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DIFESA DEL TERRITORIO E PROTEZIONE ANTIAEREA 1915-1943

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STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO

NICOLA D.t:LLA VOLPE

DIFESA DEL TERRITORIO E PROTEZIONE ANTIAEREA (1915-1943) STORIA) DOCUMENTI, IMMAGINI

ROMA 1986


DIFESA DEL TERRITORIO E PROTEZIONE ANTIAEREA (1915-1943) ERRATA - CORRIGE

Errata

Corrige

Pagina

Riga

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36

deficiaria

deficitaria

55

1

relazioni

relazione

58

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Cesanatico

Cesenatico

75

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le nuove

sulle nuove

266

Nota 1

Si rilevare

Si fa rilevare

342 e 388

Foto 27

Centrale di tiro modello 40

Aerofono Goerz

342 e 388

Foto 28

Aerofono Goerz

Rilevamento dei dati per il tiro contraereo

343 e 388

Foto 29

Radiotelemetro Volpe

Centrale di tiro modello 40

343 e 388

Foto 30

Rilevamento dei dati per il tiro contraereo

Radiotelemetro Volpe


INTRODUZIONE

Tra la fine dell'ottocento e la prima guerra mondiale il territorio dello Stato era diviso in zone di competenza delle Divisioni Militari Territoriali e dei Corpi d'Armata. Tali grandi unità, oltre all'addestramento dei quadri e delle truppe, provvedevano anche a preparare i progetti di difesa nei territori di propria giurisdizione. La difesa territoriale si concretizzava soprattutto in provvedimenti che avevano lo specifico compito di: sbarrare i confini della Patria all'invasione dello «straniero», con opere di fortificazione permanente alle frontiere; difendere i porti e le coste da attacchi e sbarchi dal mare, funzione assolta principalmente dalle piazze costiere, marittime e dai forti; proteggere le ferrovie, per l'importante compito logistico ad esse devoluto in guerra, soprattutto lungo la fascia litoranea, la più esposta agli attacchi.

In pratica, l'Italia difendeva il suo territorio lungo il perimetro confinario terrestre e marittimo, con una striscia più o meno continua di «ferro e fuoco», che av rebbe dovuto renderla impenetrabile alle aggressioni esterne. Occasionalmente, ed irrazionalmente, su basi emotive, l'interno della nazione diventava oggetto di considerazioni difensive «strategiche». Il caso più eclatante, Roma. Il timore, infatti, che la novella capitale d'Italia potesse soccombere sotto i colpi di un invasore, come era successo alla città di Parigi nel 1870, promosse gli studi più alacri perché l'Urbe fosse difesa da una cinta fortificata che la rendesse imprendibile. I resti dei forti di Roma, in gran parte oggi fatiscenti, ne sono la testimonianza. Scarsissima attenzione era posta, invece, alla protezione civile. La concezione della guerra, condotta in località ben limitate, luoghi degli scontri degli eserciti avversari, non richiedeva piani preventivi per la protezione dei residenti nel territorio, se non la loro evacuazione al momento della lotta.


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DIFESt\ DEL TERR ITORIO

La comparsa degU aerei sul campo di battaglia sconvolse radicalmen te la concezione strategica del «cordone» di protezione, anche se motivazioni e circostanze di molteplice natura fecero sì che essa perdurasse, a fasi alterne, fino alla seconda guerra mondiale, nonostante ne fosse stata riconosciuta l'inefficacia. Fu comunque evidente, già nel corso della grande guerra, che l'aereo, impiegato all'inizio del conflitto con compiti di osservazione e ricognizione, era una micidiale artiglieria che poteva portare il suo fuoco ben oltre i limiti del fronte, nel cuore stesso del paese. E poiché esso faci lmente superava ogni barriera difensiva, occorreva rivedere tutta la relativa strategia. Non solo. L'aereo, infatti, non limitava i suoi colpi alle truppe operanti. Bombardava città, distruggeva industrie, abbatteva ponti e opere d'arte, rendeva inutilizzabili tratti di ferrovia, provocava lutti ovunque passava. Q uesta sua funzione e impiego di arma efficacissim a e terribile contro i nodi vitali della nazione in guerra, unica all'altra, cioè alla nefasta e tremenda influenza psicologica che aveva sulle masse, si andò sempre p iù accentuando negli anni, fin o a diventarne il compito principale. Occorreva, quindi, riordinare i criteri della difesa del territorio e instaurare programmi di protezione civile. Questo volume si propone di fissare i lineamenti storici di tali provvedimenti, rivolgendo l'attenzione soprattutto all a difesa e al la protezione antiaerea, alla difesa costiera, alla protezione delle ferrovie.

Dall a trattazione resta esclusa tutta la materia relativa alla sistemazione dei confini terrestri che, per la sua complessità, dovuta anche al suo inserimento nei disegni operativi strategici e strettamente legata alle v icende dell'esercito di campagna, merita un'indagine a parte.


SIGLF. E ABBREVI.AZIONI

A.C. A. U.S.SJvI.E. btg. btr. btr. e.a. e.a. e.e. C.C.I.P. A.A. CC. NN. C.F. C.M.C. C.P. C.P.P.A.A. c.r. C.R.I. C.R.N. C.S.D. C.S.M. D.A.T. D.C. D.C.A. D .C.A.T. DICAT F.E. G.A.F. G.l.L. G.U. I.E. m.c. M. da Cos. (o M. DACOS)

Autorità Centrale Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore del l'Esercito battaglione/ i batteria/ e batteria contraerea contraerea controcarri Comitato Centrale Interministeriale per la Protezione Anti-Aerea Camicie Nere Capo Fabbricato Comitato per la Mobilitazione Civile Comitato Provinciale Comitato Provinciale per la Protezione Anti-Aerea centro raccolta Croce Rossa Italiana Centro/ i di Raccolta Notizie Commissione Suprema di Difesa Capo di Stato Maggiore Difesa Aerea Territoriale Difesa Costiera Difesa Contraerea Difesa Contraerea Territoriale Difesa Contraerea Territoriale f otoelettrica/he Guardia alla Frontiera Gioventù Italiana del Littorio Grande Unità Idroelettrico/i medio calibro Milizia da Costa


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M.D.A.T. M.M. M.T. M.V.S.N.

P.A. P.A. P.A.A. op.a.a. P.B.C. p.c. P.N.F. P.0.C. P.R. P.S. P.S.A.A. p.v. P.V.B. RR.CC. R.E. rgt. r.t.

S.M. T.C. T.M. Unfoc

U.N. U.C.T. U.N.P. A. Z.A.T.

DIFESA DEL TERRITORIO

Milizia per la Difesa Aerea Territoriale - Militari Marittime (riferite a zone e Basi) Milizia Territoriale Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale Posto d'Avvistamento Protezione Aerea Protezione Anti-Aerea Posto di Blocco Costiero piccolo calibro Partito Nazionale Fascista Posto di Osservazione Costiera Piano di Radunata Pubblica Sicurezza Protezione Sanitaria Anti-Aerea posto/i cli vedetta Posto Vedetta di Batteria Reali Carabinieri Regio Esercito reggimento radio telegrafico Stato Maggiore truppe costiere truppe mobili unità di fuoco Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia Unione Nazionale per la Protezione Antiaerea Zona Aerea Territoriale


P ARTE P RIMA

STORI A


CAPlTOLO I

DIFESA TERRITORIALE E PROTEZIONE ANTIAEREA

Nel maggio del 191 5 le Armate emanavano, per il proprio territorio, una serie di «Previdenze e norme di sicurezza contro i bombardamenti aerei delle città» (documento n. 1). La difesa del territorio era, all'epoca, ancora decentrata alle grandi unità operanti o territoriali (al fronte era insita nei dispositivi di attacco o di difesa, di stazionamento o di movimento). Le direttive pubblicate all'inizio della guerra erano una chiara previsione ciel prossimo impiego dell'aeroplano già sperimentato, d'altronde, durante la guerra in Libia: non pit:i solo mezzo per l'osservazione e la ricognizione, ma anche una vera artiglieria capace di portare la guerra nelle retrovie, fino ai centri abitati più lontani dal fronte, fin dove l'autonomia del mezzo aereo (dai duecento ai cinquecento chilometri) avrebbe consentito. Le norme dettavano una serie cli provvedimenti per la difesa antiaerea attiva e passiva e per la protezione civile - un aspetto nuovo e particolare della protezione antiaerea - , in modo ancora sommario e confuso, ma sufficienti a garantire, in caso di attacco e di bombardamento aereo, una adeguata protezione. Almeno sulla carta. Per la difesa attiva, erano previsti una serie di posti cli ascolto e di avvistamento, muniti di mezzi di comunicazione per dare l'allarme. A secondo poi che l'obiettivo eia difendere (principalmente le città) disponesse d i mitragliatrici, di artiglierie o di aeroplani, erano istituite speciali stazioni aeree o guardie aeree. Le stazioni aeree erano munite di artiglierie e, eventualmente, di proiettori per il tiro notturno. Le guardie aeree erano fornite di aeroplani che, se disarmati, avevano il compito di attirare gli aeromobili nemici nelle zone battute dall'artiglieria; se armati, dovevano «... in qualsiasi momento, al primo


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DIFESA DEL T E RRITORIO

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allarme, innalzarsi per impegnare arditamente con quello nemico combattimento a distanza utile di tiro». Si delineava così un nuovo impiego dell'aereo, quello da caccia. Per la difesa passiva, le norme raccomandavano soprattutto lo sgombero delle strade e l'oscuramento. Per ingannare l'avversario, si proponevano dei punti luci lontani dagli abitati o dagli obiettivi di interesse militare (ferrovie, ponti, strade, industrie, depositi, ecc.). Per la protezione civile, si suggeriva di predisporre zone con riserve d'acqua per lo spegnimento di incendi e posti di pronto soccorso per la raccolta dei feriti. Mai provvedimenti furono così tempestivi; alle luci dell'alba del 24 maggio Venezia subì la prima di una lunga serie di incursioni. li corrispondente da Venezia del Corriere della Sera riportò l'avvenimento in uno stile che ha più il sapore di uno «scoop» giornalistico che non di una cronaca di guerra: l'aereo non faceva ancora paura e le bombe che lanciav a suscitavano più nuove emozioni che pamco. Vale la pena di riportare uno stralcio della corrispondenza, per rendersi conto dello stato d'animo delle popolazioni all'apparire della nuova offesa dal cielo; gli atteggiamenti cambieranno quando gli aerei incominceranno a seminare lutti e distruzioni. «Verso le 4 di stamane si sono uditi dei rumori sordi. Quasi subito si iniziava un forte intenso cannoneggiamento da ogni punto militare di osservazione contro due aereoplani, che si dice fossero dei taube tedeschi incrocianti sulla città. «Rapidamente quasi tutta Venezia fu in piedi. Si aprirono le finestre, si affollarono tutte le altane. E ... alla prima cannonata un'altra subito fa eco, il colpo è ben diretto, l'apparecchio fa uno sbalzo, ma continua la sua corsa, ed ora, fra ilfragore più lacerante dei colpi di cannone, del crepitar delle mitragliatrici~ dello sgranarsi della fucileria. Lo si vede di quando in quando circondato come da un nembo di nuvolette, gli shrapnells lo seguono, lo avanzano, la tempesta di piombo lo incalza ed esso aumenta, aumenta sempre più la sua quota, si fa sempre più piccino alla vista, sempre più lento nella corsa. <<La popolazione, allorché si rese conto del tremendo spettacolo che le si era preparato, usci dalle case e corse in piazza; ma in realtà rimase cosi serenamente tranquilla che può dirsi ormai che tale esperimento l'abbia dimostra ta temprata ad ogni sacrificio. I veneziani d'oggi si sono dimostrati degni figli dei combattenti del '48-'49, di coloro che decretarono la resistenza ad ogni costo per bocca di Daniele Manin.


l)[ FES,\ T ERR ITO IUALE E PROTEZIONE ANTT1\ ERE,\

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«Frattanto il tau be alzava sempre più la sua quota e si metteva fuori tiro; quindi lanciava a casaccio qua e là alcune bombe. In tutto sommarono a 11. Alcune furono viste cadere in laguna ed una nel bacino di San Marco. Si trattava di bombe incendiarie e di bombe esplosive, il cui obiettivo probabile era l'Arsenale, poiché, dopo aver lanciato una bomba esplosiva vicino al gazometro, ed averne gittate altre in Campiello delle Locande, in Parrocchia di San Luca, lanciò nell'interno dei cantieri arsenalizii molte frecce metalliche di breve misura colla penna a croce, sulle quali era incisa la leggenda: 'Inventata in Francia - Fabbricata in Germania'. Ma nessuno rimase colpito e gli operai più tardi andavano a gara per raccoglierle e portarle nelle loro officine come ricordo storico. Molte erano cadute nel bacino; altre erano andate a spuntarsi sulle banchine. «Quando ii tau be raggiunse oltre la metà del ponte lagunare e - rifatta la via - volando sull'Arsenale si trovò sul popoloso quartiere di Castello Alto, lanciò un'altra bomba. Questa esplose con molto fragore, mentre la successiva, che piombò sul tetto delle Suore Dorotee, scivolò nel cortile e rimase senza effetto efu poscia raccolta intatta. Inefficace riescì anche una bomba caduta nel cortile della scuola elementare di San Giacomo; questa scoppiò per accidente a mezzogiorno, cagionando del panico tra la scolaresca, ma niente altro. Una bomba cadde a San Basegio, un'altra ancora scavò una buca nel prato vicino alla casa dei ferrovieri; essa doveva avere un'alta potenzialità, poiché i suoi effetti si manifestarono in un raggio di circa 3 00 metri; le mura dell'efficina del gazometro furono crivellate di frammenti innumerevoli, le finestre di molte case pur lontane caddero in frantumi. Essendosi compreso come uno degli obiettivi del taubefasse l'attacco al gazogeno, l'artiglieria e le mitragliatrici lo tenevano ad una grande altezza, ormai, e non poteva scorgere il bersaglio. Fu allora ch'esso trasvolò, inoltrandosi nel settore del ponte ferroviario fino a circa quattro chilometri verso Mestre, e poi, deviando bruscamente, si diresse sull'Arsenale col risultato che vi ho già riferito. <(Qualche danno cagionò una bomba caduta sulla casa dei signori Pagani in Fondamenta T agliapietra; essa precipitò dal tetto nel cortile e quivi, esplodendo, produsse una buca di una certa prefondità scrostando i muri circostanti. Un frammento di essa colà raccolto, e che pesava 1200 grammi,fu depositato all'Arsenale. «Altre bombe caddero sul quartiere popoloso di Castello Alto; una rovinò una parte del parapetto del Canale della Tana e affondò due barche; un' altra ancora cadde nel Canal Grande a breve distanza dal Consolato austriaco, il cui titolare era partito nel pomeriggio del giorno prima. <rNelfallito tentativo contro il gazometro in Campo di Marte la bomba si sprofondò per un metro nel terreno erboso ed i suoi mille frantumi si proietta-


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Dll' ES/\ DEL TERR ITORIO

rono da ogni parte spezzando i vetri deli'o.fficina; una casa, posta a 200 metri di distanZP, ebbe crivellato il muro. <dn Campiello delle Locande, lo scoppio fu pure notevole; largo tratto del selciato fu allagato da una materia oleosa che si infiammò tosto; le fiamme si innalZPvano sino ai balconi del primo piano abitato dalla famiglia Fava, la quale inondò subito il Campiello con delle secchie d'acqua, riuscendo così in breve tempo a diminuire e poi a spegnere il ristretto incendio, che aveva lasciato una nube acre tutt'intorno. Sul posto venne trovato il serbatoio lungo oltre mezzo metro, nel quale il liquido incendiario era contenuto. «Anche nel giardino del casino del signor Rocco Moro, al Ma/canton, cadde una bomba incendiaria. Il custode, Pietro Dalla Valle, stava osservando l'aeroplano allorché vide precipitare uno strano oggetto sotto un albero vicino. Corse ad esaminar/o e vide trattarsi d'una scatola oblunga appuntita a cono e piena d'un liquido emanante odore di petrolio. Sulla scatola era impressa questa leggenda in lingua tedesca: 'Modo di adoperarla: bisogna, quando è accesa, tirare questo gancio prima di gettarla'. Da ciò sì rileva che l'aviatore non osservò tale prescrizione. La bomba fu portata alla Direzione d'artiglieria. «A Castello - nota curiosa - l'aviatore lasciò cadere anche un brano di giornale, che parla di quello che gli austriaci chiamano il tradimento degli italiani. La popolazione castellana vi si gettò sopra, mentre la finanZP sparava, sparava sempre. «Compiuta la sua gesta, il taube si allontanò e venne perduto di vista. «Ma ecco un'ora dopo la sirena segnalare un'altra minaccia aerea,· il cannone ripete il segnale; dietro l'isola di San Giorgio un altro velivolo spuntò a notevole altezza. Si credeva fosse il precedente, t1111 man mano che s'avvicinava si delineò un biplano. «Stavolta i tiri, tanto del cannone che dell'artiglieria, sono anche più esatti~· l'apparecchio è costretto ad elevarsi assai più dell'altro, ormai è colpito all'ala sinistra. I,ifatti uno shrapnel! gli scoppia assai vicino e lo si vede dare un sobbalzo violento, calare quindi un centinaio di metri, per riprender quota subito. La popolazione, che sì stipa dovunque, a quella rapida discesa crede anzi che il colpo sia stato morta/e e scoppia in applausi. «L'aereoplano rimane sulla città ancora pochi minuti, non lancia bombe, pare incerto sulla direzione da p1-endere, ristà in vista del ponte dì Rialto quasi a piombo del palazzo Papadopoli-Aldobrandini, poi vira verso il mare, inseguìto dalle cannonate. «In sostanza si deve constatare che i veneziani seguirono l'episodio con entusiasmo, contrariamente alla naturale impressione morale che il nemico sperava determinare...)>.


DIFESA TERRITORIALE E PROTEZIONE ANTIAEREA

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Non dissimile la descrizione di alcuni particolari che riportavano i giornali di Venezia. La Gaz;zetta di Venezia intitolava la notizia «L'inaugurazione della stagione)); dopo aver descritto i fatti con boriosa tranquillità, cosl commentava: «In Piaz;za San Marco e sul Molo, fino alle 5 la falla sostò col naso in aria. Lo spettacolo era interessantissimo, e v'è da giudicare che, in tempi normali, la 'Pro- Venezia' costruirebbe delle tribune a pagamento per provocare il movimento dei forestieri. I quali hanno perduto veramente a non assistervi...». -

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11 primo piano particolareggiato per la difesa antiarea di una città fu approntato per Udine, nell'agosto del 1915. Esso fu compilato dal colonnello Giuseppe Motta, capo Ufficio Servizi Aeronautici del Reparto Operaz.ioni del Comando Supremo e incaricato, dal sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito, del comando della difesa amiarea della città. Il piano, a cui era annesso anche uno schizzo esplicativo (documento 2), prevedeva l'impiego delle seguenti truppe e mezzi per la difesa attiva: un battaglione di carabinieri, che forniva il servizio di vedetta ai posti d'avv iso, i tiratori scelti per il tiro di fucileria contraerei e il serv izio di pubblica sicurezza; un gruppo di tre sezioni mitragliatrici per il tiro contraerei; una sezione d'artiglieria contraerei provvista di proiettori elettrici; due batterie di cannoni Deport; un gruppo di due batterie cli cannoni Krupp ; una compagnia telegrafisti per i collegamenti tra i posti di osservazione e tiro e la stazione centrale; quattro stazioni radiotelegrafiche; una squadriglia aviatori con apparecchi (Farman da 100 HP e Nieuport) armati per la caccia. Una difesa efficiente, anche in relazione alle possibilità offensive dei mezzi aerei ciel tempo, che troverà un difficile banco di prova nelle frequenti incurs ioni aeree nemiche. -

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Molte altre città d'Italia, specialmente quelle più esposte, ebbero una loro difesa antiarea. Ove necessario, si cercò di dotarle dei mez-


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DIFESA DEL T ERRITORIO

zi più idonei: D esenzano, Venezia e Ancona ebbero idrovolanti armati. L'efficacia di tali difese rivelò però i suoi limiti; nonostante fosse, in genere, ben programmata, scarsi furono i risultati pratici. È chiaro che l'aereo era un obiettivo difficile da battere - lo è ancora oggi - trattandosi di un bersaglio in movimento che si spostava su tre dimensioni e considerando che le armi esistenti, allo scoppio della guerra, erano per la maggior parte «adattate» al tiro contraerei, piuttosto che costruite per lo specifico scopo. Il 14 novembre 1915 Verona fu duramente colpita da un'incursione aerea. Sulla città furono lanciate 18 bombe, che causarono 32 morti e 45 feriti, tra civili e militari. Il bombardamento ebbe una ripercussione negativa notevole sull'intero Paese, tanto da provocare l'intervento del Preside nte del Consiglio Salandra e la nomina di una commissione d'inchiesta, per accertare eventuali deficienze e responsabilità nella difesa antiaerea di Verona. La commissione, alla fine dei lavori, pur rilevando alcune lacune nella difesa - uno dei due aerei incaricato della caccia aveva impiegato troppo tempo per levarsi in volo - evidenziò come la maggior parte delle perdite fosse stata conseguente all'inosservanza, da parte della popolazione, delle norme di protezione. Al segnale d'allarme, infatti, la gente non si ritirò nelle abitazioni e restò per le strade, per cui una sola bomba caduta su Piazza Mercato causò 30 morti e altrettanti feriti. Il 26 novembre, in un manifesto pubblicato dal Comando della Fortezza (documento n. 3), fu ribadita l'importanza della protezione e fu ricordato che i trasgressori sarebbero stati denunciati al Tribunale di Guerra. Come provvedimenti attivi sul piano militare ci fu la «rituale» richiesta di mezzi (un gruppo di artiglieria e alcuni aerei Farman) e ai piloti fu ordinato di essere presenti al campo dall'alba al tramonto e sempre prontamente reperibi li nell'arco delle 24 ore. Il comandante della 1a Armata, generale Brusati, stigmatizzò comunque con parole dure, ma necessarie e realistiche, il contegno tenuto dalle autorità di Verona in occasione del bombardamento. In una lettera diretta al comandante del Corpo d'Armata di Verona 1, ritenne eccessive ed esagerate le reazioni negative e la

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Archivio Ufficio Storico, Stato Maggiore Esercito (da ora in poi A.U.S.$.l\l.E.), Carteggio Sussidiario della 1• Armata, busta 53.


DlfESA T ERRITO RL'\I.. E E l'ROTF.ZJONE ANTIAEREA

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vasta diffusione data attraverso la stampa dell'efficacia del bom bardamento. Rammentava come questo fosse il miglior modo per far conoscere all'avversario l'importanza della sua incursione e l'opportunità di ripeterla per il notevole effetto demoralizzante ottenuto; come la guerra aerea fosse portata, con i suoi lutti, anche dai nostri velivoli nelle terre avversarie; come la guerra fosse un evento doloroso, che ineluttabilmente richiedeva vittime e sacrifici; come, infine, la difesa aerea, per quanto ben organizzata, avesse ottenuto scarsi risultati fino ad allora, anche in campo avversario, poiché anche i nostri aerei tornavano quasi sempre illesi dalle frequenti incursioni sul territoòo nemico. - - - 0 - --

Il moltiplicarsi dei bombardamenti aerei nemici, la proliferazione delle norme più eterogenee emanate per la difesa e per la protezione antiaerea dalle grandi un ità e dalle autorità locali, le richieste pressanti di uomini, armi e mezzi da adibire alla difesa, imposero guerra durante la necessità di direttive uniche per tutto il territorio nazionale. Il Comando Supremo, con circolare del 17 gennaio 1916 (docu mento n. 4) affidò all'Ufficio Servizi Aeronautici il coordinamento delle varie organizzazioni difensive antiaree dipendenti dall'Esercito. La circolare stabiliva che fosse costituito, in ogni città e per ogni obiettivo di interesse militare, un Comando di Difesa Antiarea, retto da un ufficiale superiore, responsabile ciel funzionamento dei reparti e dei servizi addetti alla organizzazione difensiva. L'Ufficio Servizi Aeronautici - Difesa Antiaerea aveva compiti di decisione, coordinamento e controllo sulle attività dei Comandi. Con circolare del 10 maggio 1916 (documento n. 5), l'Ufficio emanò le principali disposizioni di massima sul funzionamento delle difese antiaeree della Valle Padana. Le istruzioni precisavano le modalità per le linee di osservazione e avviso, i segnali d'allarme, le armi e i mezzi da impiegare, i provvedimenti da adottare per la difesa antiaerea sia diurna sia notturna. Veniva ribadito, inoltre, a chiare lettere, che la difesa più efficace contro gli attacchi degli aeroplani nemici era costituita dagli aeroplani da caccia. · Per quanto concerneva le artiglierie, in attesa della distribuzione delle speciali batterie antiaeree (75 CK su autocarro e 75 C da posi-


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DIFESA DE.L TF.RRffOR IO

zione), si raccomandava di tener presente l'apposita «Istruzione per l'impiego dei materiali da 75/ 906, 75/9 11 , e 65 da montagna nel tiro di ripiego contro aerei», anche se si riconosceva a tali materiali un indice di efficacia molto basso. In sintesi l'organizzazione della difesa antiaerea nella zona di competenza delle grandi unità era articolata su: - una difesa della zona avanzata, realizzata da una serie di schieramenti lineari di artiglierie in postazione contraerei; una difesa della zona arretrata, di tipo radiale (oggi diremmo aderente), organizzata principalmente nei centri più importanti e nelle località ove esistevano magazzini, depositi, sqli ferroviari, o qualsiasi altro obiettivo di interesse militare. Man mano che si prospettavano problemi, imprevisti e difficoltà, anche le più minute, l'Ufficio Servizi Aeronautici - Difesa Antiarea emanava circolari sia per uniformare i provvedimenti da adottare, sia per far conoscere a tutti le incognite della difesa non prevedibili in sede concettuale, ma che si rivelavano attraverso l'esperienza. Al Comando Generale del Genio fu affidato lo studio d i mezzi radiotelegrafici più efficienti per rendere più rapido e sicuro il servizio di avvistamento e avviso; fu programmato l'aumento di fornitura degli apparecchi Nieuport, ritenuti allora i più idonei al servizio di caccia (nel genn aio del 1916 erano disponibili soltanto due squadriglie cli tali aerei); si sollecitò ripetutamente l'in vio delle notizie relative ai bombardamenti aerei2 , per trarne gli opportuni ammaestramenti (tipo di bombe lanciate, danni arrecati, proven ienza del nemico, ecc.). Furono anche studiati provvedimenti per rendere più rapide le segnalazioni d a terra agli aerei in missioni di volo per la difesa di località: fu stabilito che mediante strisce d i tela, bianca sul terreno e rossa s ulla neve, disposte secondo posizioni convenzionali e in località prestabilite, fossero indicati ai piloti l'avvistamento e la provenienza degli aerei nemici3. Non mancavano neppure i rimproveri, in qualche caso, per la scarsa reattività e la carenza di coordinamento nel l'attuare la difesa. Nel luglio del 191 6 un apparecchio austriaco proveniente dal Tren2 A. U.S.S.M. E., circolare 784 del 22 luglio 1916, Comando Supremo, Ufficio Servizi Aeronautici. 3 A.. U.S.S.M.t::., circolare 920 <lei 15 s<.:ttern brc 19 16, Comando Supremo , Ufficio Servizi Aeronautici.


DIFESA TERRITORIALE E PROTEZIONF. /\NTTAER EA

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tino compì un'incursione aerea su La Spezia; la mancanza di tempestive segnalazioni telefoniche fra le varie località sorvolate dall'aereo nemico fece sì che esso compisse indisturbato il viaggio di andata e di ritorno, nonostante i numerosi mezzi da caccia e di difesa dislocati sulla linea Milano - Bergamo - Brescia - Verona. - -- - 0 - - - -

Nel gennaio del 1917 fu pubblicata una «Istruzione sulla difesa antiaerea»4, che riordinava organicamente tutte le disposizioni emanate in materia. }Jl'Ufficio Servizi Aeronautici - fermo restando che la direzione del servizio di difesa antiaerea di tutto il territorio nazionale era esercitata dal Comando Supremo e che l'Ufficio non aveva funzione di diretto comando sulle diverse organizzazioni difensive - erano devolute le seguenti attribuzioni, di carattere tecnico-ispettive: valutare, col concorso degli Enti interessati, le esigenze speciali della difesa per ciascuno dei grandi centri abitati e dei singoli obiettivi (militari, industriali, artistici ecc.) particolarmente sensibili; proporre, in base alla valutazione fatta e tenendo conto delle richieste, la ripartizione dei mezzi antiaerei disponibili e in allestimento. Progettare, inoltre, eventuali nuovi mezzi occorrenti alla difesa stessa; facilitare l'attuazione dei provvedimenti per il servizio di collegamento fra le varie organizzazioni difensive contraerei, affinché esse fossero in grado di segnalarsi reciprocamente e tempestivamente il passaggio cli aerei nemici . E, in proposito, provocare e favorire gli accordi fra le autorità dell'Esercito e quelle della Marina per concretare il collegamento anche con le difese antiaeree delle piazze marittime, nonché le misure tese ad assicurare il maggior concorso possibile delle stazioni semaforiche stanziate lungo le coste; esercitare, a mezzo di apposita sezione, funzioni direttive ed ispettive per ciò che particolarmente rHletteva l'impiego tecnico specifico delle batterie d'artiglieria, delle mitragliatrici e dei fuci li nel tiro contro aerei (potenzialità della difesa in rapporto agli scopi da raggiungere, metodi di tiro, condotta del fuoco, rifornimento di munizioni speciali, ecc.); 4 Comando Supre mo, Uffic io Servizi Ae ronautici, «Ist ruzione sulla difesa antiae rea», Ro ma, 1917.


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DIFESA DEL TERR ITO RIO

provvedere, tramite la sopracitata sezione, alla effettiva preparazione del personale delle batterie speciali contraerei e alla definitiva costituzione delle batterie stesse con i materiaJj mano a mano forniti dal Ministero della Guerra. A tale fine era stato posto alle dipendenze della sezione un Reparto Personale contraerei; diffondere fra i vari comandi cui competeva l'organizzazione e il funzionamento della difesa antiaerea i c riteri di organizzazione già adottati da altri Enti e riconosciuti rispondenti allo scopo, in modo da migliorare lo sfruttamento dei mezzi antiaere i e generalizzare, oltre che uniformare, le norme e i provvedimenti più efficaci per la difesa. In sintesi, l'Ufficio doveva coordinare l'intero servizio delle difese antiaeree periferiche ed ispezionarne il funzionamento, pur lasciandone la responsabilità operativa diretta agli Enti che avevano il compito di tradurre in atto la difesa stessa. Per quanto concerneva la collocazione o rganica, il Capo Ufficio Servizi Aeronautici era posto alle dirette dipendenze del sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito. L'organizzazione, l'attuazione e la responsabilità della difesa antiaerea rientravano nelle competen ze dei Comandi d'Armata, dei Comandi dei Corpi d'Armata mobilitati auton omi, dei Comandi dei Corpi d'Armata territoriali; ciascuno, nel territorio di propria giurisdizione5 , direttamente o, per le retrov ie, attraverso i locali Comandi di Presidio. I Comandi, previo accordi con gli Enti interessati, stabilivan o in particolare quali fossero le località e i centri abitati da difendere. In ciascuno di essi si costituiva quindi un Comando di Difesa Antiaerea, retto da un ufficiale superiore, o inferiore nei centri di minore importanza, che aveva la responsabilità di comando e d i impiego sugli organi della difesa (linee di posti di a vvistamenro e di avviso, batterie di cannoni, sezioni di mitragliatrici, stazioni di fucil eria, stazioni fotoelettriche, stazioni di comunicazione, gruppi o squadriglie o sezioni di aeroplani). Vitale impo rtanza assumeva dunque, in quest'organizzazione reticolare, il coordinamento de lla difesa antiae rea tra i vari comandi, 5 Facevano eccezione: o) sedi, emi e servizi del Comando Supremo, i cantieri dirigibili e i campi di aviazioni dirccrnmcnte d ipendenti dal Comando Supremo, alla cui difesa provvedeva l' Ufficio Serv izi Aeronautici; b) i territori de lle piaz.ze marittime di Venezia, Brindisi, Taranto, La Spezia, La i\!addalena cli competenza del Ministero della ,\1arina.


DIFESA TERRITORJJ\LE E PROTEZIONE Ai'\JTIAEREA

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considerato che innumerevoli erano i potenziali obiettivi degli aerei nemici e, per contro, limitati erano i mezzi di difesa disponibili. L'organizzazione difensiva doveva, pertanto, articolarsi in prevalenza su successive linee di sbarramenti antiaerei piuttosto che su specifiche protezioni di particolari obiettivi. A tal fine erano determinanti la distribuzione delle armi e dei mezzi nella rete difensiva, lo sviluppo e l'efficacia delle comunicazioni nell'intero territorio nazionale, gli accordi preventivi di intervento in caso di attacco aereo fra i vari centri di difesa e, non ultima, l'attività informativa sulla situazione nem ica (dislocazione degli aeroporti, presumibili rotte, tipologia degli aerei e loro caratteristiche tecniche, armamento). --- 0 -

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Secondo i dettami «di massima» previsti dall'Istruzione, la difesa antiaerea di una qualsiasi località di giorno e di notte, doveva rispondere ad alcune peculiarità funzionali. Difesa diurna. I posti di avvistamento e di avviso (vedette), erano dislocati lungo allineamenti che andavano da 20 a 40 chi lometri dal centro difeso. Essi erano ripartiti in gruppi e settori; ai capi gruppo e ai capi settore le vedette comunicavano la presenza di aerei nemici. L'allarme veniva dato immediatamente al Comando della difesa antiaerea ed, eventualmente, anche ai campi di aviazione con squadriglie destinate al servizio di caccia; la tempestività dell'allarme era condizione prioritaria e indispensabile, poiché gli aerei impiegavano dai 15 ai 20 minuti per levarsi in volo e portarsi alla quota di 2.000 metri e oltre necessaria per affrontare il combattimento. Il Comando Difesa trasmetteva l'allarme agli organi della difesa: batterie di cannoni, sezioni di mitragliatrici, stazioni di fucileria. Le artiglierie intervenivano contro gli incursori nemici che volavano fra i 2.000 e i 3.000 metri d'altezza e dovevano essere schierate in modo da battere tutta la zona e i settori fra loro interposti. Le mitragliatrici, dislocate su punti dominanti e montate su appositi sostegni a candeliere, più che sostit uire il fuoco d'artiglieria dovevano integrarlo intervenendo sotto i 2.000 metri, ovvero assicurare la difesa ravvicinata di specifici edifici e manufatti o di limitate areeobiettìvo. La fucileria completava il fuoco di difesa, con l'intento principale di costringere l'aereo a tenersi ad altezze abbastanza elevate e disturbarlo, quindi, nell'azione di bombardamento.


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Dli 1-'S J\ DEL 'l'Li RRITOR IO

Gli aerei, di cui abbiamo già annotato come foss ero l'arma più efficace della difesa, p urché intervenissero tempestivamente, erano tenuti pronti al decollo fuori degli hangars o, in alternati va, potevano essere impegnati p er tutto il giorno in ininterrotte crociere d'intercettazione. In tal caso, venivano stabiliti dei turni e si levavano in volo uno o due aerei per un periodo massimo di tre ore. Particolari accordi e predisposizioni venivano presi per evitare che l'artiglieria colpisse con il proprio fuoco aerei amici durante le incursioni. Spiacevoli incidenti continuarono comunque a verificarsi, nonostante gli aerei nazionali avessero i distintivi di riconoscimento diversi da quelli nemici 6 • Per la protezione civile, fu ribadito ancora una volta il concetto che il ricovero era il mezzo più efficace per la difesa delle persone; pertanto al momento dell'allarme la popolazione doveva essere avvertita con segnali ad essa noti (fischi di sirene, suono di campane, sparo di cannoni, ecc.), sussidiati da altri servizi organizzati per lo specifico scopo (pattuglie della forza pubbl ica che invitavano a ritirarsi nelle case, preventive ordinanze che stabilivano l'apertura dei portoni per consentire il ricovero). C erano, inoltre, norme e consigli minuti cui bisognava attenersi; tra gli altri i tram ed i veicoli dovevano arrestarsi per consentire ai passeggeri di ricoverarsi; sui tetti e sui terrazzi era consigliabile predisporre uno strato di sacchetti di sabbia d i protezione; gli inquilini dei piani superiori dovevano scendere ai piani inferiori; gli alunni nelle scuole, e gli operai nelle fabbriche, dovevano radunarsi nei sotterranei o al pianterreno; i parenti dovevano evitare di cercarsi per le strade. Chi, malauguratamente, si trovava per la via al momento della caduta di una bom ba, «avvertito il sibilo caratteristico» doveva «prudentemente» gettarsi a terra, per non «essere investito dal cono d'esplosione dell'ordigno». Difesa notturna. Di più difficile attuazione, era basata essenzi almente sulle linee di posti di ascolto e di avviso, e sull'impiego dei proiettori elettrici per l'individuazione degli aerei nemici. 1 mezzi di difesa attiva infatti, armi ed aerei, erano poco efficaci di notte per l'impossibilità, o quasi, di individuare gli incursori e, conseguen temente, di compiere il serv izio di caccia o d i eseguire il tiro mirato. 6 A.U.S.S.M. E., circolare n. 428 del 26 agosto 1915 e circolare n. 5886 ùel 28 onobre 1916 ciel Comanclo Supremo. Le circolari, che riporrnvano i distintivi ùi riconoscimento degli aeroplani naziona li (co lori e coccarde) furono inseri te come allegaci ncll'«lstruzione sulla difesa antiaerea,,.


D IFESA 'J'ERRITORIAL E G PROTEZ10 J F. ,\NTl !\ERE!\

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Furono date, tuttavia, disposizioni alle artiglierie perché predisponessero, con dati di tiro fissi, gli interventi nelle zone da battere (tiri di sbarramernto), e ai proiettori le relative modalità di intervento. La difesa a mezzo di aerei era consigliata solo nel caso che a compiere il raid fossero dirigibili nemici, contro cui dovevano essere usate le frecce incendiarie. Particolare curioso: mentre, per la difesa diurna, veniva fatto divieto assoluto di dirigere il tiro delle armi verso gli abitati, per l'eventuale danno che pallottole o schegge ricadendo avrebbero potuto causare alle persone, di notte tale precauzione diventava superflua e si poteva sparare in ogni direzione, anche verso i centri abitati. Nel presupposto che i cittadini fossero a letto e non per le strade! Per la protezione civile, valevano le disposizioni date per la difesa diurna. A causa, peraltro, della intrinseca pericolosità costituita dalle luci e dall'illuminazione stradale notturna - altrettanti palesi punti di riferimento per i piloti degli aerei - le luci dovevano essere schermate e l'illuminazione stradale a gas ridotta al minimo; dove invece esisteva l'illuminazione elettrica, al primo allarme l'erogazione di energia doveva essere interrotta. - - - 0 --

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Le norme contenute nella Istruzione non sempre trovarono rapida applicazione; la messa a punto della difesa si rivelò infatti di difficile realizzazione soprattutto per la scarsa disponibilità dei mezzi da impiegarvi. Il 22 febbraio del 19 17 il Comando della 1a Armata tenne una riunione per esaminare l'organizzazione della propria difesa antiaerea e completarla suJJa base delle disposizioni dettate daJl'Istruzione. Le conclusioni, contenute nel verbale della seduta (documento n. 6), evidenziarono come la difesa, in molti punti, fosse precaria e carente di armi e mezzi. Nella zona avanzata scarseggiavano artiglierie idonee a Schio e in Val Lagarina; lo sbarramento, inoltre, ciel III Corpo d'Armata era troppo rado. Nella zona arretrata, mancava un Comando Difesa Antiaerea del Garda meridionale, l'organizzazione difensiva di Verona andava rivista, a Vicenza mancavano artiglierie. Quanto ai velivoli, erano carenti in tutta l'Armata, anche in relazione ai numerosi compiti di bombardamento, di caccia e di ricognizione ad essi devoluti; pochi erano inoltre gli apparecchi in grado di alzarsi in volo di notte.


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DIFES,\ DEL TERRITORIO

Insufficiente era anche la disponibilità di proiettori; scarso, infine, il munizionamento, specialmente per azioni contro dirigibili. È comunque da rilevare che, talvolta, i fabbisogni denunciati non corrispondevano alle effettive necessità, e che le richieste venivano gonfiate nel timore di non ricevere almeno il minimo indispensabile. A parte ogni altra considerazione sulle disponibilità di armi e mezzi, niente veniva tralasciato per apportare continue migliorie alla difesa e alla protezione. Una circolare del giugno 1917 stabilì7 le modalità per difendere dagli attacchi aerei le sentinelle e gU uomini di guardia; furono ribadite le disposizioni circa il mascheramento e l'occultamento di tende, di accampamenti e di strade; furono perfezionate le norme di protezione civile, fino a precisare nelle varie località quali abitazioni fossero più idonee a servire da rifugio; in prev.isione dell'impiego di armi chimiche, nei manifesti affissi dai Comuni comparvero i primi prov vedimenti idonei a difendere i cittadini dai gas (documento n. 7). Furono definite dettagliatamente le modalità per l'oscuramento: gli ingressi dei negozi, di sera, dovevano essere schermati con tende blu, vetrate e lucernari dovevano essere protetti con verniciature o tende per non far filtrare la luce, le imposte delle case dovevano essere chiuse, l'illuminazione delle strade, oltre ad essere limitata all'indispensabile, doveva esser fatta con lampadine dipinte in blu o verde8 e protette da cappucci che mandassero i riverberi solo in basso, gli autoveicoli e le aucomobili dovevano avere i fari scherm ati o mascherati. E ancora, i proprietari di case non dovevano tenere esposti materiali infiammabili, di qualsiasi natura, e dovevano disporre, a titolo precauzionale, di mezzi antincendi (recipienti di sabbia o estintori automatici). Alla fine della guerra, insomma, risultavano adottati tutti i sistemi necessari di difesa e di protezione che la mente umana, posta di fronte alla nuova offesa, era stata capace di escogitare.

---- 0 - - - 7 A. U.S.S.M .E., circolare n. 16544 del 18 giugno 1917, Comando Supremo, Ufficio Servizi Aeronautici. 8 La colorazione delle lampadine si rivelò pt:raltro di scarsa efficacia; il calore prodotto dal filamento del bulbo schiariva la patina di ve rn ice in bre ve tempo (A.U.S.S.M. E. - Carreggio Sussidiario Armate, busta 166/ 1).


DIFES1\ TERRITOR IALE E PROTF.7.IO NE ANTIAEREA

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Il clima di smobilitazione generale che seguì alla grande guerra finì col gettare nel dimenticatoio tutto quanto era stato fatto e sperimentato nei quattro anni di conflitto in materia di difesa territoriale e di protezione antiaerea. Gli ordinamenti che si succedettero dal 1919 al 1921 (ordinamento Albricci, 1919; ordinamento Bonomi, 1920; progetto Gasparotto, 19 21 ), ispirati a criteri di rigida economia, portarono ad una drastica riduzione di tutta la difesa antiaerea attiva: delle 196 batterie e delle 42 sezioni di artiglieria contraerea restarono solo 3 depositi scuola, 3 comandi e 15 reparti 9 . Il 16 gennaio del 1921, con Regio Decreto, venne istituito il Consiglio dell'Esercito, massimo organo tecnico collegiale, con il compito di discutere ed esprimere il proprio parere sulla sistemazione difensiva del territorio dello Stato e, in genere, sui più importanti argomenti interessanti l'organizzazione della difesa nazionale. Il Consiglio si occupò della difesa territoriale per la prima volta nell'undicesima seduta 10 , il 29 giugno 1921. Nell'affrontare i problemi della difesa il Consiglio, dopo aver constatato l'assoluta inadeguatezza delle artiglierie impiegate per la difesa contraerea territoriale e la mancanza di addestramento del personale, dopo aver ammesso di aver compiuto un inutile studio sulla situazione del servizio aeronautico - per mancanza di dati, relativi soprattutto ai costi - espresse i suoi voti affinché, «... in attesa di una sistemazione definitiva, il problema della difesa territoriale si avvii fin d'ora, senz.a ritardo, a quella soluzione che è stata concretata fra il Capo di Stato Maggiore del R. Esercito e quello della R. Marina» . Soluzione che riguardava più la ripartizione della difesa delle coste (in particolare quelle del Tirreno) che non l'intero territorio nazionale. Della protezione civile nessun cenno, anche se per essa restavano in vigore le direttive e i provvedimenti adottati con l'istruzione del 1917. Gli avvenimenti politici del 1922, l'istituzione della Milizia (1923), i nuovi ordinamenti e riforme (Diaz 1923, Di Giorgio 1924-1925, Mussolini 1926), lasciarono il problema della difesa del territorio insoluto ancora per diversi anni. Nel 1927 la situazione era così precaria da suscitare serie preoccupazioni nei vertici militari. Il capo cli Stato Maggiore dell'Esercì9 Comando del Corpo cli Stato Maggio re, Ufficio Storico, Annuario Ufficiale delle Forz,e Armate del Reg110 d'Italia, voi. 1, Parte 33, Roma l 938. 10 A. U.S.S.lVLE., carteggio Consiglio Esercito, busta 2.


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DJrESA DEL 'l'LRR!TOR!O - - - - -- - - - - -

to, generale G iuseppe Ferrari, si sentì in dovere di com pilare una memoria 11 , preceduta da allarmanti considerazioni: «La organizzazione della difesa contro aerei è oggi questione predominante su tutto il problema della preparazione militare. E lo è nel mio pensiero in tale mis11ra da farmi così urgente ed indispensabile soddisfarne le esigenze,fino a dichiarare i provvedimenti ad essa relativi prevalenti nel modo più assoluto su tutti gli altri. Affrontare oggi le sorti di un conflitto armato col Paese indifeso contro l'qffesa aerea sarebbe incosciente azzardo, non diverso da quello che sarebbe stato in passato avventurarvisi col Paese devastato da un'epidemia pestifera o sconquassato da un generale cataclisma tellurico. E ciò è vero per il nostro Paese più che per ogni altro, per la sua postura eforvia geografica, che all'qffesa aerea lo espongono egualmente in tutta la sua estensione». La memoria prevedeva una difesa com binata con mezzi terrestri ed aerei. Esaminava in quale modo organizzarla - se cioè fosse stato preferibile affidarne il compito principale all'aviazion e o all'artiglieria - e scartata la seconda impotesi, che richiedeva una diluizione enorme di personale, di m ezzi e di spesa senza dare nessuna garanzia di efficacia, tutta la difesa veniva impostata sulla supposta realizzazione di un'av iazione altamente offensiva. Il computo dei mezzi e del personale occorrenti per la difesa era il seguente: 20 comandi di difesa antiaerea (uno per ogni grande località); 170 squadriglie, secondo il programma previsto per gli anni 1926-1930 (78 per l'armata aerea, 5 7 per l'esercito, 35 per la marina); 120 batterie da posizione (30 gruppi); 3 O compagnie proiettori-ascoltatori (120 sezioni); 4 5 compagnie mitraglieri e.a. da 12- 14 mm. (180 plotoni); 125 compagnie mitraglieri S. E tienne adattate al tiro e.a. ( 500 plotoni); una rete di avvistamento alpino e interno (alla rete costiera provvedeva la marina), con 140 centri raccolta e 650 posti vedetta (140 compagn ie di avvistamento); una rete di collegamenti (160 plotoni telefonisti e radio trasm ettitori).

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A.U.S.S.~I.E., carteggio Difesa Territoriale, busta 71/2.


D IFESA TERR ITO RIAL E L, PROTEZIONE A1''11J\F.RF.A

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D al computo erano escluse le difese passive, il cui fabbisogno non era ancora precisato. La spesa straordinaria prevista era di circa 180 milioni, contro i 100 stanziati per il quinquennio 1926-1930. Indipendentemente dal programma, il gen. Ferrari dispose l'organizzazione a difes a di alcune località con le armi disponibili (documento 11. 8). La memoria conteneva anche un documento sul concorso degli enti dviii e della nazione per la difesa passiva (documento n. 9), che era in effetti un'istruzione per la protezione civile con alcune novità rispetto al passato (architettura degli edifici, cortine di fumo per l'occultamento, ricoveri speciali, ccc.). Di tutti gli elementi dell'organizzazione, con l'attuazione del riordinamento dell'esercito furono costituiti solo 12 comandi di centro e.a. (uno per ogni corpo d'armata territoriale e uno per la Sardegna), 14 gruppi di artiglieria e.a. da posizione (30 batterie), 12 compagnie fotoelettricisti e.a. I rimanenti si sarebbero costituiti all'atto della mobilitazione. - --0 -

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L'Ufficio del Capo di Stato laggiore Generale 12 , Maresciallo Badoglio, censurò duramente la memoria p resentata dal generale Ferrarì, con critiche formali e sostanziali, che si possono così riassumere: poiché la difesa contro aerei interessava le tre forze armate, era di stretta competenza del Capo di Stato Maggiore Generale, e pertanto il Capo di Stato .'vfaggiore dell'Esercito avrebbe dovuto aspettare direttive prima di avanzare proposte; nel progetto di difesa la mar ina era considerata quale forza a sé stante, come appartenente «ad altro Stato»; la costituzione delle 170 squadriglie, anche se prevista, era una realtà da venire; ancorché e se mai costituite, l'intera flotta aerea non poteva essere adibita esclusivamente alla difesa contro aerei; di fronte alle 21 magre divisioni campali, le forze terrestri avrebbero avuto ben 8 grosse divisioni territoriali e.a. e un numero imprecisato e ben nutrito di divisioni costiere; inspiegabile la riduzione della spesa, prevista in un primo tempo intorno ad un miliardo e mezzo e successivamente quantificata sui 180 milioni. 12

J\.U.S.S.M.E., carteggio Difesa Territoriale, busta 71/2.


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DIFESA DEL TERRITORIO

A parte gli eccessi e le incongruenze rilevate nella memoria, resta comunque il fatto che essa servì, se non altro, a smuovere le acque. La Commissione Suprema per la difesa dello Stato, che era stata istituita 13 fin dal 1923 per risolvere le più importanti questioni concernenti la predisposizione e l'organizzazione delle varie attività nazionali e dei mezzi necessari alla guerra, affrontò il problema della difesa del territorio nazionale solo nel 1927, anno in cui fu presentata la memoria; e per deliberare che 14 : la difesa andava suddivisa in attiva (aerei, artiglierie, mitragliatrici e accessori) e passiva (sistemazioni di carattere protettivo); per il primo im pianto della difesa attiva si dovevano impiegare armi residuate di guerra e reparti costituiti con personale non appartenente alle forze attive dell'Esercito. L'organizzazione della difesa doveva avvenire entro 3 anni; la difesa passiva doveva essere affidata agli enti civili direttamente interessati . Vere amenità, di fronte all'allarmante denuncia del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Nel 1928, in relazione a quanto deliberato dalla Commissione, fu deciso di affidare a reparti della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale (M. V.S.N.) 15 la difesa attiva del territorio, da inquadrare opportunamente, per la parte tecnico-addestrativa, nell'Esercito. Il Corpo di Stato Maggiore presentò una relazione suJla difesa attiva (documento n. 1O), in cui venivano evidenziate le più urgenti necessità per la sola attuazione di un programma minimo di difesa contraerei. Per la difesa passiva, posta sotto la direzione del Sottosegretario di Stato all'Interno, un'apposita commissione interministeriale presieduta dal generale Dall'Olio compilò il «Regolamento per la difesa contro aerei passiva del territorio nazionale», emanato nel 1928 (documento n. 11). Al marzo del 19 31 , la difesa aerea territoriale risultava così organizzata 16 : ripartizione dei compiti. Al servizio di alJarme e di difesa, mediante armi contraeree da terra, in tutto il territorio nazionale provve13

R.D. del 2 1 gennaio l 923, n. 2 1. A. U.S.S.M. E., carteggio Commissione Suprema Difesa, busta 12/ 6. 15 La Milizia per la difesa aerea territ0riale (M.D.AT., poi D.T.C.A.T.), fu definitivamente ist ituita con R.D.L. 18-2-1930, n. 93, convertito in legge 3-4-1930, n. 31 4. 16 A.U.S.S.M.E., carceggio difesa Territoriale, busta 71/2. 14


DIFESA TRRR IT ORI,\ LE E PROTEZIONE ANTIAEREA

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deva il Ministero della Guerra, escluse le piazze marittime, le zone di preminente interesse marittimo e gli aeroporti, di competenza rispettivamente del Ministero della Marina e di quello dell'Aeronautica. Il Comando Generale della M.V.S.N. costituiva a sua volta le unità della Milizia per la difesa contraerea territoriale (M.D.A.T.) da impiegare nel servizio di allarme e nella difesa da terra. Al Ministero dell'Interno era invece attribuito il compito di provvedere alla difesa contraerea passiva in tutto il territorio, con esclusione del personale e dei fabbricat i delle forze armate. In particolare, per la M.D.A.T., l'addestramento e l'impiego erano diretti dalle autorità dell'Esercito, mentre il Comando Generale della M.V.S.N. provvedeva al reclutamento, all'amministrazione e alla mobilitazione; rete di avvistamento. Era costituita con posti di vedetta (p. v.) e centri di raccolta notizie (C.R.N.), organizzati in maglie intorno alle località sistemate a difesa e facenti capo ai Comandi D.A.T. dislocati nelle località stesse (documento n. 12). I posti di vedetta venivano dislocati ad almeno 50 km dalla località da difendere; l'intervallo tra due posti contigui non doveva superare i 12 km. A ogni centro di raccolta facevano capo da 2 a 1O posti di vedetta. La rete di avvistamento era organizzata dall'Esercito in stretto collegamento con quella organizzata dalla Marina nelle zone di preminente interesse marittimo. Il personale era fornito dall'Esercito sulle fronti di combattimento della zona di operazione; dalla M.D.A.T. per il rimanente territorio. Il materiale era fornito dall'Esercito; rete dei collegamenti. Era attuata con collegamenti telefonici e ottici tra p.v. e C.R.N., telefonici e radiotelegrafici tra C.R.N. e Comandi D. A.T. Le linee permanenti venivano stabilite ed esercitate in tempo di pace dal Ministero delle Comunicazioni. All'atto della mobilitazione esse, con il relativo personale, sarebbero passate alla dipendenza del Ministero della Guerra che le avrebbe completate con linee volanti; organizzazione deJ/e località a difesa controaerea attiva. Furono distinte in località di 1" grado (erano 27, con batterie, mitragliatrici, mezzi sussidiari e difese passive), località di 2" grado (erano 645, con mitragliatrici e difese passive), località di 3" grado (erano migliaia, con sole difese passive).


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D IFESA DF.I. T E RRITORIO

In totale le località di 1° e 2° grado disponevano di 143 batterie e 1149 squadre mitragliatrici e.a. Le artiglierie facevano fuoco fino ai 4000 metri di quota. L'aviazione, ove disponibile, di giorno interveniva a quota superiore ai 4500 metri; di notte, solo nelle zone esterne predisposte per la caccia aerea notturna e sulle probabili rotte degli aerei nemici. - -- 0 --

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Nel 1931 e nel 1932 fu affrontato il problema dell'unità di comando per la difesa territoriale 17; nella relazione dello stato di previsione delle spese per il Ministero dell'Aeronautica fu infatti accennato alla convenienza cli concentrare presso tale Dicastero tutta la difesa aerea territoriale. Il capo di Stato Maggiore dell'Esercito, generale Alberto Bonzani, con una relazione diretta al capo di Stato Maggiore Generale, Maresciallo Pietro Badoglio, valutò negativamente la proposta, con una serie di convincenti argomentazioni: l'aeronautica, priva di organismi per l'armamento a terra (ne era provvista solo per l'armamento di bordo), avrebbe dovuto creare dei duplicati simili a quelli dell'esercito inutili e dispendiosi; la difesa della zona d'operazione, che costituiva una prima barriera alle incursioni aeree nemiche e quindi era strettamente connessa alla difesa dell'area territoriale, non poteva che essere svolta dall'Esercito e conseguentemente doveva dipendere da tale forza armata; non esistendo, all'epoca, una aviazione da caccia destinata esclusivamente alla difesa, l'unica difesa attiva poteva essere svolta soltanto dalle armi a terra, e quindi era inutile che esse passassero sotto altre dipendenze; poiché, infine, le alte personalità dell'Aeronautica avevano sempre nutrito la più assoluta sfiducia sulla difesa da terra, era pericoloso affidarla a chi, nelle intenzioni, pensava di abolirla. La relazione si pronunciava anche sulla protezione antiaerea, affermando la necessità che essa passasse all'Esercito, considerato che il Ministero del l'lnterno, cui era affidata, si valeva per metterla in atto degli uomini e dei mezzi dell'Esercito. A proposito della protezione antiaerea nel 1931 fu emanata l'istruzione «L'offesa aerea e i mezzi di protezione», a cura dell'Orga17

A.U.S.S. M.E., carteggio Difesa Territo riale, busta 71/2.


DlFFSr\ T ERRITOIUr\ Ll.é E PROTEZIONE ANT1AERl2/\

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no Centrale interministeriale per la protezione anti-aerea del territorio nazionale (costituito nel 1930). I principali provvedimenti contenuti nell'istruzione riguardavano la protezione collettiva della popolazione civile delle grandi città e dei centri vitali, e la protezione individuale contro la guerra chimica. Essi prevedevano il servizio d'allarme, il mascheramento e l'oscuramento, la costruzione di ricoveri, lo sfollamento, l'organizzazione di speciali servizi sanitari antigas e antincendi, e le norme per rendere i fabbricati di nuova costruzione meno vulnerabili ai bombardamenti aerei. Speciale attenzione era rivolta alla protezione del patrimonio artistico nazionale, di competenza del Ministero dell'Educazione Nazionale, Direzione Generale delle Belle Arti, che doveva ricorrere ai mezzi e ai sistemi di protezione già adottati e sperimentati nella 1a guerra mondiale (ingabbiamenti con assi di legno e blindamenti con sacc~i di sabbia). Per quanto riguardava la protezione individuale, venivano descritti i mezzi protettivi individuali (maschere antigas, autorespiratori, indumenti protettivi) e le modalità per l'impiego e la conservazione. L'istruzione chiudeva con un capitolo sulla necessità della propaganda nel Paese per la protezione antiaerea, affidata allo stesso Organo Centrale interministeriale e ai costituendi organi periferici, coadiuvati dalla Croce Rossa e da altre istituzioni fi lantropiche. Nel 1932 in 63 provincie si costituirono gli organi provinciali per la protezione antiaerea. Nello stesso anno la Commissione Suprema di Difesa (C.S.D.) decideva il passaggio di dipendenza, dell'organo centrale e di quelli provinciali, dal Ministero dell'Interno a quello delJa Guerra, e stabiliva che fossero denominati Comitati 18. Il passaggio fu deciso per unificare, l'azione di comando della difesa; nonostante ciò, non sempre il coordinamento fra i vari enti preposti risultò efficace (documento n. 13 ). Nel 1934, in previsione di una prossima guerra, la C.S.D. 19 discusse molto della protezione antiaerea passiva e propose che, in analogia a quanto già era stato fatto all'estero, fosse istituita anche in Italia una «Unione Nazionale per la Protezione Antiaerea» (U.N.P.A.), con il fine di «creare» in tutte le classi sociali la «co18

Comirnto Centrale lmenninisteriale per la Protezione Antiaerea (C.C.l.P.i\.i\.) e Comitato Provinciale per la Procezione Antiaerea (C.P.P.A.A. ). 19 /\ .U.S.S.M. E., carteggio Commissione Suprema Difesa, busta 12/7.


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DIPESA DEL TERR ITO RIO

scienza» del pericolo aereo, addestrare la popolazione alle misure di protezione, raccogliere i fondi per l'attuazione dei provvedimenti. Contemporaneamente fu affrontato il problema del servizio antincendi. Fino agli anni trenta, non esisteva un servizio pompieristico nazionale o statale; comuni e privati provvedevano con propri uomini e mezzi. . Nel 1932 la C.S.D. decise di far dipendere dal C.C.I.P.A.A. la Federazione tecnica nazionale dei pompieri; nel 1933, poiché nulla di concreto era stato ancora fatto, essa incaricava il Comitato per la Mobilit~zione Civile (C.M.C.) di studiare e proporre i provvedimenti idonei ad una migliore organizzazione del servizio antincendi e al suo finanziamento. Nonostante le pression i, l'anno successivo la situazione dei corpi pompieristici risultò ancora poco soddisfacente; furono perciò impartite disposizioni per istruire militari del genio, affinché rinforzassero i corpi dei pompieri civ ili, per le sole esigenze di protezione antiaerea. U n'apposita commissione fu incaricata, inoltre, di eseguire studi con la Federazione tecnica dei pompieri per unificare i materiali, disparatissimi, in dotazione ai servizi antincendi. Per regolare tutta la materia della protezione antiaerea del territorio nazionale e della popolazione civile, il C.C.I.P.A.A. emanò un nuovo regolamento (R.D . 5 marzo 1934), che non portava modifiche sostanziali o innovative in materia di protezione, ma le adeguava alla situazione ordinativa (documento n. 14). - - - - 0 - -- -

Nel biennio 1935-1 936, in relazione al conflitto italo-etiopico, furono adottati particolari provvedimenti per incrementare la difesa del territorio nazionale. Le isole del canale di Sicilia (Lampedusa e Pantelleria), la Sicilia, la Sardegna, le piazzeforti e i tratti costieri di maggiore sensibilità strategica, furono adeguatamente rinforzati negU apprestamenti difensivi. In questi stessi anni incominciò ad avere una propria fisionomia il nuovo corpo della «Guardia alla frontiera» (G.A.F.), che in seguito avrebbe avuto un notevole svi1uppo 20 . 20

Il corpo fu istit uito ufficialmente con R.D. 833 del 28 aprile 1937, anche se era già in vita dal dicembre del 1934. Fu ordinato in settori di copertu ra, alle dipendenze d i generali di brigata o colonnelli, con un deposito territoriale ed un numero variabile di unità.


DIFESA TERRITORI/ILE E PROT EZIONE i\:--JTl :\F.R EJ\

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Allo scopo, poi, di alleviare le grandi unità dai numerosi oneri territoriali, l'Italia venne ripartita in zone militari, e furono istituiti 5 ispettorati di gruppo di zone21 , con l'incarico di «attendere a tutte le funzioni di carattere eminentemente territoriale». Fu istituito, inoltre, un Sottocapo di Stato Maggiore Territoriale, alle dipendenze ciel Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, con il compito di sopraintendere a tutta la materia relativa «all'organizzazione militare del territorio nazionale (zone militari, difesa antiaerea e costiera, per la parte che interessava l'Esercito), escluse le frontiere». La legge segnò l'inizio di una nuova e più razionale organizzazione militare territoriale (documenti n. 15 e 16), soprattutto per quan to riguardava la ripartizione dei compiti e le competenze dei vari organi adibiti alla protezione antiaerea, spesso in conflitto tra di loro. Conflitti che comunque non furono sanati, come risulta da una relazione ciel dicembre 1935 del Sottocapo cli Stato Maggiore T erritoriale, generale Francesco Foschini, che faceva il punto sulla situazione della protezione antiaerea22 • L'anno successivo fu riordinata anche la Commissione Suprema di D ifesa23 , che comprese, nel comitato deliberativo, numerosi elementi, fra cui il segretario del partito fascista: questi, con la sua presenza, accentuò in definitiva il colore politico nel più alto consesso militare. La nuova struttura organizzativa non bastò comunque a sopperire alle numerose deficienze d i uomini e mezzi, dovute soprattutto agli scarsi finanziamenti 24 . Deficienze che ancora nel novembre 1936 venivano rappresentate al Capo di Stato Maggiore Generale, in previsione dell'accentramento presso il Ministero della Guerra di ogni onere della difesa territoriale25 , e che possono essere così riassunte: 2 1 Legge 930 del 30 maggio 1935, riportata nella circolare n. 474 del Giornale Militare 1935. 22 A.U.S.S.M.E., carteggio Difesa T errit0 riale, busta 100/1. 23 Legge n. 806 del 30 marzo 1936. Il comitato deliberat ivo della Commissione risultò così composto: Capo del Governo, ministri segretari cli Stato, marescialli d'Italia, grandi ammiragli, ma rescialli del l'aria, segretario del partito fascista, capi di S. ìvl. delle forze armate, ispeccore capo per la preparazione pre e post-militare, presidente del comitato per la mobilitazione civi le. 24 A.U.S.S. M.E., ca rteggio Protezione Ant iaerea, busta 9P/ 2, verbale della seduta della Xlll sezione della C.S.0. 25 A. U.S.S.M.E., carreggio Difes.i Ter ritoriale, busta 71/2.


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DIFESA D EL TERRITORIO

Personale. Su 80.000 militi della D .I.C.A.T., ne mancavano 24.000; la maggior parte non aveva addestramento adeguato e non dava garanzie di efficienza, per età o per idoneità fisica. Armi. La D.I.C.A.T. disponeva di 138 batterie, per la maggior parte composte di pezzi antiquati, e di 1000 mitragliatrici. Le 1O batterie Ansaldo, le 25 sezioni cannoni da 20 mm, le 2100 mitragliatrici in allestimento erano rimaste allo stato di «pura intenzione» per sopravvenute esigenze di ordine economico. Assolutamente insufficienti le unità di fuoco per le artiglierie 26 . Comandi. Erano stati previsti, ma non ordinativamente schierati, 24 comandi D .I.C.A.T., 120 centri raccolta notizie, 800 posti vedetta. Avvistamento. Delle 13 maglie di avvistamento solo una, quella di Roma (per ragioni politiche), era pronta. Le altre 12, iniziate, non potevano essere completate per mancanza di fondi. Fondi. Erano indispensabili e solo per colmare le lacune accennate, in particolare: 64 milioni per il biennio 1936-1937, 50 milioni per il 1937-1 938 e 27 milioni per ogni esercizio finanziario successivo. Protezione antiaerea. I comitati provinciali, presieduti dai prefetti, non erano coscienti de.Ila loro importanza e dei propri compiti. Erano stati allestiti appena 16 impianti di allarme e ad altri 23 si «stava provvedendo». <<Alcuni» rifugi soltanto erano funzio nanti. L'oscuramento era attuabil e in quattro città, Roma, Napoli, Genova e Milano. Lo sfollamento dei grandi centri era stato «studiato». Non tutti gli industriali avevano aderito al finanziamento della difesa e della protezione delle proprie industrie («la potente e florida Montecatini» si era rifiutata di stanziare i fondi).

Il Capo del Governo, informato delle inderogabil i esigenze fece sapere - tramite il sottosegretario, generale Pariani - che non era propenso a concedere alcun assegno per la difesa del territorio. Il colonnello Ottavio Bollea, capo ufficio del Capo di Stato Maggiore Generale, nel comunicare la notizia al Maresciallo Badoglio (17 novembre 1936), così amaramente commentava27 :

26

Una unità d i fuoco (unfoc) era la quantità di munizioni necessaria ad un'arma per sostenere una giornata di combattimento. 27 A.U.S.S.M.E., carteggio Difesa Territoriale, busta 71/2.


D IFESA TERRITOR IALE I.o PROTEZIO"IF. :\NTIAF.RF.J\

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«Il problema della difesa del territorio nazionale persiste quindi in tutta la sua gravità. In merito l'Ufficio di V.E . ricorda che sin dal 1929, e cioè fin dalle prime riunioni della Commissione Suprema d i D ifesa, tale problema è stato affrontato e discusso. L'Esercito richiedeva allora 250 milioni per l'attuazione del programma minimo di difesa e S. E . il Capo del Governo il 12 febbraio 192 9 conchiuse la 4a seduta della Commissione Suprema con la seguente deliberazione: la Commissione Suprema di Difesa fa voti che sia realizzato il programma minimo di Difesa territoriale; stabilisce che, per quanto concerne la difesa contraerea territoriale, le amministrazioni della guerra, della marina, dell'aeronautica e della milizia volontaria sicurezza nazionale diano corso al programma minimo già concordato. Sette anni sono passati da quella riunione>>. Nel dicembre del 1936, il colonnello Bollea suggeriva timidamente uno dei tanti espedienti allora in voga per reperire un po' di fondi per la difesa antiaerea: indire una lotteria nazionale, come aveva fatto la Grecia per raggranellare soldi per la flotta. Sarcastica la risposta, annotata sulla proposta dal Maresciallo Badoglio di proprio pugno: «Io può fare la scassata Grecia - non un impero»28 . --- 0 ---

La situazione, nel 1937, non cambiò di molto. Con tenacia il generale Foschini continuava a presentare promemoria su promemoria per il finanziamento ed il potenziamento del la difesa territoriale e della protezione antiaerea. In u no di essi, diretto al generale Pariani, così rappresentava la situazione29 : per gli obiettivi di interesse nazionale di 1° grado, occorrevano 930 batterie, secondo il criterio accettato da tutti di una batteria ogni ch ilometro, e ne erano disponibili solo 218. Molti obiettivi dovevano essere muniti, inolt re, di cannoncini da 20 mm per la difesa ravvicinata; per gli obiettivi di interesse nazionale di 2° grado, la sola mitragliatrice S. Etienne era insufficiente a garantire una efficace protezione delle località più importanti. Occorreva, quindi, sostituirla con i cannoncin i da 20 mm. A lcune località di 2° grado

28

A.U.S.S.Tvt.E., carteggio Difesa Territoriale, busta 71/2. Promcmori.i in darn 18 dicembre '1 936 per il Capo di Staro Maggiore Generale. 29 A.U.S.S.M.E ., carteggio D ifesa Territo riale, busta 7'1/2.


36

DIFESA DEL TERRITORIO

inoltre, per l'importanza assunta, dovevano essere dichiarate di 1° grado; per gli obiettivi di interesse aeronautico, consistenti in 36 basi aeree e 15 depositi munizioni e carburanti, necessitavano 4 batterie da 76/40 e 599 sezioni di cannoni da 20 mm, tutte da dotare di 6 unità di fuoco; per gli obiettivi di interesse dell'Esercito, erano indispensabili 48 batterie da 76/40 e 506 sezioni di cannoni da 20 mm; per la protezione antiaerea occorreva dotare di fondi 94 province (sic) e 94 comuni. L'onere derivante da tali potenziamenti poteva essere così ripartito negli esercizi finanziari: Esercizio finanzia6o

1936 -37

Spesa totale

Per difesa contcoaerei

Per protezione antiaerea

333.350.000

19.200.000

352.550.000

1937 - 38

298.850.000

20.200.000

319.050.000

1938 - 39

252.450.000

20.850.000

273.300.000

1939 - 40

304.850.000

20.850.000

325. 700.000

207.400.000

20.850.000

228.250.000

anni successivi

Nel 1938 una nuova «Istruzione sulla protezione antiaerea)} in 11 fascicoli riordinò minuziosamente tutta la materia; un'occhiata all'indice (documento n. 17) dà idea di come fossero particolareggiate le disposizioni in merito. Con il r iordinamento dell'Esercito dell'ottobre 1938, la ripartizione del territorio dello Stato in zone militari fu aggiornata30 . I comandi di difesa territoriale (tredici) furono posti alle dipendenze dei corp i d'armata e quelli di zona militare (ventotto) alle dipendenze delle divisioni di fanteria o territoriali. Ad essi erano devolute le predisposizioni relative alla difesa del territorio - escluse le frontiere in pace, e l'attuazione della difesa in guerra - escluse le zone d'operazioni. A tutta la organizzazione presiedeva, come noto, il Sottocapo di Stato Maggiore per la difesa territoriale, cui facevano capo i

30

G iornale Militare 1938, circolare 746.


DIFESA TERRITORIA LE E PROTEZIONE ANTIAEREA

37

comandi di difesa territoriale, il comando della Milizia contraerea (con 5 comandi di gruppo) e costiera, il C.C.I.P.P.A. e l'U.N.P.A. Il Consiglio dell'Esercito, nella riunione dell'8 maggio 1939, affrontava ancora una volta il problema della difesa territoriale3 1 (documento n. 18). La situazione della difesa attiva risultò leggermente migliorata; facendo un rapporto con il 1936, le 138 batterie erano state portate a 220, le 1.000 mitragliatrici a oltre 4.000, ed erano in corso di approvvigionamento 102 batterie da 90/53, 20 sezioni da 37/54, 102 sezioni da 20 mm. Erano all'esame, inoltre, diversi tipi di centrali di tiro (Galileo, S. Giorgio, Gala, Gamma). Le località di 1• grado, infine, da 22 furono portate a 30, e delle iniziali 311 di 2· grado ne furono preventivate 36 P 2 . Molti altri provvedimenti relativi alle maglie di tiro, alla rete di avvistamento, alla difesa degli aeroporti, al concorso delle industrie, aumentavano le migliorie che si cercava comunque di ottenere nonostante le notevoli difficoltà finanziarie33 . A parte gli sforzi che venivano compiuti per rendere più efficiente la difesa attiva, nulla veniva peraltro operato per snellire la pesante catena di dipendenze dell'organizzazione antiaerea. Vi con correvano ancora, infatti, tre ministeri (Guerra - Marina - Aeronautica) e il Comando Generale della M.V.S.N.; i mezzi attivi (aerei ed artiglierie) erano suddivisi fra essi e quindi erano presumibili, se non inevitabili, carenze nella coordinazione in caso di impiego in guerra; la rete di avvistamento invece di dipendere da un unico comando di difesa antiaerea dipendeva dal Comando D .I.C.A.T. ed era integrata da quella della Marina, e quindi la richiesta d'intervento all'aviazione da difesa, p revedendo passaggi gerarchici obbligati, avrebbe senza meno portato a ritardi nelle sq,,,nalazioni. Molto più semplice e razionale sarebbe stata un'organizzazione che, partendo da un unico ministero e passando attraverso comandi 31

A.U.S.S.M.E., carteggio Consiglio Esercito, busca 6/ 1. Questi dati si discostano leggermente da alt ri contenuti in documenti sti lati per il Capo di Stato Maggiore Generale. Si tratta, comungue, di differenze irrilevanti, anche se è criticabile la superficialità con cui, in genere, venivano affrontati dati e costi. 33 La campagna d i Spagna ebbe il suo peso anche sulla difesa territoriale. Nel 1938, in fatti, la minaccia di incursioni di aerei «rossi» sulle città italiane, fece tenere in vita per mesi una rete cli avvistamento che gravava sul già misero bilan cio per circa 100.000 lire al giorno. Il generale Bergia, succeduto al generale foschini nella carica cli sottocapo d i S. M. per la d ifesa territ0riale, dovette insistere parecchio perché guesta rete fosse smobili tata (A. U.S.S.M:.E ., carteggio D ifesa T errito riale, busta 71/2). 32


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DIFESA DEL TERRITORJO

di difesa contraerea territoriali e locali serviti da una sola rete di avvistamento, avesse potuto dare ordini diretti sia alle artiglierie sia agli aerei. Nel mese di febbraio del 1940, alla vigilia della 2• guerra mondiale, il problema della difesa contraerea territoriale e della protezione antiarea fu posto all'ordine del giorno nella XVIl Sessione della Commissione Suprema di Difesa. La situazione, in sostanza, era variata di poco rispetto agli anni precedenti, come emerge dalla relazione preparata dal Sottocapo di Stato Maggiore per la difesa territoriale, generale Bergia34 : Obiettivi della difesa e loro armamento. Degli obiettivi cli 1° grado, 28 erano armati con artiglierie contraeree e 4 erano in corso di armamento, mentre per a.ltre 46 località definite di preminente interesse nazionale si stava «provvedendo allo studio». In totale essi disponevano di 228 batterie - per la maggior parte antiquate - mentre altre 285 batterie erano in allestimento (ne era prevista la disponibilità a scaglioni entro il dicembre 1942). Gli obiettivi di 2° grado erano invece 297, difesi con 4206 mitragliatrici S. Etienne. Niente era stato fatto circa la preventivata assegnazione di cannoncini da 20 mm. GJi obiettivi di interesse aeronautico, indicati dalla R . Aeronautica, erano 12 di vitale importanza e 4 7 importanti. Con i fondi assegnati per il 1940 (116 milioni) potevano essere armati e difesi solo 1O di essi; tenuto conto però del gettito dei materiali in corso di allestimento, il completamento della difesa dei 10 obiettivi poteva essere attuato solo entro il settembre del 1942. Munizionamento. Per raggiungere la prevista dotazione di 12 unfoc, era necessaria una spesa di L. 1.396.418.650, onere ancora da mettere a bilancio. Collegamenti. Le maglie di avvistamento, costituite da circuiti della rete telefonica nazionale e da linee costruite ad hoc, dovevano essere completate per circa km 1100 di linee; in più, per allacciare i collegamenti terminali tra maglie e posti d i avvistamento occorreva costruire altri km 1200 di linee. Inutile parlare dei km 2500 di raddoppio per rendere autonoma l'intera rete. Ancora più deficiaria la situazione dei collegamenti nelle maglie per il tiro, ove mancavano km 11.600 di linee, senza contare che il previsto aumento delle località indicate come obiettivi di primo grado avrebbe richiesto altri km 4400 di linee. 34

A.U.S.S.M. E., carteggio Commissione Suprema di Difesa, busta 57/3.


D IFES/\ TERRITORIALE E PROTEZIONE /Il Tl ,\ F.RF.J\

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Personale, Dotazioni, Addestramento. La milizia con traerea (22 legioni) mancava di 50.000 legionari . Le dotazioni ordinarie erano deficitarie di 30. 000 divise, 30. 000 pastrani e 1O. 000 paia di scarpe; le dotazioni di mobilitazione dovevano tutte essere completate, poiché in tempo di pace era stata data in distribuzione la serie ridotta. Insufficiente e lacunoso era l'addestramento. Difesa degli stabilimenti. Per l'acquisto delle armi necessarie alla difesa, le industrie avevano già offerto un contributo di L. 74.633.150. Erano però necessari 250 milioni complessivi per attuare l'intero programma, e benché fosse già operante il decreto che imponeva agli industriali di provvedere alla difesa degli stabilimenti, difficile risulta va la ripartizione delle rispettive parti degli oneri. Protezione antiaerea. Era in corso di definizione il nuovo ordinamento, per conferire una «chiara fisionomia» alla protezione antiarea. In base a tale ordinamento: a) le direzioni provinciali di P .A. avrebbero sostituite le segretarie permanenti dei C.P.P.A.A., che - costituite con personale scarsissimo, volontario e non retribuito - funzionavano in modo del tutto aleatorio; b) la presidenza dell'U.N.P.A. avrebbe fatto capo direttamente allo Stato Maggiore e le sue delegazioni provinciali avrebbero potuto ricevere direttive anche dai prefetti; c) le unità ausiliarie (della G.I.L., dell'U.N.P .A., della C.R.J., degli Enti statali e parastatali) sarebbero state poste alle dipendenze di un unico E nte, possibilmente l'U. N .P. A. ; d) la produzione e la distribuzione di maschere antigas, abbastanza soddisfacente, andava tuttavia potenziata e propagandata con capi llarità. Era necessario, inoltre, approvvigionare materie prime occorrenti per la fabbricazione di 7.000.000 di maschere; e) il sistema di allarme (sirene), a finestre chiuse e con gli abitanti addormentati, si sentiva poco nelle case; ma la sperimentazione cli nuove apparecchiature e d i nuovi sistemi di allarme aveva originato una ulteriore serie di problemi, pratici e tecnici, per cui furono scartate tutte le soluzion i prospettate. Il verbale della discussione e le deliberazioni adottate dalla C.S.D ., in alcuni punti sono una vera antologia di amenità (documen to n. 19). Per esempio, il capo del governo Mussolini, sul problema dell'allarme, intervenne affermando che «in tempo di guerra la sensibilità dell'udito dei cittadini si qffina e perciò è prevedibile che in ognifabbricato un gruppo di persone ipersensibili daranno essi l'allarme e qualche volla anche


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D IFES;\ DEL TERRITORIO

falsi allarmi. Basterà ti loro tramestìo per avvertire tutto il fabbricato, tutta la via e tutto ti quartiere>>. Sullo stesso argomento il maresciallo Badoglio affermò che <<tiare l'allarme dove non ci sono ricoveri è un danno». Ancora Mussolini, nonostante la precaria situazione prospettata dal generale Bergia e dopo uno sprologuio sulla Polonia, sulla Germania e sulle artiglierie in allestimento, affermò solennemente che la migliore difesa si doveva attuare con «batterie moderne (che non aveva), abbondantissimo munizionamento (che non c'era), personale addestratissimo (che non esisteva)». - -- 0 - --

Nel marzo del 1940, gli organi centrali della protezione antiaerea furono riorganizzati secondo le direttive impartite da.I la C.S.D.35 . Al Comando del Corpo di S.M. - Stato Maggiore per la Difesa Territoriale, furono devolute le seguenti attribuzioni: direttive per l'organizzazione della protezione antiaerea; studio ed elaborazione di leggi, regolamenti ed istruzioni in materia; norme per studi ed esperienze per materiali ed impianti di P.A.; approvazione dei progetti di P .A.; disposizioni per esercitazioni di P.A.; relazioni con enti cli altri ministeri, già di competenza del C.C.I.P.A. La Direzione Centrale della Protezione Antiaerea (costituita da 1 direttore centrale, 1 ispettore generale, una segreteria e due divisioni), in base alle direttive dello Stato Maggiore, aveva il compito di: - curare l'attuazione dei provvedimenti di P.A.; - concorrere all'elaborazione delle norme legislative; - proporre disposizioni e provvidenze di P.A.; compiere studi ed esperienze nel campo dei materiali e impianti necessari alla P.A.; corrispondere con i comitati provinciali di P.A. solo per le normali questioni di carattere organizzativo.

35

Circolare n. P 1V 1580 del 7 marzo 1940 del Comando del Corpo di SM - Ufficio Protezione Antiaerea e Difesa Coste.


DlrES.-\ TERR ITORIALE E PROTEZIONE J\NTl,\ ERF.,\

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L'Ufficio del Sottocapo di S.M. per la difesa del Territorio, che rispondeva direttamente al Capo di S.M. dell'Esercito, per esplicare la sua azione disponeva dell'U.N.P.A., della Commissione Interministeriale Sorveglianza Opere Protezione Stabilimenti, dell'Ufficio Difesa contraerei, dell'Ufficio P .A. e Difesa Costa. I provvedimenti che tali organi dovevano attuare per la protezione del territorio e della popolazione civile erano: l'oscuramento degli obiettivi; l'allarme per la popolazione; il mascheramento degli obiettivi; lo sgombero o sfollamento dei grandi centri o di località particolari; le norme di tecnica costruttiva antiaerea, la costruzione dei ricoveri e la protezione delle condutture; la protezione sanitaria ed antigas; la protezione antincendi; la protezione del patrimonio artistico e scientifico nazionale; l'addestramento della popolazione; la propaganda. Direttamente o indirettamente, all'attuazione di tali provvedimenti, erano praticamente interessati quasi tutti i ministeri (Guerra, M arina, Aeronautica, Interni, Grazia e Giustizia, Finanze, Educazione Nazionale, Lavori Pubblici, Agricoltura e Foreste, Comunicazioni, Corporazioni). Un intreccio così complicato di competenze, responsabilità, stanziamenti che, prima della guerra, non agevolò di certo la p ianificazione dei provvedimenti né, guerra durante, l'efficacia degli interventi. L'Ufficio del Sottocapo di S.M. per la Difesa Territoriale, comunque, non cessò mai di intervenire con disposizioni e òrcolari, che affrontavano il problema della protezione nei suoi più svariati aspetti e nei minimi particolari: purtroppo spesso essi non trovarono attuazione. Più volte fu ribadita l'importanza di attuare i corsi di addestramento per le unità ausiliarie36 e ne fu divulgato il programma, che prevedeva approfondite istruzioni per i servizi di ordine pubblico, antincendio e sanitario, con ben 3 7 periodi teorici e 18 esercitazioni

36

A.U.S.S.ìvl. E., carteggio Difesa Te rritoriale, busta 10/ 4.


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DIFESA DEL TERRITORJO

pratiche. Continue disposizioni venivano inoltre diramate per la costruzione di ricoveri di circostanza, per l'oscuramento (fu inventato perfino il «rodovetro», un materiale plastico opaco per schermare i fari degli autoveicoli37), per la segnalazione durante l'oscuramento delle fermate filo-tramviarie mediante tabelle fosforescenti, per le precauzioni da prendere prima e durante le incursioni (non lasciare vasi di fiori sui balconi, perché contribuivano ad «accrescere» la offesa dall'alto; non portare sedie nei ricoveri, perché ostacolavano l'affluenza ed ingombravano, né lampade a petrolio, perché costituivano pericolo d'incendio; proteggere le finestre e le aperture in genere con sacchi a terra; coprire le trincee costruite «in giardino» con strati di zolle erbose). Tutti consigli minuti che tentavano, chiaramente, di ovviare alle serie lacune della protezione. Nel marzo del 1941, con decreto n. 41 O del 5 maggio, tutta la protezione antiaerea passò di nuovo sotto la responsabilità del Ministero degli Interni. Il passaggio di competenza fu conseguente ad un appunto presentato al Capo del Governo dallo Stato Maggiore Generale. L'appunto metteva in evidenza le discrepanze tra la normativa esistente in materia di protezione e la prassi. Mentre, infatti, la protezione antiaerea era per legge affidata al Ministero della Guerra, la sua applicazione ed esecuzione era devoluta ai prefetti; il Ministero del Tesoro, inoltre, non aveva previsto in bilancio alcun finanziamento al Ministero del la Guerra per le ingenti spese di protezione. Aveva, invece, elargito al Ministero degli Interni stanziamenti che venivano ripartiti a insindacabile giudizio del dicastero. Da tale situazione scaturivano situazioni di conflitto, interferenze, ostacoli e difficoltà di funzionamento, per cui fu ritenuto opportuno che le competenze fossero attribuite tutte agli Interni.

- -- o--L'entrata in guerra dell'Italia mise in evidenza la precarietà della difesa e della protezione ·antiaerea. TI 12 giugno 1940 l'Ufficio del Sottocapo per la Difesa del Territorio incominciò a stilare i notiziari giornalieri delle incursioni aeree 38 . Il primo notiziario (documento n. 20), oltre a segnare i primi lutti (15 morti e 30 ferit i a Torino), dà 37

Ci rco lare P A/f/ 11630 del 1• ottobre l 940 dello SlV( per la Difesa del Territorio Ufficio P.A. e Difesa Coste. 38 l notiziari furono redatti per !tltta la durata della guerra (A.U.S.S.M.E., carteggio D ifesa Territoriale, buste 9 e 1O).


D1FES1\ T E RRJ'J'ORlA LE E l'ROTEZ IONE 1\1\'TIAEREA

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una chiara idea di come l'organizzazione difensiva non riuscisse a impedire agli aerei avversari di sorvolare quasi indisturbati il territorio nazionale. Furono infatti segnalati aerei sulla Lombardia, sul Piemonte, sulla Liguria, sulla Sardegna, sulla Toscana, sul Lazio; in pratica, su tutte le regioni d'Italia che l'aviazione avversaria poteva raggiungere, tenendo conto dell'autonomia dei mezzi aerei dell'epoca. Insoluto restò per tutta la durata del conflitto il problema dei mezzi e del personale da adibire alla difesa. Per i mezzi, è da considerare che se le forze operanti all'estero assorbirono quasi totalmente tutta la produzione nazionale - già di per sé insufficiente ad alimentare la guerra - in patria restavano gli scarti ed i residuati, fatta eccezione per un insignificante numero di artiglierie moderne trattenute più per esigenze addestrative e propagandistiche che operative. Per il personale, stessa m usica: poiché tutti gli elementi efficienti o «utilizzabili» erano inquadrati in unità operanti, restavano, per la difesa del suolo patrio, i troppo giovani, i troppo «maturi», gli ammalati, se non addirittura quelli che, con la scusa del vo]ontariato, si imboscavano. Lamentele si ebbero anche nei riguardi degli elementi che costituivano i nuclei antiparacadutisti, i quali avevano il compito principale di contrastare le azioni p iù insidiose (sabotaggio, spionaggio) che il nemico poteva condurre39 . Vero è anche che questo personale a volte compiva miracoli, ma si trattava, appunto, di «miracol i», un' irrazionalità da non prendere neanche in considerazione in una seria pianificazione della difesa. Sintomatica, in materia, una telefonata, relativa all'efficienza del personale, intercettata il 26 agosto 1941 a Torino dal Centro Spionaggio Miljtare, che riportiamo, lasciando ogni deduzione al lettore 40 : (apparecchio X: telefona un addetto alla difesa antiaerea; apparecchio N. 53273 - unione fascio lavoratori industria - al telefono un ufficiale della D .I.C. A. T.) - addetto: ho fatto presente di aver veduto i segnali; ora si aggiustino loro perché io non voglio diventare matto. Loro insistono che la luce è generata dalle locomotive in partenza ed in arrivo, mentre il segnale si è ripetuto anche adesso; ufficiale: L 'UN.P.A. che cosa fa?; 39 40

A.U.S.S.M.E., carteggio circolari, busca 223. A.U.S.S.M.E., carteggio Difesa Te rritoriale, busta 69/1.


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DIFESA DEL TERRITORIO

addetto: Cosa vuoi che faccia! Hanno mandato qui un tale che è niente di meno disertore di guerra; ufficiale: Bella roba!,· addetto: E per di più, ha in corpo qualche litro abbondante di vino; ufficiale: Se vi è qualcosa di nuovo comunicarlo subito; addetto: Cosa vuoi che faccia? Non abbiamo binocoli~ telemetri...; Se ci dessero un binocolo si potrebbe vedere qualcosa; ufficiale: Speriamo che questa U.NP.A. si muova; addetto: Cosa vuoi che si muova! Sembra che cerchino senza avere la voglia di trovare. Io l'ho segnalato; se vogliono vedere, vadano sulla Torre Littoria. La telefonata, una faccenda molto più seria del diritto al mugugno concesso ai subordinati, lasciò indifferenti i vertici, informati in proposito41 • Neanche furono intraprese indagini presso gJi uffici preposti a contrastare eventuali azioni di sabotaggio. Né bastarono le continue ispezioni, disposte dal centro presso i Comandi di difesa territoriale e i Comandi Milizia artiglieria e.a., a migliorare Ja situazione e l'efficacia della difesa antiaerea. Il solo risultato fu una continua diramazione di circolari che, fino al luglio 1943, cercarono di sopperire, con istruzioni e consigli, alle numerose deficienze riscontrate. Oggetto delle circolari furono l'importanza del fattore morale, l'addestramento, l'impiego dei mezzi, le direttive per il tiro, l'organizzazione del fuoco, la cura del materiale e delle munizioni. L'unica novità, in materia di mezzi della difesa, fu costituita dai radiolocalizzatori. Mentre, per quanto riguarda la protezione civile, il Ministero dell'Interno fino al 1943 pose particolarmente l'accento sulla costruzione dei ricoveri (doéumento n. 21). Con lo sbarco in Sicilia del luglio 1943, l'invasione del territorio e l'armistizio dell'8 settembre, gli uomini e i mezzi della difesa antiaerea furono progressivamente utilizzati, per la maggior parte, nelle Unità Ausilia.rie. Inquadrati nei Comandi Militari Territoriali e nelle Divisioni Ausiliarie che furono costituite man mano al Sud, essi diedero vita ai Comandi Difesa Territoriale concorrendo alla difesa contraerea (artiglieria, nebbiogeni, sbarramenti), alla protezione impianti e opere di interesse militare, alla difesa contrae.rea degli aeroporti, alla difesa costiera. 41

Nel cacreggio relat ivo non c'è tracc ia di provvedimenti successivi, se non un'anonima annotazione di «covmnicare all'U.NP.A. per la parte che la p11ò interessare».


CAPITOLO Il

L'UNIONE NAZIONALE PROTEZIONE ANTIAEREA (U. N.P.A.)

L'U.N.P.A. nacque grazie alla caparbietà del suo fondatore, ed in seguito anche 2° presidente, il generale di Corpo d'Armata Alfredo Giannuzzi Savelli. Nel settembre del 1930 egli fu chiamato a presiedere l'organo centrale interministeriale (poi Comitato) per la protezione antiaerea, posto alle dirette dipendenze del Ministero dell'Interno. Nonostante la mancanza di fondi, l'ostracismo e le difficoltà incontrate, riuscì in due anni a creare 65 organi periferici per la protezione e ad avv iare in tutto lo Stato una capillare opera d i propaganda. Nel 1932, con il passaggio di dipendenze al Ministero della Guerra del C.C.I.P.P.A., la situazione migliorò sul piano organizzativo, ma non su quello finanziario; il .Ministero delle Finanze non concesse, infatti, fondi propri alla protezione antiaerea: era opinione preminente che alle previdenze, che riguardavano esclusivamente la protezione d iretta della popolazione, si dovesse provvedere con fondi tratti dalla popolazione stessa. Il Savelli propose allora, al ·M inistero della Guerra, nell'autunno dello stesso anno, la creazione di una lega nazionale'della protezione antiaerea, sull'esempio delle associazioni analoghe esistenti in altre nazioni. Scopo della lega doveva essere quello di fare propaganda nel Paese, di raccogliere fond i e soci, di collaborare con le autorità istituzionali nell'attuazione dei provvedimenti di protezione che interessavano direttamente la popolazione civ ile. La proposta però non fu accolta. Falliti ulteriori tentativi e proposte, la protezione continuò ad essere realizzata, lentamente e faticosamente, con gli scarsi fondi che venivano assegnati al Comitato dal dicastero della G uerra, e che erano frutto di economie su altri capitoli di bilancio. L'iniziativa di una lega fu rip resa a Milano, nel 1934, ad opera di privati. F u anche fo rmato un direttorio provvisorio, che ven-


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ne però subito sciolto per dare luogo all'U . ·.P.A., a carattere nazionale. Primo presidente fu il generale Giovanni Cattaneo. Grazie all'instancabile attività del Savelli e di altre personalità che entrarono a far parte del Consiglio Direttivo Centrale, l'U.N .P. A. ebbe il riconoscimento giuridico di Ente Morale42 • Scopo dell'U.N.P.A. era ciuello di integrare l'azione degli organi statali preposti alla protezione antiaerea, di diffondere nel Paese la conoscenza dei reali pericoli della guerra aerea e di collaborare nell'attuazione dei provvedimenti di protezione, sotto la vigilanza del Ministero della Guerra. Lo statuto delJ'U.N.P.A. prevedeva che l'Ente raggiungesse i suoi scopi con la propaganda (corsi di istruzione, conferenze, proiezioni, pubblicazioni), con la raccolta di fondi (contributo dei soci, offerte, ricavato di vencLite di pubblicazioni, lotterie, spettacoli), con J'organizzazjone di squadre di volontari, con l'assistenza agii invmtori di sistemi cLi protezione. Organi dell'Unione erano il Consiglio Direttivo Centrale, i Consigli Provinciali, le Delegazioni Comunali (documento n. 2 2). Il sommario dell'attività dell'U.N. P.A. dall'agosto al dicembre 1935 (documento n. 23) presentato al Sottocapo di S.;\,1. per la D ifesa Territoriale, dà un'idea delle numerose difficoltà incontrate dall'Unione, talvolta in seno alla stessa organizzazione, per espletare il proprio mandato. Esigue le disponibilità finanziarie, scarse le adesioni , inoperosi alcuni organi, quasi indiffere nti i Prefetti, ancora non chiara la situazione della vendita dell e maschere antigas ai privati. Nel 1936 lo statuto fu ritoccato43 per meglio precisare i compiti dell'Unione, ampliati nel frattempo, e per alcune modifiche ordinative necessarie al suo funzionamento. Furono, infatti, inseriti nello statuto articoli relativi alla costruzione di ricoveri per privati , che l'U.N.P.A. doveva propagandare e promuovere, e la distribuzione di indumenti protettivi antigas e di materiali di protezione antiaerea, che l'Unione doveva acciuistare e distribuire ai privati per loro conto. Gli organi furono rio rganiziati in: Ufficio di Presidenza, Consulta Generale (composta di un massimo di 20 membri, nominati dal presidente generale fra le personalità particolarmente competenti nei p roblemi di protezione antiae-

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R.D. n. 1539 del 30 agosto 1934. R. D.n. 1062del 14maggio 1936.


l.'L;N ION E N/\ZIOK/\1.E l' ROTEZlONF. ,\NTl!\EI\ EA

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rea), Consiglio d'Amministrazione, Delegazioni Provinciali, Delegazioni Comunali (eventuali). Nonostante godesse dell'appoggio del partito nazionale fascista e Je fosse stato riconosciuto, inoltre, l'attributo di Ente Parastatale dalla Presidenza del Consiglio4 4, l'U.N.P.A. si dibatté continuamente in difficoltà non solo finanziarie, ma anche relative al personale. Nel gennaio del 1937, nella relazione allegata ad uno schema di decreto per ottenere finanziamenti 45 , il generale SaveUi faceva presente la non confortante situazione dell'Unione: le quote dei soci, circa 150.000 (contro gli 11 milioni aderenti alla analoga lega germanica, i 2 milioni della lega polacca e i 15 milioni della lega russa), erano in parte assorbite dalle spese postali di iscrizione all'U.N.P.A. e dalle riscossioni a domicilio delle quote stesse; i ricavati da pubblicazioni, spettacoli, lotterie e altre manifestazioni erano di modesta entità; la necessaria intensificazione della propaganda richiedeva una somma annua di almeno 2 milioni; le unità ausiliarie, la cui formazion e spettava all'Unione, dovevano essere fornite gratuitamente di maschere, elmetti, tute, attrezzi antincendi e materiali sanitari. Questo primo equipaggiamento e i relativi cicli di istruzioni per il loro impiego richiedevano una spesa di 18 milioni l'anno. TI Savelli si sarebbe accontentato anche di ripartire la spesa in due anni e di avere un'assef:,tnazione di 5 milioni negli anni successivi, per continuare l'opera di propaganda e per il rinnovo dell'equipaggiamento fuori uso. Suggeriva, per reperire i fondi, un piccolo aumento sui biglietti ferroviari (1 lira) e una giornata dell'U. N.P.A., analoga a quella della Croce Rossa. Il problema del finanziamen to fu portato in discussione nella XV Sessione della Commissione Suprema di Difesa (febbraio 1938); la relazione sulla Difesa e Protezione 1\ntiaerea, presentata dal sottosegretario di Stato alla Guerra, faceva notare come il provvedimento predisposco (applica7.ione di un esiguo e proporzionale •• A.U.S.S.M.E., carceggio Difesa Territoriale, busta 71/2, circolare 688/ 4 1 del 9- 1·1- I 936 della Presidenza G enerale de ll'U.N. P.J\. 45 1\ .U.S.S. 1 'vl. E., carteggio l)ifosa Territ0riale, busta 7 1/2.


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DIFESA DE L TERRTTORJO

prezzo aggiuntivo sui biglietti cinematografici) fosse ancora nella fase di discussione perché «alcuni ministeri» si erano espressi in senso contrario. L'attesa assegnazione di fondi giunse all'U.N.P.A. nel 1939; i soldi permisero di potenziare i programmi di propaganda e di istruzione e di impinguare, indirettamente, le casse delle Delegazioni provinciali, poiché fu concesso a queste di t rattenere tutta la quota di iscrizione dei soci ordinari (documento n. 24 ). Furono anche potenziate le unità ausiliarie di protezione antiaerea; il partito nazionale fascista dispose che i comandi federali fornissero, per ogni comando rionale U.N.P.A., una squadra collegamento composta da 1 capo squadra (giovane fasc ista classe 1922, motociclista) e 8 ciclisti (2 giovani fascisti classe 1922; 3 avanguardisti classe 1923; 3 avanguardisti classe 1924). Le unità ausiliarie seguivano corsi di addestramento che si tenevano il sabato pomeriggio, distinti per i tre servizi di ordine pubblico, antincendi, sanitario. In tutta Italia i comandi federali fornirono 68. 749 giovani. Tali provved imenti si resero necessari per completare l'anello della catena di protezione nelle grandi città, ove erano palesi la figura e i bisogni dei rioni, e in quelle località dove non erano costituite le squadre ausiliarie facenti capo ai Comitati provinciali e comunali di protezione antiaerea.

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Una particolare figura della protezione antiaerea fu quella del capo fabbricato; ultimo - o primo - gradino della protezione, istituito nel 1936, con circolare 673 del 15 novembre del partito nazionale fascista, a prescindere dalla sua configurazione di chiara marca politica - era una cam icia nera scelta - , assunse un'importanza sempre più crescente, perché a lui toccava la responsabilità e il controllo dell'applicazione delle norme di protezione nell'ambito del «palazzo» (documento n. 25). 1\el 1940 ne vennero fissati con legge nomina e attribuzioni46 . Il capo fabbricato veniva nominato dall'U.N.P.A., previo nulla osta del partito nazionale fascista, e dipendeva dai comandi rionali dell'Unione. Spettavano a lui l'applicazione, la vigilanza ed il controllo delle norme di protezione; al momento dell'allarme, aveva nel

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I .egge 1• novembre 1940, n. 1609.


L'Ul\:IONF. N;\ZIONALF. PROTEZIONE J\NTIAERl:iA

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fabbricato la direzione e la responsabilità della protezione antiaerea. Curava il collegamento tra il proprietario della casa e gli inquilini e le autorità preposte alla protezione. Scelto fra gli abitanti di ambo i sessi, poteva essere punito con l'arresto o l'ammenda in caso di inadempienza ai suoi doveri. Particolare curioso, la maschera antigas veniva fornita al capo fabbricato dal proprietario dell'edificio, che doveva provvedere anche, a sue spese, all'apprestamento delle opere e dei servizi di protezione antiaerea. La Presidenza dell'U.N.P.A. commentò con una propria circolare la legge sui capi-fabbricato47 , insistendo sulla necessità che essi avessero indubbi requisiti politici, mora]j, tecnici, di cultura e di prestigio. Faceva notare come fosse necessario riesaminare la posizione di quelli in carica, e valutare attentamente quella dei portieri che, al momento, rivestivano la carica. La scelta, infatti, era stata spesso infelice, come risultava da «deplorevoli incidenti» che continuamente si verificavano. I «deplorevoli incidenti» erano le vittime causate dai bombardamenti perchè i capi-fabbricato non sempre compivano scrupolosamente il loro dovere e controllavano t utte le misure di protezione previste dalle norme, disattendendo alle loro mansioni durante gli allarmi. - - - - 0 - -- -

L'U.N.P.A. si prodigò molto prima e durante la guerra per proteggere i civili dai bombardamenti. Lo fece soprattutto con la propaganda. Dalla sua istituzione e fino al 194348 organ izzò corsi di addestramento, conferenze, proiezioni, stampò moltissime pubblicazioni, manifesti, opuscoli e pubblicò un bollettino period ico. Militarizzata nel 1940, nel 194 1 passò alle dipendenze del Ministero dell'Interno (Ispettorato dei servizi di guerra), quando la protezione antiaerea fu affidata a tale dicastero. Poiché, però, alla militarizzazione non erano seguite le norme esecutive che disc.iplinassero l'attività, l'organizzazione e l'impiego dell'U.N .P. A. , l'E nte subì gravi inconvenienti per l'incerta posizione giuridica, disciplinare ed economica del personale m ilitarizzato prepostovi. Numerose difficoltà di diversa natura (accantonamento, casermaggio, vitto, vestiario, attrezzature) non poterono essere risolte 47

Ci rcolare 3371 6/Cdel 16 dicembre 1940. Come tutti gli Enti, dopo 1'8 settembre l'U. N.P.J\. fu consideraca ufficialmente d isciolta nel Sud clell'ltalia. Una parte dell'organizzazione restò in vita nel nord Italia, fino alla disfatta della Repubblica Sociale. 48


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DI FESA D EL TERR ITORIO

dall'U.N.P.J\. con l'esiguo bilancio a disposizione (9.400.000 lire per l'esercizio finanziario 1940-41 ). Gli espedienti a cui ricorrevano i responsabili dell'organizzazione servivano soltanto a tamponare le vistose falle che si riaprivano puntualmente, più gravi di prima, al cessare dell'emergenza. Per esempio, le squadre dell'U.N.P. A. erano state alloggiate nel 1940 negli edifici scolastici ma, alla riapertura delle scuole, il Ministero dell'Educazione Nazionale aveva chiesto, com'era logico, la restituzione dei locali, lasciando non solo le squadre senza accantonamento ma creando anche il problema del trasloco e della conservazione degli effetti e dei materiali di casermaggio. La guerra inoltre, dim imù sensibilmente alcuni introiti tradizionali, come i contributi di imprese industriali e commerciali, il provento della percentuale sulla vendita delle maschere, le quote dei soci ordinari (le iscrizioni, per le contingenze della guerra, diminuirono in continuazione). Per contro, e per tutta la durata del conflitto, aumentarono vorticosamente le spese. Di fatto, quella che doveva essere una poderosa organizzazione a salvaguardia e a difesa dei civili durante i bombardamenti, per scarsa lungimiranza fu ridotta a un mero apparato, in grado cli far funzionare solo sè stesso. Non sarebbe oggigiorno fuori luogo uno studio particolareggiato e approfondito delle norme di protezione diffuse ai cittadini fino alla 2a guerra mondiale: non è infatti da escludere che esse, opportunamente riviste e aggiornate, possano fornire utili consigli e strumenti anche per la protezione civile attuale.

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C APITOLO

III

DIFESA DELLE COSTE E PROTEZIONE DELLE FERROVIE

Nell'ottocento la difesa costiera veniva attuata principalmente con una difesa marittima, svolta dalla flotta per contrastare sul mare le azioni navali avversarie, e con una difesa dei litorale, .imperniata su un sistema di piazzeforti e batterie, integrata da una rete di semafori che provvedeva a segnalare i movimenti delle navi avversarie. G ià nella seconda metà ciel secolo, però, la velocità raggiunta dalle nav i con la sostituzione del vapore alla vela, la loro forte corazzatura e la potenza cli fuoco che erano capaci di sviluppare con le grosse artiglierie di bordo, imponevano la revisione dei sistemi di difesa. Con la velocità, le navi da battaglia rendevano infatti inefficaci le crociere e le segnalazioni dei posti semaforici; con la corazzatura, limitavano o annullavano i dann.i che potevano loro produrre le batterie disseminate lungo le coste; con la potenza di fuoco, erano capaci non solo di distruggere le difese delle p iazzeforti, ma anche di bombardare e produrre ingenti danni alle città e industrie costiere, appoggiando, ove fosse necessario, azioni di sbarco. Fu chiaro, inoltre, che era impossibile fortificare validamente e completamente le migliaia di chilometri del litorale italiano. La strategia della difesa, allora, si orientò su due presupposti: sul mare la difesa attiva restava affidata alla flotta, che aveva il compito di intercettare e impegnare quella avversaria lontano dalle coste; sul litorale, un sistema cli piazzeforti, costruito con le nuove tecniche di blindatura capaci di resistere al fuoco nemico, fortemente armate e poste nei punti vitali per la difesa, doveva essere integrato con un sistema cli difesa territoriale operante per linee interne, ove masse di manovra potessero interven ire rapidamente per opporsi a sbarchi e invasioni. In tale prospettiva le ferrovie, e la loro protezione, assumevano una importanza fondamentale, perché erano l'unico mezzo capace di trasportare le forze occorrenti alla manovra.


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D IFESA D EL T ERRITORIO

Per anni, comunque, la sfera deJle competenze spettanti ai due ministeri interessati alla difesa (Guerra e Marina) non fu mai completamente chiarita; come non furono mai definitivamente stabil iti i punti vitali da fortificare. Essi variavano a secondo delle disponibilità finanziarie e dei mutamenti della politica internazionale - e quindi della conseguente importanza che assumevano, nelle prospettive di una guerra con potenziali avversari e alleati di volta in volta diversi, le coste tirreniche, ioniche o adriatiche - . Grosso modo restavano «fisse» le piazze marittime di Genova, La Spezia, Livorno, Napoli, Messina, Taranto, Brindisi, Ancona, Veoezia49 . L'unica certezza restò la netta distinzione che dovev a permanere fra difesa marittima (sul mare con le navi) e difesa delle coste (a terra con artiglierie, mezzi sussidiari e truppe). Ai primi del novecento, e precisamente nel 1906, fu emanata dal Ministero della Guerra una «Istruzione sul servizio delle batterie da costa» che, oltre a trattare dell'organizzazione dei servizi d'artiglieria nelle piazzeforti marittime e del funzionamento delle batterie da costa, ne definiva i principi per .l'impiego tattico. Nelle generalità, inoltre, erano contenute le norme fondamentali per la difesa delle piazze e i mezzi di cui esse disponevano. Ad essa seguì una «Istruzione per la vigilanza e protezione costiera» che affidava alle Divisioni Militari l'onere della difesa delle coste. Nel 1913 fu diramata la prima vera «Istruzione per la difesa delle coste e per la protezione delle ferrovie in guerra» (pubblicazione 296 R.R.), che fissava i lineamenti dell'organizzaz.ione generale della difesa, articolata su di un servizio di vigilanza, una difesa fissa e una difesa mobile. A parte le norme di principio, la situazione non era migliorata di molto. Quasi tutte le piazze marittime necessitavano di sistemazione; la stessa piazza di Venezia era ancora incompleta, benché negli intenti strategici avesse una duplice funzione, cioè di base navale e di appoggio d'ala all'esercito operante sulla frontiera nord-orientale. Disarticolata restava l'azione di comando, quantunque nel 1912 fossero stati costit;;iti speciali uffici per la difesa costiera presso i co49 Nel 1871, quando la Commissione pecmanence d i difesa dello Staco ultimò i lavori di revisione per la difesa costiera, portò i punti fortificati esistenti sulle coste <la 28 a 33; ma a secondo degli umori e degli stanziamenti essi fu rono ridotti o trasformati contin uamente. Per esempio, <lai 1871 al 1874, per la base d i Napoli furo no decise tre soluzioni diverse: ristrutturarla, costruirla ex no vo, abbando narla.


DIFES,\ DEI.I.E COSTE E PRO'l'EZIONE O F. 1.1. F. FERROV IE

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mandi di corpo d'armata, perché studiassero in pace le predisposizioni per il servizio di vigilanza e protezione costiera e, in guerra, ne controllassero l'attuazione (documento n. 26). Il 30 marzo 1915, alla vigilia della guerra, i ministri dei Dicasteri della Guerra e della Marina, V. Zuppelli e L. Viale, firmarono congiuntamente una seconda «Istruzione per la difesa delle coste e per la protez.ione delle ferrovie in guerra» che sostituiva la precedente istruzione del 1913 e che restò in vigore, in pratica, fino al 1930. La pubblicazione regolava l'azione della difesa costiera, affidata all'Esercito e alla Marina, e la protezione delle ferrovie, costiere ed interne, contro tentativi di interruzione del traffico. La difesa delle coste era articolata in un servizio di vigilanza, in una difesa fissa e in una difesa mobile. Completava l'organizzaz.ione difensiva un apposito servizio di comunicazioni. Al servizio di vigilanza concorrevano mezzi aerei, navi e siluranti della marina e mezzi nautici della guardia di finanza, posti semaforici, brigate della guardia di finanza e stazioni dei carabinieri dislocate lungo le coste. La difesa fissa era affidata ad apposite unità di fanteria di milizia territoriale; ad essa concorrevano, inoltre, tutti gli elementi incaricati del serv izio di v igilanza. La dijèsa mobile era attuata, oltre che dai mezzi aerei e navali citati: da una prima linea difensiva, costituita con elementi della guardia di finanza e/o di milizia territoriale; da gruppi campali di milizia territoriale posti a immediato rincalzo della prima linea; da grandi unità mobilitate, con il compito principale di opporsi all'avanzata di masse nemiche che fossero riuscite a sbarcare, e con il compito eventuale di opporsi agli sbarchi qualora l'area di dislocazione delle unità lo avesse consentito. L'attuazione del servizio delle comunicazioni era affidata a tutti gli elementi che concorrevano alla vigilanza e alla difesa fissa e mobile. L'organizzazione della difesa costiera non era, né lo poteva essere, uniforme su tutto il litorale nazionale, ma era basata sulla importanza geografico-militare dei tratti di costa e dei probabili o potenziali obiettivi di interesse del nemico. Un allegato all'istruzione (documento n. 2 7), precisava la ripartizione del litorale per la difesa; ripartizione che non sempre coincideva con la normale g.iurisdizione dei corpi d'armata territoriali. I comandi di tali grandi unità a loro volta dovevano suddividere la fascia litoranea di competenza in settori costieri e, ove fosse necessario, raggruppare i settori in zone costiere, designando anche l'uffi-


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DIFES,\ DEL TERRITORIO

ciale dell'esercito o della guardia di finanza destinato ad assumere ciascun comando. Accordi preventivi dovevano essere presi dall'autorità terrestre e marittima per concordare le modalità d'intervento di rispettiva competenza e per conoscere vicendevolmente i progetti operativi. Le piazze costiere e marittime provvedevano in proprio alla vigilanza e alla difesa costiera; le isole minori dovevano contare esclusivamente sui reparti per il servizio territoriale, sulle milizie locali ed eventualmente sulle milizie volontarie del posto. Per assicurare il funzionamento della difesa costiera era previsto che la mobilitazione di tutti gli elementi preposti ad essa avvenisse entro le 48 ore. I comandi dei corpi d'armata territoriali dovevano compilare i progetti per la difesa costiera del proprio territorio di giurisdizione, di comune accordo èon i comandi di dipartimento interessati, limitatamente all'impiego della forza terrestre. I progetti dovevano inoltre comprendere: le disposizioni relative al servizio sanitario, al vettovagliamento, al rifornimento munizioni, all'alloggiamento per le truppe; i provvedimenti per la difesa della costa nei primi giorni di mobilitazione e fino a che gli elementi della difesa non fossero stati in grado di funzionare; le prescrizioni per rendere inutilizzabili tutti i materiali e le opere cli cui il nem ico avrebbe potuto usufruire in caso di sbarco. Per l'impiego delle truppe adibite alla difesa costiera si raccomandava soprattutto cli tener conto di al.cuni fattori importantissimi per l'efficacia della difesa stessa: l'occultamento, la mobilità e l'impiego in piccoli gruppi erano indispensabili, per sottrarre gli uomini al tiro delle navi nemiche e per consérvare intatte le loro capacità reattive al momento dello sbarco di contingenti avversari; la decisione e la rapidità d'intervento doveva servire a portare scompiglio e ad impedire lo sbarco nel suo momento critico, quando cioè le imbarcazioni erano vicinissime al bagnasciuga e l'avversario non poteva più fare fuoco con le artiglierie delle proprie navi sugli elementi della difesa. Nel caso poi che lo sbarco fosse riuscito, doveva comunque essere mantenuto il contatto con il nemico, per avere sicure notizie sulle forze-soarcate, sulle posizioni occupate, sulle probabili intenzioni del nemico. - - - 0 ----

n servizio di protezione delle ferrovie aveva lo scopo di assicurare, principalmente, la mobilitazione e la radunata dell'Esercito e di riattare le interruzioni sulle linee.


D!FF.SA DELLE COSTE E PROTF.7.l01'1E DELLE FERROVIE

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Le linee erano distinte in relazioni alle minacce e alle offese che potevano subire, per la loro importanza e per la vicinanza alle frontiere terrestri e marittime. La salvaguardia delle ferrov ie prevedeva un servizio di vigilanza e un servizio di protezione. Il servizio di vigilanza si attuava con pattuglie, era organizzato dai Comandi territoriali dei corpi d'armata ed espletato dall'arma dei carabinieri; ove necessario, vi concorrevano tutte le altre forze incaricate della tutela dell'ordine pubblico disponibili (guardie di finanza, di città, forestali e campestri). TI servizio di protezione aveva lo scopo di p reservare dalle offese e dai sabotaggi i tratti di linea più esposti. Era affidato, lungo le frontiere e in zona d'operazioni, alle grandi unità mobilitate; lungo le coste e le linee interne ai comandi territoriali. Veniva attuato con posti di guardia e drappelli di entità variabile a secondo della importanza dello spezzone ferroviario, con personale delle varie armi. Il servizio richiedeva un notevole onere di personale, soprattutto per l'arma dei carabinieri. In un promemoria per il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, del 1O aprile 1914, si faceva notare come l'entità della forza occorrente per la protezione delJe ferrovie fosse stimata - per 18.000 ch ilometri di linea - in 7. 988 militari dell'arma dei carabinieri e 13.085 uomini della milizia territoriale. All'atto della mobilitazione, entravano in vigore particolari disposizioni relative al pubblico e ai viaggiatori, diffuse attraverso il cosiddetto «manifesto giallo» (documento n. 28). - - -- 0 - - - -

Riassumendo i criteri, su cui era basata la difesa costiera allo scoppio della guerra, possono essere sinteticamente condensati nei seguenti: le coste erano difese a mezzo delle piazzeforti marittime e, al di fuori di esse, dalle truppe dell'esercito (comandi di corpo d' armata territoriali). La giurisdizione sulle coste era pertanto assegnata in parte all'esercito e in parte alla marina; le piazzeforti marittime erano comandate da un ammiraglio, che si avvaleva di un generale dell'esercito per la difesa della fronte a terra, e di un capitano di vascello per la difesa marittima. Quest'ultimo aveva alle sue dipendenze un comandante della fronte a mare, un comandante della difesa aerea, un comandante della difesa sottomarina e i relativi servizi;


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DIFESA DEL TF,RRITORIO

le torpediniere e i gruppi di vedette incaricate della sorveglianza erano alle dipendenze del comandante della difesa marittima, o, nelle piazze più importanti, dipendenti direttamente dal comandante della piazza; le batterie di medio e grosso calibro erano armate con person ale e materiale della marina, le batterie «alte» e di grosso calibro erano servite dall'artiglieria da costa; quelle contraeree, in genere, da marinai, Durante la guerra tali criteri rimasero pressocché invariati per le cosce tirreniche e ioniche; subirono, invece, notevoli e ovvie modifiche per la costa adriatica50 , Questa venne ripartita in zone, dipendenti dai Comandi di Dipartimento e dai Comandi Militari Marittimi, che disponevano dei mezzi nautici, dei porti di rifugio armati con personale dell a marin a e dell'esercito, delle ostruzioni dei porti e degli sbarramenti di difesa costiera, del servizio di comunicazioni, L'organizzazione della difesa costiera nel!' Adriatico fu perfezionata dopo l'ottobre del 1917; fu stabilita una linea ininterrotta di batterie integrata dai treni armati, che già operavano dal 1915, e una fitta rete di vigilanza e di prima resistenza attuata dall'esercito, La difesa, comunque, restava sempre sotto la responsabilità di due ministeri, per cui furono emanate nella pri mavera del 1918 alcune norme generali «per orientare le autorità dell'esercito e della marina nella concorde loro azione direttiva nei servizi di difesa costiera in Adriatico, ed a maggiormente assicurare il più efficace e concorde rendimento di tutti gli elementi di difesa disponibili», In materia di mezzi per la difesa, costituirono una nocività i porti (o punti) di rifugio armati e i treni armati, I porti di rifugio furono istituiti 51 nel febbraio del 1916; armati inizialmente con 18 batterie di 2 pezzi (87 B e 75/21), ebbero lo scopo principale di impedire le offese dei sommergibili nemici con tro la costa e di rendere difficile l'attacco delle navi avversarie lungo la zona protetta, Le batterie aumentarono di numero durante il conflitto e furon o introdotte in servizio anche artiglierie più potenti, A fine guerra, si arrivarono a contare 131 porti di rifugio armati con 285 batterie (614 cannoni) di vario calibro, serviti da 5506 soldati e da 1303 marinai, Le batterie, come risulta da una statistica effettuaso A.U.S.S,M.l::,, carteggio Ordinamento e Mobi litazione, busta 285. ~, A.U.S.S.,v LE,, carteggio Ordinamento e Mobilitazione, busca 286.


D1FES/\ DEI.I.E COSTE E PROTFZlONE DELLE FE RROVIE

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ta a fine guerra, entrarono in azione in 162 casi, contro bersagli individuati o a scopo di intimidazione, ottenendo, comunque, sempre l'allontanamento dei sommergibili e costringendoli ad interrompere l'azione. Dopo la guerra i porti-rifugio furono tutti disarmati 52• I treni armati53 furono allestiti dalla Direzione Artiglieria e Armamenti di La Spezia, allo scopo di disporre di alcune batterie mobili che difendessero la costa adriatica da improvvisi attacchi navali austriaci. Inizialmente furono utilizzati carri delle Ferrovie dello Stato già in produzione, ma oppurtunamente modificati e rinforzati; poi, per consentire l'installazione dei pezzi da 152, furono costruiti carri appositi. Ogni treno aveva da 3 a 5 carri armati con artiglierie diverse. e con mitragliatrici , da due a quattro carri per il trasporto delle munizioni e da un carro comando. Il convoglio era seguito da un treno logistico composto da due locomotive (una in testa e una in coda), da una carozza per alloggio ufficiali e sottufficiali, da due carozze per alloggio marinai, da un carro contenente la cucina e l'officina riparazioni, da un carro per i materiali di ricambio e di manutenzione. In genere i treni da 152 erano composti da 16 carri, 4 pezzi da 152 mm, 2 antiaerei da 76 mm e 89 militari di equipaggio; i treni da 120 da 12 carri, 4 pezzi da 120 mm, 2 antiaerei da 76 mm e 65 militari di equipaggio. Vi erano poi i treni antiaerei, con 13 carri, 8 cannoni antiaerei da 76 mm e 75 militari di equipaggio. Affinché ogni comandante di treno avesse la massima autonomia operativa, ogni servizio era accentrato in una Direzione del Servizio dei treni armati, con sede in Ancona e dipendente direttamente dal Comando in Capo del Dipartimento di Venezia. Per le comunicazioni, i treni avevano in dotazione una cassetta telegrafica che, con un'apposita asta, poteva inserirsi sul circuito telegrafico militare o ferroviario; erano dotati, inoltre, di un apparecchio di comunicazione per mezzo del quale il comandante del treno poteva trasmettere da un qualsiasi punto del percorso. La zona d'azione di un treno era di circa 60 chilometri: il treno stazionava in genere al centro della zona, in modo da essere entro il tempo massimo di 25 minuti al limite di zona. Un tempo sufficiente per intervenire efficacemente, considerato che tra l'avvistamento di una nave nemica e il primo colpo di cannone che essa sparava trascorrevano almeno 40 minuti. 52

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.A.U.S.S.i\U ~., carteggio Ordinamento e Mobilicazionc, busca 286. AU.S.S.1'vl.E., carteggio Studi Particolari, busta 267/13.


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DIFESA D EL TERRITO RIO

Affinché la linea di percorrenza fosse libera, il traffico ferroviario veniva interrotto in alcuni momenti della giornata; all'alba, per esempio, quando più frequentemente si verificavano gli attacchinavali. In altri momenti del giorno o della notte, il comandante del treno, accertatosi rapidamente deJJ'attendibilità dell'allarme, ch iedeva immediatamente il blocco del tratto di linea interessato. I treni armati durante la guerra intervennero numerose volte a difesa delle coste; le più importanti azioni le svolsero a Rimini, Bari, Molfetta e Otranto (contro aerei) e a Ortona, San Vito Lanciano, Grottammare, Sant'Elpidio, Porto (orsini, Rimini, Cesanatico, Senigallia e Marotta (contro navi). -

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Al termine della guerra l'esperienza bellica, lo sviluppo dei mezzi tecnici, l'affermazione dell'aereo come efficacissima arma di offesa e di difesa, imposero - come già era successo per la difesa territoriale - , il riesame dell'organizzazione difensiva costiera, perché fosse più aderente aI!e nuove esigenze, immediate e future. Gli studi per definire il nuovo assetto difensivo delle coste iniziarono54 nel giugno 1919 e furono affidati ad una commissione mista esercito-marina. Si manifestò subito una divergenza concettuale fra i rappresentanti delle due forze armate: per l'esercito, la difesa delle coste doveva essere affidata principalmente al naviglio sottile e agli aerei; il compito delle artiglierie, di medio e piccolo calibro, doveva essere limitato alla difesa ravvicinata delle basi navali e delle coste. Per la marina, il compito princìp.ale della difesa doveva essere affidato invece alle artiglierie di grosso e medio calibro e le basi e le coste dovevano essere armate in modo continuativo, con artiglierie intermedie (documento n. 29). Le due posizioni riflettevano due diverse dottrine d'impiego: per l'esercito il naviglio sottile e gli aerei, di rapida costruzione, di basso costo e di notevole efficacia, rispondevano meglio ai compiti della difesa che non le imponenti fort ificazioni con grossi calibri, immobili e forzatamente limitati, e le grandi corazzate, di lungo allestimento, costose e più vulnerabili agli attacchi dei sommergibili e degli aerei. Per la marina, le navi, o meglio la flotta, dovevano assicurare solo il dominio del mare e perciò dovevano essere imponenti e po54

.A.U.S.S.M.E., carteggio Ordinamento e ~vlobi litazion<.<, busta 285.


[)]FESA D ELLl:i COSTI.:: L:: PROTGZIONE D L::LLL:: FERROV I E

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tenti per contrastare le navi avversarie; la difesa delle coste era un «fatto di terra», fatta eccezione per le basi navali, cui doveva provvedere l'esercito con le artiglierie e le forze terrestri, integrate eventualmente dall'aviazione e dal naviglio sottile. A leggere fra le righe, si intravede anche una motivazione meno ortodossa di una teorica disquisizione dottrinale: l'esercito, se fosse stato impegnato in un programma di fortificazioni e di artiglierie, «inchiodato» con rilevanti oneri finanziari e di personale, avrebbe avuto meno disponibilità per le forze di movimento e di manovra; la marina, accettando un piano di programmazione che avesse privilegiato il naviglio sottile al posto delle grosse corazzate, avrebbe perso in «prestigio» di fronte alle imponenti navi da guerra delle altre nazioni. Le divergenze furono esaminate in alcune riunioni tenute dai due capi di stato maggiore, Pietro Badoglio e Alfredo Acton, nel maggio-giugno del 1920, senza addivenire però alla soluzione del problema. Fu deciso, in sostanza: di aumentare sensibilmente il numero delle basi per aerei e siluranti, in aggiunta alle basi navali già esistenti (otto, e cioè La Spezia, Messina-Reggio, La Maddalena, Taranto, Brindisi, Ancona, Venezia, Pola); di proteggere dalle offese naval i non solo i centri industriali, ma anche le principali città costiere non coincidenti con essi; di escludere, comunque, la difesa a «cordone», che avrebbe portato ad un'inutile diluizione dei mezzi. Furono inoltre precisati i compiti della commissione mista; in particolare essa doveva: definire le zone, oltre alle basi navali, che andavano protette dalle offese dal mare, dividendole in zone di importanza industriale e/o demografica e zone di probabile sbarco; stabilire gli elementi costitutivi della difesa costiera e la ripartizione dei compiti fra esercito e marina; studiare la sistemazione delle fronti a terra delle piazze marittime; determinare l'organizzazione complessiva di ciascuna piazza o zona costiera. La commissione, sulla base delle direttive ricev ute, riprese i lavori nel gennaio del 19 21. L'U ffìcio Operazioni dello Stato Maggio-


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Dlf' ES!\ DEL T E RR ITORIO

re dell'Esercito approntò un promemoria (documento n. 30), in cui prendeva in considerazione 8 basi o p iazze marittime, 15 zone industriali e demografiche, 12 zone di probabile sbarco e gli elementi di difesa disponibili (fissi e mobili). Gli studi della commissione incominciarono con l'esame delle località costiere da fortificare; ma in una riunione i nuovi capi di stato maggiore (Giuseppe Vaccari e Giuseppe De Lorenzi) decisero di rivedere la situazione delle basi navali 55 e di programmare per la difesa costiera: 5 basi navali (Maddalena-Terranova, La Spezia, Taranto, Brin disi, Pola), più una sesta (Augusta) da sistemare gradualmente; 7 p unti di appoggio per nav iglio leggero (Elba-Piombino, Napoli, Trapani, Messina, Varano, S. Antioco, Tobruk 56) e forse un ottavo, Vado; 12 difese costiere a protezione di altrettanti centri demografici e industriali (S. Remo, Imperia, Genova, Livorno, Gaeta, Palermo, coste Gallipoli-Leuca-Otranto, coste Bari-Manfredonia, T r ieste, Tripoli, Bengasi, Massaua) oltre Ancona, Venezia, Lagosta e Cagliari destinate a funzionare, eventualmente, come punti d'appoggio per naviglio leggero.

In base alle direttive, la commissione iniziò nel 1922 il solo studio della difesa fissa, e chiuse i lavori nel 1924, presentando le conclusioni circa gli elementi della difesa fissa costiera e le batterie di grosso e medio calibro da conservare e sistemare. Per la difesa del Tirreno (documento n. 31) furono preventivate 153 batterie per una spesa complessiva di 540 milioni di lire. Ma, nuovamente, i capi di stato maggiore pro-tempore (Giuseppe Ferrari e Gino Ducci) nel gennaio 1925 operarono varianti alle proposte della commissione: ridussero drasticamente il numero delle batterie da allestire nel Tirreno; lasciarono in sospeso la sistemazione a difesa delle coste liguri di ponente (poiché costituivano appoggio d'ala per lo schieramento delle forze terrestri e la difesa assumeva di conseguenza un aspetto particolare); depennarono dal programma la difesa di Alghero e di Livorno; rinviarono a tempi successivi l'allestimento delle batterie per Gaeta, Napoli, Messina, Reggio. 55

A.U.S.S.M.E., carreggio O rd inamenco e Mobilitazione, busta 28'1/II b-3. Le coste delle colo nie, a partire dagli anni venti, rientrarono nei piani de i programmi per la dife~a costiera. 56


D LFESJ\ DEI.I.E COSTE E PROT EZIONE DELLE FERROVJE

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Per Ja difesa dei bacini adriatico e)onico, la commissione aveva preventivato: le basi e i punti di appoggio navali (Taranto, Brindisi, Venezia, Pola); le zone di particolare importanza militare (Cherso-Lussin, Quarnero); i centri industriali, portuali e demografici importanti (Trieste, Ancona e costa pugliese). Le batterie da costruire ex novo erano 18, mentre altre 18 già esistenti erano da migliorare o modificare. È da ricordare che l'assetto difensivo del litorale adriatico aveva già avuto un notevole incremento durante la guerra, e che le proposte della commissione lo modificavano o miglioravano soltanto in relazione alle nuove esigenze strategiche; perciò erano poche le nuove batterie richieste per la difesa e, di esse, la maggior parte costituite da cannoni di medio calibro. La commissione, inoltre, non si preoccupò della difesa della costa pugliese, eccezione fatta per la piazza di Brindisi, perché ritenne ancora valide le strutture difensive esistenti. Lo studio delle batterie di piccolo calibro (con doppio impiego: antisilurante e antiaereo) e delle difese fisse marittime (sbarramenti e ostruzioni) veniva demandato alle commissioni di difesa delle piazze marittime. Nessuna decisione venne però presa dagli Stati Maggiori sulle proposte avanzate dalla commissione per la difesa dei bacini adriatico e ionico. Nel 1928 il riordinamento della difesa costiera era ancora in «alto mare». L'Ufficio Operazioni del Corpo di Stato Maggiore approntò un nuovo promemoria in data 7 marzo, che metteva in evidenza come fosse restato insoluto il problema della ripartizione dei compiti tra esercito e marina e quello, conseguente, della difesa mobile terrestre e navale. D ivergenze in tale materia fra i due stati maggiori avevano portato all'interruzione dei lavori della commissione. L'ultima riunione dei rappresentanti degli stati maggiori si era tenuta57 nell'agosto del l 925 per porre le basi preliminari al superamento degli interessi di parte e per programmare le future sedute (che non ebbero più luogo).

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A. U.S.S.M.E., carteggio Ordinamento e Mobilitazione, busta 285.


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DIFESA DEL TERRITORIO

Nella riunione il generale Francesco Graziali, sottocapo di Stato Maggiore Generale, che presiedeva la seduta, pose il problema in questi termini: «Sembra fuori discussione che fa protezione indiretta a largo sia di escltJsiva competenza delle forze navali~ e qtJindi della marina; che fa protezione contro nemico già sbarcato sia di competenza dell'esercito. Nella difesa diretta delle coste, invece, fa promisctJità degli elementi che vi concorrono e fa diversa ftJnzione dei vari tratti di costa determinano l'attuale incertezza nella ripartizione dei compiti e delle responsabilità. Risolvere questi elementi di incertezza con opportuni accordi è appunto lo scopo essenziale delle future riunioni. Gli elementi della difesa diretta delle coste sono: a difese marittime mobili ( siluranti e sommergibili costieri); b - difese marittime fisse ( costruzioni, sbarramenti~ batterie lanciasiluri); c - organi di avvistamento e di collegamento; d - batterie costiere fisse e mobili; e - reparti di protezione ( difesa territoriale fissa e mobile),· f - difesa controaerea. Il sistema di tali mezzi può essere considerato sotto i punti di vista organico e di impiego. Dal punto di vista organico sembra che gli elementi a), b), c) debbano venir costruiti dalla marina; per gli elementi d) ed e) invece considerazioni di ordine vario farebbero propendere ad affidarne la costituzione all'esercito; eccetto le batterie antisiluranti e di passo che, per ragioni d'impiego, converrebbe affidare alla marina. Quanto agli organi della difesa controaerea, la loro costituzione potrebbe essere regolata in base alla preminenza di interessi. Il problema della dipendenza d'impiego non è vincolato a quello organico: elementi costituiti dall'esercito possono venir messi alla dipendenza di atJtorità della marina e viceversa. In linea generale si può osservare: vi sono regioni nelle quali l'esercito ha interesse preminente a difendere anche le coste ( ad esempio, quelle adiacenti alle zone di schieramento e quelle esposte a grandi sbarchi); in tali regioni verranno dislocate grandi unità fin dall'inizio di tJn conflitto. La difesa costiera di tali regioni dovrebbe essere posta sotto il comando di autorità dell'esercito, che avrebbero pertanto alla loro dipendenza tutti i mezzi terrestri e marittimi locali destinati a tale funzione di difesa; in altre regioni, ad esempio basi navali, la marina ha interesse preminente: in esse il comando spetta alla marina la quale ha alla propria dipendenza anche i mezzi terrestri occorrenti;


DIFES/1 DELI.Ll COSTE E PROTEZIONE DELLE FERROVlLl

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vi sono poi estesi tratti di costa, in genere di minore illlportanz,p, per i quali mancano elementi certi che consentano di determinare a priori la preminenza degli interessi dell'uno o dell'altro ente, e quindi per stabilire se la loro difesa debba essere ef/idata a/l'esercito o alla marina. Lo scambio di vedute, predisposto per il prossimo ottobre, dovrà fissarsi in particolar modo su queste premesse e tradurle in una ripartizione co!llpleta delle grandi zone o regioni costiere; ripartizione che natura/mente non avrà carattere rigido, non potendosi escludere che, in date eventualità di guerra, il comando di certe zone costiere possa venire trasferito dall'uno all'altro ente. Occorrerà poi assicurare l'unità d'indirizzo della difesa costiera ed il coordinamento degli interessi e dei mezzi: sembra che ciò possa ottenersi mediante direttive uniche concordate tra i due Stati Maggiori~ e mediante un'opportuna costituzione dei comandi costierù. Il contrammiraglio Giuseppe Cantù, sottocapo di S..M. della Marina, nel corso della riunione dichiarò di associarsi al concetto di base contenuto nella premessa: «restando inteso che l'applicazione di questo concetto deve intendersi assoluta; e che perciò nelle zone nelle quali il comando è devoluto a/l'esercito, la marina metterà (per il tramite del suo proprio comando) agli ordini diretti del comando de/l'esercito tutte le organizzazioni fisse che essa ha nella zona considerata, compreso l'uso dei mezzi 111obi/i sussidiari ( rilllorchiatori, dragamine, piccoli mezzi di trasporto) connessi alla protezione ravvicinata; ma escluso quanto ha carattere di maggiore mobilità e impiego guerresco; essendo assolutamente necessario che /'impiego di questi ultimi mezzi sia regolato e diretto da quello stesso comando navale dal quale dipmde l'impiego del/e altre forze navali. Le unità navali non dovranno perciò mai essere vincolate alle organiZZPz,ioni costiere, ma appoggiarsi esclusivamente alle piazze marittime e basi navali; e da queste irradiarsi per assolvere i loro compiti sia di altura che eventualmente costieri. Ammesso il concetto della preminenza d'interessi, la marina dichiara di avere questa preminenza a Spezia, Maddalena, Cagliari, Elba, Messina, Augusta, Trapani, Taranto, Brindisi, Venezia, Pola. Per tutte le rimanenti località ritiene e chiede che il comando continui a rimanere a/l'esercito. Nelle piazze marittime e basi navali la marina propone che la ripartizione delle batterie sia fatta col concetto di /asciare a/l'esercito - come del resto è già in atto quasi dappertutto - le batterie di obici e quelle di grosso calibro, e alla marina le batterie di medio calibro e antisi/uranti e anche dei passi. Anche i treni armati potrebbero essere ceduti all'esercitoJ>.


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OI FES,\ D E L TERRITO RIO

Dopo la riunione, a parte un promemoria della marina che confermava i punti di vista dell'ammiragljo Cantù, non si ebbero più scambi di vedute tra le due forze armate. Nel 1927, intanto, lo Stato Maggiore dell'Esercito aveva diramato una circolare (documento n. 32), nella quale dava alcune direttive ai Corpi d'Armata per la compilazione dei progetti di difesa costiera relativi al territorio di loro giurisdizione. Tali progetti dovevano essere redatti io conformità alle prescrizioni contenute nell'Istruzione del 1915, in attesa che la questione della difesa costiera fosse risolta, e non più come problema a sè stante, ma come parte dell'organizzazione più complessa che avrebbe dovuto abbracciare la difesa di tutto il territorio dello Stato. Caduti i contatti fra esercito e marina, nonostante le pressioni dell'Ufficio operazioni che si ripetevano ad ogni nomina dei successivi capi di Stato Maggiore dell'Esercito, il problema dell'organizzazione della difesa costiera restò insoluto. Nel 1929 il capo di Stato Maggiore dell'Esercito, generale Alberto Bonzani (all'epoca appena nominato), sulla fascetta del promemoria che gli fu presentato e che riassumeva il problema proponendo uno scambio di vedute con la marina per definire, nei limiti delle possibilità finanziarie, un programma per la difesa delle coste adriatiche e joniche, così annotava di suo pugno58 : «Ritengo che nelle attuali nostre condizioni finanziarie, che non ci permettono di affrontare gmvissimi essenziali problemi militar~ la sistemazione difensiva delle coste adriatiche possa essere considerata di secondaria importanza in relazione alle marcatissime inferiorità d~lla marina e dell'aviazione iugoslava. Ritengo però necessario chiudere l'Adriatico fra le Curz,olane e Varano così da impedire alla marina francese di rinforz,are l'alleata. Fatto ciò conserverei quello che c'è e che val la pena di conservare, ma non farei nulla di nuovo. Occorrerebbe anche rivedere quanto concerne le batterie antiaeree ed antisiluranti della costa adriatica per giudicare se non sia il caso di utilizzare meglio il materiale ( di cui tanto scarseggiamo!) difendendo località più importanti e più (illeggibile) che non sia qualche rada adriatica». Un'annotazione apparentemente superficiale, ma sufficientemente realistica e adeguata alle circostanze, che si spiega meglio alla luce di un'altra annotazione del 24 gennaio 1930, sempre del gene58

A.U.S.S.M.E ., carteggio Ordinamento e Mobi li tazione, busta 285.


DlFF.Si\ DELLE COSTE E PROTEZION F. D E LLE FE RROV IE

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rale Bonzani: «In linea di massima non proporrò spese per batterie costiere, sino a che non sia decentemente organizzata la frontiera terrestre. Perciò per ora tenere la questione in sospeso e riparlarmene quando vi sia meno carne al fuoco di quanta ne abbiamo oggi». In pratica, poiché l'organizzazione dell'esercito di campagna e la sistemazione difensiva della frontiera terrestre, considerata di primaria importanza, era ancora da definire, pesanti riflessi negativi si ripercuotevano sulla sistemazione difensiva delle coste. - -- - 0 -- - -

Nel 1931 fu emanata la nuova «Istruzione per la difesa delle coste>>; firmata dai ministri della Guerra, P. Gazzera, e della Marina, A. Sirianni, sostituiva l'edizione del 19 15. Essa preyedeva un servizio di vigilanza, che doveva assicurare una sorveglianza «ininterrotta, pronta e precisa» sul nemico in mare, e una difesa, che doveva impedire all'avversario di iniziare o di portare a termine le attività offensive contro la costa. L'organizzazione non era uniforme su tutto lo sviluppo del litorale; nei punti di presumibile sbarco era articolata in vigi lanza e difesa, nei tratti dove lo sbarco era ritenuto improbabile o impossibile veniva attuato solo il servizio di vigilanza. Le principali disposizioni contenute nell'istruzione contemplavano che: gli studi per l'organizzazione generale della difesa delle coste e l'emanazione delle direttive per il suo funzionamento spettavano ai Capi di Stato Maggiore dell'Esercito e della 'Marina, i quali dovevano prendere gli accordi necessari per armonizzare l'azione delle forze e dei mezzi dipendenti sin dal tempo di pace e anche con il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica; gli studi e le predisposizioni del tempo di pace per l'organizzazione della difesa costiera erano di competenza dei comandi dei corpi d'armata territoriali. Nelle piazze marittime e nelle zone militari marittime, spettavano ai comandi che in ciascuna di esse la marina aveva istituito; il Capo cli Stato Maggiore dell'Esercito poteva impartire speciali disposizioni per determinare a chi spettasse, in guerra, la responsabilità della difesa nei territori costieri adiacenti alle fron tiere terrestri; dove erano presenti, in prossimità della costa minacciata, elementi dell'aviazione, questi potevano, su richiesta dei comandi costieri dell'esercito o della marina interessati e nei limiti conci-


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D IFESA DEL TERRlTORJO

liabili con gli ordini ricevuti dal rispettivo comando superiore dell'aeronautica, essere impiegati per operazioni di difesa costiera. Elementi dell'aviazione per la marina potevano essere ugualmente impiegati per tali operazioni di difesa, su richiesta dei comandi dell'esercito interessati, purché tale impiego non contrastasse con gli ordini impartiti dai comandi della marina; la difesa a terra comprendeva una difesa fissa, a protezione diretta dei punti e delle località maggiormente esposte alle offese nemiche, e che rivestivano particolare importanza militare, affidata a reparti o drappelli territoriali; e una difesa mobile, a sostegno degli elementi adibiti alla difesa fissa, cui erano adibiti battaglioni territoriali mobili, eventualmente rinforzati da batterie mobili; ai comandi di corpo d'armata interessati alla difesa costiera dovevano essere assegnati in guerra, con funzioni di consulenza e di collegamento, un ufficiale della marina e un ufficiale dell'aeronautica designati, fin dal tempo di pace, dai rispettivi Stati Maggiori. Analogamente, ai comandi di piazza marittima e di zona militare marittima dovevano essere assegnati, con le stesse funzioni, un ufficiale dell'esercito, designato fin dal tempo di pace dal Comando del Corpo di Stato Maggiore, ed un ufficiale della aeronautica, designato dallo Stato Maggiore di quest'ultima. I mew e le forze a disposizione della difesa costiera erano: unità di aviazione per l'esercito adibite alla difesa costiera, o dislocate in aeroporti costieri o prossimi alla costa minacciata e unità di aviazione per la marina (ove disponibili); mezzi nautici della marina assegnati per lo specifico compito, e mezzi nautici della guardia di finanza e delle capitanerie di porto; costruzioni e sbarramenti predisposti dalla marina e unità per il servizio di dragaggio; rete semaforica della marina e settori di avvistamento costiero della DICAT; elementi dei carabinieri, della guardia di finanza, delle capitanerie di porto, della M. V.S.N. e delle milizie speciali. Eventualmente, e solo per i primi giorni di mobilitazione, battaglioni CC.NN. non destinati subito ad altri compiti; batterie costiere dell'esercito e della marina, treni armati e pontoni armati della marina; reparti territoriali mobili dell'esercito, ed eventualmente batterie mobili, assegnati alla difesa di specifici tratti di costa.


D ll'ES.I\ DELLE COSTE E PROTEZIONE D ELLE FERRO VIE

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Concorrevano inoltre alla difesa tutti gli altri mezzi e forze disponibili lungo le coste e nelle città marittime (unità della flotta e dell'armata aerea, reparti territoriali, centri di mobilitazione, unità dell'esercito, batterie e squadre mitragliatrici della difesa contraerei territoriale). Particolari provvedimenti erano poi previsti per assicurare il funzionamento della difesa, come quelli relativ i alle comunicazioni ed alla trasmissione degli ordini, e quelli inerenti i servizi (sanitario, vettovagliamento, vestiario ed equipaggiamento, munizioni). Contemporaneamente, nel 1931 fu redatta anche !'«Istruzione per la protezione in guerra delle ferrovie, strade ordinarie, centrali e condutture elettriche, rete delle trasmissioni, impianti e stabilimenti vari». L'istruzione regolava il servizio di protezione in modo da garantire l'inviolabilità degli impianti sotto tutela e la segretezza dei movimenti mil itari lungo le ferrovie e le strade ordinarie. La responsabilità, l'organizzazione e l'attuazione del servizio in pace era devoluta ai Comandi cli Corpo d'Armata territoriale, o ai Comandi delle piazze e delle zone militari marittime; in guerra, a radunata compiuta, il servizio di protezione del territorio compreso nella zona di guerra passava alle dipendenze dei Comandi d'Armata mobilitati; in prossimità delle coste, era affidato ai comandi preposti alla difesa costiera. Per l'organizzazione e l'attuazione del servizio i comandi di corpo d'armata dovevano ripartire il territorio di propria competenza in settori. Le forze a disposizione per l'attuazione del servizio erano: gl i elementi dei carabinieri aventi sedi in località prossime alle linee od impianti da proteggere; le stazioni carabinieri da costituire per lo specifico scopo all'atto della mobilitazione; i reparti territoriali appositamente assegnati e, all'occorrenza, elementi della guardia di finanza, della milizia e le autorità di pubblica sicurezza con il personale a loro disposizione. Il servizio di protezione delle ferrovie si traduceva in un servizio di polizia (sui treni, nelle stazioni, lungo le linee e nei centri abitati prossimi a queste) e un servizio di protezione propriamente detto (impianti ed opere d'arte) mediante posti di guardia, drappelli e, eventualmente, reparti organici. Concorrevano infine, al servizio di protezione, anche i reparti territoriali per la difesa contraerei impiegati a protezione di stazioni, linee e opere d'arte.


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DIFESA DEL TERRITORIO

Il servizio di protezione delle strade ordinarie era attuato in maniera ridotta, con piccoli nuclei a presidio delle opere d'arte di maggiore importanza e dei punti più esposti e difficili da ripristinare. Vi provvedevano nella zona di guerra le autorità mobilitate, e le autorità civili, con il concorso di quelle militari, nell'interno del Paese. Il servizio di protezione delle centrali, delle linee elettriche, delle trasmissioni, degli stabilimenti e impianti vari, era di competenza dei Corpi d'Armata e delle piazze e zone militari marittime, che dovevano provvedere alla sicurezza degli impianti indicati come importanti ai fin i militari dalla Commissione Suprema di Difesa. Tutti i progetti particolareggiati di protezione dovevano essere approntati fin dal tempo di pace e sottoposti all'approvazione dei Comandi designati d'Armata o di Dipartimento marittimo, prima di entrare in vigore. Particolari disposizioni concernenti il pubblico ed i viaggiatori, come di consueto, entravano in vigore all'atto della mobilitazione, mediante l'affissione di manifesti e cartelli. Le due istruzioni del 1931 risolvevano in parte il problema della difesa delle coste e della protezione delle ferrovie e degli impianti; o almeno, lo adeguavano alla nuova situazione militare derivante dai successivi ordinamenti. Ponevano, inoltre, un certo ordine nella responsabilità dei comandi interessati alla difesa, nella progettazione e nella esecuzione dei p iani. Restavano comunque insoluti i problemi legati alla qualità dei mezzi e degli uomini impiegati. Le artiglierie della difesa costiera erano antiquate, la massa delle truppe da mobilitare per le esigenze della difesa costiera, costituita dalla m ilizia territoriale, mancava di addestramento. Gli altri elementi adibiti alla protezione avevano una tale molteplicità di compiti, che certamente all'atto della mobilitazione avrebbero influito negativamente sul loro impiego. Nel 1935 fu istituita una nuova specialità della M.V .S.N., la milizia da costa (M. da C0S)59 che assunse i compiti già assegnati ai reggimenti di artiglieria da costa; questi, non più previsti dall'ordinamento del 1934, furono progressivamente sciolti (terminarono definitivamente di esistere nel 1936). La M. da COS fu ordinata su 2 comandi legioni e due comandi di coorte autonoma; aveva i comandi di livello superiore (ispettorato e comandi di gruppi di legioni) in comune con la M. DICAT. 59 R .D.L. n. 181 del 2 ·1 ge nnaio 1935; nel 19.,8 la M. d a COS fu riordinata (R.D.L. n. l 888) in Mi lizia a niglicria maritt im a.


DIFES1\ DELLE COSTF. F. PROT EZTOI\F. DE I.L E FERROVIE

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Poiché arruolava truppa con oltre 35 anni di età (solo in caso di esuberanza alle necessità di mobilitazione dell'esercito il limite di età poteva essere abbassato al di sotto dei 30 anni), il grado di efficienza della M. da COS non era certo brillante. Era comunque superiore, quanto ad addestramento, alla milizia territoriale, che avrebbe dovuto essere costituita all'atto della mobilitazione (per la difesa costiera erano previsti la mobilitazione di 202 battaglioni territoriali e di 115 batterie da posizione) e che da anni non effettuava istruzioni, non conosceva l'uso delle mitragliatrici, né i luoghi di impiego60 . Proprio la situazione della milizia territoriale fece proporre, nel 1936, in sede di Commissione Difesa61 , l'istruzione di una milizia cos6era, sull'esempio della M. da COS impiegata nelle piazze marittime e solo come artiglieria, in modo da avere una forza di pronto intervento che dispensasse l'Esercito, all'atto della mobilitazione, dalla dispersione temporanea di parte delle proprie forze per la difesa delle coste, fino a che non fosse stata mobilitata la milizia territoriale. Si sarebbe così ottenuta una difesa territoriale non più improvvisata, ma predisposta e organizzata fin dal tempo di pace, sui seguenti criteri: M. DICAT per la difesa contraerea del territorio; M. da COS per la difesa delle piazze marittime; milizia costiera per la difesa delle coste; milizia PROFER - anche essa da istituire al posto di battaglioni della territoriale - per la protezione delle ferrovie delle strade, delle comunicazioni, degli impianti. Le proposte di poter disporre di una forza prontamente reattiva all'atto della mobilitazione furono sostenute in più occasioni dal sottocapo di Stato Maggiore per la Difesa Territoriale, generale Foschini, anche attraverso conferenze62 : «Dal momento che utilizziamo la M.V.S.N. per una difesa come quella contraerea la quale richiede pronta reazione all'atto stesso della mobilitazione, perché non fare altrettanto per la difesa delle coste e la protezione delle ferrovie

60 J\. U.S.S.M.E ., carteggio Commissione Suprem a Difesa, busta 9P/ 2. Altri documenti indicano in 92 le batterie (carteggio Ufficio Operazio ni, (egistro L I, busta 215). 6 1 A. U.S.S.M.E ., carteggio Co mmissione Suprema D ifesa, busta 9P/ 2. 62 A.U.S.S.M.E ., carteggio Difesa Territoriale, busta 100/l. Testo della conferenza sulla difesa territoriale tenuta al corso Alti Scudi per la Difesa e inviaco dal generale Foschini al Sottosegretario di Stato alla Guerra in data 2 aprile 1936.


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DlFES1\ D E I. TERR ITO RIO

che richiedono anche esse altrettanto pronta reazione? Anche qui~ come per la DICAT, utili:?:<.eremo gli uomini delle classi superiori ai 3 7 anni, che l'Esercito non adopera, e ne formeremo una milizia per la difesa delle coste e protezione delle ferrovie; la quale sarà prettamente locale e perciò pronta in poche ore, ciò che ci assicura la difesa delle coste e delle ferrovie senza per nulla disturbare l'E sercito; col riunirsi ogni settimana, ci darà uomini sempre istruiti nel maneggio delle armi, affiatati fra loro, edotti del compito cui dovranno adempiere e del posto nel quale saranno impiegati;farà ogni anno i suoi tiri con le mitragliatrici e coi cannoni~ ecc... Due difficoltà si opponevano: 1. Questa futura milizia per la difesa delle coste e protezione delle ferrovie, pur avendo la maggior parte della sua forza in congedo, dovrà in pace avere, come ha la DICAT, dei nuclei permanenti per la organi:?:<.azione e inquadramento, ciò che comporta una spesa; invece i 15 9 battaglioni e 120 batterie, oggi previsti per la difesa delle _ferrovie, non hanno in pace alcun inquadramento e quindi non danno alcuna spesa. La riforma importava cioè un nuovo onere finanziario. Qui ci è venuto in aiuto con molto cameratismo il Comando Generale della M. V.S.N, il quale molto volentieri ha messo a disposizione, per l'inquadramento delle future milizie di difesa delle coste e delle ferrovie, i nuclei permanenti della M. V.5.N ordinaria, già esistenti. Il Comando stesso si è dimostrato anzi desideroso di poter dare alla M. V.S.N ordinaria uno scopo di guerra vero e proprio oltre a quello generico di carattere politico per il quale la M. V.S.N venne istituita; scopo, quest'ultimo, che ogni giorno sembra diminuire di importanza dato che il partito è oggi la nazione intera e che ogni distinzione tra partito e nazione è ormai virtualmente scomparsa; e recenti vicende internazionali hanno dato prove meravigliose, persino commoventi del modo come il popolo tutto si stringe intorno alle sue istituzioni fasciste. 2. Altra difficoltà: quella di trovare i 200.000 uomini circa, che occorreranno per la difesa coste e protezione ferrovie oltre agli 8 2. 000 già oggi necessari per la DICA]~ e che andranno sempre aumentando; 300.000 uomini, cioè, che debbono essere di età superiore ai 3 7 anni; tutti volontari e inscritti ai Fasci, come è prescritto per poter fare parte della M. V.S.N. Ma il Comando delle M.V.S.N si è dichiarato certo di trovare tutti gli elementi volontari efascisti che occorreranno, facendo appello ai combattenti, che sono appunto uomini della voluta età, e che in numero di circa 400.000 sono già inscritti al P.NF. In basi a tali criteri si è compilato un progetto di legge, che sarà presentato al prossimo Consiglio dei ministri, e che segnerà un vero progresso nella or-


DIFESA DELLE COSTE E PROTF.?.:JON F. O EII F. FF.RROVlE

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ganizzazione della difesa coste e ferrovie: per compattezza delle unità; per prontezza di mobilitazione; per addestramento; e infine perché sfrutterà tutte le caratteristiche di slancio, di ardimento, ecc... di cui la lv!. V.5.N è dotata. Chiuderò questo argomento ricordando che, mentre si è proposto alla R. Marina di prendersi la Milizia DACOS: perché vi sia unità di comando nelle piazze marittime, le si è chiesto per contro di cedere a noi i treni armati e tutte le batterie che essa schiera a difesa dei porti, per avere unità di comando nella difesa costiera. La R. Marina non ha fatto opposizione». Il generale Foschini, mentre proponeva la formazione di milizie per la difesa costiera e per la protezione delle ferrovie, studiava contemporaneamente un progetto di riordinamento6 3 che facesse da ponte tra la vecchia e la nuova situazione. Tale progetto prevedeva la riduzione dei battaglion i di milizia territoriale e delle batterie da posizione previsti dall'indice di mobilitazione: 121 battaglioni invece di 202, un numero imprecisato ma inferiore alle 92 batterie indicate. Era ev idente che la riduzione cercava di avvicinare il numero di battaglioni territoriali previsti a quelli che, eventualmente, la M.V.S.N. poteva costituire qualora le fosse stata affidata la difesa delle coste. Di ciò informav a la marina, perché adeguasse il suo schieramento in previsione delle riduzioni, sollevandone le proteste. L'ammiraglio Domenico Cavagnari faceva presente, infatti, che la rìduzione di battaglioni territoriali e di batterie da posizione avrebbe richiesto un ulteriore onere in uomini e mezzi alla marina, che avrebbe dovuto così sacrificare proprie forze per l'impiego costiero. Rimetteva, inoltre, la questione al Capo di Stato Maggiore Generale, ritenendola di sua competenza (l'anticipazione del progetto di riduzione comunicata alla marina dal generale Foschini fu giudicata «prematura»). In una riunione con il Capo di Stato Maggiore Generale, il Foschini riuscì a dimostrare e a convincere la marina che i battaglioni di M.V.S.N. sarebbero stati molto più efficienti e meglio armati di un numero maggiore di battaglioni territoriali. Alla realizzazione del progetto continuava però ad opporsi il Ministero delle Finanze, che non voleva concedere i tre milioni occorrenti alla M. V.S. N . per l'istruzione dei battaglioni; per cui fu proposto di sostituire l'articolo del progetto di legge relativo al fi-

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AU.S.S. 1'vl.E., carteggio Ufficio Operazioni, registro L 1, busta 215/5.


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Dll'ESr\ DE I. TERRITORIO

nanzi:Lmento e di distribuire le spese fra la Milizia e il Ministero della Guerra, oltre che assegnare ulteriori compiti alla milizia nella difesa costiera, il che suscito perplessità presso l'ufficio Operazioni (documento n. 3 3). Il provvedimento non fu comungue varato benché continuasse ad essere discusso; a difesa delle coste restarono, così, i battaglioni territoriali. Nel gennaio 1938, in attesa che fossero completati i piani operativi e i piani di mobilitazione per l'esigenza della difesa territoriale («Esigenza T»), il sottocapo di Stato Maggiore per la Difesa Territoriale ne diramò ai comandi difesa i concetti informatori 64 . Tali concetti ribadivano quanto disposto dalla Istruzione del 19 31; inoltre prevedevano, per la difesa delle coste e per la sicurezza delle comunicazioni e impianti, due tipi di esigenze: quella generale (definita T. C. 1 e T .F. 1) e guella particolare, riferita al piano di radunata 12 (definita T.C. 2 e T.F. 2), secondo la quale si doveva attuare la sola vigilanza dal confine jugoslavo a Monopoli, e la vigilanza e la difesa da Monopoli al confine francese. I comandi difesa, in relazione a tali disposizioni, avrebbero dovuto aggiornare i progetti, già compilati, per l'esigenza T.C. 1 e T.F. 1; e «imbastire» guelli per l'esigenza T.C. 2 e T. F. 2 «in modo da poter far fronte a qualsiasi imprevista eventualità». Nel marzo del 1940, in occasione della ricompilazione del Piano di Radunata (P .R. 12), furono anticipate le n uove disposizioni per la difesa delle coste (documento n. 34). In base ad esse il Comando della 3a Armata veniva disimpegnato dalla difesa delle coste e le sue competenze passavano ai comandi di isola, ai comandi militari, piazze e zone marittime, al comando della 1a Armata (per il tratto tra il confine francese e Capo Nord), allo Stato Maggiore per la difesa territoriale. - - - 0 - --

Lo scoppio delle ostilità, le esperienze di guerra, l'apertura di nuovi fronti, ebbero come conseguenza un continuo mutamento nell'organizzazione delle frontiere marittime. Nell'agosto del 1940 furono istituiti i Comandi di difesa dei porti nelle zone costiere di competenza dell'esercito65 . Il servizio di treni armati (12 alle dipendenze

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A. U.S.S.M.E., carteggio Ufficio Operazioni, regist ro L 1, busca 148. A. U.S.S..M.E., car.teggio circolari, busta 244/ 1.


DIF ESI\ DELLE COSTE E PROTEZIONE D ELLl:i FERROVIE

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della marina e ubicati in Liguria, in Sicilia e lungo l'Adriatico) fu integrato con treni armati e blindati dell'esercito. I comandi di Corpo d'Armata furono continuamente sollecitati a completare le sistemazioni difensive nel territorio di loro competenza. Non mancarono richiami sulle continue manchevolezze disciplinari e formali del personale impiegato nella difesa coste e nella sicurezza delle comunicazioni e impianti66 , che portavano anche, per difetto di vigilanza, a incidenti mortali67 . Nel marzo del 1941 la difesa delle coste fu potenziata, specie nel personale: i materiali, i mezzi e le armi furono recuperati, quando possibile, soprattutto fra gli scarti (documento n. 35). Fu comunque nell'ottobre del 1941 che l'Istruzione del 1931, ormai invecchiata, fu adeguata con sostanziali provvedimenti. Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, generale Mario Roatta, con una propria circolare, ribadito che la difesa delle coste doveva essere basata essenzialmente sull'impiego di unità di manovra, così riassumeva i provvedimenti da adottare (documento n. 36): su tutta la costa accessibile, dovevano essere predisposti appostamenti per i posti di osservazione costiera, per i nuclei fissi e per quelli mobili. Sui tratti più sensibili gli appostamenti dovevano essere raggruppati in modo da darsi reciproco appoggio, ed essere integrati da postazioni per batterie fisse; a ridosso dei tratti più importanti e sensibili delle coste dovevano essere investiti caposaldi e postazioni per batterie mobili; nel retroterra di piazze militari marittime e di porti di grande importanza dovevano essere organizzati caposaldi intesi a sbarrare le vie di accesso alla piazza o al porto; nell'interno del territorio adiacente alle coste, sulle vie di penetrazione, dovevano essere predisposti sbarramenti di sicurezza; i lavori fortificatori dovevano essere occultati o mascherati, in modo da non essere visibili dal mare; nei punti vitali delle rotabili adiacenti e parallele alla costa, dovevano essere istituiti dei posti di blocco costieri. Alla copertura della fascia costiera furono destinate le Divisioni Costiere, costituite a partire dal novembre 1941 e in vita fino68 al

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A. U.S.S.1vl.E., carteggio circolari, busta 244/1 . A.U.S.S.M.E., carteggio circolari, busca 244/1 .

68 Alcune divisioni costiere furono trasfo rmate, d urante la guerra cli liberazione, in unità ausiliarie.


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DIFESA DEL T ERRITO RIO

settembre 1943, oltre alle brigate e ai reggimenti costieri, derivati in gran parte dai battaglioni territoriali. Sulla base delle direttive contenute nella circolare, i comandi di G.U. interessati si affrettarono a proporre allo Stato Maggiore dell'E sercito, per l'approvazione, i piani per la sistemazione difensiva e per i lavori di fortificazione; per cui il generale Vittorio Ambrosio, capo di Stato Maggiore nell'aprile 1942, fu costretto ad emanare una nuova circolare (documento n. 3 7), in cui, denunciando la scarsità dei materiali stabiliva alcuni principi di «gradualità» per la realizzazione delle opere. In pratica, ancora una volta, gli studi a tavolino si scontravano con la dura realtà di una situazione deficitaria su tutti i fronti. Né bastavano le istruzioni (documento n. 38), che il generale Ambrosio emanava nel gennaio 194 3 e che tendevano a perfezionare solo in teoria il sistema di difesa, e le continue direttive per la difesa costiera: «in base alla situazione in atto [. .. ] alla luce delle esperienze di guerra[...] l'organizzazione costiera deve essere oggetto di continui perfezionamenti. Particolarmente: attrezzare e ginnasticare osservazione e collegamenti [ ... J controllare con molta frequenza [...] impedire lo sbarco». Tutto ciò, mentre i Comandi interessati alla difesa costiera, per i tre anni di guerra, non avevano fatto altro che lamentare insufficienza di personale, di armi, di mezzi, di materiali. I richiami verbali per un migliore impiego del personale e dei mezzi, fatti in extremis anche da Mussolini (documento n. 3 9), non bastavano. Senza cont1lre, infine, che non era mai stato raggiunto un accordo definitivo sull'unità di comando della difesa costiera; .solo nell'agosto 1943, infatti, l'organizzazione difensiva passava completamente all'Esercito69 : ma era ormai troppo tardi.

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A.U.S.S.M.E., carteggio fondi, fondo Geloso, racc. 103.


CONSIOER1\ZlONl

I lineamenti storici della difesa territoriale e della protezione antiaerea, allo stato attuale della conoscenza, suggeriscono riflessioni, pongono interrogativi, ma non consentono di trarre conclusioni, se non a livello di limitate considerazioni. È una materia appena esplorata, infatti, e si correrebbe il rischio di azzardare affrettate deduzioni e avventati giudizi. Chi scrive di storia deve comunque tirare le somme: all'indagine conoscitiva segue sempre, per un processo quasi fisiologico del pensiero, il momento del vaglio; che costringe ad emettere critiche e giudizi, spiacevoli quanto si voglia, ma inevitabili. Il concetto di difesa del territorio, con l'impiego prima tattico e poi strategico dell'aereo, si trasformò radicalmente dalla prima alla seconda guerra mondiale, fino ad influire le nuove concezioni strategiche e tattiche che i teorici della guerra andarono formulando. Difendere la patria attraverso i soli confini terrestri, le antiche vie di invasione, perse sempre più significato. Al perfezionamento delle dottrine non segul peraltro un adeguato riscontro nella realtà. Solo tardivamente furono approntati mezzi idonei a controbattere l'offesa dal cielo, e dal mare: armi e artiglierie moderne incominciarono ad essere disponibili solo a guerra iniziata e in numero irrilevante. Delle esperienze fatte nella prima guerra mondiale solo inascoltati profeti ne fecero tesoro. La razionale divisione dei compiti (fronti di guerra e difesa del territorio) che si affermò nel volgere degli anni trenta, fu inficiata poiché si privilegiò totalmente l'esercito operante sui fronti a discapito di quello impegnato sul territorio. E pur vero, tuttavia, che l'industria bellica non riuscì nemmeno ad alimentare adeguatamente le forze impegnate sui fronti di guerra. La creazione dì una quarta forza armata, la milizia, portò ad una ulteriore dispersione di ricchezze, di uomini e di mezzi, che avrebbero potuto sopperire almeno in parte alle carenze delle altre tre forze armate; e, comunque, una volta istituita, la milizia non fu opportunamente impiegata. A nzi, la sua esistenza frazionò ancora ulteriormente quell'unicità di comando (che già mancava) e che sarebbe stata indispensabile per armonizzare e utilizzare in modo ottimale le unità ed i mezzi impiegati nella difesa del territorio e delle coste. Le continue istruzioni e circolari poco servirono a dirimere i conflitti di competenza, come poco servì l'istituzione della carica di


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D IFESA D EL TERRITO RIO

sottocapo di stato maggiore per la difesa del territorio, che non ebbe, in effetti, poteri decisionali sui Comandi Difesa. La protezione antiaerea risentì anche essa della scarsa attenzione dei vertici; considerata in alcuni suoi aspetti un fatto più privato che pubblico, di interesse della nazione, rimbalzò da un ministero all'altro e fu devoluta alle varie organizzazioni, come nel caso della protezione delle industrie e della protezione civile. Un'occasione mancata fu l'U .N.P. A., sulle cui strutture lo Stato avrebbe potuto contare, se non altro, per alleviare le sofferenze della popolazione durante la guerra e i bombardamenti; ma abbiamo visto come essa finì per essere solo un apparato, costretto a lottare per la propria sopravvivenza. E se nel corso della guerra fu di qualche utilità, fu solo e ancora una volta per la «buona volontà» dei singoli. Alla luce delle esperienze già maturate nella prima guerra mondiale, e su altri fronti successivamente (guerra italo-etiopica, campagna di Spagna), sembra assurdo, oggi, che i capi di allora non com prendessero, o non volessero comprendere, come una guerra sarebbe stata totale e avrebbe coinvolto tutta la nazione, tutte le sue energie, le sue risorse e tutto il territorio metropolitano. Non si riesce, perciò, a capire come per anni essi abbiano potuto eludere il problema della difesa e della protezione del territorio, per poi essere costretti a riporvi rimedi tardivi e occasionali. Né si comprendono le invidie e le gelosie dei dicasteri e dei vertici delle forze armate e militarizzate, impegnati a parole nello sforzo comune della difesa della patria, ma, a fatti e come sempre, protesi solo a salvaguardare la gestione della propria fetta di potere. Una brutta storia, che speriamo sia di ammaestramento per il presente e per il futuro.


P ARTE SECONDA

DOC UM ENTI


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DOCLlMENTI

Documento n. 1

PREVIDENZE E NORME DI SICUREZZA contro i bombardamenti aerei delle città

DIRETTIVE DT M.ASSTMA

1. lnnanzi tutto occorre che prontamente sia dato alla città, da una conveniente distanza del suo perimetro, il pronto allarme del pericolo non appena nel cielo si avanzino aereomobili nemiche. Orbene, siccome di notte il rumore delle eliche delle aereomobili è, almeno per ora, assai sensibile a terra, e può essere segnalato da attenti ascoltatori prima ancora che dall'alto possa riconoscersi con sufficienza di particolari quello che si sta compiendo nella città, così sarà conveniente disporre gruppi di ascoltatori all'infuori ed all'intorno della città stessa, in corrispondenza dei vari settori in cui questa sarà suddivisa, col compito di avvertire telefonicamente (impiego di telefoni da campo e linee volanti ove non v i siano sistemazioni permanenti) le autorità militari e civili preposte ai vari settori della città minacciata. 2. Le autorità addette alla sorveglianza dei diversi settori, non appena ricevuta notizia telefonica dall'esterno dell' approssimarsi di aereomobili nemiche, dovranno subito provvedere perché i pompieri, guardie civiche, od altre staffette, percorrendo in automobile o in bicicletta i vari punti dei settori, segnalino ai cittadini, con trombe od altri mezzi acustici (sirene), il pericolo che sovrasta la città, affinché possano essere adottate, secondo le circostanze ed il più rapidamente possibile, le disposizioni per lo sgombro delle vie, delle piazze e per il completo spegnimento dei lumi pubblici e delle abitazioni. Sulle questioni dell'oscuramento della città dovranno perciò essere emanate preventive disposizioni, le quali prescrivano rigorosamente, essenzialmente per quelle più esposte, quanto segue: a) la non accensione dei fanali a gas o delle lampade elettriche dell'illuminazione cittadina, dall'imbrunire all'alba; b) di non accendere fuochi o lumi all'esterno;


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DIFES,\ DF. I. TF.RRJTORJO

e) di illuminare l'interno delle abitazioni, degli uffici, opifici, ecc., con sorgenti luminose di potenza limitata, non superiore cioè agli ordinari ]umi ad olio o petrolio, prescrivendo altresì che le finestre siano ermeticamente chiuse con imposte o tele opache; d) che i pedoni facciano uso per le vie di lanterne ad olio, cieche, ecc., lanterne che non dovranno mai ricevere postazioni fisse; e) che i fanali dei pubblici esercizi siano soppressi e la chiusura di tali esercizi regolata a seconda delle circostanze; fJ che nei ponti, canali ecc., i natanti fermi siano convenientemente oscurati e quelli in navigazione nell'interno dei porti stessi, indichino la loro rotta o cammino con segnali fonici; g) i forni delle navi e delle imbarcazioni a vapore e quelli delle officine in cui occorresse di lavorare di notte, siano governati in modo da non dar luogo a pennacchi di fumo dai fumaioli e dai camini. Nelle città meno esposte sarà invece sufficiente che tutto sia predisposto per l'oscuramento completo da attuarsi al primo segnale d'allarme, aereo in vista, e perciò i dirigenti dei gazometri o delle officine elettriche d'illuminazione, dovranno senz'altro provvedere, qualora già non abbiano disposto in seguito ad avviso diretto telefonico ricevuto, per lo spegnimento della illuminazione cittadina. Nelle abitazioni si spegneranno i lumi e si chiuderanno ermeticamente le finestre. Nelle stazioni ferroviarie ed in prossimità delle rimesse locomotive non dovranno trovarsi locomotiv.e in pressione (accese) giacché, come ha asserito il comandante del nostro dirigibile P4, dalla quota di 1500 metri ebbe modo di riconoscere senza difficoltà il riverbero prodotto dal focolare di una locomotiva ferma su un binano. Anche le finestre delle stazioni, dei fabbricati annessi, dei caselli ferroviari prossimi alla città, le vetrate delle cabine di blocco e degli apparati centrali di manovra dovranno nel miglior modo possibile essere oscurati (chiusura di finestre, tele opache, ecc.) al primo cenno partente dalle stazioni i cui dirigenti dovranno tenersi sempre in comunicazione colie autorità civili delle città stesse. L'illuminazione interna dei menzionati ambienti sarà perciò ridotta allo stretto indispensabile per la manovra delle Jeve dei congegni. In prossimità delle città ed all'infuori di esse, in luoghi opportuni, apprestare false illuminazioni per trarre in inganno le aereomobili nemiche.


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3. Agli ascoltatori posti attorno ed all'infuori della città ed ai cittadini dovrà farsi divieto di sparare armi da fuoco, giacché con tale procedere non si otterrebbe alcun pratico risultato mentre la vampa dell'arma potrebbe destare l'attenzione dei piloti nemici rendendoli edotti che essi si trovano nei pressi o sulla città. 4. Nei vari settori dovrà essere organizzato il servizio per lo spegnimento degli eventuali incendi pronto a funzionare alla prima chiamata. Nelle varie città che possono essere fatte segno a bombardamenti aerei, e specialmente in quelle grandi e più minacciate, dovranno essere aumentate, compatibilmente colle risorse locali nel modo che si reputerà più opportuno, le riserve d'acqua nei vari settori in cui la città è stata suddivisa. Converrà, per facilitare l'accorrere dei mezzi di spegnimento sul luogo dell'incendio, che sia redatta una pianta schematica della città con chiari punti di riferimento nella quale siano segnate: a) le riserve d'acqua sotto pressione e quelle state aggiunte; b) i posti dei pompieri; e) i principali magazzini di derrate e materiali, gli opifici di maggior rilievo, gli ospedali, gli istituti di credito, gli edifici pubblici e quelli facenti parte del patrimonio artistico, i fabbricati più importanti, ecc. In conseguenza stabilire punti di osservazione elevati con osservatori pratici della città, i quali col mezzo dell'accennata pianta o grafico, dopo aver scorto dove l'incendio si è manifestato, possono individuarne la posizione e così trasmettere pronta notizia circa il luogo dove accorrere al posto dei pompieri di quel determinato settore in cui l'incendio si è destato. Ai privati, proprietari di importanti magazzini o depositi di materiali e derrate ecc.; lontani dagli impianti in pressione e dalle riserve pubbliche d'acqua, si prescriverà di tenere preparati recipienti di conven iente ampiezza pieni d'acqua per provvedere prontamente alle p rime pratiche di spegnimento in caso di bisogno. 5. Dovranno inoltre essere organizzati posti di pronto soccorso nei vari settori per la raccolta dei ferit i. 6. Particolari ordinanze informate ai criteri di massima suaccennati converrà siano in gran copia affissi nelle città e nei dintorni e ad esse i cittadini dovranno rigorosamente attenersi.


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DIFES,\ DF.I. TERRITO RIO

7. Qualora la città disponesse di un presidio con artiglieria o mitragliatrici ed a tale presidio fossero anche addette squadriglie di aeroplani converrà costituire delle speciali stazioni aeree e delle guardie aeree. Le stazioni aeree saranno munite di artiglierie ed eventualmente, sempre che ve ne siano nella città, di proiettori per poter di notte esplorare il cielo e dar modo ai mezzi di offesa di far fuoco sulle ae. . ronavt avversane. Le guardie aeree costituite in relazione al numero di aeroplani disponibili saranno incaricate di eseguire di giorno dei voli di osservazione e presentandosi aeroplani nemici dovranno cercare di attirarli in zona battuta dal fuoco delle stazioni aeree: oppure se i nostri aeroplani sono armati, dovranno in qualsiasi momento, al primo allarme, innalzarsi per impegnare arditamente con quello nemico combattimento a distanza utile di tiro. Le misure suaccennate saranno, caso per caso, applicate alle varie città che interessa di proteggere, in maggior o minor grado a seconda che le città stesse sono più o meno esposte ai pericoli di incursion i aeree nemiche. Le speciali commissioni miste militari e civili da costituirsi nelle città stesse incaricate di concretare le ordinanze, dovranno perciò tener conto della esposizione della città per rispetto alle offese aeree, delle risorse della città, della loro importanza e dell'esistenza in essa di corpi organizzati di pompieri e di truppa dotate eventualmente di artiglierie, mitragliatrici, proiettori, aeroplani, ecc.


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DOCt;MENT I

Documento n. 2

COMANDO SUPREMO RIPARTO OPERAZIONI Ufficio Servizi Aeronautici N. 441 D .i\. di protocollo Allegato 1 disegno

Addì, 30 agosto 1915

Promemoria: Circa la difesa antiaerea della città di Udine e zona circostante Incaricato da S.E. il Sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito del comando della difesa antiaerea della città di Udine e zona circostante, il sottoscritto stima opportuno di far conoscere quanto appresso circa il modo come è stata organizzata tale difesa:

TRUPP E E MEZZI DTSPONTBTLI

Concorrono al servizio di difesa antiaerea i seguenti reparti: a) Il Battaglione mobilitato dei Reali Carabinieri di stanza in Udine. Provvede: 1. A fornire il servizio di vedetta ai posti d'avviso, sistemati generalmente su campanili, attorno alla città, alla distanza media di 8 a 1O km. dalla medesima. 2. A fornire 40 tiratori scelti di fucile presso la Sezione d'Artiglieria antiaerea piazzata sul Castello, località più elevata e centrale della città.

3. Al servizio di Pubblica Sicurezza neD'interno della città, mediante apposite pattuglie di militari dell'Arma in bicicletta e a piedi, per invitare la popolazione a ritirarsi nelle abitazioni tosto che sia dato dal CasteJlo il segnale d'allarme per l'arrivo su Udine di aeroplani nemici. b) Un gruppo di tre sezioni di mitragliatrici (6 mitragliatrici) dislocate in prossimità di Torreano, pel tiro contro aeroplani nemici che giungano a ti ro utile sulla località.


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Dll'ES,\ DE L T E RRITORIO

c) Una sezione speciale d'artiglieria contro aerei, formata di due pezzi piazzati nel Castello di Udine, e provveduta di proiettore elettrico. d) Due batterie di cannoni Deport, del 36° Reggimento Artiglieria da campagna, piazzata: l'una a Rizzi pel tiro contro aeroplani nemici nel settore NO della zona da difendersi, l'altra presso S. Gottardo pel tiro contro aeroplani nemici nel settore NE. e) Un gruppo di due batterie di cannoni Krupp, del Reggimento Artiglieria a cavallo, pel tiro contro aerei nemici nel settore Sud della zona da difendersi; piazzate: l'una a Basaldella, con proprio speciale osservatorio a Talmassons; l'altra a Cussignacco, con proprio osservatorio speciale a Palmanova. /) La compagnia telegrafisti del 3° Genio (del Comando Supremo) per tutto ciò che riflette il servizio di collegamento telefonico e telegrafico ottico - ove occorra - fra i vari posti d'osservazione e tiro antiaereo e la stazione centrale in Castello. g) Quattro stazioni radiotelegrafiche impiantate: a Talmassons, Palmanova, Campoformido ed Udine. h) Una squadriglia aviatori, con apparecchi speciali da caccia, armati, (M. Farman da 100 HP e biplani Nieuport).

AVVISTAMENTO DEGLI AEREI NEMICI

Nella zona attorno ad Udine sono scelte 4 località sedi di posti di osservazione e d'avviso (S. Gottardo, Branco, Pasian di Prato e Buttrio) che funzionano da capi-gruppo pel servizio dei posti d'avviso esterni. Tali capi-gruppo, installati su campan ili, sono formati da militari dei carabinieri e dei telegrafisti del genio, e sono collegati, con linee telefoniche dirette, alla stazione telefonica centrale posta nel Castello di Udine, sotto la immediata sorveglianza - quest'ultima - del Comandante della Sezione d'Artiglieria contro aerei ( Capitano Morandi) . A ciascuno dei 4 capi-gruppo predetti fanno capo altre linee telefoniche provenienti dai seguenti posti d'avviso (vedette) più esterni, incaricati specialmente del più lontano avvistamento degli aerei nemici: - gruppo di S. Gottardo: Remanzacco e Cemeglons; - gruppo di Branco: S. Bernardo, Tavagnacco e S. .Margherita; - gruppo di Pasian di Prato: Nogaredo di Prato, Bressa e Tereozano; - gruppo di Buttrio: Buttrio e Lurnigoacco.


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In totale, sono 10 posti d'avviso esterni, situati in media ad 8 a 1O km. dalla città. Tosto che uno dei posti d'avviso abbia avv istato un aeroplano, ne trasmette immediatamente la notizia, per telefono, alla stazione centrale in Castello: la notizia viene udita contemporaneamente da tutti i posti dello stesso gruppo perché in ogni gruppo tutti gli apparecchi sono in derivazione. La stazione centrale telefonica comunica subito la notizia al gruppo mitragliatrici (Torreano), alle 4 batterie (Rizzi, Basaldella, Cussignacco e S. Gottardo), alla squadriglia aeroplani da caccia (Campoformido), al Comando Supremo (Ufficio Servizi Aeronautici e Comando Difesa Antiaerea), e successivamente se v'è tempo, anche a tutti gli altri gruppi. All'uopo tutte le località predette sono collegate direttamente con linee telefoniche alla stazione centrale del Castello. Tosto che l'aeroplano o gli aeroplani nemici avvistati puntino decisamente sulla città e zona circostante, ed entrino nel raggio d'azione delle batterie, il Comandante della Sezione d'Artiglieria antiaerea (Castello) dà il segnale d'allarme per la città, segnale consistente in due fischi di sirena, prolungati il più possibile e immediatamente consecutivi. C ACCIA A EREA AGLJ A EREI AVVERSARI

Nel campo di Campoformido la squadriglia da caccia, che dispone normalmente di 4 aeroplani in efficienza (2 Farman da 100 HP e 2 Nieuport biplani) oltre 3 apparecchi di riserva, tiene costantemente pronti - dall'alba all'annottare - i propri aeroplani e relativo personale (piloti, osservatori, motoristi, uomini di manovra, ecc.). Gli aeroplani sono sistemati sotto gli appositi hangars; questi, coi portoni aperti. li personale navigante permane nelle immediate vicinanze, già in tenuta di volo - col primo avviso telefonico, gli aeroplani partono in caccia, puntando direttamente su Udine, sulla quale prendono gradatamente la quota necessaria. Gli aeroplani eseguono la caccia entro il limite determinato dalla postazione delle 4 batterie da campagna. Non conviene che essi si spingano molto lontani, per evitare il pericolo di una sorpresa, per aggiramento, da parte di aerei nemici sulla città. Gli aeroplani stessi - ove l'aereo nemico scompaia - non rientrano al campo se non in seguito ad apposito segnale, convenuto, loro fatto dal Castello.


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DlF ESA DEL TERRJTORJO

Gli aeroplani sono tutti armati di mitragliatrice o pistola-mitragliera oltre le armi portatili solite.

TIRO CONTRO GLI A EROPLA NI NEMlCl

Per ciò che riflette il tiro di artiglieria contro gli aeroplani nemici, il terreno circostante alla città si considera diviso in tre grandi settori: 1. verso NE racchiuso fra la linea ferroviaria Pontebbana. e quella Udine-Cormons-Gorizia; 2. verso NO racchiuso fra la linea ferroviaria Pontebbana già detta e quella Udine-Codroipo-Pordenone; 3. verso Sud racchiuso fra le linee predette Udine-Pordenone e Udine-Cormons. Quest'ultimo - verso Sud - è il più importante perché più di frequente gli aerei nemici si presentano nella direttrice generale segnata nell'annesso schizzo - S. Giorgio di Nogaro-Udine. In questo settore sono pertanto piazzate due batterie, quelle costituenti il 1° Gruppo del Reggimento a cavallo, rispettivamente a Basaldella e Cussignacco. Tali batterie a cavallo dispongono ciascuna di un proprio speciale osservatorio avanzato, sistemato rispettivamente a Talmassons e a Palmanova. Tali speciali osservatori sono formati ciascuno di una stazione radio telegrafica del 3° Genio con militari osservatori della batteria rispettiva e del Battaglione Squadriglia Aviatori (pratici pel riconoscimento di aerei nemici). A vviscato che sia un aereo nemico, le stazioni radio telegrafiche predette ne danno l'avviso che è ricevuto contemporaneamente dalla stazione radio telegrafica di Campoformido e da quella sita in via Manzoni a Udine. Per l'avviso giunto alla prima, partono subito in caccia gli aeroplani nostri: la seconda, invece, trasmette subito l'avviso al Castello mediante la linea telefonica diretta fra questa stazione radio telegrafica di Udine (Via Manzoni) ed il Castello stesso. Da qui l'avv iso è subito trasmesso alle batterie, le quali, se il nemico continua ad avanzare su Udine, tosto che il nemico stesso giunga a tiro utile, aprono il fuoco a tempo contro di esso.


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In ciascuno, invece, degli altri due settori di difesa antiaerea NE e NO - è piazzata una so.la batteria del 36° da campagna, cannoni Deport (rispettivamente a S. Gottardo e Rizzi). Le batterie stesse non hanno - come quelle a cavallo - speciale proprio osservatorio a grande distanza, ma si avvalgono dei posti d'avviso (carabinieri e telegrafisti) più convenienti, presso i quali sono distaccati anche alcuni militari del Battaglione Squadriglie Aviatori. All'uopo, le due batterie hanno collegamento telefonico in derivazione coi detti posti d'avviso. Anch'esse, ove l'aereo nemico continui ad avanzare verso la zona da difendersi, aprono il fuoco a tempo. Tutte quattro le predette batterie continuano il fuoco verso l'esterno della città, nella direzione da cui proviene l'aereo nemico, fino a che l'aeroplano nemico, continuando malgrado il fuoco ad avanzare su Udine, venga a trovarsi quasi allo Zenit della batteria: in altri termini, continuano il fuoco fino a che questo sia consentito dalla massima inclinazione del pezzo, senza mai volgere il cannone verso la città, cioè, senza mai tirare in direzione o al di sopra della città. Anche la Sezione di Artiglieria Antiaerea, dal Castello, apre il fuoco a tempo contro l'aereo nemico che si diriga su Udine, e lo prosegue fino a che non giungano nel ciclo di Udine gli aeroplani nostri da caccia; nel qual caso, detta sezione d'artiglieria sospende il tiro per evitere spiacevoli incidenti, lasciando che l'azione resti affidata agl i aerei nostri da caccia. Il gruppo di mitragliatrici di Torreano esegue il fuoco, contro aerei nemici, sempreché essi vengano a trovarsi a tiro utile: a giudizio, e sotto la personale responsabilità del Comandante del gruppo, il tiro delle mitragliatrici viene fatto cessare o continuato a seconda che il tiro stesso può arrecare danno, oppur no, agli aeroplani nostri da caccia. Infine il tiro di fucileria dal Castello - 40 carabinieri tiratori scelti - viene eseguito o fatto cessare a seconda delle direttive personali del Comandante della Sezione d'Artiglieria contro aerei. Lo schizzo annesso - scala 1: l 00 000 - riassume i provvedimenti adottati per la difesa antiaerea di che trattasi: in esso, per norma specialmente delle batterie a cavallo e relativi osservatori, sono stati segnati anche i campi d'aviazione nostri sui quali molto spesso avverrà di scorgere nostri aeroplani in volo (Chiasiellis - S. Maria La Longa - Clauiano - Medeuzza).


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DIFES,\ DEL TERRJ i'ORiO

ORMA GENERALE

Al segnale d'allarme (sirena), chiunque non abbia ad eseguire servizi speciali pei quali debba percorrere le vie della città o permanere all'aperto, ha l'obbligo di ritirarsi al coperto, entro fabbricati. È pericoloso rimanere sul limitare delle porte o alle finestre. Si ha maggior protezione rimanendo nell'interno dei piani inferiori del fabbricato. li Colonnello Comand. clclla Difesa Ant iaerea

G. MoTrA


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DlFES,\ DE I. TERR ITO RIO

Documento n. 3

COMANDO DELLA FORTEZZA DI VERONA Difesa contro incursioni aeree nemiche

Noi Tenente Generale Gobbo Comandante della Fortezza di Verona, per delegazione d i S.E. il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito; Visto l'Art. 251 del Codice Penale per l'Esercito; Visti gli Art. 39 (5° Capoverso) e 41 del Regolamento di Servizio in guerra (Parte I); Con richiamo all'Ordinanza del 19 giugno 19 15, al Manifesto del Sindaco di Verona in data 7 agosto 1915 ed all'Ordinanza n. 9 del 20 corrente:

0RD1N1A MO

1. Il pericolo degli aeroplani nemici sarà segnalato da 3 colpi di cannone sparati a brevi intervalli da Castel S. Pietro. A tale segnale sarà suonato il solo Rengo a «campana a martello»; saranno emessi fischi a tratti dalle sirene e saranno innalzati i dischi rossi sull'Arena, Portoni Borsari, Torre Scaligera di Castelvecchio, Porta Palio, Portoni Bra, Torre dei Lamberti, Castel S. Pietro. 2. Trombettieri militari percorreranno le varie zone suonando il segnale attenti fino a che le strade saranno sgombre - poscia si ritireranno. Al segnale dato dai colpi di cannone e dal suono del Rengo, le campane delle Chiese debbono cessare immediatamente di suonare e rimanere in silenzio durante tutto il tempo del pericolo. 3. I trams debbono fermarsi, e tutti, passeggeri e personale di servizio, ritirarsi nelle case più vicine.


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4. Tutti i portoni delle case e tutti gli ingressi delle botteghe - senza eccezioni - debbono rimanere coi battenti socchiusi per permettere a chiunque di trovarvi rifugio momentaneo fino a che il pericolo sia scomparso. I trasgressori a questa importantissima prescrizione saranno denunziati al Tribunale di Guerra della Fortezza a termini dell'Art. 249 del Codice Penale per l'Esercito che commina la pena del Carcere Militare dal minimo di due mesi ad un anno. 5. La cessazione del pericolo sarà segnalata dal suono a distesa del Rengo, dalle campane suonanti a distesa, dal fischio a distesa delle sirene, e, dal segnale avanti suonato dai trombettieri militari. 6. Nelle ore di notte il segnale d'allarme sarà dato oltreché dall'oscuramento della città e dai trombettieri militari, anche dallo sparo dei tre colpi di cannone. Dal Palazzo di Comando, addì 26 novembre 1915 Il Tenen te Generale Comandante della Fortezza G . GOBBO


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DlFESJ\ DEL T ERR!TORJO

Documento n. 4

R. ESERCITO ITALIANO - COMANDO SUPRE MO Riparto Operazioni - Ufficio Servizi Aeronautici N . 8 D if. Ae. di protocollo

Addì, 17 gennaio 1916

Oggetto: Coordinamento ed ispezione della difesa antiaerea. Ai Comandi di Armata e della Zona Carnia Al Comando Generale dell'arma di cavalleria Al Comando del X e XIV Corpo di Armata All'intendenza generale Ai Comandi di corpo d'armata e di divisioni territoriali

e, per conoscenza: Al Ministero della guerra ( Sottosegr. armi e munizioni) Al Ministero della guerra (Divisione stato maggiore) Al Ministero della guerra (Direz. gener. d'aeronautica) Al Ministero della marina (Ufficio del capo di stato maggiore) Al Comando territoriale del corpo di stato maggiore Al Comando in capo del dipartimento e della piazz.a marittima di Venezia All'ufficio del 1• aiutante di campo generale di 5.M. il Re A tutti gli uffici del comando supremo

In seguito ad accordi presi col .Ministero della Guerra, questo Comando Supremo ha determinato di affidare all'Ufficio Servizi Aeronautici di questo stesso Comando, e particolarmente al Colonnello Motta Cav. G iuseppe, il compito di coordinare le varie organizzazioni difensive antiaeree del bacino del Po, dipendenti dal R. Esercito, compreso anche il territorio fuori della zona di guerra, e di esercitare funzioni ispettive verso le organizzazioni difensive medesime. All'uopo, in ciascuna località, città od obiettivo militare, che si abbia interesse di difendere da incursioni aeree nemiche, dovrà es-


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sere costituito un comando di difesa antiaerea il quale sarà retto da un ufficiale superiore. A tali comandi locali incombe la diretta responsabilità del funzionamento della organizzazione difensiva per tutto quanto riflette i reparti e servizi addetti alla difesa stessa (batterie, squadriglie aviatori, unità di fanteria, vedette, servizi telefonico, telegrafico, radiotelegrafico, fotoelettrico, ecc., ecc.), responsabilità che importa la necessità, da parte dei comandanti di ogni difesa, di esercitare su tutti i dipendenti organi la p iù attiva sorveglianza, per modo che qualsiasi ramo del servizio funzioni nel modo migliore in qualsiasi momento, sì del giorno, che della notte. Le attribuzioni principali che, da quanto precede, derivano all'ufficio dei servizi aeronautici, per quanto ha tratto al coordinamento ed all'ispezione delle difese antiaeree, sono le seguenti: a) stabilire, d'accorcio con gli Enti interessati, le località e città nelle quali debbono essere organizzati sistemi di difesa antiaerea, rendendosi conto delle esigenze speciali della difesa per ciascuno dei grandi centri abitati e degli obiettivi militari; b) proporre, in base a tale conoscenza, la ripartizione dei mezzi disponibili per difesa antiaerea e di quelli che andranno man mano allestendosi. Proporre eziandio l'allestimento di nuovi mezzi; e) decidere circa l'organizzazione della difesa - coi mezzi disponibili - di ciascuna località o città, per rutto quanto ha tratto in ciascuna difesa antiaerea - alla scelta dei campi per le squadriglie aviatori da caccia; alla scelta delle posizioni per le unità di artiglieria, o eventualmente di fanteria, destinate al tiro contro aerei; ai posti di osservazione e di ascoltazione; ai collegamenti telefonici, telegrafici, radiotelegrafici, ottici, od altri, fra i vari organi d'una stessa difesa; all'adozione di segnali d'allarme e di cessazione dei medesimi per le popolazioni, ecc. ecc; d) adottare i provvedimenti del caso, d'accordo coi comandanti delle difese antiaeree locali o cogli organi competenti delle grandi unità operanti, per far funzionare un servizio di collegamento fra le varie difese locali, allo scopo di segnalarsi reciprocamente e tempestivamente il passaggio di aerei nemici (posti di vedetta, di collegamento, stazioni radiotelegrafiche od ottiche, lince telefoniche, telegrafiche, posti di segnalazione, ecc.). Al riguardo, per accordi intervenuti col Ministero della marina, l'ufficio servizi aeronautici potrà mettersi anche in diretta relazione con quegli Enti che designerà il Comando in capo del Dipartimento e della piazza marittima di Venezia, per concretare i provvedimenti atti a stabilire il collegamento fra i servizi di segnalazio-


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DIF~ A DEL TERRlTORJO

ne del litorale con quelli già esistenti o che si impianteranno all'interno; e) diffondere, fra i vari comandi locali di difesa antiaerea, i criteri di organizzazione difensiva adottati dagli altri comandi, per modo da ottenere l'adozione di quelle migliorie nell'impiego dei mezzi antiaerei e la generalizzazione di norme e provvedimenti che siano stati riconosciuti veramente pratici e vantaggiosi; j) coordinare, insomma, il servizio delle varie difese antiaeree di loca)jtà e città, ed ispezionarne il funzionamento, per modo da ottenere che, con unicità di criteri e di direttive, il servizio stesso sia condotto a raggiungere, nel miglior modo, lo scopo pel quale è istituito. Per quanto riflette, in particolare, tutto ciò che è vero e proprio impiego tecnico delle batterie d'artiglieria contro aerei (potenzialità della difesa in rapporto degli scopi da raggiungere, metodi di tiro, condotta del fuoco, rifornimento munizioni, ecc.), le funzioni direttive ed ispettive sono affidate alla competenza di apposito organo di artiglieria. All'uopo, tenuto conto che sono già in servizio di difesa tre batterie contro aerei, e che altre tre entreranno in servizio nel prossimo febbraio, presi gli opportuni accordi col Ministero della Guerra, si dispone che, nel febbraio medesimo, il comando del riparto d'artiglieria contro aerei, che attualmente trovasi a Nettuno, si trasferisca in zona di guerra, unitamente alle tre nuove batterie predette, dislocandosi nelle località che questo Comando si riserva di stabilire, salvo poi a rientrare temporaneamente a Nettuno quando le nuove batterie contro aerei da formarsi - oltre le 6 p redette - potranno iniziare l'ultimo periodo della loro preparazione ed eseguire la scuola di tiro.

In dipendenza di quanto- precede, all'ufficio dei servizi aeronautici, possono essere destinati, su proposta del Capo Ufficio, altri ufficiali particolarmente competenti in materia d'aviazione e di artiglieria, specialmente pel tiro contro aerei. Pel recapito della corrispondenza d'ufficio si userà la dicitura: Comando Sup1·emo - Ufficio Servizi Aeronautici - Difesa Antiaerea. li Sottocapo di S.M. dell'Esercito

C. PORRO


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Documento n. 5

R. ESERCITO ITALIANO - COMANDO SUPREMO Riparto Operazioni - Ufficio Servizi Aeronautici N. 133 Dif. Ae. di protocollo

Addì, 10 marzo 1916

Oggetto: Difese antiaeree della Valle Padana e loro coordinamento. Ai Comandi di Armata e della Zona Carnia Al Comando Generale dell'arma di cavalleria All'Intendenza Generale Ai Comandi dei corpi d'armata di 1"1.ilano, Verona, Bologna, Torino, Alessandria, Genova e dipendenti divisioni territoriali Ai Comandi delle difese antiaeree di località e centri abitati nella Valle Padana All'Ispettore Capo del servizio telegrafico militare

e, per conoscenza: Al Ministero della guerra (Sottosegr. armi e muniziom) Al Ministero della guerra (Divisione S.M.) Al Ministero della guerra (Direzione Generale d'aeronautica) Al Ministero della Marina (Ufficio del Capo di 5.M.) All'Ufficio dei Primo Aiutante di Campo Generale di 5.M. il Re Al Comando in Capo del dipartimento e della piazza marittima di Venezia A tutti gli Uffici del Comando Supremo Al Comando della fortezza del Medio e Basso Tagliamento

Con riferimento alla circolare n. 8 difesa aerea in data 17 gennaio 1916, stimasi opportuno di emanare qui di seguito le principali istruzioni di massima circa il funzionamento delle difese antiaeree


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DlFESt\ DEL TERRITORIO

della Valle Padana ed il loro coordinamento, istruzioni che potranno servire di guida alle autorità interessate per ottenere che, in ciascuna località che si vuole proteggere nel miglior modo da eventuali incursioni aeree nemiche, il servizio sia efficacemente preordinato in guisa da agevolare più che sia possibile il raggiungimento deJJo scopo che ciascuna difesa antiaerea si prefigge. Premesso, pertanto, che le istruzioni in discorso si riferiscono unicamente al tratto di bacino del Po compreso fra la cerchia alpina, il fiume Ticino ed il tratto di fiume Po, dalla confluenza del Ticino fino alla foce, esclusa la Piazza forte di Venezia, nella presente circolare vengono distintamente considerati i due casi della difesa antiaerea di giorno, e della stessa difesa di notte, tale distinzione rispondendo non solo alla necessità di usare durante la notte mezzi speciali atti ad agevolare la difesa resa più difficile dall'oscurità, ma altresì alla diversità dei mezzi aerei d'offesa che il nemico può usare di giorno e di notte.

DTFES.A ANTIAEREA DIURNA

Linee di posti d'osservazione e di avviso. - Alla difesa antiaerea di località, o di grandi centri abitati, si provvede sempre mediante una o più linee di posti d'osservazione e di avviso (vedette), linee le quali debbono essere spinte quanto più è possibile distanti dal centro che si vuole proteggere, specialmente verso le direzioni donde più probabilmente può presentarsi l'attacco aereo nemico. La d istanza di tali linee dal centro della difesa puQ estendersi fino a 20-40 km. e più, in relazione all'ampiezza della località e centro abitato da proteggersi. l detti posti d'osservazione e d'avviso, provvisti di ottimi cannocchiali dislocati su alti edifici dai quali migliore sia la visibilità (campanili, ecc.), costituiti ciascuno eia ben allenati e disciplinati militari di truppa al comando di un graduato, debbono convenientemente essere ripartiti in gruppi o settori, con determinati posti capigruppo e capi-settori, retti quest'ultimi, da graduati sottufficiali o da ufficiali, per la necessaria ispezione e sorveglianza. I posti d'osservazione e d'avviso debbono essere collegati direttamente, con linee telefoniche, a stazioni telefoniche (centralini) o telegrafiche o radiotelegrafiche, le quali possono coincidere, o non, coi posti capi-gruppo e capi-settore, ma che, in ogni modo, debbono a loro volta, poter comunicare direttamente, e con «precedenza


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assoluta», col comando della difesa antiaerea ed eventualmente anche direttamente coi comandi dei campi d'aviazione ove risiedono le squadriglie destinate al servizio di caccia per la difesa antiaerea della località di che trattasi. È da tenersi ben presente che il perfetto e tempestivo funzionamento di tutti i mezzi disponibili per una difesa antiaerea è basato principalmente sulle pronte e sicure comunicazioni delle segnalazioni e dei conseguenti avvisi dati dalle vedette. Tale principio vale in modo speciale per ciò che riflette l'impiego nella difesa antiaerea di aeroplani (in servizio di caccia), giacché, affinché l'aeroplano della difesa possa ben esercitare la sua funzione, è indispensabile che esso si trovi già alla quota necessaria per affrontare il combattimento aereo (2000 m. o più), sulla località da proteggersi, quando, malgrado l'azione di altre difese esterne, (arti glieria), l'aereo nemico sia riuscito a raggiungere l'obiettivo. Ora, il tempo occorrente all'aeroplano della difesa per partire in volo e raggiungere l'accennata necessaria quota, dipende dalla velocità ascensionale dell'apparecchio stesso (da 15 a 20 minuti per raggiungere i 2000 metri); ma questo tempo deve essere considerato in relazione alla distanza dell'aereo nemico dalla località da proteggersi, distanza che richiederà minor o maggior tempo per essere superata a seconda della maggiore o minore velocità di corsa dell'aereo nemico. Basta questa considerazione per dimostrare come sia assolutamente necessario che gli avvisi dati dalle vedette giungano in pochissimi minuti (1' o 2') agli aeroplani da caccia, ciò che potrà ottenersi, non solo con un accurato e ben organizzato servizio cli comunicazioni, ma altresì con una rigorosa e ben intesa disciplina di tutto il personale addetto ai vari rami del servizio stesso. Oltre che a raggiungere, secondo quanto precede, la massima rapidità nella trasmissione degl i avvisi delle vedette, occorre provvedere a che tale trasmissione sia sempre e pienamente assicurata. Anche per questo riguardo, sarà fattore di grande importanza la più rigorosa disciplina nel funzionamento del servizio; ma sarà bene eziandio che gli avvisi in oggetto possano giungere a destinazione contemporaneamente, per due vie diverse; per esempio: 1. Comunicazioni telefoniche successive p iù o meno dirette; 2. Comun icazioni telefoniche dirette a stazioni radiotelegrafiche le quali trasmetteranno l'avviso con segnali convenzionali ad al-


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DIFESA DEI. TERRITOR IO

tre stazioni radiotelegrafiche installate presso il Comando della difesa antiaerea o nel campo d'aviazione. Una tale dupliòtà di trasmissione assicurerà maggiormente lo speciale importante servizio, e darà modo, altresì, di esercitare i voluti controlli, e di avvisare ai provvedimenti atti a rimuovere le eventuali cause di ritardo nella trasmissione degli avvisi di che trattasi, trasmissione che, giova ripetere, occorre sia sempre rapidissima e sicura. Per raggiungere tale intento - base della organizzazione della difesa - non saranno mai superflui, oltre la più attiva ed assidua vigilanza, continui studi e provvidenze intese a migliorare le comunicazioni già esistenti. Segnali di allarme. - È ormai provato che minimi sono, in genere, i danni prodotti da bombardamenti aerei quando le popolazioni dei centri abitati scelti a bersaglio delle incursioni nemiche, provvedano in tempo, e convenientemente, a ripararsi in locali coperti e possibilmente nei piani inferiori degli edifici. Tale norma deve essere osservata anche pei militari che - nella imminenza d'un attacco aereo - non debbano compiere servizi per i quali sia necessaria la loro presenza allo scoperto. E poiché è doveroso evitare inutili perdite di vite umane, perdite che nelle popolazioni civili ingenerano facilmente scoramento e dolorose apprensioni, è necessario provvedere in tempo a che appositi segnali di allarme diano l'avviso della eventuale imminenza d'un bombardamento aereo, ed altri segnali avvertano quando l'accennato pericolo è scomparso. Potrà valersi, all'uopo, di segnaii diversi secondo le circostanze, come: fischio di sirene, suono di campane, sparo di cannoni, ecc., segnali che dovranno essere sussidiati da altri servizi organizzati all'uopo (pompieri, carabinieri, guardie, ecc. che percorrano celeremente le strade invitando i viandanti a ritirarsi, ordinanze che stabiliscano l'apertura dei portoni degli edifici in caso d'allarme, ecc. ecc.). Anche tale servizio va molto curato perché esso interessa da vicino il morale delle popolazioni: a queste debbono essere bene palesate a mezzo di bandi, manifesti, comunicazioni sulla pubblica stampa, ecc. ecc., tutte le predisposizioni adottate. Artiglieria, fucileria e mitragliatrici impiegate per difesa antiaerea. L'azione di difesa contro attacchi aerei può svolgersi sia col fuoco, sia coll'impiego di aeroplani in servizio di caccia.


99 Il fuoco più efficace contro aerei è essenzialmente quello d'artiglieria con proiettili scoppianti a tempo. Ora finché non saranno disponibili, nella misura per ora prevista necessaria, le speciali batterie contro aerei (su autocarri, eia 75 C-K, e da posizione 75 C) potranno essere usate, per ripiego, a scopo di difesa antiaerea, le batterie campali (materiali da 75/906, 75/911, 75/912 e 65 da montagna) tenendo presente l'apposita Istruzione per l'impiego dei materiali da 75/906, 75/911, e 65 da montagna nel tiro di ripiego contro aerei per poter eseguire il fuoco coi maggiori angoli di tiro possibili. La postazione delle artiglierie, accuratamente prescelta, dovrà essere tale che esse possano battere t utta la zona fra loro interposta (4-6 km.), sì che non risultino lacune, poco o punto battute, attraverso le quali più facile si presenterebbe l'avanzata degli aerei nemici per giungere sulla località che interessa di proteggere. Intorno ai centri abitati sarà bene che le artiglierie eseguano il tiro verso l'esterno; ad ogni modo dovranno sempre essere interdetti i settori di tiro nei quali possa verificarsi che i proiettili (non scoppiati) od i loro frammenti (fondelli o bossoli di shrapnel) ricadano entro la cerchia del centro abitato con evidente e spesso grave danno materiale e morale della popolazione. L'esperienza, ormai fatta, dimostra indubbiamente che è difficile ottenere tiri ben aggiustati contro aeroplani usando, per ripiego, artiglierie campali: e ciò, sia per la mancanza di addestramento del personale nella esecuzione di siffatto speciale tiro, sia per cause insite nei materiali stessi studiati per altri scopi; tuttavia, anche il tiro con tali artiglierie può, se ben condotto, ottenere assai spesso l'intento di fare almeno deviare l'aereo nemico dalla sua rotta, sempre quando esso trovi, innanzi a sé, la v ia da percorrere, interdetta da pochi scoppi di proiettili a giusta quota (quella dello stesso aereo nemico). È bene tener presente che l'aeroplano nemico, che, sovraccarico di bombe, tenta di raggiungere una determinata località per recarle offesa, ha dovuto commisurare le materie di consumo (benzina e lubrificanti) al peso delle bombe, visto che il suo carico utile è pressoché costante. Epperò, specialmente se la località prescelta da colpire è assai lontana dal suo possibile campo di atterraggio e rifornimento, il pilota può essere talvolta considerevolmente turbato, per le impostegli deviazioni nella sua rotta, dalla preoccupazione reale o supposta che possa venire a mancargli la benzina pel sicuro ritorno. Sotto tale preoccupazione, per evitare un atterraggio forzato, e dopo avere più volte tentato di giungere su un dato bersaglio, può


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DIFES/1 DEL TERRITORIO

accadere - come ripetutamente si è verificato - che l'aereo attaccante si liberi io aperta campagna dalle bombe, e faccia ritorno verso il suo campo. Anche, aclunque, con mezzi di ripiego, il fuoco d'artiglieria contro aerei può efficacemente concorrere alla difesa cli località e cli centri abitati, e perciò non deve assolutamente mai essere trascurato. Non saranno del resto superflui, ed anzi dovranno sempre essere incoraggiati, gb studi tendenti ad ottenere migliorie nell'impiego di tali bocche da fuoco nello speciale servizio ora considerato. Naturalmente, le batterie tutte impiegate nella difesa antiaerea debbono poter ricevere il più sicuramente ed il più sollecitamente possibile gli ·avvisi delle vedette esterne, per modo da indiv iduare esse stesse, al più presto, l'aereo o gli aerei nemici, così da poter contro di essi aprire il fuoco appena gli aerei medesimi entrino nel campo d'azione dei pezzi. In mancanza di altri più efficaci mezzi, può essere ancora utilizzato, a scopo di difesa contro aerei, il tiro cli fucileria eseguito da piccoli riparti cli tiratori scelti comandati da ufficiali. E ciò valga anche per l'impiego di mitragliatrici, specialmente quando queste siano su installazioni fisse, ben sistemate. Di massima però, questi tiri vanno considerati come sussidiari, e valgono per lo più a proteggere determinati edifici o limitate località (officine, hangars per dirigibili, campi d'aviazione, residenze di comandi, ecc. ), che, per motivi speciali, è opportuno salvaguardare da attacchi vicini di aeroplani nemici, i quali scendendo repentinamente a quota assai bassa ( l 000-600 metri), tentino di recare offesa agli accennati speciali obiettivi in ragione della loro eccezionale importanza. In ogni caso, si dovranno impiegare tiri di fucileria e di mitragliatrici solo quando l'aeroplano nemico sia realmente disceso a quota inferiore ai 2000-1800 metri, ed all'uopo, sempre che sia possibile, dovrà procurarsi dalle stazioni telemetriche viciniori la distanza esatta affine di non aprire il fuoco prematuramente, epperò inutilmente. Giovano ad aggiustare tali tiri, speciali alzi che possono bene adattarsi sia ai fucili che alle mitragliatrici. Infine, è necessario che ai tiratori siano ben note le apposite norme che regolano il tiro dei fucili e delle mitragliatrici contro aerei, curando che esse norme siano saggiamente applicate (Circolare N. 41 O I M. del Comando del Corpo di Stato Maggiore, in data 1O maggio 1915; Tabella per la riduzione degli alzi di fucili e mitragliatrici nel tiro contro aerei, variabili coli'angolo di sito, ecc.).


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Sarà ancora prudente rammentare che le pallottole «morte» di fucile e mitragliatrici, le quali, percorsa la loro traiettoria, ricadono al suolo, possono ancora arrecare danno alle persone se trattasi di fucile mod. 18 91 o mitragliatrici: non così quelle di fucile mod. 70-87. Perciò, nel primo caso, occorrerà provvedere a che le pallottole stesse non abbiano a cadere su popolosi centri abitati, ma, per quanto possibile, in zone di aperta campagna. Squadriglie aviatori ( da caccia, od anche da ricognizione e combattimento impiegate per difesa antiaerea). - Contro attacchi di aeroplani nemici, la più sicura ed efficace difesa, ove essa intervenga tempestivamente, è costituita dagli aeroplani. I quali, se ben adoperati, possono rendere veramente prezioso servizio. Sono pertanto già costituite apposite squadriglie da caccia (aeroplani Nieuport ed Aviatik) ed altre se ne stanno man mano allestendo, nella misura ritenuta per ora necessaria, per essere appena pronte, inviate in Zona di guerra per la difesa di determinate località e d'importanti centri abitati. Possono, però, in caso di bisogno, essere utilmente impegnate anche squadriglie da ricognizione e combattimento (Farman, Voisin, ecc.). Per l'impiego degli aeroplani nella difesa antiaerea, vengono per lo più sistemati appositi campi d'aviazione nella v icinanza delle località o importanti centri abitati da proteggersi. In tali campi gli apparecchi debbono essere tenuti sempre nella migliore efficienza e nel completo numero prestabil ito. Per le esigenze della difesa, gli apparecchi debbono normalmente, quando non v'hanno condizioni atmosferiche proibitive di volo, essere tenuti già fuori degli hangars, pronti alla partenza in volo al pnmo cenno. li personale di servizio (piloti, osservatori, mitraglieri) deve essere sul campo, già in perfetta tenuta di volo, pronto a partire al . . pnmo avviso. La difesa può esplicarsi con una ininterrotta crociera aerea, eseguita da uno o due apparecchi, e da effettuarsi durante l'intera giornata, o soltanto nelle ore più propizie al volo e quindi all'attacco aereo. Tale servizio può essere regolato con appositi turni del personale: turni di servizio, col personale parte in volo e parte in attesa sul campo; turni di riposo, col personale prontamente reperib.ile. Questo sistema richiede gran numero di piloti e di apparecchi; ed affatica molto il personale poiché, in massima, non è convenien-


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te di assegnare ad ogni equipaggio più di 3 ore di volo al giorno, ripartite in due e più riprese. La difesa può, però, esplicarsi con altro sistema, che risponde a sufficienza alle esigenze del servizio, e talvolta anche più efficacemente, in ispecie se si può far sicuro assegnamento sulla più rapida recezione degli avvisi d i minacce aeree avversarie. Consiste, tale sistema, nel tenere tutti gli apparecchi pronti al volo, in piena efficienza, fuori degli hangars, provvedendo con appositi turni del personale, che, in parte dovrà essere sempre sul campo, in tenuta di volo, presso gli apparecchi, pronto a partire in volo al primo cenno, mentre quello io riposo dovrà essere sempre prontamente reperibile con rapidi mezzi di chiamata (telefoni) e di locomozione (autoveicoli). Nel complesso successivo svolgersi della difesa antiaerea, in massima, subito dopo l'avvistamento degli aerei nemici minaccianti attacco, tosto che questi si spingano sulla località da proteggersi, e giungano a distanza utile, sarà iniziato il tiro di artiglieria ed eventualmente quello di fucileria e mitragliatrici (quando la quota dell'aeroplano sia inferiore ai 2000 m.). Il fuoco, naturalmente, sarà sospeso tosto che siano per incontrarsi cogli avversari gli aeroplani della difesa, i quali ultimi saranno partiti in volo fin dai primi avvisi, allo scopo di prendere quota per poter affrontare il combattimento. È consigliabile che gli aeroplani della difesa volino, per prendere quota, nella zona opposta a quella verso cui si delinea l'attacco nemico; e ciò allo scopo di permettere che si effettui il tiro d'artiglieria il più lungamente possibile co'sì da ottenere che l'aereo avversario devii, se è possibi le, e, sotto la minaccia del fuoco d'artigl ieria, si indugi qualche tempo prima di giungere sul bersaglio. In vicinanza di questo esso dovrà accettare com battimento cogli aeroplani della difesa, o ritirarsi. ' Dalle grandi quote i distintivi di riconoscimento (colori nazionali per i nostri, croci nere pei nemici) non sono sempre ben visibili; inoltre certi tipi d'apparecchio da caccia (ad esempio i nostri Aviatik) sono molto simili a quelli dell'avversario. Possono perciò verificarsi incidenti spiacevoli derivanti dal fatto che, nella lotta, gli aeroplani deJla difesa potrebbero essere colpiti dal fuoco dell'artiglieria amica. Ad evitare ciò, sarà bene che gli aeroplani della difesa, in vicinanza del nemico fatto segno al fuoco dell'artiglieria, segnalino la loro presenza con ripetute fumate (segnali convenzionali). Quelli poi simili nella forma agli aeroplani ne-


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miei (Aviatik), potranno opportunamente essere muniti di guidoni o fiamme di tela (il color bianco è il più visibile) attaccati all'estremità dell'una, o dell'altra ala, o di entrambe le ali, con mutamenti periodici o saltuari all'uopo convenuti a cura del rispettivo comando di difesa antiaerea. L'esperienza ha ormai insegnato che spesso, in occasione di poderosi attacchi nemici contro nostri centri abitati, si presenta dapprima qualche aeroplano che ripetutamente tenta, ostacolato dagli aeroplani della difesa, cli giungere sull'obiettivo. Questa specie di avanguardia, in massima rifiuta il combattimento, o lo sfugge appena iniziato, ritirandosi , e quasi incitando all'inseguimento. A questi primi attacchi seguono improvvisamente complete squadriglie, p iù o meno numerose, decisamente attaccanti, e che eseguono il lancio di bombe. Deve pertanto essere inibito agli aeroplani addetti esclusivamente alla difesa di centri abitati, e quando attuano la difesa stessa, di inseguire gli avversari oltre la cerchia di 10-20 km. a seconda dell'ampiezza del centro abitato da difendersi, poiché in tal modo l'obiettivo potrebbe rimanere indifeso proprio quando più importa che sia efficacemente protetto. Tuttavia, potrà talvolta convenire che, svoltasi completamente la difesa antiaerea, od anche prima, se specialmente sono numerosi gli aeroplani che operano la difesa stessa, qualcuno di tali apparecchi insegua arditamente il nemico nella sua ritirata. In tal caso, ad evitare che possa aver esito felice la manovra sovraccennata da parte del nemico, occorre che con precise disposizioni per parte ciel Comandante del campo d'aviazio ne, ed opportuni accordi preventivi fra piloti, sia volta a volta prescelto l'aeroplano a cui, presentandosene il destro, è concesso di inseguire a fondo il nemico nella fiducia di poterne avere il sopravvento. Il personale aviatori della difesa deve essere sempre e pienamente edotto dei segnali d'allarme per le popolazioni civil i, nonché dei segnali di cessazione degli «all'armi». Inoltre, appositi segnali convenuti debbono esser fatti da terra agli aviatori in volo, per avvertirli, sia della direzione donde è segnalato l'arrivò di aerei nemici, sia del momento in cui, cessato l'allarme, gli aeroplan i della difesa possono rientrare al campo, sia infine del momento in cui, stando per discendere gli aeroplani della difesa, è necessario che i medesimi riprendano quota pel nuovo avvistarsi di aerei nemici. Tali segnali, consistenti per lo più in apposite frecce di tela bianca, saranno distesi a terra nel campo d'aviazione, od in altre lo-


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DIFESA DE L T E RR ITORIO

calità prescelte e convenute, e dovranno essere perfettamente noti agli aviatori.

D IFESA A NTIAERE A NOTTURNA

Come fu accennato al principio della presente circolare, le cond izioni in cui viene a svolgersi la difesa antiaerea di notte, sono alquanto diverse da quelle neUe quali la difesa stessa svolgesi di giorno, e ciò in dipendenza, sia di altri mezzi che è necessario far concorrere per agevolare la difesa (essenzialmente proiettori elettrici), sia dei diversi mezzi d'offesa coi quali il nemico può tentare l'attacco notturno (dirigibili o, per le località litoranee, idrovolanti). Dell'una e dell'altra circostanza sarà tenuto il debito conto in quanto qui di seguito viene esposto, pur affermando il principio che, tutto ciò che è prestabilito per l'attuazione di una difesa antiaerea di giorno, serve anche per lo svolgimento della difesa di notte. Linee di posti d'ascoltazione e d'avviso. - Come di giorno, anche di notte il perfetto e tempestivo funzionamento di tutti gli organi della difesa contro aerei è basato principalmente sulla pronta e sicura trasmissione degli avvisi di vedette esterne incaricate di segnalare l'avvicinarsi di aerei nemici. Poiché però di notte, è assai difficile il poter scorgere direttamente gli aeroplani, e talvolta anche i dirigibili, occorre poter avvertire l'avvicinarsi di aerei nemici mediante l'udito. I posti di segnalazione e d'avviso, 'di cui si è trattato nella difesa diurna, si trasformano pertanto per la notte, io posti d'ascoltazione e d'avviso. Tali posti, costituiti come quelli di giorno (avendo speciale riguardo a che le vedette siano sempre militari provvisti di udito ottimo), dislocati come quell i, con particolare cura a che essi siano situati distanti da rumori permanenti (cascate d'acqua, centrali elettriche, altiforni, ecc.), possono ben avvertire l'avvicinarsi di aerei in volo dal rumore caratteristico dei motori, o, se trattasi di dirigibili, da quello più forte dei motori e delle eliche (gruppi propulsori). Poiché, però, nessuna azione di difesa, né col fuoco, né con aeroplani in caccia, è possibile, o almeno consigliabile, finché non si abbia la diretta visione dell'aereo nemico, così è necessario che quest'ultimo sia, oltre che sentito, anche individuato coll'ausilio di più o meno numerose stazioni fotoelettriche capaci di scrutare il cielo (fa-


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scio da rivolgersi anche verticalmente), e, una volta rintracciato l'aereo nemico, di accompagnarlo, pienamente e permanentemente illuminato, nella sua rotta. I posti d'ascoltazione e d'avviso trasmettono le loro notizie agli organi interessati (comando di difesa, campi d'aviazione, stazioni fotoelettriche, batterie d'artiglieria, ecc.) nello identico modo stabilito per la difesa diurna. Stimasi opportuno soggiungere che, per ora, l'organo dell'udito, funzionante nelle migliori condizioni, è l'unico mezzo di ascolto finché la tecnica non abbia messo a disposizione mezzi acustici veramen te pratici che, raccogliendo ed amplificando i rumori, diano modo di avvertirli a grandi distanze e di rilevarne la direzione di provenienza. Infine, di notte più che di giorno, è indispensabile la più rigorosa disciplina nel personale incaricato di vegliare: ben chiare e tassative dovranno essere le consegne stabilite per ogni ramo di servizio che dovrà avere svolgimento assolutamente coscenzioso. Segnali d'allarme. - Valgono per la difesa notturna le norme emanate per quella diurna, con l'aggiunta che speciale riguardo dovrà aversi di notte a tutto ciò che riflette l'illuminazione della località da difendersi. Di massima, e specialmente pei grandi centri abitati che per la loro relativa vicinanza al territorio nemico possono più facilmente essere scelti ad obiettivo d'incursioni aeree, l'illuminazione pubblica deve essere sensibilmente ridotta e le lampade pubbliche debbono essere oscurate - preferibilmente azzurrate - coi sistemi diversi che le circostanze locali possono consigliare. Speciali disposizioni debbono essere impartite a cura delle competenti Autorità circa l'illuminazione dei pubblici esercizi, delle abitazioni private ed in merito alla circolazione delle vetture tramviare e degli autoveicoli. O ve la pubblica illuminazione sia fatta a gas, o a petrolio e simili, si avrà cura di ridurre le lampade al minimo assolutamente indispensabile, sia per quantità che per intensità di luce, cercando di oscurarle il più possibile. Nel caso invece di illuminazione elettrica si potrà alquanto largheggiare col numero delle lampade, ma si avrà cura di predisporre che, all'atto del primo avviso di rumori aerei sospetti, possa immediatamente essere tolta la corrente, spegnendo contemporanemente tutte le luci, sia pubbliche che private.


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Per le stesse ragioni d'ordine morale, accennate trattando della difesa diurna, le disposizioni relative agli allarmi, per la notte dovranno essere oggetto di scrupolosa attenzione da parte delle competenti autorità, rammentando che di massima, l'azione d'offesa dei dirigibili, che generalmente operano nelle notti senza luna, è assai più violenta ed efficace di quella degli aeroplani, talché di notte, anche più di giorno, è opportuna la precauzione per gli abitanti di ripararsi nei locali coperti più bassi degli edifici, meglio se nelle cantine, sotterranei, ecc. Artiglierie) fucileria, mitragliatrici, aeroplani da caccia e stazioni fotoelettriche. - Di notte, il tiro delle artiglierie, sia contro aeroplani o idrovolanti, sia contro dirigibili, è perfettamente inutile, anzi dannoso, ove non sia sussidiato da un giudizioso impiego di stazioni fotoelettriche, le quali abbiano precedentemente rilevata la presenza e determinata la posizione nel cielo dell'aeromobile nemico, facendo su di esso convergere i fasci luminosi che debbono permanentemente accompagnare l'aereo nella sua rotta. Finché pertanto l'aereo o gli aerei nemici, non sono illuminati dai fasci dei proiettori, non dovrà aprirsi il fuoco d'artiglieria: per contro, ed affinché l'artiglieria possa ben condurre il suo fuoco, occorrerà ben stabilire che ogni proiettore, il quale sia riuscito a scorgere un aereo nemico, dovrà col suo fascio accompagnarlo continuamente, cercando di seguirlo in ogni suo movimento, specialmente quando l'aereo stesso, per sottrarsi alla luce, operasse sbalzi repentini di quota o brusche deviazioni di rotta. Quanto sopra è detto per le artiglierie, vale a maggior ragione pel tiro di fuc ileria e di mitragliatrici, tiro anch'esso da ritenersi dannoso se non quando il bersaglio, trovandosi a distanza inferiore ai 2000 metri, non sia ben illuminato dai proiettori. Come già è stato accennato, gli attacchi aerei notturni sono, in massima, eseguiti: o da aeroplani speciali, idrovolanti, per incursioni contro centri abitati siti lungo la costa o poco distanti dalla medesima ( 15-20 km. o poco più); o, all'interno, da dirigibili. Raramente, e quasi sempre con scarsa efficacia, possono eseguirsi raids notturni con aeroplani ordinari. In qualsiasi dei casi predetti è assolutamente da escludersi, per la difesa antiaerea notturna, l'impiego delle attuali squadriglie da cac-


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eia Nieuport, avuto riguardo alle caratteristiche di volo, e specialmente d'atterraggio, di tali apparecchi. Per ciò invece che riflette l'impiego di notte delle altre squadriglie da caccia, o impiegate come tali, si ritiene che poco o punto valido possa essere il loro concorso alla difesa notturna contro aeroplani (o idrovolanti), giacché, anche a breve distanza (100-200 metri), riesce, in volo, estremamente difficile di ravvisarsi e distinguersi gli uni dagli altri, amici o nemici, sia pure nelle notti più serene o lunari. Sarà pertanto opportuno di ben ponderare la convenienza, o meno, di far concorrere tali squadriglie (non Nieuport) alla difesa notturna contro aeroplani o idrovolanti. L'impiego invece di queste stesse squadriglie (non Nieuport), riuscirà sempre efficacissimo nella difesa notturna contro dirigibili, a danno dei quali esse agiranno col guadagnare quota, sormontandoli a breve a.ltezza e lanciando su di essi bombe o freccie incendiarie. All'uopo, i campi d'aviazione - gli stessi sistemati per la difesa diurna - dovranno essere accuratamente preparati, e dovranno essere estesi, ben livellati, ben illuminati e provveduti di proiettori elettrici a luce zenitale per le necessarie segnalazioni. Solo in tale modo sai:__anno possibili le sollecite partenze in volo e riuscirnnno meno pericolosi gli atterraggi, che, di notte si presentano sempre difficili, in ispecie nei riguardi della buona conservazione del materiale che va soggetto, con molta facilità, a rotture ed a logorio. Circa, in particolare, i proiettori elettrici è poi bene avvertire che l'impiego prematuro dei medesimi, cioè quando dai posti d'ascoltazione non è ancora accertata con qualche sicuro fondamento la presenza di aeromobili nemici, è, non so lo inutile, ma assai dannoso, poiché molto spesso vale ad individuare all'avversario la precisa località che si ha interesse cli proteggere. Non saranno invece superflui tutti gli altri studi tendenti a migliorare l'efficacia e la potenza dei proiettori affinché questi, quando serva impiegarli, contribuiscano al massimo allo scopo per cui si adoperano. All'uopo si avverte che sono recentemente state apportate piccole modificazioni a proiettori esistenti in dotazione (Difese di Venezia e cli Udine), modificazioni che, pur essendo poco costose, e quindi assai consigliabili, hanno prodotto l'aumento, da 1/4 a 1/5, della portata dei fasci luminosi (motorino elettrico che imprime movimento rotatorio al carbone positivo, con fiamma ad alcool sotto il cratere).


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DlFES1\ DEL TERRITORJO

Da quanto finora qui venne esposto risulta già come la difesa notturna, tosto che i posti d'ascoltazione abbiano segnalata la minaccia nemica, inizierà il suo funzionamento colla immediata messa in azione delle stazioni fotoelettriche, le quali possono dirigere i loro fasci luminosi nella direzione segnalata come pericolosa, frugando il cielo per scoprire l'aereo nemico di cui fu udito il rumore. Al riguardo sarà opportuno che ai posti d'ascolto, come pel giorno ai posti di segnalazione, siano comandati anche militari del corpo aeronautico, pratici sia delle forme in volo degli aeromobili nazionali ed esteri, sia dei rumori caratteristici da essi prodotti durante il volo. Appena si riuscirà ad illuminare il bersaglio occorrerà seguirlo col fascio in tutti i suoi movimenti: da quel momento, tutte le altre stazioni fotoelettriche esistenti, a portata utile, faranno convergere i loro fasci sull'aereo. Soltanto dopo che il bersaglio sarà investito dai fasci dei proiettori, e soltanto finché sarà soggetto a questi fasci di luce che lo disturbano abbagliandolo, si dovrà e si potrà svolgere la difesa sia con tiri d'artiglieria (o eventualmente di fucileria), sia colla caccia mediante aeroplani (in massima, soltanto quando siasi accertata che l'aereo nemico è un dirigibile). Nell'uno e nell'altro caso, le norme ed avvertenze date per l'impiego degli accennati mezzi di difesa sono le stesse di quelle esposte pel caso di difesa diurna, coll'avvertenza che gli aeroplani della difesa, da usarsi di massima solo contro dirigibili, dovranno preventivamente essere approntati provvedendoli di bombe o frecce incendiarie.

CooRDTN1\MENTO DELLE DIFESE ANTIAEREE N ELLA VALLE P AD ANA

Per quanto già siano in corso d'attuazione provvedimenti di varia indole per intensificare al massimo la produzionè nazionale, scarsa è nel presente momento la quantità dei mezzi disponibili per l'organizzazione difensiva contro incursioni aeree in tutto il territorio della Valle Padana. Tale scarsezza è, poi, tanto più sentita per quanto ha tratto al mezzo più sicuro ed efficace per la difesa antiaerea: l'aeroplano. Ora, tenuto presente che i mezzi che si stanno già alacremente approntando non potranno in brevissimo tempo essere inviati in zona di guerra, e considerato per contro che, date le continue richieste che di essi già pervengono e perverranno dai vari comandi e dai grandi centri abitati, la predetta scarsezza di mezzi continuerà


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abbastanza a lungo a farsi sentire malgrado l'intensificata produzione, appare manifesta la necessità che i mezzi esistenti siano sfruttati al massimo, per modo ch'essi, impiegati con un logico e ben organizzato coordinamento, possano il più efficamente possibile provvedere non solo alle esigenze delle locali difese, ma eziandio a quelle della difesa comune del territorio della Valle Padana. Tale coordinamento riflette in modo speciale l'impiego dell'aeroplano in servizio di caccia, come il mezzo che, per la sua caratteristica mobilità, può unico fra tutti, accorrere facilmente e rapidamente là dove il pericolo sia segnalato, là dove si presume che possa, o necessariamente debba passare il nemico in volo. Questo procedimento, mentre corrisponde al sano principio di una mutua cooperazione intesa alla unicità degli sforzi pel raggiungimento dello scopo comune, permetterà di limitare i tentativi da parte del nemico - di poderose incursioni aeree sui nostri maggiori centri abitati, o quanto meno, di rendere al nemico sommamente pericolosa l'esecuzione di tali incursioni aeree, e ciò con l'infliggere alle squadriglie avversarie, nella loro andata o nel loro ritorno, le più gravi perdite di apparecchi e cli piloti. Tale è lo scopo essenziale del coordinamento delle difese antiaeree: e questo è il fine precipuo che devesi cercare di raggiungere, ed al quale debbono costantemente mirare tutti i nostri aviatori, che già tante benemerenze hanno saputo acquistarsi nell'attuale campagna di guerra. Nulla da essi sarà lasciato di intentato per conseguire l'accennato importantissimo fine, poiché indubbiamente il coordinato sforzo di essi, condotto con la più vigorosa attività, col più vivo ardimento ed affrontando i più gravi rischi e sacrifici renderà il più segnalato dei servizi a vantaggio del Paese e segnatamente delle popolazioni delle nostre fiorenti città. Valgano le seguenti considerazioni ad agevolare il raggiungimento dello scopo or ora descritto. Anzitutto sarà bene ferma re l'attenzione sul tratto di territorio nazionale la cui organizzazione difensiva contro aerei, giusta gli accordi all'uopo intervenuti col M inistero della Guerra, viene coordinata a cura del Comando Supremo dell'E sercito mobilitato. V uolsi limitato tale tratto di territorio alla zona che si estende dall'attuale fronte delle nostre truppe in guerra a tutta la Valle Padana (cioè le Regioni: Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia, escluse le provincie d.i Ravenna e Forlì, cioè la Romagna) non compresa la costa ed il territorio della Piazza marittima di Venezia.


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D IFES/\ DEL TERRITO RIO

Per esaminare le esigenze dell'organizzazione difensiva antiaerea di tale territorio, occorre tener presenti due circostanze: a) la dislocazione dai campi aviatori austriaci fin'ora noti, e cioè: a Cardo/o (NO di Trento); ad E di Pergine in Val Sugana; a Toblach, ad Hermagor in Val Gail; a SE di Villach in Valle Drava; ad Aisovizza, Cervizza od Aidussina nella regione del medio e alto Vipacco; b) la diuturna osservazione fatta in ispecie nell'occasione di grandi incursioni aeree, delle principali vie aeree realmente più batt ute dagli aeroplani nemici per sfuggire le più alte quote dei monti e le eventuali difese ivi appostate. Basta allora un sommario esame delle condizioni topografiche del territorio in discorso in relazione alle accennate due circostanze, per dar una idea del modo come potrebbero essere, a grandi tratti, delineate le possibili vie d'attacco aereo da parte del nemico. E cioè Val d'Adige; Valle Sarca-lago di Garda; Valle di Brenta; Valle Fella. Seguendo tali linee generali possono più facilmente gli aeroplani nemici irradiare sulle pianure lombarde e venete per raggiungere i principali obiettivi. Fanno eccezione le provenienze in massima dalle regioni del basso e medio Isonzo, che, facendo capo al la fronte Civ idalePalmanova, hanno quasi ovunque la v ia aerea egualmente facile e sicura, con spiccata facilità per quelle del basso Isonzo verso il T agliamento. Una ben distribuita rete di posti di segnalazione (e d'ascoltazione) e d'avviso, opportunamente ·collegata ai vari comandi dì difesa antiaerea, per modo che le comunicazioni siano quanto mai rapide e sicure, potrà tempestivamente avvisare i comandi stessi dell'even tuale passaggio d'aeroplani nemici, rilevandone il numero, la probabile rotta, o segnalando gli attacchi che si stessero svolgendo su determinati centri o località, ecc. In tal modo, i ripetuti comandi potrebbero essere continuamente e pienamente edotti di tutte le novità aeree che possono loro interessare. A loro volta, gli stessi comandi mediante gli accennati collegamenti, potranno, se attaccati, avvertire i comandi viciniori ed anche, successivamente, i più lontani, richiedendo la necessaria doverosa cooperazione che si potrà esplicare essenzialmente coll'opera dei velivoli in quel momento disponibili ed inoperosi. Questa cooperazione degli aeroplani delle varie squadriglie, questo aiuto diretto, od indiretto, dato dai campi d'aviazione alla d ifesa


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di località vicine, e ciò che si richiede nella misura più larga possibile: e cioè, l'aiuto, che ogni comandante cli campo d'aviazione deve ascrivere a suo debito d'onore di poter apportare, colla maggiore somma di mezzi disponibili e colla massima alacrità non appena sia avvertito della minaccia nemica. Questo Comando prescrive pertanto quanto appresso: 1. Tutti i comandi di difesa antiaerea già costituiti, nonché per l'avvenire quelli che mano a mano potranno costituirsi, tengano sempre in attenta considerazione la questione di cui trattasi, allo scopo di provvedere, in base ad accordi da prendersi coi comandi viciniori, all'impianto e funzionamento cli comunicazioni telefoniche o telegrafiche o r.t., sia provvedendo coi mezzi disponibili, sia provocando i provvedimenti necessari da parte delle competenti autorità, anche, ove occorra mediante accordi da prendersi coll'Ufficio della difesa antiaerea di questo Comando Supremo o coll'lspettore capo del Servizio telegrafico militare.

2. L'Ufficio e l'Ispettore ora detti, nonché tutte le autorità militari che in qualsiasi modo possono esservi interessate, provvedano ciascuno nell'ambito della propria competenza, a che il più largo sviluppo, ed il più efficace coordinamento, sia dato alla attuazione della accennata rete di comunicazione. 3. Tutte le squadriglie cli aeroplani da caccia o da ricognizione assegnate alla difesa antiaerea di grandi centri abitati, tutte le squadriglie o gruppi cli squadriglie assegnate a Comandi, grandi unità, ecc. ed ancora tutti gli aeroplani disponibili ed efficienti di qualsiasi campo d'aviazione compresi tutti i campi-scuola esistenti nella Valle Padana (Cameri, Cascina Costa, Malpensa, Busto Arsizio, Venaria Reale, .Mirafiori, ecc.) concorrano alla difesa diretta o indiretta, di località più o meno vicine, fatte segno ad attacchi nem ici. All'uopo: a) i comandanti di tutti i campi d'aviazione dislocati nel territorio al quale si riferiscono le presenti disposizioni, abbiano cura di porsi in relazione coi comandi di difesa antiaerea viciniori per gli accordi del caso, e per concretare i provvedimenti da attuarsi in ispecie per ciò che riflette il servizio delle comunicazioni; b) le squadriglie da caccia per la difesa di città dovranno direttamente o indirettamente concorrere alla difesa di altre località od impianti, con una metà circa degli apparecchi disponibil i ed in piena


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efficienza, provvedendo, al momento del bisogno, a chiamare al campo i piloti e mitraglieri in quello stesso momento a riposo; e) le Scuole di aviazione vi concorrano con tutti gli apparecchi bellicamente efficienti che è possibile far pilotare in quel momento, tenendo presente che gli allievi potranno opportunamente disimpegnare servizio di osservatori-mitraglieri. 4. G li aeroplani delle squadriglie assegnate alla esclusiva difesa di città non dovranno mai allontanarsi dalla città stessa più di 20-40 km.; quelli delle squadriglie da caccia assegnate alle grandi unità per la difesa della loro zona, e quelli delle squadriglie da offesa o da ricognizione e combattimento, pure assegnati a grandi un ità potranno invece allontanarsi quanto più riterranno necessario per adempiere con tutta coscienza al loro mandato. Così pure quelli dei campi-scuola.

In simili contingenze, gli aviatori tutti, animati dal più ardente e virile entusiasmo che è frutto della profonda coscienza dell'onore e della gloria che a loro spetta nell'assolvimento dell'importante compito ad essi affidato, partiranno in volo dai campi con l'animo deliberato ad affrontare arditamente l'avversario. E , bene edotti, o delle località prese a bersaglio dal nemico e dell'ora in cui l'attacco aereo si è iniziato o compiuto o del passaggio di aerei nemici con determinate direzioni e su date località, tenteranno ove possibile, con ponderato piano, di tagliare la strada di andata, o, più facilmente, quella della frettolosa ritirata dell'avversario, obbligando questi - nella peggiore ipotesi - a larghe deviazioni, sempre proficue perché possono condurre a forzati atterramenti entro il territorio nazionale. Risultato, quest'ultimo, non impossibile a raggiungersi quando si pensi che gli aeroplani nemici, potranno, nelle loro incursioni sui nostri grandi centri abitati più interni, incontrare successivi sbarramenti aerei, quali ad esempio: quando l'incursione nemica abbia per obiettivo la città di Milano, provenendo dal lago di Garda, le difese di Bergamo, Brescia e Verona; quando si tratti di attacco contro Treviso, proveniente da Valle Fella, le difese di Aviano-Pordenone, Campoformido (Udine) e Cividale; e simili. Seguendo tali concetti di difesa antiaerei, è probabile che, almeno le larghe incursioni aeree sui nostri centri abitati più intern i siano presto limitate, o abbiano a subire gravi perdite. Il SottO Capo di S. M. dd l'Eserc;ico

C.

PORRO


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DOCU ~H:iNTl

Documento n. 6

VERBALE D ELLA SEDUTA DEL 22 FEBBRAIO 1917 Comando della 1a Armata - Stato Maggiore 24 febbraio 191 7 Scopo: Esame della difesa antiaerea dell'Armata e proposte di provvedimenti per completarla in base alla istruzione sulla difesa antiaerea (gennaio 1917).

Jnterven uti: Presidente Signor Generale C. Albricci - Capo di S.M. dell'armata Membri Colonnello Bazan - Comandante artiglieria d'armata; Colonnello Marietti - Sotto Capo di S.M. per l'artiglieria; Tenente Colonnello Ricci - Ispettore telegrafico; Tenente Colonnello Mezzadri - Comandante difesa antiaerea cli Verona (anche in rappresentanza del presidio); Colonnello Maccari - Comandante difesa antiaerea di Vicenza (anche in rappresentanza del presidio); Tenente Colonnello Sabato - Comandante difesa antiaerea 6" Armata; M.aggiore Generale Cerillo-Capitano Gasparro - per il 29° Corpo d'armata; Maggiore Nobili - per il 5° Corpo d'armata; Maggiore Giovanozzi - per il 10° Corpo d'armata; Maggiore Rossi - per il 3° Corpo d'armata; Maggiore La Polla - per il 3° Gruppo aeroplani Segretario Maggiore Franchini Stappo

COSTITUZIONE DI COMANDI Dl DIFESA NUOVI, E MIGLIORAMENTO D ELLE DIFESE LOCALI

Zona avanzata

a) Schio. Già notevole centro industriale, acquista maggiore importanza per i nuovi impianti ferroviari. La protezione attuale è deficiente: sola sezione di Magrè (Monte Magrè non è armato).


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DIFESA DEL T liRR ITORIO

Valdagno. Centro industriale. Ove fosse armato monte Magré riceverebbe sufficiente protezione anche Valdagno. Incaricato il V Corpo di presentare proposte concrete. b) Thiene. La batteria di Lanaro sembra risulti troppo addossata al contrafforte Novegno-Summano. Il tratto tra M. Summano (1 • Armata) e M. Cengia (6' Armata) risulta troppo lungo per un buon funzionamento del sistema Calleri. Si potrebbe studiare la convenienza di spostare la batteria di S. Rocco verso M. Grummo-Carré, e di collegare col sistema Calleri la nuova postazione con M. Brusabò, sbarrando così meglio lo sbocco dell'Astice. Incaricato il X Corpo di presentare proposte concrete. c) XXIX Corpo. È noto il cleficientissimo armamento antiaereo cli Val Lagarina, per cambiare il quale si è più volte sollecitato il Comando Supremo (anche recentemente). Si tratta di sostituire i pezzi da 87 delle stazioni antiaeree di Culma Alta - Vignola - Corna Piana Altissimo - Coni Zugna, in prima linea, e Bocchetta di Nao/e - Cima Grande - Malga Maia, in seconda linea. Di più creare una nuova postazione a Cima Levante per collegarla con la rete Calleri alla postazione del Baffelan del V Corpo. Occorre chiedere al Comando Supremo 18 pezzi da 75/ 1911 o 75/C, con le relative installazioni. Per il momento trasportare a Cima Levante 4 pezzi da 87 da trarsi o da Cima Mezzogiorno o da Boscochiesanuova. Incaricato il XXIX Corpo di provvedere. Non si ritiene necessario costituire un comando di difesa ad A la. d) III Corpo. Lo sbarramento avanzato è un po' rado: M . Carone - M . Plagna - Stigolo - Cima Rive. Di più vi è slegamento tra le difese antiaeree de lle due rive del lago (M. Carone-Casara di Vò). Opportuno spostare le sezioni di M. Carene e Punta Larici e intercalarne un'altra tra Punta Larici e M. Plagna, per esempio a M. Notta. Richiedere una sezione 1911 o 7 5/C e far studiare le postazioni e il loro collegamento col sistema Calleri dal Hl Corpo. Per le comunicazioni attraverso il lago, ci si può valere del cavo telegrafico o telefonico esistente. Incaricato l'Ispettore telegrafico di provvedere quando occorrerà. Non si ritiene per ora di dover aumentare le difese antiaeree della Valtellina e della Valcamonica. Si è incaricato il III Corpo di provvedere ad un maggiore occultamento delle condutture e delle central i elettriche di Isola e di Cedegolo, senza però per ora aumentare i mezzi antiaerei destinativi.


DOCU ,\ I Eì\TI

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Zona arretrata Lago di Garda. - Data la facilità per l'avversario di valersi per

invasioni aeree sia con aeroplani, sia, e più specialmente, ove potesse disporre di dirigibili, del solco Sarca-Garda, conviene: a) costituire attraverso il Garda un secondo sbarramento arretrato all'altezza di Salò-Isola Lecchi-S. Vigilie; b) provvedere ad una difesa vicina del viadotto di Desenzano. Sono stati incaricati: il III Corpo di studiare lo sbarramento, l'Intendenza d'annata di studiare la seconda. Lo sbarramento potrà saldarsi sulla sua destra alla difesa di Bocchetta di Naole e estendersi eventualmente alla sua sinistra verso Vobarno per proteggere così anche quel centro. Per la difesa del viadotto potrà servire l'attuale batteria di M. Corno e si potrà spostare quella di Sirmione, e converrà disporre anche di mitragliatrici. Si ritiene conveniente costituire un Comando di difesa antiaerea del Garda meridionale, comprendente tanto lo sbarramento guanto il viadotto, ed eventualmente anche gli idrovolanti. Verona. - Si ritiene opportuno togliere una delle due batterie da 8 7 o di Cima Mez,zogiorno, o di Bosco Chiesanuova, portandola a Cima Levante fino a quando non si avranno per questa postazione pezzi migliori. Il comando d'artiglieria del XXIX Corpo non avrebbe difficoltà a cedere la batteria di Bosco Chiesanuova - se questa rimarrà alla piazza cli Verona. Incaricato il Comando della difesa di Verona di studiare la soluzione migliore. Per la difesa della città, si è riconosciuto essere preferibili tre sezioni 75/C alla batteria automobi li 75/C.K. Si è incaricato il Comando della difesa cli presentare proposte circa una migliore organizzazione della difesa fronte a sud. Vicenza. - La difesa attuale basata su due sole sezioni da 87 è assolutamente troppo deficiente. Occorre: a) sollecitare l'invio dei 76 R.M. per la postazione cli M. Berico (incaricato il Comando d'artiglieria d'armata); b) richiedere una sezione da 75/19 11 in p iù. Si reputa inoltre opportuno tenere in permanenza in Campo Marzio i cavalletti per fucileria per la protezione della stazione, specie notturna. Si è stabilito di far sostituire dall'Armata cui spetta (6a) il posto di fucileria al ponte d i Fontaniva, che resterà a disposizione del comando di difesa antiaerea di Vicenza.


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Dl FESA DEL TERRITORJO

Si è stabilito di far riconoscere le grotte di Custoza sui Berici per eventuale ricovero di parte deJle munizioni ora a Tavernelle. Brescia. - Si ritiene sufficiente la difesa attuale anche tenendo conto della sostituzione prossima della Sa autobatteria con una batteria da 75/ C. Gardone V. T. - Sufficiente la difesa attuale.

SISTEMI DI TIRO

Il sistema Callerì, in via di adozione presso il X-V-XXIX Corpo d'armata, verrà gradatamente esteso anche al III. Si è dato incarico al Comando d'artiglieria d'Armata di curare il collegamento tra le reti dei vari corpi d'armata, e di studiare la convenienza e possibilità di adottare il metodo Calleri, anche per le difese della zona arretrata.

VELIVOLI

La scarsità di apparecchi a disposizione per i vari compiti: di bombardamento, di caccia, di ricognizione e di difesa è nota e verrà trattata in altra sede. Circa la dipendenza delle squadriglie S.A.L.M. - che sono in sostanza apparecchi da caccia - si è stabilito: restano alla dipendenza deJle difese locali rispettivamente di Brescia e di Verona, salvo però eventuali richieste ed ordini del Comando dell'Armata per servizi sulla fronte. Perché questi servizi possano essere eseguiti tempestivamente il Comando d'armata delega il Comando del III Corpo e il Comando del 3° Gruppo aeroplani a dare gli ordini necessari rispettivamente alle squadriglie S.A.L.M. di Brescia e di Verona. Si è convenuto che gli apparecchi di difesa debbono trovarsi già fuori degli hangars, appena la stagione lo permetterà, e nelle ore di probabile allarme.

0SSER VATORI E Co~I UNICAZIONl

Si è dato incarico all'Ispettore telegrafico dell'armata di verificare lo stato attuale delle comunicazioni addette al servizio antiaereo,


DOCU MENTI

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il funzionamento del servizio stesso, e di fare le necessarie proposte per migliorarlo. In generale si tende ad ottenere: a) una linea di osservatori avanzati sulla fronte, in punti di speciale importanza, per l'avvistamento dei velivoli . È bene gli osservatori non si moltiplichino, ma siano formati con uomini ed ufficiali fissi così da poter divenire buoni specialisti (circolare in proposito ai Corpi d'armata). Tali osservatori debbono essere congiunti telefonicamente in modo diretto ad una prossima stazione radio trasmittente; b) una serie di stazioni radio ai campi di aviazione per dare nel modo p iù pronto ai velivoli l'allarme; e) una serie di stazioni radio ai comandi di difesa antiaerea dell'interno per dare l'allarme, e inoltre e/bis) una serie di com unicazioni telefoniche con quei centri minori che non hanno le radio . Si verrà così nella maggior parte dei casi ad evitare la lentezza delle comunicazioni telefoniche per l'inserzione nelle linee di molti centralini. Nel caso le radio non funzionassero, si deve ottenere venga data sempre sulle linee telefoniche la precedenza assoluta su tutte le p recedenze assolute. Converrà anche (dato incarico al Comando d'artiglieria d'armata) studiare la possibilità di dotare gl i osservatori di special i razzi visibili di giorno. In particolare: a) si potrebbe avere una rete cli osservatori avanzati al Cengio -Novegno - Pasubio - Coni Zugna - Altissimo - M. Notta (o altro vicino). (Occorrerebbero due stazioni radio in piu: 1 al Cengio, ne l territorio della C armata, 1 al Novegno. Per gli altri osservatori fu nzionerebbero le radio di Ponte Pasubio - Coni Zugna - S. Valentino - Vesio, con le quali gli osservatori debbono essere direttamente collegati); b) le radio ai campi di Brescia - Desenz,ano - Verona - Villaverla funzionano benissimo; e) le ora dette stazioni radio, più quelle di S. F elice (Verona) e M. Berico (Vicenza), servono a dare l'allarme ai centri maggiori; e/bis) il Pasubio è già unito con Valli e Schio, il Novegno con Schio, il Cengio con Thiene, Coni Z ugna con Ala, perciò questi centri hanno prontamente l'allarme. Funziona bene anche l'ulteriore trasmissione radiotelegrafica da Vicenza a Verona e Brescia rispettivamente a T reviso, Padova, Bologna, 1vfzfano.


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DIFESA DEI. TERRl'fORlO

Vou DI NOTTE Per ora i soli apparecchi in grado di volare di notte sono gli idrovolanti ed i Farman. Il campo di atterraggio a Verona e le boe luminose a Desenzano funzionano regolarmente. Non è il caso, per l'angustia del campo, di rendere adatto agli atterraggi notturni il campo di Brescia. Chiedere al Comando Supremo l'autorizzazione di trasportare tutta l'aviazione di Brescia a Ghedi e di predisporre quest'ultimo campo pel tiro di notte.

PROIETTORI

Riducendo le richieste al minimo, occorre avere: 1 autoproiettore da 90 per la difesa del viadotto di Desenzano; 2 autoproiettori da 90 pel bacino del Garda; 1 autoproiettore da 90 per la difesa di Schio. lncaricato il direttore del servizio fotoelettrico di presentare proposte.

INCURSIONI AEREE NEMTCHE

Emanare norme coercitive pel riparo della popolazione civile (a cura dei singoli comandi di difesa - circolare). Regolare con i comandi di difesa la prescrizione di fare dettagliati rapporti sulle incursioni avvenute (fare circolare).

AZIONE CONTRO DIRIGTBlLl

a) Sollecitare dal Comando Supremo la distribuzione di shrapnels incendiari; b) chiedere altre mire luminose; e) fare aumentare le dotazioni di razzi incendiari per aeroplani.


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D0CU~1E1'Tl

Documento n. 7

COMUNE DI NOZZA Norme da osservarsi in caso di incursioni aeree nemiche e disposizioni per la popolazione

1. In caso di incursione aerea nemica il segnale d'allarme verrà dato mediante il suono a stormo delle campane della chiesa di Nozza. 2. Al segnale d'allarme tutti, civili o militari, dovranno ritirarsi in casa. Gli inquilini dei piani superiori scenderanno nei piani inferiori o al piano terreno. Gli inquilini dei piani inferiori dovranno accogliere quelli dei piani superiori. Chiunque si trovi per istrada, lontano dalla propria casa di abitazione, si dovrà ritirare nella casa vicina. Il proprietario ed inquilino della medesima dovrà permettergli l'ingresso. 3. Tutti si asterranno dal trattenersi presso le finestre e porte esterne. 4. Nelle scuole gli alunni saranno riuniti in locale a terreno sotto la custodia degli insegnanti, che dovranno loro vietare di accostarsi o rimanere presso le finestre o porte esterne. 5. Negli stabi limenti saranno prestabiliti locali (sufficientemente illuminati di notte) che più si prestano, per dar ricovero agli operai, che lavorano allo scoperto e più esposti al pericolo, sia delle bombe degli aeroplani sia dei proiettili, schegge ecc., dei tiri di artiglieria, mitragliatrici e fuc ileria. 6. Ove l'incursione si verifich i di notte, appena dato il segnale d'allarme, tutti dovranno spegnere ogni luce ed astenersi dall'uscire di casa. Saranno spente le luci dei carri, carrozze, automobili, cam1ons ecc. 7. Per evitare anche possibili danni di inavvertite incursioni notturne sono abolite le luci esterne degli edifici privati e degli esercizi pubblici. Tutte le finestre delle abitazion i private e degli uffici


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DIFES,\ DEL TERR ITORIO

debbono essere chiuse cogli scuretti, al momento in cui s'inizia la illuminazione interna. Le porte e le vetrine dei negozi debbono essere oscurate con tende adatte. 8. È vietato raccogliere e anche toccare bombe e proiettili che si rinven issero in qualsiasi luogo. Ove qualcuno di quelli sia veduto abbandonato dovrà essere avvertita l'autorità Cittadina o Militare.

9. Non essendo improbabile l'uso, da parte del n emico, di bombe a gas asfissiante, le quali p erò non possono riuscire pericolose che per piccolo sp azio e i cui gas venefici vengono, di solito, avvertiti dal colore o dall'odore d ella nube, si reputa opportuno segnalare le seguenti norme precauzionali: a) Non si scenda in loca li sottosta nti al pia no stradale. b) Chiunque si trovi in prossimità di bo mba scoppiata con gas del genere, se ne a llontani immedia tamente, respirando a traverso il fazzoletto o altro tessuto, possibilmente, bagnato anche solo con a cqua. c) I locali bassi siano ermeticamente chiusi; ai vetri che si infrangono per lo spostamento d'aria prodotto dallo scoppio, siano sostituiti diversi tratti di tela o mussola. d) P er attenuare gli effetti dei gas venefici è consig liabile una soluzione di 100 gr. di carbonato di soda e 100 gr. di iposolfito di soda in un litro di acqua. Con detta soluzione si spolverizzino, m ediante pompe da viti, l'aria ed i muri dei locali, ne i quali sia per avventura penetrato il gas e si imbevano i panni attraverso cui si respira, le chiusure di tela ecc. 10. Sono stabil iti nell'abitato appositi posti di rifugio riconoscibili da tabella con relativa iscrizione e fanale rosso che sarà acceso durante la notte. I posti di rifugio devono essere mun iti nell'interno di mezzo di illuminazione sempre pronto e la chiave della porta dei medesimi deve potersi avere al primo segnale di allarme. I proprietari delle case dove sono sistemati i posti di rifugio debbono provvedere a quanto è detto nel precedente comma del presen te articolo. 11. Il segnale di cessazione del pericolo sarà dato mediante il suono a distesa delle campane della chiesa d i Nozza.


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DOCUMENTI

12. I contravventori alle disposizioni di cui ai numeri 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 1O saranno puniti a norma di legge.

RIFUG I PRENOTATI lN CASO DI INCURSIONI AEREE NEMICHE

Nell'abitato di Nozza Vano a pian terreno della casa di Albertini Luigia - capacità persone n. 80

- Piazza Vittorio Emanuele II. Vano a pian terreno dei/a casa di Gentilini Anton io - capacità persone n. 80 - Piazza Vittorio Emanuele II. Vano a pian terreno de//a casa di Panza Basilio - persone n. 80 - Via Galvano Giori. V ano a pian terreno della casa di Salvotti G iuseppe - persone n. 80 - Via Galvano Giori. Vano a pian terreno del/a casa di Amici Maria - persone n. 40 - Via Usciere (vicino alle scuole). Vano a pian terreno della casa di Fontana Eugenio - persone n. 80 - Via Tesolo. Vano a pian terreno de//a casa di Comelli Celestino - persone n. 5 O - Via Tesolo.

Frazione Sardello di Sotto Vano a pian terreno della casa di Panelli Domenica, marit. G iori persone n. 6 O. Vano a pian terreno della casa di Bortolotti A ntonio - persone n. 20. Vano de/l'osteria «Belvedere)) di Esmondi E doardo - persone n. 70.

Frazione Sardello di Sopra Vano a pian terreno del/a casa di Crescini Mattia - persone n. 3 O. Vano a pian terreno della casa di Manni Pietro - persone n. 60. Vano a pian terreno de//a casa di Giori Giuseppe - persone n. 80. V ano a pian terreno de//a casa di Bacchetti Angelo - persone n. 90.

Nozza, 26 giugno 1918

lL S1ND.ACO

(illeggibile)


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DIFESA D EL TERR ITORIO

Doc umento n. 8

MINISTE RO DELLA G UERRA COMANDO D EL CORPO DI STATO MAGGIORE Roma, 31 maggio 1927

Oggetto: Mem oria sulla difesa c ontraerea del Territorio. (Omissis) III 0RGANIZZAZTONE lN CORSO DELLA DIFES A C.A. TERRITORIALE

Indipendentemente dal programma esposto avanti, tenuto con to dell'attuale situazione politica e dei mezzi che risultavano più prontamente disponibili, ho disposto quanto appresso:

1. l'armamento delle seguenti località prossime alla fro ntiera orientale: T rieste-Opicina-Zaule: assegnandovi 8 batterie da posizione e 12 plotoni mitr. S. Etienne e i relativi mezzi sussidiari (proiettori, avvistamento, ecc.); Gorizia-Merna: assegnandovi 4 batt. e 6 plot. mitr. ed i mezzi sussid.; Udine-Campoformido: assegnandovi 4 batt. e 6 plot. mitr. ed i mezzi sussid.; Padova-Brusegana: assegnandovi 4 batt. e 6 plot. mitr. ed i mezzi sussid. ; - · Bologna: assegnandovi 5 batt. e 8 plot. mitr. ed i mezzi sussicl.; Firenze: assegnandovi 3 batt. e 7 p lot. mitr. ed i mezzi sussid.; Bari: assegnandovi 4 batt. e 4 plot. mitr. ed i mezzi sussid.; 88 piccole località dello stesso scacchiere (ponti e impianti ferroviari più importanti, aeroporti, depositi munizioni, centrali idroelettriche, ecc.): assegnandovi complessivamente 185 p lotoni mitragliatrici S. Etienne. Questi materiali si stan no già raccogliendo verso quella frontiera eia tutte le zone del restante territorio, in modo che entro il mese


DOCU~l ENTT

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di giugno in ciascuna delle predette località saranno al completo le artiglierie e il munizionamento di sicurezza. Parallelamente il Comando generale della M.V.S.N. sta svolgendo lo studio per la costituzione dei reparti (di artiglieria, fotoelettricisti, mitraglieri, per l'avvistamento) occorrenti per la mobilitazione delle difese locali. 2. Jn seguito verranno completate gradualmente le difese delle rimanenti località, verso la fro ntiera occidentale e sulle coste tirreniche, già accennate nella presente memoria. 11 Capo d i Staro Maggiore del l'Esercito

FERRJ\ Rl


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DIFESA DEL T ERRITORIO

Documento n. 9

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE Concorso degli Enti Civili e delle popolazioni alla difesa C.A. del Territorio Nazionale (allegato n. 2 al foglio RR. n. 113 del 31 maggio 1927)

Cap. I - GENERALITÀ La difesa e.a. del territorio nazionale si compone di due parti: difesa attiva propriamente detta, fatta dall'aviazione, dall'artiglieria e dalle mitragliatrici. Ha lo scopo di impedire, o per lo meno di ostacolare l'azione degli aerei nemici, battendoli direttamente, od obbligandoli a volare a quote elevate e ad eseguire con minore esattezza le loro operazion i di ricerca degli obiettivi, puntamento, lancio di bombe. difesa passiva fatta con mezzi di protezione vari, applicati direttamente agli elementi da difendere. Ha lo scopo di limitare la possibilità degli attacchi aerei e circoscriverne gli effetti, riducendo la visibilità degli obiettivi, e proteggendoli con ripari ed altre provvidenze. La prima è di carattere strettamente militare; vi provvedono in comune l'aeronautica per quanto si riferisce agli aerei, l'esercito e la marina per quanto si riferisce alle artiglierie, mitragliatrici, ecc. e la M. V.S.N. per il personale. Vi possono concorrere anche gli enti civili e le popolazioni, nella forma e misura consigliata dai loro particolari interessi, ovvero stabilite a term ine di legge. La seconda è di carattere civile; vi provvedono gli enti civili (pubblici e privati) direttamente interessati: amministrazioni comunali, amministrazioni ferroviarie, direzioni di stabilimenti e depositi, associazioni private. Però la direzione e il coordinamento di questa difesa colla difesa attiva spettano sempre all'autorità militare: comandi di corpo d'armata territoriali e dipartimenti marittimi.


DOCU'.\rENTI

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La difesa passiva comprende le seguenti provvidenze: 1. allarme ai mezzi di difesa ed alle popolazioni; 2. mascheramento degli obiettivi; 3. oscuramento degli obiettivi; 4. ricoveri per le persone e per i materiali e costruzioni speciali; 5. servizio sanitario; 6. servizio antigas; 7. servizio pompieri (incendi, sgomberi, riattamenti, ecc.); 8. sgombero delle popolazioni; 9. protezione delle dighe di ritenuta per laghi artificiali. Le probabilità e possibilità di offese aeree non sono le stesse per tutto il territorio, ma sensibilmente diverse da zona a zona, a seconda della ubicazione di queste rispetto alle basi aeree avversarie e della loro importanza relativa. Analogamente, diverse devono essere le difese contraeree. L'autorità militare fissa, in ordine a quanto sopra e la graduazione delle zone da difendere, e la graduazione delle provvidenze per ogni zona, specificando in modo particolare quelle delle zone che devono sistemarsi in pace da quelle che possono rimandarsi al momento del bisogno (guerra). Gli enti civi li interessati alla esecuzione, in base alle direttive ricevute, compilano dettagliati progetti di protezione, progetti che poi dovranno attuare gradualmente, dopo l'approvazione dell'autorità militare, e sotto la direzione o il controllo di questa. Cap. Il - DIFESE PJ\SSJVE SEGNALi\ Z IO>IT DI ALLARME E DI CESSATO ALLARME

Servono ad indicare: il 1• l'imminenza dell'attacco aereo, il 2° la sua cessazione. Le località sistemate a difesa, in base a queste segnalazioni devono regolare tassativamente le operazioni di oscuramento, sgombero delle strade, stazion i ed altri luoghi pubblici, ricovero delle popolazioni, ripresa della vita normale ecc. di cui ai numeri seguenti. I mezzi per le segnalazioni di allarme e cessato allarme possono essere luminosi o sonori. I sonori (sirene, fischi, campane, trombe, clakson, ecc.) rispondono meglio allo scopo. Il numero e specie dei mezzi varia da località a località; nei grossi centri conv iene che ve ne sia più d'uno, in modo che tutta la


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DIFESA DF.I. TERRI L'O RIO

popolazione possa sentire direttamente e contemporaneamente i segnali. Opportuni collegamenti telefonici devono assicurarne, in questo secondo caso, il funzionamento contemporaneo ed immediato. Le segnalazioni devono essere ben definite, ben conosciute (a mezzo di manifesti, conferenze, prove) da tutta la popolazione, e ben distinte fra loro, allo scopo di ev itare confusione, specie coi segnali analoghi adoperati per altre contingenze (incendio, entrata degli operai nelle officine, ecc.) ed ottenere che le conseguenti disposizioni di allarme siano attuate da tutti colla dovuta esattezza e sollecitudine. La sistemazione dei mezzi e il loro funzionamento compete di massima all'autorità comunale. Però alcuni stabilimenti speciali, come grosse officine, stazioni ferroviarie, ecc. che per la loro mole e importanza costituiscono obiettivi preferiti dal bombardamento aereo, conv iene che abbiano mezzi di allarme propri, in aggiunta a quelli comunali. Così pure mezzi propri conviene che abbiano i grossi stabilimenti isolati. L'ordine di allarme o cessato allarme viene dato: dall'autorità militare, nelle località che hanno insieme difese contraeree attive e passive; dall'autorità comunale nell e località che hanno solo difese passive; dalle rispettive direzioni, negli stabilimenti isolati, forniti allo stesso modo di sole difese passive.

:'vf ASCH F.RMIEK'lO

Consiste nel trasformare con opportuni accorgimenti l'apparente configurazione degl i obiettivi in altra diversa, allo scopo di impedirne l'individuazione agli aerei nemici e le conseguenti offese. ln linea di massima è un'ottima difesa passiva. Nei centri abi tati la sua pratica applicazione è resa difficile dalla estensione degli obiettivi da mascherare e dalla conseguente spesa; ma non è tuttavia da escludersi a priori. 1 sistemi già noti ora (ved i elenco annesso) sono vari e variamente applicabili. Uno studio accurato del problema, fatto posto per posto, ed una preparazione ed applicazione graduale dei vari mezzi, ben ripartite nel tempo, permetteranno di conseguire molte volte risultati soddisfacenti.


DOCU~H,NTI

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Quanto alla sua estensione, sarà massima, come del resto per tutte le altre difese, nelle località piL1 esposte agli attacchi aerei, cioè prossime alle frontiere terrestri ed a parecchie coste, minore in quelle interne. E lenco dei mezzi e sistemi di mascheramento: a) m(f"zzi e sistemi di carattere permanente, cioè da applicarsi sin dal tempo di pace: l'alberatura: per le strade, i piazzal i, i canali, le condutture, le dighe, ecc.; la conformazione esterna (architettura), analoga a quella degli ordinari caseggiati della zona ambientale: per i depositi di materiali infiammabili, le centrali elettriche, officine ed altri manufatti specialmente ricercati dall'aviazione nem ica; il mimetismo con coloriture simili a quelle del terreno circostante per ogni genere di manufatti - caseggiati, ponti, tettoie, ricoveri, ecc. b) me-zz,i e sistemi di carattere provvisorio, cioè da predisporsi in pace, ma applicarsi solo al momento del bisogno (appena indetta la mobilitazione): - gli schermi artificiali, con mantelli e reti mimetiche, da stendersi sugli obiettivi da mascherare, formando quinte, sipari, tappeti; i falsi obiettivi cioè riproduzione in legno, tela impianti luminosi, ecc. degli obiettivi veri; questi mascherati, quelli piazzati in modo ben visibile nelle loro vicinanze; le nebbie artificiali, fatte con speciali apparati fumogeni ed estese a zone molto più vaste (tre-quattro volte) cli quel le da coprire. Soffrono limitazioni dal vento, specie nelle zone montane; l'abbagliamento, per la notte (allo studio); l'oscuramento, anche per la notte. Mezzo molto redditizio come sarà detto al numero successivo. La sistemazione dei mascheramenti è di competenza delle autorità comunali o statali, o delle amministrazioni private, a seconda che gli obiettivi da mascherare appartengono all'uno o all'altro ente.

OSCURAMENTO

Consiste nella soppressione «totale o parziale, temporanea o permanente» della illuminazione pubblica o privata, allo scopo di impedire o rendere più difficile agli aerei nemici la determinazione


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DIFESA D F.L TbRR ITORIO

delle rotte e il riconoscimento dei bersagli durante le loro operazioni notturne. È un mezzo di difesa notturna efficacissimo, e deve essere applicato nella misura più estesa che sarà possibile. Per la sua esecuzione pratica conviene distinguere due specie di oscuramento: quello normale e quello di allarme. L'oscuramento normale, che serve di massima ad ostacolare agli aerei nemici la rotta e la prima individuazione dei bersagli è permanente quanto a durata, cioè dura quanto tutta la guerra, ma attenuato in fatto di intensità ed estensione, dovendo permettere lo svolgimento ordinario della vita e del lavoro notturno, specie nei grandi centri. Consiste nella soppressione di tutte le forme di pubblica o privata illuminazione aventi scopi non strettamente indispensabili; nella chiusura rigorosa di tutte le porte e le finestre dei locali illuminati in modo da impedire qualsiasi passaggio di luce all'esterno; nel l'attuazione, mediante speciali ripieghi, di tutta la restante illuminazione esterna che non è possibile sopprimere, ma che tuttavia occorre rendere meno visibile a distanza, e soprattutto dall'alto. L'oscuramento di allarme, che serve ad ostacolare la esecuzione effettiva del bombardamento; ha durata temporanea, cioè guanto dura l'allarme, intensità massima; in mo lte località può essere anche totale. Le località che hanno possibilità di allarme tempestivo (10 minuti prima dell'arrivo degli aerei), quelle cioè che fanno parte di zone sistemate a difesa dalla autorità militare e che non siano molto addossate alle frontiere (sia terrestri che marittime), adotteranno regolarmente ambedue gli oscuramenti. Le località prossime alla frontiera, o quelle che non fanno parte di zone sistemate a difesa, per le quali l'allarme non si può avere se non quando l'aereo è già quasi sulla località, adotteranno un oscuramento normale molto più intenso e rigoroso, che spesso consentirà di fare a meno dell'oscuramento di allarme. Tutte le località che per la forte distanza dalle basi aeree nemiche sono poco esposte alle loro offese, adotteranno solo l'oscuramento normale attenuato.

La sistemazione dell'oscuramento compete agli stessi enti già detti per il mascheramento: amministrazioni comunali per gli impianti della illuminazione pubblica; amministrazioni ferroviarie per le stazioni; singoli proprietari per tutti gli altri ambienti.


DOCUMENTI

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Mezzi e sistemi di oscuramento. - Allo stato attuale degli studi ed esperienze i mezzi e sistemi di oscuramento più pratiò, oltre beninteso le normali riduzioni (fino allo stretto indispensabile) nel numero e nella intensità delle lampade sono: a) per le lampade di illuminazione esterna: schermi, azzurri verso il basso e lateralmente, opachi verso l'alto; inoltre coloritura scura del fondo stradale compreso nel campo di ciascuna lampada; b) per le lampade-segnali, specialmente nelle ferrovie: manicotti opachi o griglie a persiana, investiti su dette lampade in modo da limitare il fascio luminoso alla sola direzione voluta; e) per le lampade dei passaggi a livello: attenuazione o limitazione della luce come in a) o b); inoltre disposizione tale da non illuminare l'incrocio della strada colla ferrovia, ottimo punto di riferimento per l'aviatore; d) per le porte, finestre, vetrate, ecc. dei locali che di notte devono essere illuminati: tendine opache, o persiane o coloritura azzurra dei vetri; e) per le locomotive: griglie a.i fumaiuoli, schermi opachi alle bocche basse dei cinerari ed ai focolari; carica degli stessi fatta sempre all'esterno delle stazioni, o in luoghi coperti; /) per i treni : coloritura delle lampade, azzurra nella parte superiore, bianca in quella inferiore ( una piccola calotta); tende opache, o coloritura azzurra dei vetri, o persiane ai finestrini; g) per gli stabilimenti, officine, ecc.: griglie o sopratetti cli mascheramento ai fumaiuoli, mascheramento delle vetrate come in d), talvolta anche doppie pareti; h) per gli alti forni, e per gli altri obiettivi importanti che non sia possibile oscurare altrimenti, massime nelle notti lunari: - cortine di fumo e nebbie artificiali.

R !COVE RT E COSTRUZIONI SPEClALl

Servono per la protezione delle persone o dei materia li più importanti, o d i speciali manufatti dai bombardamenti aerei.


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DIFESA D EL T ERR ITO RIO

A.) Ricoveri per le persone Ce ne dovrebbero essere dovunque è da temere un attacco aereo, ed adeguati al numero delle persone da riparare ed alla specie delle offese. Però in pratica non sarà generalmente possibile costruire ricoveri alla prova contro le bombe più grosse, che hanno parecchie centinaia di kg. di potente esplosivo. I loro effetti di demolizione sono tali che richiedono notevoli masse di cemento armato, o caverne in terreno molto compatto, le une e le altre troppo costose e ingombranti, specie nelle città. Bisognerà quindi nella maggior parte dei casi adattarsi a considerare il colpo in pieno delle bombe maggiori come eccezionale, e provvedere a ripararsi solo dagli effetti complementari di queste (proiezioni di schegge e detriti, incendi, moti d'aria, ecc.), e dalle bombe minori (fino ai 100 kg.). Di conseguenza ricoveri piccoli, numerosi, variamente dislocati ed adattati alle condizioni locali. In massima i ricoveri saranno di due specie: ricoveri privati e ricoveri pubblici. I primi sistemati nelle singole case, a cura dei proprietari; utilizzeranno le cantine o sottosuoli con opportuni adattamenti, o speciali costruzioni (trincee) praticate nei cortili delle case stesse. l secondi sistemati nelle piazze, giardini, ed altre località di uso comune, a cura delle amministrazioni comunali. Serviranno per gli abitanti delle case che non hanno ricovero proprio, o per quelle persone che al momento dell'allarme si trovano lontane dalla propria casa. Speciale importanza hanno i ricoveri nelle stazioni ferroviarie, obiettivi preferiti dall'aviazione da bombardamento. Converrà sistemarne di due categorie; ricoveri interni, piccoli e variamente dislocati, per il personale di servizio, che deve rimanere sempre sul posto; ricoveri esterni, per il personale non di servizio e per i viaggiatori, che conviene allontanare dalla stazione durante l'allarme. Gli elementi principali da considerare nella costruzione dei ricoven sono: capacità numerica; rapidità di occupazione e di evacuazione (ingressi multipli); difesa contro gl i effetti di movimento d'aria (ingresso a tracciato spezzato, piani inclinati, ecc.); illuminazione (linee speciali di luce elettrica, impianti di accumulatori, lanterne ad olio o a petrolio, ecc.);


DOCU MEKTl

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ventilazione (aspiratori elettrici od a mano); disposizione interna (a piccoli ricoveri comunicanti o a ricoveri grandi), a seconda delle esigenze locali del posto; sopratetti di reti metalliche, camere di scoppio, ecc. dove necessano; mascheramento, secondo quanto è eletto al paragrafo 2.

B) Ricoveri per i materiali

Le difficoltà segnalate per i ricoveri delle persone sono ancora p iù gravi per quelli dei materiali, trattandosi in genere di costruzioni più vaste, anche se limitate ai soli materiali di notevole importanza o costo, quali le installazioni tecniche, gli organi essenziali delle officine o degli impianti, le materie infiammabili ed esplosivi, ecc. In linea di massima non è il caso di pensare a ricoveri blindati in sopraelevazione. Qualche volta si potrà ricorrere alle sistemazioni interrate o in caverna. Nella maggior parte dei casi si dovrà invece limitarsi alle provvidenze atte a diminuire o localizzare gli effetti dei bombardamenti aerei, e a riparare con sollecitudine i guasti prodotti da questi. Tal i provvidenze sono: la suddivisione dei materiali in locali diversi, separati tra loro da ampi intervalli, o almeno da tramezzi resistenti alle piccole esplosioni; la copertura, se non di tutti, almeno dei principali di detti locali, con reti metalliche o tetti sospesi; il loro mascheramento, coi sistemi già detti al paragrafo 2; la p rovvista di materiali di ricambio e la sistemazione di squadre di riattamento.

C) Costruzioni speciali

Si riferiscono ad alcune opere (grossi ponti, viadotti, dighe di ritenuta, stazioni ferroviarie, ecc.) che, per la loro grande importanza nell'economia generale del paese, costituiscono obiettivi preferiti per l'aviazione da bombardamento nemica, e si devono viceversa proteggere nel miglior modo dalle offese di questa. Per queste opere le difese passive dette finora (mascheramento, coperture varie) sono insufficienti o addirittura inapplicabili. Biso-


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DlFES:\ DE L TERR ITO RIO

gnerà quindi supplire con provvidenze più sostanziali, mettendole in condizioni di resistere nel miglior modo ai bombardamenti, o per lo meno, di subirne i minori danni. Tali provvidenze riguardano essenzialmente: i materiali e i tipi di costruzione, nei ponti e nelle dighe, in queste ultime anche i sistemi di carico e scarico, le condutture; la dislocazione degli elementi, nelle stazioni (stazioni di smistamento, impianti supplettivi, raccordi esterni fra le varie linee, ecc.). Sono in corso gli studi relativi; i risultati di tal.i studi verranno applicati, sempre a cura degli enti direttamente interessati, senza altro ed al completo nelle costruzioni n uove; gradualmente e con adatti ripieghi in quelle già esistenti.

S ERVIZIO SANlT ARIO

Provvede al pronto soccorso, sgombero e cura dei feriti, ustionati o avvelenati dai bombardamenti aerei. Di massima, gli organi che devono disimpegnare detto servizio già esistono in pace presso quasi tutti i centri abitati, i grandi stabilimenti, le stazioni ferroviarie ecc. Essi sono: ospedali militari e civili; cliniche; posti municipali di soccorso sanitario; posti di soccorso di aziende, di opere pie, di associazioni private. Occorrerà solo rinforzarli e in qualche posto anche aumentarli all'atto deJJa mobilitazione, e disciplinare il loro servizio in relazione alla probabile entità delle offese aeree, e tenendo conto che dette offese hanno luogo sempre improvvisamente e producono effetti molto concentrati, nel tempo e nello spazio. I rinforzi od aumenti riguardano tanto il personale, che i locali, i materiali sanitari, i mezzi di trasporto (barelle ed autoambulanze), i collegamenti (telefonici o con staffette) tra gli enti sanitari e i vari punti dell'abitato che ad essi fan no capo. Devono essere tutti minutamente predisposti sin dal tempo di pace. Speciale cura richiedono le squadre mobili di soccorso.


OOCUMENTl

133

Gli enti a cui compete il servizio sanitario, sia nella parte mobilitazione che nella parte disciplina e funzionamento in guerra, sono quelli già detti per il mascheramento, l'oscuramento ecc.

S ERVIZIO ANTIGAS

Provvede al pronto soccorso ed alla cura delle persone colpite, alla disinfezione e risanamento degli ambienti infettati dai bombardamenti a gas. La prima parte sarà di massima disimpegnata dagli organi sanitari già detti al numero precedente; la seconda da speciali squadre di disinfezioni costituite a cura degli enti civili già noti, ma con personale tecnico-direttivo forn ito direttamente dal servizio chimico militare. SERVIZIO POMPTERT

Provvede allo spegnimento degli incendi, allo sgombero delle macerie, al salvataggio degli infortunati, al riattamento dei guasti prodotti dai bombardamenti. In molti centri questo servizio già esiste in pace per bisogni ordinari della popolazione. Si tratta quindi solo di rinforzarlo all'atto della mobilitazione, come si è già detto per il servizio sanitario. Dove non esiste nulla e si prevedano offese aeree, occorre organizzarlo senz'altro, tenendo conto non solo delle esigenze di pace, ma anche del previsto ampliamento di guerra. Analoghe considerazioni valgono per le stazioni ferroviarie, i grandi stabilimenti, che devono avere un servizio proprio di riattamento (squadre di lavoro e depositi materiali), siano o non dislocate in città fornite di servizio pompieri. La mobilitazione del servizio pompieri deve essere predisposta per tempo e con larga suffic ienza, sia in fatto di personale che in fatto di materiali, dato che sia l'uno che gli altri sono cli difficile improvv1saz1one. Speciale cura richiedono le macch ine, che converrebbe fossero dello stesso tipo per tutta l'Italia (Ministero degli Interni) per facilitarne la costruzione in serie o per rendere possibile rapidi e facili spostamenti di mezzi da una zona all'altra nel caso di guerra su una sola fro ntiera. Enti a cui compete il servizio pompieri: idem. idem.


134

DIFES,-\ 0 1-iL T E RRITORIO

SGOMBERI DELLEC!TTÀ, ST RADE, ST AZIONI FERROVTARTE

Tendono tutti allo stesso scopo: ridurre nella maggior misura possibile gli effetti materiali e morali dei bombardamenti aerei sulle popolazioni. Hanno però forma ed applicazion i diverse, a seconda delle specifiche condizioni degli elementi da sgomberare.

A) Lo sgombero delle città Consiste nell'allontanamento da questi centri del maggior numero possibile di abitanti, e nella loro ripartizione tra i picco li paesi e le abitazion i rurali viciniori. Va applicato in tutte le località troppo esposte alle offese aeree del nemico, per la vicinanza alle basi di questo, e per la loro importanza intrinseca. Una parte di detto sgombero avrà già luogo volontariamente, specie per conto di quelle persone o famiglie che hanno proprietà ed abitazioni fuori della località da sgomberare o diradare. Ma molto spesso ciò non sarà sufficiente e si dovrà provvedere anche per gli abitanti che non hanno tali mezzi. Lo sviluppo che dovrà avere lo sgombero sarà diverso da località a località, dipendentemente dalle diverse esigenze di vita e funzioni della località, dall'indole della popolazione, dalle condizioni di abitabilità delle campagne e paesi circostanti. Nelle località, ad esempio, che hanno industrie importanti le quali devono lavorare anche in guerra, è necessario che rimanga sul posto non solo la parte di popolazione adibita a dette inçlustrie, ma anche quella parte necessaria alla vita della prima. Il problema deve essere quindi studiato, località per località, dalle autorità militari territoriali in stretto accordo con quelle civili a cui tocca l'esecuzione, e definito in tutti i particolari con visione chiara delle conseguenze e con precisa valutazione delle possibilità pratiche. In linea di massima conviene ripartire la popolazione per categone: quella che deve stare sempre sul posto; quella che può allontanarsene cli notte; quella che deve allontanarsene permanentemente.


DOCU MEKTl

135

In base a tale suddivisione si deve quindi procedere alla ripartizione delle abitazioni esterne alla località ed ai mezzi di comunicazione tra queste e la località. Conviene inoltre, specie nei grossi centri, provvedere ad una opportuna sistemazione della popolazione rimasta sul posto, spostandone una parte dai quartieri industriali, sempre molto densi, verso quelli signorili, normalmente più radi, per costruzione o per esodo volontario.

B) Lo sgombero delle strnde

Ha carattere temporaneo, per la sola durata dell'allarme. Non richiede mezzi speciali, ma semplici disposizioni d'ordine, emanate dalle autorità competenti a mezzo manifesti, bandi, ecc. Dette disposizioni devono fare obbligo: a tutti i cittadini, che al momento dell'allarme si trovano per istrada o in altri luoghi aperti, di ripararsi sollecitamente nelle loro case o nei ricoveri pubblici più vicini; a tutti i veicoli di sospendere la circolazione, dissimulandosi possibilmente sotto gli alberi, o addossandosi alle case, ne lle zone d'ombra.

C) Lo sgombero delle stazioni ferroviarie

È un provvedimento molto più complesso, perché interessa non solo le persone, ma anche il materiale rotabile, e conseguentemente, alcuni fra gli impianti fissi delle stazioni stesse. Lo si ottiene con due ordini di provvedimenti; quelli normali, da applicarsi cioè per tutta la durata della guerra, e quelli di allarme, da applicarsi solo nell'imminenza dell'attacco. a) I normali servono a prevenire o limitare l'affollamento, sia dei viaggiatori che dei treni, nelle stazioni. Sono: abolizione dei biglietti di entrata; ripartizione dei viaggiatori per treni, e loro ammissione nell 'interno della stazione solo qualche minuto prima della partenza del treno rispettivo; disposizioni atte a ridurre al minimo possibile il numero dei treni che affl uiscono o sostano contemporaneamente nell'interno della stazione;


136

D IFESA DEL TERRITORIO

impianto, dove possibile, di fermate o stazioni sussidiarie, per lo smistamento dei viaggiatori in punti lontani dalla stazione centrale; impianto id. id. di raccordi esterni tra le linee più importanti che affluiscono alla stazione, in modo da poter continuare il transito all'infuori delle stazioni stesse. b) I provvedimenti di allarme consistono nell'allontanamento temporaneo, dalla stazione, del maggior numero possibile di treni, locomotive, persone, ecc. che v i si trovano al momento dell'allarme, o nella protezione delle persone che devono rimanere sul posto, per i servizi non dilazionabili e per la sollecita completa ripresa del servizio ordinario subito dopo cessato l'allarme. Cosa quest'ultima di importanza vitalissima, data l'intensità del movimento ferroviario in guerra, specie nelle stazioni centrali e in quelle prossime alle frontiere mobilitate cioè in tutte le stazioni più soggette alle offese aeree. Per il personale converrà una preventiva ripartizione in categorie, ed una ben regolata assegnazione a ciascuna categoria di speciali norme di contegno per l'allarme, a seconda dei compiti e delle occupazioni relative. Un esempio di tale ripartizione può essere dato dallo schema seguente: a) personale in turno di servizio al momento dell'allanne; b) personale fuori servizio al momento dell'allarme; e) viaggiatori ed altre persone estranee alla stazione. Il primo deve rimanere sul posto di lavoro anche durante l'allarme. Potrà usufruire dei speciali ricoveri interni detti solo se il servizio ferroviario non viene danneggiato da tale misura di sicurezza. li secondo e i terzi conviene che siano allontanati dalla stazione e possibilmente riparati in ricoveri esterni alla stazione stessa. La disposizione di questi ricoveri esterni deve essere tale da agevolare, coll'aiuto di apposite tabelle indicatrici, la ripartizione delle persone in piccoli nuclei sin dalla loro uscita dalla stazione, e la loro sollecita ed ordinata affluenza ai ricoveri stessi. Enti a cui competono i servizi di sgombero: id. id.

PROTEZlONE D ELLE DIGHE DJ RITENUTA

PER LAGI II ARTTFICIALT

Tende: a) a impedire il prodursi di gravi disastri a valle dei bacini montani per la rottura delle dighe; b) ad attenuare i danni conse-


DOCUMENTI

137

guenti all'economia nazionale dalla perdita totale di energia elettrica nelle zone colpite. La commissione interministeriale all'uopo costituita sta concretando le sue conclusioni in base alle quali dov ranno imporsi, nella costruzione e nell'esercizio delle dighe, vincoli relativi: a) ai tipi di dighe da preferire e ai particolari costruttivi di esse; b) alle modalità da segui re e ai mezzi occorrenti per il rapido scarico dei bacini fino al livello pel quale si può ritener buona la resistenza della diga agli scoppi delle bombe; e) ai mezzi per rimediare alla perdita cli energia elettrica che per il detto abbassamento di livello viene a verifica.rsi; d) all'allacciamento nazionale di tutte le centrali termo e idroelettriche per evitare l'arresto completo della produzione nei gruppi d'industrie alimentati dall'impianto colpito.


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D IFESA D EL TF.RR ITORJO

Documento n. 10

COMANDO DE L CORPO DISTATO MAGGIORE Relazione sulla difesa contro aerea territoriale attiva

I - PROGRAMMA MINIMO Lo scorso anno (luglio 1927) la C.S.D., udita la relazione del capo di S.M. dell'E sercito, così concludeva nei riguardi della difesa contro aerea territoriale attiva: 1. che per la sistemazione dell'armamento dovessero utilizzarsi le sole artiglierie contraerei residuate dalla guerra e le mitragliatrici S. Etienne, le une e le altre opportunamente adattate alle esigenze odierne del tiro contraerei;

2. che nella formazione dei reparti relativi si dovesse impiegare, di massima, personale non appartenente alle forze attive dell'Esercito;

3. che il tempo previsto per questa organizzazione, così ridotta, dovesse ridursi da 1O a 3 anni. Nei riguardi delle sistemazioni protettive (mascheramenti, allarmi, ricoveri, difese antigas, anti-incendi, sanitarie, sgomberi, ecc.) stabiliva invece che ad esse avrebbe provveduto apposita commissione interministeriale, mediante la definizione di un regolamento sulla base di uno schema già studiato dal comando del corpo di S.M. In relazione alle conclusioni sopra riportate, il comando del corpo di S.M. metteva allo studio e definiva un programma minimo di difesa contro aerea attiva territoriale, da portarsi a termine in 3 anni, basato sui seguenti principi: a) costituire sul territorio del Regno una rete d'avvistamento allo scopo di segnalare tempestivamente i movimenti di aerei nemtc1;

b) organizzare a difesa, con batterie contraerei residuate di guerra e squadre mitragliatrici S. Etienne, 20 grandi località costituite da centri demografici militari ed industriali più importanti (V. allegato 1);


DOCUMENTI

139

e) organizzare a difesa, con sole squadre mitragliatrici S. Etienne, 266 piccole località (centri demografici e militari di minore importanza, depositi, magazzini, officine, impianti idro-elettrici). Tale programma trovava il suo naturale completamento nella organizzazione difensiva e.a. che la R. Marina avrebbe predisposto nelle proprie piazze forti, ed in quei punti ove essa aveva riconosciuto di avere preminenza di interessi (Spezia - La Maddalena E lba Piombino - Trapani - Napol i - Cagliari - Pola - Venezia - Mestre - Ancona - Augusta - Siracusa - Messina - Golfo Aranci - S. Antioco - Taranto - Brindisi). La R. Marina avrebbe inoltre organizzato tutto l'avvistamento costiero e quello del retro terra delle piazze marittime (quest'ultimo con personale forn ito dal R. Esercito). Per tradurre in atto l'accennato programma nella parte di sua competenza, lo S.M. del R. Esercito stabilì: l'impiego di tutte le 131 batterie e.a. disponibili, con 6 giornate d i fuoco, e di 3100 mitragliatrici S. Etienne; una spesa di 254 milioni, dei quali disponibili solo 72 concessi sui fondi straordinari del quinquennio 1926-31. Tale programma è ora in corso di attuazione. Il lavoro compiuto a tutt'oggi si può riassumere come segue:

MATERIALI

a) Batterie. Si sono completate e messe in efficienza 106 batterie sulle 131 disponibili. Sono però in corso d i provvista le dotazioni di mezzi di puntamento per tutte le batterie, e le piattaforme metalliche per le sole 25 batterie da 75/27 A. V., e per le 10 da 77/ 28. b) Mitragliatrici. È in corso l'adattamento al tiro contraereo delle mitragliatrici S. Etienne. e) Materiale fotoelettrico. È stato definito ed è in esperimento un tipo di proiettore da 150 cm. Provvisoriamente si adopera materiale residuato di guerra scarso e inadatto al servizio contraereo. d) Materiali di collegamento. Le stazioni radio telegrafiche per 19 grandi località sono tutte a posto. Sono in corso di p rovvista e di sistemazione 54 stazioni R.T. (su 140) per altrettanti centri raccolta della frontiera alpina e dello scacchiere orientale.


140

DIFESA DEL TERR ITO RIO

e) Munizioni per artiglierie. Sono disponibili, o in corso d'allesti-

mento, le munizion.i per circa 2 giornate e mezza di fuoco per ogn i batteria. f) Munizioni per mitragliatrici. Sono tutte esistenti.

CONSEGNA DI MATERIALI ALLA M.V.S.N.

Sono stati dati gli ordini per la cessione alla Mi lizia dei materiali delle batterie e delle mitragliatrici già pronte e per la cessione dei locali di ricovero. Ma tali ordini non hanno av uto ancora esecuzione perché la M.V.S.N. non dispone dei fondi necessari per la custodia e manutenzione.

P ERSONALE

L'assegnazione delle nuove attribuzioni al personale della M.V.S.N. avviene in ordinata succesione di tempo. La Mil izia ha completato il personale per le squadre mitragliatrici, ha al completo quello per le batterie e per la rete di avvistamento, eccetto che per le località di G~rizia e di Bolzano, per le quali occorrerà ancora qualche tempo. E all'inizio per quanto riguarda il personale da adibire al servizio radiotelegrafico e fotoelettrico. Manca il personale per la custodia e manutenzione ciel materiale.

LOCALITÀ TN CORSO DI SISTEMAZIONE A D1FESA C.ON ARTIGLIERIE

Bari - Bologna - Milano - Piacenza - Alessandria - Genova - Savona - Trieste - Torino - Novara.

SPESE

Pei lavori e per le provviste suddette sono già stati spesi 4 7 milioni dei 72 disponibili e sono già impegnati gli altri 25, concessi per gli esercizi 1928-31. IJ lavoro che resta ancora da compiere per completare il programma minimo secondo la decisione della C.S.D. (ossia entro il 1930) si può così riassumere (V. allegato 2):


DOCU M ENTI

141

1. Provvedere i materiali occorrenti per il funzionamento dei comandi controaerei; mettere in efficienza le restanti 25 batterie; completare il munizionamento di tutte le batterie per portarlo a sei giornate di fuoco; allestire le nuove sezioni fotoelettriche; provvedere i materiali di collegamento telefonici e radiotelegrafici e gli altri materiali ancora occorrenti all'Esercito per la rete di avvistamento; disporre dei fondi ancora occorrenti per i lavori di primo impianto degli elementi attivi di contro-offesa (sistemazione delle batterie, proiettori, sedi di comando, esproprio di terreni, ecc.). È necessario perciò che nell'esercizio 1929-30 sia stanziata la somma di L. 182.000.000, che rappresenta la differenza fra i 254 previsti per l'attuazione del programma minimo ed i 72 già concessi. 2. Completare l'organizzazione ed assicurare il funzionamento della rete di avvistamento mediante il concorso del Ministero delle Comunicazioni. A questo proposito è necessario far presente che ude rete deve estendersi a grandi maglie su buona parte del territorio dello Stato e deve garantire la sicura e tempestiva segnalazione dei velivoli alle località minacciate. Deve perciò essere costituita da d ue diversi sistemi di comunicazioni rapide, simultaneamente funzionanti e cioè: segnalazioni radiotelegrafiche e segnalazioni telefoniche. Alle segnalazioni radio può provvedere e provvederà il R. Esercito; ed a tal uopo, nella somma sopra accennata, sono stati compresi i fondi a ciò necessari (V. allegato 2). Ma per quanto riguarda la rete delle segnalazioni telefoniche è opportuno, soprattutto per ragioni economiche, che l'Esercito (all'atto della mobilitazione) provveda soltanto allo stendimento delle linee volanti destinate ad allacciare gli elementi della difesa (batterie - proiettori - posti di vedetta) alle linee permanenti alle quali fanno capo i comandi; linee permanenti che, pertanto, dovrebbero dal Min istero delle Comunicazioni, essere completate sin dal tempo di pace in modo che, pur servendo per scopi civili, potessero al momento del bisogno essere immediatàmente utilizzate per la D.C.A. 3. Completare il personale della M.V.S.N. per la D.C.A. man mano che l'organizzazione andrà progredendo. Frattanto precisare i compiti e le relazioni fra l'Esercito e la M. V .S.N. (V. allegato 3). Concludendo - Per completare il programma minimo in conformità delle decisioni formulate nello scorso anno dalla C.S.D . s1 n ch iede:


142

DIFES:\ DE I. TF.RRTTO RIO

1. che nelJ'esercizio 1929-1930 sia stanziata la somma di 182 milioni;

2. che il Ministero delle Comunicazioni si assuma la costruzione, la manutenzione e l'esercizio delle linee telefoniche permanenti alle quali ho dianzi accennato, le quali comprendono circa 4500 km . di nuove linee e circa 1500 km. di posa-fi lo su palificazione esistente; 3. che la C.S.D. voglia deliberare su quanto si propone con l'allegato 3 a proposito delle relazioni tra R. Esercito e M.V.S.N.

T1 - A I.TRF URGENTI NECESSITA PER LA D.C.A.T. A r n v .i\

Premesso quanto precede mi corre l'obbligo di segnalare come, dopo di aver attuato completamente il programma minimo, si sarà fatto soltanto un primo passo - se pur notevole - per l'organizzazione delle D.C. A. della Nazione. E ciò per le seguenti ragioni: l. Nel mese di agosto del e.a. il Comitato di mobilitazione civile faceva presente essere necessario predisporre a difesa 4 1 stabilimenti industriali e 117 centrali elettriche (V. allegato 4) ed essere utile predisporre a difesa altri 24 stabi limenti e 240 centrali. Tralasciando di considerare gli stabilimenti e le centrali la cui difesa è ritenuta soltanto utile, e tenendo conto che, 25 stabilimenti e 35 centrali sono già comprese nel progetto in corso di attuazione, rimane pur sempre la necessità cli sistemare a difesa altri 16 stabilimenti e 82 centrali non previsti dal programma min imo di cui si è finora parlato. In parte si può rispondere a tale necessità impiegando per la difesa le mitragliatrici ancora disponibili (circa 500 armi), ma per 15 cli eletti stabilimenti ed impianti I. E . è necessaria la difesa con artiglierie, e quindi la costituzione cli altre 15 grandi località (V. allegato 5).

2. Sembra inoltre necessario sistemare a difesa altre 6 grandi località di importanza demografica ed industriale considerevole non comprese nel programma minimo e non comprese nelle richieste del C.M.C. (V. allegato 6).


OOCUMEN"J'l

143

3. Bisognerà ancora provvedere alla protezione di stazioni e impianti ferroviari di particolare importanza e delicatezza e del movimento ferroviario, non soltanto in zona di radunata, ma anche nell'interno del Paese; i relativi studi sono stati appena iniziati, e non si può ancora prevedere il fabbisogno di somme e di mezzi. Con larga approssimazione si può ritenere che occorreranno non meno di una ventina di batterie. 4. Poiché l'attuale programma minimo fu studiato dallo S.M. del R. E sercito sulla base di un largo impiego dell'Arma aerea e di una forte economia di mezzi di difesa terrestri, non si può escludere che in avvenire, anche in seguito ad esperimenti, si debba ricorrere ad una ulteriore assegnazione cli tali ultimi mezzi. Per far fronte alle sopradette necessità occorrerebbe poter disporre di altre batterie e di fondi corrispondenti ai bisogni delle nuove sistemazioni difensive. Per quanto riguarda le batterie si prospettano due soluzioni: la cessione da parte della R . .Marina all'Esercito di una settantina di batterie da 76/ 40 o da 76/45; l'Esercito potrebbe eventualmente cedere in cambio alla R. Marina batterie da 75/27/ 1906; la trasformazione in e.a. di circa 280 bocche da fuoco eia 75/27/1911 e da 77/ 28 che presso il R. Esercito sono esuberanti ai bisogni della mobilitazione. La prima soluzione presenterebbe sulla 2• il vantaggio di poter disporre di bocche da fuoco di efficenza molto più grande, e perciò sarebbe indubbiamente preferibile. Nel complesso per provvedere alle ulteriori necessità della difesa e.a. (dopo avere provveduto al completamento del programma minimo) sarebbe necessario organizzare un'altra trentina di grandi località, con l'impiego di un'altra settantina di batterie. Il fabbisogno di fondi, da un calcolo d i massima, ammonterebbe a circa 122 milioni (V. allegato 7). Qualora la C.S.D . volesse pronunciarsi sulla soluzione eia adottarsi per queste nuove necessità, il comando del corpo di S.M. metterebbe immediatamente allo studio il corrispondente programma di lavori. Roma, 27 novembre 1928 - VIJ

li Capo di S.i'vf. dcll' Esercico

N . Gu ALTTERT


144

DIFESI\ DEL TERRITOR IO

Allegato 1

Grandi località da organizzare a difesa e mezzi assegnati

'J.'ori110-Venaria Novara-Carneri Genova-St11rla-Po11tedeci1110

11 batterie - 1 5 squadre mirragl. 4 batterie 5 sq uadre mitragl. l 7 ba tterie - 20 squadre mitragl.

Savona-Vado

4 ba tterie -

6 squadre mirragl.

Alessrmdria

4 ootterie -

7 squadre mirragl.

lvfilano-Lonate-Gallflrate Piacenza T rieste-Opici11a-Za11/e

l 6 batterie 4 batterie

-

I 7 squad re mitragl. l Osquadre mit ragl.

Bologna

8 batterie - l 2 squadre mirragl. 5 batterie - 8 squad re mitragl.

Zara

2 batterie

2 squadre mit ragl.

Firenze

3 ba tterie

7 squadre mit ragl.

Pisa-S. Gi usto

4 batterie -

6 squadre mitragl.

Livorno

4 batterie -

6 squadre mitragl.

Roma-Ciampino Bari

11 batterie - 14 squadre mitragl. 4 batterie 4 squadre mitragl.

Padova-Brusegana

4 batterie

-

6 squadre mitragl.

Gorizia-Merna

4 batterie -

6 squadre mitragl.

Udine-CampofornJiclo

4 batterie -

6 squadre micragl.

Palermo-Piana dei Greci

6 batterie

-

13 squadre mitragl.

Sassari

3 batterie -

4 squ adre mitragl.

20 grandi località

122 batterie

Per la Scuola di Tiro di Nett un o

3 batterie

Di riserva

6 batterie

13 1 batterie

N. B. - Le localicà in corsivo sono giil in corso di sistemazione.

I 74 squad re mitragl.


145

DOCU MENTI

Allegato 2

Ripartizione dei fondi ancora occorrenti per la D.A.T. (Programma minimo) 'lmpocto

Materiali e lavori cui occorre provvedere

COMANDI -

Serie di caricamento per i comand i

-

:Vfoditìca di 10 complessi da 76/ 45 ed allestimento di carica menti (2 serie e 1/2) Per allestimento caricamenti da 76/ 40 (l 2 serie e 1/2) Per allestimento caricamenti da 77/28 ( 10 serie) Piattaforme metalliche e serie di traino

2.000.000

BATTERlE

-

420.000 1.250.000 1.000.000 3.125.000

Totale per le batterie. . . ... . .. .. ~

5.795.000

lV1UNJZ10Nl

-

Provvista delle munizioni mancanti per completare le 6 giornate di fuoco per pezzo

78.000.000

'v!ATERTALE FOTOEJ.F.TTRTCO

-

'13 ·1 sezioni f.e. da 150 cm. 32 sezioni cli caricamenti per compagnie f.e. Totale per i 111ate1ùlifotoelettrici.

65.500.000 8.000.000 . . . . . . . ...

73.500.000

MATERIALI DI COLLEGAMENTO PER LA RET E DI AVVISTAMENTO

-

-

Caricament i per 140 centri raccolta e 670 posti vedetta Centralin i telefonici per c. r. (centri raccolta) 86 stazioni r.t. per c.r. (ceneri raccolta) Lince telefoniche volanti per la rete di avvistamen to (8000 km.)

2.600.000 1.300.000 6.720.000 9.600.000

Totale per i tJ1aterù1/i di colle,gan,ento. . . . ... .. . ..

20.220.000

LA VORI

-

Fondi ancora occorrenti per lavori di 1• impianto degli elementi attivi di controffesa TOTALE GENERALE

L.

2.685.000 182. 200.000


146

D I FESI\ D E L T ERR ITO RIO

Allegato 3

Attribuzioni del R. Esercito e della M.V.S.N. per la Difesa Controaerei Territoriale J,a difesa controaerei territoriale attiva si estenderà su tutto il territorio nazionale dalla frontiera alpina alle frontiere marittime (compresa la zona di operazioni) e sulle coste la cui difesa è affidata al R. Esercito (escluse quindi le località cli interesse prevalentemente marittimo per le guaii provvede la R. !\farina). Deve perciò la difesa controaerei territoriale essere studiata, organizzata e preparata sotto una direziofle llflica e sotto una unica responsabilità: quella del comando del Corpo cli S.M. ed organi territoriali d ipendenti (comandi dj corpo d'armata territoriale e comandi delle Isole). Essa deve essere attuata da un'unica forza ar!llata: la M . V.S.N. i cui reparti controaerei (artiglieri - mitraglieri - avvistatori) assumono la responsabilità dell'attuazione. Conseguenteme nte i compiti per la difesa c.a.t. delle autorità del R. E sercito e delle autorità della M . V.S.N. vengono così ripartiti:

AUTORITÀ DEL R. ESERCITO 1. Determinare l'organizzazione della difesa controaerei territoriale e stabilire le di rettive e i criteri secondo cui essa deve fun zionare. 2. Compilare, od aggiornare, dopo avere sentito in proposito il parere delle autorità della M.V.S.N ., le istruzioni e i regolamenti di carattere organico, tattico e tecnico conseguentemente alle direttive ed ai criteri sopraccennati, quando tali istruzioni e regolamenti interessino cosl l'Esercito come la Milizia. Esaminare e sanzionare istruzioni e regolamenti aventi gli anzidetti caratteri e che riguardino esclusivamente i reparti controaerei della Milizia. 3. Stabilire, sentito in proposito il parere delle autorità della M.V.S.N., le caratteristiche dei materiali occorrenti per la difesa contro aerea territoriale e farli poi studiare, definire e costruire - comj'.>atibilmente colle disponibilità finanziarie - dagli appositi organi tecnici. 4. Stabilire, sentito il parere delle autorità della M. V.S. N ., la ripartizio ne dei materiali anzidetti e provvedere alla loro messa in opera e sistemazione. 5. Provvedere le m unizioni occorrenti per le dotazioni di gu~rra e per le esercitazioni di tiro. 6. Provvedere alle riparazioni dei materiali, a mezzo delle officine del R. Eserci to o alla loro sostituzione. 7. Assicurarsi, previ accordi da prendere volta per volta colle autorità della M.V.S.N ., che le predisposizioni di mobilitazione e l'efficienza dei reparti - personale e m ateriali - siano tali da garantire il perfetto funzionamento della difesa c.a.t.

AUTORITÀ DELLA M.V.S.N. 1. Reclutare, inquadrare ed istruire il personale, non avente obblighi m ilitari, necessario per la costituzione dei reparti contro aerei della Mi lizia assegnati alla difesa attiva da terra di tutto il territorio nazionale.


DOC:UW2NTI

147

2. Comunicare al Ministero della Guerra le eventuali deficienze negli organici per porlo in grado di determinare se ed in quali limiti, la Milizia potrebbe valersi, per la difesa c.a.t., di personale avente obblighi di servizio militare. 3. Collaborare negli studi di cui ai precedenti numeri 2, 3, 4 relativi alle attribuzion i spettanti alle autorità del R. Eserciro. 4. Proporre al comando del Corpo <li S.M. le varianti o le aggiunte da apportare ai progetti di difesa c.a.t. ed attuare i progetti quando siano stati definitivamente approvati dal comando del Corpo di S.ìvL 5. Provvedere affinché la difesa c.a.t. sia pronta ad entrare in azione nel minor tempo possibile. 6. Controllare, anche con eventuali esperimenti di mobilitazione e d i impiego, il funzionamento della difesa ed in particolar modo l'efficacia delle predisposizioni di mobilitazione, l'addestramento dei reparti, la buona conservazione del materiale in conformità dei regolamenti e delle istruzioni. 7. Tenere periodicamente informate le autorità del R. Esercito sulla attività dei reparti e sull'efficienza dell'organizzazione della difesa contro aerea tcrrirorialc.

RIPARTIZIONE DF.l.T.ESPESE

In conseguenza della ripartizione <lei compiti tra le Autorità del R. Esercito e della M. V.S.N., le spese occorrenti per la difesa controaerei territoriale saranno ripartite tra i bilanci dell'Esercito e della M.V.S.N. nel seguente modo: 1. L'Esercito provvederà alle spese necessarie per lo studio, defin izionc cd allestimento dei materiali; per la loro messa in opera e sistemazione; alla provvista delle munizioni occorrenti per la costituzione delle dotazioni di guerra e per le esercitazioni di tiro. 2. La M.V.S.N. provvederà alle spese occorrenti per la manutenzione e custodia dei materiali; per l'addestramento e le esercitazioni dei reparti.


148

DIFESA OUL TER RJJ'O RIO

Allegato 4

Stabilimenti Industriali la cui difesa è stata ritenuta necessaria dal C.M.C. STABILINIENTI

Acciaierie e Ferreric Lon,bardc Breda Magneti Mare/li Meta//11rp,ica Bresciana O.M. (Officine 1'v1ecca11iche) Tosi Terni Dal mine S.A. Piaggio S.A. Officine di Stabilimento Meccan ico Olivetti S.A. Piaggio SI. Caproni S./\. Macchi 5. ldrovola11li Alta Italia Cantiere , avale Triestino S.A. Coslrw:do11i Areo11a11tiche 1/va llva llva A ma/di) rranchi - Gregorini

Alti Forni - Acciaierie Venez.ia Giulia Frmati Odero S. Gior_(io Silurificio Wei thearl Ama/do S./1. S. Franco llaliana Esplosivi Cheddite J\1ontecatini S.A Stabili menti Rumianca S.G. Di11a111ite Nobel S.l. Prodotti Esplodenti S. 1. Prodolli bplodmti Chimica Lombarda Biondi i\ !ontecatini Monlecalini Bo111brini Parodi Delflno Montecatini AZogeno Officina Goda

LOCALITÀ Sesto S. Giovanni Sesto S. Giovanni Sesto S. Giovanni Brescia Brescia Legnano Terni Bergamo Pontedera Villarperosa lvrea Finalmarina (Gc.-no\'a) Vi1.zola Ticino Varese Sesto Calende ~I on falcone Marina di Pisa Sestri Ponente (Genova) Pril (Genova) Bolzanetto (Genova) Cornigliano Ligure Lovere Servola Sestri Ponente Sestri Ponente Sestri Ponente f-'iume Sestri Ponente 13orgofranco d'Ivrea Vercelli Rumianca (Edovara) Avigliana (Torino) Ferran ia (Genova) Ccngio Rho Romano di Lombardia Vicenza Segni (Scalo) Orbetello l3ussi Scalo Bussi Scalo

N.6. - I.e loaili1il in corsl\O sono già comprese nel progr.1mma minimo in corso di attuazione.


UOCU MENTI

149 segue Allegato 4

Centrali elettriche la cui difesa è stata ritenuta necessaria dal C.M.C. S. Da/111azzo Confine Airole Bevera Savona Acceglio Ponte Marmore S. Da111ia110 Dronero Molare Sa11,pierdare11r1 Cenava J3ertini Escerle Pallanzeno Rovesca Verampio Coglio Crego Rivasco Crcvo la Valdo lvWarw Novara Monza V,trzo Piedim ulera Impianti Mese, J\,[era, Liro T artano Farneta lsoln Spezia Corcnno Plinio Cedegolo Ceto Montjovet Pone S. Martin Gressoney la T ri nitè Viverone

F11nghera Torino Gran Scala Venaus Paesana Carona Vizzo/a Turbigo 1Vla~ ino Mallero Poschjavino Cr1ste.lla11za Cam pellio !sol.i Cedegolo Tem ù Sonico Piace11za Paisco Forno d' .All ione Pedesalto Fadalto Nove Caneva :Vlalnisio Giais Vene-:?,ia Sorio Le Piane Castelnuovo Gal licano Cas,ibasciana Livorno Castelnuovo Fire11ze (Rifredi) i\cguoria Arei Subiaco

Far fo Ro111a (S. Paolo) frnncio lini Ripabianca Molinacc.io Capodacqua f arindola J\-io ntocio Molina Aterno Lece Matese T usciano N apoli T irino Pescara Ampollino ìvlorbegno Bardonecchia Pavana Sagitrn rio Ge11ova ( Chiappe/la) Pozzolago Dossi Prnti d i V ipiteno T rezzo Palermo (Chiave/li) Paler1110 (Via C. Fermris) A lca11tara 1 • e 2" Catania S. Chiara di U/a lvf.Jlz.zone C~gliari (5. Cii/a) Cardano (in costruzione) Papi 6rn o Collescatte Marmore Ccrvara Sala Ganz Sala Thomson

N.Il. - Le lucalit,, in corsi vo sono già comprese nel programma minimo in corso di actuazione.


150

DIFESA DEL TERRITOR IO

A llegato 5

Località la cui difesa è stata richiesta dal C.M.C. e nelle quali si ritiene necessario l'impiego di Artiglieria

BRESCIA

(ccnrro demografico ed indust riale)

CATANI1\

(centro demografico ed indust riale)

TERNI-PA PTGNO

(cen tro demografico ed industriale)

BERGA1vlO

(centro demografico ed indust riale)

BOLZANO CARD ANO

(cent ro clcmografico e impianto I. E.)

AVIGLIAN.1\

(impian to ind ustriale)

SEGNl

(impianto industriale)

SAGITf.ARIO

(imp ianto idroelet tr ico)

AMPOLLJNO

(impianto idroelet trico)

PESCAR A

(impianto idroelettrico)

FAD ALTO

(i mpianto id roelettrico)

SONICO

(i mpianto idroelettrico)

CENCIO fERRANIA

(i mpianto ind ustriale)

MATESE

(impianto idroelettrico)

TIRSO

(impianto i<lcoelet trico)

A llegato 6

Grandi località per la cui difesa si ritiene necessario l'impiego di artiglieria

VERONA

(Centro demografico)

CUNEO

(Centro demografico)

T RENTO

(Centro demografico)

CAPUA

(Stabilimento Pirotecnico)

FO NTAN A U RI

(Po lverificio)

COGllTNAS

(Bacino idroelet trico)


151

DOCUMl:iNTI

Allegato 7

Spese occorrenti per l'organizzazione a difesa C.A. di 30 nuove grandi località

CO~IANDl Serie di caricamemi per 30 comandi O.A. Serie di caricamen ti per 8 comand i di gruppi

3.000.000 1.600.000 1---

-

-

--1---

Totale per i Co111a11di BATTERIE AdattamentO al tiro e.a. cli 70 batterie Serie d i caricamento per 70 bacterie

-

----l

4.600.000 7.000.000 7.000.000 1 - - --

-

--1--

l'vlATER TALT F.E. Serie di caricamenti per 8 comp. f.e. 70 sezioni f.e. da 150 crn

---'-- ----l

14. 000.000

Totale per le batterie

2.000.000 35.000.000

Totale per il materiale je. MATERI ALI D1 COLLEGA~IENTO 30 stazioni r.c. per le grandi località

37.000.000 2. 100.000

MUNIZIONI Prowista di 6 gio rni di fuoco per 70 b,merie (420.000 colpi)

50.400 000

LAVORT Per lavori di 1" impianto dei mezzi di controffesa

14.000.000

TOTALE genemle

122.100.000


152

UIFES1\ DEL TER RITORIO

Documento n. 11

REGOLAMENTO PER LA DIFESA CONTRO-AEREI PASSIVA DEL TERRITORIO NAZIONALE

Capo I PRnMESSA

Art. 1 - La difesa controaerei del paese è di due specie: attiva e passiva. La difesa attiva è fatta con l'aviazione e con le armi controaerei, le quali agiscono direttamente sugli aerei attaccanti, battendoli prima dell'attacco o durante l'attacco stesso. di competenza dell'autorità militare, quindi non si considera nel presente Regolamento. La difesa passiva, oggetto del Regolamento in parola, è fatta con mezzi di protezione e provvidenze varie applicate direttamente agli obiettivi da difendere, allo scopo di limitare la possibilità degli attacchi e circoscriverne gli effetti. È un utile complemento della difesa attiva, dato che la prima non sempre riesce ad evitare l'offesa. Spesso, negli obiettivi meno importan ti, serve anche a sostituirla, dato che la prima è molto onerosa e quindi non sempre applicabile.

t

Art. 2 - La difesa passiva deve essere applicata a tutti gli e lementi che possono costituire buon obiettivo per l'offesa, e spesso anche per la semplice esplorazione, da parte degli aerei nemici. Tali elementi sono: le città; g li stabilimenti industriali e i depositi di materiali importanti (automezzi, aerei, esplosivi, combustibili liquidi, valori, ecc.), urbani o isolati; le stazioni ferroviarie, gli impianti portuali, gli aeroporti; alcuni speciali manufatti, come: grandi ponti, bacini idrici, centrali elettriche, impianti idrovori, grandi monumenti, strade delle zone di frontiera o di accesso a importanti obiettivi interni.


153

OOCUMF.NT I

L'entità e distribuzione di detta difesa non è però uniforme, ma varia da obiettivo a obiettivo, a seconda dell'importanza dell'obiettivo stesso e della sua ubicazione rispetto alle basi aeree del nemico. In genere sarà massima negli obiettivi più importanti e più vicini alle frontiere e coste, minore (non nulla perché il nostro territorio è dovunque accessibile all'attacco aereo) negli obiettivi meno importanti o più difficilmente raggiungibili. Art. 3 - G li attacchi aerei sono di varie specie: diurni o notturni, a massa o a incursioni successive; e si espl icano con il mitragliamento, o con il bombardamento, o con il lanciò diretto di sostanze venefiche. Il mitragliamento è fatto con mitragliatrici o cannoncini, ed è diretto essenzialmente contro le persone. Il bombardamento è fatto con bombe di vario peso (da 50 a 1000 e più chilogrammi) e di varia natura (scoppianti, incendiarie, gasogene), ed è diretto contro le persone e contro i materiali o manufatti. Le bombe scoppianti agiscono con l'urto e con lo scoppio, dando luogo a demolizioni 1, lancio di schegge e moti d'aria. Le bombe .incendiarie agiscono con il fuoco, provocando incendi dovunque trovano materiali combustibili. Le bombe gasogene agiscono con i gas velenosi, che sono volatili o persistenti, cioè con azione di durata variabile da poche ore a qualche giorno. Analoga azione possono avere le sostanze venefiche lanciate direttamente dagli aerei. Art. 4 - Le forme e le modal ità d i applicazione della difesa controaerei passiva sono molte e varie, in relazione alla moltepli1

Dimensioni degli imb uti prodotti dalle bombe (quorn d i lancio 1000 metri).

Diametro e profondità dell'imbuto Peso delle bom be

800 kg. 500 kg. 250 kg. 100 kg.

in terreno naturale

in terreno ghiaioso lO m.

4m.

30m. 20 m.

12m. 8m.

8

rn.

3 m.

15 ITl.

6m.

S rn .

3 m.

5 m.

3 m.

-

-

in calcestruzzo 3-4 m.


154

DIFESA DEI. TF.RRIT(.)RIU

cità e varietà degli obiettivi e degli attacchi, accennate agli articoli 2 e 3. Le principali di dette forme sono: a) il servizio di propaganda; b) il servizio di allarme; e) il mascheramento e l'oscuramento; d'J i ricoveri; e) lo sgombero o sfollam ento; f) la protezione sanitaria; g) la protezione antincendi; h) la protezione antigas; 1) la tecnica costruttiva contro-aerei.

I mezzi e provvedimenti necessari per l'attuazione di dette difese sono permanenti o p,·ovvisori. I primi, di natura più complessa e di pi ù lunga preparazione, vanno sistemati al completo sin dal tempo di pace. I secondi , speditivi, vanno sistemati solo al momento del bisogno (mobilitazio ne); però i materiali occorrenti più essenziali devono essere egualmente provvisti fin dal tempo di pace, e conservati sul posto stesso dell'impiego. Art. 5 - La difesa passiva, data la molteplicità e varietà dei mezzi e delle provvidenze che impiega, interessa tutte le manifestazioni della vita del paese, e può utilizzare molte attività e istituzioni che già esistono ora per altri scopi: pubbl icità, telefonia e radio, servizio sanità, serv izio pompi eri, istituzioni filantropiche, aziende stradali, ecc. Quindi non può essere di competenza di un ente solo, ma ad essa devono concorrere tutti gli enti e tutta la popolazione direttamente interessata. In caso contrario risulterebbe troppo costosa e spesso inattuabile. Pertanto essa difesa deve essere regolata secondo quanto appresso: a) Direzione affidata al Ministero dell'Interno, coadiuvato da un apposito Organo interministeriale, da costituirsi subico presso detto Ministero e alla sua diretta dipendenza; b) Esecuzione ed esercizio agli enti sotcoindicati: Municipi: per le città, beninteso utilizzando tutte le attività delle città stesse; Mi nisteri: per gl i obiettivi di proprietà dello Staro (grandi stabi-


DOCU MENTI

155

limenti o depositi, stazioni ferroviarie 1, impianti portuali, aeroporti, manufatti speciali); Amministrazioni private: per gli obiettivi di proprietà privata (id., id.). Art. 6 - Per l'esecuzione e l'esercizio di cui alla lettera b) dell'articolo 5, e per il coordinamento delle varie attività che fanno capo alla difesa passiva, si devono costituire i seguenti organi locali: a) In ogni provincia una Commissione provinciale di difesa passiva, formata come appresso: Prefetto della Provincia, Presidente; Rappresentante del Comando di Corpo d'Armata o Dipartimen to Marittimo nella cui giurisdizione è compresa la provincia, Membro; Rappresentante del!' Aeronautica, Membro; Rappresentante della M.V.S.N. controaerei, Membro; Medico provinciale, Membro; Ingegnere capo del Genio Civile, Membro; P residente del Comitato provinciale della Croce Rossa italiana, Membro; Direttore provinciale delle Poste e Telegrafi, Membro; Capo ciel Compartimento delle FF.SS., Membro; Capo del Circolo di vigilanza ferrovie secondarie, Membro; Funzionario della provincia, Segretario. b) In ogni comune una Commissione di difesa passiva, formata come appresso: Podestà, Presidente; Comandante del Presidio Militare, Membro; Comandante della difesa controaerei attiva della città (se c'è), Membro; Ufficiale sanitario, Membro; Ingegnere comunale, Membro; Comandante dei pompieri, Membro; Presidenti delle società di pubblica assistenza e misericordia, Membri;

1 Per la difesa passiva degli impianti ferroviari il Ministero delle Com unicazioni (Direzione Generale r,r.sS.) deve provvede re sempre d'accordo con la compctence auco rità militare.


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DIFESA DEL TERRITO RIO

D irettore del servizio telegrafico, Membro; F unzionario comunale, Segretario. e) In ogni stabilimento, deposito, istituto, ecc. che, secondo le direttive delle Commissioni di cui alle lettere a) e b) deve provvedere direttamente alla propria difesa passiva, una Commissione costituita dal Direttore e da vari membri scelti fra il personale dello stabilimento stesso. Art. 7 - L'esecuzione delle difese passive deve essere regolata in ogni obiettivo da apposito progetto di difesa passiva. Gli elementi base per la compilazione di detti progetti devono essere forniti dal Ministero dell'Interno (Organo Centrale). Devono indicare: località da difendere, entità e specie delle difese, tempo assegnato per la loro sistemazione. Il dettaglio deve risultare dall'applicazione del presente regolamento. In relazione a quanto sopra i progetti devono contenere: lo studio particolareggiato delle singole difese; il preventivo di spesa; la ripartizione, nel tempo prefissato, dei lavori per le difese permanenti e delle provviste dei materiali necessari per le difese provvisorie; il piano dei lavori di mobilitazione; il personale da impiegare in guerra; le dispense. I progetti devono essere compilati dagli enti civili detti agli art. 5 e 6, e poi da questi attuati previa approvazione e sotto la v igilanza del Ministero dell'Interno.

Capo II S ERVIZIO DI PROPAG ANDA

Art. 8 - 11 servizio di propaganda controaerea ha '10 scopo di preparare le popolazioni a far fronte nel miglior modo all'offesa aerea, specie ai suoi effetti demoralizzanti, che sono i più pericolosi. Essa pertanto deve proporsi di: preparare moralmente la Nazione, in ogni strato sociale, ad affrontare con animo virile e con perfetta disciplina il periodo dell'offesa aerea nell'eventualità di un conflitto, e soprattutto combattere il panico, causa certa di effetti deleteri; convincere sulla necessità della difesa cootroaerei, in modo da indurre le collettività a predisporre le difese comuni, ed i singoli a provvedere per proprio conto alle difese individuali;


OOCU M E1'Tl

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diffondere tra la popolazione civile le nozioni più elementari sulle possibilità d'azione degli aerei, sull'effetto dei bombardamenti, dei mitragliamenti, ed anche della semplice esplorazione; nozioni che devono essere contenute nel giusto quadro della realtà, senza deviazioni in eccesso o in difetto; volgarizzare i mezzi della difesa passiva indicati nel presente regolamento, e il loro uso. Art. 9 - L'azione di propaganda deve avere la maggiore estensione possibile, in modo da arrivare a tutta la popolazione attraverso numerosi centri di diffusione e di volgarizzazione. Essa deve essere attiva, continua, dimostrativa, convincente. L'Organo centrale per la propaganda deve essere costituito dal Ministero dell'Interno: deve provvedere a coordinare in tutto il Paese l'azione di propaganda, indirizzandola al graduale sviluppo di un organ1co programma. Gli organi esecutivi, incaricati di costituire i vari centri di diffusione e volgarizzazione sono: i Ministeri; gli enti pubblici; le scuole; la stampa; le associazioni varie (ufficiali in congedo, combattenti, mut ilati, Opera Nazionale Balilla, Croce Rossa, .istituzioni del dopolavoro, sindacati, ecc.); le direzioni degli stabilimenti; le case cinematografiche; le parrocch ie. Art. 1O- Mezzi per la propaganda sono: corsi d'istruzione ed esperimenti pratici; conferenze pubbliche illustrative; proiezioni cinematografiche; opuscoli speciali, articoli di giornali e riviste, ecc.; manifesti. I corsi d'istruzione ed esperimenti pratici devono essere obbligatori per alcune categorie di persone: sanitari, pompieri, agenti dell'ordine, società di pubblica assistenza, ecc. Le conferenze e le proiezion i cinematografiche devono essere gratuite, brevi ed attraenti.


158

DIFESA DEL TERRlTORlO

La propaganda con la stampa può essere efficacissima, sia a mezzo di articoli su periodici, sia mediante la diffusione di opuscoli speciali, compilati in forma piana, facile e convincente ed illustrati con numerose vignette. Capo IU S ERVIZIO Dl i\ LJ.,'\R1v!E

Art. 11 - Il servizio di allarme serve ad indicare alle organizzazioni difensive territoriali e alle popolazioni l'imminenza dell'attacco aereo o la sua cessazione, per dar loro modo di affrontare nelle migliori condizioni detto attacco, o di riprendere con sollecitudine e sicurezza le loro normali occupazioni subito dopo che esso sia cessato. I mezzi per la sua attuazione sono: mezzi di segnalazione e mezzi di collegamento tra i posti esterni della rete militare di avvistamento e.a. Art. 12 - I mezzi di segnalazione devono essere di massima sonori: sirene, clacsons, campane, ecc., perché di più facile percezione. Negli obiettivi troppo estesi o rumorosi conviene che ve ne sia più cli uno, e collegati elettricamente fra di loro, in modo da funzionare contemporaneamente e senza ritardi. Ciò vale specialmente per i grandi stabilimenti e i centri ferroviari, portuali e aeronautici annessi alle grandi città, i quali devono avere mezzi propri, in aggiunta a quelli comunali della città. Le segnalazioni devono essere due: una per l'allarme, l'altra per la fine-d'allarme. Devono essere ben definite, ben conosciute da tutta la popo lazione che ne deve usufruire, e devono nettamente differenziarsi tra loro e dalle altre segnalazioni in uso, in modo da evitare confusioni o ritardi nell'attuazione delle disposizioni di allarme, cli cui ai capi successiv.i. I mezzi di segnalazione in massima già esistono in ' tempo di pace: dovranno soltanto essere completati ed integrati all'atto della mobilitazione, per cura di enti direttamente interessati (art. 5 e 6). Art. 13 - I mezzi di collegamento devono essere di massima doppi, telefonici e R.T., in modo da dare in ogni tempo la maggiore sicurezza di fu nzionamento. Sono mezzi molto costosi, sia per i materiali e il personale tecnico che richiedono, sia per la loro notevole lunghezza, dato che i posti esterni dell'avvistamento militare distano sempre parecchie decine di chilometri dagli obiettivi.


DOC:U ~l i:;l\:TI

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Perciò la loro sistemazione e il loro esercizio devono essere regolati da speciali norme di economia: a) suddivisione delle linee in due categorie (vedi schizzo annesso): - permanenti; quelle che passano per i centri abitati, e quindi possono utilizzarsi in pace per scopi civili, come linee interurbane; volanti; tutte le altre: raccordi tra linee permanenti per costituire circuiti .indipendenti all'atto della mobilitazione, linee tra i posti militari di vedetta e i centri abitati viciniori; b) le linee permanenti devono essere costruite in pace (dove già non esistono) ed esercite dal Ministero delle Comunicazioni, secondo progetto dettagliato concordato coll'autorità militare. All'atto della mobilitazione devono pass:lre a totale disposizione dell'autorità militare; e) le linee volanti devono essere costruite all'atto della mobilitazione ed esercite da ll'autorità militare col personale e materiale della rete di avvistamento. Art. 14 - ll funzionamento in guerra dei mezzi di allarme deve essere totalmente accentrato nei Comandi di difesa e.a. delle singole località sistemate a difesa. Perciò tutti i collegamenti, sia quelli esterni dei posti di avvistamento, sia quelli interni dei mezzi di segnalazione, devono essere sistemati in modo da far capo alla sede di detto Comando, e il personale, statale e privato, addetto al loro servizio deve essere in guerra militarizzato, passando a totale disposizione del Comando stesso. Negli obiettivi, isolati, o dislocati in località che non hanno Comando militare di difesa e.a., il funzionamento dei mezzi di segnalazione, come pure il collegamento co l Comando militare di difesa e.a. viciniore, sarà di competenza delle direzioni rispettive.

Capo IV ifosCHERA~IENTO

Art. 15 - 11 mascheramento serve a modificare l'aspetto esterno degli obiettivi, allo scopo di ostacolarne o impedirne agli aerei nemici la identificazione e le conseguenti offese. I mezzi e sistemi di mascheramento sono vari e variamente applicabili, a seconda della specie degli obiettivi e del tempo disponibile per la loro attuazione.


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DIFESA D E I. T ER RITORIO

Negli obiettiv i di grande estensione, come le città, vi è in genere poco da fare; qualche risultato pratico si può ottenere, in determinate condizioni favorevoli di atmosfera, con l'oscuramento e con le nebbie artificiali. Negli obiettivi di dimensioni limitate, come stabilimenti, depositi, strade, ecc. è possibile invece ottenere di più, specie se isolati. I mascheramenti di grande entità e preparazione vanno considerati tutti come permanenti, e quindi sistemati sin dal tempo di pace; molti altri invece possono sistemarsi solo all'atto della mobilitazione, come mascheramenti provvisori. Art. 16 - I mezzi e sistemi di mascheramento permanente vanno applicati di massima agli obiettivi più importanti, specialmente a quelli di costruzione posteriore alla data di emanazione del presente regolamento. I principali sono: il tipo costruttivo rigorosamente ambientale, cioè del tutto analogo a quello degli ordinari caseggiati, ville o borgate della zona circostante, sopprimendo tutte le forme caratteristiche, spesso monumentali , ora in uso per gli stabilimenti, depositi, caserme, ecc.; l'interramento, o incavernamento, dovunque è possibile, specie per gli obiettivi di minori dimensioni , come per es.: i piccoli depositi di combustibili liquidi o di esplosivi, le centrali elettriche, le condotte forzate, le opere accessorie dei bacini idrici; la copertura con filar.i o macchie d'alberi disposte più o meno irregolarmente: per le strade, i piazzali o cortili sottoposti a .intenso traffico, sia militare che industriale o commerciale; per le centrali elettriche, condotte, canali, ecc., a cui non sia stato possibile applicare l'interramento. Art. 1 7 - I mezzi e sistemi di mascheramento provvisorio vanno di massima applicati agli obiettivi già costruiti alla data di emanazione del presente Regolamento, o a quelli di n uova costruzione per i quali non è stato possibile (per ragioni econom iche o cli ren dimento effettivo) applicare i mezzi e sistemi di cui al precedente articolo 16. I principali sono: gli schermi artificiali, con mantelli o reti mimetiche, da stendersi sugli obiettivi, formando tettoie, quinte, sipari. Per i bacini idrici possono con venire galleggianti coperti con piante o reti mimetiche, e disposti più o meno irregolarmente


DOCUMENTI

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lungo la diga in modo da alterarne la forma geometrica caratteristica; i falsi obiettivi, cioè riproduzioni in legno, tendaggi, impianti luminosi, ecc. degli obiettivi veri; questi mascherati, quelli disposti nelle loro vicinanze e ben visibili; le nebbie artificiali, fatte con speciali apparati fumogeni. Possono applicarsi a qualsiasi genere di obiettivi e anche aJJe città, come si è detto all'art. 15, ma richiedono ingente quantità di mezzi, perché devono coprire una zona sensibilmente più ampia (2-4 volte) di quella occupata dall'obiettivo, continua alimentazione, specie nelle giornate di vento, e preavviso di almeno 5- 6 minuti. Art. 18 - Un sistema di mascheramento che fa parte dell'una e dell'altra categoria dette agli articoli 16 e 17 è l'oscuramento, molto efficace nella difesa passiva notturna, perché ostacola agli aerei nemici non solo il riconoscimento dei bersagli, ma anche la verifica deJle rotte e quindi il movimento in qualsiasi direzione. Perciò deve essere applicato, nella misura più estesa possibile, da tutti i centri abitati, stabilimenti, treni, abitazioni private, ecc. qualunque sia per essi la probabilità di attacco aereo. In genere occorre distinguere e predisporre due specie di oscuramento: l'oscuramento normale, da impiegarsi per tutta la durata della guerra. Comprende la soppressione di tutte le luci non strettamente necessarie alla vita notturna; l'oscuramento di allarme, da applicarsi solo durante il periodo di allarme aereo. Comprende la estinzione o attenuazione cli tutte le luci restanti. I mezzi per applicare questi due oscuramenti sono vari: suddivisione delle luci in due distinti circuiti, uno per ciascun oscuramento; apparecchi per l'abbassamento di voltaggio, o per trasformare la luce bianca in luce azzurra; persiane o tende alle finestre, tettoie e vetrate; schermi alle lampade esterne per impedire la propagazione della luce in alto e lateralmente, ecc. Capo V RICOVERI

Art. 19 - I ricoveri servono a riparare le persone e taluni materiali o manufatti più importanti dalle offese aeree.


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DI FESA DE I. TF.RR ITORlO

Costituiscono la parte più essenziale di tutta la difesa e.a. passiva, specialmente nei centri industriali molto densi di abitazioni, nei quali non è possibile, per esigenze varie di spazio, tempo e lavoro, dare ampio sviluppo a nessuna delle forme di sgombero dette al successivo Capo VI. Perciò il problema dei ricoveri va studiato e risolto con criteri ampi e positivi, in tutte le città, stazioni ferroviarie, impianti portuali, stabilimenti industriali, e in stretta connessione con il problema degli sgomberi, dato che si tratta di due difese necessarie e che si completano a vicenda. I ricoveri sono: permanenti, campali e speciali. Art. 20 - I ricoveri permanenti per persone sono: a) Costruzioni apposite, come: locali blindati, in calcestruzzo, ferro e terrapieni (secondo i tipi atti allo scopo), oppure gallerie o sotterranei con sufficienti masse coprenti, (a seconda del tipo e del terreno - roccioso, ghiaioso, naturale). b) Sistemazioni di ripiego, ricavate con adattamenti vari da costruzioni che in pace sono normalmente adibite ad altri compiti: metropolitane, gallerie e sottopassaggi delle stazioni ferroviarie, vecchie fortificazioni, sotterranei dei grandi edifici, talvolta anche caverne esistenti in prossimità degli obiettivi. I primi sono molti costosi, perciò in pratica avranno impiego piuttosto limitato; i secondi non sempre avranno consistenza tale da resistere al colpo in pieno delle maggiori bombe. Ad ogni modo, dato che nei centri abitati sarà sempre rilevante il numero delle persone da ricoverare, è su questi ricover'i di ripiego che si dovrà fare il maggiore assegnamento, e pertanto sarà buona misura pratica orientare l'edilizia moderna, specie nelle grandi città, a questa nuova esigenza: facile adattamento dei sotterranei a ricoveri controae, re1. J ricoveri permanenti per persone, dell'una e dell'altra specie, devono avere: uscite multiple con pianta a greca, aerazione, illuminazione indipendente, protezioni antigas e antincendi (vedi Cap. VIII e IX), dotazioni adeguate di materiale sanitario e di attrezzi da zappatore. Art. 21 - I ricoveri campali per persone sono semplici trincee da costruirsi al momento ciel bisogno dovunque è possibile: nelle piazze, nei giardini pubblici e privati, e per i quartieri periferici anche fuori dell'abitato, ma a breve distanza, dato che il tempo di allarme


DOCU MENTI

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è sempre limitato, specie nelle regioni costiere e di frontiera e negli attacchi notturni. Proteggono solo dal mitragliamento e dagli effetti secondari delle bombe (schegge e moti d'aria). Devono perciò avere capacità limitata, non più di 10-15 persone per ricovero, notevole distanziamento l'uno dall'altro, pianta a greca; possibilmente anche leggere coperture contro le intemperie, rivestimento delle scarpate, drenaggio dell'acqua. l ricoveri speciali, da lavoro, servono per il personale obbligato a rimanere sul posto cli lavoro anche durante l'allarme: nelle stazioni ferroviarie, nelle centrali elettriche, telegrafoniche e R.T., negli impianti idrovori, presso le macchine dei grandi stabilimenti, ecc. Detti ricoveri devono essere sistemati nella località stessa di lavoro. La loro forma e costruzione varia da posto a posto; saranno collettivi o individuali, permanenti o campali, a seconda delle speciali condizioni della località stessa.

Art. 22 - I ricoveri per materiali sono analoghi a quelli per le persone. Date però le maggiori dimensioni di cui hanno normalmente bisogno e le speciali dislocazioni di molti dei materiali da ricoverare (centrali elettriche, esplosivi, macchine), trovano più faci le impiego le gallerie e caverne, mentre le costruzioni blindate sono da ritenersi eccezionali. In taluni casi, per la protezione di speciali manufatti di limitate dimension i potranno trovare utile impiego le coperture schermo, fatte con travature, cemento armato, reti metalliche, allo scopo di deviare il colpo in pieno, o arrestarlo, e produrre lo scoppio a distanza dall'obiettivo. In altri casi, quando si tratta di depositi troppo grandi, conviene sostituire al concetto ciel ricovero quello dello smistamento dei materiali in parecchi locali minori, facilmente mascherabili e abbondantemente distanziati l'uno dall'altro. Ciò vale specialmente per i depositi-macchine delle stazioni ferroviarie, per le rimesse degli aeroporti e degli autoparchi, per le grandi riserve di combustibili liquidi, per le grandi polveriere. Art. 23 - L'impiego dei ricoveri in guerra deve essere rigorosamente disciplinato, in modo da evitare confusioni o ingombri, facili a degenerare in panico, specie negli allarmi notturni. Ciò si deve ottenere mercè una diligente predisposizione, fin dal tempo di pace,


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DIFESA DEL T ERRITORIO

oltre che dei ricoveri permanenti e dei mezzi necessari a preparare in tempo quelli campali, anche della loro ripartizione (per settori, rion i, stabilimenti), delle strade cli accesso ai ricoveri, delle istruzioni alla popolazione circa il modo di occuparli, nella rigorosa sorveglianza in posto per mezzo di appositi agenti. .Altre condizioni essenziali: la vicinanza del ricovero alle persone che lo devono utilizzare, la capacità adeguata al numero delle persone stesse. Predisposizioni, impiego e sorveglianza competono naturalmente agl i enti già detti all'art. 6. Capo VI SGOM BE RI

Art. 24 - Lo sgombero e lo sfollamento ha lo scopo di allontanare dagli obiettivi dell'attacco aereo (città, stabilimenti, stazioni ferroviarie, strade di grande traffico, ecc.) il maggior numero di persone, talvolta anche materiali importanti, e distribuirli opportunamente in località meno esposte, in modo da diminuire le perdite che l'attacco stesso può produrre. Ha forme ed applicazioni diverse a seconda della specie degli obiettivi, della loro funzione nella mobilitazione del paese, del carattere delle popolazioni, delle condizioni di abitabilità delle campagne circostanti. In linea di massima le forme sono due: sgombero normale, quello che si applica per tutta la durata della guerra; sgombero di alJarme, quello che si applica solo durante l'attacco aereo. Quanto alle applicazioni, non è possibile stabilire una norma precisa ed uniforme. Nelle località molto esposte conviene applicare ambedue gli sgomberi e nella maggiore misura possibile; nelle località meno esposte può bastare solo lo sgombero di allarme. Ad ogni modo il problema va studiato localmente, cioè obiettivo per obiettivo, dagli enti responsabili già detti all'art. 6 e tenendo preciso conto delle possibilità di ognuno e delle conseguenze che ne possono derivare. Art. 25 - Nelle città conviene, fin dall'inizio della mobilitazione e per tutta la durata della. guerra, sgombrare verso i piccoli


DOCUM EKTI

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paesi e le abitazioni rurali viciniori il maggior numero possibile di cittadini non necessari alla mobilitazione del paese, specie vecchi, bambini, ammalati, pazzi; inoltre taluni materiali troppo pericolosi, o di speciale valore, come esplosivi, archivi, opere d'arte, valon, ecc. Questo sgombero, normale, è un'operazione delicatissima e non priva d'inconvenienti, sia materiali che morali, perché porta notevoli complicazioni nella vita normale non solo delle singole famiglie, ma anche delle città e per riflesso delJ'intero paese. Perciò deve essere studiato e predisposto in pace, e poi attuato all'atto della mobilitazione, con somma cautela, e deve fare largo assegnamento sull'esodo volontario dei cittadini e sulle istituzioni fi lantropiche, opportunamente incoraggiate, aiutate e disciplinate dalle autorità comunali. Tra le predisposizioni più importanti van no citate: a) la suddivisione della popolazione in varie categorie: persone e famiglie che devono rimanere in città ed essere organizzate per il lavoro intenso di guerra; persone, famiglie, istituti I che devono sgombrare per proprio conto, avendo ville o case proprie fuori della città; persone, famiglie, istituti che devono essere sgombrati a cura del comune; b) il razionale decentramento della popolazione rimasta in città, utilizzando opportunamente i quartieri e le case rimaste vuote per effetto dello sgombero; e) la provvista ed assegnazione degli alloggi esterni e dei mezzi di comunicazione con la città, e la necessaria assistenza nelle località di sgombero, alle persone, famiglie e istituti della 3" categoria; d) la designazione dei materiali pericolosi o preziosi da sgomberare dalla città e la predisposizione anche per questi cli adeguati mezzi di trasporto e locali esterni. Art. 26 - Durante l'allarme, sempre nelle città, si devono sgomberare, da parte della popolazione rimasta in posto, le strade, le piazze, scuole, stabilimenti, e in genere tutti gli ambienti che offrono maggior presa all'offesa aerea, utilizzando i ricoveri e, dove mancano questi, l'aperta campagna, fuori dell'abitato.

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Collegi, scuole, ospizi, osped:1li, ecc.


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D IFESI\ DEI. T ERRJTORJO

Anche questo sgombero (di allarme) è un'operazione molto delicata e pericolosa, perché facile a degenerare in panico, specie di notte, come si è già detto all'art. 23, o a produrre, nel caso di allarmi frequenti, sensibili riduzioni nel numero delle ore lavorative. Va perciò regolato e disciplinato fino nei più minuti particolari, mercè un opportuno smistamento per rioni, stabi limenti, categorie di lavoratori. Fra le predisposizioni più importanti vanno citate: la suddivisione della popolazione in due categorie: persone che durante l'allarme devono rimanere al posto di lavoro, persone che possono allontanarsene; l'assegnazione alle une e alle altre dei ricoveri, o zone esterne di sgombero, e delle strade di affluenza; le norme per la sollecita ripresa del lavoro subito dopo cessato l'allarme. Art. 27 - Nelle stazioni ferroviarie il problema è molto p.i ù complesso, perché riguarda non solo le persone e i materiali, ma anche i treni, al cui momento non è possibile portare variazioni improvvise, per effetto degli allarmi, senza inconvenienti o pericoli, specie durante il servizio intenso di mobi litazione e radunata. Pertanto oltre ai provvedimenti già detti per le città, ne occorrono altri speciali, intesi a prevenire o limitare per quanto possibile l'affollamento, sia dei viaggiatori che dei treni, nelle stazioni. Detti provvedimenti, per la maggior parte di pertinenza dello sgombero normale, sono: abolizione dei biglietti di entrata; ripartizione dei viaggiatori per treni e loro ammissione nell'interno della stazione solo qualche minuto prima della partenza ' del treno rispettivo; smistamento su ampia scala del materiale rotabile di dotazione alla stazione, specie delle locomotive e relativi depositi; riduzione al minimo possibile del numero dei treni che affluiscono e sostano contemporaneamente nell'interno della stazione; impianto di fermate o stazioni sussidiarie, per lo smistamento dei viaggiatori in punti lontani dalla stazione centrale; impianto di raccordi esterni tra le linee più importanti che affluiscono alla stazione centrale, in modo da poter continuare il transito all'infuori della stazione stessa (vedi articolo 8).


DOCUMENTI

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Art. 28 - Negli stabilimenti isolati le forme e le modalità di sgombero, e quindi le provvidenze da adottare, sono analoghe a quelle delle città se si tratta di grandi stabilimenti, con annesse le abitazioni per le famiglie del personale e gli uffici e grandi depositi di materiali. Sono invece ridotte a quelle del semplice sgombero di allarme per le persone, se si tratta di stabilimenti senza le dipendenze dette sopra. Art. 29 - Nelle strade a grande traffico, delle zone di frontiera o di accesso a grandi centri interni, conviene considerare, nei riguardi dello sgombero o sfollamento, solo i punti di ingorgo, come ponti e traverse di abitati, punti che costituiscono obiettivi molto ricercati dall'aviazione nemica e molto delicati per il traffico. Si deve non solo evitare un soverchio affollamento in questi punti, allo scopo di limitare le perdite, ma anche incanalare altrove tutto il loro traffico nel caso di interruzioni, per offese da parte del nemico. Provvedimenti necessari: itinerari di deviazione mediante ponti provvisori, o nuovi passaggi sistemati al di fuor i degli abitati; provvista cli materiali e squadre di operai per il pronto riattamento delle interruzioni; rigoroso disciplinamento del traffico lungo i tratti di strada che comprendono le opere in esame.

Capo VII PROTEZIONE SA!\:ITARIA

Art. 30 - La protezione sanitaria deve provvedere al pronto soccorso, allo sgombero sugli ospedali ed alla cura dei ferit i, ustionati o aYvelenati dai bombardamenti aerei. Gli elementi su cui deve essere organizzata sono indicati all'art. 31.

Detti elementi già esistono in tempo di pace, in misu ra più o meno sviluppata, e sotto forme e organizzazioni varie (ospedali militari e civili, cliniche, opere pie, infermerie p rivate, ecc.), in quasi tutte le città e nei principali stabilimenti e istituti, urbani o isolati. Si tratta quindi soltanto di predisporre il loro completamento (in personale e mezzi) per la mobilitazione, e di disciplinare e coor-


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DIFESA DEL TE RRITORIO

dinare le loro varie attività di pace, in relazione alla presumibile entità e natura delle offese aeree, e tenendo conto che dette offese si svolgono di massima improvvisamente e con effetti rilevanti, sia per il numero dei colpiti che per la loro distribuzione su tutto l'obiettivo. Speciali provvidenze richiede la organizzazione della cura per i colpiti da gas, di cui in pace non esiste nulla. Le direttive al riguardo devono essere fornite dal Servizio Chimico Militare. Al lavoro di completamento e coordinamento di cui sopra deve provvedere la Croce Rossa Italiana, beninteso sotto la direzione del!'organo centrale di cui all'articolo 5. Art. 31 - Gli elementi della protezione sanitaria di una città organizzata a difesa controaerei sono: posti di soccorso sanitario e ospedali. I posti di soccorso per la raccolta dei feriti, la cura dei colpiti leggeri, il trasporto agli ospedali di quelli gravi. Gli ospedali per il ricovero e la cura dei feriti gravi. I posti di soccorso sanitario devono essere opportunamente distribuiti in tutta la città, per rioni o quartieri, a seconda della densità della popolazione e della presumibile entità dell'offesa aerea. Devono avere ciascuno: 1 ricovero completo; 1 posto di medicazione; 2 o più squadre di soccorso (infermieri e portatori) per i necessari turni di servizio e di riposo; autoambulanze e barelle; maschere e scafandri antigas di servizio, per tutto il personale del posto, e maschere di riserva per i ricoverati che ne fossero sforniti; servizio completo di avvistamento e collegamento (osservatorio, telefono, ciclisti), per segnalare alle squadre di soccorso le zone del proprio rione colpite dal bombardamento. I posti di soccorso sono elementi quasi totalmente di mobilitazione, però devono essere predisposti minutamente, sin dal tempo di pace, in tutto ciò che si riferisce ai ricoveri, ai collegàmenti e al personale di precettazione, e alle dotazioni di materiale. Art. 32 - Gli ospedali, cliniche, ecc. esistono già in pace in numero rilevante, ed altre se ne aggiungeranno in guerra per attuare l'organizzazione sanitaria territoriale militare. Quindi per essi le predisposizioni di mobilitazione si limitano a semplici adattamenti od ampliamenti, e cioè: ricoveri, oscuramento, tecnici e materiali per la cura antigas, località esterne per lo sgombero, a suo tempo, del maggior numero possibile cli ricoverati a lunga permanenza, specialmente vecchi, invalidi e bambini. Nelle città molto esposte agli


DOCU MEl',;TI

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attacchi aerei, come quelle prossime alle frontiere e le più importanti fra quelle interne, i provvedimenti detti sopra non sono sufficienti, e converrà addirittura predisporre lo sgombero di tutti gli ospedali o almeno di quelli meno sicuri (nei riguardi delle offese aeree), ed affidare il servizio interno di guerra agli ospedali rimasti in città e ai posti di soccorso, fornendo questi ultimi di un maggior numero di autoambulanze, per il trasporto dei feriti nelle nuove sedi degli ospedali sgomberati fuori città. Art. 33 - Negli obiettivi minori, come piccole città, stabilimenti, istituti, ecc., l'organizzazione detta per le grandi città agli articoli 31 e 32 deve essere opportunamente ridotta ed adattata alle particolari esigenze dell'obiettivo. Le riduzioni però non devono scendere mai al di sotto di un posto di pronto soccorso, e questo posto deve essere largamente fornito di mezzi per il rapido trasporto dei propri infortunat i fino all'ospedale più V lCtnO.

Capo VIII PROTEZIONE ANTTNCF NDT

Art. 34 - Deve provvedere allo spegnimento degli incendi, allo sgombero più urgente delle macerie prodotte dagli incendi e dai bombardamenti, al salvataggio degli infortunati. In molti centri e stabilimenti questo servizio già esiste in pace per i bisogni ordinari della popolazione e dello stabilimento: si tratta quindi solo di provvedere a un adeguato e rapido ampliamento per la mobilitazione, mediante personale ausiliario e materiali di scorta predisposti sin dal tempo di pace, in relazione alle esigenze della presumibile offesa aerea. In altri centri manca del tutto, e bisogna organizzarlo. D etta organizzazione deve essere fatta sulla base di un nucleo permanente per i bisogni di pace, e di una rapida e adeguata mobilitazione per la guerra. A rt. 35 - La mobilitazione del servizio antincendi in ciascuna città deve dare, allo stesso modo di quanto si è detto per il servizio sanitario, un certo numero di posti di soccorso vigili opportunamente distribuiti, per rioni o quartieri, in tutta la città, e possibilmente in v icinanza di quelli sanitari, per maggiore facilità di collegamento,


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DlFES/1 DEL TERRlTORJO

dato che tra i due servizi v i deve essere stretta e continua interdipendenza. Ogni posto di soccorso vigili deve avere: 2 o più squadre di vigili, a seconda dell'entità del rione di sua competenza; dotazione di autopompe, autocarri e mezzi ausiliari; scafandri e maschere antigas per tutto il personale; ricovero completo per almeno il persona.le e il materiale non in turno di servizio; servizio di avvistamento e collegamento (osservatorio, telefono, ciclisti). Nei centri minori, negli stabilimenti, stazioni ferroviarie, ecc. valgono le stesse riduzioni già dette al paragrafo 34 per la protezione sanitaria. Art. 36 - Appartengono alla protezione antincendi parecchi altri provvedimenti di carattere preventivo, parte permanenti, cioè da attuarsi sin dal tempo di pace, parte provvisori, per la sola durata della guerra. Detti provvedimenti preventivi sono: la esclusione del legno nella maggior misura possibile delle costruzioni edilizie (travature, soffitti, pavimenti, zoccolature); l'asportazione dalle case, all'atto della mobilitazione, dei materiali di più facile infiammabilità (petrolio, benzina, tendaggi); la predisposizione di riserve d'acqua (pozzi, vasche, casson i, ecc.) in tutte le località che mancano di acquedotti, o che lo hanno troppo esposto alle offese aeree e quindi alle interruzioni; la predisposizione di numerose e facili prese d'acqua e valvo]e di interruzione in tutte le condutture, per facilitare il lavoro dei pompieri ed evitare inondazion i nel caso di rotture; la sospensione del servizio gas per tutta la durata deJl'allarme; la sospensione del servizio dell'energia elettrica, almeno nelle condutture aeree che con .la rottura dei fil i potrebbero ostacolare la circolazione, provocare incendi, ecc.; la unificazione per tutta l'Italia dei materiali da incendio, specie in fatto di pompe, tubazioni, raccordi, per agevolare il rifornimento di guerra ed eventualmente anche il passaggio di rinforzi da una località all'altra, a seconda delle varie ipotesi di mobilitazione.

Capo IX P ROTEZIONE ANTIGAS

Art. 37 - La protezione antigas deve provvedere alla immunizzazione delle persone, dei ricoveri e dei depositi di sostanze ali-


D OCUMENTT

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mentari, al pronto soccorso ed alla cura delle persone colpite, alla disinfezione e risanamento degli ambienti infettati dai bombardamenti a gas. Compete, come quella sanitaria, alla Croce Rossa Italiana. Art. 38 - La immunizzazione delle persone si attua per mezzo di scafandri e maschere antigas. Tutte le persone addette a servizi che devono funzionare anche durante gli allarmi devono essere forniti, a cura delle amministrazioni da cui dipendono, di scafandro e maschera antigas tipo militare (a lunga durata). Per la restante popolazione, la quale durante gli allarmi può riparare nei ricoveri, basta la sola maschera tipo economico. La immunizzazione dei ricoveri si attua per mezzo di chiusure ermetiche agli ingressi (doppie porte e tende neutralizzanti), di aeratori accoppiati con filtri e adeguate scorte di sostanze neutralizzanti nell'interno. Tutti i ricoveri controaerei devono essere p rovvisti di questa difesa passiva, per cura degli enti stessi incaricati della loro costruzione, manutenzione e sorveglianza. Disposizioni analoghe valgono per i depositi cli sostanze alimentari, specialmente per i panifici, i mattatoi e i serbatoi dell'acqua potabile. Art . 39 - Il pronto soccorso e la cura delle persone colpite dai gas deve essere affidata alle organizzazioni sanitarie di cui al Capo VIII (Posti cli soccorso sanitario e ospedali). La disinfezione e il risanamento degli ambienti infettati dai gas deve essere fatta da apposite squadre di disinfezione. Dette squadre devono avere costituzione analoga a quella delle squadre di soccorso sanitario, e per il loro servizio devono appoggiarsi ai posti di soccorso di queste. Per l'unificazione dei tipi dei vari materiali antigas (aeratori, filtri, irroratori, anemometri, maschere, scafandri, ecc.) valgono le stesse norme dette al paragrafo 36 per i materiali da incendio.

Capo X T ECNICA COSTRUTTIV1\ CONTRO-AEREI

Art. 40 - La tecnica costruttiva controaerei riguarda le modalità di costruzione, i materiali, la conformazione interna ed esterna dei vari obiettivi.


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DIFESA DF.I. TERRITORIO

È un argomento vastissimo, che si presta ad un'infinità di applicazioni e di perfezionamenti, in relazione a lla varietà delle reg ioni in cui si deve applicare (tutta l'Italia) ed al graduale svi luppo di guesta nuova tecnica, attualmente ancora al suo inizio. Qui si danno solo gli elementi. Su di essi si devono orientare tutte le nuove costruzioni, ed anche gli adattamenti a quelle già esistenti, lasciando libero sviluppo alle applicazioni locali. Si verrà così a sviluppare nel modo più rapido e più economico, e per tutta l'Italia, la nuova edilizia controaerei, allo stesso modo di quanto si è già fatto in passato per l'edilizia antisismica nelle regioni terremotate. Art. 41 - Nelle città si deve aumentare nella maggior misura possibile l'area scoperta, mediante piazze, strade, giardini, ecc., al duplice scopo di ridurre il n umero dei colpi utili in caso di bombardamento, e di rendere possibile la costruzione di molti ricoveri provvisori all'atto della mobilitazione. Si deve inoltre dare sviluppo ai locali sotterranei, mediante metropolitane, sottopassaggi, gabinetti di pulizia, luoghi di divertimento, ecc. facilmente adattabili a ricoveri secondo quanto è detto all'art. 20. Si devono infine applicare negli impianti elettrici, idraulici e gazogeni, tutte le provvidenze già dette ai Capi IV, VIII e IX per l'oscuramento e le protezioni antincendi e antigas. Art. 42 ei grandi caseggiati, con più di tre piani, si devono adottare: ossature in cemento armato e con travature sfalsate nei vari piani, per limitare la penetrazione delle bombe e impedire lo sfasciamento di tutto il fabbricato nel caso di colpo in pieno; sotterranei totalmente interrati, ed adattabili con la massima fa cilità a ricoveri, secondo quanto è detto all'art. 20; comando centralizzato dei mezzi di interclusione da collocarsi nelle condotte principali di gas, luce, acqua del caseggiato; tutte le altre provvidenze di sicurezza e protezione già dette ai Capi IV, VIII e IX. Art. 43 - Nei grandi stabilimenti: configurazione esterna rigorosamente intonata all'ambiente, in m odo da farli confondere con gli ordinari manufatti della regione circostante: caseggiati o villini se nell'interno della città; borgate, fattorie o v ille, se in aperta campagna.


DOCU MEl\:TI

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Nei depositi di materiali: incavernamento dovunque è possibile; in caso contrario smistamento in locali piccoli, distanziati fra loro e costruiti con il criterio ambientale già detto sopra. Nelle stazioni ferroviarie: applicazione nella maggior misura possibile di tutti i criteri indicati per le città, i caseggiati, gli stabilimenti e i depositi, dato che si tratta di obiettivi i quali contengono tutti gli elementi già considerati io questi. Art. 44 - Nelle strade e nei piazzali di grande treffico: copertura mediante vegetazione d'alto fusto, preferibilmente a. foglie persistenti; eliminazione delle strette o punti d'ingorgo, che spesso si hanno in corrispondenza dei ponti e lungo le traverse degli abitati, mediante allargamenti delle strette stesse, o creazione di passaggi ausiliari, strade di circonvallazione. Nei grandi ponti e viadotti: p referenza per le costruzioni metalliche, o per le luci limitate, al duplice scopo di limitare i danni prodotti dal colpo in pieno e rendere più facili e sollecite le eventuali riattazioni. Art. 45 - Nei bacini idrici: dighe preferibilmente del tipo a gravità: nel caso che ciò non sia possibile, adottare il tipo in terra o quello a scogliera con schermo interno; possibil ità di rapido scarico (sempre ben inteso in relazione alla capacità di smaltimento a valle) all'atto della mobil itazione, fino al limite di sicurezza studiato bacino per bacino; opere accessorie (canali di adduzione, vasche di carico, scarichi, sfioratoi, condotte forzate), con alberatura, dovunque è possibile; centrali elettriche egualmente incavernate, e nel caso che non sia possibile l'incavernamento, suddivise in più locali, distanziati fra loro e costruiti col criterio ambientale già detto all'art. 43. Roma, luglio 1928 - Anno VI. La Commissione Jnterministeriale compilatrice:

I Membri: E . Ramaccini - Rappresentante del Ministero Interno; G. Ghersi - Rappresentante del Ministero Finanze; Negro - Rappre-


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DIFESA DEL TERR ITORIO

sentante del Ministero Guerra; Brivonesi - Rappresentante del ·Mjnistero Marina; E . Bongiovanni - Rappresentante del Ministero Aeronautica; A. Rampazzi - Rappresentante del Ministero Lav . Pubblici; O. lacobini - Rappresentante del Ministero Comunicazioni; F. Laviano - Rappresentante Seg. Gen. Comm. Sup. Dif. IJ Presidente A. Dallolio - Generale di Corpo d'Armata


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DIFES,\ DEL TERRITOR IO

Documento n. 12

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UOCU M E" T I

Documento n. 13

MINISTERO DELLA GUERRA GABIN ETTO Ufficio Coordinamento N. 27100 di protocollo

Roma, li 6 dicembre 1932

Oggetto: Coordinamento fra i vari Enti preposti alla difesa contro-aerei. A tutti i Comandi di Corpo d'armata e isole A tutte le Prefetture del Regno

e, per conoscenza: Al Comando del Corpo di Stato Maggiore

(Ufficio Segreteria - Ispettorato DICAT Comitato Centrale P.A.A.) All'Ispettorato d'Artiglieria All'Ispettorato del Genio

Le esercitazioni di difesa contro-aerei compiutesi a Torino e a Roma hanno fatto emergere la necessità di un più efficace coord inamento fra i Comandi della difesa contro-aerei territoriale (D.T.C.A.T.) ed i Comitati provinciali della protezione anti-aerea (P.A.A.) che devono concorrere alla preparazione e all'attuazione dei provvedimenti relativi alla detta difesa, e le cui attività, pur essendo fondamentalmente diverse e quasi autonome nel loro funzionamento, hanno tuttavia punti di contatto frequenti. Tale coordinamento dovrà ottenersi in ciascun presidio a mezzo delle Autorità militari territoriali, alla più elevata delle quali, in caso cli guerra o in occasione di esercitazioni di difesa contro-aerei, compete l'alta direzione delle varie operazioni relative alla difesa di cui trattasi. Per conseguire il detto scopo, prescrivo: 1. Il Comitato centrale per la P.A.A. dovrà sempre comunicare

ai Comandi di corpo d'armata le direttive e gli ordini che invia ai Com itati periferici provinciali.


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D I FESA D E L TERRI TO RIO

2. Presso ogni Comando di corpo d'armata dovrà essere designato un ufficiale a far parte cli tutti i Comitati provinciali delle provincie situate nel territorio sotto la sua giurisdizione. Questo ufficiale deve mettersi in grado di tenere informato il detto comando cli quanto si studia, si prepara e si att ua dai detti Comitati, richiedendo anche a questi, se necessario, una copia dei progetti di difesa, dopo che avranno avuto la definitiva approvazione del Comitato centrale. 3. I Comandi cli corpo d'armata, presa conoscenza dei progetti suindicati, daranno ai comandi di presidio dipendenti, in sedi diverse da quelle ove il Comando di corpo d'armata risiede, e dove trovinsi comandi D .I.C.A. T. (località di 1° e 2° grado) e dove siano previsti provvedimenti di P.A.A., le necessarie istruzioni perché il coordinamento fra le attività di questi due enti sia in ogni circostanza assicurato. Il Minisrro

P. G i\ZZERA


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D0CUMEN'J1

Documento n. 14

LEGGI E DECRETI RIFLETTENTI IL SERVIZIO GENERALE DELLO STATO Gabinetto R. decreto relativo all'approvazione del regolamento per la protezione antiaerea del territorio nazionale e della popolazione civile Gazzetta Ufficiale n. 102, del 30 aprile 1934 - Anno XII 5 marzo 1934 - Anno XII (Cfr. dispensa 21 a circolare 309, Giornale militare 1934, pagg. 1053-1062)

VrrTORTO EMANUELE

III PER GRAZlA Dl D10

E PER VOLONTA DELLA NAZIONE RE D'ITALIA

Vista la legge 8 giugno 1925, n. 969, sulla organizzazione della Nazione per la guerra. Ritenuta la opportunità di determinare gli organi cui spettino le predisposizioni per la protezione anti-aerea del territorio nazionale e della popolazione civ ile, e, insieme, di precisare l'ambito entro cui le accennate predisposizioni dovranno trovare attuazione. Sulla proposta del Capo del Governo, Primo Ministro Segretario d i Stato e .Ministro Segretario di Stato per la guerra, per la marina, per l'aeronautica, per gli esteri, per l'interno e per le corporaz1on1. Sentiti i .Ministri Segretari di Stato per le colonie, per la grazia e giustizia, per le finanze, per l'educazione nazionale, per i lavori pubblici, per l'agricoltura e foreste e per le comunicazioni, nonché il Segretario del P.N.F. Abbiamo decretato e decretiamo: Art. 1 - È approvato l'annesso «Regolamento per la protezione ant.i-aerea del territorio nazionale e della popolazione civile>>, firmato, d'ordine Nostro, dal Ministro per la guerra. Art. 2 - Il suddetto regolamento entrerà in vigore dal giorno della sua pubbl icazione.


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DIH,SA OEL TERRITORJO

Art. 3 - È abrogata ogni precedente disposizione sulla stessa materia, che sia in contrasto con le norme dell'annesso regolamento. Il Ministro predetto è incaricato della esecuzione del presente decreto, che sarà registrato alla Corte dei conti. Dato a Roma, addì S marzo 1934 - Anno Xll.

MussouNT.

VrnORlO EMANUEL E.

Registrato alla Corte dei conti~ addì 12 aprile 19 34 - Anno XII Registro Guerra n. 11,foglio n. 3 - DF THOMi\SIS.

Regolamento per la protezione anti-aerea del territorio nazionale e della popolazione civile

PREM ESSI\

Art. 1 - Per la difesa del territorio nazionale e della sua popolazione civile contro gli attacchi aerei si impiegano: a) mezzi di difesa, cioè armi contraeree, che agiscono direttamente sugli aerei attaccanti, battendoli prima dell'attacco o durante l'attacco stesso, ed ostruzioni; b) mezzi di protezione, appl icati direttamente agli obiettivi da difendere, allo scopo di limitare le possibilità degl i attacchi o renderne meno gravi gli effetti. Il complesso dei mezzi cli difesa, cli cui all a lettera a), eccetto l'aviazione, è chiamato «Difesa contraerei territoriale» (DlCAT) e quello dei mezzi di cui alla lettera b) «Protezione anti-aerea» (P.A.A.). La protezione anti-aerea è un indispensabile complemento della DICAT, dato che questa, anche prod ucendo perdite all'attaccante, non sempre può riuscire ad impedire l'offesa. ' Tanto la D ICAT, guanto la P.A.A. dipendono dal Ministero della guerra (Comando del corpo di stato maggiore).

PROVVEDIMENTI DT PROTEZIONE ANTl-M::REA

Art. 2 - I provvedimenti principali eia attuare per la P ..A.A. sono: 1. l'allarme per la popolazione; 2. l'oscuramento degli obiettivi;


DOCU/'IIEK'/1

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3. il mascheramento degli obiettivi; 4. lo sgombero o sfollamento dei grandi centri e località speciali; 5. la tecnica costruttiva anti-aerea, la costruzione dei ricoveri e la protezione delle condutture; 6. la protezione sanitaria ed antigas; 7. la protezione antincendi; 8. la protezione del patrimonio artistico e scientifico nazionale e di tutto ciò che in genere sia opportuno sottrarre agli effetti delle azioni di aerei nemici. Una parte di tali provvedimenti devono avere attuazione fin dal tempo di pace; altri solo all'atto della mobilitazione. Il .Ministero della guerra provvederà, a mezzo del Comitato centrale, di cui al successivo art. 4, alla compilazione delle istruzioni per l'applicazione di detti provvedimenti. 0B1ETTIV1CUI STAPPLICA LA PROTEZIOKE ANTT- AEREA

Art. 3 -

La protezione anti-aerea si applica:

a) alle città più probabili obiettivi di attacchi aerei o per quantità cli popolazione o per la loro speciale posizione lungo le frontiere terrestri o marittime, o perché sedi di importanti stabilimenti militari od industriali, ecc.; b) agli stabilimenti indust riali ed ai depositi di materiali importanti (automezzi, aerei, esplosivi, combustibili liquidi, valori, ecc.); alle speciali installazioni importanti per la conservazione o deposito delle derrate alimentari (magazzini generali, silos, frigoriferi, mercati generali, ecc.), sia urbani che isolati; e) alle stazioni ed alle linee ferrov.iarie, agli impianti portuari ed agli aeroporti; d) ad alcuni speciali manufatti come: grandi ponti, bacini idrici, centrali elettriche, impianti idrovori, argini dei fiumi, strade nelle zone di frontiera o di accesso ad importanti obiettivi interni, grandi monumenti, ecc. 0RG ANIZZJ\ZIONE OF.LJ.A PROTEZIONE A.t\Tl -J\ERJ::i\

Art. 4 - L'organ izzazione della protezione anti-aerea in tempo di pace, per il territorio nazionale, è di competenza del Ministero


182

DIFF.Si\ DEL TERRITORlO

della guerra (Comando del corpo di stato maggiore), che vi provvede a mezzo di un «Comitato centrale interministeriale» e di «Comitati provinciali e comunali» aventi carattere permanente. In tempo di guerra, tanto iJ Comitato centrale, quanto i Comitati provinciali e comunali continueranno a funzionare rimanendo il primo alla dipendenza del Ministero della guerra (Stato maggiore territoriale) e passando gli altri alla dipendenza delle autorità militari o marittime territoriali locali, cui spetta la difesa contraerei delle località (Comando di corpo d'armata, di Divisione, di Presidio o Comandi marittimi corrispondenti). La protezione anti-aerea deve essere in p iena efficienza sin dall'inizio delle ostil ità.

(OMIT ATO CENTRALE INTERMINISTERIALE

Art. 5 - È organo di studio e direttivo, cui fa capo tutto quanto interessa la protezione anti-aerea. È presieduto da un ufficiale generale in S. P .E. e composto di: un Vice-presidente, ufficiale generale in congedo; uno o più rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e di ciascun .Ministero, e dei rappresen tanti: della Segreteria del Partito Nazionale Fascista; del Comitato di mobilitazione civile; della Croce Rossa Italiana; dell'Unione nazionale ufficiali in congedo d'Italia; del Sindacato nazionale fascista ingegneri; della Federazione nazionale della proprietà edilizia; della Federazione tecnica nazionale del Corpo dei pompieri; del Clero. Il Presidente ha facoltà di invitare ad assistere a qualche seduta del Comitato personalità militari e civili di speciale competenza in argomenti della protezione anti-aerea, che ritenga utile di sentire. Pel proprio funzionamento, il Comitato centrale dispone di una segreteria permanente, costituita com'è indicato al successivo art. 7. Il Comitato centrale esamina e studia tutte le questioni che hanno attinenza con la protezione anti-aerea, compila le relative istru-


DOCU ,\ IEKTl

183

zioni e, valendosi degli organi tecnici dei competenti Ministeri, provvede ad esperimentare materiali e impianti che trovino impiego nella protezione anti-aerea. Dal Comitato centrale dipendono i Comitati provinciali, ai quali esso in via direttive ed istruzioni per lo studio delle misure di protezione anti-aerea nelle rispettive provincie e per la compilazione dei conseguenti progetti di protezione anti-aerea, che diverranno esecutivi dopoché dal Comitato centrale saranno stati rived uti ed approvati. Per la parte che li interessa, invia le stesse direttive ai Ministeri che dispongono di uffici tecnici e provvedono direttamente al la costruzione di edifici ed all'esecuzione di speciali impianti affinché ne possano tenere conto nei relativi progetti. Dispone presso i singoli Comitati provinciali per lo svolgimento di esperimenti od esercitazioni parziali o totali di protezione antiaerea, in relazione cogli ordini che riceve.

COMTTATI PROVINCIAJ.T E CO MUN ALT

Art. 6 - 1 Comitati provinciali sono organi di studio ed esecutivi per tutto quanto riguarda la protezione anti-aerea nelle rispettive provincie. La loro competenza si estende all'intero territorio della Provincia ed a tutti gli obiettivi in essa contenuti , a qualunque amministrazione civile o militare, ente pubblico o privato appartengano. Essi sono costituiti nelle provincie stabilite dal Comitato centrale, comprendenti città e località a cui si applica con particolare sviluppo la protezione anti-aerea. lclle rimanenti provincie non si costituisce di massima il Comitato provinciale, e dei compiti a questo assegnati vengono incaricati i Prefetti, che vi provvedono a mezzo degli uffici competenti alle loro dipendenze. E però in facoltà dei Prefetti di proporne la costituzione, quando nel territorio della propria provincia si impiantino stabilimenti od aziende di grande importanza, che possano essere probabili obiettivi di attacchi aerei. I Comitati provinciali sono presieduti dai prefetti e sono composti dal: Questore; Segretario federale; Podestà di ciascuno dei comuni interessati; Ingegnere capo del genio civile; Capo compartimento delle Ferrovie dello Stato;


184

OlFESA OP.I. TERRITO RIO

Direttore provinciale delle Poste e Telegrafi; Locale R . Sovraintendente a i monumenti; Dirigente dell'ufficio regionale dell'Ispettorato corporativo competente per territorio; Comandante dei vig.ili del fuoco; nonché dai rappresentanti: delle Forze armate (della marina solo per le piazze-forti marittime): della Croce Rossa Italiana; dell'Unio ne nazionale ufficiali in congedo d 'Italia; de l Sindacato fascista ingegneri; della Federazione nazionale della proprietà edilizia; degli Stabilimenti industriali ed aziende più importanti; d el Clero. Pel loro funzionamento interno, i Comitati provinciali fissano le relative norme e d ispongono d i una Segreteria permanente, costituita come è indicato al successivo art. 7. Sulla base delle d irettive ed istruzioni ricevute dal Comitato centrale e di quelle d ate ai propri rapp resentanti dalle singo le amministrazioni centrali , i Com itati provinciali studiano le misure di protezione anti-aerea da adottare nelle rispettive provincie e compilano i conseguenti progetti, provvedendo, dopo che questi saran no stati approvati dal Comitato centrale, a lla loro attuazione, per q uan to si riferisce alJe misure la cui applicazione è possibile fin dal tempo di pace. Di massima ai membri de i Com itati , singolarmente o riunit i in commissione, dovrà essere affidato il compito dello studio di quei provvedimen ti in cui hanno maggiore competenza o che interessano in modo particolare le am ministrazio ni o gl i enti d a essi rappresen tati. li Comitato collegialmente esam ina, coordina ed integra l'opera dei singoli membri o commissioni. Nelle p rovincie in cu i vi siano più cent ri importanti, ai quali occorra applicare la protezione anti-ae rea, è in faco ltà dei Com itati provinciali di istituire dei Comitati comunali presieduti dal podestà, con composizione e compiti analoghi a quelli d ei Comitati prov inciali. In ogni caso, ne] Capoluogo di provincia, il Comitato provinciale è anche Comitato comunale. I Comitati comunali svolgono la loro azione sulla base dell e direttive e sotto il controllo del rispettivo Comitato provinciale.


DOCUMENTI

185

Nei grandi centri, i Comitati provinciali hanno pure facoltà di istituire dei Sottocomitati di zona alla loro dipendenza, con composizione e compiti da stabilire caso per caso. Quando ne siano richiesti dal Comitato centrale e sulla base delle direttive che da questo riceveranno, i Comitati provinciali studiano ed organizzano esperimenti di applicazione pratica, parziale o totale, nei limiti delle possibilità di pace, dei rispettivi progetti di protezione anti-aerea. A detti esperimenti potranno partecipare anche elementi delle Forze armate, quando ciò sia necessario per gli scopi cui mirano. All'uopo i Comitati provinciali faranno le necessarie richieste all'autorità militare più elevata del luogo, o, quando trartisi di elementi non da questa dipendenti, al Comitato centrale, al quale dovranno pure essere rivolte le domande di locali e materiali eventualmente occorrenti. All'autorità militare più elevata del luogo spetta in ogni caso l'alta direzione di tali esperimenti, di cui riceveranno tempestiva comunicazione dal Comitato centrale ed il programma particolareggiato dal Comitato provinciale interessato. In caso di esercitazioni di protezione anti-aerea con intervento della D. I. C. A. T. e dell'Aviazione, a detta autorità saranno inoltre devolute la loro organizzazione e direzione effettive, avendo alla propria dipendenza il Comitato provinciale.

S F.GR F.TERTE PERMANENTT DET Co;vnTATI

Art. 7 - Secondo quanto è stabilito ai p recedenti articoli 5 e 6, tanto il Comitato centrale quanto quelli provinciali, dispongono di una segreteria permanente, per assicurare la continuità dei loro lavori. La Segreteria del Comitato centrale è retta da un Ufficiale superiore - capo ufficio - ed è composta di due sezioni, cui sono addetti ufficiali in servizio permanente effettivo, nel numero che il Ministero de.!Ja guerra riterrà necessario in relazione con lo sviluppo dei lavori in corso. Le Segreterie dei Comitati provinciali sono costituite con fun zionari delle Prefetture, con qualche ufficiale in congedo, su designazione dei Comandi di corpo d'armata, in possesso delle necessarie attitudini e disposto a dare opera volontaria e gratuita, ed eventualmente con qualche ingegnere, pure volontario, appartenente ai Sindacati Provinciali Fascisti degli Ingegneri.


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O ffESA D EL TERRITORIO

PROGETTI DI PROTEZIONE ANTI-AEREA

Art. 8 - Per ogni singolo obiettivo da proteggere, i Comitati provinciali compileranno un progetto di protezione anti-aerea, nel quale dovranno essere studiate e defin ite in ogni loro particolare le disposizioni esecutive da attuare in ordine ai provvedimenti - fra quelli di cui all'art. 2 - che, per le caratteristiche di ciascun obiettivo, devono a questo essere applicati. In tali progetti dovranno essere distinte le operazioni ed i provvedimenti da attuare in tempo di pace, da quelli che non potranno avere applicazione se non all'atto della mobilitazione. COORDINAMENTO FRA DJCAT E PROTEZIONE i\NTI-AERE.A

Art. 9 - Le autorità militari o marittime territoriali, cui spetta in tempo di pace la direzione delle esercitazioni della DICAT , provvedono al coordinamento dei compiti a questa spettanti con quelli di competenza dei Comitati provinciali di protezione anti-aerea, con le seguenti modalità: 1. Il Comitato centrale per la protezione anti-aerea comunicherà ai Comandi di corpo d'armata e delle isole ed ai Comandi di D.M., nonché al Comando M.M.A. dell'Alto Adriatico, le direttive e gli ordini che invia ai Comitati provinciali residenti nel territorio di loro giurisdizione; 2. I suddetti Comandi dovranno essere tenuti al corrente, a mezzo dei Comandi dipendenti che hanno rappresentanti nei Comitati provinciali, di quanto si prepara e si attua dai detti Comitati e dovranno avere copia dei progetti di protezione anti-aerea__, compilati da questi ultimi, dopo che avranno avuta la definitiva approvazione del Comitato centrale. Sulla base di tali progetti daranno ai Comandi dipendenti, nelle cui sedi sono costituiti Comandi DICAT le necessarie istruzioni, affinché il coordinamento fra l'attività di questi e degli organi della Protezione anti-aerea sia in ogni circostanza assicurato. 3. I Comandi di corpo d'armata e delle isole ed i Comandi M.M. si rivolgeranno al Comitato centrale per tutti quei provvedimenti che ritenessero ancora necessari per meglio integrare l'azione della DICAT con quella della Protezione anti-aerea.


DOCU~·I E:--!Tl

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PROPAGANDA

A rt. 1O - I provvedimenti di protezione anti-aerea imporranno alla popolazione civile sacrifici e disagi che essa deve essere preparata ad affrontare virilmente e con perfetta disciplina. Per ottenere ciò, i Comitati provinciali svolgeranno, in tutte le classi sociali, e seguendo le direttive ed istruzioni del Comitato centrale, un'efficace propaganda, con prat iche esercitazioni ed esemplificazioni e con illustrazioni verbali e visive, allo scopo di ill uminare i cittadini sulla necessità e sulle modalità di applicazione dei provvedimenti che, nell'interesse dei singoli e della collettiv ità, verranno adottati.


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DIFESA DEL 'J'ERRITORJO

Documento n. 15

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE Sottocapo Stato Maggiore Difesa Territoriale N. 141 di protocollo

Roma 5 luglio 1935 - XIII

Oggetto: Nuova organizzazione Militare Territoriale.

Agli Ispettori di Gruppo di z,one militari Torino - Verona - Bologna - Roma - Napoli Ai Comandi di z,one militari Tutti Il Comitato Centrale intermin isteriale Protezione Antiaerea (C.C.I.P.A.A.) ha diramato a tutte le R.R. Prefetture del Regno, alla Presidenza Generale della C.R.I. e alla Presidenza Generale dell'U.N. P.A. la seguente circolare (N. 580 del 3 luglio): «Col 1° luglio c.m. è entrata in funzione la nuova organizzazione territoriale militare, in base alla quale il territorio dello Stato è stato ripartito in S Ispettorati di Gruppo di Zone e 29 zone militari, corrispondenti queste ultime alle esistenti divisioni di Fanteria, meno che per la Sardegna, la quale forma zona unica, e per la zona di Torino la quale comprende anche il territorio della Divisione di Asti)). Tale nuova organizzazione fa capo al Sottocapo di S.M. per la D ifesa Territoriale S.E. il Generale di Corpo d'Armata Foschi ni con sede in Roma, dal quale dipendono i 5 Ispettori di Gruppo cli Zone e i 29 comandanti cli zona. Gli Ispettori di Gruppo cli zone sono così dislocati: Torino (S.E. il Generale di Corpo d'Armata: Bonomi) con giurisdizione sul territorio dei Corpi d'Armata di Torino e Alessandria; Verona (S.E. il Generale di Corpo d'Armata: Pugliese) con giurisdizione sul territorio dei Corpi d'Armata di Milano e Verona; - Bologna (Generale di Divisione: Ascoli) con giurisdizione sul territorio dei Corpi d'Armata di Bologna, Udine e Trieste; - Roma (S.E. il Generale di Corpo d'Armata: Corselli) con giuri-


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sdizione sul territorio dei Corpi d'Armata di Roma, Firenze e della Sardegna; Napoli (Generale di Divisione: Mezzetti) con giurisdizione sul territorio dei Corpi d'Armata di Napoli, Bari e dell a Sicilia. I Comandami di zona sono i seguenti: Generale di Divisione: Zucchi Mario per la zona di Torino-Asti; Generale di Brigata: Giordano Francesco per la zona di Novara; Generale di Divisione: Casavecchia Silvio per la zona di Alessandri a; Generale di Brigata: Bianchi Federico per la zona di Cuneo; Generale d i Divisione: Andreani Gino per la zona di Genova; Generale di Brigata: Mainoni D'Intignano Girolamo per la zona di Milano; Generale di Brigata: De Renzi E ugenio per la zona di Piacenza; Generale di Brigata: Santangelo Carlo per la zona di Verona; Generale di Brigata: Bonora Angelo per la zona di Brescia; Generale di Brigata: Bronzuoli Anacleto per la zona di Bolzano; Generale di Div isione: Tacoli Paolo per la zona cli Udine; Colonnello: Moro Lin Giorgio per la zona di Gorizia; Generale di Divisione: Gallina A ugusto per la zona di Padova; Generale di Divisione: Faracovi Giovanni per la zona di Trieste; Colonnello: Nuvoloni Luigi per la zona d'Istria; Generale di Divisione: Marini Edoardo per la zona di Bologna; Generale di Brigata: Pasciut i G iuseppe per la zona di Ravenna; Generale di Brigata: D elbecchi Carlo per la zona di Ancona; Generale di Brigata: Verse' Adoardo per la zona di Firenze; Generale di Brigata: Chiapirone Ferdinando per la zona di Pisa; Generale di Brigata: Cravero Luigi per la zona di Roma; Colonnell o: Carini Luigi per la zona di Perugia; Generale di Divisione: Tironi Carlo per la zona di Napoli; Colonnello: Randone Vincenzo per la zona di Catanzaro; Generale di Brigata: Mess ina Francesco per la zona di Bari; Generale di Divisione: Petrini Bartolomeo per la zona di Chieti; Generale di Brigata: Sanna Giuseppe per la zona di Palermo; Generale di Brigata: Ruocco Vincenzo per la zona di Messina; Generale di Brigata: Rasano G iovanni per la zona di Sardegna.

Nei riguardi della protezione antiaerea, il Comitato Centrale I.P. A.A. è organo alla dipendenza del Sottocapo di S.M. per la dife-


190

DIFESA DEL TERRITORIO

sa territoriale, mentre nulla è mutato nei riguardi dei C.P.P.A.A ., le cui relazioni colle autorità militari saranno tuttavia intrattenute coi comandi di zona od eventualmente cogli Ispettori di Gruppo di zone, nel cui territorio hanno sede, anziché coi comandi di divisione di fanteria o di corpo d'Armata. Nelle località di preminente interesse marittimo, tali relazioni sono mantenute, come già era, coi comandi militari marittimi competenti per territorio (Brindisi, Cagliari, Pola, Siracusa, La Spezia, Taranto, Trapani, Venezia). Il Presidente del Comitato Cemrale 1.P.A.A. E. ROVERE


DOCUMENTI

191

Documento n. 16

GRAFICO DELL'ORGANIZZAZIONE DELLA DIFE SA T ERRITORIALE E DELLA PROTEZIONE 1\NTTAEREA (allegato al foglio n. 18 di prot. del 4 maggio 1935 - XIII dell'Ufficio del Sottocapo di Stato Maggiore Territoriale)


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(.om. di Corpi t\nmca, Com. di Divisioni, Ispettorati di mobil.ne, U ·mri di mobilitazione, Com. di presi<tio ed oeganizzàZioni locati tiro a segno. U.N.U.C.I. e premilitari.

DIFESA DEL TERRITORIO

Organizzazio ne tcrrit.lc Mobilitazione

Personak • accascrm .to - varie

Com.te

+-

di Zona

Ispettore Gruppo di Zone (dìpanim. to terrestre)

Com.do Gruppo Leg. ni

{ Com.do 0.1.C.t\.T. d i C.d'A. Com.do Lcg.nc a coorte au1onoma

D.J.C.A.T.

D ifesa contraerea

Difesa costiern - prore'/.. fercovie

da C.O.S.

Comitato prov.le e cornunale U.K.P.A.t\. e C.C.J.P .A.A.

Protezion<:: antiaerea - Difesa chimica

Sottocapo d i S.1v!. terr itoriale


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DOCU~rENTl

Com. Corpo S.~·!. Uftìcio Ordinamento Com. Corpo S. M. Ufficio ordinamento { ìvl.G. Divisione Amm. Scuole M.G. Dir. Gen. Pers. Civili e affari generali

Dipartimenti e zone

Scuole tnil itari 1

1' Sezione organizzazione territor'iale

Giustizia mii. {tribu1);1}j e c1rceri)

j lspettornto prc~post l'n ilicarc

Pre-posc militare

1• Ufficio

2• Sezione

org.lnizzazione terr itoriale

~ Com. Corpo S. M. · Ufficio '1Cldescramento

Tiro a segno

M .G . Divisione Scuole

U.NU.C.I.

Presi,lcnn U. .l:.C.1.

Distretti Depositi

Com. Corpo S..\ ·1. Uff ord. e mob. Com. Corpo S.YI. Uff. ord. e mob. Com. Corpo S.Y!. Uff. orci. e mob.

i\fogaz. rnob. alpini

mobili1a>.io,l:J--.

Legioni C.C.R. R. Legioni M.V.S.N.

}

quali cen tri di mobilitazioni

Com. Corpo S.M . Uff. ord. e mob.

D iscipl. avanz.am.to pers.le in congedo

J'' Se,:ione

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personale accaserm.to varie

idem pe rs.lc ispcn.to zone distretti Serv.

ccrr.lc

(presidio,

btg.

te rr. le

contrnen:a

l

Milizia O.l.C. ,\ .T. Concorso della R. ~farina

Concorso del)a R. ;\cronaucica

Milizia da C.O.S. Concorso della R. l,farin~ Concorso dd la R. Aeron!:lut ica

2' Uftìcio I

I

Diiesa territo riale

2a Se,:ione

Concorso dd l'anna C.C.R.R. Concorso della R. Finan,a

protezione.

Pro tt:zionc. f<:rrov. ed lmpi:lnti im por.ti

ferrovie \'arie

3• Sezione protezio ne

amiaerca

difesa chirnica

~·t.G. Gabinetto

M.V.S.N.) Accascrmamt·mo (sutcessivarneotc)

difesa

Com. Corpù S.M. Uff orci. e mob. c Dir. Gen. Pers. t Jff. Com. Corpo S.M . Ufi. ord. e mob. e Dir. Gen. l'crs. U ff.

Lavori p<:r la difesa terr.le (from. tcrr.le esclusa) Settori di copertura (succcs.sivamence) Regime giuridico delle proprietà nelle ione 1nil.cc imp.ti C.R.J. U.N.P.i\. C.C.J.P.A.,\ . Concorso della R. Marina Con("Orso della R. :'\cronaurica Comm.ne Suprema difesa dello Stato Mob.neciv.

Com. Corpo S.M. Cff. orci. e mob. . Oir. Gener~le Genio

Jspettorato 1vfil. D.J.C.r\.T. c da C.O.S. Uff. Capo S.YI. R. ~farina Uff. Capo S.M. R. Aeronautica Ispettorato y(il. D.J.C.!\ .T. e da C.O.S. Uff. Capo S.M. R. Marina Uff Capo S.M. R. 1\ eronatica Con1.do Geo.le C.C.R.R. Com.do Gen.le R.G. Finansa Com. Corpo S.M. Uff. ord. e mob. >·LG. D ire,ione Gen.le Genio Com. Corpo S.1'·!. Uff. operazioni M.G. Dire,ione Gen.le Genio

Presidenza Com. Cent. C. R. I. Comic. Cemr. L:.1\1. P.A. Comit. Centr. U.N.P.A. Uffitio Capo S.1'-.1. R. Marina Ufficio Capo S.M. R. Aeronautica Scgrtt. Comit. mobil. civile


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D IFESA D EL T ER RITORIO

Documento n. 17

MINISTERO DELLA GUERRA Comando del Corpo cli S.M. Sottocapo cli S.M. per la difesa territoriale Comitato Centrale Interministeriale Protezione Antiaerea ISTRUZIONE SULLA PROTEZIONE ANTIAEREA

TNDICE GENERALE F ASCICOLO 1

Organizzazione della P.A.A. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21.

Scopo della P.A.A. Requisiti della P.A.A. Collaborazione dei cittadini nella P.A.A. Criteri informativi dell'organizzazione e funzionamento delta P.A.A. Oggetto delta P.A.A. Organizzazione centrale Organizzazione provinciale Compiti dei C.P. Composizione del C.P. Ispettore provinciale di P.A.A. Segreteria permanente del C.P. Funzionamento dei C.P. in caso di mobilitazione Organizzazione comunale Provvedimenti di P. A.A. Progetto di P.A.A. Provvedimenti integrativi per l'attuazione delta P.A.A. Collegamenti Personale per la P.A.A. Locali Materiali per la P.A.A. Addestramento della popolazione

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DOCUMEN'l'l

APPENDICI

I. -

Esercitazioni ed esperimenti di P.A.A.

1. Esercitazioni ed esperimenti di P.A.A. 2. Scopi e modalità di attuazione delle esercitazioni di P.A.A. 3. Scopi e modalità di attuazione degli esperimenti di P.A.A. Allegato A. - Tipo di Bando Prefettizio per i capoluoghi di provincia o località importanti nei quali si svolgono esercitazioni od esperimenti di P.A.A. Allegato B. - Tipo di Bando Prefettizio per i Comuni di limitata importanza interessati alle esercitazioni od esperimenti di P.A.A.

Il. -

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Schema di progetto di P.A.A.

Generalità Provvedimenti di P.A.A.

FASCICOLO Il

Mezzi di offesa e loro effetti 1. Genera.lità

2. 3. 4. 5.

6. 7. 8.

9. 10.

CAPITOLO 1 - Bombe dirompenti. Classificazione delle bombe Generalità sulle bombe Caduta delle bombe Effetti delle bombe Penetrazione Azione di distruzione delle bombe Commozione d'aria prodotta dallo scoppio Scuotimento del terreno Crollo delle strutture

CAPITOLO II - Bombe incendiarie. 11. Generalità 12. Bombe alla termite

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DIFESA DEL TERRlTORJO

Bombe al fosforo Classificazione delle bombe Spegnimento delle bombe incendiarie Modo di comportarsi dei vari materiali di copertura

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l7 18 19

CAPITOLO III - Aggressivi chimici. 17. Generalità

18. 19. 20. 21.

Classificazione degli aggressivi Azione degli aggressivi sull'uomo Azione degli aggressivi sugli animali Azione degli aggressivi sui viveri e sull'acqua - Protezione 22. Cause che modificano l'efficacia degli aggressivi 23. Particolarità dei vari aggressivi 24. Metodi e mezzi di riconoscimento dei vari aggressivi

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C\PITOLO IV. 25. Guerra batteriologica e microbica

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CAPITOLO V. 26. Attacchi aerei

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FASCICOLO III

La segnalazione dell'allarme 1. Scopo dell'allarme 2. Servizio avvistamento aerei - Compiti della DlCAT 3. Tempo minimo per dare l'allarme 4. Mezzi di segnalazione 5. Sirene e campane 6. Scelta della postazione delle sirene 7. Carta acustica 8. Centrale comando sirene 9. Mezzi sussidiari d'allarme 10. Ordine di allarme 11. Mezzi per la trasmissione dell'allarme 12. Segnale d'allarme 13. Contegno della popolazione 14. Norme per il traffico

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DOCUMENT I

15. Allarme alle ferrovie 16. Allarme nei porti 17. Segnalazione del cessato allarme

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15 16 16

F ASCICOLO IV L'oscuramento delle luci

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.

8.

9. 10. 1 1.

12. 13. 14. 15. 16. 17.

Scopo dell'oscuramento Gradi di oscuramento Oscuramento parziale Riduzione dell'illuminazione pubblica Riduzione dell'illuminazione per scopi commerciali Riduzione dell'illuminazione di veicoli e natanti Riduzione dell'illuminazione degli impianti ferroviari, porti, aeroporti, ecc. Riduzione dell'illuminazione negli stabilimenti industriali Riduzione dell'illuminazione privata Oscuramento totale Oscuramento totale di allarme Oscuramento totale di preallarme Oscuramento totale precauzionale Mezzi sussidiari d'illuminazione Oscuramento totale delle luci a gas Provvedimenti per la circolazione durante l'oscuramento totale Oscuramento totale di impianti ferroviari, porti, ecc.

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F ASCICO LO V Urbanistica, edilizia antiaerea e ricoveri

1. 2. 3. 4. 5.

Premessa Piani regolatori Decentramento e diradamento nelle città Rapporto di edificabilità Diradamento e frazionamento degl i edifici

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11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. 30. 31. 32. 33. 34. 35. 36. 37. 38. 39. 40. 41. 42.

OJFF.S1\ DEL TERRITORJO

Criteri di edilizia antiaerea Tetto deviante a falde inclinate Tetto piano d'arresto Solai ammortizzatori a frenatura successiva Tipo moderno di casa antiaerea ad ossatura monolitica Forma planimetrica degli edifici - Norme costruttive Classificazione dei ricoveri Ubicazione dei ricoveri Grado di protezione dei ricoveri Forma del ricovero Modo di ottenere la protezione Resistenza dei vari materiali alla penetrazione Ricoveri resistenti al colpo in pieno Funzione dei solai come strutture frenanti Sistema della doppia soletta Ricoveri resistenti ai crolli superiori Pareti e fondazioni dei ricoveri - Loro protezione dai colpi laterali Capacità dei ricoveri - Compartimenti stagni Area dei ricoveri Cubatura e durata limite di abitabilità Accessi Protezione antincendi Protezione antigas - Ermeticità dei ricoveri Antiricovero Porte Rigenerazione e rifornimento dell'aria Rinnovo dell'aria nei ricoveri dopo la loro utilizzaz10ne Il] uminazione Latrine Approvvigionamento acqua Arredamento interno dei ricoveri - Magazzino attrezzi Utilizzazione dei ricoveri in tempo di pace La costruzione dei ricoveri nei fabbricati esistenti Ricovero per posto di pronto soccorso Ricoveri a torre Ricoveri in sopraelevazione Ricoveri in galleria

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DOCUM!i.\JT l

43. Ricoveri tubolari 44. Trincee di protezione

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FASCICOLO VI

Dissimulazione degli obiettivi 1. 2. 3. 4. 5.

Generalità Mascheramento degli obiettivi Occultamento degli obiettivi Mimetizzazione degli obiettivi Creazione di falsi obiettivi 6. Criteri generali nello studio della dissimulazione degli obiettivi

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F ASClCOLO VII Lo sfollamento della popolazione 1. Generalità 2. Suddivisione della popolazione di un centro da sfollare 3. Censimento degli sfollandi 4. T erritorio di assorbimento 5. Attuazione dello sfollamento 6. Precettazione dei mezzi, trasporto degli sfollandi e compilazione dei relativi documenti 7. Precettazione degli autisti 8. Disciplina di carico e di movimento 9. Assistenza agli sfollati 1O. Vigilanza sugli sfollati e sulle case rimaste vuote 11. Sfollamento vicino 12. Sfollamento uffici e aziende Allegato n. 1. - Tessera di riconoscimento per la popolazione che rimane nei centri da sfollare Allegato n. 2 - Questionario per il censimento degli sfollandi Allegato n . 3 - Risultati del censimento degli sfollan di

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DIFESA DEL T ERRITO RIO

A llegato n. 4. - Scheda di censimento degli autisti Allegato n. 5. - Lasciapassare per gli sfollandi che usufruiscono di mezzi di trasporto forniti dalle autorità

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Tav. f.t.

F ASCICOLO VIII Protezione sanitaria antiaerea

1. Generalità 2. Provvedimenti di protezione a carattere preventivo 3. Protezione individuale Maschera antigas Conservazione delle maschere Verifica delle maschere Uso egaranzia delle maschere Autoprotettori Indumenti protettivi 4. Protezione degli animali 5. Protezione collettiva 6. Provvedimenti assistenziali e curativi per traumatizzari e per colpiti da aggressivi chimici 7. Provvedimenti per la bonifica dei terreni e dei materiali infettati - Generalità 8. Bonifica con mezzi meccanici 9. Bonifica con mezzi chimici 10. Bonifica del terreno 11. Bonifica di case, giardini, ecc. 12. Bonifica di oggetti di uso comune 13. Organizzazione e funzionamento della P.S.A.A. 14. Organi del servizio della P.S.A.A. 15. Direzione centrale del servizio di P.S.A.A. 16. Direzione sanitaria di settore 17. Posti fissi di pronto soccorso 18. Stabilimenti di prima cura e smistamento 19. Stabilimenti di bonifica delle persone 20. Stabilimenti per la cura specializzata 21. Posti di bonifica 22. Esecuzione della bonifica 23. Concorso alla P.S.A.A.

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f.ASC!COLO IX Protezione antincendi

1. Generalità 2. Misure preventive e repressive contro l'incendio 3. Provvedimenti preventivi da attuarsi per l'organizzazione della protezione antincendi 4. Personale pel servizio di primo intervento antincendi 5. Protezione antincendi negli uffici pubblici 6. Protezione antincendi negli edifici privati - Guardiani del fuoco 7. Intervento delle squadre ausiliarie rionali 8. Intervento dei vigili del fuoco 9. Risorse idriche 1O. Direzione del servizio antincendi 11. Organizzazione del servizio antincendi 12. Criteri d'impiego dei vigili del fuoco 13. Richiesta d'intervento dei vigili del fuoco 14. Equipaggiamento dei v igili del fuoco 15. Sgombero delle macerie 16. Riparazione delle condutture 1 7. Reclutamento e mobilitazione del personale per completare gli organici dei vigili del fuoco 18. Organizzazione del servizio antincendi negli stabilimenti, aziende collettive, ecc.

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X Protezione del patrimonio artistico e culturale FASCICOLO

1. Generalità 2. Elenco degli oggetti d'arte 3. Sgombero del patrimon io artistico e culturale mobile 4. Protezione del patrimonio inamovibile

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DIFESA DEL TERRITORJO

Allegato A Allegato B

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f ASCICOLO XI Provvedimenti complementari della protezione antiaerea CAPITOLO I - La protezione della casa. 1. Generalità

2. Capo fabbricato 3. Compiti e funzioni del C.F. 4. Oscuramento del fabbricato 5. Allarme nel fabbricato 6. Sfollamento nel fabbricato 7. Dissimulazione del fabbricato 8. Ricovero nel fabbricato 9. Prevenzione incendi e servizio di primo intervento antincendi nel fabbricato 10. Servizio sanitario ed antigas nel fabbricato . . . . 11 . Servizio rimozione macene e rtparaz1on1 vane nel fabbricato

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CAPITOLO lT - Servizio di polizia antiaerea.

12. Concorso della polizia A.A. nei vari provvedimenti di P.A.A.

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13. Organizzazione e funzionamento del servizio di polizia A.A.

14. Azione della polizia A.A. nello sfollamento della polizia A.A. nell'allarme e durante le ' 15. Azione . . . 111curs1on1 aeree

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CAPITOLO III - Protezione delle attività, traffico, produzione, ecc.

16. Generalità 17. Protezione degli stabilimenti industriali 18. Bacini idrici e impianti idroelettrici 19. Centrali telegrafiche e telefoniche 20. Officine di produzione del gas 21. Acquedotti

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OOCUM EK TI

22. 23. 24. 25. 26. 27.

28.

Opere di presa Opere di trasporto Opere di raccolta Condutture di acqua, luce, energia, gas, ecc. Personale addetto alle macchine Impianti ferroviari Porti marittimi, lacuali e fluviali Aeroporti ed idroscali Depositi di munizioni ed esplosivi Stabi limenti e depositi di combustibili liquidi

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C...\ PTTOJ.O IV - Rimozione, distruzione e inertizzazione delle bombe inesplose. 29. Pericolo delle bombe inesplose 30. Segnalazione delle bombe inesplose 31. Rimozione e distruzione delle bombe inesplose 32. Bombe incendiarie inesplose 33. Bombe ad aggressivi chimici inesplose 34. lnertizzazione delle bombe

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DIFESA DEL TERRlTORJO

Documento n. 18

MINISTERO DELLA GUE RRA Gabinetto CONSIGLIO DELL'ESERCITO

8 maggio 1939 - XVII

IL PROBLEMA DELLA DIFESA TERRITORIALE

L'organizzazione della difesa territoriale comprende: Difesa contraerei (attiva, da terra, con armi e mezzi di superficie). Protezione antiaerea (passiva: maschere e ricoveri). Difesa costiera (escluse piazze e zone militari marittime di competenza della R. Marina). Protezione delle comunicazioni ed impianti.

DIFESA CONTRAEREI

a) Situazione al 1° maggio 1939 - XVII Con la più accurata utilizzazione delle scarse disponibilità finanziarie, l'armamento della DICAT è stato portato dalle 49 batterie e dalle 1000 mitragliatrici S. Ethienne da 8 mm. disponibili al l luglio 1935 alle attuali 220 batterie (tutte, però, con materiali residuati di guerra) e 4 700 mitragliatrici da 8 mm. S. Ethienne. Nella organizzazione della difesa contraerea del Paese è stata data la precedenza alle località DICAT del fronte occidentale da Milano a Napoli, nonché a quelle delle isole di Sicilia e di Sardegna. La situazione presente dell'organizzazione e.a. delle 2 2 località di 1° grado (difese con artiglierie e mitragliatrici) risulta dal prospetto allegato 1. Le località di 2° grado (difese con sole mitragliatrici) sono in totale 311 di cui: 225 di interesse dell'esercito; 8 6 di interesse della Nazione. La rete di avvistamento nazionale è costituita eia 13 maglie comprendenti ciascuna una o più località DICAT di 1° grado (escluse le maO


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glie della R. Marina, interessanti le piazze e zone militari marittime, collegate alle p rime con raccordi). Sono in corso, con ritmo accelerato, i lavori per migliorarne e completarne il funzionamento; comunque, in caso di emergenza, il servizio di avvistamento è assicurato anche con mezzi di ripiego. In relazione alle accresciute esigenze della DICA T è stato anche aumentato l'organico del personale in servizio permanente effettivo (R.D.L. del 24 novembre 1938 - XVII n. 1888), con particolare riguardo a quello specializzato. L'addestramento dei comandi e unità è assicurato mediante le istruzioni presso le legioni, le scuole di tiro annuali ed i corsi per la specializzazione che si svolgono alla scuola centrale di tiro milizie contraerei e artiglieria marittima di Anzio. Presso di questa funziona anche, dallo scorso anno, un centro tecnico di studi, ricerche ed espenenze.

b) Programma in corso. 1. Armamento. Sono già in corso cli esecuzione le seguenti commesse: 102 batterie su 4 pezzi da 90/ 53 (totale 408 complessi); 20 sezioni su 2 armi da 37/ 54 (totale 40 complessi); 102 sezioni su 2 armi da 20 mm. (totale 204 complessi). Le p rime due batterie sperimentali da 90/53 (una con sottaffusto da posizione scomponibile e trasportabile, l'altra con sottaffusto campale a ruote) saranno allestite per la fine ciel corrente anno. Consegna delle rimanenti batterie: inizio nell'estate del 1940 e proseguirà con ritmo di 40 pezzi al mese (306 complessi, con sottaffusto da posizione scomponibile e trasportabile; 102, con sottaffusto campale a ruote). Per le centrali di tiro, sono in esame diversi tipi (Galileo; San Giorgio; Gala; Gamma-ungherese). Il primo esemp]are delle mitragliere da 37/ 54 (su affusto a deformazione) è già pronto a Nettuno per le prove di omologazione dell'affusto. Consegne: inizio entro un anno dalla omologazione, completamento entro 1940. Le 102 sezioni da 20 mm. (su affusto campale) sono in costruzione; consegne: dal luglio prossimo al luglio 1940. 2. Scorte di materiali. Si sta provvedendo a costituire scorte di accessori e parti cl.i ricambio per le 220 batterie e.a. in servizio.


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DIFESA Del TcRRITORIO

3. Lavori del genio. Si è data la precedenza ai lavori nelle località occidentali e delle isole. Ad altri lavori sarà provveduto in relazione agli stanziamenrj che risulteranno disponibili.

e) Ulteriori necessità. 1. Località di 1° grado. Alle attuali 22 località di 1° grado occorrerà aggiungerne altre 8 (Cuneo - Bolzano - Padova - Pavia - Fiume - Montelagoscuro - Ferrania e Apuania) tutte di notevole .i mportanza e che, per insufficienza di mezzi, non è stato sinora possibile armare. Occorrerà inoltre rinforzare l'armamento di alcune delle attuali località. 2. Località di 2 ° grado. Alle 311 attuali località di 2° grado occorrerà aggiungere, per le ragioni sopradette, altre 50 eia armarsi con armi da 37 mm. o da 20 mm. 3. Armamento. Anzitutto occorrerà sostituire artiglierie e mitragliatrici di tipo ormai antiquato e insufficiente rispetto ai progressi dell'aviazione (23 batterie da 75/27 A.V.; 20 batterie da 77/28; 4 700 mitragliatrici S. Ethienne). Inoltre si dovrà allestire l'armamento occorrente per le nuove località di 1° e 2° grado di cui sopra. Complessivamente occorrerebbero: 91 batterie da 90/53; 400 sezioni da 3 7/ 54; 1372 sezioni da 20 mm. Si dovrà inoltre completare la dotazione degli ascoltatori mod. Galileo assegnandone 1 per ciascuno dei 700 posti vedetta batteria ed 1 per ognuna delle 3 70 batterie (totale 1O70 ascoltatori). Così pure, in un primo tempo, nelle località più importanti (Torino - Milano - Genova - Roma - Napoli) occorrerà fornire fotoelettriche da 120 mm. io ragione di almeno 4 per ogni batteria, di cui una asservita ad apparecchio di ascolto con correttore di parallasse acustico (totale 51 ?fotoelettriche). 4. Maglie per il tiro. Ciascuna delle 30 località di 1° grado dovrà essere fornita della relativa maglia per il tiro da costruirsi ex novo su palificazione permanente e con sistema misto radiale e anulare. Quest'ultimo sistema, organizzato con speciali apparecchi selettivi, è stato adottato in seguito all'esito favorevo le degli esperimenti te-


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stè eseguiti in occasione delle esercitazioni cli difesa controaerea e p .a. della località di 1° grado di Roma. 5. Avvistamento. Per trarre il massimo rendimento della rete di avvistamento, disimpegnando nel contempo alcuni circuiti telefonici statali o sociali indispensabi}j per la vita del Paese, sarà necessario di costruire un complesso di linee telefoniche per altri 5.000 km., parte da posare su palificazioni esistenti, parte da costruirsi ex novo.

6. Dotazioni di mobilitazione dei comandi e unità di Milizia e.a. Occorre provvedere alle dotazioni di vestiario ed equipaggiamento per una forza presumibile di 150.000 militi. d) Difesa degli aeroporti. D'accordo con lo S. M. della R. Aeronautica, è stato compilato un piano per l'organizzazione della difesa e.a. di basi aeree, aeroporti, depositi centrali, depositi Z.A.T. Complessivamente gli obiettivi da difendere sono 67 (23 con artiglierie e mitragliatrici; 44 con sole mitragliatrici). Armamento occorrente: 44 batterie da 90/ 53; 92 sezioni da 37/ 54; 536 sezioni da 20 mm. e) Difesa della Libia. Allo stato attuale delle cose, è da escludere la possibilità di ricavare le 35 batterie da 76/ 45 previste dal progetto compilato, né dalla R. Marina, né dalle 22 località di 1° grado già armate. Occorrerà provvedere con nuove batterie da 90/53 in ragione d i 1 batteria ogni due da 76/ 45. Attuazione prevista in due tempi: subito per le località di maggiore importanza della Libia occidentale; nel 1941 il rimanente perché allora si disporrà delle batterie necessarie. Spesa prevista per i provvedimenti di cui alle lettere C - D ed E : L. 2.372.000.000.

f) Concorso alla difesa controaerea da parte delle industrie e di altre attività nazionali. Poiché lo Stato non può provvedere a tutto, per le industrie fondamentali e gli stabilimenti «ausiliari» si è stabilito di far concorrere anche gli interessati. Due specie di provvedimenti:


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D IFESA DEI. T ERRITORIO

a) concorso «volontarioJ> da parte delle industrie «isolate». Provvedimento regolato dalla legge del 22 d icembre 1938 - XVII n. 2236 che approva la convenzione fra lo Stato e la Banca Nazionale del Lavoro per il finanziamento del concorso alla difesa controaerei da parte delle industrie stesse. Sono state raccolte adesion i per circa L. 100 milioni (di cui la metà impegnative). Presentemente sono in corso pratiche per la fornitura nella primavera del '40 di un primo blocco di 150 armi da 20 mm., non potendo consentire di più l' attuale produzione della «Breda» (unica attrezzata); b) concorso «obbligatorio» da parte delle industrie e altre attività nazionali comprese in «zona industriale» contigue a centri demografici. È in elaborazione uno schema di legge inteso a realizzare il deliberato della commissione suprema di difesa che l'onere venga ripartito fra tutti gli enti (statali, parastatali e privati) che beneficiano della difesa «in proporzione alla importanza di ogni singolo stabilimento ed al vantaggio che ad esso ne deriva>>. La portata finanziaria di tale provvedimento legislativo si prevede intorno a L. 1 miJiardo per un decennio (di cui circa la metà a carico dello Stato e l'altra metà a carico delle provincie, comuni e privati interessati).

PROTEZIONE ANTIAEREA

a) Situazione al 2 maggio 1939 - XVII. I due organismi fino ad oggi incaricati della organizzazione della protezione antiaerea sono: a) Comitato centrale interministeriale di protezione antiaerea, coadiuvato alla periferia da: comitati provinciali costituiti in tutte le provincie; - comitati comunali costituiti in circa 400 comuni. b) Unione nazionale di protezione antiaerea, coadiuvata alla periferia da: delegazioni provinciali costituite in tutte le provincie; delegazioni comunali costituite in 450 comuni.

In esecuzione al deliberato della commissione suprema di difesa nella sua ultima sezione (XVI) è in istudio la trasformazione dei suddetti due organismi da collegiali in unitari, ben delimitati nella rispettiva sfera di azione, più snelli e perciò più fattivi.


oocu:-.mNTI

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b) Realizzazioni conseguite ed in corso. 1. · Legislazione e regolamentazione Considera i principali aspetti della protezione antiaerea, e cioè: in pace: ricoveri (pubblici e privati); distribuzione di maschere (agli obbligati e alla popolazione civile); segnali di allarme; predisposizioni per lo sfollamento; oscuramento; mascheramento; occultamento; organizzazione e funzionamento delle unità ausiliarie di P.A.A.; esperimenti ed esercitazioni di P.A.A.; in guerra: attuazione delle predisposizioni.

2. Ricoveri Attualmente esistenti: pubblici e collettivi: n. 259 (per circa 72.000 persone); industriali: n. 415 (per circa 43.000 persone); casalinghi: n. 3523 (per circa 190.000 persone). A Roma si st:l costruendo, in piazza Dante, un ricovero pubblico «modello» per 1.000 persone. 3. Impianti di aJ/arme:

102 in funzione; 4 in costruzione. 4. Esperimenti di protezione antiaerea Eseguiti nel l 938-1 939 in 90 località. Nei giorni 13 e 14 aprile u. s. è stata effettuata in Roma una esercitazione completa cli difesa controaerei e di protezione antiaerea che ha fo rnito utilissimi elementi di studio per l'ulteriore perfezionamento della organizzazione.

5. Maschere Costituisce il più grave e assillante problema della organizzazione della P. A. A. Maschere T.35: distribuite agli obbligati all'acquisto n. 4 70.000; filtri di ricambio n. 32. 992; filtri da esercitazione n. 8.638; autoprotettori n. 2.422; vestiari antipritici n. 1. 9 32.

Ordinazioni per circa 50.000 maschere.


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DIFESA DE L T ERRITO RJO

Maschere per popolazione civile: in commessa presso le fabbriche n. 2 milioni di maschere che dovranno essere consegnate entro il giugno p.v.; la vendita al pubblico è stata iniziata dal 27 aprile u.s. presso gli ospedali militari d i Torino, Milano, Genova al prezzo di L. 32 senza alcuna maggiorazione sul prezzo praticato dalle fabbriche. Successivamente la vendita sarà effettuata al pubblico anche presso gli ospedali militari sottoindicati i quali avranno a disposizione i seguenti guantitativi di maschere: Roma Milano Torino Genova Napoli Palermo Cagliari Firenze

n. 250.000 » 250.000 )> 200.000 )) 200.000 )) 200.000 )) 150.000 » 150.000 )) 75.000

Bologna Venezia (R.M.) Livorno Alessandria La Spezia (R.M.) Messina Bari Taranto (R ..M.)

n. 75.000 )) 75.000 )) 75.000 )) 75.000 )) 75.000 » 50.000 » 50.000 » 50.000

Totale gen.

2.000.000

DIFESA DELLE COSTE E PROTEZIONE DELLE CoMUNICAZIONI E T1'v!PTANTT

1. Esistono batterie da posizione costiera: di medio calibro n. 34; di piccolo calibro n. 60. Inoltre, lungo le coste sono dislocati 12 treni armati sui quali però la difesa costiera non può fare assegnamento perché la R. Marina li impiega secondo proprie necessità. 2. Truppe: 108 btg. territoriali mobili per la difesa costiera; 97 btg. territoriali per la protezione delle comunicazioni ed impianti. È stato definito il concorso che possono dare la M.V.S.N. e le milizie speciali . . Ne .risulterà la seguente organizzazione:


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Battaglioni

R.E. M.V.S.N. Totali

Difesa costiera

Protezione comunicazioni e impiant i

-

Totale

81 27

81

81 108

108

81

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Le milizie speciali: stradale, postelegrafonica, portuaria, forestale, ferroviaria concorreranno, in guerra, alla protezione delle comunicazioni e degli impianti a mezzo della forza in congedo già fissata con apposita legislazione (in corso di elaborazione per la milizia ferroviaria). 3. Collegamenti per la difesa costiera: definiti i progetti dei collegamenti per Sardegna e Sicilia; in corso di elaborazione quelli per le zone di Genova, Pisa, Roma, Napoli e Catanzaro; allo studio, i rimanenti.


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DIFESA D EL TERRITORJO

Allegato 1

Situazione attuale dell'armamento contraerei nelle località di 1° grado.

Nominativo

numero delle btr. complessive da 76/45, 76/40, 77/28,.75/A.V.

maglie per il tiro N°m tg. S.E.

a sistema rad iale

a sistema anulare

122 36 76 36 58 36 24 144 12 22 68 34

costniita costruita costruita costruita costruita progettata progettata costruita costruita progettata costruita costruita

progettata progettata progettata progettata progettata progettata progettata progettata progettata progettata progettata progettata

2

-

5 1

22 12

-

-

progettata costruita costruita N.N.

progettata progettata progettata progettata

151

702

12

14

2 2

2 3 3

32 50 36 44 42 34 88

progettata progettata proge tt ata progettata progettata costru ita progettata

42

15

326

7

7

220

166

1.028

19

21

assegnate

l

in posizione

AD OCCTDENTF. E NELLE ISOLE Torino A lessandria Genova Savona Milano Piacenza Brescia Roma Terni Livorno Napoli Palermo Marsa la (Stagnone) (3) Messina T irso Tglesiente

22 7 27 7 30 6 4 35 (2) 4 3 14 6 ( 1) 2 5 ( 1) 3 3 178

22 7 24 .3 30 6 4 24 2 2 13 6

ADORIEKTE Verona 'frieste Udine Bologna Ancona Bari Firenze

Totali generali (I) -

4 14 4 7 3 4 6

3

progettata progettata ' progettata progettata progettata progettata progettata

In ciascuna di dette località vi sono sette btr. e.a. d i rinforzo con materiale fornito dalla R. Marina e personale della Mil izia con traerei. (2) - In corso allestimentO. (3) - Distaccamento dipendente da Palermo. l\'OT!\ - Il mun izionamento delle batterie varia, secondo le. bocche da fuoco da 6 a IO unfoc.


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OOCU M ENTI

Documento n. 19

COMMISSIONE SUPREMA DIFESA VERBALE DELLA XVII SESSIONE Argomento 1° bis

DIFESA CONTROAEREJ TERRITORIALE E PROTEZIONE ANTJAEREl

Duce - Dà lettura delle note illustrative all'o.d.g. Rileva che dal febbraio dello scorso anno sono accaduti molti avvenimenti per i quali vari voti hanno trovato applicazione. Ad esempio, oggi abbiamo una produzione di 15.000 maschere antigas al giorno. TI pubblico si rifiuta, in generale, di provvedersene, salvo a precipitarsi ad acquistarle nei momenti di allarme. Su questo argomento, che trova di attualità palpitante, dà la parola al Sottocapo di S.M. per la Difesa Territoriale e lo invita a riferire sui vari punti, per vedere quali progressi siano stati realizzati in quest'ultimo anno. Bergia - Illustra dettagliatamente la relazione presentata sull'argomento ed allegata agli atti, soffermandosi specialmente sui seguenti punti: obiettivi della difesa e loro armamento; obiettivi aeronautici; munizionamento; collegamenti; milizia controaerei; difesa controaerei degli stabilimenti industriali e di altre aziende; ordinamento della protezione antiaerei; organizzazione e funzionamento delle unità ausiliarie di P.A; produzione, distribuzione e conservazione delle maschere antigas; località nelle quali è più intensamente applicata la P. A.; assegnazione di materie prime; segnalazione cli allarme nell'interno delle abitazioni.


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D IFESA DEL TERRITO RIO

Duce - Ritiene che il problema dell'allarme nell'interno delle abitazioni possa considerarsi inesistente per una ragione di carattere fisico, e cioè che in tempo di guerra la sensibilità dell'udito dei cittadini si affina e perciò è prevedibile che in ogni fabbricato un gruppo di persone ipersensibili daranno essi l'allarme e qualche volta anche dei falsi allarmi. Basterà il loro tramestìo per avvertire tutto il fabbricato, tutta la via e praticamente tutto il quartiere. È del parere di non andare o ltre a distillare il cervello della gente per questo problema che si risolve da sé, attraverso quello stato di eccitazione permanente che prende i cittadini quando si verifica una incursione aerea. È stato già constatato che a Roma le sirene non si sentono; bisogna raddoppiare la loro potenzialità, altrimenti il sistema tedesco di suonare le campane potrebbe anche andare.

Badoglio - Ritiene che dare l'allarme dove non ci sono ricoveri sia un danno. Soddu - Comunica che verranno distribuite ai militi della controaerei trentamila serie di vestiario e si vedrà come verranno con servate. Fa presente che i tre tipi di maschere antigas, adottati nella fretta degli anni scorsi, sono in sostanza tutti e tre buoni. Si tratta soltanto di saper scegliere ed adattare al proprio viso la maschera conveniente. Pricolo - Richiama l'attenzione della C.S.D. sulla difesa controaerei delle località di 1° e 2° grado di interesse aeronautico. La soluzione prevista per la difesa dei depositi munizioni e carburanti non gli soddisfa giacché non gli sembra giusto spendere 12 milioni in batterie per proteggere ognuno di tali depositi, quando con questa cifra essi possono essere interraci o incavernati. Si riserva di riesaminare la questione col capo del competente ufficio. Duce - Rammenta che la C.S.D. ha discusso parecchie volte su questo argomento, che è diventato scottante per l'esperienza che abbiamo sotto gli occhi. Abbiamo visto che cosa è la guerra aerea e quali sono le direttive di una potenza belligerante che voglia - avendo una superiorità aerea iniziale - schiacciare l'avversario.


DOC:U~I ENTI

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Al giorno 15, dal 1° settembre, l'aviazione polacca era già fuori serv1z10. Prima direttiva: eliminare l'aviazione avversaria. Il giorno in cui ciò si verifica, si è già vinto per tre quarti, perché chi è battuto dal cielo poco può più sperare sulla terra. Seconda direttiva: eliminare tutti i. centri attivi della vita del Paese: fabbriche, stazioni, ponti ecc. Se il Paese resiste ancora (caso Varsavia), bombardamento terrorizzante non di una sola città ma di tutto il territorio. In queste condizioni nessuno resiste più e nessun Governo può pretendere che la Nazione resista. Varsav ia è stata letteralmente distrutta. TI numero delle vittime non è stato eccessivo perché i cittadini sono andati nelle cantine; però è stato sempre cli 40.000. I 4/5 degli edifici della città sono crollati. In quelle condizioni non si può fare altro che arrendersi o morire. La prima difesa controaerei si deve realizzare con una grande aviazione da caccia e da bombardamento che consenta di colpire il nem ico occhio per occhio dente per dente. Naturalmente occorre un munizionamento adeguato. Poi c'è la seconda difesa: quella attiva. La Germania ha un'aviazione cli prim'ordine ed una difesa attiva di primissimo ordine: duemila cannoni da 88 modernissimi schierati in linee consecutive. Poi ha ancora altre 5/6000 bocche da fuoco di tipo meno moderno. Totale: 7/8000 pezzi più 1000 aeroplani intercettatori che devono alzarsi per andare a caccia dei bombardieri avversari. Dal punto di vista artiglieria la nostra posizione è migliorata ma non si può dire che sia del tutto soddisfacente. In fondo abbiamo il 75/46, moderno, discreto, ed avremo il cannone da 90 probabilmente il migliore che ci sia oggi; il primo esemplare lo avremo però solamente alla fine del 1940. Ora l'importante da sapere è ciò che avremo nell'immediato futuro perché non sappiamo se gli avvenimenti ci lasceranno tutto il tempo occorrente per la completa realizzazione ciel programma. Ha già detto che una difesa efficiente del territorio metropolitano, ivi comprese le terre dell' A.O., della Libia e dell'Egeo, si potrà considerare tale quando avremo duem ila batterie, delle quali 1000 nuove, oltre le mitragliere, ecc. Allora il Paese sarà difeso molto bene. L'Italia è piccola e lo sfollamento delle città non fa che produrre l'affollamento altrove.


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DIFESA DEI. TERRrroRJO

Nella provincia di Forll vi sono 435 abitanti per chilometro quadrato. Da Rimini a Piacenza ogni 5 minuti esiste una città che può essere offesa dall'alto. Non ritiene che lo sfollamento avrà dei risultati apprezzabili; però bisogna sfollare nei limiti del possibile. Quindi: batterie moderne, abbondantissimo munizionamento, personale addestratissimo. Ecco perché ha ordinato di richiamare il 1° maggio p.v. tutta la DICAT e di tenerla per un mese intero in uniforme, perché sia convenientemente torchiata. Si riserva il 1° di maggio di dire in un rapporto che terrà agli ufficiali superiori, che essi devono considerarsi soldati di prima linea perché destinati a difendere la vita del territorio in tutte le sue manifestazioni. Tutto ciò per quel che riguarda la difesa attiva. Per la protezione antiaerea anche qui la migliore difesa sarà la minaccia di rappresaglia. Ma è bene che ci sia una difesa passiva che è necessaria specialmente ai fini morali Per quel che riguarda i ricoveri è inutile voler raggiungere le cose impossibili. Nelle case nuove devono essere fatti i ricoveri; per le vecchie, i ricoveri sono formati dalle cantine, e quando non ci sono queste, dal pianterreno opportunamente rinforzato da sacchetti a terra. D'altra parte le grandissime bombe da 500 e 1000 chili vengono usate per altri scopi e le bombe da 100- 1SO chili non arrivano alle cantine. Ha osservato le fotografie di un album che il Consiglio Nazionale delle ricerche ha fatto fare espressamente da una commissione che si è recata in Spagna, ed è rimasto trasecolato: le bombe impiegate hanno avuto l'efficacia del burro; hanno demolito delle baracche. Ha fatto fare una contro indagine per accertare se queste fotografie ritraevano soltamo dei casi tipici.

Balbo - Era un mun izionamento deficiente tanto nostro che dei tedeschi, ma oggi le bombe sono ben diverse. Pricolo - Per conseguire una certa efficienza ci vogliono bombe per lo meno di 100-200 chilogramm i. Duce - Francamente mi avevano sorpreso. Bombe da 50 chili che hanno prodotto insensibili danni.


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DOCUMEKTI

Ciano - Sembra che Barcellona non abbia sofferto dai bombardamenti aerei. Duce - Tanto più si potrà fare assegnamento sulla utilizzazione delle cantine. Per quanto riguarda le maschere noi possiamo continuare a farle come facciamo. Immobilizziamo un capitale fortissimo per queste maschere. Nonostante una fortissima propaganda ne abbiamo vendute gli sembra-140.000. Molta gente non ha le 35 lire per l'acquisto; se poi si moltiplica questa cifra per 6 o 7 componenti di una famiglia, si va su una spesa di circa 300 lire. Bisognerà quindi pensare per le famiglie numerose e dar loro la maschera. Ritiene che i fornaciai di Valle dell'Inferno hanno tutti bisogno della maschera, ma nessuno di essi sarà in condizioni di potersela procurare se non gliela daremo noi a condizioni di favore. Riassumendo, dall'anno scorso ad oggi, grazie anche all'opera del Generale Bergia e dei suo.i collaboratori, abbiamo realizzato vari progressi. Si compiace molto che la Marina abbia concorso con i suoi cannoni ad aumentare l'efficienza dell'artiglieria controaerei. Poi abbiamo conseguito miglioramenti nelle reti dei collegamenti, circuiti ecc. e nell'addestramento del personale. Ha suggerito al Generale Soddu di lasciare in consegna ai militi della difesa e.a. le rispettive uniformi, facendo una legge che commini 5 anni di reclusione a colui che alienerà la divisa o parti di essa e prevedendo visite di controllo. Quando una classe è richiamata, i militi si potranno così presentare già vestiti.

Dà infine lettura del seguente schema di deliberazione predisposto dalla Segreteria Generale: «La C.S.D. udito il Sottocapo di Stato Maggiore per la Difesa Territoriale, -

prende atto delle comunicazioni al riguardo fatte e degli importanti provvedimenti presi dal Duce per potenziare la difesa comroaerei territoriale e per incrementare la produzione di maschere antigas per le Forze Armate e per la popolazione civile;

-

fa voti affinché la realizzazione dei provvedimenti stessi l'attuale situazione pol itica internazionale quanto più è possibile;

data sia accelerata


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DIFESA DEL TERRITORIO

conferma la prec~dente del.iberazione a riguardo della difesa e.a. territoriale dei centri di particolare interesse aeronautico, e dell'unificazione delle armi, munizioni e materiali e delle relative denominazioni; approva le proposte del Sottosegretario alla Guerra relative all'onere per la difesa controaerei da imporre, per legge, alle aziende industriali; all'organizzazione, all'addestramento, all'equipaggiamento ed al vettovagliamento delle Unità ausiliarie, e: lo invita a provvedere per la loro sollecita realizzazione, d'intesa con i ministeri interessati, col Partito Nazionale Fascista e col Commissariato generale per le fabbricazioni di guerra; riconosce la necessità che, per l'attuazione dei provvedimenti di P.A., siano assegnati ai ministeri interessati i fondi occorrenti, e vengano stabilite particolari assegnazioni di materie prime».

La deliberazione è accolta.


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DOCUMENTI

Documento n. 20

UFFICIO DEL SOTTOCAPO PER LA DIFESA DEL TERRITORIO Novità del giorno 12 giugno 1940 - XVJIT

Avvenuta occupazione linea di confine da parte nostre truppe. Scarsa attività da parte di aerei nemici in ricognizione sulle coste nord, sud-ovest ed ovest della Sardegna. In Valle Roja e lungo Cornice nemico ha fatto brillare numerose interruzioni ed ha arretrato suoi elementi vigilanza, segnatamente M. Grammondo ed il mare. Bombardamento di Torino: alle ore 1,50 circa si è sentito un apparecchio proveniente da Lanzo ed è stato dato l'allarme. Poco dopo è giunto un gruppo di apparecchi che ha lanciato da otto a dieci bombe (due non esplose) alt U na è caduta sul gazometro incendiandolo. Una sulla fabbrica di autofari Carelli. Una sulla ferrovia nei pressi di Mirafiori con danni alla stessa e con schegge sulla Fiat e sul campo di aviazione. Una sul mercato di porta Palazzo. Morti 15 feriti 30. Sempre nella notte si sono avvicinati a Milano apparecchi che, accolti da tiro di sbarramento di artiglieria, si sono subito allontanati proseguendo su P iacenza, ecclissandosi senza bombardare. Più tardi sono stati scorti e si è visto che erano 14 bombardieri. Si ritiene che siano gli stessi che hanno bombardato Torino verso le ore 2. Si ha notizia di sorvoli nella notte senza bombardamento su Gaeta, Lido di Roma, Roma, Livorno, Spezia, Genova e verso le ore 12 di oggi senza bombardamento su Torino, Piacenza, Milano. Nemico ha fatto saltare interruzioni ponte presso rifugio 21 strada Lanslebourg-Moncenisio e su rotabile Pamplinet-Colle Acles.


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DlFESJ\ DEL TERRITOR IO

Documento n. 21

MINISTERO DELL'INTERNO Direzione Generale dei servizi per la protezione antiaerea Divisione Affari Generali Circolare 304 N. A-G 35/3744

Roma, 4/ 2/1943 - A. XXI

Oggetto: Norme tecniche per ricoveri antiaerei pubblici e collettivi. Ai Prefetti del Regno

e, per conoscenza: Al Comando Generale dell'U.NP.A. - Roma Nella precedente circolare n. 292 del 1/4/943 - XXI si sono date le direttive di massima da osservarsi nell'apprestamen to dei ricoveri casalinghi di cù·costanza, e cioè di quei ricoveri che si costruiscono, per la protezione dei rispettivi abitanti, nelle case preesistenti all'emanazione del R.D.L. 2121 del 24 settembre 1936 - XIV. L'apprestamento dei ricoveri casalinghi normali (in cemento armato) resta tuttora disciplinato dalle leggi 1O giugno 19 3 6 - Xl V n. 1527 e 6 giugno 1939 - XVII n. 1102. Con la presente circolare si indicano i criteri di massima da tener presenti nella costruzione dei ricoveri pubblici e collettivi, intendendosi per: - Pubblici, quelli destinati esclusivamente ad accogliere le persone sorprese dall'allarme lontano dalle proprie case, o gli abitanti diedifici circonvicini, sprovvisti di ricovero casalingo; - Collettivi, quelli costruiti nelle sedi di enti ed uffici, statali e parastatali, aziende pubbliche e private, banche, collegi e simili; nella quale categoria pertanto devono intendersi compresi anche i ricoveri scolastici, generalmente utilizzabili anche dal pubblico nelle ore e nelle epoche extra scolastiche, nonché i ricoveri aziendali, quelli cioè che si costruiscono per la protezione del personale degli stabilimenti industriali.


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G ENERALITA

A djfferenza dei casalinghi, che si apprestano nel modo indicato nella circolare n. 292, i ricoveri pubblici e collettivi possono ottenersi, sia per adattamento di costruzioni già esistenti - quali, edifici di ogni destinazione, gallerie urbane e metropolitane, cave, caverne, grotte naturali e simil i - , sia con costruzioni ex novo, effettuate entro o fuori terra ed aventi struttura forma e dimensioni le più svariate. Correlativamente, varia entro limiti assai estesi il grado di protezione da essi offerto: realizzando, gli uni, come per esempio, le gallerie sottostanti a forti banchi rocciosi, la resistenza anche ai colpi in pieno di bombe dal calibro massimo; gli altri, quali le trincee e i ricoveri tubolari, una protezione limitata al soffio ed alle schegge; essendo peraltro - in simili apprestamenti dalla forma molto stretta ed allungata - ridotta al minimo la probabilità di un colpo in pieno, e, comunque, escluso del tutto - mercè una opportuna ubicazione - che essi possano essere investiti dalle macerie susseguenti al crollo di edifici vicini. Il tipo e l'ubicazione del ricovero, nonché il grado di sicurezza, da realizzare nei singoli casi, saranno generalmente imposti dalle particolari condizion i di luogo e di tempo: quali, la importanza della località come obiettivo di offese aeree, l'esistenza o meno di costruzioni utilizzabili allo scopo, la natura del sottosuolo, la disponibilità di materiali, mano d'opera e mezzi di trasporto; e soprattutto, la generale, triplice necessità di dover, insieme, ridurre al minimo l'impiego di mano d'opera e di materiali di difficile approvvigionamento o non autarchici, contenere la spesa unitaria entro limiti ragionevoli ed ultimare i lavori nel più breve tempo possibile. Si cerchi tuttavia di attenersi al seguente ordine di p recedenza. a) Utilizzare, anzitutto, le costruzioni già esistenti, che si prestino a dar protezione contro i colpi in pieno; giacché, per ricoveri destinati ad accogliere generalmente masse imponenti di persone, come nella specie, vale più che mai il criterio, già enunciato nella precedente circolare n. 292, secondo cui il grado di sicurezza deve essere tanto più elevato quanto maggiore la capacità ricettiva. Tengasi p resente a questo riguardo che sono da ritenersi «alla prova», e cioè atti a resistere alle massime offese attuali, soltanto quei ricoveri che siano, in ogni direzione, protetti da masse coprenti dello spessore di: m. 2,50 a 5,00 (se di rocc.ia più o meno dura e compatta); - m. 3 (se di cemento bene armato);


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DTFESA OhL TERRITO RIO

m. 4 (se di conglomerato cementizio semplice); m. 5 e 6 (se di muratura ordinaria, a seconda della durezza della pietra e della natura della malta); m. 7 (se di p ietrisco compresso o di roccia sensibi lmente fessurata o con stratificazioni sottili e pericolosamente inclinate); m. 10 (se di argilla dura e compatta); m. 15 (se di terra leggera e sciolta). In casi particolari, come per esempio negli stabilimenti industriali, la protezione contro i colpi in pieno si potrà talora conseguire disponendo sulla copertura del ricovero lastre o travi di ferro che si trovino in ammannimento o io deposito, od altro materiale disponibile di elevata resistenza contro le azioni di penetrazione e scoppio di proietti. b) Si passi quindi a utilizzare, previa intesa con i rispettivi proprietari e rispettando le esigenze specifiche dei normali inqui lini, piani sotterranei di edifici, che, per robustezza di struttura e concorso di tutte le altre caratteristiche (diffusamente specificate nella circ. n. 292), presentino le condizioni più favorevoli per la realizzazione di ricoveri atti a proteggere sicuramente non so ltanto dalle schegge, dal soffio e dai crolli, ma anche, possibilmente, dal colpo in pieno della bomba da kg. 50 proveniente da quote non elevate. A ciò sarebbe necessario uno spessore di copertura di m. 1 di cemento armato, o spessori corrispondenti di altre strutture. c) Quando risul ti inevitabile far luogo a ricoveri da costruirsi ex novo, si dia preferenza - a parità di spesa e grado di sicurezza - ai tipi che si prestano ad essere comunque utilizzati nel dopoguerra (alberghi diurni, autoposteggi, magazzini, mercati coperti, piani sotterranei di edifici ecc.); ed anche a quelli che, pur comportando una spesa unitaria considerevole, realizzino tuttavia un alto grado di sicurezza e servano in sieme a risolvere problemi urban istici, di viabilità, traffico e simili. In quest'ultimo caso si potrà anche procedere per gradi, limitandosi, per il momento, ad apprestare quanto strettamente necessario alla protezione antiaerea. d) Come ultima soluzione, si ricorra alle trincee e ai ricoveri tubolari. TIPI DT RICOVERI

1. Ricoveri ingalleria. a) Per l'adattamento a ricovero delle metropolitane e gallerie urbane, valgono naturalmente in quanto applicabili, le disposizioni di

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DOCt;MENTI

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cui alla Legge 20-12-1932- XI, n. 1915 e relativo R.D. 25/5/ 1936 - XIV, n. 1553. b) Quando si tratti invece di utilizzare gallerie naturali, grotte, caverne e simili, si dovrà preliminarmente accertare se si trovino già, o possano facilmente essere ridotte, in condizioni di stabilità perfetta, e siano altresì scevre di pericoli di ogni genere. I lavori di adattamento consisteranno, in generale, nel la sistemazione e protezione degli accessi, risanamento interno mercè l'eliminazione di sti)licidi e pareggiamento del piano di calpestio; installazione di impianti di illuminazione, ventilazione ed idricosanitari; eventuale apertura di pozzi di aerazione, conformati a baionetta e muniti di scala alla marinara, in funzione guindi anche di uscita di sicurezza, arredamento (panche), attrezzamento e - per capienze superiori alle 500 persone - pronto soccorso sanitario. c) Per i ricoveri in galleria di nuova costruzione, si cerchi di adottare configurazione planimetrica ed ubicazione altimetrica tali per cui si abbia non soltanto la massa coprente necessaria, sia superiormente sia lateralmente, ma anche il maggior numero possibile di accessi comodi e sicuri (util i fra l'altro a rendere anche più spedita la costruzione). Detti accessi .d ovranno proteggersi con paraschegge robusti ed estesi alla intera sezione del vano, e ciò anche guando i rami iniziali della galleria siano, come generalmente opportuno, conformati a baionetta. 2. Per i ricoveri da apprestare in ed[fici aventi qualungue destinazione, valgono naturalmente le direttive già date per i casalinghi nella più volte ricordata circ. n. 292. Dovranno però escludersi dell'utilizzazione gli edifici che: a) non siano in condizion i statiche perfette; b) abbiano fuori terra volte o più di un solaio in legno; c) abbiano, al disopra dei locali destinati a ricovero, meno di 4 piani, se con copertura a tetto, meno di 3 se con terrazza; d) presentino comunque pericoli in sé o in dipendenza cli costruzioni vicine; e) abbiano accessi passibili di essere ostruiti per effetto dello stesso colpo; f) non consentano di realizzare, non soltanto un elevato grado di sicurezza contro i crolli il soffio e le schegge, ma anche la prote-


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D IFESA DEL TERRITORJO

zione contro i colpi diretti di bombe da. 50 kg. provenienti da quote non elevate 1• 3. In casi particolari (es. stabilimenti industriali) potrà accadere di dover ricorrere, per deficienza di spazio, alla costruzione di ricoveri a piani sovrapposti (cioè a torre). Tale soluzione, quantunque a carattere spiccatamente antiautarchico, non sarà tuttavia da escludere, purché risultino realizzate le seguenti caratteristiche: Struttura in cemento armato: pianta preferibilmente circolare, con diametro esterno, misurato a livello del terreno, di m. 7 a 9; spessore delle pareti rispettivamente, di m. 1, 40 a 1, 70; copertura a cuspide, con angolo al vertice di 60 a 80 gradi e con spessore di pareti, misurato sulla verticale, non minore di m. 2,50; piastra di protezione della base, anch'essa in cemento armato, non sol idale con le strutture del ricovero e avente spessore non minore di m. 0,80 e sporgenza non minore di m. 3 (eia omettersi, tale piastra, solo nel caso che i muri sotterranei abbiano lo spessore di almeno m. 2,50 o che il ricovero sia incassato in banco roccioso sufficientemente esteso all'intorno). Per altri tipi di ricovero in cemento armato, destinati a resistere alle massime offese valgono istruzioni riservate, che il Ministero, in casi speciali, potrà fornire. 4. Trincee e ricoveri tubolari. Dovranno soddisfare ai requisiti seguenti: a) Ubicazione adatta, distante da edifici non meno della metà della loro altezza, in modo che non possano essere investiti da eventuali macerie. In caso di elementi paralleli, distanza tra l'uno e l'altro di almeno m. 1O se in terreno normale; m. 5 se in roccia; distanze proporzionali per terreni di consistenza in termedia. b) Ingressi a baionetta o comunque tali da rompere l'effetto del soffio: di numero adeguato alla capienza del ricovero. c) Conformazione planimetrica tale da ridurre al min imo i danni prodotti da un'eventuale colpo in pieno. Tracciato quindi a dente di sega ( ad angoli uguali) o a greca (con tratti di risvolto 1

Poiché il legname oggi disponibile ha per lo più un elevato grado di um idità è cht prevedere un assestamento delle puntellature. È pertanto necessario che queste siano fatte in modo da poter essere facilmente rimesse in forza, mediante inte rposizione di cunei, in modo da ripristinare la solidarietà fra puntellature e struttura sorretta.


DOCU.MF.NT!

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lunghi circa tre volte la larghezza interna). Suddivisione in elementi rettilinei aventi ciascuno una superficie utile non maggiore di mq. 14. d) Interramento totale, ma non eccessiva massa coprente. Sarà sufficiente a tale scopo uno strato di terra o zolle, di spessore non superiore a 50 cm; e ciò per evitare che in caso di crollo della copertura gli occupanti possano restar soffocati dai materiali incoerenti. Quando non fosse possibile interrare il ricovero per tutta la sua altezza (caso peraltro ammissibile solo per i tubolari, e non per le trincee) la massa coprente terrosa dovrà essere opportunamente raccordata col terreno circostante in guisa da non dar presa al soffio. e) Dare la preferenza alle struttura murarie e alle sezioni ellittiche complete (e cioè chiuse inferiormente con arco rovescio). !) Assicurare l'aereazione e lo scolo delle acque. g) Attuare provvidenze igieniche, specie nei riguardi delJa umidità. h) Dotare di acqua da bere, luce, gabinetti, panche, attrezzi, medicinali ecc.

In particolare: le trincee dovranno essere sempre rivestite: o con legname, o, meglio, con muratura: salvo che non siano scavate nella roccia o in terreno di molta consistenza. Il rivestimento in legname consisterà in un manto continuo di tavole, sostenuto da telai chiusi, cioè formati con 4 elementi mutuamente contrastantisi: telai che saranno di forma rettangolare, solidali fra loro nonché col manto, e posti ad intervalli non maggiori di un metro. La larghezza libera interna sarà non maggiore di m. 1, 1O per una sola fila di persone a sedere; non maggiore di m. 1, 75 per due file. Si preferisca il tipo con larghezza minore. Quando per la superficialità della falda freatica, o per altre regioni il rivestimento delle trincee risultasse sporgente dal terreno circostante anche di poco, si farà luogo, invece, alla costruzione di ricoveri tubolari. In questi, la larghezza libera interna sarà all'incirca di m. 1,80; e lo spessore delle pareti di cm. 20 a 30 se in conglomerato cementizio semplice, di due o tre teste se io muratura laterizia, di 45 a 60 cm. se in muratura di pietrame. Sia per le trincee, sia per i ricoveri tubolari si adotti una altezza libera interna non minore di m . 2.


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DIFESA DEL TERRl'fORIO

NORME COMUNI, CONCERNENTI GLI APPRESTAMENTI ACCESSORI

1. Gli ingressi dei ricoveri dovranno sempre essere protetti da paraschegge. Questi si estenderanno oltre il perimetro del vano quanto necessario per impedire che nell'interno penetrino schegge provenienti da qualunque direzione. Saranno inoltre robusti e bene ancorati (sia al suolo sia alle strutture del ricovero) in modo da risultare sufficientemente resistenti anche all'azione del soffio. Gioverà a tale scopo dare al loro paramento esterno un profilo curvo o rinfiancare il parametro stesso con masso terroso opportunamente raccordato al terreno circostante: in modo che risulti non solo evitata la penetrazione del soffio nell'interno, ma anche favorita Ja deviazione di esso verso l'esterno. In corrispondenza degli ingressi principali, i paraschegge dovranno essere conformati in modo da non ostacolare l'afflusso dei ricoverandi verso l'interno.

2. Quando, per accedere al ricovero, si debbano superare dislivelli e la pendenza non sia maggiore del 10%, si preferisca adottare la conformazione a rampa; per pendenze fino al 15%son consigliabili le cordonate; per pendenze superiori, sarà giocoforza ricorrere alle gradinate, con ripiani intercalati ogni 10-12 gradini al massimo (alzate non superiori a cm. 1 7 e pedate corrispondenti). In questo ultimo ca'so, per evitare cadute, sarà opportuno disporre le luci in basso, tracciando inoltre sulle pareti, a circa m. 1,80 da terra, una grossa riga bianca,·indicativa dell'andamento della discesa. Gli ingressi non dovranno mai restringersi ad imbuto. Assai consigliabili i corrimano (bilaterali e nelle gradinate molto larghe, anche intermedi), nonché le nicchie, da ricava'rsi eventualmente in corrispondenza dei ripiani, sia per dare sfogo, sia per accogliere i preposti all'ordine. 3. Quando il ricovero non è resistente alle massime offese, occorrerà suddividerlo in celle di capacità tanto minore, quanto minore è il grado di protezione. 4. Alla ventilazione si dovrà provvedere con una certa larghezza, tenuto conto dello stato anormale in cui si trovano gli occupanti. Il quantitativo d'aria da somministrare dovrà essere alquanto maggiore


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della misura finora prescritta di 1 mc./ora, per persona ricoverata. Nei ricoveri di superficie superiore a mq. 150, oltre alla illuminazione normale, si dovrà provvedere anche a quella sussidiaria: entrambe da schermarsi opportunamente. 5. Lo smaltimento delle acque dovrà sempre essere assicurato con mezzi naturali e di funzionamento sicuro (cunicoli, pozzi assorbenti e simili). Sono da evitare i mezzi meccanici; salvo che non consentano anche il funzionamento a mano. Non sarà prudente fare assegnamento su impianti azionati esclusivamente dalla corrente elettrica, potendo questa, durante le incursioni, mancare. 6. Di acqua potabile dovrà aversi larga disponibilità. Assicurare con opportune riserve (per il caso che le condutture vengano interrotte) non meno di 2 litri per occupante. 7. Comodi, semplici e convenientemente distribuiti dovranno essere i luoghi di decenza: di numero proporzionato a quello degli occupanti. Numerosi s.iano in partjcolare gli orinatoi. 8. La protezione antigas sarà di massima affidata alle maschere. Dovrà peraltro essere possibile chiudere, all'occorrenza, le aperture, assicurando l'aereazione attraverso fi ltri, fissando i prodotti della respirazione e provvedendo a generare nell'ambiente l'ossigeno necessano. 9. Le porte antigas, che eventualmente si adottino, siano conformi ai tipi approvati, e non costituiscano pericolose strozzature negli accessi. Si prevederanno specialmente là dove, indipendentemente dall'offesa chimica aerea, esistano, in vicinanza, depositi e serbatoi di sostanze chimiche nocive. 10. Contro il pericolo di incendio, che si sviluppi nel ricovero o in edifici vicini, dovranno prendersi tutte le precauzioni del caso, provvedendo a quanto necessario, sia per la prevenzione che per la repressione. 11. In tutti i ricoveri pubb_lici dovrà provvedersi anche al pronto soccorso sanitario. Quando la capienza superi il numero di 1000 o di 500 persone sarà, rispettivamente, d'obbligo o soltanto consigliabile approntare


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DIFESA DEI. TERRITO RIO

a tale scopo una cella speciale, ben protetta, accogliente e rispondente alle varie necessità. 12. Nei ricoveri a grande capacità sarà opportuno apprestare anche quanto necessario per il guardiano e per il capo ricovero (posto di guardia, ufficio e, se del caso, garitta). 13. Tutti i ricoveri, sia pubblici sia collettivi, dovranno essere muniti cli panche o sedtli (generalmente solidali con le pareti), nonché degli attrezzi necessari allo sgombero degli accessi eventualmente ostruiti. 14. Agli effetti dell'applicazione delle norme di cui sopra, relative agli apprestamenti accessori, si considereranno come pubblici i ricoveri casalinghi capaci, ciascuno, di 250 o più persone. Le direttive suesposte, frutto di una severa elaborazione dei dati fin qui raccolti dall'esperienza, rappresentano un altro passo verso una migliore organizzazione protettiva del paese di fronte alla progressiva violenza dell'offesa aerea. Esse vogliono essere altresì una guida e, segnatamente, un indirizzo per i tecnici, al cui raziocinio, specie per quanto concerne lo sfruttamento di tutte le risorse utili, ed al cui senso di responsabilità rimane affidata in sostanza la più concreta e proficua realizzazione in materia. I Prefetti poi daranno, come sempre, l'impulso ed il fervore della loro intelligenza e sensibilità. Si attende ricevuta della presente. Pel Ministro

B UFFJ\RINI


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DOCUMENTI

Documento n. 22

MINISTERO DELLA GUERRA (Estratto della dispensa 60a del Giornale militare ufficiale del 19 ottobre 19 34) Circolare n. 813. - FONDAZIONI. - R. decreto n. 1539 col quale la «Unione nazionale protezione antiaerea» viene eretta in ente morale e ne è approvato lo statuto. - (Direzione generale personali civili e affari generali). - 30 agosto 1934 - Anno XIT. - (Gazzetta ufficiale n. 230, del 1° ottobre 1934 Anno XII). VITTORIO EMANUELE III PER GRAZIA DT DIO E PER VOLONTA DELLA NAZIONE RE D'ITALIA Accertata l'esistenza di un ente di fatto intitolato «Unione nazionale protezione antiaerea)), avente lo scopo di provvedere a diffondere nel Paese la conoscenza dei reali pericoli della guerra aerea e di coadiuvare, nell'attuazione dei provvedimenti relativi a detta protezione, gli organi statali ad essa preposti; Riconosciuta la opportunità che il cennato ente assuma una propria personalità giuridica, la quale meglio consenta il conseguimento delle alte finalità di cui sopra; Udito il parere del Consiglio di Stato; Sulla proposta del Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato e .Ministro Segretario di Stato per la guerra; Abbiamo decretato e decretiamo: Art. 1 - La «Unione nazionale protezione antiaerea» costituita per il raggiungimento degli scopi di cui alle premesse, viene eretta in ente morale, sottoposto alla vigilanza del ministero della guerra. Art. 2 - È approvato lo statuto del detto ente, composto di n. 18 articoli, visto e sottoscritto d'ordine Nostro dal Ministro Segretario di Stato per la guerra. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Re-


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DIFESA DEL TERRITORIO

gno d'Italia, mandando a chiunque spetti dj osservarlo e di farlo osservare. Dato a S. Rossore, addì 30 agosto 1934 - Anno XII VITTORIO

EM AKUELE

M US.<;OLTNT

Statuto della «Unione Nazionale Protezione Antiaerea» U.N.P.A. CAPO I. GE ERALITÀ - Scopo DEI.L' UNIONE

Scopo de/l'U11ione Art. 1 - L'Unione nazionale per la protezione antiaerea (U.1 .P.A.) ha lo scopo di integrare l'azione degli organi statali preposti alla protezione antiaerea, provvedendo a diffondere nel Paese la conoscenza dei reali pericoli della guerra aerea e collaborare nell'attuazione dei provvedimenti relativi alla detta protezione.

Sede centrale - Dipendenza - Estensione della sua attività Art. 2 - L'U.N.P.A. ha la sua sede centrale in Roma; è posta sotto la vigilanza del ministero della guerra ed estende la sua attività a tutto il territorio nazionale. L'organizzazion e e l'azione per il tempo di guerra saranno determinate sulle direttive del ministero della guerra.

CAPO II. M°EZZT PER L'A'rTCAZIONE DELLO SCOPO DELL'Ul\101 E

Art. 3 - L'Associazione provvede al raggiungimento elci suoi scopi principalmente con: a) la propaganda; b) la raccolta dei fondi; e) l'organizzazione di squadre volontarie per coadiuvare le Autorità preposte alla protezione anti-aerca; d) l'eventuale collaborazione cogli enti locali e con i privati cittadin i per facilitare l'attuazione della protezione anti-aerea;


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e) gli studi e l'assistenza ad inventori di apparecchi o sistemi costruttivi atti a rendere meno gravi gli effetti delle incursioni aeree. Propaganda Art. 4 - La propaganda deve proporsi: a) di diffondere le nozioni più elementari sulla possibilità di offesa dagli aerei e sui mezzi con i quali se ne possono rendere meno gravi gli effetti; b) di preparare moralmente la nazione in ogni strato sociale ad affrontare con animo virile e con perfetta disciplina il pericolo dell'offesa aerea. La propaganda deve perciò consistere in: corsi di istruzione, che per alcune categorie di persone si dovrà cercare di rendere obbligatori (scuole, stabilimenti, sanitari, agenti dell'ordine, società di pubblica assistenza, ecc.); conferenze pubbliche illustrative; congressi, esposizioni; pubblicazioni di articoli di giornali, riviste; manifesti, proiezioni cinematografiche, ecc.

Raccolta di fondi Art. 5 - L'U.N.P.A. provvede alla raccolta di fondi: a) con le contribuzioni dei soci; b) con la provenienza da oblazioni, donazioni, lasciti, e da qualsiasi altra erogazione fatta a suo favore da enti o da privati; c) con la vendita di pubblicazioni, opuscoli, targhe ed eventualmente di oggetti di protezione antigas; d) col ricavato da spettacoli, da conferenze, da cinematografie, da lotterie e da altri mezzi che potranno essere escogitati dagli organi direttivi dell'Unione e attuati, previa approvazione delle autorità competenti, quando questa sia chiesta dalle vigenti disposizioni legislative. Organiz,zaz,ioni di squadre di volontari Art. 6 - Saranno organizzate squadre di volontari composte di elementi giovani ed anziani non ancora o non più soggetti ad obblighi militari. Tali squadre avranno lo scopo di collaborare con le autorità preposte alla protezione antiaerea:


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a) nella diffusione del segnale di allarme alla popolazione; b) nell'ottenere il completo oscuramento delle località fatte segno ad incursioni aeree; e) nel coadiuvare i personali della Croce Rossa e dei vigili del fuoco nell'attuazione dei provvedimenti di protezione antiaerea, antigas ed antincendi; d) nell'ottenere in unione agli agenti dell'ordine l'osservanza da parte della popolazione di tutte le prescrizioni dell'autorità prima e durante l'incursione aerea. Studi ed assistenza agli inventori Art. 7 - L'Unione può far eseguire studi e indire concorsi per la presentazione di materiale e di progetti costruttivi relativi alla protezione antiaerea. L'assistenza agli inventori di cui al comma e) dell'art. 3 sarà essenzialmente morale; ma quando sia bene accertata la serietà e l'utilità dell'invenzione potranno essere anche concessi agli inventori aiuti finanziari o premi.

CAPO III. DELL'U.N.P.A.

ORGANIZZAZIONE

Dei soci Art. 8 - Possono essere soci déll'U.N.P.A. tutte le persone di ambo i sessi aventi la cittadinanza italiana e gli enti pubblici e privati. I soci possono essere: benemeriti, vitalizi e ordinari. , Sono iscritti soci benemeriti le persone che abbiano operato utilmente per i fini dell'Unione o che versino per tale iscrizione una somma non inferiore a lire 2000. Sono iscritti soci vitalizi le persone che versino in una sola volta la somma di lire 200. Sono soci ordinari le persone che versano una quota annua di lire 6. Gli enti pubblici o privati possono essere iscritti fra i soci bene- . meriti o vitalizi alle medesime condizioni sopra indicate per i soci individuali . Gli stessi enti potranno iscrivere a soci ordinari i loro dipendenti, versando una quota annua totale proporzionata al nu-


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mero dei dipendenti medesimi e ridotta, come sarà specificato dal regolamento, ma non mai inferiore a lire 100. I soci avranno diritto: a) ad assistere a conferenze e corsi indetti dall'U.N.P.A.; b) a ricevere a condizioni di favore le pubblicazioni dell'U.N.P.A. ; c) alle informazioni e alla consulenza gratuita per pratiche di _protezione antiaerea; d) a _quelle speciali agevolazioni che l'U.N.P.A. potrà ottenere nel vantaggio dei soci; e) ad eventuali riduzioni nell'acquisto di oggetti o materiali antiaerei. Organi direttivi dell'Unione

Art. 9 - Gli organi direttivi dell'Unione sono: a) un consiglio direttivo centrale con sede in Roma; b) consigli provinciali (uno per ciascuna provincia con sede nel capoluogo); c) delegazioni comunali (eventuali). Consiglio direttivo centrale

Art. 1O - Il consiglio direttivo centrale è così composto: a) presidente } b) vice-presidente nominati dal ministero della guerra; c) 28 consiglieri d) segretario generale, che funge da segretario del consiglio ed ha voto consultivo. Dei 28 consiglieri, 14 sono di diritto e tratti dagli enti sottoindicati che li designano al Ministero della Guerra, il quale ne effettua la nomma: 1 dalla Presidenza del Consiglio; 1 dalla Segreteria del P.N .F.; 3 dal ministero della guerra (1 dal comitato centrale interministeriale protezione antiaerea, 1 dall'ispettorato della difesa controaerei territoriale, 1 dal centro chimico militare); 1 dal ministero delle finanze; 1 dal ministero della marina; 1 dal ministero dell'aeronautica;


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dal ministero dell'interno; dal ministero dell'educazione nazionale; dal ministero delle corporazioni; dal comitato di mobiljtazione civile; dalla Croce Rossa Italiana; dal sindacato nazionale fascista ingegneri.

Gli altri 14 consiglieri, scelti fra i soci, sono pure nominati dal ministero della guerra su proposta del presidente. Il segretario generale è nominato dal consiglio direttivo. Tutte le cariche suddette sono onorifiche. La carica di segretario generale è però retribuita. I consiglieri ed il segretario generale durano in carica 4 anni e possono essere riconfermati. Consigli provinciali e delegazioni comunali

Art. 11 - I consigùprovinciali sono così composti: a) presidente: nominato dal presidente dell'Unione; b) vice-presidenle; c) 1O consiglieri; d) 1 segretario prov inciale. Tutti nominati dal presidente dell'Unione in base alle proposte dei presidenti provinciali, escluso il segretario che viene invece nominato dal consiglio provinciale. Anche tali cariche sono onorifiche, all'infuori di quella ciel segretario provinciale che è retribuita, quando non è ricoperta da un consigliere; i consiglieri e il segretario durano in carica 4 anni e possono essere; riconfermati. I consigli provinciali propongono al consiglio direttivo centrale la creazione di delegazioni comunali nei comuni ove lo ritengano necessario per la loro importanza; in tal caso, sentiti i podestà, designano le persone che dovranno costituire le dette delegazioni in nt.Jmero adeguato all'importanza dei comuni. Al consiglio direttivo centrale è riservata la facoltà di approvare la creaz.ione delle delegazioni comunali, i cui membri saranno nominati dal presidente dell'Unione in base alle proposte dei presidenti provinciali. Poteri del p residenle dell'Unione

Art. 12 - 11 presidente dell'Unione: a) ha la rappresentanza dell'Unione e ne dirige ogni attività; b) convoca e presiede il consiglio direttivo centrale;


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c) cura l'esecuzione delle deliberazioni adottate; d) nomina i presidenti provinciali e, su proposta di questi, consiglieri provinciali e i membri delle delegazioni comunali; e) svolge azione direttiva e ispettiva sui consigli provinciali; f) approva i bilanci preventivi e consuntivi dei consigli provinciali. Nei casi di urgenza può adottare, sotto la sua responsabilità, provvedimenti di competenza del consiglio direttivo centrale, con obbligo di sottoporre le proprie deliberazioni al consiglio stesso, per la ratifica nella sua prima adunanza. In caso di assenza o di impedimento, è sostituito dal vice presidente, al quale può delegare temporaneamente parte dei suoi poteri. Compiti dei Consiglio direl'tivo centrale Art. 13 - Il Consiglio direttivo centrale: a) nomina il segretario generale; b) adotta i provvedimenti di carattere generale per la realizzazione dello scopo dell'unione quale è fissato dall'articolo 1 del presente statuto; c) delibera l'accettazione di oblazioni, donazioni, lasciti e l'investimento delle somme disponibili; d) esamina ed approva i bilanci preventivi e consuntivi della unione; e) dispone, in base alle direttive del ministero della guerra, per gli eventuali concorsi finanziari per l'attuazione dei provvedimenti della protezione antiaerea; f) delibera su tutti gli argomenti che sono di sua competenza, ai termini del presente statuto e che sono portati all'ordine del giorno delle sedute; g) propone le eventuali modificazioni allo statuto stesso. Per la validità delle adunanze del consiglio direttivo centrale è necessario l'intervento della maggioranza dei consiglieri (metà più uno). L'invito d'intervenire alle sedute è normalmente fatto per iscritto dal presidente almeno 5 giorni prima della seduta. Poteri dei presidenti dei consigli provinciali Art. 14 - I presidenti dei consigli provincia/i: a) convocano e presiedono le adunanze dei rispettivi consigli; b) provvedono alla esecuzione delle deliberazioni del consiglio direttivo centrale;


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c) esercitano gli altri poteri che vengono loro eventualmente deferiti dal presidente dell'unione; d) propongono la nomina dei consiglieri provinciali, e dei membri delle delegazioni comunali; e) esercitano azione di direzione e di controllo sulle delegazioni comunali. Per le deliberazioni di urgenza, per il caso di assenza o di impedimento del presidente o di delega dei suoi poteri al vicepresidente, si applicano, per analogia, le disposizioni contenute nell'art. 12. Compiti dei consigli provinciali e delle delegazioni comunali

Art. 15 - I consigli provinciali: a) nominano i segretari provinciali; b) propongono al consiglio direttivo centrale l'adozione dei provvedimenti di carattere generale per la realizzazione dello scopo dell'u111one; c) propongono al detto consiglio la creazione di delegazioni comunali, secondo quanto è detto dall'art. 11 del presente statuto; d) informano il consiglio direttivo centrale semestralmente, o in qualunque momento quando trattisi di provocare provvedimenti di urgenza, dell'esplicazione delle loro attività, dell'entità delle somme raccolte e del modo come sono state amministrate; e) esaminano i loro bilanci preventivi e consuntivi, che vengono poi comunicati per l'approvazione al presidente dell'unione; j) stabiliscono le norme pel funzionamento delle delegazioni comunali.

CAPO IV. P ATRIMONIO ED AMM1N1STRAZ10NE

Norme generali - Gestione dei fondi

Art. 16 - La gestione del patrimonio spetta al presidente. Gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione debbono riportare l'approvazione del consiglio direttivo. I consigli provinciali hanno autonomia amministrativa per la gestione delle somme che raccolgono, secondo le norme che verranno particolareggiatamente stabilite da apposito regolamento.


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Le delegazioni comunali non hanno gestione di fondi, ma ricorrono per le loro spese al consiglio provinciale eia cui dipendono. La gestione amministrativa dell'unione è stabilita dal 29 ottobre al 28 ottobre dell'anno successivo. I bilanci del consiglio direttivo centrale sono sottoposti all'approvazione ciel ministero della guerra.

CAPO V . DISPOSIZIO NI V ARTE- REGOLAME NTO

Premi di benemerenza - Distintivi - Tessere

Art. 17 - È in facoltà dell'Unione premiare con medaglie e diplomi di benemerenza chi sovviene alle necessità economiche dell'unione chi ne aiuta lo sviluppo e che si distingue per efficace propaganda. Il consiglio direttivo centrale stabilirà, per i soci, un apposito distintivo ed una tessera. Regolamento

Art. 18 - Il consiglio direttivo centrale, sulla base delle disposizioni fondamentali del presente statuto, curerà la compilazione di un regolamento contenente: a) le norme che regolano il funzionamento interno dei vari organi dell'unione; b) le norme amministrative particolareggiate per l'attuazione di quanto è prescritto in linea di massima dall'articolo 16 del presente statuto. Il regolamento dovrà essere approvato dal ministero della guerra. Roma, li 31 agosto 1934 - Anno XII M USSOLINI


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DIFESA DEL TERRJT0R IO

Documento n. 23

RELAZIONE SOMMARIA SULL'ATTIVITÀ D ELL'U. .P.A. DALL'1/ 8 AL 10/ 12/ 1935 Numero dei soci: al 31 luglio 1935 esistevano soci: n. 11.512; s1 sono iscritti negli ultimi 4 mesi: n. 5.455; totale: n. 16.967. Sono anche annunciate varie iscrizioni collettive di cui non si può precisare il numero, che sarà tuttavia rilevante. -

Fondo complessivo dell'U.N.P.A. al 10/ 12/35 : L. 382.462,55; A disposizione della Presidenza Generale: L. 307.630,15; A disposizione dei Consigli Provinciali: L. 74.832,40: (mancano ancora le comunicazioni di parecchi Consigli Provinciali).

Somme pagate dalla costituzione dell'Unione ad oggi per pubblicazioni di opuscolj, raccolta di conferenze, sinossi di corsi, materiali di propaganda, concorso a mostre, acquisto mobili, affitto locali, gratificazione al personale, spese di cancelleria, telefono, stampaci, illuminazione, riscaldamento, abbonamenti vari, sovvenzioni ai Consigli Provinciali: L. 83.030,45.

PROPAGAN01\

Dal l agosto si è dato ad essa grande impulso, con conferenze, conversazioni radio-foniche, proiezioni cinematografiche, addestramento con maschere ed indumenti, corsi di protezione antiaerea, partecipazione a 6 mostre. È in corso in tutte le principali città la formazione di squadre ausiliarie, iniziatasi dopo la circolazione del Segretario del Partito e che avrà prossimamente completa attuazione. Si è creata una organizzazione per la d istribuzione delle maschere, autoprotettori, ecc. agli Enti che sono obbligati ad acquistarle a senso delle disposizioni della legge n. 284 del 18 aprile 1933 e del regolamento relativo n. 919 del 6 aprile 1935. O


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I mezzi finanziari a disposizione di questa Unione non hanno finora consentito di distribuire le maschere agli Enti che desiderano pagarle ratealmente. Con una nuov a organizzazione già studiata e che andrà in vigore il 1° febbraio p.v. anche i detti Enti potranno essere forniti di maschere. Se ne sono intanto finora distribuite 12.000.

CONSIDF.R i\ZTO>JT E PROPOSTE

Con riferimento alla riunione di ieri, e confermando che alcune delle proposte di miglioramento sul funzionamento degli organi dell'Unione di cui si parlò nella detta riun ione sono state già da me comprese nel progetto di varianti allo Statuto, trasmesse a codesto Ministero col foglio n. 102 del 12 ottobre u.s. desidererei, in attesa dell'esito che le dette proposte di varianti potranno avere dagl i Uffici che le stanno esaminando, ottenere intanto: a) la faco ltà di sciogliere i Consigli provinciali che non hanno finora dimostrato la necessaria attività, invitando i Prefetti a nominare altro Presidente e sostituendo ai detti Consigli una Consulta di pochi membri fattivi, il cui numero sarà stabilito da questa Presidenza in relazione con l'importanza della Provincia di fronte al pericolo aereo; b) la faco ltà di sciogliere il Consiglio direttivo centrale, pletorico e che non fu mai convocato e di sostituirvi urnl Consulta composta di persone competenti nei vari problemi che riguardano la P. A.A.; inoltre di nominare subito un Consiglio di Ammin istrazione composto di 5 membri scelti tra le persone che comporranno la Consulta, e che siano di notoria capacità in questioni amministrative, commerciali e legali; e) che sia estesa la esclusività per l'Unione della vendita di maschere anche agli Enti non obbligati per legge ad acquistarle ed ai privati cittadini, come era previsto dall'art. 3 dello statuto modificato. Sarebbe poi indispensabile che i Prefetti fossero invitati da un'alta autorità a dare la maggiore importanza possibile alla scelta delle persone da suggerire a questa P residenza per la nomina a Presidenti dei Consigli provinciali, scartando quelli che per le loro occupazioni non abbiano modo di dedicare la loro attività alla carica di cui sono investiti. In tale occasione sarebbe anche necessario che i Prefetti fossero invitati a non frapporre ostacol i ai vari mezzi di prqpaganda che


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DIFl:,SA DEL TERR ITORJO

l'Unione ha finora attuati e deve attuare, e specialmente nei riguardi della Stampa e della distribuzione dei manifestini comprendenti le prescrizioni che deve seguire Ja popolazione in caso di incursioni aeree. Infine per le città più importanti nei riguardi militari, industriali, commerciali e demografici, nelle quali era finora previsto di attuare tutti i provvedimenti di P.A.A., i manifestini indicanti quanto la popolazione deve fare in caso di incursioni aeree, sono stati già inviati ai Consigli provinciali. Occorre ora inviarli ancora alle città che eventualmente dovessero aggiungersi a quelle finora previste e preparare manifestini più semplici per le città che devono attuare soltanto alcuni dei provvedimenti di cui trattasi, e ciò sarà fatto non appena il C.C. I.P.A.A. avrà inviato a questa Presidenza l'elenco di tali città, in corso di preparazione. Il Presidente Generale Generale di Corpo d'Armata

ALFREDO GIA NNUZZI SAVELLJ


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Documento n. 24

UNIONE NAZIONALE PROTEZIONE ANTIAEREA U.N.P.A. Presidenza Generale N. 13297 di prot. F. 8.

Roma, 9 agosto 1939 - XVII

Oggetto: Finanziamento. Alla Presidenza delle delegazioni provinciali dell'U.N.P.A.

e, per conoscenza: A i Consultori Generali ed Ispettori dell'U.N.P.A. L'U.N.P.A., sia pure in misura ridotta, ha avuto l'atteso finanziamento. Nel mentre esprimiamo grato animo per le Superiori Autorità che hanno voluto considerare con comprensione la nostra missione ed i nostri sforzi, teniamo subito ad affermare la necessità che le somme a noi concesse siano spese nel miglior modo possibile e cioè ritraendone il massimo profitto. Esse debbono servire, in una molto accresciuta attività delle Delegazioni, a potenziare ed a completare quanto con intelligente entusiasmo ed abnegazione avevano già ben iniziato, secondo le direttive dateci dalle Superiori Autorità Militari, nell'inquadramento sostenitore ed animatore della vita del Partito. Per la propaganda (istruzione) la Presidenza Generale provvederà ad inviare il Bollettino, libri ed opuscoli che siano di guida per l'opera delle Delegazion i e che possano essere distribuiti tra la popolazione. Le D elegazioni dovranno, tra l'altro, tenere veri e propri corsi, adattati alle varie colture, sia presso i gruppi rionali ed i fasci di combattimento comunali, sia presso le scuole, le sedi del dopolavoro, etc. La Presidenza Generale provvederà all'invio del materiale didattico per dette scuole. I corsi dovranno essere numerosi e la frequenza ai corsi stessi dovrà risultare praticamente obbUgata, cosa che sarà possibile ottenere con l'appoggio delle Autorità io genere e dal Partito in ispecie.


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Nel mentre la Presidenza Generale provvederà direttamente almeno in gran parte - a quanto riguarda l'equipaggiamento e l'attrezzamento singolo e collettivo ed all'assicurazione delle squadre, le Delegazioni provinciali dovranno: a) procedere al reclutamento, istruzione ed addestramento delle formazioni rionali e comunali, secondo le norme già impartite e quelle altre che verranno comunicate;

b) mettere la Presidenza Generale in grado di provvedere all'equipaggiamento, attrezzamento ed all'assicurazione delle squadre stesse, comunicando trimestralmente la forza ed i materiali di cui dispongono ed inoltrando le richieste per quanto bisogna. In questo dovrà esservi uniformità assoluta e dovranno gradatamente sparire tutte le varianti portate localmente, che, se potevano, prima ciel finanziamento, avere qualche giustificazione, oggi non l'hanno più. Dovranno pervenire alla Presidenza Generale entro il 25 dei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre l'unito modulo debitamente riempito. Le Delegazioni comunicheranno anche tutte quelle notizie che comunque perverranno da parte di ditte locali serie e capaci, che possano comunque offrire a prezzi vantaggiosi i materiali di equipaggiamento e di attrezzamento;

c) provvedere alla buona conservazione ed alla manutenzione del materiale loro affidato, cercando cli ottenere gratuitamente o, comunque, provvedendo anche i locali a ciò necessari cd il loro arredamento; d) curare scrupolosamente il servizio di segreteria e quello tecnico. In particolare, per il personale, che deve avere speciali requisiti in guanto deve trattarsi di persone non soggette ad obblighi militari, dovrà provvedersi con indennità, necessariamente 'modeste, in modo che le indennità stesse costituiscano in realtà solo un indennizzo per mancato guadagno, ed un rimborso spese e quindi non tolgano al personale stesso un certo carattere di volontarietà. Naturalmente non saranno più ammessi ritardi a rispondere, così deplorati in passato. Oltre alla corrispondenza, alla tenuta di registri e sim ili, etc. dovrà essere curato:

1. la parte amministrativa, anche con esplicito riguardo ai materiali;


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2. l'esame dei progetti dei ricoveri e quanto altro ci sarà demandato io merito, nonché la consulenza generica tecnica privata, in materia di protezione antiaerea; 3. l'organizzazione, l'istruzione e l'addestramento delle squadre, ramo questo nel quale esiste una parte tecnica ed una parte organizzativa e disciplinare, e pertanto le grandi Delegazioni è bene abbiano sia un ingegnere (od ufficiale del genio, in congedo, che abbia ultimato gli studi) sia un amministrativo. Alla prima istruzione di tale personale provvederà la Presidenza Generale, con speciali corsi che terrà in Roma, al più presto. Quindi le principali Delegazioni si preparino fin da ora a designare quelli che dovranno intervenire a.i corsi stessi, per i quali saranno date al più presto norme esecutive. La retribuzione mensile sarà proposta da cotesta Delegazione provinciale in base alle proprie possibilità e in considerazione del contributo di cui diremo in seguito. Le proposte di assunzione, nelle quali saranno messe in evidenza tutte le benemerenze, e in primo luogo, quelle fasciste e mi litari, saranno inviate alla Presidenza Generale per l'approvazione. Così la Presidenza Generale si riserva cli disporre il licenziamento di quanti avranno dato scarso rendimento o comunque demeritato, e questo a suo insindacabile giudizio. Perché le Delegazioni possano far fronte ai compiti loro assegnati, su conforme parere del Consiglio d'Amministrazione, ho disposto: 1. le Delegazioni provinciali tratterranno, a partire dal prossimo tesseramento che avrà inizio con il 28 ottobre p. v., interamente le quote dei soci ordinari, ferme restando le disposizioni in vigore circa le altre categorie di soci. Ciò permetterà anche alle Delegazioni stesse di aumentare le aliquote che rilasciano ai Comandi rionali o alle Delegazioni comunali, consentendo loro una miglior vita. Le Delegazioni trasmetteranno subito i fascettari per la spedizione ciel Bollettino, la richiesta di tessere e bollini, etc. Il numero dei soci ordinari dovrà aumentare di molto. 2. La Presidenza Generale assegna a cotesta Delegazione, per tutto l'esercizio finanziario in corso, per far fronte a quanto sopra un contributo di cui r.imetterà al più presto una prima rata, e il cui ammontare viene comunicato a parte.


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3. Le Delegazioni sono tenute ad intensificare, e molto, il loro lavoro ed a potenziare quanto finora hanno ottenuto per la loro vita, e cioè contributi, concessione di loca.li, di personale, di materiali e di mezzi. Questo sempre, beninteso, entro i limiti già in precedenza fissati, e cioè assolutamente senza ricorrere a quelle antipatiche forme di acquisizione di fondi già nettamente vietate. Saranno inviate a parte norme circa tali attività, che dovranno essere, a meno non si tratti dei consueti redditi, approvati di volta in volta dalla Presidenza Generale. Così pure tutte le spese, che non rientrano in quelle autorizzate con provvedimenti già emanati, dov ranno avere la preventiva approvazione della Presidenza Generale; questo sia come principio generale, sia per non avere duplicati, ripetizioni o difformità. La Presidenza Generale farà eseguire frequenti ispezioni: le Delegazioni provinciali dovranno a lor vo lta far eseguire ispezioni amministrative e tecniche al le Delegazioni ed ai Comandi dipendenti. Ripetiamo che il finanziamento nella misura concessaci deve servire esclusivamente come una buona base per la nostra azione, ma non può essere considerato che come un cospicuo apporto che noi dobbiamo incrementare e far fruttare quanto più possibile, profittando delle favorevoli condizioni create dal clima fascista, che anima tutta la nazione. Nel mentre mi riservo di dare istruzioni circa il raggiungimento degli altri fini statutari, attendo assicurazione dopo aver ripetuto ancora una volta che è nostro stretto dovere mostrarci degni della concessione attuale, e pertanto, se vi è ancora qualcuno fra i dirigenti e comandanti, che pensa essere quelle dell'U.N.P .A. soltanto cariche onorifiche, oggi deve sentire più che mai il dovere di lasciare il posto a persona fattiva. Infatti la responsabilità nostra, che era finora pressoché presclusivamente morale e solo in piccola parte materiale, oggi diventa totale e non ammette in modo assoluto ignavia, che assumerebbe, se dovesse continuare, le caratteristiche di un tradimento. li Presidente Generale

GIUSEPPE STELLTNG\XIERFF


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Documento n. 25

U.N.P.A. NORME PER IL CAPO FABBRICATO Consigli pratici per la protezione antiaerea dei fabbricati

Il capo-fabbricato per la protezione antiaerea è nominato dal P.N.F. d'intesa con l'U.N.P.A. e con la Federazione Nazionale Fascista dei Proprietari di Fabbricati. La sua opera deve svolgersi con tatto, fermezza, senso di responsabilità; non deve allarmare ma assicurare gli abitanti della casa. Dipende dal Comando Rionale delle «Unità di protezione antiaerea»; ad esso deve rivolgersi per ricevere istruzioni e dati per riferire circa la sua opera.

CAP. I Provvidenze che zJ capojabbricato deve consigliare siano immediatamente applicate: a) Tutto sia predisposto per l'oscuramento e cioè nessuna luce di locali interni trasparisca all'esterno, curando a tal fine che le finestre dei locali degli appartamenti che devono rimanere illuminati durante l'incursione aerea abbiano chiusura ermetica e che tutte le luci dei locali di uso comune scale, cortili, ecc. (ridotte al minimo e colorate normalmente in bleu) possano essere spente immediatamente al segnale d'allarme; b) le condutture del gas abbiano una chiusura centrale manovrabile dal portiere o da chi per lui, in modo che la casa rimanga isolata dalla condotta esterna del gas. Sarà così soppresso ogni conseguente pericolo d'incendio o di avvelenamento dell'aria; c) nei sottotetti vi siano depositi di sabbia asciutta con attrezzi per spargerla e per soffocare così le bombe incendiarie; d) siano tolti dai sottotetti tutti i materiali fac ilmente incendiabili . Tale sgombero potrà effettuarsi gradualmente, ma dovrà essere effettuato subito e totalmente all'atto della mobilitazione. Dovrà


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farsi del tutto perché sia ostacolato l'inizio e il propagarsi di eventuali incendi. (Ignifugazione con adatte vernici delle parti in legno); e) consigliare lo sfollamento volontario di chi non debba rimanere in città arrivando così a determinare il numero degli abitanti che sfolleranno volontariamente in caso di guerra; tenere conto dei mobilitati delle forze armate e di quegli abitanti che in caso di incursione aerea hanno compiti che li trattengono lontani dalle case, per sapere quanti abitanti potranno trovarsi nella casa stessa al momento dell'attacco aereo; f) se già dalle Autorità competenti non è stato costruito o sistemato un rifugio il proprietario dello stabile sceglierà d'accordo con il capo-fabbricato uno o più locali, secondo la estensione del fabbri cato, che meglio si prestino a resistere alle offese aeree e il proprietario stesso farà tempestivamente curare da tecnici specializzati, i cui nomi potranno richiedersi alla Delegazione Provinciale dell'U.N.P.A. che è a contatto con i Sindacati professionali competenti, i provvedimenti per aumentare nei limiti del possibile la resistenza del locale o dei locali prescelti.

CAP. II Provvidenze che il capojabbricato dovrà consigliare siano predisposte per esser applicate quando se ne presenti l'opportunità o, che dovrà curare, insieme al proprietario, all'atto della ,mobilitaz,ione:

a) oscurare le tinte troppo chiare di terrazzi e simili, promuovendo, nei limiti del possibile, la formazione di giardini pensili, su terrazzi o balconi e di alberate nei cortili. Evitare colorazioni di tin te troppo vivaci o che contrastino con la colorazione ambiente. Rendere opache vetrate e altre superfici riflettenti; b) cercare di ottenere che nella parte più alta della càsa siano, se già non vi sono, serbatoi di acqua e che apposite tubazioni consentano il facile afflusso dell'acqua nelle varie parti della casa; c) consigliare agli abitanti l'acquisto di speciale suoneria che possa trasmettere, specie di notte, nell'interno degli appartamenti, i segnali d'allarme e di cessato pericolo. Tale suoneria dovrà essere dei tipi approvati dalle A utorità competenti e che saranno indicati dall'U.N.P.A.; d) dopo che saranno stati scelti i locali destinati a rifugi, e che vi saranno stati eseguiti i lavori di sistemazione e di rinforzo necessari, provvedere i locali di attrezzi da zappatore per rimuovere


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eventualmente macerie e ripnstmare aperture ostruite; assegnare nei detti locali il posto per ciascun abitante; provvedere perché all'atto della mobilitazione il rifugio o i rifugi siano provvisti di apparecchi per epurare o rigenerare l'aria dell'ambiente; e) qualora si dovessero, nel fabbricato, eseguire lavori di qualche entità, trasformazioni, ampiamenti, sopraelevazioni, consolidamenti, cambio di struttura del tetto, ecc., richiedere la visita di un tecnico perché esamini in qual modo i suddetti lavori debbono essere eseguiti affinché il fabbricato meglio risponda alle esigenze costruttive antiaeree; /) si dovranno consigliare gli abitanti a tenere pronte delle strisce di tela o dei tamponi di stoffa, gomma e simili da imbevere di sostanze grasse (sego, paraffina, ecc.) per assicurare l'ermeticità delle chius ure onde impedire la entrata di gas tossici. Si farà conoscere agli abitanti che, incollando sui vetri strisce di carta, si può diminuire la loro fragilità in caso di scoppi di bombe; g) all'atto della mobilitazione diminuire i pesi che insistono sui piani più alti dell'edificio, togliere i grossi lampadari centrali, asportare pinnacoli e statue dalle facciate, ecc.

CAP. III

Compiti dei capojabbricato nell'imminenza e durante l'incursione aerea: assicurarsi che i locali destinati a rifugi siano in ordine e dotati di tutto ciò che è necessario all'atto dell'allarme e che è specificato al capitolo II, comma d); assicurarsi che il segnale cli allarme sia stato udito da tutti gli abitanti; assicurarsi che questi, prima di lasciare l'appartamento per recarsi al rifugio, abbiano chiuso i rubinetti del gas, l'interruttore della luce e adottate per le chiusure degli .infissi le provvidenze già accennate; assicurarsi che gli inquilini portino con loro nel rifugio coperte, ind umenti pesanti, viveri in scatola, lampade elettriche tascabili, qualche medicinale di primo soccorso; assicurarsi della chiusura dell'interruttore generale della condotta del gas nel fabbricato; guidare gli abitanti nei rifugi, raccomandare sopra ogni cosa, calma, se renità e perfetta disciplina; al segnale di cessato pericolo o dopo assicurato che il fabbricato


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DI FESA DEL TERRITORIO

non abbia sublto danni, e non sia stato invaso da gas tossici, far ritornare gli abitanti nei rispettivi appartamenti; prima di ridare il gas, avvertire gli abitanti affinché possano evitare fuoriuscite con il noto pericolo di formazione di miscuglio tonante; durante l'attacco provvedere a far soffocare le bombe incendiarie.

CAP. IV Disciplina - Compiti vari: a) li capo-fabbricato dovrà tenersi a contatto col Comando Rionale per avere notizie delle disposizioni da questo impartite, per informarlo dell'andamento del suo servizio, delle eventuali deficienze riscontrate, per chiedere consigli, istruzioni e provvedere, ove del caso, a rimuovere gli inconvenienti; b) curerà di avv ertire periodicamente gli abitanti della casa di quanto avrà predisposto, in modo che tutti sappiano quello che dovranno fare in caso di attacco aereo; e) procurerà, con una breve intensa propaganda, associazioni e contributi all'U.N.P.A. che ha il compito di provvedere più specialmente alla protezione della popolazione civile, incominciando dalla protezione della casa; d) il compito del capo-fabbricato è importante e deve essere assolto con grande abnegazione. Per l'assolvimento di tale compito il capo-fabbricato dovrà farsi coadiuvare dal portiere e da qualche inquilino di buona volontà e tenersi in contatto col proprietario o l'amministratore dello stabile o del condominio. Durante la guerra, se il capo-fabbricato dovesse lasdare temporaneamente lo stabile dovrà curare che durante l'assenza, nella casa stessa sia sempre persona idonea che lo sostituisca.


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DOCUMENTI

Documento n. 26

COMANDO DEL CORPO DISTATO MAGGIORE Ufficio del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Circolare 401 R.S.

Roma, addl 12 maggio 1912

Oggetto: Costituzione di uffici speciali per la difesa costiera. Ai Comandi dei corpi d'armata IV, VI, VII, VIII, IX, X,XI Ai Comandi delle divisioni di Livorno e di Chieti

e, per conoscenza: Al Ministero della Guerra (Segretariato generale - Divisione stato maggiore) A 5.A.R. ed alle LL.EE. i Comandanti designati d'armata Ai Comandi dei corpi d'armata I, II, III, V, XII Ai Comandi delle divisioni di Torino, Novara, Alessandria, Cuneo, Milano, Brescia, Genova, Piacenza, Verona, Padova, Bologna, Ravenna, Ancona, Firenze, Roma, Perugia, Napoli, Salerno, Bari, Catanzaro, Palermo, Messina, Cagliari

È imminente il richiamo della posizione di servizio ausiliario di otto tra ufficiali superiori e capitani destinati a prestar servizio presso i comandi dei corpi d'armata territoriali IV, VI, VII, IX, X ed XI e presso le divisioni militari di Livorno e Chieti. Detti ufficiali saranno destinati quali titolari di appositi uffici della Difesa costiera da istituire presso gli anzidetti comandi analogamente a quanto già si è fatto ed esiste per il Treno ausiliario mzlitare. Sarà compito essenziale di tali uffici di studiare in pace le predisposizioni pel servizio di vigilanza e protezione costiera e di vigilare in guerra sulla loro attuazione. Perciò essi dovranno: 1. Tenere approntati i progetti relativi alla mobilitazione ed allo impiego degli elementi di forza terrestre e della riserva navale destinati al servizio costiero e cioè: riparti di E .P. (temporaneamente)riparti di .M.M. (eventualmente) - riparti costieri e gruppi campali di M.T. - compagnie pres.idiarie - riparti locali - riparti mobilitati e brigate territoriali della R. Guard.ia di finanza - sezioni e stazioni di CC.RR. - volontari automobilisti e ciclisti.


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DIFESA DEL T ERRITORIO

2. Vigilare sulla costituzione e sul funzionamento dei magazzini delle dotazioni varie occorrenti per gli anzidetti elementi e dei servizi indispensabili per le truppe costiere; predisporre i rifornimenti ad essi occorrenti. 3. Mantenersi in relazione colle autorità militari marittime per quanto si riferisce all'azione concorrente terrestre e marittima ed all'impiego dei mezzi della R. Marina (posti semaforici, squadriglie di siluranti ed altre navi da guerra). 4. Assicurare i provvedimenti per vigilare e proteggere la costa nei primi giorni di mobilitazione, fino a che cioè gli elementi costieri propriamente detti non possono ancora essere in grado di funzionare. 5. Studiare i provvedimenti da prendere per riparare le interru~ioni più importanti e che paia possano essere le più facili da esegu1re. 6. Concorrere agli studi per la preparazione di tutte le manovre, colle truppe e coi quadri, interessanti la difesa costiera. 7. T eoersi in relazione cogli ufficiali generali destinati a reggere i comandi territoriali in caso di mobilitazione per informarli di quanto è stato predisposto per la difesa costiera del territorio e circa le questioni attinenti. / 8. Curare che le predisposizioni stesse siano ben note agli ufficiali destinati ad assumere in guerra il comando cli zone o di settori costieri. Nella considerazione poi che presso i comandi si trattano altre questioni che hanno stretta attinenza cogli anzidetti compiti degli uffici D.C., e che è opportuno tener conto di tali attinenze e della necessità cli evitare che una stessa pratica debba essere trattata da uffici diversi dello stesso comando, sarà bene che siano delegati agli uffici D.C. anche le seguenti mansioni: trattazione di tutte le pratiche riflettenti la costituzione e l'impiego dei riparti di milizia territoriale (almeno per la fanteria); studi e predisposizioni concernenti la protezione delle ferrovie in guerra e pratiche riflettenti gli elementi vari impiegati in tale protezione; relazioni colla R. Marina e coi comandi della R. Guardia di finanza; trattazione delle pratiche concernenti i corp i volontari ciclisti ed automobilisti e le altre milizie volontarie.


DOCLiMENTI

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Gli ufficiali destinati a detti uffici dovranno poi concorrere alla compilazione ed alla tenuta in corrente dei progetti di mobilitazione del comando territoriale cui appartengono ed esserne perfettamente edotti, cosl da essere in grado, all'atto della mobilitazione, di assumere la trattazione di tutte le pratiche concernenti la mobilitazione in sostituzione degli ufficiali di stato maggiore partenti. Tenuto poi conto della utilità di una equa ripartizione del lavoro presso i comandi e della convenienza di esimere, per quanto possibile, gli ufficiali di stato maggiore da lavori puramente d'ufficio, i comandanti dei corpi cli armata e di divisione interessati - e per essi i loro capi cli stato maggiore - cureranno che agli ufficiali titolari degli u_ffici D.C. siano, possibilmente, assegnate altre mansioni relative alla mobilitazione, scegliendole preferibilmente tra quelle che abbiano maggior attinenza cogli anzidetti loro compiti generali. Finché rimarrà in vigore l'attuale Istruzione per la vigilanza e protezione costiera continueranno ad essere di spettanza delle divisioni militari gli studi e le predisposizioni relative alla difesa costiera e la loro attuazione in guerra (capo TI della Istruzione). Colla nuova istruzione dovranno poi venire esonerati da tali mansioni i comandi cli divisione non provvisti di appositi uffici per la difesa costiera, epperò sarà bene che i comandi territoriali di corpo d'armata diano le necessarie istruzioni perché tale passaggio possa poi farsi senza inconvenienti al momento opportuno e che facciano sin d'ora trattare dai loro uffici D.C. quegli argomenti che possano, senza inconvenienti, essere sottratti all'azione dei comandi di divisione. Ad ogn i modo gli uffici D.C. dei corpi d'armata dovranno sin d'ora essere perfettamente al corrente di guanto, relativamente alla difesa costiera ed alla protezione delle ferrovie, è stato - o verrà - disposto dai dipendenti comandi cli divisione. Per quanto poi riguarda i due uffici divisionali di Livorno e Chieti essi, naturalmente, dovranno assumere tutti gli incarichi, relativi agli argomenti indicati nella presente circolare, spettanti al comando di divisione cli cui fanno parte. Qualora poi - in occasione cli operazioni combinate di manovre o cli studi relativi a tali operazioni (p. e. difesa da sbarchi di truppe aventi per obiettivo Spezia o Gaeta od Ancona) - siavi intervento di autorità superiori a quelle dei Comandanti di corpo d'armata (Comandanti d'armata, Capo di stato maggiore dell'Esercito od altri ufficiali generali od ammiragli eventualmente incaricati cli tali operazioni o studi) dovranno gl i ufficiali reggenti gli uffici D.C. di Genova, Napoli ed Ancona, rispettivamente, estendere le loro attribuzioni anche ai mezzi di difesa costiera ed alla loro messa in azione delle divisioni vicine. TI Tenente Generale Capo di Stato Maggiore dell'Esercico A.POLLIO


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DIFESA DEL TERRlTORIO

Documento n. 27 Ripartizione del litorale

TRATTI DEL LITOR ALE

AUTORITA MILITARI TERRESTRI

Dal confine francese alla foce del corrence D eiva, escl usa la zona: d alla foce del Corallo a quella del Sansobbia (fortezza costiera di A ltare Vado).

1V corpo d'armata (Genova)

Dalla foce del Deiva alla foce del Clùarone (limite ovest della provincia d i Roma), escluse le zone: dalla foce del Deiva alla foce del Frigido (piazza marittima d i Spezia); dalla voce dell'Ombrone a quella del Chiaro ne (fortezza costiera d i :'vi. Argemaro).

VITI corpo d'armata (Firenze)

Dalla foce del Chiarone a To rre Canneto (presso T erracina).

IX corpo d'annata (Roma)

Da Torre Canneto alla foce del Volturno, esclusa la zona: da Torre Capovento a T orre d i G iano (fortezza costiera di Gaeta).

X corpo d'armata (Na poli)

Dalla foce del Volturno alla foce del Castrocucco. Dalla foce del Castrocucco a quella del Mes ima (1).

Xl corpo d'armata (Bari)

T utte le coste della Sicilia (ed isole minori) e coste della Calabria ( 1), dalla foce del i'.vlcsima a quella dcli' Assi, escluse le zone: in Sicilia: d alla foce dell'Itala a quella del Mela; Porc. costiera in Calabria: dalla foce de l Vallone della Covala di alla foce del fi ume Vallanid i J\kssina-Rcggio

X.Il corpo d'armata (P alermo)

Dalla foce dell'Assia quella del T rigno (2), escluse le zone: d alla foce del Patern iscolo allo shocco del Canale Ortona (piazza marinima di Taranto); dalla stazione di vedetta di casa L'A bate alla stazione d i vedetta d i T o rre Vacito (piazza marittima di Brind isi).

XI corpo d'armata (Bari)

Dalla foce del T rigno (2) a quella della Marecchia

VII corpo d'armata (Ancona)

Dalla foce de lla .\farecchja al confine austriaco, esclusa la zona: da Porro Fossone a Porto Cortellazzo (piazza marittima d i Venezia).

VI corpo d'armata (Bologna)

T urrc le coste della Sardegna (cd isole minori), esclusa la zona: da Cala di Volpe a punca Falcone (piazza marittima della Maddalena).

D ivisione m ilitare di Cagliari

(I} Le coste della Calabria comprese tt• la foce del Mesima e quella dell'Assi dipendono dal comando dd dipartimento marittimo di Napoli, :tnziché dal comando della d ifesa di Messina. (2) Le coste comp,ese tra la foce dell'Ofaruo e quella dd Trigno dipendono dal comando del dipartimento marinimo di Vene:t.ia anziché da quello di Taranto, e sono comprese nella S1 zona semaforica (Veneiia), anz.iché nella 411 (T:otn\nto).


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DOCU).,IENTI

per la difesa costiera* AUT O RITA MILITARI Mi\ RITTIME Comandi in capo di dipartimento marittimo o comando rnil itace marittimo

Zone semaforiche e sede dell'ufficio capa zona

G ruppi di posti semaforici e uffici capilinea funzionanti in caso di mobilitazione

Dipartimento marictimo di Spezia

·1' zona - Spezia (Comando dipartimento)

1·: ufficio telegrafico cennale - Genova 2·: ufficio capa 7,0na - Dipartimento di Spezja

3•: ufficio telegrafico centrale - Livorno 4·, stazione rad iocelegrafica - Centocelle ( Roma)

Comando della difesa marittima di Gaeta

2' zona - Napoli (Comando diparcimento)

5°: ufficio capa zona - Dipart imento di Napoli

D ipartimento marittimo di Napali ( l )

Comando della difesa marittima d i Messina (1)

3' zona - :vlcssina

D ipartimento mi,rittimo di T aranto (2)

4' zona - Taranto (2) (Comando dipartimento)

s·: ufficio capo zona -

Dipartimento marittimo di Venezia (2)

51 zona - Venezia (2) (Comando dipartimento)

IO": ufficio telegrafico centrale - Ancona 11' : ufficio capa zona - Venezia

Comando militare marittimo di Maddalena

61 zona - Maddalena (Comando militare marittimo)

12' : ufficio capa zona - Maddalena 13' : ufficio telegrafico centrale - Sassari

(Comando difesa marittima)

6': ufficio capo zona - Messina Ì o: ufficio telegrafico centrale - Palermo

Taranto

9·: ufficio telegra fico centrale - Bari

* Cfr. «istruz io"e pe r )a dit'es:l delle cosce e per la protezione delle ferrovie in gucrnu) allegato l. 1


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DIFESA DE L TERRITORIO

Documento n. 28

Manifesto giallo - Mod. P.F.

MINISTERO DELLA GUERRA In esecuzione del Regio decreto in data d'oggi, che affida, sino a nuovo ordine, all'autorità militare la tutela della rete ferroviaria, per impedire che malintenzionati possano danneggiare le linee e gli impianti ferroviari, interrompere e disturbare il traffico, raccogliere notizie sui movimenti che si compiono sulle ferrovie, entrano, da oggi, io vigore le seguenti disposizioni: 1. la distribuzione degli ordinari biglietti d'ingresso in determinate stazioni può essere sospesa in qualunque momento;

2. le persone ammesse ad entrare nelle stazioni non vi possono circolare liberamente, ma devono attendervi alle loro incombenze e, se viaggiatori, devono prendere immediatamente posto nei treni e rimanervi, ovvero trattenersi nelle sale d'aspetto o nei ristoranti, locali che devono venire aperti, verso l'interno, solo al momento dei bisogno; 3. è vietato l'ingresso agli uffici di 'spedizione, ai magazzini, ai piani caricatori, ecc. alle persone estranee al servizio, salvoché non comprovino la necessità di accedervi: nessuno - e neanche gli agenti ferroviari liberi dal servizio - potrà trattenervisi più del tempo strettamente indispensabile; 4. le autorità militari e quelle di pubblica sicurezza hanno facoltà di vietare in modo assoluto l'accesso del pubblico alle stazioni, agli uffici, ai magazzini ferroviari, ai piani caricatori, ecc., per tutto quel tempo che riterranno necessario; 5. è proibito a qualunque persona estranea al servizio od alla sorveglianza delle ferrovie di introdursi, circolare o fermarsi nel recinto di esse e delle loro dipendenze, eccettuate le traversate a raso (passaggi a livello) nel tempo in cui per opera del personale addetto


OOCU MEK'!l

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sono tenute aperte, d'introdurvi animali e di farvi circolare e stazionare vetture estranee al servizio; 6. è vietato di sostare sopra e sotto i cavalcavia, le passerelle, i ponti, i viadotti, i sottopassaggi, i passaggi a livello e, in genere, presso qualsiasi attraversamento delle ferrovie, e di trattenersi nelle vicinanze degli attraversamenti stessi; 7. è vietato sostare nelle vicinanze delle linee ferroviarie od avvicinarsi loro, fuorché per giustificate ragioni di abitazione, di lavoro o cli necessario transito; 8. è vietato avvicinarsi agli sbocchi delle gallerie, ai pozzi d'aria ed alle finestre delle gallerie stesse; 9. le autorità militari e quelle di pubblica sicurezza hanno facoltà di visitare le località, anche abitate, adiacenti o prospicienti le ferrovie e di imporre la chiusura, temporanea o permanente, di finestre, porte od altre aperture adiacenti o prospicienti linee ferroviarie, stazioni, impianti ferroviari, ecc.; 1O. le autorità militari e quelle di pubblica sicurezza hanno facoltà di v ietare alle persone che esse ritengano pericolose o sospette: a) di acquistare biglietti di viaggio o di entrata alla stazione; b) di entrare nelle stazioni, di partire o di proseguire il viaggio, quand'anche abbiano potuto munirsi di regolare biglietto; e) di recarsi negli uffici di spedizione, nei magazzini, presso i piani caricatori, nei ristoranti delle stazioni, ecc., quand'anche comprovino la necessità di accedervi; · d) di dimorare o di recarsi in edifici adiacenti alle linee ferroviarie o da cui siano visibili le linee ferroviarie; e) di lavorare in terreni adiacenti alle ferrovie. 11. È vietato ai viaggiatori non militari, in quei tratti che saranno indicati dall'autorità militare o ferroviaria, di affacciarsi agli sportelli. In tali tratti gli sportelli o le persiane dovranno essere tenuti chiusi e le tendine abbassate. Chiunque trasgredisca alle prescrizioni anzidette sarà immediatamente arrestato e sarà passibile dell'arresto sino a 6 mesi.


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OJFESA DEL TERRITORIO

Se il fatto però avvenisse in territorio dichiarato in stato di guerra, i trasgressori saranno invece deferiti ai tribunali militari competenti, a senso e per gli effetti dell'articolo 249 del Codice .penale per l'esercito. Si avverte poi che i militari e gli agenti della pubblica forza dislocati luogo le linee ferroviarie per la loro tutela, debbono, per ogni effetto, essere considerati come sentinelle; essi perciò hanno obbligo di far fuoco su chiunque non obbedisca alle loro ingiunzioni. È dovere di chiunque constati trasgressioni alle anzidette prescrizioni o si avveda di tentativi di danneggiare le ferrovie o di raccogliere notizie di interesse militare di opporvisi e di arrestare i colpevoli o, almeno, di denunziare i fatti ed i trasgressori al più vicino posto militare o di pubblica sicurezza od agli agenti della pubblica forza di scorta ai treni. Roma, addì ____

19 - -

Bollo dell'autorità militare


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DOCU MENTI

Documento n. 29

MINISTERO DELLA GUERRA Divisione Stato Maggiore Roma, li 27 febbraio I 920 Oggetto: Promemoria a S.E. il Ministro. Lo Stato Maggiore dell'Esercito in base agli insegnamenti della recente guerra, ha compilato l'annessa memoria sull'organizzazione della difesa costiera. Premesso che l'impiego limitato fatto nella guerra recente delle grandi flotte non consente di determinare esattamente quali potranno essere le caratteristiche e lo sviluppo delle flotte future, lo Stato Maggiore ritiene, tuttavia, che verrà data la prevalenza all'impiego di naviglio sottile e di mezzi aerei. Da ciò deriva, data la configurazione delle nostre coste, una maggiore vulnerabilità delle medesime e la necessità di moltiplicare le difese. La difesa dovrà essere affidata a naviglio sottile ed aerei, per la difesa lontana, contro le forze navali nemiche; ad artiglierie e truppe mobili e fortifìcaz,ioni per la difesa vicina delle basi navali e delle coste. A tali proposte lo Stato Maggiore giunge dalla considerazione del diminuito valore delle corazzate e delle fortificazioni quali erano intese prima della guerra, e dell'importanza assunta dal naviglio leggero ed aereo. Secondo lo Stato Maggiore, le basi navali dovranno essere più numerose per rispondere alle esigenze e alla minor autonomia del naviglio sottile e per meglio coprire le località più importanti. Le loro difese fisse dovranno essere limitate alla difesa vicina, l'armamento in prevalenza fatto di medi e piccoli calibri, la fortificazione permanente sostituita da fortificazioni campali, sussidiate da numerose caverne. Per le basi vecchie sarà necessario adattare le vecchie fortificazioni soprattutto in considerazione delle offese aeree, ridurre le sistemazioni di grosso calibro limitandole a quelle facilmente rimodernabili, fare assegnamento sulla fortificazione campale, utilizzare tutti i calibri e materiali ora disponibili.


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DIFESA DEL TERRITO RIO·

Le fronti a terra deile basi navali dovranno essere mantenute solo nelle piazze prossime ai confini e per quelle situate nelle colonie, dovranno essere sostituite in tutte le altre basi con linee di vigilanza e depositi di armi e materiali, opportunamente distribuiti. In proposito della organizzazione della difesa lo Stato Maggiore della Marina ha idee che diversificano sostanzialmente da quelle dello Stato Maggiore dell'Esercito nei seguenti punti: a) La R. Marina vorrebbe dare il massimo sviluppo alle artiglierie nella difesa delle basi navali e delle coste, armando in modo continuativo con artiglierie i tratti di costa intermedi fra le basi. b) Specie e calibri delle artiglierie. Lungo le coste medi e piccoli calibri, nelle basi grossi ca]jbri in torri corazzate. Ritiene inefficaci tutte le artiglierie a tiro curvo nel tiro contro le navi. c) Personale. Fronte a mare assegnato per la difesa alla R. Marina, fronte a terra lasciato all'Esercito. d) Mez:zi aerei per la difesa costiera. Forniti nella quasi totalità dall'Esercito. Data la disparità di vedute, S.E. il Capo cli Stato Maggiore dell'Esercito riterrebbe pertanto necessario studiare e risolvere il problema in generale in concorso e pieno accordo fra R. Esercito e R. Marina. Sull'organizzazione della difesa costiera l'Ufficio scrivente ritiene fare presenti le seguenti considerazioni: 1. Sebbene possa sembrare prematuro un giudizio assoluto sul decadere della importanza della corazzata, perché non è da escludere che possa trovarsi, in avvenire non lontano, il modo di proteggerle convenientemente dalle insidie dei sommergibili, tuttavia è certo che esse si trovano in condizioni di così notevole inferiorità da renderne assai problematico l'impiego. Perciò sembra da ritenersi, per ora, affatto eccezionale il tiro di artiglierie navali di grosso calibro che potrà considerarsi nel solo caso nel quale si possano impiegare monitori di tipo di quelli che operarono nel golfo di Panzano contro l'estrema sinistra dello schieramento austro-ungarico. 2. Sempre maggiore importanza dovrà darsi allo sviluppo di mezzi aerei che sono entrati in una fase di decisivo progresso e si sono affermati di sicuro e proficuo impiego. Sembra perciò che i concetti che debbono guidare la difesa costiera possano essere i seguenti, sostanzialmente concordanti con


DOCUMENTI

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quanto espone lo Stato Maggiore dell'Esercito, completati dalla considerazione della protezione del traffico marittimo durante la guerra.

D IFESA COSTIERA

Le coste sono naturalmente soggette alle offese dal mare da parte di artiglierie portate da grosse navi che giungano di sorpresa (caso molto eccezionale) e da parte di artiglierie di medio e piccolo calibro portate da naviglio sottile e da siluranti (caso normale) ed alle offese da parte di apparecchi aerei. Per la difesa contro-aerei si ritengono per ora sufficienti le consuete disposizioni adottate durante la guerra contro le incursioni aeree, ben s'intende perfezionate nella loro organizzazione e nella quantità dei mezzi disponibili. Per la difesa contro le offese portate dal mare si ritengono necessarie soltanto artiglierie di medio calibro, mobili onde poter ad esse conferire la massima autonomia di impiego in relazione alla autonomia di impiego delle navi che recano l'offesa. La mobilità delle artiglierie della difesa sembra caratteristica essenziale anche per l'armamento delle basi navali, perché esse siano meglio protette dall'offesa aerea e dalla osservazione aerea che permetterà anche da mare un tiro preciso. Per ciò che riguarda lo studio ed il mantenimento di un corpo navale per le operazioni di carattere strategico, la sua conservazione, in relazione all'impiego - che ora appare problematico, ma che non è da escludere in seguito al perfezionamento dei mezzi tecn ici di difesa contro il naviglio sottile - dovrà essere per ora limitatamente considerata come questione da tenere presente per l'avvenire, ma di non immediata attualità.

B ASI Ni\ VJ\Ll

TI loro numero, la loro importanza, i caratteri tecnici costruttivi nei riguardi della difesa e dell'offesa debbono essere considerati in relazione alle esigenze de l naviglio destinato alla difesa mobile delle coste, in relazione alle esigenze del traffico marittimo che in un paese come l'Italia deve mantenersi anche durante la guerra, e in relazione all'eventuale mantenimento di un corpo navale per le ope-


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D IFESA DEL T ERRITORIO

razioni strategiche. La loro organizzazione deve naturalmente mutare rispetto ai concetti del passato. La loro estensione e l'importanza del fronte a mare è vincolata alle esigenze della R. Marina, l'importanza e l'organizzazione del fronte a terra è essenzialmente in relazione alla eventuale funzione strategica rispetto alle truppe operanti del R. Esercito, giacché si presenta ora sempre più difficile l'esecuzione pratica di grossi sbarchi senza l'incontrastato domi nio del mare, mentre è sempre più aleatoria l'esecuzione di operazioni non immediatamente concomitanti con quelle svolte dal corpo principale. Come propone S.E . il Capo di S.M. dell'Esercito occorre perciò venire al più presto alla discussione con le Autorità della R. Marina, sulle seguenti questioni che questo Ufficio segnala come principali: 1. Caratteristiche dell'azione dei mezzi navali ed aerei attuali o che si prevede che potranno adottarsi a non lontana scadenza e del1'eventuale impiego di un corpo navale con funzione strategica. E same delle conseguenti direttive da seguire per la organizzazione della difesa delle coste contro offese da mare ed aeree. 2. Numero - estensione - costituzione delle basi navali. 3. Traffico marittimo e predisposizioni per la sua protezione.


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D0CU~4ENTI

Documento n. 30

STATO MAGGIORE DEL REGIO ESERCITO Reparto Operazioni - Ufficio «O» Roma, li 14 gennaio 19 21 Oggetto: Promemoria suJla difesa costiera per la riunione del 14 gennaio. 1. Le basi g.ià costituite sono 8 e cioè: Spezia, Messina, Reggio, Maddalena, Taranto, Brindisi, Ancona, Venezia, Pola. 2. Le zone industriali e demografi.che da coprire dalle offese da mare sono 15 di cui parecchie estesissime: Savona-Vado, SestriGenova, Livorno, Elba-Piombino, Pozzuoli-N apoli-Castellamare, Cagliari, Palermo, Siracusa-Augusta, Catania, Brindisi-BariBarletta, Ancona-Rimini, .Monfalcone, Trieste, Fiume, Zara. Inoltre 2 o 3 coloniali: Tripoli, Bengasi o Tobruk. 3. Le zone di più probabile sbarco, oltre beninteso quelle del p recedente n. 2 sono una dozzina: Porto .Maurizio-S. Remo, Orbetello, Golfo Aranci, Civitavecchia, Fiumicino-Anzio, Gaeta, Salerno, Trapani, Gallipoli, Varano, Valona, Lagosta, Girgenti. 4. Gli elementi di difesa di cui potremo disporre sono: a) Per la difesa mobile ( difesa principale): squadriglie di aerei (aeroplani, idrovolanti, dirigibili); squadriglie di naviglio leggero (torpediniere, sommergibili, mas. ); truppe e artiglierie campali montate su autocarri (dell'Esercito); qualche treno armato (della Marina). b) Per la difesa fissa: batterie costiere, osservatori, semafori; sbarramenti di mine ed altre ostruzioni; truppe di presidio a dette opere (dell'Esercito) della Fronte a terra, organizzato a Pola e Maddalena, ridotto a semplice deposito di artiglieria ecc. nelle altre piazze. 5. Dato il gran numero di zone da coprire non sarà possibile organizzare la difesa dappertutto.


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DIFESA D EL 'fERRlTORlO

Quella mobile si potrà limitare in massima alle località più importanti considerando gueste come capisaldi, le coste intermedie come cortine. I capisaldi potrebbero all'ingrosso fissarsi nelle località seguenti, oltre beninteso le basi già costituite di cui al n. 1: Savona (o Genova), Elba, Fiumicino, Golfo di Napoli (comprese le isole), Cagliari, Trapani, Siracusa-Augusta, Varano (o Castellamare A.), Lagosta, Tripoli, Bengasi (o Tobruk). La difesa fissa converrà invece sia maggiormente diluita, per ovvie ragioni di portata, organizzandosi non solo nei capisaldi detti avanti, ma anche in qualche zona intermedia, come ad es. P. Maurizio, Livorno, M. Argentario, Gaeta, Palermo, Girgenti (Bari?), sarà quindi necessariamente meno solida, almeno per ora. 6. Ogni caposaldo e relative cortine viciniori dovrà avere un proprio comandante, dal quale dipenderanno tatticamente tutti gli elementi di difesa del settore. 7. Le truppe di settore saranno parte fisse (artiglierie, specialisti, ecc.) parte mobili (finanzieri, battaglioni costieri, reparti volontari, ecc.) ed organizzate tutte in modo da avere una rapidissima mobilitazione locale. Oltre a dette truppe di settore, dipendenti tutte (sia dell'esercito sia della marina) dal relativo Comandante di settore, vi saranno poi le truppe dell'Armata territoriale destinate alla difesa della penisola, che serviranno a far fronte alle operazioni grosse di sbarco che il nemico volesse tentare in qualche punto.


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DOCUMENTI

Documento n. 31

MINISTE RO DELLA GUERRA Stato Maggiore Centrale Roma, aprile 1924 Oggetto: Conclusioni riassuntive della Commissione mista circa la difesa del Tirreno con batterie costiere. La Commissione mista, col verbale n. 32 in data 15 corrente, riassume i lavori finora compiuti in un progetto complessivo delle batterie costiere che essa ritiene necessarie per la difesa del bacino tirrenico. Occorre premettere che il progetto - come è detto espressamente nel verbale - contempla soltanto le batterie costiere fisse e i treni armati e perciò deve essere completato con lo studio della difesa fissa antiaerea, della difesa mobile aerea navale e terrestre, della ripartizione dei compiti fra il R. Esercito, la R. Marina e la R. Aeronautica. Gl i argomenti principali sui quali interessa richiamare l'attenzione sembrano i seguenti: a) Le zone da fortificare comprendono: basi e punti d'appoggio navali (Spezia, Gaeta, Napoli, Messina, Augusta, Trapani, S. Antioco, sistema Maddalena-Terranova); zone di particolare importanza militare (Riviera cli Ponente, ElbaPiombino, Porto Conte-Alghero); centri industriali, portuali e demografici importanti (Genova, Sampierdarena, Livorno, Civitavecchia, Palermo, Cagliari). b) La funzione cli alcune basi la quale appariva finora non ben definitiva viene così precisata dalla Commissione: Napoli; «potrà venire utilizzata in speciali contingenze come base navale di manovra della nostra flotta». Augusta; «per la sua posizione strategica essa risulterà probabilmente adatta quale base di manovra della nostra flotta, specie in rapporto alla difesa del nostro traffico con l'Oriente». - Maddalena -Terranova; «in caso di conflitto Ovest, non con la Francia, potrebbe diventare base della nostra flotta»; «se cadesse m mano del nemico, assumerebbe enorme valore ai nostri danni».


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DIFESA DEL TERRITORIO

S. Antioco - «per la sua posizione rispetto a Trapani e perché si trova sulla rotta Biserta-Tolone può essere sfruttata come base eventuale avanzata per naviglio leggero, avente come centro sussidiario Cagliari»; «il nemico, impadronendosi degli ancoraggi di S. An6oco, potrebbe farsene un punto d'appoggio per lo sbarco in Sardegna e una base per il proprio naviglio leggero». c) Il complesso dei lavori proposti della Commissione comprende un insieme di: 20 batterie di cannoni di grosso calibro (203, 305 e 381 ); 76 batterie di cannoni medio calibro (120, 149, 152 e 190); 27 batterie di obici; 30 batterie di piccolo calibro. Nel numero di queste ultime sono comprese soltanto una piccola parte di quelle occorrenti, perché la maggior parte verranno definite allorché sarà concretata la difesa antiaerea, dato che molte di dette batterie potranno avere il doppio compito antisilurante e antiaereo. Le spese preventivate per le 153 batterie proposte ammontano a 540 milioni di lire. d) La Commissione non ritiene che, allo stato attuale delle cose si possa parlare di vere e proprie artiglierie mobili costiere. Le artiglierie di tal genere in studio e in corso di attuazione presso qualche Stato sono bensì artiglierie predisposte a venir trasportate con relativa facilità, ma sono destinate a essere collocate, in posizioni preventivamente preparate. Ora non sembra alla Commissione che si possano con vantaggio realizzare siffatte artiglierie, perché le località proposte dovrebbero essere difese tutte contemporaneamente, le batterie assegnatevi rappresentano un minimo e la posizione proposta per ciascuna di esse è quella che meglio risponde alle esigenze locali. Perciò la Commissione, nel campo delle artiglierie mobili costiere, si è limitata a proporre un certo numero di treni armati per alcune zone che si prestano al loro impiego.

e) Le batterie proposte sono per la maggior parte armate con cannoni di medio calibro. I cannoni di grosso calibro sono stati riservati alla difesa dei punti maggiormente esposti ad attacchi improvvisi di forze rilevanti. Gli obici sono stati impiegati soltanto per interdire specchi d'acqua interni o rade.


D OCUMENT I

.f) L'ordine di precedenza nei lavori

265

indicato nell'alleg. 3. Si può rilevare che, per quanto riguarda la Riviera di Ponente, sarebbe opportuno anticipare la costruzione della batteria di Caponero, in modo da completare più sollecitamente l'assetto della zona che maggiormente interessa lo schieramento Ovest. è

Alle conclusioni presentate dalla Commissione si può osservare: 1. Viene data la prevalente importanza, nella organizzazione della difesa costiera, all'impiego di artiglierie fisse, contrariamente alle premesse dello Stato Maggiore Centrale, il quale ha sempre sostenuto che la difesa costiera deve basarsi essenzialmente sui mez:zj mobili, particolarmente aerei e navali. A conferma del modo di vedere della Commissione, può essere significativo quanto è detto nel verbale: «L'assegnazione dei mezzi mobili alla difesa costiera non potrà mai avere un carattere assoluto e permanente, giacché detta assegnazione dovrà rispondere di volta in volta alla speciale situazione del momento e venir subordinata alla disponibilità e alle momentanee esigenze delle rispettive forze operanti. Per contro il sistema delle fortificazioni, basandosi su presupposti strategici d'indole generale e su principi tecnici fissi, può venir previsto fin d'ora con tutta sicurezza». Questa considerazione equivale in sostanza a dichiarare che deve darsi la preferenza alla difesa fissa, come quella che, all'atto del bisogno, non potrà venire sottratta; ed essa può condurre a una dannosa immobilizzazione delle forze. 2. Per quanto riguarda l'elenco delle località da difendere: Gaeta - Non risulta evidente la necessità di organizzarla come punto di rifornimento per naviglio leggero, dato che la nostra flotta verrebbe a disporre della base di manovra di Napoli. Porto Conte e Alghero - Rappresentano certamente località di possibile sbarco, ma non si vede la necessità di costruirvi batterie fisse di medio calibro, perché i fondali consentono fo sbarramento di mine. Più opportuno sarebbe forse prevedere alcune batterie di piccolo calibro per la protezione degli sbarramenti. Ma soprattutto importa rilevare come sembri poco probabile supporre che vengano prescelte quelle località per uno sbarco che abbia come obiettivo Maddalena-Terranova. D'altra parte contro sbarchi siffatti la difesa delle isole sarebbe in eccellente condizioni di intervento sia mediante il distaccamento settentrionale sia mediante il nucleo centrale di manovra, previste dagli studi sulla difesa dell'isola.


266

DIFESA DEL TERRITORTO

La Commissione invece non fa cenno del golfo di Oristano, il quale si presterebbe meglio a uno sbarco in forze in una zona molto più sensibile per la difesa dell'isola. E poiché la difesa di Oristano, in base alle recenti comunicazioni della Marina, sarebbe assicurata senza ricorrere alla costruzione di batterie fisse, non sì vede perché non possa farsi altrettanto per Porto Conte e Alghero. Livorno-Civitavecchia - La eventualità di bombardamento da mare - soprattutto con incrociatori leggeò - di centri portuali e demografici importanti, non è da escJudere; tuttavia essa sembra tanto meno probabile quanto più facilmente gli obiettivi possono essere raggiunti con mezzi aerei. Perciò, se altre considerazioni non aggiungono ad accentuare l'importanza della località (come verificasi per gli altri centri demografici e portuali i quali rappresentano punto d'appoggio o zone di probabile sbarco), non sembra il caso di immobilizzarvi batterie di medio calibro. Meglio sembra dedicare le spese a una difesa aerea pit1 efficace. La minaccia di sbarchi a Livorno o a Civitavecchia appare poco probabile; in ogni caso potrebbe sembrare sufficiente l'impiego di sbarramenti di mine consentito dai fondali. Potrebbe anche esaminarsi se in luogo di quattro batterie fisse di medio calibro possa ricorrersi all'impiego di treni armati 1•

3. L'impiego di batterie di cannoni da 38 1 proposto per la difesa di Genova-Sampierdarena sembra discutibile. Non si mette in dubbio la necessità di proteggere anche da bombardamenti dal mare quella zona vitale, ma potrebbe ritenersi sufficiente l'impiego di cannoni da 203. La minaccia più grav·e che incomberà su Genova sarà certamente quella aerea. Ed è da rilevare che tutti i membri della R. Marina si sono dichiarati nella Commissione contrari all'impiego dei 381, essenzialmente perché ritengono assai improbabile il bombardamento di Genova con navi da battaglia. Un'azione da mare, se pure venisse tentata, sarebbe affidata a incrociatori leggeri. Analoga domanda potrebbe porsi per la difesa di Napoli, la quale ha il vantaggio di disporre di posizioni avanzate. Si osservi che la distanza fra le isole di Capri e d'Ischia è tale (25 km.) che i cannoni da 203 possono efficacemente chiuderne l'accesso. 1

Si rilevare che né Civita vecchia né Gaeca erano comprese fra le località costiere da fortificare, negli accordi inte rvenuti nel giugno 1921 tra i due Capi d i Scaco Maggiore dell'Esercico e del la Marina (gene rale V accari e a mmiraglio De Lorenzi).


DOC.U MF.NTI

- - - - - - -- -

267

4. Le nuove batterie proposte per il miglioramento della base Maddalena-Terranova importano una spesa complessiva di circa 90 milioni. Tenuto conto delle lìmitate funzioni che la Marina attribuisce a detta base e del compito sussidiario che, in ogni caso, sarebbe riservato all'ancoraggio di Terranova. Golfo A ranci: i lavori difensivi per quest'ultimo ancoraggio potrebbero essere contenuti entro limiti più modesti (il progetto prevede 4 batterie di cannoni da 152, 2 batterie di obici da 305 e 1 batteria di cannoni da 120). 5. La Commissione ha escluso che, allo stato attuale delle cose, sì possa parlare di artiglierie mobili costiere. Consta tuttavia che lo Stato ìvfaggìore della Marina rivolge attualmente particolare attenzione a questo problema ed ha anzi già inviato alcune ditte a presentare progetti concreti. D eve poi considerarsi che, anche se la mobilità di tali artiglierie consentirà semplicemente il trasporto e l'installazione, in limiti di tempo adeguati, su piazzuole preparate, esse potrebbero trovare utile impiego in talune posizioni secondarie, con notevoli vantaggi nello spostamento di artiglierie da uno scacchiere all'altro, nella conservazione del materiale, nell'economia del personale in tempo di pace. Ove si affacciasse la possibilità di ricorrere a tali artiglierie mobili in determinate posizioni meno importanti, converrebbe attendere per la loro sistemazione lo sviluppo degli studi e degli esperimenti sulle artiglierie stesse. 6. La Commissione ritiene che lo studio della difesa aerea delle località costiere fortificate debba essere inizialmente elaborato, in base alle superiori direttive, dalle autorità locali, riservando alla Commissione il lavoro di coordinamento. Riconosciuta l'opportunità di tale criterio, sarebbe indispensabile che la Commissione mista venisse posta e conoscenza degli accordi che interverranno fra Esercito, Marina e Aeronautica, in modo da poter inserire la difesa aerea costiera nell'organizzazione generale della difesa aerea territoriale. Con la presentazione delle conclusioni della Commissione, questa - limitatamente alle batterie costiere - ha assolto il suo compito, che rispetto allo Stato faggiore Centrale è semplicemente consultivo. Le decisioni al riguardo dovrebbero essere prese d'accordo fra i


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DIFESA DEL TERRITO RIO

due Stati Maggiori del R. Esercito e della R. Marina, i quali dovrebbero anche concordare la ripartizione delle assegnazioni di bilancio da richiedere per l'attuazione del prgramma. Senonché risulta che la Marina, in base alle precedenti conclusioni parziali della Commissione ha già concretato un programma di lavori, ripartito in tempi successivi, la cui attuazione si inizierebbe col prossimo esercizio. Tra le batterie da costruire in primo tempo sarebbero anche quelle che interessano l'ala sinistra dello schieramento Ovest. D'altra parte le conversazioni già iniziate in merito all'assunzione della difesa costiera da parte della Marina, consigliano di soprassedere da parte dell'Esercito dalla richiesta di fondi e dall'esecuzione di lavori costieri, per concentrare i mezzi di bilancio e l'attività lavorativa sulla sistemazione della frontiera terrestre. Così stando le cose, si proporrebbe di limitarsi per ora a comunicare in modo sommario alla Marina il pensiero dello Stato Maggiore Centrale in merito alle conclusioni della Commissione mista.

I lavori della Commissione, se hanno proceduto con molta lentezza, per cause d'ordine vario, per la maggior parte indipendenti dalla Commissione stessa, sono stati certamente condotti, con molta diligenza, con grande ponderatezza e con un pratico spirito di conciliazione delle varie tendenze. Essi hanno fornito molti elementi che potranno essere di grande utilità per le decisioni da prendere. Sembra opportuno pertanto che alla Commissione venga indirizzata, pel tramite del suo Presidente, una lettera di ringraziamento e elogio.


269

DOCU MEKTI

Documento n. 32

MINISTERO DELLA GUERRA COMANDO D EL CORPO DI S.M. Ufficio Operazioni N. 1740/ Prot.

Roma, 17 maggio 1927

Oggetto: Norme per la difesa costiera.

Agli uffici dei Comandanti designati d'armata di Bologna -Torino - N apoli - Milano A i Comandi dei corpi d'armata di Trieste - Verona Bologna - Bari - Napoli - Roma - Firenze - Alessandria - Torino A i Comandi militari della Sardegna e della Sicilia Le norme per l'organizzazione e il funzionamento della difesa dell'intero territorio dello Stato in guerra e cioè della difesa costiera, della protezione delle ferrovie e della difesa aerea territoriale sono aJlo studio. Sino a quando tali norme non saranno sancite, continueranno ad avere vigore le disposizioni contenute nella pubblicazione n. 296 RR. («Istruzione per la difesa delle coste e per la protezione delle ferrovie in guerra)>). Trattandosi però di pubblicazione che, quanto prima, dovrà essere sostituita n on ritengo opportuno provvedere al suo aggiornamento formale in quanto riguarda nuove denominazioni dei reparti dell'esercito o di corpi armati sussidiari, nella pubblicazione stessa menzionati. S'intende pertanto che quelli di tali reparti o corpi armati, che hanno subito modificazioni neJla denominazione o sono stati sostituiti da nuovi elementi equivalenti, rimpiazzano i corrispondenti citati nella predetta istruzione. A questo proposito, i reparti dell'esercito attualmente previsti per la difesa costiera sono i seguenti: battaglioni ausiliari e compagnie p residiarie territoriali, da adibirsi ai vari incarichi della difesa fissa;


270

DIFF.Si\ DEL TERRffORlO

battaglioni costieri mobili, da adibirsi alla difesa mobile. Questi battaglioni costieri sono da considerarsi esclusivamente come elementi di manovra e cioè in grado di accorrere, in piena efficienza organica e rapidamente, da posizioni adatte, sui punti costieri minacciati; è escluso pertanto il loro frazionamento, se non in casi eccezionali in cui ciò sia particolarmente utile; comunque ad essi non devono essere affidate funzioni di guardia e di protezione fissa di punti speciali. La giurisdizione dei vari comandi per la difesa costiera è stabilita nel modo seguente. La difesa del litorale corrispondente alla zona delle operazioni, per le funzioni costiere spettanti alle forze terrestri, è, in guerra, sotto la giurisdizione dei comandi interessati dell'esercito operante; il rimanente litorale dello stato resta sotto la giurisdizione dei comandi di corpo d'armata territoriali entro i limiti della loro circoscrizione e dei comandi militari della Sardegna e della Sicilia. In fase di copertura la costa che interessa direttamente l'esercito operante è sotto la giurisdizione dei comandi d'armata preposti alla copertura della frontiera interessata, e precisamente: del comando designato d'armata di Bologna, il litorale compreso tra la frontiera terrestre orientale e il limite nord della piazzaforte marittima di Venezia (Cortellazzo); del comando designato d'armata di Torino, il litorale compreso tra la frontiera terrestre occidentale e il limite nord della piazzaforte marittima di Spezia (Deiva). E ntrambe le suddette piazze, quindi, non entrano nella giurisdizione delle armate. Le forze di cui dispongono i singoli comandi per le accennate funzioni costiere risultano dallo specchio annesso. In tali forze sono comprese quelle da assegnarsi alle piazzeforti marittime dislocate nel territorio di giurisdizione di ciascun comando di Corpo d'Armata, nella quantità strettamente necessaria e sufficiente per assicurare il servizio di vigilanza e la protezione dei centri vitali delle piazze stesse contro atti di sabotaggio o colpi di mano, tenendo presente che non deve comunque essere considerata la costituzione di una fronte a terra delle piazze. Sulla base di quanto sopra i comandi di corpo d'armata territoriale provvederanno agli studi e alla compilazione dei progetti per la difesa costiera del litorale di loro competenza, prendendo aitresl di -


DOCUMENTI

271

retti accordi circa i trasferimenti di battaglioni costieri da effettuarsi ail'atto della mobilitazione in base al suaccennato specchio. Le LL.EE. i comandanti designati d'armata di Bologna e di Torino vorranno dare ai comandi di corpo d'armata aventi in tempo cli pace giurisdizione sulla zona costiera che passerà in fase di copertura alle loro dipendenze, le direttive che riterranno opportune circa gli studi e progetti cli cui sopra. I progetti che i comandi di corpo d'armata compileranno dovranno essere trasmessi a questo comando per l'approvazione, dopo di che avranno vigore fino a quando non saranno emanate nuove norme circa l'organizzazione della difesa costiera. Per addivenire a queste ultime il problema sarà considerato dall'autorità competente in tutta la sua struttura costituita dal concorso nella difesa costiera delle tre branche delle forze armate secondo le attitudini e possibilità di ciascuna di esse e l'ordinamento gerarchico ritenuto meglio atto ad ottenere un'azione armonicamente coordinata. Ritengo opportuno, pertanto, mettere in evidenza che con le disposizioni contenute nella presente non si vuol delineare quella che sarà in definitiva l'organizzazione della difesa costiera, ma costituire - nel frattempo - un dispositivo che, entro i compiti di pertinenza delle forze terrestri, risponda temporaneamente ad eventuali improvvise necessità assicurando la vigilanza delle coste e la protezione di quei pochi tratti del litorale che secondo gli studi dei comandi interessati potrebbero maggiormente essere esposti ad offese avversane. Accusare ricevuta. TI Capo di Stato Maggiore dell'E sercito

G. F ERRARI


272

Dlf'ES!\ DEL TERRITORIO

COMANDI A VENTI GlURlSDIZlONE NELLA DIFESA COSTIERA

(a)

Reparti che si mobilitano in ciasc un c. d'A. secondo l'indice di mo bilitazione (b) B.a. ( 1)

C. p.t.

B.c.

Reparti d i cui alla colon na b lasciaci a disposizione d i eiascun c. d'A. per servizi territoriali (c) B.a.

C.p.L

8.c.

Comando del co rpo d'armata territori ale d i T rieste

3

I

4

3

1

-

Comando del corpo d'armata territo riale <li Vecona

11

7

2

6

7

-

Comando del corpo d'armata territoriale di Bologna

11

6

6

11

6

-

Comando del corpo d'armata territoria le di Bari

14

6

3

14

6

-

Comando del co rpo d'armata territoriale di Napo li

13

·5

10

13

5

-

Comando del corpo d'armata territoriale di Roma ·

6

4

10

6

4

-

Comando del corpo d'armata ceritoriale di Firenze

8

4

8

8

4

-

Comando del corpo d'armata territoria le di Alessandria

8

5

5

8

5

-

NOTE 1°) I battaglioni ausiliari e le compagnie presid iarie cerricoriali sopraindicate servono complessivamente non solo per la difaJtl fissa costiera ma per t utte le an aloghe funzion i nella circoscrizione dei comandi di cui alla colonna (a).


273

DOCUMENTI

Allegato

Reparti che saranTotale de i reparti Repar ti da ced ers i no ceduti ad alt ri ad a lt ri C.d ' A. assegnaci C.d' i\. cerricoriali

(<l)

(e)

B.a.

C.p.t.

B.c.

B.a.

5 (2)

-

1 (2)

8

-

-

-

6

C.p.t.

1

7

AVVERTENZE

(g)

(f) B.c.

5

1

B.a.

C.p.t.

B.c.

-

-

-

5 (3)

-

(l) Sono stati consideraci solamente i baLtagl ioni ausiliari che resteranno in terriLOrio a dispos izione dei corpi d'arn1ata (foglio 334 in dat a I 9 marzo I 927 - co-

1 (3)

mando del corpo di S.M. - Uff. Mobi li tazione).

-

11

6

6

-

-

-

(2) Dal corpo d'armata di Verona. (3) Al corpo d'armata di Trieste.

-

-

5 (4)

14

6

8

-

-

-

(4) Dal corpo d'armata di Roma.

(5) i\l corpo d'armata di Bari. (6) Al corpo d'armata d i Alessandria.

-

-

-

13

5

lO

-

-

-

-

-

-

6

4

5

-

-

5 (5)

(7) Di cui: 2 dal c.d'a. di Torino, 2 dal c.d'a. di Firenze.

C.p.t.

ABBREV IAZIONI "' bcg. ausiliari = compagn ie prcsidiar.ie ter-

B.c.

= battaglioni costieri

B.a.

ritoriali

-

-

-

8

4

6

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2 (6)

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4 (7)

8

5

9

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-

-

2°) La difesa costiera delle isole di Sicilia e d i Sardegna è sotto la gi uris,foione dei rispettiv i comand i mililari cbe vi provvederanno con i reparri loro assegnati secondo i piani di difesa. 3') Il comando del corpo d'armata territoriale d i Torino cede al co mando del corpo d'armata di Alessandria i due bauaglioni costieri che secondo l'indice di rnobilicazione si formano nel territorio della sua circoscrizio ne.


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DIFESA D E L TERR JTORJO

Documento n. 33

COMANDO DEL CORPO DISTATO MAGGIORE Ufficio Operazioni - II - Sezione 4/a Roma, li 21 ottobre 1937 - XV

Oggetto: Difesa costiera. I. S.E. Foschini (foglio 4481 del 30 agosto u.s.) premesso: che il compito della difesa costiera non può essere che quello di opporsi a piccoli colpi di mano; che gli 80 btg. della M. V.S.N. destinati a sostituire i 109 battaglioni territoriali mobili avranno una maggiore consistenza e capacità di azione perché: saranno muniti di mezzi di trasporto; saranno periodicamente istruiti; avranno conoscenza del territorio; saranno disponibili dopo poche ore; che durante le recenti manovre in Sicilia le batterie costiere (R.E .) non hanno dato buona prova mentre il battaglione della M.V.S.N. ha risposto perfettamente; che il progetto di legge relativo alla sostituzione dei battaglioni territoriali mobili e territoriali con 121 battaglioni della M.V.S.N. è eia un anno arenato per la insormontabile opposizione del Ministero delle Finanze a concedere 3 milioni annui ritenuti necessari per l'istruzione dei battaglioni stessi,

Propone: a) di dar corso ad un nuovo decreto legge nel quale la parte finanziaria è stata stralciata e sostituita con una nuova dizione che attribuisce: alla M.V.S.N. le spese per il personale e per il funzionamento delle unità; al Ministero della Guerra le spese per il materiale di armamento e dotazioni;


l)OCUME!\'11

275

b) di assegnare alla Milizia anche le batterie costiere (batterie di piccolo calibro); c) di abolire, nella difesa costiera, i comandi di brigata (notevole ampiezza delle fronti); d) di assegnare al comando dei reggimenti costieri consoli della Milizia in sostituzione dei «vecchi» colonnelli che si dimostrano «esitanti ed incerti» nel comandare la milizia.

II. Si osserva: 1. Nuova bozza di decreto. a) Prima di affidare alla M. V.S.N. il compito della difesa costiera bisognerebbe avere la certezza che il Comando Generale della Milizia stesso disponga dei fondi occorrenti per la periodica istruzione; in caso diverso il provvedimento potrebbe risultare non efficace; b) per il personale ( ufficiali, sottufficiali e truppa) dovrebbe prevedersi l'obbligo di rispondere a tutte le chiamate di istruzione ed agli esperimenti di mobilitazione. 2. Mez:zi di trasporto per i battaglioni costieri della M. V.S.N. Non è oggi prevista nessuna distribuzione di mezzi di trasporto alle unità destinate alla difesa delle coste. Sarebbe necessario concretare il fabbisogno sulla base delle reali necessità di impiego.

3. Batterie costiere. Tali batterie dovrebbero essere denominate: «batterie da posizione costiera». Nulla in contrario circa l'assegnazione alla M. V.S. N. di tali batterie di piccolo calibro. È però necessario tener presente che: nessuna batteria di piccolo calibro di nuovo allestimento ( 4 7 3 7 - 20) sarà possibile assegnare alla difesa costiera; le batterie costiere della M.V.S.N. debbono essere armate esclusivamente con i materiali attualmente disponibili e già destinati alla difesa delle coste. 4. Comandi settore costiero di brigata. La proposta abolizione è basata sull'ampiezza della fronte e sulle conseguenti difficoltà, per tali comandi, di intervenire in tempo (si


276

DIFESA DEL TERRITORIO

aggiunge nella proposta: i comandi di reggimento possono meglio dipendere d irettamente dai comandi di zona). Si osserva che: l'ampiezza delle fronti ostacolerà l'azione di comando dei comandi di zona in misura molto maggiore; i comandi di settore costiero di brigata in determinate circostanze potranno trovare sempre utile impiego (sono oggi previsti solamente 5 comandi di settore costiero di brigata: 3 in Sardegna - 1 in Sici]ja e 1 sul litorale ligure). 5. Comandi reggimenti costieri. Non sembra che i «vecchi colonnem» dotati in genere di lunga esperienza e di grande pratica del servizio possano trovarsi in serie difficoltà per ambientarsi con personale della Milizia. Comunque nulla in contrario che siano sostituiti da consoli: questi ultimi dovrebbero però essere scelti fra coloro che hanno raggiunto nell'Esercito il grado di colonnello.


277

oocu:-.tENTt

Documento n. 34 MINISTERO DELLA GUERRA COMANDO DE L CORPO Dl STATO MAGGIORE Ufficio Operazioni II - Sez. 1a (M) N. 1700 di prot.

Roma, 18 marzo 1940 - A. XVIll

Oggetto: P.R. 12 - Difesa delle coste. Al Sottocapo di 5.M. per la difesa terr. (Sede) Al Comando della 1° armata (M.ondovl) Al Comando della 3° armata (Roma) A l Comando del VII corpo d'armata (Firenze) A l Comando del XII corpo d'armata (Palermo) Al Comando del XIII corpo d'armata (Cagliari) Al Comando truppe R.E. dell'Elba (Portoferraio) e, per conoscenza, Al Gabinetto (Sede) All'Ufficio del capo di S.M. generale (Roma) All'Ufficio di 5.M. della R. Marina (Roma) Al Comando gruppo armate ovest (Bra') Al Comando gruppo armate est (Scodovacca) Ai Comandi di corpo d'armata V, VI, VIII, IX, XV, XVII (Loro sedi) Agli Uffici dello stato maggiore (Sede) 1. Nelle nuove direttive del P.R. 12, di prossima diramazione, il Comando 3a armata è stato completamente disimpegnato dalla difesa delle coste, la cui competenza e responsabilità rimangono così fissate: a) In tempo di pace (ai soli fini operativi): - Sicilia e Sardegna: rispettivi comandi di corpo d'armata, che faranno direttamente capo al Comando del Corpo di Stato Maggiore (Ufficio Operazioni 2°); - Elba-Piombino (zona m.m.), per quanto riguarda presidio R. Esercito ed organizzazione militare della zona: Comando truppe R.E. dell'Elba, con dipendenza uguale a quella indicata al precedente comma;


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--------- --DIFESA - -DEL--T ERRITORIO - - -- - - - - - - - ---

-

-

Coste peninsulari (fra il confine francese e Capo Noli): Comando difesa territoriale di Genova, che farà capo al Comando 1a armata; Rimanenti coste p eninsulari (escJuse piazze e zone m.m. ): Comando difesa territoriale, alla dipendenza dello Stato Maggiore per la difesa territoriale; Piazze e zone m.m.: comandi interessati della R. Marina. Le relazioni fra l'Ufficio di S.M. della R. Marina e questo Stato Maggiore sono di competenza dell'Ufficio Operazioni 2°. b) In guerra: Sicilia e Sardegna: rispettivi comandi di corpo d'armata, alla diretta dipendenza dell'A.C.; E/ba-Piombino: comando truppe R.E. , alla d ipendenza ciel comandante zona militare marittima; Coste Peninsulari (tra il confine francese e Capo Noli): Comando 1a armata; Rimanenti coste peninsulari (escluse piazze e zone m.m.): Stato Maggiore per la difesa territoriale, salvo che, per grave minaccia avversaria, debba intervenire l'A.C. con proprie G. U., nel qùal caso direzione e responsabilità delle operazioni passano alla G.U. impegnata; Piazze e zone m.m.: rispettivi comandi della R. Marina, salvo che, per eventi di guerra, debbano intervenire G. U. dell'Esercito.

2. ln base alle disposizioni suddette, la competenza relativa alla difesa costiera peninsulare - eccettuato il tratto assegnato alla 1" armata -passa senz'altro allo Stato Maggiore per la difesa territoriale, cui spetta anche la ripartizione e l'impiego delle forze territoriali mobili e da posizione costiera specificate nel piano. Compito: provvedere ad una prima difesa delle coste, concentrando i mezzi a disposizione nei tratti più importanti. In caso però cli grave minaccia avversaria, in atto od in potenza, in terverrà l' A. C. come più sopra è specificato. È quindi necessario che l'A.C. sia al corrente anche dell'organizzazione di pace e dei criteri informativi della difesa costiera e lo Stato Maggiore per la difesa territoriale è perciò pregato di trasmettere a questo Stato Maggiore, per conoscenza, scopi degli studi, d irettive e piani compilati per la difesa delle coste. li Maresciallo d'llal ia Capo di Stato Maggio re dell' Eserciro

R. GRAZIA

'I


279

DOCUMENTI

Documento n. 35

STATO MAGGIORE R. ESERCITO UFFICIO ORDINAMENTO E MOBILITAZIONE Sezione Mobilitazione N. 4 1224 di prot.

Posta mii. n. 9, li 7 marzo 1941 - XIX

Oggetto: Potenziamento difesa costiera e Piazze M.M., protezione vie di comunicazione ed imp ianti, difesa antiparacadutisti.

Ai Ministero della Guerra - Gabinetto (Roma) e, per conoscenza: Allo Stato Maggiore per la difesa dei territorio (Roma) 1. Difesa costiera e piazze m.m. a) Personale: complessivamente 250 ufficiali e 28.000 sottufficiali e truppa. Sarà provveduto mediante richiamo dal congedo, attingendo: alla classe 1903, per i sottufficiali e truppa; alle classi per un ità di p rima linea di non previsto richiamo per gli ufficiali.

b) Materiali: dotazioni individuab per tutto il contingente da richiamare: può ritenersi che non si incontreranno difficoltà (per l'armamento, a condizione però, che si attui il recupero d i quello ceduto alla G.I.L., già richiesto a codesto Gabinetto); dotazioni di reparto per i 12 btg. T.M. da costituire ex novo: si attingerà a quelle dei btg. non ancora mobilitati e che non hanno già il btg. bis. Tuttavia si avranno delle deficienze, specialmente per le armi collettive; 344 autocarri: già assegnati 208; per i rimanenti 136 non si ha, per ora, disponibilità; 5 batterie da posizione costiera: già messe a disposizione dello S.M. per la D ifesa del territorio le due da 149/35; in luogo delle tre bat-


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DIFF.S1\ DEL TERR ITORJO

terie da 149/ 40 sarà ceduto (giusta foglio di codesto Gabinetto n. 111238/81.1.2 del 22 febbraio e.a.) un gruppo da 152/37 su due batterie (3° gruppo della 43 armata). Questo S.M. - ufficio operazioni - ha già impartito le disposizioni conseguenti; 118 pezzi anticarro: saranno tratti da quelli da 25 I Iotchiss, da 4 7 belgi e olandesi, dopo la necessaria revisione e messa a punto per l'impiego. Si avrà però una corrispondente diminuzione di battaglioni anticarro, dei quali era prevista la costituzione in ragione di uno per corpo d'armata. 2. Difesa porti: 12 batterie costiere di lunga gittata e grande potenza, tenute presenti: la non convenienza di togliere batterie dalla frontiera orientale e l'opportunità di non sguarnire troppo la frontiera occidentale; le necessità delle isole e dei vari scacchieri di operazione, questo S.M. può soddisfare solo in parte la richiesta e precisamente può assegnare: - non appena approntate (ordini in corso): 2 batterie da 305/ 17 (CXXII gruppo dello S.M.R.E.); - gradual/Jlente: 2 btr. G.a.F. da 305/ 17 (538°-539° del 15° C.A.); 1 btr. G.a.F. da 152/45 (145° del 2° C.A.). Dette batterie sono schierate alla frontiera occidentale ed occorre, per renderle disponibili, il tempo necessario per portare il materiale alle stazioni di carico. Per le rimanenti 7 batterie di grande potenza e di lunga gittata, questo S.M. non ha, per ora, disponibilità. Si propone di utilizzare i materiali idonei di preda bellica francesi e, precisamente, i complessi da 194 A.L.V.F.-220 L 17-240 A.L. V.F.-340 A.L.V.F. che hanno gittare tali da poter essere impiegati nella difesa costiera. In relazione al munizionamento esistente si potrebbero costituire: 2 btr. (su 2 pezzi ciascuna) da 194; 2 btr. (su 2 pezzi ciascuna) da 220 L. 17. L'approntamento di dette batterie richiederà, però, un certo tempo per la necessaria revisione e messa a punto dei materiali. Per i calibri 240 e 340 si potrebbe chiedere allo S.M. germanico la cessione di una congrua aliquota di munizionamento. l i personale occorrente per il completamento delle 5 batterie, già esistenti, e per la costituzione delle 7 con materiale di preda bellica, sarà richiamato dal congedo traendolo dalla classe 1903, per i


DOCU MENTI

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sottufficiali e truppa, e dalle classi per unità di prima linea cli non previsto richiamo, per gli ufficiali. Questo S.M. - ufficio operazioni - ha impartito gli ordini per il passaggio a disposizione dello S..M. per la difesa del territorio delle 5 batterie già esistenti; rimane in attesa delle decisioni di codesto Gabinetto per l'utilizzazione dei materiali francesi.

3. Protezione comunicazioni ed impianti Come già comunicato con foglio n. 41203 in data 22 febbraio e.a., questo S.M. ha già disposto il richiamo dal congedo di circa 42.000 uomini. Non appena tale contingente sarà afflwto ed immesso nei reparti territoriali, saranno, in conseguenza, recuperati i reparti di complementi temporaneamente ceduti a disposizione dello S.M. per la Difesa ciel territorio con la circolare n. 39960 del 14 febbraio e.a. 4. Difesa antiparacadutisti (330 nude.i) a) Personale: complessivamente 330 ufficiali e 8.000 sottufficiali e truppa. Sarà provveduto: per gli ufficiali, attingendo alle classi per unità cli prima linea di non previsto richiamo; per i sottufficiali e truppa, traendo il personale: - dai più giovani e più idonei per prestanza fisica, attualmente alle armi e appartenenti ai reparti a disposizione dello S.M. per la Difesa del territorio; - dai richiamati già affluiti della fanteria e bersaglieri - classe 19 10.

b) Materiali: dotazioni individuali: come già detto sopra, può ritenersi che non s'incontreranno difficoltà; 660 fucili mitragliatori: non si ha disponibilità; saranno tratti da quelli francesi, attualmente in revisione a cura della Direzione Generale di Artiglieria; 330 autocarri leggeri (per ora non se ne ha disponibilità); 660 pistole Very (per ora non se ne ha disponibilità); 330 motocicli: possono essere assegnati; 660 biciclette: lo S.M. per la Difesa del territorio ne ha chieste ed ottenute recentemente 1. 500, delle quali sono state ritirate soltanto 1.000. Potranno essere date ai nuclei antiparacadutisti quelle non ancora ritirate che sarebbero successivamente reintegrate. li Sottocapo di S.iVL dell'Esercito


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DIFESA UEI. TERRITORIO

Documento n. 36

STATO MAGGIORE R. ESERCITO Il Capo di S. M. N. 3 C.S.M./circolare

P.M. 9, 24 ottobre 1941

Oggetto: Difesa delle frontiere marittime. Ai Comandi di armata Ai Comandi di corpo d'armata Ai Comandi di divisione Ai Comandi di difesa territoriale A i Comandi di zona territoriale Ai Comandi di divisione, brigata, reggimento e raggruppamento d'artiglieria costieri Ai Comandi di «difesa di porto»

e, per conoscenza: A l Comando supremo Al Ministero della guerra - Gabinetto A llo Stato Maggioren R. Marina Allo Stato Maggiore R. Aeronautica Al Comando generale M . VS.N Agli ispettorati d'arma A ll'ispettorato truppe d'oltremare Alla direzione generale del genio Ai Comandi superiori FFAA.A .S. - Albania - Grecia - Egeo All'Istituto superiore di guerra Alle Accade,;,ie e scuole di applicazione Al Comando scuole centrali All'Ufficio dell'Ecc. il generale designato d'armata Mario Caracciolo

Messi fuori causa gli avversari adiacenti alle frontiere alpine, le uniche «frontiere» metropolitane che il nemico possa minacciare, e


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che noi dobbiamo coprire, munire, e - se occorre - difendere, sono quelle «marittime». Stimo perciò necessario integrare come segue l'«Jstruzione per la difesa delle coste», in vigore.

PREMESSA

A . Dato il grande sviluppo delle nostre coste, non è possibile provvedere alla difesa delle frontiere marittime mediante un denso schieramento di divisioni, tipo fronte terrestre. Si impone, invece, un sistema di difesa articolato, basato essenzialmente sull'impiego di unità di manovra. B. Stabilito ed adottato in linea generale tale principio, è chiaro che il dosaggio delle forze p reposte alla difesa varia col variare dell'importanza, assoluta e relativa, delle singole zone: è questo S.M. che apprezza, sia inizialmente che in seguito, l'im portanza suddetta, e che determina i provvedimenti principali che ne conseguono; a loro volta, i comandi periferici dosano i provvedimenti di loro competenza nel territorio dipendente.

C. Alla difesa delle frontiere marittime concorrono anche forze navali ed aeree, le quali: avvistano a grande distanza i convogl i avversari; agiscono offensivamente contro i convogli stessi, navigazione durante, per intercettarli o danneggiarli, e contro le forze navali ed aeree che li proteggono; cooperano alla offesa contro i convogli alla fonda; appoggiano l'azione condotta dalle forze terrestri contro le truppe sbarcate. Elementi della R. Marina, quali semafori, batterie, etc., ed elementi della difesa contraerea, come P. A., C.R.N ., P.V.B. (1), ed artiglierie e mitr. e.a. a compito misto, cooperano pure alla vigilanza ed alla difesa, in raggio più ristretto.

1 P. r\ .: Posto d'Avvistamento. - C.R.N.: Centro Raccolta Notizie. - P. V.B.: Posco Vedetta Baneria.


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DIFESA DEL TERRITORIO

La collaborazione delle forze ed elementi suddetti è regolata dalla «Istruzione» citata e da disposizioni integrative contingenti. 0RGANIZZAZIO E E CONDOTTA DELLA DIFESA DA PARTE DELLE FORZR T ERRESTRI

1. Lo scopo della difesa è quello: di impedire lo sbarco di forze avversarie; di catturare, distruggere o ributtare a mare le forze riuscite a sbarcare. 2. La difesa comprende: copertura costiera; unità di manovra; collegamenti; lavori di fortijìcazjone. COPERTURA COS'J'TERJ\

3. I la il compito: di effettuare il servizio di vigilanza; di opporsi allo sbarco di forze avversarie; di catturare distruggere o ricacciare quelle sbarcate, o - quanto meno - di contenerle, in attesa dell'entrata in azione delle unità di manovra; di provvedere alla protezione degli impianti e vie di comunicazione ed alla difesa antiparacadutisti, nella zona di sua giurisdizione. 4. Agisce nella fascia di copertura costiera, compresa fra il mare ed un limite interno determ inato da questo S.M. 2. 5. È articolata in «settori» di divisione (o brigata) costiera. Questi sono, a loro volta, divisi in «settori» di reggimento, e quindi di battaglione e compagnia, affidati ad unità costiere di ordine corrispondente. Possono esistere settori di reggimento autonomi, ossia indipendenti dai comandi di settore di divisione (o brigata).

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Il limite in parola è determinato dallo S.M.E., su propasra dei comandi periferici interessati, per la ragione di cui all' ultimo capoverso del n. 16.


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Settori corrispondenti a porti molto importanti sono designati per ordine di questo S..M. - come «Difesa del porto di... ». Il comando di settore è tenuto dal comandante dell'unità costiera addettavi, tranne quello della «Difesa di porto», che può essere affidato ad un ufficiale di grado più elevato. Le divisioni (o brigate) costiere comprendono due o tre reggimenti di fanteria, un raggruppamento di artiglieria, reparti del genio e servizi. Inoltre, eventualmente: reparti da posizione (mitraglieri - anticarro - mortai) e reparti celeri (motomitraglieri - autoveicoli armati - treni blinclati) 3 • I reggimenti costituenti settore autonomo comprendono un numero variabile di battaglioni e dispongono, eventualmente: di uno o p iù gruppi di artiglieria, di reparti da posizione, di reparti celeri e di reparti del genio. Le Difese di porto comprendono uno o più battaglioni e dispongono: di un raggruppamento o gruppo di artiglieria ed, eventualmente, di reparti da posizione, reparti celeri e reparti del genio. I raggruppamenti di artiglieria comprendono un numero vario di gruppi costieri, ed - eventualmente - uno o più gruppi mobili. I gruppi costieri sono assegnati ai settori di reggimento, e talvolta di battaglione, compresi nel settore corrispondente al raggruppamento. I gruppi mobili sono normalmente tenuti alla mano. I comandami di raggruppamento e di gruppo esercitano altresì la funzione di comandante di artiglieria di settore e risiedono o rdinariamente a lato del comandante di quest'ultimo. I comandi di divisione (o brigata) costiera, di reggimento costiero autonomo e cli «Difesa di porto» dipendono dai comandi di C.A. competenti per territorio4 .

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6. Le fanterie della copertura sono ripartite, organicamente, in reparti avanzati, riserve e nuclei antiparacaduristi . 3 I «treni blindati», da non confondere coi «treni armat i», sono composti di 2-3 carri muniti di mit ragliat rici, pezzi e.e. o pezzi di p .c., e di 2-3 c,1rri trasportanti un plocone mobile. 4 In assenza d i comandi di C.J\., i setco ri costieri sono - secondo disposizioni di questo S.M. - alle d ipendenze dei comandi di Difesa territoriale, ed eve ntualmente di comandi di divisio ne mobile. Questa annotazione v,1Je per tutti i casi in cui, nella presente circolare, si p,1rla di comandi di CA.


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DIFES;\ DEL TERRITORIO

7. Treparti avanzati comprendono: posti di osservazione costiera (P.0 .C. ); nuclei fissi; nuclei mobili; posti di blocco costieri (P.B.C.); elementi di protezione ad impianti e vie di comumcaz1one (eventualmente); rincalzi. 8. I posti di osservazione costiera (P.O.C.) effettuano servizio di vigilanza, allo scopo di scoprire, seguire e comunicare immediatamente agli enti interessati l'avvicinarsi ed i movimenti di convogli o natanti avversari o sospetti, ed i tentativi di sbarco. Corrispondono, agli effetti della difesa delle coste, a ciò che sono, agli effetti della difesa contraerea, i P.A. li loro servizio non è tanto importante in condizioni di buona visibilità (nelle quali è più redditizia l'osservazione da parte di aerei, navi al largo, e semafori), quanto in condizioni di scarsa visibilità, che favoriscono la sorpresa. I P.O.C., sono impiantati nei punti più importanti dei tratti di costa accessibile sforniti di semafori, e sono affiancati - quando possibile - ad osservatori di artiglieria. Sono comandati da graduati svelti e addestrati a rilevare e forni re dati di vera utilità: posizione, tipo e numero dei natanti n emici, direzione in cui muovono, che cosa fanno, punto preciso in cui si tenta di effettuare o si è effettuato lo sbarco, punto preciso in cui si rilevano rumori o segni di combattimento, etc. etc. I posti sono numerati - per settore costiero di divisione (o brigata), o di reggimento autonomo, o «Difesa di porto» - in modo che la semplice enunciazione del numero individui inequivocabi lmente la località, da cui provengono le notizie. Comunicano (con i mezzi di cui in seguito), secondo formulari semplicissimi e chiari, stabiliti dai comandi di settore di cui sopra. Sono muniti di binocoli. Concorrono con i P.O.C. neUa vigilanza (osservazione e trasmissione delle notizie) tutti gli altri elementi in servizio lungo la costa. 9. I nuclei fissi hanno il compito di opporsi agli sbarchi, da postazioni prestabilite. Agiscono normalmente col fuoco.


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I nuclei mobili hanno il compito di sicurezza negli intervalli fra i nuclei fissi. Pertanto: perlustrano - specie di notte ed in caso di nebbia - detti Intervalli; accorrono a sostegno del nucleo fisso laterale impegnato; agiscono col fuoco, appostandosi, in caso di minaccia diretta al punto della spiaggia in cui si trovano; provvedono a ricercare ed a far fuori avversari eventualmente riusciti a sbarcare di sorpresa, isolatamente od in gruppo. T posti di blocco costieri (P.B.C.) hanno il compito di sbarramento delle rotabili. Lo assolvono con le norme stabilite dalla circolare di questo S.M. n. 19000, del 6 settembre e.a. (norme riprodotte in allegato). Agiscono col fuoco, in posto. Come i nuclei mobili e fissi concorrono al servizio di vigilanza dei P.0 .C., così questi ultimi cooperano - in caso cli necessità all'azione dei primi, agendo col fuoco dai propri appostamenti. I nuclei fiss i e mobili, i P.B.C. ed i P.0.C. sono muniti di armi automatiche. l P .B.C. possibilmente anche di armi controcarro. Dispongono di racchette illuminanti e di piccoli fari. Il personale dell'Arma dei CC.RR. e della R. Guardia di Finanza in servizio costiero, e quello della R. Marina e della Milizia Portuaria a disposizione per la difesa dei porti, sono utilizzati come nuclei fissi o mobi\j , o come rinforzo agli stessi, agli ordini dei comandanti i reparti avanzati. 10. Dato che l'avversario ha costituito dei nuclei di sabotatori («Commandos»), che raggiungono la costa a mezzo di motocanotti o di battelli pneumatici, e che ha già impiegato nuclei del genere sulle nostre coste, resta inteso che di notte (e di giorno in caso di nebbia) i nuclei fissi e mobil i ed i P.0.C. aprono senz'altro il fuoco sulle imbarcazioni che, sbucando dalle tenebre o dalla nebbia, si dirigono alla spiaggia, e sugli individui che muovono o sostano sulla spiaggia stessa in atteggiamento sospetto. (Gli abitanti della costa, ed in ispecie i pescatori e barcaioli, debbono essere avvertiti di ciò). Di giorno, a meno che si abbia a che fare col nemico, l'apertura del fuoco è preceduta dalle intimazioni regolamentari. Se queste non hanno immediato effetto, non si perde tempo: si spara.


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DJF1'S1\ DEL "rERll lTO RIO

11. Quando nella zona stessa dei nuclei fissi, nuclei mobili e «posti» di cui sopra (caso molto frequente sulle nostre coste), esistono impianti e vie di comunicazione, la loro protezione non è affidata a reparti a sé stanti, ma ai medesimi reparti avanzati che forniscono gli anzidetti elementi di servizio costiero. Questo non va inteso nel senso che i nuclei fissi, mobili etc. provvedono al loro servizio costiero e, contemporaneamente, alla protezione indiretta degli impianti e vie di comunicazione: ma nel senso che i reparti avanzati di copertura costiera forniscono, nel tratto loro affidato, sia gli elementi in servizio costiero, sia gli elementi di protezione diretta agli impianti e vie di comunicazione. Naturalmente sono ammesse delle eccezioni: per esempio, se un nucleo fisso costiero è postato, in vista del suo compito costiero, alla testata di un ponte, non sarà collocata anche una guardia di protezione al ponte, ma il nucleo fisso costiero - se del caso rinforzato - provvederà ai due servizi. La presente disposizione risponde al criterio di: evitare diversità d i dipendenze, frammischiamenti e confusioni; favorire l'appoggio reciproco fra elementi in servizio costiero ed elementi di protezione; dare assoluta sicurezza agli impianti ed opere d'arte adiacenti alla costa. Il servizio di protezione agli impianti e vie di comun icazione com prende - qui come altrove - guardie fisse e pattuglie mobili. 12. I rincalzi dei reparti avanzati e le riserve della copertura debbono avere la maggio r forza possibile, in relazione a quella complessiva dei singoli settori ed alla loro estensione: questo per applicare anche nel particolare il principio, adottato in generale, di basare essenzialmente la difesa sull'intervento di elementi mobili. 13. È loro compito quello di accorrere a sostegno degli elementi in servizio sulla costa, per opporsi allo sbarco, far fuori le unità avversarie sbarcate, o - quanto meno - precludere una loro ulteriore progressione. Le riserve di copertura debbono, altresì, provvedere alla protezione degli impianti e vie di comunicazione nella parte interna della fasc ia di copertura costiera. Nel caso di iniziato sbarco, la parola d'ordine per i rincalzi dei reparti avanzati e per la massa delle riserve di copertu ra sarà: tutti addosso all'avversario per ributtarlo in mare!


DOCDIF.NTI

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Contro nemico che ha appena messo piede a terra, e che si trova perciò in crisi, audacia e decisione conducono quasi sempre al successo, indipendentemente dal numero. Se non si riesce a ributtare l'avversario, occorre far fronte (preferibilmente su quelle stesse posizioni che servirebbero al nemico per costituire la sua prima «testa di sbarco»), e resistervi ad oltranza. In ogni caso, al primo allarme, una aliquota già fissata delle «riserve» di copertura (armi controcarri) prende posizione agli sbarramenti prestabiliti nella «fascia di copertura» a cavallo delle vie di penetrazione verso l'interno, mentre altra aliquota sbarra le vie costiere lateralmente al tratto dove si profila od è avvenuto lo sbarco. 14. L'intervento dei rincalzi dei reparti avanzati e delle riserve di copertura deve essere determinato a priori, in grandi linee o nei particolari (a seconda dei compiti), e ben noto a tutti i comandanti di reparto, in modo che l'avviamento per gli itinerari prestabiliti e la presa di posizione siano quasi automatici. Rincalzi dei reparti avanzati e riserve di copertura debbono poter entrare in azione nel punto minacciato al più presto (sbarchi rintuzzabili in primo tempo con pochissime forze, non lo sono con forze triple poco tempo dopo, quando le truppe avversarie abbiano avuto modo di costituire una «testa di sbarco>}). Pertanto, quelli fra detti elementi che hanno il compito di accorrere in punti che distino oltre un'ora di marcia, debbono disporre permanentemente di biciclette e di automezzi che consentano, sia pure - per quest'ultimi - con più viaggi, il loro trasporto a piè d'opera. La proporzione delle biciclette e degli automezzi rispetto alle forze da trasportare aumenta col crescere delle distanze delle località di possibile previsto impiego. R iserve corrispondenti a tratti di costa poco guardati, e pertanto molto ampi rispetto alla forza prepostavi, disporranno dei mezzi necessari per il loro trasporto in un solo viaggio. I comandi interessati si debbono assicurare che gli automezzi in parola siano sempre in condizione di muovere prontamente e che dispongano dei carburanti necessari. 15. I reparti celeri di cui al n. 5 vengono dai comandi competenti impiegati, a seconda dei casi, come riserve proprie, come riserve o rincalzi decentrati, o per servizio di pattugliamento.


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16. Un'aliquota delle riserve di copertura è ( come detto innanzi) incaricata - a turno - delJa protezione ad impianti e vie di comunicazione esistenti nella parte interna della fasc ia di copertura costiera. La difesa contro paracadutisti nell'intera fascia è affidata a nuclei antiparacadutisti, adibiti esclusivamente a tale compito. Dei due servizi risponde il comandante di settore costiero. (Il servizio di protezione ad impianti e vie di comunicazione e di difesa antiparacadutisti nel territorio esterno alla fascia di copertura costiera, dipende dai comandi di Zona territoriale; di Difesa in loro assenza). 17. Quando in prossimità della costa esistono reparti d'istruzione (scuole allievi ufficiali - scuole centrali - e simili), «truppe ai depositi» e truppe di passaggio, ma che sostino per un periodo di una certa durata, il comando di CA. competente per territorio deve prevederne l'impiego, a sostegno della copertura od a rinforzo delle unità cli manovra, od a sostituzione di queste ultime quando inesistenti. È pertanto necessario che detti reparti vengano orientati e preparati ad assolvere il loro compito senza equivoci ed incertezze: donde, contatti fra comandi, ricognizioni di itinerari, posizioni e località di raccolta, distribuzione cli carte topografiche, esperimenti pratici, etc. Qualora le «truppe ai depositi» non possano, per difetto di armamento o altra causa, essere predestinate in totalità a detti incarichi, occorre determinare chiaramente i reparti delle stesse, organici o cli impiego, da utilizzare. D'altra parte, dovendo questo S.M. attingere spesso ai depositi per complementi e per costituire nuove unità, i comandi interessati debbono costantemente tenersi al corrente dei movimenti che ne conseguono, per sapere cli quali aliquote possono man mano disporre allo scopo di cui trattasi. Per il trasporto celere delle truppe in parola, si preventivi l'uso di autoformazioni militari (stabili od in sosta), di autocorriere, autobus cittadini ed autocarri privati, da precettare o requisire con procedimenti tali da averne una prima aliquota disponibile in una-due ore al massimo, ed il resto successivamente. 18. Le artiglierie costiere hanno, a seconda del loro tipo (calibro, gittata, struttura, celerità di tiro, etc.) e della loro posizione, i compiti seguenti:


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battere le navi avversarie a distanza, navigazione durante; battere le navi alla fonda in vista di sbarco; battere i natanti coi quali viene effettuato lo sbarco; battere la spiaggia su cui il nemico abbia messo piede, e le posizioni su cui tenda a costituire la prima «testa di sbarco»; concorrere all'azione delle fanterie per contenere o ributtare in mare le truppe sbarcate. 19. I compiti suddetti hanno tutti grande importanza, ma è evidente che agli effetti della difesa terrestre sono preminenti i tiri antisbarco, diretti sulle navi alla fonda, sulle imbarcazioni che se ne staccano verso la spiaggia, e su quest'ultima. Nello stesso ordine di idee è chiaro che, in vista di impedire od ostacolare uno sbarco, il tiro antinave più redditizio è quello diretto contro le navi da trasporto. 20. In conseguenza della molteplicità dei compiti affidati alle artiglierie costiere e della necessità che possano cooperare all'azione anzidetta delle fanterie, tutte le volte che si disponga in corrispondenza di un dato tratto di costa di diverse batterie, si farà loro assumere uno schieramento che abbia una certa profondità. 21. Le batterie costiere aventi doppio compito (antinave e contraereo) assolvono, in caso di azione avversaria contemporanea dal mare e dall'aria, il compito preminente per ognuna di esse fissato. L'azione notturna delle batterie costiere è facilitata da stazioni fotoelettriche e - talvolta - da proietti illuminanti e da razzi lanciati da aerei. 22. La densità delle forze di copertura varia nel singolo settore - come nel dispositivo generale - a seconda dell'importanza dei diversi tratti del settore stesso. È specialmente densa, e ricca di artiglierie, la copertura sui tratti di costa accessibile, corrispondenti agli obiettivi che l'avversario può logicamente proporsi di raggiungere. Tali tratti sono: quelli laterali ai porti che consentono lo scarico massiccio di carri armati, autoveicoli, artiglierie e rifornimenti (porti indispensabili, sia pure non immediatamente, ad unità importanti); quelli corrispondenti ai porti stessi;


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guelli cli accesso a città, grossi stabilimenti militari od industriali, e simili; quelli da cui partono rotabili di penetrazione verso l'interno. La copertura è meno densa, e meno fornita - o priva - cli artiglierie, sui tratti di costa accessibile non aventi le caratteristiche cli cui sopra. La copertura è molto rada e talvolta ridotta a semplice vigilanza, sui tratti di costa imperv ia od inaccessibile. 23. Le disposizioni di copertura (breve monografia della costa e della zona adiacente - dislocazione e compiti dei reparti avanzati e riserve - dislocazione e compiti delle artiglierie - dislocazione e compiti dei nuclei antiparacadutisti - turni - lavori fortificatori - collegamenti interni e coi comandi superiori e laterali - utilizzazione dei mezzi di trasporto - itinerari - servizi - etc.), debbono essere riunite presso i comandi cli settore di divisione (brigata), di reggimento e cli «Difesa di porto», e presso i comandi cli raggruppamento e gruppo, in un piano di copertura costiera, che sarà tenuto costantemente al corrente. I comandi di settore di battaglione e cli compagnia, i comandi di batteria e quelli dei reparti cli riserva, compileranno e terranno al corrente analogo documento, più succinto. N uclei fissi e mobili, P.O.C., P.B.C., guardie e pattuglie di protezione ad impianti etc., e nuclei antiparacadutisti avranno una consegna. All'atto cli cambio tra comandi e reparti, i piani e le consegne cli cui sopra vengono passati agli enti subentranti. 24. In alcune zone costiere esistono, intercalati fra i settori di copertura, «piazze» e «settori» militari marittimi, comandati da ufficiaii della R. Marina. La dipendenza cli dette piazze e settori, e le relazioni fra essi ed i comandi del R. Esercito aventi giurisdizione sulle zone c0stiere in cui si trovano inclusi, sono regolate, sia per le circostanze ordinarie, sia per il caso di intervento delle unità di manovra, clall'«lstruzione sulla difesa delle coste» ed - eventualmente - da disposizioni contingenti.

UNTTA DT M ANOVRA

25. Sono costituite da intere G.U. o da unità non indivisionate, tenute alla mano dai comandi di Armata e di C.A. ed estranee alla copertura costiera.


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26. Hanno il compito di manovrare contro avversario sbarcato, per catturarlo, distruggerlo o ricacciarlo a mare. In alcune circostanze un'aliquota può essere impiegata per rinforzare la copertura nei tratti minacciati, per opporsi agli sbarchi, o contenerli. 27. Dato il compito, le unità in parola debbono essere dotate di grande mobilità. L'ideale sarebbe che fossero esclusivamente costituite da truppe corazzate e motorizzate. In mancanza, dette unità od i comandi da cui dipendono, debbono disporre di autoformazioni , in proporzione direttamente corrispondente alle distanze che intercorrono fra la zona di residenza normale e quelle cli prevedibile impiego. 28. La dislocazione delle un ità cli manovra, (sempre «grosso modo» centrale rispetto ai settori d'impiego), può essere raccolta ed adebruata alle maggiori comodità di alloggiamento, quando l'abbondanza dei mezzi di trasporto permetta di sorvolare alquanto sulla questione distanze. Quando difettino, invece, i mezzi di trasporto, la dislocazione è determinata tenendo in maggior conto la suddetta questione; ed è - se occorre - articolata, in modo che una frazione sia a breve portata di ognuno dei settori importanti di più probabile impiego. In questo caso, s'intende che la frazione più prossima al settore in cui avviene l'intervento costituisce avanguardia della G. U. cui appartiene o che è destinata ad intervenire nel settore stesso. 29. I comandi delle G.U. e delle unità non indivisionate di manovra non hanno, normalmente, ingerenza sui settori di copertura costiera. Debbono però, in misura adeguata al rango e compito loro, essere a perfetta conoscenza del servizio cli detta copertura, del terreno, della sistemazione difensiva, dei p rincipali collegamenti esistenti (centralini), e degli itinerari. Le carte topografiche delle zone che interessano debbono essere in costante distribuzione anche ai quadri minori. Debbono essere fatte frequenti ricognizioni da parte di tutti i quadri, e freque nti esercitazioni cli assieme, aderenti ai probabili compiti. In occasione di esse, si faranno esercizi di carico e scarico sulle e dalle autoformazioni; le quali ultime debbono essere sempre in condizioni cli muovere.


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D IFESA DEL T ERRITORIO

30. L'azione delle unità di manovra è improntata ai seguenti concetti: a) il periodo più critico per l'avversario è quello in cui inizia lo sbarco (convogli alla fonda - trasbordo delle truppe su imbarcazioni -traversata di esse - approdo); e quello successivo in cui, essendo riuscito a costituire una prima «testa di sbarco», il nemico tende a irrobustirla ed ampliarla mediante truppe e mezzi tuttora in corso di sbarco. ln detta fase si deve: far fuori, con impiego rapido e spregiudicato delle prime unità accorrenti, i reparti nemici già sbarcati; sbarrare - qualora non vi abbiano certamente provveduto le riserve di copertura - le rotabili di penetrazione all'interno (bastano allo scopo piccoli reparti con armi controcarro o pezzi comuni in funzione e.e., ed ostacoli materiali); impedire, col fuoco delle batterie costiere e campali e delle armi della fanteria, ulteriori sbarchi; picchiare sodo sui convogli alla fonda e sui mezzi di approdo, con le artiglierie cli cui sopra, con l'aviazione, ed eventualmente, con unità navali;

b) qualora il nemico sia già insediato a terra con forze notevoli, non è generalmente più il caso di aggredirlo (come nel.le circostanze precedenti) con i primi elementi delle unità di manovra sopraggiungenti; ma conviene piuttosto contenerlo con parte delle forze e montare un'azione potente - dj massa - contro la sua «testa di sbarco». Detta azione tenderà possibilmente a recidere la «testa di sbarco» alla base, e sarà accompagnata da .offesa massiccia contro il convoglio alla fonda e lo specchio d'acqua fra esso e la costa; e) qualora poi l'avversario sia riuscito non solo ad affermarsi sulla costa, ma a procedere verso l'interno, le unità di manovra tenderanno - di massima - a trattenerlo a cavallo della direttrice di avanzata, con un'aliquota delle forze, e a manovrare con la massa sul suo fianco. Quando l'avversario procedente verso l'interno non abbia altra possibilità di rifornimento - attuale e prossima futura - che attraverso la «testa di sbarco» da cui si è mosso, può essere redditizia, per l'insieme dell'azione, una puntata contro detta «testa». È intuitivo che quando le unità di manovra intervengono, in una qualsiasi delle forme suddette, la direzione delle operazioni è nelle mani del comandante di dette unità, e che passano alle sue dipendenze tutte le forze di copertura in posto od accorrenti.


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31 . Può verificarsi infine il caso in cui l'intervento delle unità di manovra sia più consigliabile in zona arretrata che sulla costa o sue adiacenze immediate. Questo caso si può verificare dove esiste una costa facilmente accessibile, difficilmente difendibile e che abbia retroterra immediato di scarsa importanza. In tah circostanze, può convenire che la prima aliquota delle unità di manovra sbarri l'ulteriore progressione avversaria in corrispondenza ciel margine interno della zona di scarsa importanza, e che il grosso inizi da detto margine la manovra destinata a ricacciare il nem ico in mare. 32. Qualora, data la minore importanza generica o contingente di una zona costiera, non esistano a sua portata unità di manovra, i comandi competenti impiegano come tali le truppe di cui al n. 17.

COLLEGi\MENTT

33. Il sistema di difesa di cui trattasi comporta collegamenti vasti, rapidi e sicuri. Principio basilare dell'impianto ed impiego di detti collegamenti è quello (press'a poco analogo a quanto in atto per la difesa contraerea) che le notizie di ciò che accade in mare e sulla costa debbono perven ire istantaneamente ai comandi incaricati del primo intervento (copertura), ed entro brevissimo tempo a quelli superiori. 34. Ne conseguono: a) una rete di linee telefoniche dirette, o «cavallottate», riservate esclusivamente aJle comunicazioni d'indole operativa (trasmissioni di notizie e di ordini); andamento sostanzialmente radiale; b) una rete di linee telefoniche allaccianti diversi posti o centralin i, di uso «omn ibus», adibite al servizio cli trasmissione corrente. Andamento radiale, trasversale, o misto. Sulle linee di questa seconda rete, che possano servire di raddoppio a quelle di cui sopra, v iene applicata una «precedenza>> per comun icazioni d'indole operativa, che permetta effettivamente il rapido raddoppio, in caso di necessità; e) affiancamento di comunicazioni radio alle più importanti linee di cui in a);


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Dll'ES:\ DEL TERRlTORIO

d) provvedimenti di sicurezza (cicli - motocicli - autovetture posti di corrispondenza) per supplire alla interruzione delle linee medesime. Questi ultimi provvedimenti non debbono e - d'altra parte - non possono essere intesi a sostituire il servizio di intere linee; ma a permettere il «ponte>> in corrispondenza dei tratti interrotti. 35. Allo scopo di facilitare detto «ponte», e le trasmissioni da parte di colonne, etc. in transito, i centralini e posti telefonici e le stazioni radio esistenti luogo le rotabili, o nei pressi immediati di esse, saranno segnalati col sistema fissato da imminenti disposizioni d'indole generale. 36. Speciale cura sia posta ai collegamenti interessanti i P.O.C., gli osservatori d'artiglieria ed i posti di comando di reparti avanzati: elementi che sono, per forza di cose, all'origine delle notizie. Dai P.0.C. e dagli osservatori partono linee telefoniche del tipo a), riservato alle trasmissioni di indole operativa; vi sono inoltre addetti in permanenza motociclisti e ciclisti destinati a funzionare in caso di interruzione delle linee. In più, per permettere in qualsiasi eventualità l'istantanea segnalazione di fatti salienti e di semplice definizione (allarme - sbarco imminente od effettuato - cessato allarme - etc.), detti elementi ed i principali nuclei fissi sono muniti di pistole Very o di razzi. Naturalmente i posti di comando che debbono raccogliere le segnalazioni luminose in questione mantengono in servizio dei posti di vedetta, organizzati in modo da individuare senza equivoco l'elemento da cui partono i segna li (traguardi), ed il loro significato. Detti posti, a loro volta, segnalano, con artifizi luminosi, di aver veduto e compreso la segnalazione. Il codice relativo, semplice e chiaro, viene stabilito dai comandi di Armata o C.A., con gli accorgimenti del caso per evitare confusioni nei punti di contatto.

LAVORI DI f OR'l1FTCAZI0NE

3 7. I lavori fortificatori sono compiuti principalmente nella fascia di copertura costiera, e sono, naturalmente, dosati con gli stessi criteri delle forze di questa.


OOCU MF.NTI

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38. Ad uso dei P.O.C. e dei nuclei fissi sono costruite postazioni per armi automatiche e piccoli ricoveri semipermanenti. · Saltuariamente, nei tratti percorsi da nuclei mobili, si approntano postazioni per armi automatiche, pure del tipo semipermanente. Le postazioni sono ubicate e costruite in modo da permettere il tiro, p referibilmente incrociato e d'infilata o di schiancio, sullo specchio d'acqua antistante o sulla spiaggia. I lavori in parola debbono essere perfettamente «ambientati», in modo da sfuggire all'osservazione ed al tiro delle navi avversarie. Servono egregiamente allo scopo gl i «accidenti topografici» che esistono quasi sempre in corrispondenza della spiaggia (abitati -giardini - recinti - terrapieni - spuntoni rocciosi - etc.). Ad uso dei P.B.C. sono costruite postazioni per armi automatiche e controcarri, ed approntati mezzi che obblighino materialmente i veicoli ad arrestarsi (solide sbarre - cancelli - grossi cavalli di Frisia - muri sfasati a baionetta - etc.). 39. In corrispondenza dei tratti di costa più sensibili (determinati secondo i criteri indicati nella Premessa - lettera B - ed al n. 22), i lavori di cui sopra ad uso dei nuclei fiss i, nuclei mobili e P.O.C. (elementi - tutti - evidentemente più fitti che altrove), assumono maggiore consistenza e sono ubicati in modo tale da darsi reciproco appoggio e da formare un complesso avanzato organico. Vengono posti in opera reticolati. 40. Se l'importanza della zona lo consiglia, a tergo dei lavori suddetti, su posizioni coincidenti generalmente con quella che potrebbe essere la prima «testa di sbarco» avversaria, si costruiscono caposaldi, che permettano di concorrere alla resistenza degli elementi avanzati e di contenere l'avversario che l'abbia superata. Quelli fra i suddetti caposaldi che sbarrano importanti vie.di penet razione verso l'interno e - lateralmente - quelle costiere, saranno di tipo permanente. Gli altri, di tipo semipermanente. Ogni caposaldo deve poter far fronte sui 360 gradi. Saranno messi in opera reticolati collettivi e di reclusione dei singoli caposaldi, nonché ostacoli anticarro. 41. I caposaldi io parola vengono occupati, in caso di necessità, da riserve di copertura ed - eventualmen te - da aliquote delle unità di manovra.


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Dl f'l:iS.i\ DEL T l:iRIUTORIO

Quelli a sbarramento di grandi vie di comunicazione sono tenuti in permanenza da guardie in grado di opporsi ad incursioni improvvise. Dette guardie sostituiscono - là dove sono - i P.B.C., e ne esercitano le funzioni. 42. In corrispondenza di piazze militari marittime e di porti molto importanti sarà prestabilito un fronte a terra, costituito eia caposaldi di tipo permanente o semipermanente, inteso specialmente allo sbarramento delle vie cli comunicazione. Detto fronte avrà sviluppo strettamente adeguato alle truppe disponibili in posto, ed - eventualmente - a quei reparti delle unità cli manovra che possono giungere certamente in tempo utile a rinforzare il presidio normale. Ampiezza sproporzionata alle forze disponibili per guernirlo darebbe al fronte a terra la caratteristica negativa di essere debole ovunque, ed esorbiterebbe allo scopo, che è quello di sicurezza, in attesa della riscossa delle unità di manovra. 43. Nei casi previsti al n. 31 saranno costruiti apprestamenti difensivi sulle posizioni arretrate ivi considerate; mentre sul corrispondente tratto di costa i lavori saranno ridotti a quanto occorre in vista di una tenue copertura. 44. All'infuori dei lavori sin qui considerati, possono esistere - in zona interna - a cavallo delle più importanti rotabili di penetrazione (strette - nodi stradali - e simili) caposaldi di sbarramento arretrato. Essi vengono presidiati - in caso di necessità - da piccoli reparti prestabiliti delle unità di manovra. 45. Le batterie costiere aventi azione a grande e media distanza con compito antinave (meno quelle munite di installazioni speciali, come cupole, pozzi, etc.), sono per lo più in barbetta. Le batterie aventi azione a minore distanza ed incaricate di battere navi alla fonda, specchio d'acqua prossimo alla spiaggia, spiaggia e zona immediatamente adiacente, sono postate - per quanto possibile - in modo da infilare o prendere di schiancio i loro bersagli. Conviene perciò collocarle, in caverna o in tagli del terreno, sulle punte che fiancheggiano i tratti di costa accessibile, o sulle iso-


DOCUMENTI

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lette che prolunghino dette punte, in modo che siano ben protette rispetto ai tiri da mare. Le batterie aventi, fra l'altro, il compito di cooperare alla riscossa o resistenza delle fanterie saranno in posizione più arretrata ed avranno sistemazione tale da favorire il più ampio campo di tiro. Nella zona di queste ultime batter.ie, o più indietro, saranno preparate posizioni sommarie, coi relativ i accessi, ad uso delle artiglierie mobili della copertura e delle unità di manovra (posizioni che i comandi delle artiglierie interessate debbono ben conoscere). 46. I pezzi, osservatori, riservette e personale di tutte le batterie fisse debbono essere protetti con lavori semipermanenti o permanenti. Ogni batteria deve essere in condizione di provvedere alla propria difesa vicina.

4 7. Per riassumere e per intenderci: non si t ratta di costruire una specie di «muraglia della Cina» lungo tutta la costa, ma bensì di approntare: a) su tutta la costa accessibile; appostamenti per P.O.C., nuclei fissi e - saltuariamente - per nuclei mobili; b) sui tratti più sensibil i della costa accessibile: appostamenti come sopra, ma raggruppati in modo da darsi reciproco appoggio, ed organizzati collettivamente; e) su questi ultimi tratti ed - eventualmente - anche all'infuori di essi: postazioni per batterie fisse; d) a ridosso dei più importanti tratti di cui in b): caposaldi, situati per lo più sulle posizioni idonee a costituire prima «testa di sbarco» avversaria; postazioni per batterie mobili; e) nel retroterra di piazze militari marittime e cli porti di grande importanza: - caposaldi intesi specialmente a sbarramento delle vie di accesso alla piazza o porto; /) nell'interno del territorio adiacente alle coste - eventualmente - : sbarramenti di sicurezza sulle più importanti v ie di penetraz10ne.


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DIFESA DEL TERR ITORIO

48. Tutti i lavori fortificatori debbono essere accuratamente occultati o mascherati. Rilievi appariscenti rispetto a chi osservi dal largo debbono essere eliminati a qualsiasi costo. Sarà utile costruire false postazioni, in condizioni di sito e di lavorazione tali da poter trarre realmente in inganno l'avversario. Gli impianti ed opere d'arte prossimi al mare e da esso individuabili debbono essere mascherati (mimetizzazione - frascate - piantagioni - etc.). Il mascheramento non deve però «sposare» la sagoma di ciò che si maschera, ma variarla ed ambientarla col contorno. Questo vale specialmente per i ponti: quando ci si limiti - caso frequentemente riscontrato - a coprire di stuoie od altro materiale le travate metalliche o le arcate esposte al mare, seguendo rigidamente i contorni dell'opera, non si fa che renderne più visibile la sagoma. Occorre variare anche il p rofilo delle pile, il più basso possibile. La mimetizzazione consistente nel dare una tinta neutra uniforme, o tinte diverse, ma tenui (che a distanza fanno l'effetto di tinta unica) serve a poco; occorrono chiazze a colori forti e contrastanti, che, proiettandosi sullo sfondo generale, spezzino la figura complessiva dell'edifizio od opera d'arte. Occultamento e mascheramento non si controllano da terra, ma dal mare. 49. Là dove i lavori fortificatori, per ampiezza e densità, formano sistema, debbono esistere posti di comando tattici, osservatori di comando, piani di fuoco e collegamend integrativi. 50. Saranno costruite strade di accesso a posizioni e raccordi fra rotabili già esistenti, sia per facilitare .la copertura, sia - e specialmente - in vista dell'impiego delle unità di manovra. Sulle grandi vie di penetrazione all'interno e su quelle costiere lateralmente ai tratti di costa particolarmente sensibili, vengono predisposte interruzioni. 51 . Le decisioni circa l'esecuzione: dei lavori di fortificazione di cui ai nn. 40, 42, 43 e 44; delle opere permanenti in genere; dei grandi lavori stradali; delle interruzioni; saranno prese da questo S.M., su proposta dei comandi interessati.


OOCl.iMENTl

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VARIE

52. Difesa contro paracadutisti e aviosbarchi. È possibile che l'avversario, a parte l'impiego di gruppi paracadutisti (che può avvenire in qualsiasi momento e dovunque), tenti, in concorso a sbarchi da mare, la calata di forze paracadutiste notevoli ed aviosbarchi. Dette imprese, di cui il conflitto in corso ci offre non pochi esempi, saranno dirette, nel raggio tattico del punto in cui si tenterà lo sbarco da mare, a campi d'aviazione, a terreni non apprestati ma che consentano l'atterraggio, e - per quanto riguarda i paracadutisti - alle zone adiacenti a detti campi o terreni. Occorre pertanto: che gli aeroporti prossimi a coste accessibili siano particolarmente ben protetti; che i terreni attj all'atterraggio d i apparecchi da trasporto, che si trov ino nella medesima situazione, siano determinati (col concorso di tecnici), elencati e segnalati a tutti i comandi interessati; che detti terreni vengano materialmente inibiti all'uso nemico (a mezzo, per es., di allineamenti di siepi di filo di ferro, fossi, etc.); anche per questo, ricorrere al consiglio dei tecnici; che le artiglierie costiere o contraeree a portata utile siano sistemate in modo da poter prendere sotto fuoco gli aeroporti e terreni in parola, ed orientate, in proposito; che sia preventivato e preparato il pronto intervento cli riserve di copertura e di aliquote delle unità cli manovra contro truppe avversarie scese od atterrate.

53. Segnalazione degli itinerari. Disposizioni di imminente diramazione, di applicazione generale, determineranno come segnalare gli itinerari grandi (rotabili) e piccoli ( vie di accesso a posizioni, etc.). È intuitivo che le citate disposizioni debbono essere largamente applicate, e con grande cura, sia sugli itinerari interessanti il movimento delle unità di manovra, sia nella fascia di copertura, ad uso dei rincalzi e riserve della stessa. 54. Autostazioni. Le disposizioni di cui sopra contengono altresì prescrizioni circa l'approntamento cli località di carico e di scarico di truppe su e da auto in formazioni. Ciò interessa in special modo le unità di manovra.


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DIFESA DUL TERRITOR IO

AVVERTENZE

1. La presente circolare, che fissa non solo dei principi generali, ma anche dei criteri contingenti, non deve essere distribuita a Comandi inferiori a quelli di Reggimento (Raggruppamento) costiero e di «Difesa di porto». Detti Comandi comunicheranno a quelli di Battaglione (Gruppo) d ipendenti solo le norme che li riguardano direttamente, e le poche altre necessarie per inquadrarli. 2. Le disposizioni contenute nella circolare sono esecutive. Disposizioni precedenti, eventualmente in contrasto con esse, sono abrogate. I Comandi di Armata (e quelli di C.A. e di Difesa direttamente dipendenti da questo S.M. ), interessati alla difesa del le frontiere marittime, provvedano senz'altro in conseguenza, ognuno nel suo ambito. Si rivolgano a questo S.M. per provocare le decisioni ed i provvedimenti cli sua competenza. 3. Nel diramare la circolare questo S.M. provvede ad indicare, con foglio «Segreto» a parte, in analogia al comma B della premessa, quali siano le regioni in cui l'organizzazione della difesa deve avere la struttura più completa prospettata dalle presenti norme, e quali le regioni in cui la struttura sarà più semplice. Comunicherà .in prosieguo cli tempo eventuali varianti in proposito. 4. I Comandi in indirizzo debbono rendersi conto della importanza delle frontiere marittime, nelle condizioni di fatto. Alla organizzazione della loro difesa deve essere posta la medesima Cura e la medesima Energia che verrebbero poste alla organizzazione della difesa delle frontiere terrestri . La tendenza, talvolta qua e là affiorata, a considerare i provvedimenti di difesa costiera come cosa in più, che non servirà praticamente mai, che «si fa tanto per fare», ed il conseguente orientamento a sorvolare sulle manchevolezze che si riscontrano, debbono essere inesorabilmente stroncati. Il Capo di S.iv{. dell'Esercito

ROATTA


D OCUMENTI

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Allegato 1 alla circolare n. 3 CSM. in data 24 ottobre 1941 • XIX

P OSTI DI BLOCCO COSTIERI

I. Nei punti più importanti delle rotabili adiacenti e parallele alla costa, sono istituiti dei posti di blocco costieri. Per punti «più importami» delle rotabili suddette si intendono: i punti in cui dette rotabili danno accesso a grosse località, ad impianti militari, navali ed aeronautici, a grandi stabilimenti industriali e centrali elettriche; i punti in cui dalle rotabili costiere si staccano guelle che penetrano nell'interno del territorio (con la eccezione di cui in seguito). 1 posti di blocco costieri sono collocati fuori degli abitati. ln conseguenza, nel caso c he una rotabile penetrante nell'interno del territorio si stacchi da guella costiera non in aperta campagna ma in località abitata, il posto di blocco corrispondente alla rotabile diretta all'interno non è collocato nella località, ma a tergo di essa. Se detta località è ben guardata dal punto di vista costiero, e munita di forte p residio (come Palermo, Bari, Genova, etc.), non occorrono posti di blocco sulle rotabili che se ne distaccano verso l'interno. I posti di blocco costieri hanno il compito di sbarrare il passo a nuclei avversari che, essendo per avventura riusciti a sbarcare, tendessero a località, stabilimenti, etc. della costa, od a penetrare all'interno del territorio. Hanno altresì il compito di riconoscere t utti coloro che transitano. I posti di blocco costieri sono costituiti da nuclei muniti di armi automatiche, ed attrezzati con mezzi che obblighino materialmente i veicoli ad a rrestarsi (solide sbarre - cancelli - grossi cavalli di Frisia -muri sfasati a baionetta - etc.). Il personale vigila non solo sulla rotabile, ma in un certo raggio a lato di essa. I posti di blocco costieri sono in fum:ione dal tramo nto all'alba; ed anche di gio rno, in caso di nebbia e di allarme costiero.

CONTEGNO DEL P ERSON;\LE IN SERVIZIO 2. Il personale in citare le sue funzio ni niente dimes tichezza; ma zione d i comando - fucile

servizio ai posti di blocco costieri deve esercon decisione ed energia: niente complimenti invece: intimazione a distanza - «grinta» dura - intonaa «crociatet>>. APERTUR,:\ DEL Fuoco

3. Salvo che non abbia palesemente a che fare con il nemico, il personale dei posti di blocco costieri non apre il fuoco se non dopo le intimazioni regolamentari.


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DIFESA O F. L TF.RRJTORIO

Documento n. 37

STATO MAGGIORE R. ESERCITO Ufficio Operazioni 2° (Oltremare) - Sez. 1a (F.M.) N. 8500 di prot.

P.M. n. 9, li 13 aprile 1942 - XX

Oggetto: Sistemazione difensiva delle frontiere marittime. Ai Comandi delle armate 2°-4" -5"- 6° e 7° Ai Comandi difesa territoriale di Trieste-Bologna A ll'Ispettorato dell'arma del Genio Alla Direzione generale del Genio

Fermi restando i concetti fondamentali fissati con le circolari 3-4 C.S.M., 28.000 e 28.500, reputo opportuno richiamare e precisare qui di seguito alcuni criteri e norme applicative in merito alla sistemazione difensiva delle frontiere marittime. I. È chiaro che, dato l'enorme sviluppo delle nostre coste atte agli sbarchi non è possibile - né d'altra parte sarebbe necessario in relazione alla posizione geografico-militare delle varie regioni addivenire ovunque ad una sistemazione completa ed uniforme. D'altra parte la nota limitata disponibilità di materiali obbliga a ridurre i lavori allo stretto indispensabile, nel mentre la loro disponibilità diluita nel tempo non consentirebbe l'attuazione contemporanea di tutti i lavori così previsti. Emerge pertanto il criterio della gradualità sotto un triplice aspetto, differenziando:

consistenza di organizzazione da regione a regione in relazione alle possibilità cli sbarco da parte dell'avversario nel quadro della situazione in atto e prossima futura; consistenza di organizzazione da zona a zona della stessa regione in relazione alle caratteristiche ciel litorale ed alla importanza delle zone stesse in relazione agli obiettivi vitali; importanza relativa dei singoli lavori nella stessa regione in relazione agl i scopi che si prefiggono.


DOCU MEl\:TJ

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A. Gradualità fra regione e regione

l. Sicilia-Sardegna: sono possibili operazioni di sbarco anche in grande stile. In dette isole pertanto ci si dovrà preoccupare di creare innanzi tutto una organizzazione atta a stroncare sul nascere o quantomeno a contenere sul litorale ogni sbarco avversario in corrispondenza delle zone più importanti della regione e cioè: ai lati delle piazze militari marittime; sul fronte a mare ed ai lati dei maggiori porti; nei tratti costieri di particolare interesse per l'ulteriore sviluppo delle operazioni eia parte dell'avversario. In dette zone sarà prevista una organizzazione completa, piì:1 o meno consistente, con lavori adiacenti al mare, P.B.C., caposaldi di contenimento (n. 40 circ. 3 C.S.M.), caposaldi di sbarramento (n. 44 circ. 3 C.S.M.). Nelle altre zone, atte agli sbarchi, ma meno importanti si prevederà solamente una sistemazione a mare molto più leggera, P.B.C. e qualche caposaldo di sbarramento, impostando la difesa essenzialmente sulla reazione mobile con riserve di copertura e con la opportuna dislocazione di aliquote della massa mobile, purché siano assicurati osservazione, collegamento ed anche, in quanto possibile, mobi lità alle riserve ed aliquote stesse.

2. Calabria e Puglie: potrebbero essere tentate azioni nemiche consistenti ma a scopo di sabotaggio e per la Calabria in concorso con operazioni verso la Sicilia. a) In Calabria la sistemazione difensiva dovrà limitarsi, quale prevista nelle zone importanti della Sicilia, solo in corrispondenza delle zone portuali joniche. Altrove è sufficiente prevedere una leggera organizzazione a mare, P.B.C. ed eventualmente qualche caposaldo di sbarramento. b) In Puglie l'organizzazione completa sarà prevista solo a lato delle piazze militari marittime ed in corrispondenza delle zone portuali. Altrove, non essendo possibile - date le caratteristiche topografiche della regione e le note deficienze provvedere ad una sistemazione consistente né al suo presidio - la difesa dovrà essere impostata su altre basi e cioè: assicurare la sorveglianza ed un primo contenimento con qualche P.B.C. sulle rotabili più importanti;


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DIFESA DEL TERRITORIO

aumentare le riserve settoriali mobi li con le forze ulteriormente disponibili per un Joro intervento sul tratto ove si manifestasse lo sbarco nemico; potenziare la difesa complessiva con la dislocazione di masse mobili opportunamente dislocate e possibilmente con una aliquota di automezzi per celeri spostamenti. 3. Campania - Lazio - Toscana - Liguria: potrebbero aversi sbarchi con forze poco consistenti, tipo colpo di mano, per atti di sabotaggio. In dette regioni, assicurata convenientemente la sorveglianza costiera e la prima reazione con P.0.C., nuclei fissi e mobili, la sistemazione si limiterà, per ora, ai posti di blocco, al fronte a mare per i maggiori porti e, laddove il retroterra non sia naturalmente forte, alla costruzione cli caposaldi di sbarramento a cavallo delle vie di penetrazione adducenti ad obiettiv i di vitale importanza politica o militare (ad esempio Roma). 4. Abruzzo - Marche - Romagna - Veneto sono da considerarsi possibili sbarchi di piccoli nuclei o di uomini isolati. In dette regioni per ora può ritenersi sufficiente la sola osservazione costiera, rinforzata in prossimità delle località cli maggiore interesse, con nuclei fissi e mobili, qualche posto di blocco e qualche reparto mobile per la cattura di eventuali nuclei sabotatori. Dei criteri sopra esposti, e che sostanzialmente confermano le disposizioni della circ. 28.000, dovrà essere tenuto conto nella impostazione dei lavori non ancora messi in opera.

B. Gradualità in relazione all'importanza relativa delle singole zone.

Tenuto conto della valutazione fatta dalle Armate e dagli altri Comandi interessati, si indicano qui di seguito, per ordine di precedenze, i tratti delle regioni stesse: - Sicilia: Marsala-Mazzara; Castellammare-Palermo; Licata; Porto Empedocle; Menfi-Sciacca; Catania; Gela; Marina di RagusaPozzallo-Pachino; - Sardegna: Cagliari-Iglesiente-Oristano; la zona nord-occidentale; Olbia; - Calabria: Crotone; Sibari; Catanzaro Marina; - Puglie: zona adiacente a Taranto; zona adiacente a Brindisi; Otranto; Gallipoli; Bari;


OOCUMENTI

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Campania: Napoli; zona di Villa Literno e di Salerno; isole di

Ischia e Capri; Lazio: zona di Roma; Civita vecchia; Gaeta; Toscana: zona di Livorno; zona di Piombino; Marina di Massa; Liguria: zona di Genova; zona di Vado-Savona; zona di Al-

benga; Romagna-Marche: zona Rimini-Riccione; zona di t\ncona; Veneto: zona Trieste-Monfalcone; zona di Fiume-Sussak.

C. Gradualità

tn relazione all'urgenza relativa dei lavori previsti

nelle singole zone.

Si dovrà anzitutto dare la p recedenza ai lavori adiacenti al mare ed ai posti di blocco costieri. Successivamente si provvederà ai caposaldi e laddove previsto ai caposaldi di contenimento ed ai fronti a terra. II. Modalità applicative 1. Caratteristiche delle varie postazioni e consistenza delle sistemazioni

a) Lavori adiacenti al mare. Fermo restando il concetto di costruire ovunque possibile opere in caverna e che ovunque le postazion i per nuclei mobili debbono essere del tipo campale, è manifesto che le caratteristiche dei lavori e la consistenza deJJe varie sistemazioni adiacenti al mare debbano variare in relazione all'importanza e delicatezza delle varie regioni e dei singoli tratti di una stessa regione. Così, mentre nelle zone importanti dove sono prevedibili sbarchi in forze e violente azioni cli artiglierie navali, si avranno opere al piccolo e medio calibro, a seconda della loro importanza tattica, e le sistemazioni saranno più serrate, là dove non sono presumibili che sbarchi di modesta consistenza per colpi di mano da effettuare di sorpresa, saranno sufficienti postazioni semipermanenti allo scoperto o protette alle schegge. I lavori verran no infine limitati a semplici postazioni campali là dove si presumono sbarchi di piccoli nuclei per atti di sabotaggio. Nei riguardi di questi ultimi richiamo, incidentalmente, sull'opportunità di tener presente ovunque, ai fini della difesa, quegli importanti impianti prossimi al mare che degli atti stessi potrebbero essere oggetto.


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DIFES1\ DEL TERRITORIO

b) Lavori a tergo dei precedenti: P.B.C.: ostacoli vari, di regola tipo Ispettorato Genio, potenziati da postazioni per armi e.e. e mitr. a carattere semipermanente o permanente protetti alle schegge ed al p.c. sempre in relazione a quanto accennato alla precedente lettera a). Scopo: rallentamento. Batterie: possibilmente in caverna, altrimenti rn barbetta, ben mascherate. Batterie antinavi: schieramento decisamente avanzato. Caposaldi di contenimento: essendo essi previsti solo nelJe zone importanti dove sono prevedibili sbarchi in forze saranno normalmente costruiti con opere permanenti protette al p.c., eccezionalmente al m.c. Scopo: contenere l'avversario che fosse riuscito a sbarcare. Caposaldi arretrati di sbarramento: carattere permanente, protezione al p. o m.c., a seconda dell'importanza della regione; posti essenzialmente a cavallo delle rotabili di penetrazione, sì da non poter essere aggirati da elementi motomeccanizzati. Scopo: arresto colonne motomeccanizzate in fase penetrazione.

Essi pertanto debbono essere appoggiati a terreno laterale forte per sé stesso, o sorgere a cavallo di ostacoli naturali sì da non essere aggirabili dalle colonne in questione. . La robustezza del terreno o degli ostacoli accennati consentirà una più economica ma anche una più efficiente sistemazione difensiva, specie nei riguardi dell'azione contro carri, oggi da considerare seriamente. Non si deve esagerare nel numero di essi. Loro compito è quello di trattenere l'attaccante, di impedirgli una rapida penetrazione nell'interno per assicurare tempestiva reazione delle masse mobili di manovra, che costituiscono pur sempre l'elemento fondamentale della difesa delle frontiere marittime.

2. Fronti a terra: valgono le disposizioni di cui al n. 42 della 3 C.S.M. e Capo V della circ. 28.000. Opere permanenti resistenti al p. e m.c. Siano previsti solo per i maggiori porti (V. circ. 4 C.S.M.) e per le piazze e settori militari marittimi. Solo eccezionalmente per porti di una certa importanza nelle regioni che possono essere soggette a sbarchi in grande stile o di una qualche consistenza (Sicilia -Calabria - Puglie).


DOCU M EI\TJ

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3. Ubicazione delle postazioni adiacenti al mare laddove debbono essere previste. È opportuno tenerle molto avanzate sul litorale; scopo: stroncare lo sbarco sul nascere durante la crisi dello sbarco, in cui l'offesa non può fare uso dei propri mezzi. 4. Posti di blocco: gli ostacoli dovranno essere tali da offrire sicura garanzia di arresto dei carri. Laddove hanno solo compito di controllo e cioè nelle zone ove non sono presumibili sbarchi con carri (ad es.: Alto Adriatico), possono essere di tipo diverso adeguato al compito stesso. Occorre che gli ostacoli siano potenziati dal fuoco di armi e.e. e mitr. La loro chiusura completa deve essere realizzata in brevissimo tempo. Essi debbono sorgere di norma dove il terreno laterale non è percorribile: ossia non debbono essere facilmente aggirabili. Possono fare eccezione i più avanzati: avvenendo gli sbarchi ormai di regola di notte, l'obbligare i carri avversari ad uscire dalla strada costituisce sempre un tempo d'arresto.

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5. Definizione delle opere È bene chiarire la nomenclatura: campali: sono i lavori eseguiti con materiali di circostanza dalle truppe; non resistono alla degradazione atmosferica; semipermanenti: sono in sostanza lavori a struttura del tipo campale, di norma eseguiti dalle truppe con ausilio di specializzati (compagnie lavoratori, del genio), resi più resistenti alla degradazione atmosferica con uso di blocchi cli pietra, cemento, rivestimenti massicci, tondoni ecc.; permanenti: sono quelli non degradabili dagli agenti atmosferici. Tali pertanto sono tutti quelli in calcestruzzo a prescindere dalla protezione, sia essa alle scheggie o al m.c.

6. Profondità della sistemazione difensiva Occorre contenerla in giusto limite, oltre i quali è da presumere che la difesa si imposti sulla reazione delle masse mobili. Caposaldi isolati ad oltre 40 km., in linea d'aria dalla costa (ad es. quello di Valmontone) costituisce un disperdimento di mezzi e di forze, non certo un valido elemento di difesa.

7. Interruzioni Non esagerare, riducendole allo stretto indispensabile sulle arterie principali. Tener conto che interruzione significa:


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[)JfESA D EL T ERR ITOR IO

personale; esplosivo. Interruzione ha ragione di essere solo se: non aggirabile; potenziata dal fuoco; può essere tempestivamente attuata. III. Piano di lavoro Nelle riunioni tenute presso questo S.M. i Comandi delle Armate 6a e 7" sono già stati invitati a riesaminare i progetti. Per quanto concerne la 4° Armata, le Difese di Trieste, Bologna e Firenze richiamo a quanto è stato comunicato in sede di esame delle rispettive situazioni . Resti ben chiaro però che si tratta essenzialmente di indirizzare il lavoro su basi realistiche e ben ponderate. In base poi al suesposto criterio di gradualità i comandi in indirizzo compileranno un piano graduale di esecuzione dei lavori il cui sviluppo sia adeguato alla reale disponibilità mensile cli cemento. ln sostanza anziché iniziare contemporaneamente più lavori destinati a progredire lentamente per difetto di materiali è opportuno far massa sui più importanti, per eseguire successivamente, e sempre gradualmente, i rimanehti. Desidero ricevere: appena possibile, copia del piano stesso; mensilmente una succinta situazione dei lavori indicando sommariamente, per ciascuna zona, lavori ultimati, lavori in corso, lavori progettati, lavori che si p revede di mettere in opera nel mese successivo. li Capo di Stato Maggiore A 1V!BR0Sl0


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DOCUMENTI

Documento n. 38

STATO MAGGIORE R. ESERCJTO Uffi cio Operazioni II N. 3200 di prot.

P. M. 9 - 31 gennaio 1943 - XXl

Oggetto: Lavori di fortificazione alle frontiere marittime. Al Comando gruppo armate sud Ai Comandi di armata 4° -5° -6° - 7° Ai Comandi di corpo d'armata delle armate suddette Al Comando del XXIII corpo d'armata A i Comandi di difesa t~rr/le di Bologna- Treviso Napoli-Firenz,e

e, per conoscenza: Al Comando supremo Al Ministero della guerra - Gabinetto Allo S. M . R. Marina All'Ispettorato dell'arma difanteria -artiglieria-genio Alla Direzione generale del genio

I. Il problema difensivo alle frontiere marittime

stato ovunque affrontato ed avviato a sol uzione con l'impostazione di una massa ingente di lavori mercè la quale è stata realizzata - almeno per quanto concerne i tratti cli costa più importanti e più sensibili - una prima solida intelaiatura sulla quale è possibile ulteriormente costruire. è

II. Preso atto di tale risultato - indubbiamente notevole in rapporto alla enorme estensione delle nostre coste, al tempo e ai mezzi avuti a disposizione - ritengo ora indispensabile ed urgente sia posto mano a tutti quei lavori di completamento e di perfezionamento che valgono ad assicurare alla sistemazione difensiva in atto una perfetta efficienza e che indubbiamente già rientrano nel piano organico p reviato, nell'ambito della rispettiva competenza, da ciascuno dei comandi .in indirizzo per la graduale esecuzione dei lavori.


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DIFF.S1\ DEL T E RR ITORIO

III. Allo scopo di dare tale ulteriore attività lavorativa uniformità di indirizzo e di mettere a comune frutto gli insegnamenti che è stato dato di trarre dai più recenti avvenimenti bellici, indico in allegato i lavori che ritengo indispensabilì per il completamento e perfezionamento di cui trattasi. lV. Non appena concretati i programmi dei lavori che le nuove realizzazioni comportano, prego i comandi cui la presente è diretta di volermi segnalare le possibilità di rapida attuazione, particolarmente nelle zone di maggior sensibilità e più importanti, ed eventualmente i mezzi a ciò necessari. li capo di Stato 1'1aggiorc Ai\lBROSlO

I,AVORI DI

F o RTlFICi-\ZIOt E

1\LLEFR0 1 T l l::: RE M ARI TTIME

I . Organizzazione a capisaldi

1. Criteri di base Nella impostazione e soluzione del problema fortificatore è di capitale interesse che i singoli elementi della sistemazione difensi va siano organizzati in modo da costituire dei centri di grav ità adeguati alla importanza tattica locale ed intesi ad evirare qua lsiasi dispersione delle forze, sia lungo la costa, sia nella zona immediatamente a tergo di essa. Tale criterio si traduce nella organizzazione dei singoli elementi della sistemazione difensiva a capisaldi capaci di prolungata resistenza anche se oltrepassati da ll'attacco nemico, o, quanto meno, a centri o nidi di resistenza tali da potersi efficacemente opporre a qualsiasi colpo di mano avversario. I primi, più o meno saldamente presidiati (pi. o cp. a seconda dei casi) ed eventualmente riuniti in gruppi di capisaldi sotto un unico comando (di cp. o di btg.), costruiranno l'elemento base della organizzazione difensiva; i secondi, presidiati da una o due squad re con o senza armi pesanti, saranno previsti nei casi cli elementi isolati - nuclei fissi; P .O.C.; P.B.C.; pezzi cc. o antisommergibili ccc. - che specifica funzione tattica, condizioni di terreno od esigenze di o rdine economico non consentono di includere ne i capisaldi .


DOCU \I ENTI

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Anche le sedi tattiche dei comandi e relativi osservatori, i servizi - quali depositi di mun izioni, viveri, carburanti ecc. - e in special modo le batterie, con relativi organi tattici e logistici, che non sia possibile od opportuno includere nei capisaldi, debbono essere organizzati a difesa facendovi concorrere tutto il personale, senza eccezioni, opportunamente inquadrato ed addestrato al combattimento. Tali concetti sono da generalizzare e da attuare in pieno anche nei riguardi dei lavori adiacenti al mare.

2. Condizioni cui deve rispondere il caposaldo Perché il caposaldo sia in grado di resistere se oltrepassato dall'attacco nemico è condizione essenziale che esso possa far fronte, con l'azione di fuoco delle sue armi, sui 360 gradi. Tale necessità sarà tenuta presente nella organizzazione dei fuochi la quale non solo dovrà assicurare il fiancheggiamento del reticolato collettivo, ma rispondere anche alle esigenze dell'azione fron tale specie là dove esistano ampi e sgombri campi di tiro. Poiché poi è da prevedersi che il nemico non attaccherà frontalmente ma con maggiore probabilità eia lato e da tergo, sarà attribuito al fronte di gola la stessa consistenza del fronte a mare, se esistono artiglierie, specie di p.c., saranno p redisposte piazzole sussidiarie per conferire alle armi i più estesi settori e le più ampie possibilità di tiro. Il caposaldo deve inoltre: garantire l'azione cli comando e quindi disporre di locale protetto ( eventualmente nello stesso ricovero collettivo) organizzato come posto comando-centrale di collegamento, con annesso osservatorio, sia pure allo scoperto, ma collegato col posto d i comando mediante comminamento; consentire adeguata protezione al presidio, in uno o più ricoveri - con relativo posto di soccorso - collegamenti mediante camminamenti, di massima attivi, con i singoli appostamenti o postazioni; disporre sia presso le postazioni, sia presso i ricoveri, cli una sufficiente autonomia logistica (viveri, acqua, munizioni, medicinali, ecc.: di massima 10 giornate complessive in viveri ed acqua e 5 unfoc, riducibili a 3 giornate e 3 unfoc per gli elementi extra capisaldi).


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DIFESA DL:L TERRITOR IO

3. Organizzazione dei fuochi

È stata rilevata la tendenza a generalizzare, per le armi automatiche, un tipo di appostamento a feritoie multiple, talo ra con settore completo di 360 gradi, anche là dove tale ampiezza di settore poteva considerarsi superflua. L'adozione di tale tipo se è giustificabile per gli spostamenti ad uso dei nuclei fissi ubicati su spiagge piatte, non è in genere consigliabile nei capisaldi perché, oltre ad altri inconvenienti (minor resistenza, difficoltà di mascheramento, facilità di imbocco delle feritoie, maggiore vulnerabilità all'azione dei guastatori, possibilità di rec iproca offesa tra appostamenti viciniori), rende incerta - specie di notte o in caso di nebbia - l'apertura del fuoco nello specifico settore che deve essere prestabili to per ciascuna arma. Per i capisaldi, e spesso anche per gli appostamenti ad uso dei nuclei fissi, conviene - nelle nuove costruzioni - far ricorso al tipo di casamatta con una o due feritoie ad azione fiancheggiante protette da orecchioni - riservando l'azione fronta le a postazion i in barbetta con settore di 360 gradi, scavate profondamente ne l terreno e protette lateralmente e da tergo da sacchi a terra facilmente adattabili secondo le esigenze del tiro. Tali postazioni in barbetta possono essere destinate: a integrare frontalmente, anche per la difesa vicina, l'azione fian cheggiante della casamatta nelle immediate adiacenze della guale vengono ricavate (sul davanti e collegato con essa, o relativo ricovero, med iante camminamento); a completare la rete dei fuochi per il fiancheggiamento del l'ostacolo - ed occorrendo anche per il tiro frontale - là dove, per economia di cemento e di lavoro, non si ritenga di provvedervi mediante postazioni alla prova (in questo caso convengono postazioni multiple - di massima due - per ovv iare alle eventuali distruzioni del tiro avversario). 4. Elementi integrativi

a) Trincee perfucilieri Sono elementi integrativi dell'organizzazione del caposaldo particolarmente utili per la difesa degli intervalli tra le opere o postazioni e per la difesa vicina delle opere stesse. Nella lo ro costruzione tener presente che conviene anziché il tipo a traverse, poco resistente


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all'azione di bombardamento, il tipo a nicchia per fucilieri collegate da breve camminamento alla trincea. b) Camminamenti

Servono per collegare opere, appostamenti o postazioni tra loro, coi rispettivi ricoveri, posti di comando, osservatori ecc. Nel loro complesso determinano, nell'interno del caposaldo e talora anche tra caposaldo e caposaldo - una rete più o meno fitta di compartimentazione nel terreno. D i norma debbono essere parzialmente attivi, - cioè disporre nei tratti più opportuni di apposito gradino per fucilieri - con protezione di reticolato. c) Reticolati

Ciascun caposaldo deve essere recinto eia reticolato a distanza tale dai singoli appostamenti, o postazioni, da rendere inefficace il lancio di bombe a mano e l'impiego del lanciafiamme campale (circa 30 metri). Una distanza maggiore - come quella talora rilevata, con punte interne a non meno di 60-70 metri dalle postazioni - rende il reticolato difficilmente sorvegliabile di notte ed implica un inutile spreco di materiale (a tale proposito se si ricorre al rinforzo del reticolato mediante groviglio o gabbioni distesi, è opportuno limitarsi alla sola parte anteriore senza esagerare nell'impiego di filo spinato). Nell'interno del caposaldo opere, appostamenti, se del caso opportunamente raggruppati, saranno pure protetti eia apposito reticolato di recinzione. Come tipo di reticolato collettivo - là dove non sia già in arto - converrà costruire, anziché unafascia unica, siepi multiple distanziare di 5 metri. Tra una siepe e l'altra, fili d'inciampo, mine ecc. d) Ricoveri G li appostamenti in cemento debbono cli norma consentire un minimum di abitabilità per il personale ivi permanentemente comandato per turno di servizio o di guardia (due o tre uomini). Se le dimensioni della casamatta non consentono tale possibilità nella stessa camera delle armi - come si verifica in genere negli appostamenti a pianta circolare - è opportuno prevedere all'uopo, annesso alla casamatta, apposito piccolo locale, possibilmente alla prova o, comunque, sempre interrato e coperto; Le postazioni circolari in barbetta di cui è cenno al precedente n. 3, che non siano ubicate nelle immediate adiacenze delle ope-


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DIFESA DEL TERRITO RIO

re o degli appostamenti alla prova, debbono disporre di analogo piccolo ricovero ricavato a circa 10-20 metri di distanza dalle postazioni e con esse collegato mediante comminamento a leggera copertura; I P.O.C., incaricati o meno anche del compito di nuclei.fissi, è opportuno dispongano, per il personale, di ricovero più ampio - convenientemente distanziato dalle postazioni delle armi e con attiguo osservatorio per la vedetta - nel guale saranno sistemati anche i mezzi di collegamento ( telefono, ecc.); Il comando ed i servizi generali ecc. disporranno, in ciascun caposaldo, di uno o più ricoveri nei quali troverà posto anche il personale del presidio non addetto al servizio delle armi.

È importante che ricoveri e postazioni non vengano invasi dalle acgue di pioggia o da eventuali liquidi infiammabili lanciati da aerei verso cui sembra orientarsi il nemico; verranno perciò studiati ed attuati i relativi necessari provvedimenti.

e) Alloggiamenti Poiché il presidio di ciascun caposaldo deve alloggiarsi in permanenza e non sempre i normali ricoveri offrono adeguate condizioni di abitabihtà permanente, è opportuno predisporre - per i periodi normali - idonei baraccamenti con relativi servizi (cucine ecc.). Sempre guando possibile tali baraccamenti dovranno ricavarsi in sbancamenti, defilati alla vista da mare. A seconda dell'entità del presidio siano costruiti uno o più baraccamenti ma si ev iti, salvo per gli appostamenti assolutamente isolati (nuclei fissi ecc.), di costruire per ciascun appostamento apposito locale (tale funzionamento nuoce tra l'altro alla parte disciplinare e addestrativa) e tanto meno nelle adiacenze così immediate da costituire elemento rivelatore tale da. frustrare ogni efficacia al mascheramento degli appostamenti stessi. .f) Predisposizioni per distruzione armi e impianti Dovranno essere p revisti e predisposti tutti i provvedimenti perché siano distrutti o inutilizzati - occorrendo - tutte le armi e gli apparecchi in modo che non cadano intatti in mano al nemico. Il provvedimento è da applicare solo in caso di estrema necessità e quando dal comando superiore venga ordinato di lasciare la posizione. È in tal caso il comandante del caposaldo che deve dare l'ordine della distruzione.


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IL Difesa contro carri armati 1. La difesa contro carri armati deve essere considerata di importanza decisiva per tutta la difesa costiera. È pertanto di fondamentale interesse che le esigenze della difesa e.e. siano sempre tenute presenti sin dalla fase preliminare di studio e impostazione del problema fortificatorio nei singoli casi concreti attribuendo a tali esigenze importanza non solo grande, ma spesso determinante nella scelta della soluzione. Gli scopi che la difesa e.e. attiva e passiva deve proporsi sono: a) salvaguardare dalla offesa diretta dei carri i capisaldi o comunque gli elementi vitali della sistemazione difensiva. A tale scopo: ciascun caposaldo - là dove il terreno si presenta favorevo le all'impiego dei carri - sarà difeso sull'intero perimetro e, se la sua ampiezza e importanza lo consigliano, anche all'interno, da ostacoli passivi efficacemente battuti. Tali ostacoli, predisposti all'esterno del reticolato collettivo e a distanza cli 50-100 metri da questo, avranno andamento a spezzata, tale da facilitare il fiancheggiamento sia da parte delle normali armi automatiche di cui il caposaldo dispone, sia da parte di pezzi e.e. appositamente a ciò destinati (data la lim itata disponibilità di armi e.e. impiegare postazioni circolari profondamente interrate le quali consentono più ampie possibilità di tiro rispetto alle casematte); siano predisposti sbarramenti di mine sulle più facili direttrici di attacco adducenti agli clementi isolati organizzati a nidi o centri di resistenza; tanto nell'ambito dei capisaldi quanto in quello dei nidi o centri di resistenza siano predisposte fosse di protezione e.e. di capacità complessiva adeguata all'entità ciel personale non protetto nelle opere od appostamenti alla prova. Tali fosse, collegate da breve camminamento con le postazioni o con gli elementi di trincea nelle cui immediate adiacenze vengono ricavate (sul davanti), hanno la capacità di 2 uomini ciascuna, sono profonde 2 m. circa e quanto più strette possibili, con leggera copertura di assicelle; b) impedire per quanto possibile, o quanto meno ostacolare e rendere costosa al nemico, qualsiasi irruzione o infiltrazione di carri a tergo dei capisaldi di contenimento specie nelle zone più importanti e delicate agli effetti della penetrazione nem ica verso l'interno.


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D I FESA DEL T ERR ITORIO

A tale scopo: nei capisaldi che hanno per compito specifico lo sbarramento delle rotabili la difesa e.e. sarà organizzata con particolare robustezza predisponendo ostacoli idonei anche sulle sedi stradali; tra caposaldo e caposaldo saranno predisposti campi minati possibilmente battuti dalle armi dei capisaldi laterali (eventual i postazioni extra capisaldi destinate a tale specifico compito); e) arrestare sicuramente, lungo le rotabili di penetrazione verso l'interno, l'irruzione in profondità cli carri che abbiano potuto superare le difese avanzate. Servono allo scopo: gli sbarramenti arretrati nell'interno del territorio, e nella costruzione dei quali è particolarmente importante sia tenuta in massimo conto la scelta della ubicazione in rapporto alle condizioni d i transitabilità del terreno da parte dei carri; le interruzioni stradali da predisporsi in profondità nei punti più idonei ad assicurarne l'efficacia non solo agli effetti della transitabilità dei mezzi normali ma anche di quella dei carri armati;

d) impedire libertà di movimento e cli transito ai carri, sin dall'atto dello sbarco, nei tratti di costa più facilmente accessibili che siano insufficientemente difesi per la scarsa contingente disponibilità di armi e.e. A tale scopo si predisporranno campi o sbarramenti di mine. 2. Per guanto concerne i tipi di ostacoli si tenga presente: il fosso rappresenta nei terreni pianeggianti l'ostacolo più efficace. In determinate condizioni di terreno, ove la costruzione del fosso risulti particolarmente gravosa (roccia dura o trreni sabbiosi nei quali il fosso richiede cli essere rivestito in muratura), si potrà ricorrere ad altri tipi di ostacolo - se del caso prevedendone la graduale sostituzione col fosso - quali tetraedri, grossi mass, ecc.; per integrare ed estendere l'azione passiva dell'ostacolo vero e proprio (fosso od altro) sono efficaci i campi minati (disporre ai margini mine antiuomo per impedire il facile accesso ai guastatori incaricati del disarmo delle mine anticarro); sulle sedi stradali è consigliabile, per i nuovi lavori, il tipo a tagliate parziali sfalsate, con fosso mascherato e con integrazione a


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tagliata totale con ponte in legno di cui è da prevedere la distruzione mediante esplosivo. Tali ostacoli mentre non comportano alcuna limitazione all'azione delle armi, consentono di tenere ben interrate le postazioni o le piazzole. Nel caso di tagliate parziali è necessario prendere le dovute precauzioni per evitare accidenti stradali nel transito ordinario (parapetti in legno amovibili e verniciati a strisce, con fanali rossi per la notte).

III. Difesa vicina Deve essere accuratamente realizzata sia nell'ambito dei capisal di, sia in quello dei centri o nidi di resistenza isolati. A tale scopo: assicurare nel miglior modo possibile l'appoggio reciproco di fuoco degli appostamenti viciniori; predisporre apposite postazioni sussidiarie campali, od elementi di trincea o camminamenti attivi, per una efficace azione di arresto contro i guastatori (rispondono anche a tale scopo le postazioni campali per azione frontale o a giro di orizzonte di c ui è cenno al precedente capo In. 3); curare che siano battuti gli ingressi degli appostamenti e dei ricoveri, non soltanto da/l'interno, come si pratica generalmente con azione assai limitata delle armi, bensì da postazioni campali esterne; predisporre ostacoli per impedire l'accesso alle feritoie o sul cielo delle opere o degli appostamenti (elementi di reticolato basso indipendente da quello di recinzione delle opere e da quello collettivo); eseguire infine, nel caso di opere di notevole mole, tagli a petto ed eventualmente fossi diamante di protezione agli ingranaggi e davanti alle ferito ie.

IV. Osservazione 1. Osservazione generale Indipendentemente dagli osservatori dei comandi tattici superiori o di artiglieria che, se possibile, è opportuno includere nei ca-


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DI FES,\ D EL TERRITORJO

pisaldi, ciascuno di questi, a seconda della sua importanza, dovrà di norma disporre di proprio osservatorio in caverna, o calcestruzzo, oppure allo scoperto. · Annesso all'osservatorio sarà ricavato un locale per posto comando-centrale di collegamento: se il posto di comando è sistemato in uno dei normali ricoveri per il presidio, l'osservatorio sarà ricavato allo scoperto e collegato col ricovero a mezzo di camminamento. I singoli appostamenti, se necessario, potranno disporre di osservatorio allo scoperto - collegato a mezzo di camminamento oppure, eccezionalmente, di.feritoie di osservazione. 2. Sorveglianza dei settori di tiro delle armi Sarà di norma effettuata attraverso le feritoie delle armi stesse.

V . Collegamenti 1. Collegamenti interni appostamenti: di norma il collegamento sarà effettuato a voce. Eccezionalmente è ammesso il telefono (appostamenti in caverna di notevole sviluppo); capisaldi: i singoli appostamenti saranno collegati con il comando di caposaldo di norma con mezzi ottici (pistole Very, razzi, ecc.). Nei capisaldi più importanti tale collegamento potrà essere effettuato a mezzo telefono, eventualmente con cavo interrato e protetto che può essere approntato di circostanza con cordoncino regolamentare intrecciato e collocato in triangolo di legno riempito cli bitume (sempre che possibile sfruttare la protezione del terreno posando il cavo in cunicoli superficiali); batterie: telefono e mezzi sussidiari sia nello stretto della batteria (comando-linea pezzi), sia tra comando cli batteria ed osservatorto.

2. Collegamenti esterni I P.O.C. dovranno essere sempre collegati con i posti cli comando interessati a mezzo telefono e mezzi sussidiari; analogamente i comandi di caposaldo, di batteria e di gruppo di capisaldi con i comandi tattici superiori e con i comandi laterali.


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N elle immediate adiacenze dei comandi di capisaldi permanenti e dei comandi di batterie fisse le linee aeree o volanti saranno di norma sostituite da cavo interrato o protetto; - i posti fissi di massima dovranno disporre di mezzi di collegamento ottici.

VI. Protezione antiaerea

Occorre 1. E ffettuare il più accurato mascheramento di tutti gli elementi della sistemazione difensiv a e di quelli logistici non solo ali' osservazione terrestre, ma anche a quella aerea ( vedi ci re. n. 21 000 del 5-12-42 diramata ai comandi di C.d'A. e di Difesa). In particolare: interrare quanto più è possibile tutte le costruzioni e raccordare al terreno le parti emergenti; ricorrere con oculata parsimonia al tipo di mascheramento basato sulla simulazione di costruzioni locali; evitare l'impiego di materiali infiammabili (ignifugare le reti mimetiche); mascherare con leggera copertura o reti mimetiche le postazioni scoperte e - nella loro parte terminale di accesso alle postazioni ( 50-100 metri) - i camminamenti; sfruttare al massimo le possibilità di occultamento date dal terreno, diradando gli obiettivi. 2. Predisporre con larghezza, sia nell'interno dei capisaldi ove occorra - sia presso le sedi normali dei comandi, rincalzi, servizi ecc. trincee di protezjone a.a., strettissime e profonde 2 metri circa.


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DI FESA DEL TERRJTORIO

Documento n. 39

COMANDO SUPREMO - IL D UCE N . 3890/AG.

P. M. 21, 9 luglio 1943 - XXI°

Oggetto: Difesa della Madrepatria.

A tutti i ministeri Agli stati maggiori delleJf.aa. Al comando generale della M. V.S.N. e, per conoscenza: Alla presidenza del consiglio dei ministri Al partito nazionale fascista - direttore nazionale Alla segreteria della C.S.D. 1. In relazione all'attuale situazione militare gran parte della penisola v iene dichiarata in stato di guerra. Una tale posizione giuridica sarebbe vuota di significato e priva di effetti, se le energie e le attività di tutti gli organi della vita pubblica, entro e fuori del territorio in stato di guerra, non venissero tese esclusivamente verso la resistenz.a della Nazione e il potenziamento della difesa. L'autorità militare deve determinare ed indicare le esigenze della difesa, e ha facoltà di dare ovunque disposizioni esecutive per tutto quanto ha attinenza con la difesa e con la preparazione della stessa. Le autorità civili devono dare il loro concorso pieno, pronto, spontaneo, ed aderire alle richieste che fossero ad esse rivolte. 2. Per i lavori difensivi occorrono decine e decine di migliaia di lavoratori. Il nostro Paese ha la capacità e la possibilità di compiere grandiosi lavori fortificatori, solo che lo si voglia. Si faciliti quindi senza indugio l'autorità militare, con sistemi di pronta attuazione, con disposizioni di immediato realizzo.


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3. Sia finalmente posta una remora alla troppa diffusa abitudine, da parte di enti ed organizzazioni civili, di sottrarre uomini alle forze armate. La limitata aliquota di chiamati alle armi in confronto della massa che ha obblighi militari, non può non consentire di far fronte a tutte le necessità del lavoro e della produzione, quando sia efficacemente organizzato il servizio del lavoro. L'esercito non p uò prepararsi alla difesa e attendere ad essa quando i suoi effettivi sono continuamente impoveriti (in talune regioni anche fino al 50%) per motivi vari, non militari. Dispongo che si abbandoni questo s.istema, che oltre a tutto pone i reparti in continuo disordine. Il ministero guerra proponga al comando supremo le disposizioni da revocare. 4. Confermo il preciso ordine di non concedere esoneri per le classi giovani, salvo le concessioni eccezionali ed i ritardi già autorizzati e che tuttavia incidono già notevolmente sul gettito delle nuove classi. Le varie amministrazioni si astengono dal presentare nuove proposte di esenzione; si provveda diversamente alle necessità dell'industria e dell'agricoltura. Il ministero guerra regoli al più presto e defin.itivamente la questione del controllo e del riconoscimento degli esonerati e del controllo rigoroso in genere di tutti coloro che non sono alle armi, pur appartenendo a classi chiamate. La truppa è sensibilissima alla questione degli esoneri, e le famiglie dei militari p ure, che è quanto dire la Nazione. 5. Sgombero delle popolazioni civili nelle zone costiere più minacciate Si è fatto poco, o nulla. Siamo in ritardo e non vi è altro tempo da perdere. Allo sgombero bisogna arrivare, nelle zone più delicate, con le modalità e l'estensione che saranno imposte, o consigliate dalle condizioni locali. Per intanto vanno dati dai comandi militari responsabili ordini perentori perché i civili, in caso di attacco nemico, non turbino materialmente e moralmente il dispositivo e la condotta della difesa. MUSSOLINI


P ARTE TERZA

IMMAG I N I


LE ARMI

Durante la prima guerra mondiale, allo scoppio delle ostilità, le armi contraeree furono «improvvisate», adattando con espedienti le artiglierie e le mitragliatrici esistenti. Ben presto, però, grazie anche alle esperienze condotte presso la scuola di Nettuno, furono costruiti sostegni~ piazzole e mezzi di trasporto idonei al tiro contraereo che, perfezionati, restarono in servizio fino alla seconda guerra mondiale.

1. «A utomitragliatrice». Allestimento di una micragliacrice FIAT su auto per il tiro contraereo.


2. Pezzo d'artiglieria da campagna in una postazione improvvisata per il tiro contraereo.

3. Cannone da 79 su affusto di legno per il tiro contraereo.


4. Pezzo su affusto a candeliere.

5. Piazzola di cemento armato con ceppo girevole per il tiro contraereo.


6. Batteria autocannon i contraerei.

7. Mitragl iatrice 5. E tienne cal. 8 con mirino a reticolo.


8. Guardia aerea a protezione dell'aeroporto di Verona.

9. Una «fortunata» ripresa di un duello aereo.


10. Pezzo per la difesa contraerea in un campo di aviazione, prima guerra mondiale.

11. Mitragliatrice Fiat 35 ca!. 8 in postazione per il tiro contraereo.


12. Mitragliatrice da 20 mm.

Scotti


13. Addestramento al tiro contraereo con cannoncino da 20 mm.


14. Batteria contraerea durante tiri notturni.

15. Complesso da 75/ 27 CK.


17. Batterie autoportate durante un allarme aereo.


18. Pezzo contraereo da 75/ 46.

19. Cannone da 90/ 53; esso fu il pezzo più efficace per il tiro contraereo durante la seconda guerra mondiale.


20. Un «Glenn Martin» abbattuto dalla difesa contraerea di Catania.

21. Uno «Spitfire» danneggiato e costretto ad un atterraggio di fortuna.


I MEZZI Telefoni, radio, proiettori, aerefoni, telemetri, centrali di tiro e infine radiotelemetri furono i mez:zi man mano utiliz;zati per l'avvistamento, l'allarme, la localiz:zazione e il tiro contro l'effesa aerea. Nella prima guerra mondiale il rilevamento degli aerei era affidato ai posti di avvistamento e avviso (vedette) munite di binocolo e di telefono; i mezzi per il tiro erano rudimentali ( telemetri e tavolette); nella seconda si arrivò a costruire, anche se tardivamente e in numero insufficiente, centrali di tiro e radiotelemetri.

22. Un posto di avvistamento e avviso sul Carso, prima guerra mondiale.


23. T ra le due guerre: una centrale di tiro Bragadin.


25. Calcolatore Borletti per il tiro contraereo.

26. Aerofono Galileo mod. 34. Nel corso deJJa Seconda · Guerra Mondiale furono impiegati agli aerofoni ciechi di guerra, volontari, per la maggiore sensibilità che avevano nel rilevare il rumore del motore degli aerei.


27. Centrale di tiro modello 40.

28. Aerofono Goerz.


29. Radiotelemetro V olpe.

30. Rilevamento dei dati per il tiro contraereo.


31. Sirene per l'allarme.


32.-33. Proiettori e aerofoni durante un attacco aereo notturno.


PROTEZIONE ANTIAEREA Fin dalla prima guerra mondiale fu chiaro che i rifugi erano il mezzo di difesa più efficace per la protezione dei civili. Non ne furono, peraltro, allestiti a sufficienza neanche nel secondo conflitto. L'U.NP.A., dalla sua creazione, contribuì in modo notevole alla diffusione delle norme di protezione e all'educazione dei cittadini <<ad una coscienza antiaerea». Al banco diprova, comunque, l'organizzazione non riuscì a superare gli esami.

34. Rifugio antiaereo a Padova durante la prima guerra mondiale.


35. Tra le due guerre; allestimento di un ricovero di circostanza con puntellamento in legno.

36. Un ricovero tipo con apparecchiatura di fi ltraggio dell'aria e porta blindata.


37. Una famiglia si addestra all'impiego della maschera antigas. Il terrore suscitato dal possibile irnpiego delle armi chimiche fu sempre incombente.

38. Squadra di giovani ita/ia11e della protezione antiaerea.


39. Oscuramento normale di obiettivi di interesse militare.

40. Oscuramento d'allarme delle acciaierie Falk. È visibile, dai vetri non azzurrati, la luce della colata.


41.-42. Esperimenti di protezione antiaerea. Intervento dei pompieri del Genio in un fabbricato e nello spegnimento cli bombe incendiarie.


43. Squadre di pronto intervento dell'U.N.P.A.

44. Addestramento degli operai dell'ILV A all'uso delle maschere antigas.


45. Conferenza di quartiere per la conoscenza delle norme di protezione antiaerea e per l'uso della maschera antigas.

46. Esperimento di sfollamento della popolazione di Torino.


4 7. Milano. Piazza del Duomo deserta durante un esperimento di allarme aereo.


48. A Venezia... «in maschera».


La protezio11e antiaerea rivolse la ma attenzione no11 solo alle perso11e, ma anche alle «cose». Nelle due guerre mondiali, l'Italia, un jòr:dere inesauribile di opere d'arte, cercò di salvaguardare i maggiori monume11ti esposti all'qfesa aerea.

49. Venezia, 191 5. Rimozione dei cavalli di S. Marco.


50.-51. Roma, 1940. Protezione dell'Ara Pacis e del Colosseo.


52.-53. La protezione dei manufatti fu spesso risolta con il mascheramento. Nelle due foto, una centrale idroelettrica prima e dopo il «crattamentm>.


DIFESA COSTIERA L a difesa delle coste fu, nella prima guerra mondiale, incentrata soprattutto nella piazzaforte marittima dell'Adriatico e corredata di mezzi antiaerei. Rimasta un problema insoluto fra le due guerre, ebbe un notevole sviluppo nel secondo conflitto solo a guerra iniziata. Fu integrata, lungo le ferrovie litoranee, dai treni armati, che in teoria dovevano costituire un sistema mobile di fuoco, ma in pratica si rivelarono di scarsa efficacia, anche perchè estremamente vulnerabili all'offesa aerea.

54. Grossi calibri della difesa costiera in azione, prima guerra mondiale.


55. Treno armato a Monfalcone, prima guerra mondiale.

56. Protezione delle ferrovie. Posto di guardia, seconda guerra mondiale.


57.-58.-59. Apprestamento di un posto di blocco costiero con ostacoli e mine antiuomo e anticarro.


60. Costruzione di un'opera fortificata in calcestruzzo.

61. Particolare di un elemento cli caposaldo.


62.-63. Batteria da costa durante un allarme.


64. Littorina blindata. Oltre a svolgere compiti di difesa costiera e protezione delle ferrovie, le littorine blindate furono impiegate anche in funzione anti6ruerriglia.

65. T reno armato della seconda guerra mondiale.


66.-67. Mezzi ausiliari di difesa. Stendimento di una rete antisommergibile e sbarramento aereo con palloni frenati.


68. Posto di difesa in una base di idrovolanti.

69. Motoscafi armati della difesa costiera.


70. Annebbiamento del porto di Palermo.

71. Il pericolo della guerra e la «tintarella>>.


LA REALTÀ I bombardamenti. Nella prima guerra mondiale furono le città del nord Italia a subire i più duri bombardamenti~ anche se aerei austriaci e tedeschi non mancarono di colpire città del centro-sud. Il potere distruttivo del mezzo aereo era comunque ancora limitato, e limitatifurono i lutti che esso cagionò. Nella seconda guerra mondiale furono invece il centro e il sud della nazione a soffrire di più. Sulle città d'Italia furono rovesciate centinaia di migliaia di tonnellate di bombe di ogni tipo, in decine di migliaia di incursioni, che causarono circa 60.000 mortifra i civili e 7.000 morti fra i militari. La città più martoriata fu probabilmente Napoli con oltre 3.600 morti. Imprecisato il numero dei dispersi, per la distruzione di molti archivi comunali;furono certamente, decine di migliaia.

72. Padova, 1917.


73. Albissola, 1940.

74. Milano, 1940. Scuola «C. Tenca».


75. Genova, 1940.


77.-78. Torino, 1941.


80. Bosa, 1943. 81. Palermo, 1943.


82. ì'\apoli, 1942.


83. Napoli, 1943.


84.-85. Roma, 1943.


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86. Civitavecchia: il sorriso della salvezza.

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INDICI


INDICE G E N ERALE

Presentazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sigle e abbrev iazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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P ARTE p RIM.A

Storia ... ... . . . .. . . ..... . . . . .... . . . . ..... . . . CAP. I - Difesa Territoriale e protezione antiaerea . C\P. II - L'Unione N azionale Protezione Antiaerea (U. .P.A.) .. ......... . . . . . . . . . ... . . CAP. III - Difesa delle coste e protezione delle ferrovie Considerazioni ... . . . . ... . .. ....... . . . . . ..... .

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PARTE S ECONDA

Documenti

P ARTE TERZA

Immagini .... . . . .. ..... . . . . . .... . . . ... . ... .

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INDICI Indice dei documenti . . . . . . . . ...... . . . . ... . . . . Indice delle fotografie .. . . . . . . . . .......... . . . . .

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INDICE DEI DOCUMENTI

Documento Documento

Documento Documento Documento Documento

Documento

Documento Documento Documento Documento Documento

1 - Previdenza e norme di sicurezza contro i bombardamenti aerei delle città. 2 Promemoria circa la difesa antiaerea della città di Udine e zona circostante. 3 Comando della Fortezza di Verona. Difesa contro incursioni aeree nemiche. 4 Coordinamento ed ispezione della djfesa antiaerea. 5 Difesa antiaerea della V alle Padana e loro coordinamento. 6 E same della difesa antiaerea della 1a Armata e proposte di provvedimenti per completarla in base alla istruzione sulla difesa antiaerea. 7 Comune di Nozza. Norme da osservarsi in caso di incursione aeree nemiche e disposizionj per la popolazione. 8 - Memoria sulla difesa contraerea del territorio. 9 - Concorso degli Enti Civili e delle popolazioni alla difesa e.a. del territorio nazionale. 10 Relazione sulla difesa contro-aerea territoriale attiva. 11 Regolamento per la difesa controaerei passiva del territorio nazionale. 12 - Schema della rete di avvistamento e.a.

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INDICE DEI DOCUMENTI

Documento 13 Documento 14 -

Documento 15 Documento 16 -

Documento 1 7 Documento 18 -

Documento 19 -

Documento 20 Documento 21 Documento 22 -

Documento 23

Documento 24 Documento 25 Documento 26 Documento 27 Documen to 28 D ocumento 29

Coordinamento fra i vari Enti preposti alla difesa contro-aerei. R. Decreto relativo all'approvazione del regolamento per la protezione antiaerea del territorio nazionale e della popolazione civile. Nuova orgaruzzaz1one Militare Territoriale. Grafico dell'organizzazione della difesa territoriale e della protezione antiaerea. Istruzione sulla protezione antiaerea (indici). Consiglio dell'Esercito 8 maggio 1939. Il Problema della difesa territoriale. Commissione Suprema Difesa. Difesa contro-aerei territoriale e protezione antiaerei (discussione e deliberazione XVII Sessione). Bollettino delle novità del giorno 12 giugno 1940. Norme tecniche per ricoveri antiaerei pubblici e collettivi. R. D ecreto n. 1539 col quale la "Unione Nazionale Protezione Antiaerea" viene eretta in Ente Morale e ne è approvato lo statuto. Relazione sommana sull'attivit à dell'U.N.P. A. dal 1 agosto al 10 dicembre 1935. Finanziamento U.N.P.A. Norme per il capo fabbricato. Costituzione di Uffici Speciali per la difesa costiera. Ripartizione del litorale per la difesa costiera. Protezione delle ferrovie. Manifesto giallo. Promemoria sulla difesa costiera (1920).

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INDICE D EI DOCUMENTI

Documento 30

Promemoria sulla difesa costiera (1921). Documento 31 - Conclusioni riassuntive della Commistione mista circa la difesa del Tirreno con batterie costiere. Norme per la difesa costiera. Documento 32 Documento 33 Difesa costiera. P.R. 12. Difesa delle coste. Documento 34 Potenziamento difesa costiera e Documento 35 Piazze M.M., protezione vie dicomunicazioni ed impianti, difesa an tiparacad utisti. Documento 36 Difesa deJJe frontiere marittime. Documento 3 7 Sistemazione difensiva delle fron tiere marittime. Documento 38 - Lavori di fortificazione alle frontiere marittime. Documento 39 - Difesa della Madrepatria.

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INDICE DELLE FOTOGRAFIE

LE ARMI Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto

1 - "Automitragliatrice". Allestimento di una mitragliatrice FIAT su auto per il tiro contraereo. 2 - Pezzo d'artiglieria in una postazione improvvisata per il tiro contraereo. 3 - Cannone da 79 su affusto di legno per il tiro contraereo. 4 - Pezzo su affusto a candeliere. 5 - Piazzola di cemento armato con pezzo girevole per il tiro contraereo. 6 - Batteria autocannoni contraerei. 7 - Mitragliatrice S. Etienne cal. 8 con mirino a reticolo. 8 - Guardia aerea a protezione dell'aeroporto di Verona. 9 - Una "fortunata" ripresa di un duello aereo. 1O - Pezzo per la difesa antiaerea in un campo d'aviazione. 11 - Mitragliatrice FIAT 35 cal. 8 in postazione per il tiro contraereo. 12 - Mitragliatrice Scotti da 20 mm. 13 - Addestramento al tiro contraereo con cannoncino da 20 mm. 14 - Batteria contraerea durante tiri notturni. 15 - Complesso da 75/27 CK. 16 - Cannone da 75/2 7 AV. 17 - Batterie autoportate durante un allarme aereo. 18 - Pezzo contraereo da 75/46. 19 - Cannone da 90/53; esso fu il pezzo più

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INDICE DELLE FOTOGRAFIE

efficace per il tiro contraereo durante la 2a guerra mondiale. Foto 20 - Un "Glenn Martin" abbattuto dalla difesa contraerea di Catania. Foto 2 l - Uno "Spitfire" danneggiato e costretto ad un atterraggio di fortuna.

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I MEZZI Foto 22 - Un posto di avvistamento e avviso sul Carso, la guerra mondiale. Foto 23 - Tra le due guerre. Centrale di tiro Bragadin. Foto 24 - Centrale di tiro mobile. Foto 25 - Calcolatore Barletti per il tiro contraereo. Foto 26 - Aerofono Galileo mod. 34. Foto 27 - Centrale di tiro mod. 40. Foto 28 - Aerofono "Goerz". Foto 29 - Radiotelemetro Volpe. Foto 30 - Rilevamento dei dati per il tiro contraereo. Foto 31 - Sirene per l'allarme. Foto 32/33 - Proiettori e aerofoni durante un attacco aereo notturno.

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PROTEZIONE ANTIAREA Foto 34 - Rifugio a Padova durante la 1a guerra mondiale. Foto 35 - Tra le due guerre. Allestimento di un ricovero di circostanza con puntellamento in legno. Foto 36 Un ricovero tipo con apparecchiatura di filtraggio dell'aria e porta blindata. Foto 37 Una famiglia in maschera antigas. Foto 38 - Squadra di giovani italiane della protezione antiaerea. Foto 39 - Oscuramento normale di obiettivi di interesse militare.

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INDICE DELLE FOTOGRAl'IE

Foto 40 - Oscuramento d'allarme delle acciaierie Falk. Foto 41/42 - Esperimenti di protezione antiaerea. Foto 43 - Squadre di pronto intervento dell'U.N.P. A. Foto 44 - Addestramento degli operai dell'ILV A all'uso della maschera antigas. Foto 45 - Conferenza di quartiere per la conoscenza delle norme di protezione antiarea e per l'uso della maschera antigas. Foto 46 - Esperimento di sfollamento della popolazione a Torino. Foto 4 7 - Milano. Piazza del Duomo deserta durante un esperimento di allarme aereo. Foto 48 A Venezia ... in "maschera". Foto 49 - 1915. Rimozione dei cavalli di San Marco a Venezia. Foto 50/ 51 - 1940. Protezione derl'Ara Pacis e del Colosseo a Roma. ' Foto 52/53 - Mascheramento di una centrale idroelettrica.

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DIFESA COSTIERA Foto 54 - Grossi calibri della difesa costiera in azione, 1a guerra mondiale. Foto 55 - Treno armato a Monfalcone, 1a guerra mondiale. Foto 56 - Protezione delle ferrovie. Posto di guardia, 2a guerra mondiale. Foto 57/58/59 - Apprestamento di un posto di blocco costiero con ostacoli e mine antiuomo e anticarro. Foto 60 - Costruzione di un'opera fortificata in calcestruzzo. Foto 61 - Particolare di un elemento di caposaldo. Foto 62/63 - Batterie da costa durante un allarme. Foto 64 - Littorina blindata. Foto 65 - T reno armato della 2a guerra mondiale. Foto 66/ 67 - Mezzi ausiliari di difesa. Stendimento

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Foto Foto Foto Foto

INDICE DELLF FOTOG R,\FJE

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di una rete antisommergibile e sbarramento aereo con palloni frenati. Posto di difesa in una base di idrovolanti. Motoscafi armati della difesa costiera. Annebbiamento del porto di Palermo. Il pericolo della guerra e la "tintare.lla".

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LA REALTÀ. I bombardamenti. Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto Foto

72 - Padova, 1917.

73 - Albissola, 1940. 74 - Milano, 1940. Scuola "C. Tenca". 75 - Genova, 1940. 76 - Taranto, 1940. 77/78 - Torino, 1941. 79 - Milano, 1943. 80 - Bosa, 1943. 81 - Palermo, 1943. 82 - Napoli, 1942. 83 - Napoli, 1943. 84/85 - Roma, 1943. 86 - Civitavecchia: il sorriso della salvezza.

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DIFESA DEL TERRITORIO E PROTEZIONE ANTIAEREA 1915-1943 by Biblioteca Militare - Issuu