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GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL COIITATO DI SANITÀ IILITARE (PER ORDINE DEL MINISTERO DELLA GUERRA )
Anno x.xvm - 2<l Semestre l
N. 7 - Luglio 1880. 0
-·--RO!LA filoplia degli Stabailt•ti ~litari eli ,... 118D
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MEMORIE
ORIGINALI
APPUNTI CLINICI SOPRA
UN CASO PARTICOLARE DI TISI TITBERCOLOSA. POLMONALE A CORSO RAPIDO
.MeUlor ia letta nella confe1•enza scienll nca del 1° agosto 1879 n ell' o.spedalc mi litare di Milano.
Coll'autorizzazione del signor maggiore cav. Santoni, già. dirigente il l o riparto di medicina, mi permetto di presentar loro il seguente quadro nosologico, pel quale mi occupai in specicJ.l modo, e che, credo, potrà destare un certo interesse tanto per la non comune presenza di alcuni sintomi, quanto per le considerazioni, che si possono trarre dal reperto necroscopico. Pinzocchera Luigi, caporale nel 6° artiglieria, della classe 1856, passava al riparto 1° di medicina da quello dei ve· nerei, il giorno 28 di maggio, durante _la visita antimeridiana; e veniva ·collocato al letto D0 216. All'esame da me instituito per incarico del signor capo· riparto, mentre egli proseguiva la visita del mattino, racco· glieva questo stato presente: soggetto ben c-onformat:> e ben nudrito in generale; pelle anemica, abbattimento fisico e morale, intelligema aperta, mucose di color azzurrognolo, <l.entì e lingua pattinosa, sanguinante; risponde sommesso, con circospezione, nè è quindi giudicato conveniente fari() .parlar d'avantaggio.
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Enfisema ccllulm·e sottoczttanoo esteso a tutto il collo,. piìt al giugulo ccl alle fossa sozm~ c sotto 'clauicolat·i ,petto del resto ben conformato, respirazione lenta a tipo misto; nell' inspirazione compartecipa simmetricamente tutto· il torace. Antcr. 9 : marcata. ipofonesi all'apice sinist~o. nel resto, risuonanza normale; murrr.ure vescicolare aspro, accompagnato da scarsi rantoli a grosse c medie bolle a sinistra ;. tosse frequente con sputi sanguigni sì, che in meno d'un quarto d'ora. riempiva la sputacchiera di un sangue spumoso ed aerato. Impulso del cuore normale. A.i precordi: i toni cardiac·i Jmri, per lm·o natura, sono coperti dallo stesso nmz.ore di crepitio, che 81: 1n·ovoca colle dita palpeggiando· il coll.o tmfisematoso. lvi ogni dubbio di rantoli è escluso .. JUJrsistenclo il rmnot·e anche a ?·espirazione sospesa. Poster.0 : non conviene esaminarlo. Visceri sottodiafram-
matici in condizioni fisiologiche. Temp. ascell. 38,5. L'anamnesi ci apprende, che il fr<1tello dieci anni prima veniva colto qunsi dagli stessi gral•i sintomi, che gli costa. rono due mesi di letto, ma. ne usciva guarito, ed oggi è in egregie condizioni di salute. Il Pinzocchera. non soffrl ma· lattla di rilievo, e potè esercitare utilmente il suo mestiere di oliaio, che per l'appunt-o forse ebbe m1a lodevole parte nel conservargli una buona nutrizione. Il giorno 15 aprile ricoverava. all'ospedale per una " Blenorragia acttfa" .e ne guariva in circa trenta giorni, senza che nel frattempo, sese ne toglie un leggiero fatto gastrico, avessero ad insorgere complicanze di sorta. Il giorno 20 maggio, era messo in uscita, ma nelle ore vespertine il medico di guardia lo trat· teneva, essendo il Pinzoccbera stato colto improvvisamente da tosse con broncorragia, tanto da emettere circa mezz~ Jitro di sangue. Degette nel riparto venerei fino al 26 ;.
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l 'emottisi si ripetè quattro volte in minor gravezza, e l'esame toracico allora instituitosi dava : respirazione indeterminata posteriormente ed in alto; all'apice sinistro però, espirazione prolungata. ·e rantoli sottocrepitanti alla parte posteriore inferiore del lato omonimo. S'erano fino allora prescritti riposo, decubit~ orizzontale, ghiaccio, percloruro di ferro, bevande acidule.
Si stabilisce temporariamente la diagnosi sintomatica di emottisi, l'unica, .che fosse esattamente possibile por l' insufficiente esame statico; si prescrivono pure assoluto riposo, divieto scrupoloso di parlare, bevande acidule e dieta brodi freddi. Ergotina, vescica di ghiaccio in permanenza sul petto, .avvertendo, che e:lsa venisse applicata e mantenuta. in modo accuratamente continuo, onde non riuscire all'opposto effetto. Pertanto al finire della visita in grembo a colleghi assistenti io nosì mi spiegava fin d'allora i sintomi, che rendeYano interessante il nostro ammalato. - Il processo deleterio per me evidentemente tubercolare e pdmitivo, iniziato sulle pareti dei piccoli vasi, si ora rapidamente diffuso ai bronchiolini, ineli agli alveoli polmonari, e, lacerando le pareti di esc:i, provocava ora un enfisema interstiziale in seno a loboli del polmone probabilmente sinistro, come rodendo i vasellini, a~·ea dianzi determinata l'emorragia. Le pareti di al cune vescicole polmonari marginali pure distrutte o scoppiate permettevano all'aria fuorusl!ita di insinuarsi sotto hL pleura per dar lu.ogo all'enfisema sotto·pleurico ( poichè la pleura per allora non aveva ancor risposto alla meccanica irritazione) e, guadagnando man mano l'ilo del polmone sinist.ro, quest'aria sali\ra superiormente lungo il mediastino, per infiltrarsi al cellulare del collo, come abbiamo visto ; ·Così finalmente io mi spiegava il fenomeno di crepitio, che potemmo facilmente constatare ad ogni sistole cardiaca, com~
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provocato dallo stesso meccanismo che al collo; solo a notarsi, che la forza la quale impartiva il movimento alle bolle d'aria raccolte negli interstizii polmonari e sott.o la pleura, era rappresentata dalla contrazione sistolica del miocardio. E qui mi piace ricordare un altro ammalato entrato il giorno 20 del mese scorso tuttora degente nel 1° riparto di medicina, che per l'appunto offriva un'analogia ùi cause determinanti e di sintomi. Al suo ingresso nell'ospedale con una modica febbre e coi segni statici d'una bronchite acuta, discretamente estesa, presentava: Enfisema celfulare del collo e del petto mpùlam~nte diffuso fino all'esfn~mità degli arti superi,ori; ed asseri va che in seguito a violento e p1·olungato sforzo di tosse avea sentito dall'e]Jigastt·o sal·irc dolorosamente alla gola come un bolo, dal medesimo giudicato punto di partenza delle condizioni attuali. lvi pure
probabilmente alcune vescicole polmonnri nei violenti conati di tosse erano scoppiate, ed avevano nella stessa guisa che nel Pinzocchera, generato 1'enfisema sotto-pleurico, iudi quello del collo. Questa versione mi pare più apprezzabile dell'altra pure ventilata, cioè clJe la lesione avesse interessato le primissime vie aeree ; percbè sarebbe un ca.~o relativamente raro nella letteratura medica, trattandosi di giovane robusto, nè mai stato ammalato, poi per l'insufficienza della forza determinante, per la mancanza di sangue alla bocca, per la dispnea, in cui versava, non spiegabilo coi soli fatti bron· cbiali, bensl vero con una diminuita Sllperfìcie respiratoria. <la. compressione, e finalmente per l'esito rapido a guarigione. - Ma torniamo al Pinzocchera. Nei primi giorni di malattia l'enfisema cominciò a diminuire, ciò, che per me volea dire, che una compartecipazione flogistica es~udativa e circo3critta della pleura avea.
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chiuso la fistola polmonare non constatabile fisicamente per l'impossibilità di esaminare l'ammalato. Giorno 6. - Diminuisce la tosse, e l'uscita di sangue non si fa più in forma emorragica, bensì mista a secreto bron-
chiale. T. a. da 38,5 a 39,5. Prosegue l'uso degli emosta· tici con minime dosi d'oppio. Giorno 7. - Cessa completamente il crepitio ai precordi, si rinnova. l'emorraggia fiuo a circa 300 grammi di sangue, abbattimento di forze, dolore alla base del torace, tosse. Temp. a 38 m. S. 39,5. Giorno 8 c 9. - Miglioramento appena sensibile ; notti tranquille; sputi catarrali. Temp. 38. Givrno 10-ll. - Non più sangne; l'enfisema persiste solo alle fosse sopra e sotto cla\•icolari; rantoli umidi alla parte superiore del petto; approfittando del cambio di letto da me sorvegliato per ordine del capo riparto, esamino celeramente l'ambito posteriore e riferisco: ipofonesi marcata all'apice l)Ìnistro; rantoli a grandi e medie bolle sparsi a tutto il poi· mone; quindi appare evidente il suo impegno dall'alto al basso; iperestesia toracica; frequenza di respiro; abbatti· mento di forze; tosse con escreato crudo, giallastro, tena· cissimo; T. 39. Si stabilisco definitivamente la diagnosi di Nsi J>Olmona1·e florù.la. Dieta - pautriti freddi - pol· veri del Dover - chinino - bevande acidule. Giorno 15-16. - Stazionarietà. Giorno 17·18. - Si diffonde rapidamente il catarro a tutto il polmone destro - peggioramento progressivo, non è piìt possibile esaminare l'ammalato - T. a da 39 a 40. Giorno 20. - Impegno di tutto l'albero respiratorio: sputi nummulari giallastri ; polso piccolo, sensorio anneb· biato; T. 41 m. - s. 40, 3; morte nelle ore vespertine. Per l'improvviso arrivo della madre e pel suo vivissimo
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e straziante desiderio di vedeme il cadavere si dovette malauguratamente fare un 'autopsia rapida e limitata. Individuo di discreta costituzione i sensibile deperimento organico, colorito deUa pelle pallido, mucose bluastre. rigidità. persistente agli arti inferiori. Cavo toracico. Pericardio normale, cuore leggermente anemico. - Nessuna aderenza delle pleure. - All'apice $Ì·
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nistt·o: t·eliquati di 1Jleurite fibrinosa cù·coscritta aderenti intimamente alle pat·eti del sottostantc polmone; distaccatJdoli con dolce violenza traggono a loro un lembuccio di 11anmchima polmonare.
E qui calza l'osservare come io mi era ben apposto. Da là. appunto clovea essersi generato il noto enfisema sottopleurico e del collo. A.mbo i polmoni si presentano di colore oscuro, tempestati di corpuscoli grigi e uoduli giallastri. Enfisema marginale ed interstiziale siniatro. - Al taglio, geme un catarro pnrulento dai minimi bronchi, che sono mediocremente dilatati. - Qua e là si presentano delle piastre granulate composte probabilmente di un'infinità di tubercoli migliari; fimalmente \'engono constatate tre piccole caverne di recente formazione, una al lobo sinistro superiore, le altre due al medio del destro. - Organi sotto-diaframmatici in condizioni fisiologiche. lndubitatamente il fatto capitale che aveva spento il Pi& zocchera, fu una flogosi d'indole tubercolare; m:J. nel caso concreto, dal quadro nosologico e dal reperto cadaverico, a quale modalità di essa apparteneva? Aveva il tubercolo ef. fattivamente generato la tisi galoppante, primaria.; insomma la tisi florida diagnosticata in vita, oppure erasi trattato di tubercolosi migliare acuta? O, quanto meno, di tubercolosi secondaria. a processi flogistici locali d'altra natura, come per tutti e due i casi bavvi clù sollevava la
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vigorosa q uistione, che mi indusse appunto a trattame in conferenza ? lVIi si permetta di ricordare in succinto la quistione della tubercolosi come si trova oggi dOJlOchè venne conosciuto per opera specialmente di Wirchow, l'errore fatale di Laenec e della sua scuola, pcl quale essa ''eniva d('signata come madre di tutte le tisi polmonari, tanto da lasciare a queste perfino il triste retaggio del suo nome. Fatatissimo errore che fa dire al Niemeyer uel sno classico libro, il quale, sebbene oggi pxeuda ad impallidire per ciò che riguarda la pa.togenesi dei morbi sotto l 'incessante e progressivo svolgersi delle nuove idee, puro rimanà sempre tra gli aurei della nostra epoca, che fa dire, ripeto "' la tesi, la quale {et ilipcndc·re ogni tisi polmonm·c da una neoplasi(' (htùercolare) con che ha eser· citato una perniciosissima in(ltwnza snlla cura e profilassi della medesima, non ha fondamento alcuno. Nè si sa com· prendere, come, ciò non oslanlc, la maggior parte dci me(Nci dei nostri giorni s'attenga ancora strettamente alla dottrina eli Laencc , . Dal giorno adunque, che si riconobbe l'errore, un'eletta coorte di patologhi, una schiera di clinici ilìustri scesero in campo, e .Buhl, Villemin, Klebs., Gerlach, Bizzozero trovarono in Koster, Ruge e Schuppel valenti competitori; al fuoco delle avvisaglie successe bentosto il ben nudrito di fila; ma a questo puf troppo succedeva il tumulto, il caos delia battaglia, e a dir vero, per quanto si contino qua e l à vittorie parziali, è d'uopo confessarlo, molto di caotico vi regna ancora. La febbre della lotta è sempre allo stato di fastigiu m; e se ieri il settore anatomico a malincuore si degnava di aprire il torace d"un tisico, oggi, con minuziosa e pedante cura sottopone alle investigazioni microscopiche la. goccia secreta dalle caverne tubercolari e caseose.
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Pt>r ]a brevità dell'assunto mi limiterò ad esporre il risultato dell'immane lavoro, non accennando cioè alle tem· pastose vicende scientifiche, che ad esso approdarono. Oggi noi sappiamo, che tre processi conducono alla tisi polmonare: la tubercolosi migli are nelle sue moda1ìtà di
acuta, snbacuta e cronica; la ùroucbeolite caseosa e la pnenmollite caseosa; proctlssi, che vedremo trovarsi, se si toglie la tul>ercolosi migliare acuta, raramente i:;olati; ma invece combinati in modo da far considerare o confondere in un solo secondo e terzo, e far ritenere quasi esclusivamente se· condaria ad essi la tubercolosi. La gentlsi dei tubercoli migliari, anzi dirò dei tubercoli (poicbè non si ammette che la forma. migliare) è tuttora inc~rta.
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La discordia vigila tuttavia nel campo; è certo che si i11cont:'ano pilt -facilmente sulle pareti dei vasellini, e vi si formerebbero, secondo Schuppe1, per embolismo, nel loro in· temo; è pure di !fusa l'idea, che il connettivo polmonare for· nisca il substrato più favorevole all'azione del vitus tuber· colare. - Coruil e Colberg ammettono 1m ufficio passivo degli alveoli polmouari. - Buhl e Forster suppongono procedere dalla tunica avventizia delle :finissime arterie. Positivamente, sono corpuscoli, la. cui. grandezza va. dalla. appena percettibile fino a quella. d'un grano di semolello; di un colore grigio-opaco di consistenza. fibrosa.; hanno una superficie irregolare; possono diventar gialli, scomporsi, ram· mollirsi, caseificarsi ed essere punto di partenza di nuovi processi flogistici locali o generali; avviene a loro anche di riunirsi in masse che raggiungono il volume della zea mais o dell'avellana, che tagliate ed esamhmte al microscopio si presentano giallastre e prive di vasi e capillari (a. detta ultima forma, corrisponde il tubercolo di Laenec) pii1 rara·
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mente indut·iscono, si isolano per amalgamarsi coi sali di calce, calcificarsi insomma, ed in questo caso la loro pre· senza. può essere relativamente innocua. all'organismo. È ap· punto a tale stato di cose, che se mi si permette di con· chiudere, mi pare si debbano ascrivere : l'arrestarsi e scomparire dei segni già st.abiliti nel distretto della patologia, come fatalmente distruttivi, la gnarigione relativa c sor· prendente di alcune malattie polmonari, e aggiungerei, se non erro, lo scherno, del quale più Yolto è informato il rac· conto di taJnno del volgo, che ci apprende l'errore diagnostico d 'un illustr~ clinico, il quale arendo esaminato in una epoca lontana il nostro mordace novellatore, lo aveva, co1::e lui dice, dicMarato tisico. Nel secondo processo, nella bronchite o broncheolite ca.seosa dimostrata la prima volta da Carswel, riscontransi masse ammollite nei bronchi e rispettivi alveoli polmonari; sembrano, secondo RuhJe, acini d'uva disposti sul loro stelo. Là vicino, certo, vi furono- processi flogistici d'altra natura, che non il tubercolare, i quali subirono la metamorfosi ca· seosa. Vi si arriu colle frequenti iperemie dei catarri bron· chiali da qualsiasi causa provocati, Jaddove però 113 primi· tive ed insistenti, localizzandosi sui grossi e medii bronchi condussero alla dilatazione dei piccoli, alla bronchiectasia, alla caverna, alla ipersecrezione purnlenta con finale caseoso. Il · terzo processo, la pneumonitc caseosa che per molti vie11e unita alla precedente sotto il nome di bronco-alveolite, nel suo reperto non vi rli\'ersifica gran fatto, anzi con· essa si trova quasi sempre combinata; è l'esito dei processi flogistici d'aitra natura, d'ordinario acuti; raramente succede a pneumoniti catarrali, più spesso invece a cruppose, nelle q-uali Ja fibrina depositata, come sappiamo, si trasforma in celiuJe adipose e di pus, cbe per insufficiente trasudamento
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di siero rimanendo ioassorbite, subiscono la caseificazione. Come si vede, anche oggi la malattia ha gli stessi caratted assegnati da Rokitanski e Laenec, che essi però chia· marono tuhcrcolosi 1·t~{iltmta, o viene osservata. più special· mente, per non dire esclusivamente, là dove l'organismo corrisponde alla nota di scrofolo:~o. A queste due formo di bronchite e pnenmonite, succede come secondario il primo processo, la tubercolosi migli are; e per l'appunto, comples· sivamente questo è il reperto ordiflario dello numerose tisi polrnonari, le quali una volta, fondandosi su false dottrine, nnivano chiamate coll'unico e gelido nome di tubercolosi. Intanto è certo, che per arrivare a queste distinz.ioni, sufficientemente pratiche si dovettero attraversare polemiche irritanti, asserti e contraddizioni violenti, un mondo di lotte, un'infinità di diatribe, man mano che venivano agli occhi degli aU'annati studiosi un discreto numero di fatti, i quali esigerano lodevole e fondata spiegazione; e così quegli egregi cultori si tro\'avano successivamen~ scossi dal reperto quasi costante di pitl o meno antichi focolai caseosi precedenti la tubercolosi migliare acuta; dal facile insorgere della cronica e snbacuta como secondam·ia a processi flogistici con finale caseoso; dall'osservazione concorde, che stabiliva nel campo della patologia, come massima causa predisponente, la ten· denza degli essudati flogistici a caseificarsi, che si osserva in una data serie ili ìndividui: osservazione questa, che li sorprese, e r.he generò il vagheggiato connubio scrofolo·tn· bercolare, sit venia verbis. Questi fa.t ti, ripeto, non poterono star insoluti, e così trovarono la loro giustificazione le proteiformi e continue esperienze intese sovrattutto allo studio sulla materia tubercolare e caseosa, sulla sua specificità o meno, e sulle relazioni tra scrofola e tubercolo. Mi si per· metta di velocemente toccare questo periodo di interessanti
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e laboriose esperienze, e più d'ogni altra quelle che riguar· dano la specificilà del virus, e gli amori nefasti, che tuber· eolo e scrofola compiono sul teatro dell'umano organismo. Buhl fu il primo, che introdusse la dottr-ina, la quale frL considerare la tubercolosi quale malattia d'assorbimento, aveudola prodotta egli coll'avvòlenare il sangue di animali inferiori mediante materia caseosa; e così essa dovea ascri· versi alla classe delle malattie d'infezione. Accolta l'idea da bel principio fu presto sul punto d' infrangersi e naufragare contro gli scogli di esperienze contradditorie ; ma piìl tardi vinse gli ostacoli e tranquilla riprese la rotta nel suo mare. corazzata dalla serie brillante di esperienze instituite dal Villemht coll'innesto diretto del tubercolo. Il dado era gettato, ed egregie menti parteciparono all'arduo giuoco. Colle proprie esperienze Gerlacb, Klebs, Sangalli, Bizzozero si accordarono con Villemin per ammettere come certa. la genesi della tubercolosi solo da innesto tubercolare tanto per la via delle vene, che per quella degli alimenti. Più tardi Hering e Watdemburg, avendola. osservata coll'entrare dei finissimi corpuscoli caseosi nel sangue si armarono dellru conclusione, che può proYocarla un semplice ascesso caseoso. Cornil e Scbron in Italia, sulla via giil. tracciata da Cru· vellicr, asserirono perfino, che qualunque sostanza eterogenea iniettata nel sangue potea dare per risultato il tubercolo; ma a questo punto si andava troppo avanti scorazzando nel misterioso ed infinito campo delle ipotesi. Ruge cominciò a. dubitare, Freidlander sostenne che il risultato patologico dt queste ultime esperienze non era tubercolosi, ma una forma speciale di piemia ; più recentemente poi Koster dimostraod() per primo la tubercolosi locale in certe lesioni tubercolari già confuse e chiamate col nome di artrocaci 4} sinovite fnn·
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gose, e più specialmente nelle ghiandole, che sappiamo sotto il governo de1la sorofola, coll'aggiungere nuovi elementi agli studi sull'affinità tra questi ed il tubercolo, faceva nascere il dubbio che molte sostanze adoperate alle esperienze quali caseose poteano essere invece effettivamente tubercolari. Epperò potrei continuare, se ciò non fosse un abusare sover· cbiamente della loro bontà. ; piuttosto, fondandomi sui cri· terii numerici delle esperienze, concludo che, se è ammessa la specificità del virus tubercolare, e molto probabile la genesi della tubercolosi da prodotti c.aseosi, rimane ancora insoluta la quistione sull'affinità o meno della scrofola col tubercolo ; poichè, se per la loro fusione, a mio modesto avviso, si potrà trarre argomento favorevole dagli insidiosi rantoli minuti agli apici polmonari, che al loro insorgere anestano il prudente chirurgo dalla d~molizione d'un artro· cace, non si potrà ancora oggi dimenticare che nelle sue manifestazioni locali il tubercolo è eteroplastico, mentre la scrofola si presenta come processo iperplastico. Ma ch'io torni una buona volta al punto, d'ond'era par· tito, e che mi rifaccia le domande poste in capo a questi ricordi. Nel caso del Pinzocehera si era trattato di tubercolosi migliare acuta, come si fece diagnosi, per dir vero solo necroscopica, da egregio collega, ora non più addetto a questa direzione, malauguratamente, poichè troverebbe, son sicuro, argutissimi mezzi onde sostenere il suo asserto. lo intanto rispondo, che no ; e, poichè la contraddizione insorse alla necroscopia, io mi batterò ad armi eguali, fondandomi esclu· sivamente su quella. Intanto ben è vero che il cadavere ci appariva, in modo relativo, alquanto organicamente ridotto i ben è vero che non ci fu possibile per ragioni di famiglia aprire il cranio,
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e quindi ci sfuggirono, se mai per avventura esistevano, le preziose lesioni al ponte di Varoglio, al chiasma dei nen·i ottici ed aii ventricoli cerebrali ; ben è vero che il parenchima l)Olmonare, in un certo grado edematoso, era imbevuto di un sangue fluido e nerastro ; ben è vero che i polmoni apparivano sparsi, tempestati di granuli migliari, ma questi tubercoli non erano omogeneamente distribuiti, ed anzi nella maggior parte aggruppati, e, quel che è più, già in preda a metamorfosi caseosa; per contrario noi potemmo consta· tare nessuna tumefilZione di milza, nesstmissimo deposito in essa tubercolare, nè nel fegato, uè nelle maglie del peritoneo, nè finalmente sulle plenre, mentre invece notammo la pre· senza di tre caverne in grembo ai polmoni; due ultimi fatti che bastano, a mio avviso, a tagliar di mezzo la quistione. Che se poi dovessi ricordare il quadro nosologico, direi sommariamente, che se l'ammalato ci diede abbattimento di forze, polso frequente, scarsi sintomi statici, febbre alta, iperestesia toracica, sintomi del resto comuni colle altre ma· lattie, dove avevamo noi il sensorio muto, il delirio, la somma. frequenza alla radiale, l'a.fonesi splenica. la rapida adina· mia, i fatti intestinali, che, come è noto, rendono estrema· mente difficile la diagnosi differenziale col tifo, entità pato· logica, che non ci si affacciò mai nemmeno alla mente? dove la somma dispnea? le esacerbazioni mattutine della febbre? come si spiegherebbe l'irrompere della malattia con emottisj marcata, e l'insistere di essa non mai osservato da trattatisti? Io credo, che questo complesso depone assai largamente a respingere il supposto. Esaminiamo ora l'altra diagnosi, sulla. quale venne pari·
menti sollevata vivace quistione, cioè d'una tubercolosi secondaria a processi d'altra natura; ed in questo caso se uno
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se ne pnò per un momento immaginare, mi par quello della broncbeolite caseosa, percbè la anamnesi a priori ci esclude il pneumotico. Addestriamoci nel tessere una forma al nuovo supposto. - Intanto slppiamo che un quid gentilizio serpeggiava al povero Pinzocchera pcrfidamente nelle vene. Potrebbe dunque egli, aver contratto, nascendo, la nota vulnerabilità all'a· zione minima degli agenti esterni: poniamo pure che nel· l'entt·are dell'inverno abbia contratto catarri bronchiali, dei quali non credette far caso; poniamo, per le frequenti flussioni , le dilatazioni bronchiali, e giù giù per questa china arriviamo alla broncbectasia, alle piccole caverne 1·iscontrate con traccia d'infiltrato caseoso, il quale, entrato nel torrente circolatorio, a\'rebbe dato luogo alla tubercolosi, che lo spe· gn1a più tardi ·sotto gli occhi nostri : tutto ciò è facile; tutto ciò seduce. Se non che, per avventura, noi siamo partiti da una base falsa, ed abbiamo lasciato le brigliE> al collo
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alla fantasia. Abbiamo parlato di vulnerabilità, di debolezza; ma egli ci racconta, e ce lo raccontano i parenti, che visse sempre in egregie condizioni di salute. È giusto che havvi un diverso modo di intendere la salute a seconda dei diversi individui. Ruhle infatti narra, che chiamato a visitare due sorelle in sospetto di tisi, interpellata la madre sulla quistione ereditaria, gli rispose, che aveva già tossito in un'epoca lontana, ma. che da due anni si trovava completamente ri· stabilita. Esaminati i polmoni, riscontrava sem.plicemeJ~le una caverna all'apice sinistro con indurimeJtto parenchima· toso e corrispondenti complicanze. Ma nel nostro caso ciò non è ammissibile: int.'tnto è abile soldato, ed assegnato a corpo scelto, è caporale, e da tre anni sotto le armi: non fu mai ammalato, c ricovera per la prima volta all'ospedale in
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una sala \·euerci all'etto ùa, blcuonagia!! Ci rca trenta giorni 1i rimane senza ae~:ennare al pitt IJicc.;f)lo ùisturbo respira· torio; e noi sappiamo cnme !ii a sottopo~to a doppia vi;;ita giornaliera da c,;perto c:apo·riparto e Hlllllerosi assistenti. La malaltia, che lo trae a murte, irrompe con tumulto cd impronisa nelle pilt illu ~orie comlizioni tli buoua salute. Non dico altro per la parte cliuic..:a. Anche i f<tlti anatomici stauno complcssiramentc armati contro : poic..:ltò non si riscontrò nessun infiltrato cascoso nel seuso assegnato alla bronchite cd alla. pn('u moni te : non numcrose ed estese dilatazioni brouchiali: han-i enli:->èma, ma è marginale cd il c;tbtrro puruleuto ha relazione comune cullt3 altre forme: iufìue tanto s11lle pareti quauto nel contenuto delle tre piccole carerne non abbiamo tracda alcuna di cangrena. ilìo, no, qui l'in· sorgere di cause occasiotmli , che poteano ud nostro caso es· sere o gli squilibri di tempera tura in quei giorn i trequenti, })Cl' le note anormalità atmosfcriclie de!l 'anno in cor:;o, e fadli ad ofl'cnùere ammalati venerei per la loro irrequieta e tumultnaria contlotta, opp111·e il rCSj1irare aria \"izin.ta cl'ospeclale in riparto, ove numerose sono le flogo:;i ghianùnlari snppuratire, od iufine altre cause, dte al momento sfuggono forse di mano, ha determinato in quel tt>rreno, per eredità sì ben preparato, il germogliare dei minuscoli corpi deleteri, clJC depositati da bel principio sull<t sede loro prediletta e cioè, sulle pareti delle piccole arterie, banno dato luogo alle note pnenmorragie. Ma intanto il sangue rimasto negli al· ve oli polmonari, alterandosi somministram ali 'ammalato organismo nuore materie fiogogenc , mentre il processo devastatore irt·ompe\·a nel sno cammino, e già, all'apice sinistro, più attivo, ha scavato una piccola. caverna, che tende ad allargarsi: altre due se ne Yanno formando in grembo al 43
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APPUNTT CLINICI SOPRA UN CASO DI TIST, l:CC.
lobo medio del polmone destro; un catarro purulento invade tutto l'albero respiratorio: i tubercoli si diffondono, si gon· fiano, si accumulano, si dividono, si moltiplicano quali mor· tifere monadi feconde, l'organismo si difende invano alleato coll'arte; un'alta fel>bre chiucle per sempre la pagina della sua vita. Ed io rispondo ancora, che qui si trattò effettiva· mente di tisi florida, e lo sostengo non per tenerezza alla diagnosi fatta nel rì parto, ma perchè mi pa:re ùi a1e1· cor roborato l'asserto con una serie evidente di fatti.
Ezw :M.ANGIANTI Tenente Medico.
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DUE CASI DI
MENI?\ GITE CEREBRO- SPL\ALE EPIDEMICA NELL'OtiPEDALE .i\ULITàTIE DI PERUGIA.
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Benchè qualche storico, massime francese, sia d'avliso cbe la comparsa della. mcningite cerebro-spinale epidemica rimonti a molti anni addietro, anzi fino agli antichi tempi, tuttavia le notizie più esatte .di essa hanno avuto origine sul principiare del nostro secolo. La maggior parte delle osservazioni ebbero luogo nel nostro continente quantunque non manchino degli. studi fatti nell'Asia., Africa e ncll'Aroe· rica del Nord. LungJ qui sarebbe fare una storia completa delle varie epidemie di tal malattia. verifìcatesi in questo secolo, basti per noi accennarne le principali. La. prima epidemia apparve in Ginevra nell'aprile del1805, secondo In. descrive Viesseux nel Journ . géuer. dc .méd., XXIV, pag. 163, fecero seguito a questa le epidemie di Grenoble (1814) e Vesoul (1822), e una epidemia nel vill aggio tedesco Dorstcn nel Lippe (1823). In quella di Grenoble in maggior parte furono colt i i mi litari, mentre il contrario avvenne in quella eli Vesoul. Quantunque l'epidemia. che ebbe luogo a Dorsten nel!' inverno del 1822·23 fosse indicata col nome di mielite complicata. qualcl1e volta. ad encefalite, tutta,·ia i si n t omi in es:;a ùescritti corrispondono perfettamente a quelli elle s i riscontrano nella meningite cerebro·spinale epidemica.
UUB C.\ Sl DI ~!EX!NGITE 690 I n Francia si svi luppò molto più ta~·di , ma durò piit a lu ngo, cioè dal 1837 al 18·t9, ed è per questo che la maggior parte degli studi di tal malattia li abbiamo dalla Francia, eccezione fatta per la Germania, dove lo studio di essa prese il maggior svil uppo. Anche in Italia sviluppossi questa terribile malattia dominando dal 1839 fino alla primavera del l 845 e fra i lavori più accreditati abbiamo quelìo del DeRenzi e dello Spada sul tifo aploplcttico-tetanico, e del Pagano che la denominò febbre soporosa convnlsi,•a detta comunemente Torcicollo. Qualche caso sporadico però fece capolino anche in segui to ogni anno c specialmente nell'esercito, come possiamo rilevare dalle relazioni annuali sullo stato s::w itario del nostro esercito pubblicate per cura del comitato di sanità milìtare, ed è per questo che fra la schiera dei medici militari, noi tro,,iamo la maggior parte di scrittori di monografia di tal
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malattia. Fr:1 le molte non posso a meno non citare quella pubblicata dal commendatore Manayra, ora maggior gener~ùe medico, presidente del comitato di sanità, allorquando dù·igeva il servizio sanitario eli Cagliari; quella. del colonnell(} medico commendatore Baroffio dove parla specialmente delle lesioni nna.tomo-patologiche riscontr:1te in cadateri deceduti per tal malattia; quella del colonnello medico cav. Giuclùci , del ca.p1tano medico cav. Angonoa, ccl ultimamente quella del capitano medico Rossi, inserita nel Giornale militare di medicina del decembre scorso. In nessuna epidemia la meningite ebbe tanta malignità. e colpl tanto numero di persone, come in qnella eli Svezia. In sei anni mietè in tutt(} 4138 vittime, non potendosi dal collegio di sanità determimre il numero dei colpiti. L:1 Germania ebbe moltissimi epidemie di tal genere, ed
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CEREllHO·SI:'IXALE EPfDE)liCA
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~ncbe al pre~ente si mostra. qua
e Il\ qualche caso. Da essa abbiamo i pil1 bei larori su questa malattia, comincia.ndo dai più antichi di Sibergundi, ai più recenti di Wuu<lcrli~.:h, di Ziemssen, Rummel, Schweitzer, Niemeycr e Maurer, ecc.
Dati cosi dei brevi canui sulla storia di questa tremenda malattia, che prese diversi nomi a seconda dei ,·ari aspetti sotto ctù si manifestò, e sui principali autori italiani ed esteri che la illustrarono, eccomi ad esporre la storia di due casi • occorsi nel nostro ospedale pochi giorni or sono, ed a bre· Yissimo intervallo l' uno dall'altro. Ebbi ad osservare il primo caso nel soldato Palmeri An· tonio del 13n reggimento fanteria. Questi aveva già pass<'l.to la rassegna di rimando per . relitti di pleurite, cd era io attesa ùi ordini superiori onde rientrare io grembo alla pro· pria famiglia, quando veduto dal sottoteneote meùico del Teggimento, signor Scaldara, io condizioni tali da non potere piit fare la vtta della compagnia, fu fatto entrare uen· in fer· meria del corpo. Da quattro giorni infatti dimorava in essa, quando nelle ore pomeridiane fu colto dalla febbre non molto alta, da cefalea intensa e da vomito sfrenato, e fu mestieri inYiarlo immediatamente in quest'ospedale la sera delrll febbraio. L· infermo era di costituzione debole, di sviluppo schelet rico regolare. La pelle area bia1~ca con poco s\·iluppo di p:uwicolo adiposo sottocutaneo, come pure poco sviluppato era il sistema muscolare. Nulla si potè Tiscontrarc a carico degli organi della respirazione e della circolazione. 11 fegato e la m ilza oltrepassavano alquanto i loro naturali confini. A. \'endo aruto agio di Yisitarlo appem~ giunto potei consta· t..·u·c due vomiti eli liquido verde-acquoso, a bre,-e iuterrallo 1·uno ~ ali 'al tro. Ben cbè non pri ro di sensi era in uno stato son-
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DUE CASI DI
JllENl~GITE
nacchioso, e si notava alq11anto rigidità 11131la nuca. I denti erano serrati, ed a stento si poteva abbassare di qualche millimetro la mandibola inferiot·e.
Notai pure una forte contrazione spasmodica dei muscoli delle braccia e specialmente del bicipite che obbligara gli a\·ambracci a ripiegarsi su eli esse. Però adoperando una certa forza queste contrazioni si vincevano. La pupilla era sensibile alla luce. La faccia era pallida, e l'espressione del \'olto come di chi soffre profondamente. Interrogandolo sui suoi patimenti, non cmettera che qtmlche suono inarticolato, 11erò al sentirsi chiamare apriva subito gli occhi per chiu· derli nuovam(;nte. La febbre non ern, molto alta segnando il termometro 38,7. Il polso invece era frequentissimo aYendo contato 110 pulsazioni al minnto. Ije urine uscivàno inrolon tariamente, non emette va fecci. Nei primi due giorni fu curato dal capo riparto, signor capitano Perondi, con del ghiaccio applicato al capo e con senapismi agli arti inferiori; ma vedendosi tal cura di nessun giovamento, si credette opportuno consultare il signor tenente colonnello direttore cav. Pasca. Si stabilì ad unanimità tra.t· tarsi di meningite cerebro-spinale, ed il signor <lirettore consigliò fare un 'abbondante sottrazione sanguigna mediante 8 sanguisughe cla. applicarsi in corrispondenza delle apofisi mastoidi ; due iniezioni ipodermiche di morfina eli un ceoti· grammo l'una, un clistere di solfato di magnesia, e fare il possibile per introdurre nello stomaco del calomelano sospt>so in una emnlsione gommosa; approvò la cura del ghiaccio al capo e dei senapismi alle estremWì, e ''oli e si con tinuasse in essa . Mediante tal metodo di cnra, e spec:almente <lietro la sottrazione sanguigna locale, l'infermo diede segni non dubbi di miglioramento. Diminuì la cefalea, si abbassò la tempe· ratnra e il polso si fece meno frequente, ebbe scariche abbon·
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693 danti di materie diarroiche, ed il trisma e l'emissione invo· lontaria delle urine cessarono. Tutto accennava ad una pronta guarigione, ma sventuratamente le nostre lusinghe furono vane. Dopo quattro giorni di benessere l'infermo ricadde nel primiero sopore, tutti gli altri sintomi riapparrero e con maggior intensità. Sottrazioni sanguigne, calmanti, Tevul· si vi d 'ogni sorta vennero adoperati, ma nulla valse a com· battere questo secondo attacco, e la sera del 22 febbraio, in pxeda ad un leggero tremore di tutte le membra, spirò. CEREBRO·SPINALE EPillE:UICA
.Reperto anatomico. Dopo 36 ore dalla morte dura ancora la rigidità cadaverica, e si scorgono nelle parti piìl declivi larghe macchie bluastre per ipostasi cadaverica. La pelle è normale e solo vi si scorgono le impr<lnte lasciate dalle carte senapate. A· perto il cranio si trova la pachimeninge nella parte esterna, tesa e aderente in qualche punto con il tavolato interno del cranio per qualche macchia emorragica. La faccia interna è aderente anch'essa in qualche punto alla lectomeninge, per essudato fibrinoso. Nel seno longitudinn.le superiore si trova un coagulo fibrinoso. n foglietto superiore della lectomeuinge è iperemico, come pure iperemico è il foglietto inferiore, ed in mezzo ad essi si vede un abbondante essudato sieroso. Le stesse alteuzioni riscontransi nelle meningi spi· nali. Nell'estrarre il cervello, essendosi alquanto lacerato in vicinanza del terzo ventricolo, ne venne fuori un vero zampillo di liquido sieroso limpidissimo. Lo stesso. liquido si ri· scontra nei ventricoli laterali e nel quarto. La sostanza cerebrale iu vicinanza dell'essudato, è presa da rammollimento idrocefalico, si rinviene qua e liì. qualche punteggiatura rossa. NuJla si riscontra nel midollo allunO'ato e nel cervel· o l etto, ad eccezione di ,diminuita consistenza.
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DUE CA."il DI :\IENINGITE
D.1lla teco. vertebrale fluisco una buona quantità di li· quido varimentì sieroso e limpido. Aperto il torace si tl'o1•ano gli organi contenutevi nella posizione normale. Il cuore uon offre alcuna alterazione, come nessuna ne offrono i polmoni, tranne il sinistro che ha molti punti atelettasici. Addome. - La milza è raddoppiata di volume ed è ram· mollita, il fegato è twcbe esso ipertrofico. Negli altri organi 11ulla si riscontra di anormale. Jl secondo caso ebbi ad osserrarlo nel soldato Boggi E· gidio parimenti del 13° reggimento fanteria. La matti11a del 25 febbraio, mentre il signor cn pitano medico Perondi pas· sara la visita agli ammalati del suo riparto, giunse il sud·
detto Boggi in barella, e presentava gli stessi sintomi del Paùneri. Aveva Yomito sti·enato di nn liquido verde acquoso, febbre piuttosto alta (39,2), trisma, rigidità. della nuca. Non rispondeva alle domande ed era come istnpidito. Si notavano delle forti contraziOJti spasmodiche dei muscoli degli arti su· periori ed inferiori. Intenogato il medico del reggimento signor Scalclara che l'acccompagnava, mi disse che detto infermo la sera prcceùente entrava all'infermeria del corpo per leggera febbre e cefalea, portando seco lo zaino e gli altri oggetti come è costume. Alle 2 ant. fu chiamato, c lo trorò con febbre alta, ed in preda a vomito ostinatissimo di li · quido verdaRtro, ed alle ore 7 lo fece trasportare allo spe· dale. L'infermo era di robusta co:;tituzione, di sviluppo sche· letrico regolare. Avea i capelli neri, le pelle brunastra, ed abbondante pannicolo adiposo sottocutaneo, muscoli sviluppa· tissimi. Dopo il caso veduto pocl.ì giorni innanzi, il capo· riparto signor Perondi non si perìtò punto nell'asserire, trat· tarsi di un secondo caso di meningi te uerebro·spinale epi· demica, cd intraprendcrne la stessa cura. Si fecero subito
695 t agliare i capelli all'infermo, e si applicò al capo una Yescica. di ghiaccio a permanenza, si ordinò 1'applicazione di otto sangui:mgbe alle apofisi mastoid i, delle carte senapa te ai piedi, e 3 grammi di calomelano sospeso in 300 grammi di emulsione gommosa da prendersi a cucchiai. La sera si t rorò sonuacchioso con la temperatura a 40°, e con l 20 pulsazioni al minuto; erano aumentati il trisma e la rigidità della nuca, emettera involontariamente urine_ L.a cute era presa da tale iperestesia da cagionargli forte dolore al più lie,·e tocco. I~a mattina la temperatura era diminuita quasi di un grado, ma persistevano tutti gli altri fenomeni . Si prescrisse un clistere salino, ma non si ebbe alcun risultato_ La mattina SLlccessilra morL Negli ultimi jstanti di smt vita notai nella regione toracica antero-superiore un marcato ondulamento fibrillare. Ct::REBRO-SPIKALE EPIDEMICA
Reperto anatomico_ La rigidità cadaverica è scomparsa dopo le 24 ore. Nella pelle non si riscontra alcun che di anormale. Aperto il cranio si trova la pachimeninge iperomica., tesa, torbida ed ispessita, con qualche macchia emorragica in diversi punti. Nel seno longitudinale superiore si rinviene un lungo coagulo fibrinoso_ Tolta la pachiroeninge ci si presenta la-superficie dal foglietto esterno delia loctomeningo coperto di pus, come pure essudato marcioso riscontrasi tra i due foglietti di essa, ricoprendo tutta la convessità cerebrale, c in molti punti la base, specialmente lungo i grossi vasi, nella scissura del Sii vio, tra il ponte e il chiasma, nel ponto, e in qualche punto del cervelletto_ Le meningi spinali offrono identiche alterazioni_ La massa cerebt:ale è eli consistenza normale. Nei ventricoli si trova poca quantità eli liquido sieroso torbido, e la sostanza cerebrale è punteggiata. Il mi-
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DUE CASI DI )IE~INOITE
dollo allungato e lo spinale sono alquanto rammolliti. Nel torace nulla si riscontra di anormale. Nell'addome all'in· fuori della milza alquanto ingrandita e rammollita, tutti gli altri organi si presentano normali. Analizzando i due casi testè narrati, quello che ci colpisce a primo aspetto, è la diversità delle condizioni individuali. Troviamo il primo colpito di costituzione gracile, di muscolatura flaccida, tanto da esse1·e stato ilichiarat;Q non più idoneo nel proseguimento della carriera alle armi, mentre troviamo il secondo con lo sviluppo in pieno rigoglio, con muscoli d'nna tempra d'acciaio. Farebbe meravigliaxe chiunque non dell'arte più il secondo caso che il primo, mentre a me arreca piit meraviglia. il primo che il secondo. Infatti sappiamo che ordinariamente 1:>, meningfte cerebro-spinale epidemica colpisce individui giovani, e nel fiore della robustezza. Hirsch così parla di c1uesta malattia " Tutto a un « tratto nella salute più perfetta gli uomini pieni di giovi« nezza o di forza sono presi da fenomeni i più gravi: e« glino soccombono in poche ore senza che alcun disttubo « funzionale abbia preceduto questa istantanea invasione. I « militari sono colti nella via, agli esercizi, nelle caserme, c e cadono come foglie, e sono trasportati all'ospedale in " uno stato clispt3rato, mentre poco prima potevano fare il « loro servizio senza fastidio alcnuo. » Nei nostri due infermi, ~ dire il vero, non possiamo provare quanto dice Hirsch e quanto dicono gli altri patologi, cioè che questa malattia quasi sempre Yenga all"improvriso, perchè nel primo caso abbiamo un indiddtw malaticcio da molto tempo, e nel secondo notiamo che fiÌ1 dal mattino areYa accusato leggera cefalea e febbre, tanto da essere stato ordinato all"infenneria. La differenza però più marcat-:1. fra l'un caso e l'altro, la
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G9ì
riscontriamo nella durata e nel corso della malattia,. E:;sa che mette ben undici giorni per uccidere il primo debol e o malaticcio, in men di ~!8 ore uccide l'altro tutto vigoria e robustezza. Nel primo la malattia ùa un andamento intermittente, mentre nell'altro ha un cor;,o acutissimo. E quanta dirersik'L non riscontriamo nel reperto anatomico? 1\fentre nel primo tJ·oriamo un abbondante idrocefalo interno, troYiamo nell'altro uno strato di pus denso tm i due foglietti della lectomeninge. Questa differenza nel reperto anatomico a nessuna, altra causa può attribuirsi che alla grande rapi· dit.'\ con che si è svolto il processo flogistico nel Boggi, ed alla sua robustezza. Se .consultiamo i repurti anatomici di tutti gli autori che hanno descritto ca~i acutissimi di me· ningite, in tutti troviamo quest'essudato giallognolo, denso, allogato fra le circonvoluzioni cerebrali, composto di pus, e di fini granuli di fibrina. Ecco dunque due casi ùi menii;gite cerebro·spinale epidemica che a seconda della co:;tituzione individuale prendono due forme direrse, la forma intermit· tente nel primo, accennata dal Ziemssen e da,l Nicmeyer, la forma acutissima nel secondo. Nessun autore mette in dubbio do\·ersi classificare q·testa malattia fra quelle infet.tive comportandosi allo stesso modo di esse, anzi alcuni autori italiani e fran cesi ammettono ancora che la meningite cerebro·spinale epidemica m'n sia che un modo speciale di manifestarsi di un'altra delle già note malattie d'infezione. Chi la mette come una 1arietà delle febbri miasmatiche, chi come una varietà del tifo. Benchè il primo nostro caso sembri di appcggio a coloro che vogliono fare di questa malattia una varietà delle febbri da malaria, per il sno andamento intermittente, tutiaria. non posso convenire con loro per molte ragioni. Noi vediamo che la meningite predilige l'età giovane e specialmente quella.
698 DUE CASI DI ME~I:\GITE che precede la pubertà., facendosi molto pii1 rara dai 20 ai 40 anni, mentre la febbre miasmatica attacca di preferenza gli atlulti. Di pìi1, epiùemie di meningite si sono rcrificate in luoghi doro è del tutto sconosciuLl la malaria, e se sono avrenutc in luoghi di malarna uon si sono aggramte. Non IJa rliamo tlelle alterazioni anatomo-patologicLe che sono aO'atto di!Ierenli . :Jiolte V(lltc in mal aLti~ di dubbia natura, usiamo lo stratagemma di ded nne la diagnosi ùalla cura. Ebbene anclle dalht cura dobbiamo stabilire la dilferenza massima fm ht meningite c le febbri miasmatiche. I prepa· rati chinacei che nelle febl'ri mia:;maticbe sono speci fici, a nulla gio1ano nella meni ngite cerebro· spinale epidemica. Bisogna adunque c~n reni re che il principio infettante di questa yarii da qnello dello febbri miasma ti che. M~lte ragioni abbiamo pure contro quelli che la roglìono paragonare al tifo. Lasciando da parte e le alterazio.oi unatomo-patologiche affatto direrse, e la quantità c la qualità. <lclle mine, c la gmvezza della malattièt, e il quadro feuo· menologico, mi basta indicare la dirersità dcii 'andamento febbri]c. Nel tifo il suo andamento è tipico, regolare, tanto che basandoci sui llati termometrici, noi possiamo benissimo fondare la nostra diagnosi, mentre non si lra tanta nriazione ,c]i andamento feùbrile in alcuna mala.ttia come nella menìngite. Se gettiamo uno sguardo sulle ta\·ole termogra · fiche, non ne trorerenio uua che conisponda in qualche maniera ad un 'altra. Però non si può negare che sia una malattia da. iufezione. n suo modo d'irrompere, l'elerata temperatura, la comparsa fmquente ùi esa.ntemi sulla cute non che il modo di propagarsi epidemicamente, tutto concorre perchè sia sonsiùerata come una malattia d'infezione. Ora amme:;so che sia una malattia a· infezione dovrei farmi una domamla., quale ne sia la sorgente, ma qui insorge la
CEREBRO-SPI:s"ALE EPIDE.YICA
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maggior difficoltà. Quantunque in questi ultimi venti anni si sia molto studiato e si sia preparato un ricco materiale per lo studio di tal malattia, pur nondimeno regna una grande osC'.nrità sulla sua causa genetica. Si sa che le causo comuni a tutte le altre infezioni, come agglomerazioni di gente in luoghi poco acreati ed umicli, anche in questa malattia inflniscono, ma siamo allo scuro intorno alla vera sorgente del morbo. Sappiamo che il clima o lo condizioni del suolo non present_ano alcun interesse, essendosi sdluppata tal malattia in luoghi di diversa natura e di di,·erso clima. Presenta inrece molto interesso l'età, il sesso e la stagione. Benchè siano colpiti individui di qualunqlte età. e sesso, pure i bambini sono a preferenza attaccati, e danno nelle statistiche di qualche epidemia il mag-
gior contingente di morti. Così gli nomini sono in maggior numero attaccati che le donne, e mentre in estate ed autunno raramente avviene qualche caso, nell' invemo e primavera sono frequentissimi. Ziemssen così conclude dopo aver parlato delle diverse condizioni sotto le quali si· srolgo tal malattia : « Non si " è pemnco detta l'ultima parola sulla questione, se cioè il " virus infettante sia. da riguardare come miasma o come '' contagio, oHoro se la meningite epidemica debba ritenersi " come una malattia miasrnato-contagiosa. La maggioranza « degli autori, e oerto con ragione, si dichiara contro la « contagiosità nello stretto senso della parola. Se la malattia, « seguita l'autore, f1sse diffusa trasmetteudosi da un uom(} « all'altro, allora il fatto sarebbe tanto poco dubbio, quanto " la contagiosità del vaiuolo, del morbillo, della scarlattina, « del tifo esantematico e via dicendo. InvJce, seconcìo il de" corso delle epidemie o secondo alcnne osservazioni bene " accertate di trasmissione della malattia, pare per lo men(}
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DUE C,\Sl DI MENL\Gl'l' E
" molto probabile che qui si trattasse di un genere morbi« geno, cbe primitivamente derira altresì dall'uomo, ma « infetta l'altro uomo sano solo alJorchè tal germe svilup" pando sui veicoli intermedi opportuni ha subìto certe « moditìcazioni a noi tuttora sconosciute. » In quanto alla diagnosi, questa non è molto facile a farsi quanùo trattisi di un caso isolato, cd in un luogo dore non avvennero mai epidemie, ma è molto facile quando trattisi del contrario. Quand~ uno ha r eduto una volta un caso ùi meningite cerebro-spinale epidemica, non potrà poi in altri easi confonderla con altra malattia. Ha qualche cosa di caratteristi.co che non hanno le altre malattie affini. Quel· l'irrompere istantaneo o quasi de-lla malati ia, la rigidità ~ol to marcata della nuca, l' iperestesia della cute, l'andamento saltuario della febbre, le coutrazioni spasmodiche degli arti, il trisma, sono tanti dati per il medico da fargliela distinguere subito da qualsiroglia altra malattia a questa. affine, quali sarebbero la mcningite tubercolare basilare, il tifo esantematico, il tetano e la perniciosa. In quanto al prognostico, se noi gettiamo uno sguardo sullo statistiche delle varie epidemie avvenute nei diversi Stati, lo dobbiamo tosto ritrarre inorriditi, tanto è grande il percento dei morti. Vi sono state deHe epidemie do,·e la mort<lli tà ha raggiunto il 70 e persino l' 80 per cento. Perciò trorandoci di fronte ad un caso di meni ngite epidemica, dov,-cmo esser molto riservati nel prognostico, almeno finchè non si ò osset'vato l'andamento della malattia. In generale se l'età giovane o molto Yecchia, sé vi è grande intcnsit:ì di fenomeni irritatiri, o tengano dietro acl essi molto rapidamente i depressiri, la prognosi non deve essere che infausta, e solo si fMit meno grare quando si vedano
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CERE13RO-SPIKAI..E EPIDEMICA 1 fenomeni
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decrescere gradatamente tra le prime due set-
timane. Terapia. Essendo ancora allo scuro circa l'ente mor· bigeno della meningite non si può prescrivere una cura cau· sale, ma solameute si utomati~a . In .quanto alla profilassi non si devono trascurare tutte quelle misure igieniche che soglionsi adoperare in tutte le malattie cla infezione ; che le stanze siano ben grandi, aereate e nett~, che r acqna, i cibi siano salubri, che le latrine siano disinfettate, e parlando dei soldati, cercare che, specialmente le nuove reclute, non siano tenute molto a lungo in piazza d'armi in giorni di vento e di molto sole, e che se si vedono avviliti, cogita· bondi per essere stati tutto ad un tratto distaccati dal seno della propria famiglia e posti in un genere di vita ben fa· ticoso e affatto nuovo per loro, se ne rialzi il morale per quanto è in nostro potere, con modi dolci onde potere in parte compensare gli abbandonati affetti. Se poi ne fosse già avvenuto qualche caso sarà dovere del medico farne subito l'isolamento, disinfettare gli oggetti agli infermi appartenenti e per quanto è possibile Yenire a cognizione delle ca use probabili che allbiano })Otuto produrre la malattia, e rimuoYerle completamente. In quanto poi alla cura certamente il metodo antifiogi· stico deve preporsi a tutti, cioè vesciche di ghiaccio alla testa, alla nuca e anche lungo la spina come pure sottra· zioni sanguigne locali. Dopo una sottrazione sanguigna se ne avvertano subito i benefici elfet,ti : la cefalea diminuisce, come pure diminuiscono il delirio, l'agitazione e l'infermo ritorna alla conoscenza del mondo esteriore. Il dott. Dowse parlando della cura della menincrite cerebro·spinale dice che occorre modificare lo stato dei "Yasi del midollo spinale, e procurar di mettere l'equilibrio nelle attiritò. Yasomotorie, e
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.DUE CASI DI
l!E:'<l~GITE
a questo scopo consiglia la, segale cornuta e la belladonua, la prima in cattine alln. dose di mezzo grammo ogni 4 ore, c l'altra in forma eli pomata d'applicarsi luogo la. colonna vertebrale. Occorre inoltre impedire i Yomiti mediaute· la somministrazioni di pezzi di ghiaccio. Per limitare la diffusione delle flogosi delle meningi, Ziemssen e JJeyden con i· gliano il mercurio sotto forma di ·pomata cinerea e per uso interno il calomelano. Quest'ultimo amministrato ad alte dosi non avrebbe altro scopo che di produrre una forte derivazione intestinale. Non so per quali ragioni il ùott. Dowse sia molto nemico delle sottrazioni sanguigne di qualunque specie mentre se ne riscontrano subito i beneficii, e nel suo opuscolo intorno alla cura della meningite dice assolutamente elle le sottrazioni sangnigne non sono indic\\te. Al contrario nell'eruditissimo lavoro ùcl nostro maggior generale medico comm. 1lfanayra sulla meningite troviamo che le sottrazioni Sll.nguigne sono il più energi,..o rimedio contro tal malattia puxchè fatte in tempo utile; e ciò mi pare mgiooe\role dal momento che essa si manifesta esclnsivamente con un pro· cesso tlogistico rapidissimo delle meningi. Ecco le sue testuali parole: " Non fu nostra intenzione, lodaudo e raccomandando « il salasso nella meningite, di fregiarlo di una virt~ par· « ticolare e sinora in esso sconosciuta, per la quale distrug· " gercbùe gli effetti dell'elemento che muo\'6 la ridetta af'' fazione, come i rimE>di pnr anzi rammentati operano ri" guardo del vil·us sifilitico, della discrasia strumosa e del " miasma febbdgeno. Lo raccomandiamo empiricamente per " averlo ritrorato proficuo nella pluralità dei casi in cui lo " prescriremmo: lo raccomandiamo razioualmente perchè " conferisce stupendameute alla trasmissione di quel prin · " cipio malefico e si diminuiscono e sciolgonsi, attirandosi • l'assorbimento, le st.asi sanguigne e tutti gli alt.ri prodotti
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CEREilRO-SPL'iALE EPIDElliC!
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" patologici che rhmltano dall'azione eli sitl"ittto principio. » Il rimedio poi nel quale molti son com-enuti si è l'oppio e i suoi alcaloidi, specialmente la morfina sotto forma d'iniezioni ipodermiche. Quando l'infermo è insonne, agitato con sussulti tendi nei e· cefalea intensa basta un'iniezione ipodermica di due centigrammi per calmare questi fenomeni irri-
tativi e produrre neU'iufermo un lungo SOHIIO benefico. Deve essere anche cura del medico sorvegliare attentamente la vescica urinaria la quale facilmente è paralitica, tcnendola costa ntemente \' ttota. mantenendo a permanenza una siringa. In quanto alla somministrazione del s\llfato di chinina posso affermare assolutamente quel che di:;si pilt sopra, non aver trovato .-antaggio di sorta in questi due casi, ad onta del pregio immenso in cui lo tiene il sullodato dott. Dowse che lo ntol somministrato ad alte dosi, e della mia opinione trovai quasi tutti quelli che ebbero a far di tali cure. li:sposta così, per quanto mc lo permisero le mie debolissime forze, la storia e il corso di sì tcrribi le malattia., che da molto tempo infesta la terra, non mi rimane, con mio grande rammarico, che far roti perchè la scienza che in questi ultimi tempi si arricchì di tanti utili trovati possa in un giorno non lontano scoprire il vero ente morbifero di essa onde combatterla con armi più adatte, e alleviare così l'umanità da uno dei tanti flagelli che ognora l'affliggono.
Dorr. NICCOLA GASPARRI Sot.totenente medico nel regg. cava.lloria Nizz• (!•) .
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
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So)n·a le e pide mie d·u te i·o (Ne<le,-landische Militair Geneeskunding). Il dott. Carlo Frol1lich, il quale sopra. questo argomento fa una completa ed erudita comunicazione nel JJeulsch A?·cltiv f. Klink, dice che queste epid.emie non vengono ~i rado e che oggigiorno meritino tutta la nostra attenzione. Precisamente agli occhi del medico militare esse hanno una doppia importanza; })rimieramente perchè vediamo che tutto ciò di cui Ya ricca la medica letteratura tino ai nostri tempi su questo soggetto fu raccolto in gran parte da medjci militari, cosicchè con tutto diritto tali morbi si possono appellare malattie belliche ; in secondo luogo perchè dai rapporti sani tar i accuratamente compilati sulle campagne degli Stati Uniti d'America, chiaro apparisce quali f,'l'av i perdite può sofl'rire un esercito per questa malattia. Infatti soltanto nel primo anno della guerra si verificarono 10,229 casi d'ittero epidemico dei quaH 40 con esito letale. Inoltre dm·antc la guerra franco-germanica. nel primo corpo d'armata bavarese dal fcbbrn.io al marzo furono attaccati da ittero 799 soldati, cioè il 2,4 per cento. Presso a poco lo stesso ci vien riferito riguartlo al corpo d'armata sassone. Questi fatti, a parere dell'autore, sono sufficienti per farci iurogliare aUo studio delle cause che producono questi morbi. Che la malattia non si possa. annoverarla fra le leggere (nlcun i osservatori la vorrebbero anzi considerare come una forma di febbre gialla), ti vien dimostrato dai non pochi casi d'atrofia acuta del fegato (ittcro grave, letale o tifoidc) srilupp;llisi nel corso di tali epidemie.
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In generale noi vossiamo di questo morbo distinguere due form e principali: la prima, frequente in Europa e segnatamentc in Gcnnanitt, non si diii'ercnzin nelle sue manifestazioni dai casi sporadici del cosiddetto ittero catarrale ed è per noi della massima importanza; l'altra all'incontro, frequente nelle regioni tropicali, mo. osserrataqualchc volta. anche in Francia, sembra essere in s tretto rapporto colla febbe gialla, ma rappresenta una sua forma o Jll.v es:>crc ragguagliata alla a.trofi tt del fegato. Da quanto si sa intorno alle epide mie fino ad ora conosciute possiamo s tabilire i seguenti momenti eziologici: l" Tutto ciò elle è capace di provocare un catarro gastro-duodenale, i raffreddamenti, i cibi fadlm e nlc decomponibili, in ispecie gli azotati, disordini dietetici; 2' Per infezione in seguito a sviluppo di intluenze miasmntiche; questo fatto, secondo alcuni autori, si sarebbe verificato con tutta certezza mentre da altri YerrehbGmesso in dubbio cd anche negato. I n riguardo della s tagione è da considerarsi che le epidemiG (}'i ttero possono bensì insorgere io qualunque tempo dell'anno, ma i primi mesi sono quelli che ne f<tcilitano molto lo sviluppo, sia perchè in allora sono più potenti le cosidùettG cause reumatiche, sia perchè l'alimentazione dellG truppe in guerra incontra <ielle grandi difricoltà ; inoltre perchè il più piccolo cambiamento di ritto in questo tempo dell'anno non è possibile senza andare incontro a ingenti spese. Merita osservazione il fatto che nelle <'pidcmic degli eserciti molto spesso gli attaccati sono quasi tutti gio,·n~i reclute; questo si s piega colla poca. resistenza che il nuO\'O soldato può oppone alle dift'erenti cause morbose, oltre di che deve avere una certa influenza anello la natura dell'alimento al quale egli non è ancora abituato. L 'autore dcscri\·c in seguito quattt·o epidemie che furono osservate pochi anni fa nel .t• corpo d'annata bavarese. L a prima s viluppatasi nella prima\'era del 1875 a :Ncubreissac ebbe per causo. probabilmente l'infezione proveniente dalle uoci,·e esalazioni di una fossa nella quale stagnava dell' acl}ua commista a quantiti1 di materie organiche ; e l'epidemia scoppiò precisamente nella truppa accasermato. in un editicio contiguo al focolaio infettivo ora menzionato, mentre quella parte ciGlia
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stessa. truppa che em alloggiata nello stesso edificio, ma in vicinanza ad una forte concntc d'acqua. andò tohùmente risparmiata dalla epidemia. La. secomla epidemia comparve nella J>iccola città di Sulz in Alsazia nel febbraio e marzo 1877. La causa principale di questa epidemia si è dovuta riconoscere nel vitto, i sintomi predominanti si riferi\'ano al catano gastro-duodenale, gli attaccati erano tutti senza eccezione giovani reclute •lell'ultima leva. La terza epidemia compan'e in Rastatt nel febbraio e marzo 1878 c si limitò ad nnn, sola. compagnia. Anche in questa sembra che la. cagione del male fosse riposta in una. eccessiva uniformità di alimentazione, la, quale consisteva quasi esclusivamente di erbe palustri, mentre mancavano quasi del tutto i pomi di terra cd i legumi, e più che nelle o.ltre compagnie si consum:wa maggior quantit.'Ì di carne di maia.Ie. Anche in questa epidemia. si segnalarono i fenomeni del catarro gastro-duodenale. Il numero dei malati sali in tutto a. 19. La quatta osservntn a Còstanza quasi contemporaneamentealla precedente, fu attribuit.'t ad influenze atmosferiche e climatiche, giacchè molta fu la pioggia e frequenti furono in quel tempo anche le affezioni reumatiche. Anche qui furono attaccate dal morbo le sole reclute. J.'inalmente ci pare meritevole di attenzione ciò che l'auU>re ci comunica relativamente ad un certo numero di casi d'itt.ero osservati nel 1878 a 1\iiilhausen in Alsazi!t, i quali si manifestarono soltanto in uua abitazione. Dopo attento esame delle cause che potevano aver loro dato origine e dopo d'avere escluso tutte le altre non si potè riconoscernc che una sola, cioò una trave già da tempo marcita che sporgera da un muro. Allontanata quella travo, scomparve anche la ptccola epidemia,. Questo fatt~ JlUÒ ,·enire in appoggio all'opinione dell'origine miasmatica. dell 'itterizia.
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La tnbercolosi In rapporto nUa teoria dell'infezione (Centmlblatt, N. 11).
Il progresso importantissimo che si è fatto nello studio de!Ja. tubct·colosi condusse alla scoperta di Willemin sulla inocula.-
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ùilità di questa malattia. Questa proprietà, per tanto tempo messa in dubbio, attualmente ò da riguardarsi come un fatto incontrastato specialmente in grazia dello ricerche istituito da. Connhcim o da Salarnooscn. Se ad un coniglio s'intromette nella camera. anteriore dcll'ocehio per mezzo tli una ferita lineare della cornea. una particella <li sostanza tubercolosa, vediamo insorgere dopo un' incubazione di tre settimane una eruzione di piccoli nodetti sull' iride, i quali crescono fino ad un certo volume, poi si caseincano c nella maggior pa~tc dci casi, dopo qualclJe mese, si manifesta. la vera tubercolosi nei polmoni, n el pcritonco cd in altri organi. t molto importante il fatto che essa tubercolosi lla luogo costantemente, regolarmente soltanto nel caso che sia adoperata materia tubercolosa per l'inno. to. Ecco adunque che la inoculabilità può servire di criterio diagnostit:o per i prodotti tubcrcoJotiei, c tanto piìt ci sarà prezioso questo criterio in quanto che i .caratteri anntomo-morfologici non sono sufficienti in tutti i casi a farci distinguere questa affezione dai prodotti sifilitici, come pure da quelli di malattie non specifiche o semplicemente irritati ve. :\è la forma nodularc, nè In struttura istologica., nè la pre.senza delle cellule giganti e neppure la casciiÌcnzionc hanno alcnncbè di carattcnstico; il solo e completo e sicuro criterio differenziale è In sua natura infettiva. Se co!la guida di questa dottrina passiamo ora ai criteri della tubercolosi, noi dobbiamo far derivare dalla tubercolosi, la polmonite caseosa e le cosiddette caseificazioni delle glan(lolc linfati che e, nella maggior parte dci casi, le ittfiarnmazioni articolari fungose, c dovremo escludere dalln. tubercolosi il lupus i di cui p1·odotti nuu sono inocula.bili. È probabile che l'infezione sia portata da organismi parassiti i quali veramente fino ad ora non furono con sicurezza dimostrati. Il modo più frequente di propagazione per il virus tubcrcoloso è senza du bbio l'aria espirata; perciò si manifesta. dapprima la tubercolosi dei polmoni, quindi delle p\eurc e delle ghiandole l>ronch iali. I noltre il virus per mezzo degli sputi può iJuJestarsi s ull'apparato digerente, donde ne sorge la tisi pneumo-intestinale. D'ultra parte il veleno può essere trasportato anche direttamente nell'a11pamto della digestione coll'uso del latte di vacca.
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tisica, ciò che as viene di freq uente nei bambini, ed allom ab-
biamo Ja cosicltletta tisi miseraica. Probal1ilmente hanno la stessa origine le cosiddet te infia JUmazioni scrof o lose del cavo orale c l e tumeftlzioni caseose delle ghia ndole cer vicali. Secondo le ricerche ùi \·eigent, anc he la mening ite t ubcr·colosa in molt i ca si non a rrebbc a ltra causa che il t raspotto del rirus t ubcrcoloso innestat o ipodcrmicamentc nella cavit<\ del naso. La tubercolosi dell'a pparato ge nitale è da riguardars i come un'eccezione; ad ogni modo il virus t ulJ.crcoloso, al pa ri di qualunq ue a ltro eleme nto corpu colare p uò segr egarsi dal sangue nei g lomeruli e per\'Cn ire nelle rie urina rie, e possono spiegare la loro azione s ulle pareti d ci canali. Nei ca si di t ubercolosi ossea. ecl ar ticolare prima ria, le c1uali ordinariamen te vengono att ribuite a cause occasionali t mumntiche, è da. riteners i ehe il veleno era. g ià entr:lto nel sang ue c sotto l'azio ne rlcl trauma si sia stra,vas:tto in maggior quanti t it nella par te colpita. I 'cr spiegare la gr anclc rapidità con c ho talrolta s uole generali zzarsi il processo, bisognn. ammet tere un o. grande riccbezzn d i umori incttl.i nati d al virus. Questa opinione ci s i a ppalcsn non prh·n eli fonda me nto stando ai reperti anatomici fatti in C<l.S i cons imili sul dotto toracico c sull e vene polmonari. Per contrario ri sono casi, r.o me s i sa, rli tubercolosi cosidde t ta locale; in qnest\ l 'affezione si tro \·ò liwitata in una cletcr minata località, fr!l. que-
ste due moda-lità tlell'affczione in discorso no11 havvi sostanziale difrerenza. O la li mitazione locale è la consegue nza ùell:t corta dnratn. della malattia o cs:;a malnttia, è e u tratn in n no stat o eli len to srilu ppo. D'altra. pa r te è anche s i,·uro c:he 1:1 tubercolosi può g uarire. Che la cosiddet ta tubercolosi locale nulla presenti in sè d i c~sc n z i<U men te c.arattcristico emerge da l fntto che i s u<>i prodotti a l pari eli quelli della tubercolosi generale sono inocula bi li ; il rapporto d ella tu bercolosi lol!alc col processo gencrn.li zzato deve cons iderars i nello stesso modo che l' ulcero c la s itilide costit uzionale. L' ulccro, sia molle o ùur<J, può da r origine aù una • generale infezione ("!) ma questa non è l a necessaria ineritabile conseguenza. Lo ste::~o succe<ln per 1:1. t ube rro losi locale. lnoltJ·e, a nche a rig ua rdo ùcll'infczione tubcr·col o~a s i deve tener conto de lle individuali d ifrcre uze a, seconda, della costit uzi one. Anche nella prod uzioue sperimentale dt>lla t ub<'rcolosi s i ' criti cano ùif·
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ferenze in rapporto all'estensione ed al modo di diffusione del processo. In quanto al cosiddetto ;tbito tisico, esso non ha nulla a \·edere colla riccttività del tubercolo; esso è invece un prodotto di questa malattia. Gli inù1vitlui dotati di quest'abito sono già tubercolosi e divenuti tali per lo più per via ereditaria. Il virus tubercoloso può passare negli elementi generati ri, sperma eù ovulo; quindi lo si può trovare nel bambino neonato. Spesso però resta in uno stnto latente per un certo tempo como la sifilide congenita (la qua.le ha però uno stadio di latenza più breve) e poi irrompe colle sue manifestazioni. Du_rnnte questo stato latente, il virus tubercoloso influisce s ullo sviluppo del corpo in modo da impartirgli cct·ti caratteri dal cui complesso ci si appalesa l'abito tisico. .È applicabile alla tubercolos i tutto ciò che si riferisce alla sifilide. Una pt·edis posizione per la tubercolos i non s i può J)iù ammettere. Per molti riguardi noi troviamo iUYecc la più grande p.nalogin fra tubercolosi c sifilide, e la loro più spiccata somiglianza consiste in ciò che appunto la tubercolosi è atta a trapiantarsi da un individuo ad un altro.
Della t c mpcraturu. del corpo • Temperature estremameute elevate · Temperature centrali basse (Joumal de ·médécine et cle chinwgie, giugno 1880). Gli autori, che si sono occupati delle variazioni della temperatura del nostro organismo, IJanno stuù.iato di preferenza le tempet·at.ure elevate, molto meglio conosciute delle temperature basse. Il dottor llutinel, nella sua tos i pet·l'aggrcgazione, ha studiato invece le tempe,rature basse centrali. La temperatura centrale, rale a dire quella che più si avvicina alla vera temperatura centrale, mis urata nell'ascella o nel retto anzic!Jè nella bocca, può in molte condizioni abbassarsi. 1\ ella. sua tes i l'autore espone la maggior parte dei fatti conosciuti , li aggruppa c distingue quelli nei quali l'abba samento d ella temperatura è dovuto a speciali stati morbosi dell'organismo da quelli nei quali l'organismo è sano e l'abbassamento
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della temperatura dipende dalle condizioni termiche dcll':unbientc. Queste due categorie di fatti devono esser e distint~ p ercbè, mentre si è osserrata la guarigione di individui n ei quali, sotto l'influenza del freddo esterno, la temperatura del loro orgat1ismo era discesa n 24• centigradi, nei malati invece, allorché la temperatura di venta. inferiore a 35•, il pericolo è grandissimo, al disotto poi eli 33• la morte è inevitabile. Nell'ìndividuo sano, l'organismo oppone alle cause di raffreddamento una resisrenza, che ha però dei liDliti. Se il freddo esterno sorpassa un certo grado, op11ure se la nutrizione si a ltera questa r esistenza è vinta. n freddo e l'inanizione sono i due fattot·i dell'abba.ssamen to delln temperatura ce n trai e. I grandi abbassamenti di temperatura d ell'ambiente in cu1 s1 ,,ive sono tollerati dall'uomo adulto e sano con sl piccole modificazioni della temperatura ccntmle (qual che decimo di grado) da non presentare che oscillazioni nualoghe a quelle normali. T emperature di 4 9• ed anche di 70• al disotto di zero sono state ben sopportato. :Ma le pene mo1·ali e le privazioni re ndono i nsopportabili delle tempera:ture anche non molto basse. L 'età pure ha una grande influenza. l\ egli individui molto g iovani la :potenza di calorificazione è molto più debole che negli adulti; per ciò bisogna, per impedire il lor o raftì-eddamento, circondarli di continue cw·e. 1\Ieutr e la temperatura dell'adulto varia pochissimo per l'influenza del freddo esterno, in un bambino debol,e basta !asciarlo scoperto pochi minuti per rederc h sua temperatura diminuire di mezzo gra.ùo eù auche eli un grado. L'adulto può essere vinto rlal freddo. M. Peter racconta il fatto di una donna di 38 anni ch e, in una n ott e de l mese di marzo, fu trovata ubbriiac:~. e fredda iu un fossato. La temperatura in vagim~ e n ell'ascella segnava 26•; era a-ssolutamente 11riva di sensi ed in uno stato tetanico. R iscaldata.c riconfor tata, la sua temperatura s' innalzò di un grado in mezz'ora, d opo sei or e il termometr o segna m 36• e 4 decimi, dopo due giorni abband on am l 'ospitale. In un malato, osservato da R einke, la temperatura si era abba.ssata fino l]. 24•; soltanto dopo trentat.rè ore di cura p(>' è riaver e la t emperatura normaJe, ma egli guari be11issimo. AJtri hanno potuto essere riscaldati, riav ere una temperatur a
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presso a poco norniale, ma banno dovuto soccombere. La noci m influenza dell'acqua fredda è più rapida che non quella dell'atmosfera. Se il bagno freddo si prolunga, l'abbassamento della temperatura può essere cousiMrevole. Le bevande fredde ed i clisteri freddi fanno in generale abbassare la temperatura, in modo che si può sperare, con tali ingestioni fredde, un abbassamento di temperatura facile ed efficace. N egli organismi vivi, costretti all'inanizione, la tcmperatui'Il. eentrale si abbassa. I diversi stati patologici che rendono l'alimentazione impossibile producono il medesimo Jisultato. La resistenza dei bambini è molto minore di quella degli adulti. Durante le carestie si hanno molti esempi di tali abbassamenti di temperatura. Nell'uomo mal1tto, le diverse malattie hanno diversa influenza. sull'abbassamento della temperatura. Le malattie del tubo intestinale hanno poca inftuenza., salvo però l'inanizione e le perdite diarroiche. Nelle malattie degli organi respiratori dell'adulto, l'abbassamento della. temperatura non si produce che all'avvicinarsi della eonvalescenza.. È stato detto che queste malattie abbassano la temperatura nei bambini, ma ciò non è esatto. Nelle malattie infiammatorie che complicano l'atrepsie~, la temperatura non si innalza, perchè in questi malati, come negli animali a sa,ngue freddo, essendo assai lenta la produzione del calore, i fenomeni d ella febbre non si mostrano. Nel pneumotorace c nella pleurite diafragmatica. si osservano degli abbassamenti di temperatura, ed anche gli ultimi periodi della tisi polmona.re, come ha osservato il dottor Bilhault, ponno essere segnati da. un abbassamento della. temperatura. Le malattie di cuore favoriscono l'abbassarsi della temperatura distuTbando i fenomeni della nutrizione. Contrariamente a ciò che si dovrebbe ammettere a priori, presso un individuo sano un'emorragia anche abbondante non abbassa notevolmente la temperatura centrale. Ma non accade Io s tesso se l'individuo è affetto da intensa febbre; in tale stato la perdita di sangue produce un abbassamento termico considerevole. L 'emorragia intestinale della febbre tifoidea modifica profondamente la temperatura del co1·po. Ma questi abbassamenti anche di più gradi non sono persistenti.
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L'uremht abbassa. costantmnent"e la temperatura, ed il rn.ffreddamcuto si accentua maggiormente c1unndo In. malattia si aniciua ad esito letale. Secondo cert.i autori, la nefrit.e iJ1tcrstiziale suppurata sarebue specialmente la. vertl. caustt di questi ahbassamenti di temperatura. I disordini ùei centri nervosi hanno una grande influenza,, ma. ancora poco studiata, s ugli abbassamenti di temperatura.. La commozione cerebrale produce un'elevazione, poscia una diminuzione seguita da.! ritorno della temperatura allo stato normale. Le cmorragi o cerebrali c meningee producono degli a.bbnssamenti. ~ei dementi furono osservate delle tcm11ern,ture estremamente h:Lssc, nelle qualj il difetto di nutrizione esercita un' intlucnzn, senza dubbio considerevole. L a meniugite tubercolare produce abbassamento di temperatura. Infine le emo~ioni violente ponno abbassare la temperatura. Burdach racconta di un tnlc nel quale, in seguito a forte spavento, la temperaturòl si ò abha,;sata tino a 33• per risalire bentosi o a. 36". Le lesioni del midollo cerv icale e dorsale I>Onno produrre diminuzione di temperatura, ma in tali casi si è pure osservato l' innalzamento. Dopo i gravi traumMismi si osservano degli abbassamenti di temperatum che sono attribuiti ai fenomeni dello Shok. X egli iuùiviùui logorati dalle fati che e nei beoni questi effetti sono più ac~entuati; le pa.ssioni tristi o '' iolenti li favoriscono; le lesioni deiJa cavità addominale e dei visceri ai quali s i dis tribuiscono i noni della vita vegetativa sono pure condizioni favorevoli agli abbassamenti di tempemtura. Gli strozzamenti e tutte le malattie dei visceri addominali producono analoghi accidenti. . La soppressione delle fuJIZioni cutanee può cagionare un aboas:<alllcnto della temperatura, come si osserva negli tmimali nei (jnali l' invcrnicia.tura della pelle abbassa la temperatura centrale. f: ciò l'he avviene pure neLle scottature estese alla quasi totalitiL 1lella s uperticie cutanea; in uno di ta.li casi il termometro segnava 33•.
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S elle febbri ht cadt.-tn della tempct·a,tura può c:.scre indizio di unn. r~n·orevolc remi sionc; ma certe diminuzioni bmsclte c cons iderevoli sono di pronostico assai grave. :-I ella febbre ti fohle, p er esempio, specialmente alla tino della seconda settimana od al cominciamento ùrlla tcrw, di !'Olito si produce un tal fatto, che fu riferito qualdtc \·olta alle intense diarree, !Hl cmorrngic gnwi, all'aliorto. Questo stato ùi collasso ò qualche 1·o lta dipcn,[entc da. disordini dd la, circolazione, da indcholimcuto del cuore. ]l suo pronostico è [lilt graro nel primo sctlcnario che nel secondo. Hcnchè la convnlesccnr.a sia nccompagnatR da. un abbassamento della temperatura al disotto ciel norm!llc, pure il modn meno brusco e ln. mancanza tlcllc ca.use accennate permettono di distinguere i ùuc fenomeni. Questi abbassamenti di temperatura furono pure o~scrv:1ti nelle febbri eruttive c spcciaJmente nella risipola. Nelle f~;bbri algide, S[lecialmcnle nel periodo d~·l fredclo, nllorchè il malato prom la sensazione di ratrred1larsi, la tempcn1tnra onlinariamcntc si eleva; quei rari casi, nei qual i si abbassa, so no molto gravi. Nel colèra gli <'Lhbassament.i di temperatura, sono molto meno frequenti c molto meno considerevoli di quanto fu anunesso. Lornin ha dimostrato cbc essi ~o no grn.l'i spc,~ia lm c ntc rtunnùo sono progressivi c prolungati. l\1. Gripat lm notato che la guarigione può anenire anche in quei casi nei quali la temperatura diminuisce notevolmente, purchè •1ncsta. diminuzione sia passeggera. :X ello sclercma, ncll't:dema. algido dei neo-nati, l'abbassamento è consiùcrerolc. La vita può persistere per lungo tempo; 1\'f. ftogcr r acconta. un caso nel q ual l~ la, temperatura ascellare cm di 22• centigradi c l'agonia s i è prolungat::t ancora di quakhc ora; ra cconta pure di due Lambini nei quali è anenuta la guari· gionc, bcnchè avesse constatato una temperaturn. n.scellarc di 32°5 e 3r>•. :Vf. Pr.rrot, che ne ba studiati nn gran nnme1·o eli casi, ha visto l'C's ito lctalo nella maggior parte di essi ; nm ha pure visto guarire bambini nei rtuali J'c~p lorn,iotte rcttnlc av:evn segna.to una tempc,·a.turn. di 35", di 3-t• ed anr.ho di :-12•. Il raffrecJ,Jamcnto esterno e l'atrel'SÙt sono ordinariamente -as~oci!tti nella produz ione di que:>ti fenomeni.
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La nota caratteristica della temperatura nell'a.trepsia è di diminuire in una maniera continua. Secondo Parrot essa, oscillando d'una maniera sensibile, va diminuendo fino alla morte, senza che si osserrino quelle diminuzioni brusche, che si vedono nelle mal:lttie dcgH indiridui di maggior età. Un gran numero di sostanze tossid1e e medicamentose abbassano la temperatura. Tale è l'azione della chinina, specialmente presso i febbricitanti, della dig itale, del YCJ'atro verde, dell'alcool a dosi elevate, del ta1·t1wo stibiato, dell'arsenico, del mercurio e del fosforo. 11 bromuro di }JOtassio, l'etere, il cloroformio e specialmente il cloralio banno un'azione depressira s ulla calorificazione. La morfina, la nicotina, il mercurio, l'acido cianid1·ico pure abbassano la tClll}Jemtura. È stato ossenrato che pure l'acido fenico diminuisce il calore dell'organismo; uguale azione ma in grado minore avrebbe l'acido sal ici lico. 1\L Hutìnel termina la s ua tesi con delle considerazioni sulle eause di questo abbassamento, s ul difetto di produzione del calore, s ulle cause ùi dispersione e s u ciò che deve far prevedere l'abbassamento della temperatura. Egli conclude che in generale l ' ipotermia è meno dannosa dell' iperternùa , che il raffreddamento può essere tollerato dall'uomo. ì\Ia se il mfl'rcddamento, anche di qualche decimo di gmdo, è proprio deU'uomo Yivo, l'abbassamento della temperatura precursore della morte può essere anche non molto considererole. Non è <1uindi la so la azione del freddo che si deve incolpare, ma bensì la perturbazione di tutte le forze nutritive della quale J'algidità non è che l'espressione finale.
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D e l e ol1,0 fil sole, c tU talune couscgue nzc c h e ne derivano, del dott. J. FAYRER (Deutsclte ·me:licinische TVochenschri[t, N. 18, 1880). L e denominazioni: colpo di sole, insolazione e colpo per caldo coiUpreudono differenti condizioni patologiche, le quali sono tali appunto per la divcrsihl della loro intima essenza.
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r Deliquio semplice per esaurimento, in conseguenza del calore atmosferico cccessi,·o. Sintomi: pcnlit!\ dei sensi, polso piccolo e depresso e br i vidi. L'intermittenza. del movimento cardiaco può Jlrodurre la morte. 2• Una specie di sltnl.; rifcribilc all'azione diretta del caloreatmosferi co sul cervello e sul miùollo spi naie. Cessano il 1:csp1m e la circolazione sanguigna; il ripristinamcnto di IJUCste è ah bas tanza frcr]uente, ma non sempre completo. s· Sovrn.bbondanza. di calore in tutto il COt'JlO prodotta dn altissime temperature anormali, c senza. cbe L'azione diretta dci raggi solari abbia contribuito a provocarlc. La morte anicnc per la paralisi ùei vasomotori. e ht guarigione è spesso incompleta, rimanendo nel cervello delle perturbazioni, che sono causa di gravi disturbi. A questa forma sembra si a(ldicn, meglio che acl ogni altra, la denominazione di colpo per calore atmosferico, o per afa atmosferica. La malattia si annunzia qualche volta con un precedente malessere lungo la giomnta, cl1e cresce poi nella. notte. Questo fatto si verifica per lo più quamdo l'aria è impura, c le abitazioni piccole cd insufficienti. La per turbazione del sistema nervoso centrale è grandissima; cd av,·icne rammento che l'accesso, bcnc!Jè Stlperato, non lasci dietro di sè qualche disturbo, non già passeggero, ma stabile, fra cui una. anormale sensibilità pcl caldo. Vi sono pure moltissimi altri sintomi cerebrali, che traggono origine da accessi per calore atmosferico; pe1· esempio, J'initabilità, la perdita della. memoria, il dolor eli capo, l'epilessia, gli accessi di frenesia, la cecità e paralisi, la meningite cronica, ecc. L'autore trovò più volte, dopo qualche tempo dall'accesso, degli ingrossamenti nel cranio, indizio di passati processi infiammatori. Queste tre forme esigono anche nella cura diverso trattamento. Mentre che negli accessi di deliquio (prima forma.) bastMo, oltre al riposo, le docciature e le bagnature fredde sul capo; nella seconda forma., oltre questi rimedi, si. debbono usa1·e gli stimolanti, come senapismi, purganti e simili. Nel colpo di calore atmosferico, nel quale la febbre che vi si manifesta proviene, in parte, da disturbi· vasomotorii, il chininopresta utili servigi. Il salasso non è quasi mai necessario, c, in
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caso afferma t h· o, sotto specialissime i ndicnzioni. Nci crampi epilettici è raccomandato il cloroformi o. La prima condizione delln cura- è quella di togliere gli ammalati dal clima caldo, e non esporli, per quanto è possibile, nè al caltlo, nè nll'nzione rlirattn dal sole. Ma pure usando r1 ueste precauzioni restano sempre delle conseguenze dannose, e molto più frequenti c.li quanto si creda. Anche il dott. Kcnunld tratta questo tema nel New-Orleans mect. e sm·g. J oumal. A San Luigi, nell'anno 1878, e precisamente dal Hl al 19 luglio, morirono tli colpo di sole 154 individui, ossia il 31 per cento di tutte le morti allora avvenute. Xe furono viU ima persone vecchie e indebolite dalle malattie, fra cui molte che non si erano esposti min imamente al sole. L'esauriment o nl'rvoso prodotto dall'altissima templ'ratura fu la causa diretta della morte.
Avvelennme nto per mezzo del clorati, del dott. )unCJIA ::-.'D (Halle) (Allgemeine Viener medir.im"sclll! Zeitu.ng, N. 18, 1880). Avuto J'igunnlo alht grande diffusione odierna del clorato di JlOtllssa, quale r imedio contro diverse aft'ezioni, e specialment e t 011lr0 la difterite, e tenendo conto della poca temperanza con cui Yiene tlato internamcrrtc, interessa moltissimo che si stabilisca 11 fatto, avere i clorati, amministrati internamente in dosi alquanto a lte, prodotto gr·avi e talora anelle mortali av,•elenamen t i. l caratteri di questi a Helenamenti sono : rapido collasso, YOmito, colori to della l'elle leggermente itterico c fortrmente cianotico, presenza di sangue nell'orina. La morle av,•ieno poco <lopo l'ingestione del clorato, o il sangue ass ume un singolare colorito bruno seppia. L'autore fece degli esperimenti relativi all'azione del sale sui cani. Pose qualche voltn. nel loro cibo del clorato di pota.ssa o soda in dose abbastanza alta, c 11ualche volta lo introdu:;se in eguale dose nella cavità addominale. Potè notare the il primo effetto è l'alterazione nel color·c del sangue, c '\"era-
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mente !:t formazione di mctemoglobulina, donde proviene il singolare colorito bruno del sangue. l corpuscoli sanguigni in tal modo n.lterati, e resi inservibili all'organismo in parte si accumulano nella milza, e in parte si eliminano dai reni. In bre,-e tempo tutti i tubolini renali s i riempiono di cilindri color bruno, i quali , in parte ha nno un aspetto omogeneo, in parte presentano corpuscoli brillanti di color bruno, provenienti da corpuscoli s ang uig ni fort emente ultcmt.i. Nei gravi :wvelenamenti hanno luogo delle altera~ioui nell'epitelio, tlctriti di cellule c formazioni di cellule ialine. L'autore opinn. che questa alterazione renale non s i dl'bba considerare come una Yora nefrite emorragica; bensl (e lo dimostra la primitiva alterazione del sangue) come la separazione dci corpuscoli sanguigni divenuti insen ·ibili: da cui , l'alterazione degenerath·a dell'epitelio. Il JJrof. Rcclùinghausen crede, che <1uestc alterazioni debbono essere chiamate nefriLi, ed anzi nefriti parenchimatose. ~ ulla di sicuro si può asserire riguardo alle alterazioni infiammatorie renali. L'avvelenamento per clorato potassico è da lungo tempo noto al prof. Recklinghausen ; egli s uppose dapprima che si trattasse di un avvelenamento qunlunque, e probabilmente per acidi ; ma non potendo giustificare questa sua opinione, ne recedette scnz'altro. Gli ulteriori esperimenti non ebbero un risultato del tutto pos itivo; Recklinghausen crede nondimeno, che anche nei casi da lui citati si asi trattato di avvelenamento per clorati. Il prof. Thoma fa notare l'alterazione degli epiteli per soluzioni di sali in varie concentrazioni, le quali alterazioni possono avere un nesso coi processi infiammatori. TI prof. Birsch-Hirschfeld notifica anche egli uu caso di a.v\'clenamento per clorato di potassa, avvenuto in conseguenza di uno scambio di sale di Karlsbad col clorato potassico. Il caso pa1·ve allora incomprens ibile; tutt.a.via lo si ritenne per avvelenamento. Si seppe poi, che in quell'ospedale i sali di Karlsbad e il clorato potassico sta·vano a disposizione degli ammalati. L'indi viùuo, di cui si tratta, aveva preso un cucch ia.io di s:tle, e poco dopo era stato colto da collasso che lo trasse a morte. Birsch-Kirschfeld.fa osservare la rassomiglianza tra l'avvelenamento accennato e la cosidetta mala.ttiia di vVinckel nella quale però manca il colore seppia nel sangue.
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S econdo coso tli gnari ~lon e d 'nn uscite m e diante Caradlzz n.zloue, del dott. \V. F. SIORIST (St. Petc,.sburger meclicinische Woche-nscln-i[t, N. 18, 1880).
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Al caso di guarigione d'un ascite, avvenuta mediante faradizzn.zionc, e pubblicato da A. K. Limbe1·g e da me alla metà di giugno dcl1879 nel 1-Vojenno-Meclizinski. Joumal, e riportato poscia dalla lVochensclil"ifl, 1879, p. 435, mi permetto aggiungerne uno aunlogo, osservato con maggiore esattezza, e il cui esito fu egualmente felice. Il sarto militare P. Rothschmied di 38 anni fn accettato nel settembre del 1879 nello. clinica. Fino allora, ad eccezione d'una intcrmittente, aveva. sempre goduto buona salute. Nel corso degli ultimi 10 anni s'era dato a bovero acquavite, e, qualche volt~ anche si ubbriacava. Non seppe indicare da quanto tempo gli si era gonfiato il ba.~so ventre, e appena entrato in clinica. si lagnò di stitichE.>zzo., di gonfiezza al ventre, di difficoltà di respiro e di malessere generale. L 'esame dimostrò una pneumonia cronica dell' a.pice polmonnre destro, enor me ingrossamento del fegato, che era cartillaginco, c che, malgrado l'ascite era di facile palpazioue; finalmente, abbondante spandimento sieroso nella cavità addoininale. In prossimità dell'ombellico nella linea. a.! ha s i trova nn 'apertura, ricoperta dagli integumenti addominali, in forma di anello, nella quale può penetrare la punta del dito mignolo. Se l'ammalato si piega verso il davanti, sporge dalla accennata apertura un tumore grosso come una mela, contenente liquido, che, sotto la pressione, evidentemente retrocede nella cavità addominale. Le vene epiga.striche sono molto pronunciate, il basso ventre molto disteso. Esso misura all'altezza dell'ambcllico 101 centimetri, al maggior diametro 103; la distanza tra. la s infisi del pube e l'apofisi ensifonne dello sterno è di 43 cent. Il limite s uperiore della risonanza ascitica è di 8 cent. sopra. l'ombellico, nella s uccussione si avverte chiaramente la fluttuazione, e nel cambiamento di posizione dell'ammalato si mutano pure i limiti d i percussione. La quantità dell'urina è molto diminuita.; in 24 ore arrira dai 500 a 600 gr. Ad eccezione di una minima. quantità di pigmento bili<trc, non contiene alcun'altra sostanr.a anormale. Esiste jnoltre un 'ernia inguinale di facile riduzione. La temtleratura. s i
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innalza verso S<"r:t. Dai s int<Hni accenn:tli s i fc~:c diagnosi di cirros i iperti·ofica del fegato con a'cit e consecuth·a, che .si rlorera curare colla faruclizzazi one. L 'ammalato Y<" nnc sottoposto nlla cura lattea ( lO bicchieri di
latte e 5 panini al giorno); cura, che nei primi 4 giorni produsse aumento d'urina, c leggera diminuzione, s ia nl'll'essurlato, che nel peso del corpo. ~ el quin to giorn o però l'urina tornò a. diminuire e crebbe i l peso del corpo. (;o n l inn:antlo la tlieta latt en, CS<"guii la famdizzazione dei muscoli addominnli nei quali eccitava da 15 n 25 contrazioni due volte al giorno. Sotto l'azione di tfuesto trattamento, l'essudato fu rias,;orbito, bencltè lentamente. L t\ perdita giornalie ra del peso del corpo non s uperò i 200 gr., c la quantitù, pure giornali era, dell'urina, non s'accrchhe così rapidamente come nel nos tro primo caso. Essa salì a 1200 gr. oscillando poscia fr.a i 1200 e i 1700 cent. Non pertanto continuammo la far:ulizz:17.ion e dei muscoli addominali, e solamente al decimo giorno t.:i tlecidemmo di applicare s ul ba~so ventre una fasciatura leggermente compressiva. Tre settimane lÌOJ)O l't•ssutlato em scomparso completamente ; il peso del corpo diminuito di chi log. 7,8; la circonferenza del ven tre all.'altezza dell'ombellico, ridotta di 21 cent.; la distanza fnt la sinfìsi del pube e l'apofisi ensiforme dello sterno di 10 ccnt.; la quantità dell'urina normale; lo stato generale sodJisfaecnte. L'ammalato, per la lunga dimora nell'ospedale, a.vcuùo sofferto qualche peggioramento nel polmone destro, abbandonò la clinica per andare aris tabilirsi in campagna. Tre mesi dopo lo rividi. L 'ascite non si era riprodotta; il peso del corpo, e la. dimens ione del basso ventre emno identiche; il fegato pet·ò ancora voluminoso, sporgendo per 5 cent. sotto le false coste, era duro, ed aveva il bordo inferiore assottigliato. Il paziente risenti va. di tratto in tratto dolori al fegato; ragione per cui si era presentato in clinica (1). (ll Un terzo caso di ;\scite con anasarca delh.l gambe, sog1enu1o da de· generazione ant iloide dPI t·ene fu pure tratcato eon la faratlizzazionc.> . Dapprincipio si notò diminuzione dell'essudato ; ma trascorso un mese il paziente ritornò in clinic<t con notevo le pe~t:z-iot·ameuto dei sintomi i quali non ce dettero più nè alla faradizwziouc, nè con alc un altro t·imeù io. Mori in bre\'e per edema potmonare.
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Dell' importl~ozn. del polverlzzatore nella• c ura uotlt!lt'ttica delle ferite, del dottor F. TnENDEL!lNBt:RO (Arch. f. Klin. Cllir., XXIV, p. 779). L'autore riguarda come inutile l'n?.ione del nebulizzatore carbotico; sia negli atti operativi, sia nel Ct\mbiarnento degli apparecchi, potendo sostituirgli benissimo una lavatura con acido carbolico, e tanto piÙI che questa lavatura suppletiva radicale della ferita, eseguita con più forte corrente del liquido disinfettante, non può avere, durante l'operazione, dliversa conseguenza lì naie rt'lati vamente a.lle condizioni chimiche, della dolce e costante spruzzatura di una pioggia polverizzatrice antisettica. Parlano inoltre in favore della la va tura ca.rbolica nella cavità della ferita; i risultati ottenuti nelle ferite non più recentissime, e specialmente nelle fr atture complicate. Apr>oggiato a tali osservazioni, l'autore comi nciò nell'ospedale di Berlino in via di esperimento a non più servù·si nelle piccole operazioni del polverizzatore. A poco a poco se ne eseguirono anche delle più grandi senza di esso. Nella clinica di Rostock sono ornai quattro amù, che non lo ~i adopera più in qualsiasi operazione. Si fa eccezione per la laparatomia, poichè in questa. il polverizzatore serve a pt•oteggcrc le parti del peritooeo messe allo scoperto, rivestendole di un leggero strato di liquido antisettico. Una valida controprova in favore della cura antisettica delle ferile senza polverù:zatore, l'autore considera lo operazioni delle ossa, quelle delle articolazioni e dello cavità s ierose; cioè la. osteoto111ia, l'apertura delle arLicolazioni por J'estntzioue di corpi liberi a,rticolari o per nltrc operazioni intra-articolari, la fognatura delle articolazioni, nel-
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l'idrope, nelle s uppurazioni chiuse, nel taglio dell' idxocclo, e n ella spaccatura dell' igroma c dci gangli. Su '14 casi di questo ~cn en.! trattati dell'autore senza polveri zzatore, in bre,·e, su tutti { jUclli che ebbe a cur!lre nei 4 anni del s uo soggiorno a ltostock, non cc ne fu che uno solo di ostootomia, il quale a\·csse esito letale in conseguenza di tetano. In un'operazione di articolazione si manifr'-'tò la suppuraziono che condusse ad un'anchilosi fi.brosa. L 'autore non notò mai indizi di avvelenamenti cnrbolici .e neppure per ripetute abbondanti selli zzettature con 3 a 4 °jo di forte soluzione carbolica.
Ai)pllcnzlouc di c ollodio alias. m embrana d e l timpano n e lle varie aftèzionl d e n•oreccblo, del dotto1· W. A. l\I. KEO WN (Monats:;cl!r. f. O!trenheilk, 18i D, n• 10). Keown considera il collodio come un rimedio che agisce- s ui tessuti lentamente, ma c.fficacemente per delle settimane e dci mesi, nello malattie dell'organo uditivo, prodotte da rilasciamento c rctra<Giouc dclhl membrana del timpano. r ortato a contatto di essa membrana vi aderisce, h\ contrae fortemente, diminuisce la concavità della membrana e In retrae rerso l'esterno in una certa data misura.. I risult.nti, che l'autore crede si sieno raggiunti mediante l'applicazione del collodio sono i segue nti: t• Gli riuscì di scollare le adere nze dellì\ membrana del timpano da.lla parete del labirinto; 2• Di agire sulla tensione della membrana e del martello, in guisa da diminuire assai la concavità anormale, e produrre uua. maggiore e più regolare mobilità; a· Di lasciare scorgere aderenze, che prima non si vedevano, I>oichè il collodio operando una. retrazionc cd un appianamento ,delle parti libere rendeva visibili i punti morbosamente uuesi indicati da piccole concavità od infossamenti; 4• Col mezzo del collodio si produssero perfino lacerazioni alla circonferenza inferiore della membrana; 5• Talora furono diminuit.i o allontanati completamente i rumori nell'orecchio cd altre sensazioni subiettive;
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6• Agì cont ro i distacchi e le morbose adesioni nei catarri recenti ; 7" In un gran numero di casi, il collodio ebbe azione favor evole anche stLlla fa coltà uditi va, e qualche volta ne migliorò 1>el'fìno l'acutezza . L'auto re crede che si potrebbe stabilire un 'analogia fra l'azione esercitata dal collodio sulla membrana del timpano, e quella dell'atropina e dell' iridectomia. sull'occhio. L'appli cazivne del collodio 11revieue le conseguenze dell'aumentata pressione interna del labirinto.
S ntnra o sse:\ n e lh• frattura trn:ilvers a le d e lla ro· tula , Soct:> (Schweiser Centmlblall, 15 apriJe 1880). I.:l l febbraio di quest'anno un uomo di 48 anni, cadendo sol giuor.chio destro, riportò una frattura, con grande stravaso nell'm·ticolazione, e diastasi dei frammenti dello. frattura, di 3 Cm. ~ell'esame del giorno seguente il dott. Schede propose di aspir are dall'articolazione lo spandimento sanguigno nffine di ottenere più facile la coatta:t.ione; ma nell'eseguire quest'operazione venne introdotta, per SYista, dell'aria nel ginocchio. Si dovette perciò aprire l'articolazione, se ne estrasse il sa,ngue rimastoYi, che si era gitì coagulato, si la' ò la cavità, e si riunirono i frammenti della rotella con suture di catgnt . .Anche il periostio, l'aponeurosi e la pelle furono poi congiunti da altre suture. Allontanato lo stt·avaso sanguigno cessò la diast~si ; per cui In cucitura. fu fatta solamente allo scopo di assicurare la posizione dell'arto. Si applicò il drenaggio e l'apparecchio Lister. Il primo cambio di questo si fece al settimo giorno, togliendo le cuciture e il drenaggio. Gnarigione completa senza febbre: 15 giorni dopo applicazione llell'appareccl1io gessato. La rotella aderì esattamente con callo osseo, il paziente cammina claudicando leggermente. Ragionando s·o questo caso, il pro f. Kollman si maravigliava, cbe la rotella divisa trasversalmente avesse potuto, dopo allont,anato lo stra vaso sanguigno, aderire con tantafacilità.e solidità, essendo d imostrato da fatti fisiologici e chirurgici, che il muscolo quadricip i te diviso dal suo tendine si ritrae notevolmente, rimanendo a,
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lungo in qu c~to stato. Il prof. Socin crede che poi pa··sttlo si ~ ia dala tn1ppa importan:m a questa rctrazione del muscolo. La n;lrcosi, eù ancor più la costrizione di Es111nrch h;tnno un'azione paralizzante dci llluscoli ; fatto, di cui si pttò convinccr.>i eseguendo la sutura llci tendini anche in altri memul'i.
Sulle cau~c di morte ha ~cguito " scottn.turc (Phila.àelphia JIIetlical T imos, muggio 1880, n• 328).
Il dottor Lesser in un elaborato articolo tcstè pubblicato nciI'At·chil'io di Virchow pone a riscontro i suoi esperimenti colla ipotesi cme~sa da Sonucmbcrg, secondo il quale la morte s ubitanea dopo scottature è prodotta dalla diminuzione riflcs!'a del tono vascolare. Gli esperimenti ed i ru.~ i ouamenti del Lcsser lo autorizzano a rite nere cbe In teoria di Sonnouberg è f.llsa, c che i process i manifc~tatis i nella sede delle scottature dc1•ono essere riguardati sotto il punto di vista dci loro effetti sull'organismo intiero. La teoria dell'aumento di calore ùol sangue è in opposi2ione colle accurate osservazioni termomctrichc, giaccùè soltanto quelle parti che si t.rontuo sotto la scottatura muslranl' un aumento della temperatura c ciò in rapporto colla spessczza degli strati colpiti. La teoria della morte per soppressione della. traspimzione è pur essa. infondata. I mutamenti che avvengono nel sangue che scorro nei vas i dci tessuti scottati, meritano speciale menzione. Che tali mutamenti sicno importanti, viene dimostrato dall'al ta temperatura riscontrata nelle parti scottato où anche dalla. lunga durata. di questa elevata. temperatura. I nfatti dopo estese brudaturc o scottature, i corpuscoli rossi sanguigni mostrano speciali cangiamenti , numeroso forme di raggrinzamenti, ecc., e vari rotoli di corpuscoli rossi si trovano, come pure materia granulare di sangue decomposto, la quale impartisce al s iero una tinta rosso scura. Quando il paziente sopravrire, questa materia colorata libera c gli alterati globuli sanguigni vengono eliminati attrarerso i reni. Il parenchima·renale non ne soffre molto, benchè s i trovino nei materiali eliminati cilindri ialini ed epiletiali. Più gravi alterazioni avvengono in altri organi.
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L'aumento di calore nel sangue od i mutamenti avvenuti in esso per l'numentato calore non sono tali da dare origine a materiali infettivi che possano danneggiare i centri nervosi; sebbene s iano alterati molti dei suoi costituenti. Grumi di sangue sonosi trovati spesso nel cuore, in molti vasi capillari, particolarmente in quelli dell'intestino, con molto strnvaso sanguigno, anche nel tessuto muscolare, e nelle membrane sierose dell'addome e del torace, speciahnente quando la scottatura si estende di molto. Inlfatt.i, i fenomeni sono simili a quelli trovati da Naunrn nei suoi esperimenti sugli animali, che furono prima congelati poi disgelati. Lo scopo pra.tico di questo scritt.o è che gli antisettici devono essere impiegati localmente e la trasfusione di buon'ora, se possibile, ma anche tardi se il collasso si è manifestato. Finalmente i reni devono essere coadiuvati nello espellere i numerosi prodotti morbosi di riduzione.
Sullo. diagnos i d e l restrluglme ntl oretrall, pel dottore GovoN ( Gazetle des Hopitaux, marzo 1880). La diagnosi dei restringimenti uretrali si fa spesso con troppa leggerezza; basta che un individuo si.t affetto da blenorragia cronica perchè si voglia anche ric()noscere in lui un restringimento. Non v'ha dubbio che talvolta scolo cronico e restringimento si identificano, ma non è sempre cosi. Si cade anche in errore quando la difficoltà del mingere ed il getto anor male dell'urina viene attribuito ad un restringimento, mentr P. può dipendere da un'a ltra serie di cause e specialmente dal grado di riempimento della vescica. Nè scevra da errori è l'esplorazione diretta dell'uretra, allorchè non potendo introdurre in essa · l'istrumento es'plorator.e, si diagnostica un restringimento di grado fortissimo. È importante di limitare con esattezza la sede del restringimento. A tal uopo bisogna fuggire l 'andazzo di determinarlo !basandosi sulla lunghezza della sonda int rodotta. nell'urotra. La. diagnosi clinica deve poggiare s ulla. regione anatomica, a.cciò ne derivino reali vantaggi per la pratica. Fa d'uopo inoltre di ricercare l'estensione c le qualità fisich~
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particolareggiate dal restringimento; nè devesi trascurare l'esame della porzione nretrale estesa dal perineo al meato urinario, nella quale porzione si trovano spesso molti punli ristretti. Altre volte si trascura d'interrogare il ma.lato, di studiare l'etiologia dell'infermità la qua.le ha un gran valore, poichè sappiamo che fuori di certe condizioni alcuni malati non possono avere e non hanno realmente re:>tringimcuti, per es. se in antecedenza non soffersero blenorragie o tra.umatismi uretrali. Una seconda causa d'errore dipende dal modo di esaminare il canale. Molti chirurgi fanno uso di ca.ndelette: che sebbene esse costituiscano un prezioso mezzo d'indagine, nuUameno non sono i veri strumenti esploratori dell'uretra. L'm·etra. deve essere esaminata con sonda a rigonfiamento olivar~, avente l'estremità grossa e l'asta sottile. Coll'estremità rigonfiata. si esplorano successivamente tutte le parti dell'urctra a mano a mano che il bulbo della candeletta si introduce nella medesima. La ca.ndeletta cilindrica all'incontro tocca in modo uniforme tutto il canale e non fornisce nozioni certe sullo stato del medesimo. Per deter111inare poi la sede del r~stringimento bisogna dividere l'urctra in quattro regioni: 1• regione della. fossa na.vicç~ lare; 2° regione del pene ; 3• regione scrotale ; 4• regione perineo-bulbare. Ecco come si opera per precisare la sede morbosa. S'introduce l'esploratore a rigonfiamento olivare nell'uretra. fino al punto in cui non è più possibile di spingerlo innanzi, e si palpa col dito attraverso alle parti molli il rigonfiamento suddetto. Per evitare nuove sorgenti d'errore bisogna. rammentarsi che i restringimenti sono multipli; c gli anteriori relativamente larghi, cosicchè adoperando un rigonfiamento di piccolo volume, non si faranno palesi i restringimenti della parte anteriore dcll'uretra, tanto spesso sconosciuti. Quale istrumcnto esploratore bisogna prcscegliere il numero 18 o 20. Allorchè il malato vedrà un simile istru111ento, non mancherà di sgomentarsi asserendo che esso non potrà. essere introdotto. Al che risponderete che è vost1·o scopo di esplorare la parte anteriore del canale e che non vi proponete di superare la sede del r estl'ingimento. Una simile indagine non nuoce. lntro-
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dotto l'i:;t.rumcuto sino al primo ostacolo, prendete in appresso il n• 15, poscia il 12, 1'8, il 6, dimiuuendo .sempre. In tal modo esam inerete l'uretra intera ed avrete contezza del lume del restri ngimen to. Questo è il solo esame metodico elle ci salverà dall'errare sulla sede. Quando il rigonfiamento oli vare si è arrestato, cercatélo col dito; se non lo si arresta aiJ>Orinco, si continuerà l'esplorazione pel retto cd allora si palperà attraverso le parti molli nell'uretra profonda, nella regione ruembranosa, nella qual regione non hanno seùo restringiruenti, a meno che non sieno consecutivi a traumatismi, a fratture del bacino, tlelle quali gl'infermi non mancheranno dJ fttrvi consapevoli. Sappiate adunque che penetrato l'iugrossamcnto nella regione prostatic::t., viene esclusa la probabilità di un vero restringimento. Qualche volta. l'aderenza dci due lobi della proslala possono dissimularlo. Conviene pure determinare l'estensione del restringimcnto. Finchè non si avvertono sotrregamenti omogenei, fiu chò l'istrumento d produce sensazioni multi pie, scosse od inegunglianze, esso percorre un canale ristretto cd irregolare. A tll punto cooYiene misurare sull'asta dell'esploratore la distanza percorsa ùall'~ntroduzi oue del rigonfiamento olivare nel restringimento sino ru1 'usciht del medesimo. La conformazione di questo ò molto importante; ma è di difficil e cletermiuazione. Si apprende dall'anatomia patologica che la parete interiore del canale ò quella elle viene deformata mentre la superiore si trova relativamente sana. Per ciò che lll\ riguardo alla consistenza ed alle resistenze del rcstringimcnto non si banno fin ora criteri sicuri per evitare l'errore. }l ullameno bisognerà tenere accurato conto t! el comple~so dei sin toJJJi raccolti per fare una sicura diagnosi. Quando il hulbo oli varo ba SU}lcrato il restringimento, il chirurgo non conosce ancora la consistenza e la resistenza di esso. Egli uon può all'armare se sarà dilatabile. Questo fatto verrà. facilitato dal metodo di cura. Si fa uso per tale scopo di una candeletta conica, per mezzo della quale si conoscerà la r esistenza del rcstringimeuto e la sua elasticità. Un restringimeuto elastico produce una sensazione particolare, una resistenza che aumenta.
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n mano a mano che si penetra nel re~tring im cnto, c soprattutto . quando s i ritira l'istr1Jmento esploratore, il rcstring imento affena la candclcttn che resta sospesa nel canale. Sarà mestieri di us are candclette di vario diametro, le •1uali sono se m pro piccole per un rcs tringimento elas tico. È <1uesta la base della diag nos i ed è importanti~s ima per la prognosi, che dovrà fars i molto riser\' ata. Con <tualunque metodo di cura non si potrà impedire la recidi ra e bisognerà adoperare lungamente is tnuncuti me tallic i p erchè l' uretra. eorrispondeute al r estring ime nto continui a rimanere dilatata. T alvolta s'incontrano dci restrin g imenti elastici, che potrebbero c hiama rsi di reazione, perchà divengono più ristretti dopo l 'introduzione di una canùelctta; llnando se ne introducono due o tre ùi ùircrso grado, il malato non può più rimanere per una mezza giornata cd anche per pitì lungo tempo. (~u csto è pure un carattere ùe i rcslringimenti chtstici. N ullamcno s 'incorre in errori anche dopo avere eseguito l'esame metodico sopra descritto. P er precisare la d iagnosi ditrc r c nzialc, s i fa astrazione della regione profonda dell' uretra. Suppongasi che la candclctta si arresti nella porzione perineo-bulbarc ove hanno sede i rcstringiwenti. lvi l'istrumento esploratore può :tcnnarsi del tutto in modo che anche i numeri piit piccoli della. serie non possono penetrare avanti. Faceudo diagnosi di restringimcnto si potrebbe errare: 1• se uno spas mo ha fermato l'istrum o nto; 2" se l'esploratore si è fermato nel cui di s acco del buiiJo. Trattandosi di s pas mo si incontrerà resistenza tanto nell'entrata come nell'uscita della candeletta. La sola ctiologi:~ vi riti-arTù. dall'cnorc; perchè se l'infermo non lm sofferto blenorragi<~ nè avrà riportato un trauma s ull'ui·etru, si può essere certi che l'os tacolo incontrato nel cui di sacco uretralc è indipendente ùal r estringimcnto. Se invece ha sofferto blenorragia do. <1ualche t empo allora si può affermare che t.rattas i ùi un re~tringim cnto. L e blen orragie vengono seguite da restringimento dopo un auno o più del principio d ella malattia. In tale circostanza esaminale l'uretra nelle parti anteriori, le quali sono se1lo di res tringimcnti m eno grari. Ed in vero su 1U8 blenorragici, l'autore ha riscontn:l.to in 137 più restringimenti, ed in 31 solamcute un solo re-
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stringimento. Pertanto se il canale uretrnle trovas i ristretto nella sua porzione anteriore, questo è indizio di,restringimento. Se invece si tratta di !<pasmo, questo sarà. sostenuto da una malattia della vescica o da una malattia nervos a. Lo spasmo è sempre sintomatico: non esistono spasmi essenziali. Studiate adunque accuratamente il malato e se allo spasmo sono congiunti altri sintomi dipendenti da lesioni del midollo spinale o da lesioni tubercolari della vescica, allora si può con probabilità affermare che si tratta. veramente di spasmo, la. quale probabilità si cangia in certezza se l 'infermo non ha sotrerto blenorragia. Riuscite infruttuose le \:llndclett-e, bisogna. rivolgersi agli istrumenti metallici. Prendetene uno del volume del n• 36 al 40 ed introducetevelo con la maggior cautela possibile. Molte volte esso supererà l'ostacolo che non era stato vinto dalle candelette di piccolissimo diametro. Talvolta si ottengono pure buoni ris ultati dalla sonda esploratrice con piccola curva. Se l' ostacolo è formato da spasmo le difficoltà crescono specialmente se !',ostacolo, come suole riscoutrarsi nei vecchi, risiede nel bulbo dell' uretra. In questi casi, nccertata la. diagnosi della esistenza del restringimcnto mediante l'esplornzione della parte anteriore dell'uretra, che in individui vecchi i quali già. soffersero blenon·agie suole trovarsi relativamente ristretta, sarà possibile ancora di penetrare in vescica s uperando l'ostacolo prodotto dal restringimento e dall' ipertrotia. della pros tata se verrà. intro(lotta una sonda metaUica di piccola cun·atura eseguendo il catet01·isrno col metodo seguente consigliato dall'autore. Attenendosi alle norme tracciate pel cateterismo quale mezzo esplorativo, conviene introdurre lo istrumento in modo che la parte incun •ata a. guisa di gomito giunga a contatto del cui di sacco trasversalmente, faccia pressione sulle pat·eti c le distenda. Allora con destro movimento di rotazione s i riconduce sulla linea mediana l'istrumento che prosegue con facilità il suo cammino. In tal modo l'autore è riuscito ad eseguire il cateterismo in Msi difficilissimi. Con la sonda a doppia curvatura, che si adopera per vuotare la vesdca quando v'ha. ipertrofia della 11rost,ata, si corr e pericolo
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di oltrepassare l'orificio pubico dell'uret•·a. Allora le difficolt.ì. sono cosi grandi che possono imbarazzare i più sperimentati. Meno nnportanti sono i rest.ringimenti infiammatori. E ssi sono generalmente prodotti da un'iniezione irritante per vincere rapidamente una blenoiTagia, od anche da una cauterizzazione del canale. Interrogate il malato e verrete a sapere che i disturbi del mi ngcre sono recenti, e che souo giunti rapidamente al loro massimo. Da ultimo volgete la vostra attenzione alla prostatite e la rinverrete sei volte su dieci negli individui aft'etti da improvvisa ritenzione d'urina. I restringimenti infiammatori si vincono generalmente coi bagni e coi cataplasmi. Delle varie complicanze dei restringimenti, come spasmo, cistite, fistole, ascessi uriuari, ecc., si diranno poche cose riflettenti lo spasmo. Questo può aver sede nel luogo stesso del restringimento o più addietro. Lo spasmo che ha sede nel restringimento è di natura muscolare'? No, perchè in questa parte del canale non esistono fibre muscolari che possano contrarsi da sè. Nullmneno i restringimcnti variano spesso per estensione; ma ciò non dimostra che il restringimento siasi contratlo in virtù di una contrattilità propria. Se atTerra la ca.ndcletta ciò dipenrle dalla sua elasticità. In quel punto v'è tumefazione, afflusso circolatorio passeggero, insomma un rcstringinento congestivo che si unisce ad un restringimento fibroso. Lo spasmo che ha sode nelle }>arti posteriori del restringimento, si forma nella regione mombranosa. Ma questa complicazione è rara. Introducendo la candcletta esploratrice nell'uretra., si riscontra un punto resistente assai profondo. Se l'ostacolo è prodotto da. spasmo, superandolo, non si deve sentire nel ritirare la. candeletta il rilievo caratteristico del restringimento. Quando si attraversa una serie d.i punti rislretti, si :wverte una serie di piccoli rilievi, tre o qua.tt.ro sussulti clell'isti·umento che accertano del restringi mento; se invece si tratta di spasmo, si sentirà un anello resistente, ma giammai una serie di rilievi. Ciò che convalida di più la diagnosi è il trattamento curativo. Vedrete che la parte profonda dell'uretra è quella che resiste di pii1 c che difficilmente viene raggiunta d<\lla. lama ùell'uretrotomo. Ciò dimostra che non si tratta di un anello muscolare da dilatare, ma di un vero taglio fibroso del restringimento.
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Endoscopio dl.Nletze e Leltner (Pllilc1delphia Medical). Henry Thompson parlando di questo strumento dice : È certamente un proposito molto arrischiato quello di portare un filo di platino, riscaldato a color bianco, nella vescica, e adoperarlo per alcnni minuti per le opportune ricerche; ed è un meraviglioso successo per la disposizione meccanica che ha permesso di ottenere un simile risultato. L'idea ebbe origine dal dottor Nictze, ora a Vienna, ma l'essere stata posta in opem è dovuto alla meravigliosa pazienza di Leitner, fabbricante di strumenti in tale città. I o lo descriverò brevemente, poi dirò, come potrò, ~.:be cosa mi sembra che con esso si possa ottenere. L 'apparato consta di una forte tavola di legno, contenente strumenti, ecc. Attaccato ad essa havvi un leggero cavalletto, alto parecchi piedi, che sostiene un vaso d'acqua; e sopra. una impalcatura, vicino al pavimento, trovasi la batteria elettrica co' s uoi accessorii. Quest'apparato vien posto tlccanto al paziente, il quale deve giacere sopra una tavola ordinaria di operazioni, in modo d'avere un 'n lte~za. conveniente per l'esame. In tal modo può essere adoperato in una sala. ordinaria, ma è meglio in una camera oscura, ~.:ome per l'oftalmoscopia. La corrente elettri<:a. è prodotto. da due copie di llunsen piuttosto grosse; ed i conduttori positivi e negativi (due fili lunghi c sottili) vengono attaccati, mediante un collaretto mobile intorno al suo manico, ad una sonda. d'argento vuota, della for:ma di quelle che si adoprano ordinariamente ad esaminare la vescica.; uno dci fili entra ù1 un piccolo canale nella sonda stessa, c lo attra,·ersa fino al fondo. A questo punto entra in una cavità e si congiunge ad uu filo di platino lungo dodici millimetri circa, il quale ba l'altra. estremità saldata al metallo della. sonda, e
questo metallo della sonda serve di connessione coll'altt·o filo o pplo. L'estre mità della sonda, che .contiene il platino, deve mantenersi p erfettamente fredda con un mezzo speciale a ciò adatto. Ciò si ottiene mantenendo una con-ente costante d'acqua fresca, fornita. dal vaso sopra nominato. Tenendo il collaretto della sonda colla mano sinistra., l'operatore faci lmente fa ruotare la sonda colla mano destra, ed allora guardando attraverso una cavità ccntl"ale, che forma l'asse della sonda, si può scorgere brillante-
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mente illuminata ogni parte vicina all'cstt·emilà della sonda. Chint·amentc si possono vedere un pezzettino di calcolo, un po' di muco, le rughe ed i seni della mucosa Yescicalc, la sua tinta naturale o l'iniezione infiammatoria.
Dlsarttc olazlonc coxo-fc woralc (Preusa medica de
G?·anadn., n• 11 ). Il chirurgo dell'ospedale provinciale di l\'falaga dottor Seba.stiano Percz Sanviron la praticò coll'esito il più completo in un garzone d'officina meccanica, dell'età di 10 nnni, il quale era stato colto al piede destro dall'ingranaggio di una macchina, mentre egli la puliva, causandogli fratture multiple della gamba e della coscin. con procidcnza ùei framm enti. Il focolare più alto era a tr·e centimett·i sotto il grande trocantere, con apcrtnrn. estesa dell'articolazione del ginocchio, la quale era circondata, da grandi ferite contuse con distruzione ùi vasi c tegumenti. Dalla storia pat·tico lareggiata che pubblica l ft elù1ica di quella capitale riportiamo quanto segue: Vista.l'impossibilHà di conservare il membro addominale destro, fu deciso di praticarne la demolizione col metodo ovale, con anestesir1. cloroformica e senza legatura previa dei vasi femorali. Collocato l'infermo nel letLo meccanico sul lato sano e sostenuto con precauzione il membro infermo d1t un assistente, si cominciò l'anestesia che si ottenne prestissimo tanto per l'età. del paziente come per le sue stremate forze; trascorso il periodo d'eccitazione si praticò un'incisione obliqua che incominciava a t re centimetri sopra al gran trocnntere e terminava. in basso all'infuori e avanti del!:\ tuberosità. dell'ischio comprendendo i tegumenti e parte della massa muscolare; poscia si fece nn'altr~ incisione analoga daLI 'estremità superiore della. prima seguendo la. piega inguinale fino alla sua parte posteriore dove si riunirono ambe due le incisioni. Legati i vasi femorali previamente occlusi colla compressione digitale e affidato il laccio ad un assistente, si d ivise lo strato- muscolare profondo entrando con facilità nella. cavità. articolare per il margine superiore. Le arterie circonflesse e muscolari furono c.hiuse con piccole
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pinze da pressione per lega.rle poi più tardi e fare al più presto possibile la. separazione dell'articolo; con un corto bisturi fu facile rlividere il legamento articolare c incidere la capsula; si lussò l'osso e si completò l'incisione dci tessuti compresi nella parte posteriore di ambidue le incisioni. Amputato il membro si praticò la legatura. delle arterie provvisoriamente compresse dalle pinze c riuniti i lacci in numero di 10 nell'angolo inferiore della ferita si lavò la ferita medesima con ac<1ua fenicata al 2 °fo, si collocò un tubo da fognatura e si affrontarono i margini teuendoli uniti con cinque punti di sutura intercisa. e due striscie di diachilon gommoso. Una medicatura. semplice ed una fascia a tre capi in fonna di fionda completò l'operazione. Levata la medicazione tre giorni dopo, si trovò il moncone di. bell'aspetto e unito })Or prima intenzione; il pu.s inodoro, denso e bianco 'usciva. in grande quantità dal tubo. Al quinto giorno si videro bottoni carnosi di buon aspetto nella piccola parte che non si era riunita, per cui fu rimosso il tubo da fognatura. Al giorno seguente l'infermo era apiretico e aveva appetito. Continuò a migliorare nelle sue generali condizioni. Si distaccarono tre lacci il giorno dicci e la suppurazione andò gradatamente diminuPndo fino al sedicesimo giorno col quale terminò il processo curativo lasciando una cicatrice lineare un poco obliqua. rispetto all'asse del corpo e restando sul moucone tessuti molli a suftìcienza per poter essere adattato un apparecchio ortopedico.
Liquido n.ntlsetttco, di VoLKMANN (Joumal cle Pllar•macie el de Chi11nie, avril 1880). Acido timico Alcool Glicerina Ac,quo.
l grammo. 10 n 20 n 100 n
Si fa disciogliere. li professore Volkmaun sostituisce questa. ~oluzione a quella. di Listcr, per le opemzioui e le medicature. Essa non irrita le Yic respiratorio o non esercita. alcuna azione corrosiva SOJ>ra gli istrumeuti.
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L a garza antisettica all'acido timico, essendo meno irritante di quella di Lister, può essere applicata direttamente sulla ferita. Ordinariamente la medicatur<1 viene cambiata ogni sei od otto giorni. Lewin e Bucholz banno dimostrato che l'acido timico è circa. otto Vùlte più potente dell'acido fenico nel distruggere i germi d egli organismi inferiori.
Importante retler~o anatomo·patologlco, presentato alla Sociélé de Biolo_qie dal dottor PoNCET (Gazette médicale de Paris, maggio 1880). Il d ottor Poncet presenta un pezzo anatomo-patologico dop}liamente importante sotto il punto di v"ista chirurgico c delle localizzazioni cerebrali. E sso proviene da un giovane soldato, arruolato da tre mesi e morto in seguito a febbre tifoidea. All'autopsia s i trova una trattura dell'osso frontale s inistro consolidata, con grandissima perdita di sostanza d el lobo anteriore del cervello. Il frontale sinistro presenta, immediatamente al disopra dell'arcata sopraccigliare s inis tra, una depressione di sci centimetri di diametro. La faccia esterna ricoperta dal cuoio capellutù tuttora provveduto di peli faceva appenn sospettare • della lesione, epperciò l'inscr itto, nonostante i suoi re clami, non aveva ottenuto l 'esenzioi;e dal servizio militare. ~o n v'era perdita di sostanza nè dolore sulla cicatrice. La tavola interna del frontal e al contrario offre una larga scheggia di 0'"035 di la rghezza, su 0"'04 di l unghezza e omo2 di profondità. Sifl"atta scheggia è congiunta per la periferia me4iante stalattiti ossee irregolari, che fanno da ponte con la pot·zione d ella tavola interna rimasta aderente. I noltre la dura. madre presentava una grande perdita di sostanza di omo4 di diametro e la falce del cervello offriva due o tre piccole ossificazioni. Per ciò che ha riguardo alle circonvoluzioni cerebrali si riscontra, a 0"025 al dis opra del piano orizzontale del lobo frontale sinistro, una perdita di sostanza sulla prima ci1·convoluzione cerebrale. In tale sede si osser va un solco profondo 0 01 022 e lungo omo2; tale solco ha distrutto la prima circonvoluzione in
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RI\"JSTA
tutta la s na spessezza, come pure In porzione sottostante al corpo calloso. Introdotto il di to nei vent.ricoli si osserva che ono strato della spcsst?zza di omool appena separa la. perdita di sostanza. dai ventricoli medio e laterali. La seconda circonvoluzione frontale parimente atrofica nel terzo medio, aveva perduto metà del suo ,·olume. L::t terza circonvoluzione sinistra c la frontale ascendente erano normali. All'ospedale, in letto, quest'uomo non presentò alcun sintomo valevole a fare sospettare una tale lesione. L e membra erano perfettamente simmetriche. Il Jato destro non era atrofico, la. favella netta, l' intelligenza chiara.. Ebbene, paragonato questo cervello colle figure riportate dal .l<'errier nella sua opera sulle localizzazioni cerebrali, si scorge come questo traumatismo corrisponda ai circoli 12 e 5, cioè ai movimenti degli occhi e dell'avambraccio pre~so la scimmia. Negli occhi questo malato uon aveva alcun che di anormale, pcrchè l'esame del fondo dell'occhio venne fatto pochi giorni innanzi alla morte e non mostrò alcun sintomo per parte dell'orbicolat·e, dell' iride e dei muscoli m0tori. In quanto alla motilità delle membra. del lato destro ecco quanto si apprese : quest'uomo cadde, dodici anni fa, nel fondo di un pozzo fratturandosi la fronte c perdendo, dicesi, una parte del cervello. Alla leva, reclamò l'esenzione per poca intelligenza.: . dichiarato idoneo intraprese il servizio, ma. crasi osservato che era completamente mancino ; aveva incavata l'anca. destra e sembrava impacciato moltissimo nella posizione dell'arma s ulla spalla destra; aveva memoria eccellente. Quest'uomo, sebbene recluta, sapeva benissimo la teoria. Pertanto, una perrlita di sostanza cerebrale, che si può ri tenere equivalente a 9 centimetri cubi, avente sede nella regione media della fronte, ledente il corpo calloso sino ai ventricoli, con atrofia della seconda circonvoluzione e di tutta la. porzione inferiore del lobo frontale, ha potuto esistere dodici anni senza cagionare altri disordini all'infuori di una piccola disuguaglianza nella forza delle membra del lato opposto. Le facoltà intellettuali, la memoria si conservarono integre. Quest'uomo non ebbe mai accessi t?pilettiformi. Su questo cervello esiste ancom un altro ragguaglio importante; le altre circonvoluzioni del lobo frontrue sono perfettamente simmetriche a destra ed a sinistra; soltanto
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la frontale ascendente presenta a destra un' ipertrofìa notevole. I noltre l'ultima ripicgatura che limita il solco del Rolando, vi cino alla scissura del Silvio, misura su questa frontale ascendente sinistra una spcssczza di 0'" 01 (il cervello è stato indurato coll'acido nitrico). Ebbene dal lato destro la stessa ripiegutura omologa misura 0"'022. Bisogna evidentemente tener conto delle variazioni fisiologiche, ma si può supporre pellato destro un'ipertrofìa compensativa dell'estremità inferiore della frontale ascendente. Lo stato delle porzioni ossee dimostra sempre più che le fratture con depressioae della tavola interna e schegge penetranti nel cervello (perchè vi fu uscita della sostanza cerebrale e perforazione delle membrane) possono guarire senza intervento chirurgico.
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Sn1l' anntomia della cosldètta porzione è lll&rè d e lla retlun., e s oll'aa.ppare ecltlo di so~ peuslone d e lh1> l ente dell'o ccltio ornano, del dott. W. A. BRAYLEY, 1879. (S. A. Centmlbl"tt (iÌII" die ·medicinischen Wissenscha(ten, N. 11, 1880).
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La porzione ciliare della retina è composta, oltre delle du·e limitanti interna ed esterna, anche di elementi granulari che stanno fra esse, di cui gli uni s ono a fibre grosse, cosidetti elemeuti " columnari " e presentano un'analogia con le fibre di Miiller; gli altri a fibre finissime, eosidetti " intercolumnari " non vengono accennati dall'autore. Questi elementi s i dividono in tre zone d'aspetto di\'erso alla loro superficie: una posteriore quasi piana, una media con ondcggiamcnti, che la percorrono nel senso dei meridiani, e la t erza ancor J)iù anteriormente con piegbc ondeggianti secondarie tra le primarie della zona media. Gli elementi columnari, in direzione dal tti dietro al danwti,. assumono un aspetto sempre pii1 accentuato di cellule cilindriche, di forma irregolare. Le fibre intcrcolunmari si sprofondano nelle pieghe ondeggianti per giungere con esse a,lJa capsula della lente. N ella t:ona posteriore, insieme agli accennati elementi, si tro\-ano corJli simili alle cell ule gangliouari. La lente è sospesa ad un prolungamento della ialoidea, clue si confonde colla capsula posteriore della lente; ma è anche in COJlnessione con gruppi isolati di fibre, di cui, una parte proviene dalla htloidea, e l'altra. dalla porzione ciliare della reti nn, unitamentc ad elementi in tcrcolurnnad. La Iimit:lllte esterna della porzione ciliare della retina è fo rmata, secondo l'autore, di tre gruppi " ben distinti n dci quali non fu data ancora un'esatta dctinizione.
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Sulla azione mlclriatlc n. d e lla ornatroplna, nota del ·dottor G. Tw&Eov, con un cenno della sua azione fisiologica. generale, del dottor Sn:>xEY Urno"ER (T/w Lancet, 22 maggio 1880). La scoperta di un nuovo midriatico non può che esser soggetto di pratico interesse per l'oculista. Per molti anni la sua materia. medica nv.t conteneva che un dilatatore della. pupilla, la belladonna e il suo alcaloide, l'atropi na, cd anche ora è il solo generalmente adopcl'ato. Ma all'uso troppo comune della atropina si fanno delle obiezioni, alcune eli poco rilievo, altre gmvi assai. I n qualche ci rcostanza le soluzioni di questo alcaloide riescono così irritanti che non possono essere sopportate, e in ogni caso, quando applicate all'oggetto di sospendere temporaneamente il })Otere dell'accomodazione per scoprire il vero stato della refra.zione dell'occhio, i suoi effetti continuano male a proposito lungo trmpo dopo. Ma molto più grave iucouvenicutc è la sua disposizione a precipitare un attacco di glaucoma in certe condizioni dell'occhio che d'altra parte richiederebbero l'uso d'nn midr-iatico. Le scoperte degli ultimi anni hanno aumentato grandemente il numero dci dilntatot·i pupillari , c alcuni tli questi forse sono più o meno scevri dci cattivi ctTet.ti della atropina. Ln. daturina, la duboisina, l'etilatropina, la gelsomina, l'emnntina, la iosciamina, la muscarina, la narcissina sono state trovate essere dilatatori più o meuo potenti della pupilla _quando localmente applicati, c rilassa.tori dell'accomodazione. Dobbi amo ora a questa lunga lista aggiunge.-.~ l'omatropina che promette di essere di un gran pregio e utilità a1clla pratica oculistica. È un blando ma efficace midriatico, rapido nel!:t sua azione e comparatiramcnte di breve durata. Ha inoltre molte delle migliori qualità della atropina. Il dottor Twccdy usò una soluzione di bromidrato di omatropina, quattro grani per oncia. Il dottor Ringer si assunse nello stesso tempo di :-pcrimentare la sua azione fisiologica generale; ed ecco il suo rapporto : " P,·r c1uanto concerne il bromidrato di '<lmatropina, vi parlerò prima della sua azione sulle rane, quindi dei suoi effetti sull'uomo. Tre quinti di gnwo somministrati a una rana di mediocre grandezza producono paralisi completa in circa un 'ora,
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la quale è preceduta da !Uovimcnti tetanici. Ln. paralisi prestodi minuiscc e ne rimane appena nel corso di sei od otto ore, c · a. mano a mano elle i movimenti volontari ritornano, il tetano diviene più manifesto. L 'omatropina dunque, al pari dell'atropina, paralizza e tctanizza. La paralisi di ambedue è transitoria, c l'animale si ristabilisce anche quando la paralisi è completa; ma l'atropina paralizza più rapidamente c i suoi effetti sono più persistenti di quelli della omatropina. Siccome dopo la p.<ralisi completa, una debolissima corrente elettrica. applicata al nervo ischiati co attraverso la pelle cagiona energiche contrazioni nei muscoli della gamba e del piede posteriore, io concludo che la. paralisi non ò totalmente o forse per nulla dovuta. alla azione del veleno sui nervi motori; c siccome i muscoli si contraggono prontamente ed energicamente con un debolissimo stimolo elettrico, concludo che la paralisi non è dovuta all'azione del veleno sui muscoli, e quindi non può che derivare dalla azione del veleno sui centri nervosi, e concludo che, come l'atropina, la sua principale azioM è sol midollo spinale. " L'omatropina, come l'atropina, paralizza l'apparato moderatore intracardinco. Misi allo scoperto il cuore ad una rana. privata del cervello ed applicando gli elettrodi all'unione dei seni e delle auricole, il cuore fu fortemente arrestato e cessò di battere per qualche tempo. Dopo versai qualche goccia. della soluzione di omatropina nella cavità addomiun.le e pochi minuti dopo di nuovo tastai il cuore con una corrente della. stessa. forza; ma il cuore non si arrestò, al contrario le sue contrazioni furono accelerate. lUpetei questo esperimento su due rane. " Trovai pure che l'omatropina, come l'atr·opina. annulla. l'azione d ell'estratto di muscariua sul cuore delle rane. " Ambedue le sostanze quando applicate localmente sul cuore, ne rallentano l'azione. In una serie di esperimenti comparat.ivi trovai che l'omatropina in media rallenta. il cuore di tredici battute e l'atropin:l. di ventitre in un minuto. " Alcuni esperimenti furono eseguiti dal dottor Copley sopra un uomo, a cui si ini elt~ono in giomi separati, un quindiccsimo, un ventesimo, un trentesimo ùi grano di omatropina. Ogni volta il polso fu rallentato in media di 21 battute, e di venne irregolare _per forza e ritmo. N on occorse altro effetto. Le pupille non si
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(iilatarono, nè la bocca divenne arida, nè iJ volto arrossato, n è 1l respiro frequente. In altro giorno, lo stesso individuo rico,·è per via ipodermicn un sessantosimo di grano di solfato di atl'opina. Il suo polso sull jl~ 'i2 a 100 bMtute il minuto, gli si inaridirono la bocca e le fauci e le pupille si dilatarono. "Lo stesso dottor Copley provò in due casi l'antagonismo fra la pilocarpina e la omnt.ropina. Somministrò per via ipoctermica un terzo di grano di nitrato di pilocarpina, o appena il sudore <li.venne profuso iniettò un sessantcsirno di grano di bromidrato di omatropina, c tutte due le volte questa dose arrestò il sudore in circa dieci minuti. Un'altra volta tentò uno sperimento com-
parativo col solfato di atropina, usando questa alla stessa doso • dell'omatropina. Trovò che l'atropina è più potente arrestatore .del sudore d!ella omatropina. " !{esulta quindi che l'omatropina possiede molte delle qualità della atropina, ma in più debole grado. Sul cuore però Ja loro azione è molto diversa, perchè l'atropina accelera e rinforza le contrazioni del cuore nell'uomo, mentre l'omatropina ralJenta i battiti e li rende in·egolari in forza. o ritmo. "
Il dottor Tweedy conferma questa sentenza del Ringer che fomatropinn. possiede molte delle qualità della atropina, ma in grado più debole. Però avverte che si deve intendere bene che quantunque relativamente più debole della atropina, la sua azione sull'iride c sul muscolo cilia re è in realtà molto potente finchè dura. Non è da credere che operi come farebbe una debole soluzione di atropina. Una soluzione di omatropina. della forza .sopra rammentata dilata fissamente e largamente la pupilla nello spazio di qu) ndici a venti minuti e attacca con uguale rapidità l'accoinocla.zionc. La principale particolarità, e per certi 1·ispetti il gran vantaggio dell'omatropina, è che i suoi effetti passano presto c cc1·to non durano tanto a lungo quanto quelli della atrollina. Entro ventiquattro ore dopo la sua applicazione, l'accomodazione, dopo apparente completa sospensione, r icupera. la sua forza primitiva, la pupilla è meno dilatata e ren,gisce alla luce, benchè non ha del tutto riguadagna.to la sua naturale dimensione. I n quanto alla sua azione sul muscolo ciliare, benchè decisamente più pronta, non è del tutto cosi intensa come quella della atropina. L 'omatropioa ha poi la importante qualità di non essere punt()
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irritante. Io la ho applicata in circn cinquanta casi c in nessun() vi fu il più piccolo segno di irritazione o di disturbo. Himane ancora da. spiegarsi un fatto importante re lati vo alla omatropina. Secondo il Lanclerburg, questa sost<tnza può rapidamente ottcnersi trnttanclo l'amigdalato di h·opina con acido cloroiùrico diluito a bagno-maria, e precipitando la soluzione con carbonato potassico. Oro. 'l'amigdalato di tropina è un corpo alt'atto inerte, almeno non ha alcuna delle proprietà della atroJ)inn. Applicato localmente sugli occhi non agisce nè sull' inde, nè sul muscolo ciliare, nè, secondo le osscu·vnzioni del dottor Ringer, è antagonista della azione della muscarina. sul cuore • delle rane. I niettata ipoùermicamente dal tlott. Copley non frenò in nessun grado il sudore prodotto artiticialmente in un uom() dalla. pilocarpi na. Poche parole di spiegazione possono aiutare il lettore ad intendere le affinità chimiche di questo corpo. Qualche tempo fn, il Kraut c il Lossen qua,c;i nello stesso tempo trovarono che l'atropina può essere scomposta in tropina e a.cido tropico, e l'anno passato il La.ndenburg riusci a ricostituire l'atropina da questi due componenti. Trattando i vari sali di tropina con acido cloroidrico diluito, può artificialmente generarsi una classe di alcaloidi, a cui il Lan<lenburg ba dato il nome generico di tropcine; e l'omatropina è uno di questi alcaloidi ottenuti da.ll'amigùalato di tropina, che è la tropina combinata con l'aciù() amigdalico.
Trattamento delle granulazlenl della c onglun· tiv11. - Le gt·anulazioui della congiuntiva sono, come ognuno sa., una delle affezioni oculari più tibelli al trattamento. Ecco la cura più ordinariamente adoperata dal professore Pa.uas. Le pnlp cbt·c sono arrovesciate e toccate col solfato d.i rame più volta
per :;ettimana; ma affinchè l'azione sia completa bisogna esercitare sulle granulazioni una sufficient.e frizione colla pietra, finchè t'sse siano lacerate. Sulle parti in tal modo causticate si passa. dopo nn pennello imbevuto di una soluzione di acido borico (acido borico 5 grammi, acqua 100 grammi), sugli occhi cosi. medicati si pongono compresse imbevute nell'acqua caldo.; que-
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st'ultimo mezzo è ancora quello che meglio calma i dolori, necessariamente assai vivi, prodotti dal solfato di rame. Con tal modo si guariscono ordinariamente granulazioni assai ribelli; ma vi sono dci casi nei quali si è cost.retti di completar e la cura con una piccola operazione. Presso certi ammalati infatti la palpebre presentano una contrattura od una reale retrazione per la quale il contatto e l'incessante strofinamento delle granulazioni sulla cornea proùulTcbbe delle n.lterazioni di questa membrana; inoltre questa eccessiva tensione impedisce di applicare sulla congiuntiva i topici necessari. Per rimediare a questo inconveniente M. Pana.s opera lo sbrigliamento delle palpebre al loro angolo esterno. Questa operazione, che si esegue colle forbici, è assai semplice; deve essere completata con due punti di sutura per mantenere la congiuntiva nell'angolo in tal modo ingrandito. n risultato ottenuto da simile trattamento è assai favorevole, ed influenza assai vantaggiosamente le alterazioni della congiuntiva e le consecutive lesioni corneali.
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RIVISTA DELLE MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE
Sul bubone d 'emblée (Joumal .de médecine et de chirrwgie pmliques, maggio 1880). Si è lungamente discusso sulla possibilità del bubone d'emblée, ma la questione non è stata n.ncora risoluta. n dott. Charles 1\Iauriac torna adesso sullo stesso argomento con una memoria interessantissima in cui studia in pari tempo . alcune ulceri specifiche dell'inguine a decorso del tutto speciale, osservate in città, come pure nel suo riparto dell'ospedale du Midi.
Il bubone d•cmbléc, come si sa, è un'adenite virulenta che si esulcera e si svolge, sebbene l'ulcera semplice che lo precede non abbia sede nella regione donde nascono i gangli llnfatici che hanno relazione col ganglio malato. Siffatta o.denite dunque suppone l'assorbimento del pus vintlento dal punto infettato ed il suo truspo1to sino alla. glandola senza la. esistenza di una lesione o soluzione di continuità notevole tanto della mucosa o della pelle, come dei li nfati ci. n dott. Mauriac o.fferma di non aver visto alcun'adenite decorrere nel modo soprindicato; però ha osservato altre adenopatic ulcerose che offrivano tutte le apparenze dei buboni d'emblée, la qual cosa costituisce la parte più importante della con traversia, pcrchè t.ali fenomeni appartengono alla. sifilide. Può avvenire infatti, dice il dott. :Mauria.c, che sifilidi latenti e che non si erano manifestate in vernna. guisa, si palesino improvvisamente c senza alcuna. causa apprezzabile alle regioni inguinali. Insorgono in dette regioni sifilomi gommosi della pelle, del tessuto ceUularc o dei gangli che s'infiammano, si rammolliscono e si aprono colla. stessa rapidità delle adeniti virule)lte sintomatiche di un'ulcera molle; l'ulccmzione che ne conseguita diviene ordinariamente fagcdenica e presenta completamente lo stesso aspetto e gli stessi caratteri fisici delle ulcerazioni produt-
RIVISTA DELLE ì\IAL. VEN. E DELLA PELLE
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tricii del bubone virulento. Questa rassomiglianza è di tal fatta che se non si avessero per guida :alcuni particolari caratteri, la mancanza di ulceri negli organi genitali o nel sistema linfatico che è in comunicazione coi gangi i inguinali, potrebbe a primo esame, deporre pel bubone d'emblée. Appunto in questo caso sarebbe utilissima la re-inoculazione, perchè se si avesse a fare col vero bubone, la inoculazionc sarebbe efficace, mentre se si trattasse di un bubone sifilitico, non avrebbe alcun effetto. Del resto se non si potesse effettuare l'inoculazione colle norme volute, il trattamento specifico fornirebbe un altro criterio per giudicare dell'aft'ezionc inguiualc; la. quale guarirebbe mediante la cura mcrcuriale o quella di ioduro di potassio a dose elevata. Silfatte ulcerazioni inguinali hanno per caratteristica di recidivaro talvolta nello stesso punto dopo guarita. una prima ulcera, nè si conosce esattamente la causa di tale localizzazione; cosicchè quando nn tale fatto si manifesta nella regione inguinale, si deve dubitare della natura diatesica deli 'affezione. Il dott. Mauriac termina la sua memoria coll'esame critico delle principali osservazioni pubblicate sotto il nome di buboni d'cmblée e dimostra che esse non sono concludenti, perchè incomplete. Talvolta infatti non si è constatata prima e dopo l'avvenuta inoculazione virulenta l'integrità completa degli organi genitali; tal'altra l' inoculazione del bubonc è stata lunghissima mentr e tale durata. doveva essere brevissima; infine in altri casi non si è praticata l'inoculazione che avrebbe facilitato in caso di felice riuscita la diagnosi della. natura ulcerosa dell'affezione . •
llra nno,·o m e tode di c ura -ve g etale d e lla sifilide (Gazzetta medica di Ro-ma, 1880).
n prof. Lcwin in Berlino ha sperimentato la J>ilOCa1])ÙUt neUa cura della sifilide. Nella sua r ela,zione redatta nll'Ospedale della Charité ha ora in esteso pubblicato questo suo metodo. Il prof. Lewin incominciò i suoi esperimenti colla pilocarpina già. nell'anno 1877. E sso usò ogni precauzione rispetto alla pubblicità per attendere l'epoca, nella quale insorgono frequentemente le recidive della sifilide, il che accade, secondo la sua cspe-
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RIVISTA DELLE MALATTIE
rienza, nel giro di due anni. Lewin aveva osservato lo straordinario numero di queste, che avvenivano nella ordinaria cura della sifilide colle iniezioni sottocutanetl di sublimato. Egll s'indusse quindi a sperimentare la pilocarpina, non perchè fosse diveuu'o antimercnrialist.a, ma sibbene per provare l'azione cardinale di questa, che è l' ipersecrezione delle glandole sudorifere e sali vali, sembrandogli questi emuntori essere adatti a combattere una malattia, la guarigione della quale preferibilmente s'appoggia nel purificare l'organisno con la eliminazione della sostanza infetta dal sangue e dalla linfa, che sono i portatori del virus. Bcco i risultati della cura. Di 32 inferme che furono trattate coll'iniezione di pilocarpina, 25 furono guarite. - La dose di ciascuna iniezione era di 0,015 fino a O, 02: il numero delle iniezioni oscillarono da. 10 fino alle 45. Da ciò nota Lewin che la pilocarpina può vincere la lue, e tanto più conviene in questa conclusione inquantochè l'inferme suddette non sofl'l'ivauo semplicemente di leggere affezioni sifilltiche, ma erano bensì affette da forme gravi. Più o meno si combinavano in questi forme l'esantema papuloso, squamoso,pustoloso con a8"ezioni ulcera.tive della faringe, ed una inferma soffriva una periostite gommosa. P erò delle cunue fm·ono gua.r ite 7 inferme. Tre di queste furono colpite durante la cura di collasso, che fu così notevole da sembrare necessaria l'inteiTuzione della cura. Nel modo sorprendente si verificò questo in una inferma., che dopo sette iniezioni si lamentava di nausea, di oppressione e di strepito nelle orecchie. Il viso divenne pallido, affilato, quasi una racies h;n>ocratica. Le labbra si movevano con leggeri tremori, la pelle fredda ed umida., la frequenza del polso e del respiro diminuiva sempre. La temperatura si abbassò a 36,5. Alle domande la paziente non rispondeva e sembrava inconscia. Coll'uso dei comuni analetici si riebbe adagio adagio, pure rimase ancora per lungo tempo in uno st.ato di debolezza grande e di notevole prostrazione. Per più giorni la paziente non poteva levarsi, e quando si provava, giù ricadeva. Appena dopo 14 giorni si riebbe completamente.- Un' inferma ebbe sputo sanguigno senza cause cUmostrabili negli organi toracici, sebbene la par.iente disse un eguale accesso di emottisi avere avuto circa un anno e mezzo innanzi.
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Un'altra paziente soft'riva di endocardite. Queste malt\ttie egualmente domandarono un 'interruzione della cura. In due interme finalmente con dosi anche grandi di pilocarpina non si potè far svanire le affezioni sifilitiche; e fu perciò eseguita 1 :~. cura delle iniezioni di sublimato, che riuscì con pieno successo. L'incompleto successo della cura di pilocarpina in questi due ultimi casi, pensa Lewin che potrebbe ancora non appar ire cosi sorprendente quando le affezioni che si hanno a curare appartengano a quelle gravi forme di sifilide, come la pustolosa, e la rilevante sclerosi delle labbra inferiori, che offrono spesso una ostinata resistenza anche alle cure mercuri ali. Mentre poi il mercurio dai pazienti può essere facilmente sopportato per più lungo tempo, ciò non avviene con la pilocarpiua. Nella maggioranza delle inferme apparvero tali sintonù, che non permisero il proseguimento della cura. La. durata della cura si prosegue in media per 3-t giorni. La più lunga durò 43 giorni, la più breve 14-. La cura colla pilocarpina abbisognerebbe ancora d'un tempo più breve, se ogni giorno si potesse eseguire un'iniezione. Ma ciò non è bene di fare, per chè oltre il ritardare gli accidenti intercon·enti più notevoli, le pazienti si sentivano spesso cosi abbattute che si doveva lasciare scorrere un giorno ili riposo. I n quanto alla quantità della pilocnrpina necessaria per la guarigione, questa sommò in media g. 0,372. La pilocarpina si diporta del resto del tutto come il mercurio sulle differenti intense forme della sifilide. I n generale le affezioni più leggere esigono una quantità più leggero. del suddetto medicamento, avvengono pure non del tutto rare eccezioni, dove sono necessarie più grandi dosi. In quanto alla recidività, furono prese soltanto in osservazione quelle donne malate, che sono sotto la sorveglianza della polizia; nel caso di rinnovata malattia, vennero rinviate alla Charité; non però le malate che libere vennero all'ospedale, delle quali non siamo sicuri, se incorsero nelle recidive. Di queste 27 donne soggette alla sorveglianza della questura, furono solamente il 6 per cento colpite dalln recidiva. È questa una proporzione che l'autore deve presentare come assai felice, che in seguito dei suoi studi statistici nella Charité coi metodi di cure anteriori, fu notato l'SO per cento di recidive.
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Queste recidive però avvenivano nella Charité coi metodi di cum vegetaJe e rnercuriale; il che non accadde clopo introdotto il metodo del Lewin delle in iezioni di sublimato. - Da 14 anni, che egli inietta il sublimato, sono stati gunriti nella Charité 20,000 malati. "Sono eccezioni assai isolate, che formano una frazione n ppena degnn di menzione n mentre tra i 32 cnsi ùiclliarati curati .colla pilocarpina in due inferme con questo medicnmento non si potè ottenere alcun sufficiente successo d'azione. Su questo fatto, cd in causa delle cattive Yil'lù concomitanti alla pilocarpioa, preferisce egli la sua cura delle 'iniezioni sottocutanee col sublimato.
Sulla c or o. ()e lla ble norrea c modo di impedire l rll!iltring lmentl <'On la lrrlgazloue d e ll'nre tra., del dott. R. llARRISON (The Lancet, 15 maggio 1880).
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Ricordata la gran farragine di medicamenti proposti e usati per la cura della blenorrea (goccetta), e fermatosi un poco ad esaminare la opinione di coloro che credono la blenorrea sempre conseguenza di un ristringimento c vogliono curarla col dilatatore e con la uretrotomia, dopo ayere questa opinione vigorosamente combattuta, l'autore viene al suo metodo partendo da
queste premesse: l o che la. maggior parte dei ristringimenti da <!uelli infuori che sono cagionati da lesioni violente dell'uretra sono preceduti da J) ÌÙ o meno cronica blenorrea o goccettn; 2· che la sede più frequente dei ristringimenti corrisponde a quella. della bleno!'rca. che è la porzione più profonda o sottopubica dell'uretra. La causa poi della ostruzione della blenorrea e della formazione dei ristringimenti ci crede dovuta ai mc:.:zi imperfetti fino ad ora posti in opera per agire sulla. porzione membranosa dell'uretra cronicamente iriliammata. Le donne vanno meno soggette nlla blenorrea o ai ristringirnenti percbè le parti affette sono più accessibili ai mezzi curativi; c l'endoscopio ha dimostrato che la porzione più profonda dell'urctra è la parte malata nella blenorrea, che ha l'apparenza granulare simile a quella che si osserva in alcune forme di ottalmia. n dott. Gould ha poi chiaramente dimostrato che questa }lartc del canale per In sua posizione è favorc\'olc aJla ritenzioue delle secrezioni morbose e
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ad altre cause di irritazione, per cui è probabile che anche trattenga lo scolo blenorroico. Ora se la parte postetiore dell'uretra. corrispondente al bulbo o ad essa (esclusa la porzione prostatica) è la sede della infiammazione cronica cosiddetta goccetta. deve affatto inutile riuscire il trattamento delle iniezioni come sono usualmente e volgarmente prat.ica~. In primo luogo è qujstionabile se una iniezione fatta con l'ordinario scbizzetto di vetro possa mai raggiungere la porzione bulbosa o membranosa, e se lo può, il suo cont:aLto con la membrana è cosi breve da essere in realtà inutile. Se per supplire• alla brevità del contatto fra il liquido iniettato e la superficie malata, è aumentata la forza del primo, allora t>r ovoca lo spasmo, è intollerabile e quindi inutile. Invece di queste iniezioni l'autore usa da qua lche tempo nella cura della blenorrea una larga irrigazione dell'uretra lungo tutto il canale col mezzo di un appnreccbio all'uopo costruito, ed M sicura esset·sene trovato oltremodo soddisfatto per guarire presto la goccetta e impedire il ristringimento. Questa idea gli fu suggerita dal benefizio che dalle irrigazioni si trr..e in certe malattie
delle fosse nas11tli. Eseguisce qllleste iniezioni uretrali così: introduce nell'uretra. nn catetere elàstico precedentemente spalmato di vaselina, o se il malato può meglio introdurlo o trattenerlo, un catetere rigido, avendo cura che l'occhiello sia un mezzo pollice o giù di lì dalla. estremità. Ciò fatto, aggiusta al catetere una piccola siringa di Higginson che è in relazione col liquido che vuole usarsi tiepido. L'autore usa generalmente il solfocarbolato di zinco nella proporzione di circa una mezza cucchiaiata data in una. pinta d'acqua. L 'infermo, sostenendo il catetere nell'uretra con la sua. mano sinistra, senza stringere il mea.to intorno ad esso, lentamente comprime la. palla della siringa con la mano destra. Il liquido1 dopo che ba circolato fra le pareti dell'uretra e il cateterer esce dal mento ed è ricevuto in nn adatto recipiente. Uno o due punti vogliono essere notati. Il catetere dovrebbe essere lungo sei pollici ed introdursi tutto nell'uretra meno il tratto necessario per la sua unione col tubo della siringa. Il catetere non do\Tebbe essere più grosso del n• 6 (serie inglese) perlasciare un certo spazio fra esso e la parete d ell'uretra, in cui
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deve circolare il liquido iniettato. L'occhiello nel catetere nou dovrebbe essere troppo vicino all'estremità nè troppo grande ed avere gli orli ben levigati per non gntffiare l'urctra. 1\fentre si inietta il liquido, deve potersi arrestare subitamcnte per pochi sccontli la sua uscita, aftinchè il liquido sia spinto nelle piccole lacune dell'uretm c cosi Jc pulisca e le medichi. La lfUMtità dell'astringente pel liquido non deve essere troppa, deve lavare c astringere senza dolore nè bruciore. L'operazione dovrebbe essere ripetuta due r olle almeno nelle 21 ore. Il solfo· · carboluto di zinco è il più utile astringente; ma altri possono essere adoperati secondo le circostani!e. Alla ltuistionc se queste iniezioni potessero reear danno penetrando in vesci c~ l'autore risponde essere convinto di no; pcrchè il mcato dell'urctra non è compresso per più che pochi socondi, quanti ne occotTono per distendere l'm·etra e lavare le lacune, il liquido non passa uell:r vescica, trovando più facile uscita ùal mento qun.ndo il cn.tetcre non è troppo grosso; c poi se anche vi passn.sse non sarebbe pericoloso, non spingendo la. forza della soluzione oltre i limiti indicati. È ci rea sci pollici la lnngheua del catetere che deve passare prima di comLnc iare ad inictta.rc il liquido. Avendo qualche dubbio su questo particolare, si deve prima fare un 'accurata esplorazione dell'uretra con la ordinaria candeletta,. L 'autore pensa. che oltre curare la blenorrea e impedire il ristri ngimento, l'irrig,~tore uretralc ùi rerrà utilissimo in casi di spennatorrca, in cui come conscguenm di stravizi, l'apparato generatore ha perduto la tonir.ità ~:ho c necessaria al compimento della sua funzione.
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Sulla s imulazione d e lla. 1•azzla. - ()n,ratteri de lla monomanh&, d e monofUttin, pc! dott. :ì\ho~Ax (Jom·n. de médecine et de cltintr.qie prulùJues, m:tggio 18t!O). Quando si è invitati ad esaminare individui sospetti di simulazione, bisogna ramm e ntarsi ch e nella pazzia vem riscoutransi r eazioni r egolari del ccrrcllo, come in altre malattie v'è r eazione degli altri orgun i: e come in que ti ultimi non si mostra un s intomo del tutto isolato, così quando s i studiano gli antecedenti di un alienato vero, si trovano quasi semp1·e, se posseggonsi cognizioni sufficienti, dei rapporti ch e han no attinenza a siffatto })articolare stato del cervello. È d'altronde facile a riscontral"lo avuto 1·iguardo all'ignoranza tlei simulatori. Cosi un falso epilettico descrive l'accesso particolareggiato di epilessia, ig norando che il vero epilettico è del tutto privo di coscienza durante i1 medcsin10. Il dott. l\Iag unn ha nel suo riparto d'ospedale un giovane che simula lUiral.Jilmcntc !Zii accessi di epilessia e raecontn in appresso l o sensazioni provate. Ciò che v'ha di speciale in esso è ch e veramente soffr e di vertigini epil rtticiJe, di cui non ha coscienza, per le quali è stato qualche tempo a Bicètr c ove ha imparat o a s imulare l'accesso completo. Avviene inoltre che i simu liltori al legano una. perdita repentina d e1la memoria da un g iorno nll 'nltro; simulano pure un n demenza completa, sopraggiunte nelle stc-.;sc condizioni, perché ignoì'àìlO che tali stati ìnorbosi Mn possono avel' luogo tàuto presto se non in seguito ad aceessi rcplieati; infatti esistono nell 'alienazione mentale delle tappo differenti e successive; i s imulatori le ignorauo e le sorpassano tutt o ad un tratto. Alcuni simulano una mutolezza cornpleta, u ri.:;ponJono a rov escio su tutto ciò che viene loro ri chi esto, credendo che in tal modo s i con-
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tengano i pazzi. Se imitano la mania, ignorano che in tale stato l'eccitazione dura per lungo tempo, anche la notte e talvolta, pet· più giorni ed è accompagu:lta d:l insonui:l, persistenza del resto impossibile presso i simulatori. Talora il giudizio sulla simulazione può essere molto difficile, come nell'esempio citato dal dott. Magnan, di un indi vi duo realmente alienato che commette un delitto in un lucido intervallo c cerca in seguito di scolparsi simulando assoluta dimenticanza di ciò che gli occorse ed allegando un nuovo accesso di mania; può avvenire ancora, come si è potuto non ha guarì osservare, che nell'intervallo sopraggiunga un vero accesso di pazzia, per cui si è cost•·etti allora a formulare un doppio giudizio, cioè se il delitto fu coscientemente commesso, e quali degli accessi maniaci erano simulati e quali reali. In tal caso bisogna soprattutto ricorrere alt 'esame indiretto ed a quello dell'accesso stesso. Infatti nel caso particolare sopracitato si è potuto constatare che l'accesso reale era stato preceduto da prodromi per più giorni, mentre lo accesso di mania simulato si era manifestato improvrisamente e differiva dall'altro per molti dei suoi caratteri.
Ischemla col s istema di Esmarch, quale mezzo diagnostico nelle contratture simulate. del dottor HARTEN or W ARS AVIA (St.-Petersburger nwdicinisclte Wochenschri{t, no 25, 1880). Tutti quei medici che conoscono per pratica il servizio eli reclutamento, c specialmente gli addetti agli ospedali militari, sanno quanto tempo e quanta fati ca si spendano per giudicare sulla. realtà d'una simulazione. Un contingente molto rilevante fra gli individui mandati agli ospedali in osservazione è quello delle contt·a.tture delle estremità, in particolare del ginocchio, della. piegatura del braccio e delle dita. Fino ad ora il nostro mezzo diagnostico fu il cloroformio. Senza calcolare che esso qualche volta è pericoloso, e tanto più se usato in casi non gravi, ha lo svantaggio di convincere il solo medico sulla simulazione del cloroformizzato. Questi riavutosi ùalla narcosi, ricondurrà il
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membro alla contrazione, convinto, di non averlo mai esteso, e rimarrà. fermo nelle precedenti asserzioni. Ciò posto, io credo che b fasciatura di Esmarch sia il vero mezzo innocuo per convincere ad un tempo il medico c il simulatore. I.a ischemia, come la pressione, toglie forza ai muscoli e ai ner vi. La. contrazione artificiale deve cedere lentamente, ma visibilmente, e basteranno pochi minuti per persuadere il medico e il paziente che questo mezzo ?! altrettanto pronto quanto innocuo. Il caso seguente, in cui l'in viluppo elastico condusse ad un brillante esito, mi eccitò a. pubblicare la presente memoria preliminare, allo scopo di indurre i colleghi a studiare il mezzo indicato e sperimentarlo pmticamente. Consiglierei solo, e ciò per molte ragioni conosciute, ncna costrizione del membro, di usare am d.isopra. della benda elastica la fasciatura di Langenbeck in luogo del tubo di Esmarcb. Il n• 2724 del giornale delle ammissioni all'ospedale militare Hjasdo"' di Varsavia 1·iferisce, che un soldato giovane e sano allegava incapacità al servizio militare per contrattura dei flessori della gamba destra, benchè mancassero tutti ì sintomi atti · a giustificare l'asserzione. Si fece l'inviluppo dell'estremità fino alla metà della coscia, che Yennc in questo punto fasciata con la benda elastica, quindi fu tolta la benda d'in viluppo. La gamba. anemizzata si estese spontaneamente, senza che il paziente ne avesse il minimo sentore, o potesse contrarre il ginocchio. Liberato dalla fascia costrittiva, avvertì solamente per 10 a 15 minuti un formicollo serpeggiante e qualche po' di debolezza da quel lato nel camminare. Ringraziò i medici di averlo guarito così presto, e si fece subito licenziare (1). {l) In simili casi si applicava in passato con successo il tourniquet. (Nota. delta t•eda.~ione.)
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S<'nl•bic; impiego del btabamo del Perù e dello stirace (Indipendente, N. 16).
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Noi vediamo nel rapporto scmcstrale del medico di reggimento il dott. Janscn allo spedale militare di J... iegi, che questa medicazione dà. molti buoni risultati, ' avendo molti vantaggi per altri rapporti sopra le altre medicazioni. Viene molto impiegato nell'esercito tedesco, ed il prof. llarensprung, in seguito ad esperimenti fatti allo spedale della carità di Berlino, lo proclama l' etniipsol'ico per eccellenza. Una sola a.pplicazionc ben fatta, dice il Jansen, può bastare per distruri'e l'acants. La quantità da impiegarsi è lllinimn, alcune goccic bastano per un intero membro superiore. Le unzioui' debbono essc,·e pratica.te colla massima. cura ed in modo da far penetrare perfettamente il liquido sotto l'epidermide. Si può ripetere l'operazione una o due volte nel giorno. Bisogna evitare le frizioni che distruggono l'epi!lermiùe senza. alcun vantaggio e provoca.no sorenti infiammazioni della pelle. Lo st irace s'impiega sotto forma di pomata e parimenti in unzioni. Il dott. Pasteau raccomandò nel 1865 una miscela di 4 parti di stirace con uua parte di olio di oliro. Il dott. Schulzc preconizzò l'anno seguente la formola seguente cl.te ci sembrò. migliore: Stirace Alcool Olio d'olivo
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L 'autore ne impiega 15 grammi per fri:done. Il Burcllard, dcll' c~c rci to tedesco, che ha pubblic:1to importanti lavol'i sopra il tmttarnenlo delle affezioni cutanee, considera le due sostanze di
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cu1 Cl occupiamo come quelle che distruggono nel modo il più rapido l'aca1'ltS della rogna. Messo a contatto col balsamo pcruviano, egli muore in capo a 90 minuti. È d'uopo quasi del doppio di tempo per arere il medesimo risultato collo stirace. Il trattamento non esige l'uso dei bagni. N oi :~bbia.mo veduto prescrivere con successo dal Burggmwe l'olio essenziale di terebentina. Pei ragazzi e per le donne, essa era allungata nell'acqua con sapone bianco. Q~ 1 · .ta meùicat.ione è molto dolorosa se la pelle presenta d elle escoriazioni e se ne deve temere l'asso1·bimento.
S ull'abuso d e l bromu ro tli pot a ssi o, del dott. KLOEl' SEL (S. Petersb. Merl. Woch., n• 7). Fra i tanti medicamenti di cui si è arricchita la tera.peutica negli ultimi tempi, il bromuro di potassio occupa di certo un posto eminente. La sua efficacia curativa già riconosciuta dal suo scopritore, il Balard, fu confermata e sempre meglio riconosciuta dalle esperienze di Bra. wn Sequard, Vulpian, Voisin ed altri, cosiccbè in pochi anni il suo impiego prese enormi proporzioni, le sue indicazioni non si limitarono più alla sola epilessia ma a tutte le svariate c multiformi manifestazioni morbose del nerveo sistema. In proporzione dci successi crebbe anche la confidenza nei chirurghi nel prescrivcrlo a dosi generose come fosse assolutamente innocuo. L'autore della memoria che ora in sunto riportiamo, ferma appu111to l'attenzione dei medici su questa pretesa innocuità del medicamento in quf'stioue e comincia a considerarlo dapprima nella sua azione fisiologica. La letteratura medica conta già numerosissimi lavori sulla · azione fi siologica di questo sale, ma il più importante è senza dubbio quello di ~othiflagel l'l Rossbacb. L'azione tutt'affatto speciale del bromuro sul centro cefalo-rachidiano, e sui movimenti riflessi dell'app:\r!tto di deglutizione, deve essere attribuita, secondo i citati autori, al solo bromo ; gli eft'etti nella sfera del circolo sanguigno, respirazione e termogenesi sono prodotti dal potassio. Y·erameute non concordano qui gli sperimentatori fisiologi coi clinici , questi ultimi riferiscono ogni effetto al bromuro, i primi invece al potassio; omettendo tutto
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ciò che riguarda l'azione irritante locale dei suoi componenti 7 sarà opportuno riassumere qui gli effetti risultanti dal suo modo. di agire sul sistema nervoso somministrato all'uomo sano nella dose di 4 ad 8 grammi. Pt·imi fenomeni a comparire sono cefalea frontale e un senso di pressione come se tutta la. massa cerebrale venisse compressa.; segue a questo un indebolimento delle facoltà psichii·he, e questo indebolimento persiste anche dopo scomparsa la cefalea. A dose più elevata la. memoria soffre pure un notevole indebolimento, incoerenza di giudizio e impossibilità di esprimerlo con giuste parole. Anche con dosi più piccole si ottiene un rilassamento di tuttele forze intellettuali: e quello stato d i irritabilità causato da. un protratto ed intenso lavoro psichico verrebbe calmato colla. dose eli due grammi. In quanto alla facoltà soporifera del bromuro, i risultati delleosservazioni concordano tutti. A dose media si otterrebbe non propriamente il sonno, ma uno stato di quiete, una certa ottusità .del scnsorio. contro gli ordinari stimoli. Tutti questi sintomi sono anche proprii del bromuro di sodio, quindi devono essere aecagionati unicamente al bromo. Essi sintomi unita.mentc a quelli suoi proprii, riferibili all'aucstcsia della mucosa, del palato, della faringe, dell'uretra e di altre, sembrano dipendere da una inte1·ruzione di conducibilità. tra i ucrvi sensibili ùel cervello c midollo allungato da una parte e gli elementi motori c centri psichici degli emisferi cerebrali dell'aUro. La par.41 is i di tutto il sistema nervoso parte dai centri e si irradia. alla periferia. La respirazione è rallentata, ed a grandi dos i è pure affievolita. l'attività del cuore e la pressione sanguigna. L'azione sul cuore viene spiegata ùai fisiologi non già coll'irritazione dci nervi moderatori, bcnsl colla paralisi portata direttamente sul muscolo cardiaco c rami cardiaci. Sono poi conosciute cd ammesse da tutti gli osservatori, le eruzioni cutanee dipendenti dal medicamento; queste appariscono ora in forma di acne, di eritema nodoso che può anche passare ad ulcera.zione di pessima natura, ora in orticaria od in .eczema.
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Non è da farsi meraviglia se un medicamento che spiegava tanta potenza nel do]>rimere l'irritabilità delle cellule gangliari e -dei nervi periferici, sia stato adoperato cnergicamentP. contro l'epilessia, tanto più che il gran male fu risguardato nella sua essenza come un'irritazion e dei centri vasomotori e dell'apparato -centrale motore ùel ponte di Yarolio. Comunque sia. la sua effi· • cacia è messa fuor di dubbio se non come specifico, certo come mezzo più d'ogni altro vantaggioso a male recente; che se l'epilessia è antica, le dosi devono essere portate all'estremo onde ()ttenere un allontanamento dei parossismi. Di tutti i medicamenti che furono propcsti in combinazione col bromuro di potassio, quello che diede non equivoci risultati fu il bromuro di ammonio. Finalmente passeremo oltre alle consitleraz10ni che ci fa l'aut ore sugli effetti curativi del bromuro contro altre nevrosi, come -eclampsia, alienazione mentale, ccc., nelle quali affezioni l'esperienza del medicamento non si è ancora ben raffermata, e le d eùuzioui dei clinici sono tuttora contradditorie. Frattanto, e per sua efficacia reale c per molte altre virtù che g li vengono attribuite, il bromuro di potassio è diventato un medicamento così comune da esser ormai passato dal dominio d el medico a quello degli ctnpirici e del pubblico colto ed ignorante. Era giusto adunque che gli studiosi si occupassero a investigare se e quanto questo farmaco poteva riuscir noci.vo quando indebitamente adoperato. Un medico americano, il Scguin, ebbe il merito di gettare l'allarme per il primo, descrivendo un'affezione contrassegnata da disturbi di mobili ~à complicata a psicopatia e provocata unicamente dall'abuso del bromuro. Il cosi detto b1·omismo si manifcstet·cbbe, second<> lui, con uno stato di generale debolezza1 affievolimento dei battiti cardiaci, freddo delle estremità, alito di odore caratteristico disgustoso ; ad un grado più avanzato si avrebbe abbattimento della sensibilità generale, tremore dei muscoli, incertezza di movimenti, eruzioni foruncolacec ed esulcerazioni dei comuni integumenti. Al caso narrato dal Seguin, l'autore aggiunge quest'altro di sua propria osservazione: Un ingegnere suo cliente, ritornando da un lungo viaggio, fu condotto da un suo amico a casa sua in
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uno stato deplorevole. Costui durante il viaggio soffrendo di ecdtazioni nervose, insonnia e nevralgia, era ricorso ad un medico, il quale lo curò per molto tempo con una medicina che egli non seppe qualificare; di quella stessa medicina egli si portò una bottiglia piena quando fece ritorno in patria; durante il viaggio di ritorno, anche quella bottiglin fu vuotata, ora per calmare i dolori, ora per conciliarsi il sonno. Alla prima visita egli present:wa adunque il seguente tristissimo quadro fenomenologico: difficoltà eli parlare, memoria quasi nulla, l'ammalato non poteva reggersi in piedi ad occhi chiusi, la lingnn coperta d'intonaco, l'ugola. deviata a sinistra, l'alito fetente, di un odore tutto caratteristico. Quasi nulla la sensibilità della superficie cutanea, la pupill:t sinistra più ampia della destra, nel cammiuare l'ammalato trascinava un poco la gamba sinistm. I dati anamnestici raccolti, uni tnmente ai sintomi attuali, in ispecie il fetore caratteristico dell'alito e ad una eruzione cutanea. in forma di pustole numerose che avevano sede alla faccia ed al 11etto, non lasciarono alcun dubbio sulla diagnosi del male, e dopo d'avere escluse tutte le altre possibili malattie con sint.omatologia affine alla ora descritta, si riconobbe trattarsi di vero avvelenamento bromico. La cura, fatta. con ricostituenti marziali e chinacei c con bagni a vapore, giustificò col suo esito completo la diagnosi, poichè si ottenne benchè lentamente una completa e radicale guarigione. P.
Snll'ammlnts trazloue tpotle rmlc a tlclla digitale ne l c ollasso tle l c uore , pel dottor DA Cosu (Philadelpllùt Metlical 1'imes, gennaio 1880, n1 316 e 317). I n uua recente lezione clinica. il prof. Da Costa fermò l'attenzione dell'uditorio sull'uso della digitale amministrata ipodermicamcnte allo scopo di sostenere le contrazioni del cuore. Due goccie d'e~tra.tto liquido equivalgono in vigore a quindici goccia di tintura. Due goccie d'estratto diluite bene nell'acqua è la dose generalmente adoperata, la qual dose rinnisce tutti i requisiti di un 'eccellente medicatura ipodcrmica. E ssa può, senz'altro, venire ripetuta se sarà necessario.
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DI TERAl'BUTlCA
Oss ido di zinco n e lla diarren. - 1\I. Cousin ha pubblicato nella. Murseilles 'tnédical un lavoro nel quale sono confermati gli eccellenti etl'etti de ll'ossido ùi zinco nella. diarrea, già indicati da Guhlcs c Bonancy. La maggio r parte delle osservazioni fatte conoscere dall'autore s i riferiscono a diarree croniche, ribelli1 caratterizzate da scariche abi.Jollllttnti c numerose i in alcuni casi" le diarree era.no dovute a semplice cn.tarro intestinale, in altri casi cmno provocate da alimcnta:t.ione gt·ossolana o da raffreddamento, in n.ltri finalmente erano s intomatiche di tubercolosi. Gli oppiacci, gli astringenti, gli anticata.rtici o molti altri mecticamcnti erano stati aùoperati senza successo, l'ossitlo ili zinco invece si distinse per la. s ua superiorità c rapidità d'azione. Diarree che duravano ùa tre, quattro, sci mesi erano vantaggiosamente modificate in pochi g iorni dopo l'aumùnistrazioue delle prime dos i del medicamento. La formoht adoperata, che è quella suggerita da Gublcr e Bonancy, fu la seguente: Ossido di zinco Bicarbonato di soda.
3 grammi, 50 centigrammi . 50
divisi in quattro cartine. Se ne fa prendere una ogni tre ore. L'associazione del bicarbonato di soda rendr. più facile la tolleranza dell'ossido di zinco.
Po~nata di ""asellna. -
La vaselina è destinata a diventare l'eccipiente degli agenti terapeutici meno stabili, massimr. per la terapia oculare, invece della sugna, del burro, della glicerina, dei glicerolati. Il dott. Pettorelli in un suo articolo sull'uso della vaselina (La Rassegna Medica, Anno I, :Fase. 4) riporta anche le seguenti formole di Galezowski: N elle cheratiti scrofolose, Oss ido giallo di mercurio. Vaselina .. . . . . .. . .
. gr. 10 • n
5, 10
. gr.
Ol O:J 5, a 10
Nelle congiuntiviti granulari, Nitrato argentico cristallizato · Vaselina . . . . . . . . . . . .
• n
•
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RIVISTA DI TERAI>EUTICA
Il Pettorelli nelle blefariti ciliari, nelle ùlcfaro-adeniti, levate accuratamente le croste applica. sera e mattina Inseguente pomata: Preci pita.to rosso .. Va.selina purissima.
..
gr. o, 50 5
"
oppure Precipitato bianco, fiori di zolfo ana gr. O, 30 Vaselina purissima . . . . . . . . . , 10 Nei casi di ulcerazioni c croste al naso d'indole scrofolosa, Precipitato rosso e canfora ana. Vaselina J>urissima. . . . . . . .
gr. O, 40 5
"
In un caso di pitil·iasi che accompagnava un 'affezione strumosa oculare, ottenne la guarigione colla seguente pomata: gr. l Joduro di zolfo . . . Vaselina purissima . . . . . . . . . " 25
•.
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RlVfST~ Dl CITBHC:\ E FARUACOLOGrA
Cotone clorallato (Indipendente, n• 5). - Il cloralio idrato, molto di viso mercè la soluzione alcoolica, esposto al calore di gradi 40 ai 50 per pochi minuti, forma una densa atmosfera alcoolica cloraliata che aderisce alle libro del cotone, dal quale la scienza chirurgica potr~ì trarre positivi vantaggi per le energiche doti terapeutiche del cloralio e del cotone. Il cotone cloraliato, di aggrudevole odore, in conta t'<> alla pelle non è irritante; n è danneggia n è promove risipolc, anzi tende a riunire le ferite per prima intenzione e favorisce la granulazione fisiologica delle J)iaghe, e ciò per le preziose proprietà antisettiche, antifermentative, disinfettanti, emostatiche del cloralio. Non è oziosa la presenza di quella tenue quantità di cloralio che rendesi allo stato gaziforme, formando una atmosfera ozonico-cloraliata, pcrchè l'ozono è un disinfettante, un antisettico, un notifermentativo che maravigliosamente spiega energica a:t.ione depuratrice coll'impedire lo sviluppo parassitico di sporulc, funghi, alghe, ccc., che sono i generatori dei morbi nosocomiali. L e malattie infeziose delle piaghe sono generate da funghi parassitari, come il mic;.r osporon septicwm, il quale si trova nelle ferite, piaghe, ulceri, accompagnate da suppurazioni. Col cotone cloraliato la. pratica chirurgica o.vrcbbe o. suo. disposizione un farmaco esterno di grato odore, economico, pulito, che oltre al guarire ferite, ulceri, piaghe, è di non dubbia azione per conservare nelle sale chir urgiche un ambiente igienico. Finalmente affidiamo, specialmente ai clinici italiani, le pro\'e alla complessa azione dell'ovatta cloraliata per gli utili responsi .
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RIVISTA DI CB!l\:l!CA
ltledic ae.mentl esplodenti (Jountal de lJiédecine et de Chi?'nrgie p1·aliques, gennaio 1880). Il dolt.or Kaeuffer ha pubblicato n egli .Llmutli della società. medico-chirurgica di Liège un importante hworo sulle prepnra~ioni fJnnaceuticbe che in alcuni casi non bene determinati possono cagionare un 'esplosione. Ft·a. queste sostan~e numerosissime, fa menzione delle più importantii. L'autore, per esempio, nel preparare una pomata composta di ipoclorito di calce, fiori di solfo c di altre sostanze, an erti piccole detonazioni che si succedevano nella massa iutiera la quale terminò coll' infiammarsi; un'altra volta essendosi travasata l'essenza di trementina in una bottiglia in cui era rimasto un residuo d'acido solforico, il recipiente andò in pezzi. Siffatte esplosioni possono prodursi in molti altri casi: un giornale tedesco· racconta che in America, una sostanza pericolosissima, la. nitroglicerina, si trova in tutte le farmacie omeopatiche. Gli ipofosfiti possono pure esser causa. d'inconvenienti. In un caso, la mescolanza .d'ipofosfito di calce, di clorato ài potassa e di acetato di ferro cagionò una violenta detonazione che ferì il prepara.tore e ne mise in pericolo lu. vita. La semplice triturazione dell' ipofostito può essere dannosa se lu. sostanza è purissima. Le dissoluzioni di corpi ossidanti nella glicerina ricbieg(;ono La })iù grande pruden~a. Cosi l'acido cromico nella glicerina produsse violenta detonazione. ln siffatti casi la soluzione deve essere fatta. goccia a goccia per evitare accidenti. La so luzione del permanganato di potassa nella glicerina presenta un danno consimile. Pillole d'ossido d'argento hanno egualmente pTodotto un'esplosione spaventevole sopra colui che le portava. Lo ioduro d'a~oto, che si forma in alcune circostanze, è pure d etonante. Ebbene, in America viene con frequenza prescritta una mescolanza di tintura di iodio coll'ammoniaca, che t h\ per r esullato tlcll' iodnro d'ar.oto ; tale esplosione si verificn. tli rado, perchè la. triturazione si fa sott'acqua, col qual mezzo si evita la d etona~ione. In ogni modo, q·uesto miscuglio non dovrebbe \'Cnire preparato che in piccolissima quantità. n farmacista dovrebbe astenersi dali 'eseguire una prescrizione per la c1uale venisse a mescolarsi la ti n tura di iodio con un lini-
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E F ARlfACOLOGIA.
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mento ammoniacale; como pure dovt·cbbe as tenersi di mescola re il clorato di potassa col solfo e con sostanze analoghe. Inoltre il clorato di potassa. mescolato col tannino è pericoloso e questi corpi non donebbcro venit·e rilasciati che separa tnmcnte ne l caso in cui dal medico fossero stati prescritti in sostanza e non giìt. sotto forma di gargarismo. Una polrere dentifrizia indicntn dal Price, e composta di clorato di potnssa. e di cachou ed impiegatà con spazzola u.sciutta sarebbe capace di cagionitre una. esplosione nella bocca stessa deU'infermo. Il Price t•ilcrò ancora il danno delle soluzioni concentrate di perman ganato di potnssa
nell'alcool e nell'acqua, le quali possono essere preparate, ma. giammai spacciate se non riposte in vasi chiusi; altrimenti l'esplosione ha luogo infallantemcnte. Il clorato di pota.ssa. colla glicerina costituisce pure un miscuglio dannoso. Una volta un gargarismo prescri tto d<t.l più rinomato medico di New-York, contenente parti uguali di clo rato di potassa, di percloruro di ferro e di glicerina esplose con grande violenza non già nella farmacia, ma nelle tasche !li chi lo portava. Un'altra volta una s imile mescolanza esplose qualche tempo dopo la prepamzioue per in An enza. dei raggi solari. L'esplosione in tale circostanza produsse l'incendio della casa. In questi ultimi tempi s i è fatto menzione dell'esplosione di unu polvere composta di clorato di potassa e di cloroidrato di morfilm.
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RIVISTA D'IGIENE
Rapporto su alc uni c asi di fe bbre lute rmlttcote c aglonatl dall'a e qua pot abile , pel dottor D~: CnAU· liiONl' (J oumal r.f Jlygiène, maggio 1880). Due osservazioni di tal fatta vennero registrate in questi ultimi anni, l'una in Inghilterra, l'altra in .America. L 'una spetta al dottor Tangllt, medico capo dell'artiglieria. Egli rilevò un giorno che i soldati d'artiglieria accasermati al forte Tilbury erMo quasi tutti attaccati da feubri paludose, mentre gli abitanti dci dintorni, come pure coloro che abitavano in prossimità del forte non soffri vano qel miasma palustre. Quale era la origine, quale la sorgente dell'infezione? Non bisognava cercarla nell'acqua che i soldati usavano per bevanda? Infatti l'acqua potabile di cui essi facevàno uso era l'acqua di l)ioggia caduta sui tetti delle caserme c raccolta in seguito nei pozzi. Gli abitanti invece adoperavano uu'ncqua di sorgente situata vicino r.Ua stazione ferroviaria. Il forte è costrutto su di un terreno paludoso, mentre le abitazioni vicine e la sorgente sopra nominata sono situate !unge ùa siffatto terreno e perciò immuni dalla malefica influenza che può esercitare. Dall'analisi dell'acqua dei pozzi e di quella della sorgente si ottennero i rcstùtati seguenti : Acqua della sorgente . . . del primo pozzo .. " del secondo pozzo .
"
per litro ·4 7 milligrammi di cloruri 183 " 184 " "
"
"
"
L e sostanze organiche poi sonosi rin venute in piccole quantità e quasi nelle stesse proporzioni in ciascuna delle ncque suddette. L 'acqua di sorgente nullameno conteneva un poco più di salnitro.
• RIVISTA D' IGIENE
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Ecco la parte più interessante dell'osservazione. Dal mese di gennaio al mese di giugno 1872 e durante lo stesso periodo dell'anno 1873, i soldati del forte Tilbury soffrirono numerose febbri intermittenti. Dorante il primo periodo si riscontrarono 34 casi su 103 uomini ; nel secondo 12 casi su 102 uomini. Dal dicembre 1873 al luglio 1874 i soldati non bevvero che l'acqua di sorgente della fenovia (in quel tempo si facevano restauri per bonificare i pozzi). Durante tale periodo di tempo su 90 uomini non si riscontrò che un solo caso di febbre. Dal novembre 1874 al marzo 1875, si tornò a bere l'acqua dei pozzi e su 53 uomini si ebbero 4 casi di febbre. In antecedenza nessun malato aveva soft·erto febbre di malaria ed i casi recentemente esaminati erano gravissimi; cosicchè i medici inglesi non esitarono ad affermare che la causa di queste febbri era riposta nell'acqua dei pozzi consumata per bevanda. La seconda osservazione spetta al dott. Smart medico d'esercito (Stati-Uniti). Quest'ufficiale ebbe l'opportunità di vedere e di osservare delle febbri denominate di montagna e che dominavano specialmente nelle contrade nord-ovest e sulla frontiera delle montagne t·occiose. I guastatori e gli sterratori ~urono quelli che soffrirono più gravemente di febbri. Si è molto discusso sulla natura di siffatte malattie. Gli uni vi riscontrarono un tifo del basso ventre, gli altri una vera febbre intermitteute. L'ultima opinione è la più verosimile perchè le febbri cedevano ordinariamento all'amministrazione del solf<\to di chinina. Nullamono, la malattia dominava specialmente nei mesi in cui cessano in America le altre febbri, mentre nei mesi di settembre e di ottobre cessavano completamente. Si osservò pure, che nella maggior parte dei luoghi in cui regnava questa febbre non si trovavano terreni paludosi; nelle montagne poi guarivano facii!!1S!\tg, mentre in pianura eranG ostinatissime. u dottor Smart ricercando la natura della malattia, analizzò le acque della montagna. Egli rimase molto meravigliato nel ritrovarvi una gran quantità di materie organiche. Osservò inoltre che in certe stagioni l'acqua era molto più limacciosa durante la fusione delle nevi e durante la stagione delle pioggie. Analizzò racqua proveniente da queste due origini e conchiuse che la
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RIVISTA
neve o la pioggia cadendo prendono dall'aria una gran quantità di materie organiche, le quali contengono probabilmente il veleno
paludoso proveniente dalle contrade in cui s i trovano terre palu-
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dose o trasportate di là dai venti. Cosicchè l'acqua di neve o di pioggia può contenere il germe della malattia; sembra difficile di trovare un 'altra soluzione in base alle due osservazioni sopra riportate. Così in quella del forte Tilbury, i soldati vivono in un ambiente malsano, ma la. febbre non si sviluppa che nel caso in cui i soldati bevano l'acqua dei pozzi che contiene il germe infezioso. I n America insorge tale febbre quando s' imptega. in bevanda l'acqua provellieutc dalla fusione delle nevi. I n Germania e specialmente a Monaco l'influenza dell'acqua sullo sviluppo de!Ja febbre intermitteute è tuttora contestata. P erò è difficile di ncgarla nei due casi sopra citati. Del resto il dottor Chaumont non afferma che il virus malarico sia prodotto dal contatto dell'aria e delle terre paludose, egli ammette soltanto che può essere trasportato dai venti lontano dal s uo luogo di origine c che l'acqua in contatto coi medesimi è indirettamente In c:1.usa dei fenomeni osservati. Per terminare rammenterò il fatto scguen.te che venne rilevato nella costruzione del forte di Brème. Gli operai bevevano un'acqua malsana, giallastra, c non erano trnvagliati dalla ftlbbrc intermittente finchè il vento spirava da contrade sane; ma quando soffiam da paesi malsani e paludosi un gran numero di operai amma.l::w ano, c tornavano in buona salute appena la direzione del vento cangiava. Anche dopo tali fatti adunque la questione non viene risoluta; sarebbe desiderabile che in Francia cd in Inghilterra s' intraprendessero serie ricerche su argomento ta.nto importante sotto il punto di vista della patogeuesi delle febbri iutermittenti.
Etiologia del Ufo addominale (Allgemeine Wiener medizinisclte Zeifung, N. 18 1 1880). Il dottor Port in un suo lavoro (Aerzt. l 11felligenz-Blatl, 27 aprile 1880) parlando del tifo addominale esprime lo seguenti opinioni :
D 'rGIRNE
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1• Il tifo è una malattia strettissimamente s ubordinata alla condizione del s uolo. In terreno ma!sano essa può scoppiare, sia originariamente, sia per trasporto; mentre in terreno sano non è trasportabile. 2• Schbcne in terreno malsano, non tutti gl'individui vengono colti dalla malattia, per la quale è anzi netess:uia una certa predisposi:r.ione individuale. 3• Un terreno impermeabile è stabilmente sano; il terreno poroso può rendersi temporaneamente ~alsano, specialmente poi nel caso di grande siccità. 4• L e materie nocive che s i fonnano nel s uolo in ~aluhre non vengono tras portate dall'acqua potabile, ma dall'aria che emana dal terreno. 5• L e esalazioni dei cessi non propagano la malattia. 6• i-l o n essendo possibile impedire il tr·as porto delle sostanze malsane, o mutare la predisposizione indi vidualc, cosi il punto da studiars i per la profilassi è quello di curare con v eu ientemente il ten·e oo.
Influenza tlell'o:.tono sni sani e sugli ammalati (.Allgemeine Wiener meclizinische Zeitung, N. 17, U!SO). In una riunione del Sanitary Institute of Grca.t llritain il dott. Day fece una storia di questo gas singolare, mostrandone gli effetti igienici e profìlattici. L e sue osservazioni, se sono esatte, hanno grandissimo valore. Egli spiegò le teorie s uccessive di SchOnlein, Williamson e Odling s ulla natura. dell'ozono; descrisse l'effetto patologico di quest'ossigeno modificato, aggiungendo èei fatti, i qualJ debbono sorprendere coloro, eire considerano come universalmente utili l'ozono e tutte le sostanze nutrienti e medicinali contenenti ozono. Descrisse la morte di animali che, esposti all'influenza dell'aria. carica di ozono, morirono con sintomi simili a quelli di una. bronch1te acuta. L't\ntore espresso l'opinione che l'ozono sparso sovmbbondantemente nell'aria possa produrre il catarro, la bronchite, e perfino la pneumonia. !lesta però sempre insoluta. la quistione, se questa sovrabbondanza di ozono possa farsi nell'atmosfera. Il dott. 1\iotl'a.t assevera per propri esperimenti che, durante i lleriodi ozonici sono frequentissime le apoplessie, le epilessie, le vertigini, le nevralgie c le diarree.
Questi fatti abbisognano però di un esame ulteriore; in ogni
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RIVISTA
modo, debbono far prudenti coloro, che veri guastamestieri della. s<;ienza, tengono nelle loro camere degli agenti, atti a sviluppare l'ozono, per prcscrvursi dalle malattie. Si è corsi troppo nello stabilire una relazione fra le malattie zimoticlte, e la mancanza c la dcfidenza di ozono. Quanto al cholera. però tale relazione non può essere pos ta in dubbio. Nella. Presidenza di Bomùay l'anno 1874 si osservò, che quando nell'aria mancava totalmente l'ozono, o vi era in minime quantità, il cbolèra aumentava fortemente ; e diminuha, a misura che cresceva la quantità deU'o:.wno. Scomparve completameute allorcbl: questo si manteneva per 4ualche tempo in grande abbondanza. Gli esperimenti dl Glais her e l\'Ioff<tt confermano i risultati che si ebbero a Strasùurgo nel cholèra del 185-! e 1855. È dubbio ancora se altri agenti suppliscano alla mancanza dell'ozono. Tra i mezzi di disinfezione l'ozono è il migliore, il più sicuro, il più opportuno, e uccide qualsiasi germe di malattia per l'azione che esercita su animali di organismo superiore. Resterebbe a domandare: chi muore prima? Il germe della malattia o questi esseri di organistno supeì'iOI'e ?
Il ba.eUius malariae. Nota del prof. ToMMAst-CRtrDELI. - Apprendiamo da un resoconto della. seduta del 7 marzo 1880 della reale Accademia dei Lincei che il prof. Todaro lesse una. nota del prof. Tommasi-Crudeli, nella quale espone gli studi da lui fatti sopra le terre di Sicilia, cioè nei luoghi eminentemente malarici. Si nota d1e le ricerche furono eseguite con gli stessi metodi adoperati nelle terre mala.riche l"Omane ed eseguiti nell'anno dcco1·so insieme al prof. Edwin Klebs. I risultati ottenuti da questi stud i confermano sempre più quello che i prof. Tommasi-Crudeli e Klebs già esposero sulle caratteristiche morfologiche c biologi<;he dl quella pianta; che gli esperimenti sugli animali c le posteriori oper~zioni stùl'uomo inducono o. credere che questa è l'agente specifico dell'infezione palustre. Difatti tm i nuori studi sulle terre malariche di Sicilia, i suddetti risultati e quelli ottenuti dagli studi antcrrori sulle terre mruarichc romane, la identità, rillscì evidentissima anche ai molti colleghi che ne furono testimoni. n fatto trovato
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D'IGIEXE
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nella lunga e nuont serie di operazioni fatte dal prof. Tommasi-Cruùeli, ch'offre un nuovo interesse, è lo sviluppo entro le terre stesse di B acilli contenenti spon~le. Egli potè vcriticttre questo fatto nella terra d·elJ' antico porto di Sclinunte tino dal terzo giorno di un estate artificiale procnrat.osi entro acconci UCIJUastrini; c nei giorni s uccessivi in questa tena ·tessa, e nel fango del palu.de di Campobello. Lo sviluppo •Ici bc~cillt~s ·malctriae entro le terre degli ncquastrini non sorpassò mai questo limite, ed il detto professore non potè mai riportare la formazione dci lunghi filamenti che si s viluppano abbondantemente nelle colture artificiali, non che nella. milza e nel midollo delle ossa dell'uomo e degli animali di prova. l\fa, anche in questi più ristr etti limiti , cosi conclude il prof. Tommasi-Crudeli, lo sviluppo del badllo entro le terre mn Iariche ha una certa importanza. Infatti~ se è vero che qu e~ta specie di bclcil/u.s sia la causa. dell'infezione malarica, il fatto della s ua evoluzione nell' interuo delle terre ma.Iariche sino ad un grado tale da. permettere la sua riproduzione per mezzo di nuove generazioni di spore, spi cgher~bbc come, anche in luoghi interameuti deserti, la. produzione della. malaria possa. continuare per secoli. Invece se esso, come alcuni altri parassiti, avesse bisogno per arrivan• alla fruttificazione di albergare ncml'organismo dell'uomo o di alt1·o animale appropriato, c ttnindi non potcssse moltiplicarsi nell'interno delle terre, se non per mezzo di nuove gencmzioni di germi sviluppatisi entro gli org::~~ nismi animali infetti, non si potrebbe intendere come esso possa. moltiplicarsi in regioni intera mente abbandonate dall'uomo, c non popolate da animali soggetti naturalmente alla. infezione m alari ca.
Lc~a conl-ro la. va ccinazione (L'irnparzicdc, n• ll). -
:Non vi hanno verità scientifiche o pratiche, sieno pure potenti ed efficaci nella loro applicazione ed abbiano pure la sanzione del tempo, che non vengano fatte obbiettivo d1 una opposizioue Jliù o meno seria, da tutti coloro che credono che per servire l:t causa del progresso si debba rovcscim·e quanto preesiste, senza. punto da.rsi pensiero di trovare ciò che poss3. surrogarlo. T<llc
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Hl VISTA
riflessione ci è suggerita dall'oppos izione che sembra ancora it1contrare la vaccinazion e, tan to in I nghilterra cd in Austria che in Fran cia o nel Belgio. In Ing hilterra si è fatta una lega aut intccinat.rice, in l''rantia s i fanno s for;ci per costituirne una, cd i 11 J3 elgio il dott. Docns di Cbarlcroi ha grida,to il suo clelemla Cltartago all'indirizzo del mezzo pro filatti co del vaiolo. Non più wccùwrione, g ridò egli in piena seduta dell'AccadC' mia!!! Ques ta lotta produrrà dei buoni cfl"etti, obbligando i partigiani della vaccina.ziouc a raddoppiare i loro sforzi per r endere inutlaccabile ques to metodo prevcnti ro, pro~.:c ùe ndo con circospezione sempre maggiore nell"inn ('sto del vaccino. In tal maniera. la lotta che s ta per iniziars i gioverà alla causa. della scie nza c dC'lla umanità. Altre volte si mosse una simile crociata contro la vaccinazio1tc, m:t n on fece che accrescere la fiducia nclb scoperta di J enuer. I casi di acci denti g rari s usseguiti alla vaccinazione non autorizzano ad ammetterli tutti s iccome da. essa, dipendenti. ~o n è con tale interpretazione dci fatti, nè con teorie più o me no im-
maginarie, ello si scuoter·.l la convin~i o ne degli scienziati; solo nel pubblico profano ciò può bastare a produrre il dubbio o l'esitazione, e sotto tal punto di vista noi dobbiamo combattere gli al'vc rsarii della vacci nazione.
~uovo
IUetodo di baguu.tura regolare per i s o1du.ti di nn r eggimento francese ( JJ[eclico eli casa., N. 10).
Il generale l\1orin presentò ultimamente all'Accademia delle scienze eli Francia una memoria. manoscritta del sig. Baro, sopra llll metodo economico di bag natura, messo in uso al 69• reggiment o di fauteria francese. Nel fare questa presentazione Morin ft>cc conoscere come i medici militari, giustamente preoccupati di tutto ciò che riguarda lo sta.to igi enico o la salute dr l soldato, :wessero cercato da molto tempo i mezzi per mantenere la truppa in uno stn.to suflicìentc di pulitczza, utilizzando le modiche risorse, delle quali possono disporre a questo effetto i consigli di nmruiuistrazione dci corpi. 11 dott. Ilaro, maggiore medico al 69" reggimento di linea ha
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messo in uso fio da qualche tempo, mercè il concorso illuminato e jJaterno del colonnello del reggimento, un modo altrettanto semplice (JUanto economico per mantenere fra i soldati del rcgginncnto medesimo la, pulizia del corpo atl un grado courcnientc. Il processo posto in pratica da-l dott. Uaro consiste semplicemente nel sottomettere successivalllcnte ogni uomo, posto diritto .in una tinozza d'aC<JUa calda formante un bagno per i piedi, ad una docci.t :>olvr rulenta d'acqua calda per nkuni minuti; cosi asperso l'individuo si strofina. di poi il corpo con un frammento di sapone nero ed una spazzola mess::l. a sua disposizione. Una seconda aspcr~io nc di acqua calda pulisce completamente il bagnante, che tini s<.:e le sue abluzioni con un lavamcnto della persona all'a~:qua fredda. Ogni giorno una compagnia da SO a 100 uomini può così subire un lavamcoto di pulizia, c la spesa totale non supera per ogni giorno lire 1,20, ossia lire 0,0 12 per uomo. Senza la necessità. di entrare in maggiori dettagli, si comprende immedint;uncnto di qua l ~ utilità stwebbe per la salute dci soldati, lu generalizzazione dell'impiego di processi di nettezza del corpo così semplici e così l>oeo dispendiosi. N cl terminare la sua. comunicazione, Mori n disse che ritenera, che la memoria del dott. Haro meritava di essere rimandata alla. commissione, che sarà chiamata per il concorso dei premi delle arti insalubri.
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TECNIC~ ESERVIZro ~IEDlCO-MlLITARE
TamJlOnl sallcllatlln uso presso l'armnta ger• Inanict\. - In Germania, in caso di mobilitazione, ogni soldatO' riccre due tamponi d'acido salicilico di differenti dimensioni (2 o 3 grammi) c che può egli stesso, nel caso che Yenga. ferito, introdurre nella feri ta. Questi tamponi sono formati da un pezzo di garza di 15 o 16 centimetri quadrati, nel quale si avvolgo, a. seconda della grandezza desiderata, l o 2 grammi di ovata. salicilata. F.ssi non devono essem molto compatti, aftinchè possano assumere la forma più conveniente.
L'ovatta salicilata è preparata nel modo seguente ; si fa una. soluzione ùi 110 grammi di acido saliciii co in 3 e 1/t o 4 litri d'alcool a !)5• e vi si aggiungono 40 grammi d'olio di ricino o di glicerina. I n tale mescolanza si immerge del cotone cardato ben secco, fino a tanto che quest'ultimo sia egualmente impregnr.to. in ogni sua parte, dopo lo si fa essicare. Per f<trlo essi care facilmente lo si distende sopra pertiche, che si sospendono in locali ben riscaldati o ben ventilati.
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VA RI ETÀ
S ul modo di d efornu~rc lJ)ie di in ()hhm (Pl1ilwlel1)/tia Med/cal 1'imcs, gennaio Hl80). Un importante lavoro su questo argomento, letto dal dott. Roùert P. IIarris in una recente adunanza. del Collegio medico di questa. città, porge il destro di rich iamare l'attenzione dci pratici sopra una deformità ùci piedi in Ghina cagionata tlal modo spec.ia.le di fa~ciarli, c sopra la maniera in cui le tenere nrticola:tlioni dci piedi infantili vengono cautamente stirate c distorte in singolari maniere. Sembra, sccontlo il rapporto del dott. llarris, che la prima fasciatw·a. fra i ricchi e fra coloro che la desiderano, venga eseguita all'età di cinque a sette anni. Prima di questo tempo non tmò cJl"cttnarsi, contrariamente ai rapporti di alcuni viaggiatori, l)Crcbè il fanciullo deve prima imparare a camminare ed a fare certi atti o specie di lavori in cui il camminare ò essenziale, c senza di questo non sarebbero in grado d'impararli. Talvolta al<'nne cir costnnzc consigliano di ritardare il processo sino all'ettì di dodici, quattordici, od anche ';enti anni; ma le sofrerenze cagionate in dette epot;hC sono straordinarie, ed il risultato poco sollc!isfacentc. Il primo tempo del processo è la forzala fl essione delle quattro ultime dita sulla pianta dci piedi c lo stringi mento delle parti corrispondenti alle ossa del mctatarso. Il secondo atto consiste in uno stringimento delle porzioni plautari di queste ossa, pc! quale vengono sottoposte a continuata pressione, ed in una apertura od in un tentati vo di apertura, delle lince articolari del collo del piede mantenendo i loro legamenti al tempo istcsso costanteterzo atto è l'ultimo da compiere e può solamente mente tesi. essere posto in pratica negl'individui giovani. Il calcagno coll'a-
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\'A RIETÀ
sll a~alo sono st ira t i in ba:;so li nchù il ca lca~no di ricnc r crticalc c le dette o~:o::t si pong-ono in linea. retta colle O!:'sa della gamba . .'
Il calca g no cli,·icnc r o to nù o, per la scomp:\I"S::t dei s uoi processi,
che ~o no tanto pronun ciati nelle os~a normali ; c la sua faccia art i<:olarc anteriore si clc,·a arcua11dnsi molto iu corrispondenza del collo elci piede, CO!iicchè nel lo stc;.so t('mpo il punto d'in::crr.ionc elci tendine eli Achille diYiene la ba~c su cui i fanciulli poggi:mo rtnando stann o in pi edi c quando camminano. L'operazione si comincia col situnrc l'estremità di una lunga e stretta bmula nclht p~l rtc interna elci collo del piede, c nello srolgcrl:t circolarment e intorno alle quattro uhimc clita, che vengono tl cssc sotto la pianta tl<:l piede. Dopo p:necchi giri, la fascintura. viene rr~o lat a in modo da comprimere i pirdi longitudinalmcutc. Terminata l:l fa::ci<tl ura il f::tnciullo è co~ trctto a sopportare siffatto tormento per un mese. Alla fin e oli IJUCsto tempo si t oglie l'apparecchio dal piede, la cui pelle si trora spc~>so ulcerata, o cancrcnnta per la pressione, cd uno o più <lita non di ratlo vengono distrutte. Lo storpinmento dei piedi nH'eliante il bc nclap:~io richiede da. ùuc a tre anni di tempo, durante il qual periodo v'hn più o meno dolore. Desso è maggiore nel primo anno, c gradatamente diminu bcc tindeè J' incurvamcnto tlcllc g iuntu1·c c delle 1\rticolat: ioui è completo. Durante <tuesto pcriotlo, c fn~ qu cn tcm e nt c per tutta la vita, i piedi vengono seiolti soltanto una YOlta al mese. Il dolore in prilwipio è molto ncuto, e< l è precipuamente localiuato nelle dita, nelle giunture, JH'Jlc erwiglie c nel collo del piede: esso può essere paragonato a <jucllo prodotto tlnlle punture tli acuti spilli nella carne. Di notte i fanciulli \'engono corica! i si tuaudo le loro gam hc suli 'orlo drllctto, in modo da esercitare un 'unifonnc pressione sulle ginoethia, diminuendo coslla sensibilità nelle parti che le circondauo. In questa posizione sul· clorso dondolando le loro gambe avauti -e in dietro, essi trascorr ono pr. nosnmcntc molte notti. L a fchbre accompagua SJlcsso (JU C!; t O tormcn toso processo. Se i piedi l'ono salelamente fasciati c la ragar.zn gio,·anc, ces~;er:\ il dolore dopo circn tluc anni, c le parti vengono allori\ dcuOJllinat e " morte "" In questo tempo le polpe delle gambe, per mancanza eli esen:i7.io, scompaiono, In pcllc è rr~ ggrinzata, c tutta
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VARIETÀ
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l'cstreu1ità al di sot to del gino<.:cllio é atrofica e piccola, essendo poco più che pelle ed ossa. L e ossa finalmente diminuiscono di volume c la circonfe renza mallcolarc rli un piede cosi atrotizzato è quas i la stcs:;a di quelle del polso. Nell'e tà adulta b gamba ordina ria mente ùiricnc rotonda c larga per deposito cld adipe ed i muscoli riacqui:<tano la loro forllla. in grandt'zza, ma il collo del piede rima ne sempre piccolo. n processo di dcform;tzio nc produce una grande depressi one momle sul carattere, la c1ua le depressione dura per tutta la \'ita. cd è verame nte caratteristica,. ll dott. llarris ridiÌmlla l'attenzione dci chirurgi s ui proce;:si ortopcdiei in relazione co n questo de llo storpiamcnto d<.'i piedi. Egli <lgg iungc che nel piede valgo e in altre deformità owostc alla storphLtura. chiucsc, qum;to modo tli fasciare le parti, ridotto a mctoùo, potrebbe riuscire mo lto vantagg ioso.
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RIV ISTA BIBLIOGRAFICA
L ezioni s ui dlstnrbi fnnzionali d e l fe gnto, del dottvr CaRLO lVIuncHISON 1 traduzione del dottor PrETRO BoSISIO.Editore VaUardi, 1\lilano 1880.
Le lezioni del dottor :Murchison contengono le più importanti c le più recenti cogni1.ioni sulla fis iologia c sulla patologia (lei fegato e formano il migliore complemento alle opere speciali del l\furchison stesso, del Bndd e del Frcrichs. Le funzioni del fegato, secondo l'autore, si possono ridurre: r Alla formazione del glucogeno, che contribuisce alla con-
servazione del calore animale ed alla. nutri:&ionc del sangue c dci tessuti, non che aJlo sviluppo ùei. corpuscoli bianchi del sangu.e; 2• Alla. metamorfosi distruttiva degli albuminoidi ed a[la produzione dell'urca c di altre sostanze azotate che sono poi eliminato dai reni: questi mutamenti chimici servono essi pure allo sviluppo del calore animale; i!• Alla secrezione deJla bile, della quale una gran parte è riassorbita c coopera all'assimilazione del gmsso e dci peptoni c forse a quelle azioni chimiche che hanno luogo nel fegato e ncJla rircolazionc della. vena porta, cd un'altra parte viene escreta dall'i nlcstino del quale eccita il moto pcristaltico, nel mentre che arresta la decomposizione delle sostanze in esso contenute. HelatiYamcnte poi ai disturbi funzionali del fegato, l'autore ' espone la classitit:azionc seguente fondata sulla disintegrazione dalle sostanze allmminoidi derivanti dal cibo e dai tessuti c sulltl formazione dcll'urca e Llcll'acido ut·ico: l. Nutri:t.ione anormale; IL E'liminazionc anormale; III. Dis in t~grazionc anormale; IV. Disturbi degli organi digerenti; V. Disturbi del sistema nervoso; VI. Disturbi degli organi della
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RIVISTA BIBJ.IOG R.\FICA
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circolazione; VTI. Disturbi degli organi del respiro; VIII. Disturbi degli organi urinarì; IX. Condit:ioni ano~·mali della pelle. L!t prima categoria eomprcnde l'obesitù. c l'ctnaciaziouc cd in questa riportnsi il diabete che secondo l'autore dipende: 1• da imperfct ta glucogcncsi del fegato; 2• t la aumcllto dclht tmsformazionc dello zucchero in glucogcno; s· da diminuita distruzione dello zucchero. Fanno parte della terza l'uriccmia, la gotta, i calcoli orinari c biliari, la degenerazione dci reni cd alhuminmia; le malattie organiche 1lcl fegato, la ùegenr razioue dci tcssllti in generale, le infiammazioni locali c le malattie costituzionaJi (anemia, clorosi, scrofole, ccc.). Come vcdesi dalla fatta enumerazione in ques ta eatcgoria sono comprese malat.tic della più grande importanza c sebbene per alc-une di esse sia dillìcilc il dimostrare che dipcudano csdusivanu1ntc dal fegato, pure non puossi negare che 'tucst'organo non contrihuiscc in gran parte alla patogcncsi dcl.lc medesime per cui l'autore conchiude che gli sconcerti funzionali del fegato, coll'inceppare la disintcgr·azionc degli albuminoidi e coll'accumulare per tal modo prodotti abnormi dell'organismo, ch'esso non può facilmente eliminare, possano in progresso di tempo condurre a molte delle pii1 gravi malattie acute e croniche alle quali la nostra specie è soggetta. I n due capitoli separati vengono da ultimo esposte le cause dci disturbi funzionaH del fegato c la cura. È un libretto di circa 200 pagine meritevole di essere Ietto da quanti amano il progresso delle scienze cd ammirano i pregevoli lavori del dotto medico inglese. S.
•Il metodo ;antis ettico di J... ister. Storia c risultati ottenuti all'ospedale San Leone di ~aucy, per il dottor F. Gnoss (Disp. s• e 9• della Clinica contemporcmea italiana e straniera). Sebbene l'argomento non offra un'impronta s peciale di novità, ci sentiamo tuttavia attratti a riportare gli apprezzamenti che l'esperienza di questi ultimi anni ha creduto di emettere intorno al metodo di Lister, e che riraviamo dalle prcgicvolissime pubblicazioni monogralicbe della Clinica contemp()mnea.
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RIYISTA
L e dispense s• e 9" (Serie Il - Chimrgia) ci oft're uno studio accurato s ulla medicatura nn ti cl ti ca di Lis ler, cominc iando dalla. parte st0rica, nella quale è fatta larga menzione dello svolgimento dc i principii rbe la informarono, sulla traccia delle varie memorie pubbl ic:ll e successivamente da Listcr, il loro ingre~so in Franc ia cd in Germania c le ricende subite n el campo della pratica chirurg ica, per dir ver o a ssai f:n ore \· oli al metodo antisettico, come lo attestano i ris ultati ottenuti dal dottor Gross, che sono pure dettagliatamente regis trati in qu esto la\·oro. È nel 18U7 che Lister pubblicò la sua prima memoria s ul metodo ltnlisettico che porta il di lui nome. Punto di pa r tenza. dci la\·ori del celebre chirurg o ingiC'sc, fu lo studio delle fmtt ztre solloculcwee o d l'ile fratture sempl ici, e d elle frattm·e aperte o complicate. l\'fcnt.re 1:1 frattura so t t ocutanea guarisce con facilità, gravi accident i r cngono soventi ad incagliare la cictttrizzazione delle fratture ap erte. Secondo List cr , l'aria a.tmo.ç(erica 11on interviene nè 11er le sue fìsù;lle tJropr ietà, nè Jler le sue qualità chimiche, come lo si cretlctlc per luugo te mpo; la sun. influcn7.a nociva s ui liquidi organici tlipcndc unica mente, come lo dimostrano ad eri<lcnza. gli c:: p('rimcnti ac l Pilstc ur, dttlln Jlrt'senza nell'almos(era di ,(fenui di organismi inferiori. Questi •nkro-orga.nis mi inrecc di esse re conseguenza d ella putrefazionc, sono al contrario la cau~a di 4nel fcuom C' no. Sotto il loro influsso, le materi e organiche complesso s i Jccompongono in prodotti di decompos izione chimi ca più semplice, come i ferm enti de l lie vito scompongono lo zucchero in alcool c acido carbonico. In appoggio alla sua opinione List er ricorda l'andamento <li\'C!'~O del p ncumo- torace l!':ttunat ieo a s<:conda che il medesimo è <:omplicato, oppure no, da fcri l<\ estC'rna. Nel primo caso il sangue vcrsatt.osi uella pleura \·errà d ecomposto per inHueuza dei gcrrni di pntre fazi on c g iunti nel ca\'o ple urale insieme all'aria atmosferi ca; n el sccorul o questi germi sono trattenuti dalle num erose ramificazioni brouehiali, perchè l'aria è come staccata dal polmou(' n ella tiles~iss ima g ui sa che lo è dal cotoni} ne lle ampolle da esaJcrim c nlo; così il pneumo-to rac<' rimane semplice e non ricnc complirnto dn. acciflcnti infiammatorii. Ca:;o volle ch e certi esperim enti fatt:i nei dintorni di Garlis te
Bll3l,IOGRAFICA
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}lCr la disinfezione delle acque di fogne, richiamassero l'attenzione di Lister sull'a.cido fenù:n P gli facessero pensare che quell'agente dove\'a distruggere i germi atmo1:ferici. Prima inclic:1;donc aolunquc del mctorlo è quella eli distruggere sul sito i germi di pntrcfazi one penetrati nella fer ita; seconda indicazione, quella. di impeci ire, per causa della diluzione c dcll'evaporazioue dell'awlo fenico che la putrefazi one raggiunga i liquidi che irnhe,•ono lo ntri(' parti della medicazione c non si estenda gradatamente sino alla ferita. Nel I ~GS, la comunicazione tli Lister alla Socir.tit medico-chirurgica di Glasc:o,,·, è specialmente interessante per lo studio dell' inftu<•nza del suo metodo sulla allacciatnrn delle arterie. Egli pretende che un filo ùi allacc i atm·l~ deve potr.r r imanere nella ferita senza irritarla nè chimicamente, nò meccaniea111ente, · e che se esso provoca accideuti, si è solo perchè è ricoperto di germi atmosferici i quali si me,;colano al liquido segregato dalla ferita e producono la pntrcfazionc. Se adunque si f<lccia nso di fil o, vreviamente imbevuto di un liquido antisettico, e lo si tagli rasente al nodo, non deve provocar e accidenti e neppure impedire In riunione JlCr prima intenzione. Un lavoro statistico pubblicato nel 1870 da Lister nel Lancet, mette in evidenza colle cifre alla mano i risult:tti del suo metodo all'ospedale di Ginscow. Anteriormente al suo metodo, 1fi morti sopt·a 35 operati di amputnzùme; posteriormente all'attuazione del suo metodo, 6 morti sopn:~ 4U opertJ.Eioni. La gangrena nosocomiale una volta endemica nel suo servi zio, non apparve più se non di rado e con form e leggerissime. Finalmeute nel 1873, Lister ha riunito una serie di ricerche che si riferiscono alla storia delle bacterie ed allo studio deJI'ufficio dei germi nelle fermentazioni, i risultati delle quali ri cerche hanno portato a conchiudere che la medesinta ucwlerù' posta in cliaerse condizioni, puù JWOdu.rre nel medesimo liquido delle fermentazioni m ollo clil)erse le une dalle altre c respinge così l' ipotesi della specificità dei germi delJa gangt·ena nosocomiale e altri analoghi accidenti. L'infezione delle sale di un ospedale può dunque dipendere non dali' introduzione di qualche nuovo germe p erni cioso, ma unicameute da una condiziono dei micro-orgunismi prce:;istenti.
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RI\'ISTA
Sono quindi passati in rassegna, nel corso di questa monografia, le opinioni dominanti in Germania cd in Francia sulla teoria, cosidetta dei germ·i, dovuta ai lavori del Pastcur, Davaine, Lcmainc, Coze, Vcltz, ecc., non senza rimarcare il dualismo sotto tra i cltil'llrghi s ulla eziologia di detti germi, giacché per gli uni sarebbero causa clclln. putrefazione i micro-organismi (bacterio), per gli altri questi esseri infinitamente piccoli avrebbero un ufficio soltanto secondario, altri fattori intervenendo nella produzione della setticoemia e dclltl pioemia. Per il flillrotb, il flemmone, la dift()ria delle ferite, la gangrena fagiedenica, la resipola, la linfangite, la. 'flebite, si sviluppano sotto l' influenza di un fermento speciale, lo zimoicle flogistico creato dall' infiammazione; la sctti cocmia gli sembra prodotta dn un altro fermento, zùnoùle settico, prossimo parente dello zimoide flogbtico c la cui coccobacteria (micro-organismo settico) ne accompagnerebbe necessariamente lo sviluppo. Ma in opposizione a Billroth, Tiegcl, ranam, A. lliller, E. Anders, Ouimus, si trorano in Genna.nia. i partigiani dell'opinione di Hutcr, il quale nella sua Patologia r;enerale, dh:hiara che gli organismi inferiori sono l'unica condi~ione eziolo.qù:a dello svolgimento dell' inriammazionc, suppurazione c degli al tt.ri accidenti delle ferite. l.lfa. tn.uto ai partigiani della teoria antisettica di Lister, quanto ni snoi avversari, importava sapere se i liquidi tro,·ati sotto la medicazione antisettica contcnemno germi e di qual natura essi erano. Demarquais, Bouloumie c Fischer constatarono sempnl la presenza di numerosi vibrioni c di proto-organi!;mi sotto la medicazione, c Hanke a ggiUnge che tutti questi organismi banno offerto nna granrlissima varietà tanto dal lato del numero quanto da r1ucllo della forma, solo cbc, a\'Cndo notato una vegetazione grandissima di strcptococchi sul moncone di un amputato di coscia c'piretico., si crede di poter concbiudere che i micro-organismi non sono la causa unica degli accidenti delle ferite. Nonostante l'importanza di tutte queste osservazioni, le condizioni, della presenza, dello sviluppo dei prato-organismi, la ualura di questi, sotto la medicazione Listcr, non ci paiono abbastanza st.udiate da permettere una conclusione definiti va. Si trova quindi un cenno sul valore delle sostanze antisettiche.
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Anche qui, Danion, Dcmarquay, Thompson, hanno esternato una. opinione contraria a Lister per l'acido feni co, salicilico, ccc., ma il Lemnirc e poi il Devaine, ne rivcntlicarono l'azione antisettica sulle bacterie, asserendo che una soluzione al2 per cento basta n distruggere il veleno settico. In Gcrnt<tn ia il Flcek, Bucholtz, :Muller, L etzerich, an·cbbcro dimostrato s perimentalmente che lo sviluppo delle bacterio è soppresso nelle soluzioni seguenti : Nell'alcool n acido fcn ico . , Timolo , acido benzoico . snlicilico . n 71
al 22, -
"
4,-
, o, 50 n
,
0,40 ol 35
per cento
, " 71
"
Venendo ora. alla comparazione fra le s tatistiche delle opern.zioni chirurgiche eseguite colla scorta di un metodo piuttosto che dcll'<~.ltro, ci troviamo sempre di fronte il lato vulnerabilissimo, della gravità maggiore o minore delle lesioni, delle diverse età c costituzioni dci pazienti, delle condizioni igi eniche locali o dominanti, dell'accuratezza nell'operare c finalmente della serie più o meno felice di operazioni in un anno al confronto di qualche altro, epperò se non ci penuettiamo finora di proclamare altamente la s uperiodtà del metodo antisettico nelle operazioni in generale, dobbiamo convenire però che ha fatto ottima prova in un certo numero ùi traumatis mi ed operazioni, come ad esempio nelle /ra,lttwe complicttte (~cl1cde, c Danlelcbcn); nelle operazioni della cun' t·adicale delle emie, con apertura, esportazione del sacco e s utu1·a. del pcritoneo; nell" cnr" nulicctle dell'idrocele con incisione della tonaca. vaginalc (Yolkmann, Albcrt); nell'ùlrartrosi ciel fJÙWcchio Schede crede di poter couchiuderc che la punzione dell' a·l"licol(,zione del ginocchio, praticata :;econllo le regole del metodo Lister, è un'operazione as;:;olutamzente 1n·iv(t eli pericolo e che la medesima è il mezzo tcrapcutico più sicuro c più rapido di guarire le sinoviti acute cd i versamenti sierosi sub-acuti e cronici. Sax.torph fece più eli 100 volto la punzionc i n casi di idrartrosi senza perdere un malato solo. Lister cd i suoi partigiani vant{lno ancot·a risultati analoghi
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RIV ISTA
per l'apertura Ùl'gli asces::.i freùù i, sintomatici di periostite e di osteilc. L tt rlimùuuioue di.illa frequenza de;Jli a··cidenti delle {t:rite, è un L1tto acrcrtato d;lJla pluralità dci chirurghi, i quali, basando la loro opiuinnt• sui fatti pcr5onali, afrcrmano tutti arcrc osscrvnto una noll:rolc diminuzione nella, frcqucnz1l degli ac.:iùcnti piemil:i c sctticmici nei feriti ad essi conliùat i. Xc informano i r i:,ul tati ùi Bardcnhcucr, di Thicrsch, di Vcrncuil e eli Leticrant, rc·ramcntc prodigiosi. Non è meno da trascurnrsi il vantaggio che offre il metodo List cr sulla. diminuzione dcllet drrm/(t clelia cura, della quale riporti amo il mll'ronto col metodo an t ico giusta il referto di Dunlop. Col metodo antico gli amputati: Col nu>~odo l. tscer
di coscia guariscono in giomi 71,8 65, l n gamha n n 59, 8 n piede " " GO n n n hmccio ,. 52 » avambraccio n Media 58l 2
in 57 n 56 , 51 n
28 41
" 46,6 n
Krocnlein presenta una gradazione di medie ancor più ftworcvole a Listcr, da 118 , 2 giomi per gli amputati di coscia col metodo antico, a Gl, 2 con quello di Lister, e cosl di seguito. Per ciò che riflette il manuale operativo del metodo antisettico, Lister richiama non solo l'attenzione sui germi sospesi nell'aria atmo,fcrica, ma ancora, e in modo speciale, su quelli che si tro':ano tlcpo~ ti sulla superficie degli oggetti; gli istrumenti rimarranno per varie ore prima dell'operazione in utm soluzione fen icata al 5 per cento, come pure le spugne ; gli assistenti non abbiano so,::giornato o di ssecato nelle sale anatomiche; non vestire abiti o grembiali di ser\'izio macchiati o imbt·attati lli sangue c pus; la rcgioue sede della ferita verrà rasa, insaponata, spazzolata, Ja,·ata all'alcciOI e tttiindi in un:\ solu7.ione fenicata concentrata. Lo Spnt!J o nebbùt fenicata (soluz.• all'l-2 per cento) è proiettata su tutta l'estensione d el campo operatorio e deve essere continuata senza in terruzione sino all'applicazione dei
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primi pezzi della medicazione, ossia delle SJllt{JII C anli:;e/liche, ri conosciut i! mig liori del Silk e della garza per In comprcs:,ione elastica c J'aspira:t.ionc dei li,tuiùi dai tubi tli drenaggio. Interessanti sono poi i ris ulta ti d ella dinica osservazione fatta dal Gross, dtc si compendiano nei segue nti: 1· Scolo di una granùc quantità di li tjuiùo nelle prime ore c nei primi gio rni con ~ccutiv i ad una operazione ; prima ros~o bianehiccio, po i m:1no mano più ch iaro; 2• Le s uperfici trauma t iche non affrontale ch B rimango no a llo scoperto sono molto r idotte, pri ma tli un co lor rosso-violaceo, poi rosso viro; rarissimi i fe nomeni ùi mnrti tic:tzionc. I grumi am:idlè sup purare, s i orga nizzano (Lc;.scr c rolklllann); 3• L'assenza di odore, anche ne i casi tli ferita ~"O n Lu!ia con necrosi ùi parti di t.essuto; la mortitù;a;:ione s uccl'tlc senza putrefazione; -1.• Ln riunio ne per prima intenzione riesce frequentemente ; 5• I fcuomeni ùi reazione loca,lc souo nulli e gli nccidt!nli 1)rimitivi rari. L'assenza dell' infiammazione locale e l'azione cmalgesia.ca s peciale dell'acido fenico spiegano la mancanza del dolore i G• La febbre traumatica d 'ordinario è drbolissima. ~elle ampu tazioni la media non ragg iunse nemmeno una volta i 38• ; 7' In nessuua de lle 19 osservazioni del Gros:> s i notarono a ccillenti generali delle ferite, nè accidenti sct ticemici o picmicii 8' Hapitlità (Iella cicatri zzazione i !)• Gli effetti di retrazione d el tess uto cicatri ziale sono molto minori e(! anche insignificanti. 1\Ia a fian co ùi questi vantaggi il Gross enumera pure delle cautele inrlis pr.n!>ah iti n. m ggiungP.re lo scopo, quali l 'nffronta~ me nto mctodil:O delle: superfici traumatiche, l'evitare incis ioni obLique e perp endicolari al tragitto dci linfatici i che la circolazione c la nutrizione non vengano in nulla modifica-Le dall'appar ecchio, il qu;tle deve pur contare una ferula di cartone eh\ applicarsi alla parte inferiore per s ostenere le parti cd i1t1ped ire loro di accasciars i e di scomporsi sotto l ' influenza del proprio peso ; il riposo a ssoluto in fine e l'immobilità delle parti fanno sl che l a '_lledi cazione Lislcr di venta sempre più una medicazione rara. E al metodo della rnedicczeione a1>crta, conchiude nel s uo lavoro
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA
il dott. Gross, che ricorrevamo in questi ult imi anni, prima delle nostre prove col metodo Lister, e l'espel"ienzn cc ne aveva dimostrnta la. superiorità su tutti gli altri metodi innanzi adoperati. Le nostre cognizioni attunli sulla patogcncsi della febbre t.raumatica c delle intossicazioni chirurgiche dandoci il comando di evitare tutte le numerose influcn.:e setti che alle qua.li una ferita è esposta, è al meto(lo antisettico e ai suoi procedimenti che M. R. diamo oggi la preferenza.
AVVISO A Roma, preJ;SO il :Ministero della marina, il 20 settembre p. v. anà luogo l'esame di concorso per la nomina ili 10 medici di 2• classe nel corpo sanitario militare marittimo con l'annuo stipendio di L. 2200. Gli aspiranti dovranno far pervenire la loro domanda in carta da L. l , no11 più tardi del prossimo 3 1 agosto. I rela.ti vi programmi sono visibili presso tutte le Prefetture del regno.
Il D ir etto••e
ELI A Col<mudlo llltdit•o. ,nemi.Jr'O t!tl Comiln.to di smrit·i u~t'lllort
Il R c ùnttore CARLO
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AGLI UFFICIALI MEDICI DEL PRESIDIO DI ALE~SANDRIA
Teoria clr>ll'offalmoscopio . • I. Prima di parlare della teoria dell'ottalmoscopio, ricordo alcuni dati storici intorno all'ottalmoscopia i e, per non tediare con delle inutili lungaggini, ciò faccio nel piìt breve e suecio to modo po:;sibile. Com' è risaputo frattanto, il primo a vedere qualche cosa nel fondo dell'occhio si fu :Mery. Egli nel 1704 vidde per la prima volta i vasi rotinici dell'occhio d'un gatto immer;;o nell'acqua i ma ignaro, come desso era, delle leggi diottriche, si limitò alla semplice pubblicazione del fatto, senz(t punto darne b spiegazione. Questa spiegazione la diede soltanto piì1 tardi in modo plausibile La Hir. Questi riconobbe diffatti che in tali condizioni i raggi luminosi provenienti dal fondo dell'occhio del gatto, nello emergere dall'occhio nell'acqua, e da questa nell'atmosfera, in forza delle leggi di rifrazione snbir::tuo una deriazione e si renderano divergenti . Lo strato d'acqua, vale a dire, sovraposto in questo caso all'occhio immer:;o facea le veci _d'una lente piano-concara, e rendea per ciò stesso divergenti i raggi luminosi riAe,:si 4!)
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COXFETI F.XZE OlULl DI OTTAUIOSCOPlA.
dall'interno di quest'occhio. E per tal modo i raggi d' im· mersioue, che penetrar ano nell'acqua in direzione· obliqua, ravvicin;tntlosi all<t perpeud icolare per legge di rifrazione, poteano penetrare io direzione rerticale nell 'occhio immer~o , illuminarne l 'interno, uscirne rifacendo la ste;;sa via fatta uell'entrare, e perrcnire così all'occhio osserratore in copia tale, da: rencler visibile il tratto della retina illuminato. TJa spiegazione di questo fatto ,-enne poi ripetuta tla Prer ost, da Hassenstein e da Kussmaul. Senoncbè, come La Hir, essi pure non seppero andare pih oltre; e la posizioua che r osservatore dorea tenere per meglio raccogliere i raggi luminosi riflessi dxl fondo dell'occhio, rimase siccome prima una vera. incognita. Queste erano le cognizioni che si arcano intorno a que:;to interessante argomento, quando CmTon du Villards, ncll838, tentò per la prima volta di farn e applicazione, allo scopo di illuminare e redcre chiaramente l' interno tleU'occhio. Con questo intendimento egli fece costruire uno specchio coucaro, che colloca.ra dinanzi agli occhi di cili voleva esaminare; e mentre inritan1 l'ammalato a guardare in questo specchio, egli collocandosi dietro l'osserrato cercava di vederri l' immagine del fon<lo dell'occhio. 1\Ia, come era da as}Jettarsi. con questo mezzo non si poteva ,~eder meglio che ad occhio nudo. Ed il suo teut.ativo, che tanto da vicino rasentò la scoperta, venne completamente obliato. D tentatiro di Carron du Villards andò fallito, percbè, come già r ' immaginate, esso non avea un'esatta conoscenza delle leggi ili ottica, e per ciò stesso non poteva indoYinare la direzione precisa, nella quale doreva collocarsi per racco· gliere i raggi luminosi, che prorenirano dal fondo dell'occhio. Si fu soltanto Behr, che, esaminando lm anno dopo un occhio senza iride, scoprì éhe, per vedere meglio l' interno
TE:\OTE AGLI UFF. MEO. DEf, PRES. Dl ALESSA~DRlA
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d eli ·occhio illuminato, bisogna ra collocarsi nella direzione del suo asse. E que:;ta. scoperta additò agli studiosi la ria dirit ta e si~: ura da seguir:;i, onde pervenire con uno strumeHto acconcio ad illuminare e ])CII ,-edere le parti profomle del bulbo. Seguendo dill'atti que:;ta ria, come ri è noto, Cumming a Londra ud 18.!6 e Briicke n. Vionna nel 184 7, riescirono entrambi ad illuminare e vedere il fomlo dell'occhio, adottando lo stesso procedimento all'insaputa l'un llell'altro. Dessi collocarano la sorgoute luminosa in facda e ricino · all'occbio o~senato; imi tarano a Yolger lo sguardo in un punto collocato lateralmente e piìt in là della t:ìamma illuminante ; metterauo un diafratnm~ all'altezza ili questa fi amma; e dal di dietro c di sopra il diaframma cercarano di redere le parti profomlc del Ìlulbo siffilttamentc illuminate. Però, nè l'uno, nè l'altro, seppero determinare qual'era il punto preciso, in cui i raggi luminosi riA essi dall'interno dell'occhio si riunirano per dar luogo all'immagine del suo fondo. Soltanto Briicke s·a,rvicinò grandemente al vero, nel raccomandare agli ossermtori di approssimarsi quanto più pote\rano con il loro occhio alla sorgente lumino;;a. Arrirati a questo punto pertanto, agli S}>erimeutatori oramai non rimaneva piì1 che un pa;;so a fare, onde conse· guire il sospirato intento. Per riuscire a vedere chiaramente il fondo dell'occhio, altro più non occorreva, che precisare il punto, in cui i raggi luminosi, riflessi delle parti ))rofonde del bulbo, si riunivano per formare l'immagine. E questo passo, reso meno difficile dalla scoperta di Behr e dalle raccomandazioni di Briicke, fu fatto da Helmoltz nel 1851, in grazia appunto della conoscenza profonda che egli a1ea delle leggi ottiche.
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CO~FEHENZE ORA LI DI OTTJL:UOSCOPIA
II. Helmoltz, come sapete, allorchè rese di pulJblica ragione la Sltn. scoperta, fece in pari tempo conoscere le considerazioni teoriche, che raveano guidato nelle sue ricerche, il modo di funzionare del suo i~trumento, e le ragioni catottriche e diottriche, in forza delle quali era riuscito per suo mezzo a dbcernere bene le parti profonde del bulbo. Non vi parlo dell'ottalmoscopio di Helmoltz e della teoria sulla: quale è fondato, per amore di bt·eritiL Qualora p€'rò Yi prenda desiderio di conoscere tutto ciò, in omaggio al gran merito dell' inrenzione, voi potete meglio e piìt comodamente soddisfarlo, ricorrendo addirittura alla sua celebre monografia. A noi in1porta soltanto ricordare la parte sosta nziale di questa teoria, la quale è applicabile per l'appnnt.o a tu t ti gli ottalmo~copi possibili. Nel suo cJn:;sito Iar01·o Helmoltz, siccome ,-i è noto, ha dimo~trato che, allor(ju:mdo si colloca llll ptmto luminoso innanzi ad un oc~;hio emmetrope, questo lo fissa istintiramente e si adatta senza accorgersene alla distanza preci:;fl, alla quale quello è posto; e per ciò stesso i raggi luminosi proH•nicnti ùal primo, resi conrcrgenti dal potere di rifra· zionc ùcll'oechio, :wùrnnno a riunirsi in nn puuto della retina.. Inoltre egli ha m e~so in eridr.mza cltr, stante sill"at.tn. accomoda7.ione d<'ll"occhio, i raggi luminosi riOe;-;:;i in segui to da. questo punto dd fì1nùo dell' o<:d1io, nell' u:;cirne doreano conrergere per andare a t·innirsi prceisameute nell"origiuario punto luminoso ora eletto. Egli qui1Hli ha stabilito in modo llercntorio, che i raggi rificssi <l:1lle parti profont1e del lmlbo nell"ustirne teng-ono la. Yia precisa t1a loro tenuta nel penetratTi, cùe que:;ti raggi ftJrmano nel loro in!!ieme un cono
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con la base uella. pupilla e l"apicc 11el punto luminoso, e eh e per conseguenza l'immagine del tratto della retina così illuminato viene a formarsi precisamente nel punto lumi· noso, <h c11i i raggi primitivam::mte em ~tna.no. Tutto ciò succede appuntino qnandQ l'occl1io è emmotrope. Ciò Sltccetle anche nei casi leggeri di bra.~Jl~ilnelropia c di ipcrmctropia. In tutti questi casi il punt.o luminoso, che serre ad illuminare il fondo dell"occhio, ecl il punto della retina così illuminato stanno fra loro nello stcs:;o rapporto, in cui tro,·ansi clue fuochi coning,tti di una lente ; vale a dire, i raggi luminosi, che partono dall 'un punto, con,·er·
gono, si ritlniscono e formauo immagine nell"a.ltro, e rice; versa. Questa correlazione cessa solam:mte di e3istere, allor.q nando trattasi di grare ipermetropia, di gra,·e brachi me· tropia o eli grave astigmatismo. Negli ipermetropi, per vero dire, se il potere d'accomodazione non vale a supplire alla deficienza eli rifrazione, i raggi luminosi e.5cono dall'occhio in direzione divergente e non si possono riunire più in alcun punto. Parimenti nei brachimetropi, se il punto remoto della ,·ista distinta trorasi acl una distanza, minore eli quella alla quale sta collocato il punto luminoso, i taggi emergMti, inrece di a,ndare a riunirsi in questo punto luminoso, con· vergono per lo contral"io in esso punto remoto ed ivi for· mano l'immagine dell'interno dell'occhio. Lo stesso dicasi poi dell'astigmatismo grave, secondo che è desso ipermetropico, ov,·ero brachimetropico. ~fa, a parte questi casi di grave ammetropia, ed a parte pure i casi, in cni l'occhio -osservato si accomoda ad una distanza, maggiore di quella alla ctnale è posto il punto illuminante, in tutti gli altri, ripeto, l'immagine delle parti profonde del bulbo viene cos tantemente a formarsi colà, ove esiste la sorgente luminosa. che illumina l'occhio.
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Cosl stando le cose, YOi vedete ora ancor più chiaramentela ragione per cui, anche quando s'illuwina fortemente l'occhio, collocandolo iunanzi ad una finestra, esponendolo alla Yiva
luce del sole, od illnnunandolo con una lampada. a luce molto intensa, la pupilla ci sembra sempre nera. Ora pure ri ren· dete meglio ragione dei ristùtati diversi ottenuti dai di\·ersi esperimentatori, a seconda delle cli\·erse circostanze nelle quali csperimentaYano. Ora infine pii1 giust~mente potete apprez· zare tutta l' importanza della scoperta di Bebr e delle raccomandazioni di Brilcke, non che il sommo merito dell'inven· zione di Helmoltz. Tutta la teoria dell'ottalmoscopio per conseguenza potrebbe· benissimo riepilogarsi in queste poche nozioni. Quando diffatti conosciamo la direzione, che tengono i raggi luminosi riflessi dall'interno dell'occhio, e ci è noto il luogo, clove essi si riuniscono per formarne l'immagine, tanto nell'emmetropia, quanto nell'ammetropia, noi siamo per ciò stesso al possess(} del cardine fondam entale di questa teot;a. Senonchè, come già v'immaginate, tutto ciò non basta ancora. Oltre queste prime ed essenziali conoscenze, che, sic· come dissi, le dobbiamo acl Helmoltz, altre parimenti necessarie ne occorrono tuttavia, per essere in grado di esaminare con esattezza l' in temo dell'occhio. In fè di che, se noi poniamo, per ipotesi, all'opt·a un tale, il qttale non conosca altro eli ottalmoscopia, che questi semplici rudimenti, egli adoperando lo specchio ottalmoscopico Jtella grande maggioranza dei casi non ricscirà a discernere bene e convenientemente l ' immagine clei particolari del fondo dell'occhio; anzi il più de!Je volte questi non vedrà. altro delle parti profonde del bulbo, trant1e che il loro splendore ro~so, dovuto, come sapete, alla tiot.a dell'eritropsiua. E poi come regolarsi, secondo che Yiene usato uno specchio p.iano, ov\'ero convesso.
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oppure concavo? Come si deve adoperarlo solo, e come asso·
ciato alle lenti com·esse, od alle lenti concave? Come otte· nere un'immagine diritta della retina, ovvero rovesciata? Orbene, le altre conoscenze di prima, necessità che ancora ne occorrono per completare questa teoria, riguardano, da una parte i mezzi dirersi di cui possiamo disporre per illu· minare debitamente l'interno dell'occhio, e dall'altra la ma· niera con la quale si forma l'immagine delle sue parti pro· fonde; e tutto ciò, ben s'intende, a seconda delle srariate esigenze dei casi particolal'i, a secon(ìa delle peculiari con· tingenze d'ossen•azione, ed a seconda pure delle condizioni diverse di rifrazione e di accomodazione, sia delrocchio osser· vato, sia dell'occhio osservatore. Volgiamo prima la nostra attenzione ai vari modi d'illuminazione, di cui possiamo fare uso ; e poi ci occuperemo più diffusamente della formazione delle immagini nei vari procedimenti eli osservazione, a cui ci appigliamo, a tenore del vario scopo, che con la medesima ci siamo prefissi. III. Quando noi collochiamo uno specchio innanzi ad un occhio per esaminarlo, qualunque sia 1a forma di questo specchio, e la distanza alla quale esso è posto dall'og-getto luminoso, in tutti quanti i casi noi illuminiamo quella parte della retina, che trovasi situata di fronte allo specchio. Però, se noi mutiamo la forma dello specchio, o cambiamo la distanza della sorgente luminosa, noi modifichiamo grandemente l' intensit.-\ dell'illuminazione e l'estensione delÌ'area. illuminata. Col cambiare la forma dello specchio, noi possiamo imprimere ai raggi luminosi tre differenti direzioni: vale a dire, possiamo renderli, ora paralleli, ora divergenti,
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CO:\FERENZE ORALI DI Ol'TH:UOSCOPIA
ed ora convergenti. Di qui pertanto tre ditr~renti modi di illuminazione, di cui noi possiamo a volontà seiTirci. Noi possiamo anzitutto imprimere una dù·ezioue parallela ai raggi luminosi, allorquando ci serviamo dello specchio piano, tenuto, ben s'intende, ad una considerevole distanza dalJa sprgente luminosa, ad una distanza cioè per lo meno di l O metri. D'ordinario noi facciamo uso molto raramente di questo modo d'illuminazione. Per dirla anzi in modo più preciso, ne tlsiamo quasi esclusivamente in due sole circostanze speciali, e Yi ricorriamo, perchè veramente in questi casi i raggi paralleli ci rendono dei segnalati servigi. Ci serviamo, vale a dire, eli questa particolare illuminazione nei casi di minuta opacità. del ritrco e del cristallino, le quali in questo modo osservate si discernono con una certa facilità, mentre, come si sa, non si ponno esse pHt rilevare, se adoperiamo una luce più viva e conceutrata. Così pm·e noi . ricorriamo talvolta ai raggi paralleli, con l'intendimento di constatare se in un dato caso particolare gli occl1i souo per :wrentura emmetropi ; dappoichè, siccome abbiamo diggià
Yisto, se le condizioni di rifrazione sono normali, i raggi luminosi paralleli si riuniscono sulla retina e vi formano tm' immagine rovesciata della sorgente luminosa impiegata. nell'esperimento. Del resto in tutti gli altri casi di esame endoculare questa rarietà d'illuminazione è abbandonata, poichè, da una parte, stante la gran distanza della sorgente luminosa e la ristrettezza del campo pupillare, sono scarsi i raggi che vi penetrano e quindi molto fioca riesce l'illuminazione dell'occhio, e dali 'altra,. perchè, per esser paralleli i raggi J)roiettati, il tratto che essi illuminano è molto limitato ed angusto. Rendiamo poi co111·ergenti i raggi luminosi ogni qual volta facciamo uso di specchi concavi, OJ>pure dell'ottalmoscopio
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di Cocius, onero anche della lente di Hasner. Quando nelle nostre osservazioni impieghiamo l'illuminazione courergente, noi otteniamo anzitutto il mntaggio di far penetrare nel fondo dell'occhio a trarerso la pupilla, anche un poco ristretta, un fascio considererole di raggi di luce, che rende l ' illuminazione molto piit splendida di quella, che si ottiene
coi raggi paralleli. Inoi tre, proiettando noi per tal modo nell' interno dell'occhio dei raggi com·ergenti, questi, resi ancor più convergenti dal potere diottrico dei mezzi che attraversano, si riuniscono già prima eli arrivare sulla retina, e dal punto di loro riunione, proseguendo il loro cammino, determinano un circolo di diffusione, che riene così ad illuminare un'area molto estesa delle membrane profonde del bulbo. In generale possiamo frattanto ritenere, che quanto pil1 accentuata è la convergenza dei raggi luminosi che proiettiamo, altrettanto più farorevole si è l'illuminazione che otteniamo; perocchè, da una parte maggiore sarà il numero dei raggi, che pr.netrano nell'interno dell'occhio, e dali' altra più considerevole e più esteso riescirà il circolo di diffusione, che rischiara le parti profonde del bulbo. Ecl è conseguentemente in grazia di questi spiccatissimi vantaggi, che ci presenta l ' illuminazione ottenuta con la luce convergente, che noi pressochè sempre facciamo uso della medesima nell'esame del fondo dell'occhio ad immagine diritta. Infine noi abbiamo a nostra disposizione varii e diversi mezzi, di cui possiamo a piacimento servirei, allo scopo di far pervenire nell'interno dell'occhio dei raggi luminosi divergenti. Quelli però fra i tanti, che sono più alla mano, e che meritano ai essere ricordati, sono specialmente i tre seguenti. Noi, vale a dire, possiamo con facilità proiettare nell'interno dell'occhio della luce divergente, o quando avviciniamo molto all'occhio la sorgente luminosa, o a.llorchè ci •
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serviamo d'uno specchio convesso, OV\' ero quando adoperiamo contemporaneamente uno specchio qualunque ed una lente positiva. Tutte le volte ditl"atti che noi collochiamo un oggetto luminoso a breve distanza dall'occhio, i raggi luminosi che da quello emanano, penetrano io questo con dire~ione dive-rgente ; e siffatti raggi, come ci è noto, saranno tanto più numerosi e dirergenti, quanto pil1 la sorgente luminosa sarà collocata vicino all'occhio. Lo stesso risultat.o, ma in piccole proporzioni, si può pure agovolmente ottenere, proiettando la luce con uno specchio convesso ; gli s;>ecchi liOnvessi, come sapete benissimo, in virtù della nota legge catottrica, rifiet· touo sempre i raggi della luce in direzione divergente. Con questo mezzo però i raggi luminosi penetrano nell'interno dell'occhio in numero tanto scarso, che l' illuminazione cosl ottenuta riesce grandemente meschina; ragione per cui gli spet:chi com-essi in ottalmoscopia sono oramai abbandonati. Invece si consegue mirabilmente e meglio lo scopo, adoperando simultaneamente uno specchio, o piano, o concavo, ed una lente biconvessa, che s' interpone fra lo specchio e l'occhio osservato. In questo modo i raggi luminosi riflessi dallo specchio vengono dalla lente riuniti in un fuoco prima ancora. che raggiungano l'occhio in osservazione, ovvero appena appena stanno per entrarvi; e da questo punto focale poi tutti i raggi dirergono e penetrano ognora divergendo nell' interno del· l'occhio. Con questi mezzi combinati insieme, cioè con lo specchio e la lente positiva, si ottiene di far giungere fino in fondo dell'occhio una gran copia di luce e d ' illuminarlo viramente con un vasto cercbiJ di diffusione. Ond'è che oggigi0rno impieghiamo quasi esclusivamente lo specchio concavo e la lente positiva, nel modo ora. detto, ogni qual volta intendiamo esaminare i particolari del fondo dell'occhio ad ùnmagine t·ot:escùda.
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Questi sono i mezzi d'illuminazione di cui noi ·presentemente ci serviamo, per rischiarare debitamente le parti profonde del bulbo. Noi diamo la preferenza, ora all't!no, ed ora all'altro, a seconda del vario scopo, che ci proponiamo nelle nostre osserra7.ioui. In generale, ripeto, adoperiamo l'illuminazione a raggi parallt!li quando si tratta eli esaminare lo stato eli trasparenza del cristallino e del vitreo, o le condizioni del 11otere di rifrazione. Così pure facciamo uso per lo più della. luce a raggi convergenti, allora quando esaminiamo il fondo dell'occhio col procedimento a immagine diritta. Così per ultimo, come dissi, adoperiamo sempre l'illuminazione a raggi divergenti, tutte le volte che vogliamo veder bene e partitameute tutti quanti i particola.ri del fondo dell'occhio col più usitato e più comodo procedimento ad immçcaine rovesciata. Vedremo ora dove e come si formano le immagini nelle osservazioni ottalmoscopiche, giusta il diverso procedimento che noi scegliamo.
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IV.
Ho già eletto che quando illuminiamo un occhio con la luce riflessa da uno specchio, allo scopo di osservaroe le parti profonde, ques't'occhio i:;tiotivamente fissa la superficie lumino'>a che gli sta dinanzi e si accomoda alla precisa sua distanza. Stante quindi siffatta acccmodazione ed in virtù della legge dei fuoch i coniugati, come i raggi luminosi che emam,l.nt> dalla specchio si riuniscono sulla retina dell'occhio osservato, così i raggi riflessi poi ùa questa vengono a riunirsi nello specchio istintivamente fissato; ed è per l'appunto in questo luogo che s'incrociano per formare un'immagine rovesciata del fondo dell'occhio. Lo stesso poi succede pre-
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cisamente se l'occhio che si osserva inrece di fissare lo specchio guarda delibemtarnente un altro punto qualunque e si nc:comoda a11a sua distanza : sarà sempre in questo punto fissato che i raggi luminosi conrcrgono, s'incrociano e for· mano l'immagine dell'interno dell'occhio in osservazione. In questi casi l' immagine del fonùo dell'occhio osserrato è sempre reale, rovesciata, molto ingrandita, poco chiara, lontana da. chi si osserva e vicina più o meno all'osservatore. E ciò avviene sempre, siccome ho detto or ora, in forza della l'tessa legge, in Yirttl cioè della ll'gge dei fuochi coniugati. Ma. supponete ora che l'occhio osserntto non fissi nemm oggetto, nessun punto, che sia inrece accomodato all'infinito, o, per meglio dire, che non sia men<•mamente accomodato e per ciò stesso in 1mo stato di perfetto riposo, in questo caso i raggi luminosi che ne escono dal suo interno, so lo condizioni di rifrazione sono normali, saranno paralleH fra di loro e non si potranno incrociare in nn punto, per dare luogo ad un' immagine roresciata, come nei casi di cui sopra ; essi s'incontrano soltanto, come si dice, all ' infini to e dànno luogo ad 1111' immagine rirtnale che è diritta. La stessa cosa è a dirsi quando l'occhio osservato è ipermetrope ed i raggi luminosi ne escono per conseguenza in direzione di\·er· gente : anche in questo caso l'immagine del fondo dell' occhio è rirtuale e la si r eùe diritta. In silfatte condizioni fanno soltanto eccezione gli occhi brachimetropi. Nei casi di bracbimetropia solamente l' immagine dell'interno dell ' occhio è sempre reale e ror esciata, quantunque l' accomodazione si trovi in perfetta ed assoluta quiescenza; imperoccbè neIl ' occl1io bra.chimetrope, come noi sappiamo, in qualsiasi stato si trovi il potere accomodativo, i raggi luminosi che ne escono sono costantemente com-ergenti. Or bene queste medesime vicende si verificano ognora in
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tutte quante le nostre osservazioni con l'ottalmoscopio, qua· luuque sia il mezzo di cui ci serviamo per illummare r oechio ossermto, qualunque direzione abbiano i raggi luminosi proiettati nel suo in terno, e qualunque sia pure il nostro procedimento nell'esaminarne i particolari. In qualsivoglia circostanza eLl in tutti i casi possibili la luce riflessa dallo parti profonde del bulbo nell' uscirne dà sempre luogo alla formazione di un' irnmflgine, lo. quale ora è diritta ed ora è rovesciata. È questa un' alternatira tanto costante ed assoluta, quanto lo sono le leggi ottiche stesse da cui essa dipende. E per conseguenza, o non arviene nessuna i mmagi ne, come, per esempio, può succedere nell e opacitiL del cristallino e del vitreo o nelle forti assimetrie delle superfici diottriche, ovvero, se un' immagine si forma, questa deve essere sempre o diritte~ o rovesciata. Riassumendo intanto in poche parole tutti i casi possibili, i raggi luminosi riflessi dal fondo dell'occhio osservato, o ne escono convergenti ed allora in un dato punto si riuniscono
per dar luogo ad un ' immagine reale e rorescia.tn, ovvero ne escono paralleli od anco di\'ergenti, etl in queste circo:;tanze non si riuniscono pift e dànno im'ece luogo ad un' immagine vil'tualc e diritta. Da qui per conseguenza due metodi diversi di esaminare le parti profonde del bulbo oculare, se· condo che i mezzi, che mettiamo in opera, ci dànno un' im· magine roresciata, oppure un' immagi ne diritta, delle medesime.
V. Per l'esame del fondo dell'occhio ad immagine rovesriata, noi potremmo servirei dello specchio solamente, im·itando chi si osserva. a fissarlo. Ma in questo modo semplice pro· cetlendo, come vi dissi un momento fa ' l' imma11ine che si . o
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·ottiene è poco chiara, troppo lontana dall'occhio in osserra· zione e troppo ricina all'osservatore. n luogo dove si forma l'immagine è tanto vicino a chi lo esamina, che questi dorendosi avvicinare nell'esame all'occhio osserrato, molto facilmente può oltrepassarl0 e per tal modo trorarsi nell'assoluta impossibilità di r ederne l'immagine. Allo scopo frattanto di esser·e in grado di Yedere l'imma· gine più chiara e piit vkina all' occhio che si osserva, noi fra questo e lo specchio inte11loniamo una lente bicom·essa. Questa lente così interposta si comporta esattamente, come la lente infl:lriore dell'oculare di un microscopio; essa, cioè, fa convergere i raggi che emergono dall'occhio osservato, arviciua 1' immagine a quest'occhio e la rende più piccola, ma per compenso molto più chiara e nitida. In generale è da ritenersi che quanto più la lente è forte e collocata in vicinanza dell'occhio osservato, altrettanto l'immagine neri· mane rimpicciolita e ravvicinata, e viceversa. M:a in tutti i casi le dimensioni di quest'immagine saranno sempre maggiori della realtà. (1).
(l) Effetto della lente biconvessa, che s' interpone d'ordinario. La immagine, abbcnchè per suo mezzo rimpicciolita, conserva sempre un ingrandimento di 4-5 diametri relat.ivamcnte alle dimensioni reali dci particolari del fondo dell'occhio.
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Ciò premesso, quando noi esaminiamo gli occhi in questa maniera, quando, cioè, ci serviamo ad tm tempo dello specchio concavo e della lente biconressa, l'immdgine delle parli 1n·ofonde di questi occhi viene sempre a formarsi in un punto piit o meno vicino alla lente; e quel> lO punto è tanto più vicino, quanto pii1 considererole si è la forza di rifrazione degli occhi mede~imi. Così succede che quando gli occhi in esame sono emmetropi e la loro accomodazione si h·ora allo stato di riposo perfetto, l'immagine ha luogo Jlrecisamente nel fuoco principale della lente impiegata, poichè i raggi di luce, che escono rifl.e:;si dal loro intemo, in questo caso ~ono l>aralleli. Così pnre arviene che quando gli occhi osserrati ~ono brachimetropi, i raggi riflessi delle loro parti profonde emergono con\'ergeuti, si riuniscono prima e formano imma· gine in un punto intermedio fra la lente interposta cd il suo fuoco principale. Così infine si 1erifica che quando gli occhi esaminati sono ipermetropi, i raggi, che emergono riflessi con direzione divergente, vanno a formare l'immagine del loro int~rno al di là del fuoco principale della lente. Noi pertanto nelle nostre ossenazioni dobbiamo ognora tenere presente alla mente questa Yaria distanza, alla qun.le si forma l' immagine delle parti profonde del bulbo, a se· cotlda per l'appunto del vario potere di rifrazione degli oc· chi osservati; imperocchè tali conoscenze possono non poco contribuire anche esse ad agevolare il nostro esame ed a . renderlo per ci) stesso più esatto e più completo. Per questa ragione noi dobbiamo sempre proporzionare la forza della lente che usiamo alla varia potenza diottrica degli occhi ossel'mti. Se noi per conseguenza dobbiamo esaminare degli occhi brachimetropi, per fermo nelle nostre osservazioni faremo sem· plicemente uso di lenti positive molto deboli ; anzi nei gradi pitl elevati di bracbimetropia ne potremo addirittura fare
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anche a meno. Parimenti per facilitare resame degli occhi ernmetropi, non abhiamo certannente bisogno che di lenti dotate d'un mediocre potere convergente. Per contro se si tratta di occhi ipcrmetropi, noi, per o sscn~arli acconciamente, non possiamo far a meno di lenti positive proporzionatamen te piìt forti. T~ nei casi di maggior deficienza della forza di rifrazi one ci possono perfino diventar necessarie le lenti positire n° 2 1/ ., o 11° 2. Ed ora che ho ricordate le .cognizioni pitt necessarie per poter far bene un 'osserrazione ottalmoscopica ad ùnmagine 1·ovt•st:iata, Yecliarno per ultimo h maniera con la quale pror·coliamo pr r e::aminare diligentemente le 11arti interne dell'occhio ad Ìlm1W(JÌ11C diritta.
VI. ~elr esame delle
parti profonde del bulbo ad immagine rliritta noi ci serriamo so,·entissimo del semplice specchao ottalmosco1Jico, ora solo ed ora associato all e lenti; ma in tutti i ca,i, s·intcn<le da se, raccomodazione dell'occhio osserrato deve trontrsi in un assoluto riposo e l'occhio del l'o;;scnatorc dcrc e!lsere aùattato all' infinito. Osscrrando con (lll~":'to procctlimcnto ecl in tali comlizioni l'immagine dello interno ùell' O( chio, la vediamo dirc r~nm cnte atteggiata, a ;;cconcla del vario gr:ulo di potenza diottrica del medesimo. Se infatti gli occhi in c~am c sono emmetropi, noi vediamo diritta l' immagine del loro interuo e la rileviamo bene, JlCrc:hò i raggi, che cmcrgl\110 rift c;;iii c1alle membrane profonde, hanno 1111:1 direziouc parallela. Parimenti diritta si è l' immagine, che noi c:ost:Lntemeute o~serriamo negli occhi ipcnn eb·oJ1i; auzi in quc:;ti occhi l ' immagine così al.tcggiata.
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la discerniamo ancor pilt chiaramente che negli emmetropi, perchè, eome sapete, 1 raggi luminosi che ne escono lmw10 una direzione com·ergente. Se invece gli occhi sono brachi· metropi, l' immagine delle loro parti profonde non si vede veramente bene, tranne che in un sol punto, e quest'imma· gine è rovesciata invece di essere diritta, poichè i raggi di luce che. la formano escono dall'occhio convergenti e s' incro· ciano pr<!cisamente in questo punto. Nei primi due casi la immagine del fondo dell'occhio è chiara, perchè il nostro apparecchio diottrico è per l'appunto nato fatto per la vista degli oggetti, che ci mandano dei raggi di luce o paralleli o divergenti. Nel terzo caso invece noi non possiamo vedere siffatta immagine parimenti chiara che in tm sol punto molto limitato ; al di qua ed al eli là di questo puuto la scorgiamo sempre fosca e pilt o meno d]ffusa, poichè i raggi luminosi, che provengono dall'interno dell' occ~io, sono, come sapete, convergenti, e raggi convergenti in natura non se ne danno. Con l 'esame ottalmoscopico ad immagine diritta frattanto noi possiamo agevolmente constatare le condizioni di rifrazione degli occhi osservati ; e questo per se solo è già un segnalato servigio, che l'ottalmoscopio rende alla clinica ed in ispecie alla medicina legale militare. Però ciò non è tutto. Modificando un tantino questo procedimento, noi con l'esame ad immagine diritta possiamo per di più misurare ~ modo preciso la forza di rifrazione d' un dato occhio. Ed a tale scopo, non occorre altro che interporre fra lo specchio e l'occhio osservato delle adatte lenti sferiche, a seconda dei casi, ora convesse ed ora concave. Supponete infatti che in un dato caso l' immagine della retina si vegga diritta. Anzitutto noi abbiamo bisogno di verificare se per avventura siffatta immagine virtuale è dovuta a raggi paralleli ovvero a raggi divergenti; in altre parole, 50
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se si tratta di e1m;netropia oppure di ipennetropia. Que:;ta, Yerificaziooe la facciamo, interponendo delle lenti positire leggere ; se l'occhio o;;senato è emmetrope, per la loro forza conrergcnte, cessa il parallelismo dei raggi luminosi, che ne escono, e per d ò stesso l' immagine, da chinra che era prirua, dircut:t diffusa ; se vcr contro esso è ipermetrope, l' immagine rimane sempre diritta e chiara. Una Yolta. poi certi che l'ocehio in esame è ipermetropc, allora si continuano aù intel'I)Ol're delle len ti po:;itire gt·adatamente pit1 forti, finchè si arri\·a a quella che è ancora compatibile con la vista della irnmagiue diritta d&l fondo de1l'occhio. E questa lente positiva più forte, che ancora ci permette la vista di tale immagine in modo chiaro e nitido, esprime esattamente il grado del difetto di rifrazione in esperimento. Così pure supponete che con questo esame si Yegga la. immagine rovesciata. •Noi per questo solo fatto abbiamo già.
la oortezzn. che si tratta di occhi brachimetropi. l\fa \'ogliamo ino] tre precis:1re il grado di que!lto eccesso di •potere diottrico. Ebbene, per misurarne il grado, noi non ablliamo da fare altro che interporre delle lenti negative nel modo consueto, cioè incominciando dalle Jliù deboli e poi progredendo sempre con le piit forti, fìuchè si riesce a rendere l'immagine, da ro,·esciata che era, diritta. La lente negativa di grado minimo che vale a restittlire il parallelismo dei raggi lu~ minosi, e per ciò stesso n raddrizzare l' immagine, rappresenta col suo ''alore il grado preciso di hrachimetropia in esame. Or Yoi Yedete benissimo, quali importanti scrvigi ci rende l'osservazione ottalmoscopica ad immagine diritta con questo semplice procedin1cnto. I risultati per suo mezzo ottenuti hanno sempre un valore veramente matematico. Noi diffa tti ce ne serriamo con illimitata fiducia nei nostri reparti di
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o;;serrazioue, allo scopo di risolw·c tanti delicati q nesiti di nm licina legale. Però, ripeto, acciocchò i ù:Lti delle nostre o:(servazioni ahtJÌ<lUO tutta la rigorosa esattezza desiderata, è as:;olutamentc neces~ario, da una parlo che l'occhio di chi· osserra sia a~.:comoLlato alr infìuito o ùall'altra che l'acco· modazione dell'occhio ossenalo sia, o in prcccllenza paralizzata, on-ero iu uno stato di as,oluta quiescenza. 0 11dedtè, allo scollO di meglio assicurare questa duplice condizione, vi consiglio di anidnarri ltelle rostro osserrazioni quanto piì1 JlOtete con lo :-pecchio all'occhio che esaminate; in questo modo il vostro occhio si accomoJerà piì1 facilm()nte all'infinito; ed in questo modo pure impeLlircte (!!te l'occhio o•serrato fissi lo spe~.:chio e si ad<ttti alla sua distanza. Infine l'esame ottalmoscopico aù immagine ùiritta si può ancora eseguire con tut al tro procedimento. Se noi, vale a dire, ci serv iamo degli ottalmoscopi coropo:;ti di Cocius e di Zehemlcr, oHero anche del semplice e comune specchio con· cavo, e se in tutti i casi interponiamo una lente nogati\'a no 8-1 O fra l' occhio e lo specchio, redremo sempre diritta l'immagine dell'occhio che osserviamo. Quando esaminiamo in questo modo le parti profonde del bulbo, noi procediamo non altrimenti che nelle osservazioni a immagine rorcsciata; noi cioè non ci curiamo, nè punto nè poco, nè dell'accomodazione dei nostri occhi e neppure di quella degli occhi che si osser\'aoo. In quest'esame l'immagine, che per effetto soltanto dello specchio concavo si dovrebbe vedere rovesciata, direnta invece diritt:t per la deviazione, che i raggi lumi· nosi subiscono in forza della lente dirergente interposta, la quale in questo caso si diporta come la lente oculare del cannocchiale di Galileo; e conseguentemente qu.est· immagine è virtuale ed amplificata. Siffatto procedimento quindi si presta molto bene per l' esame dei particolari del fond()
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CONFERE:-.rzE ORALI DI OTTAL:IIOSCOPIA
dell'occhio, nello stesso modo come ci serviamo del più usitato procedimento acl immagioe rovesciata (l). Concludendo pertanto, il metodo di osservazione ottalmo-
scopica ad immagine diritta ba due procedimenti diversi e ben distinti l'uno dall' altro. In uno è assolutamente intlispensabile, come dicevo, che l'accomodazione tanto dell 'occhi<> osservato quanto dell'occhio osservatore si trovi in uno st.ato di perfetto riposo; e questo primo procedimento è riservat<> per l'esame delle condizioni di rifrazione. Nell'altro poi, ripeto, lasciando perfettamente libero il potere accomodativ<> dell'occhio osservato e dell'occhio osservatore, si rende diritta l 'immagine per mezzo di una lente biconcava, che neutralizza completamente gli effetti diottrici eli esso potere; equesto secondo serve per esaminare nel modo consueto le parti profonde del bulbo, allo scopo specialmente di controllare i risultati avuti da un'antecedente osservazione ad immagine rovesciata.
(l) Effetto diottrico della lente che s'interpone di consueto. Per suo mezzo si ottiene un'immagine amplificata. 15-20 volto. ~·r
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l'torme fJf'IWrali per l'esmne devli occhi con l"ottalmoscopio.
I. L'esame delle parti interne dell'occhio per mezzo dell'ottalmoscopio, c:;igo cb parte dell'o~serratore molte c svariate cognizioni. Per es::;crc ìn grado di faro un 'os~errazioue ottalnlO:;copica con la roluta diligenza ed e:sattczza, oltre la famigliare conoscenza della fisiologia e della Jlatologia deli 'occhio, non che della teoria ddl'ottalmoscopio, sono altresì necessarie delle norme pratiche, relati;:e sopratutto alle condizioni pih Htrorcroli dcll'osserraziono od a11c manon e piil acconcio • dello strumento. Pcrmcttetemi frattanto che ora, dopo tutlo, completi quest'argomento, richia.mamlo alla vostra memoria siffatti precetti, P. che poi brevemente accenni al modo di vincere le difJicoltà, che più comunemente s'incontrano in questo genere d'osserrazioni. La prima condizione richic:sta da tale esame, si è l'oscul·ità della camera, nella quale si fa r osserrazione. La mancanza di luce , da una parte rende più distinta c più Sj)iccata l'immagine aerea del fondo dell'occhio, e dall'altra impedisce i rinessi laterali, sia della cornea, che della. lente, i quali, imbarazzerebbero grandemente l' ossen·atore. Questa condiziono però non è imperiosa, siccome a. prima giunta potrebbe sembrare; non bisogna creL1ere, cioè, che l'o:scurità debba essere assoluta. A chi si è già un poco impratichito in questa sorta .di esami basta genentlmente, che le impo:sre delle finestre sieno cl1iuse, poichè la semioscurità. è piì1 che sufficiente alla bisogna. Del resto allorquando si adoperano, e l'otta1moscopio tubulare di Galozowski, c quello a camera oscura di Poncet, il difetto di luce nell 'ambiente, in cui si ossen·a, non è piìt necessario.
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CONFERENZE ORALI DI OTTAL~OSCOPIA
Ottenuta così l'oscurità della camera, occorre poi com•enient·cmento illuminare l'occh io che si esamina. A tale scop(} potrebbe anche servire un fascio di luce naturale, che penetri nell'ambiente a traverso un piccolo pertugio praticato nella finestra. Ma la lnco bianca distrugge il rosso retinico, testè scoperto in Roma dal professor Boll ; pe1· cui il fo1t"do dell'occhio cosl iDuminato apparisce molto pallido. L'occhio va quindi illuminato con la luce che emana da, una lampada ordinaria, munita di un tubo di Yotro, che impedisca le oscillazioni della fiamma. I raggi gialli della luce artificiale banno la proprietà, siccome ci ha insegnato. il pr.efato fisiologo, di non alterare subito il rosso retinico; e per questa ragione il fondo dell'occldo in questo modo illuminato lo si vede cl1iaramente. Ad ogni modo, qualunque sia la sorgente luminosa impiegata, essa va sempre collocata al lato sinistro di chi si osserva e dere trovarsi all'altezza dei suoi occhi; ma , mentre nell 'osservazione ad immagine rorescin,ta va essa situata un tantino in dietro, onde Impedire i riflessi corneali, nell'esame ad immagine diritta per contro la si deve molto accostare, tanto all'occhio che si esamina, quanto allo specchio. che si adopera. Poste intanto quest.e condizioni preparatorie, che grandemente concorrono a facilitarci il còmpito, prima di procedere all'osservazione del fondo del! 'occhio, è necessario far prece· dere anzitutto un diligente esame delle parti anteriori e medie del bulbo. Con questo intento noi ricorriamo ai vari mezzi ; ma di preferenza ci serviamo della illuminazion'e laterale e dello specchio ottalmoscopico. Con l' illttmina.zione laterale, concentrata da una lente biconvessa, si rilevano con faciliti!. tutte le lesioni della comea , dell'iride e degli strati superficiali del cristallino, anche quelle istes;;e che ad occhio nudo non erano punto visibili; e con la luce
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direttamente ritlessa da uno specchio ottalmoscopico, oltre le lesioni della cornea, possiamo facilmente scorgere quelle pur anco, che hanno sede Ìll tutti gli strati della lente e nel vitreo. Tale esame va fatto con diligenza, e con quelle regole, e con quei }Jrocedimenti, di cui ''i terrò parola allor· qu.:tndo ci occuperemo in dettaglio dell'esplorazione di tutte le singole parti dell'occhio. Ed una volta eseguita questa esplorazione proli mi nare, si procede poi an 'osser\azione ottal· moscopica propriamente detta. Inoltre per facilitare un diligente esame delle membrane profonde del bulbo molti sogliono in precedenza dilatare la pupilla con i midriatici. A questo rigua rdo però bisogna a'1er sempre presentte, che i miclriatici possono talvolta au· ment.'lrc 1m' iperemia della coroidea, favorire un'essudazione sierosa nel vitreo, esacerbare ]e conclizioni morbose della retina ammalata ed in tutti i casi cagionare dei disturbi nella facoltà visiva, i qua1i non si dileguano che a capo di vari giorni. A mio avviso qmndi è sempre bene far senza, per quanto ò possibile, della dilatazione della pupilla, massime nelle affezioni delle membrane profonde del bulbo. Quando la luce troppo vivf!. facesse soverchiamente rcstrin· gere il foro pnpillare, vi si pnò quasi sempre rimediare, abbassando un tantino la fiamma della lampada. Io ritengo che sia necessario ricorrere ai midriatici solamente, quando un'eccessiva miosi non permetta di esaminare minutamente tutti i particolari del fondo del bulbo, quando lo scopo del nostro esame esige la paralisi del potere d'Mcomodazione, quando il nucleo del cristallino· è più denso e meno tra-spa· rente per avanzata età, quando occoJTe esaminare la regione della macu.la, ovvero quando i midriatici fanno parte della terapia del caso morboso in esame. Ma eccezione fatta di
questi singoli casi, a meno che non si adoperino gli ottal·
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CONFEREXZE ORHI DI OTTAL:l!OSCOPIA.
moscopi di Galezowski, di Liebreicb, di Follin, o di Cusco, i quali esigono la pre,·enti va dil:ttazione del camJ_Jo pupilla.re, del resto in tutti gli altri casi, ripeto, sarà sempre prudente fare a. meno della nociva azione di questi agenti.
n. Ricordate così le condizioni preliminari reputate generai· mente necessarie per poter fare un'accurata osservazione ottalmoscopica, ora vi dirò in brevi termini quali sono le norme pratiche, che ci tlerono guidare nell'eseguirla in tutte le sue particolarit~. Queste norme, come sapete, yariano grandemente secondo che il nostro esame ba per iscopo di rilevare, o le alterazioni del cristallino, o quelle del vitreo, o quelle delle membrane profonde del bulbo, ovvero ba in mira di determinare le condizioni di rifrazione. Non vi parlo ora dei precetti da. osservarsi nell'esame ottalmoscopico del vitreo e del çristallino, percbè mi sono proposto di dirvene qualche cosa quando faremo una rapida rassegna dei mezzi di esplorazione, di cui facciamo uso nell'esaminare le direrse parti del bulbo e dei suoi annessi. Così pure vi taccio le regole da osserva.rsi nei procedimenti diversi dell'esame ottalmoscopico acl immagine diritta, giacchè mi pare d'arerrene giil. detto abbastanza altrO\"e. Ora per conseguenza , richiamo la vostra. cortese atten-
zione unicamente sulle norme praticlle, alle quali dobbiamo attenerci, ogni qual rolta esaminiamo il fondo dcll'oechio ad immagine roYesciata. E per riuscire più chiaro nell'esposbione delle medesime, concedetemi che succintamente
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ve ne descrira. il procedimento, supponendo che l'osserva-
zione venga fatta col semplice e comune ottalmoscopio a mano. Voleudo frattanto eseguire l'esame anatomico delle parti profonde del bulbo per mezzo dcll'ottalmoscopio, prima di ogni altra cosa, occorre collocare conrenieutemcnte colui che deve essere esaminato. Questi, cioè, lo si fa sedere su di una sedia pilt bassa d'alquanto di quella sulla quale donà
poi assidersi l'osservatore, e gli si rac~:omanùa ùi tener ferma la testa durante l'osservazione. Indi si colloca la sorgente luminosa, come dissi un momento fa: vale a dire, la si situa in tutta 'ìiciuanza della spalla sinistra dell'osservato, all'altezza dei suoi occhi ed in maniera tale, che non possa illumiuare direttamente la ccmea dell'occhio in esame. E dopo aver beo dispo:3to ed atteggiato chi si deYe osservare, e dopo di m-er pure acconciamente collocata la lampada di cui ci seniamo, sediamo alla nostra volta anche noi e ci mettiamo ùi fronte al nostro soggetto, ad una distanza approssimatira di circa 50-60 centimetri. Ciò f:ttto, allo scopo di ~ttenere che la papil!a si presenti di botto nel bel mezzo del campo d'osscrrazionc, invitiamo in seguito colui che si esamina a rirolgere lo sguardo un poco in alto cd all'interno; peroccbè, come vi è noto, la papilla trovasi a circa 4 millimetri all'interno ed in a.lto per rapporto alla macchia lutea. Con questo atteggiamento otteniamo di conseguenza, che la pupilla faccia un movimento in basso ed all'esterno, e che si porti per ciò stesso iu conispondenza del campo pupillare. Del resto tutto ciò si consegue in modo più preciso e sicuro, se con questo intento facciamo guardare dal soggetto il nostro orecchio sinistro, allorquando esaminiamo il suo occhio sinistro, e gli
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COXFEI\E:\ZE ORALI D>! OTTALii!OSCOPIA
faeciamo fi:;:::are un punto posto ad un decimetro circa. del nostro orecchio destro, quando osserviamo il suo occhio destro. Una rolta poi così fissato lo sguardo ili chi si osserra, im1mgniamo con la mano destra lo specchio otta.lmoscopico, e ce lo appoggiamo acconciamente, ed in modo como·do, contro il naso e contro il margine superiore dell'orbita del·
l'occhio destro. Eù in questa posizione, guardando a trarerso il piccolo foro dello specchio, ci assicuriamo, che la luce da quc:sto riflessa illumina con renientemente il campo pupillare. Infi me, sicuri oramai, e della direzione del_lo sguardo del· rocc~1 io osservato e dell'illuminazione proiettata nell'interno del medesimo, non altro più ci rimane a fare, che prendere con l'indice e col pollice della mano sinistra una lente biconve·sa U0 2 1/.1, d'intcrporla fra lo specchio cd il campo d'osservazione, tenondola da questo distante dai cinque ai dieci centimetri circa, e di mantenerveht ben ferma in una dircziono sensibilmente verticale . Ed arrivati a questo punto, in grazia precisamente ili queste favore,·oli contingenze, noi, guardando a trarerso il forellino dello specchio, mvece del campo pupillare, rediamo l'immagine del fondo dell'occhio: immagine, che, come sapete, è aerea, rovesciata ed ubicat.a a poca distanza dalla lente nello spazio intermedio fra questa e lo specchio. li I.
Come redete, con la stretta osservanza. delle norme ora <lette, non può certamente riuscire difficile il vedere con chiarezza tutto quanto il fondo dull'occhio. Però mi affretto a soggi ungere, che tutto ciò non basta ancora a metterei
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in g rado di fare uua diligente e particolareggiata os:;en·a· zionc dei snoi particolari. Per riusrire ad esplorare debita-
mente le parti profondo del bulbo, oltre le ricordate, sono altresì necessarie delle altre norme. Noi, vale a dire, dobbiamo portare sncccssivamC'n te la nostra attenzione su tu tta quant.1, l'estensione delle sue membrane profonde. Ciò dobbiamo farlo diligentemente con nn metodo e con 1111 ordine ben definiti. Nel maggior numero dei casi il punto di par· tenza i el DO:>tro esame clere esser sempre la l'{IJJilln del nervo ottico. Questo punto del fondo dell'oc.chio, non sola· mente è piì1 fad le a ri:.;contrarsi e acl osserrarsi, ma, ciò che piìt importa, è in pari tempo la guida piit sicura e piìt naturale, che ci permetto di o·rientarci con sicurezza in tutti i particolari del no::;tro esame. E per questa ragione noi, prendenùo le mosse dalla pap ma' possiamo poi procedere più agevolmente e più sicuramente nella esplorazione parti. colareggiata del campo retinico, fino al suo estremo coufioe, fino a.ll'orc.t serrata. Ora ecc0vi frattanto come io mi regolo in questa bisogna, per assicurarmi, che nell'osservazione non ometto alcun tratto delle dette membrane. Anzitutto io comincio, siccome è naturale, ad esaminare bP.n bene la papilla nel suo aspetto, nella sua forma, nel suo centro e nella sua periferia; e quasi nello stesso tempo osservo ac.cnrat.'lmente tutta Ja zona peripapillare, con la. mira di rilevare tutto le modificazioni morbose, che per avventura può essa presentare per rapporto all'aspetto, al colorito ed alla trasparenza (]el tratto della retina corrispondente. Ciò fatto con la dovuta dj]jgenza, m'accingo dopo ad una minuta e particolareggiata esplorazione del resto del campo d ·osservazi.one, prendendo le mosse, come dissi, dalla papilla
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COHF.RE:\ZE ORALI DI OTTAL~IOSCOPJA
e sulla guida ùei msi retinici. Con questo . intendimento accompagno ad uno ad uno i quattro vasi principali della retin8., dal punto eli loro emergenza nella JJr.qJilla fino all'ora serrata; e dopo di essere arrirato fino alle ultime loro ramificazioni, ritorno indietro, rifacendo la stessa ria, e ripòtenùo inversamente l 'esame dall'ora serrata alla papilla. Ed in siffatta maniera procedendo, se faccio bene attenzione, riesco d'ordinario a scoprire le più piccole alterazioni anatomiche, che por aHontura possono presentare le membrane pr~fondc <1el bulbo in tutta quanta la loro esteusione. In seguito esamino con speciale accuratezza la macula e b sua fossetta centrale : dico con cura speciale, poichè, come sapete, questa regione e la pa]Jilla del nerro ottico sono la sede })Ìù frequente delle piìt importanti lesioni delle membrane profonde ùel bulbo. Nel far l'esame della regione della mn.cula di consueto prendo le mosse dalla parte interna c superiore della papilla, poichè sono sicuro che, scostando· mene poi ad:l-gi no adagino i n questa doppia direzione, riesco subito a raggiungere con lo sguardo la macula e la sua fossetta. Del resto nel momento dell 'esame non dimentico mai, cùe fra la l)Ol)il/a c la mocchia lutea corre nel senso ora detto ap})ena la. di~tanza di un quattro millimetri all·in· circa, c che, se si tirano due linee immaginarie, runa orizzontale e tm1gente al margine superiore della.p<~pilla, c l'altra perpendicolare e distante dal la pupilla un tratto ad nn di presso eguale al suo diametro, il loro incrociarsi conispoude al punto piì1 vic.ino dei confi ni di questa regione. Con questa arrertenza e con questa guida anatomic;t, io tro1o sempre senza stento e con sicurezza la mar-ehia rli Socmmering e riesco nello ste:;so tempo ad esaminarla anche coun•nientemcnte. Finalmente, dopo arere esaminata atteutamente la macula
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con la stm fosscftct centmlc e la sua zon:1. periferica, com· pleto la mia. osservazione ottalmoscopica, e;;plorando pe1· ultima la zo1ut equatoriale dell'interno dell'occhio. Nell'eseguire siff'a tta esplorazione, da una parte procuro che l 'oc· chio ossenato sia fav orerolmcnte atteggiato, e dall'altra è forza che mi sposti io ste;;so con lo specchio nel modo piì1 acconcio e convenevole. Per rendermi piìt facile l'esame di questi estremi confini delle membrane profonde del bulbo, son uso raccomandare al soggetto sottoposto all'osservazione, di volger lo sguardo succcssiramente in tutte quante le direzioni, in alto cioè, in basso, a destra ed a sinistra..
Nello stesso tempo poi mi sposto con lo specchio in direzione tutta opposta al segmento di zona e(tuatoriale, sulla. quale fis:;o la mia attenzione, e mi studio di inclinare lo specchio medesimo nella maniera piìt conveniente alla bisogna. E per tal modo, facendo prendere tutte queste direzioni diverse all'occhio che esamino, ed atteggiandomi io stesso acconciamente, riesco con una certa facilità a rilevare perfino le macchie pigmentose e le placche essudative bian· castra, che sogliano caratterizzare le alterazioni nutritizie del corpo ciliare. Con questo metodo e con questo procedimento, osservando· scrnpolo:;amente le norme sopraccennate, io riesco mai sempre ad esaminare bene e dettagliatamente le parti profonde del bulbo. Io quindi vi raccomando, e l'uno, e l'altro; perocchè sono convintissimo che i servigi, che essi da gran tempo rendono a me, saranno per renderli certamente anche a voi.
IV. Rammentai quali sono le condizioni, che più favoriscon(} l e osservazioni ottalmoscopiche e quali norme conviene seguire
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CO:\"l"ERENZE OR:\.LT DI ùTTAL~IOSCOPU
nel pratic:nle con diligenza; e vi dissi inoltre cbe, attcnenùod con scrupolo alle une ed alle a1tre, noi possiamo discernere bene anche i pii1. minuti particolari del fondo dell'occhio. Ora. però m'all'retto a soggiungere cbe all'atto pratico ben soventi s'incontrano delle difficoltà. Non bisogna dissimularlo : la pratica applicazione di tutte CJ!ncste norme richiede da parte dc!l'osservatore una certa destrezza, cb e si acquista ::;oltanto con r eser(;izio. Se non ::;i ò abbastanza famigliarizzati con sifratte osservazioni, e soprattutto se non si è sufficientemente destri nel maneggio dello strumento, male, od a stento, si riesce a realizza.re le condizioni fisiche Yolute per una. diligente osservatione. Così, per esempio, talrolt.a succede elle l'osservatore, invece di Yedere il campo p11pil1are tli colore ros~o, malgrado ogni cura posta per illuminarlo convenientemente, continua a Y~<lerlo, più che buio, nero. Così pure non di rado nniene che un vivido bagliore ma~ scberi, où in tutto, od in parte, il campo d'osservazione. Col:>ì infine quaM1e Yolta accade di non poter subito rinve· nire la papilla, On'ero di vederla in buona parte nascosta dietro il margine Jmpillare. A. mio giudizio quindi sarel>be vm·amente pregio dell'opera, -il passare in rassegna tutte quante queste difficoltà, riutracciarne le C<tuse, ed csporne i mezzi a t ti ad oHiarle. Scn on~ chè rifletto che con tutte queste minuzie io potrei annoiani non poco. D'altra parte molte di queste difficoltà, non solamente voi le conoscete, ma avete già da lunga pe:.~za imparato a schivarle. E per ciò, se me lo permettete, io trasando volentieri buona pa.rte di esse. Solamente dirò qualche cosa di quelle, fra le tante, che più frequentemente occorrono; e ciò faccio, ben s' intcndt:J, inùirizzamlomi esclusivamente ai miei giovani colleghi. Come dicevo, qualche rolta succede che il campo pupil-
TEXOTE AGJJ tiFF. l\IED. DEL PHES. DI ALE:>S.\1.'\!JBI.\.
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·Jare continua a \·cdcrsi huio, malgrado tutto lo studio posto per bene illuminarlo. Quc:lta difficoltà dipende mai scmpm dacchè l'osscrratorc, tutto preoccupato dallo scopo tlcl suo
esame, o cho inclina talmon te lo specchio da proiettare la luce altrore e non giiì nelr intento dell'occbio, ovvero, anche ])ene illuminando il campo pupil1are, inrcce di guardare con l'occhio dC':;tro, attnwcrso il foro dello specchio, cerca di vedere con l'occh io sinistro, che mantiene aperto senza acrorgerscne. Ciò naturalmente u<>n può acca,lere se non a chi per avventuxa è poco esercitato nelle osscrrazioni ottalmoscopicbe ; e per conseguenza basta f<tre un po' d'attenzione per oniare a sitfatto inconveniente. Nel primo caso, o dirò meglio per eliminare la primn. cau;;n. della difficoltà., è bene di non incominciare l'o~serrazione, anzi di non interporre neppure la lente, se anzitutto non si è sicuri, (;he la luce proiettaia dello specchio illumina per bene l'aia pnpillare. E per elu· dere poi l'altra causa, che ne può impedire di vedere la pupilla debitamente illuminat-a, ba:;ta semplicemente prenùer l'abitudine di chiudere accuratamente l'occhio sinistro 1101 momento istesso in cui si colloca lo specchio all'innanzi del destro, poichè con questa abitudine nou può che riescire agerole di continuare a mantcucrlo chiu:;o anche in seguito durante tutto il tempo dell'ossenazione. Un'altra difficoltà abbastal!Za frequent-e si ò un persistente splendore, che durante l'esame può tutto ad un tratto in•a· dere iJ campo d'osservazione ed impedirci così di Yedore il fondo deH'occhio. Si tratto bagliore, como v'immaginate già, può di1)endere da due distinte cause. In alcuni casi, vale a dire, esso è dovuto ad un particolare atteggiamento della lente di cui ci serviamo, in forza del quale i raggi luminosi da questa riflessi giungono in massima parte fino all'occhio osservatore, ingombrando così, in tutto od in parte, il
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CO ~FEC:EXZE
ORALI DI OTT<\Ll!OSCOPIA
campo d'osscn·azione. In altri casi invece questa contrarietà dipende dai raggi luminosi in gran copia riflessi dal centro della cnrnea, allorchè per inavvertenza il soggetto che si
esamiJ1a, rivolge direttamente lo sguardo in faccia alrosservatore. In tutti i modi, come vedete, questo inconveniente può succedere anche ai più esercitati. Ma per fortuna riesce anche molto facile il rimuoverlo. Si peniene diffatti con sicur('~.za a schivare la prima cagione di esso, imprimendo semplicemente alla lente delle leggere inclinazioni, ora in un senso cd ora in un altro. E se il bagliore proviene dal ceutro della cornea, si ottiene pure che cessi ipso facto ogni splendore, invitando soltanto l'osservato a rivolgere lo sguardo decisamente in alto, ovvero anche da un lato. Parimenti accade con frequenza, che nell'accingersi allo esame del fondo dell'occhio non scorgiamo di primo acchit~ la pcl)_Jilla, e che talvolta stentiamo pur anco a riutracciarla in seguito. Questa difficoltà., come sapete, non può provenire che da una poco favorevole direzione dello sguardo del soggetto, che csn.minia.mo, e dall'essere in pari tempo molto
ristretto il foro pupillare. Allo scopo quindi di eluderla noi dobbiamo anzitutto raccomandare a colui, che osserviamo, di ~volgere lo sguardo in alto ed all'interno, invit.'l.ndolo in pari tempo ad atteggiarsi per la \ista degli oggetti lontani. Se poi sitfatta raccomandazione non bastasse, se malgrado tale precauzione la pcpilla non apparisce nel campo d'osservazione, allora. dobbiamo por mente alla direzione dei vasi retinici, e sopra tutto alla direzione degli angoli, cui le loro divisioni dicotomiche dànno luogo, poichè il loro vertice è sempre rivolto verso la medesima. Inoltre in questi casi sarà bene che ci spostiamo con lo specchio in vari sensi, onde vedere da qual parte il fondo dell'occhio è più pallido e da quale altra è più rosso, perchè, come sappiamo, la J)apilla si trova nella.
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direzione, in cui le membrane profonde del bulbo sembrano più pallide. Ed una volta accertata la direzione nella quale trovasi la J1CI)Jilla, o nell'uno, o nell'altro modo, non ci resta piil a fare per rinYenirla, che spostarci con lo specchio, nella direzione medesima se facciamo l'osser\'azione ad imrmgine roYesciata, ovvero in direzione opposta se esaminiamo aù immagine diritta. Ma, se mai tutto ciò non basta::;sc au ~or:t, se la difficoltà. dipendesse specialmente dall'esser la pupilla molto ristretta, al po::;tutto dorremo convenientemente dila· tarla con i midriatici. Con qucsto mezzo ci riusdrà. senza. dubl)io piÌI facile, e il trovar la papilla, e l'ossen·arla con diligenza, ed il proseguire tJlteriormentc l'esame delle altre parti del fonùo dell'occhio. Lo stesso dicasi allorquando vediamo la 11a.pilla in moùo incompleto, quando cioè il suo disco è in parte mascbera,to dal cliafrarnma it·ideo. Questa contrarietà è perfettamente simile a quella or ora detta, anzi, a dirla piìt precisamente, non ne ilifferisce che eli grado. Dessn. di!Tatti ricm1osce le medesime sue cause, e por ciò stesso la si combatte con gli stessi me?.Zi. Così è che anche in qnesto caso la. medesima manovra, eseguita con l'accennata norma pratica, ci pone eziandio in grado ili Yedere ed osservar bene la papilla in tutta la sua superficie. E così è pure che anche in queste contiugenze l'ultima. risorsa efficace, che ci permette di compiere debitamente il nostro esame, si è pur sempre la dilatazione della pupilla con i midriatici. Inoltre quasi sempre succede che i raggi luminosi riflessi dal contro della cornea diano luogo ad un bagliore tale, da impedire la vista della regione della 11Wc1tla e reuderne così oltremodo difficile il suo esame. Questa, fra tutte quante, è senza dubbio la difficoltà che esige dall'osservatore maggiore diligenza ed accortezza. Dessa dipende daccbè il centro della 51
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CU~FEHEXZE OH.\.J.l 1Jf OTTAL)li):-\COPU.
cornea e la (rJs8rfla cr:nlralc dl'lla nwcula si trorano cntramhi disposti sul medesimo :.bse. (~uanùo noi esaminiamo questa regione, per potcrla rellcre, siamo costretti a far rirolgerc direttamente in faccia. lo sguardo dell'occlùo osserrato; cù in qu'.!st'rttll·ggiamcnto il riOcsso corneale, che si trora sulla stc~sa liuca visH<llc cd allo innanzi della nwcula, c'impedisce piìt o meno ùi rellerla. Per allontanare frattanto quc~t'o::;bcolo doùbiamo anzitutto tener presenti a.lla memoria i rapporti anatomici, o per meglio dire, i rapporti di ubicazione, cl1e esistono fra la JHIJiilla c la macuht. Indi col criterio ùi questi rapporti dobLiamo procedere all'os::;crrazione della uwc1tla e della sua fossetta, attenendoci prcciSitmenLc alle nonne ricordate nell'ultima nostra riu nione, ed usando la massima diligenza ed attenzione nelle nostre manortc esploratrici. 1\Ia, se mai ogni nostra cura riescisse fTustranca, se sifl'atto splendore c'impedisse di farci un· idea chiara delle conùizioui, in cui si t rora qucsta rcgiouc, allora per f'Jcilitarne l'esame san\ necessario dilatare la pupilla; e nei casi difficilissimi san\ pm· neccs~ario ùi spostare il riflesso corneale per mezzo di una lente prismatic.;a. a super· firie conrcssa, 11° 20, che corrbpontle, come sapete, ad una lente sferico-convessa n° 2 1 /.1 e che in sua vece s'interpone
in queste contingenze fra l'oc.;chio osserra,lo e lo specchio. Finalmente può an-enire che, malgrado la virida luce proiettata nell'interno dell'occhio, noi non riesciamo, o riesciamo a stento, a discernere chiarameute la, sua immagine. Si ll'atta contrarietà geueralmcn te proriene, dacchè 1'osserva,. tore con lo spc~:chio si tiene ad una distanza, che non è pr0110rzionale alla potenza eli rifrazione dell'occhio osservato. Per Yincerla quindi noi, prima di a~:cingerci all'osservazione, dobbiamo anzitutto far la manol'l'a ùi avvicinarci poco a poco con lo specchio all'occhio in esame ; indi di allontanarcene
TE:-lt:TE AGLI UFF. :\lED. DEL PRE:;. !H .\LESS..\:-inl!lA
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-anche atlagino aaagiuo; c tlopo tutto dobbiamo atteucrci durante la selluta a quella distanza, alla quale 1>it1 chiari. no appariscono i p:nti<.:olari delle meml.Jrane 1u·ofomle del hul uo. Tali sono le prim:ipali diffìcoltil, che bene spc:::so occorrono nell'e~am inare con rottalmoticopio il fon1lo dell'occhio. Come arete YiStL), traune qnanrlo si tralbt di osscrrarc la mcu.x·hic~ lulr:a, non è gran eh&diffici le ilrimuorerlc. t;ohtrncnte, ripeto, è indispensabile adùcstrar::;i ben bene nelle manone necessarie dello strumento. Ed una volta famigliarizzati con le medesime, l'osserrazione delle parti profontle del bulbo non 1mò riuscire, n~ Lliffrcile, nè ste11tata.
v. Per ultimo dorrei ora dini due parole sull'aspetto fisio· 1ogico del fonJo dell'occhio, che noi dobbiamo sempre ;-n-ere presente alla mente, onde essere in grado di rilerare con esattezza tutte le modificazioni morbose, che in esso ponno avvenire. Sopratutto poi donei fènnare la yostra attenzione su tante piccole anomalie congenite, che non hanno influenza alcuna sulla facoltà Yisira, ma che, modificando più o meno l 'aspetto ordinario delle parti profonde del lmlbo, possono. fino ad un certo punto far credere all'esistenza di alcuni fatti morbosi acquisiti. Io però, se non vi rincresce, me ne dispenso, giacchè nou farei che ridire cose, che voi perfet· tameute conoscete dall'anatomia. Soltanto a questo riguardo permettetemi una duplice raccomandazione. Nell'intento di procurarci un'idea, quanto più si può, chiara delle lesioni ossen'ate, è assolutamente necessario di far sempre il dovuto confronto fra l'aspetto normale e l'aspetto morboso, e di
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CO ~F ERE ~ZE ORALI lJI OTTAL:IIOSCOPTA
controllare ad immagine ùiritta i dati di <Osservazione prima rile,·ati ad immagine rovesciata. Invece di descri rervi il fondo dell 'occllio, lasciate intanto clte pouga termino alle cose cl1e aYea in animo di dirvi, col fare un brorc cenno dei rari ottalmoscopi, di cui ci serriamo per ossorrarlo. Dico un broro çenno P non più ; llcrocchò la loro descrizione non 11otrebbe che riuscire una cosn. lunga, stentata e noiosissima per me e per voi. Anzi, se non ri dispiace, mi limito a richiamare alla vostra memoria sem plicemente i piìt conosciuti fra i tanti. E questa. semplice rassegna dei piìt ·usati credo che basti per se sola a metterei in grado di fare all 'occorrenza. una scelta proporzionale alla bisogna. Non vi nomino gli ottalmoscopi semplici a specchio conYcsso, poicllè, come sapete, es:i oramai sono caduti in disuso. Fra questi merita soltanto una :;pcci:lle mcuzione l'ottalmoscopio di Zcbender, il quale ci rende sempre dei segnalati sorrigi nelle osservazioni ad immnginc diritta. Oggigiorno hanno inrcce maggioro importanza gli ottalmoscopi semplici a specchio piano. Siffa.tti strumenti, è vero, sono ora pochissimo usati per ossenarc le parti profonde dell'occhio, a. cagione della fioca illuminazione, che per loro mezzo si ottiene. ~fa per compenso sono essi adattatissimi per l'esame delle parti medie. In grazia appunt<r della debole luce da loro riflessa, noi l'icsciamo infatti, meglio che con una luce vira, a rilerare De piì:t piccole opacità., e del cristallino, e del vitreo. Questi ottalmoscopi sono in generale molto simili fra. di loro; di modo che, vistone 11no, si ha conseguentemente un' idea di tutti quanti gli altri. E fra. i tanti srgnaio con !)articolare attenzione quello di R elmoltz c quell'altro di Coccius : il primo in omaggio alla
TEXl.:TE: AGLI CF'F. )lED. IJE L PilE~. Dr Af.E:'S.\:\ Il!H.\
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sua celebre priorità; ed il sccontlo per l'uso tipeciale, che ne facciamo nell'osscrrazione ad immagi ne ùi1·itta. Ma fra tutti quanti i più usitati sono gli ottalmoscopi semplici a specchio concaro. Essi ci serrono be ni s~imo, sia llcr l 'osscrrazionc dclle parLi profonde, ::;ia pure per l'esa me
delle parti medie del bulbo; e d'altra parte essi sono acconci per tutte le moùa.lità. di osscrrazione, vuoi ad immagi ne diritta, ruoi ad immagine roresciata. Per questa ragione gli ottalmoEropi semplici a specchio concaro sono molto numerosi ; e fra i tanti i riìt conosciuti sono per l'appunto qnclli di De;:;matTcS padre, tli Follin, dì Galezow:;ki, dì ~Ionoyc r, di Poncet, ecc., ecc. A tutti questi poi sono da aggiungersi gli ottalmoscopi a molti specchi, e gli ottalmoscopi, che sono bc n~ì fondati su gli str.s:;i principii, giusta i quali sono co;:;truiti i precedenti, ma che se no allontanano per alcune moclificazioni, clte hanno per scopo ùi sodùi::;f1re ad un ·esigenza speciale e secondaria. Fra. gli ottalmoscopi a molti specchi sono da mentomrsi solta.nto quello di Ed\'ard J oeger e quell'altro di Panas. E come ottalmoscopi speciali sono da annorerarsi specialnrcnte i seguenti : quello cioè, dì Gilet dì Grandmont, che ha per s~:opo di render fìs:;a la lente, e di render per ciò stesso piìt age\'ole e spedito l'esame a chi non fo:;se tanto pratico ; quelli dì Laurance e di Sichel figlio, .che lJ:tllllO per obbietto di far osservare conteml)Oraneamentc -due osservatori ; e quelli di Ruete, di Follin , di Liebreich, di Hasner, di Epkens·Donders, 4i Cusco, di Galezowski e di Burk, i quali tutti sono apparecchi specialmente atti alle ossen ·azioni dimostrative ed hanno altresì il vantaggio di rendere l' immagine relatiyamente pitt grande e chiara. Infine vi segnalo l 'ottalmoscopio a rifrazione di Giraud-
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CO:"fEREXZE ORlLI DI OT'l'Hl\JO~COPIA
Tcnlon, il quale, arcllllo il prezioso ranbggio di flìì' \'èdèrèin rilicro i particolari del fondo de1l'occb i<J, si presta, megliQo cl1e tutti gli altri, per lo dimostrazioni cliniche a scopQo tl' insegnamento. Qne:::ti son0 i piì1 noti ottahnoscJpi, che in questo momento mi rengono alla mente. Come rodete, essi sono mol to numerosi c srariati. Ciascholluno di questi poi è granùemcntc maCl'n o ificato dal suo autore e cnlùamente raccomandato pci Yantaggi cl1o preseutn. Ora, posto 1m numero cost grande eli siiTatti strumenti, poss iamo noi mai essere imbarazzati nella scelta? A. quali fra i tanti noi dolthiamo dare la ]!l'Cf.orcnza? Ecco ri senza esitazione, e senza pretensione insieme, il mio modesto modo di \'edere. A mio gimlizio, il migliore ottalruoscopio si è quello, che può collltemporaneamente scrriro, c por l'e!"ame acl immagino dlritta, e per l'e;;ame aù irurnagi ne rorescia.ta. Io ritengo per conseguenza, ello nella maggioranza dei casi debba fra.. tutti preferirsi il comune ottalmoscopio a mano, che consist~ in un sempliee ~pecchio concaro, il quale ha da 20 a 25 cont. di distanza focale ed un foro centrale di appena 4-5 millim. di diametro. Questo semplice SJ1ecchio, sus:-;idiato da una. lente biconYes:;a n° 2 1/." soddisfa a tutte le esigenze d'un acC'urato esame ad immagine ror esdata ; mentre esso, c~n l'aiuto d'una lente biconcara U 0 8-10, sone benissimo an cb~ per osservare il fondo dell'occhio ad immagine diritta. Solamente, a canto a questa preferenza generica, arrei a fare alcune riscrro speciali. Così, per esempio, io preferisco l'ottalmoscopio di Zehendor e ùi Coccius a tutti quanti gli altri, 11er tar l'esame ad immagine di ritta. Così pure per un'esatta dimostrazione clinica credo, piìt che gli altri, adatto l'ottaJ-
TE:\l: TE AGLI UFF' . )JED. DEL PRES . DI .lLESSANDHTA
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moscO)JiO binoculare etl a rifrazione di Oirallll-Teulon. Così infine ritengo, che gli ottalmoscopi piìt comotli, per e~ami· nare un ammalato nel suo letto, sono i tuhtJhui, come per esempio quello ùi Oalczowski, qndlo ùi :E'ollin, ecc., ecc. Del resto però, ri pet(l, meno questi partìcolari, in tnt ti gli altri et)mlmi è ::;cmpre (Lt autPporsi il semplice e tanto comodo ottal moscopio a mano. (Continua)
• C<i p i t ano lfltd ico.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA
Sulla tuberc olos i , del prof. BILLROTu. - Società medica ùi Vienna, scùula dcl 23 aprile 1880. (Allgemeine W iener, medicùtische Zeituug, n• 17, 1880. L 'oratore, nell' introdnzione alla sua. relazione ci previene che, seguendo l 'abitudine di molti oratori inglesi, non farà che riassumere le id e~ 1>iù accettate presentemente sulla. t ubt>rcolosi 11cr dar luogo a discussione fra i componenti In. riunione. Ed è perciò, che la relaì\ione di Dillroth assw1se la forma di una conversazione scientifica, da cui non possiamo toglierne che qualche · particolare. Billrotlt fece dapprima uno schizzo delle grandi fasi per cui ò passata, fino ad o;;gi, l!Uesta importante qaestione; c fini per concbiudere, che 1'ultima mossa scientilica è diretta a provare, che il tubcrcolo specifico è originato da un microorga nis mo \'cgetale; opinione che, come llillrotl1 lo dimostra, è autorcvolissinHt, spicgandoci essa senza sforzo molte condizioni che vi s i riferiscono. Partendo da un caso concreto, l'autore ci parla di una osservazione fatta du. lui medesimo sono circa 24 anni. Un bambino di 4 anni, an·etto d:J. coxite non grare, morl dopo a lcuno settim::tne con fenomeni ùi men ingite. L'autops ia mostrò nella testa del femore, e propria mente nel s uo centro, un grande focolaio caseoso, nel cui mezzo si b·ovara un piccolo sec1uestro; nell'articolazione poca s uppurazione; il legamento terete già. caduto in mor tificazione; negli a ltri organi tuùercoli milial'iformi. I n passato, llillro th non poteva spiegarsi abbastanza chiaramente il nesso tra questa malattia articolare apparentemente poco impor-
Rt\'lST.l MEO!CA
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tnn.tc, c l'afl'ezione gencrollc così prontamente mortale. Oggi inr h ·e questo nesso lo può dimostrare pcrtino ~.:o n eifre. Riportandosi ai suoi 16 anni ùi pnlliea clinica, potè racco _ gliere c presentare con cifre 713 casi di tumore bianco tlelle varie articolazioni. Gli indidùui che ne furono culpili, morirono tut ti; et! egli stCS$0 potè in r;ran parte constatare le cau"c della morte, le rimanenti le chljc da fonti degne di fede. Di questi 713 indh·iclui, 181 = 25,3 °/o morirono di lisi polmonare, 15 = 2,1 °/o di mcningitc. La piit pcrico l o~a fra tutte le malattie articolari fu quella tldl'arti<:olazionc del gomito; poichè di 78 pazienti, 32 morirono di lisi; r eugono in seconda linea l':trti colazione del femore con .H) morti su l li~; quella del ginocchio, con 50 su 2Hl c l'arti colazione del piede con 29 morti su 110, ccc. Nei morti per tubercolosi, le afl'ezioni articolari non Jlrcsentarono t!Uasi mai fenomen i gravi; la suppurazi one, o non l'i fu o fu lievissima. Volendo spit'gitre la causa di questo focolaio cascoso, l'opinione che pììt solhli ~fa è, che ''i si staiJilisc:tno <lcgli org:u1 ismi ycgetali fr<'t i più picçoli della specie, e che si formi intorno aù èssi un piccolo focolaio ù' infiammazione, il quale, o s' incapsula, o per naturale mancanza di vasi centrali passa in ùecomposhionc. Quest'opi ni one ha il vantaf!gio di persuntlerci che, la vegetazione r igogliosa di questi organismi può giungere a soverchiare il processo infiammatorio rcattivo, per la qual cosa s· ingr;\ndisce la massa tubercolare ; nel caso negativo, a YYieuc l'incapsulamento dci tubcrcolo. Meckel diceva 30 anni or sono che la tubercolosi è In malattia pri mitiva fra tutte quelle delle ossa, e consigliam di perforarle, di .,. uotnrlc con lo scalpello o di f:truc la resczione. In quell' epoca, non si potera. neppur pensar e ad opemzioni simili, essendo troppo grandi i pericoli che minacciamno qualsiasi operazione arti colare. Ora, fortunatamente, è ben altrimenti. Le molte rcsczioni primarie furon o quelle, che diedero un'idea. di questo processo, e fu Volkmann che disse precisamente essere il tubercolo la causa di queste affezioni ossee cd articolari. Oltre questa fonna specifica della malattia delle ossa, ve ne sono altre; fr:. cui merita speciale menzione la cosi detta osl()ite rarefacente, in cui la sostanza ossea ò assolutamente assorbita,
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RIVISTA
e il grande osso spugnoso si ritluce consQgnentomcntc :Hl una lcg:rcrczZ<l strnorelinaria.. Sn,rchùe 11erò un'esagerazione il rifcrir.o ogni forma di ostcite, ad un fondo tubercolare. Come si produce l' inft•zione generale dttll'accenua.to focolaio? Si tratta forse eli una lll<~ln-tti a contemporanc<l di molti organi? Tutto induce a credere, ehe l'infezione prorenga, da wt solo focolaio, da. un solo c-entro. Ah:uni organi (muscolo, utero, mammella, glnntJule sal ivari), i CJUali v:tnno onlinariament.e esenti da mctn.stasi di prodl)tti eli nuova. fonna.z iouc, lo sono anche per la metasta.si tubercolari. Non è però sempre facile di scoprire il piccolo focolaio primi t ivo. Anche quclrapi1lissimo S\·iluppo eli milioni di tubcrcoli è nuoyo aJ1poggio all'opinione, che si tt·attÉ tli organismi vegetali in formazi one. La loro propn~azion e ha luogo quasi sempre per le vie dci va;:i san~uigni. I mollepli.ci esperimenti di innesto mediante masse tuben:olari dimostrano cou una certa prohabilit..-\, che i piccoli organismi possauo essere considerati almeno come t1·asrni.ssori dellct materia. Tn 1111111 modo gli iuclividui subi scono l'infc..:ione? :Molti ammettono che la tubercolosi in stadio molto avanzato comunichi ln infezione n tutte le persone che av,·icinano l'ammnh~to, c si citano conlinu:1mcnte esempi di doni1e sane, le quali convivendo coi loro mariti tubercolosi furono colte dall:v stessa malnttia. È da notarsi però, che vi concorsero ::tnchc molte altre eircost~nzc. Cosi si vuole l"hC ill:tttc tl'una. mucc.:a tulJcrcoloti ca trasmetta la. so:-:trunza conta:;iosa. ·Molte sono le cau ~e per cui non si può rendere evidente la te oria, d1e l'infezione tubercolare pro,·enga dallo stabilirsi di piccoli organi ~mi vegetali. Lo studio dclln. tubercolosi è straordinariamente liinicile; non dovrebbe però essere impossibile di ottenere un rbultato so•ltli:;faccnte. Si riuscì a dimostrare i.l fungo spedfic.:o ne:lla cancrena della milza, nella febbre ricorrente c in molti ca-;i eli difterite : non ;;i <h! \"C <lun•tue rinunciare alla sper:\nza di un simile successo nella. tubercolosi. Se questo è H caso, c se coll' innesto si tra ~ mi sc <lirc!tamentc la malattia, ci snril permesso etnctll•rc un giudizio sulla sua natura. Ut 1 soggetto di così grande imp ortanza è degno dello studio di chi s' inlcrc,sa del progresso d ~lla scienza.
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ò! ErllC.\
<.:na·a tlc llo fo b\)1'1 intcrm it t('ntl miusm :ttlc h c <!ol· l"e l e ttric o , pcl pro f. E~tnt CO DE n r.~zr ( Italùt lJ[etlicrt, 29 lug lio, n. 15). L'attuale clc razionc clelia temperatura col il numero enorme d i informi con foubri p~l u ~ tti, che entra ora nei ,·nrì ospedali d' Italia, pone, per scn-ird tli una f1':1sc comunissima, a ll'ordine del giorno la questio ne ddla CUI'(\, delle fchl n·i intt'nnittcnti. r ct'CiÒ non vogl i;tmo defra udare i nostri lettori el i alcune notizie, che si riferiscono appunto nlla c.unt di de tte febbri c che r enivnno a ccennate dal prof. Dc-ltcnzi nell'ul tima. lezione del corso scola.stico, g iate hè senza aspcltat·c la ~o ln zi onc comvlcta di questo importante problema, ci sembra opportuno segnalare all'altr nzionc ge nerale la }lOSsibilit;.i ui \'ÌnCCI'C nlpithll11Cil tC lt\ fcbhrc palustre colla sola applicazio ne dell'elettrico. E cco ora il brano rlclla lezi one s nindicata del prof. Dc-Henzi. Fra t utte le cure praticate quest'anno coll'elettrico, e come ved ete sono certo numerose, nessuna ha dato risultamenti cosl immctliati c decisi \'i come la cura elettrica nella fchlÌre palus t re. È i nu t ile elle qui accenni pe r quali i11 tcnti speciali io sono stato i ndo tto acl applicare l'elettricità ad infermi ili febbri mias matiche. Quel che posso affermare con certezza ò che non mi sono indotto a. far uso de ll'elettricità per segni re l' esempio dci pochi cd antichi fautori di tal me todo cu•·ati ro, pcrchè negli ul ti mi tempi uou solo si ero. ab bandonata l'idea di curare le fe bbri palustri coll'elettrico, ma vcnimno citati c~iandio tali cure come esempio di stranezze cd assurdiUt. In un tempo, nel c1ua lc l'cl cttricit~t impressionava la mente di tutti cd ern. quas i ri tenuta quale panacea gcnenùe c come principio della vita, fu adoperata in metlicin:t contro le fcl)bri palustri come ~·c tm c adoperata contro qualsiasi a ltra mala.ttiu. Lindbult, l'abate Bcrth olon, Frank c Bors icri adoperarono con vantaggio l 'c lcttrici tà contro le febbri periodiche. Fin dai tempi della scoperta del galmnismo Aldini c Cavallo o vari altri ne fec ero nso con s uccesso. Il Puccinctti ha fatto r icorso cd assicura con vantaggio alla gaiHtno-puntura vertebrali . Il dott. Giuseppe Dc R ossi di Romn è stato poi il primo nei tempi moderni a preconizza•·e la cura elettrica contro le febbri palustri. Disgraziata-
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me n te il suo linguaggio è così poco preciso da togliere moltn fe de alle sue nsscrth·e. n dott. Simi di Lhwno poi ha curato coll'elettrico, corrente imlotta, 378 cas i eli febbri intcrmittenti, delle quali molte guarirono med ia.ute il nuovo rimedio. Il dott. Yizioli di Kapoli nel 1876 riferil'n. tre cn.si di guarigione di febbri intcrmittenti: Altri casi di guarigione ,-enivano citat i all'estero da Shipulsky, Krasnoglndoff, Desparquets, ccc. Ad onta eli ciò è un fatto che negli ultimi tempi in generale non si è fltlta più parola della cura elettrica nelle f~bb~i intermittcnti. I migliori trattati di elettroterapia recenti come le opere più importanti, che si occupano della descrizione e della cum delle febbri palustri non fanno il minimo cenno del trattamento eletL:ico. E an zi il Teissier a pag. 7 dell'importante e recentissimo libro che l1a per titolo De lr1; valeu.1· tlt~m1:>euli1Jue des coumuts contilws, scrive le seguenti parole : uLa cwra elettrica appena venne sco])erta non tardò ad uscire dai limi ti delle applicazioni scientifiche cd a cadere, ciù ch'è inc,·itabile in si mil caso, nelle mani degli emvirici. Bentosto non Yi era malattia. capace di resistere alle correnti ).(alvaniche e sembrava, leggendo le osservazioni del tcmpo 1 che si fosse scoperta la panacea generale. L'elettricità guariva tutto, fino la febbre quartana, le tigne, la gonorrea, ccc. n· È evidente per la citazione surrifcrita e soprattutto pc! silenzio osscn•ato dai migliori scrittori moderni sulla ctu·a elcttt·ica dciiC< febbri palustri, che questa cura. era caduta. in un comple to disct·edito. Sicchè non avrete eer to difficoltà, ùi credere a quanto J1o gii detto, e cioè che ho applicato la prima volta l'elettrico ll CIIa, cura della febbre quartana llÌll per motlificare alcuni fenomeni nen·osi che per ottenere la guarigione della mala-ttia. Perciò è stata enorme la mia sorpresa allorchè ho ycduto t1uasi dHeg uar:>i mediante l'elettrico i }Ja,rossismi di febbre quartana, che an~ va.no resistito anche a forti ùosi di chinino cd acido salicilico. In coraggiato da tale ris ultamcnto adoperai la medesima cura jn due altri ammalati di febbre intcrmiltente miasmatica cd nnche in questi si eLbc la guarigione completa. Fin dalla prima o llalla seconda ap plit:::u:ione eleltriea ebbe luogo la scomparsa ùclla feburc c ciò in un modo così decisivo come poche volte mi accadde colla stessa so1nministl'azione ùei cbinacei. P cl'ò immedi:ltttmcnle dopo si notarono alcuni insu('cessi, i quali ci mostrano
MEDI C.\
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con quanta ri ~e n·atezza bisogna. procedere prima di ri c:n-are d elle illazioni giuste c defiuitirc da nn metodo di cura. Cercai di mo(lificarc l'applicazione dell'elettrico e ritornai ad ottenere gli splcmliùi risultamcnti delle prime cure. Ora poi la chiusunt. della Clinica lascia, a mezzo questi studi così importanti c dal lato fisiologico c ùal lato tera.pc utico. Da tali s tuùi risulta prima di tutto nel modo pitì eridcntc c pcrs uasiro che la fcòbrc intcrmittrntc può in alcuni casi essere troncata rapiù<\lll('nlc •} completamente dalla cura elettrica meglio ancora che se si fossero adoperati i preparati clliuacei. Ciò anzi si verifica uel mag1!ior numero dei casi, pcrchè dì n infermi cumti coli" elettrico in 5 ebbe luogo la guarigione comp leta, in l considercrol·: miglioramento, in l miglioratnento leggero e da ultimo in 2 so ltanto non fu notato alcun cfi'etto. Qu!:'stc cifre sono ahhastanza eloquenti e dimostrano, quel che importa soprattutto, la. possibi lità ùi guarire una febbre palustre colla. sola. applicazione dell'elettrico. Il numero degl' infermi curati coll'elettrico è evidentemente scarsissimo; m:t in compenso ho cercato che le storie eli n iche venissero raccolte colla maggiore esattezza possiLile cd escludendo qualsiasi causa di errore. Perciò non Ilo mai applicato hL corrente elettrica appena. che l'infermo era. giunto in clinica, potendosi dar luogo ad nn enore di diagnosi o ad un erroneo apprezzamento ùel decorso della malattht. Ho atteso invece la manifestazione di uno o due attacchi febbrili, e così ho potuto evitare il facile errore di attribuire all'elettricità una guarigione dovuta a rimedi presi antecedentemente od all'evoluzione spontanea della malattia. In tre infermi, che non hanno presentato in clinica forti accessi febbrili, non ho adoperato l'elettrico. Inoltre a portare un giudizio esatto sonomi avvalso ùi accurati esami termometrici, che in qualche ammalato sono stati ripetuti più volte tutt'i giorni eù in parecchi sono stati praticati indistintamente ad ogni ora tanto di giorno quanto di notte. L 'elettricità. è stata adoperata. sotto due forme distinte; sia cioè con con·ente continua, ricavata da 9 a 62 elementi , ed applicata con direzione ascendente o discendente lungo il nùdollo spinale e tenendo i rcofori fissi ai due estremi del midollo, sia colla corrente famdica di mediocre intensità, elle veniva adope-
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RI\'ISTA l\IEOICA
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n1ta faccnùo tenere dall'infermo nelle mani i reo fori. La durata fl elrapplicazione elettrica (galvanica) è stata da 5 n. 15 minuti: quella, della corrente farndica di '/2 om. Colla galrnnizzazionc guarirono 2 ammalati, in l si rimarcò un uotcvolissimo miglioramento, in l leggero benefizio cd in un altro nc:.;,uuo beneficio. Coli<~ faradiuazione guarixono completamente 3 ammahlti. In uuo solo la febbre r esi:;tctte alla cur a elettrica, tanto gah·:wica qun.uto faradica e fu vinta invece facilmente col solfato ùi chinino. Da questo cenno delle guarigioni ottenute risulta che In corrente faradica si è mostrata. finora più efficace del la corrente galvanh;a nel vincere le febbri palustri. Om poi vcugono spontanee molte domande. Qual' è la causa per ct1i in 4 C<tsi non ha avuto luogo la guarigione completa, che si è poi \·crificata con tanta facili là negli altri 5 casi? Qmtl' è il miglior metodo per applicare l'elettrico nella cura rlegl' infermi di fcbbr·i palustri ? l'n (luali casi l'elettricità deve esser preferita ai chinacei cd in quali altri agisce con minor efficacia? Questi cd altri 4ucsiti debbono essere sciolti prima che l'elettrico possa divenire un rimedio comune dello feiJbri palustri. Sono però convinto che col tempo tali problemi troveranno un'adeguata solozio ne c che perciò l 'elettroterapia c come mezzo preservativo c come cura. del morbo an•\ un' importanza considerevole nei luogbi dove domina la malaria.
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RIVISTA CHIRURGICA
lu.Oue uza, elc i ,·a l'icocelc s u ll a nu h·izìo n <' d e'l C<'lò tlColo, <lei dottor J. C. Oun.vJF. \Vn.L (1'/te Lancet, 15 maggio 1880). L 'cll'ctto ùcllc ,-arici delle rene spcrmatichc ::.ulla nu trizione del testicolo è oggetto di controversia fra gli scrittori, alcuni dei quali sostengono che esse non chtnncggiano in ~l cun mollO In. intcgritù del testicolo, mentre altri opinano che la prcsettz:l. del varicocclc è in com patibi lc con la. p crfettaJunzione di quell'organo. Uno dei piit gra,nùi chirurghi inglesi, Sir Jamcs Paget, nel s uo r ecente" Saggio, afferma" che vi sono alcuni, a cui, o per ignoranza o per errore o per ipoconùria, uu vnricocele è causa eli miseria e sgomento. E ssi lo ri tengo no come un Jlrccursorc di impotenza o di malattia del testicolo, o non so cosa altro. T utti 11uesti timori sono semm fondamento. Il varicocele è molesto, !L cagione del senso di peso che 'lualche volta, ma non sempre l'accompagna, e che è molto aumentato d:LIIo stare in piedi c dal camminare. I n alcuni casi inrero, le r ene dilatate, come le vene varicose delle gambe hanno tendenza ad infiammarsi e a
divenire molto dolenti. l\Ia qucsto, io credo, è il più gran danno che i l varicocclc possa fare. Io non credo che produca mai atrofia del testicolo o irn)lotenza od altra cosa sinùle. , Ora ascoltiamo l'altra parte. Il dottor Curling la cui opera sulle " malaLtie del t esticolo , tiene il primo posto in Inghilterra c altrove, ha opinione assai diversa. " Il varicoccle, egli scrive, tende a poco a poco a danneggiare la nutrizione, a diminuire il potere sccernente del testicolo; di qui la sua importanza di non trascumrc q uesto incomodo, J)Cl' quanto non produca s intomi dolorosi. Ho conosciuto moltiss imi casi di rammollimento c atrofia parziale della g landola coesis tenti col varicoccle; cd invero in quasi tutti
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i casi in cui erari una sensibile dilatazione delle vene spcrmatichc in un so lo lato, il testicolo di quel lato era il più piccolo dci due. , Ora è all'atto impo~s ibil e conciliare questç due opinioni, nmbetlue t! i uomini onesti e attenti ossen-atori; e se aneliamo avanti troviam o la stessa discrepanza. S ir Astley Coopet· lasciò scritto che " il varieoccle do rrebbe appena ricevere iluome di mo.hlttia, percbè nel mag~ior numero di cas i non produce nè dolore, nè incomodo, nè diminuzione della potenza ,·iJ·iie. , Il pro f. Hum-
phry di Cambridge ba. sentenziato cbe " t•ar!lmente r!ltcst:t nffczione produ('e da.nnos i clretti sul testicolo o sullil qualità della. sua secrezione. , E al contnu·io il dottor Dnrwell che ha. una estesa esperienza. di tali c,1si crede che " il testicolo con uu varicocele non è di molt<t utilità,.II prof. Enrico Lee ha ricordato un caso in cui il testicolo era quasi :tft'atto t:onsunto, e il Gonelin riferisce un alt110 caso che pron1. che il testicolo può consum:trsi c le sue funzioni possono essere distrutte dal varicoccle. Un s uo malato avera le vene del funicolo s inisttro varicose, ed il tes ticolo di •tucsto lato un te rzo più pi ccolo dell'altro; sopra venne un attacco tl'cpiùitlimite al lato destro, cd esaminato il suo seme, non vi furono tron1ti spernmto :.~oi. Il dottor Percival Pott s i imbattè in tre easi di varicoccle, in cui i testicoli erano così a.ssottig.liati da essere appena ri conoscibili. n dottor Jonatban Uutchinsou prende l'argomento da un punto di vista affatto di rcrso poi eh è afferma che " allorquando l:t funzione generativa è arrestata dtL una malattia nervosa centrale, lo glandulc che provvedono a questa funzione s i atrofi7.zano, la. inncrvazione nutri tiva dci testicoli c dci loro vasi è dis turbata, le arterie s i ristringono, le vene s i dilatano. n l\fa contro c1uesta opinione, vi sono molti c validi argomcn ti, uno dci quali indicherò che mi sembra. sutlìciente ad invalidarla. È l'effetto prodotto dalla cura radicale del varicocele sullo stato del t esticolo. Molti chirurghi han no trovato, e il dottor Ogilvie ·wm si mette fra. questi, che dopo la operazione il testicolo di viene più sodo c più grosso o che può finalmente tornare al volume normale. Il dottor Lec s i imbattè in due casi che sembrano s u questo punto decis i>i; pcrchè in uno la ghtndo la del lato affetto era quasi scomparsa, c unùici mesi dopo l'operazione cm quas i del volume uormnle;
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nell'altro il testicolo era così rilassato e pendente che ricasca.va ver so il lato esterno della coscio. sinistra, quando l' infermo era coricato i qual cb e tempo dopo l'operazione le parti 1wevano riguadagnato la loro apparenza ordinaria. ~on è gran tempo il dottor Barwell pubblicò nel L ancet uno scritto in cui t·iportò che in ciascuno dei trentaduc casi che ce;li aveva operato, iJ testicolo del lato affetto era vizzo e atrofico, ma " in ciascun caso il testicolo aveva cominciato a. riprendere il suo volume e durezza poco dopo l'operazione. , Quelli che furono rivedu ti dopo un anno o più trovai che tutti, eccetto uno, ave\iano ricuperato lo stato normale. Rividi due casi dopo cinque e dopo sette anni. Il primo av·e\"a avuto per cattive ahitudini, un doppio VariCOCCfC i i tc:;tiCOJi prima della operazione erano J>iccoli c flosci, egli era quasi ev irato i ora questi organi sono sodi, sani e del volume normale. L 'altro riveduto dopo sette anni è diventato padre di due figli. Il che prova che era robusto e sano. La conciliazione di q•1cste opposte opinioni tenuta da cosi. rinomati scrittori è compito, seguita dicendo il dottor Ogilvic, n cui non sono in grado di soddisfnrc. Il fatto è però che in molti. casi il varicocelc è associato ad atrofia del testicolo, ed io in pochi anni ne ho incontrati molti di simili. Un altro fatto che merita forse di essere segnalato quale resulta. dalla mia esperienza personale è questo, che in tutti i ca.si in cui il varicocele er.a voluminvso, la istoria indicò una origine traumatica. Non dirò che questo non posst1 essere stato un caso fortuito, ma. quando si trovano tali divergenze di opinione fra. scrittori di vaglia, un punto come questo potrebbe non essere senza significato. E invero non può darsi cbe coloro che sostengono la opinione della niuna atrofia glandol.arc si siano imbattuti in varicoceli d eri vanti da disontini sessuali che spesso sono quasi stazionari e molto frequentemente di niun danno alla secrezione del testicolo? Mi sono lungamente trattenuto intorno ai possibill effetti della. varice spcrmatica sulla nutrizion,c del testicolo, poichè ciò ha molta importanza per la cura da seguirsi. Se infatti, come alcuni sostengono, è una affezione di nessun momento e affatto innocua, qualunque provvedimento operativo per la cura radicale dovrebbe essere condannato all'oblio. Ma se al contrario il varicocele
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è ca.pacc di inliuirc s ulla ùoruta nutrizione d'organo cosi import ante q ualc è il t~stic.:olo allora la cura radicale der c e~>::.<' re rig uarda ta bene altrimenli. Per la non scarsa esperi enza di talicasi pos~o dire di essermi f.ttto l'opinione che molti scrittori ha,uno parlato llogmatica111cntc doYe il dogmatismo era inammissibile, pcrdae sebbene io crcùa c he nel mn:;gior numero di c.:as i il migl ior moclo eli cun\ che possa prcscrhcrsi s ia il ristabilimento tlei natumli rapvort.i sessuali, sono però pur convinto cilC frequentemente si danno c.:as i, pei quali è assolutamente indicata la c.;ura mùic.;::dc. D obbiamo per molto essere ~ui dati da lla estensione d ella malattia; c senza pretesa di dare regole a ssolute accennerò le seguenti contliz.ioni s iccome quelle da cui a ttingere le indicazioni pel t.rattnme11to operath·o dopo lu nghe e inutili pro re de lla cura palla ti m: r Se il raricoccle s ia voluminos o o progressivo; 2• So il te~ticolo è Rtrofico; 3• Se cagi'onu. dolore acuto; 4• Se rcnùe l 'infermo inabile aù entrare in un pubbli co sen- izio; [>• Se sia uanncggiat.a la s t ~1ll ili tà delle sue fa coltà mentali. Quest'ultima condizione è tutt'aJtro che immaginari~• e s i incontra più spesso che non s i crerla. Ma intendiamoci; in questi casi non consiglio ùi operare se non quando vi s ia un vero e proprio disturbo me ntale. l\1a non donemmo già !asciarci indurre aù unè\ opcra~ione ùa. un semplice desiderio di un malato che soffre per un piccolo varicocele ; ÙO\Temmo allora cercare d"i persuaderlo, meglio che s i può, della natura comparativamente innocua de lla a tle;.;ione di cui si querela, e fargli intendere che se aumentasse, o si a ssociasse qua lche triste effetto sulle sue fu n lioni generati ve saremmo pronti in avvenire a compiacere ai s uoi desid eri. Questa è la mia opinione con la clausola che potremo esser e più proclivi alla operazione in quei casi, in cui i pens ieri dell'infe rmo sono concentrati, spesso escluso ogui altro, sulla supposta gravo malattia ùa cui è affliLto, che non in quelli in cui f::l.cihnen te ascolta lu. nos tra a ssicurazione che il lieve yaricocele è una. afl'ezioue di pochissima entità.
Trattameuto de lle scottature coll'essenza di te· rebintlna. - li dottor Jolw.rd di Vassy nella cura delle scottature usa l 'essenza di terebinlina, e procede nella seguente maniera :
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Dopo di arer tat:liate circolanncnle le fli ttene, allorquando esistono, egl i copre la parte scottata con uno stralrrl'llo di · essenza tli trementina, alla qualr );Orr;tpone 1111:1 sottile tela gomwatu a<sicuraln cou un bcn1la:r!!io, t:lte dc,·e e.~erritarc unn.motlerat.a comprc~~ionc. Que!<L\ mctlieatura è hheiata in sito prr una settimana; nei ca-;i ~li srott:ttur;t ~upertici alc non Yi è ordinariamente il hi,ogno ùi rinuontrc la mcl!icazionc. Qunndo invece ha luogo la :-,uppurnziouc, il pus solleveni. la tela gouuuata: in allora l•isognn. tagliare quc,;tc p~cn 1lo-Hittcnc, f;u· ust'irc il pus, bagnare nuovamente coll'essenza di trementina In parte mcs-.a a nuclo c nuo,·:unente riroprirla di trla J;tommal:t. Si contiuu:t in talmo1lo tinebè si sia otlrnutu Ì:\ cil:ntrizzazioue. Oltrecehè è poco costoso, com;itlcrazioue importtmti:o:!-.ima qnaudo si tmltn. di curare opera.i po,·eri fra i qunli appunto sotto frequenti tali lc~ioni, qnesto trattamento, cOHlC:t,,;ic·nra l'autore, protluce la f.!Uarigionc delle scott:tturc mollo più rapidamente che o~ ni altro proccs~o di mC'dical ura. Ln. sua eflicaci:1 è spic~ala dall'associazi one tlcll'csscnza di terehintina e della tela, gommata che hanno l'una e l'altra nn modo d 'azione particolare. Da un lato l'essenza di terebintina è elllostaticu 01l antisettica; eSS<\ attira la cicatrizzazione della scottatura e ne modifica la suppurazione che infine sopprime, inoltre la sua applicazione è poco dolorosa, circostanza che merita. considerazione trattandosi di scottatura~ che è già per sè stessa tanto dolorosa. Dall'altro lato la tela gommata agisce come mezzo di occltlsione e di compressione. E ssa fornJ<\ una epidermide fittiz io. elle, difendendo la piaga dall'azione dell'aria, la JlOne in condizioni opportune per guarire. Inoltre la compressione esercitata da tuttn. la fuscintura preYicnc l' intiammazione consecutiva alla scottatura od almeno ne modera l'intensità. •
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Mnsia d ' orig-Ine traumatic a ( (}c,.;etle des Iivpitau.u ,
n• 65). Si tratta di un inòiriduo che bn. riportato una ferita del crauio, prodottu da strumento pungente nella regione fronto-parie-
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tale sin istra, e suss<:'guitn immediatamente da perdita della facoltà ùi parlare. La lesione corrisponde, con precisione matema-
tica, alla, terza, circonvoluzione frontale. Non esisttJ alcun fenomeno morboso dal lato della. motililà e della sensibilità. Il ferito rappresenta il tipo dell'afasico, afasia atassica con perdita della parola. Egli è impossibilitato all'articolazione · delle parole, articola nettamente soltanto le parole sì c no; s upplisce alla ruancam:a della parola con una mimica. assai viva ed animata. La. espressione del suo pensiero collo scritto è parimenti abolita, eù invitato a scrivere egli traccia selllpre la parola cau, sempre la stessa, benchè ass<\i chiaramente scri tta. Questa afasia è stata di brere durata; qualche giomo dopo la lesione incominciò nel articolare qualche parola. Dopo una quin-dicina di giorni, in seguito a tre accessi di convulsioni epilettiformi, a.nenuti tutti c tre nello stesso giorno, senza ulteriori riapparizioui, il ferito ba riacquistato completamente la parola.
I .a rls ipoln contnglosa c la ris ipola e pidemic a. alltt. Salpe triè r e (Gazelle des Jlupitaux, luglio ISSO, n• 82). Il sig. Enrico Dauchcz, interno rlel dott. Augusto Yoisin, ha. pubblicato una serie d'osservazioni di ri,ipoln, raccolte tutte nelle sue sale. Da tali fatti, in unione a quelli che poco tempo dopo si manifestarono negli altri reparti drlla. S::tlpètrière, SCIIJbra s i possa coucludcrc che la ris ipola talrolta è contagiosa, tn.l'altnL epidemica. Il contagio sembra m·iùcntcmente venire dimostrato d:ll fatto che le manifestazioni erisepclatosc non s i ebbero negl i alienati che giace,·ano all' infcn11eria, se non dovo l'arrivo in questa di malati colpiti da risipola. n genio epidemico poi non può essere messo in dubbio, quando s i \"Cli C la risipola affacciars i isolatamente nei diversi dormitoi c vagare per tutte le sale del dott. Vois in, c.-hc sono separate le un e dalle altJ•c per mezzo di una spaziosa corte centnJ.lc. I nfine bisogna aggiungere che i malati colpiti isolatamente nei dormitoi non avevano accc:;so all' infermeria c per conseguenza ness un ~ontatto crrt stato possibile fra essi c ctuclli colpiti dalla risipoln_
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-un perico19 clelln f~tsclatnra e lnstlca dell'Esmn.re h (T/te Lcmcet, lO luglio 18SO). L'uso della fasciaturn. clastica dell' E smarch è uno dci più utili ritrovati dcll::t moderna chirurgi::t operativa, non solo perchè con esso è eritata la perdita eli sangue, ma pcrchè ancora molte operazioni possono essere csrguite con una pomlcrazionc e (Juincli con una prcc.:isione ed una perizia prima. sconosciute. Quando il dottor Rcid ebbe il pensiero di giornrsi di questa fasciatura nella cur:l degli aneurismi esterni c mostl·ò con un c:.tso felicem ente riuscito che questa sua idea era eminentemente pratica, H campo di utilità detta. fasciatura clastica :~ i allargò immensamente. Sono oramai ricordati circa trenta casi di aneurisma in cui è stato usato questo modo di cura, due terzi dci quali con felice successo; c ccrtnmente altri ·ve ne sono non pubblicati. Fino ad ora non è stato fatto cenno di alcun tristo esito dopo questa applicazione, se si eccettua il caso del dottor BrisanL, in cui seguì la gangrena dei piedi ; ma forse non è neppure da imputarsene questa fasciatura. D dottor Robert F. W eir di Ncw-York ha però avuto la sfortuna di perdere un malato che era sottoposto a questo trattamento. Era un negro di trentadue anni con un grosso aneurisma poplitco che riempiva completamente tutto il garetto. Gli fu applicata nel modo ordinario la fasciatura elastica e il tubo, e dopo due ore e mezzo fu tolto il tubo c rimpiazzato da un compressore del Signoroni , e dopo un'altra ora c cinque minuti remosso pnre questo c la fasciatura. Due giorni dopo, non essendo consolidato l'aneurisma, fu ripetuto lo stesso trattamento 1 il tubo essendo lasciato due ore e cinquanta minuti, la fa scia quattro ore di più, ed il compressore del Signoroni sotto l'inguine un'altra mezz'ora. Il giorno appresso fu trovato quasi mancante il polso alla radiate, debolissimo ed irregolare alle femorali, benchè non vi fossero altri segni di shock; e non ostante un attivo trattamento stimolante, venne meno e mori ventisette ore dopo la cessazione della compressione. All'autopsia l'aneurisma e l'arteria al di sotto furono trovati pieni di recenti coaguli molli, ed il cuore, ·specialmente il destro, fu coll'esame microscopico riconosciuto manifestamente affetto da degenerazione grassa. Il pericolo di sforzare troppo uu
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cuore deùolc è stat.o notn,to c spesso commentato clni chirurghi come u11o dei punti ucri della fa~ci<tt ura clastica, ma. uoi crediamo poter affermare che 'luesto () il solo caso in cui il pericolo è stato pror alo tol f<\tlo. Il dottor "\Vcir osserva con ragiono che è tla de( dorare <·hc la fasciat ura fosse mantenuta. tanto a lungo, perdtè sebbene non an·estas e completamente la drcohtzionc, 11ermetteva. però chi' so lo una piccola ltnantità tli saH!{UCcircolasse nel membro. ::'Ila questo caso s ug~rcri sce altre due prc-.:auzioni che scuz<L dul.ohio sono state spesso pre c, bcnchè non e~prcssam cntc notate. Uua () di non continU<\rC la fasdatura sopra l'aneurisma e di nou altcr:lrc la pressione generale del sangue più di quell o che sia, str('ttamrntc nccc,sario. Se la fa stialun\ è posta sull'aneurisma c qnit11li il tubo :,!rettamente applicato intorno il membro al ili. sopra imtncdiat:uncntc del tumore, san\ oltcuuta. In desiderata contlitiouc di far sta:.:narc il snuguc ncf1'aneurisma c nella. vicina arteria; mentre l'npplica:.:ionc della fasciat ura sulla eoscia per un aneurisma popli lco non è ll'ah:un rant<lggio c non fa che aggiuugcre pericolo pcl magr.;iorc sforzo a cui costringe il cuore. (~nindi 1\tn-crtcnza che il chimrgo stia allento al polso nell'cseguit·e tptc:.to trattamento, ed al primo sC'gno che il cuore in qualche modo sosta o sia, per mancare, rallentare snùito la compres:;ionc. Tal uno potrà forse pensare che f[UCsto 11 e ri ~ol o t!clh\. fasciatun\ ne diminuisca molto il valore, ma noi erclliamo che egli urrclil•e torto . Il più perfetto strumento r il:hicdc discernimento nel suo uso, c l'cccellcnz:t di un rimedio non può compensare la mancanza di criterio uclla sua. applicaz ione.
Xcfa·otomln. nnt.is(' Uictl p e r idrone fr o s i d e l r e n e s inil!ih'o. G n auig ionc , dci dott. ,V. H. Dn e J. Kxow·Sf,H Tuot{:\TOX ( l,a ncef, n• 23).
Una fanciullina ùi 7 anni, appurcutcmcntc sann, {u nmmcs;:a. allo spcdale il :2l ottoLrc 18i!l, sotto lt'l. cunt del dottor Day, per un tumore addominale che er:1 stato nrrcrtito alla ctit di 2 anni. L a madre era morta; ave m tre sorelle c un fratello viventi e tutti san i ; a1·cra snprmto fc li~cmcnte la to~sc convulsi m e la scarlatti na. :\on si era lamentata UHii di dolori o di incomodo nel corpo.
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L 'esame ol1i et tiro scoprh·a un tumore addominale di forma irrC>golnrc c mohi le, piuttosto duro in qunlclJC parte Nl in altre clastico. Era, pa!·ticolarmcntc elastico c promin C>ntc fra l'ombelico c il pube OYC si sentira la fluttuazione. La. forma sua non !'l'ti dircrsa cla qurlla cli una c·iste omrica molti locnlarc; le vcuc superficiali erano dilataLe su tutto l'addome, cd era'Yi poi molto liquiclo lilwro !11clla cavità periloncnlc. )fon vi era aumento di volume dd ft•g-ato o Ll<:lla milza che ocrupa.rano la loro posizione normale. Limitato posteriormente verso la regione rennle ~ini stra, srmbrara come se il tumore are., se ori:.;inc dal rene sinistro. Xel mezzo fra l'omhelico e il pube era\'i un tumore clastico flut tuante a s ini ~t ra llcll'ombclico e fra cs»o e ht spina a nteriore ùeslra dell'ileo, il suono era tìmpanico (rieeo). Le ultime coste massime a sinistra erano spinte molto in fuori e la pcrcussionc era molto risonante in :.unbc1\uc le regioni ipocondriache. .Non vi era. malattia. polmouarc, nè cnnli ar.rt. L'urina t-ra normale. Si seppe però che già da molto tempo la malata emetteva urina solo una vo lta il giomo c<l in piccola quantità. Furono emesse varie opinioni riJ(Uarclo la. diagnosi. Alcuni tennero CJU<'RtO tumore per una cisti ovariea, altri per una cisti idatigcna, altri per un tumore rcnulc. Fu deciso fare la puu tura esplorativa. Il 4 novembre, essendo vuotati gli intesti ni eon un clistere, la fan ciulla fu narcotizza.tn. col bicloruro di metilenc, c sotto la nchbin. di acido carbolico il dott. Knoll'sl e~' Thornton introLlusse un sottile tre quarti nella parte fluttuante del tumore fra l'ombelico e la spina anteriore superiore dell'ileo, e ne usci rono sei pinte e mezzo di un liquido brunastro di reazione acida e di odore urinoso .. La puntura fu medicata con velo (~::arza) carboJizzato e applicatavi sopra una fasciatura di flan ella. Il giorno dopo la malata mandò fuori tre pinte di nrina limpida normale e il giorno dopo cinquantaquattro oncie. L a salute generale non era. disturbata. Dopo, l'urina diminuì fino a nove oncie nello stesso tempo. Intanto la cisti andnva r iempiendosi e il 14 dicembre la circonferenza dell'addome aveva di nuovo raggiunto 26 pollici, come era prima della puntura. ::-lessun dubbio che non vi era altro rimedio che l'estirpazione della cisti. Il 3 gennaio l StiO, il dottor Thornton, assistito dai dottori
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1\fcrctlilh e Doran eseguì la operazione. Una incisione cominciata un pollice sopra l'ombelico fu tirata giù verso il lato sinistro per tre pollici e mezzo. Raggiunto il pcritoneo1 fu afrerrato con pinzette da arterie ed accuratamente divis o; allora si presentò la. cisti e una lcggiora aderenza i ntorno la 11untura della paraeentcsi fu rotta facilincnte coi diti, usando gran precauzione poichè la parete della cisti era sottilissima. l<'u preso un piccolo tre quarti esploratore per vuotarla, e non fu incontrata difficoltà. alcuna a compire questa parte della operazione senza che questo liquido sfuggisse nel perit oneo o sopra l' incisione. Si trorò che la cisti era racchiusa fra gli strati del mesocolon discendente, il colon discendente essendo stato spinto in avanti e a destra, mentre la cisti ingrossava ; anche la curvatura sigmoide era molto spostato. e giaceva attra,·crso la parte posteriore della cisti, fra essa e la vescica; questa era distesa dall'urina c si innalzava molto sopra il pube. l\'Iolta ca.utel:J. richiese la enucleazione, la quale fu eseguita attnwerso una apertura fatto. nella cassola al lato intcmo del colon discendente. K on potè trovarsi un distinto w·etere, ma come un sottile cordone si portam in busso dalla parte inferiore della cisti, e fondendosi intimamente il peritoneo parietale si 11erdeva riflett endosi nel fonùo della vescica. La cisti essendo stata completamente enucleata alla sua base, fu voltata in basso, c allora potè vedersi la vena renale e sentirsi pulsare l'arteria. clietro di lei. Fu passato l'ra loro un ago spuntato da aneurisma infilato con doppio filo ùi seta, c furono separat.amente legate un mezzo pollice dall'aorta. Un altro filo ùi seta fu passato intorno il pcduncolo c la cisti recisa un mezzo pollice dalle legatru·e. L:1 opera;1.ione durò un 'ora c mezzo. Dal primo. all'ultimo momento fu seguito rigorosamente in tutti i suoi particolari il mct orio del Lister. Alle 9 antimeridiane, mezz'ora 11rima dcJJa operazione, la temperatura della malat.1. era 99, •! l:'. (37, 5) e Yenti minuti dopo che fu collocata in letto era 97, 8 (36, 5)1 polso 116, respirazione 28. Alle 11, 45 furono iuiettate nel retto sei goccie di laudo.no, c di nuoro la stessa <tuautita alle 2 pomeridiane. Alla
stessa ora furono tmtle col catetere tre oncie d'urina chiarn e pallida. Era eguale precisamente a quella esaminata il giorno prima della opern.zionc c lasciava depositare bianchi urati. Alle :~ , 30 pomeridiane il polso era. salito a. 136 e alle 9, 30 a 150;
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la respirazione o. 32; la temperatu ra. 10 1, () (38, 7). Questo fu il più alto grarlo in tutto il tempo della osscrnuione. Alle 3, 30 pomeridiane fu estratta circa un'oncia di urina, di colore fosco
e contenente qualche piccolo grumo nero. Da quclìto tempo fino alle 3 antimeridiane del d1 segllente fu emessa ogni ora. e mezzo circa un'oncia di urina. senza il soccorso del catetere, ed ogni volta di color rosso chiaro come se fosse puro sangue. Alle 5, 30 pomeridiane fu applicato un cataplasma di seme di lino sul rene destro. Alle 11 pomeridiane furono iuiettate nel ret.to due oncie di brodo con sci grani di bromuro di potassio poichò la piccola malata era molto inquieta; e la iniezione fu ripetuta ogni due o tre ore nelle seguenti trentasei ore. Alle 3 antimcricliane seguenti passò più urina affatto scevra eli sangue c contenente m·ati come prima della operazione; c da questo tempo in poi passò sempre una discreta quantità ùi urina a ll'atto prim <li albumina, gener almente da una pinta e un quarto a una piota c mezza nelle ventiquattro ore. Durante le prime ventiquattro ore, compresa l'urina sanguinolenta, era stata di venti oncic. Fino alla mattina del secondo giorno la nHLl~tta ebbe ad intervalli della nausea, ma dopo cominciò prendere volentieri pane e latte ed acqua di calce. Dopo che l'urina era divenuta normale, invece del bromuro di potassio furono di tanto in tanto iniettate nel retto otto goccie di laudano. Alle 9 antimClidiane del primo giorno la temperatura era 98,8 F. (37, 1), polso 140,
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rcsvirazione 26. Alle lO pomeridiane: temperatura. 99, 6 (37,6), polso 132, respirazione 16. Alle 10 antimeridiane del secondo giorno temperatura 99, 4 (37, 5~ polso 120. Alle 9 pomeridiane : temperatura 100, 4 (38), polso 114. Il ventre si mosse il qua.rto giorno. Tutte le suture furono tolte il sesto giorno ; e la ferita era. riunita completamente di p1·ima intenzione. La temperatura era divenuta normale, il polso circa 96. Il nono giorno la fanciulla era alzata e colTe va liberamente per la stanza. Alcune settimane dopo fu mostrata in buona salute alla Società medicochirurgica. Ossenmzioni. - Il giorno dopo la puntura esplorativa la malata emise tre pinte di urina e due pin.te il secondo giorno. Questo accennava ad una irritazione simpatica nel rene destro. L'eccessiva congestione di questo solo rene rimasto dopo la
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Rl \'IST l
Clllltl:RG ICA
mnt::!dore operazione può in parte attribuirsi alln. stessa causa. :Però l'urimt sa ngui ~na. era molto cal'ica. di nciùo carbolico e rimase molti giorni senza putrefare, mentre l'altra urina, limpida. divcune putri(la in venti•Junttro ore. Questa avcnt otlore ributtante c fonnicohwa. di batterii, quamlo l'altra, anche parccclli giorni dopo, era prim di odore e non contene1·a batteri ma solo qnakhe tw nkillinm. Scmhra du nque probabi le che questa forte con!!:cstiolte del rene f0sse piutt osto eia imputarsi al l'acido carbolit·o che alla irrit:tzionc simpatil:a. ~certamente diffici le nsscgnnro :t eins<·un ngen te In. sua p:wt c ; ma SUJifliumo cbc spesso aceade dnpo la ovaritomia notevole congestione dci reni, che <tu c~ta c\ s it uramente aumentata di p-ravcua. dopo l'introduzione del metod o listrriano nella chirurgia addominale. l.'c!\t rcma sott i ~l iczza della parete anteriore della cisti giustificò pi enamente il giudizio t hc era ginnto il tempo della operazi one; il più pirrolo aceirlcnte anc!Jhc potuto bastare a cagionare lo stnwaso llcl coutenuto della cisti nel pcritonco. Tre punti molto importanti meritano una speciale attenzione: l " L ' innol'nit:\ clrlla puntura csplora t1va antisetti ca dimostmtn. dali<\ mancanza di qualunque consc~u e ntc disturbo costituzionale; 2• La rapirla c soddisfacente comalesccnza dopo una operazi one cosi lunga c così gnl\'e in una piccoln. Lmciulla dovuta. pure alle cautele nntiscttir hc; 3o Il p1·onto cessare del sangue c del la alt.mnina clalla urina dopo così gnwe congestione. L' urint~ fu frettucntcmcntc c-aminata dur3ntc la conm lesccnza coi r eagenti c col microscopio c sempre fu tr o,·ata nor malc.
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RIVISTA OCU LISTIC A
L'e!iicl"lnn. IH'IIn c ura. d e ll e ma.ln.Hie o <'nlarl, Jrl pro f. GOTTI ( rtulia j)[edica., ma~gio 1 ~:-lO) .
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Fin da. <luatulo cominciai ad usare, su·irc l'autore, questo nnovo rimedio espressi l'opiu ione non c~serc rtucsto uno dci soliti colli ri J estiuati ad nud:uc in ùimcut!canza dopo LH·cro tempo, come spesso accalle nll<t ma~gior parte (1t•i rimedi uuo\'i, e mi accinsi con px;.icn:r.a a spcrimcntarlo nei numerosi malati che vccln giomnlmentc. Dalle prime e:;pcrienze fatte sulle cheratiti flt•mmonosc o chcrato-ipopion, ~pcc i n l mcnlc in quel le dcterminate rla cause tra.umaticltc, riferii ~iù, alcuni anni or sono, in una. lcttcrn. tlirctta. all'cgn•gio collc~a. (lotlor Rnmorino di Genont, pubblicata in questo stesso giorn <lle, confermando i risultati da, esso ottenuti col collirio d'escrinn Mlle sud<ictlc malattie. ~elle congiuntiviti scrofolosc ho adoperato l' cscrinu con ottimo successo ottcncmlo in poch i giorni la scompa.rsa delle }HIStolc scrofolose, per cui ho lasciato da parte il colli rio di calomelano c lanùano che da tanti anni ns;wo in queste atl'czioni, anche pcrclt è l'applicazione dell'cserina non reea. quasi alcun dolore, c certo minore del calomelano c lauriano. Dove poi ho osservato veramente che que:;to collirio ha un'azione efficacissima è nella ciclite (glaucoma acuto). Qualche ora dopo applicato il collirio i più gravi fenomeni che presenta questa gravissima malattia si dissipano, i dolori cessano; i mezzi traspnrenti , cb c erano intorbidat i, si risd1inrano, c la fnnzionc notevolmente di mi nn i t a torna perfetta. Ho fatto queste esperienze in più di venti malati, cd iu tutti con eguale risultato. Però nggiun~o subito che in molti <li questi ho dovuto più tardi praticare l' iridcctomia per ottenere la guarigione definitiva, ma in alcuni, son già trascorsi vari mesi della.
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ltl\'JSTA OCULIS1'1CA
cura fatta, c la malattia non s' è ancora riprcscntata. Anche nel glaucoma cronico l'uso dcU'cscrina è dii qualche vantaggio, non foss'altro rendendo più facile la presa dell' iriùe nel prati care la iritlcclomia. In qualthe caso anche dopo questa operazione quando si ripresenta un po~:o di tensione intraoculare, o quando il bulbo non riprende sollecitamente la s ua cons is tenza normale, ho trovato utile l'uso dcll'eserina a dissipare i nteramt'nte questi disturbi. llesta pt'rta nto pron\lo in modo sicuro che l'eserina toglie la t t'nsione intraocularc f;H·orcndo la circolazione del sangue e della linfa nell'occhio; come questo fatto accada non è ancora ben determinato, e varie sono le opinioni d<.'i diversi oculisti italiani e slrnuieri c.he hanno scritto s u questo argomento. N o n voglio entrare )Wr ora in tali discussioni e mi limito a constatare il fatto 1>ratico, essendo questo d'altronde lo scopo che mi sono prefisso pubblicMdo ques te brcri osservazioni, che tanto più volentieri ho reso di pubblica ragione, perchè l'illustre prof. l\1agui, che La presenziato le cure di quasi tutti i malati, sottopos ti all'uso ùi questo collirio, conviene piename nte dci grandi vantaggi con esso ottenuti.
J.~otops la In un o cchio fe rito , pers l s tc ut.e
sei m esi
dOJ)O reuuc le uzlone, pel dott. VERli nE (New-Bed{ot·d). Osservazione importnntissima. di un caso, in cui un corpo es traneo (pezzo di ferro) penetrato con violenza in un occhio, cagionò oltre l'amaurosi qua ~ i colllpleta. di detto ot·gano, una fotopsia accompagnata da dolori nevralgici, clte non lasciarono all'infermo un momento di riposo. L'enucleazione dell'occhio ferito diminul un poco i sintomi suddetti. Sei mesi dopo l'operazione le sen!>azioni luminose tuttora esis temno. L'autore attribuisee i dolori nenalgid come pure la. fotopsia ad una nevrosi del ramo oftalmil:o del trigcmino, accompagnata da una iperemia. locale delle rn t'ningi alla l>asc del cranio, comprimente in modo anormale ctualche parte del tronco del n erro ottico.
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RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA
L ' Ipnotis mo. (S. Pelcrsbm·ve1· 11Iedicinische lVochenschri(t, 17 maggio l ti80.) L ' ipnotismo, ossia, per usare la vecchia t'spressione di Mesmer, il magnt'tismo animale, pare vogli t~ rieutra.re nel campo delle oùiem e questioni mediche ; e ciò dopo che le n.utorità mediche di Breslavia, come Hcidcnhain, llergcr, Cohn , Grutmcr, Gescheidlen ed altri lo tolsero all'esclusivo monopolio dei ciarlatani e dci prestidigitatori e lo sottoposero a sobrie e scientifiche osservazioni senza pregiudizi di sorta . Il mondo sprezzante e la incredulità burbanzosa con cui si accolse recentemente a Berlino e a Vienna questa questione, altrettanto oscura quan to interessante, non dovrebbe ripetersi in avvenire ; e speriamo che presentando una t•elazione sugli esvcrimenti eseguiti di recente, non potremo essere sospettati di vana credulità e di tendenze spiritiche. Il moYcnte degli esperimenti e degli studi sull'argomento partì anche dai giornali politici, i quali annunciavano le rappresentazioni del magnetizzatore Hansen, che, presentatosi a Vienna, a Berlino, e in altre grandi città della Germania senza successo, riuscì solo a Breslavia a destare un vero interesse scientifi co in una rappresentazione speciale dedicata ai meclici ed ai naturalisti. Sovrnpponendo le mani, soffregando il capo, il volto ed il cor1w dell'individuo, su cui si fa l'esperimento, insomma usando quelle manipolazioni, le quali da 1\'Icsmer in poi si riconoscono generalmente come magnetizzanti, Hansen ridusse degli individui, sensibili a tali influenze, in uno stato singolare, che sta fra il sonno e la forma catelettica, e nel quale tutti i movimenti volontari sono sospesi al punto, da non potere assolutamente, per
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Rlr!STA D[ AKATO)f!A
cselllpio, aprire gli occhi o chiudere ht ùocca se aperta. Gli ipno1i:t.zali non scutirono punture d' ago profonde, poi eh è non si mos,;cro miuimamcntc, c si YCdc,·a chiaramente che non arevano, o forse solo una quasi impercettibile nozione dello stato in cui si trova vano, dal r1ualc però si potcra toglicrli soffiando sul loro r olto o battendolo lcggcnnc utc. Fra i magnctizzati vi emno il dottor 1\roncr as:,istentc all'istituto ginecologico cd altri 11oti mcù1ci, i qmlli uon potcmno di certo esser accusati d' impostura da parte degli s pettatori, nè si poteva supporre in loro una mistiticazionc premeditata. I sorprende nti esperime nti di H ansen furono ripetuti con gran sue~: esso da molti merli ci che vi assistettero; eù il pro f. Hciùcull ain fu iJ llrimo a pubbliearc i ris ultati delle proprie ossetTa:t.ioni (l). Sarebbe troppo lungo per noi il riprodurre in dis teso il contelluto di questo l:troro, noto d'altronde per la relazione che ne fece Gcschcidlcn c puuhlicata sulla Aerztliche Zeitsclwift di Bresla" ia. Bas terà notare elle secondo lleiùenhain i sintomi principali dello stato ipnotico sono questi: depressione, 1Jiù o meno 1Jrofunda, della co;;cicnza; mentre nel tempo stesso si no tano llelle percez ioni scn~oriali senza però che queste vengano trasformate in reali c conscicnti imagini. Questo stato si potrebbe rns,:;omigliare a quello di un individuo che, profondamente immerso nei suoi pcusicfi , non ravvisa conscicntemente le persone · che incontra per Yia, e nondimeno le crita. in modo con\'cniente. Cosi gradatamente interviene l'abolizione di tutti i movimenti vozontm·i; però in ques ta condizione l'ipnotizzato, a guisa di automct, sarebbe in caso ùi imitare tutti i mori menti che si faeessero dinanzi a lui, quanùo essi, uaturahnentc, fossero· d:t lui percepiti {sempre inconsciamente) per mezzo dell 'occhio o dell'orecchio. Per esempio l'ipnotizzato ci segue se noi camminia.mo davanti a l ui con passi ris uonan ti ; s tringe il pugno se questo movime nto vien f<ttto da altri alla s ua presenza. Terzo sintomo: completa insensiùilitcì a qualunque ctlto violento doloroso. Quarto : aumento
( Il 11 N>si f/t•tto ~JW!IIIell-<>lW ani>mtlc. Ossc;·ca,;lor!l tlo'iOIV!Jiche Cll Rcdo/(o 1/eldcnhuin. Lip~ia, l&>o.
E Fl:liOLO!J IA
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Ili eccitibililù ?'il/essa di tatti i mtt.scoli striati, il qu:Lle col ripeters i dell' ipnoti~zaz i o ne s'a~,;cresce in moùo che, pc•· esempio, il le~tgero sfrcgamcnto del polp::tslrc llo ùcl dito pollice basta. a. produrre nnJ. t <: ns ionc tonic;a di lutti i llLu s~,;oli di un braccio cd i11 seguito di tutte due le ilnL tcia, rilluccndosi poi alla forma catalettici\-. Uno ùei primi s intomi è lo spasmo ll'acco mo da~iouc. Durante lo stato ipnoti co la (l'l:rpcenza del polljo e del1·e$piro è n()(ecolmente acceleraln; per ul limo sopra n-iene un:L profu sn. secrezione tli surl01·e. Quanto all'e tiologi::t, lleitlcnhain osserra dac gl' indi\'i•lui pal-· li eli e anemi ci sono specialmente predisposti all' ipnotismo, il quale si produce o pc1· fissazione incessante di un oggetto, o ve•· d ebole s timolo acustico c de lla pelle, come sarebbe il mettere le mani una s ull'altra cd il sofrrcgamcnto; in l)l·crc, media ntL· lutti gl i stimoli di natura ùclJolc, di azione as~;idmt, monotona. Ri-· guardo alla esscuza clcllo ::.tato ipnotico, Hci \lcnb:1in crede che esso consista. nella sospensione dell'azione delle cellule gangliari d el cerv ello, cb e è prodotta in modo •·i Hesso per mczw di stimoli d eboli ma continuati de'i nervi cutanei d el volto o di quelli della
vista e dell'udito. I nsieme ad Hcidenhain s i occupò di tale argomento il neuropatologo prof. ncrge r, che presentò il 6 febbraio di quc:;t';wno alla sezione medica de lla &hles. Gesel:;clwj't fiir Vulcrliiml Cullur n na interessante relazione sulle osservazioni da lui !:ttte relativamente all'argomento. ~ c togliamo quanto appresso. Anch'egli afferma, in primo luogo che non si tratta di una mistificazionc bensì di fatti accertati, sui quali non può nascere dubbio. A ':omplemento di quelli già esposti da Hcidenltain, egLi!. osserva che l'azione del sensorio dumntc Io stato ipnotico non è soppressa in tutti i casi, qualche volla anzi è pcrfcttmnente normale. Se così fosse, non esisterebbe analgesia, bensì iperestesia, e la denominazione ipnotismo non sarebbe esatta. Propone perciò di mutarla in quella suggerita da Hcideuhain: catalessi Sl)e-
r hnentale.
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Si rileva inoltre dalla relazione di erger essergli riuscito, mediante la sovrapposiz.ionc della mano calda sulla nuca. dell' ipnotizzato, di ridurlo in runo stato eli cosi alta. automasia imitativa, da t.r amutarlo in un fonografo che ripeteva. con voce monotona.
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RIVISTA DI A~HTOi\riA
le parole pronunciate dai presenti e anche queile in lingue straniere (1). Volendo scostarsi da I-lcidenhain, il r1ualc riguarda lo stato ipnotico come una sospensione de.ll'azione del cervello, Berger ammette l'ipotesi che si tratti di una esaltazione dell'apparecchio centrale intracorticalc e spinale prodotta. dalle note manipolazioni e dagli stimoli già accennati. Dobbiamo ommctterc altre interessanti ossel"\'azioni riferite nella medesima seduta da llerger, da. Ileidenhain e da Griitzner. In c1uella del 18 febbraio si prosegui la diseussione su tale argomento con nuovo materiale di ossenazioni pervenuto da varie parti. Pront questa evidente dell'inter esse suscitato in tutti dalla. r1uesti one. Ci permettiamo di riprodurre in qualche parte, togl ienJolo dalle relazioni di Heidenhain, i rapporti della sedu ta (2).- Agli esperimenti che dapp~·incipio si mettevano quasi
in ridicolo Heidenlwin dedicò uno studio speciale. Per comprenderli bisognerebbe aver presenti quelli di Goltz sul gracidar della rana, la quale dopo l'estirpazione degli emisferi del cervello gracida ogni qualr olta. si pratica sulla p elle del suo dorso, fra le scnpulc, un leggero soffregamento. Da tale osservazione risulta esistere un rapporto riflesso tra alcuni nervi sensibili della pelle dorsale c l'apparecchio motore del suono nel midollo n,Jiungato. Ilcidcnhain ammette che esista anche negli uomini questo nesso tra i nerri sensibili del dorso ed il centro della fonazione, avendo egli ossermto che molti individui ipnotici emettono per via rifl essa un suono lamentevole e come ili guaito, quando la pelle del dorso dalla, quarta alla settima vertebra del collo è stirat.n. per pressione diretta dall'alto al basso. l cani sottoposti al taglio delmiLlollo spinale all'altezza della cloùicesima vertebra del dorso, quando abbiano raggiunto la completa guarigione della ferita. fanno molti movimenti sotto l'eccitamento riflesso del midollo Jomhare reciso c isolato dal rimanente sistema nervoso centrale. Soffrcg:mdo la pelle dorsale di questi animali in vicinanza delle Yerteure lo111ùari, eseguiscono un movimento riflesso di raspa-
(l ) l~ d a nm:u·e c !te RotnhPI·~ dt's(· ris~c CJ11P~1n fenomt> no nella sua OJ)f'ra su ll e m:ll:tll ie 1wrvos~> P la <IP<tl!nò cnl nome di linyua-eco. (~) JJ,·esl. Aer; ll. Zschr·., l &>~J. n. 5.
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E FISIOLOGIA
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mento con la gamba posteriore dello stesso lato. Una identica forma riflessa si presenta spesso negli uomini. Se un individuo Yiene i pnotinato stando in piedi e se la pelle in corrispondenza dell'ultima vertebra lombale ne è stirata, la gamba corrispondente fa dei movimenti di raspamento in senso posteriore. Se Io stimolo si usa alternativamente da tutte due le parti, tutte due le gamhe fanno alternativamente i medesimi movimenti in senso posteriore. Gschcidlen tentò di ipnotizzare durante il sonno, ma trovò che la predisposizionc per gli esperimenti ipnotici non è maggiore nel sonno che nella ve'glia.
Efrettl della filtlmolazlone cerebrale ( The L cmcet, 12 giugno 1880, n• 24 ).
I movimenti che succedono quando la zona cerebrale motrice di un animale è stimolato dalla elettricità., sono stati sttidiati per via del metodo grafico dai signori François, Fra.nck e Pitres, onde ne derivano rcsultati di massima importanza. n metodo seguito era di congiungere un miogmfo col tendine di nn muscolo d el membro anteriore e posteriore dell'animale sottoposto allo sperimento (cane, gatto o coniglio). Il tempo che scorreva prima d el movimento era registrato da nn apparato elettro-magnetico. Quando la eccitazione corticale è uno stimolo unico, la contrazione dell'&pposto lato del corpo è una semplice scossa muscolare. Un seguito di stimolazioni che non oltrepassino cinquanta per secondo produce delle scosse separate. Se la frequenza degli stimoli arriva a cinquantacinque per secondo, nel cane, le contrazioni muscolari si fondono insieme in una contrazione continua. Una tale frequenza di stimolazione è necessaria per gener are il tetano in un animale, tanto se lo stimolo è applicato alla superficie del cervello, quanto se a un nervo motore o a un muscolo. Quando invece di uno stimolo abbastanza forte da cagion are delle contmzioni isolate, si usano stimoli meno forti, può osservarsi il fenomeno che gli effetti si sommino. Così la prima stimolazionc non desta alcuna contrazione muscolare, solo dopo parecchie stimolazioni appariscono le scosse. Se la ec.c itazione è forte o prolungata, dopo un semplice movimento, direttamente
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Rl\"ISTA DI ANATO)IIA
provocato, s uccede una con vulsionc epilettiforme limitata a l gruppo dci muscoli corrispondente al centro stimolato. La convulsioue può rimanere limitata a questo gruppo, o estendersi ad ambedue le membra eli quel lato o a tutto il corpo. È per regola costituito da due successivi periodi, il primo di contrazione tonica, l 'altro di spasmo clonico, in cui le scosse sono separate. Qualche volta il periodo tonico iniziale mauca. Quando è anenuto un a ssalto convuls ivo, basta una minima eccitazione per produmc uu allro. Le convuls ioni, locale o generale, non accadono quando, anzichè stimolare la corteccia, questa è portata via, e gli elettrodi sono aJlplicati a l sottoposto strato bianco. Allora, anche col più forte stimolo ni una con rulsione s i ma.nifesta, ma solo si mostra un semplice movimento. L'eccitabilità delle fibre bianche aument:t avvicinandosi alla cassula interna, cosicchè a questo livello anche un de})ole stimolo basta a produrre un
tetano violento con esacerln,zioni period.icbo, spesso ritmiche:
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questà per i suoi speciali caratteri merita il nome di " tetano ca.ssulare , . Fra l'applicazione dello stimolo e il resulta.n te movimento v'ha un ritardo che è costante per ogni gruppo muscolare nello stesso animale, qu;liunque sia. la forma. o l'intensità dello stimolo elettrico adoperato. Una gra.n parte di questo ritardo è dovuta alla resistemm fisiologica dello strato grigio corticale. Se la tenue sostanza grigia che cuopre il centro ovale è tolta nel Jlunto stimolato, ed è quindi eccitata la sostanza bianca, la durata di questo ritardo diminuisce di un quarto e anche di un terzo. I movimenti prodotti dalla irritazione di un lato del cervello nou sono sempre limitati ai muscoli del lato opposto del corpo ; accadono contrazioni s immetriche pure del medesimo Jato, se la. stimobzione supera un certo grado eli intensità. In tal caso il ritardo è maggiore per i movimenti associati dello stesso lato, che per i movimenti che accadono nel lato opposto all'emisfero stimolato. Quando due punti dell<• stesso lato del cervello sono eccitati insieme, uno dei quali corrisponde al membro superiore l'altro all'inferiore, il movimento iu questo accade un po' più tardi che nel primo. Questo maggiore ritardo è probabilmente dovuto all'azione conduttrice della midolla spinale, di cui in caso di impulsi procedenti dal cervello }Juò così essere calcolata la. durata.
E FISIOLOGI A
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Un meloJo speciale è stato applicato dal dottor Amidon, di New-Yorli, nllo stuJio della lot:alizznzionc cerebrale. Itn-cce di notare l'elretto periferico della stimolazione centrale, ba cercato di determinare l'efretto sul cen·ello dci movimenti volontarii desumendolo dai cambiamenti t:lie posso no essere accertati nella temperatura loc.;ale. Trovando che la tCIHJJCratura. sulla superficie del cranio varia in dill'ercnti punti quo.ndo sono est'guiti per qualche te111po certi mo,·imenti, ne infcriscc d1e il punto in cui Il\ temperatura aumenta in q11e:>ta mani era corrisponde al centro per quel :movimcn to. Furono applica<i su ùilfcrcn ti parli del cranio dicci termomet ri a superlicie del Seguin e mantenuti in posizione con nastri di gomma clastica, e notata di ciascuno la temperatura dopo uno sforzo mu ~co lare sostenuto per alt!uanti minuti. Così operando, il dottor AmiJon crede di avere stabilito tanti centri che non corrispondono completamente a quelli accertati dal Ferrier. Queste osserva;doni furono comunicate alla Società di biologia di Parigi c nella discus;;ione che ne segui, il dottor Paolo Bert ri cordò le sue proprie ricerche suUo stesso argomento. Misurando una pila tenno·elettrica. con tutte le necessarie precauzioni, trovò che parlando ad alta voce s1 produceva una elevazione di temperatura nella regione frontale sinistra. Egli ha pure notato un aumento di temperatura nella testa • (accertata nella regione frontale) nei fanciulli al momento di svegliarsi. Esaminando le regioni Jatemli del cranio sulle circonvoluzioni motrici, non gli venne mai fatto di osservare alcun cangiamento di temperatura per gli sforzi muscolari. Questo mostra che i risultamenti del dottor Amidon devono essere accettati con molta riserva e fa nascere il dubbio che lo sforzo muscolare nelle membra possa essere accompagnato da contrazioni nei muscoli della. testa sufficienti a produrre quel locale aumento di temperatura. L'esito negativo delle esperienze del 1 dottor Dert sulla regione motrice dell'emisfero rende per la stessa ragione molto dubbioso il significato dell'aumento di temperatura che egli ha trovato nella regione frontale. Vi è un fatto però che corroborerebbe le conclusioni del dottor .A.midon. Uno dei centri ch'ci descrive è pei movimenti del trapezio e questo corrisponde alla parte offesa in un malato del dottor Poncet ia .cui questo muscolo era paralizzato.
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RIVISTA DI ltEDICINA LEGALE E FRENIATRJA
Sulle cause di pazzia c di s uichllo ne' mllitnrf (Imparziale, n• 15, agosto 1880).
l! giornale L'Esercito rilerisce che l'onorevole ministro della.
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guerra vuole far studiare le cause delle alienazioni mentali c dci suicidi fra i militari. Conunendevolissimo proposito, a parer mio, sarebbe in vero questo; gincchè ti tengo che da uno studio ben fatto sull'argomento, e con quei mezzi che non possono manca.re ad una commissione ministeriale, rcsulteranno dati importantissimi, e quindi spccillli indicazioni a dei provvedimenti, che varranno non ad impedire, ma certamente a diminuire il grandissimo inconveniente di aver dci pazzi nelle file dell'esercito. L'importanza di questo argomento da molto tempo a.veTa. richiamata la mia attenzione; e perciò nel 1870 pubblicai nel Giornale di medicina 'militare i rcsultati di alcune ricerche statistiche, relative ai casi di pazzia ne' militari, stati ospitati nel manicomio fiorentino, durante l'ultimo Ycntcnnio; cd appena. mi sarà possibile renderò di pubblica ragione anclte i rcsultati di ulteriori ricerche fatte sopra i pazzi militari che furono accolti in Bonifazio posteriormente a quella min. p;ubblicazione, cioè nel decennio dal 1870 nl 1880. Non debbo celare peraltro che queste ricerche per giungere a conclusioni, che abbiano un valore assoluto, non donebbero esser fatte in un manicomio solo, ma in diversi, c meglio in tutti. Spero perciò che l'onorevole ministro, cui preme di conoscere le cause di pazzia f•·n. i militari, non vorrà trascurare di raccogliere opportune notizie rivolgendosi alle direzioni mediche dci manicomi del regno, formulando loro speciali quc~iti e lasciando anche alla iniziativa di ognuno di fare in più qualche indagine che re1mtasse utile.
RIVISTA DI MEDICI~A LEGALE E FRE~IATRI..I.
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Il più i mportante fra i rcsultati delle mie ricerche fu che dci militari 4i bassa-forza, inviati in cura nel manicomio di Firenze, .circa la metà non erano sn.ni eli mente fino dall'epoca dell'assol·damento; e ciò era stato possibile accertare tanto con dirette indagini scientifiche, quanto per oflìciali informazioni raccolte -caso per caso per mezzo delle stesse autorità militari, dci sindaci e di altri pubblici funzionari. Dalle mie ricerche rcsulterebbe pure che appena nella quinta parte dei casi il servizio militare -ebbe di per sè stesso qualche inliueuza nello sviluppo della pazzia. Io credo perciò che le indagini debbano esser rivolte principal•mente sui precedenti. E quello che dico per la pazzia vale anche precisamente pei -suicidi i; s u questo rapporto anzi non mi pare fuor di luogo di narrare un fatto. Qualche anno indietro molti giornali politici parlarono di ripetuti suicidii avvenuti in breve spazio di tempo fra i militari di un battaglione d' istruzione ; di ciò l'opinione pubblica si allarmò assai e si meravigliò; io non mi allarmai, nè mi meravigliai, r>erchè soltanto per la mia ristretta pratica individuale come medico alienista sapeva che in quel battaglionè erano arruolati due giovani non sani di mente; uno di essi anzi era. da non molto tempo uscito dil un manicomio, e notisi che non ne era uscito come guarito, ma invece giudicato insanabile e soltanto ritenuto non bisognoso di rigorosa sorveglianza, nè .di custodia in nn manicomio. Anche questo fatto mt conferma nella convinzione della necessità di rivolgere principalmente le indagini sai precedenti onde impedire, fin dove la scienza lo permette, che siano posti sotto le armi individui che in qualsiasi grado abbiano una malattia o un'imperfezione mentale. L~ legge e.>clude dal servizio militare gli alienati; e se all'epoca della leva ed anche precedentemente -si facessero pratiche onde accertarsi per quanto è possibile dello stato mentale in cui si trovano gli inscritti, io non dubito che i <:asi di pazzia e di suicidio nell'esercito sarebbero grandemente diminuiti. Gli 86 soldati di bassa-forza che dal 1850 al 1870 furono ospitati in Bonifazio sarebbero stati ridotti soltanto a 41 se non fossero stati arruolati 4 imbecilli, 3 epillettici, 3 micro.cefali, 16 semi-imbecilli c semi-dementi e 19 che altra volta eran<> .stati pazzi.
RIVISTA. DI :UIWICINA LECALE
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Capil'CO b0ne che gmnùi debbano esser e le difficoltà per mett er e in chiaro la integrità di mente di tutti gli inscritti, Aumcnt ereiJbcro probabilmente a ssai i simulatori se s i accorgessero di una certa facilità di esenzione lli qu01Ii che non sono benissimo in cen ello; e perciò bisognerebbe esser molto cauti prima d i d ecidere, e non farlo mai prima di a' ere profondamente studiato cd osservato il caso, ed allorn credo che i simulatori di quest'ordine di malattie non continuerebbero ad esser molti, g iacchè è difficile c penoso il simulare a lungo anche uu grado mite di pazzia. Continuerebbero poi anche i dissimulatori; ed io mi ricordo di un padre che chietleva gli fo sse restituito un figlio d emente c r ecluso nel manicomio per mandarlo soldato, onde poi avere esente dal senizio un figlio minore che era sano di mente. Nella mia prossima pubblicazione statis tica su questo argomento dorrò anche fermarmi un poco sopra alcuni casi, pur troppo non rarissimi, di indh' idui che da bambini furono giudicati catt ivi, dispettosi, crudeli, egoisti, da rngaz..:i s i ritennero per bugiardi, astuti, oziosi, incorregg ibili, e quantunque uon privi affatto cl' ing<'gno prof·ittarono pochissimo della istruzione che era loro data; dc>ssi nella scuola finirono per scoraggiare tutti i maestri, nei collegi furono la disperazione dei rettori, nelle botteghe c nelle officine si mostrarono oziosi, vagabondi, accattabrighe, qualche volta laclracchioli e quindi dopo pochi giorni sempre licenziati, finalm ente ftttti adulti seguitarono di male in peggio; i parcn~i e gli amici sempre più divennero dubitath·i che nel loro cervello vi fosse rrualch c cosa di strano . .Ailom fra tutti non sanno consigliar niente di meglio che regalare questi esseri all'esercito o alla marina, sperando che il r igore dell~ disciplina militare riesca a vincer li ed a modificarli. E purtroppo talvolta ho sentito dare un consigUo simile da qualche medico_ Disgraziati! fra. questi imliYidui appena. fon;~ cillt!ue su ct>nt.o sono vere e proprie birbe e quindi correggibili; gli altri novantacinque in vece sono esseri imperfetti, degenerati, non suscettibili di educazione e di moralizzaziono. D essi messi alle s trette e trovandosi insufficienti di fronte all'autol'ità. della disciplina.. o si abbandoneranno a qualche d elitto, o diYCITanoo· completamente maniaci, o si s uicideranno.
E FRENI:ATRIA
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Con tutto ciò io non vogUo certamente dire che i Consigli ùi leva cd i mcllici militari trascurino affatto di accertarsi dello stato di mente di quelli che debbono essere arruolati, ma. alcuni atti starebbero a farmi credere che le in dagi ni prescritte dai regolamenti siano insuffic.:ienti ad eseguire la legge, che vuole esclusi dalla milizia gli alienati. E giaccltè sono a parlar·e ùi pazzi fra. i militari, credo opportuno ùi far notare che in I t~'\l ia non pochi medici provengono da U ui vcrsità. in cui non esiste alcun insegnamento di medicina mentale; c tanto il :Ministero della guerra r1uanto quello della marina, che sono rigorosissimi nel sottoporre a ùiffidlissimi esa.mi su tutte le materie quei medici che vogliono essere ammessi nei loro corpi sanitari, non si curano minimamente di arcre la più piccola prova che essi conoscano la. mcdic.:ina mentale. A me non pare che basti che in quei distintissimi corpi vi siano alcuni, e forse molti, che conoscono anche a fondo la specialità; io credo che bisognerebbe esser sicuri che tutti. la conoscessero in modo da poter fare una diagnosi cd iniziare una cura. So bene cd approvo molto, che appena un soldato impazza lo si invia al manicomio viciniorc, ma mi preme che la pazzia sia diagnosticata presto o che sia eritato il caso dl equivocare i prodromi di una malattia mentale con la intliscipliuatezza o col mal costume. E poi, specialmente per la marina, non so capire come possa regolarsi un medico di bordo che si troYi in mari r emoti di fronte ad un caso qualunque di pazzia, se è digiuno affatto degli studi clinici delle malattie mentali. Speriamo che gli studi che si propone di fare l'onorevole ministro deUa gnerra sullo cagi•mi della pazzia e d'Ci suicidi fra i militari riescano fecondi quanto, a parer mio, sono importanti ed opportuni. D: GmLLI.
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Inlezloul sotto-cutanee dl ergotlaa. (Gazette Hebdomadaire). La Società di terapeutica di Parigi si è occupata. molto spesso di importanti discussionì sulle iniezioni sotto-cutanee di ergotina. non solo nei casi eli metrorragia., ma anche nella cura delle emon·oidi, discutendo sul modo di cura e sulla soluzione da impiegarsi. Le iniezioni sono state impiegate in un gran numero di malattie; nelle metrorragie cioè, nelle varici, nelle emottisi, nelle incontinenze d'orina., nelle emorroidi, ecc.; tutte le volte insomma. che si è voluto ottenere delle contrazioni delle fibre muscolari lisce. Il Langenbeck fu il primo a render conto dell'effetto sorprendente che recarono le iniezioni di ergotina in due malati di aneurisma. Nel primo caso si trattava di un aneurisma voluminoso dell'arteria su-celavia; furono fatte ogni tre giorni, per tre settimane circa, delle iniezioni di 3 a 18 centigrammi di ergotina; poco a poco il tumore si avvizzì, i dolori scomparvero e il malato potè servirsi della sua mano. La. seconda osservazione è anche più· eloquente. Con una sola iniezione fatta sotto la pelle a livello di un aneurism1 risiedente sull'arteria radiale, il tumore sanguigno, che era del volume di un avellana, scomparve all'indomani mattina. Verrebbe il dubbio di un inganno diagnostico se non fosse troppo grande l'autorità della persona che ce ne racconta il fatto. Hildebrandt indicò questo mezzo atto ad atrofizzare i tumori fibrosi dell'utero. Ma l'effetto più ammirabile delle iniezioni sotto eutanee di ergotina sembra che si abbia nelle emorragie, nelle quali l'amministrazione dell'ergotina per bocca ha un'efficacia senza confronto molto minore. Ferran lha avuto un bel risultato dalle iniezioni parenchimatose di ergotina in un caso di prolasso emorroidale voluminoso.
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Quanto alla soluzione da impiegarsi la. questione è delicata e forse non ancora risoluta. Langenbeck nei casi di aneurisma sopra citati si era servito della soluzione seguente :
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E stratto acquoso di Bonjean . Alcool rettificato . . Glicerinn.. . .
2 parti
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7 " Questa !<oluzione era dolorosa e cagionava una leggera infiammazione del tessuto cellulare ambiente in seguito alla presenza d ell'alcool. Hildebrandt propose di rimpiazzarla. nel modo seguente: Ergotina . . grammi 3 Glicerina . . 7, 50 " Acqua distillata 7, 50
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Dujardin-Beaumetz sopprime la glicerina e si serve esclusivamente dell'acqua in questo modo: Ergotina . . . . . . . grammi 2 Acqua . . . . . . . 30 " Tali sono le formule più importanti proposte: però è da notare che non tutte l'ergotine sono della medesima efficacia. Cosi per esempio il l\'l icllel, autore dell'articolo elle ora riassumiamo, loda l'ergotina CatiUon con la formula seguente: Ergotina preparata all'alcool . grammi l , 5 Glicerina chimicamente purn . Acqua distillata . . , 4, 50 o, 50 Acqua di lauro ceraso . . . , Per quanto contenente una leggera quantità d'alcool non avrebbe prodotto ascessi. La formula Dujardin-Beanmetz è pure raccomandata.
Sulla cura preventiva e sugli effetti terapeutlc l della melassa nello scorbuto, pel dottor CuLLTMORE
( Tl~e Lancet, gennaio 1880). Un chirurgo civile, il quale esercita la sua professione in un distretto di due milioni di abitanti nelle Indie orientali, durante
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l'ultima fame ottenne result.ati assai favorevoli dalla ja.g,qary (zuccaro di palma non cristallizznbile) in grazia delle sue propriclù. calorifiche, antiscorbutiche ed assimilative. Questo zucchero è molto affine alla melassa, la quale è comune nelle nostre contrade e che mentre è analoga alla prima per composizione e~ azi one, ne dift'crisce solo per conststenza ed apparenza. Sul potere tcrapeutico di questa sostanza cercai notizie dal pubblico indiano nel giugno del 1877, e vi fui indotto dalle informazioni sulla sua efficacia, avute dieci anni fa da un capitano di mare in Halifax. (Nuova Scozia), che l'usò per venti anni e dalle sue esperienze e da quelle dc' suoi amici si persuase della grande efficacia, della. grande economia e del gusto nw.ggiore di essa sostanza paragonato all'acqua di cedro ed alle altre sostanze equivalenti rammcnta.te dal Parkcs e da nltri scrittori di materia medica. A ciò pensando ed essendo circondato da malattie di carattere scorbLltico, prodotte da.ll' influenza del mare e del sale (questo ultimo non si potrebbe ritenere come causa di scorbuto nella fame indiana, perchè molti giovanetti morirono per mancanza di esso, a cagione dell'enorme imposta sul sale, co>icchè la malattia era dovute unicamente negli uomit{i ali~~: fame ed agli effetti delle radici delle noci, dell'aloe sel vaggio, del cact1ts opuulùt c di altre sostanze non m::mgcrecce), mi fu possibile col permesso del chirurgo generale dell'esercito di Madras, dottor Smith, e coll'aiuto del signor Longlew, delegato, di introdure l·O jagglwy in tutti i campi devastati dalla fame in quelle contrarle c più largamente quando terminò il periodo degli cspetimenli c quando il suo valore venne alquanto riconosciuto, specialmente presso i distretti della presidenza di Madras sotferen li per fame. G-li attestati di venti medici f<lnno testimonianza della su a efficacia. I dett~ medici che prcsta.rono il loro servizio sotto la mia dipendenza fanno pure testimonianza delle numerose vite che vennero con tal mezzo salvate, come pure dell'alacrità con cui crn ricercato da. quei piccoli miserabili che popolavano gli affamati campi, le cui meste e disfatte sembianza cd emaciate costituzioni acquistavano di nuovo, sotto la sua azione, piacevòle apparenza, il sorriso spontaneo e fanciullesco. È tuttavia possibile che nei climi temperati le mal:l.ttio dovute alla. prolunga.ta
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astinenza da cibi salubri e di facile digestione differiscano da quelle che s i riscontrano nei tropici, nulla meno sono d'aHiso che, cneteris tHtl'i bus, le idropi ~ i e , le emorragie passive, le piaghe atoniche, i versamenti articolari, le geng ive flacc ido e sanguinanti, il prolasso rleU'ano, le ma lattie intestinali e la diarrea tla fame (la diarrea prodotta da cibi non assimilabili somiglia in gran parte alle evacuazioni del colèra), possano dominare in Irlanda come nelle Indie. L a farina di grano turco o fi ore del mais e la farina di fava, usate comunemente dai poveri irlandesi e la prima, in special modo, nei tempi di carestia, quando manca. il raccolto di pa ta te, di cui generalmente si nutrono, sono molto s i mi! i in composizione chimica col cholum ( so,·gum vulyM·e) o col coianus indicus, grani secchi usati largamente in I ndia; tutti ques ti, sebbene ri c~:hi in azoto e in materie azotate, per essere indigeste divengono feconde cause di diarrea, se poi si somministrano s oli od in poca quantità, sono del tutto disadatti ad un individuo affamato con languido apparecchio assimilatore, cd è sotto tali circostanze che poche oncie di melassa al giorno (la quale costa poco) favorisce la digestione e facilita l'assorbimento del cibo cl1e senza tale sussidio attraverserebbe inalterato l'organismo, lo che sarà dimostrato dai seguenti esperimenti: E sperimento n• 1. - Dodici uomini, emaciati, abitatori di povero campo, furono pesati quattro volte nello spazio di quindici giorni; il loro nutrimento si componeva prec ipuamente di riso (una libbra e mezzo) con sei oncie di jlt.qgary al giorno. E ssi, ad eccezione di due colpiti da febbri, crebbero in peso fino dal principio ed alla fine dei quindici giorni riacquistarono qnas i il loro stato normale, mentre che crasi generalmente sperimentato che gli ammalati cronici da fame diminuiscono di peso, a l minimo, anche una settimana dopo l'ammissione all'ospedale, cosiccbè nessuna sostanza per quanto nutriente, eccettuato lo zucchero, aveva prodotto tale risultato. E sperimento n• 2. - Dodici uomini, prigionieri, non ridotti al grado di emaciazione di quelli del n• 1, furono pesati tre volte nello spazio di quindici giorni. Il loro vitto era regolarmente quello dei prigionieri, composto cioè di riso (sorgum vulga.re), con carne di castrato e vegetali due volte a lla settimana, ma senza jaggary. Alla fine di una settimana cinque diminuirono di
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peso, sci rimasero nello stato stazionario, ed uno, pcrcbè aveva. febbre, non fu sottoposto a visita. Alla fine dei quindici giorni sei aumentarono di peso, mentre gli altri rimasero nelle stesse condizioni della loro ammissione. I n appresso tutti migliorarono. Questi esperimenti dimostrano ad evidenza la grande utilità. d ello zuccaro di palma o jaggary, in vantaggio dei deboli cmn~iati e dei male nutriti, i quali assimilarono alimento fin dal principio, mentre gli altri con un'alimentazione più variata e più estesa non raggiunsero l'intento. Essendomi molto diffuso sul valore di questa sostanza, aggiungerò solo cbe le sue proprietà antiscorbutiche possono probabilmente venire attribuite ad una parziale fermentazione acetica, il quale ricordo può sembrare superfluo per coloro i quali rammentano che la proprietà' antiscorbutica delle patate, ammessa. generalmente, è dovuta ad una considerevole quantità di zucchero che essa contiene. La spiegazione fisiologica della sua proprietà di favorire cioè l'assimilazione, che io considero Msai importante e molto meritevole di attenzione, è posseduta in maggior grado da questa sostanza che dalle altre del gruppo zuccherino degli idrati di carbonio, tanto facilmente trasformabili fra loro e cosi prontamente convertibili in grasso, per lo chè può essa valere a. ritardare, arrestare e prevenire quelle degenerazioni adipose della mucosa intestinale e delle sue glandole che io e gli altri hanno trovato, post mortem, come gli ultimi e fatali fenomeni dell'inedia cronica. Così il potere della melassa diviene per sè stesso evidente, ed a me resta solo di raccomandarla nei viaggi di mare, e da ultimo ai miei colleghi che avranno la. disavventura. d'imbattersi con malattie dipendenti dalla fame, colla speranza. che la detta sostanza divenga utile ai miei poveri concittadini a.l di là del Canale, come io credo di aver dimostrato che f11 utile ai popoli dell'India.. Azione del clisteri di sangue deftbrluato sulla ricchezza emogloblulea e globulare del sangue. (Italia JJfedica, luglio 1880). Durante l'anno scolastico venne eseguita una serie di indagini allo scopo di ricercare se realmente i clisteri di sangue defibrinato abbiano influenza nel migliorare le condizioni del sangue.
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Le indagini furono condotte in gran parte sopra bambini e qu:ùcuna anche sopra soggetti adulti. Dopo avere determinato più volte eù in determinate oro dct giorno nei soggetti da esaminarsi la ricchezza del sangue in emoglobina col cromo-citometro di Bizzozzero e l,a ricchezza globulare colla numerazione por mezzo della cellula di Hayem venivanl) loro praticati clisteri di sangue di bue defibrinato, e poscia si determinarono le differouze che passavano fr a la ricchezza emoglobina e globulare del sangue valutata pl'ima c dopo dei clisteri, tenendo conto delle possibili oscillazioni normali ~;ià. verificate. Da queste ricerche, che saranno · quanto prima pubblicate in disteso, risultò che in seguito ad un clistere di sangue defibrinate> (SO cc.) aumenta la ricchczzQ. emoglobina del sangue cd il numero dei globuli rossi in esso contenuti: aumento che svanisce nel periodo di 12-18 ore.
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intes tinale; Iniezioni d·ae qua gn .. zos a senza risultato ; applienzlone della corrente continua; guarigione , ùel dottor Moun&R.
(L' Année Mcd. de CaeJ~ et du. Calvados). II caso era grave : coll'esplorazione rettale si se n ti vano, all'altezza di 12 cent. due salienzc molli. Fu iniettata a più riprese poca acqua gazosa senza risultato, del pari che un clistere, che di mano in mano che veniva iniettato, era anche espulso . .Allora l'autore applicò una pila di 8 clementi Daniell col polo pos1tivo n el retto appoggiato sulla massa che si toccava col dito, e col n egativo sulla regione lombo-dorsale per 20 minuti. Poi la riapplicò per alt1·i 20 minuti ancora col polo positivo nel retto c col negativo sull'ombelico. Tale applicazione fu fatta tre giorni dopo I' inso.rgcnza dei primi fenomeni, i quali eransi resi gravissimi ; vi era. grande ansietà di .respiro, p9lso a 66, \'Onlito stercoraceo, ccc. Tosto dopo l'applicazione l'ammalato aveva evacuato delle grandi quantità di gaz, e soffriva molto meno al \'Cntre, dove gli sembrava che qualche cosa si fosse disteso. L'autore al mattino seguente gli ripetè l'esplorazione rettale e non trovò pLù quella massa molle che prima avé''a riscontrato. Tosto gli fece applicare un clistere
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di mezzo litro d'acqua. con due oncie di sale di cucina. L'ammalato ebbe un'cracuazione copiosissima; guarl poi prontamente e p erfettamente.
Il cloruro di sodlo tlss ociato :\l subllmato corroSi l'O per iniezi•mi itlodel·miche nella cura deJlo. sifilide, pc! dottor 1\fATTHE:> (Jlcmon~bilien, 9 luglio 1879). L'autore allo scopo di evitare gli ascessi, le tumefazioni, ecc., causate alle iuiczioni ipodermicbc ùi preparati mercuriali, vi unisce il cloruro di sodio.: Pr. Bicloruro eli idrnlgirio . Cloruro di sodio . Acqua distillata .
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I n 35 ammalati l'autore fece 850 iniezione. L a tumefazione consecutira alle ini ezioni è pochissimo rilevata c scompare rapidamente. Occorrono da 20 a30 iniezioni per ottenere la guarigione.
Delle appllcnzio•ù terapeutlelle dell'acido sele· rotinlco, pcl dottor 1\fn SnlllPF (Rellne des sciences médicales, gennaio 1880). L'acido sclcrotinico, che è il principio attivo della segale cornuta possiede, ini ettato sotto la cute, delle proprietà. emostatiche molto più energiche dell'ergotina. Talvolta una sola iniezione di gr. 0,2 basta a frenare metrorraggie da cause diverse (mcnoraggie, tibromi, sintomatiche di abort.i c di pucrperalità). L 'efficacia del rimedio si mostra assai pronta nelle enterorragie. In un caso di epistassi profusa. dopo un'iniezione di gr. 0,1 del medicamento l'emorragia divenne più abbondante. In un caso abbisognarono non meno di 18 iniezioni colla dose di gr. 1,30 di acido sclerotini co per frenare l'emorragia uteri nn.. Spesso le iniezioni ipodcrmichc di acido sclcrotinico producono accidenti d'irritazione locale assai gravi. Deve essere conscrralo in vasi ermeticamente
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chiusi a motivo della sua igroscopicità. L e soluzioni acquose si alterano nel periodo di 48 ore, è quindi necessario preparare una nuova soluzione del medicamento per ciascuna iniezione ipoùcrmica.
Ochnnm bu.s ilicum o bas ilico comune (Plw. rm. Zeilsr:llr. f. Russland) .
Secondo il dottor Lcmos di I3uenos-A)Tcs il succo di questo. I>ianta sarebbe dotato di azione vermifu.qa eli una straordinaria efficacia; dispicghcrciJbe inoltre proprictù. deters ive e dis infettanti. Dato internamente alla. ùosc tli gr. 50, prcria somministrazionc dell'olio di ricino, sorpasscreiJbe in eflicacia, non solo la santonina, ma. la ka.malla ed il kousso stesso. D pratico ameri cano conta più di 50 casi nei c1uali questo nuovo agente non gli ha mai fallito, dispiegando sempre un'azione oltremodo energica. Nel caso di assenza del verme non provoca alcun disturbo.
Grave successione ntorboSll dietro una inie zione tpodermicu,, del dott. GoLDO:'ii (L' Indipeudente, 5 agosto, fase. 22). Un uomo sui 35 anni, robus to, nel settembre del passato anno infermò d'ischialgia alla gamba sinistra c nel giorno 15 ebbe uu accesso di intermittente, sicchè il medico pensò conveniente di fare un'iniezione ipodermica di chinino e morfin!t, ch'egli praticò nella regione ipogastrica. I n seguito a questo i vomiti cessarono sol o dopo 13 ore, e l'intermittente avendo assunto tipo terzanario, l e iniezioni dovettero essere ri}>etute in seguito. I dolori ischialgici non diminuirono, così pure i parossismi, ed ecco nascere colla settim:l. iniezione l'accidentalità di cui in appresso. Il medico fece una iniezione in corrispollldenza della quinta costola sinistra ed in prossimità dell'articolazione condro-sternale. L a puntura risvegliò da prima bruciore, quindi si fece luogo ad un ascesso, il quale raggiunse un volumé di un grosso pugno, disturbando anche i ~ovimenti toracici . Manife~tatasi la fluttuazione, venne
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praticata. la spaccatura, da cui, al dire dell'infermo, uscì pus e sangue in quantità. ai un litro. Il male ebbe .nn corso di venti giorni ed in questo tempo i parossismi erano più forti ed il medie<> amministrava il chinino per clistere. L'ascesso dipendeva molto probabilmente da una osteo-periostite della costola sopra la quale era stata fatta l'iniezione, provocata forse (giacchè l'ammalato non era nè scrofoloso nè sifilitico) dall'essere stato l'ago impiantato troppo profondamente e troppo obliquamente tanto da offendere il periostio. Osserva giustamente il Goldoni (che ebbe occasione di vedere il caso in parola) che se l'ago fosse stato infitto in altra situazione, per esempio in un braccio, questo serio accidente sarebbe stato risparmiato .
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P re glucliz l o eont ro l a TReeinazion e, pel dott. JosEt•n DE PtETRA SANTA (Journal cl'Hygiène, luglio l SdO, n• 200). Un abitante d'Islington fu citato innanzi al tribunale civile di Clerkenwell a richiesta tlcll'ufficiale sanitario per avet· trascurato di far vaccinare nn suo figlio. Per sua discolpa egli fece osservare " che il suo secondo figlio era stato vaccinato all'ospedale 1li S. Pancrazio, e che una febbre elevatissima. si era manifestata dopo la vaccinazione, accompagnata da eruzioni di pustole, per le quali gittceva tuttora malato in letto, senza di che l'a \'t'Cb be presentato al tribunale, che giustamente impressionato dal fatto, non avrebbe fatto vaccinare l'altro suo fanciullo , . In base a quest'asserzione venne ordinata un'inchiesta ed affidata al dottor. Stevens. Dal rapporto del dotto pratico risulta " che la giovane dell'ct:ì di 14 anni era robusta e ben conformata. Era stata vaccinata tre mesi prima all'ospedale dl S. Pancrazio e la lancetta che aveva servito per l'operazione era ottima, funzionava regolarmente c non prescntn.va alcun che di pericoloso. La rivaccinazioue era }Jerfettamente riescita e la giovane era tornata in buona salute. Il dottùre constatò sulle braccia c sulle gambe tracce di psoriasi, per la quale malattia era stata curata quattro anni prima, al dire dei parenti, e che si era riaffacciata dopo la vaccinazione; da quest'epoca essa era rimasta sempre malaticcia. ,Wa psoriasi adunque si doveva attribuire la febbre e l'eruzioni di pustole, non già alla vaccinazione. Il tribunale uniformn,ndosi alle conclusioni del dottor Stevens, condn,nnò il padre e l'obbligò a far vaccinare il suo figlio com·inccnùolo che la febbre non dipendeva dalla vaccinazione. 54
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Il tribunale inoltre fece pubblicare il rapporto del dottor Stcvens. Sarebbe a desiderarsi, aggiunge il giornale inglese, che quest'esempio fosse imitato e che le inchieste fossero pubblicate. Esse illuminerebbero il popolo e lo persuaderebbero che le d1 ffid enze contro la vaccinazione sono prive di fondamento e d i verità.
L e ncqu e potabili c onside rate s otto l 'a s petto igienic o e c ltlmic o. Studi dei ilottori G. SoRMANI e F. MAuao
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( Gior1wle della Società italiana d'igie-ne; fascicoli 1, 2, 3 e 4.
del 1880).
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I caratteri fisici sommari di una buona acqua potabile sono cosl enumeratL: perfetta trasparenza e limpidezza, sapore aggra.devole, senz'alcun odore, tempemta d'inverno e fresca d'estate, bene fornita d'aria e eontenente convenienti proporzioni d'acido carbonico e di taluni sali, ma non dura o cruda, priva di sostanze organiche o di altri elementi nocivi alla salute. Secondo il Parkes le acque potabili possono essere classificate nella seguente maniera: I• Acqua pura e buona; 2• Acqua usabile; 3• Acqua sospetta; 4" Acqua impura. I • L'acqua potabile pura, da non confondersi coll'acqua distillata, deve avere i seguenti caratteri: la quantità dei costituenti solidi non deve eccedere un decigramma per litro (0, 10); ma se nell'acqua abbonda il carbonato di calcio e si trovino soltanto t.raccie di solfato di calcio si potrà dire buona anche quando i componenti solidi arrivino a grammi O, 20 per litro. Non deve contenere punto di nitriti, e potrà essere appena tollerata una traccia di nitrati e di ammoniaca libera, appena. sensibile. La quantità degli albunùnoidi non deve eccedere i milligrammi O, 0 8 Jler litro. L'acqua distillata può diventare ottima acqua potabile quando con metodo adatto le si possa convenientemente incor porare aria e si sciolgano in essi\ le volute quantità di carbonati. 2• Acqua usabile- Si potrà pure fare uso di un'acqua quando sia trasparente e bene provveduta d'aria, senza sostanze sospese, o solamente con piccole quantità facilmente scparabili per filtrazione; senza sapore, ed in essa il totale dei componenti solidi
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non ecceda i gro.mmi O, 43 per litro (} consistano specialmente i_n carbonato di sodio e di calcio, e cloruro di calcio, e siano scarsi i solfati di calcio e di magnesio. Le reazioni dell'ammoJliacn., dci nitrati e dei nitriti devono essere quasi insignifiéanti. La quantità di ammoniaca degli albuminoidi non deve eccedere milligrammi ·O, l per litro. 3• Acque l'Ospctte- Ogni acqua evidentemente torbida è sospetta, anche se la filtrazione la rendesse limpida. Così pure quando le sostanze minerali vi si trovano in grande quantità. (oltre a mezzo grammo per litro), specialmente se consistono in solfato di calcio o di magnesio, in. nitrati o nitriti, od in cloruri. Saranno da ritenersi per sospette le acque in cui i prodotti solidi d ell'evaporazione anneriscano considerevolmente ad una elevata t emperatura, cd anche se contengano una notcYole quantità di ammoniaca. 4• Acque impure - Le acque torbide, che non possono essere chiarifica.te col mezzo della filtrazione, sono da rigettarsi come impure. Così quelle che contengono una quantità di sostanze minerali superiore a 70 centigrammi per litro e sopra a 6 centigrammi di sostanza organica. Sarà da giudicarsi impura un'acqua il cui prodotto solido d' incincrazione sviluppi un odore di corno bruciato; c quando uùa grande quantità di permanganato di potassio sia rapidamente scomposta. L e acque appartenenti alla prima ed alla seconda classe devono essere usate; quelle della terza devono essere filtrate e purificate prima della distribuzione e possibilmente di nuovo filtrate nelle abitazioni ; quelle dell'ultima classe devono essere respinte. Fra le impurità dell'acqua meritano speciale ricordo quelle provenienti dai diversi strati geologici attraversati dall'acqua stessa. È evidente infatti che l'acqua, nel traversare i diversi strati del suolo ne discioglie i costituenti solubili; e spesso è possibile il poter prevedere quali sostanze si troveranno in un'acqoa, secondo le formazioni geologiche che essa avrà attraversato. Le acque provenienti dalle formazioni granitiche, metamorfiche, ardesiache, oolitiche e simili; sono relativamente molto pure, e non contengono che scar sissime-quantità di sostanze minerali (da otto a dodici centigrammi per litro) composte di
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carbonato di calcio e di magnesio, cloruro di sodio e traccie df sali ferrosi. Per regola generale non vi si trovano che debolissime traccic di sostanze organiche. L\tequa proveniente dai terreni sabbios i o ghiaiosi può avere una variabilissima composizione. In qualche caso questo acq ue si trorano abbastanza pure c lcggiere, ma più spesso contengono abbondante quantità di cloruro di sodio, carbonato c solfato d i sodi o, calcio e magnesio, traccic di ferro e di silicat i, e sostanze organiche in quantità variabile. Queste acque dànno spesso una reazione decisamcutc alcalina. Le acque provenienti dalle formazioni liassiche contengono d'ordinario una grandissima dose di solfato di calcio e di magnesio. Il totale dci componenti solidi può eccedere talora i tr e grammi per litro. Le acque, che attraversarono tureni calcarci, cretacei, magnesiaci, ecc., sono riccamente fornite di carbonati di calcio c di magnesio, di solfati, di cloruri, ccc. L e acque provenienti da terr eni cretacei sono più ricche di carbonati, quindi la loro durezza è temporanea e diminuisce d'assai colla bollitura. Quelle invece, che attraversarono terreni gessosi sono cariche di solfato di calcio c nei distretti dolomitici di solfato di magnesio. Vi s i trO\'ano inoltre minori quantità di silicati, nitrati, fosfati e tracce di sali ferrosi. Le sostanze organiche vi si contengono abitualmente in dose non sovercl1ia. Le acque dei pantani, delle paludi, o che si trovano stagnanti alla superficie del suolo, nel sottosuolo a piccola profondità, sono per la ma~sima parte impure, ri cche di sostanze organiche in decomposizione. Contengono inoltre a'bhondanti sali disciolti ed anche sostanze minerali ed organiche sospese. Fra i sali predominano i nitriti, i solfat i, i fosfati ed i cloruri, nonchè i nitrati, fra cui il nitrato d'ammonio, che fa\'Ori scc la soluzione di grandi quantità. <li sali di calcio. In alcuni casi si è trovato acido butirrico combinato alla calce. Il totale dci componenti solidi di quest e acque può variare da 30 a 180 centigrammi per litro ed oltre. J/nccJOa dci pozzi ar tesiani è d'ordinario troppo ricca eli sostanze saline, la sua temperatura non è sufficientemente bassa, e l'aria vi è scarsa. L e migliori acque potabili sono adunque quelle di sorgente,
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<ehe attraversano i terreni secondari. Esse si dovranno prcscegliere per la fornitura delle città. La lol'o temperatura resta. -quasi costante, fresca d'estate c tiepida d' inverno; la loro chimica composizione è poco variabile; scarse le sostanze organiche; bastevole la quantità d'aria e di minerali ; e filtrando attraverso gli strati del suolo sono meno soggette ad inquinamento che le a cque dei fiumi. Provenienza delle sostanze organiche nelle acqu.c potabili E stesissima è la provenienza delle sostanze organiche, che possono trovarsi in variabile quantità nelle acrtue. L'acqua piovana. trascina con se le impurità dell'aria, dei tettt, del suolo. Le deiezioni degli animali, anche rnccolte in pozzi neri o fogne, facilmente s' infiltrano negli strati del suolo, e così pure le aequo di rifiuto, i prodotti della ferm entazione dei vegetali, ecc. Il suolo delle città è d'ordinario impregnato di sostanze organiche in via di decomposizione. Infatti nei secoli decorsi, specialm ente quando le vie della città non erano protette da un lastrico impermeabile, e le abitazioni avevano pozzi neri mal costrutti, .e bene spesso i seppellimenti dei cadaveri uma.ni si facevano nelle vicinanze delle chiese od entro le medesime; il sottosuolo s' in.quinò talmente, che in vet·ità non si può sperare di attingere acqua molto pura dai pozzi scavati entro un tal suolo. L efort, in un pozzo a Saint-Didier, clista.nte quasi cento metri d al cimitero, trovò dell'acqua abbondantemente contaminata di sali ammoniacali, acidi grassi ed altre sostanze organiche. Questa a cqua era chiara appena attinta, ma aveva un gusto nauseante o s i putrefaceva rapidamente. Moltè sostanze organiche non sono totalmente disciolte ma .s uddivise in fini ssime 1>articelle, che stanno sospese nell'acqua. Fra queste parti sospese si trovano i detriti di vegetali e di anim ali e r invengonsi pure animali e vegetali viventi. L e fogne delle grandi città, che si versano nei fiumi, sono le principali cause di inquinamento dell'acqua dei medesimi. La Senna a valle di Parigi, il Tamigi a valle di Londra, dopo aver ricevuti gli sbocchi delle fogn e, contengono acque nerastre, torbide, putride e fetide. Sulla purificazione naturale delle acque, si conchiudo col dot;tor Franklaud, che l'aequo., una. volta contaminata da sostanz~
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organiche, è sempre un'acqua sospetta, nè v'ha mezzo sicuro pei" renderla di nuovo potabile. L 'ossidazione, che avviene però nel corso dei fiumi, e l'ossidazione e filtrazione, che avvengono attraverso il suolo, sono di grande e benefica influenza, per diminuire la quantità delle sostanze organiche sciolte o sospese, e per alterarne la naturar riducendole a composti chimici meno complessi, e per ultimo sotto la forma di nitrati. Fra le malattie che possono essere prodotte o comunicate dalle acque potabili noteremo le più importanti. 1• Dispepsie, catan-o gastrico. L'acqua contenente una grande quantità di solfato di calcio, di cloruro di calcio e di sa.li di magnesio, può produrre catatTO gastrico accompagnato da sintomi di peso all'epigastrio, perdita d'appetito, nausea e stitichezza con ricorrente diarrea. 2• Diarrea e dissenteria. L'abbondanza di sostanze minerali sospese e disciolte nell'acqua è frequente causa di diarrea. Può riuscire nociva anche l'acqua di pozzi, che per essere scavati in terreni contenenti cloruro di sodio od in molta vicinanza al mare, contengono eccessiva quantità di sale marino . .Nei casi in cui l'acqua è abbondantemente contaminata da sostanze provenienti dalle fogne, i sintomi della malattia prodotta si avvicinan() a quelli del colèra. Anche la presenza del nitrato o del butirrato di calce nell'acqua diventa causa di diarrea. L'abbondanza delle sostanze organiche sospese e disciolte nell'acqua produce di preferenza le forme dissenteriche, che talora. si manifestano in modo epidemico. Sembra che i nocivi effetti delle sostanze organiche sciolte () sospese nell'acqua incomincino a manifestarsi quando la lor() quantità oltrepassa i 4 o 5 centigrammi per litro, e cresca in ragione del loro aumento. Tuttavia però si verificarono casi ia cui la quantità di sostanze oi·ganiche disciolte fu trovata anche superiore a 20 centigrammi per Lltro, e non ne seguirono effetti perniciosi. Le conseguenze sono adunque da addebitarsi alln natura stessa delle sostanze organiche ed alloro grado di putrefazione. a· Febbri da. malaria. In questi ultimi anni si è molto studiata l'influenza delle acque potabili come mezzo di trasmissione del
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veleno palustre, e causa quindi dell'infezione malarica. Questa via dell'introduzione del veleno ll)alarico, ammessa già da lppocrate, era stata negata da alcuni moderni autori; e, per esempio, dal Lancisi, il c1ua.le ll.Sseriva. essere l'aria il solo veicolo del miasma. l\Ia oggidì il numero dei fatti, che provano l'influenza dell'acqua potabile sono così numerosi cb~ non possono più essere ragionevolmente contrastati. È noto il fatto celebre narrato dal Boudin. Nell'anno 183.-! s'imbarcavano a Dona, in Algeria, per venire a l\larsiglia 800 soldati in buonissimo stato di salute, e furono divisi su tre piccoli bastimenti. L'attraversata tu fatta in un solo giomo. Tutti gli uomini erano stati esposti alle stesse influenze atmosferiche prÌllla dell' imbarco. E tuttavia dei G80 uomini imbarcati in due dei tre bastimenti nessuno si ammalò ; ma nel terzo, chiamato Argos, sul quale si erano imbarcati 120 uomini, si ebbe un vero disastro; 13 morirono durante il viaggio c 98 giunsero malati per febbre•palustre, diagnosi confermata dallo stesso Boudin. Quale ne era stata la causa? I due primi bastimenti erano stati forniti di buona acqua potabile; nelle botti deli'..Jrgos invece era stata messa acqua raccolta in una palude, e che manifestava chiaramente la sua pessima qualità all'odore ed al gusto. La ciw·ma della stessa nave Argos, che aveva bevuta acqua conservata. in un altro recipiente, ed attinta altrove, non presentò caso alcuno di malattia. Qui l'intervento dell'acqua potabile fu cosi manifesto che Ritter, Parkes, IDrsch ed altri valenti igienisti ritenn~ro la prova come evid011te. " L'evidenza sembra qni tanto completa quanto può desiderarsi ,. Nè valgono a distruggerla le considerazioni emesse dal Colin. Secondo le osservazioni dello stesso, l'acqua di palude bevuta non produrrebbe le febbri di malaria, ma piuttosto affezioni gastro-intestinali " L'acqua paludosa non ha l'azione specifica del miasma paludoso atmosferico, e non ~risce nello sviluppo di sitfatto avvelenamento che come la serie di cause ordinarie, che diminuiscono la resistenza dell'organismo alle influenze morbose ,. Egli infatti cita numerosi casi avvenuti in Algeria ed in Italia, in cui l'acqua impura delle paludi produsse indigestioni, diarree, dissenteria, ma in nessun caso febbri intermittenti. ~la i fatti raccolti dal Colin non distruggono quelli
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narrati da altri ossenatori. Un'inchiesta eseguita durante la. guerra di Crimea, mostrò al Parl<es, che gli abitanti delle pian ure di Troja ritengono per certo, che coloro, i qualì bevono acqua palustre,s'ammalano di febbri in ogtli stagione dell'anno. Il signor Bennington riferira clte nel governo di Madras, villaggi pos ti nelle stesse condizioni avevano taluni l'endemia palustre ed altri no. L 'unica dilferenza fra i primi ed i secondi era questa, cb e gll ultimi erano forniti di buona acqua potabile, a differenza dci primi in cui l'acqua potabile era in comunicazione con quella. delle paludi, cd era infetta <L't materie vegetali in putrefazione. Nel servizio civile di Madras, dice l'autore, " è noto che l'acqua produce febbre ed affezioni di milza,. . Lo stesso sig. Benningt.on si adoperò perchò il villaggio di Tulliware, infestato dalle febbri, fosse provvisto di buona acqua potabile, scavando un pozzo profondo in luogo adatto, cd ebbe la compiacenza ùi veder scompa-
rire le febbri dal villaggio stesso. Anche il villaggio di Tambotz,
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notoriamente insalubre, fu reso salubre per mezzo d'una buona sorgente d'acqua potabile. Il dottor Towsend, commissario ·d i sanità per le provincie ccntra.ll dell' India., dice che le popolazioni che attingono per bevanda acque dai torrenti o cor si d'acqua, che attraversarono foreste o risaie, soffrono di febbri molto più che gli abitanti delle pianure, cbe scavano i loro poz:zi negli strati profondi del suolo. In una spedizione nell'Abissinia, il dottor Blanc ed il signor Prideaux sfuggirono alle febbri soltanto non bevendo acqua se non sotto forma di tbè o di caffè; mentre tutti gli altri ne furono più o meno colpiti. Nuovi fatti comprovanti la trasmissione della febbre pal ustre per mezzo delle acque pot;tbili sono riferiti sulla Rc~rue d'Hygiè11e del prof. De Chaumont, il successore di Parkes alla scuola di medicina militare presso l'ospedale ùl Xetley in Inghilterra. Il maggiore medico Faugbt dell'artiglieria inglese, raccolse al forte Tilbury, nella circoscrizione militare di Gravesend, la seguente serie di fatti. La compagnia d'artiglieria ivi di guaroigione soffrì sempre ùi febbri ili malaria, mentre gll abitanti d el vicinato, gli impiegali della stazione ferroviaria, i guardacoste e le loro famiglie, non soffrirono mai l'infezione malaricn.. L a Jlrincipale ragione di questa differenza sembrò consistere ne l-
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I'o.cclua consumata. I soldati bevevano racqua piovano. raccolta.
s ui tetti della caserma cd ncctunulata, nelle cisterne sotterranee. Gli altri abitanti l>cvevano tutti l'acqua raccolta ad una sorgente scavata vicino alla. stazione della ferrovia. L e cisterne del forte erano esposte all' infiltrazione dell'acqua d'una vicina palude salsa, mentre la sorgente della stmdonc non è esposta a tale influenza. Lo stesso De Chaumont, esaminando le n.cque suddette, ha potuto persuadersi della realtà di tale infiltrazione. Di fatto l'acqua della sorg11nte non dava che 4 7 milligrammi eli cloro per litro, mentre qnella delle due cisterne del forte ne davano rispettivamente l'una 183 e l'altra 484 milligrammi. Di sostanze azotate e di nitrati era più ricca l'acqua della sorgente, ma il complesso di sostanr.e organiche e l'acido nitroso erano molto più abbottdanti nelle acque di cisterna. Riconosciuta questa infiltrazione come causa della malaria, si procedette a riparare Je cisterne medesime eù in quel frattempo le truppe bcvct.tcro dell'acctua della sorgente comune alla popolazione. In quegli otto mesi le truppe non ebbero che un solo caso di febbri intcrmitt enti guarito in cinque giorni. Ma dopo le riparazioni ricominciarono a bere di nuovo l'acqua piovana raccolta nelle cisterne e di nuovo si manifestarono casi di febbre malarica, ma in proporzione minore che per lo innanzi. Sembra dun<tue evidente che l'acqua potabile sia stata in questo caso il medium reale della trasmissione del veleno. Una seconda osservazione è stata fatta dal dottor Charlcs Smart, capitano aiutante maggiore nell'esercito degli Stati Uniti. Nel nord-ovest degli Stati Uniti d'America e specialmente sul pendlo della Montagna Rocciosa è endemica una febbre intermittente, i vi chiamata febbre della ·montagna. Si è molto discusso sulla natura di tale febbre, che infieri crudelmente contt:p i primi colonizzatoti della regione, e fu creduta per qualche tempo un tifo addominale. ~fa dopo riconosciuto che tale febbre cedeva rapidamente ai preparati di chinina, si fece evidente trattarst di una vera febbre palustre. Tuttavia si notava che la febbre sulla montagna dominava appunto nel tempo in cui essa era al suo rninim?t·m nelle pianure paludose, ed 4nvece colà er~ minima in settembre ed ottobre. Si è inoltre notato, che nella maggior parte d~i luoghi, ove la febbre di montàgna si mostrava, non. esistevano punto terreni paludosi.
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Il dottor Smart, che aveva preso a stud.iare l'eziologia di tal febbre, dopo molte inutili ricerche si diede ad esaminare con attenzione l'acqua potabile è dovettè ì'cstàl' meta.viglia.to della. grandissima quantità di sostanze organiche, che si trovavano in tali acque. Egli riconobbe in seguito che l'acqua era più impura. in alcuni tempi che in altri dell'anno; e che i momenti di massima impurità. coincidevano specialmente colla fusione delle nevi sulle alte montagne. Egli allora analizzò la neve e trovò che era. molto impura, specialmente quella che era caduta a grandi falde umide, essendo meno impura quelh~ che cadeva'"secca e quasi polverizzata. Sembra. adunque che la neve cadendo trasci nasse con sè una grande quantità. di materie organiche, cariche probabilmente di veleno palustre, trasportate cl.alle pianure paludose del sud per mezzo dei venti. Questa ma teria organica. scende colla fusione delle nevi nell'acqua dei torrenti, e porta cosi il germe della malattia a quP.IIi che la bevono. Il campo Dauglos, situato sul pendio della Montagna Rocciosa., è fornito di buona acqua potabile attinta dai pozzi scavati pr ofondamente e bene custoditi; ed è mirabile ad osser:.varsi, che fra i soldati americani del campo Dauglos le febbri della montagna non sono endemiche. La. possibili h\ dell'infezione palustre per mezzo dell'acqua. potabile sembra dunque fuori contesa. Una drcostanza. molto importante è la rapidità. di sviluppo delle affezioni da malaria e la loro gravità, fJuando il veleno malarico è introdotto per mezzo dell'acqu:;.. Si verifica lo stesso fatto come nella dissenteria. e nella febbre tifoidea. Questo effetto si può spiegare in due modi : o il miasma si trova in più grande quantità nell'acqua. che nell'aria, oppure, ciò che è egualmente probabile, esso è più facilmente e rapidamente introdotto nel circolo sanguigno e si accumula nella milza in maggior quantità, che quando elftra per la. via dei polmoni.
L e cnscrmc frnnecsl c l'ingegne re Tolle t (l!filitar W ochenblctlt, n• 98 c Giornale d'arl. e genio). La grande mortalità nell'esercito francese ed i baoni risultati ottenuti in Inghilterra col nuovo sistema. di accasermamento indussero l'ingegnere Tollet a studiare In questione dcll'acqua.r-
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tieramento delle b•uppe in Francia, ed a proporre fin dal 1871 al ministro della guerra d'allora, e successivamente a quelli che gli succedettero, un nuovo tipo di caserma meglio rispondente aiJe esigenze délla. moderna igiene di quello adottato da Vauban, che. modificato, ma in male, nel 1823 serve ancor oggi di nonna. Tutti quei ministri l'approvarono, nessuno però l'attuò. Solo all'energia del comandante l' VIII corpo d'armata devesi la possibilità d t confronti tra ii vecchio ed il nuovo sistema d'acquartieramento; nel suo distretto sorsero nell'anno 1876 caserme del tipo Tollet a Bourges, Cosne ed A utun. All'epoc:~. in cui il sistema. Tollet fu seriamente sperimentato ( 1876), la morta.lità annua. nell'esercito raggiunse la ragguardevole cifra di 4642, che corrisponde all'l1,45 per mille degli uomini sotto lo armi. Di questi 1675, ossia più do! terzo del totale, soccombettero alla febbre tifoidea, malattia che predomina nei grandi agglomeramenti di persone. La tisi mietè 746 uomini e ne fece dichiarare 1638 inabili al servizio militare. La morbilità è rappresentata dall'enorme cifra di 7075775 giorni di malattia e di ri poso, di guisa che si ha.nno 17,45 giorni per uomo in attività di servizio. Vediamo ora. quale era lo stato sanitario delle truppe acquartierate nelle casenne di tipo Tollet e nelle altre. L a mortalità nel 37o reggimento d'artiglieria di stanza. a. Bourges fu del 7,6 per mille, mentre quella degli altri reggimenti di artiglieria fu in media dell'll,88 per mille. A Cosne la fanteria non ebbe che 0,1 morti per mille, di fronte a 10,80 per mille, media della mortalità della fanteria in genere. N è meno sfavorevole per le vecchie caserme è il confronto sotto il punto di vista della morbilità. A Bourges i malati erano n 468 per mille ed in altri siti 552. Giova però notare che le truppe a cavallo vanno maggiormente soggette a. malattié, le cui cause sono indipendenti dal modo di acquartieramento. Un criterio più sicuro per giudicare dell'influenza. di quest'ultimo s~Jlo stato sanitario delle truppe lo si ha. dal confronto fra i casi di malattia avvenuti negli uomini di fanteria ricoverati nelle nuove e nelle vecchie casetme. E questi furono 22 per mille a Cosne e 136 ad Autnn, e salirono a 528 nel resto della fanteria.
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Il sistema d'aclJuartiera.mento Tollet, basandosi sul principio ùel frazionamento, offre pure grandi vantaggi nelle epidemie, })Otendosi più facilmente sgombrare i locali infetti. A questi pregi il sistema Tollet unisce pur quello di una maggiore ccononnia, valutata dall'autore c d.l. coloro che rividero i suoi calcoli a l 30 per cento. Questi dati, ricavati dalla Relazione del senatore Comparan, rclatore della Commissione per le petizioni al Senato francese, non possono esser messi in dubbio. Di fronte a fatti ùi tale importanza, dice Io stesso Comparan, non si sa spiegare come si spendessero, dal i 871 in poi, 60 milioni di lire nella costruzione di caserme di vecchio modello. Urge, soggiuuge ilrelntore, che il Senato provvedaL, esprimendo al governo il desiderio: 1• che le nuove caserme si costruiscano secondo il sistema T ollet; 2• che le caserme esistenti vengano sistemate, per quanto le condizioni lo permettono, su detto sistema i o0 che la. petizione Tollet venga trasmessa ai ministri della guerra c dci lavori pubblici. IL sistema. Tollet s'informa ai seguenti principii: 1• le caserme nelle citli hanno da essere costruite ad una certa distanza dall'abitato; 2· la eubat ura d 'aria per l uomo dc Ye essere di 50 metri al minimo; s· sopprimere i piani superiori per n on esporre gli uomini a respirare l'at·ia resa infetta ùai piani sottostauti ; 4• dare ai singoli padiglioni una forma ovale, come quella che racchiude il rua,~s irno d'aria, richiede il minimo materiale,
elimina. angoli e spigoli e meglio fa.\' orisce la ventilazione; 5• sostituire al legno il ferro : · 6• abba111donare i cotTidoi; 7• costituire il tetto in modo da remller possibile la. ventilazione dei locali tanto di giorno che di notte, senza pregiudizio J,er la salute del soldato; s• fare i paYimenti impermeabili, non soggetti quindi ad a >sorbire l'umidita cù a dar ricetta agli insetti ; 9• sopprimere qualsiasi sporto in legno cd intonacare le }Jarcti co n materiale idrofugo i
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10• esigere la più scrupolosa pulizia lavando di sor ente i pavimenti con a cqua; • 11• provvedere le caserme di bagni per i soldati; 12• assrgnure ai sottuflìciali camere e bagni speciali; 13• preservare i dormitori contro le e~alazioui uud ve, allontanarli dalle infermerie. Per socltlisfare a queste condizioni è necessario frazionare i fabbricati che costit uiscono le cn.serme delle maggiori uni t:\, provvedere ciascuna. caserma d'appositi locali per bagni caldi c doccie, erigere padiglioni per le mense e per la dimom di giorno. Le caserme inglesi e tedesche sc·ddisfano alla maggior parte di queste condizioni; la. caserma. di Freiberg (Sassonia), che dagli architetti militari e da valenti medici è giudicata. fra le migliori costruite in Germania, presenta pure dormitori e camere di convegno per la truppa; la. culuttura. d'aria assegnata a ciascun uomo nei dormitori tuttn.via non s upera i 13 metri cubi, ma vi ha. la ventilazione artificiale, con rinnovamento d'aria nella proporzione di 30 metri cubi d'aria per ogn i uomo e per ora. L a grande cubatura d'aria nelle caserme Tollet ò possibile per la dispos izione dei fabbricati su d'un sol piano, la. quale permette di utilizzare tutto lo spazio interno, rla.l pavimento fino al tetto. Quale assoluta particolarità del tipo Tollct vuol esser ritenuta la pian t a di forma ovale.
Un nuovo pane da zoppa per l soldati (Cornples Rendns e Giornale d'ct~·t. e genio). Tnlunc esperienze tuttora inedite, benchè fatte alcuni anni or sono dal sig. Scheurer hanno dimostrato, che nellievitarsi della pasta si forma un fermento speciale, il quale spiega la sua a zione sulle sostanze animali, p. e. sulla carne, in guisa d 'assimilarne completamente la fibrina c le sostanze ad e. Si\ consociate, producendo un fenomeno analogo a quello della. d igcstione promossa. dalla pepsina vegetale. I ncominciate nel 18 72, dette esperienze condussero l'anno seguente il s ig. Scheurer ad un'applicazione pratica molto importante, qual è quella di poter preparare del prmc da zuppa, il quale
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conteneva il 50 •j. di carne, si conservava indefinitamente, e, fattQ bollire a pezzi per un venti minuti nell'acqua, dava, con un }lO' di sale, una buona zuppa. P erciò crediamo utile riferire testualmente la not~ del signor ScLeurer, presentata dal figlio SU(}l all'Accademia di Francia. " Quando si mette la carne in contatto Chi fermento che si produce nellievitarsi del pane, qualunque sia la qualiWi della came, purchè si trovi frammista alla pasta di farina con lievito, nell'atto della fermentazione della pasta, la carne si discioglie entro la massa; e, se la. panificazione è ben riuscita, non ne rimane più alcuna traccia, perocchè la carne si è trasformata in una sostanza imputrescibilc, intimamente commista col pane. " Pane preparato in questa maniera, e quindi essicato, dopo essersi COIMervato sette anni, non presentava alcuna alterazione, tranne che il gusto n'era un po' rancido, a motivo del grasso contenuto nella came con la quale era st-ato preparato. " Per ottenere l' impasto, si opera. in questo modo: si fa una. mistura di 570 a 575 grammi di farina, 50 grammi di lievito per il pane e 300 grammi di carne fresca di bue, tagliuzzata a piccoli pe:tzctti. - Si aggiunge alla misura una quantità d'a.cqun necessaria p crchè ne risulti una pasta di consistenza conveniente; e quindi si lascia l' impasto in un ambiente dove la temperatura sia temperata in modo, che la fermentazione si compia in due o tre ore. " L 'esperienza indica il tempo ·necessario per la completa d isgregazione della carne commista con la pasta lievitata; ed allora si mette il pane a. cuocere nel forno, come si fa col pane ordiuo.rio. " Dopo diverse prove, ho riconosciuto, che la fermentazione, per cia;-costanze di cui finora non mi saprei dar spiegazione, lascia dei composti più o meno acidi, i quali si possono eliminare aggiungendo alla pasta un grammo di bicarbonato di soda. P erò H pane ottenuto a questa maniera riesce meno gustoso di quello che no n contiene punto alcun sale di soda. · " Allora pensai di far cuocere prima la carne tagliuzzat.a, per circa un'ora, con quella quantità d'acqua. necessaria. per impastare con essa la farina cd il lievito, e da quel momento la fermentazione panaria mi ha dato risultati costanti, senza. la. menoma traccia di acidi.
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" Non converr1\ mai, in nessun caso, oltrepassare la quantità. di carne inùicata qui dianzi (due parti all' incirca di farina, per una. parte di carne) perocchè, da molte prove che ho fatte, mi risulta., che oltrepassando la proporzione del 50 per cento per la carne, la disgregazione non si fa più completamente. " Il pane ottenuto con questo nuovo metodo, quando non è ancora essicato del tutto, ha un gusto gmdevolc, e si può r enderlo anche più gustoso coll'aggiungervi del sale. Ma in tal caso il pàne diventa igrometrico, e corre rischio di guastarsi più facilmente. n pane non essicato dà. w1a buona zuppa; e per prepararla basta ' . t agliarlo a fette, e farlo bollire per un quarto d'ora nell'acqua, a .cui da ultimo si aggiunge la quantità conveniente di sale. " Sostituendo ad una parte ùi carne di bue illan lo affumicato, si ottiene un pane da zuppa più saporito; e si può anche sunogare la carne di bue con la carne di montone, nelle identiche proporzioni ; come pure si possono aggiungere delle cipolle triturate, Je quali si disciolgono insieme colla carne nell'atto della lievitazione della pasta. " Dicasi la stessa cosa della carne di vitello, la quale di un pane per consom1rté di un gusto eccellente, che potrebbe servire p er malati e feriti. , Il pane preparato con aggiunta di lardo affumicato lo si riconobbe di molto- superiore a quello preparato solamente con la carne di bue. D pane senza lardo riesce piuttosto scipito; e quello sperimentato dal gen. Chanzy nell873 era appunto senza Jardo. Quindi si spiega. il seguente brano della risposta data dal generale suddetto, in data 8 aprile 1872, quando era comandante di corpo a Tours. " Questo pane da zuppa è di uso molto speditivo, molto pratico ed economico; però la. zuppa ottenuta. a questa maniera, b enché si mangi volentieri, non riesce ab bastar za gustosa, é lascia dubitare che il soldato possa prima o poi mostrarsene stufo. Ciò non di meno questo pane può, in certi casi, riescire molto vantaggioso; e quindi. l'idea di questo nuovo metodo di fabbricare il pane da. zuppa è commendevole sotto ogni riguardo. Resta ora da provare se lo si possa conservare molto tempo nei magazzini; e secondo il mio modo di vedere, conviene introdurre altre migliorie nella preparazione affinché questo paue possa 1·iescire più gustoso. 71
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Il pane preparato nell873 si è conservato fino al giorno d'oggi 7 senza traccia alcuna di muffa o di putrefazione, come sarebbe avvenuto certamente dopo alcun tempo, qualora la carne non si fosse completamente trasformata, incorporandosi col pane. I campioni annessi a.llallfemoria presentata all'Accademia delle scienze erano staccati da uun pagnotta fabbricata nel giugno 1879? con 250 grammi ùi carne di bue; 50 grammi di lardo affumicato e 250 grammi dì farina. P er fare la ZllJlpa con quella specie di galletta, bastam farne bollire ottanta grnmmi in un litro d'acqua, per quindici a venti minuti; poi, nel momento di ritrarla da l fuoco, aggiungervi la. quantità necessaria di sale.
Sulla propagazione della tllfterla per me:tzo dell 'acqua (JQumal d'Hygiène, maggio 1880, n• 189). Un medico illglese, il dottor Beniamino Browning, ha studiato }Jer moltissimo tempo la difteria ed il suo modo di propagarsi. Su tale riguardo ha fatto osservazioni ed esperienze che merit.'1.no di essere prese in grande considerazione. Si ammette generalmente che la propagazione della difteria avvenga mediante una materia contagiosa. speciale diffusa nell'aria dagli ammalati, che aderisce alle vcstimenta c che desta la malattia a distanza. Se l'aria è considerata come il veicolo del germe morbigeno, non è possibile di negare all'acqua la stessa. influenza nello sviluppo del ma.te. Ripugna infatti lo ammettere che un'acqua malsana, adoperata. per gli usi domestici possa contenere germi infettanti, che deposti per molti mesi sui pannilini, sulle vestimenta, sùlle tavole, si ridestino improvvisamente e sviluppino nell'uomo o negli animali un'epidemia di straotdinaria gravità? Si spiegherebbe così la comparsa simult..'1.nea della difteria nelle case isolate le une dalle altre, traenti acqua dalla medesima sorgente. Nel 1859 il dottor Browning richiamò l'attenzione dei pratici su tali fatti. Osservazione I. - La difteria infieriva con violenza in Europa~ Anche gli emigranti io Australia erano sottoposti ad una rigorosa quarantena, percbè da.ll'otigino della colonia non si era osservato alcun caso di difteria. Tuttavia, poco tempo dOJ>O l'ar-
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rivo d'un convoglio, la malattia si manifestò a Sydney e dintorni. Il dottor Brownin suppose che i genni fossero stati i;nportati dalla madre patria colle vestimenta. degli emigranti e che si fossero propagati per mezzo dell'acqua che aveva servito a lavare quelle vestimenta, dopo l'arrivo dei passeggeri. Osservazione II. - Nel dicembre del 1870 la difteria comparve in un piccolo borgo dell'est-Kent (Inghilterra) e scoppiò in una famiglia che faceva uso dell'acqua malsana di un ruscello. Gli altri abitanti vivevano in ottime condizioni igieniche. Sebbene i solati i primi, si ebbe un grandissimo numero di vittime. Osservazione III. - Nd gennaio 1871 la parrocchia di Botherhithe in cui esercitava la professione il ~ottor Browning fu decimata dal flagello; quaranta persone ne furono colpite. A 6 o 7 miglia di distanza non si era avuto alcun caso di difteria; però gli abitanti attingevano l'acqua di cui facevano uso nei pozzi vicini ad una fogna. Una. settimana dopo la manifestazione del primo caso, l'epidemia esordiva da cinque focolai, gli uni isolati dagli altri. Osservazione IV. -Nel febbraio del 1872, la difteria scoppiò in un'altra parrocchia della contea di Kent. Si manifestò simultaneamente in quattro case, lontane le une dalle altre, i cui abi- • tanti non avevano fra loro relazione di sorta. (Con<lizioni igieniche deplorevoli; pozzi vicinissimi alle scuderie ed alle fogne.) In una delle case colpite, la malattia risparmiò quelle famiglie che non attingevano l'acqua dal pozzo comune. Osserva,zio1~e V. - Nel 1875, sette persone che costituivano la. famiglia di un ispettore ferro,iario e due stranieri si fermarono in una stazione. Tutti furono colpiti da difteria. per aver bevuto l'acqua di un pomo vicino ad una fogna. A1~alisi delle acque. Il dottor Browning spesso analizzò l'acqua delle case in cui erasi manifestata. la difteria, e vi const,atò una quantità notevole di materie organiche. In campagna, invece, nonostante le più accurate ricerche, non ha mai trovato tracce di contagio in relazione coll'origine delle epidemie, però ha scoperto frequentemente nell'acqua che serviva agli usi domestici, materie organiche e detritus di ogni specie. Esperienze sugli animali. - Il dottor Browning somministrò a due giovani gatti del latte mescolato con acqua attinta. nelle 55
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abitazioni in cui r egnava la difteria. Dopo alcuni giorni mostrò al comitato d'igiene di Londra delle piccole membrane microscopiche trovate negli animali sottoposti all'esperimento e che erano somigliantissime alle false membrane difteriche dell'uomo.
Studio s perlme ntà l e s ul dis lnfe ttnntl, p el dottor L. NoTTr.R (The Dublù~ J ourn. of n~ecl. se., p. 196, settembre 1879).
Ecco i risultati di queste importanti rieP.rehe. Il cloruro di calce distrugge l'odore di putrefazione come pure i batterii. Dopo alcune ore col microscopio nGn si scorge più alcun fermento figurato. n liqnido di Burnett (cloruro di zinco) agisce nello stesso modo ma lascia p ersistere un legger·o odore. L 'acido fenico eù il fenolo dissipano il cattivo odore ma non distruggono completamente i batterli, benchè l'attivitl\ di questo fermento sia molto indebolita. L o sporokton (mescolanza di cloruro di zmco e d'acido solfo• roso) toglie in gran parte l'odore di putrescenza, diminuisce l'attività della maggior parte dei batterli, ma alcuni conservano i loro movimenti. Le prepantzioni terebentinate hanno un'azione analoga . I l permanganato di potassa modifica molto l'odore, non impedisce lo sviluppo dei fermenti,'anzi sembra che i batterii s'allunghino e che le torule si sviluppino maggiormente. L o stesso si può dire della soluzione di cloralio e del liquido disinfettante di Mar. Dougall (mescolanza di acido fenico e di ~olfato di calce). Ne viene da tutto ciò che la putridità non risulta da due fattori sempre pa.ralelli; la fetidità non è necessariamente in rapporto colla puUnlazione dei germi ed i disinfettanti non agiscono nella s tessa maniera sull'uno e sull'altro di questi elementi.
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SERVIZIO SANITARIO MILITA1lE 'c::::::f g
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• tJua pag ina d ' igiene mllitl'r" ( Jounwl d' IJygiì:ne,
n• 196). Offriamo ai nostri lettori alcuni brani del discorso pronunziato nella seduta. del 14 giugno (Camera dei deputati) dall'illustre Larrer.. Per due ore egli ha tenuto la Came1·a sotto l'incauto di una.esposizione metodica, affascinante, immaginosa, opportuna e vera. Apprezzando con perfetta moderazione di linguaggio le istitu2ioni, gli avvenimenti e gli uomini, ha svo]to i fatti più importanti (quorum pars magna (ttit) che aveva osservati .in tempo d.i pace al campo di Chfilons, in tempo di guerra1 durante la gloriosa eampagna d'Italia, e durante il fatale 1870 sui baluardi di Parigi. Fino dal suo ingresso nella Camera dei demmtati, in una lettera indirizzata al Presidente della. Commissione sull'opportunità di esaminare in seduta il progetto di legge adottato dal Senato, il -dott. Larrey aveva esposto " non solamente la mia opinione che può essere considerata come secondaria, ma l'opinione della maggior parte dei medici dell'esercito; non già di un piccolo numero, non già di alcuni che occupano i primi gradi, ma dell'insieme del corpo sanitario. , Egli pregava i colleghi di prendere per base della loro deliberazione il progetto adottato dal Senato (disposizioni speciali del servizio sanitario, art. 16, 17, 18 e 19) che rappresenta la risultante di tutte le ricerche e di tutte le opinioni, di non ricominciare un'opera condotta a termine con gran fatica, di non perdere un tempo prezioso deludendo l'osservazione generale, col procrastinare ancora indefinitamente l'ultima soluzione d'una questione tanto difficile e tanto controversa. Trascriviamo brevemente alcune parti di questo discorso che. .occupa quasi trenta colonne del Jounutl Of{ìciel.
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SERVIZIO
" Il principio dell'autonomia risale fino alle prime guerre della. R epubblica. Quando essa allestì 14 eserciti, bisognò improvvisare i mezzi di soccorso e quando siffatti eserciti non potevano r eclutare medici che in modo imperfetto od insufficente, era difficile di affidare la direzione di un servizio medico a medici poc~ sperimentati c troppo giovani. " Scaturì da questn-situazionc, una specie di tradizinne che sventuratamente si è prolungata, che sembra tutt'ora sussistere, e cheimporta dl rompere perchè le condizioni che esistevano in quel tempo sono completamente mutate. Tutti conoscono le garanziedi sapere, d' intelligenza, d'onorabilità, offerte presentemente dal corpo medico dell'esercito. " Io mi limito a dire che non solo per me, non solo p~l corpo medico dell'esercito, ma per la medicina francese, fa. d'uopo rivendicare in favore dei medici militari un privilegio, od una situazione legale, l'autonomia del servizio, che io considero come indispensabile al bene dell'esercito, alla salute dei soldati c a tutti i perfezionamenti che si possono introdurre in un servizio di tanta importanza. " Alla medicina militare infatti bisogna attribuire adesso una. parte delle ricerche che sono state fatte sull'igiene, specialmente sull'igiene dei campi, sull'igiene degli ospedali, sull'igiene ospeda li era. ch'è la stessa cosa; ed alla chirurgia militare alcuni dei grandi progressi che si sono ottenuti sia in Francia, che nll'estero. " Lil chirurgia conservati va tende a goneraliz.zarsi sempre piÌl ed a siffatta questione si congiunge direttamente quella dell' igiene nell'esercito e specialmente negli ospedali. " La questione dominante nell'igiene ospitaliera è relativa allo accumulo; è il timore di dare origine o di determinare mediante l'accwnulo di malat.i, di feriti in gra.r1 numero, condizioni talmente sfavorevoli alla gullrigioue che essi possono cagionare veri disastri. u E cco qui il grave daLmO e per così dire lo scoglio della pratica.
ospitaliera, cioè di poter trovare nell'amministrazione militare, nel suo potere, nella sua infl uenza. e nelle risorse di cui e!isa dispone, nei mezzi imprevisti dal corpo medico stesso, le risorse 11eccssaric per prevenire quest'accumulo, per evitarlo o farlo ces.sare quando esiste.
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Durante la guerra di Crimea su 95000 morti, 75000 perirono p er epidemie. " La maggior parte delle questioni che riguardano l'igiene quando vengono sollevate da medici militari non dovrebbero e ssere sottoposte al giudizio dell'Intendenza. " Cosl la designazione dell' impianto di un ospedale o d'una ambulanza, la scelta dei locali, le loro dimensioni, il numero d ei Ietti, la loro scompart.izionc e per conseguenza le modificazioni che possono esservi fatte, sono altrettante condizioni difficili n éll'applicazione pratica. " Lo stesso avviene della maggior parte delle questioni che l1anno attinenza coll'equipaggiamento e coll'abbigliamento del soldato. Tutto, dalla copertura del capo sino alla calzatum, ri chiede l 'attenzione dell'autorita medica; oggi qu~sta è di·venuta del tutto necessaria per apprezzare le modificazioni da inh·odurre, soprattutto per adottare modelli o tipi che se non rappresentano la perfezione, almeno le condizioni più fav orevoli, per quanto riguarda gli effetti del vestiario e dell'equipaggiamento del soldato. " Potrei ancora parlar·vi della questione dell'alimentazione d elle truppe, che finora è stata sottoposta esclusivamente all'amministrazione militare; è una questione che tuttora richi ede, in molte cil·costanze, conoscenze igieniche molto precise, perchè non sia possibile di fare a meno dell'intervento dei medici, tanto in t empo di pace come in tempo di guerra. n Il dott. LaiTey racconta questo importante ·episodio di numerosi feriti assembrati nell'isola Loban flopo la battaglia. di Essling. .Siccome non v'emno mezzi sufficienti per alimentare i malatij ìl <:hirurgo in capo ebbe l' id~a di ricorrere ad un mezzo estremo uccidendo i cavalli inutili e non essendovi il ma.te1·iale necessario per fare cuocere la detta carne di cavallo, si fece ricorso alle corazze dei cavalieri di cui si fece uso a guisa di marmitte, si ottenne cosl il brodo di cavallo ed in questo modo i feriti furono salvati. Ecco dei casi nei quali è necessario che l'intervento medico faccia sentire il suo diritto d'iniziativa. Segue la questione del trasporto dei malati e dei feriti ordinato dall'amministrazione militare ed alln. quale deve necessariamente J>artecipare il servizio di sanità. (L'oratore fa quì l' istoria delle .ambulanze volanti inventate nel 1792 da un chirurgo dell'eser-
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cito del Reno: esse avevano per scopo di mccogliere i feriti dar me1.zo della mischia sotto il fuoco del nemico, e di preservarli per tonsegucnzn. dn. questa t erri bile conseguenza delle ferite: l'emorra,gia che produce tanto spesso la morte.) " Questa istituzione delle ambulanze volanti, tanto apprezzata. in principio e per lungo tempo, !m, perduto al giorno d'oggi quasi completamente la sua importanza. " Queste ambtùanze volanti c le vetture che esse adoperavano sono state del tutto trasformate; ne han no fatto dei carri cosi pesanti che le ruote s'infossano nella mota ed il passa,ggio per sentieri difficili ò divenuto impossibile. " ~o n dirò Io stesso del corpo dci soldati porta-barelle immaginato dall'illustre barone Percy, istituzione suscettibile di rendere straordinati servizi sul campo di battaglia. n Per dimostrare direttamente la necessità di lasciare al medico capo la direzione di tutto il sen·izio sanitario scn7.a l'intervento diretto dell'intendenza, il barone di Larrcy fa menzione dell'organizzazione adottata, sutto la sua iniziativa, al campo di Chalons. " Io aveva l'onore di trovarmi al r.wporto dell'Imperatore ove si trovavano il maggior generale dell'esercito col generale aiutante di campo di servizio; e tutte le mattiu<', puntualmente ad ora str.bilita, si tratt~vano questioni relative allo stato sanitario del campo, alle condizioni d'igiene delle truppe, ai miglioramenti possibili, alle proposte utili. Ciò si riferiva alle condizioni d'abitazione, alle condizioni d'igiene generale, all'influenza dell'alimentazione, a ragguagli ed a particolarihl che io non ho bisogno di numerare. " Vcrso la fine del nostro soggiorno al 1:ampo, soprnvvennero le piogge, il tempo divenuto umidissimo, esponeva gli uomjni ai raffreddamenti cd a certi accidenti che si trattava d'arrcstnre. Io proposi fuochi di bivacco ed altre precauzioni che furono tosto adottate, ma incontrarono difficoltà nell'esecuzione. ~ransi manifestate dissenterie, c buon numero di nomini entravano all'infermeria del campo ed all'ospedale della città. Proposi allora. che si concedessero agli uomini che restavano al campo 22000 yanciotti di flanella. n Sembrava che ciò dovesse essere difficile. ~irllgrado tutto e \
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sotto riserva }1Crsona.le per parte del generale in capo, i panciotti di fianelln furono accordati; ess i giunsero al campo due giomi dopo e furono immediatamente distribuiti! Proseguendo la dimostrazione della sua tesi, con esempi }>ersonali e bene scelti , il sig nor Larrey d::ì. ragg uagli i più istruttivi ed i più circonst.an:dati sulla campagna d' Italia e sull'assedio di Parigi. Nella storia medico-chirurgica. delle due epoche, la sua preoccupazio ne costante è di porre in riliero i due fatti generali che, secondo lui, hanno la preminenza in questa istoria:
" Cioò da un l!tto l'applicazione deli' igiene militare allo stato sanitario delle truppe ed alla profilassi dell'accumulo o delle epidemie mediante lo sparpagliamcnto dei malati e dci feriti. " Dall'altra parte, il princ ipio della cllirurgia conservativa sostituita alla demolizione dalle membra, ad un gran numero di amputazioni, non ostantc l' insufficcnza delle risor se materiali e dell'effettivo del persona le di sanità. , Ecco le conclùsioni dell'oratore: " I fatti che ho avuto l'onore di parleciparvi dopo tutti i dispacci che ho cita to, fanno sufficente testimonianza della parte attiva che il corpo medico dell'esercito è invitato a prendere in tutte le questioni reln.ti ve all'igiene degli osvedn.li e delle ambulanze. " Sono tutte le addotte considerazioni che mi hanno fatto decidere a formulare primicramente la proposizione di affidare al servizio medico la direzione del servizio di sanit<l. che mi sembra. dovergli spettare per tanti titoli. Questa opinione è stata sostenuta da molti onorevoli colleghi fra i quali dal signor Mannottan e dal s ignor conte di Roys, ed essa lo sarà forse ancor di nuovo. " I o mi riservo nella discussione delle questioni speciali e dei fatti particolari, di sostenere, se ha luogo, le proposizioni inerenti a d un dibattimento di tanta importanza. ,
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NUOVI STRUMENTI
Sega a rotazione cd a leva. -
Una sega di nuov~ invenzione è consigliata per tagliare gli apparecchi gessati. Fu immaginata e costruita da M . Collio. Il taglio degli apparecchi gessati, che riesce diffidle anche con buone forbici, riesce facilissimo con questo istrumento, atto a recidere oggetti assai duri ed anche sostanze molli ammonticchiate come il cartone e gli oggetti d'imbott-itura. Si compone di nn manico a cui fa seguito un fusto scavato da un solco assai stretto, nel quale si adatta esattamente una grande ruota dentata, vera sega circolare. Questa sega circolare ruota sul suo asse allorchè si mette in movimento il secondo manico dell' istt'tlliiéntò, èhe si articola ad ingranaggio verso il centro. Egli fa avanzare la ruota dentata. So si vuole ricondurre il manico all'indietro dopo che la sega ha fatto circa un quarto di giro in avanti, il manico si libera dall'ingranaggio e ritorna indietro lasciando la. sega a suo posto. Egli ha eseguito un doppio movimento in avanti ed all'indietro. In allora si" rinnova il movimento, e la sega circolare si avanza costantemente. · Se si colloca l'oggetto da tagliarsi tra la sporgenza inferiore e la ruota dentata, egli si insinua al di sotto della ruota dentata, ed in seguito vi è attirato con considerevole forza. Non soltanto l'oggetto viene tagliato, ma subisce pure una perdita di sostanza come quando si adopera un emporte-pièce. In ultima analisi, l'istrumento è costituito da una sega circolare tagliente in un'incavatura come un empo1·te-pièce e messa in movimento d.a una leva assai lunga, che gli comunica una potenza molto grande. Per ora il suo uso si limita a tagliare gli apparecchi gessati, ma avrà certamente altre applicazioni in chirurgia, per la sinmlt.anca e facile sua azione sulle parti molli e sulle parti dure .
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA •
t::arbonchlo e pustola maUgua. Monografia del dottor .AoosTlliO CASINI. Esponendo minutamente ed accuratamente la storia delle malattie carbonchiose (dalle piaghe che infestarono il paese dei Fa.raoni, delle quali le malattie carbonchiose rappresenterebbero la quinta., fino ai nostri giorni), l'autore _dimostra come in ogni t empo si siano confuse tra loro l'antrace, il carbonchio e la pustola maligna. " A rendere dunque più chiaro quello che diremo in appresso, è l'autore che parla, diciamo che intenderemo per antrace, l'antrace benigno, la dermalite circoscritta non specifica, il favo-vespaio; per carbotwhio, la malattia, il tumore prodotto da infezione specifica., carbonchiosa sugli animali; per pustola maligua il carbonchio trasmesso dall'animale all'uomo. Il carbonchio dell'uomo come malattia idiopatica, essenziale, diversa dalla pustola maligna per caratteri clinici o causa, nello stato attuale della scienza non possiamo riconoscere. , Indi l'autore passa ad esaminare il .carbonchio degli animali e la pustola maligna dell'uomo sotto tutti i rapporti, cioè ne considera l'eziologia, il principio infettivo, la sintomatologia, la diagnosi, la prognosi, l'anatomia patologica e la profilassi. cc,rbonchio -È una malattia d'infezione por lo }lÌÙ epizootica
od enzootica per eccezione sporadica, che si sviluppa su molti animali, specialmente erbivori, e si trasmette a molti altri ed all'uomo. La causa prima del carbonchio è il virus carbonchioso ; non vi sono condizioni che generano il virus; vi sono condizioni che ne svegliano la potenza e l'attività; ma il virus preesistc, è ricoverato nel suolo che rappresenta per esso un vero quartiere d'inverno. Le condizioni che rendono attivo il virus del carbonchio
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RIVISTA
sono queJic stesse che favoriscono J' infezione palustre. L'aria atmosferica è un veicolo molto comune del virus; le acque, le erbe, i foraggi pure possono essere veicoli del contagio; il sangue ed il siero dell'animale infetto sono l'ordinario veicolo del vi~:us. La trasmissione della malattia dall'animale all'uomo ·o ad altri animali può avvenire o per mezzo dell'aria atmosferica che serve di veicolo, o per cont.ttto col sangue o siero, o per aver mangiato carne carbonçhiosa; finalmente gli insetti ponno trasportare il virus da un luogo ad un altro. Il virus, o principio infettivo del carbonchio, è costituito dai batteri di Davaine, i quali sono dotati di una grande tenacità. Essi infatti resistono alle alte ed alle basse temperature, e dissec~:ati conservano per lunghi anni le loro proprietà. Soltanto colla putrefazionc essi ?compaiono per lasciar posto ai microrga-nismi della putrcfazione stessa. I fenomeni locali del carbonchio sono costituiti dal tumore carbonchioso, che si presenta. ora sotto forma di un nodo, ora come un ingorgo, ora come macchie più o meno confluenti. .A. questi precedono o si accompagnano i fenomeni generali costituiti dalla febbre carbonchiosa e dai gravi fenomeni nervosi che l'accompagnano. La diagnosi dell'affezione ha due segni certi: l'o:;:>en azione mkro:;copiclL del saugue che ci rh·cta la presenza dei batteri, c la prova dell'inoculazione. Nei casi ordinari 70 su 100 muoiono; nelle forme gravi solo eccezionalmente si ha la. guarigione. L e lesioni principali che si riscontrano all'autopsia sono i tumori da infiltmzione in tutte quelle località. nelle quali vi ha. accumulo di connettivo. Ogni parte però dell'organismo si mostr3. l)iù o meno nltcrntn. Ncl sangue si riscontrano i batteri. La cura è puramente profilnttica. n principale elemento di essa è l'inumazione profonda, cioè a. 10, 15, 20 metri sotto terra, meglio ancora la distruzione dell'animale intero. Un altro punto di cura pure importante consiste nella disinfezione degli oggetti o sostanze e degli stessi animali che ponno essere stati a contatto coll'animale carbonchioso. Pustola maligna - È il carbonchio trasmesso dagli animali all'uomo. La pustola. maligna non ha mai nell'uomo un'origine sponta-
BTBLIOGRAFICA
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n ea, ma bensi}Jer contagio. Il virus può penetrare per la pelle per semplice contatto e per inoculazione. Se possa aver luogo la introduzione del virus per le mucose, non è ancora bene accertato. P arimenti non è bene accertato se la. malattia possa trasmettersi dall'uomo ammalato all'uomo sano. I fenomeni locali precedono i generali. Essi sono costituiti da una macchietta rossa che si trasforma in papula, in vescicola, rotta la. quale appare l'escara. Attorno all'escara si ma.nifesta una tumefazione edematosa, che col progred.ire della malattia assume enormi proporzioni. Si manifesta pure la linfangioite e la linfadcnite. Ai locali s'accompagnano bentosto i fenomeni generali costituiti dalla febbre e dai fenomeni nervosi ed intestinali che si aggravano sempre più fino alla morte. L'intero corso della malattia varia da 8 a 10 giorni. L a diagnosi della pustola maligna si fonda sopra tre dati : mancanza di pus o di liquido sauioso nella ves'Cicola che forma la pustola; mancanza di forti dolori spontanei ; cerchio vescicolare attorno ad un'escara centrale. Come utile complemento po- . tremo valerci ùcll'osservazione microscopica. e della prova dello esperimento. La prognosi della malattia è in generale grave ; meno grave però fin eh è i fenomeni locali sono bo lati ; di veuta. funesta collo insorgere ed aggravarsi dei fenomeni generali. L e lesioni ana.tomo-patologiche sono precipuamente costituite da infiltrazioni siero-sanguinolente e da veri stravasi .negli organi più svariati. Nel sangue inoltre si riscontrano,i batteri. La cura deve essere anzitutto profilattica, e la. si ottiene col perfetto isolamento o meglio completa distruzione degli animali ammalati. La cuta del morbo è locale e generale. La locale ha. per iscopo di chiudere il passo all'assorbimento del virus cd al consecutivo avvelenamento dell'intero organismo. L'elemento principale di questa cura sono i caustici, e tra essi è preferito come migliore il ferro rovente; successivamente si medica coll'acido fenico. Come cura generale furono adoperati il salasso, i vomitivi, i purganti ed i preparati mercuriali ; tutti questi medicamenti però furono abbandonati come inutili. I chinacei, l'acido fenico, gli eccitanti ed i tonici devono essere i principali elementi della cura. S. generale.
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RIYJSTA BIBLIOGRAFICA.
Ele m e nti di chlrnrgla clinica (scmletlca c hlrur. glc a) del prof. J . G. GuYoN. L'opera testè pubblicata sotto questo titolo è dedicata. in p ar• ticolar modo agli studenti ed ai giovani medici. Nonostante la sua mole (un grosso volume di oltre 800 pagine) questo lavoro è qualificato dall'autore col modesto titolo di vade mecwm perchè ba inteso di dare in mano all'allievo cd al giovane medico u na guida che gli faciliti i primi passi nella pratica chirurgica. L o spirito di ricerche e d'invenzioni, il quale forma una caratteristica dci nostri tempi, come ha influenzato il progresso di tutte le arti e scienze, altt·ettanto e più ancora ha. arricchito l'arte chirurgica di innumerevoli e preziose risorse; questa profusione d i mezzi, se da un lato costituisce un beneficio per l'umanità, dall'altro mette in non piccolo imbarazzo lo studioso il quale voglia applicare con giusto discernimento e con una scelta giudiziosa alla cura del malato tante meravigliose invenzioni ; e lo scopo appunto di quest'opera è quello principalissimo di insegnare la retta e più proficua applicazione di tutto quanto ha saputo inyentar la scienza e sanzionare la pratica nella diagnosi, nelle operazioni, nell'igiene e nel trattamento dei feriti e degli operati. Sotto questo rignn1·do il lavoro del prof. Gnyon ci sembra non privo di utilità pratica. Trattando poi esso abbastanza estesamente della cmra dci feriti in guerra, degli ospedali, delle tende, baracche o apparecchi, sarà consultato con vantaggio anche dai medici militari. Tutta l'opera è divisa in tre grandi capitoli, nel primo viene trattata la diagnostica chirurgica, i metodi per esaminar e il malato cd i mezzi d'esplorazione. Il secondo capitolo si occupa in. principal modo dell'anestesia chirurgica, dei principali metodi opcratorii e delle oper azioni comuni o di piccola chirurgia. Nel terzo troviamo il trattamento dci feriti, l'igiene, il regime, la medicazione, il trattamento locale e gli apparecchi. Notiamo ancora eh~ l'autore ha fatto precedere il trattato da una storia. abbastanza completa dell'arte chirurgica dai tempi anteriori ad P. l ppocrate fi no ai nostri giorni.
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CO N GRE SS I
C oD81'C!iilfiO Jledleo da t e n e rsi In G e nova 11c l prmudmo 8Ctte 111brc. ASSO CIAZIONE
MEDICA IT •! .LUNA •
.Ai Membl'i dell'A ssociazione Medica ell a.i, S unitari d' llttlia. Oeno,·a, il 15 mar zo ISSO.
Prescelta la città dì Genova dal vostro voto a sede del I X Congresso dell'Associazione medica italiana, questo Comitato medico genovese ha sentito tutta l'importanza delta posiziond che gli veniva creata ed ha cercato ogni mezzo per rendersi degno della vostra fiducia. Perciò egli si metteva subito all'opera l>er procurarsi i mezzi onde attuare il Congresso e la. mostra delle cose che hanno attinenza all'arte del guarire ed all'igiene privata e pubblica. Ora egli è lieto di potervi annunzinre che, mcrcè il concorso delle amministrazioni locali, ogni desiderio relativo al b uon andamento di questo nostro biennale com·egno scientifico venne premurosamente appagato e perciò i vostri colleghi genovesi vi aspettano con desiderio, ansiosi di mostrarvi la lo1·o gratitudine per l'onore da voi ricevuto d'accogliere cd ospitare tanti uomini illustri nelle mediche discipline ed un congresso che segnerà un 'epoca. r. ella vita della nostra istituzione. Tutte le disposizioni sono prese, d'accordo colla onore,·olc Commissione esecutiv~t, perchè il Congresso abbia n procedere con la maggiore e più desiderata regolarità, sl che il tempo che gl' intervenuti passeranno nella nostra città possa essere dedicato allo scopo pel quale vi saranno venuti ed a profitto della scienza e dell'arte. I temi del Congresso, si per le sedute generali che per le se..t.ioni, saranno pubblicati fra non molto, cù in tempo utile perchò
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CONGRESS[
ognuno abbia comodo di prepararsi ad una seria e matura discussione sopra gli stessi. Quanto alla mostra, vennero invit~ti gl' industriali si nostrani che stranieri, i f<tbbricanti, i preparatori, gli scienziati, perché ognuno vi prenda parte in quella maggiore misura che crederà di poterlo fare. E pcrchè ogni cosa non può essere determinata di un tratto, ma viene regolarmente S\'olgcndosi nel tempo, il Comitato genovese, per mantenere meglio gl' interessati al fatto di quanto può essere utile e necessario si conosca da loro tanto relativamente al Congresso che alla mostra, ha deliberato di pubblicare un Bollettino quindicesimalc che durante il Congresso diverrà giornaliero. · Valgano queste disposizioni preliminari a dimostrare quanto i vostri colleghi genovesi sentano altamente la responsabilità del mandato che voi loro affidaste colla vostra deliberazione e voi vogliate colla presenza concoiTere al progresso dell'arte, al beucsscre ed al lustro della nostra istituzione e ad appagare il desiderio vivissimo cbe hanno i membri del Comitato genovese di stringcrvi td'fettuosamente la mano. Pro/. comm. L GtGI A GEt\'O, PrCISWCille.
SCHEMA DI ORDlNAME~TO dell'et:posi:done clrgli oggetti clte lta11110 attinen za alla medicina ed alla igiene pubblicct e privata. SEZION E 1•.
Apparecchi fi sici c meccanici cd accessori servienti alle scienze mediche (termometri, apparecchi grafici, microscopi cd accessori, stetescopi, endoscopi, apparecchi elettroterapici. S EZIONE 2•.
Appareccl1i ùi caoutchouc per uso dell'igiene, della medicina c della chirurgia. SEZIONE 3•. Strumenti chirurgici. A. Parte storica. - Esposizioni di armamentari per ser vire ad illustrare la storia dell'arte.
CON'GRESSI
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B. Parte industriale. - a) Strumenti chirurgici in genere; b) di ginecologia ed ostetricia; c) delle vie orinarie; d ) <!i oculistica, otojatria, laringoscopia; e) apparecchi ortopedici, membra artificiali, protesi, ferule, congegni per fratture e lussazioni; f) strumenti di odoutojatria e protesi dentaria. SEZIO)(E 4".
P reparazioni anatomiche: a) di anatomia normale macroscopica e microscopica ; b) di anatomia patologica macroscopica, microscopica e preparazioni attinenti; c) strumenti JJost 'morte n~. SEZIONE {\".
P rodotti chimici ed oggetti di tecnica farmaceutica. A . Farmaceutica- Materiali di medicazione. B . Regentari per la clinica. SEZIONE 6•.
Acque minerali. A. Acque minerali italiane. B. Acque minerali straniere. SEZION E 7•.
Igiene pubblica e privata.
A. Istituti e<l l!difici ospedalicri. B . Mobilio e materiale ospedaliero: a) mobilio ospeùaliero generale; b) mobilio ospedaliero speciale alle varie sezioni. C. I stituti di beneficenza e scolastici - Ospizi marini Scuole p,er rachitici. D. Stabilimenti penali. E. Caserme. F. Igiene navale. G. Alimentazioni e conserve alimentari H. Cosmetici e tessuti igienici. • SEZIONE 8•.
Soccorso agli a sfitici ed ai naufraghi.
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CONGRESSI SEZIONE 9•.
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Apparecchi di soccorso ai feriti in guerra.. A. Apparecchi di chirurgia militare. B . Disegni e modelli d'ambulanza e d'ambulanza ferroviarin.
Pubblicazioni mediche dell'ultimo biennio Monografie, ecc., ecc.
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Libri, Giornali,
Annunziamo colla più alta soddisfazione che il Ministero della guerra con dispaccio del 21 agosto, n• 6753, ha delegato il signor maggior generale medico presidente del Comitato, commendatore M anayra, a rappresentare uffizialmente il Corpo sanitario militare al IX Congresso generale medico in Genova ed a rappres"entarvi inoltre S. E. il ministro della guerra il quale ebbe invito • d' intervenirvi.
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ID Con gresso d e lla So c i età. fre nlatrle a i t aliana. - Ci viene annunciato che dal 23 al 29 settembre di quest'anM avrà luogo il III Congresso della Società freniatrica italiana in Reggio-Emilia. TI prof. A. Tamburini, direttore del frenocomio di quella città, fa nn caldo appello a tutti i cultori della psichiatria invitaudoli ad accorrere numerosi a quel sCientifico convegno.
Il Dh•e ttoro
ELIA Co/onuel/o medico, m•mbro d•l Co•nil<ti!J di stmìtà mt1itarc
Xl R e datto••e CARLO
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FRETTI
Capt'ùmo medico .
N unKr FEDERico, Gerente.
MEDIE 01 PESO relat1ve ai van1 per1metri
Classi 54 55 56
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SlLL.\ YACCI\ .\ZIO~E E RIVACCE\AZIO\E OBBLIGATORIA
Si:amo lidi di accogliere nel nostro giornale il discorso pronunziato al lX Congrc~so generale nwdiro in Gcmorn dal ~Iaggi o r generale nH·dico C0mm. ~L\ x.\ YHA sulla t·ru·cìur1zio11e c rit.·arcilw.<irlllt; oUJ1igaloria. L'importanza di un argomeuto di tanto intere:;sc pe:r 1;~ pub l!lira sauità, clw trae appunlo ragione 1li mag-gior~ opl10rtun i ti\ da qnestioni recentemente soller~ t e da tal uni oppoi=ìitori. non potcraoo a meno tl i dar lnogo ad ampia c vira disetrss innc nella Sezione d' igiene, la quale di;;cussione ~ostc nu ta r igoro:-<a mculo dal preti.t t o signor )fnggior generale mcdico .e dal )Jnggioro me1lico Scgrc, è r iu~t:ibl. a couclusione rtuasi conrorme al voto dallo t:tc~so signor Generale manif~·i't~to .
Se uello stato alfllrtle rlelln St~irnza circtl la prnfilassi rlelvaiunlo uon sia più pmdente e pùì opporfunn di rendere obbligatorùt lrt t·ù·a r:cina.doue che di esnucrrtre le popnla:ùmi che t'i so1w snrtf!etle dall'obblirJO della rat:ciua.rione. Il 80 giu~no u. s. ~:hiudc ra un mio ar ticolo pubblicato sulh~ YIU tli,.pe nsn. della Riristn militm·e italiana. acccmmnùo ~Ila guerra haudita all;t ,·accinnzionc cd alla riraccina7.ionc dai signori .Doi.'·ns, L::tbb0c ed altri anti-Jcnneristi c promettendo ùi tcnt:u·c, a miglior agio, di ('omhattcrno il ratlit:alismo scientifico c lo St'Ctticismo anti-tunanitario.
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SGLLA YA CC!~.\ZIO~E 1:: WYACCI~t.ZIO~E
A ùirc il vero, non credeva di an•rc cosi presto atl ocruparmi eli . ifr"atta promessa ; ma ·da una parte la necessibì in cui mi tro\·o di dover J•oco meno che all' impron-iso fare una dissertazione :su qunkbe argomento che interessi del pari la cittadinanza c la. rnilizitl (tlact:hè il sig. Vrcsidento della Commissione ordinatrice del IX. 1..nngrcsso generale medico 1Ui stimò meritevole di ~pe dal e ill\·ito e . ·. E. il :Ministro della guerra mi impnrli l'alto onore ùi r.tpprl'~cntarlo in questo dotto Gousesso), c dall'altra l'incalzare <lC'gli · ~llacc hi contro la vac<:i nazione e gli sforzi che da molti
medici e non mNlici si fanno per toglierle ogni prestigio e farla cadere in discrctlito, mi ~pin sc ro a scegliere a preferenza di ogni altro il tema della Ynccinazionc e rivacciua~ione. Un terzo moth·o poi determinò la summeutorata mia preferenza, c questo si è che non appartenendo io alla invidiabile ed inridiatasciJiera dei JlOChi Jlrivilegiati pci quali lu. scienza nostra, tuttoehè si complcs ·a, sì anlu,\, sì astrusa, non ha tenebre, non prc::.cnta la menoma tlifficoll à, non serba neppur l'ombra d'un mistero c, come il famoso Pico llclla MiratHlola, po~:.o uo discorrere e.c abrupto " Dc omni re el dc quibusda.nt aliis , senza csitanza, senza in cespicare, senza. perdere il filo, mi fu d'uopo cercare un soggetto che, pw· non difettando ùi opportunità, mi fosse abbastanza famigliare perehè io I?ot e~~ i lusinganui ùi svolgerlo se non con lodo a lmeno senza infamia. Nello spazio dì oltre quarantadue anni di scrvit.io nell'esercito I.Jo nxuto occasione di vedere parecchie epidemie di raiuolo, di praticar vaccinazioni c riraccinazioni, di paragonare le due qualità di vaccino, di apprezzarne i rispettivi mntaggi ed inconvenienti e dì acquistare una esperienza e forse anclle una competenza in materia, che non tutti 11ossono const>guire, siccome '!UClle c!Je non SOllO il portato tlcll'ingcgno e dello Studio, ma tlella.longcrilà che d'orùin<trio non è l'appannaggio dei seguaci di Ippocmte, ùcnciJ il la rif<t breL•i;; abbia toccato pel \·ecc!Jio di Coo modestamente il secolo. Questa mia sincl!ra eù cs plidta confc:;sionc ralga a conciliarmi
l'animo ùeiriUn l re adunanza a cui !Jo la ùella sorte ùi fa\·ellarc , c ùisj>Orln a prestarmi benevolo ed i ndulgcnte orecchio, tu n to più che procw·erò di esser bre\·c }JCr non metterne a troppo duro cimento la generosità e la sofrerenza.
OBBl,JGATORIA
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Ln. Y:tccinazione, trorato che a mi o pan·rc s upcm tutte le pii1 importanti :,coperte tli cui si arricl.'lti la medicina a rantaggio della tribolata umanit<'l, non c~c lu.-,a (JUt:'ll:t iwportantissitna clelia lt:'galura delle arterie mt'ritmllt!nlt· chiamata dal suo inrcntorc Ambrogio Paré i"]]irazione rlhinrt, la r(!.ccinnionc. tlko, fin dal :;uo primo apparire susritù rl;llllori, diss idii, w otc:.te, c fu combattuta con ogni sorta di armi dai contcmpomnt:'i di J cnncr, n. i I!UUli l'idea d' in trodurre udl'economia tlcll' uomo l'umor mccino per prcscrrarlo (l'uotno) tlal \'aiuolo, ispirava et 1Jriori utHL ùitlhlenza cd una ripugnanza intiupcrabili c faccra loro paw nlurn pcrkoli c danni maggiori c più terribili thc non fossero quelli a cui cgpoucra. lo stesso raiuolo. Trattantlosi di un tnt•zzo profilaltico intorno al quale l;1 prat ica non a\·c,·a potuto pcratH:o pronunziare un r crdctto basato s u tal numero lli prore c di falli li<l rcndt•rnc ('\'idcnte cd inncgahile l'cfti cacia, l'incredulità cù i timori di alcuni colleghi meno nrrcnde,·oli o più ci rco~pc tti degli altri, erano per aHcutura. scusai.Jili, nonostante i venti anni di spcrimcnlazionc dell 'inventore. l'Ira clte oggidi, dopo ottant:tiJUattro auni di osservaziont>, dopo che doYUUIJUC &'introdusse la raccinazionc si videro scomparire le epidemie di miuolo o rimettere notevolmente della loro fero('ia e sopratutto della loro letalità, si risollcYino gli antichi dubbi, si risuscitino le vecchie accuse, si l'i proferiscano le primitive condanne, p:l.l'rchhe incredibile, ore non si sapesse a quante al!crrazioni vathl. soggetto lo spirito umano c come per molti il contraddire, il non ammettere le altrui aft'c rm~zioni sia piuttosto J'eft'etto di una tendenza inesistibile, d'una speeiale idiosincrasia nervco-biliosa rho il risultato d'una convinzione tilosofi ca profondamente radicata. Xon passerò a rassegna tutto quanto dal 17!)6 in si no ad oggi fu tletto e scritto contro il più prezioso anticl()to, onde venne dotata la medicina profilattica e mcrcè cui si salvarono omai milioni c milioni di vite, cltè stimo superfluo ripetere cose ad ognuno note e massime a Yoi , miei chiarisslmi a.:;coltatori, che siete duci e maestri di color che sanno; ma. credo prez~o dell'opera. di qui ricordare l'opinione testè emessa dal belga dottor Bouns, il quale rifriggendo sul Jlél)eil mf:dic(~l quanto ebbe già a dire ;1l!'Accadcmia di medicina di Brussclle combatte ad oltranza
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SU LLA Y.-I.CCI~,\ZIOXE E RI\"..\CCI~..\ZIOXl~
la vaccinazione con un talento, un brio, una faconùia drgui di miglior cnnsa. Questo audnce e strenuo campione, a Ct.i la vaccinazione obbligatoria non Ya a sangue per nulla, ragiona all'incii·ca io 11uesta guisa. - Or fa un secolo non si vaccina.Ya. Cinquanta anni fa si ,•m•cinnvtL poco. O~gi si reclama In raccinazione obbligatoria. Eppure la scienza non ha sciolto oggi, come non l'aveva fatto cento an ni a1ldietro, in modo certo tutte le c1ucstioni sollevate dalla scoperta cl i J enner. Egli pone in ùubbio che gli uomini drll'<trte siano esperti c competenti nell'affare della ,~accinazione, 11erchè, a· suo dire, per giustificare l'uso del vaccino, siamo ridotti ad invocare rtuesto preteso fuUo: " r vacciurLli ~uuu mcuu cspu.;;li dci nun vaccinati a contrarre il vaiuolo od ahueno un miuolo grave n · Ora un tal fatto non è provato. E<l a sostegno di questa asserzione, un po' troppo nrùita c forse anche aVI"entntn, aggiunge che le statisticl1c parziali redatte dai vaccino fili bru licano di errori, di lacune, d'in esattezze al punto che si parla di organ izzare un' incbiest.a. universale della ,·accina, la quale nelle contli..:ioni presenti non potrebbe far capo che ad un immenso fiasco (sic) . . Tacrrò tli certe consiùerì\zioni wl l10minen~ che, per <juanto sembrino gra,·i c concludenti agli occhi <lcl signor Bocns, in realt:ì. nulla concludono contro la Yaccinazione. L'utìl itarismo c rnsidil~L di 110chi mNlici non l1nnno nè possono avere a\'nto che una parte intinitesimalc nrlln. llitl"usiouc della pratica Jrnneriana., la r1ualc si andò m::m mano propagando 11ercbè i popoli ncll'arlottari:J. non si attennero gi~t alla massima " se non fari\. bene non farà lllale n ma furono tratti a ricom.' rvi da·ll'immunit:ì assoluta. o relativa dci \':tecinati, durante le ep:tlemie miuolo~e di cui furono testimoni. :'\on terrò dietro all'autore nello srolgimcnto dri suoi concetti circa ht genesi ciel raiuolo. Egl i non si mostra pienamente persuaso del panspcrrnismo di Pastenr c sostiene che, in date circostanze, le malattie infettirc nascono nell'interno dell'organismo sen1.a il roncorso d'alcun germe particolare po1"tatovi dal di fuori. Da. questa. opinionr, secondo me, assennata e molto Jlrobabile, ne deduce poi che il vaiuolo, allorchè regna epidemi-
899 camcntc, s i prHicnc coll' isolamc-uto di c· i,\scun infermo e colla
disinfezione generale degli appartamenti, delle biancherie c del le secrezioni I>ropric ai ra iuolosi. In (Juesti amminicoli e nell' osscrranza delle regole ù' igiene pubblica e privata egli ripone la profila;;si delle malattie contagiose c per conseguenza anche del raiuoto. Tutto ciò è hctlo c buono c sarà vero; ma non infirma in nulla c per nulla il valore del vaccino, il 'lualc però verrebbe scalzato alla suo. base da due proposizioni in cui il ~i g n or nocns compendia i suoi studi sulla natunt c sugli effetti di esso mcci no. Q11eilc proposizioni tmdotte letteralmente suonano così : 1• La mccina produce nell'economia umana una infllziour.
purulenta; 2• Quest'infezione purulcnta ha. più d'anaJogia. colla sifilide che con qualsivoglia altra malattia trasmissibilc artificialmente. S'ingegna quindi l'implacabile antagonista di Jcnncr di dimostrc;~t·e che mentre, grazie ai progressi dclt'igicnc, tutte le vecchie epidemie svan irono, quelle del vaiuolo perdurano c crescono e fanno il giro del globo, sotto la scorta del vaccinatori c dei rivaccinatori, mietendo vittime fra i vaccinati ed i rivnccinati 1lclle classi agiate e sopmttutlo in mezzo alle misc1·c popolazioni ignoranti c sudicie, che, innestate o no, pagano al flagello il più largo tributo. Termina fin~tlmcnte con pNporre ai membri della futura inchiesta vaccinica le seguenti questioni : Il cow-pox c l'hors(;-pox non sono essi d'origine sifilitica? La vaccina non è essa forse la causa della frequenza c della moltilllicità delle epidemie di vaiuolo? L'applicazione della medicina preventiva non sarebbe per arventura più efficace di quella della vaccina. per premunire contro tutte le epidemie le classi laboriose, che sono generalmente Jc più maltrattate dal morbo? • :X on sarebbe possibile eli soffocare nei loro focolai le epidemie di vaiuolo coll'aiuto dei disinfettanti che possediamo? Tale in riassunto è la rcquisitoria antivnccinica del dottor Doèns, stampata sul Réveil médical, organo oftìcialc degli avversari della vaccinazione, il quale ci annunzia pcl prossimo ottobre un Congresso i11ternazionale della Lega contro la vaccinazione.
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SU LJ,A YACWUZ!O~E
e Hl L\CCI X.\ZIOXE
Sotto 1:1. bandiera del Réreii, clte proprinmente parlando è cJnella del signor Bocns, si sono schierati, pe1· non parlm· che di <Jnelli nominati dal sil-(nor Labhée, r edattor e capo del succitn.to giornale, i signori dottori \Vheelcr, Adolf \'ogt, Counell, Rothery, Kolù, li<'rmann, \Vildcr, Dc Humboldt, Comte Pcrcy, Pease, lfering c Dc Roche. Sembra che prct<'slo a questa alzata· di scu<li contro l'inocu la.:donc del vaccino sin stato il pro14etto di legge presentato alcuni mesi fa tlnl dottor Liouville nlht Camera dei Deputati frnnc c!;e, con cui si vorreiJbc venisse ·resa obbligatori a non solo la vaccinazione ma e7.iu.ndio In rivaccin:lZione. Qui 110n snrìt inutile di rammentare quali ono i paesi oYe la vaccinazione c la rivaccinazionc sono imp(}stc per legge da un tcm110 più o meno remoto. La mccinazionc è obbligatoria in Baviera fin clal 1807; \Vurtembe r~ dal 1818; s ,·ezia dal 11:$16 ; Sco:.:ia tlal 18GJ ; Inghilterra dal 1867 ; Irlanda dal 1RI1R ; Pru ~s ia dal 1874, benr hè raccomandata caldamente ùalla legge ùcl l83.J. ; Grecia ; Rumcnia; Impero Gc1'manico fin thll 1874; Turchia fin dnl 1850; Syizzcra., meno i Cantoni eli Glaris, Uri c Gille\Tn, a cui si aggiungerà probabilmente quello di nernn, dove s'è formato una Lcgn. nntivaccinica, la l}ualo ha chiesto recentemente al Cons iglio federale che venga abolita la lcl!ge che rende obbligatoria la. vaccinazione. ~on è obbligatoria, in Austria; Italia ; Francia; Paesi Bassi ; Spagna; Stati Uniti d'America.
UBHLIOATORI.\
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La riract'i nazione è obbligatori:t pci militari in Baviera· ' Srczin. ; \ Vu!"tCmherg ; Diwimarca; Baùcn-Dadcn ; Srizzcra dal 1873 ; Prussia· J3el 17iO · ' " '; Francia Italia. Nella. Gennan i;l l'obbligo della rimn·inazione fu C='t<•so alla povolazione ti vile ; ri.!.(C in alcuui C.111ton i della Sri zzcrn in modo perman ente; iu ;tlruni altri imct·c la rirael"inazionc non è oblJlig.\loria che in ea:;o eli epielc111i a. Qui mi caclc in aeconeio, giac:chè ho citato la SriY.zcra, di ar\'Crtire che il prof. Vogt fece, non ha gu:ui, eli pubhli ca raf!innc una sua mrmoria scritta in odio tIella vac~.: i11 :lz io 11c oiJhlig:Ltoria c tla lui dctlicata al Consiglio fc,Jcralc . .\. quella memoria, della e1ualc sembra che l'esattezza non formi il pregio principale, ha l'i=-po~to il dottor Lotz di Basilea con un lungo e ben ordinato rapporto che fu 1wcscntalo al Conl'iglio federale sri?.zcro a nome della Commissione sanitari:. federale. " Mulcibcr in Troja m pr() 1'roj(t stoba.t Apoll(). , Il chiaro autore rli>'CU"SC con molto acume c non minore accuratezza tutto quanto si riferisce ùlla vaccinazione, rispose a tutte le ol!iczioni, a tutti gli appunti del suo avn rsario et! appogl{iato alle più cospicue autoritù c spcciahncute ai fatti diligcutl'mcntc raccolti ed imparzialmente giudicati cd alle statistiche di tutti 'i paesi le meglio accredi tate, concl ude in questi tcrmiui : " Dn qualsiasi lato si propenda, haHi s~ 111pre rcsponsahilit.à.; se indictrcg~;iando di fronte agli accidenti che la vn.ccina può talft)ltn occn,sionare in alcuni indi\'idui se ne respinge l'oblJ!igo, si a~sumc così operando la responsabilità. di tutti gli accidenti c eli tutte le disgnl?.ic a cui schitHlc le porte In. pratica facollntim della vaccina. I fatti l1anno parlato. E ssi mostr:trono sovrabbondantcmentc quali proporzioni possono prendere le stragi elci vaiuolo nelle popola;doni Yaccinatc incomplctamcnte. Or bene
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SULLA
YA CCI~AZIO~E
E RI\"ACCiì\'AZIOXE
una vnccinozionc f<.~coltativn rima1Tà sempre iucompletu. E ssi hanno provato sino all'evidenza quanto una tale esperienza possa costare a tutto un popolo. Careant Consules ue quid ,-espublicc~
detrimenti CaJlÙt/ . n Xon r·iproduco qui gli specchi numerici coi quali il dott. Lotz ha puntellata la sua relazione, chè un discorso irto di cifre s o quanto riesca. iudjgesto agli ascoltatori, uon rinunzio tuttavia al benefizio di servirmi di alcuno di essi peT avvalorare, a.ll'occorrenza, qualche mia.. asserzione, frattanto mi si conceda di fermarmi alquanto su questa proposizione Llcl sig. L otz u Una va.ecinazioue facoltativa rimarrà sempre incompleta , . Spigolando negli autori mi sarebbe facile di trovare mille e mille fatti comprovanti la verità. di t! nell'asserto; ma siccome più sopra ho toccato della. mia lunga esperienza in fatto di vaccinazione c premendomi di poter dire e.cperto crede Robe1·to non mi gioverò che di stat.i compilali tla mc stesso e da miei colleghi militari, pcrchè la nostr'opera, come vaccinatori, essendo onninamentc gratuita, nessuno potrà nccu.s arci di favorire la generalizzazione dell' im1esto nt.ccinico, per accrescere i nostri proreuti, come fu insinuato a carico di qualche nostro confratello civile . .Nel mio scri tto surriconlnto accennai come tiu dall833 il H:egolamento piemontese sul serrizio sanitario militare raccomandava che venissero vaccinati i militari pr·esenti ai cot·pi che sembrassero suscettibili eli lluell'OJJCrazione. Questa. misura fu amJ>liat.a e meglio definita da una circolare del Consiglio superio,re di sanità, approvata dall\finistero, con cui s' ingiungeva ai chirurghi maggiori d'innestare il raccino a tutti i bassi ufficiali e soldati non ancora sta.ti assaliti dal vaiuolo naturale o vaccinati con successo tale da essere moralmente reputati immuni dal ,·ainolo. Ambedue queste disposizioni stanno a prontre che nel Regn o Sardo la vaccinazione molto propagata mercè gli sforzi e le cure dell'egregio Dunira e de' suoi successori c hen accetta alle popolazioni, ma non imvosta per legge, ern lungi dall'essere completa. E ciò fu reso ancora più manifesto da!Pcpidenùe vaiuolose cl1e nel 18-!6 e successivo anno tra vagliarono l'escn:ito, le quali indussero il prefato Superi or Consiglio a prescrircre cb e s' innestassero anche i sott'uflìciali che non avevano traccie di vaiuolo o di va-ecinnzionc; fincbè nel 1858 si onlinò, per· maggior ca.u-
OBHLIGATOIUA
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te:l.1, l'inoçulazioue tanto eli tutti i u1ilitari dell'ultima lcra che dci volontari c dei surrogati 11011 Ynccinati dopo il loro an·uolautento, ::.enza preoccuparsi se 1n·cccdentemcnte a1·e:;ser sofferto il raiuolo o la vacciua, locchè siguifica in altri termini che si adottò per le truppe la rivaccinazione generale. Questa pose in luce una volta di più l'incompleto csc[(uimcnto t! ella racciuazione, dando a couosccrc che era considerevole anzi cho uo i11 ogni classe di lcn\ il numero dei non inoculati come rilcrasi da questi dati da mc raccolti: Dai18JO al185ù, nell'esercito sardo i non ruccinati oscillarono da{) a 10 per 100. ln occasione della rivaccinazione generale strnordinari:t OI'(U nuta sullo scorcio dell' imerno del 1860 nella 3" divisione, di cui io era medico capo, i non vaccinati raggiunsero umt proporzione alquanto maggiore. Nel 5• dipartimento (Toscana eù Umbria), negli anni 18G3, 1864 e 1865 i non vae~inati scesero dal l O ali' 8 e al l per 100. Xel 1866 c 186 7 fra le truppe del corpo d'esercito in Yerona su 7433 che vennero innestati se ne rinrennero 648 che non avcYano mai aruto l' insizione protilattica. (~uella proporzione andò scemando negli anni successiri ma la categoria dci non vaccinati si 111antcnne e si mantiene tuttora, come emerge dalla statistica decennale che porrò a corredo di questo discorso c da quella relativa agl'innesti eseguiti la scorsa }H'imavera sui corpi della divisione di Roma, i quali su 4GG.!, uomini assoggettati all'inoculnzionc ne porsero 123, i quali non aYeYano mai subito insizione di sorta. Fu notato che in genere i non vaccinati erano contadini, anzi montanari che rivevnno fuori dei centri abitati, ove non riuscira cosi agerole il far praticare l'innesto protettore. Questa circostanza spiega come, indipendentemente dalla trascuranza d'ogni regola igienica, i pOI'Cri più assai della. classe agiata siano assaliti dal v:Liuolo; gincchè dci cittadini , quei pochi che non sono Yaccinati, sono qusi esclusivamente figli d'operai o di brac-
cianti, i quali. non hanno, otl allegano di non n vcr tempo c mezzi per sottOJ•orre alla vaccinazione la loro prole e custodirla con re· nientemeute. Per meglio appurare se e quanto fondamento abbia l'opinione
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SULA HCCINAZIONE E Rl\ ACCIXAZTO~E
ùi quei merli ci eh c prctlitano l'nl.lolizione dell'innesto vaccn11eo ~an\ conveniente ùi esporre sucrintamcnt(• in che consista qncst 'innesto, I[Uale ne si :l. lo ,copo, (Juali clfctti d'onlinario provochi. L'innc:;to vaccinico, come a tutti è nolo, consiste noll'introdun·e sotto l'cpidl:'rmn ùi persona sana., per mezzo di un ago, di una lancetta od altro ~;onsimi le strnmr.nlo, una piccola quaulitù. fii mcci no prrso Ja una vacca o ùa un uomo n.venti pustole vacciniehc non ancom giunte al periodo di suppuntzione. Scopo eli siffntto inn n~to :;i è tli procurare un'cmzione idcnticn. a quella, ùcl rncci nifero, che, sebbene limitata ai soli punti ore fu tlcposlo l'umor vaceiuieo, ha, la \"it•tù di prescrvn,rc in mollo assoluto o relnti,·o, per >:cmprc o temporaneamente d:tll ' iufezionc vaiuolosa. La prcsenazione assoluta c ùuntlura ha luogo di rado c può considerarsi come l'ccrt•zione: la, pre~crvazion e rclatin1 c temporanea s i a,yycra qtmsi sempre e forma la regola. )i ei primi tempi della vaccinazione si credeva che l' innesto ben riusei to prcscrmsse intlcfinitamcntc dul raiuolo, pcrchè era pure credenza. volg;u·c che il raiuolo non si potesse arere che una sola rolta., distruggendo esso, a l pari delle altre malattie infetti ve, In predispos izione a nuovamente contrarlo. ì\Ia. l'o;;scrrazionc ulteriore dimostn) che il vaiuolo poteva ril>etersi nella stessa persona, e che l'i nnesto vacc-inico non con:;crntv:t, nella pluralilà dci casi, la sua forza urotilattica al Ili h\ del drcimo o del tlotli(·l:'simo anno, eppcrciò era prudente rinnorarlo clopo quel termine, perchè l'organismo arendo riacquistnta la ric<'ttiritù per le nffczioui raiuolose, le persone che non si curarano di far ripetere l' insizionc erano esposte a contrarre il \';tiuolo, il quale, benchè nei vacl'inati presenti comunemente un andamento piit regolare cd una forma più mite che nei non vaccinati, può tnl fiata. c ~ pcciahll Ctt tc in c:tso ùi grave ccl cst(lsa. epitlcmia, e sccottdo le circos!tutze indiriùuali, riuscire funesto. La varcinazionc pertanto non s'ha n. considerare qual mezzo infnllihile ùi allontanar per sempre il vniuolo ma qual antidoto atto se non n. neutralizzarnc completamentC' it virus, atmeno a diminuirne l'intensità c la ferocia. Prima, della scoperta. ùi Jenner s'era 11cnsnto all'innesto del contagio raiuoloso, per localizzare l'eruzione c fru·Ja s volgere nelle condizioni più favorevoli all'inoculato; e gli eft"ctti conispon-
Oflllf,JOA TORI A
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dcmno alle spt-ranzc. c In. Yari olazionc snrchbc forse ancora in onore, Re l::t eircostnnl:t dell ' cs!lcrc il \·ai noln proyoc::tto, per quanto di;;crcto c ri., t rctto in hrevi contiui. una malattia tra~mis sihilc in ,·arie gui::;r :-~gli :t:<tau t i, non ne arr>ssr !'consi.t:liato l'uso, per non allargare nwggiormentc le epidemie agg:inngendo esca nl fnoco dirampanlc anc.:hc trOJ'JlO d:t per !>c ~lesso. Qual tliffcrenzrt corra fra In. vnriol:tzionc c la ,·nccinazione, non r 'ha chi non is..:orga, c si dnrcn) pocn fatica :1 comprendere conte, appena c.: onosti nta la scconcla 1 la prima, mHI:tti!'C to~to in clisuso. Non 0 cht nrgnr si non di mr no che la pratic:t li<'lh vaccinazione uon faccia correre ai vaccinat i qnalehc pericolo: però, tlici:llnolo senza csit:tnza, i pericoli che si ,·ogli ono Y<'tlcrc sono Jlilt ipotetici che reali , c all'infuori di qualche caso di siti licle, di risipola c di fl emmone che si potcrano C\·itare probahihucnlc r.o u un 110' più tl'oculatezzn. nello S(:rglicre i rncri niferi cd i l tempo cd il modo di eseguire la. pi rcol:t operazione, !o non saprei rirwenirc la ginstifi eazionc delle tante accu;;c t hc gli antiraccinatori scarwcntano contro la racci nazionc. Per conto mio sono in grado ùi as~icttnl rc in tutta coscicnz:t cbc su circa. 12()'()00 vacr.inazioni di militaci , in cui chhi parte diretta où in•lirett:t1 non si writicò mai un raso di sitilidc val'cinica, c solo n qmuHlo a qnan.Jo vennero registrati pochi casi di risipola c di flemmone c questi per lo più attribuilJili alle non buone condizioni igieni che dci camcroni in cui erano confinati i vac.:cinati. Quanto a fenomeni cl' inf<'Zionc purulcnta, nCJlpurc il menomo rcstigio ; onde mi chi eggo don•, <:OHlC c quando il signor Bocns l'àbbin riscontrntn.. I n illo tem171)re, l' infezion e purulent:t si rircln\':l. con caratteri così spiccati e cos tanti <:hc anche l'ultimo fl 0hotomo non nvrcbbr sbagliata la diagnosi. Scnonchè puù darsi che come il nu;dl!t'in malgré lui di lliolière, il quale avcnt fatto passare il cuore a destra cd il fegato a sinistra, i noratori e gli aneniristi d'oggi abbiano mutat.i i fenomeni delln, infezione purulcnta, sicchè quc:-ti ~ittno riconoscibili per loro soltanto. Or:t io mc ne appello a voi, 0 signori, quando mai l'eruzione Y::tccinica vi si presentò colle parvenze della. infezione pnrulcnta?
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SOLLA VACGINAZIO!\E E RlrA CCI:\AZJO:\E
E d'altronde, · pcrch{! si pn•·enterchbe essa con siffattc parn•nze? L' infe;.;ione purulcntn, se mal non mi appongo, dipende sempre da trasporto lli pus nel sangue, come uc fa fl!de il nome di pie111ia datole dai moderni pn.tologi. Ora siccome nelle vaccinazioni regolari si adO!)t't·a linfa m ccinica e non pus, ne viene per conseguenza che non ri può essere picmia lnddore manca il materiale d w solo può protlnrla, o !:assioma " non sussiste dfetto senza causa , avrebbe perduto il suo signifi cato . .È certo che se il vaccinntot·c in,·cco di una pustola in istato di crudità, il cui umore è tenue, limpido c diafano come una goccia di rugiada, ue sceglie per le inoculazioni che ruol fare una già pen enuta a maturit:i. c contenente un liq11ido giallognolo, denso ed opaco, la sul\ operazione potrà essere susseguita da si ntomi picmici, perchè cgl.i avrà introdotto nell'economia dei suoi vaccinati del siero corrotto, nel quale i globuli purulcnti prcponderano sui principii del vaccino puro c inalterato. DouSlfUCt proclamò un quindici anni adùict.ro, quando era in discussione nll'Accnùemia medica di Par igi la sifi lide vaccinica, tJUCsta r el'ità, che dato anche un vacciuifero sifilitico, se il vaccinntorc ha l'avvertenza d' in tingere l'agQ solo alla sommità della pustola, ore la linfa apparisce chiara, cd evita di farn e sanguinare il fondo o i margini, inoculen\ soltanto umore Ynccinko, nè v'~ n pa.ventare che, o prima o poi, insorgano fenomeni di sifilide. Ed io aggiungo, per analogi.a , che procedendo colle debite cautele non s' inocula mai pus, c perciò non è da t emersi quel nuoro spauracchio della infezione purulcntn di cui si mena tanto scalpore. l\fa quasi non bastasse l'nrcr iucolpatQ la vaccinazione d' ingenerare la I>iemia, si vien fuori a sentenziare che l' infezione · purulenta prodotta dalla vaccinazione lta più d'analogia colla sifilide che cou qualsi\'Oglia altra malattia trasmissibile artificialmente. È almeno singolare che, dalla scoperta del mccino in poi, nessuno siasi mai addato di questa pretesa analogia della vaccina colla sitilidc. È tanto pii.l singolare elle disgraziatamente non mancarono fi n dal principio del secolo i casi di sifilide vaccinica c nessuno si ,·alse di quell'analogia. l)Cl' attenuare il torto
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ùci raccinatori; tlcl pari che nou vi fu c.: hi si trorassc imbarazzato a distinguere la vera sitil idc vn c~: ini ca, ati onta di quella st<'5:ì<"t analogia, che pur ::l\Tt•h!Jc dovuto rctHicrc gli auimi pcrJl] e~:; i c tituhauti ud proferir la diagnosi. ~Ha esista o uon c~ i sta rallcgatl\ analogia, poco monta: \[lll'l che è più ~; raxc è rhc si ruole " Jiar~e rc il so:;pctto s ulle fonti Jll'imortliali del vacl:i no c si s paudl· al wnlo colla mn»sima intliffr·t·cnza il mal seme d'una i ntcnoga:r.ion ~J di IJUCSl n gcn<>rc: Il cow-pox c l' horsc-p ox non sono c,_, j d'origiuc sitìlitica ·!.... Come mai ileow..vox sarcl>hc <l'ori:ti nc sitil itit:n cbl rno111cn tu che la nH:ra non è ~ ~~~celt i m di coutrarrc la sitilitlc c dw uu:L delle precipue ragioni per cu i in ctuc•ti ul timi anui si diede la. preferenza al rn t.:ci uo animale s ull'llluanizzato si è appuu to l :~ di mostrata rcfrattadetà dcll:t \·acca alla sili lide? Può essere che il can11lo sirt aret•ssibi lc alln s itili<le (il si;..:nor Hocns se ne sarà :wcertn·to, m'immagino), ma io eon fe~so in tn tt~~ umiltà lli non :n·crlo mai ~ap n to c neppur inteso a dire; ho letto in\·eec e udi to ri)ll' lc·rc tln mrdici c Yl'lcrinarii ,· c r~ ati ;;s imi nc! la 111;1teria che l'unico ri,;chio a cui s':uHinra incontro ittOt.:ttlan<lo linfa ùi vai nolo carall iuo cm quello di appirt.:icarc :di'inoc ulato il mocci o od il fan::i uo, risc hio poco prohal•ilc in fon do, perr ltè riti premlcre!Jhc per r arci nifcro un l'avallo mnrcio:;o o farc inoso·!..... Il timore pertanto rhe l' hor5e-pox r<l il row-pox sin no d'origine sitilili ca non ha. per om fon•lrunento c non è altro che nn mezzo per grltarc la tli!Jì,Jcnza nelht tneut e degli iguoranti, dl' i credenzon i, dpi mel icolosi c d1 trar! i co,ì a riuunziarc a E benclizio deli· innc~ to prescrvatore. fn ordine alln. • t n r~ ti onc se l:t rncd nn. ~ in., o non, la rausa dclht frequeuzn c della mollip'licità. liellu epidemie del vai unto t':trò questa semplice dkhiarazionc. ~ cl periodo di · ~~ auuu, cioè tlall'cpoca in cui )[l rh·acdnazi onc ob!Jiigatol'ia fu introdotta ncll'c•sercito piemontese ( l861::!) sino ad oggi , ho as~ is tito Ot!ni amJo a. vacci nazioni c riraccinazi oni ordinarie su larga sc<lhl, a cui tal ora. se ne ag.~ iun;.:ero delle stmoròinarie, c non m'an ·cnnc mai d';lccorgermi che esse determina~srro cpidetnic di raiuolo dove 110n ne prccsistera o riufocolassero.Je già esistenti; anzi notai costantemente che (am:ltc <tunndo nella. popolazione dominava il vai nolo), merrè l' inn esto,
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SULLA YACCLNAZIOXE E HIVACCil'\AZIONE
le trup11c rimnsero incolumi cd allorchè qualche caso crnsi mnnifcst.tto pure in mez:r.o ad esse, bastò la ri nt~:c in az i o n e n strozzar in l';lsce r epidcmia nascente eù a rimuot"ere ogni pericolo. N cl surricordato arti<·olo per la. Rù;isla militm·e il(dicma, ho raccontato elle a Y ero nn nel 18 71 la guarnigione, fòrte in metlia di 8000 uomini, ebbe in tutto l'anno 41 caso di afrezioni vaiuolosc, così riparti te: \'aiuolo Yero 14, Yaiuoloitlc 10, mricella l 7; ciò che formerehbe il 9 per 1000. \"i fu un solo morto; per conseguenza la mortalit<\ non superò il 2 '/~ per 100. La popoln.;:ionc cirile che al primo deJI'.anno sudùctto ascentleva a. 6j,OOO abitanti contò inrece '2577 casi d i ntinolo, di cui Jlcl febbraio del 18 72 l'imnnevnno in cur11 3 11. I morti itmmontarono n 5.J.2 ciò th l~ dà una media (deèlotti, com'è gi usto, i 311 rimasti in curn in principio clcll'anno successivo) di 23 3/,o per 100. I raiuolosi, rìspctto nl numero degli abitanti, stettero nella }Jroporzione ili 3,-W per 100. Ya senza dire che ad onta dell'epidemia che in fieri nt in città, la rirnccinazione delle rccl ut.e non fu dimenticata, c non pertanto b milizia uscì poco men che indenne \!agli assalti dell' imperversante vaiuolo che a guisa. di serpc minaccin.ra ili !tv\'Olgerlo nelle sue mortifcrc spire. Dopo questo, per non cercar oltre in un passato più o meno Jontauo la conferma tlci risultamenti sucnunziati, citerò due esempi recentissimi concernenti, uno la guarnigione ili Roma, l'altro quella di GenoYa. A Roma dal 20 febbraio al 30 giugno di quest'anno s'ehbero 30 casi di n1iuolo nel Ulilitar<.', c dalla stessa epoca alla tine di maggio, stando alln relazione del dottor Lanzi, 37 nella popolazione ci vile. P ci militari venne tosto ordinata cd eseguita la r ivaccinazione, la quale tarpò immantincnte Fali alla. malattia, !ungi dal diffondemc e moltiplicarnc i casi. Quali misure d'igiene pubblica siano state prese riguardo a.lht popolazione m' è affatto ignoto: solo mi consta dalla surramentata relazione che la. cittadinanza su 37 casi annoverò 12 morti, mentre la milizia non ne contò che 3 su 30. M'astengo da ogni comlllento. Kello scorso inverno, se non fui male informato, scoppiò il vaiuolo in Genom cd in S. Pier d'Aren!l, c in <1ucst'u\t.imo luogo
O[l!) 1.1 G.\ TUI:J.\
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i casi arrirarono a 30 al giorno. :\falgraclo );t duplii'C iufltwn;.:a in mex;r,o a cui stant, la guarnigione rl'stù perfl"ll:\llltntc incolum e c ciò non o,;lautc t be a lLtrrin) ÙL').(Ii in..;critli ::,i fussc, t·omc al solito, dato 1nano alla ri\·act'innzione. l)asli:tntlo ont aiLtsst')!naull'nto rhe ::. i può f,trt' sulla lll l'c li l'in~\ prcn~uth·a, per premunire ~:outro tutte le rpicltlllic le c·la~si lal!or io.-;e, mi pare che sia un pn:sumcrc troppo dell1t s nil c:flicada raffitlarle e:.clusi ramcnt.c la pre.~ervaziouc dalle malalt ie cpiclcJOico-contagiosc. .~ inùuhitato che le misure igil'nirhe applirate opportunamente c nella misura voluta varranno a stmppare parecchie vittime al tuorho; ma trattaudosi di vaiuolo, conln> cui la storia c' i nse gnu dtc " le~ ffttrtle IJ.IIi rei/le wu· barrières !111 Lolll;re ,~·en t/I;{('Jlcl PII~ le:; ?' Ois (Luigi xr iul'onuiJ " lllCIII!"i.! è positivo che aLhiamo nell' in~iz:ionc mccinita un Jlill ,·::ùiclo c siruro prcscn ·ath·o alìa portata tanto tlcl piit gmu sonano che ùell'ultimo dci sudditi, sarebbe prudcnz:ialc attcucrsi alla. Jllassima " Cnum fitccre et alterum 111111 omillcre n per sollrar~ i ad ogui tardiro rimorso, ad O!!lli ~;tcrilc rall\marico. ~cssuno ùisconoscc i scr\'izi che in caso d'epidemia vaiuolo:;a possono rendere i ùisinfcthtnti appropriati: uH~ è cosa faci le attarcarc il vuiuolo ne' suoi focolai c spegnere 'lucsti coml'lctamcnlc quaudo il contagio che ne costituisce l'cssl'llza (sia cs:oo il micrococcus CJundrigcminu;;od un altro qualuutJUc),scpcrun wrso aderisce alla cute dell' inferlllo, ai panni ond' è eu perlo, agli oggetti che tocca, ai mobi li ccl alle pareti della stanza ore giace, per l'altro si mescola aJI'arin atwosfcrica c sospeso in !JHella può essere trasportato a ùistan-.a ?.... Senza negare l'utilitù clei disinfettanti che possediamo, ancl'tirò che il solo i.n cui a\TCi fiducia piena cd in ti era sarebbe quello con cui si circpscrisse la peste di '~r cdianska, nl qu:tlc IWrù, Yigendo il vaiuolo, 11011 vorrei si ricon-esse se non se en désqspoir de canse e quando si fosse sperimentata e vista tornar fru straMa la vaccinazione, che fiuom riconobbi sempre giorcrolc cd efrìcacissima, cllecchè ne dicano gli opJlositori sistcuiatici, i quali (quocl Dcus avertaf) se riuscissero nel loro intento di annientare l'opera di Jenncr, non tanlcrcbbcro a pcntirscuc, pcrchè i popoli disillusi ritorccrcbhcro contro di loro il « 'l'olle 1'ollc , ch'essi gridarono contro quella salutare ed incomparabile profihs:,i.
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SuLLA \'.\CCfNAZlO~E E I{IL\CCIX.\ZI OKE
::\In il volgo disgraziatamente si lascia tr:Jscimu·e dai riformatori, dagli ambiziosi in cerca di fama, dai sovvertitori delle cose meglio stabilite, dagli abili piaggintori che s anno far vibrare la. ua corda sensibile c fini ·cc spesso a far come Medea che veclcnclo il meglio et! apprezzandolo si appigliava a l peggio. E, in questo caso, i demolitori approtittano molto accortamente della. riluttanza che prova l'uomo per tutto ci<) che sa di coercizione (poichè è nella sua natura di reagire contro chi vuoi l1enefi carlo suo malgrado) per spingere la cosa agli estremi eù intuomwe il loro clelenda vaccinatio. • )fa via, s iamo logici, se è possibile. Se v'è alcuno a cui l'obbligo di farsi raccinat·e c rivaccinare urt11. i nervi, non ostantc tutto il bene che sente dovergliene derivare, s' ha perciò da proseri \·ere, tla abolire interamente la Yaccinazionc c la. rivaccina.zionc, o da astenersene, ciò che torn a. lo stesso? Sembrerebbe elle prima di addivenire ucl una mis ura cosl radicale si doncbbo esaminare se in medicina pubblica il mal inteso amor proprio di uno, lo spirito di libcrtìt c d'indipendenza individuale debbano prevalere s ugl'interessi c s ul benessere di tutti, elle la legge deve priucipalrnunte ed unicamente prendet· di mira, g ius ta il dettato
" salu s 1·eipublicw ::i"'tln·emc~ lex esto ". F. ciò tanto pil1 cbe .il ribellarsi alla. legL;e sulln. vaccjnazionc pregiudica non solo ilribellr, ma. può tornare dannoso ad un::t intinità di perso11e cbc non v'hanno colpa ed hanno diritto di essere protette dal Governo nei limiti del fattibi1 e. rio detto in altri miei scritti, c mi giova ripeterlo adesso, che se in caso eli colèra, di peste, di tifo s i astringono i cittadini n sottomettersi n certe digposizioni intese ad allontanare il morbo otl a. rcnderlo meno mici clialc ed i contravventori s ono puniti rigorosamente, non vedo pcrchè, n preservare le popolazioni dal va.iuolo che con tanta frequenza. ricorre nelle nostre città e come il demonio di S. Paolo ci1·cuil !Jittuwens qucm devo,·ct e miete tante vite, non s i imporrebbe quel preservativo che si giudica soddis ti meglio all' indicazione? Come sembri a certuni cosi grosso peccatO< l'Obbligntorietù. rlclln vaccina stento a. comprendere riflettendo che costoro non mormorano con tro le misure di polizia urbana. che proibiscono di insozzar le vie, di esercitar e certe industrie insalubri, eli tener
11llBLIGATOI~I.\
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sulle finestre m si cd nitrì arnesi cbe possono caclere e t't!rire qualche pn s~eggiero. Se si trova savio, prorrillo, ben f.<1tto di proibire, comminnorlo multe e punizioni corporali, tutto ciò chr può riusçire dnnnoso alla plm·alità tlei cittnrlini od anche nd nn solo citta!lino, pcrchè si ha da trovare iniqua. \"C~<J< ntoria, improvvida, !:t vnccinazionc obb li~ntoritt i l'tti hl'nefici efl"ett i non si limitano :~cl un uomo, nd un rione, nel unn c·iltn, m'n s i c~tcntlono n lutto il 0cnere umano 't Ric:tpitohtndo io chiedcn•i a questa in ~ i gnc ndunnnzn : È egli vero che la vaccinazione eseguita a dovere presenn. oggi dal vaiuolo, come ne preservtwa al tempo di ,lcnner? É ,·ero che la. ,·accinnzione pratit:ata colle volute cautele non dà di solito nè pnò dar luogo acl infezioni eli qualsiasi specie o acl inconvcuienti di qualche importanza 't È vero che la scienza odierna non po ~~ i crl c alcun profilat• tico del miuolo che pos~n, non dirò sostituirsi \·antal!~iosam cn te a.l vncctno, ma servirne in una. data misura di succeclaneo? È ,·ero che nei parsi ove la va cci nazione è fa coltativa, co in e il nostro, la Francia, l'Austria, ccc.. un buon numero di cittadini si sottrae ogni anno alla vaccinazione e sommini!;tra la preciptm se non l'rsclusiva esca al di\·ampare delle epirlemie di rniuolo : È '"ero che i vaccinati con buon sm·ce~so se non isfuggono sempre al vai1101o dominante, non vanno soggetti, generalmente }larlando, alle fot·me più m:tligne di es~o ma Lensì alle forme più blande ed attenuate? Se lutto questo è vero, come è ferma mia cre1lenzn che sia, pere hè la mcci nazione non ret-rel!bc imposta a tutti per legge'! lllascimh facoltativa (l'esperienza cc l'insegna) è pericoloso, è una deferenza che può nuocere a molti. D'altronde perchò d<t noi i m.gazzi j)er essere ammessi alle scuole pubbliche, i giovani aspiranti ad nn impiego go,·erunti\·o dc,·ono esibire l'attestato di subita ,·accinazione, mentre l'operaio, il contadino, i servi ne )lOssono fare a meno del suddetto attestato ? La ragione per cui lo si richiede ai primi sussiste, o mi inganno n partito, anche pei secondi : siano dunctue trattati tutti 58
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SL"J.LA YACCii\AZIO~E E RIVACCll\AZIOl\E
egualmente tanto piit che quella specie eli privi lcgio ùi cui godono le classi meno fortunate costituisce per loro e per gli altri un pt'ricolo pcrmancn te e una minaccia. }fa, questo non basta.
li o detto dianzi che l' innesto vnccinico per quanto susseguito da e.:-.èO positivo non presena indefinitamente, locchè non deve n•care stupore, da.cchè lo stesso vaiuolo si può aver più volte. Questo faLLo, di cui non poterono rendersi conto Jeuncr ed i mt'di<"i rhc piit da ricino ne calcarono le orme, benchò l'abbiano intravctluLo, non isfuggi nll'ocuJatezza ùei nccinatori Ycnuti di poi, i quaJi ne desunsero ht necessità della riva,c(;inazionc che r enne iniziata verso il 1831 (se la memoria non mi tradisce), nel \Vurtembcrg, <Juintli propagassi a r ari St.ati della Germania, all' Ingh iltcrra. c }I OCo alla volta a tutta Europa.
Riconosciuta nùunlJue la tcmJ)Ornneitit delio prcscrvazionc Yaccinica c visto che la. durata ùi questa. gi unge a. stento a l O anni o li eeccdc di poco (~iemc.rer cd ().Itri la fanno ùi G ::mni appena, W Jcmini\S al contrario la fac:cYa 1li 30), ~i pose in uso In riracciuazionc, dapprima coJuin(;iando però dnllc truppe, pcrchè cou quelle non , i hanno tanti ostacoli tln superare, (;owsiderazionc che mi fece dire ncl1Sti5 che per l'attuazione tlclle misure igieniche reclamate llnlle ci rcostanze, s:U"t'bbe bene che un tn.ntino tli de::;potismo 111ilitare s' infiltrasse nel ciriDe, che nessuno ci scap itcrebbe. Ora (;Osì stando le cose, cù essendo COIIIJll'Ovalo che r cscrcito tlacchè adottò la riracciuuzionc ebbe a St'guar e una pro1~orzioue tli raiuolosi c eli morti minore assai di qut'lla elle solcra arere ljUando non si us ar•~ rirnccinare c min ima in co11fronto di queUa che in occasione d'epidemia danno d'ordinario le popola~ioni, io non mi pcritcrci ùi emettere il parere (che sarei oltremodo lieto c superbo, ~;c a resse il roslro sull'nlgio1 miei chiarissimi uditori) t:hc sarcl)bc darvero molto pii1coll\·eniente r imporre per legge ezi:uulio la riv,lC<.:inazioue che di esonerare tlalln vactinuzionc obbligatoria le popolazioni che giù, ri sono so;.{gcttc. Yalendomi della facoltà ri$erratami di ::tralciarc clalln relazione tlcl <lott. Lot7. !LUCI tanto che polessc serrire a meglio confortare il mio assunto, unirò n. ttucsto mio 110vcro dist:orso alcune turole
Ol1HLIGATOllL\
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gratìchc tolle ad impre~lito dall'opem del sunnominato autore dalle CJU:ll i a. co lpo ù'oc:chio si scorge l'cuon nc clitl'crcnzn in meno che uclln mortalità elci raiuolosi si-not ò in rrcri paesi clupo l'in . trotluzione della ,·aco::ina c IJU l: li<t non meno ri.;t o:<a. rhc si Ycrilio::<t a fa,·orc della Jlrntica J cnneriana fra ~li Stati o le ciWt ore la ,·accinazione ù obbligatoria c qnclli in cui é f:ltoltatirn. Tii chiamcru alht memoria J'cloclucutis:,illl:t statistica tli Jchb (eleo tutte le confcrcuzc del signor Wltccler non ginngcnUJuo a. render muta c im,iguilicant c), da c·ui ri ~ ulta <: hc dallt-IIG c parte del I d/ \J furono curati nc~-;li ospeclali di Londra 15, l 71 raiuolosi, di cui ll,-. n2 crnuo ;;ta.ti ntcciuati c :-:!/f)3 uon l'erano stati. I mo1-t.i fu rono ~ UI1 7, di cui HJOS inuestali c l(j(j\) non innestati. Le proporziou i dci morti sul totale lici curnti fu licl 17 per 100. La proporzione della mortalitidra. coloro che erano stt~ti ,·accinati è cicli' 8 per l OtJ. Quella dei morti fra i non m ccinali è del H per 100! • E si badi che IJUi il confronto Si fa !•uraneente tra. vacci nati c non vaccinati c rhc il :>i!-!nor J cbb riferisce che n c.~sun medico, nessun inserricntc riracl'inato con buon succe~so renne colpito dal Yaiuolo; G infermieri (su JOllO) dee per \[Ulllsiasi motiro non s'erano sottoposti alla. rimccinnionc ne furon o inrcce attaccati. Lo stesso accalitlc l'n n no l ::!7l , ncll'ospctlale 111 ilitarc d i Y erona, ore il solo infermiere che contras:,e il raiuolo c vi soccomhcttc fu un tale cui non fu fa.tta la rimccinazionc ncll'ospccl:llc, perchè n,.c,·a r~1 lsa me n te a ll'l·rma to ù·a r crla !-(_iit subita con c,i to farorcro le. Per non abusare della cori esi a c li ciii\ pa:dcnza tli t-u i 111 i dcst c cosi luminosa prora, porrò tenninc, o s ignori, n IJUesla nei:t r1nanto di ~ado ma altrettanto prolis:;a diceria.. P erò prima t1i prcnLlcr congedo da voi, lasciate che ancora una volta riclciane i alla vostra memoria le condizioni dcll:t q ucstiouc r accinic.:a in Europa c vi rnp]H'csent,i : r Che la mccinazionc è sempre il migliore, anzi l'unico prcscrvatiro contt·o il r niuolo, 111algraclo l'opiniouc contraria dci confcrenzisti di Londra, llci protc,tanti di Bcrnn, tlei di::-,itl()nl i di Germania c degli S\'egliarinis!i lli Charleroi c tli Parig i. 2• Che le st.ati:>tithc c' iu:.egnnno che tlo\'c la vaccinazione é
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SeLLi YACWiA ZìO:\r: E RIHCCI:'<.\ZIOXE
obbligatoria le epidemie di vaiuolo r iescono pii1 ristrette c meno micidiali; e che questi benefici effetti sono anche più evidenti doYe è altresì obhligntoria la rimccinazione. 3• Che è meglio sui.Jire le declamazioni, le ire, le freccia.tc di coloro che predicano per la lii.Jera mcci nazione in lii.Jero Stato, che ùi esporre tulto un paese al furore ed alle stragi del vaiuolo. Scappò dctlo ad un membro dell'Accademia medica pari~-ri na, parlando ann i !\ono dei troppo fam osi fatti di Hiralta, che l'Italia aspirava ad essere la terra cla"'sica della sifilide vaccinica; io bramerei, o signori, che si mostrasse a quell'illustre scienziato c al mondo intero ~:h c questa Italia, lu quale per sua buona sorte ba ben altri dassicismi da ntntare, non si lascia irretire da Yuoti so tismi c da petizioni di principio, nè fuon·iarc da una opposizione più clamorosa che ragionevole; e che nella patria. dci Sacco, dc i Hunh·a, d egli Adelas io, dei Gianelli1 dci Ùt\lbia.ti, llc i Paro la,
dci Fakoui c di t unti altri esimi c benemeriti vaccinatori, la vaccinazione sarà sempre tenuta nella estimazione a. cui l1a diritto c si fan\ di t utto per' dilatarne anzichè rcstringcrnc i confini. Ed ora mi sia concesso e!\primerri la fiducia che m'ispirano il n ostro passato e la storia della mccinazione in Italia da cui mi è dato }Jresagirc che quella non solo Yi sarà tenuta. oguora nella debita. estimazione, um se mai si arrcrasse quanto già accennai, che la lega. internazionale degli auti-vaccinatori, sul far di Carlo nn, desse prossimamente fia to alle sue trombe, per abhattcrc il monumento di J enner, gl'italiani, da non degeneri nepoti di Pier Capponi, suonerelJIJero le loro campane cd accorr erebbero animosi c ritti a. dil'entlerlo 1111fJUibus et r ostro, nell'interesse della scienza. e pel trionfo tl' una vcritù. che procacciò a ll'umana. fam iglia il maggior bene che aùbia. mai aruLo dalla Jucdicì na.
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Olll.ll.IGHOR IA
QUADRO degli in nesti (vaccinazioni e rivacci nazioni) praticati nell'esercito italiano dal 1867 a l 1877. :\<m
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:\'H. - Lo sco po di IJUC~to quadro el'seJHl o srJ)o quello di far Ycdere che ~ulla v:tccina7.i{)IIC facolbtti,·;~ si h:1. tulti gli anni fm le rcclu ~o un ri~toso numcn' ;\i n~Ju vncdnati, t'uro no oH1c.:;si g li o:~i t i ùdlc nu:dnazioni c ri va~ci na·til'ni e$c,:tu itc.
Crediamo di fa re cosa egualmente grata ai nostri lettori col riprodurre le applaudite parole pronunziate dal )faggiore medico dott. SEGHE I sAcco ne Ua seconda sed utn. della Seziono d' igiene poco prima cbe si aprisse la discussione sulla tesi S\'olta dal nostro presidente. In mezzo a sì illustro adunanza f!ual c è qucst:t prendo trepidante la parola e quasi mi parrebbe miglior consiglio il tacere se non mi sorreggesse c mi confortasse il pensiero che i n considerazione dell'importanza. dell'argomento che sto per trattare
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SULLA VACCJNAZTOXE E R!VACCINAZIOXE
userete Tenia al mio tmlirc. In conseguenza, ottenuta tlal nostro egregio presidente la parola, cd inYocata. la >ostra indulgenza, entro senz'altro in arg:omento. La f[llestioue sullrl. mcci nazione non è nel novc ro di quelle che hanno un interesse semplicemente speculativo di cui si possa tranq uillamente affiù;u-e la soluzione all'avvenire; solenne ne è l'argomento e come con tanta verità si esprime l'egregio :l\1nragliano, ad essa. son congiunte la vita e In, morte rli intiere gene1"a7-ioni. Per il che è giusta la nostra preoccupazione su fJnanto avvenne nell'Accademia medica del llelgio. Là in una delle ul ti me sedute, sorse il signor llocns a proclamare di non volere nè mccino nè vaccinazione. Egli disse che l'organizzazione di un sistema completo di medici pubblici, e la introduzione della medicina igienica o preventiva nelle famiglie può rendere tutt'affatto inutile l'intervento della. \'ilCcina., e concluùe col dire che l' utilità della yaccina ò in ragione inversa allo s viluppo delle istituzioni sociali. N i uno ignora l) nan to possa l'igiene contro le mnlattie epidemiche, ma che essa valga quanto la vaccina contro il vaiuolo è ciò che si deve recisamente negare. Quello però c he si deve affermare si è che il signor Horns colla tesi sostenuta. davanti nl consesso sopranominato ha disconosciuto il grande benefizio della vaccinazione, volendola sostituita dall'igiene. Kè si creda che questa ùisistima alln vaccinazione sia cosa nuova, essa lo em sin dai tempi eli Leone XII per avere quest' isitesso pontefice, quando fu assunto al pont.ificato, levata la commissione del Ynccino reputnndola inutile. Fn poscia la bellissima scoperta di Jenner oggetto di gravi imputazioni; fu invero in colpata dell'affievoUmc nto della costit uzione, si accagionò di avere r esn. piit frequente la febbre tifoidea, l'etisia cd altre malattie. Mn. il tempo galantuomo ha fatto giustizia di queste calunnie etl imprudenti allegazioni, e ci ha appreso quanto queste fossero 1nfonùat>6 eù ipotetiche. :Ma ecco che quando la vaccina si credeva nella convinzione di tutti, e godeva d'una vittoria riportata non sen:.:a fnticbc, risuonare il grido : non più vaccina, non più Vltccinazione. Ma quale la ragione per cui si è risreg)jntn questa sfiducia nell'efficacia del vaccino'? Da. due principali ragioni a mio pnrere: 1• perchò hanno co-
OllBLW.\TOid.\
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minciato n dire che l'azione protilaltka del racd no contro il vaiuolo non è assoluta mn !Jc11si temporaria; c poi p<'rehè col raccino si possnno importare da uomo ad uomo altri mali, c principalmente la sitili\IC. Yc\liamo fluanlo ri sia <li r ero in :.i1nili imputa:r.ioni. Senzn dubbio la rncd nar.ionc non è in falliuilc, essa, non prcserr;t dal vaiul))o in mntlo assoluto, ma por~;c grandi proballilitìt per i ~ fug gire gli as~a l ti, cd in ogni ta~o ne mitiga mentvigliosmucntc hL riolcnza. Il raiuolo in un'et<'L anteriore al li~H, cioè alla scoperta di .Jcnner, e con piì1 r::~gio ue ancora in un'età anteriore all' inocnlaziOIIC del rainolo, prclemrn un ottavo t:ircn. della. mortalità, distrngl!ern. In. rista, ùcturp:t\'a. il \'iso con ÌllljH'Ontc deformi c1l incant:ellabili, c ciò si depl omrn. non solo nel tu~nrio del por ero, dore l'igiene en• mes:,a in non cale, ma nclht rC'I!~ia. eziandiò, dorc 11on è a dn!Jitarc che i suoi rc~pons i fossero rispettai L Oggitli invece le epidcnnc prodotte dal miuolo nelle t)OJlOI:tzioni impr('gnate <li vaccino, sono a:;sai mitigate e nulla hanuo a che fare con quelle del 580, 'JIIellc ùel Hi U che percorse IJuasi l'uni\·erso, nè con quella del l'i:!O l'hc solo in l'arigi uccise più di 20,000 persone, Piìt elortnenti ancom che non lJUCIIo detto tcstè, sono i ùati statistici ùel 1lottor SC'atton, ebe per quanto concerne il vaiuolo e la. vnecina è in Inghilterra un'autorità incontcstn.bile. Per non abusare dt!lla vostr.L )Htzicnòn. nel rammentarveli, vi tlirò solamontc che dai me1lcsimi risulta che in Jn~hiltcrm muore di raiuolosi un numero 16 volte minore a. <tucllo che vi moriva prima tlclla scoperta tli Jcnncr. llunquc ltnestn crocinta contro il racciuo è ingiusta, c sarebbe logica solo allora, in cui fosse dliJlostrato che il principio ùel rainolo è spento e sparito, oppure fo sse attendibUc l'asserto cho igiene e civi lizzazione valgono a. distruggere l:l polcnzi::tli tà ùel summenzlonato print:i11io specifico e virulento. Ed è ciò che non renne ancora climostra.t.o c che temo non lo sarà neppu1·c nel• l l avvenn·c. In r1uanto all'accns::t. di potere inoculare morbi c specialmente In sifilide insieme al virus \'acdnico trasportato dn. uomo acl uomo, non è a negnrsenc la. possibilità, e se ne sono n.ruti esempi dolorosi, mn. essi furono in ogui caso imputabili nlht negligcnzn. ed all' ignoranza sempre evitabili. Gli inglesi seppero cons<lrvnre
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SuLLA r .\CCJ~AZIO:-.E E mrA CCI:\.\ZiùNE
il nu·~:ino puro t! i qunluuquo nùulLcraidone. r ercllè atlunquc non lo potrcHIO fare uoi, c:mminando In salute del raccinifero cJ anco qu('lla Ùl'Ì !>uoi genitori 'l Se un bambino vnccinifcro ba una sililiLIC acqui~itn, ttursta hcn presto valcsa le sue note all'estemo; ;.c rl nwciniftro è infetto per sifilide congenita, allora. si mostra malattk~.:io, ron una fi sionomia cd una denutrizione così marrata che nc~.,un medico potrebbe scf.'glicrlo rome datore d'innesti :-ucce~siri. Qunlorn, poi si temesse di non essere abbastanza garantili con ::.imili ricerche si può ricorrere alln var.cinazione animale, poicbè io non spingo le mie l'om·iuzioni sino al fanatismo col tor:licre ogni ,·alorc al vaccino animale. Malgrado la. predilezione assoluta al vaccino uman izzato, non grido vi,•accmente contro al vaccino nn imnle, deploro bensì, dirò col prof. T oscano, iu a.lcuni partigiani di l(UCsto metoùo lo spirito di speculazione che !>i me~cola coll' interesse sd entifico. Del rimanente riconosco col jJarùuzzi che fra. i pregi del vacc_iuo animale, Yi è quello di potere racdnare nel momento dell'invasione di una epidemia ili vaiuolo delle gra ndi masse di individui ; c così circoscrh·cre e fermare il progresso del fiagel~o. l\Ia se la va~.: c inazione non pr('serva. in moùo a.ssoluto dal raiuolo c lo t'a in modo relativo, se la sun. innocu.ità è generalmente rironosduta. pcrchè, è giusto ùomandtU'c, non si promulga tla noi l'ohhligo della vaccinazione? In Inghilterra, ove la liber tà iudiri1\ualc è spinta allo scrupolo, rige l'obbligo della vaccinazione c fa buone prore nelle popolazioni che essa protegge loro malgraùo contro le stragi del raìuolo. Lo stesso ùica.si in Baviera, rezia, Scozia, Prussia, Svizzera c Tut·chia,. Per ogni dove valenti st.:rittori col linguaggio delle cifre fecero conoscere di quanto non siru.,i alJha~sata la mortalità ùopo la promulgazione nei loro Stati dcll'obhligo ùclla vaccinazione ; c pcrchè, ripeto, non ne seguiamo l'esempio, mentre siamo tant o ligi nel pedinarli in altre pertinenze di assai minore importanza? i:: ,·ero, in Austria, Spagnn, ~lati Uniti d'.\mf.'rica, nonchè in Fmncia, tale obbligo non è sancito per legge. .\ n..:i in Francia, per ttunnto il llcrtr;tnd nel 1872 al Congresso medico di Lione, il Girault nel 1878 a.l Congresso internazionale di Po.~rigi cù ultimamente il d0ttot· Liouvillc :11la Camera ùci tleputnti con talento c facondia abbiano dimostrata la necessità di rendere obbligatoria la 11ratica della. vaccinazione, non ottennero tultaria, altro scopo che di destare nn
OBBLIGATORI.\
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fermento ùi distus ·ione d tc condusse nl uaufragio In loro profJOsta. l\[tt tJUCsio inf~l i~:c risultato n. rni ricl-ocì l'opera di sì rnlcnli filnntrOlli, dc\·e fo r~c tr:1ttenerci dal seguirli nell:1 da che ci hanno tracciata? lo ct·eùo di no. Se è vero che la liber·tà indh·icluale deve es~ere io ogni circostanza. rispettata, se meglio si IH'otcggc il popolo coll'istruzione anzicltè coi rcgolnrncuti, ciò non toglie però che quando questa islt·uzionc non è abbastunr.a diffusa c t.rattisi di un tlngcllo quale è quello drl \'aiuolo, non abbiasi a rammentare che salus l'OJJuli prima le:c est, c quindi non clebbasi llletlerc ln non calo la libertù, tJuanùo questa \·arca i lilniti naturali e legittimi segnali dagli interessi altrui; poichè se al mio vicino piace disconoscere i vantag~i tlelln. \'acciua, non parmi leggittimo c giusto che egli e;;pouga me et! i miei alle peripezie tli uu contagio tli cui egli, per sè stesso o per i suoi tigli, è l'origine volontaria e premeditata. :; è si abbietti che una tal legge andrebbe a ricadere sempre sopra. una classe !li inùividui poveri ùi fortuna, ùi educazione e d'intelligenza poicùè, se uou etTO, mi pare che le mire d'un~ legge debbano essere quelle di provvedere al he u ~ generale senza prcot.:cuparsi che abbin. a colpire una classa piuttosto di un'altra di persone. Alcuni, sorvolando sull'argomento della lil!crtù inùi\·iduu.lt', oppongono che uni\ simile proposta sarebbe di una esecuzione pr·atica delle più ardue, secondariamente che per formulare mm tale legge bisognerebbe che il legislatore avesse In sicure~za che il \·irus vaccinico fosse sempre di una purezza iuconteslabilc c tli efficacia quasi sempre assicurata. Per ciò ~h e concerne alla prima obbicziouc, nù appello a quanto a\'Vicne negli Stat.i dove è in vigore l'obbligo llclla vaccinazione. Da quanto risultn, in mezzo a tali nazioni, una simile misura lagislativa, per quanto \'essatoria sia considerata. in rapporto alla libertà, è penetrata nelle loro abitudini e la sua pratica esecuzione non è delle più ardue pcn:hè l 'c~pcricnza li ha infine condotti a pru·suaùersi che sotto la sua influenza venne di gmn lunga abbassata la mortalità. In quanto concerne alla seconda obbiezion(', mi para che si possa contral>porra che non è difficile di arcre il virus di prorenicnza sempre certa c di purezza incontcstahilc, quando si ricordino la raccomandazioni ùi J enncr: di uon Jascinr·e cioè alcuna occn-
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SU LT" \ YACC!}IAZ!Q)<E F. RlnCCIXAZIONE
sione di riprendere il cow-pox dalle vaccl1o lattanti, nelle quali spontaneamente o per contagio si riproduccsso la.pus tola, 1>er l'inii ucnza del pus ùeri ran te ùaJia malattia del c.wnllo detta giavardo o acqua alle gambe. Come pure si avrà In certezza di :n·ere dolla linfa Ùi purezza incontestnbile quando la si raccolga, volendola umanizzata, da un vaccinifero sano, vergine di sifilide. ::\I:~ è egli possibile conoscere che la celtica Juo non serpeggi nell'organismo di un bambino'? Questa questione si sollevò i11 seno delL \.ccademia di Francia, ed il celebr e Hicorù disse che jl medico non può bene accertarsi se un bambino sia si fili tico perchè questo contagio p1·ima. tlcll'età ili sei mesi non suole estrinsecarsi. 1\Ia è egli necessario 11rcndere un vaccinifero elle non al>bia pur anco compiuti i sci mesi'? Si .può prende1· di un anno. A quest'età ineoutestabilmente se vi ha sifilide costituzionale si è già manifestata, se non abbiamo alcuna, caratteristica specifica possiamo assicurare che la sifilide non esiste. ~ è si opponga che sia difficile il trovare tali n ccinifcri pc:rchè se ne incontrano spessissime volte. Hisposto co5i alle obbiezioni che si potrebbero rivolgere alla. sanzione della. legge sull'obbligo dello. vaccinazione, mi occonc aggiungere una considerazione che vale a r ibadire sulla. necessità pi detta legge. Oggigiomo si è diffusa la disfiducia della potènzialità preser,·atr·ice del , ·irus vaccinico, si è fatto u.n troppo parlar·c che esso possa propagare ùa. uomo. ad uomo altri mali, sicchè il pubhl ico che troppo addentro non è nel valore delle calunnie lanciate contro il vaccino, s' inganna, ingrossa e confondo le cose, ed in IJUclla penombra che esiste tra l' ignoranza assoluta. ed il sa.pere, egli non trovo. dte inquietutlinc e diffidenze, per cui gli pare miglior partito mettere da parte la pratica della Yaccinazione. ì\f::t se n.Hiene che un consesso di medici costituito ùa egt•egi uomini quali siete Yoi, sorga unanime a proclamare i ,-antaggi della vaccinazione cd a volcrl:t ol!bligatoria, promuove c suscita. una r eazione ncll'atùmo del pubblico e fa sì che questo, drtpprima. trepidantc e ùuhbioso, dalla parola vostra attinga confo rto per ritorll::tre fidente c sicuro, come già il fu altra volta, nella virtù preser vati ra del vaccino. • Dimostrato. la. necessiti dell'o-bbligo della vaccinazione, ne viene anche dimostmta la necessità dell'obbligo della rivaccinazione.
ORP. L!GATORIJ
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L'attnn ionc di rlncsta non inrontra, piìt alcun nppo,it orc, poi chi: tut ti i pratici convengono du' lit prcserrazionc raccinita non ha per nulla un camttt re as~o ln to l'd indefinito. Il che non do,·c stupirei per la ragione che t:o nsta da molto telli(IO alb sdcnza, esscrri persone et! anrhe f:t~ n i :;l i c intierc colpite più d'una volta dal n tiuolo, come anl"h<' per la ragione c-he dopo l' inoculat:iono del n1iuolo emm:i ~pes:::o ossC'n ·ate rcddire di tale malattia, infin e pcrchè J enncr arcrn egli stesso const;ttato che le persone occupate a mungere le ra~c h e potc,·nno contrarre due volte il cow-pox. naturale et l eziamlio il vai uolo per inocnlazionc. Comc sperar r1ninùi che il r accino fosse un prc ~crrnt iro più potente che non lo sia il vai nolo inoculato? Più potente che lo stesso cow-pox. '! Dif;ttti della surt precarirt inllnunit:\ ne sono prora. i non rari t:a;,i di 1·aiuolo nei vaccin:-tti c l'osserrazione Ollienm che ci apprentlc quan to m lga la. riraccinazionc :t mitigare ht rio lenza del l':tiuolo quanclo disgraziatamente sorge cpi llcmico . Del resto e;-;iandio il ragionamento scientiti co ci conduce n r reclcre che sia lemporariot l'immunità del vaccino; ,·alga. il vero, nel turbinio delle motlificnzioni fisiologiche formanti ht r ita, il nostro organismo si mod ifica, cd in conseguenza in quel via-vai che in esso succede, in quelle continue operazioni d'ad(lizione c sott razione cbc dentro alle sue fibre si compiono, der e pure diluirsi il virus vaccinico, perdere delle sue proprietà, mentre l'orgrtnismo ridi vcnta Ynlncrahile al vai uolo. Per il che ne viene l:t logica conchbionc che il virus raccinico o per colpn. sua o dcll'orf_!a nismo in cui è stato inoculato perdendo la sul\. azione preserm trice, der c essere nuovnmeutc innestato primrt che l' immuoitù, ,p rocurataci abbia cessato. Signori, qu:tnto ebbi l'onore di espon i, ò il porta.to delle osscr'·azioni frttte durante il mio esercizio metlil:o militare nonchè dello studio dci migliori autori che scrissero del YaC'cino c delht vaccinazione. Ignoro quale possa essere il vostro assennato giudizio sul principio pc! quale, umile gregario, ho combattuto; quello però di cui io concepisco la speranza si è che se le mie parole non valsero a. persuatlerri, questo clcsiato intento aùhin. bensì raggiunto l'egregio generale medico comm. i\Ianuyra, col suo discorso nella seduta di ieri ..
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CO\FERE~ZE ORALI
mOTTAL)IOSI:OPI ~
TE!< OTE
AGLI UFFICIALI i\rEDJCI DEL PRESIDIO DI ALESSANDRIA
Lasciate che in questa nostra. riunione n esponga alcune considerazioni sulle principali conoscenze acqnistate per mezzo dello strumen to di Helmoltz intorno alle lesioni anatomiche delle parti medie e profonde dell'occhio. Incomincio dalle malattie del cristallino. Non v· intrattengo sull' aphakia e sulle Jussazioni della lente, perchè, anche JJrima dell'jnrcnzioue dell'ottalmoscopio, era facile rilevare l'esistenza di questi fatti morbosi, ponendo mente al tremolio dell' iride, alle modificazion i del riflesso capsulare, alle mutate condizioni eU rifrazione ed alle alterazioni della facoltà risiva; e presentemente anzi non facciamo uso di questo istrumento, che per meglio accertare e completare la loro diagnosi. Se non ri dispiace invece, richiamo la vostra attenzione sui servigi importanti cl1e ci rende lo specchio ottalroosco· pico quando si tratta di esaminare le opacitl del cristallino. Un a volta si fa cera, è Yero, la diagnosi diftèremiale fra una cataratta completa dura ed un' altra molle, giudican· done dalla tinta e dal volume, i quaJi dati si potean facil· mente 1ilern re con la semplice ispezione. Così pure, in grazia delle lenti d'ingrandimento e dell'illuminazione laterale, era altresì possibile vedere le opacit<ì incipitnti, sia della cri· stalloide anteriore, sia. pure degli strati corticali superficiali anteriori; anzi, facendo attenzione al loro aspetto e fo rma,
CO:'\FERE:\ZE OH.\LI DJ
OTT.\L~I O!>Crt PI.\ 1
ECC.
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si era anche in grado di di:;ti ugucre le une dalle altre, poi· chè, mentre quelle sono Ji un colore bianco perl<lCCO cd hanno una forma tonùeggiante od irrt.> golare, queste per lo contt·ario sono meno ~pl endcnti c•] !JaJJilO un;t fìmna o lint•are, o triangolare od altrimrnti geometrica,. )[a coll questi ~e m · plici ml'zzi d'esplorazione 11 0 11 si pote1ano ·nieHte ail"atto ri· Jerare le opacib\ degli strati corticali profonlli . o quelle del nucleo, o qurlle del segmento po:;tt'riorc del cristallino. Il tenbltiro poi fatto da Sanson di profi ttare del la scoperta :.'.lorgagni ·Purckinic c di applicarla all a diagnosi dt·lle 16i•mi di trasparenza dt:l polo po~tc ri ore Htlll n.JH: h'e~so : cd oramai l'esame cato~trico è qna~i escl u~iram eu te risrrrato prr determinare il raggio di curratHra dclìe snperfiçi cli()ttridlc, nonchè per dimostrare le mollilk azioni che la loro curra su· bisce non· accomodazione ùdl a. \"Ì:;ta alle Jircrse distanze. Epperò si fu solamente lo spc~.:chio ottalmoscopieo clrc ci pose iu grado tlì scorgere auchc le piLI piccole opaeitiì., sia del centro, che della perifcr:a del c ri ~bt!Jino . Questo istru mcllto, non solo ci rese agevole la ùiugnosi e~n tta di un::. cataratta incipiente, ma per di pi11, la mcrcè d"nn inge· gnoso procedimento itleato cla De:;marres p::Hlre c pubblicato Ù<t Calle nel Is.-,t), ci dieLlc ii mezzo di detcrmin;ire anche la sede preci~a dell' opacità (1). I11linc si fu S(lprattutto la (l ) r cr Òl:terminare COil t{llCS!O p NC~•IiliH:IltO b R··<lè prcei<:t della opneità. rosscrratcml inco111iucia dappricua. a fi,~nnl b eli hène b macchia; indi. e nell'alto i~tcsso che guarda con atti·nzhmc, in d ! a r vsservato a muovere il g loùo dell' occhio ora in ìtlto, orn in ùnsso, om a destra et.! ora n siJJistra; se !;t macc hb llnrantc ques ti llhJVimcnti si ~ ~~·-·sta nd lo s tc~~o senso, essa è uùi ~atn nel se~ men to anterillre ; ~c in1·ccc si spos ta in scnsu opposto, C<$a allora è ~ itu ata nel s•·g1 ucuto postcriure. Tanto nell'uno qu:\ilto nell' al t ro ca;;o h lunghezza della escursione, che la mn~cliia percorre, è p1·oporzionata. alla su.a di•t:tnz:t
<la! nucleo.
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COXFEP.El\ZE ORA tr DI O':rrALMOSCOl'lA
luce ottalmoscopica cl1e ci permise di ,·eder bene la granùezza ùel uucleo, la sua posizione, la larghezza varia delle strie della maRsa. corticale, il loro colore e tante altre J)ar· ticolarità di aspetto, di forma e di tinta, le quali ci forni· scouo gli clementi necc3sari per pot(>r fare con sicurezza una diagnosi difl'erenziale fra le tante y:nietà di cataratte. Intorno poi alle malattie del vitreo la scienzn. era ancora molto più povera di cognizioni e patogeneiichc e diagnostiche. ::ìoltanto un 4 o ;) lustri addietro si aYerano appena nppena poche ed inesatte conoscenze sulla sincltisi c sulle miodesopsie. Della f;iuchisi, a un di prC'sso, non si sape\'a altro, tranne cho l'umor vitreo era pil1 sciolto del normale; e YCIIÌ\ a ùingnosiicato soprattutto da un grado più o meno pronunciato tl' iridoùone~i. in armonia con alcuni fenomuni subbiettiYi. dipcndeuti da alterazioni tleltt facoltà l'isiva. Così pure poco, o nulla, di positiro si sapeva intorno alle miodcllopsie; e le poche notizie ra~colte si ritrae1ano unicamente dali 'esame emlottico. Oggi im·cco lo specchio ottalmoscoJlico, come ci ha messo a giorno sulla 11atogenesi ùclle r:nic formt' di sinchisi, così ti ha iu pari tempo fornito il mezzo più acconcio per po· terno fare la diagno:.i in modo rreciso c particolareggiato. lu grazia sua difatti noi ora sappiamo che la liquefazione ùel Yitreo ora è totale ed ora parziale, ora interessa il suo segmento anteriore solamente eù ora il posteriore; che n rammollimento totale dipende da alterata nutrizione della coroidea e nel più ùei casi da nn a coroiùite generalizzata; che il rammollime!lto del :;egmento anteriore si osserva so· venti in seguito ad alJbassameuto della cataratta; e che il rammollimento del segmento posteriore coincide quasi sem· pre con nna coroiùite atrofica, con lo stafiloma posteriore e coi gratti più elcrati di brachimetropia. Epperò, come ve1
n::-;un: ACJ.I un·. )IF.ll . l>:·:L l'I l E;). 1H .ti.El'S.\:\l•HU
V':l.J
dete, noi uon pos!'\iamo 11iil oramai e:;sere iml•arazzat i nel formulare i nostri gintl izi nei q ue:;iti mcJieo·lega li. che cu·ra queste malattie pu r sorcnti ci si presentano. N:>n altrimenti o con lo stl•:.:so mezzo la f:cicnz:t SI t' del pari arrit:C'hita. (li cognizioni prcdsc sul le così ddLI.! miodc· H•J•sie. Taccio ùclle miolll'SOJ·~ ie funzionali (l) c di quelle altre dijlcmh:nti Ja alterazioni (jUalilalirc tldle lagrimr. per non allo11tanarmi 11<111' onlinc di idee che mi sono Jm•li:;~o. Fo menziono :;oltanto ddle mosd10 rolanti JWotlotto da opa· cit:l del vitrl'O di~gi:t, più o meno, liquef:ttto. Qtll':::te opa· citit diilendono per lo pilt tla corpus(;vli nuotanti uel r itreo, i quali, risti con l,' oUalmos~:OJ •ÌO, ci si mo.>trauo lli raria. torma, tlimen:-ione, USJJctto e colorito. E se llur:~nle l'o:;:k'r· r aziono si prorocano dei morimenli dd l>ulbo. si scorge ehe qnesti corpicciuoli neì pi ìt dr i casi sono mobi li , si agitano ad ogni morimcnto c cadono poi lentamente in IJns::.o non appeua il bulbo sta fermo . }fa tutto ciò non ba:<ta ancora. L' otLalmoswpìo C'i ha fatto couo:;cerc altre,;ì akune malattie del Yitroo per lo ad· ,]idro punto conosciu te. Al lt11lo cioè all'elmintiasi del rilrco, al di5tacco della. memùnllln jaloitlcn eLI all' iunnmmazione di qucsto mc:tzo diottric,l. Cume sapete, Grai.;fè t>i fu il primo c:hc ricl1 iam•) l'attrn· zioue sui parai:i::;iti del vitreo con una UH'Uloria puhhlil:ata nel 1854, nella quale riporta pL·r l'appunto nn ca5o tli ci· s!iccrco, che si aJHJidara 11el "t'gmcnto po:;tl?riore tli (JUt''-'to umore o nella parte della retina ricina alla. prtpi.l/a. Dopo (l) Donùcrs, nuu lan guari. sull'riva ,li tui vdc~np~ i:t funzitltJalc ucll'vc· chi•J ;;iui:::tro. Egli sulla liuca vi~nal•' ,·,.deva cvtu\l una ntv~ca l'ohtntè la •tualc si tiiOI'CI'a in all" cù in La<~u ucl ~L·.~ ut cnlo iul'criurè 1lo:l catltJitl Yisivu in tutta vicinauza 1li IJU~sta lin~a, ~,·nm u~:ti Jwrù inn\· derne il scgu1ento supo:riorc.
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Cll:\FE1{E:\ZE Of:.lLI DI ùTTALliOSCOPL\
qucst"cpoea il cisticerco nel \' itreo renne constatato ancora tht mol ti altri otb.lmologi. Lo stesso Graefe riscontrò in se· guito questo para:;:;ita rucdcsimo molte altre rolte ; ed in una statistic;t pnlJIJiicuta nel 185 7 su di 80000 casi ne riferisce 40 di cisti ~:crco uel rìt,reo ed in altre parti delrocchio. Per cui oramai abbiamo in scienza uu numero tale di o~sc rraz ion i esatte di simil geucre. da poterei tenere paghi delle cognizioni acquistate in proposit<>. Altrettanto }>Osso ailcrmare del distacco delJa jaloidea. brano[, ~:ome ri è noto, fu il primo ad osservar! o in seguito a proiezione di un corpo e~traneo nelrocchio. lndi fu parimente constatato da .Pagensteckcr e cla. Uecker CQnsegucn· h•mente ad operazione di cataratta e nella miopia gra\'e . O,;serrazioni simili pubblicarono pure Koapp c Galezow:lki. ln tutto queste ossena7.ioni la jaloidea . distaccata, con l'ottalmoscopio la si \·eùo.ml sotto forma di membrana azzurrognola, ondulaL<t c fluttuante nel vitreo. E dalle medesime osser1aziooi risulta elle le cause più freq ut:nti di sitratto distacco sono, o la perdita d' una parte considererole dello umor ri trco, o una coroiditc, o uua cicli U:, ovrero un no· terole allung-ameuto ùelras:;e ottico, come precisamente suc· cede nello stafi loma posteriore. lnlìne per rapporto all'infiammazione del vitreo dirò che la ~na conoscenza è una conquista ancor pi ù recente; anzi tanto recente, che alcuui ottulmol ogi, fra i quali Galczowski, non si credono per ora autorizzati ad ammetterla. B:;si ammettono hensì la intiammazione della memLrana che avvolge il vitreo, ma non già la flogosi di qur.st'umore. Però di fronte alla loro opinione sta quella autorerole di ì feckf!r, d' Iwanolf. di Donkan e di altri eminenti ottalmologi. :\Ja ciò che sopra. tutto importa, a dimost~re la realtà eli questa. malattia, noi al>biamo numerose ossen·azioni othùmoscopiche, fatte nei
TEXUTE A(;f,I UPF. :\lED. BEL PHES. DI ALESS.\)illRIA
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casi di ferite del \'itrco, o di procidenm del medesimo, in S('guito ad operazione di cataratta. Gon r ottalmoscopio, in Yero, noi possiamo assistere in questi ca:;i a. tutte lo fa:>i del processo infiammatorio del ritreo ed osserramc così i successivi mutnmeuti mnteriali. E con ciò l'o:;serrazione ot· talmoscopica ci sommiuititra delle prove eli fatto della renle esistenza di questo proces::o. Del re:>to nella, struttura flel vitreo è oramai dimostrato tlalla. microscopia, ed è amme~so da tutti, che entra a far parte l' elemeuLo cellularo. Così Ri tter ci ha fatto conoscere le cellule cpi tl'liali, Wcber e Virchow le stellate e Donkan con Iwanolf le fìsalifere. E per conseguenza per me sta. che un organo, nella cui tes· sitnra entra la cellula, possa e debba primitimmenie infìam· marsi, ogni qual volta una causa morbigena abbia a. determinarvi un' irritazione nutritizi:t efficace. Ora passiamo alle malattie del ncno ottico. A questo riguardo si può quasi dire che tutte le cognizioni, che noi oggi possediamo intorno alle medesime, le abbiamo acquistate in seguito all ·invenzione tlello strumento di Relmoltz. Se prendete in mano un trattato d'ottalmologia. con una data anteriore alla metà di questo secolo, voi invano cercherete annot.:tte nell' indice le malattie del nerro ottico. Pressochè tutte le conoscenze intorno alle medetiime hanno una data posteriore. Eppure, maigrado ciò, in grazia della luce ottalmoscopica, nvi abbiamo sull'argomento un dovizioso corredo eli cognizioni. In fe' eli che noi abbiamo gift la storia nosologica. della neurite e della perincurite ot· tica con le loro varietà, basata soprattutto sui segni ottalmoscopici e completata coi dati fornit-i dall' estesioscopia e dell'estesiometria retinica. Così pure noi possediamo molte notizie sulle varie modalità dell' iperemia arteriosa e venosa. della J)(l(lJilla ottiut, nonchò sulle apoplessie parziali e totali 59
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COHERE::'\ZE OR.II.I lJI OTTAL)IOSCOPIA
della medesima. Parimenti noi rileda mo con l'oLtalmoscopio tutte le particolarità dell'atrofia della 21apilla; e sappiamo dire daU'esame di queste particolarità, quando essa è postumo di neurite ottica, quando è reliq11ato di retinite e quando è :iJ1rr.:f' conseguenza di malattie o del cerrello o del midollo !'pinale. Similmente si è con la luce ottalmoseopica cl1e noi ' ediatno l'escavazione della zmpilla con tutte le sue Yarie accident.alitù nel glaucoma semplice, nell'infiammatorio acuto, nell'infiammatorio cronico c nel secondario. Per ultimo, e sempre in grazia dello specchio ottalmoscopico, 11oi abbiamo numerose o~servazioni dei tumori del nerro ottico, le quali sono nbhastanza esatte e dettagliate. Ma, come sapete, questi non sono i soli servigi che l'ottalmoscopio ci ha resi intorno a quest'argomento. Lo strumento di Helmoltz ci ha messi altresì al possesso di molte altre cognizioni, le quaH possono rischiarare grandemente la diagnosi delle malattle cerebrali. Malgrado le esagerazioni dell'ottalmocerebroscopia, è un fatto che i dati ottalmosco· Jlici rilerati nelle malattie del nervo ottico pvrmo arere una importanza grandissima nello studio delle malattie del cer· ye1Jo. Noi conosciamo i rap11orti intimi che esistono fra il 11ervo ottico e questo riscere, e per conseguenza è pe.r noi anche chiaro cl1e, 1e lesioni di quelle parti del cervello, le quali sono in rapporto diretto ocl indiretto C(li centri ottici, abbiano a manifestarsi con deJJe modificazioni mor·bose della papilla. Infatti gli ascessi ed i tumori di queste parti, non altrimenti che la mcningite basilare, si manifestano soveu-
tissimo con tutti i segni ottalmoscopici della neurite ottica. Anzi in alcuni casi noi siamo !Jerfino in grado di determinare la sede di queste lesioni. 1n queste conti ngenze la netu"ite ottica è associata contemporaneamente a paralisi di altri nervi. Così, per esempio, una nenrite bilaterale: uuit.a
'f.El\OTE AGLI t" H . :\lf;:O. nEL PnES. lH ALE S:).\:\DHI.I.
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ad ambliopia où am;turo~ i impro>risa è aHrcsì concomit:l!lte aù oua paralisi dci m rri ùèl sesto paiO, essa è manife:;tazione di una lesione che ha sccle nel quarto vcntricolo, e che, cstendenùost ai pcdttncoli cerebellari, ha quindi interessati i centri ottici. Se poi, nnitamente ai segni ottalmoscOlJici dcll::t neurite, non esiste in 11ari tempo anc1te paralisi lli altri netTi, allora ]a lesione è ui.Jicata senza dnlJhio nei ce~1tri ottici. Ed è appunto in sill'atla guisa che in que,;ti casi noi posf'iamo diagno:;ticn re una lesione rlel cltia:;ma ottico e dei tubercoli qnallrigemini. Del resto io potrei ant:ora. moHiplicare questi esempi : 111:1. temo di stancare la Yostra atten zione. Epperò concludo col dirri soltauto che le parli del cen ello, le quali in seguito a tumori, ascessi, ecc., votmo determinare la neurite ottica, sono per ordine di frequenza le pa rti anteriori degli em isferi ccrc!Jrali, la ghiandola pituitaria, il cbiasma del ne!'l'o ottieo, i lobi posteriori del cervello, il eerrclletto, i peduncoli cerebellari, il quarto fen· tricolo e gli strati ottici. Considerazioni simili sono pure tla farsi rélatil'amente alle malattie della reti na. L'ottalmoi;COpio, come ci è necessario per discernere e precisare le aO'czioni del ncrro ottico, così ci è desso altrettanto im1is}'en::;abile per riconoscere e bene studiare le afrezioni di questa membrana. I,e nozioni una. Yolta possedute intorno a questi morùi crnno o nulle O\'vero grandemente ragl1e ed indeterminate. Noi trattati, pure di data non tanto remota, appena appena. si cousacrara un capitolo modesto alla retinite. Vi si tra.ttara però d'una. retinitc teorico-scolastica ed invariabilJlJentc stereotipata con nn assieme di fenomeni morbosi quasi esclusiramente subbiettiri. Invece erano molti e prolissi i capitoli dedicati alle ambliopie ed alle amaurosi. Le conoscenze veramente esatte circa tali malattie si ebbero soltanto allorquando la luce ottalmosco-
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COXFERE:'\ZE OR ALI DI O'M'ALMOSCOPIA
}Jtea ne permise di stndiarle ben bette, osservandone le ,·ari& fa si eli erolnzione in relazione con le alterazioni di tessitura etti danno luogo . E si fu solamente per siffatto modo che gli osserva tori furono in grado di arricchire la scienza, in hrere lasso di tempo, di un dovizioso corredo di cognizioni tanto pree.ise quanto bene ordinate. Pre~entemeute di.ffatti, in grazia dell'illuminazione ottalmoscopica e la mercè pure dell'esplorazione funzi onale, la. ottalmologia possiede una storia uo:;ologica completa delle varie forme di retinite semplice, che non menziono per brevità. Oggi parimenti noi abbiamo una l'icca. messe di cognizioni sulle ipcremie arteriose e venose e sulle ap(lplessie della retina. Così pure numerose, esatte e particolareggiate sono le osservazioni oramai raccolte dei casi di embolia e di aneurismi dell'arteria centrale della :·etina, eli distacco eli questa membrana, dei suoi tumori, ed infine delle sue varie anomalie congenite. Come redete frattant<>, sia per le comuni esigenze della clinica, sia pure per quelle speciali della medicina legale, noi nello studio di queste malattie non possiamo assolutamente fare a meno della luce ottalmoscopica. E va senza dire, se per avventura siamo ora in grado di fare una eliagnosi precisa delle medesime, lo dobùiamo w1icamente ed esclusivamente all'ottalmoscopio. Questo però non è l'unico titolo di benemerenza cl1e al riguardo Yanti lo strumento eli Helmvltz. In grazia sua l'orizzonte delle nostre conoscenze nel vasto campo delle afièzioni retiniche in questi ultimi tempi si è ancora più esteso. Da una. parte, per i rapporti anatomici e le comunicazioni che esistono fra il cerrello e la retina, le m:;.lattie eli quello determinano frequentemente delle alterazioni sensibili in questa. Dall 'altra poi molti processi morbosi, che danno luogo
TEXt::TE AOLl tn•. ::lfED. DEL l'J:~;S . DI ALESS AXIJR!A
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a profonde modifi~:azioui ùiscrasicbe del sangue, finiscono quas i sem1we per determinare altresì delle lesioni anat.onliche e funzionali piìt o meno salienti di questa, membrana . E tutti quanti questi fatti morbosi secondari li conosciamo pei· l'appunto la mercè del lo speccl1io ottalmo"copico. Per rapporto all' inOuenza che le malattie dell' encelitlo ponno esercitare sullo condizioni di nutrizione della retina, sarebbe qui il caso di ripetere a un di presso quanto or ora Yi dissi relativamente alle affezioni del nerro ottico. ~fa per eritare inutili ripetizioni, do per sottin tese le considerazion i già fatte in proposito. Aggiungo soltanto per comt,lemento le modificazioni che le iperemie cerebrali producono nel fondo dell 'occhio e le caratteristiche alterazioni funzionali, che con, segujtano mai sempre allo lesioni di alcune parti del cerrcllo, le quali sono in diretta contintùtà di tessuto col nerYO ottico e con la membrana nervosa del bulbo. Nei casi d' iperemia cerebrale i disordini d.i circolazione endocranjana finiscono per alterare altresl la circolazione nelle membrane profonde· del bulbo. Intatti, a cagione della iperemia dell'encefalo, essendo aumentata la pressione endocranica, questa, stante la comunicazione diretta che Schwalbe ha tcstè dimostrato esistere fra lo spazio aracnoideo e lo spazio intravaginale del nervo ottico, viene trasmessa tin o al bulbo .ed in tal guisa v' inceppa grandemente il defi usso dei n tsi renosi. Inoltre questa pressione entro la scatola craniana si esercita anche ilirettamente sul seno cavemoso e per suo mezzo quindi sulla ven;t centrale del ueno ottko. Per que· ste ragioni anatomiche frattanto, esaminando in questi casi il fondo dell'occhio, Yi si scorgono tutti i segni di un ' ipe· rcmia arteriosa e renosa ùella retina, ma piì1 renosa che arteriosa. Con l'ottalmoscopio si vede anzitutto che l'aspcLto del fondo dell 'occhio è 1111 poco diverso dal normale, esso
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CO:->FEltE:\ZE QR,\L! 1H 01"l'AL\fOSCO PlA
assume come una. s fumatma rosso-grigiastra. Ossen·andone poi i particolari, si scorge che la papillct è pii• rossa del dovnto per maggior sriluppo dci suoi capillari , che le rene retinicl1e sono piì1 grosse di calibro e tortuose, che tutto attorno alla papilla e lungo il corso dei vasi la retina· è llleno trasparente e come rcla.ta da un sotti lis;;imo relo ordito con disposizione sensibilmente raggiata. E così, come rcdete, questi dati ottalmoscopici, come aHalorano la dia· gnosi di molte malattie comuni dell'encefalo, ,·algono a.nche in tanti casi a risehiarare le piìt delici~te e le piìt difficili questioni di medicina legale (l ). Nei casi poi di lesioni limitate a quelle parti del cerrcllo che sono in continuazione anatomica col nervo ottico e con la retina, i segni ottalmo1'copici sono precipuamente analorati da interessanti o caratteristiche alterazioni della facoltà Yisiva. Intendo alludere ai casi di emiopia laterale. Noi invero sappiamo che i fasci nervosi, i quali costituiscono i ncrl'i ottici c Je retine, appartengono a due provincie di· rcrse : i fasci esterni, vale a dire, che sono direttamente somministrati dall'emisfero corrispondente, ed i fasci in terni, che s' incrociano nel chiasma c éh~ prorengono da.ll 'emisfero opposto. Noi per conseguenza nei casi di emiopia laterale, constatata con la metodica esplorazione del campo periferico della vista, siamo in grado di dire, senza tema di errare, che la lesione funzionalo dipende da un'affezione cerebrale. Anzi quasi sempre siamo in grado di stabilire con sicurezza anche la sede precisa del focolaio m01:boso. Così, per esempio, (l) 'l:' rasando il vnlore prezioso dci dati o!talmoscopici, che gli alic· nisti ri~contra110 mai sempre nelle psicopa tic. Per noi hanno un intcrcs:;e ancor maggioro quelle, che tanto spOJ.~so ri!CI'Ìamo ncll'epilesl\ia, c che d forniscono dci buoni elementi di giudizio, pe11 poter distinguere l'epilessia Yera 1hlla $imulata.
TE);t.:TE .\GU t;F F. m:u. UEL !'!l P.S. [)[ AI.F.S$.\:-> PTa.~
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la erniopin. è dcssa. onwnima, sin:ome sueccde pitl freqHL-11· temente·~ e noi aùl1iamo tl iritto ùi ri tenere che il fnLto mor· boso, da cui dipende, IHt sede uell'cmisfero oppo"to . Co:sì pu re è ùessa incrocirtltt infr>na1? c In. lesione inb•resscrà, o i fasci esterni dell'origine del nerro ottico, ovvero i tuhL•rcoli qwH.lrigemini anlùriori. CoJì infine ò thJs~a incro· 1·ùtlrt r>sfcn w? e l'all'czione sa rit certa nwn te ubit;n hl, o ud cl1iasma., o nei tubercoli quarlrigcm ini posteriori, che., come _è noto, fomi ~cono gli clemen ti ncrrosi alh metà interna delle due retine. E tanto basti per le lesioni rclinirlte, che dipen1lono ùa. malattie cerebral i. Le pod:1e cousiderazioni fn tte 1limo:;lrauo abbastanza di quanta cftivacia pi!ssa cs~er l'aiu to, che l'otialmoscopia è iu grado 1li dare iu ~~to l ti ca:>i al la cerel•roscopia. rn qnanto, per ultimo, alle altera~ i oui, che sorcnti pro· dncono sulla mentbrana ncrro:-;a dùll'occltio le malattie c-he danno l nogo n. ùiscrasic sanguigne, come sa petc, r1uestc sono molto numerose e srariate; e se dovessi discorrere di tuttt: quante, a n ei 1li certo a farreuu una luuga e noio:s<t l itau ia. Così, per esempio, dovrei parlarvi dello k:;ioni retiniclte uel1' iufezione silìlitica, nella leurocitcmia, nell'albumin uria, ucll:l. glucosuria, Jtclla poliuria, ncll'oligocitemia, tloll'cmo · fi lia, ecc., ecc. 'Jia considero ciJC nel far ciò abu:;crei senza dubbio dclht ro:sLra cortesia. E poi per direrse di qncst..: malattie le osserr;lzioni fì uom raccolte iu proposito sono poco n umero~e ; e per ciò stc:;:;o St;<lrse sono le cognizioni, che abbiamo intomo alle mollifìcazioui morbose, che des:;e poslh1llO proùurre nelle membrane profonde del bulbo. Se uon \'i dispiace quindi, mi limito a fare uu scmplke cenno di alcune soltauto fra le tante, sccglienùo per l'appunto <Juclle, che sono meglio stutl iate. Val e a dire voglio tennnre la \·ostra attenzione solamente sulle lesioni rctinicbe, rilerate
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CONFERENZE ORALI DI OTTAL)IOSCOPI:A
con l 'ottalmoscopio nell'infezione sifilitica, nella leucocitemia,
nell'albuminuria e nella glucosuria. Nell'infezione sifilitica, come sapete, oltre l' infiammazione dell'iride, molto soventi si osson:a110 anche disturbi di nutri· zione nella retina, nella coroide o nel Yitreo. Nella retina il Yirus sifilitico può determinare due forme speciali di retinite: la plastica, cioè, e la pigmentosa acqut'sita. I,a prima forma all'esame ottalmoscopico non presenta niente di caratteri· stico : si rilevano solamente le macchie biancastre ed i focolai emorragici, promiscuamente disseminati q na e li\, sulla su per· fì cie retinica, non che un leggero appannamento della papilla, rhe di consueto si riscontrano altresì nella r cf.im.tc plastica scm1>hcc. Ciò che caratterizza questa forma di retinite sifi · litica, si è la coesistenza in pari tempo di una coroidite, di ' un'opacità del vitreo, o ili un 'irite (e specialmente di questa ultima). La seconda forma invece è cootrodistiuta da segni ottalmoscopici molto spiccati. Nella retinite pigmeutosa acqui· sita si vede la 1>apilla uu po' adombrata, ma rosea, si scorge una marcata pigmentazione della retina sotto forma di mac· chie circolari, nere, qua e là sparse ; si notano delle macchie coroidea1i, essndatire, sparse anch'esse, con dei tratti in cui la coroide è depigmentata; ed a fase avanzata si constata talvolta un'opacità centrale del polo posteriore del m·istal· lino. Questa rarietà, che ha molti punti di contatto con la ?'Ct,inite 1'igntentosa congf.11iia,, e che come essa dà luogo all'emeralopia, è anche distinta da particolari discromatopsie e da un andamento saltuario con accessi periodici di cecità. Parimenti nella leucocitemia la crasi morbosa uel sangue finisce per viziare bene spesso anclle le condizioni di nutrizione della retina. In questi casi l'ottalmoscopio ci fil vedere che la retina ammalata assume una forma tutta speciale di retiuite. Ndla retinite leucocitemica inrero noi ossen•iamo per
'I'ENUTE AGLI UFF. MEO. flt:L Plll;:;. DI ALESSANURU
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sno mezzo che la papilla è palliùa e per ogui dore circon· data da un'infiltrazione siero.su. l~gg i era, che le rene souo ingorgatc e varicose, che le arterie ~ono inrece sott ili e di color chiaro, c che nella regione erJIIatoriale ed in quella della macula, esistono del le placche bianche e splenùcnti. 1.Ia ciò che soprattutto attira la nostm attenzione fino dal· l'esordire dell' o:;servazione, e che specialmente di:;tingue questa forma di retinite, si è !"aspetto sen:;ibilmcute citrino 1lel fondo dell'occhio. Così pure nell'albnmiuuria !110lto sorenti abbinmo OCC"il· sione di notare un'altra varietà di rctinite, la quale è caratterizzata da segni ottalmoscopici particolari atratto. Ne~li albtucinurici noi riscontriamo in quc:::.te contingenze - uua leggiera infiltrazione sierosrt della papilla, che l'adomlm1 un tantino - dello emorragie, qua e là sparse, ora lineari, ora striate ed ora fnsiformi - delle nmcchie bianco-grassose, ùi forma tondeggiante e di rarie ùimensioni a seconda, ddle diverse f<Isi di evoluzione del processo morboso - e delle macchie bianche, di forma liucnre e convergenti con clispo· sizione raggiat:1 verso il centro della macu7a. Ciò ·che perù rale precipuamente a dill'erenziare dalle altre questa forma :>pcciale di retinite sono le macchie raggianti della 11wcuht e la detta forma dei piccoli foco lai omorntgici. Infine anche nella glucosurin noi constatiamo abba:stanza. freqnentemente delle notevoli lesioni retiuichc, le quali sono il prodotto morboso di profondi disturbi di nutrizione. Nella retinite glucosurica con la luce ottalmoscopica noi rileviamo : c·he la papi/fa ha margini ben definiti, non è infiltrata, è atrofica, ed ha un aspetto bìanco-luceute; che i grossi vasi sono piìt o meno assottigliati; che i capillari sono in massima parte obliterati; che macchie emorragiche, di forma tondeg· gian te, sono qua c là dissemina te; e che placche piccole e
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COXFEREXZE ORALI Dl OTTA.L~IOSCOPIA
tontleggianti sono pure irregolarmente sparse su tutta hL snpcrtìcie della retina. Epperò come di leggieri si scorge da queste note, la retinite glucosm·ica veste una forma del tutto atrofica. Queste sono le malattie che direttamente, od indirettamente, producono delle lesioni, pilL o meno marcate, nella membrana nen osa dell'occhio. Siffatte lesioni, ripeto, ci sono conosciute e possiamo diagnosticarle con sicurezza unicamente in grazia della scoperta di Helrnoltz. Se non fosse stata la luce riflessa dal suo strumento hl varie affezioni retiniche, che ho man mano ricordate, sarebbero tutta\·ia per noi tante incognite: esse sarebbero ancora nelle tenebre. E l'ottalmo· logìa presentemente, come per lo passato, dovrebbe contenttusi delle nebuloso e vaghe nozioni, che prima ili questa mirabile scoperta si averano intorno alle ambliopie ed alle amaurosi. Due parole finalmente sulle malattie della eoroidea. Dico due parole sole, perchè nm Yoglio tecliarvi col ripe· tere le cose già elette. Ritengo quindi per sottintese le applicazioni, che ·anche qui dovrei fare, della. massima parte delle considerazioni, che vi ho già esposto relativamente alle affezioni delle altre parti profonde del bulbo. Come intorno alle malattie di questo parti, così pure scarse ed inesatte erano una volta. le cognizioni possedute sui morbi della coroidea. Nelle scuole non si pa,rlava che di una coroidite teorica, del glaucoma e dell"ottalmia. simpatica. La coroidite veuim descritta e diagnosticata puramente e semplicemente con un complesso di fenomeni morbosi subbicttivi. Del glaucoma si sapel'a poco piìt che era un·an·ezione, nella quale il campo pupillare appa.rira di color ver· demare cd in cui la facoltà visiva venil'a ad essere pitt o
TEXul'E AGLI t'FF . )!F:D . Jlf.L PRES. DI ALE SS.\:\!JR!A
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meno completamente abolita. E dcll'ottalmia simp;ltit'a, a llll di pres::;o, non si conoscera altro, traune che tmttarasi di un' aifezione, la quale cagionnra. sempre la perdita, par· zia le o totale, della Yista. in uu occb!o, in seguito ad umL lesione traumatica nel l"altro. Preseub:-mcnte in rcce noi, i11 gralii.L dell' illuminn7.ione ottalmoscopica, conosciamo appieno e~l in tntte le sue rarictiL rinfiammaz ione di questa mcntbrctna. Dopo i classici larori di Graefe, noi ah biamo una de;;crizione Ci'atbt e mctodico1 delle direrse :.1 (fczioni gla ucomatose; e come ci è nota oramai la loro natura, co~ì pos~iamo giustamente apprezzare il ralor(} dci loro sintomi patognomonici. Ed in seguito alla pubblicazione f;ltta, d<t J3rond,mu nel 1858, noi siamo altre:;i al possesso di cognizioni abbastanza preci-;e snlle rarie forme dcll'ottaJmia simpatica. A queste cono!)cenze poi molte altre ancora se ne aggiunsero intorno a dirersi altri morbi tlclla coroidea. Ragione per cui nello stato attuale della scicuza noi ahbi<11110 nn ricco capitale di cognizioni reramente po;;itivo cd esatte sulle malattie di questa membrana. Noi diffatti ora siamo perfettamente a giorno sulle lesioni di tessitura nello sue affezioni atrofiche. Noi siamo pure a conoscen;m del le complesse alterazioni auntomo-patologiche nelle dirersc forme del morbo glaucomatoso. Noi conosciamo altresì tutte le varietiL delle affezioni essudativo, sierose, plastiche, purule nte. Noi i no l tre abbiamo potuto rileYare c studiare le varie fonM di coroiditi comples:;e o diffuse. A noi infiue sono noti tanti altri fatti morbosi, che non menziono per breYità. E le singole SJlecie nosologiche, comprese in ciascheduna di queste classi .. sono fra loro precipuamente controdistinte da speciali e particolareggiati cara.tt.eri ottnlmoscopici, i quali ci permettono oramai di farne con sicurezza la, diagnosi dillè>renziale.
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CONFEREXZE ORAL L DI OTTALMOSCOPJ.\.
Insomma noi oggi soltanto possiamo dire senza iattanza di conoscere abbastanza bene la patologia della membra na yascolare del bulbo. La mercè dello SJJeccbio riflettore, come per le mala tt.ie del ne!·vo ottico e della ret.i na, così anche per quelle della coroidc<l s9no oramai disusate le ,-iete e rr~nchle denominnzioui eli ambliopia e di amamosi, le quali,
come :;i sa , servi1·ano per designare numerosi fatti morbosi, iu cui ci redevano poco o pun to, e l'ammalato, ed il me· dico (1). Etl io loro vece noi abbiamo per contro altrettante storie nosologiche di affezioni morbose, ben studiate, ben definite e ben differenziate fra loro, ripeto, da caratteristiche note ottahnoscopiche.
Esfrsioscopia r efin ica .
La retinoscopia fosfenica ha una data piuttosto recente. I fosfeni normali, i! vero, erano da gran tempo conosciuti. e, come ben sapete, già. notati da C. Savigny, llrewster e Szoblski. )fa senza dubbio si furono soltanto i Jarori di Sen·es, che dimostrarono tutto il vantaggio, cbe da loro si ]lOteva trarre nella diagnosi delle affezioni retinkbe. Se noi esercitiamo un 'azione meccanica sul bulbo, come ad esempio una pressione, ri eccitiamo una duplice sensa· zione luminosa : l'nna debole, appena avvertita, è ubieata
in tutta Yicinanza del puuto in cui si esercita la pressione; e raltra, pilt luminosa, sotto forma di anello piit o meno (l) Attualmente questi Yocaboli ci scrrono esclusiramentc per desi· gna re quei casi d'indeboli mento dd la 1•i~ta, in cui dopo uu di ligente esamo fatto con tutt;; le risorse tl i cui disponiamo, non riusciamo a constatare lesione alcuna, o semplicemente cd unicamente un 'atrofia. della pupilla.
TEXUTE AGU t;FF. m:D. T!EL f'TII::S. IJI ALESSAXIJTU.\
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completo, si scorge inreee nella parte oppo::;ta al punto compr~?sso. Queste :;en~azion i si determinano ogni qual rolla. la retina è :;ana e l'azione mc;;canica riene esercitata sulb zona equatoriale del l>nlho, in un punto qualunque po:-;to al di là della periferia corneale. E dellè <lne, la scnsazion!.', clic piì1 c· interessa, e sulla quale richiamiamo ognora l'attcn· zione del soggetto C'he o~:;erriamo, si è la piìt luminosa, ossia il grande fosfeno. Ho detto elle queste immagini fosforc:;centi si risregliano tntte \Oltc che la pressione ricne esercitata al di dietro del lembo corneale. )fa, come r oi sapete benissimo, sono esse pitl o meno luminose eLI estese, a seconda. della. sem;ibilibì della retina, a. seconda dell'energia della violen1.a esercitata, a seconda del punto in cui questa viene fatta, ed a seconda pure della supe1 fici e di contatto del ~orpo compressore. Anzitutto queste sensazioni sono perfettamente proporzio· nali al grado di sen:;ibili ti della retina ed al grado di energia della forza impiegata nel far la pressione. In altre parole, i fosfeni sono tanto piÌI splendenti cd estesi, quanto maggiore è la sensibilità della retiua, e quanto più energica è la pres· sione fatta, e viceversa. Ciò è troppo naturale: questo ra p· porto proporzionale è OI'\'ÌO per se stesso, e non occorre di certo che lo si metta in ril iero. Inoltre i cerchi fosfenici sono più o meno completi e luminosi, a seconda dei vari punti della wna equatoriale del bulbo in cui viene applicata la violenza. A parità di condizioni la sensazione sarà massima nel segmento nasale, minore nel temporale, minore ancora nel frontale e minima nel malare. Ed infatti se noi, per esempio, facciamo col dito una pres· sione sempre eguale nei Yari punti della zona equatoriale del bulbo d'un occhio sano, noi risYegliamo dei fosfeui, eh~ in media avranno l'estensione di un r)/6 della loro circonfe·
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CO:-<FERE:\'ZE ORALI
m OT'l'A.LJlOSCOPIA
r enza nel primo di questi segmenti, di ;1/ .1 nel secondo, di 1/ 2 nel terzo e di appeua 1/ 3 nel quarto segmento. Infine l 'estensione e lo splendore di siffatti anelli lmninosi ·yariano col Ynriare della superficie, di contatto del CO!])O compressore, sd in generale il loro diametro è direttamente proporzionale alle dimensioni di questo. Dessi anelli però sono per contro pH1 brillanti e piì1 completi, quanto piì1 tale corpo è di piccole dimensioni. Dimodochi'l, se la pressione si fa con l'estremità arrotondata, per esempio, d'un portapenne, od altro oggetto simile, i fosfeni saranno, sì, di bre,·e diametro, ma per compenso saranno pilt vividi; e negli opposti segmenti nasale e temporale potranno riuscire anche conpleti nella circonferenza. Anzi, se la superficie di contatto del corpo compressore è ancora piìr piccola, essi possono diventare altresì completi fìnanco nel .segmento frontale. Orbene tutte queste accidentalità fenomeniche noi dobbiamo arerle costantemente presenti allo spirito, ogni qual Yo1ta procediamo all'esame dei fosfeni nei casi di malattia. Ciò è indispensabile per essere in grado di fare il dornto confronto fra i fenomeni normali ed i fenomeni morbosi : altrimenti non potremo mai giustamente apprezzare i dati del nostro esame. Ciò })Osto, e premesse così queste semplici nozioni intorno ai fosfeui normali, vediamo frattanto in quali condizioni e con qual procedimento si devono risvegliare queste sensazioni luminose, allo scopo di giudicare della dubbia sensil>ilità della retina. Un tale esame deve farsi in una camera debolmente illu. minata, invitando il soggetto, che si osserva, a collocarsi con le spalle rivolte Yerso il punto da dore Yiene la lnce. Prima però di procedere alla ricerca dei fosfeni, dobbiamo assicurarci che desso, d.opo aver dolcemente chiusi gli occhi,
TE:\tTE .\GLI t::FF . >IED . l1F:L I'HES . l) J ALE::;::;AX111ll.\
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li tiene permaucntcmeutc rirolti clalla parte oppo:;ta a quella, sulla quale si esercita la prc:-sinne. S\trat.to atteggiamento del bulbo è necessario, poichè altrimenti ci riuscirchhe mala· gerole il comprimcrue la zona equatoriale. Indi, una rolta di ciò assicurati, si proceùc all'esplorazione, 1':1 ce ndo pre~· sione, anzitutto nelle ricinanzc della 11eriferia corneale, ed iil seguito quanto piìt profoll(lamcntc si può. Pressione que:'t::t. del resto, che può essere fatta, o col polpastrell o del dito indice, o meglio ancora con una h~tcchcttina eli :liOI'iO, cl1e fini sca in nn rigonfiamento a modo lli pallnttolina : con quest'ultimo mezzo si possono comprimere dci piccoli tratti hcn delimit.tti , si ottengono dei cerchi lumi nosi piìt complet.i e J)ÌÙ spiccati, e riesce pnr anco piìt facile fare clei para.lleli comparatiri. Tale è il metodo a.l qnale ci atteniamo nel procedere alla retinoscopia fosfenica. Que:;ta ostcsioscopia. rctinica ci rende in molti casi dei segnalati serrigi. Taccio della sua notoria. importanza in medicina legale, massime nei casi di psicopatie. La ricerca dei tòsfeni ha per noi uno speciale e mag· giore interesse nella diagnosi dei msti scotomi, nelle emiopic, nelle cataratte, nelle ambliopie e nelle amaurosi eudocra· niche, ecc., ecc. Nei casi di scotomi essa ci può additare la loro sede precisa prima ancora di riscontmrla con l'ottal· moscopio. Nelle emiopio si può altresì per ~iliO mezzo pro· cisare il tratto paralizzato della retina, dall'estensione del· l'area. in cui fanno difetto i fosfeni. Nei casi poi di cataratta, è orvio, che noi non ne intraprenderemo mai l 'operazione, se p-ima non 'ci siamo assicurati della sensibilità. della retina, risregliandone in anticipazione i fosfen i. Infine, e sopra.ttutto, ltanno i fosfeni una somma importanza nelle ambliopie e nelle amaurosi intracra.nianc. Così, per esempio, noi possiamo con molta probabilih't giudicare dei progressi dcii 'ambliopia,
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Cll:\FJ::RF.:'\ZI': OR ALI Ili OTT.\L)! OSCOPIA, ECC.
c~scndo a nostra cooosceuZ<l che i fosfeni primi a. scomparire
in que:-t.a malattia ,sono, generalmente parlando, quelli del segmento malare, che a. ql;csti tengono dietro i fosfeni del segmento frontal e, r.he poi dopo sraniscono i fosfeni del segmento temporale, e che per ul timo si dilegnano i fosfeni del segmcnt:> nA sale. Così pure noi possiamo farci una giusta idea dell'efficacia del trattamento curativo attuato nei casi di amaurosi, sapendo in generale che nei casi di guarigione il primo fosfeno a risregliarsi si è il nasale, secondo il tem· porale, terzo il frontale cd ultimo il malare. Epperò, come vetlcte, la retinoscopia fosfenica è un argo· mento per noi molto interessante : esso merita tutta la nostra considerazione. Anzi, se per avventura rolete maggiormente arricchire il corredo delle \ 0str.e cognizion!, y' invito a leggere specialmente le Yarie memorie pubblicate in proposito tla Serres. La retinoscopia cromatica, com•iene confessarlo, non ha per anco fatti tali progressi da soddisfare a tutte le esigenze della semiottica oculare. Le conoscenze però acquistate in· torno alla cromntopsia fisiologica e patologica sono per l'ottal· mologo e per l'oculista grandemente interessanti . Da una parte, come roi sapete, i fenomeni cromatici hanno tanta. importanza nell a diagnosi di molte malattie, e specialmente delle retiniche; e dall'altra poi hanno essi uo vitale inte· resse per tanti riguartli diYersi e massimamente poi per b sicurezza dei Yia.ggiatori, sia sulle strade ferrate, sia pure sul mare. E per conseguenza, avuto riguardo al loro valore diagnostico ed alle loro numerose e (Tiverse applicazioni, ritengo che valga Yeramente la pena di fermarci un tantino su codesti fenomeni. 7
( Con tin!UI)
G. MANZONf C:tpilnt:to medico.
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RlVIST I\. l\1EDICA -- •xt-
Uaccolta eH fnUi cliuie i, pc:l dott. \"wTott l~f:nt.t.our (l;a zeUe des Ilopilrur.?', ln)!liO Hl~:-0, u• S::i ).
:Mc:ntre il dott. lJiculafoy calma all'istante i virissimi dolori del rcumali ~1110 articolare acuto, mediante un'iniezione sottoeutanca tl'ac•JLta luuo dolenti, il d•Jtt. Dumontpallier, da •Jm\khc tempo fa ancora mr·glio. Eg li calma. il dolore ~.:on un' iniezione ipodermiC!Lfat ta, 11011 piìt in riciuam:a •lr ll'arl icolazionc malata, ma in corrispondenza dell'articolazione omonima.. Cerca accuratamente la sede princiJHlle del dolore, ne tletcrmina. il luo~o c se tmlti;,i ùl'lht spaU<t 1.lt.:stra, iutrotlucc alcu11 c gv~.:cc t.l'a\'IJU<L sotto la pelle della spalla sinbtra. nel puuto esattamente corrispondente. I risultati sono rnpi tli , il sollicro imnwdiato c talroll;l tlur:Jturo. Infatti in t!ue 111alati clte tron111si nel suo riparto c che òono aft\:tti l'uno da reumatismo :u'licolure ù<.' lle spalle e del gomito, l'altro da arlrile ulenorragica. del l'articolazione del tlicde, ha~tn. nu'ini<.'zionc ipoùermh:a l'atta. a sinistra, se il dolore è a tl c~tra, per farlo ct•ssarc rapidamente dd tutto. Sono gi;ì trascorsi IJlUtttro giorni ùaccl1è tJUesto lol e n o rl'<l~ico ha. sostenuto tale in!-iguilicantc operazione, e le sue so fferenze sono (lj,·cuutc mitissi1nc. Il dott. Dumoutpallicr era stato condotto n sifl'atte cspcricn;w dai suoi st:.~dì sullo spostamento delle azioni nenosc, studì che si completano c di\'cngono tli giorno in giorno più importanti . ~ elle sue sale si ftt sempre molto uso della metallo-terapia. Ma da poco tctnpo i llll'talli \'Cngono introdotti nello stomaco insoluti c in forma non assorùibilc. L'oro c il platino, l'argento, lo l.iO
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stagno, il rame, ecc., sono impiegati in foglie sottilissime, come si ottengono dai battitori di m~tnlli. Queste foglie ravvolte in forma di pillole vengono introdotte con mollica. di pa.ne. No n è possibile l'assorbimento dell'oro o del platino; eppure contrazioni che dumvano da mesi presso le isteriche, s i veggono ce:;~ a i·n dopo alcuni giorni d i questo trattamento interno. Alla Sal)>ètrière, nel riparto del dott. Charcot, non si fa più us o della metallo-terapia. Il dott. Charcot studia gli effetti della elettricità statica e tali eft'etti sono veramente sorprendenti in alcuni amma lati. Cosi donne isteriche, le quali presentano anestesie generali d.i t utto il corpo (e che d'altronde cadono facilmente in uno stato d'ipnotismo, elle dai dott. Burq o DumontpaUier vengono curate col rame) riacquistano del tutto la sensibilità. restando per alcuni minuti su di nn disco isolato carico di elettri cità negativa. I eri ho assistito a siffatta esperienza. La sensibilità è tornnta dapprima al Iato destro; poscia il sinistro è divenuto più sensibile dell'altro e da. ultimo l'equilibrio si è ristabilito; e da qualche g iom o si trova in uno s tato di guarigione apparente. I o dico guari gione, perchè continuando la sensibilità in tali malati, si a llontanano gli accessi isterici. Quale sarà la sot·te di questo metodo in terapeuti.W'l'? Il dott. Char cot nemmeno lo saprebbe dire, ma a mc è sembraio pieno di speranze. Da lungo tenmpo si fa uso dell'elettricità statica. T urck (di Plombières) aveva ann unziato che egli rianimanl i bachi da seta maschi, quando erano Yicini a morire di esaurimento per aYer compiuto le loro funzioni generatrici, col metterli sopra nn dis co carico di elettricità negati va. e che li rende in tal modo atti a. 11uove fecondazioni.
Degene razione g J•usslt d e l c uore •lovnta all'ane mia d t Ua tifoi d e (Plliladclphia Medical Tin~es, n. 16 e 17, H>80.) In una recente adunanza dcii<~ Società patologica. di Londra (Lancet, vol. 2• 187U, pag. 764) il dott. Goodhear t presentò un esemplare di degenerazione grassa del cuore riscontrata in un
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fanciullo di sci anni, ammesso nel riparto del dott. rary àl Guys Hospital, nel diciassettesimo gio rno del decorso d'una febbre tifoidea. La temperatum segnava -10 •;~ C.•\.1 diciannoresimo giorn o sopravvenne profusa emorragia, che si ripetè al ventesimo giorno, insieme ad ep i sta~si, a cui tenne dietro la morte. Il cuore mostrava segni evidenti di degenerazione delle s ue fibre muscolari, e nell'intestino, specialmente al colore, si st:orgcva un'estesa degenerazione, dn et~ i a veva preso ori g ine l'emorragia. Il caso è importante pel rappotto fra l'anemia. prodotta dall'emorragia c la concomitanza della d.cgencrazione grassa del cuore. l\folti casi di sill'atte ùcgenemziq1ù nelle febbri possono attribuirsi allo stesso processo febbrile, ma. questo è sembrato in diretta relazione colla perdita del sangue. H dott. Goodhcart ba osscrmto quattro altl'i casi di Jlrofusa emorragia che hanno prodotto simile degenerazione del cuore. L'alterazione consistera in una s pecie di minuti granuli, non di comuni glob uli di grasso, che sostituimuo complrtamen te la striato ra normale.
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D rlla diarre a, del tlott. FERRANO (Ga..;eile des Jiopila.ux, n. 92, 93). ì\[olte sono le condizioni patolog iche della diarrea. In un primo gruppo di c;\si la. diarrea dipende da difetto eli .asso1·bimento. Gli a limenti ingcsti sotto forma semiliquiùa, maggiormente ùiluHi colle bcYantle, attmrcrsano l' intestino senza es~eJ'C privati dell'elemento liquido e costituiscono la diarrea.. Questa forma non è molto rara; la si osserva nell' indigestione, ed assai frequentemente nei tisici. Di tal natura. è la diarrea che si prq_duce nell'alimentazione eccessivamente a.cida od a.lca.lina.. Gli acidi sospendono l'attività delle secrezioni intestina,li, gli alcalini favoriscono anomale fermentazioni e rallentano l'attività secrctoria. I n un secondo gmppo eli casi la diarrea dipende da un'esa!ferata eccitazione motrice. T fenomeni della digestione ponna esser distinti in atti meccanici cd atti chimici, ora l'esagerazione degli atti meccanici produce la diarrea. È la più comune delle forme di diarrea che si osservano negl'individui nervosi; di tal natura pur~
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è la diarrea prodona dallo. paura, dall'ansietà., dagli atranu i. In molti individui si osserra. la s ti th:he:r.za alternarsi colla diarrea; l>izzicanùo il tumore ernioso facilmente si manifesta la diarrea , in tutti fJUcsti casi, come pure quando si somministra la senna cù i ùrnstici in piccole dosi, la diarrea dipende da ipem ttività della tonaca muscolare dell'intestino. In un terzo gruppo di casi, ben più numeroso dci due prece denti, la diarrea dipeode da esn,qeraln secrezione dcll'inleslino e suoi annessi. Yi appartengono la dianea. che accompagna il catarro intestinale semplice, l'imbarazzo gas trico, fJUClla prodotta dagli idrar;oghi, da ipersecrczione biliare. È importante notare che l'ipersecrezione di un d:llo punto del tubo gast.ro-iutestinale eccita l' ipcrsecrezione clelia porzione sottoposta. Così non vi ha ipersecrezione biliare senza la consecutiva ipersecrezione intestinale. È in questa forma cij diarrea che si osservano s pecialmente le varietà di diarrea mucosa, sierosa, biliare, ccc. I n un quarto gruppo di faU.i la dianea dipende dtl i rritazione infinmzmalm·in. Vi appartengono: la diarrea che si accompagna· alle varie forme d' enterite semplice, ulcerosa, gaugrenosa e quella prodotta dai drastici somministrati n.ù alta dose. I n un quinto gruppo ùi casi la diarrea dipende d::1. esosmosi. Tali sono le diarree cachetichc, ell e sono sì f.requentemente associale a rlegenerazionc grassa del fegato, come pure quelle prodotte da purgrrn li sali ni. Tutto queste forme di <lirrrree ponno riscontrarsi nei tisici, ma con diversa frcrJ uenza ed in diversi. periodi della malattia. La. diarrea per ingestione è frequente specialmente nel principio della malrrttia. La forma di diaiTea che pii1 raramente si osserva nei tisici è quella. dipendente rla esagerata eccitazione motrice. La diarrea dovuta ad e~aget·ata secrezione è quella cht· più frequentemente l1a luogo nei tisici; è ùon1ta ad uno stato ipereruico dell' intestino derivante o da semplice initazione o ùa irritazione inliammatoria. La vera diarrea infiammatoria è più rara nei tisici; la si osserva nel periodo delle ulcerazioui intesti nali. Le diarree cachettiche o per csosmosi hauuo luogo nella maggior parte dei tisici s ul :finire della loro malattia. Tutte le form e di diarrea ora s tudiate patogenlcamente non si
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riscontrano l:OSÌ semplici nella clinica; 4Ua~i sempre si associano l'una forma coll'altra c ([Unsi sempre l' irritazione ,; ha una parte im portan tissi mn. Efl'elli locali e generali. - La diarrea ha degli ctTetti lowli. È raro infatti che essa esista senza quakhc fenomeno flogistico . Quando l'infi'ìammaziont' non ne è la causa, ne è In conseguenza, c, per poco che l:t diarrea si prolun~hi, non tarda. n comparire l'infiammazione unitamcntc alle a.ltcrazioni li ella mucosa. I~ n. ({Ue ·ti fenomeni che sono dovuto le coliche più o meno rire, i borlmrigmi e la timpanit(' risultante d1\lla fcnncutazione tlclle mr,teric intestinali. Il prodotto dciii\ ùianea è mucoso o sicroso, talora ancom più o meno f\lcalc, più o meno bil ioso, di odore variabile, tal volta inoùoro, talora io rccc fetido, c, quando tlerh·a da enterite ulcerosa, contiene Ù\ll detrito i;<lngrcnoso; contiene jwt·c, in quan tità considerevole, elemcuti figurati, ':OJllC ~,;cllulc epiteliali, lcucociti e fo rme cri sta lli;r,~ntc . •\.llorchè : > i produce la diarrea, si manifesta una diminuzione nella secrezione del sudore e dell'urina. li'n certo gmùo di diarrea. facilita, come aft'erma Gublcr, l'espettorazione. I fenomeni generali che accompagnano o seguono la diarrea sono i seguenti: diminuisce il calore, il polso diventa piccolo c debole, la voce diventa fioca c si estingue, la f<1ccia si alluuga. e tah·olta. ancl1e prende l'aspetto ipocratico, le forze diminuiscono, e vi sono dcgl' indiridui che, per la. più piccola ùianen, cadono rapidamente nello stato di colhtsso e di algiùilù, ciò che è ùontto all'enorme perdita di cl\lmcnti tigurati. 'l 'rattwnento 1lella ,tùtl'1'0ft. -Nelle forme del primo gruppo bisogna anzitutto regolare il regime. l pasti tlcrono essere poco abbondanti ed invece frequenti. Gli alimenti pot:o digeribili, specialmente i feculenti, saranno proscritti. La carne sa.r:l somminis trata co o o senza gli agenti eomplcmcntari della 1ligcstionc ; la pcpsina. infatti, la diastasi, l'acido cloridico, l'cstra.Uo d'orzo facilitano la fermentazione c per consegucn:.m laliquc fo.zionc delle sostanze ingcstc. Utili put·c saranno i così detti eU]leptici, tra i q unii primi sono gli amari astringenti che agiscono alla. su perfido della mucosu go.stro-in tcstionlc per un cH'etto di rapidità speciale c provocand,o le . ccrczioni pcpsiche. Anche la pancreo.tina coo.~liU\'a
moltissimo la digestione. Lo infusioni at·oma-tiche come
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leggeri stimolanti diffusivi, saranno pure convenientemente adoperate. Contro le diarree del secondo gruppo si devono scegliere i medicamenti tra gli nnt.ispasmoclici i meno eccitanti, come per esempio gli eteri, gli opiacei c specialmente le iniezioni di morfina. Gli opiacei e speciltlmeote la morfina devono essere adoperati m piccole ùosi, altrimenti producono l'efl'etto opposto. L'ossido di zinco addizionato di piccola quantità dl bicarbonato eU soda, trova qui vi la sua indicazione; cosi pure i cataplasmi cù i clisteri ammollicnti semplici eù oppiati. N elle dianee del terzo gruppo le indicn.zioni sono di verse a. seconda delle varietà che essa presenta. Contro le diarree mut·ose i purganti costituiscono ancora il miglior rimedio; essi sbarazzano lo stomaco, restituendogli le sue attitudini peptiche. L'acqua di calce e tutti gli amari saranno pure con vantaggio adoperati. N elle forme sierose della diarrea importa anzi tutto di csau1·irc le fonti della secrezione. Uno dei mezzi principali consiste nella alime11tazione secca, sopprimendo cioè ogni alimento liquido, semiliquido cd ogni bevanda; si permetterà soltanto carne arrostita, pane ben cotto e voco Yino puro. Come medicamenti i migliori ~ono i narcotici e specialmente l'oppio, al quale è conveniente aggiungervi qualche assorbente, il più efficace dei quali è il magistero di bismuto. Le preparazioni astringenti, come la terra. di catecu, gli astringenti vegetali, sono pure convenienti contro ta.li diarree. Esternamente e localmente si adopreranno i leggeri rivulsivi, la tintura di jodio, il linimento ammoniacale ed anche i vescicanti. ' ~C'Ile forme biliose della diarrea. si adopereranno gli alcalini, i purganti ed i narcotici. Le cure termali, le acque solforose è la idroterapia furono pure utilmente adoperate. X ella diarrea infiammatoria il regime dovr:ì. essere rigorosamente regolato. Bisognerà non solamente regolarne la quantità.. ma anche la qualità. Il latte puro od addizionato con un po' ùì acqua di calce può riuscire utile; utilissima e la carne cruda. I narcotici, i calmanti, gli assorbenti c gli astringenti sono pure molto efficaci. Gli irritanti cutanei, i rivulsivi, i vescicatori, applicati sotto forma di striscia lungo il grosso intestino, i cauteri nel
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caso di enterite localizzata, sono molto vantaggiosi. ~el caso ùi enterite ulcerosa con prodotto fetido i clisteri antisettici e catcrcttici (acido f,mi co, cloralio e nitrato d'argento) saranno pure adoperati. Lo stesso dicasi dell'acetato di piombo. Contro le dianee del quinto gruppo possiamo fare ben r•oco. Cercheremo ili opporci a questo flusso con un regime secco c tonico, cogli stimolanti c gll eteri, cogli oppiaci e speciELimente il laudano. T enteremo pure gli astringenti, specialmente i sali ùi feno, l'acetato di piombo c l'allume tra i minerali, il tannino, il catecù, la noce, il ma.Uo ili noce, la monesia, la ratanht, la tormentella, la. bistorta, la terra-kino, ccc., tra. i vegetali.
Sulla febbre lntermittente, tlel dott. ALE,;s.~.xuuo Doc•r~"N (S. Petersulll'f!et' ·nw1licù~ische W oclwnscl!r i(t, 17 maggio 1880). Tutti gli autori definiscono la. febb•·e intennittcnte per una malattia esclusivamente miasmatica, e ne escludono il contagio percbè non dimostmto (1 ). Le seguenti osservazioni eh me fatte su proposta del prof. Winogradoc parlano in f<wore di un possibile contagio di febbre intennittente da un individuo all'altro. I miei esperimenti ebbero lo scopo di innestnre su individui completamente snni (non febbricitanti) il contenuto di bollicine di erpete labiale tolte ad anllllalati di febbre intennittente. I. La mattina dcll'8 febbraio fu inoculata, mediante iniezione sottocutanea con siringa eli Pravaz, in un uomo sano di 30 anni una gocciolina allungata in acqua del contenuto delle bollicine di erpete Jabiale, ricavato da un raga.zzo di 12 anni, il quale era all'etto da febbre intermitteute quartana. 8 febbraio, ore 9 di sera - .\.ccesso freddo di febbre seguito da forte sudore; temperatura nella cavità ascellare 39,3•. 9 febbraio mattina - T emperatura normale, o così la sera. 10 febbraio mattina - Temperatura normale, egualmente la
sct·a. 11 febbraio mattina - Temperatura normale. - La sera: accesso di freddo, poi sudore abbondante, temperatura dopo l'accesso freddo di 39,1". (l) Griesinger, Jaccoud, satnuel, llet·z.
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12 febbraio rnatlin:t c sera - Temperatura normale. 13 febbraio - IJem. 14 febbraio mattina - Malessere, abbattimento; nessun accesso di fi·e(ldo; temperatura 38,3•. II. L'Il marzo fu estratto dll. una ragazza affetta da febbre intcrmittcntc quotidiana. il contenuto d'una bollicina tli eqJete labiale, che, allungato nella gliccriM, ,·enne innestato il giorno seguente a tre maschi adulti. · Kel primo si manifestarono: accesso di fJ·cddo c sudore; la temperat ura oscillò fra 38,5• c 3~l,O• per cinque giorni di seguito (dalle 8 alle 11 di sera) . X el secondo si osservò solamente un malesser e insignificante la sera stessa dell'innesto, il quale non ebbe alcuna conseguenza per il terzo. III. La sera del 12 aprile si sottrasse con la punta d'un ago tla un paziente adulto, uel momento dell'accesso febbrile, una gocciolina tlel contenuto dell'erpete labiale diluito in acqua, e lo si innestò ad una ragazza. 13 aprile mnttina c sera- T cmpemturn. normale. 14 aprile mattina - l\Ialessere e nausea. - Sera: accesso freddo, calore febbrile; ù1 seguito ad abbondante sudore, la temperatura segnava 38,2•. 15 aprile - ~ulla di notevole nè la mnttina uilla sera. 16 aprile sera - Accesso freddo, c.tlore febbrile, quindi fort e sudore. Queste osservazioni parlano: 1• in favore dell'esistenza di w1 nesso intimo fra l'erpete e il processo int.ermittcnte; 2· c del possibile contagio della febbre intermittcntc dall"uno all'altro individuo.
Cm·n. clellt\ miliare, tlel dott. Ru m,n~;s- (t::.a,z. merl. de Stras:sbOlW[J, u• H, 1880 c Deulsche Me,licinische lVoclien:schri{~, u• 30, 18;:;0.) L'autore ritiene essere la miliare una malattia propria essenziale, o idiopatica ; e crede, che solamente l' ignoranza di altri autori lmpctllsca ùi riconoscerla come tale. Egli racconta di due
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epiùemie da lui osl'ervnte, scoppiate ambedue in località, elle, per la loro posizione e per la loro tlimntologin, escludevano il sospetto tl' infezione miasma t ica. K ella prima, epidemin ammalarono 15 ùonue lutto nel puerperio, e con esso la levatrice. Gli altri abitanti del villaggio si conservarono indistintamente sani. Di queste 16 ammalate ne morirono 12, e alcune fra. esse i n 8 ore; nelle più sane e robuste la rualnttia si mostrò più acuta. In qun\che caso, leggeri accessi freddi precedettero i fenomeni seguenti: gravezza di capo, zufolio degli orecchi, formicolio alle membra, c profuse eruzioni sudora.li. In segtti to, secclJCzza della bocca, sete, febbre alta, agitazione generale, e pressione nella regione dello stomaco. La frequenza del polso sali a 120, la traspirazione mHiù scemando a poco a poco. Si ebbe colla ricomparsa del sudore unn remissione di un 'ora nello stato generale delle nmrnalate, per riesacerbar:;i eU nuoro in nn tempo più o meno bren\ fino a che cessando del tutto la. secrezione del sudore le ammalate morirono con piena integrità ili coscienza. Dal cl1inino c dai senapismi non si ebbero che vantaggi passeggeri. La seconda epidemia colpì 5 giovani nubili. In questi cu.si U.ublmann, appena comparsi i sintomi minat·c·iosi, fece uso degli emetici c gli riuscì di salvarnc 4. In altri casi però con c1uesto stesso metodo r.hbe risnlrato negativo. Le giovani fnrono Clll'<l.ft! secondo i suggerimenti di Scbonlein, cioè con bagni generali di soluzione di potassa caustica. -1,0- 1000,0, che furono ripetuti ogni qualvolta si manifestava la pressione all'epigastrio, c la grande agitazione generale. Usò contemporaneamente il tartaro stibiato come emetico. L'autore non si pronuncia di più sulla malattia; è d'opinione però elle sia squisitamente infettiva.
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RIVISTA CHIRURGICA
Cinque casi di cisti ova.rica. - Due anomalie elci· l'utero, del prof. LAURENzr, chirurgo primario dell'ospedale delll1. Consolazione in Roma. Eugenia CaTnevali di 1\fonterotondo, di buona costituzione, 1nestruata r egolarmente fin dall'età di dodici anni, maritata a vcutidue anni, ebbe p1'ole e menò sen1pre una vita. agiata appartenendo ad agiata famiglia. Non ebbe mai malattie all'apparato utero-ovarico, ma solo qualche febbre miasmatica. Sui trenta anni, vtsto che il bassoventre andava continuamente aumentando, consultò il medico, il quale, senza punto sospettare l 'idiopatia del morbo, prescrisse una cura terapica geoerale. Facendosi sempre più voluminoso il bassoventre, si rivolse al prof. Costanzo Mazzoni. Questi disse trattarsi di cisti ovarica con impianto a sinistra; operò la paracentesi nella parte bassa. del lato sinistro dell'addome cd estrasse uu liquido sciropposo, di un colore rosso sbiadito, che, al detto dell' inferma, si calcolò essere da quindici a veuti litri. Passati circa dodici mesi la cisti cominciò a riempirsi, cd io, visitata l'inferma, le consigliai l'ovariotomia; ma ella preferì sottoporsi di nuovo alla pun;done. Però, alcuni giorni dopo, la cisti tornò a riempirsi, ma ad tul certo punto, rimasta per qualche tempo stazionaria, per riassorbimento del liquido, si rammassò su se stessa, e rimase inoff.ensi va nel cavo addominale. Colla parncentesi ot tenni una vero. cura radicale, e nelle altre volte, che ebbi a visitare la Carnevali, non osservai pii1 caratteri di recidiva. Essa ,visse iin istato florido, senza neppure accusare disturbi del tubo gastro-enterico, per altri nove anni, e morì per tutt'altra malattia, come mi dic' cont ezza il suo mari t o. Tommasi l\Echelina di anni quarantatrè, nata a Petrella. (pro-
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JU\'ISTA CH !IWRG IC.i
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"in eia d'.l.quila), maritata. a ,·cntun anno, senza prole, mestruata regolarmente fin dall'età di dodici anni, di buona costituzione, a trcntacinquc anni ride aumcnta1·si gradatamente il bassoventre. Ciò non le recava forti disturbi, siceltè potcm ben camminare e attendere alle occupazioni di fami glia. In appresso il bassoventre prese sì grandi proporzioni, che fu costretta a. dimanùare soccorsi all'tute medica.. In ultimo si vol:;e alle mie cure, e, clietro raccomandazione del comm. Troj::1.ni, l'accettai nell'ospedale clelia Consolazione. La sottoposi a.ù un accurato esame, adoperando tutti i mezzi d'esplorazione fisica, necessari per stabilire Io stato della malattia, e deteril1jnai trattarsi di una cisti voluminosa, uniloculare, priva probabilmente di :t?crcnzc, con largo impianto a destra. I n presenza dei miei sostituti d'ospedale c di alcuni studenti feci la punzione con trcqun.rti grande e lungo nel quadrante inferiore destro del bassoveutrc, ed estrassi 15 litri lli liquido, di un colore simile a quello dell'urina carica. ~on si svolsero sintomi di processo reattivo; rapidamente tornò il buono stato di salute; la cisti si addossò sopra. sè stessa, dil'igcmlosi >erso l'utero. Consigliai alla paziente una fascia clastica per sostenere il bassoventre e limitare cosi lo spostamento dello. ci.sti raggrinzata. Rosa Randanini Romana, di anni trentanove, possidente, nubile, proveniente da genitori sani, pcrdè il padre per apoplessia cerebrale e la madre, dopo un parto, per metroperitonite. Ha uno sviluppo scheletrico regolare, colorito giallastro, tendente al terreo, carni piuttosto floscie. Eccettuate le malattie proprie della tenera età, non ebbe altro che a dieci anni febbri miasmatiche con accesso pernicioso. Ai primi di agosto dell'anno 1866, mentre attendeva alle domestiche faccende, fu assalita da un fort e dolore alla regione laterale destra dell'addome in corrispondenza dcll'ovajo, dolore, che da un medico fu giudicato dipendere da una ooforite, e che per appositi rimetli svanì dopo pochi giorni. In appresso si ripetè ad intervalli più o meno lunghi in modo, che in quattro anni ne fu molestata cinque ò sci volte, ctl era accompagnato da intorpidimento di tutto l'arto corrispondente. Ncl 1870 avverti che l'addome, senza rccarle alcun dolore, subiva un accrescimento non fi siologico, che si faceva dal basso all'alto in modo regolare specialmente nel lato destro. Questo accresci-
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mento si auùò facendo sempre maggiore ad onta che le fqsscro somministrati, come essa di ce, molti rimedi , c da un medico per c irctl nn anno la pilocarpina. L'addome gi unse a ta l volume, che la po r era inferllla, pe r avere CtJuilibrio nel camminare era. obbligata ripiegars i alquanto ali' indietro; e intanto la faccia, stante il gnH·c deperimento, presenhwa la \'Cra (acies owricrt. ~ ell'ot.tobre dell'anno 18i9 tinalmente deliberò di cons ultarmi. Attentamente vi:; itatala, constn.tai tra ttarsi (+i una cisti ovarica, probabilmente umlotula.re, con impianto a destra, co n poca o nessuna aderenza, occupante t uttt\ la cavità addominale. Coll'ttiuto del dott. Falcetti, mio SO$tituto, c de l ~.:apitano St'~ll'za, Joctlico ùcll'cscrcito, operai la pi:u·accntesi per dare nn po' tli sollievo all ' inferma, n on sperando alcun e:>ito fÌworevole. Il liquido estratto era limpido, spumeggiante, ed in quantità eli trenta litri. L ' inferma si rianimò s ubito, e, sottoposta a vitto ris torante c ad una fascitttura compressiva, potè ùopo pochi giorni riacqui&tare un discreto stato nntritivo ed anche un certo be nessere genera le. La (:isti è 1·imasta ondeggiante nel bassoventre, s imile ad un fazzoletto ripiegato su ~è stesso, e come llll cor po fibroso, fisso per un grosso c largo pcduncolo. Ecl ora la. Randa.nini ha tali conilizion i di salute, da essere s icura di a\·ere allontanato la recidiva del morbo. )!aria Sagrini, di anni trentotto, di buona costituzione, nubile, mestruata fin dai tJUindici anni regolarmente cd in abbondanza, nel 1875 cominciò a soffrire di dolori vaghi nella perife ria dell'add ome, dolori, che cessarono dopo qualche tempo c più non compal'\'cro. Però s'accorse che l'addome aumentaYa ùi rolumc ; solo, quando questo ciJbc raggiunto g rosse proporzioni, si determinò a sentiTe il parere dci medici. Dopo circa tre anni consultò il prof. l\Iazzoni, il CJUale, cons igliatalo. ad operarsi, l'invitò nella. suo. clinica. La :ì\Iaria s tette in forse per vari mesi senza obbedire ai saggi cons igli del 1\Iazzoni; ma poi, sentendosi venir meno ùj giorno in giorno le forze, volle che io la visitassi insieme col distinto mio amico dott. Filippo Cerasi. Vista la r ipugnanza che la Sagrini aveva per un'operazione decisiva, quale è ['ovariotomia, stabilii di fare la parncentesi; tJuestn, feci con il lrequarti da cisti ovaricu in presenza de l Cernsi c coll'aiuto del sostituto dott. 1\Ialusarù i, eù <•strassi circa diciotto litri di liquido chiaro. L'inferma dopo poco tempo migliorò s ubito nelle condizioni ge-
nerali 1li salute e crcJ i! di a1·ere raggiunto una eotuplcta 1-(uarigione. ::\la non era cosi, perdtè dopo un auuo e mezw 1\ultlulllc tomt) a gon tiar;..i. Però lo stato nulritiro gcucrale si mautenera nbkt<ta nz:l. buono, e lll:l.IICara rttwlunqnc accenno a gra1·e tlcpcrimcnto. Il "~ luglio l ~tìO ( la prima pnn;.:ione cm s lat<t f:"ttla il l :l gennaio l tsiUJ la Sagriui , ri luttante sempre• ad uu'opcraldonc gr:wc, .~ i soltOllOSC di nn ovo alla Jl<ll'<lCl'ltte!'i. )l on so, quanto utile p o tt·~L tn\ITC da que,..ta ~rco nt!.t punzione, pcrchè scnthm l'hC iu lei la ci ~ ti tctHla :<cm pre a ri empirsi. Dai mezzi e~plorat.i ri risuita che rtut•sta ci-;ti ha parete spes~a, e, con proiJabilità, è lihent da forti cd estese aclcrcuzc. Loren;r,a Sctlani, di Siena, trentcnne, nubile, ha tutt'ora il patire virente, perdè la madre in età di cinquanta anni, j)er malattia, che non sa ben ùetiuirc. Ebhe iuoculato il vat·cino e fu lllestruata a qnintlid ann i. Sette anni or sono, attendcmlo ai !arMi campestri nelle marc111me, fu colta d\l fchhri palustri, che, n. tipo quotidiano in princ:ipio, llinnncro poi tcrzannrie, c cedettero, cloro circa sette mesi, ai preparati chi nacei. Quintlic.:i mesi f<L cominciò ad arrertire che J'a tlclo111e anrhtva f!l'adatamentc aumentando, senza però rccarlc dolore c disturbi nelln, mestruazi one, nelle funzi oni digc~tive c nella tlefct:nzionc. Essa è di tlll(~ mediocre ro l.Ju~ teun, h:t scargo il panni colo ::uliposo, regolare la, stmtlum scheletrica, alquanto hruno il colol'ito rll'Jia pelle. Xclht regione addominale si retlc rn un'iutumesccnza diffusa, occupante CJuasi tutto il huo sin istro tino alla fos~a ilÌl1Ca, la linea mcrH:ttHt cd in parlo :tnchc il Jato del'tro, c che misuraya 0", 2\l nel diametro \·erti cale, 0"', :!3 ne ll'orinontale; tutta la parete nrldominaie era mobile sn di c~sa . . \tlopcmi i ncccosari mczr.i di esplorazione fisica, i quali ebbero il seguente risult;tto. La per('u;;s:one .davn un suono ot tu;;o in tutta la sua estrusione; la fluttuazione era manit'~:s ta in tutta, la massa.; il tumore quasi del tutto spostal.Jile. In clin ando a ll'idea. di un tumore orari co tent:ti tutte quello prove, che in simile caso potcrano condurmi atl un sicuro giudizio. Trnscnrando i mcz;r,i forniti dai metodi di llamillon, Cantani c Damùrrgrr, mi s<.>n ·ii della pcrcus~ione sulla dialisi dell' ileo tlel prof. Oaccclli, mrzzo, in cui maggiormente ticlaYa : cd essa percussione mi di>C' suono ottuso a sinistra, timp:lllico a dcsti·a; il che mi portò a conduderc che l'impianto del tumore
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era n. sinistra. Tale criterio diagnos tico misi in pratica anche nel 2•, s· e 4• caso di cisti o;,•arica, nel P no, perchè non era stato sperimentato ancora d!tl clinico di Roma. Coll'esplorazione rettale alla Simon, premessa. la cloroformizzazione, rettificai avere il tumore le s ue lunghe propagini a sinis tra, e potei sentire che esso tumore si sposta va sotto l'impulso dei movimenti, impressigli attaverso della parete addominale. Quest'ultimo mezzo è sommamente apprezzabile, pe1·chè atto n completare pw1ti di diagnostica, ma ripugna all'inferma, che raramente concede il suo assenso. Formulai la diagnosi di adenoma cistico dell'ovajo sinist,·o. Esplorato bene che fra la cisti c le pareti addominali non fosse nlcuua ansa intestinale, procumndo di sfuggire i vasi di esse pareti, nel luogo, dove maggiore era la fluttuazione, eseguii la paraccntesi con un grosso trequarti, ed estt·assi circa 12 litri di lir1 nido giallastro, limpido, in cui iJ pro f. Moleschott e il prof. .è:ttore Marchiafava coll'n.nalisi chimica e microscopica riSCOI\trarono i caratteri di liquido di provenienza ovarica. Non si ebbe alcuna sinistra conseguenza nella. punzione, come non si erano arnti sconcerti nell'esplorazi one rettale. Dopo circa un mese l'inferma tornò a deperire, mentre il suo bassoventre andava sempre a umentando per riproduzione del liquido, e cominciò a presentare la fctcies ova,·ica. Allora deliberai di sottoporla all'ovariotoruia, che eseguii il giorno 5 giugno alla presenza del gencrn.le medico del nostro esercito il comm . 1\I a.nayra, del capitan o Pretti, r edattore del Giomttle eli medicina militat·e, del capitano Sforza, dèl comm. Saglione, medico di S. M. il Re Umberto I, del prof. Occldni, del dottor Tassi e ùi molti altri disti nti, di tutta la famiglia sa1ùtaria dell'ospedale della Consolazione e di molti s tudenti. Preparato tutto l'occorrcute, come d,i norma. in simili operazioni, cloroformiz;r.a.ta. l'inferma dal dott. Coppcllo, coll'assistenza dei ùott.l\falusardi, Barboni, Quagliotti e Goretti, praticai un'incisione sulla linea mediana. dell'addome al disopra del pube, dell 'estensione di circa 0'",12, c feci a strati la sezione delle pareti addominali. Però nei primi tagli limitai l'incisione volendo fare un'apertura esplorati va, creduta quasi indispensnhile in ogni operazione di ovnriotomia. Sotto quest'apertura. comparve la cisti, che mostrò :n·crc una parete sottile e quasi trasparente in alcuni punti, ju altri abbas tanza spessa. Compie-
CHITWRGICA
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tata l'apertura addominale in alto fino ~ll'ombclico c in basso fino al pube, appeua procurai di iso fare la éisti, mi avvidi che aveva aderenze abbastanza. estese colle intestina e specialmente col tenue; poco este~e col peritoneo parietalc, eù tm largo impianto sull'ovajo e sul legamento largo. E qui voglio notare che non omisi di 11oter diagnosticare, prima dell'operazione, se il peduncolo di essa cisti fosse breve o lungo, largo o stretto, valendomi dei criteri principalmente svolti a questo proposito dal Tixier. ' Nell'isolare la cisti, ad onta che usassi grandi cautele e ne usassero anche i miei ajuti, pure si ruppe in un punto; allora curai che fosse subito vuotato il ca.vo addominale. Il liquido estratto ascese a 10 litri circa. Isolata la cisti, assicurato il lnlssovcntre con spugne sempre calde, in un'atmosfera sempre calda, feci due legature a breve distanza sul pcduncolo con il catgut, c, asportato il tumore, fissai esso pcduncolo all'angolo inferiore della ferita., cauterizzandolo col tel'Ino-cauterio. Nettato scrupolosamente il bassoventre, sotto la ncbulizzazione alla Listar, si fecero col catgut la sutura profonda e la superficiale; su questa si misero degli spilli, adottando la sutura attortigliata. Si soVI·apposero vari i strati di garza fenicata,. e intorno intorno al bassoventre cotone fenicato, c si fi ssò l'apparecchio con fascie fenicate. Dopo poco tempo si trasportò l' infermo. in altro letto contiguo ben riscaldato, e fu attentamente sorvegliata. Le fu somministrato del vino, del brodo, un calmante oppiato, dei pezzettiui di ghiaccio. Nelle prime ventiquattro ore tutto dava a sperare un bnou esito, avendo l'inferma una temperatura quasi normale, lo stato della circolazione quasi regolare, e appena appena qualche dolore adclominale. Verso la trentesim'ora comparvero atroci dolori addominali; il polso giunse a centoventi pulsazioni, la temperatura a trentotto gradi e mezzo, la respirazione a ventiquattro. Nulla valse a calmare un poco questi dolori: che anzi si resero sempre maggiori. Alla forma di flogosi perit.oncale si aggiunse una fonna di collasso, e nel terzo giorno l'inferma cessò di vivere. L'autopsia verificò la diagnosi completamente, e mostrò come la causa della morte si dovesse ad una peritonitc acutissima, di cui esistevano tutti i segni. l\fandai una porzione della cisti al prof. Ettore Marchiafava, ed ecco il risultato delle sue osservazioni: " la membrana che costituisce la cisti, è assai
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lU VIS'l'.\
s pe:-:sa tla ra~~:!iung~·~·c i11 lalunu patti -1: millimetri; la superficie intema è compl{'tameutc liscia. e l'esame microscopico la dimostra costituita tla mrii stmti di tessuto connettivo fasci colato, il 'Inalo verso la s uperfi cie interna si fa pii1 sposso c(! è rh· estito tl:~ uno stnlto d i cellule poligonali epit·~liali , e in mezzo al tessuto connetti vo f•l~ci colato dt>gli s trati estemi si trovano fasci più o meno g1·andi di tihro-cellulc muscolari Liscio, disposte irregolarmente. , E quest'osservazione del prof. Ett.orc Marchiafava viene a confermare la rctru.tti1ità delle cisti ovarichc, retrnttilità creduta giù. da molli necessaria, potendo esse cisti rammassarsi ~u loro stesse. E sposti brel'ementc questi cinque casi di tisti ovnrica, mi siena permesse alcune ritlessioni. Ora.mai l'esperienza. htt promto che nulla g iova la cura medica. alla guarigione delle cisti ovarichc, rlla che tutto al più può ricos tituire un organismo, oltremodo abbattuto, riordinandonc con mcz:r.i tonici gli sconcerti 1lel sistema nervo::.o c s::mgltigno, e togliere certe complicanze, che si potrebbero associare all'evolu:tiono di essa t'isti. Harn ò la guarigione spont:wea. Alla solo chirurgia speWt il compito di guari re s imile infermità, e de' mezzi, che ha a tale scopo, ora l' uno, ora l'altro dcre presccgliere in rapporto con alcune particolarità che l 'accompagnano. ::\ella cura d elle cisti orarid1e ho dovuto apprendere che la paraccntcsi non è apprezzata, quanto si dovrebbe. Essa va considerata come mezzo csplorath·o, come mezzo palliatii'O c como cunt r:tdicalc. Alcuni anatomo-patologisti la ri tengono come mezzo puramente paJiiativo, e consiglia no di usarla nei soli casi di adenoma ci:;tico inopcrabile, minacciante asfissia, perchè dis turba profondamente le funzioni adtlom iunli. Altri invece, meutre ritengono la parncentcsi mezzo pallittli1·o, non fanno qncsta limitazione; eli a ragione, pcrcbè, come risulta dai miei primi quatlro casi, le inferme, tlopo la paraccntcs i, banno riacquis tato un ce: to benessere generale. La pamten tesi nei primi tTe casi è sta.ta una vera cura radicale; c qui non regge l'obiezione di quelli, i quali credono che, quando la paraccntesi produce gtH\.rigione completa, non si tratti di cisti o1·arica, ma di cisti del legamento largo, }Jerchò in tutt-i tre i casi feci sottoporre il liquido estratto a ll'esame chimico e microscopico, ed esso mostrò evidentemente la provenienza omrica. I'crò
ClllfWIWICA.
le cisti ovariehc, pt'r essere ~uaritc colla par:tCCillCsi, ehc può farsi con yuotamcnto ~:omplclo o gr:Hluak, prediletto th.:l nostro Ria.oli, tleùùono presentare alcuni camttcri parlicolari, essere cioè uniloculari t'Oli nessuna o poche aderenze. Xcll'operazionc di O\'ariotomia, confort;tta dall'esempio di molti distinti, tldlo Spcnccr \\'cl::;, del )forisani, ccc., volli esperimentare la medicatura antisctt ica Listcr, c, se non ebbi fortunato succes.:;o, pure non pos:;o di sconos~:crc i ra.utaggi di es::-:t anche i n q uc>'t'opcrnionc. T> el resto cltt luuga pezza n c a \'CVO introdotto l'uso ncll'o:-:['crble tli S. ;\fariu. tlclla Cousol;~zionc, c ne aYC\'O ottenuto ottimo risultato in parecdti ca i, tra i quali nella cura della lllano del primo cacdatorc del !{c, cousurrata. ad onta. del gra\·e traum<t, nella d isa.rtkolat.ionc tldl'omero ]'l'l' cancrena sempre in,·atlcnte, nell';tmputaziouc del mctatarso, ddl'.mtiùraccio cd in altre lc;;ioui tr.:.tmn::ttidte.
D11c mwmalie dell'utero . - Yaric sono le anomalie <ll'll'utero e tra le principali la mancanza tli esso utero, l'utero in abbozzo, l'utero fetale, f'utci·o iufantilc, l'utero unicoruc, l'utero bicorne, l'utero ùilocularc, l'utero doppio ;;cparato, o l'utero didelt'o ùel Hussmaul. Quest'ultima ,tnomalia, insie me coi distinti so:.tituti dott. BarbonE, dott. Quagliotti c studenti, ton:;tatai in clnc: gio\'ani, \'Cnute al sjfilicomio per yaginite eManai<:, c fu, dietro mio invito, riscontmta dal cliuico ostetrico prof. Pa:;!tttali e clal prof. Jlagioli. Ed cc~;onc una breve istoria. Anna Carelli lli X<\poli , eli anni 1~, di ottima. costituzione, di an-cnente pcrsonn., da un anno si è data alla prostituzione. Otto mesi or sono si osscrrò in Ici, dimorante ancora nc:lla. sua patria, la. sola presenza di due \'agine. Dopo quattro mesi di rcsitlenza .in Roma, in data al sitilicomio per \·aginitc mnt:o-purulenta, fu trasferita alla succursale di Terni, dove restò per circa. tre mesi, senza. eh{) si notasse ht sutlrlctta anomalia. Toma..ta in Roma, osservai, nel risitarta, lìt presenza di due orilizi raginati, c però la. sottoposi ad un accurato esame, arcndoln. innanzi tutto cloroformizz:ata. Adoperai quei mezzi ù'eiiplorazione fisica, che crctletti opportuni, quali sarebbero il ri$COI}tro vaginalc, l;\ palpazionc unita al riscontro di Sims, la palpazionc ntldominnle unitn alCL
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RlrJ.'TA.
l'uso della sonda, il riscontro rettnle, le spugne preparate di Sims (mezzo atto ud agevolare il sondaggio uterino) ; e n'ebbi questo risultato. I due orifizi vaginali mettono in due vagine, mdipendenti l'una dall'a ltra, perd1è sono completamente divise da un setto longitudinalc, t! <!Ila normale struttura anatomica della vagina e d'una spcs~ ezza di presso a poco 0"',00.!, setto, che si dirige dall'avant i allo indi etro cominciando dall'orifizio vag inale e terminando nel setto interuterino. La vagina desh·a ha la lunghezza di 0"',10 ed una capacità normale; la sinistra la lung'bezza di 0'",11 ed una. capacità molto minore (al presente sede di vaginite catarrale lenta). Alle due vagine corrispondono due uteri, ind.ipendenti l'uno dall'altro, come provarono le iniezioni colorate, e muniti ciascuno di tromba ed ovajo. Essi hanno la forma accentuata di un corpo conoide, tronco alla. sommità, con una faccia anteriore qun.si Jliatta, una posteriore cou vessa, con fondo piano, e ciò in rapporto col non a vere la. giovane giammai concepito. L'utero destro presenta un volume uguale n. 0"',065 X 0"',039 X 0"',0:22, un peso approssimativo di 40 grammi, la cavità del corpo trinngore è di 0"',02 1, quella del collo di 0'",023, e quella dell' istJOo eli 0"',00-L L'utero sinistro presenta qualcbe variazione in meno uel \'Oiume e quindi negli altri dati. Ambedue E>Oi1 avendo fatto orinare la giovane, mostra.vano formare un angolo non insignilicanlte colle due vagine ed essere perciò un poco flessi all' innnnzi. Stimo giusto notare che, al tempo ùell'esplorazione, la giovane non era mestruata; i miei dati adunque non sarebbero più veri durante la mestruazione, che imbeve lli s::mgue il tessuto utcriuo e lo duplica di volume, illlprimcndogti, secondo il Rougct, una rer a ereziotte. In appresso potei constatare che :unbedue gli uteri gqLlono d'una. regolare funzione mestruale. l\1eh.:hiorri J.'clicetta romaua, lli anni 17, eli costituzione lassa, trovasi ucl si fili com io ùa due mesi, coutandone t.rc di prostituzione . .Anche prima di prostituirsi soft'riva di catano utero-va.ginalc, m,alattia, per cui fu inviata al sifilicomio. Accusata la presenza di due orifizi vaginali, la sot.toposi all'esame, a cui prima avevo sott.opo.sto In. Cm·clli, adoperando gli stessi mezzi d'esplorazione fisica) salvo che invece delle spugne preparate di Sims,
Cllmul:(i!CA
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credetti opportuno l'u~o delle lt'nlc graduate di laminaria digitata del dott. Iloan, modificate dal dott. Grrcnlt el:..dt, i cui r an taggi sono tnnto tlecantati dal dott. ~ott, ùal dott. \Vibon, ecc. Jn <tUCstn. pm·c le due vngi ne sono ,;cpll1'atc 1ht un <'Olll!,lcto setto longittulin~tl c, della stcs,-a struttura anatomica dcll;:t r agi na c di un:l. SlJ CSSCl.Z<\ di om,ooG. La ragi na destra ha una lun:;bczza tli 0"',07 ed una capadtà ttua~ i nor111alc , la sinistra una lunghezza di O'",Od ctluna rapal·it;'L tli gmu lunga minori.' (al pn•setttc sede di n1ginitc ·con IJUaldtc grHnula:r.io!H'). I due uteri !Janno una forma conoide, ma un po' motlincata, spccialnl('nte n<'l collo. 11 sinistro presenta un volume ùi 0"',0()7 X 0"',0-W X 0"',023, un peso di eirca ·l :l gra111lll i, la t.:al'itit del t.:orpo di O"',O:l!1, ltuelht tlel l'Olio 0",01~ C lflll'lla Ùcll'bliiiO tli 0m,0Qi). li destro Ìll\" CCC prc~cnta un r ol ume cd una. ca l'itù tanto miuorc, dn. non permettere r ingresso di nn a sontla. Anche questi, durante l' esplorazione, erano leggermente fl t·~:.- i i n ara n ti. ~ el mou1e11 to dcii 'or nlazione tronti che, mentre l'utero sinistro funzionan1 rcgolamlcutc, il destro non funzionan"l. all'atto, il d10 ùà luogo n dubitare che l'utero destro ubbia il proprio orajo o la. propria tromba 1•'allo-
pin.na. E qui fo punto, r olentlomi limitare alla semplice istoria. di questa anomalia, senza eotmre in particolarità su di essa., c senza neppure toccnrne dcli<L parte embriologica., trorandosi ciò in qualunr,ue libro di ginecologia.
J. ·a.pptt..e~claio gc~!iinto ne lle ftr ntturc delle c o ste. Hcla.zione del tlott. EsoLtscu a.l collegio medico di Vicuna. (Al9emehze lViencr lJicclicinisclw Z eitung, n• 30, 1880). Il gran dolore nei movimenti rcspiratori·i, in ispecic nelle fo1·ti cspim:àoni, la. noc<'ssità del lungo riposo c la facile conseguente stasi nei polmoni, nonchè la costante irritazione esercitata dn.i {rammenti sulla })!cura, come gius tificarono il tentatiro dci \'cCchi chirurghi, di !issare, cioè, le eoste fratturate con lis te di cerotto inglese, con stecche di latta e con s triscio di pelle, giustificano ora quello degli a.pparccchi gessati. Questi possono essere
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RI\"JSTA
<>seguiti in due maniere: o a Yaln', o a forma circ.olare. I pnm1 perdono molto fatilmcnte della loro soli1litft, e l'esperienza parla in favore del-(li apparecchi circolari , i quali si possono taglinrc>, secondo il bisogno, lungo In linea ascellare. Per hone assicurat·c la loro posi;donc, si usano alcune striscie gessate, che si illlJllicano alle spalle a guisa eli hretelle. Pen:iò l'apparecchio, insieme n grande leggerezza, ha la necessaria solidità; cosicchè l'ammalato può gia<·cni sopra, l'appa recchio si lcm a piacimcnto per esaminare il torace e JlCr giudicare se con\'cnga crescere o diminuire l' imbottitura tinchè esso permette i soli movim enti indispcusabili t! el torace; poi eh è molti indi\'idui hanno bisogno di qualche tempo per imparare a respirare col solo diaframma. In seguito esso può es~ere applicato più stabilm ente c la sua. applicazione è iudicat:t anche dalle sole contusioni della cassa toracica. Pf'rfino in que1 casi, in cui è necessario l'uso del ghiaccio, l'apparecchio può essere tagliato in quel punto, in cui quel lo è n.pplicato e viene copcrlo di tela di kautscliUk. Nei grad enfisemi sottocutanei si arrestò mercè esso la loro diffusione. I vn.ntaggi ottenuti in 1 f> casi recenti trattn.ti con tale metodo, consistono in ciù, elle gli ammalati possono stare in piedi mantenendo l'apparecchio, c sopmttut.to è utile perchè essi possono cambiare di posizione nel letto, e perfino levarsi dopo due o tre giorni. I forzati mo,·imenti rcspiratorii sono meno dolorosi, nè si ebbero da parecchio tempo complicanze spiacevoli ; ragione pe1· cui questo metodo di cura è usato generalm ente nel riparto c.li ammalt\li diretto dol relatore. Di speciale n\ntaggio si mostrò l'apparecchio nell'enfisema sottocutaneo in seguito a fratture tlelle coste. Un cocchiere fu gettato dnlln carrozza contro un muro c ne riportò nna contusione con stritolamento della terza c quartn. costa nella linea ascellnrc, formand osi un vacuo in cui non si trovò il frammento della costa corrispondente. Si sviluppò rapidamente un cnfiseli1a sottocntanco in tutta la metà destra del petto, la quale, al punto indicato, ~ i gonfiam tanto in ogni r espirazione tla raggiungere il volume di una testa di barn hino. L'ammalato risentì un istnntaneo solli evo dall'applicazione dell'apparecchio gessato, e l'enfisema diminuì rapidamente, permettendo di \'Crificurc un notevole vc1·samento sanguigno nella J1leura.. La guarigione seguì entro un mese, senza ulteriori com-
Cli ll!UJ:t;JCA
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vlic:> nze, pcrdurnudo tuttavia lu perdita di ~osta nzn. nelle coste. In un secondo caso l'cnfisem:t sotlocutnnco scomparrc cou cgunlc rapi d i tà.
F orbic i e mos tn.Uc h e cie l s i g n o r l 1'aa·l o mouC. E s tratto dal Bollettini) de/l! accademia 1·cale di merliciua, l H~O. Il ;,ignor " ra rlomont hn. presentato dC'Ilc forùici destinate ad impedire le emorragie dcrirauti dalla ferita dci ratii, c s pecialmente delle arterie, nelle opera;r.ioni l:ilirurglchc. E sse potrebbero sosl ituire nelle buste le forbi ci ordinarie senza oecuptll\! maggior spazio di qucst e.
Lo strumento si comllone di ùuc pcai intieramentc separati l'tmo ùal-
l"nltro e che ponno sorrnppors i : le forbici e le pinzette.
a) Forbici. - Sono forbici Ol"dinarie, di Vtll"ill. di-
mensione, rette, cune o })icgntc ad angolo. La vite ch e ne unisce le branche è circolarmcn te perforata da una parte nll'altra.Lungo la faccia anteriore di
una. di queste branche (V. tig. l ) scorre un fermaglio piatto, c l'estremità di esso che guardal'apertum della Yite, ba la forma di uu U. Alla faccia pos teriore ùi ciascuna. branca, non lontano dagli anelli, sonvi due piçcoli bottoni con colletto dcll 'altezza di circa 1:ro. r. UO millimetro. lslrumenl~ montato. visto ù>llo parlo anteriore.
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964 b) Pùm({e ( \'. fig. TI). -
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n1\' IST ,\.
Esse rammentano, per la disposi;donc quasi parallela 1lelle loro branche, quello strumento che alloperano i parrucchieri per arri~ciare i capelli. Queste branche sono piatt e; nella loro parte di presa sono lunghe uno, due o tre tcntimclri, rugose o munite di denti c di incavature del;tinatc a riccvcrli. I manici delle pinzl.'ttc sono piatti; l'!'stremità loro che guard:l gl i anelli è scnxata a semicerchio, d'un rn~gio corri~ p ond ent c al colletto del piccolo hottonc delle forbici, che è da. esso abbracciato lttmndo i due pezzi dcll'istrumcnto sono a1lnt.tati l'uno sull'altro. Le loro faccic laterali !<ono munite di un nottolino. La rito che ne un isee le branche si prolunga in un' asta perpendi colare di calibro corri ~pond c nte a r1uello dell'apertura esistente nella vite delle forbici, nella quale ùc\c impegnarsi sopnwanzandone ili poco F·w . Il. In. lunghe1.za. Quest'estremità libera o tePinzotto i•ohto. sta è provyista di un colletto, nel ljUalc ùe,·ono scorrere le branche dell' U del fermaglio. P er montare lo stnunento, si collocano i due pezzi l'uno tontro r altro; le estremità delle br·anche delle pinzette abbracciano i bottoni delle forbi ci, c la. sua asta perpendicolare penetra nell'apertura della Yite sporgcndo alquanto. In allora si fa amnzare il fermaglio piatto, e la sua estremità incamta ad U abbraccia il colletto dell'asta perpendicolare, fi ssando cosi i due pezzi principali in modo che essi formano un solo ist.rnmento (V. fig. III). Essendo lo strumento così costituito, se si fanno dei movimenti ordinari di sezione colle forbici, le branche e i manici della pinzetta seguono qucst i mol"imenti. Le branche di presa della pinzetta. sono le prime ad incontmrsi c stringono le parti prese; completando il movimento, le lame delle forbi ci passano davanti alle branche delle pinzette tagliando le parti che incontrano. Nel medesimo tempo i manici della pinzetta, anricinn.ndosi, sono presi c fissati dal nottolino in modo da impedire alle branche di separarsi. Queste branche munite di asprezze o di rlenti non abban-
CHJ'RURC:J CA.
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<lonano le parti prese. Si fa retrocedere in allora il fermaglio, che, libemndo l'asta perpendicolare, rende ai due pezzi la loro indipendenz:t; le forbici si separano dalle pinzette c sono rit nrate, mentre (Lueste ultime rimangono a pos to. Se i vasi tagliati sono di pi ccolo calibro, essi sono obblitcrati pr l solo fatto dello scbiacciamento ; nelcaso tlivcrso il chirurgo può où applicare una leg:ttura in massa, o cauterizzare la ferita che rimarrà asciutta finchè lo. pinzetta resterà in posto. Le forbici emostatiche nou hanno un uso limitato; trovano la loro applicazione in una lunga serie di casi, come nelle asportazioni di tumori di di \·crsn. natura., specialmente peduncolati, nella recisione del nervo ottico durante l'enucleazione od enerrazione dell'occhio, nella dissezioJte eli parti fortem ente rascolari zzate, nelle vaste operazioni come l'ovarioFto. 111. tomia, l'isterotomia ed opcra.zione cesarea, dore lstrumcnto moutato, ,·j~(() dalla lllrlc po~teriorr. può essere utile di coUocare qua e là delle legature provvisorie; nell'amputazione della lingua, nella resczione di tumori delle ln.Lb t·a e delle guaucie, nella sezione del cordone o mbe li cale, nella operazione del fìmo si, del Iahbro leporino, ccc. Il chinu·go ricorrerà a questo istrumento in tutti quei casi che egli stimerà conveniente.
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RIYISTA
Trattamento d e i t•estriugiment.i uretrali; dilatazione Jleruuuae nte, del ùotl. GuYo~ (Contimuczione, veùi (a.sr:icolo tli luglù1.) ( Gazette des JJ6pilmt~ del 1880, n. 78, 86). Il tessuto patologico che costituisce il restringitneuto uretrale è estremamente rctt·a.ttilc, c fa patte integrale delle pareti dell'uretra. Nel trattamento di ques ta malattia il medico deYe proporsi di neutralizzare le proprietà retrattili del restringiruento, per restituire ull'm·etra un calibro appro:;simativamente normale. Qualunque sin il metodo adoperato non è possibile ridare in modo pennnncnte il calibro normale aU'uret.ra; la gmu·igione è sempre 1·e/ativa e temporariu. Tra i vari metodi di cura dei restringimenti uretrali il migli ore è certamente la dilatazione che provot:a nel tessuto del restringimento un lavoro fisiologico destinato a. modificare gradatamente le l)ropriet:ì. ùel tessuto morboso. So n vi tre grandi processi di dilatazione: la ùila.tazione permanente, la dilatazione tcmporarìa e la dilatazione rapida. Dilatazione JJerma.nente. - Può farsi in due modi ; lasciando lo strnmento dilatatore in contatto con tutta l'estensione del rcs tringimento dopo averlo superato, oppure lascia.ndo l'estremità dello strumento a ppoggiata all'entrata del restringi.mento, quando non si riesce a superarlo. Quest'ultimo processo nou deve essere di elezione ma bensl di necessità. I fatti clinici depongono favorcrolmente s ulla sua effic.acia; poi cb è sorenti dopo la sua applicazione si ries('c a s uperare fat:ilmente un rcs tringimcuto fino allora. invincibile. Nel praticare il cnteterismo appog,qiuto si può as:;ociarlo o no alla pressione. Hunter e Dupuytren peì primi fecero uso del cateterismo appoggiato cd associato alla pressione. La principale arvertenza cbe si Llerc nvere nell'applicazione di tJuesto processo è cbe la ('strcmità della sonda l:iia ad esatto contatto coll'entrata del restringimcnto e che la pressione adoperata sia moderata, affine di critare le ulccrazioni e le perforazioni del canale uretrale. Dupuytren lasciava. in posto la sonda per yentiquattr'ore. Le sonde più conrenienti sono le cilindriche. Quando si riesce a s uperare il restringimento, il primo processo di dilata.zioue permanente deve essere prefel'i t o.
CEIJRUIWIC.\
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Le sonde migliori ~ono le conico-olh·ari. Sopmttull o poi s i der e :n·cre J'an crtcnza che la sonda adoperata sia p iee•lla, non eserciti pressione, ma. scorra inrct:e lib..:ramcntc attrarer~o a.l rcstringimcnto. Quando si è ottenuto uu certo gmclo di dilatazione si camhia 13 sonda con una di ralibro pilt grande. ~ o n i:: però conveniente introdurre, durante la nH:clc:-ima. ~;cdntn, una serie di soude. I risultati in tal modo ottenuti, benthè molto rapi1li , sono poco durcroli. È un errore il ritenere cl1e la dila tazione penuancnle dcbh:t agire m eccauicnmeute, e~sa derc moLlificarc il tessuto morbo;;o del rcstringimento rammollL•ndolo con un proces:;o infiamrnrttorio. f>c 1 i è associatt\ l'azioue mec•c:lnica facilmente qur;;to pmccs>o fi ogistiro trasmodrt c sorgono ulccmzioni che ponno condurre a morte il paziente. Dilatazione iemporaria.. - Con questo processo lo strumento dilatatore so~giorua. nell'uretra per un tempo limit.al o. Le sondc de1·ouo essere regolarmente calibrate. L' introduzione delle sonde ncll'urctra deve farsi l'On lentezza c con dolcezza ; la verga de1·e esser·e ben tesa per distendere le ripirgatnrc mucose; la punta. (lella sonda deve essere rh·oltu vcr,:;o la parte inferiore per evitare la. valvola di Gueriu. Superato (!Uesto primo ost:u:olo la sonda sani spinta ùolcemcnte; incontrantlo tlll ostacolo dcr esi cessare ogni pressione cd attentlcrc che si possa progredire. una estrema leggerezza di mano è una necessita n sso lu t:~ per la felice riuscita del cateterismo. :;i cl trat.tameuto dei restringimcuti urctrali rnclliaute la dilatazione tcmporaria si deve por mente alle seguenti arrertcnze. 1• Il trattamento si deve iniziare con una sonda di calibro un })Oco inferiore a quello (lella sonda che ha servito per fare la diagnosi del restringimento; in altre parole con una sonda che pa;si assai facilmente tra.\'erso nlrcstringimento. 2• Quando una data. sonda scorre liberamente attmrcrso il rcstringimento si passa al numero immediatamente superi·n·e. La introduzione della nuora sonda, però dere essen} preceduta tlall' introduzionc di quella che ha servito fino a quel punto; usantlo questa precauzione la nuova sonda entrerà più libera,rucnte. Si deve passare da, un nmnero dato al numero immediatamente superiore.
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R!VJSTA.
3• Vi sono dci casi nei r1uali il numero superiore passa tanto liberamente che si è tentati di introdume successivamente tre ed
anche quattro. Ciò non ò sempre lecito. Quando le sondc sono calibrate a terzi di millimetri si pouno introdurre successivamente due so nde; CJnando invece sono calibrate n sesti di millimetri se ne ponno introdurre quattro. Soltanto nei casi eccezionali è lecito introdume un numero maggiore. La pratica ed il tatto chirurgico ne dimostreranno la necessità. 4• X ci rcstringimcnti, relativamente semplici, nou troppo indurati, c nelle urctrc dotate d'uua sensibilità veramente patologica, la sonda deve essere 1·itirat.a immediatamente. Questa praticn. però non tler c esscrc genera-lizzata. Il soggiorno della sonda nell'uretr:t permette il rapido passaggio da nn numero al!'altro c quindi una maggior cclcrit:\ del trattamento. Anche questo moclo eli trattamento però ùevc esser fatt.o colla massima precauzione, altrimenti in vece di p1·ogrcdire nella cura si aggrava lo stato tlell'uretra, e si deve ritoma1·e a numeri inferiOJ'i. L'introduzione di un a sonda nell'uretrn ha, come primo etrctto, un aumento del restringimento che si nppalcsa. ordinàriamcnte dopo In scdutn. eonn .. sotliglinmento nel getto dell'urinn, e talora, c.lurante la stessa seduta, colla difficoltà n ritirare una sonda che è liberamente entrata. Questo dretto però è tr(l.nsitorio ; ben presto si stabilisce la dilatazione ottenuta. Questo stato, ben chè piit ÙlLTa.tum, non è detiuitivo. Una seduta corta, fatta colla massima delicatezza, produce un aumento iniziale del rcstringimento, della durata. di qualche orn, la di lntazione che: vi su c~ctle persiste per 24, 36 ore ed anche più. Le sedute lungllc, oltre i limiti della ~ o ll emm:n, producono uno stato patologico più complesso cd no' instabilità. del restri ngimento. Egli è quindi impor~anle che la seduta, sia di corta durata. In tre quarti dei rcstringimenti il trattamento si tleve fare introducendo e ritirando tosto lo strumento dilatatore, c facendo uso in merli a di due sondc per seduta. Negli altri casi il soggiorno della sonda non deve essere superiore a tre, quattro, sei, dieci minuti. Se si incontra. un ostacolo elle uon si possa superare, si deve rimandare l'operazione n.llt~ scdut:\ su~:cess iva. La ripetizione delle sedute non fa guadagnar tempo, anzi irrita
CDIRt:lWICA
J'urctm in morlo eia intprdirr In 'continuazione dC'I Ia cura. È un:t pratica riprorcrolc qn,Jia di pa ~sa rc un1t S()tHla al m:tttino etl un'altra n.Jia sera. Nrllc cond izion i normali non si cle,·c fare più di una S<'r luta ogni rpHtr;\ntotto ore. Ogni volta penì si manifestino nell'uretra fr'nonH' ni d'irritazi one, oppure' compaiano disturbi ga~t ro - intes tinali accomp:wnnti o no <hl fehhrr, come pure r1uando il C'anale ur!'t mie ahhia. dato saugue, !;Ì tlcrono sospendere l e sed utr. 1~; am111e~so che il <·n lihro non:nale rlcll'nrctra ~ia tli srtte mi!!. corri;;pomlcntc <!Uintli al n• 21 ùlclla filiera Cltarrirr('. Se le cose procedono rcgol anu rn t ~, nulla si oppone tltc si debba arri vare tino a tfll<'l numero, ma orclinariatuentt• prrò com·enà accontentarsi di nn numero miuorc, il 18 per e:;ctupio cd anche il l(i, <lilatazionc tlcl rc;;to più che sufiic icnte pr1· JH'nncttcrc la rcgo-
lm·p minzionc. J..e so nde adopcr:11 c nel trattn mento clei rcstri ngi mc n t i urr tra li
• sono od clastiche o mrtn Uichc. Colle sonrlc metnllid1 C' si proc·cll<.' più rapirlamcnte nella cura; ma ctuesta l';:tpirl ità va a sranta~t: io th•;.(li cH'etti delln. cura st.es-;a, pcrchè le moditicazioni indotte n!'l tessuto morboso sono meno profonde e quincli meno permanenti. Tra le cn.usc che ponno far ostacolo altrnttament o devrsi citare in prima linea la. rcsi stc nz~l as~oluta alla dilataziotw. <.:iò lo si osserva nei rcstring imcnti molto vecchi, nei quali il tessuto è bensì suscettibile d'ulHt distensione transitoria. in modo da lasciare passare una sonda, ma. non è pilt su ~ret tihi lc di quelle modHicazioni per le qu:tli la rlih1tnione dh!'nta qna!ii pC'rm anentc . L'ur~trite, la prostatitc, la cistite costringono a sospendere il t.rattamento. È p<'rò dn o;;:<crv:u:c che quc•ti nc('irlcnti sono rari e poco grad nella di lntazione tcmporaria; anzi l'urctritc, che è la. più frequente, è da alcuni autori con::iclerata come vantaggiosa. per lo scolo al quale eU luogo. Una frequente complicazione rlel catetC'rismo è costituita dalla febbre. La fehbre che si mostra con accessi rrgolari è ordinariamente henigna, c sopraggiungn anche in una. dilatazione prati c;ata
senza. violenza. Ln. su3. dtu·n.tn 11on supet·n le quatti'O OI'Cc non lascia alcuna conscgucm:a. 3Ia n ifcstandosi tal frhbrc, è opportuno interrompere il trattamento per tre o quattro giorni.
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R1 \'! STA
L a febbre pcrù purJ manifestarsi con accessi irregolari , scJna causa apprezz!thile. Uisogna to~t o rinunciare alla. dilatazione. Talvolla fin t\hnentc i malati sono colpiti tla imbarazzo gastrico con cefalea ; bisogna sospendere tempora.riamentc ogni trattalllento e somministrare qualche purgante. X ella grande maggioranza dei casi di rcslringimento, la dilatazione è il metodo di cura più sicuro e più rapido. Colle sondc clastiche, la LIUI·nta media della cura è di ventott o giorni ; raJ·issim ~ poi sono le complicazioni. Colle sonde metalliche la cura è più r apida , la sua tluratn ,·aria da <liciotto a r entic1unttro giorni; i riSiùtati (>ttenuti però sono più tra,nsito rii. Dumnte la cura si cou:;igli criL all' individuo un unon regime et! un 'eccellente igiene; del resto no o è necessario che egli rinunci nIle sue occupazi.on i ordina.ric, solt~nto egli eri lenì. ogni eccesso di fa.t i ca, di la vor o e di piaceri. Successivamente, tlopo tenni nata la cura, basterà cbe il mala to Messo s'introduca tli tempo in tempo una sonda nell'uretra. Questo Jlcriodo di tempv sarà ,·ariabile a seconda ùclla natura del r estringimento. Se questo è clm·o e resistente s'introdurrà la sonda ogni otto giorni; in condizioni di verse basterà introdurln ogni dicci, quindici giorni ed anche ogni mese.
' 'c rtlg inl di l'tl é n ière, del dott. GurE (St. Pclen;burger -mctlicùJisclte Wocltenschri{l, n• 30 1 1880).
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L'autore, appoggiamlqsi alle osservazi oni fin qui pubblicate , e a quattro casi da lui stesso trattati, fa i seguenti ragionamenti sullru malattia eli l\1énière. In genere1 può essere denominata malattia di l\Iénière1 ogni caso tli vertigine il quale provenga da un eccitamento anormale del s istema nerroso dei c::tnali se m icircolari. Agiscono come momenti causali i morimenti impetuosi, sia del capo 1 sia di tutto il corpo; gli impron-isi cambiament.i ùi temperatura; le oscillazioni tleJI(t ]lrcssione atmosferica della cari tà timpanica ; i disturbi iufia mlllatorii c ùi circolat.ionc. Strettamente parlando, In nHI·lattia di ~I éni ère è da <1scrirersi allo s tuto iufianunatorio dei canali semicircolari, o dell'orecchio medio; il quale stato produce la
CHIRURGICA
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vcrli gi ne, o perma nente, o temporanea, con intervalli di setti mane c mesi . I ratl'redtlamcnti c i catarri della c:J.\'i tà del timpano sono causa della mal.(l.(ior pnrt c di IJHC~tc 111alatlie; le 'Inali ~ i po,;.; ono dire rtnn,;i scrondaric pl'rl'hè c:o n ~e~uenza di c:Un rri e di intiatmm:J.zioni della c:ll·itù del tilllpnno c clclle cellule mastoidee. Xci casi tipici , pri111a o durant e l':wcc:>so, si a,·,·crtono tlci capogiri, che :hHunOIIO un corso cklcnninato. Dapprima il capogi ro ha luogo intomo nll 'assr r r rticnle ,·crso l'orcl'Chio ammalato; poi , c spcci:llmcntc nei cnsi ::rra\'i, qnc!'to movimento è dall'innanzi all'indirtro, fin o u. che la rerti~inc si grncrnli t:za c lo ammalato cade a terra, con o scnz:\ perdita Lli t:osc: icnzu. Il vomito accompagna frequentemente l'ar:t:es:::o, ehe, <1ualchc volta, dura, dai 10 ai 30 minuti ; c qu;llc:ltc altra, si riprodut:c per tinall'iasi movimento llcl cnpo, obhliganclo l'<lmmalato a tencrlo scnlpre i.n posizione orizzontale per schivarlo. !11 alcuni casi gli accessi si producono (JllllHdo si fa uso all'orecchio di mezzi terapeutici, come la doccia di rtria, l'iniezione di liquidi nella caritù masto idt'a mctliante tr::tpana7.iotw; e la \·ertiginr ha. luogo sempre intorno all'a,sr \'CI'ticale in direzione ùclJ'orccchio malato. Essa è accompagnat::t tal ora da sensazioni subiJicttivc, di rumori piìt o meno forti; nei C<tSi cronici perdura un leggero grado di senso di vert igi ne anehc durante i liberi intervalli cd è specialmente notato nel levare il capo dal guanciale dopo il sonno. Pare <tll'ammalato di cadere, o nll'innan:d, o allo indietro, c qualche Yolla è costretto a tenere fi :>so il capo in un:~ data direzione, poichè nel muorerlo pront la scnsa7.ione di un corpo pesante nel capo che ne segua i movimenti. La malati ia di 'ì\fénière s i complicn. con qualch e frequenza all' istrrismo; nei bambini assume talom la pan·cnza di corra.; negli adulti di convulsioni cloniche del volto c del tronco, fenomeni, che poi scom paiono, mediante opportuno trattamento locale dell'orecchio metlio. La malattia, specialmente nei casi tli data non molto remota, può esser e guarit:t con o senza la perdita dell'udito mediante umL cura locale rigorosa. Fra i medicamenti interni, il chinino, pro}losto da Charcot, merita ht maggior fidu cia. Esso impedisce qualche volta l'accesso, e, benchè sembri un paradosso, toglie il ronlio d.ell'orecchio, aumentando però la. durezza dell'udito. Tutt:wia questo effetto non dura r1uasi mai al di là dell'azione del rimedio.
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Rl\' !Sl'A
:l'rattnra. incomple ta. clelia e s trcmita\ SUJ)Criore d e lla tibia (Ga.zcUtJ cles liupitaux, luglio 1880, n• 85).
f: veramente raro di potere esaminare sotto il punto di vista auatomo-putologico una frattura dell'estremità superiore della tibia. Ciò nou è impossiuile; ma, fortunatamente per i feriti, la morte è così poco frequente che l' U di una ventina di casi osservati fin qui dal prof. Ricbct nella sua canicra chirurgica, nessuno dci malati è morto , e soltanto per amputazione consecutiva ùelln eosci1t egli lta potuto in una recente osscrmzionc, che qui viene riassunta, stutliarue ilmecca.nismo. Lo stesso ?tfalgaigne nel suo trnttato delle fi·atturc non ne ha fatto menzione. Siffatta frattw·a, conseguenza di u11 traumntismo che aveva aperto l'.trticolnzionc del ginocchio, fu accompagnata, come eli consueto, dal distacco dell'epifisi femorale. Il tragitto della frattura della tibia cominciava mezzo centimetro al disotto dell'estremità articolare dell'osso c si dirigeva obliquamente da alto in basso c di fuori in dentro, dalla. tuherositi~ esterna sino all'interno della cresta della tibia. Inoltre la testa del perone ed i legamenti dell'art icolazionc pcroneo-tibiale erano distaccati. N ella parte interna della frattura della tibia esisteva tra i frann;1enti 1Hl allontllllamento di due ccuti1netri, ma all'interno della cresta dell'osso non si tt·omva che una semplice fessw·a che non aveva uscita. La violenza non fu t<tle tla separare la tibi:~ in tutta la sua estensione; essa proùusse una frattw·a incompleta, varietà che si osserva presso i fanciulli e<l i giovinetti. Tali fratture incomplete somigliano a. quelle rotture che si riscontrano in un pezzo ili legno verde, che si tenta di piegare contro il ginocchio. Esse non producono sensazione ùi mobilità o di crepitazione, a meno che il chinrgo nella, esplorazione non completi la frattura. Le su perti d fratturate sono coperte da numerosi coaguli sanguigni, duri c resistenti, formati probabilmente dalla rottura dell'arteria nutri tizia della tibia. La loro presenza è caratteristica nella frattura del! 'estremità della tibia, pere hè il traumatismo a.Jn-e le cellule ossee della tibia che formano una vera conserva o lago veuoso che può versnr•1 sangue in abbolldanzo. tra i frammenti. Se le fratture dell'estremità SUJ>eriore dello tibia sono rimaste
Cliii:UI\G!CA
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per lungo tempo sconosd utc, tiil dipcntle dal fatto rho lJUantlo uon csi;,tc fcrita e,.tcma, il ,.anguc si difl'onùc nei tc:;.suti Yirini; vi ,·agiona tu111cfazionc r on,:idcrc,·olc la quale ua ·eondc la frattura c la sottrae a ll 'c.::plorazionc. Le fmtture Lil'll'cslrcmit:'t sup•lri orc della til1ia so11o dunque c:aratt erizzalc : 1• da gr:uHlc tnnlf'fazione in corri.spomlPH;:a della lesiOHc, dovuta al l'c nt o rr:t~i:t tra i fr:wmn·ut i, t utncfazionc cdctnatosa ;,pcciale che co11tinua per akuni mc,.i; 2• da u11a manifesta moiJilitit se h fl':lltut·~t c completa, m:t ~e n za t:l'(' Jiilaz ionc ; :;• intine ùa grauclc ri tanlo tH%t con:solicl:tzionc. Il dott. ltir hd lHt ran;ontato 1li malati in .:ui non solo In frattura non cm stata ton:;olitl;tta. qunttro o ciiiiJUC tnc,i dopo il tmumatisulo che l'a rcra prodotta, ma tn·cscnta ,·n. antora, colle mobili tà Llci fmmHlcnli, chiaramente dis tinta una pasto::;ità assa i considerc,·olc, non tlolorosa, ma torpi•ln. Donùe il lll'Ogno~lico riscrrato, un lungo tratt:unettto curath·o e la possibilità tli non far camminare i malati che dopo akuni mesi.
Truttunac nto cllh·nrgico d e ii'CiliStlbSI ( Philwlel.p!tùt medicctl Times, luglio lt!SO, n' o30). U ùott. Odoardo Hamilton, in una partccipnione al lJrili!;h '.Jledicctl I ournal, sostiene che la comune cannula del Dcllocq 'è un istrumento spesso inutile e talvolta dannoso. E gli adopera. una lista di tela greggia. lunga tre pieùi c larga circa un pollice, in propor:.:ion c della tinczza 1li tessitura. L a mcde~i in a può venire imbevuta con ditrcrcnti astringenti domesti ci, COlite Ù1tl thò, tlall':ll·qua. allnminosa, da soluzioni saturninc ; l'olio può venire atloperato, ma lo deve essere con parsi mon la, perchè, scùùcnc faci liti molto l' introùu:.:ione tic! wateriale, pure si mescola. per irnùibizionc al miscuglio, ca n.nth:ipa la sussrgucntc espansione del zn.ft'o, che deve servire a freLl<\re l'emorragia col suo effetto cotuprcssiro. ll migliore Lli tutti i flu idi, se trorasi subito, è una soluzione di acido gallico in gli cerina, che può anche es!;crc conservato per tale s~:opo. Questa hn. il vantaggio di accoppiare alla fl uidità le qualità astringenti c :stitiche. La list:\ si può consitlc-
1~1 \'1:-;T.\
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Clli!W IW ICA
rare c·om po tu eli tre porzioni, ciascuna dc~ t inata aù una speciale sede uclle narici. Il capo tlclla prima porzione dere essere afferrato dalle J,ranl' hc eli una pin za fa.<;l'ia.ta, c trasportato attraverso il pavimento delle narir i allit estremità posteriore fli questa caYità; il re!<iduo sino alla lnnghc;:za di un piede deve essere rapidamente picr.:ato eolie tUta c spinto entro la cayit:ì. delle uarid . La massa solidt\ bene mescola ta deve essere compressa attmverso ht parete del naso, prima col pi<·colo di to e in appresso colla pinza o colla matita fin chè giunge ad occupare la posteriore narice, e distintamente si riscontra là colle dita incm·vatc attorno al palato molle. Que ·tn, è In, parte più i111portante dell'in tiero proccs~o, essendo, per così tlirc, lu, base dell'operazione. La seconda })orzio ne <leve ancora essere introdotta nella nari ce })Cl' la stessa via, c piegata col di to c colln pinza sulla. volta del naso . La. terza. cd ultima porzione do rrebhc essere spinta nella narice in modo dn. occupare una. l)Osizione mcclia. cd al disotto liclle altre due, la. <Jllale venendo addossata alla superficie della cartilagine alare sarà mantenuta. in posizione senza disturbi. Il dott. Hamilton pensa che l'apparecchio non do\'rebbe essere tagliato, ma consen ato uni to per potcrlo in appresso rimuovere facilmente ; soltanto doYrebbc uslu·si molta cn.utcla nella di ~po sizion e della prima porzion('. E ssendo lo. nari ce ]Wrfeltameute e eomplctamente otturata, ogni porzione della membrana mucosa è fermamente c saldamente compressa c l'cmoJTagin. è resa fisicamente impossibile. Dopo tJuarantotto ore lo zaffo comincia a muoversi e l'estremità anteriore esce fuori tlalla nari ce. llisogna or<liuare all'infermier e o all'assistente di non rimuO\'CI'e lo zaft'o mn semplicenwnte di tagliare lll. Jt<U'te del medesimo uscita. dalle narici e eli aspettare ch e tutto il nastro Ycnga. fu ori . ~; conveniente che lo zatl'o rimanga a posto fin t ltè la. ripristi nata secrezione mucosa lo spinga fuori dalla nariec anteriore.
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• RIVISTA OCULISTI CA
TN·nalin d e llo s t.rnbis mo, pcl tlntt. 11nt-rur.no~ (11td/alil~ de l' .Acculhnie de IIIétléciuc, lu~lin lSKO, n• 21).
Il lavoro del dottor Houchernn c divi~o in due parti; ncli:L prima. l'autore espone h\ cura dello :;trahismo coi miùriatici senza operazione. Fondandosi sul fatLo fisiologico, non ancora. a~:ccrtato, che l'accomorlazionc d<':.;li occhi per pkcole llh;tanzc re;;ola. la convergenza degli assi visivi, il dottor Dou c h ~ ron propone tli combattere la convcrgcnz:t crccssiva. degli ipcnnetropi c lo strnhismo convcrgcuto che n'è la cons<'gucn :~a, sop priuH~ndo temporaneamente l'accomodazione per mezzo della paralisi atropinica dci muscoli accomodatori. Presentato all'.\.cca,Jcmia rlcllc scienze ill7 marzo 1879, tJUCsto metodo di cura tkllo strabismo convergente iutcrmittcnte, ha dato i risultati che seguono. La conùiziouc sin~ ljlut 1W/6 ùcl !>Hccesso è r intcr mittcnZ<\ e la deviazione dello strabismo, il che indica che i mus~:o li retti
interni non hann o ancora suoito la rotraziono cd il ra~:eorcia mento consecutivi alla loro posizione viziosa abituale. Le instillazioni di solfato di atropina (3 centigrammi su 10 grammi d'aC([Ua distillata) derono essere impiegate tino dalla prima comparsa tlello strahiswo, prima che nei muscoli convergenti si verifichi alcun mutamento. L'n,tropinizzazione deve essere fatta in amoeduc gli occhi in modo da ottenere l)rl'mlisi com1>leta clei rrwscoli accomodatm·i (il che corrisponde, in generale, :J.d una dilatazione massima delle pupille). Una o due gocce mattina e sera della soluzione sopra indicata, producono la desiderata dilatazione pupillare.
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9/G
Rl\'ISTà
L 'atropinizzaziouc sarà continuata per un tem~>o s ufficiente nf6nchè cessino le abitutlini di com~crgcnza eccessiva quando i fancitùli guarila no da vici no. Questa medicazione pone il fn.nciullo ipcrmct.ropo strabico nella condizione d'un ipermctropo non ' t raùico. Ln. d urata dcll'atropinil!lza.zionc ùuru tanto meno quanto più l!iovanc è il fan ciullo c q t1anto più recente è lo strabismo. Generalmente lo strabismo seomparc in due o tre settimane; ma ha tendenza a rialfacciarsi dopo alcuni mesi (tre, sci, dieci mesi, un a nno ed anche due anni) nei fanciulli più grandi. Nei casi osservati l'atro pjnizzazionc non ha. pr-odotto alcun inconveniente. Se l'at.ropiua non fosse bene tollerata, si sw-rog hercbhe con altri middatici, ad esempio colla duboisina. In altri casi, i miotici, come l'escrina, che r endono immobile l'accomodazione contraendo il muscolo ciliare, possono modjticare la r elazione che esiste tra l'accomodazione c la, convergenza e far cessare lo strabismo. l\1a, i midriatici hanno un effetto più sicuro. Impiegato in nove casi di strabis mo convergente intcrmitte nte presso fan ciulli, questo metodo ha dato otto risultat i favorevoli. L'autore studia in allprcsso il trattamento deUo strabis mo colla. strabotomia. Quando lo strabis mo convergente da inlermittenle è divenuto perma'IIMle, il solo trattallllcnto curati vo possibile è l'operazione rlella strabotom i a. La strabotomìa fu vicenderolmente vantata e screditata, ed ha cagionato s uccessi e rorc:;ci per mancanza di conoscenze anatomiche sicure s ulla regione dell'operazione. Ncll:troro presentato allfl. Società di chirurgia i117lugHo 18 i 8, cd onorato ùa un favorevole rapporto del prof. Trelnt, il dottor Boucheron s i è proposto di dimostrare perchè la strabotomia ta lvolta riesce e tal'altra resta inli'utt uosa. Secondo le ricerche del dottor Bouchcron, la sezione pttm e semplice del tendine del museolo rctratto è del t utto ·insuffi.ciente per produrre il raddrizzamento dell'occhio, in un caso di stra.ùismo di mcdiorre intensità. L a tenotontià sèllzà sbrigliamento ùi sorta non produce che il mddrizzarnento di un millimetro c u1ezzo a due nùllimetri. Dopo
977 la tenotomia, il mu.-colo continua ugualmente henC' come prima della tenolornia, a rn(tione tlel/u esi.</('1/,U t d'insei"~Ìtl/I.Ì SUJl)l{e1JHmlari di natnra aprmevrolicu. Queste inRerzioni supp lemcnlnt·i han no molta importanza nell'operazi one della stntbotomia. Tagliando r,ucstc inserzi oni supplementari nelle propon:ioni richieste, si può graduare il raddri;.:zamento dcll'ocC'ltio. Trnscnmudn la ezione dc·llc in;:C'rzioni suppl em entari-~ i urta nell' in.:;ulli.cicn;.:a eli cnrreziotw; tagliando troppo estesamente si urta ndl'cctcsso d'a;.ionc. Siffnttc in. crzi oni supplc111cntari, o aderenze ciel muscolo retto alla capsula elci Tcnon, :;ouo esrlusira111cntc sitn,ltc ;mila faccio. supcrfidale tlcl muscolo; sono prcmnscuh\ri c s' in sc ri ~c:o no ch\ una parte ai margini th•l 111usrolo (aderenze prcntuscolari c laOCU Ll!:ì l'l CA
t('ra!i).
Le prepara;.:ioni anatomi t hc furono esaminate dal rlott.Trelat, c I'OJ1et'azione basalrt su tali cognizioni anatomiche è stata csf' guita, con risult ;tlo f<ti'Orcvolc, nl'i suo riparto n ll'o~p ctln lc della Carità. Il dottor Bouehcron prerliligc il sc:,!ucntc processo operatorio: 1• Taglio vcrtic;lle della <.:ongiuutivn. c <lt!l ln. C;lp~u la sottostant e nlla distanza di 2 o 3 mi llimetri tlalla cornea; 2" Introduzione dell 'uncino eia strabismo sotto il tendine del muscolo retto; 3' Trazione del lemho <:a psulo-congiuntivale da una parte; trazione in senso innrso del tendine muscolare dalla patte opposto. }ler mettere in rilic1o le inserzioni od aderenze prcmuscolari del muscolo colla capsula sortostante; taglio di tali inserzion i od aderenze nelle proporzioni volute secondo il grado di .~ trahismo; 4' Tcnotomia completa del muscolo retto ; 5' Se la conczionc è insuffi<:iente, sezione delle aderenze prcmuscolari in una estensione più grande, o sezione delle aderenze laterali al muscolo; 6• Sutura congiunth'ale, se si vogliono rianicinare solamente i margini della ferita; sutura capsulo-congiunt ivalc, se necessita diminuire l'cfldto ottenuto. Le venti opcra;.:ioni di strabotomia eseguite col detto processo hanno permesso di constatare l'esatt.ezza. delle proposizioni sopra. es'poste .
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RIVISTA OCULISTICA
NnoTo trnHamc nto d e lht ottnlmin blcuor•·ag ica. ( I'hiladelphia Ueclical Times, luglio 1880, n• 330). li dott. flnder (Laucet, r maggio) nel easo di nn infermo i cui occhi scmhr:wano vicini ad essere distrutti da ottalmia bleuorragicu, propose tli esperimentare l'effetto di un ung uento composto d'un quinto di grano di daturina c di nitrato d'oss1do di mercurio in un'oncia ili vaselina. Dopo tli arcre accuratamente lavato il secreto con acqua, tiepida, egli pose l'unguento entro la p:1lpcbra s uperiore rlcll'occhio destro (che era in peggiori conùizioni) con largo pennello d i pelo di came:Jo; esso non cagionò alcun dolore. Ambedue gli occhi vcm1ero quindi coperti con fi laccia spahnata di unguento. La. secrezione fu allontanata ogni tre ore, c l'unguento spalmato su nuova filaccia, riapplicato s ulle palpelJre. Trascorsi quattro giorni il dott. Bader applicò l' unguento stesso sotto la palpebra destra . •\.1 terzo giorno l' infermo fu preso da. leggero delirio, probabilmente ])cr efì"etto della daturina. Il mercurio fu aumentato fino n.d un grano, In daturina si conserYò aù un quinto di grano. Dopo tre giorni vi era un manifesto miglioramento e dopo sette settimane l'infermo fu del tutto guarito. Anclle in altri quattro casi si ebbero f:worcvoli r is tùtali col lo stesso trattamento.
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RIVISTA DELLE MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE
S imulaz ion e cle ll'nlcern, al ))C il~ (Ga.tclle tles Htipitnu.r, n• \JJ, 1880). · Già da molto tempo il dottor 13rocu, medico militare di prima dnsse nell'esercito belga, a\'c\·a osscrrato che un gran numero di ~l etenuti, perfe ttamente sani al momento ùelln loro im:arcerazione, Jlreseutarano dopo qun.l<:he giorno ulceri alla ,·erga. <~ucs tc le~ioni, provocate medi.wte l'appliea;:ione rli un corpo in combustione o per lo meno molto caldo, oll'ri vano sempre i carattl)ri di un 'ulcera imlumta, in modo t;llc che, scu:za un attento esame, u1olte r olte il medico poteva cadere in etT(Irc. (~uesti fatti non si presentavano mai isolati, ma sempre su molti imliriùui e SJICCia.lm enlc sopra quei prigioni eri che arerano maggior interesse di fa.1·s i trasportare all'ospitale. Il s ignor Hrocu ebbe occasione di ossc•·rnre un gran numero d i simili casi fin dal loro principio; in uno ùi essi specialmente la. piaga cm ancora ricoperta in parte ùi cenere proveniente dal sigaro, che è il mezzo ordinariamente atloperato per produrre sim ili lcsioui, ùellc IJ.U:l.li è importante conoscere i caratteri onde non confonùcrle colla, vem ulcera inùurata. La scottatura. della vcrl-{ll. produce sempre un essudato plastico assai aubontlante c per conseguenza una durezza eJ un ispessimcn to considerevoli ùclla parte scottata,, p ci quali caratteri si distingue a. priori cd assni nettamente dall'ulcera molle. S ul principio la s cottatura dell<t verga produce un rossore assai vivo, as~ai esteso ed accompagnato da llolori, una tumcf•tzione delle p a rti vicine eù una tliUena sempre unicn con imlurameuto ùci lcssuti so t tostanti; h1 forma. tlelht flitte na può talora far riconcscere il mezzo al quale ha ricorso il colpc,·ole, se cioù ha adoperato un lucignolo at:cc:so, un s igaro o la cenere di pipa. L'ulccrazione è i u rapporto colla flittena, della qua.le rapprcsenttL
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RIYISTA DELLE MALATTIE
In forma; essa è molto super fici ale, ordinariamente unica, con
fondo rosso c ricoperto di sanie purulcnta. L' indurameuto, in1·ccc rli essere concen trico all 'nlccra, assume t'orma s1·arinta; alcune ,-olte è inegolare ed occupa soltanto una. J)arte tlel fonrlo dell'ulcera ; altre volle esso non si estende circolm·mente, ma ba sede sopra un margine solo tlcll'ulccra, si produre cioè là do1·c ha ag ito il corpo in combustione. Dalla forma dell' induramento si è potuto ctualcbc volta stabilire la nalurn. del corpo adoperato. L' induramento c l'ukerazionc persistono assai n. ilmgo, ma non progrediscono mai, cd è al momento stesso drlla. scottatura che i fenomeni morbosi hanno il loro massimo d'in~ t.ensità; precisamente l'opposto di quanto aniene nella r era ulcera. Il bubonc che si accompagna alla scottatura non è mai multiplo, è assai cloloroso, c si produce nel secondo o terzo giorno dopo l'avvenuta. scottatura. Questa è sempre dolorosa e qualche Yolta il dolore è insopportabi le, mentre la vera ulcera è sempre indolente. Intiue, nei casi dubbi, si hanno ancora due segni per clistinguere l'ulcera proYocata dalla -vera ulcera dura. Il prilno è l'autoitlocula:.:ioue, che non avrà. mai luogo nel caso di semplice scottatura. Il secondo è il t1·nttamento. Sotto l'uso dci mercuriali i fenomeni morbosi si mitigano, se vi ha realmente intossicazione siti litica, mentre invece la lesione resta stazionaria nei cnsi di semplice scottatura. Anzi molte volte, specialmente se l'individuo è di temperamento linfatico, il mercurio aggmva i fenomeni dell'ulcera provocata. QMnto alla cura di simili lesioni, le ùa.gnatm·e con acqua vegeto-minerale, oppure con alcool canforato, hanno sempre trionfato delle semplici scottature, malgrado l' inclocilità e la malafede di certi militari, che tendono a prolungare la durata della loro malattia, tinchè la costanza del medico riesce a. vincere ogni loro colpevole tentativo . .<lrtropatle ridesse tln uretrite, del prof. ScARENZIO (!tali" medica, n• Hl, 26 agosto 1880). Avendo le ossen ·azioni tli Scudamore, di Remak, di Uenedickt e specialmen te di De Giovanni (Rendiconti del R egio I stituto
ì T\EfiE t:: E OELL.\ l'ELLE
DS l
L ombanln, !'eri c Il , vol. XIIT, fa.<c. X c Xf, Jl.a~ . :)07) d imostrato cbe l'artrite può an•re nn'ori){ine nf'\TOtira ~pi nn le, l'nntore si domanda se ad uguale rausa si può attribuire la iusorgcnza Ù<'Jin. t:osì detta w ·fr ile blmlliTil.'fi('f(, con t!'rmi nc 11il1 proprio chiamata au~.;h e !feuilaliJ pPrr hè in relazione 11iL1 c·ll e rolla speciali tà del contagio blcnorra;.(i..:o, collo stato irritati,·o di uuo o dell'altro dci visceri concorrenti alla fun?.ionc genitale. F.cl a lui sembra che si ! ì\Ia prima di cercarne 10 pro,·c, crPdc hcue eli con fermare col fntto la possibili tà eli un'artrite dipcudeutc tla. atft•zione spiunlc, ricordando uu caso proprio o,·e, in sc~u i to ad una mit'litc clelia porzione dorsale da rau ~a ~i filiti ca, iu:;or:-:e uu 'nrt rite multipla, senza che mai l' itHlivicluo twessc per Io innauzi sotrcrto ùi artralgie. Xon mette poi alcun du bhio cltc esista, come mnl:,lti<t a sè un:t artrite genitale e riicriscc altro fat to proprio ove ad una hl cn orragia uretralc cornpar>o:l. per SC't te volte, sempre fu compagna, l'affezione articolare, senza che il pnzieutc uè prima, nè negli intervalli, nè dopo soffr isse di rt'UIIl:tt ismi. Yenentlo qnin 1li a cercare la ragione della cosa, l'autore non ;;i tli lun.t!a nella esposizione delle vaghe teori e cd induzioni esposte in proposito, mn, le accenna appena, parend o~li che fra tut te le opini oni l'unica n,ccettabile sia la cmcssn. da Fourn ier, il r1uale pone la ~ p c-c i a l c manifestazione fra quelle di origine riHcs;;a. Il centro spinale, in una parola, sarebbe il ru.ccoglitorc c nel cnso concreto le articolazioni rcrrcbbero da c~so secondariamente imprC' "ionatc, dando IMgo a manifestazioni modellate nlla struttura. ed alle funzi oni delle parti che ammalano. .\. conferma poi che il mitlollo ~p inal c serra emincnt<'mcntc ancl1e per gli orgn,ni genitali fJUalc meuo riflettore, l'autore richiama l'attenzione ai non rari casi di febbre ad arcessi, di minaccia di vera siucope, di artropatie pi(t o meno grari et! anche dcfonnanti in seguito alle in cruenti operazioni, fosse pure il semplice cateterismo o l' in iezione tli un liquido freddo in vescica. Tuttociò, tloH ebbe già bastare 11er cotH:biuderc, trattarsi anche nelle artropatie accompagnanti l'urctrite, di un fenomeno spina.le riflesso, che se, come giù. fece il prof. Dc Giovanni pc' suoi casi, si volesse la. concomitu.uzn, o per lo meno la insorgenza da
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RIYISTA DELLE MAL. VEN. E nELf,A PELLE
una stessa causa di altri sintomi di indubhia origine spinale, non :wrebhcsi che ~ ricl1iamare la paruplegia bleunorragica osservata, da Uicord, la iscbialgia. da Fou•·nier, da Péter e dall'autore stesso, la lombaggine cd il torcicollo ancora da Fournier.
Esantema gcuernlizznto dovuto all' inges tione del c alomc lnno, di Exor.t.MA:-< (Berl. klin. Woch., n• 43, 1879). Un uomo d'anni 42, due ore dopo aver presi 45 cent. di calomelano in tre dosi, presentò tumefazione e rossore della pelle delln. faccia, feuomeni che si estesero ravidamente a tntl.a la superficie del corpo. Il giorno seguente la faccia era tumefatta, le palpebre difficili ad aprirsi, la pelle aveva un colore rosso-brillante, le congiuntive e la mucosa boccale e faringea presentavano una colorazione rossa intensa. Temperatura, all'ascella 40 gradi, polso 1:!0. L 'ammalato accusava inoltre anoressia e una sensazione di calore a Lutto il co•·po. Già ùull altre volte aveva presentati gli stessi fenomeni, rlopo aver preso mercurio. L'alfeziouc guariva spontaneamente in otto giorni, con desquamazione cutanea.
Eczema in scgnHo ull' ins tlllnmc ut.o •leu·atroJlinn. n egll o cchl, del dott. J uL.n:s DoxATII (l'Vicn. Mediz. lVoch., pag. 314-, 1880). Nota. l'autore come l' instillamcnto dell'atropina nel sacco congiunt!vale ingcnera talora fenomeni initativi, che sono denominati: ltTtfazione atropinicc~, ConfJÙmt i vite atropinica. Riferisce un caso di pronunziatissima idiosincrasia verso l'atropina, il cui uso colla massima precisione ( 4 volte) generò un'assai estesa infiammazione prentlentemeute sulla cute; nel quale avvenimento è (:sclusa qualsiasi altra. occasionalità. La, faccia cd il collo vennero colpiti dalla forma ecr.ematosa ogni qual volta fu instillata l'atropina nell'occhio. È da notarsi che le dette località cutanee non vennero bagnate dalla soluzione atropinica, oppure furono tosto asciugate se per caso ca.?ùe su di esse del liquido.
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RIVISTA DI TOSSICO LOGIA
E ffetti generali J)roclottl cln.l tnrtnro s t.ibiato in seguito t' prolnnga.t e fl•izioni e olln pomata (.'lnn. Univ. di lJir:d. e Chir. , m a~~io 1R80 ) .
Una r cdor clla di 33 anni, lu:;suri osa quanto una ::'IIr.ssalina, ammala. di mctrite cronica, ton uil'cri g-ranulose facili a dar san~u c intorno il labbro anteri ore ingro,;sato. Il dott. Tnrchclti le prcs~:rirc internamente ri medi ritosti tucnti c il hromuro di potttssio; c localmente iniezioni astringcnt i, oltre 1'<1pplk:ui nn e eli soluzione concentrata di nitrato d'argento ch'ec;li stesso le faccra ogni 4 giorni. Così continuò por qualche tempo, ma senza r erun mntaggio rispetto allo stato dell'utero : pcns6 c~l i quindi cl i aggiungere, conforme il precetto di Duparque, le frizion i con la pomata stibiata ( 12 grammi di tartaro C'mctko in :-JO ùi vaselina). l\ c dove\"tt fare due al giorno itwominci:tn do clallc gambe, c dr~. queste passando alle coscie, alle bracc.:ia, :ti lati ùc.:l pet to, per ricominciare indi col medesimo orùiuc. Con questa cura le co:;;e non proce,zecano m'dc : più SC<trso lo scolo, srl!mati i dolori, le ulccr i impicciolitc non più facilmente s<tngttinauti. Ma poichè il corpn dell'utero ?no:;lrctca~i pitì 1·e:;;lìo, le fri;doni vennero c.:ontinuate.ln 38 giorni s'erano consumati 2-1 grammi di tartaro stibiato sc n:~.a. che pustola traccia di el"itc mr~. fos:;e comparsa nelle parti su eui faceYansi le frizi oni; bensì l'inferma accusa m" ora una specie di stordimento di capo, ora lli abbattimento di tutto il corpo a cui teneva dietro qualche conato di vomi to, ora uno stringimcnto spasmodico alla gola, cd ora il ventre sc.iolto. n E quC'sti acddenti l'autore li attribuint ad azione t'il/essa dell'utero c però procurava di tlissiparli con i così detti antisterici! l\b «tuelli andaYano sempre più aumentando, tantochè una notte venne egli chiamato con grande premura a soccorrere la misera donna, colta da
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Rl\'ISTA
vomiti c dolori di ventre sì fieri <la esserne per morire. Difatti la trovavn. " sotto un accesso di vomito dtt cui emetteva con ·molti sforzi della materia verdastrn; ricoperta aveva la fronte di viscido s udore, ansietà eli r es piro; accusttva dolori a tutto l'ambito addominale, volontà cd impotenza a defecare; i polsi aveva piccoli' scn:tti cd i n eguali. , Prescri vcm q ual <;h c cucchiajata eli vino ge neroso, frizioni c fom en ti caldi all'epigastrio, bevanda. mucilagginosa con conveniente dose di etere solforico. La mattina dopo la ma lata era. prostrata, aveva pi ccolo il}>Olso, ma più libero il rCSJ)iro: st01·dita1 con forlc dolore allo stomaco, ling ua. sporca, bocca amara, occhiajc livide. I \·o miti erano continuati fino alle 3 del mattino, poscin. cnlmntisi a\·cvnno concesso un po' di benefico sonno, interrotto quindi da dolori intestinali. Niuna causa poteva spiegare simili accidenti, se non il tartaro stibinto assorbito dalla. pelle. Smesse c1ucllc frizioni (cm tempo da v vero), altre ne vennero ordinate di spirito canforato : data una mistura con :;o cent. d'estratto acquoso d'oppio, e un po' di brodo con vino generoso il vomito fermavasi. La sera notabile miglioramento; nel secotulo e terzo giorno lieve fellbre, il quinto l'inferma poteva alzarsi, non rimanendo le nltl'o del corso pericoloso che fiacchezza alle gambe. Il caso è importante, siccome esempio della !)Ossibilità che il tartaro emetico venga assorbito dalla pelle intt,tta; e il dott. Tarc !tetti ci assicum che nò eritema, n è l)UStola era in ycruna parte, sebbene il fatto non sin. nuovo, perchò altri consimili ne ricordano il Giacomini (Opere, VI, 31) l'HusP.manu (Hanllbuch der Toxicologie, p. 852), il Taylor, ecc., nondimeno è pur sempre importante c certamente meritava che chi I'Lta raccolto ~aggior cura Messe messo ad illustrarlo. Intanto che dirà il Rabuteau ( (~uest'autore, pet· non darsi il fastidio di combatterla, neppure accenna la poss ibilità di s itratta via d'introduzione, c solo si contenta di ricordare che la pomata stibiata applicata su d'un cancro aperto produsse, dit-on, In morte (Rlé-nwnts de Toxicoloyie, Pnris, 1873, p. 459); alludendo senza dubbio al caso del Docteut· noir riferito dal Tanlieu (Éiude mérlico-légale et clinique sur l'empoissonement. Paris 1867, pag. 610). La predetta. osservazione \ ·nle anche per la. medic ina pratica, poicltè parrebbe che, adoprando la vaselina. invece dell'ussungia, si schivino gli effetti locali irritanti ed
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infiammatori i del tartaro st iùiato (Siibis mus rutaneas) : il nostro Giacomini a\·cvn già nncrtito che sciogl iendo il sale ncll\tcqua prima di uuil'lo al g r:~ sso, si :trevano soltanto gli cflHti generali o dinamici (Op. cit., p. tl!J). In ogni motlo, crediamo che nuovi esperimenti, nuore pror e :;i :~.no i n proposito nc.:essarie.
A,·v e l e nrune nto tln.U'n s o c hirurgic o tle ll'n c ido f e • nlc o (Bull. de Ther. , maggio 1880.) E cco le com elusioni d'un laroro del dott. Inglc;;~ i , pubblicato in Germania, su casi di an·elcnamento aHCilnti in causa delle mcilicazioni fen icatc. I sintomi d'anelenamento per l'uso esterno tlcll 'acido fenico sono ben manifesti, c somigliano, su per g iù , a 'luclli ùclJ'aHclcnameuto per l'assorbimento della stessa sostanza nello Rlomaco. Si riscontrano priutipahllcntc nei casi in c ui l'acido fenico è stato applicato s ulla pelle, o iniettato iu una carit(\ sierosa, mucosa, o ucl cavo di un'ascesso. Sulle piaghe supcdiciali l'assorùimcnto si
fa più lentamente, c gli etrctti tossici souo meno tla trmcrsi. La mucosa delle vie respiratorie può crvirc di vio. d. introduzione al veleno. I fenomeni presentano forme diverse: 1• una forma acuta grave; 2• una forma acuta leg:~CI·a; 3• una. forma cronica. Si notano circa. la più o meno facile produzione di quest'avvclcnamto, delle particolari idiosincrasie: le donne e i bambiru vi sono più esposti. La dose è mriabile per le persone predis poste, bas ta un gramma d'acido fenico per determinare sintomi d'anelenamcuto. Nelle piaghe superficiali non derc mai essere mes:;o da parte; ma nelle
ferite contuse conviene essere gunrdinghi, c talvolta, in certi C(lsi, questo disinfettante deve essere sostituito ùo. un qualche altro liquido meno pericoloso. Il trattamentv nel ca.so d'a.ncl cnamen~o molto acuto, deve consis tere nell'uso della respirazione arUficia.lc, degli stimolanti difrusivi, c spccia.Imcntc delle iniezioni sottocutnnee d'etere. ~egli ultri casi basta sopprimere la causa, cioè l'uso della medicazione feni cata.
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RIVISTA Dl ANATOMIAE FISIOLOGIA
Rigcne razlonc cle lia miclolhl S)lilmlc 7 agos to 1880.)
( 'l'!te Lancel,
Bencl!è sia stato ùimostrato che negli animali inferi ori la midolla s pinale può riunirs i ÙOJ>O essere stata recisa, tutti i teutatiri però per ottenere lo stesso elfctto nei cani erano tino ad ora riusciti a n-ulla. È possibile che ne fosse causa l'età dei cani s u <'Ui furono eseguiti gli esperimenti. I nfatti l'Eicl!orst s perimentando :m cani giovani, è giunto ad ottenere l' unione della midolla c la parziale reintegrazione della fw1zion~in un tempo relatinuncute · bre,·c. Denchè riuscito in un solo easo, i particolari degli esperimenti sono di molta importanza. In tre giovani cani fu di,·isa la midolla spinale fra la parte inferiore della regione dorsale c la parte s uperiore della lomharc. Snhito ùopo l'operazione vi fu , s i intendt', completa paraUsi di moto c di senso delle pal"ti animate dalla midolla sottoposta alla sezione, c si arcmno vigorosi movimenti riflessi. L e fcri.tc furono tmttate col rigoroso metodo a.n tisettico, ma fu usato il timol inrece dell'acido carboli co a cagione dell'azione irritante di questo s ui tessuti nervosi. IL primo auima.le sperimentato morì in Yent.un giorno senza il minimo ristabilimento fl clla funzione di moto c di senso nelle parLi pamlizznt c. L'esame del cadayere dimostrò che non vi era s tato il più piccolo conato ùi rigcnernzionc della, midolla diris n. I capi erano ùist::wti tre millimetri eù erano uniti da una sostanza. gelatinosa. traslucida cltc e ra in int.ima connessione organica con ciascuna. estremità. Questo tessuto intermedio constara ùi grantli ceHulc rotonde con t ~ n enti nuclei cile erano intensamente colorati da t
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carminio c rli nn tessuto int<>rsti zi:tlc fin:uncntcgranuloso che potcnt essere risoluto ad un t'orto ingnu11limcnto in granulazioni chiare c tibre. \"i r nuto numerosi rasi capillari rli cui 1:1 mcntbraua, proprht e l'ancntizia erano trafuratl' da nnrlci O\·all allungali. In ncs,un punto fu scopert.1. traccia tli elcml'nti ncn osi. ~ra un tessuto cicatrizio all':ttto so mi .~li an t <' a quello tlèlla ncn nglia. In un secondo t:ane operato nella ~tcs..;a m:w icra il ritot·no dci mori menti \·olout:tri cotnitH:iò alla ti ne tlella qu:trla settimana. Il cane potè e~.-e r in gril.do di stare in piedi, seduto, t! i correre per 180 piedi senza intt•t-ruzione, bcnchè i suoi morimcnti fossero manifctilltnli.'ll te atassici. La se n sibili!{~ però non si ristabilì. L'anima le fu ucciso il trrn tacinquesi mo giorno . "C na sosfanza bigia:; tra, un poco appianala tlall'aranti all'indietro Mcra.ristabilito la continuità della midol la . La parte corri.;;potllll·nte ai ~:ordoni aultrolutcrali prc ·culnm giù un aspet to mitlollare. I nervi e i muscoli delle estremità iuferiori erano normali. L'csa.me mi croscnpieo dd nuovo tessuto nella, midoll:1. mostrò che era nttnner:;ato tla tratti di Ii l11·e nervose dirette dall'alto in ha ~><o, di cui molt e po:;sc•lc\·nno una parete miliollat·e. :.'\Iolle delle hLre presentavano dci nudci che i>CIIlbra.mno come compressi. I .e fihre non midollatc erano meno ahbonùanti c mostrarano una tenùen7.a allo stato varicoso. Queste tluc specie non erauo r<'golarmentc cli:.tribuite. Il tessuto connettivo interstiziale nvem elementi ccllul;tri elle si coltn·a\·nno intensamente ~:o l carminio cd erano provvisti di prolungamenti. Oltre u quc>.te vi erano due cellule molto grandi con nuclei a doppio contorno e grandi pt·olungamenti, ma non potevnno dirsi nè cellule nerrose, nè clementi di tessuto connettivo. ~cl terzo cane, benchè vive!;se 131 giorni dopo l'operazi.one, non si ristabilì nè il moto nè il senso.
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RIVISTA DI TERAPEUTICA
La •·csorc lnn. c ome nnUph·c Uc o (001'1'.-B l. f. Schweizer Aerzle, 15 luglio Deulsche medicinische Wocltenschl'i{t, n• 30, 1880).
Il prof. Lichtheim di Berna, avendo sentito molto parlare dell'azione antisettica della rcsorcina, intraprese alcun.i esperimenti, i quali gli ù.imostrarono, che essa è un potente antipiretico, cile per la sua effi cacia e la sicurezz::t della sua azi one è in qualche parte superiore al chinino c all'acido sa.licilico. Apprestando ad un ammalato con fchbre alta, una doso lli 2,0 a 3,0 ùi resorcina in soluzione o in pol\'erc, essa spiega la propria azione in pochi minuti. Si manife!'tano subito capogiri c zufolìo agli orecchi ; il YOito si accende, gli occhi si fauno più splendenti, il respiro si accelera, il polso è più frequente di alcuni battiti, c spesso an cile irregolare. N ello spazio di 10 a 15 minutt J opo la sommi n istruzione del rimedio, la pelle incomincia ad inunùdirsi. La secrezione s udorifem si fa a poco a poco abbondante, e, passato un altro (juarto d'ora, l'ammalato è come in un bagno di sudore. Con {(uesta rapida manifestazione del s~dore diminuiscono i fenomeni <li eccitamento giù. menzionati, svaniscono, j)er lo più in un <1uarto d'ora, anche lo zufollo c i capogiri e contemporaneamente al forte sudore s i ha rapida apiressia con pronta diminuzione clelia frequenza e della tcmpemtura ; tanto cile il paziente in un'or;t circa è tornato allo stato normale. Cessata la secrezione
sudorifera, la pelle si mqntienc umida e fresca, e lo stato genel'aie è quello di un individuo senza febbre. In questi casi la differenza di temperatura è di 3• e anche più ; c il numero delle pulsazioni scema per più di un terzo. È certo
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che tali effetti sorprcnclcnti non si possono sempre constatare, c anche contro la resorci na, In feltbrc si tnoslra più o meno resistente, presso a l)OCO come contro i giù noli agenti antipiretid. Quanto minore è la di ~pos izi o nc alle remissioni spontanee, tanto minore è l'efretto antipiret ico della rc;;orcimt. La. febbre nelle Jlllenmouir e nelle rcsipolc è, in generale, più o· tinata che nei ti ti ,adtlomin;l li. I gra ri, specialtnen te nei primi stnd i, rispouùouo molto meno prontamente al medicamento, o Jliuttosto sono meno cedevoli che non i lc;.rgeri. Gli esperimenti di Lit'hthcim dimostrano antbc, ehe la rcsorcina non è del tuLto i11utile neppure contro la fchhrc la piil o:'tinnta; poichè la temperatura c la frcq uen za del polso ceclono anche in questi ca~i. Solamente l 'abbtH~amL•nto ùi temperatura non è più che di un grado, c IJualchc volta anche mcuo, e sta in relativa proporzione la freq11cnza del polso. Un parallelismo cridente esiste trn l 'n1b ondan~~1. della, secrc"ione sutlorifcra c l'apiressia ; quanto <tuclla è più forte, tanto è maggiore l'abbassamen to di temperatura. Se la rcsorcina ha una superiorità sul chinino c sull'acido salici lico rispettivamente ali<\ sicurc:.:za dcU'a:lione, c al maggiore effetto, essa è iurcce asciai inferiore a quelli sulla durata c stabilità dell'azione stessa. Qualche rara volta due ore dopo ar erla ammidstrata (ma in generale 3 o 4 ore dopo), la temperatura cominc:ia a salire. Sotto la srnsazionc del fretldo, che talora è un ,·ero accesso di freddo, aumenta mpitlamentc. Un'ora dopo, la. temperatura e la frequenza del polso sono già ritornate al loro stato primitivo, e così pure è dello stato generale dell'ammalato. Ciò che vi è d' incsplkabile nella reso rei na sta nell'aceennn,to eccitamento passeggero che essa provoca; 'e tale fenomeno fu dimostrato in un gran nuinero di casi. Nelle forme meno graYi, con l'aumen tare della Tcspirazionc si nota UJl'CS!Jirazionc ùi gemito, e le tarde risposte degli ammala ti provano che si trovano in un J'eriodo simile all'ebbrezza. In qualche caso i fenomeni cerebrali sono molto piit gravi. Gli ammalt\Li cominciano a delirare, non sanno più dove sian o, parlano d:t soli, c dai loro discorsi si compr~!!c.!C elle sono in delirio. La. lingu3. balbetta, le parole sono quasi inintelligibili, c non è raro che si noti anche un leggero tremolìo convuh;i\·o ùellc mani c delle dita. U n ammalato cadde
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Rl VISTA
un n \"O Ila in sonno così profontlo, ùa non poterl& sr cglinre; nel periodo però ùelln dC'fcrre~ccnza. esso cessò senza qualsiasi conseguenza molesta. Quest'ultima osservazione, wnica tino adesso nel suo genere, non fu fatta 1la. Lichtheim. Tutti gli esperimenti 11er imvedirc tali conseguenze, senza danno dcll'ctrotto antipiretico, non furono coronati da suc<:esso. I fenomeni di eecitamcnto, sehbenc in minor gra tlo, ebbero Ju9go anche combinantlo la resorcina coll'acido salicilico (l'azione di :t,O tli resorcina, in segnito a precedente sonuninistrazione, fatta ah;une ore prima, di 2,0 di saliciliuato tli soda, ebbe un' insolita durata). (~uesti fenomeni di eccitamento sono, se~."o ndo Lichtheim, la sola clifticoltà che s i tmpponc all'uso comune nella pratica prirata ùclla resorcina come anti piretico. Egli nota inoltre, ~:h e tJnanc!o esistera l'albu111inuria, il rimedio non l'aumentò mai, nò si osscrrarono in ness un caso fenomeni di collasso, sia durante, <"he dopo il suo effetto. Nei non febbricitanti, il rimedio non ha alcuna azione. ~ella pnelllnonia, nella rcsipola e nel tifo addominale, l'autore non può determinare l'azione specitìca dcUil. r~sorc ina; la crede innce un antidoto contro la febbre intermittcnte. Egli cita tluesli 2 soli casi. ~cl primo, una. quotidiana con enorme tumore eli milza, dopo a\·crne constatato l'accesso tipico, amministrò il giorno seguente, all'esordire del primo prodromo febbrile, 2,0 di resorcina. Il uuo\·o accesso non ebbe luogo ma si manifestò ancora un lievissimo aumento ùi temt)eratnra. 11 tumore alla milza diminuira lentissimamcnte; ma i l paziente chiese di essere dimesso, c partì con la milza ancora molto ingrossata . .'1.ncltc nel secondo caso l'autore lasciò J>assare tre accessi in una vecchia febbre quartaua; associata pure al tumore di milza, enorme quanto il primo ..\.ll'esordire del quarto accesso amministrò 3,0 di resorci na, e il freddo, eh 'era già in corso, cessò a poco a poco per ritornare un'ora dopo ; in causa ili che, furono aggiunte altre 2,0 di resorcina. I fenomeni febbrili subictti vi rimasero completamente ùcbelluti; si ebbe però ancora un leggero aumento nella. frequenza del polso c nella temperatura. ..-t.nche nel successivo giorno di febbre ricominciarono i pr·odromk febbrili; bastarono 11erò 2,0 ùi rcsor cina per es ti ngnerli completamente; l'aumento nella tempcratur::t e nella frequenza del polso si ridusse a
DI TE RA PEUTIC.\
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minimi termini. Da allora in poi, non t·irc•mparrc più l':t<'t:Csso febl.>rilc. Oltre il bassissimo prezzo c il snporc grnùito della resor-cina, in parag·one al chinino, essa ci offre il grande mnta.~gio cl• c il suo uso può essere ri ta•·tlato fino nll'esonlire dell'accesso, c che (Junndo la dose è troppo piccola, s i può somministrarnc una successiva. In tal modo sarà. impedita la recidira. prima ancora llell'accc;;so, basandosi sui noti sintomi prorlromid. X ci due ~;asi rlescritt i mancò completamente ogni fe nomeno c·crel•rale per qu.anto legg-ero, come i capogiri e lo :wfollo nelle orecchie.
Valore ternpentlc o d e l ioclnro d 'etile, di Ilom:nro 1\rl. L.\ wRES CE, medico a Boston (.-illgcmeùrc lfieuer me~lici11isc:h~ Zeitung, n• 30, 1880).
11 iodluro d'etile scoperto, come è noto, nel 1815 da Gay·Lussac, fu usato per In prima volta felicemente da Huatta contro la dispnea, e in seguito da Turnbull di Liverpool, da Sée di rarigi, e da altri. Anche l'autore raccomanda vi\·amente l'uso di (]UCsto rimedio basandosi sulla pra tica ùa lui fatta per 15 mesi, e su un gran numero di casi, elle gli servirono nei relativi esperimenti. Si spruuano sopra un cencio di tela. 8 a 10 goccìe di questo preparato, e il paziente respira per 10 minuti 3 volte al giorno, c anche più, tenendo il cencio ayyicina.to all:t bocca. Se si manifestano fcnonwni eccitanti nel sistema. nervoso si doVI'à, JJaturalllllCilte, so~pe udere le inalazioni. L'azione è cont inua, c l'assorbimento così repentino, che- 10 minuti dopo, il iodio può essere ritrovato nell'orina. La respirazione si fa. man mano più facile, c questo vantaggio dura per alcune ore. Pare che il ioduro d'etile provochi l'ossigenazione del sangue c agisca quindi come stimolante per via. ritlessa sui muscoli respiratori. In conseguenza eli che l'a.utore raccomanda caldamente ai colleghi questo rimedio.
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RIVISTA DI CfflmCA EFARMACOLOGIA - - - ' V V V ' V ' - --
Snlla prepnruzione deu·cstrutto di segale cor· uutu, tle tta ergotina tle l Boujeau (J ournal de Pllarm.acie el de Chi·mie, settembre 1879). Nella preparazione dell'estratto di segale cornuta, detta ergotina del Bonjeau, s' incontrano, col metodo attualmente in uso, degli inconvenienti non lievi. Non essendovi indicata In densità dell'alcool da impiegars i, ne derivano per conseguenza dei prodotti che non banno sempre una. compos izione identica. I mpie- · gando l'a.equa per l'esaurimento della segale, ne avviene che, ove la temperatura sorpassi i 12• centigradi, ciò che è naturalissimo nei nostri climi, si incorre facilmente nel pericolo di avere una alterazione parziale nella mater ia e nei liquidi per effetto di fermentazione. Ad ovviare simili incopvenienti, il farmacista A. Catillon propose il segnen te }H"ocesso : . Sopra In segale cornuta, ridotta in polvere ed introdotta nell'apparecchio a spostamento, s i versa :alcool a 75 ccnt 11 in quantità bas tante per inumidirla completamente. D opo 12 ore di contatto, si aggiunge nuovo alcool impiegandone in totale 5 chilogrammi per l chilogramma di segale ; s i sposta l'ultima parte dei liquidi alcoolici con acqua senz11. eccedere; il che si ottiene impiegandone un peso uguale a quello della polvere. I liquidi riuniti si distillano a B. 1\i. Rimane nell'apparecchio una soluzione acquosa d'estratto galleggiante su di u:< deposito resinoso. Avvenuto il raffreddamento, si decanta, si lava il deposito con un po' d'acqua. dis tillata, si filtra il tutto e s i evapora a B. M.
RIVISTA DI CUDHGA E F.\ R)!.\COLOGIA
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Ad un certo periodo deLI 'c,·aporazione si forma una leggera pellicola. insolubile; sebbene il suo peso sia insignificante, ,tuttavia per maggior pcrfct.ione del prodotto, è meglio separarltl. col mezzo del filtro. Si continua quindi l'craporazione sino alla con· sistenza di denso estmtto. Evidentemente i r autaggi che si rica,·ano da questo modo di operare in rapporto a quello dell'esaurimento coll'acqua sono i seguenti: 1• Che lo spostamento procede più regolarmente e senza che abbiasi a. temere l'allerazio ne della materia e 1lei lilJUidi; 2• Che la quanlitil di li4uitlo essendo minore, h::w ri non solo economia ùi tempo ma si c,·ita a1tche la funnazionc ÙC'Il'apot.cma che si produce anche sotto l'azione prolungata del calorico in contatto dell'aria ; 3• Che l~ rendita è sensibilmente superiore ; 4• Che il prodollo finale è ognora. il medesimo. adoprando la s tes~a quali là di segale e l'alcool d'una graduazione costante ; 5• Cile l'estratto è intera.me nte solubile tanto nell'a.lcool a 70 centl' c1uanto nell'acqua.; ha un colore r osso più viva.ce di quello ottenuto coll'aCLJUU, un odore grato cile ricorda meno la materia animale. Giova notare che l'a.utore, dopo vari esperimenti, diede la preferenza all'alcool a. 75 ccntHinvece che n, quello d! 70 ccntHe ciò per controbilanciare J'umiditi della se~ale, non essendo prudente l'esporla al pericolo di un'alterazione nell'e:ssicamento.
<:ombnstlouc nell' nddo carbonico (Il Progresso, 30 luglio 1880, n• 14). Si riteneva cile l'acido carbonico impedisse la combustione e ne fo sse il gran nemico. Non è più così! Un filo di magnesio acceso, introdhtto che sia in un gran fiasco di vetro empito di gas acido carbonico, seguita ad a.rdere con vivo splendore, lanciando da ogni parte vive scintille. Dentosto si vede il doppio fenomeno del carbone chr. si depone sulle pareti, mentre che la magnesia ca.de al fondo del raso. Il calore del magnesio ha dissocia.to l 'ossigeno dal carbonio dell'anidride carbonica. L'ossigeno per conseguenza reso libero ha operato la combustione deL
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Rl\'lST.\ nr c onnc A
magnesio, d1 e però si è ossidato formando la magnesia, mentre il carbonio si è arroventato. Il )llntino nttuccnto dnl c nrbonnti nlc n.Uui ht fus ione (Z eitschl"if. f. ttnaly s Che1nie).
Il dottor L. de Konink ba trovato dopo molti esperimenti che j\ platino, al contrario di ciò che finora fu creduto, è attaccato dai carbonati in fusione e che, dopo la fusione eli una sostanza con carbonati alcalini, egli è sempre necessario, per l'esattezza. tlell'analisi, di tener conto della prc,;enza del platino e di precipitarlo cogli ~Itri corpi del gruppo dell'arsenico e del rame. Il eaubonnto s odic o hll)llc gnto ltnecc clelh~ can• fora u c ll'applic l&zlouc dei ' 'c scicatori (Jou.mal de Pltar·macie et de Chimie, marzo 1880.)
L'uso di spargere sui vescicanti la canfora affine di sottrarre l'ammalato agli accidenti causati dall'assorbimento della cantaridina, da luogo giornalmente a numerosi inconvenienti. Acl ogni tratto si constata che l'applicazione dei vesd canti di . una. certa estensione e canforati con g1·an cura provoca degli accidenti talora dolorosissimi ; ne dcrira quindi che la. canfora non s'oppone per nulla ai mali causati dall'assorbimento della cantaridina. 1\1. Dannccy sottomette all 'apprezzamento dei pratici un<l aggiunta. ben più certa che quella della. canfora: il bicarbonato sodico cioè od il bicarbonato sodico dcacqnificato. E cco il suo procedimento: Disteso il vescicante secondo le dimensioni indicate, si sparge sopra lli esso una miscela fatta con parti uguali di carbonato di soda c di cantaridi in polvere grossolana ; si preme quindi colla. 11nlma. della mano onde la l)Oivcre aderisca a11'empiastro. 11 tutto si copre quindi con carta seta oliata.. Da molti anni che M. Dannecy adottò questa formola in modo esclusiro, non ebbe a lamenttwscnc qualunque sia stata la superti cic del vesd cante prescritto, e constatò al contrario una maggiore celerità nell'azione \'escicatoria.
E FAlO lACO LOLHA
Sn eli uu fermento diges th·o con·t cmnto nel succo del ftco. ~ota del dott. I3oucm:T, letta. dal dottor\VunTZ (Gazette medicale de I'm·is, luglio 1880, n• 30).
Le ricercho dn. mc presentate n.IrAccndemin in unione nlclottot· Ad. \Vurtz, sull'azione digcsti m del suc~:o di :o arica l)a;payct c del suo fermento digcstiro, la pap:lina, mi hanno in rogliato acl esaminare se tale fatto non fosse in connessione con proprietà camivore gencmli del laticc di molti altri vegetali. Studi speciali accuratamente intrapresi su questo soggL'tto mc lo fann o supporre, ed ora almeno la ~:os a sembra dimo::;trata. pel succo lattjgnnoso del tico comune. Tale succo è scu.rso c difficile a raccogliersi. Xon se i1e hanno mai grandi quantità. Nullameno mi è giunto dalla Provenza il succo raccolto nel mese di aprile, il che è importante a notare, percltè il succo cangia di proprietà collo stato più o meno avanzato di vegetazione. Xcl laboratorio del dott. \Vurt7. ho fatto le seguenti esperienze. 5 grammi di succo lattiginoso, in parte coagulato, formante una parte sicrosa cd un coagulo rcsinoso, bianco, vischioso, clastico e profumato , furono ·versati in un bicchiere con ()Q grammi d'a cqua distillata, 10 grammi lli fibrina umida, e posti alla stufa. di 50•. Dopo alcune ore la. fibrina fu attaccata, ram moli ita, e la sera stessa lligcrita non restando che un r esiduo biancastro al fondo del bicchiere. Io aggiunsi successivamente nello stesso bi<:chiere c nello stesso liquido prima 10 grammi di tibrina umida, che furono digeriti in dodici ore: poscia 15 grammi e ciò per otto volte ad uno o due giorni di distanza. avendo sempre cura di riporre il vaso nelle stufe. In queste diverse aggiunte furono impi<'gati 90 grammi eli fi b·rina. per un mese di csperir nze. Ogni quantità di fibrina fu digerita. in meno di ventiquattr'ore e lasciò un residuo biancastro omogeneo, che si aggiunse al residuo ùella. digestione precedente. La. soluzione dette un odore caratteris tico di buon brodo, senza. traccia di putrefazi one c di oùorc aggrader ole, dovuto al coagulo rcsinoso del succo del fi co, lasciato appositamente nel bicchiere.
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RIYJSTA DI CHIMICA E l'ARMACOLOGIA
Dopo un mese le esperienze furono sospese. Le digestioni di fibrina non aveYano fermentato: esse conservavano un buono odore di carne digerita, di più l'aroma deiJa resina del fico. Aare simili esperienze produssero lo stesso rcsultato. Esse dimostrano che nel latice del fico esiste un potente fermento digestivo ed i11 appresso sper iamo di poter determinare la composizione d~l residuo e la nattm1. di questo nuovo fermcuto di pepsina vegetale, capace di digerire anche le sostante albuminoidi.
Liquido c ouscn ·n torc di Wic kcrs hclmcr (Joumal de Pltannacie et de Chimie, aprile 1880).
Questo liquido è impiegato per la collezione anatomica dell'Università di Berlino; serve nlln .conservazione dei cadaveri e delle piante. Esso non altera nè le loro forme, nè il loro calore, nè la loro pieghevolezza. E cco come Io si prepara: Entro 3000 grammi d'acqua bollente si sciolgono 100 grammi d~allumc, 25 grammi di cloruro sodico, 12 grammi ili nitrato potassico, 60 grammi di carbonato potassico, 10 grammi d'acido arsenioso. Si lascia rntl'reddn,re, quindi si filtra. A 10 litri di questo liquido n eutro ed inodoro, si aggiungono 4 litri di glicerina ed l litro d'alcool mctilico. In genemle, si limita ad una mncerazione ; il trattamento varia colla natura. dcila preparazione. Quando le parti devono essere conservate allo stato secco, si fanno macerare, secondo il loro volume, da 6 a 12 giorni nel liquido conservatore, e quindi si abbandonano all'aria libera.
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RIVISTA DI STATISTICA MEDICA
Statis tic a sanitaria d e lla I. R. n u ,rinn. di g u e rra aus triaca p e r l ' anno lS7 S, compilata dal dottor Gn:sr.PPK PATOCNIK, I. R. medico ùi fanteria marina: Yicnna I SSO (Der F eldarzt, n• 11, H:ìSO). In una forza media di 7!)62 uomini si ebbero 1Hl19 mn,Jattie, fra cui 1184 tra.umatismi, le (!Uali rappresentano il 1407 per miUe. II numero dei congedati per ragioni di mal!\t.tia fu di 55 1, os~ ia il 69 per mille; numero che supera, in media, quello degli ultimi 8 anni e che ha origine do i molti congedi in seguito a malattie <:ontagiose della congiuntiva (19G) c di febbri iutermittcuti {68). All' incontro il numero degli in\·a\idi (128 = 16 pe1· mille) diminui di molto. Morirono 67 individui, ossia l' 8,4 per mille (6 traumatismi); la mortalità è in notevole diminuzione in paragone del passato. Gli ammalati guariti, cioè dimessi, c tuttora capaci di servizio sono 11173, ossia il 1403 per mille. Il numero dei giorni di assenza dal servizio per malattia fu di 163317; cosicchè per ogni uomo presente si contano, in media, 20,6 giorni ùi malattia, contro 18 d ell'anno precedente. Le malattie che richiesero più congedi furono le seguenti : tracomi 189, febbri iotermittenti 68, infiammazioni della pleura ·iO, catarri congiunti vali 40, catarri bronchiali 28, infiammazioni polmonari 2 5, catarri dello stomaco 15, malattie veneree 13, tifo 9. Di tubercolosi ne morirono 2-1, di infiammazioni polmonari 8, per traumatismi 6, di meniugite 6, di pleur ite 3, di vaiolo 3, di ti.fo 2 . N ella milizia di riserva pervennero agli uffici 93 notizie d1 morte, fra cui 22 per tubercolosi.
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RIVISTA DI STATISTICA MEDICA
Fra i 1184 trnumatismi si annoverano 430 contu'Sioni, 536 ferite, 15 fratture delle ossa, f1 slogature, 76 storte, 21 casi tli Jlresenza di corpi stra n ieri, 2 pel'forazio1ù del timpano, 52 scottature, 32 assideramenti, 3 casi di anneganieuto ed uno eli commozione cerelmtle. Alla relazione statistica sono annesse molte tabelle con lo. indicazione delle tli verse malattie, del movimento degli ammalati negli I. R. ospedali di marina a Pola, Dignano, Fiume e Trieste, nouchò clclle varie navi da guerra. Segue in aggiunta il RttptJo,.to sanilm·io sul tmspo,.to degli a·m:mala.U a bordo del vapore-trasporto di 8.1\I., il Gm·gmmo, da.l13 giugno 1878 al12 aprile 1879, redatto dal medico di fregata dott. Tommnso Lenoch, e del quale terremo parola in breve.
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' V A RI E TA.
I .n. vivi sezione e In. s ua utilità n e llu. fc ra1•e nti<>a c n e ll' igie n e . - Giudicare In. \'iYisezionc snlht st rl'gua dci scrvigi che essa ha resi all'umani!it è il miglior mezzo per ~:o m batterc i suoi detrattori. Questo è il còlllpi to che si è proposto il Richet in una sun lett era ;ti colleghi-d'oltre ~ran i ca. Egli, colht storia alla mano, la dimostra. una. pratica sl'icntith:amcntc c umanamente legittima c fa tacere le accuse dci partigiani teori ci dcll'umanitrì, enumerando i preziosi ri~ultnli pratici ai quali è giunta hl scienza per l'opera paziente c indefessa dci \'iYi scttori. Diamo il posto d'onore alla scoperta della circolazione. Galeno, il quale sperimentò sopra animali, fu il primo a tlimostrare che le arterie contengono sangae. Egli pose allo s~;o p c rt o l'arteria di un animale vivente cd intercett ò il ~;orso del sangue !lCr mezzo di due legature situate a brcYe distanza l'una dall'altra, quindi aprendo l'arteri:t tro}'Ò sangl!C c non aria, come avcvn erroneamente insegnato Erisistrato. Han·ey raccolta c maturata la grande idea di )lil:helc Serveto stabilì, con i!TCtus:tbili fatti, la cil·colazionc sanguigna. Egl i inc01uincia nei suoi scritti coll'accennare agli esperimenti da. lui f;ttti sopra :u1im:tli. Egli apri m il petto ad un animale vivente, ta.gliava il pcricardio c mett eva in vista il cuore palpitante c ciò tanto negli animali a sangue caldo, come in quelli a sangue frcdrlo, scrpC'lti, rane, ro~pi , lumache, gtancbi, ecc. In grazia di ttuellc brillanti cspcriçlli:C ci fu nota la via che percorre il sangue portand•lsi al cuore c dn questo ai vari organi. Sarebbe, non che inutile, assurdo l' insistere sull'importanza di questa scoperta. ' In molte circostanze la vita dell'individuo può essere minacciata da emorragia, per esempio, in seguito a ferite sul campo di battaglia, o ad operazioni chirurgiche, in seguito al parto, ccc.; in ques ti casi può essere indicata la tra:;fusionc come unico mezzo ili sal vezza. Or bene questa operazione fu proposta nel 166-l da Lower, il q uale l'aveva sperimentata sul cane. Il Denis ripetè in seguito gli esperimenti sull'uomo e la trasfusione prese il suo
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posto nella terapeutica coll'aver salvato un bel numero di vittime già votate a <:erta morte. Uno dei gas più venefici 11er l 'uomo è l'ossido di carbonio. n modo con cui succede la morte deli 'animale che fu costretto a inlìpirarc questo gas, non fu messo in luce che dalla vivisezione e tutti ricordano quanto hanno dimostrato Oraia, Portai e Claudio Bcrnard, che cioè l'ossido di carbonio si combina coi corpuscoli rossi o li rende inetti alla loro funzione, che è quella di assorbire l'ossigeno; il precetto terapeutico che emana. direttamente dn. questa scoperta è cbe nel soccorrere un asfi ssiato per ossido eli carbonio il medico dovrò. procedere immediatamente alla inala;done di ossigeno e cosl soddisfare alla prima e più urgente indicazione. Nella fisiologia della respirazione grandi scoperte furono fatte 1la Larrivier, Regnault, Claudio Bernard ed altri sommi, i quali successivamente provarono cbe la morte può aver luogo o per deficienza d'ossigeno o per eccesso di acido carbonico. Fu anche valutata la. quantità d'acirlo carbonico, che sparso nell'atmosfera. può essere dannosa. all'organismo. In quanto poi all'essere quella. quantità, dannosa anche all'uomo, la questione deve risolversi coll'esperimento sugli animali viYi. Tutto ciò che conosciamo in igiene circa la quantità d'aria che occorre per mantenere la vita. è il risultato di esperimenti eseguiti sopra cani o pipistrelli. In grazia di un 'esatta conoscenza di questo atto fi siologico fu sal ~atO> da morte più d'un uomo. Paolo Reni< ha mostrato che levandO> un animale da un ambiente di aria compressa cd esponendoloimprovvisamente alla comune atmosfera, soccombe in breve per dato c fatto della sfuggita enorme di gas dal sangue. Quindi gli uomini che lavorMo sotto grandi pressioni, a grandi profondità. del n1are debbono essere estratti con molta lentezza, od egualmente certi nccideuti che soffrono gli areonauti devono essere • inalazioni d'ossigeno. combattuti colle L'utilità. dell'esperimento è manifesta nello studio della digestione. Sonvi due metodi coi quali possiamo studiare la digestione gastrica e raccoglierne i prodotti, osservando cioè attraverso una fistola gastrica accidentale nell'uomo, oppuré ad arte procurata sugli anima.H. Il pnmo modo si avverò in tre o quattro esempi i; ma nel secondo metodo le esJlerienze fatte sopra cani e gatti si sono moltiplicate a dismisura. Se noi frattanto poni~mo
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mente alla gran1le frel]nenza dcll:t dispepsia. c agli effetti curativi che si ottengono colla pepsina, cogli acidi c colle acque alcaline, dobbiamo confessat·e che di questa risorsa nndiam •lcbitori unicamente al fisiologo il quale, coll'esperimento sul vivo, studiò l'azione di quelle sostnm~e sopm il succo gastrico. Altrettauto pregevoli risultati ci somministra l'esperienza s ulla nutrizione. Si sottoposero cani c gatti a s variati trattamenti dietetici e si ricavò l'esatta misura e qualità del vitto più confacente all'uomo. Fu messo in evidenza che alimentato di sola gel~tina l'animale muore; muore egualmente fJuando il cibo non contiene azoto; il grasso, lo zucchero, l'amido dn soli sono insufficienti a intrattenere la vita. Certnmente un :tnimale che muore d'inedia. fa compassione, ma questo senso doloroso è largamente compensato dalln conoscenza ac!Juistata sulla più conveniente ed igienica alimentazione del nostro simile. Da questi esperimenti si ottiene un computo esatto della dieta normale di un adulto c la razione dei nostri soldati e nmrinai ci viene esattamente calcolata dal fisiologo, e1 cccn che i vantaggi ottenuti a beneficio dell'uomo, sorpassano di gran lunga i mali provocati n danno delle bestie. Sul sistema nervoso c sulle s ue funzioni ~i fecero esperimenti senza numero, e questi sono forse i più dolorosi per l'animale che ne è la vittima. Quante torture si sono inflitte; ma quante pene si sono anche alleviat,e all'umanità! La grande scoperta di Ch. nen e di Magcndie è unicamente (lovuta all'esperimento c nessuno vorrà provarsi a discutere l'importanza di questa scopert.'l. in tcrapentica. Obietto della terapeutica è tanto quello di guarire come di alleviare le pene. Molto spesso il medico è impotente a guarire uu male. Così il cancro, la ralbbia, il tifo ed altri morbi non possono essere direttamente combattuti; ma ai dolori si può rimediare; e come vi rimedieremmo noi se non conoscessimo che il cordone nervoso è la sede del dolore? Prima degli esperimenti di ì\lagcndie c di Legallois noi non conoscevamo che il nervo era il mezzo che trasmetteva l'impressione dolorosa dalla periferia al centro. Nella nevralgia ribelle abbiamo un rimedio 11ronto ed efficace nella sezione del nervo nlfotto. Similmente che la circolazione del sangue, la dualità della funzione nervea entra. nella terapeutica di quasi tutte le malattie, e quest.a. terapeuticn. sarebbe rimasta beù indietro se si fossero sempre
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ignorati i fatti di pertinenza della fisiologia nervosa. Le esperienze di Trilschc, llitzig c di Fcrrier dirette a provare l'esistenza di porzioni di sostanza corticn.le come centro di movimento, furon o git\ sfruttn.te dai chirurgi nella cura. delle paralisi dovute o. compressione di certe circonvoluzioni cerebrali. Ed è in grazia dell'analisi sdentifica di quei viviscttori che noi possiamo in t1uesti casi dall'elfctto risalire alla ~:ausa ed assegnare ~Ua pa,ralisi una lesione in un certo determinato punto, sul quale }lOttare i nostri soccorsi chirurgici. Uno dci· più accreditati metodi curat i vi delle affm:ioni nervose e muscolari è certamente l'n.()plicazione dell'elettricità. Galvnni, lo scopritore dell'clettr iciHL dinamica, sperimentava sulle mnc c d opo di l11i gli scienziati non ebbero scrupolo di tormentare quelli innocenti animali per iscoprire nuo,·e yerità. Essi c'insegnarono o. valutare l'effetto della corrente e)cttrica sul nervo c sul muscolo. Il muscolo che abbin il suo nervo reciso diventa grasso c 'inetto alla sua funzione. L'elettricità si oppone a questa. metamorfosi. Nei tempi andati, gli infermi i di cui nervi motori erano distrutti iu seguito a malattia o accidenti traumatici erano condannati alla paralisi per tutta la vita. L a ripetuta galvani;:zazione prol'iene ora questa pa ralisi, mantenendo la vi talità del muscolo sino a che il neno rincquista le sue funzioni. La elettroterapia è seguita spesso dai più felici risultati in un grandissimo numero di malattie: nevralgia, parnplegia, atassia, entiplegia. I tanti infermi o g uariti o migliomti da questo ammirabile agente tcrnp cutico non potranno certo dir male dci vivisettori Galmni, Aldini, Volta, Mngendie, }1arshall, Kall, Remak, Du Bois Hcymond e tanti altri , alle scoperte dei quali devono la salute oppure la vita. Sarebbe il Galvani pervenuto a tanto se si fosse trn.ttenuto rlal tormentare gli animali? E la corrente elettrica sarebbe {ISSa stata applicata alle membm atrofizzate se non si fosse scoperto elle questa corrente• ha un'azione vantaggiosa c punto noci va, sperimentando sul cane? La patologin. SJlCrimentalc è una scienza r elatiramente nuova senza dubbio. Questa scienza ha dinanzi un grande avvenire purchè gli sperimentntori r o n si astengano dal far Jnale alle bestie, quando ciò si fa allo scopo di beneficare l'umanità. La ~1remia,, causata Ùit sospesa, secrezione urinarin, fu accurat::uncnte studiata sui cani ai quali si esportarono i reni o si legarono gli
1003 ureteri. La conoscenza •l ei f.ttto rlw i fl•nonwn i <li certe U<.' t'riti sono doYuli all'accumularsi liei priucipii tlcll'oriua nel sangue ha condotto ad uu razionale traltanH' nto di qnp;;ta malattia (:;angnigne, bagni, dieta lattea). Il t rultana<.'n to tldl 'ottnhnia simpatica colla sezione Lici ncni cigliari fu dimostrato mntaggioso rol-
l'csperiuwnto fatto sui cani c i ri ~u ltati ott enuti sui c:w i si sono pure ottenuti sui malati. Gli ol'tnhnologi, a corrrg.(!crc il trattamento della cateratta c aJl'iri•lcttomia !:Ono stati indotti dalle esperienze sopra animali. Le esperienze sul\;t formazi one del callo, sulle pscuùarlrosi, sull' i nn est o Oiisco, sulla rig<.'ncrazionc delle ossa per mezzo ciel perio:;tio sono del la più alta importanza. in chirurgia c tutta ri<\ non è ant:om !'lato completamente esaurito questo !>oggetto; il ri;;a1ltato degli e;;perimenti combinati all'osser vazione clinica sono .lli tal natura da incoraggiard a. 11erseverarc sul metodo clelia vi ri!iezionc. Le alterazioni trotiche • muscolari causate tla\lu lesione o ferita del tronco nervo><o ci furono spiegate solo c1uantlo s i conobbe pcrfcttam<.' nle la funzione del ncrro ncUa parte don' si tlistrihuisce. Il famo so esperimento di Claudio 13er mm\ sul granclc siutpali co c sull'orecdaio del coniglio ha sta bilita la teoria. dci m so-.motori, una teoria !Iella più granclc portata nel r·a.mpo tlclla moderna medit:ina. La terapia della maggior parte •Ielle malattie cutan ee si ùasa ora ~mil a conoscen?.a della circolazione della. pelle piìt che sull'cmpiri co metodo dei YecclJi metli ei. nrown SetJuanl il quale hn fa tto esperimenti tanto dolorosi sui caui c sulle ca,·ic ha dalo alla. scienza le più utili c-ognizion i s ull'epilessia c sul tetano. ~oi ora conosciamo che un ccdtamcnto pcriferieo c\'un ner\'O può condurre all'ecei tarnr nto rlcl miclollo ~pin al c c alle conrulsioni o atl un attacco epilettico. Il trattamento tli CJUC:sta cpiles:;ia periferica. ci è così chiaramente a•lùitato, c l'attacco epilcttko può ve nir soppresso col togliere l'eccitamento nerroso proveniente dal • nervo periferico alterato. Gli c;:pcrimt•nti sulle ferite del petto ci hnnoo condotto al più rnzion.tlc trattamento eli queste lesioni. L e ri cerche che ci rima.n~-rono rla fare sono innumerevoli. Certuni esageratamente scmiùili credono questi studii tli nessun inl(\rcssc perchè uon conducono irumcùiatamente a risultati prati ci. Per essi eziologia, patogcncsi, anatomia patologica. c pc1·s iu o la diagnosi c la prognosi sono di poca imJlOrta.nza, essi non a J)pJ·czzano che una cosa, r cfrctto curatiro, c quindi conda.u-
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nano ogni esperienza elle ques to effetto non produce immediatamente. :Ma l'esperimento, qualunque ne sia il risultato, è sempre ut.i1e. E gli è vero che la scoperta di certi potenti rimedH fu il portato del caso, per esempio, la china, il mercurio, l'oppio e anche il cloroformio, ma noi conosciamo il valore di questi medicamenti soltanto dall'analisi delle loro proprietà fisiologiche, la loro azione sul cuore, sui polmoni, sul fegato, sulle secrC'zioni c s ulla nutrizione. N oi non dovremo mai attentarci a spcrimentarli sull'uomo col riscllio d'avvelenarlo, quando abbiamo a nostra disphsizione gli animali. Un certo numero di medicamenti scoperti da poco ci furono fatti conoscere unicamente dal fisiologo. Le scoperte di Ilunter e di :Magendie stabilirono le leggi dell 'assorbimento, cd una medicina non l)UÒ essere amministrata. con sicurezza se non si conosce dapprima come viene assorbita. Le proprietà del cloralio ora tanto in voga furono dapprima dunostrato n egli animali. La. combinazione del cloroformio colla morlina che accresce l'azione anestetica dei due componenti fu dimostrata da Libreicll, e s iamo debitori agli esperimenti di De rnard e di Nussbaum se questo composto fu vantaggiosamente introdotto in medicina. L'apomorfina, la pilocarpina e un gran numero di· alca.loiùi estratti da piante velenose presero il posto degli estratti acquosi ed alcoolici, dapprima usati empiricamente. Non è forse un gran beneficio il sostituire agli antichi preparati farmaceutici quelli chimicamente conosciuti e di un'azione scientificamente determinata ? La tera peutica esperimentale è una scmnza che molto ci ha dato e che molto più promette per l'avvenire. In medicina legale, in tossicologia lo studio delle cause di morte per veleno c il mezzo di combatterle con appropriati antidoti, non può fars i che sopra l'animale. Se per una vana protesta di umaoita.rismo noi togliamo agli scienziati il diritto di studiare sull'animale vivente, la scienza medica ritornerà ni tempi di Galeno. Se potessero parlare tutti colol'o che furono guariti, alleviati e anclle ricblamat.i da morte a vita, in grazia della moderna medicina e chirurgia, confonderebbero i calunniatori della vivise· zione c sosterrebbero a ragione che la loro vita c le loro sofferenze pesano molto }Jiù sulla bilancia elle la vita e i dolori delle bestie sacrificate nei laboratorii a beneficio dell'uomo.
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RI VIST A BIBLIOGRA FICA
Das Bussisclae rothe J{rc uz 1 8 77·18 7 S in Rnmiinien onc ia d e m auntllc lle u russisclae B c ric ht.e (les e lae m. General-Delcgirtrn \VrrtKI.. Staatsrathes P. A. von RicBTER frci bcarbeitet und crlautert ron PlltLII'P ~Ios1xo. Berlin, 1880. •
È un bel volume di 288 pagine corredato d'una carta geografica, di figure, specchi, tabelle grafiche, ecc., in cui è minutamente spiegato quanto operò la Società della Croce rossa nella Rumania e parte della Bulgaria tluraute l'ultima gucrm russoturca. Non è questo un laroro scicntifìeo, non è uno studio di chirurgia di guerra, è piuttosto un scmpliee rapporto amministrativo, dove le quèstioni medico-chirurgiche sono lasciate quasi afl"ntto da parte. È però un libro molto utile a leggersi e cb e merita molto bene di essere conosciuto e ponderato, siccome quello che prova una volta di più, se mai ve ne fosse bisogno, di qual vantaggio può essere ai casi di guerra una bene ordinata società privata di soccorso ai feriti, facendo conoscere di quanta larghezza e potenza di mezzi potè disporre la Società della Croce r ossa russa, e quanto valida, efficace, benefica fu l'opera sua nel lenire i dolori, le miserie, le conseguenze d'una guerra spietata in un paese incolto e }Joco meno che sprovvisto d'ogni genere di soccorso. La Società era. posta sotto il patrocinio ùell' imperatrice Maria e diretta da un comitato centrale residente in Pietroburgo, da cui dipendevano i comitati provinciali. I l paese su cui dovera svolgersi l'azione fu di viso in tre raggi, cioè della Bulgaria, della Rumania e della Bessarabia, ciascuno dei quali aveva a capo un delegato generale.
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RlrJSTA
.\J raggio tlelln rtumauia fu assegnala la parte più estesa c vi
fu destinato a clelegato gcncrnlc il principe 1~scherkaski , al quale poi successe il consigliere di Stato cifettivo P. A. r. Jticbter, al cui senno ed operosità ln. Croce rossn. c lo. Ru s~ in sono in grandissimo. parte clal1itrici del tanto hene operato. Fin dal principi o tlella mobilitazione dell'esercito russo, il dclegato generale Jll'incipe Tsl'hcrlmski pensò di porre la Societi1 in istato eli essere pronta all'azione anche prima della dichiarazione delle ostilità . .:-\. t1uesto scopo agli si associò degli esperti C!Jllaborntori nelle cose medi che c sanitarie ed iu quelle amministratiYc. In pari tempo si dette attorno a mccoglicre danaro, mezzi ùi soccorso ed oggetti per la cura ùei 1nalati. D'accordo con le autorità militari fu concluso d1e la Società della Croce rossa clovcssc completare, dove fosse ma nche,·ole, 1'onlin1u·io servizio sanitario militare c concentrasse specialmente la sua azione sui seguenti punti: 1• Cooperazione nel scn ·izio di trasporto dei malati e dei 'rcrHi che da.i JH'inci]Jilti danubiani doventno essere diretti verso gli stabilimenti sani'tari dell' impero ; 2• Istituzione delle stazioni di tappa c di asili pci soldati caduti impronisamentc malati; t=~• Distribuzione agli speclali c anche alla truppa di oggetti non ammessi generalmente dai regolamenti dell'amministrazione militare, come caffè, s igari, tonserve, libri e simili. Questi erano i principii fondamentali intorno a cui doveva esercitarsi l'attività della Società della Croce rossa. Ma gli a vve· 11imcut.i obbligarono Jlresto a modificare questo programma c ad allargarlo considerevolmente. I,a campagna. comi n ciò nel mese di aprile con ilJlassn.ggio delle truppe sul Pruth e la conreutrazionc di tutto l'esercito d'opem· zione iu H.umania. In questo tempo lo stato sanitario delle truppe era eccellente. ]\[a in previsione di futuri bisogni si pensò a provvedere al trasporto dci malati della Humanin. verso la Russia sull'unica. via cbe esisteva. Questa via era la linea <iella st.ratla ferrata che com inciando da. Ungheni ove si rnnnoda con la rete delle strade russe, e attraversando il territorio rumeno, fa capo a Dukarcst, d O\' C si divide in ùue rami uno verso l'oYest, l'altro verso il sud terminando n Giurgewo sulla sponda del Danubio.
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Si cominciarono aù apprestare i treni sanitari , c si po5c1·o stazioni di tappa fra. Jas1;y e Buknrcst, c più tardi una a Frat r.st i cd un'altra a I)ontinei. Uno spc1lnle di 200 letti fu cretto a spese del comitato locale di ì\Iosca a Bukarest. Ed in rtnrsta stessa città fu pure stabilito un deposito f.(encralc per a1·cogliere le provvisioui, gli o~getti di mcdicatura cd altri pro\·cnicnti dalla Russia, a cni fu preposta la signora Lidi Dcmidoff. Verso la metà del mese di lugli o Hl77 il 11rincipe Tsrl1crkaski fu sostituito dal signor von Richtcr. Il pri111o pcriOliO clelia campagna era. terrn.inato, le truppe avevano con perdite rclatir:unentc leggicre passato il Danubio. In c1ucsto tem po, verso h metil del mese di luglio, si tromvano sul teatro della gur rra al di 1:\ del Danubio solo ci nque spedali di :;tuerra cap:-ci in tutto tli 3150 letti. Sulla sponda sinistra. del Danuhio \'i erano due spcdali di guerra a Zimnitza c altri due all'ovest c al nol'fl 11i Zimnitza, ma fuori della linea principale ùi sgombro, c u'n altro a Fmtesti. Questi dicci s pedali provveduti dall'amminis trazior.e militare di ti300 letti, dovevano bastare per un esercito 1li 150,000 uomini. Pet•ciò hisognò estendere molto il trasporto dei malati, e non fa quindi memviglia se dopo i fa-t.ti militari ùclmese di agosto si facessero ben sent ire i danni di quc:;to dife tto di spazio, a cagion del quale spesso furono dovuti trasportare a gra.ndi dis tanze malati e feriti che non co·nscntivano un lungo ' 'iaggio, cci alcuni soccombettero per via, e tl' altra parte furono mandati fino nell'interno della Russia malati o feriti leggieri che hen sarebbe s tato fossero rimasti presso i loro corpi. Il tra;;porto dei feriti fu p er lo piit fatto s u semplici catTi di contadini (TclerJrts) e sui carri dell'intendenza; i C<tni d'ambulanza non erano adoperati che pcl trasporto dei feriti al posto di medìcatnra o ai più vicini s pedali. Questi mezzi di traspo rto erano atl'atto ins ufficienti, talchè gli ospedali vicini al ten,tro della guerra erano così pieni da contenere quattro o cinque volte più il numero dci malati che avrc~bcro comportato. A rimediare a tanto sconcio il delegato generale della. Croce rossa, von Richter, presentò un programma a S. A. l. il coman dante generale che comprendeva le seguenti proposte: a) Che la Croce ross•t si assumesse l'obbligo di stabilire s ulla linea di Zimnitza verso Fratesti un saldo ordinamento delle tappe cb e n.llora non esistevano che in embrione; 64
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RIVI~TA
b) Clte avesse cura di migliorare, per quanto era possibile, i mezzi di trasporto ; c) Che cercasse di dare ai trasporti sulla via ferrata quell'ordine c r egola rità da corrispondere alla svmma. importanza che la via ferrata rumena doveva avere io questo servizio. L"•t. :ività della Croce rossa si spiegò principa.lmentc su Zimnitza e :Fmtcsti, ma anche nei punti intenncdi, a Pontinei e ad .\Jtrrualz dlC servivano come stazioni ùi tappa. Il borgo di Zimnitza tenne fino al termine della guerra grande importanza, poichè per lungo tempo il ponte qui vi gettato rimase l' unico mezzo di comunicazione fra. la sponda bulgara e rumena. Il borgo non otl"rint. per se alcuna comodità. I due spedali di guerra. per insufficienza dl meni di trasporto rigurgitavauo di malati ; difettavano i medici, i quali non poteYano supplire a tutte le me licaturc. Uffi cio della Società. della Croce in Zimnitza doven1 essere quello di supplire il pcrsonttlc, fomire mezzi pel miglioramento degli osped~Ji, provvedendo oggetti di medi catura, mcclicamenti, biunchcrio. o quanto altro poteva occorrere pel mn.ntcnimcnto dci malati. Iu Zimnitza furono pure fonhati col ])ersonalc della Società della Croce rossa distaccamenti volanti di ambulanza per es"CJ"C diretti sul cam po di battaglia. Questi distaccamenti erano pron-ecluti di tutto il nctcssario per la. cura 1loi feriti cd anche eli vino, cognac, Lht, zucchero e tabacco. Questi ilistaccarnenti volan ti furono t! i gran gio' amento c a loro si deve la rifa di molti uomini. Dopo che fu costmita la via ferrata da Zimnitza verso Fratesti, potè di molto esser migliorato il trasporto dci malati.•\.Ila Società della Croce rossa fu affidato l'onorc\'Olc incarico di accogliere c r icoverare i maln:ti c feriti provenienti dall::t BuJg::tt•ia c ·rarnc la separazione prima della loro partenza. Dovette perciò }Jassare alla. costruzione di baracche, non semm gr::tnrli cliflicoltà, poichè il legname impossibile a trov,trsi sul luogo bisognò farlo venire fino da Bukarcst, a 130 vcrstc di distanza. In ambedue gli ospedali di guerra scoppiò epidemicamente il tifo che percosse duramente il personale sanitnl"io. Di 32 medici, fra mili tari e della Croce rossa, 2G ammalarono e 3 morirono; di IO studenti (maschi e femmine) ammalarono 9; di 8 aiutanti d 'o~pedal c (femmine) ammalarono -1 e una mot·ì ; di -!2 s uor e ammalarono 37 e m od-
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rono 2. La tenue mortali t:\ è nttrihuita alle gnlJllli cure c nl buono -e nutritivo alimento. La Socirtà rlclla Croce rossa stabilì presso questi spednli un deposito per pro n-edere i mcdesi mi tli lutto il necessario in biancheria, medicnmcnti cd nitrì oggetti. Prin cipale cura del delegalo J ousefowitch fu la disinf1•zione degli o~ p c rlali e del terreno intorno c lo stabilimento delle latrine. In nprilo dopo che fu aperta la uarig:azionr del Dauubio ces;;ò il passaggio dei malati per Zimnitza. Erano passati por rJU C'!it tt stazione più di 85,000 fr:J. malati e feriti. L e spese sopportat e per quest:t dal h Croce rossa furono di 30t> ,4~2 fr<lnthi , comprc.>i IGI ,OG7 per la costruzione delle baracche. ~ei tlue villag!.(i tli Poutinci c rli .\ttcm:tt7., pei quali passan1.no i maiali provenienti da Zimnitza, la Sot.:ielà della Croce rossa provvedcra ai passeg~i cri un rico rcro per l:t notte, riufrcsc,tm le medicaturc ai ferili, sommini.,;tram th è con pane, vino, :wptùYite, e ai più t!C'boli r.;hc non polerano tollerare In ra:tionc ordinaria procacciava un migliore alimento. Ai primi eli rlic.cJnbre, dopo la dNlizione di l'lewna, cominciò il p:t'isa~gi o tlei pri,t;ionieri verso la Humn,nia. l l loro stato ('ra COIUJl[l;;sioncrolc ; laceri, sc:tlzi, qmt~ i nudi, questi tlisgraziati erano csp o~ti nella loro marcia ad un fredtlo che gli abitanti s tc.~s i 1lcl luogo di ccrnno straordinario. La matTi:t cl·ogni culCJnna rra eostant<'m<'nte segnata dalla pet·tlita. tli ri tc umane che soccombcmno al rigor e della slagioue. Ogni notte i luoghi J elht Groce ros.,;a in Att crn:tt7., Ponti nei c Fratcsti erano pieni zeppi di turchi; fm tJHCi che ginngc\' auo si scoprirano sempre dci tuot·li o tlci moribondi , c ogni mattina aecadcm che si dor csscro portar ,-ia tlobziu e di cada verj. In mezzo a questo cumulo di vircuti, di mot-ti c di moribondi, l'energia, lo zelo, l'almt•gazionc del personale della Crot:e rossa furono amnrirabili. Verso la tinc di dicembre tutti i prigionieri di Plewna erano passati in Uumani:t; ma :1el gennaio 1~ 78, nn nuo\'O esercito prig ionit' ro che si era reso a Schipka fu diretto per la Juetlcsima via. Qnt•sti prigion ieri erano .inllligliorc stato di !Jnclli di Plcwua; aYc vano sopportato rn cnQ. pri razioni , erano meglio r esti ti, erano fi sicamente più forti, e tlal tempo mcn rigido meno crurlawentc tartassati. N on appena i primi prigionieri turchi clJùero attrav ersaLo il principato ùi Uumauia, su tutta l:t linea che percorsero
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scoppiò furiosamente il tifo petccchiale. Di tutto il personale presente a Poutinei c AttcrnatG non furono risparmiati che il ùelcgnto Dimitri vo ~ Benkendorf c due SU(Ire; nuovo personale liorettc es>ere chiamato a sostituirlo. Fra. le vittime s i cbhc pur trop po a deplorars i quella clel dottor l'okrofl'ski , che ave\'a dedicato tutta la sua scienza c tutte le sue forze alla s tazione di Poutinei. . Queste due stazioni di Poutinei c :\.ttcrnatz tlurarono iu attività fin o a lla met:i. di marzo, <tuando l'apertura d ella via ferrata da Fratcsli a Zimnitza le rese s uperflue. La stazione di Poutinei delle ri covero o assistenza dall' S agosto 1877 fino alla s m\ chiusura a 73,182 malati e feriti, esclusi i prigiouieri turciJi, il cui uumero non potè esser esattamente determinato; quella ùi _-\.tternatz dal 1• ottobre 18 77 a D'3,182 uomini, sempre esclusi i prigio ni eri. X elle infermeri e annesse a queste s tazioni furono curati: in qucll<t di Pou t inei 212 uomini d i cui morirono 78; in quella di .\ttern atz 12-1 t:On 17 morti. La. minore mortalità in At.ternatz è ùovuta. al fatto che ivi i malati gnwi erano accolti negli ospedali di g uerrn, c a Poutinci al contrari o nella infermerht della Croce rossa . L e spese per ques te St..'lZioni furono relativamente lievi ; importarono per Poutine i 120,79-i fran chi, per Atternatz 39,569. La s tazione di J'ra testi non servì solta.nto di a silo per la notte ai passcggicri , ma formò fino al termine della campagna il principale punto di congiunzione dei trasporti con la strada fe r mt..'l. rumena. Questi t.rasporti furono regolati con ordine del giorno del 29 maggio 18 77, il quale istituiva quattro speciali commis sioni per .tissare un regolare sis tema di sgombro fra il teatro della guerra, gli ospedali di guerra in Rumenia c l' interno dell'impero. Dorcvano ave•· sede in luoghi vicini alla linea ferrata c furono scelti dapprima llukarcst., Sla lina, llrail!~ e Jassy. Ogni commis!'ione era presieduta dal conHlntlante locale della tappa. cù era composta eli tre membri, uno dei quali era un agente della Croce rossa . Da. queste commission i dovevano partire tutti g li orcliui relativi l auto al trasporto dci (eriti e dei malati in gene rale, c1uau to anche alla organizza.;done, mo,·imcnto, apparecchiame nto, ùistribuziouc e mantenimento dei singoli convogli s anitari tanto s ulle vie fcnate come s ulle s trade ordinarie. Ma i n fatto
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ctucstc commissioni non corri.sposcro all'a;;p('tlatira, le eosc dapprima non procedettero bene; sicchè n rit:hicsta tlt•l delegato I!CUcrale, von Rh:htcr, (LIl C$ ( C commissioni furono riordina le, quella avente sede a llukarest fu trasferita n Frate,;ti c il serrizio principale dci trasporti in Fratcsti fu affidato all:t Società della Croce ros~a. La prima 'luestione era di pon e un ordine allo sgombro dci malati che affluimno in Fratc:-ti. Fu co111pilata una istruzione per cul'il dci dottori Tschudnowsl\y e Stnùcnt:::l\.\·, la qual(' stabiliva la divisione 1lci malilti in tre g-t·uppi. Appartcncvt\IJO al primo gruppo quelli che non poterauo in alcun modo t~llerare il trasporto c dovcr:uto rimanrre in Fratesti, al H'COndo quelli il cui stato consigliameli non muo,·rre cla Fmt('sti o almeno di non trasportare al di l:i di Br:lila, a! terzo finalm ente quelli che potcvnuo esse re manclitli direttam ente \'Crso J<\SS,\' c piì1 oHrc
ancora. I malati che giungevano a Fratesti cr:lno t o~to ricoverati in tende o haracch<' della Croce rossa. Ogni mahlto o ferito era visitato c riceveva dai medici una polizza t he conteneva il nome d el malato, il corpo c qualità dcll'atl'czion('. <~uestr polizze erano distinte con diversi colori per facilitare la ~rparazi on c dci malati c la loro distribuziouc sui vagoni. ~'la accadde t(l.l\'Oila che malati del primo gruppo t'be erano destinati per lo spedale caruhi(l.ssero la loro polizza. con quella di un altro colore o la comprassero da un altro camerata. e fos~c ro quindi trasportati sotto f<llso nome. I dintorni di Fratesti non a verano a.lcun adatto luogo da senit·e di ricovero ai malati. Quindi questi furono d::tpprima accolti sotto le tende, ma, avricinanrlosi l'inverno, bisognò pen ~are a costruire lmracchc, vincendo gntndi difficoltà, poichè tutto il materiale dove\·a. far»i venire da Bukarcst. Ne furono costruite 6 per malati, due per abitazione del personale c una per lllagazzino. Quelle p otc,·ano contenere comodamente Hi\J5 uomini c in caso d i bis ogno fino n 2250. Dovendo esse scr\'Ìre per l' invcn1o, alla pa1·ete es tema di tavole, un'altra se ne al(giunse internamente rli un a specie di graticcio, e lo spazio vuoto fra l'una c l'altm fu r iempito di pa:tlia. Oltre a ciò le baracche furono fornite di doppie finestre, di un solaio di legno c di stufe di ferro. Le pareti esterne furono r in forzate t'On una scarpa di tcrm fino all'altcGza di c.:irca d uo piedi. .Nonostante queste precauzioni, nell'inrcrno queste bar acche erano molto fredde. Appena, riscandandole senza inter-
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ruzione, potè la loro tcmperatnm toccare i 10' Hnaumur, e durante le grancli nevicate, col riscaldamento continuo, scendeva fino a .1• R. Con l'uso, si scoprl che il ripieno di paglia nello spazio fra le due pare t i non col'l'ispondeva al desiderato effetto 1 poichè ben presto nidifica.rono nella paglia schiere di topi campagnoli, i quali, rodendolc, rovinarono orribilmente la parete di tavole. La stazione di Fratesti sovvenne altresì ambedue gli ospedali di guerra di tutto l'occorrente in biancheria , oggetti di medicatura , medicine, vino , spirito , zucchero. l medici della Croco rossa ebbero 1mre reparti negli ospedali di guerra per instrfficienza di medici militari. Nello stesso modo ch e in Zimnitza, ·Cbbe cura della disinfezione di tutti gli stabilimenti sanitari, compresi gli ospedali di guena. Durante tutto il tempo dell'azioue della Croce ros~n, in Fratesti furono iv i ricoverati 80,G08 malati e feriti con 166,539 giomate di pennanenza. L e spese totali importat·ono, oltre il mantenimento del }lersonalc sanitario, 226,878 franchi, di cui 70,461 per l a costruzione delle baracche. Una stazione succursale fu stabilita in Cumnn,na, che accolse 195 uomini con una spesa di 15,737 franchi. Oltre la linea principa le di sgombro Zimnitzn-Fratesti si stabili un 'altra linea lungo il Danubio fra Czemadowy c Braila :pel corpo d'esercito che operava nella Dobrudscha. l malati erano trasportati dall'anuninistrazio11e militare verso Brn.ila. Qui dovevano salire un'erta costa per arrivare in città ove era lo spedale di guerra, due verste lontano dal luogo di sbarco. Lo spedtùe di guerra mancava di ogni mezzo di tras}>orto, e i malati erano • spesso costretti rimane1·e 24 ore sull'umida sponda del Danubio,. poicbò nello stato in cui si trovavano non potevano percorrere a. piedi quella via.. La Società della Croce rossa pose quivi una stazione, dove i malati rimanevano fin chè erano in grado di andare avanti o verso lo spedalc di guerra o verso Jass,Y. Questa stazione fu cbiusa il 1• dicembre ed accolse 3765 malati e 46 feriti. Vi ebbero 28 morti. Nel novembre 1877 fu aperta. nna nuova linea di sgombro con la costruzione cl'un ponte fra Datino sulla t; va bulgara e Pctroszani sulla rumena. In rtuest'ultirno villaggio fu stabilita una stazione della Croce rossa, ma non corrispose in pratica all'aspetta-
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tim. Vi furono accolti solo 121 8 fra mahlti c feriti. In r c·troszani fu per la prima volta prora ta pcl ri t:o r ero ùei mahtti una costruzione in terra (Scmlianka), che sembrò prcfcribile alle iarte, alle te nde e alle barat"t hc. La spesa per questa stazione fu ùi l!, 145 fran chi. Come si disse, alla Socict<'L <Iella Cro ce rossa fu affidato il servizio dei trasporti 1.l ci malati e feriti. Xo n potcudo dapprincipio disporre che di pochi mezzi dorettc fare u,;o del le r ctturc comuni, adattandole per di111inuire le soft\:rcnze dei pnienti in quelle pessime s tm<lc. Già prima 1lclla part e nza. pc! quarticr generale, il principe Tschcrkaski avc,·a pe nsato a 'luesta faccenda dei trasporti per le ric onliuaric, ed il miglio r sbtema gli sc111l!1'ò quello immaginato dall' ing~~gn c re Zawadotfski. C:onsistem in un piano di tela che con corde era fissato ai lati del carro, su cui era posto un arco di legno coperto da un 'altra te la come rip<H'O. La leggerezza, ht facilità delle riparazioni, le srossc smorzate dalle os cillazioni di rtuel piano mobile gi ustilicarano la scelta tli questo sistema. La Croce rossa cominciò verso la fin e di luglio n organizzare nn 11arco di sessanta cani presi a. 1: olo per trasportare m:-~lnti e feriti ùa Zimnitzn verso Fratcsti. Questo parco era di viso i 11 colonne ùi venti c:mi l'una, cd ogni colonna era Jlosta sottd la sor,•cglianza e la direzione di un tlclcgato locale c accompagnata da un me mbro della Società ùolln. Croce rossa, da un medico o da uno s tudente o aiutante di ospedale. Questo convoglio agi nei mesi ùi agosto c di settembre c costò in tutto 39,816 fran chi. I ntanto la Società della Croce ro ss:~. potè m ccoglicrc per vin. rli volontarie contribuzioni la sonUJla. di 174,000 fran chi, c questa la pose in grado ùi m i~l ioran: il servizio dd trasporti. Iu generale f n seguito il sistema del delegato Giorgio llamnnofl'ski, che poco differiva da. quello Zawadofi'ski. Sopra un<~. rete di corrcggic di c uoio fi ssata ai lati del cano erano collocati ma.terassi s u cui adagiavansi i malati che erano poi difesi da una specie ùi tettoia di tela. Ogni carro era munito ùi un cofano di legno contenente acq ua, medicinali e viveri pt:r parecchi giorni. .A questi nuovi parchi di ambulanza fu preposto il delegato della Croce rossa signor F ilippo ~!osino, autore ùella presente r elazione. Egli r ius cì nei mesi di settembre e ottobre ad apprestare 200 di
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tali carri con tre cavalli ciascuno e di fornirli del personale occorrente. Oltre il necessario materiale ùi riseHa, tutti i treni possedevano ricca quantit.'i di vino, cognac, tbe, c:>nse.r·ve c anche utensili da cudna pel caso che dovessero qualche volta fare alto fuori ùelle stazioni di tappa. Una sezione di questi cani fu mandata nella Dulgaria. Il coovoglio rumeno fu costituito per 100 giorni di !) l carro, cou 260 cavalli. Dal 2 ottobre 1877 al 10 marzo 1878 furono trasportati 4700 uomini ; ogni carro tl'asportò 5 1 uomini, quiuùi 10 uomini il mese. Questo ris ultato non si può dire molto sotldisfaccntc. )[a s i noti che hL metà del tempo era consumata nel viaggio di ritorno c molto tempo fu perduto per l' ingomi.Jro della ner e c molti casi imprevisti; ma fu pure di gran distw·I.Jo la ùiffi co lt~t di mantenere una rigorosa disciplina uei vetturini. Il convoglio I.Julgaro fu in azione dal 2 novembre 1877 al l ' marzo 1878, cioè 120 giomi, con 90 carri e 2:>8 cavalli. Furono trasportati a di verse distanze 3272 uomini, ossia. cima 36 uomini per ogni carro. L e spese per l'apprestamento dei carri furono di 29.J.,331 fran chi, quelle pc! mantenimento del convoglio 402,.J.OO; totale 6!>6,i31. Le rie ferrate pel trasporto dci malati furono sperimentate in Russia la prima volta nell'ultima campagna. Il comitato centrale di Pietroi.Jurgo nominò a questo oggetto una. commissiono sotto la presidenza ùel principe Tscherkaski. D'accordo co l genera le ispettore degli ospedaLi di guena e l' ispettore medi co di campo fu stabilito di approntare sette treni sanitari s ulla linea Jass.r-llukarest. Invece poi se ne misero su dieci, quattro s oli dall'amministrazione militare, gli altri daUa Società ùelln. Croce rossa. Tre ùi questi treni per cura del comitato centrale di Pietroburgo erano stati pl'esi a nolo i u Prussia, uno mandato dal comitato delle signore russe iu Berlino, un altro dal comitato della. Croce rossa ili Drescla, cd un sesto preso a nolo nel \V iirtcmi.Jcrg e splendidamente equipaggiato dalle signore di Stoccarda. Ogni treno ct·a composto di 30 vagoni, cosi dis posti: immediatamente dietro la locomoti\a seguivano due vagoni per la cucina, due per magazzino, uno per abitazione delle s uore di carità, dieci per malati coricati, uno per abitazione del delegato, del comandante militare e del medico in capo, uno per la farmacia
DIBLIOG RAFIGA
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e per abitazione del rimanente personale maschile, undici vagoni per malati seduti, uno per deposito degli oggetti di resi iario crl equipaggiamento dci malati, Ctl uno tinalmente per ripostiglio della biancheria sporca e per camera mortuariu. Stavano sopra ogni treno due medici, nn medico capo (Ober fw;:t) e un meuico assistente, due aiutanti d'ospedale, sci suore e 30 uomini di servizio. L'alimento doveva essere alle- tito nelle cucine degli ~t essi tt·eni. l'f[e<licamenti, strumenti chirurgici, og~-<clti di medicatura furono dati dall'amminis trazione militare Jl?r i suoi quatt1·o !.reni. ma poi riforniti dalla Croce rossa. Il comandante militare del treno dorcm attendere che fo sse mantenuto il movimento di marcia secomlo il piano s tauilito ccl era responsabile della clisciplina. dci malati e del per;;onale. TI medico capo di ri gen1. il servi:tio medico, dh·ide,·a i malati in categorie secondo la loro malattia, li distribuiva nei vagoni, ordin:mt il vitto e le medicine, e da lui dipendeva l'accctta:tione c lo sbarco dei malati nelle sta:.~ioni intermedie. Le suore avevano cura della biancheria, degli alimenti, della cucina. Al delegato rimaneva la gestione finanziaria del treno. In fJuanto all'interno assetto dci treni, in uno solo fu seguito il noto sistema Zawadoffski. Ques ti aveva il grave incon veniente che rallentandos i le corde: le barelle scendevano gi ù c nelle rapir! e corse del treno acquistavano un movimento di rotazione incomodo ai malati e feriti gravi. l'er tre treni fu accettato il sistema Gorocletzky che consiste in un telaio di ferro a forma di culla che, fissato con viti al pavimento, contiene due barelle una sopra l'nlt.ra alla distanza di 3 1 /~ pi edi. Il letto s uperiore era però cspo:,to a gmndi oscillazioni.Yogliollo essere additati gli apparecchi stranieri, fra cui tiene il primo posto il treno di Stoccarrla. N egli ordinari treni da. merci ma con molle molto migliori erano in ogni angolo disposte fJuattro barelle a due a flue una sopra. l'altra. Le barelle inferiori riposa,ano sopra un cuscino di sahbia posto sul pavimento, le s uperiori erano at taccate con corde tli canape alle pareti lalerali del carro indipeud{'ntcmente dalle inferiOI'i. Le corde volte verso l'interno erano più corte delle esterne, alla loro estremità avevano un 'apertura in cui s i introducenwo le stanghe delle barelle. Oltre la semplicità e il buon mercato, aveva questo sistema anche il vantaggio di far poco
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,RlVfSl'A
sentire l'incomodo delle scosse. D treno del comitato delle signore di Berlino l'm eguale a que$to. I treni noleggiati in Prussia erano sul sistema inventato nel 1870 dal prof. Esmnrclt, nel quale le barelle poggiano su molle spimli. Nei treni del comitato ili Dresda le barelle erano attaccate ad anelli di gomma clastica; la soverchia elasticità potc,•a. solo esser·e evitata. con l'aumentare gli anelli, ma. cosi aumentava anche la spesa. Nel marzo 1878, l'amministrazione militare comptò in \ienna. altri treni costruiti sul noto sistema del prof. Mundy. Ma non fecero miglior prova, perchè le barelle erano agitate d!l. brevi scosse che incomoùa.vano molto i malati. Erano preferibili quelli wurtembcrgbese e delle signore di Berlino, pel poco costo, convenienza e srunplicità. Per riscaldamento fu scelto quello ad acqua. c~lda, ma prima che fosse pronto l'apparecchio, sopravvenne il freddo, per cui fu ricorso alle stufe di ghisa foderate di mura tura. Solo i treni tedeschi avevano apparecclti speciali ili ventilazione. Questi cUcci treni fecero 2GJ viaggi e tra.sportarono 2421 llfficiali e 59,466 soldati russi, oltre 1350 prigionie1·i t:urcl1i; in tutto 63,237 malati. Nel marzo furono sostituiti da altri nove treni acquistati dnll'amministrazione militare. Questi dal marzo al settembre fecero 65 viaggi; tt:asporto.rono 268 u.ffici..'l.li e 15,633 uonùni di truppa. Il numero totale dei trasportati da tutti i treni snuitari nel raggio della Rumania. fu di 79,138 uomini. La Societ~\. della Croce rossa spese per questi 648,752 fra.nchi. Oltre i. treni sanitari si usarono altri, treni detti militari composti eli treni da. merci. Er1t11o destinati per malati seduti, ma in settembre pel graude concorso di moJati in Fratesti oltrepassarono questo scopo. Ognuno conteneva da 500 a 700 malati; in Lutto ne furono trasportati con questo mezzo 30,200. Lo scoppio dell'epidemia di tifo negli ospedali di guerra e in tutte le stazioni di tappa della Croce rossa, consigli&vano di camhia.rc la. direzione dei l'l'asporti. Questo cambiamento fu possibHc dopo la conclusione dell'armistizio che pose Rustschuk in mano della Russia. Dopo la conclusione deLLo. pace si fece anche più desiderabile una nuova via. di comunicazione indipendente dallo. RumiUlia che cominciava n vaciUare nell'alleauzn. rnssn. (~'lesta. nuoV1.1. via non poteva. essere che quelln. ftu;iatile sul Danubio, la quale era. anche pl'eferibile pel gran rispnl'll.lio che ar-
BI BLIOURAFICA
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re('ava. La Società de lla Croce rolc'~n :;i ofl'r\ di n~:<UIIlCre !'Opra. di se ques tn impresa; e dopo grandi ùittiroltù riuscì a condndcre per mezzo del delegalo )fosino, un contratto con la Società di navigazione del Danubio in Yicnna, con cui questa s i ohbligò a. cedere n nolo alla Società della Croce rossa. le uavi necessarie. Questa flotti glia cominciò acl agi re il 5 aprile e durò fino al ~) ottobre. Si comp011e\·a di due rimorchiatori della fon a di 120 cavalli c sei gro~sc navi, ciascuna de lle rp1nli rlorcn\ scrrire di spcdnle per 2~!i malati. Ogui vapo re con tre na,·i form:tra un convoglio, ognuno dci quali poteva trasportare 700 malati. Tutto il necessario in bianch eria, co perte, oggl'tti 1\i mcùicatura, strumenti chirurgici, mc clicamenti fu fornito dalla. Croce rol;sa a proprie spese. Rus tsclltlk e Re ni erano le ~ta;d o ni eli i111ha rco e di sbarco, un'altra s tazione fu stnhilitn a Giurgewo e un'nltrn a. Braila. Per que~ te s tazioni In Socie tà tlella Croce ro~sa. spc.:se la somma di 263,978 fn~nch i. Come esemplare di queste navi-amhulnnze fu prcs~ quella. tlivisn.ta dal pro f. Mundly i n Vicnna, pel trasporto dei feriti sul Danubio durante In g uerra turco-serba. Per assicurare ai mal:lt.i spazio, aria e luce, le infermerie furon o poste sovra. coperta in baracche di legno, lasciando l' interno della n avo a uso di magazzini. Ques ta costruzione occupava tutta la tolda, cd era divisa da corridoi i nterni in quattro scompartimenti, tre pci malati coricati, capaci ciascuno ili 5-i a 60 lotti, uno per ma.lati assis i (-iO a 60). Gir,wa toro o torno una galleria di legno, che condu· ceva alle latrine. Il pe rsonale di serri:do alloggiava in sci cabine s ituate alle due estremità della nave. r erchè non ofl'endcsllc l'oùorc delle vivande, la cucina era pos ta a poppa. Dal 5 aprile al 18 ottobre 1878 fu·rono trasportati con questo mezzo 22,2-!7 malati, che costarono· alla Croee r ossn 2n2,481 fran chi e 78 centesimi. Aggiungendosi le spese dell 'amm inis tra~i one militare, questo tras porto sul Danubio venne a cost<"t re 1,-i7 ~,9-i5 franchi. li s ignor :MosinCJ calcola che se questi malnti avessero dovuto ess ere trasportati s ui treui sanitnri, non ci sa.rebbe ,-oluto meno ùi 2 ,688,667 franchi. Onrle un rispa rmio di 1,200,000 fran chi. Il riposo di cui godevano i malati in queste ambuh~nze e le ecce!Je nti condizioni :igieniche di questo mezzo di t rasporto eser-. cita van o rapidamente sulle malattie stesse una benefica azione. A lla fine di febbraio 1877, al delegato per la llumnnia fu pure
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Hl l'1STA
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n.ffiùatn l'nmminislrnzionc ùcl raggio della Uulgarin. fino ai B:nl<·nni. Qui\'i non era ufficio ùelln Croce rossa, come in Rum an in, l'or<linnmentn dell e tappe e dPi trasport1, ma sì l'aiutare gli staIJilillleut.i sanitari di campo con ogni genere di provrisione e di mezzi di soccorso. Le spese per l'amminislrazione di questo ra){gio n•ontarono n 2:H,305 fran chi c 75 centesimi, oltre 36,310 fran chi per la costruzione tli una baracca a Zare\\'ilch. La. istituziouc di o~pedali non era nel programma della Società della Croce rossa. Però si trovò piit volte nella necessità di allontanarsi da questo programma. Senza gli o~pedali aggiunti ad alcune stnzioni di tappa, uno ne fu istituito n Bulmrest aft'aUo inlllpemlenlc. Era destinato ai malati c feriti gra\'Ì; ne accolse 4:lf> ('011 una mortalità dPl JO,!l 7 per cent o. Fu poi ceduto all'amministrazione militare. Il suo mantenimento dai ]>rimi di lug~io al 20 no,·embre costò alla. Società HH.i,69;l fran chi c 85 cent. Dopo l'invasione del tifo, fu necc><sa1·io istituire a Dukarrst uno spedale speciale p el personale ùella Croce rossa. N on ne potè profittare che il personal\l di Bukarc:;t e quello di pnssa.gg'io. Negli ospedali di I3ukarest c Giurgcwo furono curu.ti di tifo p c· tccchiale e ricorrente 168 persone, ne mor'irono solo 7 = 4 122 per cento (!). Oltre questi, sono poi rammentati altri due istituti fondati l>Cr iniziati m privata, i quali benchè indipendenti dall'amminist.razionc .ufficinlc della Croce rossa in Rumanja, erano diretti allo stesso intendimento. E>·auo: uno spedale allestito di tutto punto dal comitato di Dorpnt e fissalo prima in Zimnitza e poi in Sistowa, e uno spedalc ottalmico stabilito in Bukarcst dal consigliere effettivo von Polinkofl'. Nel primo furono accolti 376 fra maJnli e feriti; nell'altro furono cumti 2.t2 malati d'occlli ivi riCO\'CJ'U.ti, più 50 -estemi. Il volume cù e abbiamo qui riepilogato si chiude con un riassunto del lavoro compiuto dalla Società. della Croce rossa e della sua gestione amministrativa. Da questo si scorge cile dal principio rlclla campagna fino agli ultimi di settembre 1878 furono trasportati 132,85 1 fra malati e feriti, dei quali 79,138 su treni sanitari, 30,200 su treni militari, 22,2-1!) su navi-ambulanze, 126G su navi ordinarie da gueJTa. Un certo numero di qu e~ ti furono lasciati nelle stazioni intermedie, 106,973 arri\'arono fino in Russia, 30,302 feriti c 76,6il malati. Questi
llllli.J(l U IU FI CA
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malati furono: tli tifo 10/ l!H:l ( 13,1.3 °1 o); <ii >srnteria 7112 (9,8); congrlnr.ionc .J7Ml (li,2); sitilidc :)5:W (7,2); malattie esterue !)125 {11,9); malattie int erne S\l,!ii'i3 (il l,ti). In questa catc){OI'in sono compreso le f(•hbri 'periotli chr, lo scor!.uto cd altre che non fi.t.:ttl'<tno nelle prrrrck nti rul!rit:lae. li numero dci malati di tifo ragg inn ~c il sno ma;;:.-;imo tll' Ì mesi di :lprilc c ma!.(gio l :::l i~, fJUnndo l' epidcmi;t era. in dccrrmenlo; e ciò perchè il loro trasporto non era. etl'ettunto se non dopo t·ominciata. la connllesccnzn. La clisscnteria inficrì particolarmente nei m c~ i di autunno 1 ~1\:l. I ca~i di ccmgcla~ione si mostrarono la prima. ,·olta nel m e~c di ot tobre l d 'Id dopo il sopra v\'Cuire dei gc·li n~:!li altipiaui della flulgarm e b caduta delle pl'ime ne,·i sulle vette t!L'i l:nh:aui. \'c uc furouo in un so lo mese !:.1~8 casi. Le nutlattic interne pi(t num ero~e furono le fr bl!ri intcrmittenti. Lo scorhnto comparl'c nr lla primavera. 18/ M. Il sign()r ~ro~iuo nota lo !'l rnonlin!'lrio aumento di malati nl:'l m e~c di scttemhrr, in coincidenza. coi pritni l'O\ csri <ielle armi russe, 11cr dimo,;lraa·c IJnanto influiste sulla snlutc lo stato morale delle tmppe. li numero dci malati che ehhcro soccorso dalla Società della. Croce rossa in Rumania, :11nmonta a. 3H,!):!5. Curnti sul campo eli bnttnglia (dopo i fatti d'anni pre>St) Plcwn:t o Uorn i-l>ubnink) :>032; trasportati sui carri d'ambulanza della. Croce ros!in. !:!02:!; mantenut i a tutte spese della Società sui treni sanitari per la durata di .23 714 a giorni 7!l, l1ld; sulle nnvi -aut hu la nza per 74, 7tli5 giorni 2:l,241 uomini; rico,·crati nelle stazioni di sgomhro dclht Croce rossa e mantenuti in parte a spese della Società 2:!9,35:! per 374 1!lS6 giomntc. L11. Croce rossa nel r;tl{~ io dc.: ll::t. Hnmania potè dispone dei seguenti m e~z i. Il personale constara per la parte amministrati\·a di: 36 clelegat.i, 14 a){cnti (impi c~ati stipcudiati dcll11. Società); per la parte medica c sanitaria di: 44 111cdici c fnrmrtcisti, :~9 studenti di merlicin:t, i):) aiutanti d'ospedale ( fo'eld:;t·lteet·es), 22 signore studenti di medicina, 21 aiutanti eli ospedale femmine (F'clclst·/t.eerinnen), 51G suore di carittì. In r1uanto a mcz~i pecuniari fra. offerte, doni, c·oulrihuzioni, vCIHiita. clclm:ttoriale usato potè raccogliere la egrC'~ia, somma di 6,!:!2l,G:!O e ~ 8 centesimi. Lo spese furono :'pelmantenimento del personale medico sanit.'I..J'io 8.j.2,G7G 85; pel mnn leni mento dei suoi ospetlnli 224,781 53 ;
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RI\'ISTA
pc! mantenimento tlelle tnppc e delle stazioni di sgombro 1,030,644 38; per gli stabilimenti iu Bulgaria 270,6 14 99; pei treni .sanitari G-!8,75·2 82; per le navi-amhnlanz;~ 333,662 01; per carri d'ambulanza 736,550 45; pci magazzini in Buka.rest c Heni c loro riforuimcnto 754,596 0:1 ; per la disinfezione ii 1 ,24~ 0 1 ; spe~e di amministrazione e viaggi del per:;oaale 176,971; nolo delle r.avi-awbulanz:t l,Ò24,87!J; altre spese clocumenlalc 5G2,-I l.J. Sii; spese diverse 23,054 30. - Totale 6,680,%-l 12. - I Tlmanenti l-ll ,36(i frn.nchi c 8 centesimi furon o in parte rimauùati al comitato cen trale eli Pietrolmrgo, iu parte distribuili ai raggi eli Jassy-Kischcncw (J3essar3lbia) E. R. c della B ulgaria meridionale.
Si ò pubblicata la ll2· tlispcnsa della Clinicn C(>lltemporaJII:a, ( scri r 2•, chirurgia) la t1uale dispensa tratta dci bubboni tllel· rinf,!'uinc ~ flt>Ua lm·o cura, del dott. AsriTZ, tradotta. dal mnggiore medico ca,·. BI NI. Troviamo in c1'sa un triplice comt>leto studi o anatom ico, palolOI-(ieO e terapcutico delle adenopatie. ~on an unelle l'autore rantil:a, clas~ ili cnzionc dci bnblloui nella. cJ•mlc si comprcuùel'a.no i bubboni si mpati~; i o consensuali, ri tenenclo egli inYece che ogni aùcnopat.ia otcropatica provenga da assorbimento . ~ella terapi ~L sono passati in r,1ssegna tutti i mezzi di cura chirurgica pratil:ati tino aù ora cl ai silografi ; come mezzo eflìcacc egli accetta. l:t punzione, non già col metodo di \"ida! eh 'egli dice P.rronco, ma col suo prop1·io che cogsistc nel pungere il corpo stesso della ghiandola prima che la suppuntzionc abbia im·aso il tessuto pcrighiauùQlare. 11 2• fascicolo del ;l[a.uua.le di JHtlologict e terapia delle ?nalattie r.utw1.r!e ciel dott. K"t'OSI, tratta dell'erpete in tutte le sue forme, delle dermatiti idiopatiehc, scottature c congelazioni, le dcr111atiti :;pccitichc e le cssudatirc croni che. '.l'•·attato cle llc malattie d e l !iiistcma. uen·o!!lo. Il seeoudo f;tscicolo ora. l'<'nuto in luce contiene lo studio eziolo gico, ])alologico c terapcntico dell'anemia, congestione ed emorrag ia. cerebrali cou l'aggiuula di alcuni fatti clinici illustrativi. ìUnunale di m c clic ina OJle ratot•in, ùi l\LI.J,G,\IONE, faSI!icolo 5" cot-re1lato d i numerose tigurc illuslrati ve di due importan ti articoli tbc si rifcri,cno tlll'c..;plonl?.ione dei corpi estran ei n elle ferite pc·r arma ùa fu oco c alle operalioui di autoplastica..
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CONCOR S I
La Società italiaua ti' i!fùme, accettando di buon grado le generose elargizioni dci signori Car. r ,\U J.O HrrTt.J( c Cav. lin; :>E J' I't: T ALISJ 1 pone a concorso pc! 18131 i ~egucnt i prculi: Pre 1nio l~ itter.
Tema: Il so1111rl .~ntlo il rispetlo fì.~io{n[Jit:a eri iyieui,;o cd un diploma d'onore della St>cietà it11liana d' iyicue.
L. 500
Pre uti<> Talini.
T ema: Il lalte cou.sitlerato tlal punto di ri8{((. della diPtclit:rt e dell'igiene fwcntlO SJle(·iale rÌfJitarclo alle pn:;siuili fltf,tf/t·m.:ioui tYl
(/i modi pi1Ì opp,n·l~tui per 1·icow>:;ccrlc -
L. 300 e<l nn dipl<>ma
d'onore clclln. Socielti italiruw rl'i;;ieue. Le ~Tem ori c dovranuo es~e re in,·iale, tlcllc ~o lit c forme !H:cademiche, alla Socicltì illtliaua d'igient:, l\lilnno, r ia S.•\.udrl'il1 n. 18 . L P- memori e premiate saranno pubblicate per intero nel y iornalc della Societtì, it"lia.mt d'iyiene c gli aulori aHanuo diritto a !>O copie tirate n. parte. Ì<~ fat to ohhligo però ai \'iucitori Ùl'l concorso di prci'entnrc allo. Soc.ietà, tre mesi (]opo la proclamazione, un ~ un to d!'i ri:<prttivi lnxori da pubblicarsi a mo' di trattai(•IJ0, ncii<< collezione della Soc i!'tit l'iuiene ]JO]illlllre, edita çhiiiO !'labilimruto s.mzngno . Te mpo utile n. tutto il !ll luglio 188 1. Le Gommil'sioni esalllinatrici sara nno no1ni natc dal C1>nsiglio di direzion e tlclln. Sotietà italiana d'igiene.
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CONCORSI Prc uù della clet>ut.uzlono tirO\ lnclo.le di lUlano.
U dott. ltalachin. De Cristofot·is presidente del ComitaLo milanese delrAssociazione Mzionale dei medici-condotti, ha affidato al Consiglio di dil·ezione clelia Società italimu' d' i!Jt8118 l'onorevole e delicato incarico eli nominal'e le commissioni esaminatrici delle memorie presentate ai concorsi n premi stabiliti dalla provincia. di )filano in occasjone del IV Congresso che ebbe luogo nel 1878 in questa città. Il Consiglio ottemperando all'in vito, ha costituito le dette commissioni nel seguento modo: l " Pel tema: Topografia e statistica mC'lica di un comune nwale italiano: dott. 1\l alachio. De Oristoforis, p1·esidente; pro f. Luigi Pagliani, prof. Giuseppe Sorm~mi, dott. .tlessandro Tnssani e dott. F elice Dell'Acqua, membri. 2• Pel tema: Storia eiiologica e clinica di 1Wl4 malaUù' epi-
demica o conlU[Jiosa che abbi(' dominato i" 'modo costante in wza condotta medico-cllintrqic(t durante il biem,io 1878-1879: dott. !!lalachia De Cristoforis, prcaiclente; pTof. Alfonso Corraùi, dott. Carlo Zucchi, prof. Camillo Bozzolo, dott. Luigi Carpani, n~embri. Il Diré ttot•u
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n Rwntto1•e C,\RLO
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Cttpii/IHO mdir9.
~OTUiJ FEor.arco, Gere1~le.
Morh di vajuolo sopra 1 rrulwne cl ;thJt<tnh IO
3000
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1971 ·1877 1865-1875 1867-1875 1868 -1875 1866-1873 187Yf4 Vaccm,\ztone non obhgatona Va!.!cmaziOne obhgator.a
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Mortahtà causata dal vajuolo in. Svezia ne~i anni 1774 a! 1877, ca1co1ata per un milione d_ àbitanb.
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Yaccinaz1one :resa ahlig atoria
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MEMORIE
ORIGINALI
CONFERENZE ORALI DI OTTALYOSCOPf~ TEl>UTE
AGLI UFFICIALI .MEDICI DEL PRESIDIO DI ALESSANDR!.\ ( Couli11tuuion1 e fint, uggast"fasckolo anlatdtltle.)
Come vi è noto, la retina ha la proprietà. di percepire, non solamente le sensazioni lumino:;e quantitatire, ma ben anco le qualitative; per suo mezzo, cioè, noi siamo in grado di discernere i ùiffl.lrenti colori, ruoi prindpali, ruoi secoudarii. Tale proprietà, anche in condizioni normali, varia non poco fra individuo ed indil"iduo. Così, per esempio, mentre un tale è dotato d'un senso tanto squisito da poter rilerare le più delicate sfumature fra. colore e colore, un tal altro in,·ece è appena in grado di di::;tingucre l'un ùall"altro i colori principali dello spettro. E siffa t te di lfcrcnze dipendono senza dubbio da peculiari modalità. di struttura, sia della retina, sia del neno ottico, e sia pure dei centri ottici (nervosi). Così stando le cose, ne viene di conseguenza che i casi di discromatopsia congeuittt, dipemleuti cioò da anomalie di organica. tessitura, debbano es;:;ere abbastanza frequenti. Desse diffatti si riscontrano in bt1on numero nella pratica. Ma pur troppo, con1e è facile il supporre, esse non sono le sole a \'Crif'icarsi. Oltre le discromatopsie congenite sono altresì numerosi i casi acquisiti, in cui sono esse una maG5
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CONFERENZE ORALI DI OTTAUlOSCOPIA
nifesta.zione di malattie diverse dei cennati qual cosa, se noi addizioniamo le una alle altre, mato, veniamo ad accertarci che il numero degli affetti da. quest'alterazione funzionale è molto più revole di quello, che a prima giunta si potrebbe A titolo di curiositoì. storica vi ricordo il caso pittore, il quale, volendo che tm suo quadro con la tinta rossa dei mobili d'un salotto, diede un colore uniformemente azzurro. Ed allo stesso rammento anche di quella famiglia, i di cui come ne assicura l'immortale A.rago, vedevano nrde tutti gli oggetH, che avevano una tinta Per avere però un'idea approssimati m della quenza dei casi di discromatopsia, vi cito somru Tisultati di alcune ricerche fatte al riguardo da Questi negli operai adibiti ai gazometri 1Hl trovato media, circa 37 (36,92) per cento non distinguO\'a i colori uno dall'altro. Egli inoltre fra diverse cen
soldati, esaminati con la massima. cura, ba constati menti che un 39,18 per ceuto erano affetti da d topsie varie. Ed in un altro esame, eseguito s11 altro centinaio di soldati appartenenti a reggimont' egli stesso si è accertato che 37 per cento non era di discernere nitidamente i diversi colori complem specialmente il violetto. Del resto potrei avvalorare queste n~>te statist' riferin'Ì i numerosi disastl'i avvenuti, e per mare terra, a cagione dell'alterazione funzionalo in parola tante vi faccio presente soltanto le disgrazie maritti unte nel periodo di sette anni per reciproco investi due navi, ed i sinistri succeduti nelle ferrovie in primordi del loro esercizio. Per rapporto agli infort
l'ENUTE AGLI UFt'. }lED. DEl. PRE::i. D[ Ar.E5::ì1~ 1JR !A
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rittimi ùi questo brt!rC las,;o di tempo, h st:\tistica puhlJiicata da Romberg ci fa. Yerlerc cl1e, su 24 08 11aufragi, 537 avrennero per ino:;serranza, o falsa intcrprebzionc, delle norme eli rotta, c fra 11ue~ti l>cn 78 roltc su l 00 per con· fusione dci colori dei fuochi. E per riguardo alle di~grazic rerificatesi nelle JetTor ie inglesi, è notorio che molto sono state gi11c;tamcnte :Hl!lebitate alla facili b\ con la quale i conduttori dei conrogli confoude,·ano l"azzurro col riolc:tto, ello erano i due colori allora aùopcrati in serrizio. l\Ia tanto basti per far risultare tutta !"importanza cliC ha lo stuùio llei fenomeni cromatici. Questo, come Yeùdc, è un argomento che interessa, e la scienza, e !"umanità. E però uou deve recare merariglia se da un secolo a questa. parte se ne sono n,Jacremente occu1)ati tanti chiarissimi in· gcgni, e se al dì d'oggi si sia oramai conriuti tlclla necessità di sottoporre a rigoroso esperimento cromatico, e gli equipaggi delle navi, e gli impiegati delle ferrorie. Ora, se non vi llispiace, entriamo piìt direttameHtc in materia. Il primo a richiamare l'attenzione degli scienziati intorno a siffi.Ltte anomalie cromatiche si fu Huthlart nel 1777. Indi llel 17!)8 ancnne l'in teressantissima pul)ùlicazione di Dalton. Quest'ultimo, cui la scienza dere la. scoperta della legge sul rapporto che esiste fra il calorico specifico ed il 11eso specifico dei corpi, la quale in chimica serre di base alla teoria atomica, pubblicò allora h sua celebre memoria, con cui faceva noti i fenomeni morbosi cromatici, che egli stesso patim. In seguito alla memoria di Daltou tutti i fì:::iologi ed i fisici si occuparono di queste alterazioni funzionali della retina; cd oggi giorno abbiamo in proposito una messe abbondante di cognizioni. Io non voglio abusare della Yostra cortesia, col far yi una
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completa. esposizione di queste conoscenze ; imparocchè i particolari riescono quasi sempre tediosi. Se me lo consentite quindi vi ricorderò semplicemente le principali fra le mede· sime. Anzi, e ciò vi sarit ancor pil1 caro, mi limiterò a farvi un succinto cenno delle discromatopsie più comuni ad osser· varsi nella pratica. L'anomalia. cromatica più frequente nelle affeZ:Oni della retina, del nervo ottico e della. coroidea si è la cromatodysopsia, che con;;iste nella mancanza di percezione del raggio violetto; poichè è, direi quasi, una legge cromatica patolcgica che i colori piì1 difficilmente clistiuti nei casi di malattia sono per 1'appunto i più refrangibili dello spettro, cioè il Yioletto, l'indaco ed i loro affini lilla e rosa. Indi per ordine di frequenza, ed in forza della. stessa legge, viene l'akianopsia, yale a dire, la mancanza di percezione del raggio azznrro; e nei casi di akianopsia si verifica altresì abbast.anza. frequentemente l'insensibilità della retina pel raggio rosso. Nelle affezioni gravi poi delle membrane profonde del bulbo, o del nerro ottico, o dei centri ottici (nervosi), riscontriaml>
anche talvolta la cromopseudopsia, che consiste nell' inettezza a distinguere fra loro i diversi colori. E nei casi gravissimi per ultimo può darsi l'assoluta insensibilità della detta m~mbrana. all'eccitamento di tutti colori: in questi casi disgraziati non sono possibili che due sensazioni, quella cioè. della luce bianca e quella clell 'oscurità. Siffatte ano ma Ue cromatiche, siccome accennai or ora, si osservano frequentemente in modo congenito; ed allora il difetto di percezione delle sensazioni cromatiche va ben soventi di pari passo con quel1o delle sensazioni armo· niose. Parimenti spesso si danno esse in modo acquisito, anche .negli occhi normali, nell' intossicazione alcoolica e nicotinica,
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non che nell'amministrazione della santonina. In questi casi generalmente, come succede una riduzione dello spettro dal lato del violetto, la quale può estendersi fino all'indaco ed all 'azzurro, così, ma meno estesa, si verifica altresì dal lato del raggio rosso. Ed è questa la ragione, per cui gli indi· vidui per tal modo attossiccati vedono tutti gli oggetti colo· riti in giallo, od in giallo Yerùastro. :hfa queste anomalie si riscontrano piìt sorenti ancora nelle malattie del cen'ello, del midollo spinale (come nel· l'atassia locomotrice), dei centri ottici (nerrosi), del nervo ottico, della retina e della coroidea. Ed è soprattutto nelle alfezioni retiniche che le morbose sensazioni cromatiche sono più frequenti ed hanno un' importanza diagnostica tutta spe· ci~le. Anzi in alcuni casi, come, per esempio, nella retinite pigmentosa sifìlitica, esse hanno un' impronta patognomonica, e per se sole bastano a differenziarla da tutte le altre forme di retinite. Per ultimo, ed a modo ùi conclusione, dol'rei ora fermare la vostra attenzione, e sulle teorie emesse allo scopo di spiegare i fenomeni cromatici, e sul metodo pilt acconcio per poterli agevolmente rilevare. Senonchè, per quanto riguarda tali teorie, ritengo come cosa superflua il parlarvene, poichè sono certo eh~ non farei altro cl1e portar frasche a valle ombrosa. Mi ])ermetto di ricordarvi solamente, che nello stato attuale delle nostro cognizioni nessuna fra le tante è dimostrata Yera, o che quelle, · che meglio si prestano per siffatta spiegazione, sono le teorie di Young e di Schultze. In quanto poi al modo di riconoscere queste anomalie cromatiche, sono d'avviso che non occorra ni una chiaccherata in proposito. La retinoscopia cromatica si può fare con facilità, e da tutti, per mezzo delle due scale d.i Galezowski,
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o di altre simili : l'una di queste è piccola, tascabile e com· posta di soli sette foglietti, colorati con i colori principali dello spettro; e l'altra più completa è composta di dodici colori fra principali e secondari.
E stesiometria 1·etinica. Come ~vi è gi<\ noto, noi abbiamo la facoltà di fissare il nostro sguardo su di un punto molto limitato, o di una cosa, o di nn oggetto; ed in questo modo ci vien dato di discernere ujtidamente i pirt minuti particolari del medesimo. Mentre però noi limitiamo in siffatta guisa la nostra visione c vediamo tanto bene gli oggetti i pil1 fini ed i piìt delicati, in pa.ri tempo scorgiamo in maniera vaga, ma chiara, anche gli oggetti tutti circostanti. Orbene, la vista eli una cosa in modo marcato ed isolato è atto della vistA centrale, e la '~ista. contemporanea degli oggetti circostanti è atto della vista periferica. Se non vi dispiace intanto, richiamo la vostra attenzione sn questo duplice atto funzional e della retina. Vediamo in· sieme, vale a dire, con quali mezzi possiamo riuscire, da una parte a misumre l'acuiu\ della vista centrale, e dall'altra a delimitare con precisione i confini della vista periferica. Ecl in primo luogo occupiamoci dell'esame metodico della vista centrale. Ija visione centrale viene esercitata dalla macul,a e special· mente dalla sua fossetta, che ne è la. parte più sensibile, e per ciò stesso la pit1 atta a veder chiaramente gli oggetti più minuti. Nell'occhio sano, e normale per rapporto alla sua rifrazione ed a,ccomorlazione, la. sensibilità della retina e l'acutezza visiva, che ne dipende, non variano gran fatto.
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Allonpwntlo per COllSL'gucuza quest'ultima \'Ìl)lle a scemare per ragione di malattia, paragonaudola al tipo normale, non riesce punto difficile il tletcrminarue il gr:tllO tli diminuzione. A questo scopo dilratti basta misurare le immagini retiniche degli oggetti ,~isti distintamcnte alla maggiore distanza pOS· s!bile ; pcrocchò le ùimeusioni di siO': ttte immagini sono in· versanwute proporzionali al grado di sensibilità in parola. E questa misurazione la si eseguisce abbastanza esattamente la mercè del1e scale tipografiche, i di cui ca ratteri, come ben sapete, hanno dimensioni proporzionali alle distanze, si leggono nonnalmeute con lo ste:sso angolo ri:male e danno per ciò stesso luogo ad imm:tgini retinicho pericttamente eguali. Le scale tipografiche, dette anche scale risiometriche, o scale prohatiche, sono molto numerose. :\fa noi nou d occu· piamo che di quelle piìt di[use nella pratica oculi:;tica. E le scale piit u~ate sono pet l'appunto <tuella di Suollcn e quella di Gerauù-Teulon, allorchè si esaminano soggetti che sanno leggere, e quella inlemcc.rionule di Burchurrlt, non che la geometrica ùi Bocttcher, quando gli esaminandi son<r analfabeti (1). Non vi parlo della scala. di J eger, perchò que:;ta, quan· tunque una volta. fosse ta sola di cui si senivano gli ocu· 1isti, oggi inrece è oramai caduta del tutto in disuso. Essa è stata abl)andona.ta, pokhè, da una 11arte le dimensioni della piccola immagine presa per tipo non ha relazione alcnnll.
con le dimensioni dell'elemento retinico (coni), o dall'altra i rapporti proporzionali fra i vari numeri della scala non (l) Faccio voti che tutti i nostri ospedali siano dotati di sin'attc scal e : esse, uuitamcnte alle scatole delle lenti, sono assolutamente necessarie p e r risoh·ere con esattezza c giustizia. molti quesiti mcdico-
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sono regolari. Per questa ragione presentemente, come ho detto, si fa di preferenza uso delle scale di Snellen e di Geraud-Teulon. Due parole frattanto intorno a queste due esattissime scale visiometricbe. Le scale dj Snellcn e di Geraud-Teulon contengono per ciascheduna duecento numeri, i quali procedono di decimo in decimo di millimetri : dimodochè, mentre i caratteri del no l hanno 1j 10 di millimetro di altezza, quelli del n° 200 misurano 2 centimetri. A questi numeri conispondono delle distanze, che procedono con la medesima progressione aritmetica, per cui i caratteri n° l, per esempio, si devono leggere ad un piede di distanza, quelli del n° 2 a due piedi, quelli del n° 10 a dieci piedi, e cosl via via. Tanto l'una, quanto l'altra, di queste due scale sono entrambe molto esatte nei rapporti fra i diversi numeri; e però, leggendo i vari caratteri delle medesime alla distanza voluta, sulla retina si produrrà sempre in ogni caso un' immagine della grandezza di 4-5 millesimi di mUlimetro e questa sotteuderà costantemente un angolo di un minuto (1). Inoltre queste scale hanno il vantaggio d'aver preso per unità di tipo l' imma(l) Le dimensioni deli' immagine retiniCIII si rilevano dalla mi sora esatta dell'ango-lo visuale: perocchè l'angolo visivo e l'angolo sotteso dell'arco retinico impressionato dall'immagine sono due angoli opposti al vertice, e par ciò stesso perfettamente eguali.
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a r asse Yisivo - o centro ottico -
'17~ o N angolo visivo N' o m· angolo sotteso dell'aroo retinico N' r m".
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gme più piccola, cui può dar luogo un oggetto visto nettamente :ad una certa distanza; e così questa. immagine avrà delle dimensioni, che si avvicinano grandemente a quelle dell'elemento retinico (l). Tutto considerato insomma la scala di Snellen e di Geraud-Teulon sono le migliori che abbiamo. Esse, come dissi, sono perfettamente eguali fra loro e torna del tutto indifferente il servirsi dell'una, piuttosto che dell'altra. Soltanto in certi casi è, a mio giudizio, da preferirsi la scala di Snellen a quella di Geraud-Teulon, poicbè i caratteri della prima nell'insieme non costituiscono mai nessuna parola, mentre quelli. della seconda formano delle parole, che l'intelligenza può indovinare, anche con uno scarso sussidio de1la vista. Le scale infine di Boettcher e di Bourchardt sono composte di punti e di linee e s<Hlo graduate con le stesse norme, con le 9uali sono regolate quelle di Snellen e di Gera.ud-Teulon. Desse per conseguenza sono altì-ettanto esatte e si usano, come dicero, nei casi in cui gli individui da esaminarsi non sanno leggere. Ricordate così brevemente queste semplici nozioni intorno alle scale visiometriche ed intorno al principio sul quale esse si fondano, veniamo ora al modo di adoperarle, allo scopo di esaminare metodicamente la vista centrale.
Questo esame è molto semplice e per ciò stesso altrettanto facile. Noi sappiamo che l'acume visivo è in ragione diretta della maggiore distanza alla quale si vede nitidamente un oggetto, (1) Secondo Schultze i coni della macula. allo stato fresco misurerebbero alquanto meno di 3 millesimi di millimetro; ma secondo Koelliker invece sarebbero precisamente di 4 millesimi e me~"o di millimetro.
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non che iu ragione inversa dell'angolO> visuale col quale lo si vede e delle dimensioni dell'immagine retinica dell'oggetto cosl visto. In altre parole, la sensibilità centrale della retina è t'loto mo.ggiore, quanto piìt grande è la distanza alla quale si redono chjararuente gli oggetti, quanto più questi oggetti sono piccoli, e per conseguenza quanto minore è l'angolo visuale col quale si rodono e quanto più piccole sono le dimensioni delle immagini retiniche degli oggetti veduti. Ciò posto, se noi facciamo leggere i caratteri dei vari numeri di una scala probatica qualunque, a seconda della varia sensibilità della membrana nervosa dell'occhio, possono verificarsi tre casi differenti; od in tutti e tre noi abbiamo dei dati estesiomctrici esatti e sicuri. In qualche caso cioè può darsi che si leggano bene ttttti quanti i,caratteri della scala a distanze ancor maggiori delle prestabilite; e ciò sarà una prova, che la facoltà visiva centrale ~ queste circo· stanze è eccezioualmente acuta. Cosl pm·e può avvenire, che si leggano alle precise distanze proporzionali i caratteri di tutti i numeri della scala ; ed allora si ba la sicurezza, che la sensibilità retinica. è perfettamente normale. Iufine può succedere, che nessun carattere della scala possa esser letto alla sua giusta distanza, ma sibbene a distanze minori di questa ; ec1 in tal caso sarà questo un segno, che la vista centrale fa difetto. Ed in quest'ultima. supposizione si ba un'esatta misura del difetto dell'acuità centrale della visione, o nella diminuita. distanza alla quale si leggono determinati caratteri, ovvero anche nelle maggiori dimensioni dei camt· teri, che si possono leggere a·.l una data distanza fissa (1). (l) Per cspri me re con cifre il difetto di visione si a1•plica la formula di Donders, che è la seguente : D
S=N'·
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Come yedcte, questo esame cstcsiometrico della, regione centrale della retina è semplicbsimo, e la sua semplicitit. non toglie, che i dati da esso lui fornitici ahhiauo un'esattezza tutta matematica. Però, se le sue cleduzioni souo teolicamcote inappuntabili, in pratica in\"ece possono talrolta riuscire fallaci a cagione di alcune cause di errore. Si danno, rale a dire, delle circostanze occe1.ionali, in cui si possono leggere i caratteri di alcuni numeri di esse scalo, mentre quelli degli altri numeri, o non si leggono punto, o si Jeg· gono a stento, senza che per ciò se ne possa dedurre una lesione di sensibilità della retina. Aggiungo anzi, che esistono clelle contingenze ancor piit eccezionali, iu cui alle distanze proporzionali sbhilite non si leggo alcun numero della scala, eppure la rista centrale può essere nondimeno integra. l\Ia fortunatamente queste cause di orrore sono conosçintissime, e per ciò stesso riesce grandemente facile l'eluderle. Esse sono inerenti in massima parte a svariate anomalie d'i rifrazione e di accomodazione. E, se mo lo permettete, prima di lasciare quest'argomento, ve le ricùiamo in breve alla memoria, esponendovi qu:~.lche fatto concreto. Supponete, per esempio, due casi di brachimetropia: uno, in cui l'estensione accomodatira va al di là di 12 pollici; ed un altro, in cui il punto remoto è al di qua di questa distanza. Evidentemente nel primo caso si leggeranno appena 1 caratteri piìt piccoli della scala, mentre gli altri si scorgeIn questa formula S rappresenta la vista, D la distanza alla qnalc si leggono i caratteri ed N il numero, ossia le di mcnsioni, dei carntteri letti. Così, per esempio, suppongasi che i caratteri n• 8 della ·scala invece di essere letti alla dovuta distanza di 8 piedi, si leggano appena a quella di due piedi, l'acuitil visiva sarà espressa da S =l = l· Vale a dire la visione centrale snr11 ridotta in questo caso ad l délla normale.
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ranno confusi e non si leggeranno i e nel secondo non se ne leggerà neppure uno, nè piccolo, nè grande. Eppure la vista centrale può esser normale malgrado tutto ciò. In fe di che, se questa è veramente tale, con le adatte lenti negative voi otterrete, che si leggano correntemente cd alla distanza voluta i caratteri di tutti i numeri della scala. Così pure supponete due altri casi d''ipermetropia: uno semplice, in cui il punto prossimo non va al di là. dell'in· finito (30 piedi, ossia 10 metri) i ed un altro combinato a presbiopia., in cui il punto prossimo è al di là dell' infinito. Con tutta certezza nel primo di questi casi si leggeranno solta11to i caratteri più gra.ndi della scala e niente affatto i piccoli i e nel secondo non sarà punto possibile il leggerne neppure uno, nè da vicino, nè da lontano. Tuttavia anche in queste circostanze l'acutezza visiva può esser normale. E se voi Yenite in sussidio con opportune lenti positive al duplice difetto di rifrazione e di accomoda~ione, otterrete che si leggano bene tutti i caratteri della scala alla distanza presCJitta. Così supponete infine dei casi, più o meno gravi, di astigmatismo. I circoli di diffusione, che determina il vario indice di rifrazione degli assimetrici meridiani della cornea, o della lente, possono impedire la lettura dei caratteri in parola c far credere ad un difetto di sensibilità retiuica, che non esiste. Ma anche in queste contingenze l'errore sarà certamente evitato, sia interponendo delle lenti steno· peiche, sia pure correggendo l'astigmatismo con delle adatte lenti cilindriche (l). (l ) Non avendo alla mano, nè lenti stenopeiche, nè altre lenti di sorta., si può rimediare, facendo g uardare. a traverso un forellino pra· ticato con un ago in un cartoncino. In questo modo nel piccolo per· tuggio non possono passare che i ragg i centrali solamente, i quali,
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Di tale natura sono le cause di errore, cui possiamo andare incontro nell'esame estesiometrico delle parti centrnli della retina. Desse, come vedete, si possono agevolmente rimuovere, correggendo le condizioni m10mali di rifrazione e eli accomodazione. E per conseguenza, basta semplicemente averle presenti allo spirito nel momento dell'esame, per essere sicuri del fatto nostro. In tutti i casi però, per esserne ancor più sicuri, dobbiamo in anticipazione dare un'occhiata alle condizioni di trasparenza dei mezzi diottrici. E soprat· tutto poi dobbiamo nei nostri apprezzamenti tener sempre conto dell'inflneuza, che l'età esercita. sull'ar,utez7ta della facoltà visiva ; imperocchè, come ben sapete, a cagione dei mutamenti che avvengono nella tessitura delle singole parti del bulbo, la vista. a. 50 anni di età ha già perduto in media 1l5 dell<l. sua forza, a 60 11.1, a 70 1l 3 ed a 00 112 • Ed ora, dette così brevemente que:)te poche cose intorno all'estesiometria delle parti centrali della retina, vediamo quali sono i mezzi di cui possiamo far uso per esplorare il campo periferico della visione e per delimitarne con esattezm i confini. Dissi, che noi abbiamo la facoltù. di redere gli oggetti, che ci circondano, ancltc quando il nostro sguardo è fisso in una sola cosa. Si!Tatta facoltà è uno dci doni piìt preziosi della natura. In grazia, d i!Tatti, della vista periferica noi essendo altrettanti assi, debbono passare pel centr<> ottico e non possono subire alcuna. dcl"iazionc, .sia che si tratti d i astigmatismo, si:\ pure che si tratti di altra varietà. qualunque di ammetropia. E nd casi in cui non si a vcsscro a dispo~izionc delle scale pt·obaticl.c, si può su p plire al bisogno, scgucmlo il consiglio di Perrin, facendo leggere ci()è i caratteri ordinari d'un giomale alla <listam:a di 35 cllntimetri, i quali a questa distanza dc,•ono essere facilmente lotti ùa. chi per av>cntura ba una visione normale.
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possiamo guidare con sicurczza i nostri passi, llossiamo schivare i pericoli che ci circondano, possiamo guardarci dai nemici che ci minacciano, possiamo rilevare l'armonia delle linee in una statua, possiamo all'errare nell' insieme gli ameni particolari di un bel paesaggio, ecc., ecc. Questo nobilissimo afto insomma della vi:;;ta, come è una facoltà necessatia alla estetica, così riesce eli sussìdio indispensabile alJa nostra Yita. indipendente ed alla nostra. conservazione individua.le. Come \"Cdete fra.ttanto, meriterebbe veramente la pena di soffermarci un tantino intorno alle cognizioni, che noi })OS· sediamo oggi su questa preziosissima facoltà. Però rifletto che, se mi las~iassi trascinare dal desiderio di chiaccberare in proposito, abuserei for:;;e della yostra cortesia. E poi, come mi sono studiato di fare fin qui, così anche in seguito è mio intendimento }imitarmi alle cose che pitt direttamente riguardano l'ottalmoscopia. Con vostra licenza quindi me ne astengo. Solamente prima eli parlarvi dei procedimenti di esplorazione, di cui facciamo uso nell'esaminare la vista pc· riferica, vi dirò due parole su i confi ni normali del campo visivo e delle principali restrizioni, che i suoi limiti possono subire a cagione di malattia. Tali conoscenze noi dobbiamo averle ognora presenti alla mente, poichè per loro mezzo soltanto possiamo giustamente apprezzare i dati ricavati dal nostro esame. Ecco,·i dunque queste semplici e rudimentali noz1om. La sensibilità della retina, come è noto, ya scemando dal centro eli questa membrana alla sua periferia: dimodochè essa è massima in tutta. ricinanza della macula ed è mi· nima verso l'ora serrata. Tale diminuzione dellct sensibilità. retinica, cbe è molto note\role in alto ed in basso, lo è meno all'interno e meno ancora all'esterno. E tutto ciò è in rapporto con la m11ggiore, o minore, copia eli coni distribuiti
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nella tes,;itnra dello dirersc zone e scgmeuti di zona tli essa membrana. IJ'esten::;ionc fraltanto tlclla rista periferica corre di pari passo con 1:1 sen~ i b ili tà del la retina i epperò l:ultlore que::;to. è massima, piiL :u;ubl è la rista., e riccrersa la \'isione è più tlehole, ove la sensihili t.:\ è minore. Questa è una legge fh;iologica. Tanto è r ero, elle alla li"Jli.lla, in w i, come S:J.jJCtc, la sen;;ibilità è nu~la, corri;;pOJlllo precisan1ente il JHmlwn c(crwn di ~rari ottc i e nella· zOlm p crinu!culare, iu cui 1:1 sen:>ibilità. è m;Bsima, l'acutozza ùella rista eecen· trica è piìt che altrore ni tiJ<L e chiara. Tuttaria i confini ùel C'ilmpo risiro funzi onnle sono al· quauto di lferenti ùa. quelli ùcl rirtualc. I limi ti dell a rista periferica sono resi pit1 angusti dalle parti circumorbitaric, le quali con la loro prominenza intercettano il passaggio a molli raggi luminosi. Bgli è in rero per questa. ntgione che in basso questi liniÌ ti sono meno estesi del ùoruto per la presenza dei zigomi . Co:;ì è pure che in alto a cagione ù0l· l'arcata sopraorbi taria, l' es~.:ursion e risira è am;or pitLangusta. Così è iuoltre dte all' iutemo per la prominenza del naso il campo ri:;iro è meno che al trorc esteso. Così è infine che aH'estcrno, in cui poco rileranti sono gli osbcoli al pa~saggio della luce , la r ista periferica ba ht sua massima estensione. Del resto questi ostacoli al IJnssaggio dei raggi lumino::;i sono pilt o meno salien ti, c per ciò stesso pi1t o meno r engouo ad essere ristretti i coulìni della rista eccentrica, a seconda dei rari intliridni, a seconda, vale a dire, del maggiore, o minore, infossamen to del bulbo nella cavitit orbi· ta.ria. Ed è per l'appunto di queste condizioui indil'iduali che noi dobbiamo tener conto nell'estesiometria periferica della retina, onde così meglio, e più esattamente, giudicare la djminuita estensioue del campo risiro pe1ifcrico, che per avventura può presentarsi nei diversi casi morbosi.
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In quanto poi alle riduzioni, che la facoltà visiva periferiCc'l può subire a cagione di malattia, come voi ben sapete, qneste sono molto numerose e svariate. .Desse si riscontrano abbastanza con frequenza in molte affezioni delle membrane profondo del bulbo, del nervo ottico, dci centri ottici (nervosi) ed anche deli 'asse cerebro-spinale. E per conseguenza, non potendoveue parlare in dettaglio, mi è forza !imitarmi a richiamare semplicemente alla vostra memoria le principali e le pil1 classiche fra le tante. Ponendo quindi da parte gli scotomi, che sono frequen· . tissimi e svariatissimi per sede e per estensione, la riduzione dei confini della vista, più comune ad osservarsi, si è quella che avviene in modo concentrico. Questa forma di diminuita estensione visiva alcune volte ~uccede in una maniera uniformemente concentrica; alcune altre invece, come nelle all'azioni glaucomatosc, dessa si verifica, sì, in modo coucen· trico, ma il diletto della visione è molto più sensibile all' interno. Tanto nell'uno, quanto nell"altro caso, sifratta riduzione può essere piit o meno estesa. Anzi in alcune contingenze la restrizione concentricamente uniforme può giungere a tal punto, che appena ad un millimetro all'esterno della macula le facoltà visiva può essere del tutto abolita. Altre forme molto spiccate di l'iduzione dei limiti peri· ferici dtJlla vista sono l'cmiopia superiore e l'em-iopia infe· 1·iorc. In queste forme tma metà del campo visivo, o supe· riore, od inferiore, trovasi pHt o meno abo1ita. Tali varietà del visus climiclialus si osservano costantemente in seguito al distacco dell!L retina, oppure dopo un'affezione della coroidea, i di cui prodotti morbosi vengono ad esercitare una pressione su di una metà di essa membrana nervosa. E queste riduzioni emiopiche sono più o meno estese, a seconda della maggiore, o minoi·e, estensione del fatto morboso, di cni sono una dipendenza immediata.
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:\fa le }}iù interessanti forme di riduzione della rista periferica sono quelle, che si osservauo nei casi di emiopin omonima e eli cminJiict ùtcrociala. Siffatte emiopie, siccome sapete, sono di origine emlocmnica; e come tali banno molta importanza per la diagnosi delle affezioni cerehrali. ~ell'cmioJJÙt omonima la metit interna d'un occh:o e la metà esterna dell'altro sono contemporaneamente I cs~; e 1:1 lesione ha sede nell'emisfero cerebrale corrispondenk ai fasci nenosi affetti. Nell'cmiOJJÌlt incroclcdrt inreco sono simultaneamente lese, o la metà interna delle due retine, ovvero la loro metà. esterna: nel primo caso il morbo ha sede, o nel chiasma oli i co, oppure nei tu?Jcrcoli qtwclrigl'mini Jlostcriori, da cui, come è notorio, traggono origine le fibre nerroso eli queste parti della retina; e nel s~::condo la conùizionc morbosa der c esistere, o nei fasci e;;tcrui cl~i 11erri ottki, orrerossia nei t 11 [,creo h quculri,r;emin i an tcr i ori. Preme;;se pertanto queste cognizioni generiche intorno ai limiti normali della visione pcrifcril!a cd intorno alle principali sne rostri~:ion i morùose, vi espongo ora per ulti mo i ùi,·ersi mezzi, di cui ci serviamo per esplorare il campo eccentrico delhb f;1Coltà r isil'a. L· estesiometria retinica. per rapporto alla vista peri ferie a si può eseguire facilmeute cou mezzi dirersi. 11 proc-eJimento, che io ho sempre adoperato per questa bisogna, e che è molto generalizzato nella pratica oculist.ica, è il segnen te. Si colloca il sog-g!•tto che si osserva alla distanza di 2.:J-30 centimetri innanzi ad un quadro nero, on·ero anche innanzi ad un foglio di carta; si fa fissare il centro della. carta, o del quadro; si fa. muovere un corpo appariscente in tutte le di1·ezioni, ora allontanandolo, . ed ora an'icinan· dolo, al centro fissato; si segnano in tutte quante le dircG6
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CONFJ:: l<t::NZE OltAU DI Ol"rAL:UOSCOPIA
z1om 1 pun ti, in ctù il corpo che ::;i mtwve cessa di essere veduto ; intì ue..si riuniscono tutti lJ.UCsti punti con uua linea; e per tal modo si riesce a circoscrivere abba-stanza esattamente i limiti del campo periferico della vista. L'esplorazione del campo visiro si può anche eseguire in modo sbrigativo, facendo prima fi::;sare UJJ oggetto lucente, port;uhlo in seguito la nostra mano in tutte le ùirezioui, e notando per ultimo i pun ti dirersi nei qua1i la mano cessa di esser vista. Così pure, in vertenùo questo semplicissimo procedimento, si pnò allo stesso modo e con pari faciJiti1 esaminare la \'i::;ioi1e pcrif;!rica, facendo invece tìssar prima il nostro dito, ed in seguito portando tutt'attorno ed in tutte le direzioni una, candela a mano. Nei casi poi di cataratta noi riosciamo lJeuis.simo ad espio· rare la sensibilità specifk a della retina, ricorreudo all '!!.iuto di due candele. Con il loro mezto, come riusciamo i n qneste circostanze a misurare l'acuità della vista cent ralo, ()OSÌ pos· siamo anche esaminare tutto il suo campo perirerico. E questo esame di consueto lo facciamo in una camera oscura, facendo prima fissare una candela, e porlanJoue in seguito un 'al tra in tutte le direzioni, cioè all 'esterno, all'in terno, iu alto ed i a basso. Ol tre questi semplici mezzi ù'osplorazione, l'estesiometria rctiuica in parola ba pure a sua disposizione di rcrsi stru· menti speciali, i quali valgono a determinare con maggiore esattezza i confini della vi::;ta. Fra i tanti souo degni di speciale menz:one il quadro oscuro di Wecker ed il se micerchio ùi J!'oerster. Siffutti stmmenti perb, abbenchè ingegnosi ed acconci allo scopo, sono tuttavia poco usati nella pratica. Anzi posso assicurarvi, che gli oculi:;ti, generalmente parlando, si limitano a far uso dci soli mezzi semplici sopra-
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mentovati; ed iu rero essi soùtlisfa no abha:::butza alle ordi uarie e;;igenzc della. clinica. Noi quindi, a mio a.vri:;o, possiamo fare a meno di o~cuparcene . E per conseguenza rimando scnz'altro, chi rolesse approt0ndiro meglio l!' sue cognizioni i:ltorno a. qne.;fargomcnto, a qtunto scris:;e-ro 111 11roposito g:· inventori stc~si di qut.l.;ti i.;trumcnti.
Ollonwlria clioltrica.
Per f;trsi un conc:Jtto chi<tro del canumno, che i ra;;g1 1uminosi teHgou j per arri rare fino allo strato estcruo dt:·l h retina c formarr i l'immagine degli oggetti, è assolutamente 11ecessnrio, che noi prenJiamo contezz.L del sistema diottrico rappresentato dal nostro occhio, il quale, come si sa, è un sistr:mrt cr.ntralo, composto cioè di raric superfici diottriche, i di cui centri di figura trO\'nrtsi disposti sul medtJsimo a:;se . Noi, yale a dire, por poter seguire i raggi luminosi, che penetrano dal campo pupillare nel fondo dell 'occhio, abbiamo IJisogno di arere un'idea e:;atta dt:Ji vari punti ccmlinali e dei Jliani ottici di q •.te~to sistema. Sa non ri d·ispiacc qnindi ri ~,;hiamo alla vo:>tra memoria, in modo tutto succinto, le cono~cenze che ci sono neec:;:;arie per es::il!t'e in grado di pred:::mre i partieolari ùel nostro apparecchio di rifrazi.)ne ; e s!lfatte cogni:tioni, come Yi è noto dalle leggi ottiche, sono r e l a ti n alla reciproca distanza in cui sono poste nel nostro occhio· le clirersc superfici di rifrazio:10, al raggio di cunatura delle medesime ed all'indice di rifrazione dei rari mezzi diottl'i<:i. Indi rispanniandori ]a noia dei calcoli che occor· r ono per d:!terminaruc la posizione, Yi dirò semplicemente do ve sono ubicati i r ari punti cardinali cd i piani offir:i
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CO~FERE:\z~; ORALI Dr OTTALMOSCOPlA
del sistema diottrico in parola. E per ultimo farò menzione delle modìfìcazioni, che a.nengono nelle condizioni di rifrazione del nostro occhio, in forza del potere d'accomodazione, uella. vista degli oggetti a. distanze minori di 30 11iedi ( l O m. all'incirca). Incominciamo dalle nozioni più elementari, ma che non ostante sono il cardine di tutto il sistema. Nel nostro occhio, sic·come vi è noto, esistono tre superfici rifrangenti, la cornea. cioè, la criS'Ga11oide anteliore e la cristalloide posteriore. Secondo le misurazioni eli Wundt, la prima. dista dalla. se:onda di tre millimetri all' incirca, vale a dire, per tutta. la profonditi\ della camera. anteriore; la cristaJloitle anteriore dalla posteriore di quattro. millimetri n mezzo ; e quest'ultima dalla retina di oltre I 4 millimetri. E giusta i risultati ottenuti da Knapp, H raggio di curra· tura ùi q ueste sup~rfici sarebbe: per la cornea, che ha una curm elittica, di 7 millimetri e mezzo ad 8 millimetri ; per la cristalloide anteriore, che ha una. curra. sferica, eli 7-8-9 millimetri ; e per la cristalloide posteriore, che ha pure una curvatura sferica, di 5 millimetri e 3 a 7 millimetri c 5. Iuoltre nel nostro apparecchio visivo esistono diversi mezzi diottrici, i quali , a seconda della varia loro densità, banno
un indice di rifrazione direrso. Questo indice venne deter· minato, prendendo come termine di paragone l'indice di rifra· zionn dell'aria atmosferica, che è di I ,0003, c quello dell'acqua distillata, che è di 1,3342. B, stando alle medie ottenute da Kranse. esso sarebbe di I ,%07 per la cornea, di 1/-34:20 per l'p more acqueo, di I,348.3 per l'umore ritreo, di 1,40.iJ per gli strati corticali esterni del cristallino, di 1,429-t per gli strati Cùrtica1i perinucleari, e di 1,4541 per il nucleo centrale .
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TEXOTE AGU UFF. Mt::D. n t:: L PR ~S . DI ALE .~S.\NlJitiA
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Questi dati iutorno alle distanze correlati re in cui sono po:.-te tali superfici Jiottriche , intorno al loro raggio di eurratura, e relatirameute all'indice di rifrazione dei rari mezzi diottrici, rappresenta.no le medie otten ute nell 'occhio normale. Voi sapete come si ]WOcede per ottenerli, e l'er ciò stesso credo inutilt: il f~ rm armi ~.;i sopra. Soltanto permette· temi che vi ricordi c'>me si fa per misurare il raggio di curratnra delle medesime. 11 raggio di curratma di queste superfici si misura abbastanza esattamente per mezzo di uno strumento clliamato ottalmomch·o, innmtato da Hel motz. Con questo istru· mento si pos~ono agero1 mente mi:>urare le immag ini della cornea, della cristalloiLle anteriore e della cristalloide poste· Tiore. Ora le dimensioni <li queste immagini sono proporzio· nali al raggio di curratnra delle superfici rifiettenti. E per conseguenza se noi conosciamo le dimensioni d"un oggetto lucente capace di prodtmrre silfatte immagiui; se sappiamo ù10ltre la precisa distanza, alla quale esso è collocato relat i ramente all'occhio; e se in lì ne per mezzo cleli 'ottalmometro rile,·iamo le dimensioni delle i.mmagini di questo oggetto riflesse dalle dette superfici ; noi con tutti questi dati possiamo stabilire una semplice proporzione, di cui tre termini ci sono noti. Noi cioè possiamo dire, cl::e le dimensioni del· l 'oggetto stanno alla distanza, alla quale cs::;o è posto, come le dimensioni delle immagini in parob stanno alla mebì del raggio di cun•atura delle superfici che fmmo da spec· chio. • Ciò posto, ecco om come si misurano queste immagini. L 'ottalmometro non è che un cannocchiale, in cui innanzi alla lente collettiva si tromno due lastre di Yetro, unite insieme per mezzo di lllll'b cerniera, le quali si possono dispone in un sol piano, oppure inclinare ad angolo fra di
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CO~FEllF.~ZE
OHAU DI
OT1'AL~IOSCOPIA
loro. Se le ùue lastre sono distese sullo stesso piano, guardando con l'ottalmomotro, si vede una sola immagino; rn e ntr~, sé lo lastre sono fra loro inclinate ad angolo, l'im· m:tgino che ~ i o~serm si rede doppia. Allorcbè fratbwto si frt r osserrazione, s'in cl inano le due piastre in modo, che i lati interni delle due immagini si tocchino appena. E ciò f,ttb, non si ha pitt che determinare il grado d' jnclinazione dello du(} piastre, ])Oichè questo grado ci rappresenta la grandezza dell'immagine osservata. Come redcte qninùi, una volta determinata la granùezz<l. delle immagini nel modo ora detto, per trorare il raggio el i curratura della cornea e delle due cristalloidi, basta applicare senz' altro la segnente formula: o : cl :: i : ; . 1 o~sia ~ • E per tal modo, con nn calcolo semplicissimo, si avrà. il raggio di curvatura. ricercato. Queste sono le cognizioni, di cui noi abbiamo hisogno. per a\·ero un'idea chiara del siste ma diottrico del nostro organo della visione. Con queste conoscenze esatte noi possiamo determinare in modo preciso la posizione dei relatil'i punt,i cardinali c piani ottici. Per cui ora, diRpensnndomi per amore di brevità, dal dirvi come si fa per stabilirne la nbicnziono, non mi rimane più altro, cbc ricordarvi snccin· tamcnte quali sieno questi punti e questi piani e do1e essi si trovano. . Voi sapete cosa s' intenòe per a s~e ottico e la ditl'ercnza che pa!'sa fra asse ottico ed asse visi1·o (1). Voi sapete pure quale sia l'angolo ottico e l 'angolo Yisnale. Poste quindi • Yi dirò, senz'altro aggiungere, che i punti queste conoscenze, cardimùi sono in unmero di sei, che i piani ottici sono in
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(l) L ·a~•c ottico fa con l'asse ri siro un an~oh <li circa 7•.
TE~UTE AGU UFF. m;u. DEL PRES. DI ALESS.~)IDRIA
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numero di due, e che, tanto gli uni, quanto gli altri, si trovano tutti quanti lungo l'asse ottico (1). 1 punti cardinali frattanto eli questo sistema sono due Jlltnfi focali, due 2)/(nii notlcdi e due punti princljJali. Dei due punti focali uno è anteriore e l'altro posteriore : il primo si trova sull'asse ottico a 12 millimetri e 83 allo innanzi clelia cornea, ed i raggi luminosi, che partono da quest-o punto, dopo la rifrazione subita nei meizi diottrici dell'occhio, c!ecorrono paralleli all'asse ; il secondo, che si t rora a 22 millimetri e mezzo dietro il culmine còrneale, cioè sulla retina, è quello, nel quale si riuniscono tutt.i i raggi luminosi, che prima di penetrar Ilcll'occhio erano paralleli all'asse. I (lue punti nodali poi sono quelli, in cui si riuniscono tutti gli assi seconcbri del sistema, ossia tutti i raggi luminosi, che, cadendo in direzione J)Crpendicolare sulla cornea, non subiscono sensibi le d~1• iazione; essi si tromno, uno a 7 mil limetri ed 1/ ,, dalla cornea, a l'altro a 7 millimetri 1/ 2 dalla medesima, e per ciò ::-tesso sono entrambi ubicati allo innanzi ed in tutta. prossimità della cristalloide posteriore. I due punti principali infine sono quelli, pei quali passano due piani perpendicolari all'asse ottico; essi si trovano, uno a 2 millimetri eù 1/ .1 dietro il culmine della cornea, e l'altro a 2 (l)
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CO~FERE~ZE ORALI DI OTTAU[Q!){;OPIA
millimetri e 1/ 2 da questo culmine; c la distanza, cbe passa. fra il primo di questi pnnti cd il punto focale anteriore, si chiama distanza focale anteriore (che è di 15 millimetri), mentre la distanza, che corre fra il pllntl;l principale posteriore cd il punto focale omonimo, si chiama distanza focale posteriore (cl te misura appunto 20 millimetri). In quanto p)r ultimo n.i due 11iani otfici di questo sistema diottrico centrato, el'lsi. sono per l'appnuto i due piani cluJ or ora dissi passare poi puut.i princ~w.li. Dessi per conseguenza sono perpendicolari all'asse ottico principale; ed è su di loro cbe si considerano cadere tutti i raggi luminosi, che penetrano nell'interno dell'occhio. Ed ora, rammentati così brevemente tutti questi dati forniti dalle misurazioni, dagli esperimenti e dal calcolo, noi siamo perfettamente in grado di determinare con H loro aiuto la precisa via, che i raggi luminosi tengono per giungere in fondo dell'occhio. Per poco si ponga mente ai particolari dd nostro sistema diottrico, si rileYa eli leggieri, che i raggi luminosi, penetrando nel foro pupillare, ed attraversando la lente con gli
altri mezzi di rifrazione, debbono deviare dalla loro primi· tiva direzione, debbono coll\·crgere, debbono incrociarsi ·e debbono per ciò stesso formare delle imma.gini piccole e capovolte. In fè di che, se noi sospendiamo innanzi ad una candela accesa 1m occhio di coniglio albino nella sua posizione nJ.turale, noi \"Odiamo attraverso le membrane oculari, che sono molto trasparenti, l'immagine della candela, preci· samente piccola. e capovolta. Lo stesso esperimento si può fare con un occhio fresco d'un animale qualunque, purcbò si praticlù una finestra nella sclerotica e nella coroidea, attraverso la quale si possa vedere. In tutti i casi il risultato è sempre lo stesso : in fondo dell'occhio che si osserva,
TENUTE AGLI UFF. MEli). DEL PRES. DI ALESS.\XliRIA.
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si Yede sempre l' immagine Jclla candela piccola e capovolta. Succede insomma nell'occhiò ciò, che a un eli pte:)::lO \'eù.htmo an·euire nella camera oscura dei gabinetti di fisica e nella macchina dei laboratori di fotografia. Così stando le cose, al]orchè il nostro occhio si trora in co:-~tingenze normali per rapporto alla sua forza di rifrazione, i raggi luminosi, che Yi penetrano in direzione parallela, do]JO aver attrarersati i suoi mezzi diottrici, derono conver· gere e riunirsi nello strato piit esterno della retina. V.tle a dire, nell'occhio avriene ciò che sappiamo succedere uelle l :n ti bicouvesse, quando i raggi luminosi prorcngono da distanze maggiori di 10 metri; i raggi luminosi, come se attraYersa::;sero una vera lente l)Ositira, dopo la sul)ita rifrazjonc, yengono a riunirsi nel punto focale posteriore del nostro sistema diottrico. Senonchè le condizioni di rifrazione del nostro occhio non sono sempre eguali, e per ciò stesso non sempre il punto focale ora detto si trora precisamente sulla ret.ina. Molto soventi si dà invece che la distanza focale posteriore, o non r aggiunge questa membrana, ovvero più o meno l'oltrepas:;a. l'el l)l'imo caso i raggi, che penetrano nell'occhio in direzione parallela, vengono a riunirsi ed a formare l'immagine allo innanzi e prima di raggiungere la retiua. ~Ieutre nel secondo i raggi paralleli si riuniscono al di là della retina, poichè la dist:mza focale oltrepassa questa membrana. Di modo che, come vedete, :si possono presentare tre modalità di verse della potenza di rifrazione (non calcolando per ora q neJl 'al h·a conosciuta col nome d'astigmatismo); nella prinn il pun to focale posteriore si trova normalmente sulla retina, e si ba così l'emmetropia, che vuol dire giusta misura ; nella seconda, questo ptmto si trora al di qua della retina, e si ha Ja bracbimetropia, che significa corta, misura; e
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COm'ERENZE ORALI DI uTTALMOSCOPrA
nella terza, questo medesimo punto si trova al di là della retina, e si ha l' ipennctropia, ossia lunga misura, o misura al di là. Fin qui abbiamo visto il modo di comportarsi dci raggi paralleli, ed essi si considerano come tali, allorquando provengono da distanze maggiori di l O metri. Vediamo ora che da devono tenere i raggi luminosi, che penetra.no nel· l'occhio in direztone più o meno <li,·crgente, come succede ogni qual \'olt.'l essi provengono dt~. un oggetto posto a disbnze minori di 10 metri . In questi casi, i raggi lumi· nosi si comportano come se attra,•ersassero delle lenti bicon,.esse : essi, cioè, non si riuniscono più nel punto focale }Jrin· cipale, vale a dire nella retina, tna sibbene in un punb focale piil dls~ante di questo. ll punto, in cui i raggi si riuniscono. rnria a !ìeconcla. della distanza, in cui trovasi l'oggetto luminoso : esso si allontana sempre più dai centri ottici, quanto piÙ! l'oggetto si avvicina all'occhio. Insomma ;1 rnpporto, che esiste fra la distanza focale e ht distanza alla quale ò posto l'oggetto guardato, è quello istesso che sappiamo esistere fra i fuochi coniugati delle lenti. Come vedete frattanto, in virtù della soia potenzll. di rifrazione del nostro occhio noi non possiamo vedere èhe gli oggetti collocati a notevole dist.'lmm, poichè questi solamente c'in· viano dei raggi sensibilmente paralleli. Nei casi in cui gli oggetti sono vici ni, e ci mandano dei raggi divergenti, essi non possono essere visti in forza della sola rifrazione . •Eppure noi abbiamo la. facoltà di veùrre gli oggetti a distanze sva· riate ecl anco hrovissime. Come rlunque ciò pnò succedere? In grazia di qua.l'altra forza noi abbiamo \lna facoltà tanto preziosa? La forza, che in q-uesti casi interviene in modo attivo, si è il potere d'accomodazione. Questa forza accresce più o meno, a seconda del bisogno, la potenzn. di rifrazione
TE:XUTE AGLI UF"P. ?.!ED. DE!, PRES. lJ! ALESSA:-<IlR!A
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dei mezzi diottrici dall'occhio, rironflnce il punto focale sullo strato asterno della retina, e par tal modo 11os;;iamo r ederc gli oggetti a distanze cotanto srariate. Per lungo tempo ha dominato l'ipotesi, che raumcnto del potere di rifrazione in forza dell"accomodazioue dipcncle:<sc da una maggiore conressil.:ì del la cornea e da un allungamento d ell 'a~se ottico, don1ti allo contrazioni dei muscoli retti esterni. Questa era l'ipotesi C'mC'ssa da Home c da Pappenheim. )fa sif'ratta teoria è stata definitivamente ahbanùonata, perchè l'osserrazione clinica ha fatto retlc:>rc, che nei casi di paralisi di rtuesti mu:;coli l'accvmo,lazione non è menomamenle compromCS!;:l. Oggi inYece si ritiene, che il potere d'accomodnzione dell'occhio alle diverse distanze sia doH1to alle modifìcazioni di cunatnra, che il cristallino snhi:;ce in segui to al le contrazioni attive del muscolo ciliare. Ciò l'area diggià intrar e.ln to Descart,es fin dal 1664, il quale, sen~a conoscE\re il mnseolo ciliare, ammettera l'esistenza di piccoli filet~i neri, eh r., correndo fra l'iride e la coroidea, abbracciavano il cri· stall ino e poteano con le loro contrazioni modificare la figura della lente e rcnderla più o meno convessa. 'Jfa, quantunque validamente scstennta da Yung, la teoria di Descnrtes non fu di mostrata rera, se nou in seguito agli esperimenti di Cramer e di Helmoltz intorno alle immagini riflesse dalle tre superfici diottriche, di cui vi tenni parola. Dessi hanno constatato con l'ottalmometro, che, allorquando si guardano gli oggotti vicini, delle tre immagini che sapete, quella di mezzo di\·enta più piccola e si av·:icina al l'anteriore, mentre quelle riflesse clalln, cornea e dalla cristalloide posteriore no:1 subiscono varia1.ione noterole. E per conseguenza oramai è incontestabilmente accertato, che nell'atto accomodativo la. curva della cristalloide anteriore soltanto viene aumentata,
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CO~ FEHENZE ORALI DI OT1'AL\\IOSCOPIA
ment.-c quella della cristalloiùe ]JOsteriore e quella della cornea rimangono sensibilmente inalterate. Ciò premesso, qual' è mai il meccanismo dell'accomoda· zione? Voi dall'anatomia sapete, che il muscolo ciliare risulta. composto di due ordini di fibre. Voi sapete, che le une, descritte da l\'Iiiller e da Rouget, sono circolarmepte disposte a mò d'anello tutt"attorno alla grande circonf~renza del cristallino. Voi sapete pure, che le al tre, scoperte quasi contemporaneamente da Briicke e da Bowman, sono clisposte in direzione raggiata, aderendo anteriormente all'interna parde del canale di Schlemm e prolungandosi posteriormente fino alla coroide. Voi sapete infine, che oggi, in grazia dei pre· ziosi larori micro:;copici di l\Hiller e di Sweigger, si ammette dai pitt che queste fibre longitudinali e raggiate del muscolo ciliare im•adono lo spessore della coroide in tutta la. sua f'~'iten sione, per modo da costituire quasi una c:uftia elastica, che abbraccia t~1tto il vitreo ed il cristallino. Orbene, poste tu t te queste conoscenze, il meccanismo in pa.rvla nou può che riuscire assai chiaro. Molto probabilmente questi due ordini di fibre possono entrare in contrazione in modo isolato o contemporaneo. Allorquando si contraggono le fibre <.:ircolari, esse fanno pressione sull'equatore della len'te con r intermezzo àei corpi ciliati, e per ciò stesso i suoi poli non ponno che rendersi protuberaoti. Ora, se coutempora· neameute succede ancbe la contra.zione delle fibre longitudi · nali, allora il Yitrco così conà en~ato si oppone all'allungamento dell'asse della lente in dietro, e tutta r azione me-:· canica esercitata dalle fibre circolari sull'equatore si traùnrrn. in un allungamento di questo asse in avJnti, ossia in una. maggiore convessità della cristalloide anteriore, che si porta all ' innanzi e si an:icina alla cornea. Ed è così che la distanza focale posteriore rimane sempre la stessa e che il punto focale
TENUTI-: AGLI GFF. MEll. UEJ. PRE::>. 111 .\ LEi;S.\Nill~l.\.
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posteriore ,·iene per ciò stesso invariabilmente a cadere sull'J strato dci coni della retina. Ed è così pertanto che vieuc ad essere mirabilmente l;Otldisfatta nnn iwlcclinabile necessità diottrica per la. percezione di::;tinta. ùclle immagini degli oggetti posti a svariate distanze. l ntcso così il potere arcomo(latiro, da quanto piìr sopra. dissi, emergi!, che r occhio normal e 1·ede gli oggetti lontaui senza il soccorso di questo potere t\ che gli oggetti ricini sono visti per l'appun to in grazi•t d'un correlativo sforzo di accomodazione. Tanto nell'un senso però, cpranto nell'altro, l'esc.trsionc visira lta. dci confini, oltre i quali gl i o~gc tt i pii'! non si vcdouo. Per gli oggetti lontaui difl'atti l'e$tremo li mite della 1·ista. n!'gli occ hi rmmetropi cd ipermet ropi coin· cide col 1?1a:-:simo grado d'acuità 1isi1·a. centrale e nei bra: chimetropi è dll~ iguato dal mi•1imwn della loro forza di rifrazione. E per gli oggetti prossimi poi il punto piìt viein(l, i11 cui è anco1·a possibile di ·ceJ'J ll'rli, è rnpprc~cnbt w d:ll massimo sforzo della potenza accomodatira, oltre il quale ulteriore contrazione del muscoio ciliare riesce a,;solntamcntc impossil>ile. Orl>ene, questi estremi limi ti della. risione sono prccisn.men te il 211111fo ·r emoto crl ~l 1111n lo prossimo del!n vista clisfiufa, i quali si pnssono dctcrmin•tre ron fa d l itft per meno delle sealc tipog rafiche e degli ottometri, c eli cui noi ben so r'lnti ci serriamo per misurare con esattezza. il grado di e-nergia accomodatira in un dato caso speciale. Volendo fra ttunto preci,;arc il grado d'energia. della torza d'accomodazione in un dato caso, noi possiamo benissimo valerci delle nostre conoscenze intorno a questi estremi limiti della vista distinta. A questo scopo inrcro noi non abbiamo altro da- fare, che sottrarre il mlore rifrattiro assoluto del· l'occhio allo stato di riposo da quello pi ìt considcreYole dontto al massimo sforzo del potere d'accomodazione. Siffatto valore
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CONFERFSZE ORHI VI OTTALliiOSCOPIA
in queste due contingenze diverse dell'apparecchio diottriço s i può pnrago11are n due lenti positive di diverso raggio di
curvatura, e di cni quella che rappresenta l'occhio allo stato di riposo, si può in media consirlerare come ayentc una distanza focale di 8 pollici, ossia come arente una forza rifrattira di 1/8 . Epperò supponet.e, per esempio, ~he il punto prcs:;iroo della l'ista distinta si tro1•i a 4 pollici di disbìUza, ossia suppouete che il potere rifratti1•o dell'occhio, in segnito al più graude sforzo d'accomodazione, equiralga ad una lente po:>itira della forza di 1/.l' per couoscere in que.:;to caso il grado d'energia accomodatim, a noi non rimarrebbe altro <b fure, che sottrarre dal valore di questa lente il raloro dell'altra, che rappreseutu l'occhio allo stato di riposo, e la Jiffcren'la fra l'uua e l'altra ci darebbe la giusta mis:IrJ dJil'cscursione aecomodatir:1 ricercata: qaesta. civè sare~bc Ji 1/ ., - 1/s := 1/s· Come vedete quindi, procedendo in qnesto modo, non riesce puut.o difficile l'accertarsi del grado d'energia accomojatira, ogniquaholta ci possa interessare di conoscerla. cou p:ecisiC~ne. In ogni caso questa. forza ~ sarà sempre eguale a { - ~ ; e per conseguenza noi la votrèmO sempre precisare, sottrae1~d•) t1al massimo valore rifrattivo del punto prossimo, quello minimo <lel punto remoto, la. mcrcè <lella seguen te semplicissima formula: := J, - ~ ;,ra questo non è il solo mezzo, di cui noi possi:tmo di ~po rrc per 1uisurarc l'accomodazione. Noi siamo in grado ùi soùd:sfarc alla bisogna con pari prec!sione ed esattezza, r alenJoci anche d'un altro espediente altrettanto facile e sicuro. Noi possiamo conoscere l' inti ~ra escursione accom:>· dlttira, prim:l. misurando l 'accomodazione consumata nel g uard.1re un oggetto ad una data distanza, indi detenni· 11audo il gr.tùo d'cucrgia accomodativa, che ancora rimane
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TE NliTE AG LL ul-'f. mw. v:-11, P!U-:S. DI A!.I:::%1~1JB!.\
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tlisponibi!e, dopo arurlo dti,tramente rislo, e per ullimo addizionauùo, runo all"tdtro, i tlue ri;;u\ ~al i così otll"llllii. In altre purolo noi rie::~ciamo LcH i:;si:no m:ìr intenlo, prr~i· samlo con la dJpvia serie ùulll:l lenti ~r~.:rkhe l"ac.:ouwù.t· zione ocgatim e po~itiva dol :;o:ggdto in e:;an tc cù aJ(li · zionanùoli poi senz .•lltro insien:e: il loro totale e;-;p rim ~ rà sempre l' intient escursione accomoclatim. Co:>Ì, per esempio, io vogl io sapere qual' è hL forza accomutlatira di cui llh;pou· gouo i miei occhi. l::iupponetc che con que:;to i11teHJimcnlo io mi metta a leggere i comuni caratteri di ~ta m pa alla. consueta distanza ùi 2;) centimt'tri. Per csst:re soddi:;fatto nel mio desiderio, io incomincio col mi:;urJt"l! l"accotuoùaziouc (ncgatira), cbe consumo uel l"alto ùi leggerl:l, se n ~:n domi di lenti po:;itire progn~ss ir::uucnte piìt forti, fin~:hè troro quel la. più potente, la qu<tle, mentre Yale a sostituire completamente le contrazioni llel mio mus~;olo ciliare, mi permette in pari tempo di continuare con fa~;i l itìt e chia· rezza la lettura dei mellesimi caratteri a!la stessa distanza. Indi preciso esattamente il quautitati,·o di forza accomoùa· tira, che ancora mi rimane in serbo in questo caso, c ciò ottengo, serrendomi dello stesso procedimento : vale a dire, interpongo successiramente fra i caratteri eù i miei occh_i delle lenti negatire somprc piit forti, fin tanto c!te atTiro a quella pi :1 forte, che mi permette ancora di leggere e che ueutralizza. perfettamente r energia accomoùatira, d1e ancora 1·ima ne a mia disposizione. Eù una rolta ciò eseguito, sic· come è ·chiaro, per arcrc l' inLiera escursione accomutlatira dei miei occhi, più altro mai no:1 mi riul•tno a f.ue, ch9 sommare il valore di que3te due lenti e,l il loro totale m i ùà con matem:ttica esattezza la ricercata potenza accomodati va. Ci siamo già intrattenuti iu torno all' apparecehio diot·
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COXPEREXZE OR !LI DI OTT AL:.lOSCO PI \
trico ecl nccomodnt4're del nostro occhio, ed abbiamo visto rome e don~ ha luogo la formazione delle immagini, allor· qnanrln rs::i tror:m;i in CO!tdiziooi normali di struttura c tli funzi one. Ora ci oet·upercmo dello anomalie funzionali di qn('sti apparecchi, contcnta~1do ci, ben s'intende, di richiamare -;emplit'emeute alla memoria qu elle solo nozioni che hanno nua t•iìt :.hetta attiucnm con l'ottomet.ria diottrica. Lneominciamo dalle auomalie che pitt frequentemente pre· senta il potere rifratti\'O. Pongo ùa parte le irn•golarità di tifrazione provenienti da opadtà dei mezzi cliollrici, o dalle lns~azioni rarie della lente cristall inu. Così pure tacio deiJe diftèrenze di potere rifran~-tcnte, cl1e tal rolla os~er riamo negli occhi de.! lo stesso indiYiduo per congcuita ori acc(uisita assimetropia. Ommetto tutti questi partit'l,Jari per amore di breYità. Quindi mi limito :t ehiaman' la rostra attenzione unic~mente sull'i per· mC'tropia e ::ull'a,;ti~ma l ismo; e ciò faccio anche, tra la ·ciando quasi per inli~'ro hl patologia dell' argomento, per dar ~ol· tanto un· oct.:hiata al suo lato ottimetrico. - Prima di!li:~ ipermetropia. Nell' ipermrtropia, rome si sa, i raggi lumino ·i, che peue· lrano nell'occhio con direzione fra loro parallela, tendono a riunirsi in nn punto posto al cti dietro della retina. Quest:~ maggiore lunghezza doJia distanza focale posteriore del nostro apparecchio diottrico è attinente ad una deficienza de11a po· tenza di rifrazione, ed è dovuta, o ad un accorciamento del· l'asse ottico, o ad una diminuita luugbezza dell'asse della lente, orrero aache a11a mancanza di questa. Nell ' iperruetropia quinùi gli oggl'tli situati ad una distanza maggiore di 10 metri non possono esser veduti, se non in grazia del sussidio dcll'accomoclozione, o mercè l'aiuto delle lenti posi· tire : in questo modo soltanto i raggi luminosi, che hanno
TE:-I UTE AC: T.I UFF'. i\IED. nEL Plt:,$. DI ALESSANDR IA
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tendenza a riunirsi dietro la retina, ponno esser riconrlotti sullo strato esterno della medesima. Ho dt.>tto che gli occhi ipermetropi non possono • edere hene a. distanze maggiori di 1 O metri, se non col sussidio più o meno en\!rgico dell 'accornollazione. Ora però soggiungo, che le coutrazioni del muscolo ci liare non sempre riescono a. correggere del tutto l'anomalia. di rifra1.ioue in parol.1. I n alcuni ca:>i, è rero, qnantlo cioè il difetto di rifra1.ione non è molto consiùcrcr olc, speciulu1ente nella. giorane età , in cu i piLr \'alitlo è il mHS ~J l o ciliare, gli sforzi di accomodazione ba:;tauo a supplire a questo difetto, non solamente nella. vista degli oggetti lontani, ma bc·n anco in quella. tlegli oggetti ricini. Ad un grado maggiore però d"iperme· tl·opia il potere !lccomoLlati 1·o stentt~. molto a corregge me g] i ~fti.:tti, specialmente nell'età aranzata e nella vista degli oggetti collocati a ùrcre <li:-;tnnza ; ecl :n questi casi per gli eccessirì sforzi cl"nt.:comodazione, che l'organo risivo d(!r e fine, presto e {itcilmcnte esso si sta nca, m:t~si me nel guarciare molto da r ieino. Anzi sonri dei grarli talmente elevati d' ipennetr(\pia, che gli sforzi i pitt potenti del muscolo dlll· l'accomodazione non riescono lt supplire il di fetto tanto con· siclerevole di rifrazione. T/ ipcrmotropi:l. per conseguenza tht.l lato pr.ttico può es:;;cr distint<1l in tre r ariet:ì, ciascheduna d~ ll e quali ha le sue speciali esigenze compensatire : prati· ca mente, vale a dire, l' ipormetropia può essere lale11ic e mani{r·sta, e quest"ul tima, ora è re7atiNI ecl ora assoluta. Ciò promesso, come si fa frattanto per conoscere e misrtra rc esattamente l' ipermetropia? Come ben sapete, noi ri loriamo il rli fetto di ri frazione in parola, sia, con la semplice j~pczit)ne, siil pnre con l'o:::serrazione ottalmoscopica.. ~fa si è specialmente con le lenti sferiche biconvesse che noi ricsciamo a ril'onoscerla con faci67
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CO~f't:RENZE ORA.U DI OTTAL:U.0.3COPIA
lità. ed a mism·arl;1 con precisione. Con la semplice ispezione difì'atti noi scorgiamo : c.:be gli occhi ipermetropi sono piuttosto piccoli; che hanno la cn.mera. anteriore meno profon (la del normale ; che sono lcggermeute deviati all'esterno ; e cbf\ banno la cun·a equatoriale sensibilmente accentuata. Con l'illuminazione ottalmoscopica poi, sen-emloci del solo spe~.:cbio ed avvicinandoci molto all'occhio osservato, nella ipermetropia noi vediamo, che l'immagine del fondo del· l'occhio è diritta, e che in pari tempo è piit cbiara e piìt uetta di quella parimenti dritta, che scorgiamo costantemente negli occhi emmetropi. E con le lenti sferiche biconresse finalmente noi ci accertiamo in modo preciso del vizio di rifrazione in discorso, invitando i soggetti esaminati a guardare degli oggetti lontani, dapprima ad occhio nudo, e poi con il sussidio delle lenti : se nell'esperimento la vista è migliore senza lenti, gli occ.:hi sono senza dubbio emmetropi ; S} in vece è dessa più nitida col sussidio di siffatte lenti, questi sono certamente ipermetropi. Per misurare però in modo preciso ed esatto il grado di ipermetropia, noi, come dissi, ci serviamo delle lenti sfe riche convesse. A tale scopo noi inritiamo i soggetti iu esame a guardare i grossi .caratteri delle scale tipograficltP-, i quali, dovendosi leggere a distan;;e maggiori di 10 metri, non possono essere visti distintamente, se non coll'aiuto dell'accomodazione. Così, per esempio, supponete che ad un ipermetrope io faccia guardare i caratteri n° 40 della scala di Snellen : egli p<:!r discernerli è obbligfrto a fare uno sforzo d'accomoaazione, che valga a ricondurre il !>unto focale po· steriore sulla retina ; poichè q~esti caratteri, doveudo essere letti alla distanza di 40 piedi, mandano all 'occhio dei raggi sensibilmente paralleli, i quali tendono a riunirsi dietro questa membrana. Ora, come sapete, questo sforzo d'acco-
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moJazionc è proporzionale al difdto el i rifr.nione ; cp11erò , se noi mburiamo nel 11lt)tlo consueto il gra•lo d'ncMmoda zionc ucgati r a i lll)1icgatn i n questo caso, il numero della len1te positil'a, che r;1le a uc nLl"<llizzarla, c~pri m e in moiìo matematico il gratlo d' ipennetropia ricercato. Come reùete verta nto, noi abbiamo in questi casi ll"ametropia un mezzo ottimetrico, altrcttan t o serop1 ice, quanto esa tto e :;icuro. Però, se per ancntum rv1es~imo controll are i risultati così ottenuti , noi possiamo fa r dilC'g nare ·ogni dubb;o, ri..:otTcndo all 'oss~;: rrazionc ottalmosi!OJ!ica a imma· gine diri tta eù alle lenti po~ i Li ,·e insieme. So diD',ttti, dop;> a1·er t OJtsbtah l'immagino diritta del fonJo dell'occhio, uoi iuterponiamo delle lenti bicon re3se sempre pi it forti fra l'o,cchio o:;:-;errato C lo S}JCCdliO ottalmoscopico, quella fra tutte più pott:nto, ancora compatibile con la vi,ta chiara e nitida di questa immagiuc diritta, esprime col suo numero il g ratlo preciso del Jifctto di rifrazione (1). E tanto basti dell' ipcrmetropia. Veniamo ora al rizio di rifrazione opposto, r oglio dire alla brachimetropia. P ermcttetemi che ri ricordi che nngli occhi brach iUJotrop i i raggi luminosi paralleli si riun iscono in un pun to focale situato allo innanzi della retina. In que!-iti occl1i la potenza di l'ifra.zione è maggiorè dd normale ; c l'aumento del loro indice complessiro di rifrazione nel maggior numero dei casi (l) Occhio ipcrm etrope eù i pcrmc tl·opi11 cunetta c misurata da pro· Jlorziona li lenti collcttil·c.
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COXFERENZE ORALI DI OT1'ALM0SCOPIA
è conseguenza dell'allungamento dell'asse ottico, od anche
l'empliccmente della maggior lunghezza dell'asse della lente~ Gli occ·hi bracl1imetropi per conseguenza non ''edono, o redono co11fusamente, gli oggetti collocati a notevole distanza, ad una dh;tanzn. talt1, ralc a dire, da t·enderc sensibilmente' paralll'li i raggi lumino5i •la loro riflessi ; mentre per io contrario essi \'eggono l>ene e 11itida..mcnte gli ogg.~.i situ11tì a tlistanze minori di l O metri, poichè, in grazia de11a ]egge correlatira dei fuocl1i coniugati, mano mano che gli oggetti si ,•etlono piì1 da ricino, il punto focale posteriore si allontana dai centri ottici e tende a raggiungere la retina. Così stando le cose frattanto, la distanza, alla quale i hrocllimetroili \'('ggono con chiarezza gli oggetti, evidente· mente deve essere inrersamente proporzionale all'eccessivo grado eli rifrazione dei loro occhi : quanto è maggiore, cioè, quest'eccesso, altrettanto è minore la distanza , alla qual~ gli og6etli si rodono. Nei gradi minimi di quest'anomalia del potere 1·infrnngente si può atteudere alla lettura dei caratteri ordinari ed ai larori l'ari senza soccorso di lenti negative; q·ueste sono solamente necessarie per la ,·ista a distanze maggiori di 1O metri. Per contro nei gradi massimi di questo rizio di rifrazione la lettura non è pilt possibile senza anicin:ne il libro fino alla. punta del naso; e così pure riescono impossibili tutte le altre occupazioni senza. l'aiuto di forti lenti biconcarc. Im pnltica quindi noi distin· guiaruo 4 gmcli di brachimetropi:a : il primo grado si lia quando il punto remoto della vista distint1 trovasi ad: una distanza maggiore di 16 centimetri c minore di 10 metri; il secondo <}tutndo il punto remoto oscilla fra i 10 ed i 16 centimetri; il terzo quando esso punto varia fra i 5 ed i 10 centimetri; ed H quarto grado, elle è il più grave, si nrifica. qnando questo estremo limite della v.ista djstintn non oltrepassa i 5 centimetri.
TEXCTE .\ flf.l l:FF'. m:11 . llEL f'J!I;:). DI .\L E;";S.\Xli!U.\
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Tutti questi gradi di 1rer011 ti d i brachi mctropi ;l esigono dei compcn:si a loro :-;pe~.:iali . Essi poi, mas;;imc uclb ùm· chiructropia grarc, dauno luogo :t delle imliGnzioni tuLte particolari, che variano col variare ùcllo loro complicazioni . Ma noi non po~s iamo oc..:upan;eue senza olt repns:c:are i conflui che ci siamo assegna li. E pl' r ciò prrmettetemi elle ~e uza. altro ao-()'iutwere re1w:t 00 o o ora all es1101Te brcrcmente come «i fa a rilevare e misurare con esattezza quahlflrjuC grallo tlell'lwomalia rifraltint in tliscorso. n più delle rolte noi pos:;i;1tn0 ricono:;cere la brachimc· tropia con la sem plice ispezione ; ma per accertarne la pro· senza e preci:;arne il grallo dobbiamo semvrc ricot-r.:>re alle lenti sferiche biconcare cd all'osscrrazione ottalmoseopica. Negli ipenuetropi dilf,ttti bcuc spesso uoi coll' ispc1ionc semplice rileriamo : ello dessi ammicano nel guardare gli oggetti loutani; che il loro occhio è piìt o meno prominente ; che la camera anteriore ò piìt profonda del con· sueto ; che la pupilla è piÌI dihtb~bt c nwno mobile ; ehe la conressibì corul.!;tle è piì1 S<tli~nte tlel normale; che la convessità dellJ. cristalloide anteriore è pih accentuata; elte la curva equatoriale è meno prvnunciata. ùcl solito; e cho il bulbo nclht. brac!Jimctropia grave è più o meno duro. Con le lenti negative poi noi riesciamo nù accertare auche il pil1 leggero gratlo tli ùrachimetn1pia. A questo s~;opo noi procediamo nel seguente modo semplicissimo. Xell"e:;pcri· mento noi invitiamo a guanlare i caratteri più grossi J i tloa scala probati~.:a, i earattori, ralè a dire, che si derono leggere a di:4anzc maggiori di 10 metri. Indi, siccome i bracbime t ropi non possono leggere sin·,ttti caratteri alle note distanze proporzional i, s' in t~rpongono delle lenti negatire, incominciando òalle piìt deboli, e progredendo in seguito fluo a qu ella piì1 forte, che rcude meglio nitida e chiara la rista. e )a le ttura dei mctlesimi. Orbene, in questo semplice cspe·
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CONFEHE:\ ZE ORALI DI OTTAUIOSCOPIA.
rimento, iJ solo fatto del miglioramento della Yusta con le lenti concave è segno certo d ell'esistem~a della brachime· tropia, ed il numero di quella lente, che rende meglio delle altre piìt chiara la ' 'ista, misura esattamente il grado del· l 'anomalia in parola. 1nfine, anche con l'osscnazione ottalmoscopica noi possiamo precisare con pari esa ttezza qnal:;iasi grado di brachimetropia. Così, per esempio, se dopo aver paralizzato il potere acco· modati\'O d'nn occhio brachimetrope, noi l'esaminiamo con lo specchio ottalmoscopieo alla di stanza di 10-15 .centimt>tri. vediamo l'immagine del suo fondo rovcsci<1ta e b ved iamo 1n·ccisamente ubicata nel punto remoto della sua vista eli· ~tinta. Con questa semplice osserrazione frattanto noi inco·
minciamo già a f<.~.rci un'idea approssimatira del. grado di brachimetropi:-t in esame ; e ne giudichiamo per l'appun to dall'nbicazionc di qncsb~ immagine istcssa. 1\fa, se per di più noi vogliamo pmcisarne il grado sel'\'cndoci dello stesso mezzo, non· abbiamo d~ rare altro, che interporre, fra l'occhio osscrrato c lo specchio, delle lenti n egati~· e di vario grado, fìnchè troriamo quella di forza minima, la quale valga a rendere diritta l' immagi ne, che prima si r edeva rovesciata. B, com· è chiaro, questa lente col suo munero esprime con rigore matem:ttico .il grado di brachimetropia ricercato (l ). (l) Occhio brachimetr<1pc e brachimet.ropia corretta c mi~urnta d~JI.:? ]Pnti di~pcrsh-e.
TF.:"t:TE AGLI OFF'. MED. DE I, PRES. DI ALESS.\~ L•RIA
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Per ulti mo fra le at1omalic di rifrazione ci rimane ancora l'astigmatismo. Voi sapete che cosa s' intende in fi :-:ica per aberrazione della lnce. Voi conoscete 1' aberrazione di ri frazioue, in
ìorza. della quale i raggi dirersi dello spettro, dopo che sono stati rifratti, si rinniseono in altrettanti punti fol"ali diff"erenti, e pC'r cui i raggi ro~s i si rinni;:;cono n<'l punto piit lontano dal cent ro ottico ed i raggi violt.>tti nel punto più vicino. Voi cono;;cetc pure l"aberraziono di srericità, la lptale con~ iste nella differenza dell'angolo di rifrazione cl1 e i raggi 1umino:<i subii'cono, secondo che cadono Yici ni al centro di fi gura delle superfici ùiottriche, orrero su lla loro periferia. Yoi iufine conoscete parimcuti l'aberrazione della l nce, rl i pcndrnte cb assi metri a dell e supcrfh:i ri nfr:wgcnti, per cui i raggi che attrarerc.;ano i merid iani, 0(1 i settori di mericliano, con un raggio di cnrvatura minore si riu niscono in un punto piì1 vicino, mentre quelli che pas~a no per i meridia.ri, o ~ettori el i meridiano, con un raggio di currJ · tura maggiore cotHergono in un punto piìt lontano. Orhcnc, que;:;t'ulti ma aherrazione del la luce è precisamente l'anomali a. di rifrazione, che in ottalm(llogia si conosc~ col nome di astigm atismo, che vuol dire senm puufo. In qu est"anomalia i raggi lumi nosi, inrece di 1·iunirsi tutti quanti nel punto focale po;;te rior(~ del nostro sistema diottrico, si riuniscono per 1o contrario in tanti punti dìfrcrenti, por cni si formano tanti circoli eli dift"usione, che offu scano grandemente 1e im· magini. E, se il vizio di rifrazione dipende da un 'assimetria nei differenti mericliani delle superfici diottriche , si ba l'astigmatismo così detto regolare ; se in vece silfatta assimetria interessa i Yari setto ri di uno stesso meridiano, ne consegue allora l'astig matismo distinto con l'appellativo di inegolare.
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CONFE!~ENZE ORALI DI OTT.\.T.llOSCOPl.\
L ·astigmatismo dell'occhio umano, come si sa, venne sco· perto nel 1800 da Toma:o Yonng nei suoi occhi medesimi. ~la quest'argomento non fu conosciuto dai più, se non in segu ito a11a classica monografia pubblicata, ùa Dondm·s nel 1862, ed intitolat-a : A siÌ[Jmafismo c lenti cilùub-ichc. In grazia di questo lar01·o noi sappiamo che l'astigmatismo, sia es~o regolare od irregolare, dipende da no ·assimetria nei meridiani della superficie eli rifrazione del nostro apparecc!lio diottrico, e specialmente della cornea. Così pure ò Donders che ha messo in riliero, che la rifrazione dell'occhio si può considerare avvenire nel Yerso di due meridiani principali, o che anche normalmente in quasi tutti gli occhi emme· tropi esiste un certo grado d'assimetria nei meridiani prin· cipali, senza che por altro ne rimanga sensibilmente aJt.erata la nitidezza della vista. Così, infine, si è Donders che ha esattamente studiato tutte le varietà dell'astigmatismo rego· lare, e che ne ba insegnato a correggerlo, associando alle lenti cilindriche, ora lo lenti sferiche positi\'e, ecl ora quelle negative. Secondo Donders frattanto l'astigmatismo, siccome dissi, va distinto anzitutto in regolare ed irregolare. L'irregolare, in vero, si ha allorq uando esiste di\'ersità nell"indice di rifrazione dei diversi settori d'un medesimo meridiano, come sarebbe, ad esempio, se, contempor-aneamente aJl"assimetria dei due meridiani principali in una cornea, sopraggiuugesse uno stafiloma pe11ucic1o; e questa forma d'astigmatismo, che, come sapete, non si può correggere, è però fortunatamente molto rara. li regolare poi, che è congenito eù abbastanza. f~·equente , dipende semplicemente da un diverso indice di rifrazione nei meridiani principali d&lla cornea. E quest"ultimo fu da Donders distinto in tre variet~ì, il semplice, cioè, il misto, ed il composto : si ha l'astigmatismo sem plice,
TENliTE AGLI tFL liEn. DEL PRI~S. DI HESS.\~ 11111.\.
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quando jl fu oco <l"uu llll.'riùiuno c-.a.de ::;ulla. retina. e quèllo delLLltro, o an·innunzi, o alrindietro', di que;;ta mtmhrana, secondo cl1e desso è bracllimetropo, OHt:ro ipermctrol,ico ; ::;i ha la rarieHt mi::;ta, quamlo h rdina si lrora in m ,•7.7.0 fra. i due fuo('hi; o si rerilica la forma comlJOsta dciL1 ~t ig· matismo regolare, allorchè i (lue punti [!)cali· :;i trorano, o tutti e due prima, o tutti e due dopo, la retina, sccoudo che l'astigm:ttismo è brad.imetropico Otl ipennctrop:co (1). ~o n v'intrattengo di più su 'lucste cognizion i generiche circa rastigmati:>mo per amore di brcrità. Se ,·olcte approfondire le vostre conoscenze intoruo a questo argomento, ri com;iglio la lettura tlel citato l aror~ di Domlcr.~, c-he è la fonte tlalla quale tu tti gl i altri hanno attinto. Vediamo ora soltanto quali sono i nwzzi, di cui ci serl"iamo per ricono· sccre ranomalia in parola, per ùet('rmiuarne la dirczioue e per ralutarnc il grado. Al lo scopo di accertare la presenza doll"astigmati:;mo noi, come ri è noto, ricorriamo all' i:;pczione :;emplire, all'o:;ser· vazione otbtlmoscopira, all'esame stenopoico eù all'esame con le lenti. Con la semplice ispe;:ione noi ùitfatt.i scorgi;lmo : che gli asLigmati ammicJno la palpebre, allorchò guar· dano da vici111; dw si accostano agli occhi gli oggetti mi· nuti per meglio veùerli ; c che sorenti nel g uarJare indi· nano la testa ùa un Jato. Cou l'o:;serrazione ottalmoscopica (l ) V arieL/l. ud l'astigonatismv r,•gvhrc, ri:<petti,·anumtc r:tpprcsentato ùai punti focali rr, b, c, cl, e.
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CO!\FEREKZE ORALI DT OTTALMOSCOPU
noi vediamo che la papilla, abbenchè di forma circolare, avvicinandoci ed allont ananùoci dnll'occhio osservato, assume una forma elissoidea. <'.On il diametro maggiore, ora in senso orizzontale, ed ora in senso verticale ; e cbe, guardando i vasi rctinici, quei fra loro cbe sono visti bene da vicino, allontanandocene poi, non si Yedono più, ed in loro veco scorgiamo quelli che hanno una direzione perpendicolare ai primi. Con l'es.1.me stenopeico, se facciamo guardare a tra· Yerso un piccolo foro rotondo f<ttto in un diaframma qualunque, e alternativamente si avricina e si allontana dagli occhi silfatto diaframma, se evvi astigmatismo, chi guarda Yede il foro rotondo direntare man mano elittico, con il dia· metro maggiore, ora in direzione r erticale, ed ora in dire· zione orizzontale. E con l'esame fa tto la mercè delle lenti noi possiamo altrettanto facilmente accertare la presenza del· l'astigmatismo, adattanòo prima al soggetto in e:;perimento le volute lenti sferiche posith·e, o negative, e poi sovrapo· nendo alle medesime le lenti cilindriche acconcio al caso : per ta.l modo, se la vista, già migliorata dalle b uti sferi che, sarà. resa inoltre ancor più uitida dalle lenti cilindriche, sarà questo un dato certo che si tratta d'astigmatismo. In quanto poi alla direzione dell'astigmatismo, questa, come è notorio, la. si può facilmente precisare, sia con le lenti stenopeiche, sia. pure per mezzo dei quadmnti t·aggiati. Con tali lenti noi riesciamo agevolmente a determinare la. direzione dei meridiani assimetrici, . inclinando rariamente la fessura sknOJ)eica, in modo da esplorare tutti quanti i meridiani , ed a\·cndo cura di far gnardare sempre a dilfe· rcnti distanze. E con i quadranti uoi riconosci;tmo con pari facilitl i m2ridi:mi a:-;si metrki, arricinando prima il qua· <h·ante all':>ccllio osservato, finchè scompaiono tutti i suoi raggi, meno uno, eù allontanandolo in seguito, finchè si
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TE:'\'1JTE AGLI UFF. MED· DEL PRES. DI Ar.ESSAXDRIA
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dileguano di nuoro i raggi, tulti quanti, compreso aache quello che si vedea prima, e ne rimane solamente risibile un altro,_che ha precisamente una direzione rerpcnclicolaro al primo veduto. Infine, per raln tare il grado dell'astigmatismo, a qualunque varietà esso appartenga, noi ci soniamo delle lenti, tanto sferiche, quanto ciliuùrirhe. Questo esame lo faec!amo, ser.'endoci di sitratto lenti alla spicciolata ed isolatame:1t.e, on·ero · anche combinate mirabilmente in uno strumruto · ingegnosissimo inventato da Jaral. Quando le adnperi<tmo i~olatamente, prima correggiamo l' ipcrmctropia, o la !>ra· chimetropia, cou analoghe lenti sferiche, indi a queste sona· poniamo le più adatte fra le lenti cilindriche (quelle tioè convesso-cilindriche nell' a~tigmatismo ipermetropico e le ciliudro-conca\·e nell'astigma.Li::;mo bra~himetropico) ; il uumero della lente cilindrica, che fra tutte fa rueglio verlere gli oggetti, esprime il grai;o del l"astigmatismo io espl!rimento. Quando poi usiamo l"ottomotro di Jara.l, che è f,ttto come uno stereoscopio e nel eli cui interno esi:;tono due qna· dranti da orologio uguali e dipinti in un cartone mobile, noi prima facciamo guardare nell' int-,cruo dello strumento, mentre contemporane:1mente allontaniJmo il carto:1e; iuJi arresti amo il rinculo del cartone, allorq unndo il soggetto non scorge piì1 che un solo meridiano; infine allattiamo succes.siraruentc le lenti cilindriche, che sono annesse allo strum ento, c che facciamo scorrere a volontà con un sem])lice meccanismo, fitH.:hè troviamo quella che fa. vctlr.re distintaml!nte tutti quanti i meridiani della sfera; orbene, il meridiano visto così isolato dinot<.L la direzione del meri· diano oculare a. massima curvatura ed il numero della lente il grado di astigmatismo iu esame; e tutto ciò lo si legge con precisione nel l 'apparecchio istes~o.
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CO::-:FEW:!XZE ORALI DI OTl'.ALMOSCOPIA
Ora due parole sulle anomalie del potere accomodativo, cioè sulla presbiopia, sulla paralisi dell'accomodazione e sullo sp<tsmo della medesima. La presbiopia, come si sa, consiste in una deficienza dPlla. forza d'accomoclazione, a cagione della quale il punto pr!ls· simo della Yista distinta col progredire dell'età. va m:an mano allontanandosi. Esso punto diffatti, secondo le medio ottenute da Donders, a IO amni tromsi a 3 pollici, a 20 anni a ..l: pollici, a ·10 anni a 8 pollici, a 50 auni a 15 pollici, a 60 <\nni a 24 pollici, e così via di seguito. Qne:>to continuo alloutanarsi .del punto prossimo e la correlati ra diminuzione dell'accomodazione, che ne è la cagione, dipen· dono da una parte dalle progressi\'e mntazioni, che con la croluzionc della vikt avrengouo nella tessitura interna del uristalliuo, per cui esso di,·enta pH1 denso, p1tl consistente c me n) elastico, e dall'altra ]n una. diminuzione anch'essa.
progrc:;::;ira dell'energia contrattile del muscolo ciliare. Così è frattanto che i pre~biti vedono male gli oggetti posti a brevi distanze, me ntre discernono benissimo le cose lontane. E sifl:'utta diminuzione della vista distinta. per gli oggetti Yicini gencralmentP. incomincia ad essere sensibile e molesta all'età di 4;'J-48 anni ; e poi va mano mano rendendosi sempre più considercrole con l'età avanzata. Premesse queste poche nozioni geuerali sulla presbiopia, yediamo frattanto di quali mezzi ci possiamo servire per Ticonoscerla e misurarla con precisione. Per riconoscere la prcsbiopia noi ricorriamo all'ispezione semJ)lice ed all'esperimento delle lenti. Con la semplice ispezione nei presbiti noi in vero rileviamo quasi sempre: che la. camera anteriore è meno profonda del consueto; che la. pupilla à piìt ristretta ; che il campo pupillare ba lliJ riflesso giallo grigiastro ; che dessi, invece di l egg~re
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alht distanza media ùi 2:-"l-:30 centimetri, leggono appena iL quella più considererole di 40-50-GO-'iO centimetri ; e che per veder bene i cara t.tcri hnnn o hi:-;ogno d 'una luce molto vivida, che ralga a rcntlcrne pilt spic~ ati i contorni. E cou le lenti positire poi noi constatiamo ognora, che una di queste lenti, anche di forza debole, pro•Juce co~tan temcntc uei presbiti un sensibile e duraturo miglioramento della vista, a differenza di quanto aniene nen· i pcnnetropia, ili cui, come sapete henissimo, il ntiglioramcnto ottenuto con le lenti po;:;itire insufficienti al bisogno è meno sensibile o si ililegua dopo un certo tempo, col cessare dell o sforzo di accomodazione, che era ancora necessario. Una volta per tal modo accertata ht preshiopia, noi abbiamo bene spesso bisogno anche di misnrarl;t, e ciò al! o scopo di poter consigl iare le leuti n~ce::,;arie al caso. Cio noi ft~cciamo, determinando ]Wima il punto pn.>ssimo, ed ap· plicando in segui to una. formula sempli ci~sima, di cui d terrò parola. Disogna però con renire, che noi non possiamo eseguire questa misurazione con quel rigore matematico, col quale pr~cisiamo agevolmente i gradi d' ipcrmctropia. e di brachimetropia; perocchè, mentre in qne3ti r izi di rifrazione il punto eli partenza del no:>tro esame è una l!!ggc diottric<t in variabile, nell' anomali a d· accomoLla:done i n parola. per contro ne sene di base una media. Nel preci::m re il gra.do eli. prcsbiopia noi facciamo l'ipotesi che nell'adulto a 40 anni, se gli occhi sono normali, il punto pi·o~sim o !Iella vista distinta si trol'i a 8 pollici di distanza. ,\ llorquanclo misu· riamo quindi il difetto d'accomodazione in un presl>ite noi prendiamo per termine di confronto questa distanza media di 8 pollici, e misuriamo precisamente lo sforzo craccomodazione che occorre per ricondurre il punto prossimo, d:llla, distanza m cui trorasi nel caso concreto, alla di3bnza medi<t normale di 8 pollici.
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Come vedr.te pertanto, il nostro procediruento non sarebbe tanto rigoroso. Per compenso però è desso molto corretto, e sodLlisfa pienamente a tutte le e~igenze della pratiCll. Lo sforzo di accomoJazio!!O diiTatti, che occorrerebbe per ricon· durre il punto prossimo alla distanza di 8 }>Oll!ci, corrisponde esattamente ad una lente positiva, che sia capace di fare altrettanto. E per conseg u en~a il grado di presbiopia in esame, che viene precisamente espresso dal valore di questa lente supplettiva, noi possiamo facilmente dedurlo, appli· cando la seguente formula semplicissima P= p -p 1, nella quale p rappresenta la distanza media di 8 pollici, ossia ùi 1f8 , del punto prossimo normale e p 1 la distanza reale alla quale nel caso concreto questo medesimo punto si trova. Così, per esempio, supponete che a 48 anni il punto pros· • simo si trovi a. 12 pollici, il grado di presbiopia in questo caso, applicando si li'atta formula, sarà eguale ad 1/ 8 meno 1l 12 , ossia eguale ad 1 / 24 (' /s - 1l 12 = 1/ 2~); vale a dire sa1·à eguale al valore di una lente positiva n° 1/ 2 .1 ; epperò roi nella fatta supposizione consiglierete lo lenti n° 112•1• Così suppeneLe pure che a 52 anni se ne sia allontanato di 16 pollici, e voi .a l'rete che il graùo di presbiopia ricercato sarà eguale ad 1/ 16 ('/8 - 1 / 16 = 1/ 16), e che per ciò stesso si richiedono le lenti posi ti re n° 1/ 16 per esser debitamente corrette. E così via yia, una volta. determinato il punto prossimo, con la semplice applicazione di questa formula si trova sempre il grado di presbiopia in esame e contempo· raneameute il numero della lente suppletiva, che conviene al caso. Del resto, so ciò vi piace, voi potete anche rile,·are quanto vi occorre in simili bisogni dalle tavole di Donders, modificate da Geraud-1'eulon, ovvero col regolo graduato di Javal. Ua, ripeto, per me sta che, una volta determinato il pnnto prossimo nel caso particolare, sia con le scale visio-
'l'Et\UTE AGI, I UFF . MEU . IJC:L l'RES. lll .-\LESSA~ Di:IA
l OG!:)
metriche, sia pure èon gli ottom,Jtri, l'applicazione ùi qu~::sbt formula so,ldbfa 1>icn:uncnte a tutte le e,;igenze della pratica. Uo brere cenno per ultimQ sulla p:1 rali::;i c sullo spasmo dell'accomodazione. L' inerzia del potere d'accomoùazionc, comé è notorio, è dovuto ad acincsia del muscolo ciliare, la quale alla sua Yolta è la risultanza d'una paralisi dHi rami ciliari del terzo paio, ed in alcuni casi an clH~ di un morbo::;o ec~;itamen to del gran simpatico. Siffalta paralisi noi l'osser\'iamo abbastauza frequentemente nelle gravi malattie da infezione, come, ad esempio, nell'infezione sifili tica, nell::L tifosa, nella scarla.ti· nosa, ecc., ecc. Cosl pure noi constatiamo nna. transitoria impotenza accomodatira tutte Yolte che s' iusti lla fra le pal · pebre qualche goccia di una appropriat,L soluzione atropinica, daturinica, ginsquiaminica, ecc. Ma si ~ soprattutto nell'in· fezi one difterica che piit spi.:cabt e dur;ttum noi riscontriamo quest!t pamlisi del muscolo d'<lccomodazione. Donders difl'atti rifer isce che in certe epidemie d'angina difterica qnesta pa· ralisi e la consucutiva ambliopia diftet·iL:a si ebbe a notare in modo costante nei superstiti alla malattia ; e l ' inerzia a ccomodativa in questi casi era mai sempre associata a pa· r alisi del velo. pendulo del palato. P el f<ttto ùell' impotenza del muscolo d'accomodazione la vi$ta è poco o punto compromessa nei bracltimetropi, poichè, come sapete, costoro fanuo pochissimo uso del potere acco· m oda ti \·o. 1\fa negli cmmetro-pi e negli ipermetropi invece, che uel guardare hanno, pilt o meno, bisogno di questo pot er e, la vista. degli oggetti riesce fosca. Così è che gli emme· tropi, mentre vedono chiaramente le cose lonta ne, scorgono in vece in modo con fuso ed annebbiato gli oggetti yiciui. Così è pure che gli ipcrmctropi vedono fosco, e da vicino, e da lontano, ma da lontano piìt fosco ancora che da Yicino.
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CO:\FERE~ZE OR.\ LI. Dl OT1'.\L1!0SCO PIA
E per migliorare la vista in questi casi noi, occorrendo, facciamo uso generalmente di lenti positive n° IO nell'ero· metropia. e di altri simili più forti ancora. nell' ipermetropia. Del resto l'anomalia acromodativa in parola noi la rico· nosciamo in generale ai segni seguenti: la pupilla, vale a dire, è piì1 o meno dilatata ed immobile; la ''ista, come or ora ho detto, è piì1 o meno fosca ; ed P.vvi inoltre micropsia, poichè gli oggetti sembrano vicini e l'angolo visuale rimane sempre lo stesso. In quanto finalmente allo spasmo dell'accomodazione, ad eccezione di quanto tal rolta osserriamo nell ' ipermetropia, è questa nn'anomalia transitoria, che consiste in un' ipercinesia del muscolo ciliare, prodotto da eccitamento morboso dell'oculomotore comune, ed in qualche caso anche da paralisi del gran simpatico. Quest'anomalia è sempre acquisita e può dipendere, o da eccessiro esercizio della facoltà visira in larori minuti ed assidui, o da a'l,iooe riflessa per una nenralgia facciale od ottalmica, ovvero anche da instillazioni d'una soluzione di eserina. E per conseguenza, se tale spasmo riene procurato con l"eserioa, esso g_eneralmeote dura un cinque o sei ore, e non più; se desso è uo -fatto riflesso, segue sempre le vicende della nemalgia da cui dipende; e se la spasmoclia è prodotta da eccessiri e prolungati sforzi d'accomodazione, col ri11oso e coi midriatici si dilegua pur anco prontamente. Lo stato spasmodico dell'accomodazione si rileva specialmente da due segni caratteristici. Anzitutto si scorge cht~ in tale stato la pupilla è grandemente ristretta ed iromo· lJile. In secondo lnogo è caratteristica in questi casi la subitanea brachimctropia, che coglie gli ammalati: pel fatto, rale a dhe, di questo spasmo il punto remoto della vista distinta si avvicina eli molto, e per ciò stesso, mentre riesce
TENOTE AG Ll UFF. MED. DEL PRES. DI ALESSANDRIA
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·facile e chiara la vista degli oggetti vicini:, non si discer·
nono invece, o si discernono appena, le cose guardate in lontananza. La spasmoùia de1raccomoùazione ceda per Io più pronta· mente, siccome dissi, col riposo e con le insti11azioni midria· ticbe. Però se lo necessitasse un'urgenza del caso, gli effetti dio t h ici dello spasmo potrebbero essere corretti con propor· zionali lenti divergenti. E qui pongo termine alle poche nozioni, che a\7 ea in animo di ricordani, intorno alle anomalie di rifrazione e d'acco· rnodazione. Spero che, quantunque scarse e nude, abbiano desse a bastare allo scopo nostro. Comunque siasi, queste poche cose avranuo per fermo il vantaggio di richiamare alla mente tante altre cogn izioni, forse ùa gran tempo se· polte nei ricthi scaffali della rostra memoria.
G. lV!ANZONl Capitano medico.
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RI"VIST A MEDICA
Sunn dllntnzla ne tlcl e uorc d estro d·orlgine gn· stricu (Journal de Médecine et de Chirurgie pratiqt1es, settembre 1880). È noto cl1e il rotain dimostrò che, in certi casi, le affezioni dello stomaco hanno un'influenza incontrastabile s ullo stato del cuore, la quale è di tal natura da spiegare molti disturbi cardi aci, la di etti origine passa spesso inosservata. Uno dci suoi allievi, il dott. Desturenux, 1u\ esposto in un lavoro speciale s u questo argomento i fatti più importanti relativi a tal quistionc. L'.autore anzi tutto ricorda che certe affezioni epatiche agiscono iudubitabilmente sulla funzione del cuore; l'itterizia cagiona il rallentame nto del polso e palpitazioni, come pure ùei soffi cardiaci con aumento del volume del cuore, il più spesso dor uli, secondo il r otai n,. ad un'jusufficien:.:a lricuspidnle. Ma questo perturb:1mcuto non si proùuce ordinarin.roente che nelle atl'ezioni acute di poca durata e cessa tosto elle è terminata l'affezione. Questa influenza. elle lo affezioni epatiche avanti, duraule o senza itte1·izia esercitano sul cuore resta uguale nelle affezioni miste in cui il fegato e lo stomaco hanno parte nei disturbi. Ma il Potai n si è inoltre accertato che i sol i ùist urbi ga~trici senza alcun rapporto col Cegalo possono pure reagire sul cuore. Questa reazione l>i manifesta. in dive rsi modi. Sooo primicramcnte palpitazioni, fenomeno ben no to ai dispeptici, ma. che possono presentarsi sotto aspetti a.tf.ltto insoliti, c a.ccoppiar "i a ncnalgic inter-:ostali dolorosissime aventi scùc nel luogo pret·i~o in cui la JHmln del cuore ])atte contro la parete toraci ca. n r::~ll e ntamento del cuore si osserva meno spesso cd ha che fare ordiuariamciJtc con una malattia più grave dello stomaco; le inte nnittenze , i os-
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Sl'l'\'ano pure assai spe;;so in casi !>imili. Finalmente la tlilataziouc -del cuore tl e~ tro COIIIJ!leta quc,ti sintomi. Si man ifesta con l'aumento, ri relato dalla pcrcusl'iOnc, ùr ll'ottusità trns,·crsale del <·norc c ra con;:dunta frcl] ucntc ntcntc ati un soUìo che può cs!'crc int.cqHctalo in due lllanicrc. Tah·olta è un sofiio estracanliaco cd è allora mohilissilll o lJCr sede, forza c ritmo, e dipende dall'urto rittnico del cuore tlilatato coulro una sottill! htmincttta dd polmoJIC; tal'.lltra IJUe:;to soflìo ha origine ucl cuore e si collega con uua instlltidcnza tlella r ah·ola tric'uspirlalr. La dilatazione della cal'it;i. destra si associa ;lo\ un'angu:-;tia rc<piratoria che rariad'inten:;ità e di carattere; può no n essere ~:h e 1111a leggem oppn:ssione COli sensazione di peso di costrizione l'crso ht regione procordi ale et! cpigaslric.;a; e può essere pure una vera dispnea proccdcu te con accessi di solì'ocazionc che s pc~so ra.ullucntano tjuclli dell'asma. Tutti ttucsti dist urbi })Ossono cs.;ere cagionati da influenze apparent emente leggerissime ; in certe persone l'ingcstione di un cibo qualulHJIIC può essere sufficiente a provocarle. Prrò è difficile potct· t!ctiuire in qual ordine di successione stanno questi fenomeni dispnoici rispctlo ai disturhi gastri ci e rispetto ai disturbi cardiaci ; il Potain però pensa che i disturbi della rc~pirazi on c sono una consrgucnza diretta delle affezioni gastriche, i disturbi gastrici non compariscono che in
appresso. Per quanto riguarda In patogenesi, questa. dilatazione cardiaca si svilupperchbc con ['intermedio specialmente tlel nerro }mcumogastrico che fnlsmet.tendo per rillessione ai polmoni l'cct·i tazi{)ne raccolta nello stomaco sui suoi ultillli filamenti ocrl'Osi, farebbe na>il.:c·rc nn ostacolo alla circolazione n ell'arteria polmonarc c poscia una distensione tlellc ca1· iti destre del cuore di \·aria intensità. Senza ostinarsi in CJUesta interpretazione, si può affermare elle il fatto csbte c occonc assai freq uentemente da avere una, grande importanza clinica. Il dott. Dcstur('aux riferisce gran· numero di ossctTazion i molto convincenti, c ùi piit studia. completamente la qnis tione, •nostranrlo t'he ques ti fenomeni non soltanto accadono l'Cl' influenza di disturbi gasfl·ici scmpliei, come la dispepsia e lo stato gnstri t·o, ma anche in quelli d'origine J'enalc, polmonarc o cardiaca. In tutti questi casi il modo eli trattamento itlùicato è l~L dieta lattea esclusiva.
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E J, llcssin ,,cr s tnnc he zzn, del dottor BERN. SALOMON, d.i Coblenza (Deutsche Medicinisclle Wocllenscllri{t, n; 34 e 35,. 1880). lhppoichè la pntogenesi di quegli stati convulsivi che si sogliano designare col nome di " epilettici , ha acquistato, in virtù di molti lavori sperimentali, una sicura base anatomica, la esposizione di q nelle condizioni che più di frequentr . ~ ccondo la. fatta espm·icnza, eccitano direttamente il centro convulsivo, oltre un valore pratico indubitabile può forse averne pure uno scientifico. In nlcl!lni epilettici l'accesso si manifesta, come è noto, inopinatarncnte, in rari casi si ripete con una specie di tipica regolarità. Questi casi per lo più si spiegano ammettendo che da qualche punto lontano si muova uno stimolo istantaneo che agisce sull'orgMo determinante la convulsione. Qui abbiamo che fa_re con un'alterazione morbosa di uno speciale centro motorio, le cui ultime cause non sempre possiamo riconoscere, e anche più raramente al1ont.anare. In alcuni altri malati al contrario possono essere riconosciutecerte condizioni nocive, le così tlette cause occasionati che la latente d!isposizione rendono manifesta. Qui, oltre combattere la disposizione morbosa, devesi stare attenti n quelle circostanze che tendono a. disturbare il trauq uillo procedere della vita dei nervi. Y cramcnte sono queste tanto numerose e complicate, quanto le infinite relazioni e forme della esistenza umana, ma.. s i può sempre scoprire in ogni singolo caso come causa movente un disturbo fisico o morale dell'infermo. Finalmente poi vi sono di quelli sorpresi da convulsioni epilettiche, nelle quali non si può in alcun modo diinostrnre una.. disposizione a tale malattia. Qui la causa esterna agisce così potentemente che dobbiamo riguardarln come s ufficiente stimolo del centro convulsivo da destare quei fenomeni nervosi. Questo è, s'intende, di grande importanza scientifica, di assoluta jmportanza pe l trattamento. Una d.ellc più frequenti cause che nelle persone sane esenti da ogni ereditaria o individuale disposizione suole determinare accessi epilettici io considero un grave e protratto sforzo fisici}
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o Inentale, particolarmente IJUamlo a IJUesto si aggiunge h privazione del sonno o del nutrimento. E questa causa la. tengo così frequente iu confronto di al tre che mi sono permesso di {!are a questi casi un nome specialt!1 quello di epilessia per stanchezza. Niuno stato ri chiecle cosl frettuentemeu te una violenl:~ applicazione di tutte le forz e tis iche quanto l o s ta.to 111ilitare. Il medico militare si trom spesso in condizione di ossenat·e nei soldati, prima affatto sani e :;enza disposizio ne ereditaria, quest'aft'ezione. Questo particolarmente a ccade d.o po le gramli fati cose Jllltt'cic, nelle manoHe come ill campagna, od anche M i coscritti dopo lunghi prolungati esercizi. Benchè non possa aJtpO:.!giare \JUesla atfermazioue con un ri ~.:co materiale statistico, alcune mie proprie osservazioni, benchè non molto numerose, pronuto a s unicicnza siffatta origine delle convulsioni epilettiche. Queste hanno per lo più un andame nto uuiforlllc. Dopo una lunga marc ia cou g ra \'C cario.:o n.ùdosso, la ti·uppa giunge al luogo di t:lcstin:1zione : è fttlto alto, HH\ ùeve ancora aspettare un poco prima di entrare in quartier e. Un soldato dice al s uo vidno che s i sente mancare, ma nel momento in cui questo tenta so~te n erlo catle nelle di lui bract~in. privo di coscieuza., stra.mazl.<l. al ~ u o lo c si d ibatte. Seguono le convulsioni tipiehe in forma piil o meno viole nta, il volto prima pallido ùivienc rosso e turg idù, un profondo coma. chiude l'accesso, a cui s uccede per lo più una completa euforia. L'anamnesi raccolta ci dimostra quest'uomo non· mai stato so~ getto a questo male, e questo s i può a.nche argo menta re riflett endo che se ne avesse soffer to, lo avrebbe fatto esente dal servizio militare. Iu più modi la funzion e d el s istema n err o~o centrale è altera ta dallo s forzo muscolare. P Il sang ue eircolante contiene unn. più gran quantilà di acido carbonico, mentre l'ossigeno è diminuito. 2• Il cervello contiene una più piccola quanti t.\ di sang ue ossigenato, mentre il cuore non può più alla fi ne vincere la resistenza oppost:.1. dalla contrazione muscolare. W La prolungata irritazione dei nervi sens ibili che scorrono nei muscoli aumenta l 'eccitabilità riflessa del cervello. Cbe dall'azione muscolare si consumi l'ossigeno c si produca acido carbonico è un fatto fisiologico confermato. Però il sangue
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è preservato da un sovcrchio accumulo di acido carbonico da un a.umonto della ventilazione JlQirnonare. Ma se, çome nei sol(la~i che marciano, la cassa toraci ca è oppressa da grave peso, il basso ventre stretto dal cintul'ino, allora non osta.nte l'aumentata. frequen:~.a d eRli atti respiratori, non sempre è snfficientemeu te mantenuta la funzion e del respiro. . La circolazione sanguigna nel cervello soffre già non poco per pressione della crn.vatta e dei muscoli contratti sui vasi venosi del collo. Quale influenza questa circostanza debba avere sulla comparsa degli accessi epilettici avrò più tardi occasione di dimostrarlo. l\1a difficilmente una semplice sta.si del sangue venoso carico di acido carbonico nel cervello è per se sufficiente o. destare il pat·ossismo. Poichè, come il corpo umano in generale, così il cervello in parlic:olare possiede una speciale attitudine acl accomodarsi a poco a poco alle cambiate condizioni della vita. È quindi necessaria. un'altra causa che agisca prontamente e con forza, lu. quale possa fare saJire rapidamente 'il difetto dii sangue ossigenato nel cervello al grado epilettogeno. Troviamo questa causa nel rilasciamento della attività. cardia~n. nel momento del riposo dopo una marcia forzata. Quando per una energica aziono muscolare è notevolmente aumentata la resistenza del sistema arterioso al lavorlo del cuore, aumentando anche insieme la. forza di questo, per qualche tempo è mantenuto l'equilibrio. :M:a poi lentamente il cuore si stauca, lentamente diminuisce la pienezza dell'onda sanguigna arteriosa spinta al cervello. E gli effetti di questa condizione tanto più facilmente si manifestano quando tace pure l'impulso della volontà che ravviva il cuore e il corpo è costretto a. rimanere fct mo e ritto. Come dalle cause debilitanti in generale così pure da una grande stanchezza è aumentata l'eccitabilità. riflessa del sistema ner voso. Se qui sia aumentata la initabiliu\ della sostanza grigia nervosa o indebolito il potere moderatore delle azioni t•iflcsse difficilmente si potrebbe definire. La stimolazione dei nervi muscolari sensi bili prodotta dalla continua contrazione muscolare, che ci è rivelata dal dolore muscolare può, come tutte le altre stimolazioni dei nen·i ~ e nsibili, aumentare l'eccitabilità delle cellule gangliari, meulre forse !?acido lattico da cui dipende il senso della stanchezza es ercita. in pari tempo un'azione paralizzante su.ll'n.pparato ncnoso moderatore della riflessione.
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In tali circostanze è piuttosto da meravigliare che qnesti accessi epilettici non accadano più frequentemente nei soldati. Questo è percbè sono uomini scelti per forza e per salute e sono in una età della vita nella quale il sistema nervoso spiega la più grande resistenza alle cause esterne nocive e conlro cui il loro corpo è agguenito per l'assiduo esercizio. Di qui seguo ancora che rtlcuuo azioni benché apparentemente di nessun momento, come una colazione tralusciata, un leggero catarro gastrico, una angina, possono essere la sci ntilla che fa scoppiare l'incendio. (lueste considerazioni teoriche non basterebbero a fare designare col nome speciale di epilessia per stanchezza un accesso epilettico cagipnato dalla somma di molte cause che tendono insieme n stancare le fon:e fisiche, se non si potesse provare che anche da una sola di queste cause l'o.ccesso può essere provocato. In questo punto l'autore riporta vari fatti da lui osservati che dimostrano questa origine della epilessia. A prova della influenza dell' iperemin. venosa cerebrale, riferisce un caso in cui per l' impedito rcflusso del sangue venosa dal cervello a cagione di una forte pressione espiratoria fu generato un parossismo epilettico. Un giovane trombettiet·e sano e robusto, la prima volta in una. manovra fn sorpreso da. un assalto epilettico. Da L!LtCI tempo ebbe frequenti vet"tigini che erano particolarmente violente quando appoggiava la tosta al tavolino . .Segui vano allora forti convulsioni delle estremità, e se non cambiava presto di posizione perdeva la conoscenza. Questi accessi si manifesta.vano costantemente dopo aver molto suonato, e col cessar di soffiare la vertigine si dilegua.va e poteva essere evitato l'accesso convulsivo· In altri due casi una intensa iperemia. venosa del cervello era stata. cagionata dal tenere la testa per lungo tempo piegata in basso, ma l'accesso si manifestò in ambedue appena si alzarono. Et·ano entrambi esenti da ogni germe ereditario, e scansando quella posizione non ehl!nro pil) questi aer.essi. Uguale effetto può essere prodotto dalla posizione opposta della testa, cioè mantenuta pet·lungo tempo fortemente piegata indietro. Così un contadino che non aveva mai avuto accessi epilettici, un giorno ne fu colto mentre dal campo ritornava a casa. Si seppe che quest'uomo er<t stato tutto il dopo pranzo sopra un albero a
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raccogliere frutta e quindi con la testa sempre rivolta in dietro. Lo st esso avviene a chi porta davanti a se gravi pesi. Per mantenere il corpo in equilibrio, i muscoli della nuca e del dorso energicamente coutrattì portano indietro con forza. la testa ed il troneo. La stasi venosa. nel cervello è aumentata. dalla pressione del peso sul petto e sul basso ventre. Due casi sono riferiti, in cui l'accesso era avvenuto per questa causa. c che più non si 1·iprodusse co l cessare d i q nella. Gli accessi epilctti<:i potrebbero anche essere cagionati da sforzi muscolari senza. che da questi sia. prodotta una ipcr emia venosa del cervello. Questo J)iù raramente osserviamo negli uomini robusti che nei gionmi gracili deboli o da qualche malattia o da. altre cause indeboliti, ed io questi casi agisce come altra causa importante, unitamcnte alla stanchezza, ancbe la perdita del sonoo. L 'autore riferisce ah-.uni di tali esempi in cui la stanchezza con la pt·ivazione del sonno, od anche i soli sforzi mu~co lari furono cagione di accessi epilettici. ~fa oltre questi accessi che avvengono a un tratto per soverchia tensione di tutte le forze del corpo e })er la privazione del riposo, il dottor Salomon descrive pure degli stati convulsivi aventi origine da uno sforzo ùi singoli gruppi muscolari somiglianti a quelli dal dottor Livenstein descritti sotto il nome di epilessia periferica. Il primo caso riguarda un uomo di 40 anni, lavoratore di sigari, il quale ave~do lavorato molte ore di seguito facendo senza intennissione rapidi movimenti di prensione, cominciò a provare, anche dm·ante il lavoro, un formicollo alle dita che in pari tempo erano stirate ad ogni momento da crampi involontari. Per mitigare questa sensazione penosa egli si stropicciò i diti e così ottenne qualche minuto di tregua. Ma non tardò a ritornare e si estese lungo il lato dorsale dell'avamb.raccio verso in alto, raggiunse prontamente la testa. e fece stramazzare il po\·eretto privo di conoscenza in preda a un violentissimo accesso C})ilettico. Un fatto simile successe ud una donna che era stata molte ore dip.a.nando del filato per farne gomitoli, e ad un operaio che areva dovuto per molto tempo girare una grossa ruota. Non solo le fatiche del corpo ma anche quelle della mente possono cagionare, senza una particolare disposizione, lo stato
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epilett ico. È citato n questo proposito il raso ù' uno studente, un gio,·ane sano c robu;:to non deùito all'on:m isrno, il 11uale affaticatosi molto allo studio per prepamrsi a ll'esame, una notte, andando n letto non potè prendere punto sonno, e la mattina appena fu al:wto cadile priro di conoscenza e fu preso da violente conrulsioni generali. Da allora in poi, bc nchè sicno ormai passati sci anni, non ha pii• aruto altro accesso. (~uantuntlue qui sia anche da considrmrc la prirrtr.ione del riposo nottumo, il dottor Salomon crede che debba pure avervi aruto parte la tensione dello spirito, perchè s i sa che nulla più è ~apace di produrre questa tensione quanto la immineur.a di un esame. Cons iderata in modo generale, la epilcssitt per stanchezr.a s i presenta come una nll'ezione che colpisce di prcfereuza i gio,·ani di debole costituzio ne senza ùilfcrcnza di età, in tutti gl i stati e particolarmente ht gente lavoratrice; cd è un fatto ap pa re ntemente spare nte role che sorge isolato dalla vita tis io l,)gica dci nervi. · Generalmente gli accessi della epilessia per stanchehza somigliano a quelli prorocati nei fanciul li per alfczion i gastriche che si sogliono quali tìcare per eclamps ia. Anche in 11ucsti wanca spesso ogn i disposizione eredi ta ria, rimaugouo spesso unici in tutta la rita; e d'al tra parte poi non di rado anche negli ad ulti si sviluppano viole nti accessi epilettici per causa lii gas tricismo. In generale i paTossismi non hanno alcuna impronta speciale; solo s i no ta la gramle frCtJUCnza alla eccitazione mauiaca c la predilezione per le ore notturne. Non si può dire che qnest'afl'ezioue ahbia. in una sola causa. violentn la sua ragione patogcnica ; ma sono più cause che insieme operando esercitano una potente azione s ul sistema nervoso ; tali l 'aumento degl i ultimi pl'odott.i <lelt·icmnbio matcl'iale scgnatamente dell'acido carbonico, l' impedimento alla libera circolazione d el sangue nel cervello e l'alterazione molccolare del centro delle azioni riflesse. L'ultima condiz!onc può maucarc in molti casi, cosicchè s i possono considerare le altre ùue, e più specialmente la diminuzione dell'afHusso arterioso al cervello come l'ultima causa della eccitazione del ccutro con Yuls ivo. In ftuesto modo s i jnte nde anche perché di preferenza ne so no colpiti i giovani gl'acili o coloro la cui nutrizione ha sofferto per qualche
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causa, c perchè gli accessi accadono spesso di notte aggiungendosi durante il sonno alla. patologica anche l'anemia fisiologica. La epilessia per stanchezza ha poca tendenza a passare allo stato cronico, quindi la sua prognosi è relativamente fausta. Ma per questo occorre n.llontanare le cause che le hn.nno dato la. spint.'t che consistono specialmente in certe abitudini della vita. E qui si noti come spesso piccole cause spieghino grande effetto. Non sempre si può riconoscere una forte tensione d elle forze del corpo o dello spirito ; ed in vece una cravattn. troppo stretta, il collarino della camicia troppo tirato, il tenere la testa inclin.ata, una cola.zionc traln.sciata, una notte vegliata sono talora i principali motivi che fanno scoppiare l'accesso. Senzn toglier valore ai rimedi che abbassano l'azione riflessa, come il chinino, il bromuro di potassio, i bagni freddi, il miglior mezzo curativo però, conosciuti gll agenti etiologici, è la p rofilassi.
Ac ido fenic o per u s o interno, del dott. DEsPLATZ (Bulletin de l' A cademie de Médecine, n• 36, settembre 1880). Il prof. Desplatz lesse all'Accademia di medicina una memoria in cui intese dimostrare: l" Che l'acido fenico somministrato a dosi sufficienti ai febbricitanti ha semp1·c per effetto d'abbassare temporaneamente In. temperatura; 2• Che questo abbassamento temporaneo può essere mantenuto e "tccresciuto con la somministrazione di nuove dosi; e che il medico può in questa mnniera moderare a volontà la temperatura dci malati; 3• Che le ùosi d'acido fenico tenute fin qui come tossiche possono essere sorpassate senza. pericolo; cita l'esempio di malati che presero per più giorni consecutivi 8, 10 e 12 grammi di acido fenico; 4• Indica il retto come la miglior via d'introduzione, e raccomanda di non dare più di due grammi in un solo lavativo. Le conclusioni !li questa memoria sono fouilate su cinque osservazioni di febbre tifoide, una di vaiuolo, una di uret.ro-peritonite pucrpcrale, parecchie di tis i. Sono pure confermate da esperienze filtt c sugli animali.
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Due en~ l di mixed e mn, narrnti dal dott. TnOloiAS h-o LIS (:L'Ile Lancet, 25 settembre 1880). Sono tanto pochi i casi di mixcdema ricordati nei giornali di medicina, che è clini cament e importante ctn conto cl.i qu<:lli che si incontrano, poichè questa forma eli malatti:t è piuttos to rara, è insidiosa nei s uoi s intomi c la sua cum fin ttui ditlì ~: il c e I>OCO socldis facentc. Qu<•sto stato morho;;o fu dappritna a ccennato da Sir William G<\11 in un articolo Sullo stato crelinoirle che sopravviene 11elle donne adulle, o fu in appres:::o più compiutamente descritto e la sua patologia in s peci<ll moclo illustrata dal Jo ttor Ord. Il suo carattere più s piccato cons iste in nn prodotto gcl:ltiniformc noi tc~suto cellulare sottocntnnco ~:hc d;\ al malato un'aria di stupidità e un aspetto di bolsaggine che ri corda. quello del cretino. L'apparenza è pure que lla tlcll'iùropc per recente affezione rcnalc o per malattin eli c;uorc, ma troriamo che l'urina è di solito normalé fino al tcrntinc clelia nmfatti<l c il cuore è pure sano. Tutti i malati fin qui 08sc>rr:tti furono femmine, salro uno e anche clubl>ioso s ta to solto la c ura, d el dottor Saxngc. Ec.:co ora i due cas i osservati dal dottor Ingl is. T . W., stagna.io, di abitudini moderate c buona salute gcmcrale, fu travagliato tla gravi cli5piaccri a cagione della catth-a condotta. della moglie, divenne malinconico con te ndenza ul suicidio, onde fu a ccolto in un ma nico mio. Fu accertato non esservi alcuna ereditaria disposizione alla pazzia o ad altre nevrosi; a v eva due figli sani. Aveva preso una fot'ic dose di lauùnno con intendimento di togliersi h~ vita. In tre mes i guarì ùall:"l. malinconia, rua rimase leggermente indebolito eli me nte. Quando comparve ro i primi s intomi rammentati, comparve purc·graùatnmenle e insens ibilmente un turgo re generale che dapprima occupù specialmente le palpebre c le mani, c s i estese quindi alle estremità c al corpo. Il naso apparir:t allargato c la fisonomia senza esprc~ sione con un as petto melenso crctinoicle. I labbri erano grossi c l'inferiore s porgente. La lingua pareva troppo larga per la boccn, ma non era edematosa, la parola impacciata, la pronunzia lenta, mal distinta., parctica.. Il modo di parlare rassomigliava quello degli emiplegici cd era più alterato 1:1. mattina. L e mani erano molto allargate come pale, e si dolcm di scntirle rigide, fredde
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c intormentite. L 'urina non conteneva albumina, il suo peso specifico 1015. L 'azione del cuore era lenta e stentata ma i toni erano normali. La superficie del corpo era sempre fredda al tatto; la tempem.tura nella ascella 95 F. (35• C.). Non prova\'a mai calore nemmeno nei tempi più caldi. La superficie cutanea è asciutta, la sua sensibilità leggermente diminuita, rassomiglia un JlOCO allo sclcrodcrma, bencbè la pelle sia asciutta è spesso soggetta. a fugaci sudo1·i. Non vi sono coulmzioni riflesse titillando
la pianta dei piedi. :Non vi è atrofia dci muscoli, ma le mani stringono debolmente, più che altro per non poterle ben flettere. J\funca la eccitabilità dei muscoli delle gambe c delle braccia. Alla faradizzazione (con cinquanta clementi di \Veiss) i muscoli della faccia rispondono debolmente. Applicando l'clcttrode della corrente intennittcote sul cnwio dove l'edema è lcggiero, si ba forte reazione c il malato dice di vedere lampi dtwauti agli occhi. Il fatto dell'essere molto inùebolita la contrazione farad ica dei muscoli dove l'edema era maggiore, accennerebbe alla degenerazione elci tessnto nel'voso al la pcl'ifcl'ia, poichè è conoscinto che la normale eccitahilità ùci muscoli si conserva ùopo grandi lesioni dci gangli centrali, come nelle emorragie c nei rammollimenti; mentre ùopo la lesione di un nen·o, come sarebbe lo sciatico, i muscoli non rispondono allo stimolo elettrico. D'altra parte il non esservi atrofia dei muséoli sta contro la teoria della deg~nera zione nervosa periferica ed è probabile che il mixedcma offra un ostacolo meccanico all<t stimolnzione delle terminazioni nervose. Il passo incerto c la lenta mobilità sembrano piuttosto effetto dell' impedimento meccanico di questa degenerazione mucosa rhe del difetto di innervazioue. Il malato ha un'andatura oscillante come quella di un'anitra; è ordinariamente senza appetito c può stare senza cibo per dei giorui c non pro m la fame. Quando mangia, il cibo uon gli gusta; ha l'alvo costipato; è divenuto piuttosto sordo, mentre la vista e l'odorato rimangono buoni. Ha molto sonno e dorme molto. Le facoltà mentali non sono ora molto indebolite, è leggermente tliminuita la memoria dci fatti recenti. Nella mente come nel corpo il periodo di attività è cessato, i suoi piccoli doveri usuali li compie senza attenzione in modo automatico.
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Il secondo caso riguarda una donna di trentanove a nn i, di buona costituzione generale, madre di otto figli sani. Proviene da ua ceppo neurotico con disposizione ereditaria alla folllin c ad altre nerrosi. Sua madre morì di apoplessia ed una sorella ftt chiusa in un mani comio P<'l' mania puerperale. La SLt:t mal:lttia. cominciò fanno quattro anni allo stesso tempo di un accesso di malinconin e fu accompagnata da pervcrtimcnto dei sensi speciali. Ella elice che ogni cosa sa odore di polvere pirica. H a gli stessi sintomi fisi ci del malato precedente, ma in molto minor grado. Il suo stato mentale è ora permanentemente depr<Jsso. Tre anni or sono, un insulto di mania segui alla malinconia c dovette es~ere chiusa in un manicomio. La vista è buona, ma i sensi dell'odorato e del gusto sono alterati. Molte escresccn;:e porri formi sono sparse sulle sue braccia. L'urina è normale; peso specifico 1010. L'azione del cuore è r egolare, il secondo tono è chiaro e accentuato. Il suo naturale temperamento era dolce ed amabile, m:.. ora ella è irritabile, ira.scibile e talvolta violenta sem~a, causa. Sta. divenendo scema di mente, e nella. conversazione è goffa e puerile, e spesso parla incoerentemente con se stessa. Vi è perdita di quell'importante facoltù. che è l'attenzione, c il giudizio è torto, ma lu. memoria. è ancora discreta e non è spento l'amore materno. Che il sistema nervoso centrale sia grandemente compromesso nel mixedema sembra fuori di quistione, come in tutti i casi in cui si osserva qualche disturbo mentale. Questa è una manattia. generale progressiva che si distingue dal semplice sclcroderma. L'esame cadaverico del dott. Ord dimostrò un edema gcn eralo del tessuto cellulare sottocutaneo che era costituito di mucina e non di siero. Fu anche trovato nei visceri interni. Le arterie del cervello erano molto degenerate e atcromn.tose, ma. la struttura cerebrale microscopica non sembrn. cbe sia stata. pienamente esaminata. Dove furono esaminate le estremità dei nervi cutanei fu visto che essi erano invi!uppati da una. molle sostanza trasparente. Quando il liquido si accumula nel tessuto cellulare sottocutaneo, la cute è tesa lucida, rimane iufossata sotto la pressione, e questo co111incia. dalle estremità. inferiori. Quando vi ha idropisia per impoverimento del sangue o per pressione sulle vene,
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l'edema dapprima non è fi sso, ma cambia secondo la posaz10ne. Nel mixeùema non è così. L o scler oderma differisce da questo per essere una sclerosi del tessuto cellulare, su cui la pressione non produce alcun effetto. Benchè in qualche momento esista in tutti i casi un disturbo mentale, non sempre vi è quando la malattia comincia, nè cond uce necessariamente alla follia. Questa probabilmente è più dovuta al temperamento individuale che alla materia morbosa, e per questo particolare rassomiglia a molte altemzioni o lesioni del cervello che frequentemente ma non inevitabilmente cagionano disturbi mentali. Il dott. Onl è incerto se questa formazione mucosa è un nuovo })l"OÙotto, il risultato ùi un disonline di nutrizione, di una degelterazioue alterante la funzione del supremo centro cerebrale o una metamorfosi retrograda verso un più basso tipo quale il cretinismo . Certo i sintomi mentali e fisici mostrano una notevole analogia con questa malattia. Il dott. I nglis riguarda il mixedema come una primaria malatt.ia nervosa c crede che i maggiori cambiamenti nella pelle c nei visceri derivino dalla difettosa azione assorbente dei Jinfatici. Il trattamento fino ad ora non è stato punto soddisfacente. I tonici ncrrini, il galvanismo e i bagni non sembra abbiano avuto alcun benefico effetto nè per assorbire il deposito, nè per frenare i progressi della malattia. I,n. poeumotera.p ~ a In G e rmania (Lo SperitneJ,tale, fase. 8, agosto 1880).
Il Cron, lo Scbreibcr ed il Krause hanno studiato di recente con accuratezza questo argomento, ed ecco i risultati delle loro osservazioni. Il Cron usa l'apparecchio di W aldemburg e quello del Biedert, ed in 5 anni ha osservato : Che nei catarri bronchiali acuti le ispirazioni d'aria compressa e satura di sale ammoniaco sono più utili delle inalazioni con il polverizzatore, mentre nei catarri bronchiali cronici le inspirazioui in un'aria rarefatta. sono il più atti,·o ed il più comodo degli espettora nt i ;
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Clic nei residui clellc pleuriti le in:;pirazioni ù'aria comprc,:;a non derono essere comiucintc troppo presto, ma essere dosa t c n poco a poco, se r ogliatno critarc tli rnHivarc il lavo ro fl ogistico. Non dobbiamo mai incominciare percio la cura aranti la completa scomparsa dci dolori plc uritici, faecmlo iu reco coricare il malato sul iato sano durau tc il periodo dclic inspirazioni; Che nella ti.si incipiente sono utilis:,imc le asJlirazioni ùi aria rarefatta, com incia ndo tla una. tlinliuuzione di prc!"siouc ctuasi inscnsihile ('j2~oo d'atmosfera) che si adtlo ppia ogni giorno arrivando in 20 giorni ad una mrcfuzionc ùi '/sò d'atnwsfcra, che per lo più basta. Se vi è disposizione all'cmottisc, il Cron fa inspirare alla fine della seduta uu po' d'aria compressa; Che nelle aff~z i o ui ntilr;tli , le inspinu:ioni d'aria cmnprcssa recano rapitlamcntc la cessazione dd la to:;sc, dcll'iuson nia, ccc. ; Cile nei casi gr:n·i ùi anclcnamento pel gas da illuminazione, con l'apparecchio del llicdert mspirantlo il fPS tossico Ctl in>.icme iniettando nel polmone l'aria compressa, ha ottenuto noteroli risultat i. Di più a \'i cnna si è salvato In yita ùt un operato rli traclwotomia (aspiranuo il oangue <.:alluto nelle vie aeree) e ttnd la di un annegato; Che contro tutte le forme di asma sono utili le i n~ 11 irazioni di aria compressa; Che nell'enfisema le aspirazioni ncll'nria rarefatta unite alle inspirazioni in un 'atmosfera satura di cloridrato di ammoniaca, il quale combatte il catarro, son pure utili. Dopo 15 giomi ùi cura, gli enfisematici possono riprendere le loro prati che consuete. L'aercotcrapia è il solo metodo curativo tlcllo cnfi~cma, purchè si usino le aspirazioni ne ll'aria rarefatta. Lo Schreibcr non crede che si dcblJa ricorrere agli apparccch i pneumatici per la cura delle afrezioni cardiache, poichè i successi palliativi ottenuti si han pure con gli antichi mezzi e più presto. Nell'enfisema si fa precedere le espirazioni nell'aria rarefatta da due minuti di inspirazionc iu un'atmosfera leggermente compressa. Se vi è insieme intenso catarro bronchiale, usa inYcce a preferenza i mezzi ordinari. Associando alh~ cura interna le inspirazioni d'aria compressa., si rende attivo il riassorbimcnto degli essudati pleuriti ci: usando l'aereoterapia dopo la. toracentcsi, impedisce la riproduzione del-
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l'essudato ed è utile nell'empiema, quando la febbre è cessata
c le forze ritornano . .Anche nella atelettasia polmonare, nei residui della polmonite e della. pleurite è usata dallo Schreiber, che in ciò usa minori precauzioni del Cron. La clorosi delle giovinette, se unita ad oppressione ed a tosse secca, si cura con successo con l'uso ben dosato di inspirazioni d'aria compressa ed anche d'aria leggermente rarefatta. L e inspirazioni d'aria. compressa con espirazioni nell'aria rarefatta sono efficacissime in molti casi di palpitazioni nervose: lo furono in un caso di sinfisi cardiaco. Gli insuccessi si devono al non potére il medico rendere il maIato sì tranquillo da respirare largamente e continuamente della atmosfera condensata e rarefatta. L'autore raccomanda infine di limitare nei pleuritici, enfisematici, ecc., l'azione dell'aria compressa alle sole regioni malate per evitare una distensione violenta del parenchima sano. Però egli uso. pressare il lato sano con una cinghia. Le sedute devono cominciarsi con i gradi più leggeri di condensazione o dj rarefazione e non termin:trle in modo brusco, ma gradatamente. Il Krause infine ha modificato l'apparecchio del Walùemburg, per permettere il libero accesso dell'aria esterna: un tubo di vetro di 2 cent. di diametro si biforca a metà. della lunghezza in due tubi più piccoli del calibro stesso del manometro. Questi due tubi sono ili egual lunghezza ed uno è unito al pueumatometro del Wnldemburg mentre l'altro sbocca nell'aria libera. L'orificio della parte larga ed unica del tubo si applica alla bocca del paziente. I risultati generali concordano con quelli del \Vandemburg. l • .Allo stnto normale la forza di espirazione è sempre una. volta e mezzo o due superiore a quella. di inspirazione. Si ha st.."'.to morboso quando esse sono egunli o quando la espirazione passa l'altra di 5 a 10 mm. 2• Nell'enfisema, nel catarro bronchiale cro~ico c nell'asma) la energia espiratoria è sempre scemata più presto e di più di quella. inspiratoria. 3• Nella tisi polmonare è diminujta invece l'energia della in-
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spiraziouc. Nei periodi inollrati la espirazione è lesa pui'C, ma è sempre più energica della inspirnzione. 4• Nei versamenti plenritici, l'indebolimento è nei due tempi, ma sempre maggiore nella inspirnzionc. o• In una intensa scoliosi si ha egualmente diminu ita la forza dei due t.empi della rcspimzione.
L'orticaria in seguito a'll'nso dd salicllnto tli soda, pel dott. liEINLEL'I (L'Indipendente, n• 25). L'autore na.rra il caso di nn ammalato che aveva alquanto tumida l'articolazione del gomito c del ginocchio destro con cute rossa c dolori violentissimi. Nei primi lO giorni si dette ogni ora. 1j2 gmmma di salicilato eli soda, ma non si ebbe vantaggio. Allora si dettero in una ,·olta sola quattro grammi. La sera il mc<lico constatò che il malato a.vcva. temperatura a 38,8, polsi a !.lO, urina albuminosa. L'ammalato però poteva muovere le articolazioni prima molto dolorose. La sera appresso cessò q nas i completa-
mente la febbre; per tre giorni il paziente non eùi.Jc dolori , ma al quarto si rinnovarono, onde fu rinnovata In dose di 4 grammi di salicilato. Questa rolta, osservato l'ammalato ùurnnte ll giorno, si notò che un quarto d'ora dopo preso il sali cilato si presentarono dolori urMti alla fronte, cinque minuti dopo forte bruciore nella pelle al destro meta carpo; in ambedue le palpebre leggero edema con colore rosso all' intorno. Il rossore si diffuse all'or ecchio sinistro, al collo cd al labbro superiore, poco dopo forte prurito all'epigastrio e sopra tutta la cute dell'addome ed una eruzione di }Jarcccbi JlOnfi pallidi cbe avevano sede su di un fontlo arrossato; dopo poch i minuti il paziente avverti il prurito su tut.to il corpo; poufi nelle estremità infel'iori; nelle superiori anasarca senza arrossamento della cute. Dopo un'ora scomparvero i ponfi; il rossore durò circa 4 ore. Alcune ore dopo l'accesso, l'urina non contene,,a albumina. n secondo giorno tutto era finito . Sei giorni }Jiù tardi fu fatto un nuoro esperimento che sorti il medesimo cfl'ctto; il paziente andò sempre meglio, c pigliò allora dosi piccole che riescirono innocue. Quando fu guarito volle prendere di nuovo una grande dose, ma un'altra volta si presentarono i fenomeni di orticaria.
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Febbre intcrm lttcn te 1• c r ruso tl c lla morfin a, pel d ottor MuRc utsoN (L'Indipendente, u• 2:J). È stato osset vato che una febbre molto affine alla ma larica. può essere dovuta all'uso della morfina. Il primo che ha richiamano l'attenzione di questo :;oggetto ò stato il dott. Levins tcin. Seconùo <1uesto au tore molti casi se ne sono verificati e ne riferis~:o p arecchi. Due forme di questa febbre sono state descritte. L' una e l'altra rassomigliano alla malarica per il loro carattere intermittente. I parossismi possono rerificarsi irregola rmente ma molto spesso hanno il tipo terze11ario ed nuche quotidiano. La durata di questo parossismo è di tre a dieci or·c e possono d iridersi nei tre stadi : freddo, calore e s udore. La temperatura s i innalza a 40, la milza in molti casi è ingrandita durante l'accesso, e nei casi gr:wi vi può essere delirio . .È ùa notare ancora che con l'accesso febbrLle si a ccompagnano spesso nevra lgie, la sovraorbit.ale , la intercostale , quella pel p lesso cardiaco, ccc. La chinina è stata trovata di un cer to effetto ne l pospon e i panossismi, ma il Murchison sostiene che se l'am ministrazione non viene sospesa, questi ben pres to ritorna no. Il cnng inmcnto d'aria e~ercita una certa influenza ·sui parossismi, ma Ja cattiva ::ùinaentazione c le cause deprimenti li rendono ancora più gravi. L'autore ritiene che non s olo la. morfina, ma anche altt·e sostanze possono produrre s imili eft'etti. '
Cn s o lmportla,nt e di TUlnolo In nn feto , pel ùott ~
LAnné (Bu.lletlino delle scien:ze mediche, scttembt·e 1880). Il Labbé a nome del Vidnl presentò nella seduta del 29 gi ugno d ecorso all'Acèndemia di medicina di Parigi un feto venuto a l mondo viven te e coprlrto di pustole Yaiuolosc, senza che la madrt>, vaccinata, avesse mai sofferto alcuna eruzione vaiuolosa. Le pus tole, a l momento della nascita del fe to, sembravano arrivate al settimo od all'ottavo giorno; erano più la rghe delle pustole di vaiuolo ordinario, ma erano sì bene ombilicatc da non poters i attribuire a l pemfigo, nè ad altra affezione cutanea. L'infante
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morivru dopo qualche ora, ma fu conscrrato c prc:;entato alL\.ccademia ncll:1. su1ltletta seduta. Il Yidal ram11H;uta iuoltre la circostanza seguente che può avere g rande importanza, seùùene non pennella detlurnc al cuna concl:.~ti ionc : dai caratteri ùcl feto allorrhè nac'luc e d•11la auamuc~i, fu dato poter co urlu1lerc l:he fu eo n ~:(!pit o o alla fin e del novemLrc o al principi o del tliccmùrc 1879; ora il padre era. ammalato di raiuolo semi-conflu ente r crso i primi del <lirrmbrc 18 79. La. madi'.: ..:ra stata vaccinata da piccola c la sua snlute non soffrì nulla uè dura n te n è dopo la mahtltia del mari lo.
suu·asso.-JJimento ed climlnn:tionc d ella <'hiniua. Ricerche sperimentali del pro f. LEriDI-Cmon GLu.ii.JO ( Gazzctll~ degli ospituli, n• 17, 1880).
Conclusioni: 1• La cl1inina certamente non si elimina per la saliva; 2• Non si elimina col surlorc ; 3• ::-Jon si assorbe per frizione, neanche in cond izioni molto favorcYoli a. questo assorbimento; 4• Riapp:lre nelle orine dopo 13-15 minuti, quando fu tlata per iniezione jpodermica; 5• Riappare nelle orine dopo 15-17 minuti, quando fu somministrata per bocca e le vie di assorbimento sono buone; altrimenti, vi ha ritnrùo proporzionnle ; 6" Riappare nelle orine dopo 20-25 minuti; qu ando per enteroclisma rattcnuto alqua.uto dal paziente; 7• Itiappare nelle orine dopo 30-40 minuti, iniettata con clisopompa. ordinaria, se non fu subito ricacciata.
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Cnngre na senile d e l pit>de: nmput azi o n ·· di Cho· ' p;ut mo•IUlc a t ll, ; g mtrig lone senza c q•linis mo, del dottor E. SouRn~R, medko principale in ritiro ( Gazeitc des Hopilceux, 19 ottobre 1880). L'amputazione me<llio-tarsea è stata ora Levata alle stelle om condannata. Si era infatti osservato che, non ostante la lieve morta lità cl1e ne deriva, questa operazione era spesso seguita da gravi inconvenienti, quali: la deviazione del piede in basso, ulcerazioni elle fanno impossibile il can1minare da, rendere necessaria più tardi la sezione del tenctine di Achille ed anche l'amputazione della gamba. Quale è la causa di questi inconvenienti? Quando si esamina la conformazione del piede e il m ec~:anismo del camminare, si scorge subito che forma una volta a tre pilastri, il calcagno in dietro, al davanti i metacarpi, sulla quale poggia tutto il peso del corpo. Ora se si sopprimono i pilastri anteriori, l'astragalo e il calcagno non essendo più sostenuti si rovesciano in basso, e il piede prende una direzione obliqua che lo espone a tutti i dnuni che abbiamo indicati. l\fa senza queste cause anatomiche di deviazione, ve ne ha un'altra ancora più potente ch e contribuisce a cagionare il piede ertuiuo, ed è il predominio del l'azione muscolare degli estensori suj flessori. Infatti, dopo l'operazione essendo annullato l'equilibrio, il calcagno è tirato in alto e il mon cone si volge verso il suolo, d ove è esposto a. t.utti gli sfregamenti possibili. La condanna dell'amputazione medio-tarsea sembrava definitiva, allorquando il dottor Larger, ex-medico maggiore dell'esercito, comunicò alla Società di chirurgia una memoria di molto merito in cui sono indicato le cause di questa deviazione e i modi ·d i rimediarvi.
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:\!et tendo a profi tto le cogni ;doni fi siologieh c, il dott. Souri er, con un nuovo processo operatorio cd uua Juedica:liouo più convenevole ha potuto impedire <auesta ohJi,luitìt del piede e conseguire un esito inspcrato che permette aiLtmputato di cont inuare gi:\ da due anni il suo mesti ere tli collimt ore e tli r,u·c senza. dolore e senza fati ca le pilt lun ghe passeggiate. Era. un contadino di sessanta anni che fu colpito da cungrPna senile al piede sinistro. Fu eseguita l'amputazione di Chopart, taglin.ndo un gran lembo piantare c le parti cruentate r iunendo con dci punti di sutura. rinforza.te da striscia di tela collotlionala. II moncone fu sollcrat o ad ttngolo retto c mu.ntcnuto in CJUCsta Jlosi~: io u c col mezzo di striscia di diachilon u forma di sta.fra, le cui cstrcmit<ì erano fissate al lli sopra. del p olpaccio. n pie,]c immoùi lizzato r estò in questa posizione tiuo a compiuta guarigione. In meno di venti giorni la cit:atrice era qnasi comp!eta. Dopo due mesi era. definiti r tl. e solida, il mOJII:onc orizzontale pennette,·a llt stazione c il passeggiare t on le cru r eic. QualclJC mese dopo col monconc munito di una spel:ie di stiralett o poteva. camminare a lungo senza fati ca c :;cn7.n. do lor ~. Ed ora che sono passati due anni continua a st;lro beni:;,imo, a ttende ai più faticosi Ja,~o ri di campagna c puÒfare 30 chilometri al g iorno senza bastone ; non ri è la minima atrofia dei muscoli della gamba. L'esito è s tato completo, d efini tivo, senza deviazione nè anchilosi. I~a O}lerazionc metlio-tarsea non può essere conservata che a condizione che sia evitato il llicde equino consecutivo, c per questo devono adempiersi le seguenti indicazioni: 1• Tagliare il lembo fino al solco digito-piantare in modo da far cadere 1:1 cicatrice sulla faccia dorsale d c~ piede al ùi sopra. d ella linea di sfregamento; 2• l\lantenerc il piede nella posizione ori~:z o ntalc coi JUC:lZi
di coazione sopra indit;nti; go Afl'rcttare la cicatrizzazione affinchè 1 tendini tagliati }>rendano rapidamente aderenza nella loro guaina infiammata, si saldino in questa. cit:atrice fibroide che serrcndo loro di inscr:.:ionc rmstaùilirà, l'C<tuilibrio distrutto e manterrà defini t ivamente il piede in questa attitudine ; 4• Astenersi dallo amputare se si ha che fare con un 'alterazione patologica antica1 per chè la deviazione una volta prodotta
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non può più esser() corretta n è con la tenotomia, nè con un npparcc.:cllio di protesi divenuto insufbciente; 5• Porre iu Ol)era l'elettricità contro l'atrofia dei muscoli flessori.
Setticoe mia a c uta per nna pnotnra tU mlgnatta. Storia pubblicata dal prof. Kocm:R di Berna (Oorresp.-Blatt c Deuls. ll!eclicinische l Vochenschri(t, 21 agosto 1880). Un signore che soffriva da più giorni di dolore dei denti, ricorse a un dentista in Berna che gli prescrisse, scco.ndo l'uso colà comune, l'npplic.:azione di mignatte alle gengive, dal lato malato; il che fu fatto la mattina del 27 giugno. Due ore appena dopo, il labbro dn questo lato era oltre modo go olio, e la sera chiamato H medico, tro\·ò un leggi ero edema di un:t guancia e dispnea, senza che però l'esame del petto rilevasse alcun segno obiettivo. L a temperatura era 3U' . La mattina appresso la dispnea era aumentata, il gonfiore della guancia era puro molto amnentato, e si ern aggiunto un forte esottalmo. La sera del29 la temperatura, che la nmttina em 39', cm discesa. a 3 7'. Il malato delirava, aveva grave dispnea, faccia mgiallita, cianosi delle labbra, estremità fredde; si trovava in pieno colln.sso. La guancia sinistra mostrava una ttLmefazione diffusa senza cambiamento di colore che si estendeva tiu verso l'orecciJio c l'angolo della mascella. L'occhio sinistro era. molto spinto avanti, completamente immobile, con estesa chemosi cd ecchimosi sottocougiuutivali; tw·gore con etrusiono sanglligna alla pa.rto si nistnt de!Ja fronte; sullt~ gengiva. si scorgeva una puntura di mignatta con orlo uerastro cangrenoso e piegando sulla gengivn. tumefatta si spremeva fuori dagli orli dentari un icore brunastro con bolle gassose. Mezz'ora. dopo questa visita successe l'esito letale. La sezione elci cadavere eseguita dal prof. Laugbans alla presenza ùci professori Lichtheim e Kocher, mostrò una infiltrazione eden)atosa sanguigna del tessuto connettivo della mascella snperiOJ·e sinistra, della fronte e del connettivo orbitario con de.gli zaffi purulonti, una flebite ùella vena facciale con suppurazione dell'intima senza trombi, una recente tumefazione dei gangli
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linfatici all'angolo della ma<;cella, con recente tumore di milza, numerosi focolai mctastatici ad ambedue i polmoni con pleurite fibrinosa a destra cd ecchimosi sul pericardio. Che qui la causa della morte sia stata una acubt setticoemia e propriamente a forma !li setticoemia embolica non può esservi dub bio, afferma il pro f. Kochcr, come non può esservi dubbio che dessa ebbe origine da una puntura di mignatta. Solo potrebbe sorgere la quistione se questa puntura fu infettata dir ettamente dalla mignatta, o se la infezione successe immediatamente dopo per causa accidentale. Siccome dopo due ore vi era già. la tumefazi one, non pare accettabil.e l'idea della infezione accidcntoJe per scomposizione del li']ui•lo sccrcto dalla ferita. Il prof. J(ocher prende di qui occa~ione a porre la quistione se dcbha:Fi in generale ammettere nella pratica chirurgica l'uso delle mign<tlte, poichè fi·eqnentcmentc recano danno, raramente vantaggio, c con facilità possono csser·esostituite da altri modi di trarre sangue. Nei nostri .tempi antisettici, dovrebbe tanto rimproverarsi un medico che con una mignatta inncstass·e la ert:>sipola o la setlicocmia, quanto Q.ucllo che fa ciò con uno strumento che ha trascurato di disinfettare.
U n casct rnro di ln!òò!ilttzlone oTalarc, del prof. cav. ScAr,zr, chirurgo prirn:.uiio nell'ospedale della Consolazione in Roma . .È massima fondata sulla esperienza, che fra. lo lussazioni trau-
matiche, non avvenga di frequente quella sul forame ovale. Non è però questa la sola ragiorue che mi determina a riferirne un caso avuto in cura, sibbcne l'essermi sembrato notevolissimo d:\l lato eziologico e sintomatico delle varie fasi che percorse. Il primo di aprile 1880, 'JI.'ommaso Boctti da Mondovì, palafreni.ere di S. l\[. il Re, d'anni 26 e di sana costituzione, pr<>rò acerbo dolore a !l 'anca destra, mentre sccndera di ca l'allo. Egli at.tribui va la patita molestia, all'esagerato c rapido spostarsi della coscia all'infuora c all'indietro, nel qual tempo ebbe ad udire lo scr oscio periarticolare, scgulto all'istante dall' abtluziono dr! femore. Potè non di meno ricondurre immantincnte l'arto ol h
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RIYISH.
normale direzione e reggers i sui piedi, trascnrando qualunque opportuno riguanlo : anzi, com'era solito, prosC'gui zoppicando a trascinarsi alcun poco in compagnia degli amici. Se non che presto avvertiva c:he l'articolazione coxo-femoralc era sede di costante spasimo, esacerbantesi ne' movimenti e tale da obbligarlo a non lieve claudicazione ; e s' inasprh·a la sofferenza, allorquando fermatosi avesse ripreso il cammino. Nel giorno seguente, non terminato iJ fastidio, montò di nuovo n cavallo, ma nello sccnderne rinnovossi In medesi1i1n sensazione provata la prima volta, impc.lito di addurre la, coscia c allungare la. gamba tenacemente piegata sul ginocchio. Con molta difficoltà si trascinò in casa, c si pose in letto. N cl mattino veguC'ntc, non potendo levarsi, tenne la posizione supina, dncchè qualsiasi movimento riusciYa impossibile. Con le maggiori cautele venne condotto l' infermo all'ospedale de' l~ate-benc-frate lli , ove le pronte cure non arrecarono miglioramento di sorta. Inviato dopo due giorni a quello della Consolazione, fu posto nel mio quartiere al n• 26 della, sala Riva. Tenuto conto dell'anamnesi, rivolsi dapprima le indagini alle parti otrcse che si mostro vano evidentemente alterate nella fisiologica conformazione. Potei rilevare dall'esame oggettivo, siccome sarò per dire, quanto era d' uopo a s tahilire la predetta diagnosi, co nva lidai:~ dappoi dai chirurgi sostituti dottori Qu.lgliotti e Parboni e tlal capitano medico signor Claudio Sforza che per lodevole amore eli stuclio sovente visita il nostro istituto. La coscia. rima,neva leggermente rivolt:1. sul bacino c allontanata alquanto dalla lh1ea mediana: la gamba semiflcssa. Nei tentativi di ricondurre l'una c l'altm alla naturale dirittura, non si riusciva che a des tare intollerabile angoscia. Non potevo perciò distendere l'arto e notarnc la lunghezza comparatiYa, che ottenni di riscontrare con la misura. dalla cresta antero-superiore dell' ileo al centro del conclilo interno femorale d'ambctlue i lati. Il destro raggi ungeva sei centi metri in più del sinistro, addimostrando l'anormale positura in basso del capo del femore. La coscia rotata in fnora, filceva scorgere quasi post:\ all' innanzi la s ua faccia intema, nel mentre il piede poggiato sul tallone non era minimamente deviato ne' lati. Le regioni periarticolari, anche esse, offrivano speciali ca.ratteri patognomonici: nella glutea vidi
CHIRURGICA
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minore prominenza sul centro : nella, t.rocantel'ica, mancanza della tuberositò. ùella testa del t'c ruore c avvallamcn to corrispondente alla ctwitò. dell'acetabolo. Premendo col pollice s ul margine inferiore delle mas~e 1nuscolari glutec, toccai il gran trocanterc che distava ùalla spin:t superiore-anteriore dell'ileo duo centimetri in più del sinistro. X ella piega. ing uinale appariva notabile infossamento de' muscoli n.dduttori. E in tine il cupo del femore, esplorato dilige ntemente con l'indice e il me1lio, s i stava innicchiato nella regione oralarc, tenendosi prossimo al rafc perincale c in contatto ùel muscolo otturatore. Dai sintomi or o m acccu11ati d cri 1 ù l' imlil:ata diagnosi, distinta, senza dubbio ùa ({ttahHHfllC altra malattia che la potesse simulare. 1\Ierita ciò non ostantc sin~o lare menzione la straordlnaria. causa. che produsse siffatto slogamcnto, e elle non trovo avvertita. e descritta, itt specie con esempi sul vi,·o, in tutt!t la storia dc' tmumi. Da quanto tenue parola il 13octti, è manifesto che fin dalla prima ma.laugurata OC\:n-sionc, la capsula c illcgamento teret.e soffrissero distcndimcnto e rottura, derivandone la fuoriuscita del capo del femore. Tornato però l'arto alla naturale direzione per volontaria e subitanea adduzione della coscia, potè il capo lussato rimontare il ciglio cotiloiùco e .allogarsi di nuovo nell'articolazione. I recenti patologi ammettono in proposito la dottrina iudiscutibilc di Giambattista Fabbri e del clinico distintissimo commendatore Pietro Lorcta di Bologna; c cioè, che l'abduzione molto forte del femore valga. a produrre la lussaziooe ovalare, ma non per sò sola a. renderla permanente. Argomenti tratti dagli sperimenti sul cadavere, provano esservi di IJisogoo d'altre concause, al ti ne di mantencrla. eventualmente irrcducibile: come, la intromiss ione di parte della capsula, dc'.laccrti muscolari, o la fratt ura. del cercine cotiloidco, quante volte si verificasse ; le quali impediscano il ritorno stabile della testa femorale nell'abbandonata cavità. Premesse queste brevi notizie, trovo corrispondenti al fatto le diverse circostanze che accompagnat·ono la produzione e i fenomeni successivi ùelfo slogamento ova.lare, anenuto nel nostro malato. N ella prima lo.r.era:done del legamento terete-orbicolare, non si ebbe ostacolo alla immedia.ta. ricomposi:tlone delle parti
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RIVISTA
disgiunte i nella seconda, certamente più estesa e disuguale, i tessuti lacemti della stessa capsula inteqwstisi preclusero l'ingresso ai.capo lussato. E di vero non mi sovviene · altra ragione
più convincente a persuadersi e più consentanea a convnliù:ue sull'uomo vivente i prre cetti necroscopici de' sullodati sperimentatori. Trovo opportuno, a confermare le mie riflessioni, di trascrivere l'aureo dettato del chiarissimo Lorcta {l), commentatore insigne del Fabbri; il qua.le in riguardo alla eziologia della lussazione sul for:une otturatore, cosi scrive: " Circa al moti o di agire delle cause traumatiche nel !l:~ lussazioue ova.lare, sono d'accordo i patologici nell'ammettere che questa abbit1. luogo quando le coscie sono oltre misltra allontanate l'uno. dn11'altrn. ; siccome però gU esperimenti sul cadavere dimostrano che la sernpUce abduzione opera un dislogamcnto che non si mantiene, impcrocchè, riconducendo l'arto al parallelismo del s uo compagno, il capo del femore, che era uscito dalla cavità, vi entra di nuovo i cosi è a ritenere che 1:1 sola abduzione della coscia non basta a produrre il ùislogamcnto in discorso, quand'anche sia portata al massimo grado. Fanno eccezione ùa questo caso, che è il comune, quelli soltanto ne' quali un qualche lembo ùi parti molli, precedendo il ct\po, occupa per buona parto la cavità articolare erl impedisce al cupo stesso di rientrarvi. Oltre il moto di abduzione è indispensabile il concorso di qualche altro elemento, perdtè la lussnziono succeda e si ma11 tenga. , Dopo ciò voglio an•crtire che l'ingresso dell' infermo al nostro ospedale avvenne nelle ore pomeridiane dopo la mia yisitn. Lo vidi nel di prossimo e tJ·orai an notato sulla scheda conforme a c1uclla trasmessa dall'a ltro nosocomio: " Distrazione de' muscoli addu ttori della coscia. , Ammessa vera in buona fede la diagnosi, senza porla a ra'ii"ronto, prescrissi il li nimento• oleoso con cloroformio e lan duno e il riposo dcii 'arto su piano inclinato dci cuscin i. Al secondo giorno, non migliorato punto l' infe1·mo, ricercai con diligenza le progresso cause già ricordate, prendendo poi in esame speciale i caratteri propri della malattia, de' quali (I l Con(ercm:e (l( chln wgta. p,·acica sulle tussa.;lont traw7tatiçh~. Bologna 1$74. SWl>ilimento tipografico d i Giacomo Monti; pagg. 2'J9.
ClllRU!W!CA
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ebbi pure a narrare l'importanza c donde scaturh·n. il criterio certo della diagnosi. nestara a decidersi per la cura: c scn?.a indugio prcsccl:;i il metodo dcii<\ ridu;.:ione rai:ionn.le; ma,;islrahucnte pel primo ùcSCTitto da G. B. }'ahbri, c <la mc prorato utilissimo in altro simile caso che rc::.i di puhuli<.:a ragione nel 1872 (1). Le 5ingole ma.nualitiì. t·itluttivc, che brercmcntc ricorclcrò, condotte con esattezza non fall iscono a ll' intento; e trngo per fermo sia mi gliore e preferibile ai dieci d iversi metotli raecolli dal Bigelow nella cclèbrnta sua memoria sulla lussr~z i o u c 1)\'alut'C (2). Posto il malato sulla spo111la dc~trn. di un letto solido c sufticientemeutc basso, acconcio alle manualità operative, accondiscesi alle richieste ùa lui fattem i d'essere clorofonnizzuto, ottenendone l'anestesia completa in pochi momenti. II dottor Quagliotti situato al si nistro lato tenne fermo il bacino con le palme delle mani, perchè il meccanismo clelia riduzione non incontrasse irrc~o lare o interrotto proccclitneuto. Quante volte le indi ~<pen sabili cautele si compiano con disadatta maniera, è pur troppo tarclo o non può all'atto raggiungersi il resultato del pronto c facile ritorno del capo fcmomJc nella propria sede. È atlun<JUC importante, doversi praticare la tecnica riduzione con prcstabilita accuratezza, per riuscire nel div isato successo, che solamente si raggiunge con inùi <·ibi le sollecitudine, obhlignuclo la testa del femore a percorrere la via inversa. a tfUClla dte tenne nello slogarsi. D opo questo preliminare avviso, dirò che postomi a destra strins i la gamba in vicinanza del ginocchio e la. sollevai ad angolo retto sull'asse clel bacino, conser\'andola nel l'abnorme direzione a ll' infuora; dipoi trassi il ginocchio all' indcntro riducendo la cos~.:ia parallela alla linea verticale del coqw. Il femore per tal modo guidato come leva, costringe il suo capo ad abbandonare l'anomala situazione di contro la fo ssa otturatricc c di porsi din~ttau~e.ute al disotto del margine cotiloidco. Quindi as\'iene che lo spostamento graduato, produca di per sè il rilasciamento ( l } Resoconto statL•tlco degli ln(e>"till cw·aa ncll'a>·cispedale di s. M .
della consola~tone. Homa. tipo;<r.afla Cttltellin i e f1:1ssi; pagg. ls:i. (2) 11 ~-:=-:tt Y BtGEI.OW, Ul!e•·set .lt t:on Pocilhamme>·. llerlin, 1873. ~l ec chanism us d e r Luxazi onen etc. im Hilf•gelenk.
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dci muscoli psoas-iliaco e in conseguenza renda molto sollecita la definitiva riduzione, la quale massimamente si effettua adoperando in guisa, che la capsula sia tesa c dilatata. vieppiù la sua rottura, da farvi agevolmente penetrare il capo lussato. E così. }Jer le a.ddottc ragioni anatomiche, prima d'ogni altro autore dimostrate all'evidenza sul cadarerc dal nostro Fabbri, potei forzare la testa del femore a superare la barriera del cotilo e sci\•olare nell'acetabolo, proseguendo la manualità nel modo che precisamente rifel"isco. Impugnato il femore con In sinistra nel diametro nntero-posteriore, attraversai la flessura del garetto con quella de1 mio cubito destro: e mentre con la prima sospingevo presso all'articolazione iliaca, con l'altra eseguendo il moto di sollevamento e di a ltalena ùall'alto in basso 11er un quarto di cerchio, fra pocha istanti ricondussi la giuntura ai normali rapporti. E fui persuaso del ris ultato, avvertendo un rumom cupo, o di tonfo, prodotto dall'urto del capo sùruccioiato con impeto nelta cavità. (Jitre a ciò tutti i presenti si dicl1iararono convinti del successo, nel constatare l'arto ripristinato nella normale lnnghezza e direzione. Ora, se vogliasi attenclere alla varh-1. manualità adoperata in ridune, giusta le impareggiabili norme del Fabbri, e che si appartiene alla individuai<' lussazionc, apparisce evidentissimo che il metodo usato non deve appellarsi circonduzione, come per abituale consuetudine scorretta si costuma. Per questo vocabolo, saremmo tratti in equivoco, stabilendosi consistere il processo operatorio nel condurre in giro l'arto, rot'lndolo dall'intemo all'esterno o vicc,·crsa: cltè, appunto in questo modo si renderebbe fru stranco l'adempimento delle maniere valevoli a raggiungere lo scopo con }Jrcstezza e facilitò.. E altrettanto dicasi ùelle altre specie di lussaziooi femorali, ove non la cit·conduzione, che rap}Jresenta l'unico morimento ciclico, ma b manualit..i. alternata della flessione e dell' innalzamento, e il ~ospingerc a modo e lo al.Jbassare1 conducono al fine desiderato della ri}Josizione. Resta dunque provato, a mio credere, che il metodo dell'aggiustare le Jussazioni fcmoro-Biache, non ammette appellativo maggiormente scientifico, cltc quello di raziOJHHe ed ancl.Je, se meglio piaccia, di anatomo-fisiologico c non mai l'altro di cit·crn~duzione: volendo riferire alla denominazione propria i fatti che positiva.mente vengaHo esposti.
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GH!RUIW!CA
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Ottenuta, com'è noto, la riposizione completa, procurai dì mantenere la fissità dell'arto fasciandolo unitamente all'altro, fn(>pouendovi adatto cuscino: e (Jer evitare viemmeglio il processo rcattivo o contenerlo nei limiti discreti, apposi il gbiacfio in vescica sull'anca, raccomandando all'infenno di tenersi immobile nel decubito supino. Trascorsero sci giorni senza il minimo indizio della reazione; più oltre, esordiva lentamente c in modo subdolo l'infiammazione della sinoviale, manifestandosi con turgore sui perimetri articolari, sensazione dolorifica, urcntc-gm>ativa che invadeva il fa.scia.lata c il ginocchio, e soprattutto il condilo esterno elci femore· La cute appariva incolore, per altro distesa c gonfia per l'infiltrato edematoso, c la piegatura ùell' inguini! fluttuante c rilcmta per accumulo di liquido sicroso. Poco appresso e progrcssintmentc l'arto intiet·o aumentato di volume era soggetto a scosse interconenti automatiche; inerte al moto, che comunicatogli riusciva oltremodo straziante. Questi sintomi sttccessero ller gradi : accrescintisi d'intensità. fino al massimo della totale immobilità dell'infermo, che temeva sempre d'essere appressato p er non risentirno, al più lieve utto, il massimo addolornmento. Di pari passo avanzava il disturbo generale; dapprima, in(lUieto c insonne l'infermo accusò continua incstinguibile sete, anoressia e prostrazione: la temperatura ascellare <la! 38•4 C., nel decorso di clue settimane saliva più volte al .40'8 C. Poteva veramente prouostica.rsi che l'idrope articolat·e minacciasse le tristi conseguenze della prolungata rigiditf~ c dello ribell i molestie che non di raro succedono nelle lussazioni di questa specie, od :cmcl1e la probabilità della simile recidiva lussnione, per qualche movimento meno che limitato. Pertanto fu mestieri di ricorrere al metodo antiflogistico energicamente applicato e promovere la progressiva scomparsa della sopraggiunta successione morbosa, a dir vero, molto grave. A questa i11dicazionc contribuirono il sanguisugio, i sedativi interni " laudano e cloralio, , i locali " iniezioni morfinicbc, , i catàplasmi ammollienti, e da ultimo il Ycscicatorio sulla regione trocanterica. Non meno di un mese continuò la flogosi decrescendo l)er gradi ma lasciando torpido l'arto, poco o per nulla pronto ai volontari movimenti. Incominciai a comuni-carli moderatamente e in breve estensione nei di-
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versi pcrimctl i, arrestandomi quando riuscivano }Jenosi. E altrettanto a risolvere l'edema superstite, mi valsero bene iJ massagg1o, le frizioni alcooliche semplici e canforate e le pcnnellnture iudichc, nl fin e di ottenere il perfetto ristabilimento del voJw11e normale delle pari i sl a lungo assediate dalrinfiltrato sie-roso. A poco a poco adottando l'accennata terapia, si spense l'irritazione della giuntw·n, rendendosi proclive il convalescente a sostenere le trazioni impresse e a compiere di per sè la ginnast-ica funzional e. Oltrepassa.ti due mesi, osservai notabile miglioramento; noetti si mostrava pronto con l'uso delle grucce a sostenere piacevolmente il peso ùel corpo e a marcare i passi, quantunque ristretti nella linea dirella, non che a piegare all'avanti e Jlostcrionneute l'arto che raggiungeva uguale lunghezza dell'altro sano. Il 23 di giugno permisi che abbandonasse l'ospedale, consigliandolo che non eccedesse giammai le norme prescritte nella, durata e uella discreta attivUà. de' movimenti, temendo riuscisse nocivo l'abuso: cagione probabile di artropatie lente c incorreggibili, che arrecano in tali occasioni soprattutto le ostinata e ribelli sofferenze. Confortato poi dalle splendide osservazioni pratiche redatte dal maggior generale medico dell'esercito italiano comm. P. E. 1\'fanayra intorno agli effetti stupendi della cura balnearia con le 1\cqne, i fanghi e le docce d'Acqui (1), ben volentieri m'interposi perchè il mio cliente vi potesse ricorrere. Le autorità della R. Casa, accolsero di buon grado e favorirono la domanda con la consueta generosità, procurando al mio raccomandato il migliore successo, quale appunto nel mese di agosto p. p. mi notificò gentilmente per lettera. I{iscrissi rallegrandomenc, ma insistendo di non intermettcre le maggiori anertenze, e per lungo tempo, ritenendo ùel massimo valore gli ammaestramenti del Pitha (2), che rclntivamente n questa lussazione ripete con molta forza le indispensabili c protratte cautele e le incessant.i avvcrteuze terapi . che: avendola riscontrata pertinace nelle consecutive alterazioni del moto articolare e spesse volte disposta a recidivare, anche quando le condizioni della lussazione fossero state semplici.
Cl) Giornale di mecllctna miLLta.·e. n• 3, marzo IS79, pag. 235. · (2) Tnt-tca!O t/el morbi delle estt•emltà., del C. FRANCESCO V. PtTIIA. Versione italiana del dott. GtO\'. AJSTON&LLl, Napoli 1873, pag. 16t.
CHflWJ\C:IC'A
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Sulla introduzione di tnl'i n t•lln tradaell dnlla"l boC<:u hnc~e di cs<•:;-nit•(.l la. h •;u·heotomiu ( Gazz· Meri. li. Pt•ov. l-'e11., n• 25, ngo~ to 18::!0).
Il dott. Guglielmo 1\Iaccwcn, prof. a Gla:'>cow, ci dà hL storia di alcuni interessa ntissimi casi, uci ttu:tli s<uellhc stata ll l'CC ~sa ria la tracheotomia, ed inrece egli introdn,se un catetere tlalla bocca nt:lla trachea. Dc' suoi casi publ.Jiil::tli :;erglianw il Sl'gttt•ntc: E dema rldlu rJlolti,ze in seguito rtrlafle.àvne lM illtleO cronicct. i\'l. R., donaa di 38 anni, renne rkorerata nell' infcnncria reale 1'8 dicembre per un'affeziono Jal'ingcu. che richicdcra l'intcrrcnto cl!irurgico. Da. un mese essa sull'riva ùi una nffr t.ione (]ella gola, che si suwosc essere un' ulccrat.ionç tlclla l:ui ngt>. 1\fè,liantc debite cure essa parzialmente ne guarì, ma il G dkendJrc ric.:uddc. Provò allora dolore di gola cd all'orecchio destro, difficoltà di deglutizione, che aumentò sempre più; i litt uidi ch'essa tentava di deglutire passavano per la bocca. La rcs1Dirazionc pure si fece sempre più ditl:ìcile, tinchè, nel giorno della s1m entrata, od!' infermeria, il suo medico curante credette che un intcn cuto chirurgico fosse di prima necessità, C(l a tal fin e la fece accompagnare all'ospedale. Essa trovavasi allora nella condizione seguente. Aveva. uno sguardo ansioso; la rc~pirazionc era a:;sai stentata, rumorosa e dillicilissima; la saliva sgocciolnva dalla bocca, non })Olendo inghiottirla, c tli quanùo in (jU::tuùo insorgcra un attacco di tosse secca, col quale ve ni va espettorato un po' di muco misto a saliva e tinto di un po' di sangue ; ascra afoni;t, c per farsi comprendere faceva dci segni. E sitò alquanto a fare qualche tentativo di deglutizione, ma alla fine fu i11dotta ad inghiottire un cucchiaio di latte, che dopo tJUattro o ciiHJue sccomli espulse dietro un accesso di tosse. Si ripetè il teutatiro con risultato uguale. Esaminata la gola, si trovò molto ristretto l'orificio della laringe; si notò che da ogni parte eravi del tessuto edematoso il quale s i stendeva posteriormente sotto forma di tumore, occlu~ deudo iutieramcnte la faringe. La. punta dell'indice poteva otturare la porzione della. laringe rimasta patente. L'epiglottide non era attiva e nè essa, nè i tessuti circostanti mostravano al tatto la sensitività abituale. I n conseguenza della forma di tumore del-
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l'edema, la. laringe veniva spinta anteriormente, e fissa in tale posizione. Si trattava adunque di un caso, che avrebbe richiesto la tracheotomia.
In via esploratoria venne introdotto nella. trachea dallo. bocca un catetere N. 12, ed in seguito il più piccolo tubo ta·acheale che si a veva. L'introduzione di questo tubo produsse un accesso di tosse che durò circa. due minuti. Il tubo venue inserto alle 6,20 pom. dell'S dicembre, e fu tenuto in sito fino alle 8 ru1t. del 10 dicembre, notando, che lo si estrncva. per pulirlo ogni dodici ore, poi lo si rimetteva. In tutto, esso restò 35 ore nella. trachea. Negli intervalli, dumnte i qunli il tubo veniva estratto, se ne introduceva un altro nell'esofago per l'alimentnzioue artificiale. Quando venne estratto permanentemente, l'edema era di molto diminuito, l'auunalata poton1. libemmente respirare ed inghiottire, e da questo momento il migliora.mento fu continuo e costante. Dai diversi casi cosi curati, il l\'lacewen tme le seguenti conclusioni: l" I tubi possono essere introdotti nella gola non solamente nelle affezioni croniche, ma. anche nelle acute; 2• Possono iutrodursi senza l'uso dell'anestetico; a• Con essi si respira liberamente; 4• Da essi può passar(' la sostanza. che si espettora; 5• Mentre che il tubo è nella trachea si può deglutit·e; 6• Quantunque ùa principio il paziente })rovi una dolorosa sensazione, questa. tosto scompare ed i tessuti diventano tolleranti; 7• Il paziente può dormixe col tubo in sito; s• I tubi non .apportano nessun danno; 9• I risultati definitivi furono rapidi, completi e soddisfacenti; 10• Tali tubi possono essere intt·odotti nelle operazioni della faccia e della bocca per impedire che il sang ue entri nella. trachea, e per amuùnistrare l'anestetico, essi rispondono mirabilmen te a t.a.Je scopo.
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Oz l'nll. gunrUo col lO(IOformio, del 1lott. LEIZEL (LAnn) (Allg. 1n. Centml- Ztg., 5 gi ugno 18~0 e .Allgemeine Wieuer ]l[edicinù;che Zeitun.r;, n• 30, 1880). I favorevoli risultati ottenuti tln.lt'uso ùcll'iotloformio nelle otorree croniche mi determinarono a scrvirmi di questo rimedio anche nell'ozena. Con 2 grammi di iodoformio e 10 di gom111a. arabica, formai una polvere da fiuto, c di questa poll·ere ne diclli al paziente da 3 a 6 prese il giorno, perehè la annusasse in tutte due le n:trici. In 6 casi da mc trattati in qttesto modo, il risultato fu straordinariamente felice. 2 casi, in cui per mesi inticri si erano usati inutilmente tutti i mezzi tempcutici, cura ti col metodo suddetto, giunsero a colllpleta guarigione nello spazio di 10 a 15 giorni. Gli altri ,t meno gravi, in 6 ad 8 giorni. Prima di servirmi clell:t polvere in(licata., faedo uso tlcll::t tloccia nasale, allontanando, quanto è possibi le, le croste, rncdin.nte il cum orecchi, per rendere più rlticacc l'applicazione di c~sn . L'odore spiacevole dcll'iodoformio è tollerato dallo persone di fam igl ia. più volentieri, che non l'orribile fetore ùell'ozcllil.
A.nestcsln. locnlc e generale mecllante ruso del bromur9 d 'etile. Esperimenti del tlott. Tr.1w.LO~ (.d.llgemeiue Wiener medid11isclie Zei/unr;, n• 30, 1880). L'autore analizzate le qualità Jìsidto c cliimicbe del bromuro d'etile (etere bromidrico U -lo. H 5. Br.) c dimostrato, che i suoi vapori non banno azione irritativa, e sono tlifticihneute causa , d 'infiammazione, ci descrive gli esperimenti ùa. lui cscguitt. Egli intraprese l'anestesia locale scrrcndosi dell'apparecchio Ri c h anlson, il quale, come egli all'erma, fu modificato a Parigi da Coli in, poichè esso nella sml primitira forma dara troppo poco lir1uido per inumidire la ente . L'apertura I:bera dell'apparecchio non può esser tenuta a maggior distanza di 6 a 8 tent. dalla culo. L'anestesia locale si compie nello spazio di l a 3 minuti, c si appalcsa lla. una macchia bianca sulla pelle. Questa macchia si produ ce più sollecitmucnte fiLCcndo una puntura, o una. piccola scalfì tura. Durante la nebulizznzionc, l'ammalalo accusa talora
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una sensazione disaggradevole ili fteddo, che qualche volta è perfino dolorosa. Col sospendere della neuulizzazionc, scompare la tMccllia bianca, che è sostituita da un vivo· rossore passeggero. Fincllè duru la placca bianca si può scalfire la. pelle e inciderla a poca Jlrofonditil. L'anestesia.locale provocata dal bromuro d'etile ha il vantaggio, che si possono eseguire operazioni anche col gal vano-caustico. Volendo spingersi con questo in strati più profonJi, deve essere mantenuto costantemente in una temperatura abbastanza a lta affinchè non sia spento ùal liquido nebulizznto; c bisogna pure interrompere l 'operazione, e rendere insensibili le parti più profonde con una prolungata nebulizzazione. Terillon esperimentò l 'anestesia generale sugli animali e sugli uomini. Nei cani usò subito le graucli dosi, per cui l'an.estesia si rese completa in uno spazio di tempo incredibilmente bre ve. Il polso cd il respiro furono accelerati, le Jmpille allargate, e In congiuntiva si rese insensibile, l'animale dimenava le gambe di qua e di là. La respirazione si fece poi più lenta, c si m anifestò l 'insensibilità. L a narcosi può essere prolungata soSt)endendo tratto tratto la nebulizzazione; bisogna però tener ù'occhio la respirazione, che può essere impedita dalla saliva e ùa.lmuco raccolti ne!Ea faringe. Se la narcosi non è sospesa, e prosegue senza permettere all'aria di penetrare, l'animale può moru·c in un quarto d 'ora. Tcrillon esegui pure 12 esperimenti sugli uomini. L a durata dcU'a.ncstesia da lui provocata durò, secondo la natura dell'operazione, dai 5 ai lO minuti iumeùia. Egli tiene il seguente metodo: versa da 5 a 6 gr. dell'anestetico sopra una compressa a molti doppi la quale deve ricoprire quasi per int1ero il volto cle l paziente, cui si fanno fare profonde inspirazioni. Il res?iro rimane facile, talora però si manifestano fin ùal principio dei s intomi di soffocazione, in un minuto l'anestesia è completa1 meno che per gli a lcoolisti che fanno eccezione. Se la narcosi continua, fm un minuto, o poco più, si ha il rilasciamento muscolare, prct:'eduto ùa leggere contrazioni. Il volto e il collo si arrossano e trasudano, la congiuntiva s' inictt.'l., le pupille si allargano Jnoderatamente, il polso è accelerato c ùuro, il respiro russante ma regolare . In questo periodo la respirazione può venire disturbata per accumul ameJlto di muco nelle fauci, il quale è necessario allontanare. Yole udo prolungare la narcosi, basta far aspirare dell'aria 11ura con
CHIR URGICA.
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vapore di br01nuro ll·etile; ma non bisogna protrarrù a lungo l'uso di questo mezzo, perché esso sarehbe prontamente eliminato, e l'ammalato s i s\·eglierebbe presto. Finita la narcosi, il paziente si desta rapidamente, e per lo più, senza incomodi, e senza vomito, il quale può soprag~iungere però qualche ora dopo l'operazione, cioè d opo il primo cibo cbe egli prende, come pure nell'intermissiouc della narcosi . In questo ultimo caso è necessario aumentare la rlo ~e del narc'ltico. Terillon pn•·agona. l'azione del bromuro d \:lile con quella dd cloroformio, e conchiudc, che il primo merita la preferenza, perché non pericoloso; cd è tanto più vantaggioso nelle piccole operazioni, in cui non necessita il rilasciamento muscolare completo; in cui la prontez za della n:wcosi e la mancanza di rapidi accidenti al primo svegliarsi danno uno SJ>eciale successo. Se JlOi l'etere bromidrico sia oppg_rtuno n elle 1unglte operazioni, ed in queste s ia da preferirs i qualche alt~o narcotico, è cosa ancora da dimostrarsi.
Statls tic n. chtrurg lc n. del primi sei m esi di un o s pitule n. 1•adlglioni ts ohlti, per l\L DAuvt, medico principale eli 1• classe (Recueil de rnemoires de m érlecine, de cllin11·gie et de pharrnacie militaires, n• 195). Il nuoro ospitale militare di llourges è stato aperto il P maggio 1879. Questo ospitale è stato costruito sulle indicazioni del dottor Ch. Sarazin, sotto la direzione del comandante del genio Gripois c secondo il prog<'ttO proposto dall'ingegnere Tollct. È un ospitale a piccoli padiglioni isolati, è un Block- sislem americano, costruito sopra volte c col solo pian terreno ; è analogo all'ospitale cirile di Gand, ma con minor lusso e minori comodità. Ogni sala a volta ogivale contiene 28letti. Largamente \·entilata, largamente illuminata, essa ha murn,glic rirestite di uno stucco che si può lavare a grand'acqua. Come è oggi giorno lo spedale di Bourges lascia. ancora molto a desiderare ; ciò non ostantc jJcrò esso dinota un considerevole passo fatto sulla via d e l progresso. Malgrado le sue imperfezioni, questo stabilimento ha d ato, nei primi sei mesi del suo funzionamento, dei risultati rimarchevoli.
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IUVISTA
Dal l" agosto 1879 al l" marzo 1880 tutte le operazioni pratica,te dai signori Cocllll c Dau vé, ai quali era affid~Ho il servizio di chirurgia, ebbero successo completo. Le piccole operazioni ~be giornalmente si 1n·aticano negli ospitali militari, come apertut·e di ascessi, punture d'irlrocele, esportazioni di unghie incarnate, circoncisioni, estrazione di scbeggie, operazioni ùi fistole anali, esportazione di gangli, di igromi, di cisti direrse, ed infine amputazioni di falangi ed anche di dìta, non furono 111:1.i seguite nè ùa. risipola nè da anelenamento settico. Le grandi operazioni, sì rare negli ospitali militari in tempo di pace, direntano assai frequenti a llourges, doro esistono grandi stabilimenti di artiglieria., fonderie e scuole tll pirotecnia, e dove gli operai civili che in essi lavorano hanno diritto di farsi curare negli ospedali militari. Dopo il "mese di agosto vi furono praticate sei grandi operazioni: Amputazione dell'avambraccio alla parte mediana - lleck, operaio della fonderia. Stritolamento delle ossa dell'a,·ambraccio sotto una ruota dentata. Operaziono immediata praticata dal dottor Cochu il 29 agosto. Guarigione. Uscita dall'ospitale il 16 ottobre; Amputazione del braccio alla !)atte media - l\'labillon, soldato nel 95• reggimento di linea. Artrite fungosa del gomito sinjstro. Operato il 5 ottobre ùal dottor Cochu. Guarigione. Uscita dall'ospitale sul 'principio eli novembre; Amputazione del braccio immediatamente al disotto delle tuberositi dell'omero - Guillot, operaio della fonderia. Stritola · mento dell'avambraccio con strappcunento dei muscoli e della pelle del braccio sinistro preso fra un ingranaggio. Amputazione immediata praLicata dal dottor Dauvé il giorno 9 febbraio. Riunione immediata dei due terzi della ferita al 18 febbraio. Guarigione completa a l 20 marzo ; Amputazione della coscia sinistra - P luvinet, soldato del 1• reggimento artiglieria. StrHolamento della gamba. Amtputnzione al disotto della spina della tibia praticata dal dottot· Cochu il 27 settembre. Artrite suppurata del ginocchio . consecutivn.. Amputazione della coscia il 2t:; ottobre. Cicatrizzazione completa il l • dicembre ;
CIIIRUrWIC,\
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Resezionc parziale de l go mi to - l\Ioltot, soldato uel 1· regg imento artig lieria. ~ecros i ùcll"estrcmitù inf;:riore d ell'omero in seguito a ~rav e frattura. Eutrato nell 'ospitale il r gi ug no, operato dal dotto r Cochu il 15 agosto. Guarigione cou anchilosi in fl essione ; l~escz i one parziale del masrcllnre s uperi ore destro Zin: ser, d'anni 40, capo sarto d 'a rti ~lieri a. S;lrcoma mielo i1le volmninoso della gnancia destra. E sportazione del tumore, resezionc della 1>arete nnteriore del sc11o masccll:wc c d ell'osso malarc il giorno 7 ottobre. L'operazione venne fatta d al dottor Dauré. Riuni one inuncdiMa deila ferita. Cicatri zzazione completa al 1• novembre. Il malato rientrò nell'ospitale il 18 ge nnaio con esoftalmo e nella notte mori d i edema polmonnre. Un tumore di identi ca natum occupava il fondo della cavità orhi tm ia. Di tuLti i ~randi tra umat ismi curati nell'ospitale, i più importanti furono le fra t tm·e, fra le quali : Una frattura della rotula con ferita penetrante nell'articolazione d el ginocchi o. Guarigione con semianchilos i; Una fra.tturn. comlllinntira della cresta iliaca. sin istra con fendituru, emorrag i<l, ematuri a. C<tlc.io <li enrallo. E r-trazione di scheggie. Flemmone profonùo. Con t ro-aperture. Guarig ione dopo cinque mesi ; Due fra.t.ture di gamba in tlue artiglieri prodotte da. scheggia di obice. Uno di essi era guarito completamente d opo tre mesi di cura. L 'altro morì di embolia cardiaca. t re mesi dopo l'accid e nte ; Una frattura comminutiva delle due ossa della gamba con scheggie voluminose ed ernia muscolare in un operaio <lella fond eria. Caduta di un pezzo di ghisa sulla gamba. Guarig ione dopo tre mesi di cura ; Quattro fratture di gamba con ferita delle parti molli, prodotte da ca.Icio di cavallo. Tre guarirono colla mcdicatura della ovatta s i licata. Nel fJnarto rimane atlnalmeute un piccolo seques tro da t ogliere. Ri e pilogando, di tutti i malati ri cevuti ne ll'ospitale 11er traumatismo qualunque, nou si è perduto che l'artigliere morto in seguito acl embolia del cuore. Questi s uccessi eccezionali potrebbero fino ad om dipendere
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RIVISTA
dnl'lo condizioni igieniche inerenti ad ogni ospitale nuovo. Si è
forse un poco troppo negletta. In medic.ntura antisettica colle suo numerose form<1lità, nella considerazione che si è operato in un m'ezzo quasi asettico. Si sono medicati gli am{lutati nel modo piia semplice possibile. N el primo giorno dell'operazione, dopo twcr lavato In ferita con acqua pura. nelle amputazioni primitive, e con soluzione alcoolica fenicata nelle amputazioni consecutivo in tessuti già tocchi tla processi infiammatori , si prosciugava. completamente In ferita; fu sempre tentata la riunione immediata delle superfici cruentate, avendo cura di lasciare alla parte piia dedire un'apertura per la quale Si introduceva un grosso drenaggio nelle parti profondi. Un })iccolo pannilino bagnato nella glicerina, un piumacciolo di filaccia, uno strato di ovatta, e un triangolo completnrano la medicatura. Ogni giorno per la via. del tubo a drenaggio si facevano iniezioni detersh•e con una soluzione fen icaln più o mcuo concentrata, secondo la qualità. e l'odore delltt suppurazìone. Se l'odore del pus diventava. fetido, se la ferita assumc,·a cattivo aspetto, le filaccie venivano bagnate nella stessa soluzione più o meno concentrata e tutta la medicntura veniva ricopcrtn da una tela gommata. Dopo·la campagna di guerra del 1870 noi non medichiamo altrimenti i nostri amputat.i. L'ospitale di 13ourges si compone di 12 padiglioni, ed è costruito per 300 letti; contiene nbi tualmente 150 malati tra i quali 60 feritj. Tre padiglioni, ciascuno di 28 lett i, terminati da due gabinetti di isolamento, sono destinati estEnsivamente al servizio dci feriti. Una di queste snle deve costantemente essere vuota. Ogni tre mesi, c più spesso se occorre, i ròalnti di un padiglione sono fatti passare nel padiglione libero e le mura, le finestre, i pavimenti di legno del primo sonc lavati con acqua fenicata. Nella prima volta simile l:warro venne fa.tt() con una pompa da. incendio, in oggi invece si adoperano grosse spugne. Un inconveniente elle esiste nell'ospitale di Bourges è costitu ~to dai pavimenti in legno. Se, come speriamo, essi saranno ri mpiazznti da pavimeuti fatti con materia impermeabile, le conùizioni igienicbe di ùett.o stabilimento miglioreranno notevolmente perchè in allora. si potranno fare i la vacri a grand'acqua o si potranno conservare le prezioso qualità di ospitale nuovo.
ClllRURGJCA
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Del me c c anis mo •Ie lle fratture ))Cr arme da fuoc o delle oss a lo11gb.e maggiori, c ou dlmoscrazioul, del dott. lloasuAUPT (Annali tmiuersali di medicina e chinwgia, luglio 1880). Dietro il copioso stutlio del dott. Reher, fatto durante l'ultima guerra russo-turca, sulle frattu re da colpo d'arme da fuoco delle grosse ossa lnnghe, l'autore tentò di spiegare in via s perimentale il meccanismo di tali lesioni, come pure ùi misurare la sodezza di reazione e di pieghevolezza delle ossa umane. Secondo la sua esperic.nm, che s'appo'ggia sulle prove eli circa. 600 preparati di tali lesioni, anche un'arma da fuoco che colpisce l'osso ad angolo retto, sia alla dialisi che alle epifisi, non vi produce un foro netto; ma vi si trovano sempre insieme delle fessure più o meno numerose. Quanto finora si riteneva, che cioè tali fessure siano una conseguenza della scossa portata alle ossa, la quale s tarebbe in rapporto inverso e proporzionale col peso della palla, l'autore nega rccisamente. Poichè la fisica stabilisce che le screpolature per commozione avvengono solo là dove hn. agito a lungo una. Yiolenza non s uperiore al coefficiente di elasticità dell'oggetto colpito. 1\'la. In palla agisce solo momentaneamente e la sua violrnza, nei casi in cui vi è anche frattura, supera. non solo il coeffic.:iente dell'elasticità, ma anche quello della pieghevol·~zza delle ossa. Perciò le crepature per commozione doVTebbcro solo presentarsi molto distanti dalla parte colpita. I nvece per l'azione dci moderni proiettili conici risultano fessure che pat·tooo dal luogo della frattura. Contro la giustezza della ipotesi della commozione parla anche il fatto, ' che le fessure per solito mancano quando sono soltanto' di poco intaccate le epifisi. So anche tale ipotesi fosse giusta, essa dovrebbe essere invertita. in quei C<tsi, in cui per la minore forza del proiettile si avessero una scossa. più grn.ve e delle considereYoli s;chcggic. Del resto la epifisi del femore si fende perpendicolarmente c quella del braccio in direzione trasversale cd ohliqua, corrispondentemente all'edificio architettonico di quelle parti o:;see. X el primo caso di regola la. fess ura non discende n! di là d eli n cartilagine. Per la spiegazione delle particolarità delle fratture per colpo d'arme a fuoco alla dialisi, l'autore considera la forma dell'osso,
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RIVISTA
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sia come asta che \'ien e rotta, sia come anello che viene compresso. Alcuni pt•eparati dimostt•ano che ambedue i mccca.nismi possono r eni re isolati. Rozze palle d'arcilbugio con proiettili grossi e larg!Ji,rompendo l'asta, hanno per conseguenza la frattura t rasversale, come gli ordinari traumi. L'alll·o meccanismo, secondo cui un osso fresco compresso tra-sversalmente viene per lo più a screpolarsi longitudino.lmente in -~ si ti, si verifica. ordi::ariamente nel luogo di passaggio dalla diafisi all'epitisi. Per lo più anzi s~ combinano tutti due i momenti e comunemente cagionano la frattura tipica della dialisi. La ù.iafisi resta cioè scomposta in due pcz:r.i ohliqui, dtr formano un angolo apct·Lo verso il luogo di usdt:~ t!cl proictti!t• c ft-.l es,i ~i trurano due schcggie triangolnri, che ,-i ton·ano alla Jum lar:(a hase di fronte allnogo d'entrala del Jll'Oieltile c fMt tHino la fn-i della ft•ssum po,-teriorc longitmlinnle. lua tale fml1 nra potrchbe :1nche e~sl're chiamata fra.ttura. longit udinule a spi r.t. pr·rchè le fessuro incrocianti si al luogo colpito decorrono ~t spira. 1'cn;h~ surreda tale fra t tura non è necessario che In palla p~rfori una parete dell'osso. Siccome l'autore ha. potuto produrre !ali feso;urc longituclinali JlOSlcriori in cilindri eli ,·ct.ro cavi orli lc~nn col t.nvi pcnl'trare in unn sola parete un'animella n prcs~innc eon terminazione ciliudro-conica, cosi ne segno che la pressione iJ raulll:a.latemlc del midollo compresso sia senza importan:r.a per la produzione della fcs~nra longitutlinale posteriore. Perciò il proiettile, al momento della frattura, può anche prorlurre la fessura posteriore, che res!:t aperta senza lasciare una sprciulc OJH'rtm·a tl'uscitn. (~nanlunquc la fl'ssurn. longiludinale po«frriorc si eslcndtt di solito a più che metà della lunghc:r.za d<:ll'osso l"sso può tuuavil~ guat·irc ancom, però in via cccC't.i onalc. Se il pruictlilc alla ,)i,lfì~i f(1rma una speciale apl'l'lurn. d' uscita, allora ~i yrriticano tlcllc scltcg~ie molto com]Jlicatc (fin GO scheggil:'). I fl':.tlllmrllli :-ono allora taglillti rloppiumente in isgbcmbo, le k,,urc laterali sono tanto piit fortemente incunate, quanto pilt c!--~C ~oono rit:inc ai pu11li tli passaggio tlelle palle; e siccome es;;c rirol,!.{ono la loro cotwessità \'Cl"::·O i punt i d'cntmtn e d'uscita. rlcl wnicttilc, eo,i le ;.clwggie lotterali hanno In forma piramidale. l> i tali fmlture l"aulorc lta Ycduto u n:~ como l iùnrsi ancora. Anche per tale forum di fratlur,l si ottengono gli esemplari sul cilinùro t! i retro colle com·cnicnti molliticazioni deU 'esperimento.
CEJIRUIWfCA
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QuPste c ircn~lnnze si ramhiano pcrù di molt o, f]UaJlÙO pro iettili ùeholi c:olpiscono parti osseo eli minore solidità e di lll:\J.!gioro rig irlitù. Le s uperH ci a volta in tali ci reostanze venl{ono ;:pi ;mate. Similmente eome in co n ~c;; ul' nzn di un colpo contro un vetro di fine tra od una pu.lla eli vetro, si produce unn Jlg ura. stellatn. di fessure nd anelli conccnt riei, fonnans i co i le fe~s ur.• tl'c ntratn ai capi nrticolari c tH'Il e loealit:\ delle g rosse ossa lunghe che han no uua superfi cie che si approssima, alla prima. Nel le ossa squi sitame nte cilinclri che inreee i g uasti s i assomi~Jiano o. qctelli che s i hnnno iu un ci lirHh·o di Yetro, contro cui si tiri un'archil>ugiatn, e le screpolature s i presentano clo,·e l<\ s upcrn cie secondo la loro configurazione oppone a lla pressione clelia palla la minore resis tenza. Aff1ttlo nnalogamr nte si comportano le fessure di sortita, come molto be ne dimos trano i così detti fori dei 1J'I'nietlili dtJlle
epifi.ii. 1)erò In frattura per colpo d'arma a fuo co non dipende punto solo ùaJia forma delle ossa, come ne i corrispon,lenti oggetti tli vett·o; molto anche c'influisce la struttura dell'osso. Che poi l'uno o l'altro di tali mnmenti primc~g i , ciò pare dipenda essenzialmente dal modo, col quale ag isce il corpo: c s i comprende bene che influiscono pure l'età c le conrlizioni individuali. L'autore infine dice alcune parole di spiegazione delle fratture falsamemte chiamate spimli. Il modo con cui esse s i presentano al femore cd nll'omero e si estendono a r1uasi tutta la dialis i, )1Uò artificialmente essere riprodotto infiggendo uno scalpello in s ul me zzo della dialis i di tali ossa iu direzione longitnJiuale, oppure, il che avviene più di rlHio, coulpritno•rHlonc la rl infisi in cliretionc trasversale. Pare che tale facoltà delle ossa di fenders i s piraimente sti:l in connessione colla torsione, che J!rova tutto l'osso nel suo sviluppo embrionale. Tale dispos izione nlla torsione risalta nncom d t più nella seconda maniera di fratture spirali, nella quale la linea spirale può per ben. due volte aggirarsi iutorno all'osso, e dove una linea obliqua o perpendicolare congiunge la spira. Queste fratture spirali vengono osscrratc nelle grosse ossa lunghe, quando il proiettile ha prima colpito i condili, i trocantcri e qualunque sporgenza ossea. Allorchè, s uppongasi, queste apofisi, riguardate come nllarg::unenti trasYersali delle ossa, OJ1pOngono,
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R1VlS1'A CHIRURGICA.
per In loro speciale elasticità, uun. maggiore resistenza allo. penetrazione del proiettile, in conseguenza dell'urto tutto l'osso viene ruotnto, ed ecco prodotta una Crattura spi rale. Anche tale effetto si può speri mentalmente produne. :M:n. nel fatto il meccanismo della rottura delle ossa è anco ra molto più complicato, che non sias.i fin qui detto, poichè per ln scossa i proiettili, specialmente le palle cave di Snyder, danno luogo egualmente a. scheggie c le particelle di piombo lanciate producono anch'esse delle fessure e dc :le screpolature indipendenti; e poi i momenti meccanici secondari i, come il peso del corpo od una ca,dutn del ferito, condeterminano la forma. e l'estensione della fmttura. Per tutte queste morlin('azioni l'autore presenta i preparati dimostrativi. L e circostanze finora esposte sono di t:rnto valore sulla. terapia. c.Lte secondo l'autore esse invitano a. porre il principio di astenersi d:J. ogui sbriglinmento per l'estrazione delle scheggie e dci proiettili e di cel'C~are dopo una sola disinfezione delle s uperfici, di ottenere una cicatrizzazione sotto In. crosta. Specialmente le esperienze di Reyher nell'ultima guerra russo-Lui'Ca parlano altamente per una tale cura. conservativa. L'aria è più nociva che qualunque corpo straniero, molto più nelle località. sovracaricl•e d'ammalati. Dopocbè V. Langenb<icl' si fu pronunciato per lo sbrigli:.tmento nelle ti·attnre comminuti ve delle epifisi, l'autore dichiara che egli preferirebbe all'amputazione la cura. uonservativa nel caso che i proiettili fossero restati negli arti e che pure i fori prodotti dai proiettili fossero complicati da estesa scheggiatura. Scbmidt osserrò in 40 fJ·atture per colpi d'armo a fuoco un decorso asettico, quantunque si fosse solamente accontentato dello. disinfezione della s uperficie; anche nell'estesa scheggiatura si p uò fare assegnamento su un decorso favorevole. V. Laugeubeck vorrebbe sostenere il suo processo essenzialmente in riguardo alle lesioni gravi delle parti molli, che possono avere per conseguenza. tumefaziono o gangrena. Esm:J.t·cb fa notare la. straordinaria difficoltà d'una sottile diagnosi delle t'rattnre a scheggie e sconsiglia perciò ogni spaccatura. e sondaggio della feritn. Già dapprincipio si metta in opera. la medicazione per occlusione diretta antisettica.
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RIVISTA OCULISTICA
Del nls tagmo. Memoria del dottor vV.Ut LOMO:O.'T (Antt. cl'oculistique, luglio-agosto 1880). Essendo il nis tagmo ( ottalmospasmo degli elenchi B e O) una. delle malattie che escludo no dal srrvi zio militare, cred iamo non inutile porgere un sunto di questa memoria del dott. 'Vnrlomont. D vocabolo 11istagmo si applica ai movimenti oscillato•·i del globo oculare, vuoi di circunuluzioue prodotti dalla. contrazio ne successiva dei muscoli retti, vuoi di 1'0la$iOM sull'asse anteroposteriore cagionati dalla contrazione nlternatim dci muscoli obliqui; movimenti involontari che ordinariamente non cessano che durante un profondo sonno a<·•:Ompagnato da una risoluzione muscolare generale, o, in talune forme, dallo sguardo fi sso in una. determinata. direzione. Il nistagmo non è propriamente una. malattia., non è neppure un s intomo ; il più spesso è semplicemente un fenomeno morboso che si associa. a. diversi disturbi di t utto l'organismo o soltltllltO dell'organo \'isivo. I movimenti sono oscillatori, t·otatort e misti. I movimenti oscillatori sono oriz7.ontali o verticali. Gli orizzontali sono pitl frequenti ; in generale sono tanto rapidi che è impossibile contarli, In. loro frequenza. suole essere in ragione inversa della. loro estensione. Ordinariamente il movimento orizzontale si an·esta. se lo sguardo è fissato all'estremi t:\ destra o sinistra o abbassato sopra. un oggetto '' icinissimo. r crò la. volontà. diretta non ha alcu na. ba.lìa su questi fenomeni. I movimenti oscillatori verticali propri del nistagmo dei minatori sono rarissimi in ogni altra condizione. I movimenti rota,tori si eseguiscono intorno l'asse' di evoluzione dei muscoli obliqui. Sono meno rari dei movimenti verticali.
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RIVI!STA
Nei morimenti misti accadono le due specie di oscillazione ordinariamente nel medesimo tempo, di guisa che l'occhio patisce come un vero movimento di circumduzione. La. direzione del movimento può essere conosciuta. dal paziente per gli spost~ m enti che prova la immagine di un lume posto davanti gli occhi. JPiù spesso i due occhi danno !:1 stessa figura, il che si può rlimostrare producendo la diplopia coi prismi, ma talora le figure sono difrer enti. I movimenti talora sono cosi rapidi e cosi brevi che l'occhio può sembrare fi sso e il nistagmo essere difficilmente scoperto. Le oscillazioni del globo sono talvolta. associate a movimenti spasmodici poco est.esi, ma visibili delle palpebre c della testa. Imo,·imenti della testa si fanno in direzione opposta a quella ùel globo oculare e sono dovuti al sollievo che procurano facendo che sieno meno peuose le oscillazioni. Però non sempre le oscillazioni sono causa di disturbo. Questo manca nel nistagmo continuo; laddove nell' intermittente o accidentale gli oggetti sono veduti danzare davanti gli occhi con grandissimo incomodo. Il nistagmo vuole essere studiato: 1• nei non ambliopici, 2• negli ambliopici. Nistagmo senza ambliopia. -. Tn questo caso il nistngmo JlUÒ dipendere da un'altra malattia il più spesso cerebrale (nistngmo sintomatico) o da un'affezione primaria o secondaria dei muscoli motori degli occhi (nistagmo muscolare). N istagmo sintomatico. - Il nistagmo è stato osservato come sintomo dal Friedreich in più casi di degenerazione della. sostanza. bianca delle colonne posteriori della midolla spinale. Il prof. Dudge ha visto un nistagmo molto notevole dopo l'as portazione di tutta la metà destra della corda spina!~ per la estensione di 6 millimetri dal calamo scrittorio in giù. Il dott. Hava.ud che ba studiato questo argomento secondo le.più recenti scoperte della fisiologia dell'anccfalo, stabilisce che il nistagmo può essere conseguenza di alterazioni materiali del sistema nervoso centrale o periferico avvenute per causa tra.mnatica. o spontanea. Il traumatismo, n cui segue più frequentemente il nistagmo, è un urto violento sopra una od ult.ra regione del cranio o della faccia. Il nist.agmo non traumatico procede da lesioni encefaliche o da
OCV USTICA
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lesioni midollari. Il nistagmo di origine encefalica può manifestarsi subitaneamente o sotto forma cronica, o coincidere con vari disturbi intellettuali e con qualche afl'czione generale del sistema nervoso. Il nistagrno può manifestarsi a un tratto nello stato apoplettico insieme con la emiplegia. Allora è proLHlLile una lesione occupante la. regione sfcno-tempornle dello strato corticale. Quando il nistagmo accompagna una malattia cronica del cervello ha un gran valore in certe lesioni. Quando è associat0 a sintomi emiplegici o a cotwulsioni, si può arguire l'esistenza di uua lesione materiale ctHlocr:miea. Le 1esioui del cervelletto non si accoppiano al nistagmo. <~uaudo un malato htt da qualche tempo dci disturbi nen osi vaghi o anche stro.ni senza cm·allcri precisi, e si vede comparire il nistagmo, esso ncr1ui.stlt un valore dingnoslieo molto importante. AJiom si penserà al principio di una sclerosi disseminata e si escluderà l'atassia locomotrice. E la diagnosi sarà confcrt•tata se si aggiunge un tremito agli arli inferiori che poi si estrude al resto del corpo. Il nistagmo ùi or igine mitloll:ne può afl':tcdat·si nelle malattie croniche della midoll!\ c dci suoi itnolucri. Allora va ordinariamente congi unto a fen omeni paralitici e atrofici, spcci;ùmente agli arti superiori. llnistagmo nelle malattie generali del sistema nervoso (ne\Tosi c malattie mentali) è negato da molti autori moderni . .Però non può dubitarsi che tah'olta si trova iu tali stati, c allora è l' indizio di una compli cazione materiale dell'encefalo e .aggrava notevolmente il pronostico. Si è finalm ente descritt<> un nista.gmo sintomatico delle malattie dell'orecchio. In un caso di polipo del condotto uditivo es terno, una pressione nel polipo, in un alh·o di otorrea, una pressione sulla regione S UJH'a. e rctroauri cular<e dcstaYano uno. SJ1Ccie di nistagmo. (~uesto confermercùbe gli sperimenti del Cyon, il qunle crede avere dimostralo nei conigli llcgli stretti rapporti tis iologici fra l'apparecchio motore dell'occhio e il condotto uùiti\'o. }Vi:olaymo nwscolal'e. - Questo si distingue in nistngmo muscolare ipertouico o ipotonico. Il nistagmo iperlonico ò conseguenza d el racçorci:u11cnto o della contrattura di uno o ambedue
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UIVISTA
i muscoli retti in temi. Quando l'occhio è diretto nel senso opposto a quello dei muscoli predominanti, i muscoli rela,t ivamento più deboli devono faro uno sforzo e contrarsi a più rit>rese per compiere il loro lavoro. Questa specie di nistagmo si Liconosce dal cessare qua.ndo lo sguardo è diretto èlal lato dei muscoli più potenti. Si corregge con la sezione dei muscoli raccorciati o contratti. Spesso è inclipendente da ogni altra anomalia, ma talora dipende, come lo strabismo, da una anomalia ùi refrazione e si cura nella stessa manieru.. Il nistagmo ipotouic(l ha })er causa l' impotenza, la debolezza o l' ipotomia. di uno o di più muscoli dell''occhio che agiscono Ilella medesima direzione. Jl tipO del nistag1110 ipotonico è quello descritto sotto il nome di nistagmo dei minatori. Nistagmo dei 1nùwtori.- La miglior descrizione che abbiamo di questa malattia è quella ùel dottor Dransart, medico aggiunto alle miniere d'Anzin, che ue ha spiegato il vero moùo di origine intraveduto dall'Abadie o da Alfredo Graefe. Il nistagmo dci minatori non si produce se non quand<O la linea visiva è diretta al di sopra del piano orizzontale. Consiste in un movimento oscillatorio della cornea lungo il diametro verticale od anche lungo l'ol·izzontale, durante il quale la vista è turbata, tutti gli oggetti che si trovano davanti gli occhi girano e si muoYono nel Yerso delle oscilla;doni. Le oscillazioni, al dire dei malati, sono più rapi.de, più numerose quando lavorano ai filoni. La direzione dei globi oculari al di sopra del piano orizzontale, vale a diro la contrazione del gruppo elevatore dei muscoli dell'occhio, è la causa efficiente delle oscillazioni . Alfredo Graefe notò che le oscilla.:ioni si osservavano quando il malato guardam fissamente un oggetto posto in alto. Il camminare nelle gallerie sotterranee esagera sommamente le osci~lazioni. Queste gallerie essendo poc6 elevate, il lavorante è costretto ad andare con la testa bassa c piegata in avanti, condizioni sf:worevolissime pel nistagmico, come quelle che lo obbligano a tenere gli occhi volti in su. n lavoro ai filoni richiama. subito le oscillazioni. L'operaio cuno su se stesso lavora sempre con la linea visinl dirotta sopra il piano orizzontale, gli elevatori (piccolo obliquo c retto superiore) sono continuamente in azione, e questo stanca le loro fibre, le altera ed i muscoli diventano relativnmentc im-
OCOLI:STICA.
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potenti. I moYimenti del corpo aumentano il nistngmo c bastano per proYocare le oscillazioni. L'oscurità come una luC•! troppo vi va producono lo stesso effetto. Il dottor Dransart ha notato una gramlc relazione fra le condizioni generali e l'accesso nistagmico. Quando il malato ha il più piccolo imbarar.zo gastrico, la più pi ccola affet:ionc, come, per esempio, un 'angina, una leggiera brondlitc, ecco che aumentano i disturlJi di visli\ a cagione della più grande intcnsitl degli accessi di uistagmo. L 'eccessi vo bere aumenta pure il n istagmo. 1\fa, cosa strana, tutti i malati aJfermanq che il giorno stesso del commesso disordine il nistagmo è meno sensibile. Quando gli occhi sono 111 riposo l'aspetto del malato non ha nulla di speciale; quando cammina tione l:!. testa alla o lo sguardo abbassato al suolo. I malati erano in generale ancmil'i c il dott. Dransurt in tutti, senza eccezione, ha riscontrato un rumore di soffio nei Yasi del collo che era in rapporto con la gravità del nistagmo. In alcuni casi, una volta su tre, erari diplopia a immagini iucrodatc con le estremità superiori allontanate l'una Jall'altm c ranicinatc le inferiori. Quando esi.stcvn. la diplopiu, uuo degli occhi aveva oscillazioni meno rapide dell'altro, e la diplopia non si manifestava se non quando lo sguardo era diretto sopra il piano orizzontale. Questo indicava un difetto di forza muscolare nel retto supet·iorc, la cui paralisi produce tutti questi sintomi. In tutti i suoi malati il dott. DrU;n sart ba (limostmto col mezzo dei pri!;mi una insufficicnzrLpiù o meno grande dei retti intcmi. L'accomodazione è sempre diminuita, quah:bc volta fino alla, metà della sua potenza, e questo contribuisce ad aumentare i disordini muSt.!olari pc! noto rapporto fra ht convergenza c la accomod:li:ionc. Quando gli occhi sono iu osci llazione la ,·ista è molto disturbata; fuori degli accessi l'acuità è ordinariamente poco alterata, ma qualche vol!oa è molto diminuita, fino di un terzo o della metà. Se la malattia dura molti anni, a questa hebetudo visus momentanea e fugace succede un torpore r etinico assai persistente per far credere a delle Jesiorù gravi del fondo dell'occhio. Il felice andamento della malattia c l'ott.almoscopio dissiperanno questo sospetto. Il nistagmo dei minatori ha un corso lento progressi ro, purcbè
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RIVISTA
il nÌalato non cessi di lavorare ai filoni. A lungo andare la vista si turba, ma hi. visione non è in pericolo, il malato può sempre guarire completamente, ma lentamente. É però da fare qualche
riserva pei casi in cui la malattia duri. da più di cinque o sei anni. In quanto alla etiologia, ripetiamo che la malattia non si maJiifesta se nou negli operai che lavorano ai filorli, perchè essa deriva dalla posizione che sono obbligati a prendere iu questo lavoro. La sua patogenesi resulta da tre fattori che sono : l" L'impotenza funzionl}le di certi muscoli che giunge qualche volta. fino alla paralisi ; 2• La paresi della accomodazione; 3• L'anemia. L'impotenza del retto interno e la })aresi della, accomodazione pel rapporto che v'ha fra il muscolo cili:we e il retto interno spiegano le oscillazioni orizzontali nel nistagmo dei minatori. L'anemia. agisce diminuendo la tonicità di tutti gli organi e in particolare del sistema muscolare. Dopo ciò, il dottor Dransart definisce il nistagmo dei minatori in questi termini : I lnistag-mo dei minatori è tma miopatia del paio degli elevatori e del ,·etto interno, in iutt-mo t·appo,-to CM l'ane-mù' e cor~ ln pc,resi dell' accomorlaziol!e. La cura scaturisce da queste premesse. Quindi occon e: l ' Agit·e sullo stato generale, sull'anemia. coi ferruginosi e la china.; 2' Accrescere tono alle fibre dci muscoli, la cui azione è in deticienzu. La stricninn. e la elettricità soddisfano a queste indicazioni ; l'idroterapia sotto forma di ~oece generali e oculari, può pure essere utile. È importante la questione se deve oltre a ciò proibirs j il lavoro sott o terra elle è il più lucrativo. Certo che il lavoro alla 11iena luce favorisce la guarigione, ma anche continuando nei lavori sotterranei la guarigione è possibile. Quello però che nou dorrà pennettersi più è il la voro ai tiloni. Nistagmo n e i non ambliopici. - Le alterazioni che riscontrausi il! questo nistagmo, oltre l'amaurosi per causa centrale souo: l" Le opat:ità della cornea. c del cristallino (cateratta zonularc, cateratta pirnmidalc) c t!el corpo vitreo; 2• Le malattie dell' iride, della coroide c della retina (rctinitc }ligmcntaria, albinismo); 3' I difetti di sviluppo del globo oculare (microftahno, a trofia). N'o n è necessario che queste alterazioni sieno congenite,
OCU LISTICA
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ma è il caso orùinario; infatti i difetti di trasparenza agiscono impedendo al fanciullo d·impararc a tenero una fissazione esatta, ed i muscoli intliscipl inati provocano dei moYimenti clisorùinati del globo ocul:lro. In rtuesti casi il nistagmo non si può dire propriamente congenito, n1a. origina.rio, in quu,nto che il faucioJlo no.sce con In disposizione organica da cui però deriverà il nistagmo. Può anche venire nei fanciulli nati con una buot.a. vista, che hanno perduto poco dopo la nascita. A ctuesti casi s'ad::ttta la spiegazione data di '[uesto fenomeno da,! l'Ari t, secondo la quale il nistagmo esiste ne!riulercsse della vi:;la, perchè la. immagine della t•ctinn non esscnclo chiara, si manifc.;;tn il nistagmo pct• a;doue riflessa, con tale rapidità. da fare che il ntedesimo punto della retina sia eccitato tante volte prima che sieno c~ssati gli effetti della eccitazione precedente e così aumentasi l' impressione della retina. Però può esservi un'altra causa; poicllè l'insufllcicnte acutezza. Yisirn richiedendo l'esagerato arvicinamento degli oggetti, no seguo nn lavoro forzato dei muscoli della con·vergcnza, che può cagionare la miopatia nistagmica. Nello lc~ i o ni ùcll'occbio che seguono più tarcli, il nistagmo 110n si manifesta perchè i muscoli arendo già ricevuto una eduR. 'cazionc restano disciplinati.
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NUOVI STRUMENTI
Termometro L egroux (n Progresso, u 0 19, 15 ottobre 1880). Si sa quanto siano preziosi i termometri a massima, perchè se ne può osser vare l' inelicazione molto tempo dopo che l'istrumento si è messo in equilibrio colla temperatura del malato, e perchè se ne può leggere il grado dopo che l' istrumeuto venne tolto dall'ascella, dalla vagina o dal retto dove era stato posto; ma in generale la colonna di mercurio è piccolissima, in modo che le distanze fra 35" e 45" sono elivise dascheduua in cinque e anche in dieci parti i ne consegue che l'indice mcessimo è difficile a rintracciare, specialmente da osservatori }>rcsbiti. Il costruttore inglese, i cui strumenti furono accolti con grande soddisfazione, ha tolto questi inconvenienti, col fabbricare dei tubi termometrici, non più cilindrici, come d'ordinario, ma prismatici e triangolari. Uno degli spigoli è arrotondato ed un po' r igonfio in tutta la sua lunghezza, in modo che tale spigolo serve ad ingrossare, come una lente che allarga considerevolmente la colonna di mercurio. Basta allora guardare orizzontalmente il termometro, e farlo girare in modo che l'occhio incontri lo spigolo descritto, per vedere la colonna di mercurio larga più eli 2 millimet1i. Aggiungerò che l'indice ·non è più una. colonna eli mercurio di l centimetro, separa.t.a. dalla colonna Jlrincipale da una bolla d'a1ia, la cui presenza esige una correzione ad ogni lettura nei termometri a massima i meglio costrutti (termometro eli Wasfcrdin); ma che è formato ad ogni esplorazione dalla colonna di mercurio istessa, la quale, nell'istante in cui il metallo si contrae, si separa in grazia di nn restringimento piccoussimo che precede la vaschettn, e che
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STRU~E~TI
resta cos1 sul posto, indicando nel moùo il più esatto l'altezza. raggiunta dal mercurio. Con 'una scossa un po' secca, si riporta il mercurio nella vaschetta, sotto al restringimento, e l'istruuento è di nuovo nelle ~ondizioni volute per una nuova osservazione. Tali is trumcnti sono inoltre molto bene graduati, come venne constatato, coHocando cinque termometri simili in una medesima cavità Vll!tinale, nelle quali tutti indicarono 3G0 ,G. Pare ~:hc vi sia qui un vero progresso, del quale si aft'retteranno a valersene i medici desiderosi di c<>mplctare le loro diagnosi, o di assicurare i loro prouostici col termometro .
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VARIETÀ
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La CrO('C Ross~t (Il(dia milillwe, n° 124, 14 ottobre 1880). -Nei giorni 27 e 28 del mese di settembre prossimo scorso do veva aver luogo la seconda adunanza generale delle società che compongono l'associazione tedesca della Croce Rossa. In tale. occasione la Gazzella !l'A.ugsbu1·g ha pubblicato i seguenti interessanti ragguagli sull'orgaujzzazione della Croce nossa nei diversi paes i. La primo. adunanza delle società tedesche ebbe luogo ùnl 23 al 25 ottobre 1871, a Nnremberg, vale a dire subito dopo la. guerra franco-germanica; allora, naturalmente, formarono principale soggetto di discussione gli esperimenti !atti e le osservazioni raccolte durante quella campagna. Nell'aduuaoza ili questi giorni, dovevo. esser 11resentntn dal comitato centrale tedesco una relazione sull'nJlplicazione delle decisioni prese nell'ultima nssembleo. e su tutto ciò che avvenne dal 1871 al 1880 rel:.Ltivamente al successh·o incremento dell;J. convenzione di Ginevra, e da quest'ultima parte della relazione sono ricavate le seguenti notizie: È probabile che al prossimo congresso internazionale 1>er la Croce Rossa si troveranno riuuiti i rappresentanti di tutti gli Stati; poi eh è, a poco a poco, tutti i paesi vi aderirono, ed anche negli ultimi tempi tutti i UllOVi principati della penisola dei Balcani. Si sa elle la piima conferenza internazionale fu tenuta a. Parigi, dw·ante l'esposizione universale del 1857; la. seconda, nel 1869, u Berlino; per la terza fu designato. la sede a Vienna, ma. non si è ancora riunita per cagione, sew.lla dubbio, delle due grandi guerre elle ebbero luogo nell' intervallo. Però secondo il giornale tedesco, questa riunione generale non si fara ancora aspettare a lungo, poiché la Croce Rossa si è recentemente in Austria costituita su nuove basi. Vediamo ora com'è organizzata. questa istituzione n ei diversi Stati.
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Iu Francia non s i con tano me no di cento sociellì della Croce Rossa. fra loro collegate. PJrigi e le grandi città. ùi prorineia costituiscollO de i cc11tri. Il governo dà. loro un potente aiuto. Il comitato centrale di Parig i è dil•iso in 4 sezioni, secondo le diverse esigenze sanitarie. Il comi tato n omina. un de legato per ognuna. del le 18 circoscrizioni militari dell•• rcpu bblil:a.. La Croce Uossa fran cese, fa. notare la r elazione t edesca, s i è sempre distmta per la sua. iniziati ra nel perfezionamento dci mezzi di curare le ferite, degli istrum enti chirurgici, dci mezzi di tra.sporto dci feriti, ecc. Essa fu sollccitat:l. ad t\mmellcrc tutte le nu o1·e inve nzioni nel museo aperto all'uopo in ra.rigi, mu-,eo che può parimcn ti servire aù usi iut.crna;:ionali. Il comitato stesso, in istr etto rapporto col ministero della {,'11('1Ta, ha. otteuuto t!' inviare suoi delegati a lle grandi manouc per anllnttcstrare praticamente degli uomini nel scnizio sanitario e per far tesoro di utili:;si mc osservazioni. Nelle co11ferenzc dell'estate scorsa, alle quali a ssistevano i d elegati dci ùipnrtim cnt.i, s i trattò soprattutto tl el reclutamento c tlella formazione del }1Crso nalc degli infermieri e d el trasporto dd mate riale p er tcrm e per <tCf!U:l.. Un comitato speciale si occupa dci soccorsi ai feriti ed ai ma lati, ed an che ad altri infl.!lici. Quanto alla formazione ùi soLi età 1lelh~ Croce Rossa composte ùi donne, iu Francia non s i è cominciato a costituirne cbe a ssai tardi. I n lnghiltcna. la Croce Rossa co nta 900 società locali, le (Juali t u tte, salvo alcune graudi corporazioni, rimangono inattil'e durilntc la pace. L:ì. non s i costituì, c.omc in Francia, un centro per tu tte le società. Alcune società principal i, come di cclllmo, agiscono anche in t empo di pace, ad c~cmpio la Natùma.l-Sveiety e l'Online Gerosolimiltwo. E sse hanno fondato i,;tituzioni pct· gli iufennicri, stazioni di so,·.corso poi minatori, nel caso di di tigrazie o di malattie, scuole iu cui s'insegna il trattamento e la cura delle ferite, cd infine asili per la vecchiaia a h enclicio di coloro che s i consacrano :1.1 penoso còmpito tli assistere i malati. In Russia la Croce Hossn ebbe incr emento specialmcnt.e dopo la guen-a. del 18 77. Quando sco ppiò quella. guerra, il paese pel soccorso sanitario era ùiriso in dicci circondari; due di questi, le provincie baltiche c la l'olouia, organizzarono ambulanze volanti; gli altri, otto ospedali fi:;s i, t: tabiliti su diversi pu nti c con
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VARIETl
20,000 letti. Per cura. della. Croce Rossa. ven nero organizzati convogli sulle ferrovie, anche nel Caucaso. Essa aveva a sua disposizione in grande abbondanza i mezzi necessari; inoltre il governo e i generali, sul teatro della. guerra, erano solleciti ad accordare al cnpo dell'assistenza medica volontaria tutto ciò che
fosse necessario pei bisogni del suo servizio. Sul vasto suo territorio la Russia è sempr.e in guerra; cosi alla Croce Rossa non mancano occasioni di esercitare la s ua attività. L e società delle donne hanno una parto considerevole nell'organizzazione generale; esse recentemente hanno adottato la risoluzione ~i consacrare, in tempo d1 pace, c indipendentemente dalla cura dei malati, una pnrte dei mezzi sociali ad alleviare le miserie prodotte da calamità generali. In Italia, l'organizzazione della Croce Rossa ebbe ben presto il suo centro a Roma. Il comitato centrale eli questa città si associò pure le società composte di signore, che sono rappresentate nella. presidenza. L e società, provinciali e locali, hanno rapporti diretli col comitato centrale, ma conservano la loro indipendenza. L'ordine Gerosolimitano ha. costituito un comitato a sè, per l'esecuzione della convenzione ùi Ginevra. Fra le società provinciali, lil. più attiva è quella di 1\'filano cui partecipano uomini e donne. La Spagna fu tra le prime nazioni che hanno fatto adesione alla convenzione di Ginevra. Là. come in ! svizzera, trovasi una delle organizzazioni più antiche detta Croce Rossa. L'Ordine di Gerusalemme fondò in !spagna. la prima società eli c1;1i fecero parte tutti i cavalieri dell'Ordine. Il gran priore fu quindi presidente della società centrale d1 Madt;d, mentre i vescovi, i capi delle grn.ndi amministrazioni o degli istituti medici e sanitari, si misero a capo delle società delle provincie. Nelle guerre civili, cosi frequenti in !spagna, la Croce Rossa rese grandi servigi; è vero però che essa fu spesso turbata. ed interrotta nelle sue funzioni. Nel 1870 si è costituita a Madrid una società centrale por le società della Croce Rossa, composta. di donne, e vi fondò anche un organo periodico. Anche la Spagna, prese parte allo manifestazioni internazionali della Croce. Se dal mezzogiorno J)assiamo al nord, si trova che nel Belgio, in Olanda e nei paesi sc.andinn\'i, le società di uomini e di donne pon~ono in comune i loro sforzi per rn.ggiungere lo scopo cui
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mira In Croce Rossa. In tutti questi paùsi l'accentramento non è rigoroso, e le istituzioni, fondato da lle soci<'tà, agiscono da sè e si sviluppano in modo indipendente. Il Belg io, ius piranùosi sempre a sentimenti un~:mitari, ha fatto molto per lo istituzioni sanitarie e por que lle di s:Llvataggio. La Croce Rossa di Olanda s i è pure dis tinta per i soccorsi da essa inviati assai loutano. I n ! svezia e ~ orrcgin s i mirò soprattutto a formare gli infermieri. Qua.si tutti g li ospedali di Stoccolma. sono attualmente fornjti d'infermiere nll'uOJ10 istruite dalla Croce Rossa. Quella città possiede un 'ottima collezione di modelli por le operazioni eh irurgichc c di cura, utensili cd oggetti d'ambulanza. Tutte le o-;sen·a,;ioui raccolte sono del pari comunicate a Copenaghen. Inoltre, parecchie scialuppe cannoniere furono trasforma.tc in navi-ospedale c da trasporto c s i te ngono pronte nella stazione ma rittima di Stoccolma. La Norvegia spiega. dal suo canto una lodevole attività. Sebbene lo società nazionali s in.no autonome, la Croce Ros~a è solicl1llc per tutta la ScamUnaxia. Da Stoccolma s i ftt uno scambio regolare di rapporti colla Croce Rossa in Francia, in Aus tria, in Russia, in Grecia, in l spagnn, ccc., ed anche colla l\Iczzaluna Rossa iu Turchia.; poichè, come è noto, l'associa;dono ha trovato il mezzo ili penetrare nuche noi paesi mussulmaui sotto quella forma. Nel corrente n.nno la Croce Rossa in Austria s'è ricostituita e trasformata. Tutte le società ùi uomini c di donne d ci paesi della cot·ona d'Aus tria si sono collegate tra loro. La. reln<:ionc insisto specialmente su duo mis ure iniziate in .Austria e che sono ottime. La prima consiste nella solidarict:ì. completa delle socict:\, s ic no mas<;hili o femminili. Ncll'ulncio di presidenza del comitato comune ci sono due vice-presidenti e due vice-presidentesse, la cui nomina doro essere confermata. dn.llo LL. Ml\L l' imperatore e l'imperatrice; e, delle 3 commissioni che assistono In. preside nza, cc n 'è una nominata da tutte le socio!!\ clelle donne. :s-o ris tùta. un'unità. favorevole allo operazioni, il comitato s uperiore potendo in tal modo disporre di tutti i mozzi c di rivolgers i vers o lo scopo comune. L'a ltra mis ura è assai più importante e, a quanto no dice l a relazione, si cotniJrendc che s i ÙC$idera venga. pure adotta!~ in
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Germania. Si tratta della facilitò del passaggio dal piede di pace a quello di guerra; infatti, secondo la nuova organizzazione delle societi accentrate, dal momento in cui è dnt.o l'ordine di mobilitazione, il presidente della società della. Croce Rossa, o il suo rappresentante, ' 'iene addetto nella qualità di commissario impe.. riale presso l'ispettore generale del servizio volontario di sanità. E sso dirigo le operazioni della società, secondo le richieste del ministro della guerra, e fa trovare i soccorsi s ui posti designati. E gli pme nomina i delegati della Croce nossa che funzionano sul teatro delll guerra, c dci quali uno viene addetto come delegato principale n ciascun comandante generale. In Germani<\, le società dei diversi stati formano nn sol complesso fin dal 20 aprile 18G!J. L'esperienza delle due ultime grandi guer re fu messa a profitto, come risulta da una relazione dettagliata del l" agosto 18 72. La relazione attuale esamina i fatti da quell'epoca fino ad oggi. Si rileva che i mezzi di cui potè disporre il comitato centrale, a cominciare dall'origine, salgono alla consiùerevole somma di 51 milioni di mru:chi (G3,750,000 lire italiane). Quest.i mezzi furono impiegati nell'impianto d i ambulanze, di depo~ iti, di stazioni di con valcscenti, noli' invio delle colonne di infermieri, nei traini pel trasporto dci feriti, ecc., 8 milioni eli marchi yennero consacrai i al soccorso degli invalidi, alle vedove ed agli orfani dei morti i n battaglia, ecc. Dopo il 1870, l'organizzazione della società degli uomini non è mutata ; ma si sono moltiplicate le società delle donne. Nella Germania del nord s olamente i l numero tli questeFrauen- T"ereine s i elevano a 500 e contano piit di 40 mila socie. I mezzi, in origine di l milione di marchi, salirono forse ed in breve a 10 milioni per contribuzioni personali e per le pratiche attive d ei membri di queste società. Il comitato centrale di Berlino, che dirige l 'organiz1-azione della Croce Rossa in Germania, secondo iJ t·egolamento del 20 a1>rilc 18G9, deve ::t vere in cassa un fond o non minore ùi 360,000 Jnnl·chi, per far fronte alle eventualità. di u.ua g uerra. Questa r iserva fu, nell'ultimo periodo, aumentata di 13,560 marchi generosamente inviati all'associazione.
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CONGRES S I xx--
Conga·csso medico di G<'no\·a. - Oopo ùi n,·crc riprodotto il di scorso del nostro presidente c quello dl)l maggiore medico Segrc, sul la. ,·acciunzione, ci pare ora opportuno di rim;sumerc in breve nlcuue delle cose pitì in1portanti vedute ed udite a <JUCI congresso, il quale e per il gnm numero tli notabilità mediche ivi convenute c per i risultati ottenuti fonnenì, una pagi na non osc.:ura negli annali della scienza. lllf'llic.:a italiana. Chi ebbe la fortuna ili tro,·;u:;i fra i convenuti potevn. ogni giorno assistere ad unt~ triplice palestra, vale a dire attendere alle dissertazioni delle adunanze, udire le conferenze serali e visitare la mostra ùegli strumenti medico-chirurgici c pro<lotti farmaccntic.:i. Si cscirebbe dai limiti d'una. rivi:;la a \'Oier rivort.are, anche in breve, tutto ciò che fu oggetto di discussione negli otto giomi del congresso; ci permetteremo solo di rit.:ordare le cose più interessanti. Alla sezione di medi cina non poteva mancare di venire a gioruo un argomento di tutta attuali tà, accenuato già ùa qualche tempo dal nostro giornale, l'anemùt clei lavora/ori del Gotlanlo. Il ùjsscrente (prof. Bozzolo), con trariamentc alla maggior parte degli altri mcrlici, non a.ttriùubt.:c allo. prcscm:a dcll'arcltill).stonut daoclenulis i fenomeni g•·ari dell'anemia che egli vctlrebbe piuttosto co!Jcgata ad un complesso di momenti eziologici, di temperatura, di pressione atmosferica, di alimentazione; cd in questa sua opinione conricne anche il pro f. Concato, mentre il prof. l'erroncito, già noto come il campioue di que;;ti studi, ba soslcuuto con grande vigore la natum ptu·assitari[t della ma1attin.. U tema. della vaccinazione obbligatoria. let to dal nostro J)rcsidente nella. prima seduta., tenue occupata l'assemblea per tutta la seduta successi m . Uno degli oppositori alle condusioni del generale l\Ianayra c del maggiore Segrc fu il rictrasanla, l'eminente scrittore francese e direttore del J ournal d'Jl!J[Jiène. Egli si dichiara nemico di qualunque obbligatorietà in fatto di vn.ccinazione; questa obbligatorietà, secondo lui, ha meno ragione di sussistere in Italia dove la profilassi vaccinica è pratic2t.a dai
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medici ed accettata dalle popolazioni in modo inappuntabile. Crede che qui si sia data troppa importanza alla propaganda. antivaccinica del dott. Boens, spirito bizzaro e paradossale; la sua sètta non farebbe più partigiani, il suo giornale sarebbe già morto - ì\'Ia. con buona pace dell'illustre igienista, le cose non stanno in questi termini, poichè purtroppo la vaccinazione anche in Italia. lascia non poco a desiderare, perché il Reveil M édical, organo degli antijeneriani, continua le sue pubblicazioni, e perchè pure la setta continua a fare proseliti in Francia ed altrove. Era. poi d'aspettarsi che alla. discussione prendessero parte attiva. i medici milit-ari intervenuti in gran nume1-o a quella seduta, e cosl fu infatti. Il colonnello medico cav. Cogusi, i maggiori medici Cocchi e Segre, il capitano medico De-Prati portarono un largo contributo di osservazioni e di esperienza a dilucidazione del grave argomento ed a sostegno della tesi. L'inter esse preso da. quei nostri egregi colleghi, contribui non poco ad ottenere che la questione si risolvesse in mo'do per noi abbastanza soddisfacente. Il dott. Pietrasanta difatti ritirò il suo ordine del giorno c vonne a maggioranza di voti addottato il seguente : " La sezione d'igiene del IX congresso dell'Associazione mcdica italiana raccomanda che sia resa indirettamente obbligatoria. la vaccinazione e rivaccinazione, esigendola. come indispensabile requisito per l'ammissione ai presepi, agli asili d' infanzia., alle scuole, agli opifici, ai sussidi, curando sopru,ttutto che le relative disposizioni regolamentari sicno rigorosamente eseguite, comnùnando all'uopo penali sanzioni. , E qui ci è grato il ricordare ancora. come in molte altre discussioni i nostri colleghi dell'esercito non tralasciai-ono d'intervenire con parola autorevole e benevolmente accolta dnll'a.ssemblea, ogni qual volta era il caso d'illustrare qunlchc argomento con fatti di osservaziouè pt'Ol>ria, come 1mre quando occorreva rettificare l'opinione da qualcuno emessa sul modo eli praticare la chirurgia nei nostri spednli. Infatti nella 2• sez\one (cltirurgia), parlando il prof. A.lbanese della medicazione antisettica, mentre questi si lagnava di non vederla estesa a. tutti gli OS])edali civili c militat·i, prese molto opportunamente la parolail ten. col. cav. Cogusifacendo osservare come negli ospedali militari la cura. antisettica, più o meno modificata., è in piena esecuzione da gran tempo, che agli unguenti d'una volta
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ora l'acido fenico ha sempre e giornalmente la preferenza; che negli ospedali militari, diretti ora da un personale esclusivamente medico, trova facile applicazione tutto quanto la scienza moderna sancisco e raccomanda, che i consigli di amministrazione dei detti SJJednli essendo diretti dai medici milit<tri hanno ampia facoltà. di proporre c di acquistare per l'esercizio medico-chirurgico tutto ciò eho occorre, sia in materiale di ospedale, eli alimentazione, di fnnnacia c di apparecchi. Se ciò non avvenisse, la colpa graverebbe tutta sull'attuale amministrazione militat·c. 1\ra si tranquillizzi l'illustro clinico pnlerm itano (con chiuse l'oratore) e si assicuri che uei nostri ordinamenti moderni nulla fa difetto agli infermi militari, nulla viene trascurato di quanto la scienza e l'arte moderna viene raccomandando, sia dal lato dell'igiene, come dal lato terapeutico c dietetico. Furono ascoltate pure con molto interesse le pa,rolc del maggiore medico dott. Cocchi e capitano medico De-Prati; il Cocchi ha parlato nella sezione d'igiene a propos ito delle misure profìlattichc contro la tigna, malattia che nelle cl:.tssi rurali di torti comuni è difi'us a s traordin:triamente. L o hanno reso certo di questo fatto tristissimo le proprie osservazioni che ebbe campo di fare ripetutamentc ni consigli ùi leva. Dimostrò la necessità che anche contro la tigna sieno attuate quelle misure preventive che si usano contro le malattie contagiose; che l'unico mezzo per opporsi all'invasione di questo morbo s i è quello di applicare con legge le relative norme d'igiene c di medicina pubblica. e affidarne l'esecuzione alle autorità - Fu appunto in questo senso che fu adottato dall'a.sscmblca il relativo ordine del giorno. Il capitano medico De-I'rati alla 1• sezione (medicina) prese la parola dopo che il prof. Concato aveva riferito all'ad unanza due casi di tetano reumatico. " Mi si permetta (egli disse) che ai due casi riferiti dal pro f. Concato io ne aggi unga un terzo. Mi pare che ne valga la pena, poichè l'argomento è di tutta attualità, stantcchè il malato è ancora in cura nell'ospedale militare (alcuni di loro s ignori lo hanno visto, e tutti gli altri lo potranno vedere), c perchè la relazione fra la causa reumatica c l'cfrct.to patologico mi pare innegabile. Trattas i di una guardia doganale che in sf'rvizio passò una notte intera sotto una pioggia dirotti ssima. Sul far del mattino, essendosi alzato il vento fresco, egli fu preso da freddo intenso.
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CONGRESSI
In questo s tato si ritirò in caserma, ove stette due giorni. Venne all'ospedale a piedi la sera ùul tre corrente, lagnandosi di una doleutia alla guancia ùestra. Non passarono due ore che si manifestarono le contrazioni tetaniche nel modo più imponente. In questo caso, a ditferenza di quello citato dull 'illustre professore, il trisma. fu il primo fenomeno che comparve. Il tetano pr<!se la forma di emprostotomo1 le contmzi<>ni furono sempre più manifeste a destra. che a sinis tra. Anch e 1(1. temperatura. non fu mai molto alta, essendosi appena un giorno avriciuata (l.Ì 3u•. Non entro a parlare della siutomatologia c della cura p er non abusare di un tempo prezioso all'adunanza. 1\Ii bas ta fermare l'attenzione di loro signori sull'eziologia. Abbiamo un individuo r obus tissimo, mai stato malato, che è assalito da. feuomeni tetani ci nel pieno vigore della salute. Come si può ammettere un' iufezioue? o ve sono i prodromi ? Appena egli ha presentato qualche contrazione è stata minutamente ist1Cziouala tutta la superfide del suo corpo, e non si riurenne n eppure una. gru.ll'iatura. ~on si può quindi neppure dedurre un'origine traunutticn. Xon resta che la eausa reumatica. pura e semplice, che a. pochissimo tempo d'intervallo ba prodotto i suoi terribili effetti non solo, ma che ha influito potentemente ed influisce nel decorso della. malattia. il malato fu ed è ol tremodo sensibile alle vicissitudini atmosferiche. I peggioramenti che risenti in causa di esse sono dirersi, ue cito uno solo. Loro signori ricorderanno quale acquazzone abbondante si ebbe il giorno stesso nel quale si :l.JH'i il congresso. EIJbene la mattioa di quel giorno s tesso il mio anuualato era quasi agonizzante, mentre la sera innanzi si trovava in condizioni assai lodevoli. Io mi lusingo che non avrò modo di dimostrare col concorso dell'anato mia patologica, come ha potuto fare il pro f. Concato , so in questo caso si tratti di semplice nevrosi o di infiammazione del midollo spinale, poi chè siamo al IS• giorno di malattia, c l'ammalato troYasi in condizioni molto buone. Dico soltanto mi l1tsingo c nou spero, poichè so quali ro\·esci inaspettati si possono avere in questa malattia.. Ad ogni modo mi pare che il caso mio possa. essere aggiunto ai due riferiti dnll' illustre signor professore per dimostrare che il tetano r eumatico è innegn.bilc. n
CO~GRESSI
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Nella. sedntn clcll7 settembre, alla sezione d' igiene, fu trattato un argomento di medicina, pnublica. del massimo interesse dal prof. S.:alzi di Roma. La sua erudita dissertazione aveva pet· oggetto di dimostrare In necessità di riordinare gli studi meteorologici in Italia e che i grandi osped::tli si valgano di questi studi per istituire raffronti tra le Yicenlle del cielo e le malattie dominanti. Egli insiste sulla. n ccc~sarin uniformità di tali studi ed acccnnn ai meni piit aJJpropriali per ottcncrla. Il giomo 20, dinanzi n num.crosissimo uditorio, il prof. Luigi Concato teneva una confeL"cnza sul tema. In palio1·romenite, ossia tisi delle sierose, malattia che può presentarsi tanto con decorso cronico che <tento, ma sempre più hrcve della ti:;i polmonale e tuuercolarc. Egli ci ha tratteggi;ltn In fi sionomia cii r1u e~ t.o morbo col portarci l'esempio di un auunalnto di oltre 30 anni di età il quale vada soggetto ad una pneumonitc e ne guarisca in breve tempo; dopo alcuni anni lo stesso individuo vi en colto da pleurite dall'opposto lnto, guarisce anche da quest'ultima ma.Jattin, colla conseguenza. di un notevole restringimento del torace del lato affetto; non ostante le cure appropriate, dopo poco tempo insorge peritonitc; cura,ta. anche '!ucsta viene in scena la pericanlite con esito fatale; l'autopsia ci mostra in questo caso le sierose caseificatc. Concbiuse poi col dimostrare che tale malattia ha la sua causa in un processo di scrofolosi anzichè in un prvcesso d'indole reumatica. .Nello stesso giorno, alla sezione 1• di medi cina, fu riferito dal dott. Generali la storia di un caso aiJuastanza raro e ùi difficile spiegazione. Tratta vasi di una donna la quale aveva in precedenza sofferto di sifilide, febbre tifoidee polmonite e per ultimo fu colt~tda grave 11eritonitc con idrope e scarsa emissione d'urina. In questo stato l'inferma viene un giorno colta da vomito nl"inoso. Questo vomito continuò per uu mese e l't1rina emessa giornalmente era di poche goccie. Scomparve il vomito e l' interma guarl per mezzo degli specifici antisifilitici. A questo caso può far seguito l'altro ancora più strano raccontato dal prof. Tommasi, cioè anuria completa che continuò per quattro anni; anche in questo l'urina veniva emessa per vomito; anche questo caso fu seguito da guarigione, ma non ebbe luogo coll'uso degli specifici bensl sotto l'influenza degli eccita-
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CONGRESSI
menti venerei. IL coito, a parere del prof. Tommasi, fu il solo mezzo che valse a ristabilire la funzione renale. Il prof. Golgi, nella stessa seduta., intrattenne l'adunanza. sul suo nuovo sistema di curare l'anemia colla. trasfusione del sangue nel peritoneo; se i fatti continuano a. corrispondere fayorevolmente si ha ragione n sperare che il metodo del prof. Golgi entrerà nel novero delle più preziose conquiste della moderna terapia. I risultati degU studi da lui fatti su questo argomento si possono così riassumere: 1• n sangue iniettato nel peritoneo viene assorbito cd entra in circolazione, come lo dimostra l'esame citomeb·ico fatto prima e dopo l'operazione; 2" L'aumento del sangue cosl prodotto è in proporzione della quantità iniettata; s• L'aumento della globulina si mantiene per molto tempo dopo l'operazione, in certi casi anc!Je 27 giorni; 4• Quest'aumento ila luogo tanto negli animali sani che nei salassati abbondantemente; in questi però esso succede più rapidamente; 5• Il sangue introdotto, oltre ad entrare in circolo ed aumentare la quantità del sangue circolante, aumenta pure l'attività degli organi emato-poietici. (Oontitma) P.
ELIA Colo>1t11llo m1dfco, •rwnbro lUI Comi/alo d•· ta11ità fllili/aro
D R.edntt0100 CARLO PRETTI Capilllno 11udfçJJ.
Nurur FrnEJUco, Get·tmte.
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NOTIZIE SANITARIE
Stato sanUarlo «li t utto n n. esercito nel mese dl ma-ggio 1 880 (Giornale m il. uf!ìc., 1880, parte 2", n• 36). Erano negli ospedali al l • maggio 1880 (l) ....... . 7594 Entrati nel mese . . ............... . ...... . . . . 9532 Usci ti . . .... . ..... . . . .................... . 9770 l'riorti ................. . . . ......... . . . . . . . 145 Rtmasti al l o giugno 1880 .......... . ... . ..... . 7211 Giornate d'ospedale ............. .. .......... . 221824 Erano nelle infermerie di corpo al 1• maggio 1880 ... Entrati nel mese ................•. . ... .. .... Usciti guariti .. .. : . .......... . ...... . . . . . .. . , per passare all'ospedale ............ . .... . Rimasti al l o giugno 1880... . ..... . . . .... . ... . . Giornate d'infermeria ....... . ........... . . ... . .
2452 9983 8318 1808 1 2308 75633
Morti fuori degli ospedali e delle infermerie di corpo .. Totale dei morti .•..............•...........
25 171
:ftlorti .............. . ........ .. . ·......... .
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Forza media giornaliera della truppa nel mese di maggio 215491 Entrata media giornaliera. negli ospedali jper 1000 di forza 1,43 Entrata media giornaliera negli ospedali e nelle inferme2,65 rie di corpo per 1000 di forza (2) ..•.•.. .. .... . Media giornaliera dl ammalati in cura negli ospedali e 45 nelle infermerie di corpo per 1000 di forza . ...... . Numero dei morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza 0,79
. C\) Ospedali mil.it!l!'i (principali, succursali, infermerie di presidio e spe-
Ciali) e ospedali Cl'lll.
(2) Sono dedotti gli ammalali passati agh osped:ùi dalle infermeri'e di corpo.
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NOTIZIE SANITARIE
Morirono negli stabilimenti militari (ospedali, infermerie di presidio, speciali e di corpo) N. 115. Le cause delle morti furono: mcoingite ed encefalite 9, frenopatia 1 1 bronchite acuta 7, bronchite lenta 3, polmonite acuta 19, polmonite cronica 6, pleurite 8, idro-pio-torace 2, tubercolosi miliare acuta 3, tubercolosi cronica 9, ca.tano enterico lento 1, peritonite l, mruattia eli Bright l, ileo-tifo 19, meningite cerebro spinale 3, morbillo 7, miliare 2, febbre rla malaria 2, cachessia palustre l , cachessia scorbutica 1, alcoolismo l, rcsipola l, adenite cervicale 1, ascesso lento 1, ferita d'arma da fuoco 2. comnrozione . viscerale l, frat tura l, altra mruattia chirurgica 2. Si ebbe l morto sopra 122 tenuti in cura, ossia 0,82 per 100. 1\forirono negli ospedali civili N. 31. Si ebbe l mort-O sopra. ogni 99 tenuti in cura, ossia 1,0 1 per 100. Morirono fuori degli stabilimenti sanitari militari e ci vili, per malattie 10, per annegamento 2, per ferita d'arma da fuoco 1, per caduta l , per suicidio 11.
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MEMORIE
ORIGINALI
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DELLA IGIENE DEGLI OSPEDALI E DELLE CASERME ()lem o ri a lett.'l alla confe renza scienlill ca de l 30 marzo 1&!0 wn uta nell a nir·ezio ne di sa ni tà mi l itnre di Oologna)
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Are h it ectus s i l metli cus VtT.ROVJO.
Questo celebre aforisma disceso a noi, attraverso i secoli, così come fu dettato dal grande architetto romano, confermato dall'esperienza, è rimasto allo stato di desiderio fino ad oggi; quando un eco potente sorse per bocca dell'inge· gnere Tollet in Francia a dire: che si trattava della salute dell'esercito, della vita di migliaia d'uomini, vittime inutili del mefitismo, delle forze della nazione minacciate nella pre· cipua. sorgente di loro vitalità. n Tollet si augura che la ~ndezza dell'opera cui mira, lo sosterrà contro inesplicabili opposizioni, e che fatto forte dell'appoggio degli igienisti, di cui si confessa l'umile interprete nel dominio della costruzione, continuerà nella iniziata riforma procedendo nella via intrapresa. Finalmente, dopo molti secoli, la confessione della competenza dal lato igienico de' medici nelle costruzioni, è caduta di bocca ad un architetto! Giova sperare che an co per noi la lezione sia fruttuosa di non inutili provvedimenti. 15 cosa essenziale scegliere bene il soldato, ma importa eziandio conservare e, potendo, aumentare la somma delle forze 72
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DELLA !GlENE DEGLl OSPEDALI
fisiche di cui ogni individuo dispone. Oltre al resto, urge quindi che il ricovero destinato a Jice\•erlo tanto sano, quanto malato, abbia tutte le volute igieniche condizioni ; senza di ciò vi è un doppio danno che si riflette e sull'indi\'iduo e sull'erario, non volendo tener conto di quello gravis:simo che soJì'rc il ser\'izio. A. dirla in brere, è vera economia avere e caserme ecl ospedali che rispondano in tutto e per tutto alle esigenze dell'igiene. La questione poi ha il suo lato morale, inquantoch~ il giovane soldato, trattato convenientemente, impara a fare giusta estimazione di se stesso, e così l'esercito diventa scuola di cj,iltà, fattore di progresso per la nazione. È dor01·e di ogni medico militare lo studio attento e continuo delle cause morbigene che infestano o ponno infestare il quartiere ove abita il suo reggimento; ma anche conosciute, non è sempre in suo potere o il distruggerle od almeno l'attenuarle, cbè le esigenze or dell'economia, or del senizio Yi si oppongono; e qui è proprio dove risulta la nobiltà ed efficacia dell'arte, e questa è la }>arte }>iit ardua e più de· licata del nostro esercizio. L'esatta conoscenza dci fattori morbosi generali e delle ca· senne e degli ospedali ci occuperà tosto. La costituzione geologico·cbimica del terreno su cui è fondata una caserma ha grande inuftenza sulla sua salubrità. I teneni marnosi ed argillosi grassi, quelli di alluvione,
sono sempre sospetti d' insnhbritù, arvegnachè lo scorrimeut.o e lo scolo delle acque fluviali vi si faccia stentatamente ed imperfettamente; le acque stesse di questi terreni sono o punto o poco potabili. Quelli arenosi sono salubri solo quando nun abbiano commiste sostanze organiche vegetali od animali, il che di leggeri succede, essendo molto porosi; in tal caso sriluppano miasmi malarici: se invece di sotto alla rena evri
E DRLLil CASERME
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l'argi11a, e poco oltre l'acqua, allora in quest'ultima, Yi è sciolta molta copia ùi sost:111ze minerali. Le roccie calcari e magn esif~ re danno le acque selenitos~, ed i poheri1 infilsti agli occhi. Il teneno cretaceo SOII7.a commistione d'argilla ij ~;al u
berrimo. L'umidità relativ:t dei terreni influisce sulla loro salubrità. Tolta la ragion~ delle coltil'azioni umide, è da ri teumi impermeabile quel suolo che si lascia attraversare solo da 5-10 per 100 dell'acqua che sopra vi cade. I terreni sabbiosi assorbono il 10, il 20, e perfino il 40 per 100 d"umiditit in confronto di quelli co~tituiti da terriceio Yegetale. Di qua si conclude che: pl:r quauto un terreno è poroso, eli tanto è malsano. Col mezzo della ch imiea si ponuo esaminare sia quanti· tati ramen te che quali tati ramente le sostanze organiche conte· nute in un dato terreuo, e trattandosi d" igiene è una ricerca che non Ya mai trascurata. Il vE.lo d"acqua sotterraneo è rilcnulo da Pcttenkofer c da Buhl un fattore moruoso d'altissima. importanza. Ad esso Yoglionsi attribuire molte malattie a tipo infettivo, sia direttamente, come indirettamente. Nel primo caso coll"alzarsi del livello di queste acque si crede abl>ia. luogo un inqni· 11amento per via di microfiti o microzoari, delle acque potabili (Pettenkofer). Nel seto!ldo, abbassandosi questo li1·ello, come è nelle lunghe estil'e siccità, e ]asciamlo scoperto fan· gbjgJie e resti organici in decomposizione, si ritiene si ingcllerino pestiferi miasmi (Jforache). Opinioni q uestc ancora controverse, sebbene e studi e fa t ti, si antichi che moderni, stieno a pienamente confermarle. La ubicaziouc di una caserma, e di santa ragione quella di an ospedale, ha la massima, importanza. Posti questi
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DELLA IGIENE DEIJL[ OSPEDALI
-edifici nei grandi centri abitati, là oYe la popolazione è fit.tat sono proprio male situati, e mentre essi recano danno alle vicine abitazioni, da queste ricevono un largo contingente di insalubrit<ì, triste reciprocanza! La prossimità di grandi caserme e di grandi ospedali, quella di grandi officine, di vaste· fabbri che, o di pubblici macelli, dove si rimestano materiali fermentanti, ove residui organici o di bucato inquinano l& acque, e là ove si svolgono su larga scala i prodotti della. combustione del carbon fossile, testimonio Londra, sono tutte canse di vera insalubrità, quindi evitande a priori, La configurazione della superficie di un terreno influisce: potentemente sulla salubrità delle caserme e degli ospedali. I luoghi erti, le strette gole montane, e le vallate profonde presentano a volta a volta e vantaggi Il scapiti; i luoghi erti sono dominati da impetuose correnti aeree, l'acqua vi fa spesso difetto, l 'aria però vi è pura e balsamica. Le valli profonde sono visitate sovente dalla malaria, le gole montane sono di consueto umide, e l4lora infilate da correnti atmosferiche violente e fredd~. La pianura, finalmente, offre tutti i comodi possibili d'accesso, ma è d'ordinario umidat ricca a•acqua, ma raramente salubre. Le grandi masse d'acqua a fondo limaccioso, a corso lentot sono pericolose, ed a fortiori , se arginate ; poichè talora il loro letto è di molto superiore al piano su cui sono fondati gli stabilimenti di cui parliamo: nel veneto, paese che per molti risguardi somiglia all'Olanda, il caso è frequente. Le acque scorrevoli, Hmpide, ad alveo ghia.ioso sono sempre utili, vuoi pei bisogni di tali ed1fizi, vuoi percbè traggono seco dèlle corrénti atmosferiche fresche, non vaporose, le quali depurano l 'aria. Se poi ]ambono, qualunque sia la loro natura, le muraglie di questi edifiz.i, saranno causa di molta. umidità. Io ho visto, in tali condizi,oni, frequente l o scorbuto.
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La natura del fabbricato può riuscire malsana, eccezione fatta, dalle cause fin qua accennate. I conventi ridotti a caserme o ad ospedali sono peccanti, igienicamente parlando, da piìt di un lato. La forma quadrata, chiusa da ogni lato, la moltiplicitiL .(lei piani, i pianterreni umidi, sebbene foruiti di cantine, ma prorvisti di aperture che finestre non pouno dirsi, ma bensì feritoie donde nè luce nè aria penetra, a pareti eftlorescenti di salnitro, o grommate di umidità, e che per poco sieno tenuti chiusi, odorano di murra; i piani superiori illuminati scarsamente da fin estre piccole, i corridoi c.he ne hanno solo alle testate, mentre sono di sterminata. lunghezza; il dia·' metro trasverso del fa,bbri cato diviso o da mura o da arcate , or in due or in tre navate, vi fanllo scarseggiare nel bel mezzo la luce ecl il ricambio dell'aria; finalmente i secondi piani bassi, i solai bassissimi, oncl"è che tali abitazioni sono forni eli estate e diacciaje nel verno; tutte queste le ragioni d'insalubrità. I cortili o a sterrato, o con antichi cimiteri nel centro, o a ciottolato diseguale, senza. penclenza, di guisa che intorno ai pozzi od alle cisterne si formavano pozzanghere; tali, e non esagero, erano le condizioni di molte caserme e di molti ospedali un quindici anni addietro, e l'erario nootro solo sa quali ingenti somme furono prodigate a farn e dei ricoveri meno insalubri ! In poche località esiste da noi la. monumentale caserma, <letta alla. Vaub.tn, poche sono quelle a tipo lineare, pochis· sime quelle a pn.diglioni isolati o casermette. Quanto agli ospedali su per giil sono tutti vecchi conventi ridotti, appena appeua in qualche punto del veneto o del napoletano esistono dei tipi di ospedale più o men bene ideati; ricordo quell•> di Verona, e quello di Ca,serta. Iu gene· rale e gli osped ali e le caserme monmm ntali, a molti piani'
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DELLA IOlENE DEGLI OSPEDALI
e molto capaci sono da condannarsi, massime in ordine al numero eccessivo dei ricoverati. Morache ricorda come le caserme Napoleone e principe Eugenio, poste nel centro di Parigi, contenenti l'una ben 2230 uomini, l'altra 3235, sieno nido di malattie zimotiche e per le cause sin qua ac· cennate, e per la loro eccessiva capienza; ond'egli conclu· dendo ne trae questo savissimo aforisma "' essere una ca· serma tanto più salubre, per qnanti meno soldati contiene., L'ultima parola in argomento la dettava l'ingegnere T::>llr.t, il quale fece la dura prova della vita del soldato durante la disastrosa campagna 1870-71. Eccovi sommariament.e le Sue idee sulla costruzione delle nuove caserme: sia dato un largo campo d 'azione alla ventilazioue ed all'aereazione; gli
alloggi sieno disseminati sovr'ampia superficie, sieno sop· pressi i piani multipli e ridotte le caserme al solo piantar· reno alquanto elevato dal suolo. Sieno aboliti i corridoi oscuri e tutto ciò che osta alla libera ventilazione, o dà fomite all'aria viziata. Sia aumentato lo spazio cubico assegnato ad ogni individuo; pareti e pavimento siano di tale materia che non s'imbevano di principii miasmatici, essendo in pari tempo suscettibili di Javacri e di pulitura. Il Toll('t ha raggiunto lo scopo; le sue caserme a padiglioni staccati, senza angoli rientranti, a forma ogivale, costrutto in ferro e pietra, sono un miracolo di salubrità, di economia e di facilità di senizio. Gli igienisti militari francesi sperano che l'attuazione di questo sistema scemi e di molto la mortalità nel loro esercito, così come avvenne in Inghilterra, in Germania ed in Olanda dopo l'adozione del sistema a casermette (1). (l) Dal nostro Gwrnale di medicina militare, n• 8, agosto 1880 " Rivista d'igiene .. rilevo con piacere come le caserme Tollet, erette a Bourges, Cosne o .Autun, abbiano arrecat.o i frutti che se ne ntten· devano.
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So è prorato per le caserme, che la limitazione della capienza è precipuo cardine di salubrità, lo sarà a mille doppi per gli oc;pedali. Facilmente si concepisce che se l'uomo sano può essere esposto per troppo larga comunione di vita ad ammalare, s'aggraverà quando infermo versi nelle stesse condizioni. Anche in questi ricoveri del dolore, i portati recenti dell' igiene, arrecarono modificazioni importantissime, e ne par· lerò piit oltre; m'accontento ricordare per ora, che oggidì è preferito il sistema a padiglioni staccati, con ambienti bene soleggiati e meglio ventilati, ad Utl solo piano, alquanto ele· vato dal spolo, vuoto al di sotto, ambienti in cui il numero ondeggia fra i 14 e 20 letti, allietato, nelle corti interposte fra padiglione e padiglione, da arbusti sempreverdi ed aiuole di fiori. Ponno gli edifizi di cui parlo essere malsani in ragion e della natura del matenalc usato nella loro fabbricazione. Le calci, le pietre ed i mattoni igroscopici sono fattori d 'umi· dità che si appalesa in sulle pareti o con esftorescenze sa· line, o con larghe macchie. Sia il materiale da costruzione povero di sali alcani, e vengano rimosse tutte le organiche sostanze derivanti da scoli dei pozzi neri e de' mond·~zzai . La porosità, la conducibilità del calorico e la potenza eli imbibizione del materiale da costruire sono fattori da nOtl trascurarsi. Il legname va sostituito con il ferro, chè a lungo andare quello in fradicia, fermenta e riesce dannoso; col ferro diminuisce eziandio il pericolo d'incendio. Volendo usare il legname, sia sottoposto alle volute operazioni autifermenta· tive ed induranti. Le pareti di questi edifizi sono porose e<l il Pettenkofer ha dimostrato che la mercè di questa porosità. succede uno scambio d'aria fra l'esterno e l'interno, e viceversa; ma tale porosità è dannosa perchè ricetta pol\"i-
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scoli e germi pericolosi alla salute: egli è perciò che le pareti anderebbero, a stretto rigore d'igiene, anche nelle caserme e sempre negli ospedali, levigate e rese in uno impermeabili con stucco, vernici o silicato di potassa. A ili nostri si 11sano i mattoni cavi, e l'igiene a.ppro,1a pienamente questo trovato della moderna architettura: la fabbrica l'iesce egualmente solida, ma più leggera, e si può benissimo stabilire così nello spessore delle :pareti, od uno strato d'aria coibente, o praticarvi dei canali che servono anche alla yentilazione degli ambienti, senza dar luogo a dirette correnti atmosferiche sempre nocive alla salute. Nel nostro discorrere abbiamo accennato ai molteplici fattori ingeneranti 1\tmidità; rimedio sovrano ·è ]a fognatllra, sistema di risanamento che può, a parere dbi tecnici, essere introdotto ovunque, anche nei fabbricati di vecchia data. Erigendo un quartiere, llD ospedale di pianta, sarebbe a cominciare di h~. Giova a risanare i locali umidi del piantar· reno 1m pavimento in legname che disti dal suolo sottoposto da 20 a 30 cent1metri; il vano andrebbe riempito di carbone, ghiaja o marna avendone sottomano, o meglio reso impermeabile, così come le pareti con uno strn.to di blacke o coaltar. J-''abbattere un lato di un ex convento, preferibilmente quello orientato a sud; e tagliame gli angoli per un tre metri da ogni Jato, reggendo i muri che prima erano a contatto con un sistema d'arcate sovrapposte, è fil.cile consiglio: l'igiene lo approva, ma l'economia vi pone un severo veto. Sarebbe in quella vece assai opportuno, dovendo adattare un ex convento ad uso caserma od ospedale, il tener presente che i locali illu.minati dalle testate sono sempre più salubri di quelli rischiarati dalle facciate, con muraglie od arcate interposte.
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E lJ~;LLE
CASER~IE
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Trattandosi di una caserma, ore lo stato e la natura. delle pareti esterne ed intermedie ) o TJCrmette;;sero, l 'interna di vi· sione andrebbe praticata anzichè nel senso longitudinale in quello trasversale, si an-ebbero così i locali ad infihtta ed illuminati dalle testate. Ove poi si ro l es~e farn e nn o::pedale, ci si riescirebbe benone abbattendo o riducendo ad arcate i muri intermeùii, diridenflo il corpo di fabbrica trasversalmente in 4 o 5 ambienti, capaci di 10-12 letti ciascuno, e per metterli in comunicazione e segregarli ad nn tempo, praticare preferibilmente dal Jato nord pel corpo centrale, e dai lati in terni pei corpi laterali un corridoio di un metro e me:r.zo a due metri, snl quale mettessero gli
usci delle infermerie. È verissimo che con ciò qu e~te non lmnno luce che da un lato, ma però tanti e tali sono i rantaggi che così operando se ne ritraggono, che lo scapito è compensato; eppoi vi si può sempre sopperire con un buon sistema di ventilazione. L"orieuta,zione di un edificio del genere di cui ci tratteniamo ha una certa importanza ; al cune rolte si ro1Ic rendere ragione di certi preùom i nii morbosi cho vi furono ossen-ati; schiettamente, non mi senti rei di arri1•are a tanto; ritengo però che un 'oricntazione sud-est e sud-orest sia pro· feribile nell'alta e media Italia, nella bas:,;a meglio un nordest od un nord-ovest, in ragioue del clima. Del resto l'esperienza della località, lo studio meteorologieo esatto, massi me
dovendo fondare uno di questi edifici, parrebbe a me laroro preliminare indispensabile. L ·accalca mento in passato diede origine a tali spal'entose forme di morbi, che in brere ridussero agli estremi in Le re guarnigioni. • j.; portato della pii1 volgare e::perienza, cbe l'uomo è releno per l'uomo; ognuno di noi, co:;l come ogni animalo, a
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sua insaputa sostiene quella che efficacemente Darvi n ch:iama: la lotta z)er la vita, da cui s'ot:igina la selezione organica, e la perfezione fisica emerge. Gettate uno sguardo sopra una pagina di fisiologia e vedrete quale somma di sca.mbio organico suc<:eda fra materiali assunti e rigettati, liquidi; solidi e gaseiformi, in ognuno di noi nelle \'Cntiquattro ore. Trascon·so un breve lasso di tempo; l'io di ieri è rinnovellato nell'io d'oggi! Gli effetti dell'accalcamento vi si palesano all 'olfato, quando la causa agisce in maniera acuta, se lenta mina alla sordina le più valide costituzioni, in ogni caso sta per i suoi effetti sempre in rapporto diretto colla capienza dei locali, col numero dei ricoverati e colla durata delle condiziOni che l'ingenerano. Gli organismi saui (non parlo dei malati, cbè di leggim·i si intende) agendo reciprocamente in sì fatta guisa. gli uni su gli altri, non tardano ad alterarsi pel mutuo e prolungato contatto, e le forme a tipo zimotico trovano in qneste condizioni la maggiore osca possibile. Si fissi un agente morboso sopra un organismo in queste condizioni, ed ò assai probabile ehe si moltiplichi in proporzione diretta degli or· ganismi sani che si trovano nello stesso ambiente. Minore il numero dei ricoverati, non solo nella caserma ma neii. sin· goli loèali ond'è Mstituita la stessa, maggiore la salubrità, più florido, pari tutte le altre condizioni, il soldato. Per converso, maggiore il numero dei ricoverati, meno favorevoli saranno le condizioni sanitarie. La ragione di questa progressione non è costante, ma cresce in proporzione indeterminata; egli è perciò che di due caserme, l'una doppia dell'altra c nelle quali la popolazione della prima sia due volte quella della seconda, a pari condizioni, la più vasta sarà sempre meno salubre dell'altra la quale, relativamente alla sua estensione, contiene la stessa popolazione; e con ciò
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si torna a di mostrare la verità ùell 'aforisma di J\forache, poc'anzi citato. L'aria nelle caserme c negli ospedali può essere corrotte~ o <livenire quello che si chiama cuufmata. Parlando dello accalcamento ho enunciato quei fattori morbosi che agiscono sull'aria; a roi tutti riescìrebbe superHuo ricordare i dati fisiologici in proposito, e del resto, io mi dilungherei da ciò che mi sono prefisso. È questo uo esame a rolo d'uccello, perdonate al gallicismo. Il polmone, la pelle cd i dh·ersi atrii di cui l'uomo è fornito, le sue vesti, ecc., ecco le vie da cui esce il veleno che inquina l'aria. Nelle caserme sitratto in<plinamento raggiunge l'apice; trascurata l' igiene, negli ospedali tocca presto questo confine, si unisce aù altri principii, di cui tosto parlerò, e se ne ha uno squisito vdeno. Gli studi praticati da Lemaire nei dormitoi del forte Est a Parigi sono celebri; li ricorderò. Egli dimostrava che il vapore acqueo, raccolto in quei locali alla temperatura di + 18<> R. e condensato, due ore dopo formicolava di micro · fiti e micro7.oi, e che sci ore pitt tardi v'erano per entro dei bn.tt.eri, dei vibrioni, delle monadi e delle spore. Ritentn.va l'esperienza con vapore acqueo condensato, raccolto nel cortile di deLta caserma; dopo 48 ore~ vi notava solo qual· che batterio. Voi ben sapete come i vibrionidi abbiano, secondo Pasteur, speciale influenza nella evolnzione delle infermit~L settiche, agendo forse a guisa di fermenti. . L'analisi chimica. dimostra che ! ~aria cosidetta confinata, la quale si rivela da se per lez1.0 insopportabile, contiene non piit 208 millesimi d'ossigeno, ma solo 180, 170 o 1GO, ed in quella vece l'acido carbonico da. 4 diecimillesimi, vi s:1le a 3 o 4 per mille. Leblanc constatò in due pubblici locali di Parigi essere salito questo gaz a 3,4 millesimi,
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come vi ho detto, ma le parti superiori contenerne 4,4 mil· lesimi 1 le inferiori 2,3 soltanto 1 sebbene esso sia molto più denso nell"aria. Lassaigne nel suo anfìteatxo rinvenne che l'aria a livello del solajo conteneva : ossigeno 19,80, azoto 79,58, acido carbonico 0,62; ed a livello del pavimento ossigeno 20, 10, azoto 79,35, acido carbonico 0,55. A qual grado il gas acido carbonico cominci a riescire nociro è difficile stabilire con matematica certezza; non per tanto Leblanc vide determinare serii disturlbi quando sali1·a a l O millesimi, altri, quando toccai' a solo i 6, 7 millesimi. Oltre a ciò Pecquet ritiene che l'aria diventi nociva subito che non si trova più in proporzioni sufficienti per isciogliere i Yapori prodotti dalla nostra espirazione. La quistione, o signori, la si fa più grave parlando degli ospedali; l'accalcamento, l'aria confinata e quella corrotta, come ho detto, sono qualche cosa di spaventoso in sì fatto genere di ricoveri. La: storia, magistra rerum, è là che parla a chi la vuol capb·e. Nel 1300 e nef 1600, epoche funeste per la penisola nostra che allora fu visitata dalla peste, testimonio le eloquenti pagine del Boccaccio e quelle commov,entissiroe dol venerato A. 1\Ianzoni, gli ospedali per man · ca.nza d'ogni igiene erano venuti in tal discredito che ne fll proposta l 'abolizione, come di centri iofeziosi. ll :Montesquieu noi suo celebre libro Lo Sl>in'to dJlle ler1gi, e Tenon, Lavoisiet· e Laplacc in sul finire del secolo passato scaglia· rcHtO parole di biasimo contro i grandi ospedali, e sì che altora non correva alcnnq. moria; e fu proprio in quel tempo che fra noi sorse l'igiene spedaJiera, e dopo lunghi studi, pazienti e dolorose ricerche, per bocca del Gigli di Pistoia e del Mongiarùini di Genova, indisse gnerra ad oltranza ai grandi ospedali chiamandoli quinci pesti delle città e quindi sepolcri imbiancati. Fu provato allora, da quei due antesi-
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gn:mi della grande rivoh~zione spedaliera, che me.ntre a Milano, a Genova, a Napoli moriva un quinto degli infermi, nei piccoli ospedali della Ijiguria e della Toscana la mortalità. si limitava al decimo. Cabanis e Bouchardat continuarono a battere in breccia, ed il grande igienista mili taro francese M. Lévy esclamb a sua volta « io vol'l'ei farla finita col mefitismo secolare degli ospedali monumentali " . Da ultimo • il grande chirurgo inglese Simpson, diede il traoollo al vieto e pericoloso s1stema, col suo magnifico lavoro « on lioSlJitalism , . (lo spedalismo). ()ggidl si sono fatti dei grandi passi, ma altri ancora e più giganteschi restano a farsi. Si è studiata e •si studia a modo la quistione, e si devenne a pratiche conclusioni: ventilazione, dispersione dei malati, baracche e tende ospedali, massime nelle epoche in cui minaccia l'accalcamento, o v'è predominio di forme infez10se. Ultima e legittima conseguenza degli studi d'igiene spedaliera, sono gli ospedali a padiglioni staccati. La Francia ne erl'sse uno a Bourges, che, a quanto dicono, lascia ben poco a. desiderare, e rassemblea ft·ancese nel 1878 ot'dinò ne fossero eretti suno stesso sistema altri sei, stanzianc~ la somma di sei milioni di lire. Ecco sommariamente i vant~ggi di questi ospedali: massima capacità. d'aria <> d'ambiente, ottenuta coll'impiego della minima quantità di materiali da costruzione, e colla meno estesa superficie assorbente dei miasmi, e ciò a,dottando la forma ogivale; costruziono idrofuga in pietre e ferro, scemato pericolo d' incendio, nessuno sviluppo di parassiti. Maggiore sviluppo in snperfkie di quello che in altezza erigendo fabbricati ad un sol piano, elevati dal suolo, e fuori delle mura della città.. Le pareti doppie o a mattoni cavi, le latrine a fosse mobili con valvola automotrice; in una parola il maggior coefficiente possibile di salubrità.
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Se poi \·ogliamo ritornare alle indagini sulle cause intime d'insalubrità degli ospedali, giova ricordare che Beryman e Schimieidebergh trovarono nell'aria il solfato di sepsù·1a, il nostro Polli il SCJ.lopncuma, in ultima analisi questi principii sono forse il risultato delle condizioni speùaliere. Volend!o poi parlare col tenente colonnello medico Da Vico il severo linguaggio della fisiopatologia, veniamo a pratiche illazioni. Le nostre· funzioni orgauiche altro non sono che metamorfosi isomeriche, che le molecole costituenti 1' int.ima <:ompage del corpo subiscono, massime per l'o:;sigeno atmosferico ; metamorfosi, a. compiere le quali occorrono scambi contiuui fra noi e quanto ne circonda. Intervenendo materie organiche già a stadio inoltrato di metamorfosi regressiva si altera l' intimo conflitto molecola re, e quindi la funzionalità organica. Sieno introdotti elementi in decomposizione e la funz ionalità sarà sempre più sturbata. li mezzo d' intro· dnzione, l'aria. Vierordt crede che nella respirazione sieno impiegati 12 metri cubi d 'aria nelle 24 ore ; in 3G, sarebbe possibile che gli ammalati di una sala, difettante di venti· lazio11e, facessero passare attraverso ai loro polmoni tutta la qu~a d'aria assegnata a ciascuno di loro, ne risultcrebbiJ ello tale aria presenterebbe gli stessi mutamenti fisico-chimici, come se tutta quanta è contenuta nell' infermeria fosse stata r espirata. Nò dimenticate che di malati e talora gravi e febbricitant i si ragiona; tenete conto del\ 'eccesso di ''apore acqueo, amm~ t· tete una mancata o scarsa r en tilazione, ricordate i germ i r olitanti nell'aria, i puhi~coli delle mura, le esalazio11i dei • corpi ivi accolLi e troverete che le seguenti conclusioui sono logiche : l ° Cbe indiridui raccolti in ambiente relativamente an· gusto, in causa delle loro funzioni, e tanto più se malati , devono risentirne grave danno;
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2° Che tale danno è precipuamente da attribnirsi aUa
venefi ea azione di materie organiche volatili, nuotanti in una. atmosfera umida per acqueo mpore, ricca di gas acido car· bonico, aria cbe per i successivi atti respiratorii viene no·
Yellamente introdotta 11ell'organismo. E così di Yolo Yi ho tra tteggiata la pericolosa condizione degli ammalati, ore l'igiene non spadroncggi. Mi resta ancora a din•i alcuucliè sugli" cH'etti dei tre fattori morbosi in discorso nelle caserme. Permettete vi ricordi qualche fatto iu proposito. Nella carcere di Black·Hole a Calcutta, 146 prigionieri 1ctmero rinchiusi, mentre feHem il sollione di quel torrido cielo, questa muda misnrara 20 piedi inglesi quadrati, e non arera che due pir.cole fin estre. Alla mattina seguente, aperto il carcere, soli 23 ne soprav· vi\·erano ancora. Dopo la mcmoranùa battaglia di Austerliz, 300 prigionieri austriaci, rinserrati dai francesi vincitori in angustissimo carcere, si ridu:;:-:ero in breve ora a 260 morti e 40 agonizzanti. Quamlo, o signori, quel nefando commercio, ,.Ct·gogna della schiatta umana, ~.:h e si chiama la fratiet rlci negri era nel suo fior~, narrasi clte un veliero, il quale sulle coste d'Africa .a\'em imbarcato nelle stive ben mijle feste Zmm fc, come per derisione qne' tristi desiguano la mi· seranda lor merce ; quando toccò gli Stat.i-Uniti ùel sud, non ne aveva piìt a bordo che cin~neccnto; le condizion~ di accalcamen.to, aria corrotta e confinata, in cui erano vissuti quei 40 giorni, 3\'e\'a costato la vita a metà. di loro! Qur:sto sarebbe il modo di agire acuto di alenne cause. Che se poi ci facciamo a considerarne gli effd ti, quanùo operano lentatamente, lo vedremo non meno perniciose riuscire, ma vjep· J)ÌlL insidio::;e, an'egnachè sogliano avvelenare le sorgenti del)a vita. Le form e zimotiche vi si rinfocolano ; ma ciò che più
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monta, si vizia profondamente l'ematosi. Villemin, Greehnvood, Mac-Cormac e Parkes ritengono che i processi lenti delle vie respiratorie abbiano a fattore precipuo l'aria confinata. Certo è che tali forme morbose sono quelle che danno il massimo contingente della mortalità negli eserciti europei ; ed il Parkes, incontrastata ·autorità in argomento, ri· corda: che l'esercito inglese, il quale ha soldati in Europa, in Africa, in Asia ed in Australia, cioè sotto tutti i climi ed in latitudini disparatissime fra. loro, non fa eccezione a. questa brutta regola, ed egli non trova di ciò altra ragione sufficiente, se non ~e nei fattori d'insalubrità delle caserme, sebbene confessi, che dopo l ' adottazione delle caserme a padiglioni le perdite, per sitfatta guisa di morbi, sieno nell'esercito inglese minori. Nella marina mercantile e da guerra, queste forme morbose dei polmoni sono frequentis· sime, e talora assumono, a detta di Milroy, le proporzioni di una epidemia, poichè pare che la malattia si trasmetta da individuo ad individuo. Questi fatti darebbero ragione alla scuola francese, la quale, capitanata dal Villemin, dà grande importanza all'aria confinata nella propagazione de11a tisi, arrivando a ritenere che non possa svilupparsi che sotto la sola influenza di quella. Nè io mi addentro in silfatta disquisizione che è tutta. di patogenesi, mi fermo al limitare. .Accennerò da ultimo come un'altra serqua di morbi osti· nati e pericolosi possa avere una plausibile attjnenza colla viziata ematosi, per le condizioni sin qua esposte, parlo degli infarti glandolari e di quegl' inesplicabili deperimenti generali in soggetti bene scelti ed apparentemente in origine robusti, parlo infine di quelle inavvertite forme lente pleuritiche che degenerando traggono a tubercolosi. In tutti questi individui prima non labefattati, fu la condizione di vita o quella del· l 'abitazione che determinò tanta jattura? O non piuttosto è,
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come io credo, ·non solo il complesso della vita militare, massime ·})Cl' que' paesi dore prima non vi cm leva e, come altri giustamente nota1'a, il rapiùo, troppo rapiùo passaggio da una zona d'Jtahn atl un 'altra, dal lieto cielo e dal puro aero dci nativi monti al fosco o nebuloso, sempre inquinalo, delle città.:> Ai }JOStcri, o meglio alla statisti ~a l'ardua sen· tcnza. Certo è intanto che troppo largo contingente pagauo i nostri solrlati alla morte, o troppo pil1 le reclute. Uno sguardo alle nostre statistiche fìa il suggello che sganni i recalcitrant.i. Altri fattori morbosi ri sono nelle caserme e negli ospedali. 'Le eracuazioni l!UOtitlianc di un adulto salgono a 1-!00· 1500 grammi, eli cui 1:WO o 1:100 liquide, e da 120 a 200 di solide. Ammettete 1000 uomini per ca!:ienua cd anete una media di un migliaio etl un terzo circa ùi chilogrammi di tali materie. Le esalazioni ammoniaca.li ecl idrocarl.Jonate ctù daranno origine saranno veramente enormi, e tanto più se pro:;sime le latrine a' dormitoi, ed in uumcro insurfidente in rapporto al qua,ntitatiro dei soldati. Negli ospedali poi è qnistione ancor pil1 YitaJe. Io non so immaginare um~ buona igiene spedal icra scn1.a cessi perH:~tti! Le latrino male co~trui te c che l)Crmottono le filtra:~ioni, è provato, provatissimo che fauno divenire le prossinto acque iùro-solfo· rose, e guai a chi ne us<t como alimC'nto! Pare che il colera, il tifo, lil. febbre tifoidea. e così di seguito, piì1 volte sieno stati propagati in siffatta gllisa i io riconlo due f:tlti, l'uno, e mi fu narrato, quello della, caserma di cantllcria a Norara (febbre tifoidea) aHenuto prima ùel 1879 i e l'altro che accadde sotto g li occhi miei, in quella di S. Agostino a Padova nel 1868, caserma ov'era. allora il reggimento Lucea cavalleria; e fra i qui presllnti il distinto collèga ed amico mio dott. Pastorcllo, potrebbe dire se per quella via o mcuo il colera penetras:;c in qucl q uarliere.
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Nello caserme di r.:avalloria poi il pericolo è maggiore, perchè la massa de' viventi, uomini e cavalli, è doppia, e gli scoli delle mine de' quadrupedi ed i mondezzai di quelli ponno, colle pioggie e col velo sotterraneo d'acqua, infìltrare principii pericolosi nel suolo ed anelenare le acque potabili. I displuri delle acque piovane, gli acquaj, ponno anche causare gravi morbi per la loro commistione colle acque potabili, e qui sta uno dei pericoli, cui vanno soggette le acque delle cisterne, ove siano malamente raccolte e non r engano mantenute, con espurghi, monde di spesso. La natura di talune acque le rende perniciose per ec· cesso di princip~i minerali: qui a Bologna, per esempio, non cucinano i legumi, anzi si induriscono e si prestano male a cuocere anche le carni, me ne assicurai con diuturne esperienze. :Forse l'eccesso di sali forma una specie di crosta intorno alle carni stesse, in guisa che il calore non vi penetra. Sal isbury, Klebs, Tommasi-Crudeli ecl altri, provano che col mezzo delle acque si favorisce lo sviluppo di quei miCl·ofìti da cui oggi si fanno dipendere gl' inquinamenti malarici dell'aria, quali le paltnele e le mucedini. Certo l'acqua fornisce alimento indispensabile ai ferm enti; e può anche fa l'orirne il trasporto. Sospette assai, in questo conto, sono le acque dei pozz1, massime se poco profondi; i profondissimi invece, pare che mettano assai pil1 al sicuro dai priucipii infesti all'umana economia. La illuminazione può viziare assai l'aria di ambienti chiusi, essa ruba certo ossigeno e fornisce ossido di carbonio, vapore acqueo e gas empireumatici in larga copia, massime se si usano gli olii minerali, non bene depurati.
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Finalmente, o signori, 1'assieme dello condizioni, che con tecnici vocaboli noi diciamo -vda militare, dispone a date forme morbose, intluenùo in certa speciale guisa sullo or· ganismo umano, faYoronùo lo sriluppo di alcuni tipi noso· logici, con la e~age razione di certe funzioni, e questo seb· bene sia argomento tutto d'igiene, non è a trattarsi ora; basta accennarlo. Dopo enumerati i nemici, stulliamo i prcsiùii escogitati a difesa della salute del soldato. Di alC\mi ho detto, restano altri. Contro l'aria confinata e corrotta. sta un'attil'a \'entilazione nelle caserme, negli ospedali la si può asso· ciarc al riscaldamouto eù alla illuminazione, serve eziaudio un buon sistema di \'Ontilazione a provvellere ·a quei g uai che derivano da mal costruite latrine; oggiùì anzi la \'On· tilazione è adoperata a disinfettare le latrine stesse. Così l'uomo, mercè quella dirina scintilla che lo anima, ha costretto alcuni fattori morbosi a muover guerra agli altri, e distruggendoli a. vicend:1, con note1olo vantaggio della eco· nomia, li ha. f:.~.tti mini::;tri di sa l n te. A chi mi chiedesse di che cosa abbisogna un ospedaJe, od una caserma, risponderei così come il maresciallo di Sassonia rispose a chi gli chiedeva, quante cose occor· revano a fare la guerra. Un ben regolato sistema di ventilazione è la cosa la più importante; di qui conviene prendere le mosse. I sistemi di rentilazione si distinguono in due grandi classi: ventila· zione per richiamo e vcotil<tzìone per p ropnlsionc. La prima è basata, come da ognuno si sa, sulla proprietà che rarìa possiede, come tutti gli altri corpi, di dilatarsi col calore, di farsi più leggiera. e scemare così la pressione che cser· -cita. sovra un dato punto, ùimiuuita pressione che ingenera correnti da' punti ove l'aria è più freùùa, quindi più densa; ·
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.natura ne fa continua applicazione nei venti. Nella ventilazione per propulsionr, l 'aria è spinta con macchine op· portnne, come un corpo fluido che ella è, sistema che agisce in alcuni apparecchi unitnmente al riscaldamento. La ventilazione ha luogo naturalmente; quando però la
si vuole aumentare od almeno rendere più efficacemente palese, si adoperano alcuni sistemi: queste le basi fisiche da cui parte ogni sistema di ventilazione. Favoriscono la. ven· tilazione nleune semplici misure prese nella costruzione, od aggiuntevi dopo nell'adattamento degli edificii. Moltiplicando gli orifizi di comunicazione fra l'interno e l'e~ terno, utilizzando quelli che esistono, si ottiene maggiore rentilazione, si corre però anche il pericolo di raffreddamento eccessivo ùcgli ambienti abitati. L e l]nestre a sportelli o vetrate mo· bili, quelie dette a saliscendi, sono ottimi mezzi di renti· }azione. La teoria insegna. che l'aria introdotta per unn finestra può misurarsi calcolardo il volume di un cilindro, la cui sezione è rappresentata dal taglio della finestra., l'altezza dalla distanza percorsa in un dato tempo dalla corrente atmosferi ca. Influisce su questo teorema di fisica applicata: la direzione del rento, ogni ostacolo r.ccidentale che si op· pone o rallenta la corrente atmosferica, e la controcorrente formata dall'aria che esce dall'ambiente. In conclusione del resto, l 'apertura delle fim•st.re, il pilt antico sistema di ren· tilazionc, è sempre il migliore. I ventilatori sono noti, giovano solo quando sono posti così come la fisica ne insegna. Teoricamente il ventilatore r.vacuanfc andrebbe posto al solaio, quello di ammissione a. lirello del suolo, si stabilisce cosl una con ente ascensionale farorita. dall' incguaglianza di tempcra.tura clcll 'aria a di· Vl'rsc altezze. Il generale Morin, antorit.ì competentissima in argomento, inrcrge la posizione dei rentilatori , mettendo
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quelli di ammisliionc al solaio, e quelli di evacuazione al disopra o nell' in tcrva l! o dci letti, tanto neBe caserme, come negli ospetlali, ciò riesce ottimamente in Francia, ore e gli uni e gli al tri di questi etlifici sono ri ~calù ati; ma da noi conrit>ne solo negli ospeùali, occorrendo per attirare il pro· cesso di ventilazione, proLlurre la rolub corrente, e quindi di necessità situare i r culibtori C\·acu:u1ti presso i coutlotti del fu mo, o presso i tubi dd ualori ferì ; il sistema poi è inerte quando gli apparecchi di rb..:aldameuto non agiscouo. È utile che i dne rentilatori sicno diametralmente opposti, perchè così le correnti traversano nel massimo diam etro possibile le sale. Le lllauc ritiene che il ìal01·e di due ven·
tilatori che abhinuo 0,47 di apertura, sia misurato ùa 2 m. c. d'aria per ora c per abitan te in un locale per Gl persona. I camini cracualol'i, cioè quelli destinati a dare ust;ita ali 'aria viziata, contano molti fau tori, q nali il generale l\forio, il Coulier e la Commissione ing le5e pcl risaoamento delle caserme, presieduta da P a rkes. Questi camini cvacuatori, lJOsti prc:;so quelli del fum o, où atlraver:;ati dai t ubi delle stufe, agiscono nel verno mirabilmente , nella state poco o unlla; l'immettl.lre nello ìn t~ruo dì questi camilli una. fiammella di gaz illuminante, che serrirebbe, con adatto finestrino, a risciliamre la sala o dormitorio, costerebbe è vero molto, ma sarebbe un modo di ventilazione superiore agli altri , e che reuderebbe attivo l'apparecchio in ogni stagiono. A proposito del oosto, cccO\'i i ragguagli di Coulier. 11 sistema che funziona al Val-dc-G t:iLCe in troùuce in una sala 2,119 m. c. d'aria per ora, ri s'impegnano m. c. 0,848 <li gaz illuminante, cioè centesimi 25, costando quello a Parigi 30 centesimi al tn. c. - Una volta istituito questo .apparecchio -funzioua da, se. Quanto alla sua azione pnrifi· rruar,Ji di Coulicr, fatti sempre nella catriee eccone i r<J,O' 00 o
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sala del Va1-c1e-Grace . Durante 1647 ore di esperimenti (dal 29 marzo al 5 agosto 1870) l'aPJlll.recchio ha evacuato in media 956 m. c. e mezzo d'aria, Taggiungendo il maxi muro di 1663 m. c. nella notte da'l 27 al 28 aprile; il minimum 421 m. c. dal 4 al 5 luglio; e ciò perchè nel giorno 1'aria si scalda con maggior rapidità che la fabbrica stessa, e per contro di nott3 il raffreddamen to delle mura si fa piit lentamente, essendo la pietra poco conducibile del calorico; do.l che risulta,, che il camino è p1it caldo dell'aria esterna nottetempo, e n'è più freddo il giorno. L'evacuazione J)er richiamo può combinarsi molto vantaggiosamente coi sistemi di riscaldamento degli edifici. Il principio igienico-economico da cui è duopo partire è il se· guente: ottenere con la massima economia di combustibile, un riscaldamento che in media raggiunga 10·12 C. favorendo con questo processo la, massima possibi le a,ereziooe delle infermerie, e senza oscillazioni termometriche, e senza sviluppi gassosi infesti all'umana economia. Gli apparecchi adoperati sono di due specie. I n uno la combustione si effettua nell'ambiente stesso che si vnol ri· scaldare e sono: i caminetti, le stufe ed i franklini. Nel· l'altra la combustione ba luogo altrore, ed il calorico è tradotto nell'ambiento da 1iscaJdarsi col mezzo di fluidi: aria, acqua o vapore acqueo; e sono i caloriferi. I caminetti ed i franklini sono da condannarsi per l'uso nostro, stante che riscaldano l)OCO e consumano molto com· bustibile. In Inghilterra, tanto negli ospedali, come nelle caserme, vi !>Ono i camini a camera aere((, ma su 100 ca· lorie sviluppate, 6-7 sono quelle cl1e vengono utilizzate 11el riscaldamento, il resto è perduto. Questi a])parecchi però si prestano molto alla ventilazione. • Le stufe in cotto riscaldano e per irradiazione, e per
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contatto, utilizz:-tno meglio il calorico dci precerlon t,i. Però si prestano meno alla. ventilazione. Fu dimostr.lto che il calorico em•tuato da una stufa, sta a quello prodotto da un caminetto, come l 22 a 19. Quelle metalliche, secoudo gli studi di Carret da Chambcry, darebbero un'eccesso di ossido di carbonio. c1: Bl'rnard, Fremy, Bussy e l\Iorin, sino dal 18!Hl col loro rapporto in argomento constatarono: 1° che tutti gli apparecchi di riscald<tmcnto in metallo pro· ducooo ossido di c:nhonio, 2° cl•e l'acido carbonico <lell'aria a contatto colle stufo metalliche roventi si decompone ed ori.gina il gas suuominato, 3° che· nei locali rdrt:tti, o mol to abitilti, o molto nscaldati, t<Lii cltetti si fatmo scn· sihilissimi. I rircstimenti interni in muratura on·iano a questi pericoli, ma rcnùono le stufe metalliche iJlCapaci alla combustione cd al riscahlamento. Le stufe a sistema Gurncy, cioè con focolare metallico contenuto in nna specie di vasca contenente acqua, quelle dette a crrppa o 1'Crinto sono gli ultimi perfczionameut.i ùi questa maniera d'industrie. Tutti gli igienisti le raccomanùauo come quelle che servono al duplice scopo: riscaldare e ,·entilare. ll sistema più perfetto è quello Léras, eù ove siate in1·ogliati a leggorne una esatta descrizione, non avete che a scorrere le lettere su11a. costruzione degli ospedali, compendioso ed esatto lavoro del teneatc.colonnello medico Da Vico cavaliere Virginio, stampato alcuni anni f:t nel nostro O.iornalc di medicina militare ; e siccome a me piace l' unicuiquc suum., così vi confesso che mi ha servito e non poco nei miei scarsi studi d' igenie spedaliera. Il generale Morin cita, onoris C(wssa, i camini Fondet e quelli Douglas-Ga..Iton, che il Morache dcscri'ìe pure _assai bene. Venendo ai caloriferi mi limiterò a citarvene i princip<tli
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sistemi, quali sono ad aria riscaldata , come il nostro, quali ad acqua od a vapore acqueo. Nel primo è l'aria comune che riscaldata serve a diramare il calore, negli altri tanto ad acqua che a vapore è necessario un meccanismo più complicato. Tanto l\forache che Da Vico ne danno esattis· • sime descrizioni. Veniamo senz'itltro alle conclusioni: l o dal lato della economia del combustibile e della produzione del calorico, sono preferibili i cu.lorif<>ri; la spesa di primo impianto è però pilt forte pei caloriferi, di quello che per le stufe a ricinto ; 2° è provato però che col frutto del capitale impiegato nell' impianto de' caloriferi, e risparmiato adottaud1.1 le stufe, si può sopperire in gran parte alla maggiore spesa del combustibile richiesta giornalmente dalle stufe stesse; 3° è iucliscutibile, per ripetute esperienze, elle quelle col sistema Léras o Bohm, riscaldano quanto i caloriferi, ed hanno il grande vantaggio su questi di fornire molta più aria, e meno alterata; 4" i caloriferi a vapore e ad acqua calda richiedono un personale tecnico. vi è il pericolo dello scoppio delle r,\ldaie. Igienicamente parlando si osservò che: il calore f1.1roito dai caloriferi è inegualmente distribuito fra ambiente ed ambiente non solo, ma. nelle direrse ore della giornata per lo stesso ambiente. I g uasti anche parziali nei caloriferi, massime se questi sono comuni a molti locali, importano che bi:Sogna sospendere il riscaldamento di tutte le infermerie dove si dirama, mentre quelli delle stufe si limitano all'ambiente ello la stufa guasta dorrebbe riscaldare. E questi, per chi conosce gli ospedali, non sono piccoli inconvenienti. All 'est~:ro, ed anche cl a noi, oggidl a.i caloriferi si sosti· tu:rono le sture a ricinto, sistemi Lérns o Bohm.
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11.e3ta ora a discorrere delle latriuc. B questa, o signori, una vera piaga e dci quartieri e degl i 0:5Jl0ll;tli. Io non istarò a parlarvi delle COIIllizioni loro attuali e negli uni e negli altri di questi nostri ed ifJzi militari; a voi sono no· tissime. Sarebbe czianùio frnstraneo il 1•arlare ùi sistemi che, o le condizion i ùci locali, o quelle intrinseche alla na· tura del soldato, renùono d' impossibile applncazione presso di noi, intendo parlare dei tcafcr·closcf, come si cuiamano con vocabol i inglesi. Certo è però che i nostri cc::;si a fosse fisse so11o ceu tri d'infezione, non ostante la cura continua., i lavatri e le di· sinfezioni. In alcune località si tentò renderl i meno perni· ciosi stabilendo il sistema a divi:;ore, cioè scerr.audo all"uscita dal tubo di caduta le materie liquiùe dalle solido, per ov· viare alla comm istione e rapida loro decomposizione. (~u e,;to è un primo passo; un sec:or11lo si è fatto, unenùo al sistema a divisore, quello delle fosse mobili. C~mbinaudo questi due sistemi, io ho an·gorneuto ùi creùe re che si a rrirereùlle ad olteuero uu sensibile miglioramento. Resterebbe poi a desiderare che le latrine fossero diurne e notturne, in determinata proporzione rappoTto ai ricol•erati, che fossero proHcdute di doppia porta, o corridoio lungo, che al tetto della latrina o lungo lo pareti d~:lla stessa, vi fossero dci ·tubi aspiratori dei gas che vi si s.rolgono (Morin). Io ricordo cbe, molti anni f~• vennero proposte le latrine a ton·e, erette di preferenza negli angoli o nei cortili in· terni dei quartieri e degli ospedali, lontètlle un 3·4 metri dal corpo di fabbrica, ed in comunicazione con questo merc~ dei corridoi. Tale sistema, cssenùo attuabile, unito con quelli a dinsoro e fossa mobile, panni risponderebbe henc alle esigenze, igieniche; e se fosse possibile adattarci le valvole
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DELLA. IGIENE DEGLI OSPEDALI
automotrici, si toccherebbe proprio la perfezione. Quest'è argomento assai vitale, ed urge che chi pnò ne faccia tema a serii stndi pel hone del nostro soldato. Ginnto a questo, avrei dato termine al mio informe schizzo d' igiene delle caserme e degli ospedali, ma conoscendovi buoni e tolleranti, abuserò ancora un poco della • ostra pazienza, del re ·to non saprei stann i dall'acceunare ad alcuni miei desideri. È cosa nata, liz>pis aG tonsoriùus, come i bagni giovino alla salute; è comandata, e di santa ragione, la pulizia quotidiana del soldato. Tnttociò sta ottimamente, ma per me è ancora (e lo diceva prima di me il generale Linati) un mistero dove si lavi quotidianamente il soldato in certi quartieri e presso certi reggimenti; io ho redute cose, che se io a vessi a ridire, sarei tenuto per nù esagerato re. Starebbe tanto bene c costerebbe tanto poco stabilire in ogni quartiere, meglio per èompagn ia che per battaglione, dei lavatoi in pietra, o richiamare in Yigore le prescrizioni cbe ordinavano le botticelle a rubin etti del ncchio buon tempo. Se si >olesse spingere un tantino più in là le cose si potrebbe desiderare quello che il Tollet ideava: pei nuo,-i .. quartieri or ora eretti in Francia. Egli propone i bag1ù a doceia, e facilita immensamente la soluzione pratici del problP.ma. Ai sani non occorre la immersione totale in una vasca ; il bagno a doccia, lodato da Briss~a u, da Parkes e da Uery-Delibon, basta allo scopo. Toll.et stabilisce due doccie ogni 100 uomini, con due camer ini, uno per la doccia, l'altro per svestirsi. La temperatura sia di 26 C. circa; 25 litri bastano per una doccia, quindi un m. c. d'acqua (1000 litri) sen-e per 40 soldati . Dove mangia il nostro soldato? Un pò dapertntto ; iutridendo pavimenti, scale, camerate, pagliaricci ; da questo
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E OE LLE CASERME
stato di cose non 110 guadagna certo la igiene. Se s1 potesse provvederei! Sarebbe pure opportuno che scomparissero i sacconi ripieni di pa~Jia. per dar luogo alle brande. Ci si guadagnerebbe un tanto e nello spazio e nella igiene e nel co· modo. Mi si fa credere che ci si pensi, ne sarei proprio contento. La illuminazione f.ttta col gas illuminante sarebbe comoda per molti ri ~g uarùi , ma non è senza pericolo, meglio è. quando fatta a dovere quella cogli olii minerali, purchè ogni becco illuminante sia fornito di apparecchio opportuno che versi i prodotti della combustione allo esterno. E qui per ora finiscono ·i miei desideri. Parendomi di arere sfiorate le principali rp1istioni della igiene delle caserme e degli ospedali, dò termine a questo mio hworetto di compilazione. Come avrete potuto accorgervi, o signori, c'è poco di mio, molto degli altri ; io non aveyo altro scopo tranne quello di ricordarvi le idee prin· cipali in argomento. Ci ho messo molta bnonn, Yol ontà, ci sarò poi riuscito ? Accettate questa. mia. f.:Lticn., come una testimonianza di stima verso di voi c di amore pel nost;o bravo soldato italiano.
n. R AoAEL[.I Maggiore medico.
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S T OR I A DI UNA
lJUSSAZION I~ JlOSTEIHOH E-SUPERIORE DEL FEMORE (Lettura far ta n e tro~pedal e milil..1re di Roma
nella confe renza del 1° aprile 1880)
La lettura di una memoria del capitano medico Trari pubblicata su~ fascicolo di gennaio di quest'anno del Gior· 110le di meGlicùw militare sopra un caso di lussazione esterna della tibia, incompleta, mi ha risvegliato nella mente un caso iuteressante di lussazione del femore, avuto in cura in quest'ospedale nell'anno 1878, il quale ebbe dei reliquati del tutto simili a quelli che seguirono alla detta lussazione della tibia. Mi son determinato perciò a scriverne la storia per riferirla a questa adunanza, tanto pitt poi che si tratta di una lesione abbastanza rara, e della quale, come ben dice il Nélaton, se si trovano registrati molti casi nelle riviste scientifiche, ciò dipende appunto dalla sua rarità e dalla difficoltà che questa lussazione presenta spesso alla riduzione. l~ questo tlifatti l 'unico caso aruto in questo ospe· dale, da che esso è aper to. La mattina del 27 giugno ùel detto anno alle ore 7 1 / ~ antimeridiane, mentre gli ufficiali medici si avviarano ciascuno al riSJ>etUvo ripf\rto, arrivò llll cano d'a.mbulanza dalla caserma del Maccao cou cntrovi il soldato Gummirato Ric·
STORa DI U~A LUSS.\ZIOKE POST.·SUP. DEL FE~IORE
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carùo del reggimento caval leria Ho ma (20°) della classe 185 7, appartenente al distretto milita t·e di Venezia. :Mentre quest.i, un'ora prima, facera l 'istruzione nel cortile del quartiere, gli cadde il carallo, sotto di cui egli rimase col piede sillistro, mentre il destro, impigliato nella staffa , fece subire aH'arto corrispondente l'cfl'etto delle violenti scosse dcIl 'ani· male, che tentara rialzarsi. Fn trasportato immediatamente nel riparto di chirurgia, dore io mi b·ovaro assistente, ed esamina to dal capo·riparto, maggior Borrone, questi manifestò subito l 'idea che si trattasse di nna lussa1,ione del femore. n colonnello medico cav. Giudici informato di quc3to caso sì interessante e raro riunì immediatamente tutti gli ufficiali medici a cousulto }Jer stabilire subito, di comune accordo, la diagnosi della lesione, e la cura da prat.icarsi; e tutti nnauimemente conrennero nella diagnosi di lussaziouc iliaca del femore destro e nell' indicaziune ùolla imm ediata. riduzione. I segni difatti erano troppo evidenti perchè si potesse avere alcun dubbio su1Ja 11atnra della detta· lesione, quan · tu11que per mc, e per qualche altro lì 11rcsente fos~e quùsto il primo caso che ci si presentava. La natica destra difatti era. molto piil sporgente dell'altra, con Ia.piega pii1 alta del normale: esplorandola si palpava chiaramente la testa del femore, cbe formava nella fossa iliat:a esterna un tumore arrotondito e voluminoso, che si sentiva girare sotto le dita imprimendo dci movimenti alla coscia : la piega dell'inguine apparira pitt profonda e pHt approfondabile dal dito, il quale riconosceva la vacuità dell'acetabolo. L'arto era raccorciato <li almeno tre ceròmctri, addl)tto c leggermente fiesso nell'anca; il ginocchio ed il piede ri1•olti in dentro, stando il ginocchio piit in alto del compagno, e poggiando sulla superfi cie anteriore della, coscia sana; il t rocanterc pro-
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STORIA DI UNA LUSSAZIONE
tuberante e ravvicinato alla cresta iliaca. La coscia potera addursi ancora e rotarsi in dentro, l'abduzione invece e la rotazione in fuori erano impossibili. Del rimanente l'ammalato era abbastanza tranquillo e non si lagna,,a gran fatto di alcuna sofferenza, solo quando s'imprim e,~a all'arto qualunque siasi movimento risentiva atroci dolori. Trattavasi dun4ue della lussazione che, dopo le osservazioni di Boyer, è dimostrato essere la piìt frequente ad an<Jrarsi nel femore, mentre gli autori che lo precedettero, seguendo Ippocrate ed Ambrogio Pareo, credevano che la varietà più frequente fosse la lussazione pubica. Questa lussazione non poteva confondersi che con una frattura del collo del femore, in cui la rotazione dell'arto invece di farsi in fuori, come ordinariamente avviene, sia avvenuta. in dentro. E difatti ci fu chi nel nostro caso citò anche la possibilità di questa lesione, ma la palpazione praticata alla regione glutea, con la quale si riconosceva la testa femorale, fece subito svanire questo sospetto, del resto molto ragione,role. Accertata la diagnosi si preparò il letto per la riduzione e vi si situò l'ammalato in posizione supina, col tronco leggermente inclinato. Per praticare la contro-estensione si usò il metodo d'Ippocrate, accettato da Désault e Ronx, si applicò cioè un forte lenzuolo ripiegato al perineo, i cui capi passando in avanti ed indietro d·el tronco si fissarono al muro; un altro simile lenzuolo si applicò posteriormente al trouco, i cui capi, passando sotto l'ascella, si fissarono ugualmente al muro al li,·ello del letto. In tal modo i punti di presa furono distribuiti pel corpo evitando così una soYerchia pressione in un punto solo. Per l'estensione poi si applicò una robusta fascia al di sopra dell'articolazione del ginocchio dalla quale partivano diverse anse. Essendo l'individuo abbastanza robusto e muscoloso si
POSTEIUOI!E-St:il'EIUOI:tE IJEL FIJ:~lO !tE
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ere lette bene cloroformizzarlo per alleutaro la trazione dei muscoli circostanti contratti, i quali avrebbero potuto e:;sero causa di un ostacolo insormontabilo alla riòuzioHe. sirrnor l'oln. fu iucaricato della cloroL'attutle ma•miore ,o o fonuizzazion e, il capitano Randaccio ed il roln1sto magg ioro Cautelli, allora capitano, si curarouo della estensione, mentre il maggiore Don·onc dirigcra ]a manovra C tcnt.ara. la C<lat· tazione. Anestesiato l'in fi!rmo, ·O prima <li reni re ad una estensione forzata, si rolle tentare di ridurre il capo del fe. more mediante la flessioue e s'3nza tr;lzioni, metodo cl1e non diede alcun risultato; sicchè si prati ~ò immcùiatamcute il metodo pil1 comune dell'e:;tensio ue traendo l'arto prima nel senso della sua viziosa posizioue, e poi giraudolo all'esterno, e dopo 5 o G minuti, e senza graudi sforzi, il capo del fo. more rientrò rumorosamente nella. sua. cavità acetabolka ; risultato qu e~to tanto piì1 soddisfacente in quanto che è no· torio essere q1testa la lussazione dell'anca. pilt difficile ~ ri· dur!'li (J. L. Petit). n pazieute, risregliato dal suo sonno ane:.tesico, si sentì perfettamente bene ; l'arto venne adagiato tra due fann uni, e si prescrissero delle bagnature ghiacciate nei contorni della articolazione per prerenire qualunque reazione nella pa1-te. Ma, ciò non ostante, il giorno segueute compan:e una tumefazione abbastanza estesa, ·Che oc~upara la piega del· l'inguine. c buona parte della region'l anteriore ùella coscia, prodotta certamente da ~tra rasi nei tessuti pcriarticolari. Questa tumefazioue destò qualche apprensiòne per la possibile formazione di ascessi, i quali non sono per uulla ram in queste circostanze ; s'insistette perciò con piì1 attenzione nelle llagnature ghiacciate e la. tumefazi one in pochi giorni gra· datameute scomparve. La reazione febbrile fu leggiera; la temperatura raggiunse
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STORIA DI UNA LUSSAZIONE
solamente i ~8,5 e poi m capo a 5 o 6 giorni ritornò allo stato normale. L'ammalato non si lagnava più di nulla; ma si credette bene continuare a tenergli l'apparecchio per altri 15 giorni, per non disturbare con qualche movimento il lavoro di cicatrizzazione d1~i tessuti lacerati. Trascorf'i qncsti J 5 giorni s'incominciò a poco a poco e con cautela ad imprimere dei leggieri movimenti all'arto; ed in scgnitu si permise anche qu.1l che moYimento attivo all 'ammalato. Allora fu che si ebbe un'ingrata sorpresa; si scoprì cioè che m(lntre tntti i muscoli della coscia e quelli della regione posteriore della, gamba ubbidi\'ano alla volontà, brnehè limitatamente, quelli iul'ece della, regione anteriore della gamha erano del tutto inerti; e di giorno in giorno, mentre tutti gli altri muscoli riacqnist:l\'ano sernpre pilt h~ loro forza cd cr1ergia, que::ti continuavano ad essere para· lizzati, ed il piede, elle prima era quasi ad angolo retto sulla gamba, si situò ad angolo sempre più ottuso, prendendo l'aspetto del piede, equino; le diht inYecc erano flesse. Imprimendo dci moYimrn ti al piede, questo poteva ridursi ad angolo retto cd anche acuto con la gamLa, ma appena, lasciato a llè, ripigliara la primiera posizione; fatto questo che cliruo· stl·ava appunto e:;sere tale lesione dipendente da paralisi del r csteusore comune dcIle eli ta, clell'cst.ensore proprio del· l'ali ace del t.ibiale anteriore e molto prob~bilmeute anche llel peùidio, e non già. da. contrattnra del tricipite della gamba e dei flC'ssori delle dita. I,a scnsihilibì invece dell'arto dc:>tro non fu mai per nulla alterata. - Contro questa pa· ralisi, che nelle prime si spcrara di poter Yincere, si usa· rono frizioni eccitanti, cd in seguito, (jllando l'ammalato cominc-iò tt la~ciare il letto, si usò per lungo tempo la d0ccia fredda sull'arto, ma sen'Za alcun risultato. La paralisi pcr:;istera; c, mt!ntrc l'ammalato non aecusara nel cammino
POSTERIORE-SUPERIORE DEL FE)IORE
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nessuna sofferenz:l. nei contorni dell'articolazione lesa, questo però era inceppato, e l'indiriùuo per portare :.wanti il piede destro descriveva nn semicerchio con la convessità in fuori, poggiando snl suolo prima la punta. del piede e poi il tallone. Si tentò · in seguito l'applicazione della corrente elettrica indotta con la macchina del Gaiffù, applicando un polo sul· l'uscita del nerrò sciatico dalla. cal"itò. del bacino e l'altro facendolo scorrere su i detti muscoli, i quali mostravano con le loro leggicre contrazioni di non avere totalmente perduta l'eccitauilitù. fara dica; ma quantunque la faradizza· zionc si fosse continuata per dircrsi mesi, sia sola, sia accompagnata dalle docce, non si ottenne alcun risultato sulla paralisi: la f,tradizzazione continua impedì però che avvenisse l'atrofia e la degenerazione ad iposa di detti muscoli, i quali rimasero nel loro stato normale di nutrizione. Essendo così riuscite infru ttuose le cure praticate c non rimrtnendo da spt>rimentrtr:;i che la cura tt>nnale, il 19 dicembre 1878 il Gummirato nscira dall'osprf1alc per essere inviatò in licenza di conralcsccnza di sci mesi, cioè fino alla stagione dei bagni. Nella stagione sco rsa fece difatti la cura balnearia allo stabilimcuto di Acqui; ma, come cm da provedersi, anche questa cura riuscì infm ttuosa e l'individuo, ritornato al Corpo, fu definiti\'amen te rifonnRto, dopo per altro avere attc:;o ancora (jiJalche tempo l'effetto dei detti bagni. È questa la storia gcuuina del f;t tto, sulla quale mi per· mettano intanto di fare qnakhe breve considerazione. E in prima dirò che nel nostro caso non si tratta\'a cer· tamcntc di una lus::;azione diretta, in cui cioè la violenza agisce direttamente sull 'articolazione : 1'anamnesi e l 'esame dell 'ammalato ce la facevano esdudere assolutamente. Di· 74
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nos
STO RTA DI UNA LUSS AZIONE
fatti dal racconto che q nosti facera bisognava ammettere che la v;olenza a1·csse agito stlll'estremità inferiore del membro e non sulla superiore. E poi percl1~ si proùuca. nella coscia una lnssazione diretta indietro vi abbisogna una potenza estremanwnte energica, la quale agisca o sull'estremità superiore del fdnore in al'anti, o sulla faccia posteriore del' bacino, trol'anùosi l'uno o l'altro precedentemente fissati; potenza che, per produrre ]a lussazione e non la frattura, oltre all'essere energica del'o agire su di una superficie estesa. Questa l'iolenza diretta sulle dette superficie del'e perciò ledere sensibilmente le parti molli contund<mdole più o meno gnwemente; m cntn~ nel no:;tro caso manca1·a qualunque esterna. lesione nei contorni del! 'articolazione. Quale fu il meccanismo di questa lus:;azione? Negli autori è detto che per aversi questa specie di lussazione è nece::;saria una flessione riolenta della co~cia con contemporanea adduzione e rotazione int<>ntn. della medesima; secondo Follin però può bastare anche un solo di questi movimenti esagerati per produrre la detta lussnzione. Eppure nel nostro caso, stando n quello che narrara l'ammalato, parrebbe a prima giunta che invece dell'adduzione si fosse aru.to in quel momento abduzione della coscia, b·ovandosi lo cosce divaricate per la larghezz:1 del dorso del carallo. Ma allora, invece di rompersi la parte posteriore della capsula, la rottura sar ebbe avl'en uta. nella pn rte anteriore, avendosi così una Jussazione puhica e non iliaca. Io credo pcrcib che nel caso attuale il piede destro, rimanenùo sempre nella staffa, sia pa~sato as sieme con que!'ta nel Jato sinistro del cavallo nd mom ento cl1e esso si roresciara ; allora mentre l'arto sini:;tro rimaneva fermo, situato perpendicolarmente alla lunghezza del casa.llo, il destro, trascinato da questo, che tentara rialzars1 incro-
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POSTERIOI~E-SUPERIORE DEL FEWJRE
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ciara il primo, avendosi cosl leggera. adduzione e flessione della coscia, forza ta. in modo da produrre la lussazio·ne . Ma il lato piil interessante del nostro caso si è, come hanno in teso, la J)Uralisi avremrta nei mu~coli antcri.ori òella gamba. Nella lussaziouc esterna incompleta della tillia, di cui tratta la memoria del capitano T rari, si ebbe il medesimo reliquato; ma in questo caso Lt. Sl)iegazionc appare fucile, fino ad un certo punto, per la compressione che certamente dovette subire lo scia.tico poplitéo esterno, cbe inncrra i detti muscoli. Nel nostro caso inrece la lesione si limitò ai contorni delrarticolazione dell'anca, c nessuna traccia di altra lesione c::;istera nel rimanente dell'arto. Qnintli fu il nervo sciatico che ùorette essere interessato appena uscito dal grande forarne sciatico. Ma, come spiegare la paralisi limi· tata ad un sol gruppo di muscoli, mentre il nerro offeso anima qna::i tutti i muscoli e la cute dell'arto? È questo il punto intere;:;sante del caso attuale. Io non ~;o se si sono avverati per lo pa:;sato casi simili; in cui cioè dietro una lussa,zione semplice del femore sia. rimasto come r~l iquato una paralisi limitat<t ad un sol gt'uppo di mu~coli. Nei trattati di chirurgia che sono riuscito a riscontrare si parla sempre di paralisi estese a tutti i muscoli aninnti dal detto uetTn, quando esso, nella lussaziono femorale, viene compresso, stiracchiato o anche attorcigliato al collo del femore o al gran trocantere, fatto che succede specialmente nella lussazione
sciatica; ma in nessuno di e~si ho trorato registrato un ca~o uguale al nostro. Faccio un'ipotesi che sottometto alla loro attenzione e dottrina. Ed è che il nerro sciatico rimase compresso e contuso nel momento della lussazione, compressione che, invece di por· tar seco una nevrite in tutta la spcssczza del corùoue ncn·oso,
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STORIA DI UN.\ WSSAZIONE
fece S\'Olgere una. infiammazione parziale limitata alle solcfibre maggiormente schiacciate, e elle er.~uo appunto quelle che vanno a finire ni detti muscoli paralizzati. Le fibre nervose di senso invece pare che sin dal principio siano rimaste integre, non essendosi mai a.vuta alcuna alterazione nella sonsibilitù tattilc, tern1ica e dolorifica. È <tUe!;tO un fatto conosduto in pratica e frequente ad accadere, che cioè nelle lesioni di un ]Jer\'o promiscuo l'alterazione delhi. mobilità. snol es~ere più gra\·c e più persistente che quell:t della sensibilità; vnol dire cl1e i nervi di senso resistono piìt dei nervi di moto all'influenza di agenti traumatici. Questa flogosi nelle fibre motrici ha dovuto avere fin dal principio un andamcnlo lento e cronico, perchè i fenomeni irritatiri ai detti muscoli sono mancati, cd, anzichè venire ad un:1. risoluzione, ha prodotto degenerazione delle fibre, prolifcrazionc del nevrilcma (migrazione dei lcucociti), ispessimento ed ipertrofia del medesimo, sclerosi, quindi compressione cd anche distruzione delle dette fibi·e; quindi uni\ para] isi permanente. Anche nell'ammalato del dottor 'l'rari la spiegazione del fatto mi pare debba essere la medesima., un 'infiammazione cronica cioè limitata a quelle date fibre nen·ose, poicbè se la lesione fLts:>e avvenuta in tutto lo spessore del nervo sciati~?o
poplitco esterno non si pote\':.t a,-ere 1::1. sola. paralisi ùci
snùùulti muscoli, m:-t anche quella dei perouieri, del J)eùidio, e paralisi di scn:;o in buona. parte della regione nnterior~ dell<L gamba r elci dor:30 del piede. Ed io crerlo che questa spi•'gazionc sia la soht possibile nel caso attuale cd in casi con~imi li; nè mi sembra che sia per nulla st.rana. N'oi sappiamo difatti clte, anatomieamente, le fibre nen-osc souo indipcnul.'nti l'una dall'altra; cia~c una è circondata da.
POSTERIORE- SU PEIHORE DEJ, FE.ii! ORE
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1ma guaina cellulare, mercè la quale esse sono riunite in fascetti c questi in cordoni nervosi. Esse si estendono dalla origine alla terminazione del nerro, c durante il loro ca m· mino non emanauo mai ramiHcazioni, che po~sauo unirle alle fibre viciuc; le ramifit:a'l.ioni di un nen·o non sono che distacchi dj fibre o fast:etti fibrosi, ed il ramo risultante nou è perciò mai uu complesso di ramificazioni emanato dalle sue fibre primitire. Anche la fisio logia c'insegna che le fibre primiti\·e sono fisiologicamente isolate l'una dall'altra, cioè che lo stato di eccitamento risrcgliato da uno stimolo in tum fibra nen·osa non sarà mai comunicato alle vicine per quan to lungo sia il cammino del nen•o (lex isolationis). Così, se si stimola meccanicamente il nerro isuhiatico nella sua metà che derc costituire il peroneo, rispondono soltanto i muscoli innervati da quest'ultimo; e vicerersa si auà contrazione dei soli muscoli del lato posteriore della gamba se si stimola la metà dell' iscbiatico corrispondente al tibinle. Non è perciò strana una iodipenùcnzn. anatomo-patologica di dette fibre, come esiste una indipendenza anatomica e fisiologica. Un 'ultima parola sulla prognosi defi niti m di questo caso, ed avrò terminato. Io son di parere che quei muscoli non riacquisteranno mai piit la loro funzione; ma credo ancora che continuando la cura elettrica si potrebbe mantenere quell'arto nelle condizioni attuali. Se quei muscoli in vece saranno abbandonati alla loro inerzia potrà avvenire l'atrofia c la degenerazione adiposa dci medesimi, i quali perderanno così l'ultimo residuo di eccitabilità. che loro rimane. Si arrà allora il JJicde equino pamlitico per In. contrattura secondaria che non potrà mancare nei muscoli antagonisti, contrattura JJarali tica, e allora non sarà più possibile al nostro
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S'fOniA DI U~A LVSS.\ZIO>IE POS1'.·SUP. DEL FEMORE
ammalato poggiare la pianta del piede al suolo, come ha fatto finora, m:L per la contrattura pcrwanente del tricipite non potnì poggiare elle sulle teste dei metatarsci, e ~e '1i si aggiunge la contrattura dei tlc:;sori delle dita, queste ri· mnrranno iucu rrate verso la pianta (piede arl m·figlio) c donà camminare suJ;a. faccia dorsale dell(' dita e sulle teste 1lci mcbtbr::;i . Io mi auguro per suo bene che ciò non an-enga. R0111a, marzo l ~80 .
r ,uusr FELICE Te nente medico.
1173 RETTIFICAZION::E':: Il paragrafo, rhc o. p;lg. 1051 de l fas!'icolo 11i ottobre u. >:. incomint:ia eo u le parole : \' olendo fraJt:wto ..... . . c che a )Ing. 1052 fiui scc ron le c ifre 1/ • - 1/ • = 1is, come è ora formulato couticnc un errore. Si legga quiudi i nvece s ua quanto
segue: « \'olcudo frat tnnto prec.i~a rc il grado d'energia della fo:·za d'accomodazione in un ùato caso, noi possiamo benissimo ralcn:i rlcllc no=-tre conoscenze intorno a questi estremi limiti della vista distinta. A que:;to scopo iurero noi non abbiamo da fine altro, che sottrarre il valore rifr;l.ltlro assoluto della le11tc allo stato di ri poso da quello pi(1 con:;idererole doruto al massimo sforzo del potere d 'accomodazione. « Supponete dilfatti che in queste due contingenze diverse dell 'apparecchio cri~tallino si ll'atto valore sia equi,·alente a due lenti posiLire di diverso raggio e di cui quella che rappresenht il cristallino allo stato di riposo sia per ipotesi della forza rifrattiva di 1/f.· Supponete iuultre che per l'aumentata '::urratura del cri,;tallino il puufo wossùno si trovi a 4 pollici di distanza, ossia cl1e il suo potcrù rifrattivo in segu ito al pill graude sforzo d'acC0'110chtzione equiralga. ad una lente pot'itir:1 della forza di 1/ ." per conoscere in questa ipotesi il grado d'energia accomodativa, a noi non rimarrebbe altro da fare, che sottrarre dal valore di questa lente il ralore del! 'altra, che r;tpprcsenta H e;ristall iuo allo stato di riposo, e la dil'l'erewr,t~ fm l'uua e l'altra ci darebbe la giusta misura della potenza accomodatira. rirercata. « Sost ituite ora al caso ipotetico il caso r ero. Quest 'occhio, pcrcltè normale, deve r etler hene gli oggetti anche a grandi distanze, vale a dire, il pu·nlo rNJwl'o (h·Ila sua !!ÌSttt distinta deve essere all' infì.uilo. In questo e:;!remo limite per conse· guenza il valore rifrattivo dinamico, che è nullo, può esser rappresentato da una lente del valore di L Bpperò sottraete il ralore iufìnitesimo di questa lente daDa lente n° 4, che nel caso dato rappresenta il rpassimo sforzo del potere accomodati ro, e voi avrete che ]a, forza d'accotllodazione in qnesto caso sarà in realtà di ! =: ~- . »
-!--
G. :MANZON! Cap it a no medico.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI \
RI,TISTA l\1EDICA - •x•- Sulla attenuazione del e ol<-ra d e lle gulline, del prof. PASTE UR (Bulletin de l' Academie de JJ!Iédccine, n• 43, 1880). 11 prof. Pasteur proseguendo le sue ricerche sulla. malattia detta volgarmente C()lera delle ffttlline, è giunto a delle conclusioni nuor e e iuaspettate che ha testè comunicato all'Accademia di medicina di Parigi, le quali ci sembrano meritevoli della più grave considerazione. Ecco quali sono queste conclusioni: ., l • Il colera delle galline è una malattia virulenta in sommo grado. " 2• Il virus è costituito da un parassita microscopico che si moltiplica. facilmente con la coltura, fuori del corpo degli aniJ)Hl.li soggetti ad essere colpiti tla questo male. Di qui la possibilità di avere il virus allo stato di purezza perfetta, e la prova inconfutabile che esso è l'uuica causa di malattia e di morte. " 3• Il virus ha vari gradi di virulema. Ora h\ malattia è seguita dalla morte, ora dopo avere provocato dei sintomi morbosi di varia intensità., ha per esito la guarigione. u 4" Le ùili"cr enzc che si incon tran o n ella forza del viru:; non solo sono un fatto naturale, ma si possono provocare a volontà sperimentalmente. " 5• Come accade in generale per tutte le malattie virulente, anche il colera. dellc .galline non ricidiva, o meglio, la recidiva segue con una intensitù. che è in ragion e inversa. di quella dci primi assalti della malattia, ed · è sempre possibi le di spingere tanto oltre la preserrazione che la inoculazione del virus più virulento non produca. più alcun effetto. " (j• Senza nulla. afl"crmare per ora sui rapporti dei virus vaiolC>so c vaccinico umani, resalta dai fatti precedenti che nel colera
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delle galline, vi sono d egli stati del virus che rispetto al virus piÙ! virulento fanno l'ufficio del vac.cino umano di fronte al virus vaioloso. Il virus vaccino produce una malat tia benigna., la vaccina, che preserva d:l. una malattia più grave, il vaiolo. Ugualmente il virus de l colera delle gall ine ha dci gradi di minore rirulcuza che portano In malattia c non la morte, cù in tali condizioni che, dopo la guarigiome, l'animale può sficlarc l' inocu!azionc tlel virus più virulento. La differenza è più grande sotto certi ri guardi fra le due ca tcgorie di fatti, c non è imtt ile di · osservare che per la cognizione, il vantaggio è <hllla parte degli
studi sul colera delle gnlline. J'Icntrc antora si rliscutc sui rapporti del vaiolo e del vaccino noi abbiamo la certezza clw il virus atte nuato del colera deriva dal virus più virulento proprio a ques ta malattia ; che s i passa rli rcttamcnte dal primo di questo virus al secondo; in una parola che In loro natura fondamentale è la stessa. " Ora bisogna spiegare la. proposizione fondamcnt:1le che esistono d egli stati diversi d i virulenza nel colera delle galline; strano fatto veramente, quando si pensi che questo virus è un organismo microscopico cùe s i può maneggiare allo stat o di llllrezz;~ perfetta, come si manegg ia il lievito di birra o il micoderma. dell'aceto. Eppure, se s i riflette pondera,tumente su questo fenomeno misterioso della virulenza variabile, non si tarda a ravvisare che esso appartiene probabilmente n. tutte le di l'erse specie di questo g ruppo di mal!tttie virulente. Per non citare che un esempio, non si vedono delle epidemie di vaiolo gravissime accanto ad altre qu:~si benigne, senza che le tlifl'erenze possano essere attribuite a condizioni esterne di clima o d~ costituzione delle persone attaccato? No n si vedono pure i grandi contagi estinguersi a poco a poco per riaffacciarsi più tardi cd estinguersi di nuovo? " Ciò che deve sembrare strano nel ca.so particolare è questo: che il virus essendo un parassita microscopico, le vmiazioni nella s ua virulenza sieno alla mercè dell'osservatore. Il che del·esi stabilire con rigore: Prendiamo per punto di partenza il virus del colera nello stato più virulento, nel più virulento possi-
bile se può dirsi cosl. Vi è un mezzo originale 11er attenerlo con questa proprieta. Consiste nel raccogliere il virus da uoa gnllina
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morente non per In mnlattia acuta, ma per la malattia cronica. Il colera si prc~c nta talvolta sotto <tuesta ultima forma, i ca~i ne sono mri, rna non è ùiffi ci l i~s imo incontrarnc degli esempi. In questo stato la gallina. clopo essere stata molto malata. uimagra un giorno piì1 dell'altro c rcsbtc alla morte per ~;ctlimanc c mesi. t~uanllo muore, il che accade poco dopo che il parassi ta, fino allora limitato a cc1'ti organi, è pas~at.o nel sn.ngue c vi germoglia, si osscn·n. che, •(mtlunrJIW sia stata la virulenza originale del Yirus al momento della inoculazionc, quello che si estrae dal sangue dcll'<tnimale che ha mes;;o tanto tempo a morire è di una. \·irulcnza sLrnonlinaria t:hc uct:ide ordinariamente dicei volte su died, venti su \·e•lt.i. " Ciò vosto, f:tcciamo delle tolti vazion i succcs~he di questo virus allo stato ùi purezza nel brodo ùi muscolo di gallina, prendendo Giascuna. \'Oit;~ il seme di una coltivazione nella colVmzione prcceùcnte, e pro\·iamo ht virulenza. di quc:,tc diverse coltivazioni. La os«crvazione dimostra elle questa viru lenza non cambia scnsiiJihncnte. In altre parole se ummctLiamo che due vi rul e n~e sono identi che altorchè, operando nelle stesse condi;doni sul mcùrsimo lllllllero di animal i della stessa specie, la proporzioue della mortalità è la stessa nello stesso temp?, troviamo poi che nelle coltivazio ni successive la virulenza è !:l. stessa. u l-'in 11ui non ho ant:ora f;ttto parola della durata dell ' intervallo da una coltum alla coltura vicina, ossia, dell' interntllo fra ut~tt semiungione c l'altra e della sua possibile infinen;:a. sulle virulenze snccessire. Questo punto merita. attenzione. Per uu intervallo da uno a ot.to giorni le virulenze successive non banno ca.mbiato. Per un intlwvallo di (}Uindici giorni, uguale resultato. Per un iHterrallo di un mese, di sci settimane, di due mesi, non Si notano dill'crcnze nclln vir ulenza.. Però, a. mh;ura che l' intervallo aumenta, si crede di sorprendere talvolta, a certi segni di poco valore apparente, GOme un indebolimento rlcl Yirns inoculato. P<!r esempio, se non cambia la proporzione dclltL mortalità, la rapidità della morte soffre qualche ritardo. Xelle di\·ersc serie inoculate si vedono delle galline che Janguono, molto malate, spesso zoppicanti, perchè il parassit11 propagando.~ i at.trn verso i muscoli è anivato a quelli della coscia; le peri~nrditi strasci-
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nano a ltm.~o, appnri<;cono dc~li as1·c~s i intorno gli or·chi ; finalmente il virus ha perduto per così dire il suo carattere fulminante . .\mliamo nrant.i ancora negli intervall i delle colture; portia1110 la lor o tlurata a tre, a IJUatlro, a. ciiH[UC, n olto mesi c più prima 1li studiare la viru i1'1Jza dt•l nuovo p,;serc microscopico. Qu(;~ta \'Olla. la. scrna cambia affatt o. Le !li!l'c n' nzo nelle virulcnzc ~ ucrcss h·c che ti no allora. non apparivano o apparirauo in mo<lo !luli!Jio;;o si manifc~ tano ora cvn degli e!l'l'tl i considerevoli. " Con tali intcrralli -nr llr scm in;lgio!.i accade che, pros<·gucnùo le colture, non :.i ha più la stl's~a \'iruiPnza, vale a din• dalla. mortalità. di ùied galline su dieci inoculate si scende a d<:llc mortalità rli nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, umt su dicci, tah•olta anche In utortalitù. è nulla, ralc a dire che la malattia. si m:tnifcnta su tutt i gli anima li in oculati o che tutti guari ~co uo . In altre parole, cambiando semplicelllcntc il m ~ d o di ~:o lth·azione del parassita col solo dira<brc i tempi dC'llr sr.mina~io ni , si ha un metollo per ott C'ncrc delle \"irulenze pro).!ressivamcnte decresce nti , una !'pccic Lli virus varcinico che non uceitle, d:ì la. malattia benigna. e pr(•:;erra dalla malat.tia. mortalc. " l\on IJL>ogna. giù ct·edere che per tutte llUCste at te nuazioni le cose procedano con un a costanza cd una regolari!il. mal emati che. ;\lcntrc una coltura dnpo ci lli!UC o sci mesi 1lel suo rinnovamento presenta ancora una virulenza. considrrcrolc, altre della stessa origine saranno di ~i;\ molto att1:nuatc tl~, po tre o quattro mesi. .\\Temo presto ht !<pi <>g:azione di queste anomalie che non sono che :lJlparenti . Spesso pur<l si pn s.~a. in un salt o da una virulenza aucora molto forte all:t morte del pnrassita microscopi co c per lUI inr.crrallo di poc<t d nrata. Pa:;;sando da una coltivazi oue alla seguente si è sorpresi della impossi1Jilili1 Ll i ogni ger mogliumento; il parn~s i ta è morto. La morte del para;; it ~t è poi un fenomeno ordinario c costante, ogni \'Olta che dopo la. ripresa, delle coltiraziou i si l a~t ia. pa:;;,are un te111po sullic.:ienle. " ~e l seguito delle esperienze t.:osa dun11Uc dhicnc l'organi,mo mi ~:roscopico '? Camhia. egli di forma, di aspetto, cambiando co~ l profondamente di virulenza ? Io 11011 oserei ntrennnrc che non esistano certe corrispondenze morfologiche fra il parassita c le diverse rirulenze ebe mostra, ma devo con fessare che mi è stato
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impossibile fino ad ora il sorprenrlerle, c se realmente vi sono non si rivelano all'occhio armato del microscopio per la somma piceolez7.!l ùcl virus. Le colttu·e sono eguali pet· tutte le riruleuze. Se si ct·ede talvolta di scorgere dci piccoli cambiamenti, pare che non ~ieno che accidentali, perdtè si dileguano o si producono in senso inverso nelle nuove colth·alioni. " Ciò che merita di essere notato si è che se si prcnùe una. data varietà ùi virulen:r.a come punto di partenza delle nuO\ e col tiva:r.ion i succcssire fatte a intervalli prossimi, la varietà di virulenza si conserva con la sua propria intensità. Se, a cagion d'esempio, si tratta di un virus attenuato che non uccide più che una rolta su dieci, conserva quest<l rirulenza nelle altre sue coltivazioni, se gli intervalli delle seminagioni non sono troppo lunghi. Ì•j cosa pure importante che un intervallo che basta per fat' perire un \ irus attenuato, rispetti un virus più virulento che può poi essere di nuovo attenuato, ma che non ne muore necessariamente. " Ora si presenta una importante <JUestione, 4uella ùella causa dcii<\ diminuz1one della Yiruleuza, perchè il nostro virus è un essere at>robio e fuori dell'aria non è possibile il suo sr olgim ento. Viene quindi naturale h\ domanda se non stia nel contatto tlcl.l'ossigcno dell 'aria la cagione altcnuatrice della virnlenza. Non potrebbe essere che il piccolo organismo che costituisce il virus, rimanendo abbandonato in presenza dell'ossigeno dell'aria nel mczt.o di coltura in cui sta moltiplicandosi, patisca. alcune modificazioni che rimarrebbero pure quando si sottmesse l'orgauismo alla influenza modificatri ce? Potrebbe anche domandarsi se qualche principio dell'aria. atmo ferica diverso dall'ossigeno, priucipio chimico o fluido, non intervenga alla produzione del fenomeno, la cui ineomparabile stranezz<l autorizza ogni supposizione. Facilmente si COillJircnùe che la soluzione di questo problema 11er quanto riguarda la prim:t ipotesi, quella dell'influenza dell'ossigeno dell'aria è facilmente accessibile alla esperienza; poichè se l'ossigeno dell'aria è veramente l'agente modificatore della virulenza, se ne avrà probabilmente la prom da ciò ch e segue sopprimendono la presenza. A tal fin e pratichiamo le nost.re collure nel seguente n1odo · Dopo avet· seminata. una qua11tità conveniente di brodo di gallina col nostro virus più virulento, ne
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ri e mp iamo tl ei tnl>i 1li vcl r o fino a due t e rzi, a tre tpt:u·ti, ccc.
del loro Yolunl(', qnin•li chindialllo CJUCSti tubi alla lampada fernnninatoria. Con l'niuto rlrH:t piccolà qunntit:\ d'aria. restata nel tubo, lo sviluppo di'l virus c·ominci:l, la. rJitalc circo;;tanr.:J. si manifesta all'occh io JH'r un crescente intorl.Jitlamcnto ciel lictuitlo ; il progresso della co ltura f:~ n poco a poco scomparire tutto l'ossigeno contenuto nel tubo . .\.llora l' inlorlJiùawcuto ce sa, il virus si deposita sulle pareti c il lictuido tli co ltum si rischiara. Occorrono ùue o tre giomi perc:hù si produca fJII l'.~ to efl'ctto . Il piccolo orgauisnto onuai non ò pii• in prcsrnza ch•ll'arin c rcstrnì. in questo stato finchè il tubo non sarà apPrt.o. Cosa avriene questa rotta della sua \'irulcnza.'! P l' t' 1na~g i or sicu•·c:-:zn di questi studi prepariamo un gran numero di tubi eguali u nello strs;.;o tempo un numero rg uale di bo-:ccttc ùella stes~a coltira:-:ionc ma esposte lihcranwntc all'aria pura. Ahl>iamo già eletto ciò che avvieue di qnc~lc colture e.<poste all'aria. 1':1rlianw om tlclle colture in tubi chiusi fu ori della presenza dl'll'aria. Apriamoli : uno dopo l'intervallo di un m c~c, c clopo aver fatto una. co ltur:t per seminagionc di una parte del suo contenuto, JH'Oriamonc ht virulenza; un altro ùopo l' intcrva.lto ùi due meRi c così s u ccc~si vamentc per un terzo, uu quarto, ecc. dopo intcn :Uii di lrc, di quattro, tli tiiHttH\ Iii sci, di ;;eu c, di otto, 11i non \ di dicci mesi. P er ora, mi SCHIO fermato qui. È notevole, lo prova l:t cspcri c>nza, che le virulcuzc sono sempre liimili a quc•lt:t ciel principi o, a quella del r ims che ha sC'rrito a prcpnmrc i tubi chiu~ i. Il prodotto delle coltivazioni esposte all'aria, si !rom morto o con del.Jolissimn viru lenza. La qnistionc è duncp1c ri~olnta: è l'ossigeno dell'aria che indcbol; sce Cll cstingHc la virnlcnza (1) . " Proh:thi lmcm tc quC'sto non è un fatlo isolato, 1110. dobbiamo essere in prcsenz:t. tli un princi pio generale. Si deve ~pcrarc che
(l ) P o i cho~ fnnt·i clcll·aria la colti ,•:tzionl" nnn l'il!"r(', si cot llfll'• 'nd<• che S<" in una co lll\':lZillnc al li h~ rn conwcLo •l•·ll';n·oa !H"'" ~ i fa 1111 tlt·p nstto del pa1·~us~iLa uu lH..l" :il tu, ;;li ~l l'ati JH·ufnn di :;,j ... nt~ l'iJ):II':tla ((.draria, o~t~ nll't! i su pt~l'lh.:i:di si ti'H\'iHlO in nppo~l:L conrlizie~n,• . l)llt'$(n snla cir,·o:-.l.tn?.a. congtunw. con la inh·n~ir:'l rlt ll .a \' n·u1 e-nza~ quahuHph' sia. pt•l' rnotlo rli dire la qu~utit{t llt•l dru.s ;ul up~ J·:no, l'a capi r·l·' cltl' l';tUt.• u uat.iHih~ di un 1
\'3-SO 0 0 0 d 4.:!VC UCC' t.'SSill'iaut (' UlC \':tt·i:tl't."" in l'agH•IH.' del lCilliJH cfa.~ è !)(..alO
esposto all'aria.
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mHt azioue apparlt•ncnlc all"n~!'igena atmosfl•rico, forza nat1u-alc prc~cntc dapp(•rtutto, si mo!>tn•rù l'llicacc sugli altri Yirus. È ad o:::ni modo unr.L c irco~tanzn. tlcg:na di nota quella della possibile generalità di rpte,;lo lllctodo che t me la su.1 \'Ìrtit da un'influen;m cosmica. Xon si puil om supporre che a C(UCsta influcuza debb<hSi allrH•uirè prc::>cHt emcnlc c.:omc per lo passato la limitn.ziOHCdeUie g n1mli epidemie'? " I f;,~tti l'Ile ho :wuto l'onore di comunicare nii'Accal!emi:t su:,:~eriscOHO nutnC'rose induzion i pro~si me o remote. Sulle tmc c le altre soHO ohblif!alo :\d una grande riserm, c non crederò pote:rle present are al pubblico se non r1uando ric:;ca a farle passare allo stato di l'erilù dimostrate. n Della mor lc JH~r inf(•zionc IHar~tleuta nella febbre Ufoìde (Jour)lal cle médecùw et de chirii1'!JiC J)·r atùpt es, noYrm bre l ::;~0) .
llcncllè la infezione purulcnta sin stata annoren\ta da talu ni autori fra le compli cnioni della. febbre tifoidea, è un fatto però an com poco conosciuto c che merit.ara di essere studiato, come lo ha f<l lt.o il doltor Gnnd.r in una importante monografia, ove ha riunito ai fatti di propria oss<:rrazione racco lti nello scomp:nt imento ~l e i dottor Broua.rrlcl, altri molti inediti e di già conosciuti. L'insieme tli < tu c~ti casi mostra. che ascessi metast.a.tici si sono formati spcciahnente nei polmoni, poi nella milza c nel ft•ga.to. Generalmente la inft>zione puruleuta :t\'ea tenuto dieta·o alla fonMzi onc di un 'cs~:ara più o meno grande; ma (Jucst.a piaga esterna non è n cces~a ria JlC'IThù succeda tale c.:omplicazionc. Trousseau impntò un caso di infezione pnrulenta nl riassorbimcnto per le ulcemzioni inte,ti nali delle materie contenute nello intestino malato; Uarth nttrilJuiscc ,;imi! i accidenti alla trasformazione c al riassorl!imcnto di un "ersamenlo sanguigno nddomiua le. I l dottor Gancly ha pure cita ti dei fatti che debbono essere interpretati ndla ste::::;a maniera. Quanto :-~Il a rliagnosi è bene an-ertirc che l'infezione purnlcnta JHIÒ svolgersi in modo atratto inl'itlioso e per conseguenza passare fa cilmente sconosciuta. E JlCrò hisogna stare attenti ai diYe1·si clementi cbe JlOssono condurre a quesla diagnosi.
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An;litntto la picmia yienc quando comin<·iano le c"earc, con la cui cs isten <~:t ordinariamente è in intimo rap port o. Quc~ta com}Jiicazionc nou si m anifc~ta prima della terza sett imana nel peri odo clelia riparazione dei follicoli ulcera ti; può anche sopraggiungere molto piCI t:ll'lli nel peri odo d!llla ('onvalcsccnza n.'rso la fin e del secondo mese. La fonnazione di uu·cscarn, la eruziouc di p'.lslolc d'ectima òcYono dnn tJUC mettere in ;tt lrnzinne c far temt're l'infezione purulcnta. Gli a~c<'ss i ehc si o;;scrr ano alla superficie del corpo 110s.sono <'sscrc causa od eft'etto 0\'\'Cro non :werc alcun rapporto con la picmia. \'i sono infatti certi a,;ce. ~i sottocutanci che non si potrebbero rifrrire nè alla pirmia nè nJla ò e~tc ncra · zionc muscolare, nè a una rtnalsiasi con1prcssione, coutc accade in alcuni casi, c che si manifestano in grau numero nel perioùu della convalescrnza. Gli autori li con..-irlr ra.Y:tno come un ft~nom eno critico c saluta\'ano la loro apparizione come un segno di buon au;:.(urio. L'osservazion e di 'tuesti diversi sintomi può met.tcre sulla via della diagnosi della infezione purulcnta ehc è poi confermata dai sintomi funzi onali, speciali e generali; gli asccs:si mctnstati ci del }Jolmonc sono rivelati thti fenomeni liclla ascoltazione c dalla di;:pnea, rtuclli del fL•gato dalla itterizia. I hrivirli, l'elevazione rapida della temperatura, talvoltn i sudori profusi, lo stato della lingua, la diarrea, alcune eruzioni, come bolle di ectima, macchie ecchimotiche, eruzioni miliari vengono a confenn;u·c l'esistenza di uua. complicazioni' piemica; l'a.IJito esterno ha Ljualche cosa di speciale ma può essere preso per l'ahito tifoideo. r erò no11 ;:;i trova nella febbre tifoide nn aspetto cosi c:1.tlarcrico dr lla faccia c questo colore giallastro òci tessuti. Il p1·onostico essendo assol ntamc:nle let<tle dimostra la importanza del trattamento prc1'cntivo. l)er quanto riguarda l'esca1·e, ci ricorderemo della fa~ilitù con la qmtlc possono esserne cagione i r escicatOJ'i; la semplice irritazione della pelle può anche bastare a provocnrle, come nell'osservazione del dottor Lcgrip, in cui una giovinetta affetta da una blenorragia nel tempo stesso ehe da una febbre tifoidc, presentò una vasta escara su tutta la regione vulvare c glutea che erano slate irritate dallo scolo del liquido. Per evitare l'infezione di origine in testinale si possono somministrare dei !arativi fenicati, non dimenticando però che possono
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assai facilmente provocare dei fenomeni di intossicazione, oppur e, seguendo il dottor Boucbard, somministrare delle cucchiaiate ùi un miscuglio di glicerina c carbone. Il dottor Boucluu·d d:\ pure allo stesso scopo ai tifosi una po;done così composta: creosoto 2 gocce, ?'ltll'n~ 120 grammi, acido fenico 25 centigrammi, acillo sulicilico un grammo.
Un caso di nnnacntata. secrezione d e l s udore di un lnto d c iii\ fac<~in, del dottor Uun:;ow (Botkin's A.rchiv. B<l. V c Peters. Medù:in. lVochens., n• 39). Il malato soggetto di questa istoria narrnva avere sofre·rto al6 anni il tifo, durante il quale s i sv·iiuppò come complicazione una. paro ti te destra che gu:trì mediante un'incisione. Subito dopo che la Ccrita crn. cicatrizzata, aVI'erti che la sensibilità. della. pelle a\·anti l'orecchio clc~ tt·o era diminuita e che nel mangiare si arross:wa la guancia dest.ra e si copri va di gocce di sudore. L•~ diminuzione delht sensibilità cessò, ma gli altri due fenomeni rimasero. Dall'esatto esame del malato si raccoglie: ci.Je dietro l'ot·ccci.Jio dest ro esiste una bianca cicatrice mediocremente pr ofonda; la sensibilità della pelle sembra al davanti dell'orecchio des tro un poco abhassata. La lingua, spingendo la. fuori devi:.. un poeo verso destra, l'ang,..lo destro della bocca pende un poco in bas~o . Xelrc:c:to le condizioni dcll'infe t·mo sono pcrf.cttamcntc norntali. Se prende in bocca un poco d'acido, subito la gu:wcin. tl c~>tra Liiventa manifestamente rossa c la s ua tempemtura aumenta c la. gua neia si vctle coprirsi di abbondanti gocce di stu!ore. Tutti quc;:ti fenomeni sono anche provocati ùalla seutplice 111a ·ticazionc senza che nulla sia messo in bocca, anzi il semplice JH'n ~ icro Iii un nt:ido provoca il rossore, il senso ùi calore c il sudore clelia gua ncia destra. Con l'u;:o del solbto tli atropina (la dose non e indicata.) si modera l'aumento d e lh~ sccrcr.ionc, ma il rossore o l'aumento della temperatura sono prodotti nello s tesso modo coi ci ~.ati mer.zi. fn que•fultimo fenomeno l'autore vede una prova elle la secrezione del s udore SÌ(I. indip<•ndcntc da.lln. influenza. vnso-motrkc c slia solto la. Jiretta dipendenza. di pnrtkolari centri s udorali c di nervi spctiali che prov vedono le glauùole sudorifcrc.
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Della. crcMlpcla e delle ~m e dete rminazioni 1·isce· r1111, de l d ottor C.uum:1t (G-azzella medicc~ lombm·cla, n• 39, lG ottobre 1880). L'eresipeln ha dato occasione all'autore d 'osservare alcune particolarità interessanti, in una piccola epide mi;~ del 1877 all'Ospitaln Saint-Eloi, nella clinica del prof. Combal. Era già da molto tempo segnalata la coesistenza del reumatismo e drll'eresipeln; anche il prof. Dupré ins istè nelle sue lezioni sopra i rappor ti delle due an·czioni. Nelle osser vazioni fatte nella citata epidemia furono picn:tmeute confermate le idee sopm i vincoli delle due afre:doni. Senza ora nantlare l'analogia che esis te, sia per la parte eti ologica, che scmiologica., merita particolare attcnzi.one la mobilità delle flussioni, c le complicanze, che si riscontrano nelle due malattie. I nfatti il re umatismo acuto è accompagnato quas i sempre da imbarazzo gà.strico: come tale complicanza accompagna. l'ercsipola, rua r1uello che pilt importa c che si vuoi rilevrurc, sono i fenomeni della parte llell'apparccchio respiratori o e circolatorio centrale. Alcune volte è \'.angina tonsi llarc che inizia b malattia, e che l'accompagna; verificandosi diminuzione dci fenom eni febbrili, solamente al comparire alla pelle i primi indizi dell'eruzione. Secondo l'autore ques te sono manifestazioni non dubbie dell'affezione cresipelatosru sulla mucosa delle prime Yic respiratorie; c sono del resto, come nel re umatis mo, frcqucutc·mcntc osscn·atc, ed oggi non se ne discute più. Profondamente attaccano bronchi, parcnchima polmonare, plcum. Gli antichi non mettentno in dubbio queste manifestazion i ..-iscerali dell'eresipela, che ri guardavano colla teoria della mctnstasi. Il prof. Dupré cita l'esempio evidente d ' una metastasi crcsipelatosn sul polmone, arrestata nel suo cammino per la brusca ri comparsn dell'eruzione. Gli organi del petto vengono attaccati per intensità c per sede iu modo differente. Il dott. Lee ha constatato un edema della glottide originato dall'cresipela della. faccia; sembra però che le successio ni morbose sulla laringe sieoo molto più rare cbe quelle sulla faringe e sui bronchi; come pure è accaduto di osservare d 'essere simultaneamente attaccati questi OJ·gnni . È ve1'0 che in certi casi queste manifestazio ni morbose possono spiegars i colla metastasi,
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ma non si polrehhc invocare questo meccanismo nei casi che • sono stati sog~etlo d'cs•Hne. La sintomatol o~ia. non offre concluMnti particolarità differenziali, pure nell'angina si nota una certa secchezza ed ardore delle fauci, qualche ingorgo ganglionare sotto-mascclhre. Nella. pneumon !te si nota la rapidità dell'a.pparizionc dci fcnoncni ftussiona,ri, c la loro mobilità. Il corso stesso di queste complicanze non è meno interessante dei sintomi, e fra. i due fatti più notevoli, viene registrato quello del corso intermittentc, e meglio, che offre remissioni assai marcate. La. diagnosi uon olrre ditlicoltà, specialmente quando l'eruzione sia alla cute, o si tratti di un'epidemia. Anche la. progno.si generalmente non offre gravità, e questa non può desumersi che dalle complicanze. Fra le qu:1Ji quella che può riuscire gravissima è la pncumonitc, !>pecialmentc se presenti qualche indi~io d'adinamia, molto più che in quest•• il corso è rapidissimo. Per ht cura nulla di speciale, s!llvo che il consiglio di prendere di mira lo st!lto gcuerulc dell'infermo. Le manifèslazioui dclrcrcsi}lela dalla. parte dell'organo centrale della circolazione non sembrano essere mollo frequenti, ma pure anche Jaccoud ba. richiamato l'attenzione su questi fatti precisando la CJUe.>tione llei raJ1porti dell 'crcsi pcla. colle lesioni cardiache. Osservazioni recenti fatt e da .M. P ellet, da :M. Chaunct c da. altri dimo:.trercbbcro che In pcricardite c l'endocardite non fossero poi tanto rare quanto era stato creduto fin qui. Scrostre pensa che si riscontri una o due volte sopra. dieci: cifra r eputata. non esagerata dall'autore il quale aren1. rerificata questa complican~a tre volte su quindici malati. No deduce da ciò che se per l'a va nt i non cm stata a vverti to., ma oca vano anche i mezzi d'investigazio ne, e giornalmente si ptlò constatare che questi fatti si moli iplicano tauto da poter aff<mnarc che non siano semplici
coincidenze, mn che vi siano dci rapporti stretti fm l'eresipola. e quelle complicanze. La pericanlite è molto più frequente dell'endocardite: più r:ua delle •luc c la miotnrdite, ma molto pii1 gra\·e. Si può affermare però che le manifestazioni cardiad1e dell'eresipela si t:arnttcrizzauo soprattutto, come l'eruzione cutanea, per la loro superfi-
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cialità <la l punto di \'Ìsta anato u1ico. Questi studi portano a concludere che l'ercsipcla è una malattia ge nerale, infcziosa, elle può portare la sua az1onc s ugli organi intemi come s ulla pelle. Di prefe renza a~:;ale le \'i C respi mto ric 1 ma non rispanu ia l'or1::<1110 centrale della circolazio ne. Queste ma n ifc~tazi o ni morbose sono s tate fin qui sconosciute: aumentano fratta nto la gravità della malattia c fornisc~no certe indi cazioni elle nou bisogna tras~: urare.
1Jn c n s o di p e rturbnta lnnc rvadone d e l c uore, del t!ottor TI ~:::;sE ~ (Berl. Klin.. lVocft.ens., n• 17, e Peters. Mediein. lVocl< ens., n• 38 ).
Un macsti'O ùi r,2 :l.nui, mag1·o, scoliotico, di debole co tituzione cd inclinato ai catarri bronchiali c a i disturbi di d igestione, soffre da circa, tjuintlici an ni d i t ratto in tratto palpitazione di cuore. Dal l SG!) sopnlHCH;.:ono violenti accessi elle s i ripetono aù intervalli irrrgolari c s ono di \·ariabile durata; per lo pitl pas sano ùu se dopo 18 o 48 ore, ma nell'estate del 1878 un accesso durò sci giomi. L 'a cces!'O vie ne per lo pii1 a un trut to, spesso dopo una irritazione o un lcggic ro catarro, talvolta senza causa conosciuta. Durante l'accesso l'infer mo s i sente molto spossato, si que rela di oppressione di respiro, di \'iene smorto, è obbligato mettersi a letto e rifiuta il cibo. D polso radiale scomparisce affatto, nelle grandi arteri e è molto debole, si contano nel cuore da H:lO a 200 deboli contmzioni, sulla clavicola destra comparisce il pol~;o vcnoso. L'autore ràtiene che durante l' insulto nasca una passeggi cm iu;;ullicicnza della tricuspidalc. L' esame del cuore dà: urto nel quinto spazio int.:rcostalc verso l'intcruo della. linea mammillare, limite destro l 1/~ centimetro a destra. del sinistro margine sternale; il secondo tono all'apice c quello aortico rinforzati ; un poco di :\sln·ezz<t del primo tono tricus pidale. L'autore crede a una nevrosi che deve consistere o ne lla diminuzione dell'azione del rago o mell' twmento dell'attività del simpatico. Ei provò la.Jlressione sui nervi del cuore al collo, ma. la. prima volla. essendo state compresse insieme le carotidi, il malato
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perdè momentaneamente i sentimenti; allo svegliarsi l'accessO> era passa.to. In altri access i riuscì a p•·cmcrc profondamente con
un dito pr~sso la lnringc, svostando lla un lato le carotidj e toccando solo i nervi; l'eft"ctto fu preciso, l'accesso cessò subito, il polso Ycnoso sromparve, il polso radiale tornò sensibile con 60 o 70 battute. Ogt;i il malato s i è egli stesso esercitato nella compressioni, c non vengono più così violenti accessi, c da qualche tempo sono anche di venuti più rari.
Del s udori morbos i. Tesi del d·o tt. BouvEnF.T (Jou.mal de Jlfédecine et de Chintr:gie pmtigyes, settembre L880. Togliamo da questo pregevole lavoro del dott. Bouverct i fatti che più ci sembrano meritevoli di essere ricordati, cominciando da quelli di efidrosi o sudori locali generalmente poco conosciuti c che pure hanno dell'importanza. Il dott. Bouvcret indica come esempio i sudori limitati alle gambe cE1e il prof. Vcrneuil ha additato Mme segno fi'equcnte delle Vl\tici profonde. Vi è un'esagerazione abi t uale e notevole della secrezione del sudore che è spesso accompagnata a prurito, eczema, eritema. Il fatto è degno di essere notato per la diagnosi spesso difficile delle varici profonde. Un altro esempio singolat·c di sudore locale è l'cfidrosi parotidea, la quale occupa molto esattamente la regione della glandola po.rotide, non è continu<~ ma in generale intermittente e non apparisce che al momento del pasto durante la masticazione. Il sutlorc oltrepassa qualche volta la regione parotidca c si manifesta sulle regioni Yici ne c sopra un tratto cons idcre\'Oie della faccia. In tutti i casi origine del male è un traumatis mo, piaga o ascesso inciso della parotidc. Il canale di Stenone è il I>iù spesso otturato, UHt i l fenomeno non è effetto della trasudnzione della. saliva, come si è creduto; è invece certamente un s udore locale di origine riflessa. Come quella della regione parO>tidC!t, la cfidros i f<tCciale è spesso riflessa c dovuta all'eccitazione dci nervi Ilei gusto. L' ipersecrczionc ora si estende a tutto il viso, ora rimane sempre unilaterale; si è vista esattamente limitata alla regione della fac cia incrrnta dalla branca mascellare superio re
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del trigcmello. Cosi Gra.efe ha visto quattro casi di efidrosi lÌalpebrale. La pelle della. prtlpei.Jra presentava. una spiccata ij!Cremia e su questa. marchia rossa si vedeva con una lente d'ingrandimento, in occasioue di uno sforzo o di un 'emozione, uscir fuori da una quantità di piccoli orificii un liquido sott.ile c chiaro. L'efidrosi può finalmente occupare tutto un lato del corpo. L' iperidrosi o ipersecr,ezione generale abituale può dipendere da. condizioni eliologiche variabili c generalmente poco note; ma fra la iperidrosi una delle più importanti è quella della menopausa che il Liegeois ha studiato compiutamente. Questo non sempre è un incomodo passeggero ma una vera affezione morbosa che può durare degli anni. Onlinariamento questa iperidrosi apparisce verso il t!eclinare della notte. Il Licgcois consiglia di somministrare un mezzo milligrammo di at1·opina qu.alche om prima del presunto ritorno del sudore, ed è bene continuare il medicamento parecchi giorni dopo la guarigione. Dopo queste varie forme di sudori morbosi, il dott. Bou \·ere t studia quelle che sono qualitìcate da una colorazione particolare. La cromidrosi per esempio, o sudore turchino, sì raro che è stato negato da molti, è un fattto ormai in dubitabile. Come il sudore di sangue, questa singolare alterazione della secrezione del sudore il più spesso si manifesta in mezzo a. quell'insieme di sintomi che di stinguono lo stato ncrropatico, la isteria.. Frequentemente la causa occasionale è una. riolenta commozione morale; (Juasi ~cm pre comincia dalla palpohr:t c di preferenza. clalla palpebra inferiore. Il sudore turchino può però manifestarsi in altre regioni, ai piedi, all'ascella, all'epigastrio, alla fronte, alle gua.ncie; le orecchie sono sempre rispettate. Ora la colorazio ne turchina si estende a largh e superfici, ora si limita a piccoli tratti della, t:utc. Il colore varia dal tun:hino al nero passando talvolta pel \' ioletto fosco. La secrezione anormale torna ad accessi, a intervalli vari.abi li preceduti dagli stessi disturbi nervosi della prima volta. La mate ria colorante che dà l'aspetto speciale a questa. secrezione è simiJe all'indaco e sembra generarsi per la influenza di un disturbo vasomotore. Lo stesso è della cmatidrosi, fenomeno molto d1scusso, ma di cui i lavori del Perrot hanno bene rischiamto la natura. Il sudore di sangue, che pur quasi sempre si mostra. nelle isteriche, può
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ocèuparc una c:;tc nsionc variahilr della cutr, cd ora viene a piccolr g-o~:cc·ttc, ora come getto filiform ;J; il li <[Uido è costituito da. sangue contenente tutti i suoi elementi. È intcnni ttc nte, viene ad :lrcessi c coinrir!e con dolori cutanei. Queste emorragie n on sono mai temibili per la loro abbondanza, non compromettono mai la vi ta o la salute, sono un:t ;;pccic di isteria emorragica, la cui esistenha senza ì'istcria è duhbiosa. L :t cm·a t!i tntti questi s udo;·i s ta nt'U'atropi na, la cui efficacia i: ltlt:hi costante. Hi<ulta poi che in molte mala.Uie, n on~: hè ri:<Jit'llarc i sudori 11rofu :::i come 1111 iointomo utile, si devono anzi com l•:Hterc. Ciò può farsi in p:trt icolar modo nel reumatismo arti<.:olare ~culo, in cu i gli niJbollllo\ nti Sllllori possono essere sopprc~:; i senza inconveniente.
La. b c lhulouna c onh·o il collasso, pcl dott. vVF. IIEit (Bullcflino delle scienze lhediclu:, ottobre l t:l~O) . L 'autore rifer<' llllo tre storie morbose rac<·omanda l 'u ~o int~rno Ili cl i;,trclc tlo;;i tli belladonna in tutte lr forme eli collnpso. Ai L::nnhiui :rrandit•clli ordina ad Ol!ni ora un Cllt:t hiaio d:l thè di una soluzione di l :i milli.!.(mmnli 11i Pstratto di hr ll:ulonona in 45 gramnti tl':lt'I(H:t distillata, ro n altrcttnuto !>Circ)ppo <li zenzero, a;;~i uugenllori ;;.:;gra mmi di a!' ilio solforÌC'o cliluito. Agli adulti, n e ll ~t ginrna t a, fa prendere un a soluzione Ili 6 centigrammi di e~tr:ttto di lJ('IIaclonna e 20 gocric di tin tura d'oppio in 100 gr;11n111Ì d':lCI [IH\ di menta. Scc·onclo iiJHln·rc dcll'auto rP il collas;;o dip r nclc dnlln ùilntazionc delle gra1Hli e piccole artcri r :trlclominali, ehc è prodotta da <l~· bol czza nel sistcll\;\ nct'I'Oso l'a:'omotot·io. Qucst:t verrebbe clintin ata dalla b<•lladonoa, e co 1~ ciù tolta la dilatazio ne dei va!ii in f)ub ti nne. L'an torr crede che la bt'lladouna meriti perci0 di e•serc raccoma1Hlata nel collas~o del colr ra. (Stando alla c~pe ri cnza del clott. Ilodgen - . t. L ouis 1ìll''l. alltl Slll' ff. J our11al, lflaggio l ·;s- che per nna lung-a srric di :lnn i ha ~t·mpre adu per:'ll() nrl ('ol1:1'•~o l' alrnpiua, qne;;ta opinione <li \Vchcr non scmhra J1Cr :'litro fondata. Tlo<lg<'n in l G casi di colera dictrn l'uso dell 'atropina 'ottenne soltanto un miglior:lmento passeggicro, c in ncSMIII caso kt gua rigio ne).
11 89 Come esempio di (JUC); f:l attivitù proficua della hr ll:ttlonna nella, debolezza ùr lla t ircolazione, in una ulteriore coinuHi ~:azio n c nello f<tcsso giorna le .si riporta il scgucHtc ca'o ùi gra\'C mal:lttia. cardiaca . L 'infermo, di anni 'l l , a n'V<\ a.l'uto ll anni prima un attac~o cii remnati ~ mo ;wuto, c a p OC'O a. poco si erano pre>;cntati i sintom i di una atrl'r.ionc cardiaca, thc presto prJ:!~in rò a moclo da. rendt• rc l'i nfermo i n capace al la ,·oro. Olt re l'• •Ùl'llla tlcgli arti in fcriori, i:p<>c·ia.lnwute si :lrera uua tli~puea tonnr nto,a. _\l l'a~c;o lt a zioue r ravi as~o lu ta ucannluza del touo tlia~to li l'o alla punta del cuore, c ri ;;contmva~ i un fnrte •·umore doppio; !>ull'arteria polmon;tlr, oltre nn distinto rnmore sistolico, se ne ucli1·a so lo utto dia~ tolico molto <ldJOlc : ~u ll'ao rta pt•rò non una tracl'ia eli un secondo t(mo1 e solo proh•n;.:ato il prirnn tono, i\Cf.'Oillpagnnto da un fMt e rnmo•·c. L'urto tlrl cuor r era np penn percr tti bile; l'ottusità. em estr>:a a ll:t maggior parte clelia mr.tù. si nistra, del torace, quindi dam indizio di un copio:.o spanùimento nrl pcricurclio. Xci dorso l' ott u ~it<'t in amho i lati a rri rara tino :hl un pollicr al di~o p ra. dell'angolo infvriore della :,capola. La lllancanza del l'l'Spiro vcscicolàrc c del fri•mito pr tt orale inclicara ad iùrotorace bilaterale. L'escreato lllucoso era SJll'5~0 strinlo di sangue. I fenomeni ascoltatori i n(li carano stenol'i e i nsunìci enza delle ,·al role aot'lichc. Dietro l'uso fh• lla. bt'lluclonua presto mostros:-.i un considt'rcvole miglioramento, il polso si fece più pieno c 111eno freq uente, diminuì la di~pn ea, e srompan·ct·o l'eclcma f• gl i :-panrlimrn ti nelle cavitil. sierose. Dopo S('i giorui In dil- pnca era. quasi del tutto svanit.t, hl secrezione ùei reni dircnnc ahhondantc, in srgnito t! i che gli spandiwt'nti sranirono cnn cclrr it•ì; l'ott n•itù tn rtlia<·a s i rirlusse ai ~;a dell'estensione anteri ore. Il uciglioramcnto ft ·cc in breve ulteriori progr{'S:>i1 a motlu che ~ i poi i\ la ·eia n• la bclloLdonna.. · Pri111a. d'allora l ' infer1110 avcYa preso i I!i ù svari;tti cliuretici scn7.a ,·an tagl-!iO alcuno; l'autore quindi cn•tlc che 11 011 sia possibile un'accrèsduta secrezione tki n' ni ~euza un a fflu sso di sattgne arteri o~o ai mcdc:simi, c !JU ~;; t 'a flln,.;~o aumen tato viene procurat o dall'azione sti111olantc dc lln. ùclladonna sui centri vasomotori e sui gangli eccito-motori del cuore.
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RIVISTA MEDICA
Vt)lvolo c on e s (mbJiono di 40 centimetri di Iute· :s Uno, seguito da gmu·igionc, pel dott. GaosoLI (Indipendente, n• 32, 1880).
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S:m:uti L uigi, ùi anni 10, dopo :were mangiato ft·utta (arancio c ceclro colle rispetti r e cortecce) VE'Ime preso da dolori di ventre, e la madre amministrogli 15 grammi di olio ricino con 15 centigrammi di santonina senza ott<'nere eracuazione alcuna; persistendo i dolori a cui s i associò il r omito, viene chiamato i l medico. Il metlico prescrire (creclcnùo trattarsi di colica saburrale) un purgante oleoso ed un clistere di senna con salo inglese ma sema successo, anzi gli stessi fa tti e piu insistenti si riJJCtono qu el giorno ed il s ucccssiro e di piit si presentano vomiti di materie fetide somigl ianti a fe<:i; il rentre à apppena. toccabile per intolleranza ùell'infenno; si ha insomma una r ern entero-peritonite diffusa, contro la quale ripetute mignattuzioni, clisteri, iniezioni ipodermichc di morfina e atropiua, cataplasmi caldi, fomenti freddi, bagni caldi generali, corrente elettrica furono i nutilme nte tentati. Avanti a questi fatti il medico dovette convincers i dell'esistenza dell'occlusion e dell'intestino c dello strozznmento intern o. rcr 12 giorni il fanciullo non prese cibo pe1· bocca c si dovette sostcncrlo con clisteri. A questa condizione di cose il medico non s i vide a.ranti n sè applicabile che la ga.stro: tomia cd il mercurio fluente; pe r le condizioni dell'intestino (facile a. suppors i), l'autore prefm·ì l'amministrazione di gram111i 30 di mercurio, alla quale (dopo dul' ore) seguì l'apertura dell'alvo con molti gas c materie fecali saug uinolcntc e mercurio. L'ammalato d'allora. migl iorò, ma i dolori non s i mitigarono elle colla
espulsione di un pczzetto di sostanza organizzata, mcmbranacca, n eTa, ema nante un puzzo di gang re na che era una; parte ùi pareti.e intestinale. .All'indomani l'ammalato espelle JO centimetri d'intesti no che l'autore ùai dati anatomici giudicò una po1·zione ùcl tentH!. Per 14 gio rni const>cutivi s i cbbt> ro dolori intestinali lievi con eliminazione di frammenti di mesentcrio. A capo dj un me3e l'ammalato si alza; a capo di 50 giorni è completamente ' guarito.
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RIVISTA CHIRURGICA
I ,·omiti p e rUntl<"i dopo le OJ)Cruziooi c birnrgic be, pc! dott. V ERNEun, ( Bulletlino delle scien~e ·mediche, settembre 1880). Quest'a cciden te, che senza essere gravissimo, incomoda molto gli operati, non è ~ tato studiato sufficientemente finora. Gli antichi chirurghi non ue parlavano all'atto, cd i moderni lo attribui,.;cono al cloroformio, soprattutto allorchè esso è impuro. L 'autore pensa che g li anestettici non agiscono che a titolo di eccitanti, allorchè esiste una predisposizionc. Dall'analisi di 9 osservazioni egli deduce le seguenti conclus ioni. l. In certi operati s i osservano vomiti ribelli, i quali s i continuano dUJ·ante parecchi giorni dopo l'operazione. Quest'accid ente, del resto, è assai raro. 2. Questi vomiti sono attribuiti a torto al cloroformio, il quale pare agisca, tutto al più, come causa provocatrice. 3. E ssi' ri conoscono come causa vera diversi stati patologici anteri ori : dispepsia, lesioni addominali, epatiche, rc nal i, ccc.; le quali provocano da sè sole una predisposizionc ai vomiti, che il traumatismo poi s uscita. 4. Questi vomiti possono essere abbastan za s pesso preveduti anticipatamente, e quando essi sopravvengono inattesi, allora si ha il diritto di supporre lesioni viscerali non constatate e latenti. 5. I n generale, la prognosi non è grave, ma i vomiti che s i prolungano al di là di 48 Ol' C stancano i pazienti, ed ingonerano fGGiimente uno s tato sabunale, qualche volta febbrile, ed infine impediscono di alimentare convenevolmente gli operati. 6. I vomiti post-operatorii cessano spesso nel corso del secondo giorno, Q pure han luogo ad intervalli abbastanza lu nghi per di veni re sopportabili. Il ghiaccio, le bevande gassose, la dieta,
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bastano ordinariamente per i due primi giorni. Più tardi, In. pepsina. rende grandi srrvigi. A partire dal terzo giorno si daTa un purgante salino se v.i è lo stato sabunalc. Il regime mcritu.la. più gra11tlc attenzione'; si moltiplichino i tentativi di alimentazione, m il. si consulti ~o prattntto l'istinto c l'esperienza. dell'infermo. In fine , si variino i mezzi, secondo la m\turn dell'affezione prccsistcnte, la quale apporta l'i ntolleranza dello stomaco.
E anort·aA"ia n(•l (H'OCesso eH E!!!marcla ( Gazelle des lftipi111u.~, n• 101).
1\I. ~icai se ha fatto una nota sull' ischemia prov·visoriu prodotta dalla fascia di E ·march e sulle emorragie consecutive all'uso di tale proecsso nelle amputazioni. P er combatterle egli propone, dopo d'a,·er compiuta l'operazione ed alla.cciati i vasi vis ihili, l'applicazione sulla. superficie della ferita di una o più spugne sulle tlnnli si adtlos~ano i lembi, in modo da esercitare una certa crHuprc~s i o n c su tutta la snpcdìcic. Dopo ciò si llt\SSI~ a to!{licr l'app<trccchio. (~u:tnd o la p r ll c~ hil ripreso la sua colorazione normale, si rinll:ano i lcmlli, si tol).(ono le S!Jlugne, e, se qualche vaso ancora. dà sangue, lo si allaccia.
• ,t.sccssi u rctro•Jlcrineall consecutivi talla blc nor· rn"iu, pel d(jttor C.\nr.o J\fA L' IUA C (Jountal de médet;iue et de cl1irurgie, settembre l tl$0, n• 9).
L a blenorragia può in alcuni casi, rari però, presentare una cowplicazionc che, se non è diagnosticata e non è prontamente curata, può :n-ere conseguenze .estreummente dannose. B r1uindi import:lllte di hcn conosc:erla. I l processo inti:unmatorio può diffoncl er.~ i ni condotti escr etori delle ghiandole srluplici clelia mucosa, a quelli delle ghiandole di Cowpm· otl a quelli della prosta.tn; succecle nei dintorni una inliammaziouc Hc•mn1onnsu che concluce alle formazione del pus. Qu~ndo questi ascessi sono superficiali c poco voluminosi sono
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senza gravità, specialmente allorquando, come ordinnt·iumente àccade, s i fanno strada all'esterno ; se a.l COJltrario si aprono all'interno, può ris ultanN una fi sto la, che impiego. molto tempo per chiuders i. Questa flogosi presc nt;~ diversa. g ravità a seconda che hn. sede nella parte anteriore o nella poster iore dell'uretm. Una delle complicazion i più frequenti è l' infia.mmaziouc ùcllc ghiandole di Cowpcr. Può essere semplicemente catarrale e dar luogo ad uua ipcrsccrezi rme, che pers iste lungamente tlopo la. guarigione della blenorragia. c costituisce così uua. di quelle forme dello scolo, conosciuta sotto il nome di goccia. militare. Altre volte l'infiammazione è fl emmon0$:1 c s i mauifesta con fenomeni caratteris tici, p.1.lesi sp e~: ia l m cnte nel periodo di meuo della malattia. Dnppri neipio riufermo at;cusa un senso di tensione alla località e dolori l:mcinanti più o meno \'Ìolen ti, fenom eni che s i aggravano se rinfcnno si pone a setlerc. Se in questo periodo s i pratka. la palpazione nella regione del bulbo, sui lati dd rafe s i troni. ua tumore g rosso quanto un fagiu olo od una f;l\·a, d oloroso a lla pressione e molto profondamente !>ituato. Questi fenomeni obbictlivi sono specialmente evidenti ati un ~crioùo più inoltrato, allorcllè il tumore s i è ing rossato, c di1'euuto tlcmmonoso e pastoso. Iu allora la cute s i è inspessita. cd aderisce al tumore; il gonfiore esiste in ambo i lati, ma è 'luas i sempre predominante a s inistra; finalmente la fluttuazione rende manift?sla la prc~e nz;t d(;( pus, che non tarda molto n.d n.pri rsi utH~ via. Vurante questo periodo non vi hanno che pochi disturbi fun zionali, l'eracuazionc delle urine avviene ordinariamente in modo facile, almeno qua,uùo l'ascesso si fa strada all'esterno. Se al contrario s i apre all' illterno vi ha dolore, òis uria cd i feuomeni consecutivi ponuo essere molto più gravi; può prodursi infatti l'infiltrazione d'urina, il tumore, quantunque s vuotato, non si cicatrizza mai e la guarigione non avriene che lentamcate, anche nei ca.s i nei quali non sono sopraggiunti fenomeni gravi; nei casi ordinari a l contrario la guarigione ha luogo in Ull<l quindiciun di giorni. La difficoltà, dal lato diag nos tico, cons is te nel precisare il punto d'origine del tumore e nel localizzarlo esattamente. Più è anteriore infatti, meno tristi ne sono le conseguenze; allorquando invece ha sede a lla parte posteriore del perin co, al davanti dell'ano, l'inliammazione ha sede nella prostata, e non è dovuta
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RIYISTA
all'infiammazione delle glandole di Cowper. Qualunque sia la sede csattn del tumore, il punto principale del trattamento è di iuco~ miuciarlo presto. Se la suppurazione non è ancora stabilita si avrà ricorso al!'applicnzione delle mignattc, ai bagni prolungati,
alle frizioni con unguenlo mercuria.lc e belladonna ; ma questi mezr.i raramente bastano. Si vede in allora il tumore aumentare di volume, lo. pas tosità estendersi sempre più. In tal caso, anche quando non s i sente la fluttuazione, non bisogna. cs1tare ad immergere un ibisturl a stretta lama nel tumore~ si evitano in tal modo tutte le ulteriori complicazioni.
Borsa slerosa a ccidentale situat.a sul dors o del pit>de (les tro, trattabL col l!letone dl crine dl ca~ 't'U.llo ; supput·azlone taudiva~; guarigione senza nlc una eomplicanione, p el dott. l~tz€T ( Gazette des Hvpilau:r, n• 11!>, 1880). Il caso fu ossen ·ato in un soldato ricoverato nell'ospedale milit.arc di Y crsailles il giomo 11 maggio 1880. In corrispondenza dell'articolazione del primo metatarso col primo cuneiformP. esis te un tumore oYoide, lungo sei centimetri, largo quattro, alto due, indolente, duro al tatto, mobile c senza aderenze colla pelle c coi tessuti sottoposti. Incomindò a manifestarsi cinque anni or sono, probabilmc,nte in seguito allo sfregamento prodotto dalla calzatura, costituita ora. d,lgli zo ccoli ora dagli stivali. Sul principio, dopo :tve r raggiunto un certo volume, il tumore scomparve sotto l'uso di zoccoli molto SJJaccnli; sostituiti ques ti con stivali il tumore siriprodusse assai mpiùa111cnte. Lungamente stazionario, crebbe nel corso di qu est'ultimo anno fino n raggiungere, all'epoca di sua en trala nell'ospedale, le dimensioni sopra rife rite. Nel giorno 3 giugno 1880 il tumore fu perforato dall' indietro
all'avanti con un sottile tre quarti, e sulla guida dell:J. canuln fu introdotto un sctone formato da dodici crini di ca\·allo. ])a.gli orifici usci una quantità note vole di un liquido chiaro, vischioso c filante, poco de nso e punto gelatinoso. S i fece una medicatura semplice con ovatta e bendaggio leggermente compressivo.
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Al 14 giugno, non essendosi ancora manifestato il più piccolo indizio di reazione locale, furono adottate le iniezioni di tintura di iodio. Al 17 giugno evidenti reno meni tli flogosi locali con sintomi di reazione generali c successiva suppurazione. Al 19 luglio guarigione completa, senza cica,trico ade1·ente e senza aleuna. tracl!ia. dell'nntir.a. lesione. Quest'osservnione confemmnuovamente l'innocui tà del setone capillare di crini. È quindi da desiderarsi che questo metodo di cura ubbia maggior diffusione nella pratica chirurgica.
Un rtmeliiO grade\'OIC eoutro n dolore dei d e nti, del dott. Gru:F.NsnonQ ALA ((}azzetta medica lomba,-da, n• 35, 18 settembre 1880).
Una cuoca venne da me con una guan cia gonfia chiedendomi un rimedio contro il dolore dei denti, dal quale era stata tormentata tutta. la notte; ella non volevasi fare estrarre il dente. Non avendo alla mano uno dei soliti rimedi, stavo per dirle di vcn1re più tardi al mio gabinetto, oppure di andare da un dentista, quando per caso mi sovvenne che in casa vi cm un bicchiere di benzoe, che avevo adoperato per una giovane madre onde prevenire le ragadi ai capezzoli. Dopo aver pulito il dente ammalato, bagnai con questa tintura una pallottola di cotone e la mis i nella cavità; sperando che ciò basterebbe al momentaneo solli evo, le dissi di ritornare fra due o tre ore, se il dolore non fos se cessato. Quando fui per andarmene, ella disse che probabilmente non sarebbe necessario essendo il dolore di gi:ì. cessato. Credetti che questo dipendesse da illusione, o non attribuii al rimedio adoperato una maggiore virtù medicinale quanto forse ad un'uguale quantità di acqua calda. Quando però giunsi al mio gabinetto, vi trovai due pazienti ellO accusavano lo stesso male, sicchè io risolsi d'impiegare lo stesso rimedio in via d'esperimento. Con massimn. mia sorpresa ambiduc i pazienti dichiararono che, dopo quell'applicazione il dolore era cessato al momento, e se ne fecero dare una boccettina in caso di bisogno . . Durante l' inverno mi si presentarono molti casi di simile spe-
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cie, nei !]unii lo stesso rimedio oll'ri un istantaneo soUieYo, c tutti i pat.icnti rimasero assai soddisfatti . Kr.l dicemhrc com unir ai la mia scnperta ad un farmaci sta, raccmnanclnndogli qurs to rimedio per tutti ~:oloro che richiedessero delle go(·rie contro il tlolor di denti. Egli lo fece e mi disse che tutti rimancYano soddisfatti di questo rimedio.
E!oòportaziono d e l n e rTo \'a.~e ins ieme c on un tumore d e l c oll u. Guarigione, pc! dott. Lil CKE (Bul/ettìnn delle scienze merliche, ottobre l 880).
Nel 18i8 !'<tutore asporlnnt un canct·oiùe ialino sviluppatosi nella regione !:iOtlomn.;cellarc destra di una donna ,·entottennc. Due auni dopo (fcbùraio I SSO) la paY.i cnte si ripresentava collo stesso tumore rccidiva.to sulla. cicatrice, mei1tre un tumore simile al primo, ma assai più grosso, si era s l'iluppato al disotto dello stcl'llo-clciùo-mnstoideo di destra col quale mostrara fitte adercn~e: non vi erano disturbi fun zionali nè deperimento dello sta t o gr nera!e. Non fu diffkilc l'esportazione del tumore situato sulla cicatrice, rtnantunqnc esso si at!Jcutrasse post eriorm ontP. assai pii1 di quanto a primo aspetto poteva sembrare. Il tumore che cm al di:)otto dello sterno cleido-mastoideo - posto allo <;coperto mediante un taglio longitudin:J.Ie - mostrara li !.lo aùerrnze colla vrna giugulare interna e col pncumoga$lrico, l:\lltochè fu impossibilro esportarlo senza comprend ~rc insieme con esso una porzione del pneumogastrico lunga 12 centimrtri. Durante la recisionc di questo nervo non si osservarono cnmbiamenti nel polso o nella r espirazione. Praticata la >:ntura con apposizione di un tubo di drena.ggio dopo 10 giorni le due ferite erano cicatrizzate senza alterazione della respirazione o del polso c questo stato di benessere seguitava immutato nel luglio del corrente anno. TI tumore era un cancroirle ialino che attorniava complotatamente il nervo vago.
CHIRURGICA
1197
S ullo s tirnru e nto d t>i n e r vi , del dott. HlLUF.lllu~uT (J)eutsche mdicinisrJJ.e lVocltenschri{l, n• 36, l t>::!O). Nel giugno ùcll"uuno scorso, e nel luglio di quest'anno fu eseguito a Neustatl ~Iagdcburg due volte lo stira mento dci nervi. Il primo caso ri;;uarda una donna di 32 anni che soll"riva di ischialgia sinistra. L':tcido salici lico, gli oppiati, il cloralio idrato, i bn.gni caldi, l:t corrente continua non cbl!ero alcun elretto. In conseguenza d L che fu ac~:cttata la proposta ùcl! 'nntore di procedere allo s tir:uncnto ùe ll ' is~:hiati co, operazione che fu eseguita il 20 giugno dell'anno passato con assistcnz;~ del ~ignore ùott. Hoger. Fu denudato sen:.:a dini~:oltà, usando le cautele :1lltisettiche, il nervo ammalato nel cavo popliteo; i vasi della guaina del nervo erano molto ricchi di sangue e dilatati; la guaina iniettata. Fattane la spaccatura, si prese il uerro col dito indice, lo si stirò così fortemente nelle due direzioni che si riU$CÌ a sollevare la sua estremità. E seguita quest'operazione per 6 volte, s i rimise a posto il nervo, e si cucì la ferita, appli~:ando al suo angolo inferiore un piccolo tubo di drenaggio. La guarigione procedette regolarmente, c il dolore cessò del tutto, tan to che la paziente potè riprendere dopo 8 giorni le sue occupazioni domestiche, nè fino ad ora si ebbe recidiva. La. seconda distensione fu fatta il 29 luglio di quest'anno al plesso braccbiale destro, in un assis tente computista dell'età di 32 anni. Questi, verso la metà di giugno, fu colto per ria da forte pioggia, in modo da esserne bagnato da capo a piedi; qualche tempo dopo risentì una certa rigidità alle dita. della mano dcstm, c specialmente al terzo dito, con dolori alla parte iuterna dell'avambraccio, i quali sotto la febbre si estesero a poco a poco al braccio, e giunsero in ultimo fino al collo. Tratto tratto il paziente ·era preso da. spasimi nei musroli dcll'arambra~:cio, che, sotto la pressione, si mostrava dolente in qualsiasi punto. La diagnosi fu di nevrite del plesso bracchiale. La distensione da me proposta venne accettata senza opposizione di sorta, cd esrguita il 29 luglio con assistenza del sig. dott. IIoger. L'anestcsi<t mal riescita, la robusta muscolatura, e la posizione profonda del plesso accrescevano enormemente la. difficoltà ùi scoprirlo; tanto più che non
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1198
.
si aveva potuto prepararsi all'operazione con manipolazioni preliminari. Si raggiunse finalmente lo scopo, e anche in questo cas o si trovQ, che le guaine dei nervi erano 'fortemente iniettate. Ripetuta. la distensione per sei volte, il plesso fu rimesso al suo posto, e, come nel caso precedente, la guarigione si compì senza. il minimo inconveniente. Il giorno dopo l'operazione si ma.ltifestò un'intensa itterizia, che pet·durò fino al 3 d'agosto per scomparire poi con grande rapidità. Questo incidente non alterò puuto lo stato generale del paziente; i dolori cessarono man mano, ed oggi egli attende, come per lo innanzi, alle sue occupazioni.
t
l
JUV1S1'A CHIRURGICA
1199
RlVISTA OCULISTICA
f,'oflldnao!ò4COI•io I .andolt. - Nel breve volgere di pochi anni l'oftalmol ogia ha fatto molti progressi in virtù di vari istrumenti che le sono venuti in aiuto. L'oftaln10scopio è forse di tutti, quello che maggiormente vi ha contribuito, avendo facilitato la ricerca delle alte-razioni anatomo-patologiche che si riscontrano nel fondo dell'o~;cltio ''ircnte, in molte infermità, conosciute sotto il nome di ambliopie od amaurosi. L'oftallnoscopio dal giorno della sua prima apparizione nel campo scientifico a tutt'oggi, ha subito molte moditica:doni, e chi per provvedcr~c ne volesse passare in rivista tutti quelli che si sono introdotti negli armamentari degli oculisti, si troverebbe non poco ilnhar;tZZ<tto nella scelta. Siccome però l'esperienza ha. dimostrato che in mezzo ai tanti \ C ne ha uno, il quale racchiude in piccolo volume tutte le buone qualit;t degli altri ed in certe particolarità li supera, sia qui JJCrmcsso il farne un cenno in omaggio al vero. L'oftalmoscopio è quello di L-andolt, mcùico oculista a Parigi e direttore aggiunto al laboratorio d'oftalmologia alla Sorbonne. <tursto i:>trumento consiste in uno specchio concavo che ha. una distan1.a fotale di renti centimetri cd un diametro di ventotto millimetri, con un foro cemtrnle di tre millimetri. Lo specchi') si monta sopra un apparecchio munito di manieo ayvitnto, che lo riceve in un incastro c dal 'lltale si può togliere t:On facilità per ric:tmbiarlo con un altro piano, quando si vuoi avere un'illuminazione più debole. ~ell';lpparecchi o dietro lo specchio monta.to vi sono due dischi sovrapposti che hanno delle piccole lenti c girano sopra uno stesso J)l'rno. Questi dischi hanno delle lenti segnate in diottrie+ c - a :;econtln. che sono convesse o conca. re. Nella parte superiore dell' istrumenlo vi ha una piccola inca76
• •
1200
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Rl VISTA.
va tura marginale nel quadrante anteriore cui fa seguito un' incisione lineare verticale che serve a determinare l'inclinazione della fessura stcnopeica scolpitn in apposito disco metallico, quando questo viene montato per determinare l'astigmatismo. Più sotto nrvi il foro prin cipale dcll'oftalmoscopio, attraverso il quale si gnanla eù ove, girando i dischi, appariscono le lenti. ll 1• disco ha un uncinetto spo.rgentc posteriormente che serve a fa,rlo girare a destra ed a sinistra, fino :ù punti d'arresto, per avere le lenti positi,·e o negative. Il 2• disco invece ha delle piccole punte sporgenti come raggi alla periferia, che girandole fanno comparire le lenti indicate dall'uncinetto sul quadran te posteriore. II 2• disco porta incastonate sci lenti metriche convesse che sono segnate coi numeri 0,5 ... l ... 1,5 ... 2 ... 2,:) ... 3 ... cd ha u:1o spazio vuoto. 3,5 ... 7 ... e tre I l 1• disco porta due lenti convesse lenti concave - 3,5 . . . - 7 ... - 10,5 ... cd ha pure uno spazio vuoto. Situando dietro il centro dello specchio l'apertura vuota del 1• disco col portare l'uncinetti) n O destra nel primo punto d'arresto e -l-0,5 facendo poi girare l'altro disco in -l- l direzione della freccia scolpita sul 1,5 quadrante anteriore si vedono pas-l-2 sare avanti l'apertura i numeri con2,5 vessi .. .. ....... . ......... . -l-3
+
+
+
+
+
+
+
+
+ +
A questo punto, portando più avanti l'uncinetto fino al se3,5 del 1• disco nel centro condo arresto, si me t te il numero ùcll'istrumento; quindi facendo fare un secondo giro al 2• disco si ottengono le seguenti combinazioni:
+
o + 3,5 = 3,5 0,5 l 1,5 2 2,5 3
+ 3,5 = 4 + 3,5 = 4,5 + 3,5 = 5 + 3,5 = 5,5 + 3,5 = 6 + 3,5 = 6,5
1201
OCULISTICA
Coll'avanzare di nuovo l'uncinetto al terzo punto ùi arresto s i avni il n• 7 del l 0 disco al centro e continuando a far girare il 2• disco, compariranno queste al t re comuinazioni:
+
o -l- 7 = 7
+ + + +
0,5 7 = 7,5 l -f-7 = 8 1,5 7 = 8,5 2 -l- 7 -= 9 2,5 7 = 9,5 3 7 = 10 Si è adunque ottenuto oltre lo zl't'O una ~;cric ùi 20 numeri convessi (da 0,5 n. lU diottrie elle eorrispou1lono pnJsso a ])OCO ai n1 80 a 4 dcll'anli co s istema) tutti ùirisi da un egual intervallo di mezza diottria. Per ottenere delle lenti concave, si girerà. a s inistm l'unci-
netto del l • disco collorantlo la lente- 3,5 nel foro principale, quindi s i farà girare il ~· disco nella. direzione indicata dalla freccia s ul quadrante pos teriore c si avrà:
3 -3,5 = - 0,5 2,5 - 3,5 = - l 2 - 3,5 = - 1,5 1,5- 3,5 = - 2 l - 3,5 = - 2,5 0,5-3,5 = - 3 -() - 3,5 = - 3,5 P roseguendo il movimento a s inistra dell'uncinetto, la combinazione delle lenti del 2• disco col n• - 7 del 1• disco darà questo altro risultato :
3
-
7 = - ·1 2,5- 7 = - 4,5 2 - 7 = -5 1,5 - 7 = - 5,5 l - 7 =- 6 0,5-7 = - 6,5
o -· 7 = -
7
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RIVISTA
Finalme nte Jl n•- 10,5 del 1• disco combinato con le lenti def 2• di sco produrrà i seguenti numeri:
3 2,5 2 1,5 -
10,5 = 10,5 = 10,5 = 10,5 = -
7,5 8 8,5 9
l
10,5 = -
~),5
-
0,5 -
10,5 = -
10
o - 10,5 = ~ 10_,5 In tal modo s i ba dunque una seconda serie di 21 numeri ,c oncavi da 0,5 l~ 10,5 (80 a 3 '/ • dell'antico sistema) separati egualmente ùtt un intervallo regolare di 0,5 diottria. Questo is trumento, dice l'autore, fornendo 42 differenti numeri d i diottrie, scnz:1. aggiungervi n>ltro d iseo, può ben issi mo servire a[la d<'tcrminazionc simultanea. della rifrazione c tlcll'acutczztl vjsiva, quando sia tolto dall'armatura lo specchio. Nelle mani di un ammalato infatti, diventa un attometro, col quale egli stesso può trovare le lenti che scn·onQ a. correggere il difetto clelia sua rifrazione. I numeri da O a 10 diottrie convcs,;e c da O a 10,5 diottrie conca\·c bastano per determinare la rifrazione; s iccome però qualt:hc volta. si può :wer bisogno di lenti più forti per detcnninarl:! l"acutez;m visiva, allora bisognerà aggiungere nell'incastro dell' istnuncnto la. lente concava di 10 diottrie, che si tro va nell'nstur.cio. Ripetendo quindi i gi ri dci dischi a\"anti a questa lente, si nv ruuno quelle stesse combinazìoni uumentalc sempre di 10 diottrie.
In lJucsto 111odo si può conliuunre In serie delle lenti concave fino al n• 20,:\ (antico sistema 1,9). L o stesso si può fare pet·le con vesse, sostituendo nell'incastro l:l con \'essa allo. concava. Aggiunto in tal modo il n• 10 ai numeri contenuti nello istrnmcnto, si c.omplcto. la serie dci vetri con vessi d<l 10 a 20 dio t tric. li totale delle lenti convesse c concave che si ottiene Ù;llle indicate t.:on:binazioni, ammontando al numero di 82, può bcnissjmo questo istrumento cgu:.tgl'iare nna cass<'tta di lenti graduate.
+
1\I. c.
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RIVISTA DI TEllAPEUTICA
Sul tr~ltbuuento d c ll'n!il ma c on le c orre nti Indotte , del dottor l. Huroa; v JEo ('1'/w L cmcel, 17 no>CJnbre 1880).
Un signore di circa cinquanta auni avem ~offe rto ùi parosl;ismi d'asma per più che sci anni pro\·ocati la prima ,·olta, come ci crcdem, da un _t!r:t\'C t·atarro. :\YrYa tentato intiniti r imedi; nYcva provato diYersi climi, ma ~em prc senza apprer.zahile vantu~gio. Ultimamente fu preso (ht un insulto di straonli11aria gra\·itù. e lunghcua che durò ~c11za la più pk~;oh intcrmissiouc tre intir ri giorni c tre nolti; quando, o~;ni altro cspedi e11l c d\'Cndo f<lllito, il dottor Hichard Sclunitz pcn;:ù tli pro\'arc l'ctl'etto della corrente indotta appl icata nt' l modo suggt' rito c.lal tlottor Max Schacfl'er di Brema. Il so llievo procurato fu immediato e 1lopo doùid applicazioni, ossia una applkazione due volte al giomo per sci giomi, il malato sta\'a benissimo. Io esaminai accuratamente il ))etto e non vi troYai traccia uè di afl'anno nè di rn.ntoli seechi o umidi di n e~suna sprcie. Esaminai pure le fau ci c trovai segni di faringite croni<:a, la mueo~a. es.<cndo molto granulosa prr molti follicoli ingros ati, ma non vi era presenza. di secrezione mucosa. Le tonsille erano appena nn po' ingrossate, bl•nchè lo fossl'ro state molto anlc~.:cdcntcmentc. Bicordo l!Uusti fatti relativi alla gola, perchù hanno ntpporto con la teoria dell'azione rl.clrimcdio in discorso. La influenza del rimedio fu co'ì completa che il portamento l'l ei malato caruhiò afl'<llto; e cessando dal presentare la inclinata cuna figura d ell'a~nrati~;o, tornò a camminare diritto come prima. La. conente fu applicata alla gola in corrisponù.Jnza dci grossi tronchi nervosi, il vago c il simpatico, ciascun polo essendo applicato ~otto ))l'e t i ~amenle l 'an~c,lo della mascella di fronte allo sterno clciùo ma::.toidco. La corTrntc dapprima l c~t~i cra fu gratlatumentc aumentala ùi intcnsit<ì. fin~;hè fosse sentita distintamr utc dnl malato ~;ome se gli pa~sa~sc attraverso il palato molle da un J:r.to della gola all'altro. Fn continuata JICI' quindici minuti ogni seduta.. Si osservò eire le pupi lle prima.largruncnte cliluta.to si contrassero poi fortemente tosto che la concnte cominciò n. ùnr sollievo. Il do ttor Max Sclraetl'er rhe ha rc<·entemcnt.e l'atro•·i nato questo trattameu t o si accorda. in generale col Bicrmer circa l n.
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Rlì'lSTA DI TERAPEUT!CA
patologia dell'asma idiQpati co, intendendo per asma idiopatico quello in cui, nell'intervallo degli accessi, non si osservano nei polmoni segni di al tcrazioni morbose. E riguarda questi accessi come uno spàsmo tonico dei medi c piccoli bronchi, ma tieue lo spasmo come secondario c si accorda col \\Tc ber nel credere che la alterazione primi ti m sia una turgorc o tumefazione della me mbrana mucosa bronchiale di}Jenclente da. una flu ssione sanguigna dovuta essa stessa a una influenza nervosa vasomotoria, in cui hanno la principal parte le fibre polmonari del vago. Secondo questo concetto, l'a~ma c utHL nevrosi polmonarc irrit;ttiva e riflessa. Lo stato morboso da cui dipenrle l'ns;ma può occnparc il nervo stesso, o i suoi invilu}Jpi o i tessuti a lui vicini. Max Scbaeffcr dà grande importanza alla terza di queste condizioni cioè alle malattie dci tessuti contigui al neno. I tumol'i, come polipi nasali, tonsil le ipertrofichc, glandole cen •icali o broucbiali ing rossate (iperemia temporanea di queste ,:!l:tnd{)le) possono, sccouùo la loro posizione, C.'tgionare una pressione irritativa s ui filamenti IICI'\'OSi connessi coi t'entri respiratori. Ei trovò che molte di queste persone asmatiche erano soggette al catarro nasale, al catatTo faringeo o al ca,ta,rro laringo-tracbeale; osservò che il turgore della membrana mucosa ùi queste Jl<lrti era accompagnata ad
acc-essi asmatici c gli infrrmi costantemente riferivano la serle del loro male più alto o più basso nella gola secondo la. sede del turgorc, e conclude che tutti i s intomi dell'asma sono sintomi ili irritazione prorocati dalla pressione s ui nervi che sono in relazione con la porzione polmonaro del vago o spociahnente nella parte supe•·iore dell'albero respiratorio, nella faringe, tll'lla laringe e nella trachea. Bgli esamina accuratamente il naso e la gola ed applica gli elettrodi secondo la sede della malattia.. Ordinariamente i due elctlrotli sono nppli<.:ati ai lati del co llo, circa due centimetri sotto l'ang"lo tlclla mast:elln. c tah·olta un )JOCO più basso ùi contro agli s trrno-cleido maslo idei. La corrente deve essere piuttosto forte, cosicchè il malato po<:sa sentir la pal'sare traverso la laringe c il palato molle. Nei più gravi casi è applicata due volte il giorno per quindici giorni , tre nta miuuti per ogni seduta. Non ha mai trorato tbc la corrente costante gioras::.e, ma con la indotta non ha fallito neppure una volta.
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CONGRESSI
CongrC!iiSO medic o di Geno''a (conlimw.:ioue).- Prima
di procedere o ltre nella nostra cscurr.ione scientifica tra i lavori rlel congresso tli Genom ci corre · obhligo (il che fa.cdamo col massi mo piacere) eli dar posto a talun:1 ri:.crm espressa dal signor dottor Pietrasanta . Il chiarissimo redattore capo del Jourual a l~ljf!Ìène, riferendos i infa tli a l nostro articolo s ul con gre~so, preg:1 con let tera. cortesissitua il Direttore rlcl no ~tro Uiornalc ad accoglie re alcune sue osservat.ion i a propo:-ito della v:wcinat.ione obhlig(l.toria. Il signor dott ore T'i ctra'ianta d t'sitl cra che Ri sappia che l'energica oppo:.izionc da Juj spiegata :1 ttuel congresso ehhe specialmente di mira il progetto ùi leggt' presentato aJ rarlamc nto francese dal deputato do tt. Li onrille progetto che t•gli no n crede opportuno n è attuabile; che colle s ue parole egli \·oli e dimostrare l'inapplicabilità delle mi sure legislative di coercit.iouc in Franeia; e che del resto <'gli fu i l primo atJ applaudire alla dotta dis~erta~ zione del generale 1\Iana.rra cd :~.i solidi argomenti elle da parte dei nostri colleghi militari la sufrragarono. Dal <·anto nostro simno lieti di apprendere c di far conosecro che l'opposizione al nostro programma pe r parte del dottor Pietrasanta non s ia che relat iva c non abbia di mi ra il prin ~:i pi o in sè che egl i ri conosce giustissimo. - ~on possiamo però egualmente COIJYCu irc con lui sopra eer te questioni di apprezzamento. Il dottor Pietra:.anta sosten ne che in Italia non v'ha bisogno ùi coercizione perchè la vaccinat.ionc vi s i pratica, a s uo pare re, in modo soddisf.lccntc. rer quanto un così benevolo giutlizio ci torni lusinghiero noi manteni<ttno il nostro asserto che and te in Italia la. profilassi r accinica potrcube esser fatta molto meglio; chi vuoi p<'rsuadcrsenc non ha che da consulta re le statistil:hc miHtari s ulle vaccinazioni, qual i furono prodotte dal genera le Mauayra. S i vorrebbe anche far credere che ci preoct;upia mo di ne-
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COXGRESSl
miei che non esistono; noi crediamo invece che le nostre apprensioni contro i progressi della leg01 antivaccinica sieno abbastanza giustifir.atc; difatti il Rereil mediClll, organo dello.lega, che si vuole ad ogni costo morto e sepolto, continua a vi vere; faremo notare anzi che il suo ultimo numero in data 27 novembre porta. una. corrispondenza in cui si fissano i giorni ed ì luoghi per riunioni e confereu~c; in quei giorni sariì redatto un rapporto da indirizzarsi al governo, ed il comitato si recherà a far visita al Presidente della repubblica ed al ministro d'agricoltura e commercio. A noi non pare davvero che questi sintomi ci annuncino la fine dello. lega nntivnrcinica in Fmncia.
.Ed ora ritomiamo al congre6SO. Fra. le memorie d'argomento medico lette in seno alla. prima sessione, quella del dottor Dc Renzi sulla secrezione renale destò uno speciale in tcrCSl$e. Dalle sue osscrva;.:ioni futle nella clinica medica di Genova (pareechie centinaia) egli potè venire alle seguenti concl usioni: 1• In nessun malato si è trovato la mancanza assolut~ e costànte con un aumento o una. diminuzione dell'acido fosforico nell'urina; 2• Non v'ha nta.lattia che si accompagni in modo assoluto e costante con aumento o ton diminuzione dcll'aciùo fo!>fori co nell'urina; SO La massima <1uautitù. di a<:ido fosforico si trova nell'urina dei diabetici; J• ~ ei ti ~ ici la quantità dell'acido fo sforico non eccede sensibilmente la quanti l<\ normale. Il fosfato di calce invece aumenta scn~ibil mente nella loro urina, fatto dimostrato da lui per la }Jrima volta ; G• Attenendosi ai risultati ottenuti nella clinica genovese, da numerosissime osscrrazioni si è costretti a negare l'esistenza di uu diabete fosfatico ammesso e descritto da Teissier. I dottori l\Iaragliano, Mariui o Concato fanno osservazioni in proposito. Il dottor ì\Iaragliano,il quale, come a tutti è noto, si è occupato con plauso c con successo di questo genere di ricerche, fa notare che l'anmento dell'acido fosforico nelle orine degli epilettici irnmrùia.raruente dopo l'accesso non è costante. La pulo:tenesi dell' a.sma b1·onchiule fu il soggetto di uno. beUa
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d issertazione del dottor ZaYert!JUI; ed ecco le principali conclusioni a cui sarebbe pervenuto in seguito alle proprie osser- · vazioni: l" Esiste una spc·de di asma indipcnùentemcnte da lesioni materiali apprezzabili dcll'apparcccllio respiratorio, detto asma ncr\'oso o bronchiale; 2' Questa specie d'asma produce a lungo andare altcrnzioni anato1nichc Il Cl:(li organi, ed allora non è piìt una e n tit;L morbosa ma diventa un sintoma; a· Le teorie imaginate per spiegare la caUS<L }ll·ossimn. dell'asma sarebbero due, cioè quella della JUtra.lisi e <1uella dello spasmo. Delle due teorie la seconda gli sembra pii1 acccttahile. Causn. di malattia sn.rcbbc, secondo l'autore, l'alterata crasi chimico-fisica dell'atmosfera pohnonalc, cd a tale opinione egli è inclotto dai f<Ltti clcll'csperienz:l. tisiologkn, dnll:1. natura clr lle cause immediate dell'asl!la, dal decorso rlinico c tlall'cffi\:acia d'una determinata cura. Di'>st-ntono dal modo di vedere del dott. Zaverthal, il professor Cardnrelli e il professoT Tommasi. Quest' ultimo nega <:ho l'alterazione della crasi chimico-tisica dell'atmosfera polmonalc sia la causa esclusiva dell'asma, c conccrlenùo che l'aumento i11 eccc~so dell'acido carbonico nei polmoni possa pro lun~n.rc l'llcccsso asmatico sostiene tuttavia doversi aHlm e tt~re una forma di asma nervoso. N ella seduta del 20 settembre c nella stessa sessione il professar l\Iaraglinno comunicò il risult:1to delle sue t·iccrchc sperimentali sull'infloenza dei clisteri. di sangue dclibrinato sulla rit;chezza globulare del sangue o sulla ricchezza del sangue in emoglobulina. Questi risultati furono assai soddisfacenti c fanno pre>entire l'ncquisto alla scienza di un nuo\·o c potente mt.:zzo curativo. Egli dimostra infatti come con tali clisteri aumenti il numero dei globuli e la ricchezza in emoglobul ina. Il pr·ofessor De Re11zi convalida le conclusioni del ì\{nragliano riferendosi a casi clinici da lui osservati. Da ultimo il professor Vizioli legge unn nota interessante sull'uso dell'idrato di cloralio in talune forme di contratture. Distinguedapprima le varie forme di contratture le quali provenendo
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CONGRr:SSI
do. varie cause non vanno assoggettute allo. medesi ma. cura. Dove .egli trovò proficua l'applicazione dell'idrato di clora.lio fu nelle contriltture nervose dirette e riflesse e dn. miopatia. L n. cura della cirrosi epatica fu il tema· svolto dal profossor De Rerni nell'ultima seduta. Egli non crede, contrariamente alla maggioranza dci clinici, che questa affezione si3. ùa intendersi come a.ssollltamente incurabile. La cura lattea fu riconosciuta vanta~~iosa, tanto che il profc,;sor Dc Renzi sopra parecchi c41si trattati ottenne una guarigione. Il difficile sta nel far praticare dagli infermi la cura col dovuto rigore; quando ciò si ottifllle, la secrezione urinaria aumenta, l'ascite ùiruinuisce oppure scompare e può anche avvenire la guarigione perfetta. li pro fes~o r :'l'lariano Scmmola convalida le osservazioni del }>rofcs:>or De Henzi. Esaurito il soggetto della cirrosi epatica il }lrofcssor Scmmola, comuni ca. un sistema di cura delle cisti idat.idee del fegato; discorre ùa ultimo su di una nuoya formn, di sifilide crrebmle che è la poliuria e descrive il più classico dci casi osservati in cui l'infermo emetteva 23 litri d'urina al giomo. La. comunicazione del profcssor Semmola. viene accolta con prolungati applausi . Si chiude qucsL'ultima seduta. della sezione di medicina con una inten~ssante lettura ùel dottor 1\Iaragliano a proposito della temper:ltura. crrebrale ncll'epile.;;sia. IJalle osservazioni fatte sopra scdic•i infermi sarebbe risultato che la temperatura cercl.tmle in momenti non vicini agli accessi è più bassa che nei momenti vicini agli accessi medesimi ; risulta ancora che ogni accesso è contra:<scgnato ùa una clera:r.ione di tempcratum che lo prccedt', che raggilwge il suo acme al manifestarsi di esso e che si mantiene qualche tempo dopo cessato l'accesso. ::\ ella sezione di chirurgia fu rimarcher ole la. seduta del 17 nella l!Uale ebbe la. parola. il profcssor llottini sulla litolaplas i. Secondo il suo metodo per la frattura del calrolo in vescita non occorrerebbe uno strumento molto potente ma vi basta. un litotrittore di medio modello a cuc<'hiai apcrti 1 il quale strumento ha. per vantaggio la. rapidità dell'atto operatorio. Il professor Scanen:r.io a qne~to proposito fa cenno del suo litolrittore a dinamometro e ne dimostra i vantaggi i quali emergono specialmente quando havvi una resistenza da vincere di
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molto inferiore alla for~a, d e ll'o p e ralo~·e, come è il caso allorquando si opera la li totrilia sui hambini. Fu pure asr.:oltata con mollo interesse ed assai applaudita la memoria elci professor (:anozzi sopra alcuni cas i eli aneurismi della femorale c dcll•~ popliten. Lo stesso professore comuni cò in seguito un t.:aso tli mra aiTclionc della parotidc, della quale non ha trovato riscontro nella letteratura chirurgica. Tratta,·:tsi della produzione di li<1u i•lo puri!orme d'ambedue le parothli, che lo vers:n-a.no nella. I.Joc~::t pcl c:ondotto stenoniano. Egli (!Mi ilicù la malattia pr r t'alarro delle parolidi, c ne ottenne guarigione mediante l'uso de l iodur o tli potassio. Gli argomenti di m:tggior inte re~so trattati nella sctluta del 18 c HJ furono l'ancstc;,in nella pratica chirurgia, c la merlit.:azionc anliscttil:a. Sul primo so!!g,•tto parlò il profcssor Gallozzi il quale nella 11ì1estintlé tulldl'<l iusolntt ~ ull n. pt\: fc t·cn?.a ùa d;u·,;i all'èlct·c od al cloroformio egli si dil'lliar:t tlcci><uncntc per quest' ultimo. Dice ùi usare il doroformio da. parecchi <Ulll i anche pr r m r;:ioni di economia, ::tccrnna. alla tranquillità eh<· il cloroformio ridu<·e negli an cst ili~t.ati , ne vide i rantaggi specialmente ne;; li cmorroidarii c •wgli a.ncm ir.:i. L 'adunanza si occupò lun)::;tmcntc della medicazione antisettica; ma, ·qu i, a rigore, non \'i fu discussione, tutti furono pienamente d'accordo sui risultati di r1uesta medicazione c tutto <}uanto fu detto in pn•posito non fu che una nuor<l. c solenne consacrazione di 11ue:;ta grande cd umanitaria sCOJlel'ta. Se tutt i furono unani111i nell'ammettere la rcalt··~ dci falLi, non si mostrarono }lt'rÙ concordi gli oratori nella interpretazione dci fatt.i stessi; una singolare in terpretazione della. medir.azionc antisettica fu d•tla, per esem pio, doli dottor Colomi.Jo. Egli si oppose all'opinione gencrnlc che il metodo Jisteriano :sia una cu1anazionc della teoria di Pa ·tcur o d r lla panspcnnia. Egli volle dimostrare invece che la teoria della plasmogo nia è la più logica. I~a benefica a,zionc del nH'todo ùi Listcr, secondo il dott. Colombo, consi:;terchbc in ciò, che con esso metodo si impedirebbe la manifestaz ione ùi quelle terribili complicanze elle so no la piocm ì:t c la sctticocmin.. Ln rncdic:izioue asettica aùunquc non impedirebbe per nulla la pcnetrazionc di germi nella. fcritn, ma si oppon chbc inYerc alla formazione di so5ta nzc settiche dai liquidi c dai tessuti drlla ferita.
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Ln. seduta s i sciolse con una ovazione telegrafica al professar Listcr cosi concepita : " Professar Listcr ' "I eh irurgi dell'associazione mccii ca italiana, riuniti in congresso in G~nova , fann o pln.uso ai ris ul tati ottenuti colla. medicazione antisettica c vi m::mdn.uo un solenne ed afre ttuos o seluto. "
(Continua.)
P.
Cong l'l'SSO inte rnnziouale d'igiene in Torino (Revue
d'llygiènc). Togliamo dalla relazione del dott. Vallin sul congresso di Torino, qucll:t parte che si riferisce all'igiene militare e navale. Essa meri ta, a nost ro parere, d'essere conosciuta dai colleglli percltè gli argomenti trattati s ono tut.ti d' un 'importanza di pl'imo ordine per chi s'interessa del ùe11c del soldato. Il signor dottore flaroffio, colonnello medico nell'esercito italiano, delegato del ministero della. g uerra, fu non.inato presidente di qnesta sezìoue. Col s uo intervento dìrctto nei 11ibattimenti, e colla s ua iniziativa, seppe imprimere ai lavo ri della se;.;i_onc una altività c una regolarità perfetta. N o i lo ringra:damo personalmente delle Jn··~;.;iose informazion i, che ebbe l :~ bontà di procurarci sull'organizzazione c s ull e funzioni del serri~io medico nell'eserci to ital i~tn o.
Il signor dottore Sormani, di Pavia, legge un lungo la voro statisti co intitolato: Bulle cnnse eli ?nortalitù nell'eSI-'1'~ito italia11o
comparate con IJ.Itelle rle.qli ctltri. c.serciti, c come si. possww ridurre a minori proporzioni. Ques to 1:1\·oro molto s tudiato c completissimo, dà i ris ultati statis tici della mortaiil:'~ c della mor biùità della maggior parte degli eserciti stranieri in questi ultimi anni. Il s ig nor Sonnani però, no n riuscì a procurarsi i documenti offic:i ali riguardanti l'esercito frau cc:;e, c noi stcnti nmo a spicgarci le difficoltà incontra te per ottenc rli. Il s ignor Léon Colin, forn isce verbalmente al s ignor Sonnaui le informazioni sulla febbre tifoi dea nel nostro esercito. Il signor dottore Lacassagnc ùi Lione, fornisce pure le infor-
ma:doni sulla frequenza tli suici.di nC'Il'oscrdto fran cese. Prima
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dell870, talc frequenza atHiara crescendo di anno in anno; clopo il 1872, tliulinul notabilm cntc; la qual cosa si spiega. fat.:ilmente per la elimi nazione del numero tlei vccchi soldati nel nuovo esercito, ju cui gli arruolamcnti sono molto limitati , e i sohh1ti semplici sono impegnati so lamen te fino al l'et:'t di 2H anni. Il signor dottore Léon Colin di Parigi, dà lettura di un'importante memoria iutitolata.: De l'intluence sur le soldat des causes l!JJ,/I()yi:nes Clllllnwnes; le solrlat consi tlh·é commc r~acti{ de l'iusalu brité rles t:illes rle f!arnisou. La frcctucnza, c il pericolo della fciJhre tifoidc nell'esercito dipendono, uon solament e delle catti\'e co ndi~i o ni della caserma, ma anche clal centro urbano della città di guarni ~io nc, ore regnano spesso rpiùemie di febbre tifoitle; le quali si propa!-{ano con tanta. maggior futilità ai soldati 1 in ctuanto questi vi sono predisposti per la loro età (ventuno a \·entitrc anni) c per il rapido passugl-(io dalla vita di campagna a quella delle grandi città, ccc. Il punto di partenza ùcllc epiclemie tifoidee è sovcnti.;;!'imo In popolazione cirilc; ne ris ultn , che l'igiene della ca~erma c l'igiene della città sono strcttam<'ntc lcl-(:tte l'una all'altr:t, c che, utculrc si rendono salubri le cn.:::ermc bisogna :.:ontemporaneamcutc rendere salnùri le città di guarnigiouc. Il siguor llot.tMc L<L\:a,;sa~nr, di Lione, fa ossen·are, che la crescente frec1ucnz•t della febbre tifoidc ucl l'c:;ercito si >']ti rga, in parte, dal fatto , che in sr~-: uito alla nuova legge del 18 7:!, l'obbligo tlel scn ·izio militare ammette nell'eserci to un ma!:{)..(ior numero c.li indil'itlui giovanissimi, nell'età d' in11niuentc moruiclilà per la feùhrc tifoiclcn. La ctuestione di raaa nou ha che u11a licrissima partr; poichè la fcùiJrc t ifoi dca non di frcriscc n cii 'esercito in Algeria, da ((nella tlcll"csen:ilo in Francia. II signor dottore Pctrcscu di Bukharest, crede, che il si;;nor Colin esageri un po' l'importanza rlcl centro urbano, in cu i il soldato è chiamato. In Runcania, la, mortalità pC'r febbre tifoidea, non è maggiore nei corpi di trup pe accasermate nelle città, di quanto lo sia in quelli che vivono lontano <lui centri. Il s i ~ nor Pctrcscu incolpa spcciallnrnte le cattive condizioni dcll<l vita di caserma, c la nn tura debole Ilei sollhll i incorporati. Il signor dottore Léon Coli n rammcrtla che prima di ijncolparc l'insalubl'ilà delle città. di guarnigione, Cgli ha dintostnltO I!U!llltO
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il calti,·o stato delle condizioni igieniche di una. caserma possa favorire lo sviluppo delle epidemiè tifoidee. E altre cause ancora sono da. iu,·ocare. Non vediamo forse gli operai civili, gli studenti venuti da poco nelle grandi città, pagare il loro tributo ali:\ febbre, anche non vivendo in comune? Pettenkofer ha dimostrato con le cifre di mortalità. dell'esercito bamrese, che la frequenza della febbre tifoide nei soldati residenti a 1\'lon:tco, si proclucera successivamente nei distaccamenti, a misura che essi venivano ad abitare la stessa città. Se in Rumania, le truppe che abitano le città. sono meno soggette alla febbre tifoidc, gli è, perchè, come lo disse il signor P etrcscu, le case di quelle città sono dh•ise da larghi giardini, c l'atmosfera urbana non è contaminala dalla popolazione troppo fitta . Ciò che disse il signor Cotlin della febbre tifoidc non è per nulla applicabile al tifo petecchiate. Egli appoggia l'opinione del signor Lacassagne; la maggior frefJUCnza. della febbre tifoide nell'esercito è collegata, per la nuo,·a.legge, all'introùuzioue di un maggior numero di giovani dai venti a.i venticinque anni. Se si aumentasse di molto il numero dei figli di truppo. è probabile che si vedrebbe aumentare ra.pidamente il numero dci cn.si rli difterite. Il fenomeno che si produce nel caso presente c analogo. Il signor dottore L. Fcrrcro di Cavallerleone, capitano medico n Xovarn, dice, che secondo le statistiche del signor Sorrnani, le città di Torino c di Padova daneubel'O il maggior numero di soldati colti da febbre tifoide, quantunque tale malattia non regni in quelle città. Ciò indurrebbe a credere, che bisogna cercare ncU'igfene del soldato stesso, più che sulla città di guarnigione, la causa di tali epidemie. Egli crede inoltre, che non sieno gl'individui delicati e poco robusti, :~l1c Yengono colti nei primi mesi di son-i zio dalla febbre tifoide; questi sono piuttosto soggetti alle affezioni polmouari, mentre, ortlìnariamente, nei giovani più robusti si manifesta la. febbre tifoidc. Il signor dottore Ollivicr, eli Tolonc, è pure di opinione, che il signor Colin dia una parte troppo larga alle influenze delle città, ed è disposto ati a.ssegnnre una parte predominante nlle cattive condizioni igieniche del soldato nelle caserme. Il signor dottore Pcrrin, legge in nome del signor dottore De-
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Dcauvais, di Parigi , una memoria inlitolata: D IJs inhalations ifo.1:!JfJÒile comme traitem ent de l'a.~phyxiez>m· l'o.ryde de cm·bone.
Il signor Dc Deauvnis ebbe occasione di osservare parcc~.:hi casi di a.vvelcnameuto per acido di carbonio; tra gli altri, in un collega asth iato nel suo gabinetto da un calorifero senza tubo. Egli insiste s u due sintomi poco noti in que:;to genere di asfissia: il primo, è l:t perdita della memoria., la quale perdita, sebbene non duri d'ordinario che paret:t:hic ore, o parecchi giorni, può perdurare anche parecchi mesi. Egli cita. il caso di due amanti, che tentarono insieme di suicidarsi col carbone; la. donna morì, e l'uomo conscn ·ò per otto giorni un'amnesia cosi completa e cosi. singolare, da far dubitare della sua huona fede. L'altro sintomo ò un'insonnia persistente, ribelle a tutti i narcotici. 11 signor De Bcauvais propose di f.tr respirare dell'ossigeno agli indiridui asfissiati in tal modo, c dice, aver ottenuto buoni risultati da questo agente. n signor Brouanlel, di Parigi, non intende, come l'ossigeno possa essere indicato nell'asfissia. per ossido di carbonio. Claudio
Bcrnard non ha. forse dimostrato du un pezzo, che c1ucsto ga.z sposta l'ossigeno dcll 'cmoglobiu~ ma che l'ossigeno è a sua volta incapace di sposbrc questo ossido di carbonio? D'altronde, in capo a q11arantott'ore, i globuli nllcrati sono eliminati, c l'orina si coIom di una tinta scurissima, proveniente da[ passaggio della materia colorante del sangue. Il signor dottore Vice nte Cabcllo y Druller d' A.lgcsiras, presenta alcune osservazioni sulle conserve di cm·tJIJ negli esercitt. Nel 1872 il govemo spa-gnuolo lo mandò in missione in Italia, per studiare a Firenze le conserve di caruc, adoperate dall'esercito italiano. Le scatole trasportate a Madrid furono aperte nella stessa città nell873 ; esse et·ano conservate benissimo, e l'armata spagnuola ne consumò 2,400,000 con grande vantaggio. Il signor dottore llouzé de I'Aulnoit1 di I.illa1 fa. una comunicazione sulla causa eli m or te cle.?li anner1ati. Egli attribuist:e una grande influenza alla distensione dello stomaco prodotta dall'acqua, che gli annegati hanno inghiottita, cd ai gaz stornacali che impediscono lo sviluppo dei polmoni. ln alcuni casi egli trovò 250 a 1000 grammi d'acqua nello stomaco; suggerisce in questo caso l'uso della pompa stomacalc.
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Il signor dottore Broua rdcl dice, che l'acqua penetra nello s tomaeo, un po' per deglutizione, ma in molto maggior quantità. nei po lmoni; d'onde l'asfissia. Quando la morte non è rapida, l'acqua. penetra. nel sangue per la via polmona.rc; da cui, l'assenza di gl'limi sanguigni cardiaci e la diminuzione cons iderevole nel numero dci globu li rotisi (conseguenza della diluzione del siero) che <'gli constatò nel sangue degli annegati. Il s ignor Brooardel uon lTcdc, che la sonda csofagc;n, e l'aspirazione con la I>Ompa s tomacale possano essere molto utili agli annegati. Il minis tro della guen a del govemo i taliano sottOJlOSe alle del ibcraz10ni del congresso la seguente tesi: " I casi frequenti di tubercolosi che cagionano tutti gli a.nni " una con::-idcrcvolc perdita di uomini, possono essere considerati " come dipcude nti, più o me no, dalla vita militare'? Xci caso af" fcnn;\tivo, qual i sarebbero le circostanze speciali della vita " mi litare, che possono favorire lo sviluppo di questa. malattia, " c con quali mezzi s i potrebhc evitame o diminui rne le con" segucn;(e? " Il. s ignor colonnello ~Icdico n.woffio 1 fa un'esposizione rimarche,·ole della questione, per ciò che ha rapporto alla tubercolosi nell'esercito il tdùLIIO . I n llalia si conta annualmente 1,40 morti per tubercolosi sopra 1000 soldati; più 2,63 riforme; in tutt o 4 })erditc per tubercolosi su 1000 uomini. L'e;;erci to italiano sotto que:;t.o punto di vis ta tiene un posto medio fra gli eserciti di Europa; la Francia conta 1,5 morti, più 2,10 riforme ; in tutto 3,60 perdite per 1000. In Italia, come in tutti gli altri S tati, la tubercolo:si fa mollo·più vittime nell'esercito, che non ne lla popoh\Zioue cirile; il fatto è generale; nondim eno questa superi oritil. ùi perdi te mil itari segue le oscma.;(ioni della frequenza della tisi n ella popolazione civile. H ~igno r J otlorc Caruflio crede, che lo s tato militare non sia qua.si ma i la r era causa del lo sriluppo primitivo della t.uòercolo:,i. La riht militare no n fa che a limentare prematurrune ut.e le prcdisposidoni; essa sollef.' ita il cammino e il termine fatale della malattia. La miglior protilat::si sta iu uua scelta più rigorosa. delle recluti!. Iu Ilali<~. s i c;;ige almeuo 80 centimetri di t:irconfereuza toracica al lh·ciJo delle manunellc. Il signor Baroffio crede in-
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sufficiente questo minimwn. Egli ha riassunto 17,000 misurazioni di reclute, c trovò solto il regime del rninimu rn fissato a 80 centimetri, una media generale effetti nt. di 87 centimetri. Egli vorrebbe, che la circonferenza toracica fo sse almeno eguale alla metà dell'altezza dell'individuo. :\Ton vorrebbe che si aumentassero le attribuzioni del med ico, il quale, al Con~ig li o di rer b;ione, non dev'essere che un perito; ma doman da che abbia il diritto di iscrivere in un n•gi~tro la sua pro te ·ta, quando il Con~ i glio ac<·eua un coscritt o d;t lui dir hiarato inabi le. Sarebbe desidenlbile che l'incorporazionc delle reclute fosse (;Ltla il t• ottobre o il l o aprile, c non giù net cuor dell'inverno come si u:;a in Italia. Gli antichi depositi di reclut amento, in cui si tiara la prima. istruzione ai soldati nel loro paese nati \·o, a\·cvano il mntn.<;gio di ren(lere meno riolento il passagr;io :tlla. ril:t militare; sarebbe ben fatto di ritornarr i. Egli trova che il vitt.o è troppo poco variato e appena sufliciente. Le cn~c nne sono troppo affollate e mal ventilate. Bisognerebbe riformare i solrlati al primo sospetto di tubercolosi e non tratteucrli nel militare, fino a el1c la tisi sia evidente cd iiTimcd iahilc. I l signor llaroffi.o sarohhe soddisfatto, se questo breve riassunto potesse essere " la ~ci nt.illa che gran fiamma feconda. , Noi abbiamo tutti applaudito questa lu cicla esposizione fatta, dall'eminente medico in capo ; mn. nessuno disconosce, che l'etiologia delln. tubercolo i è il pitl grande cd il più oscuro prohlema dell'igiene militare e che non bisogna troplìO lusingarsi di sciogli crlo oggi. Il signor dottore r;. Colin, tli Parigi, didde i tubercolosi dcll'eset·eito in due gruppi: P qnelli, che entrano in sct•vizio con tubercoli e pci quali l'cYoluzione viene ra~~i d amc n te accelerata; 2• quelli, che non hanno, se non una preclis posizionc, più o meno latente. Non è certo facile lo spiegare il modo, per cui si producono i tubercoli; 'ta vita in comune che porta srco la riduzione dell'ossigeno nell'aria, il passaggio dal centro rnrale a11':1ria delle città, sono cause di indl!bolimento e di cachessia, le quali favoriscono le prcdisposizioni. Il signor Co !in non crerle nll 'infe7.ionc dell'aria con germi morbigeni; egli ha già dimostrato, come In. tubercolosi abb ia un corso diverso da quello delle malattie specifiche. Infatti, i soldati ri77
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mancndo isolatamente, ma in locali angusti (gendarmi accasermali, soldati ammogliati) non sono meno soggetti alla tubercolosi, di coloro, che vivono in sale comuni. Bisogna dunque, innanzi tutto, aume ntare il cubo delle caserme come fu fatto in Inghilterra. L n maggior frequenza della tubercolosi nell'esercito dipende specialmente dalla più rapida evoluzione impressa alle lesion i ru1limcntaJi, che le reclute portano s eco al loro entrare in servizio. Questa causa ha uua parte ancora più importante che non si creda. Il numero degli individui sospetti di tisi, introdotti nell'oserei lo è cons iderevole; non vengono eliu1inati che i tubercolosi accertati c b1 grado avanzato. Il rat)ido, o frequente passaggio dal mezzodì al nord, le fatiche del servizio e l'es porsi alle infiuenze meteorologiche, spiegano abbastanza la rapida evoluzione dei tubcrcoli in quegli individui, che ne portano seco i germi, almome nto in cui s ono incorporati al servizio militare. Per modificare f]ttesto deplorevole stato di cose, bis ogna: 1• modificare il cubo assegnato ai soldati nelle casenne; 2• fare una migliore scelta delle reclute; 3' tenere le reclute in prossimità del loro paese natìo. Il signor dottore Petrescu di 13ukharest, non vede nel tuber·colo, che la. fine del processo infiammatorio; esso è la malattia della miseria per cr.cellenza. S u 139 casi di t ubercolosi, da lui r ilevati, 123 sono morti in conseguenza di pneurnoniti; 16 soltanto avevano tubercoli plimitivi. Egli dà una parte importante ù1 questa malatUa ai raffreddamenti c alle infiammazioni à {rigore; ammette però l'influenza delle cattive condizioni delle caserme e del vitto; ma le considera solo come ca.us~ che predispongono a lla malattia. Quanto al pericolo di trasmissione, questo non deve incutere timore in nessun esercito, poichè i soldati ammalati non sono in contatto coi sani e non vi è promiscuità alcuna tra i tisici, che sono all'ospedale, o in convalescenza e gl'individui che stanno bene c che fanno da soll il loro servizio. Il signor Petrescu domanda: 1• che si escludano dal servizio militare gl'individui deboli e tutti quelli che hanno antecedent i ereditarii di tubercolosi; 2• che nel servizio militare si evitino tuLte le cause di fatica e di i ndebolimento per i soldati.
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N o i non pos~ i .uno a meno tli far notare quan to queste proposte sieno vaghe e pla1onich c : l'escl us ione di ogni indiritluo, che abbia antcccdeuti ercditarii sos petti, è l'arbitrio; dnrc ci ferm er emo ? Come s i riuscirrà ad avere il n ecessario continge nte? Vi può esser e inoltre nulla di più vago, che evitare al soldato ogni inutile fati ca? Noi chiediamo scus a al nos tro distinto collega rum eno eli (juestc critiche ; ma ci è imposs ibile riproLlurrc le s ue concb sioui semm una parola di protesta. Il signor dottore Ollivicr, di Tolonc, attribuisce la parte principale nella produzione della tubercolos i agli strap:1zzi ùci soldati durante le man ovre e a lle cattive condi:doni di abitazioue e di alimentazione. E g li domandal 'ei.luca:tionc prO.Ifressi/Jc~ d ci marinai e dci sol!bti, spccialmcn te dci cann onieri di ma rina. Il s ignor dottor e Arnould, di Lilla, rammenta. che la tub ercolosi si dimostrll. ovun(1ue, come il ris ul tato di tutte lo condizioni che deprimono la vitalità degl' individui e delle razz e ; sarebbe ùa stupirs i che ciò n on avrenisse anche n egli eserciti. Egli dll una larga parto alla cattiva, qualità dell'aria nello caserme; ma è da incolparsi meno la rarcfazione dell'ossigeno, che non l'infezione per mezzo di materie or~aniche. Sugli altipiani d elle Ande e del J?a.vos, ove i tub ercolosi s i trovano b ene, la tensione doll'ossigeno è minore; ma l'aria è pura e a settica. Ora, nulla prova. che l' introduzione continuata. nei polmoni di particelle animali, morte, non equivalga. all'inserzione sotto pelle di queste materie organiche, che rendono talvolta tubercolosi gli animali. L 'insufficenza e la. monotonia del vitto, le intemperie, il vestito, le fatiche, hanno essi pure la loro parte d'influenza; finalmente, bisognerebbe rimanda r e immediatamente alle loro case, non solo gl'individui riconosciuti tubercolosi, ma quelli ancora, cui le bronchiti ribelli, male caratterizzate, riconducono cvntinuamente all'os pedale; il rito·rno alla vita libera preverrebbe soventi la tubercolosi. TI signor dottore Layet di llordeaux, domanda, se le statistiche militari riconobbero una maggior frequenza di affezioni tubercolari n ei nativi delle campagne, destinati di guarnigione in città, piuttosto che nei giovani nati nelle città. ll signor dottore Lacassagne, di L ione, fa. notare, che la nuova.
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legge aumento.ntlo nell'esercito il numero dci cittadini, p ermetterà~ forge, tra qualche o.nuo, di intraprenrlerQ dellt: ricerche su questo argomento. II s ignor dottore J. Arnoult risponde al signor Layet, che gli allievi della scuola militare di Saint-Cyr, provenienti tutti dalle città c la più parte acclimati zzn.ti in collegio alla vita in comune, non forniscono un enorme conti ngente alla tubercolosi. Il s ignor dottore Vallin, di rarigi, dice, che da più di 30 anni questo stuclio sulle cause della tubercolosi nell"esercito, è la costante preoc-cupa:do ne degli igie nisti militari, ed è stupito di vedere l 'insuccesso degli sforzi eh e si fanno per s piegare con ragioni ba nali le cause di questa s traordinaria frequenza di tubercolosi. Gli oratori precedenti dicono, che il Consiglio di revisione accetta un certo numero d'individui sospetti di tubercolosi. Indubbiame nte, il Consiglio di r evisione non li accetta tutti., quantunque in .i'~ran cia s i esentino o s i rimandino rivediboili 75,000 individui infermi, deboli o meschini, sopm 300,000 esaminati; cd a1•verrà. forse cb e sfugga qualche soggetto predispo$tO, o già tubcrcoloso. Ma l'epurazione non è essa forse considere1·olc? e come s i può paragonare il contingente reclutato in tal modo, con la popolazione ci vile, in cui l'csCI·cito lascia i suoi rifiuti ? Non è dunque spiegato ancora ilperchè, una popolazione, che, i n fine, è scelta bene, presenti più tubercolosi di quella. che non è affatto scelta. S i ·vuole inoltre, che la grande ft·cquenza dei tisici nell'escrci to provenga dal fatto , che la vita minitarc accelera l'evoluzione dci tubercoli negli individui, i quali, al momento dell'iucor por:uione, non avevano che granulazio ni sile nziose, c per cosi dire, latenti. Questa spiegazione è ammissibile per quelli cbe di vengono tis ici dopo il primo, o nei due primi anni di servizio ; ma è inaccettabile per lJUCi casi, mol to numerosi, in cui inùi vidui con tutti i caratteri di una costituzione ro busta c di apparenza. talora at let.ica, restano, per nuovi arruolamenti successi l'i , dieci o quindici anni al ser vizio militare, senza a vere qualche volta un solo giorno di ospedale. Tali uomini, in capo di questo tempo cominciano a deperire; il respiro degli apici polmonari s i rende oscuro, si sviluppano le crepitazioni c le emottisi, fincbè nello spat:io di d ue anni quel tal soldato ha delle caverne, ed è tisico in un'ct<l in
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~ui nella vita ci vile
lo sviluppo primitivo della tubercolosi è assai raro. S' invocherauno le infiammazion i polm onari ripetute, c croniche come causa della. tubercol izzazione? Ma la maggior parte di questi uomini non ebbero nè pneumonìe, nè bronchiti serie. Sareùùe meglio confessare, che tutte le ragioni banali invocate continuamente, non spiC'gano questa frequenza dcl(a tisi nell'esercito . La vera. causa della tuhcrcolosi nei soldati ci sfugge veramente; esiste un'influenza misteriosa che non riusciamo a tro-vare. Sarebbe più scicntilico il riconoscerlo, che il dibattersi in spiegazioni insufficien ti; cosl facendo si sarebbe tratti a. dare un altro indizio alle nostre ricerche. Si è parlato qui con troppo rHsprezzo dt'll' ipotesi della propagazione diretta o indiretta della tubercolosi; questtl condotta potrebbe sembrare un partito preso. Nello stato lll·csentc dcllit scienza non è ccrta.mcntc permesso accettare la trasmbsionc della tubercolosi come un fatto acquisito; ma non è un andare troppo oltre, il dichiarare fin d'ora, che questa trasmissione è inverosimile, e che non dobbiamo occoparcenc '! • Il signor Vallio non ha un'opinione decisa su questo punto, egli non ha bastan ti cogni zioni per decidersi o nell'uno o nell'aiJ tro senso. )la dinanzi all' impotenza in cui siamo, di trovare nelle condizioni ba,nali dell'igiene la spiegazione d'un fatto patologico, che tanto ci colpisce, si sente il coraggio di cer-carla all' infuori delle vie battute da 40 anni in poi, e abbandonare finalm ente gli argomenti classici già esauriti da llcuoiston dc Chàteauneuf, da Godelier ecc. Da quell'epoca si produsse un nuovo f<ttto scientifico: la scoperta fatta da Villemm sull' inoculabilità del tubercolo. In seguito a una reazione, durata. alcuni anni, còntro i lavori del nostro sapiente collega di Val-dc-Gnlce, ecco che da un anno , o due, si viene a riconoscere più che mai l'esattezza dei fatti da lui scoperti. Klcbs c Conhbeim, non solamente ammettono oggL la virulenza del tubercolo, ma ne coltivano il germe allo stesso modo che il M. Pastcur coltiva il batterio del carbonchio. Questi
studi usciti appena ùal laboratorio degli sperimcntatori 1 non entrano ancora nel dominio dell' igiene; ma non ci sarebbe interesse a farglieli entrare ? e non si deve temere di scoraggiare con parole di disprezzo eoloro, che vorrebbero affrontare questa. oscura e difficile questione?
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)[oi non sappin.mo ciò che l':wvrniro riserbu, alla dott rina delJ'inocnlabilità e <lella trasmissio ne della tubercolosi. Oggi sarehhe prematuro c audace l' ir1v o~;n.re tale ipotesi por SJ1iC1;are la singolare frequenza della lisi nello nostre cn.serme. Xon possiamo :unm\!ttcrc che qual t:Lte rsperien;.:a di lahom.torio autorizzi a l'ec:l:tmare fin d'ora, come lo fa.nn o alcuni medici, che pot.remmo cit:~ re, la separazione tlci ti"ici dei nostri o::pcdali in s:-tle particolari. Cre,Ji:uuo bensì che il n •ro s pirito :;ci unti ~co con::.istc nel rkonosccre in certi casi l' insufticicnza dolio nostre s piegazioni, c che importi diftidarc d'un rigorismo spinto, d'una prnde m:n rprakhc poro con suetutlinaria, non :ncno che rl'un entusiasmo troppo pronto al le novit:i. ancora po~:o conosrintc, ma nelle quali si sc.;oprin\ forse domani una parte di verità. r cr conl'.himlcre, il signor V;~llin trova che non si è potuto :mcom !'piegare aJ,linstnm:a la frequenza 1lell:t tubcrcolo!'i ncU'cscrl'ito, a meno che non si ammetta., (;!te ogn i can,:a llell' inùcl.Jolimcnto tl uU'org:ulismo fav orisca lo liviluppo ùclla tisi; la tiutt!c asscr?.ionc è nn po' vaga. .Aspctta,ndo che si :<eopra qnesta influ cn;~,a misteriosa, è d'uopo
migliorare lo condi7.ioni della. vita
del soldato, e sopra tutto ccrt:ar c t! i rendere piir pura. e più asctlicn l'aria che ;;i respira nelle casC'rmc. Il signor dottore Da Cunha-Dcllem di Lisbona dirige :1lla sezione una 1nemoria stam pata, d <l lui redatta ~pC'c ialln cntc per il Congre:;so, e l:hc è inti U1Iata: L n prnph,1Jlrt.rie mnnrle de /n J>hlfli.~ie drms l'armée. Per ùiminuirc la tisi nelle casrrme, bisogna st.u.Jiarc il modo di rcnclcrc al soldato la rita meno noio.,a che si può; hi so~nn. drc la vita del rcggiu1cnto gli sia gradita c r he ~co mp:l ia l'atmosfera di tl·i,.t<'7.i:il c di rl t'prc~si o n e morale chr cscl·citano su lui una pc1·niciMtt i nfluc11ztt. J.n CùM'l'ftlà non de ve somigli:trc a uua prigione; u essa dc r'rs~c rc ridente cou1c la gloria. c gaia come il l rion fo. , TI signor dutto re Da CunhaBl'lleut s i lascia. vin cere un poco dal liri;.mo. Noi crctliamc, però, ('hc eg-li di ca il vero; cd è da un pczw che vediamo la ncce~sit:\ di as:.rgnarc alla noia c alle inHuen;.:c dl'prc~:;irc una 11~rtc dd le ca.u~e !'hc faroriscono In mag~io r morta lità del soldt1.to in tempo di pace. Jn trotlucrndo nelle C<~~ rnnc i giuochi, la ginna~t it:a li hera c gli eserdzi corporali, gli si darà In distmzione o il buon u more, dro gli mancano.
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In scgtLilo a l(liC''-1:\ rli;:cuJ:"ionc, la ses~ i onc :ulolta la 8cgucntc propo~ta : u Clw ln srclla dei .~t!/drtli itlln ,·eci.o;ùme sùt11ilì :;ere m,
e rlw l'aJll>cllo :mllo le armi sia fallo in ntto/)rc o ùt aprile, e uon nel cunr ciell' inremo cnmc si ll.:i(t in cdcuni }lfte.~i. n La sezione si rccn. poi all'ospcrlale milil11re, dorc il signor dotlorc .\ rrna, cOilHllll·llo-mrd ico 1 mMtrn c tll·~~: rivc ilm<1lcri;l le d'nn o;;prdale da campo c d'una sezione eli sau ità. J.a rcttura. }Wr i :,olll.lti grn\'rnwutc t'l'l'ili c il corredo di llll'rlic:1Zionc tld ~iguor ll•lllorc <~ui1la richiamano particolarmente l'at tcn:donc1 c ~0110 mollo apprezzati. Il signor prr.;idL•ntc liaroflio cont inu:uHlo tH'Ila f(•licc iniziati m da lui prc;;a tino ari ora, per tutte le IJU(•slioni all'onliuc del giorno, legge 1111:1. nota iHtrrC's<aut.issima snll•J scorlmto ll"ftli eserciti; qucstioue proposta (1:11 ministero della gnl'rm. E gli espone il graclo di frl'f(tt r nza 1li que:ta :-tfi'e zionc nella fl ott~L c nrll\•sen.: it o itali:1no; altrihui<:rc la pcr~istcnza dello Sl'nrhnto al l':-tttiro ~tato dt'llc ta~l'riiH\ alla dvhilit:-tzionc tll·~li nomini , proVO\'ata Ila! \'itto apJirna sufticrntr, e in i~p cdc nll'umitlità frcrtucntc nr!IC' camer:ttc. "\ ccadc infatti so\·rntr, C'hl' i re,:titi dri soltl:lt i sieno com J~l<'tamrntc bagna t i dn.llc piogf!iC. E ,_si non hanno altra ri so r~a che rli farli a ~ ciugarc iTHIOs!'0 1 durante il !'crvizio, o di fasciarli nrlllL notte nc·llt• camerate ore do1rmono, ];L qual co:-.n. cari ca l'ari:\ tli molta ntnitlit:'t. TI ~ignor tlottor Jhroflio fa. voli pcn:hè si destinino nelle èa~cnné th•i locali risC'alrlati pèl' servire a molteplici nsi, fra cni IJIICIIo di asci.nJ.(:U'e ;:(li ahiti. Il ~ i gnnr dottore OlliYirr, mctlico in capo dt'l porto di Tolonc, lcg~c un Iaroro molto e'lmplcto sulle diffcrf!nti condizion i dl·lla. vita dci nwrin:ti, le c,uali f.tl'ori~cono Io sd ltappo dello scorhuto, c particolarmentr sulht prin1zionc di lq;umi c di alimenti frcsrh i. Il signor <lottorc L. Colin mostra rtua.lcltc s oprcsa nel rPt lcrc che la questione ckllo scorhuto nl•ll'cscrcito è iscritta nrl progmrnma ciel ministero clrlh gu<'rm tlcl gon~'nto italian o. Ciò dip r.n dc, pcrrhe lo ~rorhnt o, J;chhenc raro nell'esercito italiano, è molto pitt romnnr clac non nel francc~c. In Francia si cont;1110 in un anno nppena 3 o 4 morti di sco rbuto; i casi rari nou si hanno in tempo di pace che nelle prigioni o nei penitenziari. Si ntolc talora troyarnc la catn.l ll<'il'cccc~siro la\·"lro imposto ai clctc-
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nuti c nell' insufi1cenza di riparazione con un regime dietetico che non ha. rapporto con le perdite; talorr. invece se ne iuvoca la mau r:1nza d 'e~ercizio e l' immobilità nelle prigioni cellulari. Il signor Coli n domanda, se non esiste nell'esercito italiano una. certa preolisposi~ ione allo sco~·buto, provocata dall'uso giornaliero di vegetali secchi, di pasle, di ma.ccùcroni, di riso e di ftu·ina di grano turco, i quali cibi rcndo11o più raro l'uso eli legumi fr('sclti e ùi verdure. Il l'ignor dottor e llaroffio dice, clte per ogni soldato si spende da u11 centesimo e mezzo a due al giorno per legumi freschi, e che le paste o le zuppe di pane non si somministrano che cinque yoJtc in scttirnana. 11 signor dottore Vicente Gabello, riferisce la storia d'una leggera epidemia di scorbuto da lui osserva.ta, e che crede occasionata, o favorita, da lniasrn;\ palustre. Il si::,rn or dollore Colin fa ossenare, clte In cachessia palustre diminuendo In resistenza degli uom ini, favorisce lo sviluppo delle manifestazioni scorbuti(;be ; ma che il miasma palustre non ingenera lo scorbuto. I n seguit o n !JUCsta discussione la sezione j)1'0clama la necessità ct'111w. mi;Jiiore alimentuzione dei solcl<tfi, con p1·edominio dell'elemento rc!Jelule (n1sco, e d'un locale caldo in ogni cr:;enna, otw i soltluli im}Jicyali al servizio di notte po:;sano far asciu;Jare 1JrtWlrt mc:·ule i loro vesti/i. 11 signor dottore l3onciveuui, dopo aver dimostrato quanto le nozioni elementari dell'igiene sieno ignorate dai morinai di navi mercantili, e cJnale sia il pericolo che risulta alle navi di troppo dchole portata per non avere un medico a bordo, propone il seguente voto, clt c è adottato : " La seziollC fa roti pe,·chè negli c:sroni dei capitani di 1narina si elia untt JHtrle importante alle cognizioni igieniche e di nudicina nawle, e clte a bonZo eli O{Jni nave si trovt tm libro che conten[JC~ le nozioni JlÌÙ utili su tale sormelfo. ,
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n s ig nor pr('siclcnte llaroflio mette all'ordine de l g iorno In questione proposta dal ministero della guerra: Dei n~igliora-menli da far si nelle crwmnc. Egli espone il cattivo stato della maggior Jl:lrte delle caserme italiane, le qun.li, pur lo più sono con venti tr,1sformat i, c che non furono costruite allo scopo cui devono
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servire. Il signor Baroffio divide l'unanime opinione degli igienisti militar·i iu favore delle caserme sc uza piaui, a piccoli )laùig lioui
isolati, che permettono lo sparpagliamcnto drgli uomini sopra una vasta superficie orizzontale. rnssa in rivista 0g11i dettaglio della costruzione delle caserme, chiede dei refettori, delle camere per il giorno distinte dai dormitori, l'allontanamento dci letamai, lo stabilimento di latrine n. botti mobili, le latrine alla turca di facile pulitura, possono essere mantenute con tlueste botti mobili. L'Inghilterra riformando completamente le sue caserme, ci diede un esempio che tutte le nazioni devono imitare. La diminuzione di mortalità nelle nuove caserme, è una prova dci benefici che produrrebbe questa trasformazione. Il signor Émile Trélat riassume in una brillante improvvisazione i principi i che devono presi('dere alla costruzione tlclle nuove easermc. Risogna che predominino le SU)Jcrfici esteriori lavate dalla pioggia, solcggiate, ventilate c purificate continuamente, restringendo invece le superfici interne infette giorno c notte dalle cmana:.-:ioni umane. Col nuovo sistema preconizzato dalla Societé de médicine publique et d' higiène ]Jro(essionncllc comunemente indicato sotto il nome di tipo 1'r>llet, la superficie cspost:t esteriore è una Yolta e mezzo più grande, che nel vecchio tipo delle caserme; la superficie assorbente iuteriorc è dodici volte più ph.:cola. È dunque necessario di rirlurre i tramezzi e gli ostacoli allo. circoh1zionc e o.l rinnovamento d'aria. La densità della popolazione sulla superficie fllbbt·icata deve essere debole, per non esporre gli uomini di una camerata vicina o di un piano sovrnpposto n. respirare l'aria che servì gi:l. alla respirazione dei vicini. Abbisognano dunque dei piccoli padiglioui indipendenti, a un solo piano, riuniti in uno stesso recinto; il calcolo ha dimostrato, che il lavoro prodotto per andare da una all'altra estremità in linea orizzontale, era appena uguale a quello che necessita l'ascensione delle scr..le c la circolazione nei corridoi interni. · II signor dottore Vallio, vede con soddisfazione, che gli igienisti italiani adottano completamente le idee prevalenti fra gli igienisti francesi, e che il signor Trélat ha esposte con la sua competenza c col suo entusiasmo abituali. N on si parlò fino ad ora che delle nuove caserme da costruirsi; ma in tutti i paesi
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esiste un numero considerevole di caserme costruite cb parecchi secoli che rappresentano un gran numero di milioni, e che non possono essere demolite per venir costruite sopra uu nuovo tipo, Bisogna dunque o~.:cup:usi anche a migliorare ciò che gi:ì esiste. tanto più che queste costruzioni monumcntali, vere fortczw, sfid <l liO te ingi uriu elci tempo, c che i loro muri spessi continueramw ancora per lungo tempo ad! impregnarsi delle emanazioni dci contingenti, che 1•i si succedono. Il puzzo delle cascnne e prohahilmente la toro insalubrità provengono dall'iufczione in cessante e progressiva delle pareti verticali e orizzontali. Ogni camhiamento di temperatura condensa sulle p:1rcti del vapore acq·ueo, contenente le materie organiche della rc~pirazion e e ogni sorta di miasmi. Questa impurit:ì penetra profoncJ.wJCntc i muri porosi c svaporandosi di nuoYo, vi la"ti:L le materie organiche che conteneva; questo imJlrrgnamento continua indcfinitamentl', senza che le imbiancature eli calce po:;mno esserle di ostacolo. Il !'ignor V:1llin fN:e in questi ultimi mesi molte analisi dell'aria nelle cnmcrntr ùrl le caserme, servendosi dell'apparecchio Pcttcnkofcr, modif1cato da Hesse. Egli dosava l'acido carbonico dell'aria alla. sveglia; poi, dopo aver tenuto aperte per dnc ore tut.te lo tincstrc, le ril'hindc\·:1. e raccoglieva l'aria dopo un'ora. Benchè la camcr:1ta fo~sc rimasta inabitata durantè que:;t.'on, l'odore ricompariva qua!'i altrettanto fetido, che alla sveglia; e notHlimcno il titolo dell'aria in acido carbonico variava po~.:his simo; es o non oltrcpas~ava che di rado (la seconda volta) G a 7 diCL"i millimctr i, mentre che alta sveglia, ra.ggi ungcva appena nn millimetro. Altre esperienze, non ultimate, gli provarono che l'ocloro proven iva da materie organiche in decomposizione nello spessore ste>so dci muri. :ì:: chntttue necessario di ri,·cstire i muri d'uno l'Irato i111pcrmcabili (pittura ad olio, silic<tto di zinco) per im)H'ùi:·o :1.1 lupo di penetrare nell'ovile. Le pnreti rese in tal modo impenett"tlJilc tra;,udentnno forse un poco nell'inverno; ma. qu('s:t.'n.cqun che trapelerà. nlla supcrticic e che si doH:ì. togliere frcqnl'ntetncn te con una Fpngna umida, sarà infinitamente meno pcri~.:ol Ma d i quella impura che penetra e non si vede. Ln stes~o dicasi anche per la parete ori;:zontalc. La maggior parte tlellc caserme hanno ancora i pavimenti in legno, molto
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porosi che s'impregnano di at qua sud icia, qualche \'olta di orina , eli brodo di 7.l1Jll?a , di \·ino, e Ilei fan go c dici letame portato con le scarpe elci soldaJi. Ln. la\·atura a gunzo è proibita in Francia da quattr'anni nelle r :l;;c nnc c sosli tuitn dn frCI!<lgioni con rrna umida o f<·nil'ata. l\Ia in altri parsi fjlH'stc la\'aturc a guazzo si continuano c fanno prnrtmro le immorHli7.ic liquide nelle commc:::sure le più profoiHlc elci pa\'imrnto. F ino nrl ora non si potè trovare un riYcstimcuto o una ;;o~ t anz a rlar onias~c a tale eliretto, c noi ;;arcnuno felici di conoscere dai nostri colleghi stranieri ciò 1·hc :::i ottenne nel loro pa<'sc n tale rignanlo. Il l:ignor Vallin è con\'illlo che l<' ca><crm c saranno molto più s:tlubri il giorno, in cui si sarà riu;;riti a rt> ndcrc im pr nncahili le pnrc·ti Yertica li c il suolo, e ctnanclo si potrà impcùirnr l'infezione con frequenti !arature. Il siguor clottor<• Guilh r rm <' Enne::: cli ri ~c cht Li ~hona, un l:H·oro redatto spc.:-ialmcnlc prr il Congrcs~o, intitolato : L e nnslrrJ caserme. In conc.: lusionr," egli clomandn ni poteri eompetenti, non già lt1 corrczionc delle ca;;rrmr, <'M a inrpratic:thi lc r tristo rimrdio ; ma l'atlozione unanime del moclello Tollct. 11 Sulla Jli'OJll)sta clr l s i ~n o r l~milc 'fn\bt, la sezione ha emesso a unanim iti c per arclamnzionc il ~cg ue n lc voto : " Ln. sczione, considrr:mdo ehc le ~ra ndi costruzioni nhilatc implicano numeroso t1irisioni interne; muri rlirisori, n!'siti c impalcati; che i mater iali che com pongono •p.tcste dh·ision i sono si multancamt'ntc so t to pM I i all'azione imlllccl iata drgli ctlt nvi i vitali c pri\'ati del contatto diretto atmo>feri co; che questa doppia. condizione costituist·c unn. sor;.:rntc prrcnne d'infrzionc dci loeali c un danno per gli abitanti tanto maggiore c]u:tnto pii1 estese sono le costruzioni, c più continua la loro occupazione, emt' t.tc il voto : " elle le crMcrme sieuo in aaeuirc C(}111}JO~Ie di padiglioni isolati senza piani e dicisioni interne. , Il s ignor ciottorc Y ali in c·hicdc cl i prc~r n t ::tre o. leune ossrrn1zi on i su una delle r1ucslioni proposte 1lal ministro della guerra.: quali cure bisr,Jn<~ p rendere tlei cadrrreri sui crnnpi di batlarJlia., pe1· prrrenire i pericoli de/l(t lwlrefa.àone? Inu nuuione prnL't'i8ori<~ o de(mit i va, cremrrzioue? L'cspo:;to sommario rli questo tèma soElcra la qu c~tion e per sapere, se la crC'rnazionc può r endere in :n-venire grandi servizi,
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facendo scompa,rire i cadaveri sui ca.mpi di battaglia. Il s ignor Vallin è tra quelli che sperano, che Ea cremazione sostituirà un giorno l'inumazione nei nostri ci miteTi; ma teme che ci facciamo un 'illusione sulla sua applicazione relativamente al risanamento dei campi di battaglia. Come mai si potrà riunire in pochissimi giorni e su uno :.tesso punto, la quantità straordinaria di combusti bile necessaria a d1struggere parecchie migliait' di cadaYeri ~ I semplici roghi di costume antico, l'impregnamento dci corpi con catrame o petrolio, mandano nubi di nero-fumo, che sporcano a gran distanza le mani e i \ 'O lti delle persone; inoltre un senti-
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mento legittimo di ripugnanza basterebbe a rendere quest'operazione molto difficile nelle vicinanze dell'armata, che ba dato tutti qucst.i mor ti. Quanto ai forni portatili, ai carri crematorii, proposti da l signor Kubom, il signor Vallin nou crede che si possa neppur pensare a far precedere o seguire i combattenti da quest'apparecchio funebre, il quale sarebbe sempre insuffi ciente e potrebbe raft'recldare l'ardore dei combattenti stessi. Bìsogna. riservare la cremazione per le piazze assediate, per i c.orpi d' assedio accampati davanti una fortezza. Quando le epidemie mortifere molti}Jlicano le moni in causa di malattie infettive o trnsmissibili, non bisogna che i morti disputino il posto ai vivi, o che i vi1•i calpestino la tomba dei morti; allora sarà facile improvvisare degli apparecchi cremu.tori e la cremazione r enderà grandi scn·igi. Dopo una battaglia. vi è un'altra causa seria di peri coli ~ l'infezione dell'aria e dell'acqua, provocata dai cadareri degli animali, e in ispecie dei cavalli Ulorti di ferro o di fuoco ne-mico; cd l! S•>praquest.i corpi elle bisognerebbe sopra tutto sperimentare la cremazione iu tempo di guerra; e non è sopra i roghi, ma sulle graticcle che bisognerebbe mettere i corpi di questi animali. Quando il soldato esausto dalle rapide marcie e dal lavoro eccessivo, ha tanto bisogno ùi riparare le sue forze mediante una nutrizione molto animale, cd è così difficile procurarsi dci 1•iveri, non si comprende come esso abbandoni alla putrefazionc una quantità enorme di cam e fresca di cavalli ben nutriti, in ottimo stato, c che poche ore prima furono uccisi da un proiettile, mentre erano in buona salute, alla st essa guisa, per così dire, che un animale viene ucciso al macello. Speriamo che prima d'una nuova
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guerra passi tanto tempo quanto è necessario a togliere i pregiudizi contro l'uso della carn e da cavallo c che essa ve nga adoperata regolanneutc negli eserciti in campngna. X o n bisogna dunque contar troppo s ugli a! n ti della cremazione per la salubrità ùei campi di battaglia; la scelta Mi limiti possibili ùi terreni bene coltivati, ben aerati, la dispersione di tutti i vesti ti che co pri vano i corpi , la buona disposizione delle fosse, ecc., l'inumazione ben eseguita saranno incluhitatamco tc il miglior mezzo per f.1re scomparire le tristi tracce delle vittime della. • guerra. 11 sig nor dottore L acassag nc non divide questi timori sulla cremazione ; non è all'armata vittoriosa. o vinta. che incombe di far scomparire i corpi du.i r.au1pi di battaglia, ma alle autorit:i c alla popolazione del paese occupato; i con vogli delle strade fr rratc potranno in pochi giorni trasportare il co mbu~;tihi lc e si troverà il modo d'improvvisare i forni necessari; a lui ])are che la cremazione silL destinata a rendere il più grand e servizio in
tempo di guerra. Il signor dottore Houzé de l 'Aulnoit, di Lilla, fa una comunicazione sopra alcu.ni rnigliorameuti apportati 11ei soccM·si oi ferili sui campi di ballaglia, o sullr' pubblica viu, cd insiste sui
vantaggi che si otten·ebbero (~ tenere delle 11iccole cc,s.setle di soccm·so nei posti di soneglianza e di da:do. La sezione termina qui i s uoi lavori, e i membri che vi prese•·o parte serb eranno la. migl ior memoria. della cortesia e dell'alta eompetenzacon le r1ual i il preside nte signor do tto re Uaroffio seppe dirigere le sedute e ul timare le discussioni.
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1228 NOTIFICAZIONE
Portiamo a conoscenza dei nostri lettori che la Società francese d'i'gione, nella sua ultima sedu ta generale, ha nominato all'unanimità il "M aggior generale medico commend.l\1ANAYRA a membro associato estero. La relati ra lettera di partecipazione nel ringraziare il prefato signor Geocrulc del suo valido concorso all'associaziouc esprime fiducia che col mezzo della legittima di lui influenza sia quella Società per vantaggiarsi di altre onorevoli adesioni.
.. Circolare a tutti gli Ufficiali mc~ici del R. Esercito. Roma, 24 novembre ISSO.
.!vvert.enze sulla compUnzione dei fogli sanitari. Dal minuto esame dei fogli sanitat·i, che da oltre otto mesi affluiscono. all'Ufficio di Statistica di questo Comitato, è risultato che nella loro compilazione sono state dimonticate, oppure non d ebitamente applicate, parecchie delle prescrizioni dell'atto 194. del l 7 dicembre 1879 e di alcune nuove avvertenze a tale oggetto emanate da questo Comitato cou circolare 13 maggio p. p. Tale inconveniente, che fu notato nella quasi totalilà dei fogli sanitari ricevuti, fu ed è tuttora cagione di uno straordinario lavoro di corrispondenza per parte di questo Comitato, eù ovc non lo si potesse correggere nelle parti più importanti renderebbe illusorio lo scopo per il quale quel documento fu in'>tituito . .Ad ottenere pertanto che tale fatto abbia a cessare ho creduto dovere di bel nuovo richiamare colla presente circolare l'attenzione degli ufficiali medici, e specialmente di quelli incaricati della compilazione del foglio sanitario, sopra i seguenti punti che piu frequentemente presentarono le lament~te irregolarità.
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1• SPEC~HJETTO ddla pa~ina 3.
In questo specchio furono talvolta. dimenticale alcune delle indicazioni ric hi c~lc, e più freltuentcmcntc •Jucllc dci diametri del capo. N . ~. -
2• SJ•!:ccnn:rro d..:lla pagina 3.
La notaziouc delle qualità, fisiche varù,bili deve esse1·e fatta la prillla volta uella colouna scgu:lta col n• l corrispondente al primo anno di servizio, c nou in quella in cui sono stampati i titoli delle delle IJtmlità. A nonna di quanto ù prr.saitto nelle lin ce 11 c 12 delle :wvcrtenze all'atto l !.14 del 17 di ccmhrc l t31!J (riprodotte a tergo di ogni stampato di foglio sanitario), per i soldati cMI!JIPlati ctnpl) sei mesi di servizi() devesi nuovamcute prcutlerc nota all'alto del congedo delle loro qualità fi:;ù;/w variabili uclla colonna intestata. conrtedn c non già nc:Ie colonne intcrntcclie, eowe da taluno fu pr:1ticato. Quando questa disposizione (appli.:auile soltanto ai congedati) non pos~ a c~sere eseguita, se ne dica il motivo, a scanso di erronee interpretazioni. La lirllla dell 'utliciale meuico do.:ve essere collocala. sotto la colonna in cui si fan no tilli annota.d oni e uon sotto le parole stampate: Fir-ma dell'u(ficiale medico. N. 3. -
3• S!•t:ccuJETTO della pagina 3.
In questo specchio non deve essere segnato alcun fatto morboso avvenuto posteriormente all'arruo);tmento, come neppure la causa della riforma od il modo di cessazione dal servizio. Soltanto devono notarvisi i fatti morbosi esistenti all'atto dell'arruolamento e le variazioni avvenute in essi. l'W. <1. -
4• SP~;cc mETTO della pagina 3.
Dopo le parole stato antece lente bisogna sempre indicare se l'individuo fu vaiolato o vaccinato, o non vaccinatv. Nel caso che l'ufficiale medico non si trovi in condizione di poter rispondere alla domanda, lo indichi e ne dica il moti vo. Nella colonna vaecit1azione e rivaccinazione si deve segnare il N• progressivo degli innesti praticati, cioè l •, 2•, 3• invece dell'anno di servizio in cui Ju eseguito (come era stato detto nelle nuove avvertenze sopra ricordate), polendo darsi che in uno stesso anno un militare sia sottoposto a più vaccinazioni. Se la vaccinazione o rivaccinazione non tu potuta eseguire, lo si deve indicare, adducendone la ragione.
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.'
~. 5, -
QuADilO DELLE 11\FERMITÀ, pag.
4 C f>.
Nella colonna cause, esito e postu.mi si deve sempre segnare il modo d'uscita dell'individuo, cioè: se guarito, se migliorato o se morto. '\, H, -
SPECCIIIO DE!.LA RASSEGNA, pag.
6 e 7.
Nella prima colonna occorse sovente di leggere rassegn~J speciale, mentre nell'ultima linea del detto specchio dopo le parole cessnzione del servizio stava scritto 1·assegna di rimando, o viceversa, il che è contradditorio. Nella stessa linea (della cessazione del servizio) dopo la parola per si der e specificare il motivo per cui il miìitare cessò dal servizio, non dimenticando quanto è prescritto dalla nota (1), pag. 6. N. '7. -
OssER\"AZIOSI DIVERSF..
Oltre allo irregolarità ed a.IJe deficienze di cui nei numeri precedenti, fu puro osservato che in molti casi le firme degli ufficiali medici erano, od abbreviate (il che non è mai permesso), od assolutamente indecifrabili. Spe~so i fogli sauitari si trovano scuciti con pericolo che ne vach~ perduta una parte. Sarà quindi conveniente r.he i duo foglietti di cui sono composti, siano sempre fra loro riuniti con qualche punto di cucitura. n Presi dente MANAYRA.
.11 Direttore
ELIA
NuTL.~I
FEm:Rico, Gerente.
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Ai nostri Associati e Collaboratori.
Completandosi con questo numero la pubblicazione del Giornale per l'anno 1880, sentiamo il dovere di rivolgere una parola ùi ringraziamento ai nostri associati e collabo-
ratori per la benevola assistenza costantemente prestataci, tale invero che superò ogni nostra aspettazione. Associati e collaboratori si confondono per noi in un solo ed identico sentimento di riconoscenza, in quanto che siano in tanta copia i lavori scientifici incessantemente fornitici da f<nci ognora piit persuasi che, come il nostro giornale rappresenta i più elevati interessi del Corpo sanitario militare nell'or· dine della sua operosità intellettuale, così tutti vi concor· rono con pari impegno ed ardore. Il favore poi del quale eziandio ci furono larghi i molti nostri abbonati, sì esteri che nazionali, estranei al Corpo, ci viene non senza molta soddisfazione a conferma che oramai nel campo scientifico non sussist<~no piit fra i cultori del· l'arte medica differenze di nazionalità o di esercizio e che quel cemento fra i medici, riconosciuto oggidì necessario agli eserciti sul terreno dell'azione, è oramai per noi un fatto compiuto. Noi in ricambio non abbiamo altro a promettere che di proseguire con ogni maggiore diligenza affinchè il giornale riesca sempre merite\·ole di quell'alta estimazione nella
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1232 quale lo abbiamo assunto. Alieni da ogni spirito di parte, non avremo mai altra mira nella scelta dei lavori da pubblicarsi che quella di far sì che il giornale risulti com· posto con una certa varietà rispetto agli argomenti di maggiore interesse 3Cientifico e pratico, evitando possibilmente le sorcrchie ripetizioni di una stessa materia e le lungaggini, e proscrivendo con ogni scrupolo tutto ciò che accenni a polemica, a personalità. I nostri lettori si persuaderanno facilmente che se un grande Dll!mero di pregevolissimi lavori pervenutici ed annunziati appunto in quest' istesso numero in apposita ru· brica, non potè ancora aver posto nelle colonne del gior· nale, ciò avvenne principalmente e con nostro grande rincrescimento per i troppo angusti limiti che ci sono im· posti. Talun criterio di maggiore opportunità fu quello che
solo ci guidò, sempre colla massima imparzialità, ad accordare qua1che precedenza di pubblicazione. Fidenti che non sarà. per venirci meno anche in seguito il favore e l'aiuto dei colleghi, ci è caro in quest' ist~ssa riconenza di esprimere loro una ben sentita nostra parola propiziatrice di prospera e lieta sorte.
LA DIREZIONE. ·
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nrcottnr ERfFLESSIO~l m~lEDICI~ APR1\TIC1\ (Lettur:• ratta ~Ila con ferenza scientillca del mese di ottobr e IS8Q).
Per invito dal signor colonnello e con intendimento tutto affatto pratico, mi sono st11diato di esporre più brevemente che mi fu possibile alcune osservazioni fatte durante il tempo del primo semestre di quest'anno in cui per buona... o mala ven· tura mi veune affidato l'onorevole compito di dirigere interi· nal mente la seconda sala medica, cercando di trarre da esse qualche riflessione in accordo con altre, che già custodivo nella mente come risultato di pratica medica degli scorsi anni. Alla sala erano assegnati circa ottanta letti, che furono pur troppo in quei mes1 soventi volte tutti occupati, nonostante 1'attivissimo movimento d'ammalati, del quale dissero già le· precedenti mensili statistiche. n numero complessivo degli entrati fu di duecentosettanta; di essi, duecentoventuoo uscirono guariti, quaranta Yennero inviati in più o meno lunga licenza, sei furono riformati e t re i morti . P redominarono, s'intende, per le omai no~e ragioni, cui que· st'anno si deve aggiungere l'ingratissimo e singolare incrude· lire del freddo, le malattie acute e croniche dell' apparato respiratorio. Per esigenze statistiche più di cento ammalati
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RICORDI E RIFLESSIONI
vennero raccolti Rotto l~ due diagnosi di bronchite acuta e ero· nica; ma conviene ch'io subito dica come fino d'allora se ne sarebbe dovuto aggiungere una terza., marcatamente dissimile dalle altre e cioè quella di bronchite infettiva. Della prima forma non val certo la pena. di parlarne, noi la conos::iamo a sazietà. : si tratta sempre di giorani soldati che si presentano con modica febbre, con volto solfuso, con lingua impaniata, con tosse grossa, rumorosa, quasi spa· smodica. Un po' di letto, una bevanda tiepida, all'uopo un ecoprotico c tutto finisce. Delle insidiose ed esaurienti bronchiti croniche dirò meglio in unione alle altre flogosi lente del parenchima pol· monare. La terza forma, quella che chiamai bronchite infettiva, appunto perchè mi pan·e dominata da genio epidemico e corrut·
tore, decorse ed incrudelì col deconet·e ed incntdelire del morbillo, avendone anzi di esso molti curiosi caratteri. Quasi tutti i patologi, come è noto, hanno osservato queste forme, cui ammettono strettissimi gradi di parentela col morbillo e si studiarono di descriverle, riuscendovi in più o meno pregerole modo. Intanto però Mahot, Bonamy, Marcè, e Malherbe le confusero già col crip; Villard e Levy le chiamarono bronchiti capillari rubeoliche. Laveran nel suo " T1·attato sulle epidemie delle annat-e» ne descrive una forma che dopo averla detta bronchite capi Ila re epidemica conclude col farne lm tutt'uno col morbillo. Dai moderni vengono distinte col nome di morbillo senza esantema; ma appunto questa incertezza nell'assegnare il loro posto nosologico, chiarisce come esse si svolgono quasi sempre in vago modo e proteiforme. Infatti si direbbe che il microorganismo infettivo, appartenga al mondo vegeta,Je ovverosia all'animale, sia un parassita od un sa.profi to, si debba . comprendere nel gruppo degli schizomiceti.
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a spirillo, oppure in quello dci fun ghi aù hifi! ! ! Si direbbe, ripeto, che penetJ"t\to in un organismo non squisitamente atto alla sua nefiu;ta regetazione o prolifemzione, compre~:;o, conlorto, scema to di forze c di vigore, spieghi la malefica potenza rima:-;lagli, lathlore appun to, l"organismo 11 0 11 seppe al1bastanza farg-li fronte. Ben in teso, che quc;;to è modo di pr.nsare gro~:;olano e niente ~ci e nt.itìco ; ma. per dire il vero, al medico che dcre 11ercorrere, JlÌLl di tutto, praticamente la propria carriera cd abbra~.:ciarc quindi le dottrine che il tempo e l 'c$pèrienze degli studiosi specialisti samiouarono, per ciò che riguartla il mollO ùiretto di agire di quo:;ti piccoli germi
nei morbi iufettivi, uon può ancora oggi risoh-ersi per alcuna teoria, poichè a d ·~ lta ùci fau tori della teoria zi m o Li~.:a, queste monad i misteriose determinerebbero nel sangue un processo di rermentazione perniciosa, per molti studiosi invece agireubcro sul medesimo, weccanicamcnte c chimicamente, in forza cioè ùella loro proùi g i o~a proliferazione e della l No natura virulenta, per altri in li ne la rirtù aY'Ielenatrke ed infetti l'a sa· n:hbc generata da una sostanza liquida da essi secreta. Ognuna di queste dut.trine conta proseliti, che si agitano prr il loro trionfo, ognuna conta avrer.:>ari che mirano a.lla loro caduta. l o pertanto chiamo la forma da me ossenrata, anzichè mor· billo senza esantema, piuttoi:ito bronchite in l'ettira, perellè non solo notai ::;intomi che al morbillo l'avl'icinarano, ma anche perc:ltù una leggera tumefazion e tli milza, un graduato rialzo di temperatura respertina e qualche fatto aùdomihale mi cliinut<lr•tno allit mente anche l'elemento tifoso. Gli ammalati però 11 0 11 mi presentarono mai preoccupante gravità, e dopo dieci -o dodici giorni, qua~i tutti entrarono in conralcscenza: amai in genere tenerli uniti fra loro il piìt che mi 'Tenne dato, e ad una !))"ere terapia siu tomatica i~teero per tempo succedere i tonici eJ i ricosti tuenti.
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RICORDI E RIFLESSIONI
Ventidue furono i casi di pneumonite cruposa. Di essi uno volse a caseificazione, ed tmo condusse a morte ram· malato in quarta giornata di malattia ed allo spirare del secondo giorno d'ingresso allo speciale; il poveretto si spense, come avviene quasi sempre, ron evidenti sintomi di acuto carbonismo dovuto all'influenza cardiaca, sovraggiunto tu· ruultuosamente e con tenace quauto misteriosa oppQsizioll& agli eccitanti che per l'imperio del caso venivano ammi· nistrati . Le due forze capitali, alle . quali Ja, natura. e l'arte de· vono opporsi nella pneumonite acuta sono la febbre, causa diretta, ma non escl usiva, della debolezza cardiaca, e l'al· terazione locale dell'organo, che per buona parte genera una ipo· funzionalità. respiratoria. da diminuita snperficie. L'una e l'altra isolate costituirebbero solo un mediocre pericolo, certo intanto più facilmente superahile, mentre "Vl:ribus nnilis " formano una 1era potenza minacciosa e non raramente in· domabile. Infatti, ben è vero che affezioni di minor importanza si srolgono per lnnga pezza con febbre continuatamente alta, eppure finiscono o colla guarigione o per lo meno non spen· gono sì rapiùa.mente l'ammalato; ma in esse l'organismo ha perfettamente libera la gran via di eliminazio11e del· l'acirlo carbonico, prodotto regressivo che sappiamo nella febbre tanto aumentato per l'aumentato lavorio d'ossidazione, mentre avvieue apptlllto il contrario nelle malattie dell11 quali io dico. È la storia di tutti i giorni, o siguori; pro· duzione esagerata, smercio diminuito, fallimento in vedetta: e infatti noi vediamo antmarsi sul rupo orizzonte di quella. vita sofferent.e il tetro carbouismo coi suoi 1iolenti attributi, colla sua deleteria azione snl rago e :;ni nerd \·aso ·motori, donde la principale rausa della debolezza cardiaca.
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L'altro nemico, dissi, che conriene combattere è il per· vertimento locale, il quale diminuisce la superficie respiratoria; epperò, lo ripeto, il · restringersi del campo respira· torio non può essere che solo in parte causa diretta della alterata funzioualit.ì, della dispnea in cui versa d'ordinario l'ammalato, poichè noi Yed iamo frequentemente molte le· sioni polmonari e della pleura, più gr::wi, che sospendono perfino la funzione di nn intero polmone e che pure ~ono compatibili con un respiro quasi tranquillo. No, il comple·
mento di essa causa vuolsi ricercare di nuoro nella debo· lezza del cuore, alla quale ]'alterata parte di polmone per evidenti:ssime ragioni idrauliche pure conduce fa cendosi in tal modo valida allea.ta della febbre che ah biamo visto ::on tanta energia mirare allo stesso scopo • .. Ma che più dirò? Sono nel loro insieme questi fatali processi fisio-patologici, cb e s'accordano mera >igliosamente per circondare e strin· gere in volute soffocanti l'umano organismo. Con tali concetti fondamentali, è naturale che si cerchi
nella pueumonite franca di indirizzare la terapia a com· battere la febbre, a liberare il polmone, infine a sostenere le forze del cuore, ultimo e grave pericolo cui la febbre ed il polmone alterato guidano. Alla prima indicazione mi corrispose l'uso del gb i:wcio internamente, laddove le complicazioni gastriche non erano troppo accennate, mentre la locale applicazione del freddo non fu in genere dai miei ammalati tollerata; però piìt di tutto, valse l 'azione antipiretica dei sali di chinina, amministrati alla dose di uno a due grammi ed in una mezz'ora come insegna Liebenneister, poichè apparendo il chinino prontamente, come sappiamo, nell' urine, dimostra di non trattenersi che breve tempo nell'organismo, e a dosi rifratte non potrebbe mai sp1egare tutta la sua efficacia. Non Ot .•i
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spingerl' l'uso fino ai cinque grammi, secondo Fnrgensen, nè ebbi l' opportunità di provare la vantata azione del bagno
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freddo generale; però anche in tal modo in molti am-
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malati ottenni lodevolissimi successi, tanto da averne più volte quasi una veS]Jertina apiressia. L'uso del chinino per altro mi soddisfece piì1 attivamente, al contrario di quanto insegna l'illustre professore di 'l'ubinga, laddove la febbre areva remissioni marca,te, non già dov'essa assumeva un corso pressocllè continuo. Usai la digitale pure con prege· vole s u c~:esso, ma solo in casi speciali, amministrandola iu infuso e non in sostanza, poichè io a,·era d'uopo del duplice ufficio, dell 'antiperitico cioè e del regolatore cardiaco. A sbarazzare il polmone ed a rinvigorire le <'Ontrazioni del cuore mi ralsi dell' ipecaqnana, del liquore an isa to d'ammonio, ma più di tutto dell'amministrare a dosi epicratiche vini generosi molto alcolici, dai quali preziosissimo aiuto si può trarre per la contemporanea combustione dell'alcool. In genere a beneficio dei poveri pneumonitici non di· mentico mai di r egolare la dieta, che nella c•na credo abbia tanta importanza, specialmente poi se si ama. abbreviare )a. conmlcscenza; quindi credo utile di nutrir~ ragionata mente l'ammalato, vegliando, s' intende, sulle non infrequenti complicazioni gastriche, le quali possono diffondersi con facilibì al duodeno, indi alle vie lliliari e dar così luogo ad una mecliocre itterizia che qualche volta può essere confusa con quella di rigurgito per impedito scaricamento veno~o. Le forme croniche bronco-polmonari furono discretamen te numerose. Ad esse devono ascriversi parecchi casi di tisi genuina, uno di pneumonite caseosa successiva a pro· cesso crupale dell'apice destro, le altre forme appartenevano piuttosto a. qn'-'lle bronchiti o broncheoliti croniche, che si presentano accompagnate da più o meno abbondante catarro, non
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DI lltEDICIN A PR,\ TLCA
infreqnenterucnte da fe:hhre restJertina o notturna, ma l)iìt di tutto ora da sp roporzionato deperimento organico, ora dalle jnsidiose ipcrplasie ghiandolari del collo, ora ùalll: cloqucnLi dolorabilità. aiJe pre.;sioni degli apici polrnonari nelle pro· fonde inspirazioni; prcziosis:-;imi dati, i quali devono porre in sospetto il medico occula.to che in quel caso " latet an· guis in hm·ba. » Chiamai genui na quella tisi che presenta il quadro tra· gico noto a tutti e tale da })ermcttcre, per così dire, la dia· gnosi a distanza, noo già fondandom i sulle eterne e speciose distinzioni anatomo·patologiche; ma chiamai genuina quella tisi in cui la febbre si mantiene alta mattiDa e sera e il catarro straboccberole, quella nel la quale le occhi aie s' iufossano e la pelle adaggiaurlosi sui muscoli atrofici di· segna desolanti solchi e schcletrid rialzi. - Il proce~:so si srolse in lui senza tregua, din,tto sfrenatamente rerso l'a· gonia, come un congegno meccanico iu cui si fo;;se spezzata la molla di freno; non un giorno, non un'ora d' intermissione in cr.i potessi farlo condurre convenientemente come gli a. ltri, al proprio pae:;e, 11erchè al meno quella povera vita si spegnesse in grembo alla famiglia, fra i conforti pietosi dei compagni della. lltima giorineznl. Sostenere la nutrizione geuerale, combattere la. febbre, di· minuire la. secrezione dei bronchi, sono le indicazioui alle quali converrebbe ottemperare come meglio si pnò in tali casi. Sostenere l'organica nutrizione è presto detto, oh i Trattatisti ce lo insegnano: si rmnninisfrùw 1·osswtutfe eli vino, l'sfratti di carn e, rliela loltl'a ert. ccc. ccc. l! l Tn ap· parenza la cosa piìt semplice di quosto mondo. Solamente che all'atto pratico spesso avvieue che le rossumate si vomitano, gli estratti di carne si arversano ed il latte pro· voca ribelle diarrea. Signori, io credo che in questi casi pnr •
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troppo con viene con santa pazienza studiarsi gli alimenti e fin do,·e è giusto e razionale introdurne di qualsiasi composizione chimka, purchè s'abbiano ad assimilare. Le artifiziose digestioni che s'accozzano nei tubetti di vetro dei fisiologi o nel crogiuolo del chimico, per qnant{) delicate e diligenti, sono infinitamente lontane dalle natu· ra1i, che si compiono in mezzo a.i misteriosi fattori di nn organismo febbricitante, ed è per ciò che senza speculare sugli idrocarburi o sugli adipogeni, e sugli azot.1.ti, vado prescrivendo ai miei pnemopatici quegli alimenti ohe mi significano assorbimento ed assimilazione. Nè mi si dovrà. di ciò incolpare, quando si pensi che per l'appunto oggi ill nstrazioni di una medesima scuola hanno in argomento opinioni opposte, e mentre Leibermeister consiglia escln· sivamente gli idrati di carbonio, il Gerhardt suo egregio collega cerca indurci a cosa. diametralmente contraria. Della cura 11.ntipiretica in genere dissi già che però nei casi di febbre etica mi mancava in buona parte di efficat:ia: Al contrario, un utile positivo ed uniforme ·che quasi mi comprese di meraviglia, l' ebbi nell' uso dei balsamici, per climinuù·e la secrezione bronchiale, ammini· st~·ati all' iuterno e molto meglio in Yia. diretta per inala· zione. .Mi servii modestamente d'una bottiglia a collo lungo e stretto, ripiena d'acqua calda alla. quale facero mesoolare
pochi grammi d'olio di trementina. A.lcuni ammalati ap·
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plicarano direttamente le labbra all'imboccatura, altri ne respiravano a bred istanti i vapori resinosi. La mucosa. ben presto s' nbituava, e l'operazione, che fa cero ripetere due o tre volte al giorno, durava circa un quarto d'ora, con ell"etto, ripeto, assai lnsinghie1·o. Gli infermi, ottimi testimonii, vi attendevano con diligenza, auche pilt Yolte delle prescritte, arditamente reclamandole all'infermiere trascurato e ricor·
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dandomele alla visita mattutina con accento di preghiera, se nelle prescrizioni non aressi, poichè nel reparto erauo intese ad uso comune, chiaramente disposto in quel senso. Dissi già d'arer avuto fra quegli ammalati un sol morto; spero che ciò non m·abbia dato l"aria pretenziosa o peggio, di lasciar supporre per gli altri, benefi cii non comuni , o guarigione quasi miracolosa. - No, o signori, la maggior parte di essi, dopo una più o meno lunga degenza nel! 'ospedale uscirono o riformati o \'ennero inviati in temporanP.a licenza, motivata dalla pietosa quanto ~ovcnti rolte illusoria confidenza neli 'aria natia. L'aria natia ! Quante belle cose si domandano ad essa, che per l 'appunto sovente nor1 è la più indicata. - E mi spiego. Le malattie croniche dell'ctpparato respiratorio hanno caratteristiche comuni con quella che sovente le precede, quando non sia anzi il rero ed unicò loro campo di regetazione e di sviluppo, intendo la scrofola. Abbiamo anche io esse torpore ed eretismo. L"aria vibrata, il de~;li vio del monte, lo giovini selve dei pinet.i, ove non esiste fragilità vasaie conrengono ai primi: i tepori della marina, la vivace flora, il sole di meriggio confortano i secondi.... Ma io lo vedo chiaramente con loro signori, queste sono idealità ri· sio~ari e, alle quali solo pensando parmi vedere l'istituzione dell'esercito, che deve rappresentare la forza viva della nazione nella miglior ipotesi, metamorfosarsi in una grande e pietosa opera di benefi cenza. Gravi e numerose furono le pleuriti, quasi sempre accom· pagnate da copioso versamento. Io lo confesso, al coutrnrio della generalità, la terapia anche la più raccomandata non mi diede che poreri risu1tati. L'amara confessione <l'oggi m"ebbe già. quasi a sorprendere, perchè la non apparente gravità che più volte presentano gli ammalati e la frequente.
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facilità di diagnosi già nei mediocri rersamenti, lasciano nelr unimo del giovine. dico a sua·insaputa, silenziosamente in· sinuarsi l'iufondat:.t presunzione che debba essere facile ed efficace la terapia. Guai poi se, confidando egli cecamente nei risultati resi di pubblica ragione o nei meravigliosi referti di qualche fortunato collega, questa presunzione assume più valide e più salde radici; nulla allora indispettisce quanto il quotidianamente percuotere quei toraci deformi, che rispondono con desolante costanza, una a fonesi assoluta; nulla
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disanima quanto l'avvicinarsi al letto del pleuritico, dopo <Jualcbe giorno di tregua lasciato all'esame del petto, nello scopo di sperimentare rattil" it~ì. del tale e del tal altro rimedio e..... non un centimetro, non una linea di guadagno. I diaforetici, i diuretici e derivativi intestinali mi mancarono bene spesso ed in buona parte a.lle loro vantate doti, così in secondo tempo la ginnastica polmouare raccomandata dal Concato ed i diplastizzanti combinati con la tiutura di iodio esternamente, con quella benedetta tintura di iodio, la quale io fTan camente non comprendo come goda tanto favore nella terapia. in genere, a meno ciJe la si JH·escriva così per amore di spetlitezza e disimpaccio. Lode1ole, ma non compl eta efl5cacia mi spiegò 1'azione idragoga del preziosissimo latte, unita ai Yescicatorii volanti sul tor::tCIJ. - Ciò farà sorridere for~e qualche mio gio1·ane collega, che abbia di fresco abbandonato le cliniche del Cantani e del 1'ommasi, così poco dei Yescicauti amici. N on eh hi pel'ò l' oppol'tunità di sperimentare la toraceutesi: ma troppe e troppo disparate incertezze dominano ancora quel sussid io tcra.peutko. Le contraddizioni che f<tcilmente si af· facciano a partire dall'opposizione radicale dei molti, fino agli entusiasmi, per esempio del 'l'rousseau, che diedero l'im· pulso a' suoi seguaci di ele\'atc al grado di indicazione co-
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mune la puntura toracica, disegnano una linea di indicazioni econtro i:1dicazioni così spezzata e co~i oscillante da ricordare le variazioni barometriche di un incostante amtuuno. - 11 Licheten, nel suo t·ecente la voro von•!hbc ben dare una forma aforistica pei casi, in cui, a suo credere, vuolsi la toracentesi; ma in conclusione, aù esser veri, bisogna pur convenire eh ·egli ad un certo puuto male nasconde positive incertezze. - Pro· teiforme e somprc nuovo è l'esprimersi dell'organismo am· malato, ed il volere circoscrirerne od inquadrare la terapia con indicazioni assolute credo opera raramente felice. - Da secoli , si può dire, si studiò di dettare precetti tassativi, sulle amputazioni immediate per ferita d'arma a fuoco, ep. pure da secoli ogni autore o ne restriuge o ne allarga il numero o per lo meno si sente illegittimo dovere di fa,n i la sua. piccola modificazione, di darvi il suo leggero ritocco. All'acuto ingegno del maggiore medico cavaliere Bonalnmi, cbe mi compiaccio oggi di ricordare èOmé uomo, étti debbo imperitura gratitudine, per un tesoro di esperti consigli, lm· partitimi all'esordire della r.a rriera, il quale alimentò ed alimenta. tuttavia di studi severi e pratici il problema delle infiammazioni pleuritiche, non potera sfuggire la mortalità cresciuta in Francia, dopo che la toracentesi si di1l'use su così larga scala, e recentemente con assai pratiche e positive
argomentazioni ha. riassunto nel fascicolo del Giornale di medicina milifat·e del giugno, ciò che la studiosa sua espe· rienza. contro l 'inconsulta. diffusione gli apprese. Per terminare dell'apparato respiratorio non farò che accennare a due casi di laringite cronica mantenuti da nessun vizio locale o di costituzione in soggetti robustissimi, nei quali l'esame laringoscopico praticato anche per esercizio (poichè quegli ammalati me lo permettevano) non mi faceva. rilevare che nn arrossimento ceruleo ed una mediocre tnme·
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fazione della mucosa, circoscritto quasi, all'epiglottide in uno, e nell'altro più diffuso, che pure si mantennero ribelli a diverse ~ure istituite, dai rivulsivi cutanei, alle inalazioni astringenti inclusive, praticate col nifogeno di Matthieu. Le malattie degli organi digerenti furono pure numerose, ma volsero però tutte a definitiva guarigione. Qui ricorderò qualche catarro gastrico e q·ualeh'altro gastro dnodenaJe, l'uno còn complicanza di 1·isipola facciale, l'altro con diffn· sion·e alle vie biliari e più o meno marcata i tfcriz·ia da assorbimento. Debbo subito dire com'io sia convinto della esistenza di una risipola gastrica, ripudiata dai più, tanto coma di una esantematica infettiva, ed infine di quella che è espres· sione di una semplice dermatite, per non parlare della chi· r urgica. Quando la risipola faeciale non si manifesta con note di aste:nia, quando la milza non fa sporgenza, quando non è pre· gressa da iperplasia dei linfatici del collo, ni:l da alcuna abrasione, quando non è seguita da convalescenza lenta e laboriosa, come sovent-1 accade o nell'uno o nell'altro degli ultimi casi, bensì invece quando i fatti principali e piit fa· stid'iosi sono l 'espressione grossolana di saburra stomacale, que1la chiamo cogli antichi, risipola gastrica e l'amo con· sider11re null 'altro che un ipo-fenomeno del catrtrro del ventricolo. - Del resto prima.1·ium cum cute consensum habet ventriculus ebbe già a dire Lory, e checcbè vogliono or~ non pochi fisio-cljnici a qualunque costo, il medico pratico che per esempio apre il cuore alla speranza, per la comparsa dell 'erpete labbiale nella pneumonite, oppure, e meglio ancora, alle volte prescrive un purgante catartico all 'apparire sul volto d'un semplice furuncolo, ecc. ecc., non può disco· noscere i legami intimi e quasi fraterni che u.niscono pelle
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e mucosa, e senza che egli torni oggi a parlare di ripercu5sione d'esantemi e di misteriosi fenomeni meta:;tatici, seuza
che per questo egli venga accusato di abbandoni colpevoli colla. teoria umorale, tro,·erà. ragione sufficiente per spiegare la intrinsicbezza della pelle colla mucosa, nelle analogie di Struttura anatcmica e di funzionalità. e nelle }oro COUDPSSÌODi embriogeniche ; poichè per esse noi sappiamo che, se la pelle nei primi due mesi di evoluzione uterina, nascendo dal foglietto blastodermico animale, non è in diretto rapporto colla mucosa che si svolge dal blastodermico vegetati ro, pure già dal principio del terzo per il compenetrarsi ai capucci caudali e cefalici dei d ne foglietti, pelle e mucosa si stringono insieme e si fondono onde aver comune, per co;;ì dire, le fortunose vicende del loro a V\'enire. Più d'una Yolta l'itterizia mi annunciava il diftòndersi d'un catarro gastrico al duodeno, indi alle vie biliari e m'indicava di getto la sua sede primitiva. Non ebbi in genere difficile il diagnostico; in un caso vennero in iscena i primi fenomen i della col ernia. L 'a\'\:relenamento del sangue a mezzo degli acidi biliari si manifestò in questo ammalato immediatamente coi sintomi di depressione, saltando quindi il periodo di eccitamento. - L:a sonnolenza, l'apatia., i conati di vomito, la progressiva lentezza di circolo in cui egli versava, mi misero in pensiero per qualche giorno, ma poi si riebbe e s'incamminò a guarigione. Più d'una volta l'esame delle orine affermò le belle esperienze di Gmelin e di Sch wan da per i pigmenti biliari; in quasi t~tti i casi osservai il prurito della pelle per l'azione degli acidi biliari sui nervi periferie\ ed in due il dolore alla spalla destra, non esclusivo, come vole\'asi un giorno, della tumefazione epatica, ma. anche alla spalla sinistra, per la splenica, e dovnti in ambo i casi alla compTessione sul nervo frenico, che si conosce ora di
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natura mista ed in anastomosi col quarto nervo cenicale, le di cui diramazioni cutanee, come è noto, vanno alla spalla ed alla regione esterna della clavicola. La cura dell 'itterizia da stasi biliare è affidata, si può dire, da secoli all'empirismo. Fece naufragio l'applicazione locale dell'elettricità indotta che forse a ragione consigliava Copianti ed Hall, mentre inrece non mi so ancora spiegare il furore odierno degli o.cidi che si vorrebbero destinati ad eccitare le contrazioni della cistifelia e in via ritlessa, col mettersi ill contatto della bile "cn tJassant » al diverriculum di Water. Da qualche tempo agerola di sussidio meccanico l'azione dei già roccomandati rimedi, e parmi con fondamento fisiologico : infatti noi ~appiamo che da. Ippocrate, si può dire, nell'itterizia da ostacolo diretto alle ire biliari, si mirò a. rimuorerlo, col favorirne in qua}c.he modo la secrezione. Sappiamo pure che il progresso della bile nei condotti rpa· tici, i quali si debbono ritenere privi di elementi contrattili, essendo incerta tutt'ora la presenza di fibre musco1ari, av· viene per vis a tergo in piccola. parte, ma più di tutto per la diminuzione del caro addominale e per la compressione intennittente della cupola diaframmatica. nei mo-rimenti respiratori, la di cui forza resta agevolatadeHa re5istenzacontu1na. e<l uuiforme che oppone lo scaricamE!nto dalla vena porta, ed il di cui isocronismo colle inspirazioni spiegherebbe, parmi, lo sboccare io termitteute della. bile al dù'crticulum di Water. Ora cvn tali criteri in secondo tr.mpo, dopo cioè che i fatti acuti banno rimesso d'intensità. e le complicazioni gastriche sono in parte rimosse, prescriro a' miei ammalati la. doccia diretta sulripocondrio destro per la durata di cinque a dieci minuti, utilizzando la duplice sua azione, la meccanica cioè, e quella ·del freddo per destare l 'ipercinesi vasale. - Alla
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doccia faccio regolarmente succedere <lopo mezz'ora, il tempo che occone per la reazione con finale di ipercmia, un esercizio regolare e gmtrda.to di respirazione profonda, della durata di almeno dieci minuti, a seconda delle condizioni dell'ammalato. In seguito a t.~le ginnastica quasi sempre il paziente mi annnnciam con lieta loquacità un relativo be· nessere, sempre pvi osserra i la prima defecazione successi\·a, più color~ta e piì1 composta. Non posso, per vero dire, stabilire ancora con osservazioni di raffronto un valore definitivo a tali esercizi, ma po:;so fìn'ora dire, che i miei am. malati d'itterizia non mi diedero occasione di lamentare una lunga degenza allo speclale. • E poichè mi sono trattenuto sull'itterizia sintomatica, mi si permetta di parlare ora con qualche particolare, ma quasi di straforo, sulla storia di un interessante ammalato, che veramente si doHebbe collocare fra quelli delle malattie in· fcttivo. - Nell'assumere la direzione del riparto, il mio an· tecessore richiamava la mia attenzione sul degente )!ori Al· fredo del distretto militare di Lecco, della classe 1858, il più anziano di tutti gli ammalati, il quale versava in marcata idroemia da febbre periodica persistente ' e recidiva. Contro di essa invano si era usato il solfato di chinino nei modi più raccomandati, invano il liquore arsenicale del Fowler, invano i tonici e la dieta ricostituente. - La gra· vezza della discrasia sanguigna era evidentissima: soffio d'anemia alla punta del cuore, ventre voluminoso con leggera raccolta ascitica, edema dello scroto, voluminoso e compatto tumore splenico, fegato congesto e sporgente di due dita trasverse già. sulla linea mammillare, appetito però vigile, funzioni gastro-intestinali lente, cui si deve aggiun· gere scariche colorite, qualche volta diarrea, urine palHrle, copiose di m·ati, ma del resto normali, mediocre f-inict •iffe· 79
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RICORDI E RIFI.ESSfONI
1·-ica. dcllcz cute c delle mucose, febbre io corso. Desidero richiamare rattcazione sulle scariche colorite, sulle ttrinc normali, il cui ·raffronto con· itterizia de~tava in me un ,·ivo interesse ed amore di pronta spiegazione. Donde que· st'itterizia proreniva? Intanto la cronicità della malattia, i 11011 ~.llcolabili disturbi gastro-enterici, le feci colm·ate,. le twine ostinatamente prive di qualsiasi traccia eli t>igmcnti bi· Nari, mi facerano assai facilmente escludere il catarro gastro·
duodenale e delle vie biliari, genuino od infettivo, a maggior ragione poi uu assorbimento <li bile per ostacolo diretto al dotto coledoco, come anche l 'nlcera duodenale, un coagulo mucoso a.l divcrticluum, come i lombrici intestinali. P er alc uni di quei sintomi invece, e più ancol'a per il tumore splcnico, per la congestione epatica, per 1:1 tint.1. gia.Ua non intensa c per la leggera raccolta ascitica, pensai piuttosto ad una. itterizia organopatica, nel senso della cirrosi sul prin· cip:io del secondo periodo, e causata appunto da anelena· mento malarico, ch'è più facile nei nostri paesi di quello che sin. da abuso alcoolico. - Tuttavia l'età del paziente, il decorso della malattia, l'insistenza della febbre, ma so· vratutto le t~rinc per così dire fisiologiche e le feci costcmie· mente p rive eli influenza biliare me la fecero più tardi e~c lu dere.
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Con tali criteri e dando giusto peso a tutti _quei minuti criteri che qui sarebbe troppo lungo enumerare e che pure l'osservazione quotidiana dell'ammalato d'ordinario mette sot· t'occhio, dovetti concludere elle nel l\Iori la profonda infezione palustre, aveva provocato quella forma d'itterizia che oggi da tutti viene chiamata ematogena. Noi sappiamo che dopo le esperienze di Muller e di .Kunde, le quali provarono nel sangue di rane private del fegato non esistere alcuna traccia di elementi biliari, e dopo le
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esperienze cliniche di Wirchow e di Brueke meglio ancora intese a dimostrare la possibile trasformazione dell'ematina del sangue nella stessa. colefirina della bile, Bamberger rinuncia\'a alla sua teoria che ammetteva gli elementi essenziali della bile preformati nel sangue e quindi la possibilità di un'itterizia senza occupazione diretta od indiretta del fegato, per ammettere invece colla maggior parte dei moderni autori, che i casi di ittf!rizia cosl detta paradossa, i quali sogliono mostrarsi nel corso di esaurienti malattie infetti ve, significano una dissoluzione dei globuli rossi del sangue e quindi una trasformazione del! 'ematina nei pigmenti biliari. - Con tali fondamenti, ascrissi appunto quella genesi al! 'itterizia del :Mori, tanto più ammissibile nel caso concreto, poichè noi sappiamo che nella malaria, con esito d'idroomia, la distruzione graduale dei globuli rossi avviene appunto per eccellenza. - Ma io voglio permettermi di penetrare nelle sinuosità di questo lavorio di distruzione, e cercar di seguire con quelle ipotesi, che mi detta la mia mente, il meccanismo clinico e quasi materiale pel quale nel :Nfori comparve l'itterizia. - Vediamo. Virchow nella sua « Patologia cellulare » prova, che trattando il sangue con liquidi diluiti, i globuli rossi perdono la loro forma c si scolorano, e se a bella posta si aumenta la. diluzione del sangue, i globuli appena sono visibili, ma pallidissimi, infine che aggiungendo liquido in eccesso ed in una volta sola, succede nella loro struttura così grande mutamento da scappame fuori l'ematina a colorare il liquido destinato all'esperienza. Ora dico io, nel caso del l\fori, in cui la milza, certo importantissima ghiandola sanguigna, è alterata nella sua funzione, nella sua forma, e nella sua struttura pt1r l'avvelenamento miasmatico, non solo non può compartecipare alla fisiologica composizione del sangue, ma vi agisce anzi nel
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senso inverso, per prodigarvi cioè l'elemento di distruzione, che abbiamo visto nel nostro ammalato aver avuto l'esito ordinario della cachessia palustre, la idroemia, il diluimento del sangue. -
È permesso ora dunque supporre che nel caso in
parola sia avvenuto della crasi sanguigna e precisamente dei globuli ematici, appunto quelle alterazioni che Virchow seppe dimostrare colle chimiche e positive sue esperienze. Da ciò la scomposizione dell'ematina. in pigmento biliare, da ciò l'itterizia. Ma torniamo all'ammalato. Comunque sia , intanto la febbre si riproduceva con forma pressochè di intermittente terzana doppia ad ingresso vespertino, e l'imoluzione palustre progrediva con disnstrosa tcnacità. Il snle dai serici cristalli,
su ciascuno de: quali la dottrina del tempo, non sempre vera, pare abbia voluto scrivere poteri ognora nuovi e quasi mhacolosi, mi mancava ostinatamente allo scopo. Appena appena vigilava un::t discreta digestione, la quale tuttavia non impedl in circa cinquanta giorni che l'ammalato peggiorasse e peggiorasse sempre. Il pronostico di tutti che l'ebbero a vedere ftt infausto assai, ed alcuno dei presenti certo lo ricorderà.. Nemico giurato, in ve1·ba magistri, fino a quel giorno, dell'arseniato di chinino, quasi per disperazione ne volli allon. speri-
mentare l'uso e lo prescrissi tre volte successive. Che bo a dire? L'accesso febbrile per sei giorni non comparve. Onde farm ene un convincimento, ritornai al solfato, senza alcuna efficacia; ripresi l'arseniato senz'altro, che d'allora fu la mia terapia. - Lungi dal trarre alcuna conclusiuue da quest{) fatto isolato, io constato solamente che l'ammalato abbandonava l'ospedale i11 condizioni di nutrizione organica da sorprendere tutti che l'ebbimo a visitare, e nemmeno riformat.o, ma. con una. licenza. di un anno.
Delle affezioni cerebrali merita d'essere solo ricordat.o un
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caso di meningite tubercolosa acuta, che invero al punto in cui si trova la questione sulla natura ed azione della materia tubercolare non saprei se piuttosto assegnare ad essa il posto fra le malattie d'infezione. Trattavasi d'una meschina recluta, certo Corsini Carlo, il quale il giorno dopo il suo ingresso all'ospedale, presentara già: decubito abbandonato, Jlelle arida, iperestesia cutanea. Polso 110, temp. 40,1, cefalalgia marcata, fotofobia, leggero assopimento ; del resto però le facoltà intel· lettuali si potevano dire intatte, pupille asimmetriche, lin· gua secca, sete viva, respirazione appena aumentata, nessun sintomo di anomalità. endo-toracica, ventre dolente alla fossa iliaca, ma depresso e stitico, non vomito, non grido encefalico, però non tumore splenico, sintomi questi che lasciarono il duboio, del resto così frequente, tra l'ileo-tifo e la meningit~ non solo in me, ma in altri pure che, por mia preghiera, lo eb:Jero con me a visitare. Tuttavia non si Torri\. ascrivere . tutto alla fortuna, se già il giorno dopo, considerando io l'esordire così violento della malattia con predcminio dei fatti cerebrali, considerando il preziosissimo sintomo della temperatura alta in terza giornata, che Wunderlich pretenderebbe da sè solo far escludere l 'ileo· tifo, c quello pure prezioso della m~tncanza di tumore sple· nico, che Frericl1s assevera dominare costantemente tutto il corso della febbre tifoidea; considerando il ventre stitico, sebbene dolente alla fossa iliaca, la non pregressa epistassi, l'iueguaglianza delle pupille e finalmente la costituzione quasi di adolescente che presentava l'ammalato, io facessi segnare sulla tabella nosologica la diagnosi di meningite tu· bercolarc acuta e ne riferissi come di caso certamente mortale. La diagnosi venne in seguito confermata, quando. cioè si successero l'uno ali 'altro, il delirio, l'assopimento, il coma,
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quando all'ipercstesia cutanea successe una quasi inst1nsibilità ed un'irruzione di sudamina da paralisi vasomotoria. Ciò che corrispose alle ultime ore di vita fu l'insorgere di una respirazione intermittente a sospiri ed a sbalzi ora frequentissima ora tranquilla da ricordare il fenomeno di
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Cheyne-Stokes, alla quale succedette un catarro bronchiale che dall'apice si diffuse a tutto il polmone e che mi fece supporre, come infatti fu, un' invasione generale di tubercoli miliari. - Se nel caso concreto si volesse ammettere, piuttosto che quelle di Tranbe e di Filehne, la spiegazione data recentemente da See sulla genesi del fenomeno di CheyneStokes, che lo suppone consistere in un disturbo vaso-motorio da irritazione anche parziale o circoscritta, per il quale avvengono alternative di congestione e di anemia ai centri respiratorii, nel caso concreto, ripeto, in cui abbiamo visto quel fenomeno procedere di poco tempo il catarro dei bronchi, cioè la tubercolosi acuta miliariforme, l'irritazione si po· trebbe presumere come partita dal progressivo e graduale depositarsi dei corpuscoli miliari nella zona dci centri :·espiratorii. Noterò rapidamente come alcuni dei sintomi che d'ordì· nario vengono assegnati a queste meningiti, non si presen· tarono, e cioè non l' intermittente succedersi di pallore e rossore del volto, che See avrebbe trovato con apprezzabile costanza, non le tacl!cs m.eningitiques che il 'frousseau vorrebbe di esclusiva proprietà di questa forma, ma cheinvece Troyos-Escounnet dimostrò ad evidenza che possono presentarsi in altre forme morbose, infine non il grido idrocefalico, non la tanto frequente carpologia. L'autopsia praticata col concorso di alcuni miei colleghi qui presenti, che avevano visitato l'am1~alato e che (){Irto ricorderanno la viyace discussione impegnata tra noi innanzi
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di aprire il cranio, confermò pienamente la diagnosi da me fatta in vita. • Le forme articolari, del resto lievi e non numerose, non presentarono cosa che meriti alcun ricordo. Delle malattie infettive non os:;ervai che qualche caso di ileo·tifo pure leggero; quindi non mi si presentò mai l'op· portunità di istituire su larga scala, a scopo antipirettico, un 'energica terapia, oggi di indiscutibile e profonda effica· eia, per le studiose prove e per i risultati statistici di PJeistnitz riguardanti le impa.ccature fredde, ma più di tutto di Bertels, di Brand e di Furgensen riguardanti l'abluzione ed i bagni generali freddi graduati (da 20° a 12°) e ripe· tuti ogni tre ore. La poca gravità e la sintomr~tologia non ben spiccata dei casi in parola mi capacitarono del come l'ileo-tifo possa essere confuso col catRrro gastrico-febbrile e meglio ancor.t colla gastro-enterite. Fui perciò molto cauto nello stabilire la diagnosi definitiva piuttosto per l'una che per l'altra forma, loccliè valse pure a conrincermi essere il tllmore splenico, in tale incertezza, preziosissima guida. Nel principio della carriera., io lo confesso, quell'asse· gnare tanta importanza. al tumore di milza nell'ileo-tifo, supponeva che fosse una delle solite esagerazioni, le quali si bandiscono pur troppo e non raramente per singolareg· giare od aver l'aria. di clinico consumato e d'osservatore profondo~ ma. lo studio più assiduo ed un più accurato esame degli ammalati mi appresero come la tumefazione splenica, cl1e pure quasi sempre esiste, può non essere fisicamente constatabile, come il meteorismo addominale, il decubito supino, ecc. ecc. Ciò nonostante, se mi si concede di dirlo, credo proprio un andare un po' in là ammettendo con Frericbs di massima l' iugrandimento della milza già.
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nel periodo d' incubazione, im101nzi cioè lo spiegarsi dei primissimi sintomi dell'ileo-tifo, innanzi 1' insorgere della febbre; ma invece gimlico pregerolis:;imo consiglio quello che dà il chiaro paJologo, di Yegliaro nella conn11escenza di tifo le condizioni della milza , poiehè, sec..:ondo lui, le recidive di tifo sono facili tanto e quanto per i disordini dietetici, laddore il volume splenico non è ritornato normale. Il compartecipare della milza nell'ileo-tifo è in genere nelle malattie d' iufezioue attiri:;simo, ma non proporzionale alla serietà. clel morbo, poichè a volume ragguarderole è ben lontano da corrispondere g ravezza i nf~ttira; trora solo in parto fondamento nell 'e~sere essa ricchissima di vasi, e nella lentezza di circolazione al suo interno dovuta, come sappiamo, alle lacune ra::;ali intermedie., cbe provocherebbe più che in qualunque altm zona organica un prolungato contatto del sangue infetto coi delicati reticoli fìbrosi-linf;ttici della polpa f;plen ica. ed infine troya parziale fondamento nella resistenza piìt o meu o tenace della capsula fibrosa ghiandolare e della. stessa costituzione organica dei varii ammalati. )Ia queste spiegazioni sono ancora, a mio avviso, insufficienti per un fatto così costante, così gra\'e e così non uniforme. - Domina molto mistero ancora sulle ftmzioui fìsio-patologit;he di questa ghiandola, sede o centro donde gli elementi distruttori rinrigoriti e moltipl icati, pare misteriosamente si dira.mino; e come lo studio di ossi ele· menti oggi non è che, per co:sì dire, preludiato, così spetta pure all'avrenire di intimamente penetrare nelle ragioni di essere del t umore splenico, d i questo alfiere dei morbi m· fattivi, di questo cupo vessillo degli organici fermenti. Milauo 9 ottobre 1 8~0. MAN GIANTI EziO lenente medico.
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EPATITE SUPPURATA. APERTURA DELLO ASCE SSO NEL POLMONE ATTRA VEHSO IL DIAPBAMMA, GUABIGIONE
ll fatto clinico che sto per narrare a' collegh i, occorso nel passato inverno nel collegio militare di Firenze, mi sembra così poco comune, tanto per la, :;na etiologia che per l'esito fi nale, che se non mi conforta);Se il parere concorde ùi autorevolissime persone dell'arte, cowe il profe;;:;or Burresi ed i colonnelli medici signori Lu viui e Plaisant, che successivamente visit:u-ono l'infermo, dubiterei della dinguosi che sto per pron unciarc. Pt.> rò accompagnando con la mente lo svolgersi ed il progredire de1 morbo in tutte le sue fas i, nutro fiducia che i colleghi possano formarsene un criterio non molto diverso da quello che mi son formato io curando l 'infermo. L'allieYo L. di Verona, di anni 15, di mediocre costituzione scheletrica, d'indole vivace, mai ammalato per l'innanzi, entrò all'infermeria la sera del 2G ottobre con febbre, vomito ed uu acuto dolore all'ipocondrio destro che lo costrinse a star raggomitolat o nel letto. Passò la notte in questo stato, malgrado tma pozione laudauizzata. che aveva preso al suo entrare, c siccome al mattino la tendenza al vomito continuava, volli aiutarlo con un leggero infuso d'ipecaquana che produsse due emissioni di liquido vischioso carico di bile.
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Calmato così un tantino il dolore, ma dm·ando la febbre, potei esaminar meglio !"infermo e rinvenni una sporgenza del fegato sotto l'arco costale per due dita trasverse, do· lentissima alla pressione, il ventre un po' meteorico, che alla pal1)azione esacerbava il dolore dell"ipocondrio destro; la percussione ed ascoltazione del petto non davano segni di alterazione a,lcnna. Nell'interrogare insistentement-e l'infermo, non mi fu dato rintracciare ombra di traumatismo, facile ad accadere negli esercizi di ginnastica e scherma, o nei g:uocbi sfrenati, ai quali si abbandonano gli adolescenti nella loro br~ve ora di ricreazione. Seppi invece dai compagui, che per alcuni giorni aveva mangiato e benito parte elena ra1.ione alimentare di dh-ersi allievi ai quali egli preparava il componimento per le scuole, anzi dissero molti, ed egli confessò più tardi, che questo commercio clandestino fra !"intelligenza svegliata di quest'alliero e l'a,limento di alcuni altri durava da qualche tempo, e che più d' una volta ravevan visto un po' brillo per le raddoppiate e triplicate libazioni. Insisto su questi particolari perchè sono le uniche fonti etiologiche della grave ma,lattia che seguì, alle quali non possiamo aggiungere che una disposizione del padre alle it· terizie ed una lunga malattia di fegato sofferta dall'avola paterna, secondo quello che narrava la madre dell'infermo giunta qui al terzo giorno di malattia. Durante la digestione, come bellamente espone il Niemeyer, la dill"usione di fluidi nei capiJlari intestinali conduce ad una aumentata pienezza delle >ene intestinali, onde il contenuto, sotto un 'aumentata pressiolie viene spinto con maggior forza nel fegato per la vena porta. Nelle persone che mangiano e bevono smodatamente, l'esagera7.ione di questa flu ssione fisiologica produce una vera iperemia.
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Con tali concetti tentai prorvedere all'urgenza del fatto pre:<ente, applicando un sanguisugio ai vasi emorroidari, ed amministrando un po' di calomelano. Lo scolo del sangue e le direzioni ahhondanti e biliose recarono considererole sollie\'0, ma al dì seguente, terzo di malattia, il dolore della. regione epatica. areva manifesta corrispondenza nella spalla destra, la febbre continua,·a, la sete, la nausea persistemno, negli organi respi ratori non si ri velava alterazione statiéa o funzionalo di sorta. Una diagnosi di epatite era la ri:ml· tanza logica di tuLta questa fenomenologia, ed io non esitai a pronunciarla. È vero che al quadro diagnostico manca\'a la tinta itterica della cute e della congiuntira, ma il facile deflu sso della bile per le vie naturali potem spiegar beuis· simo tale assenza. Delle cinque o sei specie d'epatiti che riconoscono 1 mo· derni patologi era fa cile escludere la sifilitica, l'in terstiziale o cirrotica, l'atrofin. gialla acuta, la pilef1ebite, per ragioni che sarebbe troppo scolastico il rammentare. La pctreneM· mafosa di Nicmcycr, l'epatite pm·z iah: purule1dct di E'orster che coincide con l'epatite circoscritta di Frerichs ha preci· samente la forma clinica e l'andamento di quella elle ora esaminiamo; ma e la cagione? La cagione di questa epatite è per comune consenso dei clinici moderni traumatica, litiaca, embolica, setticoemica o piemica, consecutiva ad ulcerazioni in testinali per l'in ter· medio della vena porta.; nessuno ammette che possa essere spontanea o reumatica; il solo Roncati la dice possibile senza una di queste cagioni ed ammette come verità. « una « epatite da causa igno ta,, se non si vuole anno\·erare, contro « ogni verosomiglianza, un'ordinaria influenza reumatizzan Le « od infreddatura. , Frerichs confessa che oltre alle suaccennate cagioni ve
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ne sono altre « il cui modo di agire è difficile a spiegarsi. « L'azione dei climi torridi, dei miasmi palustri, delle be" vande spiritose, dei cibi aromatici, del raffreùdamento, è « ·:u·ùuo
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decidere se soli e per sè stessi possono cagionare " ascessi epatici, ma è assai considerevole il numero delle " epatiti nelle quali non si può stabilire una genesi chiara , . L'illustre autore si rassegna a quest'oscurità la quale ci occulta il modo di origine di ben altre affezioni che, come la polmonite, si presentano con maggior frequenza e sono di piì1 facile osservazione. TI professor Rurresi in quella circostanza opinò che una cagione traumatica qualunque, come una puntata di fioretto in sala di scherma, un urto, una caduta, fossero passati inossen·ati all'infermo e sfuggiti alle ricerche del medico. 1\Ia oltre a ciò, non è possibile che le surricordate azioni di un'iperemia. epatica fossero spinte al punto da generare un vero ostacolo alla, circolazione e quindi una \'era epatite necrobiotica? Dopo ciò che si è premesso sulla cagioni uon oso affrontare la solm;ioue di un simile quesito etiologico.
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L'esito frequente di quest'epatite è naturalmente l'ascesso, e quando la flogosi è limitata ad una determinata regione e si associa con quella che il Poerster chiama periepatite, fl ogosi dell'inrolucro peritoneale del fegato e del ·circostante connettivo, si possono avere delle aderenze con le pareti addominali, con lo stomaco, col diaframma, col polmone. Quando le aderenze uou avrengono è da temere l'apertura dell'ascesso 11ella cavità peritoneale, esito piit pericoloso di tutti. Si consideri quanta gravezza vi fosse nel prognostico fin dal principio ùella malattia. .Ma continuiamo la nostra storia clinica. Dal 27 ottobre al1'8 novembre il dolore al fegato subira delle alternative di acuzie e di calma, le cvacuu,zioni alvine
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sempre biliose erano, ora spontanee ora prorocate da pit:cole dosi di calomelano e rabarbaro, la febbre si mantenera con polsi picvoli a 38,5 al mattino, 39,!1 alla sera, le notti pas· sarano spesso smauiosc ed in:>onni e bbognnxa ricorrere alle embrocazioni fredde ed anche all e applicazioni di ghinccio sul ventre ed alle piccole dosi di morfina, a seconda del crescere o decrescere della. timpnnite e clell'irrathazione Ro· gistica al peritoneo. Nessun fenomeno statico che acccnna::;:;e mai a sotrerenze degli organi Tespiratori. Nel pomeriggio del giorno 8 no\·cmhre, un forte e pro· lu ngato brirido che durò nn quarto d'ora, con tremito di tutta la persona, precedè un acuto dolore di ventre seguito da smanie, prostrazione eli forze, polsi pivcoli ed aUa sera si ebbe un copioso e caldo sudore con senso di benessere. Eravamo al dodicesimo giorno di malattia e quel brirido segnara il principio di una nuo\·a fase ben piìt terribile dell;1 passata, giacchè le irradiazioni avvenivano verso il peritoneo e nella sporgenza del fegato non si avrerti ru. nessun senso di pastosità. o rammollimento che faces:;e sperare una snp· purazione in quel punto ed un possibile vuotamento del 1ms all'esterno. Una profusa diarrea durò circa una settimana e fu trattata co' soliti astringenti e calmanti; poi. la t.cmpe· ratura scese a 38,5 e si mautenne tale per tutto il restante mese di novembre con relativa calma, desiderio di cibo, mi· tigazione di dolori c della febbre che negli ultimi del mese era quasi svanita, segnando il termometro 37,5. Si sarebbe potuta sperare una risoluzione per delitescenza, un lento riassorbimento degli essudati nel parenchima epa· tico, e non mancano neg1i autori casi di un simile esito dell'epatite. :Ma quel brivido era stato troppo caratteristico per dare appiglio a simili lusinghe. L'ultimo giorno di novembre, l'infermo direnne smanioso
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per un orribile fetore del suo alito, e diceva scntb·si salir per la gola qualche cosa di molto putrido che non poteva mandare nè su, nè giìt. All'indomani lo trovai ansante di sudore che puntava i gomiti sullctt<1, tossiva, tossi\Ta ed espettorava vero 1ms fetido e di color nerastro. La temperatura salì tosto a 39,5, alla base del polmone destro a Jlarete posteriore si sentivano grossi rar.toli gorgoglianti, i polsi erano piccolissimi. · Il 3 dicembre tutto il lato destro del petto dava suono ottuso, a parte posteriore si sentiva qualche rantolo ed un chiaro sfregamento pleuritico, v'era dolore gravativo e pun· gente, la pleurite insorta ben presto produsse copioso essu·
dato e si potè costatare completa ottusità alla peroussione,
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abolizione della Yibrazione toracica e del mormorio vcscico· lare. In qnell 'espettorazione purulenta., anzi ico rosa, si no· tarano frequenti SJnughi ruggiuosi, veri spurghi della polmonite. Quella sporgenzfL llel fegato dopo tre giorni era svanita, anzi sotto le costole v'era un suono timpauico e solo dopo molto tempo ricomparve l'ottusità epatica. Co~ 'era accaduto ? È facile indovinarlo; dopo il brivido dell·g novembre che segna va il principio della snppurazione del fegato, i fatti addominali si erano gradatamente dissipati, era avvenuta una provvidenziale diversione verso il diaframma, una periepatite, un'aderenza con quello, poi col polmone so· vrastante, la rottura dell'ascesso per quella via, indi una pleuro·pneumonite . reattira acuta, divampante, e con la forza dell' espettorazione l'ascesso si vuotava. per la via dei bronchi. Certamente volendo molto sofisticare su tale diagnosi poh·ebbe pensarsi che dal bel principio non si trattasse che di una pleurite diaframmatica sanata che avesse fatto sporgere il fegato in basso e l'aTesse reso dolente comprimendolo, che
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dopo l'apertura dcll 'ascesso in uno o piit bronclù il diaframma riprendendo la sua posizione arcsse ricondotto in alto il fe· gato, poi questo si fosse innalzato ancora di più per rimpiazzare il nwto che si facera dmaute rc:sprttorazione clelia
marcia; c questa set:onùa diagnosi HaJ·ehbe in relazione con l'assenza llcll'itterizia, fucile ad incoutrarsi d'altronde anche nell'epatite, e concorderebbe con la mant:anza di un trauma qual un q ne. Ma se si ritlette all'andamento, alle fit~i ben marcate della malattia che ci oceupa, alla mancanza ùi ogni segno fisico e fisiologit:o da parte delle rie aeree, che almeno per irradiazione arrehbero dovuto impegnarsi se si fos:>e t rattato di una pleuritn sacca la, mçntre invece le irradiazioni a n-onivano per la via del J)eritonco, se si pensi che una pleurite saccata, purulenta a corso subdolo, che fìni:>ce con la. perforazione del polmone dopo 33 giorni, in un giovinetto di 15 anni, senza cagioni infettive nè emboliche nè traumatiche è ancora più misteriosa d'un 'epatite per cagione ignota, se si tenga presente la cai'uistica degli ascessi l"pntici così numerosa e così concorde con la sintomntologia del morbo in esame, do· nemo confermarci nella prima dia.gnosi, divisa d'altronde da uomini competentissimi. ~fa ripreudia~o ancora la storia clinita già presso al fortunato suo fine. La febbre con alternatire di elferresceuza e dcfervescenza tanto da simulare lm'intermittcnte, fra i 38 etl i 39,5 durò lungo tempo. La tos:>e e l'espettorazione purulenta si mantennero a lungo, curate ora. con gli espettoranti, ora con gli oppiati, ora co' balsamici, secondo il bisogno. Passò così tntto il dicembre, ma negli ultimi del mese una nuova polmo1ùte rivelata da rantolo crepitante ed espet-
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'EPATITE
torazione rugginosa: inrase rapidamente tutto il lato destro e decrebbe cou la stes:;a regolarità cou cui si era sviluppata, talchè nel giorno 27 gennaio si notava sonorità normale fino all'angolo inferiore della scapola,, torace depresso e ristretto per 4 centimetri a confronto del sinistro, pochi rantoli di ritorno alla base, frem ito \'Ocale ricomparso, apiressia, digestioue eri appetito lollevolissimo. In simi le età tutti i rimedi spiegano la massima efficacia, i poteri di assimilazione e di assorbimento sono nella ma.ssima attività, e l'infermo in altri venti giorni nei quali rimase all'infermeria mangiò in modo, che se non a\·essi as· sistito pilt volte ai suoi pasti, avrei fortemente dubitato che una tale quantit..1. di cibi potesse essere introdotta impunemente nello stomaco di un giovinetto d_i 15 anni mal ridotto a qnel modo. Fatto sta, che il giorno 18 febbraio lasciò il collegio perfettam ente guarito, con una lcggiera depressione del torace destro ch'egli si afl't·etta a far sparire a furia di ginnastica c dì bistecche, si'condo mi scrisse ripetutamente. Molte statistiche sulle epatiti suppurate ci son pervenute dalle Indie, dove questa malattia è com une. Pruis ci ragguagli a di l G2 casi terminati con la morte in vari modi, e di 39 guariti completamente l'ascesso si aprì nelle vie aeree 15 volte. Molti altri di simile mn.lattia sono registrati ne' libri di anatomia patologica, impressi negli atlanti di Lebert, di Cruveillier, di Carswell , di Frerichs. Nel mns?o d'anatomia patologica di Firenze, esiste un preparato segnato al n° 1331 in cui si vede un ascesso del fegato aperto nel parenchima polmonale e nella relati1'a storia clinica si legge che il professor Bufalini ed altri, are-
Sl.iPPU I?ATA
vano consigliata la toracentesi per dar esito alla marcia clte si facera nt;tnil~sta JWr una flu ttuazione presentata;;i late· ralmcnte in uno spazio intercostale. Questi casi conscrr;~ti nell'alrool sono di un·indi,.:çutibile eridenz~L nnatomo·patologiL:a, mentre il nostro tlc•1•e restringersi ne' limi ti di una logica in(luzi one, senza poter aspirare ad una matcriille dimostmzione. PurtuttaYia ritengo <:he il medico debba 1mfcrire quesfultimo genere di fa tti clinid e son sicuro che il nostro infermo è perfettamente di questa Op!n!Olle.
P. PA;-{ARA. Ca pi tano medico .
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lll [X IL\IlO CASO Dl ClSTf CEREUllALE
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Dnrantp il ~e rrizio cl1e pr~stai in questo spctla.le nclranno pa::;;;ato, essemlo nel riparto tli chirurgia, ebbi o~.:ca~i one di os!"errare un caso cliuico. che credo abbastanza interes;:;ante per 1a sua rarità p~ttogenctica, pel suo ùccorso e terminazione cd isLruttiro spcriulm ~ nte pel medico militare; per cui sohbene sia già pa~~ato pit1 di un anno, non esito a rid•iamLrvi sopra la rostra benevole attenzione, 11011 arendolo po· tnto far prima per ragioni da mc in4iprnJenti, ed essendo tu ttavia pèrsuaso che non sia per pa~:-;ar di tempo ùimi· nuita l'importanza scientifica e la pratica utilitù. da es~o ricarnta . ll !>Olllato llono Egidio del 7• reggi mento bersaglieri, clns~c ùi l era 18[> 7, di robusta cosi ituzione, te mpera mento ~;auguigno, il dr 12 gennaio 187!) ricorerara in questo nosocomio per otorrca all'orccuhio sinistro. Esaminato nella vi:;;ita mattinalc dal capo-ri1'arto, signor ~ap itn.no Por<·elli, fu tro\·ato perfottameute sano, tranne la succrunata affezione dell'orecchio da. cui renira. fuori un sccreto piutto:sto abhon· dante d'un liqui,lo denso fiocOl'O, 1111 po' fetitlo; la membraua d~l timpauo era pt'rforata. Purono praticate nel condotto auditorio delle iuiczioni con solm;ione di solfato di zinco e laullano, le quali ~i ripcterouo ne' giorni susseguenti, ma st·nza gran vantaggio dell'iufermo, di cui non ci occupammo
DI U:'-1 RAIW CASO DI CISTI CE11EHRALF:
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pil1 ch'3 tanto, :-;apenrlo ln:ne quanto un'otorrea sia spel:':.'O rihell c ad ogui metodo eu ratiro. E h ;} il C però fin d'ora notare ehe quantunq ue quell ' indiviJuo fos::;e atldto d;l uua malattia sì poro gr<tn'l, pure il suo mn( lo tli cnlllportarsi, la :ma fisouomia da ,-ano ad iut~ml e re che egl i fo:-::e trar:l~l iato tla altro piì1serio malauuo se non fisico, almeno mor.tlc, sa lro non si tra ttasse di una sillwlazione. Dirò che gunnlantlvlo in riso, 1111 O!'::;err;ltore avn•hhe fatti i srgneuLi sospetti: o rhe q nel Roldato ar ess~ sotrt•rto tlc' grari patemi d'an ime, o che fo~sc nJO::talgico, o che fo:;se all'etto da alcooli::mo croui ~o. ovrero che rolcsse fa r ::;cmbrare la sua mabttia piì1 seria di quel che essa cm. Co1icalo qnasi tutto il giorno, uulla curandosi delle nostre jngi unzioni in contrario, se talrolta l'obblig<l\'amo ad alzarsi damn ti a noi, lo si n•deva camminare con una tale incertezza, che parera come se soffrisse tli qualcl10 malattia spi· nale. Parlara raramente, ed interrogato ri,;po.)mlcra bmli e con parole monthe, nt:tl pronnnbiate e spe,;so era mestieri npetergli la dolll<l,lt<la, o perchè non Sl'ntira, o perd1è l'i· spontlora fuori proposi to. Si cura ra be11 poco di quanto accadera iu torno a sè, nò alcun l>ensicro si clara di sè ste~::;o o delle cose sue, tah:.h ~ si contentara di qualunque \·i tto gli si desse. Si seppe inoltre da alcune lettere perrenutcgli dalla famiglia che esso era ammogliato con figli, che da ]Jiil di ùuc mesi non aveva. seri tto a' suoi quantunque questi gliene facessero continue premure. Passarono intan to circa r enti giorni durante i quali la otorrea si modificò Yariamcnte, ora aumentando, ora d.iminuendo, ora face ndosi pi11 denso il secreto, ora meno, per la qual cosa, vedendo la poca o nessuna effi cacia delle iniezioni, si so~pesero, anche percbè l'indjvicl uo si lagnava di
forti dolori all'oreccllio nell'atto cbe quelle si praticavano.
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DI
C~
R ARO CAi'O
Starnno così le co:;e quanùo una mattina, cntranùo in riparto, rctlcmmo il :;nolo vicino al letto del nostro ammalato coperto da una gran quantità di liqui1lo giallastro misto a raric sostanze indigeste , tra cui si distingucrano degli spicchi d'aranci; si pcn:'ò che il vom ito fosse stato pro· dotto dall'abuso di quest.'ultimo frutto, che ~i pcrmcttera di vendere nell' o~ p edale. Dopo una dec-ina di giorni il romito si ripetè. Col pas;;ar de· giorui intanto il Bono· si mostrò • scm)Jre piìt abbattuto, piì1 apa tico, alterato n ~ll e facolb\ intellettire, al punto che il ~;1 febbraio tentò di gittarsi gi ù. dalla fin estra, donde fu trattenuto a tempo da un infermiere e da un altro ammalato. In seguito a questo f<ltto, l'infermo fu chiuso in camera separata. l~irolgeudogli delle domanùe, a. cui egli non rispose, quasi piìt per l'auituaine, che a bello studio, prcnchmJmo il suo polso fra. le dita, e sebbene distratti nel parlare fra uoi e coll 'infermo, fummo colpiti dal notare una straordinaria rarità di pulsazioni della radia l e, che numera te quindi coll'orologio a secondi, furono 50 al mi-
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nuto primo . Sorpresi da questo fatto, incominciammo ad esa· minar meglio l'individuo, i cui organi rinrenimmo tutti normali , la pupilla dell'occhio sini~tro però era alquanto piit dilatata di quella di destra. Volendo dare un giusto ralore a quei due fenomeni abbastanza serii di per sè stes;;i, rarità di polso e dilatazione eli una sola pupilla, e prendendo in considerazione anche il vomito, che unito agli altri due sintomi prendeva una grande importanza morbosa , si sarebbe subito doruto ricorrere colla meute ad un'alterazione di centri encefalici o delle meningi. Non ostantc la presenza di quei tre sintomi imponenti, non ci pronunziammo del tutto contro ogni possibilità di simulazione. 1fa. volendo pur ritenere quei fatti come sostenuti da un processo intracranico, era forse molto agevole trovare nel caso
DI CISTI C!:RE BR.\ LE
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un ' ;lfl'ezivnl', con cui st,ic:g;trc m• n solo qnCI sintom i m:1. tutto l'alltlamenlo anb.Jcetlentù di <tne1 1'ammalato? Per m~ no, c dirò la ragione : In un ind iriduo afì'tltlo da otorrea con perforazione della memhrana tlel timpano, <lnalc è la eomplir:wza piLt hJmi hile e f.tc ile a rerifica r:;i cl a, parte ùcl cerrello ~ Senza d11 hbio una pat:J,imc ningite cronica od acula, e poidtè c·ome si fil tla tutti, un 'i nfiammazione della dura mc· ni ugt' q ua~ i sempre :;i w opaga anche alla ararnoi<lc ed alla 11ia mu.lre, noi dir..! mO cl te il p roCt'~so sc~;Oi llln rio piìt prol.Jabi le a ~ri l uppar:;i nell 'oto rrr.a ~ riutiannnazionc della mcningr. . Ed a conralitl,trc qne:;to a~~rrto ralga no le seguenti parole dd N'eml'ycr a pt'<•posito ddh pat:hinwn ingitc : « Se atl 11na le:;innc tlL·l cranio, o soprattutto ad un'otorrea dt•rirante da carie dPll ·u~:>o petro.sv, si assuc i ~u10 dolori straorùinariam.mle inh~n:; i ed e::; tesi in prossimi t.it dell'ttlfezionc smld<'tta , sintomi fl'llbrili, \"Omi to, ,-crligine, su:;:>utTO agli orccL:hi , contrazioni clonic:hc dci mn:'t·oli, deli rii cd altri ft!nomcn i dipdnrlPat i tla ini t:nionP. Cf' l'(~!Jra lt!, cl w piLt tarùi !>OliO srgnite tbi ~ in lom i ùi tlcprcssionr. c finalmente ùa parali:;i gCJwralc, :-i puì> ammcth·re t hc l'allà ionc delle o~~a C' rnnkhc snl principio prorocò uua iulìammazionc di." lla dura nndre, e piit tardi un:t fl ogn~i ùifl'us;t dt:l la pia mcni:1ge. Sorenle il primo str11Jio ò ll.hJito breve ctl inù isti11 to, e gl i nmmahtti alla prima \Ìsi ta o ;Jl m •Hlll!llto dt•ll'ncccttnzionc nel lo spedalc ~ i Yedono giacere in profontlo soporc. ) la anchl} in tali CJsi la diagnosi si può litro con certezza nppros:;im atira, quando si può diJU03tr<Hè una le,;ione del cranio, c prinripalmcnte un'otorrca di lu uga tl urata , pott'nclnsi in pari tempo escludere al tre C<l u::c dd l'atlùziouc cere brale. " Or bcue, co ofronta.Ddo qncsto hr(\re ma. completo qu adro clinico cou quello del caso in })arola , si può tlirc che si corri:sponclono perfctta mf:nte ? 1'ntt ·a ltr,1, Cll auzitutto pllrchè in i.":::~o 111a tiL:a \'a la t'ebbre 1l0$tr o
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DI U:-1 HAHO CASO
senza di cui non si ha muningite; e poi vi eran sintomi aJ•p::trtC'nenti al 2° stadio di questa malattia., cioè a quello di c.h•pressione, ed erano la dilatazione della. pupillit, e la rarità. eli polso, senza che se ne fos:;ero notati altri t1el l 0 staJ\io, o d'e1:citamento, tra cui principalmente le contrazioni clonichr mu::;colari. B ammesso pme che questo !o:::se pa ~~ato inosserrato, trovandoci nel 3° :;tadio, non si :::a·· rehhC'ro doruti rodere altri fenomeni eli paralisi? Bran questi tluu c1ue i qnesit.i a cui era difficile ri::p01 1<lere, e che ci feeero rimanere ancora nel dubbio che si potes:::e trattare di una bene studiata. simulazione, 'JHantunque ti fosse ignoto tl'inter,;;so od il moti1·o che Rpingerauo l'indiriduo a most.rarlo, poichè arl onor del rero dobbiamo dire che da tutte le inlòrmazioui prc~e f;HI conto elci Bouo, non si ehbe alcuna notizia che avesse appog-giato il nostro so::pctto. Ma ciò che importara? Non sem pre son note le ragioni per cui un soldato è costretto a. fingere una malattia, e per noi ha~tara il sapere, cl1e il Dono era ammogliato per darci ragione· a sospetttare che egli aresse premura di ritornare a' coniugali Hm!•les::;i primu del tempo st,Lbili to, fa ccntlosi riformare come alienato tli m~nte, o come affetto da inguaribile proee:-:~o ce· rebrale. Eù n. conr:.1 lidare ancora il nostro sospetto contrihuì il seguente fatto arrenuto il 2-~ febbraio, quando io, essendo di guardia, o tenendo d'occhio quel soldato, lo sorpresi nell'at.to che getta.ra. dalla finestra, de' soldi a1l nn compagno per farsi comprare <.! e'sigari. Come dunque conciliare quest';ttto colla tomlotta prcc.:etlente de!l'imliritluo, il quale d:t tanti giorni non si curant d'alimcutarsi mentre poi si pro· cumra di nn s~.:osto tld tabacco:> che interrogato non ri::;pon· dera quasi mai o male a propo:>ito, o poi era riu.sc.;ito a lhr comprendere ed un suo amico ciò che clc:;itlcrara P Nou era
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lfL cosa piìt naturale del montlo, per cui e;,sentlo aumentati i n o~ tri duhl,i, arcn·;;ccmmo del pari la uostra. attenzione :\r., egl i non n;-;pt•ttò lo liO~tre ulteriori inù.;gini, poidtè il ~6 sopraggiunsero fatti talmente '5èrii e<! iwl:<.}>Cttati da farci tt'mere una prossima fine di quel tli ~g razia Lo. Eutrantlo in· fatti in riparto }hJr la risiht mattina!€', ci fu rifl.l rito c:lte il soldato l3ono a,·e,·a pas,ato 1111:1 notlè a g itaLis~inta, tlt·lirantlo continuamente, e cadcnùo pit1 \"•)lle tlul letto per convulsioni, in seguito allo quali si ora. tittto rigido come nn·a ~ta. di ferro, lìCr t:ui ri crau hi~ogn <ìli quattro uomiui a 1 i por lo nel letto. Clto inoltre arera. vomitato l'areccltic rolte, c che emettent eli coutinuo delht h;W<L tlalla. bot:t:::t. He·~aLki immautillf.:nli presso l'infermo, ne com;taLunmo il grav i;-:;:;imo stato, cousislente in una rigitlit.'t tetauica degli arti inferiori, mcuo j)l'•)ltunziat<t ne' :mperiori; gra1·c :;opore, auc:-;tesia eompleta in tutto il corpo e clei sensi speeilìci; imlllohilità tHle pupille, entrambi diLthltc, il termometro me:-::;o sotto l'a::;cl.'ila segnara 30 C., il pol;;o raggiuugera i GO hattiti a miun lo primo, respirazione rara c proll>mla, la 111ìbt:ella inferiore era fortement(} strctt<1 contro la superiore, talt:hè non si uotant altro, che una leggiera deriazione dell'angolo laterale i· nistro. Oramai dunque non vi era più ùa dullituc, lo !'tato dcll'inft}rmc (,'ra i.mponcntc e ric.: hiedcra do' prvnti soccorsi; ma per comhattcro un nemico bi:-;ogna couoscerl o, e perciò uoi prima di preuùere tl~lle dctèrlllinazioui, doreramo stahilire uua diagnosi. la quale però oltre ad e:-;;ere diflidlc Jlt'l' la natura della. malattia; 11011 potera neanche C:'::>cre illumiuata dall'anamnesi, stautechò l'intermo non parlara piit. Per ispiana.rci la strada e giungere più LlireU<tmcnlc :tlla diaguo»i era mestieri, secoudo noi, decidere anzitutto se il proces ·o morboso, che sosteneva. questi ultimi fatli, fo:-:sc •• ::v
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in rrlazione, sia diretta sia inrlirclta, coll'otorrea ; poicltè am· messa questa tlipt•mlcnza ùi causa, rcnirano me~:;c fuori discn:-::-:ione tante altre mahtttie, che per la loro forma cliJlic.:a arrcl,bcro potnto e:;~r re inrorate nel caso 11ostro. Or sapenrlo noi thtlla patologia o dalla c.;linic.:a non essere aJ faitu t1iflkilc, nè i ufreqtt~•ute nelle afl"czioni auric.:ulari la prop<1gazione del proces~o al cencllo o suoi imolucri, sia :;ponht11C<1l11t'llte, ;.;ia dietro l'USO J" iniezioni astringtlllti, l"Ì· tcnt:mmo che la malattia cerebrale fo~se sccomlaria a quella ;ld l"orecchio. Lt t!11<tl co::;a stabil ito, esclt11lemmo la menin· gite'. ;t!meno C•>mc processo J>rimi tiro, per le ragioni innanzi att•ìottc, e lo st.c,;so facemmo di ogni alt.ro morbo, cl1e pur polcntl•> e,;;;cre inl'O<:a lo come proll u ttorc ùt'l r ultimo q nallro l'cnt)menico, non era pc:ò d'accordo c;ol lu ugo decorso e cogli al tri sintou1i an teccùentemento m;wifcsbti dall'egro. Bd allora, non rc~tam come la piÌI proh;lhilc ad ammcltcrsi chu l'encefalite ;;cguita ùa a,;ccsso, eli cui parlando il Nie· r.Jcycr dice c~scrr i graJHli:;simn tliflìc:oltà a disLingn<·rla dai tumori crrt'lmtli, uonehè dalle altre all"czioni a lento tl eco r~o ma ~:h c taho1ta la pre,;cnz:t di un· otorrca è decisim a fa· rore di tJllcllo, c può fare e1uasi con certezza metter fuori di qtwslioue c•gui alt ra malattia. J1a no,;lra, diagnosi perciò fu di cncr{alite seguita t!a a;;cc~so c limitata al l'emisli!ro siuistro con impegno totale del loho mc~lio, c parzi,tle rlcgli :1Hri tlne lobi, c pc:' r questa limihtzione rli selle non tenemmo altro tli gnitla che la tli· ] ,1tazionc Ì$Olata, ùcJ ht pupi Ila. Sini:ìll"il, la. lj U:l le potcm k lll'l"C ati anormale eccitazione esùrcilat::L siJ. sui cent ri otLici (_c'minciJZù bigem ine 1li sinbtra), :-ia sul ramctto iriùeo del· l"oculouwtorc. - lili altri siuto111Ì ]lOi da noi uotati, il lcuto ed altcrnautc loro sriluppo, l"allcrnar:;i degli a~ce:;s i di mani<t cou intervalli ùi pcrfdta calma, tu tto iusomrua stam per
Ili (']<;TI CEI:EBn.\ LE
que~l a di .tgno:;i, al
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pari di qHcl rej•t·n!ino ca11gi:uncnto subito <la l!' int'crm·), pult•mlvsi i fcnullll)ui del pritno statlio, c:he noi chiamerl!!l1u 1li l:t t... nza ùel morbo. hc ni ~::; imo in tenùerc come proLI"tti da parziali 1listu rl•i circolalorii (i peremiu, eli ara·mia) dt;l l'crrcllo, e ,Jall'l'tlcma collaterale; fa lti che :;ccollllo Lt pattdogia, :o:ng1iono qua>oi fiemprc accompagnare la cncel'.tlitc, e rhc non csst:mlo continui, nè sempre ddla ntCÙI.':;ima c~tPH:'i Ont', ltanuo itlllt•tto i J'atulogi a ri· tenere che sia. a~pu nto da e~:; i clw tli11end:L qtu•lla inl<'rmitteuza di :-intom i ma u i a~:i, ùi delirio c di al tri disturbi fnnzioHa li, cu i ran S•)g-)-(l'tti ;:;li infèrmi d'euc:eEd ile. - ~fa se i lumi della p:tlulo6'in in,;pir:lta al le ~:1nc O:'iWrra'l.ioui rli nirhe ed aualomo-patol.•girhc ci aaran rng iouc a trCÙL're ehe il perio.lo rli latPnza 1\.•::::e stato sn ·tenu to 1lal la sott C:Ju·cl'.tlite; p•)lcralllo uoi C·)ll eguale prol•altilitit e:-:clUtl crc Jli·l1' ultima scenn. C[ILllehc sccoadario pro~,;c::;so . che la stc::;sa l' l iuin~ c:;pe ri eu>~a ci inLliea come l'<tcilc c l'rè(!llk'll tc complica nza del primo, e che cl'ortlinario ne at.:cclera l'C':,ito fi.thtlè? Con 1111a rcpcutimt t11 m cf:tzi on~ del focolaio infiammatorio od uu rapido Ì lll'l\'lllcllto dcll'ascc;;:;o cen-bmle, 11011 escl u ~:.t l' ipntt•:-;i della rott ura della parc>te tlel l'.tsces:;o, si potcra IJe11i:; --;Ì mo :-:pÌC'g'itrC r in•m Ilo a popll'ti f.mne tla eu i il DOliO era st.tto prc::o, e:;~cnrlb (jlll!:ili gl i esiti ordinari, con ~:u i suol termina re l' cncel'alite ; ma si!·t.:omc fra gli esiti e eompliC.It iZC di qn<".~bl JllaLIUia , ncmrnanco rara o dil'fkilc, è la. la mcni ngitc e r ipcn:111ia cerebrale limitabL o dill'u:-;a, ln. prima •lipeJHlcntc da propag-at.ionc ùi prol'c:;:;o, la secontla dal l'(·~trin gimcnto flc]l o spazio intr!lCI'a!lÌCOj C pOtL'JIIlO l' Ìll· std to apopletiformc t.Pncrc a cia s~.;una di quelle a1le1azioni cere bra li tc:stò menzionate, tanto isolatameutc, CJUauto in ~ic m c con:;iderate, scnt.a c11o JH'l !->ecouùo caso ci fo~se po~:;il.i ile t1ètcrminarc quanta parte l'u11a e qu:tuta l'al tnt Yi prcu-
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DI UN RAIW CASO
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co:-:ì noi 11011 pokramo con ragione ammettere che la }Jrcse11te crisi fos:;e effetto unir·amente del primiti,·o prot:esso, anzi l'Ìtùn(lmmo che ron molta prob:tbilitù ri fos~e ailsociata. la mcningite, atte:-:a la sproporzioue esisteutc tra la tcm· pt>ratum a 30" C. e<l il JlOiso a no, t:nratterc che si vuole sia patoguomouico della. meniugite. - Oguuno poi com· pn'n•lcrà di leggieri che la solnzioue del secondo q nc:-:ito, riguanlante cio~ la complicanza. o uo di aJtri processi patologici co ll'encefalite, non are,·a altro scopo che l'esattezza diagnostica, es:;entloch~ la cnra sa.rebhe rimastl quasi sempre la sk:;i'a. rale a <lire l'an tifiogi:>tica accoppiata a.gli cecit,lllti dilfu:-:iri, unico o.;seudo il trattame1tto curatiro indicato dalla scienza })Cl' le suaccennate affezion i ccrebral i, tanto se se· parata me nte e.,;iste"~cro, quanto :;e coutcmpnraneamente. Posta questa di;Jguosi, ne venira di con!icguenza che ri era ben poco da sperare dalla cura; ciò non pertanto a noi non conreuira ri111auero ino11erosi diuanzi ad un tale stato 1lell' infermo, a prò del quale ci incombera l'obbligo di pra· ticare tutt.o ciò che la ~cien za ne addihl por quei morbi, che pur e:;sa riconosce come inesorabili; eJ anche perchè, n e~suno e:;::;endo in l'a 11 ihile i n questo mondo, mercè un'opportuna cura si sarebbe potuto salra.re ùalla morte l' indi· ridno, qualora. r insulto apopletif'orme fos:;c cagionato da scmplicr, cougc:;iione cerebrale, où anche da emorragia non gra,·e. Fu CJUÌnlli :;nhito ordinata l'applicazione della resci·~<t eli nere sul rapo, eli sanguisughe ai proce::;:-;i m;Jstoidci eù :1lla frou tc, di carte ~CII<lpizzatc ai piedi, da passarsi gradatamente r er~o la parte superiore del corpo, clisteri la:<satiri cd inalazion i di i'o:;taHze Ct:citanti per la ria delle narici, es· senclocllè ht bocca era. teuuta fortemente chiusa uè, con forza. aperta, si riu;;cira a fare 111gomre cosa alcuun. all'infermo,
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DI CISTI CEHEUIULE
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il quale anzi cnne1·;t p<'rkolo di !'ofl'ocaro, allorch~ gli :>i introtluccra in bocca una cuc:ehin iata eli brodo o di ~oln · zionc cortli,tle, ù'appoidtè il liquido, non potendo pa~:;are nt tra ror:;o la. f'àriuge c J'esofo1 go, capita l'a su Ila lari nge nel· l'atto che \'en iHL rigettato. Malgrado prrò gl' i11fiic:ali rimedii, nella. visita. ponJt!ri· diana trol'nmmo · 1· iufl.)rmo anc:ora pt>ggiora to; ai ft'HOJneni d'ectitamento ern11o subentrati i paralitici, marcatnmcntn al Ùetitro laJo ; lo stupore era. COlllJlleto; Ll ten1pcratura raggiunge,·a i 4V" C.; il polso scgnara ci rca 100 battiti [Jèl' miuuto primo; il che imlic:.wn. che all'eccitamento del rago era segui ta !::t parali~i ; la r<'spi razionc era stt•rtorosa . Si continuò collo stel5SO metodo curntiro, non potendo f<lr di mc· glio, e persnasi che tutto !!arciJbe :stato inu tile. Alh1 rbibt dell'indomaui, giorno 27 l'ebbraio, trorammo l'infermo mo· riùomlo, col rant0lo trac:hcalc; allil oro 7 autimeritliane il Bono era caLla rcril. Antopsi:t eseguita ::!-1: ore dopo il llet:esso. - Rigitlilà C<l· davcrica pcrsistcute sugli arti inferi0ri. Aperto il CnlhiO, nnlln. si notò d'anormale nella dnm madre c ucl l'arac:noitlo : nessuna comtmkazionc !lcJrore..:chio coll'interno del crauio; integra pure la pia meu iuge, i ~;n i vasi solamente erano nn po' iniettati, gl i spazi sottoaracuoirlei del ht parte conn:::~a del lobo medio ddl'emi:;fero cerebrale sin istro erano qnasi scomparsi, c nello stesso punto si redent una. promim•nzu, della so:;tanza encefal ica; pmticamlo qniri a man sosp(:::a u nn. incisione, allnrchò il col te Ilo si a pprolontlò di q unsi 11 n centimetro, si vide Ycn ir fu ori un liquido filante di col,1r giallo-citrino. Credemmo allora che questo liquido fo:::-;e fo· riero di pus, e che proreni:;se da edema infiammatorio circostante aH' ascesso; ma il JlU:l non si vcd.:udo compa· rire, approfondimmo il taglio, inddendo l'emisfero in qnilsi
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DI t;N RARO CASO
t utta la :;ua lu:)gltczza; e fu allora che ci :;i presentò una ci ~t.i memlmwacea occupan te tutto il lobo medio e porzintH~ degli altri ù ne lobi ; se ma ale-una aderema nlle part~ ci rcunri.;ine, CO!l ]l:treli ]i:,CC all'esterno ed all'interno, dd la :-pes.,czza di 1/.1 ùi centimetro circa, e ~:ontenen ti quel litpt ido omog0uco, semi tra~pn rente innn nzitlctto. Oltre l'apert ur.l da noi f,tttari, la cisti prcscntarauc utù.ltra in cor· rÌ,;piJJIIlt•nza d~' g-ran di g.lllgl i tleJ CCrrelJo, prot1ot t;t da Il ke· ra~itl lh' d1·1la parde cù ili'!'l'lla pcn:ctl il,i le all OL·chio lllHlo. l a ~o,;tanza ccr.•lnale circo~tnule alht ci,;ti mostr<trasi in l q.~·gl!ris::;imo grado e Yariamcntc rammollila; nel ;)n \ "C I1· tricolo csistera 11 11 po' ùi Ji<pthlo simile a quello dt·lla cisti, che però non :;apremmo act:ednrc se ri fosse penetrato prim<L o ùopo ùcl taglio. - Nes::Ht n·altra altcrazioue ci parre di ri nrcnirc tu;] roJ:;to dd cen·cllo, come in tutti f.;l i altri organ~ tlo:l corpo, tranne una lc~gie ra ipcrtrona nella milza. Etl ora un po' tli epicrisi. Am.i ttttto dobbiamo conf,~:::sa re che quant.uncpte il reperto 111\11 fo;;,;e corri:::pOIHlente alla nostra diagnosi, J•Urc noi ne r.;stammo pill contenti per due JJwtiri: l " p •rcltè si trn ttara tli un 'all'l•zione, t he anrhe connsciuta a tempo non si sarelJbe ·eon nc3sun mezzo arrestata nel suo cor,;o ; 2'' per"!tè 11011 l'sscudo ri nkuua Llipcntlcnza tra la malatli<t tlcll"orecrhio c l!Ui!lla cereùralc, renir<.t ad r.;sere al1.111tanato Jalb nostr;t co:;rjL'IIza llll:tluuquc sospetto, di an·r put uto tioè conl.ril,uirl1 .:.111 11 11<\ <l ill'nsionc di prori.'~50 mcrcè le pratitatc iniezioni n st rin ~cn t i , che molti patologi, tra cui sp.:!cialmt·lttc il )l ontcggia, ritengono r;v tll e pc ri L~Oitls i ,;,jme ll l' Ì ca,;i d i olorrea 1la c:uie clnlrosso p c lro~o . Ciò prcme:<::o n•lg·ia mo a noi :;h.'s:-:i la llomanLla: era f:tt·il e tJne;-;ta ùiag rw:-i in 'luell' illlliriùno, Ltnlo twl llùriodo eli lalt>uza, del morùo, quanto in qudlo tli :; rilnppo~ Ecl'O f'ei·OtH1o noi, se iJlJ,·,uo non fo,;;;c stato militare, ut: an·~:>u ;;oiTurto otorrt'<l, la tliagno;;i g.;
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DI C!STl CF.REfliU r.r-:
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ncrka. di tumore crrehr,llc s:ucLllll stata me:::sn sul tappeto insienwall'encditlite eJ a qu<tkhe altro prot:(S30 a leuto d ec·w~o ; e forse la maggior probabili tà sarebhc rimasta pel tumore; ed allora l'ipotesi tldla cisti :>nrcl,he ,;tata messa innanzi unitamentc a• l al tri tumori idiopatici del ccn ·ello; e di~o idiopa-
tici, perchè nel caso nostro non ri:;eontramlosi alcuna alterazione nella ftulzioualità degli nItri orga ni, bisogu:na ùi u e~.:es siUt ammettere che il tumore appartcn e~~e a quella categoria, che suolo piì1 onli nariamonto srilupp:.n:-;i primi ti mmente nell'encefal o, escluso però il sifiloma, attcsochè r indiviù uo non areva. mai aruta sifilide. ::\fa siccome abbiamo già d etto, nel easo nostro fu la roesistenza tlrll'otorrca, che ci t'ecc propC\ndcre per l'encefalite, la cui sintomologia essendo mol to somigliante a quella di tumori cerebrali, dappoichò " in ambo le all'ezioni la distruzione d'una parte dell'encefalo eù il restringimento della cavitù. cran ica ~ i sriluppano lentamente, e poco a poco, , (Niemeyer) il mom ento etiologico, quando esiste ed è facil e a rill\·enirsi, r esta come l'unico e prezioso criterio per la diagnosi ditl'erenzìalo. Resterebbe a giustificare l'altro nostro errore, di aver cioè sconosciuta per tanti g iorni una ma lattia C0!-5ì seria, c dubitato che l'infermo fosse simulatorc; ma ne facciamo ammeno per la ragiono che in fatto specialmente di malattie nervose, quando si tratta eli militari, tra le tante difficoltà diagnostiche la piìl grande è forse quella di premunirsi anzitutto da un possibile inganno da parte dell' interessato. Non volendo citar nomi e circostanze, dirò solo che, stando a Dologna nei miei primi otto mesi di istruzione, ebhi occasione di ossen,are degli indiridui rea l mente at-l'etti da epilessia. ed al '.ri simulatori della stessa malattia, i quali averan girati parecchi ospedali ~ilitari durante il loro servizio, e(l anche percl1è man-
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DJ UN RARO CASO
dati n ùrlla, }1 0Rta dal ministero da uno spedale acl un altro in o::;:;errazione; ebbene, eran passati dei mesi, e per qual!'llllO anche nn anno :-enza che si fosse decisa la loro sorte, arendo talroHa. nno spcdale annullata la diagnosi fatta da un altro. l!~ così pure eli altri pazienti o simulatori di sia· tita e di altre ~petic ùi nerra1gie, che trattati per lnugo tempo con mezzi trrapentici eli ogni sorta a(:compagnati da
qu:1 khe ammonizione si sono riconosciuti per veri ammalati, c q ui !tdi riformati c ricercrsa. Xon si creda del re::;to che io voglia con ciò dire che sia in casi dircrsi fa cil CO:'lt diagnosticare un tumore cerebrale in EH'Ìll('ipio dd suo sri lnJlpO, o nel ~no decor~o 11lteriore; anzi JWr nostra maggior di,;eol pa mi piace auche per !"ultima rolta appcll:umi all'autmità del Nicmcyer, che ho piì1 flato cilato iu que:-:ta relazione, e che parla.mlo della sin·
tomolog-ia dt!i tumori cr.rehmli, incomincia così; « V"hanno
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casi tli tumori ccrehrali, i quali durante l'intero decorso della malattia rim;lng•1HO l;tlenti, cù altri , in cui lo s\-iltq·po di un tal ~ tumore nel ccrrollo ~i può sulo SQ:'pettare cou quah:he prolmùilitft; cll altri llnalrncnte in cui la dia· guo_.;i è fuori ùi ogn i d n hbio, pob.:nllosi JlCrli no con certt:>zza conoscere la sede cd il \'Olnme tlcl tumore. (~u est i ultimi ca:'i sono però molto rari, c quanto al la diagno:;i di t umori cerd>rali possiamo in grnere riferirei al Bamberger, il quale :cnz'allro confc:-:~a " che ht tliagno,;i di tumori del cern~ll o » 111('110 po!.: he CC('L!ZiOTti , non è finora se non una mera supposiziQnc, c che. f:H·cn•lo a:-trnzi0ne parimenti da singoli casi eceezional i, riesce per lo piì1 jmpos:-;ibilc determiuare la :-:ede dell'a rrczione » . E,J il Cantani nelle sue atlLlizioni tlice: " Qualche \'Olta i tumori ccrPhrali Jton prC>senb1110 in ,·ita alrnn sintomo che pr·rmdta pcm:a re a Ila loro pri"SCJt7.a ; la morte a l'l'iene l>er
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TH CISTT CEI:EBU.\LE
altro malattie, cd all'~udup~ia si lr0\':1110 tumori di gran I'Olumo nel ccrrcll o. , J~d altrore ~oggiunge lo :::b's;:o an· tore: "Mi ricordo ù'aror n:;~i.-;tito alla :>t?zione fli un indi· viduo psil:opa.tico , il cui cerrello nel la so::;tanza. ciuerca e mitloll.tre ùegli r•misferi eontcnera un migliaio circa di <"isticcn:hi piccoli. I gnwùi gangli ccrelmlli ne andarono esenti: l'ammalato in Yita non arel'a olrerto tmccia ùi paralisi". Xoi perc.:iò non crediamo di a\'erYi presentato un ca:>o nuoro nella pratica, e mai n•gistn1to nella scienza; ma solamente, come tl iehiara1·amo da principio, raro ahbasbtnza e non 1twno intL'I'l'l:i:<ilnle, se sotto quosto ti tulo llllÒ an da re Mn solo ciù che è nuovo, b~ u:::ì ancor cl qnel lo che conl'•!t · mano le l•~ggi ricamte dalle e;;pericnze fi,-iologiche, le quali acquistano maggior Yalore, qtwu•1o possono arcre la sanzione dell:l dini1·n. IJuontle d teniamo pienament.c i<Oclrl i:>fatti, se il riferito caso clinico potri~ almeno t'S:;Pr r.onsidcrato come una pruova • eridcnte della legge fisiologica: Che la lesione di nn embft•ro cc:rebralc, quantunque ne comvrometh~ la maggior parb, può rimanere del tutto la tente, o produrre solo dei lli::>t.nrbi p:;ichici, fìn chè non si c:;temla alle meniugi od ai granai gangli cc· rebrali.
PAsqu.\ r. P.
Fusco
teoonle lll~dico.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RrV l ST ~\_
1\iEDICA
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S ulle ntl plieazioui d el tc le louo e d e l mic r ofono una Clilli('n , dd dott . DouoET (Gazellc rlcs Tf,ipitwu, (j novembre 1880).
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Crcdiauw utile ri chiamare l'at tenzione dci colleghi sui SCI'\·izì che 1la 11Ue~t i due mcrnri!:!liosi >:trumc nti, il t.r lcfono c il mi<:rofono, può rk;narc la me•lk ina. Suhito dopo la loro scopcrtn, si ccrcù farne applicazione al la tisiolol!i:t e alla clinica, ma le conl:cpitc speranze andarono d<'lusc. Si ottennero però alcuni risultati parziali. Tn virtù di alcune fortnnntc modificazioni introdotte nel mi crofono si riu ·ci a rinforzarnc assai la voce, cons<'rvamlone le sue proprie qualit ;·~ per fare udire a. dci sord i le parole pronunziate a ba~sa voce alla di stanza che si tiene ordinari amente nclln. co n n~ rsazi o n e . Il dott. Thomsou fece conoscere nel 1878 il felic·e l'esultato ottenuto mediante nnn. so1Hla mirrofoni ta nella dia;.:nosi dci calcoli vcscicali. Col nome di dennatofonia il dott. C. Hiiter indicava i rumori d1c si possono udire sull;l pelle unHtna tanto col microfono che col mezzo Lli uno stetoscopio a membrana, rumori rotatori dovuti all'azione museo~ !are, e sui (!liitli il dott. Coll o n~u e arcra fondato, una ventina di anni fa., il sno si:;t<>ma di dinamoscopia; si è pure cercato <li appli'carc questo strumento alla percezione dei rumori intrautcrini c particolarmente dei rumori del cuore feta.lo. L'anno passato sono state fatte uwltc c>:perienze nella clinica del prof. Charcot dai dottori Bri!<sand c lloudct sul rumore muscolare dci membri paralizzati c dci membri contralti, su cui ritorneremo fra poco.
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erano fomlatc le maggiori spcran7.c, e che furono itn-ece le più d<.'lusorie. È importuute in1la.!.(arc le cause per cui le prove fallirono e i mczili di ripararvi per 'tnanto è fa.ttihilc, e limitare alle applica7.ioui ora pos,;ibili il campo di stud io dell'ingegnoso appareccltio, pronti ad a llargarl o più tardi o. mano a. ma no che lo strumento san\ migliorato c pcrf(•zionnto. In questa. rassegna prendiamo a guida un lavo ro tcstè p•Jhùlicato dal dott. Bou,lct di Parigi, s ulle a.pplica<:ioni del telefono e del microfono alla. fisiologia c alla clillica. E innànzi tutto vediamo quali furono le cause che si opposero alln. buona r iuscita dci primi e;;peritueuti. L e cause priucipa li furono : la imperfezione degli apparecchi, o l'essere poco appropriati allo scopo divisato o la inesperienza degli sperime ntatori. E poi si a~gi unga l'errore ge neralmente commesso tli credere che questo apparecci.tio amplifichi i rumori quando non la che tras formare i movimenti in rumori o s uoni telefonici. ~ o n vogli;l.mO entrare in particolari s ui fenome ni telefonici e ht teoria tlc i te lefoni . SoJo di ciamo che questa causa di e rrore essendo ora. conosciuta, i suoi sperimentato ri s i sono dati r. modificare il microfono in modo da renderlo impressionabile ai piccoli movimenti , che è quanto dire ai rumori, poichè tutti i 1·umori derivano da un movimento; diminuendo per quanto è possibile gli effcj.ti protlotti tlai grandi mo vimenti. Boudct si è servi to per le sue esperie nze di un microfono sensibilissimo montato sopra unn doppia molla di s fi g mografo. Questo strumento appl icato sopra un'artnria fa. udire tutti i rumori che s i fonn;J.no nel suo interno c divie11e cosi uno sfigmofono, ed applicato sui muscoli diviene un miofono. Il microfono così modificato farebbe ad un dipresso per l'orecchio c iò che ilmieroscopio fa per la vista ; non aumenta soltanto l'intensità. de i s uoni ma péi'ittcttc di stud~are, sotto forma. di suoni, delle vihrazioni che il solo orecchio n on può udire. Sono importanti le applicazioni del mi crotelefono a llo studio dei rumori muscolari. Ma prima di esporre i resultamcnti ottenuti dall'applicazione del microfono alla. misurazione del g rado di tonalità dc i muscoli allo stato patolo~i co, cioè nei casi di paralisi o di eontrn.ttnra, è indispensabile ricordare quanto a ccade 81
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RIHSTA
nelle couùizioni nsio logit bc. llutiofono applit:<1 lo all'uomo sopra unt\ grossa ma:;~a muscolare, come il vicipitc hrachial ~: o i muscoli anteriori olPll:t coscia riYcla t•sall<tlltCnte il rumore di rotazione sorti o c t:onf inno doyuto al tono normale. Xci momento della co utrar.i nnc \'ol untaria, il tono di. tJUesto s uono si alza, e nd t•·mpo :;lcs~o :wuH• nta la s ua iutcllsitù. Il tono !'Cguita ati clc1'ar:-i in proport.iont• che ln. contraziouc di \'Cnta più forte. I mnscoli paralizz::tl i liacci di e rit\sçi:lti lhl lll\0 un rumore dclJolissimo o n un lo daun o puuto. L'indebolimento dèl rumore muscolare è in rapporto diretto co l grado di paralbi. <.!u;lnclo questa è completa c comprcntlc tutti i ntu:;coli di utl nHmtbro non si ode pilt null<t che rieonli .il ruml>o ·caratteristico de l tono mn:;colare. Al con t rari ol ht ron t ral tura provoca. un rumore più intenso c cou nn tono più ciC\'ato del ru1uorc della coulraziouc normale. li rc~ultato <h·gli c::.pcrimcnti ùci dottori Doudet c Brh;;aud s ul rutHorc museol<ll'C tlei mcml.H·i cOHlratti confermarono la teoria tlte fa con~istc rc le contratture vcnnanent i in uu'es.tgcraziouc del tono nonna le. Essi hanno c~plo ralo pure i 11tuscoli oli un gran unmct·o ùi malati afflitti da contrat tura pcnnat u'ule in couscl(ucnza di lesi&ni ccrt>l>rali o spiuali già. antiche, cd lntuuo altresì c~mmin ato pan.l(;clti c isteriche affette ù:t contra tt ure pa~:>cggcrc o perma ncnti cd i rc:;ult<Lt i s,mo stati sewprc concordi. La contrattura isterica ~o miglia c:;attamcntc ri~pct to al rumore nmscolat·c alla. contmtl ura <· miplegi.:a; ma siccome 11clh1. <:ontrat tum i>-tcrica i museoli non sono tWr nulla atrotiuati, all'oppo;:;to di quanto si \'Critica onlimwitHlll' ntc nelle elltiplcgic !tnlichc, il rumore è più nmpio benchè sempre irregolare. ~c i ma la t i di tube ùors::tlo s pasmodica, l'ascollatione dei muscoli cstPnsori dclht gamùa ha dato lo~ s tesse indicazioni. Si è tnll·e s pcrimcnt:uo s ui mu,coli tl~:,,ori d ~ lla gt~mùa nella taùc olorsalc c s u~ museoli cstC'nsori dell'ayambmccio nella contrat.tura in tl•·s"ione delle eutiplcgie antiche, e il miofono h:1. reso sen ·ilJilc lo :,lc~so rumore in tutli i mu.'icoli dclmcmuro contralLo. Il dott. Doudot lJa pure stuùiato ltncsto fenomeno nel. tremito senili' e nella par.tlisi <tgitantc. Egli è cosi arrirato a ttue:;ta conclusione che il trctui to so.:uilc uon attacc:L gcucrlllllleutc che un solo muscolo o un solo gruppo muscolare nello stesso membro, e che i
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muscoli antagonisti sono sem]'rC la sede di una contrattura, il cui ~ r ado <lL'IL'nn ina l'nmpir;~,;(a Ucllo osl:illazioni del tremoli o. Lo stesso è Lla dirsi del tremito della. paralisi a~itante. In <!'l<tnto al t\:nomcno Llel tremito in ~c ste~so , il miofono indit:a. che, in un:t mede-;;inta persona e per uno stes· o gruppo musc:o lar c, il tremito ha sempre lo stcs:so numero di oscillazioni in un s~:con clo c che solo è rariahile 1\Hn piczi(a t.! i queste o.sci llazioni. l .'ala,.,<ia loc·cnu:ltricc progrcs,i ra presenta delle taodifi cnzioni loc;:lli nella tou iciLà Lli uno o di altro muscolo ch C:si mani.fcstano t·nn Ll ill'l!rcnzc c:o rri ~ po ndc n t i uell' intensitù o nella tonaliL.'Ì del rumore mu:-:colare. Om pas~ i:tmo alle applic·azi oni ciel mi crofono a llo studio dci rumori circohltori. Si S<L che le opinioni non so no concordi sull'ori).(ine del srcontlo sofrio crurale della in!;uflicicoza aortica, che alcuni attribuiscono n.lrcflusso del sangue verso il cuore almomento della si,toll! arteriosa, mentre altri pretendo no che l'ondata san :.mi ~na che allo stato normale produco il dici otismo del.ln pulsazion e si associa ad un softio quando le valvole aortiche sono insuf1icicnti. Pensando che questa questione potrebbe esser sciolta nwrcè il microfono, il dott. Bouùct aiutato dal dott. Debone è riuscito a mettere in chiaro che questo secondo softìo crurale conis.pomlc esattamclllte al momento della diastole cardiaca. e t'ltc non è che la propagazione del rumore di sottio cardiaco per l a via del liquido sanguigno. Il dott. I3~udot s i è servito dello stesso apparcl'chio per l'ascoltazione degli aneut·ismi. Ha potuto scoprire il softio in un caso d'aneurisma della temporale, quando il tumore di già trnt.tato coll'elettrolisi non mostrava più al tatto :dcunn pulsazione. Da qui si giudichi di quanta utilità potrà essere <1uest.o st1·umento nella diagnosi ili certi tumori va~co l ari. r otendo con esso evitarsi ogni pressione nei vasi, questo stetoscopio è specialmente applicabile alla esplorazione dci soffi intravenosi. Le prime applicazioni del telefono furono a.i rumori intratoracici. Si credette che questo strumento potesse, amplificandoli, far clistingucre i minimi rumori che si producono nella cavità toraci ca. Questa speranza andò delusa. Ma il dott. Boudet pensa che la non riuscita debba imputarsi all'imperfezione degli apparecch i usati c alJ' incompleta cognizione del loro modo di agire.
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RIVISTA MEOlC.\
Tutti gli apparecchi di cui sino ad ora. si sono serviti, hanno,. egli elice, il gr:tn difetto di rìscntire uello s t<JSso tempo l'influenzo.. tanto dei movimenti della parete toracicu. quanto delle vibrazioni sonore int.rapolmonali o intracardiacbe. Spesso, come lo avevano osservato i dottori Spillmaun e Dumont, 1'efl'etto rli questi movimenti è così predominante che l'orecchio ho. gran difficoltà a dissocinre i rumori complessi forniti dal telefono. Se lo strumento è mo,ntennto sulla parete toraci ca col mezzo eU una eint.um, !tuesta trasmette al microfono ttitti gli urti che riceve su tutti i puu~i della sua co ntinuità~ se al contrario l'apparecchio è tenuto colla mano, o si banno degli sfregnmenti pcrcll è la mano non segue esattamente i movimenti della parete, o i ru-mori muscolari nati nella mano agiscono direttamente snll'apparecchio e si mescolano con quelli che si vorrebbe ascoltare. Per evitare questi inconvenienti, il dott. Boudet, dopo molti tentativi ebbe l'idea di giovarsi del vuoto prodotto da. una ventosa per fissare il microfono, sistema a. cui sen:.:a ch'ci lo sapesse,, il dott. Van Elmengem areva pensato prima di lui. L '<lpparecchio esploratore fissato in questa maniera col mezzo del ntoto alla parete toracica segue allora passivamente tutti i movimenti del torace senza provare alcuna scossa., fa corpo con la parete del petto e tutti i rumori che rivela sono certamente intratoracici. Con questo modo d'a.pplicare il microfono, il dott. Boudet ha. potuto verificare l'esattezza delle ossenazioni fatte dal dott. Pra:t sul doppio tono del rumore respiratorio normale. In quanto ai rumori del cuore molto più complessi, il microfono Jlermette che si riconoscano i rumori valvolari, lo sfregamento del sangue sulle pareti del cuore e il !'llmore muscolare che accompagna le contrazioni. E anche possibile distinguere i rumori auricolari dai rumori ventricola.ri. R.
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RIVISTA CHIRURGICA
Il J•rocess;o oJ•erath·o Griti.l e suo valore nella cbirm·gin. militnrt-, pc! dott. S ALZliA:>.N (Gazzella degli ospe.la.li, n• 22, 30 noYcmùre 18tl0). Gli ins uccessi ayutl ne lla ~uerra del 186-! da. Langcnbcck, Lueck, Esmarch, Fisclacr, Ochwaùl, Schilling, Heine e \Vcinlcchncr che opl.'ra.rouo col metodo Gritti per frattura di gamba. da anna da fuoco con una mortalità ùi 8 su 10, indussero Hcino .a con. i~l iarc la sostitu:do nc ùcll'amputazioue transcondiloidea. Il metodo }lé ì'Ò à!Hlùva frattanto àcquistando fayore in Russia., Germania, Austria cd America, trovando dovuntJUC seguaci c sostenit ori. In un'adunanza medica tcnutas i a Gicssen nell864, Luecke n el dare comunicazione di cinque casi operati, quattro dei quali -con esito letale, raccomandava di esperire ulteriormente il processo Gritti, mentre \~ agncr e Bardelcbcu sostenevano doversi dare la vrefcre nza al metodo di Bruns. 1\ cl l tl65 e 66 Szymanowski, il suo pii.l zelante cd animoso pt·opngn;ìtore che ista ncabilmente c su basi scientifiche crasi adoper:tto per mostrnrne il pregio, cntt·ò di nuovo in lizza pubbli cando dcj casi operati con esito felice. N ella s ua dissertazione dal titolo: GiHslificazio·ne della opemzione tli G-ritti, con parole e coi fatti clinici fa risaltare come con n essun a ltro processo s i ai.Jbia il vantaggio di non aprire il canale midolla re, e come uel medes imo si risc()ntri no le condizioni migliori per la guarigione s enza inconere nelia suppurazione e nella n<'crosi. In un'altra pubblicazione egli nomina. Sawostitzki, von vVahl, 11fichneft'sld, Katlc, Grubc, Kolomizow, Adelmann, \Vagner, Kit-
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RIVISTA
te!, von Lnngenbeck, R chrcnd, U hde, Steinlechner, Paikrt, Cheliu,, Linhart, Tcxtor, Nussbaum, Luccke, \Vcinlechner, Scbolz, Sl'huch c NcutlOrfer come pa.rtigiani tlel metodo Uritti. Dopo Szymanowski, Schucb c von \~ahi , recentemente l>ittcl, :Ubrccht, Stokes e l'americano \Veir pubblicarono dci casi operati con successo c calde~g ia.rono ruso del processo in discorso-. :Jfalgrado pertanto l•~ opposizione eli molti distinti chirurghi quc~t:1. operar.ione ha tro\(ato la !; ll:l. applicazinnc, qtmn tu nctue non molto estesa, tanto nella guerra. del lS'i0-71 come nella pra -
tica privata cd ospitaliem lino :ul oggi in Hussia, Austria, Gcr·
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mania, Inghil terra, America ed Italia. Qui l'autore dc:;criq~ in tutti i suoi dettagli la nola opera7.ionc di Gritti, dist"orn.>mlo c:r.iand io delle indicazioni c contt·.ointlica.zioni non che dci vantaggi che vi sono inerenti. Crcdet·emmo di Yarcare i limiti d 'una semplice rivista seguendo l'nuto rc nella enumerazione delle clivcr~c operazioni cl::c s i praticano nl ginocchio cd al terzo int":criorc del femon·, disarticolazioni, resczioni, eec., proposte dall'uno c dall'altro autore e che egli mette a confronto con q uella in quistione. Soggiungcrcmo soltn.nto che ii JH"OCCsso originario Gritti, l'u modi'licato da Szymanowski e da Schuch in quanto rig uarda la. confezione dci lembi c che numerose pure furono le moditica~ioni riguardo al modo di tissarc la rotella srgata ; e però noi tmvinmo citati i fili di ferro di S7..rmanowslci che attrarcrs;tvano la. ente c le os:<a, la sezione 1lcl tendine del quadricipitc s ulln. rotella el i Linlwrt, le suture di catgut di Sto.kes, l'uncino di \Veinlcchner, l'apparecch io eli g uttaperca fenestrato di Pitha, ccc. Per quanto s i riferisce alla mortalità troviamo dapprima una. statis tica nell 'Oliera. premiata di 1:ir-h olz 1 Ampul(tzinui e Re.-;ezioni, essa con t ien•l soltan Lo ~ 5 casi, de i qualt \.l morti; con una mortalità tlel liO 0 /o, mentre secondo \V ahi che riferi:;cc f;Cnza dettagli 22 operazioni con lG mor ti, la morta lit à percentuale ascende a 73. Hofmold ne l 18(i8 pure scnz;L e~porrc i particolari dà il numet·o delle operazioni di Grilli note nell.a letteratura, senza fJttCIIe citate da\Vahl, c che ascende a 23, in esito alle !(Unii s i ebbero Il morti, 9 ~uariti, l amputato !' U~cc:;sinlmenlc c due dci quali è ignoto il risultato, uua mortalitù. pertanto di 47 °/o.
1285 Da quel te111p0 la stnti,;lica sulla operazione di GriLli tacque tino al HiiU in cui W cir nel N ew-l"ork Jllctl. R ee. (aprile 12) l'ubh licò uua tarolll. colletti va ùi 76 am putazioni Gritti con 22 morti, con una mortal itù, del 28,0-* 0 /o. Questa. ;;tat i ~ tira, sccoutlo l'autore., eonlienc molte incsaltczze c so tuministra una JH'O\'<t del come si po;;sa. per questa ,·ia gi ungere 1t concJu;-;ioui erra te. Egli ri!'crisc·c n. mo' d'e,;empio gli otto casi puhblicati tla Ditte! come guariti, mentre in verità fra questi si contano .J esiti letali. T'i it innanzi cita un ca~o di Ncur!Orfcr siccome guarito, mentre )fcLHiilrfcr senz;t ul teriori particolari si limita a dire che giù nel l. ' :)!l prirnn. ùi Uritt i a,·cva pr:lticato sul rh·o tale operazione. Allo scopo pcrlan lo di riuscire ad un risultato certo, l'autore ·Jta raccolto dall:t letteratura e da comunicazioni private soltanto quei casi co n ùati attendibili e circostanziati per la compila:tione dell a statistica t!clla mortal ità. Il numero rli cnsi di questa operazione compresi quelli OJJèrati in guerra, ncll;t Rus,i:t, German ia, .Austria, Inghillerru. cd Alllcrica a10monta à lOG. D ei quali sono : Guari Li 50 = 48,1 °fo Morti . 53 - 51,-1 °/o Jtima.sti in cura. l E sito ignoto 2 lOti Dc i 50 gu:trit i ve ne hanno due in cui l'amputazione al 3• inferiore e la tmnscondil<>iden furono sostituite al processo G!'itti g it\ incominciato, c cihe sono compresi nei l OG casi, pet·chè figurano nella letteratur a come opcra:tioni Gritti. Dei 3 amputati Sttcecssiralllcnte 2 morirono. Nei l OG casi si contano: no operazioni Gri tti per lesioni troumat. con 22 guariti. 3() m., 2 esiti SCOUO$Ciuti, mortai. 62 °Jo· 2 amputazi oni in sosti tuzione con 2 guariti. 4·1 operati per lesioni patologiche 26 guariti, 1 7 m., _ l_ rimasto in cunt. Mortalità 39,5 °fo. Somma 106 operati (ind. 2 amput.) con 50 guariti. 53 m., 2 esiti sco nosciuti, l rimasto in cm·a.
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RlHSTA
Dci quali per l'operazione di Grit~i 48 guariti, 47,5 °/o. 53 m., 52,-t 0/o. P er 72 op. in pratica civile con 30 m., l rimasto in cura, In. mCirtalità ascende a 42,8 °/o. a) per 27 operati per lesioni traumat. con 14 guarigioni (55,5 °jo. 13 m., Jts,O 0 ,'o). Oltreciò l amputato l n Somma 28 Somma 15 b) per 4-! operati in causa di altemzioui patologiche con 26 guar., 17 m., l rimasto in cura. Totale 72 operttti. Con 41 guarigioni (58 5 /o) 30 m. 42,8 °io), l rimasto in cura. Anche in Inghilterra gli esiti dell'amputazione sopra condoloidea sono staordinarinmente favorevoli. Stokes ebbe in 7 operati nessun esito letale, Jessop, Teale e vVheelhouse sopra 14 un morto. Questi meravigliosi successi dell'operazione di Gritti fra gli inglesi cd americani sono così diversi da quelli delle altre nazioni che per formarsene un retto giudizio bisogna considerarle isolate. Le operazioni eli pratica civile raccolte sulla fine della 'r.asuisticl\ dall' Inghilterm e dall'Ameril;a in numero di 16 con 3 morti, danno uua mort.ati tà di 18,7 per cento, cioè: a) ti osservazioni per alterazioni patologiche - O m. b) 8 ., per lesioni tmumat. con 3m.- 37,5 °/o. La mortalifà complessiva presso le altre ua.zioui per 56 operazioni in pra.tica civil e ammonta a 27, pertanto a 4::!,2 °fo, cioè: a) 20 operaz. per lesioni traumatiche 10 m. - 52,1 °/o erra le qua li un'amputazione). b) 36 opcraz. per lesioni patologiche con 17 m. - 48,5 ofo. Considerata la mortalità. presso le altre nazioni si hanno le proporzioni seguenti : 1• Huss ia: 17 opernti con 5 morti, 11 guariti, l rimasto in cura. - i\Iortalità 31,2 p. 0 fu. a) S operati per traum. con :1 u~orti, l amputato guarito. Mortalità 50,0 p. 0 fo. b) 8 operat.i per alteraz. J>atol. con l morto, l rimasto in cura. - 1\fortalità 14,2 p. 0 fo.
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ClllnURG lCA
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2• Grrmania: 19 operati con 11 morti cd S guariti. - :Mortalità 57,9 °jo. (') 6 operati per le.; ioni trnumat iche con 4 morti - 1\'[orta-
lità fiu,6 °/o. /J) 13 operati per lesioni patologidte con 7 morti. - l\lortalilà 53 1 ~ 01 ~ . 3" Austria : 17 operati con 10 morti c 7 guariti.- :Mortalità 58,7 °,o. a) 4 O}Jcrati per traumat. con 2 morti.- Mortalità 50,0 °/o b) 13 operati per alterazioni patol. CO Il 8 morti. - l\1ortaIita 61,5 °/o. .t• Italia: 2 operat i, l per trauma t. cd l per lesioni patolo~ gichc, entrambi guariti. ;)• ~ overgia : l operato per alterazion i JHllolog., l m. · Dall'rs po~t o si vede come l'operazione Grilli abbia avuto i risHltati piìt far orC\'Oli in nus:'ia, Inghiltrrra cd .\merica eù i più ~ ra,·orc rol i nt~gli altri paes i. Quest1\ ditl'crenza cosi saliente crede l'autore doversi attriùuire a ciò, che nei tre primi paesi si opera di più per malattie croali chc del le ossa. e delle articolazioni. Si atlellllcmno uaigliori risultati operando col metodo antisettico di Lister, ma s'è lecito tirarn e una conclusione dal numero limi tato di casi operati c cura ti ro lla metl icaziouc an tisettica, è giuoco forza aHlmCUcre che il f.!lto 11 0 11 corri;,pose all'aspettazione avregnachè su 13 overati si contarono (i esiti letali. In quanto linalnwntc ha mpporto colla durata della cura c col risultato funziona le, la prima è proporzionatamente lunga in confronto di 1fUCllc di altre analoghe operazioni ed in ciò non fann o eccezione pure gli inglesi e gli americani; essa ascende in med ia, s u 28 operazioni, in pratica. eh ile In più corta a 29, la più lunga a 273 giorni. Sull'esito funzionale r ica.vnto da alcuni operati ancora viventi dci quali poterono :wersi dci ragguagli, sì hanno i srgucuti risul lati: Di due domestiche, un calderaio e due. invalidi della gut'rra 18 70 -71, tre potevano senza molestia appoggiare continuamente sul moncone usando di una gamba artificiale comune, il quarto soltanto ad intervalli poteva giovarsi di una gamba artificiale
1Z88
RIVISTA
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artiCola.ta. al ginocchio c<l al piede; al quinto che presentam in seguito un itupi..:l'iolilllcmto del lUOncotlC, in ca.usa di una persistente atldolomhiliià del mf'dcsimo non cr:.tpermesso che fu so di una ga111ba nrt ifici;l le con imbuto intbottito a\·cnte punto di appo~gio a l bacino. Come operazione chirurgica in guerra, il metodo (lritti fu dapprima impiegato nella gnena di successione in America.. lJallc guerre del l SG HHi-70-71 non fu posl'ibilc raccogliere con qualche dctJn ~l i o che 3:-.l operazioni, dalle quali si dere difalcare un caso in cni non riusc ita la s('gatura della rotcll:\ si do rette ricorrere ali 'amputazione tmnscondi loidea.. Numf"ro (:u:lriti ..;a!oli
0[ll•rat.i•uli Ji C:rit1ì
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l) Guerra di secccssionc ameri~.::ina
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guerra Schleswig2) H:HìJ, lfolstein. IO 3) 18tili, guerra ~.:ont.ro 1',\ustrin. 8 -l) 1870-71, guerra in Fran•;ia. A. }Ielle utnbulanr.e pru;:~ ian e, " da uu rnpporto del Ministero delht U ucrra . . 8 B. Nelle ambulanze b:l\'Ul'f'Si, da una relazione dc 1 medico in (j capo dello stato maggiore. Totale . ;)'5
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Cll!RURG ICA
1289
La mortalità per cento nrllc primr 2-1 ore a~cende al 77 ·,·•. l'or le opcnt7.ioui da :!-H giorni 50,0 °1 t1 . , 1 -'2 ~ ., iu,!l o1• , iJ:j tino ;td 3 mesi C>O,O 010 Da ciò appare tomc ilri ~ullato piit fa,·ore,·o\e s i abhia m•gli operati nei primi giorn i della riportata lcsil)llC ctl in quelli vpem ti molto t.ardi. ~ cll'itnnaln del \\" url1' mberg c Sa:--souo durante la gucrm l Si0-7 1 11 0 11 fu ~''''J!llita nkuua opcrazioue (;riti i. D<li fra un' si non è a doLI ata, nè in guerra, n e t H• Ila prati('a ci rile. Anche in Italia, in ri,;(;l Ù<'i ri,u ll;ll i sfa\·or<'roli, in <J U<'~ti ultimi teutpi ì.· !Jilasi tlel lnlto ah handcJll<tln.. Dalla gnl'l'l'a l~tili );on o an~:o r;.t note 8 opc'razioni e:-.e).(nitr in German ia, c:on esito ll'l:tlr, cioè : 2 da W olf, 2 da Xus,.:halllll, 2 lht Liuhart, 2 d;t BcdL Coll"aggiunta. cii que.-;ti casi la ruortalità delle H opcrnzioni in gucn a co n 31 1110rti , tl guarigion i, :.! e~iti scono::.ciuli ascende a IU,il 0/o. l'nragonando i l'i~u l tal i di altri mctocli opcratiri si h;t la, minore mortalità uellc clisartieo]al(iOni con 1i0-55 °io. Srguorw quindi L'~tmputazionc sopra t.:o ntliloiclca con ti0-75 °/o, l'ampu tazione al W inferiore cor1 li-t-li"t "1o, la. rcsezior1 c con GO tino ad 84 c tinalrucnte l'operazione di <~ritLi con 74-i!J 01 o. Co/lclttsione. - Co n;:iclerata. la granclo mortalità, ht colllplicazionc dcii 'atto opcn1th·o p cl q nn le occorrono almeno :w minu ti, una. cerl:t clcstrezz<t, la fo•·nul del moncone, fad lnH.•nt c rulncrabi lc poro adatto al trasporto pel quale po~sono :tl'Caclerc spostamenti dcll:t rotella c I ]Uel ch e piit importa emorragie di certa entità; di più, vista la lung:t durata ùei la cura ed i suoi incerti risultai i, cosi l'autore ri tiene che il metodo Gritti non ~ia chiamato ad aver(' una ùifl'us:t applicazionr nella thirurgin. eli guerra.
lJnn. unovn. s trnortlinnrln ope rnzloru- clrlr•u·gi(·n ~ del prof. Ar.z10 C.\ SEJ, I,J di Reggio (If(tlitt medica, n• 32, 2ii novembre l~RO). Il celebre chirurgo italiano prof. Azzio Caselli, con. lettera. in da ta 7 con entc novembre diretta al signor cavalier Domenicl>
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JUrJS1'A
Dhelti medico primario del nostro osperlalc, fa ceva a questi, e per suo mc7.ZO ad altri medici e chirurghi della città nostra, cortese imito ad assist \!re ad una granrle operazionC', che rgli ~nchhc ('srguita il giorno 9 corrente sopra un giovane di Viccuza all'etto da un immenso tumore alla regione antero-lat erale drstm del collo. " La luughczza vertit'ale del tumore misurava 14 centimct.ri e hl circ:on t't.> r enza 19; intcrcssara fuor di dubbio l'os~o joide, faringe c laring<', i quali ultimi organi eruuo altresì sensibilmente <'OIOJ•ressi c spostati. " Tanta rstl'nsionc del neopla ~ ma, mentre da una parte mcttera al le strette l'esistenza dell 'infermo, dall'atr.1 imponeva rosl -c.la farlo ritenere da dh·crsi distinti cùirurghi inoperabile. Da ultimo il prof. C:lselli tonsultnto stimò potcrsi cimentare all'at·dua operazione. " L'alto OJll'ratiro vr nne c,;C'guito in due ore, c vennero fatt e <"irca HO legature di ,·asi rispettundo diligentemente i tessuti sani J1CI (lli:lllto fu possi bile, e più SJlCl"ialmente il fascio car ot.iùco <!estro. " Col tUJno_re furono demoliti parte del piano ruuseolnre soprajoidco, l'osso joide immedesimato eolla ncoplasia, buona parte della f,Jrin:.:c, gran por:done della cartilagine tiroidca, e tutta l'epiglottide. " A completare l'operazione :;'impiegarono l'an ~a cd il coltello galYano-cnnstico non che il tenno-cauterio Paquclin, ed infine il 1'rwhefllomo Caselli coll'immissione della cannula tempouante Trcndlenburg. n
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Otwrnzloni con ischcmla totlllc. Relazione fatta nella l" setluta del IX Congresso della Società chirurgi ca di llerliu o, il 7 aprile l ciRO, dal Si:.(. dott. Esmarch profcs:::orc eli chirurgia a li.iel, (E~·lrattodalf,ml[féltbek' s Archiv. Tomo XXXV. fascicolo HJ· Dan:hc ebbi l'onorC', sette anni or sono {l) di raccomandare
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(l) S<>cicllt ch it·ut·~•ca, Il <;o n~t·es~o I:S73 11 p. 65.
CRTRUIW ICA
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ai distinti miei colleghi le operazioni con ischemirt arti{ìairtle t potei cons tata!·e con soddi s fazi one, c·he tale mctodo fu seguito quasi gcuerallnc nte ctl ovunque. :Nondimeno vi sono ccl<•bl'i c speri111cnta.ti chirurg hi che ahba.ndonarono tlcl tutto o in parte il s udtl ~tto mctoclo• a vrndo rinYc nuto, al momeuto dclla rimo:lionc ùel tubo, in ca u~a di e morr agia parcnchimatosa, o di .a ltra consecutiva , la s tes~a, o forse ancùe ma~~iore perdi ta di sang ue, che col \'ecchi o s i:stellla. Questo fatto, sceontlo me, è rleplombilc t'g ualmente per gli a.mmalati e per i chirurg hi, presentando le operazioni con ischcmia t;lli e così cnti tte nti \';tnta~~i, da non poter essere ne~ati tla chi ch~ssia.
Quanto ai danni attribuiti all'ischemia, so>;tengo inna.nzi tutto. ch e dipendono dall'impcrfeti(t tecnica, c sono pure convinto, ch e le \'arie moditicazioni consiglia.tc non giovino a scongiurarli. Dopo che rJuattr'anni fa ( l) cen:ai di dimostrare ci rcoustanziatamc ntc il s•stcmu da noi adoperato ne lle amputazioni c;:eguitc .:o n ischcrnia arlitidale, non s i cessò ne!la, nos tm clinica dal te ntare ogni mezzo per perfezionare la ter.uicn del p1·oeMsn ; tanto. che, s i riuscì in questi ultimi anni ad e;;eguire la maggio•· parte tlellè operazioni alle estremità senza la. più le.yger(' penlillt di sanrJue, e ciò nello stretto senso delln 11a'1'ola. ~Ii permetto di dcscrivcre c di produrre nel metlcsimo tempo i risultati avuti col nostro attuale mndo di 1>rncedere, nelle tre yrand6 operu;;ioni alle estremità: amputazioni, resczion i e nccrotomie. l" Nelle amputazioni, ol tre alla totale ische1nia all'atto operativo, si legano con grande diligenza tutti i vasi visibili, come chbi a dire altre volte. Non si toglie il tubo, come s i sole vn fare per lo innanzi ma si riuniscono esattamente i margini dcll' int'era ferita mediante la sutura da pellicciaio fatta con catgut. Nella parte più der.li,·e della ferita s i pone un breve drenarJ,qÙ~ assorbente, il quale, al bisogno, si fa passare per un foro praticato nella pelle.
, {l ) Quinto congrcs~o lSìi 1, p, :;~.
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Rli'JSTA
In s:cguito s i applica la fi.c:;r·ialum .s/a.Z.,ile contpressira. Il monconr è sollernto in ùirèzionc r erlicalc, eù eseguito anchC' qucst'u lrimo att.O, si le\'a il t uiJo. Poi il paziente è portato in letto, c coricato in modo che il moncone rilu:~.n;;a per una mezz'ora nell'accennata direzione verti cal e, per essere poi anrh 'csso collo!'a to orizzontalmeute. Si rsrguirono in tal modo, fino a!l ora, 12 amputazioni ; cioè: 1 dell' a\·ambrael'io, l del hract:io. 9 delle ga1nbc, ed l elci ·piede, usando sempre il s i ~t c ma di Lister. In nrssnno dei suddetti casi si ebbe emnrra,fjirt cnnscculiiJtt; tanto che potemmo Iascim'\'i lr• giorni il primo apparecchio senza muta rio. T olto questo, si rinvenne cost.nntcmcnte nella superficie interna dcll';tppnn·cc!Jio una ;;ola ri!fa ?'o.~ ..lll-ònuut t! i sangue tli:;scccato, to rri;..poudentc alla t·icatricc lineare. 2 ' Dall'an no l ti'i'l al l ::>75, in wolti casi ùi r csczi oni, la. fasciatura fu applicata prin1a. ùi rimuovt'rc il tuho; ma essend osi mnJtife:;tata qnnlrhc Yoltn l'emorragia consecutiva in causa. ùella eompn•.;., ione iu,uflicientè. si abbando nò suhi to quc~t' uso, e d1d l cl75 al l H78 si tolse se1upre il tubo pruùcntclllcntc, seùautlo l'emorragia. pri111a di applicare In fasciatura . .Xon sono piil tli uuc ann i, che per la Jlligljorata tecnica dci uo:>tri nppnrecchi, si osti applicarli prima di togliere il tubo, proceden<lo ~cmpre nt'lmodo seguente : Uopo rseguita. l'operazione, si trova tah·oltu, di dover l e~<tre tluc o tre n ,;i quando sic11o rkonosribili; ma il più delle vol te 11011 1.i vedono. QuinLli, si riunis1·c la. fcl'itn, con una profonda sntut·n ùa j)eilicciaio eseguita eol catgut; s i collocano tlei drenagyi us srwbenli nei punti piil opportuni, c si applica la /'ttscilllm·a. :;lrtòile compre.~.<Ù'II .
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Ciò fat.to, si soll eva verticalmente l'intiet·o arto, c !"i toglie il tubo. ln questa posi7.ione, l'arto \'iene fortemente fissato ad una &te~:cn, l'opcntt o trasportato nel . uo Ietto con l'cstrcmitit :::ollcvata in alto, e, trnsl'orsa UJHt lll<'zz'ora, anche l'arto è collocato iu pos izione più comoda cd orizzontale.
ClllltU lltliCA
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lJal l:-17d in poi ;,i e,;r~u ir0un iu 'lu e~ t o modo il!i n'sezioni al ginot;('itio, al gulllilO C aJI'articul:tziòiiC ud pit•tlc C Jdla IU<tllO. In n e~,; uno di questi cas i si cùl>c CliiOI'I'<lgia Ctllll>CCutira, c molto m1·uo la n1 ort e. L'apptll'l!l7hiu :>b1bile in ::>a ca:>i f11 1:1!-riato a po~ to thtlll! :; alle-! ~eltimanc; c il ct>l'so ne fu a:;,;olntalncnte a::.c ttiro. llal prin..:ipio dell'anno l>COl':>O in poi, ndlc Tll't.:rotoudc, Ltpparecrhio n·nnc ~emprc appliratn tol mt•todo d<l 1uc prec •~Ùv uu· meutc dc:;nittu ; r.\lc a dire, l~t incamtura th:ll' o~so ,·enne fiJ,·le·ntcule tamptnllll(l· (•la priTH'iiJio con spugua prepamta. t.:a.rl>!JliZ"I.<\lll ron tampouc ùi ovat ta :;ali('ili('::J), applkallllo poi nua {ti.$t:iu lunt. ( ortemrw lc CtJJnprc.~sirn , c rimon•mlonc in apprc%o il tulJo. Su 1-lcl ca:;i tli questo genere, :;i trod1 ii rotte l'•tJ>paretThio imùc1·uto di ~angue; per cui :-.i d un•ttc rinnorarlo. ~ua l r he volta pure, in coHsC;!tH!nla Ùl:lla forte JH't'::.sionc, si mauifc:;tò la cancrena ai 1nargini cut anei, sC'hiat-ciati contro ai u tar~ini osse i. La guarigione in •tucsti ~:a,;i ancnnc naturalmente eon grann laz inne c lcntalllente: !:t SIIJliHlrazi one però fn Jl O('O ri lr rantc. l'ielle ft'rit· pa~qbali tiri Hil!l, mentre 1o crn as~cnte, il sig. t!ottu n~ Xcuhcr coHtitlantlo snllà prt>,;siOil e molto unifunn u della fasciatura stabi lr, l eulù ommellere il lampmutmc:Jt(ll. La rav i l;~ o:osca fu profont!a111ente disinfett ata. ron acitlo c donllo di zinco, tlopo di che si riunirono i bordi cutanei con u11a p1·ofontla cud tnm ùi ..:algut, si collocarono 1lrcnaggi assorl>cnl i, è il tu ho uon fu tolto se non dopo aver completato l' ;tpparccchio. tluesto mctotlo, ns••to tiuo ad ora in 12 casi, dietle sempre il risultato rli non obbligar e a rinno,·iu'e innanzi te mpo l'apJmrccchio per il gemizio sttnguigno. Si riusc:i quasi sempre a consenarc, ùal principio alla tine, le gmutli frritc completamente aset tiche. I n molti ca:-;i si ebbe la guarigione dell'intera ferita per prima intenzioue, usando il noto sistema di J,ist.cr ripetutamente descritto; mentre si organizzò il coagulo del sangue, il quale, tolto il tubo, riempim l'intera ~::witù os:;ca. Yantaggio grauùc per il pazicntc, tluanù<' :;i pensi al tl'mpo così luugo, che ci voler:> per la ùcfinilira guarigione ùdle granl.li ferite con la cura u ~ata. una r olta.
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HIV!STA CHIRURGICA
Non credo neces~:nrio rammentare, che dopo il rnschiamento delle ossa c rlelle arti co l a~ i oni, in seguito ad estiq>azioni di tumori alle cst.rcmità, di ùistcnsioui di nervi, ecc., l'aprarecchio fu sempre applicato con lo stesso metodo, otteneuùonc pure gli stessi ris ultati f<\vorcvoli. Ci l'in sci inoltre con lo s tesso sistema di evitare completamente, non solo llt perditct di sanyue clm·mzfe r1li (liti operativi; ?nl~ eme/w di eciln.re le emorra;tie consecutive, in tu tte le opera:r.ioni delle gamùe tino sopru. il ginocchio, e delle bmcda, lino nll'!lrticola~ione delle spalle. I nos tri esperimenti procedettero con la massima prudenza in dir<•zione centripcda; nè lino nd ora si tentò ndaU.are il prO('esso sopra d~scritto nelle opc.-uzioni delle coscio, e in quelle delle articolazioni coxo-fcmora.li e della spalla. Credo però di poter esp1·imcrc In speranza, che non passerà. molto tempo, che il nostro metodo sarà adottato anche p er le altre regioni.
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RJVIST A OCU LISTI CA
l!htll' u lilo di s oluzioni m e (Uc um t•ntose n e bulizzttte uclht c ura (Ie lle mnlnttie d(•ll;L c ongiuntina, !Jel dott. A~w~tr.ss (Ginm. intcmaz. delle scienze me:liche, n" ti) . •
L 'autore dice che anche nelle ma.latlie delle palpebre il getto liquido nchuliz~ato, contenente in soluzione i medicamenti, è il miglior modo di applicare questi medicamenti stessi, e prcferihile ai pennelli, contagocce, ecc. I nfatti, coil questi si applica sull'occhio una soluzione, p. e., di solfato di rame, c poi si lascia che per i movimenti propri delle palpebre essa venga a contatto con tutte le parti della congiunti va ammalata.; così facendo, oltrechè non si ottiene bene lo scopo desiderato, si ha l' inconveniente di portare sopra la cornea un'irritazione spesso molto dannosa. Questo si evita, a detta dell 'autore, per mez1.o del getto ncbulizzato, il quftle, egli dice, è anche di facile applicazione nei fanciulli. :\. causa forse del I'all"rcdùamcnto che produce, esso porta un grande sollievo ai piccoli nnunalati, e nei casi d'infiammazione acuta della congiuntiva, quando le palpebre sono tenute ch iuse spasmodicamente, si ottiene che questo spasmo cessi e si può medicare convenientemente la congiuntira, pcrchè divengono facili e non dolorose le manovre di rovesciamento delle palpebre. L 'autore adopera il polverizzatore di Daviclson che ha il vantaggio di potersi usare con una mano sola. ~ ci casi di congiunti vite purulenta quando si sono alquanto dileguati i gravi fenomeni infiammatorii primitivi, fa uso di un getto ncbulizzato di una soluzione di allume c di clorato di potassa al 2 per 100. Nella congiuntivite tra.comatosa con panno l'autore consiglia usare una solu1.ione così fatta: acido tannico grammi l, glicerina grammi 8, acqua grammi 30 e dirigeme un getto anche s ulla cornea, tre volte al giorno. P uò u sarsi la soluzione di solfato di rame al 2 per 100, ma una volta sola al giorno. In questi casi bisogna che il getto neb ulizzato sia caldo, altrimenti la sua applicaziane viene seguita da una reazione troppo viva.
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RIVISTA DELLE MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE l
t;u caso di cangrena simmetrico. ( Gionw,le llalia,no delle malattie veneree). ·
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Un tal dott. Petri narra la malattia da lui stesso sofft!rta. dal fcbhraio 1879 per alcuni mesi. Addì 22 giugno 1878 dopo aYer bcYuto . birra, nella sera fu colpito da cefalalgia, spossatezza c nausea, fenomeni che durarono tutta la notte c vennero susseguiti da febbre. Dopo una settimana si aggiunse gonfiore di milza e diarrea. La fel.>bre col chimno c co l ~alicilato di soda diminuh·a, ma al 13• giorno insorse intenso frcùdo che du1·ò un'ora c non si ripetè. Nel giorno seguente manifcstaronsi in tutto il corpo numerose macchi c emorragiche simmetriche ad ambedue i lati, di Yt\ria estensione : la maggior parte mostravansi n dc:;tra e a sinistra simmetriche sulle clavicole, dipartentesi dallo sterno ed estendentisi nrl a mbo le ~pa ll e. Il lato sinistr-o era colpito come il destro profondlnlllente sotto forma di larga emorragia. Al di sotto del gomito c dclt ':wambraccio le macchie non erano molto intense_ Simili macchie si svolsero pure s ul metacarpo destro c dell'omologo ginoccilio. La sensibilità cutanea nei punti afl'ctti fn al principi-o maggiore, più tardi avvenne l'anestesia. Le bri~ccia ~i gonliarono, la febbre scemò, i disturbi gast.rici continuarono, profusi furono i sudori nel mattino. Nella 3• e o~,• settimana ovuncp1e appnn·cro numerose bolle cancrenose, il cui contenuto in parte era chiaro cd in parte colorato di sangue. Il polso fu sempre debole c, quando i:ii potè, contarousi 120 c più pulsazioni. .\.i primi di agosto la cancrena cutanea ùi ambo le braccia em si estC"sa, ed il processo espulsivo durò 4-6 settimane. _\.t pl'incipio di ottobre incominciò il processo cicnt.riziale, che compi vasi nel
RIYISl'A DELLE i\IAL. VEN. E DELL.\ PELI,E
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gennaio 1819. In ottobre formossi una circoscritta periostite stemale che guari in marzo senza esfogliazione. I n pari tempo insorse una UI.'\Talgia intercostale si nistra accompagnata da convulsioni clonichc nel muscolo pcttoralc maggiore, c poscia una nevralgia destra dell'orlo int cmo della scapuln. È notevole il guasto delle unghie f<tltc rugose e come scannellatc. Il dott. Petri crede di essere stato in preda ad una malattia. di origine ncl'l'osa centrale, os~ia ùr.l simpatico, che corrisponderebbe prohabilrncntc all'eritema essudativo di forma emorragica descritto dal Lcwin.
Applicazione locale d e ll' iotloforme u e ll'ore hite, del dotto1· l3ot;RDEAt:X (Jo11m . dc lJiéd. et Chit'.JJraliiJIWS, settembre l tit!O). Il dot.lo1· Bounleaux riferisce negli A1·chives ·rnéclicale.:; bel,qes di aver tratro gran vantaggio dall' iodoforrne in casi d'orchitc, nei quali altri rimeùi arc\·a.no fallito. In un caso in particolare il doloro era sì vivo che il malato non potem muovere un passo, e il gonfiore tcsticolare considerevole. F ece applicare sul tumore una pomata di iodoforme di quattro gr::urlmi su trenta. per due volte il giorno. Uopo la prim(l. applicazione il dolore s pontaneo scomparve come per incanto, e, cosa notevole, il mnla,to munito di sospensorio potè attendere alle sue occupazioni che lo costringevano a rimanere in piedi gran parte della giornata. If gonfiore del t.esticolo nou cessò colllpletamcnte cbe dopo una quindicina di giorni; ma. il dolore sì acuto dei primi g;orni non si riaft'acciò più. Il dottor Bordeaux ha pure usato con buon successo la pomata di iodoforme per combattere i dolori nevralgici del testicolo cho sopravvengono ad un colpo dato su questo organo. L'eccipiente usato fu la vaselina.
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RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA
D e lla d e putazione fi s iologic a delle trombe di E us tnc lalo, pel dott. Founsrr.n (Giontale interna..àotwle delle scienze mediche, n• 3). Contrariamente a quanto si riteneva fino ud oggi sull'ufficio delle trombe di Eustachio l'autore crede: 1• Che la tromba di Eustachio è apCl·ta in un modo permanente, e che oltre agli usi attribuiti generalmente a questo canale di mantenere la pressione dell'aria uguale sulle due facce del timpano e dare scolo alle mate rie contenute nell'orecchio medio, essa è destinata ad impedire la risuonauza inconwda tlei suoni in una cavità interamente chiusa. 2• Che i muscoli che s' inseriscono sulla tromba. (per·istafilini interno ed esterno, faringo:>tafilino) invece di essere dilatatori di questo canale ne siano costrittori. 3• Che il circolo dèll'aria impossibile in un tubo chiuso ad uno dei suoi estremi, etl il cui <liametro non oltrepassi uno a due millimetri è provocato dalla contrazione ùei muscoli della. tromba, la quale è otturatrice, non dilatatrice.
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Rl\"JSTA DI TEHAPEUTICA
EmiJ)IC)lin. eU moto e di loòCnso gnarltu. con In Naht· mittt- (Jounutl cle J[t;rlecine el d~; Cl1irw·gie, non'mhrc 18 O) ·
Fiu dall'auuo pa,.:snto il D. Dcl1o\·e eli mostrò che per l'inHueut.a. d<'~ li agenti c~ l t•si o.!.!CHi, come la talarniln., si poteva cons!'gnirc la gu:nigione di certe paral isi di moto. Ora il D. Deho\·c rifo'rist:c nt'gli Arcltices rle MtTnloyie tluc nuoyi fatti a conferma di queSl:1 osscrrnzionc. Il primo nruto dal Ull ll i O eli .~ :)
D. Golbcrt è rel ati~o n un
ann i colpilo t't'pC' ntinnmentc da un in, ulto apoplettico. La pero \il;t 1lclln co.;;clcnza fu complo.'la c ~lurò una mcu'ora. o tn' ctr~<lrt i ll'orn. Q11ando il111:tlato tornò in 1;(: stc~so , ~ i notò l'aholiziouc clelia moti litù. c clclhL scnsihililà in tutto il lato !<inistro dC' l corpo, Due t.dorn i do pc>, i modmcnti in parte ri cuperati erau o ancora limilatis,imi. Oltre a. ciò era pure abolita a sin btra ln sc•u,.,ihilitù. c alla ~-m iancstc~ia scn:;itim ~i ag~i un;;t ra l'l•mhtrH•,I;·sia >'t'nsorialc. J>a questo stesso lato cnt aholilo il gusto c c l'odora to, l'udito era alterato, c la Yista gra\'l'mcnlc o ffcs •~ da altri cli~ turui. i quali c l'insieme dr llc circo::;blllzc in cui era accaclnto l'acciolcnlc tJ r rnrelt er n.no il diotgno~ t.io.:o di emorragia cer ehralc. Sci giorni dopo l'insulto non ri \'l'iL manifesta moditicazione. Si cominciò allora l'applicnionr dell<1 calamita alle ;;ci ùi st•t·;l, una, sul torace l';1llra sul gi nocchio . •\Jlc sci c mezzo il malato coulinciù n sentire al lato sinistro della te ·ta prinripalmc ntc un Yiolcnto dolore, alle se lle la ccfala lgia era cc~.-;at a, alle otto comiuci() a rinascere la motilità, alle otto c mczw le calami te flll·ono tolte c si uotò che la. scnsiuiliti era tornata in tutto il t erritorio t~mnt.i tolpito oli anc,;tesia ; ltt scnsiuililà speciale era pure completa. Hirnanc Ya t111 poco di an c~tcs i;~ piantare c;he
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RIVISTA DI 'fERAPEUTICA
l'applicazione ili una calamita per una mezz'ora fece scomparireil giorno dopo, una Jeggicra. parcsi fa ciale c un vago stupore dei muscoli precedentemente paralizzttti. Qui pure il ristabilimento del moto c della ~cns ibilità seguì tanto d'appresso l'uso della magnete e fu sì completo che non ~i potrcblJe vedere una semplice coincidenza. Q.uesta obiezione non ha ormai più valore dopo tanti casi gii\ osservati di guarigioni in ciTcostanze eguali. Il secondo fatto riferito tlal Debove c dovuto al D. Hondet ili l)arigi c simine al primo. Era una donna ili 65 anni colpita ùa emiplegia destra con pcrdit.a della sensibilità generale e notevole climi nuzionc clelia sensibilità speciale. Dopo sci giorni, una appli cazione delia corre nte indotta dall 'avambraccio fece ri COillJ)arirc un poco la sensibilità, ma temporaneamente. Il giorno dopo però la mobiLità era migliorata, quando si applicò una forte calamita fra il braccio c il petto. Ciren dieci minuti dopo questn applicnzione, era tornata la scusibilit;\ pcl hraccio c una mezz'ora dopo su tutto il corpo. La calamita restò ancora in sito per diciotto ore e il ritorno del movimento e della scnsibilitil. fu definitivo.
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Rl\riSTi\ DI CUilHCA EFARlli\COLOGIA - --..J\1'\1\,f \ - - - -
DI nn nuovo c rlitc rlo p e r det.ermi.unre c on rigore ~;~e h• ntiUeo il "·adorc r c lnth'o clt'l dh·cui noti8et• tici. Ricen :he s perimentali del prof. YJ:"ct::>zo Cnmo:>t: (Ar chivio clmico italiatOo, n• 251 1880). CO~CLl; SlOXI.
l • La spettroscopia può fornire un criterio scientifico, per mi-
sw·nre il valore relativo dci <ti versi nnt.iscttici. Non possono pcrt studiarsi con questo metodo quelle sostanze, come il solfato di zinco, il solfato di allumina, l'acido tannico, ccc., che attaccano chimicamente con molta energia il sangue e decompongono la emato- globuliua. ~on po~souo nc1uYche studiarsi quelle sostauze,
che danno un colorito speciale cd uno spettro proprio alle soluzioni, com'è il caso del permanganato di potas~a, della sanguinaria, ecc., che io ho anco studiate senza pubblicame i risultati. 2• La spcttroscopia ha dimostrato csscn•i delle sostanze, che si oppongono alla decomposizione tinule del sangue (:mtizimotichc od antiputride), e ùellc sostam~e che si oppongono alla disorsidazionc del sangue (antiriduttiYc), che può considerarsi come il punto ùi p~rtrnza della. putrefazione del sangue. Vi è linalmente qualche sostanza, che ·spiega l'una e l'altra azione. 3• Non vi è rapporto costante tra il potere antidiruttivo cd il potere unti putrido delle tliverse sostanze; ed una ùi esse può occupare, come l'acido arsenioso, il primo posto come antizin1otico, ~quasi l'ultimo posto come an t iriduttivo. 4• .\gisce col doppio meccanismo l'ùlntto di clo,·alio e la sua azione è tanto potente da meritare il primo posto tra tutte.
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tm:J,ST~ DI CB IM!CA
5' Le sostan;:c che si oppongono alla disossidazione del sangue, possono essere dispo:.tc 11el modo seguente: l • cloralio; 2• t'hinina; 3" salicin a; -l 0 berbc:rina; 5' ipoclorito di socla e di calce; (i• floriùizzina; 7' eseulina; s• c;inconina ; go cctrarina. ; 10' salici lato di soda; 11• stricnina; 12' catfcin:t ; !3• solfato di soùa c di calce. ' U'' Queste so~l:l.lli:C si combinano agli albuminoidi tlel sangue c li prcc1pitano, conscnando inalterata, per un tempo più o meno lungo, la porzione 11011 precipitata. 7• Queste sost anze spiegano la loro a;:ione a.nliriduttint sul sangue an~:Le dopo t:he, assorbite, si vcr~an o nel torrente dcUa circolazione, ctl è tanto })iù energica per tJuanto più fresco è il ~ a n::ruc. tl" Le sostanze, rbe si oppongono alla dct:omposizionc finale dd sangue po;-;sono es,; ere cosi tli$postc : l ' cloralio; 2• acido :n~cmoso; a· arsenito tli soda. Agiscono poi col medc~imo mcct.<wismo, ma sono immen:.<lmcntc più deboli, l 'a~:itlo borico, il horato di soda c la luppoliua.
Snlla Ilre pnru.zione c (•onscrnlziouc d c lhL s olu· z io n e e scirOil})O di i4lcluro di f e rro (·l Ollntal _cle J!ltm·?nacie et de chimic) .
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L'espc·rienza ha dimostrato che tanto le soluzio11i di ioduro di ferro t}uanto il sciroppo ùi c1ue.~ta so~tanz a si modilicano col tt:Hlpo. Le di,·erse fonnolc che si :;ono puiJblicatc per preparare qn f'::. lo sci roppo uon sono tu tte tl 'at:cordo, il che nu oce all'un iforlllitù d'nionc di qnL·.-to mctlil'amcnto. Le cause che influiscono ~nlln poea sna !"onscrrab ilit à !':Ono dh·erse. La prima si è che i :,t·iroppi di gomma c tli liori d'arancio, che fanno parte tlclht sua composizione, sono rnramrntc prc)iarati coll'acqua distillata; rit:OITCIHlo::.i in generale all'acqtm pot;lbile, ne dL•ri va. che il suo hicarbon:1to calcico reagisce sul sale ferroso. La seconda si ò che il sciroppo semplice il quale fornm la base ~l ei sciroppo di gomma, IJnasi selllprc si t lLi<tritica col bianco d'oro che gli comunica la sua alcalinità. La ·tcna infine è che gli zuccari impiegati ;ono talora sovraccarichi di sa~:cara lo di calce.
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F.\I:~IA COLO('IA_
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.\hhi:llliO•!uin•li tre ag.::uti .tkali ni, tln: s i trorano 'tnnh:he rolta riuuili in uno s tr,...:o ;;ciroppo, le di cui ar.ìoni tlcc:olnponc nti lottano di t:tllll'f'rto ~:o utro alia stabil ità del ioLluro di f~: rro. I!; ncc('S:-<1l'il'l adunque il ~alUl'<ll'C qnc;;r all'alin il~t ('O n un 'aei.lo, c d a tal scopo si intlil.:ò l'al:ido citri co per il suo sapll!'c pi:tl'l'I'OIC, per la sua iulpo tcnt.a a formare ;l ~i prcc ipii~Ll i ro i sali di cakc cd a ndac per(' h è att enua , tl~t cptanto pare, il s:tporc disgu s lo~o dci s:tli di fe rro. Onde cnn ~c rra rr intlcc·o mpos ta la soluzioni' del iodm·o di fc1To :\I. 1'. C<u·lcs propouc 1\t g~i nut a in pit:t.:Oht closc, di'l solfuro <li ferro idrato il quale a)!i~rc auc:hc sopra una ~olnzionc rc t:chia gia sopr'ossitlala rhe, tltlpo hrcYe agitazio ne, s i;t eol ripn~o. sia. t<•lla tiltrazinue si otl ii'IH' iucolo rc. L ':1 nlorc prcpnra il t!l'lto so lfuro prrci pitand n lllH\ :-oluziouc• t! i l>olf.1IO di fprro (n•tri ulo rcnl c) tul o;nltidrat o ;l'auHnouial'a o con una ,:;oluziunc 1li fel!:nto di s nlfo o poli:-olfuro eli po l ~l>":- i o; il prcl·ipitnto lo lan1. p1' r llc•t:nntazionc più volt e L'On aequa IJollentc e rac.:collolo s u di un ti lt ro lo <:O tlscrq al lo :;lato oli poltiglia, e ntro un recipiPnlc be n chiul'O. La soluz wnc normale la prl'para quindi ncltnodo srgul'nlc: .• 8 f.iln atu ra eli ferro non ossidato. .\ cctu;t clis ti llnta . !)i) lodo 27 .\;!~i un ~e il iotlo a ]'i t:c-olc ponioni c, dopo ehc il liquiclo giallo sar à tiiVCltUIO intOII)l'C, lillnt )IN :;(•parare I'CCtC~::,O di'l fc• tTil e
c.wbnnc èontl•nuti S('tnpl'C in qm•sto m. •tallo, intl'cHita·e quincli ncll;t ~o la z i n n c 2 ~;nuun1i cirt:;l tlel s nlfuro tli fcrn> s utldctlo. t~u c:-. l<t soluziuue contirnP ::';3 ).rraunui di iotlnro di ferro c Sl'rvc ~oprat utto a prc pa ntrc il sciro ppo cii cui ctrOill) la fonnola: Sciroppo eli gomma 1,000.00 ,. di liori d'aran cio 300,00 .\cido cit ri t:o (:-riol to nel s uo peso d'acqua) l,'JU tioluzione non1H1Ia iotlofcrro:-:a s uddetta 2.j,00 20 gr::o.nuui di 'Jucsto :;~: iroppo rac.:thindlHlO O, lO di ioùuro ferro.so. E:>so si conserva limpi do cd i ncolore per lungo tempo se i re-cipie nti sono esattam ente IJicnL Uior:l. notare c hc JL Crtrks non è tl'opiui one che l'inten- rnto d el sciroppo di tiori <l'ar<lncio sia poi tanto utile c che il sci-
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RIVISTA DI CHHUCA
roppo di !!Omma abbia. un 'efficncia reale n preservare il sale di ferro dal contatto llell'aria; l'esperienzagl'insegnù che il s ciroppo semplice s olo, ben saturrtto, preparato con acqua dis tillata c zuccaro ben puro, senza chiarificazione col bianco d'oro c le~~er mcnte acidulnto coll'acido citrico, ò un \·ci colo prcleribilc sotto tutti i rapporti alla miscela di sciroppi indicata. dai formulari.
n VC!ilbio, 11110\'0 metallo (Indipendente, n• 28, 1880). A vremo finalmente un corpo semplice scoperto ùn un italiano. Lo scopritot·c è :\.rcang<.'lo Scacchi, il no:;tro celebre mineralogo. Qncsti , ri cercando la compos izione chimica ùi certo croste ve rdi attaccate alle fenditure dci torrenti di lava vesm·iana del l(i31, notò rca;doni strane c tali da fargli sospewu·c l'esis tenza di un corpo semplice uovcllo. Le inct·ostnzioni venivano sèiolte in HCl molto allungato; la solu:r.i,llle evaporata lascia un residuo che si tratta, con acqua s tillata la quale scioglie i corpi estranei, lasciando indiseiolta la. silice ed un composto, che e quello appunto in cui il distinto autore crede vedere nn sale del nuovo corpo semplice. Scacchi gli riserva il nome di veshio, da. Ves bio o Vesvio, antico nome del Vesurio ricordato da Gttlcno. La reazione più sensibile dei resbiati ?! li nella dC'Il'acido clorid!·ico concentrato, che in presenza di questi sali s i colora in rosso-s ang ue, che poi passa grada•amcute al l!runo, al giallo e finalment e :ti
ve nle.
Proees!'lo l'ltt•ido p e r 1' annli!ili d e l latte . .At·chives me-
dù:ales bef.qe.-;, fascicolo 1• luglio, 1880).
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I l si .~. Adam presenta un nuovo processo per nnaliz7.are il latte, e che s i fonda s ul seguente fatto: Volcuùo rc ndcr$i ragione delle reazioni che si compiono fra i liquicll 111essi in presenza dell'apparecchio del s ignor l\farC'ha ud , egli ossC'nù, che lo s tr1\to ctero-buttiros o superiore non è per nulht un n. comliina zione a propondoni ùctioitc; ma, a mis ura ch e s i aumenta 1:~ r1ua ntilìl d':tcqua, lo s tr:tto inft' riorc si atTi<·cbisco di cascina c di lnttosio, mentre lo strato s uperiore, confus o in un
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FAR~IACOI.OGTA
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dato momento con lo st.ra.to intermedio, si arricchisce di burro e finisce col contenerlo tutto, e. eludendo gli altri principi i tlel latte. Dopo ciò s i comprende facilmente il partito che trasse da ques ta scoperto. il ~ ig, .\linm. Egli intrOtlu~sc s uccessivamente in una s pecie eli fiala a rubinetto i nfcriore : P 10 centimetri cubi d'alcool n 75 gradi. 2• 10 centimetri cuhi di latte con l'aggiunta di l goccia di soda caustica; 3• 10 cenlimetri cubi di etere puro. Agitato il liquido, esso si divise in due strati. Lo s trato inferiore travasato di ligentemente contiene la. cascina, lo 7.11cchero rli latte ed i sali che s i separano, e si dosano coi processi ordinari. Lo s trato superiore non r.ontic nc che burro, anzi lo conti ene tutto. P er conoscerne il peso, hasta evaporare e pesare.
Operando su 10 gr:lmrni di latte, l'autore mccolsc 3 gr., 27 di cnj:cina che, in se~ uilo a rlisscccazionc c scolori7.zazione, non cedette all'etere caldo alcuna tra~:cia apprezzabile di materia grassa, o non lasciò che 13 milligrammi di cenere dopo la calcinazione; cioè, 4 per 1000 cirea del peso della cascina secca.
SopNl nna combinazione d 'idrato •U c loralc c oli I l canfora (Journul dc phnnwwie et chùnie, sette mbre). Da varie esperienze eseguite s ulla canfora ed idrato di dorale emerse che queste due sostanze possouo co ntrarre fra di loro una combinazione instabile che e ntra nel dominio di quelle che s i possono chiamare combinnzioni molecola.l'i. Quest' idrnto di cl orale caufom.to attrae l'attenzione dei pratici per In s ua azione scdatirn. che pare pronunciatissima; non è punto caustico sulla pelle, e l'a.pplica.zione è stata fatta direttame nte senza veicolo intermediario; il dolore causato dalla cm·ic de ntaria è in ispecial modo scdato. La sostnnza in questione si ottiene in un mortaio 11er semplice
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RrYIST A nr CI-II~HCA
ruc;;colanzn dci due suddetti corpi pl'eviamente polverizzati e pre ·i in un rapporto uguale a rtucllo dci rispettivi pesi molccolari; poco a poco la mi:;crla diviene pa tosa c quindi liquida c trn!iparcnte. Questo liquido è viscoso, d'a.spctto simile alla glircrina., oleoso al tat.to, macchia la carta come un'essenza, ba un sapore piecaule ed amaro, un odore che mmmcnta simultaneamente quello del dorale e dclla.canfora. È solubile nell'etere, cloroformio, essenze, olii; insolubile nell'acrtna rh e lo decompone; agitandolo con C'ssa 1\iricuc opalescente c rinnovando l'acqua a più riprese non Yi rim:we più che della canfora solida insolubile. Ore la eombinnzione si nt:(iti con acqua contenente del cloralio sciolto an<'bc in una proporzione insufficiente per snturarla, la llccolllposizionc non ha più luogo: da ciò ne deriva che l'affinità :::oll'entc dell '<wttut per l'idmto di clorale può togliere questo alla canfora, ma al di la di un certo grado di saturazione t! i quest'acqua. l'affinità dci due componenti l'uno per l'altro è sutfi.cientc per la stabili t:\. c· alt:ool esercita an che un' azione decomponente sul preparato.
E Hin.t o !ò!odico
secco u s nco eomc cnn stico (7.eil-
s•·lm'(t rlcs rt ii ApiJiheker- Yereines ed A lgemehte lViencr medicinisclw seitun!J, u• 3-l., 181:!0).
11 dott. Hichal'tlson racco man ch~ questo. miseela da lui già introdottJ. come caustico nella pratica prirata; la quale, a suo :wyi,o, presenta nlllt,aggi non in!li!ferenti in para.~on<' ad altri causlid, come sarchhcro la potassa e la soda. caustica. Se folisC lecito trame una f;.trorcvole conclusione dalle frequ enti richieste el1e ne h anno le farmade, c spcdahncntc tlall'estcm , bi <; ogncn·bhc athmnarc che il ri meli i o goti c 111olto fa l'ore. Presso di noi pcrù es ·o è ::wcora poco ricercato, c fors'anche, non nbha.st:wza
conosciuto. Il preparato di Hichanlson ha l'apparenza d'~m unguento di colore scuro c crir,t.allino. Il modo di ndoperarlo è semplicissimo,
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lo si applica al punto da cnnt cri~zarc mediante un baston cino di vetro. L'ctlctto comincia colla ùccompo~ izione dell 'etilnto sodi co, c pare c!Jc il processo sia questo : l'tw•itlità ùei tessuti (a<:qtlll) trasforma l'<.' tiiMo sodic.o in alcool c · in os,i didrato sodico(caustico), il quale ultimo prO(lurr:ì. la r oluta. rauterizzazione, mentre l'alcool produrrà coa~ulazi o n c , impedendo In. clc<'omposizionc della sostanza. J.'applic:\z ionc di rtn('sto caustico è conl'iderata. come molto comoda; prima, perchè si ha in mano il mezzo ùi dcterminare il grado di cautNizzazionc S('n endosi di una m:.tgl-{iorc0 minore quantità secondo il caso: c poi 1 pcrcbè si può arrestarn e l'clì'ctto con poche gocde di cloroformio.
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RIVISTA D'IGIENE
()ont•·ibuzlone llllo s ttulio fl e ll's'v'·cl cnauncnto c ronl<'o d e lla' ni c otina n e i fnmntori, del dottor Rr c tTLIN (Gaze/te 'YIWlicale de P<wis, n• 42). L'autore comincia con la s toria di un caso mortale di a.vvclcnalllcnto pubblicata di corto dal dottor Hicht<'r. Era un uomo di -l7 anni g1·an fumatore che s ui primi del 1876 fu colto a un tratto da ''iole nti do lori rachiti ci che venivano ad accessi fra loro vicini c s' irradia\'ano nelle coscio accompa~nandosi a rigidità e scosse 11ci muscoli con tendenza. alla stanchezza c diftiC'oltà al camminare. Passato l'accesso, le gambe erano agitate da un tremito continuo. Questi disturbi cedettero allo correnti continue, rua ri(·ompar\'ero alla fino rlcll'anno. Intanto il malato sembrara cous idcrerolmcutc inrecchiato; il polso era debolissimo, aritmico freque nte. Durante l'anno 1871, la cal'hessia. fece tali progressi che in r1nnttro scU ima ne furono pcrduLi ùue chilogrammi di peso. Si aggiunsero ccfalalgia con \'Crli gini e ambliopia e forti accessi di palpitazioni con nngoscia precordialc c dolore vivi:;simo dietro lo stcm o (nevralgia del plcsso cardiaco). Il malato fu accolto in una cast~ di salute, trattato con l ' idroterapia c le correnti galvaniche segul un migli oramento ma dure) poco, perché 11 malato eludendo la vigi lanza tornò a fumare. Il suo stato agg ravò o alla ti ne d<' l gennaio 1tl79 cadde a un tratto in uno stato comatoso da cui non si riebbe più. L'autopsia. non dimostrò alcuna lesione organica., ma una grandissima anemia di tutti i tessuti e particolarmente dei centri nerrosi. Pure i \'as i della pia madre 110n contenevano quasi punto sangue. Il c uore cm piccoli:>simo, flaccido , le s ue pareti do l'un q ue sottili c di un bruno s porco; le earit:\ non contcnc,·ano i l più piccolo g rumo; gli ori tizi o le ralrolc erano intatte.
IHVI:>TA D' IG I E~E
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In questo cn ~o predominavano i fenomeni eli irrila,;ione .9pinalt:. Lo ;,tesso fu osscrrato in altri casi riportoti cb dircrsi autori. Il dottor Hammoncl ha ripo ~ lo la causa anntomka eli quc~ta irritazione spinale in uno.nncmia limitat.a, ai cordoni posteriori. I l dottor Lab::ulic-Lagmvc non crede che sia limi tuta ai conio n i posteriori. Hifl C'ttcudo che i sintomi delln. irritazione spinale variano molto fra un malato c l'altro c spesso sono complicati da disturbi cerebrali o buluari, auunette come causa l'anemia ccrchro-spinalc. (~ucs ta opinione sarebbe confermata Jnlla storia sopra citnta, la fJllulc l11 0$; tra pure che i disturbi nervosi cagionati clall'ahuso del tabacco non <lcril'ano da u'na le.. ione ::!l'Osso lana dci centri nervosi ma da unn semplice insufticien1.a. circolatoria aiutata scn1.a clubhi o tlaiLtzione dirl!tta ùell:t ni cotina sulle cellu le twrvose. Questa insufticientc irriga1.ionc di'l cervC'IIo e della midolla sembra. effetto si dl'gli spasmi vnscolnri cagionati dalla presenza della nicotina nel sangue come della paresi cardiaca prodotta dall'alluso del tabacco, cd n.lla quale sor.combet.tc il malato neiJ'osscn •azionc riferita più sopra. Altri clue casi di a.rvelcnamento letale con autossia. si trovano citati dal Uol!ck nel Compendio di pettolorJù' dello Zicmssen. I n ambedue l:ii trovò all'autossia una intensa iperemia dci centri nerrosi.e dci principali visceri. Questi risultmnenti scmbrerebber<> in contraddizione con tluelli forniti dalla autossia del malato del Hichtcr. 1\Ill. gli ultimi erano casi di avvelenamento acuto e non bisogna dimenticare che in questo le cose succctlono divers:unentc che nel cronico. Lo spasmo vascolare ivi non dura cùe poco tempo e fa luogo a. un rilasciamento puralitico dei vasi primitivamente contratti. Questa ipercmia Lieve essere anche aument:tta dalle violente convulsioni che scoppiano sempre dopo l' introduzione di forti dosi di nicotina, tanto nell'uomo che negli animali. Un altt·o punto importante della storia del nicotinismo cronico che ha formato oggetto di importanti ricerche negli ultimi anni, è relativo alla ambliopia per abuso di tabacco nei fumatori. Il 1\'Iachensie fu il primo a notare l'abuso del tabacco come causa di certi disturbi di vista.. Altri autori e il Bader più recentemente affermarono che l'abuso del tabacco cagiona nei fumatori l' ipercmia c poi l'anemia
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Rlì' ISTA
con atrofia della papi Ila. Sichcl padre utrcrnumt cl1e poche persone pO!;l'Ono consumare per lungo tempo più di 20 gmmmi di tub:~t·co eh~ fumo scuza che la vista c 5p Cf:SO h m emot·i:~ si i ndcboliscano. l\[a però, molto pit1 risonato, riJc,·ò la mancanza di sintomi obiettivi tlimostrnhili con l'otlalmoscopio . .\. de Gracfe di stin ~ù pel primo le ambliopie a co!'so progress i\·o con restl'lltgirneuto pcrifcrit:o del campo Yi ~iro che terminano con l'amaurosi clalle ambliopie curabili , in cui si nota un rcstrin~imento couccntrieo del campo visivo o $COtflma centrale, ossia una paralisi funzionale del cèntro della rctiua in viciuanza del punto di fi ssazione. A questa seconda forma benigna di ambliopia il DeG•·acte facem nppartcnere i disturbi visivi cagionati dall'abuso del tabacco da fumo, che non riguardnxa poi che come una causa aiutatricc di questa formazione dello scotoma centrale. Lasintomatologiae il diagnostico tlellaamùliopianlcoti n ica sono stati fi ,;sati con maggior precisione dal Foerster; pei quali addita la presenza nel campo visivo di uno scotoma centmle che si estende etti punto eli fissazione alla macchia del )'[ ariotte, la coesistenza di una discromatopsia centrale relativa alla percezione del rosso, c la mancanza rli qualunque alterazione del fondo oculare all'e~am e ottalmosr.opico; essendo as:;ni se qualche volt<L la papi Ila apparisce 1.111 poco pallida. Questa ambliopia è curabile, la sola astinenza dal tabacco la fa scomparire iu poco tempo; talvolta, è ,·ero, persiste lo scotoma centrale, ma è molto dubbioso se l'ambliojlia nicotinica termini mai con l'atrofia completa del nervo ottico. L' Hirschberg ha conl'ronLato l'ambliopia nicotinica con l'ambliopia alcoolica. con cui ha molta somiglinnza. I n ambedue si trova lo scotoma centrale, ma questo nella maggior p<utc dei casi di ambliopia alcoolic:1> non mggiungo la maccl1ia dell\Ial'iotte ed occupa le parti tlella retina destiunte alla perc·~zion c del verde e del ro ss~ vi ha clunquo C<.'C itù. )l Cl' questi tluc colori; il che non è nella semplice ambliopia nicotini ca. Qmtndo lo scotoma si allarga può invaderc la macchia del i\'Iariotte, e l 'acromatopsi:t può a1iora divenire assoluta. Siccome non è raro t.roYaro persone elle sono sotto la influenza combinata del nicotismo e ùell'alcoolismo cronico, si incontrano spesso delle forme mi$te in cui sono associati i caratteri di queste due varietiL di ambliopia tossica. Altri
1311 autori hauuo di poi riportato altri casi di aruuliopia nicotiniea. nei funaatori che hanno coufcrmnlo la. descrizione datane d<~l F ocrsll.'r e el ali' ll irschbcrg. I fenomen i cl\lndl:'nnaHcnto lli'OllotLi dall'abuso del talHH:co sono cngionati dalla sola uicot ina o ri concorrono altri priudpii nociri "!Per e1uali vie questi principii t oss i ~o:i penetrano nell'organi~ m o del fumatore·~ l'N' lungo tempo si è creduto che le qualiti1. tos~k h c del taha('tO f~~~~ C rO do\·ut e lllliCllciiCIIIC a lla, nicotin(l.; C Si ammelteru. che la nkotina 11 0 11 solo si tront nel succo che scoln dal ta.bacco per mc.~co lan,; i alla sali m d ·~ l fuuuttore, ma sì aucom nel fum o ell e esala dal ta.bnt:t:O che brut:ia.. - Una diecina di anni fa, due ted esch i, i Llo tto ri l::ulcat~uurg e \ V oh i, sostennca·o che il fum o dd tah<LCt:O non contiene che tracce tcnuissimc t!i nicotina, ma. in\'l'CC do;;i uotcr oli eli sali a I.J;tsc di pico lina (piridcina, coUidina, ccc.), ed a quc»ti ultimi principii rolatili attribuirono ra~iouc rnaleticlt ~1 (' 1 t'n mo del tahacco. L.llcuhcl, pure tedesco, riprc;;c <tue;; te rit;crchc. El-{li ùruciù venticinque sigari , il di cui fumo mediantr~ uu'a,;piratnrc cm fatto pa~s.tre pc.r l'apparecchio refri gerante ùcl Licbig. Om il prcùotto di co nden~azio ne così raccolto a\·cva tutte le proprietà ch ilniche c ti:;iologiche della. nicotina. Per :.piegare l'app::u-cnlc contradùi;:ionc fm le sue esperienxe e 11uelle ùell' 8ulewhurg e ' Voh l, l' Hcubcl arvcrtc che la nicotina libem si tlèeomponc molto facilmente per l'azione del calore, ma non cosi i sali eli nicoliua. V'ha dun!JUC a supporre che le mnnipola.;doni eh ~ usarano l'Bulemburg e \V ohi nelle loro ricerche c il naotlo eli combustione ùcl tabacco a r essero fa.vorito la scomposizione tlci sali di nieot.ina e il suo sdoppiamento in pirideina, collidina, ecc. Uua conclusione pratica da. trarsi ùa IJUCsti fa Lti. I fumatori sanno che l'aroma che si svolge dai sigari c dai tabacchi tlclla stessa qualità. e della stessn prorcnicnza dipende da molte cirr.ostan;:c: dal grado di secchezza del tabacco, dallo stmmento nel quale è fumato, dalla maniera. di accendere il sigaro, dall'aspirazione. E prouabilissimo che questa moùiticazione dell'aroma dipenda per la maggior parte dalla influenza che queste circostanze cserdtano sulla natura dei proflotti volatili della combustione dd tabacco . È pure riconost:iato cltc nella fahbricazionc dci si-
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guri di pt·ovenien;la, dubbiosa e di qualità inferiore rigettata dai fumat on pelloro cattivo aroma entmno spesso altre cose <:ho il tabacco. Ora le ricerche dell' Eulemburg e \V o hl hanno dimostrato che i sali a hase di picolinn che hanno aucllC maggior virulenza della. nicotina si trovano in notevole }WOporzione nei prodotti della combustione di molte piante come per esempio nella. sCOI'Z<t ùi sakio. Quindi può essere che la presenza. nel fumo dei sigari dci sali di piritlina., di collidina, ccc., derivi dall'adulterazione del tabacco con altre sosta nze. Ora ecco <tuali sono gti effetti tossici di c~uesti altri alcaloidi (piridiua., colliùina.): Sotto forma di vapori irritano le mucose con cui vengo no a contatto provocanùo la iperernia delle con~ iun tive, lagrimazione, tosse, irritnzione ai bronchi. Qunndo si iniettano queste sostanze anche in piccolissima dose sotto la pelle di un l!.nimulc. s i accelera la s ua respirazione e diYi<Cnc penosa; spesso l'animale ne muore dopo brevissimo tempo e allora all'autossia si tt·oya una intensa congestione polmonare. So poi l'animale resiste più lungo tempo s i manifestano in lui tutti i segni della pare~i cardiaca; gii Yiene la 5chiuma alla bocca, è colto ùa. convulsioni toniche c cloJliche, gli si dilatano le puJJille, e terminerà poi sempre per soccombere alla paralis i respiratoria. H fumo del tabacco contie ne ancora un nltro principio tossico che è l'acido prussico sta.tovi dimostrato, fra gli altri, recentemente ti ai signori Don c N ocl. Che il fumo del tabacco abbia parte nei fenomeni di avvelenamento che provano i fumatori non può esservi dubbio. E nessuno ha neppure mai messo in forse che la saliva serva di veicolo ai priuci11i tossici contenuti nel succo del tabacco, e sono ben noti gli accidenti locali cagionati dal contatto di questo liquido coi labbri e la mucosa boccale. Per farsi una iùea della atti Yità colla qna.le sono assorbiLi dalle membrane i principi tossici contenuti nel tabacco, basta pensare a.i casi di avyelcnamcnto accaduti per esempio nei fanciulli ai quali si e ra lavato. In testa con una decozione di questa pianta a scopo autiparas itario. Un'altra quistiono importan te è quella delle dosi alle quali il taha.cco comincicrà a provocare dci disturbi nei fumatori. Condannare. assolutamente l'abi~udine di fumare, come fanno taluni igienisti è una esagerazione che non approviamo. Questa pro.ibi-
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zione però Y<l. bene per taluni che hanno una assoluta intolleranza per la ni cotina e che provano disturbi cardiaci, vertigini, tremiti dopo :wcrc fumato un solo sigaro. È però certo che passate certe dosi, la nicotina e gli alcaloidi simili non tardano a produrre gn.1.ri disturbi nelle persone piit refrattari e. Queste dosi di' J!Cndono da prcclisposizioni individuali attinenti al temperamento c allo stato di :;alute del soggetto, e non solo bisogna tener conto della forza o del nuiJlero dei s ig<~ri, m:t ancora del loro peso.
Analis i d e l burro, secondo il n. REil1CUERT (Jotm~al cl'Hygiì;!l e, 18 novembre 1880).
Il D. Rcinchcrt ho. immaginat o il modo d'analisi del burro che riposa su questo principio: " Il burro ùift·erisce essenzialmente dalle materie grasse ordinarie per contenere una sostanza particolare, la butit·rina, la quale con la sapon ificazione, svolge degli acidi grassi volatili, l'acido butirrico, l'acido caproico e l'acido caprico, laddove la stear ina, la. margarina e l'olcina cihe compongono la. maggior parte dci grassi non danno con la. saponificallionc cl! e degli acidi grassi non volatili sotto la pressione atmosferica. Su questo fatto è fondato il metodo di analisi del 1). Rcinchert, che si riduce così a una sempli ce operazione volumctri ca, l'acùlinudria che è di facilissima applicazione secondo le seguenti indicazioni: Due grammi e mezzo di burro lavato e seccato nel voto sono sottoposte all 'azione di l gramma d'idrato di potassa s-..lido con l'aggiunta di 20 cc. d'alcool o. 80j 1oo. Questo miscuglio è scaldato o. bagno maria finchè è completamente disciolto ed hacessato di spumare, poi si aggiungono 50 cc. di acqtJ.a. c dopo 20 cc. d'acido solforico diluito al decimo. Si procctlc a\Ior·a alla distilla;d onc raccogliendo esnt.tameute 30 cc. <li liquido condensnto. II prodotto della distillazione contiene gli acidi grassi volatili isolati, la cui quantità si tritola con una ~olu zione normale di soda di 1j 1o. P erò occorrono per arrivare alla. s aturazione circa 14 cc. di liscivia.
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InHuc mr.a di tlll n Sl!Wdlo 1!\Ullo sc.ato ~aniturio d e lla. J)i:a.zzn, nsst>dlntn ( B ulleti.n de ln n:uuiou des o{/ìcicr s, 20 ottobre 1880, n• -!:)). L a questione ùcl fortificare le grandi città s i complica co1i altre cons iderazioni di cui è rluopo tenere conto anti cipa tamente, e frn. le quali occupa ~ in st n me n te il primo posto la sa lute pubbli ca. co~i tu tto ciò che paò rischia rare l'influenza. che le
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speciali coudizioni di uua città assediata possono eserci tare
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s ullo stato sani tario c la mor tali tà, meri.ta, di esser notato, aftincbè conoscendo le cause, se ne pos!)ano ntlcnuare se non cancellare gli effetti: J~ stato pubblicato un documento uffici<llc sulla mortalità di Parigi duran te l'assedio 1870-71 e (lUella. dello s te;;so periodo dell'anno 1 ~69 -70, da cui emerge che in !JUCsto la mo rtalità fu di 209d3 c nell'altro di 637:2:\. Queste cifre staùiliscuno il fat to bruto che dm·ante l'assedio di Parigi, la mortalità in questa capitale fu circa tre vol te maggiore che nel periodo COI'I'ispo ndc ntc dell'anno a va nti. L e tavole ùi mor ta lità che abbia mo cita te non danno a lcun n. infonnazione circa. l'età, il sesso, la posizione, le cause della morte; ma è cer to c he non bisogna sta bilire il conft·onto fra la mortalità tli questi due a nni s ul medesimo numero di abi tanti. U numero dei morti per l'anno 1869 si r iferiva ad una popolazione <li 1,902,752 abitanti. Secondo un censimento fatt o nel mese ùi dicembre l d70, Pal"igi assediata aveva allora 2,005,70() abitanti , va le rt dire 102,95 7 di più dell'anno antecedente, comprendendo,·i la popolazione dci d intorni che l'arrivo ùei Prussiani avc,·a fatt o accorrere in città. L'e CI'Cito, la. flo tta o la g ttardia nazionale mobile avevano una forza effetti va totale di 278,500 uomini che non erano compresi ne i 2,005, 709 e che dovevano da re alla mortali tà un gran cont i ngcnte a motivo delle perdite C!lgionate dalle fatiche c da i fatti d 'arme. Secondo la s ta t.is tica della Francia del Block, i l 18G9 pote v:t essere ri guardato come un anno normale rispet to alla mortalità, mc nt.re il 1870 raggiunse una proporzione molto superiore alla JJleùia in consegue nza delle epidemie che regnarono prima c
l3l:J dopo l ':l~.-;ct lio. Ì·: t.: hiarn t· h(' l'al'llnl'llla dl'll;l poptllazion<• urJ.an:L c l'a tl'nll :11" i della gunnlia. nazi onalr mo!Jilt• non pote1·ano an·ro rh c uu'i utlur nza sfai'OI'Crole :-ullo sh1to sa.ni tario ~c n c> ra lr. La. densi la tlclla popolaziont• di Pari.!!i ;!i:Ì ~rd n t l c nei tempi ordinari, a lllll l! nt l> co n;. id<·rr ,.ol111 c n t c tpta ndo i l bo Ili J.:trd:unc ni o l'c..:c ~gmn hraro i IJll:ll'ticri Juinat.:t·iati, i cui al>itant i ~ i rifu~-: iaro 11o nuturalnH:ntc i11 altri quart ieri. l~ f:wilc collli>l'C'Ii<IL•rc rhc fra lr rc ntin:ti:t di mila :\hit:tuti tl r>lla prol'iuria, r hc tolti :-uhilanramcntc al loro modo di l'ira, si trorarono o !JIJJigati a prendere nuo1·e ahiluolini , lo :;tato s:tnitario d u n~ tt c nccp,,;ariamrn tc patire d:L quc:;to mpido pas.-;ag.!!iO, c la. wortali l :'t n1c-nù ~-:ran rorin:t in 'tll l'~ la parte d t· Ila popolazionc. Se poi ~i a~~i uugr r hc 1' in1·rr11o 1 ~ 70-71 fu in •Hllilamcntc rigido, c l:t .stati:;tira Ìl hi'J..:II:t che i mesi più fn·tldi ~o n o appunto tptl'lli d ac tolgono dal 111ondo pift gent e, è una mgione di }lill per .dnbit~rc che l'auuh'ntn della morlalitù di Parigi durante l'atisCdio fossl' uui t:a c·omsc•gurnza ddlc co ndizioni particol:tr i faU e uaSl'erc ol:tll'asscùio ::to•s,.:o. Si sa di più che la poli:dn sauit:lria nr>u si csrrdtò co11 tutta la ncel'"":tria di lil-(cllza in mezzo alla confu:;iouc gc ucrat:L dalle c in:n,.:lalli:C politkhc. L ' fli ;;fnir c cr ilùpte narra che il :..dorn o clopo il l settembre le strade e le piazze pubbliche erano ingombi·c di i11nnondizic per lo s<.:ompiglio in rui era la polizia, il quale din:nuc anche maggiore nei giorni appresso. Ogni vigi lanza a1·cnd o cessato, uiuno più si cumva di uicral c; !!l i ahitauli vcrsàYano a tu tte le nre le loro lordure sulla puhulica ria, c i riantlanti tl(' IIC clas~ i inferi ori loro fac·cr:lllO ~oncorrr n za. La ma~niliml'ittà Iii Parigi, dì solito co;;ì l c~gi aolra c co;.ì linda, non illllu:.;iiJ a tlin•utarc am focolaio di infezione-. JI a la eansa princ:ipalc tl t'lla staorrlinaria mortalitù di Parig i pn>l'l'lllliC ;;enza dubbi o dall'hlsufficicnza di uutriml•nto. La olichiamt.ionr tld dott. Hourhanlat " l'alimento in~ul1it:i c nt c è la causa più ~··n c ra lc c piì1 potente dell 'aumento della murtaiità mcùin n si è trO\'ala confermata pienamcutc dalla st:ltisti ca dci tC'mpi mod,.rni. (~u c:=: ta tlianostra r ho gli anni di ran•stia hanno una notc,·()Jc intl ucnza ;;:nlla lista ùei morti. L'Eng(') ha not<ttO che quando accade una 1nortalit;'t insolit.a, primi ad (·~~u· rJW riltiuaa so no le p ersone dl!holi, i t'àneiulli Cf! i r e~:chi. Que:;to è ~la to pur c:on-
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fermato da quanto avvenne nell'assedio di Parigi. Jl}leggioramento c la diminuzione rapiùa del nutrimento, il caro ecccssi,·o del yi\•cri, rinsuftìcicntc approvvigionamento dci mezzi di riscaldamento o d'illuminazione in nn inverno rigidi ssimo, finalm ente la corruzione dell 'acqua. potabile esercitarono sullo slato sanitario della capitale un 'azione delle più perniciose. Alcuni ordini poco pratici rlati dal governo pep-giorarono ancor più il male. Quanti raffreddori, quante infiammazioni di gola, quanti reumatismi fu rono cagionati dn!la incorporazione di tutta la popolazione lllttsr-hilc nell 'esercito e nella guardia nazionale, che fu quindi sottoposta n tutte le f:tliche c primzioni della guerra. (~uantc malattie di petto, quante infiammazioni dei polmoni, quante diarree, dice Franccs<:o S<trccy, furono conscguenz:\ della cod:t che le donne del popolo erano costrette a fare davanti le macellerie, i forni , le latterie, le vcnùitc di l'm·honc, ccc. f~ da meravigliare, in simili conclit.ioni , che i fanciulli c:ulcssero cot11e le mosche, quando le loro madri mal nutrite non potemno d;u· loro cltc un lattr insuffi cicn tt', qunnùo il latte di vact:a cm se:nrso e caro, quando le donne obbligate a f:tr coda. per ore intiere non avevano più tempo di attendere ad altre cure? 1':: un fatto che la mortali la andò aumentando di settimana in settimana in ragione che gli alimenti divent.wano piìt rari e più catti vi. La ~c tt i mnM che precedette la capito lazionr fu la pilt midcli nlc, c si sa che la razione era discesa a 30 grammi di carne di camllo, c !!00 di un pane da non potersi de~c rivcrc. La mortal ità fu quattro volte più grande che in tempo ordinario; essa giunse :t 4500, fra cui !100 fan ciulli sotto un anno, !f,OQ da uno a c1uindici anni, e il rimanente adulti e ,·ecciti. Le miscr:tnde condizioni in cui si trovava la popolazione di Parigi furono anche sorpassate dtt quella. dell 'esercito della difesa. La ct'stilnzione fisic-a di ~ran parte clel ia guartt igionc non era punto prcpnratn all e straordinarie c~ i ~en zc del scrrizi o militare in f[U<' I l t~ cireostnnze. Un medil'O inglese, il dott. (iardnn, oss<'n-atorc ufl'atto disinteressato, si c:::primc in tjttesti termin i: " I contin).!ettli che venivano thtl lc pro,·ince non ostan te la loro coslituziouc apparrntetnentc huoua sopportarono as8ai difficilmente in f[cner:llt! le fal iC'ile di un servizio rc1;o al doppio più peno~>o dal rigore dell'inverno. I f(iovani soldati tlci baltnglioni di
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riserva t! ella 1]nea erano in gran parte male costitu iti, gli stessi battaglioni dello. guanlin nazionale avevano nelle loro file, in mezzo ai buonissimi clementi, molta gente assolutamente inabile a sostenere le fati che di una campagna. n Bisogna a questo aggi un~e re cb e i l vestiario delle truppe non era sufficiente per quelle condizioni <li temperatura; cosa ell e non si comprende in Ullll città come l'arigi che non doYem patir difetta di queste cose. u A centiuaia dice il San:ey, ·si port:trano Yia dagli avamposti i soldati as~ itlerati, poicbè questi disgraziati. non erano ablmstanza coperti per quri freddi iperborei. , E il ì\[azade riferisce che in poco tempo :wnoo uomini non feriti, ma ridotti in istato d'anemia furono mandati dentro l~arigi per rifarsi in salute. In tali conllizioni l a mortalità result:wte dalle operazioni chirurgiche divenne veramC'nte spa,·cntevole. lhassumentlo le cause della straordinaria, mortalità di Parigi nel l t\70-71 cl'iciamo: che il non piccolo munent.> clelia popolazione, l'affollamento delle case in conseguenza clelia emigra7.ione dci 1'11'0\·inciali c del ùombarrhlmento ; un'epiclemia eli mio lo ehC' scrpC':;giava avanti l 'as~ctlio, il cambiamento completo ùi abitudini e di alimentazione per centinaia di mila ahitauti delle pro,,ineie, l' in \'Cm o eccessivamente rigido; i r egolamenti di polizia sanitaria trascurati e fin;:tlmente l'alimentazione insufficiente c di cattira r1ualitù. furono le cause chC' mocl iticarono le condizioni della Yita, da cui deri vò quell'aumento di mortalità. Stabilito il fatt.o, bi;;ogne•·ebbe in circostanze simili potervi portare un rimedio o almeno modificarle. Le migliorat e condizioni di esistenza eli Parigi; l'aria, la luce, il benessere sparsi dappertutto, la ferma volontà ùi profittare dell'esperienza a sì caro prezzo acquistata nel l Si0-71 con la creazione di forti che mettono la piazza assolutamente al coperto da un bombardamento e col ragunani provYigioni per sei mesi
almeno, 1limi1llliranno certamente le accennate c:tusc, ma non basteranno nel allontanarle completamente. Di più, a queste cause materiali e fi siche, bisogna aggiungere che lo stato morale ha pure un'azione gravissima. in questi frangenti. Per cui coud udiamo che se gli abitanti sono bene nutri ti, bene alloggiati, bene vestiti c sono sottra.tti agli effe tti del bombardamento staranno
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in i:!t'ncrale così bene rome ~e la città non fos;;c assediata. 2\Ia se <JUCst e comlizi oni pos::-ono f;l ci hnentc e~:-ere as:;icnratc al centro di un ...:ampo trinc·erato, lin chi: i forti staceati re::;i::;tono, i soh.lati che que,li ùif,•Julono .-;ono alt·ontrario posti nello più ~ ruv ore ,·o li
condizioni dallnto igit•uit·o c [lC l' IJlll':>ti non snrauuo mai troppe le IH'<'C<luzioui da prendere. \
J•r<'lUtrnzion c di u nn nnovn. !ilostn.nzn. n.lirnc nturc, In. untric ina. ~ ota t! el :\L E ti . .:\IonwF. ( Gazette merli~:. ile l'ar i.-;, n• ,JI, 20 nor. 1 ~::-iO.)
Il Sig. Moridc presentò l' ti norembre al la Accademia. delle :;ticnze di Parigi un ). U O nuoro mctotlo tli prcp;tnlzione c tli conscn azionc ùelle carni sotto un piccolissimo r olume e in 11110 stato ùi gr;\utli:;sima lliri, iOIIC. E...:co le sue parole : " l o preparo eon le c:arnc frcs<.:a alla temperatura :unbi cnte e senza. ~:ottura tlcllc po l r cri di carne, la cui conservazione è illimitata pnr~ li è noo si espongano nò alla umiditit nè a un calore troppo forte. Il mio pr·occsso con~i ste nel far pa.s;;arc in apposite llllt~;chin e della carne cruda di:;o,sata con delle sostanze alimentari azotale che hanno b proprietà di assorbire J'an Jun di co;,tituzione della carne c forse di fonnarc co n rssa certe eombinazioni orgauirhc ancora indctcrnJinate. Si secca il Jll'J dott o nll'ari(l. o in una stufa sealdata a bai'sa temperatura, poi si polrcrizza c ~i pa~~ n per sPtaccio. Ln polrcre ehe risnnta <la quc;;tn operazione è d'un bel colore 1-(rigio c gi<tllastro c di un sapore gratlcrolc. .\gglomerantlola con •lell'neiJua gommnta, dcll 'albumino c (lei grassi se ne formano dello t;n olcltc, dci t:ili mlri c ùci cuhi di tutti i pesi, che poi si pos~ono t! i ritlt·rc. ~~· con d o i bisogni per farne delle minestre, dr !le ~;a l se o dci hi::;<·otti. lJr hho fartJ riguardo a questo prodotLo le seguenti osser-
vazioni: P Questa poln~re :tlin quale ho d;,~to il nome Lli nu/r icina rac-
chiud!.' tutti tfli clcmr nti eontenuti ndft> carne cruda c nello stato in cui ri si trorano. Ciò è tanto rero che il sangue tm format o in
1319 nutririmt c·on ~rrra tutte lr Jli'O[•rirtà rli Rn luloilitù. eli rnlort' c• eli qoa~u bt zionr pt• r l'azione li<'l l'nlorc. La ~n ln zione a frcrlclo del ~an!{u c dcii;\ nu tril'in;tnon rntra in pntrcfazionr. ~o l o !'i r it'OJ!I'<' tlopo alc-uni ~i orni eli t'spo~ i z i o n (' all'aria eli all'u ne IIIH il'e. :!• La carne dH• crhti tui ~.:r la 11ntrieina non cs-;rndo s tat.l ~ot topos i<L a cultura è eli pii1 t'al'il<• as!'imilnionr 1lt'lb eamc cotta. W A pe>.o e~ualr, la nutrkimt è più azo tata c più nutritirn. clelia carne :-tr;;>.a, poit:hè da una part r non ro11tic• ue nè rccr;;~o eli gra~so, nù trntlini, nè pc' lll'. n è fra111mrnti d'os:-:o, d';tltra pnrtc i 7 f'J 0 gr:tcllllli d'11np1a stat i tolti a un c·hilof:nlmma di carne, so 11o ;.;ta!i ;;ostit niti da 7!1(1 gralllllli dj pall e c eli altre ;.;os tanzc farinacee che corit cn!Jono, oltre gl'irlrati di l'arhonio, tino a 2 per 100 di azoto. L'azoto clc•lla 1\llli'Ìl'ÌII<< !' Ì iun;llza acluncpll' a piìt di :\ pr r 100, mentre l'azoto clC'II<ì ca m c fJ'C'iC<l nn11 arri l a alpiì1 che al .t per l tlO , .
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·. 1320 '
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RIVISTA DI STATISTICA MEDICA
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' I.e c ondizioni sn.nltaLrie dell'eser c ito aus t.ro-nugn. rico (Rivista milita.re italianu, Di ~p. IX, 1880).
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Dnii'Anmw1·io strrtistico militun~, p:ute 2•, testè pubblicnt.o per ordine del ministero della gucna. c compilato dalla s• sezione del w mitato militare tecnico ed amministrativo, togliamo i seguenti dati sulle condizioni sanitarie dell'esercito austro-ungarico per l'anno l ti71ì: Ln forza llcll'escrcito ascese in media a 258-!35 uomini. Xci decorso dell'anno si verificarono 386221 t:asi di malattia cot1.' ispondenti a l.J !)! p. 0 '1joo tlella forza media, mentre nell 'anno JU'cccùentc non superarono 1329 p. "0/oo e nel l 87J, 1355 p. 001oo. In tnt ti i mesi dell'anno 18 76 la mortalità fu più ele,·ata che nei corrispondenti mesi tlegli anni 18 74-75 . Rispetto alle stagioni, le malattie che, come si è detto, furono nella proporzione tli 1+9+ p. 00 Joo delht fona media, possono essere cosi ripartite : Primavera. 363,7 p. oo/oo Estate . 405,0 , Autunno 3!l2,7 , 332,0 Jo,·cmo. " Ri->pl'tto all 'armi).., mentre nell'anno 187± il maggior contingente di malati fu (bto ùal reg~imcnto pionieri, nel 1875 dalla fant eria., nel 1876 contarono più IMtlati i battaglioni cacciatori. È degno di nota il fallo che per tutti e tre gli auni tt·oviamo il mini1110 numero di malati nella truppa di sanità, c che pure nei tre anni il massimo delle malatti e si è verificato nelle tre tn·mi summeuzi onate. Alcuni corpi ra~giunscro c perfino sorpassarono in malattie il
RIVISTA UI STATISTICA !I{EDICA
1321
2000 p. 00/n~ c questi furono i reggimenti <li fant eria 22, 3G, 66 e 73, i rcg~imc nti di ri ~c t·\·a 27, 4U c 79 c lìnalmcntc il H" c 20•
battaglione cacciatori. Di questi 9 corpi, dc~ii altri più colpiti, uno aveYa guarnigione nel generai C<JmatHlo <li Vi Pnna, tt·c in quello di Gratz, uno a Trieste, uno a Praga, uno a J\a;;chan e· uno ad Agram. Se i dati soprae;;posti ci offrono un'idea. dell'estensione dci morbi, quelli in,·crc raccolti dalle statistiche degli ospedali cc ne fanno Yalutare l'intensità. Sopra 38G:,!:H cas i di malattia YCrilì catisi nel 187G e l !}63 rimasti in cura negli ospc<lnli dall'anno precedente, abbiamo 11 ()5:29 infermi curati nt>i vari st:ahilimcnti, cioè 451 p. 001 oo della forza media dci presenti. Considentndo l'arma. il maggior numci·o dci curati all 'ospedale appartiene alla fanteria, il minimo ai pionieri. Volendo poi osscrmre s itnultancament.e c fra loro raY.vicinati i due f<lt.li dell'estrusione c della intensità morbosa nelle mrie armi, troviamo che ht fanteria fu sotto questo rapporto nelle condizioni più sfa,·orcvoli, men tre l'opposto risulta pl'r la. camllcria; difatti quest'ultima ebbe ad un tempo e minor nunH' t'O di malati e minor numero di entrati all'ospedale. L'artiglieria tiene il posto di mezzo tanto per l'estensione quanto per l'intensità, mentre la truppa di sanitù ebbe malati reliltinuncntc pochi ma fu tmvaglinta. dalle più gr ad malattie. L'Annum·io esamina, l' ia1flucnza dcii c nazionalità sulle malatti e cd all'uopo pon e inn.anz~ 3n reggimenti eli fanteria, c precisamente ctuci corpi che atti ngcmno i loro contingenti dtt circondari di bene spiccata nazionalità. ~cl relativo quadro statistico figurano sette distinte l)Opolazioni, cioè: Tetlcsclti, .Jiagiari, Tzcchi, Polacchi, Ruteni, Croati e Rumeni. I Croa.ti ammalarono piìt inteu!'amcntc c più estesamente degli altri tanto ne l 1816 come nei due anni prr{·etlenli. Gli Tzcchi in1•ece avrebbero sofferto la minima intensità morbosa. nel 1876. La grande mcrbiditìt dci Croati sarebbe <la attribuir:;i specialmente alle fcblll'i periodiche, catarri bronchiaU e impiagamento dci piedi. ~essun'altra nazionalità, ne]lpurc approssimativamente, si trovò in così tristi condizioni come i Croati. Le morti in seguito a malattia furono nel 1876 2038, vnle a
13. ')? -""
RD'JSTA
dire il 7,fl p. 00/oo tlclla for:r:a m(•dia, dci presenti. mentre nel 1875 l a nwrtatità fu di !l c nel 1K7.J. tli 11 p. 001 oo.
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T. c anni eh<' piìc ~;o tl'rit·ono io mot·tnlitìt per t utti c tre gli anni furono la carallcria, la trupJH1 tli ~;anità è il .corpo elci treno. Le
malattie cui dc·n·.~i attribuire furono principalnwnte la tisi polmonarc, l'ileo-tifo e le plehrit.i; le malatti e d'infezione intluenzarono su per gii1 egualmente tutte le armi. La proporziont' delle perdite sui curati fu tli 5,1 p. 001 oo. Il 111aggior nHmero elci morti, ri,;pctto :ti curat i, spetta :;emprc n, due delle :<:urripctnt e anni, cioè al la truppa di sn nih\ C'On 10 p. "01uo e al corpo dt.:l tn·no con 10,2 p. 001 no . La mortalita Yil'IH' in seguito considcrata in rapporto ai mesi -c all e :; t:-~~ioni. Erco il totale dt'lla mortalità cliyisa per mesi colle rclatire Hle•.l i e : Si ebbero morti in (i etinaio. ::H 172 -F ebbraio l !H !H l\farzo ll i'l 2-W .\prile 10-lc 211 2~l; Mag:-:io 111 Oi ug no 210 I Ori Luglio l-H 72
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DirC'mbre 121 i'>!l La maggior mortnlit:ì tanto rh-petto :~ Il a fol'i:a mcclia, r1uauto ri:<pctto agli cntrati all'o!;pcdalr, la troYiamo nel mar:w. In rapporto alle sta~i o ni trol'iamo cl1c questa m:tssima mortnlitù ~pcttn all;l. priuta,·crn; inftltti si ebbero morti in l'rima n'r:l. 677 - 33,2 p. 00, vn E state . 4!JO - 2~.0 . ", Autunno . i:l.':l7 Hl,O In YCI'IlO
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l'cr riò che si riferisce alla uazionalità d risulta che nei Croat i le morti furono piì1 numerose per l' ilt'o -tifo, nei Humcni per lo.
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DI :-iT.\TISTI C.\
1323
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lisi, nei l'olacclii per In pPitnonilP. La ti:;i polmonal<' c In polmoni! n iuti crirouo cou uwltn :,ru, ihili clifrc·n·nt.c, lliCntrc le altre form e n1orho-.<· prnclu,:sero 11na mortalil it Jll'<':--"O a Jl(h:o u~-:ua!._. nelle nu-ie razz~: . l>ci rari !.(ruppi di malattiP la srrofolo~ i c In tuhcr<'olo,;i h:wno ma:::~itJ I 'Ili C nlc tCilllriùuito alla mortalitit {:!.-1- p. 00, uo dt•lla fnrz;t mcdi;\); Sl'guono n l}tt C~l•L le alraiuni clt·JI"apparato respiratorio ( 1,0 p. "",o"), r in lcrz;L liuea lP aflàiou i gcut•ralizzatc c di-;rra~ic li c ( l ,H p. "', u, ). I'<•r altre afh-zioui inrcn: i cn,i tli morlc :;ulht forz;L lll('clia n1n111ontarono :t O.li p. 00, uo in ~cguilc) a malatlic cld si,.lem:t ncrro::o, a O.~~ l'· 00 ,oo per all"t·zioni <lcll'a11Jl:lntto dil-(crcnte ctl Oq!aui ;tune~s i. \c•i rc::>tauli gruppi lrwrho,;i la. morl;ditù. rimase al di><ollo eli 0 / ) p. "01 uo sulla. forz:t media. Alht ::;\;tti-;til:a l'ilnitaria ri!.(IH\nlan tc i corp i, fa !>C,~ uito tl ucll:t <'hc si rifc ri s~c ;\ l mol'iwcnto lll':.rli o:;pc.:tlali . . X cl l ì>71i furono a~c·o l ti negli ospeda li l-J.Ii9l.J. mal,\ti, il che ~:OITi spnnd c al ii l! p. uo ,,o della forza IIIC1lia. Xci 1;>7:, la pro porzione si fu tli iJU c nell87-l- di ;,:!-l p. 001 w . Gli usciti. cscl utlendo i 11 0 11 appartcucuti all'e:;crcito e c!IIC!Ii f<tlli pa!isarc tul a ltri stabilimenti, r eugono cosi ripartiti: (j uariti 11 Uf1 7:1 /ii'!):! 2i::;J, Rimautlat i al ~:o rp o non guari ti 22 i)!) w I n li ~:cuza tli con rulèstcnza . -15 1~ifonnnti.
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31i
.i\Iorti nm1 14 t cla notarsi che lllentrc i morti nel 18i(i furono negli ospctlali in proporzione tli l -l p. 00, oo, nel 18 75 di(•tlero il l (i e nel 11:>7.J il :!:2 p. 00 foo . La diminuzionr della morta lit:l negli o:spcclali è un fatto che conti nua a vcriticarsi da parecchi anni. Le giornale comple>;sivc tli cura degli usciti furono 3f,Ql(i2J, ciò che corrispoude inmctlia n 26 ~io rni cii degenza per cia~cuno . La piì1 frcrtucntc cau!>a di morte fu la ti:-;i polmonale, la ctuale da se sola rappresenta tliù che ', • di tutti i dl'Ccssi as,·cuuti negli ospedali. Jn ordine eli frequenza su~:ccr l c alla tisi l'ileo-tifo con 178 p. 00/oo ùci decessi; fanno seguito a questa. In polmonite cou H>O Jl· 001 oo, la mcniugitc n~:uta ~:on ~n, la pleurite con 37, la pe1·itonitc con 28 p. 0()/110,
1324
RIVISTA
T; n capitolo ha per soggetto il suicidio, il ll'ntativo di suicidio,
•
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le mulila;doni, le pazzie e le disgm2ic che hanno cagionata la morte . Dal solito paragone ddl'anno 18 7G coi due precedenti risulter ebbe un aumento 1li anno in anno noi suicidi dell'esercito, giacchè 3i!O furono i suicidi nel 1876, corrispondenti a 1,3 p. 00Juo della forza media, mentre furono di 1,1 p. 00 foo nel 1875 e di 0,9 p. 00/oo nel l ti 7-!. Il più gran numero dci suicidi si trovò nella fanteria c nella carallcria ( 1,5 p. 00/oo per la prima, l ,.i p. 0 0 foo })Cl' la sccouda). Il minot· nun1cr o spetto. nll'armn del genio.
I suicidi furono pi(t frequenti nei mesi di ott.obrc ( 40), dicembre (3:1) c maggio (::iJ). Tra le cause che spinsero al suicidio sarebbero state ricono:::ciut.e le scgucnt i:
Timore di punizioni . Debiti e imbarazzi pecuniari Avversione al s~rvizio Pazzia . Nostalgia . AlCO(Ilismo. Passione amorosa. Discordie domestiche :Malattie incurnbili . . Es:~gerata ambizione Disgusto della vita . 1\Iali trattamenti . Cause rimaste ignote.
54
17 31
18 5 3 12 IO 3 11 12
3 151
Guardando al grullo troviamo che si suicidarono: Ufticiuli Sott ufficiali Non graduati
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21 100 209 -
G p. oo;~o
30 64
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mn.uc.tt·ouo le mutilazioni \'Olontarie. E ssi flll'ono 90 e precisarneutc il 3 p. 001oo della forztl media, come nei tluc anni p re cede n ti. Il moti\'O più frcr1ucute delle mutilazioni fu l'an<ersioue nl
1325
nl S'l' ATISTICA 31 ElliCA
servizio. ~Tutti i mutilatori erano semplici ~o lùati, dci CJUali 70 apparlt"I1CI·nno al ceto dci co ntadi ni, Hi 11. quello degli OJlCrai. L'anna da l;lJ.dio fu lo strumcuto generalmente usato. ])ore si tratta delle all'czioni lll entali fa ri lerare il fatto notcr olissimo, cptasi sempre rostatttc, della ~rnntlc quantità di p!iicopalic negli uflil:i:tli relntinllflCntc agli uomini di truppa. I casi di nlil'tl;tzionc furono \lO, di cui :21 appartenrrano ari uflìciali, 5 a ~o ttuffi ~: iali c li5 a soldati. Arciùenti susseguiti da morte : Furono 130, cioè il 0,5 p. 00 /on della forza media; un po' più dci ùuc anni precedenti, nei quali si ebbel'o il 0,4 p. 001 oo. La f.1nteria c l:t caralleria. furono le n.nni che sofrrirono mu~giori perdite in cau,:a d'accidenti. Lo. f;tnterio. ebbe 5:-J casi, cioè il 41 p. 001 oo. Del tot:tlo dei cnsi stessi, la C!Wallr ria ne ebbe .JO, cioè il 3 1 p. 001 oo. - Il maggior numero di morti ancnnc per uunegamcnto. A C'ompierc lo stullio delle varie cause che cagionarono perdite all'esercito restano a VC(lerc I;L invalidità tt-mpornria c la. inYalidità iniUHOribile o permanente. Per invalidità temporarit\ c per motivi di salute furono mandati in licenza durante l'anno 8713 indi1·idni. Il massimo numero dei convalescenti in p c rm c~so appartiene al corpo del genio, il minimo al reggimento pionieri. Relativamente al graclo i con1·nlescenti vengono cosi ripart.iti: Stato maggiore ed ufficiali Sollnfficiali Solrln.ti .
179
510 8024
Le malattie che più frequentemente resero necessario tale provvedimento, furono: Indebolimento fi sico generale . Feb!Jri periodiche e cachessie po.lustri . Catarro bronchiale cronko.
151
102 183
lnraliùità permanente. - Furono dichiarati per sempre inabili 133±4 uomini, parte dei quali furono pensionati, parte accolti nel corpo invalidi. Secondo i gradi, tali perdite vengono così ripartite:
13f:W
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Stato ma~gi o rc et! ullìtiali Sottutllt:iali ~ultl,lt i
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ii li) -100 -~ -
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11 8 ~5
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Da nn quadro spcdalc poi rilcvia111o tutte le i11fcrmità che dieclcro luogo alla inaùilitù. permanente c CJUintli al liccnziam<>nto definitivo (h\ll'cscrcilo, c queste furono:
Indcholimento fi sico generale con 101 s ul totale delle riforme Em ic:> addominali. . 102 , n Tis i volmonaìi t-)8 , " Gatan o dd! 'orcct:l1io medi o :W
"
\'euendo poi al solito parallelo tricunalc troviamo che tanto nel l ti iG come nei due anni precedenti, le infermità che occa~io narono maggiornwn tc le rif(lrlllc furono le t re summcmnonntc, vale a dire r intlciJolimcnto li sito generale, le crn ie addominali c la tisi polmonalc. Trn. i riJ'Mmati dell'anno U::l/6 si ritrovarono molti individui di hassrt statura. c di risi retto pf:rimctro tomcico, c precisamente 13 r·on stMura infcriorè a IHCtri 1,55J, llG con 1,554-l, r,:;~o c 2/tl con l /ll::iO-l ,liOli. In rapporto all'ampiezza di petto tra i rifonnatL ne tro1·iamo 14:2 con perimetro di 0,71i3-0,790 c -l 12 con perimetro d i 0,7!)0-0,~0ii m. Ria,:;ulllendo tutti i ca-;i di morte a \'Venuti tra gli uomini della riserva ed in congedo illimitato, e degli uomini sotto le armi, niJhiamo: Dece,;si 20:38 sotto le armi; 6il8G nella riserva e congedo illlimitato; Totale l:!J2-~ = 10 p. 00Joo della forz<l dell'intero esercito. .-\nd1c r1ui llL truppa eli sanità si distingue per una cifm molto elevata della s ua mortalitù pe1' tutti c tre gli anni. (l nesti medesimi de ces~i J!Cr grado sono così ripartit;i: /
•
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Stato maggiore ed ufficiali Sottufficiali ~ o n g•·aduati .
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7:J53
Fiunlmcnle in un ultimo <JU::tdro ci si mette sott'occhio le perdite complessive (esclusi gli at.:cich·nti) anenutc per morte o per
1327
DI STAT1STICA MEDICA
altra caus;t, paragonate fra loro nel solito triennio. Dal suddetto quadro ricaviamo i seguenti dati: Perdite
Anno
1876 Inviati in licenza per convalcscenza. 8713 Riformati ier inabilità permanente 133-14 Morti in seguito a malattia 8424. 30481 Perdite in totale
1875
1874
9147
9184
14473 9368 32988
11844 11351 32179
Le perdite sofl'erte furono adunque nell'anno 1876 minori che nei due anni precedenti; questa diminuzione sensibile, graduata si osserva da parecchi anni. Termina questa ~tatistica con tre brevissimi cenni riferibili, il primo alle vaccinazioni e ri vaccinazioni, il secondo alle operazioni chirurgiche praticate negli ospedali, il terzo alle autopsie. Il più interessante è il primo, benchè molto incompleto. Furono vaccinati 3967 uomini nei quali non era visibile alcuna cicatrice vaccinica; furono vaccinati adunque circa il 15 p. 00 joo della forza media. Innesti fatti sopra individui portanti manifeste cicatrici vaeciniche o con altra parola, le rivaccinazioni furono 11544 = 45 p. 00/oo della forza media. Gli esiti completi furono 42 per 100 nelle vaccinazioni c 27 per 100 nelle rivaccinazioni.
Il Direttore
ELIA Colonnello medico, membro d•l Comitato di sanità militar~ D R e dattore
CARLO
P RETTI
CapitaM medico.
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( .'-'·-.
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· · - ~un F EDERico, Gerente. 84
,
1328 NOTIZIE SANITARIE 1111
Stato sanitario dl tutto il R. eserc ito nel m ese dl g lngno I SSO (Giomale mil. tt/fic., 1880, parte 2&, no 36). 7211 Emno negli ospedali al l o giugno 1880 (l) . . .... . Entrati nel mese . ....................... . . . . 887 1 Usciti. . . ........... . ... .. ... . . . . . ... . ... . 8850 103 Morti . . ........... .. ........ . .......... . . Rtmasti al l o luglio 1880 . . ... . . . ............ . 7129 Giornate d'ospedale ........... . .... . ... ... .. . 205690 Erano nelle infermerie di corpo al l o giugno 1880 .. . 2308 Entrati nel mese ......... . . . .. . . . . . .... . . . . . 8843 7799 Usciti guariti ....................... . ..... . , per passare all'ospedale . . .. . .... . ....... . 1518 l Morti . . . . . . . . .... . ........ . ..... . ... . ... . Rimasti al l o luglio 1880 . . .. . ..... . . . ...... . . . 1833 Giornate d'infermeria ......... . ........ .. .... . 68166 !\forti fuori degli ospedali e delle infermerie di corpo .. Totale dci morti . ................ . . .. ...... .
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27 131
Forza media giornaliera della truppa nel mese di giugno 215570 Entrata. media giornaliera negli ospedali per 1000 di forza. 1,37 Entrata media giornaliera negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza (2) ............. . 2 50 ' Media giornaliera di ammalati in cura negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza. . . ..... . 42 Numero dei morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza o,61
. (!l
Ospedn li m~ita~i (principali, succursali, infermerie di presidio e spec,:;.lt e ospedali ctvth. (2 Sono dedotti gli ammalati passati agh ospedali dalle infenneJ·ie di corpo.
1329
NOTIZIE SANITARIE
1\Iorirono negli stabilimenti militari (ospedali, infermerie di presidio, speciali e di corpo) N. 73. Le cause delle morti furono: mcningitc ed encefalite 5, bronchite acuta 7, bronchite lenta 4, polmonite acuta 9, polmonite cronica 3, pleurite G, tubercolosi miliare acuta 2, t ubercolosi cronica 6, catano gastrico acuto 3, malatth~ del fegato l, pcritonitc 6, ileo-tifo 8, dcrmo-tifo l , mcningite cerebro-spinale 1, miliare l , febbre tla malaria 3, dissenteria l, ci\Chcs>ia scorhutica 2, idrarto 2, carie c nccrosi l, ferita lacero-contusa l. Si ebbe l morto sopra ogni 179 tenuti in cura, ossia O,i>6 per 100. . Morirono negli ospetlali ciYili N. 3 1. Si ebbe l morto sopra ·Ogni 98 tenuti in cura, ossia l ,02 per 100. Morirono fuori <lcgli stabilimenti sanitari militari e civili, per malattie 13, per annegamento 2, per caduta. 2, per s uicidio 10.
Stato snnUa rlo di t u tto Il R. eser cito n e l m ese di lug lio I SSO (Giomale ?nil. uffic., 1880, llarte 2"1 n• 45). 7129 E rano negli ospedali al 1• luglio 1880 (1) Entrati nel mese . 10361 Usciti . . . .. . . . . . 10052 Morti . . . . . . . . . . 127 Rimasti al l • agosto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7311 Giornate d'ospedale . . . . . . .. . . . . . . . . . .. 213072 Erano nelle infermerie di corpo al 1• luglio 1880
Entrati nel mese . . . . . . . . .
. .
1833
. . 8484
U sciti guariti. . . ... . . . . . , per passare a ll'ospedale Morti . . . . . . . • . . . Uimnsti al 1• agosto . . . . . . Giornate d' infermeria . . . . . Morti fuori degli ospedali e delle infermerie di corpo . . T otale dei morti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
7531 1378 5
1403 5711 5 42 174
(l) Ospeclali militar i (principali, succursali, infermerie di presidio e speciali) c ospedali ch·ili.
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1330
XOTIZIE S.\~11':\RIE
F orz:\ media giornaliera della truppa nel mese di luglio 1880 . . . . . . . . . : . . . . . . . . . . . . . . . . 215007 Entrata media giornaliera negli ospedali per 1000 di forza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l 55 ' Entrata media giornaliera negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza ( l ) . . . . . . . . . 2,62 1[edia giorn nliem di ammalati in cura. negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza . . . . . . 41 ~umero dci morti nel mese ra~~uagliato a 11)00 di forza O,S l Morirono negli stabilimenti militari (ospedali, infermerie di presidio, speciali c di corpo) N. 98. Le c~use delle morti furono: iperemia. cerebrale 2, apoplessia cerebrale 1, meniugite ed encefalite .J., bronchite acuta 2, bronchite lenta 6, polmonite acuta 9, polmoni te cronica 5, pleurite 14, tubercolosi miliare acuta 2, tubercolosi cronica 8, endocardite e pericardite 2, catarro gastrico acuto 1, catarro enterico acuto 6, peritonite 2, reumatis mo articolare I , ileo-tifo Hl, dermo-tifo 1, meningite cerebro-spinale 1, difterite l , scarlattina l, miliare l , febbre da malaria 2, piemia l , cachessia scorbutica l, tumore l , idrarto l , ascesso lento 1, periostitc cd ostcite 1, carie e nccrosi 1, artrocace 2, commozione viscerale l. Si ebbe l morto sopra ogni .J.7 tenuti in cura, ossia 0,68 per 100. 1.\'l orirono negli ospedali civili N . "34 . Si ebbe nn morto sopra ogni 90 tenuti in cura, ossia. 1,11 per cento. Morirono fuori degli stabilimenti sanitari militari e civili, per malattie 16, per conflitto 1, per annegamento 7, pe.r ferite d'arma da taglio 2, per ferita d'arma da fuoco 3, per caduta. l , per suicidio 12. (l) Sono dedotti gli ammalati passati agli ospedali d<tll"infermt>rie di corpo .
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INDICE
MEMORIE ORICINALI. A~TJo:CIA!>O GrOVAN:-11.
- Sulle felJ))ri che d o min:tron o ne!l:l scuola milita re di ~!oliena n e ll"autunn o 1879. . Pag. n.llt:->.-uù A:->Ori:LO. - Hcl11zirHlé sull"addo salicilico , lètt:o nella conr,•r·pnza di r;i u;:rn o 1~7.; . . • llo:<At.U~II GJOv,,:o;xr. l·:spQ~iZ iQrHI illustrala d ei casi più imporl;lnti ·Occor si rH.' Ii'OSil!'ll:tl!' rnilir:u·~> di )filano u e l bi0nnil) 1877-73, C"ll nota su lla p o llll11niw uwlign:~ ù o minaLa nel febbraio e ~e uarzn
18 ì 3.
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113
17
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Cosn:TTr l'~:Tnoxro. -
La più emcace cura d ello scorbuLO c la s ua patog-t~n esi . . , 465 Er.rA G rOYA:->:o:r. - Hclazione sulle cu 1·(' bitlne:tri ed idro pini<'lrc ron qt iutcsi dai · lnili ta ri n r•ll'annn 1S79 . . • 2S9 Fror<~ r:e~.IREt - Ili a lc une cift·e de lla statistica ~anitaria nriliwt·e (ultim i anni) . . • 2'2:> F\."~<:o PA~QUAt.:r::. Di nn ra1·o c:tso di cisti cPreùralc . • 12:Jt (h~P.IRRI NICOLA. - nne casi di rn~nin::rite cc r·c bl·o-s piu:rle epidemica nell'os pedale miliwre ùi P e ru!(ia . • 639 ~lOXTI ROBERTO. -L'indice pÌIÌ aJ)I>I"OSsimatii"O Jl<'l' la scelta ùel sokl:lto e la· cli:rm~n·ia tor·~cic:r in sostitu7.ionc della tuis uru p e rifet'ica. . • 337 l\IANOIANTI Ez10. - Appunt i cl inici SOIII'a 1111 caso partieolara di tisi tn b~ 1·col osa pnl11tn nar,• a cor·sn t·apido . . • 673 MANGIANTI Ezao. - Ric<wdi c rill~ss i oni di mNlitina vratica . • • 1233 111.\XZONI l~ll:>'lii'PF..- l'O ill't•I"<'IIZ(' CJrali rli Ot!illliiOl\COpia tcnnte a j!li ufnciali lll<!dici d(•J JW~sid io di Al èss:l nrlria . . • i 3:l-:l2t-1023 ~1.\!'A YR.\
PAOt.o. -
~lilla
YHCcinazi une e a·iyaccinnziouc ohhligatot'ia
!Oisco1·so f:llto al lX con~1·esso ~encraiP medico i n c;eru}l"a). ,. ::<05 P ALI.I ~II C IIF.t.E .- <;ln ~~i tìcnzione ed atw lisi dd le co nCI'I'7.ioni uri no ri e • 491 J>., :-:Ati A I'Ax~·tt.o . - Epatite suppu r·aw. A pP.rttll·a ùell"ascesso n e l pnlm on e attt'ai'Crso il diMr:unu1a, gual"i;.:ione . . • 12.;;; PARI~r Ff:r.rc~:. - :>to1·ia di una lussazio ne p osteri o re -s uperior e ù e l femore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • II!J2 RADAEI.I.I P~: tuct.~. - 0~?11' igiene degli osp Mali e cl<>lle castmne. • 1133 Sr::o11r:: Js., cco. - Disco rso fallo al lX congn·sso :.:en e r:rl e medico in Gencwa . . » 915 Tno~n1 AI.ES~A~DRo. -Stori tl di un C<ISO di lussazion('eslc:rna inr.omplcta della ti b ia. . • 3
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1332 RIVISTA DI CIORNALI ITALIANI ED ESTERI. RIVISTA Dl )lEDICI:SA
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Azione di!!'<.>sti\·a del s ucco di p:tpa ia e della pnpaina sopra i t.essuti sani e p:u ologici dell'organismo Yivo (:1!:. no ucmrr) Pag. 622 Acido fenico pet· uso intern o (OEPLAZ) ,. ! OSO ,wvt:lenamentò pe r mezzo dei clorati (~!AnCilAST) ,. 716A ~cile g uarita c0lla fara<lizzatione (S tORtST) ,. 718 l)eri-Oeri , (VA~T, LEENT) . • 53 Delladonn:1 contro il colln~so (WED ER) . • liSS Colpo di sole e di taluue sue conseguenze (l'.n nt:n) • 714 Cum (Jelltl ft-bbri intermittenti coll' elettrico ( DE RENZt) ,. 82:> Cum della mili are (Ru nm) . ,. !l~>O Col<>ra dellt! ;.:alli ne (:ltlenuazion c del drus co let·oso) (PA!ITIWR) • 111-1 (;ott ura ed att!!nuazionc dci virus (cspHienze tli PASTEUn) . • 3 12 Cotnramcnti delle urine p!'r opera dei m edic ina li (Pnt~t,\Yt::RA ) • 62$ Jlegcnel'a zi one gr assa <lei cuor e pet· fchht·e tifoidea (G OODIIART)' • !l~~ Dil atazione del cuore d'or igine ~;ast rica (DESTUI\EAux). • 1072 niarrea (FEiln,,so). . •. ,. 945Eziotogia del c<trbonchio (f>ASTETJ n e Cor.t~) • 177 Epide mia d' it(('r O (FI\uOt.ICil). . • • 70-1 Epilessia per stanchezza (SALOMON). . ,. 107•1 Elimi nazione ed assorbimento della chinina (Lt: r•mt-CHIOTTJ) • 10$9 Eris ipek~ e sue det!'rmin azi oni Yisccr ali (C.utRtER) • I U<3 Z.' a tti clinici raccolli (HEvru,orJT) . • !M3 Fe bbre intermittente (DOCIISAM ) ,. 9.19 Febbre inte rmiltent e per l 'uso dell:t morfina (l\!UilCut SOI') • IO'lS lll erizia, c:~ si g ra vi osservati a Li li:~ ed An<:oua 1J-IAN.\ nu) • 2i·l30-2re-3i·l-l!l7 !usotazi nne ( ~IAJmuor.z) . • 00 Ins ufficienza r·ena le ((;t.AflCtl). . • 307 Jnt\uenza delle sottra zioni sa ng uigne sulla em oglobulinn (Otz7.0ZZI'.Il.O e ><At.VtOt.l) . • 626 Morte a pparente prodotta d:l lt'asnssia (FORT) . • 6 19 Mlxeclema Cduc casi narrati! (INOLtS) . • 1081 ~!orte per· infezione pnrulc nta nella fe bhre tifoidea (GANDY). • ! OSO :o\il l'ilo di umile e sua a zione sulla tempert~tura del corpo (SAS~t:zKt) • 30') Ot·tic:tt·in in seguito att·u~o del salicilato di s od<l. (I!EtNt..tm <J . • 1087 Perniciositil te lturica - ( iniezioni ipodermich e di etere chinico) t01\0CU!N) . • 620 Pneumotera pia in Germania . . • 108-1 Perturbata inne rvazi one del cuore (DENSEN) . • Il&> Salic ilato di soda nel re umatismo acuto \DA'l.' ID W. FINLAY R. n. 11. LtJCOS) . . • 171 Studio s perime nt:tle sul raffre ddamento del corpo umano (Du~toNTnn.t.nm) • • • 024 :O:ccrezionc di sudor e aumentata sopra un lato della faccia (Bu oxow) • 1182 Sudori morhos i (Bun:rtt:r.) . • 1186 Teldono e 111icr ofono. Lor·o a pplicnzi one a lla eli nica (BOt.:DET). • 1278 Tc rrnometro in s ussidio d~lla prognosi del t:.orua (l'ORSTEttl . ,. lìll Tu lJe t·coto c tis i (P ETI::t~ ) • liU.
1333 Tubercolosi ~ rapporto a lla teoria dell'infezione . Pao. 706 Temperatura dt•l corpo (liUTt!>Et.) . • 709 TubercOlOSi (BILLROTJ1} . . • 822 v:liuolo e varicella (dingnosi difftlrenzialeJ (MAKUr>S) . • 178 Volvolo con !'spnlsione di 40 centimetri d' intestino, seguito da guarigione ({YROSOLI) . • 11!1() RIVISTA CBfRUROlCA AudifOnO di GRAIDON . 61 Apparecchi gess:tti immediatamente moh ili (VAN DER Loo) . . . . • 70 Ampu !azioni col.:o-ft>morale : casi illustrath·i sull'uso dell a leva per dominare l'emorragia (D,IVY RtCUAilD) • • 314 Acetato di allumin:t co111e antiseltico in chirurgit·a . . • 633 Apparecchio gessato nelle frauure delle coste (ENOL tscu) . • Wl Anestesia locale e generale mediante l 'uso del bromuro di etile (TER!l.l.ON) . • 1103 Afasi:t di origine turamatica . • 833 Applicazione di collodio all:t mcrobrana del lilllpano nelle varie affezioni dell'orecchio (1\EOWF.N) . . • 721 Ascessi uretro-perineal i conseculivi alla blenorragi<~ (CARLO ~IAURtAC . . . " 1192 Bromuro di potassio come <UH!Stelico locale dell' app~rcc-cbio urogenit.:lle . • 520 Borsa si erosa curata con setone di crine di ca,·allo. . • l 194 Cura antisettica nelle suppu razioui dell'orecchio medio (F. Bezot.D) • 186 Conflagrazione col termo-cauterio prodotta dall'etere " 319 Cangrena dei polmoni trauata coll'incisione. " 516 Cause di morte per scottawre (LESSER) . • 7:!3 Cisti ovarica (cinque casi) (LAURtf:!>zr). . • 052 Gangrena senile del piede; amputazione di Chopart modificata (SOURJf;R) . • 1090 Disarticolazione coxo-fomerale (SANVJRON) . • 731 Diabete e setticeuùa (RosEI\) . • 637 Dieresi elastica e suoi ,·antaf!gi . • 31G Endoscopio di l\ietze e Leiiner (TnoNso:-:) • 730 Emorragia nel processo di Esrnarch (XrcArSE). • 1192 Esportazione del nervo vago con un tumore del collo - guarigione •
(l.UCKE).
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• ) 196
Epistassi (trattamento chirurgico) (liAlllLTON) . . • 973 Ferita grave, guarita con la medicatnra secca ed infrequente (POTTS). • &13 Forbici emostatiche (W ARJ.OMONT) . • 003 .Frattura incontpleta della libia (Rrcm::r). • 972 • 1109 Fratture per arma da fuoco e loro meccan ismo (BonrntAUPT) Gono-artrocace consecutivo a ~inovile traumatica \' urnlenta curato col t.a.yuya (ROSEO). • 78 Idropisia della cistifelea oper ata con esito fel ice (LAwso:-~ TAtT) . • 63-t I mportante reperto anatorno-patologico (PONCET). . • 733 In lluenz~ del varicocele sulla nulrizione del testicolo (Oon.vrE WtLL) • 829 Inlroduzioni di tubi nella tracbea in sostituzione alla tracheotomia ()IACEWEN) . » 1101
{
1334 •
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Pa{). 732 Liquido ontisctt ico (VOLICIIAX) Lu!SSnzione O\'al:u·e (caso raro di) (SCAL7.1) • 10ll3 • G35 Morte per cloroftlt·nio Me:z zo facile J)cr riconosc4:'re i punii lesi dopo l'applicnzione d'un apparecchio ami,lllto (Sc,\lu::-<7. 10) • • 64~ r\Cfl'Ol!JIIli:l :mtisett ica KNOWSI.EY TJIOHNTON ) . • 836 l'uo,·J comp res~oa·i (WAitll). 1\UQ\'il ~traordiu:u·ia operazione c hirurgica (AZ7.tO CASELI.I). • 1 25~ Op.-razion i con ischemia totale (Jo:~~L\1\C II) • » 1 ~1 • 1103 Ozena guarito coll 'iodorornio tLETZEt). . Occlusione dei v<;~i sa nguigni dopo la loro l r::mtnra ISJo:N'f'TtEBEXl • 187 ProcesM ope rativo r. ritti e suo wd•we n;.,ll:t chirnr gin militare (SALZMAXN) . • 12$3 Processo per diminuire il ùolorc dopo la cnuterizzazione col solfato di rame (PI CKl . • 318 PneumatocPle spontan eo 11111 caso di) . .. 30-1 Poll·erizz:H<We nella c ura antiS4•llic:l (l'RENllELEl>'l!URG). • 720 P cdcolo de ll a fasciatura clastica di Esrn:trch . • 835 Reslrin:rinlCIIti \ll'Clr:1li (Sede dei) (VERXIolU II.) . » 182 Reslringimt>nl i uretr:lli trtia:;n osi l! cu ra dci) GUYON 72Hl66 Risipola con tagiosa e r isipola Ppideomica (DA:-:cuez) ,. S:J.I Rimedio ga·al.!evole contro il d olo1·e dei denti (GrtEEN~DE R) ~ Jl!f.i Spasmo dell'uretra (ES~!Al\('111. • 61 Sutura ossea nelle fratlau·e l a·;,s,·et·s:lli della t'Oiul a (~OC IN) » i22 Scollature - tratl;ttncnto coll'essPnZ:I di 1rementina (lounAnT) • 832 Selticoemia acu ta per puntut·a di mignatta (1\ocnEnl . • IIY.l2 Statistica cllir ur;:dca dei primi sei llll.>di di uno Slledale a padiglioni is(llati (lhun:l . • 1105 Sti r amento dei nen·i lltr.DEPRAND'r). . • lln7 Tetano malau ia d'inf~zion<'. . • 632 Vegetazioni di batter i pigmentari delle sostanze compon e nti gli apparecch i (t.:R~ ICII~). • IS9 Vert.i:;rini di )IE\n iè r e lGU \'E) . • 970 • Il 19 Vomiti per 1inaci dopo le ope•·azioni chirua·gichc (VSRNEUIL). RIVISTA OCULISTICA.
Apparecchio per gli esperimenti di p e r cez ione de i colori nell'oscul·ità (MARllCU.\1.)
,·
AJter:t%ioni della vista prodotte drtl :froddo (GALE7.0\'!!~r)
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• 296
An:ttomia d4:'1la porzione ciliare dell a r eti n a (BnAY~EY) . • 73> Azioone midri;l!ica dell'omatropina (TWEEDY) . . ,. 737 Eserina n e lla c ttra delle malatt ie oc.ula••i (GOTTI! • SH F otopsia di un occhio fe rito sei m esi do po l 'en u cleazione (VERMI :>lE). • St~ r\istagmo (WARLOllO:-:T). • lll3 OtiOIT'elrO per l'esame degli Occhi (PEI. TZER) . ,. 191 Oltalmi a hlenoJ·r~gica. e suo trattamento (llADEn). • 1);1'! 01la 1moscopio Landolt {)1.-FFIORETTI). ,. 1199 Str:.~hismo e sua terapi:t (lloucmmox) . .. !175 Tra.ttarnento d~tlc granulazion i con~iHni i vali (PANAS). • 7~ t.:sv d i SfJl ur. ioni mcùic~uwnt••~-. tH:lJulizz:llC uella cura delle malattie della conginnth·:t (ADJu:s~). • 12'.15
1355 M.\LATT!C Vf, l\EREP. E DELL .-1. PELLE. A ppl icazi<'n ~ lnc::tlP Ilo•H' it•dòfo rme rw ll'o rt·hil e fllO liRDE.\ UX) . Pag. 121!7 Uuhtw n e tl'eml>l ce (~IA t.: ll A I<;) . . • 742 Ble no rrea (cm·a cl r lla) e moclo) d'imped ire i ris u·in g imc nti con la irr igazi<>ne <l<'ll'nre tra ( lfMUtiM ~ ) . " 746 Casn di eanci'Pn a s i tHJJlc.l-(J"tl'a (Pt'.. T t<.n . . • l ~ll) r-:santerua ~;ener;ole JWr u so <li caloo nc 1a n o ("!<GI> I. )!AN). . " !l.:!2 Ecz<'ma in S<'~u ito• ad intitil lazio n e dl'll'<dro p in a neg-li o cchi ( Do:>~ATII) . • 962 Nuovo lllt'Wd o di c ura vegetale d e lla s •ftlicl e (LEWINI . . • 743 u r·c l11t<o h hm om :;ica (cura de lla r (Sor<nso) . . • :l!J.:! Sillli<le C<l:il tl nzio na le ; sua intlue n za n e l corso d e lle fe r ile ripo rtate in g ue JTa ( J) l'ST EI': UOYP ). • 617 Ulce ri silllirichto ; lo ro cura coll'arirlo pirogallico ( VrDAI.) . • 64S Ulce ra simulaw a l pe u e (UROCII U) . • 979 Ure trite con artropat ic r·itlcsse (SC AR ENZIO) . • !>SO AN,\TOlllA E FHf i OLOO IA.
0 C' p ula7.inn e fisinl<>~ica tlo· ll·· li'•J <Ilho• eli Ells lae<·hi o (FOU tlXI llR). • 120~ R osso re 1inico in r a l'poJ r 111 a lla fu uzì<lne vi s i,,a • !\22 Rigt>n e t·azion e della Hlidolla s pina lt) l" l cnort~T) . ,. !1$1) Secrt>ziotw o rinat·ia . ,. 530 CarHh ia llt<'n lo di colo re d ~:l a linfa 111 con tatto de ll'a r ia (Tsu &llF. PNnt) • 205 Diafv rl'si d e lla faccia mod ilicata d a lla pilnca rpina, com e nno ,·o so?gn o di dia;!llosi d i !Té t'Cllzia lc ddle dive rse fo rme di p a rali s i facc iale (S1' 1<A iiSS) • . • 201 nerm awfo rua tll ucT ~:r< ) . . • 20ì EtTetli dell a st irToola zione cer e b rale . • S47 Ipn olisH\O . ,. 1>13 TOSSIC Ol.OCHA
An·c le namPn t o dall'u~o c hirurg ico d e ll' acido fe nico IINc r.t:~si) . ~ \li!:. Etl'c tti gen erali pt·o d o tti d :< l t:u·tat·o st ibia to in frizio ni (TArtc nETTI) • !lS3 ~lf.DIC IX,\
LEOALE E FRf:!<IA.TRTA
Cau se di p:\zzia e di s ui cidi o n e i milì lal'i W RH.L t) . . " Di:1gu ns i d e lle lesio lli va lvolari presso i co1ns ig li di le va .( \' IDAI.I . ,. lsc hc mia co l si sl ~ <n:t di E~m;u·c h come to<:'zzo diag nostico d!!lle contr·a ttur·e ~ iruulate (IIAI\ TE:>" I. • S imulaz ion e d uli a p:t7.zia (~'IAC!<A:-1) . . •
850 21 0 7!.0 74!1
TEC:\"'CA MEOICO !IIJ(.tTARE
Mal a!l ie e d infc rmit;'t eir e da nno d it·i tto all'esenzione assoluta o te mpo t•a nea tlal se r·vizi n milit:.ore (Eset·cito be l~a) . . • ;;3:! MO!'b io.lit:ì. d rl-(li eserc it i, e la lc;;g-e (li r cchtlam c n to . • ;;:,7 Ossct•qzi oui sullrL chirm·~[a, eli :; uc tTa n elle Campa:,:n e d e lla S~ t·bi:.o 13ì 6 e )Io ntencgt·o JS7ì. . • 555 Pagina d'igie ne ~Iii ilare (LARitt:Y) • . • :l-'li
1336 Riforma del sen ·izi<> san i t.nrio Inglese (ROTD). :Pag. HPgOlamento austro L' ngarico sul ~ervizio di sa n!liL in c:lmpagua. • H i vista dei fatti più impo rtnuti r l"lativ i al servizio sanitario militare nell'anno 1Sì5 (Ho•ru) . • Servizio Sanitari o dell'Esercito fran<:4!se • ,. Treni sanitari in Russ ia. -
Tamponi salicilati nn u~o presso l'esercito gl'rmanico
325 ·100 ;;49
55S 102
• no
TERAPEUTlCA
Amministraziooe ip odermi c:t della digitale nel collasso (!;OSTA) . • 756 Acido sclero tinico e sue applicaz ioni tc a·apeutiche (STU:.tPf') • SOO Asma e suo traLtamento collo correnti indotte (13URNEY' • 1203 Bromuro di pot a~si•J e s uo abuso (1\I.Vt:PsEr.) . ,. 753 C;ajapo na e C!ljllJlOn ina . • 53! c o ngelazione cu ra!<< colla pilocarpina ( ~IIPI.AIN) , • 653 Clo ruro di tiOd io co l s uhlimalO coa·rosivo per iJliezioni ipodermich e (MATTl1ES). . " 860 Ematatria provocat:l dal chinino: • 531 Emiplegia di moto e di senso guarit:t con la calmnita<n:enovE) • 129\l Ergotina per inie?.i one :;ou ocutanea . .., 654 I·'ebbri int(!r n•ittenti curate coll a compress io ne della carotide • » r>32 Idiosincr asia ecct!zio nale per la chi n in a . • 39G lnva.gin;azionc intest inale curata colla corrente continua (MOSTIER) • 859 lodua·o d'Nile e suo valoa·e ter:liWtUico (LA W t< t::><: E) . • !1(11 lpccaquana; lcm·ia della sua azione antiemoptoica (Pt>c iiOr.ti>R) • 220 ossi do di zinco nella di:u·rea (Cou ~l~) · • '757 Ocinaurn hasilicum {LE.II U~) • Slìl Hesor cina come antipiretico ( L rcnTRP.I~!). • 9$8 Sudore e fetoa·e di J.>icdi; ~esso coaltalo . • 652 Scabbi e cumte col balsamo del J>e a·ù e collo stirace (lAS:SEN) • 752 Scorbuto curato pre ventivamente colla melassa (CULLO!ORE) • $.'\:; Sangue deflbrinato; sn<t azio ne sulla ric:chezza glo lJularc del sangue • 85:1 Successio ne morbosa grave di~tro iniezione ipodermica (GOLDONI) • SOl Trasfusione per itone:t le tPo:o;PICK) . .. 32D T onga, nuOYO rimedio cOHtro le nevralg ie (RJNGilR e i\IIJ.l lllEL). • 6:iO vaselina in pomat;( (l't:TOI\ELLI) . • 757 CllllliCA E FARMACOLOGIA.
Alterazi o ne del cloruro mercurioso in cont,'i!lo dello zuccihero (LBO) • 89 Azione del platino, esperimenti (1\EilLBR) . ,. 93 Acido caa·I.Jo lico rcattivo dell'allJuulina (PALLI). . • &.;;> Coaubi naziona cl' idrato di c lor ale colla canfora . . • 1305 Cotone cloa·aliato . ,. 759 Combu ~ti one nell'acido carbo nico . • m Carbonato sodico itt luogo della can(or a per vescicatorl (DANNECY) • 99.i E trelli te rape ut ici della combinazione degli alcaloidi della china con la moriina (LEwt sJ . • IJ6j Etilato sodico secco usato come causti co (RtCITARDSON) • 1300 F ermento <li:;estivo CQnlenuto nel s ucco del Ileo (Bouc nuT) ,. 995 GeiSS08p~rtQWU VeiJOSii (~IARCO NDES). • 663
1337 l.itptidO COnSCl'\':llOre (WICI(ER$11:El~IF!l<) . . Pa{!. !1!16 Medic:unenti csploodeut i . . • 7GO l\'OifL per t·i c<'r<:a t•c il ~ilicato di sndio in quello di polassio (LEO). • 91 !\uovo cl'ito•rin pH dt>tl•t·minat•c C"n ri~rnt·e scienlillco il Yalot·e relati\'o •Ici flin; t·si anli~··ttici (U.. <;nmo:;t:) . · • • 1301 Platino itll:tccato dai c:t rbouat i :Liculini (I(O:>tSI(). . • 99-1 l'r<'1Kil'il7.iutu) e con$en-azione ddla soluzione e sciroppo di ioduro di fen·o • 1302 Tintura di Tuya. suo uso in terapPulic:t PI~:N tEtl) • &r. • 13(1.1 l'roc~>SSfJ ra1Jido pn l'an:oli si del l:tlle CADA~!). ,. 13o l \'•·~hio, lllt0\'0 tnetallo (St.:At:<:lll) .
W lESE. Ac<Jne! potabili ~otto J·n~p('tto igienico e chimico tSOnMANI e ~lAURO) • :'-61 Aualisi d<'l IJUI'l'O (HEINC II EilT) • • 1313 ll;.ttillus mal~l'Ì:U (TO~BlA~I-CilUD!I;l. l ) . • 706 Bagni per i soldati di 1111 rl'g:.:imento; nuovo metodo (IIAREO) • 763 Caser111e ft·anc<•si e l' iu~P:zneru 'follt!L. • S72 Cout t·ihmi<l ne allo~~ udi<1 <kll':l ,.,.,. l,•nnmento ero n ico do!! la nicotina nei flllll:tlOI'i (HH'Ill.l:-1 . • 130.:! Difterite J!l'OIWgata per n1ezzo dell'acqua (BROWNING) • ~76 Oisiuf~ttanti, studio sperimentale di Col.t. tN » sso EzinlcJ!(in del tifo addomina le (PARTI . .. 761 Fehbre interm itLente ca:;innata (lall'acr)lt:t potahile (tuAU)IO:-:T) • i62 lntluc•nza dèll'ozono sui sani e sui maiali (DAY) . • 7G:; liii\Ue nza d i uu assed io sllllo slal ò sanila rio della J:)iazz{l assediala ,. 131·1 Mezzi p<'t' difendet·e le popolazi()ni d~tllt: malatlie cont:cgiose ed epi· demiche (Congresso d'A1Us<e1·dam) . . ~ 9:; Prcpnr:lZione di una nuova so~t.:tnzn alimentare, la nutricina ( ~l o RIDE) • 131.:! Pubblica salute, come può I'Ssere misurata (ZERMAN) • 32'\1 Pane da zuppa per i soldati (ScuE:>REit) . • !:!75 Vaccinazio ne (lega contro la) . • 767 Vaccin:~zione (pregi udizio contro la) (Ptt:TRASAXTA). • 863
ST.\TISTICA. MEDICA.
Le condizioni sanitarie dell'ese rcito austro-ungarico
. ,. 1320
VARIETÀ.
Effetti d el fulmine. Croce Rossa .
Mocli di deforma re i pied i in China. Vivisezione e sua uti lità (RICUET) .
• 108 • 1122 • 771
• m
RI\'ISTA BI.Bl.IOGRAFICA..
Cenni statistici sul Pio Istituto di s. Sr>irito in Sassia . Carbonchio e pusto la maligna (C~t.stNI). Ce nni bibl iograt\ci .
. .. 667 . • 8S7 667-00!J-1020
r
l
1338 Elementi di chirurgia clinicn (r.uvo:-;). Leva della milizia (Esercito b~l!(al . Lltparotomin antisell iNt del BOTTJ:<t . Lezioni ~ui disturbi funzionali cll'l fpgato (.IIUI\CutSON). ~l C(OCIO antt~elltCO di J.i$ter !G t< O~Sl . RcnliHiscPnle d' i)!iene ippico-milit:tre pratica (13ERTACCRt). ~p!'llt'<lscopio in nwdicinn (MAc:<ot). . Società della Croca r ossa in nussia t HtCTE!l).
. Pag. 800 • r>t12 ,. 569
•
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..
775
• lk3S " 669 • " 1005
CO~ORESS!. Cnn~rcssn medico d i Genova
S!ll, 1127, 1205
C0n~resso int(' r·uazlunale d' i::dene in
Torino Terzo cnngrt!sso dell<t Società frenwttca it;·, liana.
• 1210 o
..
:)9-1
COXCORS!.
Conr.orso ai premi Bitter (Società italiana d'igiene) . Concorso al premio Hihel'i. XVOVl
.. 1021 • 332
STRUME~Tl.
SP:ra n rotazione e a Je,·a
• SS6 • 1120
T ermntnet ro L.egt·oux.
Al'\'lSI E :<OTIFICAZIO:<I.
• 7S2, fl/4, 12"-S NOT1Z1E SANITARIE.
Swto sanitario di mtto ilt·egio esercito 111, 32>, 331. 574, 575, 671, 1133, 1323, 132',1
,
ELENCO l
DEl
lavori originali ricevuti e non pubblicati
l - AONETTI cav. MAU1ll7.10. - Sulla tub~rcolosi. AGOSTI cav . GIU~EPI't;. - H<'lazione igienico-sanitaria su.lle 1rupp•• tlo.:i \'ari pr·~~idi dell;< di\'i•ione militai'.. di Plld<l\'a . 3 - A~IOROSO GIUSF.PN:. - Su di un caso d i pioemia. - n·e cas i clinici di pleurite. ~ - ARUZZOL I NICOLA. !i - Bt:NEDETTI Gt:IDO. - llc·o- tifo complicato a risipola faccia le. - Flussione dPIIa guancia simulata. 6 - BEitTOI.A PIETRO. 7 - BETTI C.'\\', DOlii-:!>IICO. - r:spedit•nti per migliorare il r cchll alucnto dell'esercito. s - DORRA GUIDO. - Risipola consccuth•a ad ulcera vencre;o. 9 - BussoNE·C!liATTONE A.'IT. - R elaz ione di un caso clinico al riparto di ch il·urgia nt!ll' ospedale militare di \'enel i a. 2 -
10 -
C ACAC& FRAse . SAVERIO -
Sulla insnlazione.
Il -
CAMPOIIASSO tiiOVANNI. -
C:tu~e
12 -
CARASSO MICHELE.
-
13 -
CASELLA GREGORIO.
-
l~ -
CASELLA GREGORIO.
15 16 -
CBIARADIA GAETASO. CIUFFO GIOVANNI.
17 -
Io.
-
18 - coccnt cav. oo~tBNICO. 19 - CONSOL& GIUSEPPE. 20 -
CRESPI CESARE.
-
di malattie di fac ile predominio sulle 1ruppe in campagna o meglio "ulle grandi epidermic delle arm;ue. Olio cssenziu le di trementina nella cura dei bnbhoni degenerati. Sclerosi a pl:.cche nel cervelletto e probabilmente anche nei cordoni posteriori del midollo finale. Delle condizioni igieniche delle caserme abitate dai soldati del 10° r!'ggimento fanteria. Caso d i pericardite purulenla lra'Umatica. Considerazioni s ull'alimentazione del soldalo in lempo d i guerra. Relazio ne sulla conferenza tenutasi a S:tlerno per decidere sulle mancanze commesse dal soldato Sanguigni. Di un caso anoma le d'ileo-tifo. Su di un caso di pleuro-pneumonite doppia. Relazione sulle operazioni della leva d ell;1 clas~e 18.'>7, operata nel circonda1·io di vallo Lucania.
.. 1 340 21 -
•
DF.t.J.A NEottA. J.t:wr.
- !';nlle marcic - ~ralaltie che co:piscono il soldato durante la rnarcia e metzi per pre,·enirle. - Storia clinica (u r etrotomia interna). - nel servi zi o san itar·io mili tare in pace ed in g uet•r-a. - Contr·ibuzi o ne all'eziologia delle varici. - Heluzione sanitaria sul 6~0 r eggimemo fantnia lh:r l'anno IS79. - J.e azioni J'Ìtle~se consiùer·ate sul c..1.mpo di'I la patologi:r.
22 -
DE L l LLO cav. LUIOI.
2:1 -
!H: Rt:NZT G t U~EJ>PJ;:.
2-1 25 -
Id. OE PRATI G!A.COliO.
26 -
Or •ruu.ro DE::-:toNO.
Z1 -
DUMAZ (!(ià interno degli osped<~l i el i Pnrigi). -
Le alter azioni dell:·r vision<' cd il ser1·izio mi l i t:J.re. Sulla poh·ere antr opotrofica del profe:;sor l?.> - Fl:SZI ENttiCO. Poll i. - Appunti di terapia. 29 ID. - R elazione intorno alle condiz ioni san it arie de l t• r cg-gi m<'nto fanter ia nell'anno IS7!J. :lil ru. - 1.e fel>hri <hl malaria cura\ P nell'ospt>dale di Catanzar o durante l' ultimo trimestr-e 18ì9. 31 - FORTI GtUSEPI•E. - Un t umor e nell'addo me . 32 - GADDÒ cav. GI .\CO~IO . - Sulla tubercolosi del soldato. :1:1 - fiA.lllltNJ STE~'ANO. - l.('ltnrl' fatte a ll 'ospedale rni l i t:rre òi t: dine. 3·1 - GAUliEttT I Grov. B,\TT. - Confer enza sull'igiene della truppa fatta a~li ullì ciali del distretto di Cuneo. - ::;tor·ia clinica (flemmone dell' orbi(;t). 3~ - 0ELORMINI RODOT.FO . :35 - G~;JUI .\Nl AU'O;>;~O. - Storia clin icn (s01Wa un cnso di coler•a sporad ico). 37 - GERU:SDO G lli l.IA:SO. - un caso di angina dine rica. !H - GIORGIO ('F.~•\1\ J>. - ~loria di polmonite crupale. 3lJ- ÙIOI'F.!'O,; \ ' tNCY.:-<7.0. - Ca~o clinico di peric:u·d ite. 40 - GIUFFREDO Al. f'I<J::DO. - Breve r esoconto dell'ulli m o trimes tre dello scor so anno del r iparto misto. 41 - GIUJ. IANI FRA:SCKSCO. - S ulla natura della congi unt iv ite blenorr agica. 42 lo. - Frattura de l cr anio nlln tèmpia, commozione, emorragia all a base. 43 - noTT.Ittnr Grmot.A~ro. - nelle febbri (tcot•ic). 41 - GovERNATOti! VtNCENZO. - Helaz ione sanitaria sul campo di Varallo Pombi:l. - In OLt<'nza del sistem•\ raen •oso sulla circol:l7.ionc. 46 - O!tOSSI C:tv. F II.IPJ>O. - Hesocont o del r iparto. Ossen ·azioni per g li in scritli del la class(} 185$. 4ì - C\UA~CO CAttl.(). - rstit uzion i di aiutanti S:lnitari presso i reg-gimenti di fanter ia e bersag-lieri. 4~Io. - Brevi consider nz ionì sulle malnll ie predominllnti nelle compagnie di disciJ>Iina distaccate a l Lido ed a Chioggia e r elatiYe proposte igieniche. -19 - ÙUA.Itl:'oll l.t;JOI. - Dell'enuresi.
.. 1341 \hiam:lla degl i inscrill i ~ouo le armi Pr·ime malattie cloe rr:wagliano l'inscritto - Quali ne sono le cause 1 .:;1 - IMDRIACO PrETRO. - t;n caso di me ningite sp inale tubercolare con luberco li in altri orga ni. r-2- JA:>~DoLI CoSTAXTI~o. - Conlribuzione nllo studio d ell'a faRia. :>3 - LA RoToNDA l{An.H:r..E. - Influe nza d ella luce pei medicamenti consen ·:)li in recipi~nti di ver ro. ~.t - LEI'OitE GIOYA!\:\1 - Contri b u to alla ezio logia d elle po lmoniti nei militari. r.:> - L<DIUA!lno .\i'i1'o:-;ro. - Cen no stati$tico del-( li ammaltHi c urati nf'l 1° riparto di medic ina dell'ospeda lv militare di Rom:• durante il mPse di setIPnJhre IS7S. !>6 - MACCAo xo vtAco :uo. - tl medicc• rni lit:u·e in c:uupagna, prima, durante e dopo iJ comhatrimento. :>7 - MAES'CRBLLI no:uEXICO. - L'esponente più corr·etto de!Ja capacità vi wle. 53 - )IA<H. IOCCl!IXI Ntcor. ,\. :-;,•rvizio sanil ;t rio i n campa~na ·uel momento dt"lla mobilitazione. pr·e par·a1ivi, disposizion i ed o r ganizzazione del per·sonale san itari o. 119 - ~iALYJCINI SEn:R rNO. - Oo lol'i neH algici dipe nde nti da si tìlide. 6U - )IARCUET'r l TE~IISTOCLE . - !>ul morui llo d etrli iuscritti e re lative proposte igieniclor. 61 - ~11001.1 ca1·. UJ.ISSK. - :sulle compagnie d.i sanit:i. -Come sono oggi s tabili te, qua li i vau laggi, <JUUli i òife tti, qu~ li modiOcuzioni 1·isi potrebbero introt:hn•J•P. acciù 1:1. ltn·o o pera fosse più e fficace, si in pace c he in guerra. 62- MISICI EUGENIO - Storia di una e ris ipela Oemmonosa dei g enitali seguita da oscbeopl:tstica felicemente riuscita. 63 - ~IONARI ETTORI!. - 11 tavuva - Diciotto mesi di esperienze allo spedale mili tare d i Bolognn. 61 - :\IoNT:\SARI cav. LUIOI. - Sun to storico-clinico delle principali operazioni esej!uilesi n el 18>9 nel riparto c hirurg ia dell'ospedale di Ancona. 6:; ID. - Alcune considerazioni in o rdin e ai commenti sui casi d'ittero di Lilla ed Ancona del generale Com . Manayra c in relazione coi casi osservati all'ospedale militare di Ancona. 66ID. - Conferenza agli ufficiali di An<:ona. 67ID. - Contribuzione allo studio de lla sede del processo e della natura dell'eresipela. 63 - 1\ATALI FRANCE~CO. - Dualità della lisi. 69 - NIG RI SERGIO. - 11 c ircondario di Lagonegro. 70 - 0GNIBEN& ANDREA. - l primi cinque anni di le1•a nel circonùal'io di Viter·bo. 71 - 0RRÙ RAFFAELE. S ttlla r efrazione e accomodazione d ell'occloio. ;;Q -
l OUlN.\ Lt:IO l.
-
.•
1342
.
72 -
PAI.t.l ~IICfiELF..
i3 -
PANAlt.A PA~ ..·u~O.
74 -
Plli\,F ~TT I FRA!<C!;SCO. PER~I Cfl8TTI CA RLO.
76 77 -
Pr·:TH~I.t.A ANTO!<IO.
P 1Mli l C.Ht LO.
7S - llANDCINE FOANCE~CO.
7ll -
ID.
l-iO -
Ro)tr:o i'HANcr:sco.
81 -
ROVATI CESA RE.
S2 - · Rossr GJOV;\NNL
~- SCAI.DAttA GIUSEPPE.
li4 -
SEROO I.ISCA ANOEI.O.
85 -
SORTINO SAI.VATORE.
86 h7 -
SS -
lo. TRAR! ALESSANDRO
Io.
1>9 -
VANAZ'Z I ANTONIO.
IlO -
VtOI.IANI CAltLO.
•
..
#·
nell'ananisi delle urine. - Ccc lusi('ln e i!H esl.i n:Jie per stt·ozzamenl.o in terno. - Au,ropsia. - sull 'u lcera, ed in ispecie dt!Da.conra~in!':a ~: • Hel:rzinne gul depo.allo di •:orlVal~:;Ì:c nz~
e veJH?I·e.n . 75 -
.
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di Albano (!S'i&). ~JCH'ia cLinic:;t JllllllOre cistico!. r nlicrnii'~<Jnismi e le malallie infelr h ·e. - L!!!l (> r·a al ::reuPr:ll e metlico commendator·l' ~lanaynr. - voiuminoso ~orpo estraneo nell'esnf:1g.o: perfor;~zionP dei ta·e prillli :tnelli detla trachea - )!Orte - Autopsia - Consi<loernzinn i. - l.'i.trnipunlura. - Sto ria rlirtica d'un essudaLO pleu rico, con sidet·azionc sulla cut·H. - Il circondario di Cento e la leva twllo stesso su i nati del ts:,s. - A ppunli su tre casi di incontinanza di urina osset·vati nello spedale milit3re di Piarenz;t. - Storia clinica di u n caso di empiem:1. - Helazionc circa la visita pass;ua agli in. scritti tlt !Ha della classe 1:557, nel circoncl~trio di Campa:zna. - ussen•a?.ioni critiche sul nuovo proce~$0 per l'ope razione della c;tWraua del dl'llU)r G. Salell)i. - Memorie di un caso di cirrosi epatica. - Sei mesi in un riparto di medicina allo sped:ùe miHtnr e di Verona. - Storia di un caso di orticari:l. consecutiva a ll'anuninislrazionc del solfato di chinino. - nei mezzi più emcaci onde il sold~to acqnisti la vi~toria ed ngilità necessari;L alla vita laboriosa de i campi. - Della febbre tifoidea nell'ospedale mi-
litare di Piacenza nen·annol87:l. Ili -
VJOLII'<I MARCANTONIO •
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1 J
- Sulla salubrita dei quartieri.
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