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DA MONTEVIDEO A PALERMO. VITA DI GARBALDI

Page 1

z'

é-i

DA

MONTEVIDEO A PALERMO

VITA DI

GIUSEPPE GARIBALDI PER

SECONDA EDIZIONE

TORINO SEBASTIANO FRANCO E FIGLI E COMPAGNIA. J860


U(l ^/\iAc^^


E

notte del

la

Regnano

in

JO maggio 1860. mare il

terra ed in

in quel silenzio e in quella

—

silenzio e la tenebra ma tenebra l'onda sicula è rotta dalla

corsa rapidissima, spaventosa di due fantasimi immani. Un cupo rombo e a quando a quando il rapido guizzo d una fiammella o lo spruzzo

- -

-

di

,

ziano 1

passaggio

Il

opera o

la

-ma

presenza dell'uomo.

—

Eppure queste non sono ombre

-esse

portano

Garibaldi e

Salpati da

occupati in oppressi

loro seno

!

—

Genova

nome -questi

la

del

altro indizio

fallaci, o

la

fortuna

mille prodi cbe con lui

i

eroica Sicilia

nel

alquante scinlille ne annun-

non è voce od

che

riveli

sfuggevoli apparizioni d'Italia

hanno udito

-

Giuseppf

l'appello della

notte del 3 su due vapori di viva forza dei diritti il soccorso a-li

-

più sacro

generosi una sola cosa paventano

—

gere gh ultimi sul campo di battaglia. Epperciò spingono, spingono, spingono; desiderio ardentissimo le ali rapidissime del

34v491

-

-

di

giun-

e trovan lente al

vapore.


Ma

venti

assidua e rigorosa

napoletane fanno

navi

trenta

,

guardia lungo le coste ddla L'incorreggibile Borbonide ha poste in Sicilia.

soldati

—

e

armi

ceppi ai fra-

la

ossequenti bene esercitatala marina; stupidamente due piccoli bastilotta sarà troppo disuguale fra

menti mercantili, e tutto

— importa —

di Napoli

Non gli

i

—

Numerosa i

le

ai fratelli

quali debbono ribadire nel sangue

sacrileghe, le telli.

mano

.

!

.

poderoso naviglio da guerra del Re

.

oppressi

Da

il

!

.

.

.

la fortuna aiuta gli audaci

-

e Dio protegge

—

sei giorni

sono in mare Garibaldi e

i

suoi

—

compagni

per rifornirsi di hanno preso terra per poche ore a Talamone, hanno toccato al convettovaglie, di munizioni, e di carbone ;

tinente africano per completare giunto. il momento supremo è

approvvigionamenti

gli

;

— ora

—

Marsala— spento ogni La prora dei due piroscafi è volta a che possa tradire vietato ogni atto, ogni voce lume a bordo il

— — accese segreto

uomo

di

quattro fucili

per quattro persone

egualmente a

far

macchine a

le

—

,

e di munizioni

mano

e tutti colla

fuoco

tutto

—

carico ogni

guerra

da bocca e da al

moschetto, - pronti

assaliti --- a fuoco e battersi, se sorpresi ed se la forterra , e rannodarsi in sicuro

balzare rapidamente a

-la terra desiata favorisca che riescano a toccare fuor d ogni dubEcco-scopronsi alcuni lumi qua e là.

tuna così

bio sono

li

-

crociera fanali dei bastimenti della

i

-a

qualunque

-

e non c'è che un modo costo bisogna eluderne la vigilanza le tenebre aiutano. finché spingersi innanzi, sempre innanzi, tutto l'annunzia Ormai la terra non debb'essere lontana la notte sta per un ultimo sforzo ancora mentre prossima;

-

-

-

finire

—e

Ma un

lo scopo è raggiunto. improvviso movimento agita

dei legni incrociatori altro

—

,

1

—

.

la

pace e turba

s'ode un colpo di cannone

segnali dell'allarme

-

si

moltiplicano

-

i

il

—

riposo poi

un

due vapori

qui comincia una lo^t^/"^" o essere descritta da labbro ravigliosa, terribile, impossibile ad

sono scoperti, sono inseguiti

penna d'uomo.

e


5

due

I

vantaggio sul nemico

di

hanno quattro ore

piroscafi dei liberatori della Sicilia

— ma

le

navi napoletane più

potenti

—

la distanza che li separa guadagnan spazio ad ogni momento Eppure Marsala è in vista eppure il sparisce rapidamente.

—

,

suo porto sembra aprirsi per accoglierli in secura ospitalità nel proprio seno e donne,

nata

—

e tutta la popolazione, giovani e vecchi, uomini

adulti e

bambini è

questa lotta fra

di

sulla spiaggia

e

diritto

il

Finalmente un lungo inenarrabile plauso gioia

,

ringraziamento a Dio

di

prorompe lungo

soccorso

la

di

soddisfazione e di

riconoscenza

di

,

spettatrice passio-

,

forza.

la

al

desiderato

marina da migliaia e migliaia

di

petti.

Ma

in

quella sopraggiungono le navi che

a guerra infame l'altra

— l'una

da un Caracciolo

è guidata da

che dovrebbe aver imparato in casa

,

—

quale e quanta sia la onestà Borbonica artiglierie

i

nuovi Argonauti che vanno

che non

d'oro ben più prezioso

—

tichi

di

essi

fulminano colle

conquisto di un vello

al

dagli an-

favoleggiato

quello

libertà e la prosperità

la

Borbone spinge

il

un Acton, degno del nome,

un

popolo

oppresso

!

—

quattro vittime cadono sulla spiaggia a confessare col sangue la fede che

ha

li

morte per

spinti a sfidar la

— ma

Sicilia

la

in-

tanto lo sbarco è finito, le munizioni, le armi sono a terra, e il

nemico non osa appressarsi, caverne del

dalle

che

alla Sicilia

cato

intorno

e l'eco ripercossa tutto

montagne annunzia

e dagli spechi delle

buo liberatore è giunto; che Garibaldi è sbar-

!

Garibaldi, nei

il

lido

la

più potente, la più maravigliosa individuaUtà che

campi dell'azione vanti

Uomo veramente

l'Italia

straordinario

!

e forse

mondo.

il

Enigma

insoluto e forse in-

solubile!

L'immaginazione scossa quest'uomo che così aritmetica, le

finzioni

in

lo

racconto delle maravigliose gesta

positiva e compassata,

dei canti

omerici

Garibaldi alto di statura

truce

al

pieno secolo XIX, in età la quale

sguardo, altero

,

il

,

e della

con forme piglio,

di

protesta

si

fa rivivere nella realtà

Tavola Rotonda erculee

iracondo

,

,

neri

violento

,

pinge

capegli

i

,

terribile

d'aspetto e di modi... Invece egli è piultcsto piccolo che grande.


6

ha

—

capegli e la barba di color biondo

i

—

occhi cerulei

gli

sguardo placido, sereno, salvochè talvolta pare suffuso e ve-

lo

da una nube

lato

—

di

melanconia

— parla

— Ma

chi l'ode.

ampia

fronte

la

quest'uomo

Io agita,

—

e

si

tutto in lui rivela riorità

La sua episodii

,

quando

po-

la

passione

la

sguardo lampeggia

la

,

risoluta

,

energico

piglio

il

,

coscienza della supe-

la

volontà inflessibile consacrata

la

un principio sacrosanto.

di

vita così ricca

—

strane avventure

di

costanza nei principii

la

se stesso

inflessibile

con cui

sue bande entro

Ricorderemo

(1)

uomini

altri

sacrificato

del 1859

parola

del cuore in

muggito della procella

il

l'uomo forte che ha

che dà sugli

al trionfo

la

;

e

lo

robusta così da dominare

fa

cozzo delle armi

il

—

trasforma

si

le vie

prominente annunzia

e

tenza e la energia della sua volontà

voce

raro, breve, e semplice;

sua voce simpatica trova facilmente

la

la

— in

del carattere

a questo proposito,

della sua legione rubato

splendidi

di

—

il

rigorismo

contingenza mantiene

difficile

cerchia del dovere (4)

fin d'ora,

un soldato

la integrità

ogni più

e

,

successo dei quali ha

al

,

—

la semplicità,

come avendo

un anello

le

la

nella guerra

del valore di tre lire,

fu necessaria tutta l'influenza de' suoi più reputati uffiziali per salvare la vita

colpevole.

al

gli

E

a questo proposito è bello vedere

rendano luminosa

giustizia.

«

Je ne sais

«

journaux étrangers, scrive Edmond Texier

«

inspirées par les volontaires de Garibaldi.

« le

si ,

come

gli

les singulières amplifications

On

a dit que ce petit corps est

refuge de tous les individus plus ou moins compromis

« sentés

comme

stessi stranieri

vous avez lu dans quelques

:

on

les a

repré-

autant de reilres et de lansquenets, soldats de sac et de

«

corde, méprisant tonte discipline, et habiles seulement à faire le coup de

«

main dans

K 'pas

les entreprises

nocturnes. Rien de tout cela n'est vrai.

// n'est

de regiment en Europe où la discipline soit plus sévèrement exercée

<i

que dans

H

quand

il

les compagnies des volontaires. Garibaldi choisit ses liommes, et ne connait pas personnèllementceux qui viennent s'offrir à lui, il

répondants sérieux

«

ne

€

Ed Amedeo Achard alla sua volta attesta che Garibaldi e d'une integrile absolue et d\ne loyauté parfaite, il ne soulTre aucune infraction à la discipline qu'il a élablie parmi les siens ». — E il signor Achard è scrittore

<

les accepte pas s'ils n'ont pas des

del DéhatSy giornale che

zione italiana

!

E

».

non si mostrò mai troppo parziale per la rivoluRùstow, prussiano, e parziale dell'Austria, nella

lo stesso

sua Storia della guerra del i859, rende giustizia a Garibaldi ed delle Alpi.

—

Dice del primo ch'egli avea colla sua difesa di

ai

Cacciatori

Roma

e nella


7

la cortesia,

schiettezza, fra le sue

forme

la

benevolenza

;

contrasto

il

piuttosto delicate, e la energia indomita

fisiche,

delle doti morali

—

della volontà

tutto concorre

—

— persino

fra la dolcezza dello

sguardo e

robustezza

la

uomo

a circondare quest'

contrasto che notasi nelle qualità fisiche di Garibaldi

Il

eziandio nelle sue doti personificare

medesimo

se

in

— Quest'uomo

mtellettuali. la

più sfrenata d'azione; quest'uomo

si

un

di

comprendere o spiegare

prestigio che è più facile subire, che

(ì).

rivela

che sembra

potenza più robusta e la foga

ama

talvolta abbandonarsi alle

fantasticherie dell'immaginazione o riposare nelle lunghe medita-

che pare nato a vivere del continuo

zioni. Egli

fra

rumore

il

delle

armi, e la furia delle battaglie, avrà invece tanta padronanza di se

medesimo da

farsi

maestro

elementare a Costantinopoli,

di scuola

professore di algebra e di geometria a Montcvideo, fabbricante di

candele a Nuova York, capitano

—

di

quando queste occupazioni

e

lontane da pieni

bastimento mercantile a Nizza;

gli

paiano per avventura troppo

precedenti della sua vita,

altri

d'immaginazione

di forza e

le

canterà in versi

egli

glorie della sua patria, e le

aspirazioni generose del suo cuore, finché torni

momento

il

in

una straordinaria capacità (pag. HO), dice una ciurmaglia raccolta dalla feccia popolazioni, erano uomini in parte di una grande coltura d'istruzione,

ritirata del 1849 dimostrata

dei secondi che ben lungi dall'essere delle

accorsi da ogni parte d'Italia (pag. 218). (1) Garibaldi, il

Dupont, n'est pas noir du toni

scrive

a les yeux bleux, le teint délicat, le profil distingue;

colossales

comme on

que grande «

l'a

depeint;

il

est

il

—

est

il

blond

—

n'a pas de formes

— plus petite

d'une taiUe moyenne

».

Garibaldi a aujourd'hui cinquante deuxans, et

Blond fauve,

de

plutót

taille

il

moyenne que grande,

est loin il

de

toute sa personne une vigeur et une .^ésolution sans pareilles.

haut etlarge,

l'oeil

le parailre.

porte empreinte sur Il

a le front

d'une bienveillance, et à la fois d'une autorilé remar-

quable, son sourire est doux et triste, ses manières sont simples et affables

comme

celles des

gens de cceur

et d'intelligence.

ment captivé par l'influence de colte nature loyale Lavarenne ». Les iraaginations se représentent

—

noir, les cheveux

rouche

flottants,

et flamboyant.

,

On

se trouve rapide-

généreuse Garibaldi

avec une tournure de Calabrais, et

Sur ses portraits

il

et

intrèpide.

brun, presque le

visage fa-

est blond, avec quelque chose de

rèveur dans sa physionomie. Amédée Achard, Lettres d'Italie.


8

nuovo

cui possa di bel

colla spada in

paghe queste! Nato a Nizza di mare

pugno accrescere quelle

e far

luglio

'4

il

1807

Giuseppe Garibaldi

,

una singolare attitudine

rivela sin da' suoi primi anni

agli sludi

ed una prepotente inclinazione alla vita avventu-

più svariati,

rosa di chi vuol farsi raddrizzatore dei

e delle ingiustizie

torti,

della fortuna.

Le scienze tellello

— ma

esalte interessano di preferenza

suo precoce in-

il

sua applicazione agli studi severi e pacali che

la

esse richieggono è temperata da un bisogno prepotente di aria,

moto,

di

—

di libertà

luminosi

vare

a' suoi

rata

che

simili,

splendido

dallo

Roma

A

i

sublime suo

e

doni

il

che

,

lo

notte allò scuro

di

lume; e

farà

gli

punto stesso in cui la cassa militare

di requisizioni

per

i

suoi soldati

,

vendere

gli

pagherà

!

vede

tredici anni Garibaldi stando sul lido,

schifo

non sarà supe-

e

proprio orologio onde provvedere le cose più urgenti

il

lire

darà saggi

Repubblica Argentina che ha

della

mezzi di spendere per

i

alla famiglia, nel

7000

egli

disinteresse

mentre pure è obbligato a stare

,

non avendo in

farà compiere prodigi,

gli

spingerà a ricusare salvato

e sino dagli anni giovanili

quella intrepidità che, stimolala dal desiderio di gio-

di

in

un leggiero

due suoi amici che sorpresi dalla bufera, e mentre vanno

da Nizza a Yillafranca gliarsi,

sono in pericolo

sommergersi

di

gettarsi in mare, nuotare energicamente verso

clitante battello, saltare a bordo

e riunendo

,

i

il

spo-

;

peri-

suoi agli sforzi di

navigatori, condurli, col pericolo della

quelli incauti ed imperiti

vita propria, sani e salvi a

terra,

fu

per

lui

l'opera di pochi

momenti.

La vocazione prepotente spedizioni,

—

che

lo

poi

i

vari porti

così ricche di gloriose

che

in quel il

cuore

der Roma.

alla

torno davano si

i

del

Levante e del Nord;

marineria mercantile visiterà

d'Italia.

memorie,

di Garibaldi

in Civitavecchia,

spinge ad imbarcarsi per lontane

conducono nei mari

ascritto definitivamente

Grecia,

ed

lo

—

Al contatto di

la

queste terre

agli esempli di valore e d'eroismo

popoli greci all'Europa, la fantasia

commuovono.

un breve congedo

gli

— Una

volta, essendo

offre l'occasione

— All'aspetto delle ruine dell'antica

di

ve-

libertà, Garibaldi


9

sente invaso dal fuoco sacro, e

si

gano

sue convinzioni

bile nelle

e lasciano

,

di

Roma

vegga armato

in

—

Costantinopoli.

Garibaldi

La famiglia

mota plaga

mondo

del

esiliali

—

Egli è risanalo,

dovere,

gli

raccoglie

dagnalo

cade infermo

di

i

da

tanto

delicata ritrosia,

soccorsi a lui prodigali

,

suo benefattore,

Garibaldi

la

energia

adempiere un

ostacoli, per

tulli gli

compensare

:

—

dalla coscienza di

numerosa scolaresca

poter

il

quale era così re-

francese e d'italiano,

superare in breve

fa

intorno a sé

lunga e dolorosa

(e

s'accorge che l'ospite suo vide accre-

stimolata

,

di

in cui non abbondassero ha onorevolmente accolto ed assistito.

sciute le proprie angustie per

volontà

suo bastimento ha toccato

Il

in quell'epoca

ma

s'improvvisa professore

—

un esule italiano

di

d'Italia?) lo

gli

della sua

miracoli di

i

sua difesa!

Egli ha poco più di veni' anni.

malattia.

patriotta irremovi-

il

presentire

coraggio che saprà compiere se verrà giorno in cui

valore e lo

robusti carmi che gli sgor-

i

momento

rivelano da quel

dal petto,

modo che

quando ha gua-

;

vincendone a stento

riprende

l'ufficio

suo

la

di

marinaio. Intanto libertà,

il

animi

gli

i

tempi progrediscono per

fremito della indipendenza di

quanti hanno

prime colla stessa violenza

gli

pressione

che ogni

fatale a mali fra

cospiratori del 183^.

i

si

fanno

—

Il

accrescerebbe

i

palpito della

cuore, accende diritti e

più gravi

Governo ,

il

—

de' Principi e il

rimedio

e Garibaldi è

infierisce,

dacché

sen-

com-

dell'Austria

Le congiure sono

provvedere a sé medesimo

consigliato a ficio

dì

11

il

onesti intendimenti

legittime aspirazioni dei popoli.

le

—

coscienza dei loro

la

propria dignità. La

timento della

l'Italia.

commuove

il

ed

egli

è

suo sagri-

senza giovare agl'interessi

torli del potere,

della nazione.

Mentre é ricoveralo a Tangarok,

sul

mare

d'AzoCf,

contra un altro italiano, fuggiasco ed esule anch'esso, egli

crea e

pure i

dopo

di

quella fede

assoluta dei

destini

egli v'in-

ma

pieno

della patria

che

grandi cittadini. Sfiduciati dalla mala prova che faceano, salili al

trono quei principi stessi che

sembrava avesse designati,

o che per

vincolali alla sacra causa della libertà,

i

i

il

suffragio popolare

loro antecedenti pareano

popoli cercavano intorno


10

—

a sé qualche altra via di salvamento

e molti credettero averla

nome seducente

trovata quando udirono inaugurarsi col

di Giovine

un' associazione politica diretta a creare nella penisola V u-

Italia

nità repubblicana.

Garibaldi lu allora tra questi credenti

—

e suggellò più tardi

braccio e col sangue la sua fede, quantunque dovesse per la

col

gloria della monarchia, e per

Re

Casa Savoia

di

bene d'Italia, venir giorno

il

medesimo dichiarerebbe

cui egli

che

,

mondo che

in faccia al

Emanuele

in Vittorio

11

in

un

in

accentrano

s'

e riposano le speranze della patria.

Negli ultimi

1853

giorni del

Garibaldi

,

ma

a bordo della fregata Des Gencys,

male auspicata

la

nuovi tormenti,

nuovo;

che

tornato

e

il

per poco. Due mesi dopo,

nuovi tormentati

e Garibaldi

,

bel cielo nativo,

preceduto dalla fama

cento

di

atti

illustrato nell'altro emisfero

questa terra

e

quando spunti

egli,

di. bel

,

nome

il

invece

italiano,

privilegiati

una turba

di

l'

—

prima

aurora del

egli tornerà

generosi ed eroici, che avranno

guadagnate

e

meno che

grande nella gloria non

miseria, le simpatie dei popoli

tornando

esula

volta passeranno meglio che tre lustri

ritorno tutto sarà cangiato in lui e intorno a lui;

di

servizio

e peggio condotta spedizione di Savoia inizia

— ma questa

egli risaluti

figli

dalla terra

passava nella marineria militare, prendendo

straniera,

— — sempre, —

dalla

di sudditi,

libertà.

liberi,

E

quali rassegnati

ad ogni oppressione, quali frementi e congiuranti verà una nazione d'uomini

ai

nella

tro-

stretta al patto della

ricono-

scenza e dell'affetto col più magnanimo e cavalleresco dei Re,

—

e deliberata a qualunque

sagrificio

,

a cui

sia

promesso

la

cacciata dei barbari dal bel suolo italico.

Fuggendo da Nizza ricoverò prima Garibaldi a Marsiglia, ed il posto di capitano di un bastimento mercantile. Un gio-

ebbe

vane

di

distinta famiglia

manifesto pericolo suo

veruna specie

di

dover suo

Ed

(1)

(I).

cade

—

compenso

e ,

in

non

mare, Garibaldi e'

è

modo

protestando non

di

Io

fargli

salva

con

accettare

aver fatto che

il

a provare che arrischiando l'esistenza per la

Paya, Vie de Garibaldi, pag.


il

esso non mira a premi umani, un

salute degli altri, circa,

sendo caduto

in

acqua, imperversando

atteso che alcun altro dei più fra di

muovesse a salvare

si

fatica

la

una corda, o mettere un palischermo in mare. Più della Maddalena generassi in mare per salvare

all'isola

,

un povero pescatore che già stava per colar a fondo rada

quale

nell'opinione

chi

tempo o

il

il

invano avrebbe

la procella,

non pareva valere

presenti

i

gettargli

tardi

anno dopo

salverà nella baia di Rio uno schiavo negro,

egli

Montevideo, mentre

di

;

e nella

procella che imperversa,

la

toglie

l'ardimento ai più animosi, egli, persuaderà sei giovani corag-

con

giosi ad avventurarsi

lui

soccorso di una goletta che già del naufragio

,

e che

audace e generosa

La

una scialuppa per accorrere

in

si

vedeva condannata

commercio non può

alla

iniziativa.

monotonia delle traversate

tranquilla

agli orrori

va debitrice della insperata salvezza

di lui

in

un bastimento

di

moto

conciliarsi coH'ardente bisogno di

azione, che agita del continuo l'esule nizzardo

;

scioglie

i

di

e di

suoi

impegni, s'imbarca sopra una corvetta egiziana e recasi a Tunisi

ad

offerirvi a quel

Bey

l'opera

immediatamente ricevuto a

sua per

tarda a dar segno della sua fermezza e della sua

equipaggio della nave

,

che

egli

comanda

,

La ciurma porta a malincuore

—

fermo.

ciurma,

Un

in

dalla cintola le

cervella.

dì

il

l'insolito

malumore scoppia

armi, circonda Garibaldi,

una

pistola, e,

mirato

il

,

Rimane ancora

e

vuole ese-

li

giogo

—

e lo minaccia.

capo del tumulto,

Garibaldi in Tunisi per qualche

egli tien

aperta

in ribellione

Quest'atto di vigore pose fine alle

Lo

energia.

disavvezzo da

era

ogni disciplina. Garibaldi intima ordini severi guiti.

È E non

marina militare.

la

onorevoli e vantaggiosi.

patti

gli

;

{\).

ma

gli

è forza persuadersi che neppure con questi elementi riuscirà far qualcosa

nimo ciso,

l'amore

non riesce a rendersi conto

che non son altro che

il

in

modo

pre-

desiderio della patria lontana, e

di essa e della gloria.

(1) Vita

a

che appaghi le intime prepotenti aspirazioni della-

suo, delle quali

ma

la

brucia

resistenze

mese

,

Egli trae

aneddoiico-politka di Garibaldi^ pag. i2.


42

sono

Io

((.

triste,

un amico nel dicembre 1856,

scrive ad

sono inquieto, e non posso acconciarmi

mi rimorde

pensare che

il

a questa

nulla io faccio per

inazione

io

e

,

successo della

il

nostra causa... Perdio, sono stanco di trascinare questa vita infe-

conda, e inutile

al

mio paese.... Eppure, credimelo, noi siamo

un migliore avvenire, ed a maggiori cose

destinati ad

troviamo fuori del nostro elemento

Ma non Prima

Bey

andrà guari che saprà trovarlo

qui

ci

suo elemento

il

I

Tunisi, s'era trasferito nell'America del Sud, ed acqui-

di

un

un modesto bastimento Cabo Frio.

e

questo

altro esule italiano

facea

,

— Da

fatti

,

mesi appena

quando capitano

prigionieri in

zioni lo

un campo

di

che

attività

,

esaltano

lo

la il

,

nei quali la sua iscrizione fra

ha insegnato ad aver suo

,

aiutando

travaglia

piccolo

i

egli

in

esercitava

Rio

Janeiro

li

visita,

le loro

narra-

intravede aprirglisi innanzi

azione in cui versare lo

,

una sommossa repubblicana

tentata a Rio Grande del Sul. Garibaldi

infiammano

Luigi Rossetti

,

piccolo cabotaggio fra Rio Ja-

il

pochi

-

commercio

pacifico

alquanti italiani,

11

ma

scrivere questa lettera avea già preso congedo dal

di

statovi in società con

neiro

;

».

esuberanza trionfo

membri

della

di

vita e di

quei

principia

Gmìne

Italia gli

di

fede.

bastimento

mercantile

è

segretamente

tras-

formato in una nave da guerra, caricandolo d'armi e d'armati.

Ma

la

fortuna

non dovea sorridere

Garibaldi. Issata la bandiera

Grande,

gitta l'ancora in faccia a

egli

popolazione

la

ai

lo

secondi

;

—è

di

Rio

Montevideo sperando che

accolto da

moschelteria, ed una palla

glieria e di

primi tentativi bellici di

neonata repubblica

della

gli

una scarica entra nel

di arti-

collo, pe-

netra fino all'orecchio, e lo stende sul ponte del naviglio privo di sensi

ma

ivi

i

:

suoi

compagni salpano

in carcere.

Intelligenti

sima

di

gli

ferita

e

si

ricoverano a Gualeguas;

e Garibaldi son gettati, senz'altra forma di processo,

essi

Garibaldi

ed affettuose cure guariscono ;

— ma

la

gravis-

un nuovo e peggiore pericolo

sovrasta.

Vogliono mandarlo a Bajada per esservi giudicato. Egli riesce a fuggire cibo,

;

ma dopo

avere errato due giorni e due notti senza

senza ricovero, per quelle immense e deserte lande,

egM


13

è ripreso

e a punirlo della tentata fuga lo sospendono per le

,

mani alla gogna innanzi la porta della prigione, in presenza di una folla stupida e feroce che insulta al valore infelice Per .

due lunghe, due eterne ore che slogate

— ed

valersene

di

braccia al paziente

le

oggidì

.

.

protrae l'atrocissima tortura

si

ancora

,

mostra

egli

—

per assai tempo

gl'impedì

intorno ai polsi

traccie indelebili del barbaro oltraggio.

Je

Ebbene,

in

quello stesso

momento,

tiri

non

impreca

alla turba pazza

anche

col pensiero libero,

ceano immenso,

mezzo

in

come

sereno,

non maledice

della età eroica del Cristianesimo,

nefici,

spasimi del supplizio

fra gli

e le urla del volgo, Garibaldi impassibile,

e

ma

feroce,

ai ceppi

a'

Garibaldi l'audace guerrillero, Garibaldi

il

mar-

scivolando

ed agli strazi, all'o-

saluta e canta la sua Italia diletta

egli

i

suoi car-

!

temerario soldato

Garibaldi l'infaticabile stracorridore, Garibaldi alla gogna è poeta e canta la sua patria

:

«

Io la vorrei deserta

E

i

suoi palagi infranti

Pria di vederla trepida Sotto

E non

baslon del vandalo

il

è questo certamente

chiama l'uomo

la

di

gli

nome può

Jos Patos.

Qui comincia una serie

ha occasione

gli

palmo a palmo riore per

i

il

che

patimenti sofferti

comando

di

di

fatti

militari nei quali

Ga-

di

momento dee

valore per contrastare

immensamente supe-

e la qualità dei soldati e delle armi.

Garibaldi in questa lotta trepido guerriero,

alti

terreno ad un nemico

numero

Lago de

spiegare tutta la energia del suo carat-

stratagemmi agli il

della flotta,

darsi ai pochi battelli riuniti nel

prontezza del suo spirito, perchè ad ogni

avvicendare

e volente

colle dimostrazioni di

meritavano

incipiente repubblica, è investito del

tere, e la

>

durissima detenzione, Garibaldi, lasciato

se questo

ribaldi

.

enigma senziente

può recarsi a Rio Grande. Accollo

simpatia e di riverenza che

per

.

!

Dopo alquanti mesi libero,

.

uno degli episodi meno singolari

e notevoli nella storia di questo si

!

si

mostrerà abile organizzatore, in-

buon capitano, eccellente marinaio, inesauri-


u bile di spedienti,

ammirabile

calma,

di

fermezza e di riso-

di

luzione.

Sorpreso dal capitano Morigua

mentre

che comanda 120 uomini non ha con sé che undici compagni, accetta la bat-

egli

taglia, vince,

,

mette in fuga l'aggressore, e rimane padrone del

campo.

Inseguito davvicino da varie navi nemiche, mentr'egli ha un si caccia entro un canale angusto, nel quale vede di potersi difendere con successo perchè

legno solo,

non

,

bastimenti di fronte

;

poi tira

suo vascello

il

riva apre un fuoco micidiale contro

dendo

di

il

né della

sua

tutta la notte! Garibaldi

nave

non%'è

eppure s'eran

,

passano due

secco, e

dalla

nemico che s'arresta ere-

catturarlo per fame. All'indomani

di Garibaldi

vi

in

più traccia

visti

i

fuochi

avea proDttato della piena conoscenza

della località, e del favore delle tenebre, per iscivolare tra le navi si sospettasse la sua fuga avea incendiato 1 boschetti di arbusti esistenti lungo la spiaggia. Un'altra volta la flotta imperiale chiude nel porto di Laguna, paesello della provincia di Santa Catarina nel Brasile, il bastimento sul quale è

nemiche, e per impedire

—

Garibaldi

—

i

egli SI getta in

nave

che

,

combatte disperatamente finché

egli

quando

sibile:

nemici

son

già

padroni

la difesa è pos-

quasi

del vascello

uno schifo, dopo avere appiccato

in pochi istanti

,

toccale dalla

fuoco alla

il

fiamma

le

polveri

scoppia seminando lo scompiglio e la morte nella flotta brasi'liana che la circonda, e Garibaldi è salvo egli solo, fra i dodici ufficiali repubblicani che aveano preso parte al' combatti-

mento.

Vero è che già

egli

aveva seco

in

quel giorno

il

suo angelo

tutelare, la pia, la tenera, la intrepida Annita.

Forse

alle

Grande da Sul arrischiava

la

simpatie di Garibaldi ,

al

vita,

della indipendenza

mente

il

per i repubblicani di Rio coraggio ed alla perseveranza eolla quale ed ogni aver suo per aiutarli al conquisto

e della

desiderio di avere

libertà

così

,

un

non era estraneo titolo

Annita

di

intiera-

più all'afl-etto di

poiché nelle anime nobili e , generose l'amore non é sentimento che snervi ed ammollisca ma è invece stimolo a tentare grandi e splendide imprese, affinché l'ammirazione che ,


15 conforti e accresca

esse ispirano il

ricambio

il

d'

affezione che è

premio desideralo. Annila Riveras era una bruna e bella creola nata a Laguna.

Quando Garibaldi vide Annita per

((

cassero

nanza

più

de' suoi

—

«

,

una

attrasse

fra tutte

— Io

mi avviai verso

suo

il

casa segnalata col cuore bol-

cassero.

a

lente,

« <(

uomo mi invelò ad entrare. Io invilo. Aveva veduto quell'uomo

«

dissi.

(t

poteva infrangere, lo avea incontralo un vietato tesoro,

«

pure un tesoro

con una

di

mia

tu sarai

(i

—

Ordinai, scrive egli medesimo, ordinai, mi sbar-

«

ma

lonta-

la

amore.

di

del Morrò della Barra,

sulla riva a piedi

domestiche faccende

a

sguardo.

morte e

la

coH'animo smanioso

e

cari,

Scorte alcune donne intente

prima volta, stava sul

la

Elaparika col cuore vuoto per

dell'

di

la

Un

quelle risoluzioni che non falliscono. già

Ed

altra volta.

sancendo un nodo che

-»,

gran prezzo

!

Se

senza

entrato

sarei

vi fu colpa

morte

la :sola

me

lo

giovane

alla

ma

era

l'ebbi intera!

«

E

«

un innocente.

«

Ed

((

cui sperando ancora di riaverla, io stringeva convulsivamente

vi fu

io

colpa! Si annodavano de' cuori, e

Ma

conobbi intero

suo polso

il

lambiva

«

disperazione (1)

Alta e

le

,

fuggente suo alito

il

persona,

nerissime le

nei quali leggevi

la

energia

volontà, e un coraggio superiore a tutti

di

d'

carattere,

vavano

al

donna

forte

inesauribile

anima

,

ma il

di

il

!

dì in

stringeva

pianto della

chiome, neri e indomabile della

pericoli,

Annita univa

le Scritture

una dolcezza

,

un

ineffabile

cordialità di modi, che catti-

simpatie

le

i

parlano

di affetto,

una semplicità e una

un'affezione non in lui

di cui

,

vena

primo incontro

Teneramente amata di

1'

vendicato

)>.

svelta della

alle qualità della

sì

Eridano

labbra di un cadavere e piangeva

vivaci gli occbi

cuore ricco

lacerava

delitto là sulle foci dell'

il

assorbiva

(c

«

si

essa è morta. Egli è vendicato,

d'

anima

ogni

bennata.

dallo intrepido guerrillero, essa lo ricambia

meno

intensa e profonda, essa in lui s'iden-

s'abbandona

per

modo

dal

che

egli

1'

ha

tifica

,

fatta

sua sposa innanzi a Dio e innanzi agli uomini, che oramai

,

dì

nulla più varrà a separarla, fosse pure per poche ore, dalle peri-

(1) Vedi Vecchi, op. cit.

,

tit.

1,

pag. 218.


16 gliose avventure,

marito

—

;

non

delle quali

intesse la vita dell'eroe che è suo

s'

fulminare delle palle nemiche, o

il

giare dei ferri ostili; non le marcie faticose,

continue di giorno e la fame,

tutto

;

non

le

lampeglunghe,

privazioni d' ogni genere,

non

peso medesimo della

il

potranno impedire che ella segua sempre e dappersuo cuore.

diletto del

il

notte

sete; non le malattie,

la

maternità,

di

il

difficili,

presagi che accompagnarono la

1 sua unione a Garibaldi le doveano rivelare quale avvenire l'attendesse. Fu sua teda nu-

l'incendio e lo scoppio del vascello su cui s'era celebrato

ziale,

—

matrimonio

il

noni ne furono

grido dei combattenti e

il

canti e le musiche.

i

inseguiti da vicino dal

nemico

—

Annita sente venirle meno

e di riposo,

incalzano e intimano

la

resa

—

rombo

Qual^e

dei can-

giorno dopo

da lungo tempo

privi

,

il

le forze

—

i

di

cibo

Brasiliani

essa raccoglie quanto ancora ha

energia per ordinare a suo marito di abbandonarla piuttosto,

di

ma

se essa è d' incaglio,

E

il

di

non subire

suo eroismo rinfranca quel pugno

legge del

la

prodi

di

—

—

vincitore.

resistono e

Una volta, Garibaldi circondato da forze superiori, dopo un lungo combattimento sostenuto cpn indomito coraggio, cade al suolo gravemente ferito, ed Annita è fatta prigioniera

vincono.

—

ma

notte, essa elude la vigilanza delle sentinelle, e at-

la

tingendo

una

delle stelle

scoprire

sovrumana

forza

reca sul campo

di battaglia,

uno ad uno

suo Garibaldi non è

fra

ringrazia

,

senza bussola erra per

immensa

potenza del suo amore, al

foresta

si

momento

di

è fatta sicura che

il

morti, che esso è libero tuttavia, cade

i

il

le

quando

e

si

tremolo e incerto chiaror

giacenti, trepidante ad ogni

un adorato sembiante:

in ginocchio

versa la

i

alla

esamina

cielo

lande e

e quindi

,

i

,

senza guida

sola,

,

casolari in cerca di lui, attra-

che domina

appare fantasma misterioso e temuto

una gola formidabile, spinge a nuoto

il

vertice dell' Espinasso,

a' soldati posti in il

agguato

in

cavallo nel fiume Cauras e finalmente

già rigonfio per

la

pioggia caduta, tocca

quarto giorno

la

provvidenza compassionando tanto strazio, e

il

ammirando

tanto

dello sposo, scito a porsi

il

amore

la

riva

e tanta energia, la guida

,

nelle braccia

quale con appena settantatrè compagni era

in

salvo a Lages.

riu-


17

Falla madre

essa non volle che

,

coniugale allentasse

amore

del santo

frullo

il

nodo ond' era nato, e diminuisse come-

il

fortuna fra

genitori: sospeso

bam-

chessia

la solidarietà di

bino

proprio seno, Annila continuò ad accompagnare in tutte

le

al

—

sue spedizioni l'infaticabile Garibaldi

veduta allora e poi

lorlemenle

,

percorrere anch'essa

destriero, ai

i

combattenti

,

incoraggiarli

come

colla voce,

il

e più d'una

campo di momenti

di

col gesto e

quelle apparizioni meravigliose che talvolta la

e

il

prepotente amore della terra na-

desiderio di giovare col braccio provalo in cento pu-

il

gne gloriose

alla

Garibaldi

Italia,

in

indipendenza de' suoi connazionali

ricondusse

Annita non esitò ad abbandonare

la fiorente

e ricca contrada ov' era nata,

il

cielo

dide notti del suo paese per dividere

Ma

diletto.

veduto

il

augurio e

vittoria!...

Povera Annita!... quando tiva,

mescersi

battaglia, difficili

fantasia o la fede dei popoli evoca nelle grandi lotte,

pegno sicuro

volta fu

sopra robusto e veloce

assisa

nei

il

fiammeggiante e

nuove

le

suo Garibaldi acclamalo, onoralo,

America

!

sposo

Essa che avea

festeggialo,

dovea vederlo,

,

splen-

sorti dello

quale amaro disinganno l'attendeva

fante nella lontana

le

al

trion-

suo ritorno in

quella patria che veniva a redimere, '^praffatlo, proscritto, fuggiasco.

—

Essa che s'era vista circondata dal rispello e dalla

simpatia fino in quel giorno

nefasto

cui era

in

niera del nemico vincitore, essa dovea in Italia, era dipinta quale la terra della civiltà

vea

in

Italia

profanati di

guida

vedersi ricerca

gl'indizi ai

della

segugi

a

santa

caduta prigio-

che pure

morte da

feroci

.

persecutori

maternità per servire

sguinzagliati sulle

le si

e della cortesia, essa do-

orme

di

,

e

aiuto e

dello sposo e sulle

sue (1)!

Ma non

(1) In

nome

ricada sul

italiano

«

onta

così

di

un proclama del generale austriaco Corzgowski,

digale le maggiori contumelie a Garibaldi detti

1'

masnadieri fuggiti

la fucilazione

immediata

a

alla

ed

galera ed alla corda

chiunque comecchessia

vasi agli altri indizi per iscoprirli questo « essere

incinta da sei mesi ».

li

in

cui erano pro-

compagni che erano

suoi

a'

indegno ed

»

e veniva minacciala

soccorresse, aggiunge-

con Garibaldi una donna


18

atroce procedere. Per gli Italiani il

simbolo della donna

il

nome

tuo

dell'uomo l'intelligenza e l'amore della virtù il

di

tuo nome,

Italiani,

gli

sempre

mai

desterà

ciato,

nome,

tuo

il

— e non deve

la storia.

palpito di riverente affetlo nel

cuore, chiamerà mai sempre una lagrima zione sul ciglio

a quello

qualunque occasione pronun-

in

un

sarà

,

Italiani,

gli

insieme

ed ammirande ricordi

quante donne più onorate,

Per

Per

!

brilla di fulgida luce

o Annita,

o Annita

,

finché duri nel cuore

forte e affettuosa

tardare

di

commemora-

pia

giorno in cui la rico-

il

noscenza nazionale ponga sul tumulo modesto che copre la tua spoglia mortale una pietra che narri ai contemporanei e ricordi ai

come

posteri

donna

ivi

riposi la

che insegna

forte

al

donna amante,

mondo come

donna

la

si

anime grandi e generose! Quando il valore di Garibaldi ebbe assicurata di

gì'

di servigi

,

spontaneamente

angustie, mentre

trovò in

imponeva

la

indipendenza

causa della libertà,

esistenza. Incoraggiato

la

necessario ai bisogni quotidiani della famiglia.

il

spontaneità e prontezza ad L'antichità

offizi

ammirò Dionigi

,

ma

:

Ed

per fermo

è

questo

di

uno

Garibaldi che

esempio ,

di

sedentarie,

scienze esatte

anche

spada

Avres

di ,

fece maestro di

tormentare qualcuno.

,

e sorprendente

per solo sentimento del

di disinteresse,

passa dalla

monotone ed oscure

di

un professore

!...

questa

irrugginirsi

vuole

cacciato dalla

,

agitata e rumorosa dei campi e delle battaglie

vita così attiva,

Però

si

maraviglioso

a un tratto

dovere, e per eccesso di delicatezza e

alle abitudini

!

che

egli prescelse questa

uno scettico ebbe a dire che

professione per aver sempre modo

piega con tanta

si

tanto diversi

di Siracusa

che avea per lunghi anni tiranneggiato,

scuola

figlio

sua compagna, egli trasferivasi a

Mirabile natura veramente cotesta, la quale

città

un

nello insegnamento dell'algebra e della

Montevideo, e cercava

geometria

resi alla

d'altra parte la nascita di

dovere d'assicurarne

il

dai consigli della indivisibile

di

la

Rio Grande, egli che avea costantemente respinto ogni com-

penso sì

pia,

intenda l'amore dalle

volta nel

non

fodero.

fu

lasciato

Rosas

,

il

tempo

dittatore

alla

di

che ad ogni costo Montevideo riconpsca

sua

Buenos la

sua


19

—

autorità

—

Montcvideo

associano

si

del sacco e della

europei

che sono

Ma

e

ordini

gli

è assicurata dalla parte di

città

la

Oribe minaccia anche sul mare. Garibaldi chiude

assume

un dipresso

comando

il

che

delle tre navi

Montcvideo, assale

(lotta di

la

in

indigeni per respingere l'aggres-

agli

—

Thibaud

del colonnello terra.

numerosi

i

forma anzitutto una legione francese, sotto

sione. Si

scuola,

ma

coll'incarico di

La minaccia

ridurla colla forza all'obbedienza.

strage precede Oribe

un esercito

feroce Oribe

e affida al

passo del fiume Parana, malgrado

nemico, e forza

il

numerose batterie che

le

la

costituiscono a il

vi

si

erano costrutte per impedirlo.

Ma

— Spinta secco — a bastimenti. —

questo primo successo minaccia costargli caro.

contro

banchi

i

e al punto

sabbia della sponda,

Buenos-Ayres, composta

indomito Garibaldi a

trova

bordo

la

sua nave dà

in

ecco apparirgli innanzi e schicrarglisi

istesso

di

la flotta

di

—

di sei

consuma quanto piombo

e

capace

e quanto

ferro

nei cannoni e nei moschetti,

entrar

di

fronte

Resiste

spezzate persino e fatte a minuzzoli

catene

le

ancore e poscia quanti arnesi ed utensili

gli

delle

ancore

,

le

cadono sotto mano.

Due

giorni e due notti dura la lotta disuguale; finalmente esau-

rite

le

rie,

l'abbordaggio è imminente, e non

munizioni, sopraffatti dal numero, fulminati dalle artiglie-

con

spingerlo

sopravvive alla

quel

pugno

di

prodi

micidiale conflitto

al

—

si

vede

la più

,

già

il

possibilità di re-

parte

feriti che nemico esulta pensando ,

cattura dei bastimenti, dei loro equipaggi, e del temuto loro

comandante; già pregustano

Argentini

gli

la

gioia boriosa di

Montcvideo, e tornare

trarsi dietro cattiva la piccola flotta di

in

aspetto di trionfatori a Buenos Ayres.

La energia i

compagni

,

la

portano

sani

nave

nemico,

il

i

Mentre

naviglio.

il

a tenere a bada i

Garibaldi salverà almeno da quest'onta sé ed

di

e

feriti

sulla quale

i

Garibaldi

:

sono

—e

garibaldiana,

che non

fra

sanno se sia

lo

in

stupore e

maggiore

zione di vedersi a questo

modo

i

soldati

in

scendono a terra,

Armila lasciano

e

hanno toccato

appena

una tremenda esplosione manda flotta

con pochi uomini continua

marinai,

pezzi lo

i

tre

gli la

bastimenti

ultimi riva

,

della

spavento degli aggressori

loro

sfuggire di

il

«dispetto e la umilia-

mano

l'agognala preda,


20

l'ammirazione per prova così sublime

che

canuto ammiraglio degli Argentini, Brown, concepì da quel

il

momento

stima per

cosi alla e cordiale

che anni dopo lasciando

nista,

le

torno in Inghilterra, volle recarsi

mano a magnanimo

stringere la quell'atto

Ma non

bastava

tava eziandio

Da

terra.

suo giovane antago-

il

Americhe per fare stabile prima a Montevideo per

riivi

Garibaldi e testimoniargli l'entusiasmo che

aveagli destato in cuore.

lo

avere sottratte

nemico, distruggendole,

al

che più non era possibile ricondurre a Montevideo; impor-

le navi

di

salvare la libertà dei marinai e dei soldati scesi a

ogni parte avanzano numerose

non importa:

—

che

nemico e

si

— Tant'è

ardimento.

di

fuoco

il

le

schiere nemiche

Garibaldi e Annita sono in prima le

fila

—

;

—

prodi

i

acque del mare hanno risparmiati,

hanno

gittano alla baionetta o colle spade sguainate, poiché non

più munizioni, sulle truppe mandate a chiudere

il

passo

—

chi

potrà resistere a combattenti che sanno di non avere altra via di salvezza

quella di non isperarne alcuna? Sbaragliati

fuor

soldati Argentini

Garibaldi e Annita

,

i

maggior numero dei

col

loro seguaci arrivano sani e salvi a Montevideo, dove le più calo-

rose e simpatiche accoglienze provan loro pia onorare

Così

segno

i

di

il

come quel popolo sap-

valore infelice.

Romani dopo onoranza

il

Però non dovea

rotta di

la

Canne accoglievano con ogni

console Varrone. farsi

attendere a lungo

il

giorno

della

ripa-

razione.

È prima flotta

cura

invece

di Garibaldi

rifornire la repubblica di un'altra

il

quella che egli

di

medesimo ha con

atto di savia

disperazione distrutta. In breve tempo alcuni bastimenti mercantili sono convertiti in

— — ma supplisce

un naviglio da guerra, tiglieria

—

armi

mentre

otto cannoni

ne compongono tutta

l'ar-

l'audacia dei combattenti al difetto delle

e la

un

giorno Garibaldi ed

squadra

di

Rosas

i

suoi indomabili marinai

volte più numerosa,

e

forte di

quaranta quattro pezzi d'artiglieria blocca strettamente

la città,

si

sei

spingono fino all'imboccatura del porto e

— Tutta

glia.

stre

,

sui

la

popolazione

balconi

,

sui

letti

di

la

sfidano a batta-

Montevideo s'addensa

alle

fine-

per vedere l'esito della temeraria


21

—

disfida

malgrado

e

la disparità così

grande delle

forze, si

ha

fede nella vittoria, perchè Garibaldi è invincibile all'abbordaggio.

L'ammiraglio nemico esemplare prudenza

pensa anch'egli a questo modo, e con

la

fa

mostre

le

non accorgersi che è pro-

di

vocato.

Non potendo ingaggiare una ostinatamente

cattura ideala e

che

battaglia navale,

compenso in una disegnata con una audacia ed una risoluzione

veramente meravigliosa. Un giorno s'addensa

nebbia

fittissima la

Montevideo, per modo che a pochi

sulla rada di

nemico

il

un

Garibaldi cercherà

rifiuta,

palmi

di-

di

stanza non è possibile discernere persona o cosa veruna. Garipresi con sé dodici uomini risoluti

baldi,

evento,

squadra

alla

tamente

qualunque

e parati a

getta in uno schifo e giunge inavvertito sino in mezzo

si

Buenos-Ayres, della quale vuole esplorare minu-

di

Ma

forze e la posizione.

le

una goletta armala

di

sei

cannoni

ad un tratto

da

scoperto

,

è fatto segno

,

loro

ai

tiri.

Remigando risolutamente Garibaldi

riesce a mettersi in salvo in

un piccolo seno

fra le

giunchi

perde di vista

dove d'altronde non avrebbe potuto seguirlo

per

ma il

la

,

canne ed

i

poca profondità delle acque e

prenderlo per blocco. La notte Garibaldi e

costano a nuoto

,

e inosservati

alla

del passo

i

caccia

la

uomini

suoi

—

goletta.

,

;

baia e attende

di quella

sue truppe

colle

goletta lo

la

strettezza

la

la goletta gilta l'ancora all'entrata

nuovo giorno per continuare

dove

,

o

s'ac-

Inerpicarsi

ai

fianchi di essa, balzar improvvisi sulla tolda, uccidere le guardie,

sorprendere

marle

il

ogni

resto della

ardire

col

ciurma disarmata e dormigliosa, stre-

panico

che

terrore

in

genera

tutti

notturno, inconcepibile attacco, costringere così

i

mini dell'equipaggio a costituirsi prigionieri fu l'opera istanti

della

—

poi issata la

bandiera repubblicana e preso

nave con tanto ardimento occupala

contro

gli

altri

,

ne

di

conseguenza

di

i

disorientati,

conduce trionfalmente repubblicana.

cannoni

lasciano libero

in porto

il

passo

prin-

un errore o del

tradimento, e quando finalmente scoprono o presentono scoraggiati,

pochi

comando

il

volge

bastimenti della flotta che non sanno da

cipio se lo strano saluto sia la

il

quaranta uo-

al

il

vero,

vincitore che

questo insperato aiuto alla

flotta


Questo dovea essere l'uìtimo baldi

—

campo, e non andrà guari

in altro

pieni d'ammirazione,

Ad

armi.

in

lui

clie

attività

Gari-

eserciterassi

due emisferi saluteranno-

più risoluto e

il

Montevideo circa iOOO

in

d'armi marittimo di

più

il

intelligente

mondo.

guerrillero del

Sono

fatto

sua instancabile

quind'innanzi la

imitazione

capaci

italiani

quanto banno

di

fatto

i

portar

di

ancbe

francesi,

le

essi

vogliono associarsi, costituire un corpo speciale che concorra alla

Chi mai

minacciata indipendenza della repubblica.

difesa della

avrebbe potuto essere

capo

il

di

questa animosa coorte se non

Garibaldi?

Ecco

gli

maniera

tal

di

un esercito

rende facile

ammiraglio trasformato

lo

ma

di terra;

cogliere

il

generale di

in

Garibaldi

la flessibilità delle altitudini di

prontamente

questo nuovo arringo.

molti

anche

allori

in

—

Entrata da pochi giorni in Né l'occasione si fa attendere. campagna la legione italiana presidiava la forte località detta il Cerro.

Il

nemico

K

Commilitoni, egli dice

«

anima

{(

biamo mostrare

((

che fanno volentieri

K

—

libertà » (1)

malgrado

a'

suoi

,

s'avanza minaccioso.

compagni, duce o soldato,

mia mano saranno sempre con

e la

nemico era lungo

di

doppio

del

forte

,

al

poi

mondo che li

sacrificio

voi,

gl'Italiani si

ma

la

—

mia

noi dob-

sanno battere, e

della vita per la causa della

guida all'assalto, baionetta

in

canna,

il

dall'altendersi a così vigoroso attacco, sicché,

sua grande superiorità numerica, dopo un simulacro

la

resistenza,

una prima schiera getta

lasciando molti

morti sul

campo

le

armi

e dassi

di battaglia, e

alla fuga,

le altre

non

tar-

dano a seguirla.

E dove

questa fu la fazione detta del Cerro, dal fu

Poco tempo dopo nuova occasione ebbe d'illustrarsi

che fu

il

colle armi nel combattimento

della località

di

coraggio

in

questa fazione

Garibaldi in America, pag.

12, Vecchi,

la

legione italiana

del Paso de la Dojada

generale Paez contrastava alle truppe

sublime

(1)

nome

combattuta.

di

— dove

Rosas. Garibaldi più

fitta

op. cit., pap:. "219,

ardesse


23 la

mischia, dove più spesseggiassero

lo

si

vedca animando

^le nemiche Ift

E

terrore e la confusione.

il

quivi del continuo

colpi,

i

e portando

soldati coli' esempio,

i

notato eziandio

fu

secondasse una rara e meravigliosa fortuna, posciachè

denso e continuo grandinare

non una contusione, avea

dono

il

importune

come

pararle

di

di

non toccò una

palle,

che facea dire

il

a'

nelle

come

in

quel

scalfittura,

suoi legionari che egli

l'està gli altri

si

paran

mosche

le

(\).

Altra gloriosa fazione fu quella delle Tre croci, dove avendo

nemici fatto prigione

ì

colonnello Neyra

il

Garibaldi con

,

150

uomini della sua legione assaliva un corpo d'esercito quattro volte superiore

e

,

dopo accanito combattimento nel

numero

deasi cader intorno gran terlo in

Ma

America ed

in

dere popolare peritura,

per

fu la

si

l'

,

di

sopra

ogni altro

e contribuì potentemente a ren-

Garibaldi ed acquistargli una fama im-

battaglia di Sant'

eroismo

prigioniero.

il

menò

quello che

Europa

in

nome

il

valore e

il

luminoso

fatto più

il

rumore

riacquistando sano e salvo

fuga,

quale ve-

de' suoi prodi, riusciva a met-

Antonw, vera

lotta di giganti

un pugno

cui diede prova

di

di legio-

nari italiani.

generale Medina

il

vivamente

,

sua ritirata verso Salto

,

città

inquietato

dal

nemico nella

prossima alla frontiera del Bra-

assegnava, addì 8 febbraio 184G,' a Garibaldi T incarico di

sile,

trattenere

il

nimico con

univasi circa

KS/t

una ventina

di

uomini

fanteria, ai quali poscia

di

cavalieri.

Garibaldi

prendea posi-

zione a tre miglia da Saito, trincerandosi in una casupola rovinata, delta Tapera di

appena rimangono

in

San Venanzio, nella quale, diroccati i muri, piedi alcune travi, che il valore dei legio-

nari convertirà in ròcca inespugnabile.

gono

nemici

i

forti di

900

Al

mezzodì sopravven-

fanti (2),

comandati da

,

sig.

Il

ricca

cavalli, e

America, ih. Vecchi, ih. Paya che ha scritto, uon è guari, una biogralìa di Garibaldi notizie e di fdtti pone la cifra di 1500 invece di quella di 1200.

(1) Garibaldi in (2)

500

di

a quest' ullima, sia perchè altri biografi la indicano, Carletti, pag. 12, e l'anonimo autore dell'opuscolo il generale liaribnldi e le sue gesta in America, pag. 12, sia specialmente per-

Noi

ci

come

atteniamo

a dire

il


24

un esperto

—

uno

— ma

—

,

mentre

,

la

a

cavalleria

i

fanti di

fianchi

respinti;

gli assalitori

e molti cavalieri,

contro

sei

— Gomez ordina 500 molesterà — tornano sono

non pare dubbio.

attaccare la Tapera agl'Italiani; salto

Fernando Gomez. Sono

e valoroso capitano,

l'esito

che poco profittava

visto

all'as-

equi-

la

tazione contro quel riparo, mettono anch'essi piede a terra. Do-

lunghe ore

dici

durante

si

accanitissimo

non contenti a

quale,

il

protrae

difendersi,

scono con temeraria fortuna due al

nemico

—a

;

Il

,

pugno

quel

ad inquietarne

rinuncia

e piena sicurezza

pieno ordine

di

mediante

prezzo. Trentasei

italiani

(il

venne posta

il

la

resi-

compie con

si

congiunzione

—

di

Non

trionfo fu pagato a caro

quinto circa dei combattenti) rima-

sero morti in battaglia: 49 furono de' legionàri

che la

prodi col grosso dell' esercilo in, Salto.

però rientrarono in Salto, poiché

tutti

ma

dei legionari,

una così ostinata

ritirata,

la ,

—

fucilata

la

nemico vinto dal valore

e insieme dall'ammirazione che gì' ispira

stenza

Garibaldini esegui-

i

sortite, micidiali l'una e l'altra

mezzanotte dura tuttavia

vittoria è cogli Italiani.

—

combattimento

il

fuori

di

feriti,

i

metà circa

e cosi la

conìbattimento

—

;

però dei

non uno rimase in poter del nemico. 11 quale ebbe un danno immensamente superiore a quello degl'italiani; perchè tra morti e feriti perdette circa 500 uomini (sopra i200, che tanti feriti

erano

gli

assalitori)

Garibaldi in

(i).

istante esce dai ripari, ora per eccitar

voce, con la spada in alto,

ora col moschetto appuntato

sicuro

,

ferro e

il

i

piombo nemico

documenti

parlano

di

la battaglia

—

spesso per

ardimento un

ferire lo

compagni

egli

medesimo

rispettano a gara

(1)

officiali

di S.

,

di

1,500.

—

ogni

era della legione, gregari, talvolta

—

portarlo in

e e

sempre

il

confermandosene ornai s'è general

dell'opera ed una lettera dello stesso

1,200 uomini, e non

Vecchi, op.

;

ad

coli' atto e colla

ferito

viemmeglio quella popolare credenza che

così

che

più

i

come duce ch'egli come l'ultimo dei

raccogliere con pietoso

per

—

questa pugna supera se medesimo

D'altronde

il

Garibaldi

Paya confuse

Antonio con un'altra fazione anteriore di parecchi mesi. Garibaldi in America, pag. 12, 13, cit.y pag. 220.

—

Carletti, Vita di Garibaldi, pag. 12.


25

menle

per tutto

diffusa

popolo argentino, essere

il

e nulla potere sul corpo suo 11

suo esempio desta

lore e del coraggio;

tult'

—

«

le

intorno a gli

tulli

fatato,

l'emulazione del va-

lui

ufjìziali

medesimo annunziando

scrive egli

egli

armi degli uomini!

sono

feriti

»

!

fazione

gloriosa

la

a'

(1)

suoi

commilitoni.

Sono la

eroi di in

impossibili a descriversi

festeggiamenti coi quali prima

i

popolazione di Salto, poi quella

tutti

,

Montevideo accolsero

di

e

animi nobili e generosi

—

gli

iMenlre

per

modo che

encomi

stessi

gli

agi' Italiani

un concerto

quella circostanza fecero suonar allo

di lodi

,

in

e di

insuperabili suoi soldati!

e agli

plausi all'intrepido guerrillero,

gli

entusiasmo che essa destò

l'

non avvezzi a prodigare

gli

stranieri

—

memorabile fazione

sì

generale in capo dell'esercito della Repubblica scri-

il

vea nel dispaccio

officiale

ministro:

al

a

Vedrà

V. E. dalla

relazione originale del fatto d' armi delli 8 corrente la perdila

come

considerevole del nemico, e

colonnello Garibaldi abbia

il

aggiunto una nuova gloria alle molte, delle quali già da tempo era adorno e di quanto siano capaci

l'ammiraglio ciera nel

de

Rio

LAfricaine:

«

Lainé

,

comandante

la

a

scrivea

della

Piata

Io

felicito,

vi

200

,

legionari italiani (2), » flotta

francese di crodalla

Garibaldi

mio caro generale,

di

fregata

avere cosi

«

potentemente contribuito colla intelligente ed intrepida vostra

(c

condotta

a

inorgogliti

«

contenne l'Europa. (t

«

al i

compimento

di

Io vi felicito in ugual

che rendono più cara

fatti

d'arme, dei quali sarebbero

Grande Armata che per un momento

soldati della

modo

la

per la semplicità e la modestia

lettura della relazione,

più minuti ragguagli d' un fatto

del

in

cui

date

quale potreste senza

((

i

«

timore attribuirvi tutto l'onore.

((

persone alte a meritamente apprezzare ciò che voi siete ve-

«

(1)

Del resto

Questi

,

,

questa modestia vi ha cattivato

uffiziali

le

simpatie di

erano Cassana, Beruli, Marocchetti, Remorini, Vecchi,

Rodi, Graffigna, Saccareili minore, Saccarelli maggiore. Traversi e Scarone, i

tre ultimi piuttosto (2)

gravemente.

Garibaldi in America.


26 <(

nulo operando da

«

primo luogo

«

vostro carattere e nel quale avete

Né

sei

Governo potea

il

mesi in qua

tra le

,

quali

noterò

in

nostro ministro plenipotenziario, che onora

il

lasciarsi

un caldo difensore

»

il

(i).

vincere dagli stranieri nel dar

prova della ammirazione e della riconoscenza dovute a Garibaldi ed

—

compagni

prodi

suoi

a'

nello a generale, gli affidava

perciò

il

promuovea da colon-

lo

supremo comando

della città di Monlevideo (2), e decretava

si

del presidio e

scriverebbe a lettere'

d'oro nella bandiera della legione italiana l'epigrafe « Gesta delli

8

febbraio IS^tG, della Legione italiana agli ordini di Garibaldi » tutte le parate

in

altre;

nomi

i

la

legione avrebbe

sorreggente uno scudo con

motto:

invincibili,

«•

si

;

le

scriverebbero sopra

Governo

collocarsi nella sala del

i

;

Le-

al

braccio sinistro una fascia

incisavi

sopra una corona d'alloro

gionari porterebbero quind' innanzi

il

posto d'onore sopra

dei caduti in quello scontro

una tavola marmorea da

e

il

combalttrono

l'olio

febbraio

ÌSUù

w

(5).

Le quali dimostrazioni cosi numerose, concordi e solenni spiegano con quanta ragione Garibaldi nel rendere conto alla Commissione della legione italiana di quel darei

il

mio nome

di

Garibaldi in America

(i)

fatto, scrivesse: « Io

Legionario italiano per

y

il

globo in oro!

non

» (4).

documenti, pag. 21. A prova maggiore della

sincerità, e vivacità delle simpatie destate

da Garibaldi ricorderemo ancora

Page comandante del brigantino francese il Ducoédic^ avendo mandata al Débats una lettera vituperosa contro Legionari italiani e il loro duce, il Lainé non esitava a dirla dettata da persona poco usa a serivere la verità, anche quando racconti fatti avvenuti sotto ì proprii occhi

che

il

sig.

i

— Vecchi,

op. cit., pag.

altro francese,

220.

comandante

il

—

Garibaldi in America, pag. 21.

E un

del brigantino lo Assas, scrivea in quel torno

esaltando

il valore della Legione e narrando come Garibaldi non avesse che 200 uomini, fosse attaccato da un nemico forte di 1200 e gliene uccidesse 500, avendo egli stesso 33 morti, e 53 feriti, fra quali quasi tutti

circa

i

gliuffiziali. Garibaldi in

America,

T^ii^.

t9.

(2)

Vecchi, op.

(3)

Garibaldi in America, pag, 13 e 14.

{i)

Crediamo

cit.,

far cosa grata al lettore riproducendo testualmente questa

lettera di Garibaldi « «

pag. 220.

:

Fratelli

Avantieri ebbe luogo nei campi

di

S.-ìnt'Antonio

,

a

una lega

e

mezza


27

schieUa e ingenua esclamazione che menire dimostra la

coscienza di quanto egli e

un tempo

rivela a

il

i

suoi

sublime

suo

non poche

resto già avca date

in

Garibaldi

compagni aveano operato

,

quale del

disinteresse, del

prove, e stava per darne altre

maggiori. Alla comunicazione del decreto che

generale e

comando supremo,

il

dichiarò che

e allora

(i).

E

accendere

il

grado

che

si

lume

terrebbe

la

latifondi

di

pugnavano per amore

liani

nome

il

di

ed

da questa

«

quattro

«

leria rifuggitisi sotto la nostra protezione,

d

mille e dugenlo uomini di

4

ramente

«

principiò a mezzogiorno e durò sino a

«

città,

fucilieri a piedi

«

ove non

—

;

erano

biamo

fl

ed a cui

«

miccia alla mano,

«

lo

assalti fatto

avesse

il

il

delle sue

nieri.

Abbiamo feriti,

<r

mente. Io

più

e

il

non solo

sono sostenute contro

si

ma hanno

sbaragliato intie-

né

gli attacchi de' suoi

travi,

i

;

legionari io

e

hanno respinto

lutti

la

resa della

uffiziali

gli

rimasto

piazza,

lutti

eravamo caduti

cinquantatrè

feriti

;

«

ah-

al Salto,

rispose colla

pie sulla santa Barbara della batteria,

in ritirala nel Salto,

con settanta e più

cedevano, contenendo,

feriti

vi scriverò

compresi

quando troppo

dugento e repellendolo impaurito.

e'

i

quantunque

morti e prigiolutti

ufiiziali

gli

poco più

di

cento legio-

leggermente, che

un nemico

incalzava,

— Oh! questo merita

ci

di essere scolpilo.

vostro

Garibaldi in America,

(2) Vecchi, pag.

220.

pag. 15. Vecchi, op.

G. Garibaldi ».

cit.,

pre-

di mille

più a lungo un'altra volta.

«

(1)

Le

numero di 300; il fuoco mezzanotte. Non valsero al nemico

accanito de' nemici

entravamo

ir

a II

combaltiinento.

glorioso

il

Alla mezzanotte

— Addio,

non

di cavalleria,

non alcuni

avuti trenta morti e

nari italiani

a

e diritto di cittadini,

meno Scarone, Saccarello maggiore e Traversi, tutti leggormio nome di Legionario italiano per il globo in oro. non darei

«

«

masse

nemico assicurato che

sono

suoi

assaltò in

ci

nemico aveva intimato

a

i

Ita-

da soldato in quel giorno. Ansaui che era

<(

€

,

pili

il

che

senz'altro riparo che d'una casipola in rovina (taperà)_,

del

ripetuti

<

assegno del

lo

gli

Fernando Gomez,

in piedi se

«

non

Legione, e forse venti uomini di caval-

nostra

nemica, che

cariche

<i

terribile

della

la fanteria

ripetute

le

più

il

rifiuto

strettezza da non poter

protestando

libertà

«

compagnie

,

di

voluto accogliere,

fu

sera in casa (2). Rifiutò per se e per

una donazione

legionari

non

,

versava in tanta

egli

grado

il

oppose dapprima un

egli

che motivato da eccessiva modestia

conferiva

gli

pag. 220.


per desiderio di lucro e di promozioni (1) e pose tanta fermezza in-

questa ricusazione che fu tolta

— Niun

insistere.

al

Governo ogni

semplice legionario, respingendo risolutamente giore che per

grado

il

rata nel pubblico

cesso

gli

competeva

imponea,

si

soldo del

il

assegno mag-

lo

—e

(^);

quando, traspi-

privazioni che per ec-

notizia delle gravi

la

disinteresse egli

di

possibilità di

altro assegno volle percepire fuori

venne

gli

fatta cordiale

violenza perchè accettasse un donativo, a gran fatica acconsentì

a ricevere L. 500

vece

legionario

più

,

a patto che

,

sborsata

essere

di

di

lui

a

la

metà

fosse

lui

bisognosa

di

diceva

,

somma

questa

data alla vedova

in-

un

di

prode e generoso

il

capitano (5).

Ecco

(4)

trascritta la

contenente

lettera

il

rifiuto:

Eccellentissimo Signore Montevideo 23 maggio

Colonnello Gozzoli, in presenza di

« Il

tutti gli uftìziali della

18ii5.

Legione

ita-

mi consegnò, a richiesta vostra, la lettera che aveste la bontà di scrivere in data del 30 gennaio; e con quella un documento col quale voi, Eccellenza, fate donazione spontanea alla Legione italiana d'una metà dei

liana

campi, proprietà

grande,

vostra, giacenti

esistenti su

edifìziì

Legione

alla

nome

quel terreno,

della Legione,

messi a dividere

i

bedire unicamente

uomini

ciò

liberi

richiederanno,

che

la si

che

Array

servizi resi dalla

ai

pericoli ai

chiedendo

campo

del

dettami

della

coi figli

loro

di essere

di

dividendo,

pericolo

coi

coscienza: che avendo cosi

finché

loro

armati e am-

questa contrada, d'ob-

riguardano come un dovere, essi

essi

pane e

fatiche.

,

essi intesero,

le

valenti

sod-

continueranno da

necessità dell'assedio

compagni

lo

del presidio di

senza desiderare o accettare rimunerazione e compenso

Ho

in consf^guenza

l'onore di comunicarvi. Eccellenza,

decisione della Legione italiana, alla quale

uniformano interamente, e

i

miei sentimenti e principii

di ritornarvi l'originale della

Possa Dio conservarvi per molti anni

Garibaldi in America, pag. 15.

donazione.

>.

«

(2) Vecchi, pag. 220. (3)

l'

dopo essersi pienamente informati di ogni cosa conhanno a voti unanimi dichiarato in

a soddisfarvi,

questa metropoli, delle loro

e

ad una metà del bestiame e degli

come rimunerazione

coujunicazione

nella vostra

disfatto a

l'Arroyo de las Avenas

oltre

Repubblica.

Gli ufficiali italiani

tenuta

fra

Nord del Rio Negro

al

G. Garibaldi ».


Né

mostrava meno generoso coi nemici.

si

Alcune settimane dopo sorprendeva

il

battaglia di Sant'Antonio Garibaldi

la

colonnello Lavalleya ad Hapeoy, e dopo accanito

combattimento

metteva

lo

facendogli cento

e più

fuga

in

dello slesso Lavalleya. Garibaldi

togliendogli due cannoni e

,

Fra

prigionieri.

questi

era la famiglia

non volle ricordarsi

i

mali trat-

tamenti che aveva dovuto soffrire quand'era prigioniero del ne-

mico,

ma

solo

rammentandosi

simo, rimandò sana e salva pregio all'atto per salvo

nito di

che erano

in

essere sposo e padre egli

al

Lavalleya

di

compierlo,

un

drappello

la famiglia, e

dava a scorta, mu-

le

quei medesimi

di

mede-

crescendo

soldati

stati fatti prigionieri (1).

Audace baldi

modo

il

condotto,

di

e temerario quant'era generoso e disinteressato, Gari-

quel torno proponeva

al

governo della Repubblica una

impresa che, riuscendo, poteva avere una immensa influenza sulle condizioni

Ayres

e

poliliche

vosissima,

pediendo

Slato.

dello

Ormai

guerra

la

fra

Montevideo cominciava a riuscire ad ambe moltiplicando

industrie, esaurendo

traffichi e le

i

sangue e

sagrifici di

i

le

di

Buenosgra-

le parti

denaro

forze

dei

im-

,

com-

battenti.

Non i

due

era veruna causa reale di antagonismo e di nimistà Stati

—

Argentina, e

le

muovea

vava opera comoda

il

fra

venivan sempre dalla Repubblica

aggressioni

le

capriccio imbelle di Rosas, che tro-

il

guerreggiare senza pericolo per mezzo dei

suoi luogotenenti, ed avea nella guerra un pretesto di opprimere

ed ispogliare in

peggior

ogni

modo

i

popoli

colla

forza

tenuti

soggetti all'arbitrio.

Parve a Garibaldi che questi mali

effetti

epperciò propose

,

al

il

fosse

i;

il

odo più acconcio a toglier

rimuoverne

governo

dei suoi nascostamente

a

terra, preparate le intelligenze

tore

,

e

di

di

recarsi

Buenos-Ayres ,

egli ,

mezzo

—

con un drappello

scendere

di

celato a

penetrare nella casa del ditta-

viva forza impadronitisene, trarlo prigione a Mon-

tevideo.

(1)

di

addirittura la causa

Beponses aux détracteurs de Montevideo^ Pacheco.


—

progetto parve troppo rischioso, e veramente era

Il

verno negò l'assenso

impresa

eia per

Ma

ma

,

che

il

Go-

che Garibaldi perigliasse

volle

incerto una vita che

sempre

in

saria stata

punto specialmente dovea essere ed

in quel

preziosissima (1).

lutti

già

,

così

esito

di

preziosa

non

e

slavano maturando

si

Europa, l'an-

nella lontana

fatti

nunzio dei quali recato dalla fama a qualunque più remota spiag-

quando giungesse all'orecchio

gia,

d'America, doveva

vibrare in

far

degl'Italiani sparsi per le ci Uà tutti

i

loro cuori

un

palpito di

prepotente desiderio della terra nat a.

generoso popolo

li

di

Milano, fatto arma delle braccia, e scudo

dei petti, s'era levato contro l'oppressore straniero, e le

memorabili giornate aveano messo

i

Tedeschi.

avea

(2),

varcato

cinque

— Carlo

chiuso per tanti il

Ticino alla testa

Garibaldi in America, pag. 14.

(i)

(2) Molli anni innanzi al

mon

Taitcnds

— ed era

1848

egli facea

coniare una medaglia col motto;

astre, nella quale era un'aquila che stava per ispiccare

costantemente venuto prodigando

sentimento nazionale, per quanto

i

gli

il

volo;

stimoli e gli eccitamenti al

riguardi diplomatici ed altri consentissero.

ne crainspoint VAutrìche, je sidsprét à entreprendre seul une guerre

d'indépendance le

fuga

fedele all'amore della indipendenza,

Alberto,

anni nel segreto dell'animo

€ Je

in

nel 1846.

», scrive

plus pour notre Patrie

d'est

E

in altra lettera dicea

e

ce

que je desire

de voir s'y developper Vespril de dignité

et

d'indépendance nationale qui noiis dannerà une force immense, sijamais

NOUS SERONS ASSEZ HEUREUX POUR ETRE APPELÉS A DEFENDRE NOTRE NATIONALiTÉ...»

altra circostanza lagnandosi di alcune dicerie stale

In

contro di

lui

piorompea

«

que Ton dise ce que Ton

messe

in giro

veuille sur moi; qiiand le

«

temps sera venu, au lieu de crier, qu'ils viennent alors verser leur sang

e

aree

rie in

del

le

mirn pour

la patrie! ». Carlo Alberto lasciò scritte alcune

ordine cronologico

1839

leggiamo

in

relative a talune fasi della sua vita. Sotto

esse:

«

Ecco sono omai

memola

data

dopo

diciott'anni compiuti

prudente se non ostante la mia quando sentiva parlare di guerra e

casi del 18'21..., lo certo sarci stato più

«

i

«

grande giovinezza

mi

fossi

taciuto

ampliazione degli Stati del Re, di contribuire alla indipendenza d'Ita-

<

d'

«

lia,

«

di

<

dell'anima

€

da'

d'ottenere col prezzo del nostro sangue una forza ed una estensione territorio che consolidassero la felicità della patria;

ma

questi

impeli

d'un giovine soldato non possono ancora essere rinnegati miei capegli grigi. Il mio cuore, ben lo sento, palpiterà fino all'ul-

€ timo sospiro al

nome

di patria e

d'imlipendonza dallo straniero

».

—

E


31 di valorose schiere deliberate a far libera

e

il

successore degli Apostoli, dalla cattedra di San Pietro, be-

nediceva

nome

in

d'un popolo

la

—

morire;

Italia o

l'

della religione di Cristo

magnanimi conati

i

di oppressi.

prima giovinezza, meditando

solitario

Garibaldi

fin

dalla sua

notte fra

le

rovine del Colosseo, colla fervente fantasia avea

ed augurato

vagheggiato diceva

il

grande evento.

un giorno ad un

egli

quelle meditazioni e quelle impressioni del popolo

romano

«

la gloria

«

uomini muoiono,

«

lami del tempo e scintillare Alla prima

ma

la

notizia del

impossibile »

suo

amico

intimo

E

«

narrandogli

,

impossibile che tutta

« è

—

sia precipitata nel sepolcro

gli

idea rimane, per isprigionarsi dai rotvivi

in fronte ai

moto

(I).

»

questi palpiti e queste

italiano

aspirazioni giovanili ridestavansi prepotenti nell'animo di Gari-

Egli sviscerato amatore d'Italia, egli che avea consacrata

baldi. la

sua vita alle

lotte

della

libertà contro

il

dispotismo

indipendenza contro l'oppressione, egli che ad ogni

proverava a se medesimo

aver

di nulla

fatto

della sua patria, egli infine che in tutti

cercava l'immagine d'Italia, e nel

Piata,

compagni

suoi

i

dieci anni per

polca

alla

le

pugna, nel

degl'Italiani per

il

nel 1847, striaci,

di

di

essa combatteva da

con

Garibaldi non voti

conati

i

parve a Garibaldi

,

e nella

da un solo pensiero, ,

come

a

la fe-

altri

tanti

in

avuta notizia dell'occupazione di Ferrara per opera degli Au« Se la Provvidenza ci manda la al conte dì Castagneto

scrivea

:

dell'indipendenza d'Italia, io monterò a cavallo co' miei

guerra

«

porrò alla testa del mio esercito, e farò come ora

«

Cile bel giorno sarà quello in cui

dipendenza

di talia!

d

Vecchi, op.

cit.,

si

pag. 217.

fa

tìgli,

mi

Sciamit in llussia.

potrà gridare- alla guerra per fin-

— Chiesa e Stato,

232, 234, 236, 2iO. (1)

—

isterili

«

ii

tutte le

fede nella giustizia di Dio,

— preoccupalo

bontà degli uomini; patria

in

conquisto della autonomia.

Anima candida, piena della

rim-

liberazione

come sulle rive della nome di essa eccitava

franchigie degli Americani

pago ad accompagnare

starsi

licità

nome

la

momenti,

i

sulle spiaggie dell'Oceano,

circostanze,

per

della

,

momento

deil'avv. Boggio,

t.

1,

pag. 229,


32

pareva

quel torno

,

che dal Pontefice

l'

potesse

Italia

sperare

salute.

Ei persuase

medesimo che mare con esso

suo valente amico,

il

una

lui

colonnello Ansani, quello

il

valorosamente difeso

in Salto erasi così

Janeiro, che a quell'epoca era Monsignor Redini,

fama

poi lasciare di sé

scriveano

i

così infelice:

—

«

che sta insegnando

di quel Pontefice

quale dovea

braccia nostre,

le

consacriamo

terrem fortunati

impegniamo, se

di

trattisi

conci-

si

e quelli della Patria. Noi

suggellare col sangue la

fede che

a

lui

condurre. a compimento l'opera santa

di

redenzione iniziata da Pio IX

Quale differenza

al servizio

mondo come

al

liano insieme gl'interessi della Chiesa,

di

fir-

Rio

in

due generosi, non disusate dall'armi, possono riuscir

accettabili alla Santità Sua, volentieri le

ci

Se

il

a

(I),

Nunzio Apostolico

lettera diretta al

m.

fra questo intrepido guerrillero

che

devoto

,

senza limiti e senza restrizioni a un grande, a un generoso concetto,

riscatto d'Italia dall'oppressore straniero,

il

abdica

cedenti, le simpatie, le abitudini di tutta la sua vita,

soldato al Papa, a una sola condizione,

prosegua

1'

e

i

pre-

s'offre

opera di re-

denzione; e queir altro generale francese, che in questi giorni

dava all'Europa

scandalo

lo

rinnegando

teresse personale., sati,

vendendo

e

la

un'apostasia consigliata dall'in-

di i

principii

costantemente profes-

sua spada per diciassette mila scudi all'anno

a quel Governo, a quel Pontefice che pur solo otto o dieci anni addietro egli denunziava di

tuta.

.

.

mondo

civile

come

il

rappresentante

(-2).

Monsignor Redini di

al

una tirannide che a qualunque costo dovea essere abbatasserì

Garibaldi e di Ansani,

del resto

il

di

ma

aver trasmesso a la

risposta

Roma

la

lettera

non giunse ancora; né

prode nizzardo ebbe pazienza d'attenderla, e quando

(1)

Paya, op.

(2)

Fu pubblicalo

cit.

,

png. 12.

in questi giorni nei diarii francesi, e riprodotto in qual-

che diario italiano un proclama lìrmalo da Lamoriciì're, Ledru-RnUm e Mazzini, nel quale

si

eccitava

il

popolo

Romano

ed instaurare la iiepubblica una ed universale.

ad insorgere contro

il

Papa,


33

avrebbe potuto sollecitamente riceverla,

fu (love

per

modo mutate che

Impaziente

di

non potea desiderarla.

più

compagni d'armi, per ottener che

de' suoi

senza indugio salpassero con

versava

procurarsi

video ponean

in

centinaio, circa, ostacoli attra-

il

i

sorta

della

privi

Un

l'Italia.

Mancavano mezzi materiali di Governo e la popolazione di Monte-

campo ogni

in

non esser

coltà per

—

trasporti

i

per

doppio genere di

partenza.

sospirata

la

lui

Ma un

chiamata.

alla

erano

cose

uscire*dalla inazione, Garibaldi fece appello ai

sentimenti italiani

rispose

le

di

impedimenti

mente e

,

e

cui era tanta parte della sicurezza loro.

di

diffi-

un uomo

del braccio di

Ma quando un

gene-

roso cittadino di Genova, Stefano Antonini, ebbe cominciato a levar via

il

primo ostacolo mandando a Garibaldi

in

donoL. bOOOO,

esempio tostamente e con grande larghezza imitato da molti egli si sentì

abbastanza forte per trionfar

metter in atto

— In

suo disegno.

il

,

e

due

dai

il

accompagnato figli,

nome

simbolico

ed imbarcati sopra di esso cento fra

cavalieri,

altri,

ogni opposizione, e

aprile 1848, noleggiato

piccolo baslimcnto, a cui era imposto

ranza

d'

i

la

un

Spe-

più valorosi suoi

dalla inseparabile Annita, dalla figliuola,

essa già avealo fatto padre,

de' quali

salpava

immensa recatasi in portole sulla spiaggia per dar l'ultimo saluto ed accompagnar cogli augurii del labbro e del cuore quel pugno di prodi da Montevideo

acclamazioni

fra le

di

una

folla

che parevano portar con loro nella piccola nave talia.

Due mesi

finalmente Garibaldi

Nizza di

,

accolti con

affetto,

di

—

circa durò la traversata e

i

ogni

cordiale

e

giugno

di

2:5

alli

cento compagni

suoi

più

ed

la fortuna d'I-

approdarono

festante

a

dimostrazione

riverenza e di ammirazione da tutta quella generosa

popolazione versatasi sul lido ad attenderli, ed applaudirli, appena fu dal

molo segnalata

albero della quale

noleggiarla da Garibaldi,

a cui sono promessi

nave che

la

sventolava il

,

li

portava, ed

patto

espresso

maggior

al

apposto nel

una fede

tricolor vessillo, simbolo di

imperituri e splendidi trionfi.

Poche ore concesse Garibaldi giunti,

per

agli amici, alla

alla

terra natia

madre settuagenaria,

—

sollecito

ai

com' era

carsi a Torino, dal Ministro della Guerra, per essere

3

di

conre-

mandato


34

senza indugio ore

—

combattere l'Austriaco

a

e di

quelle poche

valse a rinfiammare sempre più l'amore dell'indipendenza

si

e r odio allo straniero nell'animo de' suoi concittadini.

non

fui

togli

in

mai fautore

ma dacché

Nizza;

causa nazionale,

il

Carlo Alberto

mini temono, proruppe, radunerò

ranno a cacciare

gli

« Io

è fatto difensore della

de' miei amici

espresso

Francesi non fosse sperabile

lo aiuto de'

Da

si

mio braccio e quello

Ed avendo alcuno

da' suoi cenni ».

—

Re, diceva loro in un banchetto offer-

di

pendono

dubbio che senza

vittoria,

la

donne

le

il

se

«

gli

uo-

che baste-

italiane

Austriaci ».

Nizza recatosi co' suoi a Genova, e quivi pure cordialmente

una ragunanza

festeggiato andavasi ad

Nazionale e

del Circolo

quivi in un discorso calorosamente applaudito dicea

il

pericolo

maggiore essere nella troppa durata della guerra, perciò con ogni mezzo concorresse ciascuno ad abbreviarla; cura di bravi, di veri italiani

fosse

soffocare in

il

germe

Io

le oziose

spirito di setta,

e nocevoli dispute sulla forma di governo.

Una

la bandiera, tutti

concorressero a difenderla in campo, a vincere o morire; e niun

guerra perchè assai maggiore

sacrificio paresse eccessivo per la

ne imporrebbe gare

nemico, se

il

Da Genova prestamente

ma

Guerra;

Ministro

il

ciancie impediendo

le

fatti,

i

o

le

concordia, soccombessimo nella lotta.

di parte la

sì

recavasi in Torino dal Ministro della

scusava allegando non avere autorità

per definire cosa alcuna relativa allo esercito in campagna, andasse

al

Quartier Generale dal Re.

Carlo Alberto attendeva allo

memore che

lo

inutile blocco di

Napoleone

stesso

I

superiore alle sue forze, quando in Roverbella eragli

annunziato essere

giunto

il

Mantova,

avea giudicata il

dì

la

Ì9

ira-

impresa di luglio,

generale Garibaldi, e chie-

dergli udienza.

generale

Il

fu

immediatamente ammesso

alla

presenza del Re.

Garibaldi avea conservato la foggia d'abito che da tanti anni

portava in America riose, lati

dalla natura gli

tunica

quale

,

che avea

e resa terribile al

rossa gli

stretta

pendeva

la

nemico

cadevano ai

illustrato

con cento pugne glo-

in tanti scontri;

sulle spalle

fianchi .da

i

lunghi e inanel-

biondi capegli,

una cintura

di

una

cuoio dalla

spada, chiudeagli la persona; la barha scen-


35

della parola,

fronte

spaziosa

securo

gii

il

quando volea

usarle;

ma

che in America compiute;

tempo

modesto e risoluto:

pure non è illustrando

nome

dei

legionari

un

ad

piglio

ma

ospitale,

che

armi nostre

alle

Ma

italiani.

gesta eroi-

le

ho combattuto

replicava,

gli

mio! La provvidenza benedisse

il il

per

generale con

il

Sire,

«

erano famigliari,

gii

per la liberlà di un j)acse

terra straniera

in

con quella squisita corte-

guerrillero

commendò altamente

lo

la

simpatia.

la

con quella cordiale semplicità che

e

non che

sguardo mansueto insieme e

lo

,

conciliavano l'attenzione e

Carlo Alberto accolse sia,

incesso, la

temperanza delie mosse,

la

purissima

e

e la gravità dello

sul petto,

fulva

folta e

devagìi sobrietà

son giunto

io

in

tempo con un drappello de' miei fidi per combattere anche le battaglie della mia patria. Ho qui dentro un cuore che ama rilalia davvero

e

,

questo

desidera

solo

,

operare cogli

possa tornarle a vantaggio e ad onore

Rispose

il

Re

u essere questi sensi

grande e generoso causa che

quanto

altri

-».

degni veramente dell'animo

cosi prode soldato, e della santa e gloriosa

di

che

ardentemente

desiderare

la

patria

potesse giovarsi del braccio e del cuore di un suo figlio

tanto

l'inspirava:

illustre e tanto devoto: dolergli all'anima che

del

reggimento costituzionale non

gli

rigide regole

le

consentissero di seguitare

che

e l'impulso naturale di affetto e di stima,

avrebbe spinto

lo

a profittare senza indugio della magnanima offerta;

Torino,

parlasse

opportuni presto,

in

,

a'

Ministri

potergli

nulla

,

con

campo.

che non

trovasse

— necessarie

osava apertamente esprimere

si

derato e funesto se mai fuvvene alcuno

a un generale tedesco

qualche

mente era che potesse recarvi l'avete

Ma

respinto

il

dì

tornasse a

temperamenti

i

riuscire più accetto che rivederlo, e

Gentili espressioni, e nulla più, fiuto

essi

,

e

un

rifiuto

il

ri-

inconsi-

quale facea dire

il

tempo dopo:

a palliare ;

«

Un uomo

efficace soccorso

che respingeste Garibaldi

)>

—

solae

voi

!

pur troppo nella campagna del ^848 e del 18^9 la im-

perizia di capi,

e

il

mal seme delie selle dovean rendere

inutile

l'eroismo del Re, dei soldati e dei popoli. Pur troppo la pedanteria degli uni, le provocazioni degli altri,

le

diffidenze,

le

ac-


36 reciproche doveano mutare

cuse

fra

breve la gioia e

vanto

il

dei primi successi nell'ineffabile dolore di irreparabili disastri.

sdegnò ripresentarsi

Garibaldi ai

in

sembianze

supplichevole

di

che per sublime patriottismo era accorso dalle

egli

ministri,

non a postular Tmpieghi o

rive dell' Uraguay,

ma

favori,

a re-

care conforti ed aiuti, e andò invece a Milano, dove fu accolto

maggiori

colle

popolazione;

il

d'entusiasmo

dimostrazioni

Gomitato

pubblica difesa

di

e

di

commissione

gli die

nome

il

ebbe intorno a

di Garibaldi

—e

Bergamo

di levare e ordinare volontari per la provincia di

in pochi giorni

dalla

affetto

riuniti

lui

meglio che tremila combattenti.

Ma il

troppo rapidamente a male, perchè

le cose nostre volsero

prode guerrillero fosse in

tempo a restaurare

la fortuna delle

armi italiane. Tentato invano

il

una ricognizione

blocco di

fin sotto

Mantova

Verona

,

spinta senza

,

successo

perduta la posizione di Va-

leggio, impegnata, per ricuperarla, la battaglia di Custoza, nella

quale l'eroismo dei soldati italiani soggiacque più che per

mero stragrande tieri

,

principiò

dei nemici

quella

settimane ricondusse

i

,

per la

il

nu-

inintelligenza dei condot-

che

serie di sventure

meno

in

di

due

Tedeschi in Milano....

Garibaldi, precipitosamente richiamato per la difesa Hella capitale

lombarda, era giunto a diciasette chilometri da essa quando

seppe conchiuso l'armistizio. Egli avea

con sé cinquemila uo-

mini circa. Dacché Milano era caduta, serbare almeno questo nucleo

soldati

di

pensiero

—

:

ma

per la ripresa delle

ostilità

fu

il

suo primo

altrimenti volle fortuna.

Con rapida marcia egli si ridusse da Monza, ove stava per Como, senzachè il nemico lo potesse molestare gran quivi un primo disinganno lo attendeva fatta la chiafatto. Ma cinquemila combattenti trovaronsi scemati a circa due mata, entrare, in

:

i

mila. <(

Il

capo

di

stato-maggiore Bottaro », narra

cui cediamo ora la penna per la

narrazione di

(1) Storia d'Italia, 1848-1849, voi. i, pag. 261

il

Vecchi

questo

e seg.

(1) a

episodio


37

interessante

vita di Garibaldi,

della

Boltaro era fuggito per

primo con

il

buon generale presagì male da quei che mai

colui

pensò che

animo disfranca

1'

capo

il

(c

maggiore

stato

di

Il

ma^ come

principii,

tristi

nelle avversità le più dure

cose e nei travagli di guerra

gì' inesperti nelle

—

ducento di Luvino.

altri

,

quali

i

tuttora gli rimanevano, avrebbero dal suo esempio tolto fiducia

che avevan preso a difendere.

sulla loro forza e sulla nobile causa

La legione

dei volontari fu a

nome

van sempre inseguita speravano

mente

di

il

giorno sette e

e

,

fuoco

fatto

più volte si

contr' essa

attentarono a seria-

Garibaldi passò co' suoi trafelati e

il

,

indomani

formando

fiume Ticino. Gli Austriaci l'ave-

al

,

sgominarla; giammai però

attaccarla. Quivi

lo

sponde del Lago-Maggiore,

a Sesto-Calende, dove le

alveo ristrello, danno

Varese

stanchi per la lunga marcia a Castelletto sul territorio piemontese;

e

Tedeschi rimasero

i

tina dei nostri tra il

una lancia a

Re

confine

il

in-

quella levata d'insegne

avrebbe però voluto che

egli

;

rimanessero entro

si

Sembra che

trofeo.

fosse plaudita dal

nari

fiume, assaltarono

il

uno ne uccisero, ne ferirono due, e riportarono

nemico,

dietro la

l'indomani però una tren-

di là;

al

più arditi ripassarono

i

dirimpetto

i

legio-

avamposti

agli

imperiali. « Difattf,

il

prode capitano restò colà qualche giorno nel dub-

bio su ciò che avesse a fare

una punta sull'inimico

Re

soccorsi francesi

veri

danaro, mosse

e di

sacca

di

la riso,

somma e

un

unirli

immobile

—

il

ognuno, timo,

Radaci li il

,

a' dì

di lire

i

ufficiali,

rimorchiare dalle munizioni e

suoi

,

Lombardia

fare pel

un esercito nazio-

riscossa.

Privo

di

vi-

quattordici per Arena, chiese al

10,000 e ne ebbe

sette

con venti

migliaio e più di razioni di pane; trattenne

San Carlo e

co' suoi

le migliaia

pochi

nell'alta

e rannodare

nove barche; volle dall'amministratore lago,

ai

e del giungere de' cotanto promessi

una formidabile

nale a fine di trarlo ad

municipio

Griffini,

tuttora

sospetto del ritorno del e vantali

era sua mente cogliere

;

ch'erano col Durando e col

dei battelli a

due piroscafi, della forza il

Verbano; e salito a bordo diede l'ordine

due macchine

di vettovaglie.

i

della

di

vapore

30

sul

cavalli

di quest'ul-

partenza,

facendo

barconi carichi di armati,

di


38 « Molli

plausi delle popolazioni lungo le rive del lago sino a

i

Luvino, dove

truppe sbarcarono verso

le

generale era da più giorni malato il j

suo dì

tremilo convulso

di

ore nove di sera.

le

di

Il

febbre terzana, e quello era

pur nullameno,

;

avamposti sulla strada

suoi

di

ei di

Germignago e

persona dispose

sul lato opposto

del paese.

venne avvertilo che un drappello

sullo annottare

« In

di

700

senza alcun sospetto appressavansi alla borgata

fanti imperiali

;

incontanente egli pose in agguato cento uomini dietro una siepe, tra la casa della contessa Crivelli e l'albergo detto della Beccaccia;

cento

altri

Varese

;

il

li

mandò per un non

lago. Per la fretta

domina

piccolo colle che

come corpo

resto lo lasciò si

potettero mettere in posizione

cannoni che erano sul bordo. Allorché

gli

tanto inoltrati da percuoterli in pieno,

rimpiattati

i

Austriaci

piedi e con terribile grido fecero fuoco; le palle,

quamente danno

le

colonne in marcia, vi seminarono

in dirotta

;

la strada di

riscossa sulla ripa del

di

si

levaronsi in

prendendo

ma

sul colle;

in colonna a trecento passi dal paese.

bersagliati

generale

Il

dugento cinquanta uomini colla baionetta

li

in resta,

della propria conservazione prevalendo alla disciplina, li

si

anche forma

attacca con e

lo

istinto

dopo breve

spinge laceri e sanguinosi a fuga precipitosa. Quelli fortificati

vigorosa resistenza;

una compagnia dano

obli-

la strage; alcuni

da quell'altura, parte s'impossessa della locanda, parte

conflitto

due

avvedutisi donde partivano le offese vol-

altri

gono a destra per togliere posizione

che eransi

i

furono

nell'albergo della Beccaccia il

capitano Vecchi e

il

opponevano una

maggiore Angelo con

del battaglione pavese corrono allo assalto, sfon-

ubbriachezza del trionfo fanno pa-

l'uscio di sotto e nella

gar caro a quanti entro trovarono

gli

stupri, le rapine,

le

de-

vastazioni di ogni maniera tollerate dal Maresciallo ne' suoi durante la

guerra di quattro mesi. Rimasero morti sul campo venticinque

soldati e

un

ufficiale

nemico.

otto feriti, fra cui vari

La legione ebbe quattro morti e Dopo il fatto d'arme le nostre

ufficiali.

forze presero posizione a

Germignago

al

di

là

del

ponte sulla

Malgorabbia. u

L'indomani

la disfalla di

il

duca

di

700 Austriaci

Genova giungeva in

Luvino e

il

in

Arona; e saputa

quartiere

generale


39 di

Garibaldi poco discosto da quel paese, mandògli per un gen-

darme un suo dispaccio piemontese e

territorio

con cui

,

rendesse complice ch'egli ed

soldato

non rientrassero più negli

suoi

i

non riconoscere

rale rispose,

d'Italia

perchè

,

e

rientrare nel

affatto

governo non

il

provvedere a

violazione, di

siflatla

di

trattati fatti coll'Auslria; in

i

caso contrario sarebbe slato costretto di

ordinava

gli

rispettare

di

Stati Sardi.

gene-

11

l'armistizio Sa lasco,

si

fine

essere

aver giurato combattere l'inimico della sua

patria sino allo stremo. « Ne' dì susseguenti

nostri

i

campeggiarono

piegarono quindi verso Varese;

temente sulle alture a scorgere

d'

gli

monte Allegro; primo

diritta e a sinistra, si ritiravano al

una tunica

spavento che

i

sul

volteggiando costan-

tedeschi

od un cappello piumato, tanto

rossa,

aveva

colpiti.

I

nostri

lo

aggiravano continuo

si

per quei luoghi poco adatti ad una buona difesa, sol perchè

generale lontari ai

gli

il

era stato avvertito che le grosse colonne de' vo-

provenienti dal Tirolo sarebbero passate di là per porsi

suoi ordini. Esse passarono a' dì 19 per

Somma,

condotte dal

generale Giacomo Durando, e per Novara andarono a Vercelli.

Per colmo

di

sciagura,

ingrossavano. Poco dopo

centrarono

tempo

colà cinque

cavallo,

molli a

molte

oltre

le

generali

con

legione da Varese

si

14,000 uomini,

tra

E non

artiglierie.

le

mezzo per non dare

in

deluse speranze, gl'imperiali

la escita della

agli Austriaci

si

concui

conveniva por

facilmente

vinta

l'impresa; fu mestieri far marcie e conlromarcie, tentare qual-

che lieve scaramuccia, disperdersi pensatamente e rannodar ordinanze in luoghi determinati.

Ma

le

legione era formata di

la

gente raccogliticcia, non usa alla guerra o

ai

patimenti e alle

fatiche che quella dei partigiani richiede; laonde, spossata a

non

reggersi in piedi, essa giunse nel mezzodì del 26 a Morazzone, imperiale. Si tirò con

seguita da presso da un numeroso corpo

una barriera r unica strada sera cominciò fulminarla

che eransi e posero

sdraiati sul

un

vano intorno

,

uccidendone

Ma i

difendilori e

novecento che ancor

bandiera in gramaglie.

spada sguainata gridava:

l'artiglieria

in

sulla

vari altri

selciato della via. Gli ufficiali accorsero

po' d'ordine ne' alla

del borgo.

u

—

Fermi, perdio! Viva

Il

si

aggruppa-

generale colla

l'Italia! » Il

dottor


40

Scianda, che coi più intrepidi dicendo:

segli,

non

è

Generale,

«

suo posto!

il

non

non

esponga troppo, questo

si

Cui egli, guardandolo

»

« Medico, additatemi

era dappresso, raccomandos-

gli

la

ove

sia

resistettero all'impeto

rava

via

la

campana

la

;

toglievano a slatici

del

il

rompeva ed abbar-

si

suonava a stormo,

presbiterio

curato ed

il

sindaco. Corsa un'ora,

incominciava più spesso e più turbinoso. Le bombe, ed

cadevano

razzi

i

abitanti^

ardevano

sui tetti,

lamenti dei

i

feriti,

compiva

al

spettacolo che

tale

le

case;

le

si

fuoco

il

granate

grida degli

le

combattenti,

urli dei

gli

lingue di fiamma che salivano ciò

:

Gl'imperiali

)>

e lasciarono la posizione.

Intanto agli altri due capi del paese

((

rispondeva

fisso,

pericolo maggiore!

il

rosse

le

cielo, le fumanti

mine,

l'immaginazione

di

tutto

Dante ha

saputo inventare nel suo terribile inferno. Gli era un tentare la

provvidenza

mestieri andar via.

mino,

a rimanere più oltre in tale luogo. Ei fu

l'ostinarsi

siccome

Il

generale ordinava che

meglio

potrebbero,

si

tutti

per vario cam-

riducessero

a

Stabio,

ultimo paese di frontiera del Cantone Ticino; e postosi alla testa di

un drappello

aiutante,

aprì la

—

marcia a baionetta spianata.

Luigi Fabrizi,

raggranellati

i

compagni

sui

Il

suo

posti

che

difendevano, partì anch'esso a capo di quelli eh' erano rimasti

ma (c

non potette seguire

A

sciuti

due

tiri

che a

lui

moschetto trovò nell'aperto due uomini scono-

di

indicarono, in

viottolo alla sinistra,

gerebbe

al

passi di

distanza

del generale, di prendere tal

quello

ei

della

resto

nome

assicurandolo che per legione.

In

via

vide

una massa moventesi per ogni

li

rannoda

poc'anzi lasciatovi. pauriti

dai tanti

,

I

torna indietro, e più non trova

mal venturosi

modi

di

un

ricongiun-

si

a

trecento

volta.

fuggiaschi che in quel buio non sapevan dove rivolgersi.

accorre,

;

dei precedenti.

la traccia

il

Eran Egli

drappello

sull'angusta strada, im-

in

morte cui sarebbero

iti

incontro nella

notturna fuga, facendo dietro fronte colla sinistra in testa, eransi rintanati nel borgo. in l'

Alcuno asserì che

Morazzone dalle barricate e dai inimico.

E

fu

falso,

che in

sulla

venti, a cinquanta alla volta, con

verso

la Svizzera.

i

combattenti insino all'alba

tetti,

avessero capitolato col-

prima

celeri

luce,

a

dieci,

a

passi essi avviavansi

Sei solamente ristettero perchè giacenti per


41

e vennero

gravi ferite;

che indi a poco morì.

tario del generale

grossa guardia di

buon ordine

in

amore

ospitalità

commovente

bandiera

la

vettovaglie

vestito

e

1

e

;

i

municipii

,

tal'allra alTingresso dei tedeschi nel

Due

averi.

curavan troppo

ma

quelli

soli

per nuocere.

che

comune

la

la

Piemonte, spia conosciuta dell'Austria, venne spedito

nostri

esagerando

,

Condannato,

disse:

grazia!

patriota;

»

«

Cui

cui

duca

di

al

si

Andate

La infamia

«

E

«.

ex-mililare,

rinvennero

e

,

fuggire.

fu

allora

marcie

il

faticose, e

per

giorni dell'ultima lotta

le

—

capo

lombarda sul

nu-

Non pregò, non mosse lamento

sulla

intrepidamente mori.

Garibaldi in

e

sua parecchie carte

sulle

Ei

mosse e

doveva essere convinto

nella sua coscienza della giustizia della causa imperiale

Infermò

ogni

morto. L'altro era in

ammogliato colà

in casa

a Varese

scritte

dei combattenti italiani.

sorte sua

nuovo

scioglie

erano note antiche e recenti sulla rivoluzione

e lettere allor

mero

di

persuadendoli a

e

Garibaldi:

il

del Tirolo,

della polizia cantonale; in

frontiera

Generale, son piemontese, sono un com-

vincolo: siete un traditore.

Gemonio nativo

non emu-

corsi pochi dì, egli era di bel pericoli

i

moltis-

vita,

inerzia

L'uno, proprietario sulla

Genova perché sentenziasse;

terra

la

straniero. Parole pressoché ignote,

servaggio

indipendenza e libertà; molti

i

tempo

cittadini ed i

paese. Poca operosittà però addimostrarono per riscattare

tra

una

Garibaldi giunse

avente con sé

nostri liberi battaglieri.

i

offerirono

de'Ioro affetti dal

larono,

in

mischia accanita,

Il

ov'erasi tentato tener acceso per qualche

danaro talvolta non chiesto e

gli

ca-

Arcisatc, combatte-

tre ore di

,

i

più profondo per questa nobile patria, aveva accolto con

campagnuoli

simi

segre-

il

palla di cannone.

La contrada

(c

lo

una

quali

i

giorno innanzi

prossimo confine.

il

a Lugano con ventinove individui forata da

Il

e di cavalli presso

fanti

rono dalla collina sul piano e dopo varcarono

fra

Vecchi con dugento uomini, imbattutisi

Medici e

pitani

prigionieri,

falti

)>.

Lugano per febbre acquistata privazioni d'ogni genere

ma

la

nelle

sofferte nei

robusta costituzione, e l'indo-

mita energia ebbero in breve vinto

il

male

—

ed egli potè

mettersi in viaggio, e tornato in Piemonte, condursi insino a Nizza, dove rimase alcune settimane.

ri-

mano mano

E fama che

in


é2

quel torno

Governo piemontese

il

—

militare,

ma

—

recarsi a Venezia (i)

E veramente vegno il

in ottobre

con tale proposito, dato con-

superstiti della sua legione in Livorno,

ai

— Accolto

25.

dì

un'alta posizione

che intanto resisteva eroicamente.

mosse

si

gli offerisse

ricusava, allegando essere determinalo a

egli

mostrazioni

— acclamato

qui pure colle più vivaci, e affettuose di-

—

simpatia e di entusiasmo

di

dove giungeva

trattenuto dal popolo

—

generale delle truppe toscane

—

costo fermasse quivi la sua stanza.

volea ad ogni

si

Egli andò a Firenze, sgo-

vernata in quel punto da Francesco Domenico Guerrazzi. Garibaldi parlò franche e consigli

non furono

persuaso

di

per

oneste parole

accolti

per

,

non poter fare buon

lo

ma

peggio

frutto,

indarno. d'Italia,

—

libertà al Principe

,

Il

generale Zucchi

pauroso

— ma

I

egli

re-

facilita di

devoto

,

che

più

alla

il

passo, mandati

400

svizzeri

ordini governativi gl'imponevano di richiamar

questa schiera, e l'eroe

Montevideo entrava nelle Romagne

di

popolarità di Garibaldi era troppo grande, anche fra

Romano, perchè

dini dello Stato

suoi

Garibaldi e de' soldati che avca

di

seco, gli contendeva dapprincipio

a Pianoro

— — ed

proseguì oltre, e s'avviò

Appennini a Ravenna d'onde avrebbe avuto

gli

carsi a Venezia.

La

—

gli

mancassero

i

(2).

citta-

in queste Pro-

vincie quelle prove della pubblica fiducia che in ogni altra parte d'Italia,

dove

già eragli

fosse recato,

si

spontanee

eccitamento a soffermarvisi

lo

circondavano;

accresciutogli

,

dallo indirizzo che prendeano le cose politiche.

papato politico da ogni parte minato

Il

cana, dapprima debole, sciuta di

numero

—

—

—

assassinio di Pellegrino Rossi, infamia eterna della

romana;

zione

Gaeta

— erano

e

addì

24 novembre

altrettanti

fatti

la

il

fuga del Pontefice

Paya, op.

(2)

Vecchi, op.

cit.,

pag. 15.

cit.y

a

che, rapidamente compiutisi, ope-

Romagne.

(1)

codardo

breve rivolu-

ravano un radicale rivolgimento nelle condizioni e nelle popoli delle

che

breve

rapidamente cre-

15 novembre

poi addì

il

la fazione repubbli-

e nascosta minoranza,

e d'autorità

in

voi. 1, pag. 3i3.

sorti dei


43

Garibaldi avea incarico dagli uomini che assumevano dello Slato abbandonalo dal Principe

riordinare lo esercito, durante

ricostituire e

caduto

sacerdotale

—e

così basso stato

in

governo

attendere anch' esso a

di

,

il

l'amministrazione

breve

in

sua

la

le-

gione acquistava fra tutte fama di singolare costanza e d'indo-

mito ardimento, u

Metlevan paura a vederli,

u

prima che fossero uniformemente subordinali

ma

in verità

non commettevano

gravi

plina

tt

eccessi

«

puniva pronto e severo, alieno quanto

((

ollcsa

«

rante » (1).

perchè

:

Intanto,

prode condottiero sapea tenerli in freno

il

molestia

sciolto

cittadini

ai

il

e dei

altri

proprii vantaggi nulla cu-

i

collegi

Macerata eleggea Ga-

Co&tituente,

alla

;

mai dal recare

consiglio dei Deputati, e convocati

nomine

elettorali per le

Farini,

il

disci-

«

,

dice

ed a qualche

vestiti

ribaldi a suo rappresentante.

Assai breve dall' indole

dovea però essere

delle

sue facoltà

vita politica

la

e dalle abitudini

esistenza chiamato piuttosto sui

di

di

Garibaldi,

tutta

la

sua

campi dell'azione che non nel-

l'arringo delle discussioni.

5 febbraio

dì

]1

chiusa

— erano

alla

— soggiungea

popoli, s'ingrossa e

dei

((

liare

e combattere

,

chiudeva «

l'Armellini,

:

«

si

che

fa

«

un omaggio assoluto

una lega sacrosanta, quella

compatta ogni

ove occorresse quella

Voi siedete, o cittadini, fra

epoche; da una parte vi stanno

le

i

dì più,

dei

sari,

«

vare un

edificio

per umi»

e con-

rovine dell'Italia dei Cea noi tocca ele-

che possa posare su quelle macerie, e l'opera

non sembri minore

«

della vita

((

fiammeggiare degnamente

K

dell'aquila

Romana

(i) Fafuni, Storia

Re

sepolcri di due grandi

dall'altra le rovine dell'Italia dei Papi:

«

—

pronun-

Ministro dell'Interno,

discorso in cui dopo avere reso

democrazia

))

violenza straniera avrebbe

la

presenti cento quaranta Deputati del popolo.

Salito in ringhiera

ciava un

Assemblea costituente inaugurava quella

l'

poche settimane

sessione che fra

di quella della

sul terreno

morie, e possa

ove dormono

i

fulmini

e del Vaticano, la bandiera dell' Italia del

dello Stato

Romano,

voi.

3, pag.

277.


u

— Dopo

«

popolo.

(c

sotto

«

Popolo (i) ».

Un

auspicii

gli

inauguriamo

ciò noi

che

fama

è

spingessero

si

colleghi nel governo provvisorio

Ricondotto

silenzio,

il

Bonaparte, principe grido di

((

viva

la

vane forme?

di

quanto

Repubblica

—

»

»

— poco

alzatosi,

proruppe,

i

suoi

voluto.

Canino, levatosi a rispondere,

viva la Repubblica!

«

ascoltatori,

più in là

Roma avrebbero

di

—

chiamata de' singoli Deputati, e

fecesi la

di

ed egli pure,

di Garibaldi,

in

Italia e

:

plauso fragoroso e prolungato accogliea le parole dell'Ar-

mellini

«

nostri immortali lavori

i

due santissime parole

queste

(li

uscì nel

stante venne

a che perder

«

il

il

turno

tempo

indugiar un minuto è delitto

—

Applaudivano dalle loggie

gli

{^),

(scrive a questo proposito

un

illustre storico

contem-

poraneo, che dovea in questi ultimi tempi meritar la gratitudine e l'ammirazione del

degli Italiani

genza e

la

energia

colla quale

mondo

rappresentanti, lo Sterbini prese a dire ((

guire le consuetudini, e le forme di

te

berare per impeto Insisteva

di

passione,

ma

Generale Garibaldi

il

ne, osservando

il

tutti

la

si

forma

introdotta

più concitati

momento che il

Papa

gli la

di

animi per

la

Francia assentiva

(4),

e per

nistro di Carlo Alberto,

con maturità

dovevano sesenno

di

una

la

lettera

(2) Fauini, op. cit. pag. 222.

(3) Farini, op. cit. pag. 223. (4) Farini, op. cit. pag. 225.

Vecchi, tom. 2° pag. 36 e seg.

prendere eletti,

— ma poco durava

posciachè

nella tornata

avuta

in

quello

stesso

intervento armato per rimetdel

che consigliava

(1) Farini, op. cit. pag. 221, e seg.

di

quistione, ed essendo viep-

notizia lo

» (5).

alquanta discussio-

mandati degli

i

Gioberti, in allora misi

temporale del Pontefice (b), l'Assemblea,

(5)

si

Parlamenti, non deli-

— ma dopo

governo,

nuovamente

la intelli-

difficilissimi

presidente d'età. Senesi, che prima

incertezza sulla

tere

i

procedea più innanzi per quel giorno;

delli otto

per

bisbigliando molti

che

«

deliberazione alcuna dovessero verificarsi

non

ma

importanti provincie d'Italia)

le sorli di tre

—

civile

momenti

resse in

rispettasse

il

potere

uditi in favore della


45

proclamazione immediala della Repubblica Savini, Agostini, Masi, Vinciguerra, Bonaparte,

Filopanti, Slerbini,

—

e soli avendo fra tulli

prepotente

Mamiani

il

il

il

,

papato dal potere temporale a forma di governo, col

coraggio

Cesari

—

nome

gevano

repubblica —

la

rendevano favorevole

lo

i

Repubblica Romana Deputali presenti

undici astenevansi dal al

e

piuttosto in quella notte

,

,

dolori

ma

volle presenziarla a

fece trasportare così malato

—

e dato

il

respin-

gli 'altri

dello Stato.

reumatici in

quel

poiché la seduta stata so-

spesa verso sera^ fu ripresa poco stante, e l'una del mattino,

il

(4) ».

— cinque voto —

mutamento

radicale

Garibaldi era malato per febbre

giorno

opinione

volava decaduto

e proclamava la democrazia pura

di

Erano centocinquantaqualtro

di contrastare alla

l'Audinot,

,

Gabussi, Rusconi,

si

protrasse fin verso

qualunque costo, e

com' era nella sala

voto a quel partito che egli fra

i

dell'

si

Assemblea

primi aveva tre

dì innanzi

proposto, narrava ai vicini che in quell'ora stessa o

quasi,

anni

tre

prima

egli

entrava in Salto vittorioso dopo

la

battaglia di Sant'Antonio (2). Dalla quale coincidenza piacevagli trarre

lieti

pegnava

la

e favorevoli augurii alla causa per la quale ora im-

fede e la vita (3), presagio che ben sarebbesi avve-

rato per lui che a Palestrina, a Yelletri, e sulle

stava per cogliere nuovi allori

ma

e coprirsi di

mura

gloria

di

Roma

immortale

,

che pur troppo non polca salvare dalla preponderante forza

dell'

oppressore straniero la libertà e la

indipendenza del popolo

romano.

La Francia repubblicana deliberava di rimettere a qualunque il Papa della quale avea voluto priin quella potestà ,

costo

varlo

,

,

il

voto della Costituente

—

e

il

generale Oudinot

di

Reggio

addì 24 aprile gettava l'ancora innanzi a Civitavecchia con dieci vascelli,

guidati dal contr' ammiraglio Fréhouart, e un corpo di

spedizione

forte

Alla Storia

il

di

40,000 uomini.

giudicare l'atto di un governo che pur essendo

nato dalla rivoluzione, e dicendosi amante della libertà più larga

(1) Vedila in Vecchi,

pag. 34 op. e

(2) Vedi sopra a carte 43. (3) Vecchi, op. cit., pag. 39.

loc. cit.


i6

mandava

e della democrazia più assoluta, focare nel sangue

non aver

dergli

la Storia dirà

i

fallo altro

che imitare

pure qual parte

Roma,

su coloro che in

zioni estreme e violente,

davano

e

autori,

gli

quando né

i

avuti dal Governo per

qualunque aggressione

Da

novembre

Sin dal

egli

il

(1),

mezzi erano

i

pub-

sé la coscienza

di

sanguinosa

più

per

gli

la

ordini

suolo della Repubblica contro

Oudinot marciava su Roma.

Garibaldi è di nuovo nel suo elemento.

avea avuto l'incarico

egli

di

Stalo verso Napoli, conferitogli

difesa dello nello,

tempi né

peritava a violar

si

la difesa del

momento

questo

e preci[)itan{Jo a risolu-

Civitavecchia dai Francesi

che non

del Preside,

E

annali dei popoli liberi.

gli

Occupata senza contrasto imbecillità

francesi.

colpa debba cadere

di

pretesto di compiere la

altrui

che ricordino

ingiustizia

esempi

gli

biasimo e

di

maturi e preparali, commoveano contro ,

sof-

facendosi complici dello assassinio del

Rossi col hìsciarne impuniti

blica

sue schiere a

le

conati d'un altro popolo, che poteva rispon-

il

provvedere alla grado

di

colon-

comando

di

un corpo staccato. Fissava

quarlier generale a Rieti,

e

provvedea anzitutto a fare

e attribuitogli

munita e plinare ordini.

i

il

forte questa

e ad istruire e disci-

posizione militare,

volontari che numerosi accorrevano a porsi sotto

—

Infaticabile

per più mesi, egli era rigore deirinverno, le

malgrado

,

in

la

febbre

—

continuo moto

montagne, studiando

i

suoi

travagliasse

lo

percorrendo,

le località,

nel

visitando

accampamenti, esercitando soldati alle marcie, alle fatiche, predicando coH'esempio quell'ardore, quella costanza,

gli

i

alle frizioni,

e quella devozione illimitata alla salute della pallia,

oramai eran <c

nelle quali

tutte e sole le speranze della Repubblica.

Se Garibaldi per

la

sua rilullanza a piegarsi

alle esigenze

minule della gerarchia militare, poteva parere un imbarazzo per non si può condei sistemi antichi gli scrupolosi osservatori ,

testare

come

speciale

momenti

di

egli rendesse

cui

lo

immensi servigi per

privilegiò

la

natura,

il

genio affatto

cosicché eziandio

nei

più gravi e nelle condizioni le più scabre, egli sa tro-

(1) Vecchi, op. cit.y pag. 193.


il

vare

il

ed

efficaci ripieghi

Ed

è

utili

difficoltà.

—

buono anche dagli elementi inguisachò egli riesce

cattivi;

perato

come

facendo suo

maravigliosa

inoltre

apparenza

in di

prò delle stesse

sua attitudine a trarre

la

più disacconci, o

i

un grande aiuto se venga ado-

indole sua richiede e in quella sfera che gli è

la

naturale e adatta. Perciò appunto nell'ordinamenlo dell'esercito

repubblicano

prescritto che

fu

corpo

il

di

Garibaldi avrebbe

un'azione libera e indipendente, e non farebbe parte del grosso

modi umani

dell'esercito. Valorosissimo, di

sempre nel più

folto

presente

e piacevoli,

calmo e sereno anche nelle

della mischia,

circostanze le più critiche, egli era l'idolo de' suoi soldati.

La

sua bella presenza, anche la foggia singolare dell'abbigliamento, tutto di

fu

insomma

modo

suo

il

essere contribuiva a circondarlo

di

un prestigio, del quale non è

altro

Appena

Francesi,

si

seppero sbarcati

sulle labbra di

—

tutti

i

e

sto pensiero

fu

si

sotto le rovine della

Bensì dal grado

di

di

ma quando

allora que-

ormai

,

non rimanea che cedere, o

,

divenuta seppellirsi

generale

Garibaldi fu promosso a quello

di patria,

che cosi ottenne per

corpo veniva richiamato sotto dalla porta Portese a porta

terreno

— abbandonalo

Garibaldi

a crearlo

colonnello che avea accettato per ispirito

abnegazione e carità

il

il

città eterna.

di

—

—

ripreso di poi

ogni difesa

».

(1)

nome di pensò un momento

dittatore e mettere ogni cosa in lui;

impossibile

esempio!

onduloso ed

Roma

seconda volta.

la

San Pancrazio, salendo

elevantesi

Il

e posto a difendere le

suo

mura

inoltre per

dalla villa Corsini

alla villa

Pamphily.

La sua brigata comprendeva gione,

il

forte di circa

mobilizzate,

e

infine

400 combattenti un battaglione

500 uomini anch'esso

Quale aspetto presentasse il

due battaglioni della sua

battaglione detto dei trecento reduci,

versitario,

circa

i

tenore di vita suo, e

(1) PiSACANE,

— il

di

;

500 guardie

Uitimi avvenimenti di

2o00

di Garibaldi,

de' prodi suoi

Roma.

le-

battaglione unidi finanze

fuoruscili politici,

in lutto circa

campo

il

compagni

con

soldati.

e quale fosse lo

dicano

le


48 parole di quel valoroso Emilio Dandolo nelle gesta

riosa scritto

con tanto amore e con

monumento anch'

ria,

dovea piangere

lo

apparian

che ebbe parte

devozione

immaturamente

ed

Garibaldi

il

ha

la sto-

patria che

alla

il

—

suo Stato Maggiore

glo-

quando appunto

estinto

albori di quel giorno del riscatto che fu

gli

sì

italiani, dei quali

coraggiosa imparzialità

sì

esso della sua

così

continuo della sua vita! «

,

eroiche di quei volontari

sono

sospiro

in bloiises

vestiti

scarlatte, cappellini di tutte le foggio, senza distintivi di sorta,

e senza impacci di militari ornamenti.

Montano con

selle all'a-

mericana, pongono cura di mostrare grande disprezzo per tutto ciò che è osservato e preleso

mate

dalle loro ordinanze

« Seguiti

sbandano,

si

si

in là, attivi,

raccolgono

avventati,

per accamparsi

armi

le

scuno

(fatta

{

infaticabili.

in persona,

compreso

Quando

vicini

lazzos

s'

porcellini,

la

:

e soldati,

Intanto Garibaldi sta, se

vallo

a

affasciano

se invece

dar ordini

il

viveri, tre o quattro

armati

di

la

malcapitato gregge; ne

le il

i

quarti di

e poi tutti

que-

egli

egli ;

è

capretti,

i

oche.

sempre a ca-

spesse volte vestito

stesso in ardile esplorazioni; più

sovente seduto su qualche cima dominante, passa i

i

,

polli, delle

pericolo è lontano, sdraiato sotto

e visitare gli avamposti

da contadino s'avventura

bue

minutaglie dei

nemico é vicino

il

nocchiale ad interrogare

del proprio

mettono a scannare, squartare, ed arro-

ad immensi fuochi

;

ferma

sé.

numero per compagnia, si

senza poi contare

sua tenda

si

campagna in tracquando ne hanno raccòlti una buona

avventano a carriera per

distribuiscono un dato

stire intorno

America)

in tenda la sella

nudo cavallo ed

sul

quantità, tornano spingendosi innanzi

<c

bisogni

ai

sciolgono

,

non possono aver

paesi

cia di pecore o di buoi

ufficiali

soldati

i

appositamente così) né più pensano a

lunghi

truppa

la

mentre

Generale,

il

quest' operazione

Finita

Se dai

d'

vederli saltar gin da cavallo e attendere cia-

Colonnelli e Maggiori saltano

sti,

venuta

tutta gente

corrono disordinatamente in qua e

,

prender riposo,

a

è beilo

,

corsiero.

((

con grandissima severità dalle ar-

regolari.

contorni.

Quando

rale dà avviso di apprestarsi alla partenza,

le

ore col can-

la

tromba del gene-

gli

stessi lazzos ser-


49

vono a

pigliare

che

cavalli

i

erano fasciati

si

terie.

L'ordine di marcia è stabilito

Corpo

si

il

avvia senza che

fin

nelle pra-

liberi

dal dì precedente, e

nessuno mai sappia dove

il

arriverà

si

giorno dopo.

D'una semplicità patriarcale e

u

rassembra più ad un capo

ma quando

s'avvicina ed incalza

mirabile per coraggio

forse

un

po' spinta, Garibaldi

indiana che ad un generale

tribù

di

ed avvedutezza; ciò che

gli

;

veramente

pericolo, allora è

il

manca per

esser buon generale, egli sa in parte compensarlo colla sua stu-

penda

attività.

La legione

«

di Garibaldi, forte di circa

1000 uomini, era com-

posta del più disordinato accozzamento d'uomini diversi. Giovi-

da i2 a 44 anni chiamati dal più nobile entusiasmo o dalla

netti

naturale

fama

inquietezza

molti

sti

vecchi soldati

,

coloro che

di

nome

dal

riuniti

condottiero di Montevideo

del celebre

e in

,

e

cercano nella confusione della

impunità e licenza, ecco

dalla

mezzo a queguerra

che era formato quel Corpo veramente

di

originale.

erano

K Gli ufficiali

pari

gradi

in

forme

:

scelti

superiori

,

fra

più coraggiosi, e levati di pie

i

senza badare ad anzianità o regola di

oggi se ne vedeva uno colla sciabola

amor

pitano; domani, per

entrava nelle

al

era

fianco,

varietà, ripigliando

ca-

moschetto,

il

ed eccolo tornato soldato.

fila,

Primi a saggiare

Montevideo

di

furono

lo

impeto

e

E

Francesi.

i

valore

il

.qui

del

guerrillero di

nuovamente cederemo

la

penna a chi essendo stato fra combattenti in quella giornata, ha certamente diritto e autorità di narratore sopra noi, ai quali i

non altro è concesso, che ammirare, invidiandolo,

valore e

il

r ardimento dei difensori di Roma. «

Alli

50

aprile alle ore

presenlavasi nella tenuta

stavano a fronte dici e

legione stioni

gli

tre quarti, di

del

alla porta

fanti

;

e

Angelica ed a a'

col

al

meriggio

nome

di

di

mira

in

la

di

cupola

,

nemico

Alle un-

San-Piclro, una

Vincennes mostrossi

due dividendosi

quella

di

il

Brevetta. Gli

avamposti della legione italiana. tolta

e di cacciatori

Vaticano

case in mezzo

nove innanzi

designala

ai

ba-

diresse gli assalti

Cavalleggeri. Occupate alcune

vigneti e parecchie

fabbriche di mattoni che


90

avevano dato parti

campanone

]l

.

fiamme

alle

incominciava

,

loro

il

dalla porta di San-Pancrazio

villa Il

fianco

piovono colpi sono

avverse molji

i

mura

dalle

,

1792

allo attacco delle Tuilerie.

come

derisi

pur non

l'arte

ed

il

dagli infallibili

abbandonano «

di

;

San Pielro e

sul

—

Zuccari

« là

mura ove

le

moschetteria e

indietro.

sulla cupola

ricca degli affreschi di Michelangelo,

Sabatini — un

dello

de' dipinti fu offeso dia-

un altro sfregiò sulla

,

un cassettone pennelleggiato dal Buonarroti.

Ma

offese e

le

del

le

emigrati, e

il

i

due

soldati della

ordinanza e

in

campo aperto

nemici a colpi

gli

presso

di

castello.

la

baionetta

villa ,

Molte

erano la

bastioni

dai

di

le

si

vari

del ^0''

difendeva

fanti

,

corpi

rimasto

come da un

,

e la

umanità

morir

tutti

combat-

sue perdile

possibilità di

i

della propria virtù

Pamphily. Infugati

un battaglione

una casa ove

togliesse

al

combattevano ac-

Universitari, ed

finanzieri traevano profitto

i

erasi chiuso in

gli

parli

legione italiana e di quella degli

battaglione de' reduci e

di

chiedeva se

le

romane tuonavano

artiglierie

San Pancrazio; e

fortificalo

speranze erano ornai tutte concentrate

monte Gianicolo. Quivi

canilamenle. Le

isolato,

nulla può

Vaticano, ove operavano gravi danni. Nella

gonalmente da un razzo. Nella Sistina soffitta

l'inno dei

cannoni maneggiati dal prode Calandrelli,

e di Lorenzo

,

file

offese; e stimandosi

li

mal consigliata fazione e traggonsi

la

Nelle

10 agosto del

Dalla Brevetta venivano intanto palle a razzi

cappella Paolina

di

a' di

finche respinti dalla spessa

dei

tiri

co' suoi.

Ma, quell'armonia che doveva

noi fossimo tutti fratelli,

valore

la

mura.

ismentiscono

romane suonano

cacciano più arditamente sotto

si

,

sostiene

di melraglia.

e gli uccisi, militari

il

marsigliesi, cantato nell'orgia della polvere

dir loro

le

di Santa-iMarta ai giardini

arcbibugio e

di

feriti

Le musiche

loro valore.

due fuocbi sotto

colonnello Galletti

Il

Dalla porta Cavalleggeri pontificali

suoi da

i

giù nella valle per as-

Oudinot faceva assaltare

indietro frettolosamente ed ordina l'attacco

ritorna

a baionetta spianata.

il

Allora

Pamphily, onde togliere

Garibaldi

le

suono d'allarme a quello del

scende

e

nemico.

il

ambe

La prima brigata a quel primo nuncio esce

fulminar de' cannoni.

di

fuoco d'

Campidoglio e quello del palazzo di

di

Monte-Cilorio mescolarono

salire

il


54

Genova

tendo. Già lo avvocato Antonio Ghiglione, di

il

E Nino

appiccar

gioniero sta

— dopo

rimanesse

ei

— era per

in

fretta,

si

;

sorti.

quale, parve, ac-

il

Lo animoso giovane

nostri poterli fulminare a talento coi

i

moschetti e co' cannoni dalle loro vantaggiose posizioni.

che

il

francese borbottava parole confuse, e

se gli facevano intorno

,

il

Bixio lo strappava di

Franchi, di Brescia, ghermiva

il

Questi

ufficiali co' si

li

500

inviava

soldati

al

i

E

nel-

suoi soldati

mentre

là,

il

am-

sottotenente Termelet; ed

bedue disarmati e bendati erano condotti presso ribaldi.

suoi

arrendesse; non aver scampo; l'oste fran-

cese battere in ritirata;

l'atto

a'

quando que-

sforzare la porta,

maggiore Picard

il

cennasse ad una discussione sulle sue dissegli

ferita in

armati verso

di

aver dato ordine

•

quar-

incendio alla casa se morto, ferito od anche pri-

lo

aprì e mostrossi

si

mano

Bixio, slanciatosi con una

loco occupato dallo inimico

di

— era caduto per

mastro della l.a legione italiana

tier

piede.

—

Generale Ga-

il

ministro Avezzana. Gli altri undici

ancor validi

—

—

scoraggiati com'erano

arresero; e giunti sulla porta di San-Pancrazio, vennero disar-

mati e condotti

al

ministero di guerra. Così furono

ritolti

infausto luogo renduto glorioso dal loro valore. tali

nell'ospedale dei Pellegrini. Ai

Cotesto fu

il

morti

da quello

I feriti,

traspor-

onorevole sepoltura.

nostro giiet-à-pens, con cui credettero di insultarci

generale Oudinot, ed

i

—

gazzettieri rabbiosi di quella contrada.

il

I

Francesi ebbero milletrecento uomini fuor di combattimento tra

Noi deplorammo

morti, feriti e prigioni.

nove

soldati e di

il

Dugento

Uno

P.

nemico {(

Il

prigioniero, ,

—

di

,

ai

cannonieri del ba-

primo

ai

la

al

i

nostri feriti.

un morente fu

maggiore de'cavalieri

aveva parecchie spade e

buro che mostrava

il

sul

campo.

gloriosissimo.

oggetti di guerra erano rimasti in nostro

altri

Angelo Masina

sessanta-

Bassi, ghermito da un drappello

mentre consolava l'agonia

l'orgoglio de' suoi soldati ritirata

Ugo

un ordine

allo incirca furono

combattimento aveva duralo sette ore e

Armi, tamburi ed potere.

il

perdita di

Paolo Narducci e

suo pezzo nei giardini pontificali;

perito nell'alto che recava

stione di Santa Marta. il

la

artiglieria.

ufficiali di

l'uno caduto sopra

Pallini; l'altro

due

,

il

popolo festante.

della

pericoli

mazza

Ognuno

,

di

Morte

—

nella

l'ultimo

un capo tam-

rivalizzò

di

va-


52 lore

entusiasmo

di

,

ritogliere dal

drammatici

di

titore

insulti

— popolo

che sobbarcare

come

tutti preferissero

sul

Fran-

o fingeva ignorare ciò

e più che

generale Oudinot,

un ripe-

gittato

volle far chiaro alla

e soldatesca

cia ed al

che in

in debito di

aveva scioccamente

ci

— — ignorava che governo suo Roma realmente accadeva —

Ognuno

viso.

Ognuno credevasi

di ardire.

,

italiano quella nota d'infamia che

nome

meglio

a

morte

la

al

tutt' altri

di quello

ignominioso regime che la Costituente avea

allo

abolito. ((

Nelle tasche di un colonnello francese

campo, a

trovò

si

il

sistema

di

,

rimasto morto sul

guerra cosi concepito:

Sarà diretto un doppio attacco sulle porte Angelica e Caavversari.

di bipartire l'attenzione degli

affine

u

valleggeri

«

primo tenderà a forzare

le

truppe inimiche

Il

accam-

le quali

((

pano sul Monte Mario e ad occupare in seguito la porta Angelica; il secondo sarà diretto sopra Ga valleggeri. Quando i

<(

nostri

(c

nemico

<(

concentramenlo generale sarà sulla piazza

u

raccomanda

«

«

saranno impadroniti

si

Ma

il

incalzeranno

di questi punti,

massima energia

colla

in tutte le direzioni

San

di

ed

il

il

loro

Pietro.

Si

risparmio del sangue francese ».

il

colpo falliva alle intenzioni del generale Oudinot:

quale, raumiliato ed

a tre miglia dalla

afflitto,

e la notte stessa

città,

il

riordinava le truppe nella Brevetta,

comandava marcias-

sero verso Castel di Guido. «

nata

Il

Garibaldi

—

— inculcava

cui veniva di diritto tutto l'onore della gior-

di far

figgerlo interamente.

coraggio

gli

vittoria.

Ma

una punta, seguitare

Né

i

è attaccaticcio il

inimico e scon-

lo

mancavano febbre dopo una

che

volenti armati

,

come

riportata

la

governo non consentiva l'ardita impresa

il

allo ar-

ditissimo capitano per ragioni di prudenza e di politica. Ei pen-

sava che

le

nostre bande giovani ed inesperte

alla disperata difesa

mo

le

che avrebbero operato

;

e che

la

Repubblica romana

nemica quella francese, sibbene dini di

— avrebbero

provette schiere di Francia

successo del 50

Pio

IX

e della

—

riazione

il

non resistendo

in quel caso estre-

forse sciupato ,

il

non avendo a

suo bastardo governo agli or-

europea,

non

la

doveva

provocatrice di puerili vendette, né su genti disfatte

farsi

— amiche


53

—

nostre nel cuore

Generale

II

terzo, nello scorgere

menti, dava l'ordine

di

legione e con quanti

il

che

i

iattanza del proprio trionfo.

arrese a malincuore per due giorni a

si

Ma, nel

consigli.

menar barbara

Francesi

tai

seguirono in

politici

suoi impazienti e fre-

muovere innanzi. Egli giunse

colla sua

Castel di Guido, nell'atto

rifacevano del loro lungo digiuno col mangiar

si

venute loro

le vettovaglie

i

di

Civitavecchia.

11

comandante

la

spedizione nel Mediterraneo s'ebbe dolorosa angoscia al nuncio quella visita aspettata e temuta. Lungi dalle coste di Francia, mezzo a vasto deserto, sgomento a cagione degli armati ri-

di in

soluti

che l'amor

inchinevoli

di

patria cacciavagli contro, e dei suoi pochi

a ricominciare la lotta

chirurgo maggiore

dell' esercito

insieme col prigioniero

un

armistizio

Parigi

Ugo

durante

,

il

,

suo

Roma

Francioli

Aiaccio

il

di

il

onde pregassero ed ottenessero

Bassi,

quale

divisò spedire in ,

avesse

si

1'

agio di far noto a

vero slato delle cose romane e di ottenere dal governo

il

ordini nuovi (ì)

».

Mazzini, in cui per la istituzione del triumvirato erasi ridotta la

somma

e la sostanza del potere, concedette la tregua al ge-

nerale francese

;

—

poi a cattivarsi gli animi e persuadere che

niun rancore covasse nei petti

contro la Francia,

italiani

non

solo furon prodigate ai feriti le più intelligenti e affettuose cure,

che questo era debito il

di

umanità,

ma

procurata anzi la spada a quelli fra

smarrita

zata

Come

la

la

la

i

gli

officiali

primi

e

che avessero spez-

Francia intendesse fu

e

rimeritasse

il

generoso proce-

chiarito dal seguito della guerra!

Dio mercè possiamo ora discorrere senza troppa ama-

rezza degli errori di quel tempo, giacché son venuti omai della riparazione, e

Napoleone

111

della Francia alle battaglie della

vendo

{\)

la

dopo

gregari,

i

propria nel combattere.

dere de'Romani, pur troppo

— Ma

inoltre, pochi giorni

rimandati liberi e senza patti

fatto,

celebre

Vecchi, op.

baldi, pag. 21.

lettera

cit.,

indipendenza italiana

che proclamò cessato

pag. 196 e seg. Vedi anche

— Farini,

i

imperatore, guidando

op. cit., voi. 4, pag.

il

i

,

giorni soldati

e scri-

dominio tempo-

Paya

20 e seg.

,

Vie de Gari-


54

Papa

rale dei

sulle Legazioni espiò la colpa del

Repubblica francese che ordinava

Mentre varcato

ostilità

le

il

confine,

si

la

presidente della

Roma.

spedizione di

erano sospese coi Francesi

i

,

Napoletani,

Roma

avanzarono anch'essi minacciosi su

—

occupate senza resistenza Vellelri, Valmontone, Ariccia, Albano,

che non s'era creduto

dover difendere; contemporaneamente

di

approdavano a Fiumicino alcune dalo dal Wimpfen, passava

Scarse

«

il

nostre

forze

le

pensiero però 10

Spagnuoli, capita-

migliaira di

coman-

dal general Cordova, e un corpo di tiOOO Austriaci,

nati

,

Po a Pontelagoscuro. dice anche qui il Vecchi

uno

,

il

quello di morir combattendo piuttosto che patire

:

increscioso giogo che tanti nemici venivano a riadattarci sul

collo.

nava

Governo pensando difendersi prima

Il

la piccola

leggere verso

voli,

sua brigata dalla

che

villa

scarica

si

Borghese ed avviavasi per a Ti-

marciando tutta notte. Quivi avrebbe potuto

tamente

sue truppe

colle

un ruscello

vallala di

Nella sera del giorno quattro egli esciva di celato

nel Tevere. colla

dal più vicino, ordi-

una ricognizione

generale Garibaldi

al

assalire risolu-

nemico accampato poco discosto; o spingersi

il

gole de' monti sino a Cisterna, e dar gravi inquietudini

bone

sulle

spalle.

generale invece

Il

sino a Palestrina ove

continuò

la

che

facendo loro qualche prigioniero.

in fuga,

Due ore dopo

a

il

sua marcia

meriggio

si

spinsero

napoletani che posero

da' distaccamenti

abitati

le

Bor-

sosta per l'acqua che veniva giù a sec-

fé'

chie. Spiccava però dal paese parecchie guardie sin ne' villaggi

tra

al

— nono

mese

del

—

dal

monte

San-Pietro che domina Palestrina scorgevasi appressare in buon

ordine

per

,

una legione

due strade che convengono

le

di

regii,

di

due reggimenti

11

Garibaldi

scaloni giù

ed

i

regii

simo

la

si

uno squadrone

si

sbaraltavano.

cacciarono ardili

sei e

la jiostr'ala ,

di

china sino alla valle.

rinfusamente

alla corsa

presso

Guardie e

alla porta del Sole,

dal colonnello Novi di

composta

,

cavalleria.

mandavale incontro quattro compagnie disposte a per

rarono cinque o

scarica

di

comandata

li

l

fuoco ingaggiavasi

più celeri che aves-

fra le loro

file,

ne

affer-

trassero indietro prigioni. Ciò accadeva

sinistra.

quindi attaccò

Il

i

Il

soldati

fianco del

diritto

Borbone

prima fece una colle baionette in


55 resta

,

scacciandoli da Ire case ove

erano

si

dei fanti era sostenuta dall'artiglieria

una carica

—

cavalleria,

di

lasciava

morti e

perdita di dodici

quale

— infugandosi

parecchi

cadaveri. Noi

la

terreno

sul

venti feriti.

di

centinaio di soldati perduti.

Garibaldi

—

a verghe e

cui solo

il

nome

raccomandavano

si

a' loro

quindi da

sua volta

avemmo una contarono un

condotti dinanzi al

rendeva convulsi

li

;

alla

regii

1

loro prigioni,

I

La fuga

rifugiati.

montagna

di

— tremavano Avevano

patroni.

santi

indosso scapolari, amuleti, immagini di madonne, un reliquiario

completo. Pareano romei pellegrinaggio.

Dissero,

loro re trovarsi

reggimenti svizzeri, con tre

impadronirsi

colà per

tiritera la ripetevan

«

general Zucchi avergli spe-

il

;

persona

della

una volta

in

((

in

Mantova

dai loro fratelli che nel

A9 asse-

i

in

dispotismo

del

Roma

faceva intrepidi

E

obbli-

intercalare !

cittadella

diavano

Cotesta

Garibaldi.

di

collo

Mannaggia a Pio IX! Arrasosia w soldati, che nel hS assediarono Come diversi

gatorio di

la

tutti

Albano con due

in

cavalleria e con quattro batterie;

di

attendersi di Napoli

rinforzi

altri diti

guerresco avviatisi in devoto

in abito il

i

,

cittadella

la

primi,

della

siccome

libertà

la scellerata

causa

La nobile

!

vigliacchi

,

se-

i

un re

di

Di questo successo non s'ebbe, per allora, maggior frutto

—

condi.

trasmutamento

cotesto

,

per

infamia

la

di

casa Borbone! (1) »

bastando che

terrore

il

Roma,

— bensì

baldi co' suoi

giorni dopo

schiere

,

li

era a temere che sapendo si

,

il

messo nei Napoletani

fuga delle loro

ribaldi e dalla

fatto

di

fuori

Palestrina egli ebbe

di

—

Roma

Sicché,

Gari-

due

invito a tornare in

Ventolto miglia furono percorse da quegli intrepidi e in-

città.

senza prender

faticabili soldati

fiato

;

passando per vie che mai

sarebbonsi credute praticabili a soldati in armi ogni

Ga-

tenesse discosti da

mano.

tentasse un colpo di

nome

dal

di

momento

Roma

i

posti

senza averne

molestia.

(1) Vecchi, op. etl., pag.

,

rasentando ad

avanzati del nemico, eppur giungendo in

504.

Né

qui

li

attendea

il

riposo che


56

pure aveano necessario.

Un che

sì

allarme

falso

e che

,

sarebbe

loro

così

stato

facea accorrere quasi subito a Monte-Mario

li

aggredito dal nemico,

diceva

si

bene meritato

— e dove

rimanevano

essi

quattro giorni agli avamposti.

una seconda spedizione contro

Intanto s'era deliberata

dintorno quella

politani per togliersi definitivamente

La sera

«

del di 16,

mura al di Comandava battaglia,

fuori,

per

la via

avanguardo

lo

la riserva,

;

il

;

il

corpo

colonnello

Il

dirigeva l'artiglieria. Le nostre forze

di

generale dei ca-

generale Bartolucci rassegnava

11

suoi ordini la scarsa cavalleria. drelli

le

Labicana, sino a porta Maggiore.

generale Garibaldi

il

San

costeggiando

,

colonnello Marocchetti

il

Giuseppe Galletti.

rabinieri,

difilava

Na-

molestia.

esercito adunato sulla piazza di

lo

ordinatamente

Laterano

Giovanni

i

ai

Ludovico Calan-

sommavano

a

11,000

La marcia fu spinta a Zagarolo dove indomani. Lo avanguardo mosse più oltre per ri-

uomini e a 12 cannoni. si

pernottò

conoscere

lo

la posizione de'.regii,

quali celeremente

i

La sera partimmo per Valmontone. La

concentrati in Vellelri.

intendenza militare, sondo nuova e rilenta nello sue operazioni, fece che

mancassero

soldati

i

giungervi a notte tarda. L'indomani

— comandate

Roma. Quel corpo

nire di al

cessar

gittati

rale

della marcia.

formati

sacchi e

i

nuovo

il

i

il

fasci

quando

le

mento

,

ma

—

che avevano ocil

rimanente

aveva perduto tempo tappa

alla

di

riposo,

arme, per ordine del gene-

uova,

montoni,

mangiava.

farina,

generale Roselli

Il

provvedesse a vettovagliare

carra giungevano

disposti.

disciplina

loro

pratiche di guerra da partigiani, attendeva che

mandollo ad avvisare che già

d'

primo

polli,

e

al

vettovaglie che dovevano ve-

armati non

di

Giunto

cucinava

fuoco,

cotali

in

la pigra intendenza

suoi

le

correva a prendere legna,

accendeva

E

ancora

viveri

nudrite quando

eransi già

dello esercito attendeva

esercizio delle

di

truppe dello avanguardo

le

abusivamente dal Garibaldi

cupato Monte-Fortino,

eransi ri-

Il

di

Roma

truppe digiune.

le

co' viveri,

il

Garibaldi

egli sarebbe partito per a Velletri co'

generale in capo

quegli era già

in

poneva cinque miglia

marcia

;

si

oppose

e

cotesla

di distanza tra

i

a tal

divisa-

mancanza

di

2,500 incam-


57

minantisi e

rimanente delle nostre torze distese tra Valmontone

il

e la valle adiacente.

La

«

—

Velletri,

di

città

capitale in antico dei Volsci e loco

natale dello inrìperalore Oltavio-Auguslo, abitata da i^, 500 anime,

— posa mano

spalto

occupava

5,000

tone,

da

pani,

nell'

soldo

una mano

e

Velletri,

Napoli di

comandati

conte di Tra-

il

Lanza

e Carrabba,

centro della città e, innanzi a

il

malfattori,

di

quali,

i

;

Casella,

e

Oltre le sue truppe

colle de' Cappuccini.

di

re di

11

conte dell'Aquila e

il

Winspeare

porte,

le

Ariccia e in Gensano

fratelli,

generali

presidiavano

de' popolani.

for-

di uliveti e

che poco innanzi erano a Palestrina, a Valmon-

Albano,

dai

scoscendimenti un po'

cui

i

munita da quattro batterie e

posizione,

forte

dai suoi

e

collina,

verdeggianti

orli

gli

la

in

una

giardini de' ricchi, piantati di allori,

i

soldati,

lui,

di

da un piccolo fiume. Tult' all'intorno

bagnati

vigne, e

di

^

sommo

sul

rapidi son

ritolti dalle

dal bandito

capitanati

il

lei,

il

Borbone aveva a suo prigioni di Terracina

Caprari

grado

di

co-

sue schiere slanche

pel

col

lonnello. «

generale Garibaldi

Il

cammino

sollecito

a due

miglia

dalla

città.

re

Il

le

imprudenza

la

dall' alto

numero

lo scarso

calcolare

potette

lolti

avendo

,

commetteva

,

Romana uno squadrone

palazzo

del

il

ordinava escisse

,

leggera,

cavalleria

di

Lancil-

avversi e

de' suoi

breve terreno su cui campeggiavano. Laonde dalla porta

farle sostare

di

soste-

da uno squadrone

di

dragoni. Al primo grido di allarme delle sentinelle avanzate,

il

nuto

da un battaglione

generale incitando

oppone

si

all'

dai colonnello

i

di

bersaglieri e

suoi alla battaglia, inforca

il

cavallo e primo

urto nemico coi cavalieri della Morte,

Angelo

Masina.

Ma

que' pochi

,

comandati

sopraffatti

nimico, rinculano impetuosamente e traggono di sella baldi ed

il

gridando: «

Dio

zampe il

))

!

moro Aghiar, «

Cavalleggeri

!

ferrate calpeslano

i

,

colla

gli

i

loro

il

,

il

il

Gari-

rampognava,

cavalli

due che abbarravano

ussari regii

quantunque

primo

il

indietro! Al vostro dovere, in

generale caduto, quando

appena

che

Pur non possono arrestare

maggiore degli

sul

nell'alto

dal

la

nome

di

che colle via.

E

già

Colonna, calava un fendente

fido

sinistra

— dimessa —

suo famigliare spalla

rilevatosi lo

salva


imminente pericolo

dallo

col

accorre a sostenere

vacillanti

i

Erano

undici del mattino.

le

di

cacciatori

non reggono

regii

i

allo

pestando e ferendo, si riducono in

altri

gli

ma

lasciando sulla strada morti,

Velletri, (i

uni

;

ii

furia;

volgono a fuga dirotta, e tumul-

scontro impetuoso dei nostri, gli

irrompono a

nostri

I

compagni una mano

della Guardia con poca artiglieria

tuariamente

una lanciata nel petto

ferire di

cavallo del maleavvisalo avversario.

e prigioni.

feriti,

fuoco ingaggiavasi da ogni

Il

banda, dalle trincee, dalle case, dai giardini e dal basso della

Ho

collina.

troppo

le

numero

detto in iscarso

schiere avverse

queste

;

altre, stanche e scoperte alle

veggendo

,

nostri

i

spediva di gran corsa

il

Bassi, affinchè avvertisse

marcia del corpo

col

innanzi

il

ì^ leggero.

i

David,

il

—

— accorrere

un istante

Lo avviso giun-

ch'erano indietro, si ordinava marAnche un'ora di cammino, ed ecco ii che la fede un caldo amatore d'Italia ,

faccendiere operoso della di

il

a slancio verso

di

sprone

rimasero col generale.

l'impeto dei primi. essi

immediato

un

a' cavalli

I

fanti

a

Un

soccorso. In

Stato

ufficiali di

e via a tutta corsa

;

due

reggimento di dragoni seguiva

storme

disordine. Giunti

in

lui

Roselli e raccomandargli

il

obbedienza mancò ne' soggetti. Gli

la

maggiore diedero

anche

,

Ugo

P.

altri

con parole concitate ed energiche

si

il

Roselli dello accaduto ed accelerasse

posta nel Garibaldi avea fatto

soli

non succedessero

cappellano della sua legione,

reggimento comandato dal colonnello Galletti

Agli

Bergamo

di

legione

le

Garibaldi,

il

mali che ben presto avverrebbero

di battaglia e della riscossa.

celeremente.

ciassero

di

;

prima fronte presso Monte-Fortino. Fu spinto inconta-

alla

nente

al sicuro

Ond' è che

offese.

se altre truppe fresche alle già combattenti

geva

sovercbianti

suoi travagliati da presso, soccorsi solo dallo ardore

i

repubblicano, e antivedendo

la

;

ben munite e

ed

appena

i

a truppe accorrevano rinforzi

,

il

combatti-

mento, mai rallentato, prende nuovo vigore. Al primo trarre dei nostri cannoni rispondono quelli de'regii collocati sul terrazzo-cortile della casa Lancillotti, presso la porta

del paese e sul piazzale del convento de' Cappuccini. stre palle di

granate

ed

cannone ferivano e davan morte. i

razzi

E

le

Là

le

no-

bombe,

le

avversari scoppiavano in alto sulle nostre


59 leste

perdevano

si

,

senza

adiacenti

vigneti

nei

offendere

alcuno. u

uomini del suo reggimento nostra

ed

Lasciata a Giulianello

agguato dietro

allo

i

dragoni

alquanti

per osservare

sinistra

parte. fanti

movimenti

i

non

giovò. Poco di poi

operando una contromarcia verso Cisterna e

quale

di

artiglieria,

suo

seguito dal

,

glia verso

compisse

lato

parti

fede alla corte romana. arrestò la vittoria a

Malgrado

«

dei

in

la

suoi soggetti

forse quella

e

Stato-maggiore

capitano,

di

Ma

mezzo

imma-

,

,

pa-

cattura di

Borbone;

re

del

correva al

principe e

di

di

avrebbe

Velletri la

IX ed

Pio

a

volgere

di

testa,

fuggenti. Se quel movi-

i

prigioni

di

mostrare

Gaeta per

le

Garibaldi

il

rimanente dello esercito

col

colla sinistra

dato a noi un maggior numero recchi pezzi

folti

promessi rin-

I

colla linea e co' carabinieri, alle

attaccare di

di

Allora

Napoli.

stalo consentito, la battaglia di

t'ossegli

pose co' suoi

si

sua imboscata quasi a nulla

la

della città, e

prese co' difenditori

mento

di

lasciare le artiglierie,

di

da quella

de' regii

videro grossi drappelli di cavalleria scen-

si

dere a precipizio sulla via ginò

sulla

cespugli che sorgono altissimi e

furono spedili; onde

gli

recò

si

scarsa cavalleria,

la

lungo la strada consolare di Velletri a Cisterna. forzi

i20

colonnello Marocchelti, per ordine del Garibaldi, con

11

a

tutta

il

bri-

mondo com'ei campion

della

Roselli la intendeva altrimenti ed

il

del corso.

fuga del re

—

— malgrado

intrepido solo dinanzi lo strazio

lo

andar via dei suoi

fratelli

;

di

D. Sebastiano infante di Spagna; del tenente-generale Salluzzo; del principe d'ischilella ministro di guerra e marineria; resciallo di

Slato-maggiore,

dello

riografo del

di

vano

i

il

;

del principe d'Aci

capitano Gaetano d'Ambrosio

quella stupenda borboniana guerra

Winspeare e

dietro

alla

campo, conte Gaetani

del Casella,

i

soldati eran

naturali spalli della città.

I

i

difesi dai

continovo assalire

,

del vincere.

del

alte

stanchi nel saper perduto ,

orti

mura; il

e

ma-

del capo

—

lo isto-

in

seguito

in

ordinanza

nostri, prodi e pazienti,

fossi e dalle

per la soverchia prudenza del capo

;

— ed

sempre

sulla strada esposti alla metraglia, o negli

scoperta

;

sla-

attaccavano stanchi

maggior

stanchi infine per

del fatto

le fatiche


60 «

Erano

mancava. di

vino

nove

le

Caprari

— per

fuoco cominciò a rallentarsi, sull'imbrunire,

11

Alla

parti.

le

perfine cessò.

dei Cappuccini

presso

,

Cotesti perversi, in

vano ricevuto

premio

in

argento per ogni capo.

paese

porte del

le

numero

,

e nella corte

mercede

di tanto ufficio la

un ducato

di

generale Roselli credette che l'eser-

Il

Due

per avvertirne dell'inganno.

andare

in volta intorno

la

come

città

la

missione

pattuglia di

esplora-

Giunti alla barriera ov' era un cancello

zione.

valcarono e

trovarono

si

dentro.

campo

ore dopo la mezzanotte, qua

ranta bersaglieri del battaglione lombardo s'ebbero di

del

quarantacinque, ave-

di

regio posasse, e nessun velletrano discese nel nostro

cito

ul-

— avevano avuto

notte abbondanti falò sul colle

l'ordine di tenere accesi per tutta

d'

capitanati dal

briganti

1

favorire e proteggere la libera andata delle

time artiglierie e delle reliquie dei borboniani

Lancillotti.

abbondanza che

eravi

campagnuoli da noi occupate

dalle cantine dei

sin dal mattino.

d'ambe

Non

viveri scarseggiavano.

I

ritolto

,

Nessuno aveva preso cibo. L'acqua

di sera.

di ferro, lo sca-

generale Galletti avea pure

11

spedito parecchi carabinieri pratici de' luoghi, e cautamente pene-

trarono in Velletri. Tutto era silenzio. Fecero per le strade parecchi prigionieri fra gli attardati ed avvisarono

sgombera

la fosse

loro testa. ziali

la popolazione i

vincenti

;

e

;

gli altri

dei tamburi,

il

la

posizione

a seguirli co' generali alla

suono delle musiche mar-

della Italia ridesta riscuotono dal

donne semi-ignude acclamano

le gli

E

affatto.

rumor

cantici festosi

i

,

Il

come

uomini

,

vestiti

sonno

dalle finestre

a metà, vengono fuori degli

uno stante

usci per abbracciare

i

escono

patrioti cacciativi dallo sgherro della curia

di

di Gaeta.

prigione

Poco

della libertà.

I

i

di poi

fratelli

accorsi per liberarli. In

vien rizzato sulla piazza maggiore l'albero

canti e le grida di festa

si

addoppiano

;

le

ban-

diere nazionali sventolano per ogni dove, e al suon dell'inno di

Roma vere

lo

si

intrecciano danze di cui la penna non

abbandonato giubilo,

il

Tre giorni rimase Garibaldi

(1) Vecchi, op. cit., pag.

235

vale a descri-

colorito e la matta bizzarria (1) ». co' suoi

e seg.

in

Velletri

,

poi

mosse


61

verso Prosinone dove

generale Zucchi avea adunale alquante

il

Ma

schiere raccogliticcie di papalini.

suader costoro

alla ritirala, e

invisi accoglieva, i

prodi che

coli'

entusiasmo con cui

avean cacciati

li

bastò

lo

avanguardo a per-

popolazione liberata dagli ospiti

la

si

nome.

col

«

salutano Il

per abbracciare e benedire

classi si facea tra le file

liberatori,

i

popolo

tutte le

di

soldati. Di là

i

s'andò a Ripi; quindi a Ceprano ov'erano accantonali cencinquanta carabinieri,

Ma

disertori dai nostri corpi.

anch'essi eran fuggiti,

ricoverandosi a Ròcca d'Arce, piccola cittadella sedente sur una

montagna

nudo sasso, tenuta da una ragguardevole guarni-

di

gione agli ordini

generale Viale.

del

All'alba

dell'

indomani

mossero a quella volta; e sostenuta una mezz'ora

nostri

operata dagli avamposti regii

sistenza

corse allo assalto.

si

,

i

di reIl

villaggio adiacente al forte cadente quasi in ruina, era stalo già

abbandonato. Per

china vedevansi tra

la

e qualche moschetto

e

;

i

tremanti

soldati

,

e affannosi eransi

a San-Germano, grossa borgata ov'erano due

rivolli

svizzeri col

generale

Nunziante

esterrefatti dallo spavento,

costanti alture

abitanti

gli

reggimenti paesello

del

aveano cercato un rifugio

—

d'onde vedendo

;

e

;

coperte

gli sterpi zaini,

come

sulle cir-

nostri soldati

i

si

as-

sidessero sul piazzale o sulle soglie delle loro case chiuse, senza

forzarne

le

imposte

—

per

discesero

aprirle e offerir loro cibo e rinfreschi.

—

del regio esercito

illusi

e ignorantissimi anch'essi veri montanari

cose

le

le

preti,

slessi

essi i

e

frati

ad

soldati

dato a credere a que' po-

più strane sul carattere di Garibaldi I

primi narravano

come

egli

demonio onde acquistare potenza

al

i

dalla gente riazionaria ed ignorante,

— avevano

e de' suoi dalle rosse tuniche.

venduta l'anima

venire I

avesse

capo-

di

volgere la Italia a suo senno e oprare malie a danno dei popoli e

Gli altri dicevano avere al suo

balestrare ogni santa autorità.

seguito legioni innumerevoli di

none

folletti

e di moschetto nulla potevano;

balzo per uccidere quelli che

nerale ufficiali

sì

bello

buono e

si

e soldati

benedicevano regno,

,

alla

sì

vispi

gli

di

che pur vestivano

che anzi tornavano

miravano.

maniere

e sì generosi

loro venula e di

sui quali le palle di can-

si

rosso

Nel vedere semplici

sì

del proprio,

auguravano che

— erano

i

di

le

e

,

gli

il

i

rim-

gesuoi

abitanti

truppe del

reggimenti svizzeri


611

— avesser

Ma

somiglialo alle nostre.

spedito dal triumvirato avvertiva

più

ritornare

oltre e di

Austriaci,

in

il

Roma

marce

per

presidio in Bologna,

lasciato

gazioni e minacciavano Ancona.

forzate

soldati no,

i

regno

di

polazioni

Ma

Oltre a questi

in ridicolo

pur minacciavano

romane

i

i

cui comandanti

preti

e le loro smanie

abbattere

di

il

governo delle po-

(i) ».

Roma

congiuntura gravissima o mostrò leggerezza viemaggiore in

un francese

cilmenle aggirare da chi

sua volta da

alla fra

ammettesse

si

i

quest'ultimo

della repubblica,

capi

Roma

in

la

si

di

quella

lasciò troppo fa

Romana

la

presidio francese dei

ratifica

e colui

Fran-

gioco della sua credulità (2);

respinta dal Governo e dalla Assemblea

rOudinot che

o

sia tollerabile;

siasi fallo

i

Lcsseps, che in quella

Fallite le pratiche avviate dal

che anche

gli

Spagnuoli

gli

,

più che Austriaci e Spagnuoli, stringevano

—

cesi.

—

che mettevano

che,

;

inoltravansi per le Le-

erano apparsi a Nettuno ed a Porlo d'Anzio,

—

un corriere

verso sera,

Garibaldi di non procedere

che pur

si

pretesa del-

—e

ricusata

concordali

patti

dicea inviato del

fu deliberato attacco di francese presso Romani Roma, secondo il piano lungamente discusso in un consiglio di guerra del 50 maggio, proposto e svolto dal generale Vaillant. che avea spedito 4000 Ma il ì° giugno il generale Roselli uomini verso Ancona contro gli Austriaci scrivea al generale Oudinot chiedendogli un armistizio illimitato da denunciarsi a

governo

i

l'

,

,

,

distanza di quindici giorni, dicendolo necessario a salvare e l'onore delle armi

dai Tedeschi, tutta

la

responsabilità

,

francesi, sulle quali

obbligando

se

Romani a dividere

i

proprie forze, facilitassero così la vittoria degli Austriaci.

pur troppo

il

Roma

cadrebbe le

— Ma

governo della Repubblica non dovea trovare

in

Oudinot quella deferenza e quella pieghevolezza che esso avea mostrato

al

generosità,

senza

la

generale quando accordavagli

dopo

(piale

il

il

fatto del

30

primo corpo

(1) Vecchi, op. cit., pag. 240. Vedi (!2J

Vedi

la

sua

Memoria

aprile,

di

la

con

spedizione

pur Dandolo, op.

al Consiglio di Slato.

sì

improvvida

sospensione d'armi, francese

cit.y

sarebbe

pag. 187 e seg.


63

probabilmente perito nella pianura

—

sua legione.

ribaldi e della

non concedeva

Roselli che

Francesi che

in

l'ossero

Roma,

sotto

Oudinot rispose

l'armistizio,

Roma

Ga-

colpi di

i

stesso

lo

dì a

per accordare ai

bensì,

uscirne, avrebbe

possibilità di

la

— che sarebbe

mattina^

differito lo assalto fino al lunedì

di

di

stalo

il

^

giugno.

Le autorità e

paese ebbero fede in questa

il

ma

promessa;

con brutta violazione di essa male coonestata dalla sottile inter-

pretazione della parola piazza (1), il

poco leale e poco

tratto

drone

il

generale Oudinot rinnovando

onesto con cui

già

pa-

fatto

notte la

di

Pamphily.

villa

Slavano

due compagnie

in essa

secondo

che

passi

vive?

di

la

scolta più avanzata

—

e la uccidono, e

—

rispondono

« Italia »

ode un rumor

ammazzano

presidio dormente, feriscono,

e

—

«

di

Chi

e intanto le son sopra

molti irrompono nella villa

i

,

mezza notte del

la

annunzia avvicinarsi una grossa colonna.

le

grida

»

giugno,

bolognesi

bersaglieri

di

200 uomini del 6 reggimento. Al tocco dopo di

s'era

Monte-Mario, occupava proditoriamente, e

di

chi

,

sorprendono

il

fanno pri-

resiste,

gioni gli altri. (c

il

i

Alcuno può fuggire, gittandosi dalla

finestra

ed

,

avverte

presidio della vicina villa Valenlini e quella de'Quattro.Venti, quali

,

posizione.

anch'essi assaliti 1

sgomenti

più

San-Pancrazio ed

guarnivano lazzo

della

indietreggiano

avvisano del fatto

mura. Al primo trarre

le

villa

allarme nella

altri

combattono e sostengono

,

Pamphily,

i

sino

e

convento

gli scarsi artiglieri

de' nostri

tamburi

al

cannoni

mento come meglio

sa e può

;

nelle

case

sul

di

che pa-

trombe suonano

le

Chi grida, chi corre, chi narra

città.

propria

la

,

per

le

lo

lo

avveni-

vie

,

nelle

piazze la confusione è grandissima. L'alba cominciava a schiarar lo

orizzonte (2). (c

II

generale Garibaldi, che dormiva

delle artiglierie, e via a cavallo verso

(1) Farini, op.

cit.y

voi. 4, pag.

(2) Vecchi, op. cit.y pag. 261

170.

e seg.

in città, si desta al il

rombo

punto più minacciato.


64 I

Francesi da Monte-Mario fronteggiavano

Sant'Angiolo

e

esercito avverso.

destra

colla

quivi

a Santa-Passera

sino

Vaticano,

il

forte

il

corno sinistro dello

il

centro suo dalla villa

Il

ala

Era

Mattei.

villa

Santucci stendevasi

La prima

Tevere.

sul

brigata era tutta nella villa Pamphily.

campo

Il

<(

Pancrazio

della

battaglia era questo.

grande e massiccio

biforca;

si

giungersi colla grande strada

convento de'

il

Venti;

prolungandosi tra

Civitavecchia; e a sinistra di-

mura

e le

della

un cancello che dà

assiepato

e

sepa-

un

adito su per

domina

tutto all'intorno.

mortella, di muricciuoli e di grossi vasi di

fìtta

di

alloro, al casino de'Quattro

di

a'Iati

Corsini

villa

ora avvallandosi, or sollevandosi, sparso qua e

terreno,

,

Corsini, va a ricon-

villa

quale, sedente sur un'altura,

il

San-

di

Vascello

San-Pancrazio. Sul punto

di

frati

razione delle due strade è viale scosceso

di

de' vigneti

le siepi

tra

verso

II

e a destra,

muraglie del Vascello e della

stendesi

al

a tre piani attorniato da muri e da

edifìcio

giardini. Quivi la via le alte

Dalla porta

una larga strada che va sino

apresi

marmo

là di

è attra-

versato da strade profonde, riesce favorevole ad un inimico che attacchi la posizione o vi

concentri

si

,

allorché le artiglierie da

quella lo snidano. ((

I

nata difesa.

la

presidiavano, sopraffatti dal

in

parte l'abbandonano dopo una osti-

Ma

di

carabina

toglieva

arditamente gione

argomento

traeva.

Il

colonnello Angiolo Masina con

il

coraggiosi. Egli,

italiana

lotta di

rimaneva

vi

un pugno ,

quantunque

raccolta

una

infallibili

che

ferito,

onore dai colpi

di

maggiore Leggiero

co' soldati

nel petto.

Egli

proprio cavallo su per la

Cade

tra

i

il

governo

di

Daverio, gravemente stante spira.

Il

nel suo puncho di

il

Mail

erta gradinata del casino de' Quattro-

Francia intendeva umiliarci.

ferito,

le 11

centinaia colonnello

vien tolto via dalla mischia e poco

Muoiono eroicamente

e molti soldati.

primi

aveva cacciato impetuosamente

Venti e collo sguardo infiammato sfidava intrepido

con cui

della le-

accorre a baionetta spianala. Alior succede una

solo a solo accanita, terribile.

sina, colpito

numero

che

assalitori,

nostri soldati

ingente degli

il

generale tranquillo

panno bianco

—

Peralta, vari altri ufficiali ,

impassibile,

specie

di

avviluppato

mantello alla bra-


punto

siliana,

con un

mira

di

alle palle

sangue freddo

truppe e raddoppiava

r onda crescente zione. Allora

avversari

degli

ma

metà

un

altro: quindi

del

combattimento

compagni

loro

più

;

rinculano. Per animarli viene or-

me

nella

piilla

la vita

e alla Italia

una

In

quella

giungevano

i

gamba,

la

compiuta missione quale ferita

nostri

i

altri

ufficiali

spiegano

sul

e soldati più.

il

quivi

di

terreno

contrastato il

nemico, forte

invano tentasi

loro

il

capitano Enrico Dandolo;

mandano

Si

loro rinforzi

;

breve numero, interpolatamente, a cagione del grande di-

sordine ch'era nel nostro campo, talché né

il

generale né

aiutanti potevano sapere precisamente in qual

far

colonnello

sinistra sotto

bersaglieri

la

i

suoi

avrebbero

posto

numero da

potuto trovare un corpo di truppe in buon la battaglia e Il

ei

che attaccano

lombardi

bersaglieri

molto valore: veggonsi cadere a lato ,

,

in grazia

a lui troncava più

Fnincesi coH'arma in resta: pure

i

sloggiarlo; e

quindi

—

—

e

;

delle sue più care ^speranze.

propria posizione e per numero,

la

in

metterci alla loro testa

di

morbosa sua costituzione

e

allo

cavallo; ne sale

i

e morti,

tardi

ma

Nino Bixio monta

suoi.

ai

tornati indietro dalla

,

viene colto da una

vivamente

posi-

la

malamente nell'anca, vien tratto fuori tardi soldati, mirando una diecina de'

ferito

feriti

dopo non molto

per

obbliga a cedere

le

le

lunga resistenza,

cammino ha morto un

del

dinato a Goffredo Mameli ed a

della gracile

suoi ordini

i

rassicurava

Garibaldi, ch'era a cavallo presso la porla del

il

a

che

Ma dopo

loro ardore.

il

Vascello, ordina un'altra carica assalto;

— dava

nemiche

con una lucidità

,

rinfrescar

impeto sulla numerosa oste nemica.

Manara intanto aveva occupato villa

de'Quattro Venti

fulminavano

i

soprastanti

e dalle

due case

le

finestre

Francesi.

i

di

suoi

colonnello

Il

Sacchi, fatto occupare dai soldati della legione italiana ilVascello, arrestava con bene aggiustati

intendeva spingersi

al

tiri

avversario che audaliemente

lo

basso della

collina.

ordinato di tener fermo sino alla morte la

difesa di

Roma,

gli

11

in

Generale avevagli quelle

mura

essere

l'onore delle armi, la salute di tutti. Appor-

tatore di tale messaggio era triota;

;

cui le varie prigioni,

alberghi della sua

il

Pollini, di

Ancona,

vecchio pa-

e la terra dello esiglio

giovanezza

,

erano

stati

cammino.

le tappe del suo

5


Animoso, idolatra

di libertà era

combattute in estraneo paese. pregato

egli era ferito e

Ramorino che Infrattanto il

A

nemico

campo. Al ritorno della missione

pure gravemente

casolari che Tattorniano.

Valentini e dai

villa

bersaglieri lombardi, quindi quelli della legione ca-

i

Giacomo Medici, snidavano

pitanata da

maggiore

il

bastione di destra disloggiavano

artiglierie del

le

ferito

a poco morì.

indi

dalla

sinistra

Come

morto.

Garibaldi che lo amava, avealo

Il

essergli aiutante di

di

divenuto colonnello nelle battaglie

i

Francesi dai vigneti e

rincorrevano per buon tratto. La legione italiana ed alcune com-

pagnie del 3" reggimento il

linea gì' inquietarono altresì per tutto

di

giorno nelle case a diritta da cui facevano grandissimo fuoco

e da cui

i

alla baionetta

contro

tale

colonnello di artiglieria Ludovico Ca-

del

sicuri

tiri

landrelli gli forzavan

ad uscire all'aperto. Nelle reiterate cariche

^oi facemmo parecchi

mischia giacquero cadaveri sui pianori e Io

salvarne

potei

degli

che

arrabbiati

schetto corsi

rotando

,

sporchi

brutto

rischio

mano

s'ebbe una

nara che poco dopo

narsene indietro qui;

farò

carica

numero

era

,

Un

».

mi

—

si

mentre

classi colà dentro,

forsennata! »

».

E varcò

quando due

I

—

senza

«

,

file

tra

,

»

<(

mi

,

Uno

—

«

Direi

s'io

che

Nessuno potrà impedirmi

in

una

della le-

nemico

Capitano, e

tor-

lasci star

primi

i

il

Il

pregava a

lo

colonnello

,

di

MonMa-

il

,

nelle

No

moschetto,

che parvi?

fama

bella

la

mo-

di

guerra; e

di baionetta.

combattevamo

noi

la soglia

colpi di

stione di diritta tetto.

la nostra santa

sergente lombardo

appressò e mi disse:

«

!

E

:

tafferuglio

nel

polvere

di

un colpo

rivedeva

cui quegli

«

modo

forata da

il

e

colpito di palla nel capo e spirava.

gione italiana casipola,

;

sulla china dei colli.

far salva a tutti

per

perdere in mal punto la vita. frini,

sangue

di

ghermiti nella

i

spada

la

volevano rendere scellerata

,

il

quattro

Lo sdegno era

prigionieri.

che molti fra

soldati di Francia,

i

una

in

mi cac-

faresti

opera

di

morire a mio

e si udirono grida e

voci confuse;

cannone

tratti

fìinno crollare

l'un

un pezzo

dopo di

l'altro

muro

Francesi escirono e furono male accolti

più noi rividi. Morì di ferro, o schiacciato sotto Al certo lieto nello aver calmato la febbre del

il

;

i

e

dal ba-

parte

del

mio soldato rottami?...

suo desiderio


67

Ricorderò pure

tenente Mangiagalli che ccysuoi valorosi lom-

il

bardi combattè di solo a solo nelle scale, sale della villa Valenlini offese col solo troncone,

Taccio

saria lungo cui

fuoco cessò d'ambe

il

particolari

altre

di

,

parti

le

belligeranti

Stato-maggiore erano ancor validi presso morti

E

feriti.

ciò

—

stando loro colla

comando

il

o

,

conveniva

,

magìa dell'esempio, o

colla

di

altri,

nuovi

avevano

all'opera

incitargli

ba-

ardita

mostra dell'audacia più spinta;

grosso dell'inimico. Tra

il

gli

— non

sera innanzi

la

ufficiali

quali

i

e perchè Garibaldi, fatalista sino allo eccesso,

drappelli contro

che

;

nostri soldati,

i

molti ve n'erano,

indossato la divisa da pochi dì

due

,

Generale;

il

avvenne perchè

baionetta

agli attacchi di

virtù

Solo dirò che alle ore nove di sera in

narrarle.

il

nelle

,

difese ed

si

rimanendo padrone del luogo.

venture

altre

di

camere

nelle

finché rotta la sciabola,

;

aveva usato brevi

nostri feriti trecento

i

cinquantasei vennero condotti all'ospedale dei Pellegrini; cento dieci

se ne raccolsero

mase

nello avverso

morti.

per morti di sangue e per ville

Valentini

Dei loro

fu pieno

feriti

nero trasportati nei

de' Francesi

sfracellamento

Pamphily

,

cadavere del prode Masina

Il

campo. La perdita e Corsini

per

e

e nelle

ri-

molta e

fu

arsione nelle

case

l'ospedale di Civitavecchia

circostanti. ;

ven-

altri

vapore in Tolone, in Aiaccio,

battelli a

in

Bastia.

Allo strepito

della

giornata

successe

genti che tanto ne abbisognavano. nella villa Giraud, detta della porta ad Il

nemico

e

di

il

la

San-Pancrazio,

colla sinistra

di travi.

prima parallela,

il

loro

più

sangue

cari.

di

La notte

la

basilica di San-

villa

Santucci

il

ponte

a quei canti di

Debole conforto

Molle

,

il

Pamphily; restaurato

istessa incominciò a disegnare tra

i

illuminate a festa.

mogli,

la

villa Valentini e quella

la

più importante

Roma vennero cheggiava per tutto; ma di

toccava

diritta

Monte-Mario ed

il

,

strade di

grime e

moschetto dal casino de'Qualtro Venti.

fiume; col centro occupava

con un impalcato

dii.»

avamposti rimasero

Vascello, ed in tre case sulla sinistra

il

tiro di

estrema sua

colla

Paolo oltre

convento

un

riposo presso le

il

nostri

I

si

lavori

Un

inno

d'assedio. di

associavano pensieri

madri, di in allora

,

figliuoli

Le

gloria ccdi la-

vedovati dei

immenso per

lo

av-


68

venire, lo aver cog quel sangue comperalo anche

onore della calunniata

Ma

Italia (i) ».

ormai più non era

lecito sperare

difensori di

i

l'esercito assalitore, riuniti essi

perdite toccate

le

artiglierie

ben

esercito,

In

difetto di

mento

provvigioni

le i

assalti ,

—

se

le

lo

quell'accordo

che dà

,

valore suppliva in parte

il

unità del

la

numero ed

al

era

,

medesima

uomini

la città assediata

che

o imbecilli e idioti

,

in

alla

ispecie

e pur troppo

;

stavano perfidi e

,

la

malvagità del-

spingca

a farsi stro-

per lo straniero oppressore della patria.

S'ebbero in più circostanze prove manifeste

:

della guerra

soldati, e dirette le cose

ligenze del nemico in città

di

con

fortemente costituito

inoltre

concordia, solita miseria e rovina nostra

di vittoria

delatori

!

numerose

la inettitudine dell'intelligenza

l'animo,

—

rinforzi, facilmente riparava

era difetto di armi e di munizioni

,

nel seno di essa scellerati

l'onore

che

salvo

(2).

Roma,

disciplina

lo

fine questo

vari

energia e con

con quella

comando

disciplinati

il

nuovi

nei

abbondanti

,

una volta

dramma sanguinoso. Roma non sommavano a 19,000 uomini,

Precipitava rapidamente verso

Mentre

—

una volta

San Pancrazio

— più

fra l'altre

un uomo

nell'atto di escire

trovavaglisi in dosso

una

per

segrete intel-

fu arrestato sulla porta la

campagna. Frugato,

lettera in cifra, senza

senza indirizzo. Condotto dinanzi

di

volte furono sorprese spie e

il

nome

di autore,

Generale, non volle confes-

sare chi avesse scritto quel foglio, chi lo avesse incaricato della

infame missione.

Dichiarò

solo

essersi

confessato

in arliculo

mortis, aver avuto la estrema unzione, desiderare ardentemente le glorie ((

del paradiso, u Sia fatta la sua volontà, e

ricada sul capo di chi lo

mandava

».

Ciò detto

il

,

suo sangue il

Garibaldi

ingiunse a un suo fido di accompagnarlo, sperando con buoni modi valesse a carpirgli ei

il

secreto che nascondeva. Pacato e sorridente,

replicava nel fatale tragitto veder

già gli angioli

del

cielo

(1) Vecchi, op. cil.

(2) Veggasi

Torre, Memorie sull'intervento francese, lutto e documenti.

pag. 22'^ a pag. 262

—

i

il

libro VI

da


accorrere incontro all'anima sua;

povero

idiota,

preordinando ogni senso

proprii interessi

impavidi

difficoltà lottavano

Roma

contro

quantunque

resa,

di

morale

di

di

un

al trionfo dei

(4).

!

Malgrado' tante difensori di

e fu moscsbel tato ad esempio.

che approfittano della credula mente

Scellerati gli uomini

il

irremovibili

e

i

nemico né era chi osasse parlare

molli già fosse nata la dolorosa persua-

in

sione della impossibilità di più lunga difesa.

Una il

terza sorpresa felicemente compiuta dai Francesi affrettò

—

Roma

giorno estremo di

11

21 giugno

nemiche rendeano praticabile

artiglierie

della sera.

—

fuoco nemico era cessato; e

« 11

Erano

le dieci

nostri, stanchi

i

combattimento della intera giornata, spensieratamente dor-

pel

mivano

;

frante,

anch'esse posavano. Gli stranieri

che erano sui baluardi

le sentinelle

Una

da un

mana

sul terrapieno,

».

I

soldati

levano

si

nata e fuggono giù per

ingegneria

della

il

le

vengono

;

falde del

Viva

«

la

caricali a baionetta spia-

lo

nostri lavori a proprio

i

colonnello Rossi,

I

zappatori

con una

sbocco

Poco

riparo.

cuito e dichiarato prigione

dice la parola d'ordine

,

vien cir-

che comandava. Sul

drappello

col

bastione n° 2 e sulla cortina che è tra questo e l'altro che di

resistenza. Quivi era fu lo

smarrimento

tervi

il

di

che venia colla ronda da porla Porlese,

arrestato dal grido militare,

nemico occupa già

e

Repubblica ro-

monte Gianicolo.

chiudono immediatamente

trincea e dispongono poi

grida la parola di allarme

ode rispondere

ufficiale córso

af-

piedi

vede muovere

sentinella che dal lato opposto

una massa oscura

ai

del 3" bastione

muro

scosse, salgono con impeto sul guasto del sinistra.

spossate ed

,

appressano

si

e lasciate al basso le ri-

della rottura nel più stretto silenzio;

di

rovine fatte dalle

le

breccia.

la

sorpresa

,

i

fecero

nostri

una mina da molli

dì

de' soldati dell'Unione

il

una qualche

apparecchiala; e tale

ad obbliare

,

fuoco. Scarsa la perdita de' Francesi.

Molla

di

met-

la nostra nei

prigionieri. «

(1)

Giunto

in

Vecchi, op.

Roma

cit.,

il

terribile

e voi.

cit.,

nuncio

pag. ^272.

,

la

popolazione ne fu


70

scossa e corse all§ armi. La

campana

stormo. Le guardie nazionali

si

virato aveva tutti avvertito con un

ciava colle parole: u

tore,

un anticipato avviso

per allora impossibile; gliori

come un

campo nemico.

del

villa

volte

i

cui quegli rispose

;

soldati,

più tardi, avviserebbe,

;

bastioni

l

ed egli per due volte replicava,

Ma

per quanto egli ed

morale della soldatesca,

era assopito. La disciplina

lo

il

suo gran

istante di

e

l'azione per

i

suoi

— spada ai

lo

fatto in

ardor dei

affaticassero a rilevare

si

per le

di .una

rovesci

nome non poteva

avrebbe

lo

trovato

entusiasmo

conosce pericoli, che non piega

grado

traditi

triumviri eccitarono per due

ora più tarda, ove intiepidito non avesse soldati.

impresa

la

stanchi e sgomenti; ne' mi-

Francesi lo stabilimento di due piazze d'armi sui presi

a'

;

gene-

Il

posizione a

,

Garibaldi a voler immediatamente tentare

il

impedire

tradi-

Spada ove trovavasi

invalsa la voce fatale di essere stati la notte

,

venduti

il

,

Garibaldi, e gli ordinava di prendere la perduta

furia di cariche alla baionetta

trium-

sulla breccia » quasi dovesse

maggiore venne per tempo nella

rale

Il

proclama che comin-

suo

Coll'aiuto della tenebra

nemico ha messo piede

il

attendersi ad

il

«

Campidoglio suonò a

di

anelarono sulle piazze.

audaci

prove

ordinanza che

—

il

non

Generale mal-

brandirla a sua posta nello

avversa fortuna; e se ne addolorava; e mei diceva,

sì

fremendo.

Il

Mazzini, che ignorava la vera situazione del nostro

campo

il

quale egli non vide mai?

—

colui

anche prima ch'egli

scrisse

una protesta

irritalo dalla condotta

in cui

la

se-

partisse per la spedizione di Velletri, il

dichiarava responsabile delle con-

seguenze che sorgerebbero dalla

permettevano

—

coU'anima amara per una controversia avuta

del Garibaldi,

di lui

amici non

inazione. Gli

pubblicazione di quell'atto.

Allora

il

triumviro

annunziava a Luciano Manara, capo dello Stato-maggiore del Generale,

il

foglio

seguente

:

< (t

((

Odo

la

Cittadino

22 giugno, ore 6 IjS pom.

Colonnello,

determinazione del generale Garibaldi

« lizzare l'assalto

promesso per

K sta decisione e la

le

di

non rea-

cinque. Deploro altamente que-

credo funestissima

al

paese.


71

Bisognava assalire questa notte

«

H

dopo

mezz' ora

,

salila

la

breccia.

Se non

«

poteva, perchè nella notte lo spinto della truppa

si

bisognava mantenere l'accordo

M

noi concedeva,

te

selli,

u

prefissa,

«

s'

era nuovamente promesso.

«

Domattina l'attacco riescirà impossibile;

alle

b'

e i|2 della nnattina;

E dacché

M

sarà

a

permettetemi

«

si

collocata.

fa

non

l'errore di

assalire all'ora

bisognava assalire alle cinque del dopo pranzo, come

«

sistema

Il

è

l'artiglieria

nemica

dunque intieramente cangiato

;

rovinato. Nelle nostre circostanze non

dirlo,

di

difesa senza assalto.

Stamane mi

K

commesso

s'era

con Ro-

fatto

assalire allora.

fece suonare a stormo,

si

u

poi sospendere e cadere in

«

ammazza

di

l'entusiasmo. Questo dopo pranzo

2000 erano

«

natizzato

((

numericamente

« esige.

suscitare

un gesuitismo

;

il

il

popolo,

spiegazioni che

popolo s'era fa-

pronti ad aggiungersi alle nostre forze,

insufficienti

a prendere

Casino e quanto

il

si

Un'altra immensa moltitudine veniva in seconda linea.

convincerà che abbiamo

«

Deluso una seconda volta

«

paura, e avrà paura esso pure. La parte avversa se ne pre-

Un

popolo,

si

municipio o altro verrà fuori alla prima seria mi-

te

varrà.

te

naccia e rifaremo Milano.

«

di

Voi non avete ora lavoranti né materiale. Quaranta giorni

«

lavoro hanno esaurito la vitalità operosa del popolo.

((

Noi non avremo presto carne, né polvere, né farina.

K

Considero

Roma come

e assalga egli

«

osi

«

popolo

«

avremo nemmeno «

«

il

alle

barricate

Ho l'anima

caduta.

avremo

;

;

,

v'accorreremo

Badate; ho

tutti.

da non

ricolma d'amarezza

la

nemico

difesa tardi

di

non

spiegare.

!

e comincio ad amarvi. Giuro che voi pensale e con voi Roselli,

«

Stalo Maggiore.

rimarrà

il

vostra relazione, non parlo a voi; vi stimo

V.

A me

Più

potersi

«

«

che

una bella

,

quella.

Tanto valore, tanto eroismo perduti «

Dio voglia

se presto

come

calunniato da molte parti, e

la

sterile soddisfazione

di

i

io

penso,

buoni dello

non apporre

il


72 «

nome mio

«

imporla

che

a capilolazioni

me V"

di

Importa

di

prevedo

io

Roma (c

Vostro Gius. Mazzini

«

Mostrate pure questa lettera al Generale

«

Il

Garibaldi, nel vedersi

sì

che

da Santo-Alessio era stato

giamento

colpi

bombe

i

la batteria

le

primo bastione Il

ma

nemica

e sfasciano

«

di

Transtevere e sul centro della

casa Savorelli e fracassa

la

i

popolo aveva fatto tenere

di

al

Romani che ammirano

le

vostre sublimi glorie militari e i

Fran-

ultimamente occupate, e per

Roma

adorano, conoscendo che siete decìso

di

attaccare

cesi nelle posizioni

u

assai fatali,

<(

quello della libertà, petto e sangue per sostenervi.

«

vi

popolani di

da

11

Dio de'

Roma

forti vi

Succeduta

la

fidenti

nel vostro

nome

sacro quanto

più arditi, ad un vostro cenno la

,

apri-

marcia de' vostri prodi soldati.

accordi mille anni di vita per

razione d'Italia e del «

essi

offrono,

ranno o chiuderanno «

Garibaldi

CAlladino Generale,

u

K

muri del

:

vi

1

rompe

sul piazzale della villa Corsini

((

«

casino

il

molti più eccitalo al combattere.

Una deputazione

I

arti-

gli

destra.

di

la carta seguente

«

Lo indomani

suono delle campane a martello aveva molti spaventato

nella città; «

un incessante cannoneg-

del Vascello, difeso ostinatamente dal colonnello Medici

e dai suoi prodi, dirocca

((

Mon-

in

trinceramento interno, sul bastione della porta

La batteria disposta

mura

Fino

nuli' altro.

da San-Pietro

Francesi annidavansi. Questi co' loro mortai lan-

sul

San-Pancrazio, sul quartiere città.

fatto

le

nemico intendeva a

posto detto la Girandola, co' loro ben aggiu-

smontano

,

Barberini ove

ciano

il

sui posti occupati dall'inimico.

glieri svizzeri, dal stati

».

poche acerbe parole e

dall'alba, dal bastione di sinistra n° I, torio,

».

mal giudicato e nello udire

speranze sulla battaglia del popolo tutta possa evitare, disse

Ma che

infallibili.

e dell'Italia.

mondo

delusione

,

i

la

rigene-

».

primi

malignarono

il

governo


73 sulla inutilità de' suoi

cuore

vampa

la

e

;

Mazzini,

il

sentirono spegnersi in

altri

Un uomo che

Roselli ed

il

poterne fare suo prò, onde salire

mento

gli

nobile entusiasmo.

del

sapore insorlo tra

mezzi

civo in tempi tranquilli, perchè d'irrequieti

ambizione soverchia

che

egli,

;

il

dis-

poslo supremo. Prezioso stru-

al

perchè facondo ed ardito

di rivoluzione,

notò

Garibaldi, credette

il

soprammodo no-

;

spiriti

fornito e

di

aveva

parola e cogli scritti

colla

cooperato allo sviluppo del pensiero nel popolo romano, dolevasi

montato a eavallo, saliva concentrasse tutto

colse

a

e

;

lui

salute

la

di

Roma

conveniva

in

lui

ascoso disegno, assai male

lo

somma

disse, la

ac-

lo

un uomo

delle cose riunita in

guerra averla proposta alla Camera ne' primordi della Repub-

blica

cui

,

allora;

non

smarriva

si

potentemente erasi opj)osto

egli

presente inutile, ruinoso.

di

acclamando

;

Pur,

lo

rimedio utilissimo

;

Slerbini per questo

e disceso presso ponte Sisto

dittatore

fece altrettanto,

il

generale

aggiungendo

il

arringò

,

Roselli essere

Roma, quando un giovane

scultore, per

da meno

nome del nome Bezzi

armato continuo

della divisa universitaria e

soldati

i

piazza Colonna

Garibaldi. In

missione affidatagli. Le turbe plaudivano al di

,

potere qual dittatore militare e civile. Que-

che ben ne indovinava

gli,

(fi

il

Sterbìni

Quarlier generale del Garibaldi af-

al

persuaderlo che per

fine di si

Ond'è che Pietro

governasse dov'egli vivea.

ch'altri

di

dell'alta

difensore

—

carabina

devotissimo alla causa repubblicana e franco avversario intrigante

—

della vita se

timo {(

non cessasse da quello scandalo da trecchiero,

la

villa

Giraud col casino

riguardo da dodici pezzi

in

bastioni,

:

le

di

—

«

E

gl'in-

di

—

Roma

in poter ,

tenuta

conquistati

partito per protrarre la lo

proponeva

in

tai

quartier di Trastevere, bruciandone

il

case che impedissero

Vascello

artiglieria sui

general Garibaldi

il

Abbandonerei

il

mura

non rimaneva che un disperato

difesa più in lungo.

termini

ogni

tornarsene a casa.

di

Caduta

questa

uomo

di

minacciandolo

afferrò le briglie del suo cavallo e,

Francesi, circondate per intero

dei

vestilo ,

Demolirei

tutti

ponti. Aprirei

«

le

«

feritoie e troniere

«

vere. Munirei fortemente Castel Sant'Angelo. Aspetterei col po-

«

polo armato di pie fermo

lungo

il

lo

tiro.

i

abitato sulla linea sinistra del Te-

lo assalto.

Di barricata in

barricala


74 e

«

cederei all'inimico

u

proietti.

E

«

Roma

La proposta era troppo

»

!

Troppi erano

E un <(

compenso

29

ricorreva

stello partirono la

—

incanto di

splenderono

facciata

Bengala

di

due

dopo

odonsi l'un dietro i

tamburi e

cupola

lumi

cristallo di

Michelangelo co'porlici

di

— quasi

mediante

roccia,

corpo

per arte

l'altro. In quella, le sentinelle

il

fuochi

Erano

mezzanotte, ecco tre colpi di cannone

la

gridano l'allarme;

monti Parioli

richiamo. Dai

al

cadono bombe sul Pincio, su Ripetta e sulla piazza Nell'atto stesso

i

artiglieria.

di

di

piazza apparvero

la

della pubblica gioia.

trombe suonano

le

quantunque

e

,

sue case, dal ca-

le

quindi

;

costrutti dal

,

vampe

quelle le ultime « Alle

popolo illuminò

di

rubino, di smeraldo, di

artificiali

eterno di

non del momento.

colonne, la grande basilica e

le

nome

perchè fosse adottata.

terribile

festa di San-Piclro

la il

razzi, la

soliti

i

infranti dai suoi il

all'ardilo disegno.

ogni speranza languisse,

e

monumenli

i

fumanti ruine

danni con vantaggio futuro,

i

rifiuto fu

A' dì

gli edifizi

così salverei sulle

montava

nemico

di

Spagna.

sulla ruina del bastione di

sinistra n° i, e assaliva a baionetta spianata.

La

villa Gabrielli

viene circuita e respinto con arma bianca ogni ostacolo.

nente Morosini cadde tra

primi colpito nel ventre.

i

1

11

te-

bersaglieri

lombardi, sbalorditi dal repentino assalto, resistono per qualche

tempo, poi piegano in rotta. Quartier-generale

rompevano prova

!

della villa

allo intorno

E snudata

»

la

dalla scala e primo I

quali

Spada —

sorto

sui

contro

cadaveri

ed in frotta

artiglieri

muore

!

capo,

il

de' nostri

venivano ;

si

,

morte dietro il

i

passi del

dà indietro e

si

A

Generale

che

per l'ampio viale.

gl'inchioda.

rovina

la

campagna. Spuntava

Tutti,

magnanima

dove minaccia

tanto sforzo di valor disperato,

perde per

il

maggior parte degli

la

sui pezzi; e, pria di morire,

pericolo.

cacciò giù

superavano

dai vigneti, dal piano, fanno impeto e sono pronti a

maggiore

ir-

Questa è l'ultima

sorvegnenti Francesi.

i

Ostinatamente combattesi per ogni dove

grida che

alle

Orsù

«

:

— ch'era nel

Garibaldi

sciabola e piegato

avventossi

,

general

ne disse

,

strada

fattasi

,

cancello del recinto

Il

il

nemico

allora l'aurora

e colla luco cresceva l'animo in noi. Ripetuto lo assalto, ripetesi la difesa a

mezza

costa, su

per l'erta

,

dal

muro Aureliano. Le


75

due genti e

stringono

si

Viva Francia

«

Ma

e alle grida confuse di

;

numero polca più

il

lacerano,

» si feriscono, si

si

Viva

l'

Italia

»

!

uccidono a colpi

e di daga.

di baionetta «

!

w

Dopo due ore

del valore.

com-

di

ballimenlo accanito sul recinto, cessala ogni speranza del vin-

fummo

cere,

fango e i

costretli tornare

sangue e chiuderci nella

di

Francesi accerchiano

mortai

lanciano

bombe

sori.

I

dalle

fessure delle pareli

di sotto;

il

gue scorre a

fumo e sul

rivi

i

pavimento.

di

là

del recinto

Egli allora

si

fa

al

si

Il

chiama

forti

di

,

devoto

fineslre,

assedianti

gli

dispone

,

nome

a

,

i

san-

il

acceso nel

non

suoi a

e gli conforta colla disse,

come

ne-

il

mira col cannocchiale verso

istanti,

e

una palla

attraversa le viscere e cade. Gli amici

i

Dalle

prode Manara

di

ore,

ben

il

il

gli

trag-

come muo-

Giovane

ad un confessato principio.

gentili maniere, snello e

carabina

sorreggono e

il

gono via dalla scena. Egli moriva dopo poche iono

sui difen-

adoperasse a collocare un cannone.

alla finestra e

luogo indicato; anche pochi

gante e

cannone

bersaglieri fulminano

un prossimo possibile aiuto. L'un

di

palle di

polvere abbarbagliano la vista;

la

rallentare la resistenza, gli

promessa

bastione

potere.

a lutto

l'uscio,

il

che ruina

letto

il

accorre da una stanza nell'altra

volto,

mico

San Pancrazio. Le

muri e ne scassinano

i

Spada. Sbarrato

villa

casa dalla parte che guarda

la

sinistro, eh' è presso la porta

ne urtano

al

indietro sul terreno molliccio di

ele-

della persona, la

fatto

voce sonora era una parte della sua bellezza. Figliuolo, marito, padre

felice,

aveva lasciato

le

ricambiale

agiatezze del vivere per discacciare dalle trentine,

dalle pianure lombarde,

glioso straniero tiri

ei

il

del cuore e le

natie, dalle vette

romano l'orgoo farci mar-

dal territorio

che intende dominarci colla

de' suoi empiti capricciosi e retrivi.

credeva

letizie

mura

forza,

Esclusivamente

fìlopatra,

parteggiare fosse una ingiuria alla provvidenza

che mediante un prodigio aveva acquetato negli animi rancori

municipali

—

sulla infelice

Italia.

Il

logora

la

freddo studio ricucivano

i

tela di cui

gli

lembi per ispanderla

i

ambiziosi

come un

,

bassi

con

sudario

suo cadavere seguito da' militi suoi,

fin

dai feriti negli ospedali, venne portato in San-Lorenzo in Lucina,


76

ove lo

celebrarono sontuose esequie, ed

si

Ugo

P.

il

Bassi recitò

elogio dello amico che la patria aveva perduto.

Noi eravamo sempre chiusi nella villa Spada, sostenendoci a

E

furia di archibugiate.

quando

zioni,

di legionari

e

reggimento

soldati del G^

di

Uniti agli altri,

baionette.

combattemmo con

Francesi stupivano

I

campo. Ma,

nel loro

decimavano

gli

altri

nostre

le

surrogavano, nell'atto che file.

11

di

e più le nostre disordinate

11

e più gente

cacciavaci addosso

degli indugi

e voglioso di

la

spada

il

bande

la

e

assottigliavano, più

piazza.

fosse.

egli

facea morder la polvere

,

si

generale nemico, impaziente

occupare

uomo

lava in quel giorno qual

le arti-

recinto Aureliano fu preso

campo era pieno di cadaveri

con varia fortuna.

;

audacia e rientrarono

tanta

di

Roma.

lance, colle daghe, colle

le

e ripreso feriti

colonna

comandato

linea,

di

deciso a far l'ultimo tentativo per la gloria di

dal Fasi,

glierie

già cominciavano ad esaurirsi le muni-

generale Garibaldi giungeva con una

il

ai

11

Garibaldi rive-

Ruotando d'ogni

lato

mal venturosi che se

gli

spingevano innanzi. Pareva Leonida antico alle Termopili. Pareva Ferruccio

castello della

al

Gavignana.

siccome ((

il

il

tremava

egli

eh' egli

saldo ristette

destino.

Discendendo

col

Generale verso

la

Longara sapemmo come

povero Andrea Aghiar, colpito nel capo da una scheggia di

bomba mentre attraversava una Il

Io

Ma

avesse a cadere da un istante all'altro.

viso di Garibaldi

dolore,

si

via di Trastevere, fosse morente.

sformava a

tal

comparsa appena, spianavasi;

ad esprimere

al di

nuncio;

ma

ruga del

la

bentosto

eh' egli tornava

fuori la imperturbabile serenità del suo cuore.

Poco dopo un rappresentante del Popolo m'invitava a pregare Generale di muovere al Campidoglio, bramando l'Assemblea il sapere dalla sua bocca

la

di Roma. Il triumviro Camera come le cose fossero

vera situazione

Mazzini aveva già annuncialo alla

a tale estremo, da non aver più che tre partiti a scegliere trattare coli' inimico

:

difendere

la città

palmo a palmo

della

romana

se in un' ora stabilito

il

libertà.

saremmo

—

di

Alla proposta

,

il

ritorno al palazzo

—

od uscire

;

Assemblea, triumvirato ed esercito con seco traendo

:

il

palladio

Generale risposerai ,

ov' erasi

di

galoppo.

Corsini

Quartier-generale. Afl'ermalolo, partimmo


77

Quando

entrò nella sala

egli

i

,

deputali levaronsi in piedi e

plaudirono. Invitalo a salire sulla bigoncia,

meno non

fesa impossibile, a

disse ornai la di-

ei

accellasse

si

suo parlilo, fare

il

di Roma una seconda Saragozza. Lamentò amaramente le troppe in altri, il soverchio amore alle legalità parparole di alcuni ;

« Parecchi

lamentari.

si

piacquero imitare

Francesi, gente dan-

i

((

nosa a sé e ad altrui; ed aggravarono

a

Mirabeau fece pria

«

Se taluno

«

lingua non avrebbe trascinato questo gran popolo sulla via

«

dove

«

proponeva

«

provveduto celeremente

,

mestizia dei tempi,

quando

e

parlò disfece.

voi avesse avuto incirconcise le labbra,

fra

sta scritto ai

discorrere

di

la

— Abisso

della

e

libertà

Patria.

della

sua

la

—

Io

9 del febbraio una dittatura militare che avrebbe

K

alle armi e messo in piedi in un mese 400,000 uomini. Lo elemento buono esisteva; conveniva cercario; e un uomo potente lo avrebbe trovato. L'audacia non

«

ebbe favore, l'ebbero più

«

spingere

«

meschini concetti. Io non poteva

i

argomento più

lo

oltre.

certo allo scopo santo che è l'idolo de' miei pensieri.

«

fallii

«

or forse l'aquila

«

nido

E

!

romana avrebbe

— che

bravi

co' mìei

«

— avrei

«

havvi rimedio. Tenghiam viva

«

padroneggiare

«

armati.

«

Tutto farò quanto è dato ad

((

ridotta, «

La modestia mi riteneva; e

cambialo

la

faccia

vivrà

le

la

face,

Esciamo

colà sarà

uomo

eserciti stessi

;

le

Il

il

dai

da!

co' volenti

prometto.

la Patria in noi

ed alcuni tratto tratto

la

Piemonte

,

le

bandiera e

loro

;

altri

vi

af-

dissentivano.

varie regioni della Penisola i

liberi

diritti

conquistati

sue province, ammiserate, scoraggile, abbattute;

disagi

lungo nostre schiere — stanchi durati — oppressi dalle sciagure, dal

gli

combat-

restii

ordinanze, non sufficienti alla impresa. nei casi

E

fare.

di

mura

Io nulla

è dato

ci

territorio della repubblica era invaso da quattro

residui delle

tere e

dalle

Roma.

sentenze col cenno

e

avevano perduto col sangue.

dacché non

((

!

sue

Tranne Venezia

Ed

non contrastato suo

sanno morire per un principio ... Ma al già fatto non

In lai sensi parlava quel prode;

fermavano

il

d'Italia

incendio.

lo

Dovunque saremo,

qui

alle

Gli arrischiati proposili

estremi vengono dai popoli riscossi a tumulto, giammai

maturo consiglio

di

un'Assemblea. Gli è perciò che

il

terzo


78

disegno

del

vennero

accetti.

Mazzini

commessione dolore

chiaro

ardimentoso patto

lo

barricale,

traeva dal cuore.

gli

« difesa di te

delle

e

son

si

Vi è noto

«

e che

più ostacoli

;

sacrifizi

debbe rassegnarsi

.

s'io

dopo breve dibattimento

ma

questo popolo;

— che

i

alla loro

ora di-

Francesi non hanno

dopo

.

.

occupazione

».

tanti

Laonde,

a grande maggioranza adottavasi

,

il

ardente nella

fossi

Roma, questo buon popolo

«

.

di

che dichiaro!

io

«

.

Garibaldi non

combattè colle lacrime che

gli

questo infelice paese,

—

di

deputato Enrico Cerntischi, presidente alla

Il

la

seguente mozione: Repubblica Romana.

«

nome

Dio e del Popolo:

a

In

«

L'Assemblea Costituente Romana cessa una difesa divenuta

di

«

impossibile, e sta al suo posto.

ft

decreto

«

E

Il

triumvirato è incaricato

qui comincia

che cosa

della

esecuzione

del

presente

(1).

)>

una epopea meravigliosa nella quale non

Garibaldi

in

—

se la fermezza nei

la

prontezza degli spedienli

pericoli

rapidità nel concepirli,

sai

più degno di ammirazione e di lode

sia

,

l'

,

la

costanza nelle privazioni

,

arditezza degli stratagemmi

,

o la

raro accorgimento nel consumarli.

il

Senofonte ha tramandato alla più tarda posterità e le lodi della ritirata dei diecimila

:

—a

la

memoria

Garibaldi auguriamo,

compenso ben dovuto a quanto operò, la fortuna di trovar egli pure un Senofonte, il quale con ingegno, e fantasia degni dell'altissimo soggetto narri le prove, per

mente straordinarie e sublimi, settimane alli

primi

che passarono dalla di

settembre

,

fatte

comune consenso vera-

da Garibaldi

sua uscita

di

in

quelle poche

Roma

epoca del suo arrivo

il

alla

^2

luglio

Spezia e

Chiavari (2).

E non avendo

noi

la

pretcnzione di usurpar comechessia

(1) Vecchi, op. cit., voi. 2, pag.

294

e seg. Farini, op. cit., voi.

222 e seg. (2)

Vedi PiUSTOW, St. della Guerra del 1859, pag. 110.

i,

le

pag.


79 funzioni dell'auguralo Senofonte,

ci

restringeremo anche qui a

riprodurre testualmente alquante pagine nelle quali quel facondo e ardente scrittore che è

Vecchi maestrevolmente dipinge

il

di Garibaldi

vicende dolorose

Al nuncio della caduta

<(

in que'

di

le

due mesi.

Roma

stimatiz-

della libertà

e

zata dai mali atti del generale francese, l'animo erasi abbattuto ne' cittadini dello Stato

drizzavano chiati di

-romano.

pochi

1

fronte e svillaneggiavano

la

retrogradi e vinti

i

i

;

sperare

nella

per base

e di tutte opinioni aventi

tutte classi

nute franchezze

tempi e nella nazione

dei

civiltà

popolo

Il

già otte-

le

infortunio collo

venia consolandosi del patito

,

accer-

quali

da nemici avevano perduto ogni speme nel bene.

preti

i

che

francese

interamente guasta e corrotta. Gotali speranze

supponeva non

sminuzzate, esagerate ed incerte, serpeggiando ne' cuori, vi as-

sopivano

desio di una forte riscossa condannata e reietta da

il

quella infida, perversa, ammaliatrice passione degli uomini, che

addimandasi

Io

amore

agl'interessi materiali. Laonde,

Garibaldi non rinveniva nelle ralo

— quel

province

—

generale

il

siccome avealo spe-

patriottico entusiasmo che resiste ai danni della for-

tuna, quella viva fede nella indipendenza del

esaltamento per

idee

le

—

generose

il

loco natio, quello

più

nobile

fra

i

titoli

cavallereschi che siano mai sulla terra. Era sua mente dirigersi

verso

gli

Abruzzi

;

ma avendo

gnuoli e in Città-Ducale di

il

saputo, in Rieti esservi

raccolto in Urbino tra gli

questi

una compagnia del male armati e

pagna glieri

;

i

ove

gli il

reggimento

Svizzeri,

Ugo Forbes

Pianciani

volontari,

arti-

ordini e

i

Ugo Forbes

cannone

di

grosso calibro,

figliuolo del colonnello. Quivi

—

segni repubblicani erano pur anche in onore

armati dipendenti dai

baldi veniva diviso tre coorti,

e da

finanza,

cam-

capitano

di

pochi

e

di

quaranta buoni

quali servivano due pezzi di

corpo

soldati

i

privi di tutto ch'è necessario per entrare in

a cotesta milizia erano aggregati

diretti dal

di

Spa-

borboniani, avviavasi per a Terni onde riunire la sua legione

ad un battaglione comandato dal colonnello

—

gli

generale Nunziante con una divisione

in

due

legioni

cenni

supremi italiane

,

ciascuna delle quali rassegnava da

centurie. La i« legione riconosceva per capo

del

Gari-

composta ognuna

il

cinque a

sei

colonnello Sac-


80 chi

la 2*

;

colonnello Forbes. La cavalleria era condotta dal

il

Bueno, montevideano. A'

8

dì

luglio

di

da soma

pel

de'soldati

;

partiva coi

provvide bestie

carri,

i

trasporto delle bagaglie ed alquanti bovi pel vitto

fece pur

seppellire

colà

nendo per sé un pezzo da 3 che di

generale

il

suoi alla volta di Todi; dove, lasciati

due grossi cannoni,

i

rite-

—

maggiore Emilio Miller

il

nazione polacco, arruolato ne'Iancieri della Morto da Angelo

— avea

Masina

condotto seco da Givitacastellana.

—

comandati dal

glieria,

verso Todi

coli'

—

5,000 uomini con sei pezzi di arti muovevano di Perugia generale Stadion

Austriaci intanto

Gli

ordine

«

di

ridurre

dovere

al

le

masnade che

u

infestano le terre occupate dalle vittoriose armi dell'Impero ».

Il

Gorzkowski dal canto suo

Bologna per opporsi Legazioni

alle

,

a'

alla

cui

partire di

Roma una

disloggiar da quei monti di

rannodarsi

;

e spediva

cavalieri col general

una

abitanti

vare lo incendio della rivolta. fatto

partiva con numerose forze

si

di

marcia del Garibaldi, ove accennasse

11

bastava per rinno-

scintilla

generale Oudinot aveva pur egli

divisione verso Albano e Frascati per

parlegiani se mai colà intendessero

i

alcuni battaglioni con forte

Morris sulla

direzione

di

mano

di

Givitacastellana

coll'ordine di sottomettere all'autorità del pontefice le province di

Todi, di Viterbo e di Orvieto.

I

minaccianti pericoli,

molti

i

disagi, la incertezza dello scopo, la freddezza e la diffidenza

cui le popolazioni accoglievano la legione ne'paesi ove

per poco sostavano, ne assottigliavano le in breve la diserzione

uomini

aveva ridotto

il

invitato

in

Orvieto, facendo riposar la fosse moschettato

desse

—

là,

in

3,000

—

che se

gli

diceva

poneasi pe'monti verso

sua gente a Frodo

nome

erasi

recalo

danaro e per sopra ciò

modo indegno

ferito e in

Dì

di

,

ove ordinava

un disertore francese, allora soldato nella

perchè a suo

,

gli

segno, che

tal

corpo a non più

Toscana

pentita della già consumata riazione

Legione

a

con

nostri

ogni armatura. Lo avventuroso generale, saputosi ri-

di

cinto da' nemici ed

onde

file

i

lo

2.

da uno del paese

aveva sconciamente lui figliuola.

attentato all'onore della di

Orvieto, nel qual paese la colonna posò un giorno e

mezzo. La popolazione impaurita chiuse dapprima

non riceverla:

la

temeva

cjli

effetti

della

le

porte

mala volontà

per

de' vii-


8i

che

lani

pure,

i

preti e retrivi

avrebbero fomentato a sanguinose

legionari vi entrarono poco dipoi, cortesemente

i

dai cittadini. Mezz'ora

dopo che

la partiva

per

risse;

accolli

Ficulle e città

della Pieve a fine di valicare la frontiera toscana verso Cetona, il

general Morris entrava

Erano

di

di

presidio in Cetona

gendarmi, due compagnie marsi dei nostri

relroguardo.

—

città forte e

murala

fanti di ordinanza.

di

fuggirono

ratti

,

per 1* parte di Viterbo, dove

cittù

in

aveva lasciato un battaglione

lasciando robe

,

—

Allo e

oltre

cavalli

impauriti abitanti, scavarono fossi e turarono con barriere

tesia

Cetonesi

1

legionari,

i

venne gente vogliosa

paesi

e dai circostanti

lor

cedette la vita ad un soldato che

si

doveva

certo

non imitato

Generale

con-

allor allora passar per

armi, per aver rubato tre cavoli in un orto.

—

il

di

Fu ad

condottiero.

intercessione di alcuno fra quei benevoli che

le

prin-

i

contrario accolsero con grande cor-

al

festeggiarli e di complire al gagliardo

rigore

e

;

a consiglio del vcbcovo, e assecondati dagli

riparati in Chiusi,

cipali sbocchi.

i

approssi-

Ad

dai generali austriaci

onta in

un

di

Italia

tale

—

i

uomini, acciecati dal livor di partito, bociavano e scrive-

tristi

vano,

Garibaldi essere un capo di masnadieri e di ladri, cui

il

ninna cosa era sacra. Infamie de' tempi

sembianze e

liete

rale permise che

le atfettuose i

suoi

In Cetona fur tante le

!

parole degli abitanti, che

Gene-

il

acquartierassero nella città, pria di

si

quel giorno ed in seguito accampati sempre all'aperto, qualun-

que

si

fosse

il

tempo che pur

Onde riconoscere

dibile.

terreno e

il

danaro e

far requisizione di

talvolta imperversò con furia incre-

mosse degli Austriaci e

le

viveri a prò del piccolo esercito,

di

avviavasi lungo l'Arbia verso Siena un drappello

maggiore Emilio

cavalieri col la

moneta requisita

— 10

vendeva

Miller,

il

di

a 12,000 scudi

— veniva

a patti col-

cavalli e persino se stesso.

l'inimico,

a

Ed

prefissa imboscata a dieci miglia di Siena,

in

una

lui

i

soldati e

gione co' suoi, a quelli colpi

convenuto ed

il

grado

dato di ventura, senza cara

la

fama che

continuavano

la

i

di

i

verghe ed

d'ufficiale nella forti

Il

colto pri-

insulti, a lui

il

prezzo

ordinanza austriaca. Sol-

persuasioni di dignità,

disonesti guadagni.

marcia a Sarleano.

cinquanta

quale ritolto perse tutta

A

dì

ci

s'ebbe

men

20, le due legioni

Generale, ignorando 6

i

pre-


82 parativi di resistenza operati in Chiusi, dirigeva a quella volta

un drappello

due

militi

quale,

il

;

tornava indietro, lasciando in poter dei

due prigionieri. Fu tentato ogni mezzo per riavere

fanti toscani i

per provveder vettovaglie

di cavalleria

colto in un'imboscata,

vescovo, malgrado

il

;

di rappresaglia,

si

rimostranze e

le

minacce

le

ostinò a ritenerli per consegnarli quindi agli

Austriaci con ogni sorta di maltrattamenti.

Garibaldi ordinò

A

guarentirne almeno

arrestassero quattordici cappuc-

la vita

,

cini,

quali vennero tratti colla colonna sino a Castiglion -Fio-

i

rentino

il

ove vennero

,

si

andare a

lasciati

non avere uno

fine di

strascico così grave e noioso. «

Giunto

Montepulciano

in

con cui chiamò tere

il

le

il

giogo ignominioso che

legioni essere

il

Generale pubblicava un proclama

popolazioni del granducato alle armi per iscuo-

opprimeva

le

nucleo di un esercito

diceva, le sue due

;

per rifar

insurrezionale

nostra la terra dei padri e discacciar lo straniero insolente dalla Penìsola. Nessuno rispose al prostrati, trari

magnanimo

avviliti, spenti dalle interne

partiti,

appello. Gli animi erano

commozioni,

da con-

scissi

persuasi alla inazione dal rovescio del pensiero in

Europa, dalle notizie della stremata Venezia e dello ingresso di

un corpo russo nel abitanti profittavano

ungherese. In Montepulciano,

territorio

presenza

della

tumulto e trarre vendetta del vice-pretore ed attivi

satelliti della

spacciato se

i

uno

,

gli

per muoversi a

de' nostri

tra

più

i

fieri

reazione del dì 12 aprile; e lo avrebbero

non ne avessero frenalo l'impeto e

legionari

tratto quel tristo dalia loro

furiosa collera. Nella notte

cia conti nuavasi verso Turrita e

il

la

sot-

mar-

poi per Bettolle e Casti-

dì

glion-Fiorentino. In tutte le borgate per le quali passavano, le autorità municipali e governative

—

colte

dallo

spavento per

la strana riputazione fatta dai retrivi a' seguaci del Garibaldi

presentavansi a triotici

lui

riverenti

del suo proclama.

Il

,

e dicevano aderire

colonnello Forbes

a'

sensi

—

pa-

prendeva posi-

zione sul ponte di Castiglione per evitare una sorpresa degl'imperiali

lungo

la

notte.

Il

dì

poi

tutta

l'oste

saliva

sul

monte

ch'è a cavalier del paese, ove stette sino alla sera, inquietata tratto tratto da

bande

di

dai frati mendicanti che

villani

fanatizzati

omai s'erano

dai loro parrochi e

avvisti

come

la

liberta


83

nuocesse

diresse per Arezzo con grande riguardo; che

con un corpo

di

5000

A

ver dire

Generale

il

,

imbrogliava colle sue rapide marce notturne

un distaccamento

parire

un luogo, quindi

in

posizione di battaglia con tutte

maggior nerbo nemico,

col fargli ap-

un

e col

altro;

o presenlarglisi

;

forze, dileguarsi dinanzi

le

sbaragliare

confondea e

lo ;

in

molestarlo e poi ritirarsi in inaccessibili gioghi in

si

arciduca Ernesto,

lo

Austriaci, girovagava nelle vicinanze, senza

osar mai di attaccare. lo

La colonna

già proficuo e lucroso accattonaggio.

al

i

il

guadagnar

corpi slaccali,

terreno ed eluderlo sempre. «

A mezza

lega di Arezzo,

Le porte eran chiuse.

terra.

mura

nelle loro

italiana ad

cittadini in

1

che

,

il

bel

di

duca Leopoldo ed all'Austria. Molti combattuto sulle

tici

il

lazzi

,

—

—

la

bandiera maneg'ji al

gran-

che l'anno innanzi avean dissotterravano le armi e

facile

poeta

di

epigramma-

i

Toscani non

radunava nel municipio

momento; ed

più ligi al potere del

aver

rei

nuovo infeudalo

ch'ebbero potenza di far ridere quando

sapeano più piangere

i

di

paese dai comuni nemici. Infnil-

gonfaloniere Guadagnoli

il

,

pianure lombarde

apparecchia vansi a nettare tanlo

grande ansia

contrario destino ed

avevano

degl' illusi e dei tristi

colonna e

la

vettovaglie e lo ingresso nella

prò capitano che ardiva mostrare

il

uomini

Generale arrestò

il

mandò parlamentari a chiedere

consultori

i

avvisandoli, le legioni del ge-

nerale Garibaldi, strana accozzaglia di pessima gente, voler entrare in città

per operare saccheggi e vendette; diceva che esse

avrebbero potuto attirar colà

guivano e rendere taglie;

rammentava

ai

le

il

il

non

si

lasciati

soldati in

le inse-

legittimo governo del granduca; e rin-

amore al

di patria,

Garibaldi

popolo alla difesa delle patrie mura.

furono respinti con i

tedeschi che

piazze teatro di cittadine bat-

aprissero le porle

gioranza fu consentaneo

oltre

ausiliari

proleste del suo moderato

consiglieri

rasse

le

minaccie del Generale d'Aspre a chiun-

le

que insorgesse contro

novando

gli

strade e

le

al

volere

del capo

11 ,

proponeva e

si

volo della e

i

prepa-

mag-

parlamentari

aspre parole e d'ingiuria. Erano in Arezzo,

toscani,

circa novanta imperiali

guardia de' magazzini.

incaricati della difesa.

Ma

quel

convalescenti o

Questi con un ufficiale furono

numero sembrando

scarso a fre-


84

Il

con promesse

lo aiuto de' conladini

chiamò

ch'erano dentro,

di qiie' di fuori e dei liberali

nare Taudacia

Generale intanto facea prendere

di

posizione sul colle di

suoi

ai

si

pingue stipendio.

Sanla-Maria, deciso però di non dare lo assalto al paese; poiché co* tedeschi gl'italiani

sendo a guardia delle porte insiem cusava venire a conflitto co'proprii

andarono

Albertazzi

fuoco ingaggiato tra di Siena,

ordinava

si

e dopo

;

il

mezzodì, udendo già

il

suoi posti avanzati e

i

Guadagnoli e lo

trovarlo e gli oflersero razioni pe' suoi

a

che furono accettate

soldati

fratelli,

ri-

,

levasse

campo

il

e

gì'

prendesse

si

il

imperiali venuti la

strada

di Monterchi e Citerna, due posizioni fortissime si per la offesa come per la difesa. La cavalleria nemica raggiunse di corsa il

retroguardo composto dagli Svizzeri arruolati dal Forbes, nel

breve scontro non

e

fanti toscani

i

udendo

fecero

buona prova. Era buia

che presidiavano

vecchie mura

le

stimandosi

lo scoppio della moschetteria,

i

quali

la notte

di

;

Arezzo, tras-

assaliti,

sero anch'essi per l'aere fosco senza bersaglio apparente.

Allora incominciarono per le legioni lo sconforto,

continue

serzioni

uomini

amari passi

gli

fuga,

di

disgusto delle privazioni e delle fatiche, le di-

il

ad ogni ora discemare

cui vedeansi

per

,

di

le coorti e le centurie.

Giunte a Citerna, posti sulla vetta

le

truppe

si

acquartieravano in due conventi

due vicinissimi

di

colli.

I

Legionari

,

essendo

quasi tutti dello Stato-Romano, odiavano a morte e preti e

frati,

— quantunque da per ogni dove avesproprietà — robe parrochi

cagione d'ogni lor male; e sero rispettato le altrui

parca

conventi

E

ciò

loro

che avean

fatto a'

e dei

de'

le

fossero beni

comuni da usarne a

talento.

camaldolesi in Canonica, sospintivi dai

loro atti proditori! e rabbiosi, più e più disgustati rifecero

più fieramente in

per l'onor vilipeso

Citerna. Laonde, molli delie armi,

che venne poi presentato dati dallo Sladion si

al

olTesì

ufficiali,

firmarono un foglio

Generale.

occupavano Anghiari

Ma e

di

già gli Austriaci gui-

la

uscita.

posizione tenuta dai nostri olTeriva vantaggi strategici,

imperciocché

;

due giorni

,

e

i

i

viveri

tre corpi nemici,

ciò

protesta

Borgo San-Sepolcro e

distendevano attorno alle colline per impedirne

mentanei

ancor di

non erano

sufficienti

La

ma moche per

sopraggiunti a furia l'un dopo


85

avrebbero circondato

l'altro,

difensori ad

suoi

due

i

scampo restasse

di

il

stringere

Garibaldi

Il

nello eludere la

ch'ei faceva discendere

gilanza dell'inimico. Gli è perciò

centurie sotto

modo da

per

senza condizioni.

arrendersi

avvide come unica via

colli

i

si

vi-

poche

villaggio di Monterchi quasi per far credere vo-

lesse col resto de' legionari fuggirsene per la strada di Città di

Attese che per quella dimostrazione

Castello.

battaglioni nemici in attitudine di battaglia

richiamava lenzio; e

per

avanzati, ordinando

posti

i

raccomandato a colonna per

la

la

più rigoroso

il

vedessero di

si

parte opposta del colle di Citerna; ed

sieme

al

Sovara ed

la

sco: e con arte ammirabile, in sulla

si-

— acciocché lontano — facea

avviatala per straduzze strettissime e pe' campi

guado

i

tener le armi basse

tutti di

splendor della luna non

Io

scendere

;

suoi

a'

dispiegassero

si

e venuta la notte,

passarono in-

,

Tevere, attraversarono un bo-

il

degna

di

un gran capitano, Iraevala

prima luce a San-Giustino presso Borgo San-Sepolcro,

lontano più miglia dall'oste tedesca che già credeva aver Garipoter suo.

baldi in

Seguendo della

Luna

loro capo;

il

cammino,

legionari aggiunsero

i

le vette dell'Alpe

senza battaglia pel sagace accorgimento del

intatti e

ma, senza

viveri,

posarono assiderati

freddo e ca-

di

devoli per istanchezza e per fame. Di lassù scesero a Mercatello,

quindi a Sant'Angelo

spalle ed ai fianchi.

ma

fattosi

stimando tutte

le

la

E

gl'imperiali delusi a Citerna,

forze

da

taverne

nelle le

—

quel

—

alle

avanguardo che marciava a quella

lo

fuoco ben sostenuto.

Lo arciduca Alberto,

lato

;

intanto

nostri

i

montana ed abbandonavano Sant'Angelo

via

per

di

e a Sant'Angelo,

:

volse

con

riliravansi

per

sua brigata violentemente attaccata,

legionari soltanto

gli

Vado.

Generale volea tendere verso Urbania;

Il

giorno chiaro,

ebbe una mezz'ora

la

in

seguivano da presso a marce forzale

gli

disubbidienti

sorpresi

dagli

agli ordini

usseri

si

Vado. Pochi

in

gozzoviglianli

e

dovettero combattere

,

vie e disperdersi. Alcuni perirono;

altri

furono salvi da-

abitanti che gli nascosero o gli travestirono cogli abili loro;

altri

preti.

ancora Il

trovavasi

malmenati

e percossi

capitano degl'ingegneri, sulla via

maestra e eh'

dai contadini

ilJourdan, era

disceso

di

di

,

eccitati dai

Milano, che cavallo

per


86

acconciare sopra

fu

sella

la

un drappello

da

,

inlimarsi

udì

,

la

stramazzò

pistola dagli arcioni,

compagni

del

morto se

gli

colpi lo stesero

semivivo

al

prode

quel

seri,

generale

austriaco

militare divisa.

a traverso

cure

La

era

una famiglia

di

salva

assiduo,

« In tal

contrastavano

valieri

altri

venne perciò

;

rammaricò

terreno al

il

mano avea

ei la

conoscevanlo per

ricoli

,

rilassato

di

seguivano due maggiori

il

armati

che

sia

le

il

mancamento ad evitar

la

«•

i

in

due legioni non

La perdita

del

Bueno

ardite fazioni di guerra, cui ritolto

Roma,

in

debol freno della disciplina con cui

Il

la

voglie

Generale

;

comincia

del si

capi

,

resistere

,

lo

sfiducia-

si

dichiara

discolpa

accennando

condizioni

il

avvide del precipizio; e

avrebbe acconsentito ,

volenti seguirlo sino a Venezia.

per Macerata- Feltria

,

diffidenza dei

ruina di tutti, disse

potessero ottenere

giammai avreb-

il

vincere, colpa la virtù e la fuga.

e

lui.

versante in continui e crescenti pe-

volgata sentenza de' malcontenti soldati

esempio traeva le

,

segue

dello avvenire,

impossibile

lo

che

sì

uomini.

procacciasi ritenere le scomposte

mento

i

—

Garibaldi e la invitta sua donna; da lunga

il

sua parte in Montevideo ed

un corpo

—

ai

mentre suoi caBueno nemico incalzante vilmente

bero supposto una tanta ingratitudine in In

Lu-

Forbes, sempre primo

minor grado;

di

che 4500

guari

il

guarire.

lombardi, già capitanati da

colonnello

il

ufficiali

assai

us-

gli

affidato alle

e dicesi abbia potuto

,

brev'ora alla diserzione molti soldati,

rassegnarono

partiti

avea sulla nuca; trasportarlo

fuggiva colle paghe de' suoi soldati; e quattro

ostante,

pronto, coraggiosissimo.

circostanza,

la

vita sol perchè coperto di

la

ciano Manara e allora dal colonnello pericoli,

gli

tratta

venne protetta con abilissime evoluzioni

bersaglieri

di

Non

ferita

villici

ritirata de' legionari

da una centuria

che

,

,

una sedia malconcio dinanzi

impossibile

di

uomo

scagliarono addosso e con ripetuti suolo.

Una profonda

monti

i

ebbe

,

ungheresi

suolo quei ch'eragli più dap-

al

condotto sur

,

di

valent'

11

sciabola per fare aspra difesa, quando

presso; e già sguainava la i

resa.

tal

meno gravose

alla in-

luogo ove

i

dall'inimico

Perciò avviava la colonna

posava alla distanza di una lega dal paese;

aggiungeva Pielra-Rubbia; conlinuna per Carpegna; avanza vosi


87 alla volta di Penna-Billi

evitare uno scontro

campando a biva

incamminavasi

il

due

alture videro sui

magna

il

lati

gli

sue truppe.

le

belle

,

Quivi proie solo

posa-

legionari

I

colline

quando dalle

,

Austriaci che dal centro della Ro-

marciando a grandi giornate

Ognuno pensò

onde

San-Marino, ac-

volse a

si

per abboccarsi co' capitani-reg-

paese

passo per

un bacino accerchiato da

in

e

fuochi per non dare verun indizio;

i

verso

genti e chiedere

vano

;

a destra

ripiegare

costretto

tre miglia dal confine della repubblica.

accendessero

si

fu

;

cogl'imperiali

erano venuti ad attac-

,

salvarsi dalla trista posizione occupata;

e

su per l'erta di San-Marino, a furia, in compiuto disordine.

11

carli.

nemico scagliò ferite.

Il

sui fuggiaschi

vette scoscese

non

,

suoi razzi

producendo leggere

,

con fatica

per

indicibile per frane, per burroni,

per impraticabili luoghi

,

— sino

cannone

colonnello Forbes rispose col piccolo

allor trascinalo

quindi

i

— con

tre colpi

soli

;

potendosi trasportarlo più oltre per lo avantreno

spezzalo e non volendolo lasciare in possesso

A

cipitavasi a valle. sottigliate legioni

mezzodì del giorno 51

giungevano

ribaldi volgeva loro

in

dell'inimico luglio,

San Marino, e

il

pre-

,

due as-

le

generale Ga-

seguente ordine del giorno.

il

«

Repubblica

San-marino.

di

« Soldati! «

Noi siamo giunti sulla terra di rifugio e dobbiamo

glior contegno ai

generosi ospiti

«

considerazione che

si

«

pagni, lasciandoli liberi di tornare alla vita privata.

(c

mento

«

che meglio è morire che vivere schiavi dello straniero.

«

Da questo punto

;

così

io svincolo

da ogni

sua erano parole

vano

ai

soldati

nuda

terra,

si

il

esempio — non

senza senso per ambedue

sulla

la

i

miei com~

Ma ram,

e

Garibaldi ».

lungo e faticoso tragitto,

stati

obbligo

non deve rimanere nell'obbrobrio

(t

il

mi-

è dovuta alla disgrazia perseguitata.

loro che l'Italia

Durante

il

avremo meritato

ti

— ne'

Generale e dirò già

patiti

cibavano d'acqua e

disagi. di

la

donna

ne' pericoli,

E' dormi-

pane, e talvolta


—

vettovaglie ne' luoghi aridi ed

privi di

E quando

di

locando

com'è

visitando

avamposti e

gli

mito lunghe ore

un

in

soffice

letto,

posizioni

le

appariva sempre valido e fresco

,

—

alpestri

di nulla.

notte o di giorno tutti posavano, egli girava, col-

come

,

non

e

;

robusto

se avesse dor-

veruna

sofferto

fatica,

né manco delle cose più comode e necessarie

alla

vita.

nita ne' vari scontri sostenuti cogli Austriaci

era

sempre

lesta de' combattenti,

mando

incitando

L'An-

ritementi ad imitarla, infiam-

i

del suo nobile entusiasmo per la causa che

tutti

alla

spotismo armato volea conculcare. rocchetti, capo dello Stato-maggiore,

fu nei

de-

il

Giuseppe Ma-

colonnello

Il

momenti anche più

rigoroso nella disciplina e preciso negli ordini, indefessa

difficili

nello eseguirli.

generale Gorzkowski

II

Rimini

,

aveva già

genti circondalo

mani

si

tolto

che aveva

,

le

suoi alloggiamenti

i

sue misure

perchè

all'attacco.

reggenti

capitani

I

,

in

sue

dalle

Repubblica e

territorio della piccola

il

muovesse

fosse

lo indo-

ad evitar

grandi mali, trattarono col nemico a prò degli animosi cui ave-

vano accordato

un

ogni milite

di

governo

di

tornarsene a casa sua;

passaporti al Garibaldi e sul

Erano base

asilo.

delle armi legionarie al

Mediterraneo

a' di lui

alla volta

dei patti

deposizione

la

San Marino;

la

facoltà

ad

distribuzione di regolari

la

amici co' mezzi per imbircarsi

d'America;

la

riconsegna degli stra-

nieri alla Italia, a' rispettivi loro governi.

Alle ore undici della sera,

rivelarono

battaglie.

loro

Dugento

condottiero

notte

Generale e

fitta

;

soldati allo incirca il

il

colonnello Forbes

essi,

giammai

capito-

traversava

non vollero separarsi

il

cordone tedesco per tortuose vie e con

abilissime evoluzioni che gli Austriaci il

stringevano

paese, quando già

i

sempre

meglio cercali

loro avversi erano fuori della loro portata. Alle ore

i

dal

quale preceduto da tre guide del paese, a

più le loro linee intorno tra

il

Legionari la loro posizione;

a chi bramasse seguirli, offerire nuovi patimenti, nuove

lare;

lali

ai

della sera del dì 1° di

agosto,

il

nove

Garibaldi co' suoi entrava

Cesenatico; sorprendeva un distaccamento di Croati

;

gli

in

poneva

a bordo di una barca pescareccia, affinchè non potessero nuocere

;

faceva apprestare

le

vettovaglie

;

e

il

dì

poi

su

tredici


bragozzi

avviavasi per a Ve-

Chioggia egli colle sue genti

di

nezia. Un'ora dopo, una brigala d'imperiali innondava il paese. Ma nostri veleggiavano in salvo e con prospero vento verso i

Punta della maestra

,

presso

sbocco del Po

principale

il

l'Adriatico. Sul far della sera,

nel-

capitana, diretta dal Generale,

la

segnalò alcuni legni da guerra austriaci che di Brondolo veni-

vano

alla sua volta.

rascoso;

militi,

i

vento erasi fatto contrario;

Il

quasi

malati;

tutti

mare, bur-

il

marinai,

i

chiozzali

in

paura per la perdila delle loro barche. Gli era mestieri vogare a gran forza nezia;

arripare ed aprirsi in

,

toccare

al

artiglierie,

lano e

là

di i

ai

barche,

alle lance

E un

cuori.

armate

di cui

tana, prender

ufficiali

tenati nel forte di Pola;

potettero,

cui

il

Garibaldi e le quattro

bordeggiando come

comandante

governo —

guerra sulle acque

di

penich, cacciatosi tra

due resistettero dispe-

la capi-

catturati, ri-

l

sui legni austriaci e tradotti inca-

tratti il

ordini di sangue dal suo nieri

;

sulla spiaggia della Mescla,

terra

armi, vennero

le

ordinanze, vacil-

intrepido Generale,

caddero prigioni insiem colle

già disperse. Quella dove trovavasi

guidate da abili

tolte

le

lo

— non avendo ricevuto considerò

gli

come

prigio-

Venezia nell'alto che tentavano

di

fuggire al richiamo di sommissione della squadra imperiale.

buon per in

essi

numero (c

II

di

caduta

perchè,

;

Generale

compagni

co'

non

si

datosi da tutti,

coni'

uomo

egli

vesti,

si

colla sua

que

la

giorni,

più oltre a resistere;

ignaro se e col

via di

uffiziale,

Venezia

solo vi giunse;

il

,

gli

gli

,

corsi

altri,

conge-

avesse a rivedere mai

di

salici,

Sisco, di Bastia, e

e

disceso

maggiore Leggero, cangiale

addentrano nelle boscaglie

Ravenna. Un

liberati,

più favoriti dalla fortuna,

avesse

donna

Ferrara e colà

in

le

dirigendosi per a

prese con

stenti e pericoli

colti

E

venivano

della laguna,

la città

cencinquanta condotti

a terra, decise

più,

e

trarre delle

spada nuda, co' gesti minacciosi e colle grida

dalle altre ne dislaccava

sei

ratamente sei

nemica,

barcaiuoli di seguirlo, additando non lungi la sponda.

La paura aveva preso quei le

primo

al

,

marinai dei bragozzi perdono

rizzatosi in piedi colla

inlima

Ma

un porto sicuro.

sino a Ve-

via

flottiglia

sbarattano a fuga dirotta. Invano

si

una

terra

vuoti della

negli spazi

cacciarsi

,

dagli Austriaci,

altri

cin-

dopo

più

venivano


90 moschettati. Ciceruacchio co' suoi due figliuoli avviavasi altrove in loco sicuro.

asilo

Ugo

P.

Il

vanni Livraghi

un ufficiale lombardo, GioComacchio per chiedere colà

Bassi con

dirigevasi verso

,

ad un amico e prender consiglio ed

Ma

trove.

ambedue

sorpresi

,

cascina mentre pregavano

vennero

nelle

mani

capo de' difensori

il

zione, aveva sfogato

fece passare per le armi

matte

;

;

capitola-

la

e molti ne nelle Case-

prigioni

seguilo ad entrare nell'esercito

in

barbaramente

e agli altri fece patire

;

rimasti

i

mandò

ne

altri

Mantova, forzandoli

di

imperiale

una

in

malfattori condotti

di

Roma, annullata

di

suo livore contro

il

pontifici

Gorzkowski non avendo potuto avere

generale

Il

carabinieri

dai

contadini a scambiare le loro vesti,

un carretto e a guisa

legati sur

a Bologna.

i

per volgersi al-

aiuti

il

martirio di

trenta colpi di bastone pria di rimandarli in carcere ai loro rispettivi paesi.

cuor suo

—

sapere come

E non

è a dire quanto giubilasse nello inflessibii

la villa

Spada

Saragozza, volle che

fuori di porta

due prigionieri fossero colà trascinati e depositati

tina sotterranea ov' erano stipati coi ladri.

Fattosi in seguito

rei

i

menare

dava u

al

e colla

maestà cogli assassini

il

Bassi dinanzi a sé, lo

briganti e di malfattori

Mancando materia

pio dignitosa-

»

che

il

il

titolo

brutale tedesco

alla

prova

qual

Richiesto

condanna

di

morte, fu tolto

momento

adducesse

<(

qui mi attendeva ». Confortò

in

a

discolpa

cui fui preso seppi la il

alla

rispose

,

:

sorte che

misero Livraghi a perdonare

nemici ed a morire con fronte sicura. A' di

pre-

il

ghermito dalla soldatesca colle armi

Nulla. Già dal

giorno

uom

corpo già capitanato dal Garibaldi.

«

ai

l'

massima calma protestando contro

testo egli essere stato

mano.

una can-

in

di

svillaneggiò con sozze ingiurie plebee, cui

mente rispose di u banda di

al

celebre barnabita fosse almen capitato nelle sue

il

mani. Abitando i

—

violento senza limite, dispietato senza misura

dì

8

di

agosto

—

glorioso anniversario pel popolo bolognese e, per sin-

golare coincidenza,

giorno

—

natalizio dello apostolo-soldato

due condannati vennero condotti

sul luogo del supplizio.

Il

i

Li-

vraghi mosse intrepidamente incontro alla morte senza palesare

veruna alterazione

sul

sereno ed impassibile.

volto. I

preti,

Il

P.

Ugo

Bassi era pallido,

per raffinata

barbarie,

ma

vollero


91

ch'ei fosse degradato degli ordini sacri,

con un rasoio

tonsura

la

a lasciargli

fino

tolica cerimonia,

donna

di

sofferente

il

San-Luca

volse verso

si

brezzo e

scoraggiamento. Gli

«

muoio

<(

crudele e non

«

la

innocente

santa

molte

opera

donne

mi

!

».

che

legrinaggio,

con

ri« Io

morte

a

continuare

E

colpito da

posto dai soldati

il

dissotterrata e sepolta nella Certosa,

accendendo

superstizione ,

—

le

ma

sull'insangui-

pietoso

il

— permise

mente devota

e pia, aver veduto scendere dalla nebbia addensata

Ugo

da un'aureola

Bassi

luce

di

vestita di bianchi

benedire

,

palazzo

del

lini

del

monte

e circondata

milioni di fratelli oppressi

ai

impostura

dalla prepotenza e dalla

guardia austriaca

,

venisse

e in segreto.

pregiudicate del po-

fece credere a molti semplici dalla

del P.

pel-

ornai stanco di far

di notte

fantasie

onde

la spoglia

tanto durò

Gorzkovski

generale

il

E

sepoltura.

guardare continuamente

l'anima

di

del vangelo e

fiori

popolo volesse rapirne

il

porla in più onorevole

la

Italia

accorreva a spargere

uomini

nata fossa. Parca che

E

Italia

Sepolto nel luogo del suo sacrifizio, una quantità

e di

polo minuto

fratelli

compagno, martire

il

la

furono:

morire

fa

miei

i

Viva

redenzione.

di

cadeva presso

palle,

della civiltà. di

meritata. Esorto

Ma-

della

pregò per

ultimi suoi detti

perdono a chi

;

monte

il

dita

disumana cat-

la

non diede verun segno

e per sé. Sino all'ultimo istante di

polpastrelli delle

postosi in ginocchio,

e.

raschiare

e gli fecero i

Compiuta

scoperte.

fibre

le

capo e

del

,

e lanciar

apostolico.

fuoco contro la

Pietoso

inganno

,

il

dolore. «

11

Generale colla sua Annita e col maggiore Leggero vaga-

vano que'dì in

di

macchia

padule nello scopo

mezzi

di

lo

guardie di finanza aiuti,

di

consiglio.

,

— financo

Ove

di

casa in casa,

di

aggiungere Ravenna a trovare

distingue

ciò

in poter degli Austriaci;

vano notte

macchia,

padule colà

i

Rivelatosi in ogni luogo con quella nobile

allontanarsi.

franchezza che

in

i

non

ei

s'ebbe dai poveri villani

dai carabinieri pontifici fosse

avvenuto

,

—

,

dalle

scorta,

sarebbero caduti

quali, avvertiti del loro sbarco, gironza-

e dì la contrada di Mesola a Codigoro, di Ariano a

Comaccìiio. La veglia continua, l'ansia dubbiosa di essere scoperti da

un

istante all'altro; la gravidanza di sette mesi,

il

mal


92 di polenta, or di

nutrimento or

l'uomo adorato che

un caso

loro figliuoli in

Era

niciosa, convulsa.

che mai. Pur

finita il

torturato dalle di

e

col

—

cenno

fosse impossibile

lei

avvenire de'

,

Ed

il

cammino.

Magnavacca. L'Annita

come madre

qualche

speranza

Trovata una barca sulla sponda del lago doganieri in mezzo alle

paglia,

non potette ingoiare un

dati le

avevano apprestato.

La convulsione si

le

di

stringeva

di

conforto e di

udite mai. In sull'alba, colla di

po' di

A

un

fattore,

amore come

un

letto,

de-

vi

pietosi

mezzanotte

male

il

essa a

sol-

lui

di-

misero non aveva

verla, stringeva convulsivamente

gente suo alilo;

«

vere!

pianse

ma il

la

casa

il

«

sperando

suo polso, assorbiva

pianto della disperazione! (1)

la

di riail

fug-

stringeva, lambiva le labbra di un cada-

Apprestala dal Leggero

deposero

Generale,

il

«

vi

i

barca approdarono presso

«

Irislati

via.

e nel trasportarla a braccia su per la scala, l'An-

nita morì. Posatala sopra

E

andar

Adagiata sulla

mano il

a

remi ripararono

acque.

fauci.

le

gli ,

brodo.

di

Comacchio, di

brodo che

accrebbe. Cogli occhi e colle strette di

ceva parole

sorsi

paese. Ei fu mestieri

pose quel caro peso, e col Leggero a furia di

figliuolo pe-

una vicina capanna, seppe

sorbire

potette

Tedeschi entravano nel

una casa

;

le

abbracciava

Garibaldi

Il

come

avvisò

Austriaci essere poco lontani. Di là, guidato dalla

in

ri-

ed affannosa sua donna, e nell'impeto del

ricolante. Trasportatala di corsa in

i

essa più

dovette arrestarsi

—

voce

colla

dolore innamorato cercò racconsolarla

Ma

alta e forte

percosse ed

sangue per febbre per-

sofferenze. Alla fine

potendo

seguire

sollecito rabbrividita

pensiero del-

taceva per non amareggiar da vantaggio

si

non

il

terzo dì dallo sbarco.

il

il

lo

dell'Annita

suddito corpo. col bruciarvi

il

;

rompendo

sinistro; tutto ciò

altissima e forte

battaglia nell'anima illanguidì

radiche d'erbe;

potentemente riamava

lei

la

cara

fossa nell'orto

salma.

E

)>.

vicino,

accomiatatisi

i

due condal

buon

fattore, partivano immediatamente per a Ravenna, ove stettero più giorni in casa di un amico. Di là il Garibaldi scriveva ad

(1)

Vedi sopra a carte 15.


93i

sua

conoscenza

un patrizio romagnolo

di

allorché nello Slafo

proclamò

del

si

modo come avrebbe

Ei

richiese

lo

potuto traversar la Toscana senza peri-

consigliatosi con

Questi

colo.

Firenze

riparalo in

,

Repubblica.

la

alcuni

tracciò

,

itinerario ed

lo

avvertì in ogni paese persone adatte che fornissero al Generale alloggio, vitto e mezzi di trasporlo.

lungo

campagna presso

E

candolo. capelli,

lo

i

Croati che ragionavano del Garibaldi, cer-

né contraffatta

marittima,

la

persona. Iddio

fu in Lerici; di là

Era

vettura sino a Chiavari

intendente A. di

!

.

.

il

.

palazzo ducale

ove aveva stanza

il

Imbarcatosi a Massa-

.

il

suo arrivo, andò a

di disordine nella città.

lui e

in

Ge-

stesso appartamento

commessario straordinario,

il

generale Ales-

sandro della Marmerà. Questi accoglievalo con molto affetto per misura

prudenza

di

riteneva in carcere cortese

il

libera et honorata militari custodia

lean significare

Ma

gli

—

arresti dati agli

il

Lo indomani un

compagno

lui

e proprio nello

,

Appena

6 settembre

la sera del dì

capitano di carabinieri conducevalo col di nel

i

facea salvo per riser-

a Porto-Venere. In Spezia, con una

Cossilla conobbe

pregava a non dar motivi

nova

né tagliato

inseguilo non avea raso la barba,

barlo a glorie maggiori nello avvenire

lo

che

sulle loro tracce; e tal' altra presero cibo nelle osterie

andavano di

due pellegrini partirono. E

I

tragitto scontrarono talvolta drappelli di Austriaci

il

con cui

frase

uomini

di

i

;

e

cioè in

Romani

so-

spada.

per quanto fosse onorato ed onorevole la cortese custodia^

nella quale

si

trovava

il

privazione della libertà;

general Garibaldi, essa era pur sempre la

—

inoltre corse

voce che

il

Governo,

inquietato dalla diplomazia, volesse contendergli fin questo asilo.

Altamente

si

commosse l'opinione pubblica a

tale diceria

—e

fu

necessario se ne preoccupasse lo slesso Parlamento. Nella tornata delli

fO settembre giungeva

alla

Camera

una petizione

elettiva

del consiglio delegato di Chiavari, nella quale faceansi aspre la-

gnanze por la

l'arresto del Garibaldi.

immediata deliberazione

sul

Il

deputalo Sanguinetti chiedea

grave argomento,

i

deputali Ba-

Runico, Ratazzi, Moja, Deprelis, Rossi, Pescatore, Lanza, Ravina, Brofferio, Tecchio oravano successivamente censurando ralis,

popolo dalle loggie applaudiva rumorosa-

Tallo del Governo, e

il

mente

soffocava coi clamori

all^ 'invettive,

le

difese,

poco gio-


94

vando

eccitamenti del presidente della Camera a fare che

gli

maestà del luogo e del parlanfento.

rispettasse la l'

interno, che era in allora

correndo a

dell'uomo

cavilli di Leguleio,

debolmente e poco

Pinelli,

il

mente scusava l'operato, protestando

le

si

ministro del-

Il

felice-

ma

buone intenzioni,

ri"

anziché alle larghe argomentazioni

di Slato.

Nove mozioni,

quali tutte di viva e risoluta censura, erano da

altrettanti deputati formulate, ed infine otteneva l'approvazione

maggioranza della Camera un ordine del giorno proposto

della

dall'onorevole Tecchio in questi termini: «

rando che l'arresto

«

d'

«

crati dallo Statuto e del

<c

gloria italiana,

A

passa

minaccia

la

diritti

ordme

del giorno (1) ».

proposito della quale discussione e deliberazione,

Cavour, scriveva

:

Garibaldi è stalo

a

Camera ha trovato

della

sopra

Governo una

il

,

coronati

Risor-

il

Torino fondato e diretto allora dal Conte

giornale di

,

consa-

sentimento della nazionalità e della

all'

discussione. Garibaldi è in

lento

La Camera dichia-

(c

general Garibaldi e

espulsione di lui dal Piemonte sono lesive dei

gimento di

fatto del

dall'

Genova in

serie

ordine

questo fatto di

soggetto

il

motivo

il

rimproveri

del giorno

del

dell'

odierna

La maggiorila

sotto custodia.

rovesciare

di

genere più vio-

proposto

deputato

dal

come

Tecchio. Garibaldi non può avere eccitato tant' ira

indi-

viduo e come cittadino. Garibaldi è un accidente venuto in balia della maggioranza.

una speranza, e

manda

ai

è

È un nome,

una

popoli

la

seduta

di

un sistema, è una

delle tante cose

sventurati,

debbano poter porre a

è

quando

che

il

destino apparecchia

quest' oggi

,

perchè lutto

ci

Noi deploriamo

vedemmo

a

contro

il

chè

pare originato da soverchie apprensioni, da una

ci

perplessità

,

che

il

il

Governo tempestato

va mettendo ogni giorno più nei suoi proca diffidenza che impedisce

il

che non

è scritto lassù

profitto le loro istituzioni.

nostro avvenire. Deploriamo

protesta, è

fatto

cospirare

in se stesso, per-

dai voti della

atti.

trionfo di

Deploriamo

una

tal

quale

Camera la

politica

reci-

gene-

rosa e franca, per difetto della quale la presenza di un Garibaldi

(1) Atti del

Parlamento, tornala del 10 settembre 1849.


95 al Governo un pericolo, e il tenerlo Camefa un'infrazione dello Statuto.

può sembrare diviene per

la

Deploriamo

paese

la

condotta

di

una Camera, che scatenandosi

pensa agli uomini, e non pensa

Ministero

governo

al

sfoga la sua passione e dimentica che

;

custodia

in

sul

suo

del

degradazione

la

del potere esecutivo è un anello già rotto nella catena del si-

stema costituzionale. Deploriamo dalle tribune,

rancori,

come

le

inciviltà

che

fiducia

il

piombare

lasciano

si

se fosse possibile che ispiri

menoma

spetto e la il

i

il

menomo

ri-

voto di una Camera, nella quale

votare in un senso, o in un altro sia stato segno di riprova-

zione d'un pubblico accogliticcio.

Deploriamo, sopratutlo nel caso d'oggi,

dirà forse

mancanza

la

di spie-

giudichi della seduta da ciò che vide ed intese

Chi

gazioni.

che

il

suo risultato lascia un'incertezza

Eppure, se dobbiam credere a delle voci che

in molti

suonano intorno,

ci

dietro a tanti clamori esistevano delle necessità imperiose

pure Garibaldi non sarebbe che

verno

non sarebbe

,

buona intelligenza

mal pago

del

modo

da cui

il

Ministero

si

stalo

non abbiamo elementi abbastanza

sicuri per accertare coleste circostanze di fallo tutto,

lo

;

ma

Bisognava avere

credere che la sinistra, pienamente informata de' condotto altrimenti e

E veramente Garibaldi,

se

non vere

sono in gran parte. Bisognava spiegarsi. Bisognava

contare sulla forza della verità.

discussione ed

cosa era in

la

nonché

la

il

questi

È veramente una

il

coraggio di

fatti,

avrebbe

voto » (2) termini.

—

Il

generale

lo

aveva approvato,

egli è,

aborriva dal cre-

dolersi del trattamento,

perchè generoso e savio cittadino quale

(1)

è

disgrazia che Tegregio Garibaldi per la troppa schiet-

tezza ed onestà del suo carattere, eccessivamente facile a veder onesti gli altri,

cauti e (2)

ep-

Go-

è mosso, sarebbe assai male servito

dai suoi medesimi amici {\). Noi

in

cui

in

:

col

sarebbe lontano dal non volersi immedesimare nello spi-

trattalo, rito

foise

in

,

animi.

tutti

subisca con troppa pieghevolezza talvolta gli influssi di amici in-

poco accorti, che :o acco

Nunieàttelli ep^el

1 1

io

compromettono ad ogni

tratto.

settembre 1849 del Risorgimento.


m scere le difficoltà del solo Governo che ormai

tenesse

alta la

bandiera nazionale. 11

Governo eseguendo anche dopo

voto

il

Camera

della

gli

accordi già presi col generale Garibaldi, mettea a sua disposizione un bastimento, col quale vaio

il

si

recava a Nizza dove chiama-

madre

desiderio di rivedere la vecchia

—

nell'anno 74» dell'età sua figliuoli,

Menotti,

il

primogenito, nato

trasferiva

si

Brasile

al

Teresita, nata a Monlevideo nel 1845; e

Dopo breve soggiorno

,

entrata ormai

e quivi abbracciava con essa i.suoi

1840;

nel

Ricciotli nato

il

dapprima

il

Mad-

della

all'isola

la

1847.

dalena, poi a Gibilterra, e finalmente a Tangeri.

Però Garibaldi non rimase a lungo in Tangeri, non era quello un soggiorno confacente alle sue abitudini e d'altronde men-

—

tre gli riusciva difficile tivasi troppo lontano

erano

rivolti

ma

stanza,

i

una posizione,

crearsi quivi

il

da quella patria

egli

sen-

quale costantemente

alla

suoi pensieri e le sue aspirazioni,

né solo per

la di-

perchè troppo rare occasioni avea quivi di parte-

si

almeno col cuore e colla mente, alla vita d'Italia epperò 1850 da Tangeri trasferi vasi a Nuova-York. « In una delle vie meno popolose di Nuova-York, scrive un biografo di Garibaldi (1), a fianco una modesta fabbrica di candele era un fondaco da tabacco esercito da un genovese, dell'età di sessanta cipare,

;

nel

circa anni

,

distinzione

:

bello,

grande

,

nobile d'aspetto

era costui Giuseppe Avezzana

,

che parlava con

,

generale, capo di un governo, ministro della guerra

ora vendea sigari per vivere sulla terra dell'csiglio siduo de' suoi clienti era

il

suo vicino,

il

officiale

nella

in

le

di

più as-

Montevideo, e

marina Sarda, capitasse a Nuova- York di visitar

di

:

fu

sua

Garibaldi. — Lo sorprese mentre

maniche, era tutto intento

in

un angolo della sua

bottega a tuflare in una caldaia di cevo bollente stinati

Il

quale

questo frattempo che un amico di Garibaldi,

prima premura quella rimboccate

!

il

;

fabbricante di candele,

suo concittadino, suo antico collega, l'eroe

Roma. Accadde

prima

mesi

pochi

gli

stoppini, de-

a trasformarsi in candele. Rivoltosi al rumore dei passi

(1) Spini, Vita e gesta di G. Garibaldi.

f

:


97 u

Sono

gridò

felice,

braccierei

tempo

me

non

se

— stavo

amico

all'

tica, e

l'bo trovato proprio il

dirti

rivedremo

acqua!

in

Genovesi ed

i

i

ho

:

—

ho bisogno del mare imbarcavasi per

egli

ci

vi

Perù. Son

il

Lima —

Nizzardi che abitan

negozianti od armatori,

essi,

Ma,

!

».

poco tempo dopo

diflatti

molti

fondo a questo pozzo di cevo

in

moto, sovratutto

di

a

arrivi

vero, ne sono stufo anche io di questo mestiere

bisogno d'aria,

E

—

ab-

l'

soluzione di un problema di nau-

la

a

unlume

vietasse questo

lo

cercando

rivederti e volpnlieri

di

,

e taluni fra

posseggono stabilimenti

importanza; inoltre nel i850 erano

parecchi

ivi

i

grande

di

quali ad epoche

diverse aveano combattuto con Garibaldi.

Appena

ebbe sentore del suo arrivo,

s'

accoglienza che

nome

suo

come

provasse

pensò a

fargli tale

provincia eziandio

quella

in

Lima comunica

fosse onoralo e simpatico.

il

mare

col

Una

mediante una ferrovia che spiccasi dal porto

di

Callao.

putazione numerosa

al

Callao incontro

a Garibaldi, e lo la

;

Italiani recavasi sino

di

accompagnava trionfalmente

sua lunga barba

spalle

copriva

il

,

e

suoi

i

era la divisa

campagna

il

suo

cammino per

una continua acclamazione, un vero

omaggio ben dovuto

di

così

resse, usciva stretto, il

E

il

lavoro delle sue mnni.

prode guerrillero

,

in

e cittadine di que,

e

il

quale

e di cosi puro

,

...

mezzo a

schietto e cor-

fodero,

—

sì

,

con

disinte-

splendide posizioni

ogni volta riponea la spada nel

vitto col

—

patria

la

j)iù

il

furono

assegnatagli,

trionfo

abnegazione

sublime

sempre povero dalle

;

via degli Spadai che de-

alle virtù militari

st'uomo che tanto avea sofferto per

esempio

cuoio;

guerrillero

l'intrepido la

vette percorrere onde recarsi all'abitazione

diale

vestiva

;

di

popolazione era accorsa alle porle

per conoscere e salutare

suo ingresso, e

un cinto

Sant'Antonio e nella

nelle pianure di la

a Lima. Egli avea

larghe falde

feltro a

stretta al corpo da

Roma. Tutta

di

della cillà

illustrata

de-

capegli ondeggianti sulle

lun;«^hi

capo con un

una tunica rosso-oscuro,

•

si

— co-

a guadagnarsi

calorose ovazioni e

sì

cordiali festeggiamenti, mosìravasi per modo calmo e modesto,

e la dolcczz^iella sua fisonomia, la pacatezza del suo sguardo siffatlamenli^Hh'astavano colla sua attitudine marziale, e colla


che ciascuno sen-

faraa della sua inirepidità e del suo eroismo,

tiva crescere in sé l'ammirazione e la simpatia.

Non

lungo

fu

il

soggiorno di Garibaldi

negoziante genovese,

sig. Dinegri, gli

il

— Un

Lima.

in

propose

ricco

comando di#

il

un suo bastimento mercantile che spediva nella China. Garibaldi accettò e fece gli

il

viaggio d'andata e ritorno da Ganton, senzachè

capitasse alcuna cosa degna di speciale ricordo.

Ma sempre

vivo

era

sempre

terra nativa,

miravano a questa

razioni

e prepolente

in lui

suoi pensieri,

i

desiderio della

il

suoi palpiti, le sue aspi-

i

riscatto della quale egli

Italia, al

ha

consacrato tutto se stesso.

nuovo

Il

indirizzo della

Oriente

e per

,

esse

i

nuovi

che da ogni

plici

—

nazioni

influssi ai quali

nome

penisola nel

—

Cavour

di

le

gli

impulsi

complicazioni di

l'occasione offerta al Piemonte di entrare

nel concerto delle grandi Italia, e

piemontese, per

politica

saviamente audaci del Conte

1'

agitazione generale in

obbediva per l'unificazione della

—

Emanuele II le adesioni molteEuropa mandavano più schietti e

di Vittorio

parte

d'

i

ardenti patriotti alla polìtica del Conte Cavour, alla monarchia costituzionale della dinastia

Sabauda

—

tutti questi

erano altret-

eccitamenti allo illustre Generale per tornare in patria, ed

tanti

entrare egli pure in quella sfera di apparecchi e di azione, alla

quale fosse promessa Nell'estate del

opponevasi

al

cacciata degli Austriaci dall'Italia.

la

1854, avuta l'assicuranza dal Governo che nulla suo rimpatrio,

egli

un piccolo bastimento americano; e la

ftimiglia,

alternava

gli

—

gettava l'ancora in Genova con

—

poi

riveduta la sua Nizza,

fissava la sua residenza nell'isola di Caprera uffizi

ed

dell'agricoltore colle corse marittime a Nizza

e da Nizza a Marsiglia

,

avendo accettalo

il

posto di capitano

sopra un bastimento mercantile. Intanto, per la iniziativa principalmente di quel risoluto, attivo

,

ed energico in

zionale

Italiana.

L'unificazione Vittorio

uomo che

è

il

Giuseppe Lafarina

Piemonte e ramificata per

stituita

d'Italia

Emanuele

In tutti quasi

i

II

sotto

— era

il

lo

suo

,

s'era co-

tutta Italia la Società

scettro

coslituzionah" di

Na-

Re

programma^^

Comuni importanti

della

Pel^Ha

essa aveva


99

Comitali segreti dottrine

Invano

rappresentavano

la

e trasmettevano le

,

indagini ed

le

e sicuri

la

rigori

i

i

:

accostati

questa società ed

e l'edificio del despotismo

cause

profondamente

era

,

quale dopo

alla

comprendere

1855

il

erano

si

suo nome, e

i

importanza

l'

ne

stima

la

essa gli erano un argomento

di

di

polca

di

ritrarre

personale per

il

più per

il

darle

soci l'acclamavano loro vice-presidente, essendo

presidenza

la

tutta

vantaggio immenso che

il

La sua antica amicizia e

patria.

promotore

occupata

Centrale.

patriotli d'ogni gradazione.

i

Garibaldi non indugiò a

la

,

le

Comitati proseguivano tran-

—

straniero già scosso da tante altre

minato da una associazione

,

propagavano

Duchi e dei Granduchi molli-

dei

propaganda

loro

ne

istruzioni del Comitato

polizie dell'Austria,

le

plicavano quilli

che

vittima dello Spielberg

dall' illustre

,

il

Pallavicini Triulzio.

Quando prossima

menti e

Cavour a PJombicres ebbe

la gita di

guerra, moltiplicò

la

per abilitare

le istruzioni

i

fatto presentire

nazionale

la Società

suoi

i

eccita-

popoli delle provincie italiane

occupate dallo straniero a prestar efficace concorso alle truppe regolari

che aprirebbero

mezzo

diffuse per in

nome

di Garibaldi,

Intanto

la

campagna

si

davano

— Le

gravi parole dell'Im-

peratore dei Francesi all'ambasciatore austriaco

—

1859

il

Napoleone

matrimonio della Principessa

—

gli

largamente

furono

alle popolazioni.

eventi precipitavano.

gli

e

,

emissarii le direzioni orali e scritte, che,

di

il

,

Clotilde

1*

col

apparecchi guerrieri del Piemonte

—

gennaio Principe le

stesse

provocazioni incessanti dell'Austria, erano altrettanti segni precursori della lotta ormai imminente. Il

conte Cavour

,

questa nobile e meravigliosa intelligenza

,

così francamente e cordialmente devota al riscatto d'Italia ed al trionfo della

libertà

che stava per tutti

gli

conte Cavour che,

il

atti

egli sentiva essere

V

—

iniziarsi

elementi

lasciare in disparte

litica.

—

volgari, e conscio del vero

dei pregiudizi

sapeva colla solita

ad agevolarne

il

forza,

sagacia

successo

un uomo come Garibaldi, una

libero dall'influsso

carattere della guerra

il

,

scoprire

non

cui solo

poteva

nome

essere una potenza militare e po-


100 Militare

per

,

che

illimitata

valore

il

l'energia

,

ispira ai soldati;

Re

Garibaldi alla iniziativa del sola a scompigliare le

un

in

tutte

fascio

—

l'intelligenza

,

Emanuele

Vittorio

aspirazioni e le forze

di

bastava da

li

della setta mazziniana

file

le

e la fiducia

perchè l'adesione

politica,

e a riunire

,

rivoluzionari

dei

italiani.

Questa adesione il generale Garibaldi l'avea data fin dal 1855 proclamando pubblicamente la sua fede nel figlio e successore ed invitando

di Carlo Alberto,

siderare

adesione

suoi c^onnazionali tutti a con-

i

Piemonte quale speranza e modello

il

dava

la

nuovo

bel

di

trascurava occasione lui si aprissero

Non appena traspirare

il

la vice-presidenza

accettando

della società costituita dal La-Farina

adesione

questa

;

Questa

d'Italia.

ei

significarla ai suoi amici ed a quanti

di

non con

su questo argomento. potè, senza pericolo della causa pubblica, lasciarsi

concetto della prossima

pensò valersi del generale Garibaldi

guerra ,

Cavour

conte

il

,

un suo messaggio

e

ve-

niva a cercarlo nel modesto e calmo asilo che l'illustre generale s'era scelto alla Caprera.

1859

In principio del

venuto a Torino tato

con

meno

buccinò essere

generale Garibaldi

il

dal Re, ed essersi affia-

conte di Cavour. Si seppe in seguito che la notizia

il

era vera.

pagno

si

— avere avuto udienza

— Ed

ecco in quali termini un fedele amico e com-

narra questo incidente

di Garibaldi

interessante fra quelli relativi ai

,

fatti

che non è certo che prepararono

il

la

guerra. «

Un e

studio,

stendendomi

commossa mi dice

:

«

le braccia,

tengano pronti

si

dobbiamo

fare

pera vostra

mano

:

—

<(

».

l'Italia;

—

Ma

e

Gli i

ho

dobbiamo essere

;

e

quindi conto

risposi

Francesi

davvero

anche su

— Ei

colloqui avuti,

;

amici

li

uniti

mio

vengo tutti

se da noi

,

di voi e sull'o-

affettuosamente

replicommi

meno abbisogneremo.

di

narrò degli

tanti

tutti

stringendogli

V »

nel

giubilante in viso e con voce

facoltà d'avvisare

più saremo noi, altri

entra Garibaldi

Questa volta, facciamo

soddisfatto da alti luoghi:

che

i8o9,

bel giorno di gennaio

delle speranze

»

la

— Quanti — Poscia mi u

:

jue

,

#,

della sua

fede illimitata, dell'armamento nazionale e d'altre^fendidc cose


lOi

Per queiranimo generoso mezzi ed

i

e semplice

grande impresa, equivalse

alla

pegni

Epperò

efficaci.

degli anni

,

l'annuncio che

,

già stanco dei

e del potere della nazione in armi

E

ranza per tant'anni ingannata.

, moventi

cittadini

con impeto

s'abbandonò

La chiamata

((

di

rono

come

Garibaldi fu

all'arme uomini d'ogni

all'altro

—e

il

sperati, promessi,

mane; mato

più

i

di raccogliere in

ma non si

—

Non

lui

conte

di

li

arruolamenti

;

o se

il

fosse stato chia-

nome

quel

gettare

od una

fra

finta

non incontrasse qualche ostacolo

Cavour

una posizione degna

del

dapprima

osteggiavano

,

nome

suo ,

la

assicurare al general Gari-

per

patria aspettava. Pregiudizi

rancore

—

concessi ancora. Scorrevano le setti-

voleva

è che da principio

la

Manara

(I) ».

iniziativa del

baldi

e

!

Genova

giovani d'Italia non fosse un artificio di guerra

minaccia

Roma. Al

e l'uno diceva

;

))

dimandavano se Garibaldi davvero

se davvero lo

;

i

prode dei prodi Carlo Pisacane

Medici fu incaricato

«

e di

oh se fossero ancora con noi Mameli

:

e Daverio

che destò

elettrico

amici caduti

li

essere

primi a rispondere fu-

Lombardia

antichi suoi commilitoni di

gli

Dobbiamo

)>.

colpo

terra d'Italia; e

primo convegno furono ricordati

«

:

da noi

far

alla spe-

battaglioni di

e l'Italia principal-

irresistibile,

vogliamo

,

immaginava

mente per mani nostre redenta. E ripeteva uniti tutti ed armati, se

progetti

e ch'ei tenne

che mai sicuro dell'ardore egli

,

già

vani

tanti

mirava

si

volessero pari

si

addietro, e fidente nelle parole udite

vasti propositi e fermi, e più

di

che

alla certezza

gelosie la

e dei servigi che da ,

fors'anche qualche

costituzione definitiva e

il

regolare organamento di quel corpo speciale che era in animo al

Re

video

e al conte

—

rispetti

e così

Cavour vedere

malamente

il

affidalo al guerrillero di

generale Lamarmora

benemerito del Piemonte e

d'Italia

,

tutta

della lunga ed ostinata sua opposizione a che fosse

(1)

Monte-

per tanti ,

si

altri

scusa

officialmente

Bertani, / Cacciatori delle Alpi nel 1859^ Parte prima, Fascic.

del Politecnico, pag. 290.

XLV


i02

riconosciuto

Garibaldi

il

quale

generale sardo, ed a che venisse

regolarmente incaricato del comando dei volontari

Ma

e troncato ogni indugio

assumendo

nomina

vetti

l'Interno

Ed

degli officiali di esso

;

ma

barbaro

il

come

nazionale,

Conte

il

di

Cavour dichiarava che

non faceva più differenza Medici che

al principio

della

questione

dalla

Governo omai

il

liberali

ed

;

da molli di loro mante-

fede

Corpo

di

Garibaldi,

non chiedeva loro alcuna rinuncia apprezzando

la

franca loro

adesione »

che accorrevano

soggiungeva

e

;

a proseguire la guerra

k essere

ad oltranza

,

al

quanto a

deliberato,

Queste dichiarazioni producevano

Genova,

in addietro stala

mazziniana,

i

governanti

sempre

il

il

— Nella

loro effetto.

giovani più notati per avversione o diffidenza verso si

ponendo

ragunavano per dichiarare che

dominio straniero,

si

franco loro concorso. Costituita anzitutto

comune

vincolavano a prestare

E come

al

Governo

una società che intitolarono

sollecitare gli apparecchi;

il

leale e

della indipengli

arma-

poi fornitisi d'armi,

sero ad addestrarsi nel maneggio di esse,

(t)

sopra

patria dal

dissero, cosi fecero.

denza italiana, travagliaronsi nei giornali a spingere e

stessa

centro principale della parte

ogni altro concetto quello del riscatto della

menti,

lui,

finché un austriaco rima-

nesse in Italia » (2).

i

lotta

repubblicano, rispondeva « che egli rispettava

tutte le opinioni di quelli

e

bre-

opinioni

delle

gradazioni di

tra le varie

parlava

gli

una

alla vigilia di

tutte le discrepanze

,

individuali rimanessero sopraffatte ed assorbite

nuta

i

da quello del-

!

anzi assai bene apprezzando

decisiva contro

al

la

suo armamento

il

quali perciò ebbero

i

non dal Ministro della Guerra,

firmati

difficoltà,

sulla propria responsabrlilà

costituzione definitiva del Corpo dei volontari, e la

(\).

conte Cavour ebbe risolutamente rimossa ogni

il

ed

i

più

pre-

esercitati

Vedi l'opuscolo del Lnmarmora Ai miei elettori, pag. i8 e seg.

—

e per maggiori particolari può consultarsi la Storia politico-militare della

guerra

del 1859, deiravv.

P. C. Boggio, voi.

(2) Bertani, op. cit., pag. 2^3.

I,

pag. i35 e seg.


103

formarono una compagnia che prese e mantenne

bersaglio

al

anche

in seguilo

nome

il

Carabinieri genovesi

di

intendimento

formati appunto coli'

siti

Crebbe rapidamente correvano offerendo

numero

il

primo

Cuneo

in

fu

—

celeberrima nei

fasti

depositi

nalmente

ai

migliori

—

,

il

intelletti

generale

perso-

Spagna,

riuscì a

usati

—e

—

sciolto

cogl' influssi

breve a

dare in

alle

armi,

,

lo

—

e Ca-

istruttori Valenti

uffiziali

non

intelligenti e valorosi soldati

Acqui

animi più vigorosi

e gli

,

Cialdini

volontari per la più parte

rendono

guerra, noto

in

che sfibrano talvolta

efficacemente coadiuvato dagli rezzi

vuoi per

,

la

ed operoso in pace

delle guerre di

dalle pastoie della burocrazia, i

fu in

movimento, con alcuni dei quali

principali capi del

pedanteschi

che

istruzione e direzione

Attivo

volontari.

pericoli e la gloria

che spontanei acin guisa

poi Savigliano ed

deputato alla

fu di

—

coraggioso e intraprendente

i

corpi

i

giovani soldati della indipendenza.

i

quanto è

divise

—

egregiamente scelta

militari d'Italia.

generale Cialdini dei

dei giovani

storiche memorie che

le

furono designate a ricevere

suprema

organizzar quivi

centri di riunione e d'istruzione.

i

città

sua posizione, vuoi per

Il

più recandosi ai depo-

i

di

vita per la patria

la

breve necessario molliplicare

la

prendendo

partigiani.

speciali di

Il

—

immediato nei reggimenti

servizio

appena

infine

;

quali

concesso entrarono volontari nell'esercito,

fu

que'

indirizzo di

agevolò grandemente

com-

il

convertirli in leoni sui

campi

solo ogni provincia d'Italia era rappresentata nel

Corpo

a cui spettava

pito di Garibaldi,

il

battaglia.

di

Non

dei volontari,

erano « di

la

ma

ogni

classe agiata e le professioni liberali.

Cacciatori delle Alpi, scrive

I

questi può applicarsi

un buon

tirono per altri

due

piuttosto

nemico file

essi

ceto, ogni professione, e in ispecie lo

,

terzi, il

anche

il

agli altri Corpi

terzo giovani

venuti

fascino che

di il

Bertani (e ciò che esso dice di volontari),

studio e di

di

famiglie povere

,

subivano

ad ogni riparo da costruirsi

scure e

la

;

di

sor-

e gli quelli

dominio. Giunti che furono presso ,

uscivano a stuoli

ingegneri e architetti, a tracciare, a dirigere, la

censo

il

dalle

a impugnar

zappa. La sola compagnia del genio annove-


104

lava semplici soldati più

venti ingegneri. Per quel poco che

di

sovrabbondavano

fu poi d'artiglieria,

studenti di matemati-

gli

che. Nei consigli di guerra, accusatori, difensori, giudici,

erano uomini

di

Medici

colonnello

il

,

dovendo un giorno scegliere un caporale

,

pendeva incerto

più

i

secondo deposito a Savigliano

legge. Nel

fra quattro

Per

avvocati.

imprese

le

d'

,

armi

pensate o tentate sul lago Verbano o sul Benaco, capitani marittimi di

carabina

scendevano da cavallo

lungo corso di

,

o

posavano

la

per apprestar barche e ordinare abbor-

bersagliere,

daggi. Nelle brevi soste delle precipitose marcie, artisti di grido

sedevano schizzando sparsi pei

nuova

campi

vita,

per diporto

concitavano

animi con

appassionati racconti o

di

verso agli

affetti

compagnia

cuori. Nella

i

compagni d'armi

di

gli

davano improvvisa forma tutti

gruppi

i

eleganti scrittori e poeti, ispirandosi a quella

;

dei soldati infermieri eranvi

semplici e giovani medici e farmacisti esercitati.

dinanze un ingegnere

Ed

tali

infatti

tutti

erano lo

—

in

come

lo ebbi a or-

Milano e due adolescenti sedicenni,

di

l'una di Modena, l'altra di Lodi (1) ».

facoltose famiglie,

Se

di

che bollivano

che non doveano essere

soldati,

i

stesso autore ne informa

come

gli

uffiziali ?

questi fossero quasi

uomini provatissimi nelle guerre anteriori, e noti per una

devozione illimitata alla causa della libertà. ((

Al deposito

Cosenz seco

trovarono

baldi negli eroici rite e

di

un lungo ora

d'

fu

che tanto

di Napoli,

si

Cuneo

di

—

:

fatti

si

posto

colonnello

una gravissima

prode Enrico di

Venezia, e

compagno

di

Gari-

Montevideo e Roma, frastagliato

di fe-

Gaetano Sacchi di

il

onorò nella difesa

in

,

già

una gamba che

esercizio a piedi; già colonnello

gli

rendeva penoso

due

volte, lietissimo

essere capitano, passato poi maggiore nel secondo reggi-

mento; Marocchetti, valoroso vecchio, generale in Roma, ora Sipari, di Roma, ingegnere, maggiore del primo battaglione;

—

officiale di artiglieria nelle

truppe romane; reduce ora dalla co-

lonia italiana tentata nel .Messico,

Giovanni Ferrari,

(1)

Bertani, op.

cit.

comandante

del secondo;

Brescia, già aiutante del generale

di

,

pag. 286.

—

Giacomo


i05

Durando,

capitano

18^i9

poi nel

Gravellone ov'ebbe ucciso

Roma,

guì a

dei

cavallo,

il

da viaggi

e ora tornalo

lombardi

al

Manara che commercio nell'Asia;

se-

Bersaglieri

amico di

di

Narciso Bronzetti, ucciso poi nel fatto d'armi

Rosaguli

Genova, che nel

di

Morosini, una

breccia sulle

fatale

mura

Bergamo, splen-

d'un corpo

Brescia nei terribili giorni del 1849;

già

ferito

e Dandolo, ora,

tenente

—

;

in

Roma

lasciati

ov'era inseparabile

nuovo

di

— —

—

dido per sacrificii di denaro, condottiero

cini,

Ponti

50 giugno aveva difeso, con Roma; Gabrio Camozzì,

di

nel 18/i8 generale della Guardia Nazionale di

tari sotto

Tre

di

gli

amico

Eleuterio Pagliano, egregio pittore che

Morosini

di

milanesi,

ozii

volon-

di

— Lodovico Manfatto sotto-

gittata la

,

tavolozza, accorse per ammaestrarsi al Deposilo e ne usciva te-

nente. «

comando

Il

secondo Deposito

del

in Savigliano

colonnello Giacomo Medici, onore della difesa di tario nelle

guerre

di

Spagna con

dato al

fu

Roma. Volon-

Cialdini e Fanti

;

cittadino e

soldato a Montevideo dove esercitava la mercatura, capitano nel

1848

combattimento

al

monte Abetone

del

,

Suino

di

posto in Toscana alla difesa

,

colonnello in

Roma,

Vascello fuori delle mura, anche quando

difese

il

palazzo del

compa-

molli de' suoi

gni giacevano schiacciati sotto le mine, e ancor dopo che cesi

avevano aperte

lasciò se S.

,

breccie

i

nel recinto della città; e

Fran-

non

lo

non perchè chiamato da Garibaldi a sostenere a Porta

Pancrazio

Genova

sei

1'

Or da

ultimo conflitto.

pur coltivando

militari

studii

gli

dieci anni ,

riparatosi in

era tornato

nego-

ziante. «

Medici raccolse

seco

i

valorosi dell' antica

Roma. Fra questi era Gorini 4848 la campagna di Venezia, ,

di

un braccio

di

Milano

,

sua colonna in

che aveva

poi capitano a

all'assalto della villa Barberini,

Roma che

i

fatto

nel

vi fu storpio

Francesi ave-

vano sorpresa nottetempo e congiunta per cammino coperto ad una delle più larghe brecce. Avendo Garibaldi comandato che per mezzodì la villa fosse ripresa

superando

la

,

Gorini colla sua compagnia

salita e le barricate alla scalinata e alla

porta,

e

penetratovi con cinque de' suoi, dopo aver perlustrato più sale

senza trovar nemici, assalito

di

repente da una ventina e più,


106 colla spada spezzata,

atterrato,

ferito,

difende col

si

moncone

e

trascinandosi fino ad una finestra donde giltatosi vien

coll'elsa,

raccolto dai compagni. Risanato dopo molti mesi d'acerbi tormenti,

Genova

raccoltosi in

tempo studente

anelando

sfratto,

patria

fa

si

,

— Gerolamo

Roma

nella

per ventidue ferite!

;

villa

gito di

,

uno

Cremona, intrepido

Cadolini, di

Roma, insieme

mano

ai

gendarmi, quindi ingegnere tenente e

fattosi

sottotenente in

Roma,

istruttore;

Genova

in

—

poi studente avvocato patrocinatore in

già ingegnere nelle ferrovie

;

6 febbraio 1855 e quivi professore

il

militare;

istituto

—

per correre

Pellegrini

al

tutti

<(

E v'erano

cimento.

genitori,

i

tese nelle

di

civili

due campagne

Spagna

Ducale, afferrata

la

rinale

passate

Sire,

Lombardia,

ebbe

il

corse colla nave

il

piemon-

e già colonnello

18^7

Ticino e siamo

il

di

fatto

;

Genova

in

tutti

sulla Piazza

capitano alla

con voi

ferito.

Ripresa poi la

Goffredo Mameli,

patria coU'amore e coll'ira.

battaglia

primo forse

V'era pure G.

B in

fu

di

giaceva

carriera

con

Pale-

al

Qui-

marittima

fra

cospiratore, intento

che nel 4854, raccolti

Volon-

».

mantovana;

maggiore allorquando

genovesi, in Australia; indefesso

con«^iurati

Nicola Ardoino di Genova,

fu tenente nella legione

grado

gravemente

uno dei

alla patria sola-

briglia del cavallo al re Carlo Alberto, gli

Zambeccari nel Veneto slrina,

un

sposa

Maggiore del secondo batta-

d'Italia.

glione fu quel Nino Bixio che nel

(c

in

la

mercanti e valenti

onorati

Al terzo Deposito fu comandante

tario in

,

vita ».

la

veterano delle guerre

disse:

Pedolti

,

matematiche

di

lasciano la clientela,

operai e poveri manuali che potevano donare

mente

Ge-

— Romualdo

Carlo De-Gristoforis, rifugiatosi da Milano a Londra

Cartellieri,

dopo

e in Sar-

Filippo Migliavacca,

nova; Daniele Cressini, suo compagno di carriera; ,

a Gorini in

poi tornato studente* in Pavia e portentosamente sfug-

degna, ora

Sartorio

dei più lo-

Barberini egli giacque creduto morto

— Giovanni

giovinetto di diciassette anni, ferito a

un braccio;

Induno

cimentare una vita preziosa anco,

dati pittori in Milano, tornava a

perchè a

medesimo

di scuola e nel

poter nuovamente consacrare a difesa della

di

braccio salvalo;

il

maestro

legge e praticante, fra continue ingiunzioni di

di

i

capitani

sempre

Ruffini di

alla

Modena,

casa di Ciro Me-


107 notti, affrontarono

egli

dragoni del duca;

i

poi capitano nelle truppe

fu

ferito, impri«j;ionato, esule,

modenesi a Governolo;

Cialdini nel reggimento 23^ alla battaglia di Novara; in

Genova opportuno

Comandante

e valente scrittore.

fu

con

da ultimo

primo

del

battaglione fu Quintini, antico soldato nelle truppe romane, fece la

campagna

del Veneto;

tenente colonnello in

angustamente 11

-

di

Roma; poscia

esulò

impiego

».

faticoso

di

nome

prestigio del

maggiore nel battaglione Mellara

fu

di

(i)

Garibaldi

in

vivendo

,

accresciuto dal concorso

,

reputati campioni della causa liberale, spiega

tanti

tente influsso, la irresistibile attrazione die tari

Genova

esercitava sulla gioventù italiana.

il

Corpo

sentimento

Il

prepo-

il

de' volonpcOtrio e

la

naturale tendenza alle audaci e generose iniziative erano eccitati

ed ingagliarditi

dalla popolarità

dolliere (2), e dalla fiducia

Non dee

immensa

cbe ispiravano

del celebre con-

—

suoi luogotenenti.

i

quindi far meraviglia se lalvolla cbi era preposto alla

accettazione dei militi volontarii venisse costretto dall'insistenza loro ad esser più facile in accettarli le prescrizioni dei

«

Grande

di

quanto avrebbero voluto

regolamenti militari.

fu nelle visite

medicbe

la

indulgenza; e perchè fa-

buon volere che tanto può,

cevasi conto del

ghiere dei reietti erano fervide, disperate,

(1) Bertani, op, cit., (2)

<

Si la

tlques, scrivea

pour

les

Amedeo Achard

et

masses

doublé

le

bravure. La legende en a

—

Il

mier au

le

alcuno,

capilaine

(

le plàtre et

prestige

fait

le

maggio 1859 da Torino, son nom est Garibaldi a si grande

nel

des aventures et

;

d'

une incontestable

une sorte de mousquetaire, habillé à la mode Pag. 71. « Amis et ennemis >.

vaut mieux que cela

lous proclament la bravoure de Garibaldi.

mais personne ne

E

au pinceau} se trouve sous les por-

bouches. Jamais popularilé ne fut

les

de fra'Diavolo.

irresistibili.

pag. 295 e seg.

reproduction plaslique du fameux

marbré viennent en aide au burin dans toules

e perchè le pre-

—

De

ce coté là on peut l'égaler,

surpasse; les soldals savent qu'il est toujours

feu, tous le suivent avec

une confiance aveugle.

virà sous ses ordres; mais Garibaldi choisit ses

le

pre-

C'est à qui ser-

hommes. Tel

est le preslige

qu'à Brescia 4000 jeunes gens sont, dit-on, inscrits pour marCe qui cher à son rencontre et se joindre à lui aussitót qu'il parallra.

de son

est vrai

nom

pour Brescia, Test aussi pour d'autres

maggio, pag. 119.

—

villes

>.

Lettera

delli

22


108

mi diceva,

vedràf

generoso

del

fermi trascinarsi

inganno.

visita,

la

della Valtellina,

che avessero potuto resistere a

che

precarii elementi

tali

che

al

)>

ciatori

per

mente addestrati pali,

Elevato

marzo

delle

modo che nel

combattere

sì

dure prove.

non

supplisce,

feriti

È

ma

io

vero

è vero

così all'intel-

rapidamente crescendo nella seconda

maneggio

metà

il

numero

di aprile

5000 uomini,

i

Cac-

sufficiente-

cam-

delle armi, nelle evoluzioni

e formatisi eziandio alla disciphna. militare, per quanto lo

comportasse

di

si

Alpi sommassero a circa

delle

facile ac-

(1).

Di questa maniera veniva dei volontari,

e

facilmente vanno perduti,

numero facilmente

ligenza ed all'ardore

non era

Talora nel medicare ammalati e

stupiva

altresì

— Ed alcuni

ne vidi alcuni dei più mal

Io

fino sulle Alpi

fra quelle ghiacciaie.

fu vero.

ricomparivano, e in quel trambusto, non

dì

precedendo sempre all'accettazione corgersi

—E

vedrà, farò miracoli.

dopo pochi

scartali,

,

Alpi.

brevità del tempo.

la

al

comando

di

generale

di

brigata negli ultimi giorni

Garibaldi passava poco dopo a rassegna

— Ed

i

Cacciatori

è impossibile a dirsi con quanto ardore e con

quanto entusiasmo quella generosa gioventù salutasse l'eroe che

dovea guidarla Il

29

alla vittoria.

aprile gli Austriaci

varcavano

il

Ticino

—

a Susa ed a Genova cominciavano a giungere esercito piemontese era scaglionato dalla

i

Dora

lo slesso

Francesi

giorno

—

lo

alla Scrivia.

Dieci squadroni di cavalleria stavano sulla destra del Po, tra

Voghera, Tortona e Sale;

— due

brigate d'infanteria e due bat-

taglioni di bersaglieri distendevansi da Arquata,

Gavi e Novi coprendo

la

Tre altre brigate eran

Due

brigate

signana, Dieci

di

valle di

per Serravalle,

della Scrivia.

presidio in Alessandria.

fanteria guernivano

le

forti

posizioni di Bas-

tamaro, Montù, San Salvatore. batterie

d' artiglieria

erano distribuite

fra questi

vari

corpi.

Le condizioni topografiche

(1)

Bertani, op.

cit.,

pag. 298.

e tattiche delle regioni

limitrofe al


109

Ticino non consentendo

questo fiume,

Sesia e

la

efficace difesa del

la il

bacino che è

Ira

Po, eransi solamente collocati in os-

servazione quattro reggimenti di cavalleria

,

colla

missione

di

spingersi in esplorazione sino all'estrema frontiera.

La

di alberi, e

nemico —

convertiti le

in

ed

risaie

i

cavalli

cosi

che ad

il

altro, a

La linea

di

indugiare

offeriva l'altipiano in

Vacca.

~

cresciuta

tutto

il

parte

,

diretta

,

munita con una trincea

e

con alcune

che

da iMazzè, accompagna

quale, partendo

il

corso

Terrazza cominciava un'altra serie

al

alla

,

opere, che per Yerolengo,

di

collegava

Brusasco, Verrua, e Frassineto

la

sbocco nel Po a Calcia-

fino allo

Ai due terzi circa del suo corso discendentale

ad Alessandria, e

più

marcia dello aggressore.

stata

suo

—

generale inondazione

e

fortificazione, approfittando della opportunità

altre opere di

Dora

la

le

d'impedimento del

e

sistema di difesa da una

Dora era

rotaie

sparsa largamente tutto

artifizi

formare una vera

da

completavano

frisa

di

delle

canali rigurgitanti d'acqua,

anche dalle pioggie, e con vari intorno

— — abbattuta grande quantità

esportazione

colla

interrotta

ferrovia

strade ordinarie in più punti tagliate

a

Casale, e

per esso difen-

rimanente del sistema, questa linea

siva, scopo precipuo della quale era di mettere Torino al coperto

contro un colpo di striaci.

— Yentisei

privano questa

mano che

per avventura tentassero

gli

Au-

battaglioni, otto squadroni, nove batterie co-

linea.'

nucleo della difesa era però nella curva formata da Casale, Valenza ed Alessandria, la quale costituiva la vera base di opeIl

razione dell'esercito piemontese (i). Garibaldi

co' suoi prodi a in

ancora interamente

vestiti

anzi alla leggerissima »

(1) RoviGHi,

,

fretta

a

— Rustow, op.

cit.,

in

furia

raunaii

»

non

alla leggiera

un corredo mandati su quella parte della

con

(1) furono

Storia della 3.» divisióne;

guerre, passim.

e

—

pag.

Le Comte, Relation sur

lite

,

la

seg.

U'Ayala, Ricordi della guerra d'indipendenza (Riv. Contemp. 1859, acre png. 36i). Non s'cran date loro le coperte, del che il Bertani muove perchè la stagione progrediente lamento {op. cit., pag. 295) e ingiusto regverso l'estate già avea fatto ritogliere questi ingombri a tutti gli altri (2)

—


110

da Verrua

che

linea

accenna a Casale; e toccò

Brusasco

e

— im-

loro la desideratissima ventura di essere al primo fuoco

perocché testura aprirsi

8

alii

passaggio del Po

il

delle Alpi

che

ebbe parie

al

il

((

ordine

ma

giorno

del

glorioso

:

— per

modo che

emanato

allora

terza

la

ed

dei Cacciatori

general Cialdini

del

ebbe a dire

Brizzolo

di

pochi,

di

divisione

impeto a Pon-

vigilanza nostra,

la

combattimento, e non ingloriosa

generale

poco e

,

fatto

Compagnia

terza

la

stava colla

ivi

Garibaldi in un

quartier

nemico

il

speranza di sorprendere

colla

,

maggio avendo

di

«

:

compagnia

suo

dal

l'impegno

fu

di

agli ordini

«

del prode capitano Dccrisloforis fece l'ammirazione di tutti» (1);

il

quale Decristoforis era quel valente, e dotto, e modesto gio-

vane che allievo della scuola politecnica fensore di

Roma

cadere gloriosamente nella pugna In

quel turno avendo

di

34 anni

di

San Fermo.

di

una

Cialdini fatta

il

strenuo di-

Parigi,

dovea nella verde età

1849,

nel

da Casale,

sortita

nella quale furono lodati molto l'accorgimento nel prepararla, e

ardimento n^l compierla,

lo

soldati provetti

Intanto

il

merito

di

quel che

vano finalmente a Torino per La popolazione eporediese

—

liberò difendersi

raggiò nel proposito

i

risoluta

,

cittadini

— —

la

estreme

un drappello

e

come

attesta

è inen vero quanto

il

il

dovessero fare

si

,

come

accenna-

Biella ed Ivrea.

di

robusta

,

,

animosa de-

guardia Nazionale

si

pro-

l'aiutavano alquante guardie

carabinieri

scuola militare ivi da pochi mesi

gimenli,

divisero coi

commissario straordinario Tecchio inco-

il

disposta alle prove finanza,

di

Alpi

delle

Austriaci dopo essersi alquanti dì baloccati

gli

forsennati ed inconsci

ferì

Cacciatori

i

di quella fazione.

—

e

gli

aperta — e dai

allievi

Rovighi, Storia della 5^ divisione^ pag.

lÌERTANi, e con lui pure

il

della

paesi circon-

55.— Ed

Guttierez, nel recente libro

Capitano Decristoforis (pag. 240), lamenta in ordine alla qualità delle furon loro Ebbero Garibahliani quelle della linea piemontese offerti fucili rigati Garibaldi li ricusò perchè non fossero abbastanza //

armi.

—

i

;

istrutti

i

suoi soldati (Lamaiimou.\, op. cit., pag.

precisione richieggono tiratori Jjfs

mollo

abili e

armes à feu au XI \ siede.

(t) GuTTiKftEZ, Carlo de Crisloforis,

pa;,'.

48); e infatti le

molto esercitati

*2il.

— De

armi

di

Hurye,


Hi giungevano a

vicini

frolle

i

volontari; prinoi Ira

tulli, quelli di

San Giorgio Canavese, lontano otto miglia, accorsi con bandiera alla voce ed e tamburo battente in ben ordinato drappello ,

all'esempio

cbi verga queste pagine.

di

recava ad Ivrea un

Ma

più efficace rinforzo

battaglione di Cacciatori

generale Garibaldi inviava a marcia forzala

striaci

,

avrebbe

e che

del pericolo,

avuto

mato cosa prudente

Ma appena spada

colla

essi

alle

17 maggio

11

egli

il

altri,

Au-

se gli

non avessero

,

il

primo annunzio

seguitato con

seniore di questi apparecchi

che

Alpi

delle

al

sli-

retrocedere.

indietreggiarono

,

Garibaldi

si

spinse innanzi

reni loro.

era a Biella, incontrato fra

egli

plauso della

il

moltitudine dalle autorità, dalla guardia nazionale e dal clero.

—

vescovo, monsignor Losana, pio e dotto prelato

Il

conciliare

i

doveri della religione

coli' affetto della

che sa

,

libertà, reca-

vasi ad onore grande l'ospitare l'eroe di Monlevideo, e di

La

Roma.

prodigava a quelle valorose schiere ogni

città, tutta in festa,

più cordiale dimostrazione di simpatia e di ammirazione.

Con quel egli

modo

che tanto onora

tatto squisito,

per contraccambiare

la cortesia del

più gentile che per lui

si

general Garibaldi,

il

popolo

potesse e per loro

più onorevole,

volle recarsi al paese di Sagliano, nella vallata di visitarvi la

modesta casuccia dove nacque

Pietro Micca.

—

E

questo proclama (1)

all'

indomani

si

il

quel

di Biella in il

Andorno, per

salvator di Torino,

accommiatò dai

Biellesi

con

:

« Biellesi ! ((

1

Cacciatori delle Alpi

vi

debbono una parola

«

gratitudine. Accoglietela, generose popolazioni,

«

gno

a

patria di

dell' indissolubil

nodo che presto riunirà

Archimede a quella

di

Ed

(t)

dalla

gli Italiani,

Pietro Micca. «

alto

di affetto e di

e sia essa pe-

Garibaldi.

è notevole questa coincidenza curiosa, per la quale

»

il

primo

solenne, pubblico di Garibaldi fosse una aspirazione verso

Eco

del

Mucrone N» 26 maggio 1859.


112

quella forte e generosa Sicilia, alla quale, un anno dopo, egli

dovea recare

la

libertà e l'indipendenza!

La partenza da

Biella era

primo passo

il

di quella serie di ra-

pide evoluzioni e dì audaci pugne, che in breve doveano colpire

spavento

di

gli

meraviglia 11

dì

il

27

Austriaci, di gioia e di entusiasmo gli Italiani,

egli è a Gattinara,

e qui pure tutta la popolazione si

getta fra le braccia sue e dei prodi volontari

— piove

gnano

di

mondo.

ma non

a dirotto,

importa

—

che i

lo

accompa-

balconi son pa-

vesati di bandiere tricolori, le vie sono illuminate, dov'egli passa, tutti

scoprono

si

grido di Viva Italia

al

Cacciatori delle Alpil

11

egli

prosegue per Borgomanero

entusiastiche accoglienze

—

Viva

—

i

dove

son prodigate.

in quei paesi nei quali dieci

settimane tribolati e martoriati

con un pugno

solo,

gli

!

seguente è a Castelletto, sul Lago maggiore alla foce del

dì

Ticino

Viva Garibaldi

(1)

Dopo breve fermata le stesse

!

soldati,

di

anni innanzi avea per più

Austriaci

gli

,

continuando

guerra malgrado

la

1'

egli

armistizio

Salasco (2).

Che

—

-

farà ora

quale

Uno

lo

Garibaldi?— Quale

scopo che

si

propone?

scrittore di cose militari

la

—

missione che

che acquistò molta fama per

profonda intelligenza della materia che il

Riistow, nega addirittura che

— e vaneggia

concetto

fino a

il

Un

tutti

ì

supporre che gli

lo si lasciasse ire

tanto

Austriaci lo tagliassero

che appartiene all'opinione diametralmente

opposta a quella rappresentata da Riistow,

forze,

rivela nelle sue opere,

si

suoi (5).

altro scrittore,

ribaldi di

la

Garibaldi avesse un piano pre-

innanzi col desiderio e la speranza che

a pezzi con

gli è affidata?

imprevidenza e

di

il

Gutlierez, accusa Ga-

leggerezza per essersi, con

sì

poche

spinto troppo innanzi (4).

Più imparziale, o meglio informalo

il

Bazancourt scrive che:

(2)

La Campagna d'Italia del 1859, voi. 1, png. 210, voi. 2,pag. 28eseg' Delgreco, Memorie sulla guerra d'indipendenza, voi. \, pag. 228.

(3)

Paya, Vie de Garibaldi, pag. 70.

(1)

(4) Vedi sopra a carte 36, 37.


ii3 « Garibaldi intraprendente, coragf];ioso, lasciato affatto libero nei

suoi

movimenti affincbè potesse trarre

lutto

possibile partito

il

un

dalle felici ispirazioni del suo genio temerario, circondato da

che tanto piace sconcertare

ai

cuori

italiani.

i

Ma

»

!

a

era l'uomo

più

per

adatto

della popolazione,

,

e tremante sotto

Au-

piedi degli

i

{{).

importa che

fine

tal

mosse.

.

compassati calcoli della tattica austriaca, e minare

terreno già sconquassato

striaci

.

Lombardia a destarvi l'entusiasmo

ispingcrsi in

il

quel linguaggio

irresistibile, esperto a parlare ai soldati

prestigio

assolutamente

ignorino

essi

Perciò da Castelletto

manda

modo

in

Arona, richiedendo provvedesse

lettere al municipio di

sue

le

messi

visibile

e

agli al-

loggiamenti, per più giorni, de' suoi soldati ed alle provvigioni

carne

di

marcia

e a quant'altro

,

le

loro

fermare qualche notte e

persuasi di avervisi a

Invece a mezzanotte è ordinata fino

alla

Lombardia! bita

il

—

sponda del Ticino

già pronti a riceverli.

E non

occorrere

potesse

,

e mette in

schiere e le spinge sin presso ad Arona, dove giungono

.

.

—

Il

vegnenti.

rapidi

la

quivi

fiume è

dì

i

marcia — procedon trovano alquanti barconi varcato — Garibaldi è in

.

capisce

Rùstow l'importanza

il

di

questo fatto? e du-

convenienza che eravi

Gultierez della

di

compierlo?

non dovea questa essere una guerra nazionale? E non ispettava ai volontari

citi

da

accorsi

liberatori,

il

ogni

sorgere

meglio che a parole, col il

guanto è raccolto

presso vile e

contro

d'Italia

—

primi fra le

i

il

,

specialmente

popolazioni, e

gli

la

lotta

degli

incomincia Italiani

—

contro

eser-

dir loro,

fatto stesso della loro presenza: «

libertà,

Ecco,

la lotta dell'opgli

al

stranieri

—

sublime spet-

))

quali intendimenti

il

generale Garibaldi facea manifesti con

questo proclama largamente diffuso la terra

ma

precedervi

infame chi assiste noncurante, e inerte

tacolo! 1

la

parte

campagne lombarde,

dalle città e dalle

,

non appena ebbe toccata

lombarda.

—

Ma assai bene gli osserva il suo traduttore e (1) Op. cit. pag. 218, 219 commentatore colonnello Roberti Patrese alla nota (86), fascicolo i" pag. 495. 8


iU Lombardi

«

Voi

(c

chiamati a nuova vita e dovete

siete

chiamata, come

gnano.

risposero

nemico è

Il

i

Le-

atroce, assassino, depredatore.

provincia hanno giuralo di vincere

morire con voi. Le ingiurie,

di

rispondere alla

vostri padri in Ponlida ed in

stesso,

lo

di ogni

vostri

I fratelli

(c

,

oltraggi,

gli

servitù di

le

venti passate generazioni noi dobhiamo vendicare, e lasciare ai nostri

un patrimonio non contaminato dal puzzo

figli

del

domi-

natore soldato straniero.

Emanuele, che

« Vittorio

volontà

la

(c

a

eletto

per ordinarvi nelle

sono commosso della sacra missione affida-

patrie batlaglie. Io

tami, e superbo

ha

nazionale

vostro duce supremo, mi spinge tra di voi

comandarvi.

di

All'armi dunque!

il

servaggio deve cessare! e chi è ca-

pace d'impugnare un'arma e non l'impugni è un traditore. co' suoi

L'Italia

(c

straniera, ripiglierà

il

figli

uniti,

e

purgata dalla dominazione

posto che la Provvidenza le assegnò tra le

nazioni ».

Garibaldi.

Quali fossero giudichi

baldi,

impressioni e gli

le

lettore

il

da questa

dei

affetti

lettera

soldati di Gari-

che

un

volontario

24 maggio da Sosio Calende « Ti scrivo dalla terra lombarda col cuore ancora commosso dalle più dolci emozioni. La meta da tanto tempo aspettata l'abbiamo alfine raggiunta, quel desiderio così a lungo compresso

scrivea

il

:

provarci

cogli

ritorna agli

animi

di

Austriaci sta nostri

alfine

quell' antico

,

e ormai

la

calma e

per avverarsi

ardore

che

l'inazione avevano d'alcun po' affievolito. (c

Oh!

biamo

se tu fossi stato oggi con noi,

posto

afferrammo gato grido

la ci

il

piede

quando per

in queste disgraziate

sponda lombarda, ed un eruppe dal

solo,

unanime

a salutare l'Italia

petto

i

primi ab-

provincie.

—

—

Noi

e prolunpoi

pen-

sando che avevamo toccato una terra consacrala dal sangue tanti

di

generosi, terra che alberga le nostre famiglie, terra in cui

vivono

le

povere nostre madri

,

e quanti

abbiamo

di

più caro»


ii5 niuno polè rattencre tendo

volerla rendere a libertà.

di

ancora ignoravamo

« Ieri

Verso

lagrime, e prostrali la baciammo, ripe-

le

giuramento

il

marciammo

sacco alle spalle, e

il

che

trailo le vedelle

facevano rilardare

non

ci

sul

avevano posto

segno d'allarme, ed

il

Camminavamo

che andavamo a batterci.

tratto in

trailo

percorreva

11

trovammo

preparati dei barconi a cui

poche ore operare

confordi

dava dappertutto

alle

sponde del Lago

affidandoci

nostro tragitto, senza essere

il

ci

incoraggiava alle fatiche,

prodigiosa

giungemmo

Quando

direzione.

e

senza

silenziosi,

Generale era con noi, e

e ci

le file

e con attivila ammirabile e quasi ordini

in

fronte e ai fianchi ci

di

sapere ove fossimo guidali; solo sapevamo, e questo tava,

posimo

ci

,

Di tratto

posto finché l'ordine dei nostri condot-

rimettesse in via.

ci

notte.

tutta la

cammino, dando

il

restavamo

allora ci tieri

quale fosse la nostra destinazione.

quattro pomeridiane suonarono a raccolta

le

potemmo in menomamente

disturbali.

due pomeridiane noi eravamo a Sesto Calende, dopo

« Alle

aver

un posto

prigioniero

fallo

a guardia,

quali vedendoci,

i

di

finanzieri

gettarono

che

di

trovavano

vi si

armi e s'inginoc-

le

chiarono gridando a tulta gola, mi salvare, mi salvare. vicini villaggi sono accorse ai no-

a Tutte le popolazioni dei stri

passi festeggiandoci colle

recandoci

di essi

a

II

Generale

ei

più

liete

acclamazioni,

e

taluni

gran copia frutta e rinfreschi.

in

ha passati a rassegna. L'entusiasmo con cui

esso fu accollo è indescrivibile. « Noi

ma

se

avevamo fosse

si

nemico, noi «

Oggi

mici. il

,

vi

fatto trenta miglia di

trattato di

eravamo

stanotte

— Non

,

arrestarci,

raggiungere

il

ci

troveremo forse a fronte dei ne-

so se resteremo a Sesto Calende, o se riprenderemo

il

nostro

si

pensi di attaccare Laveno.

Generale

,

quello di batterci.... (1) ».

(1)

per

presti.

dimani

cammino. Taluni dicono

deve pensare

cammino senza

farne allrettanli

Delgreco, op.

cit.,

pag. 228 e seg.

per noi

l'

A

ciò

unico pensiero è


116

La popolazione di Varese appena udì che Garibaldi era in unanime levossi a rumore, disarmò il presidio austriaco, acclamò la dillalura del re Vittorio Emanuele li.

Lombardia

,

La spedizione di Garibaldi cominciava a portare suoi frutti posciachè, diciamolo che dovean esser politici più che militari una volta per tutte, non s'attendeano da lui e dal suo pugno di i

—

uomini profonde combinazioni strategiche piazze

forti

—

solo a lui ed a' suoi

e prese

,

di

inquietando ai fianchi, alla coda, alla testa le

eserciti alleati,

gli

assalti

,

chiedea che, precorrendo

si

truppe tedesche, tenendo viva la fede e l'agitazione nelle popolazioni conservassero alla guerra

carattere nazionale.

il

Regio Commissario ringraziava

Il

alla difesa

concorso loro

cittadini del

i

spontanea ed efficace con un proclama in cui

così

era detto che a tutta

gioventù è accorsa a prendere un fucile,

la

Ogni fami-

((

a domandare la battaglia, a difendere

((

glia gareggiò nel porgere soccorsi ai combattenti e mezzi alla

le barricate.

« difesa. »

un drappello

Si distinse fra tutti

di

28 Generosi

pugna, che su così picciol numero ebbero

alla

morto —

mentre

in tutto

i

feriti

a 9, fra quali Ernesto Cairoti, podestà di Pavia

,

il

quale

,

così ardenti

sommarono a 60, ed

figlio

ed un

otto feriti

unitamente a tre

altri

morti

i

del professore di tal

suoi

nome, fratelli

era stato dalla madre, rinnovando gli esempi della virtù spar-

tana

,

accompagnato a Torino per

prendere posto nelle

ivi

file

dei volontari (i).

Rapidamente organizzata una specie

di

aperto un registro di arruolamento per ore

saliti

questi a ducento e più

—

i

Guardia nazionale, volontari, e in

spedili

i

circonvicini a portar l'annunzio dell'accaduto.

vedeva

(1)

alla difesa della città

Né questo

fu

la signora Caccia,

volontari

,

il

che

il

tutti e

poche

drappelli ne' paesi

—

Garibaldi prov-

per ogni probabile ritorno del ne-

solo caso di tal genere. Un'altra madre, Bresciana,

condusse anch'essa quattro

poco innanzi

la

guerra

—

figli all'esercito regio

e fu più fortunata

,

come

poiché chi scrive

queste linee incontrò presso Peschiera, allo indomani della battaglia Martino,

—

di

San

più giovane di questi fratelli, appena adolescente, da cui seppe

quattro

i

fratelli

Caccia erano salvi.


117

mico

quale intanto ragunava

il

;

armi ed armati

per ripigliare

Varese.

La provincia di Como era tiranneggiata da uno dei due GeUrban che sono nell'esercito austriaco. Questi avea tra

nerali i

suoi riputazione di eccellente nella guerra di partigiani, epper-

ciò parve l'uomo da contrapporre al Garibaldi

— truce del

resto,

crudele, sanguinario, degno emulo di Haynau, del quale fu aiu-

campo

tante di

(1)

Giulay aveva

messo

fuori

un proclama

notare per istupida ferocia tra

che riuscì a

,

farsi

molti, in quel torno pubblicati

i

dagli Austriaci.

«Sembra

nemico,

intenzione-' del

dicea, di provocare la

egli

rivoluzione alle spalle dell'esercito che sta sotto

Do comune spada

E

mia parola che

la

((

luoghi,

i

rivoluzione, verrebbero puniti

colla

a'

miei ordini».

causa

quali facessero

i

fuoco

col

e

colla

)).

una relazione a Milano scrive:

in

Fu

«

ideata la incon-

cludente spedizione di Garibaldi per costringerci ad uscire dalla

tentativi

ma nemmeno uno

d'azione,

nostra linea I

di

non possono

lui

in

diose operazioni su cui poggia l'esito

Urban

movea per mantenere

si

manchi mai,

l'Austria non

pure

Anzitutto egli

pena

di

morte

del quale

si

tutti

guasti un

difficoltino

e

odiose perquisizioni

gliori famiglie

23,

—

scia in

un

filo

—

telegrafico le

atteso

di

un

caccia in

fanti

Comune,

,

spezzi

si

Croati

—

(1)

solidari nella sul territorio

una rotaia o poi

e

due

altro battaglione

Delgreco, op.

piroscafi,

cit.,

vuota

pag. 233.

fa

minute

a ora tarda della sera del altre

che erano

in

che giungea da Bre-

col generale Depper, s'avvia per a Varese.

i

quale

alla

carcere alquanti delle mi-

ordina somministranza straordinaria di viveri al tiene in porlo

nostri.

rapina.

la

comunicazioni

e infine ragunate,

due compagnie

Camerlata, e

parola,

sola

la

la strage e

abitanti di ogni

comecchessia

si

mosse dei

un proclama che dichiara

fa

gli

si

modo cangiare le grandella presente campagna ».

alcun

Ma

Comune

prima ,

trat-

la cassa di finanza (conteneva


118

da 37000

trasporta alla stazione della ferrovia le carte

fiorini),

gelose e di pregio

ed altre cose

e consiglia a partirsi

,

fun-

i

zionari pubblici invisi al popolo.

Cinquemila

avea lasciato

sono

mattino

alle porte di

i

26 maggio verso

il

—

Varese.

Garibaldi

capitano De-Cristoforis a Sesto Calende,

il

24 con un drappello

sera del

servare

k pezzi d'artiglieria

e

fanti,

le quattro del

di

120 uomini,

nuovi conati dei piroscafi e

di

ripiegarsi sopra

qualora fosse attaccato da forze superiori. Quando esploratori ne annunziarono lo arrivo,

fin

dalla

coll'ordine di os-

il

dì

Varese

25

gli

De-Cristoforis pose in ag-

guato una parte de' suoi soldati e con questo stratagemma sorprese e sbaragliò

vento che

la

vanguardo nemico,

il

indi, profittando dello spa-

sua audace aggressione avea generato

in quelli

che

venivan dopo, ritiravasi rapidamente sopra Varese, dove entrava

un

senz'allra perdita che

ferito

rimasto prigioniero.

Intanto la popolazione inanimita dalle parole e dall' esempio di Garibaldi

uomo

nosta,

e del Commissario per di

molto ingegno,

di

Re,

il

Emilio Visconti-Ve-

ferma volontà, e

cessibile alla paura,, erasi apparecchiala a far difesa.

«

Il

nemico minaccia

di

attaccarci

— diceva

di

cuore inac-

lunga e risoluta

un proclama

del

R. Commissario: «

La

«

Voi siete

città

concorre all'opera della difesa ». slati

primi

i

Lombardia, voi sarete «

E

Viva i

l'Italia!

cittadini

Viva

a

il

Re

assecondavano

menti. Asserragliate

salutare la bandiera tricolore in

primi a difenderla ».

i

le vie

,

Vittorio

con

Emanuele!

sollecito

»

zelo questi eccita-

aperte feritoie ne' muri di chiusa

degli orti e dei giardini, muniti gli edifizi più robusti

;

strade adiacenti alla città operati dove tagli, dove rialzi

trincee,

moltiplicati

brevità del tempo,

i

e sulU.* ,

dove

insomma, per quanto potè concederlo la munimenti e le difese, secondo le direzioni

date da Garibaldi. Sulla strada grande che da strutta la

Como

tende a Varese erasi co-

maggiore barricati, afforzata

giardino ad essa attiguo.

Una mano

di

anche

dai

muri

di

un

Cacciatori delle Alpi ivi

appostati lungamente resistette airaggressoro. finché gli Austriaci


119

puntaronvi contro due cannoni, e due reggimenti a un tempo

si

dislesero a destra e sinistra onde assalirla di fianco.

ne arguirono che l'opera fosse abbandonata ed fuga,

in

lori

—

come per incanto

fuoco dei difensori cessò

Il

sicché senza precauzione

spinsero

si

Tedeschi

i

suoi presidia-

i

innanzi

per

occuparla.

Quando furono a pochi viso riaprirono

il

passi

Cacciatori delle Alpi d'improv-

i

fuoco così vivace e sostenuto che

fuga. Intanto Garibaldi approfiltava della confusione

incidente avea gitlato nelle

e descritta

,

una breve curva

quando puntati

Austriaci,

di

misero in

che questo

nemiche per uscire inosservato

compagnie

dalla città con alquante dati

file

li

de' suoi più arrischiati sol-

piombava

,

nuovo

i

sul fianco degli

due pezzi slavano per ab-

battere con essi la barricata. Mezz'ora o poco più baslò perchè le schiere

dell'

Urban spaventate da questa imprevedula aggres-

sione, allribuendola a nuovi e maggiori aiuti giunti al nemico,

dessero

si

fuga aperta

a

lasciando

,

un cinquanta prigioni

morti e

feriti,

armi

gran numero e due cannoni

in

Garibaldi inseguiva

i

i

un colonnello,

quali

(1).

sino a Malnate ad olio miglia

fuggenti

da Varese, dove rienlrava

duecento fra

sul terreno fra

la sera

stessa

accolto trionfalmente

dalla popolazione esultante (2).

Ma premeva il

del la

a Garibaldi

maggior possibile

27

lascia di bel

il

prendere l'offensiva per trarre così

partilo della vittoria;

nuovo con

strada postale verso

Como,

di

ai

colli

di

rifa

e s'addentra nelle col-

dirigendosi in linea diagonale per la strada

tuosa di Solbiale a Pare verso

nando

mattino

il

Varese,

ripassa Malnate; poi giunto all'al-

tezza di Solbiate, lascia la strada grossa, line a sinistra,

epperciò

tutte le sue forze

il

lato ovest di

Vergosa che prospettano

Como

la città

mon-

e accen-

dalla

parte

Borgo Vico.

Era sua intenzione sorprendere Como da quel

{\) Bollettino officiale del

26 maggio, sera.

lato

— Bazancourt, op.

,

cit. voi. ii,

pag. 33, parla di tre cannoni, non sappiamo con quale fondamento.

GRECO, op.

cit.

pag. 237 e seg.

(2) GuTTiEREZ, op. cit.y pag. 215.

avendo

— Del-


120

avuti rapporti nella notte che

A.ustriaci si

li

guardavano con

poche forze da quella parte. Urban, respinto da Varese prensione

il

giorno innanzi e sempre in ap-

essere tagliato fuori dalle sue

di

comunicazioni dal-

l'insurrezione del paese, aveva battuto in precipitosa ritirala su

Camerlata, punto importante e chiave

A

quel tratto

di

Camerlata fanno capo quattro strade, quella

Como,

Varese, di Zeno

di

Como

centi,

occupato quel punto e

:

è perduto, e con esso

di

paese.

Milano,

di

di

le allure adia-

lago, è girala la linea del-

il

l'Adda, sono tolte le comunicazioni colla Valtellina, e un vastis-

simo

trailo

di

montuoso rimane coperto e posto

territorio

in

condizioni d'insorgere senza pericolo.

Urban concentratosi

quella posizione, e chiamate a se

in

le

riserve da Milano per la strada di ferro sembrava dapprima di-

sposto a tenersi sulla difensiva e attendere in quel posto Gari-

aveva perciò

baldi;

fatto

Como

da

la strada

occupare

le

sua sinistra, che sulla destra verso nersi

sempre aperte

S'egli avesse

colli

Vergosa

di

mantenuto quella disposizione,

Como

egli

artiglierie e in

l'offesa di

di

guerra

occupandola

,

,

sempre incerto

città

si

del

da

il

Austriaci

difende coprendola e non farsi

,

andò a cercarsi

dei

in

una buona parte

distaccamenti sulle

allure

il

soggezione delle sue

già occupate

giorno innanzi. J^elle

di

basso con

città) a scendere al

schiere, lasciando

li

dominavano

violando un' ovvia e comunissima

,

che una

suo malanno, e lasciossi indurre (forse per tenere la

Garibaldi

Sud.

maresciallo Urban

il

per te-

tornava inconcludente,

forze quintuple quasi delle sue

la città dalle alture al

,

coU'Adda.

o

non avrebbe potuto occupare Como, finché

che con

norma

i

comunicazioni con Milano

le

sul fianco destro dal lato ovest di

Ma

eminenze che fiancheggiano

a Varese, appoggiando più fortemente sulla

prime ore pomeridiane del 27 maggio i859 un corpo

truppe

forte di

catosi da

austriache capitanate dal tenente maresciallo Urban,

ben tremila

fanti,

con cavalleria ed

artiglieria distac-

Camerlata scendeva a Como, ed attraversata

accampavasi sulla piazza d'armi Prato Pasque.

in

la città

riva al lago che è chiamata


121

Due

conducono da Varese a Como

strade

lambendo

postale

la

:

che

,

passa per xMalnate,

linea dei colli alla loro radice,

la

Binago e giunge a Camerlata; questa strada, prolungandosi

il

grande stradale che costeggia

base

Verona

conduce a Lecco, a Bergamo, a Brescia, a

l'est,

mette

e

,

Lombardia.

della

però

Giunti

a

catena delle Alpi

la

comunicazione

in

Camerlata non

dere per una buona mezz'ora, essendo al

domo

Questa strada

la

giunta a questo paese

mette pa-

così dire di fianco.

s'addentra a

,

nord-est sino a Pare

direzione

poi

;

rivolge al sud-est, riavvicinandosi per-

si

poslale a pochi kilometri da

— da questo

lasca,

abbasso af-

alla suddetta,

dalla poslale a Solbiate

stacca

sinistra nelle colline colla

ciò alia

città giù

dal lato di ponente, e per

si

è ancora a

si

lago.

Un' allra strada comunale, supcriore rimenti a

sua

nella quale bisogna svoltare al nord e scen-

Como, por entrare fondata in riva

alla

è

montuose

principali città

le

al-

—

villaggio,

per un

Camerlata sino tratto di circa

a Caval-

oOO metri

corre sul dorso della collina parallela colla postale, e raggiunge le

eminenze che fanno corona a Como da ponente, dette colline punto per cui valica

di

Vergosa.

la

chiesa di S.

Il

un

eretta su di

Fermo,

ripida e tortuosa gersi

Como

mato

alla

e

al

strada,

ma

Le

fianco, e che

sul

metri della calata comincia a scor-

ville

ceruleo bacino del Lario

del

e giardini,

,

ingem-

e cinto all'intorno di

mon-

cielo.

a S.

Fermo

appena due

i

tiri

monti che formano di

fucile e

giunti alla spaccatura che

il

confine sviz-

corrono paralleli alla

forma

il

bacino del lago

^

interrotti.

loro diramazioni di destra

nord a sud-est intorno alla città

si

di

stendono

Como

in

semicerchio aa

sino a Camerlata.

La strada che viene da Cavallasca è dominata da questa tena

di colli

è

La strada, traversato versante verso Como, e giù scende

l'altro

a pochi

una parte

Da Cavallasca zero, distano

rimangono

;

riva di

tagne erette

precisamente

strada è

altipiano molto spazioso.

guadagna

l'altipiano,

la

della quale passa

per quasi tutta la sua lunghezza

osteria che sta al

sommo

—

dell'erta a sinistra

di fronte,

—è

ca-

da un'

dominata

di

traverso dalla chiesa che sorge a destra e più in là da un caso-


122 lare

— è dominala

contadini

di

nenza che

si

finalmente di fianco da un'emi-

slacca da quel gruppo di colli e che corre paral-

lela alla strada suddetta, separata

da quella da una bassura pro-

fonda trascorsa dalle acque. S.

Fermo

è

colo anfiteatro

dunque :

il

punto culminante e centrale di un pic-

un corpo

di

truppe che occupi quella posizione,

disposto in arco e riparato dietro la chiesa, le case e le macchie

che stanno

vede spuntare

ai lati,

il

nemico da Cavallasca, che a

cinquecento metri non è coperto nella sua marcia che in

quando

dalli angoli

è scoperto affatto l'orlo

della

ascendere

;

sporgenti che fa

quando

monte; a trecento metri

a duecento ha un piccolo gruppo di case sul-

strada da ripararsi,

la salita scoscesa

crocicchiano su

il

di

di lui di

uscendo dietro quelle per

poi

che mette

fronte,

di

alla chiesa,

i

fuochi

s'

un avversario nascosto e che ha dietro a sé un vasto

sensi da

tipiano sul quale tener ammassati

i

in-

traverso, di fianco in tutti

i

al-

suoi rinforzi.

E appunto s'avanza da Cavallasca Garibaldi. Ma fortunatamente per lui suo avversario non s'era il

dato pen-

siero ad occupare quella terribile

posizione ed aveva

commesso

l'errore di partire le sue forze fra

Camerlata e Como,

in timore

d'essere assalito da Garibaldi dalla strada postale e d'essere sor-

preso dall'insurrezione in città.

Suppose

tranne ciò che doveva avvenire.

lutto,

Giunto a Cavallasca, Garibaldi non ha alcun indizio della presenza del nemico

;

nessuna ricognizione

di cavalleria,

nessim posto

avanzato né a Cavallasca, né all'Amatto che é una villeggiatura fuori del paese verso S.

dietro Cavallasca,

Fermo

:

laonde raccolte

— manda innanzi

cenze e a pigliar voce del nemico, che S.

sue colonne

si

doveva supporre a

Fermo.

Fu un là

le

esploratori a battere le adia-

picchetto di guardie di finanza

che avvertì

presenza dei nostri e che ne fece avvisati

tradirono quindi alcuni del paese che gati se v'erano

perchè

fu

i

,

come

primo

il

gli Austriaci; si

disse

,

non

interro-

Tedeschi a S. Fermo, risposero negativamente,

dalle alture

non

lontane

che guardavano

postale e da Camerlata che, dietro l'avviso,

la

Urban aveva

remente spedito alcune forze ad occupare quella posizione.

strada cele-


123

Quando posto,

sero

esploratori

nostri

i

avanzarono a riconoscere

si

Tedeschi cominciavano ad occuparlo e

i

tosto

i

che

soldati di Garibaldi

fucilale accol-

le

mostrarono fuori

si

vallasca.

La 3* compagnia guidata fronte la posizione, le allure

minenza

il

mentre che due

nel

confine svizzero, l'altra per

il

—

nemico.

che

scoprirsi

scendo da Cavallasca,

del

reggimento Arduino aveva incarico

fece

movimento

il

compagnia

la

dei fian-

nemico spiegato

più

farsi

per non essere che fuochi sparsi il

di

fitta

u-

e continua: pure

non essere

cacciatori, per

battaglia

in

Decristoforis

di

da S. Fermo da interrotta che

la fucilata

cominciò a

era e ad intervalli,

ancora

l'e-

resto delle forze stava in riserva dietro Cavallasca.

il

Allo

di

compagnie, Tuna

altre

appoggiare De-Cristoforis e così altre

chi

dell' attacco.

dell'avvallamento a destra, dovevano attaccare

là

La prima compagnia di

Ca-

dovea assalire

dal De-Cristoforis

sinistra verso

di di

al

fianco

di

di

.j^

Allora furono date sollecitamente le disposizioni

per

quel

strada che qualche poco coprirono dai

per

le

svolte della

diretti,

Decristoforis

e

,

tiri

con celere passo potè spingersi innanzi senza gravi perdite, ed

avanzando sempre guadagnare

il

gruppo

di

case

margine

sul

della strada a destra e quivi mettersi al riparo dai colpi nemici.

Raccolto colà iati

a

terra

non subire perdite

l'intorno lo stato alle altre tt

La

suo drappello, grida

il

per

ai

delle cose, alquanto

star sdra-

soldati di

ed

osservando al-

attende

per dar tempo

inutili

colonne d'avanzare sui fianchi.

fucilata

aumenta sempre più

d'intensità

...

è

ormai

di-

venuta un rullo terribile e incessante. « Decristoforis

guarda

spada indica tt

con occhi lampeggianti, con eloquente silenzio,

in faccia a' suoi la

a destra e a sinistra, e accennando colla

strada fatale.

Viva Garibaldi

!

.

alla corsa

^

.

—

e dietro lui ufficiali e solini

con un urrak spaventoso. tt

Una

scarica

stramazzano

— Avanti,

figliuoli

!

tremenda accoglie quel manipolo

ufficiali,

cascano uomini.

—

su, su; coraggio! coraggio! alla corsa

di

eroi

—

... da bravi


in E

«

strada è percorsa

la

biancastra

rosseggiano

e

,

il

terreno

oscurano d'uomini e d'armi,

si

di

sangue

,

di

e l'erta

scoscesa e

fumo

polvere

di

—

» (1).

Sgominali da quell'assalto istantaneo, impetuoso, tenace, sopraffatti dal

terrore

innanzi che

il

—

battaglioni austriaci

i

terribile urto della baionetta

gono all'impazzata senza direzione

—

ma

chi, alle spalle,

tutti

cento volte, mette un

le

li

ma

la strada,

fuggono.

—

a precipizio per

gli

e gli tra-

parti, davanti, ai fian-

grido di Garibaldi, ripetuto

Il

sgomento

tal

fug-

trascinano in

Como

s'incontrano con quelli che salivano da

volgono in fuga. Vi sono nemici da tutte

—

— s'incontrano

qua, di là

di

le spalle,

raggiunga

li

che giungevano da Camerlata e

coi battaglioni

fuga

ban voltate

ne' fuggenti,

che non per

scoscendimenti della collina ro-

tolano giù a rompicollo. Oltre

Decristoforis,

il

di

cui le rare qualità dell'ingegno ren-

deano più grave e dolorosa

pugna

di

Battaglia, rini

—

Fermo due

S.

Ferdinando

Cartellieri, e

Giuseppe Pedotti, pavese, e

altri ufficiali

meritano pure speciale ricordo Giacomo

(5).

Frutto della vittoria

Fransi

gli

ficienza,

8000 e

artiglierie,

il

San Fermo

ritirati

Como.

sopra Camerlata. Li inseguì im-

assalitori

che sebbene

loro mise addosso,

—

non arrivassero

ai

fos-

munizioni a suf-

e

tremila,

senza

e

fuggirono così precipitosi da lasciarsi addietro

pure

bagagli, grande quantità d'armi,

GuTTiEREZ, op.

(1)

liberazione di

la

e con artiglierie molte,

circa,

gli

fu

Garibaldi co' suoi infaticabili legionari,

sgomento che

e tanto fu lo

sero da

di

Austriaci

petuoso e terribile

i

perdita (2), caddero spenti nella

drammaturgo, Pietro Magenta, ed un Fer-

del

figlio

la

cit.,

e feriti

e prigionieri.

pag. 272.

L'egregio signor Gutlierez che pubblicò in questi giorni una particoTzzata biografia del Decristoforis dalia-quale

zione del

fatto

di

San Fermo,

annuncia

libro dettato dal valoroso defunto

dai saggi che

che

la

lettura

il

col titolo:

abbiamo

di quel

libro

farà vieppiù

D'Ayala, op.

cit.,

pag. 367.

trascritto la narra-

prossima pubblicazione

Che cosa

biografo già ne fece conoscere

scrisse. (3)

la

sia la guerra;

havvi ragione di

desiderato

e

di

un

—

e

credere

compianto chi

lo


125

La sera Garibaldi concedeva breve riposo alle sue truppe Como, la quale da quante ansie dolorose fosse

nella liberata

uscita e in quanta esultanza

confortasse giudichi

si

da

lettore

il

questa lettera: Noi eravamo grandemente imbarazzati a spiegare

«

il

continuo

va e vieni della guarnigione, frequentemente cambiala,

che ad

ogni tratto partiva per una settimana, rientrava dopo poche ore

oppressa dalla fatica, e qualche volta con bottino e

nome

Il

di Garibaldi

austriaci seco loro discorrendo, gli

Austriaci cercavano

mente

li

fino

,

Dieci

Austriaci escito al mattino le

senz'armi. Chiudete

le

meno

porte

ma non

forte gettando terribili grida, in ginocchio

rimasero

,

polveroso

urtavano

si

scoraggiato

,

Appena

aprì loro

ma

,

i

di

verso

,

,

i

più

chiuse, gli

levatoio si

;

e

inef-

un distaccamento

sul ponte

si

arrovellarono per terra

si

morivano

una ricognizione

tosto gridarono.

l

agili,

le palle

giorni fa

,

che

che forte-

credeva invulnerabile

si

certo per

,

ore otto rientrava an«iante

ultimi arrivati,

lo

uffiziali

lui

nome cagionava una

solo suo

il

;

ad atfermare che

sulla di lui fronte.

ficaci

Era

via.

era questo capo di partito

superstizioso

qualcuno giungeva

mise sulla

ci

inquietava. Nel soldato

specie di terrore

feriti.

pronunciato a voce bassa dagli

,

del

gettarono

compagni

loro

insensibili, tanta era la paura.

La guarnigione

fu in piedi

un colpo d'occhio

in

:

verso

le

dieci ore ella lasciò la piazza Volta per escire. Arrivata al forte,

ben ben ponderata ogni cosa,

il

non ispedì che una

generale

grossa pattuglia. Il

suo ritorno fu atteso con ansietà grandissima, ed essa non

rientrò che dopo altra

cosa

che

il

gli

mezzogiorno, non avendo veduto e raccolto zaini

ed

i

fucili

compagni fug-

loro

dei

giaschi. Gli

avamposti

che aveano creduto

nemica avevano dato verso la

l'allarme.

colonna facendo

fuoco

degli uomini e nessuna cosa

che a passo

di corsa essi

Si ;

il

di

scoprire

erano panico

aveva potuto

avevano ripresa

un' imbosG|ia precipitosi

ripiegati si

era

impadronito

trattenerli. la

via

Gli è cosi

della

nostra

città. Il

generale sottopose

il

giorno slesso a consiglio di guerra

il


126 disgrazialo luogotenente che

comandava Ciò

notte fu fucilato nei fossati.

distaccamento, e nella

il

nullameno

assicurava che

si

egli aveva mostrato molto coraggio. Pensatevi quanta

commozione

fosse la

chiamarono

si

della città.

una dimostrazione, vennero

tata

alle

armi

i

L'indomani

popolo ten-

dal

fu

muri proclami

affissi ai

e quale

coi quali

popoli della Lombardia, colla promessa

che Garibaldi non avrebbe tardalo a sostenerli. La polizia lacerò proclami e fece varie visite domiciliari che durarono tre giorni.

i

Io fui

abbastanza fortunato per nascondere

mio schioppo da caccia riceveva

di

come pure

,

Ma

contrabbando.

le

città,

di

Senza tieri

le

esigenze del mio commercio,

avrei preso un semestre

perdere l'abbandonare

di

congedo

li

sarebbe stato tutto

;

ali» undici della sera ci riu-

una, ora in altra casa, in gruppi

in

lasciò

d'abitanti.

confesso che volen-

ma

;

vescovo

casa.

la

Erasi costituito un club francese

nivamo ora

il

precauzione non

Il

un gran numero

e con esso rilira vasi

pistole ed

giornali di Ginevra che

i

queste misure

fecero che raddoppiare l'agitazione generale. la

mie

per-

dieci

di

sone alla volta, per non suscitare sospetti. carbonari di Varese

1

cietà che

si

proposero di

ci

estendeva a Milano stessa

,

affigliarci

ma

il

alla loro

So-

comitato rifiutò

per tema delle spie.

Noi seppimo per mezzo dell'agente Garibaldi meditava un colpo di

mano

carbonaro

di

Varese che

sulla nostra provincia, ep-

però l'incoraggiammo vivamente a dare all'arrischiato Generale i

ragguagli precisi delle forze austriache, ragguagli che noi ave-

vamo da buona di

poi che gli

fonte. Egli partì portandoli con sé, ed ho sapulo

è a queste rivelazioni che noi

abbiamo dovuto

la

nostra liberazione. Garibaldi non indugiò.

Nella mattina del giovedì, prima che facesse giorno, s^i^liali

A le

fummo

da un chiasso spaventevole.

soldati

correvano per

trombe suonavano,

i

le

vie chiamandosi gli uni

tamburi battevano a raccolta,

ria strepitava per le vie, la cavalleria

chiudevano

le

imposte,

altri

aprivano

gli

altri:

l'artiglie-

passava a galoppo. Gli uni le

porte,

altri

nasconde-

vansi nelle cantine per porsi al sicuro: poscia tutto rientrò nell'or-

dine

il

più completo.


127

Un

silenzio di

morte

estese per tutta la città.

si

Ad

mità delle vie furono appostate sentinelle colle armi fucile

carico

messo

di

ed

una

inescalo;

magazzeno

si

di esse

braccio,

al

vedendo che

preparava ad aprirlo,

ogni estre-

apostrofò con

lo

il

mio com-

il

una

imprecazione terribile. Lo sgraziato rientrò tutto tremante, e

si

gellò spaurito sopra una sedia; lo confortai a farsi animo, ed

a

slento potei scoprire ciò che gli era accaduto. Sapulolo, mi fornii

d'una bottiglia d'acquavite e mi portai tro al tedesco,

che mi lasciò avvicinarglisi quand'ebbe capito che

era per

la bolliglia

come parlamentario incon-

Con quel poco di tedesco

lui.

ch'io so, pervenni

coU'aiuto di gesti espressivi a conoscere la sostanza della conse-

gna:

Proibizione agli abitanti d'aprire

«

le loro finestre e le loro

proibizione di escire, sotto pena di ricevere un colpo di

porte;

fucile ».

L'ordine era formale, e

Non rati

riuscii

pubblicato qualche tempo

fu

a saper altro da quest'uomo, se non che

dopo.

came-

suoi

i

erano andati ad attaccare Garibaldi a Varese.

La voce d'una

disfatta degli Austriaci

aveva circolato

prima; non sapeva che pensarne. Mia moglie ed

io

giorno

il

passammo

una giornata d'agonia. Verso sera un aiutante di Plinio,

di

Camerlata; egli passò sotto tatasi

alquanto

musica

,

militare

cittadini e

campo entrò a galoppo per

porla

la

prese un cavallo fresco alla posta, parti alla volta di

delle

vedemmo

cannoni, che prese

le

mie

finestre.

cominciò ad escire.

si

La consegna rallen-

Alle ore

undici

,

una

più clamorose scosse dal loro stupore

la via di

i

con cavalleria e

un'intiera brigala

difilare

Varese.

Al primo sorgere del sole, un cannoneggiamento spaventevole si

udì da questa parte. Ogni colpo rispondeva dolorosamente nei

nostri petti.

Verso

le dieci

ore ben più di quaranta muli cari-

chi di feriti arrivarono al trotto. Questo

correre

straordinario

che ad ogni passo strappava atroci grida a quegl'infelici posti a questa tortura, mi infatti

le

si

affacciò

come

ambulanze traversarono

rono lasciati all'ospedale,

ma

l'indizio

la via

d'una sconfitta. Ed

Lunga,

i

feriti

vennero invece condotti

al

non

fu-

quartier

generale.

Al mezzo tocco furono veduti nei dintorni

i

fuggiaschi che

si


128

nascondevano;

il

cannone non

faceva sentire che a rari inter-

si

valli;

vivissima era invece la fucilata a giudicarne dal rumore con-

tmuo

degli scoppii affievoliti dalla disianza. Verso le tre

fuoco

si

avvicinavano; uno squadrone

colpi di

i

di usseri si precipitò in di-

sordine suWa piazza Nuova; cercò di riordinarsi; due o tre cavalli si

inalberarono,

disordine era al colmo, l'uno dei cavalli furioso

il

coi fianchi squarciali dagli speroni

nella via di Milano, alcuni altri

Non

generale.

uomini coperti sobborgo

di

slanciò a gran

si

,

era ancor trascorso un quarto d'ora quando

2000

polvere, di sudore, di sangue, sboccavano dal

di

Varese, venendo da Borgo Vico.

Si tentò di riordi-

voce dei capi era impotente; nuovi fuggiaschi

narli, la

carriera

seguirono; fu uno sbandarsi

lo

rono in mezzo a loro

e

,

massa volante

tutta questa

si

getta-

si

precipita

sino a Camerlala.

Appena ed armi

al

chiese

le

torrente era passato lasciando dietro se

che

,

a gettare tra

il

campana maggiore

la

vento

le

feriti, zaini

della cattedrale cominciò

sue note lugubri; poscia l'una dopo

rimbombavano

un

d'

suono che

terribile

teva con una voce sorda e lenta: su su

alle

si

l'al-

ripe-

armi!., su su alle

armi ! Se tu avessi veduto, caro

come

in sussulto

questa città muta

fratello,

da questa voce così nota

!

Non

desta

,

puoi formarti

idea adeguata di simile prodigio. Le armi nascoste uscivano

per incanto

dalle armerie

segrete

diflbndevano per

;

vie,

come

uomini pullulavano dal

gli

un'ora dopo iOOOO uo-

suolo e

si

mini

gettavano davanti a Garibaldi. Egli traversò la città a

si

galoppo; questa volta mirati dietro di lui

i

le

non

io

l'

e

ma

ho potuto vedere,

suoi uomini,

i

suoi

demoni

ho am-

neri, colla loro

pesante carabina saltellante sulle spalle; essi correvano con una rapidità tale che io

sarei attesa da

non mi

dopo un combattimento

uomini così spossali,

sei ore.

di

—

ma La lotta ricominciò in capo della via ferrala di Milano non fu di lunga durata; si fecero pochi colpi di fucile. Gli AuAlle sei il Generale striaci ben presto la diedero a gambe. rientrava solennemente con I

5000

eroi.

Quale spettacolo!

cannoni del nemico erano inghirlandali

sportati nelle nostre case

,

erano curati

di

come

fiori

;

nostri

i

feriti trafigli.

Noi


129

ne abbiamo uno; mia suocera ed lo

te

giuro.

non bo potuto che intravvedere Garibaldi. Mi

Io

però da

è un uomo gentile

che

tutti

lante colle donne,

con se stesso, tempo. Egli

sobrio

all'eccesso,

spingendo

,

lottando corpo a corpo

come

della più rara bravura,

e della

che

r arringa fuoco

figli,

Davanti a voi

ga-

nell'istesso

calma

per

un

afferrare egli

batta-

i

fucile

,

dà l'esempio

più sorprendente. Ecco

la

suoi

a'

Sempre

suoi nemici.

cavallo contro

l'ultimo soldato,

diretto

soldati

condurli al

nel

la

morte;

non abbiamo

Noi

siamo uccisi poco

Ecco

dietro

di i

i

compagni

dei vostri

fucili

primi che rinculeranno.

cannoni, bisognerà prenderne. Che noi

imporla; è necessario che

compenso

vostro

il

uno contro cinque.

voi siete nella proporzione di

che uccideranno come cani «

,

:

Miei

w

ha

egli

a'

suo

il

discendeva a terra

,

e freddo

esaltato

terrore che incute

al

zufìa

più grossi

glioni

maniere

suo piccolo esercito una fiducia che può solo

isj)iraal

primo nella

belle

di

,

assicura

si

severissimo co' suoi soldati, ancor più severo

essere paragonala il

ben mal concio,

egli è

io;

l'Italia sia

libera.

»

!

Questi 6,000 uomini, scelti fra 50,000 volontari che Titalia gli

offrì,

hanno

fatto sì

che Garibaldi operasse prodigi.

Quest'uomo sarà più che un buon generale;

egli sarà

un grande

capitano se una palla tedesca non l'arresterà per istrada.

La sera

di

illuminazione.

questa bella giornata noi

La

città fu in festa:

questi bravi giovani

Tutti stretti

Como non

come

furono trattati

è più

mosse per partire

città

tedesca

!

Da

fatto

una

se fossero nostri

-liberi! Capisci?... Noi siamo liberi!

La durala venti

;

ma Como

minuti

i

»

la

(1).

Fermo non

combattimenti parziali

La BÉDOLLiÈRE, Guerre

libera;

emozione,

dell'assalto alla posizione di S.

—

è

anni che io lasciai

sei

Francia, non avca più provato simile

(1)

abbiamo

congiunti.

Essi sono già sulle

di

tutti

quale gioia, quale allegrezza!

dllalie, pag. 80 e seg.

si

fu più

prolungarono


130

per

perchè avvenne che

più ore,

dell'inseguire

nostri si trovassero al basso dell'erta verso

i

mentre dei drappelli nemici Nel

complesso

420 uomini

il

proclama (c

entrato

;

Cittadini:

—

chiamati intorno «

Niuno

ardimento

Tutti

i

Garibaldi

pubblicava

vi

(i).

questo

giovani capaci di portar un fucile son

bandiera tricolore.

alla

vorrà rimanersi spettatore inerte ed imbelle

fra voi

nessuno vorrà vedersi condannalo a

con-

un giorno, arrossendo, non avervi preso parte veruna.

fessare

Ecco l'ora

e

momento

il

mentivate, quando

la

Como

circa

chiesa fatto dal

la

espiò colla vita l'indomito

in

della guerra santa,

«

ammontarono a

punto però veramente micidiale,

fu l'attacco sotto

decisivo,

prode Decristoforis, che

Appena

degli Italiani

feriti. 11

e

Como,

erano ancora sulle eminenze.

isolati

le perdite

morti e

fra

essendo stato

fuggire,

nell'impeto del

armi dunque

((

All'

(c

Nessun

provare

di

dicevate d' odiare

sacrificio

!

dee parerci eccessivo, posciachè noi siamo

generazione che deve recar a compimento

pendenza

mondo che non

al

Austria.

1'

l'

opera della indi-

».

d' Italia

Giuseppe Garibaldi.

Parecchie centinaia

primo

frutto

di

di volontari, iscritti

poche ore, ecco

in

questo proclama altrettanto

energico

il

quanto

giusto e veritiero.

Mentre Ganbaldi liberava Como di lui

nito di truppe

del

Urban meltea a

,

lontananza per tornar sopra Varese

Lago o

non fece resistenza

nel

le

pag. 25.

—

—

«

D'Ayala, op.

cet

homme

cit.y

persone che poleano

262 e seg.

pag. 267.

Ces deux succès importants

l'un de l'aulre étaient d'un

le

vendette tedesche. Urban imponeva una

(1) GuTTiEREZ, op. cit.y pag. 255, 256,

pag. 240.

la

rifuggendosi sull'altra sponda

,

prossimo Canton Ticino

maggiormente temere

profitto

che essendo sguer-

,

—

rien ne leur serait impossible.

»

Delgreco, op. ,

cit.,

op. cit., voi. 2,

remporlés à deuxjours de date

— —

heureux augure

élrange une entière conlìance.

—

Bazancourt

Il

et

donnaient aux soldats de

leur semblait dés lors que


— 131

tassa di guerra di tre milioni, da pagarsi

condo

fra sei,

buoi, tutto

Ma

—

terzo fra venliquattr'ore

il

corame,

il

e volea dieci

primo

il

fra

il

tabacco e

gli zigari

fra

due,

che fossero

in

se-

il

più chiedeva

300

paese,

più spellabili cittadini in ostaggio.

i

Garibaldi non lasciava che a lungo inferocisse contro gii

Como

inermi; affidato

valore e

al

con rapidissima marcia

tanti,

al

patriottismo de' suoi abi-

portavasi

egli

in

soccorso

e bastava la notizia del suo arrivo

travagliala città,

Austriaci, ragunato in fretta

bottino già fatto,

il

alla

perchè

gii

ritirassero

si

precipitosamente.

Le popolazioni della riva piemontese del egregiamente

mezza

corpo

tentativi

varii

delzky,

il

Lago secondavano

Garibaldi, respingendo con

di

per mezzo

di

piroscafi,

molta

Dcnedtk e

il

il

ferfìa-

dagli Austriaci sopra Arona, Intra e Canobbio. Qui

fatti

specialmente

fu

mirabile

l'

ardore col quale

gli

abitanti della

e quelli del contado corsero alle armi, l'attività e intelli-

città

genza colle quali legno e

di

ferro,

appreslaron

difese,

le

formaronsi cannoni di

alzarono trincee, postarono batterie, e fecero

continua e diligente guardia, del che può rendere buona

monianza chi scrive questi cenni per

la

testi-

esperienza personalmente

lattane.

mano tentato sopra il castello di 50 maggio. Guidavan le due compagnie che andavano all'assalto capitani Bronzetti, e Laudi; avea il comando superiore l'intrepido Nino Bixio, ora ferito in uno scontro in Sicilia. Mentre essi assalivano

Meno

Laveno

felice fu

nella

colpo di

il

notte del

i

dalla parte di terra

per

guardie fare

il

forte di

difesa di Laveno,

la

San Michele che è l'opera maggioic

un centinaio circa

di finanza e volontari salpati

di

guardie nazionali,

da Pallanza ed Intra doveano

una diversione e distrarre l'attenzione del nemico, simulando

un attacco dalia parte del Lago. Alle parti

la

undici

della sera

flottiglia

dal lido

gia che cadeva a torrenti

si

misero in marcia

— ma ,

il

le

tenebre

rumore

i

garibaldiani

fittissime

slesso della

,

la

bufera

,

e

piog-

—

la

violenza del vento impedirono che l'impresa sortisse esilo felice.

Una

delle

l'altra era

due compagnie (quella del Bronzetti) smarrì debole troppo per agir sola con successo^

i

la via

vapori coi


i32

cannoni a bordo ebbero prontamente scoperta la flottiglia di

Durò

nullameno

ciò

verso

fin

esito di questo

—

e

si

mancando

nella

— ed

Garibaldi;

città

modo

la

non

una rappresaglia

al

primo momento da

e la incertezza sul

,

accrescendola

attorno che egli fosse per rare salute

— d'onde

Como

gettarono di nuovo su

fuoco

il

gli Austriaci dal

vollero tentare

attacco,

una viva inquietudine

sette del mattino

le

—-Inanimiti

più a rumore che ad effetto però. felice

l'insidia e dispersa

barche peschereccie.

farsi,

voce ad arte messa

non potere spe-

attorniato da

tutto al più rimanergli aperta la fuga in Svizzera,

dove certamente

egli

ed

suoi sarebbero disarmati, e inabilitati a

i

continuare più oltre la guerra.

E veramente molto grave

e

posizione di Garibaldi e de' suoi legionari era

la

critica

— perchè

rosi corpi austriaci, tra

Ma

senza esserne schiacciato. narrazione

de

ricordando

,

Patos

los

Roma

(2),

varsi

d'impaccio.

E

gesta

le

non

pode-

potesse avventurare

si

chi ha letto pazientemente questa

intorno

Garibaldi

di

meglio ancora

o

(1)

intorno stavano

d'ogni

quali parca

i

la

sua

mirabile

al

lago

ritirala

da

già pressente che anche questa volta egli saprà ca-

così avviene.

La popolazione esempi

di

Como

di

eroismo sotto

daci del Gamozzi

comandante

il

Alpi ivi lasciato da Garibaldi,

distaccamento

si

oltre

,

occhi compiutisi

suoi

i

animo

facendole

,

,

le

i

freschi

parole au-

di Cacciatori delle

apparecchiava strenuamente a

resistere (3).

Ma

marcia

difilata

possano immaginare guidò da

lungo

e

,

tutta

la

di

sua linea,

1849

spaventato e

Vedi sopra a carie 19 e seg. Vedi sopra a carte 78 e seg.

(3)

Delgheco, op.

cit.,

nel

e questi,

(:2)

(4) Vedi sopra a carte

pag.

55

la difficoltà

fianco, delle

più

della lotta.

ardite

che

si

quale ricorda quella che Garibaldi

la

Roma

Palestrina a

superiorità numerica,

(1)

risparmierà

l'invitto guerrillero le

— Con una

i246.

e seg.

(4),

minacciò

malgrado

come

la

il

nemico

sua immensa

sbalordito

per tanta


133

—

audacia, rimase inerte e timido spettatore

mente

desto,

fu

salva — già

era

un drappello

di

circa,

Cacciatori delle Alpi s'era av-

mentre un

altro drappello,

s'imbarcava diretto alla stessa volta;

quattro piroscafi eran venuti in potere degl'insorti

Re

e tutta la Valtellina acclamavano tore d'Italia

E

Re

il

i

,

epperò

principale di Milano (c

Mentre

della

,

dal quartier generale

emanava questo ordine

l'esercito alleato

del giorno.

tenevasi ancora sulla difensiva,

Dora spingevasi arditamente

Con una straordinaria

delle

destro

sul fianco

raggiungeva Sesto Calende, d'onde, cacciato ,

una pugna accanita,

loro

di

bel

pe-

il

dalla quale esciva vittorioso.

nuovo

gli

passo verso

il

Con

Como

Austriaci e s'impadroniva dei

magazzeni e bagagli.

« Questi

ragguardevoli

fatti

questi giovani volontari

capo mentre confini,

il

i

d'armi formano quali

,

combatterono

in questi scorsi giorni

della patria,

e S.

attestar loro la sua più alta soddisfazione

siano

fatti

il

ordinati

dal

più bell'elogio loro

nemico già radunava poderose schiere

hanno ben meritato

Essi

tori

nemico,

campo a Urban con 3000 fanti,

successivi combattimenti aprivasi poscia

dove respingeva

Au-

degli

sosteneva, tuttoché sprovveduto d'ar-

cavalli e k cannoni,

altri

il

e veniva a porre

Varese. Ivi assalilo dal feld-maresciallo

200

il

Alpi dalle spondo

velocità di mosse, in pochi giorni

netrava sul territorio Lombardo

tiglieria,

Ditta-

compagni avessero un degno

prodi

8 giugno 48S9

alli

generale Garibaldi alla testa dei Cacciatori

striaci.

Emanuele

Vittorio

!

neral Garibaldi e da' suoi

di

— già

già Lecco,

volle che le splendide prove di valore fatte dal ge-

guiderdone

di

—

;

primo annunzio del prossimo aiuto, e Sondrio, e Chiavenna,

al

ei

final-

Como

deliberalo a qualche cosa, già

e parve

viato a Lecco per la strada di Cantù,

un centinaio

quando

e

conoscere all'esercito intero

che maggiormente

si

distinsero

e

i

le

da vecchi

valoroso ai nostri

soldati.

M. nel compiacersi ,

nomi

ha ordinato che dei prodi Caccia-

ricompense che loro

accorda col presente ordine del giorno. D'ordine di S. M. //

luogotenente generale capo dello Stato maggiore dell'esercito

Della Rocca.


134

E

ricompense furono

le

:

Al generale Giuseppe Garibaldi la medaglia d'oro

al

valore mili-

lare.

Al luogotenente colonnello Medici la croce d'uffiziale militare di

Savoia.

La croce

di cavaliere di quest'ordine alli

signori Sacchi,

giore; Cenni, Paggi, de Cristoforis, capitani; Rebustini, Pedotti,

Fu

Garzoni, sottotenenti

inoltre concessa la

nente colonnello

a

;

mag-

tenente;

Vigevano, cacciatore.

;

menzione onorevole a Cosenz, luogoteGorini, Susini, Landi,

Ferrari,

Bronzetti,

capitani; a Griziolti, Migliana, Pellf^grini, Danco, tenenti; a GraFreguisiz, Sprovieri, Stallo, luogotenenti

zioli,

a Bianchi, Carli,

;

Magri, Mariani, Nerici, seigenti; a Porro, Usbertìj Lanzi, caporali

a Giustiniani, cacciatore.

;

E

che da quest'epoca

fu notato, per dirlo fin d'ora,

della

campagna,

tenne quaranta medaglie

al valor militare.

Intanto Cialdini passava la Sesia, tebello, a Vinzaglio, a Palestro, di

Magenta apriva

j)residio di

le

i

Tedeschi eran battuti a Mon-

grande

e finalmente la

vittoria

porte di Milano agli eserciti liberatori, ed

Laveno non aveva

sui piroscafi a

al chiudersi

solo corpo dei Cacciatori delle Alpi meritò e ot-

il

scampo fuor quello

altro

di

il

fuggire

Magadino, dove uomini, armi e bastimenti erano

sequestrati dal commissario federale svizzero.

Né

Garibaldi stava colle mani alla

de' suoi

accompagnavano

nosta in Valtellina

He, egli al

di

,

che

il

Regio

insorgea

là dell'

Adda

,

il

nemico a

cupar Bergamo senza indugio

ritirarsi, e

— dove

che per poco non

alquanti

nel

nome

del

spinto fino ad Almeno,

poca distanza da Bergamo

e a

subito a rumoreggiare, e

stuzìa di guerra

quanta

tutta

dal giorno 7 giugno s'era

fin

Mentre

cintola.

Commissario Visconti -Ve-

fu

riuscì.

—e

la città

Garibaldi ad oc-

pensata una sottile a-

Entrò Garibaldi con

tanta precipitazione, che non ancora erano tutte fuori della città le

schiere nemiche

SI

sapesse ancora a Verona dell'accaduto. L'ufficiai

forte,

,

e

telegrafico

si

potea per conseguenza

credere nulla

fece segnali di allarme a quella piazza-

chiedendo 4500 uomini

nella rete que' di Verona,

di

immediato

soccorso. Caddero

e tostamente cacciate ne' vagoni

al-


135

cune centinaia avea disposto

i

correr addosso

ma

prigioni:

imboscala lutl'inlorno

suoi in

Tedeschi

ai

che?

primo fermarsi

al

— Fosse un

treno,

del

,

per

e farli

qualche soldato del presidio sl)an-

quando già eran vicinissimi

avvertisse

alla stazione

un qualche cantoniere della ferrovia che

datosi, fosse fors'anche li

Bergamo. Garibaldi

soldati le spìngono verso

dì

alla stazione

ecco

,

il

treno arrestarsi d'improvviso, poi tornar addietro con viemaggiore

prontezza che non era venuto.

Non

—

però

tutti

giacche

violenza della

la

corsa primitiva,

e l'urto

prodotto dall'improvvisa subitanea fermata staccarono

alquanti

vagoni, ed

del 1°

sebbene energicamente

zetti,

che in

soldati

i

compagnia

attaccati dalla

si

erano, vigorosamente

essi

reggimento capitanata dal Brondifendessero, rimanevano,

la

più

parte, prigionieri.

Questi arditi

ed

arma

,

dei soldati,

la fiducia

d'

soscrizione aprivasi

onore

d'ordinanza

di

il

;

Francia per

in

valore,

vavano a

E

lo

e

il

coraggio

di

gli

I,

omaggio

facea

di

Garibaldi (1);

« Egli

ha

il

ardore in

nome

suo

(1) SiÈCLE, (2)

<

di

celebrare

giornali inglesi lo le-

i

Siede, questo diario parigino così benemerito della causa

italiana, scrivea: ((X^aribaldi, qual

10

due pistole;

cielo (2).

Quale, e quanto prestigio

11

offerirgli

signor Planat de La-Faye, antico officiale

Napoleone

l'Imperatore dei Francesi non trascurava occasione il

sgo-

lo

nemico.

del

Una pubblica un'

già gli aveano meritate

premi dell'onore dal Re, così cresceano

i

simpatia de' popoli

ogni dì la

mento

come

Garibaldi,

di

fatti

congratulazioni,

le

lo

uomo

circonda

!

straordinario è egli mai!

—

dono singolare veramente

tutti quelli

che

lo

vedono,

gli parlano, lo

è su tutte le labbra, è in tutti

1

di trasfondere la vita

i

cuori

!

Egli è presente

giugno 1859.

Sebastopoli

,

scrivea

il

Daily -News

,

fece

e

accostano!

—

sorgere Tolleben;

la

guerra delle Indie pose in luce molti ingegni sin allora sconosciuti quedel quale però è giusta guerra d'Italia rivela tutto il genio di Garibaldi, :

—

stizia

il

dire

che egli non

fa

che mostrarsi

tutta la sua carriera precedente ».

quale già

si

era palesato in


136

dapperlullo e con tulli! Biechi e poveri,

Ed

tratto...

—

è tulio per lui

grande,

libera,

è

il

egli

hanno

tutti

non ha che un solo pensiero,

egli

ama passionatamenle

V

egli

—

felice.

La morte

soldato della vittoria.

egli

,

non ha ancora compiuta

la

ri-

L'Italia la

pericolo non esiste per lui

Il

suo

il

l'Italia.

vuole

—

egli

respinge da sé perchè

lo

sua missione

«

!

Profetiche parole! Chi le scrivea nel 1859, pochi giorni dopo

Magenta tenlando così

la

più avventurosa

pienamente

videnza

Garibaldi

più eroica impresa

la

,

non

iMartino,

incirca,

all'

giustificato la verità della missione

affida

gli

Amante ambilo

San

pochi giorni prima di Solferino e

,

prevedea cerlainente che un anno dopo

,

avrebbe

,

che

la

Prov-

!

della popolarità

alle fatiche,

solo

,

compenso che

abbia mai

egli

privazioni, ai sacrifizi,

alle

ai

pericoli

che

aflronta senza posa per la patria sua, Garibaldi non era insensibile

E che

a queste dimostrazioni.

gli

riusciva dolce sopratutto

egli

vedere come

Le vostre

Planai de

al

mi giunsero

pistole

la

in

gli

assassini del

mio

infelice

verseremo sciabolando queste orde

lina,

di

rendes-

—

combattiamo

Noi

!

—e

paese

il

i

sangue che

cannibali, sarà

la

Francia e

l'Italia

il

suggello

!».

Però Garibaldi non è uomo da dormir sugli

La corte

gli

due nazioni, che furono e saranno insepara-

della fratellanza di

bilmente sorelle:

di

Francesi,

Faye il 29 maggio 1859. buon punto. Il giorno

per tanti anni invocato è pur sorto alfine

nemici,

gli slessi

avea combattuti con tanto ardore nel 1849,

sero giuslizia, e scrivea a

il

allori.

Vienna spaventata dalla insurrezione della Valtel-

temendo che

il

Tirolo italiano seguisse

trava in esso rapidamente

le

truppe

l'esempio concen-

disponibili

desco; e l'arciduca Giovanni, governatore

pubblicava un proclama in cui chiamava

Tirolo

del

te-

generale del Tirolo, alle

armi

popoli di

i

quelle provincie, facendo appello alle antiche loro abitudini di

devozione e

Ma

lo

di

fedeltà.

appello non era udito

iniziare la serie di quegli atti

da alcuno

,

e

serviva anzi ad

numerosi ed energici

coi quali

il

Tirolo italiano ha persistentemente mostralo la sua ferma inten-

zione di scuotere anch'esso

il

giogo austriaco.


137

Garibaldi, mentre

il

nemico

aspetta in quelle regioni, spin-

Io

— dove

gesi invece temerariamente verso Brescia

animosi cittadini non attendono che un

più

mila

di tre

primo sej^nale per

in-

sorgere, e rinnovare nel sangue proprio e in quello del nemico,

ma

questa volta con fortuna migliore,

come dovevano e

affetto

prima

che

carità

di

Ticino

il

acquistata

loro

di

cuore

ripassar

l'Adda e l'Oglio

,

anni

dieci

l'ammirazione del mondo civile!

il

tedeschi

generali

ai

si

—è

era abbandonato

era abbandonato Pizzighettone

si

abbandonato Milano, e passati

avean

abbandonare Brescia, come

di

Bergamo, come

già

d'Italia, e

è entrata in

la sfiducia

dato l'ordine

lerili ita-

i

e verso gli stessi feriti austriaci quei prodigi di

riconoscenza

la

Ma

poche settimane rinnovare verso

fra

e francesi,

liani

eroiche gesta del 1849,

le

come

,

Chiese come

— fuggendo

era

si

erano

ri-

cioè innanzi

ad

si

ogni avanguardo degli eserciti alleati.

Nella notte dalli 10

deschi sciani.

mico

— ed — Ma

si

allo

indomani Garibaldi è

non

mati di

fucili,

di falci,

e di

si

e

combattere

e quelli

TeBre-

abbandonata

in

mezzo

annunzia ,

dai

ai valorosi

è

ai cittadini

che

il

ne-

che ritorna minaccioso e

passi.

ama

seguito da numeroso

suoi prodi,

coperto

al

—

seco

tolti

i

stuolo di Bresciani, alcuni ar-

che non poterono procurarsene, armali

tridenti (1),

egli corre

vede da parte alcuna.

lo

si

è pentito della sua paura

Garibaldi

gli

11 Brescia

dopo poche ore

in forze sui proprii

non

alli

incontro

— Mentre

al

nemico

— ma

sta incerto sul da farsi

affacciano tre sconosciuti, che interrogati rispondono non

esservi austriaci nei dintorni, e Garibaldi, preso seco un solo reg-

gimento, s'avvia verso Treponti,

Ma appena

Brescia.

s'è inerpicato sulle

nanzi un grosso corpo nemico cidiale,

e

minaccia

perde d'animo

investirlo

— spedisce

intanto valendosi

— rimandate

delle

che da

lo

alture, gli

saluta con

Vedi

la

si

truppe a

scopre in-

un fuoco mi-

ogni parte. Garibaldi non

verso Brescia in cerca

accidentalità del terreno

trepidamente.

(i)

le altre

Patrie di Parigi, n» 21 giugno 1859.

di si

rinforzi,

si

e

difende in-


iS8

Un fnomento

teme per

si

lui

—

palle cade e lo trascina seco a

piede, brandisce una carabina

è in

suo cavallo

il

—

Garibaldi pubblica un

,

— Accorrendo

'

gelosi custodi

antico

indipendenza

—

e la posizione è

rinforzi,

nelle di

comanda l'amore

che

eserciti

,

11

e

ai

avi,

la

Bresciani!...

vessillo

11

sventolando sopra

i

vostri

devozione alla patria! Fate

sì

francese ed italiano venuti a liberarvi da' vostri

giorni dopo

tra pugna,

a

:

e consa-

difenderla

oppressori vi trovino degni del loro concorso! »

Due

mura

lei

degno della vostra antica

volete

,

Gloria

idolo de' nostri

capi ne gli

egli

colla

soldati

cui dico ai Bresciani

in

citlà vostra è

crarla col vostro sangue. tricolore,

suoi

primo grido d'allarme voi provaste che

al

della

i

da tre

trafitto

un attimo

in

i

rientralo

e

proclama

sublime spettacolo della fama.

—

e Brescia è sicura,

ma

eccita

voce e coll'esempio, finché giungono presa

—

terra

—

diario uffiziale recava l'annunzio di un'al-

il

con non minore, anzi con troppo ardimento, com-

battuta dai Cacciatori delle Alpi, e nella quale Garibaldi, giun-

gendo a tempo,

riuscì

a restaurare la fortuna pericolante delle

armi.

Tedeschi

I

ritirandosi

dietro

il

avean

Chiese

saltare

fatto

ponti.

i

Nella

((

notte dal 44 al

delle sue forze

IS

il

generale Garibaldi

sul Chiese in luogo di quello distrutto poco

Per conservarsi

comunicazioni

le

con

rimanente delle sue truppe a Bezzato di

far fronte agli

dolo, fin

Austriaci;

ove trovavansi

presso

codesti

in

« Gli

i

Austriaci cedettero;

Ivi

il

forte degli

tant' oltre,

e Treponti

:

del

pericolo,

collocò

con

il

incarico

le

vedette

loro

die'

poche compagnie del reggimento dal colonnello

Cosenz assalirono

che stavano loro davanti. i

legionari

li

che giunsero

inseguirono e fin

si

lascia-

sotto a Castenedolo.

Austriaci che trovavasi in posizione cadde su

quei pochi valorosi, e cercò di circondarli sti

egli

Una scaramuccia d'avamposti

comandate

posti austriaci

rono trasportare

Brescia

buon numero, avevano

luoghi.

Cacciatori delle Alpi

prima dagli Austriaci.

quali dalla posizione di Castene-

i

origine ad un combattimento

vivamente

con parte

recò a Bettoletto, e vi fece costruire un ponte

si

si

;

ma

posero in ritirata. Frattanto

avvedutisi queil

generale Ga-


139 raccoglierli nelle primitive posi-

ribaldi accorreva e riusciva a

nemico e provandone

egli

stesso in quantità notevole proporzionatamente alle truppe

im-

zioni

cagionando gravi perdite

,

pegnate: 149 tra morti e «

Il

Re

dal mattino,

fin

rale Garibaldi,

al

feriti.

per secondare

avea ordinato

alia

movimento

il

del gene-

prendere posi-

4. a divisione di

zione aS. Eufemia e S. Paolo, sulle strade cbe da Brescia mettono a

Lonato e Castenedolo. «

generale Cialdini, avuta da questi luoghi notizia del com-

Il

parte della sua divisione

battimento, recò

poggiare all'occorrenza «

che anzi

si

a

Rezzato per ap-

generale Garibaldi.

non s'avanzarono

Austriaci

Gli

ponti,

il

Civilenghe

oltre

non solamente

ritirarono in breve,

di

e

Tre-

l<\,

ma

anche da Castenedolo. «

Uno squadrone

poco dopo d'esservi entrato udì cui,

fuggendo, fecero saltare

tcchiari

fra

i

fatto

chiamare

chi, e Pea, e l'Aporti,

d'Infanzia

tenne, e

,

il

il

prode

il

prodi

de'

nepole

al

i

—

e Giuseppe Gradenigo

feriti

i

sottotenenti Spec-

chiarissimo fondatore degli Asili

appena

diciasset-

colonnello Thurr, questo fedele amico e

compagno

ed un Andrea Rossi

di

Brescia

,

Garibaldi, che cadde gridando viva Italia, viva Ungheria! (I)

e che premiato tare,

venne più

immediatamente

(1)

D'Ayala, op.

cit.

pag. 283, 'ì^k

op. cit. pag. 85

(2) Garibaldi gli scriveva

causa

medaglia insignito

al

valor

della

mili-

cittadi-

(2).

slava per aprirsi innanzi a Garibaldi

Ma un nuovo campo

— Paya,

colla

sendo risanato,

lardi,

nanza italiana dal governo del Re

la

e

una mina, con

ponte sul Chiese davanti a Mon-

il

veneziano, luogotenente, e furono fra

di

Austriaci,

degli

scoppio di

maggiore Narciso Bronzetti, del Tirolo Garibaldi per lo meraviglioso valore, che

morti

carissimo a

Italiano,

avea

lo

».

Caddero

lo

parte

villaggio per

l'abbandono del

luogo

Novara riconobbe sul

cavalleggieri di

dei

—

— Gazzetta piemontese, i9 giugno 1859

Vita aneSottica di Garibaldi, pag. 42.

IT^iugno « Il sangue ungherese fu versato per dei due popoli è ora cementala, e giustizia un valoroso pari vostro!».

il

d'Italia! la fratellanza

volea lo fosse col sangue di

—


^

un campo più conforme alle sue abitudini, che non fossero le immense pianure nelle quali il cozzo di trecento mila uomini dovea

fra

breve decider

della guerra.

le sorti

S'era avuto seniore che un corpo d'Austriaci pensasse ad at-

taccar di fianco la Valtellina

—

scendendo

alleati,

gli

e Garibaldi con

per

in Italia

Tirolo e

il

Cacciatori delle Alpi, e

i

il

general

Cialdini colla quarta divisione erano spediti ad occupare

i

passi

e contrastar la discesa.

Partiva Garibaldi la

del

nolte

17 spingendosi

Garda — ma

di quivi a Desenzano sul lago di nemiche ragguardevoli lo persuadeva ad

colle artiglierie

Cacciatori delle Alpi,

i

noni nostri l'ebbero ridotto

al silenzio.

verso Tirano, e

dici s'era spinto

arrestarsi

— un

piro-

dì

i

ma

breve alcuni can-

in

Intanto

colonnello

il

seguenti

gli

Me-

tenea dietro

rimanente della divisione, che dapprima occupò Breno e

il

e

l'incontro di forze

volle mettere a profitto l'occasione, fulminando

nemico

scafo del

fino a Salò,

il

lago d'Idro, d'onde guardava la Valtellina, la Valcamonica, la

Valtempia e

Il

Valsabbia

la

erano riunite

— finché

in

ultimo

tutte

le

forze

2S00

5 luglio Garibaldi riceveva l'avviso che un corpo di

Bormio — guidò senza indugio tentava passo — — malgrado luoghi — malgrado fuoco sempre per —

circa

tirolesi

di

il

contro ad essi

camminando

i

suoi prodi

l'asperittà dei

e

quasi

i

vivissimo e terribilmente preciso

nemico

fu

si

Valcamonica.

in

ghiacciai

il

de' cacciatori tirolesi (i)

il

respinto con gravi perdite, e costretto a ritirarsi sullo

Stelvio e ad

abbandonare

la

Vecchia-Rocca, antemurale

di

Rocca

d'Anfo.

Fu

in

queste posizioni che Garibaldi ed

vittoria di vittorie,

i

suoi,

mentre per

la

San Martino già sognavano nuovi successi e nuove

ebbero

la

incredibile notizia della tregua di Villafranca.

Garibaldi all'inattesa novella accorse al quartier generale del

Re

in

Roverbella

,

protestando che egli e

suo Corpo rassegnavano

E (1)

in

verità

quale

gli

ufficiali

del

l'ufficio.

disinganno

Vedi l'ordine del giorno del

zambano.

tutti

Re,

più

in

amaro

data

di

cotesto,

per

12 luglio 1859 da Mon-

i


141

aveano

tanti prodi che s'

erano sobbarcali

agi e la sicurezza domestica,

lasciali gli

alle privazioni

continue

devano

un punto

in

,

non da un disastro che spiegasse presa

ma

,

la

patria,

rotta la corsa vittoriosa degli

,

1'

penna-

ai pericoli

,

nenli della vita militare per fare indipendente

abbandono

,

della santa im-

dall'arbitrio inesplicabile ed inesplicato

sceso in Italia, promettendo agl'Italiani di

e ve-

eserciti

farli

di

liberi

chi

era

daWAlpi

aWAdriaticol....

E

quei molti volontari veneti che erano nelle

che aveano

ponli, a Brescia, rosi

dei Garibal-

file

che aveano pugnato intrepidi a Varese, a Como, a Tre-

diani,

cadérsi al fianco tanti valo-

visti

e cari concittadini ai quali consolavano l'agonia additando

loro Venezia fra breve strappata agli artigli della feroce aquila

—

bicipite

come potevan

udire la fatale novella

essi

imprecare a chi rendea vani e splendide vittorie

inutili

?

Garibaldi tornato fra

congedo che solennemente •

suoi

i

attendevano

tutti

giuramento

il

Forse Vittorio Emanuele

che lata

che

—

d'

chiamò

li

avrà dello

interesse dei nostri alleati,

-e

su chi l'avea imposta torli,

,

prode

al la

la

giierrillero

dichiarava stipu-

volontà

doveri della pace

i

— che

il

tempo,

— del

a rinnovare

tutti

del

— —

governo

sacrosanti diritti d'Italia eransi consultati

i

la responsabilità

zano molti

non

non

Re.

di fedeltà al 11

Re e Garibaldi, arme invece

d'Austria e lo imperatore dei Francesi

« fra l'imperatore lo

piemontese, non

che

il

compagni

dispaccio annunzialore della tregua

il

e

dolorosi sagrifici e così

i

Nulla trapelò in allora del colloquio fra

ma

—

prematura cadeano

e la costanza

raddriz-

a molte in-

rimediano a molli mali, riparano

giustizie...

Pochi giorni dopo si

dolesse

ducia,

giorno ((

il

Re che

Garibaldi

il

Qualunque

file,

nelle

19

come

dei volontari serpeggiasse la sfi-

file

luglio

promulgava

ordine

questo

del

:

sia

non debbono posar le

informalo dal generale Lamarrnora

,

lo

indirizzo degli eventi politici,

le

armi, né scoraggiarsi

e provino all'Europa che, se

son pronti a tentar da capo siano! »

le

sorti

li

gli Italiani

— ingrossino invece

guidi Vittorio Emanuele, della

guerra

,

qualunque


142

La

città

egli ringraziava scrivendo

che

mio braccio

il

20

il

mia patria

limiti alla

Le signore

suo affetto

corpo dei Caccialori

al

magnifica bandiera che esse hanno ricamata —

Alpi d'una

farà nascere

ringrazia scrivendo che « essa

nerale

le

che

seguano

la

sua devozione

della

e

»

!

Bergamo fanno dono

di

gli stessi

:

da Lovere: « Può essere tempo non possa più manegma il mio cuore fino all'ultimo

—

giar l'arma che Nizza mi dona

d'onore

luglio

affievolito dal

suo sospiro nulla perderà del senza

una spada

Nizza votava a Garibaldi

di

delle

il

Ge-

nei soldati

sentimenti che hanno spinto a donarla. »

A'suoi volontari dell'Italia centrale,

agevolato

quali è

ai

ri-

il

torno alla terra natia, egli dice: ((

glia

Rientrando nei domestici focolari e nelle dolcezze della fami-

— non

poleone

III

dimenticate mai la gratitudine che dobbiamo a Na-

ed allo eroico esercito francese, che tuttora ha tanti dolore

suoi prodi giacenti sul letto del riscatto

siano

l

i

mandano

i

giusti voli del

— quando Adriatico — sarà per

l'Italia

disfatti

Ma chi

intanto

le

ragguagli

punto

alla

— dapprin»a al

lo

scostarci Vittorio

e

50

un

indirizzo

tanti di

buoni Zurigo

che ne trapelano

feli-«

popolo Italiano saranno sod-

sarà veramente libera

conferenze

di

luglio ringraziandoli,

ventura

Alpi

dalle

allo

quella di visitar

fratelli! ». si

sono aperte

non

nel pubblico

—

e

i

po-

accennano

probabilità che ne debba uscire la salvezza d'Italia.

Garibaldi,

estranee

il

me una grande

Spagna ed abbracciarvi

la

a Garibaldi

suoi successi, ed egli,

Quando

«

,

l Italia

fede:

per

qualunque

•»

spagnuoli

liberali

citazione per

risponde:

sola professione di

nostra

dalla

Emanuele IH

che

,

dobbiamo

non

noi

o mutilali

feriti

ricordatevi

sopralulto

propositi della diplomazia,

i

mai

—E

d'Italia!

inquieto,

impaziente, chiede un congedo illimitato

glielo ricusano,

più lardi

Governo piemonlese,

Corpo che ha formato e

si

si

l'illustre

annunzia che per cause generale abbandona

reca ad assumere

il

un coniando su-

periore in Toscana. Egli prende congedo da suoi

proclama datato

alli

li agosto

compagni

d'

da Bergamo:

armi «

con

Debbo

per ora dal servizio. S. M. chiama a surrogarmi

il

questo ritirarmi

generale Po-


U3 maretto

— spero

che

quanto foste

voi,

combatli-

valorosi nei

mcnli, altrettanto sarete ora disciplinati, e procurerete di acqui-

deve

star sotto l'armi quell'istruzione che

della nostra patria assicurarvi

A

Genova, a Livorno, a Firenze, a Modena successivamente

egli

reca è accolto con

si

entusiasmo che ricordano

fermerà

la

nuovo Lungarno

della

volta

volubile ruota della fortuna

nome

Firenze intitola dal del

—

di

dimostrazioni facili

senno de' popoli

il

!

conferisce

gli

affidato al generale Ulloa

prima Divisione, già

di

speranze

Garibaldi una delle principali vie

Governo

il

nemici

ai

a Parma dove

,

tali

più bei giorni delle

i

1848! Ma fortunatamente questa

nel

faccia

in

posto di cui siete degni ».

il

—

il

comando

,

e lo pro-

municipio di Como vota muove a generale di divisione il un monumento che ricordi la vittoria di San Fermo; il Tirolo italiano manda a Garibaldi una deputazione. ringrazia ('omaschi E Garibaldi arringa la popolazione ;

—

risponde

—

—

deputati

ai

—

commesse, secondando

alacrità l'ordinamento delle truppe a lui

con tutta

l'autorità,

i

un tempo spinge con indefessa

e ad

che deriva dal prestigio che

raro talento ordinatore del generale Fanti

mesi

circonda,

circa.

Romagne che aveano

Garibaldi visitò le varie città delle

scosso

giogo papale. Egli volle rivedere que' luoghi dove nel 1849

egli

avea tanto combattuto, e tanto

giungeva

in

Ravenna, accolto

20 settembre

Ai

sofl'erto.

pure,

ivi

come

dappertutto, dalle

più cordiali manifestazioni di simpatia, e in un discorso a

popolo: (c

Quando sono

(c

in famiglia

a amici,

ma

«

anelavo

«

grazie

Ma un

il

—

—

poiché

la

i

momento ».

mezzo a

in

trovo qui

di

voi,

egli

pio dovere

veggo

non

solamente

miei

salvatori; e son dieci

potervi

fra

quel

mi sento voi

molti

anni che

rendere pubbliche e solenni

,

e la

la

memoria

Pineta

cuore

del

— colà

dove

più gran dolore, dopo quello di vedere

sua cara

dicea, io

.

a Sani' Alberto presso il

il

pochi

in

centrale è in grado di mettere in linea di battaglia

l'Italia

45,000 uomini

il

lo

— cosicché

Italia.

lo

egli

chiamavano avea

sofferto

schiava ed oppressa


144

Ecco

in quali

episodio

chiesa

la

giornale dell' epoca

il

Generale co' suoi due

della

Mandriola,

esso ed

a'

suoi

ignari, e lo era

entrati in quella chiesa,

procedere oltre.

Fu

fornìa dal parroco.

in

tumulo della moglie.

il

furono presentate diverse corone

figli

da fanciulle. Erano

di

quando

il

parroco

Davanti

coperto a nero. Si inginocchiano

fé'

cenno

a Garihaldi

tumulo eravi uno sgabello

al

lutti

quindi succede una scena

;

commoventissima. Garibaldi piangendo a calde lagrime la

causa del suo pianto.

un pianto dirotto; aveva in

—

un concentramento sublime.

tutto

sopra

figlia sola

la

rito

il

— Finita

dei morti.

Frattanto

dolore. Garibaldi ebbe

qualcuno infermo desiderò

sitarlo. Ieri

e dalla

un

si

ravvisano

sempre

al fianco

musica civica

dieci miglia.

di

Sant'Alberto.

Alla porla di

segna. Indi unendosi

ai

il

Ravenna

Ravennati e

fu

alla

la

a bruno vestiti

sera

il

piedi

esleso rogito di con-

musica della

posta la cassa sopra una carrozza, preparata

Durante tutta

suoi salva-

Avevano percorso a

percorrendo fuori delle mura un lungo trailo

preziosi avanzi.

i

convoglio funebre

40 giovani

oltre

di

segni di un

i

vederlo, ed egli andò a vi-

di

ad un'ora pomeridiana giungeva

accompagnato da un'eletta

parroco compiva

il

questa dolorosa funzione, l'ac-

e la famiglia sua, sulla di cui faccia

lori;

perchè non

minuti, soli,

"^0

oltre

a salutare ed applaudire Garibaldi,

corsa moltitudine cominciò

immenso

soffriva

tulli

significa

abbandonano ad

Essi allora si

beneficio del pianto. Rimasero

il

di fiori

del perchè fossero

l'aia,

quindi co' suoi introdotto in una stanza

contigua alla sagrestia.

ai figli

meslo

il

e l'aia di essi avanti

figli

ricevuto

fu

Entrato in chiesa, egli cercava cogli occhi

Ad

narra

:

Giunto

«

termini un

al

di

città,

strada,

fu

e

de-

trasporto di que'

Generale

fu

concen-

trato e parlò poco ».

Ma

intanto gli avvenimenti incalzano. Mentre

viglioso delle province dell'Italia centrale

ninna forza

che

le

umana avrà

unanimi votazioni

clamato;

il

Papa

,

minaccia irrompere

più di

mai possanza

già di

fa

il

senno mera-

presentire che

rompere l'unione

sette milioni dllalioni

hanno pro-

male consigliato, raduna armi ed armali, e ;

e

il

Duellino di

Modena pare che

gli

tenga


U5 bordone; e

si

afferma che l'Austria

acque per aver modo

Un

l'Italia libera

il

passato, dall'avvenire d'Italia

è

al

qua o

di

al

in queste

soffii

pescar nel torbido.

di

picciolo ruscello divide

di

di soppiatto

— La indipendenza

—

schiava

dall'Italia

della nazione

della Cattolica?

là

Chi varchi questo nuovo Rubicone,

nome

in

del riscatto d'Ita-

arriverà al Campidoglio, o fermerassi alla rupe Tarpeia?

lia,

Garibaldi, sempre animoso, intraprendente,

pende

alla

prima

errori o colpe fors'

Vittorio

dalla

Emanuele

diali

il

lui

ipotesi.

poco dal tempo, se non

e dappertutto

un'audace iniziativa.

l'affretti

chiama a

lo

sé. Garibaldi

acclamazioni.

il

viene a Torino,

suo passaggio è salutato dalle più vive e cor-

Durò lungamente di sollevare

e imaginoso pro-

— Le prudenti lentezze a paiono diplomazia — anche — nulla spera

il

segretissimo colloquio

il

cercheremo

—

Due settimane dopo, diarii generale Garibaldi avea rinunciato al comando

velo che lo coprì.

annunziavano che

— non

i

della 2^ divisione, e che la sua rinuncia era stata accettata. Infinite

Dobbiamo

Una

le

che

congetture

si

fecero su questo incidente.

dire la vera?

disapprovava

setta politica

il

conlegno

a suo avviso

,

troppo timido e riservato del governo piemontese stesso della unificazione a' suoi

desideri.

tendenze,

vano

—

ma avea

— d'altronde

paziente di agire.

11

,

monarchica non era

generale Garibaldi

fede in parecchi fra egli

—E

quali parca possibile

Napoli

—

—

in tutto

il

,

fatto

consentaneo

era estraneo a queste quelli

che

carezza-

le

pure era intollerante degli indugi, e imlo

spingeano

i

consigli

certuni

di

anche una aggressione contro

per cacciarne

forse

il

il

,

Regno

Borbonide, e introdurre la libertà

ai di

—

queste cause insieme operando, persuasero a Garibaldi esser op-

portuna una spinta vigorosa Farini,

al

Governo.

meglio edotto intorno alla vera

vere probabilità di

successo

,

costanza sufficienti a resistere;

ebbe

in

Il

dittatore dell'Emilia,

utilità

se

d'Italia,

ed alle

medesimo animo

se la lotta fu privata,

e

personale,

segreta, essa era tuttavia proceduta troppo oltre perchè Garibaldi

potesse rimanere a capo di truppe alle quali non di

gli si

consentiva

dare quell'indirizzo che solo egli credea buono e conveniente. 10


146

Ma non

causa. —

perciò s'attiepidiva lo zelo di Garibaldi per la santa Ricostituitasi la Società nazionale italiana, egli

accettata la presidenza siero,

che

Italia

vogliano

E

un milione

di

fucili

abbia un milione di

fucili

maneggiarli, quel

braccia per

dì

—

vittoria

un proclama

—

e

all'Italia l'

Poco durerà

armi

di

—

E non

rivoluzionari

il

«

:

suo

santa

alla

esercitatevi,

!

La diplomazia non par

la pace.

!

Guarda a voi come ad un

Noi rispettiamo

e

!

non

sia

non forbisca

!

un

»

solo italiano che

suo fucile per

il

otte-

nere, domani forse, colla forza ciò che oggi contro giustizia

nega!...

Oh

—

si

(1).

se Garibaldi

!

i

territorio altrui

il

in casa nostra

Concittadini

obolo,

posto

il

e ostenta ignorare che in voi sono

adunque padroni

conchiudea offra

!

una grande nazione

lascino

ci

è detto:

Re che guidovvi

al

né

,

disposta a vedere le cose quali sono.

di

in cui

!

non abbandonate

disciplinatevi.

che

in lui fosse, l'effetto

raffreddi l'ardor vostro per la

Avete giurata fedeltà

pugno

sarà, vogliano o non

sua lontananza potevano produrre sui sol-

la

causa che difendiamo

germi

il

gli stranieri.

La mia partenza non

((

egli iniziava

egli diceva,

pronto, e con essi le

in

Italia

dati dell'Italia centrale, dirigea loro <c

ne avea

dallo stesso pen-

— poiché,

ad un tempo per attenuare, quanto

sua rinuncia e

la

sempre

doversi redimere colle armi proprie,

l'Italia

la soscrizione per di

— preoccupato

non parlasse mai che

il

linguaggio del sol-

dato!...

Ma

sgraziatamente in questo frattempo

pubblica associava nello stesso plauso dine

dopo

,

d'Italia

ribaldi

Re

il

— — una

,

i

,

mentre

la

simpatia e di gratitu-

di

due uomini che più aveano

l'uno col senno, l'altro colla spada

minoranza che

mentaneamente, e a mo'

di

la

tregua

coscienza

—

fatto in

prò

Cavour e Ga-

di Villafranca

avea mo-

aom-

spediente, chiamata al potere,

bratasi della potenza che derivava da tanta popolarità, mostra-

vasi

non

(1)

sollecita

più

di tutelare

i

di

provvedere

alla propria

veri interessi dello Stato.

Proclama da Genova, 23 novembre 1859.

ambizione

,

che


i47

— per

Garibaldi fu sempre facile ad essere aggiralo

—

eccessiva del suo carallere; spirito di

parte mise

Garibaldi fu

onestà

la

stromento cbe

io

opera per deviar dalla vera mela

in

lo

l'opi-

nione pubblica. in cui potrà dirsi

Verrà tempo,

argomento, cbe pur solo

ieri

tutta

la

verità

sul

delicato

Parlamento era materin

nel

agli

armeggiamenti del capo dell'antico Ministero e del capo del Ministero attuale (i).

Per ora solo questo diremo

Garibaldi credette servire

interessi della libertà e della indipendenza d'Italia,

gli il

— cbe

suo

nome da

tanto contribuito a fare onorala, forte, e diffusa col titolo di litare

—

il

—

e proponendo,

Nazione Armila, una nuova associazione politico-miprimitivo, cbe forse era buono quale

cui concetto

egli

imaginavalo — era

sue,

falsato e guastato

dilaniarono

si

rilirando

quella Società Nazionale Italiana clic egli avea

tra

,

contro

sua volontà

la

da alcuni

mestatori

intenzioni

le

politici

a vicenda accusandosi

loro,

e

,

degli

cbe dopo scandali

dolorosi che ne seguirono (2).

Fu

dello che la Nazione

diplomazia. —

zioni della

Armata

sciogliesse per le intima-

si

Errore. —

La

dij)lomazìa non adoprò

contra di essa armi più serie del grazioso epigramma, col quale sir

Hudson scrivea cbe essendo ormai due Nazioni presso quale delle

desiderava sapere

due

ci

si

nello Sialo,

dovesse tenere

accreditato!..

Cadde piuttosto

Nazione Armata, dacché una riunione com-

la

posta della grandissima maggioranza degli

ricusava

ricisamente

tempo cbe separava di

la

antichi

Deputati

le

suo concorso, dichiarando però a un

il

persona del Garibaldi, degno pur sempre

tulle le simpatie, e di tutta la reverenza," da quella di coloro

che aveano cercato

(1)

Vedi

i

di coprire col

discorsi del conte

Cavour

suo

e

del

nome

e colla sua autorità

commendatore Ralazzi

nelle

tornate delli 27 e 29 maggio. (2)

È degno

di noia,

come

il

commendatore

lìalazzi nel discorso

che fece

maggio 1860 rinnegasse risoliilamente e disapprovasse nel modo più esplicito ciò che in di lui nome, o poco meno, fecero i ikoffenella tornata delli 29

rio,

i

Sineo, ed allrilali nel

novembre

e

decembre precedenti.


US la propria nullaggine, e giovarsi del fini

suo ardente patriottismo

ai

poco elevati delle loro personali ambizioni.

Convocati

comizi elettorali del Regno dal nuovo Ministero,

i

parecchi Collegi onoravansi di scegliere a

loro

rappresentante

Generale. Breve apparizione egli fece nell'arringo par-

l'illustre

lamentare dove

—

per

suo cuore resisteva inflessibilmente alla separa-

le quali

zione

il

sua terra natia

della

—

coll'anima esulcerata

necessità politica

—

.

i

le simpatie e la

—

destini d'Italia

quale Garibaldi ha consacrato sé stesso;

non

le

ragioni

anticbe provincie del regno

dalle

italiano.

La

patrocinò

di

— furono

deferenza dovuta

queir

Italia alla

più potenti che

a chi tanto fece per la

italiana indipendenza.

L'esempio stesso di Garibaldi che tutto sagrificò nazionale stette contro di

volea che aspirando

cipìi

confini che le die natura,

—

lui il

principio

al

la logica inesorabile dei

Piemonte a conquistar

prin-

all'Italia

Francia quelli che

restituisse alla

i

le

sono proprii.

Ma quando aprirsi di

ancora s'agitava

la dolorosissima questione,

ecco

nuovo a Garibaldi un campo d'azione omogeneo

alle

sue tendenze, all'indole sua.... Il

telegrafo annunzia ai primi di aprile che la Sicilia ritenta

anche una volta che

la

ha

Pisani,

fornito

dimostrazione

guerra della indipendenza contro

—

la schiaccia.

,

cittadini di

ai

contro

sceso in piazza

Un'opera musicale che

e

il

il

governo

—

Palermo

il

sangue degli oppressori

Borbonide Vittore

pretesto per

teatro

poi dal

il

s'intitola

si

una

popolo è

il

è mescolato a

quello degli oppressi....

Un

dispaccio

ufficiale

del governo

che « risola era tranquilla

aprile

Allo indomani

notizie

sicure

annunziano che tutta

meridionale della Sicilia è in armi dati

si

— che

da Napoli

spediscono precipitosamente nell'isola

è in crociera tutt'intorno per

Poi ogni giorno

sorge

Napoli annunzia

di

—

Siciliani

r di

7

tema

di

— che

la parte

tutti

i

sol-

la flottiglia

sbarchi.

reca l'annunzio di una nuova città che

un nuovo

— ma

il

)>.

atto di eroismo, di

ad un tempo l'eco porta

in-

un nuovo successo dei il

grido doloroso della


149 Sicilia

che chiede T aiuto dei

non

guale, la forza brutale del diritto.

A

—

affinchè nella lotta disu-

fratelli,

nuovamente

trionfi

della giustizia e

questo grido Garibaldi non può essere sordo...

18^8

Egli che nel

grido dei combattenti

nide hanno

di

un angolo

stare inerte in

ripreso

remote sponde dell'Uraguay udiva

dalle

1'

e di Pastrengo,

Coito,

mentre

d'Italia,

la

egli

il

non può

libertà e la tiran-

eterno duello in un'altra provincia

della

Penisola,

Garibaldi ha deciso

— andrà

— andrà

Sicilia

in

in Sicilia a

scrivervi colla spada fiammeggiante dell'angelo della divina ven-

detta un nuovo trionfo col sangue dei ciechi strumenti della più

— andrà

ostinata e codarda tirannide

e

suo esempio insegnando come

il

assicurato

il

Concepito

—

più sicuri

in

avranno ben presto

riscatto di que' generosi Isolani il

gran disegno,

tutti

!

apre a pochi tra

egli Io

applaudono —

e la sua voce

Sicilia,

vince,

si

tutti

i

più

fidi,

e

i

ad una voce rispondono che

son pronti a seguirlo. Egli lascia per

Sire

((

11

il

Re questa

!

grido di affanno che dalla Sicilia arrivò alle mie orecchie,

ha commosso

il

mio cuore, e quello

vecchi compagni d'arme. insurrezionale de' miei essi si

sono sollevati a

Maestà è

Io

fratelli

nome

la personificazione,

l'epoca nostra, dizione.

lettera:

non ho

di

alcune centinaia de' miei

non ho consigliato di

Sicilia,

ma

dal

dell'unità italiana

contro

esitato di

la

,

il

movimento

momento che di

cui Vostra

più infame tirannia del-

mettermi alla testa della spe-

So bene che m'imbarco per un'impresa pericolosa,

pongo confidenza

in

Dio,

ma

nel coraggio e nella devozione de' miei

compagni. ((

lia

!

Il

—

nostro grido di guerra sarà sempre:

Viva Vittorio Emmanuele

—

,

«

Viva

l'unità d'Ita-

suo primo e più bravo sol-

». Se noi falliremo, spero che l'Italia e l'Europa libenon dimenticheranno che questa impresa è stata decisa per motivi puri afifatto da egoismo, e interamente patriottici. Se

dato! rale


i50

riusciremo, di

d'ornare

sarò superbo

corona

la

Vostra Maestà

di

questo nuovo e brillantissimo gioiello, a condizione tuttavia

che Vostra Maestà

si

opponga,

cedano questa provincia

mia

a ciò che

di

i

consiglieri

lei

come hanno

allo straniero

della

fatto

terra natale.

non ho partecipato

Io

<(

temeva

infatti

che per

mio progetto a Vostra Maestà

il

riverenza che

la

le

:

Vostra

professo,

Maestà non riuscisse a persuadermi d'abbandonarlo. Di Vostra Maestà, Sire,

«

più devoto suddito

il

« G.

Ed

Garibaldi. »

all'amico Biagio Garanti scrive quest'altra

:

Genova, 5 maggio.

Mio

«

È

((

caro

Garanti,

quasi certo che partiremo questa sera per

In questo caso io conto con ragione

sogna movere il

molo

nazione

la

della Sicilia,

ma

combattono oppressori. noti all'Italia,

Ma

((

liberi

si

dove

Italiani

accompagnato da uomini ben

sono

non sarà

l'onore italiano

solo onore,

tratta del

vostro. Bi-

non consigliai

e schiavi. Io

credetti dover accorrere Io

comunque vada,

e

oggi non

membra

le

—

mezzogiorno.

il

suU' appoggio

bensì

di

leso.

rannodare

sparse della famiglia italiana per portarla poi com-

patta contro più potenti nemici. «

Il

grido di guerra sarà Vittorio

Io

((

assumo

scrivere al

Re

la risponsabilità ,

né vederlo

,

dell'

Emanuele ed

Italia.

e non ho voluto

impresa,

perchè naturalmente mi avrebbe

vietato di operare. «

Vedete

Italiano

la

tutti

i

nostri amici,

sublime scossa

di

che

ci

aiutino a dare al popolo

cui è capace certamente

,

e che

deve emanciparlo. ((

Non

si

tocchi al

prode nostro esercito,

generoso nella nazione sti

si

mova

verso

i

ma

fratelli

quanto v'è

marceranno e combatteranno per noi domani. «

Oro, uomini, armi,

«

Presto avrete notizia di noi.

l'Italia

tutto possiede.

«

di

oppressi, e que-

G. Garibaldi

».


151

La

soscrizione per

corrente

milione

il

di fucili

primordi della impresa

ai

vapori della Società Rubaltino,

messo

somministra

— occupati

Piemonte e

il

il

denaro oc-

il

nascosto

di

i

due

— com-

Lombardo

onestà ed alla riconoscenza della Nazione l'obbligo

alla

compensarne

proprietario

il

armi, e munizioni molle

Sono con

lui

—

—

di

compagni, ed

mille circa

riuniti

approda a Marsala.

egli

Nino Bixio, Stocco, La Masa, Anfossi, Cerini,

Cairoti

che comandano

Crispi,

Manin, Calvino, Majocchi,

compagnie

sette

le

—

di soldati;

Sirlori,

Borchelta, Bruzzcsi,

Griziotli,

Cenni, Montanari, Bandi, Stagnetti, Basso, e l'indivisibile Thurr, e

il

primogenito Menotti, e

diletto figlio suo

tore Casliglia

poco

al

che guidò felicemente

,

sbarco

felice

—

e

Ripari

e contribuì

,

Boldrini

e

,

valoroso Salva-

il

navi

le

e

,

non per

Giulini

l'assistenza medico-chirurgica.

Iddio toglie

Eran pur

il

senno a cui vuol perdere.

molti,

e

macchine a vapore

ben armati,

e

buoni velieri, e con robuste

bastimenti della crociera napoletana... ep-

i

pure Garibaldi ne ha delusa

la

vigilanza

—

e

li

ha

vinti alla

corsa.

pur sopra in tempo, e potevano

Gli eran

gran numero

zargli

di prodi

dargli a fondo l'altro bastimento cogli uomini e col lo dichiara l'inglese

rimangonsi

—

Intrepid {{)

dello

tre vascelli napoletani

i

come

— e mancarico — ;

—

e invece

istupiditi alla vista di

— chiedon consiglio a chi né può, né deve, né vuole darlo — e quando bastimenti

Garibaldi e de' suoi loro

comandante

ammaz-

di leggieri

che appena avea sbarcato

esitano incerti

fin

sono abbandonati alle onde ed a chi se

ancora

al solo

compagni moltiplica

bertà

—

— di i

i

pigli,

spaventano

si

pensiero che fu sopra di essi Garibaldi

Intanto egli è a terra

siasmo e

li

— ha

le popolazioni

prontamente riordinati

i

accorrono festanti e piene

ardore intorno a

combattenti della

lui

— ogni

causa

nuovi legni con nuovi

aiuti

di

entu-

momento, ogni passo

della giustizia e

da

!

suoi valorosi

altre parti

spiaggia e sbarcano armi ed armati.

(1) Vedi la relazione pubblicata dai giornali inglesi.

della

li-

toccan

la


152

Appena

ho'guidato una schiera

« Io vi

voi!

— resto

Sicilia

—

dunque!

chi

altro

,

Non

fucili,

ma

Sicilia

alle

la liberazione

della nostra

— All'armi

breve.

e

facile

vale

il

prelesto

mancanza d'armi. Noi ci basta impu-

della

—

per ora un'arma qualunque

—

gnata dalla destra d'un valoroso. bimbi,

che

sarà

l'opera

grido

— Noi siamo con

non impugna un'arma, è un codardo od un traditore

della patria.

avremo

uniti

di prodi, accorsi all'eroico

delle battaglie lombarde.

non chiediamo

e noi

— Tutti

terra.

:

Siciliani!

(c

della

dà fuori questo proclama

è a terra,

donne ed

ai

municipi provvederanno

I

—

vecchi derelitti.

insegnerà ancora una volta come

All'armi. tutti

ai

— La

un paese dagli

libera

si

I

oppressori, colla potente volontà d'un popolo unito.

Garibaldi.

((

—

—

Garibaldi ha vinto a Marsala

a Monreale

—

a Partenico

Mentre noi scriviamo queste linee

— —

.

.

ed

egli,

i

nemico

Il

suoi prodi è

si

com-

ritirato sulle

non importa, dicono

essi

:

—

Palermo

sia

mina

e

ma cessi la tirannide borbonica ma splenda un* gemma sul diadema di Vittorio Emanuele II, ma si com-

macerie

pia

città.

da queste piove bombe e fiamme sui generosi Paler-

e

mitani

altra

a Calatafimi

a Palermo.

pagni sono padroni delle navi

—

>»

,

,

quest' altro

verso

passo

la

gran

meta

,

—

1'

unificazione

d'Italia...

Intanto

il

Borbonide spaventato allestisce

carica di gioie, di vasellame, di denari

sei navi,

— per

che soprac-

esser parato, in

ogni evento, alla fuga.

E

a scongiurare le ire estreme della fortuna

ciliani

il

loro

concittadino

Lanza

colle

,

manda

mani piene

di

ai

Si-

pro-

messe...

Costan cosi poco scordarle e violarle

—

quando

promesse

le

—

è svanito

il

ai

Borboni che sanno così bene

fossero pure confermate col giuramento!

pericolo

—

unica loro fede

!

—


153

rispondono acclamando Garibaldi dittatore dell'Isola

Siciliani

I

Re

pel

Montelepre

esempi II

Emanuele

Vittorio

di

—

comuni

i

sconfitti

fuga Garibaldi

in

capi,

i

— ma

risola

La prima

seguono

dell' Isola

uccisi e

insorti,

gli

'ricondotta all'obbedienza

,

ogni bollettino napoletano segna un passo addietro.

vittoria dei Regii è annunziata a Marsala,

vincere cotesto che fa sempre retrocedere

i

la

seconda

nuovo modo

a Calatafimi, la terza a Monreale presso Palermo... di

gli

Palermo.

Governo Borbonide annunzia

prigionieri

Girgenti, Noto, Carini,

e Catania,

insomma

tutli

,

inse-

vincitori

guiti dai vinti...

E visto

l'Europa assiste maravigliando a questo spettacolo non più

— che

la scienza

rinnova prodigi dai quali

—

attende

piena di desiderio che

l'esito

della lotta,

giustizia trionfino

!

del se-

positiva

colo era disavvezza affatto

e la coscienza universale ansiosa il

diritto e la

Quegli stessi diari, che dapprima in alcuni

paesi più conservativi avean tacciato di violenza la spedizione in

cominciano a dubitare che possano forse anche

Sicilia,

dell'Isola

aver

diritto a levarsi dal

a chiunque senta la

la

galitcà,

nare più

,

quale ne' suoi

Garibaldi al

d'Orange,

capo

al

Regno Unito

Stalo

di

Valker

,

fondatore della

e

,

alla

le-

propensa a parago-

ora,

per bocca del suo

compara Garibaldi

,

popoli

stessa Inghilterra, tradizioni

alle

mostravasi

diari

filibustiero

uomo

insigne

fedele

così

i

un giogo insopportabile

— La

dignità d'uomo.

permalosa Inghilterra

la

collo

dinastia

a Guglielmo

che governa

il

!...

Pur troppo questi successi hanno già costato un sangue prezioso all'Italia.

E

l'Italia

di quel

ricorderà sempre con affettuosa venerazione

Nino Bixio, che degno

Repubblica francese

1848, nel 1849, da arrischiar

in

fratello

Piemonte

fu

,

il

nome

dell'antico inviato della

sempre

fra

i

primi nel

nel 1859, nel 1860, dappertutto dove fosse

la vita

per

strenuamente caduto sotto

il i

riscatto colpi

d' Italia

fratricidi

—

degli

e

che ora è sgherri del

Borbonide.

Ma grifici

niuna grande impresa fu mai compiuta senza grandi sae l'anima sua nobjné Bixio è caduto invendicato

—

—


i54 lissima esulterà se

premio della immatura sua morte

il

—

liberazione della Sicilia

E

(i).

Garibaldi ha promesso che la Sicilia sarà libera

Promessa degna dell'uomo che tenerla — impresa

splendidi

nome

il

lo

tentato

—

—

narrare

Garibaldi,

troppo grande

fin

d'

manalle

se già per tanti

avesse a caratteri indele-

—

tempo

dal

stretti

—

raccomandare

Garibaldi, polente, meravigliosa individualità di

!

e che saprà

Garibaldi,

di

non

storia

la

falli

scolpito nelle eterne sue pagine.

bili

—

falla

che da sola basterebbe a

più remote generazioni altri

ha

1'

sia la

—

— che

abbiamo

incalzati dagli eventi

ora per essere giudicato con

imparzialità dai contemporanei.

Ma qualunque

sia la diversità delle opinioni

e della fede po-

che ciascuno professi, è una lode che nessun uomo onesto

litica

e imparziale vorrà negare a Garibaldi

—

quella di avere sem-

pre sagrificato se slesso alla Patria.

E

basta avere meritato quesla lode, perchè

nome suo debba

il

essere caro e venerato a quanti hanno cara e venerata

l'Italia.

Torino, 31 maggio 1860.

PIER CARLO ROGGIO.

Quindici

giorni

appena

—

vennero pubblicate

rapidamente progredito

—

Palermo è libera abbassar

r

un ultimo

E mal cillà

come

la .

l'armi innanzi

asilo

—

dacché queste pagine

passati

generosa opera

25,000

ormai non rimane

isola

sono

e in questo brevissimo spazio quanto

ad

soldati

Messina.

sicuro anche questo

pili

—

di prodi

Palermitani:

(1) Vedi la

Nota

A

rovinino

in fine.

hanno dovuto

—

e

in

Re

— poiché

i

pure sopra

ha

!

cieco e caparbio dei

son parati anch'essi ad ogni estremo i

redenzione

borbonici

un pugno

al

di

tutta ,

che

cittadini della nobile

—

anch'essi

di

noi

le

dicono

case

e

i


155

templi nostri, se sotto questa rovina debba essere schiacciata la tirannide del Borbone!...

Ma sario

questo estremo

soldati di

I

sacrifizio,

Francesco

Bene questo bruto Lanza ed

nome

il

trovato fra

era un insulto

ma

Re

di

ai

la strage dei

!)

—

arrossirono per lui

essi

generali del

i

Napoli

e

chi osasse

iniquità...

precetti della

resistere ai

E

porpora e diadema avea comandata

in

e la morte;

Siculi e l'incendio,

finalmente fu

sono sfiduciati....

II

Letizia (fino

ai

speriamolo, non sarà più neces-

dell'Isola.

riscatto

al

le schiere che uno stupido servilismo rese

qui docile e

fin

maneggevole strumento del più rabbioso despotismo, anch'esse

—

cominciano a sentirsi un cuore ed una coscienza. s'

era lor detto, è un bandito

—

feccia di volgo.

fuoco,

al

bili

e

pochi che

i

mano

stesse destre che

lo

dopo

aflettuosi

alle schiere di Garibaldi,

hanno

tostochè amarci

bombe

visto quelle

da

chiamata

alla

Nobili,

—

E che

?

?

—

dirsi l'un l'altro,

i

—

ci

scanneremo

piutII

cui benefici! ai popoli sono

)>

risponde

dell'Isola

Garibaldi...

e plebei

piaghe,

importa a noi che regni Francesco

ogni angolo di

le

.

.

che regno è cotesto

e saccheggi

Intanto

.

cominciano a

in Sicilia?

—

erano intrise nel sangue loro nella battaglia,

s'

e confortare gli spiriti.

Perchè,

son

,

irresisti-

la vittoria;

adoperarsi con affetto e intelligenza fraterna a medicare

«

Garibaldi,

seguono

dopo averli saggiati intrepidi,

han provati umani,

li

caduti in

feriti

i

Ma

,

ricchi

poveri

e

—

la

voce

di

popoli

corrono all'armi

tutti

dai diciassette ai sessanl'anni gli uomini sono ascritti all'eser-

cito,

glie

gli

—

uni

per assumere

la

pericolosa iniziativa

Le donne gareggiano d'ardore forte

—

le

delle batta-

per mantenere l'ordine.

altri

gli

donne sicule degne

ha sempre

trovato

grandi cose

—

le

dano Segurana

di

intrepida Annita

esse

in

donne Nizza

—

e

e di patriottismo col sesso più

figliuole di quell'Italia, la

ispirazione

sicule che

—

al

ed

nome

ricordano Annita,

il

dove l'uomo conforto alle

di Garibaldi ricor-

—

l'affettuosa,

vogliono provare a Garibaldi che

la

non è


156

necessario nascere

mato

E I

dei

sotto

seno dell'amor

il

sole del tropico per sentirsi

il

patria

di

religione benedice

la

Sacerdoti guidano

comuni

—

siculi

s'aggirano fra

quel Dio, che disse

chiostri

i

recarvi

a

uomini

gli

cure

governo regolare

di Stato.

L'isola ei

di

Re

parola di

ed uguali.

per Vittorio Emanuele, alterna

prima ancora che siano scomparse

in Sicilia,

— son

— ma non

tanto diversi

è pericolo che

le

ne

!...

l'ha già divisa in ventiquattro distretti, ed a ciascuno

—

regolarmente costituita

—

popoli

i

Per sua opera già è costituito un

— l'amministrazione

è preposto un pubblico funzionario

accaduto

conforto della

il

liberi

ultime vestigia del dominio borbonico derivi confusione...

!

indipendenza

vuotano dei loro abitatori che

si

Garibaldi, acclamato dittatore alle battaglie le

libertà

alle battaglie dell'

schiere

le

!

trionfi della

i

infiam-

i

tribunali seggono,

salve due modificazioni

Vittorio

Emanuele

li, e

:

la giustizia è

centrale è

nulla fosse

nome

resa in

non hanno più

magistrati

i

come

altro

superiore che la Legge e la coscienza. II

fiore

virtù,

popolazione sicula,

della

ingegno o natali che da

diletta,

tamente

s'

a {frettano a tornare in

II,

quella ostinazione

essa, onde consolidare pron-

—

confuso, smarrito,

prega, supplica, e

invoca, e a

tutti

sola Potenza che forse ancora

—

quie del regno paterno quell'antico

il

il

gli

della resipiscenza

E

—

bene è giustizia

cipi tracotanti è la

si

—

tutti si

moltiplica

i

consigli,

raccomanda, meno

avrebbe salvato

le

ultime

alla reli-

pentimento.

fu in

breve diserto d'ogni bene

per aver battute tutte

li

fermo pur sempre in

quale, per avere nella numerosissima con-

grega obliata una sola divinità, cosi Francesco

ma

castigo di Dio ai principi malvagi che schiude

loro sotto ai piedi inevitabile lo abisso

E come

meglio noti per

de' loro esempi, della loro abnegazione.

nome,

Re Francesco

cittadini

esulavano fuori dell'isola

che sorge sulle rovine della tirannide coll'au-

l'edificio

torità del loro

i

lustri

le

porte

vedrà chiusa ogni via

— poiché

allo

:

— meno quella

scampo.

la maggiore espiazione per

i

prin-

umiliazione

In Inghilterra, nel più augusto consesso popolare, ecco

strò cf^la potente nazione

imprimere un' onta indelebile

il

mini-

in fronte


—— 157

Borbone dichiarando che

al re

«

il

basta a disonorare lutto un regno

uomo da

tal

felicitare

che

la lettera

Re

il

crisma regale

nel

Francesco

li

zione;

e

—

—

E

—

—

É

«

il

— da

che e

Mai mai

la stella

più feconda

!

a Francesco

rispondono

preghiere

—

mormorate

la clausola

civile è

si

gran

il

il

braccio e

il

entusiasmo

sangue; e chi non può

l'obolo suo.

.

.

.

erano sentite così solidali fra

—

è compiuto

fatto

la Sicilia sta

...

sei migliaia di volontari il

La

per esserlo

di

—

loro

solenne an-

il

Sicilia è già

mo-

affatto.

che fìngono

Borbonide colle gioie

—

fatti

di ritirarsi

di

da

una sognata

della splendidissima carriera militare di

e costringono venlicinquemila

tiche ed agguerrite a posar le armi dei popoli

E

d'

ogni nazione,

d'

sorprendono invece Palermo, con una mossa che ricorda

più splendidi

Catania

qualche re-

di

una esplosione

ogni parte accorrono prodi

Calatafimi, e inebbriano

ribaldi,

an-

—

Se cinque o

i

di

dell'umanità avea brillato d'una luce più viva e

ralmente libera

vittoria,

II

impotenti

di consigli

Di giorno in giorno, d'ora in ora attendiamo

nunzio che

con cui

vergogna della sua umilia-

la

non senza

manda almeno

nazioni

le

velo del mistero

il

l'aiuta cbe

sterili

mondo

e d'ogni lingua a offrirle offerire la vita,

suoi ministri

a'

— ...

Intanto in tutto

per la Sicilia;

ben

è

»

!

troppo tardi ».

mezza voce

mentale

strizione

Palermo 11

popolo italiano sulle barricate a Ferdinando

Roma non ha

ch' esse a

imperiali

medesima non

l'Austria

e

e lacera cosi

ministri il

Francesco

freddamente rinvia

avea creduto coprir i

Borbone, come già d'Austria

III

di

Napoli credea avere scritto a un fratello

di ,

— ma che

bombardalori

i

Napoleone

In Francia

bombardamento

il

della

Sicilia

,

—

uomini

di

Ga-

truppe an-

basterà un atto di volontà

perchè Messina

saluti

con Palermo e

sole della libertà e della indipendenza.

dopo?

Oh! Garibaldi mentre fa l'oggi, non trascura il domani. La Sicilia s'è levata nel nome d'Italia, e nel nome di Vittorio

Emanuele

II.

ì


158

Biancheggieranno tuttavia sullo estremo orizzonte d'augelli in fuga

che avranno esportato

le vele

,

ultime reliquie della esosa dominazione Borbonica

,

come

ali

dall' isola le ,

che già

la

rappresentanza sicula regolarmente convocata pronuncierà solen-

nemente

il

HA cessato

voto

che

già è nel

regnare

di

!

— La

nuele n, Re costituzionale

E

l'Europa?

fare.

E

l'Austria?

ferino e

cuore

Sicilia è

di

!

— Francesco

li

— Vittorio Ema-

di Sicilia.

— applaudiranno, — L'Austria I

tutti

ubera

popoli

rifarà

San Martino, intorno

al

i

i

governi lasceranno

calcoli già suggeritile

da Sol-

prezzo di quella Venezia, che

se ancora s'indugia restituire all'Italia a prezzo d'oro, sapremo

bene strapparle

GARIBALDI!

—

col

ferro;

auspici

o0 iH»i .

VITTORIO EMANUELE e


!%'ota A.

L'eroico Nino Bixio era creduto morto edizione di questa

mere

biografia (31

in questa ristampa

pare, che

gli

il

maggio)

il

uscì la prima non dover soppri-

giorno in cui

crediamo

;

di

passo che lo riguarda, perchè nulla è in esso,

debba dispiacere; ed anzi non

è,

ci

crediamo, inopportuno che

rimangano quelle parole quali a noi le dettava un sincero e cordiale sensembrandone degno d' invidia anziché di comtimento di ammirazione

—

pianto colui del quale, nella folsa ipotesi che sia morto, lodi ed encomii,

sappia rimasto fra

Bensì di

ci

i

gioviamo

un lavoro

straniero che

si

possano scrivere

che a nessuno paiano eccessive, quand'anche in seguito

opportunità che ne offre questa seconda edizione

dell'

scritto col

cuore

,

per ringraziare

il

giornalismo italiano e

ha voluto mostrare molta benevolenza a queste pagine

in ispecie la gentile signora

Marchesa

di

Casanova-Browne

signor pubblicista Royer, che vollero onorare questo lavoro in inglese ed in francese

— e contribuendo

e popolari le gesta di quel generoso al

quale

l'Italia

lo si

vivi.

andrà

in

così a rendere

cittadino, di

e ,

1'

—

e

onorevole

traducendolo

sempre più note

quell'invitto guerriero,

gran parte debitrice del racquisto della sua indi-

pendenza e della sua nazionalità.


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DA MONTEVIDEO A PALERMO. VITA DI GARBALDI by Biblioteca Militare - Issuu