z'
é-i
DA
MONTEVIDEO A PALERMO
VITA DI
GIUSEPPE GARIBALDI PER
SECONDA EDIZIONE
TORINO SEBASTIANO FRANCO E FIGLI E COMPAGNIA. J860
U(l ^/\iAc^^
E
notte del
la
Regnano
in
JO maggio 1860. mare il
terra ed in
in quel silenzio e in quella
—
silenzio e la tenebra ma tenebra l'onda sicula è rotta dalla
corsa rapidissima, spaventosa di due fantasimi immani. Un cupo rombo e a quando a quando il rapido guizzo d una fiammella o lo spruzzo
- -
-
di
,
ziano 1
passaggio
Il
opera o
la
-ma
presenza dell'uomo.
—
Eppure queste non sono ombre
-esse
portano
Garibaldi e
Salpati da
occupati in oppressi
loro seno
!
—
Genova
nome -questi
la
del
altro indizio
fallaci, o
la
fortuna
mille prodi cbe con lui
i
eroica Sicilia
nel
alquante scinlille ne annun-
non è voce od
che
riveli
sfuggevoli apparizioni d'Italia
hanno udito
-
Giuseppf
l'appello della
notte del 3 su due vapori di viva forza dei diritti il soccorso a-li
-
più sacro
generosi una sola cosa paventano
—
gere gh ultimi sul campo di battaglia. Epperciò spingono, spingono, spingono; desiderio ardentissimo le ali rapidissime del
34v491
-
-
di
giun-
e trovan lente al
vapore.
Ma
venti
assidua e rigorosa
napoletane fanno
navi
trenta
,
guardia lungo le coste ddla L'incorreggibile Borbonide ha poste in Sicilia.
soldati
—
e
armi
ceppi ai fra-
la
ossequenti bene esercitatala marina; stupidamente due piccoli bastilotta sarà troppo disuguale fra
menti mercantili, e tutto
— importa —
di Napoli
Non gli
i
—
Numerosa i
le
ai fratelli
quali debbono ribadire nel sangue
sacrileghe, le telli.
mano
.
!
.
poderoso naviglio da guerra del Re
.
oppressi
Da
il
!
.
.
.
la fortuna aiuta gli audaci
-
e Dio protegge
—
sei giorni
sono in mare Garibaldi e
i
suoi
—
compagni
per rifornirsi di hanno preso terra per poche ore a Talamone, hanno toccato al convettovaglie, di munizioni, e di carbone ;
tinente africano per completare giunto. il momento supremo è
approvvigionamenti
gli
;
— ora
—
Marsala— spento ogni La prora dei due piroscafi è volta a che possa tradire vietato ogni atto, ogni voce lume a bordo il
— — accese segreto
uomo
di
quattro fucili
per quattro persone
egualmente a
far
macchine a
le
—
,
e di munizioni
mano
e tutti colla
fuoco
tutto
—
carico ogni
guerra
da bocca e da al
moschetto, - pronti
assaliti --- a fuoco e battersi, se sorpresi ed se la forterra , e rannodarsi in sicuro
balzare rapidamente a
-la terra desiata favorisca che riescano a toccare fuor d ogni dubEcco-scopronsi alcuni lumi qua e là.
tuna così
bio sono
li
-
crociera fanali dei bastimenti della
i
-a
qualunque
-
e non c'è che un modo costo bisogna eluderne la vigilanza le tenebre aiutano. finché spingersi innanzi, sempre innanzi, tutto l'annunzia Ormai la terra non debb'essere lontana la notte sta per un ultimo sforzo ancora mentre prossima;
-
-
-
finire
—e
Ma un
lo scopo è raggiunto. improvviso movimento agita
dei legni incrociatori altro
—
,
1
—
.
la
pace e turba
s'ode un colpo di cannone
segnali dell'allarme
-
si
moltiplicano
-
i
il
—
riposo poi
un
due vapori
qui comincia una lo^t^/"^" o essere descritta da labbro ravigliosa, terribile, impossibile ad
sono scoperti, sono inseguiti
penna d'uomo.
e
5
due
I
vantaggio sul nemico
di
hanno quattro ore
piroscafi dei liberatori della Sicilia
— ma
le
navi napoletane più
potenti
—
la distanza che li separa guadagnan spazio ad ogni momento Eppure Marsala è in vista eppure il sparisce rapidamente.
—
,
suo porto sembra aprirsi per accoglierli in secura ospitalità nel proprio seno e donne,
nata
—
e tutta la popolazione, giovani e vecchi, uomini
adulti e
bambini è
questa lotta fra
di
sulla spiaggia
e
diritto
il
Finalmente un lungo inenarrabile plauso gioia
,
ringraziamento a Dio
di
prorompe lungo
soccorso
la
di
soddisfazione e di
riconoscenza
di
,
spettatrice passio-
,
forza.
la
al
desiderato
marina da migliaia e migliaia
di
petti.
Ma
in
quella sopraggiungono le navi che
a guerra infame l'altra
— l'una
da un Caracciolo
è guidata da
che dovrebbe aver imparato in casa
,
—
quale e quanta sia la onestà Borbonica artiglierie
i
nuovi Argonauti che vanno
che non
d'oro ben più prezioso
—
tichi
di
essi
fulminano colle
conquisto di un vello
al
dagli an-
favoleggiato
quello
libertà e la prosperità
la
Borbone spinge
il
un Acton, degno del nome,
un
popolo
oppresso
!
—
quattro vittime cadono sulla spiaggia a confessare col sangue la fede che
ha
li
morte per
spinti a sfidar la
— ma
Sicilia
la
in-
tanto lo sbarco è finito, le munizioni, le armi sono a terra, e il
nemico non osa appressarsi, caverne del
dalle
che
alla Sicilia
cato
intorno
e l'eco ripercossa tutto
montagne annunzia
e dagli spechi delle
buo liberatore è giunto; che Garibaldi è sbar-
!
Garibaldi, nei
il
lido
la
più potente, la più maravigliosa individuaUtà che
campi dell'azione vanti
Uomo veramente
l'Italia
straordinario
!
e forse
mondo.
il
Enigma
insoluto e forse in-
solubile!
L'immaginazione scossa quest'uomo che così aritmetica, le
finzioni
in
lo
racconto delle maravigliose gesta
positiva e compassata,
dei canti
omerici
Garibaldi alto di statura
truce
al
pieno secolo XIX, in età la quale
sguardo, altero
,
il
,
e della
con forme piglio,
di
protesta
si
fa rivivere nella realtà
Tavola Rotonda erculee
iracondo
,
,
neri
violento
,
pinge
capegli
i
,
terribile
d'aspetto e di modi... Invece egli è piultcsto piccolo che grande.
6
ha
—
capegli e la barba di color biondo
i
—
occhi cerulei
gli
sguardo placido, sereno, salvochè talvolta pare suffuso e ve-
lo
da una nube
lato
—
di
melanconia
— parla
— Ma
chi l'ode.
ampia
fronte
la
quest'uomo
Io agita,
—
e
si
tutto in lui rivela riorità
La sua episodii
,
quando
po-
la
passione
la
sguardo lampeggia
la
,
risoluta
,
energico
piglio
il
,
coscienza della supe-
la
volontà inflessibile consacrata
la
un principio sacrosanto.
di
vita così ricca
—
strane avventure
di
costanza nei principii
la
se stesso
inflessibile
con cui
sue bande entro
Ricorderemo
(1)
uomini
altri
sacrificato
del 1859
parola
del cuore in
muggito della procella
il
l'uomo forte che ha
che dà sugli
al trionfo
la
;
e
lo
robusta così da dominare
fa
cozzo delle armi
il
—
trasforma
si
le vie
prominente annunzia
e
tenza e la energia della sua volontà
voce
raro, breve, e semplice;
sua voce simpatica trova facilmente
la
la
— in
del carattere
a questo proposito,
della sua legione rubato
splendidi
di
—
il
rigorismo
contingenza mantiene
difficile
cerchia del dovere (4)
fin d'ora,
un soldato
la integrità
ogni più
e
,
successo dei quali ha
al
,
—
la semplicità,
come avendo
un anello
le
la
nella guerra
del valore di tre lire,
fu necessaria tutta l'influenza de' suoi più reputati uffiziali per salvare la vita
colpevole.
al
gli
E
a questo proposito è bello vedere
rendano luminosa
giustizia.
«
Je ne sais
«
journaux étrangers, scrive Edmond Texier
«
inspirées par les volontaires de Garibaldi.
« le
si ,
come
gli
les singulières amplifications
On
a dit que ce petit corps est
refuge de tous les individus plus ou moins compromis
« sentés
comme
stessi stranieri
vous avez lu dans quelques
:
on
les a
repré-
autant de reilres et de lansquenets, soldats de sac et de
«
corde, méprisant tonte discipline, et habiles seulement à faire le coup de
«
main dans
K 'pas
les entreprises
nocturnes. Rien de tout cela n'est vrai.
// n'est
de regiment en Europe où la discipline soit plus sévèrement exercée
<i
que dans
H
quand
il
les compagnies des volontaires. Garibaldi choisit ses liommes, et ne connait pas personnèllementceux qui viennent s'offrir à lui, il
répondants sérieux
«
ne
€
Ed Amedeo Achard alla sua volta attesta che Garibaldi e d'une integrile absolue et d\ne loyauté parfaite, il ne soulTre aucune infraction à la discipline qu'il a élablie parmi les siens ». — E il signor Achard è scrittore
<
les accepte pas s'ils n'ont pas des
del DéhatSy giornale che
zione italiana
!
E
».
non si mostrò mai troppo parziale per la rivoluRùstow, prussiano, e parziale dell'Austria, nella
lo stesso
sua Storia della guerra del i859, rende giustizia a Garibaldi ed delle Alpi.
—
Dice del primo ch'egli avea colla sua difesa di
ai
Cacciatori
Roma
e nella
7
la cortesia,
schiettezza, fra le sue
forme
la
benevolenza
;
contrasto
il
piuttosto delicate, e la energia indomita
fisiche,
delle doti morali
—
della volontà
tutto concorre
—
— persino
fra la dolcezza dello
sguardo e
robustezza
la
uomo
a circondare quest'
contrasto che notasi nelle qualità fisiche di Garibaldi
Il
eziandio nelle sue doti personificare
medesimo
se
in
— Quest'uomo
mtellettuali. la
più sfrenata d'azione; quest'uomo
si
un
di
comprendere o spiegare
prestigio che è più facile subire, che
(ì).
rivela
che sembra
potenza più robusta e la foga
ama
talvolta abbandonarsi alle
fantasticherie dell'immaginazione o riposare nelle lunghe medita-
che pare nato a vivere del continuo
zioni. Egli
fra
rumore
il
delle
armi, e la furia delle battaglie, avrà invece tanta padronanza di se
medesimo da
farsi
maestro
elementare a Costantinopoli,
di scuola
professore di algebra e di geometria a Montcvideo, fabbricante di
candele a Nuova York, capitano
—
di
quando queste occupazioni
e
lontane da pieni
bastimento mercantile a Nizza;
gli
paiano per avventura troppo
precedenti della sua vita,
altri
d'immaginazione
di forza e
le
canterà in versi
egli
glorie della sua patria, e le
aspirazioni generose del suo cuore, finché torni
momento
il
in
una straordinaria capacità (pag. HO), dice una ciurmaglia raccolta dalla feccia popolazioni, erano uomini in parte di una grande coltura d'istruzione,
ritirata del 1849 dimostrata
dei secondi che ben lungi dall'essere delle
accorsi da ogni parte d'Italia (pag. 218). (1) Garibaldi, il
Dupont, n'est pas noir du toni
scrive
a les yeux bleux, le teint délicat, le profil distingue;
colossales
comme on
que grande «
l'a
depeint;
il
est
il
—
est
il
blond
—
n'a pas de formes
— plus petite
d'une taiUe moyenne
».
Garibaldi a aujourd'hui cinquante deuxans, et
Blond fauve,
de
plutót
taille
il
moyenne que grande,
est loin il
de
toute sa personne une vigeur et une .^ésolution sans pareilles.
haut etlarge,
l'oeil
le parailre.
porte empreinte sur Il
a le front
d'une bienveillance, et à la fois d'une autorilé remar-
quable, son sourire est doux et triste, ses manières sont simples et affables
comme
celles des
gens de cceur
et d'intelligence.
ment captivé par l'influence de colte nature loyale Lavarenne ». Les iraaginations se représentent
—
noir, les cheveux
rouche
flottants,
et flamboyant.
,
On
se trouve rapide-
généreuse Garibaldi
avec une tournure de Calabrais, et
Sur ses portraits
il
et
intrèpide.
brun, presque le
visage fa-
est blond, avec quelque chose de
rèveur dans sa physionomie. Amédée Achard, Lettres d'Italie.
8
nuovo
cui possa di bel
colla spada in
paghe queste! Nato a Nizza di mare
pugno accrescere quelle
e far
luglio
'4
il
1807
Giuseppe Garibaldi
,
una singolare attitudine
rivela sin da' suoi primi anni
agli sludi
ed una prepotente inclinazione alla vita avventu-
più svariati,
rosa di chi vuol farsi raddrizzatore dei
e delle ingiustizie
torti,
della fortuna.
Le scienze tellello
— ma
esalte interessano di preferenza
suo precoce in-
il
sua applicazione agli studi severi e pacali che
la
esse richieggono è temperata da un bisogno prepotente di aria,
moto,
di
—
di libertà
luminosi
vare
a' suoi
rata
che
simili,
splendido
dallo
Roma
A
i
sublime suo
e
doni
il
che
,
lo
notte allò scuro
di
lume; e
farà
gli
punto stesso in cui la cassa militare
di requisizioni
per
i
suoi soldati
,
vendere
gli
pagherà
!
vede
tredici anni Garibaldi stando sul lido,
schifo
non sarà supe-
e
proprio orologio onde provvedere le cose più urgenti
il
lire
darà saggi
Repubblica Argentina che ha
della
mezzi di spendere per
i
alla famiglia, nel
7000
egli
disinteresse
mentre pure è obbligato a stare
,
non avendo in
farà compiere prodigi,
gli
spingerà a ricusare salvato
e sino dagli anni giovanili
quella intrepidità che, stimolala dal desiderio di gio-
di
in
un leggiero
due suoi amici che sorpresi dalla bufera, e mentre vanno
da Nizza a Yillafranca gliarsi,
sono in pericolo
sommergersi
di
gettarsi in mare, nuotare energicamente verso
clitante battello, saltare a bordo
e riunendo
,
i
il
spo-
;
peri-
suoi agli sforzi di
navigatori, condurli, col pericolo della
quelli incauti ed imperiti
vita propria, sani e salvi a
terra,
fu
per
lui
l'opera di pochi
momenti.
La vocazione prepotente spedizioni,
—
che
lo
poi
i
vari porti
così ricche di gloriose
che
in quel il
cuore
der Roma.
alla
torno davano si
i
del
Levante e del Nord;
marineria mercantile visiterà
d'Italia.
memorie,
di Garibaldi
in Civitavecchia,
spinge ad imbarcarsi per lontane
conducono nei mari
ascritto definitivamente
Grecia,
ed
lo
—
Al contatto di
la
queste terre
agli esempli di valore e d'eroismo
popoli greci all'Europa, la fantasia
commuovono.
un breve congedo
gli
— Una
volta, essendo
offre l'occasione
— All'aspetto delle ruine dell'antica
di
ve-
libertà, Garibaldi
9
sente invaso dal fuoco sacro, e
si
gano
sue convinzioni
bile nelle
e lasciano
,
di
Roma
vegga armato
in
—
Costantinopoli.
Garibaldi
La famiglia
mota plaga
mondo
del
esiliali
—
Egli è risanalo,
dovere,
gli
raccoglie
dagnalo
cade infermo
di
i
da
tanto
delicata ritrosia,
soccorsi a lui prodigali
,
suo benefattore,
Garibaldi
la
energia
adempiere un
ostacoli, per
tulli gli
compensare
:
—
dalla coscienza di
numerosa scolaresca
poter
il
quale era così re-
francese e d'italiano,
superare in breve
fa
intorno a sé
lunga e dolorosa
(e
s'accorge che l'ospite suo vide accre-
stimolata
,
di
in cui non abbondassero ha onorevolmente accolto ed assistito.
sciute le proprie angustie per
volontà
suo bastimento ha toccato
Il
in quell'epoca
ma
s'improvvisa professore
—
un esule italiano
di
d'Italia?) lo
gli
della sua
miracoli di
i
sua difesa!
Egli ha poco più di veni' anni.
malattia.
patriotta irremovi-
il
presentire
coraggio che saprà compiere se verrà giorno in cui
valore e lo
robusti carmi che gli sgor-
i
momento
rivelano da quel
dal petto,
modo che
quando ha gua-
;
vincendone a stento
riprende
l'ufficio
suo
la
di
marinaio. Intanto libertà,
il
animi
gli
i
tempi progrediscono per
fremito della indipendenza di
quanti hanno
prime colla stessa violenza
gli
pressione
che ogni
fatale a mali fra
cospiratori del 183^.
i
si
fanno
—
Il
accrescerebbe
i
palpito della
cuore, accende diritti e
più gravi
Governo ,
il
—
de' Principi e il
rimedio
e Garibaldi è
infierisce,
dacché
sen-
com-
dell'Austria
Le congiure sono
provvedere a sé medesimo
consigliato a ficio
dì
11
il
onesti intendimenti
legittime aspirazioni dei popoli.
le
—
coscienza dei loro
la
propria dignità. La
timento della
l'Italia.
commuove
il
ed
egli
è
suo sagri-
senza giovare agl'interessi
torli del potere,
della nazione.
Mentre é ricoveralo a Tangarok,
sul
mare
d'AzoCf,
contra un altro italiano, fuggiasco ed esule anch'esso, egli
crea e
pure i
dopo
di
quella fede
assoluta dei
destini
egli v'in-
ma
pieno
della patria
che
grandi cittadini. Sfiduciati dalla mala prova che faceano, salili al
trono quei principi stessi che
sembrava avesse designati,
o che per
vincolali alla sacra causa della libertà,
i
i
il
suffragio popolare
loro antecedenti pareano
popoli cercavano intorno
10
—
a sé qualche altra via di salvamento
e molti credettero averla
nome seducente
trovata quando udirono inaugurarsi col
di Giovine
un' associazione politica diretta a creare nella penisola V u-
Italia
nità repubblicana.
Garibaldi lu allora tra questi credenti
—
e suggellò più tardi
braccio e col sangue la sua fede, quantunque dovesse per la
col
gloria della monarchia, e per
Re
Casa Savoia
di
bene d'Italia, venir giorno
il
medesimo dichiarerebbe
cui egli
che
,
mondo che
in faccia al
Emanuele
in Vittorio
11
in
un
in
accentrano
s'
e riposano le speranze della patria.
Negli ultimi
1853
giorni del
Garibaldi
,
ma
a bordo della fregata Des Gencys,
male auspicata
la
nuovi tormenti,
nuovo;
che
tornato
e
il
per poco. Due mesi dopo,
nuovi tormentati
e Garibaldi
,
bel cielo nativo,
preceduto dalla fama
cento
di
atti
illustrato nell'altro emisfero
questa terra
e
quando spunti
egli,
di. bel
,
nome
il
invece
italiano,
privilegiati
una turba
di
l'
—
prima
aurora del
egli tornerà
generosi ed eroici, che avranno
guadagnate
e
meno che
grande nella gloria non
miseria, le simpatie dei popoli
tornando
esula
volta passeranno meglio che tre lustri
ritorno tutto sarà cangiato in lui e intorno a lui;
di
servizio
e peggio condotta spedizione di Savoia inizia
— ma questa
egli risaluti
figli
dalla terra
passava nella marineria militare, prendendo
straniera,
— — sempre, —
dalla
di sudditi,
libertà.
liberi,
E
quali rassegnati
ad ogni oppressione, quali frementi e congiuranti verà una nazione d'uomini
ai
nella
tro-
stretta al patto della
ricono-
scenza e dell'affetto col più magnanimo e cavalleresco dei Re,
—
e deliberata a qualunque
sagrificio
,
a cui
sia
promesso
la
cacciata dei barbari dal bel suolo italico.
Fuggendo da Nizza ricoverò prima Garibaldi a Marsiglia, ed il posto di capitano di un bastimento mercantile. Un gio-
ebbe
vane
di
distinta famiglia
manifesto pericolo suo
veruna specie
di
dover suo
Ed
(1)
(I).
cade
—
compenso
e ,
in
non
mare, Garibaldi e'
è
modo
protestando non
di
Io
fargli
salva
con
accettare
aver fatto che
il
a provare che arrischiando l'esistenza per la
Paya, Vie de Garibaldi, pag.
il
esso non mira a premi umani, un
salute degli altri, circa,
sendo caduto
in
acqua, imperversando
atteso che alcun altro dei più fra di
muovesse a salvare
si
fatica
la
una corda, o mettere un palischermo in mare. Più della Maddalena generassi in mare per salvare
all'isola
,
un povero pescatore che già stava per colar a fondo rada
quale
nell'opinione
chi
tempo o
il
il
invano avrebbe
la procella,
non pareva valere
presenti
i
gettargli
tardi
anno dopo
salverà nella baia di Rio uno schiavo negro,
egli
Montevideo, mentre
di
;
e nella
procella che imperversa,
la
toglie
l'ardimento ai più animosi, egli, persuaderà sei giovani corag-
con
giosi ad avventurarsi
lui
soccorso di una goletta che già del naufragio
,
e che
audace e generosa
La
una scialuppa per accorrere
in
si
vedeva condannata
commercio non può
alla
iniziativa.
monotonia delle traversate
tranquilla
agli orrori
va debitrice della insperata salvezza
di lui
in
un bastimento
di
moto
conciliarsi coH'ardente bisogno di
azione, che agita del continuo l'esule nizzardo
;
scioglie
i
di
e di
suoi
impegni, s'imbarca sopra una corvetta egiziana e recasi a Tunisi
ad
offerirvi a quel
Bey
l'opera
immediatamente ricevuto a
sua per
tarda a dar segno della sua fermezza e della sua
equipaggio della nave
,
che
egli
comanda
,
La ciurma porta a malincuore
—
fermo.
ciurma,
Un
in
dalla cintola le
cervella.
dì
il
l'insolito
malumore scoppia
armi, circonda Garibaldi,
una
pistola, e,
mirato
il
,
Rimane ancora
e
vuole ese-
li
giogo
—
e lo minaccia.
capo del tumulto,
Garibaldi in Tunisi per qualche
egli tien
aperta
in ribellione
Quest'atto di vigore pose fine alle
Lo
energia.
disavvezzo da
era
ogni disciplina. Garibaldi intima ordini severi guiti.
È E non
marina militare.
la
onorevoli e vantaggiosi.
patti
gli
;
{\).
ma
gli
è forza persuadersi che neppure con questi elementi riuscirà far qualcosa
nimo ciso,
l'amore
non riesce a rendersi conto
che non son altro che
il
in
modo
pre-
desiderio della patria lontana, e
di essa e della gloria.
(1) Vita
a
che appaghi le intime prepotenti aspirazioni della-
suo, delle quali
ma
la
brucia
resistenze
mese
,
Egli trae
aneddoiico-politka di Garibaldi^ pag. i2.
42
sono
Io
((.
triste,
un amico nel dicembre 1856,
scrive ad
sono inquieto, e non posso acconciarmi
mi rimorde
pensare che
il
a questa
nulla io faccio per
inazione
io
e
,
successo della
il
nostra causa... Perdio, sono stanco di trascinare questa vita infe-
conda, e inutile
al
mio paese.... Eppure, credimelo, noi siamo
un migliore avvenire, ed a maggiori cose
destinati ad
troviamo fuori del nostro elemento
Ma non Prima
Bey
andrà guari che saprà trovarlo
qui
ci
suo elemento
il
I
Tunisi, s'era trasferito nell'America del Sud, ed acqui-
di
un
un modesto bastimento Cabo Frio.
e
questo
altro esule italiano
facea
,
— Da
fatti
,
mesi appena
quando capitano
prigionieri in
zioni lo
un campo
di
che
attività
,
esaltano
lo
la il
,
nei quali la sua iscrizione fra
ha insegnato ad aver suo
,
aiutando
travaglia
piccolo
i
egli
in
esercitava
Rio
Janeiro
li
visita,
le loro
narra-
intravede aprirglisi innanzi
azione in cui versare lo
,
una sommossa repubblicana
tentata a Rio Grande del Sul. Garibaldi
infiammano
Luigi Rossetti
,
piccolo cabotaggio fra Rio Ja-
il
pochi
-
commercio
pacifico
alquanti italiani,
11
ma
scrivere questa lettera avea già preso congedo dal
di
statovi in società con
neiro
;
».
esuberanza trionfo
membri
della
di
vita e di
quei
principia
Gmìne
Italia gli
di
fede.
bastimento
mercantile
è
segretamente
tras-
formato in una nave da guerra, caricandolo d'armi e d'armati.
Ma
la
fortuna
non dovea sorridere
Garibaldi. Issata la bandiera
Grande,
gitta l'ancora in faccia a
egli
popolazione
la
ai
lo
secondi
;
—è
di
Rio
Montevideo sperando che
accolto da
moschelteria, ed una palla
glieria e di
primi tentativi bellici di
neonata repubblica
della
gli
una scarica entra nel
di arti-
collo, pe-
netra fino all'orecchio, e lo stende sul ponte del naviglio privo di sensi
ma
ivi
i
:
suoi
compagni salpano
in carcere.
Intelligenti
sima
di
gli
ferita
e
si
ricoverano a Gualeguas;
e Garibaldi son gettati, senz'altra forma di processo,
essi
Garibaldi
ed affettuose cure guariscono ;
— ma
la
gravis-
un nuovo e peggiore pericolo
sovrasta.
Vogliono mandarlo a Bajada per esservi giudicato. Egli riesce a fuggire cibo,
;
ma dopo
avere errato due giorni e due notti senza
senza ricovero, per quelle immense e deserte lande,
egM
13
è ripreso
e a punirlo della tentata fuga lo sospendono per le
,
mani alla gogna innanzi la porta della prigione, in presenza di una folla stupida e feroce che insulta al valore infelice Per .
due lunghe, due eterne ore che slogate
— ed
valersene
di
braccia al paziente
le
oggidì
.
.
protrae l'atrocissima tortura
si
ancora
,
mostra
egli
—
per assai tempo
gl'impedì
intorno ai polsi
traccie indelebili del barbaro oltraggio.
Je
Ebbene,
in
quello stesso
momento,
tiri
non
impreca
alla turba pazza
anche
col pensiero libero,
ceano immenso,
mezzo
in
come
sereno,
non maledice
della età eroica del Cristianesimo,
nefici,
spasimi del supplizio
fra gli
e le urla del volgo, Garibaldi impassibile,
e
ma
feroce,
ai ceppi
a'
Garibaldi l'audace guerrillero, Garibaldi
il
mar-
scivolando
ed agli strazi, all'o-
saluta e canta la sua Italia diletta
egli
i
suoi car-
!
temerario soldato
Garibaldi l'infaticabile stracorridore, Garibaldi alla gogna è poeta e canta la sua patria
:
«
Io la vorrei deserta
E
i
suoi palagi infranti
Pria di vederla trepida Sotto
E non
baslon del vandalo
il
è questo certamente
chiama l'uomo
la
di
gli
nome può
Jos Patos.
Qui comincia una serie
ha occasione
gli
palmo a palmo riore per
i
il
che
patimenti sofferti
comando
di
di
fatti
militari nei quali
Ga-
di
momento dee
valore per contrastare
immensamente supe-
e la qualità dei soldati e delle armi.
Garibaldi in questa lotta trepido guerriero,
alti
terreno ad un nemico
numero
Lago de
spiegare tutta la energia del suo carat-
stratagemmi agli il
della flotta,
darsi ai pochi battelli riuniti nel
prontezza del suo spirito, perchè ad ogni
avvicendare
e volente
colle dimostrazioni di
meritavano
incipiente repubblica, è investito del
tere, e la
>
durissima detenzione, Garibaldi, lasciato
se questo
ribaldi
.
enigma senziente
può recarsi a Rio Grande. Accollo
simpatia e di riverenza che
per
.
!
Dopo alquanti mesi libero,
.
uno degli episodi meno singolari
e notevoli nella storia di questo si
!
si
mostrerà abile organizzatore, in-
buon capitano, eccellente marinaio, inesauri-
u bile di spedienti,
ammirabile
calma,
di
fermezza e di riso-
di
luzione.
Sorpreso dal capitano Morigua
mentre
che comanda 120 uomini non ha con sé che undici compagni, accetta la bat-
egli
taglia, vince,
,
mette in fuga l'aggressore, e rimane padrone del
campo.
Inseguito davvicino da varie navi nemiche, mentr'egli ha un si caccia entro un canale angusto, nel quale vede di potersi difendere con successo perchè
legno solo,
non
,
bastimenti di fronte
;
poi tira
suo vascello
il
riva apre un fuoco micidiale contro
dendo
di
il
né della
sua
tutta la notte! Garibaldi
nave
non%'è
eppure s'eran
,
passano due
secco, e
dalla
nemico che s'arresta ere-
catturarlo per fame. All'indomani
di Garibaldi
vi
in
più traccia
visti
i
fuochi
avea proDttato della piena conoscenza
della località, e del favore delle tenebre, per iscivolare tra le navi si sospettasse la sua fuga avea incendiato 1 boschetti di arbusti esistenti lungo la spiaggia. Un'altra volta la flotta imperiale chiude nel porto di Laguna, paesello della provincia di Santa Catarina nel Brasile, il bastimento sul quale è
nemiche, e per impedire
—
Garibaldi
—
i
egli SI getta in
nave
che
,
combatte disperatamente finché
egli
quando
sibile:
nemici
son
già
padroni
la difesa è pos-
quasi
del vascello
uno schifo, dopo avere appiccato
in pochi istanti
,
toccale dalla
fuoco alla
il
fiamma
le
polveri
scoppia seminando lo scompiglio e la morte nella flotta brasi'liana che la circonda, e Garibaldi è salvo egli solo, fra i dodici ufficiali repubblicani che aveano preso parte al' combatti-
mento.
Vero è che già
egli
aveva seco
in
quel giorno
il
suo angelo
tutelare, la pia, la tenera, la intrepida Annita.
Forse
alle
Grande da Sul arrischiava
la
simpatie di Garibaldi ,
al
vita,
della indipendenza
mente
il
per i repubblicani di Rio coraggio ed alla perseveranza eolla quale ed ogni aver suo per aiutarli al conquisto
e della
desiderio di avere
libertà
così
,
un
non era estraneo titolo
Annita
di
intiera-
più all'afl-etto di
poiché nelle anime nobili e , generose l'amore non é sentimento che snervi ed ammollisca ma è invece stimolo a tentare grandi e splendide imprese, affinché l'ammirazione che ,
15 conforti e accresca
esse ispirano il
ricambio
il
d'
affezione che è
premio desideralo. Annila Riveras era una bruna e bella creola nata a Laguna.
Quando Garibaldi vide Annita per
((
cassero
nanza
più
de' suoi
—
«
,
una
attrasse
fra tutte
— Io
mi avviai verso
suo
il
casa segnalata col cuore bol-
cassero.
a
lente,
« <(
uomo mi invelò ad entrare. Io invilo. Aveva veduto quell'uomo
«
dissi.
(t
poteva infrangere, lo avea incontralo un vietato tesoro,
«
pure un tesoro
con una
di
mia
tu sarai
(i
—
Ordinai, scrive egli medesimo, ordinai, mi sbar-
«
ma
lonta-
la
amore.
di
del Morrò della Barra,
sulla riva a piedi
domestiche faccende
a
sguardo.
morte e
la
coH'animo smanioso
e
cari,
Scorte alcune donne intente
prima volta, stava sul
la
Elaparika col cuore vuoto per
dell'
di
la
Un
quelle risoluzioni che non falliscono. già
Ed
altra volta.
sancendo un nodo che
-»,
gran prezzo
!
Se
senza
entrato
sarei
vi fu colpa
morte
la :sola
me
lo
giovane
alla
ma
era
l'ebbi intera!
«
E
«
un innocente.
«
Ed
((
cui sperando ancora di riaverla, io stringeva convulsivamente
vi fu
io
colpa! Si annodavano de' cuori, e
Ma
conobbi intero
suo polso
il
lambiva
«
disperazione (1)
Alta e
le
,
fuggente suo alito
il
persona,
nerissime le
nei quali leggevi
la
energia
volontà, e un coraggio superiore a tutti
di
d'
carattere,
vavano
al
donna
forte
inesauribile
anima
,
ma il
di
il
!
dì in
stringeva
pianto della
chiome, neri e indomabile della
pericoli,
Annita univa
le Scritture
una dolcezza
,
un
ineffabile
cordialità di modi, che catti-
simpatie
le
i
parlano
di affetto,
una semplicità e una
un'affezione non in lui
di cui
,
vena
primo incontro
Teneramente amata di
1'
vendicato
)>.
svelta della
alle qualità della
sì
Eridano
labbra di un cadavere e piangeva
vivaci gli occbi
cuore ricco
lacerava
delitto là sulle foci dell'
il
assorbiva
(c
«
si
essa è morta. Egli è vendicato,
d'
anima
ogni
bennata.
dallo intrepido guerrillero, essa lo ricambia
meno
intensa e profonda, essa in lui s'iden-
s'abbandona
per
modo
dal
che
egli
1'
ha
tifica
,
fatta
sua sposa innanzi a Dio e innanzi agli uomini, che oramai
,
dì
nulla più varrà a separarla, fosse pure per poche ore, dalle peri-
(1) Vedi Vecchi, op. cit.
,
tit.
1,
pag. 218.
16 gliose avventure,
marito
—
;
non
delle quali
intesse la vita dell'eroe che è suo
s'
fulminare delle palle nemiche, o
il
giare dei ferri ostili; non le marcie faticose,
continue di giorno e la fame,
tutto
;
non
le
lampeglunghe,
privazioni d' ogni genere,
non
peso medesimo della
il
potranno impedire che ella segua sempre e dappersuo cuore.
diletto del
il
notte
sete; non le malattie,
la
maternità,
di
il
difficili,
presagi che accompagnarono la
1 sua unione a Garibaldi le doveano rivelare quale avvenire l'attendesse. Fu sua teda nu-
l'incendio e lo scoppio del vascello su cui s'era celebrato
ziale,
—
matrimonio
il
noni ne furono
grido dei combattenti e
il
canti e le musiche.
i
inseguiti da vicino dal
nemico
—
Annita sente venirle meno
e di riposo,
incalzano e intimano
la
resa
—
rombo
Qual^e
dei can-
giorno dopo
da lungo tempo
privi
,
il
le forze
—
i
di
cibo
Brasiliani
essa raccoglie quanto ancora ha
energia per ordinare a suo marito di abbandonarla piuttosto,
di
ma
se essa è d' incaglio,
E
il
di
non subire
suo eroismo rinfranca quel pugno
legge del
la
prodi
di
—
—
vincitore.
resistono e
Una volta, Garibaldi circondato da forze superiori, dopo un lungo combattimento sostenuto cpn indomito coraggio, cade al suolo gravemente ferito, ed Annita è fatta prigioniera
vincono.
—
ma
notte, essa elude la vigilanza delle sentinelle, e at-
la
tingendo
una
delle stelle
scoprire
sovrumana
forza
reca sul campo
di battaglia,
uno ad uno
suo Garibaldi non è
fra
ringrazia
,
senza bussola erra per
immensa
potenza del suo amore, al
foresta
si
momento
di
è fatta sicura che
il
morti, che esso è libero tuttavia, cade
i
il
le
quando
e
si
tremolo e incerto chiaror
giacenti, trepidante ad ogni
un adorato sembiante:
in ginocchio
versa la
i
alla
esamina
cielo
lande e
e quindi
,
i
,
senza guida
sola,
,
casolari in cerca di lui, attra-
che domina
appare fantasma misterioso e temuto
una gola formidabile, spinge a nuoto
il
vertice dell' Espinasso,
a' soldati posti in il
agguato
in
cavallo nel fiume Cauras e finalmente
già rigonfio per
la
pioggia caduta, tocca
quarto giorno
la
provvidenza compassionando tanto strazio, e
il
ammirando
tanto
dello sposo, scito a porsi
il
amore
la
riva
e tanta energia, la guida
,
nelle braccia
quale con appena settantatrè compagni era
in
salvo a Lages.
riu-
17
Falla madre
essa non volle che
,
coniugale allentasse
amore
del santo
frullo
il
nodo ond' era nato, e diminuisse come-
il
fortuna fra
genitori: sospeso
bam-
chessia
la solidarietà di
bino
proprio seno, Annila continuò ad accompagnare in tutte
le
al
—
sue spedizioni l'infaticabile Garibaldi
veduta allora e poi
lorlemenle
,
percorrere anch'essa
destriero, ai
i
combattenti
,
incoraggiarli
come
colla voce,
il
e più d'una
campo di momenti
di
col gesto e
quelle apparizioni meravigliose che talvolta la
e
il
prepotente amore della terra na-
desiderio di giovare col braccio provalo in cento pu-
il
gne gloriose
alla
Garibaldi
Italia,
in
indipendenza de' suoi connazionali
ricondusse
Annita non esitò ad abbandonare
la fiorente
e ricca contrada ov' era nata,
il
cielo
dide notti del suo paese per dividere
Ma
diletto.
veduto
il
augurio e
vittoria!...
Povera Annita!... quando tiva,
mescersi
battaglia, difficili
fantasia o la fede dei popoli evoca nelle grandi lotte,
pegno sicuro
volta fu
sopra robusto e veloce
assisa
nei
il
fiammeggiante e
nuove
le
suo Garibaldi acclamalo, onoralo,
America
!
sposo
Essa che avea
festeggialo,
dovea vederlo,
,
splen-
sorti dello
quale amaro disinganno l'attendeva
fante nella lontana
le
al
trion-
suo ritorno in
quella patria che veniva a redimere, '^praffatlo, proscritto, fuggiasco.
—
Essa che s'era vista circondata dal rispello e dalla
simpatia fino in quel giorno
nefasto
cui era
in
niera del nemico vincitore, essa dovea in Italia, era dipinta quale la terra della civiltà
vea
in
Italia
profanati di
guida
vedersi ricerca
gl'indizi ai
della
segugi
a
santa
caduta prigio-
che pure
morte da
feroci
.
persecutori
maternità per servire
sguinzagliati sulle
le si
e della cortesia, essa do-
orme
di
,
e
aiuto e
dello sposo e sulle
sue (1)!
Ma non
(1) In
nome
ricada sul
italiano
«
onta
così
di
un proclama del generale austriaco Corzgowski,
digale le maggiori contumelie a Garibaldi detti
1'
masnadieri fuggiti
la fucilazione
immediata
a
alla
ed
galera ed alla corda
chiunque comecchessia
vasi agli altri indizi per iscoprirli questo « essere
incinta da sei mesi ».
li
in
cui erano pro-
compagni che erano
suoi
a'
indegno ed
»
e veniva minacciala
soccorresse, aggiunge-
con Garibaldi una donna
18
atroce procedere. Per gli Italiani il
simbolo della donna
il
nome
tuo
dell'uomo l'intelligenza e l'amore della virtù il
di
tuo nome,
Italiani,
gli
sempre
mai
desterà
ciato,
nome,
tuo
il
— e non deve
la storia.
palpito di riverente affetlo nel
cuore, chiamerà mai sempre una lagrima zione sul ciglio
a quello
qualunque occasione pronun-
in
un
sarà
,
Italiani,
gli
insieme
ed ammirande ricordi
quante donne più onorate,
Per
Per
!
brilla di fulgida luce
o Annita,
o Annita
,
finché duri nel cuore
forte e affettuosa
tardare
di
commemora-
pia
giorno in cui la rico-
il
noscenza nazionale ponga sul tumulo modesto che copre la tua spoglia mortale una pietra che narri ai contemporanei e ricordi ai
come
posteri
donna
ivi
riposi la
che insegna
forte
al
donna amante,
mondo come
donna
la
si
anime grandi e generose! Quando il valore di Garibaldi ebbe assicurata di
gì'
di servigi
,
spontaneamente
angustie, mentre
trovò in
imponeva
la
indipendenza
causa della libertà,
esistenza. Incoraggiato
la
necessario ai bisogni quotidiani della famiglia.
il
spontaneità e prontezza ad L'antichità
offizi
ammirò Dionigi
,
ma
:
Ed
per fermo
è
questo
di
uno
Garibaldi che
esempio ,
di
sedentarie,
scienze esatte
anche
spada
Avres
di ,
fece maestro di
tormentare qualcuno.
,
e sorprendente
per solo sentimento del
di disinteresse,
passa dalla
monotone ed oscure
di
un professore
!...
questa
irrugginirsi
vuole
cacciato dalla
,
agitata e rumorosa dei campi e delle battaglie
vita così attiva,
Però
si
maraviglioso
a un tratto
dovere, e per eccesso di delicatezza e
alle abitudini
!
che
egli prescelse questa
uno scettico ebbe a dire che
professione per aver sempre modo
piega con tanta
si
tanto diversi
di Siracusa
che avea per lunghi anni tiranneggiato,
scuola
figlio
sua compagna, egli trasferivasi a
Mirabile natura veramente cotesta, la quale
città
un
nello insegnamento dell'algebra e della
Montevideo, e cercava
geometria
resi alla
d'altra parte la nascita di
dovere d'assicurarne
il
dai consigli della indivisibile
di
la
Rio Grande, egli che avea costantemente respinto ogni com-
penso sì
pia,
intenda l'amore dalle
volta nel
non
fodero.
fu
lasciato
Rosas
,
il
tempo
dittatore
alla
di
che ad ogni costo Montevideo riconpsca
sua
Buenos la
sua
19
—
autorità
—
Montcvideo
associano
si
del sacco e della
europei
che sono
Ma
e
ordini
gli
è assicurata dalla parte di
città
la
Oribe minaccia anche sul mare. Garibaldi chiude
assume
un dipresso
comando
il
che
delle tre navi
Montcvideo, assale
(lotta di
la
in
indigeni per respingere l'aggres-
agli
—
Thibaud
del colonnello terra.
numerosi
i
forma anzitutto una legione francese, sotto
sione. Si
scuola,
ma
coll'incarico di
La minaccia
ridurla colla forza all'obbedienza.
strage precede Oribe
un esercito
feroce Oribe
e affida al
passo del fiume Parana, malgrado
nemico, e forza
il
numerose batterie che
le
la
costituiscono a il
vi
si
erano costrutte per impedirlo.
Ma
— Spinta secco — a bastimenti. —
questo primo successo minaccia costargli caro.
contro
banchi
i
e al punto
sabbia della sponda,
Buenos-Ayres, composta
indomito Garibaldi a
trova
bordo
la
sua nave dà
in
ecco apparirgli innanzi e schicrarglisi
istesso
di
la flotta
di
—
di sei
consuma quanto piombo
e
capace
e quanto
ferro
nei cannoni e nei moschetti,
entrar
di
fronte
Resiste
spezzate persino e fatte a minuzzoli
catene
le
ancore e poscia quanti arnesi ed utensili
gli
delle
ancore
,
le
cadono sotto mano.
Due
giorni e due notti dura la lotta disuguale; finalmente esau-
rite
le
rie,
l'abbordaggio è imminente, e non
munizioni, sopraffatti dal numero, fulminati dalle artiglie-
con
spingerlo
sopravvive alla
quel
pugno
di
prodi
micidiale conflitto
al
—
si
vede
la più
,
già
il
possibilità di re-
parte
feriti che nemico esulta pensando ,
cattura dei bastimenti, dei loro equipaggi, e del temuto loro
comandante; già pregustano
Argentini
gli
la
gioia boriosa di
Montcvideo, e tornare
trarsi dietro cattiva la piccola flotta di
in
aspetto di trionfatori a Buenos Ayres.
La energia i
compagni
,
la
portano
sani
nave
nemico,
il
i
Mentre
naviglio.
il
a tenere a bada i
Garibaldi salverà almeno da quest'onta sé ed
di
e
feriti
sulla quale
i
Garibaldi
:
sono
—e
garibaldiana,
che non
fra
sanno se sia
lo
in
stupore e
maggiore
zione di vedersi a questo
modo
i
soldati
in
scendono a terra,
Armila lasciano
e
hanno toccato
appena
una tremenda esplosione manda flotta
con pochi uomini continua
marinai,
pezzi lo
i
tre
gli la
bastimenti
ultimi riva
,
della
spavento degli aggressori
loro
sfuggire di
il
«dispetto e la umilia-
mano
l'agognala preda,
20
l'ammirazione per prova così sublime
che
canuto ammiraglio degli Argentini, Brown, concepì da quel
il
momento
stima per
cosi alla e cordiale
che anni dopo lasciando
nista,
le
torno in Inghilterra, volle recarsi
mano a magnanimo
stringere la quell'atto
Ma non
bastava
tava eziandio
Da
terra.
suo giovane antago-
il
Americhe per fare stabile prima a Montevideo per
riivi
Garibaldi e testimoniargli l'entusiasmo che
aveagli destato in cuore.
lo
avere sottratte
nemico, distruggendole,
al
che più non era possibile ricondurre a Montevideo; impor-
le navi
di
salvare la libertà dei marinai e dei soldati scesi a
ogni parte avanzano numerose
non importa:
—
che
nemico e
si
— Tant'è
ardimento.
di
fuoco
il
le
schiere nemiche
Garibaldi e Annita sono in prima le
fila
—
;
—
prodi
i
acque del mare hanno risparmiati,
hanno
gittano alla baionetta o colle spade sguainate, poiché non
più munizioni, sulle truppe mandate a chiudere
il
passo
—
chi
potrà resistere a combattenti che sanno di non avere altra via di salvezza
quella di non isperarne alcuna? Sbaragliati
fuor
soldati Argentini
Garibaldi e Annita
,
i
maggior numero dei
col
loro seguaci arrivano sani e salvi a Montevideo, dove le più calo-
rose e simpatiche accoglienze provan loro pia onorare
Così
segno
i
di
il
come quel popolo sap-
valore infelice.
Romani dopo onoranza
il
Però non dovea
rotta di
la
Canne accoglievano con ogni
console Varrone. farsi
attendere a lungo
il
giorno
della
ripa-
razione.
È prima flotta
cura
invece
di Garibaldi
rifornire la repubblica di un'altra
il
quella che egli
di
medesimo ha con
atto di savia
disperazione distrutta. In breve tempo alcuni bastimenti mercantili sono convertiti in
— — ma supplisce
un naviglio da guerra, tiglieria
—
armi
mentre
otto cannoni
ne compongono tutta
l'ar-
l'audacia dei combattenti al difetto delle
e la
un
giorno Garibaldi ed
squadra
di
Rosas
i
suoi indomabili marinai
volte più numerosa,
e
forte di
quaranta quattro pezzi d'artiglieria blocca strettamente
la città,
si
sei
spingono fino all'imboccatura del porto e
— Tutta
glia.
stre
,
sui
la
popolazione
balconi
,
sui
letti
di
la
sfidano a batta-
Montevideo s'addensa
alle
fine-
per vedere l'esito della temeraria
21
—
disfida
malgrado
e
la disparità così
grande delle
forze, si
ha
fede nella vittoria, perchè Garibaldi è invincibile all'abbordaggio.
L'ammiraglio nemico esemplare prudenza
pensa anch'egli a questo modo, e con
la
fa
mostre
le
non accorgersi che è pro-
di
vocato.
Non potendo ingaggiare una ostinatamente
cattura ideala e
che
battaglia navale,
compenso in una disegnata con una audacia ed una risoluzione
veramente meravigliosa. Un giorno s'addensa
nebbia
fittissima la
Montevideo, per modo che a pochi
sulla rada di
nemico
il
un
Garibaldi cercherà
rifiuta,
palmi
di-
di
stanza non è possibile discernere persona o cosa veruna. Garipresi con sé dodici uomini risoluti
baldi,
evento,
squadra
alla
tamente
qualunque
e parati a
getta in uno schifo e giunge inavvertito sino in mezzo
si
Buenos-Ayres, della quale vuole esplorare minu-
di
Ma
forze e la posizione.
le
una goletta armala
di
sei
cannoni
ad un tratto
da
scoperto
,
è fatto segno
,
loro
ai
tiri.
Remigando risolutamente Garibaldi
riesce a mettersi in salvo in
un piccolo seno
fra le
giunchi
perde di vista
dove d'altronde non avrebbe potuto seguirlo
per
ma il
la
,
canne ed
i
poca profondità delle acque e
prenderlo per blocco. La notte Garibaldi e
costano a nuoto
,
e inosservati
alla
del passo
i
caccia
la
uomini
suoi
—
goletta.
,
;
baia e attende
di quella
sue truppe
colle
goletta lo
la
strettezza
la
la goletta gilta l'ancora all'entrata
nuovo giorno per continuare
dove
,
o
s'ac-
Inerpicarsi
ai
fianchi di essa, balzar improvvisi sulla tolda, uccidere le guardie,
sorprendere
marle
il
ogni
resto della
ardire
col
ciurma disarmata e dormigliosa, stre-
panico
che
terrore
in
genera
tutti
notturno, inconcepibile attacco, costringere così
i
mini dell'equipaggio a costituirsi prigionieri fu l'opera istanti
della
—
poi issata la
bandiera repubblicana e preso
nave con tanto ardimento occupala
contro
gli
altri
,
ne
di
conseguenza
di
i
disorientati,
conduce trionfalmente repubblicana.
cannoni
lasciano libero
in porto
il
passo
prin-
un errore o del
tradimento, e quando finalmente scoprono o presentono scoraggiati,
pochi
comando
il
volge
bastimenti della flotta che non sanno da
cipio se lo strano saluto sia la
il
quaranta uo-
al
il
vero,
vincitore che
questo insperato aiuto alla
flotta
Questo dovea essere l'uìtimo baldi
—
campo, e non andrà guari
in altro
pieni d'ammirazione,
Ad
armi.
in
lui
clie
attività
Gari-
eserciterassi
due emisferi saluteranno-
più risoluto e
il
Montevideo circa iOOO
in
d'armi marittimo di
più
il
intelligente
mondo.
guerrillero del
Sono
fatto
sua instancabile
quind'innanzi la
imitazione
capaci
italiani
quanto banno
di
fatto
i
portar
di
ancbe
francesi,
le
essi
vogliono associarsi, costituire un corpo speciale che concorra alla
Chi mai
minacciata indipendenza della repubblica.
difesa della
avrebbe potuto essere
capo
il
di
questa animosa coorte se non
Garibaldi?
Ecco
gli
maniera
tal
di
un esercito
rende facile
ammiraglio trasformato
lo
ma
di terra;
cogliere
il
generale di
in
Garibaldi
la flessibilità delle altitudini di
prontamente
questo nuovo arringo.
molti
anche
allori
in
—
Entrata da pochi giorni in Né l'occasione si fa attendere. campagna la legione italiana presidiava la forte località detta il Cerro.
Il
nemico
K
Commilitoni, egli dice
«
anima
{(
biamo mostrare
((
che fanno volentieri
K
—
libertà » (1)
malgrado
a'
suoi
,
s'avanza minaccioso.
compagni, duce o soldato,
mia mano saranno sempre con
e la
nemico era lungo
di
doppio
del
forte
,
al
poi
mondo che li
sacrificio
voi,
gl'Italiani si
ma
la
—
mia
noi dob-
sanno battere, e
della vita per la causa della
guida all'assalto, baionetta
in
canna,
il
dall'altendersi a così vigoroso attacco, sicché,
sua grande superiorità numerica, dopo un simulacro
la
resistenza,
una prima schiera getta
lasciando molti
morti sul
campo
le
armi
e dassi
di battaglia, e
alla fuga,
le altre
non
tar-
dano a seguirla.
E dove
questa fu la fazione detta del Cerro, dal fu
Poco tempo dopo nuova occasione ebbe d'illustrarsi
che fu
il
colle armi nel combattimento
della località
di
coraggio
in
questa fazione
Garibaldi in America, pag.
12, Vecchi,
la
legione italiana
del Paso de la Dojada
generale Paez contrastava alle truppe
sublime
(1)
nome
combattuta.
di
— dove
Rosas. Garibaldi più
fitta
op. cit., pap:. "219,
ardesse
23 la
mischia, dove più spesseggiassero
lo
si
vedca animando
^le nemiche Ift
E
terrore e la confusione.
il
quivi del continuo
colpi,
i
e portando
soldati coli' esempio,
i
notato eziandio
fu
secondasse una rara e meravigliosa fortuna, posciachè
denso e continuo grandinare
non una contusione, avea
dono
il
importune
come
pararle
di
di
non toccò una
palle,
che facea dire
il
a'
nelle
come
in
quel
scalfittura,
suoi legionari che egli
l'està gli altri
si
paran
mosche
le
(\).
Altra gloriosa fazione fu quella delle Tre croci, dove avendo
nemici fatto prigione
ì
colonnello Neyra
il
Garibaldi con
,
150
uomini della sua legione assaliva un corpo d'esercito quattro volte superiore
e
,
dopo accanito combattimento nel
numero
deasi cader intorno gran terlo in
Ma
America ed
in
dere popolare peritura,
per
fu la
si
l'
,
di
sopra
ogni altro
e contribuì potentemente a ren-
Garibaldi ed acquistargli una fama im-
battaglia di Sant'
eroismo
prigioniero.
il
menò
quello che
Europa
in
nome
il
valore e
il
luminoso
fatto più
il
rumore
riacquistando sano e salvo
fuga,
quale ve-
de' suoi prodi, riusciva a met-
Antonw, vera
lotta di giganti
un pugno
cui diede prova
di
di legio-
nari italiani.
generale Medina
il
vivamente
,
sua ritirata verso Salto
,
città
inquietato
dal
nemico nella
prossima alla frontiera del Bra-
assegnava, addì 8 febbraio 184G,' a Garibaldi T incarico di
sile,
trattenere
il
nimico con
univasi circa
KS/t
una ventina
di
uomini
fanteria, ai quali poscia
di
cavalieri.
Garibaldi
prendea posi-
zione a tre miglia da Saito, trincerandosi in una casupola rovinata, delta Tapera di
appena rimangono
in
San Venanzio, nella quale, diroccati i muri, piedi alcune travi, che il valore dei legio-
nari convertirà in ròcca inespugnabile.
gono
nemici
i
forti di
900
Al
mezzodì sopravven-
fanti (2),
comandati da
,
sig.
Il
ricca
cavalli, e
America, ih. Vecchi, ih. Paya che ha scritto, uon è guari, una biogralìa di Garibaldi notizie e di fdtti pone la cifra di 1500 invece di quella di 1200.
(1) Garibaldi in (2)
500
di
a quest' ullima, sia perchè altri biografi la indicano, Carletti, pag. 12, e l'anonimo autore dell'opuscolo il generale liaribnldi e le sue gesta in America, pag. 12, sia specialmente per-
Noi
ci
come
atteniamo
a dire
il
24
un esperto
—
uno
— ma
—
,
mentre
,
la
a
cavalleria
i
fanti di
fianchi
respinti;
gli assalitori
e molti cavalieri,
contro
sei
— Gomez ordina 500 molesterà — tornano sono
non pare dubbio.
attaccare la Tapera agl'Italiani; salto
Fernando Gomez. Sono
e valoroso capitano,
l'esito
che poco profittava
visto
all'as-
equi-
la
tazione contro quel riparo, mettono anch'essi piede a terra. Do-
lunghe ore
dici
durante
si
accanitissimo
non contenti a
quale,
il
protrae
difendersi,
scono con temeraria fortuna due al
nemico
—a
;
Il
,
pugno
quel
ad inquietarne
rinuncia
e piena sicurezza
pieno ordine
di
mediante
prezzo. Trentasei
italiani
(il
venne posta
il
la
resi-
compie con
si
congiunzione
—
di
Non
trionfo fu pagato a caro
quinto circa dei combattenti) rima-
sero morti in battaglia: 49 furono de' legionàri
che la
prodi col grosso dell' esercilo in, Salto.
però rientrarono in Salto, poiché
tutti
ma
dei legionari,
una così ostinata
ritirata,
la ,
—
fucilata
la
nemico vinto dal valore
e insieme dall'ammirazione che gì' ispira
stenza
Garibaldini esegui-
i
sortite, micidiali l'una e l'altra
mezzanotte dura tuttavia
vittoria è cogli Italiani.
—
combattimento
il
fuori
di
feriti,
i
metà circa
e cosi la
conìbattimento
—
;
però dei
non uno rimase in poter del nemico. 11 quale ebbe un danno immensamente superiore a quello degl'italiani; perchè tra morti e feriti perdette circa 500 uomini (sopra i200, che tanti feriti
erano
gli
assalitori)
Garibaldi in
(i).
istante esce dai ripari, ora per eccitar
voce, con la spada in alto,
ora col moschetto appuntato
sicuro
,
ferro e
il
i
piombo nemico
documenti
parlano
di
la battaglia
—
spesso per
ardimento un
ferire lo
compagni
egli
medesimo
rispettano a gara
(1)
officiali
di S.
,
di
1,500.
—
ogni
era della legione, gregari, talvolta
—
portarlo in
e e
sempre
il
confermandosene ornai s'è general
dell'opera ed una lettera dello stesso
1,200 uomini, e non
Vecchi, op.
;
ad
coli' atto e colla
ferito
viemmeglio quella popolare credenza che
così
che
più
i
come duce ch'egli come l'ultimo dei
raccogliere con pietoso
per
—
questa pugna supera se medesimo
D'altronde
il
Garibaldi
Paya confuse
Antonio con un'altra fazione anteriore di parecchi mesi. Garibaldi in America, pag. 12, 13, cit.y pag. 220.
—
Carletti, Vita di Garibaldi, pag. 12.
25
menle
per tutto
diffusa
popolo argentino, essere
il
e nulla potere sul corpo suo 11
suo esempio desta
lore e del coraggio;
tult'
—
«
le
intorno a gli
tulli
fatato,
l'emulazione del va-
lui
ufjìziali
medesimo annunziando
scrive egli
egli
armi degli uomini!
sono
feriti
»
!
fazione
gloriosa
la
a'
(1)
suoi
commilitoni.
Sono la
eroi di in
impossibili a descriversi
festeggiamenti coi quali prima
i
popolazione di Salto, poi quella
tutti
,
Montevideo accolsero
di
e
animi nobili e generosi
—
gli
iMenlre
per
modo che
encomi
stessi
gli
agi' Italiani
un concerto
quella circostanza fecero suonar allo
di lodi
,
in
e di
insuperabili suoi soldati!
e agli
plausi all'intrepido guerrillero,
gli
entusiasmo che essa destò
l'
non avvezzi a prodigare
gli
stranieri
—
memorabile fazione
sì
generale in capo dell'esercito della Repubblica scri-
il
vea nel dispaccio
officiale
ministro:
al
a
Vedrà
V. E. dalla
relazione originale del fatto d' armi delli 8 corrente la perdila
come
considerevole del nemico, e
colonnello Garibaldi abbia
il
aggiunto una nuova gloria alle molte, delle quali già da tempo era adorno e di quanto siano capaci
l'ammiraglio ciera nel
de
Rio
LAfricaine:
«
Lainé
,
comandante
la
a
scrivea
della
Piata
Io
felicito,
vi
200
,
legionari italiani (2), » flotta
francese di crodalla
Garibaldi
mio caro generale,
di
fregata
avere cosi
«
potentemente contribuito colla intelligente ed intrepida vostra
(c
condotta
a
inorgogliti
«
contenne l'Europa. (t
«
al i
compimento
di
Io vi felicito in ugual
che rendono più cara
fatti
d'arme, dei quali sarebbero
Grande Armata che per un momento
soldati della
modo
la
per la semplicità e la modestia
lettura della relazione,
più minuti ragguagli d' un fatto
del
in
cui
date
quale potreste senza
((
i
«
timore attribuirvi tutto l'onore.
((
persone alte a meritamente apprezzare ciò che voi siete ve-
«
(1)
Del resto
Questi
,
,
questa modestia vi ha cattivato
uffiziali
le
simpatie di
erano Cassana, Beruli, Marocchetti, Remorini, Vecchi,
Rodi, Graffigna, Saccareili minore, Saccarelli maggiore. Traversi e Scarone, i
tre ultimi piuttosto (2)
gravemente.
Garibaldi in America.
26 <(
nulo operando da
«
primo luogo
«
vostro carattere e nel quale avete
Né
sei
Governo potea
il
mesi in qua
tra le
,
quali
noterò
in
nostro ministro plenipotenziario, che onora
il
lasciarsi
un caldo difensore
»
il
(i).
vincere dagli stranieri nel dar
prova della ammirazione e della riconoscenza dovute a Garibaldi ed
—
compagni
prodi
suoi
a'
nello a generale, gli affidava
perciò
il
promuovea da colon-
lo
supremo comando
della città di Monlevideo (2), e decretava
si
del presidio e
scriverebbe a lettere'
d'oro nella bandiera della legione italiana l'epigrafe « Gesta delli
8
febbraio IS^tG, della Legione italiana agli ordini di Garibaldi » tutte le parate
in
altre;
nomi
i
la
legione avrebbe
sorreggente uno scudo con
motto:
invincibili,
«•
si
;
le
scriverebbero sopra
Governo
collocarsi nella sala del
i
;
Le-
al
braccio sinistro una fascia
incisavi
sopra una corona d'alloro
gionari porterebbero quind' innanzi
il
posto d'onore sopra
dei caduti in quello scontro
una tavola marmorea da
e
il
combalttrono
l'olio
febbraio
ÌSUù
w
(5).
Le quali dimostrazioni cosi numerose, concordi e solenni spiegano con quanta ragione Garibaldi nel rendere conto alla Commissione della legione italiana di quel darei
il
mio nome
di
Garibaldi in America
(i)
fatto, scrivesse: « Io
Legionario italiano per
y
il
globo in oro!
non
» (4).
documenti, pag. 21. A prova maggiore della
sincerità, e vivacità delle simpatie destate
da Garibaldi ricorderemo ancora
Page comandante del brigantino francese il Ducoédic^ avendo mandata al Débats una lettera vituperosa contro Legionari italiani e il loro duce, il Lainé non esitava a dirla dettata da persona poco usa a serivere la verità, anche quando racconti fatti avvenuti sotto ì proprii occhi
che
il
sig.
i
— Vecchi,
op. cit., pag.
altro francese,
220.
comandante
il
—
Garibaldi in America, pag. 21.
E un
del brigantino lo Assas, scrivea in quel torno
esaltando
il valore della Legione e narrando come Garibaldi non avesse che 200 uomini, fosse attaccato da un nemico forte di 1200 e gliene uccidesse 500, avendo egli stesso 33 morti, e 53 feriti, fra quali quasi tutti
circa
i
gliuffiziali. Garibaldi in
America,
T^ii^.
t9.
(2)
Vecchi, op.
(3)
Garibaldi in America, pag, 13 e 14.
{i)
Crediamo
cit.,
far cosa grata al lettore riproducendo testualmente questa
lettera di Garibaldi « «
pag. 220.
:
Fratelli
Avantieri ebbe luogo nei campi
di
S.-ìnt'Antonio
,
a
una lega
e
mezza
27
schieUa e ingenua esclamazione che menire dimostra la
coscienza di quanto egli e
un tempo
rivela a
il
i
suoi
sublime
suo
non poche
resto già avca date
in
Garibaldi
compagni aveano operato
,
quale del
disinteresse, del
prove, e stava per darne altre
maggiori. Alla comunicazione del decreto che
generale e
comando supremo,
il
dichiarò che
e allora
(i).
E
accendere
il
grado
che
si
lume
terrebbe
la
latifondi
di
pugnavano per amore
liani
nome
il
di
ed
da questa
«
quattro
«
leria rifuggitisi sotto la nostra protezione,
d
mille e dugenlo uomini di
4
ramente
«
principiò a mezzogiorno e durò sino a
«
città,
fucilieri a piedi
«
ove non
—
;
erano
biamo
fl
ed a cui
«
miccia alla mano,
«
lo
assalti fatto
avesse
il
il
delle sue
nieri.
Abbiamo feriti,
<r
mente. Io
più
e
il
non solo
sono sostenute contro
si
ma hanno
sbaragliato intie-
né
gli attacchi de' suoi
travi,
i
;
legionari io
e
hanno respinto
lutti
la
resa della
uffiziali
gli
rimasto
piazza,
lutti
eravamo caduti
cinquantatrè
feriti
;
«
ah-
al Salto,
rispose colla
pie sulla santa Barbara della batteria,
in ritirala nel Salto,
con settanta e più
cedevano, contenendo,
feriti
vi scriverò
compresi
quando troppo
dugento e repellendolo impaurito.
e'
i
quantunque
morti e prigiolutti
ufiiziali
gli
poco più
di
cento legio-
leggermente, che
un nemico
incalzava,
— Oh! questo merita
ci
di essere scolpilo.
vostro
Garibaldi in America,
(2) Vecchi, pag.
220.
pag. 15. Vecchi, op.
G. Garibaldi ».
cit.,
pre-
di mille
più a lungo un'altra volta.
«
(1)
Le
numero di 300; il fuoco mezzanotte. Non valsero al nemico
accanito de' nemici
entravamo
ir
a II
combaltiinento.
glorioso
il
Alla mezzanotte
— Addio,
non
di cavalleria,
non alcuni
avuti trenta morti e
nari italiani
a
e diritto di cittadini,
meno Scarone, Saccarello maggiore e Traversi, tutti leggormio nome di Legionario italiano per il globo in oro. non darei
«
«
masse
nemico assicurato che
sono
suoi
assaltò in
ci
nemico aveva intimato
a
i
Ita-
da soldato in quel giorno. Ansaui che era
<(
€
,
pili
il
che
senz'altro riparo che d'una casipola in rovina (taperà)_,
del
ripetuti
<
assegno del
lo
gli
Fernando Gomez,
in piedi se
«
non
Legione, e forse venti uomini di caval-
nostra
nemica, che
cariche
<i
terribile
della
la fanteria
ripetute
le
più
il
rifiuto
strettezza da non poter
protestando
libertà
«
compagnie
,
di
voluto accogliere,
fu
sera in casa (2). Rifiutò per se e per
una donazione
legionari
non
,
versava in tanta
egli
grado
il
oppose dapprima un
egli
che motivato da eccessiva modestia
conferiva
gli
pag. 220.
per desiderio di lucro e di promozioni (1) e pose tanta fermezza in-
questa ricusazione che fu tolta
— Niun
insistere.
al
Governo ogni
semplice legionario, respingendo risolutamente giore che per
grado
il
rata nel pubblico
cesso
gli
competeva
imponea,
si
soldo del
il
assegno mag-
lo
—e
(^);
quando, traspi-
privazioni che per ec-
notizia delle gravi
la
disinteresse egli
di
possibilità di
altro assegno volle percepire fuori
venne
gli
fatta cordiale
violenza perchè accettasse un donativo, a gran fatica acconsentì
a ricevere L. 500
vece
legionario
più
,
a patto che
,
sborsata
essere
di
di
lui
a
la
metà
fosse
lui
bisognosa
di
diceva
,
somma
questa
data alla vedova
in-
un
di
prode e generoso
il
capitano (5).
Ecco
(4)
trascritta la
contenente
lettera
il
rifiuto:
Eccellentissimo Signore Montevideo 23 maggio
Colonnello Gozzoli, in presenza di
« Il
tutti gli uftìziali della
18ii5.
Legione
ita-
mi consegnò, a richiesta vostra, la lettera che aveste la bontà di scrivere in data del 30 gennaio; e con quella un documento col quale voi, Eccellenza, fate donazione spontanea alla Legione italiana d'una metà dei
liana
campi, proprietà
grande,
vostra, giacenti
esistenti su
edifìziì
Legione
alla
nome
quel terreno,
della Legione,
messi a dividere
i
bedire unicamente
uomini
ciò
liberi
richiederanno,
che
la si
che
Array
servizi resi dalla
ai
pericoli ai
chiedendo
campo
del
dettami
della
coi figli
loro
di essere
di
dividendo,
pericolo
coi
coscienza: che avendo cosi
finché
loro
armati e am-
questa contrada, d'ob-
riguardano come un dovere, essi
essi
pane e
fatiche.
,
essi intesero,
le
valenti
sod-
continueranno da
necessità dell'assedio
compagni
lo
del presidio di
senza desiderare o accettare rimunerazione e compenso
Ho
in consf^guenza
l'onore di comunicarvi. Eccellenza,
decisione della Legione italiana, alla quale
uniformano interamente, e
i
miei sentimenti e principii
di ritornarvi l'originale della
Possa Dio conservarvi per molti anni
Garibaldi in America, pag. 15.
donazione.
>.
«
(2) Vecchi, pag. 220. (3)
l'
dopo essersi pienamente informati di ogni cosa conhanno a voti unanimi dichiarato in
a soddisfarvi,
questa metropoli, delle loro
e
ad una metà del bestiame e degli
come rimunerazione
coujunicazione
nella vostra
disfatto a
l'Arroyo de las Avenas
oltre
Repubblica.
Gli ufficiali italiani
tenuta
fra
Nord del Rio Negro
al
G. Garibaldi ».
Né
mostrava meno generoso coi nemici.
si
Alcune settimane dopo sorprendeva
il
battaglia di Sant'Antonio Garibaldi
la
colonnello Lavalleya ad Hapeoy, e dopo accanito
combattimento
metteva
lo
facendogli cento
e più
fuga
in
dello slesso Lavalleya. Garibaldi
togliendogli due cannoni e
,
Fra
prigionieri.
questi
era la famiglia
non volle ricordarsi
i
mali trat-
tamenti che aveva dovuto soffrire quand'era prigioniero del ne-
mico,
ma
solo
rammentandosi
simo, rimandò sana e salva pregio all'atto per salvo
nito di
che erano
in
essere sposo e padre egli
al
Lavalleya
di
compierlo,
un
drappello
la famiglia, e
dava a scorta, mu-
le
quei medesimi
di
mede-
crescendo
soldati
stati fatti prigionieri (1).
Audace baldi
modo
il
condotto,
di
e temerario quant'era generoso e disinteressato, Gari-
quel torno proponeva
al
governo della Repubblica una
impresa che, riuscendo, poteva avere una immensa influenza sulle condizioni
Ayres
e
poliliche
vosissima,
pediendo
Slato.
dello
Ormai
guerra
la
fra
Montevideo cominciava a riuscire ad ambe moltiplicando
industrie, esaurendo
traffichi e le
i
sangue e
sagrifici di
i
le
di
Buenosgra-
le parti
denaro
forze
dei
im-
,
com-
battenti.
Non i
due
era veruna causa reale di antagonismo e di nimistà Stati
—
Argentina, e
le
muovea
vava opera comoda
il
fra
venivan sempre dalla Repubblica
aggressioni
le
capriccio imbelle di Rosas, che tro-
il
guerreggiare senza pericolo per mezzo dei
suoi luogotenenti, ed avea nella guerra un pretesto di opprimere
ed ispogliare in
peggior
ogni
modo
i
popoli
colla
forza
tenuti
soggetti all'arbitrio.
Parve a Garibaldi che questi mali
effetti
epperciò propose
,
al
il
fosse
i;
il
odo più acconcio a toglier
rimuoverne
governo
dei suoi nascostamente
a
terra, preparate le intelligenze
tore
,
e
di
di
recarsi
Buenos-Ayres ,
egli ,
mezzo
—
con un drappello
scendere
di
celato a
penetrare nella casa del ditta-
viva forza impadronitisene, trarlo prigione a Mon-
tevideo.
(1)
di
addirittura la causa
Beponses aux détracteurs de Montevideo^ Pacheco.
—
progetto parve troppo rischioso, e veramente era
Il
verno negò l'assenso
impresa
eia per
Ma
ma
,
che
il
Go-
che Garibaldi perigliasse
volle
incerto una vita che
sempre
in
saria stata
punto specialmente dovea essere ed
in quel
preziosissima (1).
lutti
già
,
così
esito
di
preziosa
non
e
slavano maturando
si
Europa, l'an-
nella lontana
fatti
nunzio dei quali recato dalla fama a qualunque più remota spiag-
quando giungesse all'orecchio
gia,
d'America, doveva
vibrare in
far
degl'Italiani sparsi per le ci Uà tutti
i
loro cuori
un
palpito di
prepotente desiderio della terra nat a.
generoso popolo
li
di
Milano, fatto arma delle braccia, e scudo
dei petti, s'era levato contro l'oppressore straniero, e le
memorabili giornate aveano messo
i
Tedeschi.
avea
(2),
varcato
cinque
— Carlo
chiuso per tanti il
Ticino alla testa
Garibaldi in America, pag. 14.
(i)
(2) Molli anni innanzi al
mon
Taitcnds
— ed era
1848
egli facea
coniare una medaglia col motto;
astre, nella quale era un'aquila che stava per ispiccare
costantemente venuto prodigando
sentimento nazionale, per quanto
i
gli
il
volo;
stimoli e gli eccitamenti al
riguardi diplomatici ed altri consentissero.
ne crainspoint VAutrìche, je sidsprét à entreprendre seul une guerre
d'indépendance le
fuga
fedele all'amore della indipendenza,
Alberto,
anni nel segreto dell'animo
€ Je
in
nel 1846.
», scrive
plus pour notre Patrie
d'est
E
in altra lettera dicea
e
ce
que je desire
de voir s'y developper Vespril de dignité
et
d'indépendance nationale qui noiis dannerà une force immense, sijamais
NOUS SERONS ASSEZ HEUREUX POUR ETRE APPELÉS A DEFENDRE NOTRE NATIONALiTÉ...»
altra circostanza lagnandosi di alcune dicerie stale
In
contro di
lui
piorompea
«
que Ton dise ce que Ton
messe
in giro
veuille sur moi; qiiand le
«
temps sera venu, au lieu de crier, qu'ils viennent alors verser leur sang
e
aree
rie in
del
le
mirn pour
la patrie! ». Carlo Alberto lasciò scritte alcune
ordine cronologico
1839
leggiamo
in
relative a talune fasi della sua vita. Sotto
esse:
«
Ecco sono omai
memola
data
dopo
diciott'anni compiuti
prudente se non ostante la mia quando sentiva parlare di guerra e
casi del 18'21..., lo certo sarci stato più
«
i
«
grande giovinezza
mi
fossi
taciuto
ampliazione degli Stati del Re, di contribuire alla indipendenza d'Ita-
<
d'
«
lia,
«
di
<
dell'anima
€
da'
d'ottenere col prezzo del nostro sangue una forza ed una estensione territorio che consolidassero la felicità della patria;
ma
questi
impeli
d'un giovine soldato non possono ancora essere rinnegati miei capegli grigi. Il mio cuore, ben lo sento, palpiterà fino all'ul-
€ timo sospiro al
nome
di patria e
d'imlipendonza dallo straniero
».
—
E
31 di valorose schiere deliberate a far libera
e
il
successore degli Apostoli, dalla cattedra di San Pietro, be-
nediceva
nome
in
d'un popolo
la
—
morire;
Italia o
l'
della religione di Cristo
magnanimi conati
i
di oppressi.
prima giovinezza, meditando
solitario
Garibaldi
fin
dalla sua
notte fra
le
rovine del Colosseo, colla fervente fantasia avea
ed augurato
vagheggiato diceva
il
grande evento.
un giorno ad un
egli
quelle meditazioni e quelle impressioni del popolo
romano
«
la gloria
«
uomini muoiono,
«
lami del tempo e scintillare Alla prima
ma
la
notizia del
impossibile »
suo
amico
intimo
E
«
narrandogli
,
impossibile che tutta
« è
—
sia precipitata nel sepolcro
gli
idea rimane, per isprigionarsi dai rotvivi
in fronte ai
moto
(I).
»
questi palpiti e queste
italiano
aspirazioni giovanili ridestavansi prepotenti nell'animo di Gari-
Egli sviscerato amatore d'Italia, egli che avea consacrata
baldi. la
sua vita alle
lotte
della
libertà contro
il
dispotismo
indipendenza contro l'oppressione, egli che ad ogni
proverava a se medesimo
aver
di nulla
fatto
della sua patria, egli infine che in tutti
cercava l'immagine d'Italia, e nel
Piata,
compagni
suoi
i
dieci anni per
polca
alla
le
pugna, nel
degl'Italiani per
il
nel 1847, striaci,
di
di
essa combatteva da
con
Garibaldi non voti
conati
i
parve a Garibaldi
,
e nella
da un solo pensiero, ,
come
a
la fe-
altri
tanti
in
avuta notizia dell'occupazione di Ferrara per opera degli Au« Se la Provvidenza ci manda la al conte dì Castagneto
scrivea
:
dell'indipendenza d'Italia, io monterò a cavallo co' miei
guerra
«
porrò alla testa del mio esercito, e farò come ora
«
Cile bel giorno sarà quello in cui
dipendenza
di talia!
d
Vecchi, op.
cit.,
si
pag. 217.
fa
tìgli,
mi
Sciamit in llussia.
potrà gridare- alla guerra per fin-
— Chiesa e Stato,
232, 234, 236, 2iO. (1)
—
isterili
«
ii
tutte le
fede nella giustizia di Dio,
— preoccupalo
bontà degli uomini; patria
in
conquisto della autonomia.
Anima candida, piena della
rim-
liberazione
come sulle rive della nome di essa eccitava
franchigie degli Americani
pago ad accompagnare
starsi
licità
nome
la
momenti,
i
sulle spiaggie dell'Oceano,
circostanze,
per
della
,
momento
deil'avv. Boggio,
t.
1,
pag. 229,
32
pareva
quel torno
,
che dal Pontefice
l'
potesse
Italia
sperare
salute.
Ei persuase
medesimo che mare con esso
suo valente amico,
il
una
lui
colonnello Ansani, quello
il
valorosamente difeso
in Salto erasi così
Janeiro, che a quell'epoca era Monsignor Redini,
fama
poi lasciare di sé
scriveano
i
così infelice:
—
«
che sta insegnando
di quel Pontefice
quale dovea
braccia nostre,
le
consacriamo
terrem fortunati
impegniamo, se
di
trattisi
conci-
si
e quelli della Patria. Noi
suggellare col sangue la
fede che
a
lui
condurre. a compimento l'opera santa
di
redenzione iniziata da Pio IX
Quale differenza
al servizio
mondo come
al
liano insieme gl'interessi della Chiesa,
di
fir-
Rio
in
due generosi, non disusate dall'armi, possono riuscir
accettabili alla Santità Sua, volentieri le
ci
Se
il
a
(I),
Nunzio Apostolico
lettera diretta al
m.
fra questo intrepido guerrillero
che
devoto
,
senza limiti e senza restrizioni a un grande, a un generoso concetto,
riscatto d'Italia dall'oppressore straniero,
il
abdica
cedenti, le simpatie, le abitudini di tutta la sua vita,
soldato al Papa, a una sola condizione,
prosegua
1'
e
i
pre-
s'offre
opera di re-
denzione; e queir altro generale francese, che in questi giorni
dava all'Europa
scandalo
lo
rinnegando
teresse personale., sati,
vendendo
e
la
un'apostasia consigliata dall'in-
di i
principii
costantemente profes-
sua spada per diciassette mila scudi all'anno
a quel Governo, a quel Pontefice che pur solo otto o dieci anni addietro egli denunziava di
tuta.
.
.
mondo
civile
come
il
rappresentante
(-2).
Monsignor Redini di
al
una tirannide che a qualunque costo dovea essere abbatasserì
Garibaldi e di Ansani,
del resto
il
di
ma
aver trasmesso a la
risposta
Roma
la
lettera
non giunse ancora; né
prode nizzardo ebbe pazienza d'attenderla, e quando
(1)
Paya, op.
(2)
Fu pubblicalo
cit.
,
png. 12.
in questi giorni nei diarii francesi, e riprodotto in qual-
che diario italiano un proclama lìrmalo da Lamoriciì're, Ledru-RnUm e Mazzini, nel quale
si
eccitava
il
popolo
Romano
ed instaurare la iiepubblica una ed universale.
ad insorgere contro
il
Papa,
33
avrebbe potuto sollecitamente riceverla,
fu (love
per
modo mutate che
Impaziente
di
non potea desiderarla.
più
compagni d'armi, per ottener che
de' suoi
senza indugio salpassero con
versava
procurarsi
video ponean
in
centinaio, circa, ostacoli attra-
il
i
sorta
della
privi
Un
l'Italia.
Mancavano mezzi materiali di Governo e la popolazione di Monte-
campo ogni
in
non esser
coltà per
—
trasporti
i
per
doppio genere di
partenza.
sospirata
la
lui
Ma un
chiamata.
alla
erano
cose
uscire*dalla inazione, Garibaldi fece appello ai
sentimenti italiani
rispose
le
di
impedimenti
mente e
,
e
cui era tanta parte della sicurezza loro.
di
diffi-
un uomo
del braccio di
Ma quando un
gene-
roso cittadino di Genova, Stefano Antonini, ebbe cominciato a levar via
il
primo ostacolo mandando a Garibaldi
in
donoL. bOOOO,
esempio tostamente e con grande larghezza imitato da molti egli si sentì
abbastanza forte per trionfar
metter in atto
— In
suo disegno.
il
,
e
due
dai
il
accompagnato figli,
nome
simbolico
ed imbarcati sopra di esso cento fra
cavalieri,
altri,
ogni opposizione, e
aprile 1848, noleggiato
piccolo baslimcnto, a cui era imposto
ranza
d'
i
la
un
Spe-
più valorosi suoi
dalla inseparabile Annita, dalla figliuola,
essa già avealo fatto padre,
de' quali
salpava
immensa recatasi in portole sulla spiaggia per dar l'ultimo saluto ed accompagnar cogli augurii del labbro e del cuore quel pugno di prodi da Montevideo
acclamazioni
fra le
di
una
folla
che parevano portar con loro nella piccola nave talia.
Due mesi
finalmente Garibaldi
Nizza di
,
accolti con
affetto,
di
—
circa durò la traversata e
i
ogni
cordiale
e
giugno
di
2:5
alli
cento compagni
suoi
più
ed
la fortuna d'I-
approdarono
festante
a
dimostrazione
riverenza e di ammirazione da tutta quella generosa
popolazione versatasi sul lido ad attenderli, ed applaudirli, appena fu dal
molo segnalata
albero della quale
noleggiarla da Garibaldi,
a cui sono promessi
nave che
la
sventolava il
,
li
portava, ed
patto
espresso
maggior
al
apposto nel
una fede
tricolor vessillo, simbolo di
imperituri e splendidi trionfi.
Poche ore concesse Garibaldi giunti,
per
agli amici, alla
alla
terra natia
madre settuagenaria,
—
sollecito
ai
com' era
carsi a Torino, dal Ministro della Guerra, per essere
3
di
conre-
mandato
34
senza indugio ore
—
combattere l'Austriaco
a
e di
quelle poche
valse a rinfiammare sempre più l'amore dell'indipendenza
si
e r odio allo straniero nell'animo de' suoi concittadini.
non
fui
togli
in
mai fautore
ma dacché
Nizza;
causa nazionale,
il
Carlo Alberto
mini temono, proruppe, radunerò
ranno a cacciare
gli
« Io
è fatto difensore della
de' miei amici
espresso
Francesi non fosse sperabile
lo aiuto de'
Da
si
mio braccio e quello
Ed avendo alcuno
da' suoi cenni ».
—
Re, diceva loro in un banchetto offer-
di
pendono
dubbio che senza
vittoria,
la
donne
le
il
se
«
gli
uo-
che baste-
italiane
Austriaci ».
Nizza recatosi co' suoi a Genova, e quivi pure cordialmente
una ragunanza
festeggiato andavasi ad
Nazionale e
del Circolo
quivi in un discorso calorosamente applaudito dicea
il
pericolo
maggiore essere nella troppa durata della guerra, perciò con ogni mezzo concorresse ciascuno ad abbreviarla; cura di bravi, di veri italiani
fosse
soffocare in
il
germe
Io
le oziose
spirito di setta,
e nocevoli dispute sulla forma di governo.
Una
la bandiera, tutti
concorressero a difenderla in campo, a vincere o morire; e niun
guerra perchè assai maggiore
sacrificio paresse eccessivo per la
ne imporrebbe gare
nemico, se
il
Da Genova prestamente
ma
Guerra;
Ministro
il
ciancie impediendo
le
fatti,
i
o
le
concordia, soccombessimo nella lotta.
di parte la
sì
recavasi in Torino dal Ministro della
scusava allegando non avere autorità
per definire cosa alcuna relativa allo esercito in campagna, andasse
al
Quartier Generale dal Re.
Carlo Alberto attendeva allo
memore che
lo
inutile blocco di
Napoleone
stesso
I
superiore alle sue forze, quando in Roverbella eragli
annunziato essere
giunto
il
Mantova,
avea giudicata il
dì
la
Ì9
ira-
impresa di luglio,
generale Garibaldi, e chie-
dergli udienza.
generale
Il
fu
immediatamente ammesso
alla
presenza del Re.
Garibaldi avea conservato la foggia d'abito che da tanti anni
portava in America riose, lati
dalla natura gli
tunica
quale
,
che avea
e resa terribile al
rossa gli
stretta
pendeva
la
nemico
cadevano ai
illustrato
con cento pugne glo-
in tanti scontri;
sulle spalle
fianchi .da
i
lunghi e inanel-
biondi capegli,
una cintura
di
una
cuoio dalla
spada, chiudeagli la persona; la barha scen-
35
della parola,
fronte
spaziosa
securo
gii
il
quando volea
usarle;
ma
che in America compiute;
tempo
modesto e risoluto:
pure non è illustrando
nome
dei
legionari
un
ad
piglio
ma
ospitale,
che
armi nostre
alle
Ma
italiani.
gesta eroi-
le
ho combattuto
replicava,
gli
mio! La provvidenza benedisse
il il
per
generale con
il
Sire,
«
erano famigliari,
gii
per la liberlà di un j)acse
terra straniera
in
con quella squisita corte-
guerrillero
commendò altamente
lo
la
simpatia.
la
con quella cordiale semplicità che
e
non che
sguardo mansueto insieme e
lo
,
conciliavano l'attenzione e
Carlo Alberto accolse sia,
incesso, la
temperanza delie mosse,
la
purissima
e
e la gravità dello
sul petto,
fulva
folta e
devagìi sobrietà
son giunto
io
in
tempo con un drappello de' miei fidi per combattere anche le battaglie della mia patria. Ho qui dentro un cuore che ama rilalia davvero
e
,
questo
desidera
solo
,
operare cogli
possa tornarle a vantaggio e ad onore
Rispose
il
Re
u essere questi sensi
grande e generoso causa che
quanto
altri
-».
degni veramente dell'animo
cosi prode soldato, e della santa e gloriosa
di
che
ardentemente
desiderare
la
patria
potesse giovarsi del braccio e del cuore di un suo figlio
tanto
l'inspirava:
illustre e tanto devoto: dolergli all'anima che
del
reggimento costituzionale non
gli
rigide regole
le
consentissero di seguitare
che
e l'impulso naturale di affetto e di stima,
avrebbe spinto
lo
a profittare senza indugio della magnanima offerta;
Torino,
parlasse
opportuni presto,
in
,
a'
Ministri
potergli
nulla
,
con
campo.
che non
trovasse
— necessarie
osava apertamente esprimere
si
derato e funesto se mai fuvvene alcuno
a un generale tedesco
qualche
mente era che potesse recarvi l'avete
Ma
respinto
il
dì
tornasse a
temperamenti
i
riuscire più accetto che rivederlo, e
Gentili espressioni, e nulla più, fiuto
essi
,
e
un
rifiuto
il
ri-
inconsi-
quale facea dire
il
tempo dopo:
a palliare ;
«
Un uomo
efficace soccorso
che respingeste Garibaldi
)>
—
solae
voi
!
pur troppo nella campagna del ^848 e del 18^9 la im-
perizia di capi,
e
il
mal seme delie selle dovean rendere
inutile
l'eroismo del Re, dei soldati e dei popoli. Pur troppo la pedanteria degli uni, le provocazioni degli altri,
le
diffidenze,
le
ac-
36 reciproche doveano mutare
cuse
fra
breve la gioia e
vanto
il
dei primi successi nell'ineffabile dolore di irreparabili disastri.
sdegnò ripresentarsi
Garibaldi ai
in
sembianze
supplichevole
di
che per sublime patriottismo era accorso dalle
egli
ministri,
non a postular Tmpieghi o
rive dell' Uraguay,
ma
favori,
a re-
care conforti ed aiuti, e andò invece a Milano, dove fu accolto
maggiori
colle
popolazione;
il
d'entusiasmo
dimostrazioni
Gomitato
pubblica difesa
di
e
di
commissione
gli die
nome
il
ebbe intorno a
di Garibaldi
—e
Bergamo
di levare e ordinare volontari per la provincia di
in pochi giorni
dalla
affetto
riuniti
lui
meglio che tremila combattenti.
Ma il
troppo rapidamente a male, perchè
le cose nostre volsero
prode guerrillero fosse in
tempo a restaurare
la fortuna delle
armi italiane. Tentato invano
il
una ricognizione
blocco di
fin sotto
Mantova
Verona
,
spinta senza
,
successo
perduta la posizione di Va-
leggio, impegnata, per ricuperarla, la battaglia di Custoza, nella
quale l'eroismo dei soldati italiani soggiacque più che per
mero stragrande tieri
,
principiò
dei nemici
quella
settimane ricondusse
i
,
per la
il
nu-
inintelligenza dei condot-
che
serie di sventure
meno
in
di
due
Tedeschi in Milano....
Garibaldi, precipitosamente richiamato per la difesa Hella capitale
lombarda, era giunto a diciasette chilometri da essa quando
seppe conchiuso l'armistizio. Egli avea
con sé cinquemila uo-
mini circa. Dacché Milano era caduta, serbare almeno questo nucleo
soldati
di
pensiero
—
:
ma
per la ripresa delle
ostilità
fu
il
suo primo
altrimenti volle fortuna.
Con rapida marcia egli si ridusse da Monza, ove stava per Como, senzachè il nemico lo potesse molestare gran quivi un primo disinganno lo attendeva fatta la chiafatto. Ma cinquemila combattenti trovaronsi scemati a circa due mata, entrare, in
:
i
mila. <(
Il
capo
di
stato-maggiore Bottaro », narra
cui cediamo ora la penna per la
narrazione di
(1) Storia d'Italia, 1848-1849, voi. i, pag. 261
il
Vecchi
questo
e seg.
(1) a
episodio
37
interessante
vita di Garibaldi,
della
Boltaro era fuggito per
primo con
il
buon generale presagì male da quei che mai
colui
pensò che
animo disfranca
1'
capo
il
(c
maggiore
stato
di
Il
ma^ come
principii,
tristi
nelle avversità le più dure
cose e nei travagli di guerra
gì' inesperti nelle
—
ducento di Luvino.
altri
,
quali
i
tuttora gli rimanevano, avrebbero dal suo esempio tolto fiducia
che avevan preso a difendere.
sulla loro forza e sulla nobile causa
La legione
dei volontari fu a
nome
van sempre inseguita speravano
mente
di
il
giorno sette e
e
,
fuoco
fatto
più volte si
contr' essa
attentarono a seria-
Garibaldi passò co' suoi trafelati e
il
,
indomani
formando
fiume Ticino. Gli Austriaci l'ave-
al
,
sgominarla; giammai però
attaccarla. Quivi
lo
sponde del Lago-Maggiore,
a Sesto-Calende, dove le
alveo ristrello, danno
Varese
stanchi per la lunga marcia a Castelletto sul territorio piemontese;
e
Tedeschi rimasero
i
tina dei nostri tra il
una lancia a
Re
confine
il
in-
quella levata d'insegne
avrebbe però voluto che
egli
;
rimanessero entro
si
Sembra che
trofeo.
fosse plaudita dal
nari
fiume, assaltarono
il
uno ne uccisero, ne ferirono due, e riportarono
nemico,
dietro la
l'indomani però una tren-
di là;
al
più arditi ripassarono
i
dirimpetto
i
legio-
avamposti
agli
imperiali. « Difattf,
il
prode capitano restò colà qualche giorno nel dub-
bio su ciò che avesse a fare
una punta sull'inimico
Re
soccorsi francesi
veri
danaro, mosse
e di
sacca
di
la riso,
somma e
un
unirli
immobile
—
il
ognuno, timo,
Radaci li il
,
a' dì
di lire
i
ufficiali,
rimorchiare dalle munizioni e
suoi
,
Lombardia
fare pel
un esercito nazio-
riscossa.
Privo
di
vi-
quattordici per Arena, chiese al
10,000 e ne ebbe
sette
con venti
migliaio e più di razioni di pane; trattenne
San Carlo e
co' suoi
le migliaia
pochi
nell'alta
e rannodare
nove barche; volle dall'amministratore lago,
ai
e del giungere de' cotanto promessi
una formidabile
nale a fine di trarlo ad
municipio
Griffini,
tuttora
sospetto del ritorno del e vantali
era sua mente cogliere
;
ch'erano col Durando e col
dei battelli a
due piroscafi, della forza il
Verbano; e salito a bordo diede l'ordine
due macchine
di vettovaglie.
i
della
di
vapore
30
sul
cavalli
di quest'ul-
partenza,
facendo
barconi carichi di armati,
di
38 « Molli
plausi delle popolazioni lungo le rive del lago sino a
i
Luvino, dove
truppe sbarcarono verso
le
generale era da più giorni malato il j
suo dì
tremilo convulso
di
ore nove di sera.
le
di
Il
febbre terzana, e quello era
pur nullameno,
;
avamposti sulla strada
suoi
di
ei di
Germignago e
persona dispose
sul lato opposto
del paese.
venne avvertilo che un drappello
sullo annottare
« In
di
700
senza alcun sospetto appressavansi alla borgata
fanti imperiali
;
incontanente egli pose in agguato cento uomini dietro una siepe, tra la casa della contessa Crivelli e l'albergo detto della Beccaccia;
cento
altri
Varese
;
il
li
mandò per un non
lago. Per la fretta
domina
piccolo colle che
come corpo
resto lo lasciò si
potettero mettere in posizione
cannoni che erano sul bordo. Allorché
gli
tanto inoltrati da percuoterli in pieno,
rimpiattati
i
Austriaci
piedi e con terribile grido fecero fuoco; le palle,
quamente danno
le
colonne in marcia, vi seminarono
in dirotta
;
la strada di
riscossa sulla ripa del
di
si
levaronsi in
prendendo
ma
sul colle;
in colonna a trecento passi dal paese.
bersagliati
generale
Il
dugento cinquanta uomini colla baionetta
li
in resta,
della propria conservazione prevalendo alla disciplina, li
si
anche forma
attacca con e
lo
istinto
dopo breve
spinge laceri e sanguinosi a fuga precipitosa. Quelli fortificati
vigorosa resistenza;
una compagnia dano
obli-
la strage; alcuni
da quell'altura, parte s'impossessa della locanda, parte
conflitto
due
avvedutisi donde partivano le offese vol-
altri
gono a destra per togliere posizione
che eransi
i
furono
nell'albergo della Beccaccia il
capitano Vecchi e
il
opponevano una
maggiore Angelo con
del battaglione pavese corrono allo assalto, sfon-
ubbriachezza del trionfo fanno pa-
l'uscio di sotto e nella
gar caro a quanti entro trovarono
gli
stupri, le rapine,
le
de-
vastazioni di ogni maniera tollerate dal Maresciallo ne' suoi durante la
guerra di quattro mesi. Rimasero morti sul campo venticinque
soldati e
un
ufficiale
nemico.
otto feriti, fra cui vari
La legione ebbe quattro morti e Dopo il fatto d'arme le nostre
ufficiali.
forze presero posizione a
Germignago
al
di
là
del
ponte sulla
Malgorabbia. u
L'indomani
la disfalla di
il
duca
di
700 Austriaci
Genova giungeva in
Luvino e
il
in
Arona; e saputa
quartiere
generale
39 di
Garibaldi poco discosto da quel paese, mandògli per un gen-
darme un suo dispaccio piemontese e
territorio
con cui
,
rendesse complice ch'egli ed
soldato
non rientrassero più negli
suoi
i
non riconoscere
rale rispose,
d'Italia
perchè
,
e
rientrare nel
affatto
governo non
il
provvedere a
violazione, di
siflatla
di
trattati fatti coll'Auslria; in
i
caso contrario sarebbe slato costretto di
ordinava
gli
rispettare
di
Stati Sardi.
gene-
11
l'armistizio Sa lasco,
si
fine
essere
aver giurato combattere l'inimico della sua
patria sino allo stremo. « Ne' dì susseguenti
nostri
i
campeggiarono
piegarono quindi verso Varese;
temente sulle alture a scorgere
d'
gli
monte Allegro; primo
diritta e a sinistra, si ritiravano al
una tunica
spavento che
i
sul
volteggiando costan-
tedeschi
od un cappello piumato, tanto
rossa,
aveva
colpiti.
I
nostri
lo
aggiravano continuo
si
per quei luoghi poco adatti ad una buona difesa, sol perchè
generale lontari ai
gli
il
era stato avvertito che le grosse colonne de' vo-
provenienti dal Tirolo sarebbero passate di là per porsi
suoi ordini. Esse passarono a' dì 19 per
Somma,
condotte dal
generale Giacomo Durando, e per Novara andarono a Vercelli.
Per colmo
di
sciagura,
ingrossavano. Poco dopo
centrarono
tempo
colà cinque
cavallo,
molli a
molte
oltre
le
generali
con
legione da Varese
si
14,000 uomini,
tra
E non
artiglierie.
le
mezzo per non dare
in
deluse speranze, gl'imperiali
la escita della
agli Austriaci
si
concui
conveniva por
facilmente
vinta
l'impresa; fu mestieri far marcie e conlromarcie, tentare qual-
che lieve scaramuccia, disperdersi pensatamente e rannodar ordinanze in luoghi determinati.
Ma
le
legione era formata di
la
gente raccogliticcia, non usa alla guerra o
ai
patimenti e alle
fatiche che quella dei partigiani richiede; laonde, spossata a
non
reggersi in piedi, essa giunse nel mezzodì del 26 a Morazzone, imperiale. Si tirò con
seguita da presso da un numeroso corpo
una barriera r unica strada sera cominciò fulminarla
che eransi e posero
sdraiati sul
un
vano intorno
,
uccidendone
Ma i
difendilori e
novecento che ancor
bandiera in gramaglie.
spada sguainata gridava:
l'artiglieria
in
sulla
vari altri
selciato della via. Gli ufficiali accorsero
po' d'ordine ne' alla
del borgo.
u
—
Fermi, perdio! Viva
Il
si
aggruppa-
generale colla
l'Italia! » Il
dottor
40
Scianda, che coi più intrepidi dicendo:
segli,
non
è
Generale,
«
suo posto!
il
non
non
esponga troppo, questo
si
Cui egli, guardandolo
»
« Medico, additatemi
era dappresso, raccomandos-
gli
la
ove
sia
resistettero all'impeto
rava
via
la
campana
la
;
toglievano a slatici
del
il
rompeva ed abbar-
si
suonava a stormo,
presbiterio
curato ed
il
sindaco. Corsa un'ora,
incominciava più spesso e più turbinoso. Le bombe, ed
cadevano
razzi
i
abitanti^
ardevano
sui tetti,
lamenti dei
i
feriti,
compiva
al
spettacolo che
tale
le
case;
le
si
fuoco
il
granate
grida degli
le
combattenti,
urli dei
gli
lingue di fiamma che salivano ciò
:
Gl'imperiali
)>
e lasciarono la posizione.
Intanto agli altri due capi del paese
((
rispondeva
fisso,
pericolo maggiore!
il
rosse
le
cielo, le fumanti
mine,
l'immaginazione
di
tutto
Dante ha
saputo inventare nel suo terribile inferno. Gli era un tentare la
provvidenza
mestieri andar via.
mino,
a rimanere più oltre in tale luogo. Ei fu
l'ostinarsi
siccome
Il
generale ordinava che
meglio
potrebbero,
si
tutti
per vario cam-
riducessero
a
Stabio,
ultimo paese di frontiera del Cantone Ticino; e postosi alla testa di
un drappello
aiutante,
aprì la
—
marcia a baionetta spianata.
Luigi Fabrizi,
raggranellati
i
compagni
sui
Il
suo
posti
che
difendevano, partì anch'esso a capo di quelli eh' erano rimasti
ma (c
non potette seguire
A
sciuti
due
tiri
che a
lui
moschetto trovò nell'aperto due uomini scono-
di
indicarono, in
viottolo alla sinistra,
gerebbe
al
passi di
distanza
del generale, di prendere tal
quello
ei
della
resto
nome
assicurandolo che per legione.
In
via
vide
una massa moventesi per ogni
li
rannoda
poc'anzi lasciatovi. pauriti
dai tanti
,
I
torna indietro, e più non trova
mal venturosi
modi
di
un
ricongiun-
si
a
trecento
volta.
fuggiaschi che in quel buio non sapevan dove rivolgersi.
accorre,
;
dei precedenti.
la traccia
il
Eran Egli
drappello
sull'angusta strada, im-
in
morte cui sarebbero
iti
incontro nella
notturna fuga, facendo dietro fronte colla sinistra in testa, eransi rintanati nel borgo. in l'
Alcuno asserì che
Morazzone dalle barricate e dai inimico.
E
fu
falso,
che in
sulla
venti, a cinquanta alla volta, con
verso
la Svizzera.
i
combattenti insino all'alba
tetti,
avessero capitolato col-
prima
celeri
luce,
a
dieci,
a
passi essi avviavansi
Sei solamente ristettero perchè giacenti per
41
e vennero
gravi ferite;
che indi a poco morì.
tario del generale
grossa guardia di
buon ordine
in
amore
ospitalità
commovente
bandiera
la
vettovaglie
vestito
e
1
e
;
i
municipii
,
tal'allra alTingresso dei tedeschi nel
Due
averi.
curavan troppo
ma
quelli
soli
per nuocere.
che
comune
la
la
Piemonte, spia conosciuta dell'Austria, venne spedito
nostri
esagerando
,
Condannato,
disse:
grazia!
patriota;
»
«
Cui
cui
duca
di
al
si
Andate
La infamia
«
E
«.
ex-mililare,
rinvennero
e
,
fuggire.
fu
allora
marcie
il
faticose, e
per
giorni dell'ultima lotta
le
—
capo
lombarda sul
nu-
Non pregò, non mosse lamento
sulla
intrepidamente mori.
Garibaldi in
e
sua parecchie carte
sulle
Ei
mosse e
doveva essere convinto
nella sua coscienza della giustizia della causa imperiale
Infermò
ogni
morto. L'altro era in
ammogliato colà
in casa
a Varese
scritte
dei combattenti italiani.
sorte sua
nuovo
scioglie
erano note antiche e recenti sulla rivoluzione
e lettere allor
mero
di
persuadendoli a
e
Garibaldi:
il
del Tirolo,
della polizia cantonale; in
frontiera
Generale, son piemontese, sono un com-
vincolo: siete un traditore.
Gemonio nativo
non emu-
corsi pochi dì, egli era di bel pericoli
i
moltis-
vita,
inerzia
L'uno, proprietario sulla
Genova perché sentenziasse;
terra
la
straniero. Parole pressoché ignote,
servaggio
indipendenza e libertà; molti
i
tempo
cittadini ed i
paese. Poca operosittà però addimostrarono per riscattare
tra
una
Garibaldi giunse
avente con sé
nostri liberi battaglieri.
i
offerirono
de'Ioro affetti dal
larono,
in
mischia accanita,
Il
ov'erasi tentato tener acceso per qualche
danaro talvolta non chiesto e
gli
ca-
Arcisatc, combatte-
tre ore di
,
i
più profondo per questa nobile patria, aveva accolto con
campagnuoli
simi
segre-
il
palla di cannone.
La contrada
(c
lo
una
quali
i
giorno innanzi
prossimo confine.
il
a Lugano con ventinove individui forata da
Il
e di cavalli presso
fanti
rono dalla collina sul piano e dopo varcarono
fra
Vecchi con dugento uomini, imbattutisi
Medici e
pitani
prigionieri,
falti
)>.
Lugano per febbre acquistata privazioni d'ogni genere
ma
la
nelle
sofferte nei
robusta costituzione, e l'indo-
mita energia ebbero in breve vinto
il
male
—
ed egli potè
mettersi in viaggio, e tornato in Piemonte, condursi insino a Nizza, dove rimase alcune settimane.
ri-
mano mano
E fama che
in
é2
quel torno
Governo piemontese
il
—
militare,
ma
—
recarsi a Venezia (i)
E veramente vegno il
in ottobre
con tale proposito, dato con-
superstiti della sua legione in Livorno,
ai
— Accolto
25.
dì
un'alta posizione
che intanto resisteva eroicamente.
mosse
si
gli offerisse
ricusava, allegando essere determinalo a
egli
mostrazioni
— acclamato
qui pure colle più vivaci, e affettuose di-
—
simpatia e di entusiasmo
di
dove giungeva
trattenuto dal popolo
—
generale delle truppe toscane
—
costo fermasse quivi la sua stanza.
volea ad ogni
si
Egli andò a Firenze, sgo-
vernata in quel punto da Francesco Domenico Guerrazzi. Garibaldi parlò franche e consigli
non furono
persuaso
di
per
oneste parole
accolti
per
,
non poter fare buon
lo
ma
peggio
frutto,
indarno. d'Italia,
—
libertà al Principe
,
Il
generale Zucchi
pauroso
— ma
I
egli
re-
facilita di
devoto
,
che
più
alla
il
passo, mandati
400
svizzeri
ordini governativi gl'imponevano di richiamar
questa schiera, e l'eroe
Montevideo entrava nelle Romagne
di
popolarità di Garibaldi era troppo grande, anche fra
Romano, perchè
dini dello Stato
suoi
Garibaldi e de' soldati che avca
di
seco, gli contendeva dapprincipio
a Pianoro
— — ed
proseguì oltre, e s'avviò
Appennini a Ravenna d'onde avrebbe avuto
gli
carsi a Venezia.
La
—
gli
mancassero
i
(2).
citta-
in queste Pro-
vincie quelle prove della pubblica fiducia che in ogni altra parte d'Italia,
dove
già eragli
fosse recato,
si
spontanee
eccitamento a soffermarvisi
lo
circondavano;
accresciutogli
,
dallo indirizzo che prendeano le cose politiche.
papato politico da ogni parte minato
Il
cana, dapprima debole, sciuta di
numero
—
—
—
assassinio di Pellegrino Rossi, infamia eterna della
romana;
zione
Gaeta
— erano
e
addì
24 novembre
altrettanti
fatti
la
il
fuga del Pontefice
Paya, op.
(2)
Vecchi, op.
cit.,
pag. 15.
cit.y
a
che, rapidamente compiutisi, ope-
Romagne.
(1)
codardo
breve rivolu-
ravano un radicale rivolgimento nelle condizioni e nelle popoli delle
che
breve
rapidamente cre-
15 novembre
poi addì
il
la fazione repubbli-
e nascosta minoranza,
e d'autorità
in
voi. 1, pag. 3i3.
sorti dei
43
Garibaldi avea incarico dagli uomini che assumevano dello Slato abbandonalo dal Principe
riordinare lo esercito, durante
ricostituire e
caduto
sacerdotale
—e
così basso stato
in
governo
attendere anch' esso a
di
,
il
l'amministrazione
breve
in
sua
la
le-
gione acquistava fra tutte fama di singolare costanza e d'indo-
mito ardimento, u
Metlevan paura a vederli,
u
prima che fossero uniformemente subordinali
ma
in verità
non commettevano
gravi
plina
tt
eccessi
«
puniva pronto e severo, alieno quanto
((
ollcsa
«
rante » (1).
perchè
:
Intanto,
prode condottiero sapea tenerli in freno
il
molestia
sciolto
cittadini
ai
il
e dei
altri
proprii vantaggi nulla cu-
i
collegi
Macerata eleggea Ga-
Co&tituente,
alla
;
mai dal recare
consiglio dei Deputati, e convocati
nomine
elettorali per le
Farini,
il
disci-
«
,
dice
ed a qualche
vestiti
ribaldi a suo rappresentante.
Assai breve dall' indole
dovea però essere
delle
sue facoltà
vita politica
la
e dalle abitudini
esistenza chiamato piuttosto sui
di
di
Garibaldi,
tutta
la
sua
campi dell'azione che non nel-
l'arringo delle discussioni.
5 febbraio
dì
]1
chiusa
— erano
alla
— soggiungea
popoli, s'ingrossa e
dei
((
liare
e combattere
,
chiudeva «
l'Armellini,
:
«
si
che
fa
«
un omaggio assoluto
una lega sacrosanta, quella
compatta ogni
ove occorresse quella
Voi siedete, o cittadini, fra
epoche; da una parte vi stanno
le
i
dì più,
dei
sari,
«
vare un
edificio
per umi»
e con-
rovine dell'Italia dei Cea noi tocca ele-
che possa posare su quelle macerie, e l'opera
non sembri minore
«
della vita
((
fiammeggiare degnamente
K
dell'aquila
Romana
(i) Fafuni, Storia
Re
sepolcri di due grandi
dall'altra le rovine dell'Italia dei Papi:
«
—
pronun-
Ministro dell'Interno,
discorso in cui dopo avere reso
democrazia
))
violenza straniera avrebbe
la
presenti cento quaranta Deputati del popolo.
Salito in ringhiera
ciava un
Assemblea costituente inaugurava quella
l'
poche settimane
sessione che fra
di quella della
sul terreno
morie, e possa
ove dormono
i
fulmini
e del Vaticano, la bandiera dell' Italia del
dello Stato
Romano,
voi.
3, pag.
277.
u
— Dopo
«
popolo.
(c
sotto
«
Popolo (i) ».
Un
auspicii
gli
inauguriamo
ciò noi
che
fama
è
spingessero
si
colleghi nel governo provvisorio
Ricondotto
silenzio,
il
Bonaparte, principe grido di
((
viva
la
vane forme?
di
quanto
Repubblica
—
»
»
— poco
alzatosi,
proruppe,
i
suoi
voluto.
Canino, levatosi a rispondere,
viva la Repubblica!
«
ascoltatori,
più in là
Roma avrebbero
di
—
chiamata de' singoli Deputati, e
fecesi la
di
ed egli pure,
di Garibaldi,
in
Italia e
:
plauso fragoroso e prolungato accogliea le parole dell'Ar-
mellini
«
nostri immortali lavori
i
due santissime parole
queste
(li
uscì nel
stante venne
a che perder
«
il
il
turno
tempo
indugiar un minuto è delitto
—
Applaudivano dalle loggie
gli
{^),
(scrive a questo proposito
un
illustre storico
contem-
poraneo, che dovea in questi ultimi tempi meritar la gratitudine e l'ammirazione del
degli Italiani
genza e
la
energia
colla quale
mondo
rappresentanti, lo Sterbini prese a dire ((
guire le consuetudini, e le forme di
te
berare per impeto Insisteva
di
passione,
ma
Generale Garibaldi
il
ne, osservando
il
tutti
la
si
forma
introdotta
più concitati
momento che il
Papa
gli la
di
animi per
la
Francia assentiva
(4),
e per
nistro di Carlo Alberto,
con maturità
dovevano sesenno
di
una
la
lettera
(2) Fauini, op. cit. pag. 222.
(3) Farini, op. cit. pag. 223. (4) Farini, op. cit. pag. 225.
Vecchi, tom. 2° pag. 36 e seg.
prendere eletti,
— ma poco durava
posciachè
nella tornata
avuta
in
quello
stesso
intervento armato per rimetdel
che consigliava
(1) Farini, op. cit. pag. 221, e seg.
di
quistione, ed essendo viep-
notizia lo
» (5).
alquanta discussio-
mandati degli
i
Gioberti, in allora misi
temporale del Pontefice (b), l'Assemblea,
(5)
si
Parlamenti, non deli-
— ma dopo
governo,
nuovamente
la intelli-
difficilissimi
presidente d'età. Senesi, che prima
incertezza sulla
tere
i
procedea più innanzi per quel giorno;
delli otto
per
bisbigliando molti
che
«
deliberazione alcuna dovessero verificarsi
non
ma
importanti provincie d'Italia)
le sorli di tre
—
civile
momenti
resse in
rispettasse
il
potere
uditi in favore della
45
proclamazione immediala della Repubblica Savini, Agostini, Masi, Vinciguerra, Bonaparte,
Filopanti, Slerbini,
—
e soli avendo fra tulli
prepotente
Mamiani
il
il
il
,
papato dal potere temporale a forma di governo, col
coraggio
Cesari
—
nome
gevano
repubblica —
la
rendevano favorevole
lo
i
Repubblica Romana Deputali presenti
undici astenevansi dal al
e
piuttosto in quella notte
,
,
dolori
ma
volle presenziarla a
fece trasportare così malato
—
e dato
il
respin-
gli 'altri
dello Stato.
reumatici in
quel
poiché la seduta stata so-
spesa verso sera^ fu ripresa poco stante, e l'una del mattino,
il
(4) ».
— cinque voto —
mutamento
radicale
Garibaldi era malato per febbre
giorno
opinione
volava decaduto
e proclamava la democrazia pura
di
Erano centocinquantaqualtro
di contrastare alla
l'Audinot,
,
Gabussi, Rusconi,
si
protrasse fin verso
qualunque costo, e
com' era nella sala
voto a quel partito che egli fra
i
dell'
si
Assemblea
primi aveva tre
dì innanzi
proposto, narrava ai vicini che in quell'ora stessa o
quasi,
anni
tre
prima
egli
entrava in Salto vittorioso dopo
la
battaglia di Sant'Antonio (2). Dalla quale coincidenza piacevagli trarre
lieti
pegnava
la
e favorevoli augurii alla causa per la quale ora im-
fede e la vita (3), presagio che ben sarebbesi avve-
rato per lui che a Palestrina, a Yelletri, e sulle
stava per cogliere nuovi allori
ma
e coprirsi di
mura
gloria
di
Roma
immortale
,
che pur troppo non polca salvare dalla preponderante forza
dell'
oppressore straniero la libertà e la
indipendenza del popolo
romano.
La Francia repubblicana deliberava di rimettere a qualunque il Papa della quale avea voluto priin quella potestà ,
costo
varlo
,
,
il
voto della Costituente
—
e
il
generale Oudinot
di
Reggio
addì 24 aprile gettava l'ancora innanzi a Civitavecchia con dieci vascelli,
guidati dal contr' ammiraglio Fréhouart, e un corpo di
spedizione
forte
Alla Storia
il
di
40,000 uomini.
giudicare l'atto di un governo che pur essendo
nato dalla rivoluzione, e dicendosi amante della libertà più larga
(1) Vedila in Vecchi,
pag. 34 op. e
(2) Vedi sopra a carte 43. (3) Vecchi, op. cit., pag. 39.
loc. cit.
i6
mandava
e della democrazia più assoluta, focare nel sangue
non aver
dergli
la Storia dirà
i
fallo altro
che imitare
pure qual parte
Roma,
su coloro che in
zioni estreme e violente,
davano
e
autori,
gli
quando né
i
avuti dal Governo per
qualunque aggressione
Da
novembre
Sin dal
egli
il
(1),
mezzi erano
i
pub-
sé la coscienza
di
sanguinosa
più
per
gli
la
ordini
suolo della Repubblica contro
Oudinot marciava su Roma.
Garibaldi è di nuovo nel suo elemento.
avea avuto l'incarico
egli
di
Stalo verso Napoli, conferitogli
difesa dello nello,
tempi né
peritava a violar
si
la difesa del
momento
questo
e preci[)itan{Jo a risolu-
Civitavecchia dai Francesi
che non
del Preside,
E
annali dei popoli liberi.
gli
Occupata senza contrasto imbecillità
francesi.
colpa debba cadere
di
pretesto di compiere la
altrui
che ricordino
ingiustizia
esempi
gli
biasimo e
di
maturi e preparali, commoveano contro ,
sof-
facendosi complici dello assassinio del
Rossi col hìsciarne impuniti
blica
sue schiere a
le
conati d'un altro popolo, che poteva rispon-
il
provvedere alla grado
di
colon-
comando
di
un corpo staccato. Fissava
quarlier generale a Rieti,
e
provvedea anzitutto a fare
e attribuitogli
munita e plinare ordini.
i
il
forte questa
e ad istruire e disci-
posizione militare,
volontari che numerosi accorrevano a porsi sotto
—
Infaticabile
per più mesi, egli era rigore deirinverno, le
malgrado
,
in
la
febbre
—
continuo moto
montagne, studiando
i
suoi
travagliasse
lo
percorrendo,
le località,
nel
visitando
accampamenti, esercitando soldati alle marcie, alle fatiche, predicando coH'esempio quell'ardore, quella costanza,
gli
i
alle frizioni,
e quella devozione illimitata alla salute della pallia,
oramai eran <c
nelle quali
tutte e sole le speranze della Repubblica.
Se Garibaldi per
la
sua rilullanza a piegarsi
alle esigenze
minule della gerarchia militare, poteva parere un imbarazzo per non si può condei sistemi antichi gli scrupolosi osservatori ,
testare
come
speciale
momenti
di
egli rendesse
cui
lo
immensi servigi per
privilegiò
la
natura,
il
genio affatto
cosicché eziandio
nei
più gravi e nelle condizioni le più scabre, egli sa tro-
(1) Vecchi, op. cit.y pag. 193.
il
vare
il
ed
efficaci ripieghi
Ed
è
utili
difficoltà.
—
buono anche dagli elementi inguisachò egli riesce
cattivi;
perato
come
facendo suo
maravigliosa
inoltre
apparenza
in di
prò delle stesse
sua attitudine a trarre
la
più disacconci, o
i
un grande aiuto se venga ado-
indole sua richiede e in quella sfera che gli è
la
naturale e adatta. Perciò appunto nell'ordinamenlo dell'esercito
repubblicano
prescritto che
fu
corpo
il
di
Garibaldi avrebbe
un'azione libera e indipendente, e non farebbe parte del grosso
modi umani
dell'esercito. Valorosissimo, di
sempre nel più
folto
presente
e piacevoli,
calmo e sereno anche nelle
della mischia,
circostanze le più critiche, egli era l'idolo de' suoi soldati.
La
sua bella presenza, anche la foggia singolare dell'abbigliamento, tutto di
fu
insomma
modo
suo
il
essere contribuiva a circondarlo
di
un prestigio, del quale non è
altro
Appena
Francesi,
si
seppero sbarcati
sulle labbra di
—
tutti
i
e
sto pensiero
fu
si
sotto le rovine della
Bensì dal grado
di
di
ma quando
allora que-
ormai
,
non rimanea che cedere, o
,
divenuta seppellirsi
generale
Garibaldi fu promosso a quello
di patria,
che cosi ottenne per
corpo veniva richiamato sotto dalla porta Portese a porta
terreno
— abbandonalo
Garibaldi
a crearlo
colonnello che avea accettato per ispirito
abnegazione e carità
il
il
città eterna.
di
—
—
ripreso di poi
ogni difesa
».
(1)
nome di pensò un momento
dittatore e mettere ogni cosa in lui;
impossibile
esempio!
onduloso ed
Roma
seconda volta.
la
San Pancrazio, salendo
elevantesi
Il
e posto a difendere le
suo
mura
inoltre per
dalla villa Corsini
alla villa
Pamphily.
La sua brigata comprendeva gione,
il
forte di circa
mobilizzate,
e
infine
400 combattenti un battaglione
500 uomini anch'esso
Quale aspetto presentasse il
due battaglioni della sua
battaglione detto dei trecento reduci,
versitario,
circa
i
tenore di vita suo, e
(1) PiSACANE,
— il
di
;
500 guardie
Uitimi avvenimenti di
2o00
di Garibaldi,
de' prodi suoi
Roma.
le-
battaglione unidi finanze
fuoruscili politici,
in lutto circa
campo
il
compagni
con
soldati.
e quale fosse lo
dicano
le
48 parole di quel valoroso Emilio Dandolo nelle gesta
riosa scritto
con tanto amore e con
monumento anch'
ria,
dovea piangere
lo
apparian
che ebbe parte
devozione
immaturamente
ed
Garibaldi
il
ha
la sto-
patria che
alla
il
—
suo Stato Maggiore
glo-
quando appunto
estinto
albori di quel giorno del riscatto che fu
gli
sì
italiani, dei quali
coraggiosa imparzialità
sì
esso della sua
così
continuo della sua vita! «
,
eroiche di quei volontari
sono
sospiro
in bloiises
vestiti
scarlatte, cappellini di tutte le foggio, senza distintivi di sorta,
e senza impacci di militari ornamenti.
Montano con
selle all'a-
mericana, pongono cura di mostrare grande disprezzo per tutto ciò che è osservato e preleso
mate
dalle loro ordinanze
« Seguiti
sbandano,
si
si
in là, attivi,
raccolgono
avventati,
per accamparsi
armi
le
scuno
(fatta
{
infaticabili.
in persona,
compreso
Quando
vicini
lazzos
s'
porcellini,
la
:
e soldati,
Intanto Garibaldi sta, se
vallo
a
affasciano
se invece
dar ordini
il
viveri, tre o quattro
armati
di
la
malcapitato gregge; ne
le il
i
quarti di
e poi tutti
que-
egli
egli ;
è
capretti,
i
oche.
sempre a ca-
spesse volte vestito
stesso in ardile esplorazioni; più
sovente seduto su qualche cima dominante, passa i
i
,
polli, delle
pericolo è lontano, sdraiato sotto
e visitare gli avamposti
da contadino s'avventura
bue
minutaglie dei
nemico é vicino
il
nocchiale ad interrogare
del proprio
mettono a scannare, squartare, ed arro-
ad immensi fuochi
;
ferma
sé.
numero per compagnia, si
senza poi contare
sua tenda
si
campagna in tracquando ne hanno raccòlti una buona
avventano a carriera per
distribuiscono un dato
stire intorno
America)
in tenda la sella
nudo cavallo ed
sul
quantità, tornano spingendosi innanzi
<c
bisogni
ai
sciolgono
,
non possono aver
paesi
cia di pecore o di buoi
ufficiali
soldati
i
appositamente così) né più pensano a
lunghi
truppa
la
mentre
Generale,
il
quest' operazione
Finita
Se dai
d'
vederli saltar gin da cavallo e attendere cia-
Colonnelli e Maggiori saltano
sti,
venuta
tutta gente
corrono disordinatamente in qua e
,
prender riposo,
a
è beilo
,
corsiero.
((
con grandissima severità dalle ar-
regolari.
contorni.
Quando
rale dà avviso di apprestarsi alla partenza,
le
ore col can-
la
tromba del gene-
gli
stessi lazzos ser-
49
vono a
pigliare
che
cavalli
i
erano fasciati
si
terie.
L'ordine di marcia è stabilito
Corpo
si
il
avvia senza che
fin
nelle pra-
liberi
dal dì precedente, e
nessuno mai sappia dove
il
arriverà
si
giorno dopo.
D'una semplicità patriarcale e
u
rassembra più ad un capo
ma quando
s'avvicina ed incalza
mirabile per coraggio
forse
un
po' spinta, Garibaldi
indiana che ad un generale
tribù
di
ed avvedutezza; ciò che
gli
;
veramente
pericolo, allora è
il
manca per
esser buon generale, egli sa in parte compensarlo colla sua stu-
penda
attività.
La legione
«
di Garibaldi, forte di circa
1000 uomini, era com-
posta del più disordinato accozzamento d'uomini diversi. Giovi-
da i2 a 44 anni chiamati dal più nobile entusiasmo o dalla
netti
naturale
fama
inquietezza
molti
sti
vecchi soldati
,
coloro che
di
nome
dal
riuniti
condottiero di Montevideo
del celebre
e in
,
e
cercano nella confusione della
impunità e licenza, ecco
dalla
mezzo a queguerra
che era formato quel Corpo veramente
di
originale.
erano
K Gli ufficiali
pari
gradi
in
forme
:
scelti
superiori
,
fra
più coraggiosi, e levati di pie
i
senza badare ad anzianità o regola di
oggi se ne vedeva uno colla sciabola
amor
pitano; domani, per
entrava nelle
al
era
fianco,
varietà, ripigliando
ca-
moschetto,
il
ed eccolo tornato soldato.
fila,
Primi a saggiare
Montevideo
di
furono
lo
impeto
e
E
Francesi.
i
valore
il
.qui
del
guerrillero di
nuovamente cederemo
la
penna a chi essendo stato fra combattenti in quella giornata, ha certamente diritto e autorità di narratore sopra noi, ai quali i
non altro è concesso, che ammirare, invidiandolo,
valore e
il
r ardimento dei difensori di Roma. «
Alli
50
aprile alle ore
presenlavasi nella tenuta
stavano a fronte dici e
legione stioni
gli
tre quarti, di
del
alla porta
fanti
;
e
Angelica ed a a'
col
al
meriggio
nome
di
di
mira
in
la
di
cupola
,
nemico
Alle un-
San-Piclro, una
Vincennes mostrossi
due dividendosi
quella
di
il
Brevetta. Gli
avamposti della legione italiana. tolta
e di cacciatori
Vaticano
case in mezzo
nove innanzi
designala
ai
ba-
diresse gli assalti
Cavalleggeri. Occupate alcune
vigneti e parecchie
fabbriche di mattoni che
90
avevano dato parti
campanone
]l
.
fiamme
alle
incominciava
,
loro
il
dalla porta di San-Pancrazio
villa Il
fianco
piovono colpi sono
avverse molji
i
mura
dalle
,
1792
allo attacco delle Tuilerie.
come
derisi
pur non
l'arte
ed
il
dagli infallibili
abbandonano «
di
;
San Pielro e
sul
—
Zuccari
« là
mura ove
le
moschetteria e
indietro.
sulla cupola
ricca degli affreschi di Michelangelo,
Sabatini — un
dello
de' dipinti fu offeso dia-
un altro sfregiò sulla
,
un cassettone pennelleggiato dal Buonarroti.
Ma
offese e
le
del
le
emigrati, e
il
i
due
soldati della
ordinanza e
in
campo aperto
nemici a colpi
gli
presso
di
castello.
la
baionetta
villa ,
Molte
erano la
bastioni
dai
di
le
si
vari
del ^0''
difendeva
fanti
,
corpi
rimasto
come da un
,
e la
umanità
morir
tutti
combat-
sue perdile
possibilità di
i
della propria virtù
Pamphily. Infugati
un battaglione
una casa ove
togliesse
al
combattevano ac-
Universitari, ed
finanzieri traevano profitto
i
erasi chiuso in
gli
parli
legione italiana e di quella degli
battaglione de' reduci e
di
chiedeva se
le
romane tuonavano
artiglierie
San Pancrazio; e
fortificalo
speranze erano ornai tutte concentrate
monte Gianicolo. Quivi
canilamenle. Le
isolato,
nulla può
Vaticano, ove operavano gravi danni. Nella
gonalmente da un razzo. Nella Sistina soffitta
l'inno dei
cannoni maneggiati dal prode Calandrelli,
e di Lorenzo
,
file
offese; e stimandosi
li
mal consigliata fazione e traggonsi
la
Nelle
10 agosto del
Dalla Brevetta venivano intanto palle a razzi
cappella Paolina
di
a' di
finche respinti dalla spessa
dei
tiri
co' suoi.
Ma, quell'armonia che doveva
noi fossimo tutti fratelli,
valore
la
mura.
ismentiscono
romane suonano
cacciano più arditamente sotto
si
,
sostiene
di melraglia.
e gli uccisi, militari
il
marsigliesi, cantato nell'orgia della polvere
dir loro
le
di Santa-iMarta ai giardini
arcbibugio e
di
feriti
Le musiche
loro valore.
due fuocbi sotto
colonnello Galletti
Il
Dalla porta Cavalleggeri pontificali
suoi da
i
giù nella valle per as-
Oudinot faceva assaltare
indietro frettolosamente ed ordina l'attacco
ritorna
a baionetta spianata.
il
Allora
Pamphily, onde togliere
Garibaldi
le
suono d'allarme a quello del
scende
e
nemico.
il
ambe
La prima brigata a quel primo nuncio esce
fulminar de' cannoni.
di
fuoco d'
Campidoglio e quello del palazzo di
di
Monte-Cilorio mescolarono
salire
il
54
Genova
tendo. Già lo avvocato Antonio Ghiglione, di
il
E Nino
appiccar
gioniero sta
— dopo
rimanesse
ei
— era per
in
fretta,
si
;
sorti.
quale, parve, ac-
il
Lo animoso giovane
nostri poterli fulminare a talento coi
i
moschetti e co' cannoni dalle loro vantaggiose posizioni.
che
il
francese borbottava parole confuse, e
se gli facevano intorno
,
il
Bixio lo strappava di
Franchi, di Brescia, ghermiva
il
Questi
ufficiali co' si
li
500
inviava
soldati
al
i
E
nel-
suoi soldati
mentre
là,
il
am-
sottotenente Termelet; ed
bedue disarmati e bendati erano condotti presso ribaldi.
suoi
arrendesse; non aver scampo; l'oste fran-
cese battere in ritirata;
l'atto
a'
quando que-
sforzare la porta,
maggiore Picard
il
cennasse ad una discussione sulle sue dissegli
ferita in
armati verso
di
aver dato ordine
•
quar-
incendio alla casa se morto, ferito od anche pri-
lo
aprì e mostrossi
si
mano
Bixio, slanciatosi con una
loco occupato dallo inimico
di
— era caduto per
mastro della l.a legione italiana
tier
piede.
—
Generale Ga-
il
ministro Avezzana. Gli altri undici
ancor validi
—
—
scoraggiati com'erano
arresero; e giunti sulla porta di San-Pancrazio, vennero disar-
mati e condotti
al
ministero di guerra. Così furono
ritolti
infausto luogo renduto glorioso dal loro valore. tali
nell'ospedale dei Pellegrini. Ai
Cotesto fu
il
morti
da quello
I feriti,
traspor-
onorevole sepoltura.
nostro giiet-à-pens, con cui credettero di insultarci
generale Oudinot, ed
i
—
gazzettieri rabbiosi di quella contrada.
il
I
Francesi ebbero milletrecento uomini fuor di combattimento tra
Noi deplorammo
morti, feriti e prigioni.
nove
soldati e di
il
Dugento
Uno
P.
nemico {(
Il
prigioniero, ,
—
di
,
ai
cannonieri del ba-
primo
ai
la
al
i
nostri feriti.
un morente fu
maggiore de'cavalieri
aveva parecchie spade e
buro che mostrava
il
sul
campo.
gloriosissimo.
oggetti di guerra erano rimasti in nostro
altri
Angelo Masina
sessanta-
Bassi, ghermito da un drappello
mentre consolava l'agonia
l'orgoglio de' suoi soldati ritirata
Ugo
un ordine
allo incirca furono
combattimento aveva duralo sette ore e
Armi, tamburi ed potere.
il
perdita di
Paolo Narducci e
suo pezzo nei giardini pontificali;
perito nell'alto che recava
stione di Santa Marta. il
la
artiglieria.
ufficiali di
l'uno caduto sopra
Pallini; l'altro
due
,
il
popolo festante.
della
pericoli
mazza
Ognuno
,
di
Morte
—
nella
l'ultimo
un capo tam-
rivalizzò
di
va-
52 lore
entusiasmo
di
,
ritogliere dal
drammatici
di
titore
insulti
— popolo
che sobbarcare
come
tutti preferissero
sul
Fran-
o fingeva ignorare ciò
e più che
generale Oudinot,
un ripe-
gittato
volle far chiaro alla
e soldatesca
cia ed al
che in
in debito di
aveva scioccamente
ci
— — ignorava che governo suo Roma realmente accadeva —
Ognuno
viso.
Ognuno credevasi
di ardire.
,
italiano quella nota d'infamia che
nome
meglio
a
morte
la
al
tutt' altri
di quello
ignominioso regime che la Costituente avea
allo
abolito. ((
Nelle tasche di un colonnello francese
campo, a
trovò
si
il
sistema
di
,
rimasto morto sul
guerra cosi concepito:
Sarà diretto un doppio attacco sulle porte Angelica e Caavversari.
di bipartire l'attenzione degli
affine
u
valleggeri
«
primo tenderà a forzare
le
truppe inimiche
Il
accam-
le quali
((
pano sul Monte Mario e ad occupare in seguito la porta Angelica; il secondo sarà diretto sopra Ga valleggeri. Quando i
<(
nostri
(c
nemico
<(
concentramenlo generale sarà sulla piazza
u
raccomanda
«
«
saranno impadroniti
si
Ma
il
incalzeranno
di questi punti,
massima energia
colla
in tutte le direzioni
San
di
ed
il
il
loro
Pietro.
Si
risparmio del sangue francese ».
il
colpo falliva alle intenzioni del generale Oudinot:
quale, raumiliato ed
a tre miglia dalla
afflitto,
e la notte stessa
città,
il
riordinava le truppe nella Brevetta,
comandava marcias-
sero verso Castel di Guido. «
nata
Il
Garibaldi
—
— inculcava
cui veniva di diritto tutto l'onore della gior-
di far
figgerlo interamente.
coraggio
gli
vittoria.
Ma
una punta, seguitare
Né
i
è attaccaticcio il
inimico e scon-
lo
mancavano febbre dopo una
che
volenti armati
,
come
riportata
la
governo non consentiva l'ardita impresa
il
allo ar-
ditissimo capitano per ragioni di prudenza e di politica. Ei pen-
sava che
le
nostre bande giovani ed inesperte
alla disperata difesa
mo
le
che avrebbero operato
;
e che
la
Repubblica romana
nemica quella francese, sibbene dini di
— avrebbero
provette schiere di Francia
successo del 50
Pio
IX
e della
—
riazione
il
non resistendo
in quel caso estre-
forse sciupato ,
il
non avendo a
suo bastardo governo agli or-
europea,
non
la
doveva
provocatrice di puerili vendette, né su genti disfatte
farsi
— amiche
53
—
nostre nel cuore
Generale
II
terzo, nello scorgere
menti, dava l'ordine
di
legione e con quanti
il
che
i
iattanza del proprio trionfo.
arrese a malincuore per due giorni a
si
Ma, nel
consigli.
menar barbara
Francesi
tai
seguirono in
politici
suoi impazienti e fre-
muovere innanzi. Egli giunse
colla sua
Castel di Guido, nell'atto
rifacevano del loro lungo digiuno col mangiar
si
venute loro
le vettovaglie
i
di
Civitavecchia.
11
comandante
la
spedizione nel Mediterraneo s'ebbe dolorosa angoscia al nuncio quella visita aspettata e temuta. Lungi dalle coste di Francia, mezzo a vasto deserto, sgomento a cagione degli armati ri-
di in
soluti
che l'amor
inchinevoli
di
patria cacciavagli contro, e dei suoi pochi
a ricominciare la lotta
chirurgo maggiore
dell' esercito
insieme col prigioniero
un
armistizio
Parigi
Ugo
durante
,
il
,
suo
Roma
Francioli
Aiaccio
il
di
il
onde pregassero ed ottenessero
Bassi,
quale
divisò spedire in ,
avesse
si
1'
agio di far noto a
vero slato delle cose romane e di ottenere dal governo
il
ordini nuovi (ì)
».
Mazzini, in cui per la istituzione del triumvirato erasi ridotta la
somma
e la sostanza del potere, concedette la tregua al ge-
nerale francese
;
—
poi a cattivarsi gli animi e persuadere che
niun rancore covasse nei petti
contro la Francia,
italiani
non
solo furon prodigate ai feriti le più intelligenti e affettuose cure,
che questo era debito il
di
umanità,
ma
procurata anzi la spada a quelli fra
smarrita
zata
Come
la
la
la
i
gli
officiali
primi
e
che avessero spez-
Francia intendesse fu
e
rimeritasse
il
generoso proce-
chiarito dal seguito della guerra!
Dio mercè possiamo ora discorrere senza troppa ama-
rezza degli errori di quel tempo, giacché son venuti omai della riparazione, e
Napoleone
111
della Francia alle battaglie della
vendo
{\)
la
dopo
gregari,
i
propria nel combattere.
dere de'Romani, pur troppo
— Ma
inoltre, pochi giorni
rimandati liberi e senza patti
fatto,
celebre
Vecchi, op.
baldi, pag. 21.
lettera
cit.,
indipendenza italiana
che proclamò cessato
pag. 196 e seg. Vedi anche
— Farini,
i
imperatore, guidando
op. cit., voi. 4, pag.
il
i
,
giorni soldati
e scri-
dominio tempo-
Paya
20 e seg.
,
Vie de Gari-
54
Papa
rale dei
sulle Legazioni espiò la colpa del
Repubblica francese che ordinava
Mentre varcato
ostilità
le
il
confine,
si
la
presidente della
Roma.
spedizione di
erano sospese coi Francesi
i
,
Napoletani,
Roma
avanzarono anch'essi minacciosi su
—
occupate senza resistenza Vellelri, Valmontone, Ariccia, Albano,
che non s'era creduto
dover difendere; contemporaneamente
di
approdavano a Fiumicino alcune dalo dal Wimpfen, passava
Scarse
«
il
nostre
forze
le
pensiero però 10
Spagnuoli, capita-
migliaira di
coman-
dal general Cordova, e un corpo di tiOOO Austriaci,
nati
,
Po a Pontelagoscuro. dice anche qui il Vecchi
uno
,
il
quello di morir combattendo piuttosto che patire
:
increscioso giogo che tanti nemici venivano a riadattarci sul
collo.
nava
Governo pensando difendersi prima
Il
la piccola
leggere verso
voli,
sua brigata dalla
che
villa
scarica
si
Borghese ed avviavasi per a Ti-
marciando tutta notte. Quivi avrebbe potuto
tamente
sue truppe
colle
un ruscello
vallala di
Nella sera del giorno quattro egli esciva di celato
nel Tevere. colla
dal più vicino, ordi-
una ricognizione
generale Garibaldi
al
assalire risolu-
nemico accampato poco discosto; o spingersi
il
gole de' monti sino a Cisterna, e dar gravi inquietudini
bone
sulle
spalle.
generale invece
Il
sino a Palestrina ove
continuò
la
che
facendo loro qualche prigioniero.
in fuga,
Due ore dopo
a
il
sua marcia
meriggio
si
spinsero
napoletani che posero
da' distaccamenti
abitati
le
Bor-
sosta per l'acqua che veniva giù a sec-
fé'
chie. Spiccava però dal paese parecchie guardie sin ne' villaggi
tra
al
— nono
mese
del
—
dal
monte
San-Pietro che domina Palestrina scorgevasi appressare in buon
ordine
per
,
una legione
due strade che convengono
le
di
regii,
di
due reggimenti
11
Garibaldi
scaloni giù
ed
i
regii
simo
la
si
uno squadrone
si
sbaraltavano.
cacciarono ardili
sei e
la jiostr'ala ,
di
china sino alla valle.
rinfusamente
alla corsa
presso
Guardie e
alla porta del Sole,
dal colonnello Novi di
composta
,
cavalleria.
mandavale incontro quattro compagnie disposte a per
rarono cinque o
scarica
di
comandata
li
l
fuoco ingaggiavasi
più celeri che aves-
fra le loro
file,
ne
affer-
trassero indietro prigioni. Ciò accadeva
sinistra.
quindi attaccò
Il
i
Il
soldati
fianco del
diritto
Borbone
prima fece una colle baionette in
55 resta
,
scacciandoli da Ire case ove
erano
si
dei fanti era sostenuta dall'artiglieria
una carica
—
cavalleria,
di
lasciava
morti e
perdita di dodici
quale
— infugandosi
parecchi
cadaveri. Noi
la
terreno
sul
venti feriti.
di
centinaio di soldati perduti.
Garibaldi
—
a verghe e
cui solo
il
nome
raccomandavano
si
a' loro
quindi da
sua volta
avemmo una contarono un
condotti dinanzi al
rendeva convulsi
li
;
alla
regii
1
loro prigioni,
I
La fuga
rifugiati.
montagna
di
— tremavano Avevano
patroni.
santi
indosso scapolari, amuleti, immagini di madonne, un reliquiario
completo. Pareano romei pellegrinaggio.
Dissero,
loro re trovarsi
reggimenti svizzeri, con tre
impadronirsi
colà per
tiritera la ripetevan
«
general Zucchi avergli spe-
il
;
persona
della
una volta
in
((
in
Mantova
dai loro fratelli che nel
A9 asse-
i
in
dispotismo
del
Roma
faceva intrepidi
E
obbli-
intercalare !
cittadella
diavano
Cotesta
Garibaldi.
di
collo
Mannaggia a Pio IX! Arrasosia w soldati, che nel hS assediarono Come diversi
gatorio di
la
tutti
Albano con due
in
cavalleria e con quattro batterie;
di
attendersi di Napoli
rinforzi
altri diti
guerresco avviatisi in devoto
in abito il
i
,
cittadella
la
primi,
della
siccome
libertà
la scellerata
causa
La nobile
!
vigliacchi
,
se-
i
un re
di
Di questo successo non s'ebbe, per allora, maggior frutto
—
condi.
trasmutamento
cotesto
,
per
infamia
la
di
casa Borbone! (1) »
bastando che
terrore
il
Roma,
— bensì
baldi co' suoi
giorni dopo
schiere
,
li
era a temere che sapendo si
,
il
messo nei Napoletani
fuga delle loro
ribaldi e dalla
fatto
di
fuori
Palestrina egli ebbe
di
—
Roma
Sicché,
Gari-
due
invito a tornare in
Ventolto miglia furono percorse da quegli intrepidi e in-
città.
senza prender
faticabili soldati
fiato
;
passando per vie che mai
sarebbonsi credute praticabili a soldati in armi ogni
Ga-
tenesse discosti da
mano.
tentasse un colpo di
nome
dal
di
momento
Roma
i
posti
senza averne
molestia.
(1) Vecchi, op. etl., pag.
,
rasentando ad
avanzati del nemico, eppur giungendo in
504.
Né
qui
li
attendea
il
riposo che
56
pure aveano necessario.
Un che
sì
allarme
falso
e che
,
sarebbe
loro
così
stato
facea accorrere quasi subito a Monte-Mario
li
aggredito dal nemico,
diceva
si
bene meritato
— e dove
rimanevano
essi
quattro giorni agli avamposti.
una seconda spedizione contro
Intanto s'era deliberata
dintorno quella
politani per togliersi definitivamente
La sera
«
del di 16,
mura al di Comandava battaglia,
fuori,
per
la via
avanguardo
lo
la riserva,
;
il
;
il
corpo
colonnello
Il
dirigeva l'artiglieria. Le nostre forze
di
generale dei ca-
generale Bartolucci rassegnava
11
suoi ordini la scarsa cavalleria. drelli
le
Labicana, sino a porta Maggiore.
generale Garibaldi
il
San
costeggiando
,
colonnello Marocchetti
il
Giuseppe Galletti.
rabinieri,
difilava
Na-
molestia.
esercito adunato sulla piazza di
lo
ordinatamente
Laterano
Giovanni
i
ai
Ludovico Calan-
sommavano
a
11,000
La marcia fu spinta a Zagarolo dove indomani. Lo avanguardo mosse più oltre per ri-
uomini e a 12 cannoni. si
pernottò
conoscere
lo
la posizione de'.regii,
quali celeremente
i
La sera partimmo per Valmontone. La
concentrati in Vellelri.
intendenza militare, sondo nuova e rilenta nello sue operazioni, fece che
mancassero
soldati
i
giungervi a notte tarda. L'indomani
— comandate
Roma. Quel corpo
nire di al
cessar
gittati
rale
della marcia.
formati
sacchi e
i
nuovo
il
i
il
fasci
quando
le
mento
,
ma
—
che avevano ocil
rimanente
aveva perduto tempo tappa
alla
di
riposo,
arme, per ordine del gene-
uova,
montoni,
mangiava.
farina,
generale Roselli
Il
provvedesse a vettovagliare
carra giungevano
disposti.
disciplina
loro
pratiche di guerra da partigiani, attendeva che
mandollo ad avvisare che già
d'
primo
polli,
e
al
vettovaglie che dovevano ve-
armati non
di
Giunto
cucinava
fuoco,
cotali
in
la pigra intendenza
suoi
le
correva a prendere legna,
accendeva
E
ancora
viveri
nudrite quando
eransi già
dello esercito attendeva
esercizio delle
di
truppe dello avanguardo
le
abusivamente dal Garibaldi
cupato Monte-Fortino,
eransi ri-
Il
di
Roma
truppe digiune.
le
co' viveri,
il
Garibaldi
egli sarebbe partito per a Velletri co'
generale in capo
quegli era già
in
poneva cinque miglia
marcia
;
si
oppose
e
cotesla
di distanza tra
i
a tal
divisa-
mancanza
di
2,500 incam-
57
minantisi e
rimanente delle nostre torze distese tra Valmontone
il
e la valle adiacente.
La
«
—
Velletri,
di
città
capitale in antico dei Volsci e loco
natale dello inrìperalore Oltavio-Auguslo, abitata da i^, 500 anime,
— posa mano
spalto
occupava
5,000
tone,
da
pani,
nell'
soldo
una mano
e
Velletri,
Napoli di
comandati
conte di Tra-
il
Lanza
e Carrabba,
centro della città e, innanzi a
il
malfattori,
di
quali,
i
;
Casella,
e
Oltre le sue truppe
colle de' Cappuccini.
di
re di
11
conte dell'Aquila e
il
Winspeare
porte,
le
Ariccia e in Gensano
fratelli,
generali
presidiavano
de' popolani.
for-
di uliveti e
che poco innanzi erano a Palestrina, a Valmon-
Albano,
dai
scoscendimenti un po'
cui
i
munita da quattro batterie e
posizione,
forte
dai suoi
e
collina,
verdeggianti
orli
gli
la
in
una
giardini de' ricchi, piantati di allori,
i
soldati,
lui,
di
da un piccolo fiume. Tult' all'intorno
bagnati
vigne, e
di
^
sommo
sul
rapidi son
ritolti dalle
dal bandito
capitanati
il
lei,
il
Borbone aveva a suo prigioni di Terracina
Caprari
grado
di
co-
sue schiere slanche
pel
col
lonnello. «
generale Garibaldi
Il
cammino
sollecito
a due
miglia
dalla
città.
re
Il
le
imprudenza
la
dall' alto
numero
lo scarso
calcolare
potette
lolti
avendo
,
commetteva
,
Romana uno squadrone
palazzo
del
il
ordinava escisse
,
leggera,
cavalleria
di
Lancil-
avversi e
de' suoi
breve terreno su cui campeggiavano. Laonde dalla porta
farle sostare
di
soste-
da uno squadrone
di
dragoni. Al primo grido di allarme delle sentinelle avanzate,
il
nuto
da un battaglione
generale incitando
oppone
si
all'
dai colonnello
i
di
bersaglieri e
suoi alla battaglia, inforca
il
cavallo e primo
urto nemico coi cavalieri della Morte,
Angelo
Masina.
Ma
que' pochi
,
comandati
sopraffatti
nimico, rinculano impetuosamente e traggono di sella baldi ed
il
gridando: «
Dio
zampe il
))
!
moro Aghiar, «
Cavalleggeri
!
ferrate calpeslano
i
,
colla
gli
i
loro
il
,
il
il
Gari-
rampognava,
cavalli
due che abbarravano
ussari regii
quantunque
primo
il
indietro! Al vostro dovere, in
generale caduto, quando
appena
che
Pur non possono arrestare
maggiore degli
sul
nell'alto
dal
la
nome
di
che colle via.
E
già
Colonna, calava un fendente
fido
sinistra
— dimessa —
suo famigliare spalla
rilevatosi lo
salva
imminente pericolo
dallo
col
accorre a sostenere
vacillanti
i
Erano
undici del mattino.
le
di
cacciatori
non reggono
regii
i
allo
pestando e ferendo, si riducono in
altri
gli
ma
lasciando sulla strada morti,
Velletri, (i
uni
;
ii
furia;
volgono a fuga dirotta, e tumul-
scontro impetuoso dei nostri, gli
irrompono a
nostri
I
compagni una mano
della Guardia con poca artiglieria
tuariamente
una lanciata nel petto
ferire di
cavallo del maleavvisalo avversario.
e prigioni.
feriti,
fuoco ingaggiavasi da ogni
Il
banda, dalle trincee, dalle case, dai giardini e dal basso della
Ho
collina.
troppo
le
numero
detto in iscarso
schiere avverse
queste
;
altre, stanche e scoperte alle
veggendo
,
nostri
i
spediva di gran corsa
il
Bassi, affinchè avvertisse
marcia del corpo
col
innanzi
il
ì^ leggero.
i
David,
il
—
— accorrere
un istante
Lo avviso giun-
ch'erano indietro, si ordinava marAnche un'ora di cammino, ed ecco ii che la fede un caldo amatore d'Italia ,
faccendiere operoso della di
il
a slancio verso
di
sprone
rimasero col generale.
l'impeto dei primi. essi
immediato
un
a' cavalli
I
fanti
a
Un
soccorso. In
Stato
ufficiali di
e via a tutta corsa
;
due
reggimento di dragoni seguiva
storme
disordine. Giunti
in
lui
Roselli e raccomandargli
il
obbedienza mancò ne' soggetti. Gli
la
maggiore diedero
anche
,
Ugo
P.
altri
con parole concitate ed energiche
si
il
Roselli dello accaduto ed accelerasse
posta nel Garibaldi avea fatto
soli
non succedessero
cappellano della sua legione,
reggimento comandato dal colonnello Galletti
Agli
Bergamo
di
legione
le
Garibaldi,
il
mali che ben presto avverrebbero
di battaglia e della riscossa.
celeremente.
ciassero
di
;
prima fronte presso Monte-Fortino. Fu spinto inconta-
alla
nente
al sicuro
Ond' è che
offese.
se altre truppe fresche alle già combattenti
geva
sovercbianti
suoi travagliati da presso, soccorsi solo dallo ardore
i
repubblicano, e antivedendo
la
;
ben munite e
ed
appena
i
a truppe accorrevano rinforzi
,
il
combatti-
mento, mai rallentato, prende nuovo vigore. Al primo trarre dei nostri cannoni rispondono quelli de'regii collocati sul terrazzo-cortile della casa Lancillotti, presso la porta
del paese e sul piazzale del convento de' Cappuccini. stre palle di
granate
ed
cannone ferivano e davan morte. i
razzi
E
le
Là
le
no-
bombe,
le
avversari scoppiavano in alto sulle nostre
59 leste
perdevano
si
,
senza
adiacenti
vigneti
nei
offendere
alcuno. u
uomini del suo reggimento nostra
ed
Lasciata a Giulianello
agguato dietro
allo
i
dragoni
alquanti
per osservare
sinistra
parte. fanti
movimenti
i
non
giovò. Poco di poi
operando una contromarcia verso Cisterna e
quale
di
artiglieria,
suo
seguito dal
,
glia verso
compisse
lato
parti
fede alla corte romana. arrestò la vittoria a
Malgrado
«
dei
in
la
suoi soggetti
forse quella
e
Stato-maggiore
capitano,
di
Ma
mezzo
imma-
,
,
pa-
cattura di
Borbone;
re
del
correva al
principe e
di
di
avrebbe
Velletri la
IX ed
Pio
a
volgere
di
testa,
fuggenti. Se quel movi-
i
prigioni
di
mostrare
Gaeta per
le
Garibaldi
il
rimanente dello esercito
col
colla sinistra
dato a noi un maggior numero recchi pezzi
folti
promessi rin-
I
colla linea e co' carabinieri, alle
attaccare di
di
Allora
Napoli.
stalo consentito, la battaglia di
t'ossegli
pose co' suoi
si
sua imboscata quasi a nulla
la
della città, e
prese co' difenditori
mento
di
lasciare le artiglierie,
di
da quella
de' regii
videro grossi drappelli di cavalleria scen-
si
dere a precipizio sulla via ginò
sulla
cespugli che sorgono altissimi e
furono spedili; onde
gli
recò
si
scarsa cavalleria,
la
lungo la strada consolare di Velletri a Cisterna. forzi
i20
colonnello Marocchelti, per ordine del Garibaldi, con
11
a
tutta
il
bri-
mondo com'ei campion
della
Roselli la intendeva altrimenti ed
il
del corso.
fuga del re
—
— malgrado
intrepido solo dinanzi lo strazio
lo
andar via dei suoi
fratelli
;
di
D. Sebastiano infante di Spagna; del tenente-generale Salluzzo; del principe d'ischilella ministro di guerra e marineria; resciallo di
Slato-maggiore,
dello
riografo del
di
vano
i
il
;
del principe d'Aci
capitano Gaetano d'Ambrosio
quella stupenda borboniana guerra
Winspeare e
dietro
alla
campo, conte Gaetani
del Casella,
i
soldati eran
naturali spalli della città.
I
i
difesi dai
continovo assalire
,
del vincere.
del
alte
stanchi nel saper perduto ,
orti
mura; il
e
ma-
del capo
—
lo isto-
in
seguito
in
ordinanza
nostri, prodi e pazienti,
fossi e dalle
per la soverchia prudenza del capo
;
— ed
sempre
sulla strada esposti alla metraglia, o negli
scoperta
;
sla-
attaccavano stanchi
maggior
stanchi infine per
del fatto
le fatiche
60 «
Erano
mancava. di
vino
nove
le
Caprari
— per
fuoco cominciò a rallentarsi, sull'imbrunire,
11
Alla
parti.
le
perfine cessò.
dei Cappuccini
presso
,
Cotesti perversi, in
vano ricevuto
premio
in
argento per ogni capo.
paese
porte del
le
numero
,
e nella corte
mercede
di tanto ufficio la
un ducato
di
generale Roselli credette che l'eser-
Il
Due
per avvertirne dell'inganno.
andare
in volta intorno
la
come
città
la
missione
pattuglia di
esplora-
Giunti alla barriera ov' era un cancello
zione.
valcarono e
trovarono
si
dentro.
campo
ore dopo la mezzanotte, qua
ranta bersaglieri del battaglione lombardo s'ebbero di
del
quarantacinque, ave-
di
regio posasse, e nessun velletrano discese nel nostro
cito
ul-
— avevano avuto
notte abbondanti falò sul colle
l'ordine di tenere accesi per tutta
d'
capitanati dal
briganti
1
favorire e proteggere la libera andata delle
time artiglierie e delle reliquie dei borboniani
Lancillotti.
abbondanza che
eravi
campagnuoli da noi occupate
dalle cantine dei
sin dal mattino.
d'ambe
Non
viveri scarseggiavano.
I
ritolto
,
Nessuno aveva preso cibo. L'acqua
di sera.
di ferro, lo sca-
generale Galletti avea pure
11
spedito parecchi carabinieri pratici de' luoghi, e cautamente pene-
trarono in Velletri. Tutto era silenzio. Fecero per le strade parecchi prigionieri fra gli attardati ed avvisarono
sgombera
la fosse
loro testa. ziali
la popolazione i
vincenti
;
e
;
gli altri
dei tamburi,
il
la
posizione
a seguirli co' generali alla
suono delle musiche mar-
della Italia ridesta riscuotono dal
donne semi-ignude acclamano
le gli
E
affatto.
rumor
cantici festosi
i
,
Il
come
uomini
,
vestiti
sonno
dalle finestre
a metà, vengono fuori degli
uno stante
usci per abbracciare
i
escono
patrioti cacciativi dallo sgherro della curia
di
di Gaeta.
prigione
Poco
della libertà.
I
i
di poi
fratelli
accorsi per liberarli. In
vien rizzato sulla piazza maggiore l'albero
canti e le grida di festa
si
addoppiano
;
le
ban-
diere nazionali sventolano per ogni dove, e al suon dell'inno di
Roma vere
lo
si
intrecciano danze di cui la penna non
abbandonato giubilo,
il
Tre giorni rimase Garibaldi
(1) Vecchi, op. cit., pag.
235
vale a descri-
colorito e la matta bizzarria (1) ». co' suoi
e seg.
in
Velletri
,
poi
mosse
61
verso Prosinone dove
generale Zucchi avea adunale alquante
il
Ma
schiere raccogliticcie di papalini.
suader costoro
alla ritirala, e
invisi accoglieva, i
prodi che
coli'
entusiasmo con cui
avean cacciati
li
bastò
lo
avanguardo a per-
popolazione liberata dagli ospiti
la
si
nome.
col
«
salutano Il
per abbracciare e benedire
classi si facea tra le file
liberatori,
i
popolo
tutte le
di
soldati. Di là
i
s'andò a Ripi; quindi a Ceprano ov'erano accantonali cencinquanta carabinieri,
Ma
disertori dai nostri corpi.
anch'essi eran fuggiti,
ricoverandosi a Ròcca d'Arce, piccola cittadella sedente sur una
montagna
nudo sasso, tenuta da una ragguardevole guarni-
di
gione agli ordini
generale Viale.
del
All'alba
dell'
indomani
mossero a quella volta; e sostenuta una mezz'ora
nostri
operata dagli avamposti regii
sistenza
corse allo assalto.
si
,
i
di reIl
villaggio adiacente al forte cadente quasi in ruina, era stalo già
abbandonato. Per
china vedevansi tra
la
e qualche moschetto
e
;
i
tremanti
soldati
,
e affannosi eransi
a San-Germano, grossa borgata ov'erano due
rivolli
svizzeri col
generale
Nunziante
esterrefatti dallo spavento,
costanti alture
abitanti
gli
reggimenti paesello
del
aveano cercato un rifugio
—
d'onde vedendo
;
e
;
coperte
gli sterpi zaini,
come
sulle cir-
nostri soldati
i
si
as-
sidessero sul piazzale o sulle soglie delle loro case chiuse, senza
forzarne
le
imposte
—
per
discesero
aprirle e offerir loro cibo e rinfreschi.
—
del regio esercito
illusi
e ignorantissimi anch'essi veri montanari
cose
le
le
preti,
slessi
essi i
e
frati
ad
soldati
dato a credere a que' po-
più strane sul carattere di Garibaldi I
primi narravano
come
egli
demonio onde acquistare potenza
al
i
dalla gente riazionaria ed ignorante,
— avevano
e de' suoi dalle rosse tuniche.
venduta l'anima
venire I
avesse
capo-
di
volgere la Italia a suo senno e oprare malie a danno dei popoli e
Gli altri dicevano avere al suo
balestrare ogni santa autorità.
seguito legioni innumerevoli di
none
folletti
e di moschetto nulla potevano;
balzo per uccidere quelli che
nerale ufficiali
sì
bello
buono e
si
e soldati
benedicevano regno,
,
alla
sì
vispi
gli
di
che pur vestivano
che anzi tornavano
miravano.
maniere
e sì generosi
loro venula e di
sui quali le palle di can-
si
rosso
Nel vedere semplici
sì
del proprio,
auguravano che
— erano
i
di
le
e
,
gli
il
i
rim-
gesuoi
abitanti
truppe del
reggimenti svizzeri
611
— avesser
Ma
somiglialo alle nostre.
spedito dal triumvirato avvertiva
più
ritornare
oltre e di
Austriaci,
in
il
Roma
marce
per
presidio in Bologna,
lasciato
gazioni e minacciavano Ancona.
forzate
soldati no,
i
regno
di
polazioni
Ma
Oltre a questi
in ridicolo
pur minacciavano
romane
i
i
cui comandanti
preti
e le loro smanie
abbattere
di
il
governo delle po-
(i) ».
Roma
congiuntura gravissima o mostrò leggerezza viemaggiore in
un francese
cilmenle aggirare da chi
sua volta da
alla fra
ammettesse
si
i
quest'ultimo
della repubblica,
capi
Roma
in
la
si
di
quella
lasciò troppo fa
Romana
la
presidio francese dei
ratifica
e colui
Fran-
gioco della sua credulità (2);
respinta dal Governo e dalla Assemblea
rOudinot che
o
sia tollerabile;
siasi fallo
i
Lcsseps, che in quella
Fallite le pratiche avviate dal
che anche
gli
Spagnuoli
gli
,
più che Austriaci e Spagnuoli, stringevano
—
cesi.
—
che mettevano
che,
;
inoltravansi per le Le-
erano apparsi a Nettuno ed a Porlo d'Anzio,
—
un corriere
verso sera,
Garibaldi di non procedere
che pur
si
pretesa del-
—e
ricusata
concordali
patti
dicea inviato del
fu deliberato attacco di francese presso Romani Roma, secondo il piano lungamente discusso in un consiglio di guerra del 50 maggio, proposto e svolto dal generale Vaillant. che avea spedito 4000 Ma il ì° giugno il generale Roselli uomini verso Ancona contro gli Austriaci scrivea al generale Oudinot chiedendogli un armistizio illimitato da denunciarsi a
governo
i
l'
,
,
,
distanza di quindici giorni, dicendolo necessario a salvare e l'onore delle armi
dai Tedeschi, tutta
la
responsabilità
,
francesi, sulle quali
obbligando
se
Romani a dividere
i
proprie forze, facilitassero così la vittoria degli Austriaci.
pur troppo
il
Roma
cadrebbe le
— Ma
governo della Repubblica non dovea trovare
in
Oudinot quella deferenza e quella pieghevolezza che esso avea mostrato
al
generosità,
senza
la
generale quando accordavagli
dopo
(piale
il
il
fatto del
30
primo corpo
(1) Vecchi, op. cit., pag. 240. Vedi (!2J
Vedi
la
sua
Memoria
aprile,
di
la
con
spedizione
pur Dandolo, op.
al Consiglio di Slato.
sì
improvvida
sospensione d'armi, francese
cit.y
sarebbe
pag. 187 e seg.
63
probabilmente perito nella pianura
—
sua legione.
ribaldi e della
non concedeva
Roselli che
Francesi che
in
l'ossero
Roma,
sotto
Oudinot rispose
l'armistizio,
Roma
Ga-
colpi di
i
stesso
lo
dì a
per accordare ai
bensì,
uscirne, avrebbe
possibilità di
la
— che sarebbe
mattina^
differito lo assalto fino al lunedì
di
di
stalo
il
^
giugno.
Le autorità e
paese ebbero fede in questa
il
ma
promessa;
con brutta violazione di essa male coonestata dalla sottile inter-
pretazione della parola piazza (1), il
poco leale e poco
tratto
drone
il
generale Oudinot rinnovando
onesto con cui
già
pa-
fatto
notte la
di
Pamphily.
villa
Slavano
due compagnie
in essa
secondo
che
passi
vive?
di
la
scolta più avanzata
—
e la uccidono, e
—
rispondono
« Italia »
ode un rumor
ammazzano
presidio dormente, feriscono,
e
—
«
di
Chi
e intanto le son sopra
molti irrompono nella villa
i
,
mezza notte del
la
annunzia avvicinarsi una grossa colonna.
le
grida
»
giugno,
bolognesi
bersaglieri
di
200 uomini del 6 reggimento. Al tocco dopo di
s'era
Monte-Mario, occupava proditoriamente, e
di
chi
,
sorprendono
il
fanno pri-
resiste,
gioni gli altri. (c
il
i
Alcuno può fuggire, gittandosi dalla
finestra
ed
,
avverte
presidio della vicina villa Valenlini e quella de'Quattro.Venti, quali
,
posizione.
anch'essi assaliti 1
sgomenti
più
San-Pancrazio ed
guarnivano lazzo
della
indietreggiano
avvisano del fatto
mura. Al primo trarre
le
villa
allarme nella
altri
combattono e sostengono
,
Pamphily,
i
sino
e
convento
gli scarsi artiglieri
de' nostri
tamburi
al
cannoni
mento come meglio
sa e può
;
nelle
case
sul
di
che pa-
trombe suonano
le
Chi grida, chi corre, chi narra
città.
propria
la
,
per
le
lo
lo
avveni-
vie
,
nelle
piazze la confusione è grandissima. L'alba cominciava a schiarar lo
orizzonte (2). (c
II
generale Garibaldi, che dormiva
delle artiglierie, e via a cavallo verso
(1) Farini, op.
cit.y
voi. 4, pag.
(2) Vecchi, op. cit.y pag. 261
170.
e seg.
in città, si desta al il
rombo
punto più minacciato.
64 I
Francesi da Monte-Mario fronteggiavano
Sant'Angiolo
e
esercito avverso.
destra
colla
quivi
a Santa-Passera
sino
Vaticano,
il
forte
il
corno sinistro dello
il
centro suo dalla villa
Il
ala
Era
Mattei.
villa
Santucci stendevasi
La prima
Tevere.
sul
brigata era tutta nella villa Pamphily.
campo
Il
<(
Pancrazio
della
battaglia era questo.
grande e massiccio
biforca;
si
giungersi colla grande strada
convento de'
il
Venti;
prolungandosi tra
Civitavecchia; e a sinistra di-
mura
e le
della
un cancello che dà
assiepato
e
sepa-
un
adito su per
domina
tutto all'intorno.
mortella, di muricciuoli e di grossi vasi di
fìtta
di
alloro, al casino de'Quattro
di
a'Iati
Corsini
villa
ora avvallandosi, or sollevandosi, sparso qua e
terreno,
,
Corsini, va a ricon-
villa
quale, sedente sur un'altura,
il
San-
di
Vascello
San-Pancrazio. Sul punto
di
frati
razione delle due strade è viale scosceso
di
de' vigneti
le siepi
tra
verso
II
e a destra,
muraglie del Vascello e della
stendesi
al
a tre piani attorniato da muri e da
edifìcio
giardini. Quivi la via le alte
Dalla porta
una larga strada che va sino
apresi
marmo
là di
è attra-
versato da strade profonde, riesce favorevole ad un inimico che attacchi la posizione o vi
concentri
si
,
allorché le artiglierie da
quella lo snidano. ((
I
nata difesa.
la
presidiavano, sopraffatti dal
in
parte l'abbandonano dopo una osti-
Ma
di
carabina
toglieva
arditamente gione
argomento
traeva.
Il
colonnello Angiolo Masina con
il
coraggiosi. Egli,
italiana
lotta di
rimaneva
vi
un pugno ,
quantunque
raccolta
una
infallibili
che
ferito,
onore dai colpi
di
maggiore Leggiero
co' soldati
nel petto.
Egli
proprio cavallo su per la
Cade
tra
i
il
governo
di
Daverio, gravemente stante spira.
Il
nel suo puncho di
il
erta gradinata del casino de' Quattro-
Francia intendeva umiliarci.
ferito,
le 11
centinaia colonnello
vien tolto via dalla mischia e poco
Muoiono eroicamente
e molti soldati.
primi
aveva cacciato impetuosamente
Venti e collo sguardo infiammato sfidava intrepido
con cui
della le-
accorre a baionetta spianala. Alior succede una
solo a solo accanita, terribile.
sina, colpito
numero
che
assalitori,
nostri soldati
ingente degli
il
generale tranquillo
panno bianco
—
Peralta, vari altri ufficiali ,
impassibile,
specie
di
avviluppato
mantello alla bra-
punto
siliana,
con un
mira
di
alle palle
sangue freddo
truppe e raddoppiava
r onda crescente zione. Allora
avversari
degli
ma
metà
un
altro: quindi
del
combattimento
compagni
loro
più
;
rinculano. Per animarli viene or-
me
nella
piilla
la vita
e alla Italia
una
In
quella
giungevano
i
gamba,
la
compiuta missione quale ferita
nostri
i
altri
ufficiali
spiegano
sul
e soldati più.
il
quivi
di
terreno
contrastato il
nemico, forte
invano tentasi
loro
il
capitano Enrico Dandolo;
mandano
Si
loro rinforzi
;
breve numero, interpolatamente, a cagione del grande di-
sordine ch'era nel nostro campo, talché né
il
generale né
aiutanti potevano sapere precisamente in qual
far
colonnello
sinistra sotto
bersaglieri
la
i
suoi
avrebbero
posto
numero da
potuto trovare un corpo di truppe in buon la battaglia e Il
ei
che attaccano
lombardi
bersaglieri
molto valore: veggonsi cadere a lato ,
,
in grazia
a lui troncava più
Fnincesi coH'arma in resta: pure
i
sloggiarlo; e
quindi
—
—
e
;
delle sue più care ^speranze.
propria posizione e per numero,
la
in
metterci alla loro testa
di
morbosa sua costituzione
e
allo
cavallo; ne sale
i
e morti,
tardi
ma
Nino Bixio monta
suoi.
ai
tornati indietro dalla
,
viene colto da una
vivamente
posi-
la
malamente nell'anca, vien tratto fuori tardi soldati, mirando una diecina de'
ferito
feriti
dopo non molto
per
obbliga a cedere
le
le
lunga resistenza,
cammino ha morto un
del
dinato a Goffredo Mameli ed a
della gracile
suoi ordini
i
rassicurava
Garibaldi, ch'era a cavallo presso la porla del
il
a
che
Ma dopo
loro ardore.
il
Vascello, ordina un'altra carica assalto;
— dava
nemiche
con una lucidità
,
rinfrescar
impeto sulla numerosa oste nemica.
Manara intanto aveva occupato villa
de'Quattro Venti
fulminavano
i
soprastanti
e dalle
due case
le
finestre
Francesi.
i
di
suoi
colonnello
Il
Sacchi, fatto occupare dai soldati della legione italiana ilVascello, arrestava con bene aggiustati
intendeva spingersi
al
tiri
avversario che audaliemente
lo
basso della
collina.
ordinato di tener fermo sino alla morte la
difesa di
Roma,
gli
11
in
Generale avevagli quelle
mura
essere
l'onore delle armi, la salute di tutti. Appor-
tatore di tale messaggio era triota;
;
cui le varie prigioni,
alberghi della sua
il
Pollini, di
Ancona,
vecchio pa-
e la terra dello esiglio
giovanezza
,
erano
stati
cammino.
le tappe del suo
5
Animoso, idolatra
di libertà era
combattute in estraneo paese. pregato
egli era ferito e
Ramorino che Infrattanto il
A
nemico
campo. Al ritorno della missione
pure gravemente
casolari che Tattorniano.
Valentini e dai
villa
bersaglieri lombardi, quindi quelli della legione ca-
i
Giacomo Medici, snidavano
pitanata da
maggiore
il
bastione di destra disloggiavano
artiglierie del
le
ferito
a poco morì.
indi
dalla
sinistra
Come
morto.
Garibaldi che lo amava, avealo
Il
essergli aiutante di
di
divenuto colonnello nelle battaglie
i
Francesi dai vigneti e
rincorrevano per buon tratto. La legione italiana ed alcune com-
pagnie del 3" reggimento il
linea gì' inquietarono altresì per tutto
di
giorno nelle case a diritta da cui facevano grandissimo fuoco
e da cui
i
alla baionetta
contro
tale
colonnello di artiglieria Ludovico Ca-
del
sicuri
tiri
landrelli gli forzavan
ad uscire all'aperto. Nelle reiterate cariche
^oi facemmo parecchi
mischia giacquero cadaveri sui pianori e Io
salvarne
potei
degli
che
arrabbiati
schetto corsi
rotando
,
sporchi
brutto
rischio
mano
s'ebbe una
nara che poco dopo
narsene indietro qui;
farò
carica
numero
era
,
Un
».
mi
—
si
mentre
classi colà dentro,
forsennata! »
».
E varcò
quando due
I
—
senza
«
,
file
tra
,
»
<(
mi
,
Uno
—
«
Direi
s'io
che
Nessuno potrà impedirmi
in
una
della le-
nemico
Capitano, e
tor-
lasci star
primi
i
il
Il
pregava a
lo
colonnello
,
di
MonMa-
il
,
nelle
No
moschetto,
che parvi?
fama
bella
la
mo-
di
guerra; e
di baionetta.
combattevamo
noi
la soglia
colpi di
stione di diritta tetto.
la nostra santa
sergente lombardo
appressò e mi disse:
«
!
E
:
tafferuglio
nel
polvere
di
un colpo
rivedeva
cui quegli
«
modo
forata da
il
e
colpito di palla nel capo e spirava.
gione italiana casipola,
;
sulla china dei colli.
far salva a tutti
per
perdere in mal punto la vita. frini,
sangue
di
ghermiti nella
i
spada
la
volevano rendere scellerata
,
il
quattro
Lo sdegno era
prigionieri.
che molti fra
soldati di Francia,
i
una
in
mi cac-
faresti
opera
di
morire a mio
e si udirono grida e
voci confuse;
cannone
tratti
fìinno crollare
l'un
un pezzo
dopo di
l'altro
muro
Francesi escirono e furono male accolti
più noi rividi. Morì di ferro, o schiacciato sotto Al certo lieto nello aver calmato la febbre del
il
;
i
e
dal ba-
parte
del
mio soldato rottami?...
suo desiderio
67
Ricorderò pure
tenente Mangiagalli che ccysuoi valorosi lom-
il
bardi combattè di solo a solo nelle scale, sale della villa Valenlini offese col solo troncone,
Taccio
saria lungo cui
fuoco cessò d'ambe
il
particolari
altre
di
,
parti
le
belligeranti
Stato-maggiore erano ancor validi presso morti
E
feriti.
ciò
—
stando loro colla
comando
il
o
,
conveniva
,
magìa dell'esempio, o
colla
di
altri,
nuovi
avevano
all'opera
incitargli
ba-
ardita
mostra dell'audacia più spinta;
grosso dell'inimico. Tra
il
gli
— non
sera innanzi
la
ufficiali
quali
i
e perchè Garibaldi, fatalista sino allo eccesso,
drappelli contro
che
;
nostri soldati,
i
molti ve n'erano,
indossato la divisa da pochi dì
due
,
Generale;
il
avvenne perchè
baionetta
agli attacchi di
virtù
Solo dirò che alle ore nove di sera in
narrarle.
il
nelle
,
difese ed
si
rimanendo padrone del luogo.
venture
altre
di
camere
nelle
finché rotta la sciabola,
;
aveva usato brevi
nostri feriti trecento
i
cinquantasei vennero condotti all'ospedale dei Pellegrini; cento dieci
se ne raccolsero
mase
nello avverso
morti.
per morti di sangue e per ville
Valentini
Dei loro
fu pieno
feriti
nero trasportati nei
de' Francesi
sfracellamento
Pamphily
,
cadavere del prode Masina
Il
campo. La perdita e Corsini
per
e
e nelle
ri-
molta e
fu
arsione nelle
case
l'ospedale di Civitavecchia
circostanti. ;
ven-
altri
vapore in Tolone, in Aiaccio,
battelli a
in
Bastia.
Allo strepito
della
giornata
successe
genti che tanto ne abbisognavano. nella villa Giraud, detta della porta ad Il
nemico
e
di
il
la
San-Pancrazio,
colla sinistra
di travi.
prima parallela,
il
loro
più
sangue
cari.
di
La notte
la
basilica di San-
villa
Santucci
il
ponte
a quei canti di
Debole conforto
Molle
,
il
Pamphily; restaurato
istessa incominciò a disegnare tra
i
illuminate a festa.
mogli,
la
villa Valentini e quella
la
più importante
Roma vennero cheggiava per tutto; ma di
toccava
diritta
Monte-Mario ed
il
,
strade di
grime e
moschetto dal casino de'Qualtro Venti.
fiume; col centro occupava
con un impalcato
dii.»
avamposti rimasero
Vascello, ed in tre case sulla sinistra
il
tiro di
estrema sua
colla
Paolo oltre
convento
un
riposo presso le
il
nostri
I
si
lavori
Un
inno
d'assedio. di
associavano pensieri
madri, di in allora
,
figliuoli
Le
gloria ccdi la-
vedovati dei
immenso per
lo
av-
68
venire, lo aver cog quel sangue comperalo anche
onore della calunniata
Ma
Italia (i) ».
ormai più non era
lecito sperare
difensori di
i
l'esercito assalitore, riuniti essi
perdite toccate
le
artiglierie
ben
esercito,
In
difetto di
mento
provvigioni
le i
assalti ,
—
se
le
lo
quell'accordo
che dà
,
valore suppliva in parte
il
unità del
la
numero ed
al
era
,
medesima
uomini
la città assediata
che
o imbecilli e idioti
,
in
alla
ispecie
e pur troppo
;
stavano perfidi e
,
la
malvagità del-
spingca
a farsi stro-
per lo straniero oppressore della patria.
S'ebbero in più circostanze prove manifeste
:
della guerra
soldati, e dirette le cose
ligenze del nemico in città
di
con
fortemente costituito
inoltre
concordia, solita miseria e rovina nostra
di vittoria
delatori
!
numerose
la inettitudine dell'intelligenza
l'animo,
—
rinforzi, facilmente riparava
era difetto di armi e di munizioni
,
nel seno di essa scellerati
l'onore
che
salvo
(2).
Roma,
disciplina
lo
fine questo
vari
energia e con
con quella
comando
disciplinati
il
nuovi
nei
abbondanti
,
una volta
dramma sanguinoso. Roma non sommavano a 19,000 uomini,
Precipitava rapidamente verso
Mentre
—
una volta
San Pancrazio
— più
fra l'altre
un uomo
nell'atto di escire
trovavaglisi in dosso
una
per
segrete intel-
fu arrestato sulla porta la
campagna. Frugato,
lettera in cifra, senza
senza indirizzo. Condotto dinanzi
di
volte furono sorprese spie e
il
nome
di autore,
Generale, non volle confes-
sare chi avesse scritto quel foglio, chi lo avesse incaricato della
infame missione.
Dichiarò
solo
essersi
confessato
in arliculo
mortis, aver avuto la estrema unzione, desiderare ardentemente le glorie ((
del paradiso, u Sia fatta la sua volontà, e
ricada sul capo di chi lo
mandava
».
Ciò detto
il
,
suo sangue il
Garibaldi
ingiunse a un suo fido di accompagnarlo, sperando con buoni modi valesse a carpirgli ei
il
secreto che nascondeva. Pacato e sorridente,
replicava nel fatale tragitto veder
già gli angioli
del
cielo
(1) Vecchi, op. cil.
(2) Veggasi
Torre, Memorie sull'intervento francese, lutto e documenti.
pag. 22'^ a pag. 262
—
i
il
libro VI
da
accorrere incontro all'anima sua;
povero
idiota,
preordinando ogni senso
proprii interessi
impavidi
difficoltà lottavano
Roma
contro
quantunque
resa,
di
morale
di
di
un
al trionfo dei
(4).
!
Malgrado' tante difensori di
e fu moscsbel tato ad esempio.
che approfittano della credula mente
Scellerati gli uomini
il
irremovibili
e
i
nemico né era chi osasse parlare
molli già fosse nata la dolorosa persua-
in
sione della impossibilità di più lunga difesa.
Una il
terza sorpresa felicemente compiuta dai Francesi affrettò
—
Roma
giorno estremo di
11
21 giugno
nemiche rendeano praticabile
artiglierie
della sera.
—
fuoco nemico era cessato; e
« 11
Erano
le dieci
nostri, stanchi
i
combattimento della intera giornata, spensieratamente dor-
pel
mivano
;
frante,
anch'esse posavano. Gli stranieri
che erano sui baluardi
le sentinelle
Una
da un
mana
sul terrapieno,
».
I
soldati
levano
si
nata e fuggono giù per
ingegneria
della
il
le
vengono
;
falde del
Viva
«
la
caricali a baionetta spia-
lo
nostri lavori a proprio
i
colonnello Rossi,
I
zappatori
con una
sbocco
Poco
riparo.
cuito e dichiarato prigione
dice la parola d'ordine
,
vien cir-
che comandava. Sul
drappello
col
bastione n° 2 e sulla cortina che è tra questo e l'altro che di
resistenza. Quivi era fu lo
smarrimento
tervi
il
di
che venia colla ronda da porla Porlese,
arrestato dal grido militare,
nemico occupa già
e
Repubblica ro-
monte Gianicolo.
chiudono immediatamente
trincea e dispongono poi
grida la parola di allarme
ode rispondere
ufficiale córso
af-
piedi
vede muovere
sentinella che dal lato opposto
una massa oscura
ai
del 3" bastione
muro
scosse, salgono con impeto sul guasto del sinistra.
spossate ed
,
appressano
si
e lasciate al basso le ri-
della rottura nel più stretto silenzio;
di
rovine fatte dalle
le
breccia.
la
sorpresa
,
i
fecero
nostri
una mina da molli
dì
de' soldati dell'Unione
il
una qualche
apparecchiala; e tale
ad obbliare
,
fuoco. Scarsa la perdita de' Francesi.
Molla
di
met-
la nostra nei
prigionieri. «
(1)
Giunto
in
Vecchi, op.
Roma
cit.,
il
terribile
e voi.
cit.,
nuncio
pag. ^272.
,
la
popolazione ne fu
70
scossa e corse all§ armi. La
campana
stormo. Le guardie nazionali
si
virato aveva tutti avvertito con un
ciava colle parole: u
tore,
un anticipato avviso
per allora impossibile; gliori
come un
campo nemico.
del
villa
volte
i
cui quegli rispose
;
soldati,
più tardi, avviserebbe,
;
bastioni
l
ed egli per due volte replicava,
Ma
per quanto egli ed
morale della soldatesca,
era assopito. La disciplina
lo
il
suo gran
istante di
e
l'azione per
i
suoi
— spada ai
lo
fatto in
ardor dei
affaticassero a rilevare
si
per le
di .una
rovesci
nome non poteva
avrebbe
lo
trovato
entusiasmo
conosce pericoli, che non piega
grado
traditi
triumviri eccitarono per due
ora più tarda, ove intiepidito non avesse soldati.
impresa
la
stanchi e sgomenti; ne' mi-
Francesi lo stabilimento di due piazze d'armi sui presi
a'
;
gene-
Il
posizione a
,
Garibaldi a voler immediatamente tentare
il
impedire
tradi-
Spada ove trovavasi
invalsa la voce fatale di essere stati la notte
,
venduti
il
,
Garibaldi, e gli ordinava di prendere la perduta
furia di cariche alla baionetta
trium-
sulla breccia » quasi dovesse
maggiore venne per tempo nella
rale
Il
proclama che comin-
suo
Coll'aiuto della tenebra
nemico ha messo piede
il
attendersi ad
il
«
Campidoglio suonò a
di
anelarono sulle piazze.
audaci
prove
ordinanza che
—
il
non
Generale mal-
brandirla a sua posta nello
avversa fortuna; e se ne addolorava; e mei diceva,
sì
fremendo.
Il
Mazzini, che ignorava la vera situazione del nostro
campo
il
quale egli non vide mai?
—
colui
anche prima ch'egli
scrisse
una protesta
irritalo dalla condotta
in cui
la
se-
partisse per la spedizione di Velletri, il
dichiarava responsabile delle con-
seguenze che sorgerebbero dalla
permettevano
—
coU'anima amara per una controversia avuta
del Garibaldi,
di lui
amici non
inazione. Gli
pubblicazione di quell'atto.
Allora
il
triumviro
annunziava a Luciano Manara, capo dello Stato-maggiore del Generale,
il
foglio
seguente
:
< (t
((
Odo
la
Cittadino
22 giugno, ore 6 IjS pom.
Colonnello,
determinazione del generale Garibaldi
« lizzare l'assalto
promesso per
K sta decisione e la
le
di
non rea-
cinque. Deploro altamente que-
credo funestissima
al
paese.
71
Bisognava assalire questa notte
«
H
dopo
mezz' ora
,
salila
la
breccia.
Se non
«
poteva, perchè nella notte lo spinto della truppa
si
bisognava mantenere l'accordo
M
noi concedeva,
te
selli,
u
prefissa,
«
s'
era nuovamente promesso.
«
Domattina l'attacco riescirà impossibile;
alle
b'
e i|2 della nnattina;
E dacché
M
sarà
a
permettetemi
«
si
collocata.
fa
non
l'errore di
assalire all'ora
bisognava assalire alle cinque del dopo pranzo, come
«
sistema
Il
è
l'artiglieria
nemica
dunque intieramente cangiato
;
rovinato. Nelle nostre circostanze non
dirlo,
di
difesa senza assalto.
Stamane mi
K
commesso
s'era
con Ro-
fatto
assalire allora.
fece suonare a stormo,
si
u
poi sospendere e cadere in
«
ammazza
di
l'entusiasmo. Questo dopo pranzo
2000 erano
«
natizzato
((
numericamente
« esige.
suscitare
un gesuitismo
;
il
il
popolo,
spiegazioni che
popolo s'era fa-
pronti ad aggiungersi alle nostre forze,
insufficienti
a prendere
Casino e quanto
il
si
Un'altra immensa moltitudine veniva in seconda linea.
convincerà che abbiamo
«
Deluso una seconda volta
«
paura, e avrà paura esso pure. La parte avversa se ne pre-
Un
popolo,
si
municipio o altro verrà fuori alla prima seria mi-
te
varrà.
te
naccia e rifaremo Milano.
«
di
Voi non avete ora lavoranti né materiale. Quaranta giorni
«
lavoro hanno esaurito la vitalità operosa del popolo.
((
Noi non avremo presto carne, né polvere, né farina.
K
Considero
Roma come
e assalga egli
«
osi
«
popolo
«
avremo nemmeno «
«
il
alle
barricate
Ho l'anima
caduta.
avremo
;
;
,
v'accorreremo
Badate; ho
tutti.
da non
ricolma d'amarezza
la
nemico
difesa tardi
di
non
spiegare.
!
e comincio ad amarvi. Giuro che voi pensale e con voi Roselli,
«
Stalo Maggiore.
rimarrà
il
vostra relazione, non parlo a voi; vi stimo
V.
A me
Più
potersi
«
«
che
una bella
,
quella.
Tanto valore, tanto eroismo perduti «
Dio voglia
se presto
come
calunniato da molte parti, e
la
sterile soddisfazione
di
i
io
penso,
buoni dello
non apporre
il
72 «
nome mio
«
imporla
che
a capilolazioni
me V"
di
Importa
di
prevedo
io
Roma (c
Vostro Gius. Mazzini
«
Mostrate pure questa lettera al Generale
«
Il
Garibaldi, nel vedersi
sì
che
da Santo-Alessio era stato
giamento
colpi
bombe
i
la batteria
le
primo bastione Il
ma
nemica
e sfasciano
«
di
Transtevere e sul centro della
casa Savorelli e fracassa
la
i
popolo aveva fatto tenere
di
al
Romani che ammirano
le
vostre sublimi glorie militari e i
Fran-
ultimamente occupate, e per
Roma
adorano, conoscendo che siete decìso
di
attaccare
cesi nelle posizioni
u
assai fatali,
<(
quello della libertà, petto e sangue per sostenervi.
«
vi
popolani di
da
11
Dio de'
Roma
forti vi
Succeduta
la
fidenti
nel vostro
nome
sacro quanto
più arditi, ad un vostro cenno la
,
apri-
marcia de' vostri prodi soldati.
accordi mille anni di vita per
razione d'Italia e del «
essi
offrono,
ranno o chiuderanno «
Garibaldi
CAlladino Generale,
u
K
muri del
:
vi
1
rompe
sul piazzale della villa Corsini
((
«
casino
il
molti più eccitalo al combattere.
Una deputazione
I
arti-
gli
destra.
di
la carta seguente
«
Lo indomani
suono delle campane a martello aveva molti spaventato
nella città; «
un incessante cannoneg-
del Vascello, difeso ostinatamente dal colonnello Medici
e dai suoi prodi, dirocca
((
Mon-
in
trinceramento interno, sul bastione della porta
La batteria disposta
mura
Fino
nuli' altro.
da San-Pietro
Francesi annidavansi. Questi co' loro mortai lan-
sul
San-Pancrazio, sul quartiere città.
fatto
le
nemico intendeva a
posto detto la Girandola, co' loro ben aggiu-
smontano
,
Barberini ove
ciano
il
sui posti occupati dall'inimico.
glieri svizzeri, dal stati
».
poche acerbe parole e
dall'alba, dal bastione di sinistra n° I, torio,
».
mal giudicato e nello udire
speranze sulla battaglia del popolo tutta possa evitare, disse
Ma che
infallibili.
e dell'Italia.
mondo
delusione
,
i
la
rigene-
».
primi
malignarono
il
governo
73 sulla inutilità de' suoi
cuore
vampa
la
e
;
Mazzini,
il
sentirono spegnersi in
altri
Un uomo che
Roselli ed
il
poterne fare suo prò, onde salire
mento
gli
nobile entusiasmo.
del
sapore insorlo tra
mezzi
civo in tempi tranquilli, perchè d'irrequieti
ambizione soverchia
che
egli,
;
il
dis-
poslo supremo. Prezioso stru-
al
perchè facondo ed ardito
di rivoluzione,
notò
Garibaldi, credette
il
soprammodo no-
;
spiriti
fornito e
di
aveva
parola e cogli scritti
colla
cooperato allo sviluppo del pensiero nel popolo romano, dolevasi
montato a eavallo, saliva concentrasse tutto
colse
a
e
;
lui
salute
la
di
Roma
conveniva
in
lui
ascoso disegno, assai male
lo
somma
disse, la
ac-
lo
un uomo
delle cose riunita in
guerra averla proposta alla Camera ne' primordi della Repub-
blica
cui
,
allora;
non
smarriva
si
potentemente erasi opj)osto
egli
presente inutile, ruinoso.
di
acclamando
;
Pur,
lo
rimedio utilissimo
;
Slerbini per questo
e disceso presso ponte Sisto
dittatore
fece altrettanto,
il
generale
aggiungendo
il
arringò
,
Roselli essere
Roma, quando un giovane
scultore, per
da meno
nome del nome Bezzi
armato continuo
della divisa universitaria e
soldati
i
piazza Colonna
Garibaldi. In
missione affidatagli. Le turbe plaudivano al di
,
potere qual dittatore militare e civile. Que-
che ben ne indovinava
gli,
(fi
il
Sterbìni
Quarlier generale del Garibaldi af-
al
persuaderlo che per
fine di si
Ond'è che Pietro
governasse dov'egli vivea.
ch'altri
di
dell'alta
difensore
—
carabina
devotissimo alla causa repubblicana e franco avversario intrigante
—
della vita se
timo {(
non cessasse da quello scandalo da trecchiero,
la
villa
Giraud col casino
riguardo da dodici pezzi
in
bastioni,
:
le
di
—
«
E
gl'in-
di
—
Roma
in poter ,
tenuta
conquistati
partito per protrarre la lo
proponeva
in
tai
quartier di Trastevere, bruciandone
il
case che impedissero
Vascello
artiglieria sui
general Garibaldi
il
Abbandonerei
il
mura
non rimaneva che un disperato
difesa più in lungo.
termini
ogni
tornarsene a casa.
di
Caduta
questa
uomo
di
minacciandolo
afferrò le briglie del suo cavallo e,
Francesi, circondate per intero
dei
vestilo ,
Demolirei
tutti
ponti. Aprirei
«
le
«
feritoie e troniere
«
vere. Munirei fortemente Castel Sant'Angelo. Aspetterei col po-
«
polo armato di pie fermo
lungo
il
lo
tiro.
i
abitato sulla linea sinistra del Te-
lo assalto.
Di barricata in
barricala
74 e
«
cederei all'inimico
u
proietti.
E
«
Roma
La proposta era troppo
»
!
Troppi erano
E un <(
compenso
29
ricorreva
stello partirono la
—
incanto di
splenderono
facciata
Bengala
di
due
dopo
odonsi l'un dietro i
tamburi e
cupola
lumi
cristallo di
Michelangelo co'porlici
di
— quasi
mediante
roccia,
corpo
per arte
l'altro. In quella, le sentinelle
il
fuochi
Erano
mezzanotte, ecco tre colpi di cannone
la
gridano l'allarme;
monti Parioli
richiamo. Dai
al
cadono bombe sul Pincio, su Ripetta e sulla piazza Nell'atto stesso
i
artiglieria.
di
di
piazza apparvero
la
della pubblica gioia.
trombe suonano
le
quantunque
e
,
sue case, dal ca-
le
quindi
;
costrutti dal
,
vampe
quelle le ultime « Alle
popolo illuminò
di
rubino, di smeraldo, di
artificiali
eterno di
non del momento.
colonne, la grande basilica e
le
nome
perchè fosse adottata.
terribile
festa di San-Piclro
la il
razzi, la
soliti
i
infranti dai suoi il
all'ardilo disegno.
ogni speranza languisse,
e
monumenli
i
fumanti ruine
danni con vantaggio futuro,
i
rifiuto fu
A' dì
gli edifizi
così salverei sulle
montava
nemico
di
Spagna.
sulla ruina del bastione di
sinistra n° i, e assaliva a baionetta spianata.
La
villa Gabrielli
viene circuita e respinto con arma bianca ogni ostacolo.
nente Morosini cadde tra
primi colpito nel ventre.
i
1
11
te-
bersaglieri
lombardi, sbalorditi dal repentino assalto, resistono per qualche
tempo, poi piegano in rotta. Quartier-generale
rompevano prova
!
della villa
allo intorno
E snudata
»
la
dalla scala e primo I
quali
Spada —
sorto
sui
contro
cadaveri
ed in frotta
artiglieri
muore
!
capo,
il
de' nostri
venivano ;
si
,
morte dietro il
i
passi del
dà indietro e
si
A
Generale
che
per l'ampio viale.
gl'inchioda.
rovina
la
campagna. Spuntava
Tutti,
magnanima
dove minaccia
tanto sforzo di valor disperato,
perde per
il
maggior parte degli
la
sui pezzi; e, pria di morire,
pericolo.
cacciò giù
superavano
dai vigneti, dal piano, fanno impeto e sono pronti a
maggiore
ir-
Questa è l'ultima
sorvegnenti Francesi.
i
Ostinatamente combattesi per ogni dove
grida che
alle
Orsù
«
:
— ch'era nel
Garibaldi
sciabola e piegato
avventossi
,
general
ne disse
,
strada
fattasi
,
cancello del recinto
Il
il
nemico
allora l'aurora
e colla luco cresceva l'animo in noi. Ripetuto lo assalto, ripetesi la difesa a
mezza
costa, su
per l'erta
,
dal
muro Aureliano. Le
75
due genti e
stringono
si
Viva Francia
«
Ma
e alle grida confuse di
;
numero polca più
il
lacerano,
» si feriscono, si
si
Viva
l'
Italia
»
!
uccidono a colpi
e di daga.
di baionetta «
!
w
Dopo due ore
del valore.
com-
di
ballimenlo accanito sul recinto, cessala ogni speranza del vin-
fummo
cere,
fango e i
costretli tornare
sangue e chiuderci nella
di
Francesi accerchiano
mortai
lanciano
bombe
sori.
I
dalle
fessure delle pareli
di sotto;
il
gue scorre a
fumo e sul
rivi
i
pavimento.
di
là
del recinto
Egli allora
si
fa
al
si
Il
chiama
forti
di
,
devoto
fineslre,
assedianti
gli
dispone
,
nome
a
,
i
san-
il
acceso nel
non
suoi a
e gli conforta colla disse,
come
ne-
il
mira col cannocchiale verso
istanti,
e
una palla
attraversa le viscere e cade. Gli amici
i
Dalle
prode Manara
di
ore,
ben
il
il
gli
trag-
come muo-
Giovane
ad un confessato principio.
gentili maniere, snello e
carabina
sorreggono e
il
gono via dalla scena. Egli moriva dopo poche iono
sui difen-
adoperasse a collocare un cannone.
alla finestra e
luogo indicato; anche pochi
gante e
cannone
bersaglieri fulminano
un prossimo possibile aiuto. L'un
di
palle di
polvere abbarbagliano la vista;
la
rallentare la resistenza, gli
promessa
bastione
potere.
a lutto
l'uscio,
il
che ruina
letto
il
accorre da una stanza nell'altra
volto,
mico
San Pancrazio. Le
muri e ne scassinano
i
Spada. Sbarrato
villa
casa dalla parte che guarda
la
sinistro, eh' è presso la porta
ne urtano
al
indietro sul terreno molliccio di
ele-
della persona, la
fatto
voce sonora era una parte della sua bellezza. Figliuolo, marito, padre
felice,
aveva lasciato
le
ricambiale
agiatezze del vivere per discacciare dalle trentine,
dalle pianure lombarde,
glioso straniero tiri
ei
il
del cuore e le
natie, dalle vette
romano l'orgoo farci mar-
dal territorio
che intende dominarci colla
de' suoi empiti capricciosi e retrivi.
credeva
letizie
mura
forza,
Esclusivamente
fìlopatra,
parteggiare fosse una ingiuria alla provvidenza
che mediante un prodigio aveva acquetato negli animi rancori
municipali
—
sulla infelice
Italia.
Il
logora
la
freddo studio ricucivano
i
tela di cui
gli
lembi per ispanderla
i
ambiziosi
come un
,
bassi
con
sudario
suo cadavere seguito da' militi suoi,
fin
dai feriti negli ospedali, venne portato in San-Lorenzo in Lucina,
76
ove lo
celebrarono sontuose esequie, ed
si
Ugo
P.
il
Bassi recitò
elogio dello amico che la patria aveva perduto.
Noi eravamo sempre chiusi nella villa Spada, sostenendoci a
E
furia di archibugiate.
quando
zioni,
di legionari
e
reggimento
soldati del G^
di
Uniti agli altri,
baionette.
combattemmo con
Francesi stupivano
I
campo. Ma,
nel loro
decimavano
gli
altri
nostre
le
surrogavano, nell'atto che file.
11
di
e più le nostre disordinate
11
e più gente
cacciavaci addosso
degli indugi
e voglioso di
la
spada
il
bande
la
e
assottigliavano, più
piazza.
fosse.
egli
facea morder la polvere
,
si
generale nemico, impaziente
occupare
uomo
lava in quel giorno qual
le arti-
recinto Aureliano fu preso
campo era pieno di cadaveri
con varia fortuna.
;
audacia e rientrarono
tanta
di
Roma.
lance, colle daghe, colle
le
e ripreso feriti
colonna
comandato
linea,
di
deciso a far l'ultimo tentativo per la gloria di
dal Fasi,
glierie
già cominciavano ad esaurirsi le muni-
generale Garibaldi giungeva con una
il
ai
11
Garibaldi rive-
Ruotando d'ogni
lato
mal venturosi che se
gli
spingevano innanzi. Pareva Leonida antico alle Termopili. Pareva Ferruccio
castello della
al
Gavignana.
siccome ((
il
il
tremava
egli
eh' egli
saldo ristette
destino.
Discendendo
col
Generale verso
la
Longara sapemmo come
povero Andrea Aghiar, colpito nel capo da una scheggia di
bomba mentre attraversava una Il
Io
Ma
avesse a cadere da un istante all'altro.
viso di Garibaldi
dolore,
si
via di Trastevere, fosse morente.
sformava a
tal
comparsa appena, spianavasi;
ad esprimere
al di
nuncio;
ma
ruga del
la
bentosto
eh' egli tornava
fuori la imperturbabile serenità del suo cuore.
Poco dopo un rappresentante del Popolo m'invitava a pregare Generale di muovere al Campidoglio, bramando l'Assemblea il sapere dalla sua bocca
la
di Roma. Il triumviro Camera come le cose fossero
vera situazione
Mazzini aveva già annuncialo alla
a tale estremo, da non aver più che tre partiti a scegliere trattare coli' inimico
:
difendere
la città
palmo a palmo
della
romana
se in un' ora stabilito
il
libertà.
saremmo
—
di
Alla proposta
,
il
ritorno al palazzo
—
od uscire
;
Assemblea, triumvirato ed esercito con seco traendo
:
il
palladio
Generale risposerai ,
ov' erasi
di
galoppo.
Corsini
Quartier-generale. Afl'ermalolo, partimmo
77
Quando
entrò nella sala
egli
i
,
deputali levaronsi in piedi e
plaudirono. Invitalo a salire sulla bigoncia,
meno non
fesa impossibile, a
disse ornai la di-
ei
accellasse
si
suo parlilo, fare
il
di Roma una seconda Saragozza. Lamentò amaramente le troppe in altri, il soverchio amore alle legalità parparole di alcuni ;
« Parecchi
lamentari.
si
piacquero imitare
Francesi, gente dan-
i
((
nosa a sé e ad altrui; ed aggravarono
a
Mirabeau fece pria
«
Se taluno
«
lingua non avrebbe trascinato questo gran popolo sulla via
«
dove
«
proponeva
«
provveduto celeremente
,
mestizia dei tempi,
quando
e
parlò disfece.
voi avesse avuto incirconcise le labbra,
fra
sta scritto ai
discorrere
di
la
— Abisso
della
e
libertà
Patria.
della
sua
la
—
Io
9 del febbraio una dittatura militare che avrebbe
K
alle armi e messo in piedi in un mese 400,000 uomini. Lo elemento buono esisteva; conveniva cercario; e un uomo potente lo avrebbe trovato. L'audacia non
«
ebbe favore, l'ebbero più
«
spingere
«
meschini concetti. Io non poteva
i
argomento più
lo
oltre.
certo allo scopo santo che è l'idolo de' miei pensieri.
«
fallii
«
or forse l'aquila
«
nido
E
!
romana avrebbe
— che
bravi
co' mìei
«
— avrei
«
havvi rimedio. Tenghiam viva
«
padroneggiare
«
armati.
«
Tutto farò quanto è dato ad
((
ridotta, «
La modestia mi riteneva; e
cambialo
la
faccia
vivrà
le
la
face,
Esciamo
colà sarà
uomo
eserciti stessi
;
le
Il
il
dai
da!
co' volenti
prometto.
la Patria in noi
ed alcuni tratto tratto
la
Piemonte
,
le
bandiera e
loro
;
altri
vi
af-
dissentivano.
varie regioni della Penisola i
liberi
diritti
conquistati
sue province, ammiserate, scoraggile, abbattute;
disagi
lungo nostre schiere — stanchi durati — oppressi dalle sciagure, dal
gli
combat-
restii
ordinanze, non sufficienti alla impresa. nei casi
E
fare.
di
mura
Io nulla
è dato
ci
territorio della repubblica era invaso da quattro
residui delle
tere e
dalle
Roma.
sentenze col cenno
e
avevano perduto col sangue.
dacché non
((
!
sue
Tranne Venezia
Ed
non contrastato suo
sanno morire per un principio ... Ma al già fatto non
In lai sensi parlava quel prode;
fermavano
il
d'Italia
incendio.
lo
Dovunque saremo,
qui
alle
Gli arrischiati proposili
estremi vengono dai popoli riscossi a tumulto, giammai
maturo consiglio
di
un'Assemblea. Gli è perciò che
il
terzo
78
disegno
del
vennero
accetti.
Mazzini
commessione dolore
chiaro
ardimentoso patto
lo
barricale,
traeva dal cuore.
gli
« difesa di te
delle
e
son
si
Vi è noto
«
e che
più ostacoli
;
sacrifizi
debbe rassegnarsi
.
s'io
dopo breve dibattimento
ma
questo popolo;
— che
i
alla loro
ora di-
Francesi non hanno
dopo
.
.
occupazione
».
tanti
Laonde,
a grande maggioranza adottavasi
,
il
ardente nella
fossi
Roma, questo buon popolo
«
.
di
che dichiaro!
io
«
.
Garibaldi non
combattè colle lacrime che
gli
questo infelice paese,
—
di
deputato Enrico Cerntischi, presidente alla
Il
la
seguente mozione: Repubblica Romana.
«
nome
Dio e del Popolo:
a
In
«
L'Assemblea Costituente Romana cessa una difesa divenuta
di
«
impossibile, e sta al suo posto.
ft
decreto
«
E
Il
triumvirato è incaricato
qui comincia
che cosa
della
esecuzione
del
presente
(1).
)>
una epopea meravigliosa nella quale non
Garibaldi
in
—
se la fermezza nei
la
prontezza degli spedienli
pericoli
rapidità nel concepirli,
sai
più degno di ammirazione e di lode
sia
,
l'
,
la
costanza nelle privazioni
,
arditezza degli stratagemmi
,
o la
raro accorgimento nel consumarli.
il
Senofonte ha tramandato alla più tarda posterità e le lodi della ritirata dei diecimila
:
—a
la
memoria
Garibaldi auguriamo,
compenso ben dovuto a quanto operò, la fortuna di trovar egli pure un Senofonte, il quale con ingegno, e fantasia degni dell'altissimo soggetto narri le prove, per
mente straordinarie e sublimi, settimane alli
primi
che passarono dalla di
settembre
,
fatte
comune consenso vera-
da Garibaldi
sua uscita
di
in
quelle poche
Roma
epoca del suo arrivo
il
alla
^2
luglio
Spezia e
Chiavari (2).
E non avendo
noi
la
pretcnzione di usurpar comechessia
(1) Vecchi, op. cit., voi. 2, pag.
294
e seg. Farini, op. cit., voi.
222 e seg. (2)
Vedi PiUSTOW, St. della Guerra del 1859, pag. 110.
i,
le
pag.
79 funzioni dell'auguralo Senofonte,
ci
restringeremo anche qui a
riprodurre testualmente alquante pagine nelle quali quel facondo e ardente scrittore che è
Vecchi maestrevolmente dipinge
il
di Garibaldi
vicende dolorose
Al nuncio della caduta
<(
in que'
di
le
due mesi.
Roma
stimatiz-
della libertà
e
zata dai mali atti del generale francese, l'animo erasi abbattuto ne' cittadini dello Stato
drizzavano chiati di
-romano.
pochi
1
fronte e svillaneggiavano
la
retrogradi e vinti
i
i
;
sperare
nella
per base
e di tutte opinioni aventi
tutte classi
nute franchezze
tempi e nella nazione
dei
civiltà
popolo
Il
già otte-
le
infortunio collo
venia consolandosi del patito
,
accer-
quali
da nemici avevano perduto ogni speme nel bene.
preti
i
che
francese
interamente guasta e corrotta. Gotali speranze
supponeva non
sminuzzate, esagerate ed incerte, serpeggiando ne' cuori, vi as-
sopivano
desio di una forte riscossa condannata e reietta da
il
quella infida, perversa, ammaliatrice passione degli uomini, che
addimandasi
Io
amore
agl'interessi materiali. Laonde,
Garibaldi non rinveniva nelle ralo
— quel
province
—
generale
il
siccome avealo spe-
patriottico entusiasmo che resiste ai danni della for-
tuna, quella viva fede nella indipendenza del
esaltamento per
idee
le
—
generose
il
loco natio, quello
più
nobile
fra
i
titoli
cavallereschi che siano mai sulla terra. Era sua mente dirigersi
verso
gli
Abruzzi
;
ma avendo
gnuoli e in Città-Ducale di
il
saputo, in Rieti esservi
raccolto in Urbino tra gli
questi
una compagnia del male armati e
pagna glieri
;
i
ove
gli il
reggimento
Svizzeri,
Ugo Forbes
Pianciani
volontari,
arti-
ordini e
i
Ugo Forbes
cannone
di
grosso calibro,
figliuolo del colonnello. Quivi
—
segni repubblicani erano pur anche in onore
armati dipendenti dai
baldi veniva diviso tre coorti,
e da
finanza,
cam-
capitano
di
pochi
e
di
quaranta buoni
quali servivano due pezzi di
corpo
soldati
i
privi di tutto ch'è necessario per entrare in
a cotesta milizia erano aggregati
diretti dal
di
Spa-
borboniani, avviavasi per a Terni onde riunire la sua legione
ad un battaglione comandato dal colonnello
—
gli
generale Nunziante con una divisione
in
due
legioni
cenni
supremi italiane
,
ciascuna delle quali rassegnava da
centurie. La i« legione riconosceva per capo
del
Gari-
composta ognuna
il
cinque a
sei
colonnello Sac-
80 chi
la 2*
;
colonnello Forbes. La cavalleria era condotta dal
il
Bueno, montevideano. A'
8
dì
luglio
di
da soma
pel
de'soldati
;
partiva coi
provvide bestie
carri,
i
trasporto delle bagaglie ed alquanti bovi pel vitto
fece pur
seppellire
colà
nendo per sé un pezzo da 3 che di
generale
il
suoi alla volta di Todi; dove, lasciati
due grossi cannoni,
i
rite-
—
maggiore Emilio Miller
il
nazione polacco, arruolato ne'Iancieri della Morto da Angelo
— avea
Masina
condotto seco da Givitacastellana.
—
comandati dal
glieria,
verso Todi
coli'
—
5,000 uomini con sei pezzi di arti muovevano di Perugia generale Stadion
Austriaci intanto
Gli
ordine
«
di
ridurre
dovere
al
le
masnade che
u
infestano le terre occupate dalle vittoriose armi dell'Impero ».
Il
Gorzkowski dal canto suo
Bologna per opporsi Legazioni
alle
,
a'
alla
cui
partire di
Roma una
disloggiar da quei monti di
rannodarsi
;
e spediva
cavalieri col general
una
abitanti
vare lo incendio della rivolta. fatto
partiva con numerose forze
si
di
marcia del Garibaldi, ove accennasse
11
bastava per rinno-
scintilla
generale Oudinot aveva pur egli
divisione verso Albano e Frascati per
parlegiani se mai colà intendessero
i
alcuni battaglioni con forte
Morris sulla
direzione
di
mano
di
Givitacastellana
coll'ordine di sottomettere all'autorità del pontefice le province di
Todi, di Viterbo e di Orvieto.
I
minaccianti pericoli,
molti
i
disagi, la incertezza dello scopo, la freddezza e la diffidenza
cui le popolazioni accoglievano la legione ne'paesi ove
per poco sostavano, ne assottigliavano le in breve la diserzione
uomini
aveva ridotto
il
invitato
in
Orvieto, facendo riposar la fosse moschettato
desse
—
là,
in
3,000
—
che se
gli
diceva
poneasi pe'monti verso
sua gente a Frodo
nome
erasi
recalo
danaro e per sopra ciò
modo indegno
ferito e in
Dì
di
,
ove ordinava
un disertore francese, allora soldato nella
perchè a suo
,
gli
segno, che
tal
corpo a non più
Toscana
pentita della già consumata riazione
Legione
a
con
nostri
ogni armatura. Lo avventuroso generale, saputosi ri-
di
cinto da' nemici ed
onde
file
i
lo
2.
da uno del paese
aveva sconciamente lui figliuola.
attentato all'onore della di
Orvieto, nel qual paese la colonna posò un giorno e
mezzo. La popolazione impaurita chiuse dapprima
non riceverla:
la
temeva
cjli
effetti
della
le
porte
mala volontà
per
de' vii-
8i
che
lani
pure,
i
preti e retrivi
avrebbero fomentato a sanguinose
legionari vi entrarono poco dipoi, cortesemente
i
dai cittadini. Mezz'ora
dopo che
la partiva
per
risse;
accolli
Ficulle e città
della Pieve a fine di valicare la frontiera toscana verso Cetona, il
general Morris entrava
Erano
di
di
presidio in Cetona
gendarmi, due compagnie marsi dei nostri
relroguardo.
—
città forte e
murala
fanti di ordinanza.
di
fuggirono
ratti
,
per 1* parte di Viterbo, dove
cittù
in
aveva lasciato un battaglione
lasciando robe
,
—
Allo e
oltre
cavalli
impauriti abitanti, scavarono fossi e turarono con barriere
tesia
Cetonesi
1
legionari,
i
venne gente vogliosa
paesi
e dai circostanti
lor
cedette la vita ad un soldato che
si
doveva
certo
non imitato
Generale
con-
allor allora passar per
armi, per aver rubato tre cavoli in un orto.
—
il
di
Fu ad
condottiero.
intercessione di alcuno fra quei benevoli che
le
prin-
i
contrario accolsero con grande cor-
al
festeggiarli e di complire al gagliardo
rigore
e
;
a consiglio del vcbcovo, e assecondati dagli
riparati in Chiusi,
cipali sbocchi.
i
approssi-
Ad
dai generali austriaci
onta in
un
di
Italia
tale
—
i
uomini, acciecati dal livor di partito, bociavano e scrive-
tristi
vano,
Garibaldi essere un capo di masnadieri e di ladri, cui
il
ninna cosa era sacra. Infamie de' tempi
sembianze e
liete
rale permise che
le atfettuose i
suoi
In Cetona fur tante le
!
parole degli abitanti, che
Gene-
il
acquartierassero nella città, pria di
si
quel giorno ed in seguito accampati sempre all'aperto, qualun-
que
si
fosse
il
tempo che pur
Onde riconoscere
dibile.
terreno e
il
danaro e
far requisizione di
talvolta imperversò con furia incre-
mosse degli Austriaci e
le
viveri a prò del piccolo esercito,
di
avviavasi lungo l'Arbia verso Siena un drappello
maggiore Emilio
cavalieri col la
moneta requisita
— 10
vendeva
Miller,
il
di
a 12,000 scudi
— veniva
a patti col-
cavalli e persino se stesso.
l'inimico,
a
Ed
prefissa imboscata a dieci miglia di Siena,
in
una
lui
i
soldati e
gione co' suoi, a quelli colpi
convenuto ed
il
grado
dato di ventura, senza cara
la
fama che
continuavano
la
i
di
i
verghe ed
d'ufficiale nella forti
Il
colto pri-
insulti, a lui
il
prezzo
ordinanza austriaca. Sol-
persuasioni di dignità,
disonesti guadagni.
marcia a Sarleano.
cinquanta
quale ritolto perse tutta
A
dì
ci
s'ebbe
men
20, le due legioni
Generale, ignorando 6
i
pre-
82 parativi di resistenza operati in Chiusi, dirigeva a quella volta
un drappello
due
militi
quale,
il
;
tornava indietro, lasciando in poter dei
due prigionieri. Fu tentato ogni mezzo per riavere
fanti toscani i
per provveder vettovaglie
di cavalleria
colto in un'imboscata,
vescovo, malgrado
il
;
di rappresaglia,
si
rimostranze e
le
minacce
le
ostinò a ritenerli per consegnarli quindi agli
Austriaci con ogni sorta di maltrattamenti.
Garibaldi ordinò
A
guarentirne almeno
arrestassero quattordici cappuc-
la vita
,
cini,
quali vennero tratti colla colonna sino a Castiglion -Fio-
i
rentino
il
ove vennero
,
si
andare a
lasciati
non avere uno
fine di
strascico così grave e noioso. «
Giunto
Montepulciano
in
con cui chiamò tere
il
le
il
giogo ignominioso che
legioni essere
il
Generale pubblicava un proclama
popolazioni del granducato alle armi per iscuo-
opprimeva
le
nucleo di un esercito
diceva, le sue due
;
per rifar
insurrezionale
nostra la terra dei padri e discacciar lo straniero insolente dalla Penìsola. Nessuno rispose al prostrati, trari
magnanimo
avviliti, spenti dalle interne
partiti,
appello. Gli animi erano
commozioni,
da con-
scissi
persuasi alla inazione dal rovescio del pensiero in
Europa, dalle notizie della stremata Venezia e dello ingresso di
un corpo russo nel abitanti profittavano
ungherese. In Montepulciano,
territorio
presenza
della
tumulto e trarre vendetta del vice-pretore ed attivi
satelliti della
spacciato se
i
uno
,
gli
per muoversi a
de' nostri
tra
più
i
fieri
reazione del dì 12 aprile; e lo avrebbero
non ne avessero frenalo l'impeto e
legionari
tratto quel tristo dalia loro
furiosa collera. Nella notte
cia conti nuavasi verso Turrita e
il
la
sot-
mar-
poi per Bettolle e Casti-
dì
glion-Fiorentino. In tutte le borgate per le quali passavano, le autorità municipali e governative
—
colte
dallo
spavento per
la strana riputazione fatta dai retrivi a' seguaci del Garibaldi
presentavansi a triotici
lui
riverenti
del suo proclama.
Il
,
e dicevano aderire
colonnello Forbes
a'
sensi
—
pa-
prendeva posi-
zione sul ponte di Castiglione per evitare una sorpresa degl'imperiali
lungo
la
notte.
Il
dì
poi
tutta
l'oste
saliva
sul
monte
ch'è a cavalier del paese, ove stette sino alla sera, inquietata tratto tratto da
bande
di
dai frati mendicanti che
villani
fanatizzati
omai s'erano
dai loro parrochi e
avvisti
come
la
liberta
83
nuocesse
diresse per Arezzo con grande riguardo; che
con un corpo
di
5000
A
ver dire
Generale
il
,
imbrogliava colle sue rapide marce notturne
un distaccamento
parire
un luogo, quindi
in
posizione di battaglia con tutte
maggior nerbo nemico,
col fargli ap-
un
e col
altro;
o presenlarglisi
;
forze, dileguarsi dinanzi
le
sbaragliare
confondea e
lo ;
in
molestarlo e poi ritirarsi in inaccessibili gioghi in
si
arciduca Ernesto,
lo
Austriaci, girovagava nelle vicinanze, senza
osar mai di attaccare. lo
La colonna
già proficuo e lucroso accattonaggio.
al
i
il
guadagnar
corpi slaccali,
terreno ed eluderlo sempre. «
A mezza
lega di Arezzo,
Le porte eran chiuse.
terra.
mura
nelle loro
italiana ad
cittadini in
1
che
,
il
bel
di
duca Leopoldo ed all'Austria. Molti combattuto sulle
tici
il
lazzi
,
—
—
la
bandiera maneg'ji al
gran-
che l'anno innanzi avean dissotterravano le armi e
facile
poeta
di
epigramma-
i
Toscani non
radunava nel municipio
momento; ed
più ligi al potere del
aver
rei
nuovo infeudalo
ch'ebbero potenza di far ridere quando
sapeano più piangere
i
di
paese dai comuni nemici. Infnil-
gonfaloniere Guadagnoli
il
,
pianure lombarde
apparecchia vansi a nettare tanlo
grande ansia
contrario destino ed
avevano
degl' illusi e dei tristi
colonna e
la
vettovaglie e lo ingresso nella
prò capitano che ardiva mostrare
il
uomini
Generale arrestò
il
mandò parlamentari a chiedere
consultori
i
avvisandoli, le legioni del ge-
nerale Garibaldi, strana accozzaglia di pessima gente, voler entrare in città
per operare saccheggi e vendette; diceva che esse
avrebbero potuto attirar colà
guivano e rendere taglie;
rammentava
ai
le
il
il
non
si
lasciati
soldati in
le inse-
legittimo governo del granduca; e rin-
amore al
di patria,
Garibaldi
popolo alla difesa delle patrie mura.
furono respinti con i
tedeschi che
piazze teatro di cittadine bat-
aprissero le porle
gioranza fu consentaneo
oltre
ausiliari
proleste del suo moderato
consiglieri
rasse
le
minaccie del Generale d'Aspre a chiun-
le
que insorgesse contro
novando
gli
strade e
le
al
volere
del capo
11 ,
proponeva e
si
volo della e
i
prepa-
mag-
parlamentari
aspre parole e d'ingiuria. Erano in Arezzo,
toscani,
circa novanta imperiali
guardia de' magazzini.
incaricati della difesa.
Ma
quel
convalescenti o
Questi con un ufficiale furono
numero sembrando
scarso a fre-
84
Il
con promesse
lo aiuto de' conladini
chiamò
ch'erano dentro,
di qiie' di fuori e dei liberali
nare Taudacia
Generale intanto facea prendere
di
posizione sul colle di
suoi
ai
si
pingue stipendio.
Sanla-Maria, deciso però di non dare lo assalto al paese; poiché co* tedeschi gl'italiani
sendo a guardia delle porte insiem cusava venire a conflitto co'proprii
andarono
Albertazzi
fuoco ingaggiato tra di Siena,
ordinava
si
e dopo
;
il
mezzodì, udendo già
il
suoi posti avanzati e
i
Guadagnoli e lo
trovarlo e gli oflersero razioni pe' suoi
a
che furono accettate
soldati
fratelli,
ri-
,
levasse
campo
il
e
gì'
prendesse
si
il
imperiali venuti la
strada
di Monterchi e Citerna, due posizioni fortissime si per la offesa come per la difesa. La cavalleria nemica raggiunse di corsa il
retroguardo composto dagli Svizzeri arruolati dal Forbes, nel
breve scontro non
e
fanti toscani
i
udendo
fecero
buona prova. Era buia
che presidiavano
vecchie mura
le
stimandosi
lo scoppio della moschetteria,
i
quali
la notte
di
;
Arezzo, tras-
assaliti,
sero anch'essi per l'aere fosco senza bersaglio apparente.
Allora incominciarono per le legioni lo sconforto,
continue
serzioni
uomini
amari passi
gli
fuga,
di
disgusto delle privazioni e delle fatiche, le di-
il
ad ogni ora discemare
cui vedeansi
per
,
di
le coorti e le centurie.
Giunte a Citerna, posti sulla vetta
le
truppe
si
acquartieravano in due conventi
due vicinissimi
di
colli.
I
Legionari
,
essendo
quasi tutti dello Stato-Romano, odiavano a morte e preti e
frati,
— quantunque da per ogni dove avesproprietà — robe parrochi
cagione d'ogni lor male; e sero rispettato le altrui
parca
conventi
E
ciò
loro
che avean
fatto a'
e dei
de'
le
fossero beni
comuni da usarne a
talento.
camaldolesi in Canonica, sospintivi dai
loro atti proditori! e rabbiosi, più e più disgustati rifecero
più fieramente in
per l'onor vilipeso
Citerna. Laonde, molli delie armi,
che venne poi presentato dati dallo Sladion si
al
olTesì
ufficiali,
firmarono un foglio
Generale.
occupavano Anghiari
Ma e
di
già gli Austriaci gui-
la
uscita.
posizione tenuta dai nostri olTeriva vantaggi strategici,
imperciocché
;
due giorni
,
e
i
i
viveri
tre corpi nemici,
ciò
protesta
Borgo San-Sepolcro e
distendevano attorno alle colline per impedirne
mentanei
ancor di
non erano
sufficienti
La
ma moche per
sopraggiunti a furia l'un dopo
85
avrebbero circondato
l'altro,
difensori ad
suoi
due
i
scampo restasse
di
il
stringere
Garibaldi
Il
nello eludere la
ch'ei faceva discendere
gilanza dell'inimico. Gli è perciò
centurie sotto
modo da
per
senza condizioni.
arrendersi
avvide come unica via
colli
i
si
vi-
poche
villaggio di Monterchi quasi per far credere vo-
lesse col resto de' legionari fuggirsene per la strada di Città di
Attese che per quella dimostrazione
Castello.
battaglioni nemici in attitudine di battaglia
richiamava lenzio; e
per
avanzati, ordinando
posti
i
raccomandato a colonna per
la
la
più rigoroso
il
vedessero di
si
parte opposta del colle di Citerna; ed
sieme
al
Sovara ed
la
sco: e con arte ammirabile, in sulla
si-
— acciocché lontano — facea
avviatala per straduzze strettissime e pe' campi
guado
i
tener le armi basse
tutti di
splendor della luna non
Io
scendere
;
suoi
a'
dispiegassero
si
e venuta la notte,
passarono in-
,
Tevere, attraversarono un bo-
il
degna
di
un gran capitano, Iraevala
prima luce a San-Giustino presso Borgo San-Sepolcro,
lontano più miglia dall'oste tedesca che già credeva aver Garipoter suo.
baldi in
Seguendo della
Luna
loro capo;
il
cammino,
legionari aggiunsero
i
le vette dell'Alpe
senza battaglia pel sagace accorgimento del
intatti e
ma, senza
viveri,
posarono assiderati
freddo e ca-
di
devoli per istanchezza e per fame. Di lassù scesero a Mercatello,
quindi a Sant'Angelo
spalle ed ai fianchi.
ma
fattosi
stimando tutte
le
la
E
gl'imperiali delusi a Citerna,
forze
da
taverne
nelle le
—
quel
—
alle
avanguardo che marciava a quella
lo
fuoco ben sostenuto.
Lo arciduca Alberto,
lato
;
intanto
nostri
i
montana ed abbandonavano Sant'Angelo
via
per
di
e a Sant'Angelo,
:
volse
con
riliravansi
per
sua brigata violentemente attaccata,
legionari soltanto
gli
Vado.
Generale volea tendere verso Urbania;
Il
giorno chiaro,
ebbe una mezz'ora
la
in
seguivano da presso a marce forzale
gli
disubbidienti
sorpresi
dagli
agli ordini
usseri
si
Vado. Pochi
in
gozzoviglianli
e
dovettero combattere
,
vie e disperdersi. Alcuni perirono;
altri
furono salvi da-
abitanti che gli nascosero o gli travestirono cogli abili loro;
altri
preti.
ancora Il
trovavasi
malmenati
e percossi
capitano degl'ingegneri, sulla via
maestra e eh'
dai contadini
ilJourdan, era
disceso
di
di
,
eccitati dai
Milano, che cavallo
per
86
acconciare sopra
fu
sella
la
un drappello
da
,
inlimarsi
udì
,
la
stramazzò
pistola dagli arcioni,
compagni
del
morto se
gli
colpi lo stesero
semivivo
al
prode
quel
seri,
generale
austriaco
militare divisa.
a traverso
cure
La
era
una famiglia
di
salva
assiduo,
« In tal
contrastavano
valieri
altri
venne perciò
;
rammaricò
terreno al
il
mano avea
ei la
conoscevanlo per
ricoli
,
rilassato
di
seguivano due maggiori
il
armati
che
sia
le
il
mancamento ad evitar
la
«•
i
in
due legioni non
La perdita
del
Bueno
ardite fazioni di guerra, cui ritolto
Roma,
in
debol freno della disciplina con cui
Il
la
voglie
Generale
;
comincia
del si
capi
,
resistere
,
lo
sfiducia-
si
dichiara
discolpa
accennando
condizioni
il
avvide del precipizio; e
avrebbe acconsentito ,
volenti seguirlo sino a Venezia.
per Macerata- Feltria
,
diffidenza dei
ruina di tutti, disse
potessero ottenere
giammai avreb-
il
vincere, colpa la virtù e la fuga.
e
lui.
versante in continui e crescenti pe-
volgata sentenza de' malcontenti soldati
esempio traeva le
,
segue
dello avvenire,
impossibile
lo
che
sì
uomini.
procacciasi ritenere le scomposte
mento
i
—
Garibaldi e la invitta sua donna; da lunga
il
sua parte in Montevideo ed
un corpo
—
ai
mentre suoi caBueno nemico incalzante vilmente
bero supposto una tanta ingratitudine in In
Lu-
Forbes, sempre primo
minor grado;
di
che 4500
guari
il
guarire.
lombardi, già capitanati da
colonnello
il
ufficiali
assai
us-
gli
affidato alle
e dicesi abbia potuto
,
brev'ora alla diserzione molti soldati,
rassegnarono
partiti
avea sulla nuca; trasportarlo
fuggiva colle paghe de' suoi soldati; e quattro
ostante,
pronto, coraggiosissimo.
circostanza,
la
vita sol perchè coperto di
la
ciano Manara e allora dal colonnello pericoli,
gli
tratta
venne protetta con abilissime evoluzioni
bersaglieri
di
Non
ferita
villici
ritirata de' legionari
da una centuria
che
,
,
una sedia malconcio dinanzi
impossibile
di
uomo
scagliarono addosso e con ripetuti suolo.
Una profonda
monti
i
ebbe
,
ungheresi
suolo quei ch'eragli più dap-
al
condotto sur
,
di
valent'
11
sciabola per fare aspra difesa, quando
presso; e già sguainava la i
resa.
tal
meno gravose
alla in-
luogo ove
i
dall'inimico
Perciò avviava la colonna
posava alla distanza di una lega dal paese;
aggiungeva Pielra-Rubbia; conlinuna per Carpegna; avanza vosi
87 alla volta di Penna-Billi
evitare uno scontro
campando a biva
incamminavasi
il
due
alture videro sui
magna
il
lati
gli
sue truppe.
le
belle
,
Quivi proie solo
posa-
legionari
I
colline
quando dalle
,
Austriaci che dal centro della Ro-
marciando a grandi giornate
Ognuno pensò
onde
San-Marino, ac-
volse a
si
per abboccarsi co' capitani-reg-
paese
passo per
un bacino accerchiato da
in
e
fuochi per non dare verun indizio;
i
verso
genti e chiedere
vano
;
a destra
ripiegare
costretto
tre miglia dal confine della repubblica.
accendessero
si
fu
;
cogl'imperiali
erano venuti ad attac-
,
salvarsi dalla trista posizione occupata;
e
su per l'erta di San-Marino, a furia, in compiuto disordine.
11
carli.
nemico scagliò ferite.
Il
sui fuggiaschi
vette scoscese
non
,
suoi razzi
producendo leggere
,
con fatica
per
indicibile per frane, per burroni,
per impraticabili luoghi
,
— sino
cannone
colonnello Forbes rispose col piccolo
allor trascinalo
quindi
i
— con
tre colpi
soli
;
potendosi trasportarlo più oltre per lo avantreno
spezzalo e non volendolo lasciare in possesso
A
cipitavasi a valle. sottigliate legioni
mezzodì del giorno 51
giungevano
ribaldi volgeva loro
in
dell'inimico luglio,
San Marino, e
il
pre-
,
due as-
le
generale Ga-
seguente ordine del giorno.
il
«
Repubblica
San-marino.
di
« Soldati! «
Noi siamo giunti sulla terra di rifugio e dobbiamo
glior contegno ai
generosi ospiti
«
considerazione che
si
«
pagni, lasciandoli liberi di tornare alla vita privata.
(c
mento
«
che meglio è morire che vivere schiavi dello straniero.
«
Da questo punto
;
così
io svincolo
da ogni
sua erano parole
vano
ai
soldati
nuda
terra,
si
il
esempio — non
senza senso per ambedue
sulla
la
i
miei com~
Ma ram,
e
Garibaldi ».
lungo e faticoso tragitto,
stati
obbligo
non deve rimanere nell'obbrobrio
(t
il
mi-
è dovuta alla disgrazia perseguitata.
loro che l'Italia
Durante
il
avremo meritato
ti
— ne'
Generale e dirò già
patiti
cibavano d'acqua e
disagi. di
la
donna
ne' pericoli,
E' dormi-
pane, e talvolta
—
vettovaglie ne' luoghi aridi ed
privi di
E quando
di
locando
com'è
visitando
avamposti e
gli
mito lunghe ore
un
in
soffice
letto,
posizioni
le
appariva sempre valido e fresco
,
—
alpestri
di nulla.
notte o di giorno tutti posavano, egli girava, col-
come
,
non
e
;
robusto
se avesse dor-
veruna
sofferto
fatica,
né manco delle cose più comode e necessarie
alla
vita.
nita ne' vari scontri sostenuti cogli Austriaci
era
sempre
lesta de' combattenti,
mando
incitando
L'An-
ritementi ad imitarla, infiam-
i
del suo nobile entusiasmo per la causa che
tutti
alla
spotismo armato volea conculcare. rocchetti, capo dello Stato-maggiore,
fu nei
de-
il
Giuseppe Ma-
colonnello
Il
momenti anche più
rigoroso nella disciplina e preciso negli ordini, indefessa
difficili
nello eseguirli.
generale Gorzkowski
II
Rimini
,
aveva già
genti circondalo
mani
si
tolto
che aveva
,
le
suoi alloggiamenti
i
sue misure
perchè
all'attacco.
reggenti
capitani
I
,
in
sue
dalle
Repubblica e
territorio della piccola
il
muovesse
fosse
lo indo-
ad evitar
grandi mali, trattarono col nemico a prò degli animosi cui ave-
vano accordato
un
ogni milite
di
governo
di
tornarsene a casa sua;
passaporti al Garibaldi e sul
Erano base
asilo.
delle armi legionarie al
Mediterraneo
a' di lui
alla volta
dei patti
deposizione
la
San Marino;
la
facoltà
ad
distribuzione di regolari
la
amici co' mezzi per imbircarsi
d'America;
la
riconsegna degli stra-
nieri alla Italia, a' rispettivi loro governi.
Alle ore undici della sera,
rivelarono
battaglie.
loro
Dugento
condottiero
notte
Generale e
fitta
;
soldati allo incirca il
il
colonnello Forbes
essi,
giammai
capito-
traversava
non vollero separarsi
il
cordone tedesco per tortuose vie e con
abilissime evoluzioni che gli Austriaci il
stringevano
paese, quando già
i
sempre
meglio cercali
loro avversi erano fuori della loro portata. Alle ore
i
dal
quale preceduto da tre guide del paese, a
più le loro linee intorno tra
il
Legionari la loro posizione;
a chi bramasse seguirli, offerire nuovi patimenti, nuove
lare;
lali
ai
della sera del dì 1° di
agosto,
il
nove
Garibaldi co' suoi entrava
Cesenatico; sorprendeva un distaccamento di Croati
;
gli
in
poneva
a bordo di una barca pescareccia, affinchè non potessero nuocere
;
faceva apprestare
le
vettovaglie
;
e
il
dì
poi
su
tredici
bragozzi
avviavasi per a Ve-
Chioggia egli colle sue genti
di
nezia. Un'ora dopo, una brigala d'imperiali innondava il paese. Ma nostri veleggiavano in salvo e con prospero vento verso i
Punta della maestra
,
presso
sbocco del Po
principale
il
l'Adriatico. Sul far della sera,
nel-
capitana, diretta dal Generale,
la
segnalò alcuni legni da guerra austriaci che di Brondolo veni-
vano
alla sua volta.
rascoso;
militi,
i
vento erasi fatto contrario;
Il
quasi
malati;
tutti
mare, bur-
il
marinai,
i
chiozzali
in
paura per la perdila delle loro barche. Gli era mestieri vogare a gran forza nezia;
arripare ed aprirsi in
,
toccare
al
artiglierie,
lano e
là
di i
ai
barche,
alle lance
E un
cuori.
armate
di cui
tana, prender
ufficiali
tenati nel forte di Pola;
potettero,
cui
il
Garibaldi e le quattro
bordeggiando come
comandante
governo —
guerra sulle acque
di
penich, cacciatosi tra
due resistettero dispe-
la capi-
catturati, ri-
l
sui legni austriaci e tradotti inca-
tratti il
ordini di sangue dal suo nieri
;
sulla spiaggia della Mescla,
terra
armi, vennero
le
ordinanze, vacil-
intrepido Generale,
caddero prigioni insiem colle
già disperse. Quella dove trovavasi
guidate da abili
tolte
le
lo
— non avendo ricevuto considerò
gli
come
prigio-
Venezia nell'alto che tentavano
di
fuggire al richiamo di sommissione della squadra imperiale.
buon per in
essi
numero (c
II
di
caduta
perchè,
;
Generale
compagni
co'
non
si
datosi da tutti,
coni'
uomo
egli
vesti,
si
colla sua
que
la
giorni,
più oltre a resistere;
ignaro se e col
via di
uffiziale,
Venezia
solo vi giunse;
il
,
gli
gli
,
corsi
altri,
conge-
avesse a rivedere mai
di
salici,
Sisco, di Bastia, e
e
disceso
maggiore Leggero, cangiale
addentrano nelle boscaglie
Ravenna. Un
liberati,
più favoriti dalla fortuna,
avesse
donna
Ferrara e colà
in
le
dirigendosi per a
prese con
stenti e pericoli
colti
E
venivano
della laguna,
la città
cencinquanta condotti
a terra, decise
più,
e
trarre delle
spada nuda, co' gesti minacciosi e colle grida
dalle altre ne dislaccava
sei
ratamente sei
nemica,
barcaiuoli di seguirlo, additando non lungi la sponda.
La paura aveva preso quei le
primo
al
,
marinai dei bragozzi perdono
rizzatosi in piedi colla
inlima
Ma
un porto sicuro.
sino a Ve-
via
flottiglia
sbarattano a fuga dirotta. Invano
si
una
terra
vuoti della
negli spazi
cacciarsi
,
dagli Austriaci,
altri
cin-
dopo
più
venivano
90 moschettati. Ciceruacchio co' suoi due figliuoli avviavasi altrove in loco sicuro.
asilo
Ugo
P.
Il
vanni Livraghi
un ufficiale lombardo, GioComacchio per chiedere colà
Bassi con
dirigevasi verso
,
ad un amico e prender consiglio ed
Ma
trove.
ambedue
sorpresi
,
cascina mentre pregavano
vennero
nelle
mani
capo de' difensori
il
zione, aveva sfogato
fece passare per le armi
matte
;
;
capitola-
la
e molti ne nelle Case-
prigioni
seguilo ad entrare nell'esercito
in
barbaramente
e agli altri fece patire
;
rimasti
i
mandò
ne
altri
Mantova, forzandoli
di
imperiale
una
in
malfattori condotti
di
Roma, annullata
di
suo livore contro
il
pontifici
Gorzkowski non avendo potuto avere
generale
Il
carabinieri
dai
contadini a scambiare le loro vesti,
un carretto e a guisa
legati sur
a Bologna.
i
per volgersi al-
aiuti
il
martirio di
trenta colpi di bastone pria di rimandarli in carcere ai loro rispettivi paesi.
cuor suo
—
sapere come
E non
è a dire quanto giubilasse nello inflessibii
la villa
Spada
Saragozza, volle che
fuori di porta
due prigionieri fossero colà trascinati e depositati
tina sotterranea ov' erano stipati coi ladri.
Fattosi in seguito
rei
i
menare
dava u
al
e colla
maestà cogli assassini
il
Bassi dinanzi a sé, lo
briganti e di malfattori
Mancando materia
pio dignitosa-
»
che
il
il
titolo
brutale tedesco
alla
prova
qual
Richiesto
condanna
di
morte, fu tolto
momento
adducesse
<(
qui mi attendeva ». Confortò
in
a
discolpa
cui fui preso seppi la il
alla
rispose
,
:
sorte che
misero Livraghi a perdonare
nemici ed a morire con fronte sicura. A' di
pre-
il
ghermito dalla soldatesca colle armi
Nulla. Già dal
giorno
uom
corpo già capitanato dal Garibaldi.
«
ai
l'
massima calma protestando contro
testo egli essere stato
mano.
una can-
in
di
svillaneggiò con sozze ingiurie plebee, cui
mente rispose di u banda di
al
celebre barnabita fosse almen capitato nelle sue
il
mani. Abitando i
—
violento senza limite, dispietato senza misura
dì
8
di
agosto
—
glorioso anniversario pel popolo bolognese e, per sin-
golare coincidenza,
giorno
—
natalizio dello apostolo-soldato
due condannati vennero condotti
sul luogo del supplizio.
Il
i
Li-
vraghi mosse intrepidamente incontro alla morte senza palesare
veruna alterazione
sul
sereno ed impassibile.
volto. I
preti,
Il
P.
Ugo
Bassi era pallido,
per raffinata
barbarie,
ma
vollero
91
ch'ei fosse degradato degli ordini sacri,
con un rasoio
tonsura
la
a lasciargli
fino
tolica cerimonia,
donna
di
sofferente
il
San-Luca
volse verso
si
brezzo e
scoraggiamento. Gli
«
muoio
<(
crudele e non
«
la
innocente
santa
molte
opera
donne
mi
!
».
che
legrinaggio,
con
ri« Io
morte
a
continuare
E
colpito da
posto dai soldati
il
dissotterrata e sepolta nella Certosa,
accendendo
superstizione ,
—
le
ma
sull'insangui-
pietoso
il
— permise
mente devota
e pia, aver veduto scendere dalla nebbia addensata
Ugo
da un'aureola
Bassi
luce
di
vestita di bianchi
benedire
,
palazzo
del
lini
del
monte
e circondata
milioni di fratelli oppressi
ai
impostura
dalla prepotenza e dalla
guardia austriaca
,
venisse
e in segreto.
pregiudicate del po-
fece credere a molti semplici dalla
del P.
pel-
ornai stanco di far
di notte
fantasie
onde
la spoglia
tanto durò
Gorzkovski
generale
il
E
sepoltura.
guardare continuamente
l'anima
di
del vangelo e
fiori
popolo volesse rapirne
il
porla in più onorevole
la
Italia
accorreva a spargere
uomini
nata fossa. Parca che
E
Italia
Sepolto nel luogo del suo sacrifizio, una quantità
e di
polo minuto
fratelli
compagno, martire
il
la
furono:
morire
fa
miei
i
Viva
redenzione.
di
cadeva presso
palle,
della civiltà. di
meritata. Esorto
Ma-
della
pregò per
ultimi suoi detti
perdono a chi
;
monte
il
dita
disumana cat-
la
non diede verun segno
e per sé. Sino all'ultimo istante di
polpastrelli delle
postosi in ginocchio,
e.
raschiare
e gli fecero i
Compiuta
scoperte.
fibre
le
capo e
del
,
e lanciar
apostolico.
fuoco contro la
Pietoso
inganno
,
il
dolore. «
11
Generale colla sua Annita e col maggiore Leggero vaga-
vano que'dì in
di
macchia
padule nello scopo
mezzi
di
lo
guardie di finanza aiuti,
di
consiglio.
,
— financo
Ove
di
casa in casa,
di
aggiungere Ravenna a trovare
distingue
ciò
in poter degli Austriaci;
vano notte
macchia,
padule colà
i
Rivelatosi in ogni luogo con quella nobile
allontanarsi.
franchezza che
in
i
non
ei
s'ebbe dai poveri villani
dai carabinieri pontifici fosse
avvenuto
,
—
,
dalle
scorta,
sarebbero caduti
quali, avvertiti del loro sbarco, gironza-
e dì la contrada di Mesola a Codigoro, di Ariano a
Comaccìiio. La veglia continua, l'ansia dubbiosa di essere scoperti da
un
istante all'altro; la gravidanza di sette mesi,
il
mal
92 di polenta, or di
nutrimento or
l'uomo adorato che
un caso
loro figliuoli in
Era
niciosa, convulsa.
che mai. Pur
finita il
torturato dalle di
e
col
—
cenno
fosse impossibile
lei
avvenire de'
,
Ed
il
cammino.
Magnavacca. L'Annita
come madre
qualche
speranza
Trovata una barca sulla sponda del lago doganieri in mezzo alle
paglia,
non potette ingoiare un
dati le
avevano apprestato.
La convulsione si
le
di
stringeva
di
conforto e di
udite mai. In sull'alba, colla di
po' di
A
un
fattore,
amore come
un
letto,
de-
vi
pietosi
mezzanotte
male
il
essa a
sol-
lui
di-
misero non aveva
verla, stringeva convulsivamente
gente suo alilo;
«
vere!
pianse
ma il
la
casa
il
«
sperando
suo polso, assorbiva
pianto della disperazione! (1)
la
di riail
fug-
stringeva, lambiva le labbra di un cada-
Apprestala dal Leggero
deposero
Generale,
il
«
vi
i
barca approdarono presso
«
Irislati
via.
e nel trasportarla a braccia su per la scala, l'An-
nita morì. Posatala sopra
E
andar
Adagiata sulla
mano il
a
remi ripararono
acque.
fauci.
le
gli ,
brodo.
di
Comacchio, di
brodo che
accrebbe. Cogli occhi e colle strette di
ceva parole
sorsi
paese. Ei fu mestieri
pose quel caro peso, e col Leggero a furia di
figliuolo pe-
una vicina capanna, seppe
sorbire
potette
Tedeschi entravano nel
una casa
;
le
abbracciava
Garibaldi
Il
come
avvisò
Austriaci essere poco lontani. Di là, guidato dalla
in
ri-
ed affannosa sua donna, e nell'impeto del
ricolante. Trasportatala di corsa in
i
essa più
dovette arrestarsi
—
voce
colla
dolore innamorato cercò racconsolarla
Ma
alta e forte
percosse ed
sangue per febbre per-
sofferenze. Alla fine
potendo
seguire
sollecito rabbrividita
pensiero del-
taceva per non amareggiar da vantaggio
si
non
il
terzo dì dallo sbarco.
il
il
lo
dell'Annita
suddito corpo. col bruciarvi
il
;
rompendo
sinistro; tutto ciò
altissima e forte
battaglia nell'anima illanguidì
radiche d'erbe;
potentemente riamava
lei
la
cara
fossa nell'orto
salma.
E
)>.
vicino,
accomiatatisi
i
due condal
buon
fattore, partivano immediatamente per a Ravenna, ove stettero più giorni in casa di un amico. Di là il Garibaldi scriveva ad
(1)
Vedi sopra a carte 15.
93i
sua
conoscenza
un patrizio romagnolo
di
allorché nello Slafo
proclamò
del
si
modo come avrebbe
Ei
richiese
lo
potuto traversar la Toscana senza peri-
consigliatosi con
Questi
colo.
Firenze
riparalo in
,
Repubblica.
la
alcuni
tracciò
,
itinerario ed
lo
avvertì in ogni paese persone adatte che fornissero al Generale alloggio, vitto e mezzi di trasporlo.
lungo
campagna presso
E
candolo. capelli,
lo
i
Croati che ragionavano del Garibaldi, cer-
né contraffatta
marittima,
la
persona. Iddio
fu in Lerici; di là
Era
vettura sino a Chiavari
intendente A. di
!
.
.
il
.
palazzo ducale
ove aveva stanza
il
Imbarcatosi a Massa-
.
il
suo arrivo, andò a
di disordine nella città.
lui e
in
Ge-
stesso appartamento
commessario straordinario,
il
generale Ales-
sandro della Marmerà. Questi accoglievalo con molto affetto per misura
prudenza
di
riteneva in carcere cortese
il
libera et honorata militari custodia
lean significare
Ma
gli
—
arresti dati agli
il
Lo indomani un
compagno
lui
e proprio nello
,
Appena
6 settembre
la sera del dì
capitano di carabinieri conducevalo col di nel
i
facea salvo per riser-
a Porto-Venere. In Spezia, con una
Cossilla conobbe
pregava a non dar motivi
nova
né tagliato
inseguilo non avea raso la barba,
barlo a glorie maggiori nello avvenire
lo
che
sulle loro tracce; e tal' altra presero cibo nelle osterie
andavano di
due pellegrini partirono. E
I
tragitto scontrarono talvolta drappelli di Austriaci
il
con cui
frase
uomini
di
i
;
e
cioè in
Romani
so-
spada.
per quanto fosse onorato ed onorevole la cortese custodia^
nella quale
si
trovava
il
privazione della libertà;
general Garibaldi, essa era pur sempre la
—
inoltre corse
voce che
il
Governo,
inquietato dalla diplomazia, volesse contendergli fin questo asilo.
Altamente
si
commosse l'opinione pubblica a
tale diceria
—e
fu
necessario se ne preoccupasse lo slesso Parlamento. Nella tornata delli
fO settembre giungeva
alla
Camera
una petizione
elettiva
del consiglio delegato di Chiavari, nella quale faceansi aspre la-
gnanze por la
l'arresto del Garibaldi.
immediata deliberazione
sul
Il
deputalo Sanguinetti chiedea
grave argomento,
i
deputali Ba-
Runico, Ratazzi, Moja, Deprelis, Rossi, Pescatore, Lanza, Ravina, Brofferio, Tecchio oravano successivamente censurando ralis,
popolo dalle loggie applaudiva rumorosa-
Tallo del Governo, e
il
mente
soffocava coi clamori
all^ 'invettive,
le
difese,
poco gio-
94
vando
eccitamenti del presidente della Camera a fare che
gli
maestà del luogo e del parlanfento.
rispettasse la l'
interno, che era in allora
correndo a
dell'uomo
cavilli di Leguleio,
debolmente e poco
Pinelli,
il
mente scusava l'operato, protestando
le
si
ministro del-
Il
felice-
ma
buone intenzioni,
ri"
anziché alle larghe argomentazioni
di Slato.
Nove mozioni,
quali tutte di viva e risoluta censura, erano da
altrettanti deputati formulate, ed infine otteneva l'approvazione
maggioranza della Camera un ordine del giorno proposto
della
dall'onorevole Tecchio in questi termini: «
rando che l'arresto
«
d'
«
crati dallo Statuto e del
<c
gloria italiana,
A
passa
minaccia
la
diritti
ordme
del giorno (1) ».
proposito della quale discussione e deliberazione,
Cavour, scriveva
:
Garibaldi è stalo
a
Camera ha trovato
della
sopra
Governo una
il
,
coronati
Risor-
il
Torino fondato e diretto allora dal Conte
giornale di
,
consa-
sentimento della nazionalità e della
all'
discussione. Garibaldi è in
lento
La Camera dichia-
(c
general Garibaldi e
espulsione di lui dal Piemonte sono lesive dei
gimento di
fatto del
dall'
Genova in
serie
ordine
questo fatto di
soggetto
il
motivo
il
rimproveri
del giorno
del
dell'
odierna
La maggiorila
sotto custodia.
rovesciare
di
genere più vio-
proposto
deputato
dal
come
Tecchio. Garibaldi non può avere eccitato tant' ira
indi-
viduo e come cittadino. Garibaldi è un accidente venuto in balia della maggioranza.
una speranza, e
manda
ai
è
È un nome,
una
popoli
la
seduta
di
un sistema, è una
delle tante cose
sventurati,
debbano poter porre a
è
quando
che
il
destino apparecchia
quest' oggi
,
perchè lutto
ci
Noi deploriamo
vedemmo
a
contro
il
chè
pare originato da soverchie apprensioni, da una
ci
perplessità
,
che
il
il
Governo tempestato
va mettendo ogni giorno più nei suoi proca diffidenza che impedisce
il
che non
è scritto lassù
profitto le loro istituzioni.
nostro avvenire. Deploriamo
protesta, è
fatto
cospirare
in se stesso, per-
dai voti della
atti.
trionfo di
Deploriamo
una
tal
quale
Camera la
politica
reci-
gene-
rosa e franca, per difetto della quale la presenza di un Garibaldi
(1) Atti del
Parlamento, tornala del 10 settembre 1849.
95 al Governo un pericolo, e il tenerlo Camefa un'infrazione dello Statuto.
può sembrare diviene per
la
Deploriamo
paese
la
condotta
di
una Camera, che scatenandosi
pensa agli uomini, e non pensa
Ministero
governo
al
sfoga la sua passione e dimentica che
;
custodia
in
sul
suo
del
degradazione
la
del potere esecutivo è un anello già rotto nella catena del si-
stema costituzionale. Deploriamo dalle tribune,
rancori,
come
le
inciviltà
che
fiducia
il
piombare
lasciano
si
se fosse possibile che ispiri
menoma
spetto e la il
i
il
menomo
ri-
voto di una Camera, nella quale
votare in un senso, o in un altro sia stato segno di riprova-
zione d'un pubblico accogliticcio.
Deploriamo, sopratutlo nel caso d'oggi,
dirà forse
mancanza
la
di spie-
giudichi della seduta da ciò che vide ed intese
Chi
gazioni.
che
il
suo risultato lascia un'incertezza
Eppure, se dobbiam credere a delle voci che
in molti
suonano intorno,
ci
dietro a tanti clamori esistevano delle necessità imperiose
pure Garibaldi non sarebbe che
verno
non sarebbe
,
buona intelligenza
mal pago
del
modo
da cui
il
Ministero
si
stalo
non abbiamo elementi abbastanza
sicuri per accertare coleste circostanze di fallo tutto,
lo
;
ma
Bisognava avere
credere che la sinistra, pienamente informata de' condotto altrimenti e
E veramente Garibaldi,
se
non vere
sono in gran parte. Bisognava spiegarsi. Bisognava
contare sulla forza della verità.
discussione ed
cosa era in
la
nonché
la
il
questi
È veramente una
il
coraggio di
fatti,
avrebbe
voto » (2) termini.
—
Il
generale
lo
aveva approvato,
egli è,
aborriva dal cre-
dolersi del trattamento,
perchè generoso e savio cittadino quale
(1)
è
disgrazia che Tegregio Garibaldi per la troppa schiet-
tezza ed onestà del suo carattere, eccessivamente facile a veder onesti gli altri,
cauti e (2)
ep-
Go-
è mosso, sarebbe assai male servito
dai suoi medesimi amici {\). Noi
in
cui
in
:
col
sarebbe lontano dal non volersi immedesimare nello spi-
trattalo, rito
foise
in
,
animi.
tutti
subisca con troppa pieghevolezza talvolta gli influssi di amici in-
poco accorti, che :o acco
Nunieàttelli ep^el
1 1
io
compromettono ad ogni
tratto.
settembre 1849 del Risorgimento.
m scere le difficoltà del solo Governo che ormai
tenesse
alta la
bandiera nazionale. 11
Governo eseguendo anche dopo
voto
il
Camera
della
gli
accordi già presi col generale Garibaldi, mettea a sua disposizione un bastimento, col quale vaio
il
si
recava a Nizza dove chiama-
madre
desiderio di rivedere la vecchia
—
nell'anno 74» dell'età sua figliuoli,
Menotti,
il
primogenito, nato
trasferiva
si
Brasile
al
Teresita, nata a Monlevideo nel 1845; e
Dopo breve soggiorno
,
entrata ormai
e quivi abbracciava con essa i.suoi
1840;
nel
Ricciotli nato
il
dapprima
il
Mad-
della
all'isola
la
1847.
dalena, poi a Gibilterra, e finalmente a Tangeri.
Però Garibaldi non rimase a lungo in Tangeri, non era quello un soggiorno confacente alle sue abitudini e d'altronde men-
—
tre gli riusciva difficile tivasi troppo lontano
erano
rivolti
ma
stanza,
i
una posizione,
crearsi quivi
il
da quella patria
egli
sen-
quale costantemente
alla
suoi pensieri e le sue aspirazioni,
né solo per
la di-
perchè troppo rare occasioni avea quivi di parte-
si
almeno col cuore e colla mente, alla vita d'Italia epperò 1850 da Tangeri trasferi vasi a Nuova-York. « In una delle vie meno popolose di Nuova-York, scrive un biografo di Garibaldi (1), a fianco una modesta fabbrica di candele era un fondaco da tabacco esercito da un genovese, dell'età di sessanta cipare,
;
nel
circa anni
,
distinzione
:
bello,
grande
,
nobile d'aspetto
era costui Giuseppe Avezzana
,
che parlava con
,
generale, capo di un governo, ministro della guerra
ora vendea sigari per vivere sulla terra dell'csiglio siduo de' suoi clienti era
il
suo vicino,
il
officiale
nella
in
le
di
più as-
Montevideo, e
marina Sarda, capitasse a Nuova- York di visitar
di
:
fu
sua
Garibaldi. — Lo sorprese mentre
maniche, era tutto intento
in
un angolo della sua
bottega a tuflare in una caldaia di cevo bollente stinati
Il
quale
questo frattempo che un amico di Garibaldi,
prima premura quella rimboccate
!
il
;
fabbricante di candele,
suo concittadino, suo antico collega, l'eroe
Roma. Accadde
prima
mesi
pochi
gli
stoppini, de-
a trasformarsi in candele. Rivoltosi al rumore dei passi
(1) Spini, Vita e gesta di G. Garibaldi.
f
:
97 u
Sono
gridò
felice,
braccierei
tempo
me
non
se
— stavo
amico
all'
tica, e
l'bo trovato proprio il
dirti
rivedremo
acqua!
in
Genovesi ed
i
i
ho
:
—
ho bisogno del mare imbarcavasi per
egli
ci
vi
Perù. Son
il
Lima —
Nizzardi che abitan
negozianti od armatori,
essi,
Ma,
!
».
poco tempo dopo
diflatti
molti
fondo a questo pozzo di cevo
in
moto, sovratutto
di
a
arrivi
vero, ne sono stufo anche io di questo mestiere
bisogno d'aria,
E
—
ab-
l'
soluzione di un problema di nau-
la
a
unlume
vietasse questo
lo
cercando
rivederti e volpnlieri
di
,
e taluni fra
posseggono stabilimenti
importanza; inoltre nel i850 erano
parecchi
ivi
i
grande
di
quali ad epoche
diverse aveano combattuto con Garibaldi.
Appena
ebbe sentore del suo arrivo,
s'
accoglienza che
nome
suo
come
provasse
pensò a
fargli tale
provincia eziandio
quella
in
Lima comunica
fosse onoralo e simpatico.
il
mare
col
Una
mediante una ferrovia che spiccasi dal porto
di
Callao.
putazione numerosa
al
Callao incontro
a Garibaldi, e lo la
;
Italiani recavasi sino
di
accompagnava trionfalmente
sua lunga barba
spalle
copriva
il
,
e
suoi
i
era la divisa
campagna
il
suo
cammino per
una continua acclamazione, un vero
omaggio ben dovuto
di
così
resse, usciva stretto, il
E
il
lavoro delle sue mnni.
prode guerrillero
,
in
e cittadine di que,
e
il
quale
e di cosi puro
,
...
mezzo a
schietto e cor-
fodero,
—
sì
,
con
disinte-
splendide posizioni
ogni volta riponea la spada nel
vitto col
—
patria
la
j)iù
il
furono
assegnatagli,
trionfo
abnegazione
sublime
sempre povero dalle
;
via degli Spadai che de-
alle virtù militari
st'uomo che tanto avea sofferto per
esempio
cuoio;
guerrillero
l'intrepido la
vette percorrere onde recarsi all'abitazione
diale
vestiva
;
di
popolazione era accorsa alle porle
per conoscere e salutare
suo ingresso, e
un cinto
Sant'Antonio e nella
nelle pianure di la
a Lima. Egli avea
larghe falde
feltro a
stretta al corpo da
Roma. Tutta
di
della cillà
illustrata
de-
capegli ondeggianti sulle
lun;«^hi
capo con un
una tunica rosso-oscuro,
•
si
— co-
a guadagnarsi
calorose ovazioni e
sì
cordiali festeggiamenti, mosìravasi per modo calmo e modesto,
e la dolcczz^iella sua fisonomia, la pacatezza del suo sguardo siffatlamenli^Hh'astavano colla sua attitudine marziale, e colla
che ciascuno sen-
faraa della sua inirepidità e del suo eroismo,
tiva crescere in sé l'ammirazione e la simpatia.
Non
lungo
fu
il
soggiorno di Garibaldi
negoziante genovese,
sig. Dinegri, gli
il
— Un
Lima.
in
propose
ricco
comando di#
il
un suo bastimento mercantile che spediva nella China. Garibaldi accettò e fece gli
il
viaggio d'andata e ritorno da Ganton, senzachè
capitasse alcuna cosa degna di speciale ricordo.
Ma sempre
vivo
era
sempre
terra nativa,
miravano a questa
razioni
e prepolente
in lui
suoi pensieri,
i
desiderio della
il
suoi palpiti, le sue aspi-
i
riscatto della quale egli
Italia, al
ha
consacrato tutto se stesso.
nuovo
Il
indirizzo della
Oriente
e per
,
esse
i
nuovi
che da ogni
plici
—
nazioni
influssi ai quali
nome
penisola nel
—
Cavour
di
le
gli
impulsi
complicazioni di
l'occasione offerta al Piemonte di entrare
nel concerto delle grandi Italia, e
piemontese, per
politica
saviamente audaci del Conte
1'
agitazione generale in
obbediva per l'unificazione della
—
Emanuele II le adesioni molteEuropa mandavano più schietti e
di Vittorio
parte
d'
i
ardenti patriotti alla polìtica del Conte Cavour, alla monarchia costituzionale della dinastia
Sabauda
—
tutti questi
erano altret-
eccitamenti allo illustre Generale per tornare in patria, ed
tanti
entrare egli pure in quella sfera di apparecchi e di azione, alla
quale fosse promessa Nell'estate del
opponevasi
al
cacciata degli Austriaci dall'Italia.
la
1854, avuta l'assicuranza dal Governo che nulla suo rimpatrio,
egli
un piccolo bastimento americano; e la
ftimiglia,
alternava
gli
—
gettava l'ancora in Genova con
—
poi
riveduta la sua Nizza,
fissava la sua residenza nell'isola di Caprera uffizi
ed
dell'agricoltore colle corse marittime a Nizza
e da Nizza a Marsiglia
,
avendo accettalo
il
posto di capitano
sopra un bastimento mercantile. Intanto, per la iniziativa principalmente di quel risoluto, attivo
,
ed energico in
zionale
Italiana.
L'unificazione Vittorio
uomo che
è
il
Giuseppe Lafarina
Piemonte e ramificata per
stituita
d'Italia
Emanuele
In tutti quasi
i
II
sotto
— era
il
lo
suo
,
s'era co-
tutta Italia la Società
scettro
coslituzionah" di
Na-
Re
programma^^
Comuni importanti
della
Pel^Ha
essa aveva
99
Comitali segreti dottrine
Invano
rappresentavano
la
e trasmettevano le
,
indagini ed
le
e sicuri
la
rigori
i
i
:
accostati
questa società ed
e l'edificio del despotismo
cause
profondamente
era
,
quale dopo
alla
comprendere
1855
il
erano
si
suo nome, e
i
importanza
l'
ne
stima
la
essa gli erano un argomento
di
di
polca
di
ritrarre
personale per
il
più per
il
darle
soci l'acclamavano loro vice-presidente, essendo
presidenza
la
tutta
vantaggio immenso che
il
La sua antica amicizia e
patria.
promotore
occupata
Centrale.
patriotli d'ogni gradazione.
i
Garibaldi non indugiò a
la
,
le
Comitati proseguivano tran-
—
straniero già scosso da tante altre
minato da una associazione
,
propagavano
Duchi e dei Granduchi molli-
dei
propaganda
loro
ne
istruzioni del Comitato
polizie dell'Austria,
le
plicavano quilli
che
vittima dello Spielberg
dall' illustre
,
il
Pallavicini Triulzio.
Quando prossima
menti e
Cavour a PJombicres ebbe
la gita di
guerra, moltiplicò
la
per abilitare
le istruzioni
i
fatto presentire
nazionale
la Società
suoi
i
eccita-
popoli delle provincie italiane
occupate dallo straniero a prestar efficace concorso alle truppe regolari
che aprirebbero
mezzo
diffuse per in
nome
di Garibaldi,
Intanto
la
campagna
si
davano
— Le
gravi parole dell'Im-
peratore dei Francesi all'ambasciatore austriaco
—
1859
il
Napoleone
matrimonio della Principessa
—
gli
largamente
furono
alle popolazioni.
eventi precipitavano.
gli
e
,
emissarii le direzioni orali e scritte, che,
di
il
,
Clotilde
1*
col
apparecchi guerrieri del Piemonte
—
gennaio Principe le
stesse
provocazioni incessanti dell'Austria, erano altrettanti segni precursori della lotta ormai imminente. Il
conte Cavour
,
questa nobile e meravigliosa intelligenza
,
così francamente e cordialmente devota al riscatto d'Italia ed al trionfo della
libertà
che stava per tutti
gli
conte Cavour che,
il
atti
egli sentiva essere
V
—
iniziarsi
elementi
lasciare in disparte
litica.
—
volgari, e conscio del vero
dei pregiudizi
sapeva colla solita
ad agevolarne
il
forza,
sagacia
successo
un uomo come Garibaldi, una
libero dall'influsso
carattere della guerra
il
,
scoprire
non
cui solo
poteva
nome
essere una potenza militare e po-
100 Militare
per
,
che
illimitata
valore
il
l'energia
,
ispira ai soldati;
Re
Garibaldi alla iniziativa del sola a scompigliare le
un
in
tutte
fascio
—
l'intelligenza
,
Emanuele
Vittorio
aspirazioni e le forze
di
bastava da
li
della setta mazziniana
file
le
e la fiducia
perchè l'adesione
politica,
e a riunire
,
rivoluzionari
dei
italiani.
Questa adesione il generale Garibaldi l'avea data fin dal 1855 proclamando pubblicamente la sua fede nel figlio e successore ed invitando
di Carlo Alberto,
siderare
adesione
suoi c^onnazionali tutti a con-
i
Piemonte quale speranza e modello
il
dava
la
nuovo
bel
di
trascurava occasione lui si aprissero
Non appena traspirare
il
la vice-presidenza
accettando
della società costituita dal La-Farina
adesione
questa
;
Questa
d'Italia.
ei
significarla ai suoi amici ed a quanti
di
non con
su questo argomento. potè, senza pericolo della causa pubblica, lasciarsi
concetto della prossima
pensò valersi del generale Garibaldi
guerra ,
Cavour
conte
il
,
un suo messaggio
e
ve-
niva a cercarlo nel modesto e calmo asilo che l'illustre generale s'era scelto alla Caprera.
1859
In principio del
venuto a Torino tato
con
meno
buccinò essere
generale Garibaldi
il
dal Re, ed essersi affia-
conte di Cavour. Si seppe in seguito che la notizia
il
era vera.
pagno
si
— avere avuto udienza
— Ed
ecco in quali termini un fedele amico e com-
narra questo incidente
di Garibaldi
interessante fra quelli relativi ai
,
fatti
che non è certo che prepararono
il
la
guerra. «
Un e
studio,
stendendomi
commossa mi dice
:
«
le braccia,
tengano pronti
si
dobbiamo
fare
pera vostra
mano
:
—
<(
».
l'Italia;
—
Ma
e
Gli i
ho
dobbiamo essere
;
e
quindi conto
risposi
Francesi
davvero
anche su
— Ei
colloqui avuti,
;
amici
li
uniti
mio
vengo tutti
se da noi
,
di voi e sull'o-
affettuosamente
replicommi
meno abbisogneremo.
di
narrò degli
tanti
tutti
stringendogli
V »
nel
giubilante in viso e con voce
facoltà d'avvisare
più saremo noi, altri
entra Garibaldi
Questa volta, facciamo
soddisfatto da alti luoghi:
che
i8o9,
bel giorno di gennaio
delle speranze
»
la
— Quanti — Poscia mi u
:
jue
,
#,
della sua
fede illimitata, dell'armamento nazionale e d'altre^fendidc cose
lOi
Per queiranimo generoso mezzi ed
i
e semplice
grande impresa, equivalse
alla
pegni
Epperò
efficaci.
degli anni
,
l'annuncio che
,
già stanco dei
e del potere della nazione in armi
E
ranza per tant'anni ingannata.
, moventi
cittadini
con impeto
s'abbandonò
La chiamata
((
di
rono
come
Garibaldi fu
all'arme uomini d'ogni
all'altro
—e
il
sperati, promessi,
mane; mato
più
i
di raccogliere in
ma non si
—
Non
lui
conte
di
li
arruolamenti
;
o se
il
fosse stato chia-
nome
quel
gettare
od una
fra
finta
non incontrasse qualche ostacolo
Cavour
una posizione degna
del
dapprima
osteggiavano
,
nome
suo ,
la
assicurare al general Gari-
per
patria aspettava. Pregiudizi
rancore
—
concessi ancora. Scorrevano le setti-
voleva
è che da principio
la
Manara
(I) ».
iniziativa del
baldi
e
!
Genova
giovani d'Italia non fosse un artificio di guerra
minaccia
Roma. Al
e l'uno diceva
;
))
dimandavano se Garibaldi davvero
se davvero lo
;
i
prode dei prodi Carlo Pisacane
Medici fu incaricato
«
e di
oh se fossero ancora con noi Mameli
:
e Daverio
che destò
elettrico
amici caduti
li
essere
primi a rispondere fu-
Lombardia
antichi suoi commilitoni di
gli
Dobbiamo
)>.
colpo
terra d'Italia; e
primo convegno furono ricordati
«
:
da noi
far
alla spe-
battaglioni di
e l'Italia principal-
irresistibile,
vogliamo
,
immaginava
mente per mani nostre redenta. E ripeteva uniti tutti ed armati, se
progetti
e ch'ei tenne
che mai sicuro dell'ardore egli
,
già
vani
tanti
mirava
si
volessero pari
si
addietro, e fidente nelle parole udite
vasti propositi e fermi, e più
di
che
alla certezza
gelosie la
e dei servigi che da ,
fors'anche qualche
costituzione definitiva e
il
regolare organamento di quel corpo speciale che era in animo al
Re
video
e al conte
—
rispetti
e così
Cavour vedere
malamente
il
affidalo al guerrillero di
generale Lamarmora
benemerito del Piemonte e
d'Italia
,
tutta
della lunga ed ostinata sua opposizione a che fosse
(1)
Monte-
per tanti ,
si
altri
scusa
officialmente
Bertani, / Cacciatori delle Alpi nel 1859^ Parte prima, Fascic.
del Politecnico, pag. 290.
XLV
i02
riconosciuto
Garibaldi
il
quale
generale sardo, ed a che venisse
regolarmente incaricato del comando dei volontari
Ma
e troncato ogni indugio
assumendo
nomina
vetti
l'Interno
Ed
degli officiali di esso
;
ma
barbaro
il
come
nazionale,
Conte
il
di
Cavour dichiarava che
non faceva più differenza Medici che
al principio
della
questione
dalla
Governo omai
il
liberali
ed
;
da molli di loro mante-
fede
Corpo
di
Garibaldi,
non chiedeva loro alcuna rinuncia apprezzando
la
franca loro
adesione »
che accorrevano
soggiungeva
e
;
a proseguire la guerra
k essere
ad oltranza
,
al
quanto a
deliberato,
Queste dichiarazioni producevano
Genova,
in addietro stala
mazziniana,
i
governanti
sempre
il
il
— Nella
loro effetto.
giovani più notati per avversione o diffidenza verso si
ponendo
ragunavano per dichiarare che
dominio straniero,
si
franco loro concorso. Costituita anzitutto
comune
vincolavano a prestare
E come
al
Governo
una società che intitolarono
sollecitare gli apparecchi;
il
leale e
della indipengli
arma-
poi fornitisi d'armi,
sero ad addestrarsi nel maneggio di esse,
(t)
sopra
patria dal
dissero, cosi fecero.
denza italiana, travagliaronsi nei giornali a spingere e
stessa
centro principale della parte
ogni altro concetto quello del riscatto della
menti,
lui,
finché un austriaco rima-
nesse in Italia » (2).
i
lotta
repubblicano, rispondeva « che egli rispettava
tutte le opinioni di quelli
e
bre-
opinioni
delle
gradazioni di
tra le varie
parlava
gli
una
alla vigilia di
tutte le discrepanze
,
individuali rimanessero sopraffatte ed assorbite
nuta
i
da quello del-
!
anzi assai bene apprezzando
decisiva contro
al
la
suo armamento
il
quali perciò ebbero
i
non dal Ministro della Guerra,
firmati
difficoltà,
sulla propria responsabrlilà
costituzione definitiva del Corpo dei volontari, e la
(\).
conte Cavour ebbe risolutamente rimossa ogni
il
ed
i
più
pre-
esercitati
Vedi l'opuscolo del Lnmarmora Ai miei elettori, pag. i8 e seg.
—
e per maggiori particolari può consultarsi la Storia politico-militare della
guerra
del 1859, deiravv.
P. C. Boggio, voi.
(2) Bertani, op. cit., pag. 2^3.
I,
pag. i35 e seg.
103
formarono una compagnia che prese e mantenne
bersaglio
al
anche
in seguilo
nome
il
Carabinieri genovesi
di
intendimento
formati appunto coli'
siti
Crebbe rapidamente correvano offerendo
numero
il
primo
Cuneo
in
fu
—
celeberrima nei
fasti
depositi
nalmente
ai
migliori
—
,
il
intelletti
generale
perso-
Spagna,
riuscì a
usati
—e
—
sciolto
cogl' influssi
breve a
dare in
alle
armi,
,
lo
—
e Ca-
istruttori Valenti
uffiziali
non
intelligenti e valorosi soldati
Acqui
animi più vigorosi
e gli
,
Cialdini
volontari per la più parte
rendono
guerra, noto
in
che sfibrano talvolta
efficacemente coadiuvato dagli rezzi
vuoi per
,
la
ed operoso in pace
delle guerre di
dalle pastoie della burocrazia, i
fu in
movimento, con alcuni dei quali
principali capi del
pedanteschi
che
istruzione e direzione
Attivo
volontari.
pericoli e la gloria
che spontanei acin guisa
poi Savigliano ed
deputato alla
fu di
—
coraggioso e intraprendente
i
corpi
i
giovani soldati della indipendenza.
i
quanto è
divise
—
egregiamente scelta
militari d'Italia.
generale Cialdini dei
dei giovani
storiche memorie che
le
furono designate a ricevere
suprema
organizzar quivi
centri di riunione e d'istruzione.
i
città
sua posizione, vuoi per
Il
più recandosi ai depo-
i
di
vita per la patria
la
breve necessario molliplicare
la
prendendo
partigiani.
speciali di
Il
—
immediato nei reggimenti
servizio
appena
infine
;
quali
concesso entrarono volontari nell'esercito,
fu
que'
indirizzo di
agevolò grandemente
com-
il
convertirli in leoni sui
campi
solo ogni provincia d'Italia era rappresentata nel
Corpo
a cui spettava
pito di Garibaldi,
il
battaglia.
di
Non
dei volontari,
erano « di
la
ma
ogni
classe agiata e le professioni liberali.
Cacciatori delle Alpi, scrive
I
questi può applicarsi
un buon
tirono per altri
due
piuttosto
nemico file
essi
ceto, ogni professione, e in ispecie lo
,
terzi, il
anche
il
agli altri Corpi
terzo giovani
venuti
fascino che
di il
Bertani (e ciò che esso dice di volontari),
studio e di
di
famiglie povere
,
subivano
ad ogni riparo da costruirsi
scure e
la
;
di
sor-
e gli quelli
dominio. Giunti che furono presso ,
uscivano a stuoli
ingegneri e architetti, a tracciare, a dirigere, la
censo
il
dalle
a impugnar
zappa. La sola compagnia del genio annove-
104
lava semplici soldati più
venti ingegneri. Per quel poco che
di
sovrabbondavano
fu poi d'artiglieria,
studenti di matemati-
gli
che. Nei consigli di guerra, accusatori, difensori, giudici,
erano uomini
di
Medici
colonnello
il
,
dovendo un giorno scegliere un caporale
,
pendeva incerto
più
i
secondo deposito a Savigliano
legge. Nel
fra quattro
Per
avvocati.
imprese
le
d'
,
armi
pensate o tentate sul lago Verbano o sul Benaco, capitani marittimi di
carabina
scendevano da cavallo
lungo corso di
,
o
posavano
la
per apprestar barche e ordinare abbor-
bersagliere,
daggi. Nelle brevi soste delle precipitose marcie, artisti di grido
sedevano schizzando sparsi pei
nuova
campi
vita,
per diporto
concitavano
animi con
appassionati racconti o
di
verso agli
affetti
compagnia
cuori. Nella
i
compagni d'armi
di
gli
davano improvvisa forma tutti
gruppi
i
eleganti scrittori e poeti, ispirandosi a quella
;
dei soldati infermieri eranvi
semplici e giovani medici e farmacisti esercitati.
dinanze un ingegnere
Ed
tali
infatti
tutti
erano lo
—
in
come
lo ebbi a or-
Milano e due adolescenti sedicenni,
di
l'una di Modena, l'altra di Lodi (1) ».
facoltose famiglie,
Se
di
che bollivano
che non doveano essere
soldati,
i
stesso autore ne informa
come
gli
uffiziali ?
questi fossero quasi
uomini provatissimi nelle guerre anteriori, e noti per una
devozione illimitata alla causa della libertà. ((
Al deposito
Cosenz seco
trovarono
baldi negli eroici rite e
di
un lungo ora
d'
fu
che tanto
di Napoli,
si
Cuneo
di
—
:
fatti
si
posto
colonnello
una gravissima
prode Enrico di
Venezia, e
compagno
di
Gari-
Montevideo e Roma, frastagliato
di fe-
Gaetano Sacchi di
il
onorò nella difesa
in
,
già
una gamba che
esercizio a piedi; già colonnello
gli
rendeva penoso
due
volte, lietissimo
essere capitano, passato poi maggiore nel secondo reggi-
mento; Marocchetti, valoroso vecchio, generale in Roma, ora Sipari, di Roma, ingegnere, maggiore del primo battaglione;
—
officiale di artiglieria nelle
truppe romane; reduce ora dalla co-
lonia italiana tentata nel .Messico,
Giovanni Ferrari,
(1)
Bertani, op.
cit.
comandante
del secondo;
Brescia, già aiutante del generale
di
,
pag. 286.
—
Giacomo
i05
Durando,
capitano
18^i9
poi nel
Gravellone ov'ebbe ucciso
Roma,
guì a
dei
cavallo,
il
da viaggi
e ora tornalo
lombardi
al
Manara che commercio nell'Asia;
se-
Bersaglieri
amico di
di
Narciso Bronzetti, ucciso poi nel fatto d'armi
Rosaguli
Genova, che nel
di
Morosini, una
breccia sulle
fatale
mura
Bergamo, splen-
d'un corpo
Brescia nei terribili giorni del 1849;
già
ferito
e Dandolo, ora,
tenente
—
;
in
Roma
lasciati
ov'era inseparabile
nuovo
di
— —
—
dido per sacrificii di denaro, condottiero
cini,
Ponti
50 giugno aveva difeso, con Roma; Gabrio Camozzì,
di
nel 18/i8 generale della Guardia Nazionale di
tari sotto
Tre
di
gli
amico
Eleuterio Pagliano, egregio pittore che
Morosini
di
milanesi,
ozii
volon-
di
— Lodovico Manfatto sotto-
gittata la
,
tavolozza, accorse per ammaestrarsi al Deposilo e ne usciva te-
nente. «
comando
Il
secondo Deposito
del
in Savigliano
colonnello Giacomo Medici, onore della difesa di tario nelle
guerre
di
Spagna con
dato al
fu
Roma. Volon-
Cialdini e Fanti
;
cittadino e
soldato a Montevideo dove esercitava la mercatura, capitano nel
1848
combattimento
al
monte Abetone
del
,
Suino
di
posto in Toscana alla difesa
,
colonnello in
Roma,
Vascello fuori delle mura, anche quando
difese
il
palazzo del
compa-
molli de' suoi
gni giacevano schiacciati sotto le mine, e ancor dopo che cesi
avevano aperte
lasciò se S.
,
breccie
i
nel recinto della città; e
Fran-
non
lo
non perchè chiamato da Garibaldi a sostenere a Porta
Pancrazio
Genova
sei
1'
Or da
ultimo conflitto.
pur coltivando
militari
studii
gli
dieci anni ,
riparatosi in
era tornato
nego-
ziante. «
Medici raccolse
seco
i
valorosi dell' antica
Roma. Fra questi era Gorini 4848 la campagna di Venezia, ,
di
un braccio
di
Milano
,
sua colonna in
che aveva
poi capitano a
all'assalto della villa Barberini,
Roma che
i
fatto
nel
vi fu storpio
Francesi ave-
vano sorpresa nottetempo e congiunta per cammino coperto ad una delle più larghe brecce. Avendo Garibaldi comandato che per mezzodì la villa fosse ripresa
superando
la
,
Gorini colla sua compagnia
salita e le barricate alla scalinata e alla
porta,
e
penetratovi con cinque de' suoi, dopo aver perlustrato più sale
senza trovar nemici, assalito
di
repente da una ventina e più,
106 colla spada spezzata,
atterrato,
ferito,
difende col
si
moncone
e
trascinandosi fino ad una finestra donde giltatosi vien
coll'elsa,
raccolto dai compagni. Risanato dopo molti mesi d'acerbi tormenti,
Genova
raccoltosi in
tempo studente
anelando
sfratto,
patria
fa
si
,
— Gerolamo
Roma
nella
per ventidue ferite!
;
villa
gito di
,
uno
Cremona, intrepido
Cadolini, di
Roma, insieme
mano
ai
gendarmi, quindi ingegnere tenente e
fattosi
sottotenente in
Roma,
istruttore;
Genova
in
—
poi studente avvocato patrocinatore in
già ingegnere nelle ferrovie
;
6 febbraio 1855 e quivi professore
il
militare;
istituto
—
per correre
Pellegrini
al
tutti
<(
E v'erano
cimento.
genitori,
i
tese nelle
di
civili
due campagne
Spagna
Ducale, afferrata
la
rinale
passate
Sire,
Lombardia,
ebbe
il
corse colla nave
il
piemon-
e già colonnello
18^7
Ticino e siamo
il
di
fatto
;
Genova
in
tutti
sulla Piazza
capitano alla
con voi
ferito.
Ripresa poi la
Goffredo Mameli,
patria coU'amore e coll'ira.
battaglia
primo forse
V'era pure G.
B in
fu
di
giaceva
carriera
con
Pale-
al
Qui-
marittima
fra
cospiratore, intento
che nel 4854, raccolti
Volon-
».
mantovana;
maggiore allorquando
genovesi, in Australia; indefesso
con«^iurati
Nicola Ardoino di Genova,
fu tenente nella legione
grado
gravemente
uno dei
alla patria sola-
briglia del cavallo al re Carlo Alberto, gli
Zambeccari nel Veneto slrina,
un
sposa
Maggiore del secondo batta-
d'Italia.
glione fu quel Nino Bixio che nel
(c
in
la
mercanti e valenti
onorati
Al terzo Deposito fu comandante
tario in
,
vita ».
la
veterano delle guerre
disse:
Pedolti
,
matematiche
di
lasciano la clientela,
operai e poveri manuali che potevano donare
mente
Ge-
— Romualdo
Carlo De-Gristoforis, rifugiatosi da Milano a Londra
Cartellieri,
dopo
e in Sar-
Filippo Migliavacca,
nova; Daniele Cressini, suo compagno di carriera; ,
a Gorini in
poi tornato studente* in Pavia e portentosamente sfug-
degna, ora
Sartorio
dei più lo-
Barberini egli giacque creduto morto
— Giovanni
giovinetto di diciassette anni, ferito a
un braccio;
Induno
cimentare una vita preziosa anco,
dati pittori in Milano, tornava a
perchè a
medesimo
di scuola e nel
poter nuovamente consacrare a difesa della
di
braccio salvalo;
il
maestro
legge e praticante, fra continue ingiunzioni di
di
i
capitani
sempre
Ruffini di
alla
Modena,
casa di Ciro Me-
107 notti, affrontarono
egli
dragoni del duca;
i
poi capitano nelle truppe
fu
ferito, impri«j;ionato, esule,
modenesi a Governolo;
Cialdini nel reggimento 23^ alla battaglia di Novara; in
Genova opportuno
Comandante
e valente scrittore.
fu
con
da ultimo
primo
del
battaglione fu Quintini, antico soldato nelle truppe romane, fece la
campagna
del Veneto;
tenente colonnello in
angustamente 11
-
di
Roma; poscia
esulò
impiego
».
faticoso
di
nome
prestigio del
maggiore nel battaglione Mellara
fu
di
(i)
Garibaldi
in
vivendo
,
accresciuto dal concorso
,
reputati campioni della causa liberale, spiega
tanti
tente influsso, la irresistibile attrazione die tari
Genova
esercitava sulla gioventù italiana.
il
Corpo
sentimento
Il
prepo-
il
de' volonpcOtrio e
la
naturale tendenza alle audaci e generose iniziative erano eccitati
ed ingagliarditi
dalla popolarità
dolliere (2), e dalla fiducia
Non dee
immensa
cbe ispiravano
del celebre con-
—
suoi luogotenenti.
i
quindi far meraviglia se lalvolla cbi era preposto alla
accettazione dei militi volontarii venisse costretto dall'insistenza loro ad esser più facile in accettarli le prescrizioni dei
«
Grande
di
quanto avrebbero voluto
regolamenti militari.
fu nelle visite
medicbe
la
indulgenza; e perchè fa-
buon volere che tanto può,
cevasi conto del
ghiere dei reietti erano fervide, disperate,
(1) Bertani, op, cit., (2)
<
Si la
tlques, scrivea
pour
les
Amedeo Achard
et
masses
doublé
le
bravure. La legende en a
—
Il
mier au
le
alcuno,
capilaine
(
le plàtre et
prestige
fait
le
maggio 1859 da Torino, son nom est Garibaldi a si grande
nel
des aventures et
;
d'
une incontestable
une sorte de mousquetaire, habillé à la mode Pag. 71. « Amis et ennemis >.
vaut mieux que cela
lous proclament la bravoure de Garibaldi.
mais personne ne
E
au pinceau} se trouve sous les por-
bouches. Jamais popularilé ne fut
les
de fra'Diavolo.
irresistibili.
pag. 295 e seg.
reproduction plaslique du fameux
marbré viennent en aide au burin dans toules
e perchè le pre-
—
De
ce coté là on peut l'égaler,
surpasse; les soldals savent qu'il est toujours
feu, tous le suivent avec
une confiance aveugle.
virà sous ses ordres; mais Garibaldi choisit ses
le
pre-
C'est à qui ser-
hommes. Tel
est le preslige
qu'à Brescia 4000 jeunes gens sont, dit-on, inscrits pour marCe qui cher à son rencontre et se joindre à lui aussitót qu'il parallra.
de son
est vrai
nom
pour Brescia, Test aussi pour d'autres
maggio, pag. 119.
—
villes
>.
Lettera
delli
22
108
mi diceva,
vedràf
generoso
del
fermi trascinarsi
inganno.
visita,
la
della Valtellina,
che avessero potuto resistere a
che
precarii elementi
tali
che
al
)>
ciatori
per
mente addestrati pali,
Elevato
marzo
delle
modo che nel
combattere
sì
dure prove.
non
supplisce,
feriti
È
ma
io
vero
è vero
così all'intel-
rapidamente crescendo nella seconda
maneggio
metà
il
numero
di aprile
5000 uomini,
i
Cac-
sufficiente-
cam-
delle armi, nelle evoluzioni
e formatisi eziandio alla disciphna. militare, per quanto lo
comportasse
di
si
Alpi sommassero a circa
delle
facile ac-
(1).
Di questa maniera veniva dei volontari,
e
facilmente vanno perduti,
numero facilmente
ligenza ed all'ardore
non era
Talora nel medicare ammalati e
stupiva
altresì
— Ed alcuni
ne vidi alcuni dei più mal
Io
fino sulle Alpi
fra quelle ghiacciaie.
fu vero.
ricomparivano, e in quel trambusto, non
dì
precedendo sempre all'accettazione corgersi
—E
vedrà, farò miracoli.
dopo pochi
scartali,
,
Alpi.
brevità del tempo.
la
al
comando
di
generale
di
brigata negli ultimi giorni
Garibaldi passava poco dopo a rassegna
— Ed
i
Cacciatori
è impossibile a dirsi con quanto ardore e con
quanto entusiasmo quella generosa gioventù salutasse l'eroe che
dovea guidarla Il
29
alla vittoria.
aprile gli Austriaci
varcavano
il
Ticino
—
a Susa ed a Genova cominciavano a giungere esercito piemontese era scaglionato dalla
i
Dora
lo slesso
Francesi
giorno
—
lo
alla Scrivia.
Dieci squadroni di cavalleria stavano sulla destra del Po, tra
Voghera, Tortona e Sale;
— due
brigate d'infanteria e due bat-
taglioni di bersaglieri distendevansi da Arquata,
Gavi e Novi coprendo
la
Tre altre brigate eran
Due
brigate
signana, Dieci
di
valle di
per Serravalle,
della Scrivia.
presidio in Alessandria.
fanteria guernivano
le
forti
posizioni di Bas-
tamaro, Montù, San Salvatore. batterie
d' artiglieria
erano distribuite
fra questi
vari
corpi.
Le condizioni topografiche
(1)
Bertani, op.
cit.,
pag. 298.
e tattiche delle regioni
limitrofe al
109
Ticino non consentendo
questo fiume,
Sesia e
la
efficace difesa del
la il
bacino che è
Ira
Po, eransi solamente collocati in os-
servazione quattro reggimenti di cavalleria
,
colla
missione
di
spingersi in esplorazione sino all'estrema frontiera.
La
di alberi, e
nemico —
convertiti le
in
ed
risaie
i
cavalli
cosi
che ad
il
altro, a
La linea
di
indugiare
offeriva l'altipiano in
Vacca.
~
cresciuta
tutto
il
parte
,
diretta
,
munita con una trincea
e
con alcune
che
da iMazzè, accompagna
quale, partendo
il
corso
Terrazza cominciava un'altra serie
al
alla
,
opere, che per Yerolengo,
di
collegava
Brusasco, Verrua, e Frassineto
la
sbocco nel Po a Calcia-
fino allo
Ai due terzi circa del suo corso discendentale
ad Alessandria, e
più
marcia dello aggressore.
stata
suo
—
generale inondazione
e
fortificazione, approfittando della opportunità
altre opere di
Dora
la
le
d'impedimento del
e
sistema di difesa da una
Dora era
rotaie
sparsa largamente tutto
artifizi
formare una vera
da
completavano
frisa
di
delle
canali rigurgitanti d'acqua,
anche dalle pioggie, e con vari intorno
— — abbattuta grande quantità
esportazione
colla
interrotta
ferrovia
strade ordinarie in più punti tagliate
a
Casale, e
per esso difen-
rimanente del sistema, questa linea
siva, scopo precipuo della quale era di mettere Torino al coperto
contro un colpo di striaci.
— Yentisei
privano questa
mano che
per avventura tentassero
gli
Au-
battaglioni, otto squadroni, nove batterie co-
linea.'
nucleo della difesa era però nella curva formata da Casale, Valenza ed Alessandria, la quale costituiva la vera base di opeIl
razione dell'esercito piemontese (i). Garibaldi
co' suoi prodi a in
ancora interamente
vestiti
anzi alla leggerissima »
(1) RoviGHi,
,
fretta
a
— Rustow, op.
cit.,
in
furia
raunaii
»
non
alla leggiera
un corredo mandati su quella parte della
con
(1) furono
Storia della 3.» divisióne;
guerre, passim.
e
—
pag.
Le Comte, Relation sur
lite
,
la
seg.
U'Ayala, Ricordi della guerra d'indipendenza (Riv. Contemp. 1859, acre png. 36i). Non s'cran date loro le coperte, del che il Bertani muove perchè la stagione progrediente lamento {op. cit., pag. 295) e ingiusto regverso l'estate già avea fatto ritogliere questi ingombri a tutti gli altri (2)
—
110
da Verrua
che
linea
accenna a Casale; e toccò
Brusasco
e
— im-
loro la desideratissima ventura di essere al primo fuoco
perocché testura aprirsi
8
alii
passaggio del Po
il
delle Alpi
che
ebbe parie
al
il
((
ordine
ma
giorno
del
glorioso
:
— per
modo che
emanato
allora
terza
la
ed
dei Cacciatori
general Cialdini
del
ebbe a dire
Brizzolo
di
pochi,
di
divisione
impeto a Pon-
vigilanza nostra,
la
combattimento, e non ingloriosa
generale
poco e
,
fatto
Compagnia
terza
la
stava colla
ivi
Garibaldi in un
quartier
nemico
il
speranza di sorprendere
colla
,
maggio avendo
di
«
:
compagnia
suo
dal
l'impegno
fu
di
agli ordini
«
del prode capitano Dccrisloforis fece l'ammirazione di tutti» (1);
il
quale Decristoforis era quel valente, e dotto, e modesto gio-
vane che allievo della scuola politecnica fensore di
Roma
cadere gloriosamente nella pugna In
quel turno avendo
di
34 anni
di
San Fermo.
di
una
Cialdini fatta
il
strenuo di-
Parigi,
dovea nella verde età
1849,
nel
da Casale,
sortita
nella quale furono lodati molto l'accorgimento nel prepararla, e
ardimento n^l compierla,
lo
soldati provetti
Intanto
il
merito
di
quel che
vano finalmente a Torino per La popolazione eporediese
—
liberò difendersi
raggiò nel proposito
i
risoluta
,
cittadini
— —
la
estreme
un drappello
e
come
attesta
è inen vero quanto
il
il
dovessero fare
si
,
come
accenna-
Biella ed Ivrea.
di
robusta
,
,
animosa de-
guardia Nazionale
si
pro-
l'aiutavano alquante guardie
carabinieri
scuola militare ivi da pochi mesi
gimenli,
divisero coi
commissario straordinario Tecchio inco-
il
disposta alle prove finanza,
di
Alpi
delle
Austriaci dopo essersi alquanti dì baloccati
gli
forsennati ed inconsci
ferì
Cacciatori
i
di quella fazione.
—
e
gli
aperta — e dai
allievi
Rovighi, Storia della 5^ divisione^ pag.
lÌERTANi, e con lui pure
il
della
paesi circon-
55.— Ed
Guttierez, nel recente libro
Capitano Decristoforis (pag. 240), lamenta in ordine alla qualità delle furon loro Ebbero Garibahliani quelle della linea piemontese offerti fucili rigati Garibaldi li ricusò perchè non fossero abbastanza //
armi.
—
i
;
istrutti
i
suoi soldati (Lamaiimou.\, op. cit., pag.
precisione richieggono tiratori Jjfs
mollo
abili e
armes à feu au XI \ siede.
(t) GuTTiKftEZ, Carlo de Crisloforis,
pa;,'.
48); e infatti le
molto esercitati
*2il.
— De
armi
di
Hurye,
Hi giungevano a
vicini
frolle
i
volontari; prinoi Ira
tulli, quelli di
San Giorgio Canavese, lontano otto miglia, accorsi con bandiera alla voce ed e tamburo battente in ben ordinato drappello ,
all'esempio
cbi verga queste pagine.
di
recava ad Ivrea un
Ma
più efficace rinforzo
battaglione di Cacciatori
generale Garibaldi inviava a marcia forzala
striaci
,
avrebbe
e che
del pericolo,
avuto
mato cosa prudente
Ma appena spada
colla
essi
alle
17 maggio
11
egli
il
altri,
Au-
se gli
non avessero
,
il
primo annunzio
seguitato con
seniore di questi apparecchi
che
Alpi
delle
al
sli-
retrocedere.
indietreggiarono
,
Garibaldi
si
spinse innanzi
reni loro.
era a Biella, incontrato fra
egli
plauso della
il
moltitudine dalle autorità, dalla guardia nazionale e dal clero.
—
vescovo, monsignor Losana, pio e dotto prelato
Il
conciliare
i
doveri della religione
coli' affetto della
che sa
,
libertà, reca-
vasi ad onore grande l'ospitare l'eroe di Monlevideo, e di
La
Roma.
prodigava a quelle valorose schiere ogni
città, tutta in festa,
più cordiale dimostrazione di simpatia e di ammirazione.
Con quel egli
modo
che tanto onora
tatto squisito,
per contraccambiare
la cortesia del
più gentile che per lui
si
general Garibaldi,
il
popolo
potesse e per loro
più onorevole,
volle recarsi al paese di Sagliano, nella vallata di visitarvi la
modesta casuccia dove nacque
Pietro Micca.
—
E
questo proclama (1)
all'
indomani
si
il
quel
di Biella in il
Andorno, per
salvator di Torino,
accommiatò dai
Biellesi
con
:
« Biellesi ! ((
1
Cacciatori delle Alpi
vi
debbono una parola
«
gratitudine. Accoglietela, generose popolazioni,
«
gno
a
patria di
dell' indissolubil
nodo che presto riunirà
Archimede a quella
di
Ed
(t)
dalla
gli Italiani,
Pietro Micca. «
alto
di affetto e di
e sia essa pe-
Garibaldi.
è notevole questa coincidenza curiosa, per la quale
»
il
primo
solenne, pubblico di Garibaldi fosse una aspirazione verso
Eco
del
Mucrone N» 26 maggio 1859.
112
quella forte e generosa Sicilia, alla quale, un anno dopo, egli
dovea recare
la
libertà e l'indipendenza!
La partenza da
Biella era
primo passo
il
di quella serie di ra-
pide evoluzioni e dì audaci pugne, che in breve doveano colpire
spavento
di
gli
meraviglia 11
dì
il
27
Austriaci, di gioia e di entusiasmo gli Italiani,
egli è a Gattinara,
e qui pure tutta la popolazione si
getta fra le braccia sue e dei prodi volontari
— piove
gnano
di
mondo.
ma non
a dirotto,
importa
—
che i
lo
accompa-
balconi son pa-
vesati di bandiere tricolori, le vie sono illuminate, dov'egli passa, tutti
scoprono
si
grido di Viva Italia
al
Cacciatori delle Alpil
11
egli
prosegue per Borgomanero
entusiastiche accoglienze
—
Viva
—
i
dove
son prodigate.
in quei paesi nei quali dieci
settimane tribolati e martoriati
con un pugno
solo,
gli
!
seguente è a Castelletto, sul Lago maggiore alla foce del
dì
Ticino
Viva Garibaldi
(1)
Dopo breve fermata le stesse
!
soldati,
di
anni innanzi avea per più
Austriaci
gli
,
continuando
guerra malgrado
la
1'
egli
armistizio
Salasco (2).
Che
—
-
farà ora
quale
Uno
lo
Garibaldi?— Quale
scopo che
si
propone?
scrittore di cose militari
la
—
missione che
che acquistò molta fama per
profonda intelligenza della materia che il
Riistow, nega addirittura che
— e vaneggia
concetto
fino a
il
Un
tutti
ì
supporre che gli
lo si lasciasse ire
tanto
Austriaci lo tagliassero
che appartiene all'opinione diametralmente
opposta a quella rappresentata da Riistow,
forze,
rivela nelle sue opere,
si
suoi (5).
altro scrittore,
ribaldi di
la
Garibaldi avesse un piano pre-
innanzi col desiderio e la speranza che
a pezzi con
gli è affidata?
imprevidenza e
di
il
Gutlierez, accusa Ga-
leggerezza per essersi, con
sì
poche
spinto troppo innanzi (4).
Più imparziale, o meglio informalo
il
Bazancourt scrive che:
(2)
La Campagna d'Italia del 1859, voi. 1, png. 210, voi. 2,pag. 28eseg' Delgreco, Memorie sulla guerra d'indipendenza, voi. \, pag. 228.
(3)
Paya, Vie de Garibaldi, pag. 70.
(1)
(4) Vedi sopra a carte 36, 37.
ii3 « Garibaldi intraprendente, coragf];ioso, lasciato affatto libero nei
suoi
movimenti affincbè potesse trarre
lutto
possibile partito
il
un
dalle felici ispirazioni del suo genio temerario, circondato da
che tanto piace sconcertare
ai
cuori
italiani.
i
Ma
»
!
a
era l'uomo
più
per
adatto
della popolazione,
,
e tremante sotto
Au-
piedi degli
i
{{).
importa che
fine
tal
mosse.
.
compassati calcoli della tattica austriaca, e minare
terreno già sconquassato
striaci
.
Lombardia a destarvi l'entusiasmo
ispingcrsi in
il
quel linguaggio
irresistibile, esperto a parlare ai soldati
prestigio
assolutamente
ignorino
essi
Perciò da Castelletto
manda
modo
in
Arona, richiedendo provvedesse
lettere al municipio di
sue
le
messi
visibile
e
agli al-
loggiamenti, per più giorni, de' suoi soldati ed alle provvigioni
carne
di
marcia
e a quant'altro
,
le
loro
fermare qualche notte e
persuasi di avervisi a
Invece a mezzanotte è ordinata fino
alla
Lombardia! bita
il
—
sponda del Ticino
già pronti a riceverli.
E non
occorrere
potesse
,
e mette in
schiere e le spinge sin presso ad Arona, dove giungono
.
.
—
Il
vegnenti.
rapidi
la
quivi
fiume è
dì
i
marcia — procedon trovano alquanti barconi varcato — Garibaldi è in
.
capisce
Rùstow l'importanza
il
di
questo fatto? e du-
convenienza che eravi
Gultierez della
di
compierlo?
non dovea questa essere una guerra nazionale? E non ispettava ai volontari
citi
da
accorsi
liberatori,
il
ogni
sorgere
meglio che a parole, col il
guanto è raccolto
presso vile e
contro
d'Italia
—
primi fra le
i
il
,
specialmente
popolazioni, e
gli
la
lotta
degli
incomincia Italiani
—
contro
eser-
dir loro,
fatto stesso della loro presenza: «
libertà,
Ecco,
la lotta dell'opgli
al
stranieri
—
sublime spet-
))
quali intendimenti
il
generale Garibaldi facea manifesti con
questo proclama largamente diffuso la terra
ma
precedervi
infame chi assiste noncurante, e inerte
tacolo! 1
la
parte
campagne lombarde,
dalle città e dalle
,
non appena ebbe toccata
lombarda.
—
Ma assai bene gli osserva il suo traduttore e (1) Op. cit. pag. 218, 219 commentatore colonnello Roberti Patrese alla nota (86), fascicolo i" pag. 495. 8
iU Lombardi
«
Voi
(c
chiamati a nuova vita e dovete
siete
chiamata, come
gnano.
risposero
nemico è
Il
i
Le-
atroce, assassino, depredatore.
provincia hanno giuralo di vincere
morire con voi. Le ingiurie,
di
rispondere alla
vostri padri in Ponlida ed in
stesso,
lo
di ogni
vostri
I fratelli
(c
,
oltraggi,
gli
servitù di
le
venti passate generazioni noi dobhiamo vendicare, e lasciare ai nostri
un patrimonio non contaminato dal puzzo
figli
del
domi-
natore soldato straniero.
Emanuele, che
« Vittorio
volontà
la
(c
a
eletto
per ordinarvi nelle
sono commosso della sacra missione affida-
patrie batlaglie. Io
tami, e superbo
ha
nazionale
vostro duce supremo, mi spinge tra di voi
comandarvi.
di
All'armi dunque!
il
servaggio deve cessare! e chi è ca-
pace d'impugnare un'arma e non l'impugni è un traditore. co' suoi
L'Italia
(c
straniera, ripiglierà
il
figli
uniti,
e
purgata dalla dominazione
posto che la Provvidenza le assegnò tra le
nazioni ».
Garibaldi.
Quali fossero giudichi
baldi,
impressioni e gli
le
lettore
il
da questa
dei
affetti
lettera
soldati di Gari-
che
un
volontario
24 maggio da Sosio Calende « Ti scrivo dalla terra lombarda col cuore ancora commosso dalle più dolci emozioni. La meta da tanto tempo aspettata l'abbiamo alfine raggiunta, quel desiderio così a lungo compresso
scrivea
il
:
provarci
cogli
ritorna agli
animi
di
Austriaci sta nostri
alfine
quell' antico
,
e ormai
la
calma e
per avverarsi
ardore
che
l'inazione avevano d'alcun po' affievolito. (c
Oh!
biamo
se tu fossi stato oggi con noi,
posto
afferrammo gato grido
la ci
il
piede
quando per
in queste disgraziate
sponda lombarda, ed un eruppe dal
solo,
unanime
a salutare l'Italia
petto
i
primi ab-
provincie.
—
—
Noi
e prolunpoi
pen-
sando che avevamo toccato una terra consacrala dal sangue tanti
di
generosi, terra che alberga le nostre famiglie, terra in cui
vivono
le
povere nostre madri
,
e quanti
abbiamo
di
più caro»
ii5 niuno polè rattencre tendo
volerla rendere a libertà.
di
ancora ignoravamo
« Ieri
Verso
lagrime, e prostrali la baciammo, ripe-
le
giuramento
il
marciammo
sacco alle spalle, e
il
che
trailo le vedelle
facevano rilardare
non
ci
sul
avevano posto
segno d'allarme, ed
il
Camminavamo
che andavamo a batterci.
tratto in
trailo
percorreva
11
trovammo
preparati dei barconi a cui
poche ore operare
confordi
dava dappertutto
alle
sponde del Lago
affidandoci
nostro tragitto, senza essere
il
ci
incoraggiava alle fatiche,
prodigiosa
giungemmo
Quando
direzione.
e
senza
silenziosi,
Generale era con noi, e
e ci
le file
e con attivila ammirabile e quasi ordini
in
fronte e ai fianchi ci
di
sapere ove fossimo guidali; solo sapevamo, e questo tava,
posimo
ci
,
Di tratto
posto finché l'ordine dei nostri condot-
rimettesse in via.
ci
notte.
tutta la
cammino, dando
il
restavamo
allora ci tieri
quale fosse la nostra destinazione.
quattro pomeridiane suonarono a raccolta
le
potemmo in menomamente
disturbali.
due pomeridiane noi eravamo a Sesto Calende, dopo
« Alle
aver
un posto
prigioniero
fallo
a guardia,
quali vedendoci,
i
di
finanzieri
gettarono
che
di
trovavano
vi si
armi e s'inginoc-
le
chiarono gridando a tulta gola, mi salvare, mi salvare. vicini villaggi sono accorse ai no-
a Tutte le popolazioni dei stri
passi festeggiandoci colle
recandoci
di essi
a
II
Generale
ei
più
liete
acclamazioni,
e
taluni
gran copia frutta e rinfreschi.
in
ha passati a rassegna. L'entusiasmo con cui
esso fu accollo è indescrivibile. « Noi
ma
se
avevamo fosse
si
nemico, noi «
Oggi
mici. il
,
vi
fatto trenta miglia di
trattato di
eravamo
stanotte
— Non
,
arrestarci,
raggiungere
il
ci
troveremo forse a fronte dei ne-
so se resteremo a Sesto Calende, o se riprenderemo
il
nostro
si
pensi di attaccare Laveno.
Generale
,
quello di batterci.... (1) ».
(1)
per
presti.
dimani
cammino. Taluni dicono
deve pensare
cammino senza
farne allrettanli
Delgreco, op.
cit.,
pag. 228 e seg.
per noi
l'
A
ciò
unico pensiero è
116
La popolazione di Varese appena udì che Garibaldi era in unanime levossi a rumore, disarmò il presidio austriaco, acclamò la dillalura del re Vittorio Emanuele li.
Lombardia
,
La spedizione di Garibaldi cominciava a portare suoi frutti posciachè, diciamolo che dovean esser politici più che militari una volta per tutte, non s'attendeano da lui e dal suo pugno di i
—
uomini profonde combinazioni strategiche piazze
forti
—
solo a lui ed a' suoi
e prese
,
di
inquietando ai fianchi, alla coda, alla testa le
eserciti alleati,
gli
assalti
,
chiedea che, precorrendo
si
truppe tedesche, tenendo viva la fede e l'agitazione nelle popolazioni conservassero alla guerra
carattere nazionale.
il
Regio Commissario ringraziava
Il
alla difesa
concorso loro
cittadini del
i
spontanea ed efficace con un proclama in cui
così
era detto che a tutta
gioventù è accorsa a prendere un fucile,
la
Ogni fami-
((
a domandare la battaglia, a difendere
((
glia gareggiò nel porgere soccorsi ai combattenti e mezzi alla
le barricate.
« difesa. »
un drappello
Si distinse fra tutti
di
28 Generosi
pugna, che su così picciol numero ebbero
alla
morto —
mentre
in tutto
i
feriti
a 9, fra quali Ernesto Cairoti, podestà di Pavia
,
il
quale
,
così ardenti
sommarono a 60, ed
figlio
ed un
otto feriti
unitamente a tre
altri
morti
i
del professore di tal
suoi
nome, fratelli
era stato dalla madre, rinnovando gli esempi della virtù spar-
tana
,
accompagnato a Torino per
prendere posto nelle
ivi
file
dei volontari (i).
Rapidamente organizzata una specie
di
aperto un registro di arruolamento per ore
saliti
questi a ducento e più
—
i
Guardia nazionale, volontari, e in
spedili
i
circonvicini a portar l'annunzio dell'accaduto.
vedeva
(1)
alla difesa della città
Né questo
fu
la signora Caccia,
volontari
,
il
che
il
tutti e
poche
drappelli ne' paesi
—
Garibaldi prov-
per ogni probabile ritorno del ne-
solo caso di tal genere. Un'altra madre, Bresciana,
condusse anch'essa quattro
poco innanzi
la
guerra
—
figli all'esercito regio
e fu più fortunata
,
come
poiché chi scrive
queste linee incontrò presso Peschiera, allo indomani della battaglia Martino,
—
di
San
più giovane di questi fratelli, appena adolescente, da cui seppe
quattro
i
fratelli
Caccia erano salvi.
117
mico
quale intanto ragunava
il
;
armi ed armati
per ripigliare
Varese.
La provincia di Como era tiranneggiata da uno dei due GeUrban che sono nell'esercito austriaco. Questi avea tra
nerali i
suoi riputazione di eccellente nella guerra di partigiani, epper-
ciò parve l'uomo da contrapporre al Garibaldi
— truce del
resto,
crudele, sanguinario, degno emulo di Haynau, del quale fu aiu-
campo
tante di
(1)
Giulay aveva
messo
fuori
un proclama
notare per istupida ferocia tra
che riuscì a
,
farsi
molti, in quel torno pubblicati
i
dagli Austriaci.
«Sembra
nemico,
intenzione-' del
dicea, di provocare la
egli
rivoluzione alle spalle dell'esercito che sta sotto
Do comune spada
E
mia parola che
la
((
luoghi,
i
rivoluzione, verrebbero puniti
colla
a'
miei ordini».
causa
quali facessero
i
fuoco
col
e
colla
)).
una relazione a Milano scrive:
in
Fu
«
ideata la incon-
cludente spedizione di Garibaldi per costringerci ad uscire dalla
tentativi
ma nemmeno uno
d'azione,
nostra linea I
di
non possono
lui
in
diose operazioni su cui poggia l'esito
Urban
movea per mantenere
si
manchi mai,
l'Austria non
pure
Anzitutto egli
pena
di
morte
del quale
si
tutti
guasti un
difficoltino
e
odiose perquisizioni
gliori famiglie
23,
—
scia in
un
filo
—
telegrafico le
atteso
di
un
caccia in
fanti
Comune,
,
spezzi
si
Croati
—
(1)
solidari nella sul territorio
una rotaia o poi
e
due
altro battaglione
Delgreco, op.
piroscafi,
cit.,
vuota
pag. 233.
fa
minute
a ora tarda della sera del altre
che erano
in
che giungea da Bre-
col generale Depper, s'avvia per a Varese.
i
quale
alla
carcere alquanti delle mi-
ordina somministranza straordinaria di viveri al tiene in porlo
nostri.
rapina.
la
comunicazioni
e infine ragunate,
due compagnie
Camerlata, e
parola,
sola
la
la strage e
abitanti di ogni
comecchessia
si
mosse dei
un proclama che dichiara
fa
gli
si
modo cangiare le grandella presente campagna ».
alcun
Ma
Comune
prima ,
trat-
la cassa di finanza (conteneva
118
da 37000
trasporta alla stazione della ferrovia le carte
fiorini),
gelose e di pregio
ed altre cose
e consiglia a partirsi
,
fun-
i
zionari pubblici invisi al popolo.
Cinquemila
avea lasciato
sono
mattino
alle porte di
i
26 maggio verso
il
—
Varese.
Garibaldi
capitano De-Cristoforis a Sesto Calende,
il
24 con un drappello
sera del
servare
k pezzi d'artiglieria
e
fanti,
le quattro del
di
120 uomini,
nuovi conati dei piroscafi e
di
ripiegarsi sopra
qualora fosse attaccato da forze superiori. Quando esploratori ne annunziarono lo arrivo,
fin
dalla
coll'ordine di os-
il
dì
Varese
25
gli
De-Cristoforis pose in ag-
guato una parte de' suoi soldati e con questo stratagemma sorprese e sbaragliò
vento che
la
vanguardo nemico,
il
indi, profittando dello spa-
sua audace aggressione avea generato
in quelli
che
venivan dopo, ritiravasi rapidamente sopra Varese, dove entrava
un
senz'allra perdita che
ferito
rimasto prigioniero.
Intanto la popolazione inanimita dalle parole e dall' esempio di Garibaldi
uomo
nosta,
e del Commissario per di
molto ingegno,
di
Re,
il
Emilio Visconti-Ve-
ferma volontà, e
cessibile alla paura,, erasi apparecchiala a far difesa.
«
Il
nemico minaccia
di
attaccarci
— diceva
di
cuore inac-
lunga e risoluta
un proclama
del
R. Commissario: «
La
«
Voi siete
città
concorre all'opera della difesa ». slati
primi
i
Lombardia, voi sarete «
E
Viva i
l'Italia!
cittadini
Viva
a
il
Re
assecondavano
menti. Asserragliate
salutare la bandiera tricolore in
primi a difenderla ».
i
le vie
,
Vittorio
con
Emanuele!
sollecito
»
zelo questi eccita-
aperte feritoie ne' muri di chiusa
degli orti e dei giardini, muniti gli edifizi più robusti
;
strade adiacenti alla città operati dove tagli, dove rialzi
trincee,
moltiplicati
brevità del tempo,
i
e sulU.* ,
dove
insomma, per quanto potè concederlo la munimenti e le difese, secondo le direzioni
date da Garibaldi. Sulla strada grande che da strutta la
Como
tende a Varese erasi co-
maggiore barricati, afforzata
giardino ad essa attiguo.
Una mano
di
anche
dai
muri
di
un
Cacciatori delle Alpi ivi
appostati lungamente resistette airaggressoro. finché gli Austriaci
119
puntaronvi contro due cannoni, e due reggimenti a un tempo
si
dislesero a destra e sinistra onde assalirla di fianco.
ne arguirono che l'opera fosse abbandonata ed fuga,
in
lori
—
come per incanto
fuoco dei difensori cessò
Il
sicché senza precauzione
spinsero
si
Tedeschi
i
suoi presidia-
i
innanzi
per
occuparla.
Quando furono a pochi viso riaprirono
il
passi
Cacciatori delle Alpi d'improv-
i
fuoco così vivace e sostenuto che
fuga. Intanto Garibaldi approfiltava della confusione
incidente avea gitlato nelle
e descritta
,
una breve curva
quando puntati
Austriaci,
di
misero in
che questo
nemiche per uscire inosservato
compagnie
dalla città con alquante dati
file
li
de' suoi più arrischiati sol-
piombava
,
nuovo
i
sul fianco degli
due pezzi slavano per ab-
battere con essi la barricata. Mezz'ora o poco più baslò perchè le schiere
dell'
Urban spaventate da questa imprevedula aggres-
sione, allribuendola a nuovi e maggiori aiuti giunti al nemico,
dessero
si
fuga aperta
a
lasciando
,
un cinquanta prigioni
morti e
feriti,
armi
gran numero e due cannoni
in
Garibaldi inseguiva
i
i
un colonnello,
quali
(1).
sino a Malnate ad olio miglia
fuggenti
da Varese, dove rienlrava
duecento fra
sul terreno fra
la sera
stessa
accolto trionfalmente
dalla popolazione esultante (2).
Ma premeva il
del la
a Garibaldi
maggior possibile
27
lascia di bel
il
prendere l'offensiva per trarre così
partilo della vittoria;
nuovo con
strada postale verso
Como,
di
ai
colli
di
rifa
e s'addentra nelle col-
dirigendosi in linea diagonale per la strada
tuosa di Solbiale a Pare verso
nando
mattino
il
Varese,
ripassa Malnate; poi giunto all'al-
tezza di Solbiate, lascia la strada grossa, line a sinistra,
epperciò
tutte le sue forze
il
lato ovest di
Vergosa che prospettano
Como
la città
mon-
e accen-
dalla
parte
Borgo Vico.
Era sua intenzione sorprendere Como da quel
{\) Bollettino officiale del
26 maggio, sera.
lato
— Bazancourt, op.
,
cit. voi. ii,
pag. 33, parla di tre cannoni, non sappiamo con quale fondamento.
GRECO, op.
cit.
pag. 237 e seg.
(2) GuTTiEREZ, op. cit.y pag. 215.
avendo
— Del-
120
avuti rapporti nella notte che
A.ustriaci si
li
guardavano con
poche forze da quella parte. Urban, respinto da Varese prensione
il
giorno innanzi e sempre in ap-
essere tagliato fuori dalle sue
di
comunicazioni dal-
l'insurrezione del paese, aveva battuto in precipitosa ritirala su
Camerlata, punto importante e chiave
A
quel tratto
di
Camerlata fanno capo quattro strade, quella
Como,
Varese, di Zeno
di
Como
centi,
occupato quel punto e
:
è perduto, e con esso
di
paese.
Milano,
di
di
le allure adia-
lago, è girala la linea del-
il
l'Adda, sono tolte le comunicazioni colla Valtellina, e un vastis-
simo
trailo
di
montuoso rimane coperto e posto
territorio
in
condizioni d'insorgere senza pericolo.
Urban concentratosi
quella posizione, e chiamate a se
in
le
riserve da Milano per la strada di ferro sembrava dapprima di-
sposto a tenersi sulla difensiva e attendere in quel posto Gari-
aveva perciò
baldi;
fatto
Como
da
la strada
occupare
le
sua sinistra, che sulla destra verso nersi
sempre aperte
S'egli avesse
colli
Vergosa
di
mantenuto quella disposizione,
Como
egli
artiglierie e in
l'offesa di
di
guerra
occupandola
,
,
sempre incerto
città
si
del
da
il
Austriaci
difende coprendola e non farsi
,
andò a cercarsi
dei
in
una buona parte
distaccamenti sulle
allure
il
soggezione delle sue
già occupate
giorno innanzi. J^elle
di
basso con
città) a scendere al
schiere, lasciando
li
dominavano
violando un' ovvia e comunissima
,
che una
suo malanno, e lasciossi indurre (forse per tenere la
Garibaldi
Sud.
maresciallo Urban
il
per te-
tornava inconcludente,
forze quintuple quasi delle sue
la città dalle alture al
,
coU'Adda.
o
non avrebbe potuto occupare Como, finché
che con
norma
i
comunicazioni con Milano
le
sul fianco destro dal lato ovest di
Ma
eminenze che fiancheggiano
a Varese, appoggiando più fortemente sulla
prime ore pomeridiane del 27 maggio i859 un corpo
truppe
forte di
catosi da
austriache capitanate dal tenente maresciallo Urban,
ben tremila
fanti,
con cavalleria ed
artiglieria distac-
Camerlata scendeva a Como, ed attraversata
accampavasi sulla piazza d'armi Prato Pasque.
in
la città
riva al lago che è chiamata
121
Due
conducono da Varese a Como
strade
lambendo
postale
la
:
che
,
passa per xMalnate,
linea dei colli alla loro radice,
la
Binago e giunge a Camerlata; questa strada, prolungandosi
il
grande stradale che costeggia
base
Verona
conduce a Lecco, a Bergamo, a Brescia, a
l'est,
mette
e
,
Lombardia.
della
però
Giunti
a
catena delle Alpi
la
comunicazione
in
Camerlata non
dere per una buona mezz'ora, essendo al
domo
Questa strada
la
giunta a questo paese
mette pa-
così dire di fianco.
s'addentra a
,
nord-est sino a Pare
direzione
poi
;
rivolge al sud-est, riavvicinandosi per-
si
poslale a pochi kilometri da
— da questo
lasca,
abbasso af-
alla suddetta,
dalla poslale a Solbiate
stacca
sinistra nelle colline colla
ciò alia
città giù
dal lato di ponente, e per
si
è ancora a
si
lago.
Un' allra strada comunale, supcriore rimenti a
sua
nella quale bisogna svoltare al nord e scen-
Como, por entrare fondata in riva
alla
è
montuose
principali città
le
al-
—
villaggio,
per un
Camerlata sino tratto di circa
a Caval-
oOO metri
corre sul dorso della collina parallela colla postale, e raggiunge le
eminenze che fanno corona a Como da ponente, dette colline punto per cui valica
di
Vergosa.
la
chiesa di S.
Il
un
eretta su di
Fermo,
ripida e tortuosa gersi
Como
mato
alla
e
al
strada,
ma
Le
fianco, e che
sul
metri della calata comincia a scor-
ville
ceruleo bacino del Lario
del
e giardini,
,
ingem-
e cinto all'intorno di
mon-
cielo.
a S.
Fermo
appena due
i
tiri
monti che formano di
fucile e
giunti alla spaccatura che
il
confine sviz-
corrono paralleli alla
forma
il
bacino del lago
^
interrotti.
loro diramazioni di destra
nord a sud-est intorno alla città
si
di
stendono
Como
in
semicerchio aa
sino a Camerlata.
La strada che viene da Cavallasca è dominata da questa tena
di colli
è
La strada, traversato versante verso Como, e giù scende
l'altro
a pochi
una parte
Da Cavallasca zero, distano
rimangono
;
riva di
tagne erette
precisamente
strada è
altipiano molto spazioso.
guadagna
l'altipiano,
la
della quale passa
per quasi tutta la sua lunghezza
osteria che sta al
sommo
—
dell'erta a sinistra
di fronte,
—è
ca-
da un'
dominata
di
traverso dalla chiesa che sorge a destra e più in là da un caso-
122 lare
— è dominala
contadini
di
nenza che
si
finalmente di fianco da un'emi-
slacca da quel gruppo di colli e che corre paral-
lela alla strada suddetta, separata
da quella da una bassura pro-
fonda trascorsa dalle acque. S.
Fermo
è
colo anfiteatro
dunque :
il
punto culminante e centrale di un pic-
un corpo
di
truppe che occupi quella posizione,
disposto in arco e riparato dietro la chiesa, le case e le macchie
che stanno
vede spuntare
ai lati,
il
nemico da Cavallasca, che a
cinquecento metri non è coperto nella sua marcia che in
quando
dalli angoli
è scoperto affatto l'orlo
della
ascendere
;
sporgenti che fa
quando
monte; a trecento metri
a duecento ha un piccolo gruppo di case sul-
strada da ripararsi,
la salita scoscesa
crocicchiano su
il
di
di lui di
uscendo dietro quelle per
poi
che mette
fronte,
di
alla chiesa,
i
fuochi
s'
un avversario nascosto e che ha dietro a sé un vasto
sensi da
tipiano sul quale tener ammassati
i
in-
traverso, di fianco in tutti
i
al-
suoi rinforzi.
E appunto s'avanza da Cavallasca Garibaldi. Ma fortunatamente per lui suo avversario non s'era il
dato pen-
siero ad occupare quella terribile
posizione ed aveva
commesso
l'errore di partire le sue forze fra
Camerlata e Como,
in timore
d'essere assalito da Garibaldi dalla strada postale e d'essere sor-
preso dall'insurrezione in città.
Suppose
tranne ciò che doveva avvenire.
lutto,
Giunto a Cavallasca, Garibaldi non ha alcun indizio della presenza del nemico
;
nessuna ricognizione
di cavalleria,
nessim posto
avanzato né a Cavallasca, né all'Amatto che é una villeggiatura fuori del paese verso S.
dietro Cavallasca,
Fermo
:
laonde raccolte
— manda innanzi
cenze e a pigliar voce del nemico, che S.
sue colonne
si
doveva supporre a
Fermo.
Fu un là
le
esploratori a battere le adia-
picchetto di guardie di finanza
che avvertì
presenza dei nostri e che ne fece avvisati
tradirono quindi alcuni del paese che gati se v'erano
perchè
fu
i
,
come
primo
il
gli Austriaci; si
disse
,
non
interro-
Tedeschi a S. Fermo, risposero negativamente,
dalle alture
non
lontane
che guardavano
postale e da Camerlata che, dietro l'avviso,
la
Urban aveva
remente spedito alcune forze ad occupare quella posizione.
strada cele-
123
Quando posto,
sero
esploratori
nostri
i
avanzarono a riconoscere
si
Tedeschi cominciavano ad occuparlo e
i
tosto
i
che
soldati di Garibaldi
fucilale accol-
le
mostrarono fuori
si
vallasca.
La 3* compagnia guidata fronte la posizione, le allure
minenza
il
mentre che due
nel
confine svizzero, l'altra per
il
—
nemico.
che
scoprirsi
scendo da Cavallasca,
del
reggimento Arduino aveva incarico
fece
movimento
il
compagnia
la
dei fian-
nemico spiegato
più
farsi
per non essere che fuochi sparsi il
di
fitta
u-
e continua: pure
non essere
cacciatori, per
battaglia
in
Decristoforis
di
da S. Fermo da interrotta che
la fucilata
cominciò a
era e ad intervalli,
ancora
l'e-
resto delle forze stava in riserva dietro Cavallasca.
il
Allo
di
compagnie, Tuna
altre
appoggiare De-Cristoforis e così altre
chi
dell' attacco.
dell'avvallamento a destra, dovevano attaccare
là
La prima compagnia di
Ca-
dovea assalire
dal De-Cristoforis
sinistra verso
di di
al
fianco
di
di
.j^
Allora furono date sollecitamente le disposizioni
per
quel
strada che qualche poco coprirono dai
per
le
svolte della
diretti,
Decristoforis
e
,
tiri
con celere passo potè spingersi innanzi senza gravi perdite, ed
avanzando sempre guadagnare
il
gruppo
di
case
margine
sul
della strada a destra e quivi mettersi al riparo dai colpi nemici.
Raccolto colà iati
a
terra
non subire perdite
l'intorno lo stato alle altre tt
La
suo drappello, grida
il
per
ai
delle cose, alquanto
star sdra-
soldati di
ed
osservando al-
attende
per dar tempo
inutili
colonne d'avanzare sui fianchi.
fucilata
aumenta sempre più
d'intensità
...
è
ormai
di-
venuta un rullo terribile e incessante. « Decristoforis
guarda
spada indica tt
con occhi lampeggianti, con eloquente silenzio,
in faccia a' suoi la
a destra e a sinistra, e accennando colla
strada fatale.
Viva Garibaldi
!
.
alla corsa
^
.
—
e dietro lui ufficiali e solini
con un urrak spaventoso. tt
Una
scarica
stramazzano
— Avanti,
figliuoli
!
tremenda accoglie quel manipolo
ufficiali,
cascano uomini.
—
su, su; coraggio! coraggio! alla corsa
di
eroi
—
... da bravi
in E
«
strada è percorsa
la
biancastra
rosseggiano
e
,
il
terreno
oscurano d'uomini e d'armi,
si
di
sangue
,
di
e l'erta
scoscesa e
fumo
polvere
di
—
» (1).
Sgominali da quell'assalto istantaneo, impetuoso, tenace, sopraffatti dal
terrore
innanzi che
il
—
battaglioni austriaci
i
terribile urto della baionetta
gono all'impazzata senza direzione
—
ma
chi, alle spalle,
tutti
cento volte, mette un
le
li
ma
la strada,
fuggono.
—
a precipizio per
gli
e gli tra-
parti, davanti, ai fian-
grido di Garibaldi, ripetuto
Il
sgomento
tal
fug-
trascinano in
Como
s'incontrano con quelli che salivano da
volgono in fuga. Vi sono nemici da tutte
—
— s'incontrano
qua, di là
di
le spalle,
raggiunga
li
che giungevano da Camerlata e
coi battaglioni
fuga
ban voltate
ne' fuggenti,
che non per
scoscendimenti della collina ro-
tolano giù a rompicollo. Oltre
Decristoforis,
il
di
cui le rare qualità dell'ingegno ren-
deano più grave e dolorosa
pugna
di
Battaglia, rini
—
Fermo due
S.
Ferdinando
Cartellieri, e
Giuseppe Pedotti, pavese, e
altri ufficiali
meritano pure speciale ricordo Giacomo
(5).
Frutto della vittoria
Fransi
gli
ficienza,
8000 e
artiglierie,
il
San Fermo
ritirati
Como.
sopra Camerlata. Li inseguì im-
assalitori
che sebbene
loro mise addosso,
—
non arrivassero
ai
fos-
munizioni a suf-
e
tremila,
senza
e
fuggirono così precipitosi da lasciarsi addietro
pure
bagagli, grande quantità d'armi,
GuTTiEREZ, op.
(1)
liberazione di
la
e con artiglierie molte,
circa,
gli
fu
Garibaldi co' suoi infaticabili legionari,
sgomento che
e tanto fu lo
sero da
di
Austriaci
petuoso e terribile
i
perdita (2), caddero spenti nella
drammaturgo, Pietro Magenta, ed un Fer-
del
figlio
la
cit.,
e feriti
e prigionieri.
pag. 272.
L'egregio signor Gutlierez che pubblicò in questi giorni una particoTzzata biografia del Decristoforis dalia-quale
zione del
fatto
di
San Fermo,
annuncia
libro dettato dal valoroso defunto
dai saggi che
che
la
lettura
il
col titolo:
abbiamo
di quel
libro
farà vieppiù
D'Ayala, op.
cit.,
pag. 367.
trascritto la narra-
prossima pubblicazione
Che cosa
biografo già ne fece conoscere
scrisse. (3)
la
sia la guerra;
havvi ragione di
desiderato
e
di
un
—
e
credere
compianto chi
lo
125
La sera Garibaldi concedeva breve riposo alle sue truppe Como, la quale da quante ansie dolorose fosse
nella liberata
uscita e in quanta esultanza
confortasse giudichi
si
da
lettore
il
questa lettera: Noi eravamo grandemente imbarazzati a spiegare
«
il
continuo
va e vieni della guarnigione, frequentemente cambiala,
che ad
ogni tratto partiva per una settimana, rientrava dopo poche ore
oppressa dalla fatica, e qualche volta con bottino e
nome
Il
di Garibaldi
austriaci seco loro discorrendo, gli
Austriaci cercavano
mente
li
fino
,
Dieci
Austriaci escito al mattino le
senz'armi. Chiudete
le
meno
porte
ma non
forte gettando terribili grida, in ginocchio
rimasero
,
polveroso
urtavano
si
scoraggiato
,
Appena
aprì loro
ma
,
i
di
verso
,
,
i
più
chiuse, gli
levatoio si
;
e
inef-
un distaccamento
sul ponte
si
arrovellarono per terra
si
morivano
una ricognizione
tosto gridarono.
l
agili,
le palle
giorni fa
,
che
che forte-
credeva invulnerabile
si
certo per
,
ore otto rientrava an«iante
ultimi arrivati,
lo
uffiziali
lui
nome cagionava una
solo suo
il
;
ad atfermare che
sulla di lui fronte.
ficaci
Era
via.
era questo capo di partito
superstizioso
qualcuno giungeva
mise sulla
ci
inquietava. Nel soldato
specie di terrore
feriti.
pronunciato a voce bassa dagli
,
del
gettarono
compagni
loro
insensibili, tanta era la paura.
La guarnigione
fu in piedi
un colpo d'occhio
in
:
verso
le
dieci ore ella lasciò la piazza Volta per escire. Arrivata al forte,
ben ben ponderata ogni cosa,
il
non ispedì che una
generale
grossa pattuglia. Il
suo ritorno fu atteso con ansietà grandissima, ed essa non
rientrò che dopo altra
cosa
che
il
gli
mezzogiorno, non avendo veduto e raccolto zaini
ed
i
fucili
compagni fug-
loro
dei
giaschi. Gli
avamposti
che aveano creduto
nemica avevano dato verso la
l'allarme.
colonna facendo
fuoco
degli uomini e nessuna cosa
che a passo
di corsa essi
Si ;
il
di
scoprire
erano panico
aveva potuto
avevano ripresa
un' imbosG|ia precipitosi
ripiegati si
era
impadronito
trattenerli. la
via
Gli è cosi
della
nostra
città. Il
generale sottopose
il
giorno slesso a consiglio di guerra
il
126 disgrazialo luogotenente che
comandava Ciò
notte fu fucilato nei fossati.
distaccamento, e nella
il
nullameno
assicurava che
si
egli aveva mostrato molto coraggio. Pensatevi quanta
commozione
fosse la
chiamarono
si
della città.
una dimostrazione, vennero
tata
alle
armi
i
L'indomani
popolo ten-
dal
fu
muri proclami
affissi ai
e quale
coi quali
popoli della Lombardia, colla promessa
che Garibaldi non avrebbe tardalo a sostenerli. La polizia lacerò proclami e fece varie visite domiciliari che durarono tre giorni.
i
Io fui
abbastanza fortunato per nascondere
mio schioppo da caccia riceveva
di
come pure
,
Ma
contrabbando.
le
città,
di
Senza tieri
le
esigenze del mio commercio,
avrei preso un semestre
perdere l'abbandonare
di
congedo
li
sarebbe stato tutto
;
ali» undici della sera ci riu-
una, ora in altra casa, in gruppi
in
lasciò
d'abitanti.
confesso che volen-
ma
;
vescovo
casa.
la
Erasi costituito un club francese
nivamo ora
il
precauzione non
Il
un gran numero
e con esso rilira vasi
pistole ed
giornali di Ginevra che
i
queste misure
fecero che raddoppiare l'agitazione generale. la
mie
per-
dieci
di
sone alla volta, per non suscitare sospetti. carbonari di Varese
1
cietà che
si
proposero di
ci
estendeva a Milano stessa
,
affigliarci
ma
il
alla loro
So-
comitato rifiutò
per tema delle spie.
Noi seppimo per mezzo dell'agente Garibaldi meditava un colpo di
mano
carbonaro
di
Varese che
sulla nostra provincia, ep-
però l'incoraggiammo vivamente a dare all'arrischiato Generale i
ragguagli precisi delle forze austriache, ragguagli che noi ave-
vamo da buona di
poi che gli
fonte. Egli partì portandoli con sé, ed ho sapulo
è a queste rivelazioni che noi
abbiamo dovuto
la
nostra liberazione. Garibaldi non indugiò.
Nella mattina del giovedì, prima che facesse giorno, s^i^liali
A le
fummo
da un chiasso spaventevole.
soldati
correvano per
trombe suonavano,
i
le
vie chiamandosi gli uni
tamburi battevano a raccolta,
ria strepitava per le vie, la cavalleria
chiudevano
le
imposte,
altri
aprivano
gli
altri:
l'artiglie-
passava a galoppo. Gli uni le
porte,
altri
nasconde-
vansi nelle cantine per porsi al sicuro: poscia tutto rientrò nell'or-
dine
il
più completo.
127
Un
silenzio di
morte
estese per tutta la città.
si
Ad
mità delle vie furono appostate sentinelle colle armi fucile
carico
messo
di
ed
una
inescalo;
magazzeno
si
di esse
braccio,
al
vedendo che
preparava ad aprirlo,
ogni estre-
apostrofò con
lo
il
mio com-
il
una
imprecazione terribile. Lo sgraziato rientrò tutto tremante, e
si
gellò spaurito sopra una sedia; lo confortai a farsi animo, ed
a
slento potei scoprire ciò che gli era accaduto. Sapulolo, mi fornii
d'una bottiglia d'acquavite e mi portai tro al tedesco,
che mi lasciò avvicinarglisi quand'ebbe capito che
era per
la bolliglia
come parlamentario incon-
Con quel poco di tedesco
lui.
ch'io so, pervenni
coU'aiuto di gesti espressivi a conoscere la sostanza della conse-
gna:
Proibizione agli abitanti d'aprire
«
le loro finestre e le loro
proibizione di escire, sotto pena di ricevere un colpo di
porte;
fucile ».
L'ordine era formale, e
Non rati
riuscii
pubblicato qualche tempo
fu
a saper altro da quest'uomo, se non che
dopo.
came-
suoi
i
erano andati ad attaccare Garibaldi a Varese.
La voce d'una
disfatta degli Austriaci
aveva circolato
prima; non sapeva che pensarne. Mia moglie ed
io
giorno
il
passammo
una giornata d'agonia. Verso sera un aiutante di Plinio,
di
Camerlata; egli passò sotto tatasi
alquanto
musica
,
militare
cittadini e
campo entrò a galoppo per
porla
la
prese un cavallo fresco alla posta, parti alla volta di
delle
vedemmo
cannoni, che prese
le
mie
finestre.
cominciò ad escire.
si
La consegna rallen-
Alle ore
undici
,
una
più clamorose scosse dal loro stupore
la via di
i
con cavalleria e
un'intiera brigala
difilare
Varese.
Al primo sorgere del sole, un cannoneggiamento spaventevole si
udì da questa parte. Ogni colpo rispondeva dolorosamente nei
nostri petti.
Verso
le dieci
ore ben più di quaranta muli cari-
chi di feriti arrivarono al trotto. Questo
correre
straordinario
che ad ogni passo strappava atroci grida a quegl'infelici posti a questa tortura, mi infatti
le
si
affacciò
come
ambulanze traversarono
rono lasciati all'ospedale,
ma
l'indizio
la via
d'una sconfitta. Ed
Lunga,
i
feriti
vennero invece condotti
al
non
fu-
quartier
generale.
Al mezzo tocco furono veduti nei dintorni
i
fuggiaschi che
si
128
nascondevano;
il
cannone non
faceva sentire che a rari inter-
si
valli;
vivissima era invece la fucilata a giudicarne dal rumore con-
tmuo
degli scoppii affievoliti dalla disianza. Verso le tre
fuoco
si
avvicinavano; uno squadrone
colpi di
i
di usseri si precipitò in di-
sordine suWa piazza Nuova; cercò di riordinarsi; due o tre cavalli si
inalberarono,
disordine era al colmo, l'uno dei cavalli furioso
il
coi fianchi squarciali dagli speroni
nella via di Milano, alcuni altri
Non
generale.
uomini coperti sobborgo
di
slanciò a gran
si
,
era ancor trascorso un quarto d'ora quando
2000
polvere, di sudore, di sangue, sboccavano dal
di
Varese, venendo da Borgo Vico.
Si tentò di riordi-
voce dei capi era impotente; nuovi fuggiaschi
narli, la
carriera
seguirono; fu uno sbandarsi
lo
rono in mezzo a loro
e
,
massa volante
tutta questa
si
getta-
si
precipita
sino a Camerlala.
Appena ed armi
al
chiese
le
torrente era passato lasciando dietro se
che
,
a gettare tra
il
campana maggiore
la
vento
le
feriti, zaini
della cattedrale cominciò
sue note lugubri; poscia l'una dopo
rimbombavano
un
d'
suono che
terribile
teva con una voce sorda e lenta: su su
alle
si
l'al-
ripe-
armi!., su su alle
armi ! Se tu avessi veduto, caro
come
in sussulto
questa città muta
fratello,
da questa voce così nota
!
Non
desta
,
puoi formarti
idea adeguata di simile prodigio. Le armi nascoste uscivano
per incanto
dalle armerie
segrete
diflbndevano per
;
vie,
come
uomini pullulavano dal
gli
un'ora dopo iOOOO uo-
suolo e
si
mini
gettavano davanti a Garibaldi. Egli traversò la città a
si
galoppo; questa volta mirati dietro di lui
i
le
non
io
l'
e
ma
ho potuto vedere,
suoi uomini,
i
suoi
demoni
ho am-
neri, colla loro
pesante carabina saltellante sulle spalle; essi correvano con una rapidità tale che io
sarei attesa da
non mi
dopo un combattimento
uomini così spossali,
sei ore.
di
—
ma La lotta ricominciò in capo della via ferrala di Milano non fu di lunga durata; si fecero pochi colpi di fucile. Gli AuAlle sei il Generale striaci ben presto la diedero a gambe. rientrava solennemente con I
5000
eroi.
Quale spettacolo!
cannoni del nemico erano inghirlandali
sportati nelle nostre case
,
erano curati
di
come
fiori
;
nostri
i
feriti trafigli.
Noi
129
ne abbiamo uno; mia suocera ed lo
te
giuro.
non bo potuto che intravvedere Garibaldi. Mi
Io
però da
è un uomo gentile
che
tutti
lante colle donne,
con se stesso, tempo. Egli
sobrio
all'eccesso,
spingendo
,
lottando corpo a corpo
come
della più rara bravura,
e della
che
r arringa fuoco
figli,
Davanti a voi
ga-
nell'istesso
calma
per
un
afferrare egli
batta-
i
fucile
,
dà l'esempio
più sorprendente. Ecco
la
suoi
a'
Sempre
suoi nemici.
cavallo contro
l'ultimo soldato,
diretto
soldati
condurli al
nel
la
morte;
non abbiamo
Noi
siamo uccisi poco
Ecco
dietro
di i
i
compagni
dei vostri
fucili
primi che rinculeranno.
cannoni, bisognerà prenderne. Che noi
imporla; è necessario che
compenso
vostro
il
uno contro cinque.
voi siete nella proporzione di
che uccideranno come cani «
,
:
Miei
w
ha
egli
a'
suo
il
discendeva a terra
,
e freddo
esaltato
terrore che incute
al
zufìa
più grossi
glioni
maniere
suo piccolo esercito una fiducia che può solo
isj)iraal
primo nella
belle
di
,
assicura
si
severissimo co' suoi soldati, ancor più severo
essere paragonala il
ben mal concio,
egli è
io;
l'Italia sia
libera.
»
!
Questi 6,000 uomini, scelti fra 50,000 volontari che Titalia gli
offrì,
hanno
fatto sì
che Garibaldi operasse prodigi.
Quest'uomo sarà più che un buon generale;
egli sarà
un grande
capitano se una palla tedesca non l'arresterà per istrada.
La sera
di
illuminazione.
questa bella giornata noi
La
città fu in festa:
questi bravi giovani
Tutti stretti
Como non
come
furono trattati
è più
mosse per partire
città
tedesca
!
Da
fatto
una
se fossero nostri
-liberi! Capisci?... Noi siamo liberi!
La durala venti
;
ma Como
minuti
i
»
la
(1).
Fermo non
combattimenti parziali
La BÉDOLLiÈRE, Guerre
libera;
emozione,
dell'assalto alla posizione di S.
—
è
anni che io lasciai
sei
Francia, non avca più provato simile
(1)
abbiamo
congiunti.
Essi sono già sulle
di
tutti
quale gioia, quale allegrezza!
dllalie, pag. 80 e seg.
si
fu più
prolungarono
130
per
perchè avvenne che
più ore,
dell'inseguire
nostri si trovassero al basso dell'erta verso
i
mentre dei drappelli nemici Nel
complesso
420 uomini
il
proclama (c
entrato
;
Cittadini:
—
chiamati intorno «
Niuno
ardimento
Tutti
i
Garibaldi
pubblicava
vi
(i).
questo
giovani capaci di portar un fucile son
bandiera tricolore.
alla
vorrà rimanersi spettatore inerte ed imbelle
fra voi
nessuno vorrà vedersi condannalo a
con-
un giorno, arrossendo, non avervi preso parte veruna.
fessare
Ecco l'ora
e
momento
il
mentivate, quando
la
Como
circa
chiesa fatto dal
la
espiò colla vita l'indomito
in
della guerra santa,
«
ammontarono a
punto però veramente micidiale,
fu l'attacco sotto
decisivo,
prode Decristoforis, che
Appena
degli Italiani
feriti. 11
e
Como,
erano ancora sulle eminenze.
isolati
le perdite
morti e
fra
essendo stato
fuggire,
nell'impeto del
armi dunque
((
All'
(c
Nessun
provare
di
dicevate d' odiare
sacrificio
!
dee parerci eccessivo, posciachè noi siamo
generazione che deve recar a compimento
pendenza
mondo che non
al
Austria.
1'
l'
opera della indi-
».
d' Italia
Giuseppe Garibaldi.
Parecchie centinaia
primo
frutto
di
di volontari, iscritti
poche ore, ecco
in
questo proclama altrettanto
energico
il
quanto
giusto e veritiero.
Mentre Ganbaldi liberava Como di lui
nito di truppe
del
Urban meltea a
,
lontananza per tornar sopra Varese
Lago o
non fece resistenza
nel
le
pag. 25.
—
—
«
D'Ayala, op.
cet
homme
cit.y
persone che poleano
262 e seg.
pag. 267.
Ces deux succès importants
l'un de l'aulre étaient d'un
le
vendette tedesche. Urban imponeva una
(1) GuTTiEREZ, op. cit.y pag. 255, 256,
pag. 240.
la
rifuggendosi sull'altra sponda
,
prossimo Canton Ticino
maggiormente temere
profitto
che essendo sguer-
,
—
rien ne leur serait impossible.
»
Delgreco, op. ,
cit.,
op. cit., voi. 2,
remporlés à deuxjours de date
— —
heureux augure
élrange une entière conlìance.
—
Bazancourt
Il
et
donnaient aux soldats de
leur semblait dés lors que
— 131
tassa di guerra di tre milioni, da pagarsi
condo
fra sei,
buoi, tutto
Ma
—
terzo fra venliquattr'ore
il
corame,
il
e volea dieci
primo
il
fra
il
tabacco e
gli zigari
fra
due,
che fossero
in
se-
il
più chiedeva
300
paese,
più spellabili cittadini in ostaggio.
i
Garibaldi non lasciava che a lungo inferocisse contro gii
Como
inermi; affidato
valore e
al
con rapidissima marcia
tanti,
al
patriottismo de' suoi abi-
portavasi
egli
in
soccorso
e bastava la notizia del suo arrivo
travagliala città,
Austriaci, ragunato in fretta
bottino già fatto,
il
alla
perchè
gii
ritirassero
si
precipitosamente.
Le popolazioni della riva piemontese del egregiamente
mezza
corpo
tentativi
varii
delzky,
il
Lago secondavano
Garibaldi, respingendo con
di
per mezzo
di
piroscafi,
molta
Dcnedtk e
il
il
ferfìa-
dagli Austriaci sopra Arona, Intra e Canobbio. Qui
fatti
specialmente
fu
mirabile
l'
ardore col quale
gli
abitanti della
e quelli del contado corsero alle armi, l'attività e intelli-
città
genza colle quali legno e
di
ferro,
appreslaron
difese,
le
formaronsi cannoni di
alzarono trincee, postarono batterie, e fecero
continua e diligente guardia, del che può rendere buona
monianza chi scrive questi cenni per
la
testi-
esperienza personalmente
lattane.
mano tentato sopra il castello di 50 maggio. Guidavan le due compagnie che andavano all'assalto capitani Bronzetti, e Laudi; avea il comando superiore l'intrepido Nino Bixio, ora ferito in uno scontro in Sicilia. Mentre essi assalivano
Meno
Laveno
felice fu
nella
colpo di
il
notte del
i
dalla parte di terra
per
guardie fare
il
forte di
difesa di Laveno,
la
San Michele che è l'opera maggioic
un centinaio circa
di finanza e volontari salpati
di
guardie nazionali,
da Pallanza ed Intra doveano
una diversione e distrarre l'attenzione del nemico, simulando
un attacco dalia parte del Lago. Alle parti
la
undici
della sera
flottiglia
dal lido
gia che cadeva a torrenti
si
misero in marcia
— ma ,
il
le
tenebre
rumore
i
garibaldiani
fittissime
slesso della
,
la
bufera
,
e
piog-
—
la
violenza del vento impedirono che l'impresa sortisse esilo felice.
Una
delle
l'altra era
due compagnie (quella del Bronzetti) smarrì debole troppo per agir sola con successo^
i
la via
vapori coi
i32
cannoni a bordo ebbero prontamente scoperta la flottiglia di
Durò
nullameno
ciò
verso
fin
esito di questo
—
e
si
mancando
nella
— ed
Garibaldi;
città
modo
la
non
una rappresaglia
al
primo momento da
e la incertezza sul
,
accrescendola
attorno che egli fosse per rare salute
— d'onde
Como
gettarono di nuovo su
fuoco
il
gli Austriaci dal
vollero tentare
attacco,
una viva inquietudine
sette del mattino
le
—-Inanimiti
più a rumore che ad effetto però. felice
l'insidia e dispersa
barche peschereccie.
farsi,
voce ad arte messa
non potere spe-
attorniato da
tutto al più rimanergli aperta la fuga in Svizzera,
dove certamente
egli
ed
suoi sarebbero disarmati, e inabilitati a
i
continuare più oltre la guerra.
E veramente molto grave
e
posizione di Garibaldi e de' suoi legionari era
la
critica
— perchè
rosi corpi austriaci, tra
Ma
senza esserne schiacciato. narrazione
de
ricordando
,
Patos
los
Roma
(2),
varsi
d'impaccio.
E
gesta
le
non
pode-
potesse avventurare
si
chi ha letto pazientemente questa
intorno
Garibaldi
di
meglio ancora
o
(1)
intorno stavano
d'ogni
quali parca
i
la
sua
mirabile
al
lago
ritirala
da
già pressente che anche questa volta egli saprà ca-
così avviene.
La popolazione esempi
di
Como
di
eroismo sotto
daci del Gamozzi
comandante
il
Alpi ivi lasciato da Garibaldi,
distaccamento
si
oltre
,
occhi compiutisi
suoi
i
animo
facendole
,
,
le
i
freschi
parole au-
di Cacciatori delle
apparecchiava strenuamente a
resistere (3).
Ma
marcia
difilata
possano immaginare guidò da
lungo
e
,
tutta
la
di
sua linea,
1849
spaventato e
Vedi sopra a carie 19 e seg. Vedi sopra a carte 78 e seg.
(3)
Delgheco, op.
cit.,
nel
e questi,
(:2)
(4) Vedi sopra a carte
pag.
55
la difficoltà
fianco, delle
più
della lotta.
ardite
che
si
quale ricorda quella che Garibaldi
la
Roma
Palestrina a
superiorità numerica,
(1)
risparmierà
l'invitto guerrillero le
— Con una
i246.
e seg.
(4),
minacciò
malgrado
come
la
il
nemico
sua immensa
sbalordito
per tanta
133
—
audacia, rimase inerte e timido spettatore
mente
desto,
fu
salva — già
era
un drappello
di
circa,
Cacciatori delle Alpi s'era av-
mentre un
altro drappello,
s'imbarcava diretto alla stessa volta;
quattro piroscafi eran venuti in potere degl'insorti
Re
e tutta la Valtellina acclamavano tore d'Italia
E
Re
il
i
,
epperò
principale di Milano (c
Mentre
della
,
dal quartier generale
emanava questo ordine
l'esercito alleato
del giorno.
tenevasi ancora sulla difensiva,
Dora spingevasi arditamente
Con una straordinaria
delle
destro
sul fianco
raggiungeva Sesto Calende, d'onde, cacciato ,
una pugna accanita,
loro
di
bel
pe-
il
dalla quale esciva vittorioso.
nuovo
gli
passo verso
il
Con
Como
Austriaci e s'impadroniva dei
magazzeni e bagagli.
« Questi
ragguardevoli
fatti
questi giovani volontari
capo mentre confini,
il
i
d'armi formano quali
,
combatterono
in questi scorsi giorni
della patria,
e S.
attestar loro la sua più alta soddisfazione
siano
fatti
il
ordinati
dal
più bell'elogio loro
nemico già radunava poderose schiere
hanno ben meritato
Essi
tori
nemico,
campo a Urban con 3000 fanti,
successivi combattimenti aprivasi poscia
dove respingeva
Au-
degli
sosteneva, tuttoché sprovveduto d'ar-
cavalli e k cannoni,
altri
il
e veniva a porre
Varese. Ivi assalilo dal feld-maresciallo
200
il
Alpi dalle spondo
velocità di mosse, in pochi giorni
netrava sul territorio Lombardo
tiglieria,
Ditta-
compagni avessero un degno
prodi
8 giugno 48S9
alli
generale Garibaldi alla testa dei Cacciatori
striaci.
Emanuele
Vittorio
!
neral Garibaldi e da' suoi
di
— già
già Lecco,
volle che le splendide prove di valore fatte dal ge-
guiderdone
di
—
;
primo annunzio del prossimo aiuto, e Sondrio, e Chiavenna,
al
ei
final-
Como
deliberalo a qualche cosa, già
e parve
viato a Lecco per la strada di Cantù,
un centinaio
quando
e
conoscere all'esercito intero
che maggiormente
si
distinsero
e
i
le
da vecchi
valoroso ai nostri
soldati.
M. nel compiacersi ,
nomi
ha ordinato che dei prodi Caccia-
ricompense che loro
accorda col presente ordine del giorno. D'ordine di S. M. //
luogotenente generale capo dello Stato maggiore dell'esercito
Della Rocca.
134
E
ricompense furono
le
:
Al generale Giuseppe Garibaldi la medaglia d'oro
al
valore mili-
lare.
Al luogotenente colonnello Medici la croce d'uffiziale militare di
Savoia.
La croce
di cavaliere di quest'ordine alli
signori Sacchi,
giore; Cenni, Paggi, de Cristoforis, capitani; Rebustini, Pedotti,
Fu
Garzoni, sottotenenti
inoltre concessa la
nente colonnello
a
;
mag-
tenente;
Vigevano, cacciatore.
;
menzione onorevole a Cosenz, luogoteGorini, Susini, Landi,
Ferrari,
Bronzetti,
capitani; a Griziolti, Migliana, Pellf^grini, Danco, tenenti; a GraFreguisiz, Sprovieri, Stallo, luogotenenti
zioli,
a Bianchi, Carli,
;
Magri, Mariani, Nerici, seigenti; a Porro, Usbertìj Lanzi, caporali
a Giustiniani, cacciatore.
;
E
che da quest'epoca
fu notato, per dirlo fin d'ora,
della
campagna,
tenne quaranta medaglie
al valor militare.
Intanto Cialdini passava la Sesia, tebello, a Vinzaglio, a Palestro, di
Magenta apriva
j)residio di
le
i
Tedeschi eran battuti a Mon-
grande
e finalmente la
vittoria
porte di Milano agli eserciti liberatori, ed
Laveno non aveva
sui piroscafi a
al chiudersi
solo corpo dei Cacciatori delle Alpi meritò e ot-
il
scampo fuor quello
altro
di
il
fuggire
Magadino, dove uomini, armi e bastimenti erano
sequestrati dal commissario federale svizzero.
Né
Garibaldi stava colle mani alla
de' suoi
accompagnavano
nosta in Valtellina
He, egli al
di
,
che
il
Regio
insorgea
là dell'
Adda
,
il
nemico a
cupar Bergamo senza indugio
ritirarsi, e
— dove
che per poco non
alquanti
nel
nome
del
spinto fino ad Almeno,
poca distanza da Bergamo
e a
subito a rumoreggiare, e
stuzìa di guerra
quanta
tutta
dal giorno 7 giugno s'era
fin
Mentre
cintola.
Commissario Visconti -Ve-
fu
riuscì.
—e
la città
Garibaldi ad oc-
pensata una sottile a-
Entrò Garibaldi con
tanta precipitazione, che non ancora erano tutte fuori della città le
schiere nemiche
SI
sapesse ancora a Verona dell'accaduto. L'ufficiai
forte,
,
e
telegrafico
si
potea per conseguenza
credere nulla
fece segnali di allarme a quella piazza-
chiedendo 4500 uomini
nella rete que' di Verona,
di
immediato
soccorso. Caddero
e tostamente cacciate ne' vagoni
al-
135
cune centinaia avea disposto
i
correr addosso
ma
prigioni:
imboscala lutl'inlorno
suoi in
Tedeschi
ai
che?
primo fermarsi
al
— Fosse un
treno,
del
,
per
e farli
qualche soldato del presidio sl)an-
quando già eran vicinissimi
avvertisse
alla stazione
un qualche cantoniere della ferrovia che
datosi, fosse fors'anche li
Bergamo. Garibaldi
soldati le spìngono verso
dì
alla stazione
ecco
,
il
treno arrestarsi d'improvviso, poi tornar addietro con viemaggiore
prontezza che non era venuto.
Non
—
però
tutti
giacche
violenza della
la
corsa primitiva,
e l'urto
prodotto dall'improvvisa subitanea fermata staccarono
alquanti
vagoni, ed
del 1°
sebbene energicamente
zetti,
che in
soldati
i
compagnia
attaccati dalla
si
erano, vigorosamente
essi
reggimento capitanata dal Brondifendessero, rimanevano,
la
più
parte, prigionieri.
Questi arditi
ed
arma
,
dei soldati,
la fiducia
d'
soscrizione aprivasi
onore
d'ordinanza
di
il
;
Francia per
in
valore,
vavano a
E
lo
e
il
coraggio
di
gli
I,
omaggio
facea
di
Garibaldi (1);
« Egli
ha
il
ardore in
nome
suo
(1) SiÈCLE, (2)
<
di
celebrare
giornali inglesi lo le-
i
Siede, questo diario parigino così benemerito della causa
italiana, scrivea: ((X^aribaldi, qual
10
due pistole;
cielo (2).
Quale, e quanto prestigio
11
offerirgli
signor Planat de La-Faye, antico officiale
Napoleone
l'Imperatore dei Francesi non trascurava occasione il
sgo-
lo
nemico.
del
Una pubblica un'
già gli aveano meritate
premi dell'onore dal Re, così cresceano
i
simpatia de' popoli
ogni dì la
mento
come
Garibaldi,
di
fatti
congratulazioni,
le
lo
uomo
circonda
!
straordinario è egli mai!
—
dono singolare veramente
tutti quelli
che
lo
vedono,
gli parlano, lo
è su tutte le labbra, è in tutti
1
di trasfondere la vita
i
cuori
!
Egli è presente
giugno 1859.
Sebastopoli
,
scrivea
il
Daily -News
,
fece
e
accostano!
—
sorgere Tolleben;
la
guerra delle Indie pose in luce molti ingegni sin allora sconosciuti quedel quale però è giusta guerra d'Italia rivela tutto il genio di Garibaldi, :
—
stizia
il
dire
che egli non
fa
che mostrarsi
tutta la sua carriera precedente ».
quale già
si
era palesato in
136
dapperlullo e con tulli! Biechi e poveri,
Ed
tratto...
—
è tulio per lui
grande,
libera,
è
il
egli
hanno
tutti
non ha che un solo pensiero,
egli
ama passionatamenle
V
egli
—
felice.
La morte
soldato della vittoria.
egli
,
non ha ancora compiuta
la
ri-
L'Italia la
pericolo non esiste per lui
Il
suo
il
l'Italia.
vuole
—
egli
respinge da sé perchè
lo
sua missione
«
!
Profetiche parole! Chi le scrivea nel 1859, pochi giorni dopo
Magenta tenlando così
la
più avventurosa
pienamente
videnza
Garibaldi
più eroica impresa
la
,
non
iMartino,
incirca,
all'
giustificato la verità della missione
affida
gli
Amante ambilo
San
pochi giorni prima di Solferino e
,
prevedea cerlainente che un anno dopo
,
avrebbe
,
che
la
Prov-
!
della popolarità
alle fatiche,
solo
,
compenso che
abbia mai
egli
privazioni, ai sacrifizi,
alle
ai
pericoli
che
aflronta senza posa per la patria sua, Garibaldi non era insensibile
E che
a queste dimostrazioni.
gli
riusciva dolce sopratutto
egli
vedere come
Le vostre
Planai de
al
mi giunsero
pistole
la
in
gli
assassini del
mio
infelice
verseremo sciabolando queste orde
lina,
di
rendes-
—
combattiamo
Noi
!
—e
paese
il
i
sangue che
cannibali, sarà
la
Francia e
l'Italia
il
suggello
!».
Però Garibaldi non è uomo da dormir sugli
La corte
gli
due nazioni, che furono e saranno insepara-
della fratellanza di
bilmente sorelle:
di
Francesi,
Faye il 29 maggio 1859. buon punto. Il giorno
per tanti anni invocato è pur sorto alfine
nemici,
gli slessi
avea combattuti con tanto ardore nel 1849,
sero giuslizia, e scrivea a
il
allori.
Vienna spaventata dalla insurrezione della Valtel-
temendo che
il
Tirolo italiano seguisse
trava in esso rapidamente
le
truppe
l'esempio concen-
disponibili
desco; e l'arciduca Giovanni, governatore
pubblicava un proclama in cui chiamava
Tirolo
del
te-
generale del Tirolo, alle
armi
popoli di
i
quelle provincie, facendo appello alle antiche loro abitudini di
devozione e
Ma
lo
di
fedeltà.
appello non era udito
iniziare la serie di quegli atti
da alcuno
,
e
serviva anzi ad
numerosi ed energici
coi quali
il
Tirolo italiano ha persistentemente mostralo la sua ferma inten-
zione di scuotere anch'esso
il
giogo austriaco.
137
Garibaldi, mentre
il
nemico
aspetta in quelle regioni, spin-
Io
— dove
gesi invece temerariamente verso Brescia
animosi cittadini non attendono che un
più
mila
di tre
primo sej^nale per
in-
sorgere, e rinnovare nel sangue proprio e in quello del nemico,
ma
questa volta con fortuna migliore,
come dovevano e
affetto
prima
che
carità
di
Ticino
il
acquistata
loro
di
cuore
ripassar
l'Adda e l'Oglio
,
anni
dieci
l'ammirazione del mondo civile!
il
tedeschi
generali
ai
si
—è
era abbandonato
era abbandonato Pizzighettone
si
abbandonato Milano, e passati
avean
abbandonare Brescia, come
di
Bergamo, come
già
d'Italia, e
è entrata in
la sfiducia
dato l'ordine
lerili ita-
i
e verso gli stessi feriti austriaci quei prodigi di
riconoscenza
la
Ma
poche settimane rinnovare verso
fra
e francesi,
liani
eroiche gesta del 1849,
le
come
,
Chiese come
— fuggendo
era
si
erano
ri-
cioè innanzi
ad
si
ogni avanguardo degli eserciti alleati.
Nella notte dalli 10
deschi sciani.
mico
— ed — Ma
si
allo
indomani Garibaldi è
non
mati di
fucili,
di falci,
e di
si
e
combattere
e quelli
TeBre-
abbandonata
in
mezzo
annunzia ,
dai
ai valorosi
è
ai cittadini
che
il
ne-
che ritorna minaccioso e
passi.
ama
seguito da numeroso
suoi prodi,
coperto
al
—
seco
tolti
i
stuolo di Bresciani, alcuni ar-
che non poterono procurarsene, armali
tridenti (1),
egli corre
vede da parte alcuna.
lo
si
è pentito della sua paura
Garibaldi
gli
11 Brescia
dopo poche ore
in forze sui proprii
non
alli
incontro
— Mentre
al
nemico
— ma
sta incerto sul da farsi
affacciano tre sconosciuti, che interrogati rispondono non
esservi austriaci nei dintorni, e Garibaldi, preso seco un solo reg-
gimento, s'avvia verso Treponti,
Ma appena
Brescia.
s'è inerpicato sulle
nanzi un grosso corpo nemico cidiale,
e
minaccia
perde d'animo
investirlo
— spedisce
intanto valendosi
— rimandate
delle
che da
lo
alture, gli
saluta con
Vedi
la
si
truppe a
scopre in-
un fuoco mi-
ogni parte. Garibaldi non
verso Brescia in cerca
accidentalità del terreno
trepidamente.
(i)
le altre
Patrie di Parigi, n» 21 giugno 1859.
di si
rinforzi,
si
e
difende in-
iS8
Un fnomento
teme per
si
lui
—
palle cade e lo trascina seco a
piede, brandisce una carabina
è in
suo cavallo
il
—
Garibaldi pubblica un
,
— Accorrendo
'
gelosi custodi
antico
indipendenza
—
e la posizione è
rinforzi,
nelle di
comanda l'amore
che
eserciti
,
11
e
ai
avi,
la
Bresciani!...
vessillo
11
sventolando sopra
i
vostri
devozione alla patria! Fate
sì
francese ed italiano venuti a liberarvi da' vostri
giorni dopo
tra pugna,
a
:
e consa-
difenderla
oppressori vi trovino degni del loro concorso! »
Due
mura
lei
degno della vostra antica
volete
,
Gloria
idolo de' nostri
capi ne gli
egli
colla
soldati
cui dico ai Bresciani
in
citlà vostra è
crarla col vostro sangue. tricolore,
suoi
primo grido d'allarme voi provaste che
al
della
i
da tre
trafitto
un attimo
in
i
rientralo
e
proclama
sublime spettacolo della fama.
—
e Brescia è sicura,
ma
eccita
voce e coll'esempio, finché giungono presa
—
terra
—
diario uffiziale recava l'annunzio di un'al-
il
con non minore, anzi con troppo ardimento, com-
battuta dai Cacciatori delle Alpi, e nella quale Garibaldi, giun-
gendo a tempo,
riuscì
a restaurare la fortuna pericolante delle
armi.
Tedeschi
I
ritirandosi
dietro
il
avean
Chiese
saltare
fatto
ponti.
i
Nella
((
notte dal 44 al
delle sue forze
IS
il
generale Garibaldi
sul Chiese in luogo di quello distrutto poco
Per conservarsi
comunicazioni
le
con
rimanente delle sue truppe a Bezzato di
far fronte agli
dolo, fin
Austriaci;
ove trovavansi
presso
codesti
in
« Gli
i
Austriaci cedettero;
Ivi
il
forte degli
tant' oltre,
e Treponti
:
del
pericolo,
collocò
con
il
incarico
le
vedette
loro
die'
poche compagnie del reggimento dal colonnello
Cosenz assalirono
che stavano loro davanti. i
legionari
li
che giunsero
inseguirono e fin
si
lascia-
sotto a Castenedolo.
Austriaci che trovavasi in posizione cadde su
quei pochi valorosi, e cercò di circondarli sti
egli
Una scaramuccia d'avamposti
comandate
posti austriaci
rono trasportare
Brescia
buon numero, avevano
luoghi.
Cacciatori delle Alpi
prima dagli Austriaci.
quali dalla posizione di Castene-
i
origine ad un combattimento
vivamente
con parte
recò a Bettoletto, e vi fece costruire un ponte
si
si
;
ma
posero in ritirata. Frattanto
avvedutisi queil
generale Ga-
139 raccoglierli nelle primitive posi-
ribaldi accorreva e riusciva a
nemico e provandone
egli
stesso in quantità notevole proporzionatamente alle truppe
im-
zioni
cagionando gravi perdite
,
pegnate: 149 tra morti e «
Il
Re
dal mattino,
fin
rale Garibaldi,
al
feriti.
per secondare
avea ordinato
alia
movimento
il
del gene-
prendere posi-
4. a divisione di
zione aS. Eufemia e S. Paolo, sulle strade cbe da Brescia mettono a
Lonato e Castenedolo. «
generale Cialdini, avuta da questi luoghi notizia del com-
Il
parte della sua divisione
battimento, recò
poggiare all'occorrenza «
che anzi
si
a
Rezzato per ap-
generale Garibaldi.
non s'avanzarono
Austriaci
Gli
ponti,
il
Civilenghe
oltre
non solamente
ritirarono in breve,
di
e
Tre-
l<\,
ma
anche da Castenedolo. «
Uno squadrone
poco dopo d'esservi entrato udì cui,
fuggendo, fecero saltare
tcchiari
fra
i
fatto
chiamare
chi, e Pea, e l'Aporti,
d'Infanzia
tenne, e
,
il
il
prode
il
prodi
de'
nepole
al
i
—
e Giuseppe Gradenigo
feriti
i
sottotenenti Spec-
chiarissimo fondatore degli Asili
appena
diciasset-
colonnello Thurr, questo fedele amico e
compagno
ed un Andrea Rossi
di
Brescia
,
Garibaldi, che cadde gridando viva Italia, viva Ungheria! (I)
e che premiato tare,
venne più
immediatamente
(1)
D'Ayala, op.
cit.
pag. 283, 'ì^k
op. cit. pag. 85
(2) Garibaldi gli scriveva
causa
medaglia insignito
al
valor
della
mili-
cittadi-
(2).
slava per aprirsi innanzi a Garibaldi
Ma un nuovo campo
— Paya,
colla
sendo risanato,
lardi,
nanza italiana dal governo del Re
la
e
una mina, con
ponte sul Chiese davanti a Mon-
il
veneziano, luogotenente, e furono fra
di
Austriaci,
degli
scoppio di
maggiore Narciso Bronzetti, del Tirolo Garibaldi per lo meraviglioso valore, che
morti
carissimo a
Italiano,
avea
lo
».
Caddero
lo
parte
villaggio per
l'abbandono del
luogo
Novara riconobbe sul
cavalleggieri di
dei
—
— Gazzetta piemontese, i9 giugno 1859
Vita aneSottica di Garibaldi, pag. 42.
IT^iugno « Il sangue ungherese fu versato per dei due popoli è ora cementala, e giustizia un valoroso pari vostro!».
il
d'Italia! la fratellanza
volea lo fosse col sangue di
—
^
un campo più conforme alle sue abitudini, che non fossero le immense pianure nelle quali il cozzo di trecento mila uomini dovea
fra
breve decider
della guerra.
le sorti
S'era avuto seniore che un corpo d'Austriaci pensasse ad at-
taccar di fianco la Valtellina
—
scendendo
alleati,
gli
e Garibaldi con
per
in Italia
Tirolo e
il
Cacciatori delle Alpi, e
i
il
general
Cialdini colla quarta divisione erano spediti ad occupare
i
passi
e contrastar la discesa.
Partiva Garibaldi la
del
nolte
17 spingendosi
Garda — ma
di quivi a Desenzano sul lago di nemiche ragguardevoli lo persuadeva ad
colle artiglierie
Cacciatori delle Alpi,
i
noni nostri l'ebbero ridotto
al silenzio.
verso Tirano, e
dici s'era spinto
arrestarsi
— un
piro-
dì
i
ma
breve alcuni can-
in
Intanto
colonnello
il
seguenti
gli
Me-
tenea dietro
rimanente della divisione, che dapprima occupò Breno e
il
e
l'incontro di forze
volle mettere a profitto l'occasione, fulminando
nemico
scafo del
fino a Salò,
il
lago d'Idro, d'onde guardava la Valtellina, la Valcamonica, la
Valtempia e
Il
Valsabbia
la
erano riunite
— finché
in
ultimo
tutte
le
forze
2S00
5 luglio Garibaldi riceveva l'avviso che un corpo di
Bormio — guidò senza indugio tentava passo — — malgrado luoghi — malgrado fuoco sempre per —
circa
tirolesi
di
il
contro ad essi
camminando
i
suoi prodi
l'asperittà dei
e
quasi
i
vivissimo e terribilmente preciso
nemico
fu
si
Valcamonica.
in
ghiacciai
il
de' cacciatori tirolesi (i)
il
respinto con gravi perdite, e costretto a ritirarsi sullo
Stelvio e ad
abbandonare
la
Vecchia-Rocca, antemurale
di
Rocca
d'Anfo.
Fu
in
queste posizioni che Garibaldi ed
vittoria di vittorie,
i
suoi,
mentre per
la
San Martino già sognavano nuovi successi e nuove
ebbero
la
incredibile notizia della tregua di Villafranca.
Garibaldi all'inattesa novella accorse al quartier generale del
Re
in
Roverbella
,
protestando che egli e
suo Corpo rassegnavano
E (1)
in
verità
quale
gli
ufficiali
del
l'ufficio.
disinganno
Vedi l'ordine del giorno del
zambano.
tutti
Re,
più
in
amaro
data
di
cotesto,
per
12 luglio 1859 da Mon-
i
141
aveano
tanti prodi che s'
erano sobbarcali
agi e la sicurezza domestica,
lasciali gli
alle privazioni
continue
devano
un punto
in
,
non da un disastro che spiegasse presa
ma
,
la
patria,
rotta la corsa vittoriosa degli
,
1'
penna-
ai pericoli
,
nenli della vita militare per fare indipendente
abbandono
,
della santa im-
dall'arbitrio inesplicabile ed inesplicato
sceso in Italia, promettendo agl'Italiani di
e ve-
eserciti
farli
di
liberi
chi
era
daWAlpi
aWAdriaticol....
E
quei molti volontari veneti che erano nelle
che aveano
ponli, a Brescia, rosi
dei Garibal-
file
che aveano pugnato intrepidi a Varese, a Como, a Tre-
diani,
cadérsi al fianco tanti valo-
visti
e cari concittadini ai quali consolavano l'agonia additando
loro Venezia fra breve strappata agli artigli della feroce aquila
—
bicipite
come potevan
udire la fatale novella
essi
imprecare a chi rendea vani e splendide vittorie
inutili
?
Garibaldi tornato fra
congedo che solennemente •
suoi
i
attendevano
tutti
giuramento
il
Forse Vittorio Emanuele
che lata
che
—
d'
chiamò
li
avrà dello
interesse dei nostri alleati,
-e
su chi l'avea imposta torli,
,
prode
al la
la
giierrillero
dichiarava stipu-
volontà
doveri della pace
i
— che
il
tempo,
— del
a rinnovare
tutti
del
— —
governo
sacrosanti diritti d'Italia eransi consultati
i
la responsabilità
zano molti
non
non
Re.
di fedeltà al 11
Re e Garibaldi, arme invece
d'Austria e lo imperatore dei Francesi
« fra l'imperatore lo
piemontese, non
che
il
compagni
dispaccio annunzialore della tregua
il
e
dolorosi sagrifici e così
i
Nulla trapelò in allora del colloquio fra
ma
—
prematura cadeano
e la costanza
raddriz-
a molte in-
rimediano a molli mali, riparano
giustizie...
Pochi giorni dopo si
dolesse
ducia,
giorno ((
il
Re che
Garibaldi
il
Qualunque
file,
nelle
19
come
dei volontari serpeggiasse la sfi-
file
luglio
promulgava
ordine
questo
del
:
sia
non debbono posar le
informalo dal generale Lamarrnora
,
lo
indirizzo degli eventi politici,
le
armi, né scoraggiarsi
e provino all'Europa che, se
son pronti a tentar da capo siano! »
le
sorti
li
gli Italiani
— ingrossino invece
guidi Vittorio Emanuele, della
guerra
,
qualunque
142
La
città
egli ringraziava scrivendo
che
mio braccio
il
20
il
mia patria
limiti alla
Le signore
suo affetto
corpo dei Caccialori
al
magnifica bandiera che esse hanno ricamata —
Alpi d'una
farà nascere
ringrazia scrivendo che « essa
nerale
le
che
seguano
la
sua devozione
della
e
»
!
Bergamo fanno dono
di
gli stessi
:
da Lovere: « Può essere tempo non possa più manegma il mio cuore fino all'ultimo
—
giar l'arma che Nizza mi dona
d'onore
luglio
affievolito dal
suo sospiro nulla perderà del senza
una spada
Nizza votava a Garibaldi
di
delle
il
Ge-
nei soldati
sentimenti che hanno spinto a donarla. »
A'suoi volontari dell'Italia centrale,
agevolato
quali è
ai
ri-
il
torno alla terra natia, egli dice: ((
glia
Rientrando nei domestici focolari e nelle dolcezze della fami-
— non
poleone
III
dimenticate mai la gratitudine che dobbiamo a Na-
ed allo eroico esercito francese, che tuttora ha tanti dolore
suoi prodi giacenti sul letto del riscatto
siano
l
i
mandano
i
giusti voli del
— quando Adriatico — sarà per
l'Italia
disfatti
Ma chi
intanto
le
ragguagli
punto
alla
— dapprin»a al
lo
scostarci Vittorio
e
50
un
indirizzo
tanti di
buoni Zurigo
che ne trapelano
feli-«
popolo Italiano saranno sod-
sarà veramente libera
conferenze
di
luglio ringraziandoli,
ventura
Alpi
dalle
allo
quella di visitar
fratelli! ». si
sono aperte
non
nel pubblico
—
e
i
po-
accennano
probabilità che ne debba uscire la salvezza d'Italia.
Garibaldi,
estranee
il
me una grande
Spagna ed abbracciarvi
la
a Garibaldi
suoi successi, ed egli,
Quando
«
,
l Italia
fede:
per
qualunque
•»
spagnuoli
liberali
citazione per
risponde:
sola professione di
nostra
dalla
Emanuele IH
che
,
dobbiamo
non
noi
o mutilali
feriti
ricordatevi
sopralulto
propositi della diplomazia,
i
mai
—E
d'Italia!
inquieto,
impaziente, chiede un congedo illimitato
glielo ricusano,
più lardi
Governo piemonlese,
Corpo che ha formato e
si
si
l'illustre
annunzia che per cause generale abbandona
reca ad assumere
il
un coniando su-
periore in Toscana. Egli prende congedo da suoi
proclama datato
alli
li agosto
compagni
d'
da Bergamo:
armi «
con
Debbo
per ora dal servizio. S. M. chiama a surrogarmi
il
questo ritirarmi
generale Po-
U3 maretto
— spero
che
quanto foste
voi,
combatli-
valorosi nei
mcnli, altrettanto sarete ora disciplinati, e procurerete di acqui-
deve
star sotto l'armi quell'istruzione che
della nostra patria assicurarvi
A
Genova, a Livorno, a Firenze, a Modena successivamente
egli
reca è accolto con
si
entusiasmo che ricordano
fermerà
la
nuovo Lungarno
della
volta
volubile ruota della fortuna
nome
Firenze intitola dal del
—
di
dimostrazioni facili
senno de' popoli
il
!
conferisce
gli
affidato al generale Ulloa
prima Divisione, già
di
speranze
Garibaldi una delle principali vie
Governo
il
nemici
ai
a Parma dove
,
tali
più bei giorni delle
i
1848! Ma fortunatamente questa
nel
faccia
in
posto di cui siete degni ».
il
—
il
comando
,
e lo pro-
municipio di Como vota muove a generale di divisione il un monumento che ricordi la vittoria di San Fermo; il Tirolo italiano manda a Garibaldi una deputazione. ringrazia ('omaschi E Garibaldi arringa la popolazione ;
—
risponde
—
—
deputati
ai
—
commesse, secondando
alacrità l'ordinamento delle truppe a lui
con tutta
l'autorità,
i
un tempo spinge con indefessa
e ad
che deriva dal prestigio che
raro talento ordinatore del generale Fanti
mesi
circonda,
circa.
Romagne che aveano
Garibaldi visitò le varie città delle
scosso
giogo papale. Egli volle rivedere que' luoghi dove nel 1849
egli
avea tanto combattuto, e tanto
giungeva
in
Ravenna, accolto
20 settembre
Ai
sofl'erto.
pure,
ivi
come
dappertutto, dalle
più cordiali manifestazioni di simpatia, e in un discorso a
popolo: (c
Quando sono
(c
in famiglia
a amici,
ma
«
anelavo
«
grazie
Ma un
il
—
—
poiché
la
i
momento ».
mezzo a
in
trovo qui
di
voi,
egli
pio dovere
veggo
non
solamente
miei
salvatori; e son dieci
potervi
fra
quel
mi sento voi
molti
anni che
rendere pubbliche e solenni
,
e la
la
memoria
Pineta
cuore
del
— colà
dove
più gran dolore, dopo quello di vedere
sua cara
dicea, io
.
a Sani' Alberto presso il
il
pochi
in
centrale è in grado di mettere in linea di battaglia
l'Italia
45,000 uomini
il
lo
— cosicché
Italia.
lo
egli
chiamavano avea
sofferto
schiava ed oppressa
144
Ecco
in quali
episodio
chiesa
la
giornale dell' epoca
il
Generale co' suoi due
della
Mandriola,
esso ed
a'
suoi
ignari, e lo era
entrati in quella chiesa,
procedere oltre.
Fu
fornìa dal parroco.
in
tumulo della moglie.
il
furono presentate diverse corone
figli
da fanciulle. Erano
di
quando
il
parroco
Davanti
coperto a nero. Si inginocchiano
fé'
cenno
a Garihaldi
tumulo eravi uno sgabello
al
lutti
quindi succede una scena
;
commoventissima. Garibaldi piangendo a calde lagrime la
causa del suo pianto.
un pianto dirotto; aveva in
—
un concentramento sublime.
tutto
sopra
figlia sola
la
rito
il
— Finita
dei morti.
Frattanto
dolore. Garibaldi ebbe
qualcuno infermo desiderò
sitarlo. Ieri
e dalla
un
si
ravvisano
sempre
al fianco
musica civica
dieci miglia.
di
Sant'Alberto.
Alla porla di
segna. Indi unendosi
ai
il
Ravenna
Ravennati e
fu
alla
la
a bruno vestiti
sera
il
piedi
esleso rogito di con-
musica della
posta la cassa sopra una carrozza, preparata
Durante tutta
suoi salva-
Avevano percorso a
percorrendo fuori delle mura un lungo trailo
preziosi avanzi.
i
convoglio funebre
40 giovani
oltre
di
segni di un
i
vederlo, ed egli andò a vi-
di
ad un'ora pomeridiana giungeva
accompagnato da un'eletta
parroco compiva
il
questa dolorosa funzione, l'ac-
e la famiglia sua, sulla di cui faccia
lori;
perchè non
minuti, soli,
"^0
oltre
a salutare ed applaudire Garibaldi,
corsa moltitudine cominciò
immenso
soffriva
tulli
significa
abbandonano ad
Essi allora si
beneficio del pianto. Rimasero
il
di fiori
del perchè fossero
l'aia,
quindi co' suoi introdotto in una stanza
contigua alla sagrestia.
ai figli
meslo
il
e l'aia di essi avanti
figli
ricevuto
fu
Entrato in chiesa, egli cercava cogli occhi
Ad
narra
:
Giunto
«
termini un
al
di
città,
strada,
fu
e
de-
trasporto di que'
Generale
fu
concen-
trato e parlò poco ».
Ma
intanto gli avvenimenti incalzano. Mentre
viglioso delle province dell'Italia centrale
ninna forza
che
le
umana avrà
unanimi votazioni
clamato;
il
Papa
,
minaccia irrompere
più di
mai possanza
già di
fa
il
senno mera-
presentire che
rompere l'unione
sette milioni dllalioni
hanno pro-
male consigliato, raduna armi ed armali, e ;
e
il
Duellino di
Modena pare che
gli
tenga
U5 bordone; e
si
afferma che l'Austria
acque per aver modo
Un
l'Italia libera
il
passato, dall'avvenire d'Italia
è
al
qua o
di
al
in queste
soffii
pescar nel torbido.
di
picciolo ruscello divide
di
di soppiatto
— La indipendenza
—
schiava
dall'Italia
della nazione
della Cattolica?
là
Chi varchi questo nuovo Rubicone,
nome
in
del riscatto d'Ita-
arriverà al Campidoglio, o fermerassi alla rupe Tarpeia?
lia,
Garibaldi, sempre animoso, intraprendente,
pende
alla
prima
errori o colpe fors'
Vittorio
dalla
Emanuele
diali
il
lui
ipotesi.
poco dal tempo, se non
e dappertutto
un'audace iniziativa.
l'affretti
chiama a
lo
sé. Garibaldi
acclamazioni.
il
viene a Torino,
suo passaggio è salutato dalle più vive e cor-
Durò lungamente di sollevare
e imaginoso pro-
— Le prudenti lentezze a paiono diplomazia — anche — nulla spera
il
segretissimo colloquio
il
cercheremo
—
Due settimane dopo, diarii generale Garibaldi avea rinunciato al comando
velo che lo coprì.
annunziavano che
— non
i
della 2^ divisione, e che la sua rinuncia era stata accettata. Infinite
Dobbiamo
Una
le
che
congetture
si
fecero su questo incidente.
dire la vera?
disapprovava
setta politica
il
conlegno
a suo avviso
,
troppo timido e riservato del governo piemontese stesso della unificazione a' suoi
desideri.
tendenze,
vano
—
ma avea
— d'altronde
paziente di agire.
11
,
monarchica non era
generale Garibaldi
fede in parecchi fra egli
—E
quali parca possibile
Napoli
—
—
in tutto
il
,
fatto
consentaneo
era estraneo a queste quelli
che
carezza-
le
pure era intollerante degli indugi, e imlo
spingeano
i
consigli
certuni
di
anche una aggressione contro
per cacciarne
forse
il
il
,
Regno
Borbonide, e introdurre la libertà
ai di
—
queste cause insieme operando, persuasero a Garibaldi esser op-
portuna una spinta vigorosa Farini,
al
Governo.
meglio edotto intorno alla vera
vere probabilità di
successo
,
costanza sufficienti a resistere;
ebbe
in
Il
dittatore dell'Emilia,
utilità
se
d'Italia,
ed alle
medesimo animo
se la lotta fu privata,
e
personale,
segreta, essa era tuttavia proceduta troppo oltre perchè Garibaldi
potesse rimanere a capo di truppe alle quali non di
gli si
consentiva
dare quell'indirizzo che solo egli credea buono e conveniente. 10
146
Ma non
causa. —
perciò s'attiepidiva lo zelo di Garibaldi per la santa Ricostituitasi la Società nazionale italiana, egli
accettata la presidenza siero,
che
Italia
vogliano
E
un milione
di
fucili
abbia un milione di
fucili
maneggiarli, quel
braccia per
dì
—
vittoria
un proclama
—
e
all'Italia l'
Poco durerà
armi
di
—
E non
rivoluzionari
il
«
:
suo
santa
alla
esercitatevi,
!
La diplomazia non par
la pace.
!
Guarda a voi come ad un
Noi rispettiamo
e
!
non
sia
non forbisca
!
un
»
solo italiano che
suo fucile per
il
otte-
nere, domani forse, colla forza ciò che oggi contro giustizia
nega!...
Oh
—
si
(1).
se Garibaldi
!
i
territorio altrui
il
in casa nostra
Concittadini
obolo,
posto
il
e ostenta ignorare che in voi sono
adunque padroni
conchiudea offra
!
una grande nazione
lascino
ci
è detto:
Re che guidovvi
al
né
,
disposta a vedere le cose quali sono.
di
in cui
!
non abbandonate
disciplinatevi.
che
in lui fosse, l'effetto
raffreddi l'ardor vostro per la
Avete giurata fedeltà
pugno
sarà, vogliano o non
sua lontananza potevano produrre sui sol-
la
causa che difendiamo
germi
il
gli stranieri.
La mia partenza non
((
egli iniziava
egli diceva,
pronto, e con essi le
in
Italia
dati dell'Italia centrale, dirigea loro <c
ne avea
dallo stesso pen-
— poiché,
ad un tempo per attenuare, quanto
sua rinuncia e
la
sempre
doversi redimere colle armi proprie,
l'Italia
la soscrizione per di
— preoccupato
non parlasse mai che
il
linguaggio del sol-
dato!...
Ma
sgraziatamente in questo frattempo
pubblica associava nello stesso plauso dine
dopo
,
d'Italia
ribaldi
Re
il
— — una
,
i
,
mentre
la
simpatia e di gratitu-
di
due uomini che più aveano
l'uno col senno, l'altro colla spada
minoranza che
mentaneamente, e a mo'
di
la
tregua
coscienza
—
fatto in
prò
Cavour e Ga-
di Villafranca
avea mo-
aom-
spediente, chiamata al potere,
bratasi della potenza che derivava da tanta popolarità, mostra-
vasi
non
(1)
sollecita
più
di tutelare
i
di
provvedere
alla propria
veri interessi dello Stato.
Proclama da Genova, 23 novembre 1859.
ambizione
,
che
i47
— per
Garibaldi fu sempre facile ad essere aggiralo
—
eccessiva del suo carallere; spirito di
parte mise
Garibaldi fu
onestà
la
stromento cbe
io
opera per deviar dalla vera mela
in
lo
l'opi-
nione pubblica. in cui potrà dirsi
Verrà tempo,
argomento, cbe pur solo
ieri
tutta
la
verità
sul
delicato
Parlamento era materin
nel
agli
armeggiamenti del capo dell'antico Ministero e del capo del Ministero attuale (i).
Per ora solo questo diremo
Garibaldi credette servire
interessi della libertà e della indipendenza d'Italia,
gli il
— cbe
suo
nome da
tanto contribuito a fare onorala, forte, e diffusa col titolo di litare
—
il
—
e proponendo,
Nazione Armila, una nuova associazione politico-miprimitivo, cbe forse era buono quale
cui concetto
egli
imaginavalo — era
sue,
falsato e guastato
dilaniarono
si
rilirando
quella Società Nazionale Italiana clic egli avea
tra
,
contro
sua volontà
la
da alcuni
mestatori
intenzioni
le
politici
a vicenda accusandosi
loro,
e
,
degli
cbe dopo scandali
dolorosi che ne seguirono (2).
Fu
dello che la Nazione
diplomazia. —
zioni della
Armata
sciogliesse per le intima-
si
Errore. —
La
dij)lomazìa non adoprò
contra di essa armi più serie del grazioso epigramma, col quale sir
Hudson scrivea cbe essendo ormai due Nazioni presso quale delle
desiderava sapere
due
ci
si
nello Sialo,
dovesse tenere
accreditato!..
Cadde piuttosto
Nazione Armata, dacché una riunione com-
la
posta della grandissima maggioranza degli
ricusava
ricisamente
tempo cbe separava di
la
antichi
Deputati
le
suo concorso, dichiarando però a un
il
persona del Garibaldi, degno pur sempre
tulle le simpatie, e di tutta la reverenza," da quella di coloro
che aveano cercato
(1)
Vedi
i
di coprire col
discorsi del conte
Cavour
suo
e
del
nome
e colla sua autorità
commendatore Ralazzi
nelle
tornate delli 27 e 29 maggio. (2)
È degno
di noia,
come
il
commendatore
lìalazzi nel discorso
che fece
maggio 1860 rinnegasse risoliilamente e disapprovasse nel modo più esplicito ciò che in di lui nome, o poco meno, fecero i ikoffenella tornata delli 29
rio,
i
Sineo, ed allrilali nel
novembre
e
decembre precedenti.
US la propria nullaggine, e giovarsi del fini
suo ardente patriottismo
ai
poco elevati delle loro personali ambizioni.
Convocati
comizi elettorali del Regno dal nuovo Ministero,
i
parecchi Collegi onoravansi di scegliere a
loro
rappresentante
Generale. Breve apparizione egli fece nell'arringo par-
l'illustre
lamentare dove
—
per
suo cuore resisteva inflessibilmente alla separa-
le quali
zione
il
sua terra natia
della
—
coll'anima esulcerata
necessità politica
—
.
i
le simpatie e la
—
destini d'Italia
quale Garibaldi ha consacrato sé stesso;
non
le
ragioni
anticbe provincie del regno
dalle
italiano.
La
patrocinò
di
— furono
deferenza dovuta
queir
Italia alla
più potenti che
a chi tanto fece per la
italiana indipendenza.
L'esempio stesso di Garibaldi che tutto sagrificò nazionale stette contro di
volea che aspirando
cipìi
confini che le die natura,
—
lui il
principio
al
la logica inesorabile dei
Piemonte a conquistar
prin-
all'Italia
Francia quelli che
restituisse alla
i
le
sono proprii.
Ma quando aprirsi di
ancora s'agitava
la dolorosissima questione,
ecco
nuovo a Garibaldi un campo d'azione omogeneo
alle
sue tendenze, all'indole sua.... Il
telegrafo annunzia ai primi di aprile che la Sicilia ritenta
anche una volta che
la
ha
Pisani,
fornito
dimostrazione
guerra della indipendenza contro
—
la schiaccia.
,
cittadini di
ai
contro
sceso in piazza
Un'opera musicale che
e
il
il
governo
—
Palermo
il
sangue degli oppressori
Borbonide Vittore
pretesto per
teatro
poi dal
il
s'intitola
si
una
popolo è
il
è mescolato a
quello degli oppressi....
Un
dispaccio
ufficiale
del governo
che « risola era tranquilla
aprile
Allo indomani
notizie
sicure
annunziano che tutta
meridionale della Sicilia è in armi dati
si
— che
da Napoli
spediscono precipitosamente nell'isola
è in crociera tutt'intorno per
Poi ogni giorno
sorge
Napoli annunzia
di
—
Siciliani
r di
7
tema
di
— che
la parte
tutti
i
sol-
la flottiglia
sbarchi.
reca l'annunzio di una nuova città che
un nuovo
— ma
il
)>.
atto di eroismo, di
ad un tempo l'eco porta
in-
un nuovo successo dei il
grido doloroso della
149 Sicilia
che chiede T aiuto dei
non
guale, la forza brutale del diritto.
A
—
affinchè nella lotta disu-
fratelli,
nuovamente
trionfi
della giustizia e
questo grido Garibaldi non può essere sordo...
18^8
Egli che nel
grido dei combattenti
nide hanno
di
un angolo
stare inerte in
ripreso
remote sponde dell'Uraguay udiva
dalle
1'
e di Pastrengo,
Coito,
mentre
d'Italia,
la
egli
il
non può
libertà e la tiran-
eterno duello in un'altra provincia
della
Penisola,
Garibaldi ha deciso
— andrà
— andrà
Sicilia
in
in Sicilia a
scrivervi colla spada fiammeggiante dell'angelo della divina ven-
detta un nuovo trionfo col sangue dei ciechi strumenti della più
— andrà
ostinata e codarda tirannide
e
suo esempio insegnando come
il
assicurato
il
Concepito
—
più sicuri
in
avranno ben presto
riscatto di que' generosi Isolani il
gran disegno,
tutti
!
apre a pochi tra
egli Io
applaudono —
e la sua voce
Sicilia,
vince,
si
tutti
i
più
fidi,
e
i
ad una voce rispondono che
son pronti a seguirlo. Egli lascia per
Sire
((
11
il
Re questa
!
grido di affanno che dalla Sicilia arrivò alle mie orecchie,
ha commosso
il
mio cuore, e quello
vecchi compagni d'arme. insurrezionale de' miei essi si
sono sollevati a
Maestà è
Io
fratelli
nome
la personificazione,
l'epoca nostra, dizione.
lettera:
non ho
di
alcune centinaia de' miei
non ho consigliato di
Sicilia,
ma
dal
dell'unità italiana
contro
esitato di
la
,
il
movimento
momento che di
cui Vostra
più infame tirannia del-
mettermi alla testa della spe-
So bene che m'imbarco per un'impresa pericolosa,
pongo confidenza
in
Dio,
ma
nel coraggio e nella devozione de' miei
compagni. ((
lia
!
Il
—
nostro grido di guerra sarà sempre:
Viva Vittorio Emmanuele
—
,
«
Viva
l'unità d'Ita-
suo primo e più bravo sol-
». Se noi falliremo, spero che l'Italia e l'Europa libenon dimenticheranno che questa impresa è stata decisa per motivi puri afifatto da egoismo, e interamente patriottici. Se
dato! rale
i50
riusciremo, di
d'ornare
sarò superbo
corona
la
Vostra Maestà
di
questo nuovo e brillantissimo gioiello, a condizione tuttavia
che Vostra Maestà
si
opponga,
cedano questa provincia
mia
a ciò che
di
i
consiglieri
lei
come hanno
allo straniero
della
fatto
terra natale.
non ho partecipato
Io
<(
temeva
infatti
che per
mio progetto a Vostra Maestà
il
riverenza che
la
le
:
Vostra
professo,
Maestà non riuscisse a persuadermi d'abbandonarlo. Di Vostra Maestà, Sire,
«
più devoto suddito
il
« G.
Ed
Garibaldi. »
all'amico Biagio Garanti scrive quest'altra
:
Genova, 5 maggio.
Mio
«
È
((
caro
Garanti,
quasi certo che partiremo questa sera per
In questo caso io conto con ragione
sogna movere il
molo
nazione
la
della Sicilia,
ma
combattono oppressori. noti all'Italia,
Ma
((
liberi
si
dove
Italiani
accompagnato da uomini ben
sono
non sarà
l'onore italiano
solo onore,
tratta del
vostro. Bi-
non consigliai
e schiavi. Io
credetti dover accorrere Io
comunque vada,
e
oggi non
membra
le
—
mezzogiorno.
il
suU' appoggio
bensì
di
leso.
rannodare
sparse della famiglia italiana per portarla poi com-
patta contro più potenti nemici. «
Il
grido di guerra sarà Vittorio
Io
((
assumo
scrivere al
Re
la risponsabilità ,
né vederlo
,
dell'
Emanuele ed
Italia.
e non ho voluto
impresa,
perchè naturalmente mi avrebbe
vietato di operare. «
Vedete
Italiano
la
tutti
i
nostri amici,
sublime scossa
di
che
ci
aiutino a dare al popolo
cui è capace certamente
,
e che
deve emanciparlo. ((
Non
si
tocchi al
prode nostro esercito,
generoso nella nazione sti
si
mova
verso
i
ma
fratelli
quanto v'è
marceranno e combatteranno per noi domani. «
Oro, uomini, armi,
«
Presto avrete notizia di noi.
l'Italia
tutto possiede.
«
di
oppressi, e que-
G. Garibaldi
».
151
La
soscrizione per
corrente
milione
il
di fucili
primordi della impresa
ai
vapori della Società Rubaltino,
messo
somministra
— occupati
Piemonte e
il
il
denaro oc-
il
nascosto
di
i
due
— com-
Lombardo
onestà ed alla riconoscenza della Nazione l'obbligo
alla
compensarne
proprietario
il
armi, e munizioni molle
Sono con
lui
—
—
di
compagni, ed
mille circa
riuniti
approda a Marsala.
egli
Nino Bixio, Stocco, La Masa, Anfossi, Cerini,
Cairoti
che comandano
Crispi,
Manin, Calvino, Majocchi,
compagnie
sette
le
—
di soldati;
Sirlori,
Borchelta, Bruzzcsi,
Griziotli,
Cenni, Montanari, Bandi, Stagnetti, Basso, e l'indivisibile Thurr, e
il
primogenito Menotti, e
diletto figlio suo
tore Casliglia
poco
al
che guidò felicemente
,
sbarco
felice
—
e
Ripari
e contribuì
,
Boldrini
e
,
valoroso Salva-
il
navi
le
e
,
non per
Giulini
l'assistenza medico-chirurgica.
Iddio toglie
Eran pur
il
senno a cui vuol perdere.
molti,
e
macchine a vapore
ben armati,
e
buoni velieri, e con robuste
bastimenti della crociera napoletana... ep-
i
pure Garibaldi ne ha delusa
la
vigilanza
—
e
li
ha
vinti alla
corsa.
pur sopra in tempo, e potevano
Gli eran
gran numero
zargli
di prodi
dargli a fondo l'altro bastimento cogli uomini e col lo dichiara l'inglese
rimangonsi
—
Intrepid {{)
dello
tre vascelli napoletani
i
come
— e mancarico — ;
—
e invece
istupiditi alla vista di
— chiedon consiglio a chi né può, né deve, né vuole darlo — e quando bastimenti
Garibaldi e de' suoi loro
comandante
ammaz-
di leggieri
che appena avea sbarcato
esitano incerti
fin
sono abbandonati alle onde ed a chi se
ancora
al solo
compagni moltiplica
bertà
—
— di i
i
pigli,
spaventano
si
pensiero che fu sopra di essi Garibaldi
Intanto egli è a terra
siasmo e
li
— ha
le popolazioni
prontamente riordinati
i
accorrono festanti e piene
ardore intorno a
combattenti della
lui
— ogni
causa
nuovi legni con nuovi
aiuti
di
entu-
momento, ogni passo
della giustizia e
da
!
suoi valorosi
altre parti
spiaggia e sbarcano armi ed armati.
(1) Vedi la relazione pubblicata dai giornali inglesi.
della
li-
toccan
la
152
Appena
ho'guidato una schiera
« Io vi
voi!
— resto
Sicilia
—
dunque!
chi
altro
,
Non
fucili,
ma
Sicilia
alle
la liberazione
della nostra
— All'armi
breve.
e
facile
vale
il
prelesto
mancanza d'armi. Noi ci basta impu-
della
—
per ora un'arma qualunque
—
gnata dalla destra d'un valoroso. bimbi,
che
sarà
l'opera
grido
— Noi siamo con
non impugna un'arma, è un codardo od un traditore
della patria.
avremo
uniti
di prodi, accorsi all'eroico
delle battaglie lombarde.
non chiediamo
e noi
— Tutti
terra.
:
Siciliani!
(c
della
dà fuori questo proclama
è a terra,
donne ed
ai
municipi provvederanno
I
—
vecchi derelitti.
insegnerà ancora una volta come
All'armi. tutti
ai
— La
un paese dagli
libera
si
I
oppressori, colla potente volontà d'un popolo unito.
Garibaldi.
((
—
—
Garibaldi ha vinto a Marsala
a Monreale
—
a Partenico
Mentre noi scriviamo queste linee
— —
.
.
ed
egli,
i
nemico
Il
suoi prodi è
si
com-
ritirato sulle
non importa, dicono
essi
:
—
Palermo
sia
mina
e
ma cessi la tirannide borbonica ma splenda un* gemma sul diadema di Vittorio Emanuele II, ma si com-
macerie
pia
città.
da queste piove bombe e fiamme sui generosi Paler-
e
mitani
altra
a Calatafimi
a Palermo.
pagni sono padroni delle navi
—
>»
,
,
quest' altro
verso
passo
la
gran
meta
,
—
1'
unificazione
d'Italia...
Intanto
il
Borbonide spaventato allestisce
carica di gioie, di vasellame, di denari
sei navi,
— per
che soprac-
esser parato, in
ogni evento, alla fuga.
E
a scongiurare le ire estreme della fortuna
ciliani
il
loro
concittadino
Lanza
colle
,
manda
mani piene
di
ai
Si-
pro-
messe...
Costan cosi poco scordarle e violarle
—
quando
promesse
le
—
è svanito
il
ai
Borboni che sanno così bene
fossero pure confermate col giuramento!
pericolo
—
unica loro fede
!
—
153
rispondono acclamando Garibaldi dittatore dell'Isola
Siciliani
I
Re
pel
Montelepre
esempi II
Emanuele
Vittorio
di
—
comuni
i
sconfitti
fuga Garibaldi
in
capi,
i
— ma
risola
La prima
seguono
dell' Isola
uccisi e
insorti,
gli
'ricondotta all'obbedienza
,
ogni bollettino napoletano segna un passo addietro.
vittoria dei Regii è annunziata a Marsala,
vincere cotesto che fa sempre retrocedere
i
la
seconda
nuovo modo
a Calatafimi, la terza a Monreale presso Palermo... di
gli
Palermo.
Governo Borbonide annunzia
prigionieri
Girgenti, Noto, Carini,
e Catania,
insomma
tutli
,
inse-
vincitori
guiti dai vinti...
E visto
l'Europa assiste maravigliando a questo spettacolo non più
— che
la scienza
rinnova prodigi dai quali
—
attende
piena di desiderio che
l'esito
della lotta,
giustizia trionfino
!
del se-
positiva
colo era disavvezza affatto
e la coscienza universale ansiosa il
diritto e la
Quegli stessi diari, che dapprima in alcuni
paesi più conservativi avean tacciato di violenza la spedizione in
cominciano a dubitare che possano forse anche
Sicilia,
dell'Isola
aver
diritto a levarsi dal
a chiunque senta la
la
galitcà,
nare più
,
quale ne' suoi
Garibaldi al
d'Orange,
capo
al
Regno Unito
Stalo
di
Valker
,
fondatore della
e
,
alla
le-
propensa a parago-
ora,
per bocca del suo
compara Garibaldi
,
popoli
stessa Inghilterra, tradizioni
alle
mostravasi
diari
filibustiero
uomo
insigne
fedele
così
i
un giogo insopportabile
— La
dignità d'uomo.
permalosa Inghilterra
la
collo
dinastia
a Guglielmo
che governa
il
!...
Pur troppo questi successi hanno già costato un sangue prezioso all'Italia.
E
l'Italia
di quel
ricorderà sempre con affettuosa venerazione
Nino Bixio, che degno
Repubblica francese
1848, nel 1849, da arrischiar
in
fratello
Piemonte
fu
,
il
nome
dell'antico inviato della
sempre
fra
i
primi nel
nel 1859, nel 1860, dappertutto dove fosse
la vita
per
strenuamente caduto sotto
il i
riscatto colpi
d' Italia
fratricidi
—
degli
e
che ora è sgherri del
Borbonide.
Ma grifici
niuna grande impresa fu mai compiuta senza grandi sae l'anima sua nobjné Bixio è caduto invendicato
—
—
i54 lissima esulterà se
premio della immatura sua morte
il
—
liberazione della Sicilia
E
(i).
Garibaldi ha promesso che la Sicilia sarà libera
Promessa degna dell'uomo che tenerla — impresa
splendidi
nome
il
lo
tentato
—
—
narrare
Garibaldi,
troppo grande
fin
d'
manalle
se già per tanti
avesse a caratteri indele-
—
tempo
dal
stretti
—
raccomandare
Garibaldi, polente, meravigliosa individualità di
!
e che saprà
Garibaldi,
di
non
storia
la
falli
scolpito nelle eterne sue pagine.
bili
—
falla
che da sola basterebbe a
più remote generazioni altri
ha
1'
sia la
—
— che
abbiamo
incalzati dagli eventi
ora per essere giudicato con
imparzialità dai contemporanei.
Ma qualunque
sia la diversità delle opinioni
e della fede po-
che ciascuno professi, è una lode che nessun uomo onesto
litica
e imparziale vorrà negare a Garibaldi
—
quella di avere sem-
pre sagrificato se slesso alla Patria.
E
basta avere meritato quesla lode, perchè
nome suo debba
il
essere caro e venerato a quanti hanno cara e venerata
l'Italia.
Torino, 31 maggio 1860.
PIER CARLO ROGGIO.
Quindici
giorni
appena
—
vennero pubblicate
rapidamente progredito
—
Palermo è libera abbassar
r
un ultimo
E mal cillà
come
la .
l'armi innanzi
asilo
—
dacché queste pagine
passati
generosa opera
25,000
ormai non rimane
isola
sono
e in questo brevissimo spazio quanto
ad
soldati
Messina.
sicuro anche questo
pili
—
di prodi
Palermitani:
(1) Vedi la
Nota
A
rovinino
in fine.
hanno dovuto
—
e
in
Re
— poiché
i
pure sopra
ha
!
cieco e caparbio dei
son parati anch'essi ad ogni estremo i
redenzione
borbonici
un pugno
al
di
tutta ,
che
cittadini della nobile
—
anch'essi
di
noi
le
dicono
case
e
i
155
templi nostri, se sotto questa rovina debba essere schiacciata la tirannide del Borbone!...
Ma sario
questo estremo
soldati di
I
sacrifizio,
Francesco
Bene questo bruto Lanza ed
nome
il
trovato fra
era un insulto
ma
Re
di
ai
la strage dei
!)
—
arrossirono per lui
essi
generali del
i
Napoli
e
chi osasse
iniquità...
precetti della
resistere ai
E
porpora e diadema avea comandata
in
e la morte;
Siculi e l'incendio,
finalmente fu
sono sfiduciati....
II
Letizia (fino
ai
speriamolo, non sarà più neces-
dell'Isola.
riscatto
al
le schiere che uno stupido servilismo rese
qui docile e
fin
maneggevole strumento del più rabbioso despotismo, anch'esse
—
cominciano a sentirsi un cuore ed una coscienza. s'
era lor detto, è un bandito
—
feccia di volgo.
fuoco,
al
bili
e
pochi che
i
mano
stesse destre che
lo
dopo
aflettuosi
alle schiere di Garibaldi,
hanno
tostochè amarci
bombe
visto quelle
da
chiamata
alla
Nobili,
—
E che
?
?
—
dirsi l'un l'altro,
i
—
ci
scanneremo
piutII
cui benefici! ai popoli sono
)>
risponde
dell'Isola
Garibaldi...
e plebei
piaghe,
importa a noi che regni Francesco
ogni angolo di
le
.
.
che regno è cotesto
e saccheggi
Intanto
.
cominciano a
in Sicilia?
—
erano intrise nel sangue loro nella battaglia,
s'
e confortare gli spiriti.
Perchè,
son
,
irresisti-
la vittoria;
adoperarsi con affetto e intelligenza fraterna a medicare
«
Garibaldi,
seguono
dopo averli saggiati intrepidi,
han provati umani,
li
caduti in
feriti
i
Ma
,
ricchi
poveri
e
—
la
voce
di
popoli
corrono all'armi
tutti
dai diciassette ai sessanl'anni gli uomini sono ascritti all'eser-
cito,
glie
gli
—
uni
per assumere
la
pericolosa iniziativa
Le donne gareggiano d'ardore forte
—
le
delle batta-
per mantenere l'ordine.
altri
gli
donne sicule degne
ha sempre
trovato
grandi cose
—
le
dano Segurana
di
intrepida Annita
esse
in
donne Nizza
—
e
e di patriottismo col sesso più
figliuole di quell'Italia, la
ispirazione
sicule che
—
al
ed
nome
ricordano Annita,
il
dove l'uomo conforto alle
di Garibaldi ricor-
—
l'affettuosa,
vogliono provare a Garibaldi che
la
non è
156
necessario nascere
mato
E I
dei
sotto
seno dell'amor
il
sole del tropico per sentirsi
il
patria
di
religione benedice
la
Sacerdoti guidano
comuni
—
siculi
s'aggirano fra
quel Dio, che disse
chiostri
i
recarvi
a
uomini
gli
cure
governo regolare
di Stato.
L'isola ei
di
Re
parola di
ed uguali.
per Vittorio Emanuele, alterna
prima ancora che siano scomparse
in Sicilia,
— son
— ma non
tanto diversi
è pericolo che
le
ne
!...
l'ha già divisa in ventiquattro distretti, ed a ciascuno
—
regolarmente costituita
—
popoli
i
Per sua opera già è costituito un
— l'amministrazione
è preposto un pubblico funzionario
accaduto
conforto della
il
liberi
ultime vestigia del dominio borbonico derivi confusione...
!
indipendenza
vuotano dei loro abitatori che
si
Garibaldi, acclamato dittatore alle battaglie le
libertà
alle battaglie dell'
schiere
le
!
trionfi della
i
infiam-
i
tribunali seggono,
salve due modificazioni
Vittorio
Emanuele
li, e
:
la giustizia è
centrale è
nulla fosse
nome
resa in
non hanno più
magistrati
i
come
altro
superiore che la Legge e la coscienza. II
fiore
virtù,
popolazione sicula,
della
ingegno o natali che da
diletta,
tamente
s'
a {frettano a tornare in
II,
quella ostinazione
essa, onde consolidare pron-
—
confuso, smarrito,
prega, supplica, e
invoca, e a
tutti
sola Potenza che forse ancora
—
quie del regno paterno quell'antico
il
il
gli
della resipiscenza
E
—
bene è giustizia
cipi tracotanti è la
si
—
tutti si
moltiplica
i
consigli,
raccomanda, meno
avrebbe salvato
le
ultime
alla reli-
pentimento.
fu in
breve diserto d'ogni bene
per aver battute tutte
li
fermo pur sempre in
quale, per avere nella numerosissima con-
grega obliata una sola divinità, cosi Francesco
ma
castigo di Dio ai principi malvagi che schiude
loro sotto ai piedi inevitabile lo abisso
E come
meglio noti per
de' loro esempi, della loro abnegazione.
nome,
Re Francesco
cittadini
esulavano fuori dell'isola
che sorge sulle rovine della tirannide coll'au-
l'edificio
torità del loro
i
lustri
le
porte
vedrà chiusa ogni via
— poiché
allo
:
— meno quella
scampo.
la maggiore espiazione per
i
prin-
umiliazione
In Inghilterra, nel più augusto consesso popolare, ecco
strò cf^la potente nazione
imprimere un' onta indelebile
il
mini-
in fronte
—— 157
Borbone dichiarando che
al re
«
il
basta a disonorare lutto un regno
uomo da
tal
felicitare
che
la lettera
Re
il
crisma regale
nel
Francesco
li
zione;
e
—
—
E
—
—
É
«
il
— da
che e
Mai mai
la stella
più feconda
!
a Francesco
rispondono
preghiere
—
mormorate
la clausola
civile è
si
gran
il
il
braccio e
il
entusiasmo
sangue; e chi non può
l'obolo suo.
.
.
.
erano sentite così solidali fra
—
è compiuto
fatto
la Sicilia sta
...
sei migliaia di volontari il
La
per esserlo
di
—
loro
solenne an-
il
Sicilia è già
mo-
affatto.
che fìngono
Borbonide colle gioie
—
fatti
di ritirarsi
di
da
una sognata
della splendidissima carriera militare di
e costringono venlicinquemila
tiche ed agguerrite a posar le armi dei popoli
E
d'
ogni nazione,
d'
sorprendono invece Palermo, con una mossa che ricorda
più splendidi
Catania
qualche re-
di
una esplosione
ogni parte accorrono prodi
Calatafimi, e inebbriano
ribaldi,
an-
—
Se cinque o
i
di
dell'umanità avea brillato d'una luce più viva e
ralmente libera
vittoria,
II
impotenti
di consigli
Di giorno in giorno, d'ora in ora attendiamo
nunzio che
con cui
vergogna della sua umilia-
la
non senza
manda almeno
nazioni
le
velo del mistero
il
l'aiuta cbe
sterili
mondo
e d'ogni lingua a offrirle offerire la vita,
suoi ministri
a'
— ...
Intanto in tutto
per la Sicilia;
ben
è
»
!
troppo tardi ».
mezza voce
mentale
strizione
Palermo 11
popolo italiano sulle barricate a Ferdinando
Roma non ha
ch' esse a
imperiali
medesima non
l'Austria
e
e lacera cosi
ministri il
Francesco
freddamente rinvia
avea creduto coprir i
Borbone, come già d'Austria
III
di
Napoli credea avere scritto a un fratello
di ,
— ma che
bombardalori
i
Napoleone
In Francia
bombardamento
il
della
Sicilia
,
—
uomini
di
Ga-
truppe an-
basterà un atto di volontà
perchè Messina
saluti
con Palermo e
sole della libertà e della indipendenza.
dopo?
Oh! Garibaldi mentre fa l'oggi, non trascura il domani. La Sicilia s'è levata nel nome d'Italia, e nel nome di Vittorio
Emanuele
II.
ì
158
Biancheggieranno tuttavia sullo estremo orizzonte d'augelli in fuga
che avranno esportato
le vele
,
ultime reliquie della esosa dominazione Borbonica
,
come
ali
dall' isola le ,
che già
la
rappresentanza sicula regolarmente convocata pronuncierà solen-
nemente
il
HA cessato
voto
che
già è nel
regnare
di
!
— La
nuele n, Re costituzionale
E
l'Europa?
fare.
E
l'Austria?
ferino e
cuore
Sicilia è
di
!
— Francesco
li
— Vittorio Ema-
di Sicilia.
— applaudiranno, — L'Austria I
tutti
ubera
popoli
rifarà
San Martino, intorno
al
i
i
governi lasceranno
calcoli già suggeritile
da Sol-
prezzo di quella Venezia, che
se ancora s'indugia restituire all'Italia a prezzo d'oro, sapremo
bene strapparle
GARIBALDI!
—
col
ferro;
auspici
o0 iH»i .
VITTORIO EMANUELE e
!%'ota A.
L'eroico Nino Bixio era creduto morto edizione di questa
mere
biografia (31
in questa ristampa
pare, che
gli
il
maggio)
il
uscì la prima non dover soppri-
giorno in cui
crediamo
;
di
passo che lo riguarda, perchè nulla è in esso,
debba dispiacere; ed anzi non
è,
ci
crediamo, inopportuno che
rimangano quelle parole quali a noi le dettava un sincero e cordiale sensembrandone degno d' invidia anziché di comtimento di ammirazione
—
pianto colui del quale, nella folsa ipotesi che sia morto, lodi ed encomii,
sappia rimasto fra
Bensì di
ci
i
gioviamo
un lavoro
straniero che
si
possano scrivere
che a nessuno paiano eccessive, quand'anche in seguito
opportunità che ne offre questa seconda edizione
dell'
scritto col
cuore
,
per ringraziare
il
giornalismo italiano e
ha voluto mostrare molta benevolenza a queste pagine
in ispecie la gentile signora
Marchesa
di
Casanova-Browne
signor pubblicista Royer, che vollero onorare questo lavoro in inglese ed in francese
— e contribuendo
e popolari le gesta di quel generoso al
quale
l'Italia
lo si
vivi.
andrà
in
così a rendere
cittadino, di
e ,
1'
—
e
onorevole
traducendolo
sempre più note
quell'invitto guerriero,
gran parte debitrice del racquisto della sua indi-
pendenza e della sua nazionalità.