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DOPO CAPORETTO

Page 1

f^44-8a GIUSEPPE PREZZOLINI

DOPO CAPORETTO

ROMA «

LA VOCE » SOCIEFÀ ANONIMA EDITRICE 1919


S luglio

Queste pagine furono

vembre iQiy piccoli

e

terminate

scritte il

nei

primi giorni del no-

giorno io. Tali e quali, salvo

mutamenti di parola, oggi

le

pubblico perche t>rima

la censura non le avrebbe permesse, ne io stesso consentito

di

a pubblicarle

Caporetto

così,

igr().

e perche ritengo

forse avrei

che

sul fatto

F Italia debba ancora moltcL meditare.

Prego,

per giudicare queste a pieno, attendere le pagine che seguiranno, sopra

]^ittorio

Veneto.

Giuseppe Prezzolini.


Siamo ancora

così vicini alla catastrofe e an-

cora così lontani dall'avere le testimonianze prin-

possono guidare a formarci un'idea suo svolgimento, che sembra assurdo volerci

cipali

del

che

ci

fissare sopra « ciò »

pensiero e tentare

il

di capire

come

sia accaduto.

Eppure, non se ne esigenza della

può

fare a

nostra vita cercar

di

meno. È una comprendere

un momento come questo. Né so concepire una mente di italiano, che in

e lo è sopratutto in

possa pensare ad

questi giorni altro,

E

si

sforzi

poi,

se

di

vedere

le

testimonianze

necessarie per sapere

non «

lo

sono

«

altro,

rifletta

su

altro.

sono certamente come si sono svolti fatti », i

altrettanto per formarci un' idea del

come furono possibili ». Durante questi anni di

guerra,

ci

giunsero

troppe

voci di osservatori e

troppo abbiamo osservato noi stessi, per non renderci

conto degli avvenimenti che si sono prepa-

rati.

La ricerca delle cause va inoltre molto più


— IO in

là

dello scoppio della guerra: risale alle qualità

primigenie del nostro popolo e allo stato reale del

paese negli anni che

tiamo

la

precedettero.

coloro che

seguire

di

vanno

Non ci senin

cerca del

uomo o sistema, e si appagano

colpevole,

d'un

cambiamento di testa. Cadorna pagherà per sé. Ma pagherà molto di più per tutta l' Italia. E questo è grave rori

di

che

:

il

suo errore serva

a coprire gli er-

La storia non ammette, come la teo-

tanti.

logia pagana,

i

espiatorii e

capri

si

vendica ine-

sorabilmente delle colpe nascoste. Catastrofi come la

presente non

si

esauriscono

una causa oc-

in

casionale, ma sono

il

molteplici, remoti.

Esse rivelano una realtà che

risultato di fattori complessi,

più ignoravano, cosicché

i

problemi che fanno sor-

come nacquero,

gere sono sempre due: uno del l'altro

come rimase

del

i

occulta

la

loro

prepara-

zione.

Senza entrare

suno é dato istruirne

il

damentale: militare,

nei particolari che ancora a nes-

raccogliere con

sufficiente cura per

processo storico, questo é certo e fon-

che non

si

tratta

di

una

catastrofe

derivante soltanto da errate disposizioni

d'un generale o

di

uno

stato maggiore, o unica-

mente da un tradimento, o principalmente da inferiorità d'armi e di uomini; bensì da un disgregamento morale, repentinamente rivelatosi, in un momento critico e sopra una così larga parte del-


1

1

l'esercito, di

da

far

perdere a questo,

pochi giorni, due

sizioni

un periodo

suo materiale di guerra, poconquistate in due anni e mezzo di dura

quasi

lica,

in

terzi della sua efficienza bel-

tutto

il

lotta.

Come mai ciò è potuto avvenire, senza che le menomo classi dirigenti del paese ne avessero Comando dell'esercito ne sentore, senza che il

il

comprendesse la vastità, l'importanza, l'irreparabile gravità?

Son questi

i

problemi più interessanti.

L^ impreparazione II

del

1=^

19\5.

scese

L'esercito italiano

delFesercito.

in

guerra nel maggio

assolutamente impreparato: militarmente e

moralmente. Non soltanto gli uomini di truppa da

non erano stati istruiti, nel periodo invernale, con nuovi sistemi che la guerra europea aveva rivelato, ma miancava di quel materiale che il nuovo carattere assunto da questa, specialmente dopo la battaglia della Marna, imponeva ad ogni esercito che non volesse essere mesi sotto

le

armi,

i

sconfitto prima di potere vedere

il

nemico.

Entrammo in guerra con un armamento « preistorico ». Non avevamo grosse artiglierie. Nessuno,


12

aveva mai creduto alle

del nostro Stato Maggiore,

grosse

salvo forse il generale Dall'Olio.

artiglierie,

Nessuno

L' immaginazione

ropea.

dieci mesi di guerra eu-

s'era corretto in

rivestenti

vola significativa

:

i

i

che si sarebbe dichiarata la guerra

appena avessimo sopraffare

con suoi miti aveva inventato una fa-

popolare,

profonde verità, finito

il

pezzo da 520, capace di

tedeschi. Ciò che

popolo aveva grossamente

il

buon senso che

capito,

la

del

guerra

poteva vincersi soltanto per mezzo di una preponderanza

non capirono

d'artiglierie,

i

nostri

ge-

nerali.

di

La dotazione dei pezzi minori era la metà quella che si consumava in Francia nell' inverno

19 14.

non avevano

reggimenti

I

mitragliatrici

scarse. Alcuni battaglioni passarono la frontiera mudi

niti

mitragliatrici

bombe a mano

di

erano

che sopravvivono

legno per esercitazione. Le sconosciute, e

tutti

coloro

dalle prime avanzate posson te-

stimoniare del terrore che gettarono nelle nostre parteciparono ai primi combat-

truppe. Gli

ufficiali

timenti con

la

sciabola e vestiti in modo da essere

subito colpiti.

L'aviazione non funzionava. Nes-

aveva creduto. Era per loro un gioco. Fra l'artiglieria e le fanterie nessun serio collegamento, nessun segnale: l'artiglieria nostra

suno

dei capi vi

finiva per sparare sui nostri fanti. tagliare

i

reticolati

con

le

pinze a

Si

pretendeva

mano e con

i


— 13 — In

tubi di gelatina.

furon

sacrificati

e del genio.

questo

compito

migliori elementi della fanteria

i

superiori,

I

impossibile

che stavano nelle terze

non si arrendevano mai alla realtà e mandavano al macello, contro reticolati intatti, masse di uomini. La morte era sicura ed inutile. L'eroismo del basso si mescolava all' imbecillità dell'alto e devon datare da quel tempo le cartoline austriache lanciate fra le nostre truppe, dove si vedevano nostri soldati con la testa di leone guidati da generali con la testa d'asino. Crudele, ma linee,

i

vera caricatura.

concepiva

Si

la

come nei vecchi ma-

guerra

nuali formati sulle esperienze del 1870. La coltura militare degli ufficiali era scarsissima: basta pren-

dere

riviste

le

militari degli ultimi

anni per accor-

Regolameuto del servizio in guerra è semplicemente ridicolo. L' attacco frontale ò.q\

gersene.

Il

Cadorna è fondato

sulla

guerra delle

Fiandre e

inapplicabile sul nostro fronte. Ciò che c'è di vero è

buon senso; ciò che non è di buon senso

cosa

di

non

è vero

lavoro

si

maginare

ed è pericoloso.

naviga la

altezze.

Bisogna, per im-

mentalità degli ufficiali superiori, pen-

sare a gente che, viste militari, letto,

nelle

Ma pure in questo

non

dico rapporti segreti

ma neppure

i

giornali

ri-

pareva aver

salvo forse l'appendice, la tabella del R. Lotto

e la rubrica dello sport.

Da maggiore in su, sem-


— 14 — bravano quasi dall'agosto Il

tutti

ignorare ciò che era accaduto

19 14.

soldato vedeva

nemico

il

fornito di tutti

i

sistemi più perfezionati: riflettori, razzi, periscopi; si

vedeva

spiato,

sorvegliato,

bombardato

dagli

aviatori

nemici, senza che

le

nostri

buttassero giù

trovava di fronte a linee

li

scelte per la difesa, che aveva veduto

ben

naturali

si

;

aviatori

artiglierie

munire sotto suoi occhi mentre si temporeggiava, con ripari forniti di mitragliatrici, comodi per stare e sicuri per difendersi; si sentiva bersagliato da i

un'artiglieria superiore alla nostra e, fetti,

forse più efficace

nei suoi ef-

moralmente che material-

ma sempre spettacolosa. Cosicché in poco

mente,

tempo aveva finito per avere sfiducia nei propri

nei

sistemi,

Alla fine del lizzate.

191

1^

nelle

proprie artiglierie.

fanterie

erano già demora-

capi, le

L'offensiva del

propri

novembre aveva dato loro

un colpo tremendo, per l' inutile spreco di vittime e per l'assoluta mancanza di risultati. L'anno 19 15 resterà, per chiunque sia stato allora al fronte, disastroso e deprimente.

In

esso l'esercito -fu im-

poverito dei migliori elementi che si sacrificarono

senza

frutto,

truppe e

il

stancando e sfacendo

meglio

degli

ufficiali

il

e dei

fiore delle

volontari.


- 15

Mancanza di un concetto strategico.

Fin dal primo anno

mancò un concetto stra-

Le offensive furono molteplici, senza col-

tegico.

legamento, senza previsione di mezzi, senza scopi

senza sfruttamento dei

lontani,

mancanza l'

di

negli

mancanza di munizioni,

ordini,

ritornavano continua-

mente con accento di rammarico nei racconti

come

ufficiali

e

iniziate

bene e finite male.

dei

La

la

rincalzi o

indecisione

risultati locali.

soldati,

le

cause

di

degli

azioni

lasciavano rinfor-

Si

dopo averle bombarsi abbandonavano senza sostegno quando avevano occupato

zare le posizioni austriache date,

senza subito attaccarle;

reparti

qualche

posizione

troppe

testimonianze

rapidità

avrebbe sorpreso

Nel

importante. è

Trentino

da

certo

che una maggiore

forti

smuniti e posizioni

importanti abbandonate.

Tutta

la

guerra è stata così rosa, fm dal prin-

cipio, dalla mancanza di obbiettivi guerreschi. Quelli

sentimentali, raggiunti.

come Trento e Trieste, non furono

Le azioni tendevano alla conquista d'una

cima, d'una

quota, d'una

punta. Colli senz'altro

nome che quello della loro altezza sul livello del mare, sono

costati

della nostra guerra

migliaia

di

ne è piena.

vittime.

La

storia


— i6 — Un assurdo dominava tutto. Mentre si dichiarava indifendibile confine che avevamo e si muoil

veva guerra per la conquista d'un contine migliore, non si sapeva fare altro che su quell'immenso contine indifendibile stendere in magra linea tutto l'esercito, non riescendo a costringere l'Austria neppure ad immobilizzarvi, nei primi tempi, mezzo milione

uomini.

di

Soltanto col tempo, imitando tardivamente gli si

cercò di rompere il fronte in un punto

determinato

ma sempre con mezzi inadeguati. La

stranieri,

nostra specialità furono sempre le offensive a spizzico. di

esse

In

si

sacrificò

uomini e sopratutto

si

molto maggior numero stancò un molto mag-

numero d'uomini, che non adopranda vigorosamente masse formidabili con deciso disegno

gior

contro un solo punto nemico.

Per

più

lo

le

offensive a spizzico erano volute

da capi che se ne aspettavano

una promozione,

chenull'altro curavano nella guerra, che la propria carriera.

questo e

Il

si

soldato sapeva e capiva benissimo tutto

batteva mal volentieri perchè un co-

lonnello diventasse brigadiere, o un brigadiere co-

mandante di divisione. Troppo tardi si capì che nel nostro fronte una sola offensiva poteva riescire, ed era quella fatta in

comune con tutti gli alleati. Ma neppure allora

si

rinunciò alle offensive parziali.


— 17

morale trascurato.

II

fattore

II

trattamento dei volontari e degli irredenti.

morale

fattore

Il

vecchia tradizione del nostro eser-

Era,

del

cito

e d'uno Stato

resto,

maggiore contrario

plina di persuasione. soldati di

il

essa,

sempre trascuratissimo.

fu

Mai

alla

cercò di spiegare

si

perchè della guerra,

i

dati

ed

i

vantaggi

necessità

su!i

la

disciai

fondamentali

che ne

potevano sperare le masse. Mai si rappresentò loro

che cosa fosse il

soldato con

denze lore

venne

soldato,

.

interessi,

si

cercò di legare

con premi,

con provvi-

con onori speciali dovuti a chi fa-

sociali,

ceva davvero

al

nemico. Mai

il

la

guerra.

La stessa medaglia al va-

distribuita

senza equità. Troppo poche

troppe

ufficiali

Pessima poi

la

agli

concessione

tivazioni leggerissime

di

addetti ai comandi.

medaglie con mo-

ad uomini parlamentari ed

che vivevano vicino al Comando Supremo. Non già che non abbiano essi dimo-

a giornalisti

strato coraggio e valore,

ma perchè troppo di più

dovevano dimostrarne quasi giornalmente ufficiali e soldati combattenti, che se ne trovavano invece privi.

L' ingiustizia

offendeva. C'erano tante sorta

e varietà di croci, che la medaglia al valore avrebbe

dovuto essere f^RHZZOLINI.

salvata. 2


— 18 — Soltanto

negli

ultimi

qualche conforto troppo

di

cercò di dare truppe.

Ma

diffidenti.

Né

alle

stanche e

truppa può tollerare propaganda di elementi che

la

non combattono i

si

propaganda

Erano già

tardi.

tempi

suoi disagi e

che essa non veda affrontare

e

suoi rischi. Soltanto

i

mutilati

dovrebbe essere permesso

soldati

gli

:

sopratutto

altri,

i

ai

di

feriti,

ai

parlare ai

borghesi, producono

contrario.

l'effetto

che avrebbero potuto compiere un'assidua opera di propaganda, erano quelli proGli elementi

venienti da partiti della guerra. spirito

In essi

popolare,

ribatterle.

popolari,

di

convertiti

capacità^, di

la

sorprendere

le

alla

causa

conoscere

lo

obiezioni, di

invece furono tenuti d'occhio come

IVla

soggetti pericolosi. Anzi spesso le loro convinzioni

interventiste

erano

ragione

antipatie,

odii, di

soprusi da parte di superiori,

neutralisti

di

di

maltrattamenti, di

per germanotllia o più spesso sempli-

cemente per noia della guerra. Una voce unanime salirà a guerra fmita dalle file

dei volontari e degli irredenti, arruolatisi come

soldati semplici o

fu concesso la

voce dirà

di il

come sottotenenti, ai quali non formare

barbaro

un

corpo

trattamento

speciale: fatto

e

ad ess

come si diceva per gì irredenti, erano stati la causa della guerra. Quant drammi per ora ignorati dal gran pubblico! Gio-

perchè avevano voluto

o,


— 19 — fede e d'un grande avvenire hanno

vani pieni di

morte non già nel compimento

trovato

la

dovere

uguale

per

posta esposizione infiniti

i

al

di

nia

un

nell'arbitraria e

im-

pericolo voluta da superiori;

animi furono

Chi parla vava

tutti

di

rattristati

e sfiduciati.

propaganda non sa che essa tro-

più gravi ostacoli negli

alti

gradi.

Gli ele-

menti migliori per fede, per convinzione, per cognizioni,

si

trovarono all' inizio della campagna nei

gradi subalterni. Soldati e ufficiali superiori

tevano

spesso

paragonare

inerzia

mentale

di

fronte

gli

ai

uni agli

si

po-

altri,

per

problemi generali ed

anche di fronte ai problemi tecnici della guerra. E così gli elementi che avrebbero potuto rinnovare trovavano spesso a combattere contro

l'esercito, si

l'ignoranza delle masse senza avere l'appoggio dei superiori e contro il

malanimo dei superiori senza

avere l'appoggio delle masse.

Effettivi, di

Un disagio morale per

le

complemento e territoriali. si

manifestò

relazioni fra ufficiali effettivi e

nell'esercito ufficiali

di

complemento o della territoriale. primi guardavano dall'alto in basso secondi, che ritenevano I

i

poco

istruiti.

e

ricambiavano, lamentandosi che, con la com-

la

I

secondi sentivano questa antipatia


— 20 — plicità degli

sero

ufficiali superiori,

un reggimento che che

terni effettivi

io

conosco,

partirono

viaggio quattro

il

trovie

ammalarono,

si

carreggio.

In generale

zione: che proprio

vano

primi si riserbas-

posti più sicuri nel paese od

i

rante

i

gli

di

per

i

quali la

fronte, in

il

confme, dunelle

re-

si

collocarono

il

quinto fu destinato al

^

notava questa contradiufficiali effettivi, che ave-

si

scelta la carriera delle armi

stiere e per

al

cinque subal-

guerra

come un me-

doveva essere se

non una ragione di gioia, come nei migliori, almeno un rischio preveduto, cercavano di sfuggire gli ufalle sue conseguenze e mandavano avanti tkiali

quali

complemento e della territoriale, per della la guerra non era che un incidente i

di

vita.

La ragione addotta per questo imboscamento, cioè le conoscenze tecniche degli ufficiali effettivi, cadeva di fronte al fatto che nulla in questa guerra che essi avesi applicava e rassomigliava a quello insegnava nei loro manuali. Tutto era da impiantare a nuovo e tutto da imcompleparare. La mente dei giovani ufficiali di

vano imparato

mento

e

si

e della territoriale, venuti dalle carriere

bere, più freschi e non interessati

li-

all'avanzamento, j

che non la mentalità adasistemi fissi e comodi per l'umana pi-

era assai più adatta criata

grizia,

in

degli ufficiali effettivi.

'


— 21 Lo stesso dualismo nità militare e

i

si

manifestava

fra

Sa-

la

suoi elementi medici venuti dalle

Università, dalle

dagli

Cliniche,

Ospedali, dalle

Condotte.

L^Ufficiale italiano.

L' impreparazione»

L'ufficiale proviene,

Ne ha

sia.

tutte

le

in

generale, dalla borghe-

qualità;

le

cattive

come

le

buone, tradotte militarmente. Quello che TUftlciale

ha

fatto

che

la

nell'esercito,

durante

la

guerra, è quello

borghesia ha fatto nel paese, dopo

il

Ri-

Né potrebbe essere diversamente. 11 nostro paese manca di una vera classe dirigente; poche regioni hanno una « borghesia »

sorgimento.

degna di questo nome francese del secolo xix la nostra borghesia, mentre usa dei propri privilegi, non sente peso dei suoi doveri e della il responsabilità che importa posto che occupa. Parafrasate queste constatazioni in lingua mi;

il

litare,

gli

ed avrete un giudizio esatto del corpo de-

ufficiali.

È una classe dirigente

ed insufficiente per istruzione

;

nella quale il senso

del

dovere non è molto diffuso,

vita

non ha forti

a far valere

i

improvvisata

la

serietà

della

dove si è più proclivi propri privilegi che non a sentire radici

e

i


— 22 — pesi delia propria posizione. Nella si

può notare

un

parte giovane

veramente poco ordinario

di-

sprezzo del pericolo e della morte.

La borghesia italiana in cinquant'anni di unità non ha saputo creare un corpo e una tradizione militare.

Non ha mai avuto stima per

delle armi. lasciato

che

Vi

ha inviato

i

figli

vita dell'esercito

la

che

spendevano

i

cessi,

in

si

Ha

svolgesse se-

mai occu-

essa accadeva e del

miliardi

mestiere

più scadenti.

parata dalla vita della Nazione, senza parsi di ciò

il

come si

che sempre venivano con-

forse con riluttanza

e

con

disprezzo,

ma

sempre concessi. Molti borghesi che potevano non avevano fatto corsi d'ufficiale di complemento. i

I

quadri erano poverissimi. Fra effettivi e

com-

plemento avevamo

appena quindicimila ufficiali all' inizio della guerra. Tanto vale a dire che nove decimi degli ufficiali si sono dovuti improvvisare, con corsi di due o di tre mesi, e che sull' inizio sono stati mandati al fronte persino senza nessuna istruzione. Se l'ufficiale italiano così improvvisato ha dato frutti

abbastanza buoni, è stato per

il

fatto

sopra

accennato della novità completa della guerra, per la

quale

i

tecnici,

che avevano una quantità

di

idee e di abitudini cristallizzate, han dovuto rom-

nuove risponaltri han dovuto sol-

per con quelle prima di adottare denti alla realtà, mentre

gli

le

I


— 23 — tanto imparare dalla

quando

riesciamo meglio sita ci

lo

poi

e

pratica;

perchè noi

stimolo della neces-.

costringe a lavorar con

mente, anziché

la

quando dobbiamo mettere in opera per una preveggenza che sul nostro

il

pensiero

spirito

non

ha mai grande peso. Gli ufficiali improvvisati hanno imparato rapi-

damente, ma l'assestamento non è stato possibile senza perdite gravi e senza disordine. Ora tutto il

peso della impreparazione materiale e

dell' improvvisazione

questi, della

degli ufficiali,

mancanza

di

morale,

dei dissidi fra

un è venuto a

un concetto

e di

coordinamento strategico delle azioni, cadere, come sempre avviene per ogni disordine militare, sulle spalle del soldato.

Il

soldato è quello

11

soldato italiano*

che più ne ha sofferto.

Il

soldato è

il

punto fondamentale sul quale

bisogna fermarsi perchè è stato l'agente principale della catastrofe.

Che cos'è questo soldato italiano che, secondo i

giornalisti,

sarebbe stato eroico e patriotta fer-

vente per due anni e mezzo, senza esitazioni, e senza eccezioni, e che dopo due anni e mezzo sarebbe d'un tratto talmente cambiato da produrre un^ rovescio

come

il

presente?


— 24 — La pratica degli avvenimenti umani ci comincia ad insegnare che non può esserci stato un

cambiamento cosi rapido; che qualche cosa di ciò che si è rivelato doveva esserci fin dall' inizio che altro si sarà aggiunto per via. Quanto al velo che nascondeva tutto questo, vedremo chi, ;

messo.

l'ha

soldato italiano

Il

non è mai stato, né poteva

essere, l'eroe continuo che raccontano sti ;

non poteva esserlo perchè non

lo

i

giornali-

è in nes-

sun paese del mondo e tanto meno nel nostro che non ha avuto una tradizione militare. Le guerre del nostro Risorgimento oggi ci fanno sorridere.

La Cernaja costò diciotto morti

piemontese. Tutte

le

all'esercito

battaglie insieme del

Risor-

gimento danno una cifra di perdite non maggiore di quella di un grosso combattimento di oggi 6000 morti. L'unità d'Italia è stata definita un terno :

al lotto.

sacrifici.

Non è costata né molte fatiche né grandi Non avemmo capi militari e non for-

mammo una tradizione militare. niali

han riconfermato queste mancare di disciplina mili-

d'Eritrea e di Libia

esperienze. Oltre

al

tare,

r italiano

manca

che,

come in

Inghilterra,

in

Le guerre colo-

disciplina militare,

di

quella disciplina si

civile

é potuta trasformare

appena se ne

é

sentito

il

bisogno.

Se

l'ufficiale

è lo specchio

della

borghesia.


— 25 — il

soldato è

specchio del popolo

lo

:

ed ambedue

non differiscono molto perchè un popolo ha la classe dirigente che sa esprimere dal suo sangue, popolo che sa educare e la classe dirigente ha padroni che si mee dirigere. Ogni popolo ha servitori che sa scerita, e ogni padrone ha il

i

i

gliere.

soldato italiano -non ha molte qualità mili-

il

salvo lo

tari,

slancio

nell'attacco,

capi che paghino di persona Allora lo

si

porta dove

e inspirino fiducia.

vuole.

si

voglia di lavorare,

non

amor

disciplina,

patrio,

poca

dovere. Vedete

come

ha

purché abbia

Manca però

debole senso

preferisce

restare

pericolo delle pallottole, anzi che scavarsi

buca più profonda e

fare

il

di

molta precisione, né del

sotto la

il

sua

suo muretto più alto

;

non gli importa correre il rischio d'essere scannato di non vegliare la notte; e chiacchiera e fuma anche se questo lo scopre e da una baionettata pur

lo

rivela al

In

guerra

nemico.

compenso di questi difetti, gravi per una come la presente, ha in dose enorme una

qualità grandissima,

ed è

la

capacità di soffrire e

di sopportare, tino

ad un grado che rasenta l'in-

verosimile. Perché

un soldato

occorre che ogni limite

italiano si

rivolti,

umano sia sorpassato.

Il

suo sfogo é piuttosto la parola che l'atto. E anche nella

recente catastrofe è stato

piuttosto

con

la


— 26 — passività che ha dimostrato fino a qual punto era

stanco e scontento.

Ma se

popolo

italiano ha sempre avuto, da questa enorme qualità del sopportare, non

secoli,

il

mai, credo,

come in questa guerra ne ha

dato

prova;

in essa difatti, senza sapere il perchè, ha combattuto contro un nemico che non odiava perchè non lo conosceva, con un clima ostilissimo,

in

condizioni disagiate

vitto insufficiente,

non

curavano

si

e,

sotto capi di

lui

mesi, con

negli ultimi

altro

che troppo spesso che per ordinargli

d'andare incontro a nuove sofferenze e a nuovi sopra

rischi,

meggiare

la

i

quali

non vedeva nemmeno fiam-

corona della

vittoria:

ria

vera, tangibile, efficace,

la

fuga del nemico,

delle

sue

terre,

toria

che

al

la

quella vitto-

di

che per

popolo

il

conquista delle sue

è

città,

sue

capitali

;

di

quella vit-

popolo, (più

idealista

di

quanto

delle

si

pensi) basta spesso per far tacere ogni dolore ed

ogni stimolo, per tenere luogo miglia, Il

di

di

pane e

di

fa-

riposo e di agio.

soldato italiano non è dunque l'eroe a getto

continuo dei corrispondenti di giornale, che chiede di

restare in trincea quando viene

è l'eroe attivo che questa gente fattura,

ma è un

grande

eroe

il

ha

cambio; non dipinto

vittima,

su

passivo,

enorme, se si pensa agli strazi, ai pericoli, ai disagi inutili ed incompresi. Non è una qualità di


— 27 — prim'ordine

ma è evidente che se ne poteva ca-

vare assai più di quello che

poteva bene arrivare a non

se

cavato.

n'è

Si

una corda

spezzare

così elastica, e che aveva dato prove insuperabili

che aveva anche avvertito,

bontà,

di

tempo, che

la

sua

resistenza

era

molto

da

estremi.

agli

Non si è tenuto conto delle grida contro la guerra; delle fucilerie di protesta aperte da intieri reparti

campi dei reati crescenti di insubordinazione: dei fenomeni di ammutinamento collettivo, in giorni di offensiva; del numero imdai treni e nei

pressionante

di

:

sia datisi al

disertori,

nemico vocon

lontariamente, sia latitanti in paese

la

con-

nivenza della popolazione e indiscutibilmente con la

tacita

acquiescenza delle autorità di pubblica si-

curezza e dei carabinieri

;

dei

troppo

prigionieri,

numerosi in confronto delle perdite che si avevano nei reparti e che testimoniavano scarso spirito

combattivo. Si conducevano

reggimenti che

si

allo

sbaraglio

portavano bene e 'si tenevano

lontani dal pericolo quelli di spirito fiacco

tentando giustamente altri

il

concetto che

il

portarsi

fare la guerra

Non si è, insomma, non si

male era

si

il

miglior

i

« fessi

».

capito nulla del

è saputo nulla del soldato

materiale, col quale

scon-

;

primi e rafforzando negli

i

modo per salvar la pelle e che soltanto dovevano

i

partì

in

:

soldato;

se l'elemento

guerra

nel

mag-


— 28 — 191^ venne migliorandosi, e giunse nel 19F7 ad essere all' incirca contemporaneo, l'elemento gio

uomo andò sempre più decadendo

l'elemento

e

morale venne sempre più trascurato. Le chiamate di

non

categorie

istruite, dei

riformati,

il

passag-

gio delle classi territoriali alla milizia mobile, l'af-

promozione di elementi di scarsa coltura e di dubbia fedeltà, corsi affrettati di Modena, di Parma, di Caserta, dettero un personale di frettata

i

sempre peggiore tìsicamente e sempre meno ben disposto moralmente. Fu pessima l' idea di obbligare coloro che avendo soldati e di

titoli

uftkiali

erano imboscati quali attendenti, piantoni,

si

furono

a diventare ufficiali per forza:

scritturali,

un elemento

andarono

deleterio,

fronte

al

con

rancore e col desiderio della disfatta. Si può pa-

ragonare tale errore a quello di inviare sul fronte, e pare sul settore dove gli

operai di Torino,

ai

i

tedeschi poi attaccarono,

quali per

fatti

quivi av-

venuti, era stato tolto l'esonero: agirono

da pro-

pagandisti e divennero centri di pànico.

Ma

il

crollo tinaie alla resistenza

morale

del

secondo chi

dalla

ridu-

soldato, fu dato,

zione del di

vitto.

scrive,

Negli ultimi sei mesi

truppa mangiavano abbastanza

gli

uomini

soltanto

se

i

quotavano per migliorare il rancio. dove ciò non avveniva (ed erano, si

loro ufficiali si

Nei reparti

capisce, la maggioranza)

si

pativa

la

fame.

Que-


,

— 29 non quella, dei medici e degli che asserivano che tutto andava meglio e che il soldato aveva acconsentito

sta è

la

verità; e

ufficiali superiori

per

il

con patriottismo

alla

riduzione

dei

viveri,

ridu-

quanto veniva a pesare sopra truppe stanche di due anni e mezzo di guerra e che nel primo anno avevano goduto zione tanto più

di

impolitica

in

un' inverosimile abbondanza,

tino allo spreco.

Gli imboscati.

è detto, con ragione, che

Si

una delle cause

di

malcontento delle truppe di linea risiedeva ne-

gli

imboscati.

E

contro

difatti

imboscati

gli

proteste del soldato

e

erano vivissime:

giunse persino

contro

i

si

degli

al

fronte,

alle

fucilate

ufficiali

ferrovieri.

L'ultimo fatto però, denota già

come questo

risentimento, giustissimo in apparenza,

un fondo

di

ignoranza e

di

grettezza

L'odio generale delle truppe e del gli

imboscati, nasceva

vivo

di

forse

giustizia offesa e di

guerra

fossero

personale.

contro

un sentimento amor per il paese, da

quale venivano sottratte forze per oppure da un egoistico desiderio che della

rivelasse

paese

al

disagi

le

distribuiti

la i

in

difesa, rischi

e

misura

eguale su tutti? Secondo chi scrive, il sentimento


— 30 — che dominava era quest'ultimo e molti di coloro che più gridavano contro gli imboscati erano prontissimi ad imboscarsi

purché se

ne

presentasse

un pregiudizio democranon un desiderio di vera giustizia che ani-

l'occasione. Era, in fine, tico e

mava molti pubblicisti nell'appoggiare la campagna popolare contro gli imboscati. Era pure per il terrore dell'opinione

paese, che

pubblica, e i

non per l'interesse del

cercavano

ministri

dare soddi-

di

sfazione, prendendo provvedimenti contro

gli

im-

boscati. criterio

11

mento

è

curioso che ha regolato

stato,

fronte, gli inabili

generale, questo:

in

negli uffici.

il

gli

diboscaabili

Quasi che gli

al

uffici

non avessero, in una guerra come questa, spesso maggiore importanza del fronte quasi che buon andamento di un servizio non avesse spesso magil

;

giore importanza per

il

fronte e per il paese, della

buona condotta di un reparto! Il diboscamento andava fatto solo,

in

base ad un

ma rigido criterio: -quello della utilità e spe-

ditezza dei servizi: quello della utilizzazione delle

competenze: quello paci dai posti dove

della cacciata si

trovavano,

dei al

veri inca-

fronte o nel

paese. Invece si è cercata l'equa distribuzione dei rischi e dei ufficiali

disagi di guerra sulle

e soldati.

tale che,

teste

dei

vari

La mentalità democratica

era

se avesse potuto, avrebbe mandato per


— 31 — sei

e

mesi

in

fanteria

gli

autoinobilisti, gli

gii

ma per contentare

prima,

Non

munizioni.

operai delle

i

artiglieri

per

vincere

più.

per esempio, alle Pensioni, fosse stato ne-

Se,

un certo numero

cessario

di

abili,

perchè

il

ser-

non avrebbe concesso quanti ne occorrevano, anche a costo di creare così dei privilegiati, pensando alla utilità per vizio fosse fatto bene,

chi

paese della speditezza

di

il

Il

quell'Ufficio?

male non è stato che giovani

tenuti in uffici, in comandi,

abili

in posti sicuri

fossero ;

e che

meno giovani e meno abili stessero in prima limale è che si lasciarono negli uffici degli incapaci e che talora, per ossequio alle leggi dinea:

il

che

boscatrici

certe inabilità,

volevano

certe

scompigliarono

si

soltanto

classi

dei

servizi

o

che

andavano bene. L' imboscamento è una vecchia malattia italiana, che la guerra ha reso più grave e rivelato in forme più antipatiche, ma che inquina la vita nostra è desiderio di non assumere responsail

:

bilità,

è

la

generale. il

paura

di

offendere l'opinione pubblica

non

fare

vero imboscato non era

l'uf-

Imboscarsi è semplicemente:

proprio dovere.

Il

giovane messo

in un comando; messo in un comando non faceva bene quello che doveva fare.

fìciale

era

di

bensì

classe

quello

stesso che,

Nel generale malcontento contro gli imboscati


troppo parlava

l'

invidia e poco

paese. Altrimenti non così ridicole

lità

si

interesse per il

l'

sarebbero chieste forma-

come la necessità

a classi anziane o d'essere inabili,

compiere

dati servizi.

Si

d'appartener^ per

restare a

sarebbe chiesta

l'abilità

a quei dati servizi.

Purtroppo, nonostante le leggi, l'imboscamento è restato: dico l'imboscamento vero e proprio, quale

mutare

il

tersi

leggi,

di

che

regolamenti,

i

cacciare

professione o

coloro

fra

avvocati

gli

di

mestiere per

meno

corrono

circolari

le

diventati

metLe

rischio.

non potevano

automobilisti

e

i

benestanti improvvisati tornitori o direttori di officine per

il

munizionamento o

agenti d'assicurazioni. Tutte

esattori comunali le

volte che l'opi-

una che la

nione pubblica chiede qualche legge contro immoralità dilagante, legge sarà aggirata

o

si

può essere sicuri applicata

fiaccamente.

La

Un paese sano reprime l'imboscamento con meno leggi.

vera moralità agisce senza leggi.

Sabotaggio

Nell'interno del paese, la '

guerra.

le

militare e civile.

autorità sabotavano

Anche le militari.

Fosse necessità derivante da mancanza di uf-

ficiali,

fosse

debolezza verso pezzi grossi, certo


— 33 — è

non

che

quella

si

poteva

inviare

di

avere

generali

idea

peggiore

colonnelli

e

di

silurati

dove si doveva compiere ai comandi la preparazione degli uomini per la guerra. Quando territoriali,

non lo erano prima, diventavano subito neutralisti, semplice fatto d'essere stati umiliati. La per psicologia dell'ufficiale di carriera, come è sempre r ufficiale superiore, è questa: che tutto sta nella carriera. All' infuori di quello, non vede altro. Non è un uomo: è un militare di carriera. Per la carriera può commettere qualunque azione. Erano incapaci a far davvero la guerra, e non si capisce come potessero preparare gli uomini che dovevano combattere erano irritati, e non si il

:

sa perchè

affidassero loro incarichi

si

così

deli-

nei quali bisognava portare soprattutto un animo pieno di entusiasmo ed una volontà decisa a vincere tutte le difficoltà. Quanto meglio di loro cati,

avrebbero

dal

fatto

che

feriore,

fronte

bravi ufficiali,

ferite

anche

grado in-

!

Sono questi generali che angustiavano

nelle sedi territoriali

gli ufficiali e soldati con le forcon le piccinerie, con le punizioni per cose

malità,

che non riguardavano

i

affatto

il

fondamento mo-

ma la sua tenuta o suoi sue ore di passeggio. Sono questi ge-

rale del combattente, capelli nerali

di

o malattie trattenevano lontani

le

che viceversa ostacolavano o

PrezzOliki.

i

non anima,


— 34 — vano mai gli ufficiali che avrebbero voluto comunicare alle truppe loro entusiasmo e la loro il

fede.

Certamente nulla era più triste di quei depositi dove si doveva formare l'anima del soldato e la prima istruzione

novellino:

dell'ufficiale

pesante

più disordinato, confusionario,

per le

la

guerra.

formalismo,

Il

nulla di e

inutile

specchi, le carte,

gli

pedanterie, che non erano nemmeno coordinate

ma fonte infinita di contraddizioni, stanca-

fra loro

vano e facevano perdere

tempo.

il

L'istruzione

delle reclute fu migliorata soltanto nei reggimenti di

nuova formazione, perchè a questi concorsero

ufficiali

e graduati inviati dal fronte, fra

i

migliori.

Ma anche qui, che mancanza di realismo, quante parate di piazza

inutili

dalla guerra vera!

rado, marcie

notte

:

sufficiente a

quel

Non

notturne,

poco lavoro

d'armi,

di

si

facevano

per

sentieri:

zappa

specializzazione

:

e

dei

leggiamo della

che

lontananza

quale

si

o troppo di

non tiri di aveva una inSi

reparti.

realistica

pensi

istruzione

vari accampi che riproducono combatdeve cidenti del teatro della guerra dove inglese: con tale istruzione si tere il soldato

inglese, fatta in

i

baionetta l'obiettivo

giunge persino a

offrire alla

d'un fantoccio

paglia e a chi

per

l'assalto

la

di

sorpresa

dello

esce

scoppio

di di

trincea

bom-


— 35 — ma danno

bette che non offendono

l'

illusione di

quelle vere.

Non parliamo del primo anno di

guerra:

ma

anche dopo, quante volte è accaduto che reparti interi andassero in prima linea senza avere mai

una modestissima bomba Sipe

lanciato

Dall'altra parte, il

burocrazia

la

paese. Per quattro quinti

vevano

gli alti

Non tanto la capacità tecnica

litti.

alto, quanto Tinchinevolezza a tici,

sabotava

funzionari do-

non sempre legale, a Gio-

loro carriera,

la

!

civile

li

aveva spinti in

prestare servizi poli-

soprattutto elettorali. Direttori generali di Mini-

steri,

Corte dei Conti, Corte

di

Cassazione, si tro-

\'avano in queste condizioni. Quale meraviglia che

desideras-

fossero fiacchi di spirito, neutralisti e sero che

la

guerra andasse male

poter

per

dire

che aveva ragione Giolitti ? Tuttavia molti di essi avrebbero agito con minore

mano forte dall'alto

li

impudicizia

se

una

avesse vigilati e avesse fatto

sentire l'autorità dello

Stato.

Ma non

trovarono

che indulgenza e connivenza. Mentre il Comando generali, non un Supremo licenziava a dozzine prefetto, non un direttore' generale, non un sei

gretario fu

ammonito, o

traslocato, o

rimosso dal

grado.

non si mosse d'un centimetro, non si trasformò, non mutò un suo orario, non semplificò un suo servizio Ingigantì. La burocrazia romana

poi,


- 36 le

funzioni, moltiplicò

avventizi, trattenne più

gli

impiegati che potè quali indisponibili, impedì alle forze di manifestarsi, escluse

libere

i

competenti,

allagò il paese di malessere e di malumore.

volta fece apposta.

con

Il

Qualche

più delle volte incosciente,

macchine che vanno con un loro ritmo meccanico senza nulla capire la

forza bestiale delle

dell'ambiente in cui lavorano. Per essa

non

la

guerra

i

conta-

esisteva.

Le vessazioni dini,

di

che davano

il

cui furono oggetto

maggior numero d'uomini alla

guerra, e ciò per favorire nelle città

bene

operai esonerati e

pagati,

la

vita degli

avevano un'eco

nelle lettere delle donne ai loro mariti al fronte, con l'effetto

che

ci

può immaginare. Metodi e per-

si

sonale delle requisizioni furon spesso quanto più impratico e bestiale ci potesse essere

:

di

le storie

dove germogliava, trasportato ai capoluoghi per esser di nuovo trasportato dove era stato prodotto, distribuito ai mulini in modo non equo; dei foraggi lasciati a marcire e a fermentare ecc., sono infmite. Lodel grano

messo

spreco

aggiunse

si

in

locali

alla violenza.

Soltanto la diso-

nestà e la solita anarchia del basso,

che è

il

ri-

medio tradizionale all'anarchia dell'alto, gli accoquali le persone di buon senso modamenti per chiudevano un occhio e lasciavano che ci si i


- 37 — «

arrangiasse », resero la condizione delle campagne,

meno disperata. Le licenze furono l'occasione

complotti fra fronte e paese.

greti

Da una parte

l'altro.

i

soldati

dine

senza compensi

pesi

i

Chi accusava

Uno

dall'altra

morali

eccitava

le

conta-

dell'interno.

paese

di

scoraggiare

l'esercito

di

scoraggiare

il

accusava

sfoghi e se-

raccontavano le du-

rezze senza gloria del fronte,

chi

di

l'esercito: il

paese.

Come spesso accade, nessuno dei due aveva torto, quanto paese ed esercito si scoraggiavano a vicenda; tutti e due sbagliavano, in quanto non in

si

accorgevano che l'uno e

se

le

I

in

Comando Supremo e il Governo»

loro metodi con le truppe e col paese*

Comando Supremo e

accorgevano

il

Governo, quando si

questo stato di cose, si mettevano

di

appunto nella situazione che ho dall'altro

e

descritto,

di

un

vedendo ciascuno mali pronon volendo riconoscere mali

reciproco accusarsi, dotti

portavano

ragioni del proprio malcontento.

II

Il

l'altro

i

i

di cui ciascuno era causa. Il Comando Supremo accusava la politica interna fiacca di guastare il

fronte;

il

Ministero accusava

il

fronte di guastare


- 38 H paese. la

colpa era reciproca:

cava i

L'erroie consisteva nel

il

paese e

Qui Non che

soldati.

stesse. Anzi.

la

non capire che

guerra fatta male stan-

paese non sostenuto stancava

il

mancava la disciplina. Comando Supremo non ci insiMa bisognava vedere come questa e

là

il

La borghesia divenha molto più spesso esercitato il suo potere come un mezzo di coercizione per còmodi privati che non per l'utilità comune. La disciplina x^eniva applicata.

tata ufficialità

i

disciplina in il

Italia

come obbligo verso come tutela dell'infe-

intende

si

superiore e non anche

Di qui tutta una serie

riore.

di

scherzose, che nascondono sotto rità triste

di

(per es.

:

il

massime il

militari

sorriso

la

ve-

grado è fatto per abusarne)

qui tutta una serie di abitudini e di

;

consue-

tudini tendenti a sfuggire alla responsabilità e ad evitare

gli

obblighi disciplinari senza romperli for-

malmente. Nell'esercito gran parte delle forze umane va dispersa nel nascondere la realtà. Il sommo dell'abilità d'un militare di carriera -^ dal \ecchio sergente

al

vecchio generale

— consiste

non si accorga del come stanno le cose. Questo si chiama « esser in gamba ». Il giorno della rivista ci devono essere tutti fucili. Se mancano, un comandante di comnel far

sì

che

il

superiore

i

porta via gamba « si arrangia», cioè a una compagnia meno furba, e figura bene. Come

pagnia

in

li


— 39 — con

fucili,

i

E

gradi.

ciò

accade così con tutto spiega

come

ciò

per

e

tutti

i

che sapeva qua-

lunque sottotenente fornito di occhi e di orecchie, fosse ignoto

al

Comando Supremo.

La truppa non vede, troppo spesso, altra faccia della disciplina che quella rivolta a premere su superiori sacrificarsi per il dodt lei. Non vede i

vere,

mostrarsi giusti con

canza

di

giustizia

La vecchia man-

che da secoli avvelena

ed ha reso

italiana

tutti.

il

popolo,

in

la

vita

specie quello

campagne, diffidente verso chiunque gli sia suo bene, si ritrova superiore e cerchi di fare quale, ma con effetti tale e militare vita nella

delle

il

assai più profondi e più gravi,

fondo è il

il

quanto

solco che in essa* lascia

più

pro-

l'iniziativa e

potere che sta in alto, quanto più duri sono

i

e inferiori, quanto più gravi patimenti e le umiliazioni che la punizione militare può infliggere senza appello, senza riscossa. Tale mancanza di giustizia trovava una tradizione già fondata nel dominio dello Stato Maggiore ac-

rapporti fra superiori i

caparratore di carriere e di

posti,

ed

una base ammette

nella formazione militare stessa che non la

discussione degli ordini e Terrore dei capi.

Così è accaduto che

il

popolo ha continuato

a sentire, sotto le armi,

le

stesse ingiustizie e a

soffrire

il

contro

le

peso delle stesse camorre (furerie, ecc.) quali l'autorità dello Stato non si è mai


— 40 fatta valere;

mentre per

e

volavano

aria

le

pa-

role di solidarietà e di concordia patria, in pratica la

come era

Patria,

stenza

disagi,

Erano cresciuti

militare.

fatiche:

le

sua esi-

nella

continuava ad essere assente nella

civile,

sua esistenza i

assente

stata

dal padrone e

era

lontana

dall'esattore di

pericoli,

i

famiglia;

la

un tempo,

rabiniere e dal bottegaio della vita civile

non la

ri^ia

ca-

passare

furiere e al cantiniere, la differenza

al

all'ufficiale,

dal

era grande: vi ritrovava

stessi

gli

sistemi e

stessa oppressione.

Nel paese visto :.he

la

cose non potevano andar meglio,

le

classe

impadronitasi

borghese,

del-

col vangelo del liberalismo, di questo non l' Italia

aveva conservato

[

poeduliberalismo economico, il liberalismo

adatta per vincere litica.

11

roprio altro che la parte meno

una guerra: cioè

la libertà

catore nazionale erano stati completamente dimenticati.

Lo

non

Stato

era

più

l'organo

vivo ed

coscienza etica e religiosa concepita funzionari potevano benisdalla vecchia Destra.

energico,

la

1

simo

tradire

la

guerra voluta dallo Stato, che non

erano puniti. Ai nemici era data libertà, non soltanto di soggiorno, ma di propaganda. Tedeschi piccoli e grossi

contento,

le

Ai neutralisti tanti

cariche.

si

industriavano a spargere il mal-

notizie false,

venivano

gli

elogi del loro paese.

affidate e

lasciate

impor-

Essi entravano persino negli organi


— 41 — della

ufficiali

propaganda

governo, che nei primi mesi

tusiasmo

avrebbe

popolare

ed

interna

estera!

il

guerra, per l'en-

di

chiedere

potuto

al

paese qualunque sacrifìcio e avrebbe potuto sbarazzare

che

il

la

nazione

elementi infidi, volle

di tutti gli

paese andasse avanti come

se

guerra

la

non fosse esistita e non ci fossero avversari della guerra che non cessavano

Mentre centinaia

di

le

ostilità.

torto o

a

generali,

ra-

a

gione, ma certo con grande energia, venivano rimandati dal fronte, per due anni di guerra nessun

nessun

prefetto neutralista,

direttore generale in-

capace, nessun pezzo grosso di tiepida fede, ve-

niva cacciato o diminuito. E pure

esempi sarebbero

bastati per mettere in corpo

recalcitranti la voglia, ai

Per

i

lettivista,

consumi che

pochi solenni

si

ai

mal disposti l'inclinazione.

conduceva una politica col-

sconvolgeva tutte

le

vie

naturali

commercio e disgustava e impressionava tutti produttori, rendendo \e condizioni del vivere

del i

assai più

difficili

di

quel che sarebbero

state

se

Governo non si fosse occupato di nulla. La farsa delle uova si mescolava alla tragedia delle

il

navi fatte nascondere dai calmieri, che lità

nazionale

si

ostinava

a

voler

la

bestia-

applicare,

an-

corché bestemmiasse questo o quel calmiere, come

male applicato, non giungendo d'ogni calmiere in generale.

a capire

il

danno


— 42 — La propaganda

socialista

e

papale»

Chi accusa socialisti, chi accusa il Papa, chi accusa ambedue, quali cause essenziali della cai

Ma si dimentica che nessuna propaganda

tastrofe.

può

attaccare

dove

terreno

il

non sia preparato: almeno tanto re-

e chi ha preparato- il terreno è

sponsabile quanto chi getta

seme.

il

Il

grave per

una nazione non è già che gli elementi disorganizzatori possano andare esercitando la loro opera di

disgregazione e

infiacchimento, quanto che

di

gente pronta ad

essi trovino subito la

E altrettanto

ascoltarli.

dica dei tradimenti, dello spio-

si

naggio, degli inganni nemici,

i

quali

sono

stati

sono adoprati contro inglesi e francesi, resultato che s' è visto ma non hanno avuto da noi, perchè colà la compagine nazionale è più

tentati

e

il

salda e compatta.

Un paese come

nostro offre il terribile spet-

il

tacolo di parti di popolazione

nemico

:

che

inneggiano

al

di parte di popolazione che dichiara es-

serle indifferente

vivere

sotto

lo

parte di popolazione che rifornisce

nemici e fa da spia al nemico. grave è questo e non

Il

straniero; i

fatto

di

sottomarini

veramente

la sobillazione socialista e

papale, che acquistano valore soltanto in forza di

quella

mancanza

di

coesione,

d'amor

patrio,

di


— 43 — fiducia nelle classi dirìgenti,

C è troppa dispo-

e sentimento di indipendenza. sizione alla schiavitù in Italia

Certo che

coltura

qualsiasi

di

!

propaganda papale e socialista si svolse con la massima libertà. Quella papale ebbe connivente inconsciamente Comando Supremo la

il

Cappellani

per via dei

dubbio,

farla

senza

fu,

mesi

Negli ultimi

fronte.

con

tìnita

Fu simbolico

verno. di

sul

Essa

i

manifestavano apertamente la loro volontà

soldati di

efficace

militari.

prendere

il

dell' in-

d'una intera brigata

rifiuto

cappotti d'inverno. Nel paese e so-

i

pratutto nelle

campagne

come

regioni,

sentiva ripetere lo

si

Da per tutto la preparazione psi-

stesso concetto. la

certe

di

Piemonte,. Emilia, Toscana,

cologica per

prima

guerra

la

rivoluzione

tacito

consenso

riori,

delle classi

compieva con quel

si

debolezza

di

dirigenti

degli

supe-

organi

e del personale incari-

cato di reprimere e di sorvegliare, che è il caratteristico

abbandono

sociali

nel

piare.

Si

in

cui

certi

corpi

momento m cui una crisi sta per scop-

sentiva ogni forza

nelle classi

gettano

si

reazione

di

che avevano voluto

la

cessare

guerra.

Esse

ascoltavano nei pubblici luoghi e nelle case pri-

promessa di rivolta,

vate

la

rale

esprimersi, senza

soffocarlo.

Spesso

vi

si

il

malcontento gene-

pensare a dominarlo o a univano per debolezza.

Ma mentre tutti si aspettavano la rivoluzione


— 44 — nel paese

dopo

la

guerra, e

gettavano

gli

occhi

da questa parte, uno sciopero generale scoppiava in

un momento con conseguenze ben più perico-

un posto ben più

.ben più lose

:

critico,

pericoloso, in

era lo sciopero generale dei combattenti che

dove tedeschi attaccavano. La catastrofe non è che lo sciopero generale di quasi tutta la seconda armata, composta di settecentomila soldati, un terzo dell'eseravveniva

cito

di

al

fronte nel punto

prima

i

linea.

Che cosa sapeva il Comando Supremo»

Come mai

il

Comando Supremo non

si

ac-

corse di questa preparazione che non doveva neppure sfuggire ad un osservatore non mediocre che avesse fatto in quei giorni una visita al fronte, purché non vestito da generale ? Al Co-

mando Supremo in parte era noto ma, poiché non

si

il

malessere

rendeva conto che esso

.

na-

sceva in gran parte dalla direttiva data dalla guerra, e non era possibile riparare che trasformando la condotta

di questa,

e su questa

non

l'attribuiva alla politica interna

vanamente

si

sforzava di influire. Ma

tutto era noto al Comando Supremo,

a questo

il

'ntorno

terrore delle punizioni era tale che la

debole coscienza

di

molti capi preferiva tacere e

*


- 45 — magagne al rivelarle incorrendo nel siluramento ». il Comando Supremo non

nascondere solito

^<

le

rendeva mai conto degli incorrvenienti che na-scevano dai suoi stessi ordini, dalla condotta gesi

nerale

della

guerra,

dal

rendeva responsabili anche per preposti

comandi. Con ciò

ai

del popolo: e

carattere

essi

carriera,

per

quale ciò che occorre non è già riparare a un

ma nasconderlo

disordine, si

uomini

favoriva la terribile

inclinazione dello spirito militare di il

gli

superiore.

al

Quando

ottiene questo, tutto va bene. Così generali e

colonnelli

hanno taciuto

rivolte,

di

ammutinamenti,

sere.

E

la

rivolta,

son

potuti

il

preparare

Comando Supremo di

al

disordini, di males-

di

panico e

lo

sbandamento

all' insaputa

del

si

Comando

Supremo. II

I

giornalismo»

corrispondenti di guerra»

Un velo fra ciò che avveniva sul fronte e paese

lo

andavano tessendo

giornali.

i

il

L' Italia è

a menzogne, ma raramente le menzogne furono prodigate come du-

stata da secoli tenuta su

rante questi anni. Aiutarono sura,

la

comunicati, la cen-

neutralità interventista.

Non si sono mai guenze

i

del

sistema

viste

così

della

bugia,

bene

le

conse-

come durante


- 46 questa guerra. L'effetto della bugia, che è immediato, attira sempre le piccole mentalità politiche, che non vedoncT e non mirano lungi. Esse non si

accorgono dei danni profondi che la bugia reca,

appena

ci

ad

affida

si

essa

per

un poco

scopi

superiori alla vita dell'oggi.

comunicati non

1

ticenti.

erano bugiardi.

Erano

re-

Non furono più creduti dopo pochi mesi.

Ciò che tacevano finiva per arrivare alle orecchie naturalmente moltiplicato

di

tutti,

Il

primo dubbio nasceva

permesso

fatto

dal

fantasia.

dalla

che non era

campana. non toccheremo

sentire l'opposta

La censura,

di

cui

le

corbel-

lerie

politiche, prese a curarsi soltanto delle

tizie

false

per.

senza capire assolutamente retorica,

le

gonfiature,

nate cui

si

abbandonava

regola

per

la

quale

quelle dei comunicati notizie

cattive:

ma

pessimismo,

per

le

le

il

il

tutta

pericolo,

la

pallo-

le

giornalismo. La rigida

sole

ufficiali,

le

passare,

lasciò

esagerazioni,

no-

buone

notizie

vere

eran

fu applicata per le no.

Così

si

potè

pubblico tenendolo per un

anno alle porte di Gorizia che stava per cadere da un momento all'altro e farlo camminare per due anni stancare

il

sulla via di Trieste e di Trento.

Una parte del paese ha

preso per vittorie

le

una tale atmosfera di crogiolo che quando è dovuto tornare alla tem-

sconfitte e

si

è abituato ad


— 47 — peratura normale, costrettovi dalla realtà, ha sen-

una doccia fredda; e quando è venuta la doccia fredda, non si è avuto il coraggio di sommi-

tito

nistrargliela e

comunicato

censurare lo stesso

è pensato di

si

ufficiale che si

Europa: cosicché

leggeva intanto in tutta

eran ritenuti degni

tutti

di

sa-

sue vergogne, salvo il popolo italiano. Un'altra parte del paese, poi, non ha creverità sulle

pere

la

duto

nemmeno a ciò che gli

1

compratori

giornali, specie

di

i

diceva

di

vero.

soldati al fronte,

foglio: — dammi un soldo

dicevano prendendo il di

si

bugie. I

stati

corrispondenti di giornali, in generale, sono

particolarmente

presto

odiati.

dell'eroe,

bugiardi.

Quella

fatta al

quell'osann^re a

I

soldati

li

hanno

rappresentazione stereotipa del

tav^olino tutti

capi

i

siano mostrati sui campi

Dorta ad Udine, e più

incapaci che

si

di battaglia europei, di-

sgustava chi vedeva da vicino la guerra, e metteva il

paese,

che

vanagloria e di

teva

sui

rispetti

non

la

vedeva,

in

uno

donchisciottismo che

movimenti

della politica

si

stato di

riperco-

della pubblica opinione nei estera.

Montata dai giornalisti, Fltalia sembrava diventata

il

primo paese del

mondo e la guerra italiana

il

centro di quella europea. Tutti

e

si

accanivano contro

che sentivano ttute

le

si

arrabbiavano

quando essi, campane, e non soltanto

gli

stranieri


- 48 quelle di casa nostra, non parevano dare alla no-

guerra tutta l'importanza che doveva avere

stra

secondo gli strateghi delle redazioni. E tutti si pavoneggiavano tutte le volte che un quodlibettario qualsiasi, pagato

agente, faceva escire

in

qualche

da

o coccolato

o

riviste

in

nostro

giornali di

terzo ordine le stesse scempiaggini che qui ave-

vano corso come moneta di buon conio. Le campagne più assurde, che fmivano per far passare all'estero di

avidi,

come un paese

l'Italia

aggressori e

di

dai denti aguzzi e dall'appetito formida-

venivano sostenute da tutta la stampa, anche da quella che avrebbe voluto non sostenerle, ma

bile,

che,

per

la

cattiva sua

organizzazione e per

debolezza degli elementi

direttivi,

sare nella terza pagina ciò

prima.

I

paesi,

che come

pas-

che contraddiceva la

Grecia e

l'Inghilterra stessa accarezzava, dì

lasciava

la

la

la

Serbia,

venivano ricoperti

improperi e pareva che fosse spiritoso e pa-

triottico,

austriaci

mentre Cadorna faceva la guerra agli con le armi, condurre un'altra guerra di

penna contro gli alleaci! L' interventismo,

col

spregio del nemico, col

zionalismo, dava tarsi e,

modo

suo metodico e borioso suo parolaio e vuoto naal

neutralismo

di

riabili-

illudendo il popolo sulla verità della guerra

e delle condizioni della politica estera, preparava il

ritorno di Giolitti o dei giolittiani.


— 49 — L'errore della guerra nostra»

Bisogna qui

modo

riportarsi al

più

generale

col quale è stata concepita la guerra da noi. Ecco,

legata

una

fare il

con

la «

nostra boria, l'idea che

guerra nostra »

si

dovesse

ecco impiantare per

:

popolo la necessità della guerra sulle aspirazioni

nazionali a Trento

e

facendo centro del

Trieste,

grandioso conflitto un fatto secondario, che deve

sua soluzione

trovare

la

tutti

altri

gli

quella equilibrata di

in

problemi mondiali.

L'Italia

non

sa-

peva staccarsi dalla concezione casalinga e suoi uomini di Stato pareva volessero restare eternai

mente di

i

provinciali

d'Europa.

Non

parliamo poi

quelle correnti che arrivavano persino a met-

tere in rischio la nostra alleanza ed amicizia l'Inghilterra,

per

ragioni

comunali, per incidenti

di di

con

campanile, per lotte

villaggio!

Così abbiamo cominciato a dichiarare guerra all'Austria e non alla

Germania, e con questa abbiamo sempre mantenuto un filo di relazione, che soltanto in questi giorni

si

è davvero spezzato o

è stato finalmente tagliato. Si sono spesso denun-

che hanno guastato sempre Kunità dell'Intesa, e ve ne furono senza dubbio

ciati

i

particolarismi

da parte di ogni nazione, ma non mancarono certo da parte dell'Italia. Si voleva arrivare a Trieste Prezzolini.

.


— 50 con

forze nostre ». Tutta

«

le

condotta

in

politica estera fu

base ad

una sopravalutazione

ad una

chimerica rappresentazione

nostre forze, di

la

delle

quello che noi eravamo e di quello che poteva

valere altre.

nostra guerra in

la Il

turgido

spirito

relazione con tutte

italiano

non

si

era

le

mai

come dopo l'avanzata sulla Bainsizza, che veniva vantata come la vittoria su tutte

tanto gonfiato

le

non

forze dell'Austria e

stategico generale, che

il

era, dal

punto'^di vista

trasporto più avanti di

una linea di difesa. L'uomo geniale che la guidò non compiè, o non potè compiere forse tutto suo disegno. Militarmente si riproduceva il fenomeno diplomatico: la grettezza mentale era siffatta da non il

concepire

guerra

la

nostra

non per

connessa con quella

scambio

di

qualche

prodotto bellico. La guerra era lasciata

ai

militari,

degli

alleati

se

lo

senza comprendere che essendo questa soltanto

uno

degli strumenti della politica,

guidata

non

nelle azioni,

menti politiche. responsabili

doveva venire

ma nelle direzioni, da

Ma mentre

gli

elementi

politici

guardavano bene dall'intromettersi

si

nelle questioni militari, lasciavano invece gli ele-

menti

militari

fare

sostenendo con

le

annessionistici,

che

della loro

politica,

persino estera,

missioni certi programmi

certamente

non

a mantenerci in buoni rapporti con

giovavano

gli alleati.


— ^1 — Leggerezza ed incoscienza

che non

paese,

le

Se

bugie

il

dei

ed era d'altra parte testimonio dei sacri-

giornali, fìci

regnavano.

leggeva altro che

che

facevano senza conoscere come male

si

venivano

poteva perciò

utilizzati,

esser

scusato

quando si gonfiava e si illudeva, a chi era in alto, dove la verità poteva essere conosciuta al-

meno per quello che riguardava lo sforzo militare non si può perdonare la continuazione di un sistema rovinoso. E c'era chi poteva fermarlo, se non altro con scindere

la

soverchia bontà e

liana di

per la

il

la

Ma

propria responsabilità da esso.

lo

maledetta abitudine

la

ita-

non lasciare un posto quando programma si sale non è mantenuto, spiegano il

quale vi

tacita

uomini

di

cognizioni

adesione

e

governo cui del

modo

complicità

la la

col

silenziosa

di

fede interventista e

le

quale l'esercito

si

ve-

niva sgretolando- moralmente, non mancavano.

II

Comandi

militari e Governo l'

che ho colto nei migliori

fra

chi stava

in

basso.

chi

provenivano dalla

impressione unanime

classe dirigente italiana, e

soluta inferiorità di

popolo italiano.

gli

stava in

Eppure

la

ufficiali

alto

è l'as-

rispetto a

classe dirigente


- 52 italiana nasce e proviene dalla grande massa che chiamiamo popolo. Non è separata casta. Basta risalire due o tre generazioni d'uno dei nostri borghesi e troveremo sempre l'artigiano, contadino, insomma popolo. Vi deve essere dunque una certa responsabilità anche del popolo in generale, sebbene sia indiscutibile che popolo è male rappresentato e che, dai generali ai deputati il

il

il

dirigenti sono, presi nel loro in-

e ai burocratici,

i

sieme, inferiori

come mente, volontà

e

moralità,

al

popolo stesso. Tale responsabilità può fermarsi

in

alcuni concetti, che rompono un poco le nostre

credenze

più

comuni.

Forse

il

popolo

italiano

non è così intelligente come si crede o lo è in un modo diverso da quello che si crede. Esso abbonda forse più di furbizia e di buon senso, che di intelligenza nel significato più preciso della parola (nel qual caso, però, ben pochi popoli meriterebbero di venirne contraddistinti).

La furbizia

giova piuttosto

al

nostro

risolvere

casi personali

della

sua

popolo vita,

e

per il

i

buon senso,

accompagnato da un certo scetticismo, gli serve di freno alle irruzioni che la sua furbizia e la sua intelligenza, con le quali giudica dello scarso valore

morale e intellettuale dei suoi

gerirebbero.

Perchè

il

Caporetto ? Ecco

la

sug-

nostro popolo non si rivolta

più spesso, anzi perchè non di

capi, gli

si

è rivoltato prima

domanda

insistente

che


- 53 doveva Si

rivolgersi

notavano

sazione,

le

-

l'osservatore del nostro soldato.

improvvi-

di

trasformare

sue straordinarie doti nel

ambienti più penosi e più

gli

e

miracoli di abilità

i

con qualche

brutti,

segno di arte, proprio della nostra stirpe, ed anche difetti la sua acutezza nel notare e qualificare i

nell'apprezzarne

dei dirigenti,

nello scoprire le vie e

spesso un sergente

buone

le

qualità,

modi della vittoria (quanto

i

sapeva più lunga dei ge-

la

nerali 1).

Ma perchè mai ciò non riesciva a passare

nell'atto

concreto e collettivo? Osserverem.o anche

qui che l'uso di tante qualità intellettuali comincia

non sbocca in un pensiero generale di azione. La critica sembra subito calmarsi appena individuo che la fa, passa e finisce nell' individuo stesso,

l'

dalla classe

e

oppressa

può prendere

pure minore,

sia

parte,

oppressori,

quella degli

in

chetto generale. Allora molto spesso si

rovesciano, per esercitarsi sopra

ferenti di ieri; l'imboscato di al

imboscamento

suo

sui suoi la

fanno

compagni i

fessi »

mente da uno

di

i

favori,

lasciati

una

è

quei

al

fra

che ha

zione

le

pur

di

essere

far

tacere

chiamati

al

più

« la

con-

suo per-

il

loro

Ministero.

guerra

evidente-

nata

deputati

a

che fino i

:

fetto corrispondente in quei

pronti

doti

oggi sghignazza

fronte

frase

tipi,

quelle

colleghi sof-

i

recente,

notava

si

vinti protestanti contro

ban-

al

di

opposi-

opposizioni I

peggiori


— 54 — aguzzini e sfruttatori dei soldati sono sergenti o

sempre

lucrato

grado e

di

contabilità

« di

tipi

altri

loro fratelli

sui

di

furbizia,

sui

loro

sui

loro

virtù,

veri,

facendosi pagare per

Vi

è

la

forse

le

che hanno po'

vizi

come sulle

sui

minori

do-

loro

tolleranze

e facen-

autorità

abusiva-

loro in

quei

stati

un

come

diritti

dosi ricompensare per

mente usata.

loro

»

noi

italiani

troppa

ammirazione per l'intelligenza furba, che vede l'oggi e non il domani ci si lagna di questa fur:

quando è a nostro danno, ma la si adopra a danno altrui, appena è in gioco nostro intebizia

il

resse.

A

venire

giocati

di

essere

furbi,

da

popoli

meno

forza

finisce

per

intelligenti

ma

si

più tenaci nella loro intelligenza; e ci si disgrega, a forza di

capire

di

troppo

l'interesse

fronte a popoli che sentono più

individuale, di

noi

che

r interesse individuale è legato a quello collettivo.

Perciò

un rinnovamento generale dirigente (rivoluzione) non sembra

problema

il

della classe

di

avere mai occupato seriamente

il

nostro

popolo,

rinnovamento della classe dirigente si è fatto per rinnovamenti parziali e quasi sempre in base e

il

a prevalenza di interessi individuali e per via di

che

scaltrezza.

Ciò spiega

in

governanti siano peggiori dei governati.

Italia

i

L'esercizio di

il

fatto,

indiscutibile,

questa furbizia e scaltrezza ha

portato in alto anche l'uso della retorica,

con

la


— 55 — quale

cerca di impaniare

si

le

masse. Certo che

è deplorevole

la

scarsa autorità che gli uomini di

ragionamento

e

di

hanno sopra

cifre

popolo, in confronto con società tino

i

Parlamento

al

mini dotati soltanto

di

parolai. la

nostro

il

Dalle piccole

prevalenza degli uo-

parola, fa

pena

ci

;

sono

troppi avvocati e troppi oratori nei posti direttivi.

E questo

anche nell'arte, che dura e nuda spiritualmente non ci manca, che nel popolo ha sempre vive alcune polle genuine, ma che nella ammirazione generale del pubblico colto, nella modellistica delle scuole, nella tradizione ha si

riflette

pur troppo ancora troppi drappeggi ed esteriorità, troppo gonfiore e falsità. Di qui nascono infiniti veli,

buttati sulla realtà,

tutti

di. dirigersi

i

che impediscono

e di guidare.

nflnite propaggini

si

poi a

Da questa retorica

spargono nella vita politica,

nella scolastica e nell'educazione. Ecco, per esempio,

sulla

gli

errori

conquista

parlare di pace

1

fondata

propaganda

di guerra,

e

non

difesa,

Si

è preteso dal popolo italiano,

della

sulla

senza mai

con tutt'altro carattere e senza il potente sentimento patrio e l'intelligenza collettiva del popolo tedesco, quello che nemmeno a questo chiedeva il suo governo lottare per conquistare chilometri quadrati e per la grandezza di un passato, che era ignota. Tale propaganda era in sé la più in:

felice e

disastrosa, ignorava poi quella

degli av-


- 56 versari

che

sembrava ai

faceva

fatta

sentimenti

persuaso

breccia negli animi, e

larga

apposta per togliere

ed

popolo italiano

il

che

ragioni

alle

ogni

valore

più avevano

guerra.

alla

L'ignoranza del popolo.

A questi

mali

si

aggiunge l'ignoranza. Mentre

alto abbiamo una sembianza di vita superiore, una esteriorità di grande nazione, come vita scienin

tifica

e artistica, in organismi di

e di industrie,

si

passa d'un

studio, di stato

tratto,

senza transi-

zione, a traverso un abisso, ad una massa che non è neppure arrivata

al

livello del cristianesimo,

che

vive ancora con una mentalità trogloditica, barbara non soltanto di in

mente ma di cuore, chiusa

se stessa o tutt'al più allargata

al

solo cerchio

della famiglia ma concepita anche questa in un modo

piuttosto bestiale, per quanto alle volte assai ricco d'istintiva

dolcezza:

cioè quale

comodità e pro-

prietà, piuttosto che quale espansione di vita umana.

Tutta

la

vita

italiana

si

svolge

da secoli

sopra

non facendovi mai giungere un raggio che illumini, una carezza che stringa legami, una costrinzione che innalzi, non foss'altro questa massa,

col suscitare reazione. 11

popolo

italiano,

quando

lo

si

avvicina,

dà


— 57 — popolo abbandonato non da una o due

l'idea d'un

generazioni

ma da secoli. Si sente un popolo che

non è mai

stato trattato

mai avuto la giustizia.

I

con

verità,

suoi rapporti con la classe

superiore sono caratterizzati

dalla

terrogando persone intelligenti che

hanno partecipato ad opere da

sente

si

diffidenza.

In-

questi anni

in

assistenza o sono

di

venute a contatto col popolo per truppe,

che non ha

per tutto

il

la

comando delle stessa osserva-

zione che il popolo diffida del ricco, del borghese, di

chi veste meglio, di chi parla meglio, di chi sa

più 'di

lui:

chiunque

di

troppo comune,

generale,

gli

è

superiore. Ciò è

profondo perchè non

abbia una causa permanente da secoli

punto da

ed è apclassi dirigenti si son suc-

secoli che le

;

cedute nel paese ricordandosi del popolo soltanto per cavarne sangue e quattrini.

La responsabilità delle classi dirigenti è enorme.

Ma non dobbiamo però dimenticare che un popolo che fosse

dotato

avrebbe conosciuto la

il

dal

proprio

delle presenti,

un'altra intelligenza

valore della istruzione e se

ed avrebbe saputo esprisangue un'aristocrazia migliore

sarebbe conquistata

mere

di

capace

;

di

espropriar

potere e della proprietà, per condurre

popolo ad

altri

Invece non strofe

del

queste il

del

proprio

destini.

vede nulla di questo. La catafronte non è una rivoluzione. Non è si


stata

neppure una

cioè,

in

un

guerra,

rivolta:

è stato

uno sciopero;

suicidio.

La guerra e le idee, E da

chi

poteva partire questa propaganda?

Non parliamo del mondo intellettuale. Chi scorra produzione giornalistica e

la

della neutralità, rola

non

(per

quale

la

periodo

cui tutti ebbero libertà di pa-

parlare

del

periodo seguente

nel

censura, permettendo ai soli interventisti

parlare,

di

in

del

libraria

permise

interventiste)

l'escita

delle sole sciocchezze

rimane impressionato della povertà

della produzione e della banalità e retorica da ambe le

parti.

La cosidetta Italia

una guerra

guerra alle

di

idee

si

è

rivelata

in

idee.

Cominciamo dai precedenti. Un movimento come quello irredentista non ha dato all'Italia né •

un gran

Siamo stati più di trenta anni alleati dell'Austria per non esserle nemici, e non abbiamo mai avuto su questo paese e sui suoi problemi un libro ben fatto. Se libro

né un

libro popolare.

un giovane italiano avesse voluto studiare l'Austria e

a

i

problemi balcanici, avrebbe dovuto ricorrere libri

francesi,

inglesi,

tedeschi. Soltanto

negli

ultimi tempi abbiamo avuto un'opera discreta, ma


- 59 — d'occasione, e

un buon volume

storico,

ma con-

Quando si confronta la proValussi, Tommaseo, duzione dal '48 al '70 con

trario all'irredentismo.

il

il

il

Balbo,

mon

il

faccio

Cattaneo,

quella dei

e

nomi) non

si

anni

recenti

può defmire l'impres-

sione che ne riceviamo che con una sola parola:

decadenza. Ciò zione di

in

tutta

è

la

povertà

carattere positivo,

di

senso storico e

dove si si

che colpisce di

produ-

la

mentre

onestà scientifica,

trattano questioni di

idee,

di

idee

principio e di

rimane spaventati dalla banalità e leggerezza

di

queste.

La letteratura e dello

stesso

guerra è dello stesso genere

di

livello:

retorica,

fabbricata

bolsa,

per scopi commerciali. Vi sono poche pagine che

valgano

;

e quelle poche, di gente che non era scrit-

Poche anime

tore per mestiere.

si

sono

sincere: pochissime, semplici davanti Si

resta atterriti

vedere come

al

teraria sia penetrata

nelle

vene

la

rivelate

morte.

alla

malattia let-

nostra na-

della

zione, ritrovando nelle lettere di combattenti, che

pur assistevano atroci,

gli

quotidiano spettacolo

al

accenti

d'accatto e

le

di

e false dell'eroe da

commedia e da farsa.

dato che

il

(

detestava

— se trovo Barzino

gli

morti

posizioni teatrali

corrispondente sparo! —

)

lo

di

sol-

giornali

ricopiava in-

consciamente quando scriveva a casa. fioriva sul terreno dell'ultima verità,

Il

La bugia con una te-


— 6o — che

veramente spavento, perchè sembra impossibile che l'abito della retorica possa nacia

mette

ancora vestirsi quando si è ad un centimetro dalla

morte e la trincea dalla quale da un

tare

sepolti per

si

scrive può diven-

momento all'altro la fossa dove si è sempre.

Pare impossibile: ma è questa la realtà italiana.

Speranze che paiono impossibili»

Eppure non tutta l'Italia è

stata così.

rappresentata

canaglie

è

l'Italia

dagli

dalle

incoscienti del basso. Quando

si

Non tutta dell'alto

e

pensa allo

non mediocre occorso per decidere questo popolo alla guerra; quando si pensa alla creazione,, che sembra miracolo, d'un esercito di quattro milioni e mezzo con masse e con classi dirigenti siffatte, che ha retto per due anni e mezzo ad una guerra alla quale non era allenato tisicamente né preparato moralmente quando si pensa a tutto ciò che nell'ingranaggio mostruoso è riuscito ad sforzo

:

andare avanti, a dispetto e di ignoranze lontari,

agli

:

di

pigrizie, di sabotaggi

quando si pensa ai

esempi premiati,

ai

nascosti

eroismi,

alle umili devozioni, alle obbedienze intìnite

sogna

dire

che

c'è

qualche cosa

di

vo-

sacrifici

:

bi-

meglio nel

paese, che c'è qualcuno che manda avanti

la

ba-


— 6i — che soffre, che lavora, che spera, che crede, che è capace di morire. E allora si rivela agli occhi racca,

numerosa di quant:» si creda, di italiani serii, probi, onesti, semdell'osservatore

plici,

capaci,

quella

classe,

che stanno

secondari, che lavorano

tutti

più

o

quasi

posti

in

per chi non lavora,

che

mantengono per chi manca, che pagano per chi vive di debiti, che muoiono per chi si imbosca, fugge e per chi tradisce. Tali

per chi

italiani

ci

sono. Non sono moltissimi. Sono più numerosi di quello negli

che sembri. Se ne trovano negli affari, uffici, nelle scuole, nelle fattorie. Se ne tro-

vano persino nelle redazioni dei giornali. Ma non sono uniti e non sono organizzati. La guerra ne ha ri\'elati molti. La guerra non si è retta sui capi o sulle masse ma su costoro, migliori ma non erano a. capo, che che erano numero. Essi erano sani ma non erano dato nuhan numero e han fatto da capi al mero ai capi. Non potendo comandare, non peni

il

i

il

sando nemmeno che ad essi sarebbe spettato il comando, politico e militare, hanno servito con fedeltà. Sono stati il tessuto connettivo dell'esercito e del paese ed han retto fino a che, come tradimento non ha in una rete un coltello, un spezzato

le

loro maglie.

Abbiamo conosciuto queste anime

Non

c'è

altro

modo di

indicarle,

religiose.

anche se non


— 62 — erano

qualche religione.

di

della vita,

obbedivano

lavoravano nell'ombra

al

Sentivano

dovere con

discreta.

ha coperto la vigliaccheria dei più: ha creato il merito dei meno. Intorno a sé ciascuna loro famiglie, ficio

di

fra gli

scuola

loro fatica

la

di

queste anime, nelle

allievi,

compagni d'ufha diffuso, come una

di

vita,

fra

i

aureola, questo senso d'una vita più elevata,

eroismo

loro

Il

serietà

la

semplicità,

che quando uno

straniero,

ramente nazioni che hanno una

seria e più

di

quelle ve-

vita propria

ben

come in un raggio di rompa l'aria fredda d'una strada chiusa,

sviluppata, v'entrava dentro sole che

concepiva un'altra stima e sentiva nascere

spe-

ranza per r Italia.

Non sono rimasti tanto che manca, di

Non

pochi.

tanto pochi, alla fine della guerra.

ma ha trovato nella morte

poter parlare da un'altezza che

prima contesa dalla miserabilità alle

Quelli

che

del

il

modo

era

stata

paese

vòlto

gli

Mancano, ma sono più

false glorie. si

troveranno

ranno abbastanza per fare

la

alla

saranno

C è qualcuno

fine

alti.

non sa-

rivoluzione,

quella

vera, di caratteri, di competenze, di volontà. la

rivoluzione che

e da avidità,

la

magnole con

i

settimana o

la

ci

Non

minacciano, nata da rancori

rivoluzione delle repubbliche ro-

polli a

cinquanta centesimi per una

rivoluzione delle cooperative emi-


— 63 banche messe a disposizione dei pro-

liane con le

organizzati.

letari

Ma non sono neppure

pochi

tanto

perchè

possa addirittura farne a meno, e cancellarli

l'Italia

sua vita nazionale, perchè possano tutti esi-

dalla

che almeno ai propri figlioli voglion toglier questo peso, questo levarsi

liarsi,

gravame di

«

di

qui, emigrare e dire

portare in

di

italiano »,

di

tutto

stranieri

— dopo aver

ha

per scappare e

finito

mondo

il

quel popolo che

la

taccia

— secondo

gli

una politica doppia, ha dovuto chiamar gli

fatto

stranieri per difendere la casa propria.

Certamente

alla fine

questa guerra

di

l'

Italia

sarà abbandonata, sfuggita, lasciata come una terra

odiosa, da molti suoi cittadini. Le turbe delle of-

campi andranno a cercarsi salari miE questo non sarà che un vecchio feno-

ficine e dei gliori.

meno, ingrandito.

Non

non

leggi,

lusinghe,

li

tratterranno.

Ma ci sarà un fenomeno nuovo. Se non cambia, emigreranno istruita,

anime

le

intelligenze,

religiose.

i

giovani

caratteri,

i

della i

l'

Italia

classe

cittadini:

le

Emigreranno con dispetto e con

disgusto, con la bocca amara, senza fede nell'av-

venire del proprio paese, con sciente

abbandono

di

chi

si

il

volontario e co-

separa da una fami-

dopo qualche atroce esperienza, d'avere il sangue ma non l'animo

glia

con

la

quale

si

è

convinto,


- 64 comune.

in

Fm

da

ora

sentono propositi

si

di

questo genere nascere dalla disillusione e dalla impotenza in cui son gettate le più sane energie; e se tale emigrazione dovesse davvero estendersi,

non resterebbe all'Italia nessun avvenire.

Come anderà? È curioso che

chi scrive queste pagine abbia

maggiori speranze di. quel che

aveva

prima. Perchè prima di questa catastrofe

poteva

per

l'Italia

capitare pitali

all' Italia

di

raggiungere

suoi intenti ca-

i

per forza non propria e senza che

lassero le bacature del suo corpo.

una situazione superiore

alle

rive-

Posta allora in

sue capacità e gon-

dalla ventura, sarebbe stato

fiata

si

un paese di im-

possibile orgoglio e di pronta irreparabile caduta.

Oggi e'

il

male è palese, evidente, innegabile. Non buon senso che in questi giorni

è persona di

non

sia stata costretta dagli

guardare

in

Vorrà

il

eventi a

riflettere,

a

taccia la realtà.

nostro

paese

approtìttare

della

le-

zione ?

Se noi esciremo dalla guerra con tini

di

i

nostri con-

naturali e finalmente consci della nostra realtà

popolo che ancora è da

riore alle grandi

che

si

fare,

di

contendono

nazione infela

direzione


- 65 mondo; se saremo capaci del modesto e serio programma di prendere questa « piccola Italia » e del

cominciarne l'educazione e il dirozzamento, se po-

tremo cacciare dal governo gli elementi malsani e incoscienti, iniziando da l'alto un regime di giustizia e di severità generale; se l'abisso fra chi comanda e

il

popolo sarà colmato

l'altro

un ricambio

di

e

correrà

dall'uno

al-

energie e di fiducia; allora

questa catastrofe non sarà stata invano e fra venti anni di

gli

stranieri

dovranno

assai

più

quello che farebbero se avessimo carpito, con

immeritata fortuna, ci

rispettarci

il

posto che nel

mondo non

spettava né per forza né per maturità di animo.

Prezzolini.


INDICE

Avvertenza L'impreparazione dell'esercito.

Il

1915

Mancanza di un concetto strategico. Il

fattore morale trascurato.

Il

....

trattamento

dei

Effettivi, di

complemento e territoriali

7

»

U

»

15

»

17

vo-

lontari e degli irredenti

....

L'Ufficiale italiano. L'impreparazione

Pag.

»

19

»

21

»

23

Gli imboscati

»

29

Sabotaggio militare e civile

»

32

»

37

La propaganda socialista e papale

»

42

Che cosa sapeva il Comando Supremo

»

44

»

45

»

49

»

51

Il

Il

Il

soldato italiano

Comando Supremo e

Governo. con le truppe e con il paese

giornalismo.

I

il

popolo

loro

corrispondenti di guerra.

L'errore della guerra nostra fi

I

italiano

metodi

.

.

L'ignoranza del popolo

»

56

La guerra e le idee.

»

58

Speranze che paiono impossibili

»

60

Come anderà?

»

64


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