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GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL COMITATO DI SANITÀ I:ILITARE (PER ORDINE DEL MINISTERO DELLA GUERRA)
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l Anno XXVIII.
N. o 1 - Gennaio 1880.
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Lettura fatta all'Ospedale militare di Verona Mila conferenza del 15 novembre 1878
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ONOREVOLI CoLLEGHI
Chiunque di voi si trovava in questo presidio nel mese· di aprile del corrente anno, ricorderà senza dubbio la grave lesione che riportò il soldato Balduzzi del 14° Reggimento Fanteria; si trattò di una lussazione ester::~a della tibia destra, incompleta.. La rarità di questa specie di lesioni, le complicazioni dalle ·quali fu accompagnata, le vicissitudini della cura ed i disturbi funzionali .che ne furono i reliquati sono tali da rendere questo caso uno dei più importanti di patologia chirurgica. Ond'io, che, come addetto allora a quel reggimento, ebbi occasione di osservare questa lussazione e di ridurla, mi sono deciso a raccoglierne la storia dettagliata e ad esporvela, fa· .cendola alla meglio seguire da alcune osservazioni. Ecco senz'altro il fatto: La mattina del giorno 9 aprile, mentre io attendeva alla visita giornaliera degli ammalati, fui avvertito che il soldato Balduzzi Giuseppe della 5a compagnia, eseg uendo un salto in lungo alla scuola di ginnastica, aveva riportato una grave l esione: si parlava della. rottura di una gamba.
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STORIA DI U~ CASO DI LUSSAZIO~E
· Recatomi immediatamente nel locale della. scuola, trovai questo soldato ~oriento sullo strato di sabbia. che serve per ismorzare l'urto del salto, precisamelllte nel punto stc:;so ore era caduto. Essendo scoperta la regione del ginocchio destro, giacchè i suoi compagni gli arm·ano iotanto rialzati i calzoni e le mutande sino alla metà della. coscia, mi accorsi subito trattarsi di lussazione all'infuori delb tibia.. La testa di que,;t'osso sporgeva circa tre dita al di fuori del condilo esterno del femore ed internamente scorgensi analoga incavatura sotto il condilo interno: la rotola era situata obliquamente dall'alto in basso e dall'interno all 'esterno: la gamba era. estesa., alquanto inclinata in dentro da formare colla coscia. un angolo sporgente in fuori, angolo che a memoria posso valutare di circa 165 gradi; esisteva un leggiero grado di rotazione all'indentro della gamba e del piede. Il Balduzzi, sebbene non avvertisse alcun dolore, era in preda ad una grave prostrazione, ad un profondo scoraggiamento: è inutile che aggiunga che i movimenti attivi del1'artiO&lazione del ginocchio erano impossibili e che erano tornati vani tutti gli sforzi che egli aveva fatti per rialzarsi. In presenza di questo stato di cose mi decisi, approfittando di quella condizione di debolezza e di semi-paralisi muscolare che accompagna-v&. la generale depressione, mi decisi, ripeto, a praticare la riduzione immediatamente. Fatta afferrare la coscia da un assistente, io mi inginocchiai al lato destro del malato, misi la sua gamba sotto la mia ascella destra stringendola fra il braccio ed il torace, per potere operare al bisogno una leggera estensione, afferrai colla sinistra i condili del femore, co]l'altra la testa. della tibia e spinsi le ossa in direzione opposta all'avvenuta lussazione.
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5 Rimasi sopreso dalla facilità colla quale, alla più leggera pressione, le ossa rientrarono nei loro rapporti normali. Era la prima volta che riduceva una lussazione del gi· nocchio e, sebbene avessi letto che le lussazioni laterali di .questa articolazione si riducono con tutta facilità, non mi aspetta va, lo confesso, così poca resistenza. Nell'atto in cui le due superficie scivolavano una sull 'altra, le mie mani provarono un senso come se stringessero qualche cosa, dirò così, di ammaccato i o, per meglio ren- . dere la mia idea con una similitudine, come se facessero smuovere un sacchetto di noci. Non a''vertii il rumore caratteristico che suole accompagnare l'adattamento delle ossa, rumore che se è costante allorchè si riduce la lussazione di una articolazione orbicolare, manca spesso per quelle a ginglimo. 1\ii accorsi che la riduzione era avvenuta dal1a forma regolare che prese il gi· nocchio e dai movimenti attivi che il paziente potè imme, diatament.e e:lfettuare. Allora feci trasportare il malato all'infermeria del reggimento e, dopo averlo confortato con tm po' di Yino gEmeroso, lo lasciai riposare. n Balduzzi è della classe 1855 ed appartiene al distretto militare di Piacenza. È di ottima fisica costituzione e non era mai stato precedentemente ammalato: nell'ordine morale poi è un eccellente soldato, ubbidiente, clisciplinato, attivo, volonteroso. Dopo mezz'ora lo esaminai nuovamente; egli si era rianimato e parlava di restituirsi alla propria compagnia i la forma dell'articolazione era normale i cominciava però a manifestarsi una leggera tumefazione i ai movimenti passivi avvertirasi uno scricchiolìo, ciò che mi fece sospettare la frattura dei capi articolari; il malato poteva mantenersi in ESTERNA INCOMPLETA DELLA TIBIA
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STORIA DI
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piedi, ma distaccando dal suolo il piede sinistro per appoggiare tutto il corpo sull'arto offeso, si sentiva mancare; del resto nessuna sensazione dolorosa.. Constatati questi fatti e stabilita. la diagnosi di lussazioneridotta esterna incompleta della tibia con sospetto di frattura dei capi articolari, lo inviai in barella all'ospedale per la successiva cura. L'ufficiale medico di guardia nel riceverlo, mezz'ora dopo lo invio, constatava: le ossa nei loro rapporti normali e completamente integre; dal 4<> inferiore della coscia sino alla metà del polpaccio una estesa enfiagione con forte tensione dei tessuti esterni, causata da una enorme effusione sanguigna; discreto versamento nella capsula articolare; nessun dolore· ai movimenti passivi ; funzioni dell'arto integre. Si collocò l'arto in un semi-canale di latta a doppio piano inclinato e si praticarono bagnature ghiacciate• .Alla sera il gonfiore e la tensione si erano enormement-eaumentati e diffusi superiormente alla metà della coscia ed inferiormente a tutta la gamba, alla cui faccia esterna co· minciava a manifestarsi una vasta macchia ecchimotica; l'ar· ticolazione del ginocchio si era fatta globosa e dura ed i movimenti di flessioni e di estensione si erano assai limitati. Il capo riparto di chirurgia dopo minuto esame constatò~ come l'ufficiale medico di guardia, che non esisteva discontinuità delle ossa. L'ammalato provava un senso di formicolìo. a tutta la gamba, ma nessun dolore; la temperatura del· l'arto era molto al dissotto del normale; non vi era reazione generale. Si continuarono i bagni ghiacciati. Passò la notte tranquilla. .Al mattino del giorno 10 continuava la forte tensione alla coscia ed alla gamba; l'ecchimosi al lato esterno si era maggiormente accentuata ed estesa al poplite; l 'arto, dal
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ginocchio in giù, era freddo, livido e coperto di flittene; nessuna reazione generale. Temendosi la comparsa deUa gangrena, si affacciò l 'idea della demolizione dell'arto: ma prima di addivenire ad un atto operativo di tanta importanza, si volle consultare il parere degli ufficiali medici del presidio, i quali furono tutti convocati per le ore 2 pomelidiane di quello stesso giorno. Per intanto si continuarono i bagni ghiacciati e per vitto gU si concesse un caffè col latte e due minestre. Al momento del consulto, trovavasi il malato nelle identiche condizioni a quelle ora descritte ; morale ottimo, apiressia, nessuna sensazione dolorosa; l'arto sempre gonfio, teso, livido e freddo, colla vasta macchia ecchimotica esternamente e le flittene qua e là sparse : avvertivasi la pulsazione della pedidia; non ostante la forte tensione dei tessuti peri-articolari, erano possibili limitati movimenti passivi di flessione e di estensione del ginocchio. I medici consultati furono unanimamente di parere che non vi fossero ancora gli estremi per procedere alla immediata amputazione, ma che però questa sarebbe stata l'unica àncora di salvezza qualora si presentassaro i primi sintomi della degenerazione cangrenosa.. A maggioranza poi si consigliò di sospendere i bagni ghiacciati .per non favorire il processo distruttivo e nemmeno di passare ai bagni caldi per non promuovere una troppo fGrte reazione, ma di attenersi pel momento ad una via intermedia, di praticare cioè embrocazioni di acqua a temperatura ambiente e di conservarsi del resto in una vigilante aspettativa. Giorno l li., mattina. - Temperatura generale 3 7 1/ 2 ; quella dell'arto si è rialzata, eccetto al piede, il quale si mantiene sempre freddo e livido. Continuano i bagni a temperatura ambiente e lo stesso dietetico.
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Giorno 11, sera. -Temperatura 38 1/ 2 ; leggera reazione febbrile; la tensione alla gamba si è sensibilmente dimiImita, come pure il senso di . formicolìo; calore aumentato in tutto l'arto. Giorno 12. - Temperatura 37 1 / 2 ; continua il miglio· ramento di tutti i sintomi; gli si concede il qum·to arrosto col caffè latte . Giorno 13. -Temperatura 38 1/ 2 ; il malato si loda del suo ben essere, ha dormito tutta la notte; continua a non avvertire alcun dolore all'articolazione offesa ed il formicolio al piede è diminuito; il turgore e la tensione della 'gamba sono dissipati, assai decresciuti quelli della coscia; comparsa di nuoYe flittene. Continua la stessa cm-a; si aumenta il dietetico alla mezza arrosto col qu.m·to vino ed il caffè latte. Nei giorni successi\ri il miglioramento fu sempre costante e progressivo: dopo cinque giorni, apertesi le flittene, si sospesero le bagnature e si applicarono pezze spalmate di glicerolato di amido. n 1° maggiO, 21 giorni dOpO l'aCCUdUtO, SÌ appliCÒ per la prima volta una fasciatura compressiva ed un altro mese dopo si cominciarono le pennellature colla tintura di jodio
per dissipare interamente l'ingorgo dei tessuti peri-artico· lari: verso la metà di giugno, ossia due mesi circa dalla data della lesione, non rimaneYa che una leggera atrofia dell'arto, legata forse alla lunga inazione, ed un po' di ri· gidità. nei morimenti attiri dell'articolazione. Tutto lasciava sperare una guarigione perfetta, ma questa speranza Yenne menomata da una dolorosa scoperta. Sul finire della cura ed anche prima che il malato lasciasse il letto, si era già. osseryato che il piede rimaneYa in continua estensione e le d1ta continuamente flesse; ma
ESTERNA INCO.MPLET.A. DELLA TIBIA.
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allorquando poi potè alzarsi e fare i primi passi si potè meglio ed i~ modo assoluto constatare che i movimenti attivi di flessione del piede e di estensione delle dita erano diventati impossibili, e che quelle parti ubbidivano unicamente all'azione dei muscoli antagonisti. Siccome tutti gli altri movimenti erano attivissimi non si poteva inéolparne la lunga inazione, sicchè fu duopo ammettere una condizione di paralisi limitata ai muscoli anteriori della gamba; la sensibilità. cutanea era normale. Si sottopose alla cura dell'elettricità che si protrasse per 20 sedute consecutive. Si adoperarono correnti indotte dirette ai muscoli inattivi mediante eccitatori muniti di una spugna imbevuta di acqua salata, ma il malato non ne ritrasse alcun giovamento: egli non avvertiv-a nemmeno la corrente ed i muscoli eccitati non presentavano la piit piccola contrazione. Essendo l'epoca delle cure termo-minerali, ,.e1me proposto per Acqui e vi si recò infatti il 28 agosto. Acquistò mag· gior speditezza nei movimenti del ginocchio, ma la para· lisi muscolare rimase immutata come persistente l'atrofia. Prima di dichiarare impossibile la guarigione di una in· fermità, che rappresentava infine la conseguenza di una lesione incontrata per causa di serviz~o, si vollero tentare altre cure ed il 22 settembre reduce dai bagni ili Acqui ricoverava di nuovo in questo ospedale. Dalla farad~zzazione muscolare diretta alla quale fu nuovamente assoggettato non ritrasse questa volta maggiori vantaggi di prima; si stavano però intraprendendo nuovi tentativi, allorquando, pressati dalle insistenti domande del Balduzzi di rimpatriare, si decise di non osteggiare più oltre questo suo desiderio; e siccome la sua classe era intanto stata congedata, uscì dl\11 'ospedale per recarsi in congedo illimitato il 12 ottobre.
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STORIA DI
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Quest.a è la. st{)ria del fatto pura e semplice: permettetemi ora che senza alcuna pretesa esponga intorno allo stesso qualche considerazione. L'articolazione del ginocchio sebbene, così esposta alle violenze esterne, si lussa assai difficilmente, grazie alla larghezza delle sue superficie articolari ed alla mutua corri· spondenza delle loro prominenze e depressioni. e grazie al numero, solidità e disposizione dei suoi legamenti. Oltre la robusta capsula articolare, i due legamenti laterali, interno ed esterno, ed i due crociati, anteriore e postet·iore. l'articolazione è rinforzata di dietro dal legamento popliteo, davanti dal fortissimo tendine dei muscoli estensori della gamba, internamente dalla lamina teudinosa del muscolo vasto interno ed esternamente dall'aponeurosi della coscia che in questo punto è più spessa e robusta. È per questo che la lussazione del ginocchio è una lesione assai rara; Malgaigne sopra 40 l l ussazioni, non ne assegna che 6 al ginocchio. Ora se sono rare le lussazioni in genere di questa articolazione, rarissima è poi la varietà. laterale, tanto la esterna che la intema, ma più questa di quella. Le lussazioni anteriori e posteriori della tibia sono quasi sempre complete, mentre non lo sono quasi mai le laterali, dimodochè qualche autore ha persino negato che possono prodursi. E qui vorrei osservare che, potendosi questa articolazione considerare come composta di due artieolazioni distinte a ginglimo-artrodiale le quali funzionano una vicino all'altra, se in una lussazione avviene, come nel caso che ci occupa, che tm condilo non abbia alcun contatto colla sua cavità normale, la quale riceve invece l'altro condilo, rimanendo in conseguenza la seconda cavità. libera da ogm contatto
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osseo, questa lussazione mi sembra che in certo qual mod~ possa chiamarsi completa. Ma a parte ciò, lussazioni laterali del ginocchio complete nel senso accettato della parola, nelle quali cioè i due condili non banno alcun contatto con nessuna delle due cavità articolari della tibia, sembra che non si possano mettere in dubbio. Malgaigne, per non dire d'altri, ne cita tre casi, una della varietà esterna e due della interna. Nel fascicolo <li settembre di quest'anno del nostro Giornale di Medicina milita1·e si fa cenno di un caso di lussazione esterna com· pleta della tibia, riportandolo dalla Gazzetta ~Iedica di Ronza. Tornando alla lussazione del Balduzzi, che appartiene alla varietà esterna incompleta, essa avvenne per violenza indt1-etta o, come si suol dire, per contraccolpo. Ecco il modonel quale può essersi prodotta. Il femore ha una direzione obliqua convergente all'indentro ed il ginocchio in conseguenza forma nn angolo ottuso aperto in fuori, ragione per cui il condilo interno è più basso dell'esterno. Se adunque l'appoggio del femore sulla tibia è obliquo, ne consegue che la testa di questoosso presenta ai condili di quello un piano sdrucciolevole, ed in un salto od in una caduta dall'alto il legamento laterale interno sostiene tutta la furia dell'urto. Il Balduzzi saltando può avere disgraziatamente poggiatoil piede destro a terra alquanto piegato all'infuori; in questocaso la inclinazione della tibia sul femore sarebbe aumentata, l'urto del condilo interno contro il legamento corrispondente sarebbe cresciuto ed in modo tale da produrne la lacerazione ed il successivo scomponimento delle superficie articolari. Se il meccanismo delia. lussazione è stato realmente quale
12 STO!tiA DI UN CASO D! Ll.iSSAZIONE io vi bo esposto, sembra che invece di chiamarsi lussazione della tibia alrinfuori, dovrebbe chiamarsi piuttosto lussazione del femore all'indentro. Io credo infatti che questa denomi· nazione, sarebbe nel caso attuale più propria e più consen· tanea al fatto ; ma ho adottato la prima in omaggio alla comenzione generalmente adott.:tta di chiamare lussato l'osso più lontano dal capo o dalla linea mediana del corpo. Ho già accennato alla rottura del legamento laterale in· t erno : questo insieme alla capsula articolare fu cert~men te ]acerato; ma lo saranno stati altresl il legamento esterno ed i crociati ? Questi ultimi nl momento della lussazione, essendo essa avrenuta a ginocchio semi·esteso non si trov::wano nel mas. simo grado di tensione, per cui la Yiolenza che subirono non sembra che fosse tale da produrne la lacerazione. Ma la stessa cosa non posso dire del legamento est.erno. È vero che esso è meno rigido dell'interno e che nelle articolazioni a ginglimo il legamento dal lato del quale avviene b. lussazione subisce una violenza minore, per cui in queste articolazioni non si lacera ordinariamente che il legamento opposto alla lussazione, ma apparisce oltrem0do difficile, per uon dire impossibile, che in una così grande scomposizione questo legamento abbia potuto rimanere in· tatto. E poi un altro fatto mi fa supporre che esso sia stato d~W\'ero lacerato ed è la posizione che prese la gamba di deyiazione e di rotazione all'iudentro, ubbidendo erident-emente alla forte trazione del tendine degli estensori. Dasta ricordarsi la posizione del legamento esterno, il quale è si· tuato un po' posteriormente, per farsi persuasi che, se esso fosse rimasto intatto, questo spostamento uon aHebbe potuto effettuarsi.
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Ma l'enorme stravaso di sangue e la persistente paralisi dei muscoli anteriori della gamba che si verificarono nel nostro infermo, indicano chiaramente eh) lesioni ben piil gravi che quelle delta capsula e dei legamenti avvennero all'atto della lussazione; lesioni cioè di vasi sanguigni e di cordoni nervosi. Esaminiamole partitamente. Bisogna prima di tutto escludere la lacerazione dei gTossi vasi poplitei tanto l'arteria che la vena. Oltrechè questi vasi, situati profondamente nella cavità del poplite, cit·condati da abbondante e fl~scio tessuto cellulare, non potrebbero venire lesi, ed anche allora assai difficilmente, se non nelle lussazioni complete anteriori o posteriori della tibia, la loro lacerazione sarebbe stata inevitabilmente susseguita dalla cangrena dell'arto. La lacerazione delle safene è pure da escludersi per la ragione che lo stravaso era sotto-aponeurotico. Non restano adunque che i vasi articolari: ma le vene hanno un calibro troppo piccolo per poter dar luogo ad un così enorme spandimento sanguigno: la loro lacerazione avrebbe potut:> tutto al più dar luogo ad un trombo limitato al punto lacerato, il quale trombo avrebbe otturato il vaso per la compressione da esso stesso esercitata. Sembra adunque doversi ammettere la lesione di una arteria articolare. Al lato esterno del ginocchio ed a livello della linea articolare, i rami discendenti dell'arteria articolare superiore esterna si anastomizzano coi rami ascendenti dell'arteria omonima inferiore. Probabilmente la testa della tibia nel lussarsi all'infuori lacerò uno di questi rami anastomotici i quali scorrono cosl vicino all'articolazione ed il calibro dei quali è diffatti abbastanza grande da poter produrre lo
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STORIA DI UN CASO DI LUSSAZIONE
stravaso di sangue che ebbe a verificarsi e nel tempo stesso abbastanza piccolo da poter ess~re otturato dalla compres.sione esercitata dallo stesso sangue stravasato senza dare luogo ad inconvenienti piìt serii. In quanto alla lesione nervosa è indubitato che il nervo, il quale rimase offeso nell'atto della. lussazione, fu il popliteo esterno. Ce ne assicurano la sua posizione anatomica ed il gruppo dei muscoli che rimase paralizzato. L'anatomia ci insegna in fatto che questo nervo, branca {!el nervo grande ischiatico, scone lungo la faccia posteriore {!el condilo esterno del femore, raggiunge la testa del perone e dopo averla contornata scende e si biforca in due branche terminali una esterna, nervo muscolo-cutaneo, e l'altra interna, nervo tibiale anteriore, satellite dell'arteria omonima. Ne-l loro tragitto essi animano i seguenti mu· scoli: il tibiale anteriore, l'estensore comune delle dita, il peroneo anteriore, il lungo ed il corto peronei laterali, l'estensore proprio del dito grosso ed il pedidio. È evidente che reso inerte questo gruppo muscolare, i movimenti attivi di flessione del piede e di estensione delle dita diventano impossibili. Sulla natura della lesione patita del nervo popliteo esterno in non credo che vi sia stata lacerazione. Questo accidente è rarissimo e non potrebbe forse succedere che nelle lussazioni complete : i cordoni nervosi sono troppo mobili e si
spostano troppo facilmente percbè una violenza che non sia proprio straordinaria possa troncarli. E poi in questo caso la paralisi sarebbe avvenuta immediatamente, mentre invece tanto io che l'ufficiale medico di guardia constatammo, dopo la lesione, la integrità dei movimenti tutti della gamba -e del piede. È probabile piuttosto che il nervo soffrisse una compres·
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sione od uno stiracchiamento che sarebbe stato seguìto da accensione flogistica. La paralisi sarebbe dipendente in questo caso dalle vegetazioni del connettivo o dell'interno dei cor· doni nervosi, vegetazioni capad di produrre la compressione degli elementi nervosi stessi. Sul principio della cura nessuno sospettò una lesione di questo genere, giacchè l'arto era tenuto in uno stato di perfetta immobilità : in caso contrario si sarebbe }>otuto tener dietro alle fasi di questa complicazione, giacchè è certo che la paralisi si svolse lentamente. Se la lesione nervosa fu in realtà quale io l'ho diagno· sticata, apparisce oltremodo difficile ma non impossibile la guarigione. Furono indicati, a mio avviso, prima gli antiflogistici e poscia i risolventi, ai quali forse si sarebbe da ultimo ri· corso in questo ospedale stesso, se il Balduzzi non avesse avuta troppa fretta di uscirne, profittan<lo per rimpatriare del congedo della classe alla quale egli appartiene. La fi:attura dei capi articolari, che io sospettai da prin· cipio, non complicò questa lussazione ed io sono ben lieto che questo sospetto non si realizzasse. Non fa meraviglia del resto se io avvertissi uno scricchiollo sebbene la frattura non esistesse, essendo questo un fatto che, a detta degli autori, verificasi di frequente. Non voglio chiudere questa relazione senza richiamare l'attenzione vostra sulla circostanza singolare, che un trauma di tanta gravezza, qual'è la lussazione della maggior arti· colazione del corpo, lussazione complicata dalle "svariate le· sioni che vi ho descritte, fosse sempre scompagnata da dolore e da spiccata reazione febbrile. È altresì degno di rimarco l'essersi questa articolazione così maltrattata ristabilita integralmente senza anchilosi o rigidità.
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STORTA DI UN CASO DI LUSSAZIO:"E, ECC.
Noi abbiamo \'eduto che oltre la rottura della capsula e dei legamenti laterali si avverò una lesione arteriosa con enorme str:n·aso sanguigno ed una lesione nervosa susseguita da paralisi muscolare. L~t prima guarì perfettamente ed in un tempo relativamente breYe : guarirà la seconda?..... La risposta al tempo ecl alle cure ulteriori, seppure il malato YOrrà o potrà praticarle. Io non ho perduto di vista questo giovane e se in avvenire potrò avere di lui notizie di qualche importanza, non mancherò certamente di comu· nicarvele. TRAm Cnpiiano medico.
RELAZIONE SULL'ACIDO SALICILICO LETTA J\'ELLA CO!\FEREJ\'ZA DI GIUG:-.iO IS78
Come ben sapete, o colleghi, dalla corteccia delle varie specie di salice, vennero estratti nGl 1825 da Fontana i di lei principi più attivi, cioè la salicina e l'acido t.:tnnico ; e quindi tanto questi, quanto la corteccia, veuuero in terapeutica usati non solo come tonico-amaro-astringenti, ma anche come febbrifughi; e siccome questa ultima loro proprietà era di molto inferiore a quella dei chinacei, cosl vennero per molto tem1>0 dimenticati. - Più tardi ht salicina venne di nuovo esperita non per troncare .in modo diretto il processo piretologo, ma sibbene per coadiuvare al ristabilimeuto dell'organi~mo, cioè, come dice il Cantani, all'estinzione indiretta del processo morboso, facendo (al pari della doccia fredda sull'ipocondxio sinistro) contrarre la milza, e provocando così il versamento nel circolo sanguigno delle sostanze pirogene specifiche; il cui aumento (e forse produziouc) nella milza sostiene la malattia latente nell'organismo, ed il cui periodico versamento parziale nel ~augue produce gli accessi febbrili; ma consumando così la sostanza nel sangue stesso mercè l'ossidazione .elevàta della febbre stessa , e liberandone la milza conduce alla guarigione. In seguito, la mercè dei progressi della chimica, col mezzo di sostanze ossidanti dalla salicina si ottenne 1'acido salici2
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RELAZIONE
Jico; il quale Yicne pure estratt.o tl:11la spirea 1clmaria o regina de' prati, quando l'essenz(l, spiroilica, che dalla stessa si estrae, si idrata. L'acido salicilico, secondo la nostra nuora farmacopea militare, viene anclle preparato sinteticamente facendo agire l'acido carbonico secco sul fenato sodico a + l.J0°. L'acido salicilico si presenta sotto forma di aghetti bianchi, di sapore asprigno ed irritante, pochissimo lSoluhile nell'acqua fredda, alquanto nella calda e nella glicerim, compie· tamente nell'alcool e nell'etere. r~a soluzione ;m·ossa viramente l'idrato di laccamuffa e si colorisce di violetto col cloruro ferrico liquido. Si fonde a + 158° e passa alla distillazione senza alterarsi; ma riscaldato a + 220° insieme con dell'acqua, si scompone in acido carbonico e fenico. Il primo a studiarne gli effetti fì:;iologici fu llertagn ini, il quale ebbe a constatare che l'acido salicilico accresce l'acidità delle urine, perchè assorbito quasi al momento dal sangue, viene per le stesse (in sedici ore circa) rieliminato rapidamente; nonchè per la sal iva, e 1)el sudore; e secondo gli esperimenti ili Celli passerebbe anche pel secreto bron· chiale e polmonale. Ma l'aziono più importante che spiega l'acido salicilico sull'organismo, alla dose di 4 a 6 grammi nelle 24 ore, si è l'abbassamento sensibile della temperatura, accompagnato da profusa dioforesi; di più arreca diminuzione della frequenza dei polsi e della pressione sanguigna; nonchè una sensibile diminuzione uella frequenza degli atti respiratori; per il che il Cantani ebbe a dire che si può consitlera.re l'acido salicilico come il pii1 pot-ente e più generale antipi· retico oggi conosciuto; ma non da usarsi perchè è un de· pressore artificiale, avvelenando l'organistno, cioè agendo iu modo sul nervo pneumo·gastrico da indurre paresi cardiaca e polmonare, e quindi depressione dell 'attività vegetativa
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dell'organismo, cioè deii processi di ossidazione. Da proscri· versi specialmente nei morbi acUnamici potendo indurre un collapso letale. In quella vece altri distinti clinici ne avrebbero ottenuto soddisfacenti risultati ne.U'ileo-tifo; e Mogliacand e Richardson nelle poliartriti acute, avrebbero constatato, dopo sole 24 o 48 ore dalla propinazione del farmaco, oltre l 'alleviamento della dolorabilità anche un abbassamento sensibile della temperatura; e se dato in tempo l'acido salicilico essere anche proficuo per prevenire la flogosi dell'endocardite e pericardite, o se più tardi, ne arresta i progressi dell'essudazione della linta. J, 'acido salicilico amministrato alla dose di due grammi circa nelle 24 ore, è bene tollerato dal ventricolo e non ne altera la digestione, se specialmente fu ingoiato con molta acqua; ma in dosi elevate, per la sua azione irritante e massime se sciolto in poca. acqua, produce gastralgie, nausee, vomito bilioso e talora sanguigno, nonchè diarrea; cioè gastro-enterite-acuta-emorragica, prodotta dalla diretta irritazione ed erosione della mucosa, · dalla faringe sino all'ano; e talvolta esito letale, come nel caso riportato dal nostro Giornale di medicina militare. Quindi è un farmaco controindicato in tutte le affezioni acute del tulbo gastro-enterico, e massime in quelle di forma ulcerativa. L'acido salicilico arreca sussUlTO agli orecchi e difficoltà <l'udito; i quali disturbi sono più costanti, ma di meno durata di quelli causati dalle dosi antipiretiche dei chinacei.
Talvolta porta diminuzione della facoltà visiva, cefalea, vertigine ed ebbrezza detta salicilica, e nei beoni violenti deliri. Koster dice che intacca persino le ossa, aumentando coll'urina l'eliminazione dei sali calcarei, e che esacerba la. {}arie dei denti. Dalle esperienze di Chirone e Petrucci risulta che gli animali sottoposti all'uso giornaliero dei preparati
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salicilici, dimagrano rapidamente, e quindi perdono molto di peso (Vedi Giornale eli medicina militare del mese di aprile anno 1879). L'acido salicilico colle basi forma dei sali, detti sal icilati di potassa, di soda, di litina, di chinina, di zinco, ecc. ; e tra questi il piìt usato in terapia è il salicilato di soda, perchè più tollerato dallo stomaco, e più facilmente assorbito; ed è più spiccata la sua azione antipiretica e antireumatica, per la sua. azione deprimente e displasica; ma non è anti· settico e antifermentativo come l'acido salicilico. Kolbe di Lipsia, stante il fatto conosciuto che l'acido salicilico contiene dell'acido fenico, fu il primo ad esperimentarlo se, analogamente a questo, fosse dotato di un'azione antifermentativa ed antisettica; e tali esperimenti essendo stati favorevoli, da quell'epoca. l'acido salicilico viene usato per conservare tutte le sostanze alimentari non solo, ma anche per rimpiazzare il solforamento dei vini e dci tini, per impedire una seconrla fermentazione di tutti gli alcoolici, e per conservare bnona l'acquà potabile pei naviganti eli lungo corso, bastando a tale scopo solo una diecim~ll csima parte d'acido salicilico. Thiersch fu il primo ad usar1o in terapia come antisettico per uso esterno, e constatò che sopprime nelle pinghe rnpidamcnte l'o<lor putrido, le mantiene di buon aspetto, senza mai produrre fenomeni di reazione flogistica, fa ror('ndo in quella vece la cicatrizzazione. Riscontrato utile come disinfettante nelle lencorree, nel puerperio per arresto della placenta, nella difterite, negli eczemi umidi, c da Celli per imlazione nelln, cangrena. pol· monare, ecc., ecc. Nella classica meclicatura delle ferite di Lister venne sostituito all'acidù feni co; e nel 1876 racco· manrlato da. Esmarch nel trattamento delle stesse; c Kappclet· e Kaftcr costrussero gli apparecchi mobili saJicil at.i.
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Stante questi felici risultati per uso esterno, venne di poi usato anche a scopo autifermentativo per uso interno, da. Celli nei catarri delle vie orinarie con decomposizione delle <>rine, e da altri clinici in tutte le malattie d'infezione generale, di azione lontana antizimotica e antidiscrasica. Il Cantani non ammette questa proprietà dell'acido salicilico in qualunque specie d'infezione, ma però non nega la possibilità di una sua azione specifica, in qua.lche singola specie d'infezione; e anzi incoraggia ad csperirlo nuovamente nelle singole fattispecie infettive, onde constatare in quale d'esse corrisponda; cioè quale protomiceto part.icolare sia. capace di annientare. Meravigliato de1le virtù antisettiche dell'acido salicilico tanto per uso esterno che per l'interno; e per non restare indifferente innanzi a certi processi morbosi che procedono inesorabilmente, e per cui i tentathri di tanti secoli di te· rapia, come dice il profcssor Cocco nelle sue considerazioni terapeut?'che, sono riusciti impotenti, voleva esperimentarlo, appena me se ne offrisse l'opportunità, nell'infezione purulenta; nella quale pur truppo anche i solfiti e i chinacei non corrisposero per distruggere l'azione delle sostanze pirogene e flogogene del pus. Quindi passo a descrivere il caso clinico, nel quale per la prima volta ho ' propinato l'acido salicilico. N. N. di Palmi, d'anni 44, calzolaio, di costituzione mediocre, col sistema muscolare ben sviluppato ma asciutto per scarso pannicolo adiposo sottocutaneo, d'abito sanguigno-nervoso, non ebbe mai a. sofl'rire malori d'entità, nè morbi celtici anche durante gli otto anni che fu milite sotto il cessato governo borbonico, ad eccezione di lievi affezioni reumatiche muscolari, quando l'atmosfera presentava sensibili e protratte perturbazioni. Sulla fine del mese di giugno dello scorso anno, tutto ad un tratto, senza alcuna causa apprezzabile, veniva. -~·. .·-··
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REl.AZJOXE
colto da vivo dolore alla regione lomhare; per il che come al solito usava le strofinazioni alla detta parte 00ll'alcoolito di canfora, non che quelle coll'olio caldo di giusquiamo; per uso interno qualche tisana diaforetica, e pitt tardi localmente replicate carte senapate. Non provando alcun vantaggio, e anzi all'ottavo giorno essendo insorta la febbre, chiamava il medico dottor Disalvo, il quale aremlola riscl)ntrata di grado mite, e nessun sintomo che dinotasse qualche affezione interna, credette trattarsi di una miosite acuta d'indole reumatica, e oltre alle pozioni temperanti diaforetiche, ricorreva. all'applicazione locale delle ventose scarificate. Ma anche da questa terapia l'ammalato non ottenne lenimento al suo malore; però la febbre continua dopo cinque giorni cessam al tutto, ed il dolore si circoscrivera. alla regione lombare destra; e da questa. regione in seguito si irradiava all'inguine ed all'arto inferiore corrispondente sino al ginocchio. Tale dolore esasperandosi pei movimenti del detto arto, tutte le volte che discendeva dal letto per tentare di fare qualche passo, era costretto di tenerlo retratto e quindi di zoppicare; per il che più tardi fu obbligato di stare sempre a letto , e per lmùre il dolore di tener curvato in avanti il tronco emantenere a permanenza in flessione l'arto e alcun poco in abduzione. Insorse poi nuovamente la febbre a. forma continua con esacerbazioni vespertine e il curante ebbe a rilevare col tatto, al lato destro dell'addome e lungo la direzione del dolore, una tumefazione interna, dapprima resistente e do· lo rosa alla pressione; per il cb è giudicò trattarsi di psoite destra e per la stessa ricorse agli ecoproticì, al sanguisugìo locale, a giornalieri semicupi, nonchè alle unzioni narcoticosolventi; ma tutto rendendosi fru staneo e sulla fine dol mese di luglio avendo constatato che la tumefazione si era fatta molle e fluttuante, ricorse a ripetuti vescicanti volanti, allo scopo di favorire l'assorbimento del liquido contenutovi.
23 - Ma anche questi mezzi tera.peutici non corrisposero; e anzi si manifestava un tumore della grossezza di un uovo di gallina, fluttuante, circoscritto, alla parte inferiore interna delJa piegatura dell'inguine destro, corrispondente al lato esterno della radice dello scroto. - In questo frattempo persisteva la febbre, con esacerbazioni respertine precedute da brividi, e nella notte profusa diaforesi; di più catarro gastro·enterico, e deperimento sensibile progressivo della costituzione fisica. - Curato il catarro gli vennero propinate generose dosi di solfato chinico per minorare la febbre e come antidoto all'assorbimento puru· lento, ma con nessun manifesto vantaggio. - Il 20 agosto con un trequarti punto il tumore dell'inguine, ne uscirono circa quattro litri di pus; e per evitare l'entrata dell'aria e per tentare che più non avesse a riprodursi la suppurazione, il curante con un pezzetto di cerotto praticava colla ·compressione l'occlusione immediata della ferita. - Ma due giorni dopo, di nuovo insorsero i sintomi generali, non che localmente si riproduceva il tumore all'inguine; e dopo cinque giorni dalla praticata primitiva puntura, es· sendosi spostato il cerotto, ne usciva una grande quantità di marcia. - Chiamato il medjcc volle di nuovo tentare l'occlusione, e questa volta con felice esito; cioè obliterazione della ferita e scomparsa in pochi giorni dei segni sensibili della tumefazione interna, per il che non si ebbe più riproduzione di pus. Ma l'ammalato, sebbene assoggettato a buona alimentazione ed all'uso quotidiano del decotto di china, an9ando sempre più deperendo nel generale, persistendo gli accessi vespertini con profusa diaforesi, la cute avendo assunta una tinta subitterica, e appiccicata alla muscolatura sottoposta per la totale scomparsa del pannicolo cellulo adiposo, n curante nel timore, sebbene scomparso SULL'ACIDO SALIClLlCO
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ogni segno sensibile ili riproduzione di pus nelle prime località, che per assorbimento o per embolismO< delle parti costituenti il pus primitivo, ne fosse già inquinato l'organismo e si arcsscro a manifestare altre raccolte ili pus in altre località, cioè si a\·esse ad iniziare in queste un processo identico al primitivo; come preventivo, volle sottoporre l'ammalato all'uso giornaliero interno de]l'aeido salicilico, alla dose di un grammo in un litro di acqua. Nei primi giorni del mese di ottobre cominciò ad accusare un vivo dolore alla regione lombare sinistra, e che per nulla si volera lenire nè colle embrocazioni narcotiche oleose, nè coi rivulsivi; per il che temendo il curaute che anche da questo lato si avesse a riprodurre la psoite, desiderò consultarsi col sottoscritto, che trovavasi in detta epoca comandato per la leva in Palmi. - Rinveniva l 'ammalato in tali condizioni di deperimento generale, che sembrava già. nel marasmo confermato, e presentava l'aspetto sui gencrù; di un inquinamento generale infettivo; e sebbene il curante accertasse che il paziente era già. da oltre un mese apiretico, volli assicurarmene per vari giorni ed in ore diverse col termometro centigrado. La localitiì non presentava che una lieve tumefazione per un circoscritto edema-cutaneo, ma il dolore era profondo, lancinante, che si esacerbava colla pressione. - Non rilevando alcun sintomo sensibile nè ra· zionale di qualche affezione agli organi addominali, emetteva il giudizio che questa volta trattarasi di un flemmone locale sottoaponevrotico; per il che conveniva. di continuare nell'uso giornaliero dell'acido salicilico, e di applicare ?Ulia località continuati cataplasmi emollienti, per favorire la suppurazione e l'estrinsecazione della. stessa. - Infatti dopo pocl1i giorni la località presentarasi più tumefatta e tesa, ed il dolore sempre più vivo e come pulsante, però l'infermo era.
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sempre apiretico. - Tosto che ebbi a constatare un leg· giero grado di fluttuazione, col bistorì praticava una lunga incisione perpendicolare della cute dall'alto al basso, quindi incideva l'aponevrosi sottoposta e ne usciva circa un litro di pus. - I n seguito vedendo che il pus pel proprio peso tendeva ad infiltrarsi verso la colonna vertebrale, ad un centimetro di distanza da questa, e parallela alla prima incisione, ne praticava un'altra, e vi poneva un tubo di drenaggio. - La. suppurazione er.a di cattiva qualità, e la superficie secernente la stessa di color grigiastro, e i bottoni flosci, per il che credetti opportuno di modificare la località con varie iniezioni caustioo-det~rsive; ma ottenendo nessun miglioramento medicava pure la superficie secernente con una soluzione di acido salicilico al 2 per 100; noncbè vitto tonico analettico. Dopo venti giorni dalla pra· ticata uncotomia, la località andò migliorando, presentando la nuova vegetazione un aspetto roseo, e il pus facendosi mano mano di buona qualità; sempre persisteva Io stato progressivo di generale deperimento, la pelle di colore su· . bitterico, secca ma non arida; però sempre apiressia, e anzi il polso di alcun poco meno frequente del normale. - Questo stato perdurava sino a1la metà del mese di di· cembre, nella. quale epoca il fatto locale andò sempre di bene in meglio e alla fine dell'anno era. al tutto la località gua· rita, ma stante la persistenza delle cattive eondizioni generali dell'organismo, si credette opportuno di contim1are ad amministrare l'acido salicilico, e nella buona alimentazione, percbè sempre nel timore di _un incoato identico processo purulento. - Nel mese di marzo però veniva informato che l'ammalato dopo la mia partenza aveva co· minciato a migliorare anche nel generale, per il che il curante poco dopo aveva al tutto sospeso l'acido salicilico,
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RELAZlOì'\E SUL' ACLDO SALICILICO
e più tarcli congedatosi dall'amtnalato perfettamente guarito. Dal suesposto chiaro emerge che trattavasi eli un caso di pioemia multipla, di forma cronica, manifesta dagli accessi febbrili preceduti da marcati brividi, che dinotavano il versamento nel circolo sanguigno degli elementi pirogeni e flogogeni ; cerziorata dall'aspetto generale stti gene~·is dell'ammalato, nonchè dal marcato deperimento generale, indotto dall'autofagia febbrile e dalla profusa diaforesi. In seguito il deperimento progressivo era forse anche dipendente dall'uso quotidiano diuturno dell'acido salicilico, come venne comprovato da.gli esperimenti eli Petrucci e Clùrone ? La durata <li vari mesi del processo piogenico, senza conseguente stato piretologo, non si deve quest'ultimo fatto forse attribuire allo stesso acido salicilico, che, come sappiamo, è un potente mezzo per abbassare la temperatura, e diminuire la frequenza dei battiti cardiaci, non che come antidoto pelle infezioni generali interne indotte dal versamento nel circolo per assorbimento degli elementi costitltenti il pus ? Se ulteriori fatti comproveranno queste preziose proprietà di detto farmaco, è certo che verrà ante- _ posto ai solii.ti ed ai chinacei per prevenire e troncare gli effetti clcll 'assorbimento purulento, ed allora sarebbe una preziosa conquista per la nostra scienza, poichè come dice Heuter, collaboratore dell'enciclopedia chirurgica diretta da Pitha e Biltrotb, si potrebbero nella maggiore parte dei casi gettar via il coltello d'amputazione e resezione.
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A NGELO BARNABÒ Capitano medico.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA Sol c a s t gravi d 'itteri zia o sservati a Lilla e ad Anc ona, raffronti e commenti del dottor P. E . MANAYRA, maggior generale medico.
I. In adempimento della promessa fatta nel no 6 di questo giornale, anno 1879, quando pubblicammo lo scritto del maggiore medico dottor Montanari, c'ingegneremo di restringere in poche pagine la memoria dei signori Arnould e Coyne, affinchè i lett-ori vedano in che si assomigliano ed in che diversificano le due epidemie d'ittero grave manifestatesi fra le truppe di Lilla nel 1877 e fra quelle d'Anconanell'anno 1878. Abbiamo detto epidemie e manteniamo l'espressione, perchè, sebbene allo scarso numero di casi riferiti dai succitati medici francesi, com'essi stessi d'altronde saviamente notano, non competa a tutto rigore la denominazione di epidemia, pure la loro pluralità, contemporaneità e gravezza legitti· mano per avventura l'uso di quel vocabolo, il quale poi è perfettamente appropriato per quel che riflette Ancona, dove i casi di itterizia curati nell'ospedale militare ascesero a 63, di cui 55 si presentarono nei sei ultimi mesi del 1878. Non occorre ripetere da cima a fondo quanto il dottor Montanari disse dei fenomeni offerti da' suoi itterici, poichè chi non avesse presente alla memoria la sindrome che egli ne tratteggiava, può richiamarsela dando una nuova.
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28 RI\'ISTA scorsa. al numero surriferito del nostro giornale; stimiamo invece indispensabile di qui riprodurre la descrizione che degli itterici di Lilla banno consegnato 11ella loro monografia i dottori Arnould e Coyne (l). 1'8 giugno 1877, narrano essi, verso le 10 del maLtino, entrava all'ospedale militare un soldato d'artiglieria affetto da ittero di mediocre intensità, però accompagnato da cir· costanze insolite che avevano colpito il q1edico del corpo, dottor Mengin, aiutante maggiore, pieno di zelo ed attentissimo. Le circostanze suaccennate erano vomiti biliosi ed un profondo spossamento dell'infermo. n medico curante a cui furono indicate, ne tenne tanto più conto, cbè notava egli pure il contrasto fra lo stato generale di depressione ed il fenomeno ,-olgare dell'ittero, che in quel momento eziandio pareva appena sul suo esordire. Non si sospettò tuttavia che la situazione fosse grave, come lo era in realtà. Alle nove di sera l'infermo è preso da delirio agitato: l'indomani mattina si fa comatoso, ed ha tratto tratto scosse C{)nvulsive ; alle 8 vespertine del giorno 9 giugno, era cadavere. Il dì dopo, IO giugno, un militare della stessa caserma del precedente, cbe erasi fatto visit..'lre contemporaneamente ad esso, cioè il 7 giugno, ma appartenente al treno equipaggi, vien portato all'ospedale militare, reparto del signor Arnould, alle 6 di sera, con ittero poco pronunziato, delirio, prostra· zione alternante con agitazione. Egli muore dodici ore dopo la sua entrata. Il 14 giugno, un altro soldato del treno, ammalato solo da tre giorni, ripara all'ospedale. Ha indolenzimento gene(I) M émoi·re su.r tme sb·ie de cas d'ictère grave observés dan.~ la garnison de Lille c·n juin 1877, par 1'11]1. Juus A&\'OULD et PA IIL Con;t, profcsscnrs à la Facn1té de Médécine de Lille (V. Gazettc ~Iédicale de Pa1·is del 1878, dal n• 10 al 43).
29 rale, un 'aria di noia più che di abbattimento, dei vomiti giallo-verdognoli, ittero da ventiquattr'ore. L'intelligenza è pienamente intatta: si ottengono dall'infermo tutte le informazioni che è in grado di dare. :Manca l'appetito i il secondo giorno, dopo la sua entrata, mangia una porzione senza nausee nè vomiti, ma senza trovarvi gusto alcuno. Ogni notte, dice egli, sente una spinta di febbre. Nella notte dal 18 al 19, senza che sia sembrato più malato che il giorno innanzi, è colto da delirio e da violenta agitazione, che durano tutta la giornata. del 19. Verso sera sopraggiunge il coma i l'ammalato soccombe il 20 alle due del mattino. Il 16 entra il quarto malato, soldato d'artiglieria, colpito da tre giorni (si presentò al medico il 14 soltanto). Ittero ed indolenzimento generale, epistassi, sensibilità. epigastrica: ma vi sono appena nausee, e niente vomito. Dopo avere attraversato fasi inqtùetanti, senza però manifestare accidenti nervosi, quest'uomo finisce per giungere alla convalescenza verso il 25 od il 26 giugno. Il ristabilimento fu completo. Il 18 giugno furono accolti due infermi, entrambi d'artiglieria. Il primo, malato da quattro giorni, presenta gli stessi segni del precedente, e guarisce del pari. Il secondo era infermo solo da due giorni, ma l'itterizia erasi manifestata la sera del primo giorno, ed· aveva avuto vomiti alla sua entrata i la sonnolenza era spiccatissima i l'infermo pareva paventasse le esplorazioni e financo le interrogazioni. La sera del 19 scoppia il delirio con una agitazione d'una violenza inaudita e dura tutta la giornata del 20. n 21 risoluzione _completa, coma, morte alle 2 pomeridiane. Frattanto erano entrati due uomini d·artiglieria, malati da cinque o sei giorni, ciò che fa risalire il principio del MEJJICA
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30 RfVISTA loro male circa alla stessa. data dei tre casi surriferiti. È facile figurarsi lo stato morale degli itterici tuttora vivi, vedendo la fine dei loro quattro camerati, sebbene siasi fatto tutto il possibile perchè avessero ad ignorarne la morte, e tutti quelli che li attorniavano mostrassero aver piena fede nella loro prossima guarigione, quei poveri giovani uon po· tevano sgombrar dalla loro mente quella fosca prospettiva. Un sottufficiale particolarmente, ben temprato del resto, parve rimanere a lungo sotto l'impero d'una profonda im~ressione, malgrado i suoi sforzi per dissimularla più che per reprimerla. Per fortuna la catastrofe del 21 doveva es· sere l'ultima. li sottufficiale di cui si parla sembrò essere il più vivamente affetto fra i malati che dovevano guarire; in lui l'itterizia, i vomiti, la depressione delle forze persistettero per molto tempo ad un grado assai notevole; ma finì con prendere decisamente il soprav\'ento, e partl in buonissimo stato, per godere d'un permesso di convalescenza, verso la metà. di luglio. È inutile dire che nessuno di questi itterici presentò fenomeni nervosi. Questi otto fatti si collegano, sono evidentemente della stessa natura e costituiscono, secondo i summentovati au· tori, essenzialmente la serie dei casi che vogliono svolgere nella loro memoria. A quella serie, e sebbene non ne abbia bisogno, pei lineamenti caratteristici della sua fisionomia, aggiungono due casi clié probabilmente vi si riferiscono e la completano, anzi, a parere dei signori Arnould e Coyne, decidono l'unità epidemica di tutto quell'insieme, se pur havvi epidemia. n 20 giugno, un artigliere è ancora mandato all'ospedale. Malato da otto giorni, ha, come i suoi camerati, ma in debol grado, mal di capo, indolenzimento muscolare, inappetenza; ebbe un'epistassi, l 'epigastrio è sensibile alla
MEDICA
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pressione ; la faccia è un po' alterata, la sclerotica giallo· gnola, l'orina leggermente carica. E tutt<O si limita a siffatti fenomeni, e sin dal decimo giorno dell' indisposizione era evidente che le cose non andrebbero più in là. Infatti l'infermo riacquistò presto l'appetito e le forze, e lasciò l 'ospedale alla fine del mese. Nessuno pensava. più agli itteri gravi, quando il 4 agosto, mentre v'erano nell'ospedale due casi d'ittero catarrale, entrò un malato affetto esso pure da itterizia, nel quale però il colore del tegumento differiva singolarmente per la sua tinta olivastra dal giallo schietto degli itteri qualificati benigni. L'infermo era un cannoniere e proveniva dalla caserma che aveva dati gli itteri gravi; sull'esordire del suo male, aveva sofferto un dolore al fianco destro; l' ittero era comparso il secondo giorno; v'era depressione delle forze, l'orina aveva il colore dell'infuso di caffè. L'affezione non fu turbata da alcun sintom3 allarmante e terminò con una franca convalescenza, che però fu lunga. Quest'ammalato per un bel pezzo, mentre andava sgialleudo, conservò quell'aspetto annoiato avvertito nei primi casi di giugno; per molto tempo le sue forze rimasero affievolite e quasi nella impossibilità di far ritorno allo stato normale. I casi d'ittero adunque, compresi questi due ultimi, furono dieci, a Lilla, e tutti, meno l'ultimo, si manifestarono in giugno e si svilupparono nella stessa caserma (quella di S. Andrea); non se n'ebbero in alcun altro mese dell'anno nè in altra caserma. Dal punto di vista del focolaio e della data di manifestazione dell'ittero, le cose non tennero un egual andamento a Lilla e ad Ancona; perchè nella prima delle dette città la malattia ebbe un focolaio unico e tutti i casi gravi si svolsero nello stesso mese (in giugno) : ad Ancona invece i
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RIVIS1'A
focolai furono parecchi e ben distinti, e l'epidemia ebbe una durata di cinque, per non dire di sei mesi. Stando alla relazione dei signori A.rnould e Coyne parrebbe che prima de11'8 giugno, in cui avvenne nella. caserma di S. Andrea. (a Lilla) il primo c.-'lso grave d •meri zia, non vi erano stati in quella guarnigione casi d'ittero d'alcuua spe· cie; mentre in Ancona, al contrario, a:nche nei sei primi mesi dell'anno (marzo eccettuato) , se n'ebbe sempre qualcheduno, come rilevasi dal quadro statistico del dottor Montanari. È da nota1·si inoltre che qualora si Yolesse ricercare là origine del morbo nelle influenze cosmo-tclluriche e nella costituzione medica dominante nelle snmment-oYate guarnigioni, quell'ordine di cause che potrebbe essere invocato per ispiegar l'epidemia d'Ancona che infierì nell'estate e nell'autunno, assalendo militari d'ogni arma, la popolazione civile, quella del bagno, e persino alcuni animali, non varrebbe per nulla a darci ragione di quella di Lilla, la quale sviluppossi in primavera (dall'8 al 20 giugno, meno un caso presentatosi in agosto) non oltrepassò la soglia della caserma d'artiglieria, anzi stette rannicchiata in un angolo di essa. l'Ifa delle cagioni ci occuperemo poi, guardiamo anzi tutto se, malgrado le differenze avvertite, l'affezione di cui. si tratta, sì dal modo d'inntdere che dal decorso e dali 'c:;ito, possa considerarsi come identica nell'una e nell'altra guarnigione. Il primo caso d'itterizia grave che si ebbe ad ossenare in Lilla fu oft'erto da L... tromhettiere del 24° reggimento d'artiglieria, d'anni 24, di buona costituzione, che non era andato soggetto ad alcuna malattia dacchè trovarasi al servizio. Le sue funzioni lo chiamarano poco fuori del quartiere, ove egli passava la maggior parte del suo tempo. La sua camera era al 2° piano, che domina d'assai il bastione. Egli era sobrio e di buona condotta.
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fifE DICA
J.a mattina del 7 giugno si presenta per la prima volta alla visita del medico: dice di sentirsi poco bene da due giorni, non ha appetito, accusa. stanchezza di tutte le mem· bra. Si mostra triste ed abbilttuto; la lingua è sporca; non ha nè voglia di vomitare, nè diarrea, nè costipazione. Pare che le sue congiuntive abbiano una lieve tinta subittcrica. Nessun punto doloroso all'ipocondrio destro. Nulla ha notato nelle sue deiezioni e nelle orine, non ha fatto alcun eccesso o servizio grave che possa incolparsi d'aver prodotto quell'indisposizione. Diagn0si: Imbarazzo gastrico con presunzione d'ittero l'indomani - Gli si prescrivono 40 grammi di solfato di soda, infuso di thè - dieta, riposo a letto. L'indomani mattina, 8 giugno, L... non si è alzato da letto, è in uno st.ato di prostrazione manifestissima, senza delirio nè coma, pupille normali, contrattili. Ha. dormito poco, si dice debolissimo; ma non si lagna d'alcun dolore localizzato. Polso ad 85, temperatura normale. Itterizia chiaramente spiegata. Il purgante determinò tre evacuazioni, di cui non sa specificar l'aspetto: durante la notte ebbe parecchi vomiti di sangue che sarebbero stati piuttosto abbondanti, ma non se ne può apprezzar la quantità, le materiP, essendo state asportate. Yieu fatto trasferir Siibito all'ospedale. Entratovi 1'8 giugno alle ore 10 mattutine presentava un insieme di accasciame~1to e di scoraggiamento, rispondeva con lentezza, ma con precisione; lingua coperta di patina biancastra, sottile; dolore all'epigastrio: itterizia poco intensa, di tinta chiara, alquanto verdognola, non vi e~a. febbre Brodo, tiglio aranciato, acqua di seltz, pozione eterea ed oppiacea. I vomiti si ripetono due o tre volte nel pomeriggio; le materie sono liquide, mucose, di color turchino-verdognolo, di odore sciocco ed aciclulo. Alle 9 di sera, incoerenza nelle parole, moti disordinati. 3
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RIVISTA
Cerca di alzarsi da letto, la pelle è fredda, le pupille eguali e dilatate, un po' di rigidezza delle membra e delle man-
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dibole. li 9, a mattina, stato comatoso interrotto da alcuni moti
involontari, massime quando l'infermo vien toccato e si tenta di comunicargli dei movimenti od un atteggiamento: semirisoluzione delle estremità; trismo permanente e molto ener· gico ; occhi chiusi, pupille mediocri, quasi eguali. Polso pieno a 100; temperatura rettale 37°4; temperatura ascellare 36°8; respirazione 17. Persi:;te la tinta subitterica; la faccia conserva un fondo di rossore. L'ottusità epatica è considererolmente ristretk1 ; 8 centimetri nella linea mammellare, un po' piì1 nell'ascellare ; da 3 a 4 centimetri nella linea condro-sternale. ll limite superiore corrisponde alla 7• costa. Iniezione ipodermica di solfato di chinina 0,5 grammi. - Pozione con calomelano ed ipecaeuana, 2 grammi per sorte (da prendersi in una sola volta, Jayati\'0 con cloralio). Alle 4 vcspertine il polso è a 140 ; la temperatura sott'ascellare, 39; respirazione 24. M ad ore, risoluzione completa, respiro stertoroso, coma. Il m;llato non ebbe deiezioni d'alcuna specie e nou ha orinato. l uiezione ipoderroica di solfato di chinino 0,4 grammi. Salasso di 200 grammi. (Il grumo veduto l'indomani era molle, dif'fiuente, con poca cotenna alla superficie). Morte alle 8 di sera. Necroscopia la mattina dell'll. Cavitè' toracica. - Aderenze pleuntli antiche a sinistra. Ecchimosi sotto la pleura patietale a ùestra ed a sinistra J10CO numerose e poco estese. Ecchimosi molto piit larghe sotto Ia pleura viscerale, massime ~t destra, lungo il roar·
MEDICA.
gioe posteriore del polmone. Quando, all'altezza di queste sutfusioni sanguigne, si penetra, mediante nn taglio, nel tessuto polmonare, si vede che il sangue si è infiltrato in certi acini della superficie, e vi ha format{) dei noduli nera~!tri, più o meno densi (apoplessia). Congestione dei bronchi contenenti mucosità rossastre. Circa 500 grammi di siero itterico nel pericardio. Ec· cbimosi sottopericardica da 2 a 7 ed 8 millimetri eli diametro. Il ventricolo sinistro contiene un sangue nericcio semicoagulato. Vasta ecchimosi sotto l'endocardio lungo le colonne carnose. Miocardio flaccido e molle, giallo-pa11ido, che sotto la pressione si lascia schiacciare fra le dita. Stesse condizioni del ventricolo destro: l'endocardio è tinto di giallo. Nulla di particolare agli orifizi ed alle valvole. Cavità add()1ninale. - Fegato. Lobo destro un po' diminuito; lobo sinistro considerevolmente scemato di ,·olume. La capsula di Glisson si corruga sulla faccia convessa dei due lobi. Tinta itterica manifestissima nel lobo destro, con congestione intensa della sostanza propria; la parte spettante alla capsula di Glisson spicca pel suo color giallognolo. Sul lobo sinistro, rinvengonsi spazi abbastanza profondi, ove il tessuto epatico ha preso. un colorito giallastro ed in cui la circolazione centrale degli acini è cessata. In somma le alterazioni del fegato sono ad un periodo di congestione che vela l'alterazione adiposa degli acini nel lobo destro, più avanzata nel lobo sinistro. La vescichetta contiene una piccola quantità di bile verdognola. Il fegato (non Iavab) pesa 1170 grammi. La milza è soda, di un rosso bastantemente vivo se tagliata; pesa 200 grammi. Reni. - ll destro presenta una tinta itterica generale in tutto Io strato corticale; le colonne di Bertin sono par-
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ticolarmente alterate. Il colore giallognolo rivela l'alterazione adiposa. Il rene sinistro porta gli st-essi caratteri e di più ha suffnsioni sanguigne. Vescica piena d'orina. Ecchimosi sotto la mucosa, soprattutto alla faccia posteriore e verso la sommità. Stomaco. - Contiene sangue nerastro decomposto. A livello delle grandi tuberosità, considererole congestione della. mucosa, con suffusioni sanguigne sott-o mucose. Verso la gran curva e la regione pilorica aspetto. mammellare della mucosa. Nessuna ulcerazione. L'intestino contiene materiefecali di un giallo· verdognolo e non offre alter<lzioni. Cervello. - Nervi e vasi della base sani. ~'feningi normali. Sostanza cerebrale già rammollita dalla decomposizionecadaverica. Congestion~ intensa anzi che no dell'ependima. nei ventricoli laterali. Plessi coroidei ingorgati. Nulla di partico-
lare nei tubercoli grigi, OssERVAzroNE Il. - D......, 24 anni, robustissimo, molto sobrio, non fu mai malato da quattro anni in qua ch'egl i è ascritto al l o squadrone del treno equipaggi; il 7 giugno si presenta alla visita medica in caserma. Accu~a mancanza di appetito dal giorno innanzi, stanchezza, lingua impaniata, null'altro eli particolare; non s'è scostato dalle sue ordinarie abitudini. La sua indisposizione viene attribuita alla tompe· ratura che s'è bruscamente innalzata da alcuni giorni, e pen· sando che si tratti di un semplice imbarazzo gastrico, gli si prescrivono •!5 grammi di solfato di socla, iufuso di thè, riposo e pochissimo vitto la sera. L'S si presenta di nuoro alla visita; dichiara di sentirsi un po' meglio. Ebbe quattro scariche copiose. Riposo, infuso di quassio prima del pasto. 11 9 dice di star molto meglio; crede ritornato l'appctit() e si lagna solo di stanchezza nelle gambe.
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La mattina del 10 non si può alzare; informa il medico -che la giornata precedente fu buona, ma la sera si sentì pro· strato assai. Lingua molto sporca; nessuna voglia di vomitare; non v'ha nè diarrea, nè costipazione palese. N(ln prova <lolori in alcun punto del corpo, ma si lagna di una gran debolezza. Non v'ha febbre, il polso è quasi normale. La parola .è alquanto inceppata, ciò che pare dipenda da un po'di subdelirio; pupille dilatatissime, eguali, contrattili; non v'ba i t· terizia. I suoi compagni affermano che tutta la notte fu agi· tatissimo. Lo si fa passare all'infermeria ~ gli ::;i amministrano 40 grammi di solfato di soda. Alle 4 pomeridiane vien riconosciuto un ittero mediocre~ente manifesto; delirio; volto profondamente alterato. Il purgante non provocò scariche alvine, ma vomiti liquidi a tre riprese, che tenevan dietro, a poca distanza, all'ingestione di un bicchiere di acqua purgativa. Fu immediatamente fatto trasportare all'ospedale. Entratovi il 10, alle 6 pomeridiane, presentava stato sonnolento, pseudo-comatoso, con annebbiamento consideTevolis.simo delle idee. Leggiero coloramento itterico della cute del :dorso, del viso e del collo, appena sensibile alle membra. Dolore vivo alla pressione nell'ipocondrio destro; la percussione strappa gemiti al malato. Essa rivela una notevole diminuzione del volume del fegato; l'ottusità epatica nella linea mammellare ~ solo di tre dita trasverse al di sotto della settima. costa. Milza normale. Singhiozzo intermittente. Le labbra dell'infermo sono coperte di croste sanguinanti; le gengive danno :Sangue; vi sarebbe stato sputo sanguigno nella giornata. Pupille dilatate, eguali. Rantoli crepitanti alle due basi. Battiti -del cuore accelerati, forti, irregolari con intermittenze; il se~ondo tempo manca alla base ed alla punta. Polso debole a. 120. Temperatura rettale 38°4 (alle 7 pomeridiane), 40 Ie· spirazioni non stertorose.
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38 Coricato appena, l'infermo ha conservato l 'ebetudine e la. risoluzione generali che presentava. al suo giungere. Quand~ si prova di trarlo da quello stato, si manifesta per alcuni istanti un'agitazione abbastanza notevole. La sensibilità generale è assai smussata. Il malat{) cambia talvolta di posizione con 1m moto lento ed automatico, poi ricade nella sua. immobilità. Si scorgono alcune macchie di porpora al collo del piede e sui carpi; alcune ecchimosi sulla spalla destra. Senapismi. A.Ue 11 1/2 di ser~ medesimo· stato. Polso 120. Temperatura rettale 38°2. 40 respirazioni. Durante la notte, coma misto d'agitazione delirante e di grida. Mort-e l'Il alle 6 antimeridiane. Necroscopia il 12. Cadavere ben conservato, itterico, d'uomo vigorosamente
muscolato. Sclerotiche gialle. Cavità tora.cica. - Ecchimosi sottopleurali negli spazi intercostali. A. sinistra, sotto la pleura viscerale e lungo il margine posteriore del polmone, ecchimosi discrete all'apice, confluenti ed est-ese alla parte inferiore. Il lobo inferiore, dens~ alla sua parte posteriore, presenta un gran numero di noduli nerastri consistenti, il cui taglio ha qualche analogia con quello d'un tartufo. Questi nuclei d'apoplessia, piccoli ma numerosissimi, son separati da zone di tessuto polmonare sano. Il lobo superiore è meno alterato, benchè cont.enga ess~ pure alcuni nuclei. A. destra la superficie esterna del polmone è sparsa d'ecchimosi sporgenti, specialmente lungo la scissura. interlobare e la faccia posteriore; esse sono superficiali e non penetrano che da 2 a 3 millimetri nel polmone. Al taglio, tinta rossa uniforme; tessuto polmonare friabile; congestione edematosa, intensa anzi che no. Ecchimosi alla faccia inferiore di questo polmone destro; nuclei d'apoplessia poco numerosi al lobo inferiore.
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Vaste ecchimosi lungo la faccia posteriore, ed anche piccoli focolai sanguigni della grossezza d'un chicco di fromento. n tessuto muscolare del cuore è flaccido, di color foglia morta, friabile. L'endocardio del tramezzo interventricolare ha alcune ecchimosi a sinistra; questa membrana ha la tinta itterica nei due ventricoli. Le cavità son vuote, le valvole sane. Nel tessuto cellulare evvi spandimento sanguigno considerevole lungo le pareti posteriori dell'esofago; nulla di particolare sulla mucosa di questo canale. Vi sono le traccie della congestione sulla mucosa laringea e tracheale. Cavità addominale. - Lo stoma.co non offre di notevole che piccole ecchimosi verso la gran curva ed upo stato mam· mellare spiccatissimo della mucosa verso la regione pilorica. n fegato scomparisce dietro una massa intestinale, alla apertura dell'addome, nascosto sotto la volta diaframmatica. Esso è ridotto estremamente di volume e pesa 850 grammi. La capsula di Glisson è grinzosa. L'estremità destra del lobo destro ha il colore del magro di prosciutto, e attraverso a questa tinta si notano alcuni punti giallognoli disseminati. Il taglio, alla parte inferiore, lascia vedere una tinta giallo-bruna; alla porzione superiore, al contrario, si trova la parte centrale degli acini ingorgata a segno da dare una tinta marmoreggiata al tessuto del fegato. Questo tessuto resiste bastantemente alla pr'essione del dito. Nel lobo sinistro le lesioni sono più inoltrate: esso ha una tinta rabarbaro, ed il colore rosso centrale non vi è più apparente. La vescichetta contiene poca bile. verdognola. La milza, alquanto aumentata di volume, è rossa, soda, con alcuni punti ecchimotici. Il rene sinistro è voluminoso. Lo strato corticale, tumefatt<>,· ha tinta giallognola; i glomeruli di Malpighi sono sporgen-
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tissimi. Havvi insomma un'alterazione adiposa dissimulata da una ti uta itterica. Il rene destro mostra una vasta ecchimosi alla parte inferiore posteriore della capsula adiposa. È aumentato di volume e presenta uu 'alterazione generale della. sostanza corticale, che è tumefatta e di color grigio-giallastro. Verso la sommità della vescica v'ha punteggiatura emorragica. Le materie contenute nell'intestino tenue sono fortemente colorite di giallo; esse lo sono meno nel crasso. Verso l'inserzione del mesenterio si trova una vasta ecchimosi sotto· perineale, che si prolunga fin sotto l' S iliaca. Cavità del cranio. - Suffusione sanguigna sotto la pia madre frontale, non penetrante nella sostanza cerebrale. Puntcg· giatura nella sostanza bianca. Se ben si esamina, trovasi poca differenza fra questi reperti necroscopici e quelli osservati dal signor Montanari, mas· sime per ciò che riguarda il fega~o, il quale tanto da lui che dai signori Aruould e Coyne fu rinvenuto diminuito di volume, e colla capsula di Glisso n aggrinzita; le meniogi che a Lilla, come ad Ancona, si presantarono iperemiche; i reni, che mostraronsi egualmente affetti da degenerazione adiposa; la milza, riconosciuta quasi inalterata nella sua c:>mpage, e la colorazione di tutti i tessuti in giallo più o meno carico; però vi sono alcune dissimiglianze che importa vengano se· gnalate. Nei casi di Lilla l'alterazione predominante riscontrata in tutti i vi sc~ri è l'ecchimosi ; in quelli d'Ancona questo segno pare abbia fatto costantemente difetto, perchè il dottor Mon· tanari non lo accenna nè punto oè poco, benchè abbia avuto occasione di notare alla cute ampie chiazze sanguigne in forma di ammaccature particolarmente nei punti declivi, ed iniezione delle pareti del ventricolo e delle intestina tenui.
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Dalle lesioni riscontrate nelle necroscopie desumono i si· gnori A.rnou ld e Coyne potersi qucste i n genero cara tterizzare dicendo che interessarono essenzialmente gli organi la cui funzione è di regolare la costituzione ùel sangue e con· seguentemente l'apparecchio che sen·e a contenerlo ed .a distribuirlo a tutta l'economia. La lesione la più costante, la più palese, quella che sembra essere stata la prima in data ed aver trascinato dietro a sè le altre è quella che fu convenuto di chiamare atrofia gialla acuta, ma che bisogna guardare come un complesso anatomo-patologico. La diminuzione di volume del fegato fu uno dei reperti costanti; una volta quell'organo fu rinvenuto estremamente ridotto. Non si può rivocar in dubbio l'atrofia quando il fegato pesa soltanto 820 grammi . La cosa non è meno certa allorquando in uomini Yigorosi come i soldati dell' artiglieria e del treno il fegato pesa meno di 1200 grammi. Frerisch indica i pesi mcdii di 1600 grammi per l'età di 22 anni, di 1900 per quella di 27 anni. Ond'è che il fegato degl'itterici osservati dai sum· · mentovati autori avrebbero perduto per lo meno un terzo del loro peso. n processo che provocò quell'atrofia è una degenerazione granulo-adiposa acuta, e non già la steatosi pura e semplice che non ba .precisamente per effetto la diminuzione della ghiandola. L'atrofia del fegato secondo le ricerche moderne si distingue dalla steatosi in questo cb 'essa porta seco la distruzione delle cellule e non il loro riempimento con vescichette di grasso. Questo meccanismo negli amma· lati di Lilla sembra essere stato primitivamente una con· gestione attiva di cui si trovarono le vestigia più o meno pa~esi in ciascuna autopsia. li'Ientre la periferia dell'acino è già fatta gialla la parte centrale è rossa, ciò che dà. al
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fegato un aspetto di granito: Tal volta la congestione predomina ancora talmente che l' insieme del taglio in certe porzioni del fegato ha il colore del magro di presciutto. Questo stato ripartito in varii dipartimenti epatici più o meno estesi ed alt-ernante con spazi ove la degenerazione gialla è compiuta, dà alla superficie di sezione della ghiandola l'aspetto marmoreggiato. La milza ba partecipato poco ai disordini che costituiscono la malattia attuale; il più spesso non vi si riconobbe neppure l 'apparen7.a di uno stato congestizio. Una volta. però si riscontrò un'ipertrofia ragguagliata al doppio del volume normale con un certo grado di rammollimento. A questo fatto non è da annettersi grand'importanza; le dimensioni della milza sono variabilissime ed è possibile che l' ipertrofia accertata in occasione dell'ittero graYe, sia il residuo d'un 'altra malattia o di qualche influenza subìta antepormente. Egli è cosl che le influenze palustri provocarono talora tumefazioni della milza che, più tardi, gl' infermi essendo morti di febbre gialla, poterono essere addebitate a quest'ultima affezione che v'entrava per nulla. I reni offrirono costantemente un certo grado d'alterazione adiposa nella loro parte verticale; le piramidi di Malpigbi ed i glomeruli erano stati rispettati. Una delle lesioni le più notevoli e le· più importanti fu l'alterazione del muscolo cardiaco. Ad occhio nudo, il cuore molle e flaccido presentava uno scoloramento profondo, una tinta giallo-camoscio: il muscolo era divenuto abbastanza friabile per schiacciarsi mediante la pressione fra le dita. Qui pure, come pel parenchima epatico, il microscopio dimostrò la degenerazioue granulo-adiposa. Si ravvicineranno naturalmente a questa lesione le emorragie, suffusioni, ecchimosi, focolai e gnuni accertati su •
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numerosissimi punti, potrebbe dirsi dappertutto, salvochè sembra siansi portati più profondamente che alla periferia. Le prime per ordine d'importanza sono le apoplessie polmonari: secondo le descrizioni date precedentemente, si potè vedere che trattavasi d' emor.ragie per i.nfiltrazioni e non a focolai, donde la moltiplicità. dei nuclei emopt{)ici ed i loro limiti diffusi mal definiti. Come è solito, le ecchimosi e suffusioni sanguigne si sono particolarmente riscontrate sotto le membrane che involgono e tappezzano organi astretti dal movimento funzionale a bruschi alternamenti d'ampliazione e di restringimento; così sotto il pericardio e l'endocardio, sotto le pleure, sotto la mucosa vescicale, sotto il peritoneo intestinale. Forse sono da attl"ibuirsi, nei casi in cui non havvi nlcerazione della mucosa gastrica, al movimento del viscere le ecchimosi, d'altronde assai rare, accertate sotto questa membrana. Questa spiegazione della predilezione delle emorragie per i punti in cui il movimento promuove la rottura dei vasi capillari convien meno alla suffusione sotto la pia madre, come pure per lo spandimento sanguigno considerevole nella cavità. dell'aracnoide. È degna d' attenzione l' integrit.1. costante del tubo inte· stinale e la nullità. degl'indizii forniti dalle materie contenute negl'intestini. È pur da notarsi l'integrità dei canali
escretori della bile. Furono praticate due analisi del sangue. La prima venne eseguita su sangue preso da un cadavere (osserv. l •): la se· conda. su sangue preso dall'infermo a cui si riferisce la osservazione VIa, alcune ore prima ch' egli morisse. Esse non contemplarono che la quantità di urea. 45 grammi del sangue n° l contenevano grammi 0,00425 d'urea; ossia grammi 0,0944 per 1000.
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100 grammi del sangue n° 2 conteneYano grammi 0,0115 d'urea ; ossia grammi 0,11 5 por 1000. L'urea. era dunque d;minuita nel sangue, giacchè le pro· porzioni normali dj essa sono, secondo il signor Robin (1), dà grammi 0,142 a 0,177 per 1000. Sebbene poco numerose, quelle analisi non mancano di valore, perchè esse sono in perfetta concordanza con uno dei fatti essenziali della malattia, vale a dire la dimiuuzione considerevole di quella funzione del fegato, il cui scopo è la pro l uzioue dell'urea. Il fegato atrofizzandosi dà meno urea, ve n'ha meno nel sangue (2). Fu anertito che questa materia scemava parimenti nell'orina dopo arer segnato sul principio della malattia cifre più alte della media. Dal solo esame microscopico del sangue praticato rileva· rono i signori Aroould e Coyne che i globuli erano per.fettamente intatti. Tutti questi particolari anatomici formano colle circostanze della sintomatologia un fascio omogeneo ed i cui elementi sono solidari. È impossibile decidere se il fatto primitivo nella malattia fu l'alterazione del sangue per mezzo di un principio specifico la quale avrebbe già incitato i disturbi dj nutrizione del fegato, ovvero se questi disturbi non fw·ono essi medesimi il fatto originale, proYocati d'altronde da una causa comune o spontanea (?). Le tendenze dei due medici di Lilla sono per la prima ipotesi, essi fanno però le seguenti riflessioni. Checchè ne sia, dato lo stato congestizio del fegato, sin dal primo esordire del morbo noi comprendiamo tilcilmente i segni febbrili dei primi giorni, disturbi gastrici, l'ele· (l) L eçons sur les lmmew·s normales et morbidcs dt' c01ps de l'hommc. (2) V. BROUAROEL - L't~rée et le {oie. Variations cle la. quat~tité à't~rée éliminée dans les maladies cl" foie.
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vazione della cifra dell'urea e la rapida comparsa dell'ittero. Questi due fenomeni sono dovuti ad un'accresciuta attirità fun· zionale, primo effetto dell'irritante ellatico, qualunque esso sia. Ma le funzion i del fe·~ato sono quasi subito inceppate, se non dal solo disturbo circolatorio, almeno certamente dalla distruzione cellulare che comincia e sopptime aritmeticamente 11n certo numero degli elt-menti secretori; l'm·ea pertanto diminuisce, come pure l'escrezione della, bile; l'ittero forse allora è dovuto non più al risorbime11to della bile eccessiYa, ma alla persistenza nel sangue d'un certo numero di materiali che avrebbero servito a formarla (le materie cromogene possono dar luogo alla form azione del pigmento nel sangue). Vi sono dunque allora nel liquido sanguigno materiali sfruttati, prodotti di combustione che normalmente banno una destinazione escrementizia, dei veleni in altri termini; non trovo nè l 'urea, nè la bile, poichè queste S(lstanr.e non possol'l o più essere elaborate; sono gli elementi che hanno l'abitudine di venire espulsi dall'economia sotto questa o quell'altra forma succitata. Ond' è che i termini di colemia e d'nrcmia sat·ebber3 assai improprii per de:iignare quello stato: Si deve dire acolù~ ed ipocolia creando un vocabolo analogo, per indicare la soppressione o la scemata produzione deli 'nrea. Egli è ornai, se non l'era prima, sangue avvelenato che circola nei vasi. Tale è la ragione dell'emorragia. Non si sa. perchè gli autori invocano bastantemente spesso la rhssolztzio11c del sangue come causa di questo fenomeno; il sangue disciolto non passa per ciò a traverso ai vasi, e se passasse senza rottura vascola.re non sarebbe più un'emorragia. Par probabile, l'espedenza l'implica almeno, che il s..1.ngue malato nutra male i rasi stessi e li renda malati anch'essi, donde la facilità della rottura delle loro pareti. Nei casi da
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RIVISTA 46 noi osservati si può legittimamente addebitare a questa in:;ufficienza del liquido nutritizio la degenerazione gran uloadiposa del miocardio, quindi solidariamente le alterazioni della parete dei vasi che si son prestate alla rottura. Tut· tavia in ragione della precocità dell'emorragia e dello stato inoltrato dell'alterazione muscolare cardiaca, nelle morti sopraggiunte così rapidamente, noi non possiamo astenerci dal pensare ad una alterazione primitiva specifica del sangue di natura ignota, cbe avrebbe preceduto quella che or ora abbiam definita; dimodochè questa sarebb~ soltanto sovraddizionata, agendo entrambe d'altronde nel medesimo senso. Vi sono naturalmente dei gradi nei disordini funzionali, come si comprende che Ye ne siano nelle lesioni epatiche. Giammai la sospensione della formazione biliare od urica parve completa. Epperciò nell'orina dei nostri infermi si trovò sempre dell'urea: non si scorsero che variazioni nell'abbassamento delle proporzioni normali. Parimenti, alle autopsie, trovammo abitualmente un po' di bile nella cistifellea. Nella quarta peraltro la cistifellea conteneva soltanto muco grigio·verdognolo; questa circostanza indicante l'estrema riduzione della produzione biliare è in rapporto colla gravità rapidamente rivestita da quel caso. È egli ancora l'avvelenamento del sangue dai materiali sfruttati che provoca i disturbi nervosi nei casi mortali, il rallentamento del polso nei casi benigni, la stanchezza e l'abbattimento muscolare in tutti? Noi non vogliamo aftèrmarlo semplicemente, per tema di ridestare una ben nota controversia che ci condurrebbe lungi senza raggiungere lo scopo oggi più che altra volta. Cionullameno è possibile di ammettere che quella perturbazione brusca ed intensa possa aver avnto sul cervello effetti a cui non arriYano le croniche lesioni del fegato, per esempio la cirrosi, che stabiliscono
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C'llandio la tendenza all'acolia e la diminuzione dell 'urea. I fisiologi hanno attribuito il senso di stanchezza, almeno i~ parte, alla presenza nello stesso muscolo dei prodotti della propria usura, cioè di residui di combustione destinati ad essere eliminati. Che se queste spiegazioni paiono insufficienti, ritorneremo volentieri all' idea, di cui d'altronde non ci sbarazziamo, d'un principio specifico capace di produrre sui centri nervosi un'impressione che s'è tradotta, come accade in altre occasioni, con una specie di perniciosit.à. Si vede quanto le lesioni, il concatenamento dei fatti di fisiologia patologica, le conclusioni a cui si è condotti ravvicinano i nostri casi d' ittero grave alla febbre gialla. Il confronto n'è già stato fatto su basi analoghe a queste ; esso è sommamente istruttivo, e noi crediamo cbe l'anatomi~ c la fisiologia patologica di queste due specie si rischiarino reciprocamente in modo irrecusabile (l). Noi ci asterremo per ora da qualsivoglia giudizio sulle affermazioni dei signori Arnould e Coyne le quali, giova non dissimularlo, sono basate su dati difficilmente controvertibili e sona osservazioni meritevoli d'esser prese in seria considerazione. L'identità o la grande analogia d'una forma morbosa manifestatasi contemporaneamente, o non, in due località diverse presuppone l'identità o l 'analogia della causa che le diede luogo. Vediamo pertanto di rintracciare, se ci riesce, questa presupposta identità od analogia della causa che nelle surripetute città provocò lo scoppio dell'epidemia di cui si occuparono i sunnominati autori.
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(l) Ved:\si particolarmente CRARCOT e DEC!lAMBRE e ictère grave. (Gazette hebdom'a(lai1'e, 1858.)
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II. Come i nostri lettori si ricorderanno, il dottor Montanari nel ricercar la causa di quei tanti casi d"ittero grave da lui veduti, preme~so che non potrebbe con certezza designare l'elemento "morboso, che fu cagione diretta di tale entità patologica, indica come cause predisponenti le influenze tellurichc, le variazioni meteoriche ed ozonometl'iche, e pa1·e propenda per ammettere cl1e a determinarla abbiano potuto influire peculiari germi zimotici od iu(eziosi, i quali, secondo lui, avt:ebbero la loro ragione d'es::;ere nelle conùizioni del sottosnolo di Ancona, nell 'imperfetta e mal intesa fognatura, nel ristagno di materie fecali e tritumi or~an ici in fermentazione per mancanza di pioggie e per insufficienza di acque potabili e d'uso domestico. I dottori Arnould e Coyne dovendo affrontare la questione dell'eziologia, cominciano da1 confessare che la ricerca delle cause della strana malattia che essi descrissero riuscì completamente frustranea. Notano c:'le eli l O militari col piti, eli cui 2 appartenerano al treno equipaggi ed 8 al 27° d'artiglieria, cinque pel loro grado o le speciali loro attribuzioni non compartecipavano che pochissimo' al serrizio ed alle incombenze proprie dell'arma a cni erano ascritti ; Cbe fra quei 10 ammalati non v'era neppnr un coscritto, ed anzi 8 di essi averano da 24 a 25 anni; Che se per 5 si potcra far Yalere, fi no ad un certo punto, come causa, il servizio for:;e più pes.1nte del solito a cui dorerano attendere, quella circo$tanza non potera in· vocarai per ,gli altri 5, i qnali non si alloutanarano che di rado dalla caserma e menavano una vita srmisedentaria ;
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Che tutti erano originariamente robusti ed usi al lavoro, e provenivano da diverse provincie e non erano mai stati infermi dacchè trovavansi sotto le bandiere i Che erano di buona condotta, d'abitudini sobrie e regolari, e che nulla di straordinario era loro avvenuto nei giorni che precedettero la malattia. In ordine alle condizioni d'acquartieramento, accertano che la caserma Sant'Andrea è ben esposta, ben distribuita nelle varie sue parti, le stanze banno la voluta ventilazione (e l'avrebbero anche maggiore, senza un tramezzo che le divide sino ad una certa altezza) e la cubatura necessaria, ed ogni uomo vi gode di oltre a 25 metri cubi d'aria. I malati vennero da due padiglioni· esclusivamente, e dai due padiglioni contigui di sinistra. La pulizia è accuratamente mantenuta nei cameroui e nelle loro dipendenze, e più ancora in quelli occupati dall'artiglieria che negli altli; le latrine situate al lato opposto all'abitazione dei cannonieri lasciano molto a deside· rare, come disposizione e come nettezza. Le scuderie e la fossa pel concime, sebbene non inappuntabili, possono dirsi tollerabili. L'alimentazione della truppa che diede i suddetti ammalati, se non era migliore di quella degli altri corpi, non era certo cattiva, e per quantità e per qualità corrispondeva ai bisogni degli uomini ed alle disposizioni regolamentari. I viveri smerciati dalla cantina non davano luogo ad alcun sospetto. L'acqua ond'è provved~ta la caserma è d'ottima qualità e deriva dalle sorgenti d'Emmerin che la forniscono a quasi tutta la città. SoUopo~to all'analisi chimica un litro di quel· l 'acqua, non vi si tr<..vò la benchè menoma traccia di materie organiche, di fosforo o di fosfati.
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Il l \"1ST.\
Gli esercizi militari oull;l areHwo d"ecce::siro e d'allronùe f·u già ancrlito che cinque dci 10 che ammalarono non erano a:;Lt·etti al serrizio ordinario. La meteorologia, a quella data, non presentara earattcri insoliti. Dopo un inrerno umiùo, una prl:-~la\·cra umida e frctlJ<t, quindi uu \•state prècoccmcntc cal\la. Queste circosbutze, se pos:;ouo aver avuto uu'inlluenza. po:;itint nel :;cll!:iO Jell'ittcro grare, como mai gli altri corpi ùcl pre5iùio e la popolazione ciri le non se ne riscnt irono? L'aria dei dintorni tli Lilla è tutt'altro che puriiisima : le feòhri palustri non ~nno ignote nei sobborghi ùclla citl:ì, e senz'cs~crc grari in generale, sono ribelli in certi casi. Arroge poi che 11ci dintorui si fa uso per ingrassare i campi del concime fiammingo puzzolenti:;simo, e che in pros;:;imità. d cll ~ mur.1 sono stabilite indu ~trie che si e~ercitan o mediante matel'ic animali come scoJ·licrttoi, buddla!·ie e simili, e cltc la caserma Sant'Andrea trora~ i a poca ùi:;la nza da alCilui di quegli st<Jbilimeuti dagli efllu\"ii infetti, Ì fJU<lJi vi SOnO trasportati sempre quando soffia il rento di ]Jonente, d'altronde frequeutis:;imo in quel dima. Ma il principio di giugno non è nei pa esi settentrionali il momento in etti i corsi d'acquil. si abbassano, il suolo si riscalda, le materie organiche raggiungono quell'alto gnH1o di ferme11taziouc che corri.;ponde ·ali 'origine J elle febbri gravi. Infatti nel resto della città non eranri accidenti malarici serii, eù i fossi situati al eli dietro della caserma Sant'Audrea sono i meno insalubri di tutta la cinta, perchè ri passa a gran lìotto il can~lle dtJlla Dcule e rende impo~siuile lo stagr:am·~n to delle aclple. Non v·l'rano allora febl.Jri iutermilteoti ed appena si redevano alcune febbri tifoiùi sporaù iche e benigne. Nella popo· )azione non vi fu alcun ittero gra,·e, traune forse un ca.so all'ospedale civile.
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Tutto questo prorerebbe che non ri fu propriamente una .causa peculiare d11 cui si possa far dipemlere la malattia, tranne forse l'abitazione dei padiglioni di sinistra sud-ovest dc1la caserma Sa.nt'A.ndrea, sì al primo che al secondo piano, a moti,·o delle emanazioni suacccnnate. Ond'è che i signori
A.ruould e Coyne, poco soddisfatti del risultato delle loro ricerche, banno supposto un'influenza generalizzata a quei padiglioni e che non ne oltrepassa le mura, rappresentata da qualcosa di materiale, od almeno da una modificazione di cose materiali, che costituiscono quel mezzo; forse un mefitismo particolare, forse una fermentazione compiutasi sopra una stofJa putrida, di,·ersa da quella che noi conosciamo, o diversamente disposta. In conclusione buio e mhtero. Nè ciò ci de\e stupire e tanto meno sco raggia~·e . Se fosse così facile atferrar le cagioni di tanti effetti che ci cadono sotto i scusi, Virgilio non avrebbe esclamato: Fcli.J; qui potuit 1-erum cognoscere causas! e Baglivi, colpito dalrimpenetrabile oscurità che avvolge la causa prima della maggior parte dei morbi, non sarebbe venuto fuori con questa sentenza di cui J..ittré I1a fatto tesoro: « Plinio assicura che è ignoto ciò che ci fa vivere, ma, a mio parere, ciò che ci rende ammalati è ancor più ignoto. ,. TI dottor Montanari, malgrado le sue coscienziose investigazioni ed il tributo che volle pagar anch'esso alle idee di Pettenkofer circa la parte che nello sviluppo dei morbi infettivi hanno le acque sotterranee, non ha avuto miglior fortuna, e dovette invocare anch' esso, in mancanza di meglio, il quicl divinwn d'Ippocrate tanto antiquato e pur sempre di moda! Ciò starebbe a dimostrare che se è vero quanto affermano i signori Arnould e Coyne, che a forza di attaccare i problemi eziologici, da vicino o da lontano, direttamente o per vie oblique, la medicina mise l'umanità.
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RIVISTA
in possesso di non pochi segreti d'importanza capitale, donde derivano i mezzi di protezione, non contro i flagelli così
difficilmente atterrabili, quando esistono, ma contro la lor~ genesi e la loro propagazione, essa non è peranco giunta. a strapparglieli tutti, e a:l onta di tutte le cognizioni, di cui si arricchl, intorno alle fermentazioni ed ai loro prodotti, che, tra parentesi, non si sa spesso definire se siano di natura. vegetale od animale, le malattie infettive si sYolgono come per lo passato, e mietono vittime e seminano lo spa· vento nelle popolazioni, le quali non trovano sicureozza che nella fuga, come a\' Viene oggidl a :Menfi assalita dalla febbre gialla, come accadeva poc'anzi nel distretto d'Astrakan fu. nestato dalla peste. La chimica ed il microscopio hanno rivelato di gran belle cose, aperto nuovi e sterminati orizzonti, e reso, se si vuole, immensi servigi alla scienza: ma questi mezzi, onde l'uomo si giova nello scoprimento di questa o di quell'altra legge biologica, inventati da lui, essere fallibile, malgrado la vantata perfezione del suo organismo, saranno infallibili, daranno sempre risultati positivi, condurranno necessariamente a porre in evidenza la verità ? « That's the question, " direbbe Hamlet. E noi stimiamo non inopportuno di qui ram· n1entare (senza entrare nel labirinto d·nn a discussione sui bat· terii e sui vibrioni, causa, secondo alcuni, eft'etto, secondo altri, delle malattie infettive) la famosa strofa di Giusti che altra volta in consimile drcostanza ci avvenne di citare, strofa cl1c piuttosto che stillata. dalla penna d'un poeta sa· tirico si <lirebbe spremuta dal cen ello d'tw Socrate, d"un Platone o d"un qualche altro profondo pensatore, tanto è giusta, concettosa, stringente : " Forse i chimici sanno Dell'esser la sorgente? - Sanno come si volve - Nell'animata polre - La sostanza dell'io? - E la Yita e la morte - Segreti alti di Dio - Soggiacciono alle storte?
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No, non vi soggiacciono, rispondiamo noi; e perciò rimarrà sempre per la scienza umana un punto, oltre il quale non l'è dato di arrivare; un punto dinanzi a cui dovrà. umiliarsi il suo orgoglio e si frangeranno tutti i suoi tentativi, tutti 1 suoi conati, tutte l~ sue audacie. (Continua)
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P. E. MANAYRA..
D Berl·Berl, del dottor F. J. VANT LEE!ìT, medico capo della r eale marina dei P& esi Bassi ad Amsterdam ( Allgemeine Wiener meclicinische Zeittu~g, 14-28 ottobre 1879). Estensio-ne geografica. -
Questa malattia considerata una volta come una malattia indigena dei tropici, prese tale estensione -da invadere il nord e il sud dell'Equatore fino a 40 gradi di esso; e ciò tanto in Oriente, che in Occidente. Essa si manifesta tuttavia sempre molto più frequentemente nelle regioni tropicali e· .coglie in ispecie gli indigeni, forse per il vitto insufficiente e per l'indebolimento della razza. Forme diverse della malattia. - La forma tipica è l'idropica. ' ·descritta. dagli autori, che presenta però alcune varietà, ma è la predominante, ed è caratterizzata dai costanti cambiamenti anatomo-patologi ci. Forma tipica. - I cosi detti prodromi degli autori sono per noi i primi fenomeni del male: abbattimento, apatia, indebolimento muscolare1 dolori vaghi nlle estremità inferiori ed anemia. Segue poco diopo il formicolio ai piedi, alle coscie ed alle gambe e sempre in tutti due i lati contemporaneamente, con rossore della. pelle e dolori muti. Sintomi patognomonici del Beri-Beri. - Gli ammalati camminando alzano la gamba sempre più del bisogno, come se doves.sero sormontare un ostacolo; l'articolazione del ginocchio è flessa, piede pesante e rivolto alquanto all'esterno, si appoggia piatto al suolo; nell'insieme, questo modo di camminare somiglia a. quello di chi stando coi piedi nel fango fino ai malleoli, per sollevarli, ·duri molta fatica e abbisogni di qualche tempo. L'ammalato è poi costretto ad aiutarsi col bastone e cerca appoggiarsi. alle pareti o altrove.
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RfYfSTA
In CJlH'sto periodo s i ma nifestano diminu.zù>ne di sensibilità~ analgesia e piìt in l:ì. :~nestcsia, che dai piccli c dalle gam be s i estende alle coscie e nE'i casi g rari invade il dorso, la nuca, il volto, la mucosa della bot.:cn, le labhra, In carità na"ale, la farinl!e, ht lingua e la congiuntiva bulbare. All 'opposto, esis te iperestcsia. nei muscoli delle estremità inferiori, i l cui movimento eccita talvolta uu vivo dolore, che climiuuiscc, anzi scompare col progredire della parcsi di quelle, paresi, che può convertirsi mao mano in una completa p::tralisi. Si osservano ai })iedi (prim:t di tutto ai mallcoli) degli edemi di mnggiore o minore gral'ità. J,a diagnosi di questa malattia s i ba ~a, in principio, s ui fenomeni di diminuita sensibi lità rifie;:;sa. cd elettro-motrice; in seguito, sui dirturbi di motiliti\ e il loro d0corso. Il male ba qualcbe volta un corso lento e tal'altr:t mpidissimo; c ciò, perchè s i manifestnno ilnprovvis:unente tali fcuomcni ùa mettere in pericolo la· vita tlt>ll'ammalato. Nel primo caso si giunge r•oco a poco acl una parcsi, che c:resce man mano ed ohbliga il J>azientc a starsenc a letto. Pnssato qualche te mpo, vi s i associa la dispnea. L'edema dalle gambe nscende alle coscie, al lo scroto, a l basso ventre, al petto, al coUo, al YOlto c per ultimo alle braccia: a tal punto avviene la morte. Se si formano interna mente dei ver::;amenti siernsi (anas arca) sono accompagnati da dolori, da un senso di pressione all'epigastrio, e da costante ambascia ed irHJuictudine. I gravi disturbi di circolazione s i accordano coll'irregolarità del polso, cbe si fa intc rm iltcntc ed ondul::tntr. I n seguito si hanno nuovi c gravissimi fenomeni, per versamento nel pcricnrclio. La morte col pisce talora l'ammalato nella sua piena intelligenza; oppure gli spandimenti s ierosi nelle cavità cerebrali e gli edema generali del cervello, producono un coma molto protratto. Nei casi di corso favorevole, la malattia o si ferma al primo s tafliO, o scompariscono i fenom eni g ravi. I disturbi della sensibilità e motilità non cessano sempre completamente. Se i fenomeni gravi si manifestano subitamente, banno l'erconscgucnza dci rapidi dis turbi nella respirazione e nella circoazione, i quali, dopo una penos issima agoni:t, possono produrre la morte del paziente.
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Oltre l'anemia, spesse volte molto pronunciata, oltre i disturbi n ella sensibilità c motiJità, nella respirazione c circolazione, c tutto questo con o senza edema e vcr:;amcnti, si trova in qu<tlcùe caso impedita anche la digestione; cosa, che si mn.nifesta, col frequente vomito, il ttnale, se in frenabile, aggra ra moltissimo la prognosi. La :;titù:hezza è un fenomeno, ch e non manca mai. L'orina è sempre poca, scura, ricca di sali, scdimcntosa e costantemente albu:ntù,osa; l'acido urico è in gtande aumento. Talora l'ammalato non urina affatto; ma procedendo verso ltl. guarigione, l'urina, si fa sempre più abbondante, ricompariscc il sudore e la pelle riprende la sua.levigatezza. L a te·mperalltra del corpo non ha nulla. di speciale; pC'gli indigeni essa si mantiene entro i limiti normali di 36 a 36.5 gradi Celsius. I sintomi febbrili sono d:~. considerarsi come accidentali. Il Beri-Beri è da riguardarsi come una. malattia eminentemente cronica a. lento corso e talvolta subdolo. Gl'individui, che ne sono affetti, giudicandoli dall'apparenza, non sembrano malati, o avpena leggermente indisposti; quando, a un tratto, si manifesta qualche grave sintomo. Ed è perciò, che la. malattia fu divisa in tre forme : subacuta, acuta e cronica. La. tricltiu,osi somiglia. al Bet·i-Beri negli ultimi fenomen i acuti, che questo presenta.. Però non si trova mai nel corpo (nei muscoli) degli individui morti per questa malattia, alcuna traccia. di trichina. E si danno forse casi di trichinosi in cui non si sicno trovate le trichine? Accennerò i fenomeni osservati nelle fonne c~tipiclle. l •orma cost eletta alrofwu o marnnlica. - Invece dell'edema si ha in questa forma un'atrofia generale, che comincia alle estremità inferiori, e coglie a JlOCO a poco i muscoli delle regioni su}>eriori; a ciò si associa. la paresi ili questi e l'anestesia cutanea a cui fa seguito un eccessivo dimagrimento. La. paralisi invade talora anche il diaframma, gli altri organi di respirazione c il cuore. I n questa forma sono da riguardarsi quali cause dirette di morte l'embolia delle arterie polmonari e la paralisi cerebrale'. Anche nella forma. idropica, nella quale l'edema può ingannare
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RIVISTA
sul vero stato del muscolo, si perviene ugualmente all'atrofia muscolare. Queste due fonne si succedono talvolta l'una all'altra, e perfino nello stesso individuo. I fenomeni caratteristici (disturbi di motilità e sensibilità) appartengono ad ambedue le forme . L'esame del sangue e la necroscopia danno gli stessi risultati. La forma adiposa è più rara. Questa varietà sarebbe forse solo artificiale, dipendente dalla specialità del vitto ? oppure sarebbe l'espressione di una degenerazione grassosa tanto frequente in questa matattia., o la conseguenza dell'assoluto riposo dell'ammalato ? - In ogni modo però il tipo principale, cioè la fonna idropica, vi è conservato anche colla accennata modificazione. La così detta forma convulsiva o spaMnodica potrebbe essere considerata come una combinazione con mielite. Anatomia patologica. - L'aspetto del cadavere cambia a seconda che predomina, o l'anasarca, o il marasmo. Nel cranio i reperti furono vari. Iperemia·, e talvolta infiltrazione del cervello; più di rado rammollimento del cervello e del cervelletto. Le meningi iperemiche con macchie oscure. Nel petto, e per lo più nella pleura, si trovano quasi sempre versamenti sierosi. I polmoni compressi e non cedevoli, oppure fortemente i}Jeremici, o edematosi. Il pericardio è libero d'infiammazione; molte volte però riempito di siero fino a due litri. Il ~more qualche volta è assai ingrossato, eccentricamente ipertrofico, o totalmente o solo nel ventricolo destro. Il sangue di color rosso scua·o contiene coaguli abbastanza liquidi giallo chiari ; la parete cardiaca rilasciata e assottigliata in conseguenza della dilatazione, oppure degenerata in grasso. Non si osservano mai fenomeni di endo-carclite; l'abbondante versamento sieroso nel pericardio è per sè stesso un ostacolo ai movimenti cardiaci. I vasi sanqui(Jtai sono per lo più degenerati in grasso, e perciò ateromatosi. Vi si trovano dei trombi, o del sangue liquido. I vasi perdettero la loro elasticità e si resero più resistenti; da ciò l'accennata ipertrofia totale del cuore. Nella cavità addominale si trova talvolta una notevole quantità di siero; il peritoneo è quasi sempre in stato nonnale, talora. però iniettato. Le vene, ad eccezione del sistema della venaporta, riempite di sangue. Gl'intestini, o infiltrati di siero, o normali: lo stesso eli casi dello stomaco .
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MEDICA.
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Il fegato, o normale, o fortemente pigmentato, oppure di aspetto cirrotico, o anche degenerato in grasso. La sua cistifellea riempita di bile con le pareti infiltrate ed ispessi~e. I reni pieni di sangue, raramente piccoli e atroficL Talora si presentano nelle stesse condizioni, come al terzo stadio della malattia di "Bright. La yescica urinaria. vuota e contratta (Walther). La milza contiene quasi sempre un'enorme quantità di pigmento. Tale fatto potrebbe attribuirsi alla distruzione di corpuscoli sanguigni rossi. Per quanto concerne il sangue, esso dovrebbe essere in questi casi più liquido e rosso scuro; Wernich invece lo Yorrebbe più glutinoso e ·semi-liquido. I corpuscoli sanguigni rossi non si toccano fra loro, perchè vi s'interpongono dei piccoli organismi (microcisti ?); e tra. i corpuscoli sanguigni normali ve ne sono quà e là degli altri irregolari in forma di stelle con appendici appuntate e filiformi. Tra questi elementi si vedono delle masse lucicanti libere, più grandi della maggior parte dei corpuscoli sanguigni. .A 1~alisi chimica clel sangue. -Esso mostra aumento delle sue parti fluide, e diminuzione delle solide; cioè, dei corpi albuminosi (fibrina), del grasso e dei corpuscoli sanguigni rossi. L'acido fosforico, la potassa, e le altre sostanze estrattive sono egualnlente in diminuzione. Il sangue all'incontro contiene molta soda, solfati, fo sfati di calce e magnesia. Aperto lo speco vertebrale si trovarono le meningi infiltrate, con macchie opache. Tra la pia madre e l'aracnoidea un versamento sieroso, osservato anche nello speco vertebrale, e che si arrestava nelle parti più profonde (coda equina); e il midollo stesso infiltrato, e cambiato in una polpa, talora bianca, talora grigia. Qualche YOlta però esso si presentava atrofizzato in modo, d'avere appena lo spessore di una penna d'oca: mancava in,oltre qualunque indizio di mielite. Etiologia.- L'unica or-igitM di questa malattia è l' insujfìcenza del vitto. Abbiamo il segno caratteristico nell'alterazione det sangue, nei versamenti sierosi,e nella diminuita energia cardiaca. Gli altri fenomeni debbono riguardarsi come secondari. Infinite altre cause furono indicate come promotrici di questa. a:ffezione; gli autori però che le designarono, non furono abba-
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lil\'IS'f'A
stanza attenti sulle altera7.ioni fondamentali ùcl sangue nel BeriBeri; alterazioni per sè sole sullidcnti a spil'garc i fenomeni fiu qui osserrati. L'in·mllìcicnztt 1li vitto, <.:ioè la scarsa introduzione di corpi alhu11tinosi c di grasso, deve essere cousidemta ('Ome uni ~;o woJflento etiologico della, 1nalattia. Essa è dumtue il contrario dello scoriJllto, il quale, co1nc è noto, proviP.ne dalla. manntmw. di protlotti \'Cgct;tli fre schi (frutta, h:'gullli, e<.:c.), di <.: Ili il corpo ri111anc privo per un tempo ablmstanza lungo. I medici ol:lnlicsi, cluran tc l<L guerra di Alljets pnrtarono le loro osscrvn,zioni su questo momento, c l'cs:tttczza d c ii::~. teoria fu promta dal fatt.o che gli indigcui, ttuasi dcci111ali dal Be,·iBcri, nutriti poi con allmminoidi, gra~si e sost;wzc itlrog~no carbonate, come nel vitlo europ<'o, furono ri.,p:mniati ù:tlla malattia. L:l. lllorbosità ucllo spazi•) di tut anno scese dal 70 per cen to al 7 per cento, c il numero tlci morti ebbe la medesima proporzione. P er la man canilt~ di vitto omogeneo, l'org;tnismo solrrc uu organico J isòtJHiliLdo, iiiJtl<\lc è b~i~tcvol c, tjuantlo vi <.:OJH:Orntll<> altre influenze nocive c mùrbosc, a prod urre i fenomeni del BeriBeri. Fu fatto per~;iò nn appo:sito rcgolam(•nto di vitto per gli indigeni dell'India orientale, che, scguenllo le prescrizioni del Corano, comprende il burro, l'olio di cocco e simili. Finirò col dire qualche cosa sulla cura. Il punto principale è un pronto metodo protilattico. Se la 111alattia è gi<\ in corso, gioveranno i rimedi purgalivi, i diureti ci, i sudoriferi, i bagn i caldi c freddi, le fn•gagioni, l:t sabbia calda, l'elettrici tà c simili. Venne ' proposta molte volte ht puntura del pericanlio, ma fino ad ora mai eseguita. La trasfu sione, le iniezioni ipodcnuichc di annnoniaca in pi~Jti eguali con l'acctua, diedero spesso favorc \·oli risultati, pcrchè aUJncntarouo la trasvirazionc c scemarono i disturbi di motilità c di sensibilità. Il regi wc generale deve esscra corroborante e tonico: vino, bina, latte e simili ; il cambiamento di d ima e specialmente il soggiorno nelle regioni nordiche o frecldc è molto indicato. Definizione. - Il B eri-Beri è unrL squisita malattia tlcl sangue cagionata da dcfi~; ielli:a di vitto c da scarsa introduzione eli corpi albuminosi c grassi.
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E ssa è caratterizzata da versamenti sicrosi nel canale del midollo spinale c nelle grandi c:l\·ità del corpo ; nella maggior parte dei casi anche da. edema c da aml::nrm. Si associa a disturbi consecutivi di motilità e sensibilità. (i quali formano i fenomeni patognomonici della malatt.ia) c finisce con distu1·bi di respirazione e di ci1·colaz.ioua.
lJn c a s o cl'hasolaz i o n e, del dottor ~fAnRuo 1,z (Deutsclte milit. Zeit). Il caso di cui riportiamo in succinto la storia ci pare che meri ti qualche n.ttenzione in quanto che serve ad illus trare l'eziologia del morbo sotto il punto di vista delle cause predisponenti, lo. di cui completa, conosc-enza ci metter chhe in gr.ado di prevenire in date circostanze tleploi·evoli accidenti. Un soldato deiia 1• compag nia del battaglione pionieri di .Ma.gdebuqjo, il quale durante una marcia. faticosa. in un caldissimo giorno di settembre si era lamentato di ùcholczza coi s uoi comp;tgni, rientrando in città cadtlc aù un tratto s ul las trico privo di conoscenza, e in quello stato fu portato all'ospedale. L'ammalato presentava i fenomeni del più profondo collasso, faccia pallida e un. po' cianotica., pupille ri!-trettissime e tu tto il
corpo coperto di viscido sudore, polsi piccoli e filiformi, talvolta. impercettibili; dall'anamnesi e dal complesso dei sintomi si diagnosti ~:ò insolazioille a l secondo s tadio. Dietro l'amministrazione di eccita.nti si rialzò il polso e l'am malato rin ve nne in modo da farsi intendere un poco; si seppe così che egli nel mattino non aveva mangiato ~d aveva bevuto soltanto acqua. Tutto ad un tratto sopravvennero vomiti di materie acquose e di frut.ta indige1·ite; le forze si abbnssarono; non si sentivano ' che difficilmente il polso alla ra.diale. Se no fece prognosi assai sfavorevole, avuto riguardo alla imminente paralisi cardia.ca. Dietro l'amministrazione di altd eccitanti succedette un periodo di calma e di miglioramento di circa quattro ore; passato questo tempo insorsero nuovi fenomeni : l'individuo accusava di essere divenu to completamente cieco, poi ri to rnò Io. funzione visiva ma vennero in iscena. dei violenti spasmi riflessi dei muscoli
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della deglutizione e della masticazione, quindi opistotomo per tutto il corpo. Questo accesso durò circa. quattro minuti. Esaminandolo per tutto il corpo fu osservata una larga erosione lunga tre o quattro centimetri sul dorso del piede destro. L'ammalato si lamentava di dolore in quella parte e dichiarava. d 'aver quella piaga da otto giorni. La lesione non aveva l'aspetto di morsicatura, ma solamente di un'erosione prodotta dagli stivali. Però, trattandosi d'insolazione, i sintomi che il malato presentava erano abbastanza. strani e specialmente quello dell'orrore per le bevande, il quale avrebbe fatto sospettare di idrofobia. Per ben due volte l'infermo alla presenza di altri medici convocati a consulto domandò da bere, ma appena appressava il bicchiere alla bocca, era preso da accessi convulsivi seguiti da collasso; vi fu poscia un'alternativa di nuovi accessi e di collasso, il quale ultimo si faceva sempre più pr.ofoudo, finchè l'infermo soccombette sotto i fenomeni di paralisi cardiaca. Al reperto necroscopico, oltre le condizioni di stassi iperemica delle membrane cerebrali, solite a riscontrarsi in simili casi, si trovò nella cM'ità toracica il polmone destro aderente al diaframma e alle pareti costali per mezzo di produzioni fibrose e quasi ligameutose; non si potè allontanare il viscere dalle pareti senza produrre lacerazioni della sua. sostanza. Ambedue i polmoni molto iperemici ed edematosi agli apici; cuore flaccido con yentricoli quasi vuoti; le grandi vene erano piene di un sangue liquido e nerastro. Causa della morte : edema dei polmoni e del cervello, paralisi del cuore in seguito ad insolazione. Dal reperto necroscopico l'autore di questa relazione vorrebbe conchiudere che una delle tante cause ehe possono predisporre gli individui ad esser colti dall'insolazione sono le adesioni pleuritiche consecutive a processi flogistici.
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RIVISTA CHIRURGICA
Sullo spasmo dell' oretra, del dottor EsMARCII. Nella terza adunanza della Società chirurgica di Berlino il Jlrofessor Esmarch tenne una interessante dissertazione sullo spasmo uretrale, illustrandone specialmente l'eziologia. colla. scorta dei dati anatomici. La patologia nervea e muscolare dell'apparato urinario, come osserva l'egregio professore di Kiel, è un argomento il di cui studio fu in massima poco accurato anche per parte di sommi chirurghi; di qui i discordanti pareri s ui fenomeni morbosi. Ci parrebbe utile pertanto riportar~ in breve le sue osservazioni le quali, partendo da positive conoscenze d'anatomia condurrebbero a conseguenze pratiche della più grande importanza. Benchè Giovanni Hunter avesse già sostenuto che le contrazioni spasmodiche delle fibre muscolari dell'uretra sono frequenti e che una completa ritenzione d'urina può esserne ·non di rado la conseguenza, pure, estremamente disparate furono le opinioni fino a questi giorni sulla patogcnesi di tale fenomeno. La maggior parte dei chirurghi inglesi e tedeschi ritengono l'iscuria.. spasmodica come un fatto straot·dinariamente raro; molti francesi invece lo crederebbero frequente. Consultando poi i moderni e gli antichi trattati di chirurgia su questa materia, troviam<> che in essi trattasi soltanto di ritenzione. Anche l'esperimentatissimo Ditte! nella sua ultima opera sugli .stringi menti uretrali si esprime così: " Egli è certo che gli stringi menti spasmodici avvengono assai di rado-, molto più di rado di quello che siano
diagnosticati, ed io non fui tanto fortunato da osscrvarnc un solo caso. , ~egli scritti di Guthrie e di Drodie sulle malattie dell'uretra. troviamo registrato un solo caso di stringimento spasmodico.
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come un raris:.imo C:-C'mpio. Il ceh·brc chi rurgo in):(l<'i-C sir llcnry Tbompson, mentre ha d<"dicato nei suoi scri tti più antichi un interessante c;tpitolo allo studio di que»to argo111cnto, nei più recenti in,·ecc egli dice : " La ritcnzione spa:.modka è cosa molto ram c non merita, che se oc faccia parola , cd altrorc:" Dirò ora cosa Gin sostanza uno stringimento spa, nloùico. Esso è un pretesto ciel chirurgo quando non J;li riesce d'introdurre il c:atctcrc; è un vero r ifugio, una, scappatoia per gli inaiJiJi. , Da tante discrepanze, da tante contmdizioni il lettore deve ricc,·crc un'impressione ben poco so ddi ~ f,lcc nt e ; presso a poco sarebbe come il m:wstro dicesse allo scolaro : tJUl'stn infennità è molto rara; credo d'ar crla osservata alcune rollc, nut non ne SOJIO pe,·fcttamenlc sicu1·o; for.~c trattavOl~ i di qualche altra malattia. Il professor Esmarch intanto non esita a dichiarare allamentc che lo spasmo urctralc è una afl'czionc assai fre•pwntc, ed è pure con molta probabilità la più frec1ucntc causa dt!l ln ri lcnzionc di urina ; ed è •1ucsto principio elle egli si propone a dimostrare agli uditori col ragionamento, cou·anq.tomia c coi fatli clinici. Egli ricorda anzitutto d'aYernc dimostrato ai suoi allic,·i !) cas i elin ici, uno dci r1tt:tli terminato colla morte per piocrnia consecutira a false strade. Anche i più leggeri gra.di di spasmo sono ritenuti spesso per stringimcnti; nè questo è l'errore so lta.nto dci poco c:.pcrti. Si dicclcro casi di questo genere trattati lla abilissimi specialisti, come strlngim enti, pci quali, tornando inutili le manoue, fu proposta perfino la urctrotomia. Al solo 11rimo esame l'autore ebbe a constatare un semplice spasmo uretr:ùe. Questa malattia è rara come atrczionc idiopatica. Il più delle volte essa non è altro che l'esw cssioue di un altro stato morboso che non sempre è fa cile qualitic:1Jrc. Con un po' eU attenzione c di esperienza ognuno si pers ua<l ~n\ che ran·czionc può ri,·estirc tutti i gr:1.di, da un semplice incomodo .nclmingcrc fino alla completa ritcnzionc; c d'ordinario i lamenti del malato sono così caratteri~ ti ci che dal modo con cui si esprime si può formulare la diagnosi di stringimcnto spasmodico. Anzitutto è da osscrrarsi che il malato si lagna ùi leggeri disturbi ucll'CIJlissionc delle orine, la quale gli è ùillieilc, segnata-
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mente sul pr·incipio; essa dura più cbe d'ordinario; il gt>tto dell'urina è più debole, più sottile, sparpagliato, come in uno stringimcnto, le tùtime goccie sono spinte senza forza, spesso si fanno sentire dolori urenti e prccisamcutc al principio ed alla line, non durante l'emissione; questi dolori possono essere così violenti da far sospettare perfino la presenza. di un calcolo; altri dolori si irradiano alle parti vicine, all'intestino retto, ai reni, alla coscia. Questi sono i casi che dagli autori sono stati descritti sotto il nome di nevralgia retto-vcscicale, con trnttura dolorosa del collo della vescica. La uiagnosi dello spasmo Ul'Cti·ale non ·è difficile per il chirurgo che sia av vezzo a maneggiare il catetere. Soltanto egli deve attenersi alla regola di esplorare sempre con istrumeuti metallici piuttosto grossi. È noto l'inconveniente dei cateteri sotttli; il chirnr·go, credendo di avere a fare con uno stringimento organico, introduce un sottile catetere, la sua punta urta contro le piaghe della mucosa, le irrita, fa cr escere lo spasmo e il pericolo di f~tl se strade si fa maggiore. P er la prima esplorazione il catetere che più conviene è r1ucllo del n• 20 della scala fmn cese o 12 della scala inglese. ~ci gradi più avanzati di spasmo si sente una resistenza caratteristica appena che lo strumento è penetrato nell'uretrn. spongiosa. Si sente come se lo strumento non fosse intriso n. sufticicnza d'olio c penetrasse attraverso un tubo di caoutchouc troppo st.rctto. Questa resistenza dipende evidentemente ùa contrazioni spasmodiche riflesse delle fibre circolari dell'uretra; tanto è vero che cloroformizzando l'ammalato ogni ostacolo svanisce sul momento. 1\'Ia il punto più difficile di solito è in qnel tratto dove l'uretra, perforando il legamento triangolare, da bulbosa diventa membranosa. QuP.st'ultima porzione, la m.embranosrt, dovrebbe chiamarsi 11iù propriamente muscolare, in grazia tlell'appara.to muscolare molto robusto che la rh·este, e s iccome quest'apparato mnscola.rc è la vera sede del morbo, così cade qui in acconcio di esaminarlo più davvicino nei suoi rapporti anatomici e fisiologici. A formare la vescica. concorre lo strato muscolare del detrusorc e la mucosa che lo riveste all'interno; allo sbocco trovasi un anello muscolare, lo sfintere della vescica, e tanto il detru-
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sore come lo sfintere constano di fibre muscolari liscie, quindi non soggette alla. volontà; ambedue questi muscoli si trovano in uno stato di contrazione tonica, e attesa la loro opposta funzione si equilibrano a vicenda. Tre fattori entrano in attività nell'escrezione dell'urina.. 1• La pressione del liquido raccolto; tosto eh è questo arri va. ad una certa quantità, irrita i nervi sensibili della mucosa, specialmente quelli del trigono del I..ieutaud, e cosl insorge il bisogno di orinare. 2• La pressione dei muscoli addominali messi in contrazione dalla volontà in seguito al sentito bisogno. 3• La contrazione del detrusore, la quale si compio come movimento riflesso per la irritazione della mucosa c coll'intermediario dei gangli del plesso ipogastrico e del centro vcscicospinale del midollo. Lo strato longitudinale più esterno del detrosore continuasi perpendicolarmente nell'anello prostatico e per conseguenza apre questo anello, quando il detrusore si contrae sulla massa liquida. contenuta nella vescica. L 'orina adunque attraversando la parte prostatica passa nella. parte muscolare; ma l'ulteriore progressione del liquido può essere impedita per contrazioni sia volontarie sia SJHtsmodiche della muscolaturo. che circonda l'nretra. Sulla sede, sul modo di agire di questi muscoli, gli autori non la pensano tutti ad un modo. Cominci::wdo da Albino, Santorini e Guthrie e venendo tino a l\IUllcr, Luschlm ed Hcnlc, troviamo descrizioni molto sconcorda.nti sui muscoli che comprimono la parte membmnosa dell'oretra. In una cosa sola vanno d'accordo cd è che lo spazio tra le due lamine della fasc ia pcrinealc profonda, spazio chiamato molto propriamente dal Luschka capsula, peloi.s tttet1·atis, contiene in gran copiu. fibre muscolari la di cui preparazione è alquanto difficile. Possiamo immaginarci due esigui c lisci muscoli i •1uali s iano tesi fra i r:tmi ischio-puùici; uno di quo1sti (il cnmpres .~o,· dcll'urctra de l Guthrie) giace sopra l'urctra, l'a.ltro (il cnsttiltore di Milllcr) giace di sotto. Quando questi due muscoli si contraggono debbono necessariamente appiattire il canale come s i st~hiaccicrebbc rra due dita. un tubo di caoutchouc. Aggiungas i che in questa medes ima parte
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dell'uretra. si trovano fibre circolari striate le quali formano un notevole strato (strato circolare o sfintere uretrale) il quale contribuisce a vieppiù restringere il lume del canale. I nervi che animano queste parti provengono in parte dal nervo pudendo che viene eccitato dai peduncoli del cervello, in parte dal plesso ipoga,strico del simpatico. Resta pertanto dimostrato che la. contrazione di questi muscoli può aver luogo tanto per mezzo del cervello sotto l'influenza della volontà, quanto in modo riflesso per mezzo dei gangli del midollo spinale o del plesso ipogastrico. Se adunque questi muscoli contraendosi impediscono la libera uscita dell'urina, apportano pure ostacolo all'entrata del catetere. La ritenzione d'urina può farsi con questo mezzo istantaneamente e completamente; e se lo spasmo è di natura riflessa, può aumentare di tanto pel fatto della crescente quantità del liquido da non lasciare speranza alcuna in un rilasciamento spontaneo. All'incontro la resistenza che incontra il catetere in questi casi non è mai insormontabile, a condizione però che l'istrnmento sia condotto da mano esperta. Analizziamo l'operazione del cateterismo nei suoi momenti più critici. Penetrata la punta del catetere nella parte bulbosa essa si trova in faccia all'apertura del foglio anteriore della fascia perinoale profonda (legamento triangolare) a cui l'nretra è fissata. Per far penetrare lo strumento più oltre è necessario stirare in su l'asta lungo il catetere piìt che sia t>ossibile prima di rialzare il padiglione dello strumento e ciò perchè di solito anche lo sfintere dell'ano si mette in contrar.ione e quindi la parte bulbosa che collo sfintere sta in rapporto per mezzo del centt·o tendineo è pure stirata in basso; bisogna adunque colla trazione sopprimere forzatamente questa curvatura dell'uretra onde impedire che lo strumento anzichè imboccare il foro del legamento triangolare non urti COI!tro il suo orlo inferiore. È precisamente in questo }>Unto che accade di vedere formarsi le false strade quando una mano inesperta cerca di farsi strada colla forza; allora il becco della catetere rompe la parete inferiore dell'uretra, rompe il legamento triangolare e va ad innicchia.rsi nel tessuto connettivo tra la vescica ed il retto. Quando con prudenza e con calma si abbia introdotto l'apice
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dello strumento nel l'istmo, allora incomincia la resistenza che viene a contrapporre la contrazione dei mu:;coU sopraùescritt:i. Una mano sensibile ed esercitata perviene a distin~ucre questo ostacolo, ùa quello dei veri stringi menti organici. Questo è il momento di agire colla massima circospezionl: e Jlòl.zienza. Se s i spinge èon forza anello minima i muscoli si contraggono sempre più. ~Ia se si lascia. agire lo strumento col tiOlo suo peso e si aspetta tenenùo pazient.emente il catetere fra due dita fino a. lO uùnuti o an elle più, si sente cedere gradatamente la resistenza, l'istrumento procede lentamente e inline scivola in vcstica. Nel momento che iL catetere attraversa la p01·zionc lllUtiCOlare l'ammalato sent.e il bisogno d'orinare; in alcuni pazienti questa parte dell'ut·etra è così se usibile da risvegliare atroci dolori che li obbligano a contot·ccrsi e dimenarsi. ln questi casi è opportuno ricorrere alla cloroformizzazione, e quando In narcosi è completa. ogni ostacolo è scomparso e il catetere entra in vescica colla. massima facilità . .È chiaro che qui non si tratta certamente di stringimentì organici nò di tumefa;(ione flogistica della mucosa urctrale. Il primo infatti non avrebbe lasciato paslìare un catetere cosi grosso e la seconda non avrebbe ceduto all 'azione del cloroformio. Daltrolllle manca sempre qui un sintoma che è caratteristico dello st.ringimento cioè cbo il cn.tetere nell'uscire si sente strettamente abbracciato dall'urctra; invece appena vinto lo spasmo l'uscita del catetere si fa libera. Studiando l'affezione !lal pu11to di vista eziologico noi vedinmo che le sue cause sono fornHe da un gran numero di stati morbosi della. più svariata natura. Noteremo anzitutto che certe influenze nervose l1anno evidentemente una gran parte neli 'evacuazione e nella ritenzione dell'orina. L'agitazione d'animo può produn·e la forma tipica della. ritenzione. Racconto. il Guthrie che qneslo disturbo soffriva un avvocato quanclo doveva 1>erorare n el foro, nn prete vrima di snlire il pergamo e uno studente alla Yigilia degli esami di r·igore. Egualmente certi individui non possono assolutamente orinare quando sicuo gunrùati. D'altra parte l'agitazione morale, lo S11a.vcnto può dar luogo al fenom eno opj)osto cioè alla perdita involontaria; è famosa a questo proposit.o una pittura di Rubens, che rappresenta Ganimede rapito in ciclo dall'aquila di Giove.
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Ma. molto .più spesso si manifesta lo spasmo per via riflessa in seguito a vivo eccitamento dci nervi diramati nella regione. È noto infatti che dopo operazioni praticate in vicinanza dell'uretra, come la fistola all'ano, esportazioni di tumori cmorroidari, ecc., insorge quasi sempre la ritenzione che si vince poi col cateterismo. Egualmente può succedere lo spasmo in seguito a.JI'azione del freddo umido, ed allora abbiamo quella che gli autori hanno chiamato iscuria reumatica. I parassiti dell'intestino possono pure essere la cau~ di quest'afi'czione. 1\'[a una causa ancor a più fl'NJnente dobbiamo ricercarla nello st-ato irritativo della mucosa delle vie orinarie. Se ad una iuliammazione o irritazione dell'uretra, della prostata e della vescica si associa la ritenzione, è il caso di discutere se l'iscuria sia dipendente ·dal turgure della mucosa oppure da spasmo riflesso. Tbompson, opina ch e il così detto stringimento spastico e infiammatorio provenga da un ingrossamento infiammatorio della ])rostata, e paragona questo ingrossamento al re1)entino inturgidire delle tonsille nel catarro delle fauci. Anche qui l'autore propende a credere che s i tratti di spasmo riflesso, ciò che d'altronde si lascia facilmente pt·ovare coll'introduzione del catetere. E poi lo stesso Thompson fo. vedere di non essere con vinto in modo assoluto ed esclusivo di q,uello che asserisce, chè anzi mostra di concedere una grnn parte anche allo spasmo nella produzione del !fenomeno morboso. Ecco infatti le sue parole: " Nella ritenzione dipendente da stringimento organico si po" trebbero tentare i bagni caldi e l'oppio quando ci fosse impos" sibile introdurre il catetere , c in seguito soggiunge : " Se si "' teme di non riuscire col cateterismo e di produrre dei guai, è " opportuno ricorrere al cloroformio·, all'oppio, ai bagni caldi. ,, Nelle ulcerazioni tubercolose della mucosa uretrale e vescicale possono insorgere spasmi estremamente dolorosi; anche quella ri tcnzioue che segue all'iniezione di nitrato d'argento (metodo abortivo contro la blenorragia) è di natura spasmodica. Del resto non vi ha bisogno d'infiammazione per risvegliare delle contrazioni riflesse. In molti casi a ciò basta una speciale condizione chimica dell'urina che diventa irritante per la mucosa, ad esempio dopo abbondanti libazioni di birra nuova o di vino acido; e
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questa ritcnzionc cede facilmente med iante un forte controstimolo. Della stessa natura è l'iscuri:t prodotta dalle cantaridi, dall'essenza di trementina, dalla srgaln. cornuta e dal diabete. L'acidità dell'urina è una causa frequentissima della malattia. Secondo Thompson, l'urina acida può si mulare tutti i fenomeni del calcolo vcscicalc. Il celebre Roux scambiò piit d'una volta la contrattura del col.lo vescicale per lllH\ pietra; onde egli soleva.. consigliare ai suoi allievi di tenere sempre in tasca un sassolino nell'accinger:;i alla. eistotom ia, perchè può darsi che non si trovi jl calcolo che si era diagnosticato. Finalmente menzioneremo come altri momenti eziologici: le lesioni del midoll o spinale; le affezioni eli visceri arltlomi.nali, stomaco c fegato; l'isteria; si è veduta perfino la ritcnzionc di urina intcnnitlcntc, come {ebbnJ larvata. 1\[a basterà in c1uanto all'eziologia. Ecco ora rome l'autore riepiloga il suo tema per ciò che riguarda la terapia. Anzitutto c.~li ricorda d'avere in molti casi riconosciuto come razionale c giovevole la. vecchia ternph\ dell'oppio e dci bagni caldi. Contro lo spa.smo consccuti ro ad operazioni chiTurgichc praticate in vicinama dcll'U1·etra consiglia suppositorii fatti con 0,05 d'oppio c un cataplasma taldo al pube, inoltre i medicamenti antispasmodici. Penlurando la ritenzione oltre 12 ore, è di assoluta. nrcc:;;sit:\ ricorrere al catctcri:-mo. Si sce lga un cntctcre dci più grossi e lo si usi con prudenza, pa7.ieuza c dolcezza.. Se ciò nonostante continua l'ostacolo, si dia mano al clorofonnio, c l'urctra si dilatcr:\ come per incanto quando la narcosi sia completa. Se abbia:no a fa 1·c con un grado leggero di spasmo, ricercher emo l'affezione da cui muove c a quella rivolgeremo la cura. Se da. orine acirlc, gioveranno le be\·andc alca.line; se da generale ~rritm:i onc i n:trcotici c bagni caldi, il bromuro di potassio, la canfora, ccc. Ma la princi pale risorsa sarà sempre il cateterismo, che, se fatto spcciahncntc con gros:-c C'n ndelcttc di stagno e giornalmrn te ripetuto, ric>:cc rgwsi sempre a guarire rarlicalmcntc l'affezione. Il Le Grancl diede all'uso di queste candclcttc il nome\ di massaggio urctrale; c il J.Hlr:.tgouc è ahùa stan:.~a esatto. Sì può
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.anche combinare l'uso delle candelettc colle doccie fredde contro il perineo, o col psicroforo di \ Vinternitz col quale si ott.iene un passeggero abbassamento di temperatura. Questi mezzi in genere agiscono molto meglio e sono meglio tollerati dei vescicanti al perineo commendati da llunter. Nei casi estremamente ostinati si è ricorso all'nretrotomia esterna. Allora i muscoli dell'uretra vengon•> tagliati; per lo che questa operazione corrisponde alla sfintllrotomia introdotta da. Boyer per le affezioni spasmodiche dell'ano. Ma come quest'ul- , tima opm·azioue fu già supplantata, e a buon diritto, dalla dilatazione forzata dell'ano col metodo di Recamier, così la forzata. dilatazione dell'uretra è da consigliarsi di preferenza alla incisione del canale. In molti di questi casi ostinati l'autore ottenne .completa guarig!one col cloroformizzare il paziente, dilatare la p orzione membranosa dell'uretra più che gli fosse possibile col dilatatore di Holh, e continuare poscia la dilatazione coll'introdurrt ripetutamente delle grosse candelette di stagno.
L 'aodifono dl Graydon (Allgem. Wien. Med. Zeitung, 9 dicembre 1879). Il professor Graydon di Cincinnl\ti ha inventato un apparec-chio acustico che nulla ha di comune cogli apparati di questo nome fino ad ora inventati. L'audifono di Graydon consta di un piccolo elettro-microfono la di cui membrana porta applicato nel suo mezzo un cordoncino di lunghezza indeterminata che alla estremità libera s'attacca ad un pezzetto di legno. Scopo dell'appar ecchio è di rendere i sordi capaci di percepire i suoni; il suo modo di fllDzionare è dei più semplici. L'individuo affetto da sordità prende il pezzetto di legno tra i denti, e quegli che vuol conversare con lui parla per mezzo dell'elettro-microfono coll'avvertenza di tenere ben tesa la. cordicella.. Con questo mezzo, stando alla. teoria dell'inventore, il sordo sente, non già per l'orecchio, ma pei denti, in questo senso che il suono viene trasmesso al cervello per mezzo dei nervi dentarii e delle ossa della faccia. L'applicazione di questo strumento non è efficace se non quando per una malattia restino precluse le vie ordinarie
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per cui si trasmette l'onda. sonom, e s'intende bene che se ~l nervo acustico è paralizzato il risultato è afì'atto nullo. Nell'istituto d ci sordo-muti di Cineinuati si fecero con questo strumento delle esperienze interessantissime. Una ragazza di CO'lore, completamente sorda, messasi in comunicazione col professore, alla distanza di 25 piedi, ripetè parola per parola tutto quello cb e egli le disse. Un 'altra ragazza con sordo-mutolezza. , congenita. fece capire col ling uaggio mimico de i sordo-muti che percepì va dei suoni e che distingue va la diftèrenza delle loro intensità mentre jJ professore le parlava. Natnralmente, siccomcr intendeva questi suoni per la prima volta. in vita, essa non erre cn,pace di comprenderne iJ significato. L'audifono adunque semb1·erebbe destinato a diventare una. delle più benefiche invenzioni. La sordità, tranne quella. prove- · niente da paralisi e mancanza o distruzione del nervo acustico edelle sue espansioni, non esisterebbe più in grazia di ques to ri- . trovato. •
Sugli apparecchi gessati Immediatamente mo• blU, del dottor va n der Lo o ( Allgemeine WiMer mediciuische Zeitung 4 e 11 novembre 1879).
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Da 25 anni io combatto in favore degli apparecchi gessati imJ roediatamente mobili, c nondimeno vi sono ancora ta.nti medici, specialmente nei Paesi Bassi, che non sa.rrno distaccarsi da. quelli inamovibili, i quali dovrebbero essere esclusi dalla chirtn- . gia. Ciò avviene, probabi.lmente, ' peTchò non si sanno applicare gli apparecchi immediatamente mobili. Mi permetterò quindi di dare alcuni schiarimenti Sll questi ultimi, anche in rapporto al metodo di Lister, e presentarnc dei modelli. Se si vuole garantirsi contro t possibili accidenti, che avveng.ono talora nell'applicazion~ degli apparecchi gessati, è tondi-. zione principale di colloc:u:li in modo, che pessano essere immediatmnente sciolti, senza tagliarli e ripiegati sulle loro valve.. Cosl si può, dn.rante la cura di una. frattura, fa11e nn minut(). esame della l esione dell'arto, senza toglierrre l'apparecchio, U
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quale deve essere mantenuto a posto. Dovendo esercitare questi appm-ecchi una dolce ed equabile compressione, importa che essi sìeno apposti con grandissima esatt·ezza, applicati in modo uniforme c leggermente contentivo. Questa possibilità di aprire e chiudere esattamente gli appm-ecchi permette, che l'esame sia fatto con comodità e sollecitudine: s i può quindi affermare, che essa risponde a qualsiasi esigenza. E tali appunto sono i miei apparecchi g~ssati immediatamente mobili, sull'applicazione dei quali porgerò nu.Qvi schiarimenti. a) Apparecchio gessato "immediatamente mobile, eseguito con bende arrotolate. Dopo aver nnto d'olio l'arto fratturato, si prende una benda awotolata di cotone o flanella, che venà immersa nell'acqua, bagnata bene e ingessata, applicandola con giri circolari, in modo., che quando si è giunti due dbta al di là dal punto, in cui si ha oominciato il giro, o si torna. indietr o., o si taglia la benda in questo stesso punto. Il secondo metodo è preferibile, perchè l'applicazione della benda riesce ·con maggior uniformità. Prima -che il gesso comìnci a indurirsi, bisogna staccare le due · estremità ùella benda. che si sono incrociate, e accomodarle in , DI..Qdo, che l'estremità di una parte sia portata su quella ùella; parte opposta. · Per rendere l'apparecchio più solid.Q1 fa d'uopo sovrapporre alla parte anteriore e posteriore di esso delle altre s.trjscie gessate-. L'apertura di tale apparecchio è .comodissimo, e non danneggia in nessun modo le valve, poicbè la valva superiore è unita lill'inferiore per lo spazio di sole due dita di larghezza. La ripiegatw·a delle due parti è egualmente comoda, essendo l'apparec- . chi{) laterAlmente meno spesso, e q11indi molto più pieghevole; e dovesse an«be rompersi in questo punto, non ne verrebbe danno, • poiehè esso, ricbiudendosi, riprende la precisa forma primitiva. Oltre alla grande utilità di poter sciogliere comodamente q!lesto apparecchio senza nuocergli punto, esso ba pure il vantaggio di venir applicato con perfetta uniformità; cosa impossibile nell'ordinaria applicazione di una benda arrotolata e gessat~, seguendo essa il suo co:rso natu~:ale. Ed infatti se si comincia, per esempio, dal piede, essa arriva subito fino al ginocchio. Serven-
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dosi di strette bende gessate di flanella., come si usa quasi costantemente nei Paesi Bassi, si è costretti di farne a meno di una, poichè per impedire che rimanf!ano degli spazi vuoti, una delle due parti della benda è tirata più fortemente dell'altra, risuJtandone una pressione non uniforme. Se si adopera tutte e due le bende, si debbono fare continuamente dei roresci, e l'applicazione riesce irregolare ngt:almentc; essendo noto quanto pochi sieno coloro, che applichino bene una benda arrotolata.. Col mio apparecchio invece anche un profano potrà riescirvi, non abbisognando d'altro, che di seguire il giro della benda, o adattarla secondo la sua direzione. La benda non deve seguire la volontà del medico, bensì questi deve esserle obbediente; ed è appunto ciò che si ottiene col mio metodo. Il mio appare~.:chio ha inoltre il vantaggio della sollecitudine, potendosi usare delle larghe bende. Noi dobbiamo sempre ricordarci, che la pressione uniforme circolare è il miglior rimedio antiflogistico. Lo proclamò lppocrate, e dopo di lui lo affermarono le più distinte celebrità mediche. Questa verità fisiologica non deve essere mai dimenticata., come quella, che ha un'immensa importanza nella pratica. chirurgica. A questo pratico assioma bisog.oa sempre attenerci con fermezza c stare io guardia con tutta la prudenza possibile contro le ipotesi pericolose che ci vengono giornalmente spacciate dai teorici. b) Apparecchio gessato immediatamente mobile eseguito con striscie secondo il metodo di Sculteto. Si distendono sopra un cuscino piuttosto duro, e coperto da. nn panno, le bende gessate necessarie secondo il metodo di Sculteto; si soHappongono l'una all'altra alla. metà della loro larghezza; dalla metà della lunghezza, si aggiungono alcune altre striscie gl'ssa.te per fortificare la parte anteriore. Su queste striscie gessate si pone uno strato di striscie comuni non gessate. Questo apparecchio vien posto sotto l'arto frattm·ato, il quale, durante l'estensione e la contro estensione, rimane immobile sul
cuscino. Si comincia. coll'applicare al piede una striscia comune, e poi, in forma di staft'a, le necessarie striscie gessate bagnate nell'acqua, ribagnandole da una parte con una spugna., che si preme per far cadere le goccie su queste striscie. Si procede in
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questo stesso modo alla parte opposta, aggiungendo latcralmentP, ma più verso la parte anteriore, alcune altre strisde gessate per fortificar~ l'apparecchio. Bagnando le strisci e verrà contemporaneamente bagnata quella parte di asse, su cui poggia la gamba, perchè l'acqua vi penetri abbondantemente. Per isciogliere l'apparecchio si procede come con quello segnato a). Tale apparecchio, il quale può essere applicato come quelli di cui si parlerà in appresso, cioè con la massima uniformità, è il " no1~ pl~es ultra n riguardo alle fratture delle estremità inferiori. Può essere applicato con più sollecitudine dell'altro di Sculteto, potendosi sovrapporre in esso molte striscie. N ella ordinaria applicazione, le bende s'incrociano, in modo che ne venga apposta una. sola per volta. c) Aptlarecchio gessato immediatamente mobile con modello tagliato sulla forma dell'arto. Si t-agliano tre modelli di flanella di altra stoffa secondo la lunghezza dell'arto, e, qualche poeo più larghi della circonferenza. Si gessa uno di questi da ambedue ,i lati, e gli altri due da un lato solo. Si pongono i tre pezzi l'uno sull'altro in modo, che i due lati gessati del primo sieno sovrapposti a quelli gessati degli altri due. Aflìnchè l'apparecchio sia applicato bene, e non faccia alcuna piega, si praticheranno qua e là dei tagli. Il pezzo che sta nel mezzo può avere anche solo la metà larghezza degli altri. L'apparecchio finito vien posto sopra un cuscino, e spinto sotto l'arto fratturato. I pezzi di fl.anella bagnati con una spugna si applicheranno prima da un lato e poi dall'altro. Tale apparecchio può essere sciolto molto facilmente per l'esame della frattura, ~ssere ripiegato sulle parti e nuovamente applicato, assicurandolo, come quelli segnati a) b), con delle cinghie o delle striscio da benda. I pezzi di flanella tagliati sulla forma dell'arto, e gessati, giov.ano specialmente sul campo di battaglia. Sarà bene averne sempre in serbo un buon numero di rotoli. Per usarli, basterà bagnare d'acqua. uno di questi rotoli, disfarlo e apporlo all'arto fratturato assicurandolo con una delle solite bende arrotolate. In tal modo serviranno per qualsiasi arto, poichè
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le valve si sovrappongono più o meno l'una. !iull'altra. a nonna. della grossezza o sottigliezza dell'osso. d) Apparecchio gessato a stecche eseguito con striscie, o compresse, in forma di stecche. Si pongano una sopra l'altra quattro striscie gessate, se sonogrosse, e sci, se sottili, formandone come una stecca; si arrotolino, si bagnino in acqua e si applichino all'arto fratturato. Per il , braccio, occorrono due di queste stecche, per la. gamba. tre e vengono assicurate con u:na delle solite bende. arrotolate. Trattandosi della gamba, conviene apporle alla sua parte posteriore, oltrepassando il tallone fin sotto la pianta del piede, tanto, da non comprimerne il tallone. Le stecche saranno più o meno larghe a nonna della circonferenza dell'arto. e) Apparecchio a maglia gessato, e immediatamente mobile, eseguito con calze. Si prendono tre larghe cal7.e di cotone c si tagliano sul davanti . nel verso della lunghezza. Per gessarle, bagnarle e collocarle a posto, si procede con lo stesso metodo, come coi modelli di flanella tagliati sulla forma dell'arto; la loro applicazione può essere fatta molto uniformemente. L'apparecchio gessato immediatamente mobile si otterrà anche applicando tre calze molto gessate, da cui siena tagliati i piedi & : siena cucite nel resto della lunghezza. Le calze possono esf:ere, invece che gessate, riempite del necessario gesso, che verrà ben ripartito e strisciato uniformemente con le mani, tinchè ne risulti lo spessore di 'i• di centimetro. Un quarto metodo è il seguente: Si prenda una larga calza senza piede, ben gessata alla parte ~~terna., la si calzi asciutta, bagnan<tola. solamente al momento dell'applicazione, c si sollevi in essa una piega longitudinale, l&• quale, tagliata, formerà i due margini cJ1e sj sovrapporranno l'uno all'altro. È necessario, naturalmente, di aggiungere delle str iscia. longitudinali per solidificare l'apparecchio. f) Apparecchio gessato a stecche e maglia esegtrito con calze., Si riempiono di gesso in modo uniforme dne calze al punto da raggiungere lo spessore di 1/s di centimetro, si bagnano in acqua e si applicano a guisa di stecche, nna :alla. parte interna e l'altra..• all'esterna. dell'arto fratturato. Gli spazi intermedi dovranno es-.
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sere riem11iti di ovatta perchè. la. pressione riesca unifonne, e l~ due stecch e verranno fissate con una delle solite bende. Applicata che sia una di queste stecche alla parte interna, ed una all 'esterna, metodo questo da preferirsi, si toglieranno i piedi dellacafza. L e due calze riempite di gesso in modo uniforme, prive di piedi e cnci_te. alle due estremi!!\. ' per non far versare il gesso,. come pure le stecche di st.riscie gessate, sono utili ssim~ sul cap1po di .battaglia, e convetrebbe averne una grossa provvista in rotoli. Per usarle, si bagna un rotolo nell'acqua !asciandovelo fin cb è il gesso cominci a solidificarsi, quindi si applièa alla parte> fratturma. Nelle fratture molto complicate basta bene spesso applicare alla parte postel!iore dell'osso una stecca in forma dì canale. Mi pare evidente che tutti gli apparecchi nominati, quando · siauo gessati in mod.o uniforme ed 8-flplicati co11 la maggio.re esattezza possibile, pQssnno essere slegati assil:i comodamente e ripiegati sull'e valve; che sono semplicissimi " ql(.o s-implicius eo melius· , mobilissimi e nondimeno molto solidi, dando al chirurgo piena libertà d'o.zione, e che corrispondono a qualsiasi esigenza. chirurgica. Ciò posto, io non mi per.ito a dichiararli veramente ' ~rfetti.
La. teorica ci dice che dàlla loro applicazione si può ripromettersi i più soddisfacenti risultati. I,a. qual cosa fu confermata. tAnto nelle guerre che nella pratica civile, e specialmente poi durante la g:uerra. franco-germanica 1870·71 negli ospedali delle provincie renane, dove i risultati furono così straordinariamente · felici, da snpera.re d'assai ogni aspettativa. Tanto è vero eh& tutte le fratture, anche le complicate, nelle. quali io applicai gli apparecchi gessati immediatamente mobili, giunsero a. guarigione. I medici che in quell'epoca ebbi a compagni di lavoro nello spazio di dieci ~pesi, possono anch'essi ntl'ennare questì fatti. Dall'applicazione invece degli apparecchi gessati immobili si ebber(} tristi esiti, come stroppiature, psendoartrosi, insomma.• ogni spede. di inconvenienti. Il soprannome che Dnmreicher diede all'appareccbio gessato immobrle, chiamandolo infì.nganlo, le parole di Stromeyer: "l'ap-' parecchio gessato immobile non dovrebbe più prender parte alla..
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guerre come combattente "; e finalmente le mie stesse osservazioni nelle prol'inrie rcnane, sono tutte cose: che ogni chirurgo coscienzioso, il quale abbia assistito c la\·on\to durante la guerr a franco-germanica, pot.rll. attestare. D'allora in poi, in tutti i paesi fu riconosciuta generalmente la superiorità dci miei apparecchi immediatamente mobili, la quale fu dimostrata anche nella guerra russo-turca. ~eudorfer, che chiama il mio metodo" apparecchio a tegola di van de Loo , sostiene pure che è il più opportuno sul campo di battaglia. Nei Paesi Dnssi però Yi sono ancora molti renitenti; faccio voti perchè ben presto si convertano. E giunto il tempo di bandire dalla chirurgia gli apparecchi immobili. Coi medici i quali vi sono ancora attaccati, malgrado i tristi ris ultati da loro stessi osservati, in confronto ai felicissimi ottenuti con quelli immediatamente mobili, non si può più ragionare, meritando essi l'acerbo rimprovero " oculos habet~t. et non vùlcbttnl, au1·cs lwbent et non wulicnt , . E giacché io sostengo cbe il mio metodo merita la preferenza in quals iasi caso, si potrebbe rimproverarmi d'essere esclusivo; ma protcslerò subito dicendo: in medicina foi sempre ecclettico e lo sono anche in chirurgia. Non c'è apparecchio meno esclusivo del vero apparecchio gessato immediatamente mobile. Esso può essere applicato in tutti i modi, cioè: con bende arrotolate, con striscic di Sculteto, con modelli tagliati, stecche, compresse e calze; c si può servirsi di <tualsiasi stoffa, come cotone, tela, flanella, panno, maglie, ecc., ecc. Esso corrisponde meglio all'inamovibilità, di quello esclusivamente inamo,·ibilc, pcrchè i frammenti ossei vi sono tenuti debitamente immobili. Nel tempo stesso è più mobilizzabile dell'antico apparecchio a stecche gi1\ tanto mobilizzabile, potendosi esaminare più facilmente e più prontamente lo stato delle fratture. L'apparecchio gessato immediatamente mobile non è d unque ()sclusi vo, bcnsl ecclettico, ed an~i si può di re che lo ~>ia scms rancune, poichè le striscie che servono a solidificarla hanno la approvazione del barone Seutin, autore dell'apparecchio amidato, quantunque egli cercasse di far morire fin dal suo nascere l'apparecchio gessato. Ed è perciò che il metodo antisettico fu
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accolto nuovamente a brn.ccia aperte, malgrado che i zelanti fautori di Lister sostenessero che esso bastava da sò solo., senza bisogno di altro apparecchio, nella cura deUe fratture complicate. n metodo antisettico trascinò troppo innanzi i chirurghi, i quali non calcolarono che è necessario precisamente in questi casi di mantenere immobili i frammenti ossei. A tale scopo il mio apparecchio risponde perfettamente, potendolo congiungere, rendendolo perciò appunto più semplice, col metodo antisettico. Ed infatti, si può immaginare cosa più facile dell'applicazione sulla ferita di un cuscinetto di tela avviluppato in garza salicilica, o dell'ovatta salicilica in fonna di tampone, cni si sovrappoue l'apparecchio immediatamente mobile? L'avvenire dimostrerà tino a che r,rrado giunga la necessità. dell'apparecchio polverizzatore nel trattamento antisettico. È certo però che nella guerra russo-turca molte lesioni importanti, come fratture per arma da fuoco delle articolazioni, del fe~ore, ecc., in cui In ferita fu tamponata antisetticamentc senza. polverizzatore, e cui venne applicato sulla piazza di medicazione l'apparecchio gessato, guarirono, con gran meraviglia di tutti, prima ancora che i pazienti giungessero agli ospedali. Sebbene nella guerra rllSso-turca le condizioni in generale fossero sfavor evoli al massimo grado; sebbene dopo In. partenza dei feriti dalle piazze di medica1.ione, il viaggio durasse più giorni o percorressero pessime vie con una polvere insopportabile; sebbene questi giungessero negli ospedali mezzo morti da. sete, nondim~no tutte le ferite tratt.'l.te snl campo di battaglia col metodo indicato avevano un aspetto buonissimo. Questo è il giudizio del professor Nussbaum, giudizio certamente imparziale perchè, come si sa, egli opera tra due polvcrizzatori. . La chirurgia conservativa, mediante l'unione del metodo di Lister all'appareccl1io gessato immediatamente mobile, fece passi tanto giganteschi da. ridun·e l'amputazione di un arto fratturato a.d un caso eccezionale. Mi sia permesso, prima di finire, di presentare qualche cenno storico sui varì apparecchi gessati c su qnoUì affini. Eugenio de la Penne tracciò la via al barone Larey; questi al barone Seutin; Hendricke Diffenbach a Cloquet; Seutin e Cio-
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• R!YISH.
quet a L afarg uc; Lafar·g uc e Seutin n Math.rsscn. ALlo s t ess.o modo Scutin c ì\Iathysscn prepararono la via ai Y()ri apparecchi gessali immedialarnenle moùili, i qu ali superarono finot·a. ogni altro apparecchio; e ciò non solo nei casi i. olati, ma in tutti i casi; e dieJcro, s ia in guerru cb e nella prati~a ci rile, i più s ple ndidi ris ultati.
Gono-artroeace conseCIItlvo n sinovlte traurntatlea pnrulenta. Azione ternpe utlca spi('gata dal Tayuyu.. .>lppareccbio del Porta modificato per la riduzione delle nnc bllo!i.! l nngolnrl del glnoee lalo. Storia clinica ed osservazioni per il dottor Rrt'\ALDO RosF.o. La mattina del 24. maggio 1878 venivo chiamalo a visitare un tal Vittorio C ..... , di anni 15, macellaio, per una ferita che s i era arrecato da se medesimo, 1nediante un colpo ùi ascia nella re-
gi<>oc int.eroa del ginocchio sinistro. Il padt'e del giovane mala to, quantunque goda oggi pe rfetta s alute e presenti una costituzione robusta, pure lascia vedere traccio non dubbie di adeniti cerricali e submascellari suppurate. La madre più g racile di complessione era affetta di un .ça.ncro atrofico clelra mammella destra, per il qu.tle è s tata da me operata, sarauno ora. circa tre mesi, con esito fe liciss imo fino al giol'llo di oggi. Tanto a èari co dell' uno che dell'altro l'anaml'lesi remota non sormninistra altro dato dC'gno di memoria. Yittorio ha felicemente attraversato le epoche dell'infanzia, dell'adolcsccn?.n. e dclln pubertà, non avendo lllcun:l malattia di conseguenza turbato il s uo progressi ro sviluppo, ove si eccet. tuino il morbillo ed iJ vaiuolo, del quale ultimo conserva ancora segni visibili. Quando io lo vidi la prima volta, lo sviluppo organico era ben proporzionato a lla s ua età, con iscl!eletro regolare, con masse muscolari ben nutrite, con paunicolo adiposo discreto; si rilc,·avauo però lcggierc ipcrplasic a carico dci gn ngli linfatlCi cervicali, ascellari ed inguinalL L'esame s uiJiettiro mi forni i seguenti risulati: - Febbre con calore molto pronunciato, con polsi frel)ucnti, con cefulalgin, sete1 •
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lingua arida leggermente impaniata e rossa a.ì bordi, urine scarse, fiammec, ventre chiuso, insonnia. ,L'esame obiettivo dci singoli visceri non mi dette risultanze di sorta. A carico dell'ar ficolazione del ginocchio sinistro e precisamente in rapporto del lato interno dello. rotula riscontrai una ferita lineare a. bordi netti, diretta alquanto obliquamente dall'alto al basso e dall'interno all'esterno, estesa per cìrc:1. due centimetri e mezzo. Tale ferita era stata prodotta da circa quattro giorni, ed essendo stata medicata per prima intenzione, l'ade. sionc dei margini era avvenuta pressoché completa. Però all'intorno di questa lesione di continuità la pelle si presentava eritematosa, il ginocchio sernifl esso ed aumentato di volume, caldo, dolente, con la capsula articolare tesa e fluttuante, con la rotula spostata. in a-vanti. Emisi la diagnosi di Sinovile traumatica con prognosi molto riservata e prescrissi la cma seguente: I mmobilizzazione dell'arto affetto, sanguisugio copioso della parte malata e quindi applicazione dì ghiaccio, solfato di chinina ad alte dosi per uso interno. Trascorsero tre giorni e la febbre da continuo. con leggere re.missioni mattutine cominciò a segnare grandi variabilità tcrmometriche con esacerbazioni precedute da brividi e seguite da sudori profusi; mentre la capsula sinoviale del ginocchio si faceva sempre più tesa e dolente. Era manifesto che la sinovite tendeva alla suppurazlone: che anzi, la cicatrice, che sembrava per l'innanzi quasi formata, presentava ora dci piccoli sfibramenti, dai c,uali gemeva qualche goccia di pus sieroso e filante. Vedendo che le sofferenze dell'infermo aumentavano ogni gìomo di pitl, procedetti allo sbrigliamento della cicatrice, penett·ando obliqua. mente col bistorl nell'articolazione, in modo da fare un taglio . sottocutaneo, e così detti esito a.d nna abbondante raccoltit sieropnrulenta. Dopo ciò, per mantenere libero lo scolo del pus, introdussi un drenaggio nella ferita, .mantenni l'immobilizzazione d ell'arto associandolo ad una compressione metodica e continuata, mediante l'applicazione dell'apparecchio inamovile al s ilicato di potassa fenestrato per l'opportuna medicatura, non trascurando di conservare le forze con vitto conveniente, con decotti di china e con preparati Ili ferro_ Mediante questa curo le cose · procedettero sempre in meglio, finchè cessata del tutto la febbre ~
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cicatrizzata la ferita. a carico del gi tlocchio, non rimaneva che nn leggiero dolore con discretissimo aumento di volume della. parte afl'ctta. Erano fratta nto decorsi circa due nwsi e l'anchilosi era quasi completa, la guarigione imminente, quando incom inciai n rile,· are un leggiero edema che apparim tanto al bordo superiore che i nferi ore dell'apparecchio inamovibile, mentre l'ammalato mi a.ccusava maggiore tensione della parte con dolore aumentato. Tolto l'apparecchio, con grande mio clispiaccre, ebbi a riscontrare che In capsula articolare s ulla s ua prute anteriore era nuovamente tesa, la superficie sicrosa. dive nuta. leggermente ruvida, i tessuti particolari intìltrati di edema, il ginocchio tutto più caldo e molto dolente. Era indubitato elle il procrsso fl ogis tico a carico ùclla sierosa articolare si era acutizzato di bel nuovo, e che questa volta. i nvece di assumere i caratteri di una semplice sinovite purulenta, andava a prendere quelli della sinovite fungosa, con tutte le conseguenze deplore \·oli del fJOitO-arlrocace. S venturatame nte coll'andare del téiìlliO ques ta diagnosi si veniva sempre più a confermare, nè giovavano più le pennella.ture di tintura di iodio, oè la compressione, uè l'immobilizzazione, uè il cerotto vescicatorio; la malattia faceva lenti ma sempre progressivi incrementi, dJC anzi per somma disgrazia era. sopravvenuta una intolleranza tale per l'apparecchio inamovibile che fui costretto a toglierlo, onde dare tregua ai dolori che sempre più si facevano pronunciati. E come se ciò non fosse s ufficiente, ad uno stato cosi deplorevole si associò ancora una febbre anfimerina, che rendeva. sempre più scadenti le forze e la nutrizione dcii 'i n fermo. Si era in questo stato di cose, quando ebbi occasione di far vedere il giov:\ne C..... al mio ottimo amico e collega dottor Valeriano Bcrta relli. Anche egli rimase allarmato dalla gravità. d el caso, ribelle ad ogtti cura cd il cui esit.o ad epoca più o meno remota ci a l'l'ebbe condotti all'amputazione dell'arto, se Jlnre avessimo potuto salvare la vita del povero infermo. F u allora con venuto di sostituire provvisoriam ente a ll'apparecchio inamovibile l'apparecchio dell o Scul teto, insistere s ullo! revulsioni esterne con i vescica tori c la tintura di jodio, comli>attere lo scadimento delle forze con vitto sostanzioso e decotti di china, modificare la crasi
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sanguigna mediante lo ioduro di potassio a dosi crescenti, ed i preparati di ferro. Modificata così la cura si proseguì di questo tenore per una ventina di giorni, e non solo non si ebber o vantaggi di sorta, ma un peggioramento sempre più manifesto, dappoichè il gono-artrocace raggiunse in breve le seguenti misure: l o Perimetro al di sotto del legamento rotuleo, centim. 38; 2• Perimetro a livello della rotula, centini. 40,5; a· Perimetro sopra. i condili del femore, centim. 30. Disperando ora.mai dell'esito, pensai sperimentare l'azione del Tayuya, applicato tanto per uso esterno che preso internamente, e persuaso dall'esperienza. che l'immobilizzazione della gamba, comunque fo sse fatta, piuttosto che giovar e, non faceva che aumentare le sofferenze dell'infermo, mi determinai di abbandonare l'arto a se stesso, proponendomi di rimediare in seguito, quando fosse diminuita la. irritabilità della parte, all'angolosità che si sarebbe formata nell'anchilosi. Fu adunque somministrata la tintura di Tayuya per uso interno, cominciando da 30 ed arrivando fino a 90 goccio del contagoccie in veicolo acquoso, da consumarsi ripartito in tre volte durante le 24 ore. Applicai quinili sulla parte malata dei bagnoli di una soluzione di Tayuya nella proporzione di l di tintura alcoolica per 10 di acqua. Fino dai primi giorni cominciai a notare un leggiero cambiamento di colorito della pelle del ginocchio, la quale man mano assumeva un aspetto più roseo, mentre sembrava che il gonfiore cedesse e la parte divenisse meno sensibile alla pressione. Incoraggiato da questo leggiero miglioramento, e vedendo però che l e cose procedevano con molta lentezza, volli aumentare la dose del Tayuya, ed i bagnoli vennero applicati con una ·soluzione "formata di 1/ • di tintura. di Tayuya e '/ • di alcool. Di tale mistura furono consumati circa due litri ed il miglioramento fu rapido in. tutte le espressioni d'ella malattia. Però forse per l'azione topica dell'alcool, si verificò un leggiero eritema della pelle c fu pensato allora di modificare la soluzione ancora una volta sostituendo aU'alcoolla glicerina nella proporzione del 10 °fo. Infine a ren dere anche più facili le applicazioni locali del rimedio sostituii ai bagnoli le frizioni con una pomata formata nel modo seguente: P. Di tintura alcoolica di Tayliya. grammi trenta. Evapora a bagno maria finq a consistenza siropposa.
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Agg. di vaselina pura grammi cinquanta. M. f. pomata per uso es terno da applicarsi tre volte al giorno. Con tale pomata si f<lcevano delle frizioni nella estensione malata della gamba, e quindi se ·ne lasciava la parte s palmata, ricoprendola. con un pnnnilino, avendo l'arvertcnza di usare sempre il medesimo. Ftt insis tito per due mesi su questo metodo eli cura, e mentre i siu tomi del gono-artrocace andavano 11icnamente smettendo,
la nutri:.~ione generale prosperava. in modo visihilissimo ; di mat1iera che il C..... , diminuita prima, e quindi cessata del tutto la febbt·e, da deperito che era, si tro\·ò ben presto in condizioni tanto eccellenti ùi salute, che, non solo se mbrava giammai fosse s tato malato, ma che anzi avesse menato la vita più sana che mai. Ris vegliato l'appetito fino dai primi giorni che fu somministrato il Tayuya, il giovane infermo si nutriva aubonda.ntemente, e mentre prim:a rifiutava il cibo specialmente cameo, ne nndll\'ll quindi in cerca con avidità. Dopo tale epoca, cstiuto comt>letameute il doloro, t•itornato normale il colorito della pelle, avvenuta l'anchilosi, quantlln!)ue sensibilmente angolare, e cessati i sintomi tutti della sinovite fangosa, il C..... abbandonò il letto, c dopo essersi servito per ]10chi giorni delle grucce, abbatHlonat9 anche ctuesle, tornò alle s ue occupazioni. Pr-ese allora nuovamente le misut·e del ginocchio, fornirono i seguenti dati: 1• Perimetro al di sotto del tendine rotuleo, centim. 31 ; · 2• Perimetro a li vello della rotula, centim. 34; 3• P erimetro al di sopra dei condili del femore, ceutim. 3 3 ; cosicchè la riduzione dci singoli !Perimetri sat·ehbc s tata per ciascuna di circa centim. 6. Sospesa la cura locale col Tar ur::t ne fn fatta continuare la somminis trazione interna, ma a dosi un poco più miti, fino n.l 27 fc bhraio anno 187!.!', nello scopo di man te nere in ottime conùizioni la nutrizione generale e moclilicare scm}lre pilt l'eleme nto scrofoloso del nostro inlcrm o, onde a. tempo opportuno pote:rlo assoggC'ttare alla ricluzione dell 'anchilosi angolare aù anchilos i r ett;1, :;enza incorrere nel pericolo di ris r egliare uuovamen t() i
fl·nomcni del gono-artrocace.
• APPARECCHIO tnodificato pe1.• l a
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DEL PORTA
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A A' Branc~. esterna dell'apparecchio. BB' Branca interna dell'apparecchio. CC' Laccio con troestcnsore. DD' Passatoie dcll'a.pparecchio per fissare il laccio controestensorc. E Vite per l'estensione della gamba. F Fasciatura applicata al piede per assicuraro il G Laccio estensore. H Cuscino sottoposto alla faccia superiore della gamba. Il' Cinghia che costringe il cuscinetto H a tenere fissa in alto la gamba. KK' Rocchetti mobili su se stessi per facilitare lo scorrimento della cinghia Il'. L Fibbia cui è rACcomandato il capo della cinghia II'.
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I nfatti il 27 febbraio 18i9 il C. .-.. fu nuoramente fatto giacer e in letto, ed intesi i saggi consigli dci dottori Agostini Temis tocle e Baldassarri Lamberto, decisi, dietro loro approvazione, di applicare l'apparecchio del P orta. ad estensione continua, arreca.ndovj una leggiera modificazione. Il ca~scttonl} dell'apparecchio rimane identi co a quello del Porta., con la sua vite per la cstc nsioJle e la cravatta per la coutrocstcnsione. Fissata la gamba nell'appa.reccl!io così sempli ce, al di sopra del :zinocchio si appliça un adatto cuscino muni to ùi una larga cinghia, i cui capi discendono fra il ginocchio c le brnu chc lal<'r:tli del cassettone, girano al di sotto di queste, abbracciando ciascuna riai s uo lato un ro cchetto mobile su se s tesso, per andare a fi ssarsi sopra una fibbia raccomandata. alla superficie esterna delle branche laterali dell'apparecchio. Oltre a ques to cusc ino Ye ne hnnno tlue altri applicati, uno alla superficie posteriore del terzo s uperiore della coscia, l'altro alla superficie posteriore Jel terzo medio della gamba. Anc'he questi due cuscini sono muniti delle rispettive cinghie, i cui capi httnno un andamento iuv•erso a quello om descritto. I nfatti rimontano da ambedue i lati fra l'arto c le branche dell'apparecchio, ne acca.vallano il marr;ine superiore poggiando sopra cilindri parimenti mobili per rendere più fucile lo sconimento, ridisccndono sulla superficie esterna ove vanno ad essere raccomandate alle ris pcttire fibbi e. Sarti. facile il comprendere che mentre il laccio contro estensore, passato al di sotto clelia. piega dell'inguine, esercita la. controestcnsionc e la ,·ite riduce e man- . tiene l'arto nell'estensione permanente, stringendo la cinghia. mediana da ambo i lati si coopera sempre più a ridurre c man~e ncre· il ginocchio nell'estensione, m entre i due cuscini sottopos ti alla coscia ed alla gamba concorron o a ma n t cnr re imuH)hile l'art-o. Presa così l'articolazione an chil o~ata nel mezzo di queste forze combinate, l'anchilosi tla angolare viene gra(httamcnte portata alla forma retta. L'apparecchio così combiuato venne aJlplicato al giovane infermo, c fu cominciata gradatamente la ritluzione dell'anchilos i nel modo seguente. Mediante la rite che fonna,·a r esten'iione, si ceiTm·a di estendere la gamba pe r (]tHtnto In p('rtnetlcm la. toll rram:a deiJ"infcrmo al dolore, c l'estensione ottenuta si tissavn s tri ngendo proporzionatamente la ci nghia che fissava il cuscino
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sovrapposto al ginocchio. Alcune volte però era necessario ancora modificare la posizione dei cuscini sottoposti alla coscia ed .alla gamùa, onde ottenere che l'urto intero si trovasse nella pos izione più adatta alla riduzione dell'anchilosi, senza avere inconvenienti di sorta, rapporto specialmente al dolore. Intatti il -dolore scompariva d'ordinario dopo pochi momenti che era stata ~ffettuata. la trazione, di modo cbe questa operazione si poteva ripetere ogni giorno, salvo qualche raro giorno di sost~, se l'infermo accusava dolore a carico dell'articolazione prolungatosi oltre l'usato. Dopo circa quaranta giorni l'anchilosi era ridotta e divenut~ completamente retta. Applicato quindi un apparecchio inamovibile, fu lasciato l' arto immobilizzato per circa altri 20 giorni., dopo i quali l'infermo perfettamente guarito tornò alJa sua vita ordinaria. Conviene avvertire che, durante questo trattamento, furono riprese nuovamente le frizioni locali colla pomata di Ta.yuya alla vaselina, e salve momentanee e leggerissime tumefazioni della parte, non si ebbero a lamentare inconv~nienti di sorta.. Tolto l'apparecchio inamovibile, prese nuovamente le misure del ginocchio anchilosato e messe in rapporto con quelle del ginocchio sano si ebbero i seguenti risultati: Ginocchio
sano.
Ginocchio
an eh i losato.
1• .Al di sotto dell'inserzione del Centim. 31 1/t Centim. 31 legamento rotuleo 2• A livello della rotula . 33 n 33 1/t " s• Al di sopra dei condili del , femore . · . . , 31 1/ • 32 1/s Da tale istoria clinica deduco ora le srguenti conclusioni: l o II C..... aveva per eredità paterna (scrofolosi) e materna (cancro) tutta la disposizione a malattie d'ordine strumoso. 2° Per tale disposizione, da una sinovite traumatica purulenta si passò ad una sinovite fungosa. 3o Il gono-artrocace risultante si mostrò ribelle ai metodi di cura più accreditati. 4° Guarl durante l'azione interna ed esterna del Tayuya ; 5° Fu durante l'azione d!ll Tayuya che si potè ridurre l'anchilosi angolare ad anchilosi retta, senza avere a deplorare inconvenienti di sorta.
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Tali deduzioni del tutto favorevoli alle appl icazioni tcrapeutiche del Tayuya non sono punto conseguenze desunte da rag ionamenti teoretici: sono invece l'espr essione sintetica e cronologi ca. di un fatto, che è passato sotto gli occhi di più persone competenti a giudicarlo. E perchè sempre più manifesto risulti, che ncll·animo mio no n è stato altro desiderio, che, messe da parte le teorie e le ipotesi, genuinamente e scevro da ogni passione riferire quello che vidi, ricapitolerò ora le poche esperienze da me fatt e nella sommini-
strazìonc del T:1.yuya. 2• Anna C.... sorellina del Vittorio, era affett.-1 di carie dello sterno in seguito a. periostite scr,ofolosa. L'osso era perforato in in tutta la sua spess<>zza per l'estensione di un pezzo da due centesimi. Assogettato all'uso interno del Tayuya, migliorarono prima le condizioni generali- appetito, colore del volto, nutrizione generale- e dopo circa due mesi la carie era perfettamente guarita. s· N. B. giovine di 18 anni, proviene di padre COli tracce di rachitismo e da madre che offre non dubbi segni di scrofolosi ed ha due fratelli rachitici. Fino dalla prima pubertà andò soggetta. ad un gono-nrtrocace per sinorite fun gosa con S('ni tistolosi multipli. Nr>n fu sotto la mia cura che un solo mese, per l'assen za. del s uo chit·urgo cura nte, e la sottoposi all'uso del Tayuya tanto internamente che esternamente. Sulla località non rilevai va.ntaggio di sorta: ebbi soltanto un leggerissimo miglioramento dello stato generale, in ispecie sulla regolarità dci mcstrui. 4• Enrichetta V.... di anni 16, clorotica, presentava un adenoma ulcerato della r('gione esterna sinistra del collo, la sottoposi all'uso interno ed esterno del Ta.yuya. Niun risultato. Asportai allora il tumore in totalità e la guarigione si compl in brevissimo tempo. Rapporto allo stato generale dell'iuferma non si ebbe miglioramento di sorta. Conviene n otare che la povera Enrichetta. viveva in un piano terreno, avente soltanto luce indiretta e sottopos ta al livello di un orto retrostante. 5• Carolina F .... di anni 22, clorotica ed in seguito a t.ale malattia sofferente di asma e cardiopalmo, non tollera punto i Jlreparati ferruggin osi. Le somministro il Tayuya per circa sei m esi, guarisce dall'asma e dalle palpitazioni, non migliora nello
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stato generale quantunque acquisti un poco più di appetito. Abbandona l'uso del Tayuya; dopo una forte metrorragia, torna alle medesime sofferenze, le quali svaniscono di nuovo dopo nuova somministrazioue del rimedio. 6• Niccolina C.... di anni 34 è leggermente clorotica e soffre anche essa di asma: guarisce di questa sofferenza per l'uso del Tayuya. Niun vantaggio nello stato generale. Vi ha forse mancanza di un vitto sufficientemente riparatore. 7• B. S. in seguito ad ulcere duro presenta adeniti multiple sifilitiche ed ulceri secondarie della bocca e delle fauci . Non tollera i preparati mercuria.li. Gli viene somministrato il Tayuya; migliora notevolmente. Ignoro l'esito della cura, dappoichè il B.... dovette parLire da Roma, nè ho più avuto sue notizie. s• D.... E.... di anni 36, affetto di seno fistoloso all'ano, chiese essere soggettato alle iniezioni ~:olia tintura di Tayuya. Si proseguì per circa un mese senza alcun risultato. Ricapitolando abbiamo : Guarigioni. . 2Miglioramenti . . 2Miglioramento con esito definitivo incognito l Niun risultato . 2Sospesa la cura . l -
n• 1.2 , 5.6 , 7 , 4.8 , 3.
Da questa piccola rassegna risulterebbero due guarigioni nelle forme scrofolose, e forme scrofolose sufficientemente serie. lo non bramo ora entrare nel campo delle teorie, accenno soltanto a dei fatti, ed è su questi specialmente che va giudicata la validità di un medicamento. Non ignoro che molto è stato scritto in favore e contro il Tayuya, so che nei due campi militano scrittori strenui e fededegni, ma non dimenticherò mai che " facile est in expe1'iundo decipi. , lo non credo che su questo nuovo medicamento sia stata detta l'ultima parola, io credo che sar ebbe troppo ardito colui che sopra una serie di btti limitati alla cerchia delle proprie esperienze volesse dare un giudizio definitivo. Ma se il Ta.yuya avesse dato una serie notevole di casi, studiati con animo completamentescevro cln prevenzioni, su questi, su questi soli dovrebbe la scienza. pronunciarsi pro o contra. E perchè più autorevole e spassionato emergesse il verdetto in proposito, sarebbe utile che
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RIVISTA CTIIRURGICA.
un consesso medico assumesse a sè la questione, facendo tesoro di quanto l! stato scritto in proposito. Colla esposizione genuina dei fatti occo~imi, sicno stati essi affermativi o negativi, ho voluto ancor io portare la mia piccola contribuzione ad un lavoro 1 al quale hanno cooperato valenti medici nazionali ed esteri. I•; fra l!uesti ultimi merita speciale menzione lo Zeissl (l) il quale ha sperimentato il Tayuya sopra ben cinquanta sifì liti ci con risultato fa.rorevolc. Raccogliendo adunque una statistica, la più completa possibile, si potrebbe con fondamento rilevare in quali malattie il Tayuya sia veramente utile, in quali condizioni individuali, coodiuvato da quali elementi igienici ed anche tera.peutici, quando il Tayuya deve essere preferito, quando posposto ad altri rimedi di azione analoga, il perché abbia a_gito felicemente nelle mani di alcuni medici, perchè abbia fallito nelle mani di altri. Quale azione spieghi in fine tanto fisiologicamenite, che patologicamente. (l) AII)Jemeln • Wiener medL:lnlsche Zettunu nale di m edicina tniltlare n° 4, 1879.
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l, .2, 3, 4, 1879 -
Gicr-
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RIVISTi\ DI CHIMICA EFi\mUCOLOGii\
Nota sull'alterazione del cloruro mereurloso tn contatto dello zucearo, del farmacista GucoMo LEo. Nel Giornale di medicina militare, n• 9 (settembre 1878) alla pagina 964 si legge: " Parecchie volte è stato affermato che la. " mescolanza del cloruro mercurioso con zuccaro produca del " subliroato corrosivo dopo 24 ore. " Poco fa il dottor Palk avrebbe notati gli effetti del veneficio " proprii del cloruro mercurico e causati dall'amministrazione " di calomelano mescolato con zuccaro. n farmaco era stato pre" parato un mese prima, e la sua analisi chimica faceva ricono" scere l'esistenza del sale mercurico. " La questione dell'incompatibilità dello zuccaro col cloruro " mercurioso fu agitata dai compilatori della Nuova Farmaco-
" pea milit"re e per risolverla si ricorse all'esperimento pratico. " Parti eguali di cloruro mercurioso e di zuccaro furono intima:-" mente mescolate dentro a mortaio di cristallo e poi involte in " cartuccia opaca. Il giorno appresso non mostrarono alcuna a~ " terazione del colore, e trattate, dopo lo stemperamento nel" l'acqua calda, coll'idrolito d'ossido di calcio e con soluzione di " ioduro pota.ssico, non produssero i precipitati rossi (ossido e " ioduro mercuri co) che costituiscono le caratteristiche del SU!" blimato corrosivo e degli altri sali mercurici. " Si può quindi inferire che lo zuccaro non alteri col corto " contatto il cloruro mercurioso, ma a questo riesca col tempo e " specialmente col concorso della luce. " Per l'amore che sempre abbiamo professato alla scienza e nell'interesse di questa crediamo osservare : lo Esser vero, verissimo, che lo zuccaro commerciale non altera. col corto contatto il cloruro mercurioso, ma a questo
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ric:::ce col tempo; 11erò tale verità era già nel tlominio delld. scienza sin da. parecchi anni, e tanto cile se analizzatori divCI·si avevano già. trovato ti·accie di :;ublimato nelle pa!itiglie di calomelano, il Selmì poi (Encidapedia chimica, rol. YII, pag. 792) scriveva nel 187-l che il calomelano " ridotto in pillole con zuc" caro, Il. lungo andare si stompoue con formazione dì bicloruro. n Era inutile quindi in ferire dalle cenuate premesse una verità abbastanza conosciuta. 2• Che dalle osservazioni poi t! cl farmacista signor J oUy (riportate nel primo semestre dello scorso anno dalltUuion Pluwnwceutiquet dalla Gazzetta rnedi!Xt ed anche 1lal Jllouitore dei Farnwcù;ti, m;\g,c:ìo-g-iui!nO 187R) risulta che lo sdoppiamcnto del mercurio dolce in sublimato c mercurio libero, invece di essere causato thLilo zuccaro, lo è dalle impurità che questo contiene, e propriamente dall'idrato caldeo e da all:uni acidi liberi che sempre esistono nello zuccaro commerciale non bene raffinato. 3• Che non valeva la pena di in\·t.lcarc per tale alterazione il concorso della. luce, poichè in tal modo non solo si esce fuori questione, ma si finisce eziandio col risolverla uffcnnati..-amente, una volta che eia tempo remoto si conosce, e hL N1wva Farmacnpea m.ilitm·c lo ripete, che il cloruro mercurioso " sotto l'in" flucnza della luce da. sè solo, col tempo, eli viene bigio per la " parziale trasformazion e in cloruro mercurico e mercurio me" tallico. n 4• Che l'idrolito d'ossido di calcio (acqua di calce) nelle soluzioni di sublimato induce precipitnto non di color r osso, come si pretende, ma sibhene di color rtia./lo ,.fl.~.~uslro (ossido giallo usato tuttavia in certe cliniche oftalmiche e prepat·ato colla potassa). 5• Che rirercarc traccio di cloruro mercuric:o in presenza dello zucca.ro coll'acqua di calce, come si dico di aver fatto, non è certamente un metodo corretto c conforme alle veclute scientifiche attuali; poichè il Selmi (Enciclopedùt chimica, vol. VII, pag. 745) dice: " certe materie organiche, come lo zuccaro, ecc. " impediscono la rea.zione della calce sul bicloruro n e tale verità si può sperimentalmente verificare da ognuno. 6" Infine, non essendosi nel cennato esperimento pratico
E FARMACOLOGIA.
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citato il titolo della soluzione di ioduro potassico usata., e sapendosi che quella delle cassette dei reagenti delle farmacie militari è al titolo 7 per cento, opiniamo che ricercare traccie di sublimnto con questa soluzione ci sembra (se non si osa l'avvertenza di evitare il suo eccesso o meglio di diluirla, cosa che non si è detta) poco sicuro metodo, sapendosi bene che se due molecole di ioduro potassico precipitano una molecola di sublimato, quatt.r o molecole poi del primo valgono a precipitare e ridisciogliere il precipitato formatosi, poichè Hg Cl t -~ . 2l{J = Hg J 2 -f- 2 K Cl Hg J~ -1- 2 KJ = Hg J 9 , 2 KJ
Per la qual cosa, trattandosi di traccio o milligrammi di sublimato, e volendole ricercare col.la soluzione di ioduro potassico al 7 per cento, senza l'avvertenza di diluirla, si può correre assai bene il rischio di non vedere all'atto quel tal precipitatQ t'osso invocato quale caratteristica del sublimato e degli altri sa.li mercurici. E tale verità si impone tanto che se i tossicologi nelle ricerche del cloruro mercua·ico pospongono il ioduro potassico a.gli altri reatti vi, quali il cloruro stagnoso, la lamina di rame, la pila di Smithson e l'acido iodidrko, le migliori fa.nna.copee poi (Dorvault, Officine de pharmacie pratique; Orosi, Mamtale dei medicamenti galenici e chimici; Ruspini, lJ'Iatmale eccletiico di t·i·n~ed·i nuoui, ecc.) lo pospongono alla calce, al)a potassa ed all'ic}rogeno solforato. In base delle suddette osservazioni quindi si può a nostro credere conchiuderc che se la qnistione dell'alterabilità del calomelano in contatto dello zuccaro commerciale non era. stata. ancora. risoluta in iscienza, l'esperimento pratico surriferito non poteva certamente risolverla, o per lo meno darla per decisa in maniera evidente ecl incontrastabile.
Nota per ricercare il slll~ato di sodlo in quello di potnsslo, del farmacista GucoMo L Eo. La mescolanza del silicato potassico con quello sodico torna svantaggiosa, dice la Nuova Farmacopea •milita.re, a causa del tardi seccarsi di questo sale.
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Essendo quindi della massima importanza verificare se il silicato potassico contenga q nello di sodio, il metodo sicuro consiste (come è noto anche ai meno versati nelle eh i miche ricerche) nel precipitare la silice dal silicato sospetto mediante l'acido cloridrico, e ricercare poi nel cloruro formatosi il potassio col cloruro platinico o coll'acido tartarico, ed il sodio col metantimoniato potassico o colla colorazione gialla caratteristica che i suoi compostiimpartiscono alla fiamma dcll'alcoole, e che non è certamente ostacolata dalla presenza di sensibi le quantità di composti potassici. La Nttova Fa,·macopea militm·e però adotta altro processo, e propriamente secondo essa " la mescolanza del silicato potassico " con quello sadico si fa manifesta agitando iu un saggiuolo un " centimetro cubo del silicato, uno di acido acetico con dieci di " acqua distillata c aggiungendovi poi 12 grammi di alcoole a 90• " e mc7.zo d'acido tartarico. La soluzione si manterrà limpida. e " dopo parecchio tempo poserà de' cristallini aghiformi di tartrato u SO d"ICO. n Il credere che l'acido tartarico da un miscuglio di sali di potassio e di sodio precipiti non più quello, ma questo, è un'opinione non confermata dalla scienza uè comprovata dal fatto ; anzi giova constatare che il suesposto suo processo è del celebre Personnc, e questi lo propose per distinguere se il silicato è di potassio o di sodio, e non sognò mai che l'acido lattarico possa. precipitare il sodio in p1·esenza de' sali potassici. E difatti "un mode, dice Dorvault, d'essai très-simple,indiqué pa.r M. Personne consiste a mélanger dans un tube à essai l c. cube du silicate à examiner avec 8 a 10 c. cuùes d'ea.u distillée, on ajoute l c. cube d'acide acétique ordinai re pour saturer l'alcali du silicate, puis 12 c. cubes environ d'alcool à 85° ou 90° c. et quelques petits cristaux d'acide tartrique; on agite rapidement et si l'on a affaire a du silicate de potasse on YOit apparaìtre un précipité grenu et cristaUin de bi-tartrate de potasse; la liqueur r este transparente si le silicate est à base de soude. n
E F!RMACOLOGIA
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Sull'azione d e l platino, esperimenti del dottor KtBLER (The Lancct, 11 ottobre 1879). Pochi sono i metalli la cui azione sia stata studiata meno di quella del platino. Le uniche osservazioni che si abbiano sono quelle di Hofer d,i quaranta, e quelle di Imelin di sessanta anni fa. Questa lacuna farmacologica è stata fino a un certo punto riempita da alcune esperienze del dottor Federigo Kebler di Cincinnati nel laboratorio di Strasburgo, che sono state pubblicate neli'Archiv. fùr experim. Patologie unà Pha,·makoloyie. Furono soggetto di tali esperimenti le rane e gli animali a sangue caldo, ed il modo fu la iniezione sottocutanea di una soluzione di cloruro di platino neutralizzato col carbonato di soda. Le prime osservazioni furono fatte sulle rane con iniezioni di tre a cinquanta milligrammi di platino. I principali effetti furono l'aumento della sensibilità generale, la depressione dei movimenti volontati, l'incurvarsi del dorso quando esso o la testa sono toccati, qualche volta con dolorosa estensione riflessa delle cst.rcmità posteriori alla irritazione cutanea; la crescente paralisi dei movimenti volontati; gli spasmi convulsivi spontanei delle estremità o di certi gru11Pi di muscoli; l'indebolimento della irritabilità muscolare; la perdita della coscienza c la morto. Le contrazioni convulsive non furono osservate nella rana temporaria. Pare da questi effetti che il platino paralizzi i muscoli volontari, ma paralizzi i loro movimenti prima di attaccare i muscoli stessi, evidentemente per un'azione specifica sul sistema nervoso centrale. Nel tempo stesso i centri sono cosl eccitati, che può risultarne lo spasmo muscolare ed anche la convulsione. Il cuore mostrasi meno impressionato dei muscoli volontari, mostrando appena segni di essere disturbato quando è per sopraggiungere la morte. Nei mammiferi l'azione è alquanto diversa. L'effetto diretto sui muscoli non è percettibile. La morte accade rapidamente per paralisi dci vasi addominali, quando è somminis trata una dose che possa agire sui muscoli. Nei conigli si manifesta una copiosa. diarrea e nei cani anche vomito ed evacuazioni emormgicl1e. Nei primi, dopo morte, la membrana mucosa dello stomaco o in-
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FA.R~I .. COLOOIA
tes lini è ipcrcmica, e negli altri la iperemia si estende a tutti gli organi addominali, compresi i reni, e la mcrnùrana. mucosa degli intestini è turgiùa c intiltrata ùi sangue. Sono meno distinti i segni di un'azione sopra altri organi. La irritabilità muscolare era in ogni caso conservata tino alla morte. In ambedue le s pecie di animali erano pcrcett i bili i segni di paralisi generale poco dopo la somministraziouc del rcleno, rappresentati prima da apatia c debolezza, ma che amncntanwo prima della morte fino alla completa impotenza. ~ci C011igli furono notate le convulsi oni spasmodiche, ma solo poco innanzi la morte e non mai con carattere di violenza. La paralis i dci vas i adùomiMii cagiona una diminuzione nella pressione del sang ue, che progredisce fino alla tinc, c pare invero che s ia questa la causa immediata della morte. Questo abbassamento de lla pressione deve attribuirs i un icmnente alla paralisi vascolare, dacc!Jè la frequenza del pol:;o s ubisce piccolo cambiamento c gli altri fenomeni cardiaci non accennano ad ~ti cuna azione diretta del platino sul cuore. Una soluzione diluito. del s ale rli platino applicata direttamente s ul cuore della rana. non produce alcun e/l'etto s u di esso. Da ciò s i in ferisce che l'abbas~;nmento della pressione sang uig na è dovuto in t icramentc alla paralis i dci nervi vaso-motori. Quando l'abbassame nto è leggero, poco dopo l'i niezione uno stimolo portato dalla midolla cervicale fa salire la pressione al :rrado normale. Quanto è più grande l 'abba."::.amcnlo, tan to più Jie,·e è l'cH'etto che tale stimolo può produrre s u quella. Quindi pare che l'azione del veleno si diriga sulle fibre muscolari o sulle terminazioni ncrvee periferiche dei vasi, molto probabilmente sulle ultime. A questa paralisi vasomotrice J)Ossono essere riferiti gli altri fen omeni intestiJHtli del platino, e parrebbe che la conseguente anemia del s istema nervoso centrale fosse la causa dci sintomi nervos i. Ma i fenomeni presentati dalle rane eLI alcmù dci cat·a.Ltcri di debol ezza nei mammiferi din otano elle il platino ha pnrr. probabilmente un'azione specifica sul siste111a ncn ·oso centrale, c i s intomi nervos i sono ùo,·uti P<lrte u 'luesta, parte all'anemia locale. l.a dose leti fcra del platino Selllbra C:>sCre pci c.~O Ì 5 O 6 mjlii!,;l'allllllÌ1 pei conigli circa IO mill il-{rammi JH'l' ogni chilogramma di peso dl'JI'anim<tle soggetto all'esperimento.
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RIVISTA D'IGIENE
Congresso d'Amsterdam. - Con quali mezzi l governi possono difendere le popolazioni dalle malattie contagioflle epidemiche. - (J ournal d'Hygùme, novembre 1879, n. 163-164). Il dott.or Vau Overbeek de Meijer, professore d'igiene all'università d'Utrech, relatore, espone questi mezzi in seLte classi distinte. 1• Mezzi e provvedimenti sanit(u·i a-t~'i a combc~ttere le pandemie nella l(}rO sede p rimitiva. L'attore proclama la necessità. di debelltu-e le pandemie nella sede medesima che loro serve d'origine e di nido. Se le necessarie p1·ecauzioni non vengono adottate sul luogo, SJ)etta. ai governi degli stati più civili di esercitarvi simultaneamente o collettivamente una, dolce 'ltiolenza esterna. E se questa non sarà bastevole, far:\ d'uopo " cingere il paese refrattario di un cordone anche doppio o triplo di posti d 'osservazione, collocati opportunu,mente sulle vie principali d el commercio e dei viaggiatori ,. A conferma di tale dottrina, l'egregio dottor De Chaumont (De Netley), adduce i risultati ottenuti nell'India. Il colèra. è notevolmente diminuito a Calcutta dopochè sonosi sostituite acque }lotabili di buona qualità alle acque degli stagni vicini che serVÌ\'ItUO quasi esclusivamente 11er a.pprovigionare la città. Da circn.
10 anni, trascorrono lunghi periodi di mesi nei quali non si reg istra alcun morto di colèra nello. popolazione europea. 2• JJ!ezzi che posslilw stwvit·e a migliorare le condizioni sanitm·ie del suolo nelle loc(~lità, minacciate. I più efficaci hanno per base il prosciugamento e la purific..'\zione del suolo privn.ndolo delle proprietà adatte allo svilup[>o,
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RIHi:ìT.A
alla. conservazione ori alla moltiplicazione de i gcnni di malattie (il lastricato, la costruzione di di ghe, la fognatura, il prosciugamento delle maremme, la. coltivazione dc i terreni prosciugati, la piantagione d'alberi e d'arbus ti, l'allout:mamento delle impurità d'ogni specie, la prescrvazione dello s trato d ':tcqua sotterraneo).
3• Mezzi aclatti per dimùmh·e la ricetrid fà o le predisposizioni ùulù•idua.li 'nelle località minacciate.
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Questi mezzi sono quelli che hanno per sco po il migli oramento delle cla;:si pover e o poco ag iate (nutriment o, abitazioni, vestiario, laroro, nettezza personale, salubrità pubblica., e com e conseguenza final e, moralità.). L'autore combatte l'idea di trarre profitto da un' epide min. benigna per espors i tlelibenttamcnte al contagio, affiue di a cquis tare un 'immunità per prevenire l'eruzione di una malattia più grave. Nei casi di epidemia di vai uol o eli ·approra la vaccinazione: " se si deve porre iu atto solnmente fin chè provvedimenti energici contro la tra;;missione di malattie virulente non saranno decretale dai governi ,. Il dottor Van Ovcrbcel; si oppone ad ogni sorta di vaccinazione obbli,qatoria. an ch e se non si ri chie<lesse che l'ino1·ulazionc del vaccino animale . " Senm dubbio, egli agg iunge, è più logico di d ecretare provvedimenti SHerissimi contro la propagazione del virus vaiuolato, ch e obbligare il pubblico a scrrirsi di un prcscrvath·o che a molte persone sinceramente ripug na. Si può ottenere lo s tesso effetto isolando gl'individ ui colpiti dalla malattia. Del r esto la raccina.zi one ohbligat01·ia non ha conisposto a. ciò che s i al" pctta,·a da essa: " e per essere log ici, chi vuole la vaccinazione obhligatoritt dere a.n chc ac\!ctlarc la rivaccinazione , . Quest e conclusioni ha nno alimentato una vira discussione sost en uta dai dottori Finkcluburg, \V arlumont, Croc1r, Ilart, De Chaumont, ccc. Il rlott or d c Finkeluburg, direttore d ell 'uffi cio d" igiene in Berlino, sostiene energicamente la necessitiit 1l'imporre la Yaccinazion e obbl ig.ttoria per prcrenire le cp1dcmic di vaiuolo, c ho miete molt issime vite. Di tutti i liag<'lli, tifo, vaiuolo, febbre gialla, rolèra, che hanno
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travagliato e che possono ancora travagliare l'umanità, è senza dubbio il vaiuolo quello· che distrugge il maggior numero di individui. Dall'epoca in cui la vaccinazione ha acquistato notevole diffusione e che è divenuta obbligatoria in Svezia, in Danimarca, in Germania, i casi di cecità. prodotti dal va.iuolo, come pare le morti, sono diminuite in notevoli proporzioni. Pertanto fìnchè le malattie d'infezione e pestilenziali saranno inevitabili compagne dell'umanità (finché la miseria e le privazioni d'ogni specie domineranno dispoticamente nelle agglomerazioni umane) bisogna ricorrere fiduciosi ai mezzi che unicamente possono diminuire le stragi di questi flagelli, cioè la vaccinazione, la rivaccinazione, l'isolamento. Solamente la rivaccinazione obbligatoria può prevenire le epidemie che di quando in quando si manifestano nelle varie contrade, ovvero la vaccinazione che in Germania è già stata imposta. legalmente. li dottor Warlomont espone molto felicemente i principii da lui preconizza.ti in una lettera diretta al dottor De Pietra Santa, riguardo all'organizz:uione dell'istituto vac.cinifero di Bruxelles. A suo parere, la terza conclusione del relatore distruggerebbe completamente l'utilità della vaccinazione. Uni formandosi ai voti espressi nel Congresso medico dl Vienna nel 1874-, propone alla sezione di medicina pubblica in Amsterdam la mozione seguente che viene unanimcmente accettata, meno ùoc voti. "' La sezione onifonnandosi al voto antecedentemente emesso dal Congresso di Vienna, relativamente all'istituzione della vaccinazione obbligatoria in tutti i paesi civilizzati, ·passa. all'ordine del giorno. n Il professar Crocq bramerebbe che nel Belgio, in cui la vaccinazione non è obbligatoria, il clero esigesse che ciascun giovanetto di 12 anni, epoca della prima comunione, presentasse un certificato constatante ch'egli è stato rivaccinato nell'anno in corso. Nessun provvedimento di polizia sanitaria può impedire lo scoppio e lo sviluppo delle malattie zimotiche. So le une vengono importate dal ùi fuori, le altre hanno sede nel l·ttogo. Fra le ul7
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RlVI$TA
time s i annovera ii raiuolo, c:ltc nppcuu tnanifc~ta t osi , richiede imperiosamente l'immediato isolamento ùcgrindiviùui colpiti . Nullamenr> nella prati ca s' incontrano gmri ùiflìco ltà pcl' oppor s i coll'iliolarucnto, anche il nH·~li o organi~zato, alla propagazione di un gcrrnc virulento la cui tca~acilà c la cui ùitl'usionc son o straordinarie c sulla natura del f!Ualc si hanno notizie }>Oco sicure. " Contro il Hagcllv tlcl v~·tiu o l o, non si può opporre in ultima. unali;;:i, ùi rcalrncntc serio cù cflkace che la r,ola racciuazionc. •\.nzi bisogna guanlani IJcuc dal diruinuirc nello spirito delle masse il valore di tjUC:;to mezzo t!i Jlrcscrrazionc c rarmncutarsi dJC, se a tal mezzo si possono fare <l.lcune obbiczioni, anche il sole ha delle m:.u.:chie. , Il miglior modo di gcneralizz;\rc 1:1 vacci u;tzi onc, è di reru.lcda gratuita, as,i cur<~nùo in ogni stagione un d cpo~i to pcrruuneute eli vacciuto umano o di vaccino :urimale. Il rlottor Erucslo llurt, l'insta.lu.:abilc rC!latlorc in capo ùel B1·i fi:;h medicul, del lJleclical R ecord c del Smtifary R ecvrd, riepiloga IJrer cmcntc gli ostacoli elle incot1tra in Inghilterra, ancLc
nella chs~c colta eù intellige nt ~, robuligo legale della vacci-
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nazione. Coll'oùiJiigo della riracciua:donc generale, insorgcrehbcro n umerose proteste contro questa uuora c supposta violazione della libertà individuale. Il dottor Dc Chaumont, propuguando in ciò le idee ntliùamcntc sostenute dal nubile vctcmno dell'igiene pubhlita, H tlotlor Ed w in Chadwick, prorlam:1 « che la liiJertiL indi riùualc entra per nul la in tale fncccnùa, 111cntre al contrario si tmtt.a ùi proteggere il JlOpolo ùal ùcspotisrno della propria ignorauza. , .1• Me:zi. e 7WOV!'~limenti atlalli at·cspÙtffcre i !lfftmi eli una malrtftiu conlagiolia epidemica sul cuntine .steli/iO del paelie o delle località che Iii desi,leracano Jli'Ciiel·rare dal/'inwsionc. Il dottor \'an Orcrhccl' corn int:ia col n\mmcntarc le misu re dette di quan\lltena, atlottatc rwlla eonfercnz<L intcma.:doualc di Vi enna (l~~ -1 ). Egli si scaglia contro le mi:,urr eli quarantena ùcnorninatc sem plici o tli o,,cn-azionc, le quali uo n offrono che una garanzia di Jlrohlcrnatico r,ucccsso, " perchl: il periollo t!'ossen·azione è
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brcvL<;simo, c la disinfezione, se veramente è possibile di effettuarla con efficacia., troppo leggiera. " Secondo lui, in ogni luogo c sempre bisogna isolare gl'individui manifestamente infeW ovvero dimostranti i sintomi 111·enumit01·i di una malattia epidemica contagiosa. Nei paesi in cui la pulizia sanitaria non è ancora. bene organizzata. per fare distinzione tra le di\·crse persone che viaggiano insieme ed in condizioni favorevoli alla diifusione della malattia, bisogna limitarsi o.d arrestare alla frontiera. gl'individui separandoli in tre distinte categorie: sicummentè malati, probabilmente i nfetti, non immani dal sospetto di poterlo essere; e non devesi togliere la " fJltarantcna di rigore " d1e dopo un'osservazione la cui durata superi di molto la media ordinaria. Il trasporto di persone colpite da una malattia contagiosa epidemica, senza autorizzazione speciale c sal vo i casi urgenti, (.'Ome pure il traspo•rto di oggetti contaminati, deve essere proibito dalle convenzioni internazionali sotto pe:na. di ammenda e di prigione. Il dottor De Chaumont sostiene energicamente che le quarantene d'osservazione con accuratezza organizzate sono bastevoli per tutelare gl'interessi della salute }mbblica senza turbare e senza sconvolgere le relazioni com.merciali. 5• j):[ezei che assicurano l'isolamento cl' ùulivid1ti [!ià colpiti da
1ma 'malattia contagiosa epidemica. Al di quà della frontiera, il malato colpito da malattia contagiosa deve essere separato immediatamente in un'infermeria speciale, nella casa, o nella nave in cui si trova; a tale efl'elto i medici ed i capi delle famiglie colpite devono essese obbligati a denunciare sift'atte malattie. Se il malato resta nell'abitazione in cui si trova, le persone che bramano farlo, possono abbandona1·e le detta abitazione sottoponendosi ad una " quarantena. d'osservazione "; le persone che desiderano di rimanere nell'abitazione infetta non devono essere libere di abbandonarla finchè continui il pericolo della diJfusione della malattia. Se la malattia s i manifesta in un albcl'fJO od in un edific-io pubhlico, si deve tras1)0rtnre il malato nello stabilimento destinato. .alla separazione di questa specie di malattia.
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I n caso di morte del malato, l'autorità pubblica deve avere il diritto di far trasportare il cadavere in una cappella mortuaria, in attesa della sepoltura o della cremazione. Il sequestro dall'abitazione che ha ricoverato il malato non deve essere tolto prima dell'applicazione delle misure di disinfezione. Il dottor Verspiyck, nel riconoscere l'obbligo di denunciare all'autorità le malattie contagiose, fa osservare che spesso per ragione di economia o per altro motivo, il medico non viene invitato; da ciò emerge la necessità, per parte del munici{lio, di assicurare in tempi di epidemia le cure mediche gratuite ai poveri ed ai poco agiati. L'oratore adduce degli esempi a conferma del suo asserto. 6" Mezzi di disù~[eeione. Il relatore comincia col constatare che tutto ciò che attualmente credesi di sapere sulle disinfel:joni poggia. su basi poc() solide. È sempre difficilissimo il disinfettare una casa abitata. Un calore umido di oltre 130•, l'acido solforoso,l'acido fen'ico a dose elevatissima possono essere stimati, secondo il risultato delle esperienze, come valevoli a distruggere i !Firus dopo un'azione lungamente protratta; ma questi mezzi per avventura non potranno essere posti in pratica indifferentemente nel luogo in cui si trova o non una persona malata.. Per conseguenza le fumigazioni in questr~ luogo sono inutili e non recano maggiori vantaggi di quelli che si ottengono colla nettez1.a. e colla. ventilazione. All'infuori delle descritte circostanze si potranno raccomandare come disinfettan ti energici: L a cssicazione a temperatura. elevatissima al disopra. di 210•; La cozione per lungo tempo continuata(almeno per due ore) ad una temperatura al disopra di 130° c.; La fumigazione Jlrolungata (da sei ad otto ore) col rapore d'aCIJLH\ riscaldata o con acido solforoso. (iueste misure di di ~ i nfcz ione devono ~ssc re applicate per ogni tlorc seguendo nn piano bene stahilito c della massima uniformità possibile. li dottor Dc Finl<eluburg riconosce pure l'insufficienza dci disinfeltauti i le loro proprietà non sono scientificament e
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~praticamente stabiliti. Nè il pubblico nè l'opinione medica devono
illudersi snlloro valore.
7• MiSttt:e e provvedhnenti che tendono a limitare per quanto .è possibile i danni di un'e-pidemia di c1'i no" si è potuto prevenire o reprimere lo sviluppo o che insorge impro11visamente. Quando è insorta un'epidemia che imperversa contro un'intera popolazione numerosa, l'autorità pubblica è ordinariamente impotente a reprimerla. Tale autorità coadiuvata da. uomini di buon volere deve allora prestare aiuto e sostegno (materiale e morale) .alle famiglie colpite. L'emigrazione temporanea. da. una. contrada. infetta deve essere favorita. con tutti i mezzi possibili, ma spetta. all'autorità della contrada immune dal contagio, di accogliere i fuggiaschi in accampamenti isolati od anche di farli s!)ttosta.re a rigorosissime misure di quarantena. d'osservazione. " Gli emigranti dovranno precipuamente guardarsi dal ritornare troppo presto; perchè come è pericoloso in tempo di epidemia di .cangiare dimora. nell'interno della contrada infetta, cosl è pa.riltlenti assai pericoloso di ritornare nell'antico domicilio prima ~ella completa. cessazione della malattia. "
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TECNICA MEDWO-MILITARE l tre ni s anitn.rl in Russi a . - ll do tto r Sillcu, in seguito all'articolo del signor Carlo Baum: I tre11i sctnilari in Russiru nell'Auslria- UtifJlléria, co:mp:wso nella dispensa ùi gctlnaio 18 79 del J ourn.nl des srie1wcs mi!itaire.s, cr edette oppor-
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tuno riprender la penna per rist abilire i fatti nel loro vero essere, e di descri vere per ciò, colla mass ima possihilc concisione , tutto quanto il minis tero della guerra russo ebbe ad ordinare ed a far eseguire per i trasporti sulle ferrovie degli ammala ti c dei feriti. E cco il brc1•e e succoso a rticolo del dottor S ilk n : " La guerra del 1866 ave ndo, pc r la. prima volta., da lo !!esempio de ll'evacua zione d egli ammalati e de i ferili dal campo di battaglia nell'interno del paese, il minis t ero d ella guerra russo s'occupò immecliatamente di questa questione così importante iu tempo di g uerra. Si adottò un sistema part icolare di a llestimento inte mo per i vago ni d estinati al traspor to d ei feriti. Questo s istema veHnc espc•·iment nto nel 1869, dm·a ntc il dis locamento, per mezzo di ferrovie, della 3 7• divis ione. Somig lia m molto rul sis tema prussia no del dotto•· Gurl t, e s i componeva di trasversali sospese aUe pareti later ali dei vagoni, col mezzo di anelli di ca.outc:hottc guerniti d' una correggia circolare e sost enuti da. grappi infissi nelle pareti d el can·o. S i pos::mmo su quelle per·tiche trasversali 12 barelle in ciascun vago ne. Nello stesso t empo, d'accordo co l ministro dci lavo ri pubblic i, si dava alle amministrazioni delle s trade ferrate l'ordine di tene r sempre pronto un certo numero di carrozzoni ridotti pel tras porto degli ammalati c d ei feriti, c: cioè : P er le lince di ver ste 1:SO di lung hezza l vagone Id. da 150 a 200 id. 3 vago ni Id. da 250 a 500 id. 6 id. Id. al di là delle 500 id. 9 id.
TECNICA
~I.EDICO·lliLITARE
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Oltre a ciò, per avere io bre~e tempo, durante la guerra, la quantità necessaria di vagoni ridotti al sistema sopra ricordato, si ordinava alle amministrazioni fcnoviarie di p1·cparare gli anelli in caoutclwuc e tutti i pezzi in ferro pcl numero seguente di vagoni sanitari : Linee da ve~·ste 150 di lunghezza 10 vagoni id. Id. da 150 a 200 25 id. Id. da 250 a 500 irl. 50 id. Id. al di 1:\ delle 500 id. 75 id. Sì prescrisse agli ufficiali incaricati del trasporto delle truppe cd agli ispettori delle strade ferrate di visitare e di esaminare, una volta all'anno, gli oggetti necessari all'allestimento dei veicoli, per conservarli in buono stato e per possçdeme st'mpre il numero indispensabile. Venne deciso che le compngnie ferro·viarie prendessero a loro carico il collocaJJlento di tutti gli oggetti necessari all'allestimento dci vagoni sanitari, ecceziun fatta delle barelle, degli anelli, delle secchie, non che le spese relative al detto alles timen to; in quanto alla fabbricazione clei diversi oggetti, essa doveva effettuars i a carico del ministero della guerra, ma dietro ordinazione delle compagnie ferroviarie. Frattanto, in Russia cd all'estero, si inventavano continuamente dci nuovi sistemi per l'allestimento dci vagoni sanitari. N ello scopo di esperimentare questi differenti sistemi, le ferrovie esposero, per ordine del governo, a Pietroburgo, nella primavera del 1873, i veicoli accomodati pel trasporto degli ammalatì e dei feriti col mezzo delle traverse, dei sostegni, dei grappi, degli anelli, delle correggio, delle barelle, ecc., secondo il discernimento e la buona. volontà delle compagnie. Di 28 vagoni cosi ottenuti si compose un treno militare sanitario, il quale, con una commissione particolare, presieduta dal ca,po di stato maggiore conte Hayden, fece il viaggio d'andata e ritorno sulla strada ferrata Nicolai, da Pietroburgo ad AJexandrovska'ia. In seguito a questo esperimento si stabill : 1• La disposizione dei differenti vagoni formanti un treno sanitario. 2• n merito dei differenti sistemi di allestimento. a• La disposizione degli ammalati e dei feriti nei vagoni. 4• Il numero del personale indispensabile a. ciascun treno.
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5• La quantità necessaria di alimenti e di medicazioni. 6° Il modo di trasportare gli ammalati ed i feriti nel vagone, e di toglierli. Su questi dati nna commissione particolare compose la Istrueùme pel trasporto per ferro via degli ammalati e dei feriti. Questa istruzione venne minutamente esaminata sotto ogni punto di vista ed approvata definitivamente dal ministro della guerra il 10 lnglio 1875. Il 6 febbraio 1876, una circolare del ministero dei lavori pubblici prescriveva a tutte le direzioni di ferrovie di considerare quHU'Istruzione come un manuale preciso ed esatto, al quale dovevano uniformarsi. Questa Istruzione incomincia così : § l. Il trasporto, per ferrovia, degli ammalati e dei feriti si divide in due categorie : a) n trasporto dal campo di battaglia agli ospedali più vicini e fino ai siti dove gli ammalati possono essere collocati io treni sanitari allestiti e preparati da tempo; b) Il trasporto o l'evacuazione degli ammalati e dei feriti da questi ospedali o da questi siti all'interno del paese. § 2. Per i trasporti della prima categoria si adoperano ordina.riamente i vagoni da mercanzie coperti, allestiti secondo il sistema. dell'ingegnere Savadovski. Si portano questi vagoni, muniti di tutti gli oggetti d'allestimento interno, il più vicino possibile alla base d'operazione, nel tempo che ivi si trasportano le truppe, le provvisioni e le armi. In caso d'urgenza si trasportano gli ammalati ed i feriti nei vagoni di mercanzie copert~, senza allestimento speciale, guarniti solamente d'un letto di pa.glia o di fieno. § 3. Per i trasporti della seconda categoria, o per l'evacua.zione degli ammalati e dei feriti al di quà della base d'opera.zione, si impiegano treni sanitari speciali, composti di vagoni sanitari specialmente accomodati; durante l'installazione degli ammalati e dei feriti in questi treni si dà la preferenza a quelli che sono gravemente feriti e che devono elìsere immediatamente trasportati nell'interno del paese. In seguito, l'Istruzione determina il modo col quale si effettua il trasporto di un treno sanitario, ne regola i particolari del personale medico, degli infermieri, della cucina, dei medicamenti,
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degli approvvigionamenti, della formazione dei treni sanitari, delle misure da prendersi durante il vinggio, dei mezzi d'ope· rare la disinfezione dei vagoni sanitari. Una lista di medicamenti e di provvigioni da bo.ooa, necessarie a ciascun treno, è unita all'Istruzione. Il sistema di trasporto degli ammalati e dei feriti dal caJUpo di battaglia alle diverse destinazioni~ proposto dal capo dei tras· porti militari per le ferrovie, fu esaminato sotto tutti i punti di vista., nel dicembre 1876, dal comitato di mobilitazione, durante Ja sezione speciale delia società della Croce rossa, e fu accettato all'unanimità. Più tardi, al principio dell'anno 1877, sì riemplla lacuna che ancora rimaneva riguardo all'evacuazione. Lo stato maggiore compose e il decreto imperiale 23 aprile approvò la Istf'!Mi(me per i comandanti dei trtmi sanitari, istruzione che determina nettamente i loro doveri ed i loro diritti. Bisogna aggiungere che dopo il 1877, lo stato maggiore prepara due volte all'anno, in primavera e nell'autunno, degli itinerari speciali per i treni sanitari; questi itinerari, accompagnati da una circolare, ven· go no mandati a .tutte le ferrovie dal comitato temporario esecutivo. Questo riassunto delle disposizioni prese prima della dichiarazione della guerra, nel 1877, dimostra chiaramente che il mi· nistro della guerra russo non si è accontentato di osservare passivamente, senza trame partito, i miglioramenti realizzati in questa materia dagli altri paesi d'Europa; si può anche affermare che la Russia li ha sorpassati tutti, facendo dell'insieme delle istruzioni sopra ricordate il Regolame~&to per i treni sanitari, opera completa e particolareggiata, che fino ad ora possiede nessun paese. n signor Carlo Baum dice che i treni sanitari russi impiega· :vano troppo tempo per il ritorno alle commissioni d'evaclAzione dopo aver deposto gli ammalati nelle differenti città. " Ma., dice egli, non è il caso di maravigliarsi del poco lavoro utile fatto da. qualcuno di questi treni. , Onde spiegare questa ]perdita di tempo nel ritorno dei treni basta ricordare le circostanze seguenti : ' Per ricevere il loro contingente di ammalati; a Jassy, i treni
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sanitari doveyano seguire la strada ferrata rli Odcssa, In. quale uon ha che un solo binario, e vcnimno rlictro ai treni tras portanti solrhtti, artiglierie, provvigioni , ecc. È per (}tH'sto motivo che la linea d'Odcssa non poteva dare, per il trasporto dci feriti, che un solo t.reno per giorno. Durante il tragitto dci treni sanitar!, s i dttv!L loro la prefercnz:t a f(UCI!i da mercanzie ordinari; il poco ordine delle strade ferrale ru:::sc c i turbini di neve nell 'interno, furono altre cause dci rita rtli così frcr,ucnt i che hanno proYa t o questi tre ni. Questi st c~ i f:ttti, del r!'sto, sono stati Jilll:JI'Cal i !Uièhc durante la guerra fran co-prussinna. L 'S agosto Hl70, il treno sanitario bavarese n• 2 lascia,·n. Monaco e si dirigeY:.t su \Veisscmborg. Vi arrivò soltanto la sera dc-l lil agos to, dopo una infinità di ritardi, ùi dispute colle autorità militari delle star.ioni c dOllO n.Yer sempre ceduto il passo all'esercito qu:'l.ndo l'occnsione si prese11tara. Il \l agosto, a due ore dopo mc7.zogiorno, incontrò il treno b:tntresc n" l di ritorno con 500 feriti o che, partito da. Monaco il 7 agosto, an.•,·n. fatto il trn.gitto senza inciampi Jlar ticolari. Si potrebbero citare num ~ros i esempi di questo gcne1·e. E cco la prova, per cosl dire palpabilc, di tutta l'estensione dèl lavoro utile fornito dai h·eni sani t:ari russi: Sopra 190,!H5 fcriiti ed ammalati, cmcnati fino al t• gennaio 1879, 3:HS uomini soltanto, vale a dire 1,9 per cento, ftLrono trasportati, dal principio della guerra, coi tre ni ordinari; gli altri 18 7,697 furono evacuati coi tre ni sanitari , mentre che, secondo la dichiarazione del dottor Pellycr alla conferenza medicn. intcrnar.ionnlc di Yicuua (6-9 ottobre 1873), durante la guerra fmnco prussiana, non si e.vacuò coi treni sanitari che la ottava parte o ill2 per cento della tota-
lità degli ammalati c dci feriti trasportati sulle fcnori c. I 21 treni sanitari germanici hanno fatto, passando per ~ancy, 83 viaggi in otto mesi (l), dal 23 agosto 1870 fin o al 3 maggio 1871; dunque, questi 21 treni faceva.no in un mese 10,3 viaggi; in altri termini, ciascun treno metteva due mesi per fare un sol viaggio. (l) Durantl' qu ~sti otto mes i, la cif•·a totale d•·:tli :unm<~ l :H i evacua ti lfu di l·U,!ltol. dci quali 17,:).-;;; snno stati tr<t$pc;>t•t ati in $3 ,·ia:;~i d:u treni snnit ar i, g li altri cl ai trt·ni o•·dinari.
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Dci 32 treni sanitari russi, quello che ha prodotto il piit debole lavoro utile fu il treno n• 16 del comitato delle dnmc di Tambolr. Cionullameno, dal 2!) settembre 1877 al 28 dicembre 1878 (quindici mr.si) r.ompl venti ringgi, }lr.rco n nnclo 49,189 ti<-'1 ·sie; cioè che in nn mese fece non meno d'un trasporto di ammalati, ed in tre mesi ne compì non meno di r1uattro. Il secondo treno il cui lavoro utile non è stato soddisfacente fu il no 3, principessa Eugenia d'Oldenburg; esso compi 31 viaggi o percorse 52,985. versi e in 14 mesi, dal 12 luglio 1877 al 3 settembre 18 78 ; per conscguenztl. egli fece, cogli ammalàti, non meno di due viaggi io un mese, c in cinque mc;;; undi ci. Tutti ctncsti fatti e tutti questi paragoni sono i•u.:ontcstabilmcnte in favore dei treni sanitari russi c del loro lavoro utile.
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Efl"eitl del Culmine (Lancet, 1• novembre 1879). - Il dott. G. Wilks di .A.shford comunicò alla Società clinica di Londra 3lcuni particolari sopra un caso di fulminazione. La lettura diede occasione alla Società di discutere sull'azione del fulmine e sugli effetti strani e spesso inesplicabili di questa meteora sul corpo umano. Un lavorante di campagna fu colpito dal fulmine nel giugno d el lB78 mentre orinava presso un salice in vicinanza ad una capanna sotto Ja quale tre suoi compagni erano corsi a ripararsi dall'uragano. n fulmine entrò nella capanna per la porta ed usci dalla finestra. Tutti e tre quelli di dentro furono gettati a terra, e quando si rialzarono, cercando il loro compagno, videro l'albero in gran parte denudato della. sua corteccia e gli stivali dell'amico 3i suo,j piedi. Il paziente poi giaceva disteso al suolo alla distanza di due yard (sei piedi) completamente nudo (bencbè prima fosse vestito), tranne nel braccio sinistro che era rimasto coperto di una manica di flanella. Egli era perfettamente in sè, ma molto abbrustolito c con una gamba rotta. Il campo intorno era seminato di frammenti di vesti. Gli abiti erano strappati da cima a fondo c gli orli dei frammenti ridotti a frangia. Essi mostravano
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di aver subìta l'azione del fuoco solo in quei punti nei quali
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erano a contatto con metalli, quindi al taschino dell'orologio e alle fibbie. Tre ore dopo l'accaduto, lo visitò il dottor Wilks. Egli trovò il paziente tranquillo, ma si lagnava di dolori alle estremità; era divenuto sordo, i peli della faccia erano abbruciati e tutto il corpo era coperto qua e là di ustioni più o meno profonde. Vi ~ra ancora una ferita lacera con frattura comminuti va del calcagno, frattura di ambedue le ossa della gamba destra con protrusione di un frammento della tibia. Trattate le scottature, la
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frattura e le condizioni generali cogli ordinari mezzi, l'infermo andò sempre migliorando ftnchè si potè licenziarlo guarito venti settimane dopo l'accidente. L'autore fa dapprima osservare l'immunità completa che godette in ques.to caso il sistema nervoso, probabilmente perchè le vesti erano bagnate e quindi funzionando come corpi buoni conduttori hanno potuto far d.eviare la corrente elettrica dai grossi tronchi nervosi. Osserva poi il dottor Paget che non solo le vesti erano inumidite, ma anche la pelle di quell'uomo doveva essere copert.a. di sudore, ed il fulmine sarà corso lungo la direzione dei calzoni dall'alto in bassa, come lo dimostrano le frange che ne terminano gli orli inferiori, e avrà spaccato gli stivali dal di dentro all'infuori. Ci sarebbe poi a fare un singolaro confronto tra quell'albero denuc:ùl.to della sua corteccia e quell'uomo spogliato completamente delle sue vesti. Ravvicinando questi due fatti e volendoli coordinare sotto uno stesso ordine di causa qualcuno vorrebbe spiegare tutto ammettendo una rapida formazione di vapore lungo il tragitto del fulmine con vap,orizzazione subitanea del cambio nell'albero e del sudore nell'uomo. Tale ipotesi però è ribattuta da A.lkhans, il quale non crede che quelli sieno effetti prodotti dal vapore. Il flllminc consta di elettricità di sfregamento ed i suoi ctl'etti sono io geuernle meccanici, e l'effetto di stracciare un panno è da. compararsi allo sminuzzamento di una piet.ra per mez.zo di questa forma di corrente. Gli effetti calorifici. poi non .si manifestano che dove esist~ contatto degli abiti coi metalli, r----
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I.l Dtrettore P. E. 111.~N~YRA Oolon>11Uo rM:dico, 11umbra dç/ Comill•to di •a•u'tli ncit.lar• D R e<ln t to~e
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NOTIZIE SANITARIE
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S tato I!Ut.uUario eU tutto Jl R. e s e rcito nel m ese di ottobre 1 S 79 (Giomctle ntilit. uf/ic., 187!1, 11arte 2•, n• 50).
Erano negli ospedali al 1• ottobre 1879 (l). . . . . . . . . .
[15-!4 Enlnl.ti n el mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 711 -1 Usc1t1. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7728 1\'lorti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 124 Rnnasti al l • noyembre 1819 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 48 10 Giornate d'ospedale ......... .. .. . .. . . . ....... 160762
Erano nelle infermerie di corpo al l • ottobre 1879 . . . . 1435 Entrati nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6917 Usciti gual'iti .... . . . ... . .. .. .............. . 5552 , per passare all'ospedale ..... . . . . ... . . . .. . 1203 l Morti .... .· .......... . .. . ................ . Rimasti a11• no,·embre 187!) . . ................ . 159G . te c1··111 rermena. · .. . ........... . . . ... . .. . . 51203 G10rna Mo1·ti fuori degli ospedali e delle infermerie di corpo . . Totale dci morti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Forza media. giorna.lier(l. della truppa nel mese di ottobrn .. ...... . .... . . . ..... . ........ ... 168767 J~ ntrata media giornaliera negli ospedali pe1·1000 di furza 1,36 Entrata med in. giornaliera negli ospcctali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza (:.1) • . . . . .. .•..•.. 2,45 1\[eùia giornaliera di ammalati in cura negli ospedali e nelle infennc1·ie di coqo o per 1000 di forza...... , .. 41 Numero dci morti nel mese ragguagliato a 1000 tli forza 0,85 (l) O<J)P<l;l)j 11111Ì! ;o ri (pi'Ìil('Ì )I:tli. SUCCIII'S:!Ii. iuf~t'lllei'Ìè eli )ll'èi'Ì<liO ~ speci:Jii) ,_ OS)Il'd :tli ('ivili. (t) Somo d,·dotll t-:11 an o111alati palioali ;oglt O'J'l'<hlti rlallc inl'et' rtl('rie dl cuqu,.
NOTIZIE SA:-IITARIE
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Morirono negli stabilimenti sanitari militari (ospcùali, inferm e rie ùi pre~ idio, spe~ ia.li e di corpo) n• Dii. - Le cause delle morti furono: apoplessia cerebrale 2, mcningile cd e n ~cfalitc 2, broucl.titc acuta l, bronchite lenta 1, polmonite a cuta 3, polmonite cronica 2, pleurite 7, tubercolosi cronica 8, altre malattie d egli organi respiratori l, vizi org:tutci del tuorc c dei grossi , ·a.s i 2, catarro gastricò acuto catarro cntcrko acuto l , malattia del fegato l, peritonite 2, r~ u111alt smo :muscohtre l, ileotiro 38, miliare 3, fe bbre da malaria 8, disse tl lcri<~ l , cachessia palustre l, ascesso acnto 2, à~ce:;so lento 1, tumore maligno de l testicolo l, perio:>tite 1, artroçace 2. - Si ebbe l morto SOJ)ra ogni l U tenuti in cura, ossia 0,88 per 100. l\Iorirono negli ospedali civili n• 30. - Si ebbe l morto sopra ogni 62 tc nuli in cura, ossia 1,61 per 100. l\lorirono fuori degli stabilimenti sanitari militari c civili: per mttlattie U, per caduta 2, per suicidio 3.
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Stato sauUarlo eU tutto n R. esercito nel m ese di novembre 1879 (Giorn. milil. «(fie., 1880, parte 2", n• 3). Erano negli ospedali al 1 • nO\' emhrc 1879 (l ). Entrati nel mese . Us~:1t1 . . . . . . . . . . .Morti . . . . . . . . . . Ri tu asti al 1• dicembre ..'
Giornate d'ospedale ..
.J::r;mo nelle infermerie eli corpo al l o Ho,·embl'e . Entrati nel mese . . . . . . . . Usci ti guariti . . . . . . . . . . , per passare all'osp edale .l \Iorti . . . . . . . . . . l{i m asti al 1• dicembre Ùi ornate d' iufrrmcria . Morti fuori degli ospedali c de lle infermerie di corpo . Totale dci morti . . . . . . . . . . . . . . .. _ . . ..
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Forza media giornaliera della. truppa nel mese di novembre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . 159960 Entrata media. giornaliera negli ospedali per 1000 di forza 1,11 Entrata media giornaliera negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza (l) • • • • . • . • • . . 2,13 Media giornaliera di ammalati in cura negli ospedali e nelle infermerie di COl'!JO per 1000 di forza . . . . . . 38 Numero dei morti nel mese ragguagliato a. 1000 di forza 0,9 1
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Morirono negli stabilimenti sanitari militari (ospedali, infermerie di presidio, speciali e di corpo) n• ~2. - Le cause delle morti furono: apoplessia cerebrale l, meningi te ed encefalite 3, paralisi ed atassia locomotrice 3, bronchite acutn 1, bronchite lenta 4, polmonite acuta 6, polmonite cronica. 2, pleurite 4, tnbercolosi cronica 5, catarro gastrico acuto l , catarro enterico acuto l, catarro enterico lento 5, malattia d el fegato 2, peritonite l, ileo-tifo 35, vaiuolo l, febbre da malaria 10, dissenteria l, altre malattie da infezione 3, rcsipola. l, ascesso lento l , periostite l. - Si ebbe l morto sopra ogni 9 4 tenuti in cura, ossia l ,06 per l 00. Morirono negli ospedali civili n• 24.- Si ebbe l morto sopra. ogni 61 tenuti in cura, ossia 1,6·! per 100. :Morirono fuori degli stabilimenti sanitari militari e civili: per malattie 21, per caduta I , per annegamento 1, per ferita. d'arma da fuoco l , per suicidio 5. 1
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(l) Sono derto tti ~li ammltlati passati agli ospedali dalle infermerie d1 corpo.
PREMIO RIBERI. A norma del programma pubblicato in questo giornale (anno 1878, a pagina. 1183) è perveuuta al Comitato di sanità militare, entro il termine prescritto, una memoria, segnata colla seguente epigrafe: Per noi ·i l concetto anatomo.patolorJiCo fondamentale della tist consiste nel fa,tto che la metam01·(osi wseosa non è un esito esclu-
sivo del tu.bercolo milùtre gt·igio, 'ma può essere la ccmsegumza eli malattie pet' twlum essenzialme11td diverse. Fi!liologù.:amente parlando il lt,&en;olo è l'ultimo ultn, t'ultima e.5pressione di vifc.t, nella mdrizione 1/i un tessuto che dece morire.
MEMORIE
ORIGINALI
SULLE FEBBRI CHE DOMINARONO NELLA SCCOLA MILITARE Dr MODENA
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NELL'AUTUNNO 1879.
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Nel mese di settembre del testè decorso anno si sparsero voci inquietanti circa lo stato sanitario della Scuola militare. Parlavasi con terrore di due giovani allievi morti nello stesso giorno e di molti altri gravemente infermi i temevasi fosse scop· piata una epidemia devastatrice in questa·scuola do\'e si raccolgono tante speranze delle famiglie e dell'esercito i :Modena paventò vedqrsi invasa da morbi contagiosi. La cosa era avvenuta come di sorpresa, all'impensata di tutti, in un istituto dove le condizioni igieniche sono eccellenti e la salute sempre buona; onde lo sgomento fu tanto più grande e le menti impaurite andarono alla esagerazione del pericolo. Ora che la burrasca è passata mi sembra non inutile indagare i fatti accaduti in quel tempo affine di trarne am . maestramento per 1'avvenire. Mi propongo adunque di esporre in questa breve relazione da quali cause siano state prodotte le febbri osservate, quale sia stata h natura di queste febbri e quali i mezzi impiegati per curarle. 8
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Ogni anno sul p·rincipio di settembre gli allic\·.i della Scuola. militare sogliono intraprendere un riaggio d'istruzione come: complemento degli studi e come addestramento alle marcie. Nel viaggio del 1879 si doreva percorrere il territorio compreso fra il Chiese e l'Adige ; luoghi nel] a storia militare celebri quanto altri mai, vera terrasanta d'Italia. Qui non solo i giorani anebbero conosciuti i campi tanto contrastati nelle· battaglie, ma gli animi loro si sarebbero accesi aj forti esempi, visitando gli ossari di Solferino, di San .i\Iartino e di Custoza. Il1° settembre %0 allievi dai 17 ai 22 anni partirono nelle prime ore del mattino da Modena e colla ferrovia arrivarono a. Verona. In questa città. e nei dintorni passarono i primi giorni del vjaggio senza incidenti notC\'oli. Le marcie furono sempre brevi e condotte colle regole che l'arte militare e l'igiene insegnano; l'alimentazione abbondante e salubre. Il giorno 8 settembre, la colonna giunse a Peschiera dove si trattenne tutto il 9, non essendone ripartita che il successivo giorno 10 per recarsi a Solferino . Qui cominciarono i guai. Gli alloggiamenti erano nel quartiere prima occupato dai bersaglieri; ma nelle due notti passate a Peschiera parecchi allievi non potendo sopportare il fastidio di schifosi insetti parassiti andarono a cercar sonno in un vicino corridoio aperto, altri avvolti nella coperta da campo scesero a bivaccare sui bastioni. Ora, come è noto, Peschiera per la sua giacitura e per le acque che la circondano è infetta da malaria, ed il passare le notti al sereno in questi paesi espone a gravi pericoli.
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Nondimeno debbo avvertire che questo momento eziologico del dormire a cielo scoperto fece sentire ben poco la sua influenza; perchè avendo io interrogato su tal proposito ciascuno dei miei malati, pochi mi confessarono di avere passate le notti clell'8-9 settembre nel loggiato o sui bastioni, i più mi assicurarono di avere dormito nelle camerate e nel proprio letto. La stagione era propizia allo svolgimento del miasma palustre per causa delle prime pioggie che cadono dopo i calori e la lunga siccità dell'estate. Volle infatti la fortuna avversa che il giorno 9 settembre nel ritorno dalla visita. fatta al forte Montecroce gli allievi fossero colpiti da dirotta ·pioggia per circa un'ora non essendo vestiti che di leggieri abiti di tela. La quale pioggia mentre favoriva la esalazione dei perniciosi miasmi tellnrici, d'altra parte diminuiva la resistenza individuale alle cause morbose. Le endemiche esalazioni miasmaticbe furono anche più del solito nocive per la ragione che le acque del lago di Garda, poco prima straripate, nel tornare allivello ordinario si avevano lasciato dietro sostanze putrescibili. Aggiungasi che in alcune località sul lago, limitrofe a Peschiera, regnavano in quel tempo epidemicamente le febbri tifoidee, le quali nell'anno passato infierirono con inusitata severi t<\ in molte parti d'Italia. Basta per convincersene confrontare nelle statistiche dell'esercito la cifra dei morti per ileo-tifo nei mesi di agosto, settembre e ottobre 1879 colle stesse cifre dei due anni precedenti. Non è quindi a stupire che cotesti 250 giovani, per età maggiormente disposti a sentire la influenza di simili cause morbose, abbiano subìto l 'infezione dominante nel paese che attraversavano. Infatti dall'anamnesi dei malati mi risultò sempre come i
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SULLE FEBBRI CHE DOMINARONO
pnmt acce:;si febbrili od il primo malessere fossero avvenuti dopo il 9 settembre, vale a dire dopo il soggiorno di P eschiera. Continuando l'itinerario prefisso nei giorni l 0-11 la colonna pernottò a Solferino; il1 2 e 13 a Desenzano; 14 a Ponte San )farco. Quivi gli accantonamenti stabiliti o nelle scuole pubbliche o nelle case di campagna nulla lasciarono a desiderare per salubrità. ed erano da tutti preferiti alle caserme poco p1ùite. Mi si permetta a tal proposito esprimere un desiderio, ed è che nei viaggi futuri si eviti per riguardi igienici di alloggiare gli allievi nelle caserme, perchè dal più al meno sono tutte contaminate dai miasmi nati dalla vita in comunanza e dall'affollamento. Quando non si possa fare altrimenti mi sembra doversi preferire l'attendamento. Le giornate del 15 e 16 trascorsero a Brescia fuori della zona malsana ; il 17 fu compiuto il viaggio col ritorno in ferrovia. da Brescia a Modena. Intanto il 14 settembre provenienti della colonna in marcia entravano nell'infermeria della scuola 4 febbricita.nti; il 17, tosto tornati, ne antrarono altri 4; il giorno seguente 6; e cosl alla spicciolata da114 al 29 settembre caddero malati di febbre 39 allievi, tutti fra quelli che avevano preso parte al viaggio d'istruzione. Dal 29 settembre all'8 del successivo ottobre vi fu nn periodo di sosta; nessun febbricitante entrò più all'infermeria; ma 1'8 ottobre se ne ebbero altri due e furono gli ultimi. I n totale sopra 250 allievi ve ne furouo 41 che ammalarono, nel periodo di tempo accennato, per febbre contratta. nel viaggio. Accompagnavano gli allievi 8 trombettieri, l O attendenti degli ufficiali e 29 famigli. Tre trombettieri e un famiglio tornati a Modena furono anch'essi colti dalla febbre.
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Queste febbri, come dirò in seguito, rivestivano i caratteri o delle ti fiche o delle malariche; e sebbene i fatti fossero per sè stessi evié!enti abbastanza, e lasciassero vedere apertamente che il germe di tali malattie era portato dal di fuori, tutta\Tia poteva nascere il dubbio che in alcuni, specie degli ultimi attaccati, la malattia fosse di origine domestica od urbana, nata cioè da cause esistenti qui sul luogo. Il comando della Scuola mi pose il quesito, se la causa delle febbri fosse stata attinta nel viaggio ovvero fosse insorta ed agisse in Modena e dintorni. Il nemico era egli lontano ed oramai inoffensivo, orvero presente e minaccioso? A tale quesito risposi che, a parere mio, l'infezione era por· tata dal di fuori confortandomi in tale opinione le considera· zio ni seguenti: l o che solo gli allie·; i del secondo anno di corso reduci dal viaggio soffrivano di febbri miasmatiche, mentre gli altr i ne andavano immuni e godevano buona salute. Se l'infe· zione fosse stata di origine urbana o domestica non avrebbe soltanto attaccato gli uni e risparmiato gli altri. Inoltre avrebbe durato più a lungo; invece i miasmi di pro\·enienza esotica furono presto esauriti e la. epidemia tosto si spense ; 2° che il clima. di Modena è salubre e nella città in quell'epoca non vi erano che casi isolati .di febbri infettive. Salubre del pari lo splendido palazzo ove alloggia la Scuola militare e le acque potabili e l'alimentazione oggetto delle cure più scrupolose. Nessuna epidemia qui era mai apparsa negli anni addietro, le febbri intermittenti, e le tifiche non vi si erano mostrate mai salvo in rarissimi casi sporadici. Nondimeno dietro i fatti osservati mi è forza ammettere che nell'autunno del 1879 la malaria fece sentire anche in Modena la sua potenza nociva, sebbene fugace e leggiera. Nè di ciò è a fare meraviglia, avuto riguardo alla. quantità.
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SC I.T.E FEllBltl CilE
DO m~ .\IW ~O
di prati irrigui e di canali con acque a lento corso che circondano la città e ne attrarersano il sottosuolo. Due giovani allievi, dei quali uno era a Modena da oltre un anno e non aveva preso parte al riaggio perchè tratte· nuto da malattia venerea, l'altro venuto un mese e mezzo prima da luoghi ove non regna la malaria (Firenze e Rieti), furono entrambi sotto i miei occhi colti ùa febbre intermit· tente quotidiana con parossismi completi prontamente fugati col chinino. Non si può adunque escludere in modo assoluto la possi· bilità che qualcuno fra i reduci dal viaggio siasi ammalato di febbre intermittente per influenza dominante in Modena. Più della metà degli ammalati arevano da 18 a 19 anni, perchè questa è l'età normale degli allievi del secondo anno,
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l 'età degli altri oscillava poco sopra o poco sotto. I gracili ed i robusti caddero malati nella st-essa misura. Le tre compagnie onde era formata la colonna in marcia ebbero presso a poco lo stesso nùmero di malati (11·14-16). Tutte le provincie d'Italia, meuo una l' Umbria, erano rappresentate nelle file dei 250 allievi più volte nominati. Ora, sebbene tutti siano stati ugualmente esposti alle stesse cause morbose, pure ammalarono in modo assai disuguale. Fra i nati in alcune provincie vi furono molti ammalati, mentre fra quelli di altre pro·rincio non ve ne fu. rono punto.
Limito le ricerche al tifo perchè i malati di febbri intermittenti furono in numero troppo piccolo. Le varie stirpi italicbe mostrarono in questa circostanza una diversa ricetti,'ità per il miasma tifico. Ecco in quale proporzione stanno, divisi per luogo di nascita, quelli che ammalarono di tifo intestinale rispetto ai sani:
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NEJ,LA SCUOLA AITLITARE DI MODENA
Dei 49 nati in Campania ammalarono di tifo 4 ,. » » 46 " » Piemonte 8 ,. 27 ,. Toscana ,. » 7 .. " 21 " » Sicilia " o » 20 » " Lombardia 4 " » 19 ,. nell'Emilia 3 " " ,. • 11 » nel Lazio " o ,. ,. » » lO lD Puglia l ,. » » 2 ",. 9 ,. nel Veneto ,. 9 ID Liguria o 8 " • Basilicata " " 2 ,. ,. » 7 Calabria l " J)
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Risulta da queste cifre che i Siciliani sebbene in numero considerevole andarono affatto esenti dal tifo e poco offesi ne rimasero pure i Campani, pil1 numerosi di tutti, i quali non ebbero che poco più dell'8 °fo di ammalati. Pagarono invece maggior tributo i toscani 26 °/0 , i. 1ombardi 30 °/0, i piemontesi 17 Ofo, gli emiJiani 15 Ofo. Consultando nelle statistiche ufficiali degli anni 1874· 75· 76 lo specchio dei morti distinti per regione di nascita, si trova che i nati nella divisione milita•·e di Firenze danno una mortalità per tifo e febbre tifoidea superiore a quella cor· rispondente dei nati nelle altre divisioni militari del Regno. Dopo Firenze che tiene questo triste primato vengono le divisioni militari di Bologna, Verona, Padova, Torino, Perugia, Milano, Alessandria.
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SULLE FEBBRI CHE
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I nati m queste otto divisioni milit..'tri hanno dato complcssiramente, nel ti·iennio suddetto, una cifra (714) di mort..tlità. per tifo e febbre tifoidea qnagi doppia di quella. (382) che hanno dato per la stessa malattia e nello stesso tempo i nati nelle rimanenti 8 divisioni, cioè : Roma, N apoli, Salerno, Chieti, Bari, Messina, Palermo e Genova. Nè la grande diseguaglianza nella cifra ùei decessi si può tutta spiegare per il minore contingente milit..·n e delle une rispetto alle al tre. Sembrerebbe adunque potersi conchiudere che i toscani ed i popoli dell'alta e media Italia, esclusi i liguri, hanno una disposizione nativa al tifo int~stinale; essi ne ammalano e ne muoiono più che i nati nelle provincie dell'Italia meridionale e nelle due isole maggi'ori. 11 M to già notato dai patologi che l'ileo-tifo è malattia dei climi settentrionali anzichè dei meridionali, potrebbe trovare spiegazione non soltanto nelle condizioni del clima, ma. ancora in una diversa vulnerabilità etnografica. • Nel caso nostro le popolazioni dell'Italia. superiore e media ne1le quali abbondano gli elementi delle stirpi nordiche ossia. del tipo europeo biondo, vanno soggette all'ileo-tifo più delle popolazioni dell'Italia meridionale dove prevale il tipo europeo bruDG, e più dei liguri che di questo tipo banno pure ben delineati i caratteri. Vi sono altri fatti oramai be:ne accertati che hanno analogia con questo. Ad esempio: la. razza nera mostrasi assai meno della nostra. disposta. alla. febbre di malaria; per contr() i negri soccombono assai più delJe altre razze nelle epidemie di colèra. La disposizione alla. febbre gialla cresce a misura che il colorito della pelle si fa. meno oscuro; i negri ed i creoli ne vanno immuni o in essi 1:~. malattia è meno grave che nei bianchi; e gli europei che soggiornano nei luoghi
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ové questo ilìero morbo è endemico, né sono tanto maggiormente colpiti quanto più il loro paese natìo è settentrionale; i norvegi, i russi e tedeschi ne soffrono più degli italiani, degli spagnnoli e dei francesi. . Quando da ulteriori osservalioni fosse 'provata la relativa immunità di certe stirpi italiane rispetto ad una malattia tanto frequente qual'è il tifo intestinale, converrebbe negli ospedali militari scegliere gli infermit>ri dei tifosi secondo il luogo di nascita.
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La massima parte delle febbri da me osservate erano di natura tifica. sebbene molto differenti per aspetto, per gravezza e per duratlt. Dalle forme più spiccate e più gravi di tifo addominale si passava ad altre forme più miti, e cla queste alle più leggiere del tifo abortivo. La cosa non è contraria a quanto per solito si osserva nelle epidemie ; pure essendo lo stesso il seme morboso varia nei suoi pro-
dotti a seconda clel terreno sul quale cade. Scrittori di patologia diligentissimi, come ad esempio il Griesinger, :sono assai poco precisi nel discorrere del periodo di incubazione dell'ileo-tifo. L'autore del .Trattato delle malattie d'infezione si limita a dire che il tempo dell'incubazione gli pare dflbba essere brevissimo. La questione non è puramente dottrinale, può avere talvolta molta importanza pratica. Quando sul fine di settembre e sul principio di ottobre io ebbi gli ultimi malati di tifo, mi premeva. assai di sapere, per ragioni facili a comprendersi, se il miasma tifico penetrato nell'organismo potesse rimanervi latente per tanti giorni. Era questa una lunga
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incubazione di un germe morhoso portato dalle rive del Garda, on·ero la malattia prO\'eniva da infezione più recente e da fonte più ricina? Ho esposto quà sopra le ragioni cl1e mi portavano ad escludere la supposizione che il tifo muovesse da infezione domestica o d:J. influenza dominante nella città di Modena i nè starò a ripeterle. Devesi parimenti escludere che i primi allievi ammalati abbiano trasmessa la malatt1a agli altri per causa della immediata e rigorosa segregazione di quelli. Panni adunque si debba concbiudere che tutti abbiano attinto il gl)rme dell'infezione titòsa nel viaggio sul Garda e precisameute nelle giornate dell'S-9 passate a Peschiera od in quelle del 12-13-14 passate a Desenzano e Ponte San 1\Iarco. Ora questo fatto di 250 giovani sui 20 anni che attraversano una zona di terreno insalubre rimanendone 34 colpiti dall'infezione, mi sembra tale da gettare luce sull'oscuro argomento dell'incubazione del tifo. Spesso è difficile stabilire con esattezza il giorno in che cominciò la malattia. Io lo computai o dal primo accedere della febbre o dal giorno in cui soprarvenne inappetenza o grave malessere. Dalle note raccolte a tal riguardo deducesi che la incubazione fu brerissima in 15, i quali furono colti dalla febbre durante il .brel'e soggiorno nei luoghi stessi infetti i in altri 17 la malattia cominciò in un tratto di tempo compreso fra 3 ed 11 giorni dopo arere lasciate le località malsane: fìnalment) in 2 il periodo d'incubazione mostrossi straol'dinariamente lungo, si protrasse in uno per ventitrè, nell'altro per ventiquattro giorni. In questi due ultimi am'l1alati il tifo fu leggiero, ma pure nettamente de:;ignato, come risulta dalle storie cliniche seguenti:
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M... N... giovine greco, di anni 18, di buona costituzione, entrò all'infermeria 1'8 ottobre 1879. L'anamnesi remota mi informa che nel 187 4 stando in Atene sua patria ebbe a soffrire per circa nove mesi di febbri intermittenti. Più tardi ebbe due volte l'angina. Il 26 agosto p. p. contrasse blennoragia che non è ancora intieramente guarita. Il giorno stesso in cui entrò all'infermeria era stato colto verso sera da brividi di freddo con spossatezza grande della persona; aveva febbre con T. 38° ,5. Il mattino seguente 9 ottobre T. 38°,2,cefalea vertiginosa; nessun fenomeno morboso dal lato dei visceri addominali e toracici. Stante la precedenza di febbri malariche si esaminò accuratamente la milza ma non fu riscontrata tumida. La febbre continuò coll'inizio caratteristico del tifo, rag· giungendo il giorno 11 sera T. 40,3, ed oscillando poi fra 39° e 40°. n giorno 12 cominciò a gonfiare la milza ed il 14 aveva raggiunto un volume considerevole. Intanto il ventre erasi fatto stitico; amministrati il 13 trenta centigrammi di calo· melano si ebbero parecchie evacuazioni ed il mattino succ~ssivo una remissione della febbre così notevole che la temperatura scese nei confini dell'apiressia. La febbre si riaccese la sera e perdurò quantunque assai moderata nella seconda settimana, durante la quale comparvero rare macchie di roseola sul ventre. La malattia declinò rapidamente ed il giorno 23 ottobre l 'infermo era intieramente apirettico, mattino e sera. Nondimeno l'andamento caratteristico della febbre, il tumore acuto di milza, la comparsa della roseola tifica non lasciano verun dubbio circa la natura della malattia. B... C... di anni 19~ della provincia di Lucca, non ebbe a. soffrire io passato mal:rttie d'importanza.
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SOLLE FEBBRI CHE DOlfi~aRO~O
Durante ì1 viaggio d'istruzione godè sempre buona sal11te. Ora da due giorni soffre di cefalalgia e febbre verso sera. La sera dell'8 ottobre T. 39°. Alla prima visit.a il ma ~ tino del 9 ottobre si riscontra: api· ressia, cefalea., lcggiera angina catarrale; la milza sembra alquanto tumida; n ess ~ n altro fenomeno mor!Joso. La .sera dello stesso giorno verso le 3 pomeridiane, brividi di freddo, indi febbre T. 39°,2. l O mattina. - Apiressia; essendo manifesta la i.ntermittenza si amministrò solfato chinico. Sera. - Mancò l'accesso febbrile. 11 - Malgrado del continuato uso del chinino la. febbre tornò la. sera con T. 38°,2. 12. - Apiressia. 11 13 la febbre prese andamento continuo remittente aumentando gradatamente ed oscillando per una settimana fra 39° e 40°. Il 17 vi era tumore splenico ben manifesto e tale da sporgere alquanto sotto l'arco costale; poi diarrea, stupore, in· sonnia, subdelirio ne11a notte. È degno di nota che io questo infermo durante tutto il corso della malattia il polso fu sempre anormalmente lento; il giomo 16, ad esempio, con T. 39°,3 il polso era a 60°. I tracciati sfigmografìci mostravano le diastole arteriose rare e deboli. Non vi fu mai itterizia nè altro che ralesse a spiegare questa discorllanza fra. il polso e la temperatura già osservata e notata in alcuni casi dal Louis. Il 20 apparve un altro fenomeno non comune, ere è l'ineguaglianza. delle pupille. La sinistra mostravasi assai più dilatata della destra. E qui ebbi agio di verificare il noto aforisma di medicina pratica: quando nel corso di un tifo occorre la ineguaglianza delle pupille, si dere por mente ai
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sintomi concomitanti; se non esistono altri sintomi cerebrali non è da inquietarsene; ma acquista gravissimo significato quando è accompagnata da ptosi, da crampi, da altre paralisi, da. sopore o da vomito. Infatti dal 23 in poi la febbre cominciò a declinare rapi· damente ed il 26 era cessata. Il polso si fece allora alquanto più frequente, 70 per minuto; ma l'ineguale ampiezza delle pupille continuò per c)ltre un mese. . Ecco adunque due casi di tifo mite nei quali la incubazione si protrasse oltre i 20 giorni. E rimase pure confermata la regola generale, che sul finire delle epidemie di tifo quasi tutti i casi sono leggieri. La febbre nei casi gra\ri continuò per 5-6 settimane, presentando le solite remissioni il mattino ed esacerbazioni la sera. Essa percorse i noti stadii del periodo iniziale, del fa· stigio e della defervescenza, talvolta frammettendosi stadi amfiboli o recrudescenze a prolungare la malattia. L'altezza massima della temperatura variò nei singoli casi fra 40°,3 e 4 JO C.; ed in alcuni si comportò come nell'ileo· tifo dei fan. ciulli, vale a dire già al s~condo e terzo giorno era salita a 40°. Dal lato dei visceri addominali osservai: dolori addominali più spesso all'epigastrio, stitichezza, diarrea, leggiero meteorismo, gorgollo ileo-cecale, tenesmo anale, talvolta vomito, nei casi gravi perdita delle feci. il tumore di milza mostravasi precocemente al quarto·l}uinto giorno, ma fu sempre poco voluminoso, di rado oltrepassando l'arco costale e la linea ascellare anteriore. Dal lato del sistema nervoso nota vasi: cefalea, vertigini, mialgie per le membra, piJ spesso alla nuca, prostrazione di forze, apatia, sonnolenza, raniloquio nella notte, lingua e mani tremule. In un caso nella defervescenza si ebbe cianosi
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126 Sl:f.LE ~'EBBRI CilE DOm:'\AR0:'\0 persistente alle estremità e delirio da inanizione; l'infermo superato felicemente un tifo grarissimo, già apirettico da alcuui giorni, scrisse a due suoi compagni lettere straYa-
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ganti ; però interrogato rispondera. assennatamente. Questo delirio che altri chiama anemico non è raro ad incontrarsi e si dilegua rapidamente. I visceri toracici presero assai leggiera partecipazione al morbo; o .erano inticrantente sani o al più si riscontra m no segni di l<'ggiero catarro bronchiale. ~on vi furono mai ipostasi polmonari. Il polso spesso si mostrò manifestamente dicroto sia al tatto sia allo sfigmografo. Furono frequenti le epistassi anche ripetute, ma non mai tant.o abbondanti da richiedere il tamponamento. Sulla pelle si mostrarono spesso vescicole migliari cristalline, per lo piìt miste a macchie di roscola. In due casi >i furono afte alla bocca. A convale;;cenza inoltra.ta si notarono furoncoli in varie parti del corpo, seguìti talvolta da piccoli ascessi sottocutanei. Molti malati ebbero per il decubito eritemi papulosi, uno solo escara gaugrenosa al sacro. L ·escara cominciò a mostrarsi il 24° giorno di malattia e non fu pil1 larga di nn soldo; la piaga risultante dalla sua caduta cicatrizzò in capo a un mese. Nei malati più gravi insieme alla incontinenh delle feci vi era quelle delle orino. In un caso si mostrò la ritenzione delle orino ed in circostanze eccezionali. Nel corso deli 'ileo-tifo non è rara la. iscuria quando il sensorio è occupato e l'infermo soporoso; mà è raro di ossen·arla quando il tifo è mite, senza sopore, senza delirio, essendo l'ammalato pienamente conscio di sè, come a me occorse nel caso seguente. L'aJlie,·o N. G. soffriva di tifo addominale leggioro recidivo; la febbre, che il giorno nono di malattia era salita fin quasi a 41°, nei giorni
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segnanti diminuì grandemente e la malattia pareva volgere a rapida fine; ma poi si riaccese; una forte febbre occupò tutta la terza settimana, e nella quatta settimana vennero fin almente le forti curve e la retrocessione. Nell'ottavo giorno di malattia comparve ritenzione completa delle orine, la quale durò per nove giorui; indi i:1 vescica cominciò a vuotarsi di per sè senza aiuto del catetere. Le orine che ho potuto esaminare non presentarono mai traccia di albumina. I pigmenti mostrarono le solite mutazioni. Volsi l'attenzione specialmente all'urofeina e potei convincermi quanto la ricerca di questo pigmento possa tor· uare utile alla proguosi. L'allievo R. L. era nella quarta settimana di grave ileo-tifo. Sebbene la malattia ancora imperversasse e non vi fossero segni di mitigazione, le orine riscaldate, indi miste coll'acido cloridrico, prendevano un bel colore sanguigno, l 'urofeina prima scarseggiante era in VI· sibila aumento. Da ciò trassi argomento a sperar bene, nò la speranza fu delusa. Alcuni furono colti dal tifo mentre soffrivano di bienno· ragia. Questa taceva nel corso della malattia principale e al fine spontaneamente guariva senza istituire cura speciale. Nell'allievo R. V. sul finire della terza settimana di ma· lattia, essendo già cominciata la defervescenza, sopravvenne iscuria incompleta per restringimento uretrale nella fossa navicolare. La introduzione di sottili candelette dilatatrici pre· sentò non lie-.-i <lifficoltà. Oltre le forme gravi di tifo addominale ed al tre più leggiere, mi si presentarono parecchi casi di tifo abortivo. Qui la malattia era leggerissima,, di breve durata, quasi effimera, con quadro sintomatologico appena abbozzato; febbre che durava 7·9 giorni, catarro gastro·intestinale, spossatezza, epistassi, talvolta qualche macchia eli roseola e scarse mi-
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gliari sulla pelle. La diagnosi movera piuttosto dai criteri eziologici che dai sintomatici, inquautochè queste febbri si presentavano soltanto nei giovani che erano stati esposti all 'infezione nel viaggio sul Garda. I casi leggerissimi ave\'ano, secondo tutta la probabilità, comune l'origine coi casi più gravi. 'l're volte la malattia reciùirò dopo parecchi giomi di apiressia; in una era stata di media grarezza, negli altri due leggerissima. Il tifo intestinale si riscontra talvolta epidemico insieme alla febbre intermittente ed anche a me occorsero fra gli allievi reduci del viaggio alcuni casi di febbre intermittente da malaria. Furono pochi, non più di 6; in due la febbre ritornò a tipo di terzana con intervalli non del tutto api· rettici; negli altri 4 i parossismi ritmici furono quotidiani e completi nei loro tre s.tadi del freddo, del C.'llore e del sudore. La incubazione variò fra !) e 12 giorni, che è la durata che p~r solito le si attribuisce. Gli accessi furono prontamente rinti col chinino sebbene in qualche forte parossismo la, temperatura fosse salita sino a 41", 2. Nessuna di queste febbri recidivò. Da alcuni anni in quà l'attenzione dei patologi si è fermata sopra le forme febbrili acute risultanti dall'azione accoppiab del principio malarico e del tifico sopra l'umano organismo. Io ebbi occasione di osservare alcuni casi di queste singolari piressie, i quali mi sembrano particolarmente degni di nota. La febbre nelle prime settimane era continua; offriva il decorso proprio dell'ileo-tifo e si accompagnava a sintomi tifoidei ben manifesti. Ma inaspettatamente avvenivano intensi brividi di freddo, seguìti pooo dopo da altissime t-emperature febbrili, poi da sudori profusi. Allora la tempera-
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tura scendeva nei limiti normali od anche al disotto con fenomeni di collasso. Era un completo e violentissimo parossismo di febbre intermittente elle intenompea il corso di una febbre tifica continua ed alta. Dopo un certo intenrallo di tempo altri accessi febbrili si succedevano simili al primo. Credo cl1e a dar idea esatta di queste forme morbose siano più efficaci gli esempi che non le descrizioni astratte. Mi si conceda perciò riferire le storie cliniche seguenti: M. G. di anni 20, di buona costituzione, nato in Puglia, entrò nell'infermeria il 19 settembre. Durante il viaggio d'istruzione aveva sempre avuto buona salute. Il giorno precedente a un'ora pomeridiana era stato colto da cefalea., poi da Ieggieri brividi di freddo e febbre. il mattino del giorno 19 continuavaleggiera febbre T. 38°; il ventre era dolente al senso ed al tatto, non meteorico; le evacuazioni regolari. La milza di volume normale; nessun fenomeno morboso dal lato 'del petto e del sistema nervoso. Il ventre rimase stitico nei giorni successivi; poi il 22 si sciolse, venne la diarrea con leggiero meteorismo. Intanto la febbre che aveva sempre continuato senza interruzione, si era fatta alta, oscillava fra 39° e 40°, però con certe più marcate esacerbazioni vespertine, a giorni alterni', quasi alla. febbre continua corresse compagna una torzana. La milza intnmidiva; la ottusità splenica alla percussione si estendeva sino alla linea mammillare. Apparvero anche afte sulla bocca e sulle tonsille; l'i afermo era apatico e sonnolento. Il giorno 10 di ottobre 14° di malattia, a un'ora pomeridiana, essendo la temperatura 39°,5 sopravvenne freddo
intenso con tremore della persona, batter di denti, vomito, dispnea, voce fioca, pallore estremo del volto. Succedette calore ardente, il termometro alle 4 1/ 2 p. segnava nell'a9
SULLE FEBBRI CHE DOmNARONO 130 scella 41 °,8. Vista l'altissima temperatura febbrile non indugiai a mettere il malato in un impacco freddo. Dopo
mezz'ora la ~mpcratura cominciò ad abbassarsi, alle 9 di sera era a 40°. Allora vennero i sudori che continuarono
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nella notte tanto profusi da inzuppare il letto. ll mattino seguen te si a\'eva T. 36° ; in dodici ore era avvenuta una escursione termometrica di più di tJ0 • Il 2 ottobre 15° di malattia, la T. si mantenne al disotto del normale sino alle 8 di sera, quando tornarono i brividi ed il tremore in modo che l'infermo balzava a scosse sul letto. Pure l'accesso fu meno violento, la T. non essendo salita che a 40°,5 e terminò con copiosi sudori. Nei giorni 3, 4, 5 ottobre sempre nel pomeriggio ma ad ore diverse con ritmo anticipante (ore 9 1/ 2 -4-2 poro.) si ripeterono altri parossismi febbrili, ma con intensità sempre minore. La milza si era fatta anche più tumida pur non oltrepassando l'arco costale; l'infermo durante i brividi emetteva dai bronchi alcuni sputi di sangue vermiglio. Negli intervalli di apiressia si amministrarono larghe
dosi di chinino per bocca e per iniezioni ipodermiche. Alfine il 6 ottobre 19° di malattia, gli accessi furono troncati; da quel giorno vi fu apiressia completa e cominciò la convalescenza. Qui adunque si ha una febbre continua che decorre per due settimane colle sembianze di un tifo intestinale e che termina con cinque distinti accessi di febbre intermittente. Talora nello stadio anfibolo delle forme più gra\i di ileotifo avvengono brividi con grandi elevazioni di temperatura; ma allora coesistono processi piemici o septicoemi:!i ; ovvero i brividi indicano l'ingresso di una grave complicazione, come pneumonite, risipola, perforazione intestinale. Di tut-
NELLA. lf3CUOLA. MILITARE DI MODENA
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tociò nel nostro infermo non vi era nessun indizio; mi sembra quindi che il fatto morboso non si possa spiegare altrimenti se non ammettendo il tifo combinato alla malaria. M... E... piemontese, di anni 19, di costituzione assai robusta, il giorno 16 settembre a Brescia aveva avuto febbre, la quale interrotta da apiressie o da remissioni si ripetè nei giorni seguenti: n 23 settembre entrò nell'infermeria con T. 39°,5. La febbre continuò altissima mantenendosi sempre mattino e sera al disopra dei 40° sino al 2 ottobre; nei dieci giorni successivi !.li moderò alquanto oscillando fra 39° e 40°. Dapprima vi fu stitichezza, poi diarrea e vomito con segni di forte catarro gastrico. La milza mediocremente tumida, la lingua fuliginosa e tremula, il polso dicroto, le bollicine migliari sparse qua e là sulle pareti del ventre meteorico, il subdelirio nella notte, designavano chiaramente il quadro morboso. Ma il12 ottobre alle ore 8 1/ 2 del mattino, durante la visita medica, essendo la T. 39°,7, sopravvengono forti bri.vid i di freddo, tremito delle membra, cianosi del volto e delle estremità; alle 11 antimeridiane la 'l'. era 41 o; poi la febbre cominciò a declinare fra sudori abbondanti e la sera alle 8 vi era apiressia con 'l'. 3'7°,5. TI parossismo febbrile pienamente delineato ne' suoi tre st adi aveva durato 12 ore. il mattino seguente 13 ottobre vi era T. 35°,4 con sintomi di collasso che durarono quasi tutto il giorno. Nella notte dal 14 al 15 vennero altri brividi; indi la temperatura si elevò fino a 39°,7 e la sera stessa fra sudori terminava l'accesso. Negli otto giorni successivi la febbre continuò moderata, interrotta talvolta da brevi apiressie. Finalmente il 23 ottobre comparve un parossismo febbrile simile ai due già superati e questo fu l'ultimo. D'allora in po1 cominciò la convalescenza con perfetta apiressia.
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La temperatura dal 12 ottobre al 27 fu misurata quattr() volte al giomo, ed il tracciato termoscopico ottenuto presenta. quelle spezzature che il professar Baccelli assegna alle subcontinue tifoidi. Nei primi giorni di norembre si manifestarono tutto intorno all'ano tumori emorroidali assai voluminosi, senza. flu sso sanguigno. Poco dopo, il 7 novembre, la gamba destra si fece edematosa fin sotto il ginocchio con dolori al polpaccio; il piede sinistro non presentò mai traccia di edema. Era eyidente la trombosi avvenuta in alcune radici della. porta nonchè in qualche ramo venosa della gamba; cosa non rara ad osservarsi nel corso o sul finire del tifo, per la defici ente forza sistolica del cuore con discrasia sanguigna onde avviene lo spontaneo coagularsi del sangue nelle vene. Dopo due settimane le emorroidi erano del tutto avvizzite e scomparse. Ma nell'arto inferiore destro persistettero a lungo i segni dell'insufficienza del circolo collaterale e della stasi venosa; nè oggidì dopo oltre due mesi eli convalescenza, sebbene l'infermo sia per tutto il resto in piena salute, son<> ancora scomparsi. L'aspetto clinico e l'andamento di questo fatto morboso parmi, come nel precedente, doversi attribuire alla associazione della infezione tifica colla malarica. In un terzo caso la febbre, dapprima intermittente, si era. fatta continua e di aspetto tifoso ma ogni tanto ad intervalli irregola.d av,•enivano forti esacerbazioni sicchè la forma. tifosa sembrava intercalata fra i parossismi della intermittente. Queste piressie provenienti da un doppio intossicament<> dell'organismo furono le piì1 mortifere fra quelle che ebbi a. curare. Esse furono causa della morte dei due allievi meniovati al principio di questo scritto.
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Un terzo ammalato soccombctte alla meningitc titka nelle circostanze seguenti: la febbre cominciata il 18 settcmbra era accompagnata da diarrea e da epistassi ripetute. Salì il 21 settembre a 40° in modo lento, continua to, progressivo ma senza. remis;;ioni il mattino o con remissioni leggerissi-
me. Il 23, 6° di malattia, l'infermo accomp~gnato dal fratello medico fu trasportato a Firenze arcndo ht famiglia desiderato averlo presso di sè. Il viaggio si compì senza aumento di sofferenze; ma poco dopo apparvero contratture muscolari, delirio furioso, ed il misero gioYine moriYa il 29 settembre. Accennerò per ultimo come fra le forme febbrili che in quel periodo di tempo mi caddero sott'occhio, una ·se ne sia presentata nella quale l 'a11damento irregolarissimo della fcb bre, non rifcribile al tifo, la comparsa di sudori e di ripetute
eruzioni migliari, l'assenza di fenomeni tifici e dotinenterici mi portarono a far diagnosi eli febbre migliare. La febbre durò 2 1 giorni e fu seguita da convalescenza abbastanza ~unga. e stentata..
III. Tostocbè si manifestarono nella Scuola febbri infettire di carattere contagioso si segregarono quelli che ne erano affetti dai sani e dai malati comuni. Per questi ultimi fu istituita una infermeria provvisoria nel piano superiore del palazzo. Così si ovviaYa ad una possibile propagazione per contagio. L'infermeria riservata ai febbricitanti, il cui accesso era severamente proibito agli estranei, fu tenuta colla massima nettezza, facendo frequenti layature fenicate del pa,,imetito e delle pareti a stucco. Sapendosi come i germi tifici diffusibili
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si annidino specialmente nello eYacuazione alvinc, queste erano prontamente rimosse ed i vasi disinfettati co1l'acqua clorurata. La stessa scrupolosa nettezza si mantenera nei letti, nelle biancherie e nella persona dei malati. I piit gravi avevano due letti ciasc.uno, provvisti di cuscini ad aria per evitare le ineguali pressioni ed i decubiti. Le stanze destinate ad uso della infermeria occupano nella Scuola militare la parte migliore del vastissimo edi·fizio. Prospicienti a levante sul giardino, ampie, ridenti di aria e di luce, nulla lasciano a desiderarl3 in quanto ad igiene. Opportune aperture praticate nelle pareti e nelle finestre permettono la ventilazione in modo che in tutte le ore ed in tutte le stagioni l'aria vi si mantiene rinnovata e pura. Così mi riescì facile di stabilire correnti d'aria continue intorno ai malati, pnr evitando le troppo basse temperature. Tosto cominciata la convalescenza i malati erano trasferiti in apposito riparto in camere appartate, per eritare le recidive dovute a nuove infezioni, e per sottrarre il convalescente allo spettacolo rattristante di chi ancora pena e delira fra le strette della malattia. Nella cura seguii le comuni regole della terapeutica. Quando il tifo era leggiero mi affidai intieramente alla. natura meclicatrice sorvegliando l'igiene e la dieta, rimovendo qualche accidentale complicazione o qualche sintomo molesto. Nei casi più gravi di ileo-tifo ebbi cura che i malati fossero sempre leggermente coperti per favorire la dispersione del calore febbrile. Prescrissi di bere acqua largamente o limonate semplici e cloridriche in ghiaccio. Spesso i sintomi cefalici richiedevano l'applicazione del ghiaccio a permanenza sul capo. l
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Come lassativo e come antielmintico, nei primordi ·della. malattia. essendo il ventre stitico, mi parve vantaggioso il calomelano in piccola dose (30 centigrammi) secondo i precetti di Wunderlich. A frenare la. diarrea talora eccessiva impiegai il tannino ovvero il bismuto, se coesistevano dolori addominali. Quando l'adinamia si faceva minacciosa e le sistoli car· diache erano frequenti e deboli, ebbi ricorso al vino di Marsala, di Barolo o di Bordeaux. Nel collasso usai il riscaldamento artificiale, i senapismi, l'etere. Se il tifo era. combinato colla malaria e intercorrevano distinti parossismi febbrili, largheggiai nell'uso del chinino per bocca., per iniezioni ipodermiche ed anche per clistere quando il vomito ed il forte catarro gastrico vietavano la sua amministrazione per bocca.. Dalle iniezioni ipodermiche di chinino fatte sempre nelle pareti addominali non ebbi mai ascessi, bensì induramenti del connettivo sottocutaneo persistenti più o meno a lungo. L'alimentazione dei malati fu sempre oggetto di particolare attenzione. Sulle prime consisteva in brodi, caffè, latte; poi si aggiungevano ova, vino allungato con acqua; i cibi solidi non erano accordati se non cessata intieramente la febbre e la diarrea. Sorvegliai il progredire della convalescenza ed il suo regolare andamento col tenere conto delle variazioni nel peso del corpo. Ogni febbre che duri un po' a lungo è segulta da diminuzione nel peso del corpo, perchè durante lo stato febbrile la somma delle entrate è inferiore a quella delle uscite. La ipotrofia dei tessuti in conseguenza del tifo è evidentissima: iu poche settimane gli infermi sono ischeletriti sia in causa delle aumeutate metamorfosi regressive, sia in causa degli essudati e delle escrezioni morbose.
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Parecchi dei miei malati seppero dirmi con esattezza quanto pesarano prima .della malattia, pcrchè nel \·isitare la fabbrica. d'at'mi di Brescia, il 1G settembre, per curiosità. o per trastullo gio>anile si erano fatti pesare. Ripesandoli il primo giorno che si alzavano da letto, vale a dire poco dopo cessata la feblJre, potei sapere quanto ciascuno avesse perduto in materia organica. Ripetendo poi le pesate a brevi intervalli ed alle stesse ore del giorno vidi il tempo che ciascuno impiegara a riprendere il peso primitivo i alfine li pesai tutti dopo 4!) giorni di convalescenza. Da queste osservazioni fatte sopra 15 iudi'ìidui risulta che: iu un ileo-tifo mit-e nel quale la febbre duri poco più. di due settimane si perde in peso del corpo 6 chilogrammi circa i in un ileo-tifo più grare di quattro settimane di durata si perde in peso 10 chilogrammi circa ; in un tifo gra\·issimo di oltre 5 settimane si perde in peso del corpo 14 chilogrammi circa. La diminuzione nel peso del corpo non arrivò mai fino al 30 °/o del normale come trovò Uble; bensì in un caso al 23 °/0 • La convalescenza comincia quando il termometro segna temperature normali mattino e sera e tutte le funzioni or· ganicho sono riordinate ; fì nisce quando la bilancia dimostra
che il malato ha riacquistato intiero il peso che aveva prima nello stato di salute. I giovani, nei quali i processi di nutrizione decorrono rapidi, riparano presto le perdite sofferte. Io trovai che i miei convalescenti impiegarano a ripigliaro il peso primitivo presso a poco tanti giomi quanti era durata la malattia.
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Ad esempio: L... L... pr~ma della malattia pesava 60 chi· logrammi; dopo 28 giorni passati a letto, in 24 dei quali avevq. durata la febbre, pesava 50 chilogrammi; dopo 27 giorni di convalescenza ne pesava 59,300. Superato il tifo alcuni diventano più forti di prima; infatti dopo 45 giorni di convalescenza ne trovai che oltrepassavano il peso riconosciuto prima di ammalarsi. Date adunque certe condizioni, vale a dire età giovanile dai 17 ai 22 anni, alimentazione succosa ed abbondante, buone condizioni igieniche in tutto il resto, si può ritenere come non vero, almeno per il tifo, l'adagio volgare che il male viene a libbre e se ne va a oncie. n male invece se ne va presso a poco colla stessa prestezza con cui è venuto. In termini generali si può dir~ che durante la febbre tifica si perde ogni giorno circa 350 grammi di materia organica e se ne acquista ogni giorno altrettanto nella convalescenza. Però il dimagramento e la perdita in peso non procedono con misura uniforme durante tutto il corso della malattia; per solito nelle due prime settimane sono minori, maggiori nelle successive. Alcune ineguaglianze avvengono anche nel riacquisto del peso poichè in un caso avendo ogni giorno alla stessa ora e cogli stessi indumenti pesato un convalescente trovai ora più ora meno grande l'aumento progressivo del peso. Di qui si può dedurre una conseguenza medico-legale di qualche importanza pratica che è questa : n Comando della Scuola militare mi domandò quanti giorni di licenza in patria si dovesse accordare a codesti giovani, stabilendo un'equa misura in modo da concedere quanto fosse necessario per la. salute senza largheggiare e senza distoglierli dagli studi. A tale quesito, basandomi sui dati sperimentali surriferiti,
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credetti poter rispondere che i giorni di convalescenza devono eguagliare quelli passati a letto; ossia la convalesce01..a. deve durare quanto ba durato la malattia. Modena, gennaio 1880.
G. .A.sTEOIANo Capitano medico .
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI EID ESTERI
RI,TISTA MEDICA
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Sul easl gravi d'Itterizia osservati a LUla e ad Ancona, raffronti e commenti del dottor P. E . MA.Ni\YRA 1 maggior generale medico. - (Continuaz. v. nu.-met·o di ge-nnaio).
Ma ritorniamo ai casi d'ittero. Dall'esposizione fatta dai signori Arnould e Coyne per Lilla, dal signor Montanari, per Ancona, sii rileva non solo ciò che già venne avvertito, cioè che tanto qua che là, la causa determinante del morbo non potè essere scoperta, ma che, a Lilla (se per la produzione dell'ittero grave, si esige
una causa sui generis), questa causa, qualunque fosse, era confinata in un angolo della caserma di Sant'Andrea; mentre, al contrario, in Ancona, era sparsa per tutta la città; poichè la malattia assalì militari di ogni arma, alloggiati in diversi quartieri, parecchie guardie doganali, persone appartenenti alla popolazione civile, galeotti e persino animali di varie specie. Questo modo di comportarsi del male non è spiegabile che ammettendo una causa generale come la costituzione dominante, un gran focolaio d'infezione o parecchi piccoli disseminati sulla superficie della città, uso d'acque contaminate o d'alimenti guasti; però non siamo in grado di decidere se una sola o più delle enumerate cir-costanze abbiano provocata l'epidemia di cui si trc;.tta. Può darsi che una qualche influenza preesistesse allo scoppio dell'epidemia, e che quella si facesse più potente e
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più spiccata nella stagione estira, stagione che, come tutti sanno, favorisce pii1 particolarmente le atrezioni del sistema. epatico. Infatti 10 casi d'itterizia si sareblJero manifestati durante la prima, met:ì dell'anno, però tutti leggieri e sotto forma di catarro gastro-epatico ; ma per giudicare dell'importanza da accordarsi a questo fatto, come preannunzio o preparazione della successira epidemia, bisognerebbe sapere se nell'inverno e nella primarera dell'anno precedente fosse comparso un egual numero di itteri lievi, o catarri gastroepatici, che si voglian ch iamare. · Non avendo data il signor :Montanari alcuna storia particolareggiata degli itterici da lui e dal dottor Tamburini, della. cui autorit-à egli si vale, avuti in cura, ignorasi la parte che, come fattore predisponente, può arer avuto il temperamento degl'infermi. Questa lacuna incontrasi pure nell'accuratissima e minuziosa narrazione tessuta dai signori Arnould e Coyne, i quali designando le condizioni fisiche degl'itterici da loro studiati, limitaronsi a dire che erano di robusta costituzione. Sembra peraltro che francasse la spesa di appurare se ad un 'a,ffezione interessante, come quella, le vie biliari, andassero preferibilmente soggetti gli uomini dotati di temperamento bilioso, o no. Qualunque sia stata la causa efficiente dell'epidemia nei due pae:;i , e il modo d'esser delle persone che ne furono assalite, è fuor di dubbio ch'essa si mostrò più violenta e più micidiale a Lilla che in Ancona; poichè su IO infermi vi si noverarono 4 morti; mentre io Ancona non morirono che 9 su 65 militari (non compresi i 10 casi lievi, anteriori al luglio), e 3 su 41 fra borghesi e condannati veduti dal prefato dùttor Tamburini. Qui si presenta una quistione su cui non sarà ozioso di fermarsi alquanto, perchè conceme se non la patogenia pro-
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priamente detta del morbo, almeno la forma di esst>. L'it:terizia grave a forma epidemica è essa un fatto nuovo, o tanto raro che non se ne trovino esempi nella letteratura medica antica o moderna?.... Borsieri, il quale fra le varie cause che possono generare l 'itterizia accenna la depravata miscela del sangue ed i vizii del siero e della linfa (V. BuRSE.RIUS, Insfit. m,ed. pract., Cap. XIII, De tlurrbo regio, § CLX[), discorrendo della prognosi di quel male (§ CXIX) fa menzione d'ittedzie epidemiche; sembra però che nè egli, nè gli autori da lui consultati siansi mai imbattuti in epidemie di qualche gravezza, perchè soggiunge che l'ittcro epidemico facilmente si 1··isolve. G. P. Frank, insegnava a' suoi discepoli che sebbene l'itterizia si manifesti d'ordinario in modo sporadico, ciò non ostante non poche osservazioni' dimostrano che è regnata eziandio di quando in quando in modo epidemico; e fra le itterizie popola1i nomina specialmente quella che afflisse gli abitanti di Gand nel 1742, quella dell'agro di Magonza dell'anno 1754·55 e quelle le quali aggravarono finalmente gli Esseni nel 1772 (1). Grisolle assevera che l'ittero essenziale guarisce sempre o quasi sempre. Egli non ignora però che talvolta nel corso dell'ittero spontaneo insorgono fenomeni gravi d'atassia o d'adinamia, giacchè dice d'averne osservato un caso egli stesso, e nota che il signor Ozanam nel 1844 chiamò l'attenzione dei mediCi su quella forma grave d'ittero rarissimamente osservata. Sotto il titolo di ., Epidemia d'ittero essenziale ,. il dottor (l) FRANK. Del metodo di cu.rare le malattie dell'u~mo, tradotto dal professor Luigi Morelli di Siena. - Firenze, 1825, libro II pag. 37.
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142 RI.YISTA Martin pubblicara nel R ecutil de uzémoires de médecine, de chirurgie et cle t>lumnacie militaircs, serie Ili, tomo 3°, 1860, la descrizione d'una malattia che colpì le truppe francesi acquartierate a Pavia, durante i m e~ i di agosto, settembre ed ottobre del 1859, e sembra assalisse eziandio la popolazione, benchè intorno a questa il predetto dottore non entri in alcun particolare (l). Le truppe suacennate appartenenti alla 3• divisione dell'armata d'Italia, aravano un em~ttivo di 1022 uomini che diedero 71 itterici. Secondo il surrammentato dottore, le cause della malattia sarebbero state: l o I calori insoliti che predisposero tutti i visceri addominali alle congestioni; 2° Le faticlte della campagna, e forse l'equitazione, essendosi mostrata preferibilmente nelle truppe a cavallo; 3° Gli uomini in mezzo a cui infierì maggiormente fu· rono quelli che essendo meglio pagati potevano procurarsi alcoolici in copia; un solo ufficiale ne fu affetto, i condannati alla prigione a cui le bevande spiritose sono interdette ne andarono immuni ; 4° n miasma palustre sembra non esservi estraneo, percbè la compagnia del genio precedentemente molto mal· concia dalle febbri ne porse un contingente proporzionatamente maggiore delle altre armi; 5° La nostalgia. Nei suoi 71 itterici, il dottor Martin, notò la frequenza della congestione epatica, aumento considerevole del volume del fegato in 43; aumento della milza in 29; come sintoma. (l) Recu,ea de mémoires de médccine, de chirurgie et de pllarmacie militaircs, serie III, tomo 3•, 1860, p. 374-377.
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un dolore particolare che risiedeva all'epigastrio e nei due ipocondrii, paragonato dagl'infermi ad una sbarra che pesasse trasversalmente sull'epigastrio e vi destasse un senllo di costrizione. Era quello il fenomeno che accompagnava costantemente, talora precedette (3 volte), )a colora· zione delle congiuntive. L'ittero si complicò d'imbarazzo gastrico, di febbre intermittente, di dolori reumatici, di diarrea ed una volta di febbre tifoide che uccise l'infermo. Se dobbiamo esporre schiettamente il nostro parere, non ci sembra. che la qualificazione d'ittero essenziale attribuita dal signor Martin a quella epidemia sia giustificata; percbè più della metà de' suoi infermi erano in preda alla cachessia palustre e gli altri abusavano degli alcoolici e dovevano perciò soffrire d'epatite più o meno acuta. A dimostrare la perniciosa azione che quest'ultima causa esercita sul fegato basta por mente alla circostanza che tutti i tratta.tisti la fanno figurare in prima linea fra le più fre· quenti e le più poderose da cui la cirrosi epatica, l'ittero grave e la degenerazione grassosa del fegato banno la spinta; anzi Erasmo Darwin attribuisce all'uso smodato degli spiritosi poco meno che tutte le malattie dell'apparato biliare. Accennando alla degenerazione adiposa del fegato questo autore, dopo d'aver toccato deli'arte che avevano gli antichi di far ingrossare il fegato dell'oca per modo che superasse il volume dell'oca stessa, dice che si credeva che ad ottenere siffatto ingrossamento si nutrissero i suddetti palmipedi con grasso e fichi, ed aggiunge che i venditori di pollame di Londra lo ingrassano, come pure le oche, mescolando al loro alimento, invece dei fichi e ùel grasso di cui servivan:3i gli antichi, una dose di gin, che conciliando loro il sonno li fa prontamente impinguare e procura loro anche l'ingrossamento del fegato.
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Del resto non v'ha chi ignori che le bestie che si vuole ingrassare, si tengono in riposo e si nutriscono quasi esclusivamente di carburi d'idrogeno. Nicmeyer afferma che s'incontra il fegato adiposo negli uomini polisarcici o predisposti alla polisarcia, ovvero in coloro che abusano di sostanze grasse, d'idrocarburi e segnatameute d'alcoolici, sicchè il clinico di Tubinga si trova perfettamente d'accordo col medico di Derby e le idee da questo espresse ottantacinque anni fa, resistettero <l siccome torre salda che non crolla giammai la cima per soffiar di vento » alle rivoluzioni scientifiche che non meno delle politiche agitarono d'allora in qua e scon'\"olsero il mondo, perchè basata sulla sana ed accurata osservazione. La convinzione di Darwin, circa gli effetti esiziali che l'eccessivo uso delle bevande spiritose produce nell'organismo umano e più specialmente nel fegato è così profonda che nella favola di Prometeo, I'audax Jnpethi ge1ws che ignem fraude mala gcntibns inftc.lit, secondo Orazio, e fu condannato da Giove a star incatenato sopra una rupe ed aver il fegato roso da un avoltoio, volle vedere un'arguta allusione alla sorte dell'ubbriacone, a cui l'acquavite, l'acqua ardiente, come la chiamano gli Spagnuolì, prepara un'esistenza. d'atroci spasimi e d'insoffribili tormenti colle gravi ed insanabili affezioni di fegato a cui schiude la via (1). Naturalmente pochi letterati interpreteranno il suesposto brano mitologico alla maniera di Darwin, medico e poeta; ma se non gli si vuol menar buona quella sua supposta allusione, non si può disconoscere la verità di quanto soggiunge : « Quando fu discusso, alcuni anni or sono, nella Camera (1) V. Zoono11n'a, OV\' ero L eggi della vita organica. di ERASMo DAR)VI:i, tomo n, lezione xxx, p.171, 172 e 173 dell'edizi.one di Napoli.
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dei comuni il progetto di una nuova tassa sulla distillazione dei liquori spiritosi, fu detto dei distillatori con grande vel'ità: Costoro tolgono al popolo ·il pane e lo convertono in veleno. Eppure queste manifattm·e di malattia furono tuttavia
lasciate esistere col far loro versare nella tesoreria circa un milione di lire sterline all'anno. E così sotto i nomi di acquavite, 1·hum, gin, wisky, usquebaugh, vino, cidro, birra, l'alcoole è diveuuto il veleuo del mondo cristiano, come l'oppio del Maomettano (l ). E voe ! parce, L iber, P arce gravi metuende thirso ! (Hor.) , Niemeyer, camminando sulle orme di Frerichs, di Bright, di Bamberger, descrive sotto il nome di atrofia acuta gialla del fegato una forma gravissima d'i ttero, che, e pei sintomi con cui si palesa, e per le alterazioni anatomo-patologiche che induce, ba la maggior analogia possibile coi casi osservati a Lilla ed in Ancona; ma, secoudo lui è rara, non occorre nell'età infantile, è più frequente uelle donne che non negli uomini, e benchè sempre rarissima, sorge più di spesso nelle donne incinte che in qaalsiasi altra condizione. In ordine all'eziologia, nota che si annoverano come cause occasionati le emozioni dell'animo, gli eccessi in Bacco e Venera, la tabe merctu"iale, la sifilide;- ma non a diritto. Aggiunge quindi che siccome talvolta la malattia sorge si· multaneamente in parecchi membri della ste0ssa fami glia, oosl è forse probabile che la genesi del morbo sia da cercarsi in certe influenze miasmatiche (NIEMUER, Pat. e Temp. spec., tomo l o, p. 812). Se il sesso e le condizioni speciali delle persone preferibilmente soggette alla malattia in discorso, come pru·e le cause su specificate seguano una ben distiuta linea di separa(l) V. DARWIN, loc. clt.
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146 zione f1·a i dati del Niemeyer e quelli su cui si fondano più particolarmente i signori .Arnould e Coyne, è innegabile che quest'ultima nota ristabilisce e rafforza la suadùitata analogia. Kunze la cresima anch'esso rara assai ; ma la dice frequente nelle gravide e nelle partorienti e le assegna le cause ritate, ma non accettate da Niemeyer, più il tifo. Frerichs, oltre all'epidemia che infierì nella casa centrale di pena di Gaillon, di cui si parlerà minutamente in seguito, rammenta quella di Chassela.y, la quale fu molto più mite dell'anzidetta e succedette a catarro gastrico costantemente accompagnato da scoloramento delle materie fecali. Murchison, cita un 'epidemia d'ittero sdluppatasi alla Mar· tinica nel 1858 che riuscì estremamente funesta alle donne gravide, di cui 20 su 30 si scaricarono e morirono dopo aver presentato sintomi sommamente analoghi a quelli dell'atrofia acuta del fegato. Dà pure cenno di quella considerevolissima che afflisse nel 1862 la città di Rotterdam, il cui sistema di fognat~ua era notoriamente cattivo. Nell'autunno di quell'anno Rotterdam ebbe a soffrire un'epidemia micidialissima di febbre tifoide a cui tenne dietro sul principio dell'anno successivo, una. epidemia d'itterizia dalla quale in febbraio erano state colpite non meno di 150 persone, e che lasciò assolutamente incolumi coloro che nell'autunno pregresso erano stati assaliti dalla febbre tifoidea (1). Secondo sir Tommaso Wat.son, l'ittero regnò epidemicamente a Londra, nel 1846, immediatamente dopo un tempo eccessivamente caldo e mentre la stagione facPvasi notare altresì per un insolito predominio di febbri tifoidi (2). (l) l\luacHJSON, L cçon cliniqu~s sur les maladies du {oie, p. 410. (2) S1a Tao11us WATSON, Lectures 01~ the Principles anà Pract. o f Physic. 5• ed., T. ll, pag. 679.
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A giudizio di Murchison la maggior parte delle suddette epidemie sarebbero state promosse da qualche veleno tellurico; alcune invece esso le farebbe dipendere da un'infred· datura. Egli crede poi che il modo di prodursi dell'ittero abbia potuto variare secondo l'intensità dell'epidemia. Talvolta fu occasionato da congestione epatica o da catarro delle ''ie biliari; ma quando fu accompagnato da sintomi gravi, l 'insieme dei quali offriva molta rassomiglianza con quelli che si osservano nell'atrofia acuta del fegato fu determinato più probabilmente da uno stato morboso del s:tngue che si oppone alle trasformazioni normali. Del resto un ittero
che a tutta prima sembra puramente catarrale può terminar colla morte presentando sintomi d'atrofia acuta (1). Preoccupati dalla stessa idea che ci spronò a cercare in tempi non tanto vicini a noi indizii di epidemia d' ittero grave, gli storiografi di quella di Lilla intrapresero anche essi alcuni studii retrospettid del più alto interesse, che stimiamo utile di ripr0durre per intiero, e cominciarono dall'avvertire che la designazione d'itterizia gravo non risponde che ad una modalità sintomatica; che vi sono delle itterizie tendenti ad esito fatale, le quali derivano da origini diverse ; cùe l'atrofia acuta del fegato non è neppur essa una. lesione corrispondente ad uno sviluppo fenomenale unico, poichè di· pende da varii eccitanti; che l'acolia., come pure l'm·emia, cui l'atrofia trae · seco, rico:~osce talvolta un altro meccani· smo e s:jll>llega ad accidenti affatto di>ersi dall'ittero grave. In vista di queste difficoltà che si affacciano al clinico ogni volta che si trova in presenza d'un caso d' ittero grave e lo tengono perplesso circa la natura del male, perplessità resa in loro m_aggiore dalla mancanza di qualsiasi indica(l) 1\tcncsiSON, op. cit. pag. 411.
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148 zione eziolngica relatira ai fatti da loro os~e rrati, essi pensarono di corroborare questi con f,ttti consimili risultanti dalle osscrrazioni dei loro predecessori. Ed a rvertono gi ust.'\.· mente che itteri grari se ne videro in tutti i tempi, ciò che è me~so fu or· di duhbio dall'idea che ~li antichi si facelano delle proprietà tossiche dclht hile, i quali non sospettarano, quando soprarrenira la morte nell' ittero con accompagnamento di conrulsioni e di coma, che questi accidenti potessero ripetersi non dalla bile, ma per l'appunto dalla. mancanza di essa. lJa ciò i timnri di :)!oll e di Sarcone concernenti qncsta secrezione e la defi nizione della bile del Morgagni, c.itata da Frericbs « ?wdcriPs acrio1· cr>rclmon 1na· XÌIII(' afficicns," e le teorie sugli stati biliosi che s'incontrano così spesso negli antiehi autori e ri\'eln.uo quell e legittime apprensioni e la perplessità delle teorie medesime. Dagli antichi passando ai moderni , ecco ciò che trovarono più o meno conti1cente al cr,so loro i signori Arnould e Coyne: l o Pel professore Monnerct, che, penetra tosi della lettura degli antichi, inclina ra \'erso la sintesi che questi avevano creata, e dell' ittero grare facera una fehbre biliosa, le lesioni anatomiche erano solo consecuti1•e dello determinazioni adattato al molùncn primithTo, ma si trattava dap· prima <l'una malattia di tutta la .'>ostanza, cho per la. sua natura, se non per i suoi sintomi, avvicinarasi alla febbre gialla c che chiama, pure senza pensarri, · febbrfl gialla nostra le (1). Ne aveva osserrato una quindicina di casi; la descrizione generale, cl1e ne fa nel suo Trattato eli pa.tologia ùzttma, riproduco alcuni de'lineamenti i piìr spiccati della nostra malattia. Sembra ch'egli non siasi imbattuto che in casi sporadici: se fosse stato concesso a quel robusto pensa(l) V. 1\lo!iNF.ftt:T. Sur l'iclère grm·e (.Joumal Le Progrès, 1859).
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tore d ·assist(\re allo svolgimento d'una serie, come la nostra, è da credersi che in quell'andamento d'epidemia avrebbe trovaw una ragione di più di ravvicinar le due allezioni· Fra i caratteri ch'egli assegna all'ittero grave, noteremo un f:.&.tto anatomico negativo, la rarità delle alterazioni della milza, che ci fu egualmente rivelata dalle nostre autopsie, non senza stupiroe (1). Il modo di redere di Monneret, al· meno per quel che riguarda la nosologia, ci sembra do,·er essere preso qui in grande considd\"azione, e forse ci servirà in seguito più delle opinioni moderne. 2° Si sa che all'epoca in cui Monneret da m una forma nettamente delineata ai ricordi della tradizione e presentava l ' ittero grave come un'entità da collocarsi fra le pircssic, il professore Frerichs (di Berlino) facevane una malattia del fegato, l'atrofia acuta gialla. Ad un concetto essenzialmente medico e clinico veniva sostituita la supremazia della localizzazione anatomica (2). A dire il vero, la J)ozione del disordine epatico serviva maravigliosamente al bisogno moderno d'una figliazione visibile fra i sintomi e d' una spiegazione fisiologica di tutto l'insieme del processo. M:a è fa· cile di convincersi che, pur pretendendo di meglio stabilire la specie morl•osa, il nuovo processo la comprometteva sin· golarmente. Anzitutto, dal momento che non si tratta più che dell'atrofia del fegato, è chiaro che si troverà una forma acuta ed una cronica; poscia, siccome la natura è d'una
povertà proverbiale, dal punto di vista di manifestare i suoi patimenti, si sarà condotti a comprendere neJl' ittero grave ogni affezione, che per una via qualunque intaccherà l'ele(l ) Pare non dovesse l'incolumità della milza recar tanta maraviglia.. poicbè nella febbre gialla, stando all'autorità di Gricsinger, essa non si mostrn lesa che assai di rado. -- P. E. M. (2) V. Traité prat. cles malad. cl" loie et des voies biliaires.
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mento secernente della. bile , ne provocherà l'atrofia (il cui modo non è neppure unico) e, mediante l'atrofia, forzerà i disturbi che ne sono la conseguenza a svilupparsi sino in fondo. Le osservazioni di cui Frerichs ba impinzato il suo capitolo sono infatti assai disparate; trovasi un po' di tutto nel paragrafo consacrato alla forma lenta, sotto il titolo . epatite cl-iffusa; ittero grave; questo termina anzi con una osservazione d'avvelenamento fosforato , fatta per dar un potente crollo all'idea uosotogica dell' ittero gra\re essenziale. 3° Nella sua lezione sull 'ittero grave (!), Trousseau ritorna chiaramente, secondo Monneret, alla dottrina veramente medica e superlativamente francese d'una malattia eli tutta la sostanze~ " della febbt·e gialla. nostrale », pur mantenendola perfettamente distinta. dalla febbre gialla tropicale. Dopo di a.ver narrati due fatti che gli appar tengono ed uno ossen-ato dal signor Worms all 'ospedale militare del Gros. Caillou, r illustre maestro riassume in questi termini lo stato della questione: « Ecco, o signori, osservazioni che Graves e Budd avrebbero designato sotto il nome d'ittero rnaligno o di (cb1m: gialla if !?·landa, e che Frerichs avrebbe fatto figurare nel suo T1·cdtato delle rnalattù: d~l fegato, al capitolo dell'atrofia acuta o gialla della ghiandola epatica. n mio dotto collega, il professore Monneret, avrebbe potuto mettere queste medesime osservazioni nella sua JJ!Icmorict su.ll' ittero emorragico essenziale. » Ciò ch'egli pensa sulla questione di natma. è troppo accentuato e vien troppo opportunamente in soecorso del nostro proprio imbarazzo, percbè non ne riproduciamo l'espressione : o: I sintomi dell' ittero tifoide, la loro subitaneitò. e sopratutto i segni d'abbattimento fisico e mo(l) TROIISSEH. Clinique médicale de l' H6tcl-Diert dc Paris. P aris 1865, t. III, p. 268.
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rale ravvicinati ai sintomi iniziali delle piressie e delle intossicazioni, conducono a pensare che un veleno, una sostanza morbifica, ù~trodotti o prodotti nell'organismo, siano la causa di tutti quei disordini che portano dapprima sul sistema nervoso, quindi sul fegato, sulla milza, sul rene e sul cuore. Non yediamo noi forse prodursi fenomeni analoghi nella dotinenterite?... (si noti questo paragone che spiega il termine veleno, qui abusivamente impiegato.) " n veleno morboso può venir di fuori , vale a dire aver la sua origine nelle condizio?i igieniche. Rammentatevi le osservazioni dei dottori Han ton, Griffin, riferite da Graves e da Budd: rammentatevi le due osservazioni del dottor Herard raccolte nel suo 1·eparto all'ospedale Lariboisière, e sarete autorizzati a credere che l'insalubrità di certe abitazioni, massime nei grandi calori, può procreare un elemento morbifico analogo a quello ~be produce la febbre da accalcamento, a quello che forma la febbre giaila, la febbre biliosa delle regioni intertropicali. " 4° A quell'epoca poteva ancora dare impiccio la particolarità che una simile malattia d'origine infettiva, come dicesi oggi dì, s'era solo presentata sotto forma sporadica, ad eccezione dell'epidemia di Gaillon, di ctù parleremo or ora. I nostri contemporanei, come si vedrà, non banno più da inqtùetarsi di siffatta difficoltà. Son soprattutto i fatti aventi fisionomia epidemica che attirel'anno la nostra attenzione ; ma chiediamo prima di far notare, fra i casi isolati, due osserYazioni concernenti de' mmtari. La prima è quella del signor Giulio W orms, che noi conosciamo soltanto dalla Clinica di Trousseau e dalla sua riproduzione testuale nel Trattato di Frerichs ; ciò che ci priva di saperne la data precisa, come pure la caserma donde proveniva l' infermo. Si trattava d' un volteggiatore della
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g11arùia, di ,-ent'anni, tarcLiato c fortissimo, il quale senza avparcntc cagiono e in piena salu to è prt:!m da malessere' da inappetenza, ùa, abbattimento. n quarto giorno insorgono 1omiti biliosi, un'estrema prostrazione, un ittero d' in tensità media cou raffre!l\lamcnto della ente, polso lento ed appena sensibile. Il malato soccombo il quiuto giorno nel torpore, senza emorragia. Non è detto se l'eccitazione precedette il torpore : pare che non sia anennto così. La seconda, di data probabilmente anteriore della precedente, deresi al signor Leone Coli n (l). uu soldato dell"amministrazione, d'anni 21, che contava sei mesi di servizio, acquartierato a Grenelle, il 28 ottobre 18G2, prO\'a alcuni sintomi d'imbarazzo gastrico, lomhagginc, disappetenza... n 31 ottobre si manifesta un licre grado d'ittero; la sera dello stesso &riorno incontravanlo sul ponte di J ena, in preda ad una rioleuta agitazione, per quindi ac,;asciarsi su sè stesso : in questo stato fu ricondotto all' iufermeria, ove il suo delirio scoppiò in modo piìt violento, ed O\'e durante la notte dovette essere teu uto in lntto da due suoi camerati. » Il l o nonmbre, al \""al-de-Graco, il signor Coli n accertara l'atrofia. del fegato, med iante la percussione, e l'nomo soccombeva il 2 a sera, profondamente comatoso. Nei due casi erari atrofia considerevole del fegato : l'or gano pesa,·a 900 grammi nel primo; 940 nel secondo: l a milza era quasi normale in entrambi. Le tracce d'emorragie erano poco manifeste. Tuttavia era patente che la mucosa gastrica a\·ea dato sangue, o per lo meno portara dell'ecchimosi. Segnaliamo questi fatti, che ci sembrano assai più dimostrativi degli ittori grari al sesto ed al settimo mese di gra( l) Elt~rles cli11i1ues de médecine militaire, Paris 1364, p. 180.
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vidanza, riferiti dal professore F rericbs. Ammettendo che questi siano eccellenti per l'anatomia dell'atrofia acuta, i • casi del signor Colin e del signor Wonns meritano la preferenza, siccome quelli che riscbiaran meglio la clinica, dell'ittero grave. Ma le manifestazioni epidemiche della malattia banno ancora maggiore importanza. Noi crediamo che esse oggidl non facciano più difetto; solamente confessiamo che fra loro non si rassomigliano punto esattamente, come non rassomigliano neppure al tipo anatomico istituito dal professore di Berlino. Questa confessione non ci pesa, dal momt'lnto che noi vediamo nell'ittero grave essenziale tutt'altro che una malattia del fegato. Le variazioni dei segni, dell'esito, delle lesiMi anatomiche non avrebbero cagionato sovercbio imbarazzo a Trousseau ed a Monneret, daccbè i fenomeni di impregnazione generale esistevano, e che la tendenza alla determinazione epatica si tradiva sufficientemente. Al po· stutto non pretendiamo produrre che elementi di confronto, e non imponiamo anticipatamente un'assimilazione che ripugnerebbe al lettore. Tutto ben considerato, la serie dei. casi di cui stiamo facendo la relazione ci fa lo stesso effetto, d'essere ciò che, sino al dl d'oggi, ebbe maggior rassomiglianza con un'epidemia d'ittero grave. 5. Frerichs e Trousseau menzionano già l 'epidemia della casa centrale di Gaillou, riferita dal dottor Carville (1). L'epidemia cominciò in maggio e durò circa cinque mesi. Jl numero dei detenuti colpiti fu di 47, su cui vi furono 11 morti. La malattia eso·rdiva con brividi, 'cefalalgia, pro· strazione, anoressia: il polso era poco aument.1.to di frequenza, la temperatura stessa pareva normale. V'era dimi( l ) De l'ictère grave épidém.iq~te (iirchiv. génér. de M éd., '1864).
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nuzione ed anche soppressione delle orine; queste contenevano sempre la materia colorante della bile. •La regione epigastrica era abitualmente sensibile ; taholt.a notavansi nausee ed anche vomiti; piì1 spesso eravi costipazione (26 volte) che diarrea (8 YOlte). La perdita del sonno era quasi sempre costante (40 volte). L'autore chiama questo periodo, che durava sei giorni in media, periodo d'incubazione. La seconda fase era segnata dall 'ittero, dai vomiti, dall'emorragia (epistassi in 15 casi, ematemesi in 2, porpora in 3) ; la sonnolenza ed il delirio sopravvenivano spesso sul finire di questo periodo. All'autopsia, la milza era (I O volte su 11) profondamente alterata, ipertrofica, rammollita ed anche diffluente: in 8 casi il fegato parve inalterato : in un caso l'interno deHa ghiandola era giallo d'ocra con una punteggiatura finissima. I reni generalmente erano scoloriti, aumentati di volume e di peso in 6 ca-si. Spesso furono trovate ecchimosi sulla mucosa digestiva senza ulcerazione: non vi era al polmone che congestione passiva. In 3 casi esisteva congestione cerebrale; in uno di essi eravi pure emorragia meningea. I lineamenti clinici essenziali della malattia osservata dal signor Carville son quei medesimi che offrirono la nostra. e l'ittero grave, giusta il tipo adottato dalla scuola francese. Anatomicamente è un altro affare, ed è S()prattutto notevole dal punto di vista delle differenze, la rarità. delle lesioni del fegato opposta alla frequenza delle alterazioni della. milza, le qnali sarebbero state anche profonde. Ma, lo ri· petiamo, nelle malattie generali le determinazioni anatomiche non sono inflessibili. Ci basterebbe, ali 'uopo , che sulle 11 autopsie, fosse stata una volta accertata la tinta gialla ocracca che implica una deg~nerazione epatica, ed una volta l'integrità della milza, per essere autorizzati a non
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vedere nelle divergenze anatomiche un ostacolo al ravvicinamento dei fatti ùel signor Carville e ùei nostri; tutti i casi di lui erano senza dubbio della stessa natura, ciò nullameno le lesioni non vi furono uniformi. Aggiungiamo che l'esame istologico del fegato non è stato fatto, e che l'anatomia patologica della milza ad occhio nudo è bastantemente delicata; noi non vorremmo per alcun patto giurare per i casi di cui non si dice altro se non che la milza era ipertrofica e rammollita: quali sono le dimensioni e la con· sistenza veramente patologiche della milza?... 6. il dottore Fritsch fece di pubblica ragione, nel 1861, a Strasburgo, una tesi sopra. una epidemia d'ittero grave ossen'ata a Civitavecchia, gli elementi della quale, se non andiamo errati, gli furono comunicati dal signor Carlo Sarazin. Se ne trova un breve riassunto nel Tmttato delle malattie ed epidemie delle armate, Parigi, 1875, del signor A. Laveran, a cui noi togliamo ad imprestito il brano seguente: « La febbre esordiva piuttosto bruscamente, i malati ac" cusavano cefalalgia, dolori nelle membra.: spesso erano " coJti da vomiti biliosi, si producevano emorragie, vnoi " alla pelle (petecchie), vuoi alla superficie delle mucose; " finalmente compariva l'iUero pallido od assai carico, e " conduceva al suo seguito i sintomi che abitualmente gli " fanno corteggio; colorazione cupa delle orine, rallentamento " del polso, costipazione, eritema della cute; più volte le « epistassi abbondantissime resero necessario il tampona" mento delle fosse nasali; alcuni malati ebbero porpora « senza itterizia. Su 4 7 casi di febbri biliose vi furono 4 « morti a Civitavecchia; i malati soccombevano in uno stato "' atasso-adinamico pronunziatissimo: in una autopsia. il fe« gato fu trovato pallido, color di foglia morta cupo, ed in « istato di congestione in un altro. »
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7. Nel mo~c di maggio del 1805, le caserme di Saiot· Cloud, che alloggiarano un battaglione del 1° reggimento dei grauaLieri ùella gnarùia ed una compagnia cr artiglieria. delle stesse truppe, manÙiL\ ano, dal l o al 25, 49 malati alretti in diversi gradi da una malat tia elle rautore (l) di quella relazione non designara con alcun nome, ma che propende a r::t\'\'icinare alla febbre gialla. La caratterizza d'altronde coi segni seguenti: unic.: ità del briviùo iniziale; prostrazione generale, dolori r i viBsimi nei muscoli delle e;;tremità in fe riori e del tro11co accompagnati ùa nna ipere:jtesia muscolare palese. Ittero caric.:o preceduto ed ac· compagnato ùa. epistassi ùiffic.:ile a frenarsi, l>etcccbie, polso che offre solo una freqLteuza onlinaria e si abbassa quasi senza tran!:iizione e hrust:ameute al momento della miglioria, iniezione della co11giuntira, conserrazi one dell"intelligenza in tutti i casi, anche nei più grad, affezione dci reni. Ag· 1
giungiamo vomiti ùiliosi in prim:ipio, ed anoressia completa. persistonte. Non troriamo llè nella. relazione del signor Wonus, n è in quella del signor Fropo, annessa alla prima, alcun imlizio che sianri state iu quello stesso tempo a Saint·Cloud altre truppe aH 'infuori di quel battaglione di granatieri: par proba· bil e che non ve ne fosso. Com unque sia, la popolazione civile ùel luogo non ei>Le il menomo spruzzo di quell"epidemia. I relatori indicano come causa prima la cattira qualìL\ del· racqua, che d'altronde si riconoblJc solo r olgarmcnte sporca. Non vi furono morti, malgrado l'apparente gravezza degli accidenti presso alcuni infermi. L'ittero sembra essere stato (1) Won~ts. « Rn ppor t s ur la maladic qui a régnt! pendant le mois de lllai 1&65 sur k>s troupes casernécs i~ S11int-Cloud (Recueil de mé-
moire:> de méd. mililaire," juillct, Hlu.j).
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essenzialmente ematico, all'autore del racconto che fu a forse 1tna con!fidenza e::>agerata nella fisiologia di Virchow, e si adatta troppo facilmente a certe teorie per spiegar la presenza della materia colorante della bile nell'orina. Non si saprebbe tutta\'ia non riconoscere con lui il predominio dell'elemento emorragico. L'm·ea, raramente dosata, non sembra esser notevolmente diminuita di proporzione: ve ne erano lo grammi per litro in un caso e 14 grammi in un altro. Per converso, il signor Roucher, farmacista del Gros-Caillou, trorava in quelle orine, esaminate col microscopio, tubi e plasmi renali. Il fegato e la milza non presentarono modificazioni di ·volume alla percussione, che l'iperestesia muscolare non permise per verità di praticare che un po' tardi. Ci gnarderemo dall'attenuare le considerevoli differenze esistenti fra quell'epidemia e t.a nostra. Tuttavia, se non si fosse disposti a veder nell'epidemia <li Saint-Cloud altro che il risultato di una influenza comune, siamo di parere che ciò che stiamo per dire darà. a rifletwre. 8. Due mesi dopo l'epidemia cmata al Gros-Cnillon, il Val-de-Grace, in luglio ed agosto 1865, riceveva in pari modo, successivamente, 40 infermi del 40° di linea. venuti dalla caserma di Lom·cine, che presentavano una serie d'accidenti estremamente affini a quelli di Saint-Cloud. La malattia esordiva bmscamente con un brivido, che alcune voUe si ripeteva l'indomani, una o pilt volte: l'abbattimento, la. anoressia, le nausee, i vomiti biliosi sopraggiungevano tosto : l'ittero compariva dal sesto al decimo giorno "sulla metà dei « malati , e " tanto su coloro che non avevano presentato « emorragia che su quelli i quali ne avevano sofferto. » Tutti accusavano costipazione ostinata . .Alla fine del periodo febbrile apparivano le emon·agie, dal quinto al decimo giorno . Le orine contenevano biliverdina, secondo l'analisi del signor
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Jaillard, e punto zuccaro: nulla è detto dell'albumina nè de!l 'urea; una Yolta. vi fu ematmia con soppressione delle orine. Un solo caso terminò colla morte; era un uomo tubereoloso. Le lesioni recenti consistéràno nel coloramento itterico dei te:;suti , nell'ipcremia dell'intestino, nella distensione della Yescichctta bi!mare, nell'i pere mia dci reni con alterazioue granellos~t del l 'epitelio, l • grado di Hcnle. Fu notato come eziologia, che i soldati di 2G, 30, 30 anni, e al di là, erano piil particolarmente co1I1iti, come l'erano parimenti i detenuti da 40 a 70 ~nni a Gaillon; come erano stati poc'anzi a SiLint-Cloud i soldati della, guardia; in generale uomini che contano alcuni anni di servizio. l malati del 40°, fra cui un certo numero di casi leggieri, non erano neppur entrati all'ospedale, arerano anch'e:>si fatto uso di un'acqua delle più sospette, probabilis:;imamente contamiIlat.a da mattJrie organiche e poco aerata. A dir il vero, il dotto autore di quesio lavoro (l) non si preoccupa più gran fatto di queste condizioni eziologiche, quando discute la natura di questa singolare malattia. Noi non rogliamo nè seguire, nè contraddire il sig. Laveran, nostro venerato maestro, nelle considerazioni che lo determinano a presentar la malattia di Lourcine come « identica ,. nelle sue forme grari, colla febbre ematurica biliosa <lei paesi caldi, e nelle sue forme leggiere colla remittonte biliosa dei paesi temperati asciutti di Pringle. Sembra che una malattia, la quale sviluppasi nel bel mezzo di Parigi, in una caserma e i11 un quartiere pieno di tritumi umani, od anche a Saint·Cloud, ma in maggio, non inclina troppo (l} LAvt:RAN. • Relation d'une peti te épidémie de fi~ne rémittcnte bilicusc qui s'est d~clarée à la cascrne de Lourcinc pendant les mois de juillèt et d'aout 1865 » (Revue de Méd. mil., janvier, 1805).
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verso la classe dei morbi le cui condizioni di suolo e di clima caratterizzano anzi tutto l'eziologia. L'emiuent{l pro· fessore, giova subito accertarlo, prevedeva d'aUronde che questa febbre remittente, al pari dell'ittero g'rave, potrebbe benissimo far capo un giorno o l'altro al quadro nosologico che comprende già la biliosa tifoide di Griesinger; la febbre recidivante (due nomi per una stessa cosa) e la febbre gialla, tre specie, sull'origine delle quali le influenze telluricbe hanno fama oggidì d'aver una parte assai mediocre, se pure sta che ne abbiano una. Dopo d'allora il nostro distinto collega signor A. Laveran, aggregato del Val-de-Grfì.ce, ha creduto poter far discendere l'eziologia dalle alte regioni ove suo padre si compiaceva seguirla. n giovil'P. epidemiologista è di parere che c gli è cogli avrelenamenti per mezzo del fosforo e dell'arsenico che le piccole epidemie di Saint-Cloud e dì Lourcine presentano maggiori rapporti. , Circa al veicolo del fosforo o dell'arsenico fino all'acqua delle casenne, il signor A. I.averan propone l'ipotesi che sianvi stati portati dai topi, i quali nelle relazioni sono segnati quali liberi frequentatori dei serbatoi delle caserme e che potevano be· nissiruo venirvi morire, dopo d'aver mangiato le fette di pane ricoperte di pasta fosforata, che talvolta s'adoperano, per distruggerli, tanto a Parigi che altrove. Quest'idea non è asso1utamente nuova; è possibile che sia buona. Nondimeno, non si può non · trovar singolare la coincidenza dì due serie repentine cl'avve1enamenti, imitanti le raffiche epidemiche, a due mesi dì distanza, una a Parigi, l'altra a SaintCloud ; accidenti che non si videro altrove che a Parigi, a quell'epoca, e che non eransi mai mostrati in alcun grado nelle caserme ove scoppiarono, nel 1865, questi bizzarri fenomeni. Non è già pel bisogno della nostra causa che solleviamo
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q11e:>te diflkoHà, Ci s:uchbe piì1 utile che i fatti di Sa int-C1oud e di Lourci ne fossero ancleuamcnti fosforati; la nofib·a malattia essendo dircrsa dagli itteri del 1805, per più d'un carattere e particolarmente r•or la gra rozza, an·emmo un mutivo di j)iù di credere che abl1iamo assistito ad una Yera,
epidemia di ittero cs,enziale. 9. Spesso l"ittcro gnwe fu paragoualo alla f(;hbrc ricorrente ed alla tifoidc biliosa di Griesingcr. Cominc.:iamo dallo stabilire q1testo punto: che la tilòide biliosa e la febbre ricorrmltc sono la stes:;a cosa; la prima è sempl icemente il pilt alto grado della seconda. Ciò è quanto rilcrasi dalla lettura. dei dne C<tpitoli di Oriesinger' relatiri a quelle nffczioni. Ora fa d'uopo non iscordarsi che la tifoide biliosa è un tifo, secondo Griesingcr, al pari della fd.1bro ricorrente, a cui altra volta noi aùbiam dato il suo vero nome di tifo recidi,·ante. Non sarehbe forse questa una ragione per respingere non già !"identità, ma ogni affiuitiì fra il tifo bilioso e gli itteri gravi. Il signor Vallin dichiara anzi, in una delle sue note a Griesinger, che sembra possibile di riferire alla tifoide biliosa le epidemio d 'Irlanda qualificate da Gra Yes di milil yellow fevet·, l'epidemia di Gaillon e quella di Civitavecchia. :Ma non potrebbe farsi altrettanlo dello epidemie di SaintClon<l e di Lom·cine; « oltre l'estrema benignità di queste ultime, un altro carattere non permette di confonderle completamente colla t.ifoide biliosa, è il grado debolissimo della febbre, la temperatura non ayendo oltrepassato 38°, 33°5, allorcbè Griesinger insiste sull'intensità considerevole della febbre presso i suoi malati. Trattasi qui piuttosto di fehbri biliose o d'itteri di natm:~. ancora indeterminata, forse anche, a rigore, d"avrelenamenti col fosforo. Quello che tutto le febbri con manifestazioni biliose hanno incontestabilmcute di comune si è d'ater vivamente dato a.
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pensare ai medici antirhi e moderni, senza che ne sia mai uscita una teoria generale soddisfacente. D'altra parte è più che probabile che queste febbri formino più specie distinte, che potrebbero forse riunirsi in un sol gruppo, in grazia delle affinità cliniche e sopra.tutto eziologiche, ma che non v'ha alcun interesse a ravvicinar di viva forza. Se vi fosse luogo di tentar la costituzione d'un fascio omogeneo, noi saremmo disposti a riunir gl'itteri gravi, sporadici ed epidemici, dei nostri paesi e delle nostre condizioni sociali assai megHo tra loro che colle febbri biliose esotiche; ove il clima ed il suolo banno -qna sl larga parte; assai meglio che coi tifi biliosi, nati in mezzi in cui si agglomerano le condizioni abituali della genesi del tifo. Si concederà tuttana che, in ragione delle circostanze eziologiche, la classe o la specie degli itteri gravi dei paesi. temperati, se mai s'arriva. a formarla, inclina molto verso la classe dei tifi e punto verso le febbri d'origine tellurica. Egli è certo che, malgrado i sintomi comuni della bi· liosità., dei vomiti e dell' ittero, i nostri itteri gravi non rassomigliano per nulla al tifo recidivante. Noi segnaliamo anzi apposta, a titolo di differenza capitale, l'assenza delle ricadute nella serie di casi che noi osservammo. La ricaduta, abbiamo cercato di dimostrarlo altrove (1), è un fenomeno famigliare ai tifi qualunque essi siano: se i nostri otto o dieci casi d'ittero grave fossero stati un tifo, è im· possibile che non avessimo osservato almeno un caso a ricadute. Vi sarebbero forse più .contatti dal punto di vista delle lesioni; nel tifo recidivante, come nei nostri itteri, c'è un'invasione steatosica del cuore, dei reni ed anche del fe(1) J. ARliOULD. Origines et affinités du typhus, Paris, 1R69, 2• parte, pag. 53 e 489. 11
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gato, giacchè, sebbene quest'ultimo organo nei tifi sembri il più sovente in istato di atrofia congestiva, bannovi indizi che questo stato non è che la. prima. fase d'nn processo che farà capo in fin di conto alla trasformazione adiposa. Il fegato, dice Griesinger, è d'ordinario tumefatto e turgescente, ora in istato di cougllstione, ora anemico, spugnoso, molle, grasso ed imbevuto uniformemente d'una tinta gialla. Cosa succede nell'ittero grave? Si trova il fegato ridotto di volume e le cellule profondamente alterate : ma questa fase passh·a non è evidentemente il fatto primitivo, e, come lo prova Frerichs, intitolando l'atrofia acuta: Hepatitt:S parenchym"tosa, essa succede semplicemente ad un molimen congestizio che duri più o meno a lungo. L'ipertrofia ed il rammollimento della milza bisognerebbe !asciarli completamente alle febbri ricorrenti, se la relazione del signor Carville non li annettesse anche ad una serie di casi epidemici, ch'è difficile collocare altrove che negli itteri gravi dei nostri paesi, e che non potrebbero sempre rivendicarsi pel quadro del tifo recidivante. Noi stessi abbiamo un caso coll'ipertrofìa splenica e forse col rammollimento. Le lesioni anatomiche non banno l'invariabilità che si :pretese nelle malattie generali, e soprattutto nel tifo. Le osservazioni di febbri tifoidi in cui manchi la lesione intestinale non sono inaudite, noi ne abbiamo citata una (1). Le determinazioni anatomiche variano assai sovente da. una ad un'altra epidemia. Ond'è che non vorremmo separare assolutamente serie di casi, del resto vicinissime, pcrchè la. ipertrofia: della milza esiste in una serie e manca nell'altra. . 10. Per reciprocità, non assimileremo la epidemia di Lilla, tipo sl ben riuscito di febbre gialla nostra~. alla "febbre (l) J. ARNouto. Origines et affmités cl" typlms, p. 73.
163 gialla del golfo del M"es~ico, sotto pretesto che incontriamo questo fatto anatomico comune, l'integrità della milza. Le manifestazioni cliniche divergono troppo; l 'andamento dei casi è tropJX> differente in ciascuna di esse, e particolar· mente non vediamo in alcuno dei nostri casi il periodo di remissione così notevole, non in tutti i casi, ma in tutte le epidemie di febbre gialla (1). Soprattutto noi non sapremmo attenuare la distinzione dei mezzi eziologici. Senza dubbio la febbre gialla,, come se ne conviene ai nostri giorni (2), dipende dai gruppi ,umani e dalle relazioni umane, non dalle influenze telluriche, nella sua propagazione, se non nella sua origine; è pure il mezzo umano che appare qual fatto do· minante, all'origine della nostra epidemia. Ma tutt'intorno a questa condizione comune, per capitale che la si supponga, quante circostanze decisive scompaiono da un caso all'altro! Noi non disponiamo più a Lilla del clima nè della posizione litoranea di Vera·Crt1Z: sono però condizioni cosl necessarie che, al Messico stesso, i germi di febbre gialla isteriliscono, quando quelle loro mancano. Un focolaio di febbre gialla, trasportato in Francia, è ancora peri· MEDICA
(l) Eppure, anche in questo punto particolare del dominio della clinica, le due malattie, le cui affinità. nosologiche sono d'altronde in· contestabili, avrebbero forse ancora alcuni vaghi punti di contatto. Non potrebbe vedersi nn abbozzo della remissione della febbre gialla nella seconda parte della fase itterica della nostra osservazione III ? Vi fu in questa. un periodo di due a. tre giorni fra l'esordire del male e l'esplosione degli accidenti nervosi che senza fare assolutamente il· l usione potè sembrare un meglio relativo, una fase di sedazione vera, avuto riguardo ai fenomeni. bastantemente fragorosi dei primi giorni. Per completare i raffronti gli è in questo caso che la milza si presentò ipertrofica ed alquanto molle. (2) Vedi A. Hmscn: Ueber die Verbreitm~gsart von Gelbfieber (D. Vit-rteljalvrssclwift, F. Oeff. Gesundlteitsp{lg, 1872). - FuziER.: Résumé d'étttdes sur la fièvre jaune (Spectate1w militaire, 1877).
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coloso; i malati isolati nol sono più. Basta per questo di portare il principio infettivo nell'interno delle terre e sotto una temperatura media di 10°. ,. Non si saprebbe, dice Griesinger, parlare di febbre gialla nei climi freddi, all'interno delle terre. " Questa ragione è perentoria; senza di ciò, Griesinger stesso vedrebbe analogie sorprendenti tra la febbre gialla e rittero graYe, al punto che « è veramente impossibile di stabilire la diagnosi dell'ittero grave, in un paese in cui domina la febbre gialla. :o Noi resteremo sul terreno 01e )1onneret 'pose questa questione. Chiamando la nostra epidemia « febbre gialla nostrana,» non intendiamo stabilire alcuna identità di natura nè d'origine. È solo un'indicazione })er la nosologia. Aggiungiamo qui che la. nostra malattia non s'è dimostrata in alcun modo trasmissibile. 11. Da quindici o rent'anni, nel tempo stesso che sorgeva l'entità morbosa dell'atrofia acuta o gialla del fegato, ricerche meritorie, e oggidl bastantemente numerose, tendevano a tistringere, se non a distruggere, il dominio dell'ittero grave essenziale. Alludiamo agli studi clinici e sperimentali sugli avvelenamcu ti pc>· mezzo clel fosforo. L'ittero grave della guarnigione di Lilla non è un avvelenamento col fosforo: questa è la proposizione che ora vogliamo stabilire, dicono i signori Arnould e Coyne, e infatti passano a rassegna una memoria d&l signor Lécorché (1), in cui questi ammette tre forme d'avvelenamenti col fosforo, le quali furono riprodotte da Ménard. Dal confronto dei sintomi offerti da ciascuna forma di detto avvelenamento con quelli osservati nei casi di Lilla e segnatameute dalla grave mortalità di questi (l) LtcoRcui:. Etudc physiologique, patltologiqu.c et tlrérapetteiqu~ du pltosplwre.
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risulterebbe non poterseue incolpare il fosforo, tanto più che nè l'acqua della caserma, nè le derrate alimentari e le bevande di cui facevano uso i militari, in cui si manifestò l'ittero, presentarono la menoma traccia di fosforo. Ma mentre negano per Lilla, si mostrano propensi a concedere, sull'autorevole opinione di A. Laveran, che le epidemie di Lour· cine e di Saint-Cloud possano essere state prodotte dall'uso di acque leggermente fosforate. Procedendo quindi per eliminazione, i suddetti autori fanno rilevare che nei casi di Lilla mancarono: a) I segni di disordine della digestione che sogliono essere costanti negli avvelenamenti col fosforo: quali sono l'odore e la fosforescenza dei primi vomiti; l'apparire di questi quasi immediatamente dopo l 'ingestione della sostanza venefica, il dolore del fegato senza aumento di volume ; b) Le orine ematiche ed emafeiche le quali, secondo il succitato signor Lécorché, costituiscono uno dei caratteri i più posi ti\.; dell'avvelenamento di cui si tratta i c) La dissoluzione del sangue, la sua distruzione globulare che non s'incontrarono ·nell'ittero grave, in cui i globuli sanguigni scorgonsi notevolmente intatti i d) n predominio dei sintomi d'indebolimento e di depressione; la rarità del delirio e 'l'eccezionalità. del delirio furioso susseguito da stato soporoso, che Lebert e Wiss danno come espressioni abituali dell'azione tossica del fo-sforo; e) L'intumidimento del fegato o l'inalterato volume di quest'organo; () La preponderanza della tinta gialla o pallida; lo stato adiposo del fegato che, tagliato, lascia unto il coltello e, compresso, geme gocciette oleose dalla superficie di sezione.
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Riepilogano poi nel modo seguente le differenze fra. l'avvelenamento fosforico e l'ittero grave: A V\'ELENAIIENTO FOSFORJCO. Materie vomitate. - Fosforescenti con odore d'tiglio. Alito agliaceo. Vomiti quasi immediati. Dolori di ventre e di stomaco, me· teorismo. Diarrea. Aumento di volume del fegato pro· gressivo nei primi giorni. Orine biliari (?) e eanguinolente, spesso albuminose. Disuria eJ anuria frequcnt.i. Aumento dci fosfati orinari. Dissoluzione globulare del sangue.
Materie vomitate. - Biliose comuni. Alito recale. Vomiti tardivi. Ventre appiattito c indolente. Male~sere epigastrico. Costipazione, anzichè diarrea. Diminuzione di volunte del fegato ~cn~ibile in capo a pochi giorni. Orine biliari e mai sanguinolente, di rado e poco albuminose. Non vi ha disuria. Diminuzione dei fosfati orinari. Integrità dei globuli.
Accidenti nervosi depressivi, ·
Delirio maniaco abituale, al pe-
Lesioni. - Ipertrofia o volume nor· male del fegato. Stato giallo, esangue, grasso del fegat.o. In·vnsione adiposa delle cellule epa· tiche.
lTTE!tO GRAVE.
riodo nervoso. Atrofia epatica. Stato marmoreggiato o granitiforiUe congestizio quanto grasso del fegato. Disintegrazione granulo·adiposa delle cellule epatiche.
Questo assicurato, i signori Arnould e Coyne così si esprimono circa la conclusioni che sgorgano dagli studi comparativi da loro istituiti con tanta pazienza e con sl fine acume di critica. Malgrado le nostre legittime esitazioni (1), malgrado le riserve che formulammo fin dal principio di questo lavoro,
(l) L'incertezza contro cui lottiamo non istupirà i medici che ebbero a riflettere su casi analoghi a quelli da noi riprodotti. Essa fu di-visa in sensi diversi da Rokitansky, da Wundcrlich, da Herard, Vallio, A. Laveran e da altri.
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e che non abbandoniamo peranco in modo assoluto, siamo di parere che bisogna vedere nella nostra serie di casi tutt'altro che avvelenamenti col fosforo. L'alternativa verso cui si è riportati s'apre naturalmente sull'ittero grave essen· zia.le, il cui tipo è stato realizzato nei casi isolati, autentici, studiati da ~Ionneret, Frerichs, L. Colin ed altri. Gli è appunto in occasione della nostra serie che si ha il diritto di adoprar l'espressione di febbre gialla nostrana (benchè essa urti in alcuni punti le moderne teorie delle febbri. Siamo pertanto in presenza <l'un principio morboso speciale della famiglia dei miasmi. S'è veduto quanto poco fu possibile d'indicar precisamente le condizioni del suo svolgi· mento, o quanto meno quelle in cui manifesta la sua azione ; sembra soltanto collegato ai gruppi che vivono sotto stabili ripari, ed essere, come alcuni altri, d'origine umana. L'amalogia profonda e imbarazzante di esso con quella di alcune sostanze tossiche, quali il fosforo, divenà forse la sorgente di certi indizii sulla natura di quest'azione. Di tutte le teorie che si cercò di dare alla steatosi fosforica, la più ammessibile è ancora quella a cui s'afferra il signor Lécorché, cioè che questa degenerazione è di natura irrfiammatoria. L'agente dei nostri itteri gravi si mostrò più nettamente del fosforo come un irritante che attaccava elettivamente i parenchimi e le pareti dei vasi, compreso il cuore. Non v'ha nulla di sorprendenti~simo che un agente specifico s'incontri eon un agente chimico su questo terreno comune dell' infiammazione. Tuttavia il processo parv' essere di sbalzo distruttivo, quanto congestizio, nei nostri itteri gravi, mentre che nell'avvelenamento fosforico havvi durevole tendenza al-
l'accumulamento del prodotto di regressione. · Abbiamo riprodotto fedelmente fatti troppo interessanti per essere passati sotto silenzio ; abbiamo detto le nostre
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impressioni e la nostra opinione senza spirito di parte. Faccia ora la critica l'opera sua, ma sarebbe intéressante di vedere cosa porrebbe al posto della nostra dottrina (1). •
III. Dopo questa minutissima analisi ed i coscienziosi ed imparziali raffronti dei signori Arnould e Coyne, parrebbe non potersi rivocare in dubbio che i fatti da loro osservati a Lilla fossero veri e genuini casi d' ittero grave o di atrofia gialla acuta del fegato, poichè la fenomenologia, l'andamento, l'esito, l'anatomia patologica di quei casi corrispondono alle descrizioni classiche dell'ittero grave che possediamo, da Frericbs a )!urcbison, per non menzionare che il primo e l'ultimo
in data degli scrittori che ne trattarono come d'una malattia affatto speciale. Fa meraviglia però che i sullodati autori, i quali cercarono con tanta diligenza nella letteratura medica francese ed estera, non abbiano citato il J accoud, il quale, parlando della genesi e della eziologia di quel morbo, rammenta che Budd, considerando l'atrofia quale espressione d'una malattia g.eneràle infeziosa, invocò un veleno morboso, il quale agirebbe più particolarmente sul fegato. È vero ch'egli dichiara meramente ipotetica siffatta opinione , ma non ne presenta. una più sicura. Circa le condizioni che ne favoriscono lo sviluppo, dopo d'aver enumerati l 'abuso de' piac~ri venerei e degli alcoolici, l'immiserimento organico prodotto dagli stravizzi o dalla mis~ria, un tifo pregresso, porta certe condizioni probabilmente mias-nwtiche, il cui focolaio sarebbe limitato, in forza delle (l) Gazette médtcale de Paris, n• 143, 26 òttobre 1878.
169 quali un intiero gruppo di persone è colpito simultaneamente dal male. Però siffatta nozione eziologica, secondo lui, vuoi essere accettata con riserva, non essendo perfettamente certo che i malati colpiti cumulativamente in quelle piccole epidemie non siano stati sottoposti alle cattive condizioni igie· nicbe , le quali sono, in fio de' conti, le cause più positive dell'atrofia gialla acuta. Noi siam lungi dal biasimare la prudenza con cui, nelammettere una piuttosto che un'altra causa, procede l'insigne clinico di Parigi; ma vorremmo che ci dicesse se nella sua carriera professionale gli sia accaduto così di spesso di esser perfettamente cerro di tutte le circostanze che poterono pre· parar la via ad una qualsiasi afl'ezione di cui egli ebbe ad investigar l'origine. Noi confessiamo ingenuamente di non esser mai giunti a tanto e d'esserci dovuti accontentare di fondare i nostri giudizi sul probabilismo e sul probabiliorismo. La perfetta certezza, massime relativamente alle cause mor· bose, formerà, ne abbiam paura, un eterno supplizio pei medici pari a quello di Tantalo, cosl ben espresso da Tibullo • nel noto distico: MEDICA
• Tantalus est illic et cit·com stagna, scd acrern Jamjarn potori deserit onda sitim. •
Checchè ne sia, è incontrastabile che stando ai dati anam· nestici forniti dai signori Arnould e Coyne intorno ai loro infermi, le cause le pìù comuni e le pilt generalmente riconosciute dell' ittero grave non potrebbero essere invocate, mentre parrebbero invece ammessibili le condizioni miasmatiche con focolaio ristretto, od il veleno morboso prediligente il fegato, escogitato da Budd.
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(Contim«J).
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D te rmometro In s ussidio alla prognos i d e l eoma~ pel dott. EsRtco FoRSTER ('l'Ile I,ancet, dicembre 1879). Le difficoltà che tanto spesso fanno ostacolo alla prognosi del coma, da qualunque causa provenga, sono cosi f!l'llligliari ad ogni medico che non r eputo necessario di domandare scusa ai miei colleghi per gli appunti che qui appresso vengono esposti. Il chirurgo che viene invitato a prestar soccorso ad un infermo colpito da coma ha di fronte due grandi difficoltà, cioè diagnosi e prognosi. La prima talvolta può venire agevolata dnl racconto dei parenti o degli astanti, i quali possono essere a cognizione della causa eccitante, come lesioni cerebrali, abuso degli alcoolici e sostanze venefiche. Le notizie raccolte da una. delle sopraindieate sorgenti avvalorate dall'acume e dalla perizia medica faranno spesso trionfare della prima difficoltà. Nel settembre del 1878 fui chiamato a visitare un infermo trovato privo di sensi fra la carrozza cd i cavalli che egli conduceva, come mi riferirono i passeggeri c tras'port..1.to da alcune persone a casa. Giunto ivi mezz'ora circa dopo l'infortunio lo trovai completamente privo di sensi, pe1·ò senza. sintomi ùi col\comitnnte apoplessia. Domandai agli astanti se l'infermo aveva abusato di alcoolici cd ebbi per risposta. che il medesimo ne aveYa abusato, anzi alcuni soggiuuscro che in quello stesso giorno fu veduto a. bere in })arccchie cantine. Allora mi domandai se il coma era prodotto esclusivamente da.lle bevaucle alcooliche, ovvero da qualche lesione cerebrale. L 'anamnesi additava. la prima causa ma i sintomi subbiet.ti vi non l'avvaloravano. J'~:lentre disponem p el trattamento curativo e per la. giacitur a deni'infcrmo, ed era quasi per prender comiato, mi tisovvenni dei risultati termometrici dello Charcot sull'apoplessia e ne volli riscontrare l'importanza. Dall'esame della temperatura che raggiungeva 93' 20, c dei ritmi cardiaci che toccarono i 51, formulai la d iagnosi d'incipiente s travaso e perciò di prognosi grave relativamente alla completa ,guarigione. Partecipai questa mia opinione ai parenti prima di lasciare la casa. Trent'ore dopo riacquisilò la coscienza ma divenne completamente emiplegico, cosi cc h è mi persuasi elle senza il soccorso del termometro non sarei stato i·n grado di emettere un sicuro giudizio.
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I n conclusione, dopo avere paragonato fra loro le note di cinque casi in cui accuratamente fu esaminata la temperatura cd il polso, devo con venire col dott. 1\l ac Ewen quando aft'erma che nelle lesioni del cervello la temJ>eratura è molto al disotto della nonnale; cd io penso (sebbene in ciò pel momento non voglia contendere coll'autorità del dott. Richardson) che in un caso d'insensibilità completa, pura e semplice, per quanto più la temperatura è al disotto del normale, tanto più probabile è la diagnosi di profonda distruzione della sostanza cerebrale, c per conseguenza tanto minore la probabilità della guarigione completa.
Nota s ol sallc llato dl soda c s ol trattame nto eogll alcaliol del re umatismo acuto con un analis i dl 1.~8 calill, dei dottori DAVro Vv. Fn.L.AY ed R. H. Lucos (The Lancet, 20 settembre 1879, N. 12). Vi sono poche malattie le quali siano sta.te curate con più variati metodi del reumatismo articolare. Una medicina dopo l'altra. è stata vantata quale specifico, fìnchè scompariva. per far posto ad una che le succedeva. Gl'importanti risultati che hanno tenuto dietro all'introduzione della salici nn. hanno talmente fermato l'attenzione dei cultori dell'arte salutare a siffatto medicamento ed ai suoi composti che questi sono stati largamente adoperati, specialmente nella pratica degli ospedali durante gli ultimi tre anni; cosicchè lo scopo della seguente nota è di paragonare i risultati che sonosi ottenuti nel trattamento del reumatismo coll' uso di questo farmaco in confronto di due altri metodi più comunemente adoperati nelle sale dell'ospedale Middlescx prima della sua introduzione. D salicilato di soda, per ragione della sua grande solubilità e per nltri motivi che non é qui il luogo di ro.mmcntare, è diventato una preziosa preparazione. Le osservazioni degli autori si riferiscono solamente al gruppo salicinico. I ,e conclusioni seguenti non hanno il merito delle novità, ma. sono interessanti percbè avvalorano molte osservazioni che sono state antecedentemente fatte relativamente ai risultati del trattamento in discorso.
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Per apprezzare l'cfretto di un farmaco al letto dell'infermo, è necessario J>rimieramente di raccogliere un numero grandissimo di casi, e secondariamente di procurare che questi casi si trovino n elle stesse condizioni. I risultati che si adducono sono quelli di un'analisi di 158 casi tipici di reumatis mo acuto curati nell'ospedale lVIiddlcscx, dei quali GO col salicilato di soda, 60 coll'antico metodo degli alcalini c 38 cogli alcalini e colla chinina. Tutti questi casi, ad eccezione del farmaco amministrato, sono stati curati nel modo stesso e posti sotto le medesime condizioni. Le ricerche degli autori furono rivolte ai seguenti sintomi, raffrontando i 1isultati dci di,·crsi metodi di cura. Febbre. - La durata media della febbre nei dh·ersi casi ·trattati col salicilato di soda fu di 5,7 giorni. Kei casi trattati coi soli alcalini fu di 10,3 giorni; ed in quelli in cui la chinina fu somministrata in unione agli alcalini fu di 11,6 giorni. Il salicilato di soda adunque fu superiore agli altri. Non è facile il trovare la ragione dell'esito sfavore,·ole della chinina nell'ultimo grnppo. Forse il )imitato numero dci casi toglie valore all'esperimento, ovvero è da attribuirsi l'esi to all'esigua dose iu cui l'antipiretico venne prescritto. Affezione delle articolctzioni.- La d!ift·ercnza nel risultato non è lieve ma piuttosto rilevante sotto questo riguardo; perchè tutti i casi curati col salicilato ebbero una media di 5,06 giorni di durata, mentre la media dei curati con gli alcalini e con gli a lcalini e colla chinina furono rispettivamente di 12,2 e 10,07 giorni. In{luemm sulle condizioni del cuo1·e. - A. vuto r iguardo a! potere posseduto dal salicilato di troncare presto la febbre e le alterazioni articolari, naturalmente si spererebbe che la. sua influenza si pa.leSàsse ancora nel limitare la consecutiva tendenza alla endocardite ed alla pericardite. Ciò nullamcno non viene gi ustificato dai risultati della nostra analisi. Nei casi trattati co! salicilato si ebbe 1'11,6 °/odi consecutive endocarditi e pericarditi, mentre in quelli curati cogli alcalini si ebbe il 6,6 °/oe negli altri trattati con gli al cali ni e con la chinina il13, l 0/o. N on può darsi molta importanza al confronto su questo punto, perchè bisogna riflettere che quasi il 70 °/o dei casi del primo e del secondo gruppo, e più del 50 °fo di quelli del terzo presentavano compli-
canze cardiache S\'iluppatesi prima della loro ammissione nell'o-
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spcdalc, cosiccbè no rimane un piccolo numero su cui può formularsi una conclusione generale. È molto probabile che nessun trattamento curativo sia valevole ad allontanare od a diminuire la tendenza del reumatismo alle alfczioni secondarie del cuore. È stato dogmaticamente affermato che la pericru·dite non sopravviene mai quale conseguenza diretta del morbo, ma dopo il trattamento cogli alcalini: però qucst:~. conclusione non è ammissibile. Recicliua. - Il numero delle recitlive non è stato molto grande, ma bastevole per giudicare dell'azione del salicilato di soda, che in ciò non ha superato gli altri mezzi adottati. Infatti nei casi curati col salicilato di soda la recidi va si ebbe 26,6 volte su cento; in quelli trattati cogli alcalini o con gli alcalini c colla chinina si ebbe rispettivamente 8,3 e 7,8 volte su cento. I risultati adunque sono stati molto sfavorevoli al salici lato, ed in ciò con vengono tutti coloro che hanno instituito siff,~tti esperimenti. Può sperarsi che tale tendenza alla recidiva possa essere diminuita in seguito ad ulteriori esperienze, cd a tal uopo sembra che una graduale diminuzione dell'uso del f:trmaco, congiunto ad una più lunga permanenza in letto e ad una dieta liquida possano dare un migliore risultato. Ritomo del dolore senza (ebb1·e. - Anche in ciò l'esperienza si dimostra poco favorevol e al salicilato; il che doveva aspettarsi avuto riguardo ai fatti riportati nel capitolo precedente. Dieci per cento dei casi trattati col salici lato recidi vano con dolore; mentre appena il 6,6 °/o si ebbe in quelli curati cogli alcalini; ma. 18 °fo in quelli curati cogli alcalini e colla chinina. Fa mestieri notare che nei casi trattati col salicilato il ritorno del dolore si è avuto dopo che si era sospesa l'amministrazione del farma co, e che il dolore è cessato appena si è prescritto di nuovo il rimedio. Penntmenca nell' ospedctle. - Riguardo alla permanenza nell'ospedale il risultato più favorevole si è ottenuto cogli alcalini, il mediocre col salicilato, il mini mo col metodo misto. ~Io l ti clementi perturbatori però hanno qui manifestato la loro influenza, r.ome pleurite, bronchite, pncumonite, ccc., cosic~hè il confronto in ciò è stato poco concludente. In conseguenza la più breve durata della febbre c del dolore osservati nella cura del salicilato, ne accelerano la convalescenza i n confronto degli altri metodi; e
174 se non vi fosse l'inconveniente della recidiva. questi casi sarebbero cessati assai presto. La scoperta di qualche modificazione nella cura che ovviasse al lamentato inconveniente, vetTebbe r iguardato quale notevole progresso. Da ultimo si fa rilevare che talvolta l' azione della saliciua o dei suoi deri \'ati rimane senza effetto; mentre in altri casi si manifestano top ici efl'etti (ad esempio: vertigine, nausee, cefalea e delirio) cosicchè il suo uso è stato abbandonato prima che abbia potuto agire benefi camente sul r eumatismo.
Per facilitare l'esposto confronto si aggiunge un sommario dei risultati ottenuti in forma di ta\·ola.. È bene si conosca che la dose comune del salicilato di soda f11 di quindici grani.
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Sintomi di endooardile odi pericnrdite constatati nell' entrata allo spedale
Sintomi di endocardite o di pericardite '!llanifestatisi durante la cura
Nessun sin tomo di endocardite o di pericardite
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Durata media della
Ritorno Recidive
del dolore
permanenza
senza febbre
nello spedale
60 Sa.licilato 5,7 giorni 5,6 giorni di soda
41 casi, 7 casi, 12 casi, 16 casi, 6 casi, 29,7 giorni cioè cioè cioè cioè cioè 68,3 per cento 11,6 per cento 20 per cento 26,6 per cento 10 per cento
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Alcalini 10,3 giorni 12,2 giorni
41 casi, 4 casi, cioè cioè 68,3 per cento 6,6 per cento
15 casi, cioè 25 per cento
5 casi, cioè 8,3 per cento
4 casi, 27,7 giorni cioè 6,6 per cento
38
Alcalini 11,6 giorni 10,7 giorni 20 casi, 5 casi, 13 casi, con cioè cioè cioè chiuina 52,6 per cento 13, l per cento 34 per cento
3 casi, cioè 7,8 per cento
7 casi, 31,1 giorni cioè 18 per cento
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U tnbe reolo e 11.1. U s i: l tubercolosi e d l tlr!llcl, pel Dr. PErr-:n (Gazetle des Hn]'itrw.r, settembre 1879). L'autore, in opposizione al Laennec ed n'suoi seguaci, sostiene non essere esatto che la tisi corrisponda totalmente nell{) sue diverse fasi ai periodi ben conosciuti dell'evoluzione del tubercolo, perchè non v'ba paralcllismo fra la. lesione patologica c l'alterazione dell'organismo. Così mentre un indh·iduo che ha febbri continue, sudori profusi, ed è vicino al marasmo, non presenta
talvolta altri sintomi locali che un inùcùolimento del mormorio respiratorio od alcuni rantoli sotto-crepitanti; cioè si trova a l terzo studio della tisi sebbene i sintomi obbiettid del petto non denuncino che il primo grado del tubcrcolo. Anche le condizioni inverse si possono osservare. Organo cd organismo adunque non sono in diretta. relazione fra loro, il che esprime feli cemente l'autore colle formo le: tolleranza dell'organo, tolleranza. diell'organismo. In virtù della quale tollcr.anza un individuo potrà per molti an!!i resistere a.Ua tubcrcolosl, sopmttutto se viene protetto dall 'integriti~ delle funzioni d' ematosi (fenomeni di compensazione); c da spontanee derivazionii salutari (fenomeni di sostituzione). Trattaman.to. - Nessuna terapia è atta a debellare Ire tisi polmonare e per i tubercolosi l'unica àncora di salvezza è da riporre nella. cura. profilattica, la q ualc deve essere accomodata a ciascun individuo ed appropriata alle particolarità di ciascun caso. Bisogna rivolgere l'attenzione precipuamente al regime ed all'igiene dci tisi ci, cosicchè l'autore consultato per un fanciullo nato di madre tisica, che si dovesse fare per preservaTlo dalla malattia, rispose: convertitelo in libero abitatore dei campi. M:a. tali precetti non tutti possono mandare ad effetto. Condizioni economiche e sociali impediscono ai più di godere i ben efici effetti dell'igiene e molte volte si è costretti a contentarsit di quei meschini vantaggi che possono ottenersi nelle sale d'ospedale od in case private difettose ed insufficienti.
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Sttll' etiologia del ent•l»onc hio, espos ta dni Prof. PAsTE!: &
e CoLl:i (J onrnalcl'Hy!!iène, Paris, novembre 1879). Il Prof. rastcur parte dall'idea che il carbonchio spontaneo sia il }H"odotto della bacteri de come la pustola maligna, giacchè le lesioni anatomo-patologiche che si riscontrano nrlla bocca e nella. retro-bocca sono identiche in ambedue le forme . A conferma della esposta teoria l'autore narra le seguenti esperienze condotte a termine coli 'assistenza dei dottori Cbarnberland c Roux. Dalle quali esperienze resulta che il sangue di animali carbonchiosi, mrscolato alla term eù inaffiato con acqua di lievito di birra o di letame, ecc., dò. luogo allo sviluppo della. bacteri de, la quale aumenta di numero e si trasforma in brevissimo tempo in corpuscoli, germi che si rinvengono nella tena dopo alcuni mesi. In appresso hanno sezionato e sepolto un montone morto per carbonchio spontaneo e dieci mesi dopo nella terra raccolta alla superficie del luogo in cui fu sepolto l'animale hanno riscontrato i corpuscoli germi. della bacteride, i quali per inoculazione produssero .i l carbonchio nei porcellini d' India, mentre coll'inoculazione dei germi contenuti negli strati profondi provocarono in altro animale la sctticemia. IL Coli n così riassume i suoi pensamenti sulla durata della conservazione del potere virulento dei cadaveri e degli avanzi cadaverici c.a.rboochiosi : l" La virulenza carbonchiosa depositata nei liquidi e nei tessuti è una proprietà effimera che si estingue con maggiore o minore rapidità, ma sicuramente, nel sangue, nella linfa, nelle sierosità, nel tessuto degli organi, nc11e diluzioni allungate o concentrate, in una parola, nei solidi in cui i lilluidi stessi si alterano, ovvero si estingue sottoponendola alla essiccazione, alla ebollizione, all'azione dell'alcool, degli acidi, ecc.; 2• Siffatta virulenza scom}Jare in media dopo 3, 4, 5 giorni dal sangue c nella maggior parte degli organi dopo 8,10, 12 giorni al più, quando i liquidi od i cadaveri vengono conservati ad una. bassa temperatura e difesi dalle sostanze di facile putrefazione; 3' L'estinzione della mentovata proprietà. è costante, come lo prova la sterilità d'inoculazioni di ogni specie di prodotti car12
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bouchios i, putrefatti o che vengano modifieati in un modo qualutlf}Ue dn. energici agenti.
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Dingno~d tllfferenzlnle fra
n vaiolo e h~ varicella,
p cl Dott. M "\KC)L\. ( The Lancet, settembre 18i9). Dumnte gli ultimi sette mesi venni in conoscenza tli treutasci casi ùi mricclla.. Trentatrè di essi furono pres i per vaiolo. Sedici furono ammessi all'ospedale, essi erano stati ,·accinati o rivaccinati, mn. infruttuosamente. Tre cn.si occorsero nell'ospedale, contratti per disancntura da quelli ricoverati. L'anno scorso osservai due cas i di varicella. In uno la rivaccinazione non aveva prodotto alcun etl'ctto, però siccome il po1zicnte era stato vaccinato con esito certo, contrasse il vaiolo di formn. mite; l'altro era un fn.n ciullo no n mai n ,cci nato, che superò fclicemen te la malattia. Osservando ~.:he gli errori di diagnosi continuavano, c he la vru·icella prevale va od o west della metropoli, c che il lungo cammino pcreorso dall'epidemia di vaiolo non si arrestava ancora, colsi quest'opportunità. per indicare la. via mediante la quale s i può arrivare ad una diag nos i certa, cd al lontanare così il rinnovame nto di simili errori per quanto ciò fosse possibile. È quasi superfluo aggi ungere che fu di somma importanza di cons igliare prima l' allontanamento dall'os pcdo1l e degli inùividtti aft'e tti da
Yaiolo. L a varicella termina felicemente e produce miti ùisttubi; mentre il vaiolo, a parte l'alla mortalità, pril'a. molti de ll'avve nente ai'Jnonia delle forme c deturpa la hclltlzza - una grave perdita tanta. maggiormente sentita nella presente età di raffinatezza da coloro ch e la posseggono. Conosciamo tut.ti che il periodo d' incubazione o stadio pre-eruttivo, è quasi lo stesso in ambedue le malattie. E sso però è più variabile nella varicella che nel vaiolo. Nei miei quattro casi d i varicella il periodo d'incubazione fu rispcttintmcnte ùi diciassette, tredici, dodici e nove giorni. dottor Gce assegna al detto periodo circa quindici giorni; il dottor ~Iur cbison undici giormi; il dottor Squire dicci o dodici giorni; il dottor Trousscau etl il dottor Hutc!J inson da quattro a diciassette giomi; il dottor Tùomas di Li psia tredici a diciassette giorni;
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ed il dottor Erasmo \ Vilsou da quattro a sette giorni o quattordici giorni. Negli otto casi del dottor Steiner successivi alla. inoculazione di varicella, iale periodo fu di otto giorni. Lo .stato pro-eruttivo nel vaiolo è stato generalmente fissato a quattordici giorni. N elle mie osservazioni lo trovai oscillante fra do-dici e quattordici giorni; ma esso può variare f1·a nove e ventun .giorno. Inoltr~ la febbre incipiente in ambedue le malattie non porge alcun indizio per distinguerle, specia lmente quando i pro.dromi non sono molto caratteristici nel vaiolo, come suole verificarsi nei fanciulli vaccinati in cui la malattii\ viene modificata e perciò è più facile lo scambio. Si è detto che nel vaiolo la febbre inizial'e è caratterizzata da dolori lombari, da dolore all' epi.gastrio, da nausea e da cefalea. Però in molti casi i primi due s intomi mancano. In alcune opere di medicina lo stato d' invasione ò lillllitato a quarantotto ore nel vaiolo, e ventiquattro ore nella varicella. ~on v'ha dubbio che ciò possa riscontrars i in molti casi, ma questo stato, devo dirlo, è arbitrario ed indeterminato, cosicchè non sarebbe possibile di ftu·e una diagnosi certa fondandosi sul decorso dello stato pre-eruttivo. Curschmann dice ·" se noi passiamo adesso alle considemzioni del primo &tadio del vaiolo noi troriamo che in molti casi, specialmente di vaiOloiùc, i primi sintomi sono così vaghi, indeterminati e vari che nessuna diagnosi è possibile tinchè non si manifesti l'eruzione caratteri.stica. , Sar ebbe fuori di luogo il discutere qui su tale argomento ed io mi astengo dal fare ulteriori rimarchi. Incomincia.ta l'eruzione assume la malattia una forma caratteristica. Nel vaiolo l'eruzione è dapprima papularc, poscia vesci.culare e finalmente pustolare. ~el vaiolo varicelloide lo stadio pustolare è abo1'tivo. Le papule sono sempre dure al tatto, a un <li presso ùella stessa grandezza o ve sono separate, non sempre })Ossono venire }>ttlpate attaverso alla pelle nel principio ùi loro .comparsa. Occorrono tre giorni perchè una papula divenga vescica e circa ·due o tre giorni perchò una vescica si converta in pustola. Nel maggior numero di casi le vesciche sono ombellicate, specialmente presso gl'individui non vaccinati, però non lo sono cosi completamente come presso i vaccinati. Il sintomo patagnomomico delle vesciche nel vaiolo è che esse sono sempre moltilo-
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culnri e non po:::'on.o venire completamente vuotati del loro contenuto colh~ semp.lice puntura di un u~o ,o di uno spi llo. Il contenuto delle vesciche è "pl a~tico e vischioso, . Nella varicella lo statlio papulare dun:t appt'na poche ore. l .e papule sono di varia. grandezza e nel secomdo e terzo giorno se ne w~gono in tutti gli stadi corue se una fresca mct~o lla ne usc·isse alla pelle ogni mattina. Le vescichctte sono superficiali, più o mcn<f globulari con aureola inclcterminata attorno ad e~se . Le vescirhettc del tutto SYiluppate sono uniloéulcu·i, c pòssono venire vuotnt.e del loro contt'nuto con ul13. snmplice puntura. La linfa è " sierosa ed acquosa, Io ho trovat-o questo sintomo ns~ai cnratteristico per la. diagnosi tlifl'ercnziale fra. le due malattie. Il clottor Hutchinson nelle sue ler.ioni di clinica c·hirur~ica recentemente pubblicate, so~gi unge: "Per ciò che ho sopra espre~so io dis:;ento dall'opinione popolare che le vescichette di varicella siano st'mpre globulari.
Al contrario esse 1 se vengono o~se rntle att cn tn.mentc, mostrano una superficie ineguale come se fossero state formate da effusioni successi re. In tali casi nn n St'mplice puntura. non basta n. dare esito a tutto illi<tuiùo.L'asserzione che la vcscichetta è globulare, una vera vescica r.on una soln cavità, non lleve essere accetta~ in modo assoluto ,. Il dottor Tilbury Fox eù il dottor Ernsmo \Vilson, due eminenti dermatolo,!.(i, afi'ermano che le ,·escichette della varicella sono uuiloculari. Il dottor Thomas, nel suo articolo sulla varicella, nell'enciclopedia. di Ziemssen, dice: "Quando si punge uuà ve. cichctta recente, esce un liquido chiaro o leggermente torbido, <la·pprima in piccola quantità, in appresso in quantità relativamente considerevole, ma giamm::ti sufficiente per produrre il collasso completo della vescica; ciò dimostra evidentemente che non si tratta di semplice vescica, ma di vescica che possiede delicatissimi setti, i quali la sudùiridono in più logge che nullameno possono infine fondersi in tutto od in parte distruggendo le loro pareti di scpara7.ione. Cosicchè praticamente parlando le vescichette completamente sviluppate sono unilocu·lari. Se le vestichette fossero moltiloculnri clovrebllero essere molto pil1 irregolari nella formn di quelle che si osservano nella. rapida e profusa cssllldazione. Sono state descritte da alcuni come ombellicate, cioè come quelle ùel vaiolo, ma tale fenomeno è pro-
()otto dall'c5sict:amcnto della linfa alla sommità della rcscica più
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che nelle altre parti. La difficoltà di vnotarlc completamente dipende dal fatto che le medesime non si tromno tutte nello stesso stadio. Percbè mentre alcune sono allo stato di ,papule o vicine a divenire vescicolate, le altre sono \·escichette del tutto sviluppate e globulari ovvero alla fase d'incipiente essiccazione. In ques t ' ultima fase, lacerando i setti della vescica ho aspo1tato filam enti di linfa disseccata. L 'oggetto di questo scritto è di ri chiamare l'attenzione dci pratici s ulla diagnosi di queste due infermità, delle quali l' una è b enigna c l'altra è un tremendo e pericolosissimo ftngcllo dell' umanità. Quando si può. dimos trare l'esis tenza dell'infezione, la natu1·a della malattia diviene evidente, ma ciò non può sempre esser fatto.
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SfiliA sed e d el res trlnglme nti ure trall , del dottor l\L YERNEUiiL. ( Gazctta d es Hopitaw:, N. 5). I rcstringimenti del canale delL' UJ·etra non hanno que lla sede che loro viene generalmente attribuita. Praricando il cateterismo. in individui affetti da !lisuria cagionala da un r('stringimento, s i incontr!tno due ostacoli almeno; il primo ha una !'Còe affatto indeterminata, il secondo invece ha una sede inrariabile e costante a tredici centimetri dal me:tto urina.rio,cioèa liYello della J!lOrzione muscolare dcll'uretra. Questi due ostacoli non sono della stessa natura; il primo è fibroso, cicatriziale; il secondQ è mnscolare, spaswodico. Per conseguenza Jncntre il primo è sempre dello stesso calibro, il secondo varia con!'iderevolmente, aumenta o diminuisce a seconda delle circostanze. I restringimenti che hanno sede n ella parte anteriore possono essere più o meno numerosi ; essi sono distribuiti nei primi dodici centrimetri del canale; ma il restringimento posteriore s i trova al tredieesimo centimetro. An<'he CJuando il restringimcnto anteriore è stato prodotto da traumatismo, si osserva pure il rcstringimento spasmodico posteriore; questo fatto però si verifi ca assai di rado. Cosl pure, allorquando si arriva al tredicesimo centimetro senza aver in·c ontrato restringimento alcuno, si può e!'s·er certi che la disuria è dovuta. ad unn. semplice contrattura e che non esiste restringimento. Il solo ostacolo all'emissione dell'urina ha sede nell'urctra muscolare. La blenorragia è forse l'unica causa dci rcstringimenti uretrnli; essa incomincia neii.L porzione anteriore del canale, r esta per lungo tcm po localizzata allà fossa navi colare, pose in si propaga. finn al bulbo; allorquando essa ha oltrepassato il canale uretrale,
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Produce la cistite del collo cci una nuoYa serie di fenomc•ti morbos i. Sembrerebbe che i r estringimenti dovessero occupare quei punti nei quali l'intiammazione è più forte; essi sono inrcce più frequ enti in quelle località che sono eccezionalmente la sede del processo infiammatorio. I o credo che i restringimeuti hanno origine dalla flebite del tessuto assai vascolare del corpo spugnoso deU'urctra. Le flebiti d el bulbo banno un' inflluenza considere,·ole sulla produzione dei r cstringimenti e sugli a,ccidenti che ne d eri vano; si forma dapprincipio gonfiore e trombosi ed in seguito si produce l'evoluzione cicatriziale. Io non credo che, dove vi sono fibre muscolari, il rcstriug ime nto possa aver luogo tanto facilmente, penso inrece che i r estringime nti a llrello della regione muscolare siauo semplicemente spasmodici. • Nei casi di disuria J',~lemento spasmodico è la regola, non l'eccezione. Quante volte avviene che, cloroformizzando ilmabto, si riesca a far passare una grossa candeletta , quando già si st:wa per praticare l' uretrotomia esterna! I bagni caldi a 50 gradi producono il medesimo effetto. Quando una candeletta intt·oùotta senza difficoltà noll' urctra, arriva al dodicesimo o tredicesimo centimetro dalmeato ed incontra una forte difficoltà a progredire; ciò è dovuto allo spasmo, alla contrattura che, lo ripeto, è costante nella dis uria ecl ha la s ua sede in quella localitìL. Questa regola soll"re numerose eccezioni ed è importante il conoscerle; la nntura muscolare essenzialmente spasmodica dell'ostacolo la si osserva soltanto noi restringi menti che non sono molto vecchi, che non furono sede di forti infiammazioni, che non s iano formati da tessuto inoclulare. Allorquando un muscolo è stato per lungo tempo contratto, la. sua struttura si altera, la fibra muscolare subisce una trasformazione fibrosa analoga a. quella che si osserva nei casi di torcicollo, di piede torto, ecc. Il muscolo si fa scrosciante al taglio, la fibra muscolare è più o meno scomparsa por dar luogo ad una vera sclerosi, nella quaic il tessuto connettivo eli nuova formazione ha preso il posto della fibra muscolare. Ma perchè si produca una sim ile alterazione, b isogna che lo spasmo abbia durato molto tempo. Le ripetute infiammazioni producono i medesimi effetti. Quando trovo un ammalato di disuria io cer co di sapere se fu sottoposto alla cura
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della d ilatazione eù a cateterismi ripetuti, se durante ques te manovre ha fatto sangue, se avvenne quakhc falsa. s trada, se ebbe fi stole orinaric,ccc., in tutti questi casi eridc ntcmente non s i tratterà di semplice spasmo ma di rc~trin gim c nlo fibroso ; senza dubbio l'ostacolo da principio era muscolare, s pasmodico ma, per In, protratta contrattura, è direntato in seguito fibroso cicatriziale. Da q ucstc cognizioni s i ponno dcùunc molte conseguenze pratiche; i casi di ritenzioue d' urina per re~tringirn cnto d'origine non trO!umatica sono rari; il getto diminuisce a poco a poco, l' urina cade goccia a goecia senza che per ciò abhia luogo una ritcnzionc d'urina. Se a 3, 4, 8 centimetri d~tl meato si incontra. un ostacolo che non può essere s uperato neanche con candeletta. filiforme, la. causa della ritenzionc iu tal caso è un restringimento fibroso; se si interroga il mal:tto fa ci lmente s i apprenderà. che il rcstringirncnto ha avuto principio molto tempo addietro. ])'la se invece si tratta di un individuo che è mala.to da qualche giorno soltanto, che un mese prima orinava liberamente, e che in due o tre g iorni è 1n·cso da ritcnzionc, la candcletta. filiJorme entrerà liberamente fino alla parte posteriore elci canal e'; là soltanto incontrerà l'ostacolo. In tal caso si ha il diritto di conchiudere che si tratta d i rcstringimen to s pasmodico, se il malato non ha sofferto precedenteme nte delle fi stole urinarie, degli ascessi uriuosi, dei flemoni, ccc.; in caso diverso il restringimento è fibroso, ciò che però aniene assai raramente. Allorquando, dall'interrogatorio e dai sintomi osserrati, si può esser certi che non vi ha. rcs tringimento organico, ma soltanto uno spas mo, non bisogna. tormentare il malato e limitarsi a quelle manorre operatorie che sono indispensabili per h diaguosi. Prescrivete dci hagni, dci la\•a cri addizionati con dieci-venti goccie di 1audano, applicate dci cataplasmi sui ventre cd as pettate che il malato urini spontaneamente. Se l'uscita dell'urina si fa troppo aspettare, tentate l'introduzione di una candelctta fini ssima e rimettete il malato nel bagno; egli m·inerà a pien canale. L'introduzione ùi un crine di cavallo pure basta per produrre questo ris ultato. Durante lo spasmo· nè i g rossi nè i piccoU istrumenti ponno essere introdotti; si s tanca inutilmente il malato e, se si è seguaci della. teoria che non vi sono r estringi menti insuprrabili, s.i corre il pericolo di fare false strade o di produrre accidenti febbrili.
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Nel passnto secolo godeva molto farorc contro In rite nzione di urina il snlasso; si facevano uno, due, tre aiJlJOntlanli salassi al braccio, sopraggi ungeva la sincope, la contrazione muscolare <:essava cd il catetere poteva essere introùotto . .Anche il tartaro stibiato a dosi elevate, il cloroi'ormio, le inic:t.io ni di morfina ( un centigrammo ogni ora. iniettato al pcrinco) hanno dato dei soddisfacenti risultati. N ci casi invece nei c1uali non v'ha spasmo, l'aspettare è molto più pericoloso. Se si ha la couvi nziouc che vi sia un restringimento fibroso, bisogna J>rontamente decidersi s ul da farsi. Se non si può penetrare in vescica, non bisogna esitare a praticnme la puntura. La lenta dilatazione e l'incisione cranù i mezzi adopcra.ti una vol ta. Come nei casi di contrattura del retto possiamo as tenerci dalle profonde incisioni che faceva Borer e vincere l'ostacolo con metodi più blandi, così pure possiamo regolarci nei rcstrin" gimenti dcll'urctra. Si facc\'a l'nretrotomia nelle parti muscolari del canal urctrale, in regioni quindi molto pericolose; secondo il principio dci restringimenti spasmodici dell'uretra muscolare queste operazioni pericolose diventano inutili. L 'urctrotomia in tema è tanto meno pericolosa e tanto più facile acl essere eseguita quanto più anteriore è la regione del condotto urctrale s ulla quale si opera; non vi è a. temere il pericolo dell'emorragia. La regola quindi è di evitare ogni operazione molto profondamente, poichè, una volta che si è potuto ottenere lo sbrigliarnento nella parte anteriore, cessa lo spasmo delle parti pos teriori. Per queste esplorazioni è molto miglior cosa. s ervirsi di candelettc con estremità al'l'otondita anzichè pontuta, perchò queste ultime ponno pungere la mucosa c provocare lo spasmq. Riepilogando, ogni volta che sondando una uretra si incontri un ostacolo a tredici centimetri dal mento, e che la parte anteriore del canale sia perfettamente libera, non si tratterà di res tringimento ma di un semplice spasmo. Bisogna in allora indagare c1uali siano le cause di tale spasmo; e se queste cause non si tro~·auo nella porzione dell'urctra. che sta davanti allo spasmo, bisogna cercarle dietro allo spasmo stesso; esaminare le vescicllctte seminali , la prostata, la vescica, gli ureteri, i reni che ponno in qualche modo essere cagione della contrattum. Pari-
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menti una rolta che In parte anteriore del canale uretrale, esplorata con cantleletta fini ssima, è perfettamente sana, bisogna cessare ogni manovTa e limitarsi al trattamento metlico delle affezioni che sono la sola causa della rilenzione dell'urina.
... Cura nntlsetttc n. ne lle s uppurnzioul (lc ll'oreeehlo m e dio, del dottor Fnn:n ~:RI C"II n ~:ZO I ,I) ( Archit•. fiir Ohret~ llcilkullfle- D eul:;che mililiil·ih·ztliche Zeil srltrift, 1• no\'embre 1879).
L'autore pubblica dci risultati molto so ddi ~ face nti ottenuti da lui stesso mediante il trattamento antisettico nella cura dell'otorrea; l'acido borico mostrò una, grande etlicacia contro 11uesta affezione. L'acido carbolico ha. un 'azioue eccitante sulla mucosa dell'orecchio medio; usamlolo continuamente, le granulazioni si fanno più abbondanti, c cresce la secrezione, la <tuale si fa anche qualche volta sangninolenta. Nelle carie e nelle necrosi delle ossa temporali l'acido c;wùolico è raccom;wdato per iniezione in una soluzione acquosa di '/2 a l 0/o. L'acido S<llicilil:o non pare indicato nelle infiammazioni purulente dell'orecchio medio, che datano di fresco ; nelle forme croniche una lavatura continuata, e specialmente con" In. soluzione di spirito di vioo (0,8 a l sopra. 50 di alcool c acqua una) produsse la diminuzione, e in taluni casi la completa cessazione del pus. L'acido timico è tollerato senza dnuno dalla mucosa della cavità timpanica, c djminuisce forse anco di qualche poco la secrezione, ma deve essere molto allungato (un cuc(·ltiaio da caffè in una so lu;~,i on c di l •jo di spirito di vino so pra un r1un•·lo d"ncqun). L 'acido "borico unisce alla qualità antiscllicn. il mntnggio essen:t.ialc che la sua azione sulla mucosa dell'orecchio medio non provoca qualsiasi reazione. Bczold si servi pceiahncntc dell"acido bori co in iJOlrere nelle insuffinzioni, e riempiendoue il canale uditivo. Ln, sua azione sulla SCCJ'czione, comparata a tutti i metodi di cura fin qui usati nelle suppnmzioni croniche dell'orecchio medio, si mostrò fino dal princi pio cosl sicura e pronta, che Bezold a poco a poco si servi dcll'ttcido borico polverizzato, non solamente in ogni. snppurazioue, sia dell 'orecchio medio, sia del canale uditivo; ma.
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anche nelle più piccole opN·azioni dell'orecchio eseguiva ordinariamente l'insufflazione. Il riempimento del canale dell'orecchio con questo antisettico ha per l'autore la stessa importanza. della medicazione antil;ct.tica per la chirurgia. Il trattamento completamente antisettico, pcr <1uanto lo permettono le conùizioni dell'orecchio, consisterebbe nei seguenti tre momenti : l" Il canàle uditivo e la cavità timpanica. saranno diligentemente lavati mediante iniezione di una soluzione satura di 4 °fo di acido borico ; 2• .\.sciugata che sia la parte, e dOJJO aver usato la doccia d'aria, si fari l'insutllazione di acido borico polverizzato, introducendo poi un po' di polvere nel canale uditi\·o; c ciò in considerazione che per la forte insufilazionc la polrcre leggera se ne esce in gran parte; 3• Il canale uditivo sarà chiuso con ovatta salicilica carbolica o con garza boracica. Queste operazioni vcnanno ripetute tante volte quante l'ovatta è impregnata di sc<-rezionc. I risultati ottenuti da Bczold con l'uso dèll'acido borico nello spazio di un anno c Jncz ~.o, si distinguono dalle altre statistiche otoiatriche, sia riguardo il numero delle guarigioni, che alla brevità della cura. La durata flell'otorrca nell'otite acuta media purulenta (in tutto 2fJ casi) fu di 13 giorni ; nelle forme croniche (102 casi) di 19 giorni. Qualche recidiva scomparve prontamente ripetendc la medesima cura. L 'acido borico si presta meno nelle otorree complicate accompagnate eia necrosi, noncbè in quelle che accompagnano la scrofola pronunciata o la tisi polmona.re avanzata, e finalmente non è ne11pure molto indicata nell'infiammazione }Jurulenta della parte superiore della cavità timpaoica, quando .esiste la rottura della membrana e formazione di polipi.
Soll' o cclosloue d e l vns l s nngoJgnl dopo la loro legat.nro , del dott. SE:\FTLEBF.N, medico di stato maggiore. ( Deulsclte m ililtirlirziliche Z eitschri(t, 1' no vembrc 1879). Il lavoro del dott. Scnftlcben, fondato sui molteplici espcrinlcnti escguiti nell'Istituto patologico di Breslayia, spiega in
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qual mo•lo lr. •·rllulr rmigranti, cioè i corpuscoli sanguigni incolori, partecipino all'occlusiouc del lume dci rasi dopo la legatw-a. Fra i molti autori che tr:Ùtarono questo argomento, nawngnrten c Rooù conconl:luo nell'opini one, che siano specialmente gli endotelii dei vasi, da cui trae origine il tessuto connettivo, che è coudiziouale della occlusione tlcfinilira del lume dci vasi. Senflleùcn, che, per una serie di esperimenti si era persuaso, essere più probuùilc che la parte principale non spetti agli cndotclii, ma alle cellule emi gran t i, volendo assicurar;;cne, procedette in maniera, da presentare, uclla cosiddetta organizzaz.ione del trombo, l'azione degli enùotelii dci m si di risa da quella delle cellule em igranti. A tale scopo egli si serri un::~. volta di un vaso, su cui era stata eseguita la do ppia legtUura, tolto ad un coniglio morto da parecchi giorni, per cui non c'era più questione sull'azione vitale degli endoteli i; e dopo una opportuna disinfezione, lo introdusse n ella carità rcntralc d'un animale vivente, lcgandogli contempo raneamente una carotitlc, in modo, che ne risultarono due legature in continuità, a distanza di l a l 1j1 cent. l'una dall'altra. n vantaggio di questa disposizione sull'esperimento, si è, che si ha H mezzo di esaminare la, cosiddetta, organizzazione del tromùo, da una parte escludendo con sicurezza la partecipazione dell'endotelio, dall'altra riconoscendola se questa realmente nvea luogo. Il risultato degli esperimenti in questo doppio sen~o fu assolutamente concorde: in tutti due i casi dopo lO o 12 giorni si vide all' interno del lume dci rasi un bellissiJno tessuto vascolarizzato consistente quasi esclusivamente in cellule fu siformi. L o studio del primo stadio del processo, che succede alla legatum, mena a concludere, che gli elementi veduti nel microscopio non prorengono da un processo di proliferazione dell'endotelio dci rasi; bensì da quelle cellule, che banno parte principale in ogni infiammazione, cioè dalle cellule emigranti, ossia. sanguigne incolori. I risuitati delle ossennziotti, nelle quali anche le quistioni chirurgiche eminentemente pratiche trorano la loro soluzione, come l'aA'ermarc che l'occlusione dei rasi col tessuto connettivo allbia esito sicuro anche quando il vaso legato sia o.ssolutame n te
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privo di sa,nguc; c che nel corso asettico delle ferite non si form~ ordinariamente nei vasi legati il minimo coagulo, })O~souo essere riassunte in breve nel seguente modo: 1• L 'occlusione del lume dci \·asi per tessuti connettivali dopo la legatura, può certamente riuscire s(flJZ:J. qualsia.~ i partecipazione degli endotelii dei yasi con le sole cellule emigranti. Queste attrayersano la parete vascolare specialmente nel punto della legatura, e in piccolissima parte in altri punti della stessa; 2• Si può ammettere con certezz:t che qu e~;ta chiusur:~. a. tessuto connettivo si faccia elfettimmcntc nello stesso motlo. 3• Le ceUule emigranti, ossia le cellule sanguigne incolori, possono venir trasformate in certe date con dizioni in cellule epit eliali, in cellule giganti, in fus iformi , e finalm ente anche in tessuto connettivo. Ciò acca.de sempre necessariamente, quando nell' infiammazione non si abbia suppurazione o altri processi che impediscano il loro sviluppo progressi vo. -l • Come nel lume dei vasi, lo stesso processo è, più o meno, esteso anche nella. parete vascolarc, c in prossinùt à di essa a norma. del grado d'infiammazione pro\·ocato dalla legatura. E ,·crnmente questo processo non può dipendere dagli entlctolii dei vasi legati. 5• Dopo la legatura ha. luogo un' infiammazione della parete vascolare, che conduce alla formazione di connettivo, come sarebbe l'arterite, che non si distingue per nulln. dalle altre forme di arteriti obliteranti. Si dovrà ammettere adunque come probabile anche riguardo a queste lo sviluppo del tessuto connettivo patologico pro~cniente dalle cellule erranti.
Sulle vcg4lta.zlool di batt.e rl plgnte ntarl n e lle sos tanze c omponenti gli appo.recehl, del dott. URLicus (Deutsclle militararztliclle Zeif scllri{t, P novembre 1879). L 'enigma del pus <:olorito in turchino si è felicemente sciolto. Fu dimostrato che esso consiste in una formazion e di muffa co~tituit.a da. batteri sferici innocui, i quali, al contrario di rtuelli che provocano piemie, resipolc, ccc., non visibili ad occhio nudo, lasciano nelle sostanze componenti l'apparecchio una. visibil~
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ltiY!STA CFitrtCI:GIC.\
traccia turchiua, c si ap11alcs:tno per un odore caratleristico licvemr nte aromatifo (G irarù). Qualthc \'Oita que~to odore ò l' unire indizio J ella r cgetnzionc parassitica, c s i riesce ad ottenere il colorito turchino col semplice innesto, come lo dimos trano due cas i pubblicati. l:na. stessa condizione Ji cose fu verificat a sulle muft'e gialle prodotte dal pane umido esposto all'aria. Sugli apparecchi poi, se ne riùt:ro di gialle c di quelle tra il giallo cd il rosso ; e ciò, non so!o in set-:ni to a. relatiri esperimenti, ma anche sponta.neamente, tu tte rtucste formazioni s i comportano ugualmente sotto ilmiCI·oscopio; e se inncs t<'Ltc opportunamente, producono una medesima sos tam.a colorante, cioè la piogenina. Colti vali nel liquido di Pas tcur, questi batteri sono incolori; e solamente quando s iano tra; port.ati in terreno omogeneo tingono le sostanze in turchino. All'opposto, le forme prorenienti da un infuso di tabacco lr.seiato al caldo dalle U alle 2tl ore, simili in tutto sotto il microscopio a questi batteri cromogcni c che si llloltiplicano nel liquido del Pastcur, non produssero in nessun caso la tinta turc hina. (~ucsti esperimenti dimostrano esistere un nesso nelle specie dei batteri cromogeui, e una ditfcrcnzn. nelle loro produzioni, in paragone a <tnelle della stessa ligum. Xon corris pondono tuttaYia. allo scopo di sciogliere la IJUistione scientitic:t fra Co h n e X acgeli. Quest'ultimo non tlistiugue che le categorie delle muffe, gemmi pare e fissipare; ma. fa. passare i memùri tli queste grandi famiglie gli uni negli altri, facendoli però andar soggetti ad alcune scompos izioni secondo la difl'ere nza del terreno della loro primiti rn. origine ; mentre Co h n, per o:tni singola forma, cioè di sporulc, di micclii, ecc., nnunctte una specie tlcl tutto distinta daUc altre.
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RIVISTA OCU LISTIC A
Sull'o ttome tro e l'es u.me d e gli o cchi n e lla m c di· c han. leg t,le mUltare , del dottor PEL'l'tEn, medico di
stato maggiore nell'esercito prussiano. L'autore si mostra in questo scritto poco persuaso della utilità degli ettometri, che non avrebbero, secondo lui, altro vantaggio che quello di poter fare a meno di unn. stanza bene illuminata, lunga 15 o 20 piedi, e di supplire con uno strumento })ortatile la voluminosa e pesante cassetta delle lenti. La maggior parte degli ettometri riposano suH'uso di una lente convessa che modifica il punto prossimo o il remoto, e la refrazione e l'acutezza visiva non sono misurate secondo le vere distanze, ma queste e la relativa divergenza e convergenza dei raggi luminosi sono vi.rtualmente determinate per mezzo della lente, il punto prossimo e il r emoto sono così spostati e modificati. Nello stabilire la refraziono mediante una lente convessa ò chiaro cùe quando taluno con una lente di+ 10" raccoglie sulla sua retina l'immagine distinta di un oggetto situato a 10 pollici di distanza, deve essere emmetrope, o certamente non ametrope di alto grado. Se l'oggetto è situato al di h\ del foco principale, perchè egli veda chiaramente deve essere di necessità ipermetrope, e se al di qua, deve essere nùope o emmetrope con buona accomodazione. E qui cominciano le cause d'errore: quando è ancora attiva l'accomodazione è difficile che lo stato della r efrazione sia esattamente determinata. Per misurare l'acutezza visiva le condizioni sono ancora più complicate. Lasciando anche da parte l'accomodazione, sono necessarie tante supposizioni che non sempre si verificano. P er poter cioè determinare l'acutezza visiva come nella vista diretta, prima si stabilisce la posizione, poi la grandezza dell'immagine. La posizione risulta senz'altro dalla legge dei fochi coniugati,
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ma JH'r la grandezza, 1lclla ilnma~inc bi,;orrnn ammettere che il centro ottico della lente c il punto nodalc dell'occhio si corrispondano, che l'immagine e l'oggetto :-~ppari~;cano sempre sotto il mNlcsimo angolo risiro e le immagini rctiniche abbiano la me1lesima b'~·an<lezza. l\Ia tale supposizione, come ancrte l'Hirschhrrg, ha per fomlantcnto un errore che consiste nel confondere i (!i,·crsi an~oli vb;iri sotto cui diverse persone scorgono dietro la, m edes im ~t lente il medesimo oggetto con gli identici angoli visivi sotto cui un solo o mcclcJ;imo occhio, posto di etro la len te, può di tingucrc un o::rgelto a dil·cr!'c distan?.c, cambiando l'accomo!lazione. Xcll'ultimo caso In distanza della retina dal punto noùalc rimane costante, ncll'nltro l'errore può giungere fino a porhtre nna dift'crcnza del 100 °jo sulla grandezza della imnt<t~in c. (V. Hirschberg, Conhalbh1tl (a1· p1·aktisclle .AufJCI!hcilklllulc, l d77, S. 112 c 259.) Dopo ciò il Pcltzer conclude che il metodo più semplice, più sicuro c pilt ~picc iativo è il comune metcdo clinico, che ci si è studiato di rendere più facile Cl'rcan i!o di eliminare le difficoltà più sopra, rammentate. Ila immaginato prima di t11tto un espedic'ote per raddoppiare la distanza dell'oggetto, e questo fa mediante nn grande specchio piano che dupli ca la lunghezza della stanza. Attaccando lo specchio acl una parete e ponendo risi d i faccia colui che deve essere esaminato, con in mano i caratteri di prora, se la distanza è per es~ mpio di dicci piedi, egli dovrà disti nguere questi caratt eri come se fossero distanti venti picd.i . Crede che <luesto artifizio possa. talora essere utile a scoprire una simulata debolezza visi m. Se uno, per esempio, non distingue il n• XX a 20 piedi, si stacca allora dalle pareti la !.avola dei caratteri o dei segni internazional i e si dà a lui in mano facendol o avvicinare allo specchio fino a dieci piedi, per vedere se potesse leggere almeno a metà distanza, Il Pcltzcr è d'avviso che pochi coscritti c qualche volontario d'un anno potranno lì })Cr li a ccorgersi della illusione ottic:a ed evitare l'inganno. A sostituire poi ht cassetta delle lenti, l'autore usa da qualche tempo una raccolla di lenti da+ G a-+- 50 ridotte alla grandezza eli quelle che si trovano ncll'ottalmoscor,io del L iebreich e incastrate in un regolo di gomma indurita. ll regolo è diviso per il lungo cd è munito ad una estremità di una cerniera, al-
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l'altra di una serratura a gancio, per cui si apre come una forbice. Ha. inoltre otto aperture roto11de della grandezza delle lenti, le quali vi sono tenute fisse media.nte incastro. La distanza delle aperture è quella ordinaria d~gli occhi, di modo che due di esse possono formare nn paio d'occhiali. Il regolo contiene quattro paia d'occhiali, onde per 32 paia d'occhiali o 64 vetri concavi o convessi ci vogliono otto di questi bastoncini. Oltre la scritta " concavo - convesso , ed il suo proprio numero, ogni regolo porta i numeri delle lenti che contiene alternativamente sopr a e sotto ciascuna apertura, per poter riconoscere subito i vetri che vi corrispondono. Allo stesso oggetto sono tirate sopra. numeri eguali delle linee di egual colore, dovendo, nell'usare lo strumento, trovarsi sempre davanti agli occhi gli stessi colori e quello di mezzo cadere sul naso . .A.ffinchè la luce refratta da un'altra. lente non disturbi, ogni regolo ha. un disco o coperchio mobile ller potere al bisogno, come nell'esame monoculare, occultare una od altra lente. Un altro disco serve come apparecchio stenopeico per rendere possibile l'esame dell'astiguJatismo nei meridiani principali col mezzo di vetri sferici, senza aver bisogno di lenti cilindriche. Sopra ogni disco possono apporsi i caratteri di proTa per poter seuz'altro fare l'esame con lo specchio. Il tutto poi, compresi i regoli, i caratteri di prova, ottalm oscopio, vetri colorati, prismi, può comodamente essere contenuto in una cassetta che non è più grande di un piccolo ottometro. Che il maneggio di questi occhiali sia. semplice e facile e risparmi di tirar fuori tutte le volte, di pul.i re e rimettere i vetri nella cassetta, non può negarsi. Il loro difetto consiste nel diametro necessariamente piccolo delle lenti e nella iuvariabilltà della loro distanza. Il primo non si può fuggire senza rinunziare allo scopo p1·incipale, l'altro lo ha pure l'ordinaria cassetta delle l enti, e vi si rimedia !\ll'occorrcnza con l'esame monoc\Ùp,re. Per ridurre anc!he più lo strumento si potrebbero tenere le lenti sciolte in una piccola cassetta ed avere un regolo solo, ovvero per ogni numero avere un vet,ro solo. Ma questo non sembra nè più semplice nè più facile. Gli otto bastoncini sono costati all'autore 14 marchi, le lenti sedici. 13
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R1VI3TA
Apparecc hio per gli e8pcrbnentl di percezione di colori ut~ll'oscurltà, del dottor J. MARf':crtAJ. 1 medico capo di marina a Brcst (Det· Fel·lctrzl, 4 novembre 1879) . ••
Questo apparecchio è usati) nella marincria francese per gli esperimenti di percezione di colori nell'oscurità. E sso può essere t:omposto di una o due scatole; la prima contiene due identici apparecchi. Io preferisco la seconda forma, perchè con essa h: immagini r etinicbe consecutive vengono affievolite. Ogni scatola o lanterna porta nella sua parte anteriore, cioè in quella verso l'osservatore, una sorgente di luce (per lo più una candela stcarica), la quale è introdotta in un tubo metaWco e si mantiene costantemente alla medesima alteua mediante una molla a spirale. Un altro tubo metallico, diviso in due, serve da camino, e può essere abbassato in modo da regolare la"fìamma e permettere di misurare la luce. Un piccolo specchio manda un fascio di raggi dn. tutte due le parti verso ìl fondo dell'apparecchio, e illumina i vari settori colorati d'un disco mobile di cartone. I raggi riflessi una seconda volta dal fondo in direzione dell'osservatore illuminano per trasparenza i diversi settori varia.mente colorati d'un disco di vetro disposto simmetricamente a quello di cartone, e cbe può esser mosso parallelamente alla superfitie anteriore dell'apparecchio. In questo disco manca uno dei settori per dar passaggio ai raggi riflessi dal settore bianco posteriore nell'esame diretto (solamente a luce riflessa). In ciascuno elci due apparecchi ogni singolo disco può avere un movimento circolare mediante un cordoncino avvolto s ulla estremità. ingrossata. dell'asse di rotazione. Questo movimento J>Oi può essere trasmesso a piccole ruote che si trovano n ella parete anteriore dell'istrumento. Tale disposizione permette all'esaminando, che è posto ad una data dlstanza dall'apparccchlo che gli si destina, di regolare a suo piacimento i movimenti dei
d.ischi. Nei denti esistenti alla periferia dei dischi messi di fronte a.i settori s'incastra una ruota, la quale producendo un certo ru more, indica che il centro del settore si trova. dirimpetto al punto
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dove si proietta il raggio luminoso, e dirimpetto anche all'apertura, attraverso la quale l'esaminando deYe riceverlo sull'occhio L'apertura praticata nella parete anteriore ba un diaframma all'interno, il quale viene regolato mediante un bottone collocato esternamente. Esso si muove in una scano.latura verticale, ed è solidale con una scala millimetrica, in cui un indice corrispondente al bottone, segna costantemente il grado d'apertura del diaframma. S'intende che questo meccanismo può essere sostituito da una piastra o da un disco movibile, mediante una. crémaillère con apertura. millimetrica, come nell'apparecchio di Donders. Finalmente all'esterno della parete anteriore si trova un intaglio in cui sono incassate delle piastre, sieno o no metalliche, ()YC stanno impressi segni o lettere di una determinata grandezza, a guisa dei noti caratteri di prova. Queste piastre di saggio, illuminate e colorate in modo diverso, possono servire p er qualsiasi esperimento ottometrico, poteJHlosi cambiare, avolontà dell'osservatore, tutti gli elementi dei suddetti esperimenti. Nell'apparecchio che viene dato all'esaminando l'intaglio è sostituito da un disco mobile, il quale porta identici segui e caratteri di prova di quelLi dell'esaminatore. È chiaro dunque che i due apparecchi sono costruiti identicamente, ad eccezione di quelle varianti, che permettono all'esaminando il maneggio degli ()ggetti presi in esame, qualunque sia la distanza che si stimò necessario di determinare. Le ragioni di una tale costruzione sono le seguenti: ·Nel corso dei suddetti esperimenti si cercò di conservare le {:Ondizioni stabilite da. Holmgreen. A tale scopo l'esaminatore resta. separato dall'esaminando, cui si lascia una completa iniziativa. A questo si mostra in nn apparecchio un tipo che egli deve riprodurre, relativamente a colore e a grl\.lldezza, sul proprio. Perciò dopo avergli spiegato in generale il meccanismo dell'apparecchio, e averlo reso attento sn quanto da lui si richiede, gli si danno in mano, alla. voluta distanza., i cordoncini che, come si disse, mettono in movimento il disco : cioè il disco posteriore per l'esperimento di riflessione; il medio per quello di trasparenza; e l'anteriore per i caratteri di prova, ossia per l'esame ottometrico.
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I n tal modo l'esaminn,ndo è del tutto indipendente, e senza. proferire una parola, egli svela all'esaminatore e alla commissione esaminatrice tutti i dettagli caratteristici delle proprie percezioni dei colori. Cosa questa importantissima per i comitati di_revisione, potendo i loro membri, anche in assenza del medico, formare un giudizio con la guida di un dderminato regolamento, in cui siano esposti con chiarezza ed evidenza lo scopo e il punto di vista di ogni esperimento .
..\lte rnzlonl d e lla vis ta prodotte dal Cre ddo. Il dott. GALF.ZOVSKT, nella seduta del 3 gennaio 1880, ba fatto una comunicazione alla società di biologia sulle alterazioni della vista, che egli ha osservato durante gli ultimi freddi verificatisi a. Parigi. Queste alterazioni sono di tre sorta: ttecrosi della co1·nea, nevriti sopraorbilali e fenom.eni cerebrali 1tei bevito1·i. A) Necrosi. della co1·nea. - L a cornea, che non ha vasi sanguigni ed alla quale il calore viene comunicato dall' umore acqueo, si ratrredda molto più facilmente di tutti gli altri tessuti. I nervi corneali, che sono si abbondanti e nello stesso temp o affatto superficiali, soffrono una congelazione; nel maggior nnmero dei casi si forma, verso la parte centrale, un'ulcera con bordi tagliati a picco, generalmente poco profonda e con superficie lucente c trasparente; la cornea diventa insensibile al tatto, talora parzialmente, talora nella sola regione dell'ulcera, talora in tutta la sua estensione. La malattia incomincia in un modo assai brusco, e per qualche tempo non è accompagnata. da. d olori; in seguito l'occhio si inietta ùi sangue, l'infiamma-zione si diffonde alle parti vicine dell'iride, si complica coll' ipopion e può portare la distruzione dell'occhio. Nei primi giorni del passato dicembre, dice l'autore, chiamato dal dott. Herbert, ho visitato una signora americana d'anni 65 che, essendo uscita a passeggio in vettura scoperta durante i primi grandi freddi, aveva sentito una molestia ed un pizzicore in un occhio; tre giorni dopo l'occhio era diventato rosso ed alquanto doloroso, c l'ammalata si lagnava pure di intensi dolori periorbitali. All'esame l'occhio presentò una piccola ulcera neerotica nl centro delln cornea con iniezione pericorneale, accom-
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pagnata da dolori periorbitali. Bastarono pochi giorni di cura. col mezzo delle compresse calde e delle instillazioni alternate di atropina e di eserinn. per ottenerne la completa guarigione. Egli ha osservato cinque casi analoghi sopra differenti malati della sua clinica. In uno di questi l'ulcera si era. sviluppata. in un occhio colpito, fin dall'infanzia, da paralisi del settimo. Quest'occhio non era mai stato malato, soltanto durante gli ultimi abbas· samenti di temperatura fu affetto da ulcera necrotica della cornea che rapidamente si complicò con ipopion; la malattia fu prontamente atTestata colla paracentesi della cornea. B) Nevriti sopraorbitali. - La seconda varietà di affezioni, che ha potuto riferire all'azione degli ultimi grandi freddi, è l'infiammazione del ramo sopraorbitale del trigemino. Questo nervo infatti è relativamente meno riparato degli altri, specialmente presso certi individui; questa $Ua condizione· topografica fa si che il freddo può assai facilmente colpirlo e produrvi nevrite con nevralgie più o meno intense. Coi bagni a vapore e coi ve· scicatori volanti applicati lungo il decorso del nervo si ottiene prontamente la guarigione. C) Accide1~ti cerebrali ed oct,lari nei bevitori. - La terza varietà delle affezioni che si sviluppano sotto l'inil.uenza del freddo è quella che si osserva specialmente presso i bevitori e che si manifesta con sintomi di congestione cerebrale. L'alcoolismo predispone alle stasi venose, che ponno essere aggravate dall'influenza di una t!!mperatura molto bassa e dar luogo ad uno spandimento meningeo molto grave. Uno di tali mahti, alcoolista, fu preso da gravi fenomeni cerebra.li causati da un forte raffreddamento; egli rimase privo di coscienza per quarantotto ore, ed allorchè gli accidenti meningei si dissiparono si è potuto constatare una paralisi di entrambi gli oculomotor comuni, della quale. non è ancora completamente guarito.
Della sezione del nervi cigliari e del nervo ottico, del dott. PAoLo REDA.RD (Reclteil à'ophtatmologie, dic. 1879). In questo lavoro M. Redard studia con molta cura un'operazione ancoro. poco conosciuta e poco I>raticntn, la sezione dei nervi cigliari e del nervo ottico.
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Quest'operazione ha lo scopo d'interrompere ogni comunicazione tra. i centri nervosi e l 'organo della vista, di produrre l'anestesia nel globo dell'occhio, di prevenire cosi ed in certi casi di guarire una delle affezioni più terribili della chirurgia oculare, l'oftalmia simpatica. Quest'operazione presenta numerose Indica~ioni, sembra destinata a rimpiazzare nel maggior numero dei casi l'enucleazione e merita perciò l'attenzione degli oftalmologi. Nel primo capitolo, M. Redard cita gli autori che si occup~ rono di tal argomento ed attribuisce a ciascuno la parte di merito che gli spetta. È Alberto Gracfe, egli dice, il primo che ebbe l'idea di tagliare i nervi cigliari nel trattamento dell'ofta.lmia. simpatica. (1866). Mcyer è st.nto il primo a praticare la sezione in tra-oculare dei nervi cigliari, sugger·ita dal Gracfe suo maestro (1866). Dopo eli lui quest'operazione fu eseguita da Secondi (1868), da. Lavvrence (1868) c da Solomon (1868). Sncllen poi ha il merito dii aver praticata la sezione dei nervi cigliari indietro del globo oculare ( 1873). Il dott. Rondeau ebbe pel primo l'idea di tagliare il nervo ottico cd i nervi cigliari nel trattamento dell'oftalmia simpatica. A. de Graefe fu il primo che ha tagliato il nervo ottico per guarire la. fotopsia (1867). Landesberg (1869) pel primo fece la sezione del nervo ottico o dci nervi cigliari nei casi di nevralgia cigliare. Il dott. Boucheron ha il gmn merito di aver insistito snll'importanza della nevrotomia. ottico-cigliare nel trattamento dell'oftalmia simpatica. e di aver dimostrato colle sue esperienze la. possibilità di tagliare negli animali il nervo ottico ed i nervi cigliari senza produrre dei d1sturbi trofici (1875). I signori Dianoux (1877), Schoeler (1878), Ch. Abadie ( 1879), E. Meyer (18i9), hanno il merito di aver dill"usa quest 'ope razione, praticandola. nn gran numero di volte. Dopo d'aver dato il risultato delle sue dissezioni sull'anatomia della regione optico-cigliare, M. Rcd1nd, esaminando successivamente i disordini prodotti dalla distruzione del trigemino al suo nucleo d'origine, nel suo tragitto intracmnico, poscia i risultati della sezione incompleta di questo nervo, della sezione della
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branca oftalmica, dei nervi della cornea e cigliari, con o senza sezione del nervo ottico, cerca. di stabilire che i disordini prodotti si fanno tanto meno gravi quanto più le sezioni sono fatte lontane delle origini del nervo. Mentre la completa sezione del trigemino produce gravi disordini nella nutrizione dell'occhio, la sezione incompleta, il taglio dellti branca oftalmica produce disturbi me.no gravi. La lesione invece dei nervi cigliari (con o senza sezione del nervo ottico) e la lesione dei nervi corneali non producono che assai leggere alterazioni nell'occhio. Appoggiandosi sulle esperienze di Magendie, C. Bernad, Schiff, ·Meissner, Ranvier, Boucberon, ecc., e sulle proprie, l'autore prova che l'occhio può continuare a vivere anche quando è privato delle.sue principali branche nervose, nervo ottico, nervi cigliari. Il trigemino, secondo M. Redard, non darebbe fibre trofiche all'apparecchio della visione. I guasti della cornea, menzionati dai diversi sperimentatori nel taglio completo del trigemino, sarebbero dovuti all'infiammazione periocula.re, conseguenza del traumatismo operatorio, al non aver sufficientemente protetto l'occhio, ecc. Queste esperienze, confermate da numerose operazioni praticate ~uJl'uomo, provano che il chirurgo può senza pericolo tagliare il nervo ottico ed i nervi cigliari; il globo oculare conserva. la sua forma, il suo volume, la cornea resta completamente trasparente. Dopo questo importante capitolo di fisiologia. sperimentale, M. Redard, studia la. partecipazione dei nervi cigliari in alcuna delle affezioni oculari, e dimostra che il punto di partenza degli accidenti dell'oftalmia simpatica si trova nell'irritazione dei nervi cigliari; in seguito egli raccoglie le diverse osservazioni di sezioni dei nervi cigliari e del nervo ottico, riferite da diversi autori (Dianoux, Schoeler, Meyer ed Abadie). Nel capitolo sul processo operatorio, vi sono molti e preziosi insegnamenti. Eeco il metodo operativo per il taglio dei nervi cigliari e del nervo ottico raccomandato dall'autore. Dopo aver ben divaricate le palpebre, con una pinzetta a fis-
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sazione, si porta il globo oculare in dentro, si taglia la congiuntiva, poscia il muscolo retto esterno con forbici da strabotomia, curve ed a punte smussate; l'operatore si porta in tal modo più profondamente che è possibile,poscia, traendo fortemente il globo oculare in avanti ed in dentro, fa scivolare le forbici dietro il bulbo. A questo momento, se la sezione è stata ben fatta, l'occhio è proiettato in avanti. In allora gli si imprime un moto di oscillazione, tagliando con piccoli colpi di forbice le parti fibrose, vascolari e nervose che lo tengono in posto. Si porta in tal modo il polo posteriore nella ferita, e si può in allora esaminare l ' effetto e l'estensione del taglio e recidere quelle parti nervose che per avventura fossero sfuggite nell'operazione. Dopo d'essersi assicurato contro l'emorragia, si rimette il globo oculare in posto e si fa la sutura del muscolo retto esterno. Come medicatura si applica un accurato bendaggio compressi vo e per ventiquattro ore vi si tengono applicato sopra. compresse ghiacciate d'acqua fenicata (Abadie). L'apparecchio istrumentale per praticare questa operazione è poco complicato. Aghi muniti di un filo ordinario o di catgut, due dilatatori, pinzette ad uncini ed a fissazione, forbici ricurve e con punte smussate. " Io do, dice M. Redard, una certa importanza alla forma delle forbici, ed ho fatto costruire da M. Collin una forbice a punte smussate e la di cui curvatura si modella n quella del globo oculare. " Per effetto di questa cnrvaturn, con molta facilità, dopo la dissezione dalla congiuntiva, si raggiunge il nervo ottico, che s ì taglia con un sol colpo. li solo momento difficile dell'operazione si trova in tal modo sop1>rcsso; e bastano pochi minuti per compiere l'operazione. , Gli accidenti di quest'operazione, se dobbiamo dedurlo da.l grande numero di osservazioni riunite uellavoro che noi analizziamo, sono assai rare. · Durante l'operazione, facendo uso di un buon apparecchio istr'umentale, si può con facilità evitare la perforazione della scieroti ca, la sezione dei muscoli vicini, grande obbliquo, piccolo obbliqno, ecc. Dopo l'operazione, l'emorragia ben raramente ha avuto luogo. In una sola osservazione, in quella cioè del dottor Boucheron, J'-emorragia ha dato luogo ad accidenti molto gravi. Il sangue si
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è in filtrato nel tessuto cellulare retrobulbare, l'occhio è stato spinto in avanti, e, compresso tra le palpebre in avanti e lo spandimento sanguigno indietro in una cavità inestensibile, è caduto in sfacelo. Questi fenomeni della compressione del globo oculare, secondo Redard, ponno essere facilmente evitati se, invece di fare nella congiuntiva. una sempliçe bottoniera, si dissecca per grande estensione la congiuntiva ed il muscolo. Se ha luogo l'emorragia, si può permettere al sangue di uscire all'esterno ed attendere per qualche tempo prima di riporre il globo oculare nella cavità orbitale. L 'echimosi palpebrale, le lesioni corneali, lo strabismo, l'atrofia in leggerissimo grado sono rarissime conseguenze della neurotomia ottico-cigliare ed appena. menzionate nelle numerose osservazioni raccolte daU'autore. Nell'ultimo capitolo, M. Redard passa. in esame le indicazioni e le contro-indicazioni del taglio dei nervi ciliari e del nervo ottico. " La sezione intraocuJare dei soli nervi cigliari, dice questo autore, poco grave e di facile esecuzione, è indicata nei casi nei quali la visione nell'occhio doloroso è conservata; in questi casi non si deve pensare nè all'enucleazione nè al taglio dei nervi cigliari ed ottico. Anche nei casi di minacciante oftalmia simpatica, / e di oftalmia simpatica già. svìluppata, con conservazione della visione nell'occhio primitivamente colpito, il taglio dei soli nervi cigliari è preferì bile all'enucleazione ed al taglio dei nervi cigliari e del nervo ottico. " Essa è controindicata nei casi nei quali la facoltà visiva è completamente abolita; in allora, se vi ha minacci:l di oftalmia simpatica, bisogna ricorrere ad operazioni più· radicali, l' enucleazione o la sezione dei nervi cigliari e del nervo ottico. " Se l'oftalmia. rillessa è di forma maligna., l'euuclea.zioue ùeve
essere preferita alla sezione intraoculare dei nervi cigliari. Se l'enucleazione è giudicata necessaria e se il malato vi si oppone formalmente, devesi proporre la sezione dei nervi cigliari o meglio la sezione simultanea dei nervi cigliari e del nervo ottico. " Quanto poi al fatto della posstbile rigenerazione dei nervi r ecisi, menzionato da. certi autori (Mooren, W a.tson, Ari t, Hirsch-
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berg) sembra molto ipotetico, e, come dice Schweiger, occorrono osservazioni più esatte per dimostrn.re la possibilità di questa. rigenerazione. Ed anche ammessa questa possibilità, non si potrebbe ripeter€' l'operazione nel caso che i nervi si rigenerassero? " Apprezzando infine l'importanza del taglio dei nervi cigliari e del nervo ottico, M. Redard si esprim.e nel modo seguente : " In oggi consideriamo come indiscutibile l'utilità di questa operazione: " 1• Nei monconi che danno spontaneamente dolore, o che è doloroso sotto la pressione anche senza risentimento sull'occhio vicino; "2• Nelle nevralgie oslinate e recidivanti; con accessi infiammatori successi vi a lesioni del corpo cigliare, con uscita. del cristallino o dell'umor vitreo; " 3• Nell' irido-ciclite purulenta, nelle irido-coroidoiti, nelle irido-capsuliti traumatiche o spontanee con amaurosi totale; " 4" Nella sclerite con compressione dei nervi cigliari; " 5• Nei casi di corpo straniero nell'occhio che produce nevralgie che si succedono con intervalli assai avvicinati; " 6• In tutti i casi nei quali esistono nelle membrane profonde delle placche callose che determinano un'irritazione sui filetti cigliari; " 7• Nelle lussazioni del cristallino con glaucoma consecutivo (Schoelor, Abadie), nei casi di glaucoma accompagnati da accessi dolorosi e perdita della visione. " I n tutte queste circostanze, la neurotomia è d'un' efficacia meravigliosa, essa fa cessare i fenomeni infiammatori e dolorosi. " In tutti questi casi di lesione oculare, adunque 1 qaest' ope razione agisce efficacemente come l'enucleazione, e da oggi in avanti è chiamata a sostituire l' enucleazione preventiva nella terapeutica oculare. , Se M. Redard si mostra assolut-amente favorevole alla nuova operazione nei casi nei quali oggigiorno si pratica l'enucleazione cosi detta preventiva, egli è però più esitante quando si tratta. di provare che il taglio dei nervi ciliari e del nervo ottico può anche rimpiazzare l'enucleazione in quei casi nei quali J'otta.lmia simpatica confermata e maligna ha già invaso l'altr'occhio.
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" .Alcune delle mie osservazioni, egli dice, sembrano appoggiare il fatto che la nenrotomia ha troncato il corso dell'oftalmia simpatica, ma la. maggior parte di queste osservazioni riguardano forme benigne dell'affezione(semplici disturbi funzionali,fotopsia, lacrimazione, stanchezza dell'accomodazione) e non vi sono ragioni per ritenere che questi fenomeni morbosi si sarebbero aggravati se l'operazione non fosse stata praticata. " In un piccolo numero delle mie osservazioni pare che la neurotomia sia. stata vantaggiosa anche nei casi nei quali esistevano gravi disordini simpatici. " Malgrado questi risultatiincoraggianti, finchè non s1 avranno osservazioni più dimostrative e più numerose, io penso che l'enucleazione, della quale è in oggi ben dimostrata la meravigliosa efficacia, deve essere preferita alla neurotomia nei casi di oftalmia simpatica grave. È miglior cosa praticare un'operazione, i vantaggi della quale sono in oggi indiscntibili, piuttosto di servirsi d'un trattamento chirurgico, il valore del quale è ancora incerto. " Se le numerose osservazioni, che saranno pubblicate dagli oftalmologi, dimostreranno che il taglio dei nervi ottico e ciliare agisce efficacemente come l'enucleazione, se alla nuova operazione non seguirà l'aggravarsi dei fenòmeni morbosi simpatici, in allora soltanto si potrà abbandonare totalmente l'enucleazione e rimpiazzarla. col taglio dei nervi cigliari e del nervo ottico. ,
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RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA
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.ModUlcazlool nella diafores i della faccia, provoc ate dalla pUoca.r ploa, '!Ome nuovo s egno dl diagnos i dUfereuzhde d e lle dive rs e forme dl paralis i faccial e, ili M..J. STIUUR (Gazelte mérlicale, n• 5). Dal suo lavoro l'autore trae le conclusioni seguenti : Nelle paralisi facciali di origine centrale (nelle quali i nervi ed i muscoli hanno conservato la contrattilità faradica e galvan ica) il modo di sudare provocato dalla pilocarpina è lo stesso, sia dal lato paralizzato che dal lato sano. Probabilmente avviene lo stesso nelle forme leggere delle paralisi facciali periferiche, sotto tal riguardo però l'autore non ha. sufficienti osservazioni. Nelle gravi paralisi periferiche con abolizione della contrattilità faradica dei muscoli, esaltamento della contrattilità galvanica o scomparsa delle due contrattilità ad un tempo, i sudori del Jato paralizzato sono quasi sempre ritardati in confronto a quelli del lato sano. Questo ritardo è in media di uno a due minuti. Si può quindi stabilire una specie di parallelo tra le modificazioni che provano le terminazioni nervose ed i muscoli nelle paralisi periferiche ( Entat·tungsreaction di :M:. Erb) e quelle ch e nelle stesse condizioni subiscono i filetti sudora.U, e fors'anch e le stesse ghiandole sudorifere. Ecco quindi un nuovo punto di contatto tra l'apparecchio nevro-muscolare e quello nevro-glan dolare. Questa analogia, egli è vero, esiste soltanto in un certo grado e la reazione degenerativa. (t·eacliott de dégénérescence) è !ungi dall'essere così chiara e così significativa per le ghiandole sudor ifere come per i muscoli, poichè negli esperimenti fatti colla.
RIYIS'l'A DI ANATOllllA E FISIOLOGIA
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pilocnrpina tutto il fatto si limita ad un ritardo più o meno notevole dei sudori da.! lato paralizznto. Ciò deriva dal fatto che le condizioni d'innervazione delle ghiandole sudorifere e quelle dei muscoli sono tra loro affatto differenti nelle paralisi facci.ali. I muscoli della faccia infatti sono innervati esclusivamente dal facciale, mentre questo nervo non contiene che una parte dei nervi sudorali della pelle della faccia, la maggior parte di questi derivano senza dubbio dal trigemino (Vulpian). Questo fatto è per sè stesso sufficiente a spiegare il disturbo relativamente leggero che si osserva nella funzione aelle ghiandole sudorifere durante la paralisi del facciale, opposto alla chiarezza ed àlla gravezza del disturbo funzionale che si nota nei muscoli. Del resto, il difetto di sincronismo nella comparsa dei sudori delle due metà della faccia, quantunque poco marcato, è tuttavia. un fenomeno importante, perchè nello stato norma.le la funzione delle ghiandole sudorifere è essenzialmente simmetrica e bilaterale. Questi esperimenti, colla pilocarpina ponno essi dimostrare la partecipazione alla paralisi della corda del timpano? È quello che l'autore non ha potuto decidere tino al presente; de viszt non si può constatare alcuna differenza nello scolo della saliva nei due lati del pavimento della bocca. Qualche ammalato, affetto dalla forma grave della paralisi, ha dichiarato di sentir sgorgare la saliva più rapidamente c più abbondantemente dal lato non paralizzato; ma questo è un fatto subbiettivo, non costante, di un valore perciò molto problematico.
Del cambiamento di colore della linfa al contatto dell'aria, del dottore TscJIEREP~"'M (Dal laboratorio fisiologico del professore Tarchanow di Pietrobnrgo.) (St. Petersbtlrger medicinische Wochenschri{t, 27 settembre 1879, n• 37). Nella maggior parte delle opere di fisiologia che trattano della linfa di recente formazione e del chilo si.dice che questi liqaidi, dopo essere stati un tempo più o meno lungo espos~i all'aria, si colorano d'una tinta rossiccia. La prima indicazione su
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tale fatto ùata dal 18U (1). Quantunque Xaasse (2), J. Mnller e Donùers (3) abbiano negato l'arrossimento della linfa al contatto dell'aria, questo fenom eno ò ormai ritenuto certo dalla rnaggio1· parte dei fisiologi, che lo giudicano indipendente dalla influenza dell'ossigeno. Alcuni (llcrmann, Juncke) premettono la formazione di un pigmento; ed altri (Brucke) la trasformazione dci corpuscoli linfalici in corpuscoli rossi sanguigni . Kohnc (4), sent:a negare l'arrossimento, riduce questo fenomeno al coloramento ùei corpuscoli sanguigni che si tro>ano nella linfa e nel chilo, i quali accumulandosi alla superficie del coagulo assumono, per l'influenza dell'ossigeno una tinta rossochiara più pronunciat.a, ed occasionano in tal modo il colorito più vivo. All'opposto egli non ammette nè la trasformazione dei corpuscoli linfatici in coqmscoli sanguigni rossi, nè la forma.zione preventiva di un pigmento. Fino ad oggi però gli esperimenti fatti non sono tali da dimostrare che il Ctlmbiamento di colore dipenda effettivamente dalla influenza dell'ossigeno; e perciò nella letteratura fisiologica non si trova alcun lavoro speciale in llroposìto. Nel decorso anno 1878, a richiesta del signor professore Tnrchanow e sotto la sua direzione, l'autore fece alcuni esperimenti con la linfa dei cani, avendo in mira di istituire un confronto tra il coloramento della linfa prodotto per influenza di altri gas (acido carbonico, idrogeno, azoto) e quello provocato dall'ossigeno. La linfa fu estratta da cani curarizzati, tolta dal dolto toracico e raccolta noi mercurio (evitando qualunque contatto d'aria, anche minimo) in provini di vetro contenenti i gas SOJJracitati (ossigeno, idrogeno, azoto c acido carbonico) scelti per l'esperimento. Affine di giudicare del cambiamento di colore l'autore si servl di colla d'amido, cui si aggiunse quel tanto di carminio la cui tinta corrispondesse es11ttamente a quella della linfa raccolta di recente. Sette esperimenti diedero risultati concordi, cioè: 1• Il coloramento si mostrò molto pallido, anche passati (l) .Rees Loncton.. li'dlmiJ1trgh Ml(l Dublln ;pilitos. mag., febbr. 1841. (2) Zccel ,\IJIIandlung en. u1Je1· J.y,aphiJII<IUtW. (:1) Phisiol " !lic lles Menschcn, l :i9. (~) Leln·buch der Ph11Siol. Chcnat:, 1 ~7.
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tre o quattro giorni, e poteva solo reggere al confronto della linfa la colla d'amido colorita dal carminio ; 2• Questo coloramento poi si limitò al solo coagulo; il siero non cambiò punto colore; 3• Quell.e parti di linfa raccolte nei provini di vetro e che subirono l'az;ione dell'acido carbonico apparvero più pallide delle altre; 4• La differenza di colore dt>lle diverse parti poste a contatto dell'ossigeno, dell'idrogeno e dell'azoto non fu possibile distinguerla. ; 5• Il coagulo formato colla. linfa sotto l'azione dell'acido carbonico parve più leggero e meno denso, che non quello della linfa a contatto con l'ossigeno, l'idrogeno e l'azoto, che non differivano tra loro notevolmente. Si vede da ciò che il coloramento sta in relazione col volume e la densità del coagulo, mostrandosi esso, tanto nell'ossigeno, come nei gas idrogeno e azoto, senza che questi influiscano in modo diverso. Ogni liquido tinto cambia di colore, quando si rende più denso e meno trasparente. Si prenda due parti di colla d'amido nelle quale vi sia del carminio in eguale proporzione; si raffreddi l'una e si riscaldi l'altra. La prima, che è raffreddata, e quindi più densa e meno diafana, apparirà più rossa dell'altra che è riscaldata. In base a tali esperimenti bisogna considerare l'arrossimento della linfa al contatto dell'aria anch'esso come un fenomeno ottico prodotto dal coagulamento; e tanto più perchè il coloramento è molto poco accentuato, e non richiede la presenza dell'ossigeno, bastando gli altri ga.s completamente indifferenti a produrlo in grado identico.
Sulla dermatofonl~ del prof. C. HUETER ( BerUner Klritlisclle Woclumschri{t, N. 31 e 32, agosto 1879).
Alcuni mesi precedenti il prof. Hneter pubblicò le prime ricerehe relative alla dermatofonia, ponendo innanzi le difficoltà risguardanti la ragione fisiologica del fenomeno, oggi non piena-
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mente tolte, e che lo spingono ad eccitare i colleghi a tale stadio. Anzitutto prende in esame le obbiezioni e le differenze che esistono fra. lui ed il prof. Hering, tolte le quali viene un conforto al giudizio diagnostico clinico basato sulle ricerche fisiologiche . L'Hering ba improvvisato un istrumento derma.tofoni co che non risponde esattamente allo scopo, come all'opposto si consegu e con quello dell'Hueter, che per la sua mole e forma adattasi regolarmente all'orecchio e lascia percepire esattamente i suoni, in rapporto ai quali sta la differenza che mentre l' Hering li ascrive al rumore muscolare, l'Hueter invece li deriva da rumore sanguigno, avvertendo che nelle sue ricerche non ba trascurato nè la mio, nè la tendinofonia, come risulta leggendo il N. 52, 1878, del Centralblatt fut· dic mediànischen Wissenscha{teu, che anzi stima avere il primato su tali osservazioni: e conclude che i toni dermatofonici non possono essere miofonici. L' Hueter dice che può concedere ad Hering che ponendo il dermatofono sul bulbo
oculare a chiuse palpebre, avvertonsi le contrazioni del muscolo
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orbicolare; ma non tutti i rumori spettano, secondo Hering, al muscolo, come il rumore avvertito alle estremità della vita non procede esclusi va.mente dai muscoli, se anche solo si riflette che non può essere continuo il rumore muscolare come succede del rumore sanguigno, in quanto che il tono muscolare spetta alla contrazione muscolare che non ha carattere continuo, ment1·e lo ha il rumore cutaneo perchè procede dal continuo rumore circolatorio sanguigno. Relativamente al rumore cutaneo esistono, secondo l' Hueter, tre prove in favore della corrente sanguigna autrice del detto rumore: l • impedendo col laccio di Esmarch la circolazione, cessa il rumore cutaneo, ma perdurando la contrazione muscolare per lungo tempo continua il rumore muscolare netto; 2• cessa. il rumore allo estremità digitali se assoggettansi all'applicazione del freddo, mentre continua a<l avvertirsi il tono muscolare; 3• manca il rumore cutaneo nelle vecchie cicatrici della pelle mentre incalza nelle infiammazioni cutanee; le quali cose dette dall'Hueter pare fossero ignorate dall'Hering, il quale tende a dare il fondamento dei rumori cutanei all'opera dei muscoli e dei tendini, cose tutte snpientemente analizzate e filosoficamente criticate dall'Hueter come dai cenni differenziali suesposti.
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Il Gnttmann, ba cercato, ma non rinvenuto, il rumore cutaneo nei cadaveri, locchè infirma le cose dette r elative alla forma del dermatofono, alla sua membrana., o.l modo di applicazione dell'istrumento nella genesi ùei rumori. ll Senator trovò il rumore cutaneo negli arti paralizzati, ma non nel cadavere; per tutto ciò l' Hueter conclude che il rumore cutaneo non è l'opera, secondo Hering, dei muscoli, ma bensì dell'onda sanguigna. Il Fr.ltnkel attribuisce il rumore cutaneo all'elasticità della membrana dell' imbuto risuonante, la quale non è messa in giuoco dall'onda sanguigna, ma esiste nella detta membrana. L'Hueter prova l'erroneità. di quel dettato, in quanto che togliendo quella membrana pure avvertesi il rumore cutaneo alquanto diminuito, avvertendo di applicare esattamente il dermatofono a modo di torre qualunque vano, come si consegue applicando l'istrnmento s ulla polpa del pollice. Il Lewinsl<y ha scoperto che i movimenti delle dita le cui punte essendo applicate sulla membrana del dermatofono, arrecarono cangiamenti nei mentovati rumori, locchè deriva, secondo l' Hucter, dai movimenti digitali; ne dà conferma l'osservazione del Senator. L' Huet'er conclude che la membrana elastica occludente l' imbuto armonico del dermatofono non forma i rumori, ma li trasmette come avviene nei tessuti viventi, la qual cosa conforta con ragioni ed esperienze acustiche. A suo tempo le applicnzioui cliniche.
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RIVISTA DI MEDICINA LEGALE • Sulla diagnosi delle lesioni n\lvolarl del cuore presso i c onsigli di leva, pcl dott. VVtoAL, medico principale di 2• classe (.Archives Médicales Belrtes, settem. 1 879).
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Fra le affezioni organiche che il medico militare è invitato a constatare nei consigli di leva, non ve n'ha alcuna più difficile delle lesioni valvolari del cuore. Chiunque nel servizio del r eclutamento militare ha fatto uso dell'ascoltazione allo scopo di riconoscere tali lesioni, ha potuto osservare quanto raramente si può riscontrare il segno caratteristico della loro esistenza, cioè il rumore di soffio. Alcuni i nscritti affermano d:wanti ai consigli di leva che sono molestati per lungo tempo da palpitazioni; altri adducono di essere affetti da. vizi organici del cuore cd offrono, a conferma del loro asserto, documenti redatti talora da medici di grande valore scientifico e di una buona fede incontestaibile. Ebbene, il medico ascolta questi inscritti e malgrado tutta l'abilità che egli possiede, m~lgrado tutta. la possibile attenzione che adopera nell'esame, non giumge sempre a constatare i segui stetoscopici propri delle malattie organiche di cuore descritte nei certificati o addotte dagli interessati. Da ciò insorge grave dubbiezza: perchè il perito non può riferirsi completamente a quanto è descritto nel certiticato, nè a.ffidarsi del tutto al praticato esame, che sovente è negativo- e la. rngione sarà manifestata in appresso - per cui egli corre p ericolo di ammettere nell'esercito individui infèrmi, oppnre di pre ndere per simulatori uomini di buona fede. In quanto alle pnlpitazioni di cni si lamentano gl' inscritti il medico le constata facilmente, perchè esse cagionano movimenti manifesti nella. regione cardiaca di quasi tutti gli individui cbe s i presentano all'esame, siano o non affetti da lesioni organiche di cuore. Ciò di-
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mostra che la vista dell'areopago destinato a decidere della loro sorte fa battere il cuore anche ai più intrepidi. Queste pulsazioni concitate, frutto dell'emozione, non hanno alcun valore diagnostico; sebbene contribuiscano, come sarà dimostrato in appresso, a nascondere i rumori anormali quando esistono realmente. L unge da me il pensiero di sostenere che il rumore di soffio non si riscontri mai. E sistono dei casi in cui malgrado tutto, il soffio è tanto evidente quanto intenso; ma oltre che questi casi si osservano raramente innanzi ai consigli di lem, essi sono collegati generalmente ad affezioni antiche c sono complicati già da :ipertrofia più o meno appariscente, da edema, da. disturbi circolatori, ecc., sintomi tutti che denunciano l' alrezione cardiaca. senza bisogno di ricorrere all'ascoltazione; del resto il soffio può mancare anche nei casi antichi e complicali presso i giovani che vengono sottoposti a visita innanzi ai consigli di leva. l\ia i casi più frequenti, come pure i più difficili c i più importanti a svelare, sono quelli in cui la lesione val volare non si manifesta che per un rumore di soffio non congiunto ad ipertrotia di sorta, nè ad altro sintomo secondario capace di agevolare la .diagnosi. Ma questa lesione che è incipiente ed appena delineata, piì1 tardi per le fatiche della vita militare si sviluppa rn.pidamente c produce funeste conseguenze c•mvertcndo in inetti cd in ospiti di nosocomi coloro che per giustizia e per umanità avrebbero dovuto restare presso le loro famiglie. Pertanto importa grandemente di riconoscere queste lesioni al primo esame e prima dell'arruolamento negli inscritti che ne sono affetti. Ma come sopra. si è detto il rumore di soffio, sintomo carntteristico delle lesioni valvolari incipienti, non si ascolta. che raramente durante l'esame del consiglio di leva. Perchè mai questo rumore faccia difetto e come bisogni diportarsi per constatarlo è ciò che vciTà ora dimostrato. Finora. si era creduto che la mancanza di rumori morbosi dovesse ascriversi unicamente a ciò, che essi venivano oscurati dai ritmi cardiaci concitati che l'cmoziope desta nella maggior parte <legl'inscritti. N o n v'ha dubbio che siffatti ritmi concitati, pro<lotti da causa morale, contribuiscano a cagionare tale risultn.to~ ma è parimente vero che anche senza di essi il rumore di soffio p uò mancare. Così mentre era addetto all'ospedale di Versaillcs.,
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sono rimasto sorpreso nel vedere che m:1lati affetti da lesioni valvolari con so ilio manifcstissimo non presentava no più alcun che di anormalr dopo essere discesi dalla scala per presentarsi dinanzi alla. com mi ~s i o nc di riforma cbc teneva seduta al pianterreno dello stesso ospedale. N ullamcuo questi malati non provavano il convulso di cuore cagionato dall'emozione perchè diversamente dalle reclute dci consigli di lcm, erano certissimi della loro sorte ed aspcttavnno con calma la br ner ola decisione clJc giò. da lungo tempo era stata a11provata dalla commissione di riforma. Alla visita del giorno appresso si constatava nuovamente presso questi malati il rumore di soffio che il giorno aranti era scomparso. Percbè ciò ? Per la semplice ragione che il giorno a vanti erano stati ascoltati in 1Jiedi e nella posizione Ycrticale ed il giorno dopo ht letto c nella posizione orizzontale. E cco la chiave del mistero! P ertanto debbo confessarlo, rJucsto mistero non venne S\'Ciato subito ed ho doruto aspettare lungo tempo prima di conoscer e che i cangiamenti di posizione subiti dai malati arevano qualche parte nella cessazione dci rum ori morbosi; fu appunto dopo la. lettura degli ultimi lavori pubblicati :ù riguardo e dopo gli esperimenti clinici da mc insti tuiti 1 che ho potuto conoscere la vera. causa dciJa mancanza tan to frequente dci rumori morbosi del cuore nei malati esaminati presso i consigli di leva o di riforma. In tal modo ho potuto rendermi ragione della cifra relati,·amente molto elevata delle lesioni valrolari che si riscontrano negli osp edali militari presso gl'inscritti di recente reclutati. Già E liatson, Hope e Skoda arcrn.no osservato le variazioni d'intensità. che presentano i rumori morbosi del cuore secondo che si ascoltano i malati nella posizione eretta o coricati. Più tardi Sclunidt, Sydney-Ringcr, Hutchinson, Growcrs, hanno pubblicato dal canto loro fatt.i che attestano l' influenza della posizione del malato s ull'intensi t:\. dei rumori di soffio. Inlinc in questi ultimi tempi il dott. Cuffer, sotto gli auspici del s uo maestro il dott. Potain, ha. stuçliato con predilezione lo stesso argomento ed ha. cercato di illustrare il meccanismo che dctcrminn. il fenomeno di cui ci occupiamo. Riassumo qui le teorie più reccntì e più plausibili emesse al riguardo. Due cause principali sembrano presiedere alle modificazioni
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dei rumori morbosi del cuore sotto l'influenza. dei cangiamenti di posizione dei malati, queste sono: Le modi(icazioni del clit~rnetro s11blte dal cuore nella posizione assisa e verticale. - 2• La diminu.ziOILe della pt·essione itltra.-ccwcliaca sotto l'influenza delle posizioni suddette. La prima causa interviene più SJ>ecialmente, ma non è la sola, nelle modificazioni de' soffi dell'insufficienza della mitrale e dE> ila tricuspide; la seconda agisce su tutti i rumori indistintamente, qualutHtue ne sia la loro sede e la. loro origine patologica. Modi(~azione de' diametri del cuore. - La diminuzione e la scomparsa de.! rumore nell'insufficienza della mitrale (rumore sistolico alla ponta) dipende, secondo Potain e Cufrer, da ciò che nella posizione assisa e curva in avanti, e soprattutto nella verticale, il cuore si sposta a destra e si abbassa; per cui la sua punta raggiunge il diaframma che la respinge di basso in alto e l'avvicina. cosi alla base, da ciò ne risulta un raccorciamento del diametro longitudinale del cuore. In seguito a tale raccorciamcnto, la base d'impianto dei tendini n.lvolari si avvicina all'orificio mitrale, le valvole si sollevano e si avvicinano le une alle altre e talora giungono a toccarsi per i loro margini liberi. Da ciò la diminuzione o la scomparsa dell'insufficienza e perciò diminuzione o scomparsa. del rumore. Io ho potuto constatare sperimentalmente questo fatto su di un cuore il cui orificio mitrale era divenuto insufficiente per trasformazione cartilaginea della valvola. L'acqua versa.ta nel ventricolo, mentre si comprimeva leggermente il cuore di basso in alto per diminuire il diametro longitudinale, non rifiniva nell'orecchietta, ma essa vi penetrava ùi nuovo se si sospendeva la. compressione. Quanto al rumore dell'insu/lìcienza della tricuspide, il suo aumento nel decubito dorsale dipenderebbe, secondo Cuffer, da ciò che allora il cuore si trova adagiato, su.! diaframma che lo comprime n~l senso trasversale e perciò ne allunga il diametro longitudinale. Con ciò, la sede d'impianto stabile dei muscoli papillari si n.llontanà dall'orificio della tricuspide, le valvole si abbassano, l'insufficienza aumenta e con essa il rumore di soffio. Questi effetti sono più distinti quando il diaframma. è sollevato in modo permanente da ulll'ascite e quando il cuoce degenerato in grasso non.
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può più, mediante contrazioni energiche, contrapporsi al sollevamento del muscolo diaframmatico. Effetti opposti si manifestano nell'attitudine verticale, che come sopra si è detto, raccorcia il diametro longitudinalc del cuore e perciò diminuisce o sospende l'insufficienza della tricuspide e con ciò il rumore che ne è il sintomo. Aggiungo col Potain, che il cuore meno pieno di sangue nella. posizione Yerticale si dilata meno, donde la minore tendenza alle insufficienze valvolari funzionali . L e modificazioni del rumore presistolico dovuto al restringimento dell'orificio mitrale si spiegano in parte pc! fatto che nella. posizione verticale " il peso agisce gagliardamente da se per far passare il sangue dall'orecchietta nel ventricolo e per conseguenza la contrazione muscolare, avendone a spingere meno, trova minore resistenza per parte dell'oriticio ristretto; d'altronde il rumore è più forte nella posizione orizzontale perchè il cuore essendo adagiato sul polmone e trovandosi nel tempo della sistole aztricolare allo stato di rilasciamento, il lume dell'orificio mitrale già ristretto può ancora essere diminuito. Negli altri casi un tale cangiamento di torma può mettere In superficie rugosa. dell'orificio in più intimo contatto colla. corrente sanguigna n (Cuffer). Per ciò che ba riguardo ai rumori che hanno sede negli orifici aortico e polmonare, la loro modificazione sotto l'influenza dei cangiamenti di atteggiamento non può spiegarsi finora che mediante la diminuzione della tensione intraca,·diaca di cui si parla. qui appresso, e non già coi cangiamenti del diametro del cuore. Diminuzione della tensione sanguigna intmcardiaca,. - Questa diminuzione si produce nella posizione assisa e più ancora nella posizione verticale. Si sa, e ciascuno lo può riscontrare su se stesso, che i battiti cardiaci e quelli del polso divengono più frequenti passando dalla posizione orizzontale a quella assisa e da questa alla verticale. Presso molti ammalati ho notato una. differenza di 20 a 30 pulsazioni arteriose tra la posizione coricata e la posizione assisa, ed una differenza da 10 a 20 pulsazioni tra. quest'ultima e l'attitudine yerticale; l'aumento del polso non è sempre tanto considerevole, ma è per lo meno quasi sempre costante. Se il cuore batte più frequente nelle posizioni as-
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sisa e verticale, ciò avviene perchè allora si vuota più facilmente in virtù della legge della gravità (M:arey). È quest'acceleramento della circolazione che diminuisce la tensione intraca.rdiaca, pcrchè il cuore spinge le onde sanguigne in maggior numero, e perciò le stesse divengono meno voluminose, ed il cuore si contrae meno energicamente, perchè si contrae più frequentemente. Da ciò la diminuzione del rumore. Tali sono le teorie poste in campo per spiegare le modificazioni de' rumori morbosi sotto Finfiuenza dei cangiamenti di posizione. Io so bene che queste teorie non sono esenti da critiche e che esse non rimuovono tutte le difficoltà relative al meccanismo che genera il fenomeno di cui si tratta. Ma poco m'importa del meccanismo! Qualunque esso sia, il fatto clinico esiste, evidente ed incontestabile, ed è ciò che a noi importa di sapere, sotto il punto di vista pratico che ci riguarda. Un fatto da me constatato molte volte è che i rumori i quali persistono nella. posizione verticale, cessano completamente, molto spesso, quando i malati aumentano il numero delle loro contrazioni cardiache, sia sotto l'influenza di emozioni, sia sotto l'influenza di un incesso moderato di un certo numero di passi. Infatti, come ha dimostrato il Marey, l'influenza della posizione verticale è tanto più manifesta per quanto il polso è più frequente. Orbene gli inscritti che vengono ascoltati dinanzi ai consigli di leva, oltre che si ascoltano in piedi, sono tutti più o meno commossi e sono tutti obbligati di fare almeno qualche • passo nella sala del consiglio per avvicinarsi al medico destinato a visitarli, donde l'aumento considerevole dei loro battiti cardiaci, e perciò la più facilfl sospensione de' rumori anormali. Non bisogna confondere i battiti del cuore aumentati dalla. emozione o da un cammino moderato e corto con i battiti tumultuosi ca.gionati da un cammino co"citato e più o meno pro~ungato, da uno tforzo violento o da quei movimenti rapidi eripetuti che s'imprimono talora ai corpi dei malati per far risaltare o r inforzare il loro rumore di soffio. I battiti determinati da t utti questi movimenti violenti sono vere palpitazioni a contrazioni più o meno irregolari, t.alora frequentissime c molto energiche, le quali spingenrlo il sangue con forza attraverso gli orifici, non solamente possono rinforzare i rumori morbosi, ma.
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sono susccttib.ili di suscitare un rumore passeggero in un cuore in cui per lo innanzi non esisteva. Palpitazioni analoghe s i o s servano nell'intervallo in cui i malati passano dalla pos izione coricata alla posizione assisa, c da questa. ali" attitudine verticale, e ciò in seguito aU'aumento repentino e molto fugace della. tensione intra-cardiaca. Queste palpitazioni rinforzano per un momento il rumore morboso cb o non tarda a diminuire cd a cessare con esse. I battiti cardiaci accelerati dalla. posizione verticale, dall'~mozione o dal cmmnino moderato, non vanno congiunte a contrazioni molto violente, e perciò producono effetti del tutto differenti. Ecco a quali conclusioni m'hanno condotto le mie r icerche clinic!Je : 1• I rumori che hanno sede agli orifici rlclla mitrale e della tricnspiùe, quelli dell'insufficienza come quelli delristringimento, diminuiscono frequentemente d'intensità. nella posizione assisa e qualche volla si sospendono. Essi diminuiscono quasi costantem ente e si sospendono più f,·equ.entemeute nella posizione verticale. È rarissimo il caso in cui i rumori semplicemente diminu iti nella posizione verticale non si sospendano completament~ quando si fa fare al malato un cammino di 15 a 30 passi . Dopo un cammino rapido di 50 a 80 passi aHìcno talrolta, ma nou sempre, che il rumore scomparso nell'aLtitudine verticale, si manifesti di nuovo con intensità minore e con timbro differente e meno prolungato. 2• I rumori che ham10 sede all'orificio aortico od alla. base del cuore subiscono per i cn,ngiamenti di posizione le stesse modificazioni di quelli dell'orificio mitrale. Null:tmeno il rumore delrestringimento si modifica più facilmente del rumore dell'insufficienza aortica la quale, se è intensa e prolungata, conserva spesso tutti i suoi caratteri. 3• In generale, più il rumore è forte ed aspro, meno ha tendenza a scomparire del tutto. Però questa regola non è senza eccezioni, perchè io ho ascoltato rumori di raspa e musicali cessare completamente nella posizione verticale, soprattutto dopo un cammino di qualche passo. Al contrario più è dolce il rumore e più facilmente diminuisce c scompare.
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4• I rumori non si modificano immediatamente dopo il cangiamento di posizione. Essi si ascoltano ancora per alcuni istanti con una certa intensità prima di cessare. 5• Se il malato si trova già. nella posizione verticale al momento io cui ha principio l'esame stetoscopico, non v'ha mestieri di aggiungere che il rinforzameoto transitorio del rumore non si osserva, e si constata in generale e subito l'assenza di qualunque rumore. Ciò si verifica nell'esame dei consigli di leva ed ogni volta che si visitano i malati esclusivamente nella stazione verticale. 6• Più il polso è frequente nel tempo. dell'esame, più la modificazione del rumore anormale è distinta e completa. 7• I rumori anormali dell'endocardite da reumatismo recent-e subiscono le stesse modificazioni dei rumori collegati a lesioni confermate. Tuttavia. il rumox:e dell' endocardite ha minore tendenza a modificarsi durante il periodo acuto e doloroso dell'invasione reumatica che dopo la scomparsa delle febbri e dei dolori. 8• Il rumore dolce dell'anemia (rumore sistolico della base) e quello che accompagna talvolta l'itterizia (rumore sistolico della punta) si modificano nello stesso modo dei rumori cagionati da lesioni valvolari. Ecco il riassunto statistico dei fatti su cui hanno fondamento le proposizioni che precedono. Dei 48 rumori che ho specialmente studiato sotto il punto di vista di cui si tratta: 40 erano dovuti a lesioni valvolari; 6 all'anemia; 2 all'itterizia catarrale. Nei 48 casi: 38 volte il rumore è scomparso contpletamentc, cioè 14 volte nella posizione assisa come nella verticale, e 24 solamente in quest'ultima posizione; 8 volte diminu1 nella posizione verticale; 2 volte in questa stessa posizione haperduratopressoapoco con tutta la. sua intensità. Sui 10 casi in cui il rumore si è conservato od è diminuito nella stazione verticale, 7 volte è scomparso del tutto dopo un cammino di 20 a 35 passi.
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Esaminati sotto il punto di vista della loro sede c della loro origine J1atologica, i 42 rumori hanno dato i risultati seguenti: Insufficienza della mi trai e ( 13 casi): Rumore scomp.a rso nella posizione vèrticale 8 vo~te id. diminuito. . . . . . . 3 , id. persistente. . . . . l , Restringi mento mitra le con rumore presistolico (l caso). Rumore scomparso. . . . l volta Insufficienza aortica (3 casi): l volta Rumore persistente . id. diminuito. . . . l " 1 id. scomparso. . " R estringimento aortico (23 casi): Rumore scomparso 16 volte id. diminuito. . 7 " Itterizia (2 casi): l volta Rumore scomparso . id. diminuito 1 " Anemia (6 casi): Rumore scomparso 6 , La conclusione di tutto ciò che precede emerge chiaramente~ cd ho appena bisogno di aggiungere che il mezzo più semplice e più sicuro per dilucidare la diagnosi delle lesioni valvolari d el cuore nei consigli di leva, è di esaminare gl'inscrittii non già esclusivamente nella posizione verticale, il che si escgu.e costantemente, ma ancora e specialmente nella posizione orizzontale. Siccome è dimostrato dalle esperienze cliniche che quasi tutti i rumori organici diminuiflcono notevolmente e spesso scompaiono nella posizione verticale, così è dovere del medico che vuole illuminare la sua coscienza ed a.llontanare ogni responsabilità, di ascoltare sul dec"bito dorsale qualunque inscritto che affermi di essere affetto da lesione organica del cuore o che si suppone che possa essere tale. Del tutto insignificante sarebbe la. p erdita. di tempo cagionata da questo nuovo mezzo di esame ma se anche fo sse notevole, bisognerebbe adattarvisi, trattandosi della responsabilità del medico e dell'interesse delle giovani reclute. P er esamjnare gl'inscritti nella posizione orizzontale non v'è bisogno di apparecchio complicato; basterebbe di fare coricare
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l'individuo su di una tavola coperta ùa nn mn.tcra.sso, su di un canapè o su di un semplice banco un poco elevato situato nella. sala. del consiglio. A Parigi, ove due medici funzionano simultaneamente davanti al consiglio di leva, l'uno potrebbe visitare a suo bell'agio in una camera vicina e coricati su di un mobile iYi collocato a tale effetto tutti gl' inscritti che si presume sieno affetti da lesioni organiche del cuore, nello stesso modo in cni visita in camera speciale tutti coloro che devono essere sottoposti all'esame ottalmoscopico.
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Teoria tlella nzlone antlemoptolca dell' lpeca· qnaua, del PETErt, confermata ùa esperienze fi siologiche dal prof. PEc uoLrER (Gazz. jJfed. Italiana L ombarda., geo n. 1880). Il prof. Poter appogg i::~, colla sua preziosa autorità l'affermazione dci lJUoui elfctti dell' ipecaquana nel trattame nto della cmoptisin,; felice audacia di Stoll, confermata da Trousscau, da 1)arecchi clinici dello spedale Saint-El oi di 1\rontpellicr. n professore di Parigi ammette giudiziosamente un'azione c se rcit~ta dall' ipecaquana s ulla circolazione inters tiziale, producendo una specie d'anemia pru:enchimatosa per contrattura v11scolar e. Per l ui, non è l'azione meccanica di vomitare, ma lo stato di nausea che è salutare. Come prova, cita un fatlo nel quale 30 cen tigram. di kermes minerale amminis trato (racta do si, ebbero degli effetti rimarcabili contro una emottis i abbondante che datava da sette giorni. Domando il permesso d' intervenire in questa questione in nome delle numerosissirnc esperienze che ho fatto nel 1862, sull'azione fisiologica dell'ipccaquana. E sse sono state inserite in una memoria di cui le conclusioni furono presentate in mio nome all'Accademia delle scienze da Claudio Bernard. Accenno solamente l'azione sedativa dall' ipecaquana s ulla circolazione, la respirazione e il calore animale, che m'è stata mos trata da un gran numero di fatti. J\1a insis to su di un punto al quale ero lontano dal pensare a prim·i, e che mi sorp1·oso molto dal principio. È l'anemia del polmone che è stata r iconosciuta in tutti i miei animali in esperimento, sia che essi s ieno morti direttamente per causa dell'eme tina, o che li abbia sacri-
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fìcati mentre erano sotto l'influenza d'una dose di questa sostanza insufficiente per ucciderli. Da parecchie esperienze sugli animali abbiamo levate le seguenti conclusioni: " Le autopsie ci banno rivelato un fatto che, in principio, ci è parso molto singolare, ma che, essendosi riprodotto ogni volta, ha preso dell'importanza. È il pallore e lo stato esangue del tessuto polmonare, tanto negli animali che sono morti avvelenati che in quelli che sono stati sacrificati in mezzo dei sintomi dovuti all'emetina. Questo fatto fu stabilito da esperienze confrontate. M ettendo a morte un coniglio preso }Jer comparazione siamo stati colpiti dal contrasto fra i polmoni anemici del primo e i polmoni r osei del secondo. " A che cosa possiamo attribuire questa diminuzione dell'arrivo del sangue nei polmoni? La rarità dci movimenti respiratorii è di natura da contribuirvi. La flussione considerabile che si porta sul tubo gastro-intestinale, e che è affermata dai risultati dell'autopsia, può servire egualmente a spiegare questo fenomeno. Non pretendiamo di negare, inoltre, l'intervento di una. causa differente, che fin qui non sarebbe ancora stata riconosciuta da noi. " Qualunque sia la causa di questa anemia del polmone dovuta alla emetina, dobbiamo ravvicinarla ai buoni effetti che la clinica. pretende di ritrarre da. molto tempo dall'ipeeaqu:tna n ella cura d'un gran numero di pneumoniti. Se, ciò che pare I>robabile, questo medicamento diminuisce nell'uomo l'arrivo del sangue nel polmone, come lo diminuisce nel coniglio, non si p,uò col1Cepire un modo più attivo per risolvere le congestioni e le epatizzazioni p olmo n ari. Si produce con essa, mi si passi questa espressione, una vera cavata di sangue da,l polntone. " La. radice del Brasile sarebbe dunque ciò che una certa. scuola ha chiamato impropriamente uno spcci{ì.co d'organo, e ciò ché val meglio nominare un n1édicamento ad azione speciale sul polmone. , Riavviciniamo, terminando questo corto riassunto, il fatto dell'anemia polmonare dei conigli sotto l'azione dell'ematina con nn altro che ci ha egualmente molto sorpresi negli stessi animali, quello dell'assenza del glucosio nel fegato.
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Si vede da ciò che abbiamo ricordato nelle nostre esperienze quanto siamo felici, '}ler corroborarne il risultato, di vedere un uomo dell'importanza del prof. Peter spiegare gli effetti del metodo di Stoll contro l'emottisi invocando l'anemia parenchimatosa. del polmone. Dobbiamo adesso ripetere che quest'anemia è ai nostri occhi un'azione speciale all' ipecaquana. Gli eft"etti del tartaro stibiato sono intieramenle differenti. È quanto che si vedrà in nuovi fatti estratti da una seconda Memoria pubblicata da noi, e di cui le conclusioni sono state egualmente presentate a nome nostro all'Accademia di scienze da Claudio Bernard. Delle esperienze comparative sull'azione del tartaro stibiato, fatto sui conigli, ci hanno condotto alla conclusione seguente: " I nostri lettori si rammentano quella cuTiosa proprietà dell'ipecaquana di scacciare in qualche modo il sangue dal pohnone. Ora, lo stato anemico di questo viscere doveva mostrarsi anche dopo l'azione del tartaro st.ibiato ? K oi aspettavamo con impazienza il momento in cui avremmo potuto saperlo. Le nostre esperienze sono state perentorie e hanno dimostrato che il sale d'antimonio, !ungi dal produrre sul tessuto polmonare un etl"etto identico a quello della radice del Brasile, determina spesso uno stato tutto opposto. , Ci sembra dunque dimostrato che l'anemia polmonare che ci occupa, è dovuta ad un'azione speciale eli' ipecaqua.na, e che non è attribuibile n è al vomito, n è alla nausea perchè non si constata sotto l'influenza del tartaro stibiato. Bisogna tener conto d'altronde della dose formulata da StoIl e accettata da Troussea.u, 4 grammi d' ipecaquana in polvere. Non è la dose vomitiva, è la dose Rasoriana. In simili proporzioni, come avviene per il tartaro stibiato, tutta l'ipecaquana non è vomitata, c una certa parte è assorbita. Il medicamento assorbito determina l'azione contro-stimolante da una parte, l 'anemia polmonare dall'altra. Io per me preferirei sempre come anti-emottisico la formula. seguente: Ipccaquana contusa 6 gra.mmi, da far fondere in 120 grammi d'acqua bollente; passare e aggiungere 30 grammi di sciroppo ùi gomma, da amministrare ogni ora o due, a cucchiai da tavola. Tal modo d'amministrazione porterebbe in principio
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DI TERAPEUTICA
il vomito, ma questo si calmerebbe sollecitamente coll'uso del laudano, e cosi l'assorbimento dell'emetina, divenuto più facile, l'anemia polmonare sarebbe più sicuramente e più rapidamente prodotta.
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Direttore
ELIA Col<>mz1IIO m4dtco, 111embro d<l Comtla lo dz' sanità milil.~t·e
Il R e do.tto••o CARLO
PnETTI
Ca p ìla11o n~tdìco
N OTINr FEoEnrco, Gerente.
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AI NOSTRI ASSOCIATI
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P er disposizione del signor Maggior Generale Medico, Presidente del Comitato di sanità militare, ho assunto la direzione di questo giornale. L'ouorevolissimo ufficio, anzi che a. compiacimento eli vanità che non ho, doveva necessariamente cd innanzi tutto chiam::m ni al pensiero le difficoltà e la r esponsabilità assai grandi che v i sono annesse. Il giornale non deve per qualsiasi evento scadere da quell'alto concetto al quale è oramai salito, sl all'interno che presso le estere nazioni. Il numero ragguardevole di associati anche estranei al Corpo sa:nita.r io militare cd il cambio con moltissimi frn. i più accreditati giornali scientifici stranieri ne porgono amJlia testimonianza. Nel Giomale di medicina militare si compendia inoltre un interesse scientifico della più alta levatura per il nostro Corpo. Il suo programma non può esser altro che di proseguire con esattezza nell'indirizzo attuale e colle norme finora tenute. Per riuscire a siffatto scopo io mi affido essenzialmente a due grandi fattori; all'assistenza benevola del signor Presidente del Comitato il quale, chiamandomi a suceedergli nell'arduo còmpito, si 'è certamente proposto eli continuare a prò del giornale la sapiente sua opera; secondariamente mi affida la certezza che non sarà mai per venir meno quell'attiva ed effica.ce cooperazione di tutti i colleglJi del Corpo sanitario militare e del Personale farmaceutico che già tanta parte ebbe sempre nel condurre a prospere sorti il giornale. li Colonnello medico Jlcmbro dt'l Conu'f-lciO di stmU<i militar•
ELIA.
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MEMORIE
ORIGINALI
DI ALCUNE CIFRE DELLA
STATISTICA SANITARIA. MILITARE (Ultimi anni)
Nel 1852 Eugenio Pelletan, chiaro e fecondo pubblicista francese, nella sua « Pro{éssion de foi du XIX s2ecle " scrisse : L 'cm1J'ire au monde appartient à qtti tnange de la chair et respire l'oxigéne à plein poumon. Frase di grande effetto, ripetuta anche con plagio da qualche igienista; però non è tutt'oro quello che vi riluce. L'impero del mondo è dei forti; ed è giusto dal momento che unico diritto in natura è la forza: tutto il resto causistica. Un dì - e non è molto - la Ragione fu proclamata dea. Sotto il suo breve regno gli uomini si armarono fino ai denti e divennero, gli uni contro gli altri, spietatamente feroci. l\Ia è poi proprio vero, sempre vero più forti esser coloro che mangiano e respirano meglio? Individualmente sì, e non ci vorrebbe meno di un pazzo per dubitarne: ma la guerra non è lotta. fra due; cozzano grandi masse a· uomini. La forza in questo caso è una risultante, è l'assieme, l'addizione di centinaia di migliaia di unità coordinate: vis unita. E allora pitt che quistione di muscoli la è di organizzazione, 15
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226 DI A.LCONE CIFRE di disciplina militare, d'igiene. Per le quali cose, e non·altrimenti, ]e grandi aggregazioni d'uomini possono mantenersi compatte e in buona salute, cioè al caso di assalire vitto·
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riosamente l' avversario, o di resistere intrepide ad un suo urto. Verità cotesta che non fu mai smentita, e tanto meno lo sarà oggi che si schierano in linea di battaglia poderosi eserciti fomiti di armi a fuoco di lunghissima portata e di una precisione che stringe il cuore a pensarvi. Cinquanta grammi di piombo lanciati da un fucile ucci· dono egualmente lm debole ed un forte, e per soprassello senza alcun rapporto proporzionale colla validità dei muscoli del braccio che ne scattò la molla. Federico H nel suo « Testameuto , scrisse: una JJalla fa lo stesso effetto in un uomo di 6 piccli, com~; ù~ uno di !J. Non v'è dubbio: senza negare aJla carne e all'aria la loro parte sul fisico e sul morale dell'uomo, parlando di eserciti, più forti, dominatori del mondo saranno i meglio organizzati e disciplinati, e quelli che dagli ammaestramenti della igiene sapranno trarre il maggior profitto. :Mi taccio su ciò che non è di mia competenza. 1n quanto alla igiene, a questa tutrice delle armate e degli eserciti, ogmmo sa che i suoi studi sono essenzialmente quantitativi. Solo l'arte statistica può ad essa procurare le vaste sintesi e quei ravvicinamenti di cui abbisogna per dettar leggi che migliorino le condizioni della nostra fisica esil:ltenza. La statistica sanitaria è la savia ispiratrice degli igie· nisti. Le sue grandi cifre autentiche fecondate éiall' intelli· genza si realizzano in tanta Yita e salute. Noi medici militari qui in Italia possiamo van tarcene; fummo i primi a raccogliere con amore per questo santo scopo: il Correnti ed il Maestri nel loro -Annuario stati·
DELLA STATISTICA SA..\ITARIA MWTAHE
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stioo, anno II, 1864 - resero a noi questa giustizia. Ed ora, mi è caro poterlo dire, ci pregiamo di ben altro. Poche ()OSe nel regno sono statisticamente cosl bene ordinate come l'esposizione annuale delle condizioni sanitarie delle trnpp~: l e ultime per il 1876 e 1877 così ricche di fatti ingegno· .samente disposti da lasciar ben poco al necessario incremento dell'avvenire. È un lavoro del tutto scevro dal comune difetto di corpulenza; chè nella sua piccola mole, ehè nelle sue modeste forme offre copioso e gradito pascolo a quanti amano ragionare poggiandosi al vero. Jlrfa io non intendo assidermi alla lauta mensa. Mi basterà raccoglierne alcune bricciole, per mostrare ancora una vol~a la pratica utilità di questi studi, che pur tanto si pre· stano ai facili motteggi dell'umorismo.
r. Sullo scorcio del dicembre passato per opera del Comitato di sanità militare vide luce la Relazione medico-statist-ica $Ullc condizioni sanitarie dell'Esercito italiano nell'anno 1877. Dalla prima pagina si rileva, fra la altre cos\3, che la forza media sotto le armi - 196,192 - si avvicina all'effettivo dei malati - 193,650. Nell'anno antecedente quest'avvicinamento fu anche maggiore: la forza media sotto le armi ascese a 190,376, l'effettivo dei malati a 190,571. In genere le son due cifre che da noi si corrispondono; l'una presso a poco equivale l'altra: è un preventivo che nei tempi ordinari lo si può fare.
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DI ALCt.:\'E CifRE
Cosl difatti la media, dei malati per mille della forza nel 1877 dà. il 987, nel 1876 il l 001; nel1875 il 1031; ne11 874 i110GO; nel 1873 il 1116; nel 1872 ill145; nel 1871 il 1058. Nel1870, causa la presa di Roma, la forza dell'esercito subì forti oscillazioni. La media appro::;simativa fu di 207,000 uomini: ne ammalarono 896 00/ 00, proporzione al di sotto del vero, uon foss'altro percbè nel calcolo della forza media vi si compresero 9830 ufficiali. Se poi queste cifre complcssi\'e che riassommano tutti gl'in· fermi di un dato anno, onmque ricoverati, le scindiamo in quelli che lo furono nelle infermerie proprie dei corpi e negli altri, le suaccennate proporzioni per mille si dividono presso a poco in parti uguali: per il 1875 danno di entrati nelle infer· merie dei corpi il 574 00/ 00 della forza, per il 1876 il 575, per il 1877 il 407. Può concludersene: }O che il soldato italiano, l'un per l'altro, ammala una. volta l'anno, con decrescente proporzione però dal 1872 in poi; 2° che una metà circa delle malattie son cosa lieve e si curano alle rispettive infermerie dei corpi, cagiouando in media una sospensione di ser'ìizio che oscilla nei vari anni fra i 5 ed i 7 giorni; 3° che le altre sono di maggiore entità, si curano in sta· bilimenti militari o cirili, e sono causa in media di una sospen· sione di servizio dai 18 ai 20 giorci. Spigolando ne' miei appunti troro che nel 1870 l'esercito iogles·e - all'interno - con un effettivo di 75,305 uomini ebbe 61,075 ammissioni allo spedale, cioè 809 00/ 00 (l); ciò che presso a poco concorda con lloudin, che dice " il soldato inglese entrare in media allo spedale una volta ogni 13 (l) Gaz.u:lte médicale de Paris. ArtNOrLJ>. 1874. Rapporto.
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mesi » (l); e concorda pure colle cifl·e cl1e si leggono nel quadro Morùiclité militaire del D ictionnairc encyclopédique cles sciences médicales. A.vvertasi che qui si parla solo <li en· trati negli ospedali. Nel 1872l'esercito francese ebbe effettivi 429,973 uomini, presenti 358,569. Ammalarono nella proporzione di 2350 00/ 00 presenti, e di 1965 00/ 00 effettivi; cifre minori di quelle che si erano verificate nel periodo 1862·69. Le ammissioni allo spedale furono 109,209, cio-è 302 00/ 00 prescuti: dal 1862 .al 1869 la proporzione fu di 373 (2). L'esercito prussiano nel 1868 e 1869 con un effettivo di 250,000 uomini circa ebhe nel primo anno 37,400 ammissioni allo spedale - il 1496 00/ 00 - nel secondo 35,075 il 1403 00/ 00 (3). Il Boudin- opn. cita. - dice in tesi generale ~he i soldati prussiani ammalano in ragione di lll OJo; quanto dire lllO 00/ 00 • N·on · rammento da quali fatti lo deduca. n Belgio se la prende comoda: pubblica i risultati sanitari del suo esercito ogni 5 anni. Nel quinquennio ultimo - 1870·74 - gli ammessi negli ospedali e infermerie, che convengono colle nostre di pr-esidio e speciali, furono in media 446 00/ 00 effettivi. Poi Yi sono i maladcs c' la chambre, cui rispondono da noi i curati nelle infermerie dei corpi, e la loro cifra ascese al 1525 00/ 00 presenti (4). Non fo confronti: queste medie sono il prodotto di osserYazioni non contemporanee, raccolte in eserciti variamente
_____, (l) Httules d'ltyqiélle publique, etc. (2) Sta.to san·itario dell'esercito francese clolJO la gu~rra, desunto da documenti "f(tciali, dal dotto1· AR~OOLD - Vedi Giornale di me· dicina militare dell'esercito italiano 1874. (3) Gazzette médicale de Paris , già citata. (4) Statistique méclicalc de rarmée belge (période de 1870-74) :Sru.xelles, 1877.
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costituiti. Hanno un valore assoluto che vuol'essere inteso partitamente nell'ambiente che a ciascuna di esse è proprio . .! chl sa leggerle possono dare una idea approssimativa di ciò che avviene altrove, e certo non ne trarrà argomento di sconforto per noi. Che se io dinnanzi a queste medie non oso insinuare biasimi o elogi, non mancano gli audaci che. non contenti di allinearle e con tutte le seduzioni dell'arte renderne agevole lo sguardo comparativo fra i differenti eserciti europei - come ultimamente fece L. Laveran nel suo Traifé (7es 1nalad1~es et rpidémies dcs armécs - vanno oltre e cf apprenrlono in media chi ammali più, l'artista o il soldato. Così dagli studi di Boudin - op. cit. - risulterebbe che il soldato inglese entra allo spedale una volta ogni 13 mesi, l'artista -ogni 29: e Deboutte1ille trova. che dai 21 ai 30 anni la cifra media annua delle giornate di malattia è di 6 a 8 11er ciascun artista inscritto nella società di mutuo soccorso, di 15 a 20 per i soldati dei diversi eserciti etu·opei. Viceversa poi, procedendo nelle ricerche, gli risulta che fra mille malati muoiono più artisti che militari (1). Il Gioia contava le teste matte di tm paese dai giocatori del lotto: oggi si potrebbero con più ragione contare da coloro che con incredibile disinvoltura azzardano su certi strani rapporti, sicuri di perderlo, il valore di due medie. Il soldato nell'ospedale vede un po' di riposo, una sospensione piacevole di orario e del turno di guardia; l'artista. invece una sospensione di guadagno rovinoso per sè e per la sua famiglia. (l) Recl!e1 ches- sur rorganisation des iustitulions de 1Jrévoyance. Roven, 1843·44. - Vedi articolo • Morbidité • JJictimm. encyclop. des sciences meclicales.
DELLA STATISTICA SANITARIA MILITARE:
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Quando gli uomini per il loro particolare modo di essere in società scorgono nella stessa cosa così diverse conseguenze, i c<>nfronti le son celie da raccontare a •eglia. Chi cerca di questi rapporti e non ricorre ad altri mezzi " Sua desianza vuol volar senz'ale ,. .
II. Dalle prime pagine della " Relazione medico-statististica per il 1877 ,. n'emerge pme che le ammissioni negli stabilimenti militari - ospecl.ali, infermerie speciali e di presidio - ascesero a 83,630, quelle negli ospedali civili a 18 4 74. Donde la proporzione: 83,630: 18,474 :: 452: 100 che nel 1876 si verificò nei termini seguenti: 79,179:18,205 :: 435 : 100. Dunque in quest'ultim<> biennio gli ospedali civi1i ricoverarono quasi un quinto degli ammessi negli ospedali e in· fermerie speciali e di presidio. Il capitano medico S. Guida nelle sue " Note critiche » alla statistica sanitaria dell'Esercito per il 1876, pubblicate nella " Rivista militare italiana ,. or' è un a,nno, spende poche parole sugli ospedali civili, meno che una. pagina, ma tocca felicemente i punti principali di q~esto tema che davvero non manca d'interesse. Su di una cosa però non sono d'accordo con lui. Riferendosi alla Relazione citata dice : " Furono ricoverati negli ospedali civili 18,205 militari; « 4000, circa, meno che in ciascuno dei due anni prece« denti; e meno assai che negli anteriori. Nel 1870 furono « .32,615. Questa diminuzione è una grande fortuna ».
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Giustissime tutte le cifre, giusta anche la conseguenza in quanto concerne la. diminuzione assoluta dei ricoverati negli ospedali ciYili: ma io non posso, come :pur vorrei, seco lui rallegrarrueue, perchè se dal 1870 ad oggi diminuirono questi, diminuirono pure, e presso a poco nella stessa pro· porzione, quelli: degli stabilimenti mili tari. Oh 'è quanto dire, nulla fu fatto - cd è proprio così - per sottrarre i soldati alle spiacevoli conseguenze che l'Autore a buon diritto deplora accagionandoue le « miserabili condizioni degli O· spedali nei piccoli paesi mancanti di tutto » . Diminuì in genere, e di ciò me ne compiaccio, la cifra dei ricoverati negli stabilimenti sanitari, ma il rapporto che in questo caso è il termine al quale ci dobbiamo rife· rire - fra quei che profittarono dei militari e quei dei civili, purtroppo non varia per gli anni antecedenti. Lo direi anzi un pw1to fisso nella fluttuazione annuale di tante cifre
che si Jeggono nelle « Notizie » e nelle « Relazioni » uf.
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ficiali sullo stato sanitario dell'Esercito. Nel 1877 le ammissioni negli ospedali civili, come dissi or ora, sta nno a quelle nei militari come 100 : 452. Te· nendo fermo il perccnto si ha per il 1876, 435 ;, per il 1875, 411; per il 1874, 440; per il 1873, 517; per il 1872, 362; per il 1871, 403; per il 1870, 458. Il biennio 1873- 72, partitamente considerati i suoi due aJmi, oU're uno sbalzo in piìt e uno in meno, che si compensano mirabilmente nella media di 439. Non siamo quindi su quella via di miglioramento o " fortunata diminuzione " come dice il Guida, che potrebbe con-
durci ad 'ma lenta graduale estinzione di questo inconveniente. Sì, inconveniente : non già nel senso di recare offesa alla C'!lera onesta e intelligente dei medici cirili, ma perchè tutto
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induce a ritenere dannosa questa intromissione dell' opera civile nei militari. Convengo con quanto leggesi nella « Relazione " del187G, che cioè i malati più grad, non trasportabili, sian pur quelli che di preferenza trovano asilo, siecome prossimiori, negli ospedali civili: quindi naturalissima una maggiore mortalità - 23,14 °0 /oo degH uscenti, di fronte a 15,75-; ma non è facile comprendere, percbè non altretta!lt.o naturale, qualmeute le cifre della degenza media debbano tenere la ragione inversa, vale a dire essere minore quella degli ospedali civili - 18 giorni di fronte a 20. Per il 18 77 le cose andarono presso a poco lo stesso: la mortalità su mille curati fu di 20,03 mentre negli stabi-
limenti militari fu di 14,32; e la permanenza media si li· n1itò a 19 giorni nei primi e giunse ai 20 nei secondi. La ragione di questo strano comportarsi delle cifre stà forse in due circostanze: l o che negli ospedali civili pilt che vera prevalenza di gravi, la vi è di casi fulminanti, per i quali con pochi giorni di cura si hanno molti morti. 2° che le esigenze del § 530 del « Regolamento per il servizio interno di ospedale » che vuole L e biancherie sudicie ed i fa.zzoleUi degli entranti, opportunamente contrassegnati, siano cln,ti al bucato, rese fra noi impossibili le piìl brevi degenze (1). (l) Questo paragrafo dei nostri regolamenti è sacro all'igiene: però, siccome le degen;~e allo spedalc non gi ustifcato da malattia, oltre ad essere causa di errori in stat.istica, sono anch ·~sse a loro volta dalla ig iene condannate, così dovrebbe modificarsi e salvare una cosa e l'altra aggiungendovi il comma seguente: • Il medico capo·riparto farà sospendere il bu(·ato di quelle che nppartengono ad entrati pre. sumibihnente guaribili in 3 o 5 giorni.
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Ad ogni modo, se le spiegazioni non sono queste, saranno delle altre che esonerano da ogni responsabilità i colleghL Insisto però nell'implorare la diminuzione dei ricoverati negli ospedali ch,ili. Ne soffre: l o la disciplina. Accordo ad essi tm perfetto ordine in tutto, ma non mai disciplina nel significato nostro; vale .a dire di buono e diuturno ammaestramento. In senso lato disciplina e arte militare son tL1tt'uno. 2° l'istruzione di noi medici, e per conseguenza la salute (lell' esercito che ne deve profittare, avvegnachè di malattie un po' gravi, che non trovano posto nelle infermerie di corpo, spesso per la intiera durata di tma guarnigione non ne vediamo affatto: dobbiamo contentarci di scarabocchiarne sui biglietti d'entrata allo spedale civile del luogo diagnosi preYentive, sbagliandone nove per azzeccarne una. 3° la statistica. Sì ha un bel domandare a chi non ha obbligo di rispondervi ! Il nostro piano statistico esige pochissimo dagli ospedali civili: l'esperienza c'insegnò a fare così. Le malattie debbono dividerle solo io mediche, chirurgiche, ottalmiche e veneree; eppure - incredibile ma vero - per giungere alla cifra complessiva di quelle curatevi nel 1876 ne mancano 196 perciò dichiarate 1fJ1tOfe, e nel successhro 1877 si andò di male in peggio: furono 205 quelle
che oon frase più elegante si dissero non p?·ceisate. Cosa. sconveniente sotto tutti i rapporti e che crea ogni anno incertezze nelle esposizioni sanitarie. Un quinto delle ma.· lattie o sfugge affatto ad ogni ricerca, o vi entra solo con una espressione .sommamente generica. Nella bibliografia della "' Relazione » per il 1876 .(1) sono a parer mio degne (l) Vedi Giomale eli medicina militare, N. 10, 1878.
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di nota queste parole: << Negli ospedali miHtari furono cn« rati 1550 morbillosi: ma questa non è la cifra complessiva « di ti1tto l'esercito durante l'anno. Sappiamo quanti ne « furono curati negli ospedali civili? Forse non molti, tut« tavia è questa una lacuna che la nostra statistica. sani« taria militare dovrà riempire ». 4° in fine ne soffrono e gravemente le finanze delle direzioni di sanità militare, obbligate come sono a rimborsare le varie amministrazioni degli ospedali civili della differenza che corre fra la tangente giornaliera governativa - lira l - e ciò eh' esse pretendono: sempre qual cosina più della lira. Debbo alla. cortesia dei miei colleghi le seguenti notizie: vi sono, è verissimo, ospedali civili elle si contentano anche di 90, di 80, e di 60 centesimi, come ad esempio quello di Alba e di Leyni (Direzione di Torino) ; quel di Pianosa e di S. Marcello pistoiese (Direzione di Firenze) ; quello di Vernasco e di Piedimonte d'Alife (Direzione di Napoli); quello di Masserano (Direzione di Milano): ma in fondo in fondo è una burletta. A fin d'anno risulta che, o non ricoverarono militari, o così pochi da contarli colle dita di 1ma mano. Ve ne ha che pretendono da 1,60 fino a due lire e dieci centesimi, e per SQprappiù tutti in loca1it.1. ovo i militari abbondano. Valgano di esempio Ravenna, Piombino, Pisa, Pontedera, Volterra. Presa in otto Direziorri la media di ciò che corrispondono ai rispettivi ospedali civili, si ha circa lira 1,25 : quello poi che costano l'un per l'altro a queste direzioni le ,giornate di presenza l'ignoro, ma è sicuramente di più. La direzione di Firenze - per citarne alcune - nell'anno 1877 pagò ai diversi ospedali civili della divisione lire 35,136,
236 DI .ALCl!:'\1; ClltFE e ftt rimborsata dai corpi per 21,0313 ; differenza in meno 13,200: dolente istoria che, poco pil1 poco meno, 'si ripet-e tntti gli anni. Que11a. di Torino nel biennio 1876- 77 rimise per questo titolo 4621 lira; età dell'oro che rimpiange : nel successi,~o bieJJnO 1878-79 la perdita giunse a 8944 lire. Quelle di Napoli, Roma e Bari sogliono aggiungere rispet· ti,,amente per compensare gli stabilimenti civili 2500; 3500; e 5000 lire ali 'anno. La modesta direzione di Chieti motto di suo - mi seri· yeva quel direttore - un 8000 lire all'anno, e soggiungeya: « nel solo 3° trimestre del corrente 1878 lo scapito è asceso « a lire 2283 ! » Nel quinquennio 1874-78 lo spedale militare di Bologna por ciò solo ebbe un deficit di 45,706 lire.
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III. t,
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Conviene accrescere lo infermerie di presidio quanto occone perchè i soldati negli ospedali cirili siano una eccezione innocua alla disciplina dell'esercito e alla pratica scientifica <le' suoi medici, alla esposizione annuale medic)·statistica e alle finanze delle diJ"ezioni di sanità. Nel « Regolamento d'istruzione e di servizio d'ospedale» (l) aU ·articolo 12'9 - Infermerie di presidio - si legge : « Esse " sono istituite nelle guarnigioni ove non convenga stabilire « uno spedale militare succursale o far cura1'e gli ammalat·t « nr:gli ospedali civili del luogo. » Convenienza a far curare i militari r1egli ospedali civili, come abbiamo Ycduto, non ce n'è sotto nessun rapporto. Quindi è additata la ragione per (l) Publicati one del 20 maggio 18';' 5.
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proporre l'apertura in tutte quelle guarnigioni ove non convenga. istituire uno spedale militare. • La loro istituzione - prosegue l'art. 129 - è ordinata « dal Ministero della guerra su11a prOJ)Osta del comandante « la Divisione » • Ai medici direttori si apre cosl una facile via per far giungere i loro on~sti desideri fino al Ministro. Ma l'art. 129 non si ferma lì i e questo è il guaio! Vi si legge pure: « Dalla compagnia di sanità è somministrato il numero "strettamente necessario di aiutanti d'ospedale » . " Vi può essere anche destinato un farmacish militare fra « quelli addetti alla direzione di sanità " . È superfluo ogni commento. I direttori di sanità che della istituzione di queste nuove infermerie ne sarebbero dovuti essere istigatori ne sono un serio rattcnto. Il basso personale di cui dispongono è ristretto i basta all'uopo, ma non permetterà mai loro il lusso di somministrarne ad altri, Per i farmacisti poi non saprei davvero come si potrebbe ripiegare. Nella divisione di Bologna, ad esempio, si dovrebbero almeno inpiantare infermerie di presiùio a Reggio, Modena• Ferrara e Ravenna, sedi di distretti e di comandi di corpo, città o\re gli ospedali civili ricevono molti dei nostri malati ed esigono una più alta tangente. Ma do\·e 1wendere, domando io, gli aiutanti di ospedale? Limitiamone pur quanto si voglia il loro numero allo st·retto necessario, men di 4, no. In quanto ai farmacisti è proprio il caso della logica inesorabile delle cifre: la direzione in tutto e per tutto ne conta 3. Le divisioni militari cui più urgente il bisogno ci sprona a provvedere si · ril6vano dall'allegato 14° delle due • Rela· zioni medico-statistiche , per il 1876 e 18 77 i " Movimento " dei militari ricoverati negli ospedali civili di ogni divisione » . Nella colonna « Entrati per mille della forza , , si hanno
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le divisioni m cui le proporzioni sono maggiori. Bari nel primo anno diclle in ragione del 273 C! 0J00 della forza, nel secondo del 305. In tutto il biennio furono ricoverati nell'ospedale militare 3970 uomini, nei civili 3700 i quasi altrettanti. Le divi sioni di Chieti, Perugia, Palermo si avvicinano molto a quc:)ti strani rapporti. Ad ogni modo iu tutte le città ove oltre il comando dii distretto ve n·è n no o più di corpo sarebbe provvida una infermeria di presidio. Per rendere ciò possibile converrebbe • che gli aiutanti di ospedale fossero dati dalle rispettire direzioni di sanibì militare, ma da computarsi in più nella forza stabilita delle compagnie. Ci rimetterebbero, giacchè un aiutante di ospedlale non si plasma sempre da un soldato: tnmscat. Un farmacista ci vuole. Crearne tanti di aggiunti aggraYerebbe il bilancio e poi non an-ebbero carriera. Non si potrebbe trarre qualche partito dai patentati o studenti ·che sono fra i solda ti di leva e yolontari di un'anno? Il geuerale F. Torre nell'ultima sua pubbHcazione per la. classe 1857 dà 15G individui "esercenti arti salutari,. medici, flebotomi, farmacisti, ecc. Nelle 3 classi sotto le armi non la si sbaglia. di molto se cosl ad occhio e croce diciamo che vi sono ulmcJJO un cinquanta patentati farmacisti al caso di prestare quest"utile servizio. Concludiamo: ora abbiamo 20 infermerie di presidio i converrebbe portar) e a 41, chè taut'è il no vero delle città sedi dl comando di distretto e di corpo sprovviste di. ospedale militare. Or'è solo uno di questi comandi, a dim~mire il numero degli ('11 tra ti nell' o~pedalc civile del luogo, basterebbe che alla. infermeria di corpo si concedesse qualche facilitazione ammioistratira e finanziaria, e un po' più1 di latitudine tecnica. regolamentare.
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IV. Gettiamo adesso uno sguardo nelle due già. tante volte citate « Relazioni » per gli anni 1876-77, là ove le cause di morte sono messe in rapporto colla forza media delle Yarie armi. Le tavole grafiche B in fine dei volumi ne agevolano lo studio. Molti sono gli ammaestramenti che se ne possono trarre: parlerò solo di alcuni fra i più rimarchevoli. Premetto che gl'.invalidi e veterani li escludo da. questi miei studi essenzialmente comparati\'Ì. Sotto il punto di rista della mortalità confrontare l'esercito militante co'suoi vecchi avanzi, sian pur gloriosi, sarebbe errore. I giovani possono morire e dobbiamo cercarne il perchè; i vecchi, pur troppo ! debbono morire. Ed è così che i soldati di tutto l'esercito in media nel biennio su mille della forza muoiono come 10,90, gl'imalidi e veterani - pur già compresi in quella media. generale, si noti bene - come 50,77 : mentre poi i primi ammalano in ragione di 999 e i secondi di 304 °0 /oo in media nei due anni. Ch'è quanto dire: su mille malati l'intero esercito dà un po' meno di 11 decessi, gli invalidi e veterani 167 ! Son termini non congeneri. Ognuno per sè rappresenta un fatto che può essere tema di utili meditazioni, ma la luce di riflesso che l'un dall'altro rice· rerebbe ravvicinandoli, allucina, intorbida, non schiarisce. Escludo pure, e per ragioni patenti, gli stabilimenti militari di pena e le compagnie di disciplina, la cui moxtalità ci è data cumulativamente, se no, forse, si sarebbe potuto tener conto di quella delle seconde. V'includo i RR. carabinieri per non moltiplicare di troppo le esclusioni, ma il servizio, ove si curano se malati,
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l'
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l'alloggio, il vitto, il vcstialio, tutto ba qualche cosa. che non regge al confronto col vero soldato dell'esercito. Gli stessi loro rapporti, le stesse loro dipendenze sono per una metà civili, per E'altra militari. Ciò premesso, mi si perruetta un momento solo innalzarmi nelle regioni dell'ideale. Viste le cose di lasstt par· rebbe che la morta.liUI. divisa per armi - talvolta la pa· rola anna per comodità di eloquio l' uso in senso di corpo - dovesse darci prodotti presso a poco uniformi; per lo meno in tutti qtwi casi in cui l'assegnazione ai corpi mira ad adattare gli uomini alle cose, a paralizzare, mercè Io studio delle diverse fisiche attitudini, le particolari in· tluenze che la varietà dei serdzi spiega. sull'organismo umano. L'idoneità in questo caso non la si può altrimenti intendere che un compenso anticipato al di più e al diverso che si vuole dal fisico umano nelle varie armi. Scendo subito: l 1idca.le è bello ma. bugiardo. Nelle cose umane le verità speculativamente dimostrate tali, in pratic-a so11 false. In fatti presso noi l'assegnazione ai corpi null'altro si prefigge che la relativa idoneità: in altri termini, collocare ognuno nella sua nicchia. Nulladimeno le medie proporzionali della mortalit.'\ divisa per armi offrono diffe· renze che oscillano da 12,62 a 5,23 °0 /oo della forza nel 1876, da 13,84 a 4,51 per il 1877. Dunque il vario ufficio non "a tutti era egualmente adatto. Chi disimpegnandolo vi morì in proporzioni doppie o tliple, ha poeo da lodarsi dei criteri su cui si fonda l'assegnazione. L. Laveran - op. cit. - dice che la mortalità per ar·na sente l'influenza della cerna che si fa reclutando e del maggior soldo di cui godono certi corpi. Quei che profittano pitt di queste due circostanze danno la minore mortalità , e ne cita esempi, come la gendarmeria. della Senna, i zappa·
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tori-pompieri, ecc. Anni in dietro il primo posto sarebbe toccato alla guardia imperiale che nel 1869 diede per de-· cessi la minima proporzione del 2,43 °0 /oo· In Franci.a la mortalità della fanteria di linea sta a quella della fanteria leggera - meglio reclutata - : : 9,21 : 7,51. Sarebbe ovvio citare qualche esempio analogo per gli altri ese1 citi stranieri. Da noi i bersaglieri, che sotto il punto di vista delJa validità fisica oserei dirli sceltissimi, e godono di un maggior · soldo, offrono nell'ultimo biennio, rispetto gli altri pur scelti e meglio pagati, una più alta cifi·a di mortalità. Nel 1876 raggruppando le armi congeneri si ha, che gli uomini di fanteria di linea, dei distretti e battaglioni volontari, dei battaglioni d'istruzione e istituti militari di educazione e delle compagnie di sanità muoiono - presa la media delle singole medie - come 10,92; quelli delle com· pagnie alpine, della cavalJeria, artiglieria (1), genio e carabinieri come 8,05; i bersaglieri come 12,62 °0 /oo della
forza. Così parimenti nel 1877 il gruppo delle armi scelte e meglio pagate offre una mortalità del 7,56 °0 /oo e i bersaglieri giungono al 10,56. In coerenza, l'intero esercito nel 1876 ammalò in ragione di 1001 °0 / 00 , e i bersaglieri di 1107; nel 1877 la prima di queste proporzioni è di 987, la seconda di 1054. Perchè mai gli uomini di questo corpo in quanto ad ammalarsi e morire superano i congeneri? Eppure la legge sul reclutamento li vuole " ben disposti della persona, ampi « di petto, gagliardi, agili, spediti alla corsa e resistenti « alle fatiche , . (l) Comprende anche le compagnie operai e Veterani.
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DI ALCUXE Cll'.RE:
Che l'as~cgnazione si faccia, secondo quest.e norme lo pronmo ·e lo poche riforme e le ]lOChissime morti per tubercolosi, inferiori a quelle degli altri corpi, qun,utuuque la specialità. del ::;errizio esponga loro pitl che tutti alle gravi malattie acute di petto e quinò.i alle conseguenziali croniche, con diritto o 110 spes~o imbrancate fra le cause di morte per tubercolosi polmonari.
v. Volendo risalire alle ragioni causali non c'è che un mezzo. Sugli stessi qnaùri che abbiamo sott'occhi cercare quali siano le forme morllOse ehe danno numericamente questa eccedenza: è il tifo e la febbre tifoidea. Nel 1876 ne morirono per questa causa 3,44 00 / 00 della forza; proporzione che si contese l'infausto primato colle com· Jlagnie di sanità 3,52 0 fl)(J· Del resto la sola fanteria giunse al 2,20; il genio ed i carabinieri nemmeno al 0,50, Quando queste armi ·perderono uno per febbre tifoidea, i bersagli.eti ne perderono 7. La media generale J)Cr tutto l'esercito fu 1,83. Ma qui m'assale un dubbio: la, è quistione d'arma.. o di località maggiormente dominate dal tifo e dalle tifoidi, e per incidenza più guernite dai bersaglieri? No: delle 16 dirisioui la più colpita è quella di Salerno con 3,02 00/ 00 (1). Là nel 1876 non vi erano bersaglieri; e sarebbe pur stata l'unica aJ caso di spiegarci con una eir· costanza dì luogo, la mortalità del 3,44 che deploriamo. P<tdova, Bologna, Perugia., Napoli, Palermo e Messina ven-
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(l) Yetli quadro a pag. :34 e :l5 -
fm·ze medie delle dù·ùn:oni.
Cause di morte in Tapporto alle
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gono subito dopo, superando tutte, quale piì1 quale meno, h media genemlc di 1,83. E in queste ebbero stanza 24 dei 40 bath.glioni di cui constano i 10 reggimenti eli bersaglieri (1). Gli altri erano nelle divisioni fortunate che non giunsero alla media generale. La ò dunque inBucnza. di arnu e non di condizioni permanenti o accidentali nelle città. e nei quartiCI i di alcune guarnigioni. Un caso però di questo genere vi fu e grave : vuoi 'essere preso in considerazione. Il 4° battaglione del 9° bersaglieri distaccato a Ravenna. alloggiava nel così detto Teatro vecchio. Kei mesi di luglio e agosto ebbe 2!) malati d'ileo-tifo con 11 decessi. Le acque suoi dirsi essere tali quali i terreni che attmven~ano, e quelle del Teatro vecchio filtrarano, prossimamente al luogo ove le si attiugcmno, per un cimitero pieno di resti umani. l/analisi chimica vi constatò un eccesso di sostanze organich(' putrescenti. Troncatone l' uso non si parlò più d'ileo-tifo iu quelle truppe. La morale di questa storia è chiara; chiunque avesse abitato quel vecchio teatro, fossero mo bersaglieri o guardie del re, sarebbe stato vittima delle sue acque avrelenate. Sottraggo quindi dalla cifra eff'ettira dei morti per febbre tifoidea in quest'anno gli 11 decessi e la proporzione su mille della forza da 3,44 si riduce a 2,6i>; sempre maggiore della generale e superata solo da quella delle compagnie di sanità., che, come redremo, hanno esclusimmente contro di loro tutto un ordine di cause. L'eccedenza rimane, ma perde così il carattere eli una strana eccezionalità e si avvicina a quella che può rilevarsi per il (l) Tre erano a Palermo, 3 a Bologna, 3 a Perug-ia, 4 a Napoli, 9 .:1 Palermo, 2 a Messina.
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DI ALCUNE CIERE
successivo 1877, ch'è del 2,90 00/ 00• Proporzi<me anch'essa superata solo dalle compagnie di sanità e da altri non raggiunta.
Nel biennio 1874· 75 non si tenne conto separato della. mortalità di questo corpo : però, a pag. 38 della « Relazione medico·statistica. per il1874 vi si legge ,. : «In ordine di fre« quenza il tifo e la febbre tifoidea si mostrarono più comuni « nei bersaglieri e nella cavalleria. ,. Più :in dietro nan se ne sa nulla: le cause di morte non sono messe in rapportocon le armi. Il generale F. Torre nella sua citata « Relazione per le vicende del R. .esercito dal l o ottobre 1877 al 30 settembre 1878 ,. a pag. 110 dà i morti divisi per :armi e per malattia. Nella colonna. "' Malattie da infezione " la media generale è del 2,72 00/ 00 ; quella dci bersaglieri del 3,66, superata solo dalla scuola militare e dalle compagnie di sanità. Per me questa notizia è pregievolissima, giacchè conferma. le altre, sebbene scaturisca da un fonte diverso.
VI.
«Il principio generatore della febbre tifoide è sconosciuto ". Così comincia S. Jaccoud il suo capitolo sulla genesi ed etiologia di questa infermità. nimica naturale di tutti gli eserciti del mondo. Ogni cosa però induce a ritenere che esso stia eventualmente nei prodotti della decomposizione di materie animali e che possa avvelenarci con differenti origini: l• ·estrinseca; 2~ spontanea; 3• contagiosa oper tras1nissionc, come il veleno colerico. A quest'ultima solo i soldati infermieri Yi possono essere esposti: la. escludo. Alle due prime sono soggetti gli uomiui di tutte le armi?
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ma più o meno secondo certe condizioni che ne favoriscono 1'efficacia. Che se da queste condizioni - e sono molte e talvolta incoerenti - quelle sceveriamo che in egual modo si verificano in tutti, vale a dire il sesso, l'età, la stagione, le metE:ore, l'acclimatazione, i patemi deprimenti in genere e l'accasciamento fisico e morale dei primi mesi di· servizio in particolar mcdo, ecc., ne rimangono alcune che potrebbero spiegarci agevolmente ciò che vedemmo rimanere di eccesso per questa causa nella mortalità dei bersaglieri. E tali, a parer mio, sarebbero da considerarsi a parità. di. condizioni: l o gl-i cffètt-i dell'accumulo di molte persone in lucglri 1·ish·etti. La nostra igiene militare, come pur quella degli altri paesi, non si preoccupa delle armi: stabilisce in massima "' che « ogni soldato possa fruire almeno di uno spazio di 20 o « 25 m. c. di aria sana e rinnovata » (1). È d'accordo colle viste del generale Morin (2), colle belle pagine dell'Hermant (3) e con quanti scrissero in proposito senza strane pretese. Le riforme che ora sta proponendo in Francia l'ingegnere Tollet per un più igienico accasermamento forse condanneranno come insufficiente questa minima generale, ma intanto conviene dire che non la si è stabilita a capriccio: fu dedotta da calcoli fondati su cognizioni positive, esponenti dei bisogni fisici dell'uomo adulto. Il quale si sa che ogni ora ispira 540 litri d'aria, e per il solo fatto della respirazione ne vizia e rende irrespirabile 4 m. c., altri due corrompendone per le esalazioni polmonari e traspirazione cutanea. Donde (l) Istr-!fzio.ne per 'Ngùme della ~ruppa: 25 gennaio 1874. Allegato
n• 10 al regolamento di disciplina militare. (2) Manuel pratique a~ ch<n~hage et de ventilation. (3) .Aide·mémoire du méclecin militaire.
, 246 pni qu el mclìtismo che mina lentamente la vita predispo·nemlola ne' suoi organi alla dissoluzione sotto mille e svariatissime forme. I bersaglieri che abitualmente dopo aver sostenuto a lungo il passo di corsa o la corsa celere rientrano in quartiere col respiro atl'annoso e sudanti per tutti i pori, come si troverannocon quei calc;oli che non tengono conto alcuno di questa circo· stanza ch'è loro propria? << La è passeggiera ,. si dirà: sì, che si rinnoYa però giornalmente c anche piit Yolte al giorno. Ed il maggiore corrompimento dell'aria, la condizione morbigena da esso creata. persiste anche dopo la cessazione delle cause, cioè dell 'ansi~ polmonale e della copiosa traspirazione cutanea. In quei cameroni i detriti orgamci, le esalazioni umane, che della f"èbbre tifoirlea sou causa precipua, debbono più che in altri abbondare. L'igiene, non di molto, ma qui fallisce i suoi calcoli: come li fallisce pure per i soldati di cn.Ynlleria cu i sicuramente la minima stabilita per le altre armi è insuffic.iente. "' Lcs cavalicrs - dice M. Haro - se f1·ouvC?1 f, 1Jar « leurs fonctions, dans dcs couditions cl'insatub~·ités spé« ciales; as rtpportcnt, dans lettrs clwmbrcs, avcc lt urs « clwltSsures toutes les drijeclions de l'éclwic: bouc iny_Jre"' gnée rl"u1·inc, c,·ottin, etc. etc. , (l). « Sottigliumi griderà qualcuno. Eppure no: sono piccoli fatti che sul nostro organismo debbono di necessiti\ spiegare la loro proporzionale influenza.; ed è per essi che le dilferenze di mortalitt't fra. arma e arma trora.no la loro buona ragione di essere. 2° l'alimentazt"one insufficien te. Fra le condizioni o cause :t)
(l) LEOX CoLI X. Dct lct fiérre lyjiltoùle dans rarnure : 18i 8, pag. 186.
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ausiliar·i - come le chiama Jaccoud - che favoriscono l'originarsi estrinseco o spontaneo della febbre tifoidea questa., siccome quella che piì.t pt·ofondameute d'ogni altra sa e può alterare l'organismo, è la più valevole. Nel deperimento le operazioni compensatrici che conservano la salute diveugono iusufficionti allo scopo. Ho detto che i bersaglieri godono con altri nell'esercito di un maggior soldo : 7 centesimi, de' quali 2 nmno per de· conto, 5 per vitto e si realizzano in 40 grammi di carne che cott.a e disossata ne dà. 15. B un boccone. Può compensare il maggiore sciupìo ch'essi fan della vita e il più di riparazione giornaliera cui bisognano i loro org1nismi a larghi polmoni ed a sistema muscolare sviluppaLissimo? No dubito : niente di strano vi sarebbe ad ammettere che alcuno fra loro cada in quel dimagramento che rende in genere l'economia più vulnerabile alle canse morbose, specie alla infezione tifosa. L'antichità consacrò una frase alla nutrizione de' suoi forti, vici u.s cladiatorws: e i lottatori del circo giunsero ad un grado di vigore che oggi par qqasi favoloso . Tra le varianti e le aggiunzioni che il paragrafo 27 della «Istruzione complementare ,. reca all'assegnazione (li questi uomiui vi si legge : « Saranno preferiti i montanati, i colligiani, quelli usi alla cuccia, ecc. , . Idea ottima che darà buoni bersaglieri e aumenterà, s"è possibile, la fama di questo corpo; ma non gli farà certo diminuire il numero delle vittime per tifo e per febbre tifoidea. Come dissi in altro mio lavoro pubblicato sulla R ivista militare italùma (l ), così ripeto adesso qui: « non è vero (l) Inchiesta .~tall$tica sullrc eccedc11za della rnortalitù nclre:;e:•· ·: ,) italiano, 1818.
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chi nacque sui monti sia meno atto alle fatiche mi" litari di chi nasce in pianura; sarebbe assurdo. Anzi lo è "più, ma è meno favorevolmente disposto a tollerare le con· " seguenze della maggiore densità della popolazione. " c Ove questa densità manifesta più esplicita la sua espres" sionP. patologica è sulle febbri infettive " : morbillo, tifo e febbre tifoidea in prima linea. Le cause tifogeniche trovano in costoro un terreno vergine da impregnare : vi spiegano tutta la loro azione funestissima. Osservazione questa oramai sanzionata da troppi fatti e che potrebbe contribuire a far scomparire quell'apparente contraddizione che il dottor S. GQ.ida a pag. 31 delle sue citate Note critiche trova fra gli studi del dottor Maestrelli, intento a rilevare il diverso grado di tolleranza degli .italiani alla vita militare (studi da cni emergerebbe i montanari lo siano meno dei valligiani) e " la riputazione di forti milizie che i montanari di tutti i tempi e in tutti i paesi si sono acqui· stata. )) Non c'è contraddizione, come non c'è colle osservazioni fatte da cento e cento clinici, primi Rilliet e Barthez, e per le quali dovremmo ritenere che il tifo e la febbre tifoidea preferiscono le costituzioni più valide, gli organismi più robusti. Falsissimo; non preferiscono i più forti, ma i meno assuefatti alle cause tifogeniche e perciò più sensibili alla loro azione deleteria e che sono poi i prosperosi e robusti, gli ultimi venuti nelle grandi aggregazioni d'uomini, nei grandi centri di popolazione ove più si respirano miasmi che buon'ossigeno. La. reputazione di forti milizie non la si perde, come non la si acquista per uno o due decessi di più o di meno all'anno e per mille. E poi bisogna vedere ove la si acquistò. Se, puta caso, sui mouti natii come i discendenti di Guglielmo Tell, l'argomento non calza.
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Questa riputazione e ciò che sostenne il Maestrelli, ed ora sostengo io, sono due cose disparatissime fra loro: l'una non ha ptoprio che vedlere coll'altra; sono due verità che non capisco perchè si dovrebbero escludere a vicenda. I montanari sono militi 1uonissimi, agili, gagliardi, dai muscoli di acciaio, dai polmoni senza macnla; ma spostati, obbligati colla rapidità del vapore ad affrontare un nuovo clima, un aria mefitica, fatti scendere a basso, in città, stipati nei cameroni di un quartiere, se:lZa più poter spingere libero lo sguardo a. perdita di vista, senza più dissetarsi alla sorgente di fresche e limpide acque, insomma costretti a vivere della vita che oggi qui in Italia, in tutta Europa, in realtà vive il soldato, muoiono qualcosina più degli altri. Ciò che senza mettere in pericolo la difesa della patria, senza. offendere nessuna suscettività regionale, con buona pace di tutti può tradursi così : offrono in confronto dei nativi delle vallate una minore resistenza alla vita militare in genere. Badiamo però: s'egli è vero che in Italia le regioni piane stanno alle montuoQse :: l : 3 non ne vengono di conseguenza le parole dell'egregio Autore: « qll!est'alma mater non c avrebbe dunque per difenderla attivamente nel bisogno che c un terzo, o mettiamo anche la metà, de' suoi figli; per c l 'altra metà dovrebbe, casomai, preparare prima il letto « allo spedale? ,. No, no; la difenderanno tutti - gli abili, s'intende montanari e.valligiani, ma con resistenza un po' diversa., specie nella vita di guarnigione. In quanto poi al detto di L. Laveran , che la mortalità dei corpi è in ragione della scelta e della paga, è vero; corrisponde anche fra noi: ma - attenti bene - sempre che le condizioni proprie dell'arma, la specialità del servizio non paralizzino o superino quei due vantaggi 1 com'è forza ammettere per i bersaglieri.
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In quest'ultimo biennio 1870:-77 In. nostra sta.tist.ica. sanitaria cominciò a darci distintamente i decessi delle compaguie di sanità - 12,32 1'(1/oo dc1la forza nel primo anno, 7,58 nel secondo. · Di queste proporzioni una supera, l'altra non raggiunge la rispettim media generale dcll'e:5ercito. Quale delle due è l'eccezione alla regola cosbnte che una più lunga esperien~a. ci permetterà di stabilire? Ritengo sia la secouda. A. L<t\~erau in una tabella a pag. 13 dcii 'opera già citata dil. i decessi per a.rma dell'esercito fran cese : gl"infermieri segnano la massima, e ne accagiona « l'ambiente in cui virono e il modo di loro reclutamento. " Non c'è che dire, mette giusto il dito nella piaga.. E da noi, genza. pronnnciarci per ora sulla mortalità in genere di queste compagnie, un fatto salta agli occhi di chi osservi le tavole B che oft'rono alla meditazione molte comodità oculo-in tellettive. Dei 10 gruppi no· quali si rias· sumano tutte le cause di morte, circa una metà sono in bianco: per l'altra., il gruppo tifo e febbre tifoidea ne spiega da. solo in gran parte la mortalità. Dci 21 decessi di cui si conoscono le cause, deplorati nel biennio, 10 - la metà addirittura! - sono d'addebitarsi alla febbre tifoidea. Nel quadro a pag. 110 della « Relazione » del generale F. Torre si rileva cbe la media della mortalità per " malatt ie d'infezione» -anno militare 1877-78 -fu per tutto l'esercito di 2,72 C)(l/oo; gl'lnfermieri Yi presero parte nella ragione del 5,09. Ecco perchè mentre l'intero esercito amm<tlò nel rapporto di l 001 °0/ 00 nel 1870, e di 987 nel 1877, gl'infermieri
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a mmal aro no rispettiva mente come 745 e ()!)l; meno assai di altre armi o corpi che in tutti due gli <lnni diedero la mortalità minima. In rapporto alla cifra di coloro che cadono malati - questo lo si può. dire fin d ·ora - gl'infermieri muoiono di più, sebbe11e non sarà mai ad essi che mancheranno i solleciti e perciò efficaci soccorsi della medicina. Egli è che il tifo e la febbre tifoidea sono malattie che non si curano. L'arte, in questi casi, piLt che altro, ha delle buone intenzioni. Ma la conoscenza dell"l forme morbose che più delle altre contribuiscono alla cifra complessira dei dece~si di un corpo sarà sempre una buona guida per migliorarue le sorti sanitarie. E come la febb~e tifoidea in tutti i centri popolosi del mondo è la malattia dei nuovi venuti dalla provincia, più che degli abi~anti, così negli eserciti è la malattia dei coscritti più che dei soldati. Lo pro~·ano, per l'esercito francese L. Colil1 citando tante e tante relazioni di medici militari; per il belga il dottor Fromont l'iassumendone i fatti dell'ul~imo quinquennio; lo provano tutti i nostri resoconti, e ovunque la giornaliera esperienza. Secondo La.veran - op. cit. pag. 227 - risulta che pPr febbre tifoidea. nell'esercito francese quei che non raggiungono l'anno muoiono nel rapporto di 4,27 00/ 00 , quei che di anni di servizio ne contano da 10 a 14 come 0,41. Nel 1875 l'esercito italiano mentre nei lSOlùati ùi prim'auuo per tifo e febbre tifoidea ebbe 229 casi, in quei di secondo n'ebbe 106, e in quei di terzo 43: e cosl rispettivamente per il bienuio 1876· 77 abbiamo 428; 196; 48. Nell'anno militare 1877-78 - vedi « Relazione del generale F. Torre , pag. 115 - per tifo e febbre tifoidea nel primo anno decessero 162; nel secondo 138; nel terzo 55. l/arrivo dei coscritti segnalò sempre in tutti gli eserciti
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DI ALCON E CIFRE
una recrudescenza. delle malattie infettive: ed è naturale cl1e nelle compagnie di sanità ciò si verifichi in ragione anche della maggiore insalubrità che in quell'epoca acquista l'ambiente in cui vh·ono, gli ospedali, ore se ne raccolgono i casi sparsi. Niun espediente migliore dunque per diminuire in questo corpo la cifra annuale delle facili vittime, che ridurre il numero dei coscritti aumentando gli anni di servizio, portandoli ad esempio, come quelli della cavalleria, da 3 a 5. Ne anemmo diminuzione di recettività morbosa e aumento della somma comune di resistenza organica. Va a ritroso dei tanti bei principii di umanità che oggi si proclamano sottrarre continuamente alle cause tifogeniche chi v:i si era abituato, reso immune per quelle silenziose modificazioni deli 'organismo a noi ignote, e sottoporvi altri, i quali dorranno pagare al caro prezzo di nuovi decessi a vent'anni, la immunità. dei superstiti. I cinque anni di servizio sarebbero utili pure ai malati che non si presterebbero più ad un continuo tirocinio del servizio d'infermiere, senza goderne mai il frutto maturo: e anche ciò va a ritroso di quall'umanitarismo che vu:>l'essere la bandiera dell'epoca nostra. Non basta; questo aumento degli anni di servizio sarebbe equo rispetto gli altri, giacchè solo essi, gl'infermieri, godono, sebbene adesso nn po' meno, dei bencficii del sistema di reclutamento territoriale, e non son pochi! Gli ospedali che prima reclutavano a stento, sembrano direnuti altrettanti Eden di cui tutti vorrebbero poter varcarne la soglia. Ma oggi che si vuole diminuire ancora la ferma, con questa mia proposta - sebbene logica ed igienica - c'è da essere lapidati. La si abbia per nna utopia, ma almeno di quelle che aspettano pazienten1ente e non sempre invano, tempi migliori, o, se più piace, tempi di rersi. .
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DELLA STATISTICA SA~·11TARTA MTLITAHE
253
E volendo diminuir~ ancora fra gl'infermieri l'ingente proporzione dci decessi per febbre tifoidea dovremmo reclutarli non nelle campagne e meno ancora in località montuose. Vi è troppa discrepanza fra i due ambienti : non tutti gli organismi si prestano ad un simile sforzo di accomodaziore. La quale, nell'uomo è prodigiosa, ma nel tempo; e qui non ne abbiamo. Si preferiscano i nativi di luoglù abitati, delle grandi città. Essi, probabilmente, o per un brusco attacco suiJìtO in antecedenza, o per quella lenta, graduale azione del principio infettivo sull'organismo ne andranno esenti. Da ultimo, a fin di bene, non darei loro alla mano che 32 centesimi dei 40 che ora banno : gli altri 8, co' prezzi attuali, li spenderei per un catfè latte da somministrarsi di buon mattino. La sveglia che li chiama ai vari servizi dei malati nelle diverse stagioni dell'anno o~cilla fra le 4 1/ 2 e le 5 1 / 2 ant. Il primo rancio è costantemente alle 11 : cinque in sei ore ch'essi stanno - senza parlare di quei di guardia -a stomaco digiuno d'attorno gl'infermi; se no, debbono procurarsi dall'esterno qualche cosa, incentivo a infrazioni per la sorveglianza della porta, e che costerà loro piit e varrà meno del mio caffè latte.
VIII. Il genio è l'anna più fayorita sotto il punto di vista della mortalità; lo fu sempre e lo è presso a poco egualmente da.
per tutto. ' Nel 1874 la. mortalità generale fu di 11,52 00/ 00 ; quella. del genio di 7,99. Nel 1875 la mortalità generale salì a 13,28; quella del genio sc~·se a 7,21, e nel 1876 e 1877
• •
m ALCC!\E CIFRE scese ancora a 5,23 o 4,51 , che sono fi·a tutte le armi le due minime assolute del bienno. Il genio ,-a diventando così una seria assicmazione della rita.: intanto, chi ne ha. i requisiti, e n10l godere delle maggiori probabilità a rircrc, ri s'inscrira. n generale Ricotti allndendo al resoconto statistico del 1875 disse in Parlamento - tornata 13 maggio 1878 che ; << i soldati ùel genio morivano solo in ragione del 6 00/ 00 1)erchè banno punto o pochi serrizi di guardia. ,. Io, alcuni mesi dopo, sulla R ivista ?llilitm·e ilalicma art. ci t. - scrive\'a : « senza oppormi ad lllla opinione co" tanto autorerole, nggiuugo che i soldati del genio, siccome " artisti, sono la maggior parte natiri (lel le città e quindi " acclimatati al mefitismo dei luoghi oye la popolazione e più " densa. " Il giornale 1'Italia. JJiilii<l1'C del l " otto h re successivo, onorandomi di 11n'accnrata bibliografia, disse la mia ragions «ottima scientificamente, ma nei fatti non perfettamente « esatta : » e spiega a sua volta la minore mortalità " col « mig1iore accasermamento di cui gode quest'arma e coll'es· " sere gli uomini impiegati a la \'Ori che li stancano relati" vamente meno sia nel senso morale che nel fisico, perchè " analoghi cd affì ni a quelli che esercitavano prima di venire " sotto le armi. » Concluùe col dire queste sue ragioni non esclusive, ma « cospiranti » un sì felice risultato. Il colonnello medico Cerale nella sua « Relazione statistica » per il 1874, in un quadro a pagina 17 dà le cifre medie della mortalità dirisa per armi. Ne risulta che i sol· <lati del genio mnoiono meno percbè, dice anch'egli " sono « operai in 'gran parte occupati in la,·ori lucrativi del loro «mestiere; quinùi meno soggetti alle fatiche proprie del -« solùato. » La causa ch'io addussì è di tal natura da non poter mai •
DELLt\ STATISTICA SAxlV,RL~ MILIT ARE
255
aspi rare, ne' fatti che la sostengono, ad una esatta dimostra· zione. Dissi la maggior parte dci soltlati del genio natiri delle città ; e se colle loro fedi di nascita alla mano mi si p otesse dar torto, crederei ancora tli non lo arere. Couciossiacbè molti di loro, i quali risultassero natii delle campagne o di località montuose riterrei che, prima per apprendere, })Oi per esercitare il mestiere, avessero vissuto parecchi anni an· tecedenti a quello di leva, se non in grandi centri di pOJ)Olazione, almeno in grossi paesi, di giorno lavorando rinchiusi in fabbriche o in officine, di notte dormendo agglomerati in ambienti angusti di po\·ere casupole, ove l'aria comincia a difettare e ad essere corrotta fin dalle strade adiacenti. Oli organismi umani che a queste condizioni non socombono vi si adattano. Dal generale Garavaglia m'ebbi molte e pregevoli notizie su quest'arma. Qui me ne cade in tag1io una; il l o reg· gimento del genio nel gennaio l 879 su 2415 di forza contava solo 385 fra contadini ed esercenti professioni affini; cioè il 15,94 Ofo da ritenersi nativi della campagna. Sarebbe utile fare dei confronti con quanto anienc nell'esercito francese, ove l'arma del genio per le sue condizioni è simigliante alla nostra (1) : me ne mancano però gli ele· menti. Quelli offertici a pag. 13 - op. cit. - dal Laveran e desunti da documenti ufficiali, non sono attendibili. Nel (l) Il reclutamento è fatto in base alle due specialità. cbe lo compongono, zappa tori c minatori: ogni battaglione con~ta di 8 compagnie, 7 dei primi, l dei secondi. Vi sono più terrazzieri che da noi. La statura è da. 1,67 a 1,85 : da. noi da 1,62 a 1,78. 11 soldato del genio francese durante i lavori del poligono d'istru· zione ha caffè c acquavite. Riceve il vino tutti i giorni; il nostro, solo 100 volte all'anno. L e differenze sono tutte in favore del genio francese.
.
256
l
DI ALCUNE CIFRE
1869 la mortalità sarebbe stata nel rapporto di 1,13 00/IIQ, nel 1872 di 7,26: sbalzo che sarà vero, ma poco verosimile.
IX.
Non volendomi fermare ad un primo fatto soggiungo : i
'
l
soldati del gcuio nel 1876 diedero il 6,66 00/ 00 di riformati, e la media generale fu del 15,13; nel 1877 il 7 ,95, e la media generale fu del 12,58. Le perdite dunque di <tnest'arma per cause sanitarie - morti e riformati - della esiguit..'\ eccezionale di 11,89 nel }O anno, di 12,46 nel 2°; mentre per l'intero esercito raggiunsero il26,34, e il 23, 14, e negli uomini dei Distretti il 55,07 e il 45,22 l Cifre, queste ultime, enormi, e che rivelano errori deplorevoli nei giudizi di abilità e di assegnazione. No la mia ragione, che non reputo da tanto, no quelle degli altri, e nemmeno il loro conserto basta forse a spiegarci il fatto singolare. Convien ricorrere a tutta la congerie delle circostanze che costituiscono la specialità dell' arma, non esclusa l'unità di formazione con le sue prossime e remote conseguenze per l'agglomeramento; il grado d'intelligenza e di civiltà del soldato e per cui i santi dettami del· l'igiene non sono semenza perduta; e tante e tante altre belle cose che qui sarebbe lungo non che descrivere nu· merare. Fra costoro, per dirne un'altra, mancano affatto certi elementi che abbondano nelle altre armi, come il pastore, il bifolco, il carbonaio e che so io, nemici proverbiali dell'acqua e ne'quali è muto ogni istinto di nettezza personale. Là, nelle aperte campagne, sulle ventilate alture dei
DELLA STATISTICA SA.NlTARIA MILITaRE
257
loro monti, poco male; ma qui, nel chiuso di un quartiere, il male è grave. Che se fra le tante vogliam dire quali siano le cagioni a cui il genio più dere il suo felice stato di salute, dobbiamo ancora una volta studiare comparativamente le cause di morte per vedere alla mancanza di quali sia in particolar modo d'ascrivere la sua poca mortalità. Nell'anno 1876 non ebbe decessi per febbri eruttive vaiuolo, morbillo, scarlattina - ; nel successivo segnò la minima (dopo i carabinieri) con 0,43, mentre l a media generale delle perdite per questa causa fu di 0,77 °0 /oo· Per tifo e febbre tifoidea nell'intero biennio dà la minima assoluta con 0,47 e 0,21 °0 /oo di fronte alla media generale 1,83 che fu identica nei due anni. Dunque è vero: questi uomini godono oggi di una immunità. relativa che non può essere procurata loro se non dall'avere già vissuto in condizioni favorevoli allo sviluppo di tali infezioni e per cui ne esaurirono o menomarono la individuale recettività. Ma qui valgono pure e di molto le buone condizioni delle caserme che il genio per il suo personale ha sempre vaste. E poi, siam giusti, son loro che ratto-ppano quelle degli altri, e prima charitas ...... L'affinità del loro servizio al mest1ere prescelto è una circostanza morale a buon diritto sostenuta dal colonnello medico Cerale e dall'Italia militare che deve sensibilmente influire sul benessere in genere dell'arma. Agli altri gruppi nosologici della nostra statistica il genio nel biennio pagò, presso a poco, il suo piccolo proporzionale tributo. Le differenze di minor conto Ie trascuro, giacchè - debbo confessarlo - anche le altre che misi in rilievo, poggiando solo sui pochi fatti del 1876 e 1877, a rigore di logica valgon poco: le conseguenze che se ne possono 17
258
DI ALCU~E ClFRE DELLA STATISTICA SANIT. MILIT.
trarre sono più azzardate che dedotte. Nulla di più facile che vederle smentite negli anni successivi : ed io non mi crederò per questo un uomo morto. Timante dall'alluce di un piede del colosso di Rodi argomentò quanto fosse grande quella statua meravigliosa. Altrettanto a un bell'incirca so n costretto a far'io. Se le misure non tornano, poco male: misurerà meglio chi misurerà dopo. Misurerà meglio perchè avrà qualche cosa di più esteso d'assoggettare al metro che non sia un dito. Badiamo ve' ! che non intendo con ciò gettare il discre· dito sulle mie fatiche. Non ho orgoglio da gran signore, ma nemmeno umiltà da zoccolante. Mi b1sta si abbiano il posto che meritano fra le ipotesi ragionevoli, di buona lega. che non rimangono mai del tutto in_fruttuose. Vorrei potcrmi convincere - ed ecco la mia ambizione -elle altri per me si accenda e con piìt ingegno e giovanile ardore coltivi e divulghi fra noi questi studi, oggi an· cora mancanti della necessaria materia prima, ma dai quali un giorno l'esercito donà ricevere tutti quegli ammaestramenti di cui l'igiene è per esso capace. Torino, 3 marzo 1880. CESARE FIORI
Tenente-colonneUo medico.
259
RELAZIONE SULLE
·CURE BALNEARI ED IDROPINICHE compiutesi dai militari nell'anno 1879
Relala •·ete>·o.
I. M'incombe per debito d'ufficio di compilare questa relazione; soddisfarò il mio còmpito attenendomi alla formo la più semplice, <li riportare cioè puramente i fatti raccolti dalle • singole relazioni, senza commenti e senza deduzioni scieutifìco·statistiche . Sarà questa perciò un'interruzione a ciò che si ebbe finora di dotto e di erudito in tal genere di lavoro. Negli stabilimenti balneari ed idropinici propriamente detti, dai quali vanno perciò escluse le stazioni assegnate per i bagni marini, furono nel decorso anno ammessi: Ufficia.li. . . . . . . . . . . . . . 464l . 116 7 Truppa . . . . . . . . . . . . . . 703\ Gli esiti conseguiti complessivamente nei detti stabilimenti s i dividono nel modo seguente: A. -
Ufficiali: guariti . . . . migliorati . . senza effetto.
Esili.
129926! 464. 39
1/
260
RELAZIONE SULLE CURE BALNEARI
Truppa: guariti . . . . . . . . . 245] migliorati . . . . . . . . 358 703. senza effetto . . . . . . l 00 Tali esiti sono desunti dalle relazioni dei direttori dei singoli stabilimenti a cura appena finita; ond'è che questi esiti rappresentano piuttosto gli effetti immediati della cura anzi che le vere e stabili risultanze della stessa, o se meglio vuolsi, esprimono l'apprezzamento dei signori medici curanti all'atto. di separarsi dai loro clienti. Ora, gli effetti immediati possono essere mutal)ili ed assai diversi dai successivi, l'apprezzamento dei direttori curanti, per quanto poggiato a criteri attendibili, non vuolsi tuttavia ritenere che come ioduttivo,.
precisamente per la facile mutabilità di quei criteri, perch~ importi di !asciarne al tempo la conferma o la riprova. Credesi perciò opportuno di porgere qui appresso l'indicazione degli esiti desunti dagli stati (mod. 0.) prescritti dalla.. circolare ministeriale D0 29 del 20 marzo 1878. Gli esiti complessivamente conseguiti negli strabilimenti di cui sopra, desunti dagli ora detti modelli O, sono i seguenti: l
B. Ufficiali: guariti . . . . Migliorati . . Senza effet.to Truppa: guariti . . . Migliorati .. Seuza effetto
Esiti. . 104 . 334 26
l
464.
175~ 465 703. 63}
Come evinces: dalla semplice ispezione dei due quadri, la. differenza deg!i esiti fra uno e l'altro è abbastanza vistosa. Tale differ~nza non può indurre meraviglia, per poco che si
E WROPlNlCHE NEL 1879
261
ponga mente alla circostanza. già superiormente enunciata circa i criteri dai quali si desumono ad epoche differenti i dati per designare la guarigione, il semplice miglioramento , .o il nessun effetto. Non sono alieno dal fare intervenire, sebbene forse per poco, come causa della segnalata differenza anche il vario modo di apprezzare lo stato dell'individuo da parte dei medici curanti e dei medici dei corpi. Tanto più che per questi ultimi, potendo verificarsi l'opportunità di nuove proposte a cura balneare od idropinica per taluni in· dividui già intervenutivi con vantaggio, può rendersi conveniente di non essere troppo corrivi nello emettere giudizi di guarigione completa. Ad ogni modo, il documento che offre maggiori caratteri di attendibilità e più ampie guarentigie di esattezza egli è senza dubbio quello desunto dai modelli O, quale sta riassunto nel sovrastante specchio segnato B. · Ricavasi da questo che se sul suo congenere segnato A si è perduto nella cifra dei guariti, si è per contro guadagnato nel numero dei migliorati; mentre che poi un guadagno massimo si è !atto colla diminuzione dei rimasti senza effetto, tristissima categoria quest'ultima, di quei che visser .senza infamia e senza lodo, taluni dei quali si può anche supporre che abbiano anzi avuto effetti ·dannosi. Ora, confrontando questi esiti cogli ammessi a cura si ha il seguente ragguaglio proporzionale per cento. Ufficiali guariti: 22,41, migliorati 71,98, senza effetto 5,61. 24,89, id. 66,15, id. 8,96. Truppa id. Qui mi piace di prendere addentellato con un punto dell!!relazione dell'anno precedente, là dove diceva: · « L'anno scorso mi avvenne di notare, contrariamente a. • quanto era stato osservato in addietro, che gli ufficiali • avevano ricavato dalla cura balneo-termale più vantaggio.
262
RELAZIONE SULLE CURE BALNEARI
" degli uomini di bassa forza; q_uest'anno im·ece sono costrettO' " a dichiarare che la verità dell'antica o~servazione tende a " ripigliare i suoi diritti, poichè le medie per cento raggiunte " dagli uni e dagli altri offr0110 differenze poco sensibili, come " emerge, ecc. ecc. » Siccome però nel precedente anno tale osservazione cadeva esclusivamente sulle cure balneo-termali, così ragion vuolè che per riconoscere il fatto sovracnunciato siano sceverate le cifre da me espresse in comune cogli intervenuti a cure idropiniche. Eccone i risultati: .Ammessi a stabilimenti balneo-tenno-minerali:
l
Ufficiali. Truppa.
. 368 986. . 618 ~
Esiti. Ufficiali: guariti . . . . migliorati. .. senza effetto . Truppa : guarì ti . . . . migliorati. . . ~enza effetto . .
89l
244 368. 35
207l
315 618. 96
Ragguaglio p. Ofo degli esiti: Ufficiali Truppa
r.nariti
Migliorati
senza etrelto
24,19 33,50
()6,30
9,51. 15.53.
50,97
Le cifre dei vantaggi su per giù si compensano fra gli ufficiali e la truppa., in quanto che, se per i primi si ha qualche numero in meno di guariti, si ha per contro un numero assai maggiore di migliorati, in guisa che si può ancora affermare, come già accennava il compilatore di questa.
•
E IVROPL.'UC!IE NEL 1879
263
relazione per l'anno precedente, che vi sia infatti tendenza a che 'l'antica osservazione a favore degli ufficiali ripigli i suoi diritti. L'influenza delle cure balneo-termo-minerali sulla nutrizione generale emerge dal seguente specchietto : Variaz·ioni nel peso del corpo. Aumento
Diminuzione
Senza variazioni
1\on verificate.
250
47
23.
26
5
2.
Per non ommettere in questa succinta rassegna sintetica anche un cenno circa le cure balneo· marine dirò che le sta. zioni per t:1li cure furono in numero identico a quello del· l'anno precedente, cioè 10, colla differenza però che quelle di Genova e di Reggio di Calabria,, non furono nel decorso anno atti\•ate, mentre che lo fmono invece quelle di Savona e di Rimini. Il numero totale dei militari (tutti di truppa) ammessi a queste cure fu di 319. Di questi si hanno: Guariti. Migliorati . . Senza effetto .
95. 181. 43.
Ecco quale risulta per cento la proporzione degli esiti per queste cure: Guariti
Migliorati
Senza effetto
29,84
56,73
13,43.
L' influenza delle cure balneo- marine sulla nutrizione generale è data in na assoluta e relativa dalle seguenti cifre : •
264
RELAZIONE SULLE CURE BALNEARI
Vm·iazioni nel peso del corpo. Aumento
Diminuzione
Nessuna
204 64
84
31. 10.
26
Siccome non intendo di comprendere in queste considerazioni d'ordine generale lo stabilimento di cure idropiniche di Recoaro, come quello che costituisce da se un distinto gruppo, essendo stato il solo di tal genere, 'Wsl tutte le osservazioni relative a siffatta cura troveranno posto nella parte della relazione che riguarda il detto stabilimento. Passo perciò senz'altro all'esame dei singoli luoghi di cura tenendo lo stesso ordine già seguìto nelle precedenti relazioni.
n. ACQUI.
Lo stabilimento fu aperto al l o giugno e chiuso al 14 settembre. La stagione balneare fu divisa in cinque mute di venti giorni caduna, Oltre al vecchio stabilimento fu in quest'anno occupata anche la parte nuova continua al primo. Le condizioni meteoriche furono in massima favorevoli, meno che per un breve periodo di tempo al principio ed al termine della stagione. TI numero dei militari ammessi m cura nello stabilimento fu di di 522, cioè: Ufficiali. Truppa.
• 201. . 321.
265
E IDROPINlCIIE NEL 1879
Due ufficiali ripeterono la muta, come altresì sette individui di truppa. Furono inoltre curati 134 esterni, individui cioè non provvisti d'alloggio nè di vitto nello stabilimento, i quali fanno
perciò ascendere la cifra totale dei curati a 656. I risultati delle cure furono in massima assai vantaggiosi, come evincesi dal seguente specchietto comprendente gli interni e gli esterni, però in modo distinto: Guariti
Migliorati
senza efl'elto
Totale.
156 14
288
78
93
27
522. 134.
Interni . Esterni .
Si Ebbe quindi per gli interni:
29,88 p. Ofo di guariti; 55,17 " Ofo migliorati;
14,95 ,. Ofo senza effetto. Per gli esterni: 10,44 p. Ofo di guariti; 69,42 " Ofo migliorati; 20,14 " Ofo senza effetto. . Queste cifre, desunte dalla relazione del sig. Direttore, porgono, ben inteso, il risultato immediato della cura termale; esse dovranno perciò subire essenziali modificazioni, per ciò che riguarda gli in~erni, da un ulteriore esame ad epoca remota, dal quale si avrà la vera risultante degli esiti (ve-
dasi il pros-petto generale). La differenza nei risultati di cura fra gli interni e gli esterni è piuttosto vistosa ed è anche abbastanza spiegata dalle differenti condizioni degli uni e degli altri. Dalla pesatura di ogni singolo individuo ammesso nello
266
RELlZIONE SULLE CURE BALNEARI
stabilimento, eseguita in couformità della prescrizione, cioè prima e dopo la cura, si ebbero i dati seguenti: Aumentarono . Diminuirono . . Non variarono .
Uflicia 'i
Truppa
154
200. 106. 15.
26 21
Negli uffiziali il massimo di aumento fu di 3 chilogrammi in quattt·o individui. Nella truppa il massimo di aumento raggiunse anche i 3 chilogrammi ma in due soli indiridtu. J;e operazioni termali esegui te sul totale degli ammessi in cura, sl interni chè esterni, furono : gh im~rni
P et· gli Pslo:rui
7095 6658 734
988 1373 70
Pto1·
Bagni . Fanghi . Doccie .
--Totale .
14487
Totale 8083 8031 804:
--2431
16918
)!alat tie: l o I.e lesioni traumatiche e loro seqnele furono le più numerose ; tra queste i postumi di fratture ebbero molti esiti nulli, specialmente nella truppa, perchè a dir vero tali post1tmi erano per buon numero sì fatti che altro esito all' infuori del negativo non era ragionevole lo attendet:e. Le distorsioni contarono per contro molti miglioramenti. Altrettanto dicasi delle ferite. Le anchilosi deriranti da traumi ebbero esito poco farorerole. 2° I reumatismi e loro reliquati diedero risultati assai sodclisfacenti.
E IDROPINICHE NEL
187!)
267
3° Le affezioni d'indole scrofolosa. non ritrassero quaf>i alcun giovamento. 4° Le espressioni da sifilide guarirono in gra.n numero. 5° Delle dE-rmatosi migliorarono le sole forme erpetiche benigne; per tutte le altre si ebbero esiti nulli. 6° Le malattie del sistema nervoso, nel maggior numero iscbialgie, si 'idero migliorate. A questo punto della sua elaborata relazione, il direttore dello stabilimento per la decorsa stagione balneare signor maggiore medico Sostcro, fa ossenrare che il numero sempre crescente dei balneanti, sì interni chè esterni rivela la neces· sità di ampliare e di aumentare i depositi dei fanghi e la fossa di riscaldamento, insufficienti per dare a tempo il fango preparato; al che si può facilmente provvedere scavando dove ora trovasi la nuova sorgente calda ad oltre 52 centigradi, capace di dare pitt di 15,000 litri d'acqua termale d'ottima. qualità nelle ventiquattr'ore. Il predetto signor direttore esprime quindi come sia a desiderarsi altamente che venga presto finita la costruzione del nuovo stabilimento e riparato il vecchio che in verità abbisogna di radicali riparazioni, sì nella fossa dei fanghi, che nelle piscine, come pure nelle parti abitabili. Proseguendo quindi nelle sue osservazioni e proposte, il maggiore medico Sostero, il quale, fra parentesi, sembra poco inchinevole ad ammettere in via di massima la febbre così detta balneare o termale, fa notn.re che qualche bagnante accusò febbre notturna e che, verificato il fatto, gli risultò essere il fenomeno febbrile esclusivamente dipendente dal bagno troppo caldo, essendo che alcuni balueanti, credendo di aumentare col calore la potenza curativa dei bagni, ave· vano il mal vezzo di aprire il robinetto dell'acqua calda. Ritiene perciò necessario che le chiavi dei robinetti dell'acqua calda siano mobili e consegnate ai fangaroli.
2G8
RELAZIONE SULLE CURE BALNEARI
Deplora che i corpi ai quali appartengono i rinunziatari non trasmettano sempre abbastanza in tempo il relativo avviso onde poter provvedere alle sostituzioni al cominciare di ogni muta, affinchè cc1oro che subentrano possano ancora fruire di tutti i 20 giorni di cura loro spettanti. Dt>plora ancora in ultimo che pii1 di un quinto tanto di uffiziali come di truppa, siasi presentato allo stabilimento senza essere munito della prescritta dichiarazione medica.
D maggiore medico cav. Bobba nell'accurata relazione trasmessa sulla stagione balneare del decorso anno per esso lui diretta, premesse alcune interessanti generalità storiche su questo stabilimento, p_assa ad esaminare con bell'ordine talune pratiche di cura da esso adottate ed a porgere col· l 'appoggio delle cifrp i suoi personn]i apprezzamenti sulla. maggiore o minore utilità di queste terme nei vari gruppi di malattie. Stralciamo dalle prime la nozione che è il sf.ttimo anno da chJ lo stabilimento balneario di Casciana accoglie militari nel locale a tale uso concesso dalla direzione civile, locale sì assai bello e ben messo, ma sover.chiamente angusto per il numero dei militari annualmente ammessi a fruire di quelle saluberrime acque termali. Le acque termo-minerali di Casciana, per quanto conosciute fino dalla più remota antichità, non acquistarono tuttavia una vera rinomanza terapeutica tranne che in questi ultimi tempi. Il prefato signor maggiore medico è inchinevole a ripetere questo ritardato riconoscimento, più che da àltro, dalla deficienza di mezzi stradali e dalla conseguente difficoltà di tlccedere quella stazione termale.
E IDROPINICKE NEL
1S79
269
Situata nell'amena valle della Caldana, a 110 metri sopra H livello del mare, consta di uno stabilimento il quale, fatta astrazione dalla sua eleganza, non risponde poi che molto imperfettarr.ente alle giuste esigenze igieniche e terapeuticbe dell'epoca per insufficiente capacità e per deficienza di mezzi di cura. Il maggiore medico Bobba deplora che nel momento di maggiore affluenza di balneanti civili il servizio per i militari non sia più riguardato che come affatto secondario. Esso non crede all'attuabilità della prova tentata di formare dei fanghi artifiziali frammischiando a creta la sostanza vegetale che in piccola quantità riscontrasi in quest'acqua termale. Crede peraltro utile, in analogia di ciò ehe si osserva per altre acque termo·minerali, la pratica in uso di racco· gliere la detta sostanza vegetale e di applicarla sulle piagho sordide, sugli eczemi, sulle erpeti causanti molesto prurito, giovando a conciliare la calma e coadiuvando così alla gua· rigione di talune croniche infermità. La cu:·a idropinica, simultanea o succedanea che dir si voglia della cura esterna, fatta coll'acqua. acidula ferruginosa del Riguardio non la ritiene utile se non per quelli che si assoggettino a praticarla alla sorgente stessa; esportata in bottiglie il dott. "Bobba crede quest'acqua di nessun effetto. In complesso le condizioni della tempt!ratuea atmosferica. furono piuttosto favorevoli. Si iniziò la stagione baln~aria sotto cattivi auspizi con pioggia e venti impetuosi; ma ben presto le vicende meteoriche si modificarono. La stagione ftl compresa fra il l o di giugno ed il 17 di settembre. Divisi in cinque mute furono ammessi a cUia 63 nffiziali di vario grado e 60 individui di truppa. Questo totale degli ammessi rappresenta. una differenza di
2 70
RE LAZIO~ E SULLE CURE BAL~.EARI
.
39 individui fra quello portato dagli elenchi approrati dal Ministero ; sono cioè 32 uffiziali e 7 di truppa i quali non intcn-ennero per ragioni di servizio o per causa di sopraggiunte infermità. Ripeterono la muta 2 uffiziali e 10 individui di truppa. La pesatura degli ammessi a cura ha fì1.tto conoscere che : Aumentarono di peso . Diminuirono Non variarono . . . . ))
Uìllz iali
Truppa
53
10
37 20
"
3
I risultati delle cure si riassumono nel modo seguente: Uffiziali . Truppa .
Gua r·i ti
Mi gJiorati
Senza e trello
27
30 23
6 8
29
Queste cifra ci porgono la seguente media proporzionale per .cento : Uffiziali Truppa
Guarit i
Migliorati
Senza ~trello
42,86 48,34
47,61 38,33
9 53 ' 13,33
Si ebbero buoni successi nelle malattie del l 0 gruppo rappresentato dai reut/utfismi e loro ~·ez.iquati. Meno vist?si furono i vantaggi conseguiti nelle malattie del 2° gruppo, ·rel-iquati di lesioni traumatiche. Onde, il signor maggiore medico Bobba crede opportuno di avvertire che per tali fatti morbosi convenga forse meglio <li avviare gli individui che ne sono affetti a quegli stabilimenti dore l'esperienza ha dimostrato che si ricavano risul· tati piì1 sicuri e più pronti. Nelle malattie del terzo gruppo, comprendente la cl-iatesi $Crofolosa colle sue proteiformi manifestazioni, si ebbe appena.
E IDROPI:'IICHE NEL
1879
271
un'insignificante rappresentanza di 3 individui. Di questi, uno guarì, due migliorarono. La sifilide che è il quarto gruppo ha dato risultati rici· samente negati vi. Il quinto gruppo nel quale stanno le dermatosi comuni non ha offerto chò qualche vantaggio ajppena relativo. n dottor Bobba dichiara infatti che per quanto ha potuto esso medesimo rilevare è desso disposto a sottoscrivere all'asserzione espressa dal professore Minuti nella sua recente opera sui bagni di Ca~ciana, che è del seguente tenore: c Le affezioni cutanee parassitarie e da causa interna spe-c ci fica nessuno penserà più a curarle in questi bagni; e se c per lo addietro vi si curava la rogna e la pitiriasi, ciò c segna l'infanzia dell'arte; non occorre ;più parlarnlh ,. Il dottor Bobba, augurando ai malati di siffatte infermitil. di essere indirizzati ad altre stazioni termali, osserva che l'unico vanta,ggio ottenuto nelle dermatosi, anche d'indole benigna, quali l'eczema, la prurigine e le varie forme squammose, è stato quello di risolvere il turgore della cute causato dalle strofinazioni e dalle graffiature. Viene per ultimo il gruppo che comprende le malattie del sistema nervoso; quelle specialmente influenzate da cause reumatizzanti ritrassero da queste acque termali tale bene• ficio da indurre a credere che la grande rinomanza a cui sono salite derivi veramente dalla mirabile loro efficacia co~tro siffatte malattie, costituendo infatti le medesime un mezzo quasi sicuro per conseguirne la guarigione. Il dottor Bobba 1·iferisce fra gli altri il caso di un sergente del l o reggimento artiglieria il quale affetto da sciatica destra da non potersi reggere in piedi, ribelle a tutte le cure precedentemente in· contrate, lasciava lo stabilimento di Casciana completamente guarito.
272
RELAZIONE SULLE CURE BALNEARI
I risultati o-ttenuti in questo gruppo di malattie furono i seguenti : Guarigioni . . . . 6 Miglioramenti . . 13 Senza effetto . . . . . · l Queste cifre sono tali senza dubbio da incoraggiare quanti soffrono di neuropatie aventi per momento eziologico il fatto reumatico a tentare la prova delle acque terme-minerali di Casciana. ISCUI~.
Questo :.:tabmmento, come i suoi congeneri, fu in azione dal l o giugno al17 settembre, ed ebbe anche questo cinque mute. La stagione volse ol tre modo propizia, con una temperatura media di + 27 1J2 C., t:on cielo sempre sereno, sotto il do·
minio di venti N. 0., opportunissimi a temperare i calori del pomengg1o. Accolse : Ufficiali . . . . l 04 ~ 284 Truppa.. . .. 180, Più, quattro ufficiali fruirono dei bagni come esterni. La pesatura dei balneanti interni ba dato i seguenti n• sultati: Ufficiali
Truppa
Aumentarono di peso 73 Diminuirono " 27 Non variarono " 4
109
68 3
Furono praticate le srguenti operaz10m idroterapiche : Bagnature. Fangature . Doccie . Stufe. . . .
. 5958 . 2900
2365 700
E IDROPlNICIJE NEL
273
1879
I risultati complessivamente ottenuti furono : Guariti
Ufficiali . Truppa .
lO . 53
Migliorati Senza effetto
84 109
10 18
Ricaviamo quindi dalla buona e dettagliata relazione del maggiore medico direttore cav. Manzi che degli ufficiali ammessi allo sta.bilimento, 39 erano affetti da malattie a fondo reumatico sotto varie e diverse forme da comprendersi perciò nella rubrica generica dei reumatismi e loro reliquati. In quest'istesso genere di malattia la truppa era rappresentata da 58 individui. La cura di queste affezioni si è fatta coi bagni alla temperatura di 31 fino a 35 centigradi, della durata di circa mezz'ora. Nei casi poi di artropatie si prescriveva pure la stufa a vapore alternante, ogni tre o quattro giorni, sempre quando però risultasse eliminato bene ogni dubbio di partecipazioni morbose da parte degli organi della circolazione. A molti di tali infermi si aggiunse l'uso interno dell'acqua del Castiglione, la quale essendo eccoprotica concorre in parecchi casi al buon esito della cura. In talune forme localizzate si ricorse pure con vantaggio all'uso delle docciature e delle fangature. I risultati di tali cure devono ritenersi come assai soddisfacenti, per quanto possa sembrare esigua la cifra dei guariti che si residua a soli 24 sopra i 97 individui complessivamente curati per tale infermità. Ma sta a riscontro di questo numero relativamente scarso quello assai rilevante di 64 migliorati; mentre che poi la cifra di coloro i quali non lòisentirono effetto alcuno dalla cura si riduce a soli 9. Gli ufficiali ebbero un più scarso numero di guariti (4 st: • 39) al confronto della truppa (20 su 58). 18
274
RELAZIO~E SULLE CURE BALNEARI
Per !!onverso gli ufficiali contano un maggior numero di migliorati (33) che nella truppa (31). Senza effetto gli ufficiali ne contano 2, la truppa 7. I traumatismi e loro postumi ammontarono alla cifra di 86, dei quali 29 ufficiali e 57 di truppa. 'l'ra questo genere di affezioni si rilevarono : 27 fratture,
31 distorsioni, 6 ferite d'arma da fuoco, 16 contusioni, 6 lussazioni.
Si ebbero in complesso su tntte queste lPsioni 17 casi di guadgione, 64 di miglioramento e 5 di esito nullo. Tra i traumatismi di maggiore interesse per la loro ecce· zionale gravezza, dei quali il dottor Manzi tesse bellamente la storia clinica, ricordiamo quello del tenente generale Carini, di cui l 'esercito piange la recente perdita, per il quale, ad onta dell'antichità della lesione e delle circostanze gravjssime che la complicavano, tanto localmente chè nelle generaU condizioni, potè tuttavia segnarsi un rilevante miglioramento appena compiuta la cma. Seguono i casi di un sergente e di un soldato : il primo era · affetto da pseudoartrosi dell'omero sinistn per frattura non consolidata, ed il secondo presentava un callo legamentoso per frattura della rotula sinistra con allont.anamento dei due frammenti in senso trasversale per circa un centimetro e mezzo. Entrambi coll'uso delle doccie e dei fanghi ottennero qualche tnigJioramento. Le manifestazioni da diatesi scrofolosa furono 19, dei quali 3 ufficiali e 16 di truppa. Quelle rappresentate da piaghe e da seni .fistolosi ritrassero dalla cura idro-termale maggior
275 benefìz.io che non quelle costituite da adenomi. Dei 19 curati i!Ì ebbe la guarigione in 3 ed un noterole miglioramento in E IDROPINlCllE XEL
18 79
14. Due soli non risentirono effetto.
Le manifestazioni da causa sifilitica furono in numero eli 42, cioè 15 ufficiali e 27 di truppa. Ne guarirono 10, migliorarono 25, ebbero esito negativo 7. Per quest'ultima ma· lattia gli ufficiali ebbero solamente il 7 Ofo eli guariti, mentre -che la truppa ebbe il 33 f0 • n dottor Manzi spiega la proporzione più favorevole alla truppa colla circostanza della più giovine età dei soggetti e delle infezieni più recenti, quindi pitl facili ad esser vinte dai primi sussidi di cura. Io non sarei alieno dallo aggiungere ancora per mio conto anche un terzo fattore, ed è che gli individui di truppa sono già stati d'ordinario assoggettati a regolare e metodico trattamento curativo negli ospedali militari ptima di essere inviati ai bagni, in guisa che non si tratta per loro che di semplici residui morbosi; mentre che per gli ufficiali siffatta precedenza di cura regolare e metodica non avviene che in via piuttosto er.cezionale. Tra gli ufficiali un solo C<tso di malattia sifilitica ebbe esito favorevole. Nove furono i casi eli dermatosi, 2 ufficiali e 7 di truppa. In genere questa malattia ebbe esito favorevole, poichè si può ritenere avvenuta la guarigione completa in due terzi -degli esemplari avuti, mentrechè anche negli altri si osservò qualche miglioramento. Le forme più frequenti delle malattie dell'asse cerebrospinale furono le nevralgiche e fra queste prevalsero per numero l e ischialgie, le quali sommarono .a 10. Si registrarono quindi 6 nevralgie di altri rami nervosi; 4 paresi degli arti inferiori; 2 atassie locomotrici e 3 inde· bolimenti spinali, in tutto 25 ammalati, dei quali 12 ufficiali. .e 13 di tmppa.
°
276
RELAZ!O~E
SCLLE CURE BALNEARI
Negli ufficiali non vi furono guarigioni complete, ma sì sol<> parecchi miglioramenti; nella truppa inrece si ebbero 2 guariti e 8 migliorati. Nelle ischialgie è riuscito molto giove\ro)e l'uso della grande: doccia istanbnea. ed alternante, calda e fredda, per la durata. dai 3 ai 4 minuti. Tra le poche malattie diverse, così dette, non vi fu alcun caso che meri ti speciale considerazione. Quindi dal rapido esame dei risultati ottenuti nelle varie malattie che si ebbero in cura nel decorso anno emerge in modo abbastanza luminoso che la virti't e l'efficacia di queste terme ebbero affermazione migliore nelle dermatosi e nei reumatismi; mentrechè sortirono men buona prova nella sifilide, nei traumatismi e nelle affezioni nervose. 8"-LSOiti"GGIORE.
Come negli anni anteriori, così anche nel decorso 1879 la. cura. balneat·e dei pochi militari inviati a questo stabilimento civile ba dato dei risultati assai soddisfacenti. Il signor medico civile, direttore dello stabilimento, rimpiange anzi che non si siano offerti casi di speciale importanza atti a dimostrare sempre più tutta la potenzà curativa di quelle acque iodo-bromicbe, giacchè il massimo numero delle affezioni curate nei militari nou era rappresentato che da residui di sifilide, da leggeri reumatismi e da adeniti semplici. Esso ne segnala. perciò tutti questi casi come riusciti ad esiti felicissimi. Questa. rassicurante asserzione trova anche una certa conferma nel riscontro dei modelli C trlìsmessi dai corpi. Il prefato signor Medico direttore prosegue ad esprimere i suoi voti perchè l' uso delle acque di Salsomaggiore sia. t enuto in maggior conto c vieppiù esteso nell'ordine militare_
E IDROPIXICHE XEL
277
1879
La stagione balneare ebbe una sola muta, dal 10 al 30 giugno, Non v'iutervenuer(l che individui di truppa in numero di 57. Non furono riferite le vicissitudini atmosferiche. Le indicazioni sulla pesatura dei balneanti non f11rono for nite in modo completo. Le malattie curate in questo civile stabilimento furono per il maggior numero manifestazioni residuali di sifilide in secondo e terzo stadio e tumori ghiandolari. Si ebbero inoltre 3 dermatosi semplici e 2 affezioni reumatiche. Ecco quali ne furono i risultati: Per sifilide avuti 26. Guariti
Migliorati
Senza effetto
1G
8
2
Per tumori ghiandolari 22. Guariti
Migliorati
Senza eiTetLo
5
14
3
Degli altri 9 ammessi a cura non si potè ricavare con precisione la malattia nè l'esito avutone. Nell'atto in cui io trovo di appoggiare col mio suffragio i voti del signor Direttore medico dello stabilimento idroterapico di Salsomaggiore, affincbè l'efficacia curativa di quelle acque sia maggiormente sfruttata a prò dei militari, troro eziandio di esprimere per mio conto il desiderio di avere in fin di stagione una documentazione un poco più completa circa le cure dei militari, chè così quei giusti voti saranno .anche coniortati da una piit precisa conoscenza dei casi clinici, dei mezzi di cura impiegati e di cifre attendibili sui risultati conseguiti.
278
RELAZIONE SULLE CURE BALNEARI
IV. RECOARO.
Per le cure idropiniche alle quali è devoluta questa parte della relazione Ri ebbe il solo stabilimento di Recoaro. In via piuttosto eccezionale viene annualmente facoltizzata l'ammessione di alcuni militari allo stabilimento idrotera· pico civile di Montecati ni; ma, oltre che la relatira notifì· cazione si emana d'ordinario ad epoca, piuttosto tarda, quando cioè già si è altrimenti provvisto per tutt i quei militari bisognevoli di siffatte cure, v'ha di più che non sussiste ancora nell'esercito l'abitudine di approfittare di quei pochi posti disponibili in detto stabilimento. Non si ebbe perciò in quest"anno (1879) come non si ebbe nel precedente alcuna proposta di militari per il medesimo. Lo stabilimento militare di Recoaro · fnnzionò dal 10 giugno al 5 settembre con 4 mute cosl disposte: l a muta dal l O giugno a tutto il 29 stesso mese. 2a
sa 4s
,. 1>
,
dal 3 luglio dal 26 luglio dal l 7 agosto
"
il 22 1> il 14 agosto.
»
il
5 settembre.
Gli ammalati designati dall'elenco generale in data del l 6 maggio, trasmesso daJ Comitato di sanità militare, sommavano a 192, dei quali 105 ufficiali ed 87 individui di truppa. Successivamente, con elenchi suppletivi, si fecero nuove aggiunte per 19 ufficiali e per 10 soldati, in guisa che si sarebbe dovuto complessivamente accogliere nello stabilimento durnnte l' in tera. stagione un totale di 221 individ ni cosl distinti, ufficiali 124, truppa 9 7. Tutte ie di~posizioni preYentive era no state infatti adçt-
E IDltOPINICUE NEL 1879
279
tate per provvedere a tutti i necessari servizi per il numero d' individui sopraenunciato. Le dette am.messioni ebbero però a subire nel fatto la vistosa riduziolle di ben 40 individui, 28 ufficiali cioè e 12 di truppa, così che gli effettivamente intel'Venuti si ridus· sero poscia a 96 ufficiali o ad 85 iudividtù di truppa, in totale 181. n Maggiore medico direttore cav. Saggi ni si mostra assai dispiacente di tale incidente, come quello che era meno da aspettarsi massime da parte degli ufficiali, ai quali si ac· cordavano prenmtivamente ed a loro richiesta numerosissimi cambiamenti di muta e come quello che nell'ordine morale induce alcune meno vantaggiose prevenzioni, mentre che poi riesce causa di disturbo 110 n indifferente ed anche di un certo disguido economico per lo stabilimento. Esprime il voto che gli ufficiali medici vegliano possibilmente limitare le loro proposte a quelli soltanto i quali della cura idropinica presentino un reale bisogno e che perciò intendano e che possano, almeno in via presuntiva, appro· fittarne. Per mia parte riconosco fondate e giuste le aspirazioni del dottor Saggini ed è per ciò che le appoggio tenendone conto in questo cenno sommario. Furono accordate proroghe per 10 giorni di cura ciascuno a 4 ufficiali ed a 6 individui di truppa. La meteorologia della stagione balnearia, distinta per le sue 4 mute, è data dal seguente specchietto: Pressi o ne barometrica
Temperatura
m:ass.
mio.
m B88.
I• !>Iuta 73,:32 2• " 72,98 73,47 3•
72,21 71 ,97 72,60 72,55
22,30 21,3 26 23,50
4•
"
"
73,(i0
Venti
Stato del cielo
min .
14 E. S. E . 8 giorni se reni 17,6 N. S. E. t emporali. 20,3 S. E. 12 giorni sereni· 18,30 S.E. l O giorni se r. 1. i
280
RELAZIONE SULLE CU RE .BALNEARI
La pesatura di ogni singolo individuo ammesso a ctU"a ha dato i seguenti risultati: Urllciali
Aumentarono . 83 Diminuirono . 9 Non variarono . . . 4
Truppa
..
73 9 3
Le differenze proporzionali nel peso fra gli ufficiali e la trnppa è così piccola che non franca di tenerne conto. Noteremo che si è avuto sul totale un complessivo au· mento in peso di poco inferiore ai 200 kilog., mentre che le perdite si ridussero a poco più di 15 kilog. I ri~ultati delle cure furono i seguenti: Uffiziali Truppa. Totale.
Guariti
Migliorati
Senz"etfetto
37 38
55 43
4
4
75
98
8
Emerge che guarirono uftìziali nella proporzione di: Migliorarono . . . . . Non ebbero effetto ..
38,54 per cento 57,30 , 4,16
"
Di truppa guarirono nella proporzione di: Migliorarono . . . . Non ebbero effetto .
44,70 per cento 50,59 " 4,71 "
Quindi, il maggiore medico Saggini, con tutta quella pe· rizia e quella diligenza che gli sono proprie presenta una rassegna clinica assai completa e di molt-o interesse, instituendo confronti fra il vario grado di utilità della cura idro-
E IDROPINICHE NE[,
1879
281
pinica colle acque eli Recoaro nelle diverse protopatie che si otfersero al suo esame. Dolenti che l'estensione dÈ cosl apprezzato lavoro non ne consenta di riferirlo per intiero, faremo tuttavia di rilevarne i punti più salienti e di maggiore importanza pratica.. Al primo genere di malattia indicato dal modulo di prescrizione _colla denominazione di dispepsie gastriche non fu assegnato alcun ammalato. Non fecero certamente difetto nè la forma dispeptica nè la gastralgica; ma, essendo tali forme risultate in manifesta relazione con processi catarrali dello stomaco, dovettero per maggiore esattezza essere riportate al secondo genere. Appartengono appunto al secondo genere i catani gastro-
intestinali. Due terzi precisi sul totale degli uffiziali ed un poco meno di un quinto degli uomini di truppa intervenuti quest'anno alla cura idropinica otfersero manifestazioni di alterata secrezione delle ghiandole mucose gastro-enteriche. Furono tassativamente 64 uffiziali e 18 uomini eli truppa che si osservarono presi da tale infermità. Seguendo poi l'ordine ana,tomico e cliuico il dott. Saggini suddivide questo gran genere di malattia nelle sue diverse specie, cioè di catan·i gast,rici, gastro-duodenali, intestinali e gastro-intestinali. -Il gruppo più numeroso del genere fu precisamente fornito da quest'ultima specie della quale si contarono ben 20 uffiziali e 10 individui di truppa.. I vantaggi conseguiti in questo genere di malattia furono vistosissimi. Parecchi guarirono completamente: molti più migliorarono notevolmente ed è a notarsi che i miglioramenti devono essere considerati quasi come più importanti delle stesse guarigioni in quanto che avvenuti per il maggior nu-
282
RELAZIONE SULLE CURE BAI.NEARI
mero sopra individui già resi assai tristi, ipoconclriaci, travagliati da. invincibile insonnia, con decisa avversione al cibo. Dopo alquanti giorni di cura si videro riatt.i1•:ati i poteri digestivi, riordinate in gran parte le funzioni organiche in guisa da rendersi palese uu progressivo benessere con aumento di peso. Pochissimi fw·ono gli esiti nulli. Molti degli ammalati dei vari gruppi spetta,nti al genere dei catarri gastro-enterici aiutaronv la ctrra idropinica coll'idroterapia esterna per la quale si. dovette ricorrere allo stabilimento civile. Alcuni dovettero essere assisti ti con farmaci ; però convien dichiarare che questi sussidii per quanto necessari e preziosi nulla derono detrarre al merito precipuo giustamente spettante alle acque minerali di Recoaro, sempre che siano a se~onda dei casi ben scelte le fonti ed opportunamente rego·
late le dosi.
n terzo genere di malattia costituito dalle cliar·ree crom"che ebbe quest'anno solamente 4 rappresentanti, 2 uffiziali e 2 di truppa. La cura idro-minerale, coadiuvata dall'uso continuo di bismuto in larga dose misto a polvere del Dower indusse in tutti e quattro i casi un miglioramento notevolissimo. Nel genere degli ingorghi epato-splenici furono esclusivamente compresi quei casi nei quali, anzi che per semplici flussioni compensatrici od irritative del fegato o della miza, questi ·organi si riconobbero aumentati di volume in modo permanente con rileranti modificazioni della loro forma e struttura; ond'è che, cosl ridotto, si contarono solamente in questo genere 13 casi , cioè 6 uffiziali e 7 di truppa, mn. tutti assai gravi. Si ebbero dalla cura dei buoni effetti in quasi tutti; in
j
E IDROPINICHE NEL 1879
283
un solo però, e fu in un soldato, può dirsi di essersi ottenuta con cura prorogata. la guarigione completa di un enorme tumore di milza.. Fra nefriti si ebbero un uffiziale e due individui di truppa. Ritrassero tutti qualche vantaggio. I catarri vescicaU, segnati al sesto genere ebbero 4 esempl~i, 3 uffiziali e l di truppa. Aumentarono tutti di peso ed ebbero qualche sollievo alle loro sofferenze. Il genere delle anemie ed idroemie ebbe un numero rilevante di ammalati, come quello che forse più d'ogni altro è in fama di rispondere all'indicazione di questa cura; uffiziali 12 e 40 individui di truppa lo rappresentarono. Qui segue una distinzione minuta ed interessante fra le varie modalit.'\ costituenti siffatto depauperamento organico, in ragione dei suoi vari momenti eziologici, dell'antichità, delle circostanze che vi si associano, delle condizioni individuali, ecc. Per il nostro assunto basti di segnalare che dei 52 individui avuti in cura oltre la metà guarirono e che tutti gli altri, chi più chi meno, ebbero qualche giovamento, ad eccezione però di due, fra i quali ricordasi il caso del povero tenente Garrino il quale dovette essere prontamente inviato all'.ospe· dale militare principale di Verona, dove si estinse dopo due mesi per tubercolosi. Le cachessie palustri, fra le quali parecchi casi gravissimi, diedero dei risultati oltre ogni dire soddisfacenti. Il genere emorroidi ebbe qualche successo in 2 uffiziali. mediante l'uso dell'acqua della fonte amara. In 2 individui di truppa la cura rimase senza effetto. Un caso di tumore addominale ebbe esito negativo. Qualche leggero miglioramento si ebbe in un caso di podagm.
Il dott. Saggini, al seguito della sua dotta rassegna eli-
284:
RE[,AZIO)Ig SUf,LE CURE BAL~EAR!
nlca, trae argomento di compiacenza di poter concludere che la cura di Recoaro ha alfermato ampiamente anche in questo anno la sua stupenda efficacia; onde esso esprime la speranza .
che questo stabilimento militare, unico del genere per l'esercito, il quale già conseguiva recentemente parecchie migliorie dal punto di vista igienico, sia in breve .volger di tempo portato a meglio r ispondere allo scopo, coll'aggiunta dei mezzi necessari per 1' applicazione dell'idroterapia esterna e colla dotazione di effetti letterecci meglio adatti degli attuali, tanto per gli uffiziali chfl per la truppa.
v. STAZIONI BALNEO-MARINE. 8t\. VOI\'.~.
In sostituzione di Genova fu quest'anno assegnata questa stazione la quale, a giudicarne dai risultuti, pare che abbia pienamente corrisposto. Ebbe 100 individui, come già si sa, tutti di truppa, divisi in due mute, corrispondenti la prima al mese di luglio, la seconda all'agosto. Le condizioni meteoriche segnarono una pressione barometrica massima di 764,87, ed una minima di 749; la temperatura massima fu di 30,8 centigradi e la minima di 19,5. Lo stato del mare fu agitato per forti venti grecali nel mese di luglio, mentre che fu quasi sempre calmo nell'agosto. La pesatura ha rilevato un aumento in 51 fra i balneanti, una diminuzione in 43, la stazionarietà in 6. Le malattie più numerose turono le afl'ezioni ghiandolari
285
E IDROPll'<ICHE NEL 1879
.
a fondo scrofoloso, in numero di 75 ; seguono quindi alcuni postumi di ascessi e poche malattie cutanee. Delle affezioni ghiandolari guarirono 23, migliorarono 44, furono senza effetto 8. La cura fu più vantaggiosa per quelli della seconda muta in grazia delle più favorevoli condizioni atmosferiche. Ciò nullameno, non v'ha dubbio che i risultati complessivi delle cure balneo-marine furono per questa sta:done as~ai soùùisfacenti. LIVORNO.
Furono 27 i militari quest'anno convenuti a questa staziono marina per la cura balneare. Due sole forme morbose furono osservate: adeniti scrofolose ed ottalmie croniche. Gli esiti andarono ripartiti come segue: Guariti
Adeniti. . 12 Ottalmie. . 5
Migliorati
Sen za effetto
8
»
2
»
Le cure non avrebbero perciò potuto sortire migliore effetto in quanto che tutti quanti ne risentirono vantaggio. Si rilevarono nel peso dei balneanti le seguenti particolarità : Aumentarono. . . 24 Diminuirono . . . l Non variarono. . . . 2 Conviene perciò ammettere che, anche senza guadagnare nel peso, anzi perdendo, come precisamente è avvenuto per uno, si possono tuttavia conseguire dei vantaggi dalla cura bal-
RET,A7.!0~E SULLE CURE BALNEARI
28G
neare m talune coudizioni morbose locali, ciò che è perfettamente ammissibile. Tutto \ 0lse a bene m questa stazione, compresa la stagione che decorse favorevolissima. 7
CIVJ'I'~VECVUI~.
Ebbe 15 militari, fra i quali 10 affetti da adenomi: 2 da -seni fistolosi; l da periostite i l da otorrea i l da panno corneale. Si verificarono gli esiti seguenti: Guariti
lO adenomi. . . 4
Migliorati
Senza etl'e tto
4
2
l
l
»
"
" "
»
2 seni fistolosi. » l periosti te . . l l otorrea . . l l panno corneale l
.
" Il peso dei balneanti ebbe questo risultato: Aumentarono
Perdcttero
Stazionari
lO
4
l
Le condizioni atmosferiche oscillarono per la pressione ba.· r ometrica fra il massimo di 765,5, ed il minimo di 757, per la temperatura fra il massimo di 29, ed il minimo di 21,6.
Lo stato del mare fu sempre calmo in guisa che non fu fu mai sospeso il bagno. N:~POLI.
Ventitrè militari approfittarono di questa stazione marina. Poco favorevoli furono le condizioni meteoriche nel mese -di luglio ed il mare fu calmo solamente per 14 giorni in '<.luesto mese.
E lOROPINICHE NEL 1879
287
Migliori furono le circostanze cosmo-marine del mese di agosto. Le malattie ed i risultati emergono dal seguente specchietto: Guariti
Adeniti. ..5 Dermatosi. . l Enuresi . . ,. Gracilità. . . .
Migliorati
Senza effetto
6
3
,.
,. ,.
3 5
])
])
N on abbiamo difficoltà. a credere che per la gracilità e
per l'enuresi non si siano avuti brillanti risultati dalla cura marina. Aumentarono di peso.. . 15 Diminuirono. . 6
Non variarono .
o
•
o
o
•
2
D4.Bio
Ebbe una sola muta, fra luglio ed agosto, ed in condizioni meteoriche vantaggiosissime, per 13 individui. Vi furono fra questi: 2 adeniti, ebbero esito di guarigione; 4 piaghe, delle quali 2 guarirono, 2 migliorarono; vi furono inoltre due soggetti, i quali senza alcuna spiccata attualità morbosa presentavano per parecchie note un abito scrofoloso assai manifesto; migliorarono entrambi colla cura marina: si ebbero per ultimo 3 congiuntiviti contro le quali 1a cura fu senza effetto. Aumentarono in peso. ... 7 Diminuirono. . ....... 4 Non variarono..... .. 2 o
o o
288
RELAZIONE SULLE CURE BALNEARI
Stagione buonissima. Ammessi 19. P esatura: l O aumenti; 4 diminuzioni ì 5 stazionarietà. E~iti
Guariti
Adeniti ...... 3 Piaghe . . .... 2 Congiuntiviti . . l
Migliorati
Senza effetto
»
l 3
G 3
»
Rllllll'Q.
6 soli militari intervennero a questa stazione manna. Ebbero molto propizie le aure ed il mare. 4 aumentarono di peso: 2 rimasero stazionari. 5 adenopatie ed uno con piaga completano il quadro nosologico. Ebbet·o tutti qualche miglioramento. 'VENIEZI.~.
Convennero a questa importante stazione marina 61 mi·
litari. Le vicissitudini meteoricbe segnarono la pressione barometrica massima in 768, e la minima in 75 7; la temperatura massima a 28, la minima. a 17. Il mare fu per 40 giorni in perfetta calma. 12 volte soltanto si dovette in tutta la stagione, compresa fra il l o luglio ed il 3 1 agosto, sospendere il bagno. Acquistarono in peso 51 ioùi vidui: l O perdettero. Le malattie prevalenti furono come al solito le adeniti, le quali rappresentarono da sole più che i due terzi del totale.
289
E IOROPINICHE NEL 18ì9
Si ebbero gli esiti sottoindica.ti: Guariti
Migliorati
Senza etretto
Adeniti. .... 11
22
10
Anemie .. .. , l Dermatosi. . . 5
3 4
3 2
ORTON~.
Furono 14 gli intervenuti a questa stazione marina. Il tempo si mantenne quasi sempre bello ed il mare tranquillo. Fra i curati si contano 11 adeniti e 3 blefaro-congiun-
ti viti. La pesatura del corpo non sta in alcun rapporto cogli esiti della cura. La prima ci offre infatti 6 aumenti, 7 diminuzioni ed una stazionarietà, mentre che g1i esiti sono segnati da 7 guarigioni, da 6 miglioramenti e da un solo esito nullo. P AI.t:RliiO.
Si provvide in questa stazione marina alla cura di 41
militari, dlvisi in due mute, una in luglio, l'altra in agosto. La stagione decorse favorevole ed il mare fu quasi sempre tranquillo. Aumentarono in peso 26 , diminuirono 5, rimasero immutati 10. · I risultati della cura furono di 3 soli guariti, di 33 mi· gliorati , di 5 senza effetto. Viene segnalato il benefico effetto del bagno marino in riguardo agli ottalmici granulosi. Roma, 20 marzo 1880. ELIA Colonnello Medico.
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QUADRO SINOTTICO d elle ma.la.ttie oura.te n.ello Sta.blllmento idr op inloo milita.<re di R9ooa.r~ n ell'anno i8 79.
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RfVIS T A MEDIC A
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S ul c a s i gravi d 'ltte rlz la o sservati a Lilla e ad Anc ona, raffronti e commenti del dottor P. E. 1\'lA.NA.YRA, maggior generale medico. - (Continuaz. v. numero di gennaio e febbraio). • Ci duole di non poter escludere con altrettanta certezza, come fattori dell'epidemia di .Ancona, le cause volgari, predisponenti ed occasionali dell'ittero grave, ma difettando, come difettiamo, di storie particolareggiate che c'informino circa i precedenti di coloro che ne furono assaliti, e specialmente circa il loro metodo di vita, la loro condizione sociale, la salubri là delle loro abitazioni, stimiamo più savio consiglio l'astenerci dall'avventurare qualsiasi ipotesi, per quanto probabile apparisca, la quale potrebbe essere in. realtà in contraddizione coi fatti. Parrebbe per altro che d ne delle cause più frequenti dell' ittero grave, gli eccessi venerei e l'uso immoderato degli alcoolici (l) (a cui Erasmo Darwin accordava tanta l'importanza nella produzione delle flogosi epatiche e segnatamente nella paralisi dei vasi se\!retorii), non avessero che una parte minima nell'epidemia di .Ancona, poicbè prescindendo dai detenuti i quali, sorvegliati {!Ome sono, non possono cosi facilmente abbandonarsi ai piaceri di Venere e di Bacco, g~ova non dimenticare che gli animali non andarono esenti, in detta città, dalla malattia dominante (2), (l) Murchison nelle sue Luiont ollntche 1mIle malattie etei fegato pone anch'egli fra le cause che predispongono all' ittero grave l' internperanza e gli eccessi venerei (Op. ci t., Parigi, 1878, p. 279); e cita l'opinione di Leudet ìl .quale nella sua CUnioa 1nedtoa (Parigi 1874, p. G7J, insegna che la m;tlattia è talora de~.erolinala dau·assorl>imento di gra.ndi quantità di .alcool. t2l V. Gwr-nale eli /Jleàlcina militare, giugno 1879, pag. 565 e pag. 571.
294
RTYISTA
e che essi non disordinano n è nel be•·e, n è nel m:angiare, n è nella. copula, non godendo i bruti , giusta l'osservazione di Benumarcbais, del privilegio che banno gli uomini di poter mangiare senza aver fame., bere senza aver sete ed accoppiarsi sessualmente in ogni stagione dell'anno. • Come già ci avvenne di additare, i focolai morbosi furono })arecchi in Ancona, mentre n. Lilla ve ne fu un solo. Qn es~ dif• ferenza ci fecè cl ire che non potevasi attribuire la malattia ad un agente che s i svilupperebbe in un dato punto e la cui azione si limiterebbe al punto stesso, ma bensì ad un complesso di circostanze che potevansi trovar riunite cont emporan.eament.e in varie }>arti della città. Se mal non ci apponiamo, ta:Je sarebbe pure l'opinione del dott . .M:ontana•;, il quale lascia tra vedere che la vitu. • in comune e più o meno faticosa dei miHtari e delle coq)Orazioni rette quasi militarmente (come le gnardie daziarie), costituirebbe, secondo lui, uno dei principali fattori dell'ittero grave. Ciò signifi cherebbe implicitamente che il dottor Montanari, pur t enendo conto delle fatiche a cui deve sottostare il soldato, annette gran
valore, dal punto di vistamorbigeno, a quello che oggi dì si cbiamn, non so con (1uanta proprietà di linguaggio, l' umanizzazione d'un luogo, e che potrebbe chiamarsi l'inquinamento dell'aria. d'una caserma, d'un accampamento, d'un opifici o, d'una scuola, d'un camerone :per mezzo delle escrezioni ed esalazioni d elle persone raccolte\ri, le quali, o fossero in numero sproporzionato alla cubatura delle rispettive abitazioni, o trascurassero di mettere in pratica quei provvedimenti igienici atti a combatterne la malefica influenza. Tuttavia non bisogna tacere che quella consitlerazione, giusta. ed atteRdibilissima per la gente che vive in comunanza, come sono i militari, i detenuti ed altri, lo è meno per la popolazione civile, che pure non fu risparmiata dal morbo. Per trarre d elle illazioni alquanto positive da questo fatto, sarebbe necessario di sttpere come fossero nutriti, alloggiati, vestiti quei cittadini che png<trono il loro tributo all'epidemia. Il dottor Montanari parla di poveri che ripararono allo spedale, ma una tal notizia, sebbene . tutt'altro che futile, non rischiara a s ufficienza la questione, si perchè si resta sempre al buio circa i precedenti e le condizioni igieniche in mezzo a cui trovavansi coloro d1e ammalarono,
MEDICA
295
come pure pcrchè non risulta se quegli altri itterici che furono curati a domicilio appartenessero anch'essi all'ultima classe de!Ja. cittadinanza. Tutte queste lacune fanno incespicare il raziocinio, o l'obbligano a. dei ghirigori che lo allontanano dalla meta. Hnvvi poi un'altra cir~;ostanza che vieta di venire ad una. conclusion<l affermativa intorno ai focolai più o meno ristretti ed wmani,zzati, ed è quella dell'essersi estesa la malattia ad un cospicuo numero di cani, come lo attesta il prof. Paolucci. Quei cani erano essi raminghi e i11dipendenti, come quelli di Costantinopoli, oppure avevan padrone? Avendolo, ammalarono soli o assieme ad esso? Contrassero il male in casa o fuori? Ecco una filza d'incognite, la cui soluzione porterebbe non poca luce sulla genesi del morbo. E d'altronde, la malattia dei suddetti quadrupedi era proprio simile in tutto e per tutto a quella che inlieriva fra -sii abitanti d'Ancona? Questa interrogazione mira più particolarmente a meglio valutare una delle cause a cui vollero attribuirsi alcuni casi d'itterizia grave. :Però qualunque essi si fossero e comunque vivessero quei cani, sussistendo il fatto, e su questo non cade dubbio, che ad essi puro si estese il morbo dominante, verrebbe esclusa ogni probabilità che questo fosse l' ittero maligno, giacchè non llavvi autore che abbia scritto poter tal male, quando regna epidemicamente in un luogo, appiccicarsi anche ai cani o ad altra specie d'animali, mentre molti osservatori, come già.vedemmo, ebbero occa~ione di convincersi che ciò avvenne più volte ed in vari paesi in cui infie}iva la febbre gialla. I signori Arnould e Coyne rammentando le epidemie di Lourcine e di Saint-Cloud hanno detto che fu supposto avessero avuto origine da intossicamento delle acque per mezzo di topi avvelenati col fosforo. Se un tal fatto è ammessibile, nulla. vi sarebbe di ripugnante nell'ipotesi che i cani anconitani fossero avvelenati anch'essi di prima., di seconda o di terza mano, collo stesso agente chimico, a cui se ne hanno da aggiungere altri due menzionati da Jaccoud e dagli stessi Arnould e Coync come C!l.Jlaci di produrre suppergiù i medesimi effetti del fosforo, cioè l'arsenico e l 'an timoni o. Ma i surripetuti storiogralì dell'epidemia di Lilla, i quali aveano escluso fin da principio la possibilità che nei casi d('ll:l.
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RlVISTA
caserma S. Andrea il fosforo entrasse per qualche cosa, poichè l'analisi dell'acqua di quella caserma non ne svelava. la presenza, hanno nuche messo in dubbio che i fatti di Lourcine e di SaiutCloud siano da imputarsi al fo sforo; ed inoltre hanno dimostrato
coll'appoggio di autorità competentissime, che se l'intossicazione fosforica suscita alcuni dei fenomeni che si ossen•auo nell'ittero grave, non produce mni la modificazione patognomonica di esso ittero, cioè l'atrofiadel fegato, anzi ingenera.l'alterazione opposta, vale n dire l'ingrossamento dell'organo, per subìta degenerazione adiposa (1). (l ) Murchison nell ' H• lezlotu: c lin ica st,elle m alattie: d el reuato, così pa rla dcll'avvelena mem o fosforico c dell'ana logi a che JPrcsenta il feg:•to ùcgli av velenati mediante tale sostanza col fegato di coloro c he soccolllb t!ltero :tll'a ltofia g iall a acuta. « In questi ultimi a nni, in Inghilterra de pnri che s ul contine nte, vennero riferiti numerosi casi d'anelenamento a cuto col f•>s foro ; i quali sono note voli, perchè nella mag-gior pitrte di essi s i osservò fra i sintomi l'itterizia. Non alludo q tù a quei casi d'inlossicantento cronico col fosforo, con necrosi del mascell at·e, così frequenti presso coloro che ~avorano nelle fabbriche d i zolfanelli, ma a i cnsi in cui s intomi acULi tenne ro dietro al'' ingestione del veleno. S ' è molt o discusso per istal>iiil·e la p:uogenia dell' iuero in questi cas i. Virchow ed altri o~se natori pretendono ch'esso è dovu to :tll'ostruZloue duodenale del coledoco ca~ionala d all' inspessa mcnto dE'Ila mucosa c da uno za!fo di muco, e che sebbe ne lo stomaco ed il duodeno non abbiano !!ovente prese ntato nè rossore, nol a ltro segno manifestO di llogosi, hani mttnvia una tumefazione vag:t dPIIE.' ,ghia ndole gastriche ed un inf!r <lssamento d i tutta la me1nbrana. Questa opinione é contra dettn d<•l dou or Wiss , il quale ha Juostrut.o che quando si avvelenano col fosforo cani provved uti di Ulllt fistola bil i:-tre, si vede produrs i un iUero che non lHIÒ essare dovuto che all'ostruzione della porzione intest in ale del canale coledoco. Comparso l' ittero, passò assn.i meno bile dalla fistola e q uella piccola qua ntità era . frammista a muco in coloro ; talora non vi passava più che muco. Questa oss.;r vazione è in leres~ante a motivo del fatto c he quasi tutte le relazioni nPcroscopiche s'accordano nello s tabilire che il fpgato è ' ;n uno sta t~ manifestiss imo di degenerazione a diposa, e che del pal'i che nell'atrofia acuta, · le funzioni secretorie dell'organo furono in gran ;pa rle abolite. Realmente l'aspetto del fel'!ato prese ntò in molt i casi la ma ggior rassomiglia nza coll'atrolla gi!ùla. Inoltre i s intomi d'avvelena men to acut~ col fosforo- assopimento seguito da delirio violento, da convulsioni e da coma, da vomiti · da albuminuria od ematuria, e presenza nell'orina di una sostanza scoper ta da c. Schultzen che s·appro~sim a alla tiros ina, e a l tempo s tesso un ce rto grado di fluidità del sang ue accompagna to da petecchie e da. emorl'agie sono completamente dh·e rsi da quelli dell' ittero catarrale e rassomigliano cosi bene a quelli dell'atrofia ac uta del fegato c he fu persino emessa l'opinione .che un gra n numPrO di casi pubblicati sotto il nome di at rotja acuta del fegato fossero veramente cas i d' aVI'elen ameu to fosforico. l' l'rebbe pertanto probabile che l' i ttero ris ul tante dall'a rvelemuuento col
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MEDICA
297
Qui cade in acconcio di segnare che sebbene l'avvelenamento fosforico abbia potuto simulare talvolta l'atrofia acuta del fegato non solo nei sintomi, ma fin'anche nella produzione di certe sostanze estranee all'orina (la tirosina), stando alle osservazioni di W agner, esso ne diversificherebbe in (!Uesto cbe mentre nell'atrofia acuta non v'ha tendenza alla degenerazione adiposa che nel fegato, nell'avvelenamento fosforico invece esiste l'infiltrazione oleosa di quasi tutti i tessuti. Di questa· differenza però, la quale forse non sussiste costantemente, perché sappiamo che Bucquoy (1), Buhl (2) e Steiner (3) hanno scoperto nel cervello una degenerazione adiposa simile a quella riscontrata ucl cuore e nei reni, non può valersi il medico per rischiarare, ncppur dopo la morte, la diagnosi e stabilire in modo posi ti vo se si tratti, o no, di vera atrofia acuta. Non a torto adunque Murchis.on avrebbe detto che i punti di diagnosi differenziale fra !:atrofia acuta del fegato e I:avvelenarneuto fosforico indicati da. Koll.Jer non regger anno sempre al letto dell'infermo. D'altronde il clinico inglese ora menzionato assevera che nell'atrofia. acuta l' ittero è indipendente dall'ostruzione delle vie biliat·i ed è probabilmente il risultato di qualche stato anormale del sangue, e che tutti i fenomeni della malattia la ravvicinano a quelle affezioni che dipendono da un'intossicamento come il tifo, la febbre tifoide, la piemia e l'avvelenamento col fosforo. La !cucina e la tirosina, la cui presenza nell' ittero del tifo, come pure in quello dell'atrofia acuta, vien accertata, nonchè il fatto che fu trovata un'atrofia acnta del fegato in un caso di febbre tifo i de ne sono la prova ( 4). All'opinione di :M:urchison è conforme quella di Rendu, il quale nel suo articolo " Sul fegato , pubblicato nel Dictùnmaire encyclopédique des scùmces médicales già citato, a pag. 748 così ragiona:
fosforo nbbia la sua origine nel sangue, e che al pari della febbre gialla e del tifo debba essere attribuilo ad uno »taio anormale delle metamorfosi elle hanno luogo nel sangue. (MURCDISON. Op. cit., p. 41l!, 413 e 41-1.) (l) Unton médlcale, 1863, n• 8 1. (2) Zettscltri(t (ur t•atfon Meà., 11!.">2. (3) Compenàtum de•· Kinderkrankltelten, IS73, p. :JO.l. (-1) MURCBJS0:-1, loc. cii., p. 414.
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RIVlSTA
" L'anclennmcnto col fosforo è lo stato patologico che piìt d'ogni altro rassomiglia all' ittcro grave c in alcuno circostanze sarebbe impossibile di stabilire la. diagnosi, se non si fosso a. giorno dei commemorativi. Lo· stesso esordire insidioso, gli stessi 11rodromi apparentemente benigni ; la stessa serie d '~1ccidenti nervosi ed emorragici, a malattia confe11nata, che adduce pront.•unente la morte, finalm ente le stesse lesioni anatomiche, poichè la steatosi è la conseguenza dell'az ione del fosforo sul parcnchima e patico. n N on nega però il signor Rendo che nell'andamento degli accidenti si scorga qualche dilt'erenza fm l'atrofia acuta. e l'avvelenamento fosforico; anzi avverte che in questo quasi sempre i vomiti aprono la scena ed i malati si lagnano frequentemente d'angina; quindi sopraggiunge un periodo di calma, una specie di remissione che precede l'esplosione dei fenomeni nervosi. L' ittero compare più tnrdi che nell'atrofia del fegato ed è d'ordinario meno manifesto, le emorragie sono più rare e non si mostrano che all'ultimo periodo. Finalmente l'alito degli infermi ha. sovente un odore d'aglio.caratteristico che fa difetto nell'atrofia. Perché dopo siffatte atl'ermnzioui l'autore venga a. concludere che " tutto ciò non costituisce che gradazioni e che non si potrebbe s tabilire alcuna differenza fondament:lle fra <Juei due stati morbosi non sapremmo comprendere. Nè ci per suade gran fatto c.iò cb 'egli dice circa la formn d' ittero pernicioso descritta da. Wunde rliclt, giusta la quale vi sarebbe identità assoluta di sintomi e di lesioni; come non ci smu.ovo il parere d'Ossikowsky da lui citato, il quale cosl sentenziava ( Ueber acute gelbe Leberatropllie tmd iilmliche Prozess, neUa Wien. meci. Presse, no 50,
1870): " L'apprezzamento del volume del fegato non costituisce una. " seria differenza, perché esso dipende dalla durata della ma" lattia, e c1uando questa è breve, non v'ha atrofia. Relativamente " alla le ucina ed alla tirosina, questi prodotti rinvengonsi del " pari in ambe le affezioni e 150 grammi d'orina in seguito all'av" vclenamento fosforico contenevano l grammo. di tirosina. n " Non si deve pertanto cercare di stabilire una diagnosi diffe-· renziale che non ha ragione d'essere, soggiunge il signor Rendu. J' ittero graye non essendo che una sindrome }J!\tologica, s' in-
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contra al seguito dell'avvelenamento fosf~1·ico nella stessa. gnisl\ che si palesa spontaneamente. Ecco la verità. , Con tutto il rispetto che professiamo pem dotto autore del surricordato articolo non sappiamo trattenerci dal notare che quelle gru.daz'ioni da lui medesimo enumerate provano tutt'altro che la identiUì. delle due aft"ezioui: e che qualunque sia la descrizione della forma d'ittero maligno data da. 'Vunderlich non si può ammetterne la pretesa identità assoluta di sintomi e di lesioni; chò l'asserzione d'Ossikowsky concernente il volume del fegato è contraddetta dai fatti, giaccbè, tanto dai casi di Lilla che da quelli di Ancona., per non parlare di ta,nti altri che c' interessano meno da vicino, fu riscontrata la diminuzione di peso e di volume dell'organo, quantunque la durata della malattia sia stata
appena di due o tre giorni ecl in alcuno anche di sole 24 ore, e che finalmente se l' ittero gmve non è che una. sindrome patologica che può dipendere da diverse cause, ed associarsi a diverse malattie, non fmncava. la spesa di farne una entità morbosa speciale e di chiamarlo, come ha fatto Frerichs, atrofia gialla acuta. del fegato, od epatite pa.rencbimatosa. :Ma lasciamo stare questo ginepraio. a rovistare il quale poco c nulla c'è da guadagnare c ritornando ai fatti osservati dal dottor Montanari limitiamoci ad a.ecertare la circostanza. che avendo anch'egli come i signori Arnould e Coyne riscontrato nei suoi itterici la diminuzione di volume e di peso del fegato ne conseguita che l'epidemia d'Ancona non potrebbe neppur essa attribuirsi ad av\'elenamento fosforico e tanto meno ad avvelenamento arsenicale o stibiato. Il dottor Montanari si è poco diffuso sullo stato dei reni, che, nelle a.utossie da lui eseguite, gli apparvero presi da degenerazione adiposa nella loro parte corticale, con deposito di pigmento biliare negli epitelli e nel parenchima, di rado nOJ:mali. Frerichs ci notifica d'aver trovato nell'atrofia acutta. del fegato l'epitelio renale infiltrnto di granuli, e nella pluralità dei casi in via di <legencrazione adiposa e lo stesso parencbima fioscio ed avvizzito ; lo stesso aspetto floscio ed avvizzito gli fu pure offerto dal
tessuto muscolare del cuore, e talfiata anche dal cervello, la cui sostanza pareva rammollita, stato, che non sapeva decidere se provenisse da: un principio di putrefazione, o se fosse l'effetto della ron.lattin.
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Da ciò s'avrebbe il diritto d'in ferire, a parere di Murchison. che l'alterazione del fegato nell'atrofi a aruta non è che una delle alterazioni analoghe che si producono in tutto l'organismo come risultato d'un veleno del sangue. Una tal conclusione sarebbe couforme alle idee di Trousseau, il quale sosteneva che i sintomi dell' ittero maligno possono esistere senza lesione del fegato che non può per conseguenza determinare modifìcazioni nel sangue ( 1). Il dottor Grainger Stewart (citato da Murchison) ci avrehl>e fatto fare un passo più innanzi in s iffatta questione riferendo casi, stando ai quali, non solo l'atrofia acuta dei reni può coesistere coll'atrofia acuta del fegato, ma il processo morboso dei r eni può precedere quello del fegato (2).
IV. Questo messo in sodo, resterebbe a discutersi se con maggior fondamento essa si possa considerare come identica od affine alla febbre gialla di Livorno descritta dal Botta1 colla qualc1 secondo il dottor Montanari, la malattia d'Ancona avrebbe tanta rassomiglianza, Yuoi dal Iato fenomenico, vuoi dal causale, colla differenza però che quest'ultima non prese tanta estensione e fu assai meno micidiale di quella. Su questo particolare segneremo anzitutto che le condizioni termo-meteoriche sotto le quali svolgevasi l'epidemia d'Ancona sono diverse assai da quelle che vennero notate u Livorno, quando vi comparve la febbre gialla. Impcrciocchè mentre in luglio, a:IIo isvilupparsi del morbo nella prima di dette città, la stagione correva calda (più di 26• R.), con una siccità senza pari, cui non rimediavano alcuni brevi ac.quazzoni (3); manifcsta.vasi nella seconùu., sul finire dell'autunno, la pestifera infermità che l'affl isse, sotto l'influenza, siccome pare, della state che nel1804 tr.1scorse sotto il dominio di venti australi oltre al solito calda e piovosa ( 4). Cli>lique medicate. (2) D riti hl'.s Disease.• t/te Kldlle/IS, IS6S, p. 159. (:J) V. Glo•·nale (l! M ecl. mi!. cit., p. ;,n. (·l) V. .Sto1·ia d'/tal•a di l'Alli.() IIOTT.\. V. 3°, 1.. 1° , Jl. 3-14.
Il) TROUSSF.AU.
or
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Avvertiremo poi, che dall'esposizione del sommo istoriografo e medico, citato dal dottor Montanari, emergerebbe in modo si~"ltro che l'epidemia di Livorno del ll:lN fosse una. schietta e caratteristica febbre gialla. Ecco infatti le conclusioni con ~ui termina il Dotta la splendida eù accurata sua descrizione. Adunque se oltre una naturale disposizione dei corpi, a restare contaminati dal morbo abbisognavano o la vicinanza, o il con· tat.to dell'uomo ammalato, o delle robe che a. suo uso avevano servito nel corso della malattia; se l'aria stagnante e chiusa e zeppa di animali effluvi la dava; se l'aria aperta e sfogata o l'allontanava o l'alleggiava.; se le persone sane, benchè vissute in prossimità degli infetti, o le merci da loro tocche, solo che al puro e ventilato aere esposte fossero, la infezione fuori della città non trasportavano, e se finalmente il medesimo acre ventilato e pui·o, il malefico fomite presso il suo fonte stesso, cioè all'ammalato, distruggeva ed annientava; si deduce che o l' ac~idente mortifero di Livorno, quantunque avesse in se raccolti tu tti i segni di quel morbo che alcuni febbre gialla, altri vomito nero appellano, era nondimeno mollo dal medesimo diverso; opinione non verosimile, perciocchè i ~egni indicano iflentità di natura: o che il terrore e la mossa immaginazione l'hanno in altri paesi fatto parer diverso da. quello ch'egli è veramente, tassando di contagio, quando veramente contagioso non è a modo delle malattie che i medici chiamano specialmente con questo n ome, com(', per cagion d'esempio, la pesto d'Egitto (l). N è di morerommi io a dire come in Livorno stato fosse recato; perch è se il vi recasse, come corse fama, un bastimento venuto da Vera Croce era incerto, siccome mwo1·a è incerto se da alt·ro conù~ gio qualttngue, o se da mera disposizione del cielo piovoso o culdo, come a lcuni credono, e pare più verisimiJe, ingcnet"ato e su,-to fosse. Certo è bene ch'ei fu contaminazione schifosa ed abbominevole, e che funestò per numerose morti Livorno; spaventò le città vicine; tenne lunga pezza dubbiosa ed atterrita l'Europa p er la fama delle provincie devastate in America (2). (l) Sto'f'ia d'Italia di CARLO DOTTA. V. 30, L. 21°, p. 34$. -
Torino, Cugini
Pomba, 1852. (2) Quest'opinione di Bottn è scusabile perchè quand'egli scrisse la sua storia non era peran~:o stata riccmosciuta la p•·op•·iet!l che l•a il miasuoa
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1\la. altro autore, e ben più competente in tal materia che Botta noi fosse, sciolse fin ch\1 1805 r1uel nuovo nodo gordiano, c dichiarò, app o::r~!iato ai più validi argomenti patologici, anatomici e storico-cri tici, trattarsi incontrastabilmcnte di febbre gialla, e quegli fu l'insigne Tommasini il quale così riassume le sue idee sulla natura dell'epidemia di Livorno, intorno alla quale dai medici contemporanei erano stati emessi tanti e cosi divcrs.i pareri. P er ritornare alla febbre che dominò in Livorno, non solamente i sintomi nosologici e di diatesi, non che le alterazioni trovate nei cadavm·i e il periodo della malattia e la mortalità r elativa al numero dei soggetti attaccati dalla malattia mostrano la febbre livornese simile afl'atto alla vera febbre gialla americana, uon solamente la poca diffusione della malattia livornese ed i giusti dubbi che tJuindi dct·ivano sulla di lei forza eminentemente contagiosa, non bastano a ca,ratterizzare la febbre li \'Ornes e per una semplice così detta t·emittente di Jackson, ma. oltre tutto ciò, è anche provato inutile il quistionnrc se la livornese sia piuttosto simile a quest'ultima febbre, che alla vera febbre ginlla amet'icana, in quanto che non esiste un sipario o una essenzia.le differenza tra l'una e l'altra febbre d'America, nè l'indole contagiosa, nè l'intensità, nè la rcmittcnza. febbrile, n è il genio dei sintomi, nè il metodo della. cura dimostrano realmente essere d' indole e di fondo di verso la vera febbre giaiJa dalla rctnittentc di Jackson. Supponendo di fatto per un momento che il grado soltanto o la intensità. della malattia costituisca tutta la differenza che tra queste due febbri apparisce, si elude ben tosto ogni questione s ull'analogia della liYoruese piuttosto coll'una che eoll'altra ùelle febbri stesse, ad onta dei dati che si potessero addunc per paragonarla piuttosto all'una. che all'altm di esse. Giacchè in qualunque supposizione d'origine costituzionale o miasmatica, di diffusione epidemica o contal{iosa. che si voglia. ammettere per ~1u es tc febbri, le mcùcsiruc cause solamente più o meno efficaci n tenore delle circo~ tan ze c della disposizione degli infermi, pote:;<•Jit·l·:ol•u·.- oh•lla l't•I,IH·e s,:i;o lla di P<! r,J•·•·e la m ah• fka ~ ua azioue quando va•ne Lr:osJ>uo·I:•Jo nell' intt·J'niJ de lla ICJTa c la k mtn·r:tlul·a n on ott•·~ Jl!ls>u -:· 10".
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vano fare la. febbre livornese, da un istante all'altro, iu pochi o in molti individui, più o meno simile alla rcra febbre [Jialla o all~ ,·ttmittente di Jackson. E si suppone infatti la febbre gialla di origine costitueionale, cioè prodotta da generali influenze dell'atmosfera, della temperatura, ecc., ed iu questo caso la. forza di queste cagioni, diversa secondo i diversi climi, le diverse stagioni, le circostanze, ecc., potrù. generare l)i uttosto la febbre gialla, lypltus icterorles, in tutta. l'estensione del termine, che la gialla sp1wia o 1·emittente così detta. c viceversa. O si vuole la. fobbre tziaJia prodotta e propagata da un miasma contagioso, ed anche in ttucsto caso l'attività di questo prodotto animale dovra riuscire maggiore o· minore, secondo la disposizione dei soggetti c la forza delle cause comuni che possono o produrre o attivare questa stessa ' disposizione. Quindi dal medesimo miasma potrà risultare una malattia piuttosto lenta dentro certi limiti, che ardita e precipitosa; piuttosto mite e suscettibile di cura che perniciosa e non trattabile; piuttosto gialla spuria così detta, che vera febbre gialla; siccome dallo stesso miasma vaiuoloso e dallo stesso veleno venereo un vaiuolo risulta in alcuni continente e terribile, in altri discreto e mite, e co:; i una gonorrea in tal uno ardentissima e profondamente infiammatoria, iu altri un lieve irritamento ed una fio~eos i superficiale della membrana dell'uretm. Per lo eh.,, fosse stata la febbre di Livorno anche meno forte di quel ch'ella fu; avc:;s'ella prodotto anche meno morti; avesse avuto meno perfettamente di quello che li ebbe, i caratteri della vera febbre gialht; avesse avuto invece quelli della così detta remittenle di .Jackson; rimarrebbero però tutte queste altrettante espressioni di un minor grado di malattia, proveniente o dalla minor forza delle cagioni produttrici o dalla minor disposizione degli abitanti di cotesto paese a risentirle; differenze facilmente distruggibili o per un verso o per l'altro, sia in qualche individuo per particolari condizioni, sia in molti per cangiamenti generali di circostanze. Ma non riman-eb!Je provato meno che la febbre di Livorno fu una vera febbre gialla americana ( 1). (l) Ricerche patolctJlche SUlla (eiJb>•e di U vorno clel/804 - SUlla jeb/Jr~ ylalla «·»u>ricana e s·ulle malattie ctt ge?llo ana lor;o, di G IA COMO TOMMA-
strit. -
Edizione di Milano 1833, P<•!>· 31?, 33 e 34.
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Ma checchè ne fo sse dell'epidemia di Livorno crediamo no n inutile di rammentare che tutte le a.ft'ezioni le quali interessano più o meno direttamente e profondamente l'apparato gastroepatico presentano, ci si permetta l'espressione, un'aria di famiglia, ed hanno comuni parecchi sintomi fra cui l'itterizia, i vomiti e le deiezioni di color verdognolo or cupo or chiaro, il dolore estendentesi dalla. regione epigastrica all' ipocondriaca destra, la febbre irregolare, il delirio, la prostrazione fisica e morale, ecc. Non basta pertanto il concorso di un maggiore o minor numero di questi sintomi pet· costituire più l'una che l'altra specialità. morbosa, ma ci vogliono quelli che formano la nota differenziale, staremmo per dire l'individualità di ciascuna varietà del gruppo. Epperciò mentre concediamo cbe sianvi tra. la febbre gialla. e l' ittero gra.ve molti punti di contatto, facciamo osservare che in quella la milza è quasi sempre inalterata mentre nell'altro esiste costantemente la splenomega.lia, stando a quanto asseriscono Jaccoud, Niemeyer, Frerichs, e contrariamente alle osservazioni dei signori Amould e Coyne e particolarmente a quelle del dottor Montanari, il quale avrebbe veduto la milza. pressochè sempre normale di volume, ma. colorata. in nero-plumbeo, talvolta in giallo nerastro, pultacea, ma sempre molle nel suo pa.rench.ima, particolarità questa, intorno a cui i due scrittori francesi non si troverebbero d'accordo col nostro, giaechè essi in cambit> l'avrebbero incontrata soda. Sebbene abbiamo già largamente messo a. contribuzione l'articolo del signor Rendu, ci sia. concesso di metterlo un altro poco per vedere com'egli la pensi in ordine alla possibilità di confondere l' ittero grave colla febbre gialla. La febbre gialla, dic'egli, presenta certi caratteri che non permettono di non riconoscerla. Indipendentemente dalla sua circoscrizione geografica atratto speciale e dalle condizioni d'endemicità in mezzo a cui si svolge essa presenta una siutomatologia assolutamente distinta. Il suo esordire !ungi dall'essere insidioso è costantemente brusco e si annunzia con un'eccessiva rachia.lgia, che si potrebbe paragonare all' in vasi o ne del vaiuolo, poscia. quasi immediatamente si mostrano quei vomiti emorragici cbe banno fatto dare all'affezione il nome di vomito nero; l' ittero non è mai intenso ; le orine sono scarse e rosse, scevre di
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pigmento biliare, e qualunque sia la forma della malattia non manca mai la febbre. Tutti quei caratteri non permettono di scambiare un 'affezione coll'altra. Tenuto adunque conto delle accennate discrepanze, e sopratutto della condizione emorragica così patente nella febbre gialla, e così poco sensibile nella epidemia di Ancona, non sapremmo consentire col dottor :Montanari che quella in cui egli s'è imbattuto sia la febbre gialla., tanto più che c' insegna Griesingcr tal malattia non esset· mai endemica in Europa ed ogni qualvolta
vi si vide infierir epidemicamente, esservi stata trasmessa dalle Indie occidentali, dal continente americano, dalle coste occidentali cl'Affrica o da altri luoghi ove ha sede abituale, come avvenne a Cadice, a Barcellona, a Gibilterra, a Livorno dal 1800 al 1804, e posteriormente in altre città marittime del Mediterraneo e dell'Oceano: Qui è bene rammemorare un'altra volta la circostanza che pure gli animali comparteciparono all'epidemia d'Ancona, giac:chè questo sarebbe un argomento in favore dell'opinione esternata dal dottor Montanari. Infatti dato quanto Blair, Fruray, Gonzales attestano, cioè che durante le epidemie le bestie ammalano talom ùl febbre gialla perfettamente qualificata, e parti~ larmente i cani, non si può negare che l'opinione del nostro collega acquist.i un maggior grado di probabilità, massime se si consideri che non consta, che nè quadrupedi, nè vobtili siano mai stati assaliti da atrofia gialla acuta del fegato, ma vadano piuttosto soggetti al vizio opposto, come ne fan fede i maiali e le oche. Arrogi che i cani d'Ancona i quali contrassero la malattia dominante perirono quasi tutti, secondo l'affermazione del dottor Paolucci, che sfortunatamente non ha specificato nè il numero dei colpiti, nè quello dei morti. Dicemmo sfortunatamente, 11erchè siamo ù'avviso che nelle malaitie popolari non ben chiaramente definite il criterio della mortalità sia un elemento non ispregevole di diagnosi, e gli è perciò che avendo anch'esso, il dottor Montanari, tralasciato di farci conoscere la cifra precisa dei deceduti pel fatto dell'epidemia d'Ancona, ci rivolgemmo a lui personalmente, pregandolù a volerei fornire quel necessario complemento della sua statistica epidemologica, che ci venne 20
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t osto trasmesso, e mercè il <1uale siamo in grado di 1>rcscntare a.i lettori il seguente quad ro: Militari di \'1\ri corpi ealrali dal l• luglio a tatlo dicemb~ 55; morti 7 Guardie doganali • • • 6; • 2 16; • 2 Popolazioue dvilc • • " 25; • l Detenuti nel ùagno penale • • P ù\"CTi d!t ri1ararono all'osptdale eirile io luglio ed aga!lo ••• 8; > l
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Totale.. ... 110; morti 1;3
La mortalità adunque superò di poco 1'11 °/o, che è quanto dire che stette al di sotto del minimo segnato per la febbre gialla d.n. Griesiuger, il quale, premesso che in s ifl'atto malore la cifra dei decessi s uo! essere variabilissima, la fa oscillare fra 15 e 75 °jo, avvertendo che (tuest'ul tim,> limite è talvolta oltt·epassato, e fu di cinque sesti inferiore a quella cbe si ebbe in Livorno, la quale raggiunse il 60 °{o come ri cavasi dalla s tatistica del Palloni. Che se, per febbre gialla, si chiari poco micidiale, lo sarebbe stata anche meno, consider nta come ittero grrwe. Conciossiachè ques to morbo che nei casi di Lilla avrebbe presentat o una letalità de l 40 °/o (4 morti s u 10 curati) ha per esito costante In morte, a giudizio eli .Jaccoud, il quale osserm che si citarono esempi di guarigione, ma pur concedendo che questi non diano luogo a. qualche riserva, non saprebbero in alcun modo, a cagione del loro scarso numero, modificare il pronostico che è assolutamente infausto. Darebbero ragione a Jaccoud i 3 casi ossei"Vati l'anno scorso nell'ospedale mi lita rc di Verona c tutti tre susseguiti da morte, cd i 4 registrati nella Relazio ne medica snll c condizioni sanitarie dell'esercito nell'anno 18 76, che riuscirono essi pure letali. Forse si potrebbe obiettare che le epidemie di Lourcine e di Saint-Cloud SO il ll .n. provare che la protznosi infausta nell'ittero grave, stabilita. come regola da Jaccoud, va soggetta. per buona sorte a. non poc he eccezioni, e perciò non vuoi essere presa. in senso troppo assoluto; ma una tale obiezione non sarebbe seria, }lerchè le suddette epidemie non son da. tutti considerate alla stessa maniera <C non potrebbero di certo venir classate fra gl'itteri gravi, dal momento che la prima non cagionò alcuna morte s u 49 casi, e la seconda, con un egual numero d'infermi, contò un decesso, e per sopru.ssello poco imputabile all'epidemia, poirbè si trattava di un tubercolos o. (Continua).
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Ins nmc i e nzll re nttle , lettura del dottor A. CL.\RCK. (The Lancet, 29 novembre 18i!l).
n dottor Andrea Clark ll)ssc lo scorso novembre alla società medica di Londra un suo scritto sulla insuffieienr.a renale. Rotò anzitutto essere stato molte volte pcnòsàrnente Sòì'pì·eso ùel gran numero di persone che soffrono incomodi 1li salute senza che se ne possa spiegare sufficientemente la cagione. Senza dubbio, egli aggiunse, il progredire delle cognizioni diminuirà col tempo questa nostra ignoranza e con la scope1'ta di cond izioni dinamiche o sh\tiche fin qui t.rn.~curn.te si arrh·erà a spiegare casi che ora si suppone abbiano radice nei lontnni pl'OHCnitori 1lel malato, o si ritengono praticamente inesplicabili. Talunì di questi casi si crede sieno la consegueur.a dì un sistema nervoso debole o disordinato, alcuni ùi una vnziosn digestione, o clelia pelle che non agisce perfettamente, alcuni altri alle inconbrroe condizion i di vita e di lavoro, all'abuso di'l the, del entrò, del tal.Jncco, dell'alcole ed altri narrotiei, ed altri ancora di un disordine delle trasformazioni cllimiche che accompagnano e costituiscono il processo delia composizione e scomposizione organica. Però si crecle che rimangano ancora molti casi che domandano e meritano esser fatti soggetto di studio. Molti certamente deri vano dalla cleficient.~ escrezione. Ricorda, come esempio, le anemie e le clorosi dovute aU'avvelenamento fecale c curate coi porgatìvi. Ma un maggior numero, ei crede, dipendono dalla deficiente escrezione dei solidi urinari. P er insufficienza renate egli intende 'tuello stato dei ren~, in cui essi sono incapaci, senza materiale diminuzione della <tuantità, di produrre una urina contenente la media normale di sostanze solide e d'un peso specifico superiore a 1014-. 11 difetto di sostanze solide, tocca principalmente l' urea e l'acido m·ico. L'urina in questi casi è pallidla ltttasi costantemente scevra (l'albumina e non lascia depositare sedimenti. Ei non intende qui determinare quale sia l'esatto stato patologico dei reni, ma congettura che sì tratti di un leggero aggrinzamento e indurimento, nello stesso modo che la pelle si trova talvolta. ragKrim:ita, dora e incapace di produrre un vero untuoso sudore. Questa insufficienza r enale, non ha, per quanto potè vedere, sintomi speciali, .e solo la si scuopre ricet·cando una causa adeguata. a spiegare i
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djsturbi del malato. I sintomi più comunemente associati alla. insufficienza rcnale sono la dispepsia fiatulcnta, la palpitazione con molto debole c interrotta circolazione capillare, pelle asciutta, pallida, lucente, torpore, formi colio, crampi e dolori nelle membra, vampe intercorrenti, ottusit:\ di cervello cd uno stato nerroso generale; qualche volta ingrossamento delle ultime articolazioni delle dita, e qualche volta ancora, ma raramente fenomeni di gotta. Jn alcuni casi apparve manifesto che <1ucsti sintomi procedessero dalla insufficienza rcnalc non solo perchè eravi di 'fatto notevole deficienza nella escrezione delle matcriesolidedell'uri na, ma specialmente per chè ogni volta dimil1uiva questa secrezione, sempre dopo brcrc tempo aggravavano le sofferer11.e del malato. Tre cose debbono essere notate in queste persone. Esse sono eccessivamente vulnerabili, riparano molto lentamente i danni cagionati dai trauni e dalle malattie, sopportano molto male la scossa comechè leggiera delle operazioni chirurgiche, fatto già menzionato da Sir Pagct (Cl in. Lectm·cs, pag. 44:). Rispetto alla prognosi questo stato sembra potersi prolungare indefinitamente senza ~:,rra,·i alterazionj secondarie dell'organismo. In circostanze sfavo revoli c per un cattivo trattamento potrebbe anche accadere la morte per qualche locale infiammazione, per emorragia cerebrale, ed altre emorragie o per la cosl detta febbre pioemica che saltò fuori inaspettatamente da qualche, fùrsc anche lievissima, operazione chirurgica. Quindi l'autore descrisse l'apparenza ch e avevano i malati che per quattro o cinque anni erano stati soggetti alla insufficienza renale. A ve vano una fi sonomia marcata che colpiva, aumentavano di carne, diventavano gonfi sen~a essere distintamente edematosi, la loro pelle si faceva più asciutta, più lucida, più gialla; il viso sembrava disteso, le pupille erano dilatate, le labbra e le gote di un rosso azzurrigno, l'articolazione delle parole lenta e difficile, l'intelligenza piuttosto torpida e ottusa. Da una parte l'aspetto era simile a quello dell'anemia perniciosa, da un'altra a quello della malattia cronica del Bright, ma pure sembrava diverso da ambedue. In quanto al trattamento molto potè esser fatto dalla buona regola di vita, con cui intende il proporzionare la quantità c la qualità. tlell 'aumento alla diminuita attività cscremetizia, l'astinenza da quelle sostanze che dil'Ctlamcntc diminuiscono il potere secernente dci reni, eccitando
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i n pari tempo i reni nel loro lavoro con lo aumentare ctucllo degli organi s upplementari c ponendo i malati nelle condizioni di meglio resistere agli cf\'c tti tli questo disordine o ùa poterli s ufficientemente compensare, qu.anùo non fosse possibile la. completa ri parazionc. Sono quindi indic:ati i bagni tepidi seguiti dalle forti fdzioni, l'uso dei panni caldi, l'evitare la passeggi era esposizione ali. freddo cd all'umidità col moderato csen ;izio giornaliero all'aria aperla. La dieta dovrciJbe essere leggiera; dovrebiJe:ro essere evitati gli stimolanti, fuorchè un bict:hicrc di buon vino due Yolte il giorno. I medicamenti che trorò molto utili furono le piccole dosi di arsenico col ferro ridotto durante i pasti, e di ta.nto in tanto un alterante mercuriale. Se la digestione era dist..urbata, smetteva il ferro e l'arsenico, propinando gli amari con gli alcalini nello intervallo dci pasti o un alterante tuorcuriale ogni tre notti per due o tro ,·olte. Terminò il suo discorso narrando un caso da lui ossei'Vato q uakhe anno fà. Con la rigorosa osservanza di una dieta limitata e con l'uso dei purga.tivi e dei diaforetici ques to malato migliorò talmente da consiùerarsi affatto guarito; mentre finchè ci stava prendendo cibo e vino ogni due ore, sembrava che più prenùem e peggio nndu'ise. Fu notevole intorno questo caso il fatto che mentre la sua razione di cibo e di vino era ridotta, l'urina aumentava di quantità da 1003 quasi alla proporzione normale, e in tre settimane lasciò la città, dichiarandosi del tutto ristabilito. -L'autore rivide q ucsto malato sei mesi or sono e si manteneva sempre IJene, solo si lamentava di non potere allargare la dieta senza tornare a sentirsi male.
Dell' azione d e l nitrito dl amlle s ulla te mpe ra• turo. d e l corpo, del dott. 8ASS€ZKI (S. Petersburger meclieùtische Wochenschri(l, 8 novembre 1879). La letteratura medica offre una serie di osservazioni circa l'azione del nitrito d'amile sulla temperatura del corpo. l't~r la maggior parte però si fondano sopra esperimenti praticati s ugli animali; e nei pochi casi riguardanti gli uomini, esse, pet· quanto mi è noto, non riflettono le misurazioni trrmomctrichc fatte contcmJ>Orancameute nell'interno e alla periferia del corpo. E poichè,
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come è cosa conosciuta., il nitrito d'amile ag isce puntualmente sul s istema vascolare, mi pare che questa ammissione sia signi ficante. 1-l. C. vVood (l) intraprese le mism-azioni della temperatura s11 animali, cui aveva inalato il nitrito d'amile, e trovò sempre l'abbassamento di temperatura. Roberto Pick ebbe lo stesso risultato sottoponendo i cani all'azione del nitrito d 'amile. Ladenùorf che applicò le sue os~ervazioni art indiddui sani e aù altri affett i d.l. malattie mentali, trovò, sotto l' azione del nitrito d'amile, un aume nto di t emperatura, tanto ne lla cavità della bocca, come ~otto l'ascelle. (~ucsto a umento di 0,1• a 1,8• V. cominciò s ubito, tino dalla prima inalazione, o al più tardi , due minuti dopo, perdurando da l a 2 or e. E. P. ' anErmengen invece, vide la temperatura, mis urata nel retto, abbassar s i sotto l'azione d el nitrito d 'amile. Coli Ander son eu rò un 'ammahtta, in cui ricscl per quattro yolte ad in terromper e gli a ccessi della febbre int.crmittente mediante il nitrito ll'amile, Osgood otte nne in tre cas i la cessazione dei brividi nclh\ febbre intermittente. I n base a ques ti lavori, io intrapresi i miei esperimenti su individui sani e malati, jn alcuni d ci quali c'era aumento di temp eratura, c in altri no. Le mie osservazioni sommano a 72; 12 su individui sani, e 16 su ammalati con temperat ura normale; (pneumonite co.tan-ale, gastrite cronica, bronchite); e 44 su ammalati con nlta tempercturn (tifo addominale, tifo esantematico, pseudo leucemin, pueumonia catarrale, bronchite putrida). Gli esperimenti proccdett et·o n el seguente modo. Prima di tutto misut·,\i la t emperatura nel retto, nel cavo ascellare e sul basso ventre. In questo, il t ermomet.ro fu in volto nell'o vatta e t e nuto in mano del pazi ente. Dopo 20 minuti dall' applicazione dei termometri, l'ammalato inalò 2 a 3 goccie di nitrito d 'amile. .Nella. più parte d ei casi, subi.to dopo le prime inalazioni, o al più tardi passati 3 minuti, il termometro clel retto segnò un a diminuzione di t emperatura, mentre la temperatura periferica nella c.nvità ascellnre e sul basso ventre se.~:tnava invece nn aumento in seguito all'inalazione..Ma poi, dopo che nello spazio di a a 6 minuti se ne aveva raggiunto il massimo (0,1o.o,2• C.)e in un caso perfin.o0,3•C. si verificò an che in osso l'abbassamento delht tcmpern.tura. In al(l) Americ. Jottrn., 11° :!, C. XXIII, .f ui. IS7 l.
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cuni casi però questa lievissima elevazione non fu nepJ>ure notata nella temperatura periferica, e tutti tre i tetmometri segnarono un abbassamento, il cui massimo grado fu raggiunto tra un'ora, e un'ora c mezza dopo l'inalazione. In questo spazio di tempo la temperatura nel retto discese di 0,5-1,5° C., e la periferia di 0,1-09, in paragone di quella segnata sul principio dell'esperimento. In un solo caso (un tisico febbricitante) la temperatura interna discese di 3•, e la periferica di 1,7• C. Un'ora e tre quarti, o due ore dopo l' inalazione, la temperatura cominciò ad inn~tlzarsi. N el maggior numero degli esperimenti essa si elevò solamente di 0,1-0,6; in pochi di 0,8-1,2°, e in due solamente raggiunse l'altezzasegnata. prima che si comin_cinsse l'esperimento. In pochissimi casi l'aumento di temperatura coincideva col solito suo aumento normale della sera. Circa la differenza dell'azione del nitrito d'amilc rapporto agli individui sani o malati, con o senza febbre, io posso affermare, per qua.nto me lo permette li giudizio che ~otrò formare col numero relativamente piccolo dei miei esperimenti, che negli individui sani l'azione del nitrito d' amile non è cosi pronunciata come negli ammalati non febbricitanti, e che l'effetto più evidente lo si ha. nei febbricita.nti. In nessun caso poi, nè di individui sani, nè di ammalati, si ebbe a deplorare la più leggera conseguenza spiacevole, anzi qualche tisico si sentì meglio dopo l'inalazione. Benchè non molto forte sia l'azione che esercita il. nitrito d'amile sulla termogenesi, crediamo poterne dedurre, che questo rimedio può essere annoverato fra i pochi, che producono sicuramente un abbassamento di temperatura. È certo che esso agisce molto più debolmente dell'immersione, del chinino e del salicilato di soda, ma ha in compenso due vantaggi; l • Può essere usato contemporaneamente ai suddetti medimenti; 2" Può E>sserc amministrato a quegli ammalati, come per esempio ai tisici, che non li sopportano bene. Sulla spiegazione fisiologica circa l'azione deprimente del nit"rito d'a.mile in rapporto alla temperatura., consiglierei gli studiosi di consultare gli esperimenti di"Frank,i quali dimostrarouo che la dilatazione dei vasi periferici mediante l'azione del n i; r il :>
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d'amUe non avviene per la paralisi del costrittore dei vasi, ma per l'azione del dilatatore degli stessi, e questo accade, perchè i vasi che si dilatano possono, in via riflessa, restringersi nuovamente; la qual cosa non si verifica mai, quando vi influiscono delle sostanze che paralizzano i costrittori. Sappiamo inoltre dagli espel'imcnti di Gamgce, Rabutcllu, Jolyct e Regul\t'd, che il nitrito d'amile diminuisce quella proprietà che ha il sangue ( emoglobuli) di assorbire l'ossigeno; agisce quindi non solo per aumentata sottrazione di calore ma anche perchè il processo d'ossidazione è reso IJiù lento.
Esperienze di Pasteur sulla coltura e attentUlzione del virus. Seduta dell'Accademia di Medicina ( Gazette des HuJJitaux, N. 18). M. Pasteur ha fa.tto all'Accademia una comunicazione della più grande importanza e che introduce un f<ttto completamente nuovo nella storia delle malattie virulente, delle quali egli si occupa con lodevole costanza e profitto. Fra le circostanze straordinarie caratteristiche delle mala.ttie virulente, due specialmente ltanno fermata l'attenzione di M. Pasteur; la mancanza di recidiva, che parrebbe generale in questa specie di malattie, ed il fatto, unico fino ad oggi, della vaccina che preserva dalla vaccina stessa e dal vaiolo. Lo studio che egli ha fatto ultimamente, coltivando secondo il suo metodo il microfito che è causa del colera nei polli, gli ha dato dei risultati tali, secondo lui, da chiarire questi fatti, e nel medesimo tempo gli ha rivelato un fatto inaspettato. Mediante certi processi. di coltivazione egli ha potuto ottenere dei microfiti infettanti a due gradi di virulenza, l ' uno a grado massimo che uccide tutti i polli ai quali viene inoculato, l' altro di un grado minore che li rende malati senza ucciderli. I noltre ha osservato che, allorquando, sopra polli ai quali fu inoculato il virus più mite e che ne uscirono guariti, si fa una seconda inocula~ione col virus più infettante, quest'ultimo non produce più la morte. La prima malattia quindi ha influito come preservativo. Il colera dci polli presenterebbe adunque un nuovo esempio di
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mancanza di recidi va, una immunità si mile a quella che danno il vaiolo, la vaccina, il chiovardo, la peripneumania delle bestie bovine, ecc., ciò che è certamente degno d' interesse. Ma la novità. del fatto consiste in ciò che si tratta di nna malattia nella quale il virus è un essere vivente, un parassita microscopico. Questa sarebbe la. prima malattia virulenta a parassita microscopico che presenterebbe il carattere della non recidività comune a tutte le malattie vit·ulente, i virus delle quali sono fino ad oggi sconosciuti nella loro natura intima. È questo, come dice Pasteur, un punto di contatto tra le malattie virulente a virus vivente e le malattie virulente, n elle quali però non è stata ancora dimostrata la vita nel rirus. Infine, rammentando ciò che avviene del vaccino ne' suoi rapporti col vaio.lo, vi si scorge un' evidente analogia ; il microfito indebolito, quello cioè che nou uccide, si comporta cioè come un vaccino in rapporto a quello che uccide .
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RIVIST·A CHIRURGICA
· Soll'ampntazlone e o x o·fe morale: c a &l Ulo&trat.l vt &nll'ns o d e lla l e va p e r dominare l 'emorragla,del dottor DAVY R.IouABD (Brit. Med. J our. 1° novembre 1879). Fin da alcuni anni sono l'autore aveva ricbjamato l'attenzione òei chirurghi sulla compressione dell'aorta e delJe arterie iliache fatta attraverso l'intestino retto per arrestare l'emorragia durante alcune operazioni, dimostrando praticamente l'efficacia di tal metodo nei casi di amputazione e ancor più nella disarticolazione deUa coscia. .All'autore sembra strano come, dietro la scorta delle cognizioni anatomiche, non siasi prima d'ota praticata la compressione di questi vasi nella maniera da lui proposta, veduta la necessitt\ di impedire la perdita di sangue dal lembo posteriore, pure non climenticando oltre la femorale i rami arteriosi che si distribuiscono al lembo anteriore. In una interessante djscussione che ebbe luogo in seno alla Società. clinica di Londra, l'uso della leva rettale venne accolto con favore e ne sorse il paragone fra questa e la compressione digitale. Non si tosto un chirurgo avrà nella pratica riconosciuto come sia facile prolungare indefinitamente la compressione colla leva, non vorrà. certamente sottomettersi alla fatica ed all'incertezza della compressione digitale. t Sembra all'autore che tanto il coltello speciale in gutta-percha di Newn~arm di Glascow per la compressione dei lembi durante l'amputazione, che agiscono troppo in basso, così come il tourniquet di Pamoost che viene applicato sull'aorta cadranno in dimenticanza e vi si sostituirà per l'avvenire la compressione dell'iliaca primitiva per l'intestino retto. Egli assicura di aver continuata di tal guisa la compressione dell'iliaca comune in un uomo di 60 anni affetto da aneurisma
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dell'iliaca esterna di destra per 20 minuti e di non aver osservato dopo alcuna traccia di sangue dall'intestin? e che l'ammalato di null'altro si lagnava se non se della sensazione di un corpo straniero nel retto. Sotto il punto di vista dell'anatomia, la ubicazione dell'iliaca primitiva si presta ottimamente; la leva cade fra il psoas iliaco ed il corpo delle vertebre lombari, avendo per cent.ro di resistenza il margine della pelvi senza toccare le grosse diramazioni nervose. La. leva è di ebano, la sua lunghezza vru:ia da deciotto a ventidne pollici; la snasupertìcie è liscia, polita, levigata e gli estremi arrotondati a guisa dell'apice delle dita. Il massimo diametro traverso è di cinque ottavi di pollice, il minimo di tre ottavi. La porzione rettale è graduata a pollici, così che il chirurgo che l'applica può tosto sapere a quale profondità è arrivato. I vantaggi salienti di questo metodo sarebbero, secondo l'autore, i seguenti : l o Padronanza più perfetta dell'arteria; 2• Disturbo minimo del sistema circolatorio ; 3° Libertà dei movimenti respiratori i; 4• Il suo facile e comune modo di applicazione, non potendo verificarsi un ostacolo che nella eccezionale condizione di una stenosi del retto; 5° :Fatta la compressione è facile mautenerla; di più l'assistente è collocato in modo che imbarazza per nulla l'operatore. 6• La sua applicazione in mani esercitate è l nuocente, nessun danno ne deriva al paziente, eccettuato un po' di dolore; 7• n poco prezzo e la semplicità collocano la leva in primo ordine; s· I successi finora r egistrati nell'impiego della. medesima. In dieci casi di disarticolazione della coscia ricordati dall'autore, la perdita totale di sangue fu al disotto di 18 oncie e si ebbe . 1'80 •j. di guarigioni. Di questi, sei appartengono all'autore. La indicazione per l'atto operativo fu per la maggior parte il mlwbus co.carius, in alcuni la carie e la necrosi della testa femorale, in uno l'osteosarcoma, ed in nn altro infine la frattura del collo femorale. Il tempo più lungo nel quale venne tenuta applicata la leva fu di 20 minuti, più che sufficienti per praticare l'operazione ed assicurare l'emostasia.
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Conclu<.lenùo, l'autore raccomanda. questo mezzo quanto semplic~ altrettanto utile 1~ er la compressione dell'aorta e delle iliache, e si lusinga che la chirurgia pratica. aggiungerà altri esempi atti a dimostrare la sua utilità.
' 'antaggi della die resi elastica. - La Gazzetta deyli ospitali (nuovo periodico pubblicato dai medici dell'ospedale i\Inggiore di '"lilano) portrr nel suo a• numero una memoria su questo argomento, del dottor Fiorani, chirurgo primario in L oùi. Secondo i risultati ottenuti del sullodato chirurgo, sopra. undici casi da lui operati, fra i quali noteremo : asportazioni parziali della lingua, ablazioni di enormi t.umori, neoplasie, amputazione del pene, devesi credere che il laccio elastico può essere usato in chirurgia molto più estesamente di quanto fu fatto fino a<.l ora, e che nella grande ma~gioranza det casi può essere sostituito con grande vantaggio al coltello, all'ansa galvanica ed allo schiacciatore. La. potenzt\ del laccio elastico fu nota eù appreaata sol tanto mol ti anni dopo che il GraudessoS ilvestri aveva già. proposto e adoperato il suo metodo. Il caso tragico di quella ,ragazza che nel 1872 morì in seguito a lesioni alla testa prodotte da un cordoncino elastico (il cordoncino nel breve tempo di quindici giornl aveva tagliato i tegumeuti e profondamente solcato l 'osso) fu quello che suggerì ai chirurghi di valersi di tanta potenza come efficace sussidio nella dieresi chirurgica. D'allora in poi si moltiplicarono le operazioni e con quelle anche i brillanti successi. Molti invcro furono anche gli abusi, e J>riruo ad abusarne fu lo stesso inventore. Sappiamo infatti che il Grandcsso-Silvestri esegui col laccio elastico l'aruputazione di un braccio, impiegandovi quaranta giorni. l\fa questi abusi non varranno a menomare il merito del metodo, mentre le undici osservazioni riportate dall'autore nel suo lavoro (sopra undici operati non ebbe che un caso di morte) contribuiranno a far risaltare sempre più i vantaggi di un processo altrettanto efficace che inoffensivo. Ecco ora le conclusioni stesse dell'autore, conclusioni che ci sembrano più che giusti ticate dai fatti. un primo vantaggio della dieresi elastica si è quello di non
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suscitare quel ribrezzo che generalmente cagionano gli strumenti taglienti. I malati timidi, che rifuggono alla proposta. di un taglio, non si mostrano cosi avversi :lll'applicazione del laccio elasti.co, e mentre rifiuterebbero un atto operati vo cruento, accettano e si lasciano praticare la legatura. elastica. Un vantaggio piìl importante è la semplicità dell'apparato istrumentale. Un filo elastico è il mezzo principale che si esige per l'operazione. Con questo e cogli strumenti d'una busta ordinaria, si ponno intraprendere delle gravissime operazioni co me l'amputazione della lingua. Qual differenza coll'apparato di galvano-caustica! È pure un vantaggio assai grande la semplicità dell'atto operativo, 'la quale ci dispensa da intelligenti assistem:e, che sarebbero ind ispensabili volendo eseguire con altri modi le stesse operazioni. Un vantaggio speciale dello. dieresi elastica è quello di riuscire incruenta; c qualora il laccio sia strettamente applicato ci mette al sicuro d11lle emorragie primi ti ve e secondarie. Oltre a queste risorse immediate della dieresi elastica vi sono altri vantaggi che si osservano consecutivamente all'atto opcTativo. Così non ho osservato mai, chP. in seguito all'operazione sorgesse la febbre traumatica; non si ebbe mai l'infiammazione suppurati va se non assai moderata, tale cioè che fosse sufficiente a produrre il distacco della parte mortificata. Al cadere di questa., si ha sempre davanti una piaga semplice, di bell'aspetto c la cui superficie, stante l'azione centripeta del luccio, è relativamente poco estesa. N o n essendovi nn periodo francamente infiammatorio, non si hanno a temere, od almeno non ho mai osservato, quei processi locali o generali dipendenti da. esagerazioni o modifi·cazioni del processo infiammatorio, come il flemmone, l'infiltramento marci oso, la ~angrena, l'edema purulento, la pioemia., setticoemia. Il caso della osservazione seconda (1), ci ha mostrata una mortificazione eccentrica allaccio; ma questa era dipendente dall'anemia prodotta dall'azione ce ntripeta della pelle dovuta alla còstriziClne del hlccio; questa mortificazione fin l a quella linea
prcf.isa che segnava il confine dell'irrigazione sanguigna. Ciò che può imporre a chi non ha fatto uso della legatura eia(l ) E~portazione di \'Oluminoso tumore impiantato sulle pareti addomin ali.
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stica., è il sospetto che debba suscitare un dolore esagerato; ma i fatti provano come realmente tali operaz'ioni sicno molto meno dolorose di quanto si possa imaginare. Una prova sicura di questo l'abbiamo nellt' osservazioni ottava e nona (1). L'inferma senza molte llressioni, accettò che si ripetesse l'operazione della lingua. Che se ripugnasse addirittura l'idea di suscitare troppo dolore, si Jlonno sempre :ulopcrare quei mezzi che abbiamo a nostra disposizione per attutire la sensibilitù, agendo sia localmente, sia sul generale. Finalmente, onde abbreviare possibilmente il decorso della malattia, ell ottenere più rapidamente il distacco della parte mortinca.ta, sono necessarie due cose, e cioè: che il laccio sia ben serrato, e poi che <tuesto laccio sia più sottile che si possa. È facile capire la rag ione della prima circostanza. e riguardo alla seconda bisognanotareche un laccio sot.tile, oltre allo stringere, serve anche a tagliare ; e così la dieresi avviene in doppio modo, per mgione meccanica e per il processo di suppurnzione che serve a distaccare la parte mortiticata. Se invece si adopera un grosso laccio, oppure si gira attorno molte volte col tilo elastico in modo da rendere grosso il laccio, questi non fa altro che produrre la mortificazione per la pressione, impedendo così il circolo sanguigno; ma non agi scemai per proprio conto a di\·idere le parti che stringe. Anzi ho osservato, che mentre si ottiene con un laccio sottile una gangrena molle e quindi facile a staccarsi, con un laccio gr.osso la parte fasciata dalla legatura è presa da gangrena secca, resta come mortificata e si stacca assai più lentamente, per il che il d ecorso della malattia resta soverchiameute eù inutilmente allungato.
Processo per diminuire U dolore dopo la c auterizz azione c ol s olfato di rarne . -(Jo"r. de Med. Febbraio 1830, N. 2). Il Practitiotler riporta dal Cwt,.alblatt un processo che toglie ogni dolore in seguito all'applicazione del solfato di rame sulla li) Esput·lazioue eli tut ~p.;le li oaua alla lingu:t con •·eoidiva.
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congiun tiva. Il dott. Carlo J>ick impiega all'uopo il calomelano in quest a guisa: applica la pietra bleu al solito sulla conf(iunt:iva., e dopo un intervallo di quattro o cinque minuti fa l'iusufflazione di una giusta quantità di calomelano sul }JUnto dove fu fatta l'applicazione. Il dolore sparisce immediatamente e dopo quattro o cinque giorni di cum l'insuffiazione del calomelano può farsi immediatamente, in guisa da togliere del tutto il dolore. . L 'A. non ha saputo ancora spiegarsi le ragioni di un tale fenomeno.
CouJiagrazione col teruao-cauterio dorante l ' aue· stes i a prodotta dall'et e re (l >!lilctdeiJ'liia JJiedi.cc,l 1'imes, gennaio 1880).
Il B1·itisch Mcdical J ounwl (22 novembm 1879) rendeva conto per mez7.0 di corrisponde:nte francese di un'operazione eseguita sotto l'anestesia con etm·e per artrite del ginocchio, in cui fu adoperato il cauterio attn.ale. La finestra era aperta., la stanza spaziosa., e la bot'Sa dell'etere era sepamta per un certo tratto dal termo-cauterio. lncontanente la stanza andò in fia.mm e~ ed il letto fu investito dalle medesime. La borsa dell'etet·e fu gettata sul pavimento, ed il paziente fu tosto allontanato. Questi riportò leggere ustioni, ma. il medico che amministrava l'etere fu gmvemente danneggiato. Simili inconvenienti si mn.nifestarono a.ltroye. L'ignizione non avviene quando i fili metallici sono arroventati al t·osso: avviene invece quando raggiun!-{ono il bianco. Alcuni anni fa il dottor Dolbeau eseg11ì l'anestesia locale con etere nebulizza.to sulle emorroidi di un malnto che doveva. essere sottoposto ad opel'azione. Dopo allontanato l'apparecchio, fu applicato il fen·o rovente, ma i vapori di etere si accesero c ne seguì estesa scottatura dello parti cir costanti senza lesione alcuna delle emorroidi.
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RIVISTA DI TERAPEUTICA Trasfusione peritonea\le (Indipendente, n• 6).- Dobbiamo registrare un'altra vittoria delle scienze sperimentali, fatta a tutte spese di quell'ossequio che da tempo immemore serbano gli opet·atori al pcritoneo, quest.'l. regina delle si erose, la cui squisita sensibilità ha sempre dato da pensare a quanti si accinsero ad operare sulla cavità addominale. Nel luglio 1879 il professar Poufi ck <li Bresla.via riferì va di avere in tre ammalati praticata la trasfusione del sangue per la via della cavità. peritoneale, e con successo favorevole, giacchè dopo l'operazione solo per breve tempo verificavasi mediocre febbre e lieve dolentatura dell'addome. Non trovando più, alcun tèmpo dopo, traccie di sangue nel cavo peritoneale, e nemmeno verificando nelle escrezioni il benchè minimo grado di emoglobinuria, egli concbinse che il sangue iniettato va a mescolarsi intimamentP. col sangue circolante. La prova diretta di ciò venne data solo più tardi dai nostri distinti professori Bizzozero e Golgi, per mezzo del Oromocitometro, istrumen to (ideato dal Bizzozero) di una delicatezza e precisione considerevole, col quale si può, senza gran difficoltà, determinare la. qnantit...'ì. di emoglobina contenuta in un dato sangue. Essi ripeterono sul coniglio le esperienze di Ponfìck (questi aveva previamentc csperiment.1.to sui cani), e poterono giustificare le seguenti loro conclusioni : 1• I globuli del ~anguc iniettato entrano effettivamente nella massa circolante. Già 20 minuti dopo l'iniezione si può constatare l'aumento <iuantitativo dei globuli circolanti, c desso pro_ gredisce talora per 48 ore, di solito un po' meno; 2" L'aumento è anzitutto proporzionale alla. quantità di sangue iniettato, ma non pare che vada oltre certi limiti. Anzi dopo un po' di stazionarietà al nuzxùmnn, torna a diminuire, senza tornare però mai al mininmm di partenza. L'aumento pare si mantiene abbastanza a lungo;
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a• Il fenomeno si verifica tanto nell'animale sano quanto n ell'animale reso artificialmente anemico; in quest'ultimo pare anzi che si compia con maggior rapidità. (l). Fin qui le esperienze in anima vile; ma la fortuna di Ponfick autori zzava a qualche cosa di più. Dacchè un esame rigoroso dei fatti accertava l'esattezza delle sue asserzioni, era. naturale di pensare ad usufruire di un mezzo curativo cosi promettente. Ed ecco anche in Italia il professon Golgi (dell'università di Pavia) ripetere il tentativo sull'uomo con insperato successo. La comunicazione di questo caso assai interessante venne letta dallo stesso chiarissimo professore all'istituto lombnrdo di scienze e lettere, nella seduta del 5 febbraio corrente e pubblicata poscia anche sulla Gazeetta medica lombarda del 14 corrente. Noi siamo lieq di darne qui il riassunto. Certo P. di Mirabello dcgeva. nella clinica psichiatrica pavese per lipemania, e quale momento patogenetico offl'iva un grado avanzato di anemia. Nessun argomento terape utico avendo giovato, si pensò alla trasfusione del sangue dal peritoneo. Questa venne infatti eseguita il 29 gennaio u. s. L'apparecchio e l'atto preparativo non potrebbero essere più semplici: basta una cannula provv~duta di rubinetto e congiunta mercè un tubo di gomma ad un comune imbuto di vetro. Riempito questo sistema. tubulare di sangue defibrinato, e chiuso il rubinetto venne spinta la cannula attraverso le pareti addominali, tre dita trasversc sotto l'ombilico, e in corrispondenza. della. linea alba: aperto il rubinetto, il sangue entra spontaneamente nella cavità addominale. Se ne lasciarono fluire cosi circa 300 c.c. (al che occorsero forse 12 minuti), si richiuse il rubinetto, si estrasse la cannula, si medicò con un quadratello di cerotto. L'atto operativo fu compiuto senza che nulla si cangiasse dello stato del paziente. Un po'più tardi si accese un po' di febbre, che raggiunse la. massima temperatura di 38,9 dopo sette ore dall'operazione, e svanl da sè in capo a l G ore. L 'intellig('nza del paziente si risvegliò, tanto che il medesimo accusava un sensibile benessere; localmente nulla. Le orine non
(l) V. At·chtvlo deiU scieme 'tnedtclle; vol. 4, n. 3.
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UlriSTA DI TERA PEUTICA
presentarono alcunchè di s traordinario. Il miglioramento generale antlò progredendo ogni giorno. Ecco le misure dell'emoglobina prima c dopo l'operazione: Piilna dt'll'operazione, en1oglobina 35,8 18 ore dopo l'operazione id. 4·l,l 30 ore id. id. 48,6 40 ore id. id. 51, l id. id. .')? 3 2 giorni id. id. 53,9 3 giorni id. 54,4 id. 4 giorni !) giorni id. id. 50,1 id. 6 giorni id. 52 ,3 i cl. id. 9 giomi 55,5 i tl. id. 11 giom i 55,0 l..t giorni id. id. 57,!) Evidentemente gli ultimi aumenti dell'emoglobina devonsi direttamente alle migliorate condizioni generali: il paziente mangia. oramai con appetito. L'c~; ito dcll<L opernione è dunque in f!UCsto caso assicurato, c tale che giusti fil:a. <!nalulHJUe nuovo tentativo nello stesso senso allo scopo di curare certe ostinate anemie esscm:iali. Sarebbe prematuro il voler pronunciarsi s ui vantaggi che potranno attenersi da questo nuovo metodo opcrati\'O; intanto però gli è certo che esso per molti rapporti va preferito al metodo di trasfusione diretta del sangue nelle \'Cne : 1• per l'estrema s ua ~c mplici tà, 2• perchè la lfU!lntità lli sangue impiegata può essere pi il abbondante, 3• perchè non suscita fenomeni locali nè generali maggiori di quelli che si hanno nella trasfusione finora usnt:t; 4• perchè s i C\'ita lfUalunquo inconveniente da parte dd ri!>ceri, cuore, poimerli, cer\'ello - ciò che per slwk o per embolismo rende sempre pericolosa la trasfusione diretta. ~,
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RIVISTA D'IGIENE
(}ome pnò essere mis urato lo s tato d e lla Jmbbllc a s alute, (A,·ch. <li Ohintr_q. Prat., gennaio 1880). La comunicazione fatta dal dottor Zcrman al congresso medico di Amsterdam, fu molto inte ressante, anche percltè diede occasione di conos cere quanto si pratica in proposito dai go rcrni più illuminati, e precisò le osservazioni somatologiche e mediche, come s i raccolgono sopra tutti gli allievi delle scuole nel I3elgio, c come ciascuno di essi abbia sempre seco la propria matricola sanitaria. Le condusioni stampate della comunicazione dello Zcrman sono le seguenti: "1• A misurarelasahttc pubblica s arehhe preferibilc prendere per unità della vita sociale la fami glia e non l'individuo. In vista dei dati d.isponibili pur bisogna limitarsi allo studio della vito. e della sanità indi viduale. P el momento, soltanto così s i può giungere a procurarsi i dati ca11aci di esser sottoposti a calcolo; 2• A poter ragguagliare la salute pubblica in diversi paesi ed
in varii tempi, bisogna clw le misure adoperate siano capaci di precisione c permettano un 'applicazione uni versate; 3~ I mezzi adoporati per misurare la salute pubblica sono: a) La mortalità dci bambini nel primo anno della vita; b) La mortalità generale nelle cti consecutive, paragonata alla popolazione vivente di tali età. Tavolo di mortalità. Durata media della vita; c) La statistica clollc malattie cagioni ili morte. Per rapporto alle età cd alle malattie epidemiche, la cui dichiarazione è obbligator ia; d) La statistica della mortalità dci mititari;
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RIVISTA o' IGIENE
e) La statistica dell'assistenza pubblica, delle case dei pazzi, delle prigioni, ecc.; () L e tavole di mortalità delle società di mutuo s<>ccorso ;
g) I..'esame fisico e la misura delle r~clute: h) Lo sviluppo lisico dei bambini e dei fanciulli fino alla. età adulta; i) Il prodotto tlellavoro. la fecondità delle donne. 4• Sotto l'aspetto critico si possono classificare i mezzi usati in tre categorie; A . Le statistiche officiali. Esse rispondono meglio all'esigenza dell'universalità, ma la loro precisione lascia a desiderare quando si vogliano introdurvi i dati forniti dalle mediche osservazioni ; B. La corrente dell'osserva?.ionc nella pratica giornaliera., corrente viva, ma irregolare, che viene rinforzata momentaneamente dalle epidemie e che ha bisogno di esser manodotta da. disposizioni legali ed utilizzata dalla pubbiU:ità; C. I risultati giù ottenuti e da attenersi da una serie di metodi rigorosi, che si possono comprendere sotto il nome di antropometria.. Questi metodi promettono di risponder meglio al d oppio carattere di universalità e di precisione n·
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TECNIC~ E SERVIZlO M EDICO-MILITARE _..,. .....
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"Riforma del servizio s anitario mUltare Inglese, del dott. W. RoTrr, generale medico di 1• cl. e medico del XII corpo d'armata - Deutscllc lJiilittirarztliche Zeitschri{t, febbraio 1880. Nel l • fascicolo 1879 di questo periodico si pilrlò di progetti di riforma del servizio sanitario militare inglese, proposti da un -comitato istituito da quel ministro della guerra, lord Cranbrook. Il risultato dei lavori preliminari fu atteso con impazienza; i giornali inglesi spiegarono però questo ritardo, il quale proveniva dalla discussione finanziaria non ancora compiuta. I ntanto la mancanza di candidati pcl servizio sanitario dell'esercito si rendeva s.empre più sensibile; a Netley per tre sessioni consecutive non se ne presentò alcuno e l'ultima, del l" ottobre, fu prorogata al l • novembre esclusivamente per candidati nel servizio delle Indie e della marineria. Nel frattempo, fu pubblicato il solito invito per l'ammissione nel corpo sanitario militare inglese ; questa volta però secondo il nuovo progetto di riforma pei gradi e per l'onorario, facendolo seguire dal nuovo brevetto ( Warrant) del 2 dicembre 1879. Fu allora che si conobbero tutti i particolari delle riforme discusse. La nuova organizzazione contiene alcune disposizioni transitorie, e per le quali gli ufficiali sanitari vengono divisi in due classi. La classe .A comprende col•1ro che entrarono nell'esercito prima del 28 aprile 1876 (1) e così pure quelli entrati con le (l) 11 punto più importante nel regolamento di quell'epoca era, che i medici dopo un servizio di 10 anni, se non erano giudicati capaci di a~ vanzamento, dovevano chiedere il loro congedo, ricevendo una volta tant() la somma di 1000 lire sterline, pari a 25,000 italiane.e
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TECNICA
norme del nuo,·o regolamento, c finalmente tutti coloro che, bcnchè entrati nel 1876, riconoscono esplicitamente le presenti nuo ve leggi. La classe B comprende coloro che \'Ogliouo rimanere nel corpo sanitario militare seguendo il regolamento del 1876. Questi hanno due anni di tempo per far e il passaggio alla. classe .A. L e nuove condizioni di grado c di stipendio sono le seguenti: . MaggJor generale · · · · ·
Col onne11o · · · · · · · · · · Luogotenente colonnello
Direttore generale. Geuemle medico (Sut·geon-gmeml).
l
Generale medico sostituto (Deputy
I
Maggiore medico dopo 20 anni di servizio (Surgeo11-majot·).
S1wyeon-general). ( nrigadierc medico (Bt·igacle-Stwgeon).
. jl\Iaggioro medico sotto i 20 anni di l\Iagg10re · · · · · · · · · · · servizio ( S1wgeon-ma}01·). Capitano . . . ........ 1 Medico (Suryeon). Luogotenente . . . . . . .
l
l\fedlco in servizio di esperiment()
(Surgeon).
Lo stipendio è ripartito nel seguente modo: li re stet·l.
Generale medico (Surgeon-gcneral) giornalmente • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 Generale medico al quarticr generale annualmente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1300 Generale medico sostituto (Depuly S~trgeongeneral) giornalmente . . . . . . . . . . . . . . 2 Generale medico sostituto al quartier generale annualmente . . . . . . . . . . . . . . . . . 900 Brigadiere medico (B?'igacle-Surgeon) giorn. l Bt·igadiere medico dopo 5 anni di servizio giornalmente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l Brigadiere medico al quartier generale an· nualmente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 700 Maggiore medico (Su1·gcon-major) giornal. l .Maggiore medico ÙOIJO 15 anni di servizio giornalmente . •· . . . . . . . . . . . . . . . . l
sh.
p.
15
10 13 50
2
6
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MEDICO-M.ILITARE lire slPrl.
slt.
p.
)faggiorc medico dopo 20 anni di servizio giornalmcn te . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l 5 Maggiore medico dopo 25 anni di servizio giornalmente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l 7 6 Maggiore medico al quartìcr generale annualmente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 650 Medico-Chirurgo (Surgeon) ·annualmente . . 200 Medico-Chirurgo dopo 5 anni di servizio annua!.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 250 Medico-Chirurgo dopo 10 anni di servizio giorna.l. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15 Medico-Chirurgo in servizio d' esperimento giornal. ........ . . . .... , . . . . . . . . 8 Le condizioni per l'amHnissione sono, colllle lo furono fino ad ora, due diplomi riconosciuti, uno di medicina, l'altro di chirurgia. Per essere ammesso al servizio di esperimento, il candidato non deve oltrepassare i 28 anni di età. Due volte l'anno è aperto il concorso a candidati qualificati. l posti vacanti si rimpiazzano per metà. dai concorrenti, per l'altra metà da candidaH di scuole meùiche riconosciute, le quali vengono invitate per turno a proporre dei giovani meritevoli. Il medico ammesso al servizio di esperimento viene comandato immediatamente presso un n grande stazione militat·e pet· apprendervi il servizio. Al principio del primo corso è comandato alla sclllola medica militare, e, subiti gli esami, è nomioato st-abilmente medico militare (Surgeon). Il brevetto JPOrta la. data dell'ammissione alla. scuola. mcdica militare. L a promozione a medico capo (Stwgeolt-t~najot·) ha luogo dopo 12 anni di servizio con stipendio intero; di questi 12 anni però,
tre almeno si debbono passare all'estero. r medici !1.J1P!\rtcnenti alla classe B non possono essere promossi iu numero m:tggiore di sei all'anno. N ci servizi straordinari, la promozione a maggiore medico (Surgeon-·maj(n-) può avvenire anche a scelta. Per arrivare al grado di brigadiere medico si richiede un servizio all' estero di otto anni almeno. Il generale medico sostituto (Deputy Sm·geon-gcnel'al) generale medico di 2• e 1• classe, ottiene la promozion e per soli titoli speciali, fra cui 10 anni <:i
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TECt\ICA
servizio all'estero, e di questi, tre in India. La nomina di medico o di chirurgo onorario della Regina dà per sè stessa il grado di generale medico sostituto ( Dcputy SztrgeM-general ). Tutte le proposte di promozione sono fatte dal comandante in capo dietro rapporto del direttore generale con l'approvazione del ministro della guerra. La dimissione volontaria può aver luogo dopo un servizio di dieci anni, ricevendo le seguenti indennità: Gli ufficiali sanitari della classe A che escono volontariamente dal servizio possono rientrarvi in caso di guerra con lo stesso grado., purchè non abbiano oltrepassato i 55 anni. La dimissione d'autorità avviene sugli ufficiali sanitari della classe B, quando, dopo dieci anni di servizio non sieno giudicati meritevoli di promozione. E ssi ricevono dopo dieci anni la somma di 1000 lire sterline invece della pensione; e dalle 400 alle 800 lire ster line a norma degli anni di servizio, pure in luogo di pensione, quando siano stati collocati a riposo dopo 5-9 anni }>er inabilità fisica. I medici, capi e brigadieri medici sono giubilati a 55 anni; i generali medici a 60. Dopo 20 anni di servizio, un medico congedato ottiene il grado superiore a quello avuto fino allora. Per malattie contratte i n servizio, gli ufficiali medici ricevono provvisoriamente la metà del soldo fino alla loro guarigione, cioè fino al momento di riprendere il servizio. Se questa data da 5 anni possono ottenere stabilmente la metà del soldo. La licenza di convalescenza accorda lo stipendio intiero per 6 mesi, e può essere prolungata ad altri sei dietro proposta del direttore generale. Gli inùemtizzi una volta tanto sono distribuiti così: Liro t=terlino
T~ire itAliane
Ufficiali sanitari della classe B dopo 10 anni di servizio. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1000 pari a 25,000 Ufficiali sanitari della classe A dopo 10 anni di servizio ... .. . . .... . ..... .. .. 1250 , 31,250 Ufficiali sanitari della classe A dopo 15 anni di servizio. . ....... . ..... . . . . .. 1800 , 45,000 Ufficiali sanitari della classe A dopo 18 anni di seryizio . ...... . : ... . ........ 2500 , 62,500
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l\IEDICO- MlLITARE
Le pensioni sono cosl distribuite: T.~ire
&!.urlino
al1.
p.
Il maggiore medico ( Surgeon- MrJjor) dopo 20 anni di servizio ba giornalmente. . . l Il maggiore medico (I cl.) dopo 25 anni attivi ba giornalmente . . . . . . . . . . . . . . . . l 2 6 Il maggiore medico (Id.) dopo 30 anni attivi ba giornalmente . . . . . . . . . . . . . . . . l 5 Il brigadiere medico (Br~qade Su,·geon) dopo 20 anni di servizio percepisce a l giorno l 7 6 Ii brigadi.ere medico (Id.) dopo 30 anni percepisce al giorno . . . . . . . . . . . . . . . . l 10 Il generale medico sostituto (Deputy S1~rgeo11 General) ba al giorno. . . . . . . . . . . . . l 15 Il generale medico (Surgeon General). . . . . 2 La mezza pensione sotto i 5 Mni ·di servizio è giornalmente di . . . . . . . . . 6 La mezza pensione dopo i 5 anni di 8 servizio ascende ad . . . . . . . . . . . . . . La mezza pensione dopo i lO anni di servizio ascende a . . . . . . . . . . . . . . . 10 La mezza pensione dopo i 15 anni di . . ascen dc a . . . . . . . . . . . . . . . l~ sernzto a Il cambio degli ufficiali sanitari è permc;;so sotto speciali condi zioni. Si concedono gratificazioni straordinarie per meriti speciali ( Good Service Pet•sions). Sci, fra i più. distinti ufficiali medici (Pllisicians) e sei, fra i più distinti chirurghi (Surgeons),
vengono nominati medici e chirurghi onorari della regina, e i loro nomi sono registrati nella lista dei gradi, dopo quelli degli aiutanti di campo della regina con l'aggiunta delle iniziali Q. H.P. e Q. H. S. Riguardo alle altre competenze, è lo stato maggiore che le . assegna. Quando il medico capo d'un dato corpo non abbia il suo alloggio speciale, la scelta ne spetta al comandante di esso corpo. Gli ufficiali sanitari prendono gli attendenti dalle compagnie di sanità (Army hospital Corps) e, volcndolo, ricevono una indennità in luogo di essi. Il genernle medico (Stwgeo~J Gmeral) ha 3 razioni; il medico sostituto (Depnty Surgeon) 2, e il mag-
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TECNICA
giore medico (SIIrfteon llfajor) una.; in guerra poi, a.umenta.no, per il primo a 4, per il secondo a 3, e per il terzo a 2. Pel servizio deii'Atl"ricn occidentnlc esistono l eggi speciali; • esso è volontario, e i medici possono iscriversi per questo servizio esclusiYo. Passato un anno in Afl"rica, il servizio susseguente è calcolato come doppio, I'Ciativtuiténl<\ nll:~. pensione, e per ogni anno di servizio, si ha diritto ad un anno di permesso in I nghiltcrra i per ogni frazione di quello, alla proroga con·ispoudcnte. Anche lo stipendio è raddoppiato durante il servizio in Affrica. Gli ufficiali sanitari Yi sono ammessi colle medesime condizioni degli nltri ufficiali; hanno però il privilegio ?i entrare anche contando maggiore età. di quelli. Compiuti t.re a1tmi di servizio attivo, possono passare nell'esercito inglese; e se prima. dei tre anni, si sono resi inabili al servizio d ell'.!ffrica, il passaggio pnò essere anticipato. La. promozione a medico capo ùà. dil"itto, dopo tre anni di servizio in Afl'rica, al pass aggio nell'eserc ito inglese con la data del brevetto (PCLtents) ottenuto là; il passaggio però ha luogo solamente per gli ufficiali sanitari di origine europea. .È legge generale che gli uffidnli sanitari giubilati, e quelli della milizia, i cui reggimenti non sono formati, possono essere conser vati in servizio, a norma di speciali circostanze, fino ai 6a anni. A. tale scopo ricevono come aggiunta alla. loro pensione, cioè allo stipendio del servizio attivo, durante la formazione del reggimento della milizia, la somma di 150 liro sterline. Ques to soprassoldo è tmsmissibilc ad un surrogautc. Detti ufficiali sanitari possono prestar scrYizio in un ospedale in qualità di brigadieri medici, o di medici capi. L a carica di brigadiere medico è data agli uffi ciali sanitari che prestano un servizio medico i può essere però talvolta con- · cessa anche p el servizio ammi n.is trativo. È stabilito finalmente, che il servizio pratico (routùte Service) s ia. fatto specialmente dai più giovani medici militari. Considerando tutto l'ins ieme della. nuova org:\nizzazione, è t'erto che essa è uno splendido risult~to dci più recenti studi riformatori. Quasi tutte le moùificazioni desiderate furono approvate, e specialmente riguardo al grado c allo stipendio. Il gio\'n.ne medico entra col grado di cnpfitano, dopo 12 anni di servizio ha
l\IEIJICO-.lULI1'ARE
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la sua. promozione a medico capo, c con esso il grado di maggiore. Dopo 20 anni di servizio in quest'ultimo grado ottiene quello di luogotenente colonnello. ~on le presenti nuove leggi fu abolito l'inconveniente, 11er il quale un medico di questo grado rimaneva sempre inferiore agli ufficiali dell'esercito, che lo avevano identico. Un passo molto importante è la CI·enzione di brigadieri medici col grado di tenente colonnello, i quali possono essere incaricati, tanto del servizio medico, quanto ùell'ttmmin istratiro. In tal modo è riempi uta quella. gran lacuna che esisteva fra la posizione del medico ùi reggimento e quella del generale mctlico; e che equivale rispetto all'esercito tedesco a medico di,·isiouale. (luanto agli stipendi, il confronto non reggerebbe con quelli che il corpo sanitario ha negli altri Stati. Sono specialmente splendide le somme d'indennità per una volta tanto date invece della pensione. La disposizione di stabilire una ·ctnta età. come termine del servizio, è regola opportunissima per i.l servizio stesso. È naturale che gli ufficiali sanitari rilC\ in.o i loro attendenti dalle compagnie di sanità, se queste esistono realmente. La. questione sulle razioni, che provocò per lungo tempo tanti malcontenti è finalmente risolta anch'essa, essendo tutti gli ufficiali sanitari dal medico capo in s u provveduti di cavallo. Se ai va.ntr.ggi personali ottenuti, si aggiunga la eccellente posizione materiale procurata. col nuovo regolamento ai medici militari (vedi J ahresbericllt fut· 1878, p. 15) non rimane quasi più nulla a. desiderare. Ciò che non si ottenne ancora, fu la divisione del dipartimento medico dell'esercito, dal dipartimento civile; cosa., che il comitato di riforma aveva specialmente fatto notare. Ed è per questo, <:he il grado è rimasto relativo, e gli ufficiali sanitari non sono identici agli altri dell'esercito, como avviene in America. :Ma poichè ai medici spettano le stesso onorificenze, che agli altri ufficiali (nell'ultima guerra coi Catl"ri,• il maggiore medico Rcynolds ebbe la. croce Vittoria. pér il suo valore personale nella difesa di Rurkcs-Drift) è da sperare, che quest'ultimo passo completerà la perfetta "organizzazione del servizio sanitario. Per gli altri eser citi, sebbene le condizioni di quello inglese sieno cosl fondamentalmente diverse, il progresso nella posizione degli ufficiali sanitari s:(rà sempre di gran vantaggio. 7
,
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·co N CORSI
Conc ors o al pre mio Rlbe rl per gll umc tall m e dle l d e l R. eserc ito e d e lla R. mu.rlna scade nte Il 30 novembre I SS1 (Giornale milit. t'{ficiale, parte 2•, n• 13, pag. 125). PROGRAMMA. Sarà aggiudicato un premio di lire mille alla migliore delle memorie redatte da ufficiali medici del R. esercito e della R. marina sul seguente tema " Delle malattie tifìche nell'esercito. " CONDIZIONI DEL CONCORSO .
1• Nessuna memoria, per quanto pregevole, potrà conseguire .il premio se l'autore non avrà soddisfatto a tutte le esigenze del programma. 2• Le memorie non premiate potranno, ove ne siano giudicate degne, conseguire una menzione onorevole. 3• Le dissertazioni dovranno essere inedite c scritte i n lingua italiana, francese o latina con caratteri chiaramente leggibili. 4• Potranno concorrere solamente gli ufficiali medici del R. esercito e della R. marina, tanto in attività di servizio quanto in aspettativa od in ritiro. Ne sono però eccettuati i membri del comitato di sanità militare e della commissione a.ggiudicatrice del premio. 5• Ciascuna memoria dovrà essere contrassegnata da una epigrafe la quale verrà ripetuta sopra un 'annessa vi scheda suggellata contenente il ca.sato, il nome, il grado ed il luogo di r esidenza dell'autore. 6• Sarà evi tata qualunque espressione che possa far conoscere l'autore, altrimenti questi perderà ogni diritto al conferinlento del premio.
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CONCORSI
7• Verranno soltanto aperte le schede della memoria premiata. e delle giudicate meritevoli di menzione onorevole, le altre schede saranno abbruciate senza essere aperte. sn L'estremo limite del tempo stabilito per la consegna del! d memorie all'uffido del comitato di sanità militare è il 30 novembre 1881; quelle che pervenissero in tempo posteriore sarebbero considerate come non esistenti. 9• La pubblicazione nel Giot·nale di medicina militare dell'epigrafe delle memorie presentate al concorso servirà di ricevuta ai loro autori.
10• Il manoscritto délle memorie preséntate al concorso apparterrà di diritto al comitato di sanità militare, con piena facoltà ad esso di pubblicare per mezzO> delle stampe quello della memoria premiata. L'autore però della memoria premiata è altresì libero di dare collo stesso mezzo, pubblicità al proprio lavoro, anche emendato e modificato; purchè in questo caso faccia sì che da una prefazione o dal testo del libro si possano conoscere tutti gli emendamenti e le modificazioni introdottevi posteriorment~ all'aggiudicazione del premio. Il p•·esldente del comttato di samlta nulitare •na.gglor generale medico
MA NAYRA.
Premio Bitter. - Il cavaliere Pao~o Ritter, ha messo a disposiz!one della Società italiana d'igiene L. 250 per l'istituzione di un premio da conferirsi all'autore della. migliore Memorùl ot·iginule, che miri ad una diretta applicazione, pubblicata sul Giornale della Società ital·i una d'igiene entro l'anno 1880. Il premio verrà aggiudicato da apposita. commissione e l'esito del cont:orso verrà proclamato nella solenne adunanza che avrà luogo l'ultima domenica di marzo del 1881 . .Il Dh•ettore
ELIA Colonwdlo mulico, m1mbro dd Comltnto di stuu'tà militari
:n R e datto re CARLO P RETTI C•1pilimo merllço
N UTINI FEDERico, Gerente.
334 NOTIZIE SANITARIE -
t»f -
Stato $Unltnrio di tutto il R . e serc ito nel mese di dicembre 1 S 7D (Giomale mil. uflìc., 1B80, parte 2a, n• 5).
Erauo negli o~ pedali aJ l • dicembre 1879 ( l) . . . . . . . .
41 80 Entrati nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5291 U sciti. ... . . . . . . . . . .. . . .. . .......... . ..... 5372 l\forti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 103 R1mas ti al 1• gennaio 1880 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3996 Giomatc d'o,:pedale ... . ....... . ... . .... . . . ... 12807 4:
Erano nelle infermerie di corpo al 1• dicembre 1879 . . .
1523
Ent1·a.ti nel mese .... . ..... . . . . . . . . . . ....... . U sciti g uarili . .... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... . per passare all'owedale .. . .... . ..... . ... . 11 l\Iorti . . .. . . . . . . . ..... . ....... . . . .... . ... . Rimas ti al l • gennaio 18tl0 . ..... .· ...... . ... . .. . (ìiornate d'infennerin ......... . .. . .. . ........ .
6483
l\Iorti fuori tlcgli ospedali c delle infe rmerie di corpo .. T otale dci morti ....... . . . .. . . . ... . ... . .. . . .
5539· 847 l 1619 51930
16 120
}'l)rza media giomalicni della trup pa nel mese di dicembn1 ..... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 158853 Entrata media giornaJiera nrgli ospc rlali per 1000 di forza. 1,07 Entrata metlia giornaliera nrgli ospedali c nelle infermerie di corpo per 1000 di forza. (:!) . . . . . . . . . . . . . . l\fcdia. giornaliera di ::unmalati in cura negli ospedali e 37 ucll e infermerie di corpo per 1000 di fo rza ....... . K umero dei morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza 0,76 (l) O~pl'tl:lli lllllil:ll'Ì (fll'Ìndp:lli, SUCCII I'SIIi, infcrlllt:'l'ÌC eli fll'('S itl iO e Sf'eci:tli ) e osr•l•rlall c·n· il i. (t) :><Jno lletlutli gh auuu;~lali pas~ali agli ospedali dalle infcrmHie di. COI'IHI.
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NOTIZIE S.\NITARIE
lt:Iorirono negli stabilimenti sanitari militari (ospedali, infcrm~rie di prc~iùi o , speciali c di corpo) n• G9. - Le cause delle morti furono: sinoca l, mcningite cù encefalite 2, bronchite acuta 2, bronchite lenta •l, polmonite acuta 13, polmonite cronica 3, pleurite 4 , idro-pio-torace 2, tubercolosi miliare acuta l, tubercolosi cronica 2, vit.i orgunrd dd cuore c dei grossi vasi 2, cntarro g;tstricu at:uto l, catarro gastrico lento 1, catarro enterico acuto 3, catarro enterico lento 1, pcritonite 1, ileo-tifo 20, cachessia palustre 1, miliare l, fcburc tla malaria l, tumore l, nccrosi delle vcrtcbr•e ~er,· i cali l, frattum l. - Si eLLe l morto SOI>ra ogni 11() tenuti in cura, ossia 0,87 per 100. j)l orirono negli o. pedali civili n• 3G. - Si ebbe l morto sopra ogni ·Hi tenuti in cura, ossia 2,22 por 100. lt'lorirono fuori dogli stabilimenti s:witari lllilitari c cirili: per malattie 12, per asfi ssia l, per ferita d'arma da fuoco 1, per . "d"IO -· C) SULCI
S t..n to s anitario (IJ tutto li R . eser c ito n e l m ese di genmt.io I SSO (Giornale ·m1:l. tt((w., 1880, parte 2", n• 8).
Erano negli ospedali al l • gennaio 1880 (l) . Entrati nel mese . Usciti . . . . . . . . . 1\!orti . . . . . . . . . Rimasti al 1• febbraio Giornate d'ospedale .
399G GOH3 5029 g.~
4%G 1300.1,5
Erano nelle infermerie di corpo al 1• gennaio 1880. 1619 E ntra ti nel mese . . . . . . . . . . . . . . . 6798 Usciti guariti . . . . . . . .. . 56GO , per passare all'ospedale 904 l\Iort i . . . . .. .. . . l Rimristi al l • fel!braio . 1852 Giornate ù' infermeria . 55251 Morti fuori degli ospedali e delle infe11ncric di corpo . Totale dci morti . . . . . . . • . . . . . • . . . . . . . (l ) OspHd:.di mili~.;u·i (principali , s uccursali, ~peciali) e ospedali ci1•iJi.
23 118
infermeri e di presidio e
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·~ ·~...
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•
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NOTIZIE SANITARIE
Forza media ,giornaliera della truppa nel mese di gennaio 1880 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16401:11 Entrata media giornaliera negli ospedali per 1000 di forza. 1,20 Entrata media giornaliera nf;gli ospedali e nelle i~fermerie di corpo per 1000 di forza (1) . . . . . . . . . . . 2,36 1\iedia. giornaliera di ammalati in cura negli ospedali e nelle infermerie di corpo per 1000 di forza . . . . . . 36 Numero dei morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza 0,72 Morirono negli stabilimenti sanitari militari (ospedali, infermerie di presidlio, speciali e di corpo) n• 67. - Le cause delle morti furono: apoplessia cerebrale l, meningite ed encefalite 2, tetano l , bronchite acut:. 4, bronchite lenta 4, polmonite aeuta 6, polmonite cronica l, pleurite 9, idro-pio-torace l, asma 1, tubercolosi miliare acuta I, tubercolosi cronica 5, vizi org~nici del cuore e dei grossi vasi 2, catarro enterico lento 1, peritonite 2, malattia di Bright 1, ileo-tifo 11, meningite cerebro-spinale 2, febbre da malaria 5, cachessia palustre 1, carie e necrosi 2, artrocace 1, ferita lacero-contusa l, adenite venl'rea l, sifilide costituzionale l. - Si ebbe l morto sopra ogni 127 tenuti in cura, ossia 0,79 per 100. Morirono negli ospedali civili n• 23. - Si ebbe l morto sopra ogni 56 tenuti in cura, ossia 1,79 per 100. Morirono fuori degli stabilimenti sanitari militari e ci vili : per malattie 20, per asfissia 1, per apo~lessia l, per ferita d'arma da fuoco 1. (l) Sono de<lotli gli ammalati pass~1ti agli ospcdal.i dalle infermerie di corpo.
MEJM: O R I E
ORIG I
N
ALI
L'INDICE PIU-' APPROSSIMATIVO PER LA SCF.LTA DEL SOLDATO E
L A DIAMETR I A T OR A C ICA 1:\ SOST!TU7.1 0 l\E
DELLA MISURA PERI FERICA.
• Le cifre , qua(ldO Mno di buona fonte , • parl11no un sol lin:;!UaJ!J!Ì O, l:t verità; • l•isogua però saperle leo;:,;e re e n on
•
« fra in tenderle. •
I.
Da quasi un decennio, specialmente al servizio presso i corpi, fu mia cnra di raccogliere dei dati statistici sotto uno speciale punto di vista che i cultori di questo ramo importantissimo della tecnica medico·militare banno sempre rasentato in linee parallele senza toccare il desiato punto d'interseca:tion~, al quale giunti, se non si può ancora sperare di sciogliere il nodo gordiano. ci troviamo però in una via meno incerta e, come ho intitolato queste poche memorie, in possesso dell'indice più approssimativo per una buona scelta del soldato, che io ripongo, per dirlo sin d'ora, nel rapporto costantemente g1·aduale tra il peso del corpo e lct p erimetria toracica che gradirei venisse sostituito dalla diamct1·ica, per le ragioni che verranno in seguito svolte. 22
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L' IN DICE PIO
APPROSSUfATn' O
Nel periodo di tempo surriferito i miei appunti riicerenmo conferma da nuovi dati e non è a credere con quanta esitazione io trascorreva gli scritti degli egregi colleghi che trattamno argomenti su questo indirizzo per la tetna di vedermi tarpate le ali della speranza di rendere in qnalche modo profi.::ue le poche ma volenterose ricerche cl1e all'in· t;·i~:ato problema del reclutamen to si connettono sen~a perdere il diritto di una primogenitura. In una lettura fatta nel . 1872 alla conferenza scientifica all'ospedale militare di Firenze a\·e\·o trattato in al)bozzo il tema del peso in rcla7.ione col perimetro del petto, sui dati raccolti all 'arriro delle reclute della cla:->se 1851 al 45° reggimento fanteria. Era una comunicazione prereutiva, un de:;iderio di priorità sul tentati\'O iniziato in miniatura, una caparra per raccogliere in prosiegno di tempo tutti quei materiali ehe potessero tornare a conferma delle promesse ; e se oggi meno sfilluciato della perduta priorità, essendo a pochissimi 11oto lo scritto testè citato, mì trattengo dal con· segnare alle fiamm e i dati raccolti colla piit scrupolosa esattezza e senza S})irito di prerenzione, egli è nella speranza che venga appagato l'umile desiderio di Jlrecorrere, in una parte, le risult:anze che don-anno scaturire dal « Foglio di Sanità » or ora istituito presso i corpi, dovuto all'inizitiva del nostro Guida. Se, al tlire di quest'ultimo, « l"elemen fo .. clcl peso 11writa ancora di essere lungamente esaminato «prima eli introclurlo nel calcolo (lella determ-inazione del« l'attitudine militare " mi conforta il pensiero che le mie scarse fatiche tro\·eranno un posto forse non indegno nell'e· difizio a cui noi dobbiamo mirare oc il bene dell 'esercito.
PER LA SCELTA DEf, SOLDATO ECC.
339
n. Il 1·apporto gra(]uale fra t'l 2Jeso del soldato ed il pen· · ntet1•o clel sup torace desunto in parte colla misura. periferica ed in parte colla somma dei due diameb·i sterno-spinale e bicostale, è pertanto il tema che "mi sono proposto di svol· gere sulla traccia di 1929 misurazioni; quesito che molti banno toccato di volo e ilirei qnasi per incitlenza, mentre altri si sono studiati di dimostrare insufficiente il d:ito del peso in rapporto alla statura, abbastanza. attendiuile quello dell'altezza col perimetro toracico, due delle combinazioni binarie dei tre el,ementi costitutivi il criterio de1la validità del coscritto al mestiere delle armi, ma non 11. più essen· ziale, lct più inclicativa, quale quella rappresentata dai due fattoti pù"t fis-iologicamente sol·idali, la cubatum dell'm·ea polmona.re ecl illlCSO clei materiali organici. Infatti quando mai venne espresso da alcuno degli autori nost.rali e stranieri questo assioma., cbo il pcrimel1'0 toracico non smentisce mai alla bilancia il lavorzo (tsiologico del· l'organo ossigtmato1·e del quale ne de.scrive i con(tni e rivclct 'Ìl fhdto delle sue metamorfosi in sallli e vigorosi tessuti? "' I polmonj, scrisse il dottor Fiori (1), sono la stregua « piiì giusta. a cui può misurarsi In. vigoria di un organismo "'an).male " qnando il dottor Panara (2) aveva già annuo" ziato che " il jpeso del corpo è un esponente fedele dello « sviluppo organico e delle facoltà di assimilazione e come
(l ) FioRr " Giudizi d'idoneità fisica. • - Ril·ista Militare, 1879. (2) P ANARA • Considerazioni statistiche sulla. classe 1854 n.l 4• rag· gimeoto bersaglieri , - Giornale Ili meclicina militare, 1876, fasci· colo di giugno.
340
L'I:\ DICE Pl U' APPltO~SIMA'l'li'O
la bilrwcia è di1•enuta, uno stromcnto essenziale alla clinica " moderna, così potrà riuscire di grandissimo aiuto all'igiene « delle truppe. " Ma ciò che mi ha ispirato a tentare questo nnovo scantl<1glio dei due elementi in reciproco rapporto, furono gli stndì dd Simon, del Krause, del Quetelet ed i pazienti lavori clell'Hutchinson fatti specialmente collo spirometro, le cui ricerche scientifiche hanno dimostrato che la capacità polmonarc cresce in ragione diretta della maggiore statura tlell'individuo, quando le parti del suo corpo siano proporziona te c'indica maggior resistenza alle ca,use distruggi triei. La capacità vitale dell'adulto aumenta di circa 60 centimetri cubi per ogni centimetro d'altezza. Se a vece della statma, che è un dato fallace di confronto, lo spirornetro aresse interrogato la bilancia, le mie ricerche non avrebbero valso, io credo, che a confermare le conclusioni di quell'il· lustre scienziato, ma, non per ciò demeritato di quel buon viso che la statistica volge sempre benigno ad ogni fatto accertato che entra a far parte del patrimonio della scirmza. Quando al paragone del peso, la statura non mi corrispondenl a confermare, sebbene sotto altro aspetto, le risult.artze doll'Hukhinson, mentre che con meravigliosa progression~ si accoppiavano le cifre crescenti e decrescenti dei perimetri toracici rispetto a quella del peso, ho dovuto persuadermi che si era fatto un passo avanti e cbe la medicina militare entran\. in possesso di un valido appoggio, colla applicazione di un peso minimo considerato in rapporto ·alla cubatura toracica, per il reclutamento dell'eser<:ito. - Nei casi poi di deterioramento organico prorocato col digiuno, le fatiche ed altri mezzi, noi troveremo un controllo meno incerto di quello inrocato da Korber tra peso e statura, potendo la sconcordaoza delle cifre fra perim etro e peso, rispetto a certe «
PER LA SCEI.TA DEL SOLDATO ECC
341
nonne prestabilite, offrire un criterio induttiYO di un valore più consentaneo allo scopo di svelare la frode o di meglio garantire la scelta del personale per la milizia. Ometto pertanto di ocèuparmi del peso in rapporto alla statura perchè è nella mia convinzione, avvalorata da uomini competenti, che un'alta statUI·a non si debba ritenere come il prodotto delle buone condizioni sanitarie di una popolazione epperciò come l'indice de1Ia sua attitudine militare, come lo prova il fatto della Sardegna che con 23,11 Ofo esentati per bassa statura si hanno soli 20 Ofo riformati per malattie, mentre che nel Veneto con 4,05 Ofo esentati per statura si contano 35,50 Ofo riformati per malattie; ciò che sarebbe in perfetta armonia col fatto pure constatato che " le stature « piit piccole a preferenza delle più grandi sono fornite di «una capacit,à respiratoria superiore per l'ordinario alla semi « altezza " (l). Ma a confermare quanto poco attendibile sia il confronto della statura col peso del corpo allo scopo di viemmeglio assicurare il reclutamento dell'esercito lo prova il fatto della discrepanza fra le cifre medie di peso assegnate alle varie stature dagli autori più competentì in materia, quali il Parkes, il Vallio, il Morache, l'Hammond, il Veinman, cifre dispara· tissime che troveranno forse la loro giustificazione nelle dif· ferenze di età e di razza tra gl'individui presi ad esame dai snllodati scrittori, ma che non pertanto 1ivelano una insta. hilità troppo accentuata nella scala dei confronti, da non per· suadere d'avantaggio alla continuazione di simili ricerche .
•
(l) P.uus AxonEA, < Rendiconto statistico delle reclute al di· stretto militare di Parugia • - Giornale di medicina mili1<11·e, febbraio 1878.
~42
1
1. 11\Uil'E Pll;' API'ROSSDIAT I\' 0
Ill. Il J1rogramma di quest.o qualsia;:;i la\'oro è jnformato a tre seopi che si rannodano l 'uno all'altro, cioè : A. - Ropporto fra -il perimetro toracico C'd il peso, i'OJII'n 1929 dati raccolti tra il 4!) 0 reggimento fanteria ed il
G" reggimento bersaglieri.
n. - Relazione tra il llCrimetro fOr (ll'ico cd i rliameiri, desunti col toracimetro a compasso, sn !)32 mismazioni fatte al Consiglio di l era di Arezzo; nella (j\tale si comprende il terzo scopo costituito da Ula: " Dironrtria foratim sostituth•rr. rlella misu m Jlcnfer·ica prrragounla col JH'SO rlrl corpo, sopra 5U Yisitati al distretto di Voghera (clatise 1859). A. -
P eriiHPlro toracico e 11eso.
L'arriro dcllr. reclute della. classe 18.iJ l al 40° fanteria ha segnato il principio delle mie note sul prso in rapporto al pe· rimetro toracico ed alla provenienza, o11de arere anche uno schizzo etnico di alcune regioni italiche il quale esprimesse quanto ntlnre ahbia il pe;:;o del corpo sulla prospettiva di 11 na maggiore o minor resistenza organ ica. Il saggio renuc f<l tto sulla cifr:t ristretta di l 79 coscritti i (jUali presentarono complc;;:;iranwnte il JlC!>O medio di 58.780 chilogrammi e ri:-petto al perimetr•J dc] loro torace, le graduali cifre riportato nelb tabella seguente :
343
PER LA SCELTA DEL SOLDATO ECC.
M edie di 1.1eso- cori'ÌSJXmdenti ai 'lJari .1Jenme~ri del t<>race. (Classe 1851 o
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50,800
82
20
57,080
87
12
62,390
78
3
-i.l
57,520
88
Il
5
83 84.
')~
79
51,830 55,820
23
58,600
89
7
80 81
15
55,360
85
55,660
86
60,320 61,320
90 91
a
15
23 14
63,060 62,520 6:3,530
2
6:1,700
.
Si rileva dalla medesima come l'esame istituito sopra individui della stessa età, ma di diverso paes:J, di disparate altezze e classificati soltanto in ordine al perimetro toracico al confronto del peso del corpo, abbia dimostrato come, dal minimo di 75 centimetri al massimo di periferia del petto, il peso vi seguì di fronte da 50,800 ai 63,700 chilogrammi, seguendo nelle cifre intermedie una progressione si può diée costante che ci pone già stùla via di rasentare il peso minimo, n quale da queste microscopiche cifre risulterebbe di 55 chilogrammi in circa colla pol'imotria minima di 80 centimetri. Rispetto alla :provenienza delle reclute si è notato che le me~ie di peso si presentarono nell'ordine seguente: Del distretto di Udine . . Firenze . " " Milano . »
" "
Lucca . . Catania . Napoli .
peso medio clùlog. 60,370 " " 59,360 " » 59,180 :o
•
" ,
" ,
58,690 57,690 57,580
344
r.' I~IJIC E Pru' APPlWSSIMATIY O
La gracile costituzione uou disgiunta, in .ma:;sima, dalla deficienza toracica. ba figurato nove volte sopra. sedici pro· posti a rassegna c rifO>rmati, dei quali otto del distretto di Catania e quattro di Napoli che furono appunto i distretti che olfrirono le cifre più basse di peso. :\Ia, come asserisce il Sonn ani (1 ), riferendosi alle an er· tenze del Quetelet (2), per trarre deduzioni dei quadri sta· tistici, fa duopo che il numero dei fat ti ossermti sia il più rdatirameute grande possibile per neutralizzare le influenze di erroneità, le quali diminuiscono in ragione dirotta della radice quatlrata del numero delle osserntzioni e nella stessa ragione aumenta il grado di probabilità. dei risultati; ed in· formato a questi priucipii mi limitai ad esprimere un primo desiderio sulla ricerca del peso minimo, quale ho emesso poc'anzi sul riscontro fatto al 45° fanteria in attesa di corrispondere meglio all'intento coi dati più numerosi che mi si offersero negli anni successivi. 11 riscontro di 1750 coscritti al G0 reggimento bersaglieri, appartenenti a tre dossi, cioè del 1854:, del 185tJ e del 185li, è pur meschino di .fronte ad un simile problema, ma non per ciò alieno dal porgere argomento a frut.tifere considr.ra· zioni in ordine al peso delle reclute, da pro\·incia a provincia, ed al suo rapporto col perimetro toracico che scalarmente vi corrisponde. Lo specchietto che segue, ci porta in primo luogo a con. siderazioni di valore etnico sulle singole popolazioni che fomi· rono il contingente al 6° reggimento beh·saglieri. Ril era~ i ( l) • Sort:\IAXI Della Statistica in genere, ccc., • Giarnale di M edicina militare, ottobre 1871. (2) Q u~:Tr.L r.T, L eUres sur la tMorie de.• tJroùabifités apJ!liquécs uu;c ,;del!ces mora les t: t p olitiiJ11CS, l R·l 6.
345
PER LA SCELTA DE L SOtDA'fO ECC.
come Catania, ossia l'estremo meridionale d'[talia, per tre anni consecutivi ha dato una media (li peso inferiore agli altri distretti, e Udine, ad eccezione della classe 1855 nella quale cedette il primo posto a Firenze, si è mantenuto pur sempre colla cifra piì1 elevata, con lll\a differenza cioè di 4 chilo· grammi e mezzo in più della minima rappresentata da quel di Catania. Teramo ha conservata la sua media di 60 chilogrammi e gli altri distretti offrirono delle oscillazioni poco sensibili dalla media complessiva corrispondente. P eso 1ne<lio delle recltde delle classi 185:1, 55 c 56 al 6• reggimento bersaglieri, relativo alla loro tJrovenienza .
• l
·.:: ., DISTRETTI
che fornirono i l contingente
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Firenze ..... . .. Ascoli-Piceno. . .. Torino . . ....... Cagliari-Sassari.. Reggio-Calabria . Teramo.... . ... . Cat:n.nJa · ••..•..•
Pes:trono c:mplassiv~-
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"" Udine.... .'.. .. .
PESO :I!EOIO
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., ~
Classe 11!5-1
Classe l $55
291 64,020 62,710 211 63,550 64.,610 132 61,570 63,440 322 61,220 63,270 29 62,880 59,620 217 59,510 62,240 166 60,580 60,700 382 58,390 59,.)70
classe
m!nt~
PESO
medio ~enerah
IS.'Xi
c h i l()g".
64,650 62,(;10 62,380 60,900 63,400 61,460 60,890 60,-
18,577 63,840 13,390 63,460 8,224 62,650 19,909 61,830 1,783 6~480 13,272 61,160 10,086 60,760 22,662 59,320
Tc.tali. .. 1750 61,150 62,100 61,710 107 923
'
61,670
I due estremi della penisola avrebbero dato perciò le due medie opposte, confermando per il massimo l'annotazione del
L
346
T} IXDICE PIO' APPROSSL\!A TI VO
Franchini (l) rispetto ai Veneti, e quella del Lombroso per riguardo ai Siciliani, che pesano meno di tutti. Quanto vi sia di at~endibile dal raft'ronto del peso maggiore o minore degli iscritti sulla relativa tolleranza alla vita militare, se in ·qualche parte combacia colla distribuziune geogralìca annessa all'interessante lavoro del l\faestrelli (2) non S<lprei azzardare con questi pochi dati una paroh~ di pitl, riconoscendo quanto sia malagevole inoltrarsi in un labirinto non ancora esplorato, ma del quale doVJ·assi fra uon molto scoplire l'uscita, quando i mn,teriali del foglio di sanità avranno cominciato a portare i desiderati frutti. Noto però il fatto, che, della classe 18[)4, sopra 21 proposte a rassegna. speciale, il distretto di Catania ha dato 4 passaggi di corpo, 4 rireclibili e 4 riforme per esiti di malattie dell'apparato respiratorio contratte nei primi tre mesi di servizio e 9 riformati p~r gracilità ed imperfezioni direrse. Anche sulla classe 18&6, sopra 36 proposte a rassegna speciale, Catania figura l& Yolte ed è appunto quella provincia cbe si presenta. nello specchietto a1l'cstrcmo limite del peso mi nimo. Ud ine non diede che due proposte ed è a capoljsta nella scala del peso. Attratto non mon dall·csempio che dalla compiacenza. di ripetere dei nomi che godono meritamente il plauso dei colleghi, tenterò eli scandagliare l'argomento del peso 1·ispetto rtll'attitudine che dal medesimo ne può scaturire l](;r le armi .<~Ct·ltc, onde redere quali punti di appro:3simazione· vi siano tra i miei saggi e quelli che ci offrirono gli egregi colleghi Paris, Pauara e Franchiui in proposito. (l ) FnAscurxr, « La scelta del soldato. • (2) MJ.~o:s·mr::r.u, • Cons idora1.ioni ~ullc causo de llo perdite, per ma-
lat tie, dell'esercito itali nno. » Giomalc di Medicina milita1·e, dicem bre, 1877.
PER LA SCEL'rA OEJ, SOJ,DA'rO ECC.
34 7
Dnl Rendiconto statistico della classe 1854 al 4° ?'eggimcnto bersaglie1·i (l ) 1.1 rileva che le medie di peso seguivano
così, a norma dei distretti di provenieuze delle reclute. Bergamo . . chilogr. 65,00 Bologna .. " 64,58 l> 64,19 Torino . . » Campobasso. 63,63
Ferrara . . . . chilogr. 63,23 Lucca .. " 62,85 Foggia . ",. 62,60 Cosenza. 60,03
Da queste cifre che il Pauara mette pure in rapporto alla
media della statura e delle dimensioni toracicl1e, egli ricara che : Bergamo primeggia in tutto, Bologna vi tien dietro in perimetro e peso, e gli iuscritti di Cosenza sono gl'infimi in dimensione torllcica e peso del corpo. Quindi un primo corollario: a maggior ampiezza foracica, magg1'or peso. Di 22 proposte a rassegna, 14 erano d'inscritti del distretto di Co· senza e furono eliminati dal co1·po per infermità. che dimostrarono un difettoso impasto organico ; 17 ammalarono di . morbi d'infezione torac~ci e addominali, ossia quasi un terzo delle malattie gravi fu subito dalle reclute di Cosenza. Ne dedttrrei un secondo corollario: a maggior peso che presÙp· lJOne un'est,beran.za clella cubatura foracica, maggior 1·e(rat!ari.età alle cause morbigenc e ,-iceversa. Infatti qnal e prova più raggiante di verità di quella annunciata dal Panara, dei 14 colpiti da malattie di petto sopra 139 che non raggiungevano la perimetiia di 85 centimetri, mentre sugli a-ltri 434 esposti alle stesse cagioni ma con un torace pil1 ampio, se ne ebbero soltanto 16? Però il peso medio offerto dal 4° reggimento bersaglieri fn di circa 64 kilogr., e se al 6° reggimento pure di bersaglieri io ho dovuto registrare una media di peso di 61, 67, (1) PANARA, (}<io'1'nale di Medicina militw·e, gennnio 1876. ''
L'l~ DICE l'IU' ,\ I'I'HOSSIMATI\'0 348 mi crederei 1n maggior diritto clt!l Panara di iurocare quei pronedimenti speciali, intorno al quantitatiro delle reclute da assegnarsi nlle armi scelte, da lJ uei distretti che offrono maggior garanzia di altitudine; tcucndo conto del perimetro
toracico é del peso in reciproco t'::lJlporto. Al 6° bersaglieri, aù esempio, sarebbe utile elle il con· tingente del di:>tretto di Ca t:mia e anche quello di Reggio Calabria,. r enis:;e ridotto, assegnando in compenso delle reclute di una prorincia più settentrionale e che aresso una media di peso maggiore, aftìnchè la media generale per l'nrma scelta dei bersaglieri toccasse il limite dell'esperienza interrogata, colle cifre alla mano. A pag. l 05 della Relazione 11Icclico·slat1·stica per l'anno 1877, compilata dal comitato di sanità militare, si leggono delle cifre che parlano nn lingllaggio troppo chiaro per essere fra i ntese e le sottopongo }>erc.iò alla seria considerazione di chi pnò farsi interprete benefico di proposte al riguardo. In quell'anno (1877) erano aJlpunto solto le armi le tre classi delle CJuali ho preso i dati del perimetro toracico e del peso c si scorge. nella relazione statistica delle \Ìcende sanitarie dell'esercito, come il oo reggimento bersaglieri abbia dato il 17 per mille della forza di riforme, mentre gli altri nore reggimenti non hanno !<uperato il 9,95 per mille; ha inviato in licenza eli conralescenza tra lunghe e brHi il 59 per mille della forza; cifra quasi doppia di quella di tutti gli altri reggimenti eli bersaglieri, fatta eccezione per le licenze del 3° reggimento. Il 4° reggimento inrec.;e, che come si è detto, raggi ungeva il peso medio di G4 ('h ilogrammi ll OII diede che il 5,80 per mille di riforme ed il 19 per mille di invii in licenza. Che il peso mediv di 61, G7, ri;;contrato al G0 reggimento uon entri proprio per nulla tra le cause che diedero pure una mortalità del
PER Tu\ SCELTA fiEL SOL'DA',l'O ECC.
349
12 per mille, al confronto del 4° che non portò che )a cifra di 7, 73? Per un 1·eggimenlo bersaglieri il peso 'llteàio complessivo àelle 1·eclute (lel cont·ingente annuale non dovrebbe essere minore di (}:f: chilogrammi ecl ilJJeso minùno non inferiore a 60 chilogrammi, che corrisponderebbe, come si dirà in seguito, allo sviluppo toracico di 85-86 centimetri, limite di poco superiore a quello tracciato dal Paris (l) cioè di 59 chilogrammi col perimetro toracico di 85 centimetl'i. P er la fanteria ài linea, il Paris, accordandosi col Val· lin, hà segnato un peso minimo di 50 chilogrammi alla. perimetria mjnima regolamentare, ma io lo vedrei l'm·tato volentier·i a 54, da che gl'inabili per deficiente sviluppo organico e corrispondente scarsità di perimetro toracico, qual· che volta. toccarono la cifra di 55 chilogrammi, come pure debbo confessare che con 82·83 di circonferenza toracica ho dovuto segnare 54 chilogrammi di peso, ma come caso speciale. Tra il Morache che fissa il minimo di chilogrammi 57 alla minima statura di l ,56, ed il Vallin che si accontenta come il Paris di 50 chilogrammi tl giusto messo, P.er noi italiani io credo che dovrà risultare intor!!o ai 54 chilogrammi. Al fogliO' di sanità l'onore di sciogliere l' e.. mgma ....... Il Franchini (2) si avvicinerebbe nelle sue risultanze al mio enunciato, dicendo che, un giovine a 22 anni di 1,58 di statura e con 80 cent. di perimetro toracico, deve a\rere il peso del corpo non· minore di 56 chilogrammi. Il peso medio trovato dal Francbini ad un reggimeltfo di artiglieria da campagna, fu di 64, 27 con un minimo di
'
• (1) Luogo citato. (2) Luogo citato.
350
1: IX DICE P! IO' APPROSSIMA'fiYO
61, 38 sui coscritti siciliani e s:trùi, e con un max:imum di 67, 25 sui veneti. Cifre che rasentano quelle del Paris sugli assegnati all'artiglieria e genio del distretto di Perugia, colla diiferenza che la scelta è stata pilt vantaggiosa per l'oscillazione dà 0,84 ad l metro di perimetro, e da 62 cbilJgrammi di peso ad 81 chilogrammi. Per la ca.vallcria, divido completamente l' opinione del Guida, eli diminuire di qualche centimetro la statura minima e tassare il peso, perchè non ecceda la giusta proporzionalità fra. la statura dei cavalli ed H carico che si de,·e imporre ai medesio1i. A questo proposito, avendo quest'anno· prepamta la bilancia nella sala dell'assegnazione ai corpi delle reclute del distretto di Voghera, mi piacque di constatare cl1c l'uffìziale delega-to alla scelta del personale })Cl' la, cavalleria, modellava il criterio dell' attitudine spe· ciale all'arma, anche dal peso, che io ricarava per le osservazioni che citerò piìt a\·arnti sulla diametria toracica. Per l_a ca,·alleria di linea uon accettant reclute che oltrepassassero la cifra di 613 chilogrammi, per la leggera quella di 62. Dallo spoglio fa.tto in seguito, risultò che il l o reggimento (carallaia rh linea) ebbe le reclute col peso medio r~i 60, 76, e l' 11 o reggimento (rJavallcria leggera) quelle di un peso medio di 57, 48. Anche il dottor Paris dal minimo di 57 chilogrammi ha registrato per la cavalleria il massimo di 6 9, che io troverei però da ammettersi eccezionalmente, seb· bene in America si arrivi spesso ai 70 chilogrammi. I bersaglieri assegnati quest'anno dal distretto di 'Vogbera al 3° reggimento lnwno raggiunto appena i 62 c-hilogrammi ·di peso medio non ostante che la scelta siasi basata sul criterio dell'altezza, non inferiore ad l , 64, essendo la minima regolamentare ad l , 62. Ho notato parecchie stature <li l, 68 fino a l, 72, che io ritengo per lo meno dissonanti
PER LA SCELTA Ul::r, SOLDATO ECC.
35 1
da quelrarmonico bozzetto del bersagliere che il pennello dei quadri di genere non tratteggia mai nd aste J)ennac· nacchiutc, ma a figu?·e bassotte, piene cz.i slancio c di vita, l 'ideale insomma del nostro bersagliere, non senza aggiungere la convinzione che so l'imtiero corpo dei bersaglieri fosse compo.sto di uomini della statura da 1,132 a l ,64, ma con un pe1·imetro toracico non minore di 813 centimetri, potrebbero dirsi i primi soldati del mondo. Noto l'osservazione clte non ostante questa scelta eccezionale delle alte stature, il peso medio fu di soli 62 chilogrammi, inferiore cioè alla media desiderata ed ottenibile con uomini più bassi. lticordo ancora che il 3° reggimento, forse in causa di servizi eccezionali, 11ella citata relazione statistica figura a capolista (73,03 per mille della forza) negli invii in licenza di con\'alescenza.
Ragguagli del peso colle varie miS'U1'e pe-rimetriche. Come ho fatto notare dell'abbozzo statistico del peso in rapporto al perimetro toracico sui 179 inscritti del 45° fant-eria, la progressione sempre crescente del peso rimpetto a quella dell'aumento della capaciti\ respiratoria desunta colla misura periferica, ho potuto con maggiore soddisfazione vedere confermato il fatto, nei 1750 bersaglieri del 6" reggimento appartenenti alle tre classi summentovate, 185-t, 55 e 56, ed il prospetto che segue riporta separatamente i dati per cia scuna classe e quindi le medie generali di peso per ogni petimetro toracico, omettendo di trascrivere le cifre parzia1i di peso totale d'onde furono cavate le medie per evitare un cumolo imbarazzante di cifre.
L' I ~OJCE l'IU
352
1
Al'i'IW$Si ì1LUIYO
PHOS I' f:TTO
N. t.
Jtedic ài JICsO corrispoll(/rnti ai l'nri perimetri tomcici. (in,çcritti delle clfls,çi 1S.j.J, 5.j e 5G al r;o req,qimenlo ùersoglicri). n
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620
PER LA SCELTA DEL SOLD ATO ECC.
353
Faccio anzitutto rimarcare il peso corrispondente ai due primi perimetri che non raggiunsero la misura regolamen· tare di 80 cent. e che motivarono la riforma per gracilità. eù il rinvio ad altra leva, e questo peso era inferiore alla minima proposta per il reclutamento in genere. Abbiamo una media eli 56,31 all'ampiezza toracica di 80 cent. ma è da considerarsi che la statura minima di 1,62 porta quel tanto di divario dalla media della fanteria da giustificare la cifra. crescente di fronte a quel perimetro. Le progressioni delle medie nei singoli perimetri HOn è matematicamente scalare, ma mi sembra di non scostarmi dal vero asserendo che ad O!Jwi 5 cent. si 1·iseontra un at'·mento di 5 ehilogr., come ebbe già. a notare il Paris, ciò che equivale ad 1 ehilogr. di peso p er ogni cent. di pcrife,·ia tomeica. Questo risultato, ripeto, è 1m nonnulla di fronte alle svariate combinazioni di luogo, di razza, di età., di professione, ecc., ecc., che possono entrare come fattori primi nel calcolo del peso, ma ciò nullameno non bo saputo trattenonni dal dare anch'io il mio colpo di martello al chiudo che verrà ribadito dal foglio sanitario, 'da cui ho fiducia, possa scaturire il valore del peso come criterio di resistenza organica da paese a paese, da reggimento a reggimento, qualora valutato in rapporto alla perimetria del torace, sopratutto nelle contingenze medico-legali. Io non esiterei a credere sospetto di denutrizione provocata un individuo che con 86 cent. di perimetro si prescn· tasse alla visita con 53 chilogt·. di peso, perchè sarebbe lma eccezione od un fatto da riscontrare piuttosto nella tabella di una clinica che nella sala di un consiglio di leva; mentre che considerato in rapporto alla statura ci riporta dei dati tl'oppo infidi, nonostante l'autorità del Vallin che
3G4
vorrebbe SOtipetti coloro che con l ,80 di statura pesassero meno di 70 chilogr., con l, 7U fossero meno di G5 chilogr., riformandoli se pesassero meno di G5 e di 60. Le acccu· nate sconcordanze tra questi due elementi, a mio avriso, non mi sembrano da premlersi nella seria considerazione di quella da mc riferita a mo' di esempio, fra un peso di 53 chilogr. ad un perimetro di 86 cent., sapendosi con quale urwouica Jlrovorzione si seguouo le cifre della circonferenza.
toracica rimpetto a quella del peso del corpo. La tavola grafica n. l compendia nelle sue curve il parallelismo delle cifre di peso segnate in ciascuna delle tre classi riscontrate al G0 bersaglieri, nella scala crescente dei IJerimctri in rapporto alla media generale. Colla perimetria. toracica inferi?re agli 80 cent. si scende alla media di G2-53 di peso ; ol tre gli 80 cent. le oscillazioni dalla curva media sono poco sensibili, per direntare J)OÌ capricciose dalla perimetria -<li 89 cent. in su e quindi da non interrogarsi. Per lo scopo cui miriamo, ùeYesi tenere a calcolo intanto ùella minima ofrerta dalla misura periferica regolamentare di 80 cent. La quale cifra di peso si avvicinerebbe ai 55 chilogr. A viemmeglio confermare l'asserto ho voluto riunire in una data tabella grafica (n. 2), le misurazioni fatte sopra gli elementi temibili di eterogeneità e fonte di false deduzioni; cioè le reclute di un reggimento di fanteria, quelle di un reggimento bersaglieri e quelle d'ogni arma appartc· nenti ad un distretto per ragion di leYa. Anche in questa tavola si nota il salto nella cifra del peso dalla perimetria di 78 a quella di 80, il loro parallelismo sino agli 8!) cent., e quindi la giìt notata saltuarietà. Dopo quanto ho esposto, rorrei azzardare la proposta di « stabilire il peso
minimo a 54 chilogr. alla perimet?·ùt lo·
-
PER LA SCI::LTA I>EL SOI, IJATO ECC.
355
rac-ica eli 80 cent. ,. dichiarando sospetti coloro che con ol· tre 85 cent. presentassero un peso minore della minima sopradetta, qualunque sia la statura superiore alla minima regolamentare per r idoneità. Ometto di occuparmi del quesito teoricamente giustissimo delle gradazioni ,·arie da darsi al perimetro toracico a seconda delle varie stature (risoluto già in farore dell'an· mento di qualche centimetro. sulla semi-altezza), perehè dal lato pratico lo trovo di applicazione un po' intralciata. mas sime ai c•msigli di lera, doye se potrà entrare il nuovo ele· mento del peso a lato di quello della perimetria o meglio della cHametria, doHemo chiamarci paghi del beneficio, nella speranza che il rapporto tra statura e perimetro venga re· golato dal solo intuito del perito, nella somma che egli fa dei valori compensatiri dell'idoneità e dei difetti, senza che un paragrafo gli strozzi, per così dire, il giudizio nelle fasce. l:'erò la scelta che si fa ai distretti per le di verse armi dovrebbe essere regolata da li~1iti anche l)er la perimetrio. toracica, e le minime già riferite mi sembrano le più eque. B. -
Lct diametria toracica sostitutiva della mt"stt?·a pcnfcrica.
Se nn interesse potrà destare, negli studiosi di questo nmo speciale della tecnica medico-militare, l'importanza, non credo eccessiva, che io diedi al perimetro toracico, come in· dice di buona costituzione organica e di saldi tessuti se comparato al peso del corpo, non verrà meno il desiderio di perfezionare quei mezzi di cui possiamo o potremmo di· sporre a viemmeglio garantire la scelta dei dati che formano l'oggetto delle nostre ricerche, voglio alludere specialmente al modo di ricavare la cubatura dell'area toracica.
356
La determinazione della misura perimctrica del torace~ ripcter0 col Guida, non prggirt ancora sopra una base sfa-· h/le; eù anche il Paris, la considera : conte causct rli notevoli diffrn•nzc c di 11on pocl1i errori fli OJlJ>rC.JZ(Wicnti trcr~: diversi p eriti sanitari, epperò do,·emlo entrare per importanza a prenùere il primo po:3to nel cak olo dell'idoneitit fisica e nelle future risulbnze d1~l libretto sa nitario, creden•i prezzo clelropcra il tornare alla cariea col ripropon e l 'apIJlicazione della misura din.mctrica, mcs:;a. già alla prova fin dai primi del 1869. Siccome poi nou è sempre facile il tro vare la ùe:;iderata condi:;cendcnza ai consigli di !era ati impiegare qurukhe frazione di minuto in pilt per ogni ri~ i taudo con uno scopo diver::;o da, qndlo voluto ùalla. legge, etl ottenenùola, po::siam'> reg i~trare a caratteri d'oro i preziosi dati ehe da cptesta opportunissima circostanza si possono otteucro, così mi compiaceio di riportare uu saggio ai questi appunti raccolti nel 1800 al cou:>igl io di leva 1li Arezzo, nella persuasione che i collegh i, giìt padroui del campo medico-legale, mi vorranno conredt' re il loro imwan· cahile appoggio nel rendere u eèe~sa ria. la sostituzione della. diametri:t toraci ca aIla misura perii'erica col nastri no. Il concetto fondarueutale di q~t esb propo:;ta è basato sullo scopo di po::;:;crlere un mozzo, il quale, mi riscontri della capacità re~ piratoria, lì:>si dci ll1111li rli 1·itorno meno suygelli ad osci.lla:;ioni eli cifi·c, e su quello più saliente di far emergere cvufemporwu'a/Jlclde le ru1omnlic di forma del to-rac:e che sfuggono uelh misum puriferica : e per vieromeglio giustificare la mia iu:;i;.:tenza, riferirò le considerazioni
tanto sulla mannalitiì llell'applicazio.ne, quanto sui dati anatomil!i, svolte in altra circo,:tanza, per dimostra,re l'opportunità. di questa sostituzione.
• PER. LA SCELTA DEL SOLDATO ECC.
357
Per riguardo all'applicazione dello strumento (l), che io pratico all'altezza di quella del nastro, pel diametro antero· posteriore (steruo-spinale) con una branca applicata allo sterno e l' altra sulle apofisi spinose delle vertebre dorsali, per quello bilaterale (bicostale) in una linea che cada verticalmente dal cavo dell'ascella, nel punto cioè tangenziale dell ' incurva tura costale massima, ho avuto di mira di scan· sare gl' inconvenienti non piccoli della misura periferica, -quali i punti tangibili elastici, sostituendovi dei t'Ìi1·ovi solidi con poco o nessun pannicolo adipoSo, melltrè--se si .èonsidera il segmento orizzontale di un torace all'altezza dei capezzoli, di leggieri si scorge come, per la parte anteriore del petto il grande e piccolo pettorale, per la laterale fasci del gran dentato, per la posteriore il gran dorsale e l' an· golo inferiore della scapola. vengono interessati nel taglio, offrendo in alcuni punti degli strati dello spessore di l a 3 centimetri, fatta astrazione di quello del derma che in molti casi è assai pronunciato massime alla regione mam· maria e nella parte del dorso che vi corrisponde orizzontalmente, tutti strati più o meno elastici o contrattili che al· l' atto dell' applicazione del nastrino rendono malagevole la :fissazione del limite preciso. Raffigurando il torace nel suo insieme un' elisse i cui dia· metri impari sono in un dato rapporto colla periferia e stabiliti i quattro punti estremi degli assi, doveva necessaria· mP-nte scaturire l' analogia di rapporto Cùlla figura geome· trica e quindi lo scopo della valutazione dell' area toracica {I) Compasso di spessezza simile a quello del Matbieu al quale ora ho sostituito un altro scorreYole colla modificazione delle branche a semicerchio (Grandidien) che potrebbe servire anche per la craniom etria.
358
..
!.'!~DICE PIU' APPROSSDIATI\0
che si domanda evitando le dubbiezze inerenti alla misura. periferica, e ciò per le seguenti ragioni: l o Lo sterno e la spina dorsale nell' atto respiratorio si possono considerare come passivi, essendo in massima delegati gli archi costali alla dilatazione del casso toracico, e quindi il diametro antera-posteriore presenta già il vantaggio di una relatini stabilità; ma più di tutto ci mette in rìlie\·o i difetti di forma che specialmente nel senso anteraposteriore possono pregiudicare ~li organi contenuti e che il solo occhio per la parte estetica non an·iva molte volte a. scoprire. 2° La regione sternale come quella della spina sono quelle che mancano, anche negl' individui polisarci, eli adipe e di parti muscolari, atte ad alterare la misura nel momento dell' ispezione. 3° Gli argomenti che militerebbero in favore della mobilità del diametro bilaterale, essendo a carico tanto della. misura praticata col toracimetro a compasso che col nastrino, non influirebbero a menomare la preferenza del mezzo pro· postQ come quello che presenta i punti di ritrovo nelle condizioni identiche di quelle dello sterno o della spina, ossia. privi di cuscinetti adiposi. Quanto al momento dell' ap1>licazione del mezzo per ricavare l' ampiezza del torace, io opinerei per quello della. COIIIJ.>leta espirazione, e nell' accettare volontarii o surrogati, desidererei fosse tenuta a calcolo, come vorrebbe il dott. Krug di Cbemnitz (l) dell' oscillazione ~m i due atti t·e· spù·ator·i i che egli fissa al "iliirli~o di ci;ca- ~ri, - ....-perchè si possa dire che un torace è sufficientemente ampio (1) Sulla misura del corpo umano. lflre, f.'\~CÌ<'IJlo di sdt~mbrc 1376.
Giornale eli medicina mt1i-
l
l
... t
PER LA SCELTA DEL SOLDATO ECC.
359
ed otrre le garanzie richieste per la resistenza alle fatiche militari. Colla misura diametrica non si potrebbero ricavare queste oscillazioni che nel senso bilaterale, ma per dire il vero, ho dimenticato di fare degli esperimenti in proposito e non posso quindi pronunziarmi sul valore e sui limiti da stabilirsi, fissati i quali potra!llno tener luogo della spiro· metria, eccellente controllo, ma che moltiplicherebbe di troppo gli arnesi del medico militare senza la relativa fre· quenza di applicazione, superflua poi nei consigli di leva, dove gl' inscritti hanno tutto l'interesse di non interrogar le cifre dello spirometro. Mis1wazioni 1Jraiicate col toracirnet1·o a compasso e con quello scorrevole. - Intimamente persuaso della sugeéio;.ità. di questo mezzo per valutare la nlf~ra del torace, tome ..e ognuno potrà facilmente persuadersi ripetendo gli sperimenti e farli controllare da altti senza ·temere delle sconcordanze della misura periferica, ho iniziato le mie ricerche sul rap· porto dei diametri colla periferia; un tentativo .nientemeno di quaclratura del circolo...., fuorchè, essendo il torace elit· tico mi sembra agevole di sc<Fngiurarne la pretesa. )Ii sono quindi proposto di rispondere alle seguenti do· mando: 1n. domanda. - In quale proporzione perceutesimale si presentano i diametri sterno· spinale ed il bi·costale? Quale sia il tipo armonico di un torace e quali le anomalie dia· metriche che possono consideral'si a priori come poco garanti di una libera funzionalità. degli organi endo-toracici. I quadri A e B, che rappresentano sotto forma di tavola pittagorica le svariate combinazioni di frequenza dei due .diametri (diametri binati) ci fanno conoscere che il diame· tro antero-posteriore si riscontra il 29 Ofo sui visitati ad un consiglio di leva alla misura di 18 centimetri, ed il 33 f0
°
3GO
L'IXUICE l'lt: ' Al'PROSSDL\.TI\"0
a quella di 19 centimetri alla Yisita dei coscritti già dichiarati idonei (al distretto); e come il diametro bilaterale coincida col suo massimo di frequenza alla misura di 27 centimetri in ragione del 28 OJo al consiglio· di lera e del 29 41 / 0 al distretto (V. Espressione grafica u0 3). · Ricerche piìt concludenti allo scopo del reclutamento, sono per noi le misure dci minimi, poichè il giudizio dell'idoneità comincia. dalla. linea di approssimazione alla media dell' attualo misura perimetrica di 80 centimetri. La tavola grafica n° 4 (Progressione dei diametri corrispondente alle varie perimetrie) venne traccia.ta, sulle cifre del prospetto 11° 2 ehe fa seguito al quadro A.
361
PER LA SCHTA DEL SOLDATO ECC. QtADRO '~'
Dei diametri binali in '"a!JWIIe della loro (requmza (Consiglio di leva eli .drezzo, Cla.sse 1847).
-:..= .:= -
..., :"'$
DIAMETRO A:\TEH O -I' OS TER!ORE
DIA:'ùi:."TR O
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I:-< C~::\TJ~II-:THI UILATERA L E
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23
30 31
.
.
l
10 68 179
- F requenza media
-
2
- - :207 22,21 l 260 28 28 11 5 36 9 3 2 - 150 15,05 23 4 - - 58 6,25 l - - 15 1,60 6 l - - - - - 1 0,10 5
15
-
- - - - -
274 238 120 31
- - - - -- -
l
9
-
l 932
2 1-
-
Dìam. nnt. post 1,07 7,29 19,20 29,29 25,51 18,88i3,33 0,97 0,22 0,10
,,
362
L'INDICE PIU' !.PPROSSllL\TlVO
l
,.
•
PROSI'F.TTO N. ~.
M edia delle mililtre rlimnetriclle ri(eribili ai singoli perimetri, (Consiglio di leva).
t
'. l
l
Cifra media ai diametri
Cifra media
Perimet ri
Nunu~r·o
rilevati
dei l'iscont m1i
col
ad ogni
Anlcro-po.toriore
Bilaterali
somma
nas1rino
p~rime1ro
in cem imet ri
in centimetr i
diaruetric:.
70-73
20
16,30
22,90
39,20
74
16
16,88
23,62
40,50
75
26
16,85
23,61
40,46
76
34
17 -
24,08
40,52
77
42
16,95
25,02
42,23
78 79 .
51
17,29
24,82
42,11
69
17,23
2-5,46
42,69
so
133
17,97
26,03
44 -
81
123
18,24
26.!>7
44,88
82
69
18,55
26,86
45,42
.,3
85
18,71
27,55
45,76
84
80
19,22
27,46
46,73
85
57
27,68
46,73
86
27,95
47,31
87
44 38
19,05 1!),59 19,58
28,47
88
21
20,24
28,52
48,52 48.8!)
89
11
20,67
28,81
90
3
20 -
29-
49,4'• 49 -
91
7
20, 6
29,14
50-
92
2
21-
30 -
51 -
93
l
22-
28-
50-
932
della
363
PER LA SCELTA DEr. SOLDATO ECC.
U.
Q t; ADRO
Dei diametri binati Ùl ragio11e della loro (reg_ uettza. ( D~tretto
Diametro
eli Voghera).
Diametro :tnti.'ro-posteriore centimetri
bilal<!r&lo ~·t.
151 161 17 1 18
l
19 120
l 122123 21
Frc-
Totale
qaeoza
dei
media
riKHtntl
metrica
dabì!Jote"'l&
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29
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23
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25
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l
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10
24
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9
l
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26,13
- - - - - - - -
3
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l
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4
l
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l
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2 - - - - 2 - - - -- -- -- -- - f!!qDti A 8 39 116 189 128 59 28 7 574 media dia- - - -- -- - - -- - dro aattro-
M5
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-
30 31
32
•po$ltriore
-
-
-
-
3
...
o)
1,39 6,79 20,20 32,93 22,30 10,78 4,88 1,22
-
Riscontrati N. 18, dei quali : l presentava i diametri 17 e ~4 = alla somma di 41 5 ,. ,. 18 e 24 = • 42 6 • , 19 e 24 = • 43 6 • • 20 e 24 = • 44
..1!-sempio : -
364
.. \
••
..
l
r/ INDICE PIU' APPROSSilliTIYO
Il prospetto N. 2 ci fa COÌlOScere come il diametro anteroj )OS(et'ÙJ1'C o sterno spinale dalla pedmetria minima di 70-73 a quella di 75 si mantiene alla media di 16 centim.; dal 76 al 79 a quella di 17 per toccare i 18 alla minima ?'egolamcntare periferica degli 80 ceni., come si rileva dalla tarola grafica N. 3, presentarsi col massimo di frequenza del 29 Ofo sui visitati. Il diametro bilaterale o bicostale dal minimum di 22 cent. corrispondente alla perimetria di 70-73, raggiunge i 24 cent. alla circonferenza di 76, si aggira sui 25 dal 77 al 79 per segnare alla perife,·ia di 80 ccnt. la cifra di 26 cent., e continuare la sua salita quasi parallelamente a quella del diametro antero·posteriore segnando nel complesso una lievissima variante. Se al diametro bilaterale un centimetro o due di meno può dare un criterio di minor capacità respiratoria, si potrà mettere in bilancia però la dilatazione compensativa dell'atto inspira torio; ma nel diametro sterno-spinale, dove il massimo di oscillazione non eccedo i 2 cent., si comprenderà come le anomalie di ristrettezza di questo diametro che permanentemente agiscono sugli organi d'ella respirazione e più di tutto sul cuo·re ed i grossi vasi, non potranno andar esenti dal portare una incompatibilità. alle fatiche del servizio militare, ciò che potrebbe venir constatato da una statistica sulle malattie toraciche considerate in rapporto specialmente alla misura del diametro anter,o-posteriore. Ad un consiglio d!i leva questo diametro si è presentato 10 volte ossia 1'1,07 Ofo alla cifra di 15 cent.; 68 volte os· sia il 7,29 °/0 a quella di 16 cent. in soggetti che furono dichiarati inabili per gracilità e per deficienza toracica, come gli otto riscontrati al distretto io li avrei tutti quanti dichiarati inabili se in alcuni di essi non avessi trovato l'o-
t
t
1
PER LA SCET.'fA. DEL SOLDATO ECC.
365
stacolo alla proposta a rasseg~a nella misura periferica di 80-81 cent. raggilmto dal col?lpenso del diametro bilaterale. Ne vorrei dedurre da ciò che ogni ·inscritto il cui diametro antero1,osteriore non raggiunga i 16 cent. I)Cnga senz' altro rifonuaio, benchè la somma dei suoi diametri t·aggiunga la equivalente pcrimett·ia di BO cent. 2"' domandct. - Come dalla somma dei due diametri si possono ricavare gli equiva.1enti alla misura della circonferenza toraoioa ?... n prospetto N. 3 che segue, espresso graficamente nella tavola N. 5 (Frequenza della somma dei due diametri) dimostra come questa somma raggiunse il suo massimo di frequenza (17 ,60 Ofo sui visitati al consiglio eli leva) alla cifra di 45 cent., e quello del 18 Ofo (sui coscritti al distretto) alla cifra di 46 cent. La ragione di questa. differenza. è ovvio rintracciarla nell'clemellto di riforma per gracilità che predomina senza paragone alla prima visita clelle reclute che non in quella che si pratica al distretto.
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366
l; 1!\0ICf: PIU' AI'PUOSSHL\TI\'0
PKOSI'ETTO N. 3.
lJierlie clelln (rCfJIII!II::n della 11omnm eTei diii' cliflmetri toracici.
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PER LA SCELTA UEL SOLD,\TO ECC.
36 7
Infatti si troYa che ~e ad un distretto si do,·essero proporre a rassegna quelli che non raggiungono la somma di 43 cent. arremmo meno del 4 Ofo di proposte, mentre ad un consiglio di leva si arriverebbe al 20 °/0 circa che è ap· punto la. media delle riforme per deficienza toracica e gracilità, la quale ultima non va mai disgiunta dal relativo difetto d'ampiezza del torace o. da vizi di conformazione del medesimo. Interroghiamo ora le cifre corrispondenti alle varie dimensioni pcrimetricbe. Ncl prospetto N. 2 si possono pure rilevare le cifre delle
somme diametriche relative alle sibgole periferie toracicbe. La tavola grafica N. 6 rappresenta il fatto che la somma dei diametri relativa alle pcrimetrie inferiori agli 80 cent. non an·iva a 44 cent. non tocca la media di 43 a 79, e supera di poco i 42 cent. a 77 e 78 di periferia, per mantenersi dal 40-41 nei perimetri di 74, 75, 7G. La scala ascendente si può calcolate in ragione di un centimetro di aumento per ogn'i due di misura perimetrica. Riunendo in una sola tavola (N. 7) le due curve grafiche esprimenti l'una la media per cento della frequenza dei vari perimetri e l'altra quella delle somme diametricbe corrispondenti, si può di leggeri sorprendere il punto di contatto clelle due medie le quali dal 7!) all'SO spiccano il medesimo salto dal .7 al 14- Ofo nell'ordine della frequenza del pari alle cifre diametriche dai 42 ai 44 cent. Non esiterei perciò a confermare quanto dissi altra volta (l) che la perimet1·ia toracica di 80 cent. presa col nastrino dovrebbe aver i l suo ·riscontro in quella deUa somma dia· metrica ài 44 cent. (1) Risultato della leva di ArC'lZO. aprile 1869.
Gior-n4lc di medicina militare,
308
'
L'I~DICF. l'lU' APPROS~DIA'l'IVO
Siccome poi dallo spoglio delle varie misurazioni, mi renne dato di trovare ad esempio tre casi alla periferia di 79 er e offrirono la somma diametrica di 44 ed altri Bei casi quella di 45, come 1'opposto di 20 coscritti che con 80 di periferia presentarono la somma di 43 ceut., così come non ardisco esprimere come legge generale ciò che rigorosamente parlantlo è solo applicabile agl'inscritti cui si riferisce, mi accontenterò di arerc, forse 'por il primo, espresso un 'idea, iniziato uno shHlio di questo genere, per evitare i lamentati inconvenienti della misura perimetri ca. Dal punto di visbt medico-legale l'aJ>plicazione del toraciml'iro a compasso toglierà, io credo, gli artifizi dallt~ dcnutrizione lH'OI:tlr;alr~ e ci metterà sulla via di rintracciare i casi sospetti cou dati di maggior riliero. 1Spiegherei, a mo' di esempio, come i casi eccezionali suni feriti si possano a~cri vero a dimagramento patologko o provocato nel primo fatto eli una diametria superiore alla relatim mi:;ura perimetrica , e nel secondo ad uno sviluppo anomalo del pannicolo adiposo da mascherare un 'effettim deficienza della capacità respiratoria. D'altronde, una rolt..'L constatuta in un inscritto la vera misura delle distanze fra le pareti ossee che segnano l 'area del cavo toracko, sarà. piì1 facile il trovar le deduzioni llell'idoneità che daUa misura periferica, la quale non rileva le anon;alic eli forma, nè concecle al perito la de;;iderata. stabilitìt nelle cifre di riscontro. Quando sulla scorta delle prove e contropro\·e si potrà ottenere, come spero, la conferma di quanto ho tentato di dimostrare sulla preferenza di que:-:ta nuora misurazione c.lel torace, il vigente articolo 317 del testo unico, avrebbe la sua traduzioue nel seguente, che propongo e che amerei di vedere al posto che occupara da prima nell'elenco B, come di spettanza Jel controllo mcll ico, come imperfezione e non
PER LA SCEJ,TA DEL SOLDATO ECC.
360
come misura paragonabile alle altezze, che il Consiglio di leva accetta direttamente dali 'anna dei RR. carabinieri. § 317. - Gli inscl"itti eli levct lct cui somma cl&i d·ue diametri fomeici non 1'Ctggittngcsse la misura di 40 centi· mct~·i, saranno dal Oons1'gZio ~·iformafi; come JJm·e quelli cJ&e t·aggùmgenclo o Sll;llerando quella di 44 eli somma dia· metrica presentassero il diametro antera-posteriore m·inore di 16 centùnet1·i. Ovc la somma dei diam,etri raggiun,qa i 40 c non oltrepassi i 42 samnno 1'Ìmanda fi t·iveclibili alla lem successiva. Quelli la cui somma diametrica olt1·epassi i 42 centimetl·i ma non t·aggiunga i 44 saranno 1·imandati alla sessione com;plet?"va, ecl alla ventzwa leva se i l loro torace non av,r à ntggùmto i 44. I capilista ·rimandai'Ì per deficienza toracica saranno 1·i· formati quando non abbiano raggiunto la somma diametl--ica di 44 centùneft·i.
Molto probabilmente non occorrerà piit di fare tante re· strizioni, una volta eliminata la possibilità della denutrizione fraudolenta, la quale perderebbe ogni valore di fronte alla inalterabilità dei punti scheletrici su cui si appoggia la mi· sura dei diametri. 3n domanda. - Quale analogia si nota tra il peso del corpo considerato in rapporto alla cliametria toracica ed il peso in relazione alla misura periferica? A1 quesito già trattato del peso riferibile alle singole mi· snre della circonferenza toracica ho già fatto rimarcare la progressione delle cifre che si trovano di fronte le une alle altre e l'espressione grafica tt·acciata ne11a tavola n• 2 riporta già nella curva delle misure praticate al distretto di Voghera la traduzione delle cifre diametriche in perimetriche, ma a meglio dilncidare la fonte di queste indagini ho costruito la 24
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370
1,' INDICE PIU' API>IWSSIMATIVO
tavola grafica n° 8 sui dati numerici del prospetto n° 4, dai quali emergono le seguenti considerazioni : Tanto la misum
JJcrimcf1·ica che la diametrica si accordano nel tracciare una linea ascendente di peso. Entrambi si fermano alla cifra di 56 chilogrammi per fissare la media corrispondente agli 80 centimetri di perimetro. Al di sotto di queste cifre si riscontra il salto marcatissimo ai 52-53 di peso, quale venne riscon· trato nei rapporti col perimetro e tra questo e la somma dei . diametri. Dal lato del criterio dell'idoneità relativa si potrebbe ren· dere proficua l 'applicazione già espressa del peso minimo di 54-55 alla diametria di 43-44, essendo la media ·generale a 56; e dal punto di vista medico-legale <lichiarare sospetto l'inscritto che alla somma diametrica di 46 centimetri pre· sentasse un peso minore di 53 chilogrammi.
371
PER LA SCELTA DEL SOLDATO ECC.
PRosrETTO N. <&.
Media di peso ad ogni somma diametl"ica (Distretto di Voghera, classe 1859). Peso complessivo
Cifra
della ~orumn òiametrica
l
~lllll.
Peso medio
dei
l l
dei visitati
visitati
Kilogr.
Kllogr. l
40
103,000
2
51,500
41
159,700
3
53,230
42
913,400
17
53,730
43
1,817,400
32
56,790
44
3,419,400
60
56,990
45
5,190,400
91
57,040
46
6,178,200
106
59,980
47
6,186,200
103
60,660
48
4,017,100
65
61,800
49
2,792,200
44
63,460
50
1,904,200
29
65,660
51
729,70'0
11
66,340
52
192,000
3
64,600
53
211,005
3
70,330
54
361,800
5
72,360
34,175,400
574
59,540
'
372
L'I:\JIICI:: PIU' API'ROS5DlATI\'O
CONCI.USIO~J.
l 0 Il peso del corpo è l'espressione vera dello sviluppo incliriduale, della sua t;Otnp<lg"C organio, dei poteri assimilativi, ed un criterio per ùcciderc la valillità clcll'inscritto al servizio militare in genere e per le armi scelto in particolare. 29 Quest.o elemento del peso si rende più manifestamente garante flella resiiitenza. organica (eccezion fatta dei casi di poli ~arcia) _ in quanto si U\'\'icina allo sviluppo massimo della cabatnra. toracica e viceverSèt. 3° La misura rlcl torace è l'indice pit1 fedele per la buona. scelta del soldato ed il mezzo pii! sicuro per la sua valuta· zione sar<'t quello che, evitando l'incertezza dei giudizi, ci metterà ezianclio in possesso dci dati relativi ai di retti di conformazione che la misma pel"ifel"ica non gÉuuge a rivelarci. 4° La diametria toracica sostitutiva della. misura perime· trica raggiungerebbe gli scopi invocati nel precedente enun· ciat.o, eol far emergere l'incompatibilità di un inscritto al servizio quando il diametro antera-posteriore sia al di sotto dell:1 misura di 16 centimetri, nonostante che la somma dei due diametri raggiunga o superi la cifra di 44 centimetri, limite corri::;po11dente all'attualo minimo di 80 centimetri periferici. La pr.edetta cifra di 44 centimetri è però più probabile che dopo esperienze su vasta scala, quali si potrebbero ottenere colle misurazioni ai corpi per il libretto sanitario, o me· glio ai consigli di lem, è piì1 probabile che venga ridotta a. 43, essendosi basate le mie ricerche delht diarnetria sopra elementi della media e dell'alta Jtalia, che presentano in gc· nere uno sviluppo toracico maggiore degli abitanti meridio·
I'ER LA SCELTA DEL SOLDATO ECC.
3 73
nali, come lo dimostrano le statistiche dell'ampiezza toraci ca e le scale del peso che vi corrispondono. Giunto al termine di questo abi.Jozzo statistico, del quale riconosco l'insufficienza capitale nella ristretter.za ed eteroge· nei tà dei dati che lo informano, e l'inferiorità. della mia penna a r endere meno aspro il contatto soverchio delle cifre, dalle quali l'esperienza. e l'ingegno di molti colleghi del nostro corpo avrebbe saputo fare scaturire più concludenti deduzioni infìo randone i concetti ed eYitando la prolissità., mi stimerò compensato acl usura se un tratto qualunque di benignità venà concesso al rolonteroso proposito, se non all' intrinseco del laYoro, di offrire uu nuovo scandaglio dci fattori princi· pali che dei.Jbono regolare il buon reclutamento dell'esercito, il peso del corpo cioè e la misurazione della capacità respi· ratoria nel loro reciproco rapporto. Terminerò ripetendo col Sorruani : « nelle aspre fati che "' militari, di qnei poveri polmoni si fa strazio e rovina ; pro· c cul"iamo di non esporvi possibilmente coloro che facilmente « ne rimarrebbero le vittime...... " ma garantiamoci eziandio che nessuno si sottragga indebitamente al più sacro do\'ere del cittadLno di rispondere all'appello per la di fesa della patria. Voghera, 25 fcbhraio 1880.
Dott. M oNTI capitano medico.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RfVIST A MEDICA
_...,.._
Sul c a s i gravi tl'ittcrJzia O'!lservnti a Lilla e ad Ancona, raffronti e commenti del dottor P. E . l\LuaYRA, mr.ggior generale medico. - (Conlinuas. v. nu.med di gennaio, febbraio e nuwzo ). L'autore dell'articolo Foie del Dictionnaù·e encyclopédique des sciences 'tnédicales, parlando della gravezza dell'atrofia gialla. acuta del fegato si esprime nella maniera seguente: • Q.uasi sempre l'esito riuscl prontamente fun esto a segno che finora si dubita della possibilità della guarigione. Nondimeno già da molti anni vennero pubblicati fatti che sembrano appartenere alla categoria degli itteri gravi, talmente n'erano accentuati i sintomi, c che malgrado ciò terminarono faustamente. In Inghilterra, Griffin (Duhliu, llfed.journ., 188-t) ed Hanton (citato da Gravcs, Clin. mecl.), smnbra abbiano fatto conoscere i primi cnsi di guarigione: dopo, Budd c Frerichs riferirono fatti analoghi, senza osar JJerò di affermat· la loro dia.f;nosi. Recentemente furono accampate alcune osservazioni simili a quelle, e non pare tanto dubbio che l'ittero maligno sia capace di guarire. Tuttavia, in una tesi recente, il sig. Grellet.y-Bosvicl credette dover separare i fatti di questo genere e considerarli come una nuova. entità morbosa a cui dà il nome d'ilte1·o pseudo-grave (Tesi di Pat·igi, 1813). Questo modo di vedere non ci sembra in alcuna guisa giustificato, perchè se si passano c1. rassegna i dir ersi sintomi che camtteriz7.ano questa rarictà cl'ittero si riconosce che sono idcn-. ticamentc quelli dell'atrofia acuta del fegato, meno la diminuzione di volume dell'organo c l'innalzamento della temperatura. : però quest'ultimo segno dift"erenzialc non ha un valore sufficiente. È dunque una forma attenuata, meno fatalmente mortale, ma.
RIVISTA MEniCA
375
appartenente alla stessa malattia, e ci par :prefcribile d'ammettere che l'ittero grave è davvero suscettivo di guarigione. 11 Con buona pace del sig. Rendu, autore del suddetto articolo, l'idea del sig. Grellcty-Bosviel ci v:1. a versi, e ci pare se nou incontrastabile, certo ben trovata, perchò essa ci porge un mezzo t.ermine per ispicgar le guarigioni vantate da parecchi osservatori senza sconfessare la diagnosi fondamentale, c rende pi~ acccttevoli le epid emie di Lourcine, di Saint-Cloud e di Gaillon che altrimenti, come già. ci accadde di asserii·e, sarebbero ilrammessihlli. · D pseudo-ittero, se abbiamo bene afferrato il concetto del signor Grellety-llosviel sarebbe all'ittcro maligno ciò che la colerina è al colera. I sintomi sono su per giù gli stessi in amb~dnc le affezioni, ma differiscono l'una dall'altra nell'intensità dei sintomi medesimi. La mancanza della diminuzione di volume del fegato che caratterizza sosta,ntzialmente l'affezione e legittima il nome datole di atrofia, c la temperatura meno elevata pare a noi cbe costituiscano due note differenziali di gran valore, giacchè sebbene lo stato termico dcll'tnl'ermo vada soggetto acl oscillazioni nell'ittero grave, ed in media non oltrepassi 38-39, stando ai fatti di Rosenstein, di Gayd e d'altri, Ja.ccond c'insegna che la curva termica di quel morbo giunto al periodo tossico-emico sali•·ebbe a 40• e al di là. È vero che le osservazioni di Valenta, di Frantzel, di Baader e vViniwarter, d'Hervouet e di Wunderlich mostrano che la temperat!Ura in principio della malattia scenderebbe a 37• cd a 36•, ma neEio stadio precedente l'agonia essa s'innalza a -H • e persino a 420, a testimonianza di Sicveking e di Roscnstein .. Sicchè la malignità del male è annunziata. anche da questo signilicantissimo fenomeno. I signori Arnould e Coyne hanno dichiarato di associarsi a. Monneret c di chiamar l'epidemia di Lilla febbre gialla nostrana. II signor Montanari si sarebbe pertanto accostato, senza saperlo, ai sunnominati autori battezzando anch'egli per febbre gialla l'epidemia d'Ancona. Scnonchò fa mestieri riflettere che il qualificativo nost1·cma aggiunto dai primi alla. loro denominazione ne attenua e restringe d'assai il significato c Ili. rende accettevole, mentre la designazione di febbre gialla senz'alcun corretti vo pro-
3/(j
:
..
J-:1\"lSTA
posta da quest'ultint•l ripugna per tutti i motivi gi:i allegati c pere h è là dove dapprima divampò si spense, senza diffonders i alle cittillinitime cd ui prcsidii ricini, quantun•tuc non s ias i adottata alcuna mis ura di polizia sanitaria , all'opposto di quant(l avrebbe inunancn.hilmcnte fatto la classica febhre gialla esotica. Ciononostante non mancherà probabi lmente chi non inclini nè per l'una nè per l'altrn delle denominazioni suindicate 1 non C!';;;entl o abbastanza dimostrato che la epillcmia d'Ancona fo::;sc l'atro fia gialla. a cuta del feg:lto, la fchbrc gialla esotica o l'in(ligena., e parendo potcrs i almeno con altrettanto fondamento considerare come una tifnidc biliosa. <lucst'ultimaopinione sarebbe pcrn,rvcntura., sorretta non tanto dall'assenza dci caratteri proprii c disti ntivi di ciascuna dello tre mentovatc s pecia lità mor bose, quanto dallo circostnnzc segnalat.o dallo stesso dott. Montanari nella nota a 11ag. 581 (1), cioè elle me ntre nei dintorni d'Ancona non si ebbero traccie d'affezioni ittcriche, in Senigallia, che t1·m·avasi 21ella siccità e per pessime
conrlizùmi ~r;itmiche in cil·r;osilmze pressor:hè identiche ad A neon n,
.·.
so ne notarono diversi ca.si, ed otto di questi, come risulta dallo stato dcgl'itteric i, vennero 1·icovcrati in Ancona, uno dei quali mori in quattro giorni: che due altri furono curati c guariti nell'infermeria ùcl battaglione : elle un sergente mori all'ospedale civile con vomiti biliari cd itterizia e sotto forma tifosa: che nell'agosto in Senigallia vi fu predominio di malattie ti fiche o cli\'Cr.si casi di febbri pernicioso, alcune dello quali con complieanza ittcrica, il che farebbe s upporre che anche colà. vi sia stata. se non un'cpiùcmia, l'influenza d'una speciale costituzione medica del genere di quella palesatasi in Ancona. In una nota precedente il dott.l\1ontanari aveva scritto: ì\I:cut.rc dominan1 in .\ucona quest'entità morbosa, nello truppe dc i campi d'Urbino, ùi Fabriano e di Forlì, e del poligono di Colle Fiorito non s i manifestarono che disturbi gastro-enterici con forma di diarrea e di dissenteria, e negli ultimi periodi alcune febhri tifoidee ma non mai casi d'itterizia. , L1isulta adun(tUC dalle note s urrifcrite che le febbri tifoidee serpeggiava no in tomo ad Ancona, c che a Senigallia allignarono (l\ Gion~alc eli
mcrlicina mlllta1·e. giu;.:nn IS7>1.
MEDICA
377
contcmporaueo.mentc queste e nttcrizia grave. ..immessa unn tale costituzione ripugnerebbe poi tanto l'idea elle l'epideuùa d'Ancona, la quale cvitlenterneute ebbe In sua. scaturigine da un'infezione, fosse a fonclo tifico cs~n pure, l' vestisse In fonua di una tifoide biliosa in ~razia ùella stagione e cl' \uric circostanze locali ed indi riùuali '! A noi parrcùhc di no; pen:hè scbhr.nc mancns~a il sintoma. il più eostan te al dir ili Gricsinger, il tomple:;~o del ctnaùro fenomenico, l'nnrlnmcnto c l'esito clc•I mah' ('Orri~pOIHlonl> forse più alla tifoide biliol:>U. t·hc non all'ittcro grnn~ etl :tlla febbre gialla. Però, per essere giusti, è for;.:a confet.surc che fra l'una e l'altra di queste affezioni non y' IH\ una linea eli limitazione cosi spiccata da. render sicur<1 la llinf.{no:.i: onde si comprende benissimo l'esitazione ùel cli11ico in presenza tli fenomeni comuni n presso..:hè tutte le malattie dell'apparato ~astro-cpato- intestin::tlr, e la sua titubanza a deciclen• ~e la ~iudronlf. allo svolgimento della quale ha ns:ii~tito ~ill.]liuUo~;to ll'ldla ùcllll. prima, della ~c conda o della terza delle suc.hlcttc !>pccio.lità morho:..c. (~ucll'csi tazione e quella tituhanza alletto ddl'..lJumalato dcvouo far tanto meno specie che, come ginllizio~amc.mtc ossc.·n·ano i si~o.mori J.rnould e Coyne nou bastano scmpr.. i reperti nctTO~copici a stabilire con precisione la vera cntitit tlcl male c lo stesso Griesinger è costretto a dichiar:tre ('.hc nella feburc giaHa s· incontra talora l'altcnlzione dclhL milza che si ''orrehbe indizio esclusivo di pregrcssa febbre tUoille biliosa; come a conft•ssione di Frerichs, di lhmberger, di Jactoud c d'altri, l'iltero grave può mostrare all'autopsia l'ingrossamento llUUSi costautc della millm. Sembra elle nei morti di febbre gialla in Livorno quest'ultimo organo sia si sem}lrc trovnto i nta.tt.o; perchè uè il Palloni, n è il La Coste, nè il Dufour, nù il Pasquetti, nè l\'loccbi c Brignole, nè quanti altri ebbero occasione d'istituire autopsie ne fanno la menoma menzione, mentre sono unanimi nell'asserire che il fegato fu rinvenuto in tutti i cad,weri da loro sezionati o gangrenato o sfacciato, massime nella di lui parte concava, o alm-eno alterato da infiammazione marca.tissima.; lo stesso diaframma cangrennto nnch'esso nrulo. parte sov1·incombcnte al fegato, stomaco ed intestini gangrennti e coperti d'atrabile, l'omento mancante d'adipe ed iniettato nei vasi sanguigni, la vcscicn contenente più o meno
378
RIVISTA
d'urina giallastra: la plcura, il lobo polmonale destro ed i muscoii intercostali destri infiammati e passati alla gangrena, con clfusionè di sangue talora nella destra cavità ( l). Ove si consideri che alcuni casi gravi in Ancona si fecero notare per l'elevatissima temperatura che attinse i 43 °1/to, che non mancò mai il dolore alla regione epato-gastrica, che il vomito fu ùi materie biliari dapprima,poscia nerastrc; che le feci, non molto colorate in principio, mostraronsi neras tre in seguito; che le uri ne erano scarse, verclastre e spesso sedimentose; che la lingua aveva un intonaco nericcio o giallo-verde, ovvero si mostrava secca, fuliginosa; che v'era cat:trro gastro-enterico, mcteorismo, epistassi in alcuni, coloramento itterico elerato in tutti manifestantesi più o meno presto; dolori alle gambe, crampi, cefalea, intorpidimento delle facoltà iutellettunli, alalia, delirio, trismo, sussulti tendinoi, fotofobia od ambliopia; anuria o perdita involontaria dell'urina e delle feci, sembra cbc, ad onta del volume normale della milza, sia lecito dare a un siffatto complesso tli si ntomi il nome di tifoide biliosa. Abbiam veduto cbe i casi ù'ittero (perchè d'ittero?) di Civitavecchia vennero primitivamente fatti conosct're sotto la denominazione di febbri biliose; aggiungeremo adesso che secondo .\.. Laverau spetterebbero alla stessa categoria quelli di Gaillon, di Saint-Cioud, di Lourcine, quantunque l'epidemie dette non costituiscano un 'entità morbosa ben carattm·izzata. Merita d'essere p:uticolarmcnte avvertita la circostanza che l'epidemia <li Civitavecchia, all'opposto delle altre, sopravvenne nell'inverno, epoca in cui nè in quella città, nè nell'agro romano dominano le febbri: tutti i nulati· del resto provenivano cla.lla stessa caserma in cui, a quanto pare, v'era un pò d'accalcamento. In quest'infermi manifestavansi d'ordinario cefalalgia, dolore nelle membra, vomiti biliosi, C'morragill alla cute eù alle mucose, itterizia orn pallida, ora cupa, che traeva seco i sintomi che le fanno abitualmente corteggio: colo1·amento fosco delle urine, rallentamento del polso, costipazione, eritema della pelle; parecchie volte s'eLhcro abbo1Hh1nti epist.a.s:;i; in coloro che soccombevano v'era. uno stato adinamico ùe' 11iù patenti; sembra che di ..l (l) V. TO~I~I ,\SINI, tue. cii.
pag. Il e 7.
l
j
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morti, due soli furono sezionati e l'autopsia mostrò, in uno, il fegato pallido, color di foglia secca, nell'altro congestione del viscere e coloramento cupo. Dove sono in quest'abbozzo dl quadro fenomenico i sintomi che caratterizzano l'ittero grave?... ~oi non ve li sappiamo scorgere; come non vi sappiamo scorgere un!!- grande analogia. coll'epidemia d'Ancona, la quale, oltre ad essere comparsa al pari eli quelle di Gaillon, di Lourcine, d.i Saint-Clou d e di Lilla in primavera inoltrata e nell'estate, non fu localizzata in un punto solo, ciò che la. farebbe dipendere più da u no. causa generale che da una particolare o specifica. L 'analogia fra l'epidemia di Gaillon c quella dl Ancona è assai più manifesta. Infatti i malati di Go.illon presentavano cefalalgia, abbattimento generale che giungeva alla prostrazione, polso moderatamente frequente (da 75 ad 87), temperatura normale (si noti che non fu misurata col termometro): - diciamo subito che in Ancona tanto il polso che la temperatura andarono molto più in su - diminur.ione ed anche soppx·essione delle urine, le quali in tutti contenevano materie colonmti biliari, il venti·e nella pluralità dei casi aveva la sua confermazione naturale, negli altri era più o meno teso o rigonfio: il più sovente offriva una sensibilità anormale, generale o limitata alla. regione epigastrica, od i malati si lagnavano di nausee o andavano soggetti a vomiti biliosi, la lingua. era ora bianca, ora visclùosa, secca e rossa ai margini; quasi tutti soffrivano d'insonnia, tutti d'anoressia, molti di costipazione, alcuni di diarrea, dl singltiozzo, d'epistassi. Questo durante il primo periodo, cioè nei primi sei giorni dell'invasione; nel secondo compariva l'itterizia che assumeva. varie tinte in ragione della gravezza del male: i vomiti si riaftacciavano o mostravansi per la prima volta se non s'erano peranco veduti: scema vano in numero ed in forza le pulsazioni del cuore, si manifestavano emorragie, dispnea, singhiozzo, spesso so"nnolenza e delirio: due volte la morte fu preceduta da veri insulti di eclampsia.. Furono praticate Il ncci·oscopie (cioè tante quanti furono i morti); eccone i precipui risultati : il fegato in due casi era meno consistente e presentava. una tinta gialla uniforme; in un caso l'interno "di quel viscere era giallo d'' ocra con una. punteggiatura
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rossa finissima, negli altri non vi si scorgeva alterazione di sorta. I reni erano in genere scoloriti, aumentati di volume e di peso in sci casi, ma diminuiti di consistenza: 10 volLe su 11 la milza era profondamente alterata (ucl solo caso in cui fu trovata intatta, la morte era sopraggiunta in due giorni) rammollita, talyolta a,nclte diffluente, la milta era nl tempo stesso, ipcrtrofica 7 volte su 10. La mucosa digerente spesso iniettata talora eccllimoticn senza ulccrazioni: in n ore casi notaronsi presso la val,·ola ileo-cecale alcune placche del Pcycr più sriluppatc che allo stato normale. Il cuore fu trovato vuoto o contenente poco sangue nero liquido. Congestione passiva dei polmoni iu 3 casi: cd in 3 n.ltri turgesccnza sanguigna ùcl cenello cd in uno di c1uesti emorragia meningea. Dopo ù'a.ver letta qucst<~, descrizione si capisre che se l'epi•lcmia di Oaillon, tlal lato si nt.omatologico, hn. molta aflìnità con lJUClla d'Ancona, dal lato tlci reperti cadaverici se ne distacca Hotevolmeutc, per cui non si potrebbe dire clte nei due casi si tt\tttassc d'una stessa forma morLosa. Le lesioni anntomichc riscontr:tte a Gaillon depongono indubbiamente più vcr la. tifoide biliosa che per qualsivoglia altra, forma patologica: quelle vedute dal dott. })1ontanari s'avvicinano maggiormente a CJUellc dcll'ittero grave e della fùbbt·c gialla. .Pcrchè, ad onta dell'enorme diirùren7.a che corre fm le altcra;doni c::u.larcrichc ùci casi di Gaillon descritti dal dott. Carrille sotto il titolo d'ittero grarc epidemico, c quelle che si osscrmno nell'atrofia. giallo-acuta del fegato, Frerichs abbia collocato qu<.>i ca ~ i fra le forme ep idem iche dell'i t tcro non sapremmo davrcro indovinarlo come non sappiamo renderei ragione d'un altro fatto non meno singolare a' nostri occhi, cioè del posto che alle epidemie di Saint-Cloud c di Lout·cinc assegnava A. Laveran, il quale le comprende assieme a. quelle di Gaillon e ili Civitarccchia sotto la tlcnomiu:ll:iouc comune di piccole epidemie di febbri biliose. Supposto che nella sintomatologia vi fosse una certa rassomiglianza fra le epidemie di Sainl-Cloud e di Lourcine e le altre due sum tttcntorate giora non passar sotto si lenzio che, tanto u Sai nt-Ciouù, quanto a Lourrine, lu malattia si mostrò assai benigna, poidtè su Vl:! casi (in complesso) s'ebbe a rcgi~trare un
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sol motto, il quale, per soprasscllo, soccombette a tubercolosi e, circostanza degna d'essere registrata, il fegato due volte appena, e la milza una sola volta presentarono alla palpnzione un aumento di volume. Quelle due epidemie offrivano come parti colarit..'Ì comune ad entrambe un'iperestcsia molto notevole. fn quella di I;.ourcine però i fenomeni rnchialgici prcponclcnwnno e s'aveva, come nei casi d'Ancona, trismo, dolore lungo il dorso, all'epiga1>trio, ai polpacci, ove erano così acerbi da strappar grida e persi n le lagrime agl'infermi, quando vi si esercito. va una qualche pressione; il calore non oltrepassò mai 38 gradi nel cavo ascellare, e sul finire del periodo febbrile comparivano le emorragie sotto forma di epiSk"\.Ssi, di petecchie ed anche dli emntul'ie. Forse accanto a queste dovrebbero trovar posto le epidemie d'ittero catarrali ricordate da Konhorn le quali d'ordinario hanno un corso mite e solo eccezionalmente terminano colla morte. E giaccbè nè i sigg. Arnould e Coyne, nè il sig. A. Laveran ne han fatto menzione, ci si conceda di qui comp~!ndiare il cenno pubblicato intorno a quell'argomento sul Bcrliner Klinische W ochenscllri(t (12 febbraio 1877), cenno che veniva riprodotto dal Giornale eli medicina milita1·e (puntrutn 4-5, 1877). Il dott. Konhorn che è medico primario di stato maggiore e di re~gimento a vVesel, racconta che nella primavera del 1872 e precisamente dal 15 marzo a tutto aprile egli ebbe occasione di vedere nel 65• reggimento di fanteria 58 casi d'itterizia da lui reputata catarrale. - La malattia durò in media 25 gio~ni; percorse regolarmente le sue fasi e terminò in tutti colla guarigione. Me ntre il suddetto reggimento era travagliato da quell'epidemia il rimanente della guarnigione (3 reggimenti cd un battaglione) ne andarono affatto immuni. Quale poteva esserne la ragione? Stabilito clte la malattia era un catarro nè più nè meno, faceva d'uopo rintracciarne la causa; si rivolse pertantò l'attenzione sull'abitazione, sul vitto, sulle bevande, sull'esercitazioni del r eggimento preso di mira dall'itterizia; nuJla trovossi ùa riprendere. Non sat)endo a che attribuire un sì cospicuo numero d'infermi in quel solo reggimento, si riandarono più scrupolosamente tutte le circostanze e si finì col riconoscere che l'epidemia dipendeva
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dalla sovcrchia monot{)nia del vitto che, nei mesi di febbraio, marzo e aprile, constò quasi sempre di legumi e di carne porcina. Trascorreremo sugli argomenti addotti dal dott. Konhom per dimostrare che persino le vivande le più squisite e le più predilette vengono a nausea quando se ne faccia un uso troppo frequente (calzerebbe qui l'esempio dell'abate Le Tellier gran dilettante di pernici, che, messo, d'ordine di Luigi XIV, al regime esclusivo della sua pietanza favorita, proruppe nell'omai proverbiale esclamazione " T oujours d es perdreaux! ,) ma non lasceremo pmssar inmwvcrtita una circostanza indicata dall'autore, la quale pu ò avere una reale importanza. E questa circostanza si è che tutti gli itterici, uno solo eccettuato, erano giovani entrati da poco al serVLzio: i soldati già abituati all'uniformità cd alla qualità del vitto non si ammalarono, mentre che le reclute, più sensibili a tali influenze, non ebbero bastante capacità di resistenza. Da ciò sembra al sig. Konhorn potersi con chiudere che con molta probabilità l'influenza psicologica, Ja disposizione di apimo, e specialmente il senso della nausea, influiscono sull'origine deJI'iUerizia, locchè fa supporre che i condotti biliari debb ono essere provvisti di fibre muscolari contrattili, cosa che fi nora non è ben confermata. Chiarito cosi che l'epidemia ittcrica deve ripetersi dall'uniformità del vitto, rimarrebbe a sciogliersi un'altra questione, se cioè al catarro cronico gastrico solo possa. addebitarsi l'itterizia, ovvero se una parte se ne debba attribuire a senso di nausea. Questa, secondo il sunnominato dottore, sarebbe la causa dell'epidemie congeneri, sebbene non sia stata trovata c riconosciut-a fino dal suo principio. Una consimile epidemia fu osservata dal medico di stato maggiore dottore Lindemann, a Soest, nel battaglione che vi stava di presidio (1). Nello spazio di due mesi, dalla fine di febbraio altJrincipio di maggio del 1875, si ammalarono 27 uomini nel battaglione e non trovandosi spiegazione ragionevole di tal fatto, nè nelle influenze atmosferiche, nè nelle abitazioni, nè finalmente in qualsiasi altra (l) Deutsclle Zeitscll•·if' fii-1· p•·acttsche medizin. del dott. C.
Jahrgangt, 1874.
E. KUNZK.
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circostanza <lipendente dal sen·izio militare, si dovette, come lll precedente, attribuirla al vitto. Però il sig. Lindemann non a.ccusava già. l'uniformità dell'alimentazione, ma una più o meno sensibile proporzione d'acido tannico, che le secchie di legno di querci!J., in cui gli alimenti venivano recati dall'uno all'altro quartiere, cedevano ad essi. Questa supposizione è poco probabile, percbè_ammettendo pure che recipienti in uso da un pezzo, lavati con ranno bollente più volte al giorno, avessero sempre tannino da cedere, è certo che la proporzione di questo doveva esser minima ed inferiore, come nota Konhorn, a quella che ne contiene un. hicchier di vino, di cui tanti tracann<1.rono non uno, ma più bicchieri ad ogni pasto, senza soffrir })er ciò d'itterizia. E d'altronde, chiediamo noi, perchè, se ta.le era la causa dell'itterizia, gli altri corpi che adoperano eguali recipienti per trasportare il ràncio dalla caserma ai varii posti di guardia non ebbero a registrar un solo itterico? Milita i>Oi singolarmente in favore dell'uniformità del vitto la considerazione che l'epidemia svolgevasi in marzo ed aprile, stagione in cm riesce difficile mutar alimento, e quello che sull'eziologia di altra epidemia itterica fu detto in una nota pubblicata nel 1872 sulla Deu.tsche Mititlimrztliclte Zeitsclwi(t. Quella nota allude all'epidemia itterica manifestata.si nei mesi di febbraio, marzo, aprile e maggio del 1871, fra le truppe del l • corpo d'armata bavarese accantonato al sud-ovest di Parigi, che colpì 799 uomini. Mancando la carne di bue fresca, quelle truppe ricevevano pel loro nutrimento bove salato 4 o 5 volte la settimana, came fresca di castrato tre o quattro volte la settimana, ed una data razione di riso, che nessuno però mangiava. A rompere la monotonia di quel vitto, una o due volt~ la settimana, si distribniva salciceia di piselli. Fin da principio si suppose che l'itterizia provenisse dall'uso quasi non interrotto delle carni suindicate, un'interessantissima osserv!lzione mutò l'ipotesi in certezza. La brigata corazzieri non ebbe neppur un itterico, quantunque ricevesse lo stesso vitto che ricevevan le altre brigate. l\'Ia i corazzieri più distanti da Parigi potevano procurarsi talora legumi freschi e patate, ed al cibo giornaliero aggiungevano, come condimento, un'insalata di maceroni (Leontodon taraxacum), e con ciò si sottraeva alla co-
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mune monotonia ILiimcutarc·. Qil <'!'l;l immunità dci corazzieri, giusliiicatn. dal loro vitto più rario 1 confermava ampiamente la s uc nnn:c:ia.ta ipotesi, ma a ùbsip;u· ogni du bbio sulla ragionevolezza c s ulla solidità eli essa si tentò una controprova cbc non pote va riuscir piì1 co ncludente. In una compagnia d'un reggimento di fant crin. in c ui l'itterizia c r:-~, per così dire, d ivenuta generale, fu <hl capi tano introclotlo l'uso dell'insalata sudde tta, c in IH·c·rc l'i tte rL~ i ,, s <·ompar re. Oltre alle rpide111i c accenn:ttc, ie quali avvennero tutte nell'esercito, se ne ddero alcune nella popo lazione civile, cù. una ne dcs~:ri sse il pro f. Gennai n Sée da lui osservata nel 1872 c non creduta catanalc, n. moth·o •Iella lcggrrezza ùei s intomi, ma a torto, la quale ri cunosccm a nch'essa la sua causa prima n<•lla scarsi tà e nella car ezza dci viveri a l'arigi app <:na liberata. dall'assedio, che costrin~evan o la povera gente a pascersi ùi cibi grossolani' e sempre identici.
Però an cbe nell' Europa centrare possono scoppiare e:pitleuile d'it.tcrizia non catarrale c proveniente da infezione o da allm causa. Su siff;tltc epidemie il dott. S ti tzer fece nel 18 16 una relar.ione e:,tcsa in cui sostiene che l'itterizia epidemica debba ripetersi più da infezione che da catano cd appartenga all!a categoria degl 'ittcri gravi ( l).
V. Senza voler contraddi re al sig . Konhorn ed acconsentendo con esso ci rca la causa delle epidemie d'ittcro da lui accennate, domandiamo se olt re c forse più dell' uniformità del vi tto ch'egli con tanto acume d'osservazione scgnala.va come precipuo movente di quelle epidemie non possano invocarsi quali concause le intiuenzc rc uma tizzanti che nella stagione primaverile in cui avvennero tutti que' casi d'ittcro so no pur tante c cosi potenti? Questa doma uda ci ser ve di tra.nsi:done naturale per discorrere brevemente del (egato 1·eunucticn del prof. Baccelli. Il clinico romano a cui (forse tton a torto) non va a sangue la nomenclatura di Frc richs relativa all'ittero brravc, la quale altro Cl) \l"ie!ler me,/l;m/sche l'I'C.<.<e. l ~id. J a l•rz XV II , l'\. 13 e st•g\lcll li.
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non indica che una lesione anatomica, dic'egli, credette più opportuno di sostituirvi una specificazione desunta dalla causa, dalle alterazioni strumentali e fu111zionali dell'organo, dalle principali modificazioni estrinseche ed intrinseche indotte dal morbo, e dalla forma di esso delini nel seguente modo un caso d'ittcro otfertoglisi, se mal non ci apponiamo nell'anno 1864: reumatismo del fegato - restrizione de' suoi diametri progressiva rammollimento giallo dell'encbima: ittero- colem ia - forma morbosa nomospastica, emoaplastica. · Noi non ci tratterremo a discutere se siffatto modo eli cnrn.ttcrizzar un morbo sia il miglior dei modi possibili e se con esso si raggiunga quella precisione a cui mira il preclaro professore, bastando al nostro scopo di mettere in sodo che le cause reumatizzanti Jlossono al pari di tante altre determinare l'itterizia piil o meno grave. E valga il vero, quando ciò sia accertato, chi c'impedisce di supporre che buona parte dei casi d'Ancona la cui origine è tut tora nelle tenebre non dipendessero da pertrigerazione del corpo? ~ella città d'Ancona l'estate è calda ma vi soffiano tratto tratto venti gagliardi, per cui chi deve attendere ad esercizi faticosi facilmente suda e travasi esposto pel fatto di que' venti a subitanea e completa soppressione del sudore. Se a questa cagione si aggiunge un eotal grado d'abbattimento morale, un alloggio antigienico, abuso d'alcoolici e simili, una insufficiente nut1·izione, condizioni che n'on è difficile di trovar riunite tanto nei militari che nelle classi povere della popolazione, sj può spiegare senza tanti sforzi un'epidemia di ittero gmve come se ne spiegherebbe una di bronchiti, di polmoniti, di angine tonsillari, ecc. nelle stagioni in cui tali malattie sogliono mostrarsi con maggior frequenza. E si spiega tanto più agevolmente, se col prof. Baccelli si tien conto della differenza che corre tra affezione ed infezione (l), e della possibilità che questa possa venir generata da quella, indipendentemente da qualsiasi miasma o zimo che ve·rrcbbe dall'esterno ad inquinar il sangue, come avviene nel tifo, nel colera, nella febbre giallo., ecc. Alterandosi l'organo secernente, è affatto ll) Giornale meclico dt Rom4. -
Anno 1865, pag. 65.
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ovvio che se ne alteri l'umore secreto, e che questo portato nel ton·cntc cu·colatorio determini un inquinamento generale del sangue, ovvero la colemia secondo il concetto che ne avevano gli ant.ichi, oppure an~he la pioemia, qualora la flogosi del parcnchima del fegato sia riuscita a suppurazione. F'orsc la bisogna corre meno spedita quando, invece che da una causa reumatizzante, l'itterizia fu provocata da un patema d'animo deprimente. Come agiscono le affezioni morali sul fegato? Determinando uno spas mo dei canali biliari? Provocan do spandimenti di bile negl'interstizi del parenchima. viscerale? Paralizzandone i nervi vaso-motori ? Probabilmente producendo or questo or quell'effetto, in ragione dell'intensità della. causa, della. predisposizione individuale, delle condizioni dell'organo nell'atto in cui la causa esercita la sua a~ione. Ma l'infezione succede di rado alle impressioni morali, e quando loro succede, ciò ha luogo lentamente e dopo un periodo di tempo di gran lunga ma.ggiore ili quello che richiederebbe l'epatite consecutiva ad influenze reuma.tizzanti. l'crò è mestieri non dimenticare che un patema d'animo deprimente può produrre tali guasti nell'apparato colegeno o coledoco da determinar la morte in meno di ventiquattr'ore. Abbiamo mccontato altrove come nel 1848 ci sia occorso di veder morire qua-si istantaneamente un soldato, a cui un suo compagno buontempone avea. prognosticato, in celia, che fra otto giorni sarebbe stato divorato dai croati. La sezione cadaverica rivelò la rottura della cistifellea con ispandimento nella cavità peritoneale di circa una cucchiaiata di bile. Ma lesioni di quel genere non s'incontrano cbe eccezionalmente. P er lo più ad un accesso di paura tien dietro la semJllice itterizia che si manifesta più o meno pr011tamcnte, c dura quando poche settimane, quando parecchi mesi. Abbiamo tuttora presente alla memoria il ca.so d'un nostro compagno d'infanzia che lasciato solo, in sull'annottare, in una stanza o ve stavamo a giuocare in parec<!bi, ebbe tale uno spavento cbe, dopo d'aver urlato e strillato per alcuni minuti senza trovar l'uscio per andar fuori da quella camera, cadde in deliquio, e fu raccolto indi a poco dai suoi di casa, accorsi alle sue grida, che lo rinvennero disteso al suolo, pallido e freddo come un cadavere. Gli furono senz'alcun
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indugio prodigate tutte le cure che richiedeva il suo stato, onde · risensò in breve, ma conservò nello sguardo un non so che di :pauroso e ad interYalli veniva agita.to da sussulti muscolari: passò una notte irrequieta; l'indomani era giallo come segUavessero dato nna mano eli tintura di colocintide. L'itterizia gli dorò olt1·e a sei mesi, malgrado i mille rimedii empirici e razionali che gli furono somministrati. Molti altri consimili esempi potremmo addone, ma ca. ne asteniamo perché, oltre ai tanti riferiti dagli scrittori di nosologia meclica, non v'ha sanitario, per giovine che sia, che non abbia avuto occasione di osservarne alcuno nella. sua. pratica., e perchè non è su fatti di quella natura. che intendiamo di fermare più specialmente l'attenzione dei lettori. Que!Jo che noi vorremmo mettere in luce si è se le epidemie ehe sia.m venuti enumerando e descrivendo fossero propriamente epidemie d'ittero grave come fu creduto o supposto da coloro che tbbero ad osservarle.Fino ad un certo punto ci pare di aver chiarito che ad onta di alcuni fenomeni che si pretendono camtteristici; di alcune rassomiglianze più o meno spiccate che si vorrebbero far valere, a nessuna delle malattie che dominarono a Gaillon, a Saint-CI.oud, a Lourcine, a Civitavecchia, n. Lilla, :td Ancona compete legittimamente il titolo di ittero grave o di n..trofìa gialla acuta del fegato. Imperciocchè questa affezione, come più sopra additammG, suol'essere sporaclica , a detta di A. Laveran, epidemica a focolai ristretti, secondo Jaccoud. Rendo, disertando sulla parte che nello sviluppo dell'ittero grave possono aver l'eredità e le influenze epidemiche, ammette dapprima una predisposizione od una ricettività congenita in forza della quale se un membro d'una famiglia fu assalito dalla suddetta malattia è quasi certo che un altro membro de!Ja stessa famiglia ne sarà colpito. Rammenta la storia riferita da Hanlon di tre sorelle che successivamente e coll' intervallo di alcuni mesi furono colte da. accidenti simili in tutto a quelli che costituiscono l' ittero maligno (Gu VES, Clin. Lect. o-n the Pront. of Med., t. 2°1 ·p. 255; 1848), nota che Budd menzionò un fatto quasi identico raccolto da Grifiìn {Dis. o{ tlle L iver, p. 270; 1857), che un:a. famiglia composta di quattro figli ebbe a sentir le strette del
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male c due soreomhettero ; e tinahttentc che, nel 1871, Dycc Duckwort h e \ Vickam Lc)!g cumrono due giovani, fratello e · sorella, che morirono eutramlti pres<'nt:1ndo i caratteri anatomici dell ' itt.cro grave (S.u:-<T-BARTHOLO)tEw's, Zli>~>pil. Rt~pot·ts, t.\' II, p. 208; 1871). (~ue:; ti fatti, so~g iun:;c l'autore sunnominato, non si potrebbero spiegare uni~:am c ulc colla somigl i;wza 1lclle t:ircoslanze occa;;ionali e delle cotlllizioni igieniche a l'Ili sono sù~get ti i membri di una slcs~a fami glia, e bisogna eri,)enlcmcntc ammettere unn. pred bpo:;izion c or:..:an ica. d 'altro ndc perfet tamen le sconosciuta. nella, sua es~enza. Circa questa opinione ci faremo lecito di osscnare che altro è prcdisposizionc org;mica, allro crellitù; che st i111iamo noi pure ncccssarin un'allilullinc pnrlicolarc dell'organismo per contrarre h\ malattia, ma non sappiamo disl'Crnerc nei fatti allegati 1' influenza dell'eredità prupri:unentc dett a. Comprentlcremmo clte tigli nati da par<'nti l!iliosi c tr;ll':1!.(liati da. malattie epatiche ne ereditassero, col telllpcralllcnto, la cli~po~izionc alle a.fl'ez i ~li di fegato, ma non sappi:uno capire come si po:<sa iuvot:are l'crr ùitù. a spiegare i htli suesposti, in cui rinHtlll'lHlo incolumi i genitori, uno o più tigli (anche tli sesso tlirerso) ammalarono d'una ste:;sa. varietà morbosa.. [n questo caso noi sareHHno pel focolaio 1·istretto di Jaccoud più che per la pretesa ert'di t;\ rlel signor Reudu, e ciò con t;\nta Hta~:..(ior ragione che conri l'ètHln iu;;iemc i membri di una st.e!>sa famiglia hanno COHtuui indubbiatucntc pa.rcccilic cause che possono dar orcasion<' a un dato morbo. Relatil'alnente alle influenze epidcmirhc, il siguor Rcndu asserisce che iu akuue cireosta.nze sill'att~t eziologia parve evidente, ed in prora cita l'cpidclllia di .Gaillon, non sen;m anertire che se essa, per diversi l:tti, si nccostara al tipo classico dell' ittcro grave, se 110 sco:Stara. per h~ :;u:1 ùcnignit:'t. Ricorda inoltre che nel 18()2 S;lint-Vel arcm fatto conoscere la relazione d'una epidemia an;\log;t, ma comparalinuncute pift llliriclialc, S\'iluppatasi presso tlonne gra.1•icle (Gru. Jlop., n' l 3i)i\ l ~(i), e che l'anno susseguente Banlinct osscrrara lo stesso fatto a Limogcs, in circostanze assolutamente 1>imili. Trcdit:i maiaLe furono colpite, cinque guarirono, altre cinque partorirono pr<:'maturamcnte, tre morirono in istato comatoso, in se:.;uito ad acci,Jenti atasso-1\di-
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namici (De l'ictè?·e rpùlémiq1tc clte;; les (c111 mes enreintes, nell' l!Jiilln méd., u• 133, H3li3). La!'ciando da banda queste ultime, sia perchè inficrirono fra donne incinte, sia percltè non ne conoscbmo i panit:oJa.ri sintomat ologici e nec ro~co pit:i. c riferenlloci soltanto alle cpit.lemie sumtncntovatc, t s pc~: ialtn C'nt c a quella di Gaillon, esterneremo il n()stro stupore che Frcrichs il foiHlatorc della uuova. nomcnclatum; il crC'iltOI'e, o se più g:u!Ja, l' inrcntorc dcll'atrofin. sntlrlctta, che dovem arcrnc ben fitLa in mente la forma, ;thhi<t ricoDO!jriuto nella nHtlattia d c~critta dal sil!nor <.:arville le fatt ezze clin irhc cd i guasti anatom ici che concorsero a formare qncl ~ no tipo, stando al quale nCJlpnr il fam oso caso del B::tw:' lli sarthhc a ril-{orc di rocaholo un ea,c> ti' ii trro gr a re. Infatti quel C:t!'O, che ~ li fu oll'C'rto Lla nn tal Brunet ti, non sarehhc stato printit iro, ma secondario; gi;H·chè colui ~:h c, lliCntre stara vuotando un pozw e1l era. tutto sudato e ansante per la futio ·a, vi cacltle tlèntro inopinatamcntc, malgr<Hlo il ratrrctlllnmcnto c lo sparento che ebbe n pror•lre a tutta prima, non ammalò d'cp:ltitc, ma siltl,cnc d'artrite che l'obbligò a <:c r~:ar rico· ycro all'oS}ICdalc di S. Spirito, ore rice,·cttc le opportune cure. Trn;;co~ i sette giorni c sranita rartritille, si esacerbò la fcllhre, le selcrotichc in~iallirono, c a poc:o a p o~:o tulto il corpo si fcc::e itterico; il malato fu fatto passare nllont dallo. cor~ia comune nel reparto del prof. Baccelli. Questi alht prima. visita notò: Giallore intenso di tutto il corpo, prostrazione di forze c stato d' inquietezza morale, di cui l'infermo non sa rendere alcuna nlgion c. Il polso che è piccolo e [rcquente,sulle 100 battute, a volte intermette. La cute non arida, ma cal(la piit del normale; più che dolore accusa graYezzn nel <'apo, le narici sono fuliginosc, la lingua screpolata. livida ed appuntnta all'apice. Ha sete ardente, rcspirazioun affrettata, tensione ipocondriaca saliente a destra, fegato che ne' suoi diametri tende a raccorciare, doloroso s:ltto la. palpazionc, turgida. la milza, ventre molle ma chiuso, orine scarse ma crocee. La sera si rinrenne1·o i sintomi stessi. La notte fu passata dall'infermo in un 'agitazione ed in un lamento continuo e si ebbero urine scarsissime e crocee. 2• giorno. - Polso e calore nelle condizioni identiche a quelle
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del giorno innanzi. Prosicguia la re trazione dei bordi epatici. l'infermo indicibilmente agitato da sensi di spasmodica contrazione del laringe e del faringe. Violente contratture muscolari nel collo. Ispirazione stentata, espirazione prolungata. e gravemente sonora. Colore della cute croceo. Vi appaiono punteggiature rosunt.re. Facoltà. intellettuali quasi libere. Tremore convulso degli arti superiori. Urine scarsissime tinte di bile. Ventre alquanto teso e chiuso. Alle 12 meridiane lo stringimento alla gola si fa più intenso, l'infermo è tremebondo negli arti. Poco dopo, calmato alquanto, e fattosi d'improvviso taciturno, apparso appena il rantolo di morte, spirò . Tale fu il quadro fenomenico presentato dal Brunetti; vediamo ora quali furono le alterazioni anatomiche rivelate dallo scalpello. Per brevità non riferiremo che quelle concernenti i visceri addominali, le lesioni dei visceri delle altre cavità non avendo dal nostro 1>unto di vista che un'importanza secondaria. Il cadavere esternamente osservato non manifestava che un intenso ed uniforme giallore qua e là interrotto da piccole maéulazioni emorragiche. "Dischiusa la cavità addominale vedemmo il fegato molle ed accasciato, di colore giallo verdastro non uniforme, ma qua e là.
per larghe aree s'intendeva la tinta descritta, !addove negli spazi mcdi IJrevaleva un color bruno venloguolo. La. resistenza o<l elasticità normale era sostituita da una depressibilità permanente, cd il fegato sotto le dita pareva untuoso. Incise le membrane esteriori si staccavano agevolmente, il taglio della sostanza luridamonte giallo era grasso, e non potea più ravvisarsi la tessitura. normale finamentc granulosa. Evidente era la. retrazione dci diametri tutti, ma prevaleva. sull'a.utero posteriore e sul verticale. n sangue presentava tutti i caratteri esterni di massima dissoluzione. Atro, fluente e ricco di bollicine olcagince. Non trombosi alcuna. in tutto il sistema venoso, nè traccia di flebiti, e molto meno di pus. Le vie biliari contenenti 'ttn fluido viscoso atro che poco richiamava i noti caratteri della separazione normale. Nessuna traccia di stato irritativo nè catarrale. Sottoposto al microscopio il fegato, si notò la profonda. alterazione delle cellule ed una grande quantità di nuclei e cristalli di ematina e principii bi li ari C g l':l!'SO.
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Lo stomaco tanto all'esterno come all'interno vivamente iniettato e cosparso nella cavità, che videsi nelle proporzioni normali, di denso muco giallastro, sotto il quale le membrane non offrivano alcuna organica lesione. Le intestina alquanto distese da aria avevano esteriormente un colorito giallastro; e solo presso i mesenteri si scontravano alcune maculazioni emorragiche. ~essun liquido estravasato nella cavità. addominale. La vescica intatta. La milza iperemica e rammollita, nel perisplenio gialla. Il sangue espressone aveva i caratteri descritti di quello deÌ fegato. Il pancreas normale. Le reni ingiallite nel perinefrio ma senza alcuna notevole alterazione (l). , Noi non istaremo a sofisticare sulla descrizione nosologica e sul reperto necroscopico del caso surriferito nell'intento di scuoprir nell'una e neH'altro qualche differenza col tipo classico dell'atrofia gialla. acuta del fegato, tanto più che il pro f. Baccelli avendo intitolato quel suo caso t·eumatismo del fegato, sarebbe . assurdo il pretendere che questo vestisse la fonua con cui si estrinseca l'atrofia e cagionasse nel viscere gli stessi guasti che questa vi suscita. L'abbiamo già detto c lo ripetiamo, ci farebbe assai comodo il poter mettere l'epidemia d'Ancona a carico del freddo e dell'Ullùdo coll'appoggio dell'autorità d'un clinico del peso e della fama del professore sullodato. Ma ci tormenta uno scrupolo che vorremmo ci venisse tolto. Il Brunetti (come si esprime il prof. Baccelli) cadde improvvisamente nell'acqua, ed era. trafelato e sudante allor che vi cadde. Spavento, impressione di freddo agghiacciante sul corpo madido di sudore, erano due cause e gravissime che avevano di conserva agito su questo infelice (2). Lo scrupolo che c~ morde ci viene da. questa dichiarazione, che le cause erano due e gravissime entrambe. Se erano due, perchè nella designazione causale del morbo se ne fa figurare una sola? N on potrebbe la causa. reumatizzantEl aver esaurita la. sua azione sulle giunture, e l' ittero essere stato invece promosso dallo spavento? (Contit~ua) li) Gt~-nale medico dt Roma. Anno 1865, pag. 67 e 70.
(2J 1b1d., pag. 31.
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L',\.n<'hilostominsi. - Da molto tempo non s 'era più sentito parlare di (jUCSta gravissima alf t•zionc parassitaria che è propria cd endemica Lieli' E gitto e tlci pae..;i t ropicali. .l\Iolti a nni addiet1·o, è nwo, fu veduta an ~.:hc in Italia e nel 1838 il Dubiui di :Milano cc la descrisse per il primo, tanto ne lla s ua forma patologica come nel parassita che la JWOtlm·c. Qu:llchc altro caso fu nota to in se~uito in L ombardia, ma sempre ).;olato, sporadico c prohabilm r ntc impol'tàtò, nè ci consta che dopo la scoperta del l>ubini la malattia sia mai stata cons iderata. come nos tralc o di carattere epidemico. Ora j)Crò l'attenzione dci mcùid c degli igienisti fu nuovamente risn·~liata dalla ricou1 par;;a tlcl lllOrho, ed è il I>rof. Coucato che cc In. annunci<t. E gli a~.:col sc tj ttasi c011tcmporaueamcntc nella sua clinicn. tre indiviLhli provC' nicnti dai ln\'Ori di traforo del Gottardo induùhiamentc atl'cl ti da an t hii(JSt.o mi<lSi cioè dalla ma lattia c;msata tla LjueJrcntozoario ncmatodc che s i chiama anehilostolll::t Lluodcnale. Quei tre easi pur troppo non furono . i s oli, giacdaè il mcllico eli .\jrolo, interpellato ~ullc condizioni ~anital"i e di quei lavoratori riferisce che gli infetti dal parassita ~on o colà a ecu t inaia. Trattasi arlmH1ne <li una vera epide mia, cd iu tal caso non sani. senza interesse conoscere più da vicino il ma lefi co animale e i gravi di:;ordiui clJC la s ua presenza arrct.:a all ' umano organi ~mo. L'a.ndlilus toma non ha che da 6 a Omillilllctri di lunghezza, c fursc è in causa della. sua piccolezza (come osserva il Darai n) che fu ri conosciuto così tanli in Europa. La sua bocca è armata d' una capstùa cornea piuttos to graudc e troncata obliquamente, c porta sul s uo margine quattro robusti uncini coi quali l'animale s'attacca alla ruemùraua mucosa. L 'anchilos toma è tauto comune in Egitto che da tjuando i ulcdici di là portarono lllnggiorc a t tenzionc nelle ricerche necroscopidae, la presenza dell'an imale fu notata ,in quasi tutti i cadaveri, in a lcuni in piccolo numero, in altri a centinaia. fi ccando le osservazioni di Griesingcr riportate dal Davain nel s uo t.rn.ttato s ugli cutozoari, l'anchilostoma abita il ùuodeno e il digiuno, non si trova mai nello s tomaco nè nell'intestino crasso. E sso s 'attn.cca con forza penetrando nella membrana mucosa c ::uche nei tessuti sottoposti. Il punto della mucosa addentato
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dall'animale è indicato da una cchimosi delle dimens ioni di una lenticchia nel centro della quale apparisce una macchia biancastra, g rossa come una testa di s pillo; in quest'ultimo punto la membrana mucosa è perforata in tutto il suo spessore, c dall'apertura il sang ue flui sce liberamente nell ' intestino la di cui cavità contiene talvolta una notevole quantità di questo liquido. Spesso la membrana mucosa offre un numero maggiore o minore di eleva tezze gn.uhli come lenticchie, livide o di un color rossobruno. Quelle elevate zze sono prodotte dall'accuunùarsi che fa il sangue tra la memlmma mucosa e la muscolare. Là entro ra ad abitar e l 'animale che si riempie di sangue c per lii più nuota n ello stesso umore. Il fatto più grave che si ac.lde!Jita. alla presenza dell'anchiloswnut, è il depauperamento c l'alterazione del s angue che ci s i manifesta sotto l'aspetto della più intensa oligoemia. 11 Griesinger chiama l'anchilosi orni asi clorosi (l' Egilto, e ne lla sua siutomatologia tro 1•i::uno no t ati tutti i fenomeni propri d el!' impoverimento sanguigno, cioè : pallore generale, rumore di soffio alle jugulari, palpitazioni, a cceleramento del polso, stanchezza delle membra, dimagrimento ge nera le che gradatamente progredisce fino al così detto ma.rasmo clorotico; viene in seguito. la dissenteria grave, gl'i nfiltramenti edematosi senza a lbumina nello w·ine. Importerebbe molto all'igienista iJ sapere dove s i trovino i germi di questo parassita fuori del corp o umano c quale ne s ia il loro più comune veicolo. Pare che le lan·e dell'anchilostoma esistano numcrosissime nelle a cque limacciose e nel fan go, c l' uomo le introduncbbe nel proprio coqJo portando alla bocca le mani imbrattate di fango o mangiando verdura poco pulita oppure lavata con acqua fangosa. Si sa ancora che a 45 gradi centigradi i germi muoiono. Per ques ta circostanza adunque gli erbaggi cotti non presenterebbero alcun pCJicolo. Lo stesso pericolo sarebbe scongiurato col sottoporre gli e rbaggi a ripetute lavature e col filtrare convenientemente l'a cqua da bere. P.
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RIVISTA CHIRURGICA
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"'Un CtLs o note vole di pne nmocel e s pontane o pro• dotto d al. uno !!!forzo. - (Revistr~ de meclicina y ci·rugia practicas, ~- 91). Riferiamo in compendio la storia di questo accidente che merita d'essere conosciuto se non altro per la sua rarità. Un uomo sulla cinquantina, di costituzione fisica deperita e che aveva sempre goduto buona salute, di professione carrettiere, era obbligato molto spesso a sollevare enonni pesi per caricare il suo veicolo. Un giorno facendo uno sforzo violento sentì un imprOv\'iso acuto dolore al lato destro del torace, cadde a terra e privo di conoscenza, fu trasportato in una casa vicina. In corrispondenza ùel grande pettorale destro al 5• spazio si trovò un tumore grosso quanto un uovo di gallina, molle, depressibile e crepitante e che sotto l'inspirazione si abbassava, senza però rientrare del tutto nella cavità toracica. All'ascoltaiione lasciava percepire il mormorìo vescicolare. Vi era tosse con minaccia di soffocazione. La diagnosi di pneumotocele spontaneo primitivo era altrettanto fùcile che sicura e il medico si adoperò subito per far rientrare il tumore, al che riuscì non senza fatica per l'ostacolo che opponevano le fibre dei muscoli intercostali formanti l'orifizio dell'ernia. Ridotto il viscere fu applicata una compressn.grn.dun.tn,poschc fredde e a1)parecchio contentivo ; internamente oppiati per combattere gli accessi di tosse. DOIJO pochi giorni comparve sul luogo affetto una larga ecchimosi cb e, senza far cambiare il metodo curativo, gradatamente scomparve con guarigione completa. dopo dicci giorni.
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Alla narrazione del fatto fanno seguito alcune riflessioni dell'autore, il quale si dimanda: come, e in virtù di qual meccanismo si produsse quest'ernia. Ci è forza ammettere anzitutto che la lesione non possa aver luogo che nell'atto respiratorio forzato e che questo resti impedito per occlusione della glottide. Una espirazione non compita per un qualche' impedimento e lo sforzo espiratorio costituiscono adunque il fatto fondamentale della patogenesi della lesione; ma questo solo momento pare che non basti giacchè non così facilmente si può comprendere la fuoruscita del viscere senza una. pregressa disposizione della parete che lo rinchiude, e questa disposizione potrebbe trovarsi in cicatrice, ferite, fratture, ascessi, ecc. L 'aria compressa nel p olmone per un atto espiratorio violento preme egualmente in tutti i punti della parete toraci ca, quindi non vi è ragione a credere che il polmone vinca la resistenza in questa parete in un punto piuttosto che in un altro; dobbiamo perciò conchiudere che il modo di formarsi del pneumocele cosl detto spontaneo (d'accordo in ciò coll'opinione di :M:ot·el-Lavalle), non possa effettuarsi senza il concorso delle cause predisponenti suounentovate, più tutte quelle altre ammesse da Crou vellier, il quale ha riferito ed illustrato un caso analogo, cioè la degenerazione b'l'assa. dei muscoli intercostali, la atrofia, la debolezza. congenita. od acquisita, e la. rottura delle fibre muscolari. Parrebbe anzi che questo ultimo fatto, la rottura, debba avvenire sempre o per lo meno sia più frequente che la divaricazione delle fibre stesse. La rottura. infatti avvenne nel caso surriferito, e fu chiaramente palesata dall'ecchimosi ; anche la rottura. però sarà stata. preceduta da qualche alterazione preesistente dei tessuti.
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RI\"lSTA DI TERAPEUTICA ., E~·cezlonule ldlo,.lncraslu JWr la chlulna. (Phila-
tlelp!tia !Jl cclic"l Times, G<'nuaio 181:\0). La signorina S., (lc'Jl'etit ;\i ann i ,·ent i, (\i buona. l' regola re cos tituzione organ ica, ha srmprc dimostrato una gnmde ricettività. per le malattie contagiose, npparte n ~ n1lo ad una numerosa famiglia, nella l)ualc c: ont russe e introtlusse molte :mahtttie. Qua ttro anni fa soll'crse la sca.rlalti ua. Antecedentemente all'<ìttuale occasione non aveva presa. mai la. chinina. 10 ollnbre 1879. - L a srguente ricetta fu prescritta dal medico curante per allontanare akuni disturbi Cb'eduti dipendenti da malaria: Pr: Solfato di chinina scrupoli due Polvere di capsico graui tre :Massa idrargirica grani died.
Fa capsule N. 10.- S., una caps ula. ogni tre ore. L 'inferma cominciò a prendere le capsule nelle ore pomerid. del giorno 10 suddett o, e no deglutì otto coll'intervallo di tre ore Ù!t una all'altra . .X ella sera del gioruo 11 an erti un prurito nelle palme delle mani, il quale si estese durante la notte a tutto il corpo, diycnue molcstissimo, e fu acco111paguato da insonnia e da grande ambascia. 12 ottobre. - L'inticra s uperficie cutanea si colorò in vivo
scarlatto, tlivennc gonfia. in alcune pa.rti, sensibilissima al tatto per fanna. che cm insopportai)ile ogni movimento, anche la s tessa pressione del corpo sul letto. L eggero movimento febbrile, congiunto a lie1>e innalzamento della temperatura.
RIY1STA DI TERAPEUTICA
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14 ottob1·e. - Osservai per la prima volta l'inferma. n coloro della pelle, come si è sopra descritto, somigliava ad un caso di scarlattina, ma il rossore era assai più i11tenso, e senza alcun vestigio di fina eruzione. Nessun sintomo d'infiammazione alle fauci; nè febbre. La sens ibilità al tatto diminuita. Era cominciata la desquammazione alle mani ed avambracci, l'epiùe1·miùe cadeva in sottili lamil1e. La Sllpcrticie delle palme di una mano si dcsquammò tutt.'l. intera. Un ammasso di quest'epidermide era stato conservato in un tavolo di fianco all'infermo. perchè lo esaminassi. La s uperficie di tale epidermide era ancora vivament.e colorata in rosso. La dcsquammazionc continuò finchè l'intero corpo perdette la sua cpider111ide, e la esfoliazione terminò nel giorno 17, appunto una. settimana dopo incominciata la malattia. solfato di chinina introdotto fu di 32 grani. In un recente tratta.to di " Materia medica e terapcutica n il dott. Phillips parlando dell'azione tisiologica della chinina si esprime nel modo seguente: " Esistono altre malefiche azioni locali della chinina, che sono meno costanti c delle quali parlerò brevemente. Una delle più singolari è la vi va c incomoda azione sulla pelle di alcutù individui. Più medici si sono imbattuti in vari m..'l.la.ti, in cui ripetute dosi di chinina, ma specialmente una sola dose ed abbondante, produssero irritazioni alla pelle seguite da vasta disquammazione. Si sono osservati dei casi in cui tutta. la pelle d i una mano, od anche di un membro, venne via come un guanto o come una calza , . In assenza di altra plausibile spiegazione dci fenomeni descritti, il caso suddetto è lecito di attribuirlo ad uno di 11uci casi di avvelenamento di chinina rammentati dal dott. Philipps .
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RIVISTA DELLE MALATTIE VENEREE· E DELLA PELLE
Nota sulla cnra clell'orc bUe blenorragica, pel dotto r s.\LV ATORE SoRTfSO tenente medico. Mio scopo non è d'intrattencrmi sulla genesi dell'orchite blenorragica, sia essa per metastas i blemiOtThagies tombée d<ms les bourses, come vogliono la più parte della vecchia scuola,sia es ~a prodotta dalla propagazione dell'infiammazione dell'uretra a ll e vescichette seminali, al vaso deferente ed all'epididimo, opinione cui convegono tutti i moderni sifilografi ; dirò solamente due parole sul trattamento. I sintomi che richiamano l'attenzione del pratico sono la distensione eccessiva dello scroto per eit'usione nella tonaca vagìnaie, ed i dolori intensi suscitati dalla medesima. La cura adu nque do vrà mirare a questi due momenti. Molte sostanze s'impiegarono onde scongiurare i gravi dolori e ad un tempo ridurre l'enorme volume che raggiunge lo scroto; i fomenti, i cataplasmi .emollienti ed ora eccitanti, l'unguento mercuriale bellarlonnato, il sanguisugio locale, le pennellazioni di tintura di iodio, le poscbe fredde d'acqua vegeto-minerale; mezzi tutti che alla loro volta o non giovarono affatto, o non furono tanto efficaci da lenire per un momento le sofferenze dell'infermo, meno ancora di abbreviare il decorso, talvolta lungo, del male. Si è veduto che la compressione espulsim guariva bene e presto gli edemi degli arti, non cagionati da ostacolo centrale, o da altro vizio organico nel circolo di ritorno; la compressione abortisce i tumori glandolari acuti, impedendone molte fiate la suppurazione; la me desi ma arrestò eziandio il progressivo accrescersi di tumori di neoformazione. La clinica facendo tesor o di
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!tl\'ISTA DELLE MAL. VEN. E DELLA l'EJ,LE
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questi risultati, ricorse nltimamente alla compressione pe1·la cura dell'orchite. Si adoperò il collodion, e si adopera tuttavia da ta.luni , come quello che risponde molto bene a fare una perfetta compressione abbracciando la superficie dello scrot.o. Pperò il medico si vedrà. ben presto e dopo la prima applicazione del collodion, stretto alla dura necessità. di sospendeme l'uso ed anche a proscriverlo, per i vivissimi dolori che suscita sulla parte ma1ata; e ciò avviene per l'insinuarsi dell'etere fra le screpolature d ell'epidermide che mal difende lo scroto considerevolmente disteso. Nè questo fatto voglia mettersi io dubbio, addebitando il dolore alla compressione esercitato. dal collodio n sulle pareti dello scroto, imperocchè gli stessi dolori si suscitavano quante volte . si adoperavano le pennellazioni di balsamo anodino di 13ates. Goutray nello. suo. coUcina ci ha fornito un succedaneo al col· lodion, la quale non contenendo dell'etere od altro principio irritante, concilia come quello unn perfetta compressione. Si adopera. nell'istesso modo, spalmandlone uno strato sulla superficie dello scroto due o tre volte al giorno. Non fa bisogno aspettare che il dolore sia cessttto o dimin·uito per cominciare l'impiego della colleina, come suoi farsi pel collodion, ma si userà non appena l'orchi te siasi dichiarata, ed in qualsiasi periodo del male; al secondo giorno il dolore sarà sensibilmente diminuito, o scomparso; al quinto col dolore si vedrù. scomparire l'edema; dall'ottavo al decimo giorno lo scroto sarà ridotto quasi ai suoi limiti normali; dico quasi perchè rimane spesso un po' d'ingorgo al testicolo affetto, che guarirà col tempo dll. sè, o mediante l'uso interno di ioduro potassico, semprecbè la blenorragia fosse interamente guarita da un pezzo, che altrimenti il flusso potrebbe ricomparire ed accrescersi talvolta. Una buona igiene ed il riposo a letto sono da raccomandarsi al paziente.
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TECXIC.\ E SERVIZIO JfEDICO-)IfLITARE
Iluno\'0 r e golamento aus tro-ungarico s ul ser\·lzlo •U s "nJtà lu ca1npagua. (Revue ·mililnire de l'ét1·cmger, t• trimestre ISSO). Il piano del regolamento è semplicissimo e logico. Il primo capilo lo prescri r e le norme della direzione del servizio. I capitoli cb c seguono trattano successivamente: il servizio dci corpi di truppa, qut>Uo d'ambulanza, quello ospitaliero sul teatro della guerra; e quindi il servizio di sgombero dci malati c feriti, e del mantenimento e rifornimento del materiale. Alcuni capitoli speciali sono consacrati al sen-izio di sanità nelle piazze forti e nella guerra di mon tagna.. I. -
DIREZIO).TE DEL SERVIZIO.
La direzione del servizio di sanità è affidato agli ufficiali sanitari atldetti agli stati maggiori superiori, e cioè: I• Al medico clivisl:ona,le, nella divisione; 2• Al -medico ùt capo del corpo d' m·mata, nel corpo d'armata.; 3• ~elle armate; a) Al medico in capo d'a1·n~ata 1 presso il quartiere generale cl'arm:tta.; b) Al medico in capo deii'Annce-Geneml-Kommamlo, presso l'..cb ·mee-GenrJral- Komntcmdo; 4• Al medifJO nut(f{JÌOI' generale presso il comando in capo delle armate (Annee ober Ko·mmwulo). Nelle piazze forti che hanno ricevuto il loro armamento di
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guerra, Ja. direzione del servizio sanitario è affidato al 'medico it~
capo della piazza. Siccome in tempo di pace i medici militari non banno che delle rare occasioni d'esercizio pratico nella diTezioue e sorveglianza ·del servizio militare di sanità in campagna., cosi il reg·olrunento raccomanda vivamente ai medici designali per queste direzioni di prepararsi, in tempo di pace, agli obblighi del loro servizio in gnem~o; esso indica come mezzi assai utili lo studio delle relazioni delle guetTe, in tutto quanto concerne il servizio di sanità in campagna e l'elabora:zione di temi ad esso relativi (1). n modo con cui si eserr.ita. la direzione dei medici in capo merita d'essere esn.minato colla maggiore attenzione. Il regolamento tratta. successivamente i doveri generali comuni a tutti i medici in ca.po 1 qualunque sia il loro impiego e i doveri particolari di ogni ufficio. Ecco, intorno a. ciò, la riproduzione testuale del regolamento. DOV'ERI GENERALI DEI MEDICI Ili CAPO.
" n medico in capo è, per tutto ciò che riguarda il servizio di sanità, un organo ausil'iario (Hilfsorgan) del comando militare cui è addetto. • E sso deve dirigere il servizio di sanità nei corpi e stabilimenti, conformemente ai regolamenti in vigore e agli ordini del suo capo militare e sorvegliare l'esecuzione delle misure sanitarie prescritte, e trattare tUitti gli affari concernenti il servizio di sanità. " È obbligato di prendere, verso il suo capo militare, tutte le iniziative di proposte che possano divenire necessarie, relativamente al servizio di sanità del corpo di truppa cui appartiene.
(l) Questi lavori sono molto in onore sui diversi servizi dell'esercito austro-u.ngartco. Come ese111pio di tali temi, che si presUUlo allo sludio deJ funzionamento del ser,;dzio di sanità, o dei Sérvìzi amministrativi in campagna è da citarsi l'opera seguente: • Da:! Tratn-CcmlU?ttcattons-u-na Verp{tl:qsw esen vom operatte>en Standpunlìte, degli ufficiali di st.'lto maggiore Ovauer e Guttenberg, Vienna 1871 "· Quest'opera ~ corredata da un voluminoso atlante, in cui lo sc~lionamento delle diverse frazioni del servizio sanitario è rappresentato sulle carte d'osservazione.
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TECl\ICA E SER riZIO
" Esso deve cost:wtcmcn tc cs::.crc informato sullo stato sanitario delle truppe, H'gliare su tutte le esigenze sanitarie, c qualora i mezzi eli porre riparo agli inconvenienti che soprayycngono sono n.l di sopnl. del suo potere regolamentare, è obbligato di sottomettere al comando, da cui dipende, le proposte necessarie. " Il medico in capo ba il diritto, in casi importanti cd urgenti, di rif<>rire direttamente al comandante c provocarne gli ordini. 1\Ia in 11uesto caso deve senza indugio far conoscere al capo ili l-htto maggiore gli ordini che esso lm ricevuto Yerbalmente. In tutte le altre circostanze, salvo quando si tratta di misure pw·amcnte tecniche o di llnistioui scientifiche, il medico iu capo de,·c dirigersi al capo di stato maggiore. " Il medico in capo è direttamente responsabile verso il Comando dell'esecuzione puntuale ùel servizio di sanità. Esso riceYe gli ordini del Comando sia direttamente, sia per mezzo del capo ili stato m a~giore. Esso rireve comunicazione di ordini chi! po s~o no intc rcs~a.re iJ suo servizio, specialmente quando è immincutc uno .scontro col nemico, onde potere in tempo ut.ile prendere la. necessaria iniziativa, e provocarne le relative disposizioni. " Per massima, tutti gli ordini e le disposizioni concernenti l'esecuzione del servizio di sanità sono emanati per mezzo del Comando, nel mentre che per gli affari puramente tecnici o scientitici il medico in capo corrisponde direttamente coi medici posti sotto i suoi ordini. " Il medico in capo è incaricato eli vegliare affinchè i medici, i corpi e gli stabilimenti sanitari siano costantemente prov\·isti del loro materiale al co-mpleto. Esso verifica le domande, c delibera sui buoni cla 1·ilasciarsi. " Il medico in capo tiene il r cgistm nominativo secondo il gnulo e l'impiego del personale medico c farmaceuti co posto sotto i suoi ordini: esso ripartiscc i medici e i farmacisti secondo i bisogni del servizio, cd è incaricato di tutti gli atl"ari concernenti iJ personale. " Il medico in capo, qualora non abbia al suo immediato ordine un medico di reggimento, è incaricato del servizio medico del r1uartiere generale o stato maggiore. " Onde potere utilizzare nell'avvenire le esperienze fatte d u-
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1·ante una campagna, su tutto quanto riguarda il funzionamento del servizio sanitario, e onde permettere di apprezzare se l'organizzazione elci servizio abbia corrisposto a,i bisogni, e se i tali o tali altri stabilimenti si siano trovati in numero sufficiente nl bisogno, insufikiente o eccessivo sulla tale o tal'altra parte del teatro della guerra, ciascun meclù;o capo tiene un libretto giorn(,liero, sul quale è obbligato di notare tutti i fatti importanti, concernenti il suo servizio. DOVERI PARTICOLARI DEI h!E.O lCI l:S CAPO.
MetUco tlhlslonale. " Il servizio di sanità dei corpi di truppe che ha per oggetto i primi soccorsi da darsi ai malati cd ai feriti, c il servizio delle ambulanze, che ha per scopo di trasportarli nel miglior modo c più rapidamente che sia possibile agli stabilimenti che sono alle spalle, costituiscono uua delle parti più importanti del servizio di so.nità in campagna. E cosl la direzione e la sorveglianza di queste parti di servizio, che appartengono sopra ttutto al medico divisionale, costituiscono per lui una missione piena d'importanza, di difficoltà e di rcsponsabU1tà. " Onde essere in grado d'impiegare giudiziosamente i medici della. divisione, ognuno secondo le loro migliori attitudini, cognizioni ed abilità, il medico divisionale deve mettersi persònalmentc in rapporto, quanto più spesso può, coi medici della sua divisione, o riconoscere la loro maniera (ti servire. " I n una divisione di fanteria, il medico clivisionale, qualora sembri imminente uno scontro col nemico, designerà i medici che dovranno serviTe nei posti di soccorso, e quelli che dowanno essere impiegati alla stazione di medicazione. Questa ripartizione sarà sottomessa al Comando, che la notificherà ai corpi di truppa. " Per massima, nei reggimenti di fanteria, il medico in capo del r eggimento, con due medici eli grado infe1·iore, si reca alla stazione' di medicazione, nel mentre che gli altri medici concorrono a disimpegnare il ser·vizio nei due posti di soccorso. Nei battaglioni di cacciatori è il medico in capo del battaglione che rimane al posto di soccorso e gli altri medici si recano al posto
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di medicazione. Ma questa non è una r('gola assoluta; il medico divisionale giudicherà se deve scostarsene, per trarre partito delle attitudini speciali del tale o tal altro medico militare. u I medici della ca Yalleria. e dell'artiglieria divisionale restano, in generale, colle loro truppe: non è che durante il corso dell'azione cbe, secondo l'andamento del combattimento, essi possono essere chiamati a concorrere al servizio déi posti di soccorso o della stazione di medicazione. u In una divisione di cavalleria i medici rimangono colle loro truppe. La destinazione eventuale dei n1edici ai posti di soccorso c alla stazione dl medieazione non avviene che quando lo stabilimento di questi posti o di questa stazione sia stato ordinato. Tosto che l'ambulanza (istituzione divisionaria di sanità.) l1a raggiunto la divisione, il medico divisionale propone al comando uno dei medici in capo dei reggimenti della divisione per compiere le funzioni di medico in capo deU'ambulcmz(! di divi-
sione della c<tvalleria. " Il medico divisionale ha l'alta sorveglianza dell'ambulanza. Tosto che questa ha raggiunto la divisione nella zona di concentramento, si accerta dello sta,to del mater:ialc e del grado d'istruzione tecnica del distaccamento della truppa. di sanità; se occorre, fa riparare il materiale, ovvero lo fa mettere al completo; utilizza tutto il tempo disponibile fino al pt;ncipio delle operazioni per completare per mezzo di corsi e di esercizi pratici l'istruzione tecnica della truppa di sanità. A tale scopo, esso propone al comando di far concorrere le ambulanlle alle manovre della divisione. " Il medico divisionale · non trascurerà. nessuna circostanzll per assicurarsi del grado d'istruzione dei portaferiti dei corpi di truppa e propone, se n'è il caso, di far loro ese~uire degli esercizi pratici in circostanze di manovre. Per quanto è possibile essi devono concorrere agli esercizi pratici delle truppe di sanità.. Il medico divisionale sottomette al Comando tutte le misure di igiene relative alle marcic, campi e accantonamenti. In caso di scontro col nemico esso prende gli ord.ini dal capo di stato maggiore della divisione per stabilire, situare e mettere in atto di funzionamento i posti di soccorso, le stazioni di medicazione, ii deposito di ambulanza c la colonna dei cavalieri dell'ordine teu-
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tonico; in mancanza d'ordine esso prende personalmente le dis p osizioni ne·cessarie. " Durante il combattimento il 1>osto del medico divisionale è veramente di preferenza alla stazione di medicazionel la quale sta nel centro della. sua sfera d'azione; q11ivi sorveglia il servizio dei medici dei corpi, wa non deve nonostante perdere di vista. i posti eli soccorso c il deposito di ambulanza, allorchè questo funziona per suo ordine. Per l'osservazione personale e per mezzo dei rappor"ti che gli giungono dai posti di soccorso, o chiesti al comando, esso si tione sempre al corrente dell'andamento della b attaglia, per essere in istato, secondo la situazione del momen tol di prendere le disposizioni p el pronto trasferimento dei posti di soccorsol della. stazione c del deposito di ambulanza. " .Allorchè una sezione di un ospedale di campo è addetta alla divisionel il medico divisionale fa tutte le proposte concernenti l a sua attuazi.one, il suo serviziol il suo sgombero e la sua dislocazione. " Dopo il combattimcntol mancando ordini superiori, il medico divisionale fa. le sue proposte pcl seppellimento dei cadaveri; sceglie luoghi convellieutil e dà le norme igieniche necessarie, e designa i medici che debbono concorret·e all'esplorazione del campo di battaglia e alle inumazioni. " Quando le operazioni sono momentaneamente SOS}>ese, il medico dlvisi<male sorveglia il servizio ddle infermerie aperte negli accanto·namenti e di quello che può essere institul to coi mezzi del de1>osito d'ambulanza. Medico in e&IIO del corpo d'armata. " Onde potere in tempo utile prendere, entro il perimetro del concentramento del corpo d'armata, le misure sanitarie giudicate necessarie, e allo scopo di dirigerne e sorvegliarne l'esecuzione, ogni ufficiale sanitario investito della carica di medico capo di corpo d'armata deve, al giorno prcstabilito dall'Istruzione sulla mobilitazione, presentarsi :~ll'autorità. militare territoriale della zona eli concentramento, la cui sede gli è stata notificata, anche se occorre per telegrafo, dal comando militare cui deve essere destinato.
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" Quest'autorità territoriale farà conoscere al medico in cupo del corpo 1l'nrmata le località dove sarà possibile di stabilire degli spcdali di risenn e tlci depositi di convalescenza, o gli indicherà i locali in cui gli spetln,Ji di campagna potranno, eventualmente, prepararsi. Gli fan\ conoscere gli stahilimenti che non devono essere utilizzat i .a ltro che nel tempo tlcllo spiegamento strategico, e quolli che rimarranno ancora, come spedali di riserva, dopo il principio delle operazioni ; lo mettcnì a giorno di tutte le indicazioni loc:tl i c statistiehe che possano interessare il servizio di sanità; da ult.imo, g li fornirà i meu i necessari per recarsi io tutti i luoghi di nccnuton::uncnt0 del corpo d'armnta. Quivi il medico in capo del corpo d'armata si rivolgerà all'ufficiale di stato maggiore inc:u·icato delle funzioni di quartiermastro del corpo d'annata, dal qua le riceverà le istruzioni complementari di cui ba bisogno, c gli indi cherà quello che v'è a fare. " Il suo primo dorerc consi. tenì nel fa r preparare pcl ricovero dei mala.ti i locali ·Se<:' lti per la formazione degli spedali; non dovrà però dimenticare che fJUCste creazioni di spedali non ananno ehc un cara.ttcrc, più o meno, ellìmero, c procurerà. di sfrut.tare prim:1. di tutto le risorse del paese c gli appro vigionamenti degli stabilimenti fi ssi, in modo da lasciare intatti , per <Juanto è possiùilc, i preparat ivi destinati per l'armata mobile. " Allorchè i locali destinati al servizio spcdaliero gli sembrassero non corrispondenti allo scopo, il medico in capo del corpo d'annata s' intende intorno a dò col quartiermastro, e ricercn , di concerto con lui, dci Duoghi più convenienti. " Il medico in capo del corpo d'armata, sempre d'nccor·do col quarticrmastro, designa gli stabilimenti ai quali i diversi corpi di truppa manderanno i loro malati. Gli ordini relativi n,gli spet!ali ùa campo che s i dovrebbero eventualmente formare, c le disposizioni concernen ti la loro apcrtur(.), sono dat.i per iscrit.to dal medico in capo ùel corpo d'armn.ta. " Subito che il quartiere generale del corpo d'armata è giunto nella zona dell'accantona.mento del corpo d'armata,, il medico capo del corpo d'armata prende la direzione immediata del servizio sanitario delle truppe e stabilimenti dipendenti direttamente dal quartiere generale ed esercita la. direzione superiore d el servizio delle di vL<;ioni del corpo d'armata.
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Il medico in capo llcl corpo d'armata, si assicura ehc gli stabili•nenti sanitari siano pronti ad entrare in funzione nel raggio dci rispetti vi acca n tonamcnti c ne rende conto al generale comandante il corpo d'armata. " Quando il principio tle!le operazioni è imminente, il medico t:c'\pO del corpo d'arnw.ta, propone al rispettivo comando le misure necessarie aftinchè i depositi ù'o.m huhtnz:l non mobi lizzati , come infermerie c ospcùàli di campagna già in funzion e possano essere sgomberati in tempo utile, o rilcv.\ti tanto da iufcrmcrie da campo, quanto da Sl•cd;tli di riserva, e possano essere messi in marcia contemporaneamente ai corpi d'armata. " Allorchè gli spedali da campo del corpo d'armata sono s tati designati per entrare immediatamente in azione, dovranno prendere il loro posto nella colonna di marcia, in tale posizione però, che permetta, in caso di scontro col nemico, di poterli portare rapidamente in avanti. " Al principio di un combattimento importante, quando uno spcdale ùi campagna è addetto al corpo d'armata, si deve cs:unina.re se una o più sezioni di spedale da campo debbano es;;ere destinnte alle divisioni, o se l'ospeùa.le da campo debba. essere attuato tutto intero o in parte alle spalle per ricevere i feriti direttamente dalle ambtùanze. Nel primo caso il medico in capo del corpo d'annata deve proporre che le sezioni siano portate in avanti; nel secondo propone il luogo per stabilirvi l'ospedale da campo, c ne dà avviso ai medi ci divisionali. Per le scelta della posizione, il medico in capo ùi corpo d'armata dovrà riconoscere personalmente, o prendere inform:uioni quali siano fra le località vicine quelle che meglio si prestano per stabìlirvi uno spedale mobile. Durante il combattimento, a. meno che non abbia ricevuto l'ordine di recarsi ad una stazione di sgombero, il medico in ca}lo di corpo d'annata starà al seguito del generale comandante per ricevere i suoi ordini, c per essere in grado di sottomettergli le proprie proposte nelle difl'erenti fasi del combattimento. " Durante il combattimento esso non interviene nelle disposizioni prese ìn ogni divisione, se non che per regolare il pronto sgombro dei feriti. I generali comandanti di divisione avranno ricevuto avviso del luogo ove sono situati gli spcdali da campo, e dei mezzi di comunicazione }ler potervi dirigere i feriti.
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" Qnanùo un corpo d'armata, per sgomberare dai feriti le ambulanze che sono in prima linea, tanto negli stabilimenti di seconda linea (ospedali da campo) quanto direttamente nella grande r ete di sgombero, dispone di una. via ferrata (o di battelli a vapore), il medico di corpo d'armata deve, se ne riceve l'ordine dal t;Omando generale, recarsi alla. stazione (o porto) d'imbarco, per diri::;eni e sor vegltarc il carico e scarico dei feriti. " Quando uno spedale da campo di corpo d'armata è occupato, il medico in capo di corpo d'armata invoca in tempo utile dal generale comandante le misure necessarie per fare avanzare uno spcdalc di campagna disponibile, o per far rilevare da uno spedale di riserva lo spcdale immobilizzato. " Terminato il combattimento, il meùico in capo di corpo di nrmata ùeve per quanto è pos:;ibile sorvegliare nelle ambulanze in prima linea il trattnmento c lo sgombero dci feriti; e se è necessari o provocare, o ordinare le misure che esso giudica necessarie in proposito. Finalmente quando gli sembra. opportuno di procedere al seppellimento dci cadaveri, fa le proposte necessarie, e ne sorreglia l'esecuzione. " Quando le operazioni sono sospese, il medico in ca1>0 di corpo d'armata ricerca un locale proprio per la creazione di una infermeria da campo pel corpo d'nrmala, e sorveglia alla sua organizzazione. Quando una sola infermeria non è sufficiente, il meùico in capo fa conoscere al comandau te generale il personale e il materiale necessario da chiedersi aii'Annee-Generale-K om-
m ando. Medico in Cll}IO d'armata.
" Al medico in capo d'armata nella sua qualit!~ di consulente del comando d'armata, incombe la proposta di tutti gli ordini tendenti ad assicurare l'armonia del fun zionamento rispetliyo degli sk'tbilimenti di prima e di seconda linea, e di quelli di riserva. Egli deve in tempo utile prcYcderc e riconoscere le misure che devono esser prese in tutto ciò che concerne il servizio di • sanità. " Il comando in capo dell'armata dispone dei mezzi sanitari generali; tocca al medico in capo d'armata di fare le proposte relative alla loro utilìzza:done.
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" Quando l'armata è riunita, il medico in capo d'at·mata deve assicurarsi che tutti gli ordini relativi al servizio di sanità abbiano avuta la rispettiva esecuzione. In caso contrario, propone le misure necessarie. " Prima del principio delle operazioni, esso decide quali sono, fra gli stabilimenti ospedalicri della zona di concentramento, quelli che devono rimanere in fun~ione in vista del servizio degli sgomberi; gli spedali da campo che devono essere t•ilevati ùa stabilimenti di riserva, e gli stabilimenti che possono essere iutiieramente abbandonati. " Inoltre, conoscendo la missione riservata ai diversi corpi di armat~ esso designa, nelle sue proposte, quelli che devono ricevere, pelloro servizio immediato, uno o più spedali da campo. " Esso sceglie le vie ferrate o fluviali destinate all'evacuazione di diversi stabilimenti spedalieri, c invoca dall'A,··mee-GeneralKo-mmando gli ordini che devono esser dn.ti, per questo sco~o, a.i comandanti dei corpi d'armata. . " Quando un'azione è imminente, il comando d'armata decide fino a qual punto gli spedali da campo debbano avanzare, entro qual ra-ggio e su quale linea di sgombero si debbano organillzare. " Onde assicurare agli spedali da campo c alle altre formazioni sanitarie mobili, assimilate alle ambulanze, secondo lo spirito della convenzione di Ginevra, i vantaggi della neutralità, il medico in capo d'armata provoca la conclusione d'una com·enzione speciale col nemico. " Allorchè è possibile di utilizzare delle vie ferrate o fluviali per l'evacuazione diretta dei feriti dal campo di battaglia e dagli stabilimenti di prima linea, si deve detenninare la stazione di sgombero e notificarla quindi ai comandi di corpo d'armata e all' A1·mee-General-Kcnnma1~ào. " Quest'ultima autorità dovrà dirigere nel punto designato il personale ed il materiale necessari. " Se il medico in capo d'armata non prende personalmente la direzione del servizio a questa stazione di sgombero, incarica nuo dei medici in capo del corpo d'armata. " Quando un'armata dispone per lo sgombero di più linee ferroviarie o di navigazione a vapore, fa d'uopo ripartire fra queste di verse vie, in proporzione alle risorse di ciascuno, i treni sanita.ri e i battelli-ambulanza disponibili.
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" Dill'<llltC la. b;lttaglia, <l meno che non sia occupato n. dirigere
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il servizio sanitario in un:L stazione di sgombero, il medico in l!apo d'annata sta vicino al comandan te in capo d'armata, onde potergli sottomettere, seeondo l'andamento della battaglia, le sue proposte per l' i111piego degli ~pedali da campo disponibili e delle ri ~en· e dell'.·ll·mee-General-J(I)mmando in personal e e in materi;\le di sanità. u Bsso sorveglia particolarmente, onde l'armata proseguendo la . ua marcia in ava,n ti, sia provvi sta degli spedali da campo necessari, c affinchè gli spedali organiìlzati siano o evacuati o ri levati nel più breve tempo. Per qu e~te disposizioni ò obbligato a inte ndersi coiL4.,·mee-Geueral-Komma.ndo. " Quando le opcra.zioni souo sospese, c soprattutto nel caso in L'tti l'armata soggiorui in vicinanza del campo di battaglia, il medico in capo d' armata provoca dall'.dt·mee -General-Krm~ mrwrlo le misure igieniche tcntleuti a preYcnire lo s\'iluppo di epidemie. Che se scoppiassero epidemie, avrebbe il dovere di prcnllcre in tempo utile le rnisw·e necessarie per l'apertura di ~ pedali s peciali per malattie contagioso. " Il medico in capo d'armata. dc\·c prevedere l'eventualità ùella. sostituzione dei medici capi di corpo d'armata. Egli sceglierà, preferibilmente dci medici principali da richiedersi alla. riserva clC'll'Ar-mec-Genend-J(om-mcunlo, onde non stornru:e dai loro importanti uffici i medici divisionarii.
;,[od leo cnrJo dell'ti ,.,,,.e-t.:t>ltt!••,l-li"""'""'ldo. " Nel mentre che la clircz\ono e In sorveglianza del servizio di sanità in campagna, in prima. linea, appartiene specialmente al medico dh·isioualc, le ul te riori cure c provvedimenti pci malati c feriti costituiscono la principale missione del medico capo del-
1'.·11··mee-General-Komm(mdo. u La possibilità di portare, in ogni circostanza, .ai feriti raccolti dall:t prima linea dei soccorsi opportuni e adegu:ui, eli p ende olall'uso giudiìlioso degli stabilimenti sanitari di seconda linea, dalla buona organizzazione del servizio degli sgomberi e dall'uso JH·udentc delle risen ·e del personale e materiale dell'.At··mee-Ge-
nm·al-J(onwrn 11do.
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"Allorchèl'Armee-Genet·al-Kommando è pervenuto noi rnggio di concentramento dell'armata ed ha cominciato a funzionare, tntti gli stabilimenti sanitari di seconda linea dell'ru·mata, pa,<;sano sotto gli ordini dell'At·mee-Oeneral-Konm6anclo e sotto la direzione del medico capo addetto ad esso. " Ilme(Lico CUllO dell'.At·1mie-General-Ko·mmando, si assicura che gli approvigiotHtmenti degli spetlali da campo posti sotto i suoi ordini e la riserva del personale posto a disposizione dell'At·mee-Get~eral-Kornmando siano al completo; fa., quando occorra, lo pro}loste per le riparazioni che sono necessarie e per la sostituzione del personale mancante. " Quando il deposito del materiale sanitario c di vestiario, c il deposito di campagna dei medicamenti si trovino gh\.nel raggio di concentramento o stiano pet· anivarvi, il medico capo prende parte all'ispezione amministrutiva di questi depositi, per assicurarsi del completo e buono stato delle riserve del materiale messo a disposizione dell' .Armee-Oeneral-Konunando. " Procedendo tosto all'ispezione degli ospedali da. campo e del deposito dei medkamenti, esamina i mezzi i più pratici e i più rapidi per procedere tanto allo sgombero degli spedali da campo, quanto al loro rilevamento per mezzo di ospedali di riserva, e, se occorre, creare dei succursali di deposito del materiale sanitario. " Rende conto all'.Annee-Geneml-Kom·manclo dell'esito delle sue ispezioni. " .Al pru1cipio delle oper::tzioni il comando dell'armata indica i corpi d'arm::tta, cui dovranno destinarsi degli spedali da campo pel loro servizio immediato; c conforme a questi ordini, il medico in capo clell'A,·mee-Genera.l~Kommcmclo propone gli ospedali da campo da comandarsi a tale scopo. " Si devono prendere in teuipo utile le disposizioni preliminari per assicurare il servizio degli sgomberi secondo i regolamenti. " Prima del principio delle operazioni il medico capo dell'Armee-General-KD'mmanclo propone le misure relative agli sg~>mberi degli ospedali da campo e alloro rilevamento col mezzo di spedali di riserva, e sorveglia in seguito aUa esecuzione di queste tnisure.
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" Quando l'armata marcia in avanti, gli ospedali da campo rimasti disponibili sono messi in movimento sulla linea della marcia dell'armata, di guisa che al momento del bisogno questi spedali possano servire da spedali di tappa o di passaggio, senza cessare di csset·e pronti, in caso di scontro col nemico, ad essere portati in avanti e a stabilirsi al primo segnale. " Quando una grande azione è imminente, il medico capo de l General-Ko-mm.ando propone in tempo utile di portare gli spedali di campagna disponibili sul posto loro destinato; provoca lo sgombero maggiore possibile degli spedali da campo già stabiliti, c ripartisce le riserve del personale e del materiale sanitario, messe a disposizione del Gencral-Kotn·mattdo, in gruppi corrispondenti ad altrettanti spcdali di riserva, onde al caso del bisogno, questi gruppi possano essere portati in avanti con tutta sollecitudine. " Allorchè il numero dci malati c feriti diviene tanto considercYole, che le ambulanze e gli spedali da campo non sono più sufficienti, il medico in capo propone di dirigere su determinati punti, alle spalle delle truppe, i gruppi del personale e del materiale tenuto pronto per la creazione d'ospedali di riserva . " Appena che le lince di sgombero sono stabilite, il medico capo, di concerto col capo di stato maggiore, propone di istituire le stazioni d'appoggio pei malati, e regola la misura con cui si devono istituire in prossimità delle stazioni d'appoggio, degli spcdali di riserva e dei depositi di convalescenza o infermerie. Il Geneml-Komrnancìo, rende conto al comando dell'armata dello stabilimento di queste stazioni, ospedali e depositi. " Per quanto l'Oncerne la riserva del materiale sanitario, il medico in capo deve sorvegliare onde gli approvigionamenti del deposito di restiario c del materiale sanitario, c del deposit.o di campagna dei medicamenti, siano portati io avanti per ricomple tarc gli approvigionamcnti degli stabilimenti di campagna, i quali a loro volta ùeYono fare le richieste in tempo utile. Medico maggior generale. Il medico maggior generale, nella sua q ualità di consulente del generalissimo per la direzione del servizio di sanità delle ar-
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mate, ha il dovere di proporre tutte le misure concernenti il servizio sanitario, che esigono assolutamente degli ordini generali, di massima e una direzione unica.. Il medico maggior generale dovrà lasciare la più grande iniziativa ai comandanti d'armata, ed ai medici in capo d'armata. per ciò che concerne la direzione e l'ordinamento del s ervi zio di sanità. " Il medico maggior generale concorrerà alla delimitazione dci raggi delle tappe da. assegnarsi a ciascuna armata, segnalando più particolarmente le lince delle tappe pet· cui sì faranno gli sgomberi : concorrerà a regolare l'ordine degli sgomberi quando una sola linea di tappe è utilizzata da parecchie armate: finalmente quando vi saranno molte linee, ripartirà fra le diverse armate i mezzi di trasporto disponibili. " Se nel corso delle operazioni, divenisse necessario di rcgoJarizznre l'uso degli spedali da campo e di riserva, del personale e del materiale addetto alle ùiverse armate, ò il medico maggior generale che propone le disposizioni necessarie. " Le disposizioni relative alle altre attribuzioni del medico maggior generale, ed agli altri affari da trattarsi da lui, sono ordinati, in caso particolare, per mezzo del generalissimo. ,
II. -
ESECUZIO~E DEL SERVIZIO.
IL SERVIZIO DI SANITÀ NEI CORl'l DI TRUPPA.
Nell'esercito austriaco, nl momento che sta per iniziarsi un combattimento, i medici di ogni corpo di truppa si dirigono ai posti di soccorso, insieme agli infermieri porta-zaini, o alla stazion e di medicazione, che già s'e formata col personale e materiale proprio dell'ambu1anza divisionale. Non è in questo capitolo che il regolamento descrive il servizio del personale sanitario reggimentale sul campo di battaglia; e, siccome durante un'azione il servizio di sanità dei corpi di truppa si limita. al ria.lzamento dci feriti c al loro trasporto fino à.l posto di soccor so, cosl studieremo solo il funzionamento dei porta-feriti reggimentali sul campo.
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Ricordiamo elle nell'esercito austriaco vi sono i porta-feriti solta nto nella fa nteria c noi cacciatori, o che in o~n i reggimento di linea o di riscrm vi è un l •'el<lwebcl porta-feriti ; in ogni battaglione un Ci1J10ralc porta.-feriti; e in ciascuna compagnia una H JUadra di tre porta-feriti. I porta-feriti di ogni battaglione sono formali su tre ranghi, cia::-cuml fiJa composta di una squadra, il sottuflicialc sul fianco destro; il ùistactamcnto marcia alla coda del battagli one cui apparticuc. l porta-feriti sono ann:tti soltanto della sciabola dci pionieri; portano il braceialc di Gin~vra, che li rende neutrali. Oltre alla propria boraccia, ne portano una più grande contenente una bcvandn vcr dissetare i feriti. Ogni squadra è munita di una barella, di una doccia per fratture e d'una lanterna a riflessore. l porta-feriti, come gl'infermieri porta-zaini, ricevono le loro competenze ùai cor11i cui appartengono. Qualora però, in determinate cin.:ostanzc, i porta-feriti ùi più reggimenti o battaglioni
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sono riuniti in un sol gruppo per un tcmJ!O nut~giorc di un giorno: il generale comauùa11 te la dirisione o la. brig<tta dà gli ordini necessari per proncdcre alla loro sussistenza. Qua1tdo tutti i distaccamenti di una urigata riuniti sono in un sol gruppo, il generale comandant e la brigata design<t un utficiJlle, nflìnchè ne prenda il comando. " To;;tochè un corpo di truppa si mette in linea di combattimento, il capo del corpo dà i suoi c•rdini relativi alla riunione c alla situazione dei distaccamenti di porta-feriti, affinché possano prontamente entrare in azione. l'or regola generale, i porta-feriti dci corpi di truppa sono formati in un solo di:;;taccamento. " Il comandante ùel distaccamento dei porta-feriti assegna il dovere eia compiersi tanto dai graduati che dalle squadre : quindi ne rende conto al comantlantC' del corpo, non clH' al medico capo del eorpo s tesso. " Tostochè l'azione comincia, il comandante di distaccamento s'informa delln situzione del posto di soccorso, ne avvisa i graduati c'i capi squadra; e, subito dopo, le squadre sono dirette sulla linea di combattimento. Talvolta alcune squadre sono tenute in l"iscrva per essere impiegate, n t'Ile circostanze urgenti, a con-
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concrc all'esplorazione del campo di battaglia, a. rinforzare le squadre in azione, o a tras pot·tare i morti. (~uesta riserva rimane sotto gli ordini immediati del conunùante di distaccamento. " Oumntc il combattimento, U comandante di distaccamento sorveglia il serrizio delle Sttuadrc che eseguiscono il va e vieni fra la linea di combattimento c i posti eli soecorso : eccita l'att i' 'ilà dei port.'l.-fcriti e veglia onde ritornino alla linea llel combattimento subito dopo che hanno deposto i loro feriti. " Sorveglia ancora, affi11chè, per quanto sia possibile, i portaferiti funzi onino sulla linea della propria truppa; nonostante essi devono soccorrere tutti i feriti, aulici o nemici, dando la prefer enza poi primi soccorsi a coloro che sono più gravementr colpiti. " Il comandante del dista.ccamento dci porta-feriti si n~sicura p arimente che le squadre carichino sulle barelle soltanto, quei fe r iti grnvi che non sono in grado di recarsi da loro stessi ai posti ili soccorso : quanto agli altri ferili vi souo coullot.li da un p orta-feriti, se banno bisogno d'assistenza, diversamente vanno d a soli. {' Un altro dovere del comandante del distaccamento sta nel far rnccogUere, quanto più può, gli effetti di anni e bagaglio dei più gravi feriti e profittare delle squadre per farne eseguire il traspor to, al posto di soccorso; e sorveglia affinc!lè i feriti lc~gieri non abbandonino nè le armi, nè i loro bagagli. " l porta-feriti, spt·ezzanùo i pericoli, devono cou l'O ra~gio c ris oluzione sforzarsi di profittare di tutte le accidentalità del terreno p er giungere al più presto vicino ai ferili. Questi, senza. distinzione d'arma, amici o nemici, riceveranno dai porta-feriti un s orso di bevanda. e una prima mcdicatura fatta coi mezzi di medicazione del pacchetto che ogni soldato porta ('O n sè; qnaudo la. ferita è grave e molto dolorosa, i porta-feriti devono soccotTere i feriti prima. di trasportarli, tanto a bracda cbe sulle bare lle, fino al posto ili soccorso. I feriti, atti a. marciare, seguiranno le squadre dei porta-feriti, per giungere ai posti di soccor so. " Per facilitare il loro servizio i porta-feriti, durante il combattimento, depongono lo znino a terra al posto di soccorso. " I p o1·ta-feriti sono incnricati inoltre di sbarazzare il campo
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di battaglia, mnttcnùo al sicuro, in luoghi coperti, gli uonum feriti di una. grn vezza. estrema e togliendo i corpi dei cadaveri dalle immediate vicinanze dci combattenti. " I caporali conducono e sorvegliano le squadre c si recano ovunque la loro presenr.a è ncccssaria, tanto per portare soccorsi, come per dare ordini, o trasmettere comunicazioni ai loro capi di corpo o n.l medico capo del posto di soccorso. E ssi sorvegliano particolarmente che i feriti atti a marciare se ne vadano direttamente al posto di soccorso senza farvisi accompagnare, tranne il caso di assoluta necessità, da un camerata valido. " Qualora i portaferiti non siano in numero sufficiente pel trasporto dei feriti, il capo di corpo, qualot·a lo consenta la piega che prende il combattimento, può distaccare, per secondare i portaferiti, il numero d'u~m1ini assolutamente necessario. " Le truppe non appartenenti alla divisione dirigono i loro feriti sul posto di soccorso o alle stazioni di medicazione delle divisioni di fanteria. " Quando le truppe del genio o dei pionieri eseguiscono dei lavOl; sotto il fuoco nemico, i portaferiti delle truppe che proteggono questi lavori devono dirigere delle squadre sulle linee del lavoro, e trasportare i feriti ai posti di soccorso, o alla stazione di medicazione della divisione, a meno che non sia stato impiantato un posto di soccorso dagli ufficiali sanitari tlelle truppe tecniche. " Finalmente il servizio di sanità. di l"linea al combattimento, cioè il rialzamento dci feriti, è fatto nelle truppe che non hanno portaferi ti (artiglieria, cavalleria, pionieri, ecc.) per cura dell'ambulanza divisionale. ( Qttesto cctpitolo COittienc ancora rttolte prescrizioni imJJOTtanti t·elative c'i servizi di scmitù durante le mat·cie, e alle stazioni). I
malati lcggieri sono medicati secondo le regole prescritte nel tempo di pace. Quelli che presentano malattia di probabile lunga dur:tta sono diretti allo spedale più vicino, o mandati all'autorità militare locale. In paese nemico, se si sono lasciati dei malati negli spedali ci vili, e affidati alle autorità municipali, è prescritto che se ne dia avviso al più vicino comando di tappa.
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" Ogni volt:1. che è n cccss :~rio, un ordine della dirisionc fa conoscere alle truppe, per ogui giorno ùi marcia, il Jmnln di tiunùme (che pc·r regola è il posto dell'awbulanza) dove i corpi dorran·no dirigere i malati llopo il lo!"() arl'ivo all'ac:campamcnto, o ull'atcan to nnmcuto. Qu::U11lO il >=iLO ùi riunione non è il posto dell'amhul:tll:t.a divbionalc, il comando di divisione rl;l ordini, dc"ignamlo, se occorre, il11 ~rso mtle medico e au~iliario necessario per uuuularc i malati indietro e pct· rcndcrnc avn:rlitù il comandante di tap]m più vicino. " I malati t11111 1lcr ono rilll:tnCh'C al punto di riuni onr c·hr il tempo strettamente n cce~:;nrio pcrchè siano prodigate loro le turc reputate d'urgr uza, nftint'hè l'amlmlanzn rlirisiona.lc o il pcr:;onalc medico au»iliario dc~ igna.ti dal comantlo, possa.uo ritoruare ai loro corpi Jll'l più hrevc tempo po:;::.ibilc. "Xegli accRnton:llncnti di uua r1ualchc durata, è instit nila, presso ogui corpo di truppa sotto la ùirc:t:ione del medico in capo, una ini'Pnneria per la cura dci malati lc~gi cri, e di quelli non trasportalJili: questi poi possono essere diretti all'infermeria centrale che l'nmbuhLnza ùivisiou.ale avrà. impiant.'l.la.. I locali c il materiale ù'iustnllazione, strettamente necessari, sono domandati al colllando dell'accantonamento o all'autorità 1unnicipalc. " Alla partenza delle truppe i malati delle infermerie ùei corpi c della centrale, sono manrlati, se possono marciare, allo sl:thilimento sanitario più vicino: se non sono trasportabili allora sono consegnati alle autorità municipab, e contcmporanc:l.mcnte ne vien dato an·iso al viù vicino comando di tapp:1 n· Alcune disposizioni relative al materiale e delle prescriZioni concementi i rapporti dllt çompi lars~ compleu.tno questo secondo capitolo del regolamento.
III. AJ-IDULANZA DIVISIONALE. La composizione~ l'organizzazione dell'ambulanza divisionale si suddivide in: 2 posti di soccorso ; l stazione di medicazione;
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TECXICA E ::iEHnzJO
l deposito d'ambulanza con materiale di riserva i l colonna dell'Ordine Teutonico. Quindi il regolamento pa,;sa a tratl,a1:c dcIl 'ambulanza divisionale in marcia. \"i è designalo il posto nella c:olonna di marcia: i reparti dci posti di soceorso, c In stazione dli medicazione sono }Joste in rango, colle ris pettive vetture, col carreggio comb:\ttentc: il deposito d'arulmlnnza colla riserva del materiale e 1:1 colonna sani taria dci cavalieri dcll'Urdinc T eutoni éo marciano colla colonna del treno bagagl i. Quanto al scrl'izio in marcia, cct.:o quah sono le prescrizioni del regohunenlo sul seni zio di sauit:'L: " In marcia l'ambuhlnza divisiouale riceve nelle sue vetture da feriti gli uomini che i mctlici hanno ricou<Gsciuto incapaci di proseguire 1:1. marcia : •Juinùi, giuuti all'accampamento, sono rimaudati tlall'alllbulan za :1i rispettivi corpi, meno IJUCI!i che devono entrare al lo sperlale. Se il numero degli uomiui iucapaci di JlHtrr.ial'e diviene considerevole tanto, che tu tti non possano essere caricati sulle vetture, i meno <lcboli sono all c~gt~l'i ti ùclloro bagaglio, che vien posto nelle vetture, e quindi seguono a pi edi la colonna: quando ve ne sia. bi:;ogno, sono assistiti da alcuni uomini della truppa ùi sanità sotto gli ordini ciel medico capo dell'ambulanza. Di tanto in tanto le vetture sono visitate, e i soldati che si sono rimessi in fon~a dcrono scendere per lasciare dci posti disponibili per quelli che potessero giungere. I medici dell'ambulanza durante la. marcia stanno presso le vet ture, tanto per poter soccorrere gl'infermi se per caso occorra, quanto anche per sorvegl iare e visitare le vetture. " Il comanda nte <lei distaccamento della truppa di sanità sorveglia la rigorosa osservazione ùcll'orctiue di marcia e pre\·ienc ogni inutile fem1ata. " .Alla fermata o all'accamp:uncnto l'ambulanza è, per norma, il punto ùi riunione dei malati che i medici della divisione dichiarano che d.cLbauo entrare allo spedalc. ,Per quanto è possibile, i malati i ncapaci di marciare dcvou o essere mandati dai loro corpi al punto di riunione colle vetture d'ambulanza. Quando i malati, in tal guisa riuniti, non p os~ouo essere aniati agli s ta-
MEJJICO-)IILJTA l{ E
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bilimenti spodalicri nè per ferro.via nè per· acqua, l'nmbulnnzn fa richiesta al comanùo del quurtier ~cncral c della di visione delle vetture necessarie pc! loro trasporto; essa ambulanza poi prO\'\'Cde a fornire, qualora occorra, il personale sanitario di scotta. " Xci caso di un nct:antonamento eli lunga durata, il deposito d 'ambula nza può fumd onare come iufcrllleria centrale, qualor:1 l'Crò il coma ndo della 'divis ione lo reputi utile. L'attuazione di questo tleposito deve essere determinato in tal g uisa che possa continuare ad essere ot:cupato, anche nel caso ù'attacco ùel nemi co. " Il materiale d'impia nto nccessal'io pct· l'istituzione dell' infermeria central e deve, per quanto è possibile, essere domand n.to alle autorità. muuic.:i pali e ottPnuto per mezzo di r equis izione. Xon s i ÙCYOno prclc \'are dalle ùotazioni del deposito di ambulanza che gli oggrtti eli assoluta nc t.:cssità, e che sarebbe impossibile di ottenere in al tro modo. " I periodi di sosta devono essere messi n profitto par istruire il personale e completare o riparare il materiale. " Quando un combattimento è imminente, il capo di st;'l.to maggiore fa conoscere, come meglio può, al n\edico divisionale le posizioni e i luoghi da occuparsi dali(• truppe, o almeno la direzione che meglio convie ne per stabilini i posti di soccorso, la stazione di med icazione e il deposito d'ambuhwza. Gli indica pure la linea di rit.iratn. Ottenute queste istruzioni, il medico divis ionale dà, sotto la s ua responsabilità, gli ordini speciali {!Oncerncnti : a) L 'in vi o del pcl'sonale delle vetture e del materiale s ul sito dei posti di soccorso; b) L 'impianto della stazione di medicazione, la designazione del pe rsonale di questa stazione e il suo approvvigiona~ me nto di materiale; c) Il se rvi~io del deposito eli ambulanza e della colonna sanitaria dei cavalieri dell'Ordine Tentoni co; cl) L 'i ncmnmin::unento della riserva del materiale. " P er massima i posti di soccorso e la s tazione di medicazione sono impiantati in ogni evenienza di combattimento di quals iasi importanza ; quanto al depos ito d'ambulanza, può, secondo
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TEc:->rC.\ E sr::rm zro
le circostanze, essere situato sul medesi mo 'luogo della. sta.zione tli meditazione, onero in un altro. I due l'C'parti s:tr(l.nuo prcfenhilmcutc riuniti, qu:uulo uno spctlale mohile o una delle sue sc:.:ioni si !rom stahilito as!';ti ri cino al can1po ùi b<\ltagliu, afti nchè i feriti possano esservi direttamente mandati dalla. sta.;.:ionc di m ellic::n~i o n e; oncro quando ò possibi le di istituire la sta;.:ione rli medirn;:ionc in aderenza di una. via ferrata o fluviale, di guisa che i feriti po;;sano essere dirNti tlalla stazione di medicazione, sia con tremi san ilari o ordinari, sitt per batte lli-ambulanze o n,ltri, verso un ospNblc mohil<· o rli risena più lontano, o sopra un punto della rete del sen 'izio degli sgQmbcri. l\Ia quantlo la distanza fra la stazione di merlicuzione e l'ospedale mohilc è troppo grande, e se non vi è nè stmda ferrata nè canale, il ùe po~ito d'ambulanza deve essere _interposto come scagliont! intermedio. " Delle undici vetture da. f~riti dell'ambulanza, Quattro, di regola, sono impiegate n- con~iun!rcre ciascuno dei clue posti di soccorso colla stazione di med icazione; le tre altre, più le quattro vetture dcii'Or•linc Teutonico sono impiegate per lo ,:gombcro dci feriti là do\·e esse sono più necessarie. Tuttavia ùisogna, h,1òare che la divisione non sia prin1ta delle sue vetture per tr'> ppo tempo, ([IHlllto potrebbe essere s utiì ci~nle perchè s i pote;;se riaccendere il comha.tt imento. Le vet.tme destinate a trasportare i feriti chi posti di soccorso c dalla stazione di medicazione, sono rivoltate col timcne verso la strada di partenza. " Quattro guide a cavallo sono adrlC'ttc, durante il combattimento, ad ogni ambulanzn. divisionale lli fanteria; esse de\' Ono conoscere e parl::u·e il tcdesl:O, c sono richieste dal medico in c:~po al com:tndo delle truppe di r.::wallcria dello stato maggiore. Sono incaricate di mantenere la corrispondenza fra la stazione di medicazione, il deposito d'ambulanza, i posti di soccorso e la. truppa; sono inoltre impiegate per trasmettere gli ordini ed i rapporti. POSTI DI SOCCORSO.
" I posti di soccorso sono, per norma, isti tuiti per brigata. " In terreno coperto o in montagna la loro distanza. dalla-
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linea di combn.ttimento sarà, di regola, minore cile in terreno s coperto. ~ In media questa distanza ùer e essere assai piccola per modo che i porta-feriti possano effettuare il tra. porto dei feriti dalla linea ùi combattimento ai po.sti di soccorso, senza troppa fatica, senza fare dei riposi e al passo accelerato. D'altronde la dis tanza <leve essere sufliciente atlìuchè i posti siano, per quanto possibile, al riparo del fuo co del nemico. Una distanza di circa. 1000 passi sembra convenit·c alla maggior parte dei casi. " I pos ti di soccorso, devono, quanto più si può, esser situati dietro il centro della brigata nella direzione della linea di ritirata, ma un po' al di fuori di questa linea, in guisa da lasciare · libero il passaggio alle truppe cile giungono dall'indietro e non ancora impegnate: le comunicazioni del posto di soccorso colla stazione di me dic~zione devono essere, quanto più si può, dir ette e semJ)re praticabili dalle vetture. Si preferiranno quelle posizioni cile da un lato oft"l·ono delle difese (come caseggiati, depressioni di terreno, boschi di alto fusto), e dall'altro assicurino al posto di soccorso qualche protezione contro il fuoco diretto, e contro una luco solare troppo intensa; c cile infine presentino anche qualche risorsa d'acqua, di pa~lia, e un piano .sufticiente per disporvi le vetture. " È però bene notare che tutte c1ueste vantaggiose condizioni -si troveranno raramente riunite, per cui si sarà costretti più di spesso a mettere i JlOsti di soccorso io rasa campagna, c ad attuarli alla meglio coi soli mezzi di cui si può disporre. " Tosto istituito il posto, il medico divisionale, per mezzo di una guida, ne dà avviso a quelle truppe per le quali il posto è attuato. " n comandante del distaccamento della truppa di sanità, dopo aver preso l'ordine del medico in capo dell'ambulanza, dirige sul posto di soccorso gli uomini della sua truppa, le vetture da feriti che ad esse sono addette, e quindi anche il materiale t olto dalla dotazione delle vetture tecniche, e cioè bandiere, can.ali per fratture, eçc. : e infine una guida a cavallo. " L'impianto del posto di soccorso si deve fare colla più .srande celerità. " Se v'è maniera di disporre di paglia o fieno, se ne fa sten-
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TEC~ICA
P. SERVIZIO
<lere per terra afri ne di por vi i feriti che non possono essere ·immedin.tamente caricati su Ile Yctture, e pci quali urge d i ftlre una. operazio ne chirur~ti ca, o di ri ordinare un apparecchio, o di ri st orarli con qualche bevanda . l\Inncando la paglia, è sempt·c necessario preparare un lttogo de l terreno per cori carvi i feriti. " S i dovrà provvedere sopra tntto per avere una sufficiente quantità d'aequa, per bevanda e per le mcdi ca t ure. Quando il tempo e le c ircostan..:c lo consentano, fa d' uopo, se ve n' ò bisogno, di accomodare i passaggi, riempire le buche o i fossi ecc., per fac ilitare l'accesso e le m:~.n ovre delle Yetture. (1) " Tosto attua~o il po~to di socco•·so, è segn:tlato di giorno da due banòiere, una a colori della convenzi one eli Ginevra, l'altra a colori nazionali; di notte da una lanterua a riflessore di vetro binnco con cro ce ros~a. " Il sottnfficiale de l dista ccn.mento, u.ùc\ctto al posto di soccorso è incari cato di mau tenere l'01·cline e la direzione dei la\"Ori d'impianto : comantla le corvées per andare n.ll'acqua, ecc., e r e goln. il movimen to delle vetture. Per questi incarichi esso si uniforma alle prescrizioni de l medi co in cn.po del posto di soccorso, e dispone degli uomini del suo dist..'\ccamento, compreso il sottufficiale del treno. " I mctlici militari des ignat i per funzionare al posto di soccorso sono, appenn. giunti, posti sotto gli ordini di quello fra essi che, fr:1 i g radi più elerati, è più anzitmo, il quale prende la di~ re;'.ione del servizio del posto di soccorso. " L o scopo principale del servizio sanitario del posto di soccorso consiste n eu· impiegare i mezzi più speditivi per mettere ! feriti in istato di essere trasportati fino alla stazione di medicazione. I feriti, cominciando dai più gravi, sono quindi visitati e medicati senza si tardo; ma i medici dovranno ricordars i che ai posto di soccorso non è conveniente di applicare degli apparecchi definitivi, o procedere a serie operazioni. È solo quando le cir costanze non esigono urgenz:1 che s i può cercare di facilitare jJ lavoro dci medici della stazione di medicazione applicando apparecchi inamovibili , o eseguendo
Cl} ,\lcuni pi r•ni!•ri fan nro p:11·ce df'll:t to·upp·t <li ~anic:i dPiramh ttl an7.fl,
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tutte ctnelle piccole operazioni per le quali occorre un tempo relativamente breve. " Per massima, il servizio sanitario del posto di soccorso si limita.: a) Ad applicare una medicatura semplice sulle ferite; b) A togliere le fasciature fatte dai portaferiti, quando sono applicate iu modo dannoso, quando si sono scomposte durante il trasporto, o qua.ndo la gravezza della fel'iita. o il dolore che accusa il paziente indichino di esaminarla; c) A non eseguire che quelle operazioni, ritardando le quali, la vita del ferito sarebbe in pericolo; legature d'arterte: introduzione di visceri non lesi, e sutura della ferita esterna, riduzione o estrazione di grandi scbeggie, ecc.; cl) A pone una tabcllina diagnosticru ad un bottone della giubba o cappotto, ogniqualvolta. che è stata eseguita un'operazione, o fatta una grande medica.tura; e) A rimandat·e ai loro corpi di truppa, dopo averli medicati, gli uo.mini lievemente feriti, e ancora in istato di combattere; (questi uomini saranno aggiunti alla prima squadra di portaferiti del t'ispettivo corpo, che torna alla linea del combattimento): a regolare ed a sollecitare il trasporto degli altri feriti alla stazione di medicazione, sia a piedi, sia in vettura, secon~lo le circostalllze; f) A rianimare gli uomini in istato di morte u..pparente o di sincope ; ad amministrare un cordiale agli uomini sfiniti; g) I feriti che hanno ricevuto le cure chirurgiche sono, conformemente alle prescrizioni dei medici, diretti verso la stazione di medicazione, sia col mezzo di vetture da feriti, sia mercè carri di requisizione ben adattati per tali trasporti: quelli che possono marciare vi sono avviati a piedi. " Ogni vettura è scortata ~a un soldato della truppa di sanità. La sua principale missione consiste nel dare a bere ai feriti durante il trasporto, come anche a prestar loro, quando sia possibile, quell'assistenza che il loro stato reclama. " Le armi c i bagagli sono, possibilmente, trasportati sulle vetture su cui si trovano i feriti: se le armi sono cariche, se ne devono estrarre le cariche. " Se per l'andamento del combattimentc è d'uopo di cambiar
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TJ:;CNICA E SEP.YJZIO
sit o al posto 11i soc:con;o. e manchino gli 01·clini del comando della
ùivi:;ionc1 spetta al medico divisionale di sccglicre il momento opportuno e di provvellere alle di:::posizioni neccssru·ic. " In ogni circostanza, il posto ùi soccorso tlc\·e conservare le cOJ1JUnicazioui colle truppe comhattcnti da una J!Drtc, e colla SI azione da medicazione dall'altra: questo risultato si ottiene dal va e vieni dei l)Orta-feriti, e col mezzo dci sottufficiali dei dis tac~.:amcnti, dci porta-feriti c rlclle guide a cantllo. " (~uando il posto di soccorso si muove aU' avanti o di fianco, si lascia sul punto ahbamlonato, o qualche uomo delle truppe d i sanità, o tlei segnali di con \·enzionc (come per esempio delle pertidl c sostenenti dei fasci di paglia, c sotto un an•iso che indica il nuovo posto), e tutto questo per indicare alle \·etture, che tornano dall' indietro, il sito ove si è portato il posto. " Qualora il nemico si ritiri comhattendo, è 11' uopo tanto di portare il posto di soccorso in avanti, lluanto d'istituire un secondo posto in una situazione più avanzata; in questo casò si ordinerà UIHL doppia catena di porta-feriti, a meno che le vetture non possano giungere fino al nuovo posto. '' Se il nemico invece guaùagm~ terreno, il posto di soccorso si deve prontamente togliere ed inviare i feriti indietro. Che se l'avanzarsi del nemico è rapido tanto che sia necessario di abbandonare il posto senza aver modo uè temJ>O di togliere c far trasportare i feriti; nHom la bandiera di Ginevra rimane issata }Jrcsso di essi per proteggerli. " Allon1uando si clebbano lasciare sul posto del feriti, si preferiranno quelli del nemico non traspot·tabili, a quelli dell'esercito nazionale. " Spetta al medjco in capo del posto di soccorso eli decidere se un medico, o alcuni uomi11i di sanità debbano restare presso i feriti al posto di soccorso. " Il J>ersouale e ·il materiale lasciati indietro sono protetti dalla conv(\nzione di Gine'vra. " Dopo il combattjmento, quando tutti i feriti sono medicati e trasportati, il medico caJ>O del posto di soccorso va a prendere gli ordini dal medico divisionale.
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ST'AZ IO XE DI ~IEDJ CAZI OXE.
:Mentre il regolamento germanico stabilisce per norma ordinaria la s uddi visione della stazione di medicazione, il regolamento austriaco non ricorre a cptesto spctlicnte che in caso di assoluta n eccssitil; e ciò allo scopo di uon recare imhara1.zi ai movimenti d elle truppe col moltiplicare queste stazioni e di sparpagliare le risorse sanitarie del personale e materiale. La posizione della stazione dov'cssc1'C tlctrrmina ta, per qua nto è possibile, dall'online del giorno; in nuwcanza d'ord ini il mc• dico divisionn.lc sceglie la posi?.ione nella direzione indicatagli daJ capo di stato maggiore e ne rende conto n.lla divisione. La posizione dev'essere diet1·o il centro della divis ione, vicino alla linea. principale della. ritirata, in comunicazione coi posti di soccorso per mez1.o di vie carrozzabili. Dis tanza minima 3000 pn.ssi dalla linea di combattimento; la distanza. di 5000 passi è reputata quale la più conveniente al maggior numero dei casi, nell 'intendimento che la staziono di medicazione diviene così più indipendente dalle vicende del combattimento. Il rcgolamonto raccomanda di sr.r.gliern i cn.<:eggiat.i spaziosi, le ville U.i)erte c le chicse. La vicinanza di rism·se d'acqua, paglia., legna c una condizione indispensabile, come anche la facilit:i. dell'accesso, e la. vicinanza di un luogo adatto per le vetture e per farvi la cucina di campagna. Riguardo all' impiantamento della s tazione di medicazione, le prescrizioni del regolamento differiscono poco da quelle concernenti i posti di soccorso. Si raccomanda però il provvedere abbondantemente e a tempo i mozzi d' illuminamento, in vista che l'operosità dellayoro di cura e assistenza dura quasi sempre tutta l'intiera notte. Il comandÌmte della. truppa. di sanità ha per principale missione quella di mantenere la disciplina c l'ordine nei trasporti di sgombero; esso si procura, mercè requisizioni, le vetture del paese, e richiede al comando di piazza del quartiere generale tutti i mezzi di trasporto che ha disponibili. ..... I sottufficiali coadiuvano il comandante nel mantenimento dell'ordine e sono incaricati, alcuni di mantenere le comunicazioni
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TECNICA E SERVIZlO
fm i posti di soccorso, e la. stazione di medicazione, altri quelle speciali dell'ordinamento dei trasporti e delle corvées. La truppa è impiegata, conformemente alle disposizioni del medico capo della staàone di medicazione c dlel comandante del distaccamento, nel secondare ed ainta,re i medici, nel preparare e distribuire gli alimenLi e le bevande, Rei formare i con vogli di sgombero, nel fare le corvées, e all'occorrenza anche nel concorrere al servizio di portnAeri ti. Il servi:.: io medico, propriamente detto, della stazione di mcdica:r.ionc è sottomesso alle stesse regole come nell'esercito gennanico: suddivisione del personale medico in tre sezioni (visita, operazioni, appa.rccchi); compilazione delle tabelllne dia.guosLiche, ccc. In poche p(~rolc, questo servizio così si riassume, secondo il regolamento sul servizio sanitario: u Lo scopo principale dell'intervento medico, alla stazione di medicazione consiste: l • .A provvedere alle indicazioni chiru·rgiche le più importanti ; 2• A metter·c i t'c ri ti, al più presto possibile, in condizione di essere trasportati. , La stazione di medicazione è sotto gli ordini superiori e sotto. l'alta direzione del medico divisionale. In sua assenza, la clirezione appartiene al medico capo della sta1.ioue di medicazione,.. cioè al medico più anziano del grado più elevato.
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DEl'OS!TO D AMDIJ!.Alì'ZA •
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Il deposito d'ambulanzn può essere impiegato tanto nel luogo stesso ove è collocata la stazione di medicazione, quanto come scaglione intermedio fra questa e gli stabilimenti sanitari dell' indietro. Nel primo caso è incaricato principalmente di soccorrere quei feriti gravissimi, che dovranno probabilmente soccombere per le loro ferite. Xel secondo caso, il deposito serve ùi punto di sosta ai convogli di sgombero, assicura ai feriti le distr-ibuzioni necessarie,
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e riceve quelli che non possono continuare la loro strada senza nuovi soccorsi. L'ordine di attuazione del deposito d'ambulanza è dato dal medico divisionale. L a posizione sarà. scelta, preferibilmente, nella vicinanza di una stazione ferroviaria. I locali devono essere n1sti, aerati e con molta. luce; torna più utile collocarsi all'aria aperta o sotto le tende, che in sale infette per aver già servito di ricorero a feriti o infermi ; è migliore assai una tettoia che un luogo ingombrato. L' impiantamento sarà dei più semplici, e deve consistere nell'allestimento di letti provvisti di coperte, e della cucina. È mercè le requisizioni che si <;aprono i vuoti e le mancanze di personale e ùi materiale. Come tutti gli altri stabilimenti sanitari, il deposito d 'ambulanza innalza di gioruo come di notté i segnali regolamentari. Quando il deposito d'ambulanza è stabilito separatameute, la dirèzione del servizio è esercita-ta dal medico in capo dell'ambulanza divisionale. Il deposito rl'amhuln.nza. è levato pl\r ordine del medico divisionale; in mancanza d'ot·dini, il medico capo dell'ambulanza può efJ'ettuare il rilevamento di propria. autorità, quando lo creda utile, salvo a renderne conto al medico divisionale. Quando l'esercito marcia avanti, il deposito d'ambulanza consegna alle cul'e delle autorità. civili i feriti non trasportabili; in caso di estrema necessità, si lascia con essi una parte del personale e del materiale, in attesa dell'arrivo di uno spedale mobile. In caso di ri tirata, il deposito d'ambulanza si ritira, lasciando i feriti non tmsportabili alle cure dei municipi, e di una parte del personale lasciato indietro e sotto la protezione della Convenzione di Ginevra, col materiale strettamente necessario. SOOl\UJEnO DELT•A ST,\<IlOlH} Dl MllDlCAZION'El 1
E DEL DEPOSITO D AMBULAXZA .
Lo sgombero dei feriti della stazione di medicazione sul deposito d'ambulanza e di questo sugli stabilimenti scaglionati alle spalle, si fa col mezzo di vetture da feriti o di vetture delle colonne di trasporto dei feriti, o col mezzo di altri veicoli otte-
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TECKICA E SERVIZIO
nuti 11er cura del comandante del distaccamento della truppa di sa1ùtà, e adattati pel trasporto dci feriti. " Tosto che un certo numero di vetture hanno ricevuto il loro carico eli feriti, sono dirette, sotto la scorta della truppa di sanità o allo spedafe o alla stazione rli sgombero. " Di regola si designa un soldato per 20 o 30 feriti. I convogli più numerosi, che non devono in modo alcuno olt.repassare i 100 feriti, sono affidati ad uu sott' ufficiale, o ad un Gefreite. " Ogni conduttore riceve un foglio di via, sul quale dichic\ra di aver ricevuto i feriti. " Ln scort.a clel convoglio è incaricata in marcia di distribuire bibite e di assistere i feriti. Per tale servizio il conduttore ri ce,·e. il materiale necessario. Se durante la via un morto, o un ferito dovesse essere lasciato in una località, ne sarà fatta l'annotazione sul foglio di via. " I comandanti di tutte le truppe e di tutti i convogli in marcia, sono obbligati di dar libero passo ai convogli dci ferili, che ]Jer segnale, avranno innalzate sulla prima vettura due bandiere, l'una coi colori nazionali, l'altra con quelli della Convenzione di Ginevra. Queste bandiere devono essere tolte dopo consegnati i ff?riti. " Tutte le vetture utilizz<lte pel trasporto dei feriti , deYono, dopo la consegna di questi, essere rinviate alla stazione di medicazione, o al deposito d'ambulanza. Terminato il combattimento e compiuto lo sgombero, le vetture di requisizione e quelle messe a disposizione dell'ambulanza sono rimandate o,·e furono prima tolte. Allorquando sono state ticevute delle vetture dalle colonne delle sussistenze, alcuni uomini prelevati dalla scorta del treno restano con quelle per ricondUI·le poi alla colonna tostochè saranno toruate disponibili. " Gli uomini feriti leggermente sono riuniti alla stazione di medicazione in distaccamenti, e diretti (in vettura quelli che non possono marciare) sotto la scorta dei sottufficiali feriti ali a prossima stazione di sgombero o ad un punto di riunione meno lontano. Al conduttore si deve consegnare un foglio di yia. L 'o spedale destinatario, e in mancanza di questo, il comando di tappa d el punto di riunione dovrà provvedere al ritorno delle vetture. " Quando vi siano linee ferrate o fluviali che abbiano potuto
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facilltitr e i mezzi di sgombero fino in prossimità dell' esm·cito combatte nte, o qua ndo l'ambulanza possegga i mezzi eli étl"ettuare il tras po rto dei feriti fino alla stazione di sgombero, i feri ti devono naturalmente essere condotti fino alla stazione di sgombero o al posto per mezzo del quale e ntrano direttamente nella rete degli sgomberi. " P et· quanto s i potrà, s i do vrà cercare prima del principio dell'azio ne, di portare inna nzi dei mozzi di sgombero (treni sanitari, convogli ili malati, bat telli ambuJa nze) in guisa da po tere procedere allo sgombero immediato. Se la cosa può fa rs i, è il capo del servizio tras porti s ulle vie ferrate di campagna, che allora ha. [' incarico di fa re a va nzare i mezzi necessari ili trasporto. " Appena è stabilita la stazione di sgombero, il coma ndo ùel1' armata le fa conoscere la posizioue dei corpi d'armata che vi dovranno inviare direttamente i loro feri ti. " Il medico in capo dcii' a rma ta t>t'cnderà le s ue disposizioni per dirigere s ulla stazione di sgombero il personale necessario al serv izio medico e alle scorte che devono accompagnare i convogli. Questo personale è prelevato dalla. riservo. di quello messo a dispos izione del Geneml-Kowma·udo dell'armata . Mancando queste risorse si utilizzerà per questo servizio le colonne di traspol'to <li feriLi delle società eli soccorso, o un dista.ccamcnto di fanteria delle t ruppe dello s tato maggiore. Non è il caso di seguire il regolamento nelle po.rticolarit:ì. della parte amministrativa (che del resto è grandemente ristretta) dell'ambulanza. Per quanto riguarcla l'amministrazione, l'ambulanza è in tut to assimilata ad una piccola. unità di truppa. indipendente, e regolata ta.I ctuale lo sono queste unità. L'agente amministratore è il comandante della truppa di sanità. La contabilità come l'amministrazione sono ridotte ai minimi termini e cons is te il tutto in : et) Un giornale di ca.ssa; b) Un libro d'entrata per le derrate; c) Un libro d'entrata per la carne; à) Un libretto per le requisizioni; e) Un libretto per le compre; f) Un registro d'inventario.
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TECXICA E SERYIZlO
I conti sono chiusi ogni mese, e sono diretti all'intendenza. d ella divisione per cum del contabile incaricato delle liquidazioni. I l regolamento tratta, in seguito, in nlcuni articoli del servizio d'ambulanza della camlleria. E siccome questo serrizio non differisce da quello de lle ambulanze di fanteria, passer emo oltre, e lJUi è compiuto tutto quanto concerne il servizio di s anità s ul campo di battaglia.
I V.- SEUYIZIO SPEDALIEllO IX CA MPAGNA. S'è g ià veduto come in nessun caso avvenga che l'ambulanza divisionale si formi come uno spedale : essa non ha i mezzi n r cessari per questo; d'altronde deve s empre seguire i movimenti della dh·isione. Il servizio spedalìcro pei feriti non tra.sportabili è risermto ctuinlli ad a ltre isti t uzioni, che sono : in prima linea gli ~pedal i mobili; in seconda linO'a g li spcdali di riseh·a del teatro della g uerra. OSPEDALI h!O Bl LI.
Il regolamento austria<'o s i limita a dm·e le regole d el ser vizio interno degli s pcdali mobili; è su queste regole che s i restringe il st'guentc csaine del r egolamento. Qlllesto tlà, c con ragione, una grande importanza alla scelta del p osto di collocamento degli spedali mobili, ed ni locali ove s'im pia ntano. . Per norma , gli spctlali mobili messi a disposizione di un corpo d'armattt derono, in caso di battaglia, stabilirsi abbasttm za in avanti, affinchè i feriti possano c servi mandati colla più grande celerità. c col minor possibile disagio. Nella scelta del luogo per gli spt'dali mobili e dei locali destinati a ricevcrli, s i dere in generale tener conto per un verso dci principi igie nici e delle regole sanita rie, d'altra parte nnrhe delle facilita pcl rinnoramt'nto del materiale e delle risorse in mezzi di trasporto. Dopo le grandi battttglie queste condizioni s i potran no in verità tlifficillncn te ottenere; ma si procurerà. Jn·ima d'ogni altra cosa di da re proutamente ricovero ai feriti.
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Nonostante si dovrà sempre cercare di correggere gli incouren ienti inevitabili del primo momento, e mettere a. poco a poco lo stabilimeuto nelle condizioni volute. uffincltè il trattamento curativo possa farsi con s uccesso, e per prevenire che lo spcdalc non divenga un focolaio d'infe.-.ione. . Per quanto concerne i locali destinati ai feriti non si perderà <li visto. questo. n~gola ùcll'espel'ienza, che gli ospizi, le caserme, le chiese, i com'cuti, le scuole, che già per 'llHllch c te mpo hanno servito come ospetlali di guerra, sono gcn~:r;llm cu tc poco propri a questa dcs tinnione~ per n10 tiro dei pericoli dctrinfcziouc : si u seranno preferibilmente, c con r::mtaggio, delle sale (rasini) di riunione, dci teatri rl"estatc, delle sale di ginnastica, dci luoghi coperti destinati a giuochi, d elle fabbriche, delle serre. Si dovranno evitare: gli affollamenti di feriLi e malati numcl"Osi sotto un tetto comune, nella stessa guisa che il loro s pat·pag liamento in un uumCI"O t1·oppo gra nùe ili abitazioni, spMpagliam onto che imagli crchbc grandemente il servi zio medico c l'amministrazione. P er quanto concerne le condizioni d'igiene ch e devono avere i locali scelti per ospcllali, c cioù l~ cuhatura ùell'aria rCSl>irabile, la vcnliln.zionc, iii riscaldamento, l'illuminamento, il nettamento degli avanzi tl'ogni genere, le regole devono essere J>Cr gli ospedali mobili, t ali quali sono per gli o~pedali militari territoriali orùinari. Il medico in cavo è incaricato di ordinare l'allestimento interno dell'ospedale mobile. " Il medico in capo deve far procédere colla più grande celerità l'impianto tlell'ospcdale mobile che è stabilito doversi attuare aftincbè si possano al più presto coricare i malati e feriti e di~ stribuire loro gli alimenti. In mancanza di pagliericci, si stcn· dano gli uomini sopra folti strati di paglia, fieno, ecc. " La prima cosa da, compiersi immediatamente è quella della separazione dei mahLti dai ft:riti, e di eseguire la cerna di questi ultimi iu modo da potere al più presto curare quelli che sono 1>iù gravemente colpiti. Ogni gruppo di malati e feriti riceve il personale e materiale necessario, poi ognuno farà del suo meglio affinchè tutti i malati e feriti sia.no curati e medicati e che il scr• 1 vizio spcdalicro entri in funzioni normali.
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TEC:I!CA E SERV!ZlO
" Appena le r.in~ost:inzc lo conscnt:1no, s i farà. eli tutto per procurars i dci letti mereè rCtJuis izioni da far:;i nel paese, o di compom c con cav~tllctti e assicelle, poichè l'a.\·erc dci letti è la condizione la più inJispcn:;abilc per assicurare ai maln.ti Qua posizione s icura, c per fav orire l'aereaz ionc e la nettezza del locale " Sulle por te si scriv01io con gesso le destinazioni dci local i " Contemporaneamente si d eve impiantare la cucina e il magar.zino: tutto IJUello cb e fa d' uopo d'avere si ottiene per retJUis izione. Per quanto s i può fare, è bene che la cucina s ia in un locale isolato : diversame nte si impianterà. o s otto una. tettoia, o all'aria aperta. " Il medico in capo procurerà con tutta premura di assicurare in tempo u tile un approvvigionamento di carne, di altre derrate, di bcra.nùc, e di viveri tli campagna. P er regola, appena s i entra in marcia per ritgg-iungcre il s ito dove de ve impiantarsi uuo s pedalc mobile, è n ccc~sario provvedersi di provvvigioni e viveri di c.tmpngna. per due o tre giorni almeno. Si possono ancora. prelevare dci vi veri in consena. Il trasporto dei viveri potrà esse r fatto con mezzi di re!JUis izione, o con carri della colonna s ussistenze. I vive ri del distaccamento della truppa di sa11ità s ono parimenti versati nella cucina. dc ll'ospcda.le che si va a sta.bilire. " I locali per gli uffici dell'amministrazione e per la farmacia sono assegnati ai rispettivi capi di servizio che vi si impiantano immediatamente. Il mo.terin.le necessario pc! loro servizio, si ottiene per requis izioni. " Per vicinanza degli uffici, si deve stabilire un luogo speciale pclriccvimento dci malati. " n comantla.nte de l distaccamento della truppa di sanità s i occupa degli allogg iameuti di tutto il personale dell'ospedale, e del parco per le vetture. " Appena stabilito l'ospedale mobile, le sue vetture sono impiegàte a trasportare del materiale, e a ricercare o sgomberare feriti e malati. " Ogni ospedale mobile impiantato riceve per le indicazioni le iscrizioni necessarie, éd è segnato d.i g iorno dalla bandiera. di Ginevra issata vicino a quella nazionale: di notte da una lanterna a rifiessore con croce rossa su vetro bianco. Subito che un ospedale mobile può ricevere malati, ne è dato
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avviso, per telegramma, se è possibile, tanto al Generetl-Kommetndo dell'armata, quanto al quartiere generale del corpo d' armata della divisione. Cominciando da questo giorno, l' ospedale mobile è considerato come stabilito. Dopo un certo tempo che lo spedale mobile è stabilito, il servizio in tutte lo sue parti funziona conformemente alle rc~ole lJrescrittc Jler gli ospedali militari in tempo ili pì~cc. Tuttavia In gestione e l'amministrazione formano oggetto ili una istruzione speciale, di cui saranno notate più innanzi le principali cli:-pos izioni. Dopo le regole per la scelta del luogo, e per l' impiantamt'nto, non sono meno importanti quelle, relativamente al servizio san i- . tario generale, che rigu:trdano lo sgombero c lo scioglimento dcgli spedali 1r1obiiL Ecco quanto elice, intot·no a ciò, il regolamento: " Tosto compiuta l'attuazione dello S]Jedale, non si dcYc mai cessare dal procurare, per mezzo eli sgomberi pmticati più largamente che si può, ili far del posto per nuovi malati e feriti, e di star sempre in tale condizione da essere in grado di rimettersi in marcia. " Quando necessita che un ospedale mobile sia completamento vuotato, il G~n~ral-Kommcmdo dell'armata, in segu.ito n. proposta del medico capo, fa conoscere la destinazione da darsi ai malati trasportabili. Ciò fatto, lo sgombro deve essere condotto coli a. più grande rapidità, ma senza precipitazione, e senza nuocere alla sicurezza dci malati. " Allorquando il medico in capo stima di dover far disinfettare il materiale che si è usato in servizio, questa operazione deTe essere eseguita prima del caricamento delle vetture. " Un ospedale mobile non deve mai ess01·e rilevato da un altro spedale mobile, ma per norma, da uno spedale di riserva. " In questo caso, il materiale messo in uso nell'ospedale mobile è cambiato da. quest'ultimo, contro una quantità. analoga di materiale dell'ospedale di riserva. " La trasmissione dei malati si effettua come nel caso di sgombero sopra un altro spedale. " Tos tochè un ospedale mobile è vuotato o rilevato, se ne ùà
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TECNICA E SERVIZIO
avviso al Gcnercd-KommandiJ dell'armata, che trasmette aJl'ospc daJe mobile gli ordini del corpo d'armata cui appartiene. " Cominciando (}al giorno nel quale gli ul t imi malati sono sgomberati o licenziati, l'ospedale mobile cessa ùaJJ'cssere istituì t o. " In caso di ritirata dell'ar mata, l'ospedale mobile riceve dal Gcncrrtl-Konnnanrlo dell'armata {:(li ordini che prescrivono il momento di metters i in marcia, c che indicano la direzione della ritirata. . " Tutti i ma.l<tti trasportabili sono diretti all'indietro: que lli
non tmsportabili, c che non potrcùhero essere versati in uno stauilimcnto civi le sono lasciati in posto col personale c col materiale strettamente necessar i. Le armi dei malati lasciati indietro, devono essere t rasportate dall'ospedale mobile. " Può ancnirc, per la gravezza della situazione, cJJC l'os pedale mobile non riceva l'ordine di battere io ritirata: in questo caso deve invocare n'ordine del Geneml-Komnumdo dell'armata; ·se vi ha impossibilità, il medico cupo dovrà. cercare di renders i conto della situa.zione del momento, e se riconosce che c· é
qualclle pericolo a t.'\rdnrc ulteriormente, prenderà di sua iniziativa, c sotto la sua responsabilità personale la. determinazione di ritirarsi fino alla prima linea di difesa. Xc rende conto al Gene,·al-Kommcuuto dell'armata, coll'indicazione della. direzione che è stata presa. OSP.Ii:OALI 01 RJS f; RV A.
Gli ospedali di riserva non cost iluiscono, come gli spedali mobili, delle formazio ni o unit.:\ tutte costituite; essi sono formati, a l mom':lnto del bisogno, mercè le riscne del personale e matcriaJe messi a dispos izione del Gencral-Kom.nw.nilo dell 'armala; il numero e l' importanza degli spedali di riser va si regolano secondo i bisogni. " Per questo intento, dice il regolamento, la riserva del personale è nominativamentc rag::;ruppata in unità corrispondenti all'organizzazione degli spedali di risena. I l mc1lico capo del Get~cral-Kommcmdn dell'armata. s' intendc1 prima dell'iuiziarsi delle
operazioni, cogli orgnni competenti del Geneml-Kommando, per
~l E!JIGO - )! l LIT.\Ja:
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operare q ue&ta riparti zionc del personale, c pc1· tenernc i quadri a gioruo. Per norma, per o~nm1 o dci corpi d'armata che compongono un'armata, sono formati tre quatlri di p<:' r:;onale per ospedal i d i risernt <li 200 lelti. Il rimnneute del personale è a!ltler.to alle infer merie mobili,arJli spedali di sluzitiiW, e ni treJti ~anitm· i. Gl'interessati sono informati tlclla loro flcstin:uionc dal Gel/etal-Kommal!dfl dell'armata. La riparti7.ionc fra ~li sp<:'tlali di riscn a dci distaccamcn ti della truppa di sauità di ri ~err a o della Lall'lweln-, mcsi'a a di~posizione tlel Gene1·al-Kommnlldo d<:' ll'armata è fatta di concerto dal medico in capo, c riai eoman•lau tc dci distaccamenti c he ti<:'M i qund ri di ((UC1'ta ripartizione. Si rlol'l'à. per ma sima, sempre eritanolo per quanto è pos"ihi lc <li rompere le frazi oni costituite dci ciistaccamcnti , ri11art irc il più uni fo rmemente possihile, fra le clircr;;e uni tà cl<t i'tahilir i, gli uomini pro,·enienti (la\ contingente tlr llc rrl'lute clrlla truppa di !innità. Uua volla provveduti gli sprtlali ~li ri;;rl'\'a, f(li uomini rhe rimangono sono dbtribuiti fra. le infl'rmcric mohil_i, gli spctlali dt'lle stnzioni ferr oviarie e i treni sani tari. Quanto al 111:\tcrialc, le proni,!:ion i ;;ono me se in magazzini, secondo i ca. i, nel deposito di eampagna rlelmaterialc sanitario, o nel l!cposito di campn!!ua ùci IHedicinnli. Quest i approrigionnmenti sono ripartiti U!!ualmente in dotazioni per O~'JlCcl ali di riserva di 200 ammalati, conform emente nd una nomen clalun.\ speciale. E cco sull'argomento dell 'uso d e~li sprdali di risen 'a quali sono le tlisposizioni tlcl regolamento. " Gli spedali ùi riserva del teatro della guerra sono dc ti nati: " r .\ soccorrere o a rile,·arc :::pedali mobili; " 2.• A ricevere direttamente i malati o i feriti provenienti dall'arml\ta, o dagli speciali mobili; " 3.• A stabilirsi in :::pedali di ricevimento nelle stazioni ferroviarie, per sel'\'ire di pnnto di partenza degli sgomberi. n " In generale, dopo le grandi hattaglie, gli spetla.li mobili sono in obbligo di ricevere un numero di feriti e di malati grandemente snpcriorc alla loro capacità regolamentare : una delle missioni principali del Geneml-J(ommanclo dell'armata e del suo
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" Gli ospedali mobili o eli rison-a destinati per le malatti e contagiose, dcYono portare una speciale iscrizione, essere posti al di fuori delle comunicat.ioni: non possono riccYere altri ammalati o feriti, uè sgomberare i loro malati sopra altri o:;pedali: ogni mal:uo che esce sarà sottoposto, insieme ai suoi effetti d'arredo e corredo, alle di ~ infez ioni ; si farà altrettanto per tutto l'appro' 'igionamento del materiale, quando l'ospe1lale si chiuderà. A)Dtl:"li;TR .\ ZlOXF. E DEGLI
Ot~GI.I
O:l i'~~ IU.Ll
OS I'F;0,\1.1 MOBILI DI RIS I;RVA.
" Il medico in capo, il eomandantc della truppa di sanità, c il contabile costituiscono la ronunissione amministrati m dell'ospetlalc. " La presidenza spetta al medit:o, a meno che non sia. di grado inferiore a qul'llo del comandante dclln. truppa ùi stwità nel qual ultimo caso quest'ultimo pren<lc la presidenza, senza alcun pregiutlizio dell'azione direttiva del medico in capo. " La Commissione amministrativa laa per missione : P D'assicurare l' economia della gestione dei generi, viYeri, materiali, e danaro, per IJ.uanto quest(' economie' non sia contrariu al bene dei malati e feriti; 2• Dl Yegliare on<lo gli approvigionamenli del materiale siano mantenuti al completo prescritto dai regolamenti, c in buon stat9 di servizio; 3• D'assicurare, in tempo opportuno, il prclevamcnto dci materiali d'ogni specie; 4• Di sorvegliare la tenuta della matricola, dci controlli dcll'cfl'ettivo, e del movimento dei malati; fl" Di verifkare che tutte lt: entrate c lt: uscite della w s:;a. siano conformi ai regolamenti; 6" Di giustificare le spese e di tenere la cont:tbilità. Il medico in capo anche quando uou presieda la commissione, h a il diritto e il dorerc di convocarla (1uando lo reputi necessario. Oltre gli interessi del tesoro, egli deve considerare, sopra. ogni altro, quello del servizio sanitario, propriamente detto; n ella sua qualità di direttore, esso ha il potere non solo di so.'!!tencre questi interessi clinanzi la commissione, ma ancora in
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TEC~ICA
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caso d'urgenza, di far eseguire lu s ua volontà contro l':wvis() della maggiora:nza, sal vo a far menzione del fatto nel processo verbale, c a tra. met tere una copia di questo processo verbale all'autorità. militare. Quando non vi è urgenza, il medico in capo se è di parere opposto a quello della maggioranza, deve, prima. 1li ordinare l' esecuzione, sottomettere il ~nso alla decisione de ll'autorità milita re . Il distaccame nto della truppa di sanità, compreso il comandante, sono rilevati dalla commissione amminis tratrice dello spedalc, come una com t'a~nia è rilcn1.ta dall(l. commissione del reggimento. Tutto il personale e i malati sono pagati dalla cassa dell'ospellale. Quanto alle competenze in natura esse sono riscosse p er cura del comandt1nte la truppa di s anità, a llorchè l'ospellale non è stabilito. Nel caso ~:ontrario tutto il personale -vive s ull'ospedale. I l servizio d•alimentazionc si fa secondo le circostanze in 1·egìa diretta, per requis izione, o per impresa. Si giustificano le spese col mezzo di una tariffa a limentare, d'uno. lis ta giornaliera degli alimenti, e di un riassunto di prescrizioni: delle entrate, col mezzo dci t·cgis tri d'entrata per i generi e i vh·eri regola· mentari ricevuti d11i magitzzini; d' un libretto a ma.dre-figlia pe i casi delle requisizioni: d'un g iornale, per le compre di rette. Quanto al servizio dei fondi , g li ospedali mobili sono provvP.duti, al momento de lla mobili zzazione e per cura della cassa d ell'ospedale militare del luogo di mobilitazione, dell'ammontare di due me i di sol do per il personale e delle somme necessarie a l fun zionamento dello stabilime nto, per un mese. Il libro di cass a. i:: tenuto in partita doppia, e chiuso alla tine di ogni mese: ogni membro della commissione amminis tratrice tiene una delle tre chiavi d ella cassa. Le sezioni dista ccate s' amminist.rano da loro stesse, oppure sono dipendenti per l'amministrazione, dalla parte principale, secondo la 'durata. presumibile del distaccamento. ·
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v. - SERVIZIO DELLE INFERMERIE MOBILI E DECLI SPEDALI DI SGOMBERO. 1:\FllR~lERIE
'!I!ODU,I.
L e infermerie mobili sono stabilite nel raggio occupato dagli osvedali di campo, o all'indietro di questo r·aggio: esse sono destinate a ricevere: 1• Gli uomini affetti da ferito o da malattie lcggiere, e che giungono tanto dai corpi che dt\lle acmbulanze; 2• Gli uomini nfiniti per le fatiche della campagna; 3• Gli uomini che escono dagli ospedali e che hanno bisogno di alcuni giorni di riposo prima di riprendere il loro servizio. Queste istituzioni banno una grande importanza poichè senza di esse, tutti questi malati lievi sarebbero mandati nell'interno del paese, da dove tenderebbero a ritomare; oppure anche ingombt·crebbero gli ospedali mobili o di riserva. Le infermerie mobilì devono essere sempre istituite in vicinanza delle stallioni di ferrovie ove sono riuniti i malati e feriti destinati agli sgomberi, la. qual cosa favorisce, al momento della cerna dei malati, d'eliminare dai trasporti gli uomini lievemente infermi. Le infermerie mobili hanno un personale medico, e un quadro di personale di sorveglianza.. Il medico capo, e l'ufficiale prel)Osto al quadt·o, formano il Consiglio amministrativo. Il servizio funziona secondo le regole prescritte per le infermerie reggimentali drl tempo di pace. li materiale tecnico si compone di un a.pprovvigiona.men to dctct·minato da tabelle speciali. Il materiale d'impianto è attuato per mezzo di requisizione. Le infermerie. mobili sono poste sotto l'autorità del GeneraZKommcuulo dcll 'armata. OSPEDALI DI SOOlffiERO.
Gli ospedali di st:l.zioneo di sgombero (Kranken-Haltstatiorte-n, stazioni di'fermate' dei malati) sono stabiliti nelle stazioni ferro-
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viaric o di naxigazionc. Questi assicurano ai malati c feriti di passaggio (non compresi quelli dei treni sanitari o battelli ambulanze, clte sono pronisti ùi tutto il necessario) le distribuzioni dci viveri c dcUe bevande, come anc.:he degli og~etti di medicatura; di più f<tnno la cerna dei feriti, c ritirano dai convogli, per dir}gcrli alle infermerie o agli ospedali del luogo, tutti quelli che })Cl' ragione di grayczza de1le loro malattie o ferite non pO!ò:SOno essere traslocati, e tutti g~i altri il cui stato di salute non esige la traslocazione (sgombero). Alle annate gli ospedali di s~ombcro sono posti sotto l'au torità del General-Kommando dell'armata : nel territorio dello Stato, all'indietro, sotto quello del ministero del la guerra. Dato il concentramento dell'armata, gli ospedali di sgombero devono essere stabiliti nella zona dc! concr.ntramento. Nella zona del Genera.l-K rrmmwtdf! dcll'al'mata, il pct·sonalo degli ospedali di sgombero e il loro materiale tec:nico sono forniti dalla risen·a di personale e materiale: .il materiale di servizio è ottenuto mcn:è requisizioni.
n. - SEB.\'IZIO DEGLI SGO~IBERI. Fra le llh·crsc branche del scn ·1z10 di sanità in campagna quella degli sgomberi costituisce la più recente e la meno s tudiata. Ed è poi quella che esige le maggiori conoscenze tecniche, in considerazione che il minimo errore commesso contro le regole sanitarie c le indicazioni della scienza può divenire fatale non solo ni malati e feriti , ma a tutta la linea delle tappe, e le coose~ guenzc terribili possono estcndersi'::t.JI'intiero esercito e aUo stcs,;o paese. l'cr questn. doppia ragione, è meglio in questo capitolo di riavvicinarsi al testo del r egolamento austriaco, c riprodurnc integralmente i capitoli importanti. " Il servizio degli sgomberi dci mala.ti si di vide in due operazioni, che è importa nte di ben distinguere l'una dall'altra e cioè: a) Il trasporto all'indietro dci malati dall'armata d'openzionc fino alla base delle tappe.
iUE DICO-llJLITAR E
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b) La disposizione dci malati all'indietro della estre ma linea della. base ùelle tappe. Il trasporto alle spalle dell'armata è 1·egolnto dal comando in capo dell'arma ta: la dispersione dei malati, dal ministero ùrlla gucna.
A. -
Tlt ,\ S P OHTO ALL ' I:> P I ETIW .
Uegolc generali )JCI h·asJJOr to all'iJtcli('tl·o.
" Il trasporto all'iudietro dei malati <k l:rli staltilimenti sanitari della seconda linea si fa. lru1ghcsso le lin ce delle tappe, o quelle di <;omunicazioni S}lecialmente designate, tino ati nn pnuto determinato t!al comando dell'armata, di concerto col mini stero : di massima, questo punto è la s tazione di transito (Anscltluiis-
Statinn). " 11 trasporto è esel{uito per cura rlel Gcneral-1\.om·nuuulQ dell'armata, conformemente all 'ordine del comando tlell'armata. Le dispos izioni concernenti que->to tra~ porto $Ono emanate dal mcdico in capo del Oeneral-Kommmulo dell'armata di concerto colla sezione militare, o, se esis te, colln direzione ùelle s trade fermt e di campa~-:ua. " Se il (;enct·al-Kcnnmando dell'anna ta s i dovesse trovare troppo lontano dalla linea ferro\'iaria di campagna, si dovrebbe allora distaccare presso la direzione delle ferrovie di campag;na nn delegato del medic0 in capo del General-Kommando dell'armata. " ~ cl periodo di concentramento dell'arma ta, j malati devono essere diretti tanto agli spcdali fi ssi della zona di concentramento o delle s ue adiacenze, quanto ag li spedali mobili che si fossero stabiliti nel raggio dell'accantonamento dei divers i corpi di armata. " Durante le operazioni, quando l'armata s' è abbastanza allontanata dalla zona di concentramento, di maniera che i feriti non possano più essere condotti direttamente negli ospedali di questa zona, si devono s tabilire, in punti intermedi scelti all'uopo, degl·i spedaH di riserva destinati a ricevere i feriti.
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" Si fa cegolanncnte conoscere aUc truppe quali sono gli spedali destinati a ricc,·ere i loro malati. " Tutti gli spcdali devono con tùmamente occwpa1·si di dirigere i loro malati all' intlietro. Soprattutto, allorchè il momento dell'aper tura delle operazioni è imminente, gli spedali mobili devono essere vuotati più completa.mente cbe sia !JOssibile. " Gli speciali mobili o di riserva che si sono stabiliti, sono infonnati dal Genem,l-Kommanrln dell'armata dci punti (stazioni di sgombero), in cui i malati devono essere riuniti per essere trasportati più fungi. " Contemporaneamente, il Genera.l-Kommanclo dell'armata decide se i medid i11 capo debb1tno essere lasciati liberi di regolare, di loro iniziativa, lo sgomuero dci loro malati s ulla stazione di sgombero; o se, al contr:uio, i trasporti debbano essere ordinati, per qua11to COitcernc l'effettivo e le categorie Ilei malat i o feriti dal G-tNtei'Cd-Kommanclo dell'armata o dnllo. direzione delle stmde ferrate di campagna, mediante bollettini d'avviso o per via telegrafica, non dovendo i trasporti, in q nesto caso, essere diretti s ulla stazione di sgomb('ro cb c in conformità delle istruzioni di queste autorità. " Per quanto s ia possibile, le disposizioni. devono essere prese in tal modo che il trasporto dci malati alla stazione di sgombero si etl'c ttui direttmnenle dallo stabilimento da sgomberarsi fino alla commissione di ta ppa della stazione di sgombero. Quest~ commissione è incal"icata d'avvisare la direzione delle ferrovie di campagna dei trasporti da dirigersi all'indietro. Ogniqualvol~ l'ospedale, stabilito fuori della località che serve di stazione di sgombero, si trova egli stesso presso la via ferrata, avvisa direttamente la direzione delle ferrovie di campagna. , " Xello località destinate a servire per un tempo assai lungo da stazioni di sgombero, è necessario di stabilire delle stazioni di sosta dei mahtti, degli speciali di riservo. e delle infermerie mobili , per essere iru grado di poter offrire un ricovero, e ristorare i malati da tras locarsi fino al momento del loro imbarco; e pur anche di ricevere allo speciale quelli cbe non sono trnsportabili, all'infermeria gli altri che non sono cbe leggermente indisposti. Il personale medico e l'altro, non cbe il materiale sono prelevati sulle riserve ùi cui il Gencn~l-Kom;mando del-
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l'armatn. dispone, come anche il personale e il materiale diretti ad essere messi a disposizione della commissione delle t~ppe per l'organizzazione dei t.rasporti. " Quando si prevede una grande afiluenza di feriti, il comand() d'armatn. fornisce al Gene?·al-Komnumclo dell'armata le indicazioni necessarie, nffincbè quest'ultima autorità possa prendere le sue misure per non essere imbarazzata pel movimento dei maln.t.i. " Il Generc,t-Kotn:mal~do dell'armata deve allora occuparsi, senza ritardo di costitui re i mezzi di trasporto (treni sanitari, convogli di malati, battelli-ambulanze, battelli, vetture) e, se è necessario di far prepanu·e questi mezzi Ili trasporto pel servizio dei feriti, sia mercè le risorse ottenute dalle requisizioni, sia per prelevamento sulle provvigioni del deposito di campagna del materiale sanitario o del deposito di cmnpagna dei medici nali. " Gli spedali e i corpi d'annata che pott·ebbero inviare i loro feriti direttamente ad una stazione di sgombero sono avvertiti della situazione di questa stazione, come del momento in cui lo sgombero potrà cominciru·e. " 1 malati designati per lo sgombero sono oggetto di una • cerna che ha per iscopo di ri partirli in t.re categorie, compr·endenti: quelli che possono esseru traslocati con un treno onlinario, quelli che non possono viaggiare che in un treno preparato pel trasporto dei feriti, quelli infine che non possono essere trasportati che con un treno-spedale speciale. " Cominciando clalla stazione d'evacuazione i malati sono spe(liti lino alla sta.zion~ di transito: sulle strade ordinarie, dal Genemt-Komrnatulo dell'armata, o dal comando delle tappe, che funziona in nome del GerMral-Kommando dell'armata; sulle vie fetTate o sulle fiuviali per me.zzo della direzione dei trasporti o della coqunissione di linea delegata. Dalla stazione di transito al luogo di destinazione l'ordine di marcia è dato dalla direzione centrale delle vie ferrate, o dalla commissione di linea che agisce in nome della direzione centrale. n General-Kommando dell'armata decide, avvenendo l'occasione, entro quali limiti gli spedali di campo possano, senza preavviso, traslocare i malati con treni-posta, treni di transito () altri.
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TECNICA E SERVIZIO
Autorità lncar·lcate dell'esecuzione degli sgomberi. " Le autorità incaricate dell'esecuzione degli sgomberi sono: Per gli sgomberi per linee ferrate o per vie fluviali:
a) Le cornmissio1~i di tappe. b) Le commissioni di linea. Per gli sgomberi per le strade ordinarie : c) I comandi delle tappe. " a) Commissioni di tappe. - Le commissioni di tappe sono istituite alle stazioni d' imbarco, a quelle di sbarco, a quelle ove si fanno le distribuzioni dei viveri, a quelle ove i malati possono riJJOsare, finalmente alle stazioni di bifo1·cazione. Queste commissioni sono incaricate di regolare particolarmente t utto quanto si riferisce alla precisione della marcia, alle distribuzioni, al ricovero ed all'assistenza dei malati. " In generale, una commissione di tappa si compone di un ufficiale superiore o di un capitano presidente della commissione e incar~cato della direzione degli affari; di un ufficiale incaricato del dettc~glio e di sostituire il presidente; d'un agente delle vie ferrate e di un altro agente s upplente; infine, in certi casi, di un impiegato dell'intendenza. o dell'amministrazione civile. " Nelle stazioni di sgombero le commissioni di tappa. sono coadiuvate da un medico milit.are dell'organico attivo, che abbia le cognizioni del servizio di sanità militare, e incaricato di regolare il servizio degli sgomberi. " L a commissione di tappa della stazione di evacuazione ha per suo mandato, per quanto concerne il servizio sanitario, (indipendentemente dalla cema dei malatt): 1• Di assicurare gli a.pprovigionamenti in generi e in altro materiale, dei treni sanitari, o battelli ambulanze, e il ri~mbi o del materiale fuori d'uso, e della biancheria sporca ; 2• Di preparare per il trasporto dei " gravi ammalati o gravi feriti , i mezzi di trasporto disponibili; il materiale necessario è messo a disposizione della stazione di sgombero dal Genera l- KO'mmatJdo dell'armata;
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3• Di rimettere, al più presto, mercè domande indirizzate ai depositi di campagna il materiale consumato per tali preparati vi ; 4• Di •:ostituire i personali di scorta da assegnare ai tra-
sporti;
5• Di rettificare o cambiare i fogli di via quando avvenga che un numero di malati o feriti sia sottratto dai trasporti avviati per gli spedali, o quando questi trasporti s ia no s ud(livisi. Tutti gli affari conce:rnenti il servizio delle tra.slocazioni, sono trattati, di concerto cogli altri membri della commissione dal medico militare, quando interessino la parte tecnica del servizio; dall'intendente, quando riguarda no l'amministrazione; i documenti sclitti sono redatti rispettivamente dal medico o dall'intendente, e firmati da tutti i membri della commissione. Nel caso in cui il Generc&l-Kommcmclo dell'annata non avesse posto a disposizione della stazione di sgombero il personale e il materiale necessari per la costituzione dei trasporti, il comando di tappa dirigerebbe le requisizioni necessarie a ll'ospedale di riserva del luogo. Se il personale dovesse rimanere distaccato qualche t.empo, lo spedale di riserva. ne domanderel>be la. sostituzione al Gtm(tral-KO'I7~matulo d ell'armata.
b) Commissùmi di line·a. - Le commissioni di linea, agendo per delegazione della direzione delle vie ferrate di campagna, sono chiamate a concorrere al servizio delle traslocazioni nel limite dei poteri che loro sono conferiti, e solamente per quanto concerne la marcia dci treni, ogniqualvolta che queste commissioni dispongano di treni militari addetti per gli sgomberi regolari dei malati. Ad esse commissioni spetta, i n questo caso, gi dirigere sui punti designati i treni necessari ai tras porti dei malati annunciati, e quindi di far atTiVare questi treni fino alla stazione di transito. Le commissioni di linea si compongono : a) Di un ufficiale di stato maggiore; b) Di un comandante di linea; c) D'un funzionario superiore delle ferrovie. c) Comancli di tappe. - Quando il trasporto dei malati si fa per le strade ordinarie, i] comando di tappe è incaricato di prov-
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vedere ai trasporti di passaggio. Ha poi specialmente per missione d'organ izzare una :stazione di fermata pei malati nel luogo di tappa, di sorvegliare alla sicurezza delle vetture, e di provvedere all'alimentazione dei malati che passano. No11 è il caso d' intraprendere, col regolamento, gli studi dei diversi mezzi di trasporto impiegati per gli sgomberi. Riassumendo i mezzi di trasporto sono: Sulle strade : ") L e vetture di trasporto da feriti; b) Le vetture degli altri servizi dell'armata, e quelle del paese. Sulle ferrov ie: c) I treni sanitari; d') I treni tcmporaria.mente prepm·ati pel trasporto dei malati ; e) I treni ordinari. Sulle comun icazioni fluviali. I battelli ambulanze; g) Le altre imbarcazioni.
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Ora si perviene ad un articolo che è di somma importanza, quello che tratta. della cema dei malati. Da questa scelta dipendono infatti, in grandissima parte, i buoni o i cattivi risultati che può dare il servizio delle traslocazioni. " I malati destinati ad essere traslocati sono scelti dal medico capo dello spcdale. u Esso tiene calcolo in questa designazione dello stato delle forze, della natura della ferita o della malattia, della distanza. della stazione di sgombero o dell'ospedale, finalmente delle risorse di soccorsi e di ricoveri che offre la vja. " Per quanto riguarda i feriti, si osserveranno rigorosamente i principii seguenti, dettati dall'esperienza. u Il trasporto dei feriti è relativamente })OCO pericoloso prima dello sviluppo del periodo di reazione. u Durante questo periodo non si deve prendere una decisione che in c&Si di estrema urgonz:1.
447 " I feriti colpiti da proiettili pene tmnti nel ennio, nel torace, nell'addome; fratturati nel femore, nel lincino, o nell'articolazione del ginocchio, de vono essere trasportati il meno possibile, e meno lontano che si possa. " I feriti con frattura della gamba, del piede o delle estremità sopel'iori, possono, a condizione di essere muniti di ottimi appnrecchi, sopporta.re un trasporto relativamente lungo. u Dai luoghi ove r egno il colèra, la febbre tifoide, o la dissenteria, non s i possono traslocare i malati afl"etti di diarrea, che solo cccc:tionalmcnte, e prendendo mis ure di precauzioni tutte speciali. . " GU uomini infermi d'affezioni fl ogi.>tiche o infettive (febbri erutti ve, diftc ri t c, dissenteria, colèra, ftJhbrc tifoidea, cancrena d'ospedale) queEii _che sono afrranti c rifiniti , e coloro che sono ~olpiti da mania acuta, non possono in caso veruno essere traslocati. " Gli ammalati di ottalrnia granulosa, i venen·ei, i sospetti di simulazione, devono essere diretti verso ospedali importanti dir etti ùa medici militari. " I malati c feriti del nemico, che sembra no n possano g uarire durante il cors o della campag na, o che sono divenuti inabili per sempre al servizio di guerra, devono, quando il teatro della guerra si trova nel campo nemico, essere consegnati alle autorità locali, qua n do queste possono assicurare il proscg11imento delle cure. "I malati e feriti lcggieri, la cui guarigione sembra vicina, non possono essere traslocati che nelle inferm erie di campag na. " Nella scelta delle linee di sgombero, e degli spcdali destinati a ricevere i fori ti c i malati, si daranno le preferenze, tenendo conto delle risorse speciali che offrono certi spedali, per potervi d.il-igere i malati affet ti da iT1fermit:i. della stessa natura. " Per quanto è possibile s i procurerà di dirigere i malati e i ferì ti verso la lpro patria. " Allo. stazioue di sgombero, i feriti e malati riuniti s ono sottoposti, prima d'essere traslocati più nvanti, ad una nuova cet'till eseguita dalla commissione di tappa., col concorso del medico mili tare che vi è addetto.
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" I malati c feriti designati per cs. ere traslocati sono raggruppati, secondo le no rme sovracspostc, t n tre categorie, cioè : a) Gt·cH·i (uiti e _qrcwi ·malali da tmsportarc con tre ni sa nitari o battelli amu ulanze, o eccezional mente con treni ordinari o imharcazioni tlualsiasi provvisti del necessario per esseni coricati ; b) .?.f a lati c feri ti che possono essere tras portati scùuti in treni orùi n ari o su battRlli ùa. viaggiato ri ; c) Feriti e malati leggiel'i da. trtlslocarc a piccola distanza iu ragione della loro vicina guarigione. n :Scf!li avrisi tclegralièi queste tre categorie sono designate colle lettere a, b, c. S i telegraferà, per esempio " 15 ag osto pronti per sgombero et 25, b 65, c 82. E~eeuzionc degli sgoruber1.
a) T1·asporto per via {ermtct e per acquct. - Dato ch e si sia scelto un numero suffic iente di malati o feriti, essi sono riparti ti in trasporti, e ne è r eso conto colla indicazione delle cate gorie. Quando lo spcda le che spedisce è stabilito presso la ferrovia cd una stazione di sgombero, l'avviso è dato, sotto fol'lua. di b ollettino alla commissione delle to.ppc, che dopo a.verc ricevu to comunicazione delle tabelle di marcia dei treni, fa conoscere a llo spedale il momento della parte nza. Quando lo sperlale che spedisce non è st.abilito presso la ferrovia od una stazione di sgombero, esso indirizza l'avviso conformemente alle istruzioni emanate dal Gcueral -Konm.audo dell'armata . Pei malati che non I'ossono essere traslocati che eccezionalmente, e con precauzioni speciali ( ottalmie contagiose, alienati, pl'igionicri, ccc.), si deve sul bollettino d'avviso fare una part icol:u·c nota indicando la natura della malattia e le precauzioni da prendersi. " La Commissione di tappa riassume gli avvisi e fa conoscere alla Direzione delle vie, ferrate di campagna (o alla comnùssione di linea) il numero dei malati g1·aei c leggeri da traslocarsi. " La Direzione comumica la tabella di. mar cia.
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" Do po ril'CYuta la tabella di ma rcia, la. comm issione di tappa manda, per mcz.zo di un so ttufti ~;ial c , a coHtu nicare al comando di tappa. l'aHi o di sgomberare. " Al mo111cnto di caricare i feriti, i primi ad essere messi a posto (specialmente nei treni sanitari o battelli ambulanze) sono i malati più gravi. " I malati sono caricati per categorie : mn. si ha riguardo di evitare per quauto è possibile ùi mescolare gli uomini da trns locare a dis tanza, con quelli che devono es:;Cl·c scaricati in punti
vicini; non si devono met.tcre in uno stesso vagone, che malati di una stessa categoria. " In caso di necessità, sono Liistriùuitc delle coperte, a chi ne ha bisogno, dall'ospedale che ~pe<ll sce, o dalla commissione di tappa, a mcuo che le :unministrazioni delle vie fermtc siano state provviste di una fornitura ad hoc, in ragione della stagione avanzata.. " II bagaglio dci malat.i (arma mento, cqnipnggi:unento, ecc.) forma oggetto delht prescritta sorveglianza. " La com nti ~s ionc di tappe fa conoscere al capo del trasporto le s tazioni dove pos>;ono arer luogo le dis tribuzioni di bevande o d'alimenti, qu cll•~ dove si effcttueril. una. fermata prolungn.ta, potendo essere utilizza.ta per le medicazioni, qu<'llc dove potra,nno essere deposti i malati fuori di stato di continuare il loro viaggio. " Le s tazioni c stabilimenti designati per queste diverse desti nazioni, sono portate a conoscenza. delle commissioni di tappa. . dal General-Kom nwnrlo dell'annata. Si fa pari mente conoscere ai medici in capo dei treni sanitari , c battelli ambulanze i punti doi'C potranno prelevare o acquistare i viveri c gli altri generi necessari. " Allorquando per cagione di forza maggiore, o per la gmndc lunghezza del vi;iggio, sin necessario di passare In notte in una stazione, il treno ò condotto sopra un binario di scarto, ovc rimane tino al momento di riprendere la s ua via. " Tos tochè i malati sono giunti a destinazione il treno sani·tario deve essere pulito e, occorrendo, disinfettato; poi, dopo la fermata. stre ttamente necessaria la direzione centrale tlclla. via ferrata, fa scnzn. indugio tornare il treno sul teatro della guerra.
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b) Tt·aspo1·to lJer strtule 01'tlinarie. - Per le straùe ordinarie si eviteranno, per quanto è possibile i grandi trasporti. Per regola lo. cifra ùi 100 ammalati è il maximmn d'un trasporto. " I meùici, e il personale di sor veglianza e d'assistenza sono prelevati dal Genera.l-Kommando dell'armata., tanto dalla ri serva messa a. sua disposizione, quanto ùalla truppa delle tappe. Questo personale è indirizzato agli ospedali o comandi di tappe spellltorL " Si dà, per regola, un uomo per IO malati, c due sottufficiali p er tutto il trasporlo. Non si destina Wl medico che ai soli convogli di 100 o più malati. È il medico il capo del traspor to i in sua mancanza il capo è un ufficiale, o un sottufticinle. " Il meùico in capo dell'ospedale sorveglia affinché il p ersona.lc assegnato al convoglio sia informato sulla natura delle malattie degli uomini da traslocarsi i e richiama più particolannente l'attenzione sui casi di una certa gravità, onde sia ben inteso quali siano i soccorsi da darsi in casi di per!colo (eruorTagie, sincopi, dolori acuti, ccc.). " Lo bc\'llnde e tutto quanto potesse essere necessario è dato tanto dall'ospedale speditor e, che dal comando delle tappe. " ~elle contrade ove non esis tono stazioni r1i fermata per malati in numero sufficiente, il convoglio è provveduto di uno o due cucinio:!ri, d'utensili di cucina, d i tenaglia, e di generi alimentari: tutto questo materiale è ottenuto tanto per requisizioni, che per compera, per cura dell'ospedale speditorc o del comando di tappa. " n numero delle vetture dipende dalla natura delle malattie. l n generale si calcola una vettura per due malati gravi, o per quattro a cinque malati leggeri. " Le vetture saranno accomodate mèglio ehc si può pel trasporto dei feriti. Una bandiera di Ginevra è eri::t.ta sopra la prima vettura del convoglio. " L'ospedale speditore dà avviso di ogn i trasporto, in conformità alle istrm~ioni date dal Genetal-Komrncmdo rlcll'armatn. " .\ meno che il pasto del mezzogiorno non sia ordinato alla fermata di notte, la, tabella di marcia, fa menzione delle fermate da farsi per questo pasto: fa conoscere inoltre il punto sul quale le re t tu re devono essere dirette dopo il licenziamento del traspor to.
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" L a talJelln di marcia del ritorno è :;tabilitn dal comandante d i tappa ùclln stazione ore fì njs..:c il trasporto. " Quuuùo una. scorta. dir iene nc<.:cssari;J. per la protezione dc l eonroglio, spetta al comando di tappa a fo rnirla.
B. -
IH ll f'F.R:$ 10)\t: llt: l M .\LATI.
Regole per la di:s}>cr sionc dei mnlac-i.
" La &tnzione ùi transito segua su tutta la linea. fcrroriaria o fiuri;llc il limite fra il teatro Llclla guerra c il Jl:lC!>C situato alle spalle. " Il ministro della guerra dcdt.le airoccon·enz;~ se è la. stazione di transito stessa, o una località. vici na <.:Ire 1\cr c serrirc di punto di part cnz.l agli ::.gomhcri. l'cr massima, onde eritarc un troppo granùe ingomiJrO ù'uo111ini c di umtcriale, alla stazione di tran!>ito, si C\·itcril di utilizzare (1UC.sta come stazi one ùi dispersione di malati. " L 'esercizio della parte della linea posta all'indietro d cii:~ stazione eli transito, è rcgulatn, secondo i c;tsi, tanto dal ministro della guerra cbe dalla direzion e centrale delle f'erroric di campagna, o dalle comm i s~ioni di linea, rrgcnl i in virtù di un ;~ delegazione. " Per nssi<.: urare il serrizio dell:L dispersione ùci malati, le commissioni tli tappa o tli .linea sono rinforzate dal personale meùieo e lUnmini5traliro nece~,;a rio, come anche d;t delegati dell'assistenza snn i tar ia volontaria. " Così coadiuvate, le commi&sioni di ta.ppa o ùi linea suno gli org:wi delegati dal ministero ùella guerra, presso cui, fino dal principio della m oùili~::.:azio ne siede iu pcrmanenba una commissione di dispersioue di ammalaLi, presiclluta da un generale, c comprendente un rapprcscntaute delht direzione centrale delle \'ie ferrate, Ull I'UPlJrCSt!lll<tntc della 1-1• divisione del ministero (::.crribio tli :.anilù) e un de:lcgato dell' assistenza volontaria. (~u cste due direzioni sono incaricate, secondo la natura della questione, d'elaborare i documeuti spedjti dalle commissioni di tappa. " Degli avvisi giornalieri, inviati da comandi generali militari
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E SER\'IZIO
informano il ministero della guerra del numero di posti disponibili in tutti gli stabilimenti spedalicri destinati a ricevere dei malati e dei feriti dell'esercito. " Qucsli avvisi fanno conoscere inoltre il numero dei feriti gravi traS)lOrtabili c dci feriti leggeri s uscettibili di essere traslocati. "Per otlcncrc l' uniformità nella. redazione di questi telegrammi., si darà loro nn a forma con vcnzionalc di cui eccone un esempio: " Fosti disponibili: Grutz 8:3; L aibach 40; Klagen{U1·t GO; Pettm~ 100; lllcwbm·g 1-10; Ci! li 60. Possono essere tt·aslocali nel medesimo ordine: a 15, b 120; a O, b 14fJ; a 4, b 1.20: c' o, b 25; a 4, b 130; a 2, b 45. " L e commissioni di tappa o di linea ricevono gcncrahnente dal minis tero delle indicazioni giornaliere determinanti le destinazioni da ùarsi agli ammalati, i mezzi di trasporto da usare, il numero c la categoria dci malati da. trasporta.rc. " Accadrà spesso che il ministero si limiterà ad indicare lu. regione militare territoriale su cni si potranno dirigere i malati. In questo caso la commissione di tappa. o di linea devono intendersi colle autorità militari <Iella regione per la destinazione da.. tiare ai malati. "Il ministero indica quale di questi due mezzi fa d'uopo usare.
Esecuzione delle opernziotù di dispersione. " P er facilitare la dispersione dci malati il ministero darà ordini pcrchè sia organizzata in precedenza (nella stazione che serve di puuto di partenza della dispersione o a piccola distanza. da questo punto) uno o più luoghi tli fermata 110r malati 1 degli spedali di riserva di una capacità sufficiente, cd una o pii1 infermerie di campagna. " Il medico attaccato alla. commissione di t.appa o di linea propone, dopo ricevuti gli avvisi di sgomberare, la ripartizione dei malati annunciati, riunendoli per <'ntegorie. " I treni o i battelli carichi di ammalati, già classificati per cn.tcgorie, e che hanno sojnmcnte ordine di traversare la stazione di transito, non saranno sottOJJOsti a nuove classificazioni, che nel solo caso in cui, durante il viaggio si siano prodotte delle malattie infettive.
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MEUICO -:\!ILITA RE
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u Quando i malati non sono stati sottoposti ad una corna rego .
lare, o quando il treno non ha ricevuto altra dc<Jtinazionc che h\ stazione di transito, i malati leggeri sono sbarcati c s uhiscon o una nuova cerna che si efrcttua con più granùc cura alla stazione di fermata, dci m::tlnti. " Fra i malati lcggieri, coloro che non dc"tono essere traslocati lonlnno, sono diretti all'infermeria di campa~na stabilita alla stazione di transito, o in prossimità, onde si possa far loro raggiungere il.corpo, dopo il soggiorno per il'tcmpo che si pr·csume dovrebbe bastare per la. loro gual'igionc. u I malati gravi che non sono in grado di sopportare più hmgamcntc il trasporto, entrano, 'luanti più possono, nello s pedalo di riserva. u Tostochè i mezzi di trasporto sono costituiti, la commissione di tappa o eli linea av visa, per via telegrafica, il ministero dcii n guerra del numero dei malati di ciascuna categoria da traslocarsi, e fa compilare dal medico che gli è addetto un foglio di sgombero per ciascuno degli stabilimenti destinatari. " Il minister·o ordina la marcia dci trasporti annunciati, c fa conoscere la composizione e l'oro. dell'arrivo o del passaggio dci convogli alle autorità militari territoriali interessate, come alle stazioni intermedie e specialmente a quelle designate come stazioni di fermata di malati. u Può avvenire che il ministero della guel'l'a abbia delegato alla commissione di linea o di tappa d'una stazione di transito la curn, di regolare il trasporto dci malati fra la stazione cho serve di punto di partenza per la dispersione c l'interno; in <Juesto caso si indicano solamente a questa commissione le regioni territoriali, cd anche, possibilmente, le località. situate in {} uelle r egioni su cui i trasporti dovono essere diretti. Le autorità territoriali ne sono p1·evenute contemporaneamente. " Le autorità militari territoriali, cd eventualmente il loro medico capo, fanno conoscere allora :t!le commissioni, rJiornalmente, e occorrendo, pe1· ·via. telegrafica, il numero dei posti disponibili negli spcdali della regione. " La commissione, dopo queste informazioni, forma e fa partire i trasporti, dando, alle autorità militari territoriati e alle stazioni di passaggio, specialmente a c1uelle che sono organizzato
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in stazione di fermata dei malati, un avviso concernente la composizione e l'ora del passaggio e clcll'arrivo del convoglio. " Per massima, è dopo l'ordine del ministro che la. commissione ùi rigc i treni sanitari fino alle località dove si trovano gli stabilimenti destinatari. In via eccezionale però, si possono dirigere solamente sul punto designato dalle autorità tenitoriali per effettuare la. ripartizione dci malati fra. i di versi spedali della regione. L'autorità territoriale istituisce allora, in questo punto, una commissione di tappa, allà quale si aggiunge un medico . . " Questa. commissione, nel caso che una parte di feriti o malati dovesse essere trasportata In stabilimenti situati fuori della linea ferroviaria, dovrebbe procura.rsene i mezzi necessari, affin chè senza indugio il rimanente dci malati continui la via col tren o sanitario. Il meclico addetto alla commissione di tappo. della. stazione d i trnnsito deve fare la divisione dei malati fra i diversi ospedo.li, in seguito alle indicazioni date daJle autorità locali. Qui terminano le disposizioni di questo capitolo che presentano qualche interesse dal punto ài vista del meccanismo ùi questo scaglione del servizio sanitario. Il resto del capitolo tocca le disposizioni che fissano il regime degli stabilimenti e dei mala.ti nella zona in cui i malati e feriti dell'armata. sono disseminati, che prescrivono le misure da adottarsi per assicurare il ritomo ai loro corpi di truppa o al loro servizio, degli uomini usciti guariti dallo spcdalc; che danno le regole relative all'amministrazione degli stabilimenti di sanità, alla costituzione del materiale, al servizio di fannacia; vengono infine alcuni annessi che hanno rapporto coll'esplorazione del campo di battaglia, col seppellimento dci cadaveri, e colle formalità relative alla costatazione dei decessi. SERVIZIO S.\NlTARIO NELLA OOE!tRA 0 1 liONTAONA.
Direzione. " La direzione del servizio di sanità nella guerra di montagna. è regolato con disposizioni analoghe a quelle dette nel 1° capitolo. Tuttavia in montagna, la natura del terreno e lo stato delle
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comunicazioni impongono l'obbligo di dividere l'armata (corpi d'armata, divjsioni) in colonne più piccole, che in ragione delle difficoltà che presentano la tra.smissione degli ordini, la riunione dei viveri e altri bisogni dell'armata, ccc., devono secondo le circostanze e lo scopo proposto essere rese indipendenti per un tempo più o meno lungo. Spetta al comando superiore, in seguito a proposta del medico in capo, di provve!lcrc a tempo opportuno ogni colonna de l personale e del materiale necessario che esige un tale frazionamento in unità indipendenti. Sar.à assai spesso necessario in tale circostanza, di preYC~dere le disposizioni che farà d'uopo prendere per assicurare lo sgombro de i feriti e malati. La direzione del servizio di sanità in ciascuna colonna, ttuo.ndo non è stato speci:1lmen tc 110minttto un medico in capo, è esercitata dal medico di tmppa più anziano fra i più elevati in grado, al quale sono applicabili, per analogia, tnt.te le disposizion i prescritte pel medico di visionale. Esecuzione. Ser vizio elci reggimenti. - Per massima, nelle colonne che operano in terreno di montagna i medici militari devono per il maggior numero possibile, sino a due terzi, se occorre. rimanere })rcsso i rispettivi corpi. Il medico divisionale (o il medico in capo della colonna) sottomette, fin dal primo momento, al co-
mando le sue proposte concernenti la designaziouc dei medici che devono r estare coi loro corpi, e di quelli che devono recarsi alla stazione di medicazione o all'ambulanza. Secondo le circostanze, fa decidere dal comando se i meilici della cavalleria, del treno e dell'artiglieria devono restare ai loro corpi, essere addetti agli stabilimenti della divisione, o infine essere ripartiti sulla linea di tappa. Nella. guerra di montagna, come in quella di pianura i medici sono assistiti dagli infermieri portazaini, e dai portaferiti: soltanto l'effettivo di questi ultimi è doppio. In caso di bisogno ogni battaglìone 1mò stabilire un })Osto di soccorso. Il servizio dei posti di soccorso funziona, in generale, secondo le regole prescr itte per la guerra. ordinaria.
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I feriti non devono mai essere tru,slocati is olatamente dal posto dì soccorso sulla stazione di medicazione, ma pet· gruppi, c, se il comandante lo gmdica conveniente saranno accompagnati da una, scorta. Col primo gruppo in partenza si aggiungono gencrahnente i medici designati per la stazione di medicazione. Il tras porto dci feriti, che non sono i n gudo di mnrciare, è molto faticoso; perciò, affine di accelerare il ritorno dei portaferiti sul campo di battaglia, s i organizza generalmente, fra il posto di soccorso c la. stazione di medicazione, una sosta, dove i portatori dell'ambulanza, o de.lle vetture vanno a rilevare i portaferiti reggimentali. materiale assegnato ai portaferiti d'un battaglione è chiuso entro due ceste portate a soma da un quadrupede.
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A:mbulatot·io diVt·Sionale. -
Servizio in marcia. -
In marcia l'ambulanza raccoglie e trasporta s u barelle gli uomini lasdati indietro che non sono in grado di marciare. Le armi e i bagagli eli questi feriti o zoppicanti :Sono caricati sui muli dei bagagli. Per quanto può l'ambulam:a deve traslocare i suoi malati all'ospedale posti all'indietro tosto arrivata alla tappa: quando è impossibile di far que,;to, i malati sono raccolti in un locale designato dal comandante la colonna, cbe decide se sia il caso {li !asciar vi, per curarli, nn medico e alcuni uomini della truppa di sanità, c all'occorrenza una guardia. Ques to personale è rilevato al più presto per cura del servizio delle tappe.
Servisio in ·combattimento. -
La stazione di medicazione deve essere impiantata assai vicino ai posti di soccorso per abbrevia.re il trasporto. Essa deve essere situata, quanto meglio si può, sopra linee di comunicazioni conducenti da una parte ai posti di soccorso, dall'altra parte verso il punto di riunione dci feriti all'indietro. Tosto impiantata la stazione, il medico divisionale (o il medico della colonna) riconosce la posizione dei posti di soccorso e di fermata, e dirige su questi ultimi i s uoi mezzi di trasporto, impiegando, all'occorrenza, per mezzo di requisizioni, gli abitanti del paese, per il trasporto dei feriti. In generale i feriti non possono essere traslocati direttamente sopra. uno spcdale. In questo caso s i impianta l'a.mbulanza i n soccorso della tappa più vicina e vi si organizza uno SJledale di
passaj!gio, per quanto più s i può colle risorse del luogo. L'ambulanza governerà i fcl'iti fintantochè sia J>O;;~>ibile di sgomberarli, o fino a che s ia sostituita da un reparto d'ospedale mobile. Il materiale dell'ambulanza ùirisionalc è posto in ceste dJe si caricano a d orso di animali do, soma. i:: organizzato in modo da potere tliriders i in f1uattro czioni indipendenti. Una tabella speciale stabilisce la composizione di questo materiale tanto per l'armamento di montagna propriamente detto, che per l'armamento in genere. (1)
Osperlali rnobili. - Questi operano in generale per sezioni e 1)er mezze sezioni. Il loro servizio non tlilfcrisce d'altronde da quello che si eseguisce in campagna in un paese di pianura.
n. SERV IZIO DI S.\l'i iT;\
NELLA GUEilR,\ D'ASSEI)IO.
" Il servizio di sanità nelle piazze forti messe in is tato ùi guerra, compre nde : a) La direzione di tutti gli atl'ari che concernano l 'approvvigionamento della piazza in materiale di sa11ità, c le misure igieniche destinate a mantenere la guarnigione in istato di combattere; b) n sevizio degli stabilimenti sanitari c farmaceutici della piazza; c) Il servizio di sanità delle truppe della guarnigione.
Direzione. Il servizio di sanità è ~irctto , secondo i principii posti in testa al regolamento.
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La direzione ò osercitn.ta conformemente agli ordini del governatore, dal medico in capo deUa piazza che sottomette al govern atore tutte le proposte che interessano il servizio sanitario, prende i suoi ordini, prepara le disposizioni necessarie, c ne sorveglia l'e~ecuzione. (l) Nell'organizzazione delle brigate o colonne eli montagna il regolamento austro-ungarico distinjlue delle formazioni normali, e delle formazi oni miste. Le prime sono destinate al.i opet·are sohanto in paesi acciclemati ove non esistono altre ,.;e di comunicazioni elle sentieri. Le form:tzioni miste sono adattale per lo contt·ade montuose ove s i trovano delle vie e delle su·ade praticabili da vetture.
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TECNICA E SERVIZIO
Se, per eccezione, il medico più anziar.o in tempo eli pace non era designato per la carica di medico in capo della piazza, ne disimpegna le funzion i tostochè la piazza è posta iu istato di difesa, fino all'univo del titolare, prendendo la direzione e la sorveglianza dcll"approvvigiouamento sanitario della piazza. .Al giungere del titolare, l' intcrinale dovrà fargli conoscere la situazione attuale delle risorse sanitarie, e le misure da prendersi per l'esecuzione dei provvedimenti sanitari necessari, inforrnci.rlo dello stato dci locali, e se rimane esso pure nella piazza secondario energic::tmeatc nella esecuzione del ser vizio. DOVERl DEL ME DICO TN CAPO DELLA PlAZZ.\..
llmeilico in capo della piazza deve, tosto assunto il proprio servizio, mettersi al corrente del piano d'approvvigionamento per quanto riguarda il servizio sanitario, come anche dello stato dei locali. Deve vegliare affincltè l'organizzazione del servizio sanitario sia corupiut.1. entro il termine ili tempo prestabilito. Inoltre si assicurerà dell'esistenza del personale e del materiale sanitario addetti alla piazza secondo il piano d'organizzazione, c verificherà se il materiale che non deve essere costituito che al momento dell'armamento sia in via di preparazione. Se fosse necessario ili accelerare l'ordinamento sanitario o ùi moditicarlo, sottomette le sue proposte al governatore della piazza. Il medico in capo della piazza deve riconoscere i locali destinati al servizio di sanità, il terreno destinato pel seppellimento dei cadaveri, c quei luoghi nel raggio della piazza che potranno esser~ utilizzati come posti di soccorso o stazioni di medicazione. Dirigerà, per quanto riguarda la parte sanitaria, i preparativi dei locali destinati al servizio sanitario. Subito che la guarnigione ili guerra sarà arrivata nella piazza, il medico in capo ispezionerà il personale medico, e riscontrerà le funzioni assegnate ai membri di questo personale, e, secondo le circostanze del momento, sottometterà al govematore le sue proposte relative alla carica d'ognuno. P er quanto riguarda ln. istruzione tecnica dei portafcriti c del distaccamento della truppa di sanità, esso ha gli stessi dorei·i di un medico divisionale. E sso si occupa, man mano che il bisogno lo ric:hiede dell'estensione che rarehbe d'uopo di dare allo speciale di guarnigione, in cpnformità del piano di difesa, della trasformazione degli spcdali
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~lE DICO-MILITARE
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rrggimentali o infermerie in ospedali di fortezza, c della crca;donc di spetlali di fortezza vicino a q uclli di guarnigione. SorYeglia egualmente le misure sanitarie prese nelle opere esteme le più importanti. Il medico in capo della piazza prepara in tempo utile, per tflla.uto meglio può le disposizioni necessarie in caso d'investimento o tl' uscita, sia per assegnare il personale e il materiale ai posti dì soccorso o stazioni di medicazione da ist.ituirsi, sia per procurarsi i mezzi necessari al trasporto del materiale c dei feriti. Per le sue relazioni coi rappresentanti tecnici delle autorità locali, il medico in capo si tiene costantemente a giorno delle condizioni igieniche della popolazione, affine di poter provocare per parte del governatore le misure atte a garantire gli interessi sanitari della guarnigione. Al termine della difesa il medico in capo della piazza sotto: mette al goyernatore le sue proposte relative allaricostituzione del personale c del materiale. I n caso che la piazza dovesse esser resa al nemico per capitolazione, il medico in capo, al momento della. stipulazione delle condizioni della capitolazione, deve far conoscere al governatore i punti che interessano il servizio sanitario della piazza; vegliare affinchè le disposizioni della convenzione di Ginevra siano applicate agli stabilimenti sanitari, per quanto concerne il personale, il materiale e i malati. A cominciare dal giorno in cui comincia l'armamento, fino alla cessazione dello stato ùi guerra il medico in capo della piazza rlevc tenere un giornale delle sue operazioni: esso dirige questo documento al ministero della gucna, per via gerarchica, tosto rientrati nello stato di pace.
Approvvigionamento satùtario della piazza. Tosto che il governatore ha ricevuto l'ordine d'effettuare l'armamento di guerra della piazza., prescrive senza ritardo le disposizioni concernenti la formazione dell'approvvigionamento sanitario, in conformità alle indicazioni del piano generale d'armamento, del piano particolareggiato dell'approvvigionamento sanitario e degli ordini speciali che può aver ricevuti. .A. tale scopo, il governatore, tenendo conto della situazione
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TE CXICA E SERVIZIO
mili tare, del movimento dei maiali e dell' aumento prevedibile eli questi dumnte il corso del periodo d'armamento, determina in qual misura vi sia modo, tino dal principio, d'aumentar e la capacità dello spedale di guarnigione, di creare degli annessi, o di trasformare in ospedale di fortezza gli spcdali reggimentali o infermerie esistenti, di stabilire una farmacia di guarnigione, e d"aprire degli spcùali di fortezza, c delle succursali di farmacia, o semplicemente di riscrmre i locali per queste creazioni. Parimente il medico in capo della piazza, basandosi s ul grado d'armamento della fo rtezza propone in qual mis ura vi sia luogo di creare nelle opere esterne dei luoghi di soccorso pei loro difensori. Questi luoghi, secondo la distanza delle opere, c il grado di sicurezza delle loro comunicazion i col centro della piazza, consistono tanto in infermerie organizzate in guisa da permettere il ricevimento c il trattamento dei feriti, quanto in semplici stazioni di medicazione. Fra i medici che fanno parte dei corpi di truppa della guarn igione, si dovrà impicgt\rne, fuori dai loro corpi, e di preferenza negli spedttli della piazza una proporzione variabile secondo la forza della guarnigione, fino ai due terzi dell'efi"etti vo: l'ultimo terzo resterà in ogni circostanza. addetto al servizio della truppa e, se v'è modo, al servizio dei posti di soccorso. Inoltre le cariche sanitarie più importanti, quali quelle del medico capo degli spedali di fortezza, o dci s uccursali, c dci medici cura n ti, sp cciahnente nei reparti di chirurgia devono, fino dal principio dell'annamento, essere assegnati a quei medici militari, i qualì possano, nell'interesse della cura dci malati e dell'amministrazion e essere mantenuti definitivamente in tali fun zioni. I distaccamenti di truppa di sanità sono costituiti conformemente agli ordini del ministro. P er la loro ripartizione fra gli spcdali di fortezza e loro annessi, si sceglierà affinchè ogni stabilimento t·iceva in pet·manenza un numero d'uomini proporzionato ai bisogni. La costituzione del materiale sanitario deve essere fatta in conformità, del piano d'approvigionamcnto, ed agli ordini ministeriali. La spedizione del materiale depositato nei magazzini estrane i a quelli della piazza è, per parte del ministero della guerra, l'og-
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~!E DICO· ~IILJTARE
gt'tto di una prescrizione spccinlc, quant.lo è dato l 'ordine d'arllHlrc hL p iazza. Gli og~ctti lcttcrecci sono spediti agli spcdali di fortezza, ma.n mano che questi si formano, o si estendono. ES~:Ct:ZIOlH:
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Ul:L SEI<V I ZIO SA!\ITARIO.
Fino al momento dcll'iurestimrnto, il sen i:do eli sanità nelle 11in.zxe t!i g ucrm funziona t;tnto nei corpi tlclla. guarni 4iouc d•c negli spedali in conformità delle rego le stabil ite pc! tcmtJO di pace. Quando è imminente l'investimento della piazza, il governatore fa. couosccrc alle truppe i punti dore vi può esser modo tli stabilire i posti di soccorso, c gli spctlali sui quali devono c,;r ere diretti i feriti c i mahtti tlai dircrsi ;cttori. .Xo n si istituisec ness una stazione di 1ncdica:t.ioue. Per massima, sono gli spctlali de lla piazm che ne tengono luogo. Se i posti di soceorso sono troppo lontani d<tllo speciale in guisa che i malati non vi possano essere trasportati dai port.'lferiti, s i organiz7.a un servi zio di vetture pel trasporto dci feriti. A.llorr1uando dci distaccamenti sono avviati in ri conoscenze esterne, s i aggiunge loro sempre un numero s uflic:icnte di portn.fel'iti, un medico almeno, e, secondo i bisogni, delle vetture tltt ferit.i. Quando s i eseguiscono delle operazioni offensive importan ti alle quali concorrano delle forze considerevoli (brigate-divisioni) le truppe devono essere accompagnate dal num ero regolamentare dci medici. Inoltre s i assegna. alln. colonna un distaccamento di. portafc1·iti p1·oporziont1.to al suo cA'cttivo, si costituisce per In. circosto.nzn. un dista.cc:J.Il1ento S)lccialc di truppa. di sanità., con vetture da feriti e altri mezzi di trasporto. L 'cfl'ettivo e il materiale del distaccamento della truppa di s11.nit.i varieranno secondo che la distanza ore si escgttiscc l'oderazione sia assa.i breve, perchè i feriti dopo :\·er ricev uto le prime cure ai posti di sotcorso, possano essere trasportati dir•~ t tamente allo speùale della piazza; o anche se questa distanza è molto grande perchè sia assolutamente necessario d'istituire una stazione di medicazione. N cl IJrimo caso vi è interesse a fare avanzare per quanto è
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TECNiCA E SERVlZJO
possibile, fino al posto di soccorso, le vetture destinate a trasportare i feriti nello spedale di fortezza. Quando, eccezionalmente, i feriti devono essere diretti sopra un'opera avanzata, il medico capo della piazza veglia affincltè quest'opera riceva il personale, il materiale e le vetture n ecessarie per le cure da darsi ai feriti, c per il loro sgombro nello spcdnle di fortezza. Dato che il bombnrdamento o l'assedio della piazz.a sia cominciato, le misure sanitarie indicate per questo caso sono messe in esecuzione. I posti di soccorso della fronte d'attacco entrano in azione, e le truppe che vi devono prendere parte YÌ mandano i loro portaferi ti. Si assegnerà a questi posti di soccorso del p ersonale e dci mezzi di trasporto in numero sufficiente affiuchè, se si produce una grande affluenza di feriti, si possano sgomberare regolarmente nel lasso di tempo determinato (cioè ogni dodici o vent.iquattro ore). Il trasporto dei feriti fino a questi posti di soccorso è assicurato da distaccamenti di portaferiti designati dai medici; si adopreranno, se è possibile, gli abitanti per trasportare i feriti allo spedale della piazza, e perciò il medico in capo della piazza sottometterà al comando le proposte necessarie. Gli spedali delle piazze devono sempre essere pronti a ricevere i feriti, di modo che la consegna possa essere rapidament-e fatta, c l'arrivo e la partenza delle vetture si faccia incessantemente c senza imbarazzi. Oltre le vetture destinate a sgomberare i posti di soccorso, l'ospedale di fortezza riceve in mezzi di trasporto una riserva calcolata sul bisogno preved uto, di modo che possa. corrispondere allo domande straordinarie dci posti di soccorso. Le vetture regolamentari, come anche le vetture di requisizione devono essere preparate pc! trasporto dei feriti per cura dello spedale. In caso di insufficienza d'infermieri, il medico in capo deve J>rovocare dal governatore per mezzo del capo di stato maggiore," l'impiego dei porta-feriti rcggimentall distaccati p er frazioni costituite: se la cooperazione degli abitanti diviene necessaria il comando si concerta con questi per assicurarsi il loro concorso, offerendo loro r etribuzioni, o anche per grazioso titolo. Siccome un affollamento degli spedali d'una piazza forte po-
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MEDICO-UILITARE
trcbbc avere le conseguenze le più grari, cosl si devono prendere colla più grande cura delle disposizioni che permettano, sia durante l'armamento, sia nel corso della difesa, di protittare di tutte le occasioni per sgo111berare dei tllalati e l'eri !.i trflsportabili, la eui guarigione non si presuma essere tanto 'i cina. Tocca al medico capo della piazza di sottomettere al go,·crnatorc le sue proposte a questo riguardo. Crono logicamente, lo sgomhro degli stabilimenti spcdialieri d'una pi azza di guerra, si può fare in tre tempi: a) JJt\1 principio dell'armamento fin o aH'investimcnto; b) Jln tutte le occasioni che si 11rescntnno dumnte il corso dell' invest imento o dell'assedio; c) Dopo la levata dell'assedio o dcll'iuvcstimento. Tosto ordinato l'armamento della. piazza, il governatore, sulla Jll'OllOst.n. c.lel medico capo, prende n.l riguardo dello sgombero degli spellati gli ordini dell'autorità militare territoriale superiore~ e procede per questo sgombero, come è stato detto per gli sgomberi neUn guerra di campagna. Tostochè l'ill\·cstimento è imminente, tutti i malati trasportabili, che non sembra possano prontamrnte g uarire, devono essere senza. ri tardo traslocati dalla piazza. (~nando la piazza è investita, il governatore, :;u proposta del mcùico in cnpo, regola lo sgombero negli spedali della piazza. d ci malati delle opere esterne. Da una parte si terrù a preYcnirc l'ntfolln111ento elci locali destinati a rice,·crc i feriti nei posti ayanzati, mentre che, cl'altra parte, si eri tcrù che dci m:Liati leggeri, la cui g111arigionc è vicina siano inutilmente: diretti sull'ospcclnle • di fortez;~n.. t>el trasporto dci malati si usano retturc da feriti, le barelle a. ruote, e, all'occorrenza, altri carri c barelle a bract ia. Se è necessario· si as1)ctterà la. notte per trasportare allo spedale i malati delle opere amnzate della fronte d'attacco durante il periodo d'asscdi.o o del bombarcln.mento. Dalle circostanze locali, militari esn.nitaric (comunicazioni interr<>ltc, bomb:ndnmcnto Yiolento,affollamento di spedali, epidem ie) dipenderà la possibilità di traspor tare i mnlnti dalle opere nva.nt:\te negli speda li di fol'lezza. Alla vigilia d'una grande sortita, o eli un tentativo di blocco, che permettesse di sgomberare una parte degli !;pedali della piazza, il medico capo, di concerto l"Ol l"U!J.10 di s tato maggiore,
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TEC~ICA E .SER\'!ZIO ~IEDICO-~!ILITARE
sottomette al governatore le misure d'csccu"-ionc. In ,;onformitàagli ordini del g\Jvct·natore il metliro in ~:apo degli spcdali fa la scelta. dci mal::tti da sgomberare, clomanùa. al governatore le vetture neccs!>arie c le f'a allestire pel trasporto ùci malati. Dato cb e il luogo e r ora dc ll~L riunione del couroglio si:tno fissate, ilme<ti co in capo dell'ospedale fa distribuire nn posto agli infermi, li fu caricare e Y<'glia pflin t:hè le vetture si trovino &.!l'appuntamento. Se v'lw nw(lo, il mrdko in l'apo dc:::igna. un mecUco per accompagnare il convo/-:liO. Si e\'iterà, per quanto è possibile, d'impiegarvi degli uomini della h'UJ1Jln. di s:.mit<\ c la sorveglianza del convoglio sarà affidata ad uu uflicia.le o soli ufficiale leggermente ferito. Conformemente agli orùini dati dal governatore al capo del convoglio, i feriti sono rimandati allo speùalc mili tare o dvilc il più vicino, c, se uon csistt'S!òero st:.tbilimenti di sanità in vicinnnza, all'autoritt'llocalc più prossima con ordine di vegliare cbe il couvoglio prosegua la sua via. Per (J\Ianto è possibile, il medi co, o qualsiasi altro capo eli convoglio dc re cet·cm·c di rit'ntrarc nella piazza colle vetture. Se l'iuvestimcnto, o l'assedio della piazza è tolto per 11ualcbe tempo o tlcfìnitivamrntc, gli stabilimenti SJJCclalieri devono irnmelliatamentc essere sgomberati più complct.amentc che è possibile. Un brc1•c paragrato sulla contabilità e l'amministrazione degli spedali di fortezza. c delle farmacie chiude questo capitolo del servizio sanitario nelle piazze fortificate e insieme termina l'intirro rcgulamcnto .
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:\Iomoril1 1lel colonnl'llo medico car. Costettl lot!n il 5 genlll!ÌG l R~l)
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• Il• ('onler<nr.a .o::onliRe-.t <lello StJe.l:o.l~ u1ìlitaro prinCÌJ>nl~ di Vorona.
Fra le malattie a cui più di frequente, ora in modo epidemico, ora in modo sporadico, Yanno soggetti i militari, bavvi lo scorbuto. Questo morbo cooosciuto fino dnlla viil remota antichità. e famoso per parecchie grandi epitlcmio, che in varie epoche afttissero eserciti , flotte e popolazioni, tu studiato e descritto da molti insigni medici che nei tempi Yetusti e nei moderni l'ebbero ad osser:mre su pilt o meno vasta scala. Nè solo i trattatisti se ne occuparono, ma anche gli scrittori di cose storiche ce ne traml'..lHlarono le notizie e ne fecero oggetto delle loro indagini e delle loro narrazioni. Parrebbe pertanto che, tenuto conto dei tanti lavori scientifici e letterari che possediamo intorno a tale argomento , poco anzi nulla rimanga a dirsi sulla forma, sull'indole, sulle cause, sul decorso, sull'esito, sulla. terapia c sulla profilassi dello scorbuto. Eppure non è ccsì e credo che, se sulla etiologia, sul decorso e sulla sua profilassi, le ricerche furono spinto molto oltre, nel campo curathro specialmente rimane ancora qualche tratto inesplorato, qualche mezzo valido da mettersi in pratica. 30
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LA PIU' EFFICACE CURA. DELLO SCORBUTO
A conforto di questa mia affermazione, citerò parccchj casi di scorbuto che si poterono condurre a guarigione con un metodo curativo semplicissimo ed energico, nuovo affatto se non erro, il quale, beocllè apparentemente in urto col concetto che in generale si ha sull'indole della sunnominatn. malattia, mi diede i più costanti rantaggiosi risultati. Affi nehè meglio spicchino la ragione e l' utilità .del metodo a cui alludo, mi si conceda di tratteggiare brevemente i lineamenti del male, le circostanze in cui si srolge, i gran e f.llle volte irreparabili guasti che produce ed i varii sistemi terapeutid con cui si cercò dal suo 1n·imo apparire fino ai nostri giorni di combatterlo e prevenirlo. Senza di ciò non potrei esaurire il tentativo che mi propongo, nello studiare il rapporto diretto causale fra la terapia da me adoperata e l'intima natnra del morbo, di giungere a tale profonda cognizione con le maggiori probabilità di riuscita, per
quanto lo permette lo stato attuale della scienza. Prima ili entrare iu materia però, a dimostrare con quanto fondamento io al)bia detto cl1e lo scorbuto è una delle affezioni che spesso manifestasi nelle truppe, rammenterò, prescindendo dalle grandi epidemie medioerali e da quelle che nei cinque ultimi secoli afflissero in Europa, in Asia ed in ·•.*'frica. pii1 specialmente gli uomini di guerra ed i naviganti, ·cbe··.n C?rpo di spedizione Sardo in Crimea ne ebbe a soffrire Ifel 1856 non lieve da_nno (901 i colpiti con 12 morti) (l ); che nel nostro esercito dal 1870 al 1876 inclusive i casi ili scorhuto sommarono a 11 63 con morti 40 ripartiti come rilcvasi dal 10 quadro che trascriro; e che dal 1870 al 1878 nello speciale militare di Bologna se ne contarono 158
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(l ) V ~dasi l~ b('[la 11fc111oria sullo Scorlmto del co1mu. Co>lOSSETTL ex presidente ùel co nsiglio superiore di sauiti1 militare (1857 Torino).
l) •
467
E LA St.:A. PATOGEXI::Sl
<li cui 7 nei primi 4 antti terminarono con la morte, come è annotato nel seconùo quadro. Gli scorbutici furono nel nostro esercito nell' ~HII1t'l'll
~l trl'l i
Anno
ckgll t·un·;tli
1870
181
l O Secondo la relazione del Consiglio superiore di sanità militare.
1871 1872 1873 1874 1875 1876
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4~ Seconùo la statistica sanitaria
l
100
17:3 2G8
dell'esercito compi lata dalColonHello medico Baroffio.
Secondo la statistica sanitaria compilata dal Colonnello medico Cerale.
18-i
212 40
1163
=
Nou è poi nemmeno da porre in silenzio che le cifre sopracitate sono Je strettamente ufficiali. È on~io a sapersi che sovente negli spedali lo scorbuto non è la prima malattia che si manifesta nel soldato, il quale· soreute entra per altro morbo anche lim·e, e come tale figura nella statistica (1). Nello spedale di Bologna negli anni 1870· 7l·72· 73· 74-75~-.-76-77-78 dette queste cifre; nell' \\~i~~. NAZ • ~ Anno
1870 1871 1872 1873
Cm·ati
Morti
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3 20
2 2 l
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(l) Jn questi quadri non sono compresi gli scorbutici dt>lle infermerie dl)lle compagnie carcerarie, nè quelli di minor conto c•lrati presòo i corpi che ne raddoppierebbero le cifre.
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I .. \ PIU' EFFICACE Ct: !U DE LLO SCOI! BIJTO ,\ llllO
Cu1·ar i
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:llolte sono lo cnu~o clw si sono creduto capaCI a generare lo scorbuto, ma niuna presa isolatamente ha un mlore n~solu to generatiro. Si può dire i n genere che tutte le cagioni debil itanti l'organismo, comprese tra queste lo malattie ~h c portano queste con:;oguenze, e pil1 1_mrticolarmonte i morbi che lc1lono l~t crasi sanguigna, possono originare lo scorbu to. Non si conos1'0 un pri neipio in f·1tti ro speciale a l quale attribuirl o, nè un principio contagioso-miasma.tico, o~ cagioni sp~riali ati esso csclnsire. llipeto, è malattia che dipentlo da un insieme di cagioni debilitanti, che in certe contl izioni di luogo, di clima ed irliosin cra~i ch c costi tn i ~~.:c gli int!i 1•idui nella condizione lJatologica che sh11li;uno, lo scorbuto. Pilt tardi tenteri) di esporre il concetto patologico che mc ne sono formalo, tlcsumc1Hlolo dai criteri ezit)logici, semeotico e tt• r:-~po u tico, confortato dallo porhc cono~conzc post~ in eridcnzn. dal microscopio e tl•1lht fìsiolog ièt sperimentale o dalla chimka, so non altro u egatir~un ente. Il frctldo umitlo dcll 'atmoi'fera, dl'llc ahihlzio11i e degli in dumenti, si ride spc~so co in t' itl•~rc con lo srilupl1•) su larg<\ scala dell o scorlHito, specialmen te nei luughi riaggi di mai·e.
E LA SUA rATOGEXI':SI
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11 poco moto e la vi ta sedentaria., l'indolenza, come il cot]· tmrio c cioè la ccce:;sira fotlica, l'cccc:;sir o esercizio, la mancanza di ripo:-:o ed il poco sotmo. Si ride insorgere lo ::corbuto iu certi legni mercantili o da guerra dopo una grande burrasca per arcr J oruto l'ctjttipaggio fa!kare ecce;-;si ramcnte Ott Lle combattere le furie delr irato elemento c per }Jrorredere alle con:;cguenze dèl di:;astro. La Ùl'lwes:;ione m ora l~, l'ipocomlriasi mostrò pure una. granLle inllucnza, co:;i la mancanza di pulizia c l'aria. impura di luoghi molto abitati. nfa tra. tutte le cause si volle dare un pèso maggiore alle bcrande impure di acqua o di liquori di cattira n.ttura od al loro abuso. l clinici fermarono molto la, loro attcnzio11e sul ùi.fetto ùi nutrimento rclatiramente alla sua minore quantità al di:;otto del necessario })Or la debita riparazione, cd alla sun. eh imica. com posizione. Cos't si }Jrcse di mira la troppo grande quantità di so.3blnze farinacee o di vegetali, o la esclusione di dt}tte sostanze dalla razi1ìllC abituale di nu trimento . P,et· molto tempo poi r:tcnnero chll l ' uso esd usi l'O delle carni ~alate ne fos:>e polente cagione. E mentre i laroratori delle saliue, immuni di scorbuto, dimostrano che il sale non è atto ùi J)er sè a generarlo, certo le carni salate, di cibo esclusil'o, possono pot·tare a qucsto tri::;te effetto, csscnùo la. loro ri rtìt nutritira oltremodo diminuita e riuscendo di ùiffìcile digc:stione. Si rolle poi dare dal Garnod una. g rande importanza ai leg umi che conhmgono in tanta copia i sali di potas:;a, e si è creduto, cluJ le patate che molti ne contengono, costituir dd)· bano indispensabile nutrimento per impedire l'originarsi dello scorbuto, partendo dal concetto teorico, non sanzionato da ulteriori studii, che il sangue degli scorbutki fosse porero di pota:;sa e ricco di sali di soda. Lo scorbato d ominant~in certe locali t<'! nel tempo della carestia delle patate si ritenne grande 1·iprora. di q uestc teorie, ma non si r olle considerare che, nel
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LA PH.:' EFF'ICACE CUHA DELLO SCOHBUTO
tempo della carestia delle patate, la miseria di tutto potesse essere la Yera cagione dello scorbuto. Così non regge all'osseryaziono il voler far dipendere unicamente lo scorbuto dalla mancanza di legumi freschi e di vitto vegetale. Lo pron.t lo scorbuto che imponente si manife::;ta in molti paesi della Russia, in quegli abitanti che si nutrono quasi esclusiYa: mente di patate e di legumi, mentre poi sono costretti a. viYere in miseri sotterranei umidi e freddi. n prof. Vanzetti ha guarito q11ei miseri in quelle località. costringendoli a virere alla luce. Anche la uniformità della razione ed il vitto a cui non era abituato l'organismo, ha non poca importanza eziologica. Credo anzi che quest'ultima causa debba e:::sere molto ralida nei nostri soldati, specialmente meridionali. Si sa infatti che in certe locali l\ dell'Italia meridionale essi erano abituati a rivere di solo Yitto vegetale, di legumi, di farinacci. È molto prrobabile che un tanto cambiamento, al quale lo stomaco stesso mostra avrersione, porti in questi un di:;quilibrio nell'organ ica loro assimilazione, per cui si a~te n gono ancora d:tl cibarsi. Fatti di questa natura SJno annotati nei classici. Essendo poi stato introdotto r uso fino daJ 1795 a bordo dello navi inglesi, del succo espresso dei li~noni, dandone una razione giornaliera. di un"oncia a ciascun individuo con l'aggiunta (1i un"oncia e mezzo di acquarite, si ritenne che la diminuzione o quasi cessazione dello scorbuto in mare tene;:~e a tale profilassi. ::\fit senza roler negare il ralore tera.peutico di::;cr<;to del succo di limone, è da arrcrtirc che il suo uso profila.ttico a bordo ha coi.1ciso con tutto quell'insieme di riforme igieniche atte a combattere le più Yalide cagioni dello scorbuto. Sif!·imcdiò a.l freddo umido, alla umiditit dcii' interno dei ba sti menti, all'aerenzione degli spazi chiusi delle caserme, alla composizione della razione proporzionata ai bisogni nutritid,
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alla sua miscela e qualità, dimodochè il. Billrotb con fondamento sostiene, che astrazione fatta dal facile guastarsi del· l'acido citrico espresso dal limone, nulla si è verificato di quanto s'aspettam, sicchè egli dice essere stato abolito nella marina austriaca. Dopo aver considerato le cause materiali che possono ren· dere ragione dell'originarsi del morbo, si debbono prendere in seria considerazione le cagioni d'ordine morale. Certo che la depressione dell'animo, la paura, la nostalgia, la pigrizia hanno .una considerevole importanza. È noto il fatto della influenza salutare quasi istantanea della gioia e della spe• ranza e del ritorno del coraggio. Si raccontano fatti sorpren·denti di questa natura avvenuti negli scorbutici di mare, oppressi dal troppo tempo che non vedevano la terra, guarire rapidamente per la gioia dell'ap~rodo e pcl ritorno in patria se nostalgici, o per la certezza della vittoria nelle truppe di mare o di terra dopo un prÒl~mga.to avvilimento per sconfitte ripetute. Altra causa infine molto annotata è l 'abuso del moto e della fatica, che oltre allo scoraggia· mento ed alla oppressione dell'animo, ha di necessaria con· seguenza un consumo di fibre che il nutrimento non ebbe tempo e modo di riparare in ragione del logorio avvenuto. Parlando ora dello scorbuto dei nosti:i soldati, a me parve che le mgioni sue eziologiche fossero molteplici. Si dovessero cioè riferire, avendolo veduto svolgersi prflferibilmente nella primavera e nell'estate, 1° alla viziata costruzione delle caserme, nelle quali non si respira quell'aria pura che favo· risce una buona amatosi i 2° all'esser molti di questi ante. cedeotemente decaduti nella loro organica costituzione, già. idroemici ed oligoemici specialmente per febbri di malaria recidive i 3° alla. loro razione monotona e poco sufficiente pei pilt robusti o per coloro che per idrosincrasia consumano
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LA I'I U' EFFlC.\CJ.: CL:IU liEI,L(J SCùHllCTO
molto; 4° alrabitudine di :1ltro nutrimento in certi coscritti: !J" alla. depre~:;ione dell'animo, alla nostalgia ; ti 0 alle molte fatklle di :;enizio in certi tempi e momenti senza corrispon d~nte ricostituziouc nutritira. Sln1o•nntolo,;:-lu.
I ])rimi segn i dello scorllllto, rome ebbi a. rileran anche nei malati curati nello :;:perlale di Venezia e di Bologna., ::-ono: la deprt~sione dell'animo, la stanchezza per ogni lier e ti t tic a cd anzi ra rvcrsionc ad ogni e:::ercizio del corpo. Sus · • :-.t•gnono a. ciò molte r olte i segui eridenti della stomatite, enl fetore caratteristico ddla bocca, con impossibilità a digerire il solito nutrimento, 1>el quale il malato sente decisa ripugnanza. Altre rolte alla stanchezza ed intlcholimento ddla membra, fino a risregliarsi acute artralgie, segue uno ~pt:c:ial e inùurimcnto indolente ùei gastronomi con senso dublJiO di flu ttuazione e senza. di,·erso coloramento della pelle, dJC da. principio i meno pruretti chirurgici banno confuso con un profondo asce:;;;o frcthlo per essere la detta mentita fiuU.unzione scnzn tlolorc. In tale emergente lto potuto ~arie yoJte constatare questo modo speciale con cui si presenta ' ln prima manifc;;tazione Sl:Orbutica, ed in Yenezia giunsi in t~mpo ad impedire che un hi~tori fosse approfondito in uno di questi tumori scorlmtici della surn, che appunto si ,-olera diagno~ticare lH.'r un a~<'l':sSo . ::\Ii si obbiettava da q ucl cnrnnte cl1e nn11 potera ef':;cre un inrlurimcnto scorbntiro, tn1ttandosi ùi uomo che non dura del morbo altra manifesblZione e che anzi npparira robusto. Pt'r deferenza essendosi per fortuna sopra:;seduto all'atto operatiro erroneo, ed anche nll'applic:azione tlel cataplasma caltlo, ÙO!)O poco r etlemmo l'imliricluo prendere tutte le !HlrYenze o la Team. dell' afft!-
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zione scorbutica, comprc:>e quelle dello scorhuto della bocca e le sue vaste ecchimosi, Yere Yihici, con tutto quanto nò venne dipoi. Per cui resta prorato dai fatti essere oramai chiaro che, alle volte lo scorbuto attacca indiridui di aspetto robusto e le prime sue manifestazioni , senza i segni della cachessia, nè llella storna tite, dopo la pro;;trazione delle forze neJTeo-muscolari, cousistere nel solo tumor duro dei p"olJJacci, dipendente da stra.vaso sanguigno o :siero sanguinolcnto pitt o meno circoscritto sotto ai gastronomi ed anche a.l solco. Altre volte poi i primi indizi scorhutici si hanno da quel tal colore pallido terreo della cute con l'occhio languido ed info;;sato e da una tìsonomia caratteristica che molto si arvicina alla. caLlaverica. Difatti è perduta e diminuita !"energia delle piccole potenze muscolari ùdla faccia, che coi loro moti multipli e<l adlLtti alle varie e:<pressioni degli aOctti , imprimono il carattcr.:J di mobilità. e di vita della. fisonomia. del sano. Oltre a questi fenomeni inizia.li noi vediamo le mae· chic e le vibici scorbuticbe disseminate, le edemazie agli arti, la retrazione d~g-l i stessi, le piaghe scorbutiche. E tut.to questo graYe apparato afel>brile è arcompagnato da una crescente depres:sione di forze che imperlisce al paziente la deambulazjone e dà ostacolo atl ogni moto della per;;ona. A questa sindrome propria df:l morbo si congiunge di buon ·ora. la difficoltà a respirare, l"oppressione, l 'ambascia epigastrica e la dispnea. li povero ammalato si sforza, per quanto può, di respirare, e sente !"impossibilità di farlo a do\·ere. Da ciò ne Yiene debole l 'amatosi a nelle per sola ragioue meccanica come dall'attacco delle mucose e della cute che non funzionano fisiologicamente, lo stomaco e le intestina non si pre. stano a normale digestione, nè dalla ente si bn, la nccessa.rht eliminazione di principi cscrctiri per !"equilibrio della salute. Perciò nello scorbuto, per le funzioni respiratorie, chi·
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lopoietiche e cutanee lese, la crasi sa11guigna si altera con danno crescente della organica assimiliazione, per cui poi, in ragiono della maggiore o minore entit.'\ di alterazione eli dP.tte funzioni, crescono le manifestazioni scorbutiche nelle sedi predilette da questo stato morboso, ente, mucose e muscoli. Quando poi ne rimane interessata la stessa fibra muscolare del cuore o le azioni cardiaco-vascolari si fauno debolissime, lo scorbutico è precipitato nel massimo della sua temibile gravezza. Allora più facilmente si manifestano le idropi pericardiche, le pleuritiche e del peritoneo, le articolazioni sono im·ase da emorragie con distruzione delle capsule, disfacimento delle cartilagini, rammollimento e da infiltramento sanguigno delle ossa. In questo fatale periodo lo scorbuto diventa in realt1\ una malattia, nella quale sembra che l'organismo sia coinvolto in una véra e propria lent<1. dissoluzione. Le ossa si denudano del loro periostio, si colorano in grigio e compaiono come macerate diventando friabilissime. n morbo in questo stato riesce superiore ad ogni risorsa dell' arte, pill faeilmente se si complica una congestione od una flogosi toracica od aJdominale. .\uad o nala tantolo"lca.
Nulla di veramente speciale ci ha fornito l'analisi miet·oscopica per rischiarare la patogenia di qu esto morbo. I cad,wcri hanno l'aspetto caratteristico della malattia, oltre acl essere emaciati banno la cute sporca, grinzosa, color terreo con squammc epidermiche secche. Nella pelle si veggono le ecchimosi e le macchie scorbutiche, che sono Yeri stravasi sanguigni nel derma, e stramsi più o meno circoscri tti e diO'usi sanguigni , scuri e siero sanguinolenti, si rinvengono nei muscoli e nelle aponenrosi sottostanti con maggtot· fre-
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quenza. Poi, nei morti di scorbuto, facilmente la milza ò grossa e friabilissima ed esi:; tono le idropi ecl anche le i postasi polmonari con compressione dei polmoni. Per vero dire tutto questo insieme di alterazioni patologiche non appar· tiene che indirettamente alla snrt condizione essenziale. In conclusione il fatto anatomo-patologico il pil1 costante e speciale è lo str:waso sanguigno di preferenza alla cut-e, nelle mucose, nelle aponeurosi muscolari e nei muscoli. I cadaveri che potei vedere, specialmente a Venezia, present::wano non poche di queste particolarità. emorragiche e di idrope che ho enumerato. Si direbbe insomma che qualunque sia la condizione patologica dello scorbuto, la sede sua prediletta sia nella pelle, nelle mucose, nelle aponeurosi muscolari profonde e nelle stesse masse muscolari con prevalenza di alterazioni emorragiche. Que. to dato anaton~o -patolog i co mi gioverà nel tentativo di stabilire possibilmente l'essenza del morbo. I/ ispezione mi croscopka è riuscita fino ad ora negati m sia nell'esame dei parenchimi visccrali, nello fibre muscolari, ed anche dci muscoli atrofizzati, nei cordoni nervosi nonchè nelle pareti esterne e nella membrana interna vasale. L'analisi chimica. ha constatato solo alterata la crasi sanguigna, ma non ba fornito responsi esatti e costanti a precisarla. Così l'esame microscopico. Molto dipende dall'epoca di tali esami, se cioè fatti nei primordi della malattia o nei suoi ultimi stadi. Poco alterata infatti è stata trovata la crasi in principio o nello scorbuto lieve, sia. pel colore del sangue e per l'attitudine a coagularsi; il sangue insomma si trom come nel sano. Inrece nei casi gravi o a malatti~~ avanzata, il colore è tendente al nerastro o rosso-scuro, con coaguli fioccosi che facilmente si squagliano, con una specie di crosta giallastra simile a gelatina. In questi casi il sangue scorbutico ha l'aspetto del tifoso .
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Non tutti gli esamiuatori furono concordi nell'ammettere difetto <li fil)rina; vi eùbero per contrario i partigiani dell"aumento, come nelle flogosi. Questa contraddizione forse dipende dall'arer esaminato scorbu tici con complicanze flogistiche. Però niente di stabilito vi è in tale proposito. Solo sembrando verJ che, indipendentemente dalla questione sul suo quantitativo, è diminuita. la sua facoltà. a coagularsi, forse p01 molti sali del sa11gue. Così l'albumina si rinvenne da. n.ltri di minuita. "Ma quanto o all'aumento dei sali di cloruro di soclio o alla diminuzione di potassa, come opina Garrod, ·nulla ri ha <li costaute e di concorde nelle osserrazioni. Se ne desume el' ideutem~?nte che tutti questi diversi modi di cambiata. crasi Riano po_ssibili e che perciò pinno sia legato con rapporti di causa ad effetto con Ja vera essenza della malattia; che invece queste nrie coudizioni de11o stato del sangue siano in attinenza col periodo della malattia e con le sue complicanze e non colla sua occulta essenzia1e cagione. Co!iì il microscopio non ebbe fino ad 01 a migliore fortuna per constatare, se sempre, i globuli siano raggrin· zati o si disciolgano, per dar luogo all'ematina ùi uscire , fuori ùai vasi. Kemmeno si potè rerificare nel sangue scor· butico differenze dal sano per quantitaro del ferro, essendo\"i anzi autori insignì che lo trorano in aumento. Tutto adunque concorda per ammettere che la crasi san:guigna non abbia una uniforme e costante costi t nzione patologica per fondarvi la ragio.ue essenziale dello stato mor· boso che ora studiamo. Cadono poi affatto le riete sentenze degli antichi di particolari acrimonie o vizi non definiti del sangue, non essendo mai stati verificati, ma unicamente dedotti da. opinioni preconcette o da teoriche secondo il dominio delle patologia
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fantastiche dci loro tempi, per quanto siano appoggiate dallit nlida autorità dci classici antichi Lind, Pringle e lloerharvc.
PoJ: non tediare di so,·crchio, è ormai tempo che mi atldcntri nella srariata terapia di questo morbo singolare. )[a se ne dorc::;:;i essere storico ferlele donei sehierarvi tutte quante le droghe antiche e moderne che hanno arnto l'onoro di essere accolte nei barattoli antichi e motlerni delle f<lr· macie mondiali. Credo non vi sia malattia che vanti maggior lusso di rimed i. E questo ranto è cortameute la piìL
insigne condanna di quei tanti rimedi. Yi basti che re no citi i principali, che cbbl3ro la maggior fortuna e che uon pertanto ebbero anch'e:;si per ultima sentenza l'obblio. Le piante tutte in cui abbondano principii alcalini, c per altri inrece i frutti ed i ,-egetali ca richi di principii acitli. La coclearia, la veronica, la beccabnnga, il nasturzio oftì. cinale:, la portulacca. oleracea, la. sen:lJl:l. bianca e nera, ];L chelidonia minore, il rafano satiro, l' iudiria, la lattuga. sati va, l'aglio, la cipolla comune, il trifoglio palustre, l'assenzio comtluc ed il roiliano, la ftim:wia lJOi'porinn, l'cup;ttoria caunabina, la menta piperita erl il s110 olio essenziale, la raolicc di rafano rusticano, la tlulcamara, la patat:1, i limoni e gli aranci. I succhi antiscorbutici delia 1'armncopca di Londra, il cre:jcione, la china in pol\'ere cd in decotto, l'acqua di catrame, l'acqua di calce, le acque saline n;tturali. ed i sali alcalini attivi e non purgatiri, fra queste il nitrato di potassa e di soda, l'aceto, la trementi nr., il lichene islanùico, il ferro, la corteccia tli salice, il cloro e Jler ultimo, tutto dire, il salasso e ripetuto. Finalmente dopo tanti disingan ni, spedalmente i nari-
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ganti, s1 attennero all'acido citrico, ma già nel narrard la storia di questa malattia io Yi accennavo quanto siasi esagerato sulla realtà della sua cffica~ia. Si confuse il beneficio delle grandi riforme igienichfl adottate con l'uso del sugo c:trieo, e tutto il loro merito si riversò su quell'acido. Tanto è r ero che, contrariamente ai suoi propugnatori, altri e fra questi il Cameron, ò giunto a sostenere che « lo scor· « buto fu tanto disastroso e fatale per le flotte britanniche « io proponio11e della quantità di acido citrico usato come " preserratiro e come rimedio antiscorbutico. ,. Nelle prore fatte da me, sul suo uso esclusivo, non pC'sso dire di esserue stato sodtlisfatto da pormi a rimorchio dei suoi fanatici fautori. Nello spedale militare di Ycnezia dal 18G 7 al 1870, ove ebbi molti scorbutici, spP.cialmente fra gl' indi\•idui affetti da cachessia malarica (non posso precisarne il numero mancandomi documenti ufficiali), non riuscì nè a me nè ai miei colleghi di conseguire buoni risultati coi mezzi terapeutici noti adoperati con energia ed opportunameute. Mi fece pena di norerare in un anno 8 morti per lo scorbuto e per le sue irreparabili coaseguenze. Pieno di queste sconfortanti reminiscenze io non cessara di con::;iderare fino d'allora se altra rht potera seguirsi per la cura di morbo tanto perti· nace e dit1kile a guarirsi. Non pertanto alla vecchia terapia ~corbutica mi tenni fedele fino al 1873 e sempre con la medesima poco fortuna anc.he di fronte allo scorbuto gra,•e dello spetlale militare di Bologna, che in quel tempo era sotto la mia direzione. Specialmente poi fermarono la .mia attenzione per cambiare onniuamente metodo di cura due poreri soldati, già nel periodo aranzato del morbo, non solo con le macchie scorbutiche e col tumore delle snre e con la gon fi t:>zza cdemnto::;a degli arti inferiori, già atrofici e pie-
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gati a semicerchio, ma con iutti i segni dell' iclroemia arauzata e delle idropi 1iscerali. Essendomi formato il concetto che esporrò sulla essenza della malattia, volli tentare pel primo su questi infelici l'efficacia della cura idroterapica. Era. di recente i:;tituzione nel riformato spedale militare di Bologna l'ottima sala idrot.erapica, che tuttora con molta for· tuna -ri funziona. Volli che le doccie .d'ogni genere, racco· mandate da quel grande perfezionatore dell'idroterapia, il Fleury, cadessero da oltre 17 metri d'altezza. Su quelle doccie pesava pi.ìt di un 'atmosfera e mezza, come è raccomandato, se vuolsi la loro indubbia validità. !Ili astengo dal fan·i la storia di un tanto mezzo terapeutico. Non posso però tare a meno dal proclamare i suoi primi fautori, n~ri benefattori dell'urna·
nità. sofferente: lo zotico agricoltore Priessnitz e il profes:;ore Fleury. li primo è il vero genio inventore della idroterapia con doccia cadente da grande altezza. I miracoìi delle sue cure, ridotte se vuolsi, a panacea universale, come non poteva essere a meno in un uomo che non era guidato da principi i scientifici ma da vaghe ispirazioni e veri sprazzi di luce del suo zotico genio, davano una celebrità al suo inventore, per quanto molti grossolani errori egli avesse ardito proclamare })er verità. provate dai fatti. Il secondo, il profe:;sore Fleury, restauratore scientifico dei primi trovati del genio di Priessnitz, si deve riguardare come il distinto fondatore della scienza idroterapica ridotta a regole scientifiche. E se anche il Fleury non è scerro di qualche illusione, che i consecutid cultori di questo ramo di scienza non debbono accettare, merita sempre completa veYenerazione pei suoi incessanti e profondi studi sull'argomento. 1\'Ii attenevo per molte malattie ai precetti del Fleury e ne raccomandava l'attuazione ai medici cui affidava le cure idroterapiche. Lo scorbuto non formò mai tema di applicazione
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idroterapica per parte lli quel dotto c di nessun altro che mi couoscessi fino a quel! 'epoca. Non sono da porre, a mio avviso, nel no\·ero delle cure iùroterapiche nello scorbn to le raccomandazioni (anno 1700) dt?ll'ingle::e Smit, nè quelle in Francia. del Pomme, cho proclamarano il rantaggio dell'acqua frechla in tutte le malattie croJliche comprendendovi. lo scorbu to. Decisamente in questo vaghe raccomauda:tioni si parlan:t di abl1tzioni fr edde e non di cure idrotcrapicl1e. Questa scicnzft infn.tti non era ancor nata coi suoi procctti, le sue indicazioni, controindicazioni e metodo di cura. razionale appoggiaLo a concetto scieutilìco. Io volli dunque nello scorlmto tentare l'arùua sua prova. Arcndo nel 1873 alìiLlata la direzione di quelh:t sala al signor cav. Fiori ora tenente colonnello medico, gli raccomandai eseguire la cnra idroterapica, da prima Ctm la doccia a pioggia. sopra i miei dne gnwi scorbutici. Furono portati a braccia non arendo essi la 11os;;illilità di muoversi dal loro letto cd essendo ridotti a non poter mangiare che poco \' itto per essere affetti ancora dalla stomatite scorbutica. Da prima. si fece un pic~olo tentatiro per accertarsi che reggessero allo violenze della pcreo::::;a idroterapica. Soli l O seconùi e poi 20, ecc., o questi due cn,;i di cui è parol:L nel resoconto che io c1csiùerai fosse fatt o dal detto signor }'iori e che fu stampato a pagina ..l: l del Giornale cl·i JJ[edicinn JlfilifCire, gennaio 1875, furono i primi miracoli dcll"idroterapia applicata allo scorbut.o lieve e gra,·e in Bologna. }, u una meravigl ia per tutti il vedere aridi tli cibo i due poveri soldati in pochi giorui c portarsi in breve lla sè alle doccic cou nn solo ba.stoue ; poi toglier;;i da tale tutela i n brevissimo tempo c tnsscggiare fn111chi ccl arditi, come se nulla. arcs:;:cro aruto. :\fi asb:uni \1<11 puhlJiicare i caRi successiri fin o ad l)g~i , e:>seudnm i conb:mtato ùi qncl solo cenno ncl1'argomeuto stampato dal dottor Fiori, perchè rolli che la novelh
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cura ottenesse il plauso dell'opinione pubblica nello spedale, come dipoi arrenne per moltiplicità eli fatti e per ripetute cure felici con pari risultato da vari curanti. Il capitano medico signor l\Ionari, il tenente medico signor Baruffaldi e tanti altri medici, l'arcrano già adottata come sistema. Ritenendo che il famoso motto dcll 'Accademia del Cimento proranclo e ripro· vando, che tanto ha f,ttto progrcclire le scienze fisiche, debba essere la vera guiùa ancora della medicina, e che non si debbano perciò con troppa fretta pubblicare verità, anche sanzionate da fatti, che non siano prora.ti e riprovati, ora che le guarigioni dello scorbuto con l'idroterapia ebbe in Bologna quel battesimo e n('lle mani di vari sperimentatori ed in tempi di· versi, ora credo sia opportuno di dare ai nominati fatti una pubblicità maggiore per invogliare altri cultori dell'arte a ripetarli e acl apprezzarli come si meritano per il bene dei sotrerenti. Cadrebbe ora in acconcio di trascrivere il quadro stati . stico circostanziato delle cure tutte idroterapiche fatte nello spedale militare di Bologna., ma per brevità e per non te. diare con minuzia e con statistiche alcuno, mi limiterò ad accennare, che 28 furono i casi scorbutici curati con vera fortuna nello spedale suddetto dal 1873 al 1877; e elle a 50 sommarono quelli curati nel 1878. Tra questi ultimi 17 furono gravissimi avendo presentato i seguenti fenomeni: colorito pallido della cute e mucose, stomatite, larghe macchie ecchimotiche disseminate, edema considerevole alle gambe con induramento ligneo ai gastronemi, idropi viscerali, artralgie, prostrazione massima delle forze, polsi esili, difficoltà a reggersi in piedi in taluni, in altri impossibilità assoluta. 13 furono gravi con la maggior parte dei sintomi descritti, ma senza essere impediti di recarsi con fatica da sè e col bastone alla sala idroterapica. 31
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Gli altri, per quanto avessero minore Importanza sull'insieme; pure si debbono annoverare fra gli scorbutici di rilevante entità, come risulta dalle minute deserizioni annotate nel registro delle eme idroterapiche esistente presso lo speùale militare di Bologna e come risulta del pari dal quadro statistico di quelle cure presso il nostro Comitato di Sanità militare. Questi scorbutici guarixono in media in 37 giorni. Qn('lli che ebbero cure protratte e che ingrossarono questa media, furono presi di fel)bri periodiche recidive che parimente guarirono con la stessa cura (1). Nel sottoporre alla cura idroteral)ica gl'infermi di srorùuto prima d'ogni altra cosa occone accertarsi siano immuni da fl ogosi acute e sub-acnte toraciche ed anche addominali. Se si riscontrasse stato febbrile nello scorbutico si dovrebbe porre in avvertenza di cercarne le ragioni, che oon probabilità si tro\'erebbero in relazione di una qua.lche fl ogosi sndbola o manifesta viscerale. Non controindica del tutto la terapia idroterapica, l'artrite ed anche la poliartrite specialmente sub-acuta, ma come mi risulta da fatti sopra esposti, in tali casi la cura riesce meno brillante ; non oosì per l ' artralgia. Se so nosi già dichiarate le idropi, nemmeno queste costituiscono decisa controindicazione, qualora non siano a quel punt{) di eccessiro sviluppo che assolutamente sonosi formate in crotopatie inilipeudenti ed assolutamente superiori ad ogni risorsa dell'arte. Però anche in casi sì estremi la cura in questione ha sorpreso alle volte i curanti 11er la sua prodigiosa efficacia. Tolte fli mezzo le enumerate controindicazioni, alle quali sarebbero da aggiungere qnei casi fatali in cui esiste complicanze di \'izio cardiaco che sempre osta alle cure fredde, (1) 'fra questi ri furono delle ,guarigioni portcntose in po<'hi giorni
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la doccia è prodigioso rimedio quando sia nelle mani del pratico illuminato. Non bisogna che l'infermo sia assoggettato a detta cura a stomaco affatto digiuno, basta che egli abbia preso un brodo, o un po' di caffè e latte, ma certo non dere esser posto sotto la doccia a stomaco pieno. Oltre a ciò è bene che, poteodolo, abbia fatto prima qualche esercizio; nel caso contrario la cura dere ìniziarsi con mag· gior prudenza per la durata delle prime sedute. Basta.no pochi secondi, che si aumenteranno successiramente secondo la prontezza della reazione arvenuta nelle antecedenti sedute. Così si arriverà presto a tenere sotto alla doccia l'infermo per un minuto primo, che adagio adagio si aumenta di altri minuti secondi fino a raggiungere e non sempre i due minuti primi. Occorre poi accrescere il vitto, secondo le esigenze nutritive dell'infermo e la forza digestiva dello stomaco, che suole essere il primo viscere a dimostrare restaurata la sua importante funzione. Così si deve concedere il vino in giuste proporzioni. 0\·e non busti .la mezza vino dell'ospedale, si deve aggiungere vino generoso a seconda dei casi. Su ciò bisogna scostarsi affatto dai precetti di Prissnitz che tenera i suoi ammalati tutti a regime latteo {)OD una sola razione di carne ad uu pasto con pane nero, mai concedendo vino, perchè egli riteneva questo analettico affatto contrario alla cura dell'acqua fredda. Il pratico poi alla direzione di queste cure adopererà ora la doccia a pioggia, ora la doccia a·cerchi polverizzatori, che è la più potente, ed a1la doccia andrà in soccorso per gl'indurimenti viscerali ipocondriaci o per queni delle sure, con la doccia a mano da ridursi a pioggia od a colonna concentrata da gettarsi con violenza negl'indurimenti accennati. Questo è il metodo costantemente adoperato e che ha recato i benefizi di guarigioni rapide e complete nei nostri casi scorbutici e che potranno ottenersi da chiunque, O\e
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siaYi buono stabilimento idroterapico e si conduca per le dette cure come h,o minutamente indicato (1). Pafogcnla.
Nello stato attuale della scienza, mancando ilati positivj per istabilire sopra condizioni patologiche matcri;di, la causa. prossima o l'essenza del morbo in questione, è ben giocoforza per argomenti induttivi detratti dal complessivo studio etiologico, semcotico e terapeutico, formare il concetto più probabile sulla ricercata condizione patologica. essenziale. Già con la modestia, che sempre distingue la. vera sapienza, il Billroth istesso vi accenna alla grande difficoltà di tale ricerca, cd il sommo Niemeyer ha classato lo sc<>rbuto fra quelle malattie eli anomalia della nutrizione che non dipendono da una infezione. Per quanto io non possa pretendere di vedere più lucidamente di tali uomini, dagli studi fatti anche a me sembrò si potesse escludere che lo scorbuto fosse dipendente da speciale processo infettivo e da particolare vizio di crasi sanguigna, come nemmeno da contagio o da principio irri'tt'l.tivo. Dall'altra parte, meditando profondamente sopra l'inf:l.nenza che certe cagioni hanno sull'andamento di questa malattia (criterio etiologico e semeotico) e sulla efficacia non dubbia. ed istantanea della cura da. me preferita (criterio terapeu(l) Ove non fosse ùato stabilire vere doccie idroterapiche sarà sempre possibile valersi dell'apparecchio Eyat, comodo, piccolo, trasportabile e col qunle si possono ottenere doccie fredde .con la pressione corrispondente ad un'atmosfera e mezzo come se le dette doccie provenissero da 15 metri di altezza. Ciò sarebbe comodo .ed utile per
la marina (Vedi F7eu,.y pc,. la descrizione 11ag. 264).
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tico), si tocca con mano che lo scorbuto, con tanta apparenza dissolutiva, alle volte si risoh·e J)rontamente per solo influsso di favore\·oli impressioni morali, })Cl' la gioia, per la speranza come ancora per un repentino cambiamento ili abitudini di vita e eli aria salubre ed asciu.tta, come io già aveva. accennato. E questo è atratto contrario di quanto avviene nei morbi infettivi e da materiale cambiamento organico, che sono sempre di decorso ciclico. Relativamente al criterio terapeutico, il dato stoTico che ogni rimedio dettato da Yaghe
patogenie materiali ed umorali non corrispose agli intendi· menti dei pratici, se non soccorsi dalle risorse della natura, e{l invece essendo risultato chiaro a me ed agli csperimentatori che accolsero le mie raccomandazioni il prodigio, la costanza e la celerità della Yirtìt curativa dell' idroterapia, an che questo valido criterio dà l'ultimo appoggio a non ammettere che il morbo sia dovuto a1 in fez ione, a crasi sanguigna viziata o ad altro materiale sconcerto. Ore poi si consiùeri la natm·a sua sempre torpida e lenta, precednta da infìerolimento delle potenze nerveo-muscolari, e la sua sede prediletta in organi eminentemente vas~ola· rizzati dalla circolazione capiHare, cute, mucose, ecc., cou manifestazioni a prevalenza emorragiche e con disturbi temporanei del ricambio organico, ho fiducia che, per tante ra-
gioni espostevi, dobbiate trovare molto consentaneo al vero, il seguente concetto in parte ammesso da classici moderni reputatissimi: che cioè lo scorbut.o sia dipendente da una atonia dei nervi vaso-motori o trofici che di preferenza invade la cute, le nmcose e le potenze muscolari con prevalenza emorragira in attinenza di cagioni complesse debi. litanti. Difatti i suoi primi segni si traducono appunto in stravasi cutanei e sotto-cutanei, in fiacchezze é lassezze eli forze ner-
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JA PIU' EFFIC!.CE Ci:JR1 DEL.LO SCORBUTO
veo·mnscolari fino a raggiungere dipoi la impotenza temporanea della loro azione con atrofia. E la sierosità prevalente o la cambiata crasi sanguigna soveutissimo, anzichè precedere la sua manifestazione, qualora non dipendesse da antecedente altro stato morboso, la sussegue, dimostrando Cl>n ciò di nori essere la cagione prima essenziale dello scorbuto, ma un effetto di lui. E ben si comprende che i muscoli toracici, partecipando anch'essi alla generale atonia vaso·motrice, mancano della necessaria energia per compiere normalmente la mec{:anica respiratoria per una ematosi convenient-e. Comunque sia, quando nello scorbuto si aggiunga questo stato morboso al difetto della chilificazione, ben si comprende quanto debba decadere la generale nutnzione o il ricambio organico. È dunque ammettendo l'atonia di questi nervi, ch e tengono in loro potere atti sl importanti all'equilibrio della ,·ita, che a sufficenza rimane spiegata l'essenzialità di questa malattia.. Di fatti vi dice il Vierord, e vi dicono tutti i fisiologi c che i materiali di riparazione dei tessuti e dei parel'lehiui « degli organi provengono dal sangue. Se tarda l' affiusso " <iel sangue o si fa difficile, la nutrizio.ne del corpo e gli
" uffici fisiologici delle varie parti vengono a depet·ire, osservandosi infatti che il completo impedimento genera di" struzione della compagc normale. E nel concetto da me accettato di sconcerto dinamico dei vasi trofici, definito con la nota frase di atonia, i vasi male sarebbero regolati per compiere il minimo circolo per gli uffici fisiologici nutritivi. perciò questa importante funzione della vita nello scorbuto deve rimanere lesa, e facili debbono essere le stasi e gli af. flu ssi del sangue eccedenti nelle parti le più vascolarizzate. Ne sarebbero conseguenza le ecchimosi, le vibici, gli stravasi, gli essudati e le emorragie con tutto quanto avviellle nel <1ecorso del morbo quando non sia soccorso dall'atte. c
E LA SUA PATOGF.NESI
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L'idroterapia, che nel nostro caso, non è diretta a combattere condizioùi patologiche materiali, come nell'atassia e nelle paralisi da sclerosi o da atrofia delle cellule nervee o da alterazione delle interne tuniche vascolari, nel che è di poca o nessuna efficacia, ma che deve vincere l'atonia nervea vasomotrice, sarebbe l'ultima riprova della verità patogenica sopra esposta. Alla stessa è affidato l'ufficio del ·ritorno al nor· male, sia colla percossa dei suoi minimi zampilli su cui pesar deve oltre un'atmosfera e mezzo, sia coll'azione fugace del freddo, dell'azione dei nervi vaso-motori sovrani principali nel governo del circolo sanguigno capillare e del restauro nutritivo.
Ma questa patogenia cl1e ha il suo fondamento più solido sullo studio eziologico, semeotico e terapeutico del morbo, è ella contraddetta da studi analitici moderni profondi, forniti dalla clinica e dal microscopio? Ai tempi del vitalismo dominante un illustre scienziato italiano, il Giacomini, volle accertare gli studiosi che lo scorbuto era malattia vascolare, e con ciò il suo bell'ingegno già cominciava a trapelare quanto mi sembra ragionevole di ammettere oggi. Ma non potendo egli fare a meno di essere intiuenzato dalle idee poco mature del tempo sulla interpretazione esatta delle osservazioni macroscopiche, volle vedere anche nei morti di scorbuto, ove sono arrossamenti atonici ed emorragici, la flogosi della tunica interna delle vene, talchè a flebite ritenne di riferire i fenomeni scorbutici da vin· cersi col salasso. Invece i moderni cultori degli studi anatomo-patologici nulla di tutto ciò poterono constatare, e le loro indagini, come occorse a me, non dimostrarono anche ai più diligenti che, stravasi ed emorragie e le conseguenze ultime di detto stato morboso, e mai la flogosi, della membrana interna veno~:l ,
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J.A PIO' EFFICACE CO RA DELLO SCO HBUTO
mentre invece oggi l'istologia scopre fatti materiali nervosi e yasali di massimo riliero, come essenziali, nella sifilide cerebrnle e nel mal perforante del piede (1). La chimica istessa nulla ci diceva di preciso sulla. crasi del sangue in moùo uniforme e costante, ed il microscopio ancora era parimente muto a rischiarare l'argomento. Sì grave còmpito era quinùi devoluto all'induzione meditanùo le cause, i segni della malattia ed il.suo modo di decoHere. La cura idroterapica doveva riuscire l'ultimo e più valido sostegno del concetto or ora stabilito. E se non fossero ancora nel loro inizio i miei esperimenti sulla effi cacia della elettricità. applicata agli scorbu tici, aggiungerei anche questi come altra riprO\'a terapeutica. a conforto della patQgenesi clello scorbuto da me particolarmente prediletta. Queste poche esperienze avrebbero però già dimostrato a me ed al tcnente medico duttor Morpurgo, che m 'ha coadiuvato nel l'etTcttuarle, che nello scorbuto più grave, quando cioè si hanno gli stravasi sotto aponeurotici o muscolari e le fibre nerveo-muscolari sono attaccate, la sensibilità e la motilità risponde debolmente ai tocchi elettrici sui muscoli interessati o in loro vicinanza come ancllC ove sono i tumori scorbutici. Profllnss l.
Come si previene lo scorbuto ? Dovendosi riguardare come la negazione incarnata delle migliori regole igieniche dirette al benessere dcll'esi>;tenza dell'uomo, se· volete raggiungere il vostro intento cercate che alle dette regole, se offese, si porti (l) P cl male perforante del piede si >cda la bella Memoria. del dutt. Pietro Cont i, \"OI. 249, fascicolo 747, set tembre 1879, ..!ln11a U Unicer~u li di lJletlicina e Chirurgia..
E LA SUA PA.TOGENESI
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il migliore rimedio iu base r.lla scienza igienica. L'ambiente ove è costretto a vivere il nostro cliente sia og15etto di nostre particolari meditazioni, rammentando cbe per compiersi una normale ematosi, pura, asciutta ed elevata dere essere l'aria che vil•ificar deve con r atto respiratorio il suo sangue. Il re· stiario per riparare il corpo dall'azione torpente del freddo e dal danno emargente dalla umillità. prevalente esser dere
ogg&?tto di nostra preoccupazione, ricordaudoci di declamare con energia contro l 'abuso della tela, che è sì facile a di· sperdere il calore animale. n vitto, che ha tanta parte nella ricostitllZione nostra or· ganica, sia considerato per la sua qualità e quantità, non solo perchè abbia i suoi pl"incipi componenti azoto e carbonio nelle Yolute proporzioni, ma perl~hè questi emanino da cibi dirersi, essendo dimostrato indispensabile alla integrità della salute, la mescolanza dei materiali di nutrizione, per quanto si ri· ducauo all'azoto cd al carbonio. Relativamente poi al quan· titativo vari ancora iu ragione idiosincrasica e del maggiore o minor!) esercizio e del consumo organico, per lavoro e per influenze del clima. Per ultimo la pulizia inappuntabile del corpo e le ablu· zioni ed i bagni abbondino, ad imita,zione in ciò dei nostri primi padri ; e questa sia altra condizione indispensabile di equilibrio di salute, onde le venefiche emanazioni del nostro corpo, rimaste in fermento per difetto di pltlizia, non ammorbino noi e coloro che ci circondano. (l)
( l) Si fa voto che uno dei grandi difetti delle nostre caserme, l'ac'lua. poco buona e scarsa, sia uno dei gravi pec<'ati antigienici a cui g rado g rado si pos~a rimediare per contribuire efficacemente alla profilassi dello scorbnto c di tutte le malattie infettive, onde conseguire una. tutela più solida della salute del soldato.
490 I.A PIU' EFFICACE CURA DELLO SCORBUTO E LA SUA PAl'OG.
A termine di questo mio povero lavoro posso quindi con• eludere, che la comparsa di questo morbo nei sodalizi di ogni genere, che debbono essere regolati secondo i precetti della meglio intesa scienza igienica, sono una grande vergogna od umiliazione per questa scienza istessa a cui spetta la missione umanitaria di prevenire in mado certo ed assoluto l'originarsi di questa malattia. Sia adunque a sl benefica scienza onninamente affidato questo incarico e si faccia a meno di inutili medicamenti preventivi, compreso tra questi, come tale, l'acido citrico. Qualora poi alla tutela dell 'igiene sia sfuggito il nostro infermo e lo troviate sotto le efferate unghie dello stato scorbutico, anche in modo grave, ricordatevi di attenervi, dove lo possiate, alla benefica e prodigiosa cura idroterapica con le regole esposte, avendovi, spero, dimostrato, come io abbia potuto ottenere merc3 sua in breve tempo guarigioni completissime nei casi più rilevati. E cosl l'idroterapia in questi casi non solo ci avrebbe fornito un mezzo terapeutico valente, ma avrebbe corrisposto alla seguente sentenza dettata dal detto prof. Fleury. « L'hydrothérapie rationelle souléve et resout de hau tes questions do pathogénie et de thérapeutique, et elle les résout conformément aux données les plus importantes, fourn~es par l'histologie, par la phisiologie normal et pathologique. ,.
CA v.
CosrETTI
colo!U1pllo madico membro del Comitato di Sanit~ mìUL1rc.
l
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CLASSIF ICAZIONE ED ANALISI DELLE
CONCREZIONI URISARIE
Perchè possa darsi un esatto giudizio sulla natura delle concrezioni che accidentalmente incontransi nell'urina, è uopo che vengano classificate con precisione per le loro proprietà. fisiche e chimiche. Fin dai tempi più remoti, le sostanze poco solubili che si emettono con l'urina in forma solida polYerulenta, han formato snbbietto di congetture e di ricerche. Da Galeno a Pa· racelso, formaronsi di tali concrezioni le idee le più assurde. Vanllelmont, con esattezza, le paragonò alla cristallit:zazione del tartaro di botte. Svariate ipotesi preoccuparono poscia varii osservatori, fra cui primeggiarono Hales e Boyle, Boerave e Slare. . Nel 1776 Scbeele diede le prime idee esatte sulla loro natura per l'analisi che fece di alcuni calcoli di acido urico, che poscia andò a cercare nell'urina. Siccome però ayea analizr;ato soltanto concrezioni di acido uri co, conchiuse che sempre erano formato da quest'acido. Bergmann trovò posciu. un calcolo composto di fosfati. Wollaston nel L797 ne descrisse cinque difterenti specie, costituite dall'acido urico, dal fosfato calcico, dal fosfato calcico e fosfato ammonico-magne-
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CLASSLFICAZ!Oi\c ED AKUISI
sico mescolati (calcoli fusibili); dal fosfato ammonico-magnesico puro, e dall'os:;alato di calce (calcoli moriformi). Fourcroy e Vauquelio, sopra. più di seicento concrezioni, trovarono le medesime sostanze indicate da ·wollaston, ed inoltre dell'muto d'ammoniaca ; ed in due soli calcoli vi scouirono la silh!e. Lo stesso Wollas ton nel 181 O scoul lm nuo,·o principio, che denominò ossido cistico, che più tardi, perfezionandosene la nomeJJClatura, fu detto cistina (da XiHnt>, ve scica). Inoltre l\Iorcet ba tro\'ato l'ossido xantico (da ~,u,çòç, l1iondo, giallo) , riconosciuto in seguito per acido u.roso. Limlbcrgson ha dimostrato nelle concrezioni urinarie la pre· senza dell'urato soùico e del carbonato magnesico. Riguardo alla loro forma, le concrezioni urinarie, si possono di1•idere in tre classi principali : Sedimen ti polverosi P iccoli cristalli rlrJ!osifafi - Ca.lcoli voluminosi. Ciò che si dirà dei sedimenti e dei piccoli cristalli vale anche poi calcoli yoJuminosi, stante la identicità della loro natura. Sedimen ti poh-e1·os i. l o Se l'urina sarà di reazione aeida, ed il sedimento
pol1eroso di colore giallo o mattone, si auà : acido urico. 2° Qualora l'urina sarà di reazione alcalina, ed il sediment(f raccolto sul filtro, ha l'aspetto mucoso, ma disseccamlosi diriene terroso, poh erulento e dolce al tatto, sarà: fosfato calcico con fosfato mnmonicv-magnrsico e molto muco. L'uriua in tal caso è molto porera di urati. 3° Se l'urina è di reazione alcalina e scarsa di urati, cd il sedimento rac.çolto sul filtro, per le apparenze esterne somiglia al prc:cedentè; ma, disseccandosi, diviene di color giallo trasluc· do, esso sarà: muco ~·cscicale.
DELL~:
CO:-ICREZIO)II DRIX..\R!E
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Piccoli cristalli (7,.positali (renclla.). l o Se il sedimento presenterà dei piccoli cristalli bianclli e molli la renella sarà fosfato Cl11WIOn1-CO-magw:sico. 2° Se il sedimento sarà rappresentato da gruppetti di cristalli briinanti, rossicci e taJrolta gialli ad orli taglienti sarà unlfo acido cl"ammoniaca. 3° Se s~ avranno piccoli granelli cristallini bianco-gialli o di un grigio-bruno il sedimento saril. ossalato calcico. 4° So l 'urina emes~a limpida, con il raft'rcùdamento depositerà. una polvere cristallina di color giallo, la n:nella sarà acido u-roso (ossido xantico).
5° L"nrina emessa limpida, se con il raffreddamento de, positerà una polvere cristallina traslucida e di colore gi.allo sporco, il sedimento sarà. cistina. Questo due ultime specie di renelle forse sono meno rare di quel cb e si crede ; giac~hè non sempre si pon mente ati un fatto essenzialissimo, cioè di esaminare le renelle emesse con l'urina e quelle che si formano con il raffreddamento di questa ; poiclìè la cistina e l'acido uroso, possedendo un grado di solubilità. superiore alle altre renelle, ne avviene che le due sostanze in parola si trovano concentrate e sciolte nell'urina alla temperatura del calore animale, e che poi raffreddandosi esse si depositano in granelli. cristallini. Perciò è importante determinare se le renelle escano tutte con l'urina, o si depositino con il raffreddamento di questa. Infine, le urine tal volta presentano sedimenti di color bleu, attribuibili ì.l. particolari sostanze azotate, quali sarebbero : la cianurina (uroC'ianina di Roucher, urocianosi di Forùos), e la mclanu:rina ed altri, a sedimenti ordinarii colorati dal blct~ di Prussia, rappresentati da una polvere bl<:u che con
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CLASSIFICAZIONE ED AXALISI
l'azione del calorico s,·olge prodotti empireumatici. L'alcool bollente la discioglie in parte e con il raffreddamento fa depositare una poh·ere ùlmt cristallina, che gli acidi colOl·ano in rosso mentre gli alcoli ne ripristinano il primitivo colore ùlett. Heller attribuisce la colorazione bleu dell'urina alla trasformazione dell'wro.umtina, la quale si modifica con l 'os· siùazione in due altre materie coloranti: rosso-rubino l'una, oltremare l'altra, e che specialmente si rinvengono nelle malattie in cui il s!l.ngue è ricco di urea. Inoltre quest'autore ba segnalato anche molte altre materie coloranti nell'urina, cioè: uroglaucina. (da rJ.auxò>; azzurro); tworodina (da tlorfo,,; 1·osa); ·uroerif·rina (da ~f!v&f!òr; rosso); sostanze pochissimo definite che si produrrebbero nel tifo. È mestieri però che nell'esame delle concrezioni, dopo assicuratisi dai caratteri fisici di esse e dalle osservazioni microscopiche, affincbè se ne possa dare un esatto giudizio, l'anal isi chimica dimostri la realt:ì di tutte le precedenti osservazioni. A tal uopo le concrezioni possono dividersi in due classi principali; cioè:
D1'struttiùili e non dist·ru.ttiùili al color ?'OSso. N ella prima classe si com prendono :
L'ac-ido w·ico, l'nrato d'ammon-iaca, l'acido ossalico allo stato di ossa.lato d'ammoniaca., la cistilw, l'acido m·oso, ammoniaca separatu. dal fosfato, la sostanza animale, il sangue disseccato, la cianu1·ina, la mclanurina. Alla seconda classe appartengono: Il fosfato di calce, il fosfato di magnesia, il ca?·bonato di soda proveniente dalla calcinazione dell'urat.o di soda,
DELLE CONCREZIONI URINARIE
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carbonato d'i wlcc, carbonato di calce misto a calce caustica proveniente dalla decomposizione dell'ossalato di calce. PostO ciò, per assicurarsi della chimica composizione di un sedimento dell'urina, si comincia dal riscontrare la reazione di questa i poichè, se è acida si filtra, si dissecca la sostanza rimasta sul filtro e si fa bollire nell'acqua. Questa scioglie gli urati e lascia sul filtro l'acido urico ed i fosfati. Queste due sostanze possono separarsi con l'acido nitrico che scioglie sol~ t anto i fosfati, riconoscibili alla loro reazione, solubili facilmente nell'acido nitrico e cloroidrico Re fosfato calcico, e sol u. bili con più difficoltà se è sottofosfato di calce. L'ossalato di ammoniaca che si versa nella soluzione neutralizzata il pii1 che possibile, ne precipita la calce. - Onde conoscere e ''erifi.care la Mtura dei prodotti trasportati Jall'acqua bollente, quest.a si evapora a secchezza i una piccola quantità del residuo si tratta con acido nitrico c<1ldo e si ottiene così una colorazione ,-osso-porpora, caratteristica dell'acido urico che l'ammoniaca rende ancora più intensa. Una seconùa }Jorzioue della massa si mescola ad uu poco di calce caustica. Riscaldando il miscuglio su d'una lamina di platino si ottengono vapori ammoniacali, indizio di fosfato ammonico. Infine, una terza porzione del residuo si riscalda al color rosso su d'una lamina di pl::Ltino, e si cttiene un prodotto alcalino che, se insolubile nell'acqua è magnesia o calce, se poi è solubile è potassa o soda. Se !~urina è di reazione alcalina, i sedimenti saranno più particolarmente composti di fosfato calcico e fosfato ammonico-magnesico. Un sedimento di tal fatta si riconosce per la sua difficoltà a sciogliersi nell'acqua, pella sua solubilità. nell'acido c~oridrico d'onde ne lo precipita l'ammoniaca, e per i vapori che esala qualora si tritura con ossido potassico.
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CLASSIFfC. ED A}IAf.lSI DELLE CONCREZIONI URmARIE
La soluzione cloridrica quasi neutralizzata dall' ammoniaca, poi trattata con l'ossa.Iato di ammoniaca, dà un precipitato bio.nco di ossalato calcico. Se separato il precipitato, si aggiunge al liquido un eccesso d'ammoniaca, si ottiene un precipitato di fosfato ammonico-magnesico basico. Se il sedimPnto contiene soltanto fosfato ammonico-magoesico, non precipita con l'ossalato di ammoniaca nel liquido acido quasi neutralizzato con l'ammoniaca. Tali considerazioni l.to creduto utili per chi assume il delicato còmpito dello esame di una concrezione urìnaria , onde possa con certezza dare nn esatto giudizio.
l\!ICHELE
P ALLI
f.vmacisb principttlo.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RI,TISTA. MEDICA
Sui <'Riili gr avi d"i U e razln O'ISCr1·au a T~ IUn. e nel Auc oun , raffronti e commenti del tlottot· P . E . MANAYR.~, maggior generale medico. - (Crmtinuaz. e {i.1w v. nume'l"i di !Jennaio, febbraio, ?luw~o e ap1·ile).
Quest'ipotesi non è punto improbabile, e lo è tanto meno se s i sommano tutte le accidentalità della disgrazia toccata al Bru-
netti. Broussnis discorrendo delle cause dell'itterizia, dopo d'aver enumerate le principali c le più di1·ettc, aggiunge " qu'on peut enco1·e en con cevo il' d'autres: pnr cxemple l'impression subi te du froid, C]UÌ pcut produirc le vice dc dislributiou de In bile eommc cclui dc tout autrc fluide. Il n'est point cn généml, dc gcnrc dc petturhntion irritativc, dc d6viation dc la circulation cnpillnirc, d'extravu.sntion que ne puissc produire le fr'Oid, de mèmc quc Ics affcctions mornlcs. L cs violentcs commotions du corps, Ics blcssures de la tète pcuvcnt détcrminer la jaunissc, comme cii es déterminent l'hépatit.e. Presquo to ujours mème il r n un trouble dans la sécr6tiou bllinirc à la suite cles cofnm otions et des pla.ics de tcte. Cela pcut aboutir 'à une ga.stro-duodénite, ou à une duodéuite latente, ou ii une bépatite, ou simplcmcnt à une jauuisse. T outes ces altérations so nt parentos; cl Ics rentrent dans la séric dc~ ir ritations et pcuvcnt étre l'cffet de toutcs !es pcrturbations net·veuses ( l ) ,. Cl l cours de PathOlO!Jie et de Tl!il-a1>· yéner., par F. J. v. Bttouss.us. T. 2", 40• leçon, P<~g. 203. '
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RIVISTA
Avvcrtasi che Io stesso autore fra le cause principali aveva compresi già i patemi d'animo, esprimendosi nei seguenti ter-
mini: "L'ictèrc peut nussi tlépcndrc d'afi·ections moralcs, surtout dcs chagrins et dc la colère: un Yi olcnt accès de colère, un chagrin subit, une mauvaisc nourellc le détcrmincnt souvent. Le moment dc sa fonnation est quclqucfois accompagné dc dottleurs gastralgiques,c'est-à-dire d'une sm·teùccolique ou dc constriction spasmodique ùu duodénum et ùe l'cstomac qui est capable de produire la jaunisse actu ipso. D'autrcs fois Ics mc mes causcs détenuiucnt une jaunisse snus dou.leur soit immédiotemcnt, soit dcux ou trois jours après leur aclion. Ccs sortos d"invasions s'observent surlout chcz Ics t>crsonncs qu'on appellc hilieuses qui ont les voies gastriqucs irritnbles. et chcz lcsquelles l'irritation se porto clc préférence vers le foie. En général, qu:.otnd une cau:'e morale agiL, elle proùuit une commotion ou un ébra.nlement qui se propage ùes ccutres dans tout l'arbrc ncrvcux, et Ics endroits Ics !Jlus seusibles se ressentent de celte commotion (1) , . Nei due passi di Broussais citati testualmente lo spavento non è nominato, ma s'inlenrle ch'esso è compreso nelle afrezioni morali; v'ila poi in sovrappiù la commozione che il Brunetti dovette necessariamente subire cadendo nel pozzo (ancorchè questo non avesse una gran profondità), alla quale il professore romano non nccordn, se pnr non c'inganniamo, la menoma importt\nza, giacché non ne ha fatto pat·ola. ì\fa se Broussais fra le cause dell'ittero essenziale tralasciò di menzionare la paurn, Grisolle non commise la stessa ammissione. Questi infatti scrisse esplicitamente: u L'ictère essenti cl ne se lie à nucunc lésion matériclle saisissali>lc; il survient le plus souvent snns cause appréciable; q uelquc fois il succéde à une émotiou vive de colère, de frayeur, de chagJ·in, etc. (2) ,. Da tutto ciò si può inferire, a nostro giudizio, che la malattia del Brunetti fosse piuttosto un ittcro spasmodico come lo chiamavano gli nut.ichi e lo stesso Grisolle e come continua a chiamarlo il sig. Potain, che un rew11atismo del fegato, e che rin(i) ld Pm. pag. 201. (2) GRISOLLJ:j, T1·a1Lé éilimentai>·e el p1·attque de Patltologle tnt~n<J.
T. 11. pag. 793.
;\IEI.I!CA
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tracdar ''"causa. delle afl'e:tioni interne e parti~.:olarlllent e quella. ddl'ittcro spont:1nco, licrc o grarc che sia, non è ntfarc di .:osi }IOCO 111 0 ll1 CIItO ( l).
n.
.
La (;(l.z.tellrt mc lica di J.'()ma nel suo X. 13 dello ~;corso nn no l Si'fJ, r iport n,·a nnn. l'i ri" Ut rlcl ùotl. Rcndu di r ari lnror i recenti sull'itterizia, uella IJUa le si I L·~ge '!liCSUt contlusionc hasat:l sulla. pn~s cnza nell'urina dcgl'ittcri ci •li cellule Cl'itcliali e di cilintlri p igmcntati osscn·nta da Ilutl•l, .Johnson, Yin:how c Xothnagel, nmlt' h ~ sulla frc,,ucnz(t di cilindri gmnul o-J.mtssosi ~cgnuln.tn dn. Guhlcr. La rr altà anatomica di lesioni del rene negli ittcril'i è dunq ue (l ) 11 "i;:r. l'<laain in 1111 arl iC(lln p nhhlicaco su lla !7a;,•tte ,,, ..• ll••JJifttH .t', di\'idt:• t· iuea·u Jip:t~mod ko in Jll'Ìiuit l \'0 e Sl·c·o1l da1'i o. ~ ~lahi l ist•t--1 C'Ju-1 l" itI.Pr() F.Jl:'lMl JOft icO J)ri lltl l l\'() Si l'l'O\IU('f'l SOtto riu l }llf'U7.[l d'1111a ('llll)llH'I7,illJ11?
HHn·:dt.•, 'i va~ iumu.•t haramfi'nte e sf'n za in1èJ'I ut>dl:trio fl·a il lnl'htU H~Hi t, IICnllso e l' ;qt pa !'iziu llt' II I'II'IIP'I'•J. Etl 111 JH·ova 1·i cu1·<la il r:• .iù d·uu dut·l-
lante a cu i 1:1 visr:t clrl f••tT~'~ lll'lll icn r:•:tintu) t:ti P 1111 tnl·hatul•nro t•ht• fn preso ;,Jà· i~L;tute da lU t<.'n:..tis:-; i,n a iu~rizi;t clt·lln (111al~ l' a\'\'t'l·~u z · in spa\'(~n tossi a St';.!'IIV che ~li c-.Hille di mauo l:l. sparl a. Ne espt11h' ptH nn ~N'OtH.Io o~sl'l' \':Ji u tla Bftill:urd. e r <·l:ttÌ\'t) ad un si~ll (IJ'(>, it qHal1· tu•·ul rf' si t·~uh•nt la. har·ha a·ic-t· v~.·tt~ un:t l ~ll~t·a. c!w ~11 annuu1.l;1 \'i! un di~;1st1·o. Alt·nui lllinuti dupo l'iCull nrandll~ i tlinanzi ;-ti fa co le ll:l IH' I' termiual·t• la Cflll llltCi:th~ C>!Ji:raz in ttc cd anda r:;~uè pe' falli suoi, qu e l sil-(not•e l'eSIÒ non p oco M>l'Jlil'i-'SO di \'('•tiPr~i la (:uTia tuua J!i:dla. :\H tHt·:tll l lf•ntc JH'ilu a cit}t la u· i ~ra. no1 izia ricP\' Ilt :\ s'C"ril J!U:t t·d ;1tn a11o ~p,òcchio P nn n ~·f"r':L :1 <·t;f'l'Hl pPr n u11:L -che la t><•Ile a ' e•se una ti n la iu c t·i•·a . er <t c ltia t·n p .:r ChllN')!U<·nza clu.' l' itlt:ri zia :t\'f'\'a avuto luogo spou ta nt·at uc n tc c SNto l'intlth·nz:t d i <Jlll·lll1. comrnnzionr n1o rale. A Qlh.·~rì due c~t~i il si~. P òtaiu nt~ :\Q'p-iung-e uu IPrzo cnnc:-•-·r nPntP 1UtJ umno rltP 111i nacci:tiO <li f ucilaz to n e da:; l' iu~ort i d~ l!:\ Ct•t uune, di n•nn<" tUI! Il g ia lln in p uch i isliluti. H1•ca p oi nn esc111pio d"ic w ro s pasmNi ieo Frrondal'io cd a!T~rmn 'l 'h'~ta ,-ari Nà essPl'e eli ~~·a n lun:ra p iù lhquento d e ll'al tt·;t (n•l'ilà clu~ n e~R uno gli \'Ort·:"; COtlll"Sia r ") ~; tua.llj fest:H·s i alcuni gim·ni tlt•po l'iuq>r•·oSIVnc d l'lht C:liiMl moralt• cl te dl'll'l'lll inf' rt'hht• a lull:lpriuta i feno meni eh.: c:u·att<•t·izz:tnC> il catarro d Pile vie digerPnl i. . Amme~sa l:t suacccnnala did sinn c de l s ig . P otai n, il f:tHo rli qnd n~· strn com pat:rno che po1:'anzi l'icord a mm11. app:tri C! t'I'Chht' alla s p ec ie •l<'i!li i tr e ri srt•Sttlod ici prillliti,·i. nw ntt·!' il caso rtd ('t·o f. uacc••lli sa t't'hhe. s·~ JHll' u o u autliamo e t•rilli, da coll oca 1·s i iJl\'CCC ft·a gl'itc ~ ri spa~ 1noJ tci ~e condar i i, ptultostoclu! t'ra i reumatici.
500 proratn, cd è p e rm e~>'o di trarne delle conseguenze cliniche di un grrtnùe ralorc. E ùi vero è g iù da molto tempo che fu notata. 11clle forme maligne ùoll'ittr rizia ;.rnn-e la diminu;:ionc quasi totale delle uriue. ~ppunto come ncll'an·clcnamcnto per fosforo, c nei fatti d"itteri4i:l croni<.:a terminat i colla morte, in mc>zzo ai sintomi dcll"itterizia perni ~.: i osa , si tror:t in cJ nn~i tutti gl'infermi notnta l'anuria, come sintomo finail' . D'al tra parfo 'lC i rar i casi cl'ittcrizia gr:m:~ guarili, il migl ioramento coim:id, "cmprc col ritorno cl'una cliurc:-J nlJhouclanle ( l ). (Fatti di Dronanlèl, licr vonN, Orcllcly-Dnsr icl.) Sifì";ttle osscrrnzioni stnl'<•lJliL'rO a dimMtrnrc una r otta Lli più che l'atrofia acuta elci f~ga t o è malattia cla infezione generale ehc non si loc'alizza più parti col:mnentc sul fcgal'o se non se per una spctiale attiltHlinc eli quel risl't'rc ::1 risent ir l'azione dell 'agente morlJigc'no, c che ritterizia ontle suol'es<;crr accompagnata non è un frnomeno nè co~ì importante pC'r sè stesso, nl: così caratteristico da meritarr che il male JH'C ntla nome eia esso r1uasi l'ltc ne c·ostitni::-se l'c:,scnzn, qua111lo inrece ne è nn semplice biutomo, il quale Jllt ò J1Cr sopntl->sdlo dipendere da molte c srarialc C<\Usl! cd assori r~rs i <t di rcrsc afl'cz ion i. Discorrcuclo dell 'iltcro in generale jfnrchison lo classilh·a, dal ]>unto c.l i vi!>la <Ielle cause, in iltcro che risulta dall'ostruz ione dt•l canale colccl o~:o cd in ittero indiJlcnùcnte da clual:;iasi o~ truziouc <lei canale. · La prima raril'tà tl'i tlero, secondo lui, può trarre la sua origi ne tht o~lrnzi onc <lei canale per mezzo di corpi stranieri che nsrcbhcro sctlc twll'intemo di esso, lJU:tli sareblJcro i ca lcoli hiliari c In. bile aclclcnsa ta.; le idatidi o i tlistomi; i corpi stran ieri pron•n ient i dagli int<•stini:- cla ostruzioue per tumefazione inliammatoria. dl:l clnoclr. no o dr lla mntosa. del canale con essudato atrintt•rno Lli esso : - ovrero da ostruzione per ristringimcnLo otl oblitcraz ionc tlt>l canrclc eolcdoco, c cousrguentcmr utc dn. assenza otl o;;truzione ~.:ougc nita d t•l caMlc, cla ri8triugi mcnlo per iepat ico, da. ottummcnto dell 'oriHzio del caunlc in srgnito nd ulcera del duocleno : da. ristriugimcnto <·onsccntivo a cicnlrizzn(IJ I l"l'rrll l nwdit·i, h,,,,..,,·. i~nari délle ri•·elitZitlllÌ d<'l mic1·o~cnpio, c nra•·auo l"cllcriz•a Ctli o•m·e1 ici.
àffiDICA
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zionc tl"Ltlccra delle vie biliari, tla ri iH t·ingimcnto spa~modico : o da ostruzione cagionata tla tumori ~: h o ottumno l'orilhio tl t•l canale o si sviluppano nell'interno Ili esso : - o titJ<\lmcntc da o::.truzione pro,·o('ata da pressione esterna sul canale come quella che potrehbc essere esercitata da tumori provenienti ùal fegato stesso; daJl'aumcnto di volume dci ganglii tll'lla scissura tlei fegato, da tumore dello stomaco, cla tumore del pancrc;ts, da tumori tlcl rene, tla tumore rctro-pcritonealc et! cpiploico, da ancurimtn. addominale, da accumulazione eli materie fecal i nell'intestino: da gnwiùanza, tla tumori uterin i cd ovarici. La sccouùa vari età può ricevere la spinta da veleni del :;angue che pongono ostacolo alle metamorfosi normali della bile, quali sarebbero i Yclcni ùcllc diverse febbri s pccitichc (febbre gialla, fchbrc intcrmittente c rcmittentc, febbre retidivante, tifo, febbre tifoiùc, scarlatti nn, i ttcro-epit !emico), veleni an imali (pioemia, \'eleni dci serpenti), i r elcni minerali (fosforo, mercurio, rame, antimonio, ccc.), il cloroformio c l'etere, l'atrofia acuta del fegato (:>), cirrosi cd altre forme ckll':ttrotia cronica del fegato; da disturbi dcll'inncn·azione che si oppongono n.lle metamorfosi nonnali della bile, come le commozioni violente, lo spavento, l'ansietà, ecc., la commozione ccrebmlc; da insufficiente ossigcnazione del sangue la <tu•\lc mette ostacolo alle metamorfosi normali della bi le; da secrezione eccessi va di bile di cui si assorbe una quantità maggiore di IJUella che JlUÒ venir meta.morfosati~, come an-iene nella congestione tlcl fegato meccanica, attiv;J. o 11assim; da assorbimento troppo consitlcrcrolc di bi le pct· mezzo dcl.sangue, in seguito a costipazione abituale o prolungata. Da quest'enumerazione ùi cause si vede che il suùllctto autore, !ungi dal considerare l'itterizia come una. malattia primitira, la considera quale espressione d'un morbo locale o generale cd anzichè fa.me una sola ed identica cntitù. nosologica coll'atrofia acuta del fegato, la fa. dipendere da questa ch'egli colloca fra gli agenti che attossicano il sangue cd ostano alle metamorfosi normali della bile {l). Egli insegna d'altronde che se il fegato è uno degli organi che sono primordialmcnte e più d'ogni altro colpiti nUorquando i veleni ùcl sangue penetrano dal di fuori nell'in(l) v. MURCIIISON, opera ci!<tl<t. Lezione IO>, pag. 342, 3~13.
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RIVISTA
terno dell'organ ismo, le affezioni costitu?.ionali, come la gotta e i l diuhctc, possono generarsi nel fegato dal pertnrbamenlo dci processi di disintegrazione e di nutrizione che nello stato normale si compiono in questo viscere. Da ciò de ~ um e esser probaIJiJi,simo che altri s tati morbosi del sangue cd altre malattie costituzionali si svolgano nel fegato, cd avverte che nell'atrofia del fegato 'JUcst 'org::wo sembra essere il punto di partenza del procc:<so patologico, ma tutti i fenomeni s usseguenti mostrano elle la malattia ò cssem:ialmente una malattia del sangue. Aggiunge arer a lungo insegnato che .in certi casi tli risipola e di pioemja la mnteria morbigcna è c1·eata nell'organismo, e credere che si potrebbe mostrare che, come nell'atrofia. acuta, il fegato ò I'o1·gano che o. tutta prima c principuhncnte ò leso (l ). ~on ci occuperemo della parte ch'egli assegna al fegato nella protluzione del reumatismo arti colare acuto, ma 1·iferiremo in Nambio le note che scc~ondo lui sN·vono a far distinguere l'atrofi ::~. gialla acu ta. P Comunemente In. malattia è preceduta da prodromi elle so gliono essere i sintomi del catarro gastro-enteri co; 2'1Iavvi sempre itterizia c d'ordinario essa ò il primo fenomeno che attira l'attenzione dell'infermo; nelle materie fecal i non manca mai la bile; 3• La dimiuuzionc dell'area dell'ottusità epnJicn. è uno dei lineamenti più caratteristici di questa malattia: in otto o dicci giorni un terzo c persino }Jiù della metà del fegato può scomparire; 4' Nella pluralit:\ elci casi llavvi dolore all'epigastrio che si snscit::t sempre colla pressione; è raro però che vi si congiunga In timpanHe; non sono in frct juenti i dolori artritiri c re umatici ; 5' Si ossen ·nno spef;SO romiti delle sostanze inges te miste a mnco od a IJilc, ma sorcnti anche :1 molto sangue, come accade nella fchbre gialla: d'orcliuario v' ha costipazione, talvolta pPrò v'ha diarrea intensa ; nel primo caso le feci sono pallide ma possono altre~! essere colorate. A periodo inoltrato, sono sanguinolente e fetcntissimc; (l) Idem. Lt!lÌOnC
t:.•, pHg. :,.~1.
MEDICA
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6' L'arca ùcU' ottusità !>plcnka è comunemente ingrandita, salvo i casi in cui vi fu diarrea od emorrag ia gastrica od intestinale; 7• I s intomi cerebrali dello stato ti fico cos tituiscono una delle pari icolarità dcll'ntrotia a~: uta che magg iormente colpiscono e sono piit freque nti. Generalmente si mos trano all'apparire dell' itlet·o, tal fiata due o tre setti111nnc dopo, quando questo ha sulle primo l'aspetto d'un ittcro catarrale ; 8' L'atrofia a~:nta del fegato non è accompagnata da apparato f ebbrile. n polso varia; W L'urina subisce importanti camhiamcnti. La qultntità non è materialmente aumentata, ha readone at~ida ed il suo peso S}Jecifico varia fra 1,012 e 1,025. Il colore d'ordinario ne è carko. Contiene spesso albuminu e;l andtc sangue. Yi s i nota tlindnuzione considerevole, talrolta la scomparsn dcll'urea, dell'acido urico, dc i cloruri, dci so lfati c d1~i fosfati terrei e la sostituzione di due nuoyc sosta nze d'unn Jlarlicolare nntura, la !cucina c la. tirosina, le quali s ono prodotti della metamorfosi della mntcria azotata intermedia fra. le sostanze vrotcichc (ttlhumina e fibrina) ad una estremità, cd i principii meno complessi (urca, a cido urico, cr<·;tlinn) ::ùl'altr:1. La l cucina c la tiros ina s'incontrano n ei tessuti del fegato, della milza e dci reni, nei casi d'atrofia ucutn, e sono Jmrc eliminate in gran quantità. per mezzo dell 'orina da cui si separano mcreè il riposo, formando un depos ito distinto. Però se la loro presenza. nelle orine in un Cltso d'ittero r enderebbe più facile la diagnosi dell'atrofia acuta del fegato, l'assenza di esse non do l'l'ebbe far escludere la. diagnos i <ndtlctta, p erchè l'atrofia. ncut.a del fegato è complttibilissima colla mancanza dclJa l cucina o della tirosina; 10" Sono frequenti ssime le emonagie, massime quello dello stomaco, delle intestina o del naso. Spesso si dànno abbondanti ematemesi. Si vedono tal fiata sulla cute pctecchie, macchie di porpora, vibici, e, dopo morte, ecc"l1imosi varie, donde il nome di ittero emorragico; 11• Nelle donne gravirle che forniscono un sl largo contingente alla malnttia in discorso succede quasi sempre l'aborto; 12° L'atrofia acuta si svolge sotto l'influenza di svariatissime circostanze, ma per lo più si manifesta in adulti da 20 a. 40 anni ;
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è più frcqueutc nelle donne c fra queste predilige le gravide, assale prcfcriltilmcntc gli intcmpcrnnLi cd i lussmiosi; 1:1. s ifilide semllrn d prcdbpon gtt. Ri conosce poi co111c cause ercitauti, l'aosicta, 1:1 paura, l'a.filizionc e simil i inflttcnze n ervose, la malari a od analoga infezione tcllurica, l'at~ionc di alcuni veleni e quella. d'un veleno !'pcciale ammesso ùtt Tiudd c da Trousseau c generato nel corpo s tesso clcll' infermo. Ques to, a parere ùi Murchison (l), è il complesso delle altcn:L7.ion i con cui si manifc~ta, nella plurali t:ì. dei cas i, l'atrofia gialla. acuta del fegato e delle cause che con maggior frequenza Jc schiudono la Yia per le quali è beue ancrtasi che non figw·a. uè l' illiJlrcssionc genèralc del frelldo, nò il reumatismo particolare del fegato, od il fegato rèumatico, per adoperare la dcnomin!llzionc con~acrata dal sullodato profl'ssor Baccelli. Il dottor nrochin, assieme ad un suuto d'un lavoro recente dCI dottor :Mossé sull' ittcro gran!, pulllJlicava nella Gazelte des Ilopitcw:J.~, n• 4, dell'anno ro lgcntc (18$0) alcuni apprezzamenti eù alcuno sue idee che ci scmum opportuno di far conoscere ai nostri lettori. Nota il surlùctto Dro eh in, come lo notavano prima ùi lui il nos tro ll<tcccUi, i p1·ofes ·ori ,~m o u ld c Coync ed altri, che alla antica nozione clinica. in tomo n.ll' ittero g rave o maligno venne soslituitn. In. nozione anatomo-patologica del fegato, la quale non resse :1 lungo, arendo alla s ua volta ccùuto il posto ad una. nuo,·a nozione 11iù complessa c più largamente comprensin1., quella che consiste nel cons iderare l' ittero non gi:l. come uu'afrc zionc speciale, mn come mu1. sindrome, talora complicnzionc possibile di tutte lo ronla.ttie del fegato, talora, ultima fn..sc delle divNse degenerazioni di questa gl1iaudola. Ci accadtlc giù di accennare come questo modo di considerare l 'iltcro grare sia amlato a versi ai signori .Axuould e Copte; aggi uuge1·cmo o m che esso ha persuaso anche il signor Rcndu ed il dottor Cyr, il quale in una nota all'S• lezione ùi ì\[urchison (Sull'atrofia g ialla acuta), dopo di arcr detto che oggidi si tende scm]n·e più a non vedere nell'atrofia gialla acuta del fcgat.o non gii\ una forma patologica distinta ma una sindrome comuue a (l) Yedi .\Jt;ncutso:-;, opera citat<t, lez ione VJH, pag. 2(;7 e seg.
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parecchi stati morbosi di IJUCst'on;ano, C'iUt. ill!enclu e rumrncnt3. dte IJUCSli ravvi:ln. in quukhc modo uell' ittcro gru ve cbe complica 011 accompagna le utr~ zioni ep,ttirhc, il riticontro dc ll'asi ~ tolitt. nelle a.tl\::zioui carùiachc, e lo stllllin. a. parte e r1uasi come unn. prefazione alla patologia tlellc malattie !lei fegato. l\Ia questa t!clini<!ione che s i vbrrclJbe tiare dcU' ittcro grave è CS!:ò:l egatta e più appropthta di tJUClla di atroti:t. gialla acuta? A noi non pare. Pcrdaè se quest'ultiuaa dcSif!ll:lzionc non esprimo clte lo stalo anatorno-putologico ùcl viscrre (stato nou sempre idcnlico, c per giunta incostante), quell'altra indica soltanto un sintomo (h colorttzione gialla della cute) c non un complesso di siutomi come lo fareLbe supporre il vocabolo sinùa·ome. Questo appunto lo t';tceiamo non per ostentare una vana filologia ma nell'interesse della precisione putologiea la quale non fa alcun guadagno a so:; t i t uire atl una loc:uziono impropria un morlo di tlirc ancor pitt improprio c che falsa COillplctamente il concetto rlella mal:lttia a eui si rifcrisre. l'iù sopra, alludendo n.lla diflicoltù. ùi dcsumcré con ccrtczzo. la sede c la natura delle afl'czioni che presentano itterizia più o naèno intensa, asserimmo che tutti i mali delle vie biliari otfrirano suppergiù lo stesso apparato fenomenico o in altri termini la JncLlcsima sindrome, ciò che non cretliamo possn. così facilmente venir impugnato, ma non significa pun.to che ci:lscun fenomeno preso isolatamente costituisca. una sù~,ll'onw. L' ittcro, primitiro o sccotllla.rio che sia, non può arcr luogo senza uu'al tcraxionc degli orga.ni destinati a secernere o ad esportar la bile, c I'JUCsto risulta incontt.·ovcnihilmcntc dalle cause a cui gli autori att!·iùuiscono l' ittero, dai guasti anatomici riscontrati nella gran maggioranza dci casi letali e scgnatamentc da quanto ebbe ad osservare il dott. l\Iossé cd a consegnare nel suenunclato suo lavoro. Questo autore avrebbe avuto occasione ùi scorgere varie forme d ' ittcro gnwe di cui egli fece la seguente di visione: ittero tifoide o grave primitivo (ittero gr:l.ve propriamente detto) ; ittcri grnvl sccoudarii (itteri gravi da insufficienza epatica); ittero aggravato, ,-aie n dire ittero primitivamente catarrale, benigno, c he prende r:~.pidarncnte l'andamento d'un ittcro grave a moti v o
delle condizioni patologiche anteriori e particolari deU' infermo. L'ittcro grare, propriamente detto, ~m·ebbe un'aft'czione gene-
•
506 mie totùts sub8trmtùe analoga al tifo, alla. febbre tifoide e che ril·cste un carattere particolare a cagione dci disturbi cmatoJ10ictici consccnt i\·i all'alterazione del fegato. La tossicocmla. secondaria aggiunge i suoi effetti n quelli della protopatin.. Sembra che le alterazioni rlcl fegato tengano dietro ad una. alterazione del sa n~ruc. Esse occupano assieme a quelle del rene· il primo po!'tO nell 'ordine ~crarcli i co dello direrse lesioni rivelat e dalla necroscopia e che sono, nel loro insieme, quelle delle febbri gra ri. l)cr lo più le lcsi()ni del f<'gnto sono estese e profonde io ragione rlclla durata della malattia. In ordine cronologico si vedono succeder,., i l' infiltrnzionc perilohulnre con iniezione, la tumefazione lorùicla rlcllo cellule, la Iom scgmcntazionc, la loro scomparso, hl. dcgPncrazioue ndipostt con (].trofia del fegato. Ma la lesione non procede dappertutto in modo uniforme, si possono incontrare simnllancnmenlc in uno stesso fegato tutti i gradi dcii n. lesione. Il microscopio e l'analisi eh imica rivelano inoltre nel ft'gato e nel sangnc materiali di assimiln;lione che ordinariamente non vi si trovano (!cuci na, tirosina, xantina, ipoxantina.). Iu alcune o~se rrazi o ni in cui dopo una durata relativamente lunga dùlla malattia, il fegn.to pareva non di\·ersificare gran fatto dallo stato normale, si riu\·ennc graYcmeute alterata la costituzione dtimi cn. del parenciJimn, scùbene gli elementi istologici lo fossero rclatimmeutc poco. In alcuni casi d' ittero tifoide si potè accertare una notc,·ole proliticazioue del tessuto cnnnettiYo intcrstizialc. All'infuori ddle le:-io ni tlcl fegato e del rene, il sangue, In. milza, ilworc non presentano comuuemcnte modificaziooi patulogiche importauti. Circa la nn tura llcl principio iufczioso, causa della malaria, e la pror enicll):a di esso nulla alfènua. il signor Mossé. Propcnùe però a credere chl' sifl"atto principio circola col sangue (].nal o~o. mca te alle malattie gcncr:lli in cui si osscrm co~tantemente il J•ritii O ctl n.nehc il ~et:oml o gratlo ùclle lesioni ripntate carattcdstiche dell'il t ero tifoide. L ' ittcro gra\'C non è fatalm ente mortale; esso può guarire e la prnporzionc ch·ll e guarigioni è più considerevole <li <tuella anHncssa fino ad oggi.
MEDICA
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Il migli ore se non l'unico elemento di prognosi è l'esame dell'orina. L'anuria è un segno gravis i111o. L'albuminuria, anche abhontlante, J!Urchè s ia eli corta durata, p11ò non essere peri colosa. La po~iurin. dev' essere considerata rome un pronostico fav orerole, perchè facilita l'e,·acuazione d cll'urca che allora al pari delle materie estra ttive è prodo tta in grandi si ma quantità. Qnanùo l'urea fosse diminuita nell'orina dci colpiti da ittcro grave ciò non snrebl1c da im putarsi ad ncc.umulamento di cssn. nel sangue, ma a difetto di Jl roduzi one da parte dell'organo secernente. Gli a ccidenti tossicoemici sarebbero per conseguenza. dovuti non a ll'uremia, ma all'accumulazione delle materie e~trnt tive nel sangue. Risulta cb quanto fn detto che l' ittero tifoide, o ittero grare primitivo, a ssume un carattere particolare pe l fatto dci disturbi ematopoietici dovuti a ll'alterazione del fegato . Si dànno cnsi in cui questi disturbi sono il fatto primordiale : l'intoss icazione che ne deriva si stabilisce in mo tto più o me no nlJJido e si vedono sopraggiungere dopo un tempo 11iù o me no lungo i fenomen i che cos tituiscono i caratteri principali dell' itte ro t ifoi de. Egli è ni casi di questo genere che ftl dn.to il nome di ncolin.; il signor 1\'Iossé propone invece di design:trli col nnme d' insufticicnza epatica, nello scopo di indicn.re così il fa tt·O che il fegato es$etHlo impari al suo còmpito gli scambi e le t rasformazioni che vi banno luogo si fann o male o sono interrotti. L' insufticienz n. può essere tletcrminata in guisa brusca c rapidamente (vel eni tleter·minanti la ste<ttosi) o in modo lento (atrezioni prog ressive del fegn.to; ques te al lo ro esordire non !5uscitano che dis turbi funz ionali ed è soltn.nto all'ultimo loro periodo che s'accompagnano tutte, mercè uno stesso meccanismo ( disorganizzazione della sostn.nza epatica), de i fenomeni rlell' ittero gt·n.ve. In questo caso sono sempre necessariamente mortali, perclrè s\-clano l'ultimo termino della cachessia, mentre nel caso precedente l'organismo assalito nell' inticro suo vigore, se non è colpito profondissimarnente, può reagire in senso favore vole. Degli itteri gravi da insufficienza epatica il signor ?lfossé fa tre g ruppi. 1o Itteri gravi secondari in cui il fegato colpito bruscamente cd all' jropensatn. i sintomi si mostrano con grande rapiclità.
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E ssi sono dovuti ai veleni steatosici, il fosforo, l'arsenico, l'acido solforico, l'alcool, ccc. 2• Itteri gravi secondari sopravvenuti in seguito ad un ittero cronico determinato da un'affezione o delle vie biliari, litiosi, ostruzione, cirrosi ipertrofìca, ecc. 3• Accidenti d' ittero grave sopravvegneuti con un ittcro p ochissimo accentuato od assolutamente senza ittero, cirrosi atro.: fica, cancro, scino, cisti, ccc. II pronostico degli itteri gravi secondari si confonde con quello della lesione che l' ha provocato, vale a di re che è quasi sempre funesto. L e lesioni che si trovano all'autopsia occupano principalmente il fegato, accessoriamente il rene e qualche altro organo. Circa il meccan ismo dei disturbi di nutrizione che sopravvengono successivamente nell'organismo, in seguito all'insufficienza epatica, disturbi il cui complesso costituisce la sindrome ittero grave secondario, ecco in cl1e termini fu descritto dal signor Vulpian : " La viziatura del sangue dov ut.a alle alterazioni strutturali e funzionali ùel fegato riconosce tre prime cagioni: 1• i disturbi dell 'amatosi epatica ; 2• la presenza della materia biliare nel sangue : pcnetrazione in questo stesso liquido di principii provenienti dalla decomposizione delle sostanze azotate, tanto di quelle portate nel fegato dal sangue, che di quelle che entrano nella costituzione degli elementi dell'organo; 3~ finalmente il sangue cosi alterato uscendo dal fegato, gettandosi nella vena cava inferiore c di là giungendo al cuore, per passare nei polmoni, ritornar al cuore c distribuirsi poscia a tutte le regioni del corpo, si comp1·cndono tutti i disturbi di nutrizione che possono prodursi in tutti gli organi i cui ·elementi entrano cosi in conflitto col sangue silfatta.mente viziato. Di là nuova causa d'alterazione del sangue che riede al fegato più viziato di prima per subire ancora nel tessuto epatico nuove modificazioni morbose ed alterarsi progressivamente più c più ancora. , Il signor Mossé chiama poi ittero aggravato nn ittero primitivamente benigno e che prende tosto un carattere di gravezza che sgomenta. Secondo lui, quest'aggravamento dell' ittero semplice sarebbe all'are di terreno, la causa di esso intieramente personale, consistente in una propatin, cioè in una lesione fun-
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zionalc anteriore alla. malattia. Tale è il l'a~o delle graritle, dr;;li uhlJriatoui, 111!1lc pcr);nne illllcholite dagli eccessi, tlei fanciullini. Del resto gli illeri ag!{mvati non formano una classe totalmente separata; essi si rannotlano per mcbzo d'una transizione agli itteri grnri sc1·ond;u·i. U si<;nor :i\los~é ha [!\$Cinta insoluta la questione, se un fr,t.:ato sorpreso, mentre è sul procinto d'ammalare ovrero è J:{ià annualato, sia. più suscrltii'O tli subire i disturbi particolari della nu trizione delle cc•llnle il cui insieme fu riunito sotto il nome tl i epatite parenchimfl.to~a, atrofia gia ll ~t acnta . ..r\rgomentnnclo tla quanto succede nc{!li 1lll1'i organi o gii colpiti 1la. una data affezione où a questa Jll'Cdi:.posti, quando renga. a.L agire su di essi umt trualche cn.u;;a infntti,·a, scmbm s i possa
dctlurre, per analogia, ~h e l'epatite parcnchimatosa possa pi(t facilmente svilupparsi in coloro il cui fegato suùì da tempo alter azion i patologiche o tcnùe a suhirnc. .-\ Hertiamo tutt:wia che la soluzione della sucsposta questione non lm nè può a,·cre che un' importanza affatto secondaria, per cui noi faremo co1ne il signor Mostié, passeremo oltre, non senza ramment:we però che più SOJH'(\ abui:uno dt> plorato che tanto i professori .\ rnoulrl o Corne, che il signor :.'llontanari non abbiano detto verbo del temperamento degli iufcnni th\ loro osscrvali, locchè signifira imp licitamente che noi crcrliamo all'influenza. ù'una speciale diatesi. Questo sin detto fra. parentesi.
\Il. Se e quanto le idee de l signor l\Tossé val~ano ad illustrare
l'ittcro grave cd a farlo distinguere dalle malattie aflini, giudicbino i letto ri. Noi frattanto a completare la ra.ssegna dci recenti lavori sull'atr ofia giallo-acuta del fegato ricorderemo le note che secondo Hcndu servono a stabilire una ùift'ercnza più o meno spiccata fra questa e le aft'czioni congeneri. . Questo autore dopo d'aver indicati como propri i dell' ittcro grave tutti i sintomi attribuitigli dai vari mcrlici che ne scrissero dal 1845 in poi, ed arer aft'crmato che l' ittcro grave e confer-
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RIYIST.-1.
mnto uon può essere confuso con alcuna malattia, confessa che è quasi impossibile di prevedere sin dal suo esordire se esso prendcnì un carattere maligno ; per chè nè la persistenza dello stato feLbrile negli ittcrici, nè l'insolita prostrazione delle forze, nè i vomiti cd il singhiozzo che d'ordinario l'a<;compagnano possono considerarsi quali segni patognomonici; ond' è che in princiJ1io la diagnosi c la prognosi sono assai difficiH. J~i conosco inoltre che noi nostri climi alcuni stati patologici simulano da qualche lato l' ittero gr:1Ve e questi sarebbero l'ù~te
zifllte JWrulcnt(t, l'endocardite ?t/cerosa., l'avMlenamento col (ostoro, ltt (ebb1·e gialla e !et febbre biliosa ematurica. Faremo a meno di trascrirerc la si.ntomatologia. ch'egli d:\ come tipica •lell'atrotia giallt\ acuta primitiva, perchè essa non si clisc·osta gran fatto dalle descrizioni che ne diedero i patologi c che ripetutamcntc rammentammo, e pcrchè chi la volesse confrontare colle altre può trovarla nel DizioJwt·io enciclopedico delle scienze mediche, parte 2• del volume 2•, IV serie, a pag. 734 e scg. ; ci trattenemo però alquanto sui mali che presentano una maggiore o minore analogia coll' ittero grn.ve, per esaminare se nou vi sin fra questi e quello qualche differenza apprezzabile. }iella, pioemia, se la gravezza dci sintomi generali, lo stato tifi co, l'itterizia e la febbre possono far sospetlaro cb e si tratti cl' ittcro grave, sarà facile di non cader in errore non perdendo di vista le circostanze eziologiche in mezzo a cui si svolge e da cui dipende l'andamento degli accidenti ed il predominio di certi fenomeni. Così l'accertamento d'una piaga o d'un traumn,tismo anteriore, l'esordire del male con ripetuti brividi, la costanza della dispnea e dei sintomi di pncumonia lobulare, la frequente coincidenza d'una ell'usione pleurale, il dolore vi vissimo alla regione epatica e la peritonitc che accompagnano gli ascessi piocmici, finalmente l'assenza di emorragie nella pluralità dei casi sono tutti segn i che non appartengono punto all' ittcro gra\'e. L'endocardite "lcerosa è talvolta più difficile a riconoscers i, sel)benc in fondo, quando sopravvengono i sintomi epatici, questi siano da. ri t>etersi da un processo pioemico. Qniri infatti, come nell' ittcro chiamato essenziale, la causa prima, ossia l'intossicazione, sfugge. Lo stupidimento e l'atti-
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namia. dominano; lo stato tifoideo è molto accentuato. )In, <la una parte ncll'cllclocrw,Zite ulcen>;;ct i fenomeni emorragici sono eccezionali, c dall'altra ht febbre è continua cd è accompagnaliL da ùriridi in·cgoli1ri che rassomigliano pienamente a quelli dell'infezione purulcnta. Al cuutrario ncll'itlcro gra.rc il bri\'ido è rarissimo, non si lllOslra t.:be nel periodo iniziale, si potrebbe dire che il malato prova appena dc' ribrezzi errat ici. L'e~t~tocar dite ulcerosn presenta voi un .>e;,{no il cui accertamento ustluòc ogni idea d'ittcro g-r~trc e quc;;to è il soffio cardiaco. r er non ripciCl:C cose git't dette tralasrc~·emo di parlare dell'fwvelencwumto fosforico, tanto piì1 che quanto. ne dice ltentlu non yale certo il parallelo che fra <tucsto c l'ittcro gr:wc i&lituir ouo Arnoulù e Cornc c che vi abbiamo giù fatto intorno le nostre riflessioni critiche. Pcl sucs}wesso motho tralasceremo pure di discorrere (.lt•ll:t febbre gialla sulla cui conformità co ll'atrolia gialln. acuta esponemmo largamente piì1 sopr:L le altrui c le no.~t re com·inzioni. Ci sembra però opportuno di rammcmor,tre ciò che il signor R endo scrire relativamente alla fcùlnc biliosa. cmaturica. "Lo.{ebbl'e ematm·icn biliosa poi asrcbbc sott.o qualche aspetto una certa ra:;somiglianza coll'i ttcro graYe, giacchè essa, dà. luogo ad accidenti cmorr ngi<.:i e nerrosi c vi si associa l'itterizia. l\Ia l'andamento delle ùue <<fi'czioni è essenzialmente diverso. La. febbre biliosa è una llclle più alte espressioni dcll'intossicamcuto palustre (l) ed è ra:ro che si appalcsi prima che siansi osscr rati n ell'infermo fenomeni periodici. Dutronlan all'enna che l'itterizia. compare d'ordinario durante lo stadio prodromico, poscia si manifesta un gran brivido a cui tien dietro un intensissimo accesso febbrile, durante il quale può sopraHenir la morte senza che vi concorrano altre manifestazioni. L'ul'ina di questi malati non è p er nulla itterica, ma ha un color brnno nerastr o simile a quello del vino di l\Ialaga; essa contiene costantemente una considerevole proporzione di sangue. La febbre ora. nssume un tipo rcmittcnte, ora si mostra. continua. con esacerbazione periodica ed al-
(l) L ·eminente an101·e ci permetter;\ di dubitare di quesl:\ sua asserzinne a meno che non crd ami febhre biliosa emutm·ica ((trc lla che altri dcscl'i, .0110 souo il ritolo d i reulittente biliosa dèl litorale de l Mediterraneo.
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Hl ViSTA
!ora si complica frequentemente d'accidenti ata.sso-aclinamici. In ttessnn caso però si osserva quella lentezza di polso e q{tell'algi ditù che caratterizzano spesso l'itLero grave. La sede dell'emorragia è parimentc assai tlirct·sa poichè l'ematuria, eccezionale nell'ittero grave dei nostri climi, è quasi costante nella febbre
biliosa delle Antille e per converso k macchie porporinB della }JCIIc non s'incontrano quasi mai. Riassumendo, i sintomi comuni souo gli accidenti tossici ed emorragici di tutte le grandi piressie infettive, ma l'analogia non va più io là , . Ecco d'altronde come la pensa su questo particolare Griesingcr, che tanto si addentrò nello studio delle malattie infetti ve. " La titoidc biliosa non è una malattia da malaria, non è una. febbre da palude. Le condizioni del suo sviluppo, come ho osservato io medesimo in Egitto, e come s i vede dalle poche sicure e brevi epidemie d'Europa, non s'accordano per nessun conto con quelle della fehbre palustre. Kon meno ne differiscono le alterazioni anatomiche; in nessun luogo trovasi mn.i nella tifoidc biliosa formazione di pimmento; la gru ve affezione della milza propria di questa malattia non è mai stata osservata neLh\ malattia da. malaria. , (GtuESINGER. Delle ?nalaltie da infezione, pag. HO). Forse il dottor Rendu fu tratto ad emettere quella sua opinione dall'autorità di :Murchison il quale ba dichiarato (V. A TREATISE on continue {evers o{ Gt·cat-Bdtain, London, 1862, p. 301) essere, a suo parere, la ti.foide biliosa una febbre remittente da. malaria, probabilmente in stretta parentela, colla febbre gialla, e non tenere per valide le ragioni con cui Griesiuger combatte la succitata. opinione del clinico inglese.
VIII. Chiuderemo qui In, serie delle citazioni, delle analisi, dci confronti c ci sforzeremo di trarre da quanto accumulammo ad illustrazione del problema al cui scioglimento ci parve utile di spenclcrc alcune ore di studio quelle conseguenze e quelle deduzioni che legittimamente c senza la menoma violenza ne sgorgano.
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E cco, se il nostro apprezzamento non è erroneo, quali sarebbero le conseguenze e le deduzioni a cui alludiamo. 1• Se è dubbio che i casi di Lilla fossero r ealmente cas i d'itt ero graye per tutte le considerazioni aft~'\cciate dai professori Amoulù c Coync, è assai maggiormente dubbio che quelli d'Ancona appartenessero alla sunnominata s pecie morbosa, per le ragioni che sin da principio adducemmo, c massime pcrchè nè pel modo d'inmdcrc e di dill'ondcrsi, nè per la particolare loro impronta, nè per la grnyczza, nè per le lesioni nnnr omichc corrispondevano al quadro che dcll'ittcro grave hanno delineato Frer ichs, fiambcrgrr, Niemcycr, ,Jaccoud, 1\l nrchison, Rcndu, et.:c. 2• Che se all'cpi clcmia di Lilh può compelcrc la denominazione di febbre gialla nostrana propos ta dai pi·c f,~ti Amould c Co~·nc, a maggior diritto qnrlla denom inazione conrerrcbbc all'epidemia di Ancona In quale oltre all'essersi manifestata. co n focolai molteplici e disseminati si estese anche ai cani, di molti dci quali cagionò la morte. 3• Che le condi zioni topografiche ed igieniche ù' Ancona non che le circostanze termiche e meteoriche in cui si S \~iluppò l'epidemia, anzit:hi) per un'influenza circoscritta, quale sarebbe quella donde molti autori fanno dipendere l'atrofia gialla. acuta del fegato, depongono assai più in fi!.vore d'una influenza universale, d'una costituzione medica dominante. 4° Che la contemporanea. coesis tenza. di consimili affezioni fra. le tmppe dci presidi linitimi c la comparsa di alcuni casi di febbre tifoidea al campo di Fabriano corroborano tal modo di vedere ed autorizzano il sospetto che la ma lattia d'Ancona fo sse u na varietà di questa complicatasi d'ittero. 5• Che In presenza nelle urine della !cucina e della tirosina citata dal dott. :Montanari non basta ad escludere la suesprcssa ipotesi, pcrchè sappiamo ch'essa non è incompatibi le colle affezioni tifoilli estranee all'atrofia gialla acuta cd è quasi costante nell'ileo-tifo grave come ebbe ad osservare nella sua clinica il prof. Griesingcr. 6• Che l'esame necroscopico non diede nei casi d'Ancona quei r is ultati a cui accennano i trattatisti nella descrizione dell'ittero grave ed offri piuttosto le alterazioni solite a trovarsi in altri mali che affliggono le vie biliari.
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RlVISTA.
7• Che la mitezzn. comparativa dell'epidemia d'Ancona mentre escluderebbe la diagnosi d'atrofia gialla acuta e di febbre gialla })l'Opria.mente detta renderebbe molto pii.l probabile quella d'una malattia da. inquinamento primordiale del sangue, come sarebbe la tifoide biliosa, ovvero quella di febbre gialla nostrana, o di ?nihl yellow fever, come forse più precisamente la clliamano g li inglesi. 8• Che di quulsiroglia specie sia stata l'epidemia d'.Ancona, non se ne possono incolpare nè il fosforo, nè il ra.me, nè l'antimonio, nè l'arsenico, nè altri veleni minerali ; mentre non è ben dimostr(l.tO che non le abbiano dato origine le influenze rcumatizzanti le quali avrebbero detennijnato dapprima. un ittero da catarro delle vie biliari che poi sarcbbesi aggravato come ne l caso del prof. Baccelli. !)• Cl1e la stagione stessa in Clli avrennc l'epidemia d 'Ancona, è più propizia allo svolgimento della tifoiùe biliosa che a quello dell'atrofia gialla acuta, la quale stando alle relazioni intorno alle epidemie di Lilla, di Gailloo, di Lourcioc, di SaintCiood, ccc., suoi presentarsi tJiuttosto in primavera. 10• Cile l'ingrossamento della milza, il quale nelle statistiche di Frericbs figura 19 volte su 23, è un alterazione più propria. della tifoide biliosa che dell'atrofia gialla acuta la quale sebbene, per non far mentire il suo nome, dovrebbe avere per carattere patognomonico la diminuzione di volume del fegato, non presenta siffatta moùifica:done che nei casi i più accentuati e quu,ndo il disorganamcnto epatico è giunto all'ultima sua fase. 11• Cile le lesioni anatomiche riscontrate, come pure i fenomeni morbosi, non bastano n togliere ogni dubbiezza sulla diagnosi, })Oichè, secondo Leudet, molti bevitori d'alcool soccombono all'ittero grave, ma sembrano affetti invece da degenerazione adiposa del fegato, sia per l'aspetto di quest'organo prima. e dopo della morte, come per la sindrome onde l'affezione era accompagnata, ed in non pochi casi di tifoiùc biliosa il fegato, anzichè turgido e gonfio, s'incontra povero di sangue, itterico. asciutto e floscio ed avvicinantesi allo stato d'atrofia gialla ncuta. (Griesi nger). 12• Che tutto ben considerato, la riserva c l'incertezza con cui i sigori Arnould e Coyue pronunziarono il loro giudizio fi-
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naie sui fatti dj Lilla s'impongono nuche più impet·iosnmente a chi senza idee preconcette sottopone ad analisi quelli d'.\.ncona, p crchè prcscindl'tHlo dall'astruso quesito se il così detto ittero grave od essenziale sia una malattia primi tira o secondaria, e se il r elcno che lo provoca si form i dapprima nel fegato c venga. quincli portato nel torrente dr lltt c irco la~:ione, orvero Jlcnetri n ell'organ ismo dall'esterno, la pluralità degli autori, mentre indica i sintotni che sono creduti patoguomonici dcll'ittet·o è cos tretta a coo~.', ssarc t'he quei sintomi sono comuni a parecchie ntl'czioni delle vie bili:ui. Quest'ulti ma. conclusione ci richiama al pensiero l'aforisma Ippotratico : A1·s lonf!n, vita bret:is, e.rperime11lum f alla,l;, e ci c on d nce sempre più che, nonost:1.11te le molte conquiste fatte dai m oderni nel campo della. scienza, r1uestn. rimane tuttora irta di gnl\'issime difficoltà e di mi-tori che ci obbligano a riconoscere ad ogni piè sospinto la veri tà dell'asserto Ornziano c !'\cc sci1·c fas esL On llli::t •.
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RIVISTA CHIRURGICA <:angrcua elc i Jlolmoni trnttntn. con l' in('is ione. •l e[ dottor SAI.OMOXE CARLO SmTu, eh irurgo dello sp d.d c d'Hai ifaK. The Lancet, 17 geuna:o 1880). 1114 ottobre fui invitato dal dottor Lawson di Helden Bri dge~ a vedere con lui un caso di cnngrena del polmone. n malato e ra. un signore sulla sessantina che avem seri1pre goduto buona salute fino a. questa malattia, se non che a Yeva. avuto pe•· qualche mes e un po' d'ntrauuo nel salire l'erta. Quindici giomi prima che io lo vede.. si era stato a un tratto assali to d.a. polmonite destra cominciata con brivido seguito da dolo re al destro lato, rantolo crepiti\Jlte, sputi rugginosi. ll caso non era molto grave, la temper atura non sorpassò mai 102• F. (39• C•) e in poco più di una settimana. potè alzarsi dal letto. i\Ia due giorni dopo, la tosse peggiorò, o sentendosi molto debole tornò a letto e fu allora notato che aYeva l'alito fetente. La sora del 13 ottobre spurgò imtwovvisamente una mezza pinta. o più ùi un liquido bigio orribilmente fetido e tosto cadde in quello stato di grave prostazione, "nella quale io lo trO\' ai il giorno dopo. La cute era bagnata di viscido sudore, il r espiro anelante e si udivano rumorosi rantoli tracheali: ave va. iJ polso debolissimo a 130•, e non poteva giacere a motivo della. tosse. L'aria di tuLta la s tanza era insopportabile per l'odore cangrenoso del r espiro e della espetto razione. Questa era d i due sorte ; ora densa tenace, muco-purulenta, a cui alternavasi spesso un liquido sottile bigio di odore ributtante che usci va a bocca te di mezz'oncia l' una })er tre o quattro volte di seguito. Il destro lato risuonava un poco meno del sinis tro, speci almente alla. ba e e sot.to il capezzolo, ma in nessun luogo era yerame nte ottuso. Il mormorio •·espiratorio e il fremi to vocale erano meno mnnif·•sli a. destra, ma tutti i •·umo1·i erano masl'herati dai rantoli tmcheali che altamente colpivano l'orecchi o. Un dolce rumor e s is tolico si udi va alla punta del cuore. Il malato non si lnmcutava ùi ùolore,
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mn. :wcm la ling ua ariù\1. e brun a; cd crn in tale shto di grave adinamia da non potcrsi fare che una prognosi gravbsima. Alimento litJUido, ac<rua,·ite, decotto di china con ammoniaca furono i mezzi !ljJprestatigli. Per due giorni sembrò un poco migliorare, ma poi lo spurgo tliminnì, e cadd e di nuovo in uno stato g t·o.vissimo, ùcncbè un poco alleviato la mattina del 18 col liberarsi di una quan.tità di quel medesimo liquido sottile fet.iùissimo . :Ma era chiaro non esser vi libero sbocco alla cavitù, dovun <tue ella fosse, e quindi di nuovo, diminuendo l'espcttoraxionc precipitò in uno stato peggiore di prima, pcrcnè andava pcrdcnclo le for ze per lo sforzo continuo c la perdita del sonno. Il dottor Lawson ed io era,·amo convinti che il processo cangrenoso avera. terminato con la formazione di una cavern.a di qualche estensione e p ensavamo che fosse situata pre~so la radice del polmone a cagione della grandecelerità con cui queste quantità di liquido erano versate fuori, ma per alcuni giorni non riuscimmo a trorat·e nessun segno con l'ascoltazione che valesse a indi care la s un, posizione. K otnmmo però una respirazione bronchiale precisamente sotto la spina della scapola. e al di fuori e sotto il capezzolo. Il 20 ottobre p erò ci }>otemmo assicurare della esistenza in questi punti di una respirazione decisamente cavernosa che non si udiva ad ogni atto r espimtorio, ma solo di tanto in ta-nto, come se l'aria solo a int ervalli penetrasse nella cavità. Credendo quindi che vi fosse una larga caverna profondamente situata nel lobo medio del polmone clcstro, e sperando che lo s tato di adinamia. del malato fosse dovuto principalmente a un processo di O.\'Velena.mento pel fetido materiale raccoltovi, cd essendo dim ostrato dal modo intermittente con cui questo liquido veniva fuot·i, che esso non a veva factle uscita, noi comprendemmo che la sola ancora di sahrezza poteva consistere nel proeurargli un più libero sgorgo con mezzi chirurgici; ma prima di abbracciare un eosì radicale temperamento domanda mmo un consulto col professar Clill'ord Allbutt. L'esito delle nostre deliberazioni condusse a questo : l • che il malato, come ora si trovava, era sicuro di morire e molto prontamente: 2• che vi potrebbe essere una lontana probabilità di salute se potesse essere trovata la caverna e fatta una. apertura; che sarebbe giustificato l'esplorare con l'aspiratore, o IlO-
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RIVISTA
tendo entrare nella cavità, allargare l'apertura e introduni un tubo . .th ·endo spiegato all'infermo di che si trattava, ei si decise a sottomettersi alla operazione. Sembrava probabile che la porzione necrosata fosse più vicina alla parte anteriore che alla dorsale del torace, ma in considerazione del molto più efficace sgorgo che resultcrcbbe da una incisione posteriore, scelsi un punto 11resso l 'angolo della scapola, dove introdussi un ago dell'aspiratore per tre o f!Uattro polli ci. Non uscì lif!oido, ma aria di perfido odore fu aspirata attraverso .il tubo, e tenendo una candela, di faccia alla. apertura della cannula, la fiamma, era mossa qua e l:ì. durante la respirazione, di modo che fummo soddisfatti dello aver raggiunto la cavità. Scrvendomi della. cannula come di guida, spinsi allora fra le costole un coltellino e su di esso facendo scivolare un paio di pinzette da medicatura, aprendo poi queste, dilatni la. ferita sufficientemente da introdurvi un forte tubo di gomma. elastica, attraverso il quale fu fatta una piccola lozione di acido carbolico. Questa sembrò provocare un accesso dt tosse, quando fu caccia.ta. fuori circa una mezza pinta di pus fetido simile n.lla. sotti le ributtante espettorazione. Il tubo fu lasciato dentro e la. ferita coperta da un piummacciolo di rozza mussolina piegata una dozzina di volte su sè stessa cù inzuppata. in una, soluzione di acido carbolico che ordinai fosse cangiata ogni tre ore. X ella prima settimana dopo l'operazione il miglioramento ftt manifesto; per sei giorni l'espettorn.zione era così diminuita che il malato non si serviva più della sputacchiera contenta.ndosi di sputare nel fazzol etto; il fetore era molto diminuito, eccettochè quando si cambiava la medicatura; egli gustava di più il cibo, s i sentinL meglio. La respirazione divenne più chiara nel polmone sinistro c nelle parti sane del destro, i rantoli diminuirono. 1\Ia, lo scolo della ferita conti nuava ancora molto fetido, non ostant.e la quotidiana irrigazione della caverna mediante un sifone. Il tubo 11crò agiva benissimo, poichè quando f'i cambiava In medicntura si trovava bagnata della materia in una superficie di cinque o sci pollici di diametro, c l'acqua che usciva dopo la ln.vaturu. cm appena macchiata, di guisa che il fetore non poteva attribuirsi alla decomposizione del pus, ma piuttosto allo stato di alterazione del polmone. n 28 ottobre lo scolo diminuì eli molto, aumentò l'espettom-
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zio ne tornando di ributtante odore, e il polso che stava primo. fra 90 e 100 salì n un tratto a 112. La temperatura però non era cb e ioo· F. (38• c•). La nHtltina del 29 sta.ra di nuoro un poco meglio; il polso 98, m eno tosse, meno espettorazione, prese il cibo volentieri; la piaga p e rò comiucinsa a prendere aspetto sordido e dei brandelli neri c:tngrenosi u:;cirano dal tubo. Dopo mezzogiorno aggra rò consider e volmente con alfanno di respiro, ortopnea, polso frequentissimo c profuso sutlore fre<hlo probabilmente per insufficienza cardiaca. D o}JO essere rimasto parecchie ore in istato così grave, si riebbe un poco, ma non tornò mai allo stato di prima. Di\·enne a poco a p oco sempre più debole, scmpt·e più avverso al cibo, sempre meno capace di sostenersi, e il 2 novembre morl apparentemente per sempl ice anemia. Sfortunatamente non fu fatta la sezione cadaverica. La cangrcna del polmone accade in diverse forme e sembra e ssere prodo~ta da diverse cause, ma. l'importanza eli <1uesto caso ~ clinica piuttosto che p;Ltologica e riguarda la possibilità di alleYiare la. malattia con mezzi chirurgici. Spesso una grave operazione è giustificata dalla gra vità. dclh\ condizione per cui è intrapresa. Ora è bene inteso elle qui In proposta è molto seria. Non è piccolo aJEue il ferire il polmone, c non è possibile avere la certezza che le due opposte superfici pletmtli siano aderenti e che con !:l. punzione non si possa proùurre un empiema icoroso. Ma dall'altra parte la prognosi della. cangrena del polmone è gravissima, così grave da giustificare qualunque tentativo di prestarle qualche sollievo. X el giudicare della possibilità di giovare con la operazione, bisogna avere rigun.rdo alla condizione fisica del polmone cangrcnato. li dottor \Valsbe cita il Laennee ricordando che la cangrcna è molto più spesso circoscritta che diffusa:" di scssantotto casi, sessantudue sono descritti come casi di cangreno. circoscritta, solo sci di diffusa. n·· La estensione della porzione cangrenosa varia al principio da quella tli una fava a un uovo di gallina. L'escara comincia a separarsi fla.l rimanente polmone che è in istato di infiammazione reatliva; ma per manca.nza di energia in questo processo reattivo, l'ascesso cangrenoso primitivo può estendersi in varia direzione pet· un processo dì infiltrazione e di rammollimento analogo apparentemente all'ulcera fegcdenica cruposa.
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Non posso dire con qual frequenza accada che le superfici pleurali si trovino n.dcreuti ; ma considerando le condizioni fisiche che si richiedono per la produzione dei segni fisici, sono inclinato a ritenere che in una acuta malattia infiammatoria come questa., quando con l'ascoltazione si hanno segni evidenti di una caverna., questa car crna è probabilmente accessibile. Questa o è vicina alla. superficie, o deve essere circondata da tal qu.antità di tessuto polmouare solidificato da formare un mezzo conducente continuo dal di dentro al di fuori, in ciascuno dei quali ca~i è probabile che la pleura sia aderente. forare il polmome indurito e la pleura aderente non sembra. cosa molto grave, e se anche una caverna cangrenosa sta. avanzandosi verso la superficie del polmone circondata da cosl sottile zona di tessuto infiammato ùa non avere portato l'adesione delle superfici pleurali, l'operazione non farebbe che afli·ettar e di poco ciò che inevitabilmente accadrebbe da sè, con questo vantaggio che invece di un empiema chiuso, si avrebbe aperto. Io quindi penso cl1e, sebbene molte osservazioni ancora sienò necessarie prima che possa essere definitivamente stabilita l'indlcazionc dell'incisione nella cangrena polmonare, è però probabile che sarò. accettabile la seguente proposta: che quando l'apertura attraverso i bronchi sembra essere insufficiente per dare uscita al liquido, o il passaggio dell'icore ca.ngrenoso sembra. provocare irritazione nella mucosa bronchiale; quando il malato va sempre più decn,dendo anzichè migliorare e si hanno con l'ascollazione i segui eU una caverna, è giustificabile una incisione con l'idea di dare libera uscita alla matl!ria.
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Il bromuro pota.s slc o c ome anestctieo loCtlle d e ll ' aptu,rec<\hlo ttro•genltale. (Wojeuno JJfedizinski J ournaf, 1879, Heft VI. - e Russisch St. Petersburger JJ!etlicinische W ocl!ensclwifl, 3 gennaio 1880). Essendosi riconosciuto da qualche tempo, che l'uso locale del bromuro potassico attutisce la sensibilità nella faringe e nella. laringe, si tentò di usarlo negli esami laringoscopici e nelle operazioJti di dette località, le quaH poterono essere eseguite mediante l'anestesia. Questi esperimenti suggerirono all'autore di
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s ervirs i di tale rim edio nelle mal;tttic Llr ll 'appurecchio uro-genitale, che si collegano nel ipercstciiie. Egli fece delle ini e~ioni nel canale urinario con soluzioni di bromuro potassico nelle urctriti dolorose, acute o croniche, negli spa!:mi ùi detto canale, e nella tendenza morb o:>a a polltLZioni. D:llle s torie rli ttnesta cura risulta, che gli effetti furono a. ~ai fa r ore r oli. )Icdiante l'uso di tali iniezioni i fenomeni iu lialllllt<llori nelle uretriti s i mo,lernrono rapidamente, e cosi pure il rossore, In go nfiezza della mucosa del canale uretrale o lo scolo, che, in sc~-:u i t.o, le sole iniezioni leggermente astringenti bastarono a far scomparire completamente. I n un caso di restrin J:(i mcnto oretrale con urctrite cronica, disuria, e l=(randc scns ibiliti clell'uretra, nella quale non s i potemno int t'odurre la candc lettc pei forti dolori che ne vcu ivano al paziente, malgrado l'uso interno tli tintura di canapa indiana e le unzioni di unguento di br lladonna, si riuscì, con l' uso quotidiano per sette f!ÌOrni tli iniezioni di bromuro potassico a compiere tale introtluzione fa cilmente e r1uasi senza (\olore. L'autore prescrive il bromuro potassico in una soluzione ùi due grammi su 18 di actpla d is till;lta, di cui egli inietta un grnmmo due o tre volte al giorno, in modo che il lirtuido iniettato rimanga per alcuni minuti nel canale urinario. In base ai propri esperim enti l'autore conchiutle, che l'uso locale del bromuro potassico è indubbiamente 1li grande cd essenziale vantaggio in tutti IJUCi casi, nei IJnali la semdbilità tlell'uretra e del collo vcscicalc deve es ere attutita: quinrli, nella cum dei rist.ringiment.i uretra li mediante canrlelette, nelle nretl'iti e loro complic<tzioui, cot·da-r e ncre<t, dis uria, neurosi, ecc., e nelle polluzioui, che dipendono da cause perift' riche, ccc. E gli ritiene anche per probabilissimo, che l 'uso locale del bromw·o potn.ssico nelle pareti della vescica ahbia la stessa influenza favorevol e, e lo s tesso giovamento anche in altre malattie dell'apparecchio uro-gcnitalc, come· catarro del collo vescicale e della vcscicn., iperestcsia di questa, pietre vescicali, ccc. L 'autore rnccomanda caldamrnte di usare ques to rimedio anche allo scopo di proseguire negli studi sperimentali. L'azione fa\"Ol'eYole del bromuro è spiegata dall'autore pel fatto che esso diminuisce l'irritazione e l'ipcremia del tc;;suto infiammato.
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RIVISTA DI ANATOM[A E FISIOLOGIA Il rosso re tlnico In rupporto alla funzione vis iva. - (Sunto dal Con·espomlenz-Blatt, N. 21 e 22). La scoperta del rosso retinico colla quale or son tre anni il compianto prof. Boli aveva fermata l'attenzione ·degli scenziati, scgna.tamente degli ottalJuologi (vedi Giomale di 'medicina militare 1877, pag. 64) ha incitato gli sperimentatori ad una gara. di studi il di cui risultato in un tempo più o meno lontano potrebbe condurci a nuovi concetti sull'interno movimento molecolar~ eh~ è l'ultima. ca.u~a ùclla percezione visiva. Accontentiamoci intanto di raccogliere ed ordinare gli studi che in questo lasso di tempo da vari fisiologi si sono intrapresi intorno al singolare fenomeno, onde offrire ad altri un materiale di fatti come punto di partenza per più importanti ricerche. Anzitutto non sarà superfluo il ricordare che :Muller e Schultze avevano già osservato nei bastoncini retinici di varii animali un coloramento rosso, ma nessuno dei due eminenti fisiologi s' <'ra. accorto che quel colore svaniva in poco tempo sotto l'azione della luce. n i\liillcr lo attribuì ad imbibizione ematica, Schultze invece ad un fenomeno d'interferenza. Possiamo intanto fin d'ora stnbilire questo fatto fondamentale che il rosso sensibile alla. luce tro\·asi sempre e soltanto nello strato dei bastoncini. Colla. guida di questo fatto ci è più agevole studiare la genesi del fenomeno nelln. serie dei vertebrati. Sarà inutile cercarlo nella. reti nn di quegli animali che è solo provvista. di coni come negli ofidii c nei sauri, lo troveremo invece molto pronunciato nei conigli, la retlna dei quali l)Ossiedo esclusivamente bastoncini. Dall'anatomia comparata apprendiamo un'altra non meno interessante particolarità, cd è che lo str!\to a. bastoncini in molti uccelli è forn ito di elementi colorati mriamente sotto forma di
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globuli pigmentali rossi, gialli e giallo-verdi, ma, differenza essenzia lissi ma, questi elementi colorati sono inalterabili alla luce, e quanto più sono essi numerosi tanto meno troviamo in quella retina bastoncini a colori sensibili, tro\'lamo anzi bastoncini perfettamente scolomti (così nel pollo e nel piccione). Per contro dove mancano i summcnzionati globuli }Jigmentali appariscono numerosi i bnstoncini n colori sensibili (questo si verifica negli uccelli rapac:i notturni, specialmente negli strigidi). Concludendo: 1• Quanto piìi numerosi sono gli clementi innltera.bili, tnnto meno si troverà il rosso; 2' quanto più l'animale per propria organizzazione è adattato all'oscurità, tanto più è in esso sviluppato il rosso rctinico. ~cH'uomo si veri fica. la mcùcsima legge : la macula lutca e la. fovea centrale che difetta di bastoncini, è pure sprovvista ùel r osso il quale incomincia a partire da quel punto c va crescendo anteriormente per cessare di nuo\·o a 3-,! millimetri a.l di dietro dell'ora serrata. Di quali proprietà fisico-chimiche go1le il rosso retinico? Secondo i più recenti stuùi, esso sarebbe costituito ùa una vera. sostanza coloro.nte che possiede una squisita sensibilità nllal•Icc, che all'oscuro resiste si ngolnrmente all'azione di unn. grande quantità eli reagenti chimi ci; ma sotto la luco impnllidisce prestissirno qualunque sin In. sua condizione. Lo sbiadimento del r osso accade un po' più lentamente se questa sostanza fu fatta essicare nell'oscurità. All'incontro, resta distrutta anche nell'oscurità sotto l'àzionc dell'alcool. A l{Uhon dobbiamo 1:1. dimostrazione di fatto che il rosso retin ico è una sostanza colorata. Questo fisiologo fu il primo a. separarlo mediante lunghe c faticose operazioni, dt\lla. r ct.ina dc i buo i, dci conigli c delle rane. Ne ottenne delle bellissimo soluzio ni porporinc che portate alla luce del sole si scolorava.no immediatamente, proprio come si osserva nella retina di fresco estratta. A tutta prima si potrebbe supporre che vi fosse qualche relazione fra il ros3o retinico, e quei con1posti chimici come iljoduro d 'argento che vengono modificati d:~.i raggi violetti ed ultraviole tti, ma in fatto non appa-re, poichè il rosso retinico resta immutato dai raggi chimici; all'incontro sente molto la luce verde.
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Alla. luce verament e gialla resisterebbe molto, proprietà che avrebbe in comune coi sali d'argento. Resiste di più al r osso, ma alla lunga anche da questo colore viene distrutta. Il rosso retiuico adunque formerebbe una superficie squis itamente sensibile, distesa sull' ultimo e posteriore strato de lla r etina in un cer to (Jnal modo analoga alla piastra sensibilizzata cbe adopera il fotografo, colla differenza cbe a quello s trato s ta applicato un completo laboratorio fotografico, mediante il quale la lamina viene di mano in mano provvista di nuovo materiale sensibile. Ma da quali elementi ricevono i bastoncini il rosso r etinico ? Dove si genera e si rigenera questa. sostanza e dove è tenuta in serbo per ricevere le impressioni delle immagini successive? Il }>rimo di questi quesiti sarebbe sciolto, col vantaggio in più di averei fatto comprendere altri fatti cb e fino ad ora erano per noi di non molto cbinro significato; l'elemento elaboratore ùcl r osso r etinico, non sarebbe altro che l'epit-elio coroideale, o come molt i istologi vorrebbero meglio chiamarlo, epitelio retinico, cioè quello strato di cellule pigmentali in cui resta.no i mmersi! le estremità posteriori dei bu.stoncini, cellule che in certi animali vediamo intromettersi nello strato dci bas toncini mediante dei prolungamenti J)igmentali. E già da tempo è dimostmto che sotto il punto di vista erobriogenetico l'epitelio pigmentale appartiene non già alla coroidea ma alla r etina.. Ed ecco che più chiaro ci apparisce il nesso funzionale tra le due membrane retina c coroidea e ci possiamo render conto della speciale disposizione topografica degli elementi retinici. Senza la cognizione della parte essenzia.le della coroidea. nella funzion e visiva. era inesplicabile e pareva. quasi Wl paradosso che i bastoncini dovessero occupare Io strato posteriore della membrana sensibile, e la loro posizione non la meglio adatta a ricevere l'impressione della luce ht quale prima d'arrivare a loro, deve attraversare gli strati anteriori; al contrnrio ora noi possiamo ben dire che l'elemento sensibile non poteva aver posto più opportuno che là dove si trova e precisamente a contatto dell'organo rigencra.tore del rosso. Non ci è ancora lJen noto quale e quanta parte abbia la coroidea nel sostenere l'attività secretorìa dell'epitelio pigmentale. B cer to intanto che quella rete di fini ssimi vasi che sta s ubito
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dietro l'epitelio pigmcntnle prende ora un alto significato in r apporto all'elaborazione ùcl rosso. La rigencra:tionc della sostanza rossa si fa con molta "energia, e negli animali a sangue freddo perdura qualche temt>o dopo la m orte. Però questa d produzione ha i suoi limiti; per un certo t empo il rosso consumato si ripristina, ma quando la Luce o è troppo forte, o dura troppo a lungo, anche durante la vita. i bastoncini restano scolorati. r er esempio un coniglio tenuto al sole un quar to o una mezz'ora, presenta la retina completamente scolomta. Dunque non solo sono privi di rosso retinico i polli, i piccioni, le serpi c le luccrtc, ma anche i conigli e altri animali che sieno s tati per meu.'ora esposti al sole. Tuttavia u11 aninmle in queste condizioni vede egtullmente come un altro che venga portato dall'oscurità alla luce. Questo fatto merita di essere sempre tenuto presente se vorremo studiarne l'importanza nell'atto visivo. Ma prima son da prendere in considerazione altri fatti. L'epitelio })igmentale non solo assume una parte molto attiva nei processi riparatori della retina quando viene a diminuire il rosso nei bastoncini, ma viene altresì influenzato in modo tutto particolare dalla luce. Quando la luce cnòe sulla retina si inizia un moto singolare e caratteristico nel pigmento delle cellulP, fatto che fu djmostrato sperilllentalmcnte dal Boli. Mentre nell'oscuri t:\ il pigmento s i accumula nel corpo stesso delle cellule, sotto la luce ne esce e(l emigra portandosi in avanti, in quei prolungamenti cigliari di pt·ot oplnsma sopra menzionati, i quali partendo da ogni cellula si intromettono fra un bastoncino e l'altro. Interessante oltremodo è d 'osservare in quale straordinaria quantità. si aumenti il pigmento in quei processi specialmente sotto l'influenza della luce monocromatica t·ossa. Si vede cioè quasi tutto il pigmento venire avanti, raccogliersi fra i bastoncelli mentre che le cellule restano quasi affatto Yuotc. Altra particolari tà sPgnalataci da Kuhne si è che il pigmen to d ello s trato epiteliale non è assolutamente immutabile alla luce come tino ad ora s·i era creduto, ma che esso pure sotto una pro-' lung ata illuminazione impallidisce.-Dunque anche l'epitelio corojdeo sarebbe, quantunque in debol grado, sensibile alla luce.
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.Altro fatto importante, non in quanto che abbia diretto rap}1orto -col rosso della retina., mo. piuttosto col lavoro chimi co della funz ione, è questo, che in seguito ad una prolungata illumiuazjone della retina, i bastoncini si gonfiano. Secondo le CS}Jerienzc di Kuhnc, nel mentre il rosso rctinico sotto l'azione continuata della. luce va gradatamente iliminucndo, i bastoncini cominciano a cre scere in diametro. Il massimo aumento si hn dopo otto o nove ore di luce continualo., di modo che i bastoncini si trovano fittamente raggruppati gli uni cogli altri. Nell'oscurità, c quando la r etina Ila riacquistato il suo rosso dopo un'ora o un'ora e mezzo cominciano a diminuire, fino a riprendere i loro diametri di prima. Quest'ultimo fenomeno si ossenò fino ad ora soltanto sulla retina delle rane. i{on fu ancora ri cercato nei mammiferi. Dnl suesposto concludiamo che sotto l'azione della luce s i producono nell'organo visivo quattro cambiamenti, cioè: l" Scomparsa rapida, c continuata rigenerazione del rosso retinico; 2• Cambiamento di forma delle cellule epiteliali, oltre ad emigmzion·~ del})igmento nttrnverso le medesime; 3• Ingrossamento dei bastoncini sotto l'azione d'intensa luce; 4• Scoloramento della sostanza pigmentnle delle cellule epiteliali. Fino ad ora il nostro studio s'aggirò nel campo dei fatti bene accertati; ma se si vuoi connettere questi fatti coll'atto della visione non possiamo fare a meno d 'addentrarci sul vacillante terr eno delle ipotesi. Dei quattro fattori che testè abbiamo enumerati, senza dubbio il rosso retinico per importanza occupa il primo posto. Si crede dalla maggior parte dei fisiologi che le modificazioni dn esso apportate sui bastoncini possono originnrsi in due distinte manict·c. Potrebb~ darsi cioè che esso costituisca come un apparato di protezione vale a dire come mezzo che assorbendo questi raggi luminosi paralizza gli organi terminali sensibili da un eccessivo eccitamento. Sarebbero dunque assorbiti dal rosso retinico i raggi verdi e bleu sino a tanto che il rosso medesimo si dilegua. Il dott. Haab ritiene che questa non sia la vera funzione del rosso retinico per il solo fatto che precisamente gli animali notturni i quali meno degli altri abbisognerebbero di <1uesto apparato hanno maggiormente sviluppa,to il rosso.
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Lo stesso autore in vece opi nn che il t'osso reli n ico abbia il compito di produrre un lnroro di lrasfonnazione chimicn sulla sostanza nervea, tra!>forma;donc che tras mcssn per le rie ncrrose ai centri produnebhe la percezione. A suo parere questa tcot·ia sta in accordo coi fenomeni fi siologici e coll'csprri mento, ciò che n on si potrebbe dire altrettanto di quella d'llclmoltz, che presenta qualche punto vulnerabile. Suppongasi pure per il momento che le outle eteree Ùéi raggi luminosi per mezzo tlell'np}larato caladiottrico dei bas toncini e coni imprimano nlln. so~lanza. nervca tlci movimenti, delle oscillazioni o qualche cosa di simile; questo m odo di vedere non regge ai risultati dell'esperimento. Infatti osservinsi ad esempio, due strisce grigie, egualmente illuminate una su fondo bian co, l'altrn s u fonùo nC'ro, quest' ultima ci sembrerà molto più chiara della. prima. Secondo la dottrina dì Ilclm oltz non si può spiegare il fallo che in questo modo, le tlue se nsazioni sono perfettamente uguali solo vi ha errore dì giudizio in causa della ditl'erenza del fondo ; il nostro giudizio altera il senso. La spiegazione di Hclmoltz adunque è piuttosto psicologica che fisiologica. Si potrebbero addurre molti e molti altri esempi consimili i quali mettono allo scoperto il lato debole delle teorie puramcute fisiologiche; noi per contenerci nei ristretti spazi i concessi ud una semplice rivista ricorderemo soltanto che alcuni fenom eni non si potrebbero comprendere che nel concetto delle trasfoi·mazioni chiiniche. C0me spiegare infatti, dicono i fautori della dottrina fotochimica, lo stato di stanchezza della retina senza ricorrere col pensiero ad un consumo di materiale per trasformazione chimica. Consumandosi questa materia, i suoi prodotti di decomposizione agiscono come nn eccitamento ; s'arresta il consumo, sopravviene quello stnto che si chiama stanchezza o meglio, esa urimcnto, tennine che giusta il nuovo concetto tornerebbe esatt.issimo. Questo stato di esaurimento durerebbe finchè il materiale • visivo, se così si può chiamare, si è ricostituito. La nuova teoria fotochimica della visione, fondata sui processi di distru zione e ricostituzione del rosso retinico sarebbe un'eco Jon tana di altra dottrina enunciata nel 1814, quindi prima della scoperta del Boli c che ci è rimasta fino ad ora allo stato di astrattn. s peculazione, voglinm dire ta teoria di llcring. Questi studiando
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il fenome no della percezione del bianco e del nero, aveva presen· tito dor er esistere come fattore e s ubs trato del fenomeno una. sostanza. ~oggcttu a. cl1imiche tras formazioni le quali si farebbero in due direzioni opposte : alla percezione del bianco la sostanza. sofrrirebbe una d tstruzione, alla percezione del nèro essa s.i ri· costituirebbe - in al tre pat·olc s i avt·ebbe processo di assimilazione per la percezione del nero, processo di disassi11u1a~ùm~ per la. percezione de l bianco. - Un altro enunciato dall'ipotesi di llering che avrebbe anche l'a.ppoggio dell'esperienza sarebbe questo, che da un pat·ziale eccitamento luminoso non solo verrebbe affetta la pn.rte direttamente colpii tu, ma anche le parti circostanti reagirebbero, però con un movimento in senso opposto, vàle a ùire si faeeùbe ùisassimilazione nelht parte illuminata, assimilazione ne ile pari i contigue. N o n si può negare che con ques to. modo di \'tdere ci ò molto più agevole lo spit!gare il f.eno· meno dci contrasti, come pure l'altro esR>Crimento più sopra mentovato ùelle due s triscic grigie su fondo bianco e oero. La linea in campo bianto ci sembrerà più oscura perchè il bianco (che h& potel'e ùisassimiJa.Lore) eccita un equipollente movimento assimilatore per gli clementi reti n ici colpiti dalla s triscia, q11esta di neces:;i tà do\'l'ù nJ)parirci più scura . .Era naturale c he una volta richiamata in onore la teoria di llering, la 4ua le s i e ra limitata a l solo studio della percezione del bianco H del nero, s i tendesse poscia ad allargarne i confini ed applicarla a ttnte le nccidentalit,à della visione, quindi alla percezione de i vari colori. ~~ui i Jisiologi furono costretti a r iconoscere ipoteticamen te l'esistenza. di altre due sostanze oltre quella produttrice ùcl bianco-nero, ambedue soggette pure alla assimilazione e disassimilazione, l' una per il rosso e il verde, l'altra per il giallo e bleu. Una diffe renza essenziale però t'ra. queste due sostanze e la prima si è che l'assimilazione si farebbe i n esse anche sotto J'intluenza di certi raggi, mentre non può questa avverarsi per la sostRnza produttrice del. bianco-nero. Coli 'aggiunta t! i queste ùue sostanze l:A teoria è completata, e ci spiegherebbe benissimo H fcnomeuo de i contrasti e delle immagini consecutive d ei colori complementari. .Rilol'llando ora al rosso relinico, doVl·emo noi riconoscerlo p er quella. tal sostanza produttrice del bianco-nero ammessa per
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ipotesi da Ileri ng? Pare che no per la ragione che molti animali, come si è reùuto, continuano a vedere bene anche dopo la. completa scomparsa ùcl rosso. Nondimeno il dottor Haab, mantenendo pur come inconcusso il fatto dell'assimilazione e disassimilazione, osserva che la teoria di Hering direrrà. accettabilissima quando si vorrà ammettere che quella sostanza generatrice del bianco-nero sia costituita da più elementi chimicamente diversi, e che il rosso rctinico rappresenti solo una parte di questa miscela, quella. parte elle più prestamentc si decompone, che più facilmente reagisce o.i più deboli stimoli, ma. che anche scompare sotto uno st imolo più forte e prolungato, lasciando che entrino in azione gli altri elementi. Si è veduto che quattro sono incontrastabilmente le alterazioni portate nell'organo visi vo dalla luce, che oltre lo scoloramento ùel rosso, prende parte attivissima anche il pigmento colla nota sua emigrazione dalle cellule pigmentali, c sapJ>iamo che le cellule stesse si possono vuotare quasi completamente e impallidire; sappiamo da ultimo che i bastoncini aumentano nei loro diametri, tuttociò accade sotto l'influenza della luce e potrebbe essere benissimo l'espressione di processi chimici tuttavia a noi sconosciuti, il di cui complesso l'Hering chiamò disa.ssimilazione. N on potrebbe darsi, si domanda il dottor Haab, che nei bastoncini e nei coni si trovassero ancora delle sostanze incolori che funzionassero in modo analogo al rosso retinico, cioè si
decomponessero sotto l'azione della. luce? In molti animali, come le rane e gli uccelli, si trovano bastoncini perfettamente c sempre incolori. La macula lutea dell'uomo, che manca affatto di rosso, non potrebbe essere provvista di una porzione di quella sostanza intraveduta da Hering'! Affidiamo la. risposta dci quesiti, l:a conferma o la condanna della teoria alla sagacia e pazienza dei futuri sperimentatori. I ntanto il dottor Hnab crede di aYer posto in sodo il fatto che il rosso retinico è una di quelle possibili (?) numerose sostanze che sono il snbstrato dei processi fotochimici dell'organo visivo, e per ora dobbiamo accontentarci; probabilmente le altre due sostanze, quella del rosso-verde e quella del giallo-bleu saranno da ricercarsi nei eoni. In allora l'esperienza e l'osservazione verrà in aiuto della teorica .sucsposta. Anche la dottrina di
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Joung-Helmoltz sui tre ordini eli fibre sarà passibile di seria cr·itica, oppure dovrà anche cedere il posto a quella fotochimica, specialmente se si vorrà approfondire lo studio della percezione dci colori e delle sue anomalie, come nel daltonismo.
r. Sulln secre zione urlnaria (Gazzette 1nedicale, n• 7). Riporliaulo le conclusioni di una nota presentata dal Vulpian all'Accademia delle scienze, risguardante la diuresi. 1• L 'acqua distillata injettata nelle vene non è diuretica, anzi arresto. la funzione renale c a piccola dose la diminuisce. 2• Tutte le sostanze che accidentalmente o normalmente passano nell'orina, devono riguardarsi come diuretiche quando esse si trovano nel sangue in quantità superiore alla normale c 1:1. loro eliminazione provoca una corrispondente eliminazione eli acqua. 3• Sia che queste sostanze s' iujettino concentrate, oppure diluite, l'effetto è il medesimo relativamente alla secrezione urinaria poichè la poliuria. è dovuta unicamente all' eliminazione dci sali injettati. 4• Dal punto di vista terapeutico si pnò prevedere che i medicamenti diuretici devono essere principalmente ricercati nelle sostanze che si trovano normalmente nell'urina (urea, cloruri e fosfati) o nelle sostanze che passa.no facilmente nell'urina. come lo zucchero.
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Sot»rn l"c malu a·ln }n·ovocnta, dal c hinino, per il ùottore Gwnuw 1\.\n.\ll rTS AS (I ndipendente, n• 6). I medici della vrecia come quelli d' Italia hanno, pare, l'occasione di ossermre degli accidcuti gravi pror ocat i dal chinino. Ec~o le condusioni del laroro del uostro confratello ùi Atene: r il chinino può prO\'Ocare un' emosferinuria (emoglobinuria, vale a dire presenza della materia colorante ùel sangue, non di globo li nelle orine) so venti con un accesso d 1 febbre, che uon la si de,·e consitlerare come una febbre cmaturica, paludosa, ma come 11n accidente ùi cui il chinino n.e è solo la causa; 2• piccole dosi di chinino bastano a provocare questa emosfcrinw·ia in quelli che ne sono predisposti; 3• il chinino non solo non è inclicato in questi ultimi, ma esso è allora sovente dannoso; bisogna dunque sos pendcrne l'uso al primo indizio d'ematuria. In Italia, si è l' Ughctti che, in questi ultimi tempi, ha insistito di nuovo dopo il Tomacelli sull'intossicazione chinica, potendo simulare la febbre biliosa ematurica. Il motto emosferinuria è nuovo per noi; ma noi comprendiamo facilmente che ad Atene non vollero adottare il nostro motto di emoglobulinuria c che gli siasi dato un nome più ragionevolmente formato.
La cajapona c la c ajapontna (Raccoglit01·e Medico, n•5).-TI dottore Gluber ne fa conoscere un novello rimedio nella cajapon(t, che è una pianta cocurbitacea, crescente nel Brasile. li frutto di essa è un potente dras tico; e la sua azione risiede in un principio immediato particolare che il farmacista Andrade, bmsiliano, è riuscito ad isolare, denominandolo cajaponina. - Bastano poche goccie di una soluzione di questo nuovo dmstico all'l per
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RIVISTA DI TERAPEOTlCA.
cento per produrre in un rohusto adulto tre o quattro evacuazioni in breve tempo. Il dottor Gluber lo trorò utilissimo in casi di ostinata costipazione ùa colica satut•nina, dando 5o 6 milligrammi di clljaponiua. - Le evacuazioni non danno dolori nè colicue e sono molto sicrose. L'autore lo sperimentò ancora per iniezioni ipodermiche, ma senza vantaggio, che anzi queste non produssero azione catartica ; ma locale infiammazione edematosa ecchimotica, che dw·ò p er oltre a venti giorni.
F e l•bri lntermittt-nti: impiego d e lla c ompressione d elle c nrothli e de llu. l e gntora d e lle estre • tnità l!lope rlorl c ome t.t·ntear.ue nto aborth·o d egll
a ccessi (bulipendente, n• 6) . - I l dottor Prengrueber, medico di colonizzazione a Palestro, in Algeria, riferisce nell' A lger ·m éd·ical, che gli empirici indigeni impiegano sovente un processo, se non molto singolare, per lo meno molto originale, per troncare gli accessi di febbre paludosa, accompagnati da una violenta cefaJalgia. Il malato collocato disteso sopra una tavola, la testa leggermente elevata, l'empii·ico (i\farabont, Toubib) comprime fortemente coi pollici le due ca.rotidi verso la parte superiore della. laringe, al pulito da determinare la sincope che si produce mediante scosse tetani che; a questo punto, si cessa In compressione, e si inumiilisce la testa del malato con acqua fresca. Ritornato in sè stesso, il paziente deve sub ir~ sette volte di seguito In medesima opérazione. Dopo alcuni minnti eli riposo gli si applica una allacciatura fortemente stretta al terlO superiore dello due braccia; questa compressione nou deve cessare sinchè la mano è divenuta di color violetto cd insensibile. Onde terminare la scena. il Toubib opera una fregazionc r igorosa sopra le orecchie del malato, fìn ch' esse non facciano più sentire alcun sc1·icchiolio. Gli indigeni assicurano eli ri cevere un gran sollievo da queste diverse operazioni, che non dovrebbero rcnrlcre attoniti i lettori se essi si riferiscono al lavoro elci dottor Guyon: CessaStione della cefalalrJia febbl'ile mediante la compressione delle cwlel'ie tem.J10ra.li.
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TEC~ ICl ESERVIZlO )l EDICO-li fLITA RE --
--ç-c~,.,_,
ltla.luttle ed infermità che danno diritto a.ll'eson• ziono assoluta o temporane a clnl scr,·izio ml• lltu.rc (Esercito belga). - l\[odificazione del regio decreto 15 febbraio 18il. -Proposto della Co1nmissione istituita con decreto ministcriale del! i 7 no,·embre 1879 (l ). - Relazione al signor .Ministro dell'interno. Bruxelles, 29 no,· e mbre 1869.
Sign01· 1ninislro, ~ella seduta tenutasi dalla
Regia. Accademia belga di medidna li 29 gennaio scorso, il signor ' Varlomont, primo vice-presidente, presentar!\ all':\llunanza, in nome clel dottor L oiseau un nuovo modello di ottometro metrico che l'imentore aveva fatto costrurre appositamente in occasione delle operà;doni dei consigli di leva (conseil s de milice) e di reYisione. Là Commissione, O) La Commissione componevasi dei signori: Ct:I.ARIEH, medico priltcipale di 1a. classe, incaricato dell'ispezione del
sen ·izio saniiario militare; D•LSTANCt: (figli<>), medico a Br uxelles, relatore della memoria: Sut dì· retti clell'O>"{IMW a.custioo tn •·c1<1-zione al se•·vi.:to m.i/lta•·e, presentato <li congresso medico internazionale del IS75 : nuwEz (V.l, medi co 'militare, relatore della memol'ia: Sul cli(ettt aeU'01·· ga,no ·vl$lso l'l(}ua•·<lo al servizio ?ltllita•·e, pres~mato al Cong1·esso medico internazionale del IS75: IIE,NE, dee-direttore a l Ministero della gui'rra; JA!\L'tE, COIHiuissrJ.r io del circondario di Liegi; LEgMAE$, di1·ellore al Ministero d"ll'iuter uo;
LocSEAU, rnedico militare : • VLEMINCK (V.), madko a Bruxelles, relatore della Conuuissione incaricata di l'i vedere il regolamento dt!lli 19 t:;en naio IS5 l; 'YAiti.OMOx·r, medico a Bruxelles, primo vice-presidente della R. Accadernia belga di mC>diciua.
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convocata allo scopo di farne oggetto di rapporto, confermava l'opinione es,Pressa dall'autore sull'applicabilità del di lui nuovo a.pparecchio per le ricerche ottometriche in detti consigli, cd emetterà il voto che il medesimo avesse a sostituire le lenti attuahneute ad011erate. Infatti qul'st'ultimo mezzo di verificazione lascia molto a desiderare e dà luogo ai più strani abusi. " È, diceva l'onorevole relatore, sulle agevolezze che presen" tano questi processi d'investigazione che è fondato l'andazzo " al quale si al>bandonano molti giovani, i quali si sottn1.ggono " di tal guisa, in onta ad ogni principio di giustizia ed al gmve " scandalo del pubblico, ai bisogni legali del militare servizio. " Se ne desidera la prova? Nella vetrina d'un negoziante ottico " si legge :
" 1Jiio1Jia (o1·tissima. I miopi che leggono con queste lenti sono " esenti dal servizio rnilitare. Si può ottenere questo gnulo eli " rniopia mediante un ben calcolato esercizio. , " E tuttociò è tollerato: la legge protegge ancora col suo si" l eu zio. i fabbric-anti di falsi miopi. " Questa situazione, diceva per ultimo la relazione, richiede " quella riforma pronta e radicale eli cui attualmente possediamo " tutti gli elementi; e l'Accademia sarà certamente grata al " Loiseau d'aver fornito alla Commissione, incaricata di giudi" care i suoi lavori, l'occasione di reclamarla solennemente " dall'alto di <tuesta tribuna. " L'argomento lo merita quando si voglia por men te alla " enorme fre<1uenza. di casi di tal natura, ed a.lla leggerezza " con cui la società sa tollerarli. " Le frodi, in materia. militàre, s-embrano cosa lecita, e non vi " ha oculist..'l. che non sia st.·tto consultato da. persone d'ogni " ceto, intorno al miglior mezzo dn. impiegarsi pél' so.ttr:lrré i " loro figli, perfettamente abili, all'obbligo del set·vizio militare. " In materia di dogana si ruba allo Stato, e non mancà di co" scienza. chi è abbastànza destro per isdebitarseuc; locchè è giìl. " un indizio di abbassamento del senso morale. l\'fa le frodi delle " quali ci occupiamo non toccano già lo Stato; ma siibbene il " semplice privato e, cosa assolutamente mostruosa, colpiscono " quasi sempre il povero a favore del ricco. Il figlio di :famiglia, " il bellimbusto, il saputello si presentano colla test:l. alta e con
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" l'occltialino dinna nzi al co nsiglio di len1. per ingannarue la " g iustizia e risparnùarsi le S!JCse del ca mbio: E qua ndo uno Ùi " costoro è giunto al suo scopo, non è già lo S tato che ne ri" sente il danno, ma bensì lo s fortunato possessot·e d'un numero " che m·a buono tino a quel d n. to punto, sovcnti un sostegno di " famiglia, il c1uale de vo pagare in sua vece l'imposta ùcl sang ue. " I n un paese onesto, istruito e libct·o, un tale stato eli cose " quando vie ne espos to iunau.zi a l tribunale ùclla pul.J blica opi-
" uione, come ora facciamo, non s'indugia a radtlrizzarlo. , La relazione conchiudcm inoltre pell'in\"iO ai minis tri ùcll'iutemo e della guerra, delle comunicazioni del L oiscau, àllo scopo di informarli, c l'Accademia ,·ota,·à queste conclusioni ad unanimità_ l\Ia la Commissione volle spingers i più oltre c, sulla proposta del Wlcminck, \'enne deciso che il rapporto del Warlomo nt sarebbe del paro diretto a queste supreme autorità, co nchiusioue che venne pure adottata per a-cclamazione. · " È incontcstabile, disse in tale occasione l'onorcn Dlc rclatorc " della Commissione de l 18 71, che In. prescrizione g h1 troppo " vecchia, di consta tare col mezzo delle lenti concave numeri 2, " 3 e 6 l'es is tenza della miopi.a da cui sono all'etti i giovani che " reclamano su tal proposito dinnanzi ai consigli di le va. e eli re" visione, è ins ufficiente cd incompleta. Se la Com m issi o ne del " 18 71, che doveva rivedere questa prescrii:ionc, no n credette " potcl'ln. modificare, egli è pcrchè non aveva a sua disposizione " un mezzo pratico da suggerire. Oggi che questo mezzo è tro" vato, le riforme che preconi.z za il ·warlomont sono legittimo " nonchè urgenti. È necessario che non s'abbia più a s fuggire al " serrizio col pretesto di miopia, e che i ricchi possano s ottrarsi " alla l egge comune a danno dei poveri. ,
Dietro questa energica istanza voi, signor ministro, vi interessaste della ques tione di cui s tiamo per occuparci. Yoi vi degnaste intcrcssarvene, incoraggiat·e l'autore della relazione accad t!mica a voler proporvi un antiprogctto che interpretasse i voti espressi dall'Accademia di medicina, ed autorizzarlo n ello s tesso tempo .!1. comprendere nelle sue proposte non solo que lle modificazion1 che, nelle sue vedute, credera opportuno introdurvi, ma puranco quanto concerne i difetti dell' udito nei loro rapporti col
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senizio militare. Voi infine vi compiaceste affidare nd una spe· ciale Commissione In cuTa di stucliare questo progetto, e di rassegnar vi quelle }}roposte ch'essa avrebbe ritenuto opportune in seguito :ùle conclusioni ùa essa adottate. 1ibbiamo l'onore, signor mi nistro, di riferirvi a nome della Commissione, sul risultato di questi lavori.
Vi{etti dell'organo vi,sù,JIJ, Prima delle scoperte dell'ottalmologia moderna, scoperte il cui merito, nel campo dei vizì amet.ropici {I), è da t<ttribuirsi intieramente al professore Donders (d'Utrecbt), non si conosceva in tal materia che la sola miopia. L'ipermetropia, che è il caso opposto, era àllora confusa colla prcsbiopia, bencbè essa ne differisca essenzialmente, in quanto che essa è costituita da deficienza della refraziouè dinamica. (accomodazione), risultato dell'avanzarsi dell'età; mentre che l'ipermetropia è costituita dalla defi-
cienza della refrazione staticn, conseguenza. della sua conformazione nativa. Un occhio è miope quando il suo asse nntero-posteriore è troppo lungo percbè, in virtù del suo potere retì·attivo, i raggi paralleli vengano a riunirsi esattamente sopra lo strato sensibile dei bastoncini retinici mentre l'accomodazione è allo stato di riposo ; negli occhi siffattamento conformati, questi raggi si riuniscono in fuoco davanti alla retina. Per l'occhio ipermctropo ha luogo l'opposto ; in questo caso l'asse anttlro-posteliore, relativamente troppo corto, non permette a questi raggi di costituirsi in fuoco se non ùietro detta membrana. Questi dati sommarii dimostrano elle i vizi ametropiéi {miopia èd ipermetropia), di cui dobbiamo occuparci, sono ognora il risullato d'una conformazione speciale dell'occhio. A cagione del positi vismo scientifico che oggidi esiste in oculistica, il diagnostico potùndo esserne esclusivamente obbiettivo, la costatazione (1) Dtconsi emetropl quegli occhi nei qua li lo stato della refrazione corrisponde alla riWlione esatta dei raggi pat·alleli sopra lo s trato sensi· bile della relina; ametropi (a negativo) quelli ne i quali Lalè corrispon·
dPnz:t non esiste. I vizi cosi deni muel!'opici si riferiscono a questi ti:· hni.
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dj questi vizi si fa con esattezza matematica; climodocltè s i può, senza tema d'errare, smascherare i tentativi di simulazione, ericonoscere nello stesso tempo il grado di tali difetti, i quali, per la loro stessa essenza, sono ribelli a qualsiasi retrocessione. l'fi al tri termini, sia che tali vizi esistano sia ·che non esistano, essi non possono subire alcun miglioramento. Si è obbiettato a questi principii tanto categorici l'opinione, assai divulgata, che col tempo si verrebbe a poter correggere la mlopia.. L'errore è manifesto i il progredire negli anni non può che produrre !:l. fatica e lo spostamento dell'elemento dinamico (l'accomodazione), e ricondurre cosl, per l'eliminazione deU'esagerazionè accomodatricè, la miopia al suo fattore reale. l\Ia questo spostamento non cambia nullu. alle couùizioni fisiologiche dello stato di miopia. propriamente detto i questo s tato resta s viluppato tanto prima che dopo, e quando si cercasse più tardi si troverebbe, sia allo stesso gmdo, sia aumentato i nu\ diminuito giammai se la determinazione prima è stata prodotta sotto l'iml'ero della atropinizzazione. Del resto non è mai in quel periodo della. vita corrispondente n quello del servizio militare che si appalesa questo indeboliméuto apparente, se, per avventura, fosse suscettibile di prodursi. Da. tali considerazioni emerge elle la miopia e J'ipermotropia devono considerarsi come stazionarie o progressive. E tuttavia gli attuali regolamenti le considemno altrimenti; poi cb è la miopin non dà luogo che al rimando di un anno: d'onde la necessità per i miopi, veri o finti, di ripresentarsi d'anno in anno, durànte quattro anni, per far constatare la loro condizione. L a Commissione ba riconosciuto che c'era mezzo di correggere un tale stato di cose, ed ha deciso ad unanimità che:
La miopùl e l'ipe1:met?·opia, debita-mente COitslalate, e aventi il grado richiesto per dar luO{fO all'esenzione dal servù!io ?nilitare, debbano classi(z.carsi nel no~'ero delle infermità incurabili e dar lYtogo all'esenzione defi·nitiva ed i-mmedùtta. Quale sarà dunque il grado di miopia che potrà procacciare, a coloro che ne sono affetti, l't:senzione dal servizio militare? Tale questione, la cui importanza è capitale, ba preoccupato lungamente la Commissione, la. quale trovò che molto rimaneva a farsi su tal materia. L'attuale rego lamento infatti non racchiude alcun dato positivo sul quale appoggiarsi.
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\ TECXICA. E SER'1ZIO
La sola inùicnziono che vi si trova a tal proposito è compresa nel scgueute articolo: sctrwmo riconosciuti -mio1Ji coloro che disliuguono nettamente r1li oggetti 1·avL·icinali coll'aiuto di
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lenti cOitectve n" 2 c n• 3, e gli oggetti lonta11i col mezzo delle lenti n• G. Senza entrare nuovàmentc nell'esame scientifico della questione nè ritornare sull'argomentaziouc così stringente svolta dinnanzi a ll'Accademia. di medicina, importa alla Commissione di dichiarare che la ùetermiuazione della miopia, coustat.'lta in tal modo, non si appoggia sopra alcuna base esatta. Inf<ttti essa permett~ all'interessato, sia di far concorrere, per esagerare il suo stato miopico, un fattore variabile e suscettibile di aumentare mcrcè uno sforzo volontario (la fa coltà d'accomodazione); sia di reclamare per la lente n• 3 sollnuto allorquando la difl'erenza tra la. lente n• 3 e la u• 2 è tanto forte da corrispondere ad una. lente n• G. Ne risulta che colui il quale è realmente miope trovasi in condizioni eli inferiorità. relativamente ai simulatori. Se questo miope ha bisogno della lente N. 6 per vedere da lontano, può darsi che non sitt in grado di soqdisfare alla seconda condizione dello esperimento, vale a dire di leggere col N. 3, e, n fortiori, col N. 2; quindi può venire, di fatto, dichiarato abile al servizio; mentre invece un individuo esercitato che soddisfi perfettamente a queste prove (pur non avendo bisogno, per veder da lungi, che di una. lente N. 12) sfuggirà all'incorporazione. È costantemente provato dalla osscn'azione e da1la pratica. che i miopi di questa categoria acquistano il diritto all'esenzione. Ora se dovessimo dichiarare, dietro questo esperimento, quarè il grado più debole ùi miopia che attualmente dà luogo all'esenzione dal servizio militare, diremmo che equivale a 3 diotrie (l) (antico 12) c che talvolta è anche inferiore. {l) l.n diotria ~ t·unità di 1·r frar.ionc ddla. nuo ,·a numc:>1·:\..r.:ione Jll<•triC. L. dt"'i ct·if':tatli r1a occhi:.t1i, O;!~idi in vig-o1·e in ocu1istica. r+:~:-;a si rife rist:t· :t.
una lente a,·en te per lnn~hPzz;t focale 1·unità di misur·a lineare (u n metro). La dintri<t corrisp•>nde all'incirca alla •tuantità di rcfrazione che d;~va la 1Pute :\. 3<l dell'Antica noH~encl alur:t in JIOIIici. Tantn più una lente è potente. tanto più corto è il suo foco, tanto più 1n·ande ~il stto numero espr esso ·in dintrie. Invece nell'antico sistema pill il muuero era alto, e più la lente et·a debole.
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Il regolamento è ùuuquo in contl·ndtlizione con ciò che vuoi
conseguire; perchè ammette debbano solo essere esenti i miopi del N. 6, mentre che il miope del N. 12 può a suo talento farsi accettare o riformare. Quali sono dunque le condizioni visuali che si è in diritto di pretendere da un soldato ? Fa d'uopo che egli reda almeno quel tanto per saper distinguere da. lungi un battaglione di fanteria da uno squadrone di cavalleria; ch'egli possa. adempiere con ve. nicntemente al pericoloso dovere di pattuglia e di sentinella; discernere abbastanza nella nebbia, nell'oscurità della notte, ccc. Orbene il miope in 'fu - quello che ha bisogno, per correggere la sua miopia, di una lente concava N. 12 dell'antica classificazione (3 diotric metriche)- non soddisfa che assai incompletamente a queste varie condizioni; per trovare individui che Yi corrispondano in gra.do sufficiente pei bisogni del servizio, fa d'uopo discendere fino alla mio pia eli '/H (cioè l D. 8/<). Questa realtà, considerata seriamente, o ve ci condurrà? A respingere dall'esercito dei volontari di })Crfetta costituzione, per lo più istruiti ;ad esentare dei militari che, quantnnf}ue non abbiano la vista perfetta, pure soddisfano a.tutti i requisiti e condizioni per fare dei buoni soldati. Quest'eliminazione, diciamolo fran camente, è una vera ingiustizia, c non si comprende come si possa subire quando si hanno i mezzi per rimediarvi; poichè basta armare quegli occhi di lenti adatte per abilital'!i a vedere dappresso c da !ungi come se fossero sani e suscettibili di soddisfare senza pericolo a tutte le esigenze della vita militare. Si accennarono, contro l'uso degli occhiali, alcuni inconvenienti che ne sono conseguenza: il soldato impacciato dalle armi e dal bagaglio, potrà difficilmente equilibrare le sue lenti quando l'asse delle medesime avrà. subito qualche spostamento in seguito al salto d'un fosso, o durante la. corsa, il passo ginnastico, ccc., la pioggia, la neve, il passaggio da un luogo caldo ad uno freddo, durante l'inverno, potranno alterare momentaneamcn te la trasparenza del vetro ; l 'uso degli occhiali toglierà probabilmente al contegno militare un pò del suo carattere spigliato e marziale. Ma cosa sono questi leooeri inconvenienti di fronte al fatto che, seguendo gli antichi errori, si respinge dal seno del-
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l'esercito l'elemento più atto a rialzarne il prestigio? N on è forse noto che l'esagerazione miopica è la dote comune delle persone' che si dedicano in tenera età allo studio; che essa è, in una parola, la sorella ùi latte dell'istruzione? Aggiungasi che ammettendo i miopi del grado ora tollerato, e privandolì di occhiali, si è costretti a relegare nei servizi secondarii dei giovani ai quali non occone che gli occhiali per raggiungere buono posizioni nei quadri. Infine non si vede che si allontanano in tal modo periodicamente ùagli studii della scuola militare - soventi a costo di rompere una carriera - dci giovani, i quali ùa lungo tempo si erano 1n·eparati per entrarvi ? Un tal f<\tto si eleva all'altezza di un'iniquità sociale, contro cui la Commissione non esita ad invocare un 1·imedio. Ammettendo dunque l'uso degli occhiali nell'esercito (e la Commissione ne esterna il formalo desiderio) resta a stabilirsi a quali anni cd a quali categorie dovrà estendersi una tal concessione. Quanto al corpo degli ufficiali, l'uso degli occhiali è stato introdotto ùi fatto, e niuno crcùo che si possa omai pensare a r estringcrlo. La Commissione re}>nta, anzi che tal}n-ivilcgio dovt·ebl>e estendersi ai quadri, giacchè questi si reclutano necessariamen te tra l'elemento più istruito, e vengono dcstinnti a for-
nire un numeroso contingente..al corpo degli ufiìciali. E ssa tuttavia ritiene che, fin o a miglior avviso i miopi non venissero ammessi a servire nelle file dell'esercito atti vo ; ma che fossero incorporati nelle riserve o nei sen •izii sccondarii ed ausiliarii, come nel treno, nelle sussistenze, negli infermieri, ecc. Farebbero eccezione a questa regola quelli i quali, per esser dotati di una certa. istruzione, fossero atti a diventare sottufficiali; e questi sarebbero subito provvisti di occhiali . La Commi$simw espt·i'Tne in consegueuea il t>arere che il Ministro della guerre' autori$ZÌ eli 1>oter adotl(6re l'uso degli occhiali nell'cse1·cito, c'lmeno in via d'esperimento. A tal uopo sat·ebbero ·messi a disposizione dei comcmdanti di corpo degli occhiali di modello uni{ot·me. E nella previsione che un tal voto possa venire attuato, essa opina che il limite massimo della miopia, nell'esercito, sia stabilito a~ diotrie metriche (N. 6 dell'antica classificazione) previa paralizza,zione dell'accomodazione.
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Cosa d cresi inte ndere per la frn~e prc ria paraJi zznzione dell'accomodazione? Abbiamo fatto notare più sopra come i simttlnto ri di miopia possono esagerar e il loro dinamis mo accomodatore, e fornire, a ll'esame, un totale refratti vo composto di due elementi: la refrazione s taticn, aumentata dalla refrazionc in potenza. Ora fn. d'uopo determinare con esattezza il grado reale di miopi.t, scevro da ogni fattore estraneo, onde non far s ubire una ingiustizi;t ai veri miopi. Per la determinazione dell'ipermetropia si ùe,·e pure eliminare questo fattore, come quello che è suscettibile di trarre in inganno s ul gratlo di quest'ametropia. Enore dal quale potrebi.Je derivarne l'iucorporazione di militari arcnti. diritto a lla esenzione, oppnre l'amm issione di volontari o di sunogat i non abili. Orbene, la scienza possiede un mezzo ra1lica.le, ùwffensil,a, am messo nella pmticct usuale e (Jim·naliera presso gli ospeda,/i rnililm·i pcd'esame degli individui inriati in osservazione. Questo mezzo cons iste nella soppressione d ell'elemento accomodnziono per mezzo delle instillazioni midriatiche. Quest'uso è g ià adottato i n tal uni paesi: p. es. in Italia, e la r el azione s nl regolamento del 1871 nel prescrivere per la costatazione d elle affezioni amnnrotiche l'uso dell'ottalmoscopio, ha. del pari preseritto in modo implicito la preda dilatazione della pupilla, indispensabile ad un tal genere di ri cerche. La Commissione fa notare che l'uso dell'atropina dinnanzi ai cons igli di leva e di revis ione è di nna semplicità estrema e che non può cagionare inconvenienti, nè per la s ua azione propria, nè per l'andamento regolare delle loro operazioni. Essa ò d'avviso d i prcscriverlo,pur lasciando la cura al consiglio di regolare, come meglio crede, la modalità da seguirsi per la :Sua. applicazione: essa opintL tuttavia che l'istillazione potrebbe facilmente eseguirsi, in principio della seduta, a tutti coloro che invocano l'articolo sui vizi ametropi ci; i medesimi verrebbero esaminati l'un dopo l'altro in fine della seduta. Allora un tal esame s i effettuerebbe coll'aiuto di strumenti che il gove rno porrebbe a dis posizione di consigli) nouchò di nn contago('cic c d'una soluzione t.itolata di solfato neutro d'atropina. La Commissione raccomanda caldamente, per tale scO}l0 1 l'ado-
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zionc dcll 'ottometro Loiseau, i cui meriti consistono nella facilità d'applicazione, semplkità di teoria, esattezza di risu ltati, sorlilisfnzione completa dal lato medico-legale. Senza pretontlere rli fornire risultati mat ematicamente rigorosi e r1uali lo esigono gli esperimenti che si fann o nei laboratori di scienze esatte, procura, a citi sa fare un'addizione c una sottrazione, il mezzo di determi narc il grado di re frazione in rapporto all'unità l'isuale, con tale precisione ebe indarno si cercherebbe superare (1). ({ue:::ta fa.cilità d'istrumentazione permette di affidare anche in mano di persone po~.:o esperte il maneggio dello appat·ecrhio, additando loro talunc regole fisse, facili a seguirsi c di pronta a ttuazionc. La Commi ~sione l'i tiene superfluo il dcscril'ernc qui il meccanismo, p oicbè all'tlpparccrhio VCITÌt ammessa un'istruzione sul modo di applica re lo strumento, non solo per la miopia, ma anche
per gli altri l'izi refrattari, a llo scopo di porre in grado i consigli c<l i sanitari aùùellivi, di procedere senza esitazione alle verifidt e c di pot er dedurre conclasioni immediate e positive per l'applicazione del regolamento. L':tYCl' introdotto nel regolamento termini nuovi, come: ipermetropia, acuità visuale, ccc., ci obbligano a porgere qualclle sch i ari mcn to. Ipermelropirt. - L'occhio ipcrmetropico, troppo corto, non si presta ai raggi paralleli; ma bcnsl ai raggi convergenti, i quali, in natura non esistono. Finchè l'ipermctropia è recente c che il suo vizio re{ratti\·o non è troppo forte, essa giunge, con grande ~ forzo d'accomodazione, a controbilanciare il defwit della sua refrazionc; ma se la sua. ametropia è tt·oppo forte (come sarebbe nel caso dell'ipennctropia di 6 diotrie) l'immagine resta, per lo più, dietro la retina, a cagione della fatica estrema che produce la tensione tanto potente e prolungata dell'accomodazione. In questo caso ha luogo un eccesso di fatica nel muscolo cigliare, d'onde la inevitabile esistenza d'un'astenopia accomodati va c di certi disturbi visuali che l'accompagnano, che si traducono in modo speciale per la mancanza di binoctùarità. (Il Il go,·c•·no lta aù()ttato l' ouomelro ùel signor Loiseau (moùc llo sp~ciale),
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D'altronde non y'ha soltanto l<\ poca lunghezza dell'asse, ma pc! grado in parola, v'è inoltre un nrresto nello sviluppo degli clementi retinici. D'onde ne derira che l'acuità e la potenza visiva, uell'ipermctropico ùi tal grado, ne soffre, SIH' cialmentc quando l'intensità della luce è scarsa. Cosicchò ftucsti individui non ci vedono bene di sera, e, secondo il parere di Snellcu: ttOit si deve ammettere nelle file dell'esercito dci milita-ri i q 1wli 11M pol1·eb-
bero essere nbbcmdouttti di notte, senza rJuidct, su. d' wut strada. Basandosi sopra questa sintomatologia la Commissione hct a m'messo l'ipermetropict totale eli G cliofrie come limite est1·emo dell'ametropùt compativi/e col servizio milita.re. Per detenninarc l'ipermetropia totale, hisogna paralizzare l'accomodazione. Acuilà visua./e (1). - La. Commissione ba creduto indispensabile, specialmente per la. simulazione, fissare con una cifra, il limite minimo della facaltà \'isiva; giacchè le esperienze pennettono di determinarla esattamente in rapporto alla portata della vista. Cosicchè disponendo una fi la di sei uomini, a contatto eli gomito, avendo le loro teste, come gli spazi ad esse interposti, le dimensioni di 20 centimetri (Giraud-Tculon): un uomo dotato di un'acuità visuale uguale nd l, dev'essere in grado di polerli contare a distanza di 600 metri (a cifra tonda). Se non ha che un'acuità visuale uguale a '/•, quindi più piccola di metà, non potrà distinguerli che a 300 metri; se di '/3 1a soli 200 met.ri; e di '/•, a soli 110 metri. 1\'la ques te cifre appaiono troppo limitate quando si osserd l'uomo isolato in complesso, c specialmente nella larghezza delle
(l) L'acuita vi euale è la misura della funzione dell'apparecchio nervoso dell'occhio. La sua dcterrninnione consista nella ricerca della più piccola im magine retmica di cui si può ancora riconoscere la for111a. Dll nume t·o~e e concordanti esperienze venne stallilit.o che fra due punti d'un'imma~ine reLinica occorre una distanza di circa ommOQ.I;; afflnchè la t•etina possa distinguerli l'un dall'<tllro. Tale inun:tg ine corrisponde esattalllente alla este nsione lineare d'un elemento ner,,oso. l\e ri sulta che un occhio po~ siede l'acuità vish·a normale rappresenta!:\ dal n• 1, allorchè può di st inguere, ad una determinata dist:~nza. un ogj:[cUo le cui dimensioni ~iano stato calcolate in modo da fornire un'immagine ret inica uguale Qmm0()~5. S'intende che, per la stessa distanza, colui il quale non può distinguere che ogf.(Nti due volte, trto volte più grandi, gode soltanto d'un' acttilà ,.;_ sua le uguale a metà, al terzo dell'acuità nonuaJe designata dai numeri '/t, 1.'3, ecc.
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spalle, <:ile è nfln di 20 ma rli .JO centimetri, in media; locchè permette di raddoppiare le eifre precedenti. Se ne deduce che, stabilita una cifra, il goYerno sarà certo nell' ap1rrezznre qual è l' acuit.t minima che potrà esigere da un indil'i<luo, e CO);fl rappresenti la misura ammessa come unità in rapporto all' attitudine a l servizio militare. Qnesta. misw·a è ruppreselllata. da 'l, dell'a.cuità non nale pell'occhio destt·o.
jlJa.cchie della cornea. Astt:r;matismo. Conicità della comea.La Commissione ha creduto dorer introdune in quest'articolo le mncchi e della coruen, l'astigmatismo e la cornea conica, perchè questi tre ordini d' atrezioni si manifestano a seconda dell' acuità visuale. Ogni macchia corneale fa le funzioni d'un corpo opa.co luntin o~o, che lascia sl'iluppare la sua luce in ogni senso, e che ra a formare dei circoli di diffusione sopra il diaframma r ctinico. Questi circoli costituiscono aflunc1ue un nuovo oggetto per i mezzi rifrangenti. Ci sarù. così nell'ocehio aftetto da. una macchia tre oggetti : 1• l' Og![etlo esaminato; 2• la macchia cornea le; 3• i circoli di dift.nsioue, i cui raggi costituenti ritornano agli oggetti luminosi. Sarebbe lo stesso come guardare attraverso ad una vera nuvola. Inoltre, se la luce riene di fr·onte, e se la macchia è centrale, la retina non ric()ve più che i raggi provenienti da questa. macchitt: cd è da notarsi che non sono già le macchie più estese e piit opache quelle che cagionano un maggior danno, essendo le macchie semi-trasparenti quelle che lasciano passare maggiore quantità rli luce. La Commissione opina che bisogna sopratutto por mente alla lor o sell e sulla superficie trasparente, giacchè le opa cilà perifériche non reca no c1uasi nessun ostacolo alta vista. Le turbolenze causate dalle opacità trovano la loro misura nell' aùhas~amento dcii' acuità l'isuale. L'astigmatismo ( in e~uag lian~a rli refrazione statica nei dil·ersi mericli:mi) eonrlucc parimenti aù un' ambliopia (vista coufus<t) che non si può col le~arc nè al suo grado nè alle sue varietà. Quest'ambliopia pro1luce all'astimrnatico la visione diffusa da vicino e da lontano ; è capace di farlo cadere, in ogni tempo, n e~li errori pilt grossolani, ed alla sera gli toglie la facoltà di vedere; sah·o nel caso di un' inten;.,a luce proveniente o dagli oggetti s tessi o dall' arnlJicnte in cui essi si trovano.
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La Commissione ba del pari fatto speciale menzione dello strabismo, specialmente in ordine al restringimento del campo visuni~, perchè ha ritenuto che la visione eccentrica, essendo la visione di difesa, non deve poter subire una riduzione considerevole dal lato sinistro senza dar luogo all' esenzione. La Commissione ha dunque preso la decisione seguente: Lo stra.bisrno couvergente tzon co11 ferkice, per sè solo, l'eset~ Eione definitiva o temporcu·ia, se t~M quando l'ffelta l' occhio destro. Non dà. diritto all'esenzione temporanea o definitiva, qu.cmdo affetta l' occhio sinistro a meno che non riduca considerevolmettte il campo (li visione.
Finalmente considerando la difficoltà di poter classificare negli elenchi tutte le affezioni e tutti i sintomi oculari che possono presentarsi, la Commissione ha stabilito di introdurre nell'elenco delle infermità che danno luogo al rimando di un anno: I difetti della vista che impediscono di distinguere gli oggetti in modo conveniente o alla diJtanza necessaria pel servizio militare. Si co-mprendono in quest' articolo qt,elle malattie o infermità che non furono comprese nelle rubriche prececlenti (nistagno, spasmo e paresi cigliari, ecc.).
n. Difetti dell' orgatw uditivo.
Considerazioni dello stesso ordine di quelle che hanno ispirato l' autore del progetto, nelle sue proposte relative ai difetti dell' organo visuale, l' hanno indotto a chiedere che fossero del pari introdotti cambiamenti in ciò che concerne i difetti de!F organo uditivo nei loro rapporti col servizio militare. L'otologia, sebbene non abbia progredito quanto l'ottalmologia, la quale avanzò a tal grado da ispirare certa ammirazione, ciò nullameno è pur essa in via d'incremento. Si introdussero nuovi metodi d'investigazione; un più sano apprezzamento dei sintomi, del loro valore, della loro espressione; ha permesso di modificare tanto la terminologia quanto la classificazione delle affezioni organiche e funzionali dell' organo dell'udito; si diede, in una pn3'i
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TEC:\ICA E SERY!ZIO
rola, un nuovo impulso allo studio di un rruno che ogni dì più si specializza. La Com m issio ne ha ritenuto c. sere necessario tener conto di queste circosUmze; cd ammise, da un lato, l'utilità di modificare alcuni termini c di <:lnssiòcare le infe rmi tà dell'organo uditi\·o in moclo pii1 consono ai dati della scienza moderna; dall'altro lato, l'opportunità ùi destinare, per queste investigàzioni spe~;iali, taluni servizi n egli ospedali militari. Essa lm pure opinato che vi sarcLbe modo di intere ·:>are i Consigli di rerisionc a voler dirigere i casi dubbii, inerenti alle malattie d'orecchi, a quelli ospedali a\·enti serri:di conreni cntemente pronisti d' attrezzi necessari allo scopo; ed csprcs~c il desiderio che quell'ospedale od i:.t itulo, il 11uale ricCYesse i casi ottalmici eH diagnostico complicato, ricevesse parimentc i casi otologici. Tale comunanza delle ùuc :,pccialità non ha nulla di scorretto: molti istituti in Inghilterra, in Germ::nua, e specialmente in America, sono dedicati al servizio simultaneo di ambedue. L a Commissione ritiene che, in ordine alla simulazione, sia indispen:>abile ammettere una misura-prova dell' ncuità uditiva. Per t.lùtcrmiuarla s i può basarsi su esperienze fatte in Germania, dalle quali risulta: che la voce ha una portata 12 volte maggiore in un locale chiuso, tli quello che all'aria libera, e ammettere la seguente formo la: L 'ùulebolimento dell'udito dev'essere ridotto al p1mto da 1101t pennettere di uclit·e la voce bassa netlcmumte articolata che a distanza minore eli un metro ùt un locale chiuso. Conseguentemente a quanto sopra la Commissione b a l'onore di cbieùere, signor ministro, che vogliate degnarvi far subu·e le seguenti modificazioni agli elenchi che stabiliscono le infermità o malattie le quali danno dritto all'esenzione definitiva. o temporanea dal servizio militare. ELENCO
1°
I numeri 1", s• c 9•, dovr ebbero essere concepiti nel modo se-
guente:
r A. Cecità assolut:1 o perdita. d'un occhio o dell' uso di esso, dovuto ad una lesione fisica immcdiaUunente constatata.
:\!E DICO· )I!LlTA RF.
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Nota. - I mediCi speci{irherwmo, llCr quanto si può, m ogni singolo caso la ?Utlunt della lesione. B. Vizi ametro·pici tl' un certo gratlo (miopia, ipermetropia). La miopia deve raggiungere n,lmeno G diolrie metriche all'occhio destro prcvia paralizzazione della accomodazione. Essa può oltrepassare quc ·to lilllite, all'o~:chio sinistro, senza dar luogo, t•er sè sola, all'esenzione. L' ipcrmctropia totale deve ragj::iuugere almeno 6 d.iotrie metriche per r ,w..J tio destro preria varalizznzione dell'accomodazione. Essa può oltrepassare tal limite, all'occhio sinistro, senza <lar diritto per sè so·la, all'esenzione. W Perdita o mancanza clelia totalità o di gntn parte del padiglione deli 'orecchio .. 9• l\Iancanza od obliterazione congenita! c o acc\den tale dei
condotti uditorii esterni.
Il n. 3 dovrebbe essere concepito nel modo scgi.tcnte: 3• A. Hitluzione della facoltà visuale al di lù di 1/Bdella acuità normale per l'occhio destro, - può scendere al disotto di tal limite, all'occhio sinistro, senza dar dit-itto, pct· sè sola, all'esenzione, - congenitalc o risultante: da un'affezione dei centri nervosi, del nervo ottico o delle
membrane int.ra.-oculari; da un difetto di tTasparenza dei met.zi rifrangenti o delle loro supel'fìcic di separazione (macchie della. cornea, ecc.) ; da una conformazione difettosa. tleJla. cornea. (astigmatismo, conicità della cornea); Nota. - I medici speci{ìcheramto, per quanto è possibile, la natura e la sede tlella lesione. B. Strabismo con restringimento considerevole del campo di visione. Lo strabismo convergente non conferisce, per sè solo, l'esenzione definitiva o tempor·aria se non qul1.ndo afl'etta l'occhio destro. Non dà diritto all'esenzione definitiva o temporaria, quando affetta l'occlùo sinistro, a meno che non riduca considerevolmente il campo di visione.
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TEC!\ICA E SERVIZIO
Si p ntrebbe ag,rJimt{]el'e a l secondo ele11co, sotto al tt. 16 , i elitetti dell' 11clilo determinati co'me in appresso :
A. Otite media purulcntn, cronica accompagnata da polipi, o da carie, o da perforazione della membrana del timpano. B. Lesioni gravi permanenti e facilmente apprezzabili dell'orecchio medio, accompagnate da notevole indebolimento delle facoltà uditive delle due parti, come sarebbe l'n<l!'rcnza estesa. della membrana del timpano al promontorio e coiiasso ili questa membrana; C. Affezioni ben caratterizzat-e dell'orecchio interno, le quali abbiano pr,odotto una notevole diminuzione della facoltà uditiva delle due parti, o la sordità completa d'una sola parte. ELENCO 3°
I numeri 1", 7° ed so dovrebbero essere modificati nel modo seguente: l o Difetti della vista che impediscono di distinguere gli oggetti in modo conveniente o a quella portata che è necessaria. pel ser vizio militare. Si comprendono in quest'articolo le malattie ed infermità che non vennero indicate nelle rubriche precedenti (nistagmo, spasmo e paresi cigliare, ecc.). 7° Vizii od affezioni degli organi della p.arola o della voce, ridotti al punto da imbarazzarne considerevolmente le funzioni. 8° A. Deformità del padiglione dell'orccclJio proclotta dall'otematoma. Distruzione totale o parziale della membrana del timpano. Scolo inveterato all'orecchio, qualunque ne sia la cagione. B. Indebolimento considerevole dell'udito dipendente da cause non accennate nelle precc<lenti ricerche. Concludendo, la Commissione ha formulato i seguenti desiderii: " Che i consigli di revisione, specialmente nello scopo dell'applicazione delle nuoYe disposizioni, usino, nel più lar,qo senso, della facoltà, che loro accorri a la legge, di in dare in osservazione n egli ospedali militari a tal uopo designati, tuttj i casi dubbii o
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complicati, rifcrentisi alle affezio1ù oculari od aul"icolari ; come pure tutti quegli individui che ritiutassero di sottomettersi alle necessarie investigazioni. " Che il Ministro della guerra voglia degn(l.rsi di designare
un ospedale od istituto oftalmico al ctuale vm·rebbero adibiti uno o più specialisti allo scopo di farvi esaminare i casi dubbii o complicati di tal natura, come sarebbero ad esempio quelli com· presi nel n• 3• .A del secondo Elenco, ad eccezione delle macchie della cornea e delle opacitù. ùel cristallino. Gli altri ospedali mi· litari sarebbero parimenti provvisti d'attrezzi in modo da poter procedere alla. determinazione dci casi meno complicati, elle· i consigli di revisione credessero opportuno in viarvi.
Il Presidente Dorron W ARLOliO~T.
Il Relatore DoTTOR V. D1rwtz.
Adottato per R. Decreto 11 gennaio 18SO.
Rivista d e l tatti phì huportaut.i r e latlvl al servi· zio sar.a lta,rlo milltat.re nell'anno 1 8 7 8 , lettura del genet·ale medico dott. RorH, nlla sezione militare della società. dei naturalisti in Baden-Baden (Der Feldan~t, n° 4, 2 marzo 1880). Il più i mportante fatto di quest'anno relativo al servizio sani· tario dell' ()Sercito germanico considera il dott. Rotll la prom111l· ga.zione n~l gennaio 1878 dell'ordinamento del servizio sanitario in guena, il quale eccede il limite d'un ordinario regolamento, poichè vi sono stabilite in articoli regolamentari le principali
massime di chirurgia di guerra. Contiene tutte le disposizioni relative al servizio sanitario in campagna, particolarmente quelle dte si riferiscono allo stabilimento degli ospedali e alla questione dei trasporti, da cui dipende la sorte dei feriti nella prima linea. La più importante determinazione è quella che stabilisce che ai
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TECXICA E SERVIZIO
meùi ci capi di serrizio sia data comunicazione avanti il combatti mento delle disposizioni militnri. L'unità di direzione del scrrizio sanitario, per parte degli ufficiali medici, sarebbe completa se si estendesse anche nlie sezioni di sanità (Sanitlits-Delachemenls). Possiamo rallegrarci noi italiani che su questo punto siamo più avanti della Germania, csscndochò le nostre Istruzioni sulla mobilitazione e la formazione di guerr:~ d:inno al capitano medico più anziano la direzione della sezione ùi sanità col relati ro personale. Alle esigenze della scienza intorno al metodo antisettico si è :;oddisfatto, ammettendo nella dotazione delle sezioni di sanità c degli ospedali i materiali all'uopo necessari, mentre si rese possibile l'applicazione di questo metodo anche nei luoghi di prima medjcatura.. :.\[olto simile al regolamento germanico sul servizio sanitario di guerra è quello inglese promulgato nel 1878, col titolo :
RarJula.tions (or the Anny llleclical Depa1·tment o{ Her lllttjesty' s Army. Questo avanza il germanico in ciò che i medici hanno il comando della truppa di sanità, ccl è strettamente regolata la trattazione delle quest.ioni sanitarie, che hanno una particolare importanza nel servizio delle Colonie. ~Ieritano speciale attenzione le campagne del 1878, e fra. queste vogliono essere ricordate l!lt guerra russo-turca, l'occupazione della Bosnia, la guerra degli inglesi contro gli afghani, l'occupazione di Cipro, lo sgombro delle truppe spngnuole dn. Cuba. Sulla guerra. russo-turca furono pubblicati importanti lavori, fra cui è degna di speciale menzione la memoria del Kocher, pubblicata nel Pcter sburger Meclizinische Zeituug. Ma di un merito più che ordinario è l'opera di maggior mole, pure in quest'anno venuta alla. luce, del Pirogoff: Das Krie.qsSanitatswesen wul die (1·eùvillir;e hil(e an( dtnn }(riegstheater itJ Bulgarien wtd in Ritcken des activen Annee 1877 1md 1878. Il primo volume comprende ciiHJne capitoli: 1• n ricovero dei malati: 2" La storia dei singoli ospedali; 3' La statistica; 4' Lo sgombro; 5• Il soccorso volontario. II secondo volume si occu1)a dell'esercizio della. chirurgia di guerra. Da quest'opera stralciamo le segue n ti notizie:
~IED l CO- Ml L!TARE
" Nou si può abbastanza dire quanto di\·ersa è una guena. nell'ancor barbaro oriente in confronto di quella. combattuta nei nostri. paesi civilizzati. Con ciò si spiegano le enormi perdite che furono, in quella battaglia, calcolate dal Kochcr del 39 e dal Pirogoff del 36 per cento dell'eser cito attivo, le quali proporzioni con·ispondono a quelle della guerra americana di secessione, !addove la più gra,·e perdita nella g uerra franco-germanica, che fu alla battaglia di ThionviHe, non superò il 22 per cento.· " Quanto al servizio sanitario, furono di gran soccorso gli ospedali divisionari forn.iti di tende e diretti da medici, benchè per la troppa forza numerica riuscissero pesanti, compr,cndentlo 16 ufficia]i e 417 uomini, con 9 medici, 18 farmaci;;ti o aiutanti d'ospedali (Feldscheetets), 52 infermieri e 223 cavalli Vi erano oltre a questi gli ospedali temporanei di guerra apprestati per 630 persone (30 ufficiali e 600 uominì di truppa. Il personale
di scrvi:do consisteva in un comandante e 38 persone pcl servizio metlico, l capo-medico, 9 medici, 21 aiutanti d'ospedale e farmacisti). Di questi ospedali ne furono mobilitati 88, dci quali solo una }>arte era pronrista di treno. La loro direzione affidata. a. un comnndante sotto cui ern un comitato di quattro persone, r endeva clifficilc l'unità di co)nando. La maggior difficolt;ì era. pure la mancanza dei necessari luoghi di ricovero per cosi gran numero di malati. I villaggi bulgari con le loro capan ne, e le case turcl1e non erano sufficienti, nè si prestavano ad essere adattati a questo uffizio; per la costruzione di baracche mancasa. il legno, tal eh è il pro f. Pirogoff indicò tre altro maniere d i ricovero : le tende, le capanne di terra, le jarde dci Kirghisi. Si conosce l'uso delle tende, che possono serviTe anche nell'inverno, quando sieno proviste di stufe; il loro p.iù grave incon veniento essendo la poca solidità contro l'imperversare delle pro celle. Servono bene anche le jardc,le <toali se costruite da mano esperta offrono una grande solidità e possono essere bene vcntihttc (l).l\Ia specialmente lodate sono le capanne di terra che possono farsi spaziose e molto pulite nella terra asciutta. Quando si formano (l) La j;urcla dei Kirghisi è una sl)ecie di tend:L che riposa sopra una
pinttaforma circolare co o le pareti e i l tetto coperti di felt•·o ed una apertura supedore pel passa~gio dell·arin, che può nprirsi e chiudersi a vn-
lonu\.
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sulle pareti vegetazioni di muffa è da temere che si sfascino. Contro questo pericolo non vi ha di meglio che raschiare di tanto in tanto le pareti sempre nello stesso senso, come si fa per rinnovare il pavimento di una tenda. " Le perdite negli ospedali, furono, secondo riferisce il Pirogoff, in quelli sul teatro delln. guerra, del 20 per cento, in quelli di seconda linea fuori della Russia del 5-6 per cento e nell'interno della Russia. del 3 per cento. " Dopo la sospensione delle ostilità, fu eseguito in grandissime proporzioni lo sgombro dci malati, poichè ben 50,000, al dire del KOcher, se ne erano radunati intorno l'esercito. Nel maggio 1878 entrò in atth·ità una. commissione dei trasporti con estesi poteri, per opera della quale nel settembre erano stati trasportati, per mezzo eli 13 battelli a vapore all'uopo adattati, 60,58-t uomini dei quali 75 morirono durante il viaggio. Facendo il confronto con i trasporti dei fran cesi durante la guen·a di Crimea, questi risu!Lati appariranno molto favorevoli, anche tenendo conto delle mutate circostanze. Debbono particolarmente essere notati gli ordinamenti per la vigilanza dei treni dci malati c dci prigionieri anche nell' interno della Russia, per la rtuale fu istituita uan speciale commissione. A questi provvedin1enti è dovuto se fu potuta evitare la propagazione delle malattie infettive. n P er quanto riguarda i fatti chirurgici meritano speciale menzione gli scritti del Reyher e del Bergmann. Circa il trattamento antisettico il Reyher domanda che esso sia posto in opera anche sul campo di battaglia, c che quindi tutto il personale sanitario sia esattamente istruito sui principi che lo informano, la quale iùca è appoggiata ùagli esiti otlcuuti uellc ferite pcuctranti ùel ginocchio. Ha portato nuovo soccorso in questa quistionc il rapporto del generale medico dott. Camerer sull'opera dei medici militari prussiani in Rumcnia, pubblicato nel Deut.schen ?niliii:irarztlichen Z eitscliri(t. E ssi non ebùero a trattare ferite recenti, poichè i loro feriti a verano tutti sopportato un viaggio di circa sette giorni; nonostnnte riuscirono a rendere asettiche le ferite settiche, l'esito dip enden~o principalmente dall'essere le ferite settiche capaci o d<tl potere esser e rese capaci ùi una }Jerfctta depurazione.
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553 In stretto rapporto con la guerra turco-russa, è l'occupazione della Bosnia, di cui non si ba ancora una completa descrizione. La campagna ofl"rl in quella barbara regione granùi difficoltà. In molte corrispondenze si levano lamenti s ulle straùe imprati cabili, s ulla mancanza di ripa ro contro i frequenti rovesci d'acqua, sì nota il difetto di mezzi di trasporto, i feri ti tagliati a pezzi, il capo troncato :ai prigionieri. V'era pure scarsezz1~ d'acqua, d'onde la frequenza dei colpi di sole n elle marcie. Tutte queste circostanze aggiungevano difficoltà all'assistenza dei malati, a cui non poteva bastare il servizio medico, senza che ne fosse minimamente responsabile. La guerra degli inglesi contro gli afghani ha dato occasione a un lavoro del chirurgo maggiore Marston, sull'ordinamento del servizio sanitario in campagna, in cui è ammesso anche per la guerra nell'India il principio degli ospedali di campo in luogo degli ospedali reggimentali. ll tms porto dei malati dovrebbe farsi col mezzo di d ulis che nello stesso tempo servono anche da letti. N el sistema degli ospedali di campo, in confronto degli ospedali reggimentali è risparmiato molto materiale da trasporto. In queste campagne devono servire come speciali mezzi di trasporto i cammelli e gli elefanti. l\Ia i primi hanno l'inconveniente che di quando in c1uando si buttano in terra all' improvviso, gli altri si cacciano nei boschi senza. riguardo, specialmente quelli che si trovano alla coda del convoglio. Circa il trattamento antisettico ques to ordinamento del servizio sanitario in guerra contiene il seguente passo : " Poiché il t rattamento antisettico è troppo complicato e minuto nei suoi parti~;olari per essere applicato, è però consigliato il semplice metodo di Bryau che consiste nel coprire le ferite nelle f1·atture complicate con una llezzuola inzuppata nella tintura. di benzoino; però potrebbero servire allo stesso scopo la soluzione d'acido carbolico, l'olio fenicato. L e fasce, le spugne, ccc., non devono essere adoperate una seconda volta. P er le ferite di cattivo aspetto è raccomandata la pulizia, la medicatura disinf~ltante, la dispersione dei malati. Contro il tetano è raccomandato il cloralio, secondo il Langenbeck. , Fino ad ora il senizio sanitario nell'Afghanistan non ha dato alcuna seria prova di se. Hanno una particolare impo1·tanza le questioni sanitarie rela-
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ti ve all'occupazione dell'isola di Cipro per parte degli inglesi.
L'isola fu occupata nel luglio 1878 dn. 2643 uomini inglesi e 5015 delle truppe indiane. Queste ne partirono quasi subito, le truptle inglesi che vi rimasero furono gravemente travagliate dalle febbri di malaria. Contribuirono molto al loro sviluppo il servizio faticoso, in particolare i lavori dl tetTa e l'intenso ar?ore del sole (la temperatura sotto le tende andava a 45° c.). Il numero dei malati alla fine di ottobre era nei reggimenti di 400 per mille e la mortalità stava fra i 24 e 40 per mille. Col trasferire le truppe sulle montagne centra.li fino a una altezza di oltre 3600 piedi, lo stato di salute migliorò tanto da uguagliare quello normale. Per intendere l'importanza di quelle proporzioni. giov::t ricordare che nell'esercito gennanico il numero dei malati non arriva al 100 per mille e la mortalità è circa il 6 per mille. Su questo punto differisce molto l'opinione del già governatore di Cipro Sir Garnet\ Voseley da quella del medico in capo
Sir Antonio Howe. Sir Garnet Woseley non ammette che da quelle cifre statistiche che si riferiscono alla più sfavorevole stagione dell'anno si possa conchiudere per l'anno intiero, e in questo non possiamo dargli torto. Al contrario si deve approvare il giudizio medico che con un temporaneo trasferimento delle truppe nelle alture e il loro ricovero in ben costruite capanne, potrebbero in generale evitarsi le malattie. Sono molto importanti per la quistione delle malattie contagiose i provvedimenti che ha adottato il governo di Spagna in occasione del ritorno delle truppe spagnuole da Cuba., per evitare l'introduzione della febbre gialla. Queste truppe, 17,000 nomini di forza, non devono fa1·e ritorno in luglio e agosto, devono sbarcare solo nei porti del nord, essere subito accampate e int.mto indossare nuovi vestiti. L'importanza dei vestiti per la propagazione delle malattie è dimostrata da-molti fatti nell'esercito inglese. Un'inchiesta ha provato che un gran numero di capi di vestiario che sono provveduti dal magazzino di arredamento militare (Army Olothing Depol) sono lavorati in case private infette, in cui serpeggia il tifo, la scarlattina e il ' 'aiolo. Questi capi di vestiario sono poi spediti senza essere prima. di·sinfettati; e così si intende facilmente lo sviluppo fin qui inesplicabile delle malattie infettive in luoghi lontani. La quistione del
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' vestiario dovrebbe anello es~erc presa in considerazione nel trattnmento antisettico; e, specialmente negli ospedali, essere solo vermcsso l'uso delle ''esti chiare da potcrsi mettere in bucato. Fu di grande importanza per gli ordinamenti del servizio sanitario militare la :Most.ra unh·ersalc di Parigi. Oltre un ricco materiale di oggetti per la cura dei malati, '' i ernno modelli c prove del sistema di caserme del Tollct, c"r1e tanto per lo stile architettonico, che per la impossibilità della infezione dci materiali merita speciale riguardo. Per lo meno quanto l'esposizione, furono importanti i Congressi che si riunirono nello stesso tempo. Nel Congresso internazionale di medicina militare che fu convocato sotto la protezione del governo francese, furono trattate le segnanti quistioni: l o L'organizzazione del scrvDzio medico sul campo di bat.taglht. Fu concorde l'opinione nel dichiarare necessarie parti colari sezioni di truppa per la ricerca dei feriti, le quali devono essere comandate da medici; 2• Fin dove è possibile s ul campo di battaglia il ricovero dci feriti chirurgicamente non trasportabili'? Fu accettata la risoluzione: che lo. chirurgia militRrc di tutti i paesi, ad esempio dell'esercito tedesco, deve essere pos ta in condizione di riparare i malati e i feriti non trasportabili da.l campo di battaglia allo spedale; 3• Quale è il migliore modo di usare le strade ferrate pel trasporto dei feriti? Fu accolta questa decisione: che non è da consigliarsi di tenere pronti per la guerra. treni sanitari speciali, ma invece è assolutameutP. necessario che i vagoni delle merci siena disposti in guisa che nel minor tempo possibile possano essere adattati pel trasporto dei feriti; 4" Quale deve essere in gnerra l'opera delle società civili di soccorso pei feriti, e come si può vantaggiosamente cambiare questa. loro opera col senizio sanitario dell 'esercito·? Su questo punto fu accettata la seguente proposta del L ongmore: Il medico in capo di un esercito in campagna che solo è responsabile verso il comando superiore erl il paese del trattamento dci malati o dei feriti deve ei solo avere il governo del servizio sanitario c tli tutto il personale relativo tanto sul campo di battaglia come negli ospedali, compreso il personale del soccorso volontario. L e società di soccorso clonehhcro comunicare col comando superiore, solo per mezzo del medico in capo e dei medici dei corpi~
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La subordi nazione del servizio sanitario ad altre autorità, e la esistenza di rami di servizio paralleli indipendenti dal medico in capo sono incompatibili con un buon ordinamento del servizio sanitario. Il dott. Roth concluse il suo discorso con q uesta osservazione: clle, con l'obbligo generale al scr\'izio militare, le quistioni che si riferiscono a[ servizio sanitario militare, debbono interessare l' universalità dei medici, e che nella necessità d.ell'azione di tutti in guerra, questo argomento dovrebbe formare soggetto delle comuni quistioni da trattarsi specialmente nelle sezioni dì chirurgia. R.
Ossen ·nzionl s ulla chirurgia di guerra nelle eam· ptlgne della Serbia 18 76 e delltlontene gro 18 77, del dottor IL SoKot.ow (Deutsche miliUi1'ii1·ztliche Zeitsclwi(t, 8 gennaio 1380).
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L'autore prestò servizio ill Scrbia come cùirurgo dal principiare d'agosto a l finir del dicembre 1876 c nel 1\Iontcnegt·o, dalla fin e d'aprile a tutto settembre 1877. In questo spazio di tempo dovette mutare frequentemente di soggiorno; c non fu che a Cettinjc che egli riesci a curare per 4 mesi interi i feriti, che gli erano stati afiidali. I n Serbia fu possibile di ricovernrli in locali bastantemente opportuni, }Jer lit maggior parte scuole, che si trasformarono in ospedali; ma nel ì\fontencgro uon se ne poterono trovare, per quanto limitate c modeste ne fossero le esigenze. In Serbia, i mezzi di trasporto erano difettosi ed insufficienti; nel 1\Iontenegro, i feriti gravi si trasporlarano, o sulle barelle da due })Orta-feriti, o sui muli. Ai medici non russi, che facevano servizio nelht Serbia, l'autore l"improvera l'evacuazione di feriti con n·atturc d'arma da fuoco senza l'applicazione dell'apparecchio gessato e perfino senza le stecche. llcncbè mancasse ogni sorta di politezza, b enchè l'aria fosse cattiva e insufficiente il concdo degli ospeda!i, furono pochissime le complicanze nelle ferite. L'autore, che loda a.llameute l'eroismo ùei lliontencgriui, bias ima altrettanto la vigliaccheria dci Serbi. Per questi, In media per cento delle fe::ite alle articolazioni della mano e delle dita sale dal 50 a.l 70% su tutte le
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ferite (frequenti le mutilazioni volontarie). Nei Serbi, la proporzione delle ferite dal dietro o.l davanti, è del 2J 0/o ; mentre nei Montenegrini lo è del 7 °/o. F'ra tutte due le guerre l'autore potè vedere 412 feriti, colpiti per la massima parte da proiettili. L e ferite d'arma bianca non oltrepassano le quattro. In quelle d'anna da fuoco si contano; le contusioni per il 13 °/o ; le ferite incomplete, (col solo foro d'entrata) per il 25 °/o ; le complete, per il 62 °/o. La maggior parte delle palle, o uscirono, o furono estratte; solo 6 rimasero nel corpo, ferite circolari, o tangenziali, sebbene nell'insieme fossero rare, si notavano in ogni parte del corpo. L'autore trovò, che in Serbia l'apertura d'uscita delle palle era più grande che non quella di entrata; nel Montencgro però non osservò tale differenza, sebbene il proiettile fosse identico. Per quan to riguarda il trattamento delle ferite, si usò l'antica cura.
La morbldltà. ne gli e serc ltl e la l egg e d l recluti.•· m e nto (Wiener medie. Presse, n• 35 e 36 - Deutsche medicinische Wochenschrifl, 3 gennaio 1880, n• l). D voler fare nn raffronto tra le malattie nei civili e quelle nei militari, è c1uasi impossibile ; perchè nel ci vile non esiste un completo controllo di esse, e la popolazione ci vile comprende t utte le classi secondo le età ed il sesso. Dalle pubblicazioni statistiche dal 1869 al 1875 sull'esercito austriaco si rileva che la. media più bassa delle malattie nel distretto di Presburgo fu del 1304 per mille, e a Temeswnr, la più alta, di 2022 per mille. Dividendo le malattie per arma troviamo, che la media. più bassa la diedero le truppe di sanità, con 943 per mille, e la più elevata. i pionieri, che raggiunsero il ~O!J-! per mille. Il minor numero fra i coscritti di quell'epoca che non raggiunse la misura d'altezza prescritta (155,4), Io diedero gli czechi (73 }Jer mille), poi venivano i croati, i tedeschi, i magiari, gli sloveni, i rumeni, i ruteni e finalmente i polaccl1i con 235 per mille. Il minor numero dei cosi detti deboli di costituzione nella prima classe d'età, avendo però raggi unta la misura necessaria. di altezza, lo diedero i magiari con 282 per mille, poi i rumeni,
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gli czechi, gli :;loreni, i tedeschi, i ruleni, i croati e per ultimo i polacch i ~::on Gl!J per mille. rarrcùbc duntttte che la legge di reclutamento, secondo la (tnnle il servi zio militare comincia al ventesimo anno, non sia con vcnicnt.c nù bene applicato in Galizia. Sopra mill e, se ne ehbcro 610 la cui circonferenza. toracica imllOrtava più tlclla mctt\ dell' altezza dell' individuo i 2-lO, in cui <:OJ'l'ispontlc\'a, alln, mett\ dell'altezza dell' inùiYiùuo, c 150 in cuj era al disotto della metà. della sua nltczza.. La condizione più f<t,·orc,·olc si veri tirò nei rutcni i a ques ti seguirono i pol:u:chi, gli ctcchi, gl i slovcni, i magiari, ~ tcdcsC'IJi 1 i croati c i rumeni. Se, dopo il confronto con le cifre con-ispondenti degli nitrii Stati, l'autore ruolc tùc il minimo dcll<t cin.;onferen:.~a del pdto sia di 78 centimetri, è da ritenersi che questa misura non sia esatta rlu<uHlo non si tengano in conto le ditl'crenzc di misurazione elci vari Stati.
Scnizio 81tuitnrio d ell' esoercU.o francese. -
I
signori l\Iannottan c Corni! nelkt. seduta del 17 gennaio hanno presentato alla Camera un pil'ogctto di legge che tenderC'ùùe a<l introdurre nel servizio sanitario militare importanti riforme, fra le ltuali quella essenzialissima che nel nostro esercito cd in altri è giù. un fatto compiuto, ,-ogliamo dire, la separazione dci due serl'izi tecnico cd amministratiro. I rclntori nel presentare il loro prol!ctto non difettarono in argomenti e considerazioni di gran valore. Colla storia alha mano dimostrarono che ii ,-olcr considerare il se!'Vizio medico como una parte doll'amminis tra;(ione vttle lo stesso che sacrificare l'essenziale all'accessorio, che infine a questa infelice idcntifica:zione dei due servizi siamo deiJitori di una infinità di disastri in tempo di guerra o di OI>idemia. i\Ia stimiamo che sarebbe opera superflua per noi riferire cd analizzare tutte le assennate riflessioni che troviamo nella relazione succila.ta. Di ben maggiore interesse sarà per i lettori conoscere in che consista la proposta tmsformnzioue tanto del corpo come del servizio di sanità iu Francia, e perciò riportiamo .scnz'altri commenti il progetto di Legge in tutti i suoi articoli àe togliamo clai!'Avcltil' mili.taire del 26 gennaio.
~IEDICO-lULITARE
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PROPOSTA 01 LEGGE SUL SERVIZIO SANITARIO PRESEXTA.TA D,U SIGXORI li.\ID!OTTA.X F. CORXIL.
Art. 1". Il servizio sa.nitario cos tituisce nell'nnnata un servizio distinto ~ottoposto all'autoritiL del comandante ed al controllo finanziario dell'intendenza. Art. 2•. La direzione del servizio sanitario è affidata ai medici militari, sia nel minis tero della guerra, sia nelle armate, nei corpi d'armatfl, Itelle forte~:zc e negli stabilimenti permanenti o temporanei del servizio. Art. 3•. L'amministrazione degli stabilimenti sanitari è diretta da un consiglio d 'am111inistrazion e che funziona. secondo le regole stabilite per i corpi ùi truppa. Art. 4•. L'esecuzione del servizio di sanità è affidata al corpo sanitario che comprende: 1• Il personale dei medici militari; 2• Il personale dci fannacisti militari; 3• Il personale degli ufticiali di amministrazione o contabili degli ospitali; 4• Le compagnie degli infermieri e dei porta feriti. Alt. 5•. Il quadro del personale dei medici, dci farmacisti c dei contabili addetti al servizio degli ospitali è determinato dalla. tabella I, annessa. alla presente legge. · N cl corpo sa.nita.rio i gradi sono assimilati a quelli della gerarchia militare, cosi come è stabilito dall'annessa tabella. N. I. Gli ufficiali di amministrazione di servizio presso gli ospitali, godono gli stessi diritti degli ufficiali d'amministrazione adibili per altri servizi. Art. 6•. Le compagnie degli infermieri sono in niiiUero di venticinque. La loro composizione sul piede di pace, è rappresentata dalla tabella Il.
Sotto l'autorità dei generaMi comandanti territoriali; esse sono comandate da un ufficiale contabile di 1• o di 2• classe, assistito ùa due aiutanti d'amministrazione. E sse sono amministrate come le compagnie dei corpi. AI·t. 7•. In caso di mobilitazione, il corpo sanitario è portato sul piede di guerra mediante l'incorporazione dei medici, farmacisti, contabili ed infermieri della riserva ed in disponibilità.
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TECNICA E SERVIZIO
Il servizio sanitario dell'armata territoriale e degti stabilimenti della linea di tappa e di quelli interni è disimpegnato dal corpo di sanità territoriale e dalla società. francese di soccorso ai feriti, sotto l'autorità del comandante e dei medici in capo dell'armata.. Art. s•. Un regolamento sul servizio sanitario nelle armate e nell'interno provvederà, nell'intervallo di un anno dalla promulgazioue della presente legge, all'esecuzione di queste disposizioni. Art. 9•. Sono abrogate tutte le disposizioni di legge, ordinanze, decreti e regolamenti contrari alla presente legge. T ABELLA I.
Qttadt·o del persot1ale dei medici, far-macisti ed "fficiali d'amministt·azione del corpo sanitcwio. GRAI>O
ledici Fanacitli
:Medico ispettore generale. . . l Medici e farmacisti ispettori. 9 Medici, farmacisti principali di t• classe .. . . .. . .. .. . 40 Medici, fllrmacisti principali di 2• classe . . . . . . . . . . . . 40 Medici, farmacisti maggiori di t• classe, contabili prin· c1pah . . . . . . . . . . . . . . . . 260 Medici, farmadAti maggiori di 2• classe, contabili di t • cla.•se.. . . . .. . .. . . . . . SOO Medici, farmacisti maggiori di 3• classe, contabili di 2• claPse. . • . . • . . . • . • . • • SOO Medici, aiuto· far macisti di l" classe, aiutanti d'ammi· nistrazione di 1• clas~e. . . SOO .Medici, aiuto· farmacisti di 2• classe, aiutanti d 'ammi· ni$trazione di 2• classe... 150 1400
Conl:lb~i
l
Generale di divisione Generale di brigata.
4
Colonnello.
4
Tenente-colonnello.
20
15 Maggiore.
20
50 Capitano di 1• classe-
20
50 Capitano di 2• classe.
20
130 Tenenti.
IO
130 Sottoteoenti.
99
875
l
l l
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MEDICO-MILITARE
TABELLA II.
Co-mposizione cl'utta compag11ia d'i11(ermieri sul pied_e di pace. l Contabile di l" e di 2• clasqe, comandante. 2 Aiutanti d'amministrazione, aggiunti al comandante. l Aiutante sottuffìciale . . . . . . . . . . . . . . l l l Sergente maggiore................. l Sergente foriere. . . . . . . . . . . . . . . . . . . l l Caporale furiere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l 25 Sergenti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25 { . . 80 25 Caporali.......................... 25 . d:t q~al~ . ~to m .enmen di VISI a 200 Soldati ......................... . 200 )
'zs
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.RIVISTA BIBLIOGRAFICA
L ena. d e Ha miliz ia d e l 18 79. - Ricerch e re lntl..-e alla s tntura 1 al p e rime tro torac l c o e d al JU~so (ICI cor1•o. - Rapporto all'ispettore generale del senizio di sanità dell'armata per M. TITECA1 meilico di battaglione di 1• classe. ( Archives Méllicales Belges, fascicolo di febbraio 1880). È un'interessante pubblicazione che occupa per intero il fascicolo di febbraio 1 corredata da 16 tavole grafiche1 la prima e l'ultima delle quali sono riepilogative e le intermedie tracciano le linee medie di perimetro e di peso in rapporto alla statura delle sette provincie partitamente prese ad esame colla scorta ·dci dati di un modello (N. 32) compilato dai medici capi residenti nei capiluoghi di provincia. Il dottor Titcca fu incaricato di riassumere quei dati nello speciale rapporto di cui diamo un sunto, rimandando i lettori che prediligono gli studi su questo indirizzo alla memoria originale, ricca di dettaglio c di fruttifere considerazioni per un argomento del più vitale interesse e che
reclama l'opera assidua e concorde dei colleghi tutti onde possa approdare a buon fine anche presso di noi uno studio che serve di base ad ulteriori ricerche, le quali si mantengono allo stato embrionale non ostante i volonterosi tentativi di varii colleghi del nostro corpo. Nel Dclgio, una circolare dell'ispettore generale del servmo di sanità in data 10 aprile 1879 determi na le condizioni di ampiezza toracica e del peso del corpo nelln. scelta dei soldati per il servizio della fanteria nei termini seguenti. " 1° Presso gl'individui ben costituiti il perimetro toracico recccde sempre di 20 millimetri la semi-altezza.
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
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" 2• Ogni uomo ben costituito, d'una statura da 1,55 (minimo regolamentare) ad 1,60, possiede in chilogrammi un peso che si può molto approssimatimmente rappresentare dalla cifra dci decimali dell'altezza cioè 55 chilogr. per 1,55; 56 per 1,56 c così di seguito sino a 60 chilogr. per 1,60. "Al di là di questa misura il rapporto cessa; la cifra dell'altezza aumenta più rapidamente di quella del peso a tal punto • che un uomo di 1,80 e più può pesare soltanto 70 chilogr. Per le s tature intcr.uedie vi sono naturalmente i pesi intermedi ,. Abbiamo noi bisogno di dire, scrive l'autore della memoria, che questa determinazione di rapporto tra la statura, perimetro e peso stabilita in base alle ricerche degli igienisti militari di diversi paesi era assolutamente provvisoria? La costituzione fisica di un popolo varia nella razza, le abitudini, i costumi, le professioni, l'alimentazione, ecc., fin d'allora chi poteva predire c prevedere che tale misura trovata esatta presso i nostri vicini sarebbe o non sarebbe stata applicabile presso di noi ? Questo lavoro statistico per l'anno 1879 creato come base di ulteriori indagini e che l'autore crede tuttavia insufficiente a risolvere il problema, ha per iscopo di riscontrare le condizioni di ampiezza torncica e di peso del corpo che si esigono per un buon fantaccino c di vedere fino a qual punto queste condizioni sono reali~zahili nel Belgio; e per dare un valore più pratico alla statistica, ha diviso l'elemento altezza. da compararsi cogli altri due, in sei gruppi che corrispondono alle stature richieste per le varie armi. Riportiamo sin d'ora il risultato generale di queste ricerche, ricavato dalla la colonna dell'ultima tavola (ricpilogativa) dove si rileva con quali criteri e con quali cifre vennero composti i vari gruppi, cosa necessaria a sapersi per comprendere il valore dei dati numerici che vi corrispondono.
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RIVISTA
M edie r i(et·ibili ai vari gruppi del cot1lingrnie della classe 1879 nel regno del B elgio.
Grtppi
l':ttllll.n\
Statura da 1 metro
- ---
A R MI
51 a 54 Stature inferiori ali n regvlnmcntare ..... 1,5;) 0,1 81 36,0 49 70, Fanteria. di linea ... .
2•
Peso
ltdiJ lem .Ktdio Xedio ltdie l !dio 0 P· /o p. "i" P· "·•
e
l•
P~>rimPh·o IO l'",.' ('0
.
55 a 60 Cacciatori a piedi .. .. J.!.iR 18,2 82 G7,0 53 51,o Carabinieri ... ......
3• 61 a 65
•••• o
•••••••••••
o
1,63 32,8 84 59,0 56 53,
••
Cavalll!ria .......... ,
4• 66 a 70 Genio . . . . . . . . . . . . . . l ,68 29,G 8;) 49,0 59 57, Artiglieria. montata... \
! '. ""' ., "''· . I Afl''d.
s•
l
71 a 80 Pontonieri.......... 1,73 18,1
~7
35,0 63 65,o
Granatieri. ....... ..
l
' Artiglieria da piana. . ,
6•
~
81 a 90 Poutonieri. ......... ( 1,82 0,7 87 13,0 69 72, Granarten· .......... •
l :Media generale.... . ..... ...... ... 1,65
-
84 58,1 58 56,0
BffiLIOGRAFIC,~
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A Ycntlo pre. o per punto di partenza, l'autore del rapporto, i
dati della cin.:olarc sunifcrila che nelle la rolc grafiche delinea. e chiama tracciato 2Jerimetrico normale, e tracciato del peso ?IOr'male, ha potuto cosi dividere ciascun gruppo in due categorie, degli uomini cioè che offrono le condizioni di perimetro c di peso a seconda della circolare, e di quelli che non le raggiungono. Soltanto che, essendosi trovate esagerate le cifre elci pc!>o in mppoLto alle statm·e assegnate dali n. circolare, fu giocoforza ridurle di una certa quantità, tissata provvisoriamente a 5 ch ilogr. per cui nelle taYole del peso si notano due cun·e parallele equivalenti al tracciato regolamentare l'una e l'altra al tracciato supposto più veritiero. STATl:RA.
La statura media generale fu trovata Ji metri l , G5. - 11 3• e .t• gruppo sono fjuelli che forniscono il più gran numero dj sol· dati, cioè il GO 0/o del contingente. Qmtnto al 1• gruppo è duopo f<U" rimarcare che le cifre raccolte sono lungi dal rappresentare tutti i giovani chiamati alla sorte cd n.ppartencu ti a questo gruppo. Vi si trovano solt anto quei pochi inscritti sfuggiti a lla. scelta fatta. nei centri di reclutamento, epperò le cifre di questo gruppo oltre essere in qualche motlo arbitrarie, soggiunge l'autore, presentano necessariamente assai minor interesse di quelle degli ~Itri gruppi (1). : P ER DIETHO TORACICO.
Confrontando le medie perimotrichc ottenute, coll'enunciato della circolare che prescrive l'eccedenza di 20 millimetri al minimo sulle semialtczze, s i constata un rarricitHtmcnto alle condizioni pcrimctriche desiderate ed anche superiori nei primi tre m ~oi por•ialllf'l npin innl' clw per arer un crilrrio <:-.satlo dl'll'nttilltdine militare di una p•·ov•ncin. di lUI rt'![llO, non tlon·ehhcro es~ere calcol:ati St--nza. Ìlll})()1'la nza :.tndu~ i dati rifc1·ibili a•rl . o i iuùi\'idui che OIJil l'a•'o g111ngono le condizioni ddl'idon~ilà, o Sal'l•I.Jho anzi dcsidcr:ohile cile i eon>;igli di levn veni~;~~ro in aiuto in qne~te ricerche statistiche, lino a l gio·•·uo d'oggi considerate supcrllue o di nessno interesse.
RIVISTA
gruppi, ma non è del pari raggiunto dagli altri tre, uei quali il perimetro toracico medio si scosta di più in più dal perimetro regolamentare a misura che aumenta l'altezza dell'individuo; e 'luesta deviazione si osserva in senso inverso, benchè in minor proporzione nei primi tre gruppi. La cifra proporzionale degli uomini che riuniscono le condizioni pcrimetrid1e si eleva nel Belgio a più della met.à del contingente, cioè i l 53 °jo; ma come si è detto or ora, questo numero si fa sempre più ristretto man mano che si eleva la statura, cosicchè questo fatto potrebbe essere formulato, a giudizio dell'autore
per così dire matematicamente come segue : 1• grUJ)po, raggiungono le condizioni perimetriche 100 °fo
2•
s· 4•
5•
6•
, , ,
, ,
, ,
., ,
,
,
, ,
, ,
, ,
, ,
,
66 ,
59 , 49 , 35 , 13 ,
Il perimetro medio fu di 0,84 per tutto il regno e pei diversi gruppi quello segnato nella tavola più sopt·a tracciata. PESO DEL CORPO.
Il peso inedio del soldato belga, alla statura media. di l, 65,
•
risultò di chilogrammi 58, ciò che corrisponde ad una differenza di 7 dalla cifra decimale dell'altezza. La tabella più volte mentovata esprime nell'ordine del peso l'o.umento progressivo di questo in rapporto alla statura, di modo elle potrebbe essere rappresentato da una. media di 5 chilogrammi per i primi t.re gruppi e da una media di 10 per gli ultimi tre. L 'autore si crede autorizzato ad emettere lo. proposizione seguente: " Per una statura media di l , 65 il peso del corpo può essere rappresentato dalla cifra dei decimali dell'altezza meno 7, cioè l, 65 - 7 = 58 chilogrammi , ; questa differenza diminuisce sino a 4 nelle stature inferiori ed aumenta sino a 13 nelle superiori. Ne consegue da ciò che 1Jesano relativamente di più gii uomini di U1ta sialzwa inferiore alla media di quelli che la oltrepassano.
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BlBUOGRAFICA
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Qun.nto ai diversi lmcciati di peso, tn.nto ller le provincie che per l'intero paese, essi rispondono alle stesse regole comuni di quelle accennate sul perimetro toracico ; il tracciato del peso può essere rappresentato da una curva che interseca quella del J>eso normale in un punto più o meno distante dalla statura media di l, 65; ma è sottomesso a due regole, una fissa, l'altra variabile, cioè: l o È sempre al di sopra del tracciato normale n elle basse stature, al di sotto nelle alte; 2• D punto di intersecazioue di questa curva col tracciato normale, del pari che il grado di deviazione variano per ogni provincia. Così pure la cifra proporzionale degli uomini che raggiungono le condizioni del p eso è di tanto più ristretta per quanto la statura si fa più alta. Riepilogando, le ricerche del dott. Titeca hanno portato, sopra un totale di 7104 uomini della leva 1879, che: La statura media fu di l, 65 Il perimetro toracico medio fu di . 0,84 Il peso medio . . . . . cbilogr. 58 Aggiunge infine le seguenti importantissime considerazioni : L'esame delle tavole prova che i due elementi, perimetro toracico e peso sono indipendenti l'uno dall'altro. Questo del resto non deve sorprendere, ammesso che il perimetro toracico non costituisce che uno dei tanti fattori che entrano in giuoco per la determinazione del peso. È evidente infatti che un largo perimetro non suppone forzatamente un peso elevato, del pari che un uomo di peso considerevole può non raggiungere le conclizioni perimetriche. Ma, dall'essere il perimetro toracico ed il peso indipendenti l'uno dall'altro, si dovrà concludere che non esiste alcun rapporto tra di essi? Sarebbe assurdo il sostenere questa tesi, poieh è a pari condizioni e vvi evidentemente maggior presunzione odi credere che ad un lungo perimetro corrisponda un peso ].)hì elevato. È perchè le altre condizioni non sono eguali (condizioni di nutrizioni, di razza, di professione) che questa • presunzione cade e può trascinare nel falso l'importanza del {attore perimetro, il quale si trova annichilito dagli altri più potenti e più numerosi. Se si passa allo studio del rapporto tra l'ampiezza toracica e
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RIHSTA
le cifre proporzionali dei soldati che raggiungono le condizioni peri metriche, opptu·e tra il peso clel corpo e le cifre proporzionali degl' ÌJJdividui che raggiungono le condizioni ai peso, si trova. che là esiste realmente una relazione più intima, una soliùru:ietà più' stre tta, che però bisogna ben guardarsi dal considerare come assoluln. Sotto questo punto di vista, non sarà senza interesse ùi mettere sul tappeto la questione dell'importanza relativa di questi due clementi di stima della forza fisica e della resis tenza alle fatiche militari. Suppouiruno per un istante, continujt l'autore, che non si trovi un numero sufficiente di soldati che riuniscano le condizioni del perimetro e del peso, Yolute per essere ammessi nella fanteria e genio; è evidente che l'autorità militare per ottenere il contingente di queste armi, sccgUerà di necessità gli uomini che si :wvicinano di più alle condizioni richic=>te. In questo caso, dovrà essa preferire quelli ch e possiedono il perimetro regolament:u·e senza avere il peso voluto, oppure quelli che raggiungono questo peso senza avere il regolare perimetro? Questa questione dovrà essere risolta, a nostro avriso, in favore del pe-
rimett·o toracico, un buon torace essendo una condizione indispensabile d'una buona conformazione, il peso del corpo una condizione relativamente accessoria. In quanto al rapporto tra la statura ed il perimetrQ toracico, nei consigli di leYa, si potrà mostrarsi piuttosto sere.ri per ogni inscritto che con una statura inferiore alla media non avrà un perimetro toracico eccedente di 2 cent. la semi-a lt.:zza e per l'opposto usare indulgenza verso queUi nei •1uali l'altezz<\ oltrepassa la statura media generale. Bisogna coordinare le forze deLle quali si può disporre, conchiude il dottor Titeca, riunirJe in modo da ricavarne il migli.,r partito possibile; è, se così possiamo esprimerci, una operazione di equilibrio, destinata a, riunire le cifre dci non vnlori al loro rninimum. Una sola opernzioue deve necessariame nte aVI'antag• giare la mas~a intera; con viene infine considerarla come un beneti cio per· l 'armata., e per il pae!ì_C in generale, che vedrà partire i suoi gioYanl con minor apprensione il giorno in cui avr:ì
acquistato la certezza che l'annat:-. non esige altro che un servizio proporzionato alle loro altitudini c le loro forze fisiche. M. R.
BIBLIOGRAFICA
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I.t•parotomin. auUsctUcu.. Studi sperimentali e clin iche reminiscenze, )Jel prof. E. I3oTTI:<I, direttore della clinica oper ativa della R. uuirersità di Paria. Se la dottrina dei fermenti avesse bisogno di nuove prove per raffcrmarc il s uo dominio già conquis tato nella pratka chirurgica questo pregevole la\·oro varrebbe cer to a somministrarne delle più s plendide e co ncludenti. Però lo scopo che l'autore si propone non è tanto, come egli stesso dichiara, di convalidare mercè i conseguit-i risultati i precetti della moderna chirurgia, quanto di dar loro una base essenziahnente scientifica, di elevarti 1\ principii incoucussi, a regole itu)_)l'escin~i bili, dalle quali il chirurgo non possa allontanarsi sotto pena di gravi pericoli o di ins uccessi completi. Ed è con questo intento che il chiarissimo autore tcsscndoci le storie di undici casi di pcri to ncotomic da lui operato nella sua clinica, si diffonde in considerazioni del massimo interesse sulla patogenesi di taluni pericolosi acddenti, dalle quali scaturir debbono iJ)scgnamcnti pratici della più alta importanza. Queste considerazioni e questi insegnamenti vogliamo qui riass umere in breve, certi di far cosa grata ai nostri lettori. Fino a questi ultimi tempi non vi era chirurgo, per quanto abile ed ardito, che non operasse s ul peritoueo con una certa apprensione, c non a to rto·; chè anche dopo superate tutte lo di.fticoltà dell'operazione rimaneva por un certo tempo la minaccia della peritonite traumatica col suo esito quasi costantemente fatale. Ora però le cose sono cambiate, tanto è vero che il Billroth opera felicemente es tese peritoneotomie a solo scopo diagnostico. Questo solo fatto basta a persuaderei come dai moderni chirurghi non si riconosca più nella sierosa addominale una. straorùiuaria suscettibilità perchè essa debba reagire o più fortemente o in modo diverso dagli altri organi alle olrcsc esterne. Ma per ottenere che una ferita del peritoneo non abbia che delle conseguenze ordinarie dobbiamo attenerci scrupolosamente a un tecnicismo rigoroso di cautele, di minute pratiche, senza di che resta compron1esso l'esito dell'operazione la più maestrevolmente condotta. Prima ancora ùella peritouit e possono insorgere accidenti co-
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RIVISTA
tanto gravi da troncare la vita dell'infermo colla rapidità del fulmine sotto lo stesso atto operativo, tali sono lo Shok ed il Colla.psus. L'opinione fino ad ora açcrcditata che lo Shok ed il Collapsus, che ne sarebbe una varietà, sieno accidenti imprevedibili dovuti ad una paralisi riflessa del cuore per eccitamento potente dei nervi periferici oggi non è più sostenibile perchè smentita ùai fatti dinici. Dopo le belle esperienze di \Vcgner non v'ha più alcun dubbio che questo disgraziato accidente proviene soltanto dall'abbassamento di temperatura che subiscono le anse intestinali esposte all'aria, abbassamento che alla sua volta cagionerebbe un graduato rallentamento dell'attività cardiaca fino a. produrre la. morte. L'ammaestramento pratico che emana da questa conoscenza è chiaro per se cd imprescindibile; bisogna portare la temperatura dell'ambiente a livello o molto vicina alla temperatura umana. La pratica del riscaldamento esterno era già da tempo commendata c praticata dai chirurghi inglesi ; quindi non intende l'autore regalar-cela come una scoperta, vuole soltanto che sia anche giustificata scientificamente, dimostrata come una verità e quindi metterla al di sopra di ogni individuale apprezzamento; anzi alla trascuranza di questo precetto egli attribuisce il gran numero d'insuccessi che ebbero i nostri operatori in confronto agli inglesi che scrupolosamente vi ottemperavano (1). A togliere ogni possibile dubbio sul valore delle esperienze di \Vegncr, l'autore riferisce una serie di esperienze proprie, fatte nello stesso indirizzo. Lo spazio non ci consente di seguirlo nei suo pregevoli studi di vivisezione; ci limiteremo soltanto a riportare sommariamente le conclusioni pratiche a cui fu indotto dall'osservazione dci fatti. Onde adunque evit.are al pericolo dello Shok fa duopo : Limitare al più che sia possibile l'incisione; meglio è che questa sia in dlifetto che in eccesso.
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(l l Ci sia perm<Jsso di nota re che anche ne~ti :anni passati non fur,no i snli ing' es i c he compreser o l'importanza di qttesta cautela, poichè ricordiamo che il Vanzelti nel ltl5S ese:,:ui ttn'ovariotomia al!;~ clinic:l di f>adov& in un a1111Jiente mollo r iscaldato. (N. d. R.)
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Rendere }>er quanto si può spedita l'operazione, ciò che si ottiene specialmente colla scelta di una intelligente assistenza e con accurati e previdenti preparativi dell'atto operatorio. Finalmente procurare che lo squilibrio termico fra il cavo addominale e l'ambiente esterno sia ridotto a minime proporzioni. Evitato il fugace ma pm· serio pericolo dello Shok, l'operatore deve trovarsi pronto a combatterne un altro ben più temuto come quello che assiduamente minaccia la vita dell'infermo si può dire fino a completa guarigione, cioè la peritonite settica. E qui troviamo l'idea dominate, fondamentale a cui s'inspirit il prcscnt~ lavoro. Il concetto del processo settico come fattore principale, anzi unico della peritonite traumatica è del tutto moderno; esso ci mette il fatto sotto il suo vero aspetto, cc ne spiega la patogenesi e ci svela finalmente l'enigma di tanti impreveduti disastri. Conosciuto una volta. questo processo come il vero nemico del peritonco, cadono ad una ad una tutte le ipotesi escogitate fino ad ora l>er ispiegare l'origine di questa esiziale complicazione. Non si può infatti tenerla in conto di una semplice infiammazione, poichè come si potrebbe allora spiegare la morte che non di rado coglie l'operato in piena convalescenza? Nè con più onore poti·ebbe reggersi l'altra idea abbastanza moderna della penetrazione dell'aria nel sacco peritoneale come causa della flogosi ; c1uesta supposizione è contraddetta dal fatto che ferite strettis · sime riuscirono talvolta mortali mentre altre estese condussero a: guarigione. D'altra parte il Yvegner atteJTò l'ipotesi con una sola esperienza, cioè coll' iusuffiare una grande quantità d'aria nel ventre di un coniglio senza provocare i più leggeri fenomeni di reazione. È comprovato invece dall'osservazione clinica, dall'anatomia patologica e dalla patologia sperimentale che causa unica del grave accidente è la presenza di liquidi fermentescibili entro il peritoneo, favorita dal prodigioso potere assorbente di questa. sierosa; e questa verità ci viene ampiamente confermata dalle brillanU esperienze di vVegner, del Koenig e c!cll'autore medesimo. Considerata in siffatta gui>a la patogenesi della peritonite. chiaro apparisce quale esser debba l' indirizzo terapeutico nella. sua duplice meta di profilassi e di cura.
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RIVISTA
Il segreto di una efficace profilassi sta nell' imp.cdire l'entrnt.a di germi che po:.sano risvegliare il processo zimotico e d'impedire che si sofft::nnino nel ca\'O addominale umori suscettibili di fermentazione, in altre parole prcreuire la contaminazione diretta c la indiretta, donde tutta quella serie di cautele che egli ci suggerisce, nebulizzazione fenica, pulitura, fognatura, ecc. La cura direLta 'dorenùo comùattere il processo settico già iniziato si allontana ancor più dai metodi terapeutici praticati fino ad ora. Molto opportunamente egli riporta qui un caso dei più istruttivi, da lui osserrato alia clinica di Billroth. I n una donna operata da laparotomia, pochi giorni dopo l'operazione si manifestano repentinamente i fenomeni di l,"l'aYissima peritonitc. Il prof. Billroth, accorso trova la sua inferma quasi agonizzante, ma egli non esita punto sul da farsi; riapre subito l'inulll\llè ferita, estràé dal ventre due Jiti'i di liquido alquanto fetido, tlà una buona ri:;ciaquata :Lil'atltlome con una, soluzione di 1)ermangnnnto di potttssa, pulisce, asciuga, torna a c.hiudere. Dopo 22 giorni la paziente abbandona m il letto completamente ristabilita. " Questo atto d'intelligente cd ocuhtta audacia, soggi nnge " l'autore, mi fece la più seria c grave impressione e tanto seria. " da cangiare r:~djcal mente il concetto della peritonite trauma" tica, che, dovuta soltuuto al traumatismo tlove\-11 essere dal " medesimo esacerbata. a misura che vcnira. esagerato o altri" menti ripetuto, cd aJfliggevami il peusiero di non aver sa.puto " in altre circostanze essere stato alt:·ettanto intraprendente. n Il chirurgo a.vrcbbe due mezzi efficacissimi per comba.ttere il già iniziato processo settico e sono le ripetute irrigazioni e le iniezioni ipodcrmidte dei sali ili chinina. Tutta, la terapia si può riassumere in ~1 ucsti due aforismi: 1• rimuovere colla massima solletitudine il fomite inquinante; 2• correggere in luogo gli cft'etti facenti o percorrere al rimctlio la stessa, via pcrconsu dal veleno. l\Ia non è soltanto nel campo della. chirurgia operativa che a, vrchbero valore le regole surrirordate, esse troverebbero bensì la loro rigorosa applicazione nella mctlicatura delle comuni accidentali ferite ùel Ycntrc. Se dilfa.tti, in rasi simili, il chirurgo che
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BIBLIOGRAFICA
si trova di fronte nrl una insorta peritonitc, mette ogni sua cura e si ostina a tener ben chiusa la ferita, egli non fa che imprigionare il nemico in cas(L e togliere forse alla natura la "ia. di una salutare eliminazione. Nè sono rari i ca.si nei quali acccsasi la grave flogosi, la ferit.<t già chiusa dalla nmno del cbirurgo si riaprì eliminando il liquido infetto che contn.minava il pcritoneo e stava per avvelenare il paziente. P.
ANNUNCIO BIBLIOGRAFICO. D signor ..:olonnello metlico nella risenra, commendatore A~t":>' A, ba testè pubblicato una descrizione della barella di suo modello adottata dal Ministero della guerra per le compagnie alpine, con relativa istruzione pei soldati porta-feriti. Porgiamo annunzio eli questa. interessante pubblicazione con riserva di ri produrla nelle colonne del giornale o nell'o.ppendice.
Il Dit•ettore
ELIA
Il R c datt:o t•c CARLO
N OTINI FEDERico, Get·ente.
FRETTI
574 NOTI Z IE SANIT ARI E - -•1-Af -
Stuto s anitario eU tutto n R . esercito n e l m ese d i fc b brnio 1 880 (Giomale mil. 1880, 1nute 2•, n• 11).
umc.,
Erano negli ospedali nll• febbraio 1880 (l) . . . . . . . . 4966 E n tra ti nel mese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 892 1 Usciti. .... . ....................... . ...... 7071 1\lorti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 162 Runnsti al l • marzo 1880 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6654 Giornate d'ospedale ..................... . .. .. 217695 Erano nelle infermerie di corpo ali• febbraio 1880 ... . Entr:J.ti nel mese ... . ...... . ........... . .... . Usciti guariti ..... . . . . . ....... . . . .... . .... . " per passare all'ospedale . . ............. .. . 1\'Iorti ....................... . ...... . .. . . . Rimasti al l • marzo 1880 . . . . .. . . . . . ....... • ... Giornate d'infermeria ................. . ...... .
2285 59493
Morti fuori degli ospedali e delle infermerie di corpo .. Totale dei morti ................ . ....... ." . . .
19 185
1852 8405 6645 13~3
4
Forza media giornaliera della truppa nel mese di febbraio...............•... . ........ . .... 224602 Entrata media giornaliera negli ospedali per 1000 di forza. Entrata media giornaliera negli ospedali c nelle infermerie di corpo per 1000 di forza (2) . . . . . . . . . . . . . . Media giornaliera di ammalati in cut·a negli ospedali e nelle infermerie di corpo per l 000 di forza. . . . . . . . . Numero dei morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza
1,37 2,46 43 0,82
(l) Ospedali militari (principali, succursali, infermerie di presidio e spe(}iali ) e ospedali civili. (2) Sono dedott·i gli ammalati passat i agh ospedali dalle infermerie di c orpo.
NOTIZIE SA.NITARIE
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Morirono negli stabilimenti sanitari militari (ospedali, infermerie di presidio, specia.li e di corpo) n. 130. Le cause delle morti furono: sinoca. l, apoplessia cerebrale l, méningite ed encefalite 4, bronchite acuta 1, bronchite lenta 3, polmonite acuta. M, polmonite cronica 3, pleurite 7, idro-pio-torace l, tubercolosi miliare acuta 3, tubercolosi cronica l, angina. 1, catarro enterico acuto 1, catarro enterico lento 1, ma.lattia del fegato l, pcritonite 5, malattie di Btight 1, ileo-tifo 14, mcningite cerebro-spinali epidemiche 5 vaiuolo e vaiuoloide 2, miliare 3, febbre da malaria 6, cachrssia palustre 1, cachessia scorbutica l, emorragia. intratoracica 1, sincope fulminante l, rcsipola l, tumore malit;no 2, carie c necrosi 1, artrocacc 1, frattura l, commozione cerebrale per caduta l. - Si ebbe l morto sopra ogni89 tenuti in cura, ossia 1,12 per 100. Morirono negli ospedali civili n. 36. - Si ebbe l morto sopra ogni 53 tenuti in cw·a, ossia 1,59 per 100. Morirono fuori degli stabilimenti sanitari militari e civili per malattie 13, per caduta 1, per suicidio 5.
Stato sanitario d! tntto U R . e ser c ito ·n e l m ese di ruarr.o 1880 (Giornale mil.~tt(fic., 1880, parte 2•, n• 16). Erano negli' ospedali al l • marzo 1880 (1) . . . Entrati nel mese . . . . . Usciti. . . . . . . . Morti . . . . . . . . . Rimasti al 1• aprile. Giornate d'ospedale .
665-! 11558 10278 260 7674 223188
Erano nelle infermerie di corpo al l • marz;o 1880. Entrati nel mese . . . . . . . . . . . • • Usciti guariti . . . • . . . . . . , per passare all'ospedale ~Iorti . . . . . . . . . . . . . . . . Rimasti al l • aprile . . . . . . . . • . . . .
1852 11226 9057 1995 l
. . . 2458
(l) Ospedali militari (priucipali, succursali, infermerie dj preaidio 6 speciali) e ospedali civili.
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NOTlZlE SANITARIE
Gìornate d'infermeria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 75990 28 Morti fuori degli ospedali c delle infermerie di corpo . . Totale dci morti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 289 Forza media giornaliera della tmppa nel mese di marzo 1880 . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . 2171-!1 Entrata media giornaliera negli ospedali per 1000 di forza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1,71 Entrata media giornaliera negli ospedali e nelle infer merie di corpo per 1000 di forza (2) . . . . . . . . . 2,08 Media giornalier::t di ammaJati in cum negli ospedali e 45 nelle infermerie di corpo per 1000 di forza. . . . . . Numero dci morti nel mese ragguagliato a 1000 di forza 1,35 Morirono negli stabi limenti sanitari militari (ospedali, in.fet·merie di presidio, speciali, e di corpo) no 200. Le cause dùlle morti furono: meningile cd encefalite 10, bronchite acuta 12, bronchite lent::tlJ, polmonite acuta 55, polmonite cronica 3, pleurite 20, idro-pio-torace 3, tubercolosi miliare acuta l, tubercolosi cronica 4, catarro gastrico lento 3, catarro enterico acuto 1, malattia del fegato 2, peritonite 12, ileo-tifo 13, dcrmo-tifo 2, roeningite-cerebro-spinale epidemica. 2, 1!\i nolo l, morbillo 28, febb re da malaria 2, cachessia palustre l, cachessia. scorbutica. 2, tumore maligno 1, idrarto 1, ascesso acuto 2, carie e necrosi l, artrocace 2 , commozione viscerale per caduta. l, frattura l. - Si ebbe l morto sopra ogni 75 tenuti in cura, ossia 1,33 pet· 100. Moril·onn negli ospedali civiJi no 61. - Si ebbe l morto sopr& ogni 52 tenuti in cura, ossia 1,92 per 100. :M:orirouo fuori degli stabilimenti sanitari militari e civili per malattie 24, per caduta 1, per suicidio 3. (l) Sono dedolti gli ammalali passati agli ospadali dall'infermerie di corpo.
ERRATA-CORRIGE . A pag. 356, a linea ~. di~pensa. IV, ù1rece di r/lorno Jegga$i rltt-ot;o.
MEMORIE
ORIGINALI
ESPOSIZIONE ILLUSTRATA DE I CAS I CLIN I C I PIÙ IMPORTA01TI O(Corsi nell'os~edale miliU!re di Milano nel biennio 1877-78 (1) co:-~
NOTA SULLA POLMONITE MALIGNA dom ina ta n el f ebbraio e m arzo 1878
A. - CASUISTICA CHIRURGICA. l. - Toracentesi.
1• - Chinassi Emilio, soldato nel 4 7° reggimento fanteria,. 1'8 aprile 1877 è operato di toracentesi (processo Trousseau-Reybard) onde sottrarlo ad una imminente soffocazione, determinata da un idro-pio-torace a destra, da pre· gress:1 pleurite svoltasi nel corso di ll'l morbillo. Il sollievo è immediato, però la raccolta marci osa endotoracica hen presto si riprodluce, e verso la fine di maggio, attrarerso la puntura cicatrizzata, spontaneamente il pus si fa strada all'esterno. Dilatata. l'apertura, si applica l 'apparecchio a fognatura del Wallach, mercè il quale, con opportune iniezioni modifica· triei, viene effettuata la medicazione del cavo ascessuale. STORIA
(1) Scopo dd p re~entc lavoro è quello di fare note le osservazioni cl i n ic be )Jitl irnportanti raccolte ncll"ospedal~ militare di Milano nel bienni o 1 ~7i-78, e nello stesso tempo <li esporre una piccola parte di quanto vj venne praticato dai miei operosi colleghi in quel periodo di t;empo.
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ESPOSlZIOXE ILLUSTRATA
Con questo tr.tttamento, se le condizioni locn.li rn.pidamente migliorano, in,·ece le condizioui genP.rali ,·n.rmo progressira· mente ca.dcmlo per l'insorgenza. di un'l tuhercolosi polmonare che conducP ali n. tombJ. il malato il norcmbre successi vo. I/autop:;ia, cadarcrica. mostra le note di una. tubercolosi gene· ralizz1~a (Capi-rip;nto, dottor ì\font<Lni e quindi dott. Girogre) . STotaA 2a - Cicala Girolamo, soldato nel 7t) 0 reggimento Ltntcria, rieorerato in quest'ospedale il l o giugno 18 77 per pleurite suppura ta a destra, è operato di toraccntesi (processo Troussean-Rcyharcl) OtHle scongiurare una miuacciaute soffo. c::tzione. Se il solliero è immediato, il \'antaggìo però dell 'ope· razione non è che tmnsitorio, perchè ben presto la. collezione mardosa si riproduce ed in tal copia da mettere di bel nuo1o a gravissimo repentaglio la vita del malato. Egli è perciò il l o lugl io tli nuoro operat-o di toracentesi cou immediata ap· plicazionc di un appareccl1io a fognatura a doppia correute, mcrcè un? speciale procPsso da me immaginato, del quale ho già dato una comunicazione prevcutiva nelle conferenze ~ci enti6 che dell'o~pedal e di 1\Iilauo dell 0 c 15 ~ettemb re 1873, e clte fm bren~ sarà. reso di pubblica ragione, avendo ora rac· colto nn buon numero di casi che ne attestano la utilit.\ e le indicazioni precise. Viene cos) dato esito ad nna enonne quantità di pus (5 chilogrammi) ed immediatamente sono attivate le irrig::tzioni detersiro-modificatrici CtHlotoracicho che si continuano sino al 7 successivo settembre, epoca nella. quale è rimiate riformato in patria, d 0 \' 0 continua a. godere di buona salute, come re· centi informazioui m·hanno as~ icurato. STORIA 3• Odoarrio Giuseppe, soldato nel 41 o reggimento fanteria, il 15 gennaio 1877 è operato di toracente:>i (processo Trousseau) per pleurite siero-fibrinosa a siuistm, minacciante soffocazione. Il liquido però rapidamente si ripro·
DEI CASI CLINICI Pro' IliPORTA~TI, ECC.
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duce, sicchè il 23 gennaio è d'uopo addirenire ad una secouùt~. puntura. del petto, che viene susseguita da una tras formaziou ~ purnlenta. dell'essudato. Staùilitosi l'empiema, è d,ecisa l'operazione, ed il li 'lllarzo succe::;sivo, accondiscendendovi il capo-reparto dottor :Jlontani, vit'ne ùa me operato di toracentesi, secondo lo spt~ciale mio processo menzionato, che remle possibile l'immedia-ta. applicazione di un apparecchio a fognatura a doppia corrente, pure di mia costruzione. Quantunque eseguita nelle condizioni più sfavorer oli, tuttavia l'operazione è susseguita da un pronto miglioramento locale, col quale però di pari passo nou procede quello delle condizioni generali del malato ridotto iu uno stato marastico avanzato dalla diuturnità. dello f:iofferenze e delle dolorose prore attraversate. In ogm modo 1'Odoardo superando una iliade di guai ha potuto nel maggio 1878 essere inviato in patria, dove ha continuato a miglio rare, come
mi risulta da fresche notizie. SroltlA 4a - Mancuso Domenico, soldato nell' 8" reggimento bersaglieri, ricoverato nell'ospedale il 4 febbraio 1877, ,·enti giorni dopo è operato di toracentesi (metodo Dieulafoy) onde sottrarlo ad imminente soffocazione determinata da. nn acuto id1·o-pio-torace a destra da causa reumatica. n resultato dell'operazione fu assai soddisfacente ed in modo tale che il Mancuso il l O su~}Cessi ro aprile ha potuto essere imiato in breve licenza di conralescenza, spirata la quale si è restituito al corpo jn condizioni da poter proseguire nel sen·izio attivo (Capo-riparto dottor Montani). SronrA 5a - Piermarino Salvatore, soldato nel 41° reggimento fanteria, ricoverato nell'ospedale il12 agosto per pleurite sierosa a sinistra, è il 28 detto operato da me di toracentesi (processo Trous:)eau-Re~rbat•d) onde sollecitare il riassorbimento del copioso essudato che mostrasi poco obbediente
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ESPOSIZIONE ILLUSTRATA.
agli ordinari compensi terapici. n liquido si riproduce, ma in minor quantità del preesisteute; ma poi a poco a poco, sotto il regime latteo se ne eftiJttua il totale riassorbimento con successira ripri:Jtinazione della funzionalità. del polmone. Però essendo il Pierrnarino deperito assai nella generale nutrizione, è avviato in lunga licenza di convale;;cenza il 3 0 successiro settembre. STOHI.\ 6• - Zito Giuseppe, soldato nel 7° reggimento fanteria, ricoverato uell'ospeùale il 22 giugno 1878 per em· piema toracico a destra consecutiro a pleurite suppurata, il P luglio, dietro gentile condiscendenza del capo·riparto dottor Maffioretti, viene da me operato di toracentesi collo speciale mio procest;o. Con immenso sollievo del malato si estraggono due litri di marcia di buona qualità ed immediatamente dopo applicato l'apparet:chio a fognatura a doppia corrente, si ini· ziano la sera stessa le lavature medicate del cal'o morboso. Ma nel giorno successivo, nell 'atto che si pratica l'irriga· zio ne endo· toracica, il malato è colto da un gru vissi mo ::.ccesso ortopnoico, e pochi istanti tlopo è cada,·ere. L 'autopsia cadaverica fa rilevare la presenza nel ca vo pleu· rico destro di circa tre litri di pus nel quale nuotauo nume· rosi e grossi ammassi di fibrina concreta. 11 polmone destro carni fi vato trovasi ricalcato sul metliastino, dove è imbrigliato da aderenze di antica data. Il cuore, spo&tato a sinistra1 sicchè il mucrono tocca la linea a~cellare anteriore. La milza ed il fega,to ingrossati per iperpl a:-ia non recente del con ncttiro interstizia le. Epicrisi. - Sorvolerò sui casi di empierna toracico, pcrchè di questi mi riservo ampiameute trattare nel resocouto delle toracentesi da me pratica te collo sp1•ciale mio processo menzionato : inrece dirò due parole intorno all ' utili tà della toracentesi nei casi di rersamento sieroso alLivo delle pleure,
DEI CASI CLINICI PIU' DfPORTAN1'I, ECC.
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argomento questo di somma importanza, intorno al quale la scienza non ha ancora pronunciato l'ultima parola. La felice riuscita della toracentesi nel Piermarino, . do-
vrebbe spingermi a tessere l'elogio di quest'atto operati vo, che reso popolare, in Francia dalle smaglianti argomentazioni del Troussea.u, ha anche tra noi tronto tanti strenui propugnatori. Ma un fiore non fa 11rimavera, cd un sue· cesso fortunato non può uè deve cancellare dalla mia memoria altl'i casi da me operati, ma con risultato finale ben diverso. Gli è perciò che partigiano entusiasta un giorno di questa operazione, oggi non vi ricorrerei colla coscienza tranquilla se non quando, nel corso di una pleu· risia acuta, insorgessero minacciosi i sintomi di soffocazione per la strabocchevole C')pia del liquido effuso, ovvero quando sbollita l' infiammazione pleurale, l' essudato pleurico ri· manesse stazionario, ad onta di appropriata terapia continuata !Jer lo spazio di un mese. In altri termini, per quanto concerne b ctu·a cbil·urgica delle effusioni sierose del petto consecutive a pleurisia acuta, io starei attaccato scrupolosamente alle indicazioni già stabilite dal Niemeyer ed accettate dalla scuola tedesca. Nelle pleurisie s-ubdole o kdenti poi, che 'SOno le più fre· quanti nei nostri soldati e che danno luogo in genere a copiosissime effusioni sierose, sarei ancora più riser\'ato e quindi non mi deciderei alla toracentesi, se non quando il malato non mi sapesse precisare in modo indubbio la data esatta della comparsa del dolore iniziale al costato, che an· che in modo assai leggero, pure costantemente segnala l'ordirsi di simile malattia. Egli è solta~to quando mi pot-essi convincere che la ma· lattia non ha una. durata maggiore di 30-35 giorni, che mi deciderei immergere il trequa.rti nel petto, nella lusinga che
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ESPOSIZIONE ILLUSTRATA
rimosso il liquido, il polmone ricuperare potesse la sua funzionalità. Tal uno potrebbe osservarmi: percbè tanta. perplessità nelr oseguire un'operazione tanto semplice e facile e che al postutto, anche non raggiungendo lo scopo, non peggiora le condizioni del malato? Perchè se l'osservazione clinica mi fece persuaso che la toracentesi è inutile nella grande maggioranza dei casi di pleurisia acuta, venendo ugualmente i l liquido riassorbito per opera dei poteri fisiologici sorretti dall'arte, nello stesso tempo la pratica mia e altrui mi fece toccare con mano che la toracentesi eseguita anche coi processi operativi più perfetti non infrequentemente è susseguita da m1 gravissimo accidente ossia la trasformazione purulenta de1l'essudato con tutte le sue fttneste conseguenze. Pur tacendo di altri casi osservati nella mia e nella pratica di altri, la storia N° 3 è una prova eloquente che la toracentesi se è di facilissima esecuzione, non è poi sempre que11a operazione innocente, come la vogliono far credere i suoi panegiristi. Nei versamenti cronici poi, oltre l'accennato pericolo, vi ha un'altra eventualità che deve imporsi seriamente al chi· rnrgo ed è che praticata la toracentesi, qualora non avvenga la imme<liata distensione del polmone, mancando la pressione operata. sui vasi pleurali congesti dal liquido estratto, questi o si lacerano dando luogo alla emorragia e.r: vacuo ed alle sne cattive conseguenze ovvero, se le pareti vasali resistono, i liquidi interstiziali ed il siero del sangue con fulminea. rapi-
dità si versano nel cavo pleurale svuota.to, occasionando cosl e la rapida riproduzione della malattia e, quel che è peggio, un 'acuta spogliazione si erosa, tanto pilt infesta ali 'organismo quanto più prontamente si produce. E purtroppo i versamenti pleurali silenzios1 , che sono ap-
DEI CASI CLINICI PlU ' illPORTANTI, ECC.
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punto quelli che occorrono più frequentemente negli ospedali militari, quando sono rilevati dal medico, datano già da. lungo tempo, ed il polmone carnificato e fi:;sato nella doccia rertebralu da una pseuùo-membrana che taholta. (come ebbi campo di os:>crvarc nelle molte autopsie praticate) attinge la grossezza di un centimetro e d<wrantaggio, o giammai riuscirà ad espaudcrsi on·ero si espanderà imperfettamente e solo a gradi a il·adi. Ora lo sruobtmento del liquido in queste conùizioni uon può cl1e peggiora re lo stato del malato, per le alterazioni che 110ssono tenere ap· presso allo squilibrio idraulico che ne è una inc\'itabile conseguenza: perciò, io credo prudeuw in que:;ti casi l'astc:lsione dalla puntura del petto, anche perchè l'esperienza. mi ha insegnato, che queste effusioni, dopo essersi conservaLe per un certo tempo stazionarie, a poco a poco fi niscono per scomparire, mercè un graduale e s uc~.:e~siro riassorbimeu to, che si ha maggiore probabilità di ottenore, quanùo è possi · bile mettere il malato in condi:doui igienkhe piìt OPl)Ort nne di q nelle presentate da un ospedale. Fra gli argomenti messi innanzi da qnei mcllici che ,·or· rebbero la toracentesi elevata a metodo geucrale di cura ap},ena uno spanclimento pleurale è un po' cop io~o , caru]Jeggia quello ehe è l'unico espediente per mettere al siwro il maJato da una sincope, tanto più facil e <td avverarsi, quando l'effusione è a sinistra. •}; poi questo costantemente vero ? :\fi sia perme:;so dubitame. Già lo stesso Trousseau, con quella s<:hicttezza clte è propria dei grandi medici, aveva esposto un caso di sincope mortale susseguita. alla toracentesi: profondamente o,.:setTava come questo deplorerole :.~.ccidente si dor\la ascrÌ\•ere ai mutati rapporti degli organi conte111uti nel c:wo toracico e specialmente al cuore sempre spostato, ap11ena l'effusione è un po' copiosa.
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ESPOSIZIONE ILLUSTRATA.
Successivamente al Trousseau da di,·ersi altri autori vennero pubblicati casi congeneri ed io stesso nella mia pratica ebbi due volte a verificare questo triste accidente. -Ne riferisco il più recente perchè il più luttuoso e perchè ne conservo una dettagliata storia. Il signor Sac... E... , colonnello commissario, di anni 50, di robustissima complessione, il 28 dicembre 1877 chiede una · mia visita, perchè da qualche giorno prova una certa ambascia di respiro nel salire le scale : cou sorpresa constato un'effusione sierosa nel cavo pleurico sinistro, cosl copiosa da spostare il cuore a destra quasi in totalità. 'frattavasi evidentemente di una pleurite insidiosa, ed infatti il malato, senza febbre e senza tosse, mi raccontava che -çerso il 10 dicembre aveva avvertito un dolore al costato sinistro, d1e scomparve dietro una frizione d'olio di croton· tiglio. Però pochi giorni dopo, cominciò a sJffrire una ,certa difficoltà. di respiro, massime nel montare le scale, fenomeno però questo moderato e tale da permettergli di andare e tornare da Torino la vigilia del Natale. Inizio tosto la cura che sono solito praticare in simili casi (vescicanti volanti ed 11so interno di una mistura diuretica) confortato dal consiglio del colonnello medico cav. Pecco, del quale mi fo premura inrocare il savio parere. Però, questa cura, continuata per cinque giorni, non pr()duce alcun benefico effetto: le urine si man tengono sempre scarse, il livello del liquido non decresce di un millimetr-o ed il malato è inquieto ed assai agitato, perchè ogni giorno sente aumentare l'ambascia del respiro. È chiamato a con· sulto il professore Dubini, che conviene e nella diagnosi e nella cura, salvo proposta di qualche variazione nella com· posizione della mistura diuretica, che viene da me accettata. Ma, sgraziatameute la malattia prosegue invariata: il liquido
DEI CASI CLINICI PIU' IMPORTANTI, ECC.
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punto non diminuisce, anzi si manifesta una edemazia al co· stato e braccio corrispondente; il malato è agitatissimo e per la crescente dispnea e per la ostinata insonnia. poco sensi· bile agli oppiati. È proposto ed amministrato il jaborandi, ma quantunque l'azione diaforetica di questo rimedio si ma· nifesti vivace, tuttavia i fenomeni dispnoici non si amman· sano e più accentuato si rende l'edema delle pareti toracicbe. 11 malato domanda di essere sbarazzato del liquido, giacchè non si sente piÌ) il coraggi·o di tolle~are tante sofferenze. Procrastinare più oltre l 'operazione non mi pare,·a. nè lo· gico nè umano; quindi il 9 gennaio, convocati a. consulto il colonnello medico cav. Pecco e gli egregi professori Dubini, Todescbini e Staurengo, ra.ppresento loro la necessiti't di ad· divenire alla toracentesi, provvedimento che, all'unanimità approvato dai consulenti, è immediatamente da me attuato col processo Trousseau-Reybard, sotto la direzione del colonnello medico cav. Pecco e coll'assistenza del professor Stau· rengo. Si estraggono cbilogr. 5,50 di siero di colore bilioso, con grande sollievo del malato. L' operazione non è susseguita da alcun accidente locale o generale: il malato è molto rialzato d' animo. Con dolore però nei giorni successivi si constata che il cuore non ba fatto ritorno al suo posto c che il polmone si è solo un tal poco espanso all' apice. Il 14 mattino lo tt·ovo nelle identiche condizioni: se si dubita del risultato finale, però si è contenti di avere instituito la. toracentesi e per le sofferenze alleviate e perchè si crede che se non altro gli prolungherà l'esistenza. Mi congedo dal ma· lato esortandolo a sperar bene, ma non sono ancora arrivato a casa, che mi si richiama d'urgenza; ritorno e trovo il po· vero colonnello fatto cadavere. Che cosa era avvenuto? Subito dopo la mia partenza., era stato colto da un crampo doloroso alla gamba sinistra: siccome gli avevo raccoman.
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ESPOSIZIONE ILLUSTRATA
dato calda.mente di non scendere dal letto pu qualsi voglia. moti1ro, egli pe1• un po' resistette, ma perdurando il crampo ed anzi facendosi più straziante, nell'idea di trorare un })O' di requie, volle mettersi seduto sul letto, ma non ave vn. ancora compiuto questo movimento, che una sincope fulminante lo faceva ricascare cadavere. Da questa dolorosa istoria ne emerge un utile corollario prrltico, ed è che fatta la toracentesi, se il cuore non ritorna in posizione, i1 malato sta sempre sotto la minaccia di una sincope morti!.le; perciò dovrà scmpolosamente seguire l e stl.;lsse misure di precauzione che suggerite gli furono prima dell'operazione. Ogni illusione del medico e del malato a questo riguardo, potrebbe riuscire fatale: lo dimostrerò con luttuosi eserupii nel resoconto dei casi di empiema. operati col menzionato mio speciale processo che pubblicherò fra brere e dove coll'appoggio di alcuni importanti reperti anatomo·patologici spero di mostrare che la causa prima della paralisi istantanea del cuore, appunto come aveva detto il Tronsseau, si deve riporre nei mutati rapporti della circolazione sanguigna iildQotti dalla dislocazione dell'organo ceutra.le della circolazione. Riepilogando quanto bo detto, intorno al valore della toracentesi nei versamenti sierosi acuti e cronici della pleura, credo potere cooclliudere che quest'operazione se costituisce una preziosa risorsa nei casi precisati dal Niemeyer, tuttavia non de1•e essere elevata a metodo generale di cura: l o Percbè non mette in salvo il malato dal pericolo di una sincope mortale; 2° Perchè può essere susseguita dalla trasformazione purulenta dell'essudato, tanto temuta per le Slte conseguenze sinistre; 3° Percbè la rapida riproduzione sierosa inevitabile al-
DEI CASI CLINICI PIU' IMPORTAX'fl, ECC.
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Jorquando n polmone non si espande , inducendo un acuto degradamento nutritiro dell'organismo, anzichè prC\'enire, facilita lo sviluppo delle tubercolosi polmonari. Queste sono le mie com·inzioni clic in me furono raùicate e dalla spassionata osservazione al letto del malato c da1ln. lettura delle statistiche francrJsi, le quali hanno segnalato un aumento nella mortalità per pleurite, dopo che negli ospedali parigini si è resa comune la punzione toracica nella cura di questa malattia. Il. STORIA 7~ -
Ascesso perirenale.
'Merlo Pietro, carabini ere nella l<'gione di :\iilano, il 2 giu!no 1877, ricorera nell'ospedale, accusando una viva addoloratura lungo il ramo nervoso lombo-addomi· naie sinistro; contemporaneamente insorge una febi.Jre acces· sionale che il chinino non modifica e le mine analizznte rirc· lano notevole copia di sangue. Nei primi giorni, non mi è dato accertare alcuna intumescenza in corrispondenza della regione renale sinistra e quindi non so a cosa riferire la sintomatica nevralgia lomi:>O·addominale e l'ematuria: ma piìt tardi, la regione reuale sinistra preseHtasi uu tal poco protuberante e nello stesso tempo vi riscontro dapprincipio ur:ul tensione profonda e quindi nn senso di oscura fluttuazione, cui ben presto vi si associano ed una edemazia del ' connettivo sotto-cutaneo e delle doglie lancinanti. L'aroma· lato non a\·eva sofferto di locale contusione, nè mai m·eva. patito di renella o calcoli ; quin~i diagnostico un ascesso acuto perirenale, da causa reumatica. Pratico l'immediata incisione (processo di Pétrequin) colla quale si dà luogo ali" uscita di circa due litri di pus di buona qualità : nel cavo ascessua.le introduco un drenaggio ad ansa. e attril·
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ESPOSIZIONE H.LUSTRATA
verso questo attivo delle irrigazioni detersivo·modificatrici nelle successivi medicazioni. Il Merlo, completamente rista· bilito in salute, il 28lug1io viene licenziato dall'ospedale. EpicriS'i. - La perinefrite suppurativa ordinariamente mostrasi in seguito di una violenta contusione alla regione renale: .è stata anche osservata dopo una viva impressione di freddo: ma le sue cause più frequenti sono l' infiltramento urinoso consecutivo ad una soluzione di continuità del rene, dei calici e del bacinetto ovvero ad una perforazione di un ascesso renale. La diagnosi dapprincipio è quasi sempre oscura e ordina· riamente non può essere stabilita se non quando il tumore ha acquistato un certo volume. Percii si dovrà sempre essere guardinghi, perchè in simili incontri, atteso la fallacia dei sintomi, non è difficile ineappnre in sb11gli diagnostici assai compromettenti, anche ad un medico assai oculato. Infatti, precisamente nell'epoca nella quale io aveva in cura il Merlo, ero chiamato in città a vedere certo signor n. L., pittore di scene assai reputato, da più giorni gravemente malato di creduta gastro·epatite, minacciante l'esito di suppurazione. Il quadt·o clinico non poteva essere più completo : tinta itterica della cute, vomito . ripetuto di sostanze biliose, tu· mido e dolente l'epate alla pressione. dolore spontaneo e crucciante irraggiantesi alla spalla, tosse secca, stizzosa, verttre chiuso, somma prostrazione di forze, febbre accessio· nale preceduta da brividi. Ero n Il per associarmi al giudizio espresso dal curante, quando sotto l'impressione freschissima del caso che avevo in cura e sulla considera· zione che il signor D. L. soffriva di renella, prima di pro· nunziarmi volli esplorare la regione renale destra, dove con sorpresa mia e del curante venne riscontrata una intume· scenza fluttuante, che incisa tosto, diede luogo all'uscita di
DEI CASI CLCNICI PIU' IMPORTANTI, ECC.
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circa un litro di pus, di odore manifestamente urinoso. La guarigione avvenne rapidamente, dissipando così tutte le nostre sinistre previsioni di possibile permanenza di una fistola urinaria, previsioni del resto non irrazionali, giacchè soffrendo il malato di coliche nefritiche, spontaneo si affacciava al pensiero il concetto di un infiltro urinoso consecutivo ad una perforazione del rene, di un calice o del bacinetto. Ili. STORIA 8•
Trapanazione del caJ:o.
- Scarone Giovanni , bersagliere nell' 8° reg. giruento, la sera del 25 novembre 1877, è rico,·erato nell'ospedale per una. ferita alla regione temporale destra prodott.:'l da una sciabola-baionetta, cho slanciata con violenza da un compagno, andava a colpirlo due centimetri circa allo indietro dell'apofi::;i orbitaria esterna corrispondente. Il ferito nel mattino successivo, visitato dai medici dell'ospedale, ri unitisi a consulto sotto la presidenza del direttore cav. Pecco, presentava: smarrimento completo di sensi interni eù esterni, respiro stertoroso, vomito, perdita involontaria dell'urina, polso lento, midriasi. Nella supposi1.ione che e=-istes:;e uno stra vaso progressivo sanguigno fra la dura madre e la pia meninge, per lesione dell'arteria meningea media, s upposiziono corroborata dalla ubicazione della ferita nell'immediata. adiacenza del corso dell'arteria stessa, i con· venuti a consulto, ritenuto il caso disperato, furono unanimi nel giudicare che si dovesse ricorrere alla trapanazione del capo, come ad unièa àncora di una possibile salvezza. L'operazione eseguita dal capo-riparto dott. De-Paris, venne per un istante disturbata da una emorragia abbastanza viva, proveniente da uno dei rami collaterali della meningca. media
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ESPOSrZIONE ILLUSTRATA
ferita dalla corona del trapano. Siccome questa arteriuola scorreva in un canale scavato nell'osso, così fu facile arre· stare l'emorragia con un tampone di cera, giusta l'insegna· mento di Hoser. Con sorpresa n.on venne però trovato alcun stra vaso sanguigno: l'infermo spirava otto ore dopo. L'autopsia svelava una ferita verticale nel piano osseo della porzione sfenoidale della fossa temporale de.;tra, dell'estensione di due centimetri, approfond<Lntesi diagonalmente attraverso le meningi nella massa cerebrale e nell'emisfero cerebellare sinistro, sino a toccare la superficie interna del· l'osso occipitale, pure superficialmente scalfita. L'arteria meningea media, 'Situata appena al di dietro della ferita ossea era intatta. L' importante pezzo patologico da me pre· parato a secco è conservato nel gabinetto notomo-patologico sotto il nQ 131. Epicrisi. - La tavola notomica pose a nudo l'enoneità delle nostre previsioni ; in questo caso la trapanazione non solo era inutile, ma anzi controindicata. Ciò dimostra la fallacia dei medici giudizii, fallacia però che io trovo degna di scusa, se ben si considerano i motivi che ci sospinsero all'esecuzione dell'atto operativo. Intanto da tutti era crtl· duto che l'azione dello strumento feritore si fosse arrestata alla tec.'l craniense: fu solo dopo ·avere sul cadavere riscontrato una ferita che aveva attraversato la base del cervello, arrestandosi la punta dell' istrumento feritore nella parte opposta contro la porzione sinistra dell'occipitale che indagando si venne a conoscere come la lama della sciabola· baionetta si fosse conficcata nel capo per un lluon tratto (10 centimetri) e con tanta forza, da richiedere una certa violenza per poterla estrarre da parte di un bersagliere presente al doloroso avvenimento. Ora davanti ·a noi, ignari di questo, giaceva un giovine
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rentenne, che ci stringera il cuore col ran tolo dell'iniziale agonia; la ferita dei tegumenti coartata, sembra1a assai limitata: Io specillo, se rilevava una scontinnità dell'osso, non essendo però sgraziatamente penetrato nella ferita ossea, ci faccra accarezzare l' idea, che lo strumento feritore fosse stato de,iato dalla resistenza della teca cranica. Ciò posto, quale merariglia se colpiti ùalla ubicazione della ferita. proprio là ove decorre l'arteria mcningea. media, sorgesse in noi la credenza di uno stravaso sanguigno prodotto da una ferita dell'arteria. meningea media per opera di qualche scheggia aguzza staccatasi dal tarolato interno dell'ossatura. ? E in questa convinzione non era dorcroso procedere all'istante alla trapanazione, nello scopo di rimnorere il sangue stravasato e procedere all'emostasia definitira colla allacciatura o torsione del vaso ferito? Se v' ha indicazione netta, indiscutibile, sulla necessità della trapanazione, gli è certamente questa: il Roser l'ha vittoriosamente dimostrato. Però ci eravamo sbagliati nel nostro giudizio; quindi l'operazione, non solo fu inutilmente intrapresa, ma sarebbe riuscita assai dannosa, qualora sventuratamente la ferita riportata dal disgraziato Scarone, non fosse per se stessa stata assolutamente mortale. Ciò ho creduto doveroso di esporre, affinchè nell' animo dei giovani medici, di nomina recente, che facevano corona al letto dello Sca.rone durante l'esecuzione dell'atto operativo non fosse rimasta nell'animo una triste prevenzione contro una operazione, che a torto si volle radiare dal quadro delle chirurgiche risorse. Se gli antichi ne abusarono, se ci destano ribrezzo le pereg1·inazioni trapanatorie che i medesimi eseguivano sul capo in cerca di una raccolta marriosa o sanguigna, questo p erò non giustifica l'ostracismo che si volle infliggere a questa
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ESPOSIZIONE ILLUSTRATA
operazione ùn. alcuni fra i più autorevoli capi·scuola della moderna chLrurgia. La trapanazione nei traumatismi del capo, fu ed è sempre il migliore proli lattico della mortale meuiugo·encefalite reat· ti\'a; come pure form<t tutta.1'ia una preziosa, forse l'unica risorsa, negli stravasi sauguigni progressivi consecutivi a lesione dell'a.rteria meningea media. L'essenziale sta nel precisarne le indicazioni e la scienza essere deve riconoscente al Rl>ser, al Fischer, all' Heineke ed al nostro Uizzoli' che con sapienti e pertinaci studi banno 1iahilitato uu' operazioiiC che appena. pochi anni or sono si riteneva per sempre scomparsa del clùrurgico orizzonte. IV. STORIA !)n
Dieresi galvan ica.
Un capitano di fanteria, nel settembre
1877, rico1•era nell'ospedale, onde essere sl>arazzato di alcuni
voluminosi tumori emorroiduri che lo preoccupano gravemente e per le ricorrenti emorragie e per le sofferenze che gli arrecano nel marci<ue. Ne viene decisa l'ablazione coll'ansa galvanica, che è praticata dal direttore cav. l~ecco, in presenza dei medici dell'ospedttle e del presidio, previa clorolbrmizzazione del malato. Nessun acciùente disturba. l'operazione, che proced·e colla massima regolarità. Il taglio dell'ansa fu incruento: l'escara cadde in pochi giorni senza una goccia di sangue : nessuna reazione locale: dolorosa ed inquieta solo la prima notte : quindi perfetta ralrna. Leggero disturbo alla Jlrima defecazione solida, occorsa in settima. giornata. Sortì guarito nel dicembre, senza restrizione della parte, portando però una pic~:ola piaga all' ori1ìzio anale.
DEI CASI CLI~ICI PIU' IMPORTANTI, ECC.
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l oa -
Vincenzi Alessandro, soldato nel reggimento cavalleria Montebello, entrato nell'ospedale il 10 aprile 1878, presenta una fistola completa all'ano che per la sua altezza si giudica non scevro di pericoli l' operarla col metodo ordinario. Perciò si dà. la preferenza ali 'ansa galvanica e l'operazione, eseguita dal direttore cavalier Pecco, è coronata dal pilt felice successo. Epicris,i. - Ridire i vantaggi di quella preziosa conquista della chirurgia moùerna che è' la galvano·caustica, sarebbe per lo meno ozioso. L'ablazione dello emorroidi, un dì tanto temuta e dal chirurgo e dai malati, ora è diventata un'operazione facile, di nessun pericolo e di risultato sicuro; lo stesso dire si deve delle fistole alte del retto, la spaccatura delle quali dava spesso luogo ad emorragie pericolose. Ora colla dieresi galvanica ogni pericolo è rimosso : l'operazione procede spedita, pronta la guarigione. AH 'atto pratico ho potuto convincermi della Lontà delle modificazioni apportate dal professar Bottini al manubrio del Pischel, come pure ho dovuto constatare che gli strumenti di galvano-caustica fabbricati dai fratelli Borriglione di Novara, dietro i consigli del Bottini, meritano la preferenza su quelli che ci manda la Germania. STORIA
V. -
Amputazioni.
- B. L. tenente nel reggimento camlleria Roma, nel mantre si lava i piedi, rottosi il catino, riporta una ferita lacero·contusa al lato esterno del dorso del piede destro per un coccio che gli si couficca nella parte (Hl gennaio 1877). La piccola ferita, è susseguita da Ulla sinovite STORL-1. 11•
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ESPOSIZtO:\E ILJX:>TH.\1'A
tenclinea ~u ppu rata, che rapidamente si diffonde alla sinoriale htrsalc, areudo:3ene per conl;egncnm lìnale nna carie acuta a1Luticolazionc del tar:;o c tebio·tarsea corri;;pondentc (artrocace acuto). La gnwozza dd f,ttto locale, l'iu:-;vrgcre tli minacc:io,:;i int'tll:w,.i feuomoui generali, tletermLn ano al sacrifizio della : t r~e per sah·arc la rita e pereiò, ll ietro consulto, è 1lal capor.:parto dottor Marfioretti attuata l "ampntaziouc sopra-mal1eolarc della gamba (procu:;::;o ]:{iberi) preria cleliguzione elastit;a Silve;::.tri-Esmarch c clorofonnizzazion\l ùl'l malato (lU :t}wile). La disscrzioue del piede e~portato tonferma la Llia· ~;no~ i e la ncct•:;sità. imperio:;a del cllirurg ico provreùimento. l/atto opcratiro è sussegui to da ranlaggio:·m modificazione nelle condizioni generali, che :'lgraziatam_enl.c però non è Ju. raturo; il p~tzient.e minato nella costituziOIH' organica dalla tliuturnin rlci patimcnti, rienc pitl tardi colpito da. lll~<l. tu · hcrc;olosi polmonare, che lentamente lo condure alla. tomha (v luglio). 11 moncone t1 i aro putazioue era complctamcnte cicatrizzato. SToHIA l ~· . )fartini :\fichele ~o ldato nd reggimento ~:a rall eria Roma, il 18 marzo 1877 entra nell"ospedale vcr carie fungosa spontauea ùell"a.rticolazione mctutarso-falangca rlelL'tlluce destro. H.iu:-:dti a rnoto i rarii mezzi terapici atti1·ati (immobilizzazione, immi ~~ione nei tramiti ti:;tolosi tli cilindretti di nitrato eli argento eol metodo Larghi), ricne rleci:;a ed il l !) maggio dal capo-rcp<trto dottor :'lfaffioretti i' praticata. l'amputazione del primo metatar~o uwote:-:~o Ri· cherauù). Durante il l:lrorio tli cicatrizzazione si sriluppa una ca:;eosi polmonale cltr 11orta al ~L' l lol cro il paziente il J !l Jnglio sncccssiro. ~TOHU ].:)" l<'Prr... u-... Lenente commi:;sario, ucll'ot!ohre 1878 cr1tra ucll 'ospedale per un tumore bianco :,Il p· pnrato al destro ginocchio.
DE l C.\:31 CL!l\ICI PlU' I~POR.TA~Tr, ECC.
GQ.J
La nulattia, srolta:;i spontaneamente datara, da mrca un anno, ribelle alle cure attuate per lunghi mesi nell"ospcrlale di Torino e pcggiombL, a suo dire, dalle fangature termali di Acqui. Il ginocchio prc~entara:;i enormemente tumefatto e fl ntttwntc; ac~:essi lelJbrili ricorrenti precclluti lla orripilazioui : insonuia, gr:tn.l pro:;trazione rli lorzc, sudori uotbm i, rapillo decadimento dellt.l f1Jrzc. A sco11giurare il crepatcio spontaneo delhL sinoviale e il di:;astroso consecutiro infìltro marcioso fra i must:oli dell a co~di1 e della gamha, giusta i dettami del Billroth, pratico hL paraccntesi tlel caro mardoso articulare, nm questo prorTetlimento ripetuto tn~ ,·olte di segu ito, nè modem il processo tlistruttiro lot:ale, nè ammausa h gra.rezz<L progre:;sira dei Jenomeni general i. ln questa comUzione, non si pre;;eu t<t che un'unica ri::orsu: 1lemolirc la pa rte per sah-are la vita. j.; quiwli prnposta, ma con molta ril ut,tanzn aceetbta dal malato, assai apprcnsivo, Ltmyntnzioutl dl'lla coscia, che prl'rÌ<L la cloro-uareo:::i e la ùel iga~ione ela:;tica Sil re:;tri -Esma r~h, \'iene da mc eseguita col metodo circolare (proGesso Brnuiughauscn) pre:;ente il tlircttore di sani!;;\ ed altri colleghi, accor:>i muncrosi pcrchè era ht prima rolta che nel nostro ospedale reHim attuata la rigorosa meùit:azione antisettica del Listcr. L'atto opcratiro si compie regolarmente, ma suhito t1opo, insorgono grari fenomeni di cola11sus per intossicazione clor oformica ehe con tatica ccl a steuto riesco a sconcriurare colo l"irn-ersione di Xélaton, col la respirazione artificiale, colle f rizioni aJn Htou i a~?ali sulla regione precordiale, ecc. e~:c: . H.iaruto il malato, proco<lo alla medic:tzioue t1elmoucOJle collo stretto metodo di Li:;ter, attuato in qne:;ta e ncEt.! st:c.:ch:;~ irc me~l kazi on i colla modalitit Mcuzcl.
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ESPOSIZIONE ILLUSTRA.TA.
L'operato però, profondamente scosso dai patimenti sofferti, spaYenta.to dall'idea di correre incontro alla miseria. perchè non aveva diritto a pensione vitalizia, e inconsolabile per la mutilazione subita, piomba nella più cupa melanconia, dalla quale non valgono a stornarlo, nè le affettuose cure di una sorella accorsa al capezzale, nè gli amorevoli conforti degli amici e dei superiori : il poveretto, quindici giorni dopo l'operazione, affranto dal crepacuore, esala l'estremo sospiro. In tutto quest'intervallo di tempo il termometro aveva. costantemente segnato 3 7 ce nt . Gli effetti però della medicazione del Lister eseguita fino alla fine colla più scrupolosa esattezza, non furono nè essere potentno molto soddisfacenti. La ferita di amputazione, nemmeno in un punto limitato, aderì di primo innesto: che anzi qua e là nel manichetto comparvero dei punti necrotici, come pure cadde in mortificazione pressocbè tutto il pannicolo adiposo sottocutaneo foderante il maniebetto cutaneo. Peròla suppurazione fu sempre scarsa ed inodora. Epicrisi. - La storia n° 11 è assai istruttiva, perchè mentre giustifica l'orrore del volgo per le ferite lacero-contuse del piede, nell'istesso tempo c'insegna quanto dobbiamo essere acculati in questo genere di lesioni. La ferita prodotta. dal coccio eli catino per la sua minima estensione (4 millimetri) dall"ufficiale è ritenuta insignificante e quindi reugono trascmate le precauzioni suggeritegli dal curante. Cinque giorni dopo però la piccola ferita si fa turgida, arrossat.'t,
dolente : pitt tarJi sul dorso del piede si manifesta un flemmone putrido, che guadagna la gamba, inducendo fenomeni minacciosi di setticoemia. Nulla vale ad arrestare la marcia di questa successione distruttiva, il risultato ultimo della quale si è una carie acutissima delle ossa del tarso e dei capi articolari dell'articolazione tibio-tarsea.
DEI CASI CI.rNICI PIU' IMPORTANTI, ECC.
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Che ara avvenuto? Come mai una ferita sì piccola aveva prodotto tanto incendio? La spiegazione è facile: il coccio infitto nella parte esterna -del piede, ave\"a lacerato la borsa tendinea del lungo peronicro laterale: da qui lo sviluppo di una sinovite purulenta, alla quale per propagazione di processo si associa tosto un flemmone profondo putrido del piede, che ùi sua natura maligno coinvolge nel lavorio distruttivo le sinovialì tarsee e tibio-tarsiche, dando così luogo ali 'artrocace acuto, che necessitava l'amputazione sopra-malleolare della gamba. La sinovite tendinea però non sempre suppura: in qualche raro caso l'essudato è plastico ed allora l'infermo può guarire, rimanendo delle aderenze, che abolendo in tutto od in parte lo scivolamento del tendine (anchilosi tendinea) ne aboliscono o limitano la funzionalità. Quindi il chirurgo nei casi di lesione delle borse sinoviali dovrà con energia adoperarsi onde impedire che la infiammazione reattiva vesta la forma purulenta, ma invece resti nei limiti di una flogosi plastica, le conseguenze della quale potrà pill tardi in parte togliere coi bagni termali, colla ginnastica moderata, ecc. La storia n° 13 se per sè stessa nulla racchiude di speciale, ci offrono però il destro di fare qualche commento ed il subitaneo colapsus prodotto dal cloroformio e l'insuccesso della medicazione asettica del Lister. Il colapsus è la più grave comp1icazione della narcosi cloroformica: può avvenire in tutti i periodi dell'anestesia e con più facilità lo si osserva sia negl'individui affetti da anemia acuta o cronica, sovrattutto quando havvi degenerazione grassosa del cuore, sia nei soggetti deboli od estremamente apprensivi, come appunto era il mio malato. Perciò io credo che in questi incontri anzichè al cloroformio sarebbe meglio ricorrere all'etere, che ha le stesse virtù del ptino senza
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ESPOSIZIO:-JE lLLUSl'IUTA
però essere al pari di questo pericoloso, come strenuamente ha dimostrato il Palàsciano al congresso di Bruxelles 1876. Inoltre in questo caso la medicazione alla, I~i ster ebhe un effetto quasi null0: cos\ e non altrimenti dovera essere perchè lo spray non poteva trasfondere nei tessuti quel la vita ger· minath·a che faceva difetto per la profonda depressione psicbica nella quale era l'ammalato cad uto. Per questo insuccesso, taluno inise alJa medicazione antisettica: ebbe torto. Oggidì , il metodo asettico del Lister, conta tali trionfi ed è propugnato da tali autorità chirurgiche, da. sfidare qualsivoglia attacco nel campo scientifico-pratico: se si aggiunge poi che anche le considerazioni economiche messe innanzi da. talnni oppositori vennero annientate d:t una critica onesta e leale, bisogn;l confessare che la nuova medicazione oramai poggia sovra una base incrollabile. Però anche la medicazione asettica, come ogni opera umana ba il suo punto vuluerabile, e questo, a mio credere, sta nelle difficoltà immense di sua esatta applicazione, condizione quest'ultima sine qua non per la riuscita del metodo. Infatti è oramai un assioma che la più lievé infrazione alle regole tracciate dal Lister equivale ad tul insuccesso: è questo ripetuto in coro da tntti i liste· riani. Ora il tecnicismo di questa medicazione è così intricato, cosl complesso, così minuzioso, elle è veramente una cosa dif· ficile il non fallire in qualche dettaglio. Tanto è ciò verù che gli stessi listeriani più autorevoli, candidamente confessano che se nei primi tempi dell'adozione del metodo non ritrassero tutti i vantaggi che si ripromettevanò, questo è dipeso perchè lo praticavano male od incompletamente. Ora, se il· lustri chirurghi, in mezzo a tutte le risorse di una clinica, provvisti ad esuberanza di tutti i mezzi, coadiuvati da nn· merosi ed'lintelligenti aiuti e sussidiati da un personale in-
DE l CA SI CU ~l ~ l PIU
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J:\IPO RTA~TI 1 ECC .
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feri ore bene i~ tru i to e disciplinato, schiettamente confe;;sa11o di non es:;cr:-;i veramente rc:;i parlroni del metodo, so 11011 1lopo nn lungo tirociuio di mesi e!l anche di ann i, comr. mai potri't la me•licnzione del Lister ditl'on<lcr:-:i e generalizza r~ i nella pratica pl'irata, negli OS[Jit:lli cirili c diciamolo pure n,nchc nei militari, dore v'ha srar;:;ezzn di n1l'a i, rlcficienzu. di personale inferiore atlatto e sorrnttntto un iJICO:::santc mu· t:lrsi eli medici e eli n:;sislenti? Egli è perciò, che io dubito assai che il metodo di Li· stor nell'a.ttualità possa. elevarsi a sistema generale di me· dicazione e quindi in questa convinzione altro non mi resta che far \'Oti, aflìnchè si trovi il modo di renclcrnc il tec ni· cismo più semplice c così tutti i chirurghi possano ntiliz· zare questo grande acquisto della motlerna chirurgia, che schiude la via a nuore e pifr ardite ri ~orse e nello stc:::so tempo tutela grandemente la salute dci feriti e degli operatt VI. - Chirurgia. conservatrice (operativa ed aspettati va).
143 - Bcsozzi Angelo, soldato nel rcggiment{) cavalleria Roma, ricoverato nell'ospedale il 27 febbraio 1877 per una periostite traumatica al malleolo c~ tcmo sinistro. Tale regioOte si presenta tumefatta, arrossita, dolente alla pressione: l'esplorazione collo specillo attraverso un foro fist{)· loso centrale constata che il tumore è costituito da un granuloma c che la superficie dell'osso è cariosa (carie fungosa t.raumatica). Dapprincipio si instituisce la cura ordinaria di tale affe· zione: questa riuscendo infruttuosa è decisa cd il l O luglio dal capo-riparto dottor Falcone viene praticata la resezione parziale del malleolo (processo Sédillot) distruggendo le re· siduali granulazioni col cauterio galvanico. STORIA
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ESPOSIZIONE ILLUSTRATA
L'operazione è egregiamente tollerata e le cose procedono regolarmente, quand'ecco sulla località vi si· innesta la resipola che allora dominava nella sala. Questa si dissipa, ma i suoi malefici effetti si estrinsecano colla recidività di morbo ed estensione del processo carioso alla diafisi peroneale. Perciò il 3 ottobre è ripetuto dal curante l'atto operativo, distruggendo successivamente col cauterio attuale i punti cariosi sfuggiti alla sgorbia. L'operazione è susseguita da lma vio· lenta reazione locale, sbollita la quale, si inizia un lodevole processo di locale riparazione, cui tiene appresso una completa guarigione colla perfetta conservazione della funzione della parte. STORIA 15• - Cattaneo Felice di anni 20, sergente in una compagnia alpina, giovine di mente alquanto guasta ed esaltata, tenta suicidarsi col proprio fucile appuntato al toJ:ace sinistro. Per la mutata direzione dell'arma nell'atto di farla scattare, il colpo anzichè attraversare il torace si dirige alla spalla sinistra, penetra nel bordo ascella.re ante· riore, attraversa il moncone della spalla, ft·attura l' omero nel collo chirurgico ed esce dal margine posteriore del deltoide. Dopo trenta giorni di degenza in un ospedale civile (Domodossola) il Cattaneo è traslocato in questo ai 30 luglio 1878 e ne sorte quindi il 19 dicembre con pseudartrosi dell' omero stato fratturato e colla possibilità di sufficienti movimenti volontarii dell'arto. Come si può pensare, le fasi attraversate dal Cattaneo nella lunga cura fattagli così nell'ospedale civile di Domo· dossola, come in questo, furono assai gravi, prima per emorragie ripetute, poi per ascessi secondarii, per estrazioni di sequestri ossei e per profuse suppurazioni. Giovò molto in questo caso un apparecchio immobilizzante fatto colle fasce Duggan.
DEI C.l.SI CLlNICI PlU' là! PORTANTI, ECC.
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L'ammalato anzichè essere proposto a rassegna di rimando fu inviato in licenza di convalescenza per poterne osservare più tardi le ultime fasi. Epicrisi. - I due esposti casi sono entrambi interessanti. D primo segna uno splendido trionfo della chirurgia conservativa-operativa in una malattia che abbandonata a sè stessa, si sarebbe diffusa all'articolazione tibio-tarsica corri· spondente, rendendo così inevitabile la mutilazione della gamba. Il secondo è un bell'esempio di chirurgia conservativa-aspet· tativa, dO>ve la pseudo-artorosi stabilitasi in corrispondenza del collo chirurgico dell' omero, anzichè di danno riuscl van· taggiosa permettendo una limitata mobilità. del braccio, che certamente sarà aumentata in :progresso di tempo.
VII. - Neoplasma. 16• - Il signor M.. ... V .... capitano nei bersa· glieri, il giorno 11 giugno 1878 entra all'ospedale per un tumore fluttuante alla parte antero-superiore della coscia si· nistra, grosso quanto la metà. di una testa di feto a termine, principiato un anno prima e cresciuto poco alla volta sino a raggiugere quell'enorme volume, senza che il capi· tano avesso mai cessato di fare servizio sino al suo ingresso nell'ospedale. Questo tumore non era unico; altri minori si notavano nelle fosse iliache e nella parte superiore della coscia destra. Quale era la natura di tali tumori? E qui una serie di dubbiezze, giacchè e i dati anamnestici e l'attualità non suffragavano interamente il concetto di una neoplasia maligna, e più precisamente ùi un sarcoma midoll are che primo si affacciava alla mente ispezionando la loca· STORIA
lità ~orbosa.
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ESPO~IZIO~E
TLJ.USTRATA
Infatti due anni prima il capitano, in questo stesso spedalc, ~ra stato 1la me curato di nn voluminoso ematocele della vagiuale del te:-ticolo sinistro colla spaccatma e decorticazionr~, con eccellente risul tato fi nale. Ora quale ne~so potera ~u ssi::; tere fra l'attualità. ed il pregresso ematocele? Ncssnna. l~ poi come armonizzare il oon· cotto di sarcoma midollare con diffusione ai gangli linfatici ,-icini colle perfette condizioni generali del malato che preSPntava l'aspetto della pii! Jlorida salute? In questo buio si cercò luce nell'assaggio (]el t.umore, fa tto con un piccolo trequarti dal rapo-riparto rav. l'ieri, ma invece di pus, come lnscin,-a credcro 1'n.pparen te Hnt tuazione, sortì attraverso la
cannula del sangue rivo. l l lnTio si fece ancora pilt fitto. Intanto si ordiva un fatto nnO\'O . La puntura d:l\'a luogo ad una violenta reazione locale, che passata alresito di suppurazioue, in breve tempo promuo,·era la distruzione del tumore e la sna totale scomparsa con molta meraviglia del mal:lto e dci curanti. Ma in coincidenza di questa scomparsa, gli altri tumori, che fin nlJora erano rimasti stazionari, assunsero un insolito sviluppo, e particolarmente quel1o notato alla radice della coscia. destra, sino a pre~en tare una decisa fluttuazione. Praticata un "incisione per dar esito alla marcia, insors& una febbre da infezione che i11 pochi giorni portò alla tomba il povero capitano, appunto a1lora che sembrava entrato in piena convalescenza. Assente da 1\filano, non lto potuto presenziare l'autopsia cadaverica; però nel protocollo delle autopsie trovai registrato che i tumori esistenti nelle fosse iliache e alla radicn d'ambo le cosce erano adenomi tu bm·colari. Epicrisi. - Confesso francamente che il reperto cadaverico, anzichè diluciùare, 11:1. maggiormente scompigliate le
DEl CASI CLI;\I C! l'IU' DIPORTA~Tf, F.CC.
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mio iflec circa la natura dci tumo1i c la. causa che condus;';r alla tomha. il povero capitano. Infatti la. diagnosi primitir::t di snrcoma mirlollare iniettante 11011 presentava che nn unico punto oscnro, il rclatiro hcne:;sere generale del malato c l::t mancanza della car<Lttcri~tica. tinta paglicrina della cute. Le successive fasi della malattia. 11011 avrebbero infirmato, ma. anzi convalidato un tale concetto. E invcro ò notorio come i sarcomi mi dollari simulino sovente un 'apparente ftutt.uazione, errore tattile questo che viene corretto dalla puntura espio· rativa, la quale, anzichè a marcia, dà luogo all'u~cita di sangue : come pure è cono:;ciuto cho la puntura di questi tumori è non infrel}uentemente susseguita. tln. una violenta flogosi reattira, che passando all'esito di suppurazione può distruggerli e farli scomparire; finalmente tutti gli autori dichiarano che rimo:;so il tumore principale, i minori, che fino allora cra.no rimasti stazionati, assumono un insolito sviluppo e precipitano la dis· crasia sarcomatos~~ con localizzazioni multiple in altri organi e tessuti, manifestandosi l'inquinamento del sangue appunto sotto la forma di una febbre d"infezione. Ora, la diagnosi nect·otomic.'l di tubercolosi delle ghiandole linfatiche della radice delle coscie e dell e fosse iliache, distruggendo il primitivo giudizio, ci ripiomba nelle tenebre e ci mette nell'impossibilità di avere un'idea chiara della ma· lattia che condusse alla tomba il capitano : l o Perchè, se eccezionale sarebbe il fatto di una tu ber·
colosi ghiandolare così circoscritta, nello stesso tempo male si potrebbe conciliare colle buone condizioni generali del ma· lato; 2° Perchè un infarto tubercoloso delle ghiandole mai raggiunge le proporzioni colossali osservate nel nostro caso, a meno che non si tratti di un gruppo di ghiandole concervate;
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ESPOSIZIONE ILLUSTRATA
3° Perchè col concetto di sarcoma. midollare infettante si spiega tutto, mentre ammettendo una tubercolosi ghiandolare si entra in un pelago di incognite indecifrabili.
B.- CASUISTICA MEDICA. VIII. -
17• - Caimi Giovanni, soldato nel 62° reggimento fanteria, entra in questo spedale il giorno Il aptile 1877, presentando un. tumore nella regione iliaca destra ch'è riconosciuto costituito da una raccolta stércoracea nel cieco, con tutta probabilità devoluta a torpore della tunica muscolosa per ileo-tifo recentemente superato. Un tale tumore stercoraceo, di forma irregolarmente rotonda, bernoccoluto, piuttosto duro, alquanto mobile, ha la grossezza di una testa di un feto a termine, ed è dolente alla pressione soltanto nei ruvidi maneggi. Il paziente non ha segni di un'assoluta ostruzione intestinale; egli, stitico in genere, è anzi tratto tratto molestato da dolori lungo il colon, susseguiti da deiezioni alvine sierose, in cui nuotano dei pezzetti di materie starcoracee indurite e 'ìecchie. Viene tosto attuata un'energica cura deostruente cogli oleosi, coi drastici, avvalorandone l'azione colle grandi iniezioni lassative praticate coll'enteroclisma, in guisa da introdurre nell'int~stino fino a tre litri di liquido. Ma l'effetto di una tale cura non corrisponde all'aspettativa: la disoppilazione intestinale si effettua in modo incompleto, sicchè il tumore persiste presso a poco immutato. In questa condizione di cose, dietro suggerimento del signor direttore, viene iniziato il meccanico smovimento della gleba stercoracea ammassata nel colon, mercè il massaggio che viene eseguito dallo stesso malato, due, tre volte al STORIA
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Ostruzione sterooracea. dell'intestino cieco.
DEI CASI CLI:-<ICI PIU' I:IIPORTA~TI, ECC.
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giorno. L'effetto di un tale maneggio, è sorprendente : in pochi giorni il tumore scompare, non rimanendo che lo infiltro plastico peri·tifiitico, che i solventi locali e generali nello spazio di un mese <lissipauo interamente. li Caimi, com· pletamente ristabilito in salute, abbandona l'ospedale il 29 maggio succes::.ivo ed è avviato al corpo. IX. - P sicopa tia..
18• - Corella. Michele soldato nella prima com· pagnia di disciplina, mentre pro1eniente da Torino era di passaggio in Milano per recarsi alla compagnia suddetta in Venezia, è fatto entrare in quest'ospedale per epilessia. ResuUando che il Corella, era già stato per molti mesi oggetto di osservazione nel1 'ospe<}ale militare di Torino per l' accennata nevrosi, e che in seguito ai risultati di quella osservazione era stato condannato a fare passaggio nella l "' STORIA
compagnia di disciplina, fu in questo speJale oggetto di dif-
fidenza e di protratte osservazioni. Visti inutili i suoi tentativi per farsi credere epilettico, il Corella terminò per simulare un vomito stercoraceo, mettendosi in bocca i propri escrementi, ciò che non potè più fare quando gli ,·etme im· pedito l'uso delle mani. Cosl si confermò l'artificio suo, che d'altronde era. già stato dimostrato dall' as,;enza dei segui indicanti un ostacolo qualunque nelle vie alimentari. Però a tale punto si dovette credere che quell'uomo potesse considerarsi quale un aHenato e sotto questo aspetto fu rinviato al manicomio provinciale di Milano, dove fu riconosciuto affetto da pazzia morale e ragionante e come ta.le riformato. Epicrisi. - Questo caso che mi piacque riferire per la sua originalità., non rappresenta del resto che una dello mille forme colle quali si esplica nei soltlati la profonda ed
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ESPOSIZlO~E
lLWSTRA'fA
inriuciuilc anti]nttia alla riLa militare, antipatia elle nella sua piìt elerata e~prcssione m1'!enta o si traduce in una ,-era mouomauia. Queste contingenze costituiscono uno dei punti 11i ìt difficili tlella nwtliciua militare, vere hè è assai arduo ~tubilìre ilorc l'cs,.;a la malizia l' subentra uno stato morJ,oso cle~Lt mente. Tu que;;ta lotta cbe si impegna fra il medico, ,·igil·• ,·ustoclc llella legJe, eù il soldato che cerca Plmlcre il più sacro:;anlo tlei tloreri , è difficile, per non dire impnssil.lilc, tracciar~ una rrra uornllt direttiva; io mi sono Yi-;to !'pczzarc nelle mani uno tlopo l'altro tutti gli espedienti scieulilìei eù empirici suggeri ti dagli autori, sicchè oggi non 1to lì!lucht che iu due mozzi: la persuasione e la prolrolla ossrrva.:iullt' iu cmm•ra isolata. li lempo, l'Ctlla ~ua monotona cadenza, curva c conquiùe le 'olontù a!lamnutine, e la solitudine è l'errala-corrige per eecellenzu delJP ìtlee shaglinte. C:hi lta furia e fretta, su que· sto tt!rreno in('espicherà sovente; è :;olo la louganime aspetiaziono ehe ottiene atb-'Dllibili rc:~nltati. ln tutto questo però ' 'ha nn limite, ehe il mcùic!l non può 11è de\'e oltrepassare, ]lcrdtè anrhe la mente umana Ila prestabiliti i confini che 11m pnò m rea re se1t'l.a affierolin;i o smarrirsi. tluì ces~a il eompito fisc;ale et! il medico comparir dere nel sno vero aspetto. umanitario. X. -
•
Ematoma della dura madre.
SrotnA 111-' - Crist in i E nrieo, guardia di pubblica sieu· rezza, entrava neli 'ospe!lale n~r~o In fi ne del settembre 1877, Jll'l':>enianclo lllliU.:ompMa emiplegia a sini::;tra associat.'t a segni manifesti di imlebolimento tlello hwoltil intellettuali. La emiJllegia datn m lli1 qualche me:;e, e Rembra ra legata (almeno a c1uanto raccontava il malato) a pregressa emorragia cerebrale.
DEl CA$1 CLINICI l'IU
D!P(Jin'.-\.:\TI, ECC.
P~r qualcbc tempo,
G07
eontinuò nulle iflentiche COIILlizioni, a nulbt giovanùo la ca r~t intrapre,;a: ma poi :':Ìmultancamente ad un progrc.~s iro olruscilr.si delle fat:oWt iu tcllcttuali, sino a tocuare il vero eiMtismo, si inizi;trono fenomeni Lli pamlisi ::lllclte nella metà ùestra Llt.!l corpo, agit<tti pèrò f[lli i muscoli da tonici conrellimcuti. V'èra contcmporauu.lmente paralisi del ret:o e della r~scica; pii1 tanli vi si aggiunse nn'e:;tcstt escara ùa d11cubìto :~1 ::acro o l'iufL'I'lllO, ca\luto in istato di sopore qua::;i p3rll1<ll1CIIte, ct:~~ara t.li \'Ìrere ucl piit~.:omplcto marasmo. Venne t'ormulata ùi<tguo:;i l1i emorruy ia arcl•raltJ hi/aft'· ntle cnn succo.ssiro mmmollitnento inliammutorio lldla sO· stanm cerebrale perirerita ai focolai npùtJicttici. All'autopsia si è risco11tmto inrccc : al Ll i sotto della ùura mrtdre a ùestra, fra que,ta e la sottopo.::L~ aracnoiLle:~ una ciste estl.)sa quanto rum i:Jero t:ercbrale corrispo!Hlen te, conteuente circa 200 v('r<tmmt:l di sa1wue iu }J<:Ute di:;t:iolto eù . in parto rnggrnmito. Lo pareti ùi que:>t:t c·iste erano erirlcutcmente di nuora formazione eù apparirano costitnitt.l ùa. essudato fibrinoso :;tratilìcatosi sulla. :>lll•Crlkie intùrna tlelht dura madre. Gli strati Jll'olormati erano a:;:><Li ricchi di Yasi saugnigni cd è da 1ptc:;ti che aveva an1to luogo lo ::;pandimento sanguigno fra. l'uno e l'altro strato fibrinoso, spandimento limitato dalla pagina piil esterna. deile notate stratiOcazioni, foggiata in guisa da raflignr;Lre uu rero sacco. Evicleuternente quindi, auzichè •li emorragiil cerebrale trattura:;i <li lfHella entità uotomo-patologica che fu studiata iu questi nltimi 30 anni c che è cono.;;cinta sotto il nome tli cmatomn delltt dura lllaclre. ln!';ttti il cerrcllo era. perfettamente sano, mzll<L prescntauLlo •li anonnalc, all'infuori di una notcrole atr0Jia, cll'etto ùella mcccaui~<~ comprtlssione proùotta thLlla ci:; te ematica nel ::.uo gru duale e progressiro srolgi meuto. ~
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ESPOSIZIONE ILLUSTRATA
Anche a sinistra esisteva la identica alterazione, ma al periodo iniziale, e quivi il reperto, sotto il punto di vi sta notomo-patologico, offriva molto interesse, perchè dimostrava il modo speciale con Clti si forma l'ematoma della dura madre. Infatti qui si presentava a colpo d'occhio, perchè ben con· servata, la essudazione fibrinosa a strati multipli e svolgibili l'uno dall'altro: gli strati neoformati erano percorsi da numerosi vasellini sanguigni di nuova produzione assai esili e facilmente lacera bili; fra l'uno e l'altro strato si scorgeva allo stato iniziale la raccolta sanguigna. Epicrisi. - Va fatta colpa al curante dell'errore diagnostico? No, percbè sotto il rispetto clinico, l'ematoma della dura· madre non ha un' importanza speciale; la sua storia si confc•nde con quella dell'apoplessia sanguigna, dalla quale è impossibile differenziarle, perchè il fatto che richiama la nostra attenzione si è la compressione prodotta dallo stravaso sanguigno, la quale, come nel nostro caso, ha cleterr.1inato la emiplegia del lato opposto. C. - NOTA SULLA POIJMONITE MALIGNA DOM INATA NEL FEBBRAIO E MARZO 1878.
Credo conveniente fare susseguire una concisa relazione delle polmoni ti curate nel febbraio e marzo 1878, perchè in causa del decorso irregolare e maligno dalle medesime ten uto, mi pare meritino una spe0iale menzione. lof<ttli, mentre nel l 0 trimestre 1877, su 150 peumonici curati, non si ebbe nemmeno un morto, invece nel solo febbraio 1878 si verificarono tre decessi sui 30 casi di polmoni te occorsi. In cosa cousisteva la. malignità. ùella costitnzione pueu· monica dominante ?
DEI C,\Sl CLIXICI PIU' IMPORl'AXTI, ECC.
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Da una ponùerat.'l. analisi tlei malati da. me curati, che furono lt!, con un dcce;;so e 13 !5liUriti, e dalle informazioni avute dai colleghi dPttori ~blliore tti c 1fou ta ni, ùirigcnti il 2° e 3° riparto di meùicina, 11011 cnoldu di anelare cnato nello asserire che la mulignitit delle pneum•)nic osserratc, anzichè ad un solo, attribuire si dehba a mniLepl ici fattori. Qne:::t i li potrei riJ nrre ai seguenti : l 0 Rstcnsiune del proce.<;so pneumnnico. - A questo pro· posito si è os~ervato come il proce:-~o pnèumouico inrece di localizzarsi in un solo lobo (pncumon i•t lr•bar••), come è quasi di regola, inn~ce in prc:;sot h ~ la mrb\ d·~i casi inmse un intero polmonr, ed in un caso anzi aggrmlì entrambi i polmoni in press•lcbè due terzi rlcl loro ambito. 2° Modo di "''correre de/fa polmouilr·. - Sotto questo rapporto, ba ~te reùhc gettare nn colpo d·ocçh io sui tracciati termici accur.ttameuto ra cNlti c Cùuscrmti nell'archi vio del· r ospethtle per cou1 iuccr~i come questi siano in 1li:>sonanza col corso cidico così camt.teristico del la polmou ite tipica. Infatti in alcnni trar!'iati la linea. termica pr..:st'nta, è l'Pro, In. vcrticale delht dcfè rl'e~renz(l. febbrile nei giorui ùi:-:pari cla:-:<ici , ma nell' i::;t c~:;o tempo dotlici, rentiqu a.ttro ore d0po la si osscrra risalire di nuoro a 40·41 ccntigraJo e così mantenersi sino aù una nuora del'ervescenza, qnP:;ta rolta definitiva. In altri tracciati inrece, la linea ttrmica è così capricciosa, che male si saprebbe con qnale processo morboso metterla in armonia. 1nt'a tti, questa che si mantiene rrgolare sino al gioruo ddla deferves(;enza critica, segnalata dalla caratteristica. vertiç;LJe, dodici, ventiquattro ore piì1 lardi si eleva novcllamente al (asli.rJiam, dOI'C si conscrra per alcuni giorni con insignificanti oscillazioni, per riLii:;ccndere e risalire di nuo,·o e quindi rìcondursi alla normalità a poco a poco ossia per lisi anzichè IJCr cri:;i . 39
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ESPOSIZIO~E
ILLUSTRATA
Come si spiega questo differente decorrere della febbre in una malattia cl1e ordinariamente descrive una curra termica, così caratteristica, da essere a colpo d'occhio riconosciuta anche dai ne-ofiti in termometri a? A mio ar viso una tale anomalia è da ascriversi a due differenti modalità di decorso del1a pmeumonia. I nterpretiamo il primQ tracciato alla face della clinica osservazione. Tn un pneumonico il mattimo del 7° giorno si nota una Lumpleta defervescenza febbrile : il termometro marca 37 centigradi : si annunzia certa la guarigione. Ma con sorpresa al1a visita del mattino successivo insieme ad una nuova apparizione di fenomen i pneumonici, si osserva la tempera tura risalita a 40 centigradi. Che è avvenuto? Quale succes~ione è 'i"enuta ad incagliare la cri'S i della polmonite? Lo stetoscopio colla inesorabile certezza dei segni fisic i rivela l'arcano od insolito riaccendersi della febbre : il processo pneumonico felicemente avviatosi a risoluzioni nel distretto polmon:.re primitivamente affetto, si è d'emblée trapiantato sul polmone e>pposto. Ecco la causa del nuovo aggravamento del malato, ecco la spiegazione delma riacceosione febbrile. Analizziamo ora il secondo genere di tracciati. Anche qui tutto corre r,egolarmente sino al giorno della defervescenza critica: anche qui, il subito risalire della temperatura seg11ala una ripetizione del processo pneumonico; ma da questo momento la linea. termica decorre in modo così capriccioso, così irregolare, da perdere assolutamente ogni significato diagnostico e perciò credo più conveniente riferirmi alle storie n° 21 e n° 22, riport.ate più innanzi, perchè meglio di.luciùeranuo questo mio giudizio. ~· Concomitanza di fenomeni nervosi ÙII;JJOnenti. - Si presentarono questi sotto una triplice forma in guisa da costituire tre varietà di polmonite, ossia, l 'atassica, la delirante ofrenitica e la tifosa.
'l l
DEI CASI CLl~lCI PIU
1
IM PORTANTI, ECC.
Gli
«) P olnwnife ctlassicct. -
Una volta durante il corso, un'a,ltrn appena nrrenuta la defcrresccnza del processo pneumonico, si ebbe a notare la insorgenza di un delirio garrulo, loquace, associato ad insonnia e ad estrema accelerazione di polso e degli atti re:;pin1torii. Dali 'anamnesi non rtsultava che i malati fossero dediti al vino o all'abuso di liquori spiritosi, sicchè !<i è dovuto escludere qualsivoglia sospetto di alcoolica infezione. Quindi non potendo ad altro attribuire tali fenomeni nervosi, se non ad un momentaneo e fugace squi librio del sistema ncrroso, si ricorse an ':Ìmministrazione del muschio, medicazione que:;ta che così splendidi risultati in casi identici aveva dato al celebre Sarcone, cui siamo debitori de11n magistrale descrizione dell 'epidemia di polmonite ma ligna cb e infierì in Napoli sullo scorcio del secolo passato. L'effetto non potea essere pin soddisfacente: in entrambi i ca~i si Yerificò un sonno ristoratore, susseguito dalla scomparsa di ogni sintomo nervoso. b) Polmonite dclimnte o frenit·ica. - A fine di meglio i ntenderci su questo punto, credo necessario premettere che io sotto questa denominazione non intendo parlare nè di quel delirio, che dipende dalla intensità del processo febbrile, nè di quello che si svolge nella polmonite suppurativa o infettiva, ma soltanto del delirio sintomatico di una pa,rtecipa ·
zione infiammatoria delle meningi o del cervello, complicazione questa che già venne segnalata da Ippocrate coll'aforisma « A l'eripncumonia phreniti.s malwn,, n caso che espongo megljo diluciderà il mio concetto. STORTA 20• - Ca.ngemi Salvatore, soldato nell'8~ reggi· mento bersaglieri , il dì 8 febbraio entra all'ospedale [Jer polmonite dell'apice destro, associata a tonsillite flemmolllosa che tosto passa a suppurazione. La polmonite prosegue il suo corso, improntandosi dì una insolita gravezza. Infatti, l'indi-
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ESPOSIZIONE JLLUSTRATA
viduo giace in preda a profondo stupore, sguardo stupido, sorriso fatuo; di piì1 meteorislno intestinale, ventre dolente alla pressione, lingua e denti coperti da intonaco fuliginoso, diarrea profusa . Ad aggravare la situazione viene in scena un violento delirio furioso, sicchè si è costretti assicurare il malato nel letto. Però un tal fa tto è transitorio o dodici ore dopo il malato ripiomba nello stato comatoso nel quale continua fino alla morte che avviene il 17, dopo 9 giorni di malattia. All'aLttopsia, si i·iscontra epatizzazione grigia del lobo superiore destl'o, iperemia della mucosa della fine dell'ileo; nessuno sviluppo delle placche di Peyer e dei fol'licoli solit.arii, milza normale. Al capo, si riscontrano delle vive chiazze i peremiche disseminate sulla meninge: inoltre una marcata vascolarizzazione della sostanza cerebrale. Si formob la diagnosi uecroscopica di polmonite fibrioosa. lob:.tre superiore destra, associata a meningo·cèrebrite congostira e cahuTo acuto intestinale. Bpicrù-i. - Il caso suesposto nulla offre d'i speciale: abbiamo una polmonite dell'apice, complicata dapprincipio da una tonsillite flemmonOSa·SII ppuratira e poi da Una merungocerl;lbrite congestiva e da ca.tarro acuto enterico. Queste concomitanze, con tutta probabilità dovute all'identico fattore etiologico, la JH!r(T~(jerazione, aggravano il corso della polmonite, che uccide l'infermo in nona giornata. Soltanto mi permetto un 'o:;servazione. luostri vecchi avevano in orrore la polmonite dell 'apice, da c:;:;i ritenuta più pericolosa ùella polmonite degli altri . distretti polmooari. Il Trous:;ean, colle sue smaglianti argomentazioni, ha, distrutto questa credenza, che egli chiama un pregiudizio. È davvero un pregiudizio? Lungi da me la t emeraria idea eli oppormi ali 'asserto dell'illustre clinico pa-
DEl CASI CLlNfCI PIO' IMPORTANTI, ECC.
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rigino: confesso però francamente che se credo facile distrug· gere le patologiche dottrine dei vecchi, ucll 'istesso tempo non credo egualmente agcrole annientare il frutto dello loro osservazioni cl iniche. Mi spiego. Noi mollemi, e\·imti da uno spo:;sante eclettismo, uoi rimpiccioliti e distratti da mimt· ziosi studi amlitici, non abbi,tmo nè il tempo nè la l~ na di studiare accuratameute i mtdati, come facerano i nostri buoni veechi. Ora, madicina fola in obscr valione, dis~e il profvndo Bagli vi, ed è ctuindi per ciò che io non so interamente stac· carmi dalla credpnza, dei vecchi medici, anche perchè io stesso potrei addttrre un fatto anatomico a sostegno della. maggiore gravezza della polmonite deli 'apice. Anni sono, sezionando il caùavere di un individuo che in vita avera presentato i sintomi e segni di una pleuro·pOl· monite dell'apice, oltre l'epaiizzazione del lobo superiore trovai una meningite essudativa basilare. Non sapendo come fra loro mettere in armonia le due lesio11i, approfondii le mie indagini e con mia sorpresa ebbi a riscontrare che il processo infiammatorio dalla cupola pleurica si era diffuso sul plesso bracchiale, che, come è noto, poggia appunto sul cono pleurale: da qui l'infiammazione investendo il nevrilemma in linea ascendente aveva invaso la meninge spinale e cerebrale della base. Questo fatto, tuttocbè isolato, ho voluto ram· mentarlo, perchè i miei giovani colleghi imbaUendosi nei casi di pleuro·polmonite dell'apice, abbiano ad averlo presente alla memoria, giacchè se questo reperto, anche limitato alla semplice iperemia, fosse riscontrato frequente in quei pneumonici che in vita presentarono gravi fenomeni cerebrali, la osservazione clinica. dei vecchi medici sarebbe sulfragata dal· l'anatomia patologica e così scomparirebbe uno di quei tanti punti neri dei quali è purtroppo tuttora cosparso il medico orizzonte. \
ESPOSlZlO~E
ILLt:S'm \.TA
Quanto or ora Ilo detto, non è una digressione arcadica : se non m'illudo, contiene im•ccc tllt importante corollario prali~o. 11 'l'rous~eau ha sost!'nuto clte il delirio, se pnò srolgcrsi m•lliJ. infiamm.tzionc ch•llc altre parti del polmone, è però piit frequente in ftucllo della sommità. Ora imhattcnclosi in casi con:-imili, il medico donà. ostinarsi ad a111minbtrare il mu~chio o gli oppiati, anche quando non ree lo solto 'luesta me( h• la a mmnnsito o scomparso il de· lirio i' lo credo che no, pm·hè il l'ritcrio tcrapico nega tiro dcporrehhe in favore llella l'M:'istt>ma di una ipercmia. me· ningo·cercbrale. che deYc t'sserl' ~nmta a regola d'arte. c) l'nlmonilr fi(o.c;a. - Andu> qui farò precedere la esposizione ch'i ca:-:i clinici osserrati; così mi riuscirà dopo più liteilo giustifkaro la qualilicnzionc data alla infiamma· zione tlel polmone. STORI \ ~ Ja Zuffilnelli Carlo, soldato nel reggimento earalleria J.'irenze, il 3 febbraio entra uell' ospedale presen· tanùo i segni fi:::ici ed i sintomi razionali di una polmonite basilare sinistra h~ quale compie il suo ciclo in 7 giorni, verificandosi la defervescem.a lcbhrile appunto nella mattina della. settima giornata. Si crC'dc certa la risoluzione della malattia e con formali a~sicnrazioni si conforta il malato, un ingenuo fanciullone del contado pistoiese, che, tenendosi 11er spacciato. notte e llì inrocam la Madonna. .Ma il mat· tino successivo un'ingrata sorpresa attende il curante. Il povero Zuffanelli è là legato nel suo letto: sbuffa e si divincola come una serpc; gli occhi schizzano fiamme, il volto è ru· tilantc, ed in surrogazione llell~ llerote invocazioni, erutta bestemmie o minacce a quanti lo an-icinano. Come era a>·
Yenuto questo inaspettato mutamento di scena ? Il medjco di guardia riferiva come il malato, che era rimasto in una beata tranquillità durante tutta h~ giornata, alla sera verso
DEI CASl CL~ICI PIU
UlPORT4.~·n, !':CC.
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le 9 pomeridiaue cominciò u. smaniare ed a lamentarsi e poto dopo d \1n tratto balzò addosso al povero pian ton e che cercava di consolarlo, lo strim;e con ambo le mani per il collo, e giit il disgraziato era lì lì per essere ::;t.mngnlato, se fortunatamente non fossero accorsi in suo aiuto alcnni malati Yicini, i quali non senza fati ca riu::;cirono a ::;trapparu n. quella furia la por era rittima. del dovere militare. Acl e\'Ìtare guai maggiori, il medico di guanlit~ ordiuava. che il malato venisse a::;sicuraw nel letto. Non mi allarmai punto e credendo di avere a che fare colla nrietà. delirante osscrrata dal Sarcone, prescrissi, iz>so (cttlo, il muschio, pronosth.:amlo a tutti un pr011to e certo ristabilimento ùella calma. :Ma cou mia grande mortificazione sotto l'uso del muschio · il delirio coutinuò violento. Credetti che soltauto per una speciale idiosincrasia il rimedio avesse fallito e vi surrogai il cloralio, che altra volta aveva trovato efficacissimo iu una polmonite delirante dinatura alcoolica. Ma alla sua volta il cloralio non produsse la desiata calma, sicchè vedendomisi spuntare l'una dopo l'altra nelle mani le armi che credeva migliori, feci quello cl1e souo solito praticare quando mi trovo di fronte a delle et: medico-chirurgiche: mi abbandonai ad un'inerzia contemplativa, onde no11 riuscire d'incaglio ai poteri fisiologici nei loro conati di rest·itut~o acl integntm dell'organo mal.lto. Se sospesi ogni terapia attiva, non omisi però di esaminare accuratamente il malato, anche perchè il delirio furioso era sorto in coincidenza con una elevazione termica spiccata (40 centigradi) che con lieve escursione si mantenne in ta.le stato sino al gior,no 17. - Che era avvevuto? Come mai ad una crisi così netta, cosl recisa, era susseguito uno stato di cose tan w minaccioso? L'esame fisico in parte mi disvelava il per chè di questo misterioso aggravamento; la nuova irruenza
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ESPOSIZIONE fl,LUSTRA.TA
febbrile era siulomatiea. del trapianta.mento del processo pneu· mouico stù lobo superiore del polmone corrispondente: la polmonite basilare era ~tata. susseguita da una polmonite dell'apice. Ma oltre la 1liiTusioue della polmonite, oltre il de· lirio, altri guai aggravavano h~ posizione dello Zulfanelli. In cont:omitnnzrt al fatto pneumonioo erasi sviluppato un catarro gastro-enterico a forma tifoidea; a questo si aggiunsero para lisi del retto e della vescica, grave prostrazione delle forze P. per ultimo nna vnst.1 escara tlal decubito al sacro. il 17 si ehbo una nuova crisi; ma anche questa non fu che transitoria, perchè il termometru che alla sera del 17 era disceso a 36°5, il mattino successivo si elerò di nuovo a 39°7, segnalando la comparsa di un focolaio pneumonico alla base del destro polmone. Quando Dio rollc, pcrchè si era perduta affatto ogni spe· ranza. di sal mrlo, il povero Zuffanelli ver3o il 26 cominciò a migliorare; il sui.Hlelirio, che era susseguito al delirio ftu-ioso, si dissipò, la febbre gradna.lmente si estinse, il catarro intesti· nale scomparve, si depurarono le piaghe gangrenose, a vviandosi un pronto processo riparatore e l'ammalato verso la fine del mese successivo potè essere dimesso dall'ospedale in buone condizioni ed avviato in breve licenza. STORI.A. 2~ · - Testasecca Davide, soldato n.el 41° reggi· menlo fanteria, già malato da tre giorui al .corpo, l' 8 feb· braio ricovera all'ospedale colle note cliniche di una polmonite lobare inferiore destra. Due giorni dopo (5° di malattia) spie· cata defervescenza febbdle (36°5) coincidente coll'ingruenza di un violento delirio furioso, sicchè è d'uopo assicurare il malato nel letto. Si amministra, ma infmttuosamente, il mus~hio . Al mattino successivo la temperatura raggiunge i 38°8 e contemporaneamente si notano meteorismo addominale con dolori spontanei esacerbantisi alla pressione e diarrea. li
DEI CASI CI.li'ICI PIO' D!PORTA:\TI, T'CC.
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1 8 il delirio è sostituito da. un certo grado di stordimento, ma il termometro segna di nuovo 40 centigradi. L·esamo fisico fa rilevare no nucleo pneumonico verso il peduncolo polmonare sinistro. n 21 si riscontra un terzo rocolaio pneumonico al lobo superiore destro. L' ammalato è aggraYatissimo. Di nuovo insorge il delirio furioso, contro il quale impotenti si mostrano e il muschio e la codeina. l\la meutre si crede l'in · fermo perduto, la febbre si ammansa, i focol:J.i pneurnonici si risolvono, il delirio si djssipa, la diarrea si frena, sicchè il ma· lato il marzo successivo è avviato in lunga licenza di convalescenza. Epicrisi. - Nello studio dei due casi suesposti ciò che colpisce si è il decorso a sbalzi e assai protratto pel successi vo trapiantarsi del processo pneumonico su punti diversi del polmone, ii delirio furioso ed i fenomeni di spicc:tto tifismo addominale. A cosa attribuire questa insolita tendenza della polmonite a ripullulare saltuariamente? A quale condizione era legato il delirio furioso che il muschio, il cloralio e la codeina non hanno ammansato? Quale nesso fra il processo pneumonico e i fenomeni tifosi addominali così accentuati che avrei giudicato trattarsi di tifo toracico, se non avessero fatto assolutamente difetto ed il tumore splenico e la roseola ? Per Sl)iegare tutto ciò potrei invocare il peculiare genio 1Jtwttmon,-ico clomin(mfe, ma non me ne sento il coraggio, perchè questa frase mistica se è buona per il vulgo curioso, fa sorridere noi medici per la sua vacuik\. Volentieri ammetterei un'origine infetti\·a e perchè oggidì è concesso che la ]>olmouite possa essere un morbo infettivo (Tommasi) e perchè questa genesi spiegherebbe tutte le proteifonni manifestazioni osservate; ma l'indice infallibile d'ogni infezione ~ta nel tumore splenico ed ora come potrei sostenere una genesi infeziosa, se il tumore splenico faceva assolutamente difeito?
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ESPOS. JT. LUS. TIEf C.\ SI CLI:-ilCl PIU' DrPORTA.':Tf, ECC.
Si trattava forse di quella varietà di polmonite che i nostri vecchi hanno descritto cosl bene sotto il nome di rcsipola dei polmoni e che in epoca V"icina il Tronsseau ha designato colla denominazione di pncnntowia ·rcsipolo-flemmonosa? No, perchè mentre la polmonite resipolatosa, anzicbè addentare la profonditc'ì del pareochima, si localizza nella sua porzione corticale, diffondendosi successira.mente nelle parti ricine, n.ppnnto come f.'l ] n. rr.sipola chirurgil'..a, invr.ce nei no· stri malati i nuclei pueumonici comparvero qua e Jà in modo saltuario, conservandosi integro il tessuto> polmonare intermedio. Quindi, non sapendo di meglio, ho creduto piìt conveniente qualificare di tifosa questa insolita forma eli polmonite, giacchè una tale espressione ontologica, mentre fino ad un certo punto accenna ai· sintomi pHt salienti della malattia, nell' istesso tempo non può ingenerare fallaci apprezzamenti stùla vera natura ùcl morbo, che per me fu eù è aocora misteriosa. Cava dei Tirreni, 1• aprile 1880.
BONALUilfi GIOVANNI
maggiore medico.
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIV IST.:\ lVIEDICA
Snlht morte a)tpnt·c nte s>~·odoUa. dllll·a sfi~~ ia , del tlott. ForcT, litH•ro in;,cgn;lnle J 'anatomi<L (f :a.relle de;; llripilall.r, n• 3H).
Si può discntl're la. questione di sapere se :so11o state tìnor:t seppc\liti iiHli,·idni anrorn. vi venti, ma per mc è fn or tl'ogn i dubbi o che si scppdliscono individui <;hc sono in istato di morte appar~~ntc, durante le prime ore t hc fanu o seguito al le ulti111c manifçsta:tioni ùclla vita . Questa n,;~crzi one è fondat;L ,;opra fatti ri goro~amrntc osscr\'nti c sopra una serie di espcricTTI.C1 che san\ lllia premura eli fa r ~;onoscc rc, a.ppcna saranno termiua.te. Ecco i fatti: il piìt anti co fu ((!1 mc osscrvnto nel l SG-1 c trom si registrato nel Uirmtale di medicùttt e di cltino·uùt di Bordeaux (anno 18U·l). Un giomo chiamai il professore Lorain :~ consulto presso una h:unhina di tre anni, figlia. di an tapcuiere, che dimorava. al n• -Hi del balu:trdo S. ::\lichclc. Questa lmmiJina. soccombeva. ad una congestione polmonarc consecutiva aù una rosolia. Erano le sei ùi sera quando noi abbiamo dichiarata morta.
ttuella bambina.. Preoccupat o tlcllo stato di clesolazione tlci parenti, sono an•lato a visit.u·c la mn.Llre verso le nove e mezzo. Traversando la t.:arnent nella. quale era stata collocata la bambina, io la guarda vn e faceva delle. riflessioni sull' im110tenza della medicina. Io mi avvicinai al piccolo cadavere; era bianco come un panno , freddo come un marmo. Quali pensieri sicno passati nell'animo mio, io non lo saprei dire. Il fntto sta che io cominciai n pensare che quella bambinn non era morta. e finii per persuadermene.. I n allora, tre ore dopo la morte, mi accinsi a. praticare la rcspi-
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razione artifiziale, che continuai con insistenza fino acl un'ora e mezzo del mattino senza risultato. A r1uesto momento per;ò, dopo sette ore c mezzo di morte npparente, io scorsi una piccola macchia, rimasta sopra una delle guancie, estendersi lentamente iu superficie. A due ore lru bambina fece spontaneamente qualche
atto respiratorio e da quel piccolo corpo richiamn:to alla vita dalle mie mani uscì una parola: " mnmma. n· La bambina fu salvata cd oggidi è una bella ragazza di Yenti anni. Un altro fatto ùi tal natura è raccontato dal dottor Fournol, di Dillancourt tScine). U 2l luglio 1879, un pescatore cadde nell'acqua ad otto ore o mezzo. Fu estratto dopo dodici minuti, egli era in istato di asfissia. Yien chiamato il dottor Fournol, che arrivò sul posto alle nove ed un quarto. Praticò ltb respirazione artificiale fino ad un 'ora e mezzo del mattino. Il mahtto alfine respirò, e vivo ancora oggigiorno. La respirazione ò importante sotto un alb·o puntQ di vista, cioè dell'eliminazione dci veleni per la via delle ghiandole, e specialmente delle sostanze volatili per la via dei polmoni, ghiandole acinose incaricate dell'eliminazione dci gaz e dci prodotti \·olatili del s•\ngue. È in tal modo elle il ùottor Lancereaux ha prnticato con successo la respirazione artificiale in un caso di avvelenamento per cloroformio, e cho il dottor ~icolas, affatto recentemente, lto. salvato collo stesso processo un bambino avvelenato col laudano. Conclusione.- Questi fatti provano che, nello stato di morte apparente consecutiva all'asfissia propriamente detta, si deve praticare la respirazione arLificiaJe con insisténz,a per un numero di ore non ancora ben determinato. In una nota ultedore, cercherò di precisare la durata della respirazione artificiale, basan· domi sullo stato del sangue, del sistema nervoso e clel muscolo cardiaco. D e ll" p e rnlc ios HA o aue l'ros te ula tello.rica. Inie zioni lpode rmic b e d 'ete re c hlnlc o, pel dottor BROCBIN ( Gazette des Ilopitaux, n• 45).
La perniciosi!(~ è uno di quei fatti morbosi sui quali l'anatomia patologica, l'istologia e tutti i processi più recenti d'investiga·
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z_ione non hanno arrec::tto fin o al presente molta luce. Eppure, an~:hc nella loro conos(;cnza pnramentc Clllpirica, vi SO li O dei fatti di un'illlportMza capitale per la pr~ti c:l. Di qursti fatti du u furono scg11alati dal ùottor Bunlel di Yierwn: l'uno rcl;\tivo ad una pii1 ampia cd esatta. determinazi one rlel fatto della }JCrniciosit.à, della quale ha pure in\licat.o un seg11o diagnostico di un valore incontrastabil e; l'altro si r iferisce al tratta111cnto di questa grave affezione. Fino ad oggi si è generalmente ritenuto che la perniciosità sia. quasi sempre associata al sin toma fehbre e pi ù special mente alla febbre intermittcnte, e che r1ui11Lii essn si riscontri \JUasi esclusivamente nei paesi paludosi, ciò che non è ùi ftltto. La pcrniciosità, bcnchè si manifesti più frer1ucntemente nei paesi palurlosi, appare pure in altri paesi che non sono tali. Burdel ritiene cliC la. pcrniciosità sia untt anrmifcstazione tclluricn. che passionn speciahnen te il sistenm g:mgli onaie o cerebrospinale c quindi una anevrostenia del gran s illlpatico; che essa costit.ui;;ca il gra!lo più elenltO dell:1 fcbbt·e tclluric:t ; che fin almente le condizioni tellurichc ~:apaci di produrre tale auc\TOstenia, hcnchè esistano in grado massimo in oecrtc cont.rndc, possano riscontrarsi ovunque. La ùitlicoltà, consistcrehlH! nel poLerle riconoscefe. Se la perniciosità fosse sempre accompagnata tla fl'IJhre c specialmeute dall'intenuittcnte, raramente sfu ggircbl.Je aiJ'aLtenzione del pratico. l\[a disgraziatamente non avviene SCIIlfH"C così, e la difficoltà di riconoscere la pemiciosità dipende appun Ln riai fatto che essa ordinariamente insorge senza tracce di fchhn! ctl in condizioni nelle quali era. impossibile il prcvcùerla. Quanto al trattamento di questa affezione il doltot· Burdcl si esprime nel modo seguente: " Allorqnanùo io, sedici anni fn, ho ricorso per la prima volta a questo tfatt:unelllto (iniezione ipodermica di soluzione eterea di chinina, un gr<lmmo eli etere e 30 o 40 centigrammi eli chinina per ogni iniezioue), rilllasi alquauto incerto sulla sua efficacia. In oggi verò, fatto arùito ùai s uccessi ottenuti, io mc ne servo in ogni caso colla certezza di ot.tcnrrne il d esiderato cft'etto . Sul principio io, per praticare le iniezioni di chinina, mi serviva. d'acqua alcoolizzat.a o d'acquavite; ma un giorno, vis:a l'imminenza del pericolo ed abbisognando di un
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Yeicolo che tras1Jortasse cclercmente nel torrente della. circolazione il medicamento eroico, feci ricorso all'etere e l'effetto avutone lm oltrepassato ogni mia aspett..uione. In oggi quindi, per Yirtù di questo trattamento terapeutico, non si è più costretti di attendere l'ultima fase dell'accesso o l'epiressia per somministrA-re il chinino. Appena la perniciosità è rieonosciuta od anche soltanto so~ pcttata, qualunque sia ilJJeriodo del pa.rossismo, dcl'esi risolutamente praticare le iniezioni ,. Il sig. dottor Ilurùel narra la storia di due casi di perniciosità; in entrambi essa si è sviluppata senza essere accompagnata. da febbre cd in condizioni nelle quali era impossibile prevederla-. Le iniezioni eteree di chinina trionfarono di entrambi. .Egli inoltre richiama l'attenzione sopra un sintoma fornito dal polso che, dunmte lo stadio pernicioso, si mostrerebbe debole, piccolo, appena sensibile ed inoltre manifesterebbe uno speciale stato vibratorio, caratteri questi che svanirebbero collo scomparire della perniciosità.
Sull'azione digestiva del succo di (Ulpa\la e della pa(H\hau. s opra l tessuti sani e patologici tlel· l'orgu.nls mo vivo, pel dott. E. BoucnuT ( Gazette nuldicale de Pm·is, u• 16).
Nel succo del papavero o nel fermento digestivo che esso contiene (la papaina) esisto un principio che forma colle ma.terie albuminoidi (fibrina, glutine, carne cruda, latte) una combinazione che ha tutti i caratteri dei peptoni assimilabili. Lo studio dell'azione del succo di papavero diluito o della papaina sui tessuti vi venti normali o patologici, ha fornito dci risultati degni eli menzione. I tessuti normali vi vi sono digeriti c trasfot·mati in peptoni come le materie albuminoidi morte. Iniettando nel cervello, per mezzo di una siringa ipodermica, uua :;oluzione di papn,ina (10
centig. per grammo) o dj succo di papavero (un grammo ogni cinque grammi), si otttene una digestione della sostanza cerebrale, che fu a contatto col liquido digerente. Tutta questa parte, esaminata 2-! ore dopo la morte, la si trova giallastra, rammollita
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e forma un focobio di rammollimento polposo giallo oppure rossastro. L'animale non resiste all' iniezion e più di due o t1·c ore; rade in collasso, c·ou p twalis i uni o hilatrmli c muorl' c·olle nppareuzc tli gra.l'i pat imcuti. Se analogn in iezione è lll'llticata ue lla masi'a di un muscolo qualurt<tuc, s uecc•dc una marc·ata nlterat.ione dd tcs=-uto mu~co lare. All'Mtopsin., n ella parto di muscolo nella. qu:t le ha soggiornato la papaina, s i r in,·icne una parte rammollita, polposa, gelatinosa form ata da l muscolo dige rito e circontlata da tessu to muscolare sano. In sl'tte analo;.:lii e:::perimcnti il risultato fu costantemente identico. A.nche i tessuti morbosi ,·il·i soHo modificati dalln. soluzione sopracitnta. L'autore lta iniettato tale soluzione, in tre casi di aden ite cl'rrit:ale, ne llo spessore delle gll iallll ole linf<ltiche. Due ore dopo falta. l'iniezione si manifestarono for ti dolori c un violento accesso di fébhre. Tre g iorni dopo le ghiandole erano ra llltnoll}te c con vcrtite in ascessi, e h e furono aperti ; in due casi l'ascesso guarì completamente. In tre casi di cancro della mammella cd in un caso di cancro d ellE:' ghiandole inguinali si ebbe coll' iniezione il rammollimento di tumori voluminosi c duri. J.'azio.n e dello. papo.ina sul t essuto canceroso è una vem digestione; info.tti il liquido estratto do. uno di tali tumori cancerosi cd esaminati al laboratorio dal dottor Hennin~er ha manifestato le proprietà di un vero peptone. Anche in questo caso l'iniezione ha determinato violenti dolori ed un forte accesso di febbre. Un grosso mnoccl1io spogliato in parte della cute, fu immerso ancor vivo in un vaso ripieno di una soluzione di su~o di papaYcro. Dopo dodici ore era morto, dopo 2-~ digerito in parte, dopo due giorni non rimaneva di esso cbe lo scheletro. Queste cspet·ienze dimostrano cbe tutti i tessuti organizzati, anche quando sono viventi, ponno essere peptoni zzati dalla papaina, che è una vera pcpsina vegetale. E ssa agisce sui tessuti dell'animale vivo come sulle materie alimentari albuminoidi deposte nello stomaco od in un vaso del laboratorio.
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S tudio s p c rime n t nlc s ul rn.. ft"re ddamento d e l c orpo umano otte nnt,o c ol m e zzo tlcll't'Pl•at·ccchio re · frJ gerante d ei s i g nori Dnmout pnllle r e G a lante, pel dottore Dt;liONTPALLIER (Gazetle M édicale de Paris, marzo 1880). Ecco il problema che si è proposto di risolvere l'autore : abbassare la temperatura del corpo in modo progressivo, continuo od intermittente, mercè un processo la cui nzione sia sc:ientifieamente valn t.'tbile in ogni momento dell'esperienza terapeutica, e ciò senza esporre il malato a dnnno di sorta . .Li) Descrizione dell'apparecchio refl"igerante. - Quest'apparecchio consta di due parti: 1• Di nn inviluppo refrigcrnnte destinato a diffondere in modo uniforme sulla. superficie del corpo uno strato d'acqua corrente ad una temperatura determinata. Quest'inviluppo può a\•crc la scmplico forma di ~na fascia c ircondante la r egione toracica cd addominale. E ssa è composta da due pezzi di "tela, riuni te da trapunti di ~ post i in modo che un tubo di cn.outcbouc di 40 metri di lunghezza e di un centimetro di diametro interno percorra tutti gli s pazi paralleli rimas ti liberi tra le commessure. Si !fatto ap'parecchio a vvolge il corp o dalle ascelle alle regioni inguinali c la con ente ù'ac<tua non viene mai interrotta, indipendentemente dnl peso dell'infermo c dai movimenti che egli può imprimere al proprio corpo. Inoltre un piccolo apparecchio collocato s ul decorso dei tllhi segna la piu piccola moiliticazione della corrente e permette immediatamente di conoscerne la causa. 2• Di un apparecchio, denominato il dis tributore, fornito di chiavette graduate che viene posto in comunicazione cogli ol"ifici di entrata. c di us cita dell'involucro refrigerante. L e chiavette servono inoltre a rcgolm:e la velocità della corrente liquida; cd alcuni ter mometri adcr1uatamente disposti in vicinanza delle dette chia.vette, indicano costantemente ln. temperatura d ell'acqua, tanto a ll'ingresso come all'uscita dall'apparecchio. L 'esperienza ha dimostrato che il termome tro delle chiavette d' uscita può fornire indicazioni pratiche sul grado d'abbassamento della temperatura gene•·a.Je d ell'individuo sottoposto all'azione dell'apparecchio refrigerante.
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L'apparcccElio è alimentato da un sifone che passa in un serbatoio situato ad l'"GO al di sopra del piano in cui riposa il malato. Il termome tro della chiaretta d'entrata indica la temperatura dell'acqua del serbatoio. B) l\fodo di funzionare dr.ll'apparccchio. - Determinale le temp.cratnre d cll'asrclla e d el retto, s'inviluppa il malato colla cintura e lo sij lascia nel suo lett.o coperto nel modo ordinario. Si aprono quincli le chiavette c l'acqua invade tutto l'appar ecchio refrigerante. La velocità della corrente è così grande che i termometri tlcllc chiarette di entrata c di u•cita segnano in principio un:t ternperatunt prcssochò uguale; m:t l.lcnto:>to il termometro posto all'uscita ascende pcrchè l'acqua dell\tpp::.recchio sottrae calore dal· corpo col quale è in contn.lto. In appresso lo stesso termometro discende, pcn:hè il calore del corpo non può conserrarc il ::;rado di temperatura dell'acqua che flui sce colla n•locità. eli un litro cd ottanta centilitri al minuto. In un la~so di temp<' rh c osci lla per i di\'crsi malati fra quindid, venti e ,·cnticin•Juc minuti, il termometro situato all'uscita del condotto disceJHle a 12 od 11 gr·:\lli centigradi. A tal punto s i può affermare che la di.~tribu::ùme termica. nel corpo d cll'indivi•luo è superata d alla. corrente continua di acqua fresca, e di dicci in dicci minuti si riscontra un abbassamento di tclllperatnra di uno a due det"i mi di gmdo nell'ascella e nel retto, c ciò s i effettua così regol::trmente che dopo un'ora. ad un'ora e mc~ zo dall'epoca. in cui fu superata la resiste nza calorific.a dell'infermo, l'abbas samento della temper;1tura gencmlc del corpo ba raggiunto un grado da 1•5 a 2 gradi centigradi. Inoltre se ' 'engono ch iuse simultaneamente le due chiavette, i due termometri dell'apparecchio segnano un'ascensione parallela perchè il corpo del malato cede nuova quantità di calore alla cintura tubnlnta cosicchè l'acqua in essa. racchiusa si mette in equilibrio cobla temperatura del corpo. T ale ascens ione termometri c.•. è regolare c progressiva, mentre i termometri collocati nel retto c nell'ascella restano stazionari per quindici, venti c trenta minuti. Altr e volte si osserva. che il termometro del retto continua nd nhl.lassarsi per venti, trenta minuti cd un 'ora., mentre il termometro dell'ascella resta sta.-
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zionario o tende a salire. È verosimile che in queste ultime osservazioni la periferia del corpo cedn. calore alle parti centrali. Resta dnnque stabilito da queste esp'l!rienze che ad un malato, che rimane nel proprio letto, si può per più ore abbassare la temperatura. generale del corpo c studiare il potere della sua calorificn.zione in qualunque periodo del giorno o della notte. Il chttor Dumontpn.llier studia, nelle differenti serie d'e~pe ricm:e, l'azione sull<~ temperatura generale dapprima del raffred•Ltmento totale del corpo col mezzo dell'apparecchio precedente, in appresso il raffreddamento parziale con apparecchi tubulari che permettono di far }lassare le correnti d'acqua sulla superficie del cranio, su ciascuno dei membri superiori ed inferiori, sulla r egione epatica o sulla regione anteriore dell'addome, infine simultaneamente sulla regione del petto e su quella dell'addome mercè una cintura. toraco-addominalc. Ecco le sue conclusioni. l • Il raffreddamento periferico limitato al cuoio capcllato, alla regione occipito-rachidiana, aUe membra superiori ed inferiori, alle regioni addominali anteriori od epatiche, ha un'azione nulla o poco importante sulla temperatura generale. 2• Il raffreddamento di tutta la superficie del corpo (essendo le membra ed il tronco involto nella copertura refrigerante) permette nello spazio di una ad un'ora c mezza di abbassare la t-emperatura centrale di l a 2 gradi centigradi. s· :Ma il raffreddamento delle superfici toraco-addominali, per mezzo della cintura tubularc, basta nello stesso periodo di tempo, per ottenere l'abbassamento di uno a rluo gra.rli della. temperatura generale del corpo umano. Con tale appa.recchio si propone l'autore di studiare l'azione dell'abbassamento della temperatw·a sulla circolazione, sulla respirazione, sulla quantità e sulla composizione chimica delle urine.
Influe n za tle lle s ottraz ion i s n.ngnig n e '!!lilla q unn• tUi\ dl e mog lobina, di BrzzozERo e SAL'HOLI. Giovandoci del cromo-citometro, dicono gli autori ( Gaszetlli delle Cliniche, 1880) abbiamo intrapreso una serie di r icerche Jler determinare l'influenza delle sottrazioni sanguigne sulla quantità
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d ell'emoglobina del sang ue. Noi ave rnm o suj nostri anteccssori in quest o genere di stud ii, il van taggio di poter ripetere a piacer nostro le dctcrmiqazioni d ell'emoglobina d el ~angu o ·circolante, sen za temere che quest a, pc! fatto stesso dcll'<tssaggio, si modificasse nella sua costituzione ; gi:tcchò, come è nol o, il cromo -citometro non ri chiede che una goccia. di sang ue per dare risul tati di esattezza relat.i,·alllent c assai grande. Diamo qui brer e cenno d ci principali ri ~ul tati ottenuti, riserùundoci eli esporle più d iffusamente altror c. Le esperienze fa tte somma no :l sessauta; alcune s u carie c conig li, le J)iù sui cani. 1• L e sottra zioni sanguigne, a nche piccolissime, producono sempre un.a regolare 1liminuzione della qua ntiti percent ua le dell'emoglo bina . .Kei cani, ad es., noi constatammo c iò sottraendo u na qua nti tà d i sangue elle appena s upcra,·a l'un per ccuto (1,02 °/o) d el peso del carpo dell'animale. Ciò con traddice ai ris ultati ottenu t i rece nte mente da a.ltri, probabilmente con metodi m eno esatli d ci nostri. 2• Conferma mmo il fatto già not o che il diminuire dell'emog lobina ineolllincia g ià dumn te iJ·salasso. T ene ndo dietro a questa diminuzione, ponemmo in sodo ch'essa. continua e raggiunge il s uo maximwn il più delle volte al primo o secondo g iorno dopo l'operazione; più ili rado al terzo. 3• L a diminuzione dcll'ellloglohina è, in generale, proporzionale alla quant.itit di sangue lem ta. ~el cane, ad es., per ogni 1 % del peso del corpo di sangue sottratto, l'emoglobina diminuisce in unaquan tità, che nei nostt·i es perimenti m ri ò da llO al1 3 per cento della quantità ptimit iva. Ciò s i osserra anche in salassi s uccessivi in uno stesso animale. Dicemmo in .qenerale, poi eh è in qualche caso questa proporziona lità non venne osservata senza che no i potessimo tromre la rag ione del f;ttto. 4• Raggiunto il ·maximwnodi diminuzione, l'emoglobina tende rapidamente ad aume ntare. Quest o aumento riesce, naturalmente , Jl iù spiccato quando l'animale venne reso anemico da precedenti salassi; poicltè in queste condizioni l'e ntrata jn quanti hl. anch e m od erata di globuli rossi neo prodot ti, nel sangue, rappresen ta un -awnento t·el(ltiva.mente notevole della quantita d'emoglobina contenuta in quest'ultimo. 5• Tutti questi fatti confermano l'opinione, che il sistema.
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circolatorio tende sempre n. contenere la. steslia quantità di liquiclo; sicchò, sottratta una cert a quantità di sangue, il comrlenso. ottenuto coll'adattarsi (restringendosi) <lei rasi alln minor quantità di liquido rimasto è affatto transitorio, c viene ben presto sostituto con un compenso piit duTcTolc, cioè coll'cntrntn. in circolo rli una quantità di siero sensibilmente eguale a quella d"el sangue sottratto.
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D ci J•rincipaU c olo ra m ent.i c lul l c orine s ubiscono m\fua·a lmc ntc Jler op('ra, d c' m e«ll éina~ll, del dottor G. PnniA VERA ( Giom. Intcrnaz. delle Se. llfcd., aprile 1880).
Per poter bene analizzare i pigmenti propriì delle orine, vuoi normal i c ntoi patologici, l1isogna tener sempre presente alla. mente la possibilità di qu:Jichc colorazione accidentale, prodotta. da, questo o quell'altro farmaco, come pure bisogna saper bene ri cono:::cere queste colorazioni puramente medicinali per non confonderle con quelle fisiologiche e patologiche. Om, i farmachi che più sogliano produrre le colorazioni orinarie n-ccitlcnta,li sono: la santonina, la sena, il rabarbaro, l'acido gal lico, l'acido fenico c il salicilato di soda,. La snutoniua, dà due colorazioni diverse all.! orine, secondo che quc:;tc sono aciùe ocl alcaline; nel primo caso la. colorazione è di un giallo-verdognolo vimce da mentire qualche pigmento biliare o l'uroxanlina abhondant.c; nel secondo, essa è di un r OS$0 f;<:nrlntto nnrhc abbastanza vivace da risvegliare alla mente le grandi quantità. di uroet·itrina o le forti ematurie specialmente vescica li. Queste stesse due colorn.zioni vengono assunte dalle orine anche quando si amministrano a' mnlati la. sena e il rabarbaro. Or:t, quali sono i metoùi analitici per riconoscere che queste colorazioni tengono ai rlet.ti medit'it~ali, anzi che ni su ricordati pigmenti? Niente è più faci le, anzi niente è meno incomodo all'analizzatore, perchè 11ucsti non deve far altro che mettere un J>O' d'attenzione qunndo fa In ricerca orinaria del fosfato di ma-· gncsia o del muco-pus. Ed infJ.Ui, in questa ricerca, quando egli versa cautamente nel tubo da saggio, tenuto alquanto inclinato,
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<tucllc podtc gocce di n.mmoni<tca che sono necessarie, se l'orina ~ontieno qualcuno de' pigmenti ùe riraLi da' detti farmachi, si osserverà un sensibile mut<tntcnto \li colore nella parte superiore della colonna ù'orina: r alc a dire, che q uesta parte s uperiore si farà piit o meno rossa, se cm. giallo-vcnloguola, c più intensamente rossa, se g ià erl. tale a c<tusa della naturale al calinità dell'orin<\. Qualche mrissinw. \'Olta però accade che l'arrossamento prodotto da 'luestn. uaturnlc alcalinità lle ll'orina, specialmente quando vi ha putrefazionc aranzata, s ia cos1 intenso da non poter più crescere per l'aggiunta dell'ammoninca; in tal caso l 'n.na liz:.:atore attento si accorgerà facilmente che quella colorazione è di origine medicinale, guardando al cambiamento dl colore che s ubisco la colonna dell 'orina. quando vi si ricerca l'albumina col metodo dell'acido nitrico o dell'a cido acetico, impero cchè allora quel colore rosso s i vede, come per incanto, trasformarsi in g iallo-verdognolo vivace. Clii voi avesse vagliezza di sapere se il malato pel caso concreto ha fatto uso della santonina o della seua, ovvero del rabarbaro, dovrebbe spingere oltre le sue ricerr.he. All'uopo, s i prende un nuovo saggio dell'orina in esame (con la precauzione di aciduhulo se è alcalino) e si tratta col qu:uto del suo volume di cloroformio, rimescolandolo ben bene ; se questo cloroformio, che dopo qualclie minuto di ripos o ridiscende interamente al fondo llel tubo da saggio, apparisce bianco come una limonata granita, ciò è segno che il malato aveva preso la sautonina o la sena; se invece il cloroformio medesimo si mostra. tinto più o meno di giallo, allora è segno che egli ave\·a preso il rabarbaro : sempre però che l'orina. in esame sia priva di pigmenti biliari, perchè in caso contrario il g iallore assunto dal cloroformio potrebbe dipendere unicamente da questi ultimi pigmenti. Finalmente, per distinguere, almeno con una certa probabilità, la colorazione che dà la sautonina da quella che deriva dalla sena, non ci è altro mezzo semplice che quello ùi C\)nsiderarne la intens ità, tenendo per norma che il primo di questi due fannachi ha una potenza colorante immensamente superiore a quella del -secondo. L'acido gallico colora le orine diversamente non solo secondo che queste sono acide od alcaline, ma secondo il tempo da che
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queste stesse si sono emesse e sono state esposte all'aria. Spesse volte le orine allora emesse da chi prende l'acido gallico, sopratut.to se sono ben acide, conservano il color naturale, ma dopo ctoalche ora. di riposo incominciano ad assumere una colorazione verde-brunastra., la quale a poco a poco, specialmente se viene in campo la. putrefazione, aumenta d'intensità fino a raggiungere la tinta perfettamente bruna del decotto di caffò. In questo modo il fntmnco in parola, quando nou si pensasse a queste sue proprietà, potrebbe farci sospettare ora l'esistenza di una nefrite diffusa acuta., ora la cosidetta cmatoglobulinuria., cd ora. finalmente un cancro ruelnnotico. Ma prescindendo c.he allora mancano le reazioni caratteristiche dell'ematina e del melnnogeno, l'analizzatore può scoprire subito di che si tratta guardando con attenzione anche qui alla parte superiore della. colonna orinaria, quando egli versa cautamente l'ammoniaca per la ricerca del fosfato di magnesia; imperocchè in tutti i casi in cui le suddette colorazioni dipendono dall'acido gallico quella parte della colonna orinaria assumerà, al primo contatto con l'ammoniaca, un colore violaceo o tabacchino ben distinguibile, ovvero si fanì più bruna di quanto era naturalmente. Però è sempre utile, iu quest'analisi, servirsi anche delln. reazione del percloruro di ferro per assicurarsi ch e l'acido gallico esiste realmente. Nei casi rarissimi poi di putrefazione avanzata, in cni quest'acido si fosse tutto scomposto e trasformato in materia bruna, neppure il pet·cloruro di ferro varrebbe a niente, non potendo esso allora formare il precipitato bleu-nero caratteristico. Invece, vi è per tali casi un altro reagente che può servirei bene, ed è l'acido cloroiclrico concentrato, del quale versando poche gocce a freddo sopra un piccolo saggio dell'orina in esame, si ottiene contemporaneamente una forte effervescenza ed un arrossamento più o meno sensibile. L'acido feni co, non tanto preso internamente quanto applicato esternamente sulle piaghe, colora anch'esso variamente le orine, facendole diventare a principio di un giaUo-rossastro alquanto simile all'uroeritrina., e poscia a poco a poco più o meno brune fino al punto da farle confondere apparentemente con le orine putrefatte contenente l'acido gallico tmsforma.to, e di cui poco sopra si è parlato. È naturale che allora, stando all'occhio nudo, potrebbe pensa.rsi anche qui all'esistenza dell'ema.toglobulina o
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del mclanogeno. Come si fa intanto per iscoprire in un modo facile c sbrigntiro l'acido fenico più o meno alterato nc_llc orine? Se ad un saggio tli queste orine, in cui si è fattal'OJieruzion c che serre a scoprin•i il muco-pus o il fosfato di magnesia, si aggiun gono, mentre è ancora quasi bollente, cinque o sei gocce di una soluzione di nitrato di argento, btta con ,·enti parti d'acq•la distillata eù unn. di sale, si rcdr:ì immerlùttwnente tutta la co-
lonna orinaria. dircntarc opaca e nera. come se ri fosse versata una gran quantità di polrcrc di carbone, mentre quando l'orinn. non è feni cata si ahbrunisce solamente dopo l)arccl:hi minuti secondi, nè raggiunge mai un completo anncl'imento. Se non che, vi sono due altri corpi, oltre all'acido fenico, che possono nelle orine produrre, col trattamento suddetto, un rapido e completo annerimento, c sono l'acido gallico e lo zucchero diabetico in grandi proporzioni. È <JUindi sempre nc ccs~ario, per decidersi sullo. quistione, di veritieare prima. la. esistenza. o no di questi
altri corpi. Finalmente, quando ad un infermo si amministra il salicilato di soda, le sue orine assumono uua. tinta che rassomiglia non poco a quella. che si ha dall'abbondanza dell'uroxantina., cioè, una tinta giallo-verdognola piuttosto vivace. Ess:L rassomiglia pure, fino ad un certo punto, alla tinta che le orine acide acquistano dietro l'amministrazione della santon.ina., della sena o del rabarbaro, e perfino dell'acido gallico. In ogni modo, quando si ha il sospetto che il malato abbia preso del salicilato di soda, il metodo per a ccertarsene è a.nche semplicissimo, ba.s tauùo versare in cinque a sci centimetri cubici di orina altrettante gocce di p er cloruro di ferro, in virtù del quale reagente si produrrà subito, n el caso affermativo, un bel colore rosso-violetto più o meno intenso.
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n teta no è u na malattia't d"infe:doue (ltali<' Medica). - Secondo le consid\!fnziooi esposte dall'autot·e, il tetano so.rebbe una malattia d'infezione, e se si è nccennMo ai materiali non elimi~ati da.ll'orgMismo in seguito alle cause reumalizzanti, non è a credere certo che essi come tali costitnisca.no il pri nci pio infettivo, il ttnale potreube n vere origine e formazione nell'organismo stesso como nella setticoemia, o potrebbe essere assorbito dallo esterno. 1\Ieglio di ogni altra questa credenza couispoud~ :1.1la interpretazione dei fatti clillici e se non va del tutto esente da obbiezioni, essa però è appoggiata sopra questi validi argomen t. i. 1• N el midollo spinale dei tetani ci non si è potuto riscontrare una lesione costante, caratteristica e t:ùc da potersi riconoscere come causa unica e sufficiente del male, non solo, ma alcune volte il reperto anatomico diede risultato all'atto negativo. 2• La febbre del tetano ha un decorso affatto diverso dalla febbre infiammatoria ed è invece propria delle febbri jnfetti1·e i più mite nei primi giorni, dopo inegolari remittenze cd intermittenze, arri va poi ad altissimi gradi e la temperatura si eleva, siccome nel colera, anche dopo morte. s· Il tetano ha un quadro clinico s uo proprio, per quanto diversa ne sia la C:lusa apparente, ed è sempre preceduto da un sintoma speciale: ;z tfisma; se l'ipcrestcsia. spinale fosse effetto di un'alterazione nervosa propagaLasi da un nervo periferico leso, l'eccitamento del 5• paio dovrebbe essere preceduto da eccitamenti di altri centri più prossimi all'origine del nervo ferito. 4• Dnrante il decorso del tetano si notano, come nell a massima parte delle malattie infettive, delle en~Jtioni cutanee (J accoud). 5• n tetano ba molti punti clinici di contatto con un'altra ' malattia d'infezione: l'idrofobia.
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arlificiahucntc il tetano arrcieuautlo l'organismo CO l\ ispeciali sostan;,:e (stricnina, IJruciua, picrotoxi na) . 7• G1·iesiuger sezionanLio il ca<iarerc ù'un tetnni ~:o ha consUtlrtto, m1itament e ad una isch cm i~t ùcl fegato c di.:lla milza, una. intumcscc nza delle placclle del Pcycr, ctl una ostruzi one delle pinuniùi I"Cnali per rcrcnli cilindri tiLrin o~i. Questa grave osscrraziuuc lla il danno di e:;scrc isohtta, ma for,e non lo sarcul>c se nelle autopsie dei tetunici si lnHcurasse meno r csulllc di molti ri::;ccri per rivolgere tutte le indagini al midollo. s• I3i llroth, Ericltscn e molti chi rurgll i notarono che mcntre possono passare degli anni senza poter o:;scrrare tet;wici, giungono certe epoche, ~pccialmcute duranilo i grari et! oppressiri calori della. state, iu cui insorge un numero tale ùi h'tani clu essere cli:;po:;li a,d ammetlere ww causct epitlemica (13illrolh) . 9• A somiglianza delle malattie infettive il tetano è endemico in certe regioni (coJttra'le tropù;(tlt), e presso di noi predomina in certi mesi dell'anno (ariosto e settembre). (ì• Si IH·oroca
Sull'acetato dl nllumlua come antisettico iu cbl· rurgla (Philaclelphia Medica,l Times, gennaio 1880).
•n.dott. Maas, iu una recente adunanza dell'Associazione dci Naturali5ti, sezione chirurgica, a llaùen-Daùen (Cbl. f. Chi·r. numero 42, 1879) parlò dei vari incotwen ienti tlell'acillo fenico, come mezzo antisettico, specialmente ùdlc sue proprictil. reoeticbe e della difficile solul>ilità. Loewig ha recentemente fatto una soluzione di acetato di alluminà, titolata al 15 per cento. Dicci parti d'idrato d'alluminio rengouo mcst:olate con otto parli di acido acetico diluito, conservato in luogo caldo per 2-t ore, c poscin. filtrate. Il liquido lillra.to è una soluzione al 15 per cento di acetato di allumina. Uun soluzione al 3 per ecu to di questo liquido è bastevole per d.istruggere i bacteri nella soluzione ùcl Bucholtz. IL dott~laas ha impiegato un a. soluzione al 2 1/1 per cento di questo liquido come antisettico nelle operazioni chirurgiche, mediante compresse immerse nella. soluzione suddetta e ricoperte cou carta iugommata come nell'ordinaria medicatura alla Lister. Le ferite cosi trattate suppuraron.o pochissimo, eb-
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bero normale decorso e richi,.sero il rinnovamento di poche mellirature. r:acelalo di nllnmina può soltanto adoperarsi in soluzione. Coll'evaporizznzione si ottiene un residuo di solo idrato di alluminio.
JdrOI)isia della cis tifcllen O}le••ata con ~sito fe lice (I'liilarlelzJltùt Medicai Times, gennaio 1880, n• 317).
Tn uno. receutc adunanza della Società reale medico-chirurgica fu letta uun memoria tlel dottor Lawson Tait su di un caso di ~.:o l ecistotomin csegLti ta per idropisia. della cistifellea dovuta all' in cuncnmcnto di un c:1Jcolo biliare. L'autore attribuiva il successo all'avere adoperato tutte quelle cautele che vengono poste in atto nrlrovariotomia e uell'enuclcazione dc•gli altri tumori pclvici ed :ttldominali, capaci di minacciare seriamcu te h1 vita dcll'infet·mo, ad eccezione dei tumori caucerigni. Il dottor llanfi cld ,Joncs ebbe il merito di suggerire pC'! primo l'uso di ctucsto processo p:u-ticolarmentc nei casi in c11i la \'ila è seriamente miuactiata ùall'iucuneamento di un énlcolo hili:m. Il dottor 1\Inrion Sim~ fu il primo a porlo in pratic,l con esito infausto, cosicl.'hè il presente è il primo ~so seguito da. esito felice. La pa ilientc si maritò a diciotto anni, partorì sci figli, ebbe la mcstruuzione normale e godette buona. salute sino all'estate del 1878. In questo tempo fu assalita da dolori spasmodici al fianco destro, che aumentavano col camminare e col sollevare pesi leggeri. Un tumore, ma.nifestatosi in settembre, crebbe in modo lento, c durante il decorso inverno il dolore dh·enne più intenso, tnlcltè essa presentò un aspetto cacbeltico, accompagnato da continuo mal eli capo, nausea ed ostinata costipazione. La sede del doloro corrispondeva al rene destro, o\·e tro\'a msi un tumore della fonn:t di llll cuore, duro ed elastico, senza fl uttuazione, sensibile al tatto, e mobile in ogni verso. L'urina dava resultati negativi. In un consulto non fu stabilita In. vera diagnosi, ma si convenne di aprire l'addome, il che fu eseguito il 23 agosto, nella linea mediana, per l'estensione di quatt.ro pollici. Il tumore era formato dalla cistifellea distesa, e contenente un fluido bianco dall'aspetto dell'amido, c due grossi
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calcoli biliari , uno libero, l'altro incunc<tto nell'apertura del condotto, c aderente alla superficie mucosa. Il secondo venne estratto dopo una paziente e difficilis!'ima operazione (esattamente dcscritta nella memoria). La pietra ed i frammenti pesarono 6,11 grammi. La ferita della cistifellea fu cucita nell'estremità superiore colla parete addominale mediante suture lasciando l'apertura. della vescica. interamente aperta, c chiudendo l'apertura. addominale nel modo ordinario. V operazione fu accompag nata dall'uso degli antisettici e dall'eterizzazione. L'operata. si svegli ò completamente dopo poche ore, e ht prima medica tura della feri ta si trovò colorata di bile normale. L'uscita della bile attraverso h ferita continuò sino al 3 settembre. La ferita cicatrizzò completamente il 9 settembre, cd allora l'inferma tornò ud alimentarsi con cibi solidi, giaccM la dieta sino a quel tempo era stata. ristretta quasi al solo latte. Al 30 del detto mese tornò a. cas:t del tutto ristabilita.
N'novi com p ressori (T/w L cmc.et, aprile 1880). - Si deve ~sser grati al progresso delle ambulanze per il molto genio addimostrato n ell'inventare semplici apparecchi per provl'edero ai bisogni della chirurgia. Fra i più recenti r <'sultati di tale progresso si annoverano due compressori, l'uno cii gomma elastica c l'altro di P etit modificato. Il compressore di gomma elastica è invenzione del dottor vVard; è di u so e congegno semplicissimo. Consiste in un cuscinetto mobile, connesso ad un forte tubo elastico e uno speciale fermag lio, per modo che può con grande rapidità venire applica.to ad un membro, c cosl frename del tutto la. circolazione. Il fermaglio può con facilità venire aperto o chiuso, ed il tubo di gomma elastica può essere stretto od allargato con mut
mano. Il comJlrcssore, semplice ed allo stesso tempo potente, è adatto per qualunque operazione chirurgica in cui un tale istrumento è richiesto. E sso può riuscire In partie·olar modo utile ai cltirurgi in que i luoghi in cui sono costretti ad intraprendere operaziom con pochissimi assistenti. Nell'ampu.tazione di un arto, per esempio, il compressore può venire aperto colla mano sinistra, ed il vaso sanguinante afferrato mediante pinza a pressione colla.
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m:mo destra; il primo può di nuovo venire immediatamente ristt·etto ed il vaso assicurato coUa. torsione o colla legatura. In molLi ~:asi ù i emorragie esso può essere adoperato con vant.'lg~;io, molto più che può venire <\pplicato anche ùa persone poco esperte. Soggiungiamo che per maggiore sicurezza ed ulilità. dell'istrumcnto una punta od un l>oLLone dovrebbe essere posta il'a i due pezzi (li tuùo acciò questi pussasserCJ sopra il cuscinetto iu modo da potcrli fermru.·c isolatamente. L'altro compressore ò del signor Clure, o sembra, come si è gil\ accennato, una semplice moùificazionc di quello del Petit. I materiali sono simili i n am bcdue, m:1 il signor Clure ha sostituito al manubrio del com11rcssore del Peti t una. larga ruota, che pon'O in morimento una grossn vite. Gl'islrumenti sono applicati nello stesso modo, ma nel nuoYo un forte cuscinetto di legno è attaccnto olia vite, cd agisce con forza in seg11ito ad una piccoln azione della vite. N on dobbiamo tutta via pa-ssare solto silenzio elle in quest'ultimo compressore la fascia di tela è troppo str etta ed il cuscinetto alquanto piccolo, doudc il pericolo che l'ist.rwnento possa spostarsi per incomposti tnovimenti del membro, su cui viene appUcato.
1Ju a"ltro ct,so dlmot·tc p or cloroformio (Tlte Lancet, marzo 1880.
Un caso ùi morte pel detto nuestetico avvenne il giomo 25 del mese trascorso uell'ospedale meriùionnle ili Cork. Tale infortunio toccò ad un po\·er'uomo ili cinquant'anni che era stato ammesso nell'ospedale per lussazionc del!~ coscia, riportata tre settimane avanti. Prima dell'mnmissionc nell'ospedale fu inutilmente tent..'lto. due volte la riduzione durante l'anestesia ottenuta col cloroformio. Collocato l'infermo sul letto da operazioni, esatniuato accuratamente il cuore ed il polso, venne so~nini strato il cloroformio, e dopo cinque minuti, trascorsi seuz'alcun in con venieute, si giudicò conveniente d' incominciare l'operazione ; ma. prima che il membro fosse stato mosso, insorsero sintomi pericolosi, l'aspetto si cangiò istantanenmente ed il polso
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sc.ompan ·c. Fu t o~to applicata E'clettricitù, le memhr.t infcricJri so llerar·c, c posto in opera ogni mezzo lli resuiTe?.ionc, indusnri la re<-pimzione artificiale per cir ca un'ora, ma invano. La I!Uantità di cloroformio impil'gata fu di circa clne dramme, cd il farmaco puri s~ imo. L'autopsia non venne praticai a perchè illll<'lliCo nccroH·opo, al qual e fu C\lmunic::tto il caso, non la reputò nC'C('S-
saria.. Tutt.e le cantclt• furon o adoperate iu tal\' sn·ntnrato arvenil•wnto ed è rimnrcherolc tanto in ftucsto, che iu altri ensi come unn p i c~:ola quantità di clorof\lrmio possa cagionare la •aorte_
Ili cl inhcfc c IR seU(•t·lualn, del dottor \V. Tio;;r:n (Deutsche me.licinisclie Woc!tellsC'Itri[t, 13 gcun;1io 1880, n• 2).
Qu:HHlo an-iene che in un uomo d'a•p.-Uo sano si \'(~ ritid1i un p1·oc"s~o cancrcnoso, o ulceroso, sia al pic1lc C"hc alla mano, scnz1\ t•·onll'ri alc·una causa infcttirn; quando dalla cura contiuu:tla di achlo c:,rbolico, non si ri trae alcun \'ant:~ ggio, bisogna duhit::re trutlarsi rli diabete, nel quale s i m:111ifcstano troppo frequentemente di tali processi, che, fino nd ora, uon troramno un,l :>tdlicicntc .spiegazione. Per giuugerc a guarirli s i rit-hicdc, non so lam('nte la disinfezione di addo carb\llico, ma una cura dietetica corrbpondentc alla mala tti:~ Ila cui tra~~;nno origine, fra cui à comprc"o l'abbandono assoluto lli cibi coniPliL'nli amido. Una fra le piit importanti couùizio11i è qu <'llit ddl:t (!iagnosi fatra a tem po debi to, potendo la. cur:t dietetica indi cata, purchè comincinra al su.o \·ero momento, snh·nre qualche ammalato. N t• Ila maggior parte dci cngi, di cui si tratta, la diagnosi fu ritardata, perchè al riconosci:ucnto c alla guarigione llci processi distrnltori diabetici si opponcnno fino ad ora, i tre segue nti pr<'gindizi :
t• ~o n si crcllera che un ù iabelc grave potesse sussistrrc in indiridni di aspetto sano c fiorente, c si ritcnern che ad c:;so dovesse congiungersi gran sete, m:~ggi o rc o minore dimagrimcllto, e .apparenza. cachctica. La. vecchia dimostrazione {lei COIHpcndi scohstici, secondo cui il diabelc era stimato np}1e1u1. appena una. polidipsia, non è ancora. esclusa in modo assofuto dagli studi moderni.
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2• Quando in un processo cangrenoso si vuole cercare Ja ca nsa :nfctti va, si ammette l'esistenza d'un microrgnnismo penetrato dall'esterno, c ci si ostina na usare con tutta l'energia la cura. dell'acido cariJolico per renderne impossibile la. vegetazione. Si è tanto convinti ili prevenire il pertinace progresso settico col }lerlinnce uso dell'acido carbolico, cLe non si pensa nemmeno a studiare un'altra etiologia.. 3• Gitmgentlo aucbe a scoprire il diabete, non cessa tuttavia H dubbio che sia veramente la malattia zuccheTina l'origine del 11rocesso caocreuoso; c questo dubbio s'accrE>sce, quando si tratti di un (liabete gm,·c, pcrchè nou si è convinti che la cura dietetica possa ancslare il processo settico. Che nel d iabcte si manifestino frequentemente infiammazioni settiche e cangrcne distruttrici, fu dimostrato fino dnll'auno 1853 dal profess()rc :Marchal (dc Calvi) medico militare francese. E allorché egli nel 1864 pubblicò un libro speciale sulle nffezioni cancrenose diabetiche (l) potè annoverare 133 casi, nei quali il diabete era complicato n processi carbonchiosi e simili. Marchal insiste specialmente sul fatto, che non sono gli individui magri, deboli c di apparenza cachetica, nè i vecchi, quelli che vengono colti più facilmente da cangreue diabetichei ma lo sono invece molto più soventi le persone relativamente ben nutrite, di bucm a~petto e di mezza età. E per questa circost~7la. ammette ili>ericolo dell'errore diagnostico noi medico cw·ante, il quale può essere appunto tratto in inganno dall'apparenza :florida e dalla. buona nutrizione dei 11azienti, e non pensare, o non c.redere, all'efficacia della cura dietetica, trascurando così l'esame dell'orina. Un nume1·o notevole di esempi, in cui si ved-e che pernno j pjù riputati medici di Parigi non giunsero alla scoperta. del diabete su individui affetti da cangreua, servi a Marcbal per provare ed affermare la sua tesi, che cioè: Quando si ma,ni(estano ripetutamente furtmcoli, antraci, flemmoni diffusi, escare cancrenose, can,.. erette, sfacelo e simili, bisogna tener presente la possibilità elle si lt·atti di diabete, ed esaminare l'urina (2). (Il Rechet·ohes $t~r· les accldents dta.1Jettq1us. Paris, 186-1. (l!) Anche Bouobardal dice: loul bomme gros e robust.e, qui mange e\ boit bien, qui est sujet au.x fliJ'oncles, qui surtoul a eu des autbrax .... eat suspect d"avoir le dlabète.
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Questa dottrinil di l\'rnrchal, secondo la cwale in tutte le affezioni caugrcnose, di tui è ignorata la causa, si deve esaminare l'urina, per verificare se contiene zucchero, congiunta al precetto ùi prescrivere ai pazienti affetti da iliabctc con cangrcna, la cura dietetica antiùiaùctica, trovò un'eco f:.trorcrolc in Francia. I periodici francesi di medici n a contengo no molte relazioni, anche con ris ultati felic i, su tale argomento; c parecchi fra i più valorosi chirurghi d ella Fl'llncia, eome Nélaton, Dcmarquay, Landouzy, l\1usset, Alquié, Girnel lcs, Richard, e specialmente Y erneuil pubblicarono dci casi, che confermavano pienamente le osserrazioni di 1\farchal. Una dissertazione di P eyrot, fat.t;\ sotto l'ispirazione di Vcrneuil nell'anno 18 78, tratta specialmente delle guarigioni negli " accidents gangréneux n provenienti da diabete, riporta 39 casi, in parte non ancora pubblicati. Anche la, Société de chirurgie di Parigi s i occupò ripe tutamente di questo argomento, e l'ultimo bollettino del settembre scorso contiene una r elazione di P olaillon sopra n.lcuui casi riferiti aUa stessa Società. Gli studi, gli esami c le discussioni dei colleghi fran cesi sulla cancrena diabetica contrastano stranamente cd s ilenzio d ci medici tedeschi. Le opere di chirurgia generale tli Bill:roth e di Bardcleben, non menzionano neppure In, cancremt diabetica (altrettanto fanno i manuali inglesi di Erichscn e Holmes), e i nostri periodici di chirurgia (l) non contengono neppure essi nulla in proposito. N e viene di conseguenza, c non potrebbe essere altrimenti, l'assoluta ignoranza. in Germania degli studi e degli scritti di l\1archal. La. sua opera di ·1 50 pagine non è ricordata neppure negli .Annali di Canstaùt. del 186.!; in que lli del 1865 vi è accennato il solo titolo. Si può dunque affermare, che la chirurgia tedesca, o meg lio, la letterat ura chirurgica tedesca ignora, tino ad oggi, l'esistenza del diabete (2). (l ) La relazione dl A. w agnel' nel Vtrcllow's A1·cltte, \'Oiume XII, per quanto pregi:ua essa sia, non pote"a f;u·e nna Sl' a·ia imp rcssirme ll!'i m~· d ici pratici, perchè Wagnea· lasciò incompl<'la la questione, se il diabete sia causa od etTeLto della cancrena. (2) Vengo a conoscere solamente ora, che il prof. Fischer in questo stesso peri od ico n• 14, anno lllìG, propone di combattere il diabete, medianLe la cura in terna di acido carbolico O, 30 giornalmente, prima d' intraprendere qualsiasi operazione., Pare che tale proposta, quantunque Fi5cher l'appoggi su alcurti casi favore\'oli, non sia stata accolta.
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La cnsnisticn dcii opcrnzioni Yn. ricca rli ft~tti che tenderchhcro a tlimostrare essere il diabete una complicazione non tanto rara delle malattie chirurgiche e In sua presenza un fatto assai deci~ivo snll'csito delle operazioni. ~cll;t sopraricortlata comunica:done del prof. Fische10, sopra l'uso interno dell'acido cnrholìco, è citato un caso che co nvalirlereùbe di molto tale opinione. Tn seguito all'csti!·pnzionc rli uu tumore canceroso alla mammella di un uomo si sviluppò un grave fl cmone che dulia parte operata si este~c fino alla. regione iliaca corrispondente. Fu esaminata l'orina di questo mahto c si scopri in essa lo zucchero nella proporzione del 2,20 per cento. Si comin ciò subito la L"Ura. interna dcll'acillo carbolico, durante la quale (probabilmente coll'a~tension c da ogni alimento amilaceo) scomparve l0 zucchero, in pochi giorni l'infiammazione flero morosa si ri>:olvette ed il malato s' iucamminò a guarigione. I casi del genere sopra citato ci inducono sempre alle relatire considerazioni, c ci si domanda: è permesso di operare un diabetico? è inclic:tto indugiamo l'operazione? è cosa vemmcnte importan tis~ ima che la diagnosi del diabete sia affermata, pl"ima di intraprendere una qualsiasi opemzione sull'individuo che ne è affetto? Quest'ultima doma nda otten!\ una generale ris;postn. affcnnativa. :Non si può negnrc che tal une opera?.ioni, per esempio, l'est razione della rataratta sia riesci tu felicemente ad onta del diabete già esistente nell'oper-ato; ma leggendo i resoconti rlei periodici fran cesi sulle operazioni di calli, di fistole semplici dell' int estino retto, di tagli di fimo. i c simili, le qunli ebbero nei diabetici uu esito sfar ore\"Olc, è prudente di essere guardinghi. Verneuil, cui morlun diabetico in seguito ad estirpazione di uu tumore alla parotide, rae~.:omnnda somma oculatezza prima di operare. Ad ogni modo è sempre indicato di sottoporre gh ammalati ad un 1·cgimc antidinbelico e di constatare esattamente il percentuale dello zucchero nella loro urina, prima di procedere ad un'opera:>.ione. · )\fon bisogna inoltre lasciarsi predominare dall'illimitata fiducia, oggigiorno quasi ganPrnle, nell'acido carl.Jolico. Questo medicamento non ha la potenza eli trattenere il processo cnncrcnoso diabetico. Il diabete forma oggi tina lacuna nella nostra teoria
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CHJRUIWICA
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settica; e studiandolo attentamente nei ca.si relativi si riescirà a conoscere le condizioni della cancrena diabetica e completare cosi la teoria medesima.
Af'PEXl>ICF..
In aggiunta al giù eletto, mi pare opportuno cd utile unin-i qualche altt•:t comunicazione aforistica. M:ucllal dice ripetutamente nella sua opcn1, che nel diabete p ossono prodursi non solamente dci processi ulccrosi e c:tncreno;;i, rn:\ anrhe delle innocenti affezion i cutanee, degli eri t emi, degli eczemi, ecc. In uno rlei mi ei ammalati si produssero più yolte t!(•Jie YC.;ciehn alle dita. dl"l piede; tale fatto conc:onln. con una notizia rlello Lancet sul pc·ntìgo dci pit•cli nel ùiaùcte. Il prin cipio di J\Iarchal, che anchl' negli es:wtemi ora, accennati l'urina debba essere esaminata. per osservare se cont0nga zucchero, merita ogni Cl)n:;itler:tl ionc. E a questo è forse da attribuirsi l'opiuionc !li P:b~:n·ant, secondo la 'luale alcune malattie della. pelle guarirouo solo quando si ahhanclonò l'uso dci vegetali, c sopralutto delle patate. Nei casi chirurJ.dci, al momento della diagnosi sul tlialJete, non si deYc diml"nlkarc che iltli;.:iuno eli più giorn i f;t scomparire lo zucchero tlall'urina. Esaminando quindi per In prima volta un ammalato cn.ucrcnoso dopo più giorni di fcùlJre, dura n te i rlu;lli si nutri tli brodo, il diabete può essersi rc:>o laten te c sfuggire f,teilmentc alle ossprvazioni. Casi simi li gu(trisr·ono anche senza che ci aHediamo t.rattarsi d'un processo ùi:tbetico; ma put) accadere che IO s tc~so individuo sht colto da una seco n<l:t alrczione carH·rcno.;a, e muoia irt conseguenza, di essa. )farchal cita parecchi di questi ca i. Sulla canere na polmonarc diabetica si fecero in Francia studi molt('plici. llfàrcltal a pag. ·128 della sua Op('m scrive: " l\:L Ra.yer r égarde la pncumon ie gangréncusc (bi e n ùénommée ai nsi) com mc une tcnnina,ison fr ~t tuente ùu diabètc; j'cn parle d'aprè:; une cotnrnunicat ion r crbale de cct illustre obscrratcur. , I più moderni >criltori tedeschi, come Lcytlcu c llcrtz (Zi e mmsen), che trattarono nelle loro pubblicazioni della can41
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erena. polmona.rc, non fanno menzione di questo genere di cancrena, sebbene Gricsingcr nel l8ti9 ne abbia affennato l'esistenza. Qualche an no fa io ebùi in CUI'a una cancrena polmonarc dalla quale non posso dichiarare altra causa probabile, che un diabete antico, forse non riconosciuto. La morte impro~·t>isa, che avviene talora nel diabete, può mctlerc in imbarazzo il meùico cura.ntc, anche quando si tratti
tl'un •·1 :o chirurgico. Un vecchio signore mi consultò una volta ]'t'r earic nel processo mastoideo. Io Ollinava. di estrarre il se' u•slro cariato-necrotico, quando avvenne la subita morte del }HlZiente; c 1·iò, la prima notte ùcl suo arrivo, prima ancora che lo esplomssi. Il reperto anatomico non ilicde indizio di qualsia-si anomalia, nè al cenci lo, nù altrore; ora però r enni a sapere che l'individuo soffriva da tJualche tempo · di diabete. Se io avessi fatto la più pil·cola oprrazionc all'apofi si cnriatn, si sarebbe asnitto ad c~~a. la morte. Un ammalato 1li ti mosi, cui io i\Veva propo to il taglio, indugiò n far:.i operarr per pusillanimità. Qualche tempo dopo si scoperse che era. t!iubctit:o, c allor:t ncppw·c io trovai indi cato il taglio. li pazicute morì poi improYYi:.amente, senza che si potesse tro-
' are la causa prossima dci in sua morte. Jn un ammalato ùi questo genere, il taglio del fimosi potrebbe metterne la. \"ita. in pericolo; c il farlo è sempre un riscl1io per la fama del chirurgo. Yerncui l in una. seduta della Societé de chirurfJie, c precisamente ncll';1nno 181;:,, rif~rì, che in seguito tld estirpazione d'un tumore della parotiùc iu un individuo diabetico, esso era morto di emorragia. Un caso aunlogo fu esposto da Mammow-y nella seduta dell' S ottobre passato. Si trattava di amputazione col metodo ili Symc, per [rattma comminutivn del piede, eseguita 2-! ore dopo la lesione, alla quale tenne dietro la morte dopo 4.3 ore, in conscgucnzu di emorragia pnrencbimatosa infrenabile. n giorno appresso &i seppe che l'ammalato era diabetico per lo meno da un anno. L'esame dell'urinn fatto il secondo giorno, dimostrò, che vi erano 38 grammi di zucchero sopra un litro d'urina. Questi casi me ne richiamnno alla memoria uno di vecchi& data, elle rimonta. al 1847.
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Un diabetico di aspetto cacbctico, il quale be,·cva cd urinnra moltissimo, et! era stato per lungo tempo sottoposto alla cura. mercuriale prescrit.t agli da.l ve~chio medico consuleute H., soffrivn. ùi stomatite, cui s i aggiunse la cntlutn dell'ultimo dente molare. Una importante emormgia tlcll'alrcolo del dente, perdurando giorno e notte per quattro <lì consecutivi, richiese l'opera mia pre:;so l'ammalato. Riuscii subito a frenare l'emorragia mediante un filo di ferro rovente ; l'ituliritluo però, che a,veva già. da c1ualche tcutpo le gambe itlropkhc, morì in pochi giorni. Un diabetico, il cui fl emmone cn,ncrenoso nvc:t, progredito fino alla coscia, mostranl. un forte enfisema sotto pelle alla stessa. coscia. Praticai un'incisione, e ne uscirono grandi bolle d'aria, senza il minimo cattivo odore. Che fosse l'acido carbcrnico prodottosi nel tessuto connettivo per fermento del siero zuccherino?
Soprn, un c ns o tli grave feritn. ln.cern. dcll'a'· ,~m· bracc io des tro c urnta c onn. medicn.tnrJ' secca e•l Infrequente, pc! dottor EowAtlD PoTTs (1'he Lancet, aprile 1880). Il giorno 11 ottobre dell'anno decorso fui invitato a visitare un uomo che poco prima aveva riportato un grave trauma in corrispondenza del cubito destro, mentre attendeva al lavoro. All'esame trovai i tegumenti ln.ccrnti dal po!so a due pollici al disopra della piegatura del gomito. Il lembo era solo congiunto in alto con una larga base corrispondente a tutta la larghezza dell'articolazione del gomito. I muscoli flessori superficiali, con la parte inferiore dell'arteria radiale, decorrente fra il fiesso re radiale del carpo eù il lungo supinatot·c erano scoperti ma illesi. V'era pure piccola emorragia venosa che venne tosto frenata colla to1·sione c colla compressione. Il lembo fu disteso in basso, c i suoi margini vennero accuratamente riuniti da sutura in argento con cinque punti staccati. Un largo strato di fìlaccica perfettamente asciutta fu posto sopra la ferita che venne successivamente inviluppata con denso strato di cotone ovattato. Una stecca di legno diritta fu poscia situata nella parte
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RIVISTA
posteriore dell'avambraccio ed il tutto accura tamente fasciato. Il membro fu collocat.o in comoda posi;:ione colla ffillno adagiata. sopra il terzo medio dello s terno. Il malato trascorse la prDma notte agi t:1to cd inson ne, ma siccome avvertiva poco dolore c non v'era \'estigio di febbre traumatica la fasciatura. fu rinnovata solamente il 17 ottobre -sei giorni dopo l'ttvvenuta lesione. La filacci ct~ fu tro,•ata imbevuta, di sangue c I•US di buonn. nntut·a. Ln. mn.no leggermente edematosa. Nessuna infiltrazione, e pochissimo dolore alla pressione. L a feri ta fu medicata. come nel primo giorno; la mano fu imbottita con spessi s trati di ovatta ed in aggi un ta alla s tecca posteriore, se ne collocò un'altra. di gutta-perca sopra la fasciatura nella posizione fl essa. Al giorno 20 ottobre furono tolte lé s uture c ,-enne rinno vato l'apparecchio. Facendo caute ma Ylllidc pressioni per ogni parte della ferita, furono rimossi circa tre cucchiai da caffè di pus di buona. natura. L'apparecchio riapplicato come prima. 23 ottobre.- La. medicatura. fu di nuoro applicata. TI lembo un poco retratto avent posto allo scoper to una. piccola superficie granulante :-tll'estrcmità inferiore della ferita, il r imanente andava bene. Il paziente era ansioso di sapere qu:lndo an-ebbe }JOtuto fare ritomo al lavoro. Picco li ssim~ gumizio. L' unione fra. il lembo cd i tessuti sottostanti sembrava. merliocrementc stabile. 27 detto. - Mcdicntura come per lo addietro. l)iccolissimo scolo di pus. La stecca di gutta-llerca fu tolta. L'autore assicurò l'infermo che avrebbe potuto tor·narc al lavoro fra dieci o quindici giorni. Ossel'vazionl . - Io ho avuto l'opportunità. di osservare molti casi di gra vi lesioni traumatiche, con gmndc lacen1zione delle parli molli, con fratture d i ossa. importanti, c con lesione dci centri nervosi, curati con mcdicature asciutte ed infrequenti dal dott. Gamgec nelle sale clcll'ospcrlalc reale di Binningha n; e po:;so assicumrc che restai meravigliato dci quasi costanti s uccessi che egli otteneva r.on sifl'n.tto metodo di cura. I o però non aveva prima d'o ra avuto l'opportunità di trattare per mio conto un caso di grave lesione traumatica con questo metodo. Io ho detern1in nto perciò (essendo d'a\7Viso elle l tre grandi fattori del processo di granulazione siano "riposo, posizione e compressione 11 )
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di dare alle mcdicatnre useiutte cd infrequenti la più grnntle appli cazione; c mi sembra che il ris ultato ottenuto sareuiJc piu che bastr\·olc per !'Oùùisfarc il pii1 caldo seguace ùella medicatura. antisettica, e Jlt!r iucoraggiann i a, pcrsc,·crare con ulte riori c::.pcrienze nel metodo della tncdicatura secca ccl infrequente. l'cr la s ua scmplit:ità et! economia è itHluiJIJiamcnte il metodo 1Je1· ecccllenzt' da prescicgli crsi dalla maggior parte dci pra.tici. Questo metodo ci ,tJispensa da fati cose minuzic: solamente è da ricordars i che un processo cicatriua ute progredirà regolarmente quando ht parte lesa sarà pos ta in tali condizioni da godere del più completo riposo. L'umidità favori sce la :;uppurazione c ritarda la cicatr·iz:.:azionc, donde !:1 necessità dclJe medicaturc asciutte. ~on si può rinnovare la tilaccica, l'ovatta, le fasce, le stecche e gli altri materiali generalmente adoperati, senza danno del r iposo: perciò le meùicature devono essere infrequenti. N o n d obbiamo nullameno perder di vista il precetto che dobbiamo guidarci s u principii gtnerali : che se nessuno speciale metodo di cur:l. è universalmente applicabile a tutte le ferite, pure la medicatura asciutta ed infrequente col porre la parte lesa nelle più àdatte condizioni, favorisce realmente il processò dli riparazione.
D 'un m ezzo fac ile p e r ric onoscere l ponti l esi dopo l 'applic azione • 'uu appa recchio amida to, per ScARENeto (La Rl,ssegna Medica, f. 5•). Nei casi di frattura complicata da curars i coll'apparecchio
inamovibile, sapendosi da ognuno come sopmpponendo vari strati ad un arto, sfugga facilmente la esatta nozione fra la superficie esterna e quella sottostante, il prof. Scarcnzio ideò un piccolo appa recchio mediante il quale si rilevano con esattezza i punti c he si debbono mettere allo scoperto. Tagliati da una sottile lamina di piombo alcuni dischetti del diametro di due centimetri circa, s i fa saldare verticalmente nel centro di ciascuno di essi una punta d'acciaio, della lunghezza di due centimetri e mezzo, che loro serva come di picciuolo. Sono questi destinati ad essere adagiati a nudo o rivestiti di bam-
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bagia, e dopo averne modificata la curvatura a seconda · del sitosul quale deggiono giacere, sui luoghi che intendonsi poscia mettere allo scoperto; situati tali dischetti vi si sovrappongono l'ovatta e le ferule di cartone bagnato, e che venendo trapassate dalle punte stesse servano a tenerli in posto, dimodochè girando poscia colht fascia, questa alla sua volta ne resta. trapassata. ed in modo che a. fasciatura compiuta sporgono altrctt:mte punte qua,nti sono i dischi adoperati ; sn ciascuna delle quali estremità dopo avere ultimato l'apparecchio, si infilza un pezzetto di sughero, onde non abbiano a ferire od a reca.re altri danni. Cosi disposte le cose e colla essicazione dell'apparecchio, essendo venuto il tempo di fencstrarlo, si può essere certi che praticando le aperture all'ingiro di quelle punte, si cadrà esattamente nei luoghi desiderati, e colla certezza di non arrecare danno alle parti sottostanti pcrchè difese dalla lamina di piombo. Che se poi la finestra da aprirsi dovesse comprendere una superficie piuttosto estesa, in allora prima. di adagiarvi i piccoli dischi, si copre quella parte tutta con una lamina di piombo, collocando in vari punti della sua periferia vari dischi, che abbiano colle loro sporgenze, ad indicame la periferia.
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RIVISTA DELLE MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE
Della Influenza d e lla sifllhle cestitozlouale n el corso delle ferite rlJ•ortu.te In guerru, del dottor DusTERHOFF (AYch. de La.nget~bek. B. XXII. N. 4 ed At·clt. ,qén. de Méd. 1879, pag. 227). Ecc:o le importanti conclusioni cui l'autore è pervenuto: 1• Le forme contagiose della sifilide in geneNtle non esercì t ano alcuun.
influenza sull'andamento delle lesioni traumatiche; 2• Un a. ferita sottoposta. ad una. irrita.;:ione continua può, durante il periodo di contagiosità., farsi sede di efflorescenze si tilitiche senza gran che incepparne la guarigione, 3• L'irritazione persistente di un <t ferita, il regime cattivo, la cura a.ntisitilitica esagerata disturbano in generale la guarigione molto di più che la sifilide: costituzio· nalc; 4• L e fetite situate in vicinanza di un induriment.o primitivo possono guarire per coallto immediato; 5• La si fili dc latente rimane ugualmente, uel maggiot· nwncro dei casi, senza influenza. nel corso del tnlUmatismo; 6• Un 'operazione chirurgica. felicemente riuscita in un individu.o affetto da sifilide latente può, allorquando la cicatrice è prOJtta., essere seguita da manifestazioni sifilitkhe ttl.nto al luogo dell'operazione, come altrove; 7• Le operazioni autoplastiche, eseguite alle sedi di predilezione della sifilide, falliscono di frequenti, massime se un'antecedente cura incompleta. ebbe a far passate la sifilide allo stato latente. In tal caso la sifilide invade facilmente la sede dell'operazione; s• Ogni individuo avente ganglii sifilitici e nel quale debbasi praticare un'operazione di autoplastica, deve essere prima sottoposto ad una cura antisifilitica; 9• Le sifilidi terziarie al periodo di progresso, pongono il malato in condizioni sfavorevoli per la guarigione .; diversamente succede se le si fili di trovansi al periodo di
regrcsso e compl,t:uuente guarite; 10• La sifilide delle ossa, non
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RIVISTA DELLE MALATTIE
solo predispone alle fratture, ma pone anche ostacolo alla loro consolidazione ; u • A torto si accusò il mercurialismo di prediSJlOrre alle fratture; 12• Una cura mercuriale ben diretta, punto non impedisce la formazione del callo. Per contrario questa viene ritardata da una cura mcrcuriale abusiva.; 13• Nei casi di sifilide inveterata e specialmente delle ossa, i traumatismi si accompagnano qualche volta da una gangrena specifica che si può arrestare mediante una cura antisifilitica; 14• Non è dimostrato che la sifilide costituzionale predisponga le ferite alle emorragie; 15• Non avvi rapporto fra la sifilide costituzionale e la pioemia. Insomma, la sifilide costituzionale non ba in6uem~a sull'andamento delle soluzioni di continuità, quando queste presentino le circostanze favorevoli per un coalito imm€diato e possano arrivar vi.
Trattanaento d e ll'ulee rl 81011tlelae eoU'aeldo pl.ro~Jallleo, pel dott. VtoAL (Pllilaclelphia medical Times, aprile 1880) .
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L'autore ha fatto una serie di ricerche sull'acido pirogallico. L'acido pirogallico, Ce Hn Os, ottenuto per distillazione a secco dell'acido gallico alla temperatura di 200•-215 C., si presenta sotto forma di aghi, o di bianche e sottili laminette.Fonde a 115"C., e bolle a 210• C. A 250" C si decompone in acido metagallico ed acqua. È solubile in due ed anche in una parte e mezza di acq_ua, mentre è solubilissimo nell'alcool, nell'etere e nella- glicerina. La soluzione acquosa diventa nera quando viene esposta all'aria. È neutro. Il dottor Vidal fece i primi esperimenti coll'acido J>irogallico nel 1878, adoperandolo nella cura della psoriasi. In Vi enna si usa in sostituzione dell'acido crisofanico. Deve essere impiegato con cautela, avuto riguardo alla sua azione sui reni. Le ulcere sifilitiche in cui il dottor Vi dal impiegò l'acido pirogallico erano di aspetto fagedeni co ed avevano resistito a tutti i mezzi adoperati p er arrestarne il decorso. L'acido fu prescritto sotto forma di unguento, una. parte su cinque di sugna, e fu applicato in tre giorni consecuti "i; il dolore fu mediocre e durò
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soltanto otto o dieci minuti. Sotto l'azione di queste tre cauterizzazioni la superficie delle ulceri fagedcniche fu decisamente modificata. Con altre tre applicazioni si ottenne la guarigione com1>leta. Dopo questo primo· rcsultato il dottor Yidal impiegò l'unguento allo scopo di medicare il cancro con favorevoli risultati. Sembra che l'acido puro non abbia lo stesso effcllo. Egli pensa che il rimedio abbia un'affinità clcttira pei tessuti neoplastici. D dottor Duj,u·din Beaumelz però non conviene conl'autore su quest'ultimo effetto.
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RIVISTA DI T&RAPEUTICA
S ul '.l'ongt~, nuovo t·imedio contro le nevralgie usato dagli indigeni dell'isola eli Fiji. - Resoconto dei dottori SYpNEY RrNo&R e vVILLI.~M ì\luRRELL- (The Lancet, marzo 1880).
Pochi mesi fa il signot· Rydcr residente in Fiji, ci favol'l tale rimedio col ragguaglio seguente: Da vari secoli viene adoperato questo rimedio dagl'indigeni dell'isola di Fiji. Ad un euro1Jeo, che maritò la figlia con un capo di quelli, fu palesato il secreto dal suocero, nella cui famiglia la conoscenza della composizione di siffatto rimedio era stata trasmessa, quale eredità, per duecento anni. L'europeo consegnò la droga al signor Ryder, che ci pregò di S}Jerimentru:ne la virtù. Questo signore ci disse che il1imedio resulta dall'unione dei principii attivi almeno di due piante, delle quali non conosce i caratteri botanici. Egli è ritornato a Fiji ed ha promesso di ricercare le indicazioni botaniche di dette piante, acciò si possa conoscere la loro classificazione naturale. Le parti delle piante vengono ridotte in grossa polvere, ed in appresso avvolte in nn involucro formato colla corteccia dell'albero del cocco. Il dottor Ryder aggiunse le seguenti indicazioni per l'uso di detto rimedio: " L'involucro senza essere svolto deve venire tuffato per vent~ minuti in mezzo bicchiere d'acqua fredda, poscia il liquido assorbito dall'involucro dev'essere spremuto di nuovo nell'acqua, della quale si bevono tre bicchierini al giorno, mezz'ora prima di ciascun pasto. L'involucro contenente la polvere deve essere asciugato e conservato in nn luogo asciutto per prevenire lo sviluppo delJe muffe. La sua efficacia si mantiene per venti mesi. D dottor Ryder mandò un 'abbondante quantità di polvere ai signori Allen ed Hamburys, consiglieri sanitari di Stato, i quali prepararono un estratto liquido, contenente una parte del rimedio
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in una parte di estratto, del quale il dottor Ryder prescriYe una dramma tre volte al giomo. E sso ed i suoi amici hanno sperimentato largamente tale rimedio e ne hanno ottenuto buoni risultati. Essi osscnarono eh& la. cura si completa in due o tre giorni. All'ottavo o decimo giorno il dolore può ritomare, cd allora una piccola quantità del rimedio lo allontana permanentemente. Anche in Sydncy fu usato con grande successo. Gli autori lo hauno adoperato io otto casi di nevralgia; sci furono prontamente guariti, uno fu molto migliorato, nell'altro dopo una settimana di cura non si ottenne alcun cfl"ctto. Seguo una breve menzione ùi questi mnlati. Una donna, di ventitrè anni, sotl"rira tla quaranta giorn i di grave nevralgia dcll'infra-orbitnle Il del gran nervo occipitalc. Veniva assalita da quattro parossismi al giom o, coll'in ten•allo di un'ora ad un'ora e mezza. .Molti suoi denti erano guasti. Tre dosi dell'estratto la·sanarono. Una donna di oltre cinquant'anni, sofl"riva di grave nevralgia. da circa una settimana. Il molesto dolore aveva sede nel ramo sopra-orbitale del quinto e nel grande nervo occipitale, e<l entrambi erano continui c pnrossistici. E~sa non migliorò, sebbene l'infusione della polvere nell'involucro di cocco fosse stata usata
per una settimana. 'l'aie infusione fu pure adoperahl in altre circostanze e si trovò quasi sempre inerte. Una donna sofferente per nevralgia del nervo grande occipitalc sinistro fu guarita con quattro dramme e mezzo dell'estratto liquido. Un uomo di venticinque anni soffriva da quindici giorni di grave nevralgia bilaterale nelle tempia, e sotto gli occhi. Mezza dramma di estratto liquido somministrata tre volte al giorno per tre giorni lo guarl. Una donna di venti anni soffriva da dieci giorni una grave nevralgia del primo e terzo ramo del quinto nervo. E ssa aveva fino a cinque parossismi al giorno, ciascuno dei quali durava da una a due ore. Una dramma di estratto liquido somministrato tre volte al giorno la guarì in tre giorni. Una fanciulla di diciott'anni soffriva. di cefalea c di grave nevralgia lungo la mascella inferiore, nonchè sulla fronte c dietro le orecchie. Mezza dramma di estratto liquido guari la nevralgia in ventiquattr'ore, ma la cefalea continuò.
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Un uomo, dell'età di sessant'anni, che soffriva da poco tempo di grave nevralgia orbitale bilaterale, trovò grande giovamento in una dramma di estratto liquido somministrato tre volte :ù giorno. Una donna di quarant'anni soffriva da un mese di grave nevralgia del secondo ramo del quinto nervo con circa sei gravi parossismi al giorno. L'infusione fatta col sacchetto di polvere aa gnarl in tre giorni. Questo rimedio, mentre è veramente utilissimo contro le nevralgie, non cagiona sintomi tossici, gia.cchè due dosi di mezza oncia di estr atto liquido furono amministro.te con mezz'ora di iintervo.Jlo, e dopo due ore ripetute senza avere prodotto alcun altro eft'etto all'infuori di una· leggera sonnolenza. Ad un altro individuo furono prescritte tre dosi di due dramme con mezz'ora d 'intervallo che produssero soltanto leggera sonnolenza. Queste dosi non agirono sulla pupilla, non aumentarono nè diminuirono la secrezione della saliva, o del sudore, nè cagionarono alcuno. sensazione alla pelle per mezzo del quinto nervo. Il tonga non agisce sulla pupilla nemmeno applicato topicamente sugli occhi; giacchè il dottor Copley sperimentando su tre i11dividui ed applicando in ciascun caso un estratto acquoso (l su l) negli occhi, e ripetendo l'applicazione quattro volte nell'intervallo di cinquanta minuti non ottenne effetto di sorta.
Sudore e fetore dei ple•li; gesso coaltato (Journal cle Medicine et de cllit-urgie pratiques, gennaio 1880) .
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Nell' Unio1~ Médicale de la Seit~e-Inférieure il do ttor Debout riassume i risultati di un'esperienza importantissima. fatta con · una sostanza. antisettica che già fu in grande rinomanza e che oggi viene meno apprezzata, il gesso coaltato. È noto che tale sostanza applicata loc-almente non produce pericolo di sorta, cosicchè, mentre può riuscire utilissima, il modo d'amministrarla. è altrettanto facile. L 'autore che la esperimentò in trenta individui d'un reggimento affetti da sudore fetido dei piedi, dà i res ultati seguenti: Il coaltar mescolato col gesso in polvere, nella proporzione di
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DI TERAPEUTlCA
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3 a 5 parti per 100 di gesso, costituisce una polvere effi cacissima per distruggere l'odore fetido prodotto dalla traspirazione abbondante dci piedi. Basta di spargere ogni mattina una piccola quantità di polvere nelle scaqle. In un gran numero di casi, l'abbondanza della traspirazione non vieuc modi!kata. T;tll•olta nullameno diminuisce, ma del
tutto non scompare mai. Questa polvere di gesso coaltato non cagioua. d'altra parte alcun (htnno snl piede nò sull' incesso. Il solo inconveniente consiste in una sensazione di calore che talvolta giunge sino alla coscia, sebbene di breve durata (alcuni minuti). Si aspetta dal tempo la, sanzione per J'iunocuità. di IJUCsta polYcre sulla salute gener:tle, ma certamente essa potrà. ùirenire molto proficua nella. cura della bromidrosi dci piedi per la sua efficacia, c per la facilità dell'uso e per l'economia del prezzo.
Soau·a ••n ea!lio di eon,~:eh•zlone cn•·afo cona a•llocnrt•hm, pcl dot.tot· 1\ff.:Pr.AIN (Bullettin Général de Térapeutique mérlicale et chinwgica}e, 30 gennaio 1880).
Abbasta,nza interessante è la stori:. narrata dal signor lliléplain, e per la rarità. di'Ila form:l. morbosa nei nostri climi, c per il modo sprciale di estrinsecarsi, e per il rimedio che Yenne messo in prat iea, e per la sorprendente ed incontestabile efficacia eli questo. 'fruttasi di un robusto soldato per nome Ernest, d'anni 21, che in quali t:\ d'ordinanza d'un ufficiale, era solito dormire nella stalla ove sorveglia m due c:nalli anìdnti alle sue cure. La mattina del 10 dicembre 1879, nel mentre che al di fuori il termometro segnava 27 gradi sotto zct•o, egli fu preso da un'intensa sensazione di freddo, c tosto, precrdendo pesantezza di capo e vertigini, privo di coscienza, cadde a terra. Tolto di lù, s'ebbe dll. un farmaci sta i primi soccorsi (senapismi e fri~:ioni alcooliche).- Chiamato, l'autore riscontrò lo statosegnente: rosso il viso ; violentemente contratti i muscoli degli arti e della spina; trismn intenso, digrignamento dei denti, moderatamente ristrette
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le pupille, fredlla, pallida e secca la cute in tutto il corpo se si eccettui la. faccia, miserabile e frequente il polso, sublime e corto il respiro. L'infermo in decubito dorsale, plumbeo, r estava inerte ad ogni stimolo. - Ben poco vantaggio apportarono le larghe scnapizzazioni c l'ammoniaca. - L'autore co·nrinto della necessitò. di un agente tcrapeutico che desse luogo ad un naturalerialzamento della temperatura, praticò due iniez~oni ipodermiche di una soluzione (l per 50) d'idroclorato di pilocarpina. Il miglioramento fu immediato. - Dopo pochi minuti scomparve il trisma, si dilatarono le pupille, si rialzò il polso, ritornò normale il respil·o, ristabilite ovUJHjne lu. sensibilità e la contrattilità muscolari. - L'ammalato, il giorno dopo, già fuori di
pericolo, lngnanclosi solo di estrema stanchezztt fu condotto all'ospitale. Circa la diagnosi, l'anfore, esclusa l'idea ùi un attacco epilettico, ammette la congestione cerebrale, non semplice, ma considerandola invece come un fenomeno della congelazione generale di ·cui era in preda il paziente.
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RIYISTI\ ll[ CIInHI:A EFARlL\COLOGrt\
L 'acido CJlt•ho!l(•o a•(•ncth·o •1na nfifntln• dell:nlbu· rnlnn, p~l sig. 1\Itcm:t.E P .\1. u , farmacista principa le presso
la direzione di sanità mil itare di Salerno iu Cara (Gazzettu di -medicina J>ltbblica., aprile 18 O). Sono frequenti i casi che nelle fa rnmeie mili tari si abbiano ad anali zzare uri ne d'infermi con sospetto di albuminuria. Talvolta. le indagi ni con i rea.ttiri us uali danno risultati positivi, ed allora il metodo di cura riesce di facile applicazione, per le assicurazioni dei processi chimici. A rvicne s pesso però che i reattivi adoperati per la scoperta di questa sostanza proteica, riescano eli n i una efficacia, ed allora il medico resta indeciso ; dappoichè i sintomi del morbo gli accennano l'albuminuria, mentre poi tale diagnosi non è confermata. dn.l fatto chimico. Ciò dipende perchè gli attuali rcattivi sono sensibili solo quando l'albumina trovasi in abbondanza sciolta nell'urina; ma, nelle prime tracce, la chimica si vede obbligata a dare il s uo giudizio negati vo. Per t!l.le ragione presento alla considerazione eli tutti il frutto delle mie indagini su d'un sensibilissimo rcattivo dell'albumina, atto a discoprire le più piccole tracce, e nello stesso tempo a valutarnc ant.:he la <Juantil<\. Ques to rea.tt ivo è l'acido c;ctròulic;u. Prin. di entrare a spiegare dettagliatamente come l'acido carboHco si comporti hl contatto con l'albumina, credo utile accenJlare qun.lche cosa s ui caratteri di questo proteiforme, come premessa alla legittima conseguenzn. dell'azione del rcattivo in disamina. L 'albwnina dunquo è una composizione organica di proteina con solfo, fosforo e fosfato calcico. Il suo nome è da albmnen, cbi1no d'uovo, di cui forma la parte distintiva. Trovasi disciolta. nel siero del sangue e ne costituisce la parte più abbontante.
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RIVISTA DI CBUUCA
Forma due modifìcazioni isomeriche. Sotto una di queste moclificazioni, è solubile nell'acqua, laddove sotto l'altra è pochissimo solubile in questo liquido. Nel primo stato si ha.: l'cdbu.mùia ttan coagu.lata; nel secondo: l'albumina coagulata. Gli stati dell'albumina in un uovo crudo ed in un uovo cotto, possono dare migliore idea della differenza esteriore fra queste due modifìcazioni isomeriche.
Albumina non coagula.l(L. L 'albumina non coagulata, quando è secca, non si coagula neppure alla temperatura di+ 100• C. Bagnat.'l. c011 acqua, si gonfia lentamente, diviene traslucida e si discioglie a. poco o. poco con l'aggiunta di nuora acqua, formando un liquido mucillagiuoso, iucolore ed insipido. Questa soluzione, alla temperatura di circa -1- 60• C, comincia ad intorbidarsi, e, se fosse concentrata, a qualche grado al ùi sopra ùi tale tempemtum, si solidificherebbe e passerebbe allo st:\.to isomerico ù~ albumina coagul"ta. Del resto, la temperatunt alla f]ltale sift'atta trasformazione si effettua, dipende molto dal grado di concentrazione della s ua soluzione; se questa contiene uun maggiore quantità ùi acqua, e se .contempor aneamente Yi sin la preseuzn di un alcali, può mantenersi non coagulata sino a -1- 70• C, e solidificarsi soltanto a+ 75• C. Ciò dimostra che un liquido contenente albumina n on coagulata in soluzione, in ragione della sua quantità, se questa contiene maggiore quautità di acqua, e se nel contempo vi sia la presenza di un alcali, può mantenersi chiara. sino a +IO• C, e comincia a solidificarsi a - l- 75• C. I liquidi albuminosi molto allungo.! i s'intorbidano sollanto ad una temperatura dai + 90• C ai+ 100• C, e l'albumina coagulala si l'appiglia unicamente con prolungata ebollizione; cioò in ragione che H liquido solvente dimiuu.isce per l'evnporazione. A silratta. circostanza si attribuisce per certo hl di,·ersità. delle indicazioni date dai chimici circa la temperatura a cui l'albumina si coagula. L 'albumina disciolta nell'acqua è precipitata dall'alcool ; se l'alcool adoperato non è coocentrn.to, nè in grande eccesso, ·il precipitato si ridisciuglie nell'acqua; in caso contrario l'albumina si coagula. L 'albumina nel siero del sangue, può agitarsi con l'e-
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tcrc, senza che I]Ucsto eserci ti altra azione, tranne di l'Sil':l.ITe il gmsso del s ie ro.J'erò l'albumina. del bianc o d' uovo, con talmcuo, s i coagula, assorbe l'etere e s i eleva alla s uperfic ie del liquido. ~ è l'olio vo la tile di trementina, nè gli olii grassi hanno azi one s ull'albumina. L 'albumina, non aJtrimcnti che la proteina, combinas i con gli a cidi c con le bas i. Sifl'tttte combinazioni però s ono ancora rla s tudiars i ; poirhè gli aridi troppo facilmente provocano il coagulamento rlc ll'albumina. Gli alcali, in piccola quantità, neanche coagula no l'album ina,
poichè i liquidi animali abbasfnmm a.léalini, non contengono albumina allo stato coag ulato. • In generale, le combinazioni rlcll'alhmnina non coagulata con le bas i sono poro conosciute. :\lolti O!'~irli meta llic i, recentemente precipitati cd anc o r:~. umidi, si sci o l ~on o, mcst:olandoli con il siero del sangue e con l'alb ume d'uovo. l / ossido rameico forma con l'albume d'uovo una soluzione azzurra; l'ossido ferroso una sol uzione \'crd ogno la; e l'ossitlo fenico una soluzione color di r ugg ine. Siccome in •tucsti liquirli l'albumina si trovn. già unita ad un alcali, possono queste combinazioni solubili considerarsi come s ali basici ùoppii, analoghi n'i sali metallici solubili, che s i formano quando combinazi oni di zucchero con alcali o terre alcaline, sl'iolgono questi . ossidi metallici nelle stesse circos tanze. Riscaldandosi questa soluzione albuminosa, fino a che l'albumina si coagula, il coagulo s i colora, perchè l'ossido metallico si precipita in combinazione con l'albumina coagulata. Molte s ost anze Oi'ganichc prcciplt:mo l'a.Jbtnni11a dai liquidi in cui si trova s ciolta, come l'acido tann ico ed il creosoto. Quest'ultimo però, es ercita un 'azione catalitica, in virtù della quale, non solo l 'albumina is olar,a, ma anche il s olfato di albumina si coagul a. Una piccola quantità di creosoto coagula grandi quantitil, di albumina, insieme alla materia colorante contenuta nel siero del sangue o nell'urina, in un grumo che si depos ita al fondo del recipiente; e quando il creosoto è sciolto in acqua, produce lentamente il coagulamento; dopo di che, tali liquidi non entrano più in putrefazione. Quest'azione del creosoto sull'albumina è analoga a quella del caglio sul latte; ma. il caglio però, se coagula
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Rl\'lSTA DI CIH.IIl!CA
il caseum del latte non agisce sull'albumina. Del resto, a ragione si può osservare che le proprietà. dell'albumina, prima del s uo coagulamento, sono ancora poco <·onosciute; perciò, lo rice'l'che per rintraeciarla si sono principalmente rivolte sull'albumina coagulata; comechè in secondo stato presenti minore importanza; JlOi thf· dì rado, per non <lil' mai, s'incontra. nell'economia animale·
Albwrnina coagu.lata. Si ottiene esponendo il bianco d'uovo od il siero del sangue ad una temperatura di 70• ad temperatura a cui l'aJùumina si coagula. Si tritura la massa aspersa di n.cqua. in un mortaio, c successivamente si tratta con acqua fredda, con alcool c con etere. Un altro metodo consiste nel trattare il liquido albuminoso con l'acido cloridrico, con cui si precipita il cloridrato di albumina; filtrare, ed il residuo s ul filtro lavarlo con acqua leggiermontc acidolata di acido cloridrico, por finire di sciogliere nn tantino di fosfato calcico trasportato nel cloridrato eli albumina dalle acque madri; quindi trattare il cloridt·ato di albumina con s ufficiente quantità di acqua, fino a totale soluzione, e precipital'De l'albumina con soluzione di carbonato ammonico. Si mccoglie il precipitato s u\ filtro, si lava con acqua, si dissecca e si spoglia del grasso mediante l'ebollizione nell'alcool, incti si dissecca. Altri metodi possono servire ad ottenere l'albumina coagulata che è superfluo qui esporre. L'aspetto ùcll'nlbumiua coagulata allo stato secco, ha molta analogia con la proteina. Vale a dire, presr.nt.a fiocchi gelatinosi molto ristretti, di colore gialliccio, dur i, fragili, facilmente t>olvcrizzabili. La polvere ha coloro di s uccino pallido. L' albumina coagulata secca, alla temperatura ordinal'ia, è igrometrica; ma, a+ 100• C, perde tutta l'acltua a~sorbita. Riscaldata maggiormente, entra in fusione solo quando comincia a decomporsi. Allora si gonfia, sommiJ1istra olii pirogenati ed acqua ammoniacale con notevole quantità. di solfuro ammonico.
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L'albumina coagulata c disseccata, nell'a cqua s i gonfia c riprende lo stato che avea pria del disseccamento. L'albumina coagulata è poco solubile nell'acqua; alla temperatura ordinaria J'acc1ua ne discioglie O,OOì \lei suo peso. È insolubile nell'alcool e nell'etere, negli olii grassi c Yolatili. Si combina con gli acidi. L'albumina coagulata e go nfiata nell'actliHI. trattandosi con un acido molto allungato, vi s i scioglie, c la cornbinazioue ùisciol:a s i precipi ta con un eccesso di acid o. Per conseguenza, se sull'albumina, s i versa un acido non abbastanza, allungato, s i effettua una combinazione con l'acido, ma questa combiuazionc nou si discioglie nell'a<:•iua addulata con lo s tesso achlo. Ciò può dipendere, o perchò si form a una combinazione più acida c meno solubife, che l'acqua pura decompone, onct·o dalla. insolubilità della combinazione iu un eccesso di a cicl o; ma, eliminando l'ecce:<so di a cido con la la vanda, la combin rtzione s i rende solubile ne ll'acqua pura. Gli acidi solfot·ico, nitrico e cloridrico, aggiunti in eccesso, precipitano l'albumiun ; ma il precipitato prodotto dilll'acido sol-
fot·ico, non si scioglie quando si lava con acqua. Gli acidi cm·bonico ed acetico sciolgono l'albumina anche quando sono aggiunti in eccesso. L'albumina si precipita nuovamente da tali soluzioni, quando vi s i aggiunge del carbonato di potassa fino alh~ completa saturazione dell'acido. Le combinazioni dell'albumina con gli acidi, sono insolubili nell 'alcool, c possono essere precipitate da questo liquido. Il s olfato viene precipitato in massa bianca, fioccosa, che con il disseccamento s' indurisce e divie ne leggermente gialliccia. L'acido nitrico diluito, versato in una soluzione di albume d'uovo, nel s iero de l sangue, o in un'urina rkca di albumina, precipita il nitrato di albumina. Il precipitato è bianco, fioccoso c si scioglie lavandolo con a cqua. L 'ac.ido nitrico concentrato, però, decompone l'a.Jbumina, come tutte le altre sostanze protciche, fibrina, glf)bulina, cascina, ccc. con le quali formasi l'a cido giallo di li'ourcroy c Vauquelin, ttcùlo x antop,·otcico di Mulder. L 'acido a cetico anche precipita l'albumina dalle sue s oluzioni, .allo stato d.i acetato d 'albumina, facendo bollire la soluzione-
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RlVIS.l'A Dl CliDUCA
11lbuminosa con quest'acido, in cui si vede che il calorico non la coagula. I rentti vi che soglio no 1uloperarsi pet· iscoprir e la presenza dell'~tlbumina nell'urina, sono vari e di diversa intensitù. Ncll'anasnTcn1 per esempio, i primorcli del morbo offrono una urina con tracce di albumina, la quale sfuggirebbe all'azione precipitante dell'acido nitrico cd a quell:1 coagulante del calorico, percbò Jler la pochissima albumina sciolta in molto liquido, ancorchè l'acido nitrico ne potesse superare ht forza. solvente, il nitrato di albumina, che ne risulterebbe, si ridiscioglicrebbe nel liquido per la esile (1unntità di confronto alla massa del solvente. Lo stesso è dell'azione coagulante del calorico, in guisa che, essendo l'album1nn Cl)agulatn dal calorico lcggiem1ente solubile nell'acqua, a quelltl. minima dose in cui trovasi sciolta nell'urina in parola, ed in ragione che si determina il coagulamento delle minime pnrticelle nlbumlnosc, la massa del liquido la ridiscioglie. Invece il cloruro mercurico ne prcci}lita quelle particelle stesse, che nè l'acido nitrico, nè il calorico banno potuto mettere allo scoperto. Quando In malattia. progredisce, i reni segregano maggiore quan-
tità di albumina sciolta nell'urina., ed allora il reattivo sensibile
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è il solfato alluminico-potassico, il quale la precipita. Quando il morbo più progredisce, maggiore albumina si segrega, cd alIom solo l'acido n ittico ne precipita il nitrato di albumina, e dopo questo il calorico ne produce il coagulamento. Dallo esposto appare cbe, quale più quale meno, tutti i sopraindicati reattivi non hanno forza di scovrire le minime tracce ùi albumina che l'urina può portare in soluzione, sia essa urina normale o patologica; cd allora soltanto la loro reazione si rende sensibile, quando questa sostanza protcica comincia a trovarvisi in quantità eccedente quella dell' urina normale: n è con essi può stabilirsi un tito lo del liquido albuminoso, onde il clinico abbia norme precise del grado di albuminuria nel suo infermo. A tal uopo presento l'acido carbolico, il quale coagula e non precipita nello stato di combinazione; giacché da. quanto bo esposto risulta che i reattivi dell'albumina classificar si possono in dlue gruppi : precipilat1-ti e coagnlanti. I primi entrano in composizione con l'albumina e producono composti definiti; gli
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altri, Ìlll'cce, ngi ~co uo per Yirtù cntalitica, per prc~cuz a o per contatto che dir si voglia; fra questi anche r e ne sono che agis~:o no ~;o n m;~ggi o rc o minore intensi tà. Il calorico, per esempio, ~;ome si è del to, a~isrc cou poca forza; p o i ~li è la sua azione comincia al ti tolo quasi del due per cento. Il creosoto, qucst'a.ltto coagulante, in piccola tjU:J.ntiLà agisce su m.1lta parte di allmminn, ma, insic111e a tale SO$tnnza, precipita anche la ma t~ ria colorante i quindi non può olì"rire ùati sieuri. L'w:ùlo crrrlJ,,lico, clun tJur, è quello che l1o trovato, fra i coagulanti, al più alto gr,Hlo sensibile. Esso coagula ht sola aluuminn, anche in una l>Oiuzione titola ta ad un quarto per cento, cd, a ditl"crcnzu ùcl creosoto, non agisce punto sulla materia color11nte; di guisa clic si ha co n questo reattiro un coagulo nell'urina, di spccchia.ta bianchezza. Per tal ragione ri esce un prezioso rcatti\·o, in qu:-~ nto che, nou solo ùi111ostm l'albumina come principio accidentale dell'urina morbosa, ma scorre anche le traccie di quella portata in solmdonù llallc urine normali. Aulllcnla il pregio di (JUCsto reatti vo, quauùo !>i pon mente che il suo coagulo, a difi'crcuza di ctuello dq;li altri co:-~gu l a nti, ha In proprietà di riùiscioglicr:.i in un e~:ccsso dr ll;t stessa soluzione albuminosa da cui si è avuto il coagulo. Questa pn.Jpriclà mi il•~ portato all'idea ch 'c~s o ~ll'rcl!lw offerto alla t.crapc uti~;a un Teatliuo qutmllfuth>o per l'ai!Juntina. Dihtti ho a::.soggetl<tto n tale saggio una urina n()rmale, e propriamente Ja mia, e ne ho avut o i seguenti risultati: Ho Jlesato dicci grammi ùi urina recent emente emessa, la. quale aveva la densità di 1,021, di reutionc acida, e l'ho coagulata con l 'acido fenico. Ho tiltmto il coagulo, e dopo esatto prosciugamento, ho ripesato il coagulo sul tillro tarato e ri ho trovato cinque centigrammi di albumina. Rifat.ta la operazione del coagulo sulla stessa urina, sempre su died grammi, ho ottenuto la riùissolu7.ione completa del coagulo in sessanta grammi della medesi ma urina non coagulata. La conseguenza di questo fatto è
elle, se dieci grammi di nrinn contengono cinque centigrammi ~i albumina, cento gmmmi ne conterranno cinquanta centigrammi i cioò l'urina è titolata. al mezzo per cento di albumina; c se per ridiscioglière cinque centigrammi di albumina coagulata contenuta in dieci grammi di urina, vi hanno abbisognato sessanta.
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RI\'ISTA nr cunucA
grammi della stessa urina non coagulata, vuoi dire che st>i pttrti di urina non coagulata sciolgo111o il coagulo di una parte della. stessa urina, titolnta all'uno per cento. Tale CSJlerimcnto, fu ripetuto su ll'urinn. di un soldato infermo ricoverato in quest'ospedale militare, affetto da nofrite }Jaranchimatosn, per nome Lntrcccin. Sah·atorc del 42• r eggimento fanteria, entrato il giorno 8 febbraio corrente anno, la di cui alhuminuria rra stata già rlin:.;noslicnta. dal dottore signor Giovanni cnr. l:lonalumi mnggioro medico cnpo-riparto, il quale, esimio cultore' delle scienze nn t nm li c \·erstttissimo nenie coso di chimica analitica, si compiacque procurnrmi l'urina. dell' infermo summcntovato; :n endo operato con l'acido caTbolico, eome sull'urina mia, ottenui gli identiçi risultati; però, onde l'idisciogliere il coagulo albuminoso Lli dieci grammi d'urina, me no ahbisognarono :HO grammi, cioè un multijJlo di 30. Quindi si potè facilmente arguire cile quest'urina di reazione debolmente acido., dèllà ùe1isi là di l ,O J .~. p<n-cra di urlltl e fosfàti, èi':.i titolfita ad uno c tre f!Unrti per reuto di albumina. P<>r brevità tralascio tli r.itare altri molteplici esperimen ti istituii i sull'obbietto, lini quali si sono costantemente ottenuti gli stessi cd identici risultati; eù invece, credo utile esporre qui uno specchietto indicante le quantità di albumina, che l'acido carbolico, con la sua. virtù coagulante, può mettere allo scoperto in una urina. E ciò pcrchè il medico, in brevi istanti, possa riconoscer e la esistenza ùcll'albumiua nell'nrina e nel contempo determinarne la quantità. t ridisciolto dolla flesoa arinn
Contiene di albumin•
in quanti!& oi l
grammi
30
' grammi GO Se il coagulo operato dall'acido
carbolico in 10 gram. di urina.
grammi 90 grammi 120 grammi 150 grammi 180 grammi 210 6'1':.Jillmi 240 grammi 270
un qno.rto per 100 mezzo . . per 100 tre quarti per 100 uno . . .. }>er 100 uno ed un quarto. per 100 uno c mezzo. . . . per 100 uno e tre quarti . per 100 due . . . . . . . . per 100 due ed un quarto per 100
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FAR~IACOT.OGIA
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Se i pesi indicati nel suesposto specchietto s i volgono in ~-o lumi, si a.vriL c.he, per disciogliere il coagulo albuminoso in un volume dato di urina contenente l'uno per ecnto di albumina, vi abbisognano dicd volumi eguali clelia stessa urina; quindi un tu ho grad uato può servire benissimo di nlbuminOJncu·o, il quale è ùi facile maneggiamcnto, cd il cliuico può arerlo nuche presso il letto dell'infermo. Tale specchio nlhuminornetrico può andar soggetto a rcttilit-he, che accetterò sempre cou gmtitud ine; ma che l'aeido carbolko sia. un sensi hi lissimo rcatti1·0 quanti Lati l' O dell'albumi nn, preferibile a tutti gli altri finora usati, è un fatto indiscutibile che nou ammette dubhio.
Geissospermnm VellosiJ, pel dottor MoY s~s 1\lA.nco~oES (Philadelphict lJiedicctl T imes, febbraio 1880). Quest'albero, nativo dal Brasile, è conosciuto nei diversi luoghi ove vegeta sotto i nomi di Pào Percira, P:'to forquilha, Pào de pente, Camarà dc bilro, Camarà domato, Canudo anaargoso, Pinguaciba. Si trova nelle montagne di Tijuca, Estrclln. c Gorecino, nella provincia di Rio Ianciro ed n.nchc nelle provincie di Babia, Minas Geraes e Spirito Santo. Il dottor Freirc Allcmao cosl lo descrive: " È un albero di grosse dimensioni, la cui corteccia è molto spessa, mentre il libro è gialliccio, di sapore amaro, non astringente. I suoi rami curvi sono molto folti. Le foglie sono ovali lauceolatc, lunghe tre J>Ollici, larghe un pollice od un pollice c mezzo. I fiori sono piccoli, grigi ed inodori. I frutti, in piccola quantità, sono di forma ovale, coperti, quando sono verdi, da. una sostanza grigiastra, simile ai capelli; divengono gialli quando sono maturi. I semi sono lenticolari, rotondi od allungati, e se ne trovano quattro o cinque in ogni frutto coperti da un parcncbima fibroso , . In medicina si usa la sola scorza. Si trova in commercio sotto forma di lunghe striscie, composte di sottili lamine aderenti, di color giallo c dl sapore amaro. Nell'anno 1838 il signor E. C. dos Santos, farmacista a Rio laneiro estmssc da siffatta. cortec-
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RIVISTA DI CHIMICA
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eia un alcaloide che ritenne quale principio att.ivo e che chiamò Pereù· in a. Ulteriori analisi del dottor E . C. dos Santos, figlio del farmacista c professore di f::umncia nell'accademia di medicina di Rio Ianciro c dci chimici tedeschi Ploff e llehrcnd Goos dettero più o meno gli stessi resnltati. L'alcaloide (pcrciriua) si ottenne sotto forma di polvere grigiogiallastra (non cristalli), insolubile nell'acqua ma solubilissima nell'alcool, nell'etere c negli acidi; un estmlto resinoso amaro solubile nell'alcool, insolubile nell'acqua o nell'etere, una piccola quantità eli a.mido e vi si riuYCllne pure un acido vegetale combinato coll'alcaloide. Dalle ceneri si ottennero potassa, calce, magnesia, ossido di ferro c di rame, silice ed acidi solforico, cloroidrico, fosforico c carbonico. La corteccia di Pào Pcreim fu impiegata vantaggiosamente per la cura delle febbri malaricbe nel Brnsile. n dottor Torres Homcm, professore di clinica medica nell'accademia di Rio Ianciro, scrive: uon v'ha esercente l'arte salutare nel Brasile che non abbia. ottenuto buoni risultati dalla corteccia eli questa l)ianta nel trattamento delle febbri intermittenti. Io ho curato, aggiunge lo st.esso professore, una signorina, la quale avewa vissuto sei anni in località malarica e che soft'riva di febbri intermittcnti (quartnnn) alle ctuali non r ecarono giovamento i sali di cbinino 1 e che guarl mediante l'uso dei bag11i giorunlicri preparati col decotto ùi delta cot·teccia, e coll'amministrazione interna di venti gl'ani al giorno di vnlerian.ato di pcrcirina. in due dosi n· n dottor E. c. dos Snntos riporta Yeutnn casi di febbri intcrmittenti guarite col metodo sopra indicato.
S u;;U c fl'cUl Cc r a atc utlc l d e il&t comhha~tzlon c dc~ll
alc aaloldl d e lla c hina c on la •norllna. pel dottor J... EWIJl (Joum11l dc I'hurmarie et de Cllimie1 JTtaggio 18:30).
Il dottor Lewis ha osserYato ch-e nelle febbri intermittent.i i malati che arerano preso della morfinn unitnmente alln. chinina guarivano più sollecitamente di coloro che non a.rcvano fatto uso ùi oppio, c cbc una dose di 50 centigrammi di chinina con
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due centigralllmi di morfina dcbl•ll:wa un accc~,;o di fcbbt·c int crmittcntc più sicurruueute di urt grallllllO di chini nn :;ola. E gli riporta poi -Wl casi di feburc l)alu;:tre ; ùei quali :n 7 furono curati colla chinina e colla morfina ; in quc,li si cube una media ili accessi consecut ivi di l 1 '/m. Gli altri 11-! furono trat tati colla chini na senza morli na et! in questi la media degli accessi consecutivi fu di 3 l$/ '" ; il che cÌiiiiO:Stra chiaramente In superiorità del primo metodo snl scco r~tlo . I l dottor Sl<illcrn racconta un ca:>o in l'Ili la ft.:bbrc fu debellata colla sola mortina. In oltre adduce quattro osservazi oni del suo esercizio pmti co c riassume il suo parere nelle coucJu, ioni seguen ti: 1• 1\Icùiantc la coru binazione degli alt;aloidi dl!lht chinina con In m or~na si ottengono migliori clld ti tcrapeutit:i; gli accessi vengono debellati con naaggioro sicurcua o In guarigione ù.i ricno rapida c completa ; 2• Non occorre che la mctù. della chiuiua impicg,1ta ordinariamente ; 3• Questo trattamento curnti\·o len isce lutti i dolori che p ossono tro var si congiunti alle malattie pcriotli ehe ; 4• X on si osset·vano nocc\·oli effetti ccrcbr~lli, come ccfalalrria orecchi 1 ccc. ·, o ' sussurro nrcrJi o 5• La morti nn. rende più sopportabile all o ;;tomat·o la cldnina; 6• In unione aHa morfina. si pos,ono ar nmi ni ~tnH·c la cllinintt o la cinconina a dosi considerevoli c replicate senza produrre il chinismo.
Sull' u~o~o tlciiR Clnhara tll
tlan~ra
In tc a•nJ•c utlca,
pcl dottor l\TE)(IER (Joumal de Plwrmacie et de Chimie, maggio 1880). Il llut.'f a oceirl eulalis, della famiglia delle conifere, è un albero d el Canadà, che raggiunge un'altezza di 10 a 1:2 metri in quelle contrade e soltanto tre o quattro metri nelle nostre. P er l'addietro fu adoperato specialmente come topico c con grande vantaggio (sembrava) contro i condilomi ribelli, ma cadde n el più completo oblio. Xullameno, nel 1855, un medico unghe-
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RI\1STA DJ CD IIDCA E FiRlU.COLOOIA
rc~c, Brcchcr, affcnnò di avere adoperato utilmente 1a tintura
alcoolica di tlmya nella cura delle vegetazioni veneree ribelli· Il dotto•· :\lcnicr dopo di essersi accertato delle core ottenute ton tale mcuo, ha dctenninato di usare il tbuya internamente, c non più all'cc:tcrno, contro le dette \'Cgetazioni. li tlottor ) lcnicr ba fatto preparare la tintura di thuya, facendo pestare in un mortaio i freschi germogli di tbuya, che furono in apprc~so po!>li n macerare per dodici giorni, in parti eguali di alcool n. !)Q•; il liquore dopo la filtrazione aveva il colore di una. lcg~cra infu:;ionc rli caffè cd un o•lore resinoso intensissimo. La dose giornaliera prcsrrittn fu di 20 gocce di tintura. sino a due cuct•hiarini t! o. ca1ft·; dopo alcuni giorni le vegetazioni si rammoll imno ed rhbc principio metamorfosi delle medesime. Ordinariamente :-.i ottenne la guarigione completa. allo. fin e di un mese all'incirca. Tl dottor Mrnier l'Ì!)Ortn. nel s uo lavoro otto osservazioni di guarigione di vegetazion i ribelli, spesso grosse quanto nnn manclol'ln, che avevano resistito per mesi ad esclssioni, n cnn l crizzn~ion i ed al trattamento antisifilitico.
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA
Il Dl:l llonarlo di un•cllt'lna c clalrnrgln, di •ea•aa•e •dlca •necllco-clah•ur~lcR, ccc., di LrTTH ~: e R Ollii\, tradotto sulla 14" edizione originale, continua a venire puuiJiicato a dispense per cura tlcll'etlito rc Enrico Dctken. È uscito il 2 • fascicolo, il quale ya ri cco d i figure li tografit he inter calate ~
di articoli ab bast<tnza estesi, specialmente in materia chirurgim
e terapeutica. L o stesso editore continua la pubblicazione della pregi ati s~i ma. opera dcnnatologica, di 1\aposi, intitolata : Ma111ude di palol•Jgitt e tera.pia delle mnlatlie cul!lnee, tradotta per la printa. volta in italiano. l>i ttucst'opera è uscito il fascicolo 50, il tlualr COIIllli'Cntlc tre lezioni in una cinquantina di pagi ne; vi è trattato il vaiolo, il va~cin o, la porpora, l'eritema, l'orticaria ; la parte anatomica è illustrata da tigurc. Unitamentc ai sopra indicati c comparso anche un fascicolo ùolla Clinica conternpot·anett, il q uulc con ttcne l'l:l• c !) • dispensa della sezione ~· chirurgiea e porta per titolo Il metodo M1.1isellico di L istar. Ci limitiamo per ont a.t :umttncittrlo, riserhanùoci di porgerne ai lettori una completa. bibliografia nella. nostra pross ima dispensa. Ce11nl 8ta..l8.lel Htal (liO l!oOhato cii S. Spirito ha Sas~tla, edito dalla tipografia Cennin iana. in
Homa. -- E una elaborata. esposizione statistica. sulla gestione mc(lico-economica di quel grande istituto. Comprende il settennio 1870-76 etl è divisa. in tre parti, nella prima abbiamo un rendiconto del tutt1• amministrativo, dal fJUale ris ulta che nonostante le molte peripezie e vicissitudini straordinarie, l' istituto è ancora in grado ili sufficientemente soccorrere ai bisogni della popolazione. La seconda parte consis te nella stat is tica medi ca eù è redatta llnllo stosso direttore del nosocomio, il chiarissimo prof. Scalzi. f; un rondiconto ricco di pregevoli dati e raffronti. La statistica medica, anzichè comincia.re dal 1870, ha principio in questo rendiconto dal 1861 e ciò allo scopo, come dice ilrehttorc, che una lunga serie di anni possa meglio somministrare un riscontro solido c più protit.tevolc nel senso medico c amministrativo. Tro viamo in essa confrontata la mortalità con quella degli ospedali di Parigi,
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RIYISTA
e studiata l'influenza. del mutamento demografico della città, divenuta capitale del regno, sullo stato della pubblica salute. Termina il hworo colla statistica del brefotrofio che fa parte dello stesso stabilimento. Uenalul!'lccnzc d ' l,;icnc IJtplco-•nUita\rc pratic a . - Sotto questo titolo il Hlaggiore veterinario signor Bertacchi, noto per tanti loda.tissimi larori in materia. ippica, ba ultimamente pubblicato un O]JUScolo nell'intento di dimostrare la gr·ande importanza igienica della lettiera permanente per uso dei c1walli dell'esercito. Non osta.nte che questo sistema sia universalmente noto e anche adottato in massima, pure sembra all'autore che il suo modo d'applicazione !.asci molto a desiderare, specialmente riguardo a certi particolari di costru:..ione, a parer suo neccssarii a conoscersi e a mettersi rigorosamente in prati ca se si vuoi ricavare tutto il beneficio che gli igienisti si sono ripromessi da questo genere di lettiera. Eù in vero il benefi.cio sarebbe apprezzabile quando si pensi che, a parere dell'au tore, colla esatta applicazione di questo sistema, si riuscirebbe ad estinguere il fomite delle malattie infettive e perlina delle contagiose(?). Come complemento del sistema, il Uertacchi raccomanda la ventilazione no11 interrotta in qualunque tempo, in qualunque stagione; a tale oggetto, e per maggior garanzia, propone che si tolgano i vetri dalle finestre. L'a•Jtore non spende parole per dimostrare il suo asserto sulla patogenia di tal uni morbi contagiosi epizootici che egli vedrebbe originati unicamente dalle e.>ala;r.ioni escrementizie, e questa sua opinione è combattuta dal collega che fa la critica del suo lavoro sul giornale La clinica veterinarie,. Anche la proposta delle tinestre apet·te in permanenza ba troYato degli oppositori i quali sostengono che colla esagerata ventilazione, fatta allo scopo di evitare le malattie infetth·e, si va poi
incontro alle malattie reumatiche. Lasci eremo ad alt1i bilanciare il pro e il contro della proposta e risolve1·e tale controversia; a noi deve bastare l'aver fatto cenn o sommario del lavoro e ci siamo creduti in debito di fo.t·lo in quanto che la questione sollevata dal dotto zooiatt·o ci pare in stretto r apporto con altre d'igiene militare del più vitale inte\·esse. Nessuno infatti vonà mettere in dubbio cl1c migliorando le condizioni igieniche d!elle scuderie, verrà a trovarsi meglio garantita la salute di quei soldati che, per ragione del loro servizio, sono costretti a passare molte ore in quella poco salubre atmosfera.
BIBLIOGRAFICA
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L 'lllns tra z ione ane dlt'o-e ltl rnr=-l ea. - L'egr egio collega dott. FRA)iC ~:!Ico PAROXA si accinge ora alla pubblicazione di questo nuovo periodico di cui abbiamo ricevuto il primo numero. L'illu.~tra:done medico-chiru.rrJù'n è destinata o. fornirci le dirnostrazioui scicntiliche per Yio. del disegno il quale quasi sempre \•aie molto pii1 che un o. proliss•t descri zione. Il numero che abbiamo sott'occhio consta di una to.vol o. lit ografica. rappresentante a g randezza. naturale il decorso delle ar~erie principali dell'ttrambraccio ed i loro rapporti coi muscoli, l nervi e le vene. Alla tavola è anncl>SO un foglio colla r elativa descrizione. Il tutto rin chius o in elcga.nte copertirut.
Lo s p e ttroscoplo lo m e dlc inn, del do tt. MAc l\'hcNOL. - Era generalmente desiderato un trattato di questo genere. Il pr og1·esso delle ric!.'r ch c fi siologi che e patolog iche per mezzo dello spcttroscopio non hanno ragg iunto que llo sv iluppo che se ne a sp ettàva. pc1· mancanza, di un t.rattato che ci mettesse in mano , una. guida per seguire un buon metodo d'investigazione. Non è n negarsi tuttavia che lo spettroscopio ave,·a diggià prest:tti scgn.alati servizi e al fisiologo COITeggendo molte idee inesatte rig uardo a certi pigmenti animali e quindi nello spiegar e la differ enzn. di colorazione tra il sangue arterioso ed il venoso c mostrando la sede precisa di quella facoltll. che presenta il globulo rosso di fis sare l'ossige no. Anche nella medicina forense lo spettroscopio ci è di un valido aiuto nel farci scoprit·c la presenza del sangue quando questo si trovi in quantità tanto piccol a da sfuggire a qualsi.\si altro mez:zo d'indagine. Egualmente esso ci rivela la presenza di metalli velenosi come arsenico, antimonio, mercurio, ramo, piombo, ecc. Ma l'applicazione pratica. di questo s trumento in medicino. è ancora molto limitata. Nella sun opera il dottor ltfac Macnor istruisce dapprima lo studioso sulla conoscenza delle varie sorta di spettro e poi tratta dell'applicazione alla medicina d elle strie spcttrali luminose fermando specialmente l'attenzione sulle recenti ricerche di Ucncc Jones nel determinare il tempo che impiegn,no i sali perraggiungere i tessuti del corpo umano. Quindi entra a trat tare degli spettri d'assorbimento e insegno. i metodi migliori per preparare gli spettri più importanti che fino ad ora furono descritti. Consacra u u intero capitolo a trattare del pigmento de lla bile e de ll'orinn. Accenna a questo proposito l'importanza in patològia. che ha l'esperimento r iuscito a Geffers, di o.vere cioè potuto isolare il pigmento dell'orina il quale dà una. stria di assorbimento in F., questo pigmento sembra essere identico all'uro-bi\ina
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che il Mar Macnor avrebbe trovato costantemente nell'orina normale. Per ciò cbe riguarda l'orjna non vi è che un solo pigmento cho da una stria d'assorbimento ben marcata e questo è precisamente 1'uro-bilina; l'autore fa osservare che quesLo pigmento avrebbe dol'uto attirare il più accurato studio dei medici perchè ha una grande importanza. clinica. Esso si trova hensl costantemente nl'll'orina sana, ma la sua presenza vien meno in alcune malattie. Non si su ancora l>enc quali sieno questi morbi che fanno allontanare il pigmento in discorso. Un altro pigmento biliare può apparire in certe condizioni morbose dell'orina e si sarebbe trovato ncll'orinadi individui nelle seguenti condizioni: l" Ammalati da febbre reumatica; 2• Donne gravide nel sesto mese; a• Aft'etti da aneurisma complicato ad albwninaria; 4• A1fetti da cirrosi l'patica; 5• Da cancro del piloro. Siccome poi lo spettroscopio non lm mai fatto scoprire all'autore alcuna traccia di pigmento nelle orine tratte di infermi di malattie leggiere, così egli no conchiude che la presenza di es.,o sarà semprn indizio di gravissimo morbo. P.
n DircttO>'O
E r. I A Coltmn•llo mtdlto, mMlhro 1111 Comrtalo di suniw mr71tare
n :Redntto:J;>e CA.RLO
PnErTr
Oapìi<lno medico.
N OTLJSl FEo&nico, Gerente .
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NOTIZI E SANITA RI E
- ··~ Stato !lUlnihu·io dl tutto il n. esca·c ito n e l m ese di B})rile 1 880 (Giomc~le mit. u/lic., 1!:!80, parte 2-, n• 22). Emno n t'gli ospedali al 1• aprile 1880 ( l) ....... . 767-1 Eutnlti nel mese .... . ..... . . . .. . ........... . 10-l~O .,. . Uscl l. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . • . . . • . . . . 103 10 Morti .................. . . . ........ . ..... . 250 75!).J Runasti al 1• maggio 1880 . ................... . Gi ornate d'ospedale . . . . ... . . .. . . .. . . . ... . ... . 231002 Erano nelle infermerie di corpo al l o aprile Hì80 . .. . 2-158 Entmti nel mese ....................... .. . . . 107348733 Usciti guariti . .. . . . . ... . . . . ... . . . ......... . 2002 " per passare all'ospedale . . ............... . Morti . . . ... .. . . . . . . . . . . . . . . . .. ...... . . . . , 2452 Rimasti al l o maS'gio I SSO .. . . . ............... . Giornate d'infermeria ............. . . . . . . . .... . 79170 Morti fuori degli ospedali c delle infermerie di corpo .. TotaJe dei morti . . ... . . . . . ................. .
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Forza media giornaliera della truppa nel mese di aprile . 21557 1 l l 62 Entrata media giornaliera negli ospedali per 1000 di forza Entrata. media giorualiera negli ospedali e nelle inferme9 nr ie ùi corpo per 1000 di forza (2) . . . ... . . .. ... . -,v l M e dia giomaliera di ammala.ti in cura negli ospedali c n elle infermerie di corpo per 1000 di forza ... . ... . 48 N u m ero dci mor ti nel mese ragguagliato a 1000 di forza 1,33
. <0 Os p cd:o li milii:H·i (pr incipa li , succu rsa li , inf.-rmeric d i presidio e specw 1 • 1 ~ os p,·d,.li ci 1·ili. (~) ::io no dedotti gli ammalali p~ssati agh ospedali dalle infermerie d i
coz·p o .
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NOTIZIE SANITARIE
:Morirono negli stabilimenti militari (ospedali, infermcl'ie di presidi o, speciali e di corpo) ~. 18 1. Le cause delle morti furono: mcningite cd éncefalite 8, bronchite acuta 9, broucl.tite lenta 13, polmonite at:nt.;a. .J.~, polmonite crnnirlt fl , plcnrit.e 14, tubercolosi miliare acnta. 4, tubercolosi croni ca lO, endocardite l , vizio organico del cuore 1, ca.tarro gastrico a.cuto 3, catarro enterico lento+, malattia d.:ll fcga.to 2, peritonite 9, ileo-tifo 2o, vaiuolo 5, morbillo 12, scarlattina l , miliare l, febbre rla malaria 2, avvelenamento 1, resipola 3, fl emmone 1, cario e necrosi 1, commozione cerebrale per caduta 1, ferita, d'arma da fuoco l. Si ebbe l morto sopra ogni 82 tenuti in cura, ossia 1,22 per 100. Morirono negli o. pedali civili "N. 74. Si ebbe l morto sopra ogni .J.4 tenuti in cura, ossia 2,33 per 100. Morirono fu ori degli stabilimenti sanitari militari e civili per malattie 17, per caduta l, per ferita d'arma da fuoco 1, per suicidio 12.
AYYERTENZA intorno alla compilazione del rcmUconto statistico, mod. n• 7.
Si notifica a chi di diritr.o che nella compilazione del r endiconto sanitario statistico, mod. n• 7, non occorre segnare alcuna media nella colonna 15 del quadro nosologico, sempre quando il numero degli usciti nella colonna. 12 è costituita da un'UJùt.à. Non occorre neppure che nella. colonna 15 vengano segnate le frazioni delle medie. Jl giorno 5 giugno, all'ospedale della. Consolazione in Romn, il prof. comm. Laurenzi, chirurgo primario, praticava una ovarotomia alla. presenza di un numeroso pubblico medico. Di questa. operazione e delle altre già eseguite dal valente operatore potremo informare i lettori, qnanto prima, con un rendiconto che lo stesso prof. Laurenzi si riserba di Jlubblicare come contributo a questo 1·amo di <:hirurgia operatoria.
D Ministero della. guerra. l1a delegato il comm. Baroffio dottor F elice, colonnello medico, e il cav. Sormani dottor Giuseppe, capitano medico, quali rappresentanti del corpo sanitario militare al prossimo Congresso d'igiene in Torino.