STATO MAGGIORE DELL ' ESERCITO U FFICIO STORICO
ODDONE TAL PO
DALMAZIA UNA CRONACA PER LA STORIA (1943-1944)
Roma 1994
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Finito di s tampare ne l mese di 01tnbre da BAIONI STAMPA - Rnma
((Una cosa vi assicuro: finché gli Italiani resteranno nelle nostre I.erre, noi avremo la pace e la tranquillità; quando gli amici /1.aliani si saranno allontanati, torneremo purtroppo ad avere lutti e dolori». (Da un'omelia di Mons. Antonio M. Ja ksié, Vescovo d i Niksié - 7 gen naio 1943 - Na tale Ortodosso - Bileéa).
INDICE DELLE CARTINE
Indice delle rnrti11<'
Cartina n.26 - Le Bocche di Cattaro »
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1054
n.27 - Giurisdizione del VI Corpo d 'armata ai primi di settembre 1943
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1060
n. 28 - La zona di Ragusa, sede del comando del VI Corpo d'armata
»
1072
Rotta di disimpegno della XVIII Brigata costiera da Porto Ploce a Bari (9-13 settembre 1943)
»
1076
n. 30 - Principali presìcli della divisione 'Zara' all'8 settembre 1943
»
1098·
o. 31 - Settore d e lla (Sebenico)
»
1126 1136
n. 29
-
divisione
· Bergamo'
»
n.32 - Settore della divisione 'Bergamo' (Spalato)
»
»
n.33 - Zona dei combattimenti di Clissa (9-27 settembre 1943)
» 1164
))
n.34
-
Zara e la sua immediata periferia
» 1332
INDICE GENERALE
Indice Generale
n. I -
n. 2 -
n. 3 -
11. 4 -
11. 5 -
n. 6 -
n. 7 -
Relazione del generale Carlo Viale, comandante della divisione Zara' , sulla costi tuzi one. impiego e rendimento delle Bande an ti comuniste - Zara. 30 g iug no 1943 .......................................
Pag.
95 1
Re lazione del Capo di S.M.G., generale Vittori o Ambrosio, sugli eventuali obiettivi anglo -american i in Europa con part icolare riguardo alla Balcania - P.M. 2 1, 3 maggio 1943 ...........
»
958
Disposi zioni del generale Umbert o Spigo, coma ndante del XVIII Corpo d'armata. sulla nuova organizzazione dei presìdi e la concentrazione dei repani - P.M . I 18, 2 giugno 1943 ........
»
962
Proposte dello Stato M aggiore Esercito per lo sgombero della popolazione civile italiana dai territori della Dalmazia annessa - P.M. 9. 21 giugno 1943 ...................................... .....................
»
965
Relazione del colonnello A ugusto Lucchetti, comandante del 2 92° fanteria ( divisione ·zara· ). sui comballimenti di M okropolje e Raducicco - P.M. 14 1, 17 giugno 1943 ...............
»
967
Relazione del generale Gian Carlo Re. capo della Missione mi litare italiana in Croazia, sulle celebrazioni a Zagab1ia nell'anniversario dei Patti di Roma - Zagabria, 19 maggio 1943 ........................
>>
969
Relazione del console Vittorio Castellani. capo dell'Uflicio collegamento del Ministero degli Affari esteri con la 2' Annata. su dichiarazioni cie l Commissario Genera le amm inistrati vo. clouor David Sin~ié - Zagabria. 2 1 maggio 1943 .......... .............
»
972
Oa/11uda - U110 cro11ac(1 p er la sioriu ( 1943-/944)
n. 8 -
Lettera del generale Mario Robo tti, comandante della 2" Armata, al generale Mario Roa!la, capo dello S.M.E., su attriti fra autorità militari ccl il Governatore della Dalmazia, Francesco Gi unta - P.M. I O, J 3 luglio I 943 ....... ... ............. .. .............. ..
Pag.
975
Lettera del generale l\tlario Robot1.i, comanclame della 2' Annata, al generale Umberto Spigo, comandante del XVIII Corpo d'armata, con cui solleci ta un maggior spiri to offensivo da parte delle truppe - P.M. 10, 28 giugno 1943 ............ ... ......... ................
»
979
n. IO - Telescritto del generale Mario Robotti. comandante del la 2" Armata, ai comandi dei corpi d'armata per l'assunzione dei poteri civi li - P.M ..10, 27 luglio 1943 .. ....... ...... ............. ............
»
985
n. 11 - Richiesta del Capo cli S.M.G., generale Vittorio Ambrosio, alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la emanazione di un bando che dichiari i territori annessi 'zona delle operazioni' - P.M·. 21, 1° agosto 1943 ........ ............. .....................................
»
987
n. 12 - Relazione del generale Pietro Scipione, cornandante della divisione 'Lombardia', sulle reazioni a Zagabria dopo la caduta di Mussolini - P.M. 47, 5 agoslo 1943 ............... ............... ............
»
989
n. 13 - Comunicazione del ministro d'Italia a Zagabria circa un colloquio avuto con il Poglavnik in relaz.ione a preparati v i croati per occupare la Dalmazia - Zagabria, 2 agosto 1943 ......... ........
»
992
n. 14 - Telegramma, a Berlino, del minislro le.desco a Zagabria, generale Siegfried Kasche, con cui riferisce su colloqui avuti con Ante Pavclié in relaz ione agli avveni menti del 25 luglio in Italia - Zagabria, 27 luglio 1943 ........ ..... .................. ···-······· ····
»
994
n. 15 - Relazione, non firmat.i, sulle dichiarazioni del Commissario generale amministralivo, dottor David Sinèié circa le ripercussioni della caduta del fascismo negli ambienti tedeschi e loro i ntendimento cli avanzare verso la costa adriatica - Zagabria, subito dopo il 25 luglio 1943 ..... .... ................... .............. ......... ..
»
996
n. 16 - Relazione del generale G ian Carl o Re, capo della M.issionc rni lit.ire italiana a Zagabria, circa gli sviluppi della situazione in Croazia dopo i I 25 luglio - Zagabria, l 8 agosLo 1943 ...........
»
999
n. 17 • Richiesta del gcneral<è Albert K.esselring al Comando Supremo per l'uso di aeroporti in Dalmazia eia pane dell'aeronautica tedesca - Quartier Generale, 2 1 luglio I 943 ............... .... ...........
»
I 005
n. 9 -
n. I 8 - Disposizioni emanate dal generale A lexander Lohr, Coman-
Indice Ge11erale
dante Superiore del Sud-Est. a seguito del 25 luglio - Senza indicazione di località. 26 luglio 1943 ............... .. ....... ....... .....
Pag.
I 006
della divisione SS 'Prinz Eugcn' su un colloquio avuto con il generale Sandi:o Piazzoni, comandante ciel VI Corpo d'armata - Senza local ità, 13 agosto 1943 ....................... ... ....... ... ........... .
»
1008
n. 20 - 'Promemori.i ' del S.J.M. (Servizio Informazioni militari) su l movimento cetnico - Senza località, 19 agos to I 943 ................
»
101 2
n. 21 - Testo ciel R. decreto-legge ciel 19 agos to 1943, n.741. sulla soppressione del Governatorato della Dalmazia .............. .........
>>
1014
decidere su lla ripresa delle lezioni cli fronte al l' aggravarsi della situazione - Spalato, 17 agosto 1943 ..................... .. ........ .
)>
1017
n. 23 - Lc;.ttera ciel provveditore agli studi di Spalato, prof. Giovanni Soglian, ali' Ispettore .generale Rimondini, sui pericoli per la scuola a Spalato - Spalato, 30 agosto 1943 .............................. .
»
1020
n. 24 - Relazi one del generale Mario Robotti, comandan te della 2• Armata, sugli ordini ricevuti per opporsi ai tedeschi - 20 settembre 1946 ... ..................................................................... .......
»
1027
n. 25 - Comu nicazione del comando ciel XV Corpo cl 'arm.ita tedesco al comando della 2" Armata corazzma. circa gli accordi intervenuti fra i l generale Luters ed il generale Mario Robotti - 3 settembre I943 .. ...... .......... ...................... ......................... ......... .
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!032
n. 26 - Testo degli accordi fra il comando del XVlll Corpo d'armai.a ed il comando della I 14" divisione 'Higer' in merito alla presenza tedesca a Tenìn ed a Dernis - P.M. I 18, senza data .........
»
1034
n. 27 - Telegramma con la comun icazione del Comando del XV Corpo d'armata tedesco alla I 14" divisione Higer circa gli accordi con la 2' Armata per lo sgombero eia pane italiana dei presidi di Tenìn e di Dcrnis - 7 settembre I 943 ... ............... ......
>>
1037
La v.i lutazione delle fonti .... ............ ... ...................... ............ .................
Pag.
I 04 I
Combattimenti a Cattaro - Grurpo Arm ate Est .. ............................ ... .....
»
I 042
n. 19 - Relazione del generale Ritter von Oberkamp, comandante
n. 22 - Verbale della riunione del personale insegnate a Spalato per
CAPITOLO V
L'ARìVUSTIZIO E LE CONSEGUENZE IN DALMAZIA
/Jalmo zia - U11a cronaco p er la sioria ( /943- / 944 J
Gli avvenimenti a Ragusa - Gruppo Armate Est ............ ....................... .
Pag.
1059
Gli ul timi tre giorni del Comando della 2" Armata ....... ,.......... ..... ,...... ..
»
1085
Le forze ii) provincia di Zara ed i piani cli difesa ........... ............. ...........
)>
1097
Nelle Piazzaforti in territorio croato: ................... ... ...............................
))
1100
A Tenìn ... .................................................................... ................ ........
»
1100
A Den iis .......................... ...... ....... ...................... ....... ...... ................. .
)>
1102
A Signo ............... ............................................. ..................................
»
1105
Nel giurisdizione della divisione 'Zara': ........................ ...... ................. .
)>
1107
A Rosky Sfap .................................................. ...... ............. .......... ...... .
)>
I 107
A Chistagne e Gevresche ........................... ................ ...... .......... ....... .
)>
1108
il Be11covazzo ............. ....................................................................... .
)>
1111
A Zegar e Bifi.';ane ............. .... ................ .... ......... ................. ... .......... .
»
1113
i\ Z.aravecchia ..................... ............. .......... ............,.. ,..... ,..................
)>
1115
L' 8 settembre a Zara - L'entrata dei tedeschi ................. .......... ... ...........
»
1117
Nella giurisdizione della 'Bergamo' - I tedeschi a Sebenico.
)>
1125
A Spalato - Sedici giorni di occupazio ne partigiana ... .......................... .
)>
I 135
I combattimenti di Cl issa ......................... ............. .... ..,.. ,............ ,... .... ....
»
1163
Tedeschi ed ustascia a Spalato - TI massacro di Trilj ................ .......... ... .
»
I 169
Le esumazioni dei civili massacrati a Spalato .... .. ................ .......... ........
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1174
Gli ultimi mesi della collettività italiana a Spalato
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I 176
NOTE
»
1183
Verbale dell'accordo fra il generale Ugo Bullà, comanda nte della divisione 'Emil ia', cd il comando tedesco per regolare il passagg io di truppe germa ni che ne ll a zona di Callaro Canaro, 12 settembre I943 .......... ......................... .................... .
Pag.
1249
Elenco dei mezzi navali impiegati per lo sgombero delle truppe della divisione 'Emilia' da Canaro ............................ ....... ... .
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1252
DOCUMENTI n. I -
n. 2 -
Indice Generale
n. 3 -
Testo dell' accordo concluso dal generale Ezio Rosi, comandante del Gruppo Annate Est ed il comando tedesco - Tirana, 11 settembre 1943 ......................................................................
Pag.
1253
"Avviso" firmato dal colonnello AugusLSchimdthuber, che annuncia l'assunzione del presidio di Ragusa da parte tedesca - Ragusa, 11 settembre I943 ... ............ ...................................... .
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I 255
Radio-messaggio del Poglavnik, Ante Pavel.i é, per annunciare l' annessione alla Croazia dei territori italiani della Dalmazia Zagabria, nolle dell' 8 seuembre 1943 ........................ .......... ... ..
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1256
Ordine del generale Mario Roatta, Capo di Stato Maggiore dell'esercito, per la costituzione del 'Raggruppamento Gambara' - P.M.. 9, 8 settembre 1943 ............... .................. ...............
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1258
Relazione del generale Emilio Becuzzi, comandante della divisione 'Bergamo', sugli avvenimenti a Spalato dal 9 al 25 settembre 1943 - P.M. 73, 28 settembre 1943 ............ ...............
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1261
Ordine, a firma del maggiore generale Erclmann. per l'avanzata delle truppe tedesche verso l'Adriatico e per l'impiego dei campi di aviazione - Senza data ..........................................
>>
I 288
Comunicazione del maggiore Hans Teissl sul ritrovamento presso il comando del XVIII Corpo d'armata a Zara, cli volantini per invitare i partigiani a combauere contro i tedeschi Zara, senza data .. .. .. .. ... ... ... .. .. .. .... ... ... .. .... ... .. ....... .... .. .... ... ....... ..
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129 I
n. 10 - Relazio ne della professoressa Maria Pasquinelli sugli avvenimenti di Spalato, dopo l'armistizio, con particolare ri ferimento a quelli della scuola - Senza data ........................ ............. .. .......
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1292
n. 11 - Relazio ne del colonnello Pietro Barbier, comandante del settore di Trai1, sugli avvenimenti dopo 1'8 settembre 1943 - Lecce, 26 giugno I944 ....... ................. ............................................ ......
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13 IO
n. 12 - Lettera di Ivo Lola Ribar, componente del Comando di Tito e capo delle forze partigiane a Spalato, al generale Em il io Becuzzi, comandante della divisione '.Bergamo' - Spalato, I2 settembre 1943 ........ ................. ......................... .........................
»
132 1
»
1323
Pag.
1324
n. 4 -
n. 5 -
n. 6 -
n. 7 -
n. 8 -
n. 9 -
n. 13 - Riproduzione del testo dell' accordo sottoscritto dal generale Emi lio Bccuzzi, comandante della divisione 'Bergamo' con i rapprescnta1ùi pa rtigia ni c controfirmato dai capi delle missioni inglese ed americana - Spalato, 17 settembre 1943 ... .......... .. ... ...................... ................ ...... .....................
n. 14 - Relazione del tenente U.lisse Donati su l massacro di Trilj Venezia, senza data .............. ..... ... ...... .............. ..........................
D0CUMEN1' I
ALLEGATI AL CAPITOLO IV
Docum enti - Allegati al Capi10 /o IV
951
DOCUMENTO
N. 1
LE BANDE VOLONTARlE ANTlCOMUNJSTE DELLA DALMAZIA ITAUANA
Ragioni che ne hanno consigliata la costituzione. L'opportunità di costituire formazioni armate reclutando c lemenli apparte nenti ai territori annessi della provincia di Za ra, è so rta ne l giugn o 1942, q uando l a propaganda sovversiva. superato il confine geografico , era penetrata in Dalmazia, nel nos tro te rritorio, con mani fes tazio ni di vi olenza verso le popolazioni e di mo lestia co ntro le nostre truppe. Le ragioni che hanno consigliato la costituzione delle bande de i volonta ri anticomunisti, si possono così riassumere: necessità cli impiegare l'elemento uomo valido elc i posto, sottraendo lo alla propaganda sovversiva; convenienza di fa r concorrere tale elemento alla difesa dell a propria fami glia. de ll a prop ri a casa, de i propri beni, soggetti all 'azione di razzia partigiana; opportunità di attrarre verso cli noi gli uomini moralmente san i, per formare in essi una mentalità ita liana e decisamente anticomunista; convenienza di sfruttare nella lotta antiparligiana l'elemento locale, conoscitore de lla lingua, degli usi, dei costumi e degli uomini. per svolgere attiviLà informativa. preventiva e repressiva: opportunità infine di legare a noi, attraverso un servizio a rmato, volontariamente prestato, la parte più vitale de lla popolazione, costituendone una solida piattaforma pe r l'inquadra menlo nell 'attività politica nazionale , della restante popolazione.
952
Dalmazia · Una cronaca per la slo ria (1943- 1944)
Criteri seguiti nella costiwzione delle bande. Nella costituzione de lle bande si è creduto opportuno tene r presenti de te rminate s ituazioni locali , cd in particola re l'attaccamento dei nativi per il loro paese e per la tradizione re ligiosa in tutti gli aspetti politici e nazionali. In base a queste conside razioni si è provved uto: a organizzare le bande con criteri regionali. reclutando in ciascu na banda ele me nti del te rritorio da sorvegliare; selezionare moralmente e fisicamente i volontari. allo scopo di evitare l'immissione di clementi non graditi e perciò pericolosi per precede nti pe nali e politici, o di elementi fisicam e nte non idonei alle rntiche della gue rriglia; distingue re nettame nte le bande cattoliche da q uelle ortodosse, evitando cli costituire formazioni promiscue; costituire un maggior numero di bande cattoliche perché più numerosa è la popolazione di tale religione e più vasto il territorio da essa abitato.
Modalità d'arnwlamento. Possono far parte delle bande A.C. i nati vi c he ne facciano domanda , e che, a gi udizio di questo Comando, sulla scorta del rapporto in fo rmativo cieli' Arma dei cc. rr., sono ri tenuti, nel li mite del fabbisogno. fi sicamente, politicamente e moralme nte idonei. Ciascun appa rtenente. prima di essere armai.o. presta il giurame nto con la seguente formula:
«Qui. davanti al Cri.wo Crocefisso giuro di dedicare ruuo ,ne stesso sino al sacrificio della vùa per l'a11nie111amento del comunismo combattendo con le armi alla mano agli ordini del Governo italiano per dare alla Dalmazia italiana pace e prosperità secondo la Legge _e l'Ordine Fascista. Se non obbedirò ai capi che mi saranno dari o trasgredirò comunque al giuramento da m e fauo , Dio ed il Governo italiano puniscano me e la mia famiglia». L'arruolato. con il giuramento, si obbliga a servire l' Italia sino a che il Comando lo rite rrà necessario ed è sottoposto alle leggi militari di guerra.
Documemi - Allegati {I/ Capilo/o /\I
953
Organizzazione delle bande. Lo sviluppo assunto dalle B.A.C. e la loro importanza come unità mobili e adatte alla guerriglia, hanno consigliato questo Comando a raggruppare le bande attualmente esistenti in Battaglioni A.C.. alle dirette dipendenze tattiche ed amministrative dei settori. Sono stati così formati: 1° Btg. A.C. 'Bencovazzo' con le bande cattoliche; il 2° Btg. A.C. ' Chistagne' con le ortodosse. Ogni banda è costituita su 3 o 4 plotoni; ogni plotone su 3 squadre di 15 o 20 uomini. Le bande sono coman date ed inquadrate da ufficiali e sottufficiali, quasi tutti conoscitori dell a lingua, degli usi e dei costumi de lla popolazione e della zona; scelti per ardimento e capacità professionale. Dai volontari vengono invece tratti: i capi formazione, con incarico di persona di fiducia de lla banda e ciel comandante, verso il quale rispondono della disciplina e della lealtà dei volontari; i capi squadra:
i vice capi squadra. Armamento: di reparto : fuci le mitragliatore ' Hotchiss' ; individuale: fucile ' Mauser', con dotazione di 100 colpi (cl i cui 50 costituiscono la riserva) e 5 bombe a mano.
Giurisdiz ione terriwria{e delle bande. Dalla loro costituzione le bande hanno subito un processo cli evoluzione rispondente alle esigenze man mano apparse per la difesa del territorio dalmata. Attualme nte la dislocazione appare dall 'allegato lucido e la sede dei comandi è la seguente:
954
Dalmazìa - Una cronactì per la sioriu (1943-1944)
1° Battaglione
(bande A.C. cattoliche) - J• banda - 2• banda - 3• banda - 4'' banda - s• banda - 6" banda
- Bencovazzo - Zaravecchia -Novegradi - Lisane - Cista M. lMala Cistal - Rupe - Lisizio
2° Battaglione
(bande A.C. ortodosse) - 7'' banda - 8' banda
- Chistagne - Cbistagne - Geve rsche
É stata costituita anche una banda ortodossa [9°] a disposizione de l la R. Marina di Sebenico. Compiti delle bande.
I principali compiti de lle bande sono: controllo dell'attivitfi svolta dalla popolazione nella zona di giurisdizione; raccolta informazioni; repressione armata di ogni azione a carattere partigiano; concorso alle operazioni con reparti del R.E. In ognuno di questi campi le bande hanno sinora disimpegnato con notevoli risultati il loro compito, contribuendo efficacemente a lla normalizzazione di intere zone. Per la loro caratteristica mobilità, diurna e notturna ... [manca qualche parola], alle strade, a]]e opere d'arte, alle condutture e lettriche, agli acquedotti, ai ponti , alle linee telefoniche, mentre costituiscono con la loro presenza un freno agli atti vandalici e violenti di elementi perturbatori. In particolare le bande hanno contribuito a dare ampio sviluppo a l servizio ·J' che ha ottenuto dall'ambie nte A.C. preziose informazioni che hanno consentito di dar corso alle più efficaci operazioni antipartigiane.
Retribu zione e previdenze per gli arruolati. Soldo:
ai capi formazione : ai capisquadra: ai vice-capisquadra: ai volontari:
lit. 1.200 mensili più lit. 40 lorde per ogni giornata operativa: lit. 600 mensili: lit. 12 giornaliere; lit. 8 giornaliere.
Documenri - !\/legati al Capitolo IV
955
Vitto:
agli arruolati, razione giornaliera viveri del soldato - ai familiari a carico: assegn azione gratuita viveri nella seguente misura me nsile a carico del Comune di residenza:
Farina:
kg. 6 legum i: kg. 1,500 generi da minestra: kg. 3 zucchero: kg. 0,600; olio 0.300 gr.
Assegnazione speciale tessuti e biancheria: - per nuclei fami liari sino a 5 persone - per nuclei familiari eia 5 a 7 p_e rsone - per nuclei familiari oltre 7 persone Premi:
lire 50 lire 75 lire 100
vengono assegnati a chi cattura ribelli , armi , munizioni, e si segnala per servizi speciali e per buon comportamento.
Sussidi: vengono assegnati in misura da stabilire cli volta in volta, su proposta ciel comandante della divisione 'Zara', dal Gove rno della Dalmazia, dalla Federazione dei Fasci e dall'Opera Maternità ed Infanzia ai volontari e alle famiglie che si trovano in particolari condizioni di disagio economico; in misura come appresso indicata ai familiari dei caduti in combattimento: lire 2.000 una volta tanto a corresponsi one della razione gratuita viveri per un anno dalla data dell a morte del volontario; ricovero in istituti locali dei figli. Propaganda. Viene svolta a mezzo pubblicazioni inviale dal Cormindo 2¡ A rmai.a e col giornale trisettimanale in lingua croata La Voce del Vo!oniario 11nticomu.nista della Dalmazia Italiana , che viene diffuso nei piÚ piccoli centri abitali . Gli ufficiali addetti a ll' inqu adramento de ll e bande eserci tano un'az ione di retta di prnpaga ncl a sui volontari e su lle popolazioni , con frequenti riunioni nelle piazze elci paesi, duran te le quali vengono comunicali e commentat i i. piÚ importanti avvenimenti cli gue rra e politici.
956
Dalmazia · Una cronaca pr1r la storia ( 1943-1944)
J\ ttività operativa.
Si manifesta in tre maniere:
l)
in uniforme coi reparti delrEsercito. qua ndo si tratta d i azionei di una ce rta importanza, ne lle qua li le bande assolvono particolari funz ioni di esplorazione, agganciamento de l ne mico, fiancheggiam e nto, aggirame nto.
2)
a banda riunita, isolata, quando agisce nella propria zona di sorveglianza, per ope razioni nelle quali è richiesto l'intervento immediato e rapido.
3)
a banda frazionata in grosse pattuglie, per la norma le auività operativa di ricopnizione, raccolta notizie, accertamenti e sopraluog hi , scorta indiretta a lle a utocolonne. appostamenti specie nollurni, colp i cli mano. ccc.
Specchio sinouico de/l'auivirà operativa delle bande A . C. Combattimenti soste nuti dalle bande A .C.: n. 39 Questi combattimenti, sostenuti da soli reparti A.C. nelle zone affidate all a loro sorveglianza , sono derivati per lo più da incontri improvvisi con e le me nt i ribell i durante norma li azion i di control lo. rastrellamento e appostamento. Detti scontri. che hanno messo in luce lo spirito aggressivo de i volontari. si sono risolti sempre con la fuga e sensibili perdite dei ribelli. Operazioni a largo raggio svolte con reparti naziona li : n. 14 Nelle ope razion i a la rgo raggio, effettuate unitam e nte a reparti nazionali in zone forte me nte ba ttute dai rihe lli , le bande hanno c!Ticacementc cooperato ad agganciare il nemico, sostenendon e il primo urto. La mobili tà dei volontari A.C. su terre ni aspri ed insidiosi, la loro resiste nza alle fatiche e lo sprezzo ciel pe ricolo da essi dimostrato di fronte a i ribe lli , hanno dirnostrato che questi repa rti sono oltre modo utili ne lla guerriglia.
ccc.:
Azioni di no rmalizzazio ne, rito rs ione, colpi di m ano. cattura ri bell i, Il. 50 Attività normale delle bande, svolta nella zona di giurisdizione. con scopi di normalizzazione. controllo e tute la de lle popo lazion i.
Docwnenii - Allegali al Capitolo IV
957
Queste operazioni, per lo più effettuate in co ll aborazione con l'Arma, hanno avuto origine in seguito a ll e segnala zioni de ] servizio informativo delle bande A.C., [formato da J conoscenti di volontari. Questo quadro riassuntivo dell 'attività svolta da]!e formazioni anticomuniste de ll a Divisione ' Zara', dà un 'idea del rendimento delle B.A.C., che in breve periodo di vita hanno dato il seguente contributo alla lotta antipartigi ana:
Morti in cornbatlimen lo:
Feriti:
ufficiali sottufficiali militari volontari A .C.
3 5 2 138
ufficiali sottufficiali vo lo ntari A .C.
3
64
t- ·:· ·:·
Con le prove date i-n più combattime nti contro agguerrite fo rmazioni partigiane, su terren i aspri ccl insidiosi , con la d.i ulurna instancabi le azione di sorveglianza delle zone, con l'esempio soddisfacen te di disciplina e cli fede ltà sinora offerto. anche a !Trontan<lo sanguinose rap presaglie dei ribelli ai dan ni delle loro fa miglie e de lle loro proprietà. le B .A .C. hanno acquistato un titolo d'onore ed i volontari cbe Je costituiscono, tuui de i territori annessi, potranno aspirare un giorno. con la coscie nza <lei dovere compiuto, alla cill.a<linanza italiana.
P.M. 141, 30 giugno 1943-XXI IL GENERALE CO MANDANTE (Carlo VIALE)
958
Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943-1944)
DOCUMENTO
N. 2
COMANDO SUPREMO 1° REPARTO
Ufficio Operazioni Esercito Prot. 12771 l/Op.
!'.M. 21, lì 3 maggio 7943 XXI
SEGRETO
ALLE ECC. I CAPI DT S.M. DE L R.E . - R.M. - R.A. ALL' A.R. IL COtvl.TE GRUPPO ARMATE SU D ALL'ECC. IL COMANDANTE FF.AA. SICILIA ALLE ECC. I COM.TI ARMATE 2A - 4'' - 5" - 7'' -8" ALL'ECC. IL COMANDANT E DELLE f<ORZE NAVALI ALL'ECC. COM.TI SUP. FF. AA. ALBANIA, GRECIA, EGEO ALL'ECC. IL GOVERNATORE DEL MONTENEGRO
OGG ETIO: Situazione generale. Orientamenti
La battaglia che le forze italo-tedesche stanno eroicamente sostenendo per 'tenere' la testa di sbarco tunisina è di estrema importanza per le notevoli forze nemiche (terrestri, marittime ed aeree) che sono a tale battaglia vincolate e per il fatto che, sino a quando l'Asse dura in Tunisia, il transito tra il bacino occidentale e quello orientale del Mediterraneo e le possibilità di uno sbarco sulle coste europee mediterranee sono, per il nemico, estremamente difficili. La situazione delle nostre truppe in Tunisia, pur molto delicata per la notevole prevalenza delle forze avversarie, sarebbe tuttavia sostenibile ove fossero assicurati i rifornimenti essenziali, il ripianamento delle perdite, qualche rinforzo. La prevalenza aerea avversaria rende però estremamente oneroso per la nostra Marina e la nostra Aeronautica la continuaòone dei trasporti attraverso il Canale di Sicilia: ogni sforzo comunque è stato fatto e continuerà ad essere fatto data l'importanza dello scopo da raggiu!lgere. Qualunque sacrificio è pienamente giustificato pur
I)ocwnerlli - Allegati al Capitolo IV
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di continuare la lotta oltremare, ritardando così le possibilità di diretto attacco al territorio nazionale. ***
Il nemico incrementa continuamente le sue forze in Mediterraneo, in misura ben superiore alle sue necessità per la battaglia in Tunisia: chiara perciò la sua intenzione di perseguire vasti progetti operativi nel Mediterraneo, ed in particolare nel Mediterraneo occidentale ove gravita la massa delle sue forze. Dobbiamo ritenere possibile che il nemico intenda tentare uno sbarco in forze nel Mediterraneo occidentale ancora prima di occupare la Tunisia: particolarmente esposte la costa francese mediterranea e la Sardegna, la cui eventuale perdita importerebbe la caduta della Corsica e darebbe al nemico le basi necessarie per agire conlro la Penisola. Padrone della Tunisia il nemico potrebbe invece tentare l'occupazione della Sicilia ed aprirsi così il transito nel Mediterraneo, per rivolgersi quindi all'Egeo cd alla Balcania. ln tale situazione assume preminente irnporta112a per noi la preparazione della difesa delle coste italiane (Sardegna-Corsica; Sicilia; Penisola) e, in concorso con l' Alleato, quella della costa francese meridionale. Molto si è fatto, ma molto resta da fare e non si sarà mai abbastanza realizzato al riguardo ove si pensi alla somma importanza che avrebbe per il corso stesso della guerra un nostro successo nello stroncare un tentativo nemico di sbarco sulle nostre coste.
** * La minaccia esterna di un tentativo di sbarco in Balcania appare meno imminent e : comunque sono più esposti Rodi, Creta, il Peloponneso e le Isole Ionie. Solo dopo caduti tali obiettivi la minaccia esterna potrebbe eslendersi contro il litorale Jonico-Adriatico con l'efficacissimo concorso delle formazion i ribelli attuali, potenziate da una rivolta generale balcanica.
Il recente aggravamento della situazione interna, specie in Erzegovina, Montenegro ed in Grecia, induce a rivolgere la massima attenzione verso tale attività ribelle in Balcania, attività che costituisce minaccia per obiettivi di decisiva importanza per l'alimentazione della guerra e può in seguito preparare un ambiente particolarmente favorevo le alla apertura di un secondo fronte in Europa.
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (7943-1 94./)
Le forze ribelli, progressivame nte consolidate ed accresciute intorno a l nocciolo o riginario de lle bande comun is te-partigiane croate e montenegrine. costituiscono ormai un notevole raggruppame nto di forze bene armate e guidate installatosi in Ertegovina e nel Montenegro occidentale. Numerose a ltre bande, la cui att ività è spesso coordinata dn un unico Comando ri belle, rendono malsicu re gran parte de lla Croazia, de lla Grecia e alcune regioni dell 'Albania. L'esperie nza ha di mostrato c he q uals iasi sgombe ro di te rritorio. d i fronte al vantaggio di meglio concentrare le nost re forze. reca con sè il gravissimo inconvenie nte di fornire ai partigiani nuove fonti di reclutame nto e di mezzi di vita. Occorre quindi orientarsi a contenere ogni u lter iore dilagamento della ribellione mediante un im piego decisame nte offensivo delle forze esisten ti ne i vari scacchie ri, facendo massa d i volta in volta con le riserve dispon ibili nelle zone contermi ni. anche se app artenenti a Comandi diversi e collaborando efficacemente con le unità a lleate in grado di inte rve nire. Tale concetto si applica in modo particolare al MontenegroErzcgovina, dove è necessario condurre a termine a l più presto le operazion i già iniziate s u Foca. comple tandole in seguito col più a mpio ciclo operativo de l Sangiaccato. per cui è stato richiesto, cd in parte concesso. il concorso tedesco. li mantenere in Balca nia l'ingente massa di forze e di mezzi ivi dislocata. non ostante i bisogni della Madrepatria, costituisce già il massimo sforzo c he è poss ibile fa re in quest o momento; s forzo g ius tificato dall'importanza mi litare degli ob ie ttivi balcanici che occorre difende re. Non è naturalmente possibile fare di più, e quindi ogni Comando in Balca nia deve o rientars i a risolvere i propri proble mi operativi con i mezzi di cui dispone, consicleranclo il propri o com pito non me no importante che la difesa diretta della Madrepatria. N a t ural me nte lo S tato Maggiore de l R. Esercito dovrà te nere a numero le unità, come uo mini e come mezzi . affrettando a l massimo l'invio dei complementi già previsti.
*** Un cenno particolare merita la quest io ne delle milizie cetniche. L'efficace concorso fornito in passato dalle fo rmazion i cetniche volon ta-
Docunu:nti - Allegati al Capitolo IV
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rie, erzegovesi e montenegrine, alla lotta anticomunista non deve far dimenticare due fatti d'importanza essenziale. Il primo, che gli attuali partigiani si comportano verso le popolazioni in modo ben di verso che nel passai.O, ricercando la collaborazione e svolgendo attiva propaganda anche fra le stesse formazioni cetniche in modo eia attenuarne molto l'irriducibile ostilità originaria, ed indurle ad estese defezioni. Il secondo, che risulta siano giunte direttive da parte del Governo di Londra al generale Mihajlovié, capo riconosciuto da quasi tutte le formazioni cetniche, perché inizi la collaborazione coi partigiani e, per contro, le ost.ilitf1 contro i tedeschi e gli italian i. Occorre quindi orientarsi decisamente a sospendere i rifornimenti alle formazioni cetniche poco sicure, e ad attuare il disarmo ai primi sintomi di infedeltà o appena se ne presenti il momento favorevole.
Chiara è dunque la via da seguire, con ferma fede e pie na fiducia malgrado le presenti difficoltà: contin uare la lolla in Tunisia, il più a lungo possibi le ed a costo di qualunque sacrificio: ivi si difende, per il momento, tutto il fronte sud dell'Europa, si ritardano le possi bilità di investimento dire tto del territorio nazionale, si guadagna tempo per la sua organizzazione a difesa; preparare con ogni mezzo ed ogni energia la difosa delle coste italiane: un nostro successo in una battaglia sulle nostre coste può avere i più impensati sviluppi ed anche capovolgere l' att uale duro corso de lla guerra; impiegare attivamente le fo rze disponibili in Balcania nella lolla contro i partigiani e nel perfezionamento della difesa delle coste più minacciate. La presente circolare nol!l deve essere riprodotta. Prego ricevuta telegrafica.
IL CAPO DI STATO MAGGIORE GENERALE F.TO AMBROSIO
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943-1944)
D OCUMENTO
N. 3
COMANDO DEL XVIII CORPO D'ARMATA UrFICIO OPERAZION I
P. M. i 18, 2 giugno 1943 XX I
N. 7577/0p. di pro1.
AL COMANDO DIVISIONE FRT. 'B E RGAMO' P.M. 73 AL COMANDO DIVTSJONE FRT. ·ZARA'
P.M. 141
e per conoscenza: J\L COMANDO ARTIGLIERIA DEL XVIII C. d'A.
AL COMANDO GENIO DEL XVIIT C.d'A.
0GGF.'ITO:
SEDE SED E
Nuova organizzazione dei presidi
_,_ La situazione che si sta delinea ndo impone di rivede re ne i presìdi l'organizzazione difen siva in a tto. E ' necessario collega rs i, raccogliersi, fare massa. Il maggior pericolo da temere è l'aggressione di sorpresa alle nosrre
forze fi·azioru11e.
- II Circa la sistem azione dei reparti r icordo qua nto prescrissi fin da novembre 1942 (foglio n. 13385/0p. capo 1.2). No n è più ulteriormente a mmissibile lo sparpaglia mento di forze che ho constatato in alcuni presìdi , particolarmente sullo Z ermanja, a Sebe nico. e in zona Traù-Castelli; la deficie nza di locali non è motivo che giustifichi la polve rizzazione dei reparti.
In tutti i presìdi , e con urgenza in que lli marginali e costieri e nelle isole, si sgombri dai civil i il villaggio - se poco esteso - o la parte di esso ta1ticamenfe pùì idonea, per insediarvi tutti i nostri elementi di forza esiste nti in luogo (truppe, cc.rr., guardie di fi nanza , marinai, ecc.) rafforza ndo le case o il perimc.tro complessivo secondo i crite ri fissati dalla circolare 3/C.
Docwnenti - Allegati al Capitolo I V
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Sempre che possibile, a tali occupazioni si proceda d'intesa con le autorità locali, italiane o croate; i casi controversi siano prospettati ai comandi militari superiori. Qualora l'abitato non offra condizioni idonee alla difesa, il presidio sia ritirato in uno o più caposaldi esterni che lo dominino, o in nuova posizione adatta, e organizzato a guisa dei 'castra' romani e delle vecchie ' cittadelle' (confrontare n. 60 circ. 3iC), tenendo in ogni caso ben conto del problema idrico. Data la stagione, è all'occorrenza possibile fare a meno delle case; per proteggere gli accampamenti dalle offese si possono costruire ripari o addìrit.tura ricoveri - con muri a secco di abbondante spessore, ricoperti con teli da tenda: piecra non manca.
- IIIGli ufficiali, meno quelli che prestano servizio negli uffici, alloggino presso i reparti entro il perimetro dell'accampamento, e non in camere fuori o lontane da esso; anche i.I criterio della relativa vicinanza è insufficiente. Lo stesso valga per le mense ufficiali e sottufficiali: concentrare tutto dentro il perimetro rafforzato: raccogliersi. Nei presìdi più importanti sia predisposto perché tutto il personale dei ser vizi cd uffici possa essere prontamente riunito ed impiegato a massa. Non un solo uomo deve restare inutilizzato in caso di combattimento. - IV-
Per economizzare uomini e mezzi: a)
nei presìdi con più di 20 u(ficiali, può bastare una sola mensa;
b)
servizio di trasporti interni (spesa viveri - posta - ecc.) centralizzato, e non effettuato per reparto; non è ammesso che ogni reparto usi mezzi propri, che circolino quasi a vuoto; adottare trasporti cumulativi, con uno o più veicoli sfruttati in pieno, e al seguito rapprese ntanti di reparto:
c)
rispetto assoluto delle limitazioni in vigore circa gli attendenti ed il personale comandato presso autorità ed enti civili;
d)
riduzione del personale addetto agli uffici. centralini, ecc., sia presso
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Dalmazia - Una cronaca per la s1orio ( / 943-194.J)
ognuno di questi enti, sia collellivarncnte. nel senso di riunire alcuni cli essi; soppressione dei doppioni (e sono a ncora tanti); e)
partecipazione di tutto il personale sfuso alla difesa ed alle esercitazioni ad essa inere nti.
Ripeto: l n un presidio attaccato non deve sussistere una sola bocca inutile ed un¡arma non impiegata. Ăˆ finalmente il caso di provare coi fatti quanto tante volte proclamato nei discorsi: che tutti sono combattenti.
- VLa situazione d i ogni presidio sia esaminata secondo questi criteri , e risolta caso pe r caso a cura dei comandi d ivisione. Pe r il 25 giugno mi si segnali quanto realizzato.
IL G EN E RALE D I CORPO D 'ARMATA COMANDANTE
Umberto SPIGO
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Docwnenli - Alleg{l(i al Capi10/o IV
DOCU!'v!ENTO
N. 4
STATO MAGGIORE R. ESERCITO Ufficio Operazioni - Sezione 3" P
Prot. n. 11427
1vf.
9, lì. 2 I giugno 1943 X X I
AL COMANDO SUPREMO Ufficio Opera;lioni Registro Scacch. OricnLale P.M. 21
Oc;cw1, o: Sgombero della popolazione civile italiana dai territori della Dalmazia Italiana
Il Coma ndo della 2" A rmata, in relazione agli oneri che - in una possibile fu t ura situazio ne militare molto tesa in Balcania - verrebbero a riversarsi sulla organizzazione mi litare, per la necessità cli proteggere cd alimentare la popolazione italiana della Dalmazia, segnala l'opportunità di promuovere tempestivi provvedimenti cli sgombero verso la Madrepatria dei civili italiani, da alluare nei seguenti li miti: sfollamento completo - ad eccezione di coloro che sono obbligali a trattenersi per necessiU1 di urricio - nelle zone dove la maggioranza della popolazione è di origine croata (Spalato e Sebenico); sfollamento limitato alla popolazio ne immigrata dopo l'aprile l 94 t, nelle zone dove la maggioranza della popo lazione è ita liana (Zara) . In ta le ordine cli idee l'e ntità della popolazione da sfollare, può. grosso modo. valutarsi su lle 6.000 persone. Molto utile, ai fini dello sfollamento sarebbe, inoltre, un alleggerimento dell 'o rdin ame nto civile che , nell 'a ttuale cos tituzione ( un Governatorato e due provincie), presenta un complesso burocratico esuberanle, giustificabi le solo , per fina lità politiche, in situazio ne normale. Da pe rsonali contatti il Comandante la 2" Armata ha tratto l'im pressione che il Governatore della Dalmazia sia favorevole all'attuazione degli anzidetti provvedimenti, condivisi anche dai Prefetti, qualcuno dei quali (quello cl i Spa lato in modo certo) avrebbe g ià proposto al Mi nistero dell' interno, gli sfollamenti più necessari . Questo Stato Maggiore, pur non sottovalutando le negative ripercussioni d'ordine politico. immediate e future, consegue nti ad uno sgom-
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (]943-1944)
bcro della popolazione italiana nei limiti sopra indicati, è tuttavia del parere di prospettare urgentemente il problema al Ministero competente, precisandogli come, nel quadro dei futuri prossimi sviluppi della guerra , preminenti esigenze cli manovra potrebbero anche porre l'autorità militare nella impossibilità di provvedere ovunque alla sicurezza diretta della popolazione italiana in Dalmazia nonchè di assumere oneri d 'ordine logistico per soddisfare bisogni delle stesse popolazioni.
IL CAPO D I STATO MAGGIORE F.to ROATTA
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Documenti - Allegati al Capitolo IV
DOCUMENTO
N. 5
DA COMANDO OPERAZIONI ZONA CHISTAGNE AT COMANDO DIVISIONE 'ZARA'
P.M. 14 1 17 giugno 7943 XXI
Fonogramm a n. 1450/285/0p.
Le operazioni iniziate il giorno 14 giugno nelle zone di Chistagne, Ervenico, Mocropolje, Raduzio, sono terminate con la normalinazione del territorio. Gli attacchi diretti contro i capisaldi cli Mocropolje e di Raduzio sono stati val idamente stroncati, ed e liminata ogni minaccia contro Ervenico le cui comunicazioni con Chistagne eZegar sono state ristabilite. Nei combattimenti svoltisi i reparti tutti hanno dimostrato spirito aggressivo ed hanno sostenuto in modo soddisfacente le fati che ed i disagi. Reparti Bersaglieri, 291°, 292°, Bande A.C., sono stati in movimento continuo dal gio rno 15 dalle o re 3 e mezzo del mattino alle ventidue di sern sostando per l'intera notte su lle posizioni raggiunte. Le zone di Veliki S ljeme, cli Kanaziri, di q. 264, di q. 277 (nord cli Chistagne), Raduè':ska Giava, sono coperte di abbondanti macchie cli sangue, ed in modo particolare la zona di Yeliki Sljeme ove il giorno 14 un accampamento ribelle venne colpito dal tiro aggiustato delle batterie ciel 158° Reggimento Artigl ie ria. Con valore si sono battuti i Presìcli cli Mocropolje e Rad ucicco attaccati da consistenti l'orze ribelli, come pure il Battaglione di formazione del 291 ° che andò in soccorso al P residio di Raducicco. Armi, munizioni e materiali vari raccolti dimostrano che larghi vuoti sono stati operati nelle Cile avversarie, le cui perdite. se non calcolabili in modo preciso, sono, però considerevoli per effetto dei tiri elci nostri fanti, carristi ed artiglieri e per l'efficace azione dei bombardamenti aerei che
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Dal11wzia - Una c:ro11aça per la storia (1943-1944)
la sera del 15 corrente in modo particolare sorpresero, in seguito a segnalazione tempestiva del Generale Comandan te il settore di Tenìn, il grosso de l nemico con carriaggi in ritirata verso nord. Merita di essere par ticola rme nte segnalato il lodevole compo rtame nto dei giovani ufficiali comandant i de i Presìdi di Mocropolje e di R aducicco. ed il valore del carrista Ficcarelli Lio nello del 4° Squadrone 'S . G iusto- che ar restatosi cd uscito da l ca rro per recuperare un 'arma a utomatica presso un fante caduto e stretto da presso da un gr uppo cl i partigiani. rientrava ne l carro, rimetteva in efficie nza le armi di bordo e mitragl iando il gruppo nemico avvolgeva in un gi ro vertiginoso del carro a lcuni partigian i che tentava no dall'esterno di aprirne lo sportello . Valida e redditizia. perché tempestiva. l'attiviU1 in formativa svolta dal Capitano De Yidovich. I radiotelegrafisti e gli autieri tutti han no sopportato con vigore le loro fat iche. I Comand i, vigili ed insonn i per più giorni consecutivi. non hanno ma i perduto la visione realistica della situazione . L'evolversi degli avvenimenti è stato seguito eia tutti con passione e con fede.
I L COLONNELLO A ugusto LUCCHE"ITT
_ _ _ __ _ _ _ __l_)o _c,1111e111i - Alle11(//i al Capilolu_l_\1_ _ _ _ _ _
ÙOCUMEl'\TO
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N. 6
R. MISSIONE ITALIANA IN CROAZIA Zagal>ri11, /9111ag11io /C),13 X Xl
N. 2566 Pro1. S. M. SEGIU'TO
AL COMANDO SUPREMO (2 copie) POSTA MILITARE 21 ALLO STATO MAGGIORE R. ESERCITO S.l.E. (3 copie) POSTA MILITARE 9 AL COM ANDO DELLA 2'' AR MATA
POSTA MILITARE 10 OGGETTO:
Anniversario Patti di Roma e r;ipporli ilalo-croà1i
Riferimento: Telescriuo n. 2559 del 19 corrente. Tra le manifestazioni salienti della celebrazione dei Patti di Roma . è da segnalare la conferen7.a-stampa tenuta dal nuovo Ministro degli esteri Budak all a presem.a del corpo di plomatico, delle maggiori autorit~, itali ane e crontc e dei rappresentanti della stampa croata cd estera. Budak ha volu to r icordare il 18 maggio come giornata che chiudeva un periodo storico della collaborazione italo-croata, che egl i ha chinmato periodo della collaborazione di grandi spiri1i, e ne apriva un alt ro, che egli considera periodo della collaborar.ione di ormai maturi popoli amici. H a nccennalo dappri ma all'atmosfera avvelenata che esisteva t ra i popoli italiano e croato, quando il Poglavnik decise In via da seguire per portare la Croazia all'i ndipendenza. Nella guerra mondiale croati cd italiani si trova rono di fron te in una asprissima lsic] lotta: qu i i combattenti dei due Paesi impararono a rispettarsi reciprocamente e il valore del soldato italiano venne più volte apertamente esaltato da un generale croato, il D uic [forse più esattamente .Ouijéj . D opo la guerra mondiale le relazioni tra l'Italia e la Croazia andarono peggiorando: quest'ultima, inquadrata nel Regno S.1-1.S. non poteva manifesta re i suoi sentimenti: la prima vedeva dalralrra parte dell 'A driatico
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (194.'i-1944)
uno dei suoi maggiori pericoli. Questa era la situazione quando il Poglavnik nel 1924 veniva per la prima volta a contatto con Arnaldo Mussolini, presagendo che un popolo rurale e guerriero, come il croato, poteva soltanto nel popolo fascista trovare l'appoggio per le sue aspirazioni di libertà. Emigrato nel 1929, il Poglavnik stringeva sempre più forti legami coll'Italia fascista e intensificava la collaborazione, finché nel 1934, quando tutti gli Stati chiusero le porte agli emigrati croati, un solo Stato le spalancò e questo fu l'Italia. Il 10 aprile 1941 si ha il coronamento delle grandi aspirazioni croate e dell'azione dei due grandi spiriti, il Duce e il Poglavnik, colla proclamazione dello Stato indipendente croato e l' assunzione dei poteri da parte del regime ustascia. L'Adriatico non divide più da quella data i due popoli, ma li unisce; una cortina di oblio è stata calata sulle discordie e sulle gelosie del passato e la collaborazione tra i due grandi Uomini si trasforma in una collaborazione tra due Popoli. I Patti di Roma fissano questa collaborazione. Dopo aver affermato che l'Italia coi Patti di Roma ha cercato la sua sicurezza sulla sponda orientale adriatica, garantendo nello stesso tempo la sicurezza del nuovo Stato croato, Buclak ricorda i vari articoli del Patti e conclude: «In queste circostanze e in queste condizioni soltanto è stato possibile realizzare il millenario sogno cli tutto il popolo croato ... e ciò grazie alla provvidenziale ispirazione del nostro Poglavnik, grazie alla massima comprensione al favore e all'aiuto dato nei momenti più critici dal Duce e da tutti i responsabili della vita pubblica italiana ... » . Budak afferma poi che con la designazione cli un Principe italiano alla Corona croata è stato saldato l'ultimo anello della collaborazione tra i due grandi Uomini e sono state poste le fondamenta per la collabora zione tra i due Popoli amici. L'esperienza cli due anni cli guerra, intensamente vissuti. nei quali la particolare situazione ha portato varie e nuove interferenze nella collaborazione tra i due Popoli sarà di insegnamento per un rafforzamento sempre maggiore dell'amicizia italo-croata. «Oggi trascorriamo il secondo anno della firma degli accordi romani senza transigere su due p unti: l' indipendenza dello Stato croato e la nostra infinita riconoscenza per il grande Duce che ba assistito il Poglavnik e l'intera Nazione croata nella sua più grande creazione».
Documenti - Allegati al Capitolo IV
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11 ministro Budak termina la sua esposizione «ricordando con il più alto onore gli eroici figli dell'amica Itali a che hanno dato la loro vita in battaglia per il nostro territorio nazionale». Del loro splendido sacrificio per la grandezza della Patria fascista e per l'intera umanità benefica in primo luogo il popolo croato. «Questi eroi sottoscrivono e consolidano con il loro sangue gli Accordi di Roma sti pulati e contrassegnati dal Duce e dal Poglavnik, Questi eroi dimostrano come possono illustrarsi i trattati nel loro valore e nella loro efficacia morale. Essi possono riposare tranquilli nell'amica terra croata, nella coscienza e nell a fiducia che il Croato non ha mai tradito i suoi amici e i suoi compagni di battaglia così come non ha mai perdonato ai traditori e ai vigliacchi. Le loro tombe saranno santuario dell'amicizia italo-croata e fonte di fiducia e cli energia per le future generazioni cli entrambi i popoli nelle comuni lotte, nelle com u ni sofferenze, e nell e comuni realizzazioni che come alleato dell'Italia noi perseguiamo insieme con il Fi.ihrer della grande Germania e con rimanenti popoli a lleati sino alla definitiva vittoria». La elevata celebrazione del Ministro Budak, come il risalto dato a tutte le altre manifestazioni dell'anniversario dei Patti cli Roma, rientra nel quadro di quel nuovo indirizzo che da parte croata si vuole dare ai rapporti coli' Italia. Dopo la sostituzione del Ministro degli esteri , Lorkovié, e del ministro plenipotenziario a Roma, Perié, si è voluto marcare con questo primo atto pubblico del Ministro degli esteri tale nuovo indirizzo. Le varie manifestazioni segnalate col telegramma in riferimento hanno avuto sviluppo regolare senza incidente alcuno.
IL GENERALE DI BRIGATA CAPO MISSIONE F.to Gian Carlo RE
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Dalmazio - Una cronaca per la storia (1943-1944)
DOCOMENTO N. 7
A. R. MINISTERO AFFARI ESTERI Gab. A.P. - Croazia e per conoscenza R. LE GAZIONE D'ITALIA
OGGETTO:
ZAGABRIA
Rapporti italo-croati - Dichiarazioni del Commissario Gcn. Sincié
Di ritorno da Zagabria il Commissario Amministrativo croato Sincié. richiamandosi a quanto mi aveva confidato verso la metà dello scorso aprile, mi ha dettagliatamente intrattenuto sulle conversazioni da lui recentemente avute con il Poglavnik in materia di collaborazione militare e politica italo-croata. Dopo aver ascoltato una dettagliata esposizione del Sincié sull'attuale situazione nella fascia costiera, esposizione ispirata ai concetti già manifestatimi dal Sinéié nel precedente colloquio, il Poglavnik avrebbe osservato: 1)
Il Sinéié conosceva bene quali erano i suoi sentimenti verso l'Italia e come egli fosse sinceramente convinto della necessità di una cordiale ed intima collaborazione serbo-croata . Se tale politica aveva incontrato ostacoli , la responsabilità di ciò non poteva interamente essere attribuita al Caverna croato.
2)
IJ preva lente affermarsi dell ' inCluenza germanica in Croazia nel campo militare, politico ed economico era in gran parte anche dovuto agli italiani stessi, i quali - pur godendo in partenza di una posizione di privilegio per le prerogative riconosciute loro in base agli Accordi di Roma - non avevano saputo o voluto opporre mezzi adeguati a quelli usati dagli agenti tedeschi: (co.sì, pe r esempio, nel campo militare, era eia imputarsi alla mancata od insufficiente disponibilità eia parte italiana di materiale cli armamento e di equipaggiamento, il fatto che la maggior parte delle forze armate croate era progressivamente passata sotto controllo german ico).
3)
Per quanto le altissime autorità politiche del Reich non avessero mai accennato con lui a prevalenti o esclusivi interess i tedeschi in
Documenri - 11/legari al Capilo/o IV
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Croazia, i rappresentanti germanici locali avevano esercitato sul Governo croato una pressione fortissima; pressione che si è anelata costantemente accentuando e che è stata sempre accompagnata da mezzi mollo eJJicaci di persuasione. Il Governo croato era troppo debole per poter resistere a tale pressione: toccava all' Italia cli parlar chiaro con i tedeschi e dì salvaguardare, cli fronte all ' invadenza alleala. le proprie posizioni ed i propri interessi in Croazia. 4)
Egli si rendeva perfettamente conto della necessità di venire acl un leale e completo chiarimento con il Governo fascista: tra qualche settimana avrebbe dovuto aver luogo il suo tanto desiderato viaggio a Roma ed egli si riprometteva in tale occasione di esporre al Duce, se fosse stato possibi le, un completo quadro della situazione con la più assoluta franchezza. A tali considerazioni, il Sincié avrebbe replicato che:
a)
per scagionare eia se la responsabilità del mancato adempimento degli impegni assunti verso l'Italia, non bastava che il Governo di Zagabri a si trincerasse dietro la pressione esercitata dagli agenti germanici; ma avre bbe dovuto mostrare le sue leali intenzioni, cominciando col resistere, per quel che poteva, a tali pressioni; in vece, molte autorità responsabili croate, non solo no n avevano mai opposto all'invadenza tedesca una seria resistenza, ma varie volte erano state esse stesse a sollecitare sottomano l'i niziativa germanica.
b)
Non bisognava dimenticare che l'Italia aveva degl i interessi vitali sulla costa orientale dell'Adriatico, per i quali essa aveva comballuto e contro l'Austria e contro la .J ugoslavia; se tali interessi venivano rispettati dal nuovo Stato di Croazia v'era da confidare che l'llalia avrebbe sostenuto l'integrità e l'indipendenza del nuovo Stato; ma se questi interessi venivano compromessi dalla politica di Zagabria, era eia prevedersi che l' Italia avrebbe rinunciato al progetto di uno Stato indipendente cli Croazia, preoccupandosi di garantire direttamente le proprie posizioni s u Lulta la fascia costiera.
All'osservazione, infine, del Sincié che il Gabinetto uscito dal recente rimpasto ministeri ale conteneva ancora troppi elementi non prettamente ispirati ai veri interessi del Paese e non completamente all'altezza delle loro funzioni , il Poglavnik avrebbe risposto che non poteva disfarsi di LUUi i pri ncipali esponenti del movimento ustascia, che era pra Licamente l'unica [orza su cui il regime attuale poteva contare; che vi erano degli uomini che bisognava lasciare al tempo cli el iminare, giacché s i
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Dalmazia · Una cronaca per la storia (1943-/944j
sarebbero 'bruciati' da loro stessi. Il Sincié ha poi detto di aver avuto anche vari colloqui con alcuni membri del Governo, notoriamente legati alla politica tedesca, ma di cui non mi ha voluto fare il nome; e che, egli aveva svolto anche con loro il tema del pericolo che poteva rappresentare per la futura esistenza dello Stato indipendente di Croazia il trascurare e lo scontentare oggi l'Italia; che costoro avrebbero allora replicato essere le preoccupazioni del Sincié del tutto infondate, giacché entro poche settimane i tedeschi sarebbero giunti ali' Adriatico e le truppe tedesco-croate avrebbero eliminato ogni residuale posizione italiana nella fascia costiera, togliendo così all'Italia il principale mezzo di pressione per l'avvenire. (Allusione questa che il Sincié metteva in relazione con l'improvviso inizio delle attuali operazioni delle truppe germaniche in Erzegovina). Pur facendo qualche riserva circa la verità di vari dettagli e circa le ragioni che inducono il Sincié ad ostentare un così pronunciato orientamento italofilo, valgono, per il complesso delle sue oditm1e confidenze, le stesse considerazioni che ebbi a fare in occasione del precedente colloquio riportato con il sopradetto telespresso.
F.to Vittorio CASTELLANI Zagabrin, 21 maggio 1943
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Documemi • Allew1ti al Capilo/o IV
D OCUMENTO
N. 8
NOTA SULLA SITUAZIONE POLITICO-MI LITARE DELLA DALMAZIA P.1\4.10, lì 13 luglio 1943-XXI
Ritengo necessario riferire a VE. (*) q uanto segue:
Nella D almazia annessa si sta ripetendo la questio ne Bast ianiniArmellini sotto l' aspetto Giunta-Spigo. I contrasti non sono forse t anto origina ti da incomprensione od incompatibilità fra l'Ecc. Giunta cd il Generale Spigo q uanto dalla ripercussione che nell' E ccellenza Giunta hanno avuto - quasi subito dopo l'assunzione da parte su a del Governo della Dalmazia - gli attriti. già esistenti fin dai tempi dell'Ecc. Basti ani ni, fra il Generale Spigo e il prefetto Zerbino. Quest' ultimo, per La s ua siste matica ed irriducibile - per quanto larvata - avversione a quanto ra l'autorit.r1 militare del luogo, per la sua linea di lavoro politico basata su questa avvers ione, può realmente definirsi l'anima nera dell' ambi ente. Dico questo con piena convinzione conoscendo molto bene l'educazione, il tatto, la pazie nza del Generale Spigo. Il G enera le Spigo, già da tempo aveva rilevato il contrasto fra la linea che avre bbero dovuto seguire le autorità politiche 'nella de licata e difficile zona psicologica dalmata. E tale linea, lucidame nte , serenamente rappresentata dalla leLLcra allegato l) (le cui conside rai.ioni furon o in gran parte riportate nella mia re lazione n. 5225/AC. del 23/4) era il frutto no n soltanto dell'acuta percezione d'ambiente del G e nerale . ma anche della pratica di vita viss uLa e della piena conoscenza dell 'a mbiente stesso. Comunque, le cose parvero migliorare coi primi contalli mie i e del Generale Spigo coll'Ecc. Giunta. figura mentale aperta e generosa che diede subito la sensazione non dico di schierarsi dalla nost ra pane in ciò
(*) li destina1ario della noia è il generale: Mario Roalla. Capo di Staio ma ggiore dell'Esercito.
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Dnlmnt.ia • Una aonaca per la storia (1943- /944)
che era l'episodio Annellini-Bastianini prima e Spigo-Bastianin i poi ma d i comprendere le necessità militari la cui necessità di prevalenza era evidente sempre più con l'aggravarsi de lla situazione generale e delle ripercussioni sue in Dalmazia. Senonché l'influenza delle autorità politiche locali spalatine inrtuiscono senza dubbio sul nuovo Governatore come già su l precedente ed io ebbi qualche tempo fa la prova dell'inacidirsi della questione con la lettera allegato 2) dircltami dall'Ecc. Spigo.
In seguito a questa lette ra, vedendo la necessità de l mio interven to in fu nzione equilibrativa chiesi ed ottenni un colloquio con l'E cc. Giunta il giorno 21 u.s .. In questo colloquio trovai l'Ecc. G iunta 'montato ' contro Spigo. Senza e ntrare in particolari circa alcune considerazioni un pò troppo crude dell' Ecc. G iunta sulle qualità belliche delle truppe, e sulla sua convinzione di fa r risalire al comando del C.d 'A. le deficienze in me rito a tali qualità , dirò soltanto che trovai il Governato re molto preoccupato per la situazione ed ossessionato - un po' troppo unilateralmente - dalle difficoltà d i esplicare il suo lavoro perché all arm ato dalle troppo poche forze nostre rimaste in Da lmazia. Io cercai di rassicurarlo, rappresentandogli altresì che finché il nemico restava soltanto il ' partigiano ' non c'erano da temere pericoli gravi , gli ammisi l'opportu ni tà di far muovere di più le truppe, ma in pari tempo gli dimostrai che per ottenere questo bisognava che le autorità politiche s'immedesimassero un po' più di quelle necessità militari ed aderissero alla rinuncia cli qualche presidio (di qualcuno dei troppo numerosi presìdi che potevano garan_lire di più i sonni dei Sigg. Prefetti, ma riducevano le truppe per manovrare) per dar modo di fare più numerosi ed efficaci rastrellamenti. Il Governatore mostrò di aderire, ed in presenza del Prefetto di Zara e del Colonnello de i CC.RR. Butti che assistettero a parte de lla cordiale disamina del proble ma , convenne sulla necessità di accordarsi col Generale Spigo, al lora in licenza, per i provvedimenti da prendere in comune. [n quetroccasione io anzi accettai senz'alt ro le prime richieste c he il Prefetto di Zara, Barbèra , ed il Co lonnello dei CC.RR. mi fecero per aver modo di sopperire coi loro clementi, 3000 e più carabinie ri e (orze armate varie e servizi vari, per lasciar liberi reparti di truppa impiegati in servizi che nulla avevano a che fare con lo scopo principale, anzi u.nico , del mome nto: la guerra ai partigiani. [o però ero rimasto colpito da lla 'montatura' del Govern atore contro il comando del C.d' A. e contro la riserva che e.gli faceva circa il rendi-
Documemi · Allegasi al Capitolo 1\1
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mento delle truppe del XVI 11 C.A .. E poiché non si poteva escludere, in q ualcuno dei numerosi ,episodi di guerriglia ed a causa della stanchezza della truppa che da o ltre due anni fa un servizio oneroso e sanguinoso, una certa ripercussione sullo spirito delle truppe, tradussi, a scopo di incitamento e di nùglior impiego dei reparti, il risultato delle considerazioni personali dell'Ecc. G iunta nel suo colloquio con me, in una lettera ali . 3) - al generale Spigo, nella quale in forma cordiale esprimevo la necessità di provvedimenti migliorativi. Attendevo il risultato concreto degli accordi fra l'autorità militare e le autorità politiche in merito a quanto sopra (vedi chiusa del mio foglio allegato 3) quando la sera di sabato 1O c.m. il Generale Mugnai di ritorno da Zara (dove era stato per fare accertamenti su l contegno di alcuni ufficiali e truppa che sarebbero stati incolpati cl i relazioni inopportune con elementi della popolazione a noi contrari) mi venne a riferire per incarico dell'Ecc. G iunta alcune considerazioni di quest'ultimo sulla situazione nella Dalmazia annessa. In sostanza le considerazioni dell'Ecc. Giunta risultano dal promemoria allegato 4) che comprende quanto il Generale Mugnai mi doveva dire. Evidentemente le preoccupazioni del Governatore si sono nel frat tempo accentuate e le relazioni delle autorità politiche col Comando del XVIII Corpo si sono rese più delicate.
In vista di questa mia constatazione ho preparato la lettera (all egato 5) all 'Ecc. Giunta e gliel'ho spedita a mezzo ciel mio Capo cli Stato Maggiore disponendo in pari tempo che il Generale Primieri s i abboccasse col Generale Spigo per ch iarire meglio i particolari delle varie q uestioni. Il generale Primieri mi ha fatto il resoconto allegato 6).
In conclusione: I.
Nella Dalmazia si sta , come ho già eletto, ripetendo la questione che lo scorso anno ha dato luogo agli attriti fra autorità militare e civile.
2.
La soluzione migliore per troncare definitivamente queste incomprensioni (che disturbano e preoccupano sempre, ma specialmente in momenti come questi) sarebbe quella adottala al principio dello scorso anno in Slovenia. cioè il passaggio di tutti i poteri alle autorità militari.
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3.
DalmazÌ/1 - Una cronaca per la storia (1943-1944)
Qualora un provvedimento di questo genere non possa essere preso, poiché il Generale Spigo - già da troppo tempo pressato da questa forma di contrasti, la colpa dei quali non è assolutamente da far risalire a lui - è veramente stanco del continuo sistema di ostacolarlo nel suo lavoro e dei larvati attacchi alla sua persona, proporrei di cambiarlo dall'attuale sede. E dato che il Generale Spigo finora ha dato prova di senno e di equilibrio, non solo, ma dato che sembra che l'Eccellenza Giunta e le altre autorità politiche locali hanno più di una volta accennato al maggior accordo che esisteva fra esse ed il Generale Piazzoni quando questi comandava il presidio di Spalato come comandante della divisione 'Bergamo', proporrei il cambio fra il Gen. Spigo ed il Generale Piazzoni. La soluzione, ho l'impressione, non urterebbe nessuna suscettibilità e forse sarebbe ancora l'unica da tentare per risolvere, nell'ambito della mia zona di giurisdizione, la cosa. La soluzione di trasferire senz'altro il Prefetto di Spalato, elemento che a mio parere è la causa maggiore di tutto, potrebbe essere buona, ma non credo sarebbe accettata dal Governatore il quale è ormai passato ad una concezione di irrigidimento nei riguardi dell'autorità militare di Spalato e del Comando del XVIII Corpo. Comunque, ritengo che un provvedimento si impone. La lucida relazione del Generale Spigo (ali. 2) mette chiaramente in rilievo che il male è forse alle origini del sistema adottato dalle autorità locali, ma evidentemente su ciò può interferire solamente l'autorità centrale. Io non posso che richiamare V.E. sulla ripetizione di questi fatti che limitano la tranquillità di lavoro dei miei dipendenti, riconoscere che - sinceramente e serenamente - essi non si sono mai discostati dalla linea ortodossa consentita dalla loro facoltù e dal loro grado, ed invocare dall 'Eccellenza Vostra, che è il miglior giudice della situazione, delle cose, e delle persone (anche per le vicissitudini analoghe avvenute durante il Suo comando quì) il suo Alto intervento per quei provvedimenti che valgano a farci lavorare più tranquilli, sia pure assumendo - se necessario - maggiori responsabilità.
(Generale Mario ROBOTTI)
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D 0c11n11:11ti - / \/legati al Capitolo IV
DOCUMENTO
N. 9
COMANDO DELLA 2" ARMATA IL COMt\NDANTF.
N. di prot. 56/C. S. M.
P M. IO, 2fi giugno 1943 XXI
SEGRETO
ALL'ECCELLENZA IL GENERALE SPIGO COMANDANTE DEL XVlll CORPO D'ARMATA
Posta Mii. 118
OGGETTO:
Spirito offensivo delle truppe del C.<l' A.
Nei giorni 21 e 22 ho visitato alcuni presìdi interni del C.d' A. cd ho fatto le seguenti constai.azioni: l.
Il territorio occupato dalle truppe della divisione 'Zara' sembra abbastanza controllato. Le truppe stesse lo percorrono in tutti i sensi, le linee telegrafiche e telefoniche sono intatte (dopo alcuni tentativi di distruzione, che i ribelli non hanno più ripetuto in seguito alle energiche rappresaglie fatte eseguire dal Gen. Viale), i recenti agglomeramenti di partigiani e successivi attacchi ai presìdi di Raducié e Mokropolje sono stati contenuti dai presìdi stessi e respinti brillantemente mediante l'impiego tempestivo e deciso dei rinforzi.
2.
Non altrettanto può dirsi del territorio occupato dalle truppe della divisione ' Bergamo ' . Quivi un 'ampia zona particolarmente delicata, quella di Sebenico, è completamente in mano dei ribelli, i quali sono 'vivaci', ma non molto numerosi, certo sempre inferiori alle nostre truppe della zona; la strada Zara-Scardona-Sebenico per il tratto di competenza della 'Bergamo' non è assolutamente mai percorsa dai nostri reparti, i ribelli vi fanno ciò che vogliono, compresa la sistematica distruzione di centinaia di pali telegrafici e la sottrazione del filo. A questo proposito mi nasce ora il dubbio se la soppressiorie del servizio cli autocorriera lungo queste strade sia stata opportuna ... ; la sorveglianza di tale servizio valeva per lo meno a far arrivare le nostre truppe in luoghi ove ora si guardano bene cli arrivare.
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3.
4.
Dalmazia · Una cronaca per la storia ( 1943-1944)
Non ha valore il fatto della troppo spesso lamentata scarsilà di truppe. Per quanto i partigiani siano diffusi in tutto il territorio, essi non hanno mai operato in grandi masse, essi hanno sempre - in linea di massima - fatto azioni ardite. se si vuole, ma sempre di semplice guerriglia a base di attentati ai treni. cli sorprese ai distaccamenti isolati ed ai piccoli reparti. E questi colpi sono sempre riusciti, eia una parte per la poca scrupolosità e per la ... timidezza con la quale si è svolto il servizio di protezione alle ferrovie , dall 'allra per la nessuna applicazione delle misure necessarie di sicurezza da parte dei reparti sorpresi. Valgano a questo proposito: a)
il caratteristico episodio del giorno 21 corr. in cui fu fatta saltare la macchina staffetta precedente la mia littorina alle 7.30 del mattino. V.E. sapr~1 che al mio stupore come la cosa avesse potuto accadere a qualche km. da Spalato , mi fu ingenuamente risposto, da uno dei capitani che erano addetti al servizio di protezione Cerrovie e che si trovava in quel momento alla stazione, che la mina «doveva esser stata messa di notte quando cioè i reparti riposavano ... essendo stanchi perché vi sono appena 20-25 uomini per km.». Un 'enormità di questo genere è senza commento.
b)
Tutti i nume rosi episodi di agguati e di sorprese fatte ai nostri reparti, troppo spesso mal comandati o nie nte affatto consci od istruiti di come si deve camminare nella zona e come s i deve combatte re.
Ha valore invece il fatto che la truppa è sufficiente, più che suffi ciente, ma che non si muove perché - possiamo confessarcelo - ridotta, eia mesi di vita relativamente tranquilla, ad un'apatia bellica che impedisce letteralmente di poter contare sul numero cli essa. Apati a non sempre contrastata da quella volontà di reazione, eia parte dei noslri minori comandanti, che sarebbe indispensabile, specie in questi momenti; apatia invece agevolata da una for ma generale di adattamento alla situazione che si è andata creando e che viene mascherata dal comodo pretesto de lla scarsità di truppe quando ci sono presìcli di oltre 3000 uomini fra italiani e croati (Signo, Drnis, Knin) che, con una migliore sistemazione a difesa, potrebbero essere tenuti con me no della metà di forze, lasciando libera l'altra metà per muoversi, per costituire gruppi di manovra, quando Spalato è rigurgitante di truppe fra operative e dei servizi (ma che hanno anche queste ultime le anni pe r combattere) buona parte delle q uali potre bbe essere immessa in una sal utare rotazione di lavoro tattico, perché oggi
.Documenti - Alleg(l(i al Capitolo IV
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siamo in guerra, e tutti devono combattere. Conosco le obiezioni che potrebbero esser mosse a tali radicali concetti; qualcuna cli esse potrà anche avere qualche fondamento, ma esse non infirmano il concetto chiaro ed onesto che , in sostanza, per buona parte delle truppe, c'é eia C11MBr11RE LA LINEII. E Vostra Eccellenza, col suo acuto spirito cli disamina, non può non annuire, tanto è vero che nell'ultima riunione cui V.E. partecipò , presso il Governatore Giunta, ammise che la truppa sarebbe più che sufficiente per combattere i partigiani se non fosse stata distolta in troppe parti dai servizi 'lerritoriali ' , o da esige117e d'ordine non sempre militare, che impedivano l'addeslramento e l'impiego delle truppe slesse nel loro compito bellico. Ora io il giorno 22, in un nuovo colloquio che ebbi con l' Eccellenza Giunta, ritornai decisamente sull'argomento clell'ahbanclono - eia parte delle autorità civil i e politiche - dei concetti di pace a tale riguardo, anche perché ero rimas to molto colpito dal meschino risultato del riesame dello schieramento (mio foglio 9380 dell'8 giugno e risposta n. 8016/0p. del 13 c.m. di V.E.) pcl quale si riusciva a ricuperare solo due btg. per formare la massa di manovra necessaria ad agire. a scuotere l'attuale atossia. L'Eccellenza Giunta mi assicurò che sarebbe intervenuto presso i suoi prefetti per far porre risolutamente in secondo piano rispetto alle esigenze militari belliche, quelle altre che incidevano sullo sviluppo delle prime, ma ebbe alcuni larvati accenni alla necessità che le truppe dessero la prova che stavano dando in questi giorni quelle della ·zara· , cioè di un impegno vivace ed adatto alle circostanze, di uno sfruttamento integrale di tutti gli uomini armati (compresi anche quelli dei servizi: a Zara non fu lasciato quasi nessuno per parare alla minaccia sulla Zermagna) ed ebbe a concludere col rilievo della differenza della situazione fra la zona cli Zara e quella di Spalato-Sebenico. In merito poi al foglio di V.E. n.44/R.P. del 13 corr., il Governatore ammise fondati molli degli argomenti e promise il suo inlervcnto verso le autorità dipendenti. Ma nella forma corretta e serena. sua caratteristica, ciel suo modo di discutere trapelò la sua impressione che i contrasti d i Spalato nascessero da un diverso modo di vedere la situazione, e soprattutto dalla constatazione delle autorità civili che le truppe molto cli più potrebbero fare, come molto di più stanno facendo a Zara. Personalmente io non prendo come oro colato tutte queste impressioni, ma non sono alieno dal ritenere che la differenza di situazione fra le due provincie, le giustifichi.
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5.
Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943-7944j
Ho parlato di uno sfruttamento maggiore delle truppe dei grossi presìdi, troppo statiche o, quanto meno, troppo limitate nel loro movimento, mentre oggi è l'ora della spregiudicatezza. è l'ora del contegno offensivo , è l'ora di impiegare con più attività , con più vivacità i mezzi superiori che abbiamo sul nemico .... Spregiudicatezza di contegno bellico non vuol significare leggerezza o, peggio, trascuratezza delle norme d'impiego (ed invero, gli episodi dolorosi che abbiamo avuto non sono mai stati dovuti alla sana spregiudicatezza che voglio intendere, ma alla colpevole trascuratezza di ogni misura precauzionale, perché proprio noi siamo fatti così: STIA.MO CHIUSI NEI NOSTRI PRESIDI ANCHE QUANDO DOVREMMO E POTREMMO USCIRE IN AZIONE; QUANDO UN REPARTO NE ESCE PE RCHE NON PUO FARNE A MENO, PER IG NORA NZ A O PER PIGRIZIA O PER INSUFFICIENTE AZIONE DI COMANDO D EGLJ UFFICIALI TRASCURA OGNI ELEMENTARE NORMA TATTICA ... ED ALLORA ST HANNO DECINE DI MORTI, IL PlU SPESSO CAUSATI DA UNA SEMPLICE 'TROIKA', O DA UN PICCOLO GRUPPO 1)1 POCO SUPERIORE DI RIB.ELU ... ) [in maiuscolo nel
testo - n.d.a], vuol dire soltanto un maggior ardimento, una maggiore dose di spirito aggressivo. Ho parlato cli maggiori e migliori apprestamenti difensivi per aumentare le possibilità cli difendere alcuni presìdi e poter dare loro modo di resistere con molto minori forze, costituendo col restante delle truppe dei reparti mobili coi quali formare una massa cli manovra sempre pronta a spostarsi nel raggio della propria zona divisione o di C.d' A ., raggio che non è superiore agli 80-100 km ., distanza cioè che una massa mobile di manovra - pur ammettendo che non possa spostarsi che per via ordinaria - può superare in 4-5 giorni, il che, facendo sempre il ragionamento aritmetico elementare, comporta una resistenza dei presìdi di una decina di giorni ... E per resistere un paio di settimane alle attuali masse di partigiani che possono minacciare Knin, Drnis, Bencovazzo, Signo, ecc. ecc.. bastano 500-800 uomini ben comandati (ed i buoni colonnelli non mancano, anche se sono deficienti gli inquadramenti inferiori) ed una buona sistemazione a difesa del presidio, che tenga presente le mie direttive più volte ripetute e che non sono che la ripetizione di quelle santissime norme, di quei chiari ordini dati dal mio predecessore con la circolare 3/C. Invece, purtroppo, sìamo ancora lontani: forze disseminate negli abitati, anziché riunite in un solo ' castrum' od in una sola ' acropoli', case malamente sistemate e che non resisterebbero ad un colpo di piccolo calibro ( ed oggi i partigiani qualche pezzo lo hanno), cinte costituite da semp lici muretti a secco, senza neppure un traversone che protegga le spalle dei difensori
Documenii . Allegati 11/ Capitolo IV
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(es. Raducié e Mokropolje che hanno resistito e resistito bene contro forze quintuple, ma perché ... i partigiani sono stati dei 'fessi', e perché soprattutto, è accorso tempestivamente l'aiuto). ***
Credo sia inutile proseguire. Ad un collaboratore del valore tecnico e passionale [forse: professionale] come è V.E. non credo sia bisogno cli dire altro. Basterà riassumere: a)
bisogna che tutta la truppa del C.d' A. mobiliti di più gli spiriti, e si convinca che 'siamo in guerra';
b)
nella nostra guerra non si può essere forti e quindi comodamente tranquilli, in ogni settore; la superiorità nostra deve derivare dalla manovra e non da aumenti di l'orza, che si richiedono con troppa frequenza , e che non possono essere concessi;
c)
bisogna sfruttare di più le truppe, ricordando che ogni armato di fucile deve fare la guerra. I servizi andranno bene Io stesso anche se si impiegano come combattenti parte dei loro elementi armati, come pare si sia fatto a Zara;
d)
bisogna dare un più realistico valore alla canaglia che ci è contro, che se, in sostanza, combatte bene, è però sempre, dico sempre, inferiore di numero alle nostre truppe, enormemente inferiore di armamento, sprovvista di artiglieria, di aviazione, ecc. ccc.. Oggi questa canaglia è sopravaiutata, ed è una tara questa da cui stentiamo a liberarci perché noi - comandanti superiori - non sempre siamo seguìti, nell'opera necessaria presso le truppe, dai comandanti inferiori. Basta (mi ripeto, ma non importa) con i 'violenti attacchi' in cui le nostre perdite sono 3-4 morti e pochi. feriti nel totale di compagnie e di battaglioni, basta con le 'consistenti' o le 'forti masse partigiane' ... che sono realmente tali in pochi casi e soprattutto quasi sempre prevedibili (informazioni accurate ed inte lligenti) casi. Le perdite più numerose che abbiamo avuto in codesto C.d' A. non sono mai finora state il risultato di combattimenti veri e propri ma quasi sempre il frutto di sorprese a nostro danno, favorite dall'insipienza cli minori comandanti e eia scarso addestramento de lla truppa.
e)
L' Eccellenza Giunta mi ha promesso che aderirà in pieno alle mie richieste cli 'ca techizzare' i prefetti perché evitino di intralciare il nostro lavoro militare con esigenze di indole civile .
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Dal111M.ia - Una cronaca per la storia ( /943- /944)
Non c'è quindi che da accordarsi con Lui per raggiungere il risultato che io intendo sia raggiunto presso codesto C.d' A ., che tanto bene ha lavorato sinora, ma che ha bisogno d i plasmarsi di più alle contingenze. Il risultato deve essere questo: Anche la divisione ·Bergamo' deve essere disimp egnaw dai presìdi nei quali au11almenre è rinchiusa e fare lei la guerra, non attenderla.
Sarà così possibil e a codesto C. d'A. costituire quella massa di manovra che oggi non ha e che è assolutamente necessario abbia (e oggi la può avere, più tardi si vedrà se potrà mantenerla) , per lavorare come in tendo io.
IL GENERALE COMANDANTE D ESIGNATO D'ARMATA Mario ROBOTTI
D0c11111e111i • Allegnri al Capitolo I V
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-- --- - - - - - - 985D ocutv!ENTO N. 10
DA COMANDO 2" ARMATA AFFAR I CJVIU
1 •
7464 di prot. Op.
PM. IO, 27 luglio / 943
T ELESCIUITO l'l CHIARO
ATCOMANDO V CARM AT COMANDO Vl CARM ATCOMANDO Xl CARM AT COMANDO XVIII CARM
e per conoscenza :
At Eccclknza Governatore Dalmazia At Eccellenza Alto Commissario Lubiana At Eccellenza Prefetto Carnaro ( fono a mano) At Comando XXII I Carm J\t Comando CC.RR. 2" Armata (rono a mano) At Comando CC.RR. D almazia
N° 1023 1/ AC (punto) Est diretto at Comandi V (virgola) VI (virgola) XI et XVIII Carm et per conoscenza at Eccelle nza Governatore Dalmazia (vi rgola) Ecce llen za Allo Commissario Lubiana (virgo la) Eccellenza Prefe tto Carnaro (virgola) Comando XXIII Carm (virgola) Comando CC.RR. 2·' Armata e t Comando CC.RR. Dalmazia (punto) - Disposizion i emanate da Capo Governo per assunzione poteri per tutela ordine pubblico eia parte Autorità militare debbono avere integrale applicazione tulti te rritori a nnessi compresi giurisd izione Armata (punto) Tali poteri ve ngono assunti da Comando V Cann per territori annessi del Fi umano (virgola) da Comando X[ Carm per territorio provi ncia Lubiana (virgola ) da Comando XVIII Carm pe r territori provincie Zara e t Spa lato fatta eccezione Isole comprese territo rio compete nza VI Carm che assume rà per esse corrispondenti poteri (punto) Assunzione poteri ve nga comunicata at popolazione con diffusione media nte affiss ione manifesto bilingue redatto secondo direttive ema nate da Capo G overno data 26 corrente che de bbono considerarsi dire ttive cli massi ma cl tene ndo conto particolari esigenze et situazio ni locali (punt o) Molte disposizioni pure esse ndo già in atto dovranno essere comprese et ripetute manifesto che co n nuove dispos izioni dovrà costituire un tutto organico corrispondente at
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Dalmazia - Una cronact1per la storia (7943-7944)
direttive Governo et regolante intera materia (punto) Comandi V et Xl Carm comunicheranno preventivamente et rispettivamente at Prefetto Carnaro et Alto Commissario provincia Lubiana assunzione poteri et manifesto (punto) Comandi VI et XVIII Carm faranno uguale comunicazione at Governatore Dalmazia et successivamente at Prefetti Zara et Spalato nei confronti dei quali avverrĂ effettiva assunzione poteri (punto) Attendo assicurazione su avvenuta effettiva integrale assunzione poteri (punto) F.to Generale Robotti.
... ,......
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Documel'lli • Allegati al Capi10/o f\/
DOCUMENTO
N . 11
COMANDO SUPREMO Ili REPARTO
P.M. 21, I" agos10 1943
Ufficio Affari Generali
Prot. N. 4189 A. G.
ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DET MINISTRI
Gabinetto AL MINISTERO DELL'INTERNO Gabinetto ALLO STATO MAGGIORE REGIO ESERCITO Reparto Segreteria · Uff. Segret. S. M.
OuGETl'O:
Autorità civili Dalmazia
Gli sviluppi della situazione militare per quanto riguarda i territori ex-jugoslavi recentemente annessi (provincia di Lubiana e di Fiume e Governatorato della Dalmazia) consigliano che i detti territori vengano dichiarati zona delle operazioni.
In questo senso questo Comando Supremo proporrà l'emanazione del relativo bando. Per effetto di tale dichiarazione i pote ri civili saranno assunti dal Comandante Supremo ed esercitati in conformità delle direllivc di cui al foglio n. 3954/a.g. in data luglio 11 corrente, che si unisce in copia per conoscenza della Presidenza del Consiglio, direttive che prevedono la permanenza in carica di tutte le a utorità civili.
È stato però segnalato dal Comando della 2" Armata che i Prefetti di Zara e Spalato hanno dato prova sino ad ora di scarso senso di collabora7ione con le autorità militari. Si allegano, al riguardo, un prome moria e due lettere qui trasmesse dallo Stato Maggiore R. Eserci to. Questo Comando Supremo ritiene pertanto oppor tuno c he i s uddetti due Prdetti vengano allontanati possibilmente senza sostituzione. o
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943-1944)
quanto meno che siano sostituiti con persone che abbiano mentalità più intonata all'odierna situazione.
IL CAPO DI. STATO MAGGIORE GENERALE f.to AMBROS IO
Documenti - Allegari al Capitolo IV
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DOCUMENTO
N. l2
COMANDO DELLA DIVISIONE DI FANTERIA 'LOMBARDIA' UFFICJO DEL CAPO 01 STATO MAGGIORE
Sezione Operazioni e servizi P M . 47, lì 5 agosto /943 XXI
N. 02/881 6 cl i pro I. SEGRETO
AL COMANDO Xl CORPO D' ARMATA Ufficio Operazioni OGGErro: Aspetti della situazione odierna POST/\ MILITJ\KJO
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Credo opportuno informare codesto Comando su a lcuni particolari aspeLLi della situazione odierna. l.
Il cambiamento di Governo in Italia ba avuto forte contraccolpo a Zagabria. Il Poglavni k è rimasto molto scosso. perché sente che gli è venuto a mancare - col Duce - il principale appoggio. In alcune riunioni di consu ltazione degli elementi più fidati - per esaminare la situazione - è apparso molto depresso. Da tale stato di cose han preso molto coraggio gl i clementi di opposizione, e si parl a qua e là di affidare, anche in Croazia, i p ieni poteri ad un Generale: e si l'anno dei nomi. Ritorna altresì a lla ribalta la corrente favorevole a Maéek, che richie de d i affidare a lu i la dittatura.
2.
In relazione a quanto sopra, tutti gli ambienti sono in uno stato grave di agitazione e di preoccupazione. Nella supposizione che venga a mancare ! 'appoggio dell'Italia , sentono che è necessario appoggiarsi sempre più alla Germania. Ho già segnalato col Rapporto informativo di ieri (n.ro 02/4144 ), come si stia facendo strada a Zagabria l'opportunità di affidare il governo - in caso di ritiro del Poglavnik - ad un te desco, e si fa anzi il nome di tale Govetié, capo de l partito nazional-socialista croato. Ne ll a zona di Karlovac la gran maggioranza preferisce però il regime degli italiani a quello de i tedeschi, e pe nsa con raccapriccio
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Dalmazia · Una cronaca per la storia ( /943-1944)
ad una venuta dei tedeschi in questa zona. Si sta destando così - ora che si teme possa venire a mancare - una corrente di maggiore valutazione dell'apporto dell'Italia in favore della nuova Croazia indipendente. A Zagabria il comando tedesco ha fatto sapere alle Autorità croate che tiene pronto un battaglione tedesco, da mandare subito a Karlovac, in caso di cedimento o di ritiro degli italiani, e che si tiene pronto a prendere in mano la situazione di questa zona. 3.
Particolarmente preoccupato ed agitato è l'ambiente militare croato, e specialmente quello degli ustascia. Nel campo dell'esercito regolare (domobrani) la situazione viene vista quasi con piacere, perché nell 'esercito non vi è gran simpatia per il movimento ustascia. Gli ustascia invece sono molto preoccupati. Il crollo del Fascismo in Italia fa temere ad essi un analogo crollo del movimento ustascia in Croazia. Perciò c'è ora un po' di freddezza. Alcuni ufficiali non hanno esitato ad affermare che oramai non bisogna pensare tanto ai ribell i ma agli italiani. Se gli italiani cederanno, od abbandoneranno la zona di Karlovac, bisognerà rivolgersi contro di loro e magari disarmarli. A tal proposito soggiungo che si è determinato fin d'ora una ricerca di armi e munizioni nostre, con sottile opera allettatrice anche presso qualche ufficiale. Stiamo su buone tracce, perché qualche ufficiale ha già dentmciato le offerte avute. Ma il fatto è indice di persuasione che noi italiani stiamo verso una fase di disgregazione. E' anche significativo che la direttiva di raccogliere armi da italiani (che gli ustascia hanno avuto dall' alto) precisa di lavorare specialmente nei ' reparti della Milizia'. Fra l'altro essi vanno determinando una corrente sfavorevole con la partenza delle reclute per l'Italia, per la 2" Legione croata, e qualche episodio increscioso è già avvenuto.
4.
La propaganda di Londra fa molta presa sulla popolazione, ed eccita fo rtemen te gli clementi estremisti ustascia contro di noi. Il cambiamento di regime in Italia è considerato come principio dì crollo, di ritiro dell'Italia dalla lotta. In conseguenza di un cedimento dell'Italia si intravvede, generalmente, un crollo dell'Asse. E allora viene a tutti di domandarsi cosa sarà mai della Croazia indipendente.
5.
In parecchi incontri con le autorità locali ho detto ampiamente come il nuovo Governo in Italia sia ancora più fermamente deciso a conti-
Documenti - Alleg11ti 11! Capitolo IV
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nuare vigorosamente la guerra. Mi sono studiato di far vedere - attraverso tante disposizioni come nulla sia cambiato nella nostra linea di condotta, e che noi continuiamo lavori, rastrellamenti e tutte le attività come prima. Il contegno dei soldati è tenuto sempre vibrante, dalla forma alla sostanza. Questo nostro comportamento sta facendo venire un po' di distensione, e le mie assicurazioni han dato visibile sollievo specialmente al Prefetto ed ai comandanti militari croati. Tuttavia la situazione permane con gli aspetti di tutto un ambiente di crisi, e di sospetto, su quel che sarà il comportamento dell'Italia. Mentre tutti vanno apprezzando particolarmente la nostra linea imperturbabile, derivante dal fatto che nessuno si agita e tutto continua a procedere come prima, con bella fattività vivace ed aggressiva, in magnifica forma disciplinare - per cui da nulla si riesce a vedere alcunché di sintomi di disgregazione ( come invece dice Londra) anche i più sereni opinano pe rò, se ineccepibili sono questi nostri reparti , un ordine da Roma può far cambiare le cose , e potrebbe determinare lo stesso quel ritiro deJJ ' Ttalia dalla lotta. Molto commentato - sfavorevolmente - è l'abbandono da parte dell'Italia della fabbrica di esplosivi di Mahicno, tanto più che le maestranze resteranno disoccupate. È uno dei fatti che dà corpo al dubbio che l' Italia abbandonerà la lotta e questa zona. Ad ogni modo, l'attività intrapresa dai reparti per una più intensa vigilanza lungo la ferrovia e per battere il terreno attorno ai presìdi , è seguita con molta attenzione dai militari e dalla popolazione, e va mettendo un certo senso di fiducia tra lo sconcerto generale di tutti gli spiriti. Nulla io trascuro - e trascurerò - perché. dalla forma alla sostanza, questa fiducia aumenti sempre più.
IL GENERALE DI BRIGATA COMANDANTE (Pietro SCIPIONE)
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Dalmazia - Una cron11c:a per la s1o ri11 ( 1943- / 1)44)
DoclJMENTO
N . 13
MINISTERO DEG LI A FFARI ESTER I Telegra mm a in pa rtenza n. 2413 1 P. R.
2
//}/OSIO
/ 94]
Desti natario:
COMAN DO SUPREMO · S. l. M. (2 copie) R. AMBASCIATA - BERLI O (pe r corriere) Mittente: Gab. A. P. - CROAZI A
Per opportuna informazione si trascrive quanto ha riferito. in data 30 luglio u.s., il R. Ministro in Zagabria: «TI partito radicale. secondo quanto mi viene riferito. scontando notizia di pace separata da parte dell'Italia, starebbe montando un'azione di cospiratori croati pe r cacci are dal litorale adriatico le nos tre truppe. Ta le azio ne mirere bbe intanto a costituire un fron te unico di t utta la popolazione croata in (unzione anti-italiana e farebbe capo al noto agitatore da lmato B ulat ed al Ministro degli esteri Lork ovié. e a questo scopo sa re bbe ro in co rso dei co ntatti co i macekia ni ed i pa rtigia ni. Ino ltre sarebbero già stati spiccati agenti per cercare di inq uinare e demoralizzare le nostre truppe dislocate in Croazia; dietro tutta questa montatura si scorge l'opera tedesca.
«Questa mattina stessa ho chiesto di vedere il Poglavnik con il quale mi sono intratten uto circa due ore. «Gli ho parlato subito dell'azione di cui sopra diretta a spianare a ll'occupazione tedesca la strada non solo della Croazia, ma anche del litora le dalma to, Fiume, Pola e Trieste. G li ho chiesto anche d i indagare e di rendere intanto innocue le pratiche 13ulat e Lorkovié. Pavelié. il quale mantiene una calma imperturbabile, mi ha dello che certamente l(a] predetta seg nalazio ne fa parte de lle inf inite voci che corrono a Zagabria, una più sensazionale dell'altra. Ha qualificato Bulat come un innocuo chiacchierone e lo ha scagionato. Ha taciuto invece sull'ex Ministro Lorkovié, accusando il vecchio professore Luéas noto antitalinno di essere un pubblico agitatore cd avere parlato persino con tro l'ulli-
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mo Consiglio dei Ministri per non aver preso una decisione conforme alla gravità del momento. Luéas sarebbe già stato messo in condizioni di non n uocere. «Non ha escluso però che intellettuali da lmati sempre irrequieti e qui dimoranti possano inscenare q ualche dimostrazione innocua cl i piazza . Non ha escluso nepp ure che formazio n i tedesche, operan t i in Croazia, specie SS possano armeggiare segretamente per preparare eventual i sommosse e così giustificare atto cl i fo rza della Germ ania in Croazia. Non ha incolpato però questo Ministro di Germania, Kasche, ritenuto da lui uomo leale e sincero amico ciel regime Ustascia. «li Poglavnik conferm a quello che mi ha spesso detto e cioè che grande massa del popolo croato è patriota, tenacemente anti-serba e sinceramente attaccata alla propri a indipendenza. Egli, avendo io portato q ualche e lemento atto a dubitare di questa sua affer mazione, si è scagliato contro i predetti intellettuali e gli irredenti che avvelenano l'atmosfera di Zagabr ia. Secondo lui , i dalmati sono antitaliani e abbandonerebbero tutta la Croazia a l nemico pur di salvare il loro luogo natio. Ha citato l'esempio di lhun bié che per salvare la Dalmazia dall'Itali a ha vend uto tutta la Croazia ai serbi. «Pavelié si mostra sicuro delle truppe Ustascia e dell 'esercito eccezione fatta per qualche ufficiale proveniente dall'esercito jugoslavo che però può essere e liminato facilmente alla prima mossa. «Che vi siano organizzazioni nascoste di partigiani nella stessa città cli Zagabria (3 brigate) lo ha confermato ma sono già identificate e sorvegliate attentamente. «Si è mostrato sinceramente convinto che la sorte sua e q ue lla della Croazia sia legata a q uella dell'Italia. Ha aggiunto che se dovesse abbandonare il Paese tornerà a fare il cospiratore perché ·noi croati siamo più forti all'opposizione che a l Governo' . «Mi sono sforzato a dimostrargli che il nuovo regime in Italia aveva fuso in una sola volontà tutti gli itali ani. «Al moment o d i lasciarlo si è m ostrato perfettamente sicuro nell'avvenire della Croazia ' la cui ind ipendenza potrà essere soppressa, ma mai più cancellata dall'animo dei croati'. F.to VENTURlNl
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943-1944)
DOCU MENTO
N. 14
L'AMBASCIATORE A ZAGABRIA KASCHE
AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI (Berlino)
T ELEGRAMMA 245/162/89 N.31 18 del 2617
Zagabria, 27 luglio 1943, ore 1,30 Arrivo: 27 luglio, ore 2,15
SEGRETO DI STATO - DA COSTU D!RE RISERVATO
Gli avvenimenti in Italia hanno indotto il Pogfav nik, che oggi mi ha convocato per due volte, la prima da solo e poi in presenn di Budak, Lorkovié e del generale Glaise Horstenau, a parlare apertamente sulla situazione. Da questi colloqui, e dallo stato d 'animo che si può constatare fra la popolazione, appare comune l'opinione che questi avvenimenti siano il primo passo degli italiani verso una pace separata. Di ciò ci si può in certo qual modo anche compiacersi. poiché la caduta dell' Italia determinerà da parte croa ta una gravitazione in Dalmazia. Il Poglavnik ha [dimostrato] una particolare preoccupazione circa la possibilità che forze nemiche possano presto sbarcare a seguito di un negativo sviluppo degli avvenimenti in Italia e creare una nuova minaccia. Conseguentemente, per prevenire tale evenienza, che costituisce la sua principale preoccupazione , ha richiamato la particolare attenzione del general e Glaise-Horstenau sulla [necessità] di schierare lungo la costa truppe tedesco-croate. Questo consentirebbe di portare nuovamente dalla nostra parte l'orientamento della popolazione locale che, in occasione del recente sbarco [in Sicilia] si era dimostrata favorevole al nemico. In contrasto con le tendenze della pubblica opinione abbiamo la piena adesione del Governo. Come abbiamo positivamente risolto gli altri problemi durante l'evolve rsi cli questa guerra, egualmente lo sarà quello della defezione dell 'Italia. Frattanto il Poglavnik ha disposto che siano portati avanti in modo accelerato i provvedimenti con noi concordati per lo schieramento dell'esercito tedesco e croato. Sin'ora, per corrispondere ad una analoga richiesta del Ministero d ella G uerra croato, e per assicurare migliori rapporti con la popolazione e con le amministrazioni croate, presso alcune divisioni [tedesche J vi erano alcuni funzionari [croatil appositame nte incaricati . Ora il provvedimento viene esteso a tutte le divisioni tedesche . Inoltre, secondo le proposte del nostro gene-
Documenti - Allegati al Capilo/o I V
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raie , sarà cambiata l'organizzazione di questo Ministero de lla Guerra, nonché l' utilizzazione de l personale. Il Capo d i Stato Maggiore Generale. Prpié, prevedibilmente sarà sostituito in quanto troppo incerto nel predisporre e ne ll' agire. Il Poglavnik vorrebbe nominare mi nistro della Guerra il ministro Lorkovié, ma ritiene che ciò farà sorgere nuove difficoltà con gli italiani. S i dovrà q uindi evitare che egli assuma il portafoglio di Ministro, affidandogli un incarico che gara ntisca la sua influenza sulle forze armate croate. Il provved imento a noi sembra uti le. li Poglavnik con i bandi per la chiamata a lle anni delle intere classi dal 1919 a l 1908, che saranno pronti per i primi cli agosto, vuole cogliere l'occasione per effettua re una forte dimostrazione politica in favo re della condotta della guerra a l nostro fianco . I tempi e le adeguate misure propaga ndistiche sara nno con me discusse ne i prossim i giorni. Sia per la attuale situazione, s ia in relazione a lla tecn ica che sarà usata, è da prevedersi [che abbiano] una profonda e positiva inlluenza sul morale e sulle reazioni della popolazione, ind ipende ntemente da come appaiono g li avvenimenti in Italia e da come si evolveranno .
Il Governo lcroato] è particolarmente preoccupato a causa de i cetnici, che proprio in queste ultime settimane sono stati a iutati dagli ita liani. I croati temono anche, a seguito degli sfavorevoli avvenimenti in Italia, cli trovarsi di fron te ad una estesa distribuzio ne d i anni ai partigiani ad opera delle truppe italiane. Se da parte nostra non saranno prese adeguate misure preventive, gli italiani ed i cetnici agevoleranno i tentativi cie l nemico per occupare le coste e d il retroterra. Sono de ll'opinione che fatt i del genere non debbano venir ignorati . Anche le bande che dominano la regione italo-slovena, da dove - negli ultimi tempi - sono partiti attacchi di sorpresa nelle regioni tedesche ciel Re ich, rappresentano un cuneo estrema mente minaccioso per le nostre li nce di comunicazione. li proble ma da considerare, e per il quale siamo pronti ad ogni eventua li tà, mi appare necessariamente pol itico e militare . L'ambasciatore ita li ano ra Zagabria] di primo mattino ha fatto visita al Poglavn ik, e d in conformiti1 alle istruzioni [ricevute] gl i ha dato comunicazione ciel ca mbi amento d i governo e de l fatto che, in relazione a questo fatto , la posizione dell'Italia nell'attuale conflitto non veniva a subire mutamenti. Nel corso de lla co nversazione ha dichiarato che, secondo la sua opinione, tale cambiamen to sarebbe dov uto avvenire già da lungo tempo. Pe trucci, a me, n ulla ha detto. Il generale ... [manca il nome - gene rale Rej ha informato il genera le Glaise Horstenau ecl ha dimostrato un'analoga opinione su quanto avvenuto. Vie ne riferito che i membri della locale Missione del Partito Fascista sono stati fortemente colpiti dagli avvenimenti. KASCHE
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Dalmazia · Una cronaca per la storia (1943-1944)
DOCUMENTO
N. 15
NOTE DEL COMANDATE
CO LLOQUJO COL 1'vf!N!STJW SJ/1/C! é
Il Ministro Sincié - di ritorno da Zagabria, ove erasi recato per riferire al Poglavnik circa il s uo recente viaggio a Roma e dove avrebbe con quest'ultimo esaminata l'attuale situazione dei nostri due Paesi - mi ha esposto in un lungo colloquio le impression i riportate. A s uo modo cli vedere, i tedeschi - che sono ormai padroni della Croazia e del Poglavnik (il quale si aspettere bbe da un momento all 'altro un colpo di Stato a Zagabria, in seguito al quale egli dovrebbe essere tradotto prigioniero in Germania o darsi al 'bosco' coi pochi seguaci s uoi) sono certi che l'Italia stia per cedere, od abbia già ceduto, agli angloamericani. I tedeschi , insomma non credereb be ro a ll e parole de l Maresciallo Badoglio, tanto che non manderebbero neppur rinforzi al loro esercito in Ital ia meridionale, pensando che questi rin forzi sarebbero perduti perché tagliati fuori da un possibile prossimo s barco angloa rnericano nell'l talia centra le. Conseguenza di questa loro convinzione sarebbero le seguenti due loro imminenti decisioni : a)
la spinta delle divisioni tedesche al mare Adriatico, da Trieste a Ragusa. Di fronte a questa spinta (favorita anche dai partigiani, i quali - secondo presunti accordi segreti - si aste rrebbero dall 'ostacolarla limitandosi ad impadronirsi delle arm i e dei magazzini italiani al momento ciel nostro previsto collasso militare o della nostra rapida ritirata) le nostre forze o si scioglierebbero o ripiegherebbero; in ogn i caso i tedeschi sarebbero già preparati ad agire contro di noi con la forza . Naturalmente questo 'colpo' tedesco - q uasi bruta lmente improvviso - avverrebbe d'accordo col partito tedescofilo croato al quale il Governo hitleriano garantirebbe - nella sicura apotesi di una vittoria finale della Germania, anche malgrado lo sfacelo del l' Italia - la Dalmazia, ed il soddisfacimento di tutte le altre aspirazioni ora ostacolate eia noi.
Documemi - Allegali al Capilo/o IV
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Contro questo partito tedescofilo croato. che oramai è ' lanciato' contro di noi in piena combutta coi tedeschi, tenterebbero ancora di lottare i pochi croati italofili e fra loro il Sincié e, forse. il Poglavnik. Costoro vorrebbero che l'Italia si opponesse più ene rgicamente a queste mene tedesco -croate, perché sono convinti che, con o senza la partecipazione it.aliana, la Germani a perde rà la guerra e che la salvezza dell'attuale Stato Croato non può essere basata che su una politica cli intimo accordo con l'Italia, continui questa a combattere a fi anco della Germania. o faccia essa la pace separata. In questo secondo caso, la voce dell'Italia (ridiventata amica dell'Inghilterra) a favore dello Stato Croato avrebbe molta probabiliLù d i essere ascoltata [?J, specìe perché servire bbe ai vincitori per contrastare la spinta bolscevica verso l'Adriatico. Sempre stando alle affermazioni de l Sincié, q uesta ... ultima speranza di vita poli tica dell'attuale regi me croato. de l Poglavnik e elci nostri s impatiaanti. potrebbe avere un a 'chance' di ripresa nel l' ambiente croa to, a noi purtroppo osti le nella grande maggioranza. qualora il Governo ltaliano consentisse a venir loro un poco incontro: cioè si decidesse a non ostacolare in modo troppo rigido le principali aspirazioni croate sulla Dalmazia (Spala to , marina, pesca, ecc.), acl aiutare in modo più concreto ( come sembra facc ianq prati camente i tedeschi) la Croazia stessa con concessioni varie (inquadrandone le forze , d ando armi, distri buendo più viveri, ecc. ecc.) e qualora il Governo italia no, in caso d i un accordo con gli a nglo-a mericani , vale a dire continuazione della guerra a fianco della Germania [?J, si decidesse ad agire più energicamente verso Hitler nei confronti della cricca tedesco-croata cli Zagabria. che ora impera . (Tanto impera, che s i parla. ripeto, di un colpo di Stato a Zagabri a a ntipavelicia no ed ant italiano) . li Sincié ha soggiunto poi che a Zagabria avrebbe fatto una forte impressione la voce diffusa dalla radio inglese, secondo la quale il designato Re di Croazia avrebbe rinunciato al trono, segno evidente della incompatibilità italo-croata ad andare d'accorcio. b)
Lo schieramento difensivo tedesco sulla linea ciel Po, come front e sud della difesa della Ger mania. Schie rame nto già pronto ad essere effettuato, faccia o non faccia l' Italia la pace separata, vale a d ire s i sciolga (co nseguenza ind ubbia del le cond izion i cl i q uest a pace) l'Esercito italiano, o resti esso in efficienza a fi anco dell'Esercito tedesco. In ambedue i casi, tutto il territorio italiano (meno la zona nord elci Po), territo rio che sarebbe indubbiamente occupalo da lle forze anglo-americane, dive nte rebbe il campo d i battaglia cli q uesta
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943 -1944)
ultima fase della guerra, col risultato della completa distruzione pratica dell'Italia. Su questa inevitabile distruzione dell'Italia, qualunque sia la s ua linea di condotta futura, tutto il partito antitaliano croato giurerebbe, assicurando persino che la popolazione italiana in massa verrebbe deportata fuori dall'Italia (Spagna, Portogallo, America) ed in suo luogo verrebbero installate popo lazioni polacche, rumene, forse ucraine, ecc., ecc.!). Le previsioni di un collasso militare politico dell'Italia, sarebbero conval idate dal fatto che - sempre secondo la cricca di Zagabria, a noi ostile - vi sarebbero in Italia migli aia di propagandisti bolscevichi che già lavorano per preparare la ri voluzione comunista. Ma anche nell'ipotesi che l'Italia decida di continuare la guerra a fianco dei tedeschi, questi non intenderebbero modificare i loro piani che prevedono la linea di resistenza al Po, e ciò sia perché in tal modo essi tenterebbero di sottrarre la Balcania ( dove ci sono forse attualmente i loro più grandi interessi) all'invasione nemica, (giacché lo sforzo anglo-americano si esplicherebbe tutto, o nella maggior parte, nella penisola italiana), sia perché, concentrando la guerra in Italia, noi saremmo ridotti [forse: indotti] a riportare in Patria le nostre forze ora in Balcania, facilitando così ai tedescocroati di Zagabria le loro mire di cacciarci dalle zone occupate e di giungere essi all'Adriatico. Questi argomenti, mi assicurò il Sincié, furono trattati nel suo colloquio col Poglavnik, il quale avrebbe intenzione cli andare quanto prima a Roma per esporre la situazione della Croazia.
{GEN. MARIO ROBOTT!/
[ Senza data, certarnente subito dopo il 25 luglio 7943 /
Documenti · Allegati al Capitolo TV
999 DOCUMENTO
N. 16
R. MISSIONE MILITARE ITALIANA IN CROAZIA N. 41 42di prol. S. M.
Zagabria, lì 18 agosto 1943 XX I
SEGRETO
AL COMANDO SUPREMO (2 copie) POSTA MILITARE 21 AL SUPER ESERCITO (2 copie) POSTA MILITA RE 9 ALCOMAND02" ARMATA POSTA MILITARE 10 e per conoscenza :
AL R .MINISTRO D'ITALIA ZAGABRIA OGGEno: Sviluppo della situazione in Croazia dopo il 25 luglio
Gli sviluppi della situazione in Croazia dopo il 25 luglio possono così riassumersi: A) Nel campo militare : netto ulteriore appoggio de lle forze armate croate su quelle germaniche. 1. Immediatamente dopo il cambiamento di Gove rno in Italia è
intervenuto tra comandi militari germanici e autorità centrali croate - come eia vari sintomi si è potuto rilevare - un accordo per l'eventuale rapida occupazione, di comune intesa, della fascia costiera nel caso di un improvviso cedimento dell 'Italia. A tal scopo, da parte croata sono stati distaccati presso i comandi cli quattro divisioni germaniche quattro commissari straordinari. Sembra che la zona costiera sia stata così riparti ta tra i quattro commissari, il cui compito dovrebbe essere quello di collegame nto con le popolazioni e di organizzazione dell 'amministrazione civile ove essa ern in mani italiane: 1 ° settore: Sussak-Zermanja 3° settore: Omis-Ston
2° settore: Zermanja-Omis 4° settore: Ston-Cattaro.
Tale collegamento croato-tedesco è ancora in atto.
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Dalnwzia - Una cronaca per la storia (1943-1944)
2. Da parte germanica si sta procedendo ad una nuova dislocazione delle divisioni tedesche e legionarie, dislocazione già decisa prima del 25 luglio, ma che, a quanto pare, ha subìto e sta subendo modificazioni nel senso di una maggiore gravitazione delle forze verso sud-ovest, sempre nel presupposto intendimento di intervenire rapidamente sulla l'ascia costiera al momento del bisogno. Pochi giorni fa, è stato inoltre deciso un accrescimento delle unità germaniche in Croazia, con l'afflusso di una nuova divisione SS che verrà dislocata a sud-est di Zagabria. Si procederà anche a un riordinamento dei comandi con la istituzione - sembra - in Croazia cli un Comando d 'Armata e di due comandi di Corpo d'A rmata. D a vari sintomi pare esservi nei tedeschi la tendenza a mantenere quanto meno possibile presidiata la zona a nord ciel Sava , forse per poterne disporre sia ne l caso di nuovo afflusso cli grandi unità, sia nel caso dì una ritirata a nord del fiume delle forze stazionanti in Croazia. 3. Frattanto prosegue attivamente eia parte tedesca l'organizzazione delle forze armate croate dislocate in territorio germanico. Le maggiori cure sono dedicate alla costituzione delle quattro brigate da montagna e 4 brigate cacciatori quali forze mobili. Contemporaneamente si stanno abbozzando sei brigate territoriali che dovrebbero costituire le forze statiche ciel Paese. 4. Prosegue anche il reclutamento cli elementi croati per la divisione SS bosniaco-mussulmana, per la quale stentatamente sì cerca di raccogliere gli oltre 20 mila uomini necessari; nonché quello per la p.olizia da campo tedesco-croata, per la quale finora si sono potuti riunire non più di 10.000 croati (anziché 15-16.000, quanti erano inizialmente previsti), il che costringerà a ricorrere a rinfor1,i della gendarmeria croata ordinaria. 5. L'autorità mili tare croata procede per suo conto a riunire sotto le anni tutto il materiale umano disponibile allo scopo di: rinforzare le unità esistenti con materiale giovane; congedare gli anziani ( di oltre 32 anni) che da più cli due anni prestano ininterrotto servizio; sottrarre quanto più possibile gli uomini al reclulamento partigiano, sempre molto attivo, specie nelle regioni centrali. Nell'opera di reclutamento di classi giovani lo Stato Maggiore
Documemi - Allegmi nf Capitolo /\I
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incontra difficoltà e deficienze, soprattutto perché ben 150 mi la uomini, in gran parte delle classi migliori, si trovano impiegati come lavoratori in Germania. Nuove chiamate generali e una recentissima ampia amnistia per renitenti e disertori rientrano nel quadro cli questa totale mobilitazione degli atti alle armi . 6. G li avvenimenti italiani hanno fatto sospendere quel riordinamento nel Ministero e nello Stato Maggiore croato, che sembrava imminente alla vigilia ciel 25 luglio; non si è voluto, specie col cambio cli persone, dare l'impressione che gli avvenimenti italiani avessero influito nel mutamento di indirizzo. Pare che ora L'ordinamento verrà attuato e che il Ministero e lo Stato Maggiore si fonderanno in un organo unico (Ministero) suddiviso in 3 reparti: organizzazione (ex-Stato Maggiore), amministrazione, personale. A capo ciel Ministero verrà molto probabilmente assegnato il colonnello dell'aeronautica Navratil, attualmente addetto mil itare a B ucarest, che verrebbe per l'occasione promosso generale. Poco conosciuto in questi ambienti militari. il Navratil passa per persona seria, ma di d ubbia competenza. É stato a contatto con noi nel 1941, dimostrando nette tendenze germanofile. Pare che ora sia stato scelto come elemento di puri sentimenti croati. Dopo la scelta ci si sarebbe accorti che egli è di origine ceca . 7. É noto come gli avvenimenti del 25 luglio abbiano prodotto in tutti gli ambienti croati una viva apprensione pe.r gli allievi cd i legionari residenti in Italia, il che ha fatto sospendere gli ulteriori già previsti invii di personale in Italia. L'apprensione è stata determinata sia dalle notizie allarmistiche che gli interessati hanno inviato alle loro fa miglie, sia dall'atmosfera di sfiducia e cli insicurezza nei nostri riguardi che si è qui prodotla nelle autori tà e nella opi nione pubblica. A tre settimane dal cambio del Gove rno itali ano tale atmosfera permane, di poco attenuata. Per dissipare agitazioni ed apprensioni il Poglavnik ha deciso cli inviare una commissione, composta cli un generale e cli un tenente colonne llo, a visitare scuole e centri di addestramento in Italia, col compito di tranquillizzare i giovani e, al ritorno, le loro famiglie. La visita di detta commissione darà modo alle autorità centrali di rassicurare coloro che si agitano e di proseguire - come essi asseriscono - nei previsti invii di legionari e di allievi nei nostri centri e scuole. 8. Concludendo: la s ituazione attuale nel campo militare è carattc-
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Dalmazia. · Una cronaca per la storia ( 1943-1944)
rizzata da un'atmosfera di sfiducia verso di noi e, di conseguenza, da un sensibile distacco da noi e da un sempre più marcato appoggio agli organi militari germanici. Con riordinamento cli comandi, aumento di forze e maggiore penetrazione nell'organizzazione croata, i tedeschi prendono sempre più piede nel Paese. 11 consenso delle masse croate a questa forma di occupazione militare germanica non è affatto unanime.
B) Nel campo politico: 9. La prima sensazione degli avvenimenti i taliani è stata per il Governo e per il partito al potere, di perplessità. Essi si sono sentiti mancare di colpo, con la scomparsa cli chi li aveva creati e del regime nel quali essi avevano prevalentemente attinto. un punto d'appoggio che, ne l giuoco politico condotto finora tra Italia e Germania, aveva loro servito non poco. Per i germanofili l'avvenimento ha portato ad una logica conseguenza: l'affiancamento sempre più stretto al Reich ed al nazionalsocialis mo. Negli italofili invece (non molti), e in coloro che vedevano nel sopra ricordato giuoco politico tra Italia e Germania la maggiore garanzia per l'indipendenza croata. questa tendenza ad appoggiarsi decisamente alla Germania h a incontrato qualche resistenza. Anche ora si cerca , nei limiti del possibile, cli trovare una soluzione che eviti il completo abbandono nelle braccia tedesche. 1O. Voci concordi segnalano, infatti, una ripresa di contatto di personalità del Governo ustascia coi macekiani, ripresa che tenderebbe a dare ampia base ad un governo nazionale affinché la Croazia possa fronteggiare i futuri avveni menti più concorde e più forte. Sembra, però, che da parte di Macek vi siano tuttora opposizioni di rilievo: le condizioni da lui poste, quali - si dice- lo sciogl imento ciel partito ustasci, l'allontanamento di Pavelié e l'assorbimento delle fo rmazioni militari ustascia nell'esercilo regolare, sarebbero inaccettabi li per gli uomini al potere. 11. Nella massa della popolazione gli avvenimenti italiani hanno sopraltut.to riacutizzato l'irredentismo dalmata che, fome ntato da noli agitatori, ha avuto una notevole ripresa ne lla speranza di una imminente rioccupazione di Spalato e di Sebenico. Mo lti non nascondono l'opinione che la caduta de l fascismo segni il principio della dissoluzione anche per il partito ustascia;
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in moltissimi. la quasi totalità, si rafforza la persuasione di una sempre più prossima vittoria anglo-americana. Sorgono dubbi sulla futura sistemazione del Paese: le aspirazioni sovietiche in Balcania destano serie a pprensioni.
12. Caratteristico, in q uesta situazione, è l'atteggiame nto del milione e più di m ussulm ani della Bosnia-Erzegovina. Essi si dimostrano nettamen te resti i a prendere una decisa posizione. Guardano molto alla Turch ia ed ai suoi atteggiamenti, concorrono mal volentieri alla formazione di unità militari volontarie (quali le SS cli cui si è eletto), stentano ad allontanarsi dalle loro case, e i giovani evitano in ogni modo di recarsi fuori dal paese, s ia pure temporaneamente, per l'addestramento nei centri m ilitari te deschi. Atteggiamento di riserbo e cli attesa quindi. sia nei riguardi del Governo al potere, sia di fronte a future altre soluz,ioni. s ia ne t confronti delle Potenze cieli ' Asse. 13. La ribellione partigiana non ha subito contraccolpi sensibili pe r gli avvenimenti in Italia: l'attività ribe lle è sempre intensa , specie s ulle linee ferroviarie, nei pressi della capitale e de i. maggiori ce ntri industriali, e nelle grandi regioni agricole; non è però aumentata né desta preoccupazioni maggiori che nei due anni passati. Molte delle azioni partigiane tendono a lla distruzione del racco lto, che si presenta quest'anno eccezionalmente buono: danni ne derivano indu bbiamente, ma in misura percentuale limi tata rispetto alla disponibilità dei prodotti. 14. In questi ambienti politici tedesch i la caduta de l fascismo sembra dare netto svilu ppo alla tendenza protezionistica sulla Croazia ustascia. L'appoggio all'attuale regime. sotto l'egida del nazionalsocialismo e sotto un accresciuto controllo politico, mi li tare ed economico tedesco, sembra essere la linea di condotta che oggi la Germania segue, e non si esci ude la possibilità c he, in caso di deviazione, il R eich sia anche deciso ad imporsi maggiormente assumendo, con un colpo di forza, il protettorato della Croazia. 15. Da parte militare tedesca - è noto - si era giud icato, un tempo, utile per il Paese una decisa diminuzione dei poteri ciel regime ustascia - se non addirittura l'e liminazione del regime stesso - cd un amalgama con altre tendenze e particolarmente coi macekiani . Ciò sembrava vantaggioso per raggi ungere quella pacificazio ne interna che doveva evitare ulteriori aumenti cli forze militari sta1,ionanti.
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Questa tendenza militare sembra ora molto attenuata. Oggi il fine politico di sostenere l' ustascismo sembra prevalente, ed anche a tale scopo, oltre che per motivi bellici, si è addivenuti da parte tedesca a quell'accrescimento cli forze mjlitari cui si è dianzi accennato, accompagnato da un rilevante aumento cli forze di polizia, specie nella Capitale. 16. Concludendo: la situazione politica croata è caratterizzata anch'essa da una sensibile ulteriore gravitazione verso la Germania. II regime ustascia viene dalla Gemwnia più attivamente sostenuto, soprattutto - è da rilevare - per motivi ideologici. A sua volta questo regime tende ad un allargamento di base per formare una Croazia più compatta e svincolabile da influenze esterne. Lavoro non ostacolato, finora, dai tedeschi, ma di r.iuscita dubbia. Comunque pare potersi affermare senz'altro che qualunque tentativo di cambiamento di regime in Croazia verrebbe impedito dalla Germania, anche ricorrendo ad una imposizione di forza. Nelle masse: sempre più profonda convinzione di una imminente vittoria anglo-americana, poca attenzione aWattività del Governo e del regime, qualche preoccupazione sulla futura sistemazione ciel Paese di fronte al pericolo sovietico.
TL GENERALE D I BRIGATA CAPO MISSIONE (Gian Carlo RE)
Docwnenti - Allegati al Capitolo IV
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DOCUMENTO N. 17
COMANDO SUPERIORE SUD - Uff. Op. Aeronautica Q. G., lì 21 luglio X X I
Br. Nr. 4120/43 SEG RETO
AL COMANDO SUPREMO Il Comando Aeronautico Sud-Est ha l'ordine di riconoscere per un eventuale impiego di reparti germanici, gli aeroporti siti nella Dalmazia italiana ed in Albania, di attrezzarli e di rifornirli.
Il Comando Aeronautico Sud-Est farà le prime ricognizioni in collaborazione con i competenti Comandi italiani locali. Si prega di dare alla Commissione in ricognizione piena libertà di movimenti sui campi d'aviazione e in tutto il territorio. I campi trovati adatti per l'impiego di reparti germanici devono poi essere dotati della necessaria organizzazione a terra ed antiaerea. Siccome verrà inviato nei prossimi giorni dal Comando Aeronautico Sud-Est per questa ricognizione il Generale di brigata Gnamrn , si prega d'informare i rispettivi Comandi italiani circa il suo compito e di ordinare a questi di appoggiarlo largamente nel suo compito , per evitare un ritardo nell'esecuzione della sua missione.
Il Comando Superiore Sud sarebbe particolarmente grato se gli fossero trasmessi gli ordini dati in proposito dal Comando Supremo, rispettivamente Superaereo. F.to KESSELRING
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D11/111azi11 - Una ,·ro11acl/ per la storia (l943-J9.J4)
DOClJME~TO
N. 18
Radiogrammn. 0130/43 - a 26/7/43 - ore 09.00
AL COM. TRUPPE TEDESCHE 1N CRO AZIA DA 0 .B. SUD-EST
I0 ) Da notizie appena giunte. il Maresciallo Badoglio, ha assunto il Governo in Italia. Il Duce ha dato le dimiss ioni e sembra sia agli arresti. Il Maresciallo Badoglio. sembra abbia intenzione di continuare la guerra a fic1nco dei tedeschi. Si può prevedere, però, un possi bile abbandono de ll 'alleanza da parte dell'I talia. 2°) li piano per una nuova sistemazione in Grecia . viene messo per ora da parte. O.B. Sud-Est prende con effetto immediato il comando di tutte le f'o rze dell'esercito tedesco nello scacchiere sud-orientale.
3°) Compilo delle truppe tedesche nel settore sud-orientale, ne l caso di defezione degli alleati italiani. può essere l'assunzione della difesa delle coste nei punti più strategici. Perciò devono essere predisposti tutti i preparativi e le radunate per tali movimenti. E) Al Com. Gen. della Serbia. Per l'occupazione di Scutari e Cattaro.
affidata alla 118" divisione cacciatori, il 92° rgt. granatieri viene avviato a gradcle ve locità a Skoplje e so ttoposto al Comando generale della Serbia. Dovrà procedere all'occupazione di Valona e Durazzo. La compagnia SS, il II rgt. cli frontiera, ed un a parte delle truppe in arrivo sono poste a disposizione del Comando Sud-Est, e devono concentrarsi nelle vicinanze della ferrov ia. Devono esser indicate le stazioni cli caricamento. Devono essere costituiti reparti esploranti, di combattimento e di rincalzo. F) Al Com. della Croazia. La divisione SS 'Prinz Eugen· deve essere avviata nella zona di Mostar per l' occupazione di Ragusa e cli Spalato; la 114·· divisione cacciatori per l'occupazione di Sebenico e di Zara. G) Al Com. Gen. 1èdesco in Croazia. La 100" divisione cacciatori vie ne trasferita, nel tempo 6, nella zona cl i Skoplje. É necessa ria
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Docum enti - /\llr11(nti al Capilo/o IV
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la costituzione cli reparti esploranti , di combattimento e di rincalzo. Il 92" rgt. granatieri deve me ttersi , in assetto di marcia, in movimento verso Skoplje. H) L'assunzione della difesa dei capisaldi avrà luogo, in ogni caso, con ordini a parte. 4°) Riveste particolare importanza la sicurezza degli aeroporti esistenti. È necessario proteggere con tutti i mezzi le fe rrovie, le vie di comunicazione e tutte le strade che sono necessarie per uno spostamento verso la costa. come a nche tutti i luoghi necessari alle com unicazion i. Vengono quindi messi da parte i materiali non necessari. Il 14° rgt. di polizia deve essere utilizzato a rinforzo de lla difesa in Croazia. 5°) Questi movimenti devono esser occultati a i posti di osservazione italiani ; in caso di necessità devono essere motivati in modo diverso. In ogni caso. il comportamento degli italiani deve essere osservato in modo no n apparisce nte, e deve essere co municato a nche un toro aueggiamento favorevole. 6°) In caso di defezione delle truppe itali ane bisogna attenersi alla seguenti lince di condotta: A) Seq uestrare ogni tipo cli arm i. e di materiali d'ogni specie: in caso di necessità procedere al la loro distruzione. La truppa deve essere disarmata. B) Agli italiani deve essere impedito l'uso delle ferrovie. Nel caso di una eventuale deportazione, decide il Com. Gen. Sud-Est. C) In caso di resist e nza far uso delle armi senza riguardo. 7°) In tutli i territori. ogni manifestazione o presa di posizione della popolazio ne deve essere schiacciala con i mezzi più duri. D eve essere assicurata la fun :cio na tità degli impianti necessari per il vivere .
Firmato: LO! IR Gen. Ob<.:rst.
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943-1944)
D OCUMEI\TO N.
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SS. DlVISIONE CACC IATORI DI MONTAGNA "f'RIN7. E.UGt.N'
t• - Tgb. Nr. 214/43 - g. K<los
O. U. /3 agos/0 1943
in 3 copie/ l' copia
AL COMANDANTE DELLE TRU PPE TEDESCH P. IN CRO AZIA
G ENERALI:: DI FANTP. RlA LUTERS
OGG!òTro: Presa di contatto contatto con il VI Corpo d'armata italiano
Per chiarire la domanda fino a qua l punto s ia p ossibile attuare preliminari trattntive con gl i italiani ne l caso del previsto sgombero della zona R agusa-Spalato. sono stato a Ragusa il 12 agosto 1943. A conclusione del mio colloquio con il generale Comandante de l VI Corpo d 'armata itali ano, Eccellenza Piazzoni , accludo qui quanto trascritto a me moria immediatamente dopo. L'Eccellenza Piazzoni che. da sincero soldato e combattente d' Africa, mi ricordò con la massima cordia lità la s ua s tretta collaborazio ne con il genera le Feldmaresciallo Rommel, durante il coll oquio che, in par te, continuò anche fuori servizio, nel corso della giornata, mi ha dato la netta impressione d i un soldato aperto e del tutto prope nso all'allea nza con la Germania . Sono del tutto pe rsuaso che mi abbia fatto con assoluta sincerità le dichiarazioni da me poi trascritte nell " appunto' steso a memoria. Egli mi ha ripetuto queste dichiarazioni alla presen7.a dei suoi Comandanti di divisione (gen. Amico della divisione 'M arche', gen. Spicacci della divisione 'Messina') e due altri generali del s uo Comando. durante un colloquio s ulla s ituazione. avvenuto alle ore 19. me presente. Anch e il Console generale tedesco mi con ferm ò il contenuto delle dichiarazion i dell'Ecc. Piazzoni , che collimavano con la sua opinione. Tutte le voci d iffuse su di un previsto sgombero del territorio sono delittuosi e falsi annunci di parte croata. Dura nte un colloquio particolare svoltosi fra me ed il Console generale si raggiunse una totale ide ntitù
Documenti - AllegCtti al Capitolo I\!
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di vedute in merito all'acquisto d' anni nella zona italiana, acquisto richiesto da diverse parti, ma i cui progetti è opportuno, per ora, rinviare sotto ogni punto di vista. Qualora questi progetti venissero, malgrado tutto, conosciuti, il loro effetto sull'animo degli italiani sarebbe imprevedibile. Secondo l'opinione del Console generale tedesco. ciò potrebbe trasformare l'attuale piena disponibilità all'alleanza, in netta opposizione. Al riguardo appare degno di nota il fatto che l'Ecc. Piazzoni mi abbia assicurato che dal l O giugno 1943 né armi né munizioni siano state consegnate ai gruppi cetnici. Ho potuto anche prendere visione di un manifesto stampato dai cetnici del 1.6.43. ln questo manifesto, secondo quanto notava l'Ecc. Piazzoni, venivano consegnati da 8.000 cetnici , comandati dal capitano Baéevié, nella zona Trebinje-Vilusc cd a nord-est di questa , non più cli 120 fucili. Questa dichiarazione sembra assolutamente credibile, dato che noi abbiamo fatto consimili esperienze nelle nostre zone. D urante il colloquio a quattr'occhi l'Ecc. Piazzoni mi spiegò apertamente quanto segue: egli sapeva esattamente quale fosse la posizione dei cetnici . Baéevié gli aveva dichiarato che non si sarebbe messo né contro i tedeschi, né contro gli italiani, fi nché la guerra venisse condotta contro i partigiani , però, se gli inglesi fossero sbarcati, non si sarebbe potuto imputargli il fatto che avesse dovuto combattere assieme agli inglesi contro cli noi. Questa ammissione cli Baéevié non impediva all'Ecc. Piazzoni di far combattere per se stesso i cetnici contro i partigiani. Non c'era però alcuna intcn7ionc di appoggio da parte delle truppe italiane o di una loro collaborazione tattica. Su richiesta degli italiani ho acconsentito a partecipare ad una azione che, iniziando il 1(i agosto 1943, dovrà effettuarsi per liberare la zona infestata dai partigiani , e cioè Trcbinj e-Hum-Ravno-Stolac-LjubinjcBileéa, sotto il comando italiano (per superiorità delle truppe),
[Non fùmato]
*** Allegato n. 1 alla la Tgb . Nrt. 214/43 g. Kdos. PROMEMORI A
Sui punti essenziali del colloquio con Sua Eccellenza il generale Piazzoni, Comandante del VI Corpo d'armata italiano, avvenuto il 12 agosto 1943 a Ragusa.
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Dalmazia - Una cronaca per la sroria (1943-1944)
Presenti: Eccellenza Piazzoni, Com. gen. del VI Corpo d'armata italiano; SS Brig. Fi.ihrer e Gen. Maggiore delle Waffen SS von Oberkamp; colonnello Cigliana, Capo cli Stato Maggiore ciel VI Corpo d'annata italiano; Capitano dr. Tomich, ufficiale tedesco verbalizzante. quale interprete. Dopo un saluto cordiale si oltenne la piena un'animità sui seguenti punti: 1.
L'Eccellenza Piazzoni chiese ragguagli sulla consistenza delle voci qui circolanti, secondo le quali dovrebbe avvenire da parte tedesca la occupazione di Ragusa e cli Spalato. Queste voci sarebbero state diffuse sia da ufficiali croati che da ufficiali tedeschi a Capljina e Ragusa. Il Comandante delle Brig. SS v. Oberkamp dichiara false queste voci e eia assicurazione di controbatterle.
2.
L'Eccellenza Piazzoni dichiara che eia parte sua tutte le trattative ed i colloqui presenti e futuri vengono condotti nello spirito di cameratismo militare e cli franchezza, senza alcuna riserva mentale e prega che eia parte tedesca venga osservata la stessa condotta. Il genera le delle Brig. SS v. Oberkamp prende nota di questa dichiarazione e si impegna a sua volta di voler far va lere la stessa franchezza ed onestà durante le trattive reciproche nei confronti dell'Eccelle nza Piazzoni.
3.
L'Eccellenza Piazzo ni dichiara che le truppe italiane non hanno avuto alcun ordine di abbandonare il territorio dalmata, e che non si è adottato alcun provvedimento in merito. Ai contrario, il VI Corpo d'armata italiano ha avuto l'incarico di difendere questa zona contro ogni nemico. L'Eccellenza Piazzoni dichiara inoltre che egli conta, a questo scopo, in caso di necessità. sull' appoggio della divisione SS 'Prinz E ugen ', così come egli è pronto a sostenere in ogni momento la divisione SS nella guerra contro il nemico comune. Dal Comandante delle Brigate SS v. Oberkamp viene confermato l'appoggio, con la divisione ' Prinz Eugen', in caso di necessità.
4.
Il Comandante di Brigata SS v. Oberkamp chiede all 'Eccellenza Piazzoni di fargli pervenire una comunicazione, non appena dovesse avvenire un mutamento negli ordini del Vl Corpo d'armata itali ano, dato che nel caso, per ora non previsto dello sgombero del territorio dalmata delle truppe italiane, da parte tedesca dovrebbero esser prese delle misure per tutelare la comune sicurezza.
Documemi · Allegati al Capi10!0 IV
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5.
A richiesta de l Brigadiere Comandante delle SS v. Oberkamp. l'Eccellenza Piazzoni e lo stesso v. Oberkamp assicurano reciprocamente che, anche nel caso in cui gli interessi italiani e tedeschi in questa zona dovessero muoversi in direzioni diverse, le più urgenti misure preventive verrebbero regolate da ambo le par ti in modo cameratesco.
6.
Su rich iesta dell'E ccellenza Piazzon i, il Brigadiere Co mandante delle SS v. Oberkamp si dichiara pronto e d'accordo che il VI Corpo d' armata italiano invii un ufficiale cli collegamento con la divisione da montagna SS 'Prinz Eugen ' a Mostar.
7.
L' Eccellenza Piazzon i ed il Brigadiere Comandante del le SS v. Oberkamp si dichiarano d'accorcio di comunicarsi reciprocamente notizie sul nemico per poter in traprendere così, sia separatamente sia unitamente, una tempestiva controffensiva.
8.
Su richiesta dell'Eccellenza Piazzo ni la divisione SS eia montagna ·Prinz E ugen ·, o una parte cli essa, parteciperà ad una azione comune contro i partigiani nella zona di Trebinje-Stolac, sotto il comando italiano.
Firmato
Col. CIGLIANA , Capo di S.M. del VI Corpo d'armata
Firmato
v. OBERKAMP, Brigadiere Comandante delle SS e Maggior Generale delle Waff'en SS
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Dalmazia • Una cronaca per la storia (1943-1944)
DOCUMENTO
N. 20
COMANDO SUPREMO S. l. M. N. S.I.M. / E/3/429 1/SM di prot.
19 agosto 1943 XXI
PROMEMORIA OGGETTO: Ex Jugoslavia · Nuovi aspetti del movimento cetnico
Il movimento cetnico, che nella decorsa primavera aveva subìto grave diminuzione di forza e di prestigio nella lotta contro l'esercito partigiano ed in conseguenza del disarmo imposto dalle truppe germaniche, è da qualche tempo in ripresa ed in fervore di riorganizzazione. Determinanti di tale ripresa: le sconfitte subìte dalle masse partigiane nel Montenegro e nella Bosnia orientale, ad opera delle forze dell'Asse; lo sbarco degli anglosassoni in Sicilia e la certezza cli prossime azioni alleate nel teatro balcanico, cui i cetnici intendono dare appoggio quali legittimi rappresentanti della ex-Jugoslavia; i recenti avvenimenti politici del nostro Paese, interpretati quali sintomi di prossima uscita dell'Italia dal conflitto e perciò apportatori di nuovi impegni ai cetnici. Nella nuova situazione, il comando cetnico ha improntato l'opera di riorganizzazione delle forze alle seguenti direttive: intransigenza nei confronti del movimento comunista e conseguente evoluzione del programma panserbo di Mihajlovié in quello nazionalista jugoslavo, al fine di neutralizzare il tentativo fatto dai partigiani di elevarsi a rappresentanti dell'idea jugoslava; celere approntamento delle forze necessarie per appoggiare lo sbarco degli anglosassoni, ritenuto imminente; predisposizioni vengono attuate per assicurarsi il controllo della situazione nell'Erzegovina e lo sbocco verso il litorale raguseo; altre forze vengono organizzate e manten ute in potenza in Serbia per eventuale impiego lungo la direttrice del Vardar; - adozione - nella eventualità di uscita
Doc11111enri - Allegati al Capitolo IV
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dell'Italia dal conflitto - di misure atte a fronteggiare, nei territori da noi occupati, le subentranti forze tedesco-croate e quelle partigiane. Se del caso, i comandi cetnici non esiterebbero a dare ordine di attaccare le nostre truppe per procurarsi le armi occorrenti e per non essere prevenuti dai partigian i cui viene a ttribuito analogo intendimento. Da rilevare, in fine, in tema di potenziamento del movimento cetnico, che gli inglesi prestano appoggio, militare e politico, alle formazioni di MihajloviĂŠ, da quando le masse partigiane , a seguito delle perdite suhite ad opera delle forze dell'Asse, hanno dato segni cli sminuita efficienza. * **
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943-1944)
DOCUMENTO
N. 21
R . Decrew , Legge 19agos101943, n 741 .
SOPPRESSIO NE D EL GOVE RNATORATO DELLA DALMAZIA
Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volonU1 della Nazione Re d'Italia e di Albania, Imperatore d'Etiopia Visti il R. decreto-legge 18 maggio 1941, n. 452, conver tito nella legge 27 aprile l 943, n. 386, e il R. decre to 7 giugno 1941 , n. 453, riguardanti rispettivamente la sistemazione dei territori che sono venuti a far parte integrante del R egno d'Italia, e circoscrizioni territoriali delle provincie di Zara, Spalato , e Cattaro, e le attribuzioni del Governatore della Dalniazia; Visto l'art. 18 della legge 19 gennaio 1939, n.129; R itenuto lo stato di necessità derivante da causa di guerra; Sentito il Consiglio dei minis tri; Sulla proposta del Capo del Gove rno, Primo Ministro Segretario di Stato, d' intesa con i Ministri per l'interno, per le finan ze, per i lavori pubblici e per l'agricoltura e [oreste: ABBIAMO DECRETATO E DFCRt:TlAMO
Art. 1 li Governatorato della Dalmazia è soppresso.
Fino a nuove disposizioni restano in vigore i p rovvedimenti emanati dal Governatore a norma del R. decreto 7 giugno 1941, n. 453. A rt. 2 Il Prefetto della provincia di Zara nei territori aggregati alla propria circoscrizione in base al R. decreto-legge 18 maggio 1941, n. 452, convertito ne lla legga 27 aprile 1943, n. 386, ed i Prefetti delle provincie di Spa lato e Cattaro, eserci teranno le attr ibuz ioni già spettanti al Governatore della Dalmazia ai sensi dell ' art. 6, secondo comma, de l R egio decreto-legge prede tto , nonché quelle prev is te da successive disposizion i di legge ed applicheranno i provvcdime nli da esso emanati.
Docwnenli - Allegali al Capirolo IV
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Art. 3 Il R . decreto 7 novembre 1941 , n. 1303, relativo alla esecuzione di opere pubbliche è abrogato per la parte riguardante le opere sLesse nei territori del Governatorato della Dalmazia; a tale esecuzione provvederanno i Ministeri dei lavori pubblici e dell' agricoltura e delle foreste. A rt. 4 Con decreti del Ministro per le fi nanze sarà provveduto al trasporto agli stati di previsione de i competenti Ministeri delle spese in conto competenza ed in conto residui, riguardanti il Governatorato della Da lmazia e facenti carico allo stato cli previsione del Ministero delle fi nanze per l'esercizio fin anziario 1943-44. La liq uidazione delle spese concernenti il Governatorato de lla Dalmazia per il periodo dal 1" luglio 1943 alla data cli entrata in vigore ciel presente decreto, è affidata al Prefetto cli Zara. Le aperture di credìto occorrenti per le liquidazioni cli cui al precedente secondo comma e quelle per le spese trasferite alla competenza delle varie Amministrazioni per effetto del presente decre to possono. limita ta mente alla durala della presente guerra, essere disposte anche per somme superiori al limite stabilito dall 'art. 56 della legge 18 novem bre 1023, n. 2440, sulla amministrazione del patrimonio e sull a contabilità generale dello Stato. DISPOSIZJON J T RANS ITOR IE
Art. 5 li persona le statale, comandato al soppresso Governatorato de lla Dalmazia, rientra nella Amministrazione di prove nienza.
Quel lo direttamente assunto dallo s tesso Govern atorato in base alle norme e con le modalità stabilite dal R. decreto-legge 4 feb bra io 1937, n. 100, convertito nella legge 7 giugno 1937, n. 1108, è lice nziato ccl am messo a fruire ciel trattamento di liquidazione ai sensi delle d is posizion i vigenti , salvo quello che occorre tratt.enere in servizio nei li miti numerici da fissare dai M inisteri competenti di concerto con quello delle finan ze.
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Dalmazia . Una cronaca per la srorin (1943-1944)
DISPOSIZIONI FINAU
Art. 6 Sono abrogate le disposizioni contrarie o comunque incompatibili con le norme del presente decreto, che entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Regno e che sarà presentato alle Assemblee legislative per la conversione in legge. Il Capo del Governo, primo Ministero e Segretario di Stato, proponente è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge . Ordiniamo che il presente decreto, munito dd sigillo dello Stato, sia inserito nella Raccolta Ufficiale delle leggi e dei decreti ciel Regno d'Italia, mandando a chiunque spelli di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addÏ 19 agosto 1943.
Vittorio Emanuele - Badoglio - Ricci - Bartolini - Romano - Brizzi.
[ Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno n. 21 O, del 9 settembre 1943]
Documenti - Allegati al Capitolo I\/
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DOCUMENTO
R. PROVVEDITORATO AGLI STUDI
N. 22
or SPALATO
VERBALE
della seduta del giorno diciassette agosto millenovecentoquarantatré *· ,1/
i
Il giorno 17 agosto 1943 alle ore 18.30 si adunano nei locali del Ginnasio Reale Femminile di Spalato il R. Provveditore agli Studi, dott. Giovanni Soglian, coi seguenti capi d'istituto e dirigen t i delle scuole medie ed elementari di Spalato: preside Ezel Volpe R inonapoli Eros Luginbhul do tL Rosa A lbinolo Nicola Caretto Arrigo Savi G iuseppe Caffo Guido Posar Giuseppe Fabiano Rosa Ledvinca Luigi Molinari Michele Giampietro Agamennone Degregoris
Gi nnasio Classico Gi nnasio maschile Gi nnasio Reale Femminile - vicepreside Scuola Cittadina Maschile - diretLore Scuola Cittadina Femm. - dire ttore - vicepreside Accademia Commercia le - vicepreside Scuola Media Tecnica - vicedirettore Scuola Artigiana Maschile - vicedirettrice Scuola Professio nale Fem . - R. 1° Ispettore scolastico - R. D ire tto re d idattico - Ragioniere capo del R. Provveditorato
Il R. Provveditore agli Studi ricorda dapprima che ai pr im i dello scorso luglio si riteneva che l'attività estiva si sarebbe pot uta svolgere regolarmente nelle scuole medie ed elementari e c he inoltre queste si sarebbero regolarmente riaperte in settembre per la sessio ne autunnale cl'esami. ed in seguito per la ripresa delle lezioni. Si erano perciò regolati i turni di congedo degli insegnanti in modo che avessero termine entro il 31 agosto.
In seguito si ebbe un cambiamento del la situazione generale e locale, sicché attualmente le Autor ità militari preposte a questa provincia sono ven ute nella determinazione di co nsigliare l'esodo da Spalato della popolazione civile italiana, particolarmente delle donne e ·dei bambini . C iò part icolarmente perché d ata la delicata situazione mil itare cli
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Da/111a;Ja • Una cro11aca per la sroria ( 1943-1944)
Spalato, dette Autorità temono di dover incontrare in avvenire serie dirfico ltà nei rifornimenti viveri della città. La situazione si presenta in ispecial modo delicata ne i riguardi degli insegnanti che non sono ancora ritornati dal congedo e che si prevede torneranno entro la fine del corre nte mese. Il R. Provveditore prospetta il caso che sì debbano rinviare e ve ntualmente gli esami a utunnali a data da destinarsi e procrastinare la ripresa de lle lezioni fino a nuovo o rdine . Per qua nto riguarda gli alunni italiani ed i candidali privatisti italia ni rimandati all a seconda sessione. essi potranno sostenere gli esami in a ltre sedi delle vecchie provincie; anzi effettivame nte la maggior parte di essi ha già lasciato Spalato, munita de l proprio ce rtificato di studio. e gli a ltri la lasceranno prossimame nte. Per quanto riguarda le scuole alloglotte medie e superiori, anche le Au to rità militari sono d 'a vviso c he pe r ora co nvenga rimanda rne la ripresa dell 'attività fin o a che la situazione no n sia radicalme nte mu tata in senso più f"avorevo le, giacché a ltrimenti si andre bbe incontro quasi sicuramente ad incidenti da par te degli alunni, come già si è verificato ne i giorni scorsi prima che l'attività estiva ve nisse sospesa. Il Provveditore ino ltre rende noto che è stata prospettata al s uperiore Min istero con una esauriente relazione la situazione locale e che si attendono o ra istruzioni da parte dello stesso. Nei te rri tori annessi alla vecchia provincia di Zara. per JlllZlativa de l Provveditore agli Studi di Zara già da oltre un mese si è sospesa ogni a ttivit~, ne lle scuole e tutti gli insegnanti sono stati fatt i rien trare a lla sede di provenienza. Non si è voluto procedere ne llo stesso modo in q uesta provincia e si è a nzi continuata l'attività estiva nelle scuole e lementari sino al 31 agosto. soprattutto per venire incontro a molti inseg na nti che a lt rimenti, date le loro pa rticolari condizioni fa miliari , verrebbe ro a trova rsi in grave disagio. A conclusione di quanto sopra il R. provveditore è dell"avviso c he s i debbano consigli are le insegna nti donne a lasciare Spa lato in at tesa cli nuove disposizioni e che degli uomini de bba no riman e re qui que lli stre ttamente indispensab ili e precisamente i ca pi d ' is tituto ed i dirigenti delle scuole elementari o loro sostituti , uno o due professori per ogni scuola media, i fiduci ari deIJe scuole e lementa ri. Per <.letti uomin i le
Dorninenli - Allegali 11/ Capitolo IV
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Autorità militari sono ciel parere che il loro e ventuale inq uadrame nto nelle Forze A rmate non debba presentare sostanziali diffico ltà. Del resto anche per quanto riguarda le altre amministrazioni civili le A utorità mili tari desiderano che restino in funzione solamente gli uffici strettamente indispensabili. Viene quindi approvato il seguente ord ine de l giorno :
l.
I capi di ist ituto c d i dirigenti delle scuole e le me ntari autorizzano coloro che a ncora si trovano in congedo a rimanere fuori sede fino a nuovo o rdine.
2.
Verranno consigliate le fam iglie e le insegna nti don ne che ancora si trovano a Spalalo di lasciare la città e rie ntrare in Penisola fi no a che non verranno date nuove disposizio ni.
3.
Non riprendere per ora l'attività in nessun tipo di scuola ne ll a provincia, e di chiudere col 31 agosto r a u.i vità nelle scuole e lementari. La seduta si chiude a lle ore 20. Spalalo, 17 agosto 1943.
Il Segretario
doti. Eros LUGINBU H L
Il R. Provveditore agli Studi dott. Giovanni SOGLJAN
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Dalmazia· Una cronaca per la swria (1943-1944)
D OCUMENTO
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Spalmo, Zara, 30 ago.,10 1943 X Xl
R. PRO VVEDITORJ\TO AGLI STUDI SPALATO
Signor Ispettore Gene rale, co me da mia assicurazion e te legrafica de l 2 1 corrente, ho dato immediate disposizioni pe r la riapertura ùell a sessio ne a utu nn a le in confo rmità di qua nto è stato stabilito dal superiore Ministe ro. Successivamente, appena pervenutomi il Vostrn secondo telegramma, con cui l'inizio degli esami ve niva l'issato per il 15 se tte mbre. ho da to istr uzioni analoghe alle scuole. che nel frattempo procedevano al richiamo in sede del pe rsonale trovantesi in vacanza nelle vecchie provincie. Per quanto concerne l'eventuale a nticipazione degli esami - di c ui ho avuto notizie qui a Zara, dove sono venuto per conferire con Tanzarella devo rarVi presente che non ne vedo orma i la possibiliti'i pratica. Anzitutto non è il caso d i contare sul rientro in sede degli insegnanti prima del 10 sette mbre: e poi i ca ndidati stessi, apparte ne nti in maggioranza a reparti del 18° e 6° Corpo d·Armata, disloca ti nel territorio croato ed er1..egovese occupato dalle nostre truppe, non f.are bbero in tempo a raggi ungere Spalato prima de l 15 del mese prossimo. Spero, pertanto, che la sessione possa svolgersi regolar mente e che durante le prove non abbiano a veri fica rsi da pa rte dcl1'ele mento studentesco a lloglotto incide nti tali da dove r sospe ndere . Su questo argomento ho già inte ressato il Comanda nte cie l Corpo d' Armata e prenderò a suo tempo i necessari accordi con i R R. Carabinieri e la Questura per le mis ure da adotta re al fine cli garantire l'ordine e la tranquillità nelle scuole d i Spalato. In provincia. invece, procede rò agli esam i so lo in quelle sedi c he. a seguito della mia rich iesta mandataVi per conoscenza. mi so no indicate come s ul'ficie nteme nte 1.ra nquil le dal Comando Militare, c he ha approva-
Documenti - Allegati al Capiwlo IV
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lo la norma di massima da me proposta per l'assegnazione de i maestri alle sedi minori.
È stato stabilito di non ri aprire le scuole neppure per la sola sezione di esami nelle località sprovviste di presidio. Le maestre saranno inviate nei centri maggiormente presidiati, mentre i maestri che dovranno andare nelle località forn ite cli presìdi minori saranno accolti nelle caserme. Per gli esami di maturità classica, scientifica ed abilitazione tecnica commerciale dei candidati italiani privatisti. rilevo con piacere che tanto Tanzare ll a che Giub el li sono d'accordo con me nella proposta già inoltrata Vi di fare gli esami stessi non a Spalato ma a Zara. Vi prego perciò di voler dare tanto a Giubelli che a me una risposta telegrafica in me1ilo. Mo lto diversamente si presenta invece la questione della ripresa delle lezioni nel nuovo anno scolastico. Considero mio imprescindibile dovere farVi note le ragioni c he mi in ducevano a proporvi nella mia relazione del 14 corrente , n. 415 ris., il rinvio a tempo indeterminato la riapertura delle scuo le nella provincia di Spalato. In eletta relazione come pure nella lettera personale accompagnatoria mi limitavo a dichiarare che un esame obiettivo della situazione generale mi consigliava, sentito il parere del Comando Militare, di f'arVi tale proposta. Ora. per mia e Vostra tranquillità e per le responsabilità che ci derivano dalla presenza in sede di varie centinaia cli insegnanti che sono rimasti o che stanno ritornando al loro posto in Dalmazia in un momento Lutt'altro che scevro da gravi pericoli, mi sembrerebbe di mancare ad un preciso obbligo strettamente co1rnesso con le funzioni che mi sono attri buite, se non insistessi sull'argomento non solo perché mi deve premere la vita e l'incolumità cli tanti connazionali, ma anche nel superiore interesse della scuola ital iana nella mia provincia. Mi sia lecito premettere che nessuno più di mc, che per l'italianità della Dalmazia ho lottato e talvolta duramente sofferto in un quarto di secolo ormai, desidera e spera che nonostante tutto que sta terra rimanga congiunta alla Madre Patria. E mi sia consentito anche dichiarare cbe a tal fine sono pronto ad affrontare qualunque sacrificio, come da due an ni affronto a Spalato ogni rischio personale. Questo desiderio e questa speranza però non debbono impe dirmi e non mi impediscono di giudicare le cose con q ue l senso della realtà che nelle cond.izioni attuali della provincia d.i. Spalato è necessaria e doverosa
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per evitare errori e decisioni comunque contrari agli interessi nazionali. Vi informo, pertanto, in via che Vi prego di considerare strettame nte confidenziale. che il Vostro ordine di riapertura della sessione a utunnale e di richiamo degl i insegnanti - giunto a Spalato in coincidenza con la nomina del nuovo Prefetto che ormai non s'attendeva più e la sospensione del trasferi mento già predisposto dal Comando Militare a Zara - è stai.o interpretato come uno degli indizi d'una presa di posizione del Governo Italiano nei riguardi della provincia ed è stato appreso con un senso di sollievo nell'ambiente nazionale.
È avven uto, però, che mentre da un lato il mancato trasferimento del Corpo d 'Armata provocava una batt uta d 'arresto nell' attuazione delle disposizioni prima progettate e le a utorità civili rimanevano in attesa di nuove istruzioni, dall'altro Iato l'esodo della popolazione itali a na da Spalato contin uasse in quanto il consiglio di sfollare non veniva revocato. Mi viene comu nicato anzi oggi da l mio ufficio che il Comando Militare insiste nella pressione per l'allontanamento delle famiglie degli insegnanti. In tutta la provincia vi sarà non più di un migliaio di ilaliani compres i i nativi e q uelli provenienti dalla Penisola, e tale numero si va giornalmente assottigliando. Si ha pertanto una palese contraddizione nello stato di fatto e cioè che, mentre i nostri connazionali se ne vanno da Spa lato, il personale scolastico rientra in sede e vi costituisce oltre un terzo della popolazione civile italiana. Ciò crea un nat urale senso di perplessità tra gli insegnanti , che non sanno spiegarsi l'anormalità della situazione .
È vero che anche gli altri uffici statali continuano a funzionare regolarmente e che nessuna amministrazione ha a ncora dato disposizioni per il ritiro del personale in missione. Ma conviene tener presente che tra le scuole e gli altri uffici pubblici c'è una differenza sostanziale: in q uesti, i funzionari italiani sono limitati a singoli elementi e la massa è composta di impiegati ex-regime [cioè jugoslavi - n.d.a.]: nelle scuole invece si ha un complesso cli circa 350 tra dirigenti, professori e maestri, senza contare le famiglie di coloro che non ha nno la possibilità o i mezzi di portarl i in Penisola. Per quanto riguarda la sicurezza degli itali ani present.i a Spalato, nessun provvedi mento è stato sinora ancora messo in pratica né in previsione cli un eventuale esodo forzato, né in vista di una di[esa della città. Il
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Comandante del Corpo d 'Armata, da me interpellato in proposito, ha risposto che non vedeva alcuna difficoltà cli aggregare all'occorrenza due o trecento uomini ai reparti combattenti e che per il resto della popolazione si sarebbero potuti formare in caso di pericolo in città dei centri di raccolla. Fino ad ora, però - ripeto - nulla di concreto è stato fallo in tal senso. Circa la militarizzazione degli uomini , ricordo che lo s tesso Comandante m'ha detto che non era in sua facoltà decidere in merito. Questo era uno dei motivi per i quali ritenevo opportuno, in assenza di Tanzarella, un Vostro abboccamento con il Comandante stesso, allora a Zara, ed una convocazione dei provveditori, perché suppongo che la situazione nei territori annessi delle altre due provincie non debba essere molto diversa eia quella di Spalato. Credo che l' argomento sia di massima importanza, perché in caso cli un ripiegamento delle nostre truppe da Spalato, la sorte degli italiani che non abbiano modo di sgomberare in tempo, non può essere che un eccidio ad opera dei partigiani e dell a popolazione locale ostile oggi più che mai, o nella migliore ipotesi , un campo di concentramento angloamericano. Poiché per la situazione partico lare della provincia le condizioni della scuola sono strettamente connesse con quelle della difesa mili tare, ritengo indispensabile entrare in merito e farYi noto quello che è il reale stato di cose attuale. Le condizioni generali di sicurezza non sono certamente migliorate in questo ultimo tempo. Sulle isole non vi sono che singoli prcsìcli dislocati nei centri maggiori. A Solta non c'è neppure il Commissario civile; a Zirona Piccola le localit~1 abitate sono state recentemente bombardate dalla nostra artiglieria; a Lissa e Còmisa la tensione tra i nostri due presìdi e le bande partigiane è arrivata al massimo e bisogna attendersi o il bombardamento delle due borgate o il ritiro dei presìdi stessi, con l' abbandono dell'isola. E ' gi~1 q uasi completamente in mano dei partigiani la vicina isola cli Bua. A Cùrzola ed a Mèleda la situazione è per il momento migliore. Nella prima isola vi sono presìdi abbastanza forti a Cùrzola capoluogo, a Vallegrande e a Blatta. Sull'isola di Mèlecla c'è un presidio a Babino e la popolazione continua ancora a mantenersi calma . In terraferma teniamo Spalato città ed i Castelli limitatamente alla
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strettissima striscia costiera lungo la strada litorane a Salona-Traù. In questo ultimo centro le condizioni sono assai precarie: è pericoloso spingersi oltre i due ponti che collegano Traù da una parte con B ua e dall'altra con il litorale. A giudicare dall'attuale stato delle cose, mentre una difesa di Spalato è possibile contro un attacco dalla terraferma, nessuna difesa è invece neppure eia prevedere contro un'azione dal mare.
È, inoltre, da non escludere - riferisco esattamente il parere più attendibile in merito - un eventuale blocco più dal mare che eia terra, con assoluta impossibilità di rifornimenti per la popolazione civile. Tutti questi dati o elementi cli giudizio non rispecchiano considerazioni personali , ma sono desunti da un esame della situazione con il Comando Militare. Vedendo le cose da qui, ci si domanda a che scopo siano da mantenere in sede, in tali condizioni, tante centinaia d'insegnanti. La ripresa regolare delle lezioni ad ottobre? Ecco ora quanto c'è da osservare in proposito. Su 59 sedi scolastiche esistenti nella provincia - ivi comprese le scuole rurali clell'O.N.A.l.R. che col primo ottobre dovrebbero passare alla nostra amministrazione - sono soltanto dodici quelle in cui la presenza dei presìcli può offrire una temporanea e relativa condizione di sicurezza. Come nel recente caso di Zirona Piccola, anche nelle località presidiate minori dove i maestri saranno accolti nelle caserme, essi non sono affatto sicuri da colpi di mano dei partigiani , diretti personalmente contro cli loro con la connivenza di tutta o parte della popolazione. Anche se sono armati, essi hanno in tal caso ben poca possibilità di difendersi. Questa considerazione mi è stata fatta anch'essa dal Comando ciel Corpo d'Armata, il quale ammette che la caccia ai maestri italiani possa continuare pure nelle località presidiate e non vede certo volentieri la necessità cli rispondere alle azioni partigiane con atil:i cli rappresaglia contro la popolazione . Si osserva pertanto se sia proprio indispensabile continuare o riprendere acl ogni costo l'attività scolastica nei centri minori della provincia esponendo i niaestri ad un inutìle sacrificio e creando solo degli imbarazzi al Comando Militare. Si noti che in molti di detti centri i maestri sareb-
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bero gli unici italiani, oltre ai reparti militari. Per quanto riguarda infine Spalato città , comunico che il Comando Militare per ragioni di ordine politico non desidera, anzi vuole assolutamente evitare ulteriori arresti, processi e condanne di alunni delle scuole medie alloglotte ed ha recenteme nte disposto la liberazione cli quelli che si trovano in carcere per appartene nza ad organizzazioni partigiane giovanili. E poiché incidenti e disord ini nelle suddette scuole, dove l'organizzazione clandestina partigiana ha finora trovato il proprio preferito e più fertile campo di azione, sono non solo prevedibili ma inevitabi li , dato lo stato d'animo generale e specie que llo de i giovani, il Comandante de l Corpo d'Armata è d'accordo con la mia proposta di rinviare le lezioni a tempo indeterminato. Prima di fo rmulare tale proposta sia a l Comando M ilitare che a l superiore Ministero con la mia citata relazione del 14 agosto sulla s ituazione scolastica, avevo sentito il parere della Prefettura, della Questura, ciel Comando RR.CC., dei capi d'istituto e cli numerosi gen itori, ven uti spontaneamente da me per dirmi che consideravano la riapertura de lle scuole come pericolo per i propri figli. Dal punto di vista politico bisogna q ui ndi riconoscere che la riapertura delle scuole medie a lloglotte di Spalato, costituisce un peso e una ronte di continue difficoltà ne ll a situazione generale. Ho riten uto doveroso da parte mia segnalarVi quanto sopra per le decisioni che il superiore Ministero riterrà di prendere, personalme nte debbo ins is tere nella proposta di rinvio della ripresa delle lezioni e dell'opportuni1l1 di mantenere in funzione a Spalato e in qualche altro centro del la provincia solo gli uffici strettamente indispensabili per adeguare la scuola alle norme stabilite dal Comando Mili ta re e seguìte dalle altre amministrazioni statali. In questo mome nto vengo informato che il Comando del Corpo d'Armata si sta per trasferire a Zara. Rientro subito in sede e vedrò se sia il caso di pensare anche a fare gli esami o cli proporVI invece l'immediata restituzione alle sedi dì provenienza del personale insegnante. Come ho obbed ito a ll 'ordine datomi di procedere a lla riapertura della sessione a utu nnale e al richiamo degli insegnanti in vacanza, così sarei ben lieto di ottemperare ad analoghe ulteriori disposizion i superiori per una regolare ripresa delle scuole ne lla viva speranza che le eventuali direttive in tal senso potessero valere per tutti. ma specie pe r me dalma-
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ta, come buon auspicio per la sorte avvenire della mia terra. In ogni caso assicuro che la scuola italiana dì Spalato continuerà ad assolvere fino all'ultimo il proprio compito con perfetta disciplina e con la più salda fede nella Patria.
IL R. PROVVEDITORE AGLI STUDI prof. Giovanni SOGLIA1'\J
Documenti - Allegati al Capilo/o IV
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DOCUMENTO
N. 24
AL MINISTERO DELLA GUERRA STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO - Uff. Storico -
O GGETrO:
Richiesta notizie
Rispondo al foglio 3281/St. del 12 corr. Come già ebbi a comunicare a cotesto Ufficio, la perdita di tutto il carreggio del Comando della 2" Armata e dei miei diari personali, in seguito agli avvenimenti clall'8 settembre in poi, non mi permette di riferire in modo preciso su q uanto mi è richiesto col predetto foglio. Posso soltanto - ricorrendo alla mia memoria - esporre quanto segue:
1)
Verso i primi di agosto 1943, il mio capo dell'Ufficio T dell'Armata, colonnello Carlà, ritornando da Rom a, mi portò una notizia - verbale - di prossimi m utamenti circa lo schieramento dell 'Annata, in seguito a ciò che 'bolliva in pentola '. Notizie vaghe, però, anche da lui verbalmente avute, credo presso lo S.M.R.E. o presso il S.l.M..
2)
Qualche giorno dopo, il console in diplomazia, Vittorio Castellani, addetto al mio comando in qualità di funzionario di collegamento col Ministero degli Esteri, telefonò (a me od al mio capo di S.M .. non ricordo più bene) eia Monterotondo, dove e rasi recato per i periodici contatti col suo Ministero e col nostro, che ' non restava mutato l'orientamento vecchio'. Notizia. questa , come si vede, in contrasto con quella precedente, per quanto poco precisa anch'essa.
3)
Il giorno seguente o due giorni dopo, lo stesso console Castella ni telefonava, da Roma o da Monterotondo, presso a poco quanto appresso, in seguito agli schiarimenti da me richiesti in merito a quanto aveva poche ore prima notificato: Per quantO riguardava l'ultimo periodo di una mia leuera al capo di S. M. del 'Esercito in merito a notizie potwe da me personalmente acquisire circa supposte intenzioni tedesche verso di noi, Roatla era pienamente d'accordo con me (combatlere risolutam.enr.e i tedeschi che avanzavano nelle nostre zone), ma che ... non era da escludere che le cose, fra qualche giorno, potessero cambiare. Per quanto riguardava le mod~ficazioni di schieramento e di composizione dell'Armata (1)/erimenw alla narizia portata dal col. Carlcì) c'era, è vero, la tendenza a rafforzare la
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Dalmazia - Una cronaca per la swria (/943-1944)
parte nord (vecchio confine, oppure confine anteriore al 7918 ?) ma per momento nulla vi era di concreLO. (Da alcuni pochi appunti personali rimastimi). 4)
Un giorno o due dopo, una telefonata de l generale Zanussi al mio capo di S.M. , gen. Fabbri , riprendeva il .. . motivo della possibile aggiunta al blocco nord delle forze della 2" Armata (cioè del blocco composto dai c.d'a. XI - Slovenia italiana - e V - Fiumano annesso) della divisione 'Murge' , già appartenente al gruppo sud (c.d'a. XVIII, in Da lm azia) e la direttiva di tener pronte a partire pe.r l'Italia la div. 'Re' assieme a qualche a ltro reparto. Ed annunciava istruzioni di 'Superesercito' quanto prima.
5)
Ve rso il 1O agosto: arrivo di tali istruzioni , che non so se portassero il N. 111/C.T., ma che sono, credo, quelle che costituivano la ·M .44'. Istruzioni subito comunicate, il giorno successivo a i miei com.ti di c.d'a. in una sed uta segreta, presso il mio comando.
6)
Un giorno o d ue dopo : telefonata di 'S uperesercito' (te n. col. Michelotti) con la q uale si rispondeva affennativamente al mio quesito se si doveva, o meno, aderire alla richiesta di un generale di aviazione tedesco, il quale, assicurando accordi già avvenuti fra i Comandi Supremi italiano e tedesco, chiedeva cli allogare suo personale aviatorio e mezzi, in nostri campi cli aviazione cli Signo, Gruda e Nadin (Dalmazia) .
7)
Verso il 17-18 agosto, il console Castellani, ritornato da Roma, mi portava le direttive generiche verbali di 'sen tita attenuazione' alle istruzioni di cui al N .5, ed anzi la direttiva, un po' me no generica, questa, di evitare qualunque incidente fra noi ed i tedeschi che potrebbe ' precipitare le cose' , almeno per il momento, 'pur non escludendo che in avvenire - e soltanto quando lo vorremmo noi potessero eventualmente sorgere fatti nuovi '.
8)
In vista di questa ridda cli notizie contrastanti, mandai, verso il 20 agosto, il mio capo di S.l\tl. a Roma per sapere qualcosa di più preciso.
9)
Verso il 2 1-22 agosto, un telefonogr. di 'Superesercito', conferma, in relazione alle istruzioni del predetto N .5 , la preparazione anche embrionale, delle eventuali distruzioni degli impianti dei porti o rientali adriatici. da completare gradualmente. lo avevo prevenuto tale disposizione cli 'Superesercito' fin da qualche giorno prim a, dando particolari ordin i personali al generale Fogliani, comandante
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del genio del V corpo d 'armata, per quanto riguardava, specialmente. i porti di Fiume e di Sussak, in aggiunta a quelli già dati in merito alla riunione segreta di cui al N.5, e relativa alla 'M .44'. 10) Verso il 24-25 agost o: r itorno ciel mio capo di S.M., gen. Fabbri, da Monterotondo, portando la notizia che le istruzioni dell a ' M.44' che sembravano. pel momento, avviate verso l'attenuazione e la sospensione - riacquistavano la loro importanza ed attualità. 11) Verso il 26 agosto : episodio di una divisione corazzat a tedesca , entrata, in seguito ad improvvisa viol azione ciel confine, in Lubiana per proteggere la nostra ferrovia Postumia-Zalog. Comunicazione della cosa a Roma, e mio ordine all'XI corpo cli disarmare le truppe tedesche e ntrate in Lubiana e prosegue nti verso occidente (e che in primo tempo sembrava si riducessero ad un battaglione): mia corsa in aereo a Lubiana , dove riscontro una situazione moli.o più complessa di quanto mi era stato riferito colle prime notizie. Non cedo la protezione della ferrovia nostra ai tedeschi, e dispongo che, per il mo.m e nto, ess i s i ferm ino dove sono arrivati. cioè fra L ubiana e Longa tico, in attesa di istr uzioni eia me richieste a Roma. Queste arrivano e .. . sanzionano l'avvenuta avanzata tedesca in territorio nostro, con l'ordine di lasciarli sistemare nell a nostra zona . Ed il gen. R.oatta. un giorno o due dopo. mi chiede. al telefono, il mio parere s ull'affidare o me no la protezione de lla ferrovia stessa ai tedeschi. Rispondo che, dopo tu tto quanto è successo, ed in re lazione al noto docume nto ('M.44') , forse questa è ancora la cosa migliore pe r ritirare ed avere disponibili le nostre truppe fino allora impegnate in tale protezione. 12) Verso la fine di agosto giunge l'ordine di 'Superesercito' cli cessione ai tedeschi dei presìdi inte rni dalmati, ed il primo od il secondo giorno di settembre, ne stabilisco le modalità col com.te ciel corpo d·a. tedesco di Sarajevo, gen. Luters, venuto appositamente a Sussa k. 13) TI 2 od il 3 sett. è giunto al mio comando de lla 2" A rmata. un ufficiale dello S.M.R.E., portando varianti alla 'M.44 'che. se ben ri cordo, non modificavano sostanzialmente le modalità. Riunione immediata presso di me dei comanclanli di c.d'a. per comunicare le varianti. 14) Il giorno 5 ed il 6 di settembre, 'Superesercito' autorizza l'attuazione de lla mia proposta di qualche giorno prima, cli contrazione de lle truppe nostre in tenitorio croato (zone di Lastovac - Zagabria): sia in relazione a lle disposizioni per l'eve ntua le app licazion e della
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' M.44', sia in relazione all'insistenza con la quale si richiedono altre truppe per il territorio metropolitano (dopo la div. 'Re' già fatta rientrare a Postumia ed in parte partita per Roma, ora mi è stata richiesta anche la div. 'Isonzo' ... ). 15) Il giorno 7 settembre - questo lo ricordo bene - comunicavo a 'Superesercito' che, in relazione alle circostanze del momento, avevo già incominciato di mia iniziativa a dare ordine al XVIII Corpo di far sostituire i nostri presìdi di Knin e Dernis - due località interne dalmate ad oriente della nostra linea di confine, e da noi occupate in seguito a convenzione con lo Stato croato sino dai primi tempi della nostra avanzata - con truppe tedesche, ed a riunire i nostri presìdi suddetti ai grossi della loro divisione ('Bergamo' ), entro i limiti del territorio dalmata italiano, per poter meglio difendere quest'ultimo e soprattutto avere più forze disponibili per occupare efficacemente la zona costiera e tenerne i porti principali (Spalato, Sebenico, Zara).
***
Quanto sopra ho potuto ricordare degli avvenimenti interessanti il comando delJa 2" Armata in quei giorni di angoscia. ed ho creduto bene riportarlo per la sua inerenza a quanto mi viene richiesto. Per quanto riguarda il contenuto della ' M.44', cioè cli quello che credo sia il foglio 1 l 1/C.T. (perché mi pare non cc ne fossero altri che trattavano delle predisposizioni per reagire ai tedeschi), ricordo soltanto quanto appresso: Sostanzialmente esso dava le direttive per la eve ntuale resistenza ( concentramento de lle truppe, preparazione delle interruzioni e delle distruzioni di opere d' arte delle vie di comunicazione e degli impianti portuali; studio delle azioni aeree nostre in territorio tedesco per impedire il concentramento in forze delle truppe ex-alleate ai nostri confini, già così poco rispettati, e per interrompere le linee di accesso a questi ultimi , ecc. ecc .. Tutte cose , queste che, nei giorni che intercorsero fra l'arrivo della 'M.44' e 1'8 settembre, furono studiate ed incominciate a predisporre dal comando d'armata e dai dipendenti corpi d'armata, in seguito alla riunione segreta da me ordinata il giorno successivo a quello dell 'arrivo 'd el predetto documento al mio comando, e malgrado:
Documenti · Allegali al Capilo/o IV
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a)
la continuazione, anzi l'intensificazione della guerriglia contro le nostre truppe da parte delle bande ribelli, partigiano-comuniste, di Slovenia, Croazia, Dalmazia;
b)
l'attenuazione che, subito dopo l'arrivo della 'M.44', sembrò costituisse la nuova linea di condotta di Roma;
c)
la prescrizione assoluta di non compromettere con estensione di divulgazione, e con provvedimentì visibili, la segretezza delle istruzioni date;
d)
l'ordine esplicito - che chiudeva il testo della ' M.44', che era da bruciare subito dopo letta, prendendo, tutt'al più, solo qualche appunto strettamente necessario - di applicare la 'M.44' stessa soltanto dopo aver avvertito Roma, oppure d'iniziativa dei comandanti di Armata, ma unicamente io seguito ad aggressione tedesca (le parole precise mi sembra fossero q ueste: 'qualora le nostre truppe fossero oggetto di atti di ostilità da parte di quelle tedesche ... ), e qualora in tale circostanza fossero interrotte tutte le comunicazioni con le autorità di Roma'.
Fu così ... che l'ordine cli applicazione non pervenne mai al comando della 2" Armata, e che il mattino del 9 sett., verso le ore 7, alle notizie di aggressione tedesca, giuntemi da Lubiana e da Trieste, applicai cli mia iniziativa la 'M.44'.
20 setlembre 1946
Il Gen. Des. d 'Armata nella R. già Com.te la 2" Armata in guerra Mario ROBOTTI
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (7943-7944)
DOCUMENTO
N . 25
Telex n. 735/43 SEGRETO
AL COMANDO DELLA 2• ARMATA CORAZZATA
A . D ura nte l'incontro del generale Luters con il Co ma ndo della 2'' Armata italiana è stato conco rdato per iscritto quanto segue:
.l) Costituzione di un presidio tedesco a G r acac (l reggi m ento rinforzato) . 2) Occu parione della zona cli Knin (al di fuori della cinta d il'ensiva occupa la dagli italiani) eia parte di un reparto tedesco per la s ic uren.a dei rifornimenti sull a linea Gracac -Kn in (1 battaglione) . Accordi diretti devono esser presi con il Comando del XVIII Corpo d'armata. 3) Occupazione delle miniere di Drnis da parte di un reparto tedesco per la sicurezza delle miniere (2 battaglioni) . 4) Costituzione di due comandi logistici a K nin - Drnis, ciascuno cli a lmeno 50 uomini (dipendenti dal punto di vista d isciplinare dal comando italiano) . 5) Sostituzione dei reparti italiani a Sinj con truppe tedesche e d iritto per le truppe tedesche d i utilizzare i campi di aviazione. 6) La protezione della linea ferroviaria Knin - Drnis-Salona-Sinj viene assunta dalle truppe italiane. 7) Da parte del Comando della 2" A rmata italiana sarà chiesto a l Comando Supremo il permesso cli trasportare r iforn ime nti per via marittima Trieste-Sebenico-Spalato al fine cli costituire r iserve ne lle retrovie per le truppe tedesche. 8) Fino alla decisione dei Comandi centrali ita liani in merito a lle ric h ieste tedesche (punto 7), il Coma ndo del XV lll Corpo d'armata, in caso cl i necessità, rifornirà di viveri le tru ppe d i Sinj,
Documemi - Allegati (I/ Capitolo
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con obbligo di restituzione da parte del Co mando tedesco in Croaz.i a. 9) li Comando deHa 2" Armata italiana interverrà presso il Comando Generale [croato - n.d.a. l affinché il battaglione usi.ascia che si trova a Sinj, vi resti e passi agli ordini del Comando tedesco di presid io. Possiibi li tà di ritiro per riorgan izzazione dei reparti croati che si trovano già a Sinj. 10) Alcune opere d i difesa che si trovano nella zona saranno consegnate ai tedeschi. 11) I particolari necessari per l'esecuzione di quest'accorcio saranno regolati da parte del Comando de lle truppe di occupazione tedesche con il Comando del XVl ll Corpo d'armara italiano. B.
inte nzioni del Comando ge nerale ltedcsco - n.d.a.] 1) La 114" divisione raggiunge Gracac il 4.9 per spingersi ava nti secondo gli accordi sopra citati. d'intesa con gl i italiani. 2) La divisione SS 'Prinz Eugen ', al più presto, sposterà pe r via aerea a Sinj, d'accordo con gli italiani, l battaglione ri nforzato. 3) La 114" divisio ne e la d ivisione SS prenderanno contatti co l XVIII Corpo d'armata itali ano (Zara). 4) L'ufficiale di collegamento con il VI Corpo d'armata italiano (capitano Tomisch) sarà trasferito presso il XVIII Corpo d 'armata italiano. L'ufficiale dì collegamento con il VI Corpo d'armata sarà tratto dalla divisione SS.
Coma ndo del XV Corpo d'annata Stato Maggiore (I'') nr. 735/43 g. Kdos. 3.9.43
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Dalmazia. Una cronaca per la storia (1943-1944)
D OCUMENTO N. 26
COMANDO XVlll CORPO D'ARMATA {Senza data/
OGGETIO: Accordi tra il comando del XVIII C. A. italiano e il Comando della 114' divisione Jiiger
É stato convenuto quanto segue. 1)
Sistemazione presso Knin (fuori dalla cinta difensiva del presidio italiano di detta località) di un btg. germanico per la protezione dei rifornimenti sulla Gracac-Knin .
a) Sede del btg. Stazione di Stara Strafa (SNDN). Nessuna variazione può essere apportata alla forza ed alla dislocazione dei reparti senza il preventivo consenso del Comando italiano del Settore Knin. b) Il Comando tedesco è autorizzato a costituire entro la cinta dife nsiva di Knin un Nucleo logistico germanico. Il personale è sottoposto, agli effetti disciplinari , alle norme del locale Comando Presidio. Forza del Nucleo: non superiore a SO uomini. É fatto obbligo al personale di detto Nucleo della rigorosa osservanza di tutte le nonne riguardanti: circolazione uomini, quadrupedi. automezzi; coprifuoco; oscuramento; contegno durante lo stato di allarme e di emergenza; riconoscimento da parte delle pattuglie di vigilanza italiana e pressso i posti i posti di blocco e di tutte le altre norme che il Comando Settore italian o riterrà opportuno e manare per garantire l'ordine pubblico e la sicurezza del presidio di Knin. Tu tti i permessi di ci rcol azione debbono esser r ilasciati dal Comando italiano ed esibiti a richiesta del personale italiano di vigilanza. 2)
Dislocazione in zona miniere di Drnis (fuori dalla cinta difensiva del presidio italiano di detta loca lità) di un reparto germanico di postazione ai giacimenti sfruttati per conto dei tedesch i.
Docwnemi • Allegmi al Capitolo IV
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a) È consentita la dislocazione: di un reparto germanico della forza di due btg. circa, nella zona delle miniere di Drnis sfruttate per conto dei tedeschi; sede dei reparti: presso le miniere di cui trattasi: sede del comando germanico: a Trbounje (SI-CZ); di un nucleo logistico germanico a Drnis entro la cinta difensiva; forza del nucleo: non superiore ai 50 uomini. Il personale del Nucleo logistico è sottoposto, agli effetti disciplinari, alle norme del Comando Presidio.
È fatto obbligo al personale di detto Nucleo della rigorosa osservanza di tutte le norme riguardanti: circolazione di uomini , quadrupedi e automezzi; coprifuoco; oscuramento; contegno durante lo stato di allarme e di emergenza; riconoscimento da parte delle pattuglie di vigilanza italiane e presso i posti di blocco e di tutte le altre norme che il Comando settore italiano riterrà opportuno emanare per garantire l'ordine pubblico e la sicurezza ciel Presidio di Drnis. 3)
Rifornimenti:
Il Comando tedesco provvedeà1 a rifornire direttamente i reparti tedeschi di cui ai n. 1 - 2. Per quanto concerne i viveri, in attesa decisioni autorità centrali italiane circa la richiesta germanica di utilinare la via marittima Trieste-Sebenico e l' istituzione di un Nucleo logi stico a Sebenico per concorrere all'alimentazione dei reparti tedeschi di cui trattasi , i comandi presidio di Knin e Drnis disporranno per la cessione al Comando tedesco di viveri necessari ai reparti di cui trattasi ( da reintegrare dal Comando tedesco). I generi da fornire , come qualità, saranno quelli che costituiscono le normali razioni ciel soldato italiano. 5)
Protezione della ferrovia delle miniere Drnis-Velusié: a cura del Comando tedesco.
6)
Nessun re parto tedesco, per nessun motivo, può accedere nel territorio annesso ed entro la cinta difensiva dei presìcli di Knin e Drnis
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (/ 943 -1 94-1)
senza la preventiva autorizzazione scritta del Comando Divisione italiano competente per territorio.
Il Capo di Stato Maggiore della 114·' D ivisione tedesca 'lager' r on firmato1
li Capo di Stato Maggiore del XVIII Cd.A. Italiano (col. Pietro Barbèro) F.to BARB ÈRO
Doc111n en1i - /\llega1i al Capimi,, IV
l o:17
DOC U ĂŹv!J.::I\JTO
N. 27
TELEX
A lla 114" Divisione
l)
Il Comando dell a 2" Armata italiana si è dichiarato d'accordo pe r sgomberare le guarnigioni di Knin e Drnis per farle occupare dalle truppe tedesche, ed ha dato, a riguardo, disposizioni al XVIll Corpo d 'armata italiano.
2)
Colloqui sono in corso da parte dcli' Aeronautica , a Roma, per prendere le misure di sicurezza per l'aeroporto di Z a ra. Spostare lĂŹ un battaglione rinforzato.
Il battaglione deve essere preparato a pre ndere improvvisamente la d ifesa dei capisaldi costieri. Il comandante del battaglione deve esse re informato oralmente. Ulteriori notizie devono esse trasmesse velatamente.
li Comando del XV Corpo d'armata [tedesco l I" rs tato Maggiore] n. 757/43 g. Kdos. 7.9.43
CAPfTOLO V
L'ARMISTIZIO IN DALMAZIA
L'Armistizio in D(1{J11azi11
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LA VALUTAZION E DELLE FONTI Scrive Franco Bandini che «i rapporti militari, di qualunque esercito si tratti, non sono precisamente modelli esemplari di verit~1. [ ...] anzi debbono esser sempre presi con particolare cautela». «L'ufficiale ha a che fare, specie in combattimento o comunque in azione. con realtà umane e cronisriche così complesse e fuggenti da esser quasi obbligato a ritocchi e abbellimenti che sono stretti parenti dell a menzogna» 11>. Si può condividere il giudizio di 'approssimatività' ma non quello di 'me nzogna ' che racchiude una volontà di dolo. anche perché riteniamo che i documenti. sin quì utilizzati per questa 'Cronaca·, siano accettabilmente aderenti alla rea ltà. Tuttavia le relazion i sugli avvenimenti successivi all'8 seltembre debbono esser valutate con maggiore prudenza. Scritte, in genere, al rient ro dalla prigionia e senza d ocumenti di riscontro secondo quanto la memoria ricordava o credeva di ricordare. non sono coeve ai fatti. Vennero, inoltre. compilate per il vaglio d i commissioni militari che avevano profondamente rivisto i parametri concettuali, politici e socia li secondo i quali , per vent'a nni, quei reduci dalla prigionia erano stati educati. Ufficiali e soldati , torn ati in Patria, soprattutto se professionalmente vincolati alla carriera mi li tare. istintivamente adeguarono le relazioni al nuovo cl ima. Non possiamo, quindi , escludere che questa 'Cronaca' ciel sellembrc 1943 risenta di 'deformazion i' , non tanto nei fatti quanto nelle motiv,1zioni delle decisioni prese i n carenza di ordin i o. qua ndo vi furono, nel la loro contradditorietà, con conseguente assunzione o rinuncia delle proprie responsabilità. Le notizie ed i giudizi che appaiono più ge nuini e rea li provengono prevalentemente da sottufficiali e da soldati che, non avendo particolari responsabilit}1di comando, riferiscono con immediatezza, come quel magazziniere che, la sera dell '8 settembre, umanamente scriverà di «so ldati che urlavano di gioia. si abbracci avano. lanciavano in aria gavette, elmetti, fucili e giberne t.. ,l nel grande cortile, ove si formavano via via molti gruppi, soldati che sa lt el lavano come bambini » m. Ma non ma ncano co n-
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siderazioni come quella del comandante della 9a Armata (Albania) generale Renzo Dalmazzo, che coglie l'aspetto psicologico del momento. «La sorpresa assoluta dei comandanti più elevati [all'annuncio dell'armistizio] li pose naturalmente di fronte a problemi di carattere generale [.. .]. La stessa sorpresa suscitò invece nella massa solo pTOble mi strettamente personali, con immediato danno alla compagine dei reparti; la parola 'armistizio' suonava come fine della guerra e ritorno a casa, e fu salutata con manifestazioni di gioia (...], non vi erano dubbi circa il rimpatrio imminente; solo motivo di discussione poteva essere il modo. Le esplosioni di gioia, le grida, i canti, le sparatorie, il lancio dei razzi avvenuti un poco ovunque, erano espressioni di un solo convincimento». Poi aggiunge: «E' sintomatico il fatto di quei fanti che la sera del giorno 8 disfecero le tende ed affardellarono lo zaino per essere pronti al momento dell'arrivo dell'ordine che non poteva essere che quello del rimpatrio». «Nessuno fu sfiorato dal dubbio di dover combattere ancora (... ]. La possibilità di cominciare la lotta contro i tedeschi, nelle prime ore non si affacciò alla mente della massa[... ] perché la certezza della fine della guerra era in assoluta antitesi con la possibilità, ed ancor più con la volontà, di combattere ancora» <3l. Ma in Dalmazia s'imposero subito altre considerazioni: la consapevolezza di un Adriatico che si frapponeva al desiderio della casa; il timore dei tedeschi e della prigionia; l' incerta affidabilità dei partigiani sino a quel momento nemici ed ora allettantemente amici. Da quì, dopo lo sbando iniziale, il ricomporsi dei gruppi , dei reparti, per trovare nella collettività un minor senso di insicurezza; la giornaliera necessità di un rancio che veniva più facilmente risolta nell'ambito di una squadra o di un plotone. Chi restava isolato andava allo sbaraglio oppure aveva una particolare forza d' animo. Negli ufficial i generali le decisioni variarono a seconda delle responsabi lità, delle località, delle contingenze: a Cattaro ed a Ragusa si opposero ai tedeschi; a Spalato e Sebenico si mediò fra tedeschi e partigiani; a Zara, per prevenire i secondi, si accondiscese ai primi.
I COMBATTIMENTI A CATTARO- GRU PPO ARMATE EST La provincia di Caltaro era presidiata dalla divisione 'Emilia' comandata dal generale Ugo Buttà, con sede a Castelnuovo(= H erceg Novi) e, unitamente alla Marina, costituiva la 'Piazza Militare delle Bocche'(•>. La divisione faceva parte del XIV Corpo d 'armata che, schierato nel Montenegro (sede a Podgorica), dipendeva dal Comando Gruppo Armate Est (comando a Tirana).
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Non sono molte le notizie sulle immediate reazioni dell' 'Emilia' all'annuncio dell'armistizio, mentre si hanno maggiori ragguagli di quanto avvenne a T irana. Il generale Ezio Rosi, comandante del Gruppo, poco prima delle 18 deff8 settembre era stato avvertito dal conte Barbarich, funzionario della Luogotenenza italiana, che una stazione radio straniera (Radio-Cincinnati ripresa da Radio-Algeri) aveva diffuso l'annuncio della resa dell'ltalia. Rosi , istintivamente, ritenne «la notizia destituita di qualunque fondamento, giudicando impossibile che un Comando così elevato, dislocato oltremare, non avesse avuto neppure un preavviso di un avvenimento di tanta importanza»(;>. Quasi contemporaneamente, il generale Dalmazzo, comandante della 9" Armata, anch'egli con sede a Tirana, veniva avvertito dal proprio Capo di Stato Maggiore, generale Carlo Tucci , della notizia captata dall'Ufficio 'I'. Dalmazzo, incredulo, fece chiamare Roma al telefono. «Alle ore 18.45 circa, il col. di S.M. Petitti, vice-capo Gabinetto al Ministero della Guerra - scriverà il generale Tucci - da me interpellato, negava in perfetta buona fede l'avvenuto armistizio, ed analoga comunicazione ripeteva poco dopo al Sottocapo di S.M. del comando Gr.Ar.E. [Gruppo Armate Est - n.d.a. ]» t6>. Confortato dalle assicurazioni del Ministero, Dalmazzo fece diramare ai comandi dipendenti la smentita dell'armistizio, con l'ordine di tenere i reparti alla mano. Nello stesso tempo incaricava il ministro albanese per la propaganda di sconfessare la notizia attraverso Radio-Tirana, perché «evidente e pericolosa manifestazione della propaganda nemica». Radio-Tirana, «emanava un sobrio e serio comunicato per smentire l'armistizio ma, subito dopo, cioè senza interrompere la trasmissione, la stessa Radio, collegatasi con Roma, diramava il proclama del gen. Badoglio» <1>. Il flash, lanciato eia Radio-Cincinnati, aveva sorpreso anche il comando del XV Corpo d' armata tedesco (a Banja Luka), e nel diario storico si legge: «Ore 19, chiamata del Capo cli Stato Maggiore cieli ' Annata corazzata [OAK 2 con sede a Belgrado, comandante il generale Lothar Renclulic - n.d.a.]: 'Gli inglesi diffondono la notizia che l'Italia ha capitolato senza condizioni'. Non arriva alcuna conferma. Ore 19.15 è diramato un analogo telex alle div. con l'aggiunta di smentire tali notizie». Poco dopo l'incertezza viene superata: giunge la parola convenzionale «Achse» ed alle 22.45 l'ordine dell'Annata: «Gli italiani sono passati a fianco del nemico, procedere con la forza al disarmo delle truppe»(8>.
*** * ***
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L'8 settembre, in provincia di Cattaro vi erano circa duemilacinquecento tedeschi. Una settima na prima, secondo gli accord i con il Comando Supremo, era stata loro concessa l'utilizzazione del campo di aviazione di Gruda (10 km circa a nord-ovest del paese omonimo ed a 5 km a sud-est di Ragusavecchia), e vi avevano dislocato mil lecinquecento uomini . li mattino dell'8, poi, per la presenza cli un sommergibile nemico. si erano rifugiati nelle Bocche di Cattaro la motocisterna Annarella, carica di nafta, ed il piroscafo Milano scortati dalle torpediniere Abba e TI. Sul Milano era imbarcato un migliaio cl i soldati tedeschi della F/ak diretti in Albania 1~1• Questo arrivo, pur avvenendo prima dell'armistizio. preoccupò il generale Buttà. tanto che fece dar fondo al piroscafo nella parte interna delle Bocche, davanti al paese di Mulla (=Muo), con l'ordine cli non far scendere a terra i tedeschi <Wl. Nella notte sul 9, mentre la truppa italiana si dava a manifestazioni di gioia, i tedeschi. muovendo dal campo di aviazione, disarmavano il presidio di Gruda-paese e sorprendevano quello di R agusavecchia (dipendeva dalla divisione 'Marche' che faceva parte del VI Corpo d'Armata). Gli altri presìd i dell"Emilia' no n vennero altaccati !">, mentre da parte di civili e militari, si registravano tentativi di fuga, via mare. oltre che assalti ai magazzini della sussistenza 112l. Durante le giornate del 9 e del 10, il generale Buttà. in applicazione dell'ordine del XIV Corpo d'armata «di adottare misure idonee alla conservazione del territorio cJella provincia» P'l, cercò d i concordare con il generale Sandro Piazzoni . comandante del VI Corpo d'armata (sede a Ragusa) un azione coordinata per riprendere Ragusavecchia e Gruda. Piazzoni dovette declinare la proposta per la pressione tedesca che stava subendo nei settori di Metcovich e di Trebinjc ("'>. E l'iniziativa di Buttà non ebbe seguito. Nel pomeriggio del 9, dopo patteggiamenti, i tedeschi de l piroscafo Milano furono fa tti scende re a terra con il solo annamento individuale e
tenuti sotto attento controllo 1' 51• Frattanto, se in quelle ore il comando dell"Emilia· da un lato pianificava azioni operative, dall'altro cercava soluzioni transattive: nel settore orientale della provincia con i partigi an i, mentre in quello settentrionale «concludeva accord i con l'organizzazione cetnica la quale chiedeva armi» 1"'1 per opporsi ai ted eschi. A Cattaro-città, il capitano dei ca rabinieri G iovanni Giacon. d'accordo con il comandante del presidio, poneva in libertà circa centocinquanta detenuti politici, distruggendo i registri matricola d el ca rcere per evitare compromettenti individuazioni . Alcuni giorn i dopo. quei comunisti s i sa-
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rebbero rivolti ai comandi italiani per avere armi e munizioni ed essere inquadrati o7i , In questo clima nessuno si oppose all'evasione degli cx-ufficiali jugoslavi internati nei campi di Mamula (settore cli Cattaro) e cli Prevlaka (verso Punta Ostro, settore di Castelnuovo), ed i comandi li lasciarono indisturbati consentendo loro di riunirsi alle famiglie. «Creato, così, l'ambiente favorevole - scrive rà il capitano Giacon - si rese più agevole raggiunge re il collegamento con le bande partigiane della zona e consentire al Comandante del Presidio cli Cattaro, sig. generale Silvio Negro, cli avere frequenti abboccamenti con il capo dei partigiani Petkovié !\fato, e con il capo dei cetnici Starovié Salo, con i quali furono presi gli opportuni accordi per una azione in comune» (lx>. La sera del 10 entravano nelle Bocche di Cattaro, la motocisterna Ardo,; ed a breve distanza il piroscafo Diocleziano. La motocisterna, attaccata da aerei tedeschi, s'incagliò, e sarù affondata il 12 eia un nuovo bombardamento. Il Diocleziano riuscì a dar fondo senza incidenti o 9i . ,j4
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A Tirana , la sera dell'8, quasi certa mente a seguito della diramazione dell'ordine 'Achse ', il maggiore Sucke rt (del nucleo di collegamento con il Gruppo Armate Est), in assenza del proprio superiore, generale Hans Besse!, si presentò dal generale Rosi chiedendo, «d'ordine ciel Comando tedesco, il disarmo immediato e totale» '20 > cli tutti i reparti italiani. Poco lontano , nell a sede del comando della 9a Armata, il general e dell'aeronautica tedesca, Walther Gnam, con il pretesto di possibili aviosbarchi alleati, chiedeva al generale Dalmazzo di occupare i campi cli aviazione. In ambedue i casi ricevettero un netto rifiuto, ma con l'assicurazione «che in caso di tentativi di sbarco anglo-americano sui campi di aviazione, i nostri reparti (italiani] non interverranno, mentre lo faranno decisa mente contro attacchi di ribelli» <211 • Nonostante il rifi uto. ma confortati dall'impegno, i tedeschi consentirono libertà di volo per gli apparecchi italiani. Nelle primissime ore ciel 9, al generale Rosi perveniva un ordine a firma Ambrosio (trasmesso da Roma alle ore 0,20) per cui avre bbe dovuto: «concentrare le forze riducendo gradatamente occupazione [... ] e garantire comunque possesso porti principali et specialmente Cattaro e Durazzo» <2i>. Ordine che aveva la sua logica - a parte quel 'gradatamente' che faceva presupporre. in chi lo riceveva, una disponibilità di te mpo ma che s'impantanava nella contestuale e piuttosto ingenua disposizione di t<dare preavviso dei movimenti ai Comandi germanici». Venivano, è vero, confermati gli ordini di «reagire immediatamente et energicamente
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[... ] at ogni violenza armata germanica», anche se il dispaccio concludeva con un: «non deve però essere presa iniziativa di atti ostili contro germanici» <m. Rosi ritrasmise l'ordine di reagire a qualsiasi offesa da qualunque parte provenisse eccetto da quella anglo-americana; di concentrare le forze; di evitare scontri con forze tedesche superiori di numero; di considerare atto di ostilità ogni richiesta di disarmo. Però, e nello stesso tempo, dispose che una domanda di «semplice passaggio truppe tedesche può non essere considerata, per forza maggiore, alto di ostilità» <2•>. L'ordine, attraverso il XIV Corpo d'armata pervenne anche all' 'Emilia'. Nella mattinata del 9, il generale Rosi s'incontrò con il generale Bessei, e questi gli motivò una rinnovata richiesta di disarmo con il fatto che gli italiani, per il sopravvenuto armistizio, non erano «in grado di combattere contro gli aJ!eati» c25J. Rosi si rifiutò, asserendo di non aver ricevuto alcuna disposizione e, per prendere tempo, propose di rinviare ogni decisione al giorno 14, in attesa del ritorno di un suo ufficiale che avrebbe inviato appositamente a Roma. Insistette, invece, per definire «il movimento per il rimpatrio delle unità, e cioè zone e modalità di raccolta, movimenti da effettuare, utilizzazione dei mezzi di trasporto» (26l . Besse] si riservò di far conoscere entro il giorno successivo le decisioni dei propri comandi. La situazione in cui si trovava il generale Rosi era complicata da una ridda di voci ritenute «fantastiche, contraddittorie , anche assurde» - come ricorderà Dalmazzo - e fra queste, la più propagandata dai tedeschi che appariva al di là di ogni immaginazione: quella ' della fuga delle massime autorità eia Roma' <~1>. E da Roma, nessuna comunicazione. «Le nostre stazioni R.T. mantengono il contatto con Monte Mario», ma senza alcuna «risposta dal C.S. [Comando Supremo] del quale si ignora lo spostamento» <23l , Al Gruppo Armate Est, non certo per semplificare il quadro della situazione, giunse la notizia che 1'11• Armata, cli stanza in Grecia, su autorizzazione ciel Comando Supremo stava trattando «il rimpatrio delle sue unità, previa la consegna delle anni pesanti» <Z<>i ai tedeschi. Nel silenzio di Roma e per uscire dalla contraddizione delle tante incertezze, il comandante del Gruppo Armate Est decise di assumersi la responsabilità di trattare con i tedeschi ordinando ai comandi dipendenti che, «nel caso di richiesta disarmo da parte dei tedeschi, all'oscuro delle trattive in corso, se ne dia loro notizia, con la comunicazione che even-
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tuali insistenze verranno considerate atti di ostilità, con conseguente nostra reazione». «Nel peggiore dei casi le armi siano distrutte, o quanto meno rese inservibili» <30l. Il mattino del 10, durante la ripresa delle trattive con Bessel, Rosi cercò dì collegarsi con il Comando Supremo per sollecitare istruzioni sull' «eventuale ingresso pacifico truppe tedesche in Albania», poiché stavano avanzando in più settori. Ma i «tentativi di collegamento riescono ancora vani, fino alle 11 quando la stazione Radio di Monte Mario trasmette l'ultimo messaggio: "La guerra è giunta fin quì. Non posso più collegarmi con voi. Viva l'Italia"» <31 l. La sera, verso le 22, vi fu un nuovo incontro con Besse! e, questa volta la discussione - vivace ed accesa - si prolungò sino alle prime ore dell'll, perché il generale tedesco, quasi un ultimatum, chiedeva l'immediata diramazione di ordini per il totale disarmo di tutte le unità. Rosi oppose che gli uomini dovevano conservare almeno l'armamento individuale per mantenere la coesione dei reparti e per consentire loro una minima capacità di reazione in caso dì attacco da parte dei ribelli. Acconsentì invece sulla consegna dell'armamento pesante, e su questi punti fu trovato l'accordo <m. Circa le modalità del rimpatrio si decise di attendere l'arrivo del comandante della 2a Armata corazzata, generale Lothar Rendulic, preannunciato per il mattino successivo (l 1 settembre). Preceduto da un battaglione di paracadutisti, Rendulic atterrò all'aeroporto di Tirana. Rosi fu pregato di attenderlo nella sede del Gruppo Armate ma, al posto di Rendulic, si presentò con autoblindo e paracadutisti il generale Gnam che, pistola in pugno, dichiarò Rosi in arresto. Un ora dopo veniva fatto decollare per Belgrado. Prigionieri anche gli ufficiali del comando; occupate le centrali radio-telefoniche; interrotti i collegamenti; posti sotto controllo i magazzini ed i depositi <33J. Il generale Dalmazzo - aveva appena appreso della cattura di Rosi venne convocato dal generale Rendulic che, personalmente, lo invitò ad assumere il comando del Gruppo Armate Est. Dalmazzo si ri fiutò , e Rendulic lo dichiarò prigioniero, e con lui tutti i soldati. Nello stesso tempo gli impose di diramare a tutte le unità del Gruppo Armate l'ordine di movimento, non verso i porti ma verso l'interno <3•l . Dalmazzo, scriverà poi in terza persona: «Dopo un rapidissimo esame della situazione, messo nell' alternativa di rifiutarsi di trasmettere l'ordine, e conscio con ciò di abbandonare i propri dipendenti , o cli rima-
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nere a dividerne le sorti, [il generale] accetta senz' altro questa soluzione»<351. E convocò per il mattino dopo (il 12) i comandanti dei corpi d'armata. **~'**':,,:,
Durante il pomeriggio clell'l 1, da Podgorica, il comandante del XIV Corpo d'armata, generale Ercole Roncaglia, che secondo le intese del giorno precedente fra Rosi e Besse! aveva avuto alcuni incontri con il comandante della 118a divisione 'J ager' (generale Joseph Kliiber) , fece pervenire al generale Buttà l'ordine dì trasferire ai tedeschi la difesa costiera delle Bocche cli Cattaro, di consegnare l'armamento pesante, batterie costiere e contraeree comprese, mentre la truppa avrebbe conservato oltre all'armamento individuale, le mitragliatrici, i mitragliatori , un plotone mortai da 81 per battaglione, ed una batteria leggera ogni reggimento. L' 'Emilia' doveva provvedere alla difesa interna della provincia ed all'ordine pubblico <36). La notizia della cessione di parte delle armi dovette trapelare fra i civili e fra le autorità, proprio quando si stavano accampando fuori dalle mura cli Cattaro due compagnie della 118a divisione ·Jagcr', con pezzi anticarro e mitragliere da 20 m/m (.n ) _ Le tante apprensioni dei civili, ed anche dei mil itari , aumentarono in mezzo ad una sempre crescente inquietud ine anche per la voce - vera - che i nove idrovolanti della base di Cumbor ( =Kumbor) avevano decollato per le Puglie (Jl<>. Con il passare delle ore il desiderio di togliersi eia quella situazione che aveva tutte le caratteristiche di una trappola, stava cliventanclo destabilizzante. A sera, dopo la partenza disposta dal Comando Marina delle torpediniere Abba, TI, della motosilurante N. 14, e dell a flottiglia pescherecci adibiti al dragaggio con a bordo circa quattrocento marinai, non mancarono reazioni «tra il personale [di Marina - n.d.a.] rimasto, che fu calmato dagli ufficiali capi dei vari servizi, esortati dal comandante Azzi a convincere gli uomini che le partenze dovevano essere gradatamente organizzate» i 391_ Gli stessi comportamenti individuali rispondevano, oramai, alla contrastante variabilità delle istintive reazioni personali. Se il tenente Ugo Grazia, del 3° Alpini, poté poi scrivere che il «1 O settembre parlando con alcuni ufficiali del btg. 'Fenestrelle ' ho potuto constatare che non erano convinti di rivolgere le armi contro i tedeschi», quello stesso giorno, interpellati dal loro colonnello, «quasi tutti f...J avevano risposto di non volersi arrendere ai tedeschi» 1~0>.
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Il desiderio di raggiungere l'Italia dilagò quando si apprese che il questore, Rodolfo Semini, ed a ltri funzionari , imbarcatisi su un motoscafo, avevano abbandonato Cattaro !4 1>. E «dopo la mezzanotte clell'll, [si verificòl la partenza abusiva cli sei piccole unità cariche di personale [250 militari di varie annil, tra cui alcuni ufficiali, mentre per altre sei già in rotta per I' uscita dalle Bocche, il Comandante [Azzi] fece in tempo ad intervenire, obbligandole a ritornare agli ormeggi , col fuoco intimidatorio delle batterie». Tuttavia, il giorno dopo, sarebbero riusciti a prendere il largo i motove lieri Dessiè e Saturnia con il personale cli una batteria " 21 •
Il mattino de l 12, a Tirana, presso il comando della 9" Armata .si riunivano i comandanti di corpo d'armata, Carlo Spatocco del IV e Umberto Mondini del XXV, oltre al capo di Sta to Maggiore del XIV (colonnello Gaetano Giannuzzi). Nessun ufficiale del VI Corpo d'armata, essendo interrotte le comunicazioni con Ragusa. Dalmazzo consegnò agli intervenuti l'ordine impostogli da Rendulic. Portava come oggetto: ·Movimento verso Nord-Est'. Le truppe dovevano prepararsi , e per via ordinaria raggi ungere probabilmente sin dal giorno successivo le stazioni l'crroviarie di carico. I soldati avrebbero portato con se l'armamento individuale, con al seguito soltanto i mezzi strettamente necessari per la sussistenza dei reparti. Durante il transito e la permanenza in territori occupati dai tedeschi sarebbero stati sottoposti al codice penale di guerra germanico per qualsiasi infrazione disciplinare. Per cli più, ed in particolare, era prevista: la fuci lazione dei responsabili. oltre ad un ufficiale e cinquanta uomini d i truppa, in caso di furto di armi, munizioni, carburanti e viveri; la fucilazione cli un ufficiale e cli dieci soldati per ogni automezzo reso inservibile; la fuci lazione del comandante cli reparto se qualcuno perdeva o abbandonava le armi; la Cucilazione del solo responsabile per chi vendeva o regalava armi ai civili, o le distruggeva (m. Dalmazzo, a quest'ordine, aveva aggiunto: «Confido nell'azione coscienziosa e nel contempo rigida dei comandanti cli ogni grado perché in questo momento così grave, la disciplina non subisca rilassamenti che potrebbero portare a dolorose situazioni e perché il morale de lla truppa sia mantenuto il più possibile alto. Comprendo lo stato d'animo di tutti. La fierezza cli soldato itali ano che ovunque ha fieramente e valorosamente combattuto per il suo Paese, anche nell'ora dolorosa deve animare gli spiriti»(••>. Però, consegnando l'ordine mise al corrente - verbalmente e riservatamente - i generali ed il colonnello G iann uzzi cli un piano concertato
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con un ufficiale inglese, il maggiore Sejmour, c he da tempo si trovava fra i partigiani. Questi, sin dal 9, aveva personalmente preso contatto con il comando del!' Armata facendo sapere di esser pronto a collaborare per opporsi. italiani e partigiani assieme, ai tedeschi. Dalmazzo, attraverso il tenente Enrico Degli U berti, aveva assicurato Sejmour di esser d'accordo per dare 'addosso ai tedeschi'. Perciò il movimento delle truppe voluto dai tedeschi sarebbe stato effettuato soltanto 'apparentemente' e con lentezza. Dalmazzo contava di agire con le divisioni 'Firenze' e 'Brennero' ancora in armi, non appena - e lo riteneva certo - gli alleati avessero effettuato uno sbarco sulle coste albanesi anche se a carattere dimostrativo. La ' Brennero' avrebbe formato una testa di ponte, mentre i tedeschi sarebbero stati attaccati dalla 'Fire nze', coadiuvata eia altre unità italiane. I partigiani dovevano agire contro le linee di comunicazione tedesche per impedire l'arrivo di rinforzi e, nello stesso tempo, occupare i porti di Valona, Durazzo e Scutari, ricacciando le forze germaniche. Il piano aveva avuto l'adesione del maggiore Sejmour e degli stessi capi partigiani ("5l , anche perché all'iniziativa «si sarebbero uniti i patrioti greci, albanesi, jugoslavi , nonché tutti i partigiani de i vari colori (comunisti compresi)», facendo divampare una generalizzata ribellione w,i_
******* Mentre a Tirana era in corso questa riunione, a Castelnuovo di Cattaro il generale Buttà convocava il comanda nte tedesco del campo di aviazione di Gruda, tenente colonnello Kroll, il comandante del battaglione a Cattaro, Martin Stockell, il capitano d'artiglie ria Emi! Schnell. Da parte italiana erano presenti il comandante dell'artiglieria dell"Emilia ' , colonnello U mberto Montemagni ed il comandante di Mari na, capitano di vascello Mario Azzi <47l_ Pe r Buttà, in esecuzione agli ordini ricevuti dal XIV Corpo d 'armata, si trattava di trovare un accorcio, e nella premessa del 'Ve rbale' de lla riunione, venne scritto: «Le due parti f...) si impegn ano reciprocamente a non impiegare in nessun caso le armi una contro l'a ltra, ma di rice rcare sempre una soluzione pacifica» <.OS>. I tedeschi si dichiararono disposti a lasciare ai soldati l'armamento individuale, gli autocarri, le autoblindo, i maga:aini viveri, munizioni, carburanti, ma non le mitragl ia trici pesa nti ed i mortai. Ch iedevano la consegna delle batterie controaeree oltre a quelle costiere. e di interpellare il personale per sapere se inte ndeva combattere con le forze d el Reich. li generale Buttà respinse soprattutto q uest'ultima richiesta e, .con evide nte intenzione di mandare le trattative per le lunghe, a sua volta domandò che il presidio di Gruda, già disarmato dai tedeschi, riavesse le armi ed i soldati rinviati ai rispettivi reparti. Per quanto interessava la Marina, i tedeschi volevano che i piroscafi Milano, Annarella, e Diocleziano, che il coman-
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do italiano intendeva usare per il rimpatrio dei civili, venissero lasciati a loro disposizione. La Marina avrebbe potuto disporre solamente del naviglio di piccolo tonnellaggio per il traffico entro le Bocche. Sui punti controversi, ed erano parecchi, le parti si riservarono di sentire i rispettivi comandi superiori <49l. Frattanto, reparti tedeschi avevano raggiunto le località di Cobilli a ( =Kobila) e di Punta Ostro, dove piazzavano due batterie di piccolo calibro, ma sufficienti per dominare l'uscita dalle Bocche. Nella parte più interna si erano installali sulla penisola di Teodo ed avevano messo in postazione a Forte Lokva (Monte Vermano) una batteria. Un gruppo si era attestato a Lepetane con un'altra batteria, chiudendo in tal modo il bacino di Cattaro <50l . Di fronte al dilagare dei tedeschi. privilegiati dal sempre ed ancor valido ordine cli non considerare 'atti cli ostilità' il loro transito ed i loro movimenti, cli fronte ad una situazione sempre meno chiara per le tante riserve delle trattative, i I generale Buttà face presente al Corpo d'armata la necessità di uscire dall'equi voco e cli prendere una chiara decisione <5 1) . In risposta il generale Roncaglia, lo convocò per il mattino dopo presso il proprio comando a Podgorica. Buttà, intanto, oltre ai tedeschi, doveva preoccuparsi delle fonna1.ioni cetniche che, sino a quel momento, avevano costituito un valido supporto. Sempre più allarmate per la libertà cli movimento concessa ai tedeschi, reclamavano una decisa reazione minacciando, altrimenti, di occupare il comando del] ' 'Emilia' , tanto che Buttà, a scopo preventivo e protettivo, fece affluire a Castelnuovo un battaglione con due batterie <52,.
******* Roncaglia aveva convocato sia Buttà, sia i comandanti delle divisioni 'Ferrara' (generale Antonio Franceschini), 'Venezia ' (Generale Giovan Battista Oxilia), 'Taurinense' (generale Lorenzo Vivalda) per consegnare loro l'ordine di movimento diramato dal generale Dalrnazzo (.;,) sia perché, secondo Buttà. «il Comando tedesco voleva da parte de.i comandanti di divisione assicurazione che l'ordine fosse eseguito e ne fosse data comunicazione alla trup1)a [... ] nell'intento di poter poi a pplicare senza scrupoli [... ] le rappresaglie minacciate». Roncaglia mise al corrente i generali anche del!' «ordine segreto dato da S.E. Dalmazzo oralmente al Capo di S.M. del XIV Corpo d'armata, colonnello Giannuzzi» <'".
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In quei mo me nti, ce rta me nte, no n era semplice prendere una decisione. L'o rdine cli movime nto era sconcertante; il piano segreto di Dalmazzo. a nche se a lle ttante, a ppariva velleitario. Come dati certi. tutti avevano reparti tedeschi a ridosso delle proprie truppe; inoltre, non appena s i e ra diffusa la notizia de lla libe razione di Mussolini avvenuta il giorno prima (12 settembre). le tre Legioni della Mi lizia ed i loro dieci battaglioni sfusi era no. quasi integral me nte. passati ai tedeschi. Per Buttà inoltre. e quasi certamente per gli altri coma ndanti di divisione, s i poneva la domanda se gli ordini segre ti di Dalmauo «avesse ro una base di accordo con il nostro Comando Supremo. o con i governi locali più o meno a lla macchia». oppure «se dovessero coincidere con un fattore este rno a lleato. come u no s barco, la ncio e.Ii paracadutisti , appoggio aereo o altro»<rn. Indipe ndente me nte da qualsias i possibile valutazione t utti esclusero di dare inizio ad eventua li movime nti o di disa rmare la truppa. B uttà. anzi, preavvertì che, di fronte ad una imposizione del genere . «mi sarei ribellato e avrei d t1 to corso a ll'azione da me già predisposta». E Roncaglia poi ricorderà: <<Durante la lunga discussione. il gen. Buttà. senza espri mere una idea concreta. accennò a lla sua intenzione di attaccare i tedeschi ne l giorno successivo. Obiettai che razio ne non avrebbe potuto essere compiuta che da un complesso di fo rze che, per i.I momento, non era a ncora d isponibile e che. no n essendo preved ibi le che essa potesse risultare decisiva. non avrebbe fatto che fa r precipitare la situazione che mi sentivo d i dominare» '56 ' . In conclusione la ri unione si sciolse senza una de cisione, e senza specifiche disposizioni da parte de l comand a nte del Corpo d'armata. «Lasciandoli - scriverà Roncaglia - f... ) sentivo come essi avrebbero agito solo secondo i propri inte ndimen ti e per i propri interessi. Se la discipli na form a le in loro era ancora pc1-fetta, non lo e ra piCt quella spiri tuale»•m. E, ciascun generale si regolò, più c he a ltro. secondo le contingenze locali '"''. Rie ntrato a Castelnuovo, Buttà a pprendeva che i tedeschi avevano consegnato al generale Silvio Negro, comanda nte della fanteria divisionale, un ultimatum. «Entro le ore 11 di doma ni mattin a, 14 corre nte, tutte le a rmi in dotazio ne ai re par ti, ad eccezione di quelle individua li (fucili e pistole) dovranno essere [consegnatel alle truppe tedesche, rispettivamente a Cattaro-Teodo e Kombur [=ComburJ dove si troveran no appositi incaricati di questo coma ndo» 159 ' . Di fronte a ll 'imperatività de ll'ordine che. oltre tutto. disattendeva le trattative con il tenente colo nne llo Kroll e l'intesa di rimettere la conclusione di un eventuale accordo ai comandi supe rio ri , Buttà decise di agire. A fa r matura re il pro posito vi concorse anche la decisione degli ufficiali di M arina che avevano espresso la «con-
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corde affermazione di volontà di combattere. anziché cedere passivamente alla forza» <l'°>. Inoltre, durante la giornata, nella parte nord della provincia, i cetnici avevano conseguito qualche successo in alcuni scontri con i tedeschi. E Buttà ne dette notizia a Bari con un radio notevolmente euforico: «Battaglioni cetnici soccorsi da battaglioni divisione 'Emilia' e l R. Marina tentano eliminare forze tedesche subdolamente infiltratesi entro Bocche Cattaro alt Azione felice alt Urge vostro intervento a sostegno alt Attendiamo flotta italiana» <61>. Verso le 20, B uttà, convocò il generale Negro, i comandanti di Marina, della difesa marittima, i colonnelli del 119° e 120° fanteria, il comandante de l genio divisionale e, «successivamente , alcuni capi cetnici ed altri patrioti locali» 1621• (Non si conosce il motivo per cui non venne convocato il colonnello Maggiorino Anfosso, comandante del 3° Alpinj, pur essendo a disposizione clell''Emilia' sin dal giorno 9) . Il generale espose loro un piano che si articolava in cinque operazioni a raggiera: attaccare le truppe tedesche a Gruda; eliminare que lle attestate con due batterie a Cobillia e Punta Ostro; eliminare la batteria a Lepetane; catturare quella piazzata s ul Forte Lokva ed il reparto insediatosi a Trinità; eliminare i tedeschi da Cattaro-città, e quelli a Mull a fatti scendere dal Milano [CARTINA N. 26 - PAG. 1054]. Inizio delle opera1.ioni alle ore 5 ciel 14 settem bre, con quindici minuti di preparazione cli a rtiglieria(~,>.
I tedeschi , non supponendo una reazione italiana, vennero colti di sorpresa. Le loro batterie a Cobillia e Punta Ostro furono smantellate dal fuoco dell'artiglieria itali ana. e verso le 7 trattavano la resa, anche se alcuni reparti avrebbero opposto resistenza sino al giorno dopo. Venivano fatti i primi prigionieri. La batteria di Forte Lokva cadeva con un colpo di mano. Nel pomeriggio venne presa quella di Lepetane. A Trinità, presso i tornanti della strada da Caltaro a Cettigne (tornanti cli Monte Leone. =Lovcen) il reparto tedesco cessava ogni resisten7.a. Sgomberata la parte alta della penisola di Teoclo, cominciò la pressione sui tedeschi ciel Milano, che si trovavano nel sottostante paese di Mulla, pericolosi più per il numero che per l'armamento<h'l. A Cattaro, invece, r azione non ebbe successo per il mancato arrivo cie l Il battaglione del 119° fante ri a e ciel battaglione alpini 'Fenestrelle'. Il primo. dirà poi Buttà, «si sfasciò». ccl il secondo era stato fatto proseguire per Gruda. In un primo mome nto, tuttavia , con i carabinieri, con gl i agenti di pubblica sicurezza, con i pochi marinai e soldati che si trovavano sul posto, ed ai quali si era unita «una rormazione di ex-ufficiali jugoslavi e partigiani>> j] comandante del presidio, tenen te colonnello Andrea Can none, <<attuò la sorpresa e l'avversario disorientato subì gravi
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Rapporto: 1 cm. = km. 1,400 Le bocche di Cattaro presidiate dalla divisione ' Emilia', con comando a Castelnuovo.
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perdite» . I tedeschi si asserragliarono in un albergo, nella centrale elettrica, e nel cantiere navale. Appoggiati da alcuni Stukas passarono al contrattacco e, nella tarda mattinata, all'isolato reparto di Cattaro non restò che negoziare una tregua <65i. Impegnativo il combattimento a Gruda. In questo settore i tedeschi disponevano di circa millecinquecento uomini (un battaglione della divisione SS ' Prinz Eugen', gli specialisti cli aviazione, una batteria da 88 su otto pezzi ) e, dal pomeriggio, ricevettero continui rinforzi che, alla fine delle operazioni, sarebbero ammontati a circa tre battaglioni <06J • Il piano del generale Buttà prevedeva un attacco da est (zona di Mrcine) con un battaglione di fanteria ed il battaglione ' Pinerolo' del 3° alpini, appoggiali da una batteria da 75/27. Contemporaneamente l'attacco principale sarebbe stato portato da sud-sud-est da un battaglione di fanteria, eia uno mitraglieri, con l'appoggio di una compagnia mortai da 81, due batterie da 100/17 ed una da 149/35. All'azione avrebbero preso parte anche imprecisate forze cetniche. Nel settore orientale inizialmente l'azione e bbe successo, sia pure con perdite per «la persistente azione di Stukas» , e lo smantellamento di due pezzi della la batteria da 75/27 (61>. Analoga la situazione in quello meridionale. Dopo un primo successo, i reparti vennero bloccati dal «severo bombardamento e mitragliamento degli Stukas che apportarono gravi perdite», dando nel corso della giornata - come dirà il generale Buttà - «un senso di crisi alla linea, cui rimediavo raccogliendo quante più truppe era possibile, compreso il btg. genio» <G•J. Nella notte sul 15 vi avrebbe fatto affluire i t battaglione alpini 'Fenestrelle', già destinato a Cattaro.
In ogni modo, a sera, il bilancio poteva dirsi soddisfacente e Buttà per radio, con molto ottimismo , informava Bari che «Bocche Cattaro liberate e protette contro forze tedesche costituiscono fin'ora resta di sbarco dove popolazioni auspicano ansiosamente presenza truppe alleate per proseguire vittoriosamente occupazione» (69>. Il 15 a Gruda, verso le 8. Buttà fece aprire il fuoco con le artiglierie, ed «i tedeschi, fallito un tentativo di parlamentare, reagiscono con ripetute azioni di Stukas che fanno molta impressione, ma causano lievissime perdite» 1' 0l. Quindi passarono all'attacco «durante il quale le nostre unità subivano altissime perdite che mettevano in crisi i reparti» <71>. Nel primo pomeriggio attaccarono nuovamente, e gli italiani ruppero il contatto.
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Nel corso de lla mattinata, invece, si era conclusa pos1t1vamente l'azione a Mulla. I tedeschi, sin dal giorno prima, avevano abbandonato gli accantonamenti prendendo posizione sui costoni, e nelle prime ore del 15 erano stati notati altri gruppi che scendevano verso Villa Vermano. «Mandai · scriverà il tenente colonnello Rodolfo Massimi · mezzi ed autocarri alla ricerca di forze partigiane che durante la notte si erano dileguate». Prese i tedeschi ai fianchi e con il fuoco li sospinse verso un caposaldo tenuto dai propri artiglieri. I tedeschi, trovandosi imbottigliati , «inviarono un ufficiale munito di bandiera bianca per parlamentare». Massimi intimò loro di consegnare le armi. «Dopo un tentennamento di qualche minuto gli ufficiali dichiararono che avrebbero accettata la resa se avessi dato la mia parola d'onore che avrei risparmiato la vita a tutti c che li avrei protetti contro i partigiani» r12>. Massimi li rassicurò. I prigionieri ammontarono a sei ufficiali e trecentottanta uomini. Ma continuava l'azione degli Stukas. Durante il pomeriggio, il generale Buttù fece il punto della situazione. Anche se da Bari aveva ricevuto, a firma del generale Ambrosio, più che un ordine, un incitamento: «Occorre resistere e sempre resistere» mi, il generale Roncaglia lo aveva sollecitato a desistere dalle ostilità. Le perdite erano notevoli ed i tedeschi avevano lanciato volantini con la intimazione: «Ogni ulteriore resistenza è inutile [...). Chi non depone le armi subito sar~1 considerato un traditore. Nessuno speri clemenza» (i'l. Per di più, «dai cetnici che difendevano la piana cli Grab lsettore nord della provincia di Cattaro], giungeva notizia della minaccia di afflusso di forze tedesche per la strada proveniente da Trebinje» (75 i_ Indipendentemente dalla contraddittorietà fra ordini ed esortazioni, Buttà - mentre a Gruda era cominciato il disimpegno dell"Emilia', ed a Cobillia e Punta Ostro si erano arresi gli ultimi nuclei tedeschi - considerò che, nella migliore delle ipotesi, avrebbe potuto resistere ancora ventiquattro ore. In q uel momento, invece, aveva il vantaggio di muoversi liberamente entro il perimetro interno delle Bocche, meno che a Caltaro, dove il comandante del settore, generale Negro si era già imbarcato per l'Italia. Prese quindi la decisione cli sganciarsi. «Chiamato il ' Delegato della organizzazione cetnica', capitano Branko Gekkik rrecie: Dekié] (che era di collegamento con me quale invialo del maggiore Baéovié, comandante dell'esercito j ugoilavo in formazione) [.. .] e richiestogli quale era il suo parere per gettare la divisione alla macchia per la loti.a cetnica, questi · scriverà il comandante cicli' 'Emilia' - mi espose l'opinione che in conseguenza della mancanza di viveri presso le popolazioni della zona de ll.'Orjen, ciel Bjela Gora , del Durmitor, dove avremmo potuto rifugiarsi, era bene che al massimo 3 mila uomini conti-
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nuassero con il loro aiuto la lotta». «Lo assicurai [... J - prosegue Buttà che avrebbe ricevuto tale apporto, ed inoltre gli cedevo tutte le armi e i magazzini munizioni e viveri ancora esistenti in territorio e perciò i cetnici si affrettassero a porvi mano» 1"'1. Ordinò al capitano di corvetta Oscar Pagani, che sostituiva il comandante Azzi rimasto ferito il 13 nell'azione su Lepetane, «di preparare tutti i mezzi cli trasporto marittimi nei vari porti per imbarcare ne lla notte»; «ai due btg. del 3° alpini che intendevano darsi alla montagna, di sostenere i reparti in ripiegamento dal fronte cli Gruda»; «al li btg. ciel 120° di dilagare alla macchia nella regione Ccrnizze-Grahovo»; «al lii btg. del 119° di sostenere il ripiegamento delle truppe sul porto di Cattaro» 1771• Restava il problema dei prigionieri. Ed il tenente colonnello Massimi - riferirà nella sua rcla7.ione - comunicò «agl i ufficiali tedeschi che alle 18 avrei lasciato il presidio con tutto il personale italiano, e che per mantenere fede alla parola da ta di proteggerli dai partigiani , avrei ridato loro tempestivamente tutte le armi». Ma il suo scopo era di «mettere i tedeschi e i partigiani gli uni contro gli allri; approfittare del momento di confusione e di indecisione per evacuare» P•>. Ed il piano riuscì. «Dei prigionieri tedeschi [quattro] furono portati al seguito», e «consegnati all'Arma dei CC.RR. del porto di lBari» l 79>. Il 15 a sera, il generale Buttà con un radio annunciava a Bari che: «Dopo strenui combat.timenti della giornata che hanno tenuto lontano l'avversario premente sulle Bocche di Callaro [,] a causa delle forti perdite e della mancanza di munizioni artiglieria et ormai senza speranza di aiuti tento riportare in Patria piroscafi italiani et resti miei reparti lasciando elementi sulla montagna in aiuto lotta cetnica. Salpo e la Provvidenza assista la divisione 'Emilia'» <"0>. Il 16, il XV Corpo cl' armata tedesco, nella 'Comunicazione serale' al comando della 2" Armata corazzata, annunciava: «11 120° reggimento di fanteria italiano, presso Gruda, ha capitolato oggi alle 8.30, dopo l'impiego degli Stukas. Il disarmo è iniziato. Il gruppo motorizzato della Divisione si è spinto s ino a Zelenika» <•0 Nella notte sul 16 partirono i piroscafi Borsini. Fanny Brunn.e1; Annarella, Dioclez iano, due motovelieri, quattro rimorchiatori, un motoscafo, una moto-barca, trasportando 5.127 uomini, dei quali 3.845 cieli ' 'Emilia' e l..282 della Marina l•2>. In quelle trentasei ore cli combattimento erano caduti 597 soldati italiani, 963 feriti, 1.020 dispersi 18'l. La Marina aveva avuto circa 50 fra morti e feriti . I tedeschi 75 morti e 31 feriti (S4>.
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Sette furono i decorati di Medaglia d'oro al Valor militare: il capitano Gino Canetti del 119° fanteria ed il tenente Raffaele Trevisan del 155° artiglieria, caduti in combattimento; il tenente colonnello Giuseppe Manzelli per il comportamento in combattimento e nella susseguente prigionia; i capitani Arturo Maira, Edmondo Bruno Arnaud, il sottotenente Paolo Vannucci, tutti del 120° fanteria , ed il sottotenente Luigi Sedea del 119°, fucilati dai tedeschi . Secondo alcune fonti i fucilati sarebbero stati sei , a seguito di decimazione ( uno ogni cinquanta) di trecento ufficiali prigionieri 18-'>. Mancherebbero, quindi, al ricordo i nominativi di due ufficiali. Giunto a Bari, il generale Buttà, scriverà: «Il pensiero dell " Emilia' è ora rivolto ai 3000 uomini i quali volontariamente sono rimasti sulle aride balze dell'Orjen , del Lovcen [=Monte Leone], del Bjela Gora , e che in comunione con i patrioti cetnici continuano la guerriglia con la parola d'ordine ' Addosso ai tedeschi ' che la Maestà del Re ha impartito agli italiani tulli» <&;>. Ma il colonnello Anfosso, che era rimasto sul posto con i suoi alpini, scriverà che, dei battaglioni rimasti alle Bocche «una parte attese i tedeschi [...J per passare dalla loro parte; circa 500 uomini, che erano saliti a Crkvice [posto di adunata per gli alpini, predisposto dal colonnello] vennero da me utilizzati per costituire il battaglione Bjela Gora che continuò la lotta contro i tedeschi sino al 15 ottobre; alcune migliaia (2-3) si concentrarono su Grakovac -Ledeniée, dove il ten. colonnello Capodurri ciel 119° fanteria li convogliò il 1.9 settembre verso i luoghi di sgombero fissati dai tedeschi; alcune centinaia si diedero isolatamente alla montagna e finirono per essere disarmati e spogliati da bande locali che agivano per incarico del comando celnico». «Nessun reparto dell"Emilia' si affiancò ai cetnici e ai partigiani» <s1>. li colonnello, inoltre, valutava negativamente la condotta delle operazioni poiché, «pur considerando che lo s pirito dei soldati italiani in quel momento fosse in generale assai basso e scarsa la volontà di combattere, le cause de terminanti di tanto male debbono essere attribuite principalmente: - allo spezzettamento dell'unità reggimento [suo 3° alpini] e financo dell'unità battaglioni; - all'aver voluto perseguire troppi obiettivi contemporaneamente; - al disaccordo tra il comandante ed il vice-comandante di divisione (generale Negro); - al mancato impiego sul fronte di Gruda, che era cli gran lunga il più importante, di tutti i mezzi controaerei disponibili alle Bocche, cosicché gli Stukas, causa principale delle perdite e della demoralizzazione dei reparti su quel settore, poterono agire liberamente al punto da dare la caccia, da bassissima quota, al
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[più] piccolo gruppo di uomini; - alla partenza ciel Comando divisione che ha lasciato supporre in tutti una situazione generale più grave cli quella che in realtà non fossc» <is.•1• E quì sembra calzare l'osservazione, posta agli inizi di questo capitolo, sulla difficoltà di avvicinarsi alla realtà degli avvenimenti successivi all'8 settembre, a seconda delle valutazioni di chi riferisce. O ltre alla riserve di Anfosso vi è un severo giudizio ciel generale Roncaglia. Per il comandante del XJY Corpo d'armata, «l'azione compiuta dalle truppe dcli' 'Emilia' fu assai limitata. Nessun risultato positivo essa raggiunse. Nessun disarmo tedesco fu effettuato. Essa anzi portò la più completa disorganizzazione nelle truppe della divisione e diede modo alle truppe tedesche cli procede re il giorno 16 alla occupazione di Cattaro senza che alcuna resistenza opponessero le truppe della Divisione stessa». Ecl aggiunge: «Il comportamento del gen . Buttà - che abbandonò il suo posto e le sue truppe - è sommamente biasimevole (.. .1egli partendo eia Cattaro, disobbedì all'ordine di conservare il possesso del Porto cli Cattaro» <~9J che era, poi, l'unico porto dal q u a le sino a quel momento era stato alimentato il XJV Corpo d'armata. Assume, conseguentemente, ril evanza «l'impressione fdel colonnello Anfossi] che le navi abbiano portalo in Patria una parte insignificante dei veri fanti dell' unità, e cioè del personale dei battaglioni». Osservazione che indirettamente trova riscontro nelle parole de l tenente colonnello Piero Testa il q uale dirà di aver visto passare nei campi di raccolta di Ragusa «quasi tutta la divisione 'Emilia'»(Qu>. La "Commissione per l'esame del comportamento degli Ufficiali Generali e Colonnelli all'atto e dopo l'armistizio" , valutando la condotta e le decisioni del comandante clell"Emilia', giud icherà che «l'inizi ativa di Buttà, sia pure contraria agli ordini superiori, è eia apprezzare: anche se non ha ottenuto migliori risultati, ha almeno salvato l'onore delle armi»('i1i .
GLl AVVEN IM ENTI A RAGUSA - GRUPPO ARMATE EST Se a Canaro l' 'Emilia' , presidiava una provincia italiana, il VI Corpo d'armata era schierato in territorio croato. La sua giurisdizione, eia Rastozza ( =Zaostrog, a nord-ovest) sino a Ragusa vecchia ( =Cavtat, a sud-est), si estendeva per circa 100 chilometri in linea d'aria, e come massima profondità s ui trenta verso Trebinje. Nello stesso tempo presidiava la lunga penisola di Sabbioncello (65 km), le grandi isole annesse all'Italia cli Cùrzola e di Mèleda, le più piccole - croate - cli Giuppana ( =Sipan) , cli Mezzo (= Lopud), di Calamotta (= Kolocep) ed altre minori, nonché
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CARTINA N .
Rapporto: 1 cm.
27
= km. 7,500
La riga tratteggiata comprende il territorio di giurisdizione del VI Corpo d'armata agli inizi di settembre 1943. La linea continua indica il confine naturale della Dalmazia con l'entroterra balcanico.
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l'isola di Làgosta (==Lastovo ), territorio italiano sin da lla fine del la prima guerra mondiale. [ CARTI NA N. 27]. Per il controllo di questa zona relativamente am pia, ma frammenta ta, il corpo d'armata (generale Sandro Piazzoni, con sede a Ragusa) disponeva delle divisioni 'Marche' (generale Giuseppe Amico - comando a Ragusa); 'Messina' (ge nerale G uglielmo Spicacci - comando a Metcovich [==MetkoviéJ) , e della XXVUI brigata costiera (generale Arnaldo Rocca) con sede a Fort'Opus (= Opuzen) su ll a Narenta, circa dieci chi lometri ad ovest-sud-ovest di Metcovich'QZ)_ Complessiva mente, un 28 mila uomini. Il Vl Cor po d'arma ta, sin dagli inizi della campagna cl i Jugoslavia, aveva fatto parte de lla 2" Armata, prima con il comando a Spalato poi, dal febb ra io 1942, a Ragusa. A fi ne agosto 1943, mantenendo inalterata la dislocazione, era passalo agli o rd ini del Gruppo Armate Esl. Completamente all'oscuro cli q uanto avveniva a Roma, il generale Sandro Piazzoni , verso le 19 clell'8 settembre, riceveva il Gran Z upa no di Ragusa A nte Bué. Questi, «conc.:itato - scri verà il generale Piazzoni - mi comunicava c he Rad io-Algeri e Radio-Londra avevano diffuso la notizia che l'Italia aveva sottoscritto un a rmistizio con gli alleati anglo-russo-americani». «Domandava conferma de ll a notizia e provvedimenti di sicurez7.a perché la città era in fe rme nto». Piazzoni «ritenendo la notizia infondata o diramata a scopo propagandistico», lo rassicurava facendogli osservare che «in caso vero, avrebbe dovuto perven irmi un preavviso da Roma o dal mio superiore diretto. Il che non era avvenuto» !9'>. Nello stesso tem po il generale, telefo nicamente , fece chiedere precisazioni a Ti rana al Gruppo Armate Est ed al comando dell a 9' Armata. «Ma tali Comandi [... ] rispondevano di non sapere nulla e di ritenere la notizia poco attendibile» (''"1. Non molto dopo, Radio-Roma annunciava l'armistizio. La sua proclamazione «trovò completamente impre parato il Cd.A., che non solo non aveva in precedenza avuto sentore di trattative con gli anglo-americani, ma non aveva neppure ricevuto o rdini circa eventuali azioni contro i tedeschi». E «questa circostanza - scriverà il capo di Stato Maggiore del corpo d'annata, colonnello Carlo Cigliana - stupì in particolare», poiché ai primi di agosto, «quando sem brava che i tedeschi avessero in animo di fare un colpo di mano contro le truppe italiane dislocate nei Balcani in conseguenza degli avvenimenti del 25 luglio», il generale Mario Robotti , comandante della 2" Armata ( da cui ancora dipe ndeva il VI Corpo d'armata), aveva convocato i rispettivi comandanti, «da ndo lettura di ordini segreti del gen . Roan a» c95>_
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Se «per la sola supposizione di un eventuale colpo di testa germanico, [...J lo S.M.E. si era premurato di dare disposizioni precise e tassative a tutte le G.U.», per Cigliana riusciva «difficile comprendere come mai, un mese dopo, al momento dell'armistizio, quando era logico prevedere una decisa reazione da parte dei tedeschi, non [si] ritenne invece opportuno d'avvertire in tempo almeno i comandanti delle G.U. tenendo conto che qualunque azione per fronteggiare i tedeschi non poteva essere improvvisata e richiedeva un certo tempo per la sua organizzazione» •96 >. Il capo di Stato Maggiore neppure con la più fervida fantasia avrebbe potuto immaginare che, di fronte al crollo di un regime, agli incisivi ed incidenti avvenimenti del 25 luglio, alla previsione di un armistizio, i vertici militari a Roma, fossero stati - o si fossero - posti nella condizione di disorientare i comandi periferici proprio nel momento della crisi. «()uando venne 1'8 settembre ed era prevedibile la reazione tedesca, tutti tacquero». «Nessun ordine venne al C.d.A .. Unico indizio il proclama Badoglio» <97J_ Anzi il 31 agosto, a Tirana, il generale Piazzoni aveva ricevuto dal generale Ezio Rosi «direttive in merito all'organizzazione dell a difesa costiera contro eventuali sbarchi anglo-americani» <9'>, e l'ordine «di lasciare libero passo a reparti tedeschi [... ] che dovevano stabilirsi nell'aeroporto di fortuna di Gruda». «Tutte le disposizioni l...], anche quest'ultima, erano intonate alla continuazione della guerra ed al rispetto dell'alleanza con la Germania» <'19>_
11 generale Piazzoni, solamente la sera dell'8 settembre, ed attraverso l'annuncio inteso alla radio, riceveva un ordine chiaro - 'ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze armate in ogni luogo' - ma per lui inutile. non essendo a contatto né con inglesi né con americani. Indi uno generico: 'le forze armate italiane [... ] reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza' . Ordine non equivoco se posto in relazione al primo, ma che in Dalmazia, di fron te all'intreccio dei problemi con i partigiani, con i cetnici, con i croati, andava interpretato. Per Piazzoni, come dirà, non avendo mai ricevuto alcun ordine, «i partigiani per me continuavano ad essere nemici» 11001 • Cerano, poi, i cetnici ed il generale, nei limiti delle nuove circostanze, non li ritenne nemici: «avevano in gran parte combattuto con noi e da noi erano stati armati e pagati [... ]. Erano nemici de i tedeschi e dei partigiani e volontariamente si erano avvicinati a noi per essere aiutati nella lotta contro i partigiani» anche se «solo per il raggiungimento delle loro aspirazioni [...] la Grande Serbia». Piazzoni li aveva sostenuti, e se ne era avvalso, pur sapendo che «avrebbero volentieri approfittato di qualsiasi crisi o turbamento per impossessarsi delle nostre armi» l• 0>>. Infine, i croati, quantunque alleati, avevano sempre avversato ritalia ed ora, ufficialmente uniti ai tedeschi, manifestavano apertamente la loro ostilità.
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Piazzoni ordinò la consegna delle truppe; pattugli amenti di sicurezza; la più rigida disciplina; il disarmo degli ustascia. Nella notte preavvertì la 'Messina' cli tenersi pronta per concentrare a Metcovich tutte le forze possibili; cli far ripiegare sul porto di Ploce i più lontani presìcli di Zaostrog e di Graclac; di predisporre i mezzi nautici per un probabile trasferimento della XXVIII brigata costiera a Cùrzola. Alla ' Marche' ordinò di contenere eventuali provenienze da Bileéa (30 km a nord-est di Trebinje) dove era attestato un battaglione tedesco, e q uelle eia Ragusavecchia-Grucla. A tutti i reparti cli «opporsi ad ogni aggressione eia qualunque parte venisse, germanici compresi>,; di non «prendere l'iniziativa», ma cli «reagire con le armi a qualsiasi atto ostile» (101l . L'iniziativa, invece, ru presa dai tedeschi. Anche se era stata diramata la parola convenzionale ' Achse' ed ordinato cli 'disarmare con la forza le truppe italiane' , probabilmente non tutti i comandanti che avevano cli fronte ufficiali italiani che conoscevano e reparti con i quali avevano partecipato a comuni azion i contro i partigiani (quella notte sul 9, reparti della ' Messina' e tedeschi avrebbero dovuto procedere lungo la Bassa Narenta ad una operazione congiunta, che venne sospesa da Piazzoni no,J) si sentirono cli applicare alla lettera gli ordini. E nei primi momenti, forse anche per il diverso rapporto numerico, cercarono di evitare atti di forza. Subito dopo la mezzanotte il generale Piazzoni venne chiamato al telefono da Mostar. Era il console italiano Manlio Gabrielli. Riferiva che in assenza del comandante de ll a divisione 'Prinz Eugen ', Ritter von Oberkamp, il comandante interinale tenente colonnello August Schmidthuber l' aveva incaricato di far sapere che, «data la situazione conseguente alla dichiarazione di armistizio, egli aveva l'ordine di occupare Ragusa il mattino ciel 9 stesso, e che perciò alle ore tre antimeridiane avrebbe iniziato il movimento» . «Per lealtà militare - scriverà Piazzoni - mi faceva avvertire cli ciò, e mi pregava di non opporre difficoltà a ll a sua marcia» <1().1>. Sorprende la intermediazione del console Gabrielli , fo rse abi lme nte usata dal comandante tedesco per premere su Piazzoni con l'ava llo di un rappresentante di yuel Governo che aveva concluso l'armistizio. Piazzoni rispose «ringraziando per la comunicazione», ma nello stesso tempo pregò Gabrielli di far presente al tenente colonnello che «le istruzioni avute dai miei superiori mi imponevano di oppormi a qualsiasi aggressione», e chiese che Schmidthuber dilazionasse i movimenti , per consentirgli di sentire il Gruppo Armate Est. «Il comandante germanico rispondeva che, come soldato, doveva eseguire gli ordini ricevuti», ed il generale cli rimando che anch'egli, 'come soldato', non poteva disobbedi -
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re, ed avrebbe reagito con la forza cio». Piazzoni chiamò immediatamente T irana, ed informò il generale Rosi delle ingiunzioni del comando tedesco e delle disposizioni che aveva impartito, anche in previsione di un ripiegamento su Ragusa della 'Messina', che si trovava a contatto con la 'Prinz Eugen ' ' 11'"l. Considerava la situazione tutt'altro che fa vorevole, sia per la dispersione degli uomini nei tanti presìdi sia perché vì erano frammisti reparti croati. A Tersteno ( =1ì·steno - sul mare 30 km circa di rotabile a nord-ovest di Ragusa) aveva sede il comando della VI divisione croata; nell a zona di Vergoraz (=Vrgorac) , tre battaglioni di domobranci; ad Hutovo (sinistra della Narenta), il II battaglione del 14° reggimento; nella zona di Trebinje, un reggimento (circa 1300 croati con due batterie) su due battaglioni meno una compagnia a Ragusa, ed era ben noto il loro orientamento antitaliano(w71 _ Rosi dispose che il battaglione ' Pinerolo ' del 3°rcggimento alpini, con il gruppo d'artiglieria 'Susa' si trasferisse da Villusi a Trebinje. Confermò a Pi azzoni che «bisogna conservare rapporti cordiali coi tedeschi», ed «opporsi con la forza ad ogni loro aggressione» cmx;_ Ma «nessun ordine - osserverà il colonnello Cigliana - o comunicazione particolare atta a chiarire la situazione venne data al comando del C.d'A.» 0 •m. Per il Capo di Stato Maggiore non era immaginabile che, in una situazione del genere, un comando come quello ciel G ruppo Armate Est apparisse paralizzato cd all'oscuro di tutto. Piazzoni, per 'conservare cordiali rapporti', si collegò con il comando germanico di Mostar, ma questa volta non vi fu alcun fair-play. I tedeschi chiedevano «di occupare tutta la costa e reclamavano la resa incondizionata delle truppe italiane». 11 generale oppose un netto rifiuto e, per guadagnare tempo - ma senza esito - propose al comandante germanico «un abboccamento a Ragusa per decidere di comune accordo la questione, dopo aver interpellato anche i rispettivi comandi superiori» <1 10>. I tedeschi, alle tre ciel maUino, dal campo d 'av1azione di Gruda (settore della 'Marche'), puntarono su Ragusavecchia e, travolto il presidio, un centinaio cli uomini, s'impadro41ìrono di una batteria della difesa costiera c111J. Nelle ore successive, la 49' Legione camicie nere (non più cli 400 militi) al comando del vice-comandante della divisione, generale Fort unato Mauro, si sarebbe attestata a Molini ( =Mlini, circa 7 km a nord-ovest cli Ragusavecchia) con un gruppo di artiglieria, e la posizione sarebbe stata progressivamente rinforzata con altri reparti 111 2l . 1 tedeschi, forse sentendo alle spalle il peso dell"Emilia' , non si spinsero oltre. Verso Trebinje, la 'Marche' non ebbe particolari problemi, ed a sera giungeva il battaglione 'Pinerolo' con il gruppo 'Susa'c11-1i .
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La spinta principale dei tedeschi si sviluppò nel settore de lla ·Messina' (nord-ovest di Rag usa) lungo la dire ttrice Mostar-Metcovich , dove catturarono il plotone d i vigilanza su lla li nea di demarcazione italo-tedesca, disarmarono a nord di Gabela (4 km a nord-est di Metcovich)_ il II battaglione ciel 94° fan teria ed alcuni repa rti minori che non avevano fatto in tempo a radunarsi ( IIJ) . L'azione germanica si estese su tutti e due i lati della NarcnLa. con la partecipazione attiva dei domobranci del colonne llo Simié, che a Vergoraz s'impossessavano di una batteria iLaliana(l 11i . A Hutovo, reparti croati blocca rono i sessanta soldati ciel presid io, cd intima ro no loro la resa avendo «avuto l'ordine di disarmare i mili tari italiani, scortandoli sino ad un porto d'imbarco per l'ltalia». Il capita no Alvino Maccarini (comandante de l battaglione) resp inse l'intim azione. e cercò di trattare. Riuscì ad accordarsi «col coma nda nte di detto btg. [croato] ottenendo il libero tra nsito» per gli uomini. l'armamento ed materiali, «contro consegna di viveri restanti (circa 800 rnzioni)» (I"''.
Piazzon i, cli fronte alla minaccia su Metcovich e s ul settore della Bassa Narenta, ordinò al comandante della 'Messina', generale G ugli el mo Spicacci, di far affluire nel porto cli Ploce i presìdi sulla destra de l fiume (93° fanteria). Avrebbero sgomberato assieme ai reparti dell a brigata costiera sull ' isola di C ùrzola, utilizzando i natanti sul posto e quelli che - se necessario - sarebbero stati inviati dal corpo d' armata. Invece il comando divisione, con le forze su lla sinistra della Narenta (due battaglioni ciel 94° fanteria, uno di camicie ne re, due gruppi di artiglie ria divisionale. uno squadrone carri 'L', e lementi del genio e dei servizi), ripiegando da Metcovich su Ragusa lu ngo la direttrice di Siano, doveva ri tardare il più possibile il movime nto dei germanici. E ra un ordine che disaggregava la ':Messina' in due tronconi. Ma, se eia un lato ne condizionò l'efficienza operativa, dall 'altro - come i !'atti avrebbero dimostrato - permise di sottrarre ai tedeschi la brigata costiera ed il 93° fa nte ria' , che riusciro no a sbarcare in Itali a.
Nel corso della mattinata ciel 9, il comando della 'Prinz E ugen' rin novò al corpo d'armata l' intimazione d ' una immediata capitolazione, minacciando l'intervento de ll' aviazione. Piazzoni non rispose, e poco dopo nove Stukas sorvolarono Ragusa lanciando alcune bombe . più che altro a scopo intimidatorio c11 7l. Da Cattaro il gene rale Buttà avvertiva Piazzoni che «stava rad unando forze per reagire». In quel mome nto. l'iniziativa del comandante clell"Em ilia ' sembrava integrare sia un possibile piano pe r la difesa di Ragusa, s ia il progetto alternativo, qua lora non fosse possibile tenere Ragusa, di concentrare a Cattaro il corpo d'armata . Pia11.oni
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assicurò Buttà che «in caso di sua azione in forze alle spalJe della colonna germanica [avrebbe) concorso, sferrando un contrattacco in direzione di Gruda» <118>, non appena inteso l' accendersi della bai.taglia . Verso le 11 il gene.raie Spicacci ripiegava da Metcovich, subito dopo occupata dai tedeschi. «Faceva [...] saltare totalmente il ponte di Gabela. ed in secondo tempo parzialmente altro ponte sul la rotabile MetkoviéRagusa». «Provvedeva ad inviare a Ragusa con tutti gli automezzi disponibili, munizioni, viveri e materiali vari che potevano essere caricati , dando in secondo tempo alle fiamme i magazzini e baraccamenti e relativi materiali intrasportabili». In tal modo «riusciva [...] fermare temporaneamente il movimento tedesco, provocando sensibili perdite ad una autocolonna germanica [...] presa sotto il tiro efficace dell'artiglieria divisionale» 1119>. Lo sganciamento della 'Messina' si svolse ordinatamente in direzione cli Siano (circa 60 km di rotabile a sud-esl di Metcovich) dove, in serata, giungeva il comando della divisione protetto da una retroguardia agli ordini del vice-comandante, generale Attilio Amato. A notte, il corpo d'armata conservava ancora il controllo della situazione. Sul fronte meridionale, a Molini, i tedeschi non avevano progredito. Nel settore di Trebinje non vi era stata una apprezzabile pressione germanica, tanto che Piazzoni aveva potuto rischierare alcuni reparti della 'Marche' portandoli su Ragusa. Mentre era in corso l'azione ritardatrice della 'Messina', e venivano presi gli accordi con il generale Buttà per agire operativamente, il Gruppo Armate Est aveva fatto pervenire l'ordine: «di non considerare azioni di guerra puntate e d azioni di sondaggio da parte di battaglioni germanici» \120). Era un ordine che, sostanzialmente, annullava le iniziative difensive-offensive di Piazzoni, e implicitamente conferiva ancora validità a quello di 'conservare rapporti cordiali con i tedeschi'. Nelle primissime ore del 10 setLembrc, il generale Rosi, ad una reiterata richiesta di Piazzoni di trasferire il proprio corpo d'armata a Callaro - «in tale località si potevano concentrare la maggior parte delle mie forze e buona parte di quelle del XIV C.d'A., con evidente vantaggio tattico per entrambe» 1121 i - rispondeva negativamente. Il corpo d'armata doveva restare a Ragusa e mantenerne il possesso. Inoltre, durante il prosieguo della mattina, Rosi informava ancora che il comandante ciel XIV Corpo d'armata, generale Ercole Roncaglia, a Poclgorica, «sembrava fosse riuscito ad accordarsi col comandante della 11 divisione germanica, concedendo a questa la costa della zona di Antivari o limitrofe e trattenendo per se il Cattarino». Consigliava Piazzoni di prendere «accordi analoghi» per Ragusa. Interpretando il pensiero di Rosi - scriverà il comandante
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del corpo d'armata - «convocavo f... ] il console germanico a Ragusa ed il cap. tedesco Tomisch, già cli collegamento tra il comando del vr C.d'A. ed il comando truppe germaniche in Croazia; comunicavo loro quanto avevo appreso dal mio comandante Gruppo Armate. Pregavo il Tornisch cli recarsi con un mio ufficiale ( cap. in s. di S.M. [servizio di Stato Maggiore] Romano della cliv. 'Marche') a Metkovic per riferire al Comandante della div. tedesca quanto sopra e dirgli che, volendo venire ad un accorcio analogo, si recasse eia me. garantendogli io [...] il sicuro transito attraverso le truppe italiane»(1m. Mentre Piazzoni ern in atlesa dell'esito di questa missione, gli si presentò il maggiore D'Antona, invialo dal comandante dell"Ern ilia' per concretare le modalità dell'operazione su Ragusavecchia-Gruda. «Ma data la nuova situazione - scriverà Piazzoni - (ero attaccalo su tre fronti) e gli ordini sopracitati dell'Ecc. il generale Rosi, non potei aderire» (l:'J . A questi ordini, poco dopo, si aggiunse un'ulteriore comunicazione da Tirana. Rosi gli comunicava che «fra il suo comando e quello delle forze tedesche si stavano completando accordi sulla base di reciproca cordialit~1». e lo invitava «a fare altrettanto» (12JJ . li tenente colonnello Schmidthuber, accoglie ndo l'invito di Piazzoni. giunse a Ragusa nel pomeriggio ed affrontò i colloqui con abilità. se non anche con astuzia . «Mentre in precedenza il comando divisione SS di Mostar aveva ripetutame nte e chiaramente richiesta la resa incondizionata delle truppe del C.A.», ora Schmidthuber «s i affrettava a dichiarare che doveva trattarsi cli un equivoco dovuto o acl errata interpretazione della richiesta tedesca eia parte degli italiani o ad un eccesso cli zelo da parte cli qualche ufficiale del Comando germanico cli Mostar». «Assicurava il gen. Piazzoni che il comando germanico non intendeva affatto disarmare gli italianL ma chiedeva semplicemente di poter raggiungere i punti principali della costa per provvedere alla diresa costiera non più garantita dagli italiani in conseguenza dell'armistizio, me ntre le truppe del C.A. avrebbero potuto concentrarsi nelle localitù scelte dal comando italiano a completa disposizione dello stesso comando di C.A.>> (12'l. Nelle situazioni negative si è portati a credere a quello che si desidera per cui, di fronte a queste dichiarazioni , non fu difficile trovare un accordo anche perché il Comando Gruppo Armate Est, tenuto al corrente dello svolgimento dei colloqui. «approvava la linea di condotta del C.A. e gli accordi in corso» (12/,J . Nello stesso 1.cm po suggeri va cli concentra re su Ragusa tanto la 'Messina' quanto la 'Marche', abbanclonanclo il resto ciel territorio. Con Schmidthuber venne concordata la cessazione delle ostilità .
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Ragusc1 rimaneva sotto comando italiano; la zona di MetcovichPloce passava ai tedeschi; veniva loro concesso d i piazzare alle foci dell 'Ombla (un paio di km a nord di Ragusa) una batteria da 88 vicino ad una italiana già in postazione e di far affluire in zone stabilite dal comando italiano 'piccoli reparti' per la difesa costiera. Schmidthuber si riservò di sentire i propri superiori anche per la cessione da parte italiana delle armi pesanti, non ancora definita (lm, con l'intesa di incontrarsi nuovamente il giorno successivo. Mentre i colloqui erano in corso, Piazzoni veniva informato che il battaglione alpin i ' Pinerolo', nell'attraversare J'c1bitato di Trebinje era stato circondato e disarmato. Alle rimostranze del generale, «il colonnello Schmidthuber si mostrava indignato [...1ed ordinava per telefono di riconsegnare le armi al btg. 'Pinerolo' , ciò che fu fatto immediatamente»<128;. «La buona fede italiana - scrive rà , poi, il colonnello Cigliana venne sorpresa in pieno». «Questo contegno remissivo e cortese dei tedeschi doveva far parte di tutto un programma stabilito per togliere faci lmente di mezzo la resistenza delle truppe italiane». «Ma la sera del lO settembre nulla poteva far dubitare delle dichiarazioni ed assicurazioni date dal comandante interinale della divisione germanica>> (1~9i _ Piazzoni, con un marconigramma, comunicava al Gruppo Armate Est la conclusione degli «accordi presi in sito con comandante interinale SS Alt Per ora divisione 'SS' terrù un battaglione con batteria tra Ragusavecchia et Kupari Alt Un battaglione con artiglieria a Trebinje Alt Una compagnia motorizzata con artiglieria a Zaton Alt A ltri elementi a Siano A lt Miei reparti disarmati verranno riarmati Alt Nessun atto ostilità tra tedeschi et italiani et viceversa A lt Ragusa resta per ora sotto mia giurisdizione Alt Chiederà at suoi superiori ordini per completare accordi circa futura dislocazione nostra et loro et circa questione eventuale cessione armi pesanti et mezzi Alt Riunione svolta in piena cordialità pure con riserva eia parte comandante SS circa loro fiducia su nostro attuale Governo» ,1-1">. Sembrava che si fosse instaurata una diffusa 'cordialità' anche perché durante tu tto il giorno, a Molini, i tedeschi non avevano svolto particolari azioni; a Trebinje, come da accordi, era subentrato un battaglione germanico, mentre i reparti del 55° fanteria, secondo gli ordini , avevano iniziato il ripiegamento su Ragusa. Contemporaneamente, al battaglione 'Pinerolo' ed al gruppo Susa era stato ordinato di raggiungere fablan Do (13 km di rotabile eia Gruda verso Grab) passando alle dipendenze cie li' 'Emilia'.
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Confusa, invece, la situazione della 'Messina'. Ripiegando - su ordine di Piazzoni emanato in accordo con Schmiclthuber - da Siano verso Tersteno e d il canale dell'Ombla, entrò in crisi. Mancano elementi cli de ttaglio, ma gli avvenimenti che coinvolsero il comando del 211 ° battaglione TM . (sede ad Hutovo), possono dare un quadro della situazione. Nella notte sul 10 il reparto, (quattro ufficia li , tre sotlufficiali, sessantadue uomini di truppa, tre cavalli) agli ordini de l capitano A lvise Maccarini. in ripiegamento ve rso Siano, era stato «attaccato da notevoli forse partigiane e cetniche». 1 cavalli andarono pe rduti e «numerosi soldati dovevano abbandonare il bottino. Elementi della retroguardia (... ) ven ivano disarmati[ ...] e subito rilascia ti» (t 31 J. I soldati, raggiunta la litoranea, concordarono con i partigiani di farsi traghe ttare a pagamento (sessa ntasette mila kune) sull'isola di G iuppana. Ma si presentò un loro ufficiale «richiedendo l'applicazione delle disposizioni elci comando superiore inglese: consegna delle armi, protezione, e forn itura di mezzi cli imbarco per il trasporto della truppa in Italia». «Data l'impossi bilità e la inutilità di una reazione», «considerato che la zona e ra completamente controllata dai partigiani e dall e truppe ted esche , ve niva decisa l'adesi one al la richiesta»{1.;2>, e le a rmi furono consegnate . Le stesse notizie di trattative in corso. subito risapute dai solda ti incisero sulla loro compattezza, e la ·Messina' si trovò coinvo lta in un «disordinato ripiegamento [...1». «Molti reparti sono alla sera in arrivo a Rag usa, e ve ngono fermati ne lla zona di Korlovac [recte: Komolacl». Tuttavia, «azione efficace viene svolta nella zona cli Slano, dove con azione soprattutto cli artiglieria i tedeschi vengono arreslati» ""1. li sottocapo di Stato Maggiore del corpo d'annata, tenente colonnello Piero Testa, riunì a Komolac (circa 7 km di rotabile a nord-est di Ragusa), gli sbandati del 94° fanteria , «1200 uomini, 800 fuci li, circa 30 fucili mitragliatori. 4 mitra, 2 mortai, nessun pezzo». Vi e ra «un solo capitano e medico; un te ne nte di compi. ha assunto il comando de l reggimento che ha ancora la bancliera»il'". Testa cercò di far capire a quei soldati che la speranza cli <<prendere il piroscafo per l'ltalia (voce molto diffusa)» e ra una illusio ne; che era una «pazzia gettare .le armi»; che l' unica «nostra l'orza sta nelle armi» "''i. E li rianimò obbligandoli a ca ntare. Cercando di capire le motivazioni di questa crisi, il colonnel lo Cigliana scriverà che, l'a nnuncio dell'armistizio aveva de terminato nel soldato la convinzione che «la gue rra e ra finita. e con la guerra e ra finito ogni pericolo ecl ogni disagio, ciò che particolarme nte importava a tutti quei so ldati [e noi vi comprend iamo anche molti ufficiali - n.d.a.] eia tanti mesi lontani dalle loro case. P oi, improvvisame nte, dopo poche ore, venne dato l'ordine di riprende re le armi per continuare a combattere. Ma contro
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chi? Non contro il nemico di tre lunghi anni di lotta, ma contro i tedeschi. contro gli alleati di poche ore prima. Non era certo facile far capire a quelle menti semplici q uesto improvviso cambiamento di indirizzo, ed il risultalo fu un senso di smarrimento e di incertezza nella massa» m•J. Ma non solamente nel soldato. «Al bivio di Komlovac - scriverù Testa - trovo i generali Amico e Spicacci [... ], il generale Amico parla al gen. Spicacci in modo aspro, il gen . Spicacci piange» 1137>. Dal porto e dalla riviera di Ragusa, civili e militari tentavano di raggiungere se non l' Italia almeno le isole, ed i tedeschi durante la giornata «affondano due piroscafi all a fonda, e minacciano cli bombardare il comando del C.A. che viene lungamente sorvolato» <13~>. P recauzionalmente, nella notte sull'l 1, il comando fu spostato dall'albergo 'Excelsior' (a sudest, fuori Ragusa) all'albergo 'Imperiale', sede del comando della 'Marche', sulla strada da Porta Pile a Gravosa ( =Gruz) (1 39 ) . Nelle prime ore dell' ll , il Gruppo Armate Est, con un radiogramma - sarebbe stato l' ultimo collegamento - comunicava a Piazzoni i termini degli accordi conclusi a T irana con il generale Bessel, l'armamento da consegnare, le armi ed i mezzi che i repar ti italiani potevano conservare, e l' intesa che, «in caso di tentativi cli sbarco degl i anglo-americani. le truppe italiane dovranno deteriorare tutto l'armamento in loro mani»; «in caso di partenza dalla penisola Balcanica, [... ] avrebbero dovuto consegnare ai tedeschi tutte le armi trattenute» (1" 1). Il radiogramma determinò l'esito dell ' incon tro che, quell a mattina, Piazzoni ebbe con Schmidthuber. Non si trattava più cli defi nire i dettagli lasciati in sospeso il giorno prima, ma cli concordare la resa del corpo d'armata. Cominciò il comandante tedesco chiedendo a Piazzoni «se intendeva, con le s ue truppe collaborare con le truppe germaniche o [... ] restare agli ordini del Governo 'criminale di Badoglio'» <.., 1>. Il generale, risentito, gli rispose che la sorte dei reparti era stata già determinata dai rispettivi comandi superiori, e gli mostrò il radiogramma. «Schmidthuber, letto il radiogramma, rispondeva che questo era conforme agli ordini a lui pervenuti e cli essere pronto ad addivenire ad un accordo informato al radiogramma stesso» <1·e) . Si stabilì quindi - senza più considerare le .inLese concertate ventiquattro ore prima - che a completamento di quanto convenuto a Tirana, il Comando Piazza di Ragusa sarebbe stato assunto dai tedeschi a partire dalle ore 14. Schmidthuber, con un manifesto, ne dette notizia alla popolazione assicurando che l' esercito tedesco s'impegnava «a mantenere l'ordine, la calma, la sicurezza». I civili italiani passavano sotto protezio-
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ne germanica; garantita la sicurezza degli ufficiali e dei soldati. La truppa veniva consegnata negli accantonamenti. Sentinelle italiane alle caserme ed ai depositi. Coprifuoco alle 21 '"-'>. Fu anche concordato l' affl usso di reparti tedeschi a Ragusa, la costituzione di pattuglie miste italo-tedesche per l'ordine pubblico, la cooperazione cli telefonisti tedeschi con i centralinisti italiani. Assegnazione ad ogni reggimento (55°, 56°, 94° fan teria) di una batteria. Consegna delle armi pesanti al mattino successivd'~'>. Distacco di un ufficiale superiore (tenente colonnello Antonio Salvetti) al comando tedesco per collegamento. «Nelle sedi dei comandi italiani, fino a quello di battaglione, restava issata la nostra bandiera» ('·15l. Contemporaneamente all'affissione del manifesto cli Schmidthuber, Piazzoni diramava i conseguenti ordini ai comandi dipendenti , «raccomandando a tutti che - nell 'ora grigia e critica che si al.traversava - si desse prova della più assoluta disciplina» 1146i . Ordini che determinarono contrastanti reazioni. Il capitano Aurelio Pucldu, ricordando quei momenti , scriverà: «Gli avvenimenti precipitarono. Il corpo d'armata [...] per ragioni che non conosco, malgrado l'aspettativa di molti di noi, non rilenne opportuno opporre ai tedeschi una resistenza ad oltranza che pur ci sembrava avrebbe potuto essere strenua , ma non disperata, tenuto conto della grande superiorità numerica del corpo d'armata sull'avversario e della potenza degli apprestamenti difensivi in posizioni dominanti e magnificamente forti fica te» <1·' 7>. Ragusa, invece, si imbandierava di tricolori croati; entravano in ciU.à i primi reparti germanici che ponevano il comando all'albergo 'Gradac', non lontano dall"lrnperiale', fuori Porta Pi le. Domobranci, ustascia, gendanneria, popolazione croata fraternizzavano con i tedeschi. Per ordine dell'ammiraglio Antonio Bobbiese (a Spalato), improvvisamente i mezzi della Marina militare salpavano da Gravosa (porto di Ragusa). compromettendo collegamenti e rifornimenti con i presìdi delle isole 11 '">. A notte, accentuati tentativi di fuga verso le isole da parte di militari e di civili. La 'Messina', o meglio q uanto ancora restava, si raccolse con il comando del 94° fanteria s ull'Ombla: altri reparti a Tersteno. A sera un battaglione elci 56° fanteri a (divisione 'Marche') si accantonava a Gravosa nella caserma 'Roma'; un altro ballaglione sarebbe gi unto a Lapad (di fronte G ravosa) nelle primissime ore del 12 [CARTIJ\A N. 28 - PAC,. 1072]. fl maggiore .Migliorini cercava di riorganizzare i drappelli appiedali dei cavalleggeri di 'Aosta' che aveva fatto ripiegare dai posti di guardia alla ferrovia. In ogni modo, «la sera scese tranquilla su questa nostra ultima giornata a Ragusa, e così pure la notte» (>"9>. «Tutto sembrava appianato, e
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nulla poteva far dubitare dell a buona fede del comando della divisione tedesca 'Prinz E ugen'», anche se sul lardi, contrariamente agli accordi, i tedeschi ponevano - pacificamente - loro e lementi accanto ai soldati italiani di guardia a magazzini e deposili. Si pensò ad un equivoco, ed il capitano Tomisch fu incaricato di chiarirlo il mauino s uccessivo con i suoi superiori ,,so). In q ue lla calma. apparente, si susseguivano i tentativi cli fuga via mare, anche cli interi reparti. Centocinquan ta soldati «tentarono su un motoveliero di raggiungere il mare aperto, ma dall'imboccatura del porto venivano costretti a rie ntrare da numerose cannonale partite dalla cosla» t 151l . Con il buio si presentò a Piazzoni il figlio del barone Felice de Majneri, proprietario terriero sull'Isola cli Mezzo ( =Lopud), che gli consegnò una le ttera del pa dre. Metteva a disposizione de l generale il proprio molosca(o per trasportarlo in Italia. P iazzoni ringraziò, ma nell o stesso tempo declinò I 'offe rta, poiché era «fermamente deciso a condividere le sorti delle lruppe, rimanendo con loro in ogni circostanza» (l ;i,. All'alba ciel 12, l'accantonamento alla periferia di Ragusa dove si era s istemato il capitano Pudclu con il proprio reparto, dopo aver ripiegato da Metcovich , «fu assalito da forze tedesche armate di granate a mano e mitragliatrici. La guardia, forn ita dalla 51" compagnia presidia ria, colta aJJa sprovvista [fu J disarmata senza poter dare l'allarme. I reparti, a ll ' interno, colti nel sonno, sopraffatti». «Similmente avvenne nelle caserme e nei comandi della città» " 53>. «U na grossa pattuglia germanica, dopo aver circondato l'albergo 'Argentina· , dove dormiva la maggior parte degli ufficiali del C.A. , penetrava nelle stanze disarmando gli ufficiali ed imponendo loro di riunirsi sull a strada. Contemporaneamente altre pattuglie operavano nelle abitazio ni, e bloccavano i comandi e gli alloggiamenti della truppa». «Ali Albergo ' l mperiale', sede ciel comando de lla divisione 'Marche ·, i tedeschi pe r en tra re trucidavano con un a scarica di mi tragliatore le due sentinelle.» <1-'·'). Piazzoni veniva svegliato dall'attendente sospinto da tre soldati te deschi che, anni a lla mano , gli imposero di vestirsi. Sopraggiunse il tenente Deiman, ed a nome ciel tenente colonnello Schmidthuber invitò il generale al comando tedesco. Piazzoni prese posto in macchina con l' ufficiale addetto (capitano Nazario N iutta) e con il tenente tedesco. D ura nte un momento cli sosta a Lapad, il generale venne informato dal maggiore Migliorini. accorso dal vicino accantonamento. che un a pattuglia aveva tentato cli disarmare i caval leggeri, ma senza successo, di fronte all'atteggiamento degli uomini. T1 tenente Deiman, dal canto suo, assicurava il generale di ignorare se que i tedeschi avessero agito d'iniziativa o per ordin i superiori. Proseguendo, l'autovettura venne fermata eia un posto di blocco che, dopo controlli e dopo aver rimosso uno sbarramento cli mine al-
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traverso la strada, li fece proseguire <1551. Durante questa seconda sosta, si era presentato a Piazzoni l' ufficiale di picchetto della vicina caserma ' Roma ', e gli riferì che il generale Amico era stato prelevato dalla propria abitazione con l' intimazione cli recarsi proprio a lla caserma 'Roma' ed ordinare il disarmo del battaglione del 56° fanteria. «Ma il suo attendente era riuscito ad uscire di casa e d a correre in caserma a dare l'allarme». «li generale Amico [... ] era giunto [... ] scortato da una pattuglia germanica di 4 o 5 uomini che gli puntavano le pistole mitragliatrici alle reni. Il corpo di guardia aveva assaltato e disarmato la pattuglia germanica. Frattanto il battaglione de l 56° [... ] era sceso in armi. Il generale Amico L'aveva arringato ed alla testa dei suoi uomini era partito per assaltare il comando del presidio germanico» <156l .
«Il colonnello tedesco fuggiva [dall'albergo 'Gradac'l con tutti i suoi uomini rifugiandosi entro le mura della città vecchia , ed aprendo il fuoco sugl i italiani» (151>. Da Porta Pile - scriverà Piazzoni - giungeva il rumore di un combattimento, e poco dopo «mi trovo in una zona soggetta a fuoco disordinato di fuci leria, mitragliatrici, mortai e cannoni, senza capirne la provenienza» ci5~>. «A Icune mitragliatrici tedesche sparavano d'infi lata sulla strada verso il porto, mentre un grosso gruppo di soldati, con fucili mitragliatori , era appostato sulla piazzetta di Porta Pile e bloccava la strada del porto. Su questa strada si stava attestando, sul lato monte, un nostro battaglione di fanteria (56° ' Marche') sparando contro i tedeschi»c'59i_ «Sulla rotabile [Porta Pile-Gravosal un autocarro carico di munizioni aveva preso fuoco, un autoambulanza si recava a raccogliere iferiti». «V'erano [...] caduti tedeschi cd italiani, un pezzo anticarro tedesco rovesciato. Cinque carri erano stati avariati e d alcuni piloti erano morti»<1<i<i>.
«I tedeschi aprivano il fuoco con i mortai dalla stazione ferroviaria contro i locali della tappa dove il comandante cercava di schierare a difesa i suoi uomini» 1161>. I soldati in transito, sorpresi dagli avvenimenti, si erano asserragliati nell'edificio e , «profittando del fatto che nei locali de lla tappa vi erano armi, munizioni e bombe, si armarono [... J. Ben presto fu aperto il fuoco da ambo le parti[... ). Ci furono molti morti e parecchi feriti, fra i quali due ufficiali» l ' 62 l. A Porta Pile, «i tedeschi, inizialmente sorpresi, si riprendono e cominciano a stringere il battaglione». «L'azione [cie l battaglione J si frantuma e perde efficacia. TI magg. Pirro com.te cie l btg. cade gloriosamente e viene sostituito dal tcn. col. Palis, capo di Stato Maggiore della divisione ['Marche'] che a sua volta resta gravemente ferito» c,o~J.
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Il generale Piazzon-i, con il tenente Deiman dichiarato prigioniero, si defilò in una stradetta secondaria e fece cercare il generale Amico, che sopraggiunse dopo poco. Intanto era arrivato anche il gruppo degli ufficiali fermati all'albergo ·Argentina'. Vi erano il generale Vincenzo Catalano, comandante dell'artiglieria, il colonne llo Pietro Steiner comandan te del_genio, il capo cli Stato Maggiore, colonnello Cigliana con il proprio sottocapo tenente colonnello Piero Testa, e riferirono a Piazzoni che dall'altro lato della città. verso Molini e Ragusavecchia, non era in corso alcuna reazione 11M>_ «La situazione era assai intricata, anche perché mancavano i collegamenti con i comandi esterni (le lince telegrafiche erano state tagliate ed i centri di collegamento radio occupati cli sorpresa prima dell 'alba); nulla perciò si sapeva di quanto avveniva nella cin ta esterna cli Ragusa, dove erano attestate in direzione sud il 55° fanteria , un battaglione ciel 56°. la 49" legione cc. nn. , varie artiglierie». Dal lat.o nord (dovesi trovava Piaz7.oni) vi «erano reparti della ' Messina' frammischiati con forti unità germaniche, in marcia sulrOmbla e parte già giunte». Ed il generale «arguì f...1che dovevano esser stati sorpresi e disarmati, come in effetti era accaduto» 0 651• Alcuni Stukas bombardavano i baraccamenti di LapacL ed a sud-est di Ragusa quelli di Srebreno. Piazzoni decise di prendere contatto con Schmidthuber, cd inviò «un ufficiale germanico ( nostro prigioniero) [probabilmente il tenente Deiman] accompagnato eia un ufficiale italiano per chiedere [...] di sospendere le ostilità e recarsi a conferire con lui,>1166i . Schmitdhuber, ferilo ad una spalla, non poteva muoversi , e «spiacente cli q uanto stava accadendo» fa ceva sapere di aver avuto «ordine nella notte cli disarmare di sorpresa le truppe italiane, e che aveva dovuto obbedire» 1167>. Pregava cli raggiungerlo al comando. li generale si consultò con i propri ufficiali (!(,si, ormai quasi tutti condizionati dall'atonia di chi, improvvisamente, si trova cli fronte alla mancanza cli obiettivi, senza scopi da perseguire, senza tempo da guadagnare. senza rinforzi da attendere. I reparli erano in crisi. Interrotte le comunicazioni con il G ruppo Armate Est. Partiti per conto loro i mezzi della Marina militare. Silenzio assoluto eia Bari . Afflusso di truppe tedesche. «Evidente la malafede del comando germanico», scriverà il colonnello Cigliana, ed «evidente che per metter fuori causa le truppe ciel C.A. era stato studiato ed attuato minuziosamente tutlo un piano d i cui ultimo atto era il colpo di scena del 12 mattina». «Ma ormai non vi era più nulla da fare ed ogni ulteriore resistenza appariva ìnutile» 11<·9 >.
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943-1944)
CARTINA N .
Rapporto: 1 cm.
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= km. 10,000
La line a indica la rotta di dis impegno dalla zona del porto di P ie.te (foci della Nare nta) a Bari della XXVIII Brigata costi e ra e d i un reggimen to cli fanteria della divis ione ' Messina¡ (9 - 13 settembre 1943).
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Accompagnato dal generale Amico e dal colonnello Cigliana, Piazwni si recò dal comandante tedesco. «Ven iva deciso cli comune accorcio di sospendere immediatamente le ostilità; i reparti italiani sarebbero rientrati nei rispettivi alloggiamenti [... J considerandosi prigionieri dei tedeschi; gli ufficiali conservavano la pistola; il comandante ciel C.A. con i comandanti di artiglieria e ciel genio, il console generale della Milizia e gli ufficiali a disposizione con i rispettivi attendenti sarebbero partiti a lle ore 14 alla volta <li Mostar» n,oi_ Piazzoni tornò dai suoi ufficia li , e riuniti i soldati ancora presenti rivolse loro brevi parole d i commiato <171 >. Alle 14, con il capo di Stato Maggiore colonnello Cigliana, con i comandanti dell 'artiglieria generale Catalano, del genio colonnello Steiner, con il console generale della Milizia Michele Pallotta, veniva trasferito sotto scorta a Mostar.
Diversa la sorte della XXVIII brigata costiera che, al comando del generale Arnaldo Rocca (sede a Fort'Opus, =Opuzen), presidiava i settori cli 'Ploce', 'Sabbioncello' ed 'Isole', cioè il fronte a mare della 'Messina' eia Zaostrog a Stagno (=Ston) 11 71l . [CARTINA N. 29]. TI generale Rocca , a ll 'annuncio dell' armistizio aveva posto in allerta i settori, e nella notte sul 9 riceveva dalla 'Messina' l'ordine cli predisporre lo sgombero ciel comando, dei presìcli sulla destra della Narenta, e cli quelli dell a penisola di Sahhioncello ( =Peljesac) , sul porto di Ploce, in previsione d' un trasferimento a Cùrzola nella tarda serata del giorno successivo (17.'>. Ma i tedeschi avanzarono su Metcovich più rapidamente de l previsto e la ' Messina', già il ma ttino del 9, o rdinò di dare esecuzione agli ordini. Rocca, imbarcò gli uomini cd i materiali del comando su un veliero, e con il motoscafo Danica, a mezzogiorno, iniziò la discesa della Narenta. Giunto a Comino (=Komin) requisiva un moloveliero, e disponeva che i soldati del presidio ( una compagnia del 93° fanteria ed una incompleta cie l 211 ° battaglione T.M.) si trasferissero via terra a Ploce, rilevando il poco lontano reparto di stanza a Rogotin. Ripresa la navigazione, il generale incrociava alle foci d ella Narenta il piroscafo Ston in servizio postale per Metcovich; gli ordinò di invertire la rotta e di seguirlo ' 174' . Rocca giunse a Ploè':e mentre, per via ordinaria, stavano arrivando i reparti di Comino e Rogotin e , via mare, i presìcli cli Zaostrog e Gradac. Compatibilmente con la disponibilità dei natanti, a metà pomeriggio, un primo scaglione cli novecento uomini partiva in convoglio per Cùrzo la. A Ploce restava il co lonnello italo Pagani (comandante del 93° fanteria)
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con il compito di sgomberare i reparti ancora a terra, non appena fossero tornati eia Cùrzola i mezzi del convoglio. Dal canto suo il generale, «allo scopo di regolare l'afflusso delle truppe in Cùrzola, e di predisporre l'eventuale difesa dell' isola, di inviare a Ploce tutti i mezzi nautici colà disponibili e di organizzare l'eventuale esodo da Cùrzola» partiva con il motoscafo. Vi giunse a sera inoltrata ed ebbe la buona sorte di trovare in porto la motonave Salvare, che requisì. In tal modo a mezzanotte faceva partire per Ploce il Salvare, il piroscafo Ston, con tre motovelieri a rimorchio 117~1. Poco dopo, proveniente da Ragusa, arrivava a Cùrzola la torpediniera T 8. Il capitano di vascello Alfredo Berardinelli , comandante di Marina-Gravosa, pori.ava a Rocca l'ordine di trasferire l'intera brigata costiera a Ragusa. Effettuata la missione, la T 8 proseguì per Ploce a protezione dell' imbarco degli altri soldati <17<>>. Per il generale, l'esecuzione dell'ordine era condizionata dalla mancanza di notizie dei suoi reparti di stanza sulla penisola cli Sabbioncello e sull'isola cli Mèleda (=Mljet). Per avere qualche ragguaglio, durante il IO, inviò a Trappano ( =Trpanj, costa settentrionale della penisola cli Sabbioncello) un motoveliero. Ma il porticciuolo era occupato dai partigiani che, aperto il fuoco, costrinsero il natante a prendere il largo, con un morto a bordo. Per Mèleda ( =Mljet), attendeva il ritorno del tenente di porto Oreste Cavallari al quale il comandante Berardinelli, aveva dato incarico di accertare la situazione dei marinai delle stazioni di vedclla e del comando di porto. Cavallari era partito con un piccolo motoveliero, «ma l'ufficiale - scriverà Rocca - che avrebbe dovuto portarmi notizie anche dei reparti dell 'esercito, non ritornò , perché gravemente ferito dai partigiani» <171l , Alle obiettive difficoltà di raccogliere l'intera brigata, si sovrapposero i nuovi ordini del corpo d'armata che, ogni volta, imposero a Rocca di modificare piani e programmi . A metà pomeriggio, Piazzoni annullò l'ordine di trasferire la brigata a Ragusa: ora, distrutto il materiale non trasportabile, doveva trasferirsi direttamente a Cattaro <17xJ. Era un cambiamento - a parte le distruzioni ed il tempo per effettua rle - che non incideva sulle operazioni di imbarco. Non appena fossero arrivati i reparti ancora a Ploce, il generale avrebbe preso il mare. «Alle 21.30 il convoglio [.. .] invialo scarico a Ploce, aumentato da altri piccoli natanti che erano nel frattempo affluiti in tale località, giungeva a Cùrzola scortato dalla silurante, con a bordo tutto il personale dell'esercito e della marina: complessivamente oltre 2000 uomini e molto materiale, fra cui 12 pezzi di artiglieria» ci 7!>l_ Subito dopo la T 8 ripartiva per Ragusa.
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La distruzione dei materiali non trasportabili richiese più tempo del previsto. Ma il ritardo giuocò a favore - se così si può dire - di Rocca. poiché un nuovo ordine del corpo d 'armata, giunto verso le ore 2.30 della notte dell'll, lo trovò ancora in porto. Ve niva annullato l'ordine di raggiungere Cattaro. Ora, con parte della brigata doveva «mante ne re l'occupazione dell' isola di Cùrzola, rafforzandone i presìdi», e con l'altra portarsi personalmente a Tersteno ( =Trsteno) (tsoi_ sulla terraferma (29 chilometri di rotabile a nord-ovest di Ragusa). A Rocca non restò altro che ordinare ai colonne lli Italo Pagani e Paolo Rivara comandante de l settore ' Isole', di sbarcare i reparti necessari pe r il presidio dell'isola. Comunicò al presidio cli Vallegrancle (=Yelaluka, all'altra estremità dell'isola di Cùrzola) cli rimanere sul posto in attesa di rinforzi, e dette analoghe disposizioni a quello dell'isola cli Làgosta. Il generale, per sott rarsi a lla osservazione aerea, avrebbe preferito muovere eia Cùrzola con il buio. navigare di notte ne l Canale di Mèleda e s barcare a Tersteno con le luci dell 'alba. Ma, pe r gli ordini pervenuti all'ultimo momento, pot é salpare solamente a giorno fatto. Aveva insistente me nte r.entato di e ntrare in contatto radio con il corpo d'armata. ma né eia R agusa né dalla T 8 gli era giunto alcun segnale di risposta. Riuscito vano anche un ultimo tentativo, salpò alle 7 del 12 settembre, con la 111 /11 Salvore, i piroscafi Ston., e Pa/Lade, i motovelieri Biancarosa, Mira, Aiwami S. Antonio, San Giovanni, Ponente. Aveva a bordo circa 2.600 uomini, ed anche se riteneva - dato il protra tto silenzio radio - che Ragusa fosse già caduta in mano tedesca diresse s u Tersteno. Ma non si sentiva tranquillo, tanto che, «pur esegue ndo l'ord ine impartitomi dal comando del VI C.A. - scrive r~1 Rocca - procedevo con grande pruclem:a per non essere eventualmente catturato dai tedeschi» 11s2>. Nel canale cli Mèleda, incrociò una motobarca «con a bordo una quindicina di soldati italiani i quali, fatti salire sul Sa/vore racconta rono che erano partiti la sera precede nte eia Ragusa, la quale era s tata presa dai tedeschi alle ore 15 del giorno 11» , «che l'aviazione tedesca aveva affondato 4 pirosca fi italiani che stavano entrando nel porto d i G ravosa e una torpedinie ra» ("'l. (Molto probabilme nte si trattava della T 8 che, colpita dagli Stukas nel pomeriggio del giorno precedente, mentre attraversava il canale fra Punta Portusa lisola di Giuppana (= Sipan)J e risola d i Mezzo (=Lopud) , era affondata all 'a ltezza dello scoglio cli O lipa . Dei ce ntoventi uomini, una q uarantina sarebbero stati salvati dai pesca tori e soccors i dai partigiani) <1Ml _ Valutate le notizie che «concordavano con il silenzio radio di Ragusa e di Gravosa», Rocca «per non far affondare o catturare il convoglio»,
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decise di tornare a Cùrzola, «imbarcare l'intero presidio dell'isola, e dirigere poi su Brindisi» <1s,J. Raggiungere un porto della costa italiana appariva l'unica scelta possibile, e se il generale aveva ancora qualche perplessità. questa venne dissipata da un radio dell'ammiraglio Luigi Rubartelli, comandante della Piazza cli Brindisi, che ordinava al comandante del Salvore di rientrare il prima possibile (166>. Il convoglio invertì la rotta e, allontanandosi dalla terraferma, diresse su Cùrzola. Ma, al traverso di Punta Speo ( =Rat Raznjié, estremità orientale dell'isola), venne avvistato e mitragliato da due ricogn itori tedeschi. Ben immaginando che dopo i ricognitori sarebbero apparsi gli Srukas, per evitare che il convoglio fosse sorpreso nel porto di Cùrzola con la truppa ancora a bordo, e per non coinvolge re la popolazione, decise di mettere la prua verso r Adriatico aperto. Però, fece proseguire per Cùrzola il piroscafo Ston, che aveva ancora spazio per un paio di centinaia cli persone, e che doveva carbonare. Inviò al colonnello Rivara un marconigramma con l'ordine di imbarcare s ubilo le truppe ancora sull' isola e dirigere verso un porto dell'Italia ( i s7i . Alle 14, me ntre a Ragusa il generale Piazzoni parliv<1 con gli altri ufficiali per Mostar, il convoglio veniva attaccato da otto Stukas. ForLunatarnentc nessuna bomba anelò a bersaglio, ma sul Salvare vi furono tre morti e 24 ferit i per mitragliamento. Annegarono più cli trenta di soldati, in gran parte del Pallade che, presi dal panico per esplosioni ravvicinate, si e rano buttati in mare. Il piroscafo, con avarie a bordo, poggiò sulla vicina isola di Làgosta , seguito da quallro motovelieri. «Il Salvare - riferirà Rocca - proseguì a tutto vapore pe r Brindisi» (l ~~j con il Biancarosa. }:: ;.J:
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Il clollor Pierferdinando Previ tali , cancelliere presso la pretura di Làgosta , quel giorno avrebbe annotato: «Alle 18 giungono in paese alcuni artiglieri, con due o t.re ufficiali; provengono eia un piroscafo bombardato eia aerei tedeschi e fermatosi in un altro porto dell'isola, distante più di un ora cli camm in o dal paese: Porto Rosso [sulla costa meridionale n.d.a.]. Hanno a bordo q uattro morti , un ferito grave ed altri feriti leggeri. La nave non è stata gravemente colpita, ma sconquassata; non hanno viveri né medicinali; provengono dalla Croazia (Picee, Metcovich), sono circa 600 uomini fra artiglieri , [anti, sanità e RR.CC. . Navigavano da Cùrzola direni a Brindisi, quando a circa quaranta miglia da U,gosta, otto aerei tedeschi 'picchiarono' sulla nave più volte. Una motonave con a bordo un generale ed altri ufficiali superiori, che viaggiava in convoglio con la loro nave, si allontanò a tutto vapore, abbandonando a se stessi i quasi indifesi 600 militari» os9>.
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Considerazioni pesanti, certamente riprese dalla voce di soldati che, sorpresi dal bombardamento aereo dentro il chiuso di una nave, con morti feriti ed annegati, avevano visto scomparire all'orizzonte l' ammiraglia del convoglio. E, con essa, il generale che - bene o male - sino a quel momento aveva alimen tato la l'iducia e la speranza. Nel loro animo, inoltre, si ingigantiva il timore di restare bloccati su un mezzo in avaria, proprio quando il rientro in Patria non sembrava più una illusione . .:: :f. ,:. i • .;,
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A sera, il Salvare ed il Biancarosa giunsero a Brindisi , ma per mancanza della pilotina che doveva guidarli attrave rso gli sbarrame nti , furono costre tti a 'pendolare' davanti al porto sino a mezzogiorno del 13. Sbarcarono circa millequattroce nto uomini di truppa, sessanta ufficiali , tre pezzi di una batte ri a, alcuni autocarri, il motoscafo Danica, e materiali os01 • li colonne llo Rivarn avre bbe preso terra a Vieste (Testa ciel Gargano) con altri 2000 uomini ; il colonne llo Pagani giunse a Bari con il III battaglione del 93° fanteria ed altri reparti. Arrivarono anche i soldati cli presidio sulla penisola di Sabbioncello e sull ' isola di Mèleda dei quali Rocca non aveva avuto più notizie (19 11• Erano stati sgombera ti dagli stessi partigiani su Làgosta (e qui rilevati da un mezzo della Marina militare inviato da Bari), poiché il comando di Tito, subito dopo la proclamazione dell'armistizio, ave va dato ordine di rispedire in Italia i soldati che non intendevano combatt e re con l' Esercito popolare cli lib e ra zione (E .L. P.)1 192>. Non si trattava di un gesto di benevolenza bensì di una soluzione eiettata dal la necessità , non essendo possibile provvedere con Je risorse locali al sostentame nto di tante pe rsone - in massima parte inutili ai fini della loro guerra - in un paese dove eia mesi imperversava la caresti a. I comandi pe riferici ed i capi partigiani eseguirono gli ordini, ma nello stesso tempo cercarono cli trarre il massimo profitto, come se ne accorse il capitano Maccarini. Mentre Maccarini con i suoi uomini, dopo aver sborsato sessantasettemila kune, attendevano le imbarcazioni per raggiunge re l'isola cli Giuppana , i partigiani li avevano fatti tornare a Stagno ( =Ston). Qui , il giorno successivo (11 settembre) , e rano stati raggiunti eia altri soldati del bar.taglione (cinquanta soldati, un ufficiale, un sottufficiale), ai quali si erano aggregali quattro ufficiali e d ottantasette soldati del 94° fanteria. D a Stagno, via terra, furono avviati a Giannina ( =J aninja) (31 km ne ll'interno della penisola cli Sabbioncello), dove trovarono trentaquattro naufraghi della T 8 con due ufficiali. l partigiani perquisirono «militari e d ufficiali, togliendo tutti gli effetti cli corredo rimaslL di viveri e parte degli indumenti indossati. Aci alcuni vengono tolti anche oggetti personali e denaro.
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Agli ufficiali vengono tolte tutte le pistole». Inoltre, scriverà Maccarini, «vengono [... ] versate al comando partigiano 15.000 kune tolte dai fond i del comando di btg.». A notte, altra marcia sino a Potomje (sulla costa, circa 9 km a nord-ovest di Giannina) e, versate anche qui «kune 20.000 [... ] al comando partigiano», raggiunsero Orebié (18 km ad ovest-nordovest di Potomje). Da questo porticciuolo, assieme ad altri soldati affluiti da Cùrzola, partirono per Làgosta, ma solamente dopo aver sborsato ancora venticinquen1ila kune. li 21 settembre approdavano a Làgosta <193>. Quattro giorni dopo, (25 settembre), a notte, salivano sul piroscafo Ulisse giun to da Bari con il Fanny Brunner e la torpediniera Cosenz cli scorta <1'H>. Le navi erano arrivate il giorno precedente, per imbarcare civili e militari di Làgosta, ma «dato che i soldati italiani sono molti ed hanno la precedenza - scriverà Previtali - noi civili itµl iani, d'accordo, rimandiamo la partenza eventuale». Ed aggiunge: «Frattanto, durante questi giorni , reparti partigiani [...] tolgono ancora vestiario, orologi, penne stilografiche, soldi, a soldati ed ufficiali, senza distinzioni di grado» (1951 • L'Ulisse, mollati gli ormeggi, per una errata manovra urtò la torpediniera e la mise in avaria per una falla apertasi sulla fiancata; il piroscafo restò sul posto, sembrando possibile prendere a rimorchio la Cosenz una volta riparati alla meglio i danni. Il Fanny Brunner partì da solo i1 9(•J . Con il giorno arrivarono gli Stu.kas. «Dalle 8 alle 10 1/4, tre aerei 'picchiano' e volteggiano su Porto Lago, continuamente bombardando e mitragliando il caccia [recte, torpediniera] alla fonda in avaria. La contraerea risponde per un ora, poi tace». «Le bombe [...] provocarono danni al caccia, alla fabbrica di sardelle ('Ampclea'di Trieste) ed alla chiesa del villaggio di S. Pietro». 11 giorno successivo, Previtali annotava: «Si viene a sapere che da Porto Lago, ieri sera, è partito un piroscafo che ivi era alla fonda da due o tre giorni, e che il caccia colpito dagli aerei tedeschi si è autoaffondato» t 191l . L'Ulisse, senza perdite sarebbe giunto a Bari nel pomeriggio del 27.
Il generale Rocca, a conclusione della sua relazione, scriverà: «Posso affermare che i 5.500 uomini circa componenti il soltosettore costiero di Opuzen da me comandato, sono sbarcati nella Patria liberata quasi tutti completamente armati, con numeroso materiale e, nella quasi totalità con morale elevato». «Nessun atto cli indisciplina è avvenuto fra le mie truppe che ubbidirono sempre ai loro ufficiali ed eseguirono con precisione i miei ordini, e tra esse vi erano anche i due battaglioni CC.NN. che [.... ] hanno compiuto perfettamente il loro dovere» <1nJ.
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A Ragusa, per ordine de l comando tedesco, era no rimasti il generale Amico, il te nente colonnello Piero Testa ed alcuni ufficiali , con il compito cli discipli nare l'afflusso ed il movime nto de i prigionieri ital ia ni <l'>'". Ma, a mezzogiorno del 13, Schmidthuber aveva fatto avvertire il generale Am ico cli tenersi pronto pe r raggiungere in sera ta gli a ltri generali italiani già a Mostar e cli portare solamente bagaglio leggero <2(~l>_ Verso le 18. il generale «sali va sulla vettura tedesca dove veniva fatto sedere a fianco de ll'autista, mentre il capitano X lnon è riportato il nome - n.d.a.] prendeva posto nell'interno dell'autovettura l-- -J- La macchina partiva s ubito verso Mostar con la sola scorta del marescial lo Krick che l'accompagnava in motocicletta. Nelle prime o re della notte la macchina faceva ritorno a Ragusa portando il cadavere ciel generale Am ico, che presentava una ferita d 'arma da fuoco all a nuca, cd una fe ri ta di pugnale all 'orecchio sinistro ed una ecchimosi sotto l' occhio sinistro. La salma ven ne deposta per la notte ne lla stessa villa del gene rale. camera de lla servitù, in un letto provvisto cli sola rete me tallica, e seppe lli to il mattino successivo, senza alcuna particolare cerimonia, ne l cimitero militare cli Ragusa. A l generale Amico era stato tolto ogni segno distintivo e di riconoscimento»(2011. Nel diario storico de l XV corpo d'ar mar.a tedesco, sotto la data de l 14 settembre veniva annotato: «li comandante dell a divisione ' Marche'. generale Amico fucilato dai fascist i» 1202 ). I tedeschi, a nche sulla sta mpa, accreditarono la tesi dell' uccisione pe r mano fascista , e lo stesso generale Pi aa:oni sem brò co ndividerla : «hanno presumibilm.e nte predisposto il c.:rìminc: colonnello Schm iclthube r e tenente U ngarelli (od Ungare ll i) exfederale di Fiume» <2031 • A Fiume, però, non è mai esistito un segretario federale con questo cognome, o simila re, e neppure nelle a ltre province de lla Penisola. Per Testa, - riteniamo meglio informato trovandosi a Rag usa - il gene rale Amico fu «assassinato dai tedeschi nella località di Siano». E doveva esserne tanto sicuro che. non appena tornato dall a prigioni a, denunciò «alle A utorità alleate in G e rman ia. quali cri minali cli gue rra». «il colonnello tedesco Schmidtbuber ed il marescia llo Krick. rispettiva mente mandante e d esecutore de l de litto» 1201 >. li colonne llo Cigliana, dal canto s uo avrebbe scritto che «il motivo di questa uccisione rimase sempre un mistero, ma se i tedeschi avessero voluto punire qualcuno per la resistenza del VI C.cl' A. e per le perdite che esso a veva infli tto alle unità de lla
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divisione 'Prinz E ugen', avrebbero fucilato tutti i generali , a cominciare dal Comandante del C.d' A. come fecero a Spalato» <205i . ~:~*** * **
Testa rimase a Ragusa sino al 26 ottobre, alle clopendenze del tenente coJonnello delle SS Arthur Brechling, provvedendo ai prigionieri concentrati in cinque campi dove transitò «quasi tutta la divisione ' Emilia'», e molta parte delle truppe ciel Montenegro. Complessivamente un trentamila uomini <2•:6>. Nella inevitabile confusione di g uei momenti, ufficiali e soldati tentavano di sottrarsi alla prigioni a, cercavano abiti borghesi, fuggivano via mare, passavano ai partigiani. Nei campi, si sentivano sempre meno i vincoli gerarchici e disciplinari, e subentrava la personalità del singo lo che, senza il supporto dei gradi, s'imponeva nel bene e nel male. Ricorderà il capitano Puddu: <<fu la popolazione civile di Ragusa che, memore del benevolo nostro atteggiamento nei s uoi riguardi, ci aiutò con tutti i mezzi ad assicurarci l'indispensabile assistenza». «Ottenemmo i primi vettovagliamenti dai tedeschi dopo otto giorni di prigionia e sull a base di razioni appena un quarto della nostra, p ur essendosi la sussistenza tedesca appropriata in Ragusa dei nostri magazzini»; 2117;: 150 grammi di pane e 50 grammi fra orzo e riso <208>. La stessa distribuzione di questi pochi generi - e proprio perché erano pochi - determinava specifici problemi. «Mi accollai - ricorda Pudclu - per desiderio ciel Comandante itali ano ciel campo, Sig. Magg. Fiore, l'onere della distribuzione dei viveri alla truppa, coadiuvato da altri colleghi di buona volont à. Ne venimmo a capo dopo innumeri difficoltà, riuscendo con la persuasione, ad organizzare alla meglio in reparti la massa amorfa dei prigionieri resa insofferente, disordinata ed indisciplinata dalle sofferenze, la fame, il trattamenLo inumano» c,o9i , I tedesch i, proposero ai prigionieri cli collaborare con la Wehrmacht, oppure entrare nelle formazioni SS, o far pari.e dei battaglioni lavoratori. Infine nell 'o rganiaazione Todt, altrimenti il campo di prigionia. «Le adesioni furono scarse nelle prime due categorie cli impiego, ma abbastanza rilevanti nelle ultime due>> <2 ioi_ Decisioni, cl.a un lato, dettate da una Cede politica o da una reazione (non furono rari i casi di antifascisti che divennero fascisti, per un principio cli coerenza con il modo di sentire il proprio impegno di combattente nel dilemma: tradimento o giusta causa) e, dall'altro, determinate dal naturale istinto di meglio sopravvivere, cli evitare il campo cli prigionia. Quei soldati - come coloro che si trovarono in mano inglese - divennero l'obiettivo di una penetrante propaganda
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politica che avvelenò la già difficile convivenza di tanti uomini - diversi per estrazione, per temperamento, per educazione - costretti, per anni, dentro uno stesso reticolato, in qualunque posto del mondo fosse stato e retto, ed indipendentemente da chi fosse il detentore. Anche a Ragusa, «un colonnello di tale battaglione (CC.NN. della 'Marche'J un giorno si presentò nel campo per tenere un discorso di propaganda», per contro, «il 7 ottobre, [... J aerei alleati lanciarono manifestini di incoraggiamento alle truppe italiane» <21 1>. Testa, pur cli fronte ai complessi problemi della gestione cli quelle migliaia di prigionieri, preso fra gli ordini del comando tedesco e le esigenze del soldato, si interessò anche delle non meno delicate condizioni della collettività italiana a Ragusa. Il console generale d'Ita lia, Amedeo Mammalella, era assente; il vice-console Leonardo Chieffi, fermato per alcuni giorni dagli ustascia, successivamente non poté svolgere alcuna attività. Testa assunse spontaneamente mansioni consolari , e riuscì a far rimpatriare sia gli italiani residenti a Ragusa, sia altri affluiti dal Calla rino e dall'Albania; comp]essivamente più di trece nto persone 01 ~i . «Devo riconoscere - scriverà Testa - che il mio compito fu agevolato dal com.te ciel presidio germanico, ten. col. SS Arthur Brechling e dal console generale d i Germania, Luclwig Aelcle rt, che al di sopra di qualsiasi astio politico fecero il possibile e forse più de l proprio dove re per aiutare gli italiani. Particolarmente al primo sono dovute le vite di numerosi italiani perché in parecchie occasioni agevolò la mia azione - in alcuni casi [la] prevenne addirittura - tendente a far partire ufficiali e soldati italiani minacciati dalla Gestapo» . E ricorda i casi dei colonnelli Proban e Scotti , del capitano P.ilosio, del tenente Marini, di ufficiali clell' 'Emilia' . Per due cli questi, «il ten. col. Brechling non volle eseguire l'ordine di f ucilazione su accusa di sabotaggio ma li nascose e poi li liberò» ai'J_ Il 26 ottobre partiva da Ragusa l'ultimo convoglio cli prigionie ri itafomi.
GLI ULTIMI TRE GIORNI DEL COMANDO DELLA 2" ARMATA Il generale Robotti, con l'Armata disaggregata in due blocchi (a nord I' XI Corpo d'armata, sede a Lubiana, ed il V a Cirquenizza (=Crikvenica); a sud il XVIII, i.solato, con sede a Zara) non appena a conoscenza dell'armistizio si preoccupò dell'X I Corpo. Era posto a presidio dell a zona più critica, da L ubiana a Karlovac, ed il suo comandante, generale Gastone Gambara, convocato il giorno 6 a Roma non era ancora rientra-
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to in sede, mentre la 71" divisione tedesca si attestava tra Lubiana, Longatico, Postumia, a ridosso dei reparti italiani <21">. Nella notte fra 1'8 ed il 9, Robotti, forse valutando meno incalzante la situazione del XVIII Corpo d'armata, sembra non aver impartito disposizioni al generale Spigo, tanto che questi - come dirà nella sua relazione - «in attesa di ordini superiori>>, agì d' iniziativa, ed ordinò di «predisporre quanto occorre per l'applicazione della ' Memoria n. 44'» <215>. Il 9 settembre, nell o spazio di nove ore, dalle 6 alle 15, non tanto per la pressione tedesca, quanto per una iniziativa dello Stato Maggiore dell'esercito, si consumò la crisi dell'Armata. Robotti , sin dalle prime ore del mattino, era stato informato che a Lubiana «i nostri reparti [.. .] erano accerchiati nelle proprie caserme da reparti germanici ed era pure accerchiato nel palazzo del comando il comando cletl'XJ[ corpo» <216>. A Karlovac, tedeschi ccl ustascia avevano catturato il comando della 'Lombardia'. Da Zagabria giungeva notizia che Gestapo ed SS avevano fatto irruzione nella sede della Missione militare italiana arrestando gli ufficiali meno il generale Gian Carlo Re ed il colonnello E uge nio Berni - trasferendoli immediatamente in Germania ,m>_ Confuse le voci dalla zona intorno a Trieste, dove sul Carso erano stati sorpresi alcuni prcsìdi e catturato quello di Postumia (iisi _ Il Poglavnik, in un messaggio al popolo croato diffuso alla mezzanotte dell'8, sembrava aver dichiarato guerra ali' Italia. Pavelié, infatti, aveva annunciato che «il grande capo del Reich, Adolfo Hitler, mi ha dichiarato questa sera di riconoscere allo Stato indipendente Croato le staccate terre croate sull'Adriatico» e pertanto, assicurava il Poglavnik, «con le alleate forze armate tedesche libereremo le terre croate dell'Adriatico». Fin qui non era una dichiarazione di guerra, ma le successive parole - «alle Forze armate croate ho impartito l'ordine di compiere il loro dovere di croati e di soldati» (219> - contenevano una inequivoca affermazione cli ostilità. Per Robotti , che doveva mettere in conto anche questa prospettiva. «non vi era più da dubitare s ulla linea di condotta dei tedeschi e dei croati». Ma non riusciva a collegarsi con lo Stato Maggiore; da Roma non giungeva alcun ordine; validi sempre gli ordini cli Badoglio di reagire contro ogni aggressione. Rapida intanto l'azione dei germanici. Di fronte a questo scenario che, a suo giudizio, nel complesso integrava le condizioni previste dalle disposizioni ricevute nei giorni precedenti - dirà il generale - «avevo fin dal mattino alle 8 dato ordine di applicazione della 'Memoria 44'». Per il V ed XL in particolare, Robotti ordinò di l'ar massa
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«con tutte le truppe non ancora aggredite dai tedeschi nella zona cli Delnice-Fiume-Porto Re, per poter difendere la Piazza cli Fiume-Sussak e la sua zona portuale» (220 >. La 1a divisione celere veniva concentrata nella zona di Castelnuovo-Villa del Nevoso per fronteggiare una possibile avanzata dei tedeschi dall a zona di Ti'ieste su Fiume. Al quesito postogli dal comando del V Corpo d'armata circa l'atteggiamento eia assumere nei confronti dei partigiani che chiedevano cli combattere i tedeschi, rispose che, nel caso di azioni in comune, il comando doveva essere in ogni modo tenuto da ufficiali italiani , e che qualsiasi richiesta di armi anelava respinta. Nello stesso tempo disponeva il fermo e l'immediata partenza con il piroscafo Traù «di tutti i membri degli uffici di collegamento militari e civili [...] sia tedeschi che croati e loro trasferimento in Ancona» mll. Fu imbarcato il personale del Commissariato generale militare croato, a cominciare eia! generale Dragutin Rummler, e quello del Commissariato civile, i loro familiari, e gli ufficiali tedeschi del nucleo di collegamento con l'Armata.
*** * *** Durante la mattinata ciel 9, mentre le comunicazioni con i corpi d'armata diventavano aleatorie, il comando della 8a Armata (generale Italo Gariboldi) , da Padova , riusciva ad avvertire Robotti che il generale Gambara stava tornando a Sussa latore di ordini da Roma. Gambara. verso le 13, consegnava al comandante cieli' Armata un ordine, in dieci punti, a firma del capo di Stato Maggiore dell'esercito, generale Roatta. Nel primo punto era specificato che il Comando Supremo, «allo scopo di creare un organismo a se stante, capace - in dete rminate circostanze - cli assolvere speciali compili operativi», aveva disposto, «al verificarsi cli quanto previsto dalla 'Memoria 44'», che il generale Gambara con i corpi d'armata V e XI (2" Armata) e XXVI e XXVU (8" Armata) costituisse un comando autonomo alle dirette dipendenze dello Stato Maggiore dell'esercito, concentrando le forze fra l'Isonzo ed il meridiano di Lubiana l 222 l . Praticamente, la difesa della Slovenia e della Venezia Giulia passavano sotto giurisdizione del 'Raggruppamento Gambara'; alla 2" Armata rimaneva quella della costa «at sud di Buccari, et isole al sud cli Veglia», oltre al territorio del XVIII Corpo d 'annata. Ben possiamo immaginare. e comprendere, le reazioni cli Robotti vedendosi sopravanzare da un generale di grado inferiore e, sino a quel momento, suo dipendente. Sul piano militare, «restai meravigliato di tale ordine - scriverù il comandante cieli ' Armata - che in sostanza riduceva di 2/3 le truppe di due Armate per costituire proprio in quei momenti, un nuovo forte nucleo, cui certamente avrebbe [ano difetto il tempo e lo
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spazio, per l'omogeneità e l'impiego» <22:'>. Inoltre, l'ordine - prevedendo che il «concentramento [...] richiederà un certo tempo» - gli appariva già superato dalla evoluzione dei molti scenari offerti dall'armistizio. Valutazione che, indirettamente, trovava riscontro nelle stesse parole di Gambara. Questi - parlando delle sue vicissitudini nelle ultime ventiquattro ore - gli aveva riferito che, «quando la sera del giorno 8 era partito eia Roma con l'ordine di Roana, nulla sapeva dell'armistizio con gli angloamericani e che non lo sapeva, a sua certezza, neppure il generale Roatta» <21<1>_Egli lo aveva appreso a Foligno, durante il viaggio in auto per Padova. Ma l'ordine di cui era latore non lasciava dubbi: non era stato revocato e, salvo nuove disposizioni eia Roma, doveva essere eseguito. «Lunghe e vivaci - ricorderà il capo di Stato Maggiore, generale Umberto Fabbri - furono le discussioni tra il comandante titolare clell' Armata ed il generale Gambara» <225>, di fronte all'alternativa cli dar corso agli ordini nonostante la mutata situazione, o di ritenerli sorpassati per la stessa obiettività dei fatti e chiedere allo Stato Maggiore che l'Armata continuasse a regolarsi secondo la 'Memoria 44' . Ma , scrive Robotti, fu allora che «si manifestò la circostanza per me più sorprendente, questa: il generale Gambara mi assicurò che egli aveva avuto chiara ed esplicita direttiva dal gen. Roatta , di non applicare la 'Memoria 44'» <22''>. Non applicare l' unico ordine - personalmente ricevuto e con tante cautele - in previsione di un attacco da parte tedesca, gli appariva sopraltutto io «contrasto con l'incarico nuovo dato al gen. Gambara» che obiettivamente aveva l'identico scopo di «arginare l'avanzata tedesca» . La cosa gli sembrò tanto irrazionale da fargli balenare il dubbio che «l'ordine portato personalmente dal generale Garnbara da Roma fosse integrato da istruzioni complementari delle quali non si era ritenuto darmene conoscenza» c221 l . E tutto diventava più complicato, anche perché gli obiettivi assegnati a Gambara, erano diversi da quelJi specificatamente indicati all'Armata con la 'Memoria': 'far fuori la 71" divisione tedesca ed interrompere le comunicazioni da Tarvisio al mare'. Infatti, per il punto 5° del nuovo ordine di Roatta, «i compiti affidali at G. U. [Grandi unità] dipendenti da Ecc. Gambara» restavano «in.idi tem-7ùclmente [corsivo dell'autore - c1uasi esistessero ancora .marcrini b po] così stabiliti: - eliminare le forze ostili in sito e impedirne l'afflusso di nuove; - garantire possesso Lubiana-Gorizia-Udine et, in particolare dei porti di Fiume e Trieste». Cioè obiettivi più vasti e diversi da quelli della 'Memoria', anche se poteva esservi ricompreso il ' far fuori' la divisione tedesca. Inoltre ben poteva sembrare che la stessa ' Memoria\ sia pure implicitamente, fosse stata an nullata poiché, sempre al 5° punto,
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Roatta disponeva che: «Con le forze al loro disposizione et nei limiti possibili, i comandanti Armate 2'' et 8" concorreranno, previa intesa, at assolvimento compiti sopra enunciati». cioè quelli per Gamhara, predi sponendosi anche «at valorizzare at massimo concorso forze locali di tutte le tinte» <228>, cioè comunisti, partigiani. ribelli e forse cetnici. Si imponeva un chiarimento, che so lamente lo Stato Maggiore avrebbe potuto dare. Ma i collegamenti con Roma non funzionavano e, d 'altro lato, non si poteva più attendere. ln questa situazione, Robotti e Gambara decisero che dalle ore 15 tutte le truppe della 2" Armata - meno quelle del XVIII corpo ed i presìdi delle isole a sud di Veglia - passavano alle dipendenze del generale Gambara. Il comando dell'Armata, il mattino s uccessivo (10 settembre), si sarebbe trasferito a Lussinpiccolo per essere più vicino al XVIII corpo d 'annata, l'unico che gli restava. Robotti però, nonostante quanto riferito da Gambara, non revocò l'ordine diramato nelle prime ore del mattino di applicare la ' Memoria 44', poiché non escludeva che quello di Roatta per il 'Raggruppamento Gam bara' potesse «ragionevolmente considerarsi sorpassato alla luce di ciò che era avvenuto nella notte, vale a dire le aggressioni tedesca cd ustascia» !22• l . Fortunosamente, a metà pomeriggio, la stazione radio di Monte Maggiore (vicino Fiume), riuscì collegarsi con Roma, e Gambara parlò con il colonnello Giuseppe Corclero Lanza cli Montezemolo, dell'Ufficio operazioni ciel Comando Supremo. Fra l'altro gli domandò ,,se, data la situazione, la 'Memoria' doveva essere applicata», e la risposta fu: «la 'Memoria' doveva essere applicata ma in modo da evitare combattimenti o, comunque, gravi incidenti» moi_ Era una risposta che svuotava la 'Memoria', e nello stesso tempo sterilizzava gli ordini cli Badoglio. Robotti , che non poteva ignorare la «attenuazione telefonata dal colonnello Montezemolo», unica disposizione pervenuta in quei frangenti da Roma , e che per larga parte confermava quanto riferito da Gambara, modiJicò gli ordini per il XVIII Corpo d'armata.
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E si creò altra confusione perché la comunicazione delle modifiche avvenne in due momenti successivi e con due formule diverse. «Nel pomeriggio, alle l8 - scriverà il comandante del XVIII Corpo d'annata, generale Spigo - il capo di S.M. della 2" Armata (generale Fabbri) , mi comunica verbalmente per radio la direttiva 'doversi evitare spargimento cli sangue'» (zm . Data l' urgenza, q uindici minuti dopo Spigo diramava per telex (n. 12374/0p - 18150909, cioè ore 18.15 del 9 settembre) alla ' Zara·,
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alla 'Bergamo', a ' Maridalmazia', al Aeroraggruppamento di Zemonico: «Seguito tele 12308/0P data 8 corrente [Punto) Comando 2a Armata precisa che misure ordine pubblico 'Memoria 44' Superesercito siano applicate senza spargimento di sangue Punto Assicurare» <232>. Molto probabilmente l'ordine non era ancora pervenuto a tutti i destinatari, quando alle 19 - Robotti, con un telescritto 'PA' (precedenza assoluta), che avrebbe dovuto costituire conferma di quanto verbalmente comunicato dal suo capo di Stato Maggiore, disponeva: «Nell'applicazione ' Memoria 44' attenersi criteri energia senza ricorrere mezzi estremi. Quanto sopra séguito evolversi situazione» t233i _ Per Spigo non era una conferma , bensì una contraddizione. L'ordine verbale, con «la frase evitare 'spargimento sangue', riferita a forze armate in tempo cli guerra nei riguardi di altre forze armate» sembrava voler «escludere assolutamente l' uso della forza» <234>_ Ora, il richiamo a 'criteri di energia ', pur senza ricorrere a 'mezzi estremi', costituiva una diversa direttiva. L'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, nel suo volume Le operazioni delle Unità italiane nel seuembre-ottobre 1943 (pag. 363), attribuisce al generale Spigo l'iniziativa di aver modificato gli ordini di Robotti, introducendo le parole 'senza spargimento cli sangue' t235>_ Siamo, invece del parere che egli abbia trasmesso - affrettatamente forse , e fo rse perché il significato dell'ordine rispondeva ad un suo convincimento, ma esattamente - quanto gli era stato comunicato dal generale Fabbri. Infatti dalla sequenza cronologica risulta: ore 18, comunicazione verbale di Fabbri; ore 18.15, diramazione del tele di Spigo: ore 19, diramazione del tele 'PA' di Robotti. Indi nuovo ordine di Spigo. E lo stesso generale Fabbri conferma che l'Annata dette ordine «di applicare quanto prescritto dalla 'Memoria 44' e, cioè resistenza armata conlro chiunque attentasse alla integrità delle nostre truppe, cercando, in primo tempo di evirare spargimenti di sangue» [corsivo dell'autore) <236). Queste parole, 'in primo tempo' e 'spargiment.o di sangue', usate da Fabbri ci sembrano inequivoche, come ci sembra naturale che a Spigo il successivo telescritto ' PA' abbia fatto pensare «ad un superamento della situazione prevista dalla 'Memoria 44' o, quanto meno, ad una chiarificazione ed intesa sopravvenute fra i superiori comandi italo-germanici ('seguito evolvere situazione')» tm,. In quel momento, il dilemma di Spigo dovette essere: 'cessar di combattere' o 'combattere ancora' e, «data l'eccezionale gravità ed importanza della nuova direttiva, la sua interna contraddizione e la possibilitù di provenienza apocrifa» c238l, fece chiedere dal
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capo ufficio operazioni, maggiore Robbio, conferma all'Armata . E «.si provvede a diramare tal.e nuovo orcline» <2-19i _ L'ordine pervenne alla 'Zara', ed all a 'Bergamo', ma fu ritrasmesso ai settori cd ai presìcli in modo disomogeneo. Il generale Emilio Becuzzi, comandante della 'Bergamo', ricorda che la sera del 9 settembre, alle ore 19.45, «il generale Grimaldi [comandante del settore di Sebenico] chiama al telefono il capo di S. M. [... ] per avere conferma dell'ordine avuto direttamente dal colonnello Pietro Barbèro [capo di Stato Maggiore del XVITT Corpo d'armata], cioè cli fare opposizione ai tedeschi , ma senza spargimento di sanguc» a"">. E la 'Bergamo' confermò. Il mattino successivo - evidentemente dopo l'arrivo del secondo ordine cli Spigo - Becuzzi dispone, per il colonnello Ugo Verdi comandante del presidio di Salona, che «se i tedeschi si avvicinano alle nostre lince far capire loro le nostre possibilità di resistenza per indurli a desistere dal loro intento» irn >. Quasi conte mporaneamente , conferm ava al generale Grimaldi il precedente «ordine di resistenza senza spargimento di sangue>,, ma aggiunge va che «si rappresentino ai tedeschi le nostre possibilità di difesa: molti uomini e molti mezzi» !2·'~l. Dal canto suo, il comandante del settore di Traù , colon nello Pietro Barbier dà un quadro diverso. Ricorda d'ave r ricevuto da ll a 'Bergamo', a mezzogiorno del 9, la comunicazione che «avendo le truppe tedesche assunto atteggiamento ostile. sono da considerarsi nemiche» e che <<dovranno essere disarmate e messe nelle condizioni di non nuocere». Due ore dopo la divisione gli «conferma l'ordine di resistenza ad oltranza contro le truppe t edesche ed usta.scia» ma, prosegue il co lonnello, «a lle ore 3 del 10 settembre giunge [. .. 1l'ordine che la resistenza ad oltranza stabilita venga fatta senza spargimento di sangue» 1m 1. Nell'ambito dell a 'Zara', il generale Carlo Viale, la sera del 9, ricevette i due ordini, «di non ricorrere a mezzi estremi e quello di non spargere sangue». A sua volta li diramò, ma «soltanto al presidio di Zara per non disorientare le truppe dei presìdi esterni in movimento, i quali dovevano difendersi da eventuali aggressioni» '2" 41 • Però al comandante della d ivisione, non dovette ro apparire antitetici o contrastanti, ma parte cli un tutto, poiché al colonnello Wladimiro Nani , d i presidio a Chistagne, problematicamente prescrisse «di tenere la seguente linea di condotta: 'reagire ad eventuali atti cli forza, ma senza ricorrere a mezzi estremi e senza spargime nto di sangue'» •~4'>. La confusa visio ne degli avve nime nti da parte degli Alti comandi, le altreltanto confuse disposizioni non potevano non coinvolgere i comandi periferici.
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Robotti, il 9 a sera, considerando concluso il proprio compito a Fiume, dette ordine d 'imbarcare il personale del comando tattico (cinquecento persone) sul panfilo Daino, e per gli altri di tenersi pronti a salpare per Lussinpiccolo durante la mattina del giorno successivo_ Ma, a mezzanotte fu avvertito dell'arrivo cli due ufficiali , uno tedesco ed uno croato, che chiedevano di conferire con Gambara per accordarsi sulla cessione di Fiume ai tedeschi e di Sussa ai croati. Data l'ora, furono invitati a tornare la mattina dopo (216>. Robotti, temendo di restare bloccato, fece accelerare le operazioni d'imbarco. Convocò il generale Mario Rolla comandante della Piazza di Fiume, il capitano di vasce llo Alfredo Crespi di 'Marifiume', ed il colonnello Carlo De Capoa dell 'aviazione, e «premettendo che le decisioni definitive - scrive Robotti - non erano più cli mia competenza , ricordai loro le mie direttive per il progetto di difesa della Piazza». «Avevo così dato quelle disposizioni preparatorie eia servire a chi mi era succeduto nel comando del le mie truppe [... ] e mi preparavo a muovere verso quella che era ormai la sola truppa rimastami per lavorare nelle tragiche circostanze cie l momento, e presso la Dalmazia, il cui territorio era talmente lontano eia me eia rendermi impossibile sapere notizie cli ciò che laggiù accadeva» (m >. A lle 6.15 del 10 settembre Robotti, imbarcatosi s ul Daino, partì da Fiume; alle 12.30 ormeggiava a Lussinpiccolo <2•R>. Durante la navigazione era ri uscito a mettersi in contatto con Zara, ed apprese da Spigo la precaria situazione dei presìdi, «premuti da masse cli partigiani che si presentavano imponendo il disarmo», l'accerchiamento cli quelli cli Signo, Dernis e Tenìn da parte tedesca, il rapido spostamento dei loro reparti verso Zara, Sebenico e Spa lato. Ed il generale Fabbri , introducendo un nuovo elemento cli incertezza sul tenden1.iale orientamento del comandante cieli' Annata, ricorda che in questo «lungo colloquio sempre a mezzo di ponte-radio, tra il gen. Roboni e lo Spigo, il primo confermò la inflessibile sua volontà di non accedere al disarmo, di resistere ad ogni costo, anche senza evitare spargimenti cli sangue» 12491 • Spigo, invece, scriverà: «Per radio-telefono espongo la situazione al comandante cieli' Armata, in navigazione da Sussa verso Lussino. Egli s uggerisce di trattare, atroccorrènza, con i tedeschi affinché nei maggiori centri urbani l 'O.P [ordine pubblico] rimanga affidato alle autorità italiane, come già stato fatto a Trieste ed a Fiume» '250>. Robotti. dal canto suo, afferma: «io parlai immediatamente a mez1.o cli ponte radio col XVIII corpo» 1251 i esprimendo la volontà «cli recarmi a. Zara f... ] per rendermi conto preciso della situa1.ione, sia in merito alla possibilità di arresto dell'avanzata tedesca ai porti, sia in merito ai risultali degli accordi per raggiungere lei scopo (da me indicato al gen. Spigo, non appena arrivai a
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Lussinpiccolo) di restare, almeno, le nostre truppe in possesso dei porti principali dalmati, lasciando ai tedeschi i presidi interni» <1; " 1. E d è da domandarsi che cosa abbia capito il generale Fabbri, e cosa effettivamente si siano deui Robotti e Spigo. A L ussinpiccolo Robotti trovò il Traù, che riteneva già in Ancona, con il personale dei due commissariati croati e ciel nucleo tedesco. La sosta era stata determinata eia inconvenienti alle macchine, dallo st:ato di salute del generale Dragutin Rummler, e dai pericoli di una traversata nolturna cieli' Adriatico in presenza di som mergibili tedeschi. «Tullo ciò di61 Robotti - mi indusse a fare buon viso alla longanimità» verso quegli internati, «esaudendo la loro domanda scritta [...] di consentire il loro ritorno a Fiume-Sussak [... J. Tale mio consentimento fu, però, principalmente, la conseguenza dell a mia convinzione che, oramai, la nave non avrebbe più potuto arrivare ad Ancona trovando la città ancora libera, e che nella più facile delle ipotesi, le missioni sarebbero state liberate dai sommergibili tedeschi sp adroneggianti nell 'Alto Adriatico» (25 ' ) . Verso il tramonto attraccarono a Lussinpiccolo il piroscafo Caleari cd una piccola petroliera con a bordo circa trecento elementi del comando della Armata e del V Corpo. Recavano «le prime confuse voci che a Fiume-Sussak era stato raggiunto l'accorcio fra il 'Comando Gambara' ed i tedesco-croati» (25 ' 1 e, poco dopo, la notizia trovava conferma in un radiogramma di Gambara: «Vista impossibilità imporre nostra volontà, dato stato morale truppe in posto el situazione particolarmente grave per pressione migliaia partigiani, questo Comando habet concesso ingresso truppe germaniche per occupazione litorale Ciumano. Comando Armata et totalità servizi Intenden;,.a completamente disciolti. Mancano notizie Xl Corpo annata. Truppe tedesche entrera nno Fiume in giornata. Da ieri pomeriggio situazione interna Fiume-Sussak gravissima» <25-'>. In realtà, l' ingresso delle truppe tedesche sarebbe avvenuto dopo qua lche giorno.
Garnbara si era messo «immediatamente all 'opera, non perdendosi d'animo - scriverà il dottor Lino Poli presente a Fiume - e con guel rimasuglio cli reparti. residuo di quello che era stato il presidio loca le, e con l'aggiunta di qualche pugno di uomini ancora validi e volonta ri , capeggiati da qualche ufficiale cui era riuscito tenerli uniti [... ]. e con il successivo arrivo del 'Saluzzo Cavalleria', perfcuamente inquadrato dal suo energico comandante, poté predisporre una linea di difesa continua, anche se sottile, lungo tutto il perimetro della ciLL~•- con esclusione di Sussak» ;2561• Gambara ebbe la piena collaborazione del tenente colonnello
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Giovan Battista Fioretti, che aveva assunto il comando del presidio, e «Fiume [... ], per quanto quasi completamente circondata, cd obiettivo di tiri di artiglieria, manovrata da artiglieri italiani unitisi agli slavi, trovò insperatamente nel patriottismo, nell'energia e nel senso del dovere del gen. Gambara i motivi della sua sopravvivenza)) <2,m . Il 14 settembre entrava a Fiume il primo reparto tedesco. un gruppo motorizzalo del 194° reggimento al comando del tenente colonnello Volner. Le case si imbandierarono di tricolori , «per dimostrare ai tedeschi che si trattava di una città italiana e non slava» çs 8>. * ***~:~**
Durante il 10, le comunicazioni fra la 2" Armata e Zara funzionarono ancora ma, mentre «nel primo pomeriggio, [... J la radio [ciel XVIII Corpo d'armata] comunicava col Sottocapo di Stato Maggiore de ll'Armata, colonnello Carlo Costamagna, si interruppe improvvisamente» cz,9J_ Verso le 18.30, vi fu un ultimo collegamento. Secondo quanto riporta Robotti , Spigo gli avrebbe comunicato che «di fronte alla superiorità dei mezzi germanici [ ... ] era stato costretto dalla irriducibilità tedesca, a trattare [... ] per evitare la estensione dei conflitti>>, e gli precisava i termini dell'accordo. «A lla mia vivace rimostranza al gen. Spigo - scriverà il comandante dell'Armata - per non essere riuscito ad ottenere che a ]meno i porti di Zara, Sebenico e Spalato fossero rimasti da noi presidiati, il comandante del XVTU corpo rispose rappresentandomi l'impossibilità che le nostre truppe potessero resistere ai reparti corazzati senza evitare quanto avevo detto nel seguito da me fatto all'ordine di applicazione della 'M.44' dopo la conversazione telefonica Montezemolo-Gambara del giorno precedente>>. Tuttavia, «prima di terminare la dolorosa comunicazione [.. .]. che fu l'ultima, chiesi al gen . Spigo di attendermi a Zara, pe rché l' indomani mattina alle ore 7 sarei partito dall' aereoporto [recte: idroscalo] dell'isola per volare sulla Dalmazia. Ma il gen. Spigo mi scon sigliò di effettuare tale volo, perché non avrei più potuto tornare indietro» (i""l . Nella sua relazione, per contro, Spigo dice solamente di aver comunicato per telex a Robotti i termini dell'accordo e non accenna né al colloquio né al possibile arrivo a Zara del comandante del! ' A nnata. Robotti , effettivamente, ordinò all'idroscalo di Pola cli inviargli a Lussino l' idrovolante di servizio per le prime ore del giorno successivo. L'aereo, dopo averlo sbarcato a Zara sarebbe tornato a Lussino e, imbarcato un ufficiale del comando, avrebbe dovuto proseguire cercando cli ammarare in Penisola per «notificare la situazione del!' Annata, conoscere ciò che era successo in Italia e prendere eventuali accordi per l'impiego del mio comando». Ordinò anche di «tener pronta la [... ] nave [il Dai-
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nol e le due altre [la Caleari e la petroliera] giunte a Lussinpiccolo nella serata e muovere verso uno dei porti della costa italiana» <2611 ancora liberi, secondo quanto sarebbe stato indicato dall'ufficiale al suo ritorno a Lussino con l' idro. Nelle prime ore clel l'll, da Fiume giunse a Lussino un motoscafo con a bordo il generale Antonio Scuero, comandante del V Corpo d'armata , ed il suo Stato Maggiore, che confermarono «il caos di Sussa oramai invasa dai partigiani» (ml, nonché le trattative in corso con i tedeschi. Robotti, dopo un'attesa di alcune ore, non vedendo arrivare l'idro (l6.1">, non avendo più avuto alcun collegamento con Roma, ritenendo che Fiume fosse già sotto controllo tedesco, con Zara occupata dai tedeschi, le isole di Veglia cd Arbe in mano dei partigiani, supponendo che fra il Piave e l'Isonzo fosse «già in atto lo schieramento dei servizi d'armata [ordini emanati ai primi di settembre - n.d.a.] e dove si riprometteva recarsi egli pure non appena possibile, per rendere qualche uti le servizio sul territorio nazionale» (2Ml, decise cli salpare per Venezia. Fissò, orientativamente, la partenza per le prime ore del pomeriggio, ma «verso le 11,30 un ufficiale di Marina della Capitaneria di porto di Lussinpiccolo, giunse trafelato al panfilo Daino annunciando che truppe tedesche erano già sbarcate a Lussingrande (distante 5 chilometri) [... J e procedevano verso Lussinpiccolo». L'allarme fu generale, ed «allo scopo cli evitare trattative con il comandante di tale reparto tedesco, l'Ecc. Robotti decise di levare le ancore e puntare su Venezia» <2f,,>. Il Daino salpò subito, «preceduto nella uscita dal porto da tutti o quasi i piroscafi e pescherecci che erano a Lussinpiccolo e che presero il mare, non appena sparsasi la notizia del giungere dei tedeschi» (2661 • Ma si trattava d'un equivoco. Narra il vice-brigadiere dei CC. RR., Ciriaco Maria (Maria è il cognome), che «4 o 5 motovelieri carichi cli truppe sconosciute si presentavano davanti a Lussingrancle [dall'altra parte dell'isola rispetto a Lussinpiccolo - n.d.a.] [ ...]. Non si appurava, nemmeno successivamente, il responsabile, ma un individuo in tale frangente telefonava a Lussinpiccolo che f...l stavano sbarcando i tedeschi. In seguito a tale notizia e senza accertarla, il comando 2a Armata, i 2000 uomini e gran parte del presidio dell'isola (finanza e carabinieri esclusi), si imbarcavano rapidamente [...] e prendevano il largo». «lnvece che tedeschi erano circa 700 cetnici armati di numerose mitragliatrici e armi individuali i quali portavano seco anche le fam iglie». ()uei cetnici, «in seguito all'armistizio ed alla conseguente occupazione dei presìdi italiani da parte dei comunisti», cercavano rifugio «a Lussino (territorio nazionale) per chiedere protezione alle truppe italiane» <261>.
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li Daino, il Traù, il Caleari stavano uscendo dalla lunga insenatura del porto, e «la navigazione procedeva regolare, salvo due colpi di artiglieria cli una batteri a di Lussinpiccolo, che vennero fatti sparare dal comandante di Marina dell'isola». «Sembra, infatti , - scriverà il generale Fabbri - che egli avesse saputo, non appena partito il Daino, che anziché di sbarco tedesco, trattavasi di sbarco di cetnici e per tale ragione ... diresse i due colpi sul porto». E quasi risentito, aggiungeva: «Non si comprende poi per quale ragione [avesse sparato - n.d.a.J, dato che il Daino usciva regolarmente dal porto stesso, in base ed un programma ben preciso ciel comandante d ' Armata che esso trasportava» !268l. Le colonne d 'acqua sollevate da quei proiettili dovettero impedire al generale di capire che i due colpi di cannone erano stati, probabilmente, l'ultimo richiamo cli Lussino a quegli ufficiali, a quei soldati italiani , nella speranza di vederli invertire la rotta.
I cetnici, «trovata l'isola quasi abbandonata [... ] ne prendevano possesso e vi issavano la bandiera jugoslava». Verso il 27 settembre i partigiani avrebbero attaccato Lussino, e «dopo due giorni di combattimento ne sopraffacevano il presidio, massacrandolo totalmente e gettando in mare i cadaveri, molti dei quali mutilati». «Al bakone del municipio di Lussinpiccolo, accanto alla bandiera croata, sventolava il tricolore italiano sul quale lo stemma Sabaudo era stato sostituito dalla stella rossa» <269>.
li Daino, in rotta per Venezia, venne fermato eia un sommergibile tedesco che, accertata la destinazione, lo fece proseguire. Per l'oscurità, il panfilo ed il Traù sostarono durante la notte davanti alle foci del Piave. Entrarono a Venezia nella mattinata del 12, ormeggiando alle Zattere <27oi. Il generale Fabbri, prese contatto con l'ammiraglio Emilio Brenta, comandante del Dipartimento marittimo, per avere un orientamento sulla situazione . Tornato a bordo, riferì che ,<la città e l'intera costa veneta erano ormai controll ate da tedeschi armati che procedono al fermo e disarmo di tutti i militari italiani; - che le autorità militari italiane di Venezia, compreso il Duca di Genova, avevano preferito dileguarsi in borghese anziché cadere in mano tedesca; - che la presenza nel porto del nostro comando [de lla 2a Armata] era impossibile e provocherebbe sicuri incidenti con le forze armate tedesche: - conseguentemente [l'ammiraglio J implorava l'E cc. Robotti a sciogliere il comando e abbandonare la città il più presto possibile, come ciel resto non era riuscito a fare l'Ecc. Gariboldi già catturato col suo comando il giorno innanzi a Padovm, m11•
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Si aggiunsero le insistenze del colonnello Bruto Brixio Bersanetti . comandante dei carabinieri di Venezia, e scriverà Robotti , «dovetti rinunciare anche al mio progetto cli reazione a lla violenza tedesca, contro la quale eia tre giorni cercavo di operare» P~l. Decise, quindi, cli «consegnare i 250 CC.RR. del comando al Comando Piazza [... ] - d i avviare tutto il personale cli truppa rimanente (armato, equipaggiato e inqua drato) al Com.do presid io cli Venezia; - di considerare gli ufficiali tutti del comando in licenza illimitata in attesa cli ordini; - di lasciare. non appena avvenuto tutto ciò, la città di Venezia; - cli distr uggere col fuoco tuLLi i carteggi di carattere riservato e riservatissimo (cifrari compresi) e versare il materiale trasportato [...J al Com .do di C C.RR. vicirliore» (m,. :i: :J::J:::::J::!::f:
Alle ore 14.30 ciel 12 settembre cessava cli esistere il Comando della 2 3 Armata, cl i quel l'Armata che il l 2 aprile del 194 1 aveva varcato il confine con la Jugoslavia e che, durante ventinove mesi <l'un tormentato presidio su territori nazional i e croati, aveva avuto 7.782 caduti, 4.740 dispersi, l 3.01 Ofe riti, 21 medaglie d'Oro individuali al Yalor Militare ,1.,J).
LE FORZE IN PROVINCIA Dl ZARA ED I PIA NI DI DIFESA Gli avvenimenti nei presìdi del XVII I Corpo d' a rmat a, pur nell'uniformil~l della inevitabile resa ai tedeschi o ai partigian i, ebbero caratteristiche e d aspetti diversi ma. nel loro insieme, danno la chiave cli le ttura di quel dramma vissuto da migliaia di uomini e dell a loro sorte. La difesa della provincia di Z ara (meno Sebenico che militarmente dipendeva dalla 'Bergamo') era articolata in quattro settori lCARTINA N . 30 - PAG. 1098]. Q ue llo sud-orientale , al comando del tenente colonnello \Vladimiro Nani (I e III battaglione del 291 ° fanteria - il II stava rientrando da Spalato - con i comandi rispettivamente a Ch is tagne (=Kistanje) ed Ervenico (=Ervenik); battaglione be rsagli e ri 'Zara ' a Zaravecchia ; un gruppo d'artiglie ria; bande anticomuniste; e le me nti de l genio. carabinieri e guardie cli finanza) con una l'orza complessiva di ci rca tremi la uo mini, ripar titi in una quindicin a d i presìdi. L'altro settore, il centro-sette ntrionale (292° reggimento cli fa nte ria) comandato dal colonnello A ugusto Lucchetti, con sede a Bencovazzo, su due battaglioni e comandi a Zegar ed Obrovauo, (il terzo si trovava a Tenìn), era articolato nei principali presìdi di Timeto (=Sm.ilcié), Carino, Obrovazzo, Bilisane,Zcgar e Bencovazzo. Infine i settori costiero (comando a Vodizze) e delle isole ( comando a Sale sull'Isola Lunga). complessivamente due battaglioni com -
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Dalmazia • Una cronaca per la storia (1943-1944) CARTINA N.
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Rapporto: l cm. = km. 8,500 I circoletti indicano i principali presìdi della divisione 'Zara' all'8 settembre 1943, compresa la piazzaforte di Tcnin (quadratino) in territorio croato. La piazzaforte di Dernis dipendeva dalla divisione 'Bergamo'. La linea continua indica il confi ne della Dalmazia annessa all'Italia con lo Stato di Croazia. Quella traueggiata indica il limite di settore del 291° reggimento, a sud, e del 292°, a nord.
L'A rmistizio in D afma::,io
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plementi granatieri con guardie di finanza, carabinie r i, cd il personale dei posti d i vedetta de lla Marina 12"'1• Infi ne la Piazza di Zara - d ue compagnie p residiarie alpini ( 152" e 343"), una compagnia fuci lieri del 292° fanteria, una balleria da 75/13, il gruppo contraere o della difesa terri to ria le (Di.Ca.T) - a tr8 settembre, con l'arrivo da Spalato di parte d e l comando de l XYifl Corpo d 'anna ta, e con g li orga nici d e l comando d ivisio ne comprendeva circa seimila uomin i fra E sercito, Marina, Aeronautica. carabinieri , guardia di finanza, milizia po r tuale, foresta le, serviz i d i commissa ri ato. sussiste nza, intende nza, cd a ltri (176l . Il gene rale Spigo. sin dalle prime o re <lei 9, aveva dato o rdine di costitu ire uno schiera me n to che, da Zermagna paese, andava dire ttamente a s ud, e raggiunto il C he rca , proseguiva su Pe rcovich. piegava per Pergo mel (fra Sebenico e T raù), volgendo poi in di rezione d i Clissa. Da quì, proteggendo Spalato. arrivava al mare nella zona <li Stobrezio ( =Stobreé. s ud -est d i Spa lalo) . li pia no p revedeva il ripiegamento dei presidi delle tre piazzefort i (Tenì n. Dc rnis e S ig no) che s i tro vavano in te rritorio cro ato e d ove. accanto a lle truppe itali ane . vi erano reparti domobranci e ustascia. Per tutte e tre, in base agli accordi degli A lti comandi era stata dis posta la sostituzione dei reparti italiani con truppe tedesche che, da l 6 sette mbre, s i e rano ·già portate in :wna. li p residio di Tenìn (divisio ne 'Zara') doveva ri piegare su Chistagne, que ll i d i D e rnis e d i Signo (ambedue d ivisione 'Bergamo') rispettivamente a Konjevratc (nord-est di Sebenico ) cd a Spala ro m'>. :;:*:)****
Nelle stesse ore in cui Spigo impa rtiva q ueste disposizioni, il co ma ndo ted esco di rnmava I' "Ordine n. I - Per orie nta me nto d e ll 'Esercito du rante l'occupazione della costa A driatica". D opo la p remessa, «il Maresciallo Badoglio ha dichiarato la resa incondizionata delle forte armate italiane e sì è impegnato a co mba tte re a fi anco degli alleati , contro chiunque porti le armi contro l' Italia», avve rtiva che «l'atteggiame nto de lle truppe [italia ne] d islocate sulla costa adr iatica, non è a ncora chiaro». Pe rc iò. no n escludendo «la possibilità di una resistenza armata <la parte degli Italiani, come a nche r...] di un aumento dell'azio ne partigiana», ordinava cli «dare addosso agli italiani, senza dare importanza a lla loro supe riorità numerica». L'aviazio ne - tedesca e croata - d oveva «spezzare ogni resistenza con azioni fu lminee dirette sui pun ti strategici più importanti per dare la possibilità alle trup pe terrestri di sping.ersi velocemente verso la costa» <ml.
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Dalmazia - Unn cronaca per la slOria
NELLE PIAZZAFORTI IN T E RRITORIO CROATO
A TENIN A ll'al ba de l 9 settembre, nella Piazzaforte di Tenìn il tenente colonne llo Renato Lalli, comandante interinale dell' 11 ° reggimento bersaglieri e del presidio venne avvertito che truppe tedesche si stavano concentrando davanti al caposaldo della strada eia Dernis, e chiedevano cli entrare nelle opere. «Riesco a parlare - scriverà Lalli - con un comandante di reggimento. A costui faccio osservare la provocazione da parte sua, e lo avverlo che se i suoi soldati si avvicinano ancora ai reticolati, saranno presi a fucilate( ... ]. Il tedesco mi assicura di non fa r muovere i suoi soldat i [... ] sino a quando non arriva in posto il suo comandante di divisione»<,ni.
Il generale Karl Eglseer arrivò verso le 8,30 «con largo seguito di ufficiali e sottufficiali»<2801 • «E' molto eccitato, - scrive La Ili - dice che si presenta in forma cli nemico e non di amico come il giorno 7, ed afferma cli esserne mo lto spiacente. Impreca contro il maresciaJJo Badoglio, che sin dal 3 settembre ha concluso l'armistizio, e lo definisce il traditore più vergognoso della storia militare cli tutti i tempi [...]. Soggiunge che per le ore 12 le sue truppe debbono essere in città [a Tenìn]». Il generale G iangrieco, comandante della Piazza, gli oppose di non aver alcun ordine in proposito. «Al che il germanico risponde che non vi potrà mai essere un ordine italiano che modifichi quello da lui ricevuto nei riguardi dell'entrata in città delle sue truppe». E , direttamente a Giangrieco, «l'avverto che in caso di conflitto, dato che nessun d ubbio può esserci sull'esito dello stesso [... ] lei me ne risponde personalmente» (,si i_ «Proprio in quel momento - scrive Giangrieco - mi veniva data la comunicazione col mio comandante di divisione lla 'Zara ' , generale Carlo Viale]» l282l che gli ordinava di ripiegare eia Tenìn su Chistagne. La situazione 'pol itica' di G iangrieco, oltre che 'militare', non era delle più agevoli. Dopo l'ordine di Badoglio di opporsi alle minacce 'd 'altra provenienza', e que llo precedente ma ancora valido di consentire alla 'Jager' il transito ma non l'ingresso a Tenìn e cli trattare i tedeschi da 'camerati', non aveva ricevuto alt re disposizioni. Ora, improvvisamente, gli si chiedeva di far ripiegare - sotto gli occhi dei tedeschi - un presidio di tremi la uomini e di distruggere i materiali non trasportabili (2~:11• Altrettanto del icata la sua posizione con i cetnici che, già dal 6, all'avvicinarsi dei germanici si erano ri tirati nella zona cli Kosovo (a s ud di Tenìn) . Poche ore prima, durante la notte sul 9, aveva mandato a chiamare il pope Dujié, chiedendogli di attaccare i tedeschi qualora avessero cercalo di
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forzare la strada per Tenìn, e nello stesso tempo lo aveva consigliato - data la nuova situazione - di accordarsi con i partigiani. 11 pope «accolse la prima, ma non la seconda richiesta» C2"'l, ed ora il generale, non avendo ulteriori notizie di Dujié, era incerto sulle decisioni dei cetnici non appena i tedeschi si fossero mossi. In quei momenti poteva accadere di tutto, anche perché a Tenìn c' erano cli stanza due battaglion i domobranci dall'atteggiamento intuibile. Inoltre, non è escluso che dopo le manifestazioni della sera prima, in Giangrieco si fosse insinuato qualche dubbio sulla ' tenuta ' dei soldati. Avevano dimostrato un «evidente segno di sollievo all'annuncio dell'armistizio», e «viva gioia con canti e grida di 'Viva la pace', ' Abbasso la guerra'»r"».
Il generale, preso fra la telefonata di Viale che gli ordinava di ripiegare e la richiesta di Eglseer - lì presente - di entrare a Tenìn, non nascose al comandante della 'Zara' le proprie perplessitù. E la semplicistica ri sposta che riceve tte app are emblematica di quei momenti: «Se essi entrano eia una parte, tu esci dall'altra». Giangrieco, per tirarsi fuori dallo stallo in cui si trovava, con altrettanta semplicità domandò ad Eglseer se gli avrebbe impedito o meno il ripiegamento ciel presiclio <2""1•
A questo punto le relazioni di Lalli e di G iangrieco ricordano gli avvenimenti in modo diverso. Per G iangrieco, Eglseer «mi chiese: " In che direzione". Risposi: " Raducicco". Dopo un altro momento cli silenzio mi disse che mi avrebbe data una risposta più tardi. ma che intanto aveva bisogno di attraversare Knin» l2~1l . Per Lall i, invece, «il tedesco risponde di non aver nulla in contrario, e che non s i oppone affatto al movimento. Dopo di ciò se ne va» <2«-'>.
Partito Eglseer, Giangrieco - secondo Lalli - «ordinò cli predisporre i reparti per l' uscita dalla Piazza» (Z,'<ll . li generale, invece, scriverà cli aver ordinato al comandan te del Presidio ed a q ue llo dell'artiglieria di approntare i reparti per resistere ai tedeschi trovando, pe rò, in tutti e due una notevole freddezza, tanto che ripeté l'ordine. «Lalli uscì scuotendo il capo. Il comandante cie l 'Chiarle' [gruppo di artiglieria - n.d.a.] si diresse verso la porta, dicendo che avrebbe aperto il fuoco con un paio di pezzi. perché le postazioni fisse non consentivano cli più>, 12·•0, . G iangrieco, per rendersi conto se i capisaldi fossero stati posti a difesa, salì sulla terrazza del comando, ma vide «scendere tranq uillamente,
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Dalmaz ia - Una cronaca per la .1·1o ria
attraverso il posto di blocco [per Dernis - n.d.a. Jche non reagiva, una numerosa fila cli carri armati che dopo poco entrava nell'abitato». Scese in strada e si trovò di fronte ai carri che avevano preso posizione intorno alla sede del Comando. «Sopraggiunto il gen. Eglseer, mentre dei soldati tedeschi mi puntavano cont ro le armi - scriverà Giangrieco - mi disse: "lascio le armi agli ufficiali"». «La resa di Knin, non dichiarata, era avvenuta di fatto» <2<>1>. Diverso il ricordo di Lalli. «Verso le 12,30 il generale tedesco è (ermo al comando di settore. Un autocarro militare guidato da autista italiano si arresta a pochi passi dal generale. Scende un ufficiale tedesco e si presenta al generale suddetto. Dopo lo scambio di poche parole sono chiamato in causa. L'autocarro che si è fermato è carico di munizioni. E ' stato scoperto al posto di blocco del caposaldo 2, mentre tentava di uscire dalla Piazza. L'autista ha parl ato. Ha detto che le munizioni erano destinate ai cetnici [... ], pare che l'ordine all'autista sia stato dato personalmente dal generale Giangrieco». (Gli accordi della notte?). «Sfuriata de l tedesco che definisce sleale il nostro comportamento». «Per tale fatto ed altri incidenti inevitabili in simili circostanze, il tedesco si crede in diritto di venir meno alla parola data e si oppone alla nostra uscita dalla città e dichiara il presidio prigioniero» <2921 • «Il gen. Eglseer - ricorderà Giangrieco - mi fece chiamare più tardi sulla via chiedendomi di far ammainare la bandiera del comando settore. Gli chiesi che ciò avvenisse con tutti gli onori, come di consueto, il che fu concesso ed attuato» . «Dopo l'ammainamento, ogni ufficia le ricevette una lembo della bandiera» <293J_ Frattanto, per ordine di Lalli , veniva bruciato il labaro dell'11 ° bersaglieri e le parti metalliche, ridotte in piccoli pezzi , disperse nel fiume Cherca (29-•i. Il presidio di Tenìn, con i suoi tremila uomini. aveva cessato di esistere. Due ufficiali passarono ai tedeschi: non risulta alcun soldato. Una sessantina di bersaglieri si unirono ai domoÌ>ranci (295 > e probabilmente altrettanti soldati passarono dai partigiani. Inoltre «200 militari di truppa, ed alcuni ufficiali riuscirono ad evadere [dai tedeschi] e a rinforzare i cetnici» 12961.
A DERNIS
La 'lager' era giunta nella zona di Dernis il 6. Al suo passaggio due compagnie italiane ed una ustascia avevano reso gli onori . Il presidio,
L'Armistizio in Dahnazia
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agli ordini del console Paolo De Maria, era costituito dalla 39a legione della ex-Milizia volontaria sicurezza nazionale (M.V.S.N.) con una batteria divisionale su quattro pezzi, una compagnia mortai da 81 , cd il 220° battaglione T.M.: complessivamente milleduecento uomini. Militi ed ufficiali avevano disciplinatamente superato il trauma del 25 luglio. Pur avendo sostituito i fasci con le stellette e rinunciato alla camicia nera, comprensibilmente erano rimasti ancorati ai presupposti ed alle origini della loro Arma. Ed in quei quarantacinque giorni avevano continuato a combattere i comunisti con lo stesso animo. Perciò, quando 1'8 settembre appresero da una radio estera che l'Italia aveva chiesto l'armistizio, «sbalordimento generale e, più che meraviglia, una certa incredulità - scrive nel s uo ' Diario' il capomanipolo Ido Zilianti - si impadronisce di tutti noi». Quasi per rifiutare una realtà, che nell'intimo del le proprie riflessioni ciascuno aveva probabilmente già considerato, si pensò ad «una mossa propagandistica del nemico». «La notizia è troppo sbalorditiva per essere creduta, cosi su due piedi». Poi, il comunicato dell 'E.I. A. R. (Ente Italiano Audizioni B.acliofoniche). Pur non essendovi più dubbi, permanevano le perplessità. «Troppo laconico e sibillino è il messaggio, e troppo complesso se davvero dovesse essere considerato come un ordine operativo»< 2'171 • Il console parlò ai militi ed ai soldati, «preparandoli ad ogni evenienza, anche a quella di reagire contro i tedeschi se (.. .] attaccati». Ma dai contatti telefonici con Sebenico, sede ciel generale Paolo Grimalcli, comandante della fanteria della 'Bergamo' cli cui faceva parte la legione, «si capisce che nessuno sa quali pesci prendere, data la fulmineità della notizia, la mancanza di istruzioni precise e la troppa lontananza dei nostri Comandi Superiori tra loro» <29si. Venne respinta una proposta ciel comando tedesco di abbinare loro sentinelle a quelle itali ane. E non insistettero, forse perché «a mezzanotte il comando della divisione tedesca smentisce la notizia deil 'annistizio, su informazioni direttamente pervenute da Vienna e da Berlino» <2wJ. Il mattino, alle nove, il console De Maria comunicava all a ·Bergamo' (a Spalato) che «una forte colonna fgermanica] ha forzalo il posto ùi blocco dell a stazione», ed il generale Becuzzi gli ordinò di «impedire l'occupazione di Prnis ad ogni costo» <-'00>. Ma un ora dopo , al comandante della 'Bergamo' perveniva dal corpo d 'armata l'ordine cli sgomberare Dennis su Scardona. Bccuzzi, non riuscendo collegarsi con il console, chiamò il generale Grirnaldi a Sebenico e lo incaricò di ritrasmettere le nuove istruzioni <30i>. «Comunicai subito l'ordine al cons. De Maria - seri-
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Dnlmn zin - Una cronaca per In Slori(I
verà il generale Grimaldi - ma questi mi rispose che non gli era possibile muoversi perché già bloccato da reparti tedeschi» (.J<B>_ Fra i militi , l'ordine di resistere aveva determinato comprensibili perplessità per la sproporzione delle forze - «se i tedeschi dovessero attaccarci sarebbe per noi una carneficina» - e quello di ripiegare s u Scardona appariva «assolutame nte impensabile». «Abbandonare, combattendo contro un nemico 14 volte superiore come numero e molto più come mezzi. una base fortificata, ed incamminarci su una strada occupata dai partigiani, sarebbe come mandare a morte certa un migliaio di uomini »p;u1_ l tedeschi, in un primo momento, cercarono d 'impadronirsi del centro-radio ma, di fronte all'atteggiamento dei militi desistettero. Però, poco dopo, entrarono con i carri armati sin dentro il principale caposaldo puntando i pezzi. Momenti irripetibili , per quegli uomini . Considerazioni , giudizi, recriminazioni, dubbi, si sovrapposero nei loro animi , come scrive Zilianti. Gli uni più amari e destabilizzanti degli altri. «Finire così ignominiosamente di fronte a queste popolazioni [... ] dopo inenarrabili sacrifici che ognuno di noi ha compiuto!». «Perché avremmo dovuto combattere contro il nostro alleato cli ieri?» . «Perché noi [dell a milizia n.d.a.], che dopo il 25 luglio avevamo abbandonato qualsiasi idea di partito. che abbia1110 voluto e cercato allora il combattimento, lieti ed onorati cli fare ancora qualcosa per la nostra Patria, avremmo dovuto ciecamente obbedire agli ordini di chi , senza scrupoli , ci mandava a morte sicura?». E riaffiorava il risentimento per la scarsa considerazione in cui la M.V.S.N. era stata tenuta dall'Esercito. «Soprattutto quest'ordine ldi ripiegareJ ci ha dato la sensazione che i nostri superiori si servivano di noi per i loro scopi puramente egoistici e per salvare le loro persone» <305 >_ Infiniti i 'perché'. Perché era stata permessa l'occupazione di Pantelleria? Perché erano state spalancate le porte d' Italia al nemico? Perché lo Stato Maggiore aveva chiesto l'armistizio proprio adesso? Perché in Balcania, migliaia e migliaia di soldati venivano abbandonati a se stessi, senza il minimo appoggio, in balia di tre nemici: i tedeschi , i partigiani e gli usta. ').. scia
«Queste ed altre molteplici considerazioni si affacciano nei nostri animi affranti , avviliti, vilipesi. Avvenimenti così gravi, e che si sono svolti in pochissime ore, ci banno moralmente annientati; le nostre preoccupazioni per il nostro immediato avvenire sono enormi, anche le nostre famiglie vivranno ore di indescrivibile ansia!» <,o1,J _Di fronte al crollo cli una situazione politica, militare e psicologica il console De Maria chiese «la
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resa con l'onore delle armi. allo scopo di evitare un in utile annientamento» (-"11l. Erano da poco passate le 12,30. Il giorno successivo. mi liti e solda ti accolsero la proposta dei germanici di combattere al loro fi anco. ma a condizione di non ?·estare in Croazia, di venir inviati in Italia, di non essere mai impiegati contro forze italia ne, di ve nir armati in modo adegua to ai compili che sa rebbero sta ti loro affida ti l-''~'1. U n telex informava il comando de lla 2a /\rmata corazzata tedesca che: «Truppe fasciste Drnis vogliono combattere at nostro fianco in qualità di legioni fasciste . Morale e spirito combattivo socldisfacenLi»!"191, E d il gene rale Eglseer comunicava a l co nsole Dc Maria: «Ho chiesto a i Comandi su periori che le truppe rimangano nella loro formaz ione e con il loro armamento per poter combatte re fuori dalla Dalmazia[ ... ] a fianco dei tedeschi [... ]. U na decisio ne a rigua rdo non mi è a ncora perven uta>> <3w1. Alcuni giorni dopo, in un ' rappo rto' della 'J ~iger' si legge: «C' sla to o rdinato cli inviarle a l più p resto ne ll' inte rno, equ ipaggiate con armi leggere per la costituzione di reparti che vogliono spontaneamente combattere a l nostro fianco» <.mi_
A SIGN O Se. per i tedeschi, Te nì n era importa nte come porta d ' ingresso in Dalmazia. e Dcrnis pe r il controllo del porto di Se be nico . l'interesse per S igna ( =Sinj) era determi na to dalla s ua posizione alle spalle di Spalato e da l campo c1·aviazione. A S igno, la sostituzione con le l'o rze te desche dei repnrti italia ni (25° reggimento fa nteria della ·Bergamo') . che convivevano con due battagl ion i ustascia e d uno di domohra11 ci, era stata concordata per il 9 sctle mbre. « I te deschi avre bbero dovuto a fflu ire via ma re e po i, a uto trasporta ti da Spa lato a Sig no». «Invece co minciarono ad affl uire a Sig.no aviotrasportati nel pome riggio de l 7 settembre» ,mi_ Durante 1'8. su quel campo. con una successione di nove apparecchi era no sba rcati circa trecento uomi ni . Il tene nte A ldo Parmeggiani, comanda nte di un caposa ldo, ricorda che «co n i cannocchia li li abb ia mo osserva ti per tu tto il pome riggio: nostri autocarri li ha nno portati in paese» 1' 1·'>. A sera , giunse l'an n uncio che l' Italia aveva fi rmato l'a rmistizio. Pa rmeggia ni rimase sconvo lto. «Faccio aduna ta de i capisald i 3 e 4, e ai fanti schie rati in a rm i. ciò la notizia. ne espongo la g ravità per l'Italia dove scoppie rà certo la guerra civi le». « cssuna manifestazione. massima disciplina, si a tte ndono ordini e dire ttive» (-'1J 1. Poi, l'ultimo prcscntat'a rm.
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Dalmazia - Una cronaca per la s/oria
Quasi subito gli giunse dal colonnello Antonio Destino, comandante del Presidio, conferma degli ordini impartiti d' iniziativa. II colonnello, a Signo, aveva convocato a rapporto gli ufficiali, e le considerazioni erano state mollo brevi: «armistizio, tregua d'armi», perciò «la situazione sul nostro fronte resta immutata; proibita qualsiasi manifestazione» <315l . Il mattino dopo (9 settembre), al colonnello pervenivano i primi ordini dal generale Becuzzi: «Le truppe tedesche in Signo siano rese inoffensive; sia impedito che altre truppe tedesche raggiungano Signo; sia inutilizzato il campo cli aviazione» e, confortato dalle notizie che Destino gli dette, comunicava al Corpo d'armata: «A Signo tutto è normale» <3 1•'>. Quindici minuti dopo, Becuzzi veniva richiamato dal capo cli Stato Maggiore del corpo d'armata, colonnello Pietro Barbèro. Gli impartiva un ordine con due disposizioni, ma poco conciliabili fra loro: «Disporre fermo tedeschi che sono a Signo», e «sgomberare presidio Signo, distruggendo quello che non si può portare appresso» O" l. Il colonnello Destino, trasmise a tutti i capisaldi, sia per filo sia per motociclista, l'ordine cli resistere avvertendo che gli aerei tedeschi e croati dovevano essere considerati nemici, q uelli inglesi amici. Ma alle 12,30 diramò un nuovo ordine: «Scendere in Sinj e consegnare le armi ai tedeschi» c.118). Non si trattava più cli fermare i tedeschi e di sgomberare, ma di arrendersi . Ancora alle 11 Destino, telefonicamente, aveva fatto sapere al comandante della ' Bergamo' che, in esecuzione de ll'ordine cli sgombero, riteneva «entro sera di essere a Spalato, ricuperando tutto» <"9>. Poco dopo, aveva ricevuto nel proprio ufficio un maggiore tedesco dei reparti aviotrasportati. Colloquio cordiale, forse per definire qualche dettaglio prima ciel passaggio delle consegne. Mentre stavano parlando «bussarono alla porta; il piantone italiano tratteneva un motociclista tedesco che parlava fitto fitto nella sua lingua e mostrava un dispaccio. Il colonnello fece segno di farlo entrare. TI maggiore tedesco chiese il permesso di leggere. Come ebbe letto, abbozzò un sorriso, puntò la pistola sul colonnello e disse: "La città è nelle nostre mani, non potete farmi resistenza: d'ordine del Comando Supremo Germanico, voi siete mio prigioniero"»<,20>. Il tenente Azzardi, da un posto telefonico di fortuna, riusciva ad avvertire frammentariamente il generale Becuzzi: il colonnello era piantonato nel suo ufficio; i tedeschi avevano occupato il comando ed alcuni capisaldi; le batterie erano state bloccate; la Piazza era in mano a cinquecento tedeschi, mille ustascia, e settecento domohranci. Bccuzzi, cli fronte a queste notizie, avrebbe impartito l'ordine «ai capisaldi di Signo di
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aprirsi la strada con le armi e ripiegare a Spalato» <3211, ma non si sa c hi lo ricevette. Alle J5.40 il colonne llo Destino riusciva, e sarebbe stata l'ul tima volta, a parlare per te lefono con il comandante della 'Bergamo·. Comunicava di esser «chiuso nel comando e soverc hiato: i soldati vengono d isarmati dai tedeschi e dagli ustascia» ui: 1• Sul campo d 'aviai io ne continuava l'afflusso dell e truppe avio trasportate; ne lla g iorn ata sarebbero a tterrati ve ntidue apparecchi . I nce rtezza e confusione nei capisaldi esterni. Qualche ufficiale propose di passare ai partigiani. TI tene nte Parmeggiani è deciso, e con lui i tre ufficiali della compagnia. Ma prima vuol senti re i soldati. Chiama l'adun c1la e parla ai suoi uomini . «1 tedeschi scesi in Italia sono nostri ne mici: nostro dovere è combattere». «Anche il solo interesse deve consigliarci a non cadere loro p rigionieri: ch i vuol combattere contro i tedeschi passi con no i ufficiali a i partig ian i». Però, «solo Tongia ni e Franchi si offrono volo ntari (.. .]. A lcuni sono incerti e mi guardano - scrive Pa rrneggiani - e aspettano una parola . resterebbero con me se li chiamassi». «Sono deluso, non li chiamo; li vedo allontanarsi portando gli zaini e gettando armi e munizioni»<m>.
NELLA GIURISDIZIO E DELLA DIVIS IONE 'ZA RA'
A ROSKY SLAP I tedeschi, durante la mattina del 9, entra rono anche in provinc ia di Zara. Un re parto. prove niente dalla strada di Tenì n, giunse a Rosky Slap (circa 8 km a s ud-sud-est di Chistagne) pres idiata da ottanta soldati. li comandante respinse la richiesta di deporre le armi. e ne dette immediata notizia al colonne llo Wladimiro Nani. a Ch istagne, che gli ordinò d i te mporeggia re, di non fars i disarma re e, se necessario, cl i opporre resistenza, in modo d a darg li tempo d i sopraggiungere con i rinforzi. I tedeschi, «di fronte al nostro deciso atteggiamento», scriverà Nani. non insistettero in attesa di ord ini dal loro comando <·1~·11• Anche a Rosky Slap, come a Tenìn, a D e rnis. a Signo. i germanici più che per il numero furono agevolati dc1lla preminenza ·psicologica' che avevano conseguito. Una resistenza - a nche se non avrebbe mutato il risultato fina le - sarebbe s ta la possibile, come lo fu per i pa ri ig iani a Spalato. Ma questi s i sentivano sulla cresta dell'oncia ne lla convinzione di esser stati, solamente loro, a rar crollare in D almazia l'esercito italiano. Il soldato, invece. interpretò l'armistizio come la cessazione da ogn i combatti-
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mento, e sorse in lui il naturale desiderio d i tornare a casa. Certo si è che la sorte di quell'ignoto presidio di Rosky Slap, come d i tutti gl i altri., fu condizionata dagli ordini. Q uando il colonnello avvertì la 'Zara ' di ciò che stava avvenend o e degli ordini impartiti, «il comando cli d ivisione[ ... ] approva le disposizioni date al presidio di Rosky Slap, ma prescrisse scriverà Nani - cli tenere [con i tedeschi - n.d.a.] la seguente linea di condotta "reagire ad eventuali atti di forza ma senza ricorso a mezzi estremi e senza spargimento di sangue"» n25>. Ordini nati lontano dai campi di battaglia nella illusione di u na velleitaria soluzione politica, più che nella ragionata valutazione di u n piano militare. Perciò, nella elementare logica anche ciel più piccolo reparto, la resa fu inevitabile.
Con la perdita delle Piazzaforti d i Tenìn, Dernis e Signo, divenne impossibile organizzare la li nea cli sbarramen to Zermagna-Cherca-Percovic h-Pergomet-Clissa-Stobrezio. Perciò Spigo, nel pomeriggio del 9, «disponeva che, a modifica dello schieramento previsto col precedente ordine, sia assunto lo schieramento previsto per le teste cli sbarco a Zara, a Sebenico e Spalato» P 2">. Il piano, per quella di Zara, prevedeva il ripiegamento dei presìdi ed il loro attestamento in capisaldi lu ngo una linea cli resistenza che, andando da Ca rino (=Karin, s ul mare omonimo a nordest di Zara) direttamente a sud sino al lago di Aurana, passava per Bencovazzo <327'. Ma anche questo piano non potè esser realizzato, ed i reparti avreb bero cercato di portarsi dentro la limita ta m.a più sicura cinta fortificata di Zara.
A CHISTAGNE E GEVERSCHE Nel settore sud-orientale - comando a Chistagne - lV EDI RETRO CAR30, PAG. 1098] i presìdi più esterni non fecero in tempo a schierarsi sulla linea cli resistenza intorno a Zara per la rapidità dei movimenti tedeschi. Solamen te quello di Zaravecchia, località sul mare (24 km a sud-est di Zara) sarebbe ri uscito a raggiungere la città senza esser d isarmato. Il comandante del settore, colonnello Nani, ricevuto l'ordine di rip iegare, ed essendogli stati assicurati gli au tomezzi dalla divisione, d ispose il movimento su Chistagne dei reparti dislocati a ridosso della frontiera (Ervenico, Mocropolje, Raducicco, Manoilovac, ecc.): il concentramento sulla strada per Zara di q ue lli che avrebbe potuto raccogliere lungo il percorso; l' immedi ato movimento su Zara con mezzi propri per i presìdi eccen trici (vedi Zaravecch ia) rispetto all'itinerario dell a sua colonna. I due più me ridionali - Dubraviée e Scardona - passavano agli orTINA N.
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dini della 'Bergamo'. I civili italiani che risiedevano a Chistagne, sa rebbero partiti con i soldati. I movimenli dei si ngoli presìdi, nonostante alcuni attacchi partigiani che causarono qualche perdi ta, non subirono a pprezzabili contrattempi t 328>, e la mattina del 10, con quaranta autocarri inviati dal comando divisione, il colonnello lasciava Chistagne. Quantunque si fossero già fatti sentire gli effetti dell'armistizio, non di meno i soldati, avvertiti che i pa r tigiani avevano predisposto alcuni sbarramenti lungo la strada, apparivano «completamente alla mano [...J cd in condizioni cli batte rsi» (329 )_ La prospettiva di abbandonare defin iti vamente quelle zone dava loro sufficiente animo. «Dopo circa un ora, me ntre la lesta della colonna veniva attaccata all'altezza delle prime interruzioni stradali e si spiegava per affrontare il combattimento, sensibili forze motorizzate e corazzate tedesche, provenienti da Knin , raggiungevano [d a tergo), circondavano e sopravanzavano la colonna , mettendo in fuga con la loro presenza i partigiani» <.1·" >. I tedeschi bloccarono la colonna, mentre i solclat.i buttavano gli otturatori e gli alzi dei pezzi o li danneggiavano, inutilin:ando le mitragliatrici e distruggendo i documenti di carattere segreto. 1
Alcuni giorni dopo su l Giornale di Dalmazia sarebbe stato pubblicato un servizio del corrispondente di guerra, doltor Hans Rabl, dove s i leggeva: «ll comandante ltedesco] decide cli agire immediatamente[ ...] . Due carri armati ed una compagnia 'cacciatori ' procedono per chiudere la strada verso Zara. Cinquecento metri avanti é fermo un convoglio italiano. Dopo qualche tempo si avvicina un ufficiale italiano e dopo rapide trattative si può continuare. I soldati gettano con rassegnazione le armi». Il giornale, a questo pumlo, sintetizza alcune righe ciel testo di Rabl con queste parole: «ma agli ufficiali viene concesso cli conservare la pistola»(:i:,i)_Le frasi riassunte dall'originale invece dicevano: «Gli altri [ufficiali] sono privi cli interesse, e rassegnati come i loro uomini che buttano sugli autocarri le loro armi, e seguono i loro ufficiali ai quali vengono lasciate le pistole. Non vi è segno cli dolore , di abbanimento, cli vergogna, soltanto un senso cli liberazione per essere usciti dalla lotta, dall'obbligo di lottare» <33''. Dive rso il Rapporto sulla situazione del comando della ·Jager' dove si legge: «G li italiani avevano lì [a C histagne - n.d.n.] un reggimento rinfor7alo, che si è dovuto disarmare, nonostante le dichiarazioni del comandante di reggimento di voler combattere spontaneamente al nostro fianco , poiché e rano completamente demoralizzati» '''-'J. Lasciate le pistole agli ufficiali, i soldati disarmati furono riportati a Chistagne dove, riferisce Nani, «a llo scopo di impedire che la bandiera del reggime nto potesse cadere in mano straniera il sottoscritto ne effet-
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tuò la distruzione a mezzo del fuoco , mentre la freccia veniva sotterrata». E prosegue: «preso contatto con il comando della 114" divisione tedesca, allo scopo di aver precisazioni circa la sorte del reggimento, il sottoscritto [in contrasto con quanto registrato dalla 'Jager', ma forse più probabile n.d.a.] decl ina l'offerta fattagli di continuare a presidiare Chistagne ed altre località lungo la rotabile per Zara, ed ottenne di poter raggiungere questa ultima località lZaraJ con le truppe riarmate di fucile e con un caricatore a testa onde essere in grado di difendersi se nuovamente attaccati dai partigiani» c:;3'J. Non è agevole identificare la linea di condotta assunta eia Nani. poiché il maggiore I-Ians Teissl da un 'altra versione: «il colonnello Nani, non è del parere di portare a Zara le sue truppe [... ] perché le ritiene fortemente comuniste. Non le vuole più adunare». E, supponiamo per questo motivo «il colonnello con i suoi 1500 uomini è stato trasferito a Zara [... ] insieme al III battaglione del 714° reggimento '.lager'>> ,.,.15). Lungo la strada (percorsa a piedi in tre tappe) Nani trovò i soldati dei presidi di Rosky Slap e di Geversche (UJ battaglione comandato dal tenente colonnello A ntonio Badini). Con una certa sorpresa vide che questo battaglione, parzialmente armato, presidiava il campo di aviazione di Zemonico. Jl JO, Badini aveva concentrato a Geversche i propri uomini per attendere la colonna Nani ed aggregarsi. Durante l' attesa i soldati avevano visto diversi autocarri - erano stati inviati dal corpo d'armata che ignorava l'analoga iniziativa del comando divisione - diretti a Chistagne per prelevare quel presidio. I mezzi, alcuni chilometri dopo Geversche, trovando la strada interrotta dagli sbarramenti posti dai partigiani erano tornati indietro. Badini colse l'occasione e, caricato il battaglione, diresse su Zara. Lungo il percorso raccolse il presidio cli Ponti cli Bre berio, me ntre i volontari delle bande anticomuniste s i davano alla macchia per proprio conto. All'altezza cli Naclino-Zemonico i tedeschi , che sin dai primi di settembre avevano in uso il campo cli aviazione, bloccarono la colonna , requisirono gli autocarri, disarmarono i soldati e, sotto scorta , li trasferirono a Zara 13-'(,J . Sin qui, quanto ebbe a riferire il colonnello Nani. Ma la narrazione non collima con quella del sottotenente lvio Venturini che faceva parte del battaglione di Badini. Egli riferirà che «durante la notte fl"ra il 9 ed il 1Ol i partigiani non si fecero vedere e così con gli autocarri giunti, al completo, il mattino dopo alle 10 circa entravamo a Zara» !3}7l _ Notizia estremamente sintetica, e se da un lato appare strana la mancanza di un qualsiasi accenno al disarmo dei soldati, dall 'altro sem bra altrettanto strano che non siano stati fermati al posto cli blocco. Tuttavia il ricordo di Venturini sembra trovare un avallo ne lle parole del ge-
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nerale Viale, quando scrive: «Le truppe della divisione, cadute in mano dei tedeschi [... ] furono accompagnate a Zara disarmate ad eccezione di un battaglione che aveva dichiarato di collaborare e che poi passò al completo ai partigiani» p.,s>. E fu questo di Badini. Può darsi - atte ne ndosi a quanto scriverà il comando tedesco - che il tenente colonnello non appena arrivato a Nadino abbia offerto la propria collaborazione. Da quì il proseguimento per Zara senza consegnare le armi, ed il successivo incarico di presidiare il campo di aviazione, ma che - secondo Nani - sarebbe avvenuto «in piena intesa tra il comando di divisione e quello partigiano in vista del vantaggio che offriva avere truppa annata nei pressi dell'aeroporto di Zemonico» (339•_ Badini presidiò Zemonico e, in effetti dopo alcuni giorni passò ai partigiani con l'intero battaglione. La 'Jager', nel diario di guerra eia una diversa versione: «Nella notte il battaglione italiano più fedele, comandato da fascisti , che era stato impiegato in prima linea a Zara, è stato sopraffatto da forti bande e fatto prigioniero. Comandan te Badini, vecchio fascista» P ·11•>. Però, a ricordo di alcuni ufficiali allora a Zara sembra che, motivazioni a parte, l' ipotesi più veritiera sia la prima.
A BENCOVAZZO A Bencovazzo, sede del comando ciel 292° fanteria (settore centrosettentrionale) [VEDI RETRO C,\RTINA N. 30, PAG. 10981, i soldati appresero la notizia dell'armistizio verso le 17 cioè, daLa l'ora, o da una radio estera o dai partigiani. Incontenibile l'entusiasmo. «Ad un tratto salta fuori il trombettiere e a tutto fiato chiama l'ad unata [... ]. Mai una adunata così rapida e completa, tutti entusiasti cli attendere la parola e la conferma ciel colonnello» 11 colonnello Lucchetti, <<con una faccia turbatissima. insolita, perché era sempre seren o e sorridente, si leva la bustina dalla testa, la stringe spasmodicamente tra le mani, quasi volesse stritolarla». Le sue parole furono una doccia fredda. «Io non so, non so chi sia stato a diffondere questa falsa notizia, perché fino a prova contraria è falsa, ché se fosse vera avrebbe dov uto darla il nostro bolle ttino, non quello del nemico» (.; n ) _ Poi, il comunicato cli Badoglio, li colonnello pose in all arme i posti di blocco ed i capisald i, «dando ordine di far fuoco contro chiunque si fosse avvicinato» <3~2i . Verso mattina ricevette dal generale Viale l'ordine di far ripiegare i presìdi su Zara «per imbasdire la difesa di quella importante base logistica», meno quello cli Bencovazzo, che doveva costituire uno dei capisaldi dell a linea cli resistenza . Viale, nello stesso tempo incaricava Lucchetti di «ricercare
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contatti coi partigiani per far cessare le ostilità contro cli noi, ed accordarci per l'azione da svolgere in comune contro i tedeschi» n43l , Lucchetti, durante il 9, trasmise l' ordine cli ripiega mento, cercando nel contempo cli prendere contatto con i ribelli e, p e r la mattinata del 10 scrive61: «Mi intrattenevo nel mio ufficio con i capi partigiani della Dalnrnzia settentrionale allo scopo di concretare una azione in comune contro i tedeschi» (.>44 >· ma non fu possibile alcuna intesa. Chiedevano la consegna della caserma, de1Je armi e di mantenere operativamente la propria autonom ia. Mentre erano in corso questi colloqui al colonnello «giungeva la dolorosa notizia dell'avve nuto blocco del 291 ° reggime nto fante ria in Kistanje». «Dopo aver provveduto a far accompagnare a Zara i capi in parola con un automezzo [.. .J ordin avo al trombettie re l... ] cli suonare il segnale di allarme, dopo di che facevo scendere la bandiera del Reggimento in mezzo alle truppe adunate nell'ampio piazzale». «Alla bandie ra venne ro resi gli onori di r ito, e dopo aver in breve parlato [... ] avviavo la truppa a rinforzo dei capisaldi allo scopo di contrastare l'avanzata delle truppe tedesche verso Zara» 1::.•5>_ Durante la tarda mattinata i soldati videro transitare la colonna del tenente colonnello Badini che da Geversche dirigeva s u Zara. Subito si s parse la voce che i tedeschi erano a ridosso. 11 colonnello Lucche tti telefonò al comando divisione e ricevette 1 'ordine di ripiegare immediatamente s u Zara. In quel mentre, qualcuno urlò "A rrivano i tedeschi". Fu lo sbando <3•6J . U n soldato, ricordando quei momenti, ha scritto: «Due amici corrono da me per avvertirmi cli scappa re senza perdere tempo». «Pochi camion a disposizione che oltre ad essere pochi non tutti anda rono in moto; i piccoli carri armati di 8 l---] ne partirono 5 di cui uno si arrestò dopo un paio cli chilometri; i soldati si arra mpicavano da tutte le parti nelle carrette con i muli, nei camion, nei ca rri a rmati, dovunque potevano, ma per lo più si avviarono a piedi . lo con il mio fardello riuscivo a salire in un camion , il gr uppetto di automeni scese in strada davanti la Caserma, ma il colo nnello si fece avanti intimando l'alt». Inutilmente. E la piccola colonna partì. «A pochi passi dalla caserma, lungo la scarpata della strada si vedevano cassette dì munizioni, treppiedi. mitraglie, elmetti zaini e tante tante altre cose abbandonate da coloro che si erano avviati a piedi con tutto l'equipaggio [recte: equipaggiamentoJ» r.,m. «La testa pareva mi scoppiasse solo per chiede rmi il come mai, il pe rché cli tutto quell 'improvviso e disastroso disfacimento, quella precipitosa e disordinata [uga. un pauroso e pazzesco sgretolame nto senza che
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nessuno ci corresse dietrn». «Non riuscivo a persuadermi che del nostro Reggimento, che si diceva modello della divisione 'Zara', in venti minuti non ne rimaneva che un pugno di uomini sopra a pochi camions e quattro piccoli carri armati serpeggiando in disordine lungo quella strada» 0 •" . Il colonnello Lucchetti, con una autovettura uscì da Bencovazzo e, prendendo per stradine secondarie, evitati i blocchi tedeschi, raggiunse Zara. Portava con sè la bandiera ciel reggimento. Oggi è conservata a Roma nel Museo delle Bandiere a l Vittoriano !3•19) _ Quegli uomini, mentre cercavano di arrivare a Zara, furono sorvolati più volte da tre Swkas, cd a Nadino vennero disarmati dai tedeschi. i mezzi requisiti. Passarono la nolte all' adiaccio vicino al campo di aviazione. «Ogni tanto arrivavano dei gruppetti di soldati disarmati. Molti d i questi arrivarono con le sole scarpe e pantaloni [...J, avevano incontrato gruppi di partigiani jugoslavi che avevano levato loro tutto» <150>. Secondo il generale Viale, «la retroguardia del presidio cli Bcncovazzo che si era unita ad un nucleo di partigiani jugoslavi in seguito agl i accordi da me presi, anch'essa fu sopraffatta» 05 11• Non avendo altro riscontro, e nel silenzio del Lesto. riteniamo dagli stessi partigiani. Il presidio di Bencovazzo non esisteva più.
A ZEGAR li BIUSANE Anche il presidio di Zegar (23 km in linea d'aria a nord-est di Bencovazzo) [VF.D I RETRO CA RTINA N. 30 - PAG. 1098], che disponeva d i una compagnia mitraglieri del 292° fanteria , cli un plotone mortai da 81 , d i un plotone cannoni da 47/32, e d i una batteria eia 105/17, era caduto in mani partigiane. Il s uo comandante, capitano Angelo Tamborino, ne lla noLle fra 1'8 ed il 9 aveva ricevuto per radio, da Lucchetti, l'ordine di ripiegare il prima possibile su Obrovazzo (19 km di rotabile). Poco dopo il contrordine: il movimento era rinviato a l mattino successivo. in attesa degli automezzi per caricare il materia]e(111>. Arrivati gli automezzi, caricate munizioni ed armi , d istribuita parte dei viveri alla popolazione. la mattina de l 9 ufficiali e soldati mossero a piedi, con al centro gli autocarri. Avevano già percorso una quindicina di chilometri quando, nelle vicinanze di Bilisane, furono fermati da «ufficiali partigiani che ci inlimarono - scrive il sottotenente Gian F ilippo Oiorgi - di r...] consegna re le armi ed il materiale che avevamo con noi, se volevamo proseguire». Il capitano Tamborino cercò di prendere te m-
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po con il pretesto di dover chiedere ordini, ed i partigiani acconsentirono di attendere ventiquattro ore P5-'>.
Tamborino foce sostare la colonna nel vicino paese di Mala Gospa ( =Natività di Maria) dove trovò il capitano Renato Barone, comandante del vicino presidio di Bilisane, con la sua compagnia mitraglieri (35• l . Anche Barone, in esecuzione degli ordini, si era mosso per raggiungere Obrovazzo, ma quasi subito i partigiani lo avevano fermato. Alla richiesta di anni e munizioni aveva opposto di dover chiedere ordini, ed il capo dei partigiani gli aveva risposto che era inutile perché «le comunicazioni con Obrovazzo erano state distrutte dallo stesso comando cli presidio» che, durante la mattina, «era partito alla volta di Zara» p,si. Tamborino e Barone non credettero, pur temendolo, e passarono il resto della giornata nella illusione cli qualche soccorso. Vista vana l'attesa, a sera , proposero ai partigiani «di lasciare armate le due comp., e mantenendo sempre l'organico italiano, e in qualità di alleati combattere con loro contro il comune ne mico» <356>.
Proposte inutili. «Furono disarmati tutti i soldati, [...) furono presi orologi , penne, a nelli, mentre per insistenza del ca pitano [Tamborino) agli ufficiali furono lasciate le armi» P 57 l_ Non indifferente il bottino: circa ventiquattro mitragli atrici pesanti, quattro mortai da 81, quattro anticarro da 47/32, due peni eia 75/13, due da 100/17, oltre all'armamento individuale di almeno cinquecento soldati. E tutti vennero concentrati acl Obrovazzo. Verso la mezzanotte ciel 1Oi partigiani convocarono presso il proprio comando gli ufficiali. «Si recarono solo 8 su 11 perché gli altri (... J rimasero nell'accampamento», ma «i comandanti partigiani vollero che pure gl i altri tre ufficiali vi si recasse ro poiché avevano delle proposte eia fare» . «li capitano Baroni rispose che sapeva quali erano le proposte, e cioè quella cli combattere contro i tedeschi». «Poco dopo [.. .] chiedeva di anelare a gabinetto; uscito dalla stanza si sentiva un colpo cli pistola, e si sapeva dai partigiani che il capitano si era sparato». fvl a, secondo altre fon ti, non è improbabile che sia stato ucciso {3;s>.
«Di tutti gli ufficiali soltanto tre» passarono con i partigiani e «dei 550 soldati 349 aderirono, in un primo tempo». Furono avviati ad Ervenico, ma quì «si sbandarono con l'intenzione di raggiungere Fiume». «Rimasero pertanto con i partigiani soltanto sei soldati» <3591•
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A ZARAVECCHIA Diversa la sorle dei reparti di stanza a Zaravecchia [VED I RETRO 30 - PAG. 1098] che, Lrovandosi s ulla costa, ripiegarono lungo la litoranea o via mare, anche se per mancanza di coordinamento, raggiunsero Zara in tempi diversi. Alcuni mosser o secondo gli o rdi ni ricevuti, a ltri li sollecitarono, altri nel silenzio dei rispettivi comandi agirono d'iniziativa. I bersaglieri del battaglione ' Zara' ( circa cinq uecento uomini) , il pomeriggio-dell'8. mentre si trovava no in rastrellamento, e r ano stati avvertiti dai partigiani - con un biglietto portato da un ragazzino che l'Italia aveva firmato l'armistizio. Nella notte il tenente colonnello Andrea Minchillo, comandante del battaglione, ricevette l'or di ne di rientrare con gli autocarri che sarebbero stati inviati dalla divisione . Tl Hl matti na, arrivati gli a utomezzi, cominciò il caricamento, ma per mancanza di spazio le biciclette furono lasciate sul posto. li battaglione giunse a Zara senza incidenti, e prese posizione dentro la cinta fortificata (V,IJ,_ CARTINA N.
G ià ne Jl a notte del 9 gli uomin i della brigata della guardia di finanza avevano abbandonato Zaravecchia via mare. Prelevati eia un mezzo, il VAP 2 [vascello antipartngiani], inviato dal loro comando cli Zara, erano arrivati in città all'alba del 10 1~6 1>. Il 10, attraverso Zara vecchia , sarebbe rie ntrata anche la I 07~ compagnia m itraglieri della ex-n1ilizia volontaria (M.V.S.N.) che, dopo il 25 luglio, era stata inviata di presidio a Jancolovizza. Sin dal la sera clell'8 settembre e d urante il giorno successivo. intorno al paese si e ra no am massate alcune centinaia di par tigiani. Non attaccarono, ma chiesero la consegna de lle armi e delle munizioni. Il capitano Piero Cergnar, comandante della compagnia (un centinaio di uomini) o ppose di non aver alcuna disposizione e suggerì di chiedere le armi diretta mente alla divisione. I l mattino del 10, il capitano, constatando che i parLigiani sembravano essersi volatilizzati - si era s parsa la voce dell'arrivo di un repa rto tedesco trasferì a piedi la compagnia a Zaravecchia, pensando di appoggiarsi al battaglione bersaglieri. Ma i bersaglieri erano già partiti. Per raggiungere Zara, i militi ripararono u n a utocarro in avaria trovato sul posto. Di scarsa capienza, poté trasportare poco più di un plotone. G li altr i si impossessarono di alcune barche '' 62; .
li nucleo avvistamento aere i della difesa territoriale (Di .Ca.T.) che aveva il posto cli osservazione nell'edificio de l Com une. dopo la notizia dell'armistizio appresa dalla radio e d urante tutto il 9 non ricevette alcun ordine n6.1i _ li mattino dopo, il capo nucleo decise cli telefonare al proprio comando di Zara «per sapere come dobbiamo regolarci». «Dopo varie
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telefonate ci rispondono di attenerci a queJlo che fa il Comando di Presidio» <-'611. E venne loro consigliato di utilizzare le biciclette lasciate dai bersaglieri. Preferirono impadronirs i di una motobarca, a rrivando a Zara con meno pericolo e n1e no fatica.
A Zaravcccbia si trovava anche la 1a banda anticomunista. Non riceve ndo ordini, il tenente Gaio Gradc nigo, nella notte sul 9, chiamò jl centralino della divisione per fa rsi dare la comunicazio ne con il proprio comando. Ma al comando bande nessuno rispondeva, ed il centralinista gli passò il comando della 'Zara'. Un capitano gli promise rinvio di autocarri, ed intanto lo incaricò di agevolare un capo partigiano, «perché loro stessi [comando divisionel voleva no pre ndere conta tto», avve rte ndo che da Zara e ra già partilo un M.A.S. per prelevarlo. Il capo, «un professore pulito e sbarbato. con una tuta di ginnastica grigia (...J, parlava correllamente l'italiano», giunse quasi contemporaneamente al M.A.S., e partì subito per Zara'.16.'' . Fra gli uomini della band a que ll'arrivo e que lla partenza avevano provocato fermento. Gradenigo convocò ·a consiglio· i graduati (erano tutti morlacchi), invitandoli a restare uniti, ed a conservare ad ogni costo le armi per no n essere sopraffalli da i partigian i che li conside ravano trad it ori de ll a propria razza. Durante la giornata, nonostante le assicurazioni. gli autocarri non arrivarono. La notte sul IO. da radio Monaco. il tenente apprese che i tedeschi «stavano occupando rapidamente le zone . che abbando navamo». A ttraccato in porto c'era un bragozzo a motore. Se ne impadronì. Ed in tanto. «nel buio pesLo - scrive Gradenigo - e nel massimo silenzio feci caricare a bordo le famiglie della nostra gente. donne e ragazzi, ceste, sporte e bauli» 1"'•>. Al mattino, Zaravecchia era pavesata di rosso. I morlacchi della banda mordevano il freno. «La gente si salutava davanti a noi con il pugno chiuso come per sfidarci e provocare la nostra reazione». Ma «il peggio e ra che non avevamo né ordini , né informazioni. Capii che quello c he si profilava r...] era la fin e nel caos più assoluto»<·''•1i . Verso le I l, in automobi le . tornò da Zara il capo partigiano. Per ordine del generale Spigo - così diceva - c hiese a Gradenigo la consegna delle armi. «Gli risposi che non potevo accettare un ordine verbale [... 1. l'ordine me lo doveva dare il gen. in persona». Ma il telefono con Zara era inte rrotto. Gradenigo, per sbrogliarsi dalla situazione, finse di accedere alla richiesta, e convinse il partigiano che runico modo per disarmare i morlacchi - era passato mezzogiorno - fosse quello d i sorprenderli durante il rancio (:st,,,_ Il capo accettò la proposta. e mentre si dava da fare per raccogliere un numero sufficiente dei suoi. Gradenigo imbarcò rapidamente gli uomin i. Si staccarono dalla riva rispondendo con una mitrngliera al fuoco dei
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partigiani. Durante la navigazione incrociarono altre imbarcazioni cariche di soldati, e presero alcune a rimorchio. Ad un tratto, eia una delle barche saltò fuori un maggiore che, pistola in pugno, voleva imporre la rotta per le isole. Confortato da lla reazione de i soldati sulle altre imbarcazioni, Gradenigo fece tagliare il cavo di rimorchio lasciando che il maggiore proseguisse per proprio conto. li convoglio, verso le 17 attraccava a Zara 13"'l. Fra il 9 ed il 10, furono io grado di rientrare anche i presìdi cli Obrovazzo, di Carino, di Novegradi , di T imeto (=Sm ilcié) ed a ltri mi nori a nord di Zara, dove i tedeschi non erano ancora giunti. Ma i soldati , per la gran parte, erano stati disarmat i e depredati dai partigiani.
L'8 SETTEMBRE A ZARA - L'ENTRATA DEI TEDE SCHI A Zara, nel crollo di un mondo, «la popolazione l... ] mostrò con dignità cli essere cosciente e dolorosamente consapevole de lla necessità dell'armistizio che si spei-ava ponesse fine ai timori terribili che gravavano sull ' Italia» (,,70>, scriverà un ufficia le. Me ntre «alla mensa ufficiali del presidio [...1l'annuncio dell'a rmistizio fu accolto come la liberazione eia un in cubo» !371>, e «gli ufficia li della Milizia, ridottissimi dopo il 25/7/1943 manifestarono la loro disapprovazione ma senza creare incidenti» cml, gli zarntini e bbero immediata la percezio ne che, a breve, avrebbero dovuto ria rrrontare, ancora una volta eia soli, la secolare lotta per difendere la propria iden tità nazionale. Una manifestazione di protesta di alcuni studenti non ebbe seguito; i soldati ne lle caserme esultavano. Per tanti zaratini que]la notte fu lo sgranarsi cli ore cli rabbia, cli preoccupazione, di avvilimento (.m>. A l mattino. il Giornale di Dalmazia usciva con un titolo a tutta pagina "L'armistizio concluso ieri tra l' Italia e N azioni Unite". "Le ostili tà contro gli a ngloamericani cessate - Le nostre fo rze a rmate reagiranno ad eventuali attacchi eia qualsiasi altra provenienza". Riportava il comunicato Badoglio commentato dalla nota 'Ore di lutto'. Nota amara ma non remissiva, perché «oltre la tempesta non ancora placata - diceva - ci attende un compito immane, cbe noi dovremo, che noi sapremo affrontare con ce ntuplicata volontà [ ...l non disperiamo» m•i. Le autorità civili. rimaste ai loro posti, provvidero «a rafforzare lutti i servizi cli polizia per eventuali manifestazioni da parte del popolo il qua le, però, [... ] mantenne la calma. Solo nell 'organizzazione dell'esercito vi fu il disgregamento completo>>1375>, Il q uestore, E nrico Dc Benedetti te legrafava al ministero dell'i nterno: «Presi contatti a utorità militari per tutela o rdine pubblico e inte nsificare misure vigilanza. Finora nessun incidente si è verificato» ,.176>.
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Idee ed opinioni cominciarono a confrontarsi. Ed il notaio Brunelli annotava nel s uo diario: «Commenti alle ultime notizie dell 'armistizio particolarmente aspri nei confronti del Governo Badoglio. Nessuno avrebbe immaginato una cosi rapida catastrofe» 1377>. E ciascuno, condannando od approvando, si radicalizzava nel proprio convincimento. Il provveditore agli studi, Edoardo Giubelli, dal suo ufficio a pianoterra, sentendo alcuni soldati che inneggiavano alla pace, non seppe trattenersi, e dalla fines t ra urlò: «Cantate! Cantate! La guerra, cretini, comincia ora!» C'18>. Al Caffè Italia un paio di ufficiali che manifestavano troppo apertamente la loro soddisfazione per le decisi on i dì Badoglio furono presi a schiaffi da alcuni civili. Altro incidente al Caffè Centrale, ma fra ufficiali; gli uni propensi e gli altri contrari alla continuazione della guerra (319\. Anche se l'attività giornaliera non interruppe il suo ritmo - gli impiegati si erano recati al lavoro, negozi aperti, regolare il traffico dei piroscafi, degli aere i cieli' A la Littoria - l'ansia cresceva. Sembrava quasi impossibile che la guerra fosse finita . Ma se era finita - ed ecco la domanda - quale sarebbe stata la sorte di Zara?. Il comandante de lla divisione, generale Carlo Viale, nelle prime ore del mattino, aveva ordinato di rimettere «d 'urgenza in piena efficienza» la cinta fortificata e di «integrare la difesa con quanto est disponibile di truppe in Zara». Preannunciava l'arrivo in giornata, via mare, da Spalato, del II battaglione (tenente colonnello Giunta) del 291° fanteria , da Zaravecchia del battaglione bersaglieri, cli una compagnia granatieri , della 7" banda anticomunista e delle batterie che sarebbero state tolte dalle vicine isole (:ss"'. Inoltre, <<allo scopo di concentrare le maggiori forze possibili sulla linea difensiva cli Zara da opporre alle forze tedesche, dal comando della divisione, tramite alcuni detenuti politici fatti liberare (Olivari , Stenaia [più probabilmente Stel'ani - n.d.a.], furono immediatamente presi contati con i capi [...] cetnici (Ilié, Kobolié, Milius, Stigneié [più probabile: Stenjaié] ), concordando loro di unirsi nella com.une lotta contro i tedeschi. Furono a llo scopo distribuite loro armi e mu11izioni» P81>. Nello stesso te mpo il generale Viale aveva ordinato di «ricercare contatti con i capi partigiani per far cessare le ostilità contro di noi ed accordarsi per l'azione da svolgere in comune contro i tedeschi» <382>. Durante la notte, in abiti borghesi, arrivarono i primi due emissari. Si incontrarono con il generale. Ma «nessun accordo fu raggiunto per le pretese eia parte slava», dirà il capitano Mario de Viclovich che li riportò a Zaravecchia con un motoscafo (3&1J. Avevano chiesto armi e munizioni , che Viale era disposto a concedere sempre che operativamente fossero passali agli
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ordini dei comandi italiani. Su questo punto sia il generale sia i partigiani furono irremovibili. Le trattative non erano state una personale iniziativa del generale Viale, pur avendo scritto che, «data la disastrosa situazione, [... ] non vidi altra possibilità per ubbidire al radio-messaggio» di Badoglio <3841 , ed anche se - all'opposto - il comandante ciel corpo d'annata non fa cenno ad un proprio ordine in merito. Il generale Spigo si trovava a Zara dal 3 settembre, ed iniziative del genere, che potevano avere delicatissime conseguenze per la popolazione - come lo ebbero a Sebenico e, tragicamente, a Spalato - non furono ce rtamente una iniziativa ciel comando divisione. Inoltre, se a Spalato la 'Bergamo' trallò con i partigiani e non con i tedeschi, come avrebbe potuto, vuol dire che ricevette disposizioni, e queste potevano pervenirle solamente dal corpo d'armata. D al canto suo il tenente colonnello Armando Moroni scriverà che, convocato a rapporto con gli altri ufficial i superiori dal generale Viale, «il Com. la divisione comunicava che, d'accordo con il Comandante il Corpo d'armata, generale Spigo, che era pure a Zara, erano state intavolate trattative con i partigiani slavi per organizzare una comune resistenza contro i tedeschi (JR;1». E la conferma di questa iniziativa si sarebbe avuta due giorni dopo per un fortuito incidente. Fortunatamente gli zaratini ignoravano queste iniziative che, se realizzate, avrebbero aperto ai partigiani le porte della città. La popolazione era già allarmata, incredula e sdegnata vedendo «tutti i nostri soldati, che alla notizia dell'armistizio hanno abbandonato, senza alcun ordine rquesta era l'impressione comune - n.d.a.] i vicini presìdi, e sono venuti in città a piedi e con carri. Sono disarmati (i croati hanno portato loro via le armi!), molti male in arnese. Sembrano i resti di un esercito dis[at.to» ('><>i. Soldati ed ufficiali avevano cominciato l'affannosa ricerca di imbarcazioni , di natanti a vela, a remi, a motore, per raggiungere le isole di fronte a Zara o, fidando nelle proprie capacità, per tentare la traversata dell'Adriatico. Altri dirigevano su L ussino sperando di arrivare a Trieste. La ricerca cli un qualsiasi mezzo che tenesse il mare sarebbe divenuta ossessiva non a ppena si fosse sparsa la voce dell'arrivo dei tedeschi PS'l . Nella concitata confusione non mancarono incidenti mortali, annegamenti. Ma nessuno sembrava preoccuparsene. Se in Penisola i soldati potevano mimetizzarsi nel proprio ambiente fra gente della stessa lingua, ben diversa la situazione in Dalmazia. Solo Zara poteva dar loro protezione. Ed «a marce forzate, in grossi reparti, cominciò l'avvicinamento in mezzo a difficoltà cli ogni genere: cessione delle armi ai partigiani pur di avere libero il passo; cessione cli viveri e dì
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indumenti pe r lo stesso motivo». «R icordo - scriverà uno zaratino - le lunghe colonne d isordinate che a rctuivano in città; vestiti a brandelli , anche scalzi, barbe lunghe» '"'''. Dovunque sbandati. «Si vede che è stanco e sporco, per la lunga strada compiuta. Non ha più armi, né la bus tina in testa e nemmeno la giacca della d ivisa. Ha solo il maglione ed i calzoni, quelli con le fasce [.. .). Da un lato gli pende ancora la baionetta. Si avvicina al mare con lo sguardo smarrito, sbar rato. Cammina lentamente, q uasi trascinandosi e nemmeno si cura di chi lo sta osservando incuriosito. Finalmente raggiunge il limitare estremo della riva; ancora un passo e finirebbe in acq ua. Ma si fe rma come impie trito, perso . Per a lcuni minuti guarda in basso. verso il mare e sembra ad ognj attimo che si voglia buttare. Invece, improvvisamente, ha uno scatto strano. rapid issimo: si sfila la baionetta, la brandisce con la mano destra verso l'alto. ed infine, dopo un ultimo atto di esitazione, la scaraventa con forza, con rabbia nel mare l---1· Io resto ammutolito, esterrefatto, a guardarlo. Compiuto lo sfogo, il soldato lentamente. com ·era arrivato, si allontana dalla riva» c•x9J_ Nel tardo pome riggio, a pparve un aereo sconosciuto. seguito poco dopo da due passaggi di otto Stukas <J•x>>. E per Zara, nel presentimento di quello che poteva accadere sentendosi presa fra croati, partigiani e tedeschi. e ne l disfacimento cli un esercito nel quale aveva sempre creduto, venne il 10 sette mbre. Quella mattina tutto appariva scoordinato, indefin ito. con i contorni sfumati clall'incertena de lla contraddizione alimentata dall'eccitazione. dall'apatia , dai timori di coloro dai quali ben si poteva attendere una parola, quale che fosse. Anche le autorità civili tacev ano. Stati d 'animo collettivi sui quali gravò il sorvolo cli diciannove aerei ita liani che. abbandonato il campo di Zemonico, puntavano verso la Penis0Ia 1J911 . Quasi altrettanti, inefficienti, rimasero sul campo, e con loro circa quattrocento fra ufficiali ed avieri che si un irono alle altre migliaia di soldati. In questa atmosfera stavano acquistando credibilità le ·voci' più incontrollate. «Alcune dicevano che le truppe partigiane jugoslave [.-.J sare bbero entrate a Zara: secondo altre f...], invece. sarebbero entrate le tru ppe tedesche entro il pomeriggio stesso». Poi la notizia st rabiliante che «il maresciallo Tito era stato nella mattinata dell '8 o del 9 J ... ] a colloquio con il comandante del presidio»< 19!>. A nche nei repa rti che avevano ancora 1irnnten uto l'organicità dell' inquadramento subentrò la perplessità. Giì1 la mattina del 9 le quattro batterie tolte dalle isole «erano nelle posizioni stabilite l.... ] schierate a difesa della cinta difensiva» con l'ordine «d i far fuoco contro i tedeschi se questi avessero tentato di entrare in città». Ma «verso le ore 11 del gior-
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no 1O» il comando cli visione comunicava che «i tedeschi marciavano su Zara e che [... ] bisognava accoglierli senza sparare» cl<>.\l . Il sottotenente lvio Venturini, rientrando a Zara con il battaglione del tenente colonnello Badini, rimase colpito dalla «confusione indescrivibile». Poi. il susseguirsi di disposizioni. Contrastanti per chi le riceveva ignorandone le ragioni, e che apparivano illogiche q uasi fossero volutamente precostituite. «Giunse fi nalmen te l'ordi ne [... ]: immediata occupazione di quel potente baluardo che è la cintura difensiva di Zara per fronteggiare i tedeschi f.. .]. Solo due ore circa d i attesa con le armi pronte, poi un contrordine f...]: sguarnire la cinta e r ientrare tutti i reparti in città» <"'"'. Il tenente colonnello Armando Moroni, durante il rapporto eia Viale, aveva ricevuto l'ordine di «opporsi a qualunque tentativo di ingresso alla città. sia da parte dei tedeschi che dei partigiani slavi» ma, nel pomeriggio, «il comandante la divisione ordinò che nessuna resistenza doveva essere opposta ai tedeschi» 1395>. Sembra logico ritenere che il generale Viale abbia disposto cli non opporsi ai tedeschi dietro o rdine di Spigo, e che il comandante del corpo d'armata lo abbia impartito a se::guito ciel colloquio - via radio - con il comandante dcli' Armata, itn navigazione verso Lussino, quando lo ragguagliò dei movimenti tedeschi e della perdita di Tenìn, di Dernis. cli Signo. Spigo, infatti, nella sua relazione scriverà che Robotli , di fronte a ll 'evolversi dell a situazione, «m.i suggerì di trattare, a ll 'occorrenza. con i tedeschi affinché nei maggiori centri urbani l'O.P. [ordine pubblico - n.d.a. J rimanga affidato alle autorità italiane» (.w<,> . Ma Robolti, dal canto suo, pur ricordando che «nelle prime ore del pomeriggio f... ) parlai [...] a mezzo cli ponte radio col XVIU corpo» non accenna in alcun modo a questo ·suggerimento' <397\ e resta insoluto l'interrogativo se l'ordine fu di Robotti o d i Spigo. Esclusa una organizzata opposizione, ogn uno pensò a se stesso. Era venuta meno - scriverà un semplice so ldato - «la speranza che, clata l'esister12a della cinta difensiva allorno a lla città. i tedeschi non avessero avuto la possibilità di e ntrare» P"~'. «Alle 14 - annotava Brunelli - ufficia li de lla Marin a e dell'aviazione italiana in borghese sono fuggiti su barche a motore. fndignazione in città per tanta vigliaccheri a» (.w,,,. A l te nente Pietro Miano, che chiedeva disposizion i al capo cli Stato Maggiore della 'Zara', «il colonnello [Mario Gianan ij fece comprendere che il comando de lla divisione si proponeva cli lasciare la città su uno yacht che e ra in porto», assieme a personalità e funzionari civi li <4•>:i>. Il maggio re Tommaso David, comandante della banda anticomunista ·Novegradi', giunto a Zara e presentatosi al generale Viale venne informato «dello sfacelo delle truppe, della fuga su imbarcazioni di molti ufficiali», cd il generale - seri-
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verà David - «m i consigliò di sciogliere la banda; e che volendo, potevo allontanarmi da Zara con un mezzo di fortuna» 1 11>. Ma l'arrivo dei tedeschi, più rapido di quanto supposto, congelò qualsiasi iniziativa . -1{
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«Verso le 15 - riprendiamo dalla relazione Spigo - il comando della 114" divisione germanica chiede di prendere personale contatto col comando del XVll l corpo d ' armata». E «viene concesso l' incontro» <M J. «Alle 15, i primi ufficiali germanici, in vettura entrano in città e si portano presso il nostro comando alla Casa Lìttoria» (sede del corpo d'armata) <~0-'>. Erano il tenente colonnello Uiurnan ed il maggiore Hans Teissl. Nel porto il movimento si fece convulso «sia que llo del le navi che quello degli idrovolanti. Arrivano e ripartono la R.N. San Giorgio della Mari na militare ed il panfilo Aurora, militarizzato». «Idrovolanti militari [...l va nno e vengono l'uno dopo l'altro, probabilmente da Spalato e eia Pola» 1~1"> . l n città, «molta gente, ad onta di assicurazioni da parte cli nostri ufficiali che le truppe italiane non avrebbero opposto resistenza. corre nei ricoveri. Aerei germanici sorvolano il porto» <•0-1>. Intanto Spigo, Lauman e Teissl erano a confronto. Il generale «rifiu ta di arrendersi e cerca di guadagnare tempo ad ogni modo. Alla fine il Comandante [Lauman - n.d.a.] gli porge un testo improvvisato e gli spiega che se non firmerà farà intervenire i suoi Srukas. Soltanto allora il generale si arrende, e sottoscrive» ("'06i . Il documento, fo rm almente, portava in testa la parola 'Accorcio ' ma, sostanzialmente, era la resa. «Il Comando del XVlll Corpo d 'armata itali ano depone immediatamente le armi nella zona di Zara ed in tutta la zona del Corpo; consegna tutte le armi, le provviste , gli aerei, le stazioni radio, le reti telefon iche, le navi all'esercito tedesco . - Tsoldati restano fino a nuovo ordine nelle caserme e vengono riforniti dai magazzini militari. - Gli ufficiali italiani conservano, per adesso, le pistole fin quando sarà conservata dall'Eccellenza Spigo.- I civili contin uano a fare il loro lavoro, i carabinieri e la polizia si occupano ciel servizio dì sicurezza - Il coprifuoco è stabilito per le ore 2 l »<MJ_
Il capitano Mario de Viclovich - che aveva familiarità con la lingua tedesca - ebbe l'ordine d i recarsi verso il vecchio confine. Doveva accompagnare in città il gruppo Pionier A.A . (guastatori d'assalto) del maggiore Teissl, e lo valutò sui centodieci uomini (·'0"1 (altre testimonianze vanno da poche decine a cinquecento uomini , con maggiore frequenza sui duecento, d uecentocinquanta) . Entrarono da Porta Terraferma, con carri armati, «pochi per la verità, e piccoli r... J. Fanno un ampio giro per le rive
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[...] e po i passano per Cereria e Barcagno, i più vicini sobborgh i» i•<•9l_ «Apparecchi Stukas del vicino aeroporto germanico d i Nadin l...] sorvolano intensamente da bassa q uota la città» c•w,. «Ven nero sul porto ed incominciano a mitragliare i natanti che cercavano cli prendere il largo; alcuni di q uelli gif1 allontanatisi vennero colpiti, me ntre altri rinunciarono alla fuga e r ientrarono in porto» <• 111• Spigo ricorda solamente d i aver trasmesso i term ini dell"Accordo' ai comandi dipendenti. e d i aver informato l'Armala per telescritto <"'~). Robotti, invece scriverà che: «proprio appena caduta la sera, il gen . Spigo mi chiamava a l ponte-radio e mi annunciava c he, di fronte alla superiorità de i mezzi germanici (si trattava cli una intera divisione r inforzata da reparti corazzat i 'Tigre' [!!! - n.d.a.J, oltre ai battaglioni cli fanteria incaricati cli sostituire i nostri presìcli di Knin, Dernis e Signo e che ,ivcvano certamente impedito a questi ultimi il concentramento alla cost.<1, perché più nul la egli sapeva) era stato costretto dalla irriducibil ità tedesca a trattare su ll e seguenti basi per evitare l'estendersi dei con rl itti in qualche punto (Kistagne) già avvenuti l! !! - n.da.], estensione sull 'esito della quale non vi possono essere dubbi»' 111 0• E, riportati i termini dell' 'Accordo·. Roboni asserisce di aver fatto «vivaci rimostranze a l gen. Spigo per no n essere riuscito ad ottenere che almeno i porti cli Zara, Sebenico e Spalato l'ossero rimasti da noi presidia li» "'"l. Ma di questo colloquio e del contestuale rimbrotto non esiste traccia nella relazione Spigo. A Zara la gcnLe, pur facendo ala ai tedeschi , li accolse con riservatezza, ma senza ostiliUi. Applaudirono i giovani del gruppo univers itario. che in serata organizzarono una manifesLazione di s impatia 14"' . Le persone nate e vissute in Penisola sentirono avversione nel riaffiorare dei ricordi della prima guerra mondiale. Gli zaratini invece, pur avverte ndo il senso cd il peso delle dichiarazioni di Badoglio, compresero che i tedeschi, g ià con il loro arrivo, avevano prevenuto l'ingresso a croati o partigiani che Cossero. Il tene nte Gradenigo, nel tardo pomeriggio, appena sbarcato con la sua banda anticomunista aveva visto sopraggiunge re un capitano tedesco. Racco lse gli uomin i nei ranghi e presentò la forza. <<Mi o rdinò d i prendere posizione in difesa del porto perché c'era possibiliU1 di uno sbarco nemico» 1" 161• Nella notte, dalla R iva D ermi, i tedeschi aprirono il fuoco contro la cannoniera Aurora che, salpate le ancore, a motori spenti, si lasciava trasportare al largo dalla corrente, e mitragl iarono a ltre imbarcazioni che cercavano cli fuggire <""1• L'Aurora tuttavia raggi unse l'Adriatico aperto. ma sotto Ancona sarebbe stata affondata eia d ue siluranti te dcsche 101 ~>.
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In q uelle ore !"Accordo' corse il rischio di ·saltare'. In città i vari comandi, ciascuno per proprio conto, avevano cercato cli distruggere i documenti riservati. Ed anche in questa delicata precauzione non mancarono confusione ecl irresponsabili tà <J191 • Nella cx-Casa Littori a, sede ciel comando del corpo d'armata, dove anche i tedeschi avevano posto provvisoriamente il proprio comando, verso la mezzanotte del 10, da una stanza cominciò uscire del fumo . Le sentinelle germaniche, accorse, trovarono documenti bruciati e pacchi di volantini. Diretti ai ·Partigiani della Dalmazia' dicevano: «L'Esercito italiano ha siglato l'armistizio con l'Inghilterra e l'Unione Sovietica. L'esercito italiano lotta contro i tedeschi . Partigiani unitevi all'esercito italiano per combattere il comune nemico con tutti i mezzi . Lottate e sabotate» 1 1211>. Il comandante tedesco interrogò il generale Via le, che escl use di «essere a conoscenza dell'esistenza di questi volantini , e s i mostrò indignato» w ,>. Pu convocato il generale Spigo, il quale inviò il proprio capo di Stato Maggiore. Il colonnello Barbèro cercò di giustificare la presenza dei volantini asserendo che erano stati trovati alcuni giorni prima su un isola, e che «il materiale in questione proveniva probabilmente dall'Inghilterra» 1~22l . Ma, ne llo spazio di poche ore, la polizia da campo tedesca accertò che i volantin i (cinquantamila esemplari ) erano usciti dalla tipografia del Giornale di Dalmazia. Ed il maggiore Teìssl, informando i superiori, precisava: «Le inchieste hanno rivelato, senza alcun dubbio, che i volantini erano stati stampati su richiesta del XVIII corpo d'armata t... ]. E' stata trovata copia del fatturato». E proseguiva: «Ho in vitato da mc il comandante del XVIII corpo d'annata [... J, e gli ho posto di nuovo la domanda se conosceva tali volantini. Questa volta ha ammesso tutto, richiamandosi ad un ordine della 2a Armata» '423 ' . Spigo dovette essere convincente, tanto che Teissl concluse: «Ho pregato con un telex [... ] cli fare prigioniero il gen. Robotti a Sussak poiché egli è pienamente responsabile di questi volantini partigiani» cmi. Spigo, ne lla sua relazione, pur non accennando in a lcun modo all 'in cidente, scrive che, l' l J «i rapporti fra il comando tedesco e q uello italiano divengono assa i tesi», e ne auribuisce la responsabilità alle «truppe tedesche [cheJ in violazione alle intese , han no manomesso la sede del Comando del C.A.», e che «hanno razziato i magazzini viveri asportando molte derrate» <' 2-'1. Su quest'ultimo punto Spigo era esatto.
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L'll mattina, davanti all a ex-Casa Littoria venne issata la bandiera del Reich (' 261• Sulla prefettura sventolava il tricolore, ecl in Piazza dei Signori, davanti il Comun e, vi restò sino al mattino ciel 3 l ottohre 1944. Per la città, che o ltre la sua stessa distruzione sarebbe rimasta unita all a Ma dre Patria, comi nci arono tre dici mesi d i ca lvario . Insperato l'a iu to dell 'esercito tedesco che, per propri interessi mi litari si oppose alle mene annessioniste croate ed ai disegni di Berlino e ciel suo m inistro a Zagahria. Anche se i partigiani non erano entrati a Zara, fra il 10 ecl il 12 settembre la città ebbe i primi caduti: il tenente Beniamino Bagozzi, il sot totenente Lucio Benevenia, il tenente osservatore Osvc1ldo Soclero. ed i civi li Antonio Catlich e Michele Calmetta. Sorpresi in Ancona dall'8 settembre, e ven ute meno le comunicazion i ma ri ttime con Zara. si era no im padroniti d'una barca a vela. Att raversarono l'Adriatico assieme ad altri quattro zaratini. Fermati il IO, nel Ca nale di Mezzo vicino a ll'Isola Lunga, da una imbarcazione partigi ana erano stati portali a Sdrelaz reslremo limite meridionale clell'iso la di Ugl iano]. F urono soppressi . Gli altri q uattro, lasciati liberi , raggiunsero Zara "'17>.
NELLA GIURISD1Zl0NE DELLA 'BE RGAMO ' I TEDESCHI A SE BENICO li settore di Sehenico [CA RTINA N. 3J - PAG . 1126], comandato del generale Paolo Grimaldi (divisione 'Bergamo'), si articolava nel fronte a terra. in quello a mare (porto, costa. isole). Forze d isponibili: un hattaglione del 4° reggimento bersaglieri. un battaglione mitraglieri, uno T.M. (territoriale mobile) preva lentemente con compiti cli sicurezza agli stabilimenti industrial i, au·acquedotto, e servizi vari; il 103° gruppo d i artiglieria da posizione e la Milimarl (Milizia artiglieria marittima) con tre batterie 111'l _ Con il personale del Comando mi litare marittimo, che aveva la propr.ia base al la Maddalena (località all'interno del po rto nella zona cl i sud-est) al comando del capitano cli vascello Pietro Tacchin i. complessivamente più di tremi la uom ini.
La notizia deJrarmis tizio si diffuse nel pomeriggio. Il tene nte colonnello A ttil io Venezia, che si trovava al ca ffè 'Roma ', ricorda cl i esser stato avv icinato dal proprietario, «un tipo che no n ho mai capito con chi stesse. il quale mi chiese: 'avete sentir.o anche voi che l'Ita li a ha fatto la pace con l'lngh ilterra?'» . «Lo guardai traseco lato. e avevo una gran voglia di ridergli in faccia o di rompergli il muso» 'c')>. Inta nto dai giardini , nelle vicinanze cie l monumento a Niccolò Tommaseo 1" 111 >, giungeva no gri-
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da di esultanza e rumore di spari sempre più frequenti. Venezia, si precipitò in caserma e trovò i soldati in pie no fermento. Li rad unò e li apostrofò. «Certo, la noti7ia [...] era una losca manovra della propaganda nemica» (·lJI >_ Non molto dopo perveniva la conferma con il comunicato Badoglio. Lo stesso generale G rimaldi apprese per caso che l'Italia aveva cessato cl i combattere. «Seppi tale notizia da un ufficiale del mio comando che, recatosi in piazza, aveva notato una certa vivacità a cagione della notizia propagata eia soldati della sussiste nza (panificio) e da essi conosciuta per radio» (' '~i . Naturali le rca7ioni. «La quasi t:otalit~t della massa elci militari. uffici ali compresi - scrive rà il maresciallo dei carabinieri Concetto C iarapica - esulta [.. .i. Si sono abbandonati a spari di arma da l'uoco ccl ha nno rovesciato tavoli nei pubblici esercizi in segno di gioia>>. <{Tutti i mili tari addetti alla difesa della cinta fortificata( ...] sparano raffiche di mitragliatrice e colpi di fucile [.. .]. Nell'ambie nte della Marina si verificano le stesse manifestazioni» (' 33 1• E d il marescial lo commenta: «Sembra impossibile che nessuno si renda conto che l'e ve nto, oltre a registrare le nostra sconfitta materiale e morale, significa la guerra contro i tedeschi» . «I civili, (...] sorpresi dalla notizia, dimostrano cli rende rsi conto che anche pe r essi si profilano mome nti diffic ili e dolorosi l... J. Glielementi notoriamente a noi ostili si mantengono calmi e nessun affronto vie ne fatto ai militari ed ai civili italiani» (4 -4 )_ Intorno ai capisaldi esterni i partigiani ostentavano [a loro amicizia, «in qualche luogo chiedendo la consegna delle armi, in qualche altro invitando a far ca usa comune con loro, in altri luoghi a ncora non chiedendo che di bere in allegria un bicchiere cli vino coi nostri» '4·' 5>. Sembra che quella notte a Sebenico non sia giunto alcun ordine dal comando della 'Be rgamo'. e non risulta che il generale G rimalcli non li abbia sollecitati. Invece, sin dalle prime ore si preoccupò per la sorte dei civili . Convocò il commissario al comune, avvocato Tullio Nicole tti <··"'>, e lo invitò a far sgomberare quanto prima i connazionali. Ordinò, per il giorno dopo, di prelevare i fondi e cli corrispondere gli stipendi anticipati ai funzionari , agli impiegati dei vari enti civili, agli ufficiali, e la decade alla truppa (•m. Grazie all'ope ra del capitano di vascello Pie tro Tacchini, i civili che ritennero cli partire furono trasferi ti a Zara e ntro l' l l "'")_ Sin dal primo mattino del 9, alla Maddalena (base navale di Sebenico), «elementi del luogo, con a capo alcuni operai che lavoravano alle dipe ndenze del Comando Marina, armatisi di moschetto, l'inora tenuto nascosto» si erano posti «a guardia all'esterno degli stabilimenti militari maritti mi per evitare[ .. .] il saccheggio da parte dei civili. Nessuna violen-
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za o offesa viene recata ai carabinieri e marinai di servizio agli stabilimenti. Anzi si familiarizza» <-,w)_ Se alla Maddale na si familiarizzava, in ciltà l'atmosfera appariva pesante specialmente per gli ustascia e per i serbi filo -italiani. «Incominciarono a girare [...] certi branchi di brutti ceffi che andavano alla caccia di loro nemici politici o personali per far loro la festa. Alcu ni cli costoro - ricorda il tenente colonnello Venezia - si misero a ronzare in torno alla mia caserma, che io misi immediatamente in istato di difesa. Qualcuno e q ualcuna cl i coloro che ritenevano cli essersi troppo compromessi, ostentando la loro italofilia, vennero a rifugiarsi da me in caserma l... ]. Non avrei tollerato mai che dei dalmati, parlanti croato, venissero malmenati o uccisi, per aver dimostrato la loro simpatia per l'Italia . l m iei soldati. fin qui hanno risposto in pieno» (••uJ. A metà mattina il generale Emilio Becuzzi. comandante della 'Bergamo', avvertiva Grimaldi, «siamo in guerra con la Germania» ,,,,) e, in esecuzione dei piani del corpo d'armata per la crca7ione della linea cli resistenza sino a sud di Spalato, gli ordinava d i far ripiegare su Scarclona e Konjevrate (16 km in linea d 'aria a nord ed nord-est di Sebenico) la 89" legione cli presidio a Dernis, per «difesa passaggi sul Kerka et comunicazioni su Sebenico con particolare riguardo presa acqua» 1,,2; . Ordine che non potè essere eseguito. Inoltre lo autorizzò ad «accettare cooperazione partigiani, se vogliono combattere con noi contro j tedeschi». Però - aggiungeva Becuzzi - «non farl i entrare in Sebenico; per ora tenerli dove si trovano» H•3>_ Non sapp ian10 se su q uesta decisione abbia anche influito un messaggio radio di un non identificato comando. captato a Sebenico e trascritto da Grimaldi nella sua relazione: «Comando Alleato autorizn presa cli contatto coi partigiani purché passino agli ordini del comando italiano e restino nelle loro attuali dislocazioni» ("""i, che corrispondeva agli ordini cli Becuzzi. In quelle ore vi dovette essere u n traffico di messaggi alleati , se il maresciallo Ciarapica scrive: «La radio inglese comunica che i partigiani devono favorire il rimpatriç> dei militari e dei civi li italiani, previa la consegna de lle armi, senza alcuna violenza» "'5l, messaggio che deslò aspettative e speranze fra i soldati cd i marinai. Nel pomeriggio, venuta meno la possibilità cli costituire la linea di resistenza. il comando dd corpo d'armata ordinava a Grimaldi di far affluire su Sebenico i reparti che si trovavano a Percovich (16 km di rotab ile ad est, sulla biforcazione della li nea rerroviaria per Spalato) ''""'. Si trattava del 259° reggimento di fanteria. a ranghi ridotti, della cliv.isione 'Murge', comandato dal colonnello Carlo Zedda, in sosta nel trasferime nto della sua divisione dal VI a l V Corpo d'armata, provvisoriamente alle d i-
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pendenze della 'Bergamo', nonché del XXVI battagli one del 4° reggimento bersaglieri. Il battaglione, per un successivo ordine, avrebbe ripiegalo su Salona. Grimalcli inviò a Pcrcovicb due treni. Nella stessa notle, il colonne llo Zeclda, comp letato senza difficoltà il caricamento dei materiali , rinviò un convoglio a Sebenico . Ma questa partenza fece sorgere nei partigiani il timore di vedersi sfuggire un bottino sul quale contavano. ed i loro capi si presentarono al comando chiedendo «la consegna di 100 fucili, mitragliatrici e munizioni». «Cosa che il colonnello comandante di rifiu tò di fare» (~471 • Ma il mattino dopo (10 settembre) il personale cli macchina del secondo treno, sul q ua le doveva imbarcare la truppa. era irreperibile. Ed i capi avvertirono il colon ne llo che macchinisti e fuochisti avrebbero ri preso il loro posto «solo se fossero sta le consegnate le armi richies te» <1•~1• La stazione era circondata. sembrava cbe i binari fossero stati minati <·"'''. Zedda per telefono avvertì Grimaldi di quanto stava accadendo. e che i capi pretendevano di venire a Sebenico per accordarsi con il comando di settore, «ne lla considerazione che era già in atto un a rmistizio con le truppe a lleate» . «Preciso - rispose Grimald i - che non acc<:!tto imposizioni; sono d isposto, giusta ordine, di prendere contatlo coi partigiani, però i capi devono ven ire a Sebenico senza la truppa e collo stesso treno dove trovasi la truppa italiana ed il col. Zedda» is,ni_ A Percovich nuove d iscuss ion i. Per risolvere Ja .situazione, Zedcla fece consegnare i fucili, due pezz i anticarro fuori uso, alcune mitragliatrici con relative munizioni , bombe a mano, 1•1s11 e finalmente il convoglio si mosse portando a nche i capi. Frattanto a Sebenico era giunto il treno con i materiali e. lungo il percorso, aveva caricato i soldati dei posti fissi cli sorveglianza lu ngo la ferrovia. li generale, in attesa del secondo tre no con i parligiani. convocò tre esponenti comunisti della città. Li invitò a non creare complicazioni. e concordò c he in attesa cli più precisi accordi con i loro capi militari «per combattere contro i tedeschi» <.m>, gli uffici avrebbero contin uato a funzionare, la banca locale sarebbe rimasta aperta, il serviz io d i ordine pubblico. come sempre, affidato alla polizia ed ai carabinieri: eia parte sua si impegnò a far liberare i detenuti politici, non que ll i comuni '"'1• Il secondo treno arr ivò poco dopo mezzogiorno (Hl settembre), ccl i capi s'incontrarono subito con Grirna lcli . Il colloquio, per il generale, non dovette essere facile date le condizioni. d ire mo così, psicologiche in cui si trovava. Non si trattava tanto dell'incertezza cl i riuscir ad ollenere q uanto g li era stato ord inato eia Becuzzi, bensì dell a perplessità sull 'atteggia-
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mento da assumere nei confronti dei tedeschi che non dovevano essere molto lontani. Ed era il nodo di tutto poiché condizionava le intese con i partigiani. Sino al primo pomeriggio del 9, in base all a 'Memoria 44' Grimaldi sapeva cli doversi opporre ai tedeschi e, di conseguenza, riteneva che gli ordini cli far ripiegare i presìdi cli Dernis e di Percovich fossero stati impartiti nel quadro della 'Memoria'. Inoltre, l' avvertimento di Becuzzi, «siamo in guerra con la Germania» risultava coerente con gli ordini ricevuti sino a quel momento . Ovvia quindi la convinzione di dover prendere un atteggiamento offensivo. Ma, successivamente, gli era stato comunicato che la 'Memoria' andava applicata 'senza opporre resistenza· e, per capire quale potesse essere la soluzione di questa evidente contraddizione, si era messo contatto con il corpo d'armata a Zara. La risposta che ricevette: «fai vedere che volen do si ha la truppa e armi per resistere, ma che si lascia passare l'alleato» <•54 \ anche se non chiariva i dubbi, sembrava significare che la 'Memoria' fosse stata superata e che la frase di Becuni 'siamo in g uerra con la Germania' non corrispondesse più alla rcaltfi: che l'ordine di prendere contatto con i partigiani ' per combattere contro i tedeschi' dovesse avere una diversa chiave di lettura. Per di più, durante il pomeriggio il capo di Stato Maggiore del corpo d 'armata. colonnello Barbèro, gli aveva comunicato che la 'Mernoria 44' doveva essere applicata 'senza spargimento cli sangue' . Grimaldi, probabilmente sconcertato, questa volta chiese conferma a Becuzzi. E Becu7.7.i confermò : ·Memoria 44'. senza spargimento di sangue <•rn. Come se non bastasse, il 10 mattina. prima dell'incontro con i capi militari, il comandante della 'Bergamo' gli aveva ripetuto che «i partigiani dovevano dipendere da lui», «rimanere a l di fuori dalle linee», aggi ungendo «cli metterli rra noi ed i tedeschi» . Nello stesso tempo gli aveva con(ermato «l'ordine di resistenza senza spargimento di sangue» ''51" . Ma le successive parole di Bccuzzi: «si rappresentino ai tedeschi le nostre possibilità di difesa: molti uomini e molti cannoni» ! '57, fanno capire che Grimaldi gli deve aver chiesto, per lo meno. quale fosse, in pratica, il modo per dare attuazione all 'ordine. Non potendo impiegare le truppe in una difesa atliva contro i tedeschi, e nello stesso tempo dovendo tentare la delicata operazione di interporvi i partigiani. G rimaldi, incontrando i loro capi, giocò le poche carte che aveva con accorta diplomazia. Si guardò bene dal parlare di resistenza 'senza spargimento di sangue', cd li allettò con quanto più desideravano. Ollrì loro armi ( «2 o 3 moto, 1 autocarro. mitragliatrici che erano nelle postazioni, munizioni , benzina>> ) 145~i, e la liberazione dei de-
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tenuti politici. circa un centinaio. Dovette rinunciare al proposito di sottoporre le loro formazioni a i propr i ordini - argomento non discutib ile ma riuscì a far accettare l'istituzione di un nucleo di collegamento, anche se rimase teorico, per coordinare l'operatività. Ottenne, inoltre . che le loro formazion i sostasser o ad una distanza fra i 15 ed i 20 ch ilometri dal la città ("5' 11• La presenza a Sebenico dei capi susciLò animazione fra i croati. La gente li applaudiva al passaggio e le strade si pavesarono di rosso. Immancabili ed ostentati i saluti a pugno chiuso e le coccarde. Alla stazione. consistenti gruppi cli partigiani che volevano entrare in città furono bloccati da reparti in armi ''60) . Fortunatamente non si verificò alcun incidente. Tuttavia qualche nucleo riuscì ad in f'iltrarsi, e Grimaldi ordinò a l capitano Bruno. comandante dei carabinieri. ed al commissario cl i pubblica sicurezza un continuo cd allento servizio d'ordine; fece uscire pattuglioni ufficiali armati; rinforzò la guardia ai magazzini. Sul piano più stretta mente mi litare, fece prendere posizione al battaglione bersaglieri sulle opere del fronte a terra; inviò due compagnie ciel battaglione mi trnglieri TM . a protezione della centrale elettrica di Losovauo. la terza sul fronte a mare in concorso con la Marina: dislocò i soldati dei posti fissi alla ferrovia, rientrati da Percovich, a r inforzo dello sbarramento sulla strada per Spalato. Tenne in riserva gli uomini del colonnello Zedda < <>11• 0
Anche se G rimaldi scrive «quantunque la città rosse molto animala non si verificarono incidenti degni di nota». aggiunge di aver protestato «presso chi dovere» non appena «informato cli qualche vendetta personale» '"'2' . I partigiani avevano pre levato una settantina fra croali-uslascia e serbi-anticomunisti con il proposito cli giustiziarl i. A seguito de ll'inte rvento di Grima ldi circa sessanta vennero riconsegnati ai carabinieri, ma gli altri era no sta Li già soppressi. Fra i morti il pope Krstulovié ed il giud ice L uka Matié:"'6; >. Verso le 17 d i quel 1O sellernbre, Grimalcl i ricevette da Zara il testo cieli" Accordo· sottoscritto dal generale Spigo con i tedesch i. Sebenico non doveva più essere di[esa, ma arrendersi . «La situazione per tale ordine - ricorda Grimaldi - si presentava molto delicata nei riguardi del comando partigiano. In primo te mpo decisi cli com battere e resiste re, sia pure per qualche ora, ma in seguito ad informa;,ioni che mi segnalarono truppe nemiche numerose, fornite cli mezzi corazzati ccl aviazione (Spalato era stata bombard ata con numerose vitlime) decisi di attenermi all'ordine del Com.te del C.A .. Ciò ad evitare la sicura distruzione della città e in utile spargimento di sangue senza a lcun risultato positivo data la scarsità delle truppe a cl isposizione e nessuna possibilit~i di rinforzi» <~''''·
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LTl mattina , «senza far cenno ag li o rdini di resa» (~65 ' , Grimaldi informò «del nuovo stato di cose autorità militari [dei partigia ni] e civil i» e fece loro presente che, «data la forza tedesca, sarebbe inutile una resistenza che porterebbe soltanto a perdite senza risultati positivi» . Li invitò «a provvedere al loro allontanamento da Sebenico ora che se ne ha .tutto il tempo», assicurando che «nessun nome o persona sarl1 indicata [ai tedeschi], che tutti i detenuti rimasti ancora nelle carceri per questioni politiche saranno liberati [... ] e che ogni traccia di questioni partigiane sarà eliminata» ;, 06>. Con suo sollievo, i partigiani abbandonarono rapidamente Sebenico, «le bandiere rosse scomparvero, le coccarde rosse scomparvero, e la città volle darsi un'aria di perfetta indifferenza» (,I/,; >_ Grimaldi - scriverà poi il tenente colonnello Venezia - ebbe «indubbiamente un merito, quello di aver tenuto a bada i partigiani e di aver impedito con ciò che alla città e alle truppe che vi si trovavano fosse risparmiata la battaglia che avrebbe potuto facilmente divampare fra le mura urbane. E ' riuscito anche a non capitolare vergognosamente cli fronte all' accozzaglia bolsce vica, e questo è un altro suo merito» <•<x<>. L'iniziativa di fa r partire i partigiani fu provvidenziale. Q uella stessa mattina avevano compilato un elenco di italiani, p iù di un centinaio di nomi. Si trattava «cli diversi agenti di questura, di appartenenti alla milizia, di ufficiali e sottufficiali dell'esercito che avrebbero dovuto esser passati per le .armi a ca usa della loro precedente condotta» <"'9 ' . Il timo.re dei tedeschi e la rapiditi1 dei loro movimenti prevalsero s ui propositi di vendetta.
**** * ** Non appena giunse la segnalazione che i tedeschi stavano arrivando dalla strada per Zara, Grimaldi mandò loro incontro al posto cli blocco i tenenti colonnelli Ugo Spallaore e Atti lio Venezia (parlava il tedesco). Ma gli ordini di restare con le armi al piede non dovevano esser pervenuti a tutti i reparti, oppure non tutti gli ufficia li li condividevano. infatti, il sottotenente dei be rsaglieri che comandava lo sbarramento, aveva ricevuto quale «ultimo ordine, dal suo comandante di battaglione, di aprire il fuoco anche col cannone che aveva lì in un fort ino , su chiunque si presen tasse, anche sui tedeschi» (•M . Mentre i due ufficjaii superiori gli chiari vano la situazione ed ì relativi ordini del comando, il sottotenente venne chiamato al telefono. Colloq uio più che concitato tanto che intervenne lo stesso tenente colonnello Spallaore. «Da un posto ignoto sì era telefonato ai bersaglieri dello sbarramento di far fuoco sui tedeschi». E Venezia si chiede: «Chi ha dato l'ordine pazzescamente criminale? Dal Comando settore nessuno, come si potè stabilire in modo ind ubbio. Forse,
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invece, esso è stato dato dal comando battagli one bersaglieri» t 111 >. Non è da escluderlo. Ma vi poteva essere anche un 'al tra spiegazione: gli stessi partigiani inseritisi nell a linea, soprattutto non essendo stata individuata l'origine dell a telefonata. Uno scontro fra ita li a ni e tedeschi sarebbe stato loro utile. «Verso le 16 - ricorda Grimaldi - con bandiera bianca. si presenta al posto cli blocco cli Zara il comando tedesco (vari ufficiali di cui d ue comandanti .T.R. [forse 'Ji-iger Regiment' - n.d.a.] e capo cli Stato Maggiore della divisione» (J'' 1• 11 tenente colonnello Venezia non ricorda il particolare della bandiera, e scrive che: «i tedeschi sono arrivati in colonna serrata» a l comando del tenente colo nnello Hans Schoch comandante del 741 <• 'Jager', con l'aiutante maggiore tenente Kasselmann. Schoch «fece salire nella sua macchina li due ufficiali italiani ] e con lui siamo rientrati a Sebenico, tra la curiosità silenziosa della folla» H7-'l . Raggiunsero il Comando sellore, dove G rimaldi tentò di intavolare trattative. ma non insistette. La notizia deU'arrivQ tki tedeschi dilagò, determinando sbandamenti fra i militari. Alcuni natanti carichi cli marinai tentarono di uscire dal canale cli Sant'Antonio che unisce il bacino del porto con il mare aperto, per rifugiarsi sulle isole antistanti nella speranza cli raggiungere la costa italiana. l tedeschi aprirono il fuoco , e con alcune cannonate affon darono il ri morchiatore R.13. Aveva a bordo una ottantina di marinai. Una decina i morti , e circa quaranta i feriti (""1• Quello stesso giorno - secondo il marina io Bruno Manzi - i tedeschi avrebbero attaccato anche la torpediniera T 7. Era stata sorpresa in porto dall'armistizio ed «il giorno 11, al mattino, dopo tre giorni di snervante attesa, avvenne che - scrive Manzi ordinatoci di ;:ibbandonare la nave e cli ammainare la nostra bandiera, ci rifiutammo, e quella decisione ci costò l'attacco degli Stulws, attacco proditorio ed improvviso; provocò molti morti e feriti» '·17»_ Altri, ufficiali e soldati, uscirono dal fronte a terra e raggiunsero i partigiani: a ltri ancora, non molti, i cetnici. La sera (11 se tte mbre) alla Maddalena, «alle ore 19, ora so lita. si procede per l'ultima volta atrammaina bandiera» . E ricorda Ciarapica: «li sacro tricolore scende mestamente dal pennone. Istinti vam e nte la maggioranza si conte nde il vessillo per baciarlo. E ' una scena veramente commovente» <"7" 1• Nell a notte continuò l'afflusso de i tedeschi. 11 ge nerale Grimalcli parla di «reparti corazzati ed autocarrati», valu tando «in totale più di 12 compagnie con a rtiglie ria» Hm. Altri si limitano «a duece nto soldati otti-
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rnarnenle armati», con due carri armati, un 'au1.0blincla, sessanta autocarri, ed alcuni pezzi anticarro 1m>, qualcuno parla di cinquecento uomini con quettro carri armati e qualche cannone 1~7">.
Il 12 mattina giunse a Sebenico il Generale Eglseer. Fece convocare gli ufficiali presso il comando settore e parlò loro. Successivamente interpellò la truppa radunata in quattro diverse località. Dovunque lo stesso discorso: continuare la guerra a fianco della Germania, oppure il campo di prigionia (,,m, . Gran parte dei soldati, compresi g li artiglieri della Milimart, meno una batteria, scelsero la prigionia. Aderirono alla collaborazione quasi tutti gli ui'('iciali de l battaglione del tenente colonnello Venezia e qualche altro 10811• Il trasferimento della truppa ebbe inizio sin dal giorno s uccessivo. «Il nostro mora le - scrive Ciarapica - è alto, sebbene ci s i renda conto dell a dura e triste sorte cui si va incontro. La popolazione locale, in maggioranza donne, ra ala s ulla strada, salutando tutti cordialmente e affettuosamente distribuisce anche generi cli conforto. Questa manifestazione sorprende e commuove»(.~~,. Il generale G rimalcli partì per la prigionia il 14 settembre.
A Sebenico, sino al 13 o ttobre funzionò un comando italiano (Feldpost - Posta militare 42998) affidato al tenente colonnello Ugo Spa llaore, con il tenenle colonnello Attilio Venezia, il capitano cli fregata A lberto Berti, il tenente del genio navale Giovanni Crivello, il centurione medico Mario Salvini della Milimart, ed un ufficiale della mil izia, Primo fv1artinuzzi, fiduciario del riaperto fascio locale, aggregato al comando come addetto alla propaganda. Ufficiali cli collegamento della 114a '.lager', il capitano Gerhardt Schwartz ed il tenente Fuckart 11it1J. Per ordi ne dei tedeschi rimasero a Sebenico parte dei carabinieri, una cinquantina di soldati ciel battaglione T.J'vL il personale della batteria della Milimart (centottanta uomini) che avevano aderito, una trentina cli marinai della 7~ Squadriglia M.A.S., ecl un nucleo a prote7ione de ll'arsenale. nonché soldati della sussistenza. Il 1O ottobre, venne loro sottoposta una nuova proposta, questa volta con tre alternative: combattere con i tedeschi su qualsiasi front.e , soltanto in Italia, oppure la. prigionia. Nonostante l'allettamenlo del rimpatrio, poche furono le nuove adesioni (<ll;JJ.
li 15 novembre cominciarono ad affluire a Sebenico i primi gruppi di marinai croati . li 20, Ciarapica partì eia Sebenico con un motoveliero. «Si naviga tra le isole, quasi al buio. 1 partigiani sparano qualche colpo cli cannone e di fucile, ma il bersaglio viene sbagliato. Si procede cauti e timorosi. In serata si raggiunge Zara» '""5l.
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A SPALATO - SEDICI GIORNI DI OCCUPAZIONE PARTIGIANA I
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Se i partigiani, nelle sole ventiquaftro ore in cui e rano stati a Sebenico, oltretutto in numero limitato e con l'ordine pubblico controllato dalle autorità militari, avevano sequestrato circa settanta persone uccidendone una decina e, nello stesso tempo, predisposto le liste per l'eliminazione di un centinaio d'italiani, a Spalato rimasero sedici giorni. La più numerosa collettività italiana [ra tutte le città della Dalmazia. esclusa Zara, si trovava Spalato. Più di un migliaio di italiani autoctoni ed un duemi la fra funzionari, impiegati, insegnanti, portuali, ferrovieri, e loro fam iglie, giunti dalla Peniso la. Poche, ne i documenti m ili tari. le noti zie su questa collettività anche se assieme al soldato italiano fu la protagonista degli avvenimenti successivi all'8 settembre. Il generale Emilio Becuzzi, comandante della 'Bergamo'. valutava che al momento dcll'annislizio i soldati alle sue dipendenze ammontassero a circa ventimila uomini """'. Forza non usuale per una cli visione, ma a Spalato erano rimasti un ottomila uomini ciel comando ciel XVI 11 Corpo d'armata (due terzi del Quartier generale, comandi cli artiglie ri a, elci ge nio, direzioni varie) che il 3 settembre s i e ra trasferito a Za ra. Nella ciltit, ingorgata dai servizi, con parecchie centina ia fra ufficiali e soldati in transito, vi erano ben pochi reparti della divisione essendo quasi tutti d islocati fra Dernis, Signo, Sebenico, Macarsca, A lmissa. Podgora. e sulle isole (Zirona, Brazza, Bua. Solta. Lèsina. Lissa e minori) . In città. aveva sede anche il Comando Marittimo della Dalrn a1.,ia (Mari<lalmazia) agli ordini de ll'ammiraglio Antonio Bobb icsc, ed il Comando marittimo di Spalato (capitano di corvetta Riccardo Lesca). Più di mille cinquecen to uomini fra ufficiali e marinai, compresi que lli imbarcali s ul naviglio in porto r4"' 1•
L'8 settembre, a Jajce (120 chilometri in linea c1·aria a nord-est cli Spa lato) il capitano inglese Frederick Williarn Deakin. do po l'annuncio dell'armisti1.,io, ebbe un colloquio con T ito. li capitano si sarebbe «unito ad a lcuni reparti della prima divisione, al comando del generale Koca Popovié. i quali avrebbero cercato cli arrivare a Spalato prima de i tedeschi. La posta in giuoco era la cattura della maggior parte del materiale bellico italiano concentrato in quella città» 1" ' ' .
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943-1944)
CARTINA N.
A
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13 \J A
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1)
\
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Rapporto: 1 cm. = km. 1,500
La zona del sellore di Spalalo (divisione 'Bergamo'). A Spalato sino al 3 settembre vi era la sede de l comando del XVIlf Corpo d' armata che, a quella data, fu trasferito a Zara.
l/ 11 rmistizio in Da/111a zia
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******* A Spalato, [CARTINA N. 32] q uella slessa sera, il professor G uido Posa r come cli consueto si recò in traltoria. Ignorava a ncora la notizia de ll'a rmistizio. «Ne l locale, la confusione t grandissima ». «Ansia, perplessità. gioia, sgomento, sono sentimenti che lumultuano in tutti l... J. E la notizia è veramente tale che a momenti sembra im possibil e l--.J. La gente come impazzita, m o lti ubriachL molti a cantare, un giubilo generale [...]. Quell a notte ne lle caserme [... ) fecero baldoria tra urla e canti e sbornie solen ni» r.,w,)_ «I so ldati pensarono c he tutto fosse finito e che fosse arrivata l'ora di tornare a casa» '"'i"). Il comando della 'Berga mo ', applicando le disposizioni della 'Memoria 44', ordinò ai presìd i di «reagire col fuoco a qualsiasi atto di g uerra che provenga dai partigiani od altri» <·:·11 1, di lenere i re parti alla mano, di dare le novità ogni d ue ore <m1• I partigiani. invece, cercarono cli fraternizzare. Dovunque: eia Traù, dove invitarono i soldati a lla resa, ed il posto cli blocco aprì il fuoco ('''3l, s ino a sud di Spalato, come a St.obrczio dove chiedevano di parlamentare r•9') . Il 9 mattina , il generale Becuzzi ordinava· a tutti i settori di astene rsi eia q ualsiasi conlatt.o con i partigia ni, cli non intavolare trattative. Ma , dopo un colloquio telefonico con il generale Spigo (a Zara) il comandante della 'Bergamo' venne formalmente autorizzato a trattare con i partigiani, «purché passino alla nostre dipendenze» ('')~). Consegue nti i nuovi o rdini. Nello stesso tempo fu ordinato ai presìdi più interni, e d a quelli lungo la costa (Alm issa. Macarsca, Pogdora) di ripiegare. In un primo tempo dovevano r ientrare a nche q ue lli delle isole con le batterie mobil i ma, dopo qualche ora, l'ordi ne venne modificato: rientra vano soltanto le ballerie. Il comandante della Piazza. generale Alfonso Cigala Fulgosi, procedeva al disarmo del personale tedesco di scorta ad una nave romena (d iciassette pe rsone) attraccata a Spalato, e d al piantonamento cie l consolato germanico <·1%>. li giornale locale, !I Popolo di Spalato - sarebbe stato il suo ultimo nume ro - portava a lui.la pagina il t itolo 'L' Armistizio ' e, subito sollo, 'La cessazio ne delle ostilità contro le forze anglo-americane' . Su mezza pagina il comunicato di Badoglio con la traduzione in lingua serbo-croata. In un breve cors ivo il direltore Ruggero Tommaseo-Ponzetta scriveva: «L'Italia, pur in tale condizio ne, [... ] si avvia a quel destino c he solo il sacrificio ed il dolore possono ill uminare». Completavano la pagina l'ultimo Bollellino di guerra de l Comando Supremo, il n. 1201, e quello tedesco.
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Diffusa fra la popolazione croata la convinzione che gli anglo-americani sarebbero sbarcati in giornata. Dovunque un fiorire di rosso: nastri, coccarde, bandiere. Si formavano cortei inneggianti alla Russia, a Tito, agli alleati. L" Internaziooale' cantata a squarciagola. Autocarri infiorati stracarichi di ragazze e di giovani, in mezzo ad una folla plaudente. «Con essi a dare spettacolo , f...] anche nostri soldati e marinai» <491J. «Intanto annotava l'insegnan te Jole Toparin i - noi siamo obbligati per ordine del prefetto [dottor Giuseppe Grima ldi - n.d.a.] dato al Provveditore [professor Giovanni Soglian - n.d.a. ] a continuare gli esami>) <49sJ. Becuzzi subito dopo aver diramato l'ordine di trattare con i partigiani e bbe, invece, una se rie di contatti con i cetnici. In mattinata ricevette il maggiore Pavasovié, già ufficiale di collegame nto con il corpo d'armata e comandan te della milizia anticomunista. Pavasovié chiedeva di conoscere le decisioni prese dalla ' Bergamo' e mise a disposizione del generale duemila cetnici chiedendo, però, armi e munizioni. Becuzzi si dichiarò d'accorcio, non a ppena il corpo d'armata gli avesse data f'autorizzazione(•'N).
Con il p omeriggio, in città aumentò il l'e rmento. Per prevenire disordini Becuzzi ord inò al comando Piazza di costituire a lcune compagnie armate «da impiegare event ualmente per l'ordine pubblico» <5(x•>. Frattanto gl i era pervenuta da Zara l'autorizzazione di dare le ar mi ai cetnici, cd ebbe un nuovo incontro con il maggiore Pavasovié. «Si stabilisce la costituzione e l'armamento di un btg. di 500 uomin i che sarà dislocato a Castel Vitturi (nord di Spalato, Baia della Castella - n.d.a.] per cooperare con gli italian i» (501 >. Le armi sarebbero state consegnate il giorno successivo. Partito Pavasovié, il generale ricevette una delegazione di com unisti e partigiani di Spalato, con i quali «si stabiliscono le prime basi di collaborazione» . Le loro formazio ni non dovevano entrare in città sino a quando non fossero stati presi accordi con il douor Ivo Lola Ribar, del Comando Supremo di Tito, e con Vicko Krstulovié, comandante de lla IV zona operativa (Dalmazia), attesi per il mattino successivo (""11. Becuzzi intendeva organizzare una difesa contro i tedeschi, ma il nuovo ordi ne del corpo d'armata, cli applicare la 'Memoria 44' 'senza spargimento di sangue', lo sconcertò. Chiamò Zara, e chiese «cli parlare con l'Ecc. fSpigo l o con il capo di S.M. del C.A .. Viene al telefono - scrive Becuzzi - il maggiore Robbio, capo ufficio operazioni. Lo faccio parlare col mio capo di S.M. che pone le seguenti domande: - il generale Becuzzi vuol sapere come è possibile impedire l'occupazione di Spalato e di Sebenico senza far uso de lle anni; - come si verrà a trovare con cetnici e pa rtigiani ai
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quali ha promesso il suo concorso per impedire l'occupazione di Spalato e di Sebenico». Il corpo d'armata s i riservò di rispondere 1501>. Intanto, in città, si era sparsa la voce dell'incontro del generale con la delegazione comunista-partigiana, e l'entusiasmo e la confusione aumentarono. Il questore segnalava, per la sera, una grande mani festazio ne alla q uale avrebbero partecipato tutti i partiti pol it ici: comunisti, cetnici, macekiani, partigiani. Becuzzi proibì q ualsiasi assembra mento e dispose pattugl iamenti di carri e cli autoblindo per assicurare l'o rdine pubblico (,o,,. Nonostante gli ordini e la presenza dei carri armati . la Colla si sarebbe accalcata a ll a r iva. È una «manifestazione cli popolo - dirà un testimone - che inneggia all'Italia che si è schierata con gli alleati. ed inneggia soprattutto alla Russia» 15" 5>. Ma è ancbe «il r ito dell a pacificazione e [della] conciliazione fra partigiani cd italiani». «Un partigiano. che doveva essere un capo, con largo fazzoletto rosso intorno a l collo [...] si arrampica su un carro armato, e come ebbro di gioia porge la mano con gesto enfatico a un nostro tenente ritto in piedi sul carro stesso. L'ufficiale , serio, quasi accigliato. esita un momento [...] poi si decide e, con un gesto che palesava lo sforzo cli un a risoluzione necessaria. avanza la destra, le due mani si incontrano, s i stringono, mentre la folla tutto intorno scoppia in un uragano di applausi» 15<•">.
Era l'ora dell' ammaina bandiera e su l Molo Veneto, come di prescrizione, si era schierato il picchetto in armi. Agli squilli di tromba «la l'olla si ferma sull'attenti, in silenzio a capo scoperto». Qu ind i la manifestazione continua e prende proporzioni sempre maggiori. Per disperderla venne dato, ma inutilmente, un falso segnale d i a lla rme aereo. Un carro sparò in aria. La gente sbandò per un attimo, ma s ubito dopo «si raccoglie e circonda i carri armati; ragazze saltano s ui carri, sventolano stracci rossi, ab bracciano i so ldati. Anche i soldati s i a ppe ndono bra nde ll i rossi.» (5on.
** * * ** * Fratta nto, via mare, era rientrato il presidio cli Dugi Rat con armi e materia li , e ne lla notte giunse da Pergomet un battaglione del 4° bersaglieri 15()~>. Con la prima oscurità, invece, era cominciato il passaggio cli soldati, isola ti o in piccoli g ruppi, ai par tigiani. Il sottotenente E d mondo Leo ne che si trovava a Stobrezio, e che aveva ricevuto l'ordine di aprire il fuoco co ntro i partigia ni ma no n sui tedeschi, riferirà: «Rompo personalme nte i fi li del telefono l...], rendo noto ai miei soldati la decisione di
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passare ai partigiani per non arrendermi ai tedeschi. Tutto il plotone segue la mia decisione». «Mi presento a Zernovica [circa 1O km in linea d'aria ad est di Spalato] al comandante partigiano Krstulovié comandante della IV zona operativa della Dalmazia» . Vi trovò «il cap.no dei CC.RR. E lia Francesco l ... ] che si è presentato ai partigiani con 2 carabinieri» <509>. Altri abbandonavano Spalato via mare ed alcuni raggiunsero la Penisola, come i soldati della 122" compagnia marconisti del Centro radio. Si erano impadroniti d' una imbarcazione a vela, ed in quarantacinque, dopo tre giorni di navigazione, sarebbero giunti a Tortoreto Lido 1' 1<'>. * :;: * * * * *
Cominciò la drammatica giornata del 10 settembre. Proveniente da A lrnissa, sbarcava dalla torpediniera Giovannini il comando del 26° fan teria con un battaglione. r soldati, inquadrati, attraversarono Spalato e si accamparono vicino all a stazione ferroviaria per Signo 1·' 11>. Non rientrò, invece, il presidio di Macarsca, fatto prigioniero dagli ustascia ciel maggiore Kuraja, sino a quel momento di guarnigione con i soldati italiani. Il maggiore, dopo aver «dichiarato guerra all'Italia» secondo l'ordine di Pavelié, aveva anche applicato quello ricevuto «dal comando tedesco di disarmare gli itali a ni e di sequestrare i natanti» (.mi . Analogamente venne catturato il presidio di Podgora. Verso le 8, secondo quanto convenuto il giorno prima con la delegazione dei comunisti-partigiani di Spalato, una macchina del comando divisione partì per Dubrava (circa venti chilometri di rotabi le ad est di Spalato). Doveva prendere il dottor Ribar e gli altri capi mili tari attesi da Becuzzi <-' L' >.
In città, con il passare delle ore e per l'infiltrazione di partigiani, aumentò l'agitazione. 1 negozi e rano chiusi . Una folla davanti le carceri reclamava la liberazione dei detenuti politici. Becuzzi ordinò che fossero «rimessi in libertà prima di mezzogiorno, l ... ] che la notizia sia comun icata ai dimostranti». Nello stesso tempo dispose il dissequestro delle barche requisite agli isolani da Maridalmazia. Convocò il prefetto, Giuseppe Grima ldi, da pochi giorni a Spalato, per conoscere se avesse preso provvedimenti per lo sgombero della collettività italiana, e vi dovettero essere opinioni non collimanti c; i,i. Grimaldi, infatti, tornato in ufficio inviò a l ministero dell' interno un telegramma dal quale traspare il contrasto. «Autorità mili~1re pensa che ove si verificasse occupazione Spalato da parte truppe tedesche croate ... lma ncano alcu ne parole, probabilmente 'personale civile'] .. . dovrebbe seguire truppe questo presidio militare». li prefetto, quantunque da pochi giorni a Spalato più saggia me nte prose-
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g uiva: «poiché est da pr·evedere invece che minoranza italiana ne l corso occu pazione ne mica che potrebbe essere imminente sarebbe esposta gravi atti vendet ta et rappresaglie», faceva presente che «est necessario provvedere immediato sgombero connazionali regnicoli ammontanti circa due m ila et loro trasporto via mare et aereo in Penisola approntando subito mezzi adeguati». Però, forse intuendo la scarsa attuabi lità dell a proposta - «ove ciò non fosse possibile>, - Grimalcli sollecitava «dispos izion i circa condotta che dovrebbe seguire funzionari e t personale itali ano uffici et servizi p ubblici et particolarmente au torità et sottoscritto me desimo». C hiedeva «risposta imme diata» 1515>. Da Roma nessuna risposta. A nc he se dopo il 25 luglio il problema d e lla popolazione e ra stato considerato dalla 2" Armata. nulla era stato predis posto. Per cli più a Spalato vi doveva essere una notevole confusione fra prefettura ed autorità mili tari a lle q ua li il governo Badoglio aveva attribuito i poteri ci vil i. Tuttavia non sembra che Becuzzi se ne sia avvalso forse perché sino a l 3 settembre e ra no stati di competenza del generale Spigo. Becuzzi, mentre atte ndeva l'arrivo da D ubrava dei comandanti partigiani r icevette per la terza volta Pavasovié, accompagnato dal ' prota' ( vescovo ortodosso) Urukalo e da altri esponenti cetnici. Per il generale il co lloquio non dovette essere mollo age vole cli fronte alla richiesta di non far entrare i partigiani a Spalato. Pavasovié e g li a ltri temevano le prevedibili reazioni de l loro odio e delle loro vende tte t' 161 • Non si sa q ua lc sia stata Ja risposta di Becuzzi, e se le armi e le munizion i che fece consegnare dovessero servire loro pe r dife nde rsi dai partigian i, oppure per concorrere contro i tedeschi . .Mentre Pavasovié, Urukalo e gli altri uscivano dall'ufficio cie l generale, arrivarono Ivo Lola Ribar, Vicko Krs tulovié, il commissario pol itico Nikola Arasovié, e d altri (m•. Da parte italiana presero parte alla ri u nione i generali Policarcli, Pelligra, e Cigala Fulgosi. Interprete cli serbo -croato il sottote ne nte Gian Pietro Tommaseo, ma d i p refe re nza venne usato il francese . D opo i convenevoli , cli fronte acl una palese freddezza de lla delegazione, Becuzzi de tte lettura cie l radio ricevuto il giorno pri ma eia] comando della 2" Armata: «Appoggiare qualunque ini1,iativa pa rtigiana et. prendere accordi per lotta contro tedeschi» (51 ~i, ccl il clima cli venne cordiale. L'ordine collima va con la 'comunicazio ne ' dell a Missione militare britannica in Dalmazia, dire tta a i co mandi partigian i. «L'8/9/1943 il Governo italiano ha chiesto agli Alleati la capitolazione senza condiz io ni , capitolazione che il Governo de ll a Russia, America cd Inghilterra ha nno accettato. 11 maresciallo Badoglio nel suo proclama ha ordinato a lle truppe ita liane cli cessare ogni ostilità co ntro gl i Al leati. e g li A llea ti l...J invi-
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cronaca per la storia
tano le truppe italiane in Grecia e d in .Iugoslavia a consegnare le armi al le unità del N .0 .0. [Esercito popolare di liberaz ione], ed assicurano cli aiutare ogni tentativo de lla Nazione italiana di rigettare i tedeschi dalla nostra Lerra» <51" 1. Si parlò in particolare della minaccia tedesca e della difesa di Spa lato. Per Becuni le truppe ital iane «avrebbero assicurato il possesso dei [... ] presìdi, menLre le loro [dei partigiani] avrebbero dovuto operare all'esterno, passando però ai nostri ordini» <5~0 1• La ripartizione d e i compiti fu accolta senza d ifficoltà: ampie, invece, le riserve sul passaggio alle dipendenze dei comandi italiani. Ribar, tuttavia, assicurò una risposta definitiva dopo aver inteso il proprio comando. Anche Becuzzi annunciò che si riservava di sentire il corpo d 'armata. E ' la rì.unione si concluse con l'impegno di incontrarsi nuovamente in giornata. I capi, uscendo, s 'imbatterono nel maggiore Pavasovié. Ribar, «quando [... ] fu davanti al comandante d e lla milizia anticomunista ebbe un attimo· di esitazione. Poi. anziché sLringe rgli la mano, lo abbracciò» !521 J. In que l momento. di fronte a l pericolo tedesco ed a l pre vedibile bottino delle anni itali ane . cetnici e partigiani sentivano d i poter andare d'accordo. A lle 14 Becuzzi si recò a Zara in idrovolante, ma non sbarcò. «Appena ammarato [...] - a nnoterà il generale - mi si avvicina un motoscafo, e d il personale di bordo mi comunica che i tedeschi banno occupato Zara». «Un centinaio di barche, motoscafi, velieri e d ue piroscafi[ ... ] si allontanano verso le isole. Riesco a sfuggire ad un apparecchio tedesco, decollo, arrivo a Spalato, e metto al corrente l'ammiraglio [Antonio Bobbiese] d i quanto è accaduto» !522l . Tuttavia quanto ri ferisce il generale non collima con i Lempi dell'arrivo a Zara dei tedeschi. Becuzz i decollò da Spalato a lle 14.00. S ino a Zara vi sono 120 chilometri. per cui dovette ammarare ben prima de lle 15.00, quando neppure i d ue ufficiali tedeschi, che avrebbero firmato !"accordo' con Spigo, erano ancora g iunti, e tanto me no le prime Lruppe tedesche che entrarono a Zara fra le 17 e le 18. Incerto, quindi, il motivo o la causa d i quel decollo. Rientrato in sede, il generale ricevette dal corpo d ' armata - a ll e 16.35 come egli stesso annota - l'ordine «di far partire s ubito e prima di sera le navi da guerra, i mercantili e gli idrovolanti [... ] per Brind is i o Bari imbarcando la popolazione civile. Comandi militari e reparti debbono restare a Spalato» <mi. L'ordine ha un duplice rilievo: eia un lato dimostra che a Zara il comando de l corpo d'armata alle 16.35 non era occupato dai tedesch i, dall'altro contiene le prime disposizioni per la collettività italiana d i Spalato a nche se, poco dopo, venivano praticamente a nn u ll ate da un 'a ltra comunicazione: «parte nza de lla popolazione non deve r itar-
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dare quella delle navi». Becuzzi si mise in contatto con il prefetto, face ndogli presente che «la popolazione civile può imbarcare nei limi ti de l possibile». Il prefetto, con il questore, si recò dal generale per capire come fosse possibile organizzare, nello spazio cli un paio d'ore, lo sgombero di circa duemila persone <52">. Escluso, quindi, l'imbarco anche di un n umero limitato cli connazionali sul convoglio (due torpedinie re: la Giovannini e la T5; una motovedetta; due rimorchialori; un posamine; una cisterna; due motovelieri l5Z5J e la flottiglia motopescherecci ciel dragaggio) decisero cli far partire q uanta più gente possibile, durante la notte, con il piroscafo Baroni che si t rovava ormeggiato in banchina.
(Quanto accadde in quelle ore ai civi li, e gli avvenimenti dei giorni successivi, sono stati ricostru iti prevalentemente auraverso i diari cd i ricordi del personale insegnante. Sembra esser stato il gruppo più unito ed organizzato, grazie anche a lla personalità de l provveditore agli studi, professor Giovanni Soglian. Non abbiamo, invece, trovato testimonianze di im piegati, di ferrovieri, di postelegrafonici , cli portual i, o altre categorie, sa lvo una relazione del comandante di Vigili del fuoco. signor Arturo Battara. Ma le vicissitudini certamente furono comuni a tutti) .
Durante la mattinata di quel I O settembre, il provved itore Soglian aveva dato ordine ai capi istituto di bruciare i documenti d'archivio, ed a meZ7ogiorno si era recato a ll a mensa degli insegnanti. Parlò loro con estrema chiarezza. Aveva fallo «la sera precedenle - per ordine superiore - un'ispezione in tutta la città. la cui situazione gli era apparsa grave»''''·'. Non nascose la preoccupa;,ione per l'alto numero di insegnanti già in sede, pur avendo cercato, sin dopo gli avvenimenti cli luglio, di far «capire a Roma l'opportunità di smobilitare la scuola spalatina, senza attendere di avere l'acqua alla gola». Consigliò a tutti di restare uniti, cli tenersi in contatto, cli ritirare i mandati di pagamento (due mensilità cli stipendio anticipate e assegno di missione), che aveva fatto preparare '5"''. Nel pomeriggio. non appena a conoscenza che la panenza era stata fissata per la notte stessa. quasi tutti gli insegnanti si recarono alla Banca d'Italia. ma il direttore, dopo aver fatto pagare qualche mandalo. sospese le operazioni con risentimento e proteste degli esclusi <''''. Non e ra stato un alw di insensibilità. ma il direttore, dottor Angelo Amorosi, di fronte a quei pagamenti piuttosto consistenti non voleva trovarsi in difficoltà di cassa. Tn quei momenti i fond i della Banca, circa un centinaio di milioni. sotto sorveglianza di dodici impiegati, venivano imbarcati sul convo-
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glio1519' . Parti vano anche le bandiere del 26° fa nte rja della ·Bergamo·. del 259° della ' Murge', i labari del 4° bersaglieri e del 6° reggimento di artiglieria 15·' 01 . Nessun civile ma, 'alla rinf"usa' , circa lrece nto fra ufficiali e pe rsonale di marina con qualche ramiliare ''3 'J. :J: :::
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A Clissa, dodici ch ilometri a nord di Spalato . que l pomeriggio cominciò a tuonare il cannone. I partigiani avevano ingaggiato combattime nto con un battaglio ne tedesco c he cercava di raggiungere Spalato.
Becuzzi. dopo il s uo rie ntro eia Zara, non e bbe più cont atti personali co n Spigo, e dovette assumersi l'one re delle decis ioni. One re che dive nne a ncor più pesante qua ndo riceve tte e.lai corpo d'armata il testo de ll' ·accordo· con i tedeschi e che aveva va lore anche per Spalato <"~'. Ora. le trattative co n i partigiani e con i cctnici appa rivano inuti li. se non anche pericolose. JI generale so rpreso e preoccupato. fece chiedere conferma e chi arimenti a Zara. Gli fu risposto c he !" accordo · «doveva avere integrale applicazione anche per Spalato e Sebenico» 1"'i. Non persuaso. parlò con Grimaldi a Seben ico. Insoddis fatto . non sapendo a chi rivolgers i. si mise in col legamento con il VI Corpo d'armata a Ragusa, cd apprese che la ci llà era stata occupala dai tedeschi <534 '. Q"uindi, solamente a Spala to vi erano i partigiani ed egli, quella stessa sera. avrebb e dovuto dar loro una risposta. Il corpo d'annata. invece. gl i ordinava di accordarsi con i tedeschi. Il generale. nella sua relazione, non fa alcun cenno di contatti con i germanici . cd analogamente non ne parla il s uo capo di Stato Maggiore, colon ne llo C incinnato Boschi ma, in merito, esistono notizie e testimonia nze. li so ttotenente E nzo de Be rnart, che prestava servizio al comando della 'Bergamo·, ricorda - già il giorno 9 - un primo contatto te lefonico di Becuzzi con un maggiore tedesco che da Sigoo «gli prean nunciava !"a rrivo [a Spa lato] del suo battagli one l... ] pe r le prime ore della nolle», e lo sollecitava a «consegnare r... ] a rmi, munizion i, magazzini , equipaggiamenti e tutto» <535•. Ino ltre de Bernart ripo rta tra virgole tte . le seguenti parole di Becuzzi: «Voi siete ce rto di poter arrivare in nottata?». Il col loquio è ricordato anche dal sottote nente Gian Pie tro 'lòmmaseo, l'inte rprete del gene rale. «Il comandante cl i quelle truppe [tcdescheJ interpellò [... ] Becuzzi ci rca l'eve ntuale occupazione di Spalato da parte dei reparti germa nici. ma il generale gli comunicò che la cosa non era possibile. dato l'esiguo qua ntitativo della truppe tedesche» ,5, ~,.
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Becuzzi , inoltre, di fronte al testo dell"accordo' e forse per da rsi una spiegazione - come egli stesso scrive - ritenne che «tale ordine (l'accordo) potesse essere conseguenza della situazione pol itico-m ilita re (non adoperare le armi contro i tedeschi) nel senso che la Germania avesse approvato l'armistizio ed ottenuto a suo vantaggio la consegna dei territori e delle anni esistenti in Dalmazia» (5-'1>. Se queste erano le sue supposizioni, sembra ovvio che vi sia stato qualche contatto con i tedeschi bloccati a Clissa. Dal canto s uo, il sottotenente Gi ulio Pecile che si trovava nel Castello di Clissa, ricorda come il pomeriggio del .10 da parte tedesca fosse stato chiesto al comando della 'Bergamo' che reparti italiani, il mattino s uccessivo, partendo eia Spalato puntassero su Clissa. in concomitanza ad una loro sortita, per liberare la strada dai partigiani <5.">.
li generale dovette accedere alla richiesta poiché i tedeschi fece ro la sortita, ma senza esito. E Pecile prosegue: «Si disse che fossero stati stimolati all'impresa dal gcn. Recuzzi che avrebbe loro garantito il controllo della situazione» (s,~;. Non abbiamo riscontri per sapere se il generale abbia o meno 'garan tito\ però Becuzzi stesso. nell 'appendice alla rela zione scriverà: «no n a ndai incontro ai tedeschi a Clissa, come essi prete ndevano sotto minaccia d i distruggere Spalato bombarda ndola» <1•110>. Asserzione c he, posta in relazione a quan to narrato da Pecile cd ai due bombardamenti di Spalato ciel giorno dopo, sembra comprovare, pe r lo meno, che quel 10 settembre il generale abbia avuto contati i con i tedeschi. Inoltre Becuzzi, sotto la data del 12, commentando la sua successiva decisione cli firmare l'accordo con i partigiani, scriverà: «Ciò sign ificava, del resto, ritornare al progetto originario di collaborazione con i partigiani, considerati quali alleati degli anglo-russi-americani» ,;,i;_ C ioè vi doveva essere stato anche un altro ·progetto' intermedio, e I' unico possibile appare l'accordo con i tedeschi . Dal canto suo il capo della Sezione informazioni della 'Bergamo', capitano Leandro Benini, ri ferendo su questi avveni me nti, dirà: «si addiveniva dapprima ad un accordo coi capi partigiani della zona, quindi ad una intesa col comando germanico di Signo e di nuovo ad un accordo con i capi partigiani» (-'' ' >.
li lO a sera la città e ra in fer mento, e Becuzzi dove va affrontare con R ibar il problema cli Spalato, della 'Bergamo', e sopra tt utto da re loro una risposta. Ora, però , si trovava vincolato dall'' accorclo · d i Spigo e aggi ungiamo no i - quasi certamente da quanto più o meno promesso al comando tedesco di Cli ssa . Probl.ema non agevole, che il generale ne lla sua relazio ne sempli fi ca scrivendo: «Ore 22.00: informo il comando par-
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tigiano che il Comando del C.A. non ha approvato gli accordi presi, e si riserva ulteriori istruzioni». «Questa riserva - precisa Becuzzi - !'aggiunsi per guadagnare tempo» <5-1», Ma non dedica neppure una parola all'incontro che quell a stessa notte ebbe con Ribar ed alla tensione ciel collo quio. Becuzzi ben sapeva di doversi disimpegnare dagli affidamenti dati, al mattino, sia pur con riserva, ma anche di comunicare a Ribar l'ordine ciel corpo d'armata sulla consegna cli Spalato e dell a 'Bergamo ' ai germanici. O ltre tutto senza lasciarsi sfuggire o far intendere che, personalmente, era entrato con loro in contatto, Iniziata la riunione, scriverà dc Bcr nar t, Becuzzi «ne fa candida comunicazione [clell ' 'accordo' di Spigo ] ai capi partigiani, dicendosi dolente di non poter confermare gli accordi del mattino». Q uindi. «mostrò il telegramma proveniente da Zara , r... l e dichiarò che si sarebbe attenuto a tale ordine», anche se «in contrasto con gli accordi per la comune difesa cli Spalato, già presi al mattino»1"·14l_ Ribar ri mase più che sorpreso. Per lui si trattava cli un fa lso accordo, estorto dai tedeschi. Fece il possibile per convincere Becuzzi che, in base all'ordine cli collaborazione con i partigiani diramato dalla 2" Armata, e che il generale gli aveva fatto leggere quella stessa mattina, la ·Bergamo' ben poteva «senza scrupoli attenersi all'ordine precedente rdeJJ'ArmataJ e collaborare con i partigiani» (>45 l_ Ribar uscì dalla riunione convinto che, oramai, l'unica cosa veramente importante fosse la catlura delle armi prima dell'arrivo dei tedeschi. Ordinò, quindi, la mobilitazione generale, ed informò i suoi capi «che si può insistere nel chiedere le armi agli italiani, poiché egli è certo [...] che un vero ordine di resistenza non partirà dal comando della divisione» <sM ,i.
******* Dopo la partenza del convoglio, i marinai dei comandi a terra , «in conformità agli ordini precedentemente avuti, avevano preparato gli zaini e si erano affollati lungo le banchine nelle vicinanze delle navi (Illiria, Cùrzola, Garda, ed altre minori) , attendendo l'ordine di partire» <5m _ Nell'attesa, qualcuno tentò cli salire a bordo, ma fu rimandato in banchina. Il nervosismo aumentò, alimentato dalla voce che l'ammiraglio Bobhiese avesse deciso cli arrendersi ai tedeschi, ed i marin ai cercarono d'imbarcarsi sul Cùrzola scalando le murate. La nave cominciò a scostare. Quelli a terra, temendo che partisse, tentarono in tutli modì di salirvi. Qua lcuno cadde in mare, Una certa calma fu riportata solamente dopo che l'ammiraglio Bobbiese, giunto su l posto, li ebbe rassicurati che, in ogni caso, sarebbero partiti. Tuttavia, il comando Piazza inviò alcuni carri ar mati per mantenere l'ordine <5-"i 1•
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Se i marinai restarono in banchina, dall'altra parte del porto a nche i civili rimasero a terra. Nel pomeriggio, il provveditore Soglìan aveva fallo avvertire g li insegnanti che la partenza del Baroni era stala fissala per le 23. Ma nessuno attese . insegnanti e familiari. un migliaio di pe rsone. si affollarono alla riva con i bagagli . Parte salì sul piroscafo che aveva le macchine sotto pressione, a ltri si raccolsero sotto la pensilina de lla staz ione marittima e nel vic ino caffè. Il tempo passava. ed il nervosismo cominciò farsi strada. Si sp arse la voce che la partenza era rimandata. forse a mezzanolle . forse all'ind omani mattina. E, a nche q uì, arrivarono i ca rri. P untarono le mitragliatrici contro la nave, e chi era già imbarcato dovette scendere <5•19i _ Nessuno riusciva comprendere le ragioni della ma ncata partenza. Non sembrava che vi fossero pericoli. Il Baroni era pronto. con tutte le luci accese. Eppure qualcuno aveva controrclinato. «Alla Capitaneria di porto - ricorderà il professor Rehecchi - vengo a sapere. per una confidenza. cbe è st.ata rimandata la partenza perché non sanno in quale porto condurci» i;;n>. Motivazione sorprendente cli fronte ai pericoli cui veniva consegnalo un migliaio d i persone ma, come tutte le cose di quei giorni. non improbabile. Forse più aderente a lla realtà il professor Posar che, parlando de i carri armati. dice: «Li mandava il comando militare italiano d'accordo con il comando partigiano [... J perché ogn i c ivile italiano prima cli lasciare il suolo della Dalmazia avrebbe dovuto rendere conto de l suo operato» ' 551 > alle autori là ti.ti ne. :f:::: ::: =-:::i.:::: :;:
Becuzzi, con il giorno 11, trasforma le annotazioni riportale con mi nuziosa cronologiciLà nel la relazione, in succinte esposizioni giornaliere. ed alla febbrile e preoccupata attività cie l giorno prece de nte sembra che ne l generale sia subentrato un senso di distacco. Le vicende del!" li sono contenute in se i periodi quasi volutamente poveri di notizie. D i certo. quando scrive : «i partigiani minacci ano i reparti isolati dei servizi del C.A. per avere in consegna delle a rmi; e qualche reparto iso lato viene infatti disarmato» •55: , non lascia traspa rire né consente cli immaginare il dramma che stava coinvolgendo soldati e civili. La mobilitazione generale disposta eia Ribar, trovò un allealo nei due bombardame nti aerei tedeschi dell 'll mattina, uno a lle 8 e l'altro tre o re dopo, dei quali Becuzzi non fa cenno . Per la città era il primo contatto con la realtà de ll a guerra. «La riva t... J appare come spazzata eia un ciclone [.. .]. Il Baroni, a ch iglia in su, giace sommerso accanto al molo» ,s,,i. Colpita la sede del Comando Marina: in fi amme una nave cisterna, incendiati alcuni carri ferrov ia ri. Becuzzi - ricorda de Bernart - fece telefonare «al magg. com.te il btg. SS perché intervenga onde far sospen-
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clcre il bombardamento aereo» <51 •11• E si diffuse la voce di un ultimatum : «Se la città non si arre nde [...J sare bbe stata sottoposta a bombardame nti continuati e cl indiscriminati». Non appena cessa ta l'incursione, «tutti colo ro che pote rono si imbarcaro no precipitosa me nte sulle na vi e sulle imbarcazioni più vicine [... ] dirigendo fuor i cie l po rto» <555 l_ Scostò anche I' I lliria con un certo numero cli ufficiali e soldati sbandati . Alle 1l il secondo bombardamento, e d «esodo della popolazione a tterrita ve rso il Monte Maria no e la campagna» '5'''> . Ma q ueste «fugh e dal pe ricolo aereo co m inciavano a confonde rs i co n le corse di giubilo della riscossa partigiana». «I più, agita ndo s tracci rossi, corrono a l porto a prendere r oba dai magazzini in fiamme» <151>, da l deposito bagagl i, dep redando gli insegnanti che la sera pri ma vi avevano lasciato le valigie. «Gli avvenimenti precipitarono - riferirà il comandante dei Vigi li del fuoco , Arturo Ballara - e subentrò uno stato di anarchia. Non vi era più autorità [...J cui si potesse ricorrere per avere istruzioni I... ]. Ho potuto mettermi in contatto con S.E. il prefetto Grim aldi ma [... J no n ho potuto avere alcun consiglio. Nell'ambito mi litare. poi, non o ttenni miglior r is ultato» . Quasi incre dulo Bau ara prosegue: «nessuno fra i tanti generali comandanti cd autorità civili si è trovato capace di affrontare la situazione per poter coordinare una parte delle fo rze, per fare un ·azione contro la marea invadente dei partigiani, per poter controllare e co ntenere il movimento insurrezionale [... J per poter proteggere e d evitare che a tutti gli italiani residenti fossero usate viole nze e danni» m,,. Da Salona il colonnello Verdi segna lava che «parecchie migli a ia di cittadini [...J in unione ai partigiani insistono e minacciano per avere armi» 1" 9>_ Analoghe comunicazioni pervenivano dal colonnello Biclclau, a ll a periferia cli Spalato. dal colonnell o Barbier da Traù, dai presìcli sulle isole rYEDI RETRO CA RTINA N.
32 - PACi. 1136).
D ilagò la notizia che i soldati avevano avuto l' o rdine cli consegnare le ann i. Ma non era un o rdine de lla 'Bergamo', bensì dei partigiani, diramalo con un manifesto affisso per le strade. L'effetto fu dirompe nte. «Cominciò la vergognosa resa [... ]: per le pubbliche strade fu offerto il costante spettacolo di ufficiali e so ldati che consegnavano rivoltelle ed i cintu ron i, i fuc ili , spesso pure le d ivise , a raga?..zacci e a do nn acce inermi»c;ooi. «l soldati già disarmati ind uco no i com pagn i incerti o ri luttanti a fa re lo stesso» .,,,ii_ «Ragazzacci [...] co n tanto di bustina e stella rossa e fucile mitragliatore r...] giravano per la città in cerca d i nostri soldati, poco im portava il loro grado. per disarmarli, spogl iarli della giacca, de lle scarpe e talvolta persino de i ca lzoni , e poi li mandavano [via l co me svergogna ti». «Vedem mo davanti a lla scuola della Legar... ] d ue autoca rri
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montati da una trentina circa cli carabinieri venir fermati eia u n ragazzo si e no di q uindici anni: ordinò loro cli scende re tutti lasciando negli autocarri le armi e le g iacche . E così fu fatto» <56~1• «Al senso cli smarrimento e di angoscia che si è impadronito d i tulli gli italiani. fa duro riscontro la gioia de lla popola;,ione croata». «Una vera euforia di spirito patriottico, che induce uomini e ragazze ad armarsi con le nostre arm i [... J. Squadre di partigiani girano per la ciuù e quanti giovani trovano, tanti ne irreggimentano. A i luoghi di adunata ricevono un bracciale e un fuc ile e sono partigiani a nch'essi[ .. .]. LautoriU1 italiana s i è disciolta, volatilizzata: ma nessun altro ne ha preso il posto» <5•·1•.
Il questore cd altri funzionari, su alcuni motoscafi, abbandonavano Spalato " 64l. Analogamente a nolle. l'ammiraglio Bobbi ese, il capo ed il sollocapo di Stato Maggiore, il figlio delrammiraglio sottotenente cli vascello, cd altri ufficiali. a nch 'essi con un motoscafo dirigevano su Làgosta ('"'1. Rimase al proprio posto il senatore Antonio Tacconi, comm issario al Comune, ma venne catturato da un gruppo cli partigiani ed avviato al cimite;ro di San Lorenzo. teatro d i esecuzioni som marie. Fu salvato da un capo partigiano, uno spalatino, che Tacconi aveva beneficiato. Lo portò con se, e lo tenne nascosto sino alJ'arrivo elci tedeschi <5< '••. Ve rso sera, Be cuzzi ricorda di aver convocato i generali ccl i colonne lli, e che «la totalità [dei presenti] chiede che siano attuate le c lausole dell'armistizio, perché la massa degli ufficiali e so ldati non sparerà un colpo di fuci le né contro i tedeschi. né contro i partigiani, tant'è la conrusione mentale per g li ordini e i contrordini avuti in pochi giorni e nella stessa giornata» '5671• Pur se il comandante della ' Berga mo' parla di " totalità ", i generali Ciga la Fulgos i e Pe lligra soste nn e;ro la necessità cli un'azione energica e vigorosa ('""'1 (non sappiamo se; contro i partigiani o contro i tedeschi). «Il generale comandante - riferisce dal canto suo il colonnello Boschi , capo di Stato Maggiore - decise; cli non eseguire l'ordine del XVIII Cor po d'armata e rdil attenersi, in quanto ormai possibile. alla 'tvlemoria 44', cioè consentire, a quanti lo desiderassero, il passaggio ne lle file dei partig iani ed applicare per il resto le clausole dell 'armistiz io, cosa quest'ultima che era richiesta anche dalla Missione anglo -americana». «Con ciò r...l - pros~gue Boschi - ebbe una felice intuizione d i quelli che erano i ve ri interess i dell'Italia e prese deciso atteggiamento antitedesco, a malgrado del rischio imminente rappresentato dalle Lruppe tedesche che da più d irezioni [... ) puntavano su Spalato, e della pie na consapevolezza che i partigiani non avrebbero potuto difendere a lungo la città» c; ù") .
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** * * ** * T bombardame n ti avevano spazzato via quanto restava dell'organ izzazione militare e civile, e con il passare delle ore per le strade crebbe la furia. Assaliti i pubbl ici uffici, i maganini militari, dimore private . «L'aria echeggiava di spari». «Già quel giorno si ebbero le prime esecuzioni sommarie, azioni private . Ex-questurini (...] ex-carabinieri spogliati e poi accompagnati verso la campagna [...]. Fatti pochi passi f...] fulminat i eia un lratto di mitraglia»' 57111 • Era cominciala la caccia.
Nel collasso della città, gran parte degli insegnanti, circa trecento. si rifugiarono nell'edificio sco laslico già della Lega Naziona le dove esisteva una scorta di provviste. Venne organ izzata una scarsa mensa e vi partecipò anche il provveditore. «Era la sola autorità civile _c he volontariamente fosse rimasta al suo posto» 157 n, e gli insegnanti si sentirono rincuorati e protetti. Lo pregarono d i restare con loro. ne lla scuola, dove avrebbero passata la notte non osando avventurarsi per le strade. Soglian acconsen tì, pur sapendo d i esporsi a qualche pericolo che sapeva o temeva, perché alle insistenze degli insegnanti rispose: «Ebbene, resterò con voi. Ma ad un patto: se qualcuno c hiedesse di me, badate bene, che io non ci sono» m:i_
In q ue l bailamme di Spalalo, il provveditore si rendeva conto dei rischi. Temendo il peggio, aveva preso contatto con i I cornanda nle del Vigili del fuoco, Arturo Battara. Lo conosceva personal mente sin da prima della guerra, a Zara, per cui il discorso non fu d ifficile . Il provve ditore era a conoscenza che ogni vigile disponeva di un mitra. e sondò il terreno per sapere se fosse possibile organizzare ed armare elementi fid ati. Ma, nel contesto d i quelle o re, era un discorso che avrebbe portato ad un massacro, e non ebbe seguito (rni . A sera, nella scuola della Lega, gli insegna nti si industriarono per crearsi un giaciglio, nel buio più assoluto. Mancava la corrente elettrica, proibito accendere candele e sigarette per non destare i sospetti dei partigiani. «Pietoso lo spettacolo fdi ] persone d 'ambo i sessi ivi riunite; s i dorme persino in terra sulle carle geografiche» 157") _ «Eravamo Lutti des iderosi cl i spegnerci ne l sonno, dormire profondo, ma spaventava l' idea che da un momento all'altro la scuola pote va esser presa di mira e invasa dalla teppaglia» 1175>. Da fuori riverberavano i bagliori degli incendi: ardevano i palazzi del Comune, de lla prefettura . La q uestura, le carceri, i magazzini generali erano in fiam me <57M _ N ulla di tutto q uesto, nel la relazione di Becuzzi.
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In Bosnia, il capitano Deakin ed il capitano americano Melvin O. Benson cercavano d i raggiungere il Quartier generale deHc1 l" divisione partigiana a Bugojno. « Il nostro obiettivo era raggiungere Spalato prima dell'arrivo ciel grosso delle lruppe germaniche» (mJ. ****$** Gli avvenimenti avevano coinvolto anche i presìdi intorno a Spalato. A Salona, il colonnello Ugo Verdi, cli fro nte alle richieste d i anni. in un primo tempo si era sistemato a d ifesa. Poi , aveva deciso di consegnare quelle che si trovavano nei magazzini. Subito dopo, anche per il timore cl i un possibile arrivo dei tedeschi eia Clissa, con il XXXI battaglione bersaglieri e con il comando reggimento diresse verso Spalato, ma lungo la strada fu rono circondati dai part igiani, e per proseguire dovettero consegnare le armi individ uali e cli re parto im) . Giunti in città trovarono una «situa7ione f...] completamente caotica», tanto che «i l colonnello Verdi comunicò cbe ogni militare de l reggimento si regolasse secondo l'iniziativa propria» (5 79 l . Alcu ni passarono ai partigiani, altri s i sbandarono, altri tentarono d i raggiungere la Penisola con qualche imbarcazione. A Tra ù, il colonnel lo Pietro Barbier (aveva assunto il comando del settore il 10 settem bre) nel pomeriggio dell'll, avuta assicurazione che i partigiani avrebbero fatti partire soldati ed ufficiali , consegnò le armi. «Ma per l'indisciplina dei giovani partigiani e l'incapacità dei cc1pi d i tenere a fre no l'avidità di quei gregari, avvengono disarmi arbilrari [... ] c he per poco no n degenerano in gravi incidenti». «I partigiani esigono la consegna d i tutto l'equipaggiamento personale». «Per evitare un inutile spargimento di sangue dobbiamo subire questa depredazione». A l mattino s uccessivo (12 settembre) furono consegnati i mate riali, i viveri, i mezzi di trasporto, gli impianli, i locali e , scrive il colonnello, «viene esleso verbale cli consegna» «<ls•>. Però, a l momento dell'imbarco, «gli ufficiali devono rinun ciare a q uasi tutto il loro bagaglio, perché i partigia ni , malgrado le proteste, se ne impossessano, entrando nella motobarca e facendo accurate ispezioni nella stiva»('"'). Finalmente riuscirono a salpare ma , per la scarsa capienza elci motovelie ri, una compagnia rimase a terra. Partirà il giorno s uccessivo dirigendo per U1gosta e Bari . Le altre imbarcazioni, il 13, approdarono a Istonio (Vasto); quella del colo nne llo a Pescara 1'"2>.
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li colonnello Boschi, ne lla sua relazione, accennerà a questa partenza, quasi fosse stata una organizzata operazione del comando divisione. «Fin dal I O settembre e bbe inizio il trasporto in Italia delle truppe dislocate in territorio di giurisdizione della divisione. Si poterono così far partire le truppe di presidio delle isole della Brazza, iLèsina e Lissa, nonché quelle di Traù, data la presenza in quelle zone cli motovelieri» <5R1>.
Becuzzi viveva ore difficili. Da un lato si era impegnato con i tedeschi ma non nei fatti, e vi erano stati i bombardamenti. Durante l'incontro con Ribar aveva traccheggiato e Spalato era diventata una bolgia, anche perché il comando partigiano non aveva alcun interesse cli controllare i propri uomini che, dopo mesi cli montagna si trovavano in una città dove tutto potevano permettersi. E lo stato d'impotenza ciel comando italiano traspare dalle stesse annotazioni di Becuzzi . D i fron te al fatto che «la teppa di Spalato aveva cominciato ad abbandonarsi a saccheggi ed altri atti che - come scriverà - non potevo tollerare. fra i quali il disarmo cli parecchi ufficiali», poté solamente chiedere «l'intervento del vicecomandante partigiano della zona di Spalato» <»'' J. Aveva anche domandato cli «parl are con il clott. Ribar [... ] per riprendere le trattative, ma egli - annota Becuzzi - mi fa dire che non può ml)oversi perché impegnato in operazioni» csxsJ _ Ribar non dimostrava fretta. Intuiva che la stessa evoluzione degli avvenimenti avrebbe convinto Becuzzi a cedere forma lmente le armi. Ed ebbe ragione. Tl generale, il 12, inizia le annotazioni con questa frase: «Da tutti gli elementi in mio possesso mi appare chiaro che le truppe si sare bbero lasciate disarmare piuttosto che combattere, e decido perciò di trattare con i partigiani per l'applicazione cli quello che mi era noto delle clausole dell'armistizio)> (.S.%l _ Decisione che comunicò per lettera ma nella quale dovette comprendere anche proposte e richieste, poiché Ribar gli rispose: «Ho ricevuto la Vostra onorevole lettera f...l della quale ho studiato il contenuto. Siamo pronti a trattare con Voi le question i che avete posto» ('"71· facendogli sapere d'aver affidato l' incarico al dottor Milié. Chiariva al generale i motivi per cui, subito dopo l' incontro ciel 10 a se ra. aveva ordinato la mobilitazione, e prese la questione diplomaticamente alla larga. «In merito alla situazione in Italia, le notizie della caduta del Governo Badoglio, erano false. In tal modo il Corpo [d 'armata] di Zara ha agito contro le direttive ciel legale Governo italiano, dandovi gli ordini di consegnare la guarnigione [di Spalato J ai tedeschi. Dovete comprendere che il nostro unico scopo era di fare di tutto per non permettere che con questa disposizione le vostre armi ed i vostri materia li cadessero in
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mano del comune nemico. Ci siamo decisi di procedere in questa maniera, dal momento in cui le possibilità di un accordo con Voi per la lotta comune contro i tedeschi erano venute meno, a seguito dell'ordine cli Zara». E concludeva, «saremo molto lieti, Signor Generale, di vedere Voi, come le vostre truppe nel fronte comune contro il nemico» t:\li~J. Poche ore dopo, Becuzzi riceveva il dottor Milié con il quale sottoscriveva un accordo provvisorio che, il 17 sarebbe stato completato e controfirmato dal generale Koca Popovié e dai capi delle missioni inglese ed americana non appena giunti a Spalato. Con Milié non venne definito lo 'status' dei soldati (prigionieri , internati, cobelligeranti o altro) ma ne fu disposto il disarmo e l'obbligo di restar consegnati negli accantonamenti. Alla divisione erano concessi cento fucili per i servizi di guardia agli accantonamenti, cinque autovetture, due autocarri. Becuzzi trasferiva il proprio comando in una villetta. Gli ufficiali, muniti di apposito tesserino, potevano circolare conservando la pistola. l partigiani si assumevano il vettovagliamento della truppa e dei civili, con l'impegno cli chiedere agli alleati i mezzi per rimpatriare la popolazione <5,S<ll _ Becuzzi , in effelli, con questo accorcio seppe evitare qualsiasi impegno per opporsi ai tedeschi, e neppure si impegnò di affiancare i partigiani. Praticamente rormalizzò quanto già avvenuto. Il dottor Milié, non nascose la soddisfazione per l'accorcio raggiunto, che subito venne risaputo in città. Amari i commenti dei connazionali. «In conclusione - osserverà Maria Pasquinelli insegnante a Spalato - a parte lo scempio fatto all'onore dell'Italia, la protezione accorciata dall'esercito ai 1500 itaJiani civili cli Spalato, f:u la seguente: armare in città i loro nemici più acerrimi, o combattere [per i partigiani - n..d.a. J per lasciare a questi tutto il tempo di compiere le proprie vendette>> t>')0J. Analogo lo sconcerto del professor Guido Posar: «Il nostro comando, certamente in preda a tremende crisi di coscienza, [... ] incapace di piegarsi all'idea di fraternizzare con essi fi partigianil finora combattutissimi, e di rivolgere le armi contro i tedeschi fino a poco fa alleati per la pelle. [... l aveva interpretato l'ordine di armistizio a modo s uo, il peggiore dei modi: gettava addi.riltura le armi, e si rifiutava di combattere contro chiun que, per alcun motivo, nemmeno per la propria legittima difesa. Autentico suicidio» (5"'l. Il maggiore Bruno Kock, comandante del l O gruppo del 4° reggimento di artiglieria, si toglieva la vita. «Era un ufficiale cli primissimo ordine (... ] ma [... ] non sentì di disporre a suo arbitrio di tante vite umane. Alla fine dispose della sua, e fece male egualmente, ma dimostrò di essere un uomo, un uomo coinvolto in una vicenda i cui artefici non si comportarono eia uomini» .sni_
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Per le strade un manifesto avvertiva: «Dato che le unità dell'esercito italiano hanno agito secondo le condizioni della capitolazione, poste dal Comando della IV Zona operativa, consegnando le armi ai nostri reparti, i soldati e gli ufficiali italiani ( eccezione fatta per i criminali) non devono essere più considerati nemici. Nessuno ha il diritto di disporre di loro se non persone autorizzate» <59'3>. :.:· ·:· ·:: * * * *
Nella scuola della Lega, gli insegnanti con «visi pesti, abiti sgualciti, mucchi di valigie, bauli e sacchi» <5•• l dopo una notte difficile, avevano allestito un altarino. Era domenica. Celebrava il catechista don Colombo. Conclusa l'omelia con alcune parole di circostanza, stava riprendendo l'ufficio. «Dateci l'assoluzione plenaria». Era la voce del provveditore. Don Colombo, sorpreso, esitò. Soglian ripeté la richiesta. «In un silenzio di morte, mentre tutti sono inginocchiati , preso dalla più viva emozione che gli velava gli occhi di lacrime e gli serrava la gola, don Colombo invocò su di noi - ricorda il professor Posar - la richiesta soluzione plenaria. Come in un grande naufragio» !595J_ Il frequente ululato delle sirene ed il rumore del combattimento verso Clissa gravavano su quella collettività in ginocchio. Sparsasi la notizia che i partigiani si erano impegnati con il generale cli far partire i civili, nel pomeriggio «moltissimi italiani spalatini si riversarono alla Lega per aggregarsi agli insegnanti» 1596l. Aggregazione spontanea di chi, rimasto senza capi né civili né militari, vedeva negli insegnanti un gruppo ancora organizzato. Altri si concentrarono al Park Hotel, sede del comando italiano, e, «sulle terrazze e nel grande giardino da cui si scendeva al mare, intere famiglie italiane [... ] bivaccavano con i loro bambini» <597l_ L'ammassamento dentro la Lega non sfuggì ai partigiani. ed il 13 mattina fecero irruzione. Nelle primissime ore, quattro questurini si erano rifugiati fra gli insegnanti. Forse erano ricercati. Spaventati e riservati, seppero mescolarsi fra le altre persone. Mentre i partigiani perquisivano insegnanti , bagagli e locali, riuscirono a dileguarsi. Finita la perquisizione due partigiani restarono di guardia i59sJ. Ma, sia per la loro presenza sia per le sempre più affievolite speranze di una partenza, alla Lega progressivamente rimasero non più di venti persone. Durante la notte i partigiani violentarono una insegnante <5991 • Soglian, il mattino successivo, tramite don Eugenio Merlo titolare della chiesa italiana di Santo Spirito, pregò il vescovo, monsignor Clemente Quirino Bonefacié, di intervenire presso il comando partigiano chiedendo che, dopo le violenze della notte, almeno le donne ed i bambi-
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ni potessero rimpatriare il prima possibile r«i0i. Anche Becuzzi in quelle ore si rivolse a l vescovo, e gli chiese di far inviare dal Vaticano qualche nave per i civili (wi,. Mentre a l Vicariato erano in corso questi tentativi, i partigiani arrestavano il vice-preside Camillo Cristofolini. Ve nne portato a lle carceri di San R occo. li provveditore, temendo altri arresti, consigliò ai presidi E ros Luginbuhl e Fiameni e d al professor G uido Posar, che ritene va i più esposti, di mime tizzarsi fra i militari. Anche se il generale Cigala Fulgosi, «non volle assumersi tale respo nsabilità» lt.m>, si mescolarono con i soldati. Su interessamento del vescovo i partigiani concordarono con il generale Policardi e con il comandante di Marina Nicola Albrizio le moda lità per la parte nza, que lla sera stessa. d i un primo scaglio ne di civili <"m. A lla notizia, «don Merlo diede convegno a i partenti pe r le o re 15 a S. Spirito. Così la chiesa italia na dive nne il nuovo punto di concentramento, in cui si riversarono anche tutti g li insegnanti a tterriti dai fatti successi a lla Le ga» <b')I>. Ma fu una nuova disillusione. Per una incursione di Srukas, «i piroscafi parte sono sta ti bomba rdati [...], i rima nenti sono senza equipaggi, per c ui la partenza è sospesa»! 005>. «A llora l'ottimo sacerdote italiano [alla Lega si erano installati i partigiani - n.d.a.] mise a disposizione degli infelici connazionali (... J tutto il suo appartame nto, il co ro, la sagrestia e perfino la Chiesa dalla quale tolse il Santissimo» (606>. Per intere settimane avrebbero dormito per terra. Da Clissa. giu ngeva continuo il rumore della battaglia. «I partigiani scriverà Posar - tenta no di resistere disperatame nte contro il fuoco dei nostri asse rragliati nel Caste llo, e contro la pressione delle forze germaniche decise a sfondare la resistenza, e scendere a Spalato» 16'm. Jn c ittà venivano affissi e le nchi di italiani ricercati. Vi erano i nomi di Sog lia n e del preside E ros Luginbhul. Di ogni a rresto. il pro !'e ssor Rebecchi informava «il giudice [Simeone] Zerboni che si tiene in relazione con la magistratu ra croata e fa sforzi imponenti per aiutare e pre venire» <r,osi_ Fu a rrestato il maggiore di Marina Dona ti e d un a ltro ufficiale . .Oecuzzi intervenne presso il comando partigiano e ne ottenne il rilascio<"m. Il 15 a sera il generale s' incontrò con Ri bar. Q uesti lo ragguagliò sulla situazione, e gli ann unciò che il giorno successivo lo avrebbe messo in coni.a tto con il rappresenta nte della missio ne milit11 re inglese, capitano John Burke. Il giorno dopo, q uando il generale s'incontrò con Burke, gli fece presente l' urgenza di «togliere le truppe italiane eia una situazione difficile, che potrebbe dive ntare insostenibi le» . Ch iese mezzi adeguati per sgomberare tre dicimila uomini i quali , oltre tutto. se per il vettovagliamento costituivano u n peso per il comando partigiano. dall'altro lato
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potevano venir catturati dai tedeschi. Domandò - a garanzia delle proprie responsabilità - che l'accordo con Milié fosse sottoscritto anche dal comando partigiano e dai capi delle missioni inglese ed americana. «Il capitano Burke trova giuste tutte le richieste e vi aderisce radiotelegrafando al suo comando al Cairo» t 610>. In città mancava l'energia elettrica, mancava l'acqua. Dovunque «spettacolo d'italiani sporchi, spauriti, preoccupati, affamati. Soldati che l...] cominciano a chiedere l'elemosina per le case» (611 >. Da parte croata «le ostilità [...J sempre più spinte verso quello che è italiano» t612i . «Continuano gli arresti. Molti vivono in ansia continua; quasi tutti gli italiani sono nascosti» r6'-' l. Viene arrestata la professoressa Maria Pasquinelli. Sarà rilasciata dopo quattro giorni. ·:· * i'
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11 capitano Deakin, con il capitano americano Melvin O. Benson, ed il radiotelegral'ista Wrougtbon, giunsero a Spalato il 17 mattina assieme al generale Koca Popovié ed al commissario politico Mijalko Todorovié(61"l. Deakin ebbe un primo incontro con Becuzzi al 'Park Hotel'. «La sua posizione - scriverà il capitano - era poco invidiabile. Era l---1comandante di un corpo d'armata con sede a Spalato, responsabile della sorte di circa quattordicimila uomini, disarmati e confinati in caserma , e di poco più di centoventi uomini armati cli fucile , a cui erano arfidati compiti di sentinella e pattuglia entro il perimetro degli acq uartieramenti» (615)_ Venne fissata una riunione ufficiale per il pomeriggio presso il comando partigiano a Castel Vitturi. Deakin ricorda che si dovevano «iniziare le trattative per la firma di un documento di armistizio che regolarizzasse la futura posizione del generale Becuzzi», il quale «cercava soprattutto di escogitare una formula da cui non risultasse esplicitamente che i suoi uomini erano stati disarmati dalla popolazione di Spalato senza opporre resistenza» t616i . l partigiani non fecero difficoltà, ed accettarono la formula: «Questo documento ratifica la consegna formale di tulte le armi e di materiali da guerra della divisione di fanteria 'Bergamo' [... 1come previsto dalle clausole dell'armistizio firmato il giorno 8 settembre l 943» <rni_ Complessa, invece, la discussione sulla richiesta dei partigiani di «regolare i conti con quegli individui che, a loro giudiz io, avevano commesso - negli ultimi mesi - crimini cli guerra contro j loro compagni caduti prigionieri» 16">. Partendo da questa premessa, volevano inserire nell'ac-
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cordo una clausola per cui «tutti gli appartenenti alle forze armate itali ane dovevano esser considerati prigionieri di guerra tranne coloro che si erano resi colpevoli di crimini di guerra [cioè da fucilare - n.d.a. ]» cr,191 • Becuzzi si oppose per la genericità del testo e per il rallo che una formu la del genere poteva esser appl icata indiscriminatamente. Intervenne Deakin. «La mia offerta di fungere da mediatore[.. .] per la interpretazione della clausola fu accettata, e io chiesi a Koca Popovié quanti ital iani intendeva fuci lare. Mi rispose subito che erano undici: funzionari cli polizia e spie». «Sembrava un piccolo numero - commenta Deakin - in rapporto ai quattordicimila soldati di Becuzzi». «Il generale protestò, d icendo che non avrebbe potuto firmare alcun documento che legittimasse la morte cli cittadiJ1i italiani». Deakin gli oppose che «non aveva altra scelta e che il suo dovere era cli proteggere i suoi soldati» l"=0l. Becuzzi in un primo momento non cedette. T uttavia, dopo una sospensione della riunione ed una nuova elaborazi,one del testo - «I militari italiani, che hanno ottemperato alle condizioni di armistizio, sono da considerarsi amici e non nemici. E ' garantita perciò la loro incolumità personale, fatta eccezione per qualche elemento che sia da considerarsi criminale di guerra» (62 1> firmò l'accordo. Aveva tutelato i militari, ma non i civili. Becuzzi, nella relazione, non fa cenno a queste trattive, limitandosi a dire: «viene redatto un atto completivo» . Ricorda, invece, di aver fatto consegnare i piani delle ostruzioni lungo la costa e quelli delle rotte cli sicurezza, di aver ottenuto l' invio di telegrammi al governo Badoglio ed al comando inglese per segnalare la situazione della ' Bergamo ' , di aver concordato l' imbarco, in serata, di un primo contingente cli soldati ti,iii . Ma per un allacco di Stukas, la partenza sarebbe stata rinviata a ll a sera dopo, e partirono tre motovelieri; un quarto, il iv/aria salpò il giorno successivo. Trasportarono complessivamente settecentoquattro soldati '6~'1. ,,. J..
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Coincidenza o conseguenza dell 'accorcio, il giorno dopo per le strade comparve un manifesto ciel tribunale partigiano con ventidue nomi di persone condannate a morte, e l'avviso che le sentenze erano state già eseguite. Otto erano italiani : il direttore de Il Popolo di Spalato, Ruggero Tommaseo-Ponzetta, ed agenti di pubblica s icurezza l 62' , . Dalla sua cella, Maria Pasquinelli durante la notte aveva visto «condurre Cuori da ll a stanza n. 4 una decina di prigionieri» <•25>. «I Tribunali della rivoluzione adesso funzionavano fe bbrilmente giorno e notte, anzi specialme nte la notte»(626l .
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Nonostante le incursioni aeree, nonostante i veri e propri furti commessi dai partigiani con il pretesto di verificare i bagagli degli italiani, sembrava che l'anarchia perdesse d'intensità. Era stato costituito un Comitato cittadino sotto la presidenza del dottor Josip Smodlaka . Secondo Becuzzi i reparti erano «ormai completamente riordinati ed inquadrati e [... ] il morale della truppa è discreto» <621i . Antonio Vinaccia, invece, nel suo diario, dà un quadro diverso di quei giorni. «I soldati del battaglione si sono divisi in piccoli gruppi ognuno dei quali, usando il materiale abbandonato dai genieri, si era costruito un rifugio per la notte». «Gli stessi ufficiali erano costretti a convivere con i soldati nei gruppetti che si erano spontaneamente formati». «I vincoli della disciplina erano spezzati». «Parecchi avevano trovato il modo di vestire con indumenti borghesi ritenendo in tal modo di salvarsi dalla cattura» <62 si.
In ogni modo, lo spettacolo di militari male in arnese, che vagavano per le strade, stava diventando meno frequente. Erano stati riuniti nelle zone di Spinut e dei Cappuccini C6Z9J. Forse più che dagli ordini cli Becuzzi, furono convinti dal rancio che vi veniva distribuito, anche se ridotto a meno di mezza razione. Intorno ai due concentramenti, bandiere tricolori. Erano state innalzate per segnalare agli aerei tedeschi che quegli accantonamenti costituivano zone franche e, secondo de Bernart, Becuzzi stesso aveva comunicato «per telefono [funzionava ancora? - n.d.a.] al maggiore tedesco che i partigiani si erano impadroniti delle armi e che la resistenza ai tedeschi era voluta e guidata da loro» Cb30 l. In altre parole i soldati, in quei campi, erano neutrali.
Tuttavia il J 9, a mezzogiorno, apparvero gli Stukas, ed in tre ondate successive bombardarono Spinut ed i Cappuccini dove i soldati erano ammassati per il rancio. In pochi istanti, il terrore. Gl i aerei, sganciate le bombe, ripassarono mitragliando da bassa quota. ~<L' accampamento, le baracche bruciavano. l feriti bruciavano [... ]. Erano stati soldati, ma il massacro cli inermi li aveva fatti impazzire» 1631>. A sera «i resti informi di dodici soldati bruciavano ancora! Ovunque il più crudo sconquasso, il puzzo di bruciato che respinge e il silenzio della morte che pesa come una cappa di piombo» '6 ' 2i. Duecentocinque i morti e circa trecento i feriti. Dopo l'attacco, gli aerei lanciarono manifest ini per invii.are alla resa. Becuzzi si recò sul posto, visitò i feriti negli ospedali, ed al comando partigiano fece nuove pressioni per sollecitare dal Governo Badoglio mezzi navali ed una nave ospedale. Chiese anche <<una azione di ritorsione su Zagabria» <<,33>.
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li giorno dopo «continuano i bombardamenti - annotava Jole Toparini - [... ] ed aumenta la nostra preoccupazione» (6:1•l. Di fronte al susseguirsi degli arresti, delle fucilazioni, delle scomparse, il vescovo Quirino Clemente Bonefacié pregò Becuzzi di consegnare al comando partigiano un pro:.memoria, «col quale richiede che non siano presi provvedimenti a carico degli italiani» <635l . Il generale ricorda d'essersi recato presso la missione inglese, ma nulla annota in merito agli arresti, alle fucilazioni. Fa sapere di aver chiesto di «ripetere i radiogrammi al governo Badoglio», e di essersi informato se i quattro motovelieri con i soldati fossero giunti in Penisola <6361 • Tre avevano approdato a Pescara, uno intercettato dai tedeschi era stato dirottato su Ancona.
Il 22, Becuzzi si recò nella zona di Monte Mariano. Trovò «le truppe molto depresse in conseguenza del subìto bombardamento», e nel pomeriggio tenne rapporto agli uHicìali c631>. In quelle ore veniva arrestato il provveditore Soglian <638l . l partigiani cercavano anche il professor Posar ed il vice-preside Fiameni. Arrestarono il maestro Santin Muller. Becuni intervenne presso il comando partigiano, ma per Soglian trovò «resistenza data la gravità degli addebiti che gli si fanno». 1639;. In città era stato affisso un secondo elenco di fucilati. Otto, tutti croati. Nel tardo pomeriggio, mentre il comando partigiano comunicava a Becuzzi che quella notte si sarebbero potuti imbarcare trecento soldati (partenza poi rinviata per ragioni 'tecniche'), un aereo sorvolava Spalato. Suscitò emozione ed animazione. Volava a bassa quota e si vedevano distintamente i cerchi tricolori. Veniva eia Bari, e lanciò un messaggio. Era diretto al comando della 'Bergamo'. Annunciava: «Giovedì 23 alle ore 21 , giungerà un convoglio con 4 giorni di viveri. Unità attraccheranno Cantieri navali Adriatici. Disponete per sollecito imbarco 3000 uomini et sbarco viveri. Tener presente che convoglio deve ripartire non oltre ore 2 della notte sul 24» <<>·"'>. Il generale Cigala Fulgosi ebbe l'incarico di far approntare i reparti che si sarebbero imbarcati. «Nella generale disorganizzazione, questa nota di speranza basta a portare la disciplina necessaria»CM1l. Fra gli insegnanti immediato l'assillo del rimpatrio. Privi della guida del loro provveditore nel timore di restare esclusi, inviarono una commissione da Becuzzi, ma la risposta fu: «i primi viaggi sono riservati ai militari» <(••2l . Il 23, a sera, scriverà Vinaccia, «mi accorsi cli una certa animazione fra i miei compagni. Guardavano verso il mare, indicavano qualcosa [... ]. Alcuni erano presi da irrefrenabile entusiasmo, correvano, chiamavano gli altri che venissero a vedere, altri erano saliti addirittura sui tetti delle case e di lassù facevano gesti di grande contentezza [... ]. F rastornati dalla
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gioia [...] vedevano tante navi in arrivo» <643l, Erano i piroscafi Borsini, Corfù, Diocleziano, Ston, Risagno, e Bersagno, scortati dalla torpediniera Aretusa e dalla corvetta Chimera.
r reparti
confluirono ordinatamente al porto_ Ma «le operazioni di. imbarco, predisposte in modo da svolgersi con tutta sollecitudine, si sono effettuate invece con lentezza perché il comando partigiano ha voluto controllare, con i suoi organi di polizia, uomo per uomo» 16'M>. All'ultimo momento, ancora un contrattempo. Il vice-comadante partigiano di Spalalo pretendeva le più ampie garanzie perché con il successivo trasporto da Bari, fossero rimpatriati i croati internati in Italia, a ltrimenti non avrebbe dato l'ordine di partenza. Dopo trattative e discussioni, e la promessa di Becuzzì «cli inviare con il prossimo convoglio i croati che si trovassero internati nella zona occupata dalle truppe alleate» (Msi, alle 3.20 le navi staccavano dalla banchina. Restava in porlo lo Ston; l'equipaggio, tutto croato, non aveva voluto ripartire. Becuzzi, con il capo di Stato Maggiore , colonnello Cincinnato Bosch i, e d altri ufficiali, imbarcò sull'Aretusa. A Spalato il generale Pelligra subentrava nel comando delle truppe rimaste, e Becuzzi diresse loro il suo ultimo ordine del giorno: «Parto con la certezza che tutti mi raggiungerete a Bari, dove mi appresto a ricostituire la nostra bell a divisione. A.spettate pazientemente e disciplinatamente il vostro imbarco che sarà tra breve» (<,i1».
Non sappiamo se, in quei momenti, Becuzzi si sia reso conto che stava abbandonando la maggior parte dei suoi soldati, e se sia militarmente corretto quanto scrisse il suo capo di Stato Maggiore: «La situazione era molto grave, sia per i bombardamenti tedeschi sugli alloggiamenti deJJe nostre truppe, sia perché si esauriva rapidamente ogni mezzo di s ussistenza. ed i partigiani, con tutta la loro buona volontà, non potevano provvedere. Non restava che con tare in un intervento dall' Itali a, ma non si conosceva neppure se i nostri messaggi fossero stati raccolti. Si imponeva, perciò, una presa di contatto diretta tra il comando di divisione ed il comando italiano od alleato in Italia». Perciò, Becuzzi aveva anche cercato, «ma inuti lmente, cli poter utilizzare un aereo, ricorrendo all'aeroporto cli Divulje cd al comando partigiano» <6'n. Venuta meno questa possibilità, scrive ancora Boschi, «non [gli ] restava che profittare di un qualunque mezzo che fosse capitato». Colse, quindi , l'occasione dcll ' Aretusa. Ed il capo di Stato Maggiore commenta: «La par tenza del comandante era certamente, ormai, più utile in llalia che a Spalato dove le truppe non avevano altro compito che q uello di attendere mezzi di trasporto»tMx>.
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In quest'ottica, allontanarsi da Spalato costituiva un atto dov uto anche se pericoloso. Infatti, prosegue Boschi: «il rischio della partenza era noto, e certo la partenza stessa, se e ra desiderata, era anche molto temuta, per le molte voci che correvano, e che noi non potevamo contro llare, di mitragliamenti e bombardamenti sistematici da parte tedesca cli convogli partiti in precedenza [I quattro motovelieri? n.d.a. ]». In a ltre parole, per il colonnello, coloro che restavano a terra dovevano essere pe r lo meno censurabili. «Ricordo bene, per esempio, che il generale Pelligra, comandante dell'artiglieria del XVIII C.A. espresse il desiderio cli non partire con q uel convoglio, e che il generale Policardi, comandante ciel genio del XVIII C.A ., ii quale poche ore prima della partenza cie l convogli o mi aveva detto - " allora questa notte si parte " - non prese imbarco»(""9>. Boschi e Bccuzzi, invece, partirono. A Spalato, il 24, sul giornale Libertà nato in q uei giorni 1650 \ sotto il titolo ' Il G e nerale Becuzzi ringrazia' veniva pubblicato un breve trafiletto: «Il Comandante della divisione 'Bergamo' ringrazia a nostro mezzo Autorità e Esercito nazionale liberatore di Jugoslavia per l' in teressamento che continuamente dimostrano a favore delle truppe e popolazione». E. proseguiva: «Egli comprende i gravi problemi d i fron te ai quali dette A utorità si trovano, e [fa) l'augurio che essi saranno favore volmente s uperati» <'>5 '>. Ringraziamento che corrispondeva a q uanto avrebbe scritto Boschi una volta rientrato a Bari, e cioè che «i capi par tigiani [.. .J si comportarono con noi come meglio non sarebbe stato loro possibile», pur aggiungendo, «salvo s'intende episodi dovuti ad irresponsabili» (<,•2>. In altra parte ciel foglio Libertà, una breve nota riportava: «Circola la voce che il generale comandante la divisione sia partito col convoglio di questa notte. La notizia ha prodotto una certa impressione tra i soldati» '1'',J.
Mentre le navi d irigevano verso Bari , il provveditore Soglian , condotto fuori dal carcere, «scomparve con molti altri eia S . Rocco» c6' 0 ' Non era stato sottoposto ad alcun processo. Jl giorno prima , una pare nte si era recata al comando partigiano per avere notizie . «La tranquillizzarono dicendole che [...) probabilmente sarebbe stato rilasciato l'indoman i». A ncora il 24, scriverà Maria PasquinellL q uando «ci vedemmo respingere anche il suo pasto, don Merlo si precipitò dal commissario Oclerling l...] ed ebbe notizie[ ... ] assai assicuranti »'''551•
r...]
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li 25, a Spalato si diffuse la sensazione che i tedeschi, a Clissa, stessero per avere il sopravvento, poiché i partigiani «andavano raccogliendo tutte le barche, tutti i navigli, tutto quanto sapeva galleggiare per rifugiarsi sulle isole» <656>. Con automezzi carichi di armi e materiali abbandonavano la città. Nella notte altre fucilazioni. Fecero saltare lo sbarramento del porto, e «contemporaneamente viene incendiata la stazione ferroviaria e fatte saltare tutte le locomotive» <651i . Poi, la scena cambiò repentinamente. «In città non vi è più alcun partigiano [.. .]. Molti disgraziati che languivano nelle improvvisate prigioni sono liberati» <658>, e fra gli altri il dottor Giorgio Scrivano, capo di Gabinetto del prefetto <659; . Venendo a mancare qualsiasi autorità, ricominciarono i saccheggi di magazzini, dì depositi, dì negozi. Giornata di sbandamento, di attesa, cli gente che rubava, cli gente in cerca di cibo. «Per quanto io sia povero - annotava Giampietro - vedo che ci sono i più poveri di me: sono i soldati italiani, laceri, con la barba lunga, talvolta scalzi, che si aggirano in cerca di pane>>. (660>. Il 26, inaspettatamente tornarono gruppi di partigiani. Distrussero il cantiere navale, e la giornata «trascorre in alternative di notizie che si contraddicono da un momento all'altro)) <<•<>1l . Quel giorno, il comando tedesco diramava gli ordini per l'occupazione di Spalato 1662l . Da Clissa, il gruppo del tenente colonnello Petersen avrebbe attaccato verso Stobrezio, ed il gruppo Hillenbrandt, con un reparto della Flak e la 7" compagnia corazzata rinforzata, doveva puntare su San Caio (Salona), «così che appena raggiunti i primi obiettivi da parte cli Petersen, possa procedere con una pattuglia motorizzata verso Spalato». In appoggio alla manovra, il II gruppo ciel 51° artiglieria ed il I del 7°, meno una batteria. «Gli Stukas saranno impiegati - diceva l'ordine di operazione - solo in caso di seria resistenza» <663>. Ma non ve ne fu bisogno. E la Toparinì annotò: «Sorge l'alba , [... ] le vie rimangono deserte più del solito. Continua la fucileria nelle mie vicinanze e si propaga la voce che i tedeschi sono alle porte della città. Verso le 8 una grossa formazione cli SLukas appare nel cielo [... ]. Alle 9 entrano le prime pattuglie [tedesche]. Il combattimento è cessato, le truppe si dirigono verso il centro» (f>(Ì4) . Mussolini , quello stesso giorno, alla Rocca delle Camminate presiedeva il primo Consiglio dei ministri del Governo repubblicano. Nel suo intervento, avrebbe posto in evidenza che: «alla mattina del 25 luglio, l'Italia, pur selvaggiamente martoriata dai bombardamenti anglo-americani, era uno Stato; ed il suo territorio, meno la Sicilia occidentale, intatto. Il tricolore sventolava ancora a Rodi, a Tirana, a Lubiana, a Spalato, in Corsica, sul Varo» 1665>.
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I COMBATIIMENTl DI CLISSA
Clissa, vecchia fortezza veneta, a poco più di dodici chilometri cli rotabile eia Spalato, si erge sulla cima di un caratteristico picco, a 360 metri d'altezza. Formidabile sbarramento della valle, incassata fra i rilievi del Markesina ed i contrafforti del Mosor, dove passa la rotabile Spalato-Sign.o, principale via di comunicazione verso l'interno. Ai suoi piedi l'omonimo paese con poco più cli duemila anime [VEDI CARTINA N . 33 - PAG. 1164]. Quanto avvenne a Clissa dal 9 al 27 settembre, va ricordato sia per il combattimento durato sedici giorni fra partigiani e tedeschi, sia perché quasi certamente - fu i! primo scontro fra militari italiani schierati su fronti opposti. Con i par tigiani combatterono i carabinieri del JX battaglione ai quali si aggregarono un paio cli centinaia cli soldati delle altre armi. Formarono il battaglione volontari italiani ' Giuseppe Garibaldi' , al comando del tenente colonnello Luigi Veneranda che entrò io linea il 14 settembre. Contemporaneamente il capitano cli artiglieria, Rossini, ne lla zona di Stobrezio (8 km ad est cli Spalato) , con una batteria sostenne l'azione dei partigiani <<>M•>. Su l'altro fronte, per alcuni giorni, assieme ai tedeschi combatterono i settecento uomini ciel presidio cli Clissa (in prevalenza del II battaglione ciel 25° fanteria della 'Bergamo') e, sino aUe fine, rimasero gli artiglieri della 3" batteria eia 100/17, una novantina cli uomm1.
li 9 al mattino, i partigiani avevano chiesto al comandante ciel presidio, capitano Francesco D ' Atri ( clall'8 settembre sostituiva il titolare in lice nza), che non si oppose, di entrare in Clissa paese. Subito dopo pretesero ed ottennero la consegna dei fortini posti a corona dell'abitato e, infine, reclamarono la consegna delle armi «•61>. Il capitano chiese istruzioni al comando del 4° bersaglieri a Salona che, a sua volta, interpellò il comando della 'Bergamo' . E nelle annotazioni cli Becuzzi si legge: «Ore 15.00 - Ricevo notizia dal com.te il 4° bers., colonnello Verdi, che i soldati di Clissa sono così disorientati che spareranno in aria in caso cli combattimento». 11 generale ordinò al colonnello cli «anelare a Clissa per vedere di cosa si tratta e cli agire energicamente» (668>, e nello stesso tempo telefonò al capitano D' Atri. «Parlo col cap. [... ], gli intimo la resistenza sul posto; lo incoraggio, lo esorto e lo minaccio. Se vi sono partigiani li adoperi per la difesa esterna di Cl issa , sempre fuori cielle nostre linee» <•<>9l . «Difficile e non iovidiab1le - scriverà nelle sue memorie il sottotenente Giulio Pecile, cli fatto comandante della batteria del Castello - la posizione del capitano D 'Atri, che aveva avuto l'ordine di opporsi ai tedeschi , ma non quello cli darsi prigioniero nelle mani delle milizie cli Tito, perché
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CARTINA N.
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Rapporlo: 1 cm.= km. 3,000 La zona di Clissa dove dal 9 al 27 se tt em bre si svil up paro no violenti combatlimenti fra tedeschi e soldati italiani da una parte, asserragl ia ti nell'omo nimo cas lcllo, ed i partigiani con i quali combattevano altri italiani. La linea nera continua e trattegg iata indica il confine fra la Dalmazia annessa all ' llal ia cd il Regno di Croazia.
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tale sarebbe stata la sua situazione se avesse ceduto le armi» 1670l . D' Atri non consegnò le armi, e si asserragliò con i soldati nel Castello.
Durante la giornata, aerei tedeschi lanciarono sul Castello manifestini che invitavano i soldati a deporre le armi e promettevano il rimpatrio. Verso sera, dalla parte cli O rlo ( un 3 km a nord-nord-est di Clissa, sulla strada per Signa) dove ancora vi era il presidio italiano, s 'intesero i rumori di una prolungata sparatoria. Dal Castello, probabilmente D ' A tri stesso telefonò a Orlo. Qualcuno rispose, ma in tedesco. Prese il telefono il cappellano mili tare che conosceva la lingua. Orlo era stata occupata, e fra il comandante a Clissa e quello tedesco «fu convenuto che le Forze armate italiane non avrebbero combattuto né contro i tedeschi né contro i partigiani» C'•" l. In q ue lle stesse ore il comandante delle forze tedesche telefonava anche a Becuzzi per preannunciargli l'arrivo a Spalato del suo battaglione (<,ni.
Il 10, «alle prime I uci dell 'alba [... J un reparto tedesco di circa 150 uomini al comando de l magg. Zeit ler, avanguardia di un contingente aviotrasportato a Signo - scrive il sottotenente Pecile - giunge a passo di strada in prossimità di Clissa». Vennero attaccati dai partigiani, ed <<in una situazione unica al mondo - prosegue Pecìle - ed irripetibi le, seguimmo in virtù della nostra neutralità, dall'alto dei bastioni ed a pochi metri di distanza, quasi fosse uno spettacolo, una battaglia vera. [...] Alle ore 12 i tedeschi sono già penetrati nell'abitato [cli Clissa-paese] ma il combattimento continua». Intanto, prosegue il sottotenente, «dalle colline che chiudono la valle verso il paese cli Orlo vedo scendere in disperata disordinata fuga verso Clissa una I.orma di soldati itali ani disarmati, inseguiti da partigiani urlanti cd agitanti i fucili [ .. .]. Quando vidi che i nostri soldati, esausti, stavano per essere raggiunti , feci fuoco tra le due schiere. G li s lavi si fermarono ed i nostri riuscirono a raggiungerci)> . <<Erano i. fan ti ciel presidio di Orlo, fatti prigionieri dai tedeschi, la cui esigua scorta [mentre li portavano a Sig na - n.d.a.J era stata sopraffatta» <01·n. Con i sold ati entrarono nel Caste llo a nc he i tedeschi ciel maggiore Zeitler e, subito dopo, un reparto de l I reggimento della 'Prinz Eugen', agli ordini de l tenente colonnello Petersen . Dispose che agli italiani fossero lasciate le a rmi, e «promette a tutti un trattamento di particolare favore per non aver combattuto» . Inoltre «chiese che ognuno dichiarasse la propria posizione. ma non formulò alcuna m inaccia» cr,ì•>. G li artigli.eri scelsero di combattere. Gli altri, qualora usciti indenni da (]issa, propendevano per la prigionia.
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Dal canto suo, il comando partigiano della IV zona operativa dette ordine alla I brigata dalmata, di tagliare ai tedeschi le vie di comunicazione fra Clissa e Signo. Contemporaneamente, a Spalato, il Comitato di liberazione invitava tutti gli uomini validi a prendere le armi (1•75>. I volontari vennero avviati a Salona dove, armati ed inquadrati, costituirono due battaglioni aggregandovi gruppi di soldati italiani. Operando da sud chiusero Clissa da ogni lato. «Nonostante l'esiguità delle loro forze, il giorno l 1 i tedeschi tentarono di scendere verso Spalato per la conquista della città» <616>. Il giorno prima, come abbiamo ricordato, si erano intesi con Becuzzi, anche se il generale sotto la data ciel 10 si limitò ad annottare: «Ore 18.00 - Il e.te del presidio di Clissa comunica che i tedeschi chiedono l'intervento della nostra artiglieria contro i partigiani che circondavano il Castello». A questa richiesta, «Non rispondo», aggiunge Becuzzi <617J. Però, se i tedeschi , il mattino successivo decisero di attaccare, è da ritenere che il 'non rispondo' - piuttosto inusuale - sorvoli qualche affidamento. Ipotesi considerata da Gajo Gradenigo che, nell'articolo 'Italiani fermi nella valanga' apparso su La Repubblica Fascista di Milano del 21 aprile 1944, avrebbe scritto: «Il gen. Becuzzi [...] fece sapere per telefono che i suoi uomini erano ancora armati dentro Spalato e che i germanici si affrettassero a scendere; con loro avrebbero potuto tenere la città. Garantiva, inoltre, che la strada per arrivarci era libera». Invece, «il reparto tedesco, appena uscito da Clissa [.. .] fu subito attaccato da forze partigiane arroccate sulle alture e dovette ripiegare» <676>. Per sedici giorni e sedici notti durarono i combattimenti e la battaglia venne magnificata. Il corrispondente cli guerra dottor Hans George Rahm, in un lungo articolo pubblicato sulla Donauz eitung, descrisse Clissa come un Alcazar, paragonando la durezza degli scontri a quelli per la conquista della Norvegia o di Creta. Su Il Popolo del Friuli di Udine, ciel 16 novembre 1943, sarebbe apparso un articolo di Ernesto Rocca, 'L' Alcazar dell'Adriatico', e poi, sul giornale di Milano, quello di Gradenigo. Sin dal primo momento la situazione a Clissa divenne impegnativa. Già il 13, il comando della 114" divisione 'Jager' comunicava al XV Corpo d'armata tedesco che «Il gru ppo d'assalto Petersen, nonostante l' appoggio degli Srukas non è riuscito ad avanzare» verso Spalato, e che «il II/T (II battaglione del 1° reggimento) dopo una strenua e protratta lotta difensiva contro attacchi nemici e dopo aver liberato la strada Signo-Clissa dalle mine ha effettuato alle ore 13.30 il congiungimento con il gruppo Petersen». Inoltre: «Dalle ore 15.15 il gruppo è imp egnato in una for te lotta difensiva contro forze nemiche, appoggiate anche da artiglieria». «Il
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Castello ed il paese di Clissa sono nelle nostre mani. 700 italiani demoralizzati hanno preso parte alla difesa contro gli attacchi nemici. Durante questo attacco sono caduti 5 italiani ed 8 sono stati feriti». «Un gruppo di 50 italiani è stato fatto prigioniero dal nemico [quelli di Grlo -n.d.a.] (... ]. Il fuoco dell'artiglieria [batteria di Pecile - n.d.a.] è ben condotto L...). Durante il pomeriggio sono stati sparati 1000 colpi» (''7"i. (Troppi se riferiti alla sola batteria. Probabilmente vi comprende anche quelli sparati dai partigiani). Ognuno di quei giorni fu diverso dagli altri, ma tutti ebbero in comune la visita degli Stukas che bombardavano e mitragliavano, l'arrivo degli Junkers che paracadutavano i rifornimenti, la gran quantità dei colpi di artiglieria che bersagliavano il forte. Gli Stukas sganciavano sulle posizioni dei partigiani, ed «i tedeschi uscivano dal forte e (... ] puntavano su Spalato. S'accendevano allora violenti combattimenti nel corso dei quali [ai tedeschi] riusciva [ ... ] di respingere i partigiani dalle loro posizioni»<600>. «Noi sparavamo [... ] - racconta Pecile - facendo fuoco di contro batteria, annientando nidi di mitragliatrici e, più raramente, contro gli assalitori» <681 i . Ma con l'oscurità i partigiani, profittando del fatto che gli aerei non potevano operare, «sferravano il contrattacco costringendo nuovamente le forze tedesco-ustascia a ritirarsi» <682>. Con i tedeschi si trovava anche il dottor Edo Bulat, inviato a Spalato da Pavelié per assumere il governo della Dalmazia. Rimasto bloccato nella località di San Giacomo (=Sveti Jacob) non dovette gradire quella sosta, e con un telex faceva sapere al Poglavnik che: «Lasciato solo, quasi ogni giorno cade un uomo del mio seguito. Il Gauleiter Roglié è caduto ieri notte. Ci aspetta lo stesso destino». Protestava, e denunciava che se «le bande [partigiane] hanno a disposizione molte armi pesanti e munizioni» , era «incomprensibile che non vengano fatti decisivi tentativi , benché noi si sia ad appena 12 km. eia Signo». Probabilmente, temendo che le sue parole potessero venir interpretate dai tedeschi come una censura, concludeva dicendo: <<Le unità SS combattono coraggiosamente giorno e notte con impegno inumano contro questi attacchi a massa delle bande». li tenente colonnello Petersen, nel trasmettere il telex attraverso il comando divisione, postillava: «Ho fatto infondere coraggio al prefetto ed ho ordinato che simili messaggi non siano trasmessi a causa del sovraccarico delle linee» <683>. Su Spalato sovrastava il rumore della battaglia. «La zona di Clissa divampa ed il rombo del cannone continua incessante: la lotta lassù doveva spingersi sino alla disperazione»("'·'>. scriverà il professor Posar. Per il comando tedesco la situazione era «immutata e seria» e , per rinforzare il
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gruppo Petersen e rompere l'accerchiamento, il comando divisione fece partire da Signo un battaglione, con l'ordine di raggiungere Clissa. Ma venne bloccato dai partigiani nei pressi di Dicmo (8 km da Clissa), tanto che «a causa delle notevoli perdite è stato dato a l battaglione l'ordine di ritirarsi verso Signo» <6~5\ in concomitanza con l'uscita da questa Pia1.zaforte di un battaglione ustascia. Però, anche gli ustascia si trovarono «in pericolo a causa di una divisione proletaria» <u&"·1. Contemporaneamente, Petersen era stato impegnato da un pesante attacco di partigiani scesi in massa da passo Boban e dal Markesina. «Li avevo di fronte · scriverà Pecile - a poche centinaia di metri e sparai su loro 'a zero' . La nostra azione fu determinante per respingere l'attacco. In quell'occasione usai le granate a pallette» c687i . «li nemico · valutava il comando tedesco - nella zona di Clissa-Spalato ammonta a 5/6 mila uomini. Secondo le dichiarazioni di prigionieri altri 6000 lsi trovano] ad oriente di Spalato. Intorno a Clissa le forze nemiche hanno assunto uno schieramento d 'attacco: traffico intenso tra Spalato e Cl issa» ('''~i. Dentro il Castello (Peci le non ne parla), dirà un comunicato tedesco: «700 italiani che lottavano a fianco dei tedeschi, hanno deposto le armi e sono stati fatti prigionieri. 95 ancora a fianco dei tedeschi» ,,,s9>. Gli uomini della batte ria. «Una battaglia che avrebbe potuto essere decisiva fu scate nata dagli slavi durante una notte illune. Si d isse che vi partecipassero anche i carabinieri della Leg ione cli Spalato l...]. Fu un duro combattimento cli fanterie. Non mi fu possibile intervenire con gli obici - continua la narrazione cli Pecile - perché i combattimenti si svolgcvano 'ai piedi ciel forte , defilati a l tiro. Tuttavia mi fu possibile neutralizzare il vantaggio de lla più completa oscurità sulla quale avevano contato gli assalitori, illuminando tulto il tempo la zona con un continuo lancio di bengala» (6"0l . Da Spalato si vedeva «lo spettacolo dei bagliori de lla battaglia e il lancio di razzi illuminanti [... ]. La zona di Clissa pareva un vulcano in fiamme» <"91 >. Sul giornale Slobodna Dalmacija (=Dalmazia Libera) del 21 seuembre si leggeva: «In1.0rno a Signo ed a Clissa si stanno sviluppando violenti combattimenti pe r l'occupazione di Spalato. I combattimenti [...] sono costati agli occupatori tedeschi circa 2 mila morti e numerosi feriti. Questi combattimenti rappresentano nella storia bellica cli li berazione una delle battaglie più violente fin ora condotte» <6'12>. Gajo Gradenigo, che si recò a Clissa nei giorni successivi all'ingresso dei tedeschi a Spalato, avrebbe scritto: «Ottanta croci nere s i allineano su due file [... ]. Passo in rassegna le croci su cui sta scritto il nome dei caduti: gli italiani sono molti» <693 >. Il comando partigiano si rese conto che per far cadere Clissa doveva neutralizzare la base di Signo, e soprattutto il vicino campo cli aviazione. La sera del 19, un primo tentativo non ebbe s uccesso e l'azione, con n uo -
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ve forze, fu ripresa il 23, portando il peso dell'attacco su Signo paese. La battaglia durò tutta la notte. Alcune formazion i partigiane riuscirono ad entrare nell'abitato, ma i tedeschi dai loro capisa ldi martellarono gli attaccanti e li costrinsero a ripiegare. La notte dopo i partigiani ri attaccarono, ed ancora una volta senza esito ((,<J.'>. Frattanto altre forze tedesche, da Mostar e da Tcnìn , stavano convergendo, ed il 26, a Clissa, «arrivarono inattesi , perché più volte annunciati, i carri armati con i rinforzi. La battaglia era finita» <695>. «Io - dice Peci le - avevo quasi vuotato le riservette che inizia lmente contenevano 2500 granate delle quali 2000 a doppio effetto e 500 a pallette». «Fu calcolato che nei sedici giorni cadessero solo su l forte complessivamente 13.500 granate». Ma , obieuivamente, aggiunge: <<Oggi scrivendolo rimango perplesso; quasi 1000 granate al giorno, per lo più concentrate nelle ore di luce, sono veramente troppe». Le forze partigiane fra Signo e Clissa e fra Clissa e Spalato vennero calcolate s ui quindicimila uomini, con una trentina di bocche da fuoco ed un numero imprecisato di armi d 'accompagnamento, di mortai, catturati a Spalato. «Quanta parte di quell'artiglieria i reparti cli Tito abbiano potuto utilizzare non è dato di sapere. All' inizio - scriverà Pecile - i colpi e rano assai imprecisi. Non saprei dire se successivame nte i partigiani abbiano otte nuto la collaborazione spontanea o coatta di artiglieri italiani» <69"1•
TEDESCHI ED USTASCIA A SPALATO l L MASSACRO DI TR I LJ Con il 27 settembre, per Spalato cominciò la terza amm inistrazione in meno di venti giorni. Agli italiani erano subentrati i partigiani, e d ora ai partigiani i tedesco-ustascia. I tedeschi presero l'immediato contro llo della situazione. Quella stessa mattina ordinarono agli ufficiali italiani di raccogliersi, entro mezzogiorno, davanti alla palazzina ove avevano posto il comando, e si presentarono in quattrocentocinquanta l"97J_ I generali Salvatore Pelligra, Alfonso Cigala Fulgosi, Angelo Policarcli , e gli ufficia li superiori , da l punto di raccolta furono portati in auto a ll'albergo ' Ambasciatori'. per un primo interrogatorio. Gli altri ufficiali , incolonnati , vennero condotti sotto scorta al 'Park Hotel' . Furono elencati nominativame nte, e l'edifi cio sorvegliato delle SS <09• 1•
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Nel primo pomeriggio anche i tre generali e gli ufficiali superiori vennero trasferiti al ' Pa rk Hotel', ma questa volta a piedi, attraverso Spalato, portando a mano i bagagli. Alle 18, davanti all'albergo si fermarono tre autocarri con rimorchio che, caricati generali ed ufficiali, diressero a Signo. Per mancanza di spazio un gruppo rimase a terra; sarebbero partiti il giorno successivo <699l_ A Signo i tre generali furono fatti pernottare in un albergo, gli altri ufficiali accantonati in due caserme. Correvano voci di interrogatori e di fucilazioni, mentre i tedeschi compilavano altri elenchi per gradi e reparti. Un capitano con un tenente altoatesino parlavano italiano - girando fra gli ufficiali domandavano, informalmente, quale opinione avessero di Mussolini, di Badoglio, della situazione. Dicevano che Mussolini li aveva sciolti dal giuramento al Re, chiedevano se qualcuno fosse stato gerarca fascista. <<Nel piccolo cortile della casermetta - riferirà il tenente Ulisse Donati - la macchina con il capitano tedesco [...] caricava qualche nostro collega e relativo bagaglio, portandolo non si sa dove» <700>. Erano le prime collaborazioni. Al mattino del 29, nel cortile, venne collocato un tavolo con tre sedie. Vi presero posto il generale Ritter van Oberkamp, comandante della 'Prinz E ugen', lo Sturmbannfi:threr (maggiore) Wetzling, e l'Obersturmfiihrer (tenente) Otto van Lutgendorff, l'altoatesino. Chiesero un dattilografo e si offerse il capitano Carlo Linetti. Cominciò l'interrogatorio, dai colonnelli ai gradi inferiori, e le domande seguivano lo stesso schema: dove l'ufficiale si trovava all'8 settembre; comandava reparti combattenti; cosa aveva fatto delle armi; intendeva collaborare con la Germania. Gli interrogatori, dapprima individuali e riservati, durarono sino al pomeriggio del 1° ottobre. Ma quel giorno, per concluderli più rapidamente, gli ufficiali vennero chiamati a due, a tre ed anche più alla volta, per rispondere solamente alla domanda di collaborazione <'01>. **'!'''.-***
Le ultime ore dei tre generali, non hanno avuto testimoni. Già il 29, il comando della 'Prinz Eugen' aveva informato il XV Corpo d'armata che: «Il generale italiano Alfonso Cigala Fulgosi, quale responsabile della consegna delle armi ai partigiani è stato catturato, riconosciuto colpevole di aver forn ito armi ai partigiani e condannato a morte. Rispondete subito se la fucilazione deve avvenire qui sul posto e come dobbiamo agire con gli altri colpevoli» (7112l. La risposta fu immediata: «I principali colpevoli ed i correi de vono essere fucilati. Correi si rilengono i comandanti superiori e gli ufficiali di Stato Maggiore. Gli innocenti devono essere evacuati. Le sente nze vanno eseguite sul posto» (iO-'J. Ordine drastico, ma in qualche modo meno indiscriminato di quello impartito due giorni pri-
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ma: «Applicare nei confronti dei 300 ufficiali e dei 9000 soldati italiani catturati a Spalato la disp osizione 1-755-1943. Precisiamo: fucilare gli ufficiali dopo averli sottoposti a processo sommario da parte dei Tribunali militari, avviare i soldati ai lavori forzati nelle regioni orientali» <7<>lì . Ordine che dovette trapelare tra gli stessi ufficiali italiani se Antonio Faleschini, nei suoi ricordi di Spalato, scrive: «Nel pomeriggio del 27 era stata annunciata la fucilazione di tutti gli ufficiali, dal maggiore in su: ordine che venne poi sospeso» <705 i _ Il 30 settembre, mentre continuava l'interrogatorio degli altri ufficiali, presso le [ornaci di Signo i generali Alfonso Cigala Fulgosi comandante della piazza di Spalato, Salvatore Pelligra comandante dell'artiglieria del corpo d'armata, Angelo Policardi comandante del genio del corpo d 'armata, venivano fucilati. Erano stati condannati a morte in contumacia anche il generale E milio Becuzzi, l'ammiraglio Antonio Bobbiese, il colonnello Cincinnato Boschi . Ai generali Cigala Fulgosi e Pelligra venne concessa la Medaglia d'oro al Valor militare alla memoria. *
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La sera del 1 ° ottobre verso le 19, nel cortile della caserma cli Signa, adunati gli ufficiali, il generale Oberkamp, assistito dal tenente Lutgendorff, chiamò quarantasei nomi: cinque colonnelli, un tenente colonnello, un maggiore, ventitré capitani, sedici tenenti. Fatti salire su due autocarri furono portati a Trilj (=Treglia, 14 km a sucl-sucl-est cli Signo) e, nella notte, falciati cinque alla volta <106>. Il colonnello Ugo Verdi in un primo momento escluso dal massacro venne soppresso duran te il trasporto in prigionia, poiché «successive informazioni, [... ) attribuirono anche per lui indubbia responsabilità» oon. Fra gli altri ufficiali della 'Bergamo', il colonnello Giovannico Bicldau ed il tenente colonnello Gaetano Favaloro , mentre si trovavano prigionieri a Wietzendorf, verso settembre del 1944 furono trasportati ad Amburgo e fucilati. «Credo - scrive il tenente Ulisse Donali - che questa fucilazione sia dovuta pure per i fatti di Spalato»a"'i'. Al mattino del 2 ottobre, gli ufficiali rimasti a Signo, vennero radunati in un campo dove, alla presenza del generale Oberkamp, il tenente altoatesino comunicò gli ordini e, a nome del comandante, rivolse a tutti pesanti parole. «E' evidente che la cessione delle armi ai ribelli [...] è un alto tradimento, per il quale voi tutti dovreste essere fucilati [.. .]. La domanda l... ] se volete combattere è solo orientativa , f... ] non abbiamo bisogno cli voi per vincere; ma i molti 'no' sono serviti a farci vedere a quale grado cli bassezza morale siano giunti gli ufficiali italiani [...]. Quelli che si sono rifiutati di combattere, andranno a piedi a Spalato, e sarà una
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marcia di vergogna [... ]. Gli altri andranno in camion» <709l , Furono formati due gruppi. Quelli ciel ' no' erano centoquarantun ufficiali, ma per la 'Marcia della vergogna' furono fatti partire, non si sa per quale motivo, ottantatré c,ioJ. Erano le 7 del mattino e camminarono ininterrou.amente sino a pomeriggio inoltrato. Percorsero trentasei chilometri, dapprima sotto la pioggia battente, e da Clissa in poi sotto un sole torrido. Giunti a Spalato vennero imbarcati su un piroscafo che li portò a Metcovich. Quelli del 'si' erano stati trasportati in autocarro a Mostar. Per tutti la prigionia.
I tedeschi, a Spalato, rastrellarono i soldati concentrandoli a Spinut e, subito dopo, li avviarono verso l'internamento. «Una fi la, un corteo che non finisce più [... ]. Ma quello che impressiona [ ...l è vedere il minuto popolo di Spalato, donne e ragazzi , accorsi in massa a salutare i nostri soldati». Sono ricordi del professor Posar. «Mai pi ù dimenticherò la visione di quel corteo interminabile che va a perdersi ne lla notte e quell'umile popolo quanto affetto ebbe a mostrare per i nostri soldati , come fossero uomini loro, figli, mariti, frate lli». <<Così il nostro esercito se ne andava da Spalato, non scacciato, non vituperato, anzi accompagnato dal pianto e dall'amore della popolazione» c;ii J_
** * * ** * La Platzkommadanrur impose ai proprietari di case, agli inquilini, di raschiare falci e martelli e scritte che ricoprivano le facc iate sin oltre i primi piani. Ordine di restituire quanto sottratto ai magazzini o cli proprietà dell'esercito italiano. E tutti obbedirono. Con altri manifesti venne annunciato alla popolazidne che il dottor Edo Bulat assumeva la carica di governatore. Tutti i civi li italiani e gli ebrei dovevano presentarsi al comando tedesco. Il professor Lorenzon, che conosceva la lingua tedesca, ottenne che per gli insegnanti fosse sufficiente la presentazione di elenchi nominativi. Soluzione, poi, adottata anche per gli .-illri dipendenti stataJil712l. Gli ebrei, invece, interrogati uno per uno, furono concentrati alla caserma ' Roma' ed adibiti ai lavori più umili e pesanti cmi _Totale e rigida la disciplina dell'oscuramento. Sulla forca, innalzata davanti la chiesa di San Francesco, dopo alcuni giorni sarebbe stata eseguita una esecuzione. Il commissario al comune, un ustascia, per ordine ciel comando tedesco, emanò un ordinanza che mutava il rapporto di cambio della kuna con la lira ed i prezzi sa lirono vertiginosamente. Ma la collettività italiana aveva poco da spendere, ed ancor meno i negozi eia offrire c71 ' l . F urono
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fatte cancellare o tolte le scritte e le insegne in italiano. Gli esercizi dei connazionali furono posti sotto sequestro e sigi llati. Il 2 ottobre un aeroplano croato lanciava su Spalato manifestin i. «Da lmati! I miserabili italiani avevano imposto nel 1941 un trattato al popolo croato, col quale veniva staccata dal corpo della nazione la Vostra magni fica terra l ...]. I tradi tori italiani comp ivano sul valoroso popolo dalrnato a tti di violenza non rispettando né vita né averi [...). Hanno avvolto nel lutto le vostre città, i vostri vi llaggi, i vostri porti. Ora questa violenza è fin ita f...J. Come un sol uomo, tutta la Da lmazia si erga sull'odiato nemico italiano» (m,. Il giorno dopo, domenica 3 ottobre, riappariva la testata del tradizionale giornale di Spalato , il Novo Doba (= 'Era Nuova') . Ispirandosi ai manifestini, «tutto iJ foglio e quello successivo del lunedì sono un tremendo attacco agli italiani, a base di insulti, di menzogne, cli calunnie»P16>. E per quei connazionali, per quegli insegnanti cominciarono le umiliazion i, oltre alla fame comune a tutti. Chiusi i forni , tranne quell i per i tedeschi; chiuse le macellerie; nei negozi alimentari castagne secche, farina di miglio; mancava il sale. «È sempre più preoccupante la situazione alimentare, - annoterà Jole Toparini - qualche insegnante [ ... ] si accoda ai poveri nelle cucine economiche per sfamarsi con una scodella di minestra. Lo spettacolo dei connazionali è pie toso; girano per la città come cani randagi senza distinzione di sesso e di grado sociale. Si tratta dei 2000 italiani rimasti a Spalato, compreso il prefetto clott. Gri malcli» '1111• TI pane mancava da dieci giorni, e per molti ancora nel dia rio della Toparini si legge: «Anche oggi senza pane». Poi annotazioni come: «si supplisce con le patate che a mercato nero si ve ndono da lire 2.50 a lire 5 l'una a seconda della grandezza». E non manca la nota politica: «Il nuovo giornale [...] vomita ogni gio rno ve le no s u tutti gli italiani. e si ranno minacce a chi li protegge»1718>. L'8 ottobre, vennero distribuiti 150 grammi di pane. però «è difficile comprendere con qual i materie è composto». La Toparini cercò di acquistare castagne secche, ma: «il negoziante mi ha negato la ve ndita perché sono italia na» m•>. Abbandonati a se stessi, scomparso Soglian, gl i insegnanti trovarono in don Eugenio Merlo «l'unico che si muova, che progetti, che bussi a tante porte. Radiogrammi al Vaticano, lettere e messaggi al N unzio Apostolico [... ) ancorché firma ti dal vescovo di Spalato sono ideati e compilat i eia don Merlo[.. .]. Le varie autorità, prima le partigiane ora le tedesche e le croate-ustascia, sono da lui visitate e sollecitate». Molti dormivano nella chiesa. Alcuni insegnanti organizzarono fra loro una mensa nella canon ica . Ma vi erano anche gli altri. E tentò cli provvedervi «do n Colombo, l... J che, sopra un terrazzino, aiutato f... ] eia maestre volonterose,
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fa bollire riso e cipolle, che poi cede a due e cinquanta al piatto. Don Eugenio approva ed incoraggia, quantunque in casa sua non goda più di un metro di spazio libero» <120i .
LE ESUMAZIONI DEI CIVILI MASSACRATI A SPALATO
In mezzo a questo scenario la professoressa Pasquinelli ingaggiò una propria battaglia. Voleva conoscere la verità sulla scomparsa del provveditore Soglian e del preside Luginbuhl, anche perché correvano le voci più contrastanti. Chi diceva che i partigiani li avessero portati in montagna. Altri assicuravano di averli visti. Altri portavano i loro saluti. Ma altri ancora parlavano di una terza fucilazione oltre alle due pubblicamente annunciate. La Pasquinelli e la professoressa Rosy Ledvinka, decisero di compiere un sopralluogo al cimitero di San Lorenzo. Non fu loro concesso di entrare, ma dal direttore, dottor Roié, appresero che vi erano state tre fucilazioni, nelle notti sul 19, sul 22 e sul 24. Temettero il peggio. Le due ultime date potevano corrispondere con quelle della sparizione dei loro superiori (72 n_ Contemporaneamente da parte di croati e di serbi giungevano pressanti richieste alle autorità cittadine per conoscere la sorte di parenti scomparsi durante l'occupazione partigiana. Il sindaco, dottor Stijepan Yukusié, anche per insistenza del dottor é ulié, capo dell ' Ufficio igiene, cbe stava cercando due suoi cugini, elette l'autorizzazione per l'apertura delle fosse comuni. «Il sabato 9 ottobre - scrive la Pasquinelli - con il prof. [Camillo] Cristofolini, due agenti di questura ed il signor Biuk, fratello di un fucilato [Antonio - n.d.a.] (il prof. Colombo ci raggiunse più tardi), mi recai al camposanto per procedere al riconoscimento dei nostri morti». «A duecento metri dal campo militare italiano, ravvisammo dalla terra smossa di fretta tre fosse in continuazione, estendentesi per un totale cli una trentina di metri» <722l . Dalla prima fossa vennero esumati trentanove corpi. Diciassette in più dei ventidue giustiziati secondo l'elenco affisso d ai partigiani. Fu possibile identificare solamente quattro salme, tutte di croati e, improvvisamente, il dottor éulié si oppose all'apertura delle altre due fosse. Sospesa ogni ulteriore operazione, la Pasquinelli non si rassegnò. Con la professoressa Ledvinka si recò al Comune. L'unica cosa che poterono ottenere fu quella di pagare una tassa di ventiquattromila lire se volevano ripren-
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dere le esumazioni. Importo al di fuori di ogni possibilità, anche con il concorso di tutti gli insegnanti. Tuttavia la Pasquinelli non si dette per vinta, ma i giorni passavano. Venne a sapere dalla signora Urukalo, moglie del 'prota' - scomparso negli stessi giorni di Soglian - che due ufficiali tedeschi erano stati operati con esito positivo nell' Ospedale italiano da campo n. 48, che ancora funzionava a Spalato. Con l'aiuto del direttore, maggiore Carmelo Aragona, fece intervenire i due tedeschi presso il loro comando, ed il sindaco non potè rifiutare il permesso. Le esumazioni dalla seconda fossa ebbero luogo il 20 e furono trovati venticinque cadaveri, al posto degli otto ufficialmente annunciati. Fra una ventina di italiani, anche la salma del professor Luginbuhl <723>. Il corpo del professor Soglian, invece, venne individuato nell'ultima fossa , in mezzo a quarantadue cadaveri buttati alla rinfusa, e dei quali i partigiani non avevano dato alcun a notizia. Sugli ultimi momenti del provveditore narra la Paquinelli - «mi fornirono informazioni il cap. Luciani e dei soldati della 19a Sezione di sanità. Essi, con un camion di cadaveri (le ultime vittime del bombardamento del 19 settembre raccolte sul Monte Mariano) si dirigevano al Cimitero di S. Lorenzo, quando videro fermo per un guasto al motore - ad un 200 metri dal sacro recinto - un altro camion. Ne fu fatta scendere dai partigiani una ventina di persone che, in assoluto silenzio, a due a due, com'erano ammanettate, si diressero verso il Cimitero. I nostri soldati [... ) cominciarono a sentire una successione di singoli spari d'arma da fuoco e a vederne balenare le fiammate» im >. Quel tragico lavoro di esumare le salme - scriverà la Pasquinelli - «venne compiuto con delicatezza, non dìco paterna, ma addirittura materna, dai soldati delJa 19a Sezione di sanità agli ordini, il 20, del cap. Armieri, e il 22 del ten. Smojver». Il professor Cristofolini estese il verbale <72»_ Nelle tre fosse, vi erano, complessivamente, centosei corpi di italiani, di ustascia, di serbo-ortodossi. Inoltre, due cadaveri erano stati trovati nel carcere di San Rocco, ed una terza persona era stata uccisa la mattina del 26 settembre non appena uscita dalla prigione. I centonove morti, cioè quanti ufficialmente accertati, erano qualcosa di più degli undici criminali di guerra che Koca Popovié aveva preteso di fucilare. Nello stesso tempo quei morti erano molto meno degli scomparsi. Fra la collettività italiana fu la questura quella che pagò il prezzo più alto. Negli anni successivi sarebbe stata accertata - nominativamente - la scomparsa di un vice questore, di tre commissari, di un brigadiere, di trentasei guardie, su un totale di circa centocinquanta presenti a Spalato. Sempre nominativamente sono state individuate anche quindici Guardie di finanza e dieci carabinieri. Il numero piuttosto esiguo dei mi litari
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dell'Arma va ascritto a merito del loro comandante che, sin dall' 11 settembre, li convinse a passare, tutti o quasi, ai partigiani. Inoltre - sempre nominativamente - è stata accerta la soppressione di ventiquattro civi li di Spalato; altri venticinque della wna delle Castella, fra i quali i commissari civili di Castel Vitturi, di Castel Vecchio, di Castel N uovo, di Castel Abbadessa. Tuttavia non sarà mai possibile sapere esattamente quanti italiani siano da ricomprendersi fra gli esumati dalle tre fosse del cimitero di Spalato, e quanti siano da aggiungere al totale. Notevole, in questo massacro , il tributo di sangue degli insegnanti. Ai nomi del provveditore Soglian e del preside L uginbuhl, si aggiunsero quell i de ll 'insegnante Carmelo Calabrese, soppresso a Castel Abbaclessa, cli Luigi Marcolungo a Castel San Giorgio, di Cesare Meneghin a Castel Vitturi, di Santin Muller a Castel Vitturi, di Severino Scarabello a Traù, d i Maria Scordigno, in loca lità sconosciuta (726' .
GLI ULTIM.l MESI DELLA COLLETTIVITÀ lTALTANA A SPALATO
Le notizie sulla collettività italiana a Spalato, sempre più frammentarie, cesseranno con la fine di marzo del 1.944. Fra disagi economici, disprezzo delle autorità ustascia, difficoltà alimentari, q uei connazionali fecero l' impossibile per sopravvivere. Con il senatore Antonio Tacconi , con don Eugenio Merlo, il prefetto Grimaldi, il giudice Simeone Zerboni , il professor RebecchL costituirono un Comitato di assistenza. Un gruppo di ufficiali del 48° Ospedale da campo, al momento del loro trasferimento a Mostar, offrirono al comitato uno dei primi contributi: diecimi la lire !727 >_ Vita in ogni senso difficile, aggravata dai bombardamenti questa volta inglesi. Ma un giorno rinacque la speranza. Provenienti da Durazzo, erano inaspettatamente giunti a Spalato due piroscafi. Tl Goffredo Mameli (4338 tonn.) ed il Marco ( 1487 tonn.). Non si avevano invece notizie del Guido Brunner (1()8 1 tonn) staccatosi dal convoglio durante un attacco aereo. Ripartirono il 26 ottobre, dopo aver imbarcato, nel poco spazio che avevano fra profughi e feriti dall'A lbania , duecento civili circa. Con loro Maria Pasquinelli, il professor Cristofolini ed altri insegnanti. Giunti nel canale di Zirona, (nord di Traù) i piroscafi furono fatti segno ad un violento fuoco di artiglieri a e di armi a utomatiche aperto da terra dai partigiani. li J'vlarco, quantunque colpito, ma più piccolo. riuscì manovrare nel canale e, invertita la rotta, rientrò a Spalato con tredici morli ed un numero imprecisato di feriti. Il Mameli,
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pur esso colpito, procedette. A Pola sbarcò diciassette morti e trentun feriti. Fra le altre salme q uelle del professor Camillo Cristofolini e del dottor Patrizio Melpignano., segretario del provveditore 01s>. Con novembre, gli inglesi intensificarono i bombardamenti. Il Marco ed altri piroscafi vennero affondati . Un idrovolante, con a bordo feriti e civili, interceuato dalla caccia inglese, fu dirottato a Bari (mi_ Gli attacchi erano diretti generalmente sul porto, sulle navi, sugli stabilimenti industriali, ma con dicembre cambiarono obiettivo. li 2, venne sganciato sul centro di Spalato. Il pomeriggio del 5 vi fu una nuova incursione, e sessantuno i morti. Quello stesso giorno a Castel San Giorgio altre centoventi vittime, di cui una metà soli.o le macerie della chiesa dove s i svolgeva una funzione. (730J. Oltre alle distruzioni dei bombardamenti, vi e rano quelle mirate delle autorità ustascia. Fu abbattuta la stele eretta in quegli anni a ricordo del comandante della R.N. Puglia, Tomaso Gulli e de l motorista Aldo Rossi, uccisi dai croati il 12 luglio 1920 sull a riva cli Spalato. Analogamente abbattuto il basamento marmoreo donato alla città dalla divisione 'Perugia' dal quale si ergeva il pennone dove ogni giorno veniva innalzato il tricolore. Distrutti o scalpellati i leoni veneti in bassorilievo che ornavano la Porta Argentea ciel Palazzo di Diocleziano e la Loggia dei Signori. Frantumato un terzo, che a tutto tondo si stagliava sul bastione vene to. «li podestà [Stijepan Vukusié], cui spetta l'onore di aver dato un così bell'orcline - scriverà Michele Giampietro - ha voluto giustificarlo in un articolo comparso s ul Novo Doba. Secondo lui q ue i leoni non avevano alcun valore storico o artistico, ma r icordavano solo un'epoca di dominazione straniera ; perciò meritavano di essere distrutti» !ìm. Persistente la campagna cli odio del giornale contro quanto cli veneto e di italiano vi era a Spalato. Ed in un .articolo che incitava le autorità a cancellare i nomi italiani delle vie si legge: «Siccome non è ancora decisa la questione se Diocleziano sia o no figlio elci nostro sangue (ed a l riguardo il prof. Giuseppe Barac preparava uno studio rimasto inedito alla sua morte) la denominazione cli riva Diocleziano può rimanere, purché così completata: ' Riva Imperatore Diocleziano, ocliatore di Roma'. Egli infatti fu un ocliatorc di Roma, tanto è vero che a Roma non andò mai, benché si fosse trovato più volte nelle sue vicinanze» (" 2>. A quella collettività - millecentododici italiani de lla Peniso la e cinquecentoventisei locali, quanti risultano presenti a novembre imJ - si negava il diritto di sopravvivere. Il dottor Bruno Nardelli, che aveva sostituito Edo Bulat nell'incarico di governatore, ordinava agli istituti bancari ed assicurativi che: «tutti gli averi. crediti e depositi de i cittadini italiani e
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degli optanti [croati che avevano chiesto la cittadinanza italiana] sono messi - sino a nuovo ordine - sotto sequestro e degli stessi non si può disporre». Identico e contestuale l'ordine per gli ebrei. Le due ordinanze, attraverso il Comitato di assistenza per gli italiani di Spalato che manteneva collegamenti anche se precari con Zara e con il capo della provincia di Trieste, dottor Bruno Coceani, giunsero sul tavolo di Mussolini <734>. A seguito del decreto dì Nardelli, il Comitato di assistenza, cercò di ottenere un prestito dai direttori delle banche «per soccorrere i più miserabili». Ma «i rappresentanti delle Agenzie delle Banche italiane di Spalato, ligi alle disposizioni delle loro Centrali, non hanno dato prova di eccessiva comprensione del momento, negando per ragioni burocratiche, quella assistenza in denaro che in questo caso sarebbe stata doverosa» <735>. Saranno i fratelli Maggio che, con la garanzia del capo della provincia dì Zara , Vincenzo Serrentino, concederann o un prestito di 100 mila lire, rimborsabile a Venezia. Il giorno dopo questo accordo, il professor Rebecchi annotava: «Otteniamo di mandare 15 scaricatori alla cucina dei ferrovieri e cerchiamo di comperare i viveri che essi lasceranno partendo» <730>. Il 20 novembre, a notte, i ferrovieri partivano con il piroscafo Ugliano. S'imbarcava anche il professor Posar con un gruppo di insegnanti. Dopo una sosta a Zara, il 26 sarebbero sb arcati a Trieste. Il prefetto Coceani dava notizia di questo arrivo a Giovanni Dolfin, segretario particolare di Mussolini , e gli riferiva sui tentativi che, sino a quel momento, aveva fatto per soccorrere i connazionali di Spalato. Si era rivolto alle autorità tedesche dell'Adria Kun.st.enland ed al Seekommandantur Adria ( comando marittimo dell' Adriatico) per far rimpatriare gli italiani ancora a Spalato. «P urtroppo la nave ospedale Gradisca [...] non pot:è fermarsi a Spalato in quanto le autorità tedesche avevano il dubbio che i partigiani non avrebbero rispettata la nave». Coceani, però, era riuscito a «fa r pervenire per mezzo di un servizio segreto, a don Eugenio Merlo, 50 mila lire». Confidava di «far partire il motoveliero Erminia B. con un carico di prodotti alimentari, per il valore di circa 250 mila lire» <737>. Chiedeva un intervento del governo di Salò presso le autorità tedesche, affinché il Promontore, in procinto di partire da Trieste, nel viaggio di ritorno imbarcasse a Spalato quanta gente possibile. Con Spalato aveva cominciato a funzionare un certo collegamento, ed il direttore dell'ufficio postale di Zara, dottor Francesco Bonanno, quasi sorpreso, telegrafava al ministero : «Ispettore Taddei Sanzio direttore provinciale reggente Spalato ed allievo ispettore dott. Giorgio Beneletto dopo 50 giorni assoluto silenzio mi segnalano che tutto nostro personale nazionale trovasi Spalato estromesso uffici eia nuove autorità lo-
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cali et privo mezzi et alimenti» <m>. Erano trenta persone che si dibattevano in quelle difficoltà che il professor Giampietro metteva in evidenza. «Oggi [27 novembre] è il terzo ventisette che passa senza riscossione di stipendio. Quale possa essere la vita economica di un migliaio di persone che non guadagnano nulla e in una città ove i prezzi sono saliti in maniera fantastica, non è facile immaginare». «Ciascuno di noi ha venduto e vende ogni giorno tutto ciò che è vendibile». Ma si trattava soprattutto cli baratto: quattro chili cli farina di granoturco per una giacca in ottimo stato. (7,'>) . L'ospedale militare, ancora amministrato da ufficiali italiani si rese benemerito sfamando alla sua mensa molti connazionali (740>. Però era necessario trovare una soluzione, specialmente per i dipendenti statali, funzionari , impiegati e pensionati. Il professor Rebecchi, con il giudice Zerboni, presero contatto con le autorità ustascia. Ma si sentirono rispondere che non rientrava nei doveri delle autorità croate di provvedere, poiché esse non avevano 'occupato', ma semplicemente ripresa l'amministrazione di una città che era stata sempre loro. Quindi non avevano alcun obbligo di applicare le nonne del diritto di guerra che ponevano a carico delle potenze occupanti il pagamento delle retribuzioni al personale delle precedenti amministrazioni (7• 1i . Il 2 dicembre, nell'intervallo fra due bombardamenti, con un motoveliero, partivano Jole Toparini ed altri insegnanti. A Sebenico, dove fecero sosta, trovarono il prefetto Grimaldi e parecchie persone che, da oltre otto giorni, erano in attesa di proseguire. Dopo nuovi bombardamenti ripartirono tutti il 4 dicembre con il Mameli, ed il giorno successivo sbarcavano a Trieste. Jole Toparini annoterà: «Non posso descrivere la nostra commozione e la nostra quasi incredulità cli aver posto piede in Itali a» l7' 2). Coceani informava Dolfin che i connazionali sbarcati, compreso un gruppo di soldati, erano circa seicento. Lamentava che le autorit~, tedesche non avessero fatto proseguire sino a Spalato il Mameli, che portava un carico di rifornimenti, e che quei viveri non fossero stati sbarcati neppure a Sebenico. Dava le prime notizie sulle persone soppresse dai partigiani, e sul senatore Tacconi che, per ordine del comando Pia1.2a, aveva lasciato Spalato via Zagabria. A Spalato i connazionali avevano «bisogn? soprattutto di viveri [...] la carestia si fa ogni giorno più disperante» <71•> E vero che in quei giorni - dirà il professor Giampietro - «si era tanto parlato [... ] cli una ripresa cli distribuzione del pane e degli altri generi», ma <<tutto si è riclot.to, per questo mese, a un chilo di farina bianca, a mezzo chilo di sale, e a due scatolette di fiammiferi a persona» ()J·1>. Unica nota
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positiva: dopo il contrastato intervento del professor Rebecchi e del giudice Zerboni, le autorità ustascia avevano disposto per il personale delle amministrazioni italiane il pagamento delle competenze in lire, anche se limitatamente alla sola voce dello stipendio. Ma a causa dell'imposto rapporto di cambio fra kune e lire il potere d 'acquisto della moneta italiana era ridotto a meno della metà <7""'>. Verso il 10 dicembre a Spalato si trovavano ancora un cinquecento italiani che attendevano «con ansia l'arrivo di un trabaccolo carico di tre vagoni di viveri vari» (74•J. Era la spedizione predisposta da Coceani, con la Erminia B. «Non vi accenno - dirà don Merlo - alla profonda impressione prodotta nella cittadin anza tutta dall'arrivo da Trieste delle de rrate: persino il Luogotenente, il podestù, ecc. mi accennarono al fatto » (ml . Il motoveliero, nel viaggio di ritorno, imbarcò il professor Giampietro con altre venti persone. Anch'essi sostarono a Sebenico, trovando numerose conoscenze da più giorni in attesa. Dopo un pesante bombardamen to ripresero il mare e, toccata Zara, sbarcarono a Trieste. Con la partenza di Giampietro cessano le testimonianze su Spalato. Restano le comunicazioni di Coceani a Mussolini. ln una senza data, riteniamo intorno al 1() gennaio, segnalava l'arrivo del piroscafo .ladran con centosettanta persone da Zara e trentaquattro eia Spalato. Fra gli altri anche don Eugenio Merlo. «E' ritornato in Italia - scriveva Coceani - [...] nella speranza di convincere gli italiani [cli Spalato - n.d.a.} a partire . Molti di questi, però, non lascieranno la Dalmazia. Si crede che a Spalato, Traù, Castella e Signo ci siano ancora oltre un rnigLiaio di italiani, di cui un centinaio cittadini delle vecchie provincie». «A tutelare e ad assistere questi italiani, don Merlo ha incaricato Oscar Guina [... ] che lo sostituisce nella presidenza del Comitato>>. «Agli iLaliani sono state ritirate le carte annonarie dalle autorità croate» (7-,~l. A metà dicembre, Mussolini inviava al capo della provincia di Trieste 200 mila lire per l'acquisLo di derrate, mentre il ministro dell'interno rimborsava sulla filiale cli Venezia del Banco di Roma il signor Antonio Maggio delle somme prestate al Comitato di assistenza. Il primo febbraio Coceani disponeva, per Spalato, «l'immediata rimessa di ulteriori .100 mila lire sui fondi messimi a disposizione dal Duce», e si riservava l'«invio dei generi richiesti appena mi sarà possibile trovare un mezzo di trasporto» (74')) . Intanto, con il motoveliero Benvenuto Ce/lini, aveva fatto arrivare a Spalato cento quintali di viveri. Ma a marzo, avrebbe scritto a Dolfin che «in considerazione della critica situazione dei nostri connazionali r...] e vista la impossibilità cli inviare dei viveri a causa dell'atteggiamento assunto dalle autorità croate, le quali hanno sequestrato all'arrivo l'u.ltimo
t: !\rmistizio in Da/nw zia
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carico di derrate, ho disposto [... ] affinchĂŠ sia messo a disposizione dei nostri connazionali a Spalato l'importo di kune 1.000.000. L'importo [... ] l'ho prelevato dai fondi messimi a disposizione dal Duce per gli sfollati dalla DalmaziaÂť os(l). Dopo, un lungo silenzio.
NOT E
CAP I TOLO V
-
Note al capitolo V
1185
('I ) Franco BANDJNJ : // cono d'ombra - Chi armò it, mano degli assassini dei jì-melli Rosei/i - Sugarco Ed itori - Mi lano, 1990 - Pag. 485.
(2) Anoni mo: R-10 sr:llembre 1943 · 292° lfrggimenlo Fanteria - Divisione 'Zara' - Testo d i nove cartelle dattiloscritte - Copi a in possesso de lra utore inviatagli dal l'al lora capit,1no dei bersaglieri di cp l. Ol imp io ROlJGIER. Aiu tante i'vlaggio re in I del 292" rgt. l'tr. (3) Renzo DALMAZZO: L"ar111istizJo del sellembre 1943 in Alhania - Monografia d i 132 pagi ne con IO a llegati - Copia in possesso de ll'autore · Roma. settembre 1953 - Pag. 125-126.
Precisa che l'ep isodio dell 'affardella men to degli za ini è ripreso da l volu me d i Giova nn i Sacri}icio i1t1/ù1110 in ierra d'Albania - Ed izion i ·La Prora· - Milano l958.
B0NOM 1:
La divisione ·Emilia ' (9.000 uom ini ci rca) era post a a difesa delle Bocche di Cat(4) taro. ed assieme alle forze del Coma ndo Marina di ··1codo costi tu iva la Piazza mi lita re d i Cattaro. !.."Emilia'. divisione da occupazione. sin dalla cos titu7.io ne ave va gli organ ic i ridot ti al 75 per cento. Milit armente, la prov in cia d i Cattaro e ra d ivisa ne l ' Fron te a Te rra ' e ne l ·Fronte a mare·. Il ' Fro nte a te rra' era diviso ne l set tore o rie nta le (generale Silvio Negro Sede a Ca ttaro). e setto re occide ntale (genera le Ugo BvrrA - Sede a Cast.el nuovo).11Fronte a mare comprendeva il ·Sottoset tore d i Mo lonta ' (costa di no rd -ovest), e d e ni diviso ne lle se zioni costie re d i Radovc ié i, Molon ta e Punta Ostro: il 'Sottosettorc d i Lust i%ZH (=Lusti ca)-Platamone· (costa d i sud-est) e ra d iviso nelle sezion i cosc ie re d i Lus tizza. Traste e l'hll ,1 mone. Della divisione facevano pane i reggimenti di flr. 119° (col. Luigi CrA<:<:10). 120° (col. Giuseppe 13ARTAUN r) , 155" rgc. d 'art. da campagna. CXIV e CCLV btg. mitrnglie ri, CLV b cg. misto ge nio , LXXXI btg. cam icie ne re, 135" fo rmazione a nticomunista Va l 7..up::i . Come re parti d i rinforzo: XVII grup po da 149/35. XXV htg . rn is cu carabinier i, 415" cp. morta i da 8J, 29'1" cp. p resid ia ria ( in u n documento s i trova c itata Mche la 454" presid ia ria). 4" cp. de lla Guardia di Finanza. Dispo neva di 13 batterie per la difesa nava le e contraerea. con un tota le di 51 pezzi ( 16 da 1.50 e 35 di piccolo cal ibro). (5)
Vedi nota n. 3 - Avve11ime111i dal g.8 al g.J I . Pag. 69.
(6) Ibidem . Pag . 68 - Il ge nerale Da lrnazzo ripre nde quan to scri tto dal generale Carlo Tuccr a pag. 14 dell'opuscolo: In Albania nel sel/e111bH'. /943 - Non è riportata l'ed iz ione né l'i1nno dell'opuscolo. (7)
Ibidem .
l)alnwzio - Una cronaCt.l per la swria
I 186
(8) N.A.-U.S.A. - Doc.ument.i tedesch i - Serie T.314 - Microfilm 554 - Fologrnmma l 7 - ( Oiario storico de l XV Corpo d'annata tedesco - Sede a Banja Luka - Annotazione dc li' 8 set temb re 1943). Con la parola c.onvc nzionalc /\ chse diveniva no operative tutte le fasi del Pilino /\lariço predisposto dal 27 luglio da l Comando Supremo tedesco. Il 'Piano· comprendeva quattro fasi. denomina te: Eichè, per la liberazione di Muss0t.1N1; Smdent, per l'occupazione di Ro ma e res lauraiione del regime fascista; Achse, per la cattura della flotta; Schwarz. per l'eliminaiione dell'Esercito italiano. (9) Giuseppe F IORAVANZO: La Marina Italiana da/1'8 seuembre /943 alla fine del wnj7ùto - Pag.203 - Vol. XV della col.lana: La Marina italiana nella seconda guerra mondiale - Ti pogra fia Regionale - Roma, 1971.
Incerto il numero dei tedesch i imbarcato sul piroscafo Milano (tonn s .l. 4028). L'a rnrn iraglio FlorvwAN7.0, parla di 1.500 uom ini ma e.ila anche il capita no di vascello Mario Azzi. comandante cli Marina Tcodo, che li stimava sui 1.000. li generale Ugo BunA, coma nda nte dell''Emilia', nella sua re lazione sugli avven imen ti di Cattaro, li va luta a 1.200. L'U fficio Storico de llo Stato Maggiore Esercito, nel volume Le operazioni delle UnitlÌ illlliane nel settembre-ottobre 1943 (Tipografia Regionale - Roma, 1975) a pag. 420 parla di ' un migliaio·. (10) U.S.-S.M.E. - Busta 2 127/5 - (Relazione sulle operazioni svolie dalla divisione · Emilia' nelle Bocche di Catlaro dall '8 al 76 sellembre 1943, dd generale Ugo BunÀ. comandant e dell11 divisione - .Pag. 2 - Bllri, 16 settembre 1943).
La relazione consta di 11 cartelle dattiloscritte, con 9 allega ti_ (11)
Ibidem .
(12)
Vedi nota n. 9 - Pag. 203.
( 13) Ministero de lla D ifesa · Stato Maggiore dell'Eserci to - Ufficio Storico: Le opemi,ioni delle Uni1à illlliane nel set1embre-011obre 1943 - Pag. 41 6 - T ipografia Regionale - Roma, 1975.
(14)
Vedi nota n. JO - Pag. 2.
Nella matt ina de l 9 funzionavano ancora i collegamenti telefonici con Ragusa. Si interruppero verso mezzogio rno, ed il generak: Bun·A si ten ne in collegame nto con il generale Sandro PIAZZONI , comandante del VI Corpo d'armata, per mezzo rad io. Ma nel pomeriggio Ragusa non rispondeva più. «Pertanto la sera decidevo di inviare il mio capo ufficio operazioni m aggiore I) '/Intona a Ragusa. via mare, per concretare gli accordi col detio Corpo d 'armala». (15)
1/Jùlen, . Pag. 2.
Il reparto tedesco «era tenwo souo il jiwco di una balleria da 75127 dislocata a Perzagno, e circondllto dal 29° battaglione CC.RR.». (16)
Ibidem - Pag. 3.
(17)
IJ.S.-S.M.E. · Busta 2125 - ( Relazione sul compor1c11ne11to tenuto dlii XXV ballll-
Noie al capiwlo V
1187
glione Cambin ieri ,ll/obili1mo nel se//e111 bre 1943 nella provincia di Ca1toro ( Dahnn zia), dd capita no dei CC.RR. G iova nn i G 1ACON - Pag. 2 · Se nza loca lità - Senza data) . Il comando bgl. aveva sede a Canaro (com.te magg. Ra f'faele L EPO RJ: ai utan 1.e maggiore ten . G iuseppe CASTEJ.I.ANETA: uffic ia le a d isposizione ten . Re nato CAND IO,\ . I;' compagnia a Canaro (com.le cap . Giovan ni G 1ACON), te nenza a Risa no (com.te tc n. rvla rio SER· CHI) 2" compagnia a Caste lnuovo (com.le cap. Paolo FRANCI). te nenza a Grucl a (sprovvis1,1 d i com.le all'8 seu.embre).
(18)
Ibidem - Pag. 2.
(I <J)
Vedi nota n. 9 · Pag. 203.
(20)
Ved i nota n. 3 · Png . 71.
(2 1)
Ibidem.
(22)
Ved i noia n . 13 - l'ag. 390.
Telescritto n. 24202/0p. di p ro t. · Da Comando Supremo - i\ Supe rese rci to • Supermarina · Supe rac reo · Comando Gruppo Arma te Est · Comando l la Annata - Comando Superiore FF.AA. Egeo · Senza ogget!o - Fi rmato gc n. Vittorio AMBROS10. O re 002009. (23)
Ibidem.
(24)
Ve d i nota n . .1 - A lkga to n. 4.
(25)
Ibidem · Pag. Tl.
(26)
I bidem .
(27)
Ibidem· Pag. 77.
(28)
l bùlem.
(29)
Ibidem - Pag. 75.
(30)
Ibidem . Pag. 74.
(31)
Ibidem . Pag. 80
(32)
Ibidem - Pag. 81.
li testo degl i accord i conclu si fra il co ma nda nt.e de l Grnppo Arma te Est, gen. Ezio Ro.<,1 ed il genera le Hans BESSEL, è praticamente riprodot to nel telescrit to n. 90 17 d i prot. dt:l gen. Renzo DAI.MAZZO, d irelto a i Corp i d'a rma ta I V e XXV. diramato a lle on: 3 c irca del rmJtti no de ll' l l se ttembre 1943 . (33)
Ibidem. Pag. 82.
1188
(34)
Dnlmazia - Una cronaca per la storia
Ibidem - Pag. ID.
Il gen. Renzo DAL"v!1\ZZO precisa che il gen. Lothar zioni, in italiano, da un foglio che aveva portato co n se. (35)
Ibidem.
(36)
Ved i noia n. 10 - Pag. 3.
(37)
Ibidem - Ved i anche nota n. 17 - Pag. 3.
(38)
Vedi nota n. 9 - Pag. 203.
(39)
lbide111 - Pag. 204.
R E:-.1DULIC
gli lesse qu este disposi-
(40) U.S.-S M.E. - Busta 2127/5 - (Avvenimenti dopo /'8 .1·eue111hre - A llegato al la rela zione de l lenente di epl. Ugo G RAZIA, comandante del plotone collegamen ti della cp. coma ndo cie l 3° rgl. Alpini - Senw loc,1 Jit~1 , del 17 agosto 1944). (4 l)
Vedi nota n. 17 - Pag. 3.
(<12)
Vedi noia n. 9 - Pag. 204, e pag. 263.
Fra il naviglio non au torizzalo alla partenza vi erano: il piroscafo 'frodo, il {)i:f?. 27 (forse dragam ine). e due ri morchiato ri. (43) Vedi nota n. 3 - Pag. 85. - Per il testo de ll'ord ine. ibidem , allegato che nota n. Hl, allegato n. I . (44)
Vedi nota n. 3 - Allegato n. 6.
(45)
lhidr:m - P11g. 85.
11.
5.- Ved i an-
In una 'sin tesi' da l titolo: <J" Armaw, compilata d'ufficio sulla base delle relazioni de i capitani FAZIO. ZAVA'ITARO· ARD IZ.7.0NF. ed altri (U.S.-S.M.E. - Busta 1222), circa lo sviluppo della lrnllive. è scrit lo: «9 settembre: Il maggiore SF.JMOUI? del Comando inglese del Cairo si presenw al Comando A rmata. dichiarandosi ben disposto a collaborare con le bande alle sue dipe11de11ze per co111rohwtae i tedeschi. I I selteml;re: Il Comando de fl'Annaw invia 1111 ujjicia/e (ten. / F:n ricoj 01,c;u Um:11Tt presso il nwgg. St'.tMOUtl per assicurarlo circa la buona vo/on/à italiana a coflahorare con i p11r1igia11i.
12 seuem bre: ff Comando de fl'i\mwta invia ancora lo stesso 11/ficia/e dnl maggiore SEJMOUR per ribadire In necessità di a11accare i tedeschi e diswrbare /.e vie di co1111micazione.
13 seuembre: li gen. DALM,17.7.0 invia due uffiàali (capitano FA'/.,JU e len. D1;c;u U11u1n) al maggiore SEJMOUU per proporgli il seguente piano: - a) premesso eh,, il co111w11/o 9" Armata ri1iene di poier disporre delle divisioni 'Firenze', 'Brennero· e 'A re;;~o ·; - bj il 111agg. S1::JMOUI/ deve chiedere al com ando inglese il solleciLO sbarco in AI/Ja11ia an che di 1111 p icco/issi-
Note al capiwlo V
1189
mo corpo di spedizione; - e)(. .. / la 9" !I rma/a provvederà a fo rmare colla divisione ·Brennero' una testa di ponte per agevolare lo slnm:o / ... / - d) le b1111de partigiane allacchernnno le colonne 1edesche per i/1/pedire l'afflusso di forze e di rifomi1J1e111i. 1\l/'arto dello sbarco cmfilo-americano occuperanno i porri pitì importanti della strada \lalo11a-D11mz~o-Sc11111ri (. .. f. li prede/lo piano è accet/1110 dal 11wgg. SE.IMO/JR e dallo S. M. partigiano».
(46)
Vedi nota n. LO - Pag. 5 - Let!e ra cl).
( 47) lhide111 · Pag. 4. ed allegato n. 2 · ~ \/erba/e della riun ione per concretare gli accor· di fra il co111ando della divisione 'Em ilia ' 1? le truppe germaniche 1Jroçede111i o/l'occupa zione del territorio delle Hocclie» . V EDI DOCUMENTO N. I ANNESSO AL PRESENTI·' CAPIT()I,().
(48)
lhid1'.111 - Allega to n. 2.
(49)
lbide/11.
(50)
Ibidem - Pag. 4.
(5 1)
lbide111.
(52) lhit/1?111 · Il btg. impiega to pc.r la protezione del Comando cicli' 'F.milia · era il l del 119° ftr..
(53)
lhide111 - Pag. 4.
(:i,1)
Ibidem - Pag.. 5. • Ved i anche nota n. l3 - Pag 4 1ì - ,J 18.
Da qminlo contenuto nelle pagine richiamate. può appa rire che presso il co111and11111e ciel XIV Co rpo d'armata vi siano state due riunioni. una il 12 ed un a il giorno successivo. in quan to si legge: «ebbe luogo il giorno 13 a Podgorica 111111 n11ov11 riw1io11e di 11111i i cot11w1da111i». Rit.eninmo più esallo il ge nerale RvnÀ d 1e non accenna ad alcun ra pporto dura nte il 12. e scrive: «a sem /del 12/ ricevei'/) ordini dal co111m1,-/nme del Corpo 1/'1m11oto di prese111ar111i il ///(//lino SIU:Cl'SSil'O alle()/'(' 9.30».
(.'i5)
Ved i nma n. 10 - Pag. 5.
(56) U.S.-S.M.E . - Busta 2127/ li lO - (8 ela~ione sugli a1,vmi111enri svollisi nel ,t1o111e11egm dall'8 al 15 se//e111bre 1943. de l ge nerale Ercok RoKC!\Cl.1 1\ , cnma ndc1 nte dd XI V Corpo d'annac a - Png. 19 - Verona , 2 novemb re 19,15).
(57)
lhide111 .
(58)
Ved i nota n. 10 - l'ag. 5 e 6.
(59)
Ibidem - Pag. 6 ed ,illegato n. 3.
(60)
Vedi nota n. 9 - Pag. 205.
(61)
Vedi nota n. 10 - Pag. 7.
Dalmaz ia - Una cronaca per la storia
l 190
(62)
lhiden1 - Pag. 6.
(63)
lhidem - Pag. 7 - Vedi anche nota n. 9, pag. 205; e nota n. 13. pag. 420 e segg ..
Il gen. BunA schierò:
A Gruda, azione eia sud (attacco principa le): I btg. dd l20° ftr.. CCLV b tg. mitraglieri, 120" compagn ia mortai da 8 I. due balle rie (2" e 3") da 100/17, una batter ia eia 149/35. /\zio-
ne eia est: f[ btg. del 120° ftr. , il b tg . a lpini 'Pine rolo'. una bat teria (4") da 75/27 del 155 rgt. d i art .. Tutt i i reparti erano agli ordini del col. Giuseppe BARTALI NI, comandante del 120° ft r.
A Cobi lla (= Kobila) e P rev.la ka: I btg. de l I 19" ft r.. una batteria (2°) 110/17. ed una (5") da 75/27 del 155 rgt. d i art. - Batterie conlroacree de lla M ilimart a Obestenigo ed a Zdt:niza, bat te ria cost ieni da 156/37 de ll a Marina a Pu_nta Ostro. Comandante del le [on:e il maggiore Fern11 ndo RAMAC101T1. Il giorno 14, il I btg. del l 19° (lr. sa rti sostit uito da l btg. alpi ni ·Exilles'. A Lepetane: 110 ma rinai , :iO legionari della Milimart. 30 can1binier i. reparti mitraglicri de l CXIV btg.. Sul Monte \fermano (=Vnnac, m. 768), For te Lokva e biv io cli Trinità e leme nti de l CX IV btg. mitraglicr i. repa rto d i i'ormazion e XVII gruppo d'a n .. A Catta ro (= Kotor) e Mu lla (= Muo): II btg. del l 19° ftr.. brg . alpi ni ·Fenestrelle', forze de l presidio di Cattaro. Il btg. 'Ex illes' era comandato dal ten. col. Armando FARINACCI, frate llo del gerarca fascista, Roberto. F-'\R IKACCI (r<::lazione ciel ten. Ugo GRAZ.JA - Veci i nota n. 40} elle « Espresse il suo pensiero di non semirsi di combauere contro i tedeschi, sentimento condiviso anche da molti (se non da umi) gli ufficiali del htg. 'Lxii/es· f. ..}. /)i fronte. però. al/"ordine del nostro colonnello /Maggiorino i\NFOSSO/ di andare nel sellore assegnato alla divisione 'Emilia ', rispondeva che avrehhe fallo il suo dovere,;.
(64)
Vedi nota n. IO - Pag 8.
U.S.-S.M.E. - Busta 2 125/F - (Relazione sui falli d'arme avvenuti dal giorno 8 seuembre al 15 se11e111bre /943, de l ten. colo nne llo Rodolfo MASS IMI, comandante de l XVII Gruppo da 149/35. de lla d ifesa costiera - P.M. 155, 17 settembre 1943). Dal te n. col. MASSIMI dipendevano: Comando XVII G ruppo. con I" e 2" squadra, Reparti M ilizia Volon taria (R.M.V. - anticomunis ti ) a Vi lla \fermano - 50" btr. 3" squadra R.M.V. fra i forti d i Lokva e Kavaè' - 49" btr a Forte L us tizza - 51 ° bt r 11 Radov,m iéi. Oltre a q ues ti reparti organ ici, aveva alle proprie dipende nze: la 6'' btr. da 75/27 a Kukuljina. e la 2" btr da I 00/17 a Lukovac (Radoviéi), ambedue cie l I 55 rgt. di art. - un p lotone d i lancieri dell a 45' cp. prcsid iaria i i Villa Vermano per la sicurezza d i due depositi d i mun izion i. i-\ seguito dell'a ttacco tedesco a G ruda, nella notte su l 9 furono trasferite nella zona d i !ga io (Caste lnuovo) le b tr. da 100 /17 (2") e da 149/35, cd a Zelen ika la 49° btr. da 149/35.
(65)
Vedi nota n . 17.
Note o/ capitolo V
11 91
A Cattaro vi era il coma n.do de lla ] 0 c p. (cap itano G iovanni G1ACON) del XXV btg. carab inieri. age nti di pub blica sicurezza al comando del sottotenente d i P.S. Umberto MouNARL guardie di fi nanza , mi litar i in trans ito al comando ta ppa. due pezzi di picco lo calibro. Comandante di presid io: ten. col onnello A nd rea CANNONE. (66) U.S .-S.M.E. - Bus ta 2127/5 - Minis tero della G ue rra - Stato Maggiore Esercito Uffic io Storico - ( Promemori" per il sig. Capo di S. M . - Ogget to: Co111pona111emo d ivisione 'Emilia' nei giorni immedia1amen1e successivi al/'8 se11e111hre /943 - FirrmHO co lonnel lo Lu ig i MoND INJ - Pag. 2 • Roma, 25 gen naio 1947). (67)
U .S.-S.M.E. - Busta 2 127/5 - 3" Reggimento A lpini · (Oggetto: R e/azioni del 3 °
!\lpi11i con la divisione 'Emilia'· Al lo Sta to Maggiore d e l R. Ese rcito . F irma to il comandan te del 3 ° A lpini, colonnello Maggio rino /\NFOSSO - P.M. 151, 29 aprile 1944).
Secondo il colonnel lo A:-iFosso (pag. 2) il ' Pi nerolo' ne lla giorna tc1 de l 14 sette mbre perdette ci rca 100 uom in i tra morti. feriti e d ispersi. (68)
Ved i nota n. 17 • Pag. 8.
(69)
Ibidem .
(70)
Ved i nota n. 67 - Pag. 4.
(71)
Ved i no ta n. 17 - Pag. 9.
(72)
Ved i nota n. 64 • Relazione elci 1.e n. colonn e llo Rodolfo MASSI.vi i - Pun to VIII.
(73)
Ved i nota n. 17 - Pag. IO.
(74)
Ibidem - Per il les to del vo lanti no ved i a llegato n. 4.
(75)
Ibidem - Pag. 9.
(76)
Ibidem · Pag. IO.
(77)
lhide111.
(78)
Ved i nota n. 64 - Rd azione de l ten. co lon nello Rodolfo MASSIMI · Punto X L
(79)
lbide111 .
I q ua tt ro p rigion ie ri tedeschi portati a Bari era no: s.te nc ntc Andreas Pt,TERS E:-S: cap. rnaggiore Ot to SALCH ERE (probabilme nte SALCK l.: R); art ig lie ri Otto P llTZ e .J oha nnes Ro:v1.\·tl(R. (80)
Ved i nota n. H) - A !legato n. 6.
(81) N.A. - lJ.$.A. - Docu me nti tedesch i . Se rie T.3 14 - Micro film 557 . Fo togramma 808 - (Da co ma ndo XV co rpo d 'arma ta tedesco - A 2" Armata corazza ta - Comunicazione serale - 16 se ttembre 1943) (82)
lb ide,n - Allegato n. 5 • VED I l)()('l/Ml; NTO ;,;. 2 AxNESSO ,\L PRESE:-.'Tlci CA PITOLO.
Dalmazia · Una cronaca per fa storia
1192
Non riuscì partire da Cattaro il piroscafo Milano caduto in mano tedesca. Salparono i moiovelieri: San Vito cd San/a Teresa: i vaporelli: Perzagno ed Ris(lno; i rimorchiatori: Dura/11ro, Resistente, N. 6, cd un mezzo della Questura; i panfili: Stella e Stresa: il motoscafo: 7:28. Giuseppe FroR,\VANZO a pag. 263 de l suo volume (Vedi nota n. 9 ) coHoca In partenza de lle navi da Cattaro sollo la data del l4 settemb re . Scrive che «dalle /Jocche di Ca11aro sa rebbero così affluite in Italia 6.200 persone». (83)
Vedi nota n. 13 · Pag. 422.
(84)
Vedi nota 11. 9 . Pag. 206.
(85) Gruppo tv!cdaglie d'Oro al Valor militare: Le medaglù: d'Oru al Va/or Militare . Volume 1T. Tipografia Regiona le· Roma, 1965. Nei cenni biografici che fa nn o seguito alla motivazione de lla M.d.0 concessa al capitano Edmondo Bruno ARNAL"D, è scritto: «Caduto prigioniero con i pochi s11perstili del b1g.. venne f11cila10 con a/!ri cinque ufficiali ne.i pressi rii Ragusa». Giacomo ScoTn: Ve111imi/a ca· dwi • Ciii ilaliani i11 .!11goslavia dal 1943 al 1945» (Mursia Editore, Milano, L969) scrive a pag. 286: «/ tedeschi avl'iano ai campi di prigionia i mi/ilari iwliani ca1111ra1i a Ca11aro. 7ì'e· cenro ufficiali vengono prelevati e vengono interrogali. Sei, uno ogni cinquanta. vengono lrasporlaii lJl!e sorgemi del Jiume I Iornbla e vengono f 11cilari". Ricorda solamente i nominativi
di A RNAU I> e di rvl,\JR,\. - Riporta anche un radiogramma del XV Corpo d'arma ta tedesco che prec isa: «Nell 'at.io11e co111ro In divisione i1alimw 'Emilia· abbiamo Ji.u;ilmo 7 ufficia/i,-_ (86)
Ved i nota n. 10 . Pag. l l.
(87)
Ved i nota n. 67 • Pag. 6 · Impressioni.
(88)
Ibidem. Pag. 7.
(89)
Vedi nota n. 56.
(90)
Per il colonnello A;-.;rosso, vedi nota n. 67. pag. 6.
Per il tcn. colonnello Piero T ESTA. vedi successiva nota n. 133. pag. 6. Il gen. Ercole RoNCAGLJA (Vedi nota n. 56) scriverà: «Seppi ancora che il gen. BurrÀ, duronte la no11e sul /6, partì in piroscafo, assieme alfa moglie · dama della Croce RosslJ. in 11n ospedale 111i/i1are del Ca1wri110 · al comandame della fame.ria dil:isio11ale (Gen. Ni!G!iO), lJi comarulami di reggi111e1110, a quasi luiti i comandanti di balleria e di gruppo e ad 1111 ' 0/iquola di circa 1.500 mi/ilari: abbwuloncì così la Divisione e raggiunse /'ltalilJ ». Effeitivamcntc la mog lie de l gen. BvnA prestava servizio come crocerossina a Caitaro; invece, non sembra esa tto che il gen. NEGRO sia partito con il convoglio; secondo alt re fon ti sarebbe partito da Callaro-pacse alcun i giorni prima. (9 1) U.S.-S.M.E. · Busta 2127/ li!O • Ministero della Guerra· Commissione pe r l'esame de l comportamento degli Officiali generali e dei colon nelli all'atto e dopo l'armistizio· (Foglio n. 8802/C.J. di prot. R.P. • Oggetto: Generale di C.d.A. R ONCA GLIA Ercole, e gene.mli di divisione Ox1u11 G. Ha11is1a, Ft?ANCl:SCI//Nt Amonio e Bun,\ Ugo · Firmalo il President e de lla Commissione, generale designalo d'Arma ta. Luigi AMANTEA· Romc1 3 marzo t946).
Noie al capirolo V
1193
(92) U.S.-S M.E. - Busta 2125/C - (Relazione de l generale Sandro PIAZZONI, comandanic de l Vl Corpo d'a mw1a - Dalliloscritto di 39 cartelle - Diviso in Ire parti: l") Precedenti all'8 settembre; 2") Dall'8 al 12 setlembre: 3") In prigionia - Parte 2''. pag. 7 - Brescia. I 9 ottobre l 945). Lo scbiernmento del VI Corpo d'annata era il seguen te: A Ragusa-Gravosa: Coma ndo de l corpo d '<mmlla - Delegazione Inte ndenza - Coma ndo 6° reg. A rtiglieria di C.A. - Autor;iggruppamento di C.A. - Servizi. Divisione ·Man·he '. A Ragusa -Gravosa: Comando - 32° rcg. Artiglieria divisionale, più un gruppo ccl alcun e batterie cos tiere - 49" Legione CC.NN.- Gen io divisionale - Scrvi7.i.
Tra H utovo e Gabcla: I btg. tcrrit.orinle lungo la ferrovia - l bgt. costiero (2 compagnie) nelle isok di Mèleda e Làgos.ta con il comando ed un plotone a Stagno (pen isola cli Sabbioncello) oltre a una balleria - Hl btg. mitraglieri cli C.A. (2 compagnie) ed artiglie rie cos1ie re dipendenti da l comando della ·Marche' ne lle isole di O lipa, G iuppana, Isola di Mez7.o, Calamotta, Scogl i di Lapad. 55° Reg. fa nteria: Comando e due btg. a Trebinje e Sella Jase n • un btg. a Dusié. 56° Reg. fa nteria: Comando e un btg. a Zavala-Ravno; un btg. a Pollice (nome probabilmente storpialo) ed l blg. a Siano. VI htg. mirraglieri di C.A- intorno a Ragusa (13rgat-Fortc Marmont). Un;i compagnia prcs idiaria a Ragusavecchia con una bat teria costiera. Un gruppo appiedato dei cavalleggeri di ; Aosta' ad I l um per se rvizio di sicu rezza alla ferrovia. Un gru ppo carri 'L' ccl una compagnia lanciafiamme (L.1'.) a Mo li ni (=Ml ini. rrn Ragusa e Ragu savecchia) con uno squadrone staccato a Metcovich, p.-csso il comando de lla div isione 'Messin,1'.
Divisione 'Messina'. A Metcovich. comando e servizi - Un htg. del 94" rgt. fa nteria - Comando 2" rgt. artiglieria divisionale e du e gruppi (meno una batteria) - Squadrone carri 'L' - Compagnia pontieri di C.A.
94° rgt. fanteria (colonnello Guido tvlAN,-\RDI) t:d un btg. a Gabela · Un b1g. fra Metcovich e Vergoraz (=Vrgorac). 93° rgt. fanteria (colonnello Italo PAGt\:s/1) Un btg. ed un gruppo (meno un a batte ria) a Ploce (=Po n o Tolèro) - Un btg. sull' isola di Cù rzola co n unn ba treria c1·accompagnamenlo e tre batterie costiere - Un btg. fra M<::tcuvich e Piace . Un btg. CC.NN. a Trappano (=Trpanj, penisola di Sabbioncello) · Servizi. (93)
Ibidem . Parte 2" - Pag. 6.
(C)4)
Ibidem - Parte 2° - Pag. 7.
(95) U.S.-S.M.E - Rusta 2125/A - (Co lonnello Carlo Cicu.t\N,\ . Capo di S1ato Maggiore de l Vl Co rpo d'armata - Relazione suppletiva sugli avve11i111emi 111ililari dal giorno 8 nl 12 seuemhre 1943 imere.1·sa111i il VI Cd'A. (Croazia) - Al la ·Commissione pe r !"esame de l comporta mento degli ufficiali generali e colonn ell i all'atto del l'armistizio· - DalliluscritlO di 9 ca rtelle con 4 allegati · Pag. I· Roma, 7 gen naio 1946). Alla Tommissione per !"esame ...', il colonne llo Carlo CiGLIA'.'-'f' presentò due relazion i: la prima sen7.a claia, la second,i ·suppktiva · il 7 gennaio l 946. In fine vi è una terza relaz ione
Dalma zia - Una cronaca per la storia
ll94
diretta allo S tato Maggiore Esercito, del l Ogiugno 1964. (96) U.S.-S.M.E. - Busta 2 125/C - (Colonnello Carlo C rGLIAN A - Capo d i Stato Maggiore del VI Corpo d 'armata . Il VI C.d'A. dopo l'armi.Hizio del se11embre 1943 - A llo Stai.o Maggiore Ese rcito . Dattiloscritto di 11 cartelle - Di viso in d ue pa rti: l") Precedenti - 2") L'armistiz io e le s ue ripercussioni · P arte l'' - Pag. I e 2 • Roma 10 giugno 1946). (97)
Vedi nota n. 95 - Pag. I.
(98)
Vedi nota n. 92 . Pag. 6.
(99)
Ibidem.
(100) Ibidem - Paragra fo: N. 5 • Pag. 9.
(101) /!>idem . Paragrafo: N. 6 · Pag. 10. ( 102) Ib idem - Le ttere: a), b), e).d).e) Pag. 11 e 12. (103) Ibidem - Lettera: d) Pag. 10 .
(104) lbillem - Paragrafo: 9 settem bre - Ore una antimerid ia ne - Pag. 11. ( 105) Ibidem . ( l06) Ibidem - Parngrafo: 9 seuembre • O re u na antime rid ia ne - Pag. 12.
(107) Ibidem - Paragrafo: N. 3 - Pag. 9. ( I 08) Ibidem . Paragrafo: 9 Seuembre • Ore una a ntime ridia ne - Pag. 12 . (109) U.S.-S.M.E. - Rusta 2125/C · (Co lon ne llo Carlo CIGLIANA - Capo d i Stato Maggiore del VI Corpo d'armata · Relazione sugli: Avvenimenti miliwri dal giorno 8 al 12 se11e111bre 1943 - Alla ·Commiss ione cli discriminaz ione per gli u ffic ia li genera li e colo nnell i D<11tiloscritto di 8 carte lle e 6 a llega li - Paragrafo: Giorno 8 se11e,11bre - Pag. 2 · Se nza localit?1 - Senza da ta) . ( l .l O) Ibidem - Paragrafo: Giorno 9 se11e111bre • Pag. 2. Vedi ,inche: ~ola n. 95 - Paragrafo: !I - Pag. 2 . (1 11) Vedi nota n . 92 - Paragrafo: 9selle111bre - Prime ore de l ma ttin o · Pag. 14. Ved i anche: Note H. 109 ( pag. 2), e
11 .
95 (paragrafo: 3°. pag. 3).
(112) Ibidem. li generale Sandro P IAZZON I scriverà: «lvleuevo a disposiziorie della 'Marche' il gruppo squadroni Carri 'l.' e la compagnia L.I~ [lanciafiamme/ dislocali a Mli11i. 1"1andavo 111w co /o111w d i auumu?z zi a Siano per awmrasporwre nella zona un ba11aglione del 56° fanteria du: o noi/e giu1110 11 Ragusa, veniva dal comando divisione schierato con la 49" Legione». Il co lon nello Carlo CIGLIANA (Vedi noi.a 109 - Pag. 2) scriver:\: « I.e 1ws1re trup pe riuscirono a ripiegare su Mlini wllegandosi alla sinis1m col.forte Raicevié>.
Note al capitolo V
1195
( l 13) Vedi noia n. 96 - Par te 2" - L'annistizio e le sue ripercussioni - Pag. 6 . ( l 14) Ved i noia n . 92 - Pag. 14. (1 15) Ved i nolii n . 95 - Paragra fo: /// - Pag. 3.
Ved i ,-,nche: !\ola
11 .
l09 - !Pa ragrafo: 9 se11e111bre - Pag. 2.
( I 16) I J.S .-S.M.E . - Bustil 2 125/C - (Conrn nclo 21 1° batt,ig lione T.M. - Rela:òone de l ca pitano /\ )vino MACCA1{1.,11 - Coma nda nte interi na le de l ba11agl ione - Sui/i avveni111e11ti dal giorno 8 se11e111bre fino allo sciogli111e1110 del bauaglione - Datti loscritto d i 3 ca rtelle Pag. l - Senza loca lità - 30 ottobre 1943 ). La disloca;:ione de l ba ttag lione può dare una idea de l fraziona mento delle fo rze: Coma ndo d i blg. Hd Hu tovo con il plotone comando. me no una squadra d is tacca la a Metcovich. (A Hutovo. alle d ipende n,:e del 2ll O ballaglione vi era a nche il 2° battagl ione de l 14° rg 1. crolllo ) - l" co111 p11g ni a (te nen te Agosti no 81U NOTT1) a Kr upa, co n d is tacca men ti a Teo.ana e G a hc la - 2" com pag nia (capita no A ldo D cLL,\ V ALLE) a H rasno. co n distaccamento a Sjekose e Turkoviéi - 3" com pagnia (tenente Gabrie le TcDEsu 11) a Ku lii. con ù istacca menti a pro tc,:ione della ferrovia a i posti n.47 e n.48 - 4'' compag nia (ten en te Gottardo ZoNTA) a Comi no (= Komin). con distaccamen ti a Fort' Opus (=0pu7.e n) e sull'iso la cli U1gosta . Il bat taglione faceva parte de lla XXVIII br igata costiera.
( J 17) Vedi noi a n . 92 - Pii ragrafu: 9 se11e111bre - Ore lO antimeridiane c irca - Pag. 15. ( J 18) Ibidem - Pag. L6. C irca la manc ata ,i:lione ,u G r uda. il ge nerale Sa ndro PIAZZON J scrivc:: "L'azione dell''E111i/ia' non si sviluppò n é il giorno 9 né il ma/lino del IO. Ho sapwo poi, in prigionia. du: il co1111111da111e del X IV C. d'A . !gene rale E rcole RONCAULIA] aveva ordinalo di non darvi corsu. 11er<.'hé im1Jussihile al/''Fmilia ' di organiz~arfa seria111en1e». Dal c,mto , uo il coma ndante cicli' 'E mi lia' sc riverà: «Col VI Corpo non si rit1sciva 11com.Tetare alc1111a azione rii r·om1111e accordo. 111emre nella giomara del IO dal Comando del X IV cunti1111m u a ricevere or· dini di prendere accordi ed evirare a/li di fo ru, con 1r11ppe gen11anic/1e». ( Ved i nota n. IO 1
Pag. 3). (1 l 9)
Ibidem - Paragrafo : 9 se1te111bre - P rime ore d e l ma ttino · Pag. I 3 e 14.
(120) Ve di nora n. 1(.)CJ - Pa ragrafo: 9 se11e111bre - Pag. 4. li gen erale S<1nùro PI AZZON I (Ved i notu n . 92 - Paragrafo: IO seuembre - Pag . 17) colloca l'a rrivo de ll'o rd ine: « Le avvisaglie 11011 devonu essere i111erpre1a1e come a11i osiili,,. dura nte la mat tina dc.I IO scttc.rnbrc.. ( 12 1) Vedi nota n. 92- Paragrafo: /O se/lemhre - A l ma ttino - Png. 17. ( 122) lbide,11 - Paragrafo: /Ose11emhre . Ore l I antimer icli anecirc,1- Pag. L8e 19. ( 123) Ibidem. - Paragrafo: 10 se11embre · Ore 10 circa . Pag. 18. ( 124) Ibidem - Paragrafo: 10 sellembre - Ore 11 antimeridia ne circa - Pag. 19.
1196
Dalmazia - Una cronaca per la storia
(1.25) Ved i nota n. 95 - Paragrafo: fil - Pag. 4. - Ved i a nche.: nota n. 93 - Pa ragrafo: 10 sellembre - Ore 16 - Pag. 19. ( 126) Ved i nota n. 95 - Paragrafo: 111 - Pag. 5. (127) Ved i nota n. 92 - Paragrafo: 10 se11e111bre - Ore 16 - Pag. 19 e 20. (1 28) Ved i nota n. 95 - Paragrafo: 111 - Pag. 5.
«Nel pomeriggio del IO, m entre i reparti italiani ripiegavano ordinatmnenle da hebinje in seguilo agli o rdini ricevu1i e dopo accordi presi con i reparti 1edeschi i quali avevano garami/0 di non dis1urhare il rnm,imemo, il btg. alpini 'l·'inero/o', che muoveva per ullimo, 11e/1'1111raversare /'ahiuuo di Trehinje era sfato improv visameme circondato dai 1edeschi, ed il co-
111a11dan1e del bauag!ion.e, vis/osi senza possibilitiì di reagire, aveva aderilo alla richiesta di consegnare le armi». (129) Ibidem - Paragrnfo: IJJ - Pag. 5. ( 130) Ibidem - A ll egato n. 2. - (Marconigramma n. 12719/0p - Da comando VI Corpo d'armata. 17 irmato ge nerale Sandro P1i\ZZON1 - A comando Gruppo Armate Est - Per co noscenza a Coma ndo divisio ne tedesca SS • Senza loca lità - Ore I9.00, IO settembre 1943) (131) Vedi nota n. 116 - Pag. 1. ( 132) Ibidem - Pag. I.
( 133) U.S.-S.M.E. - 13usta 2 125/C - (Relazione del tenente colonnello Piero TESTA Sottocapo di Stato Maggiore de l VI Corpo d'armata - A ll a: ' 7" Sottocommissione esame uff. grado inferiore a colonnello' - Dattiloscritto di 7 cartelle . Paragrafo: IO seuembre . Pag. 3 . Pavia. 10 o ttobre 1945). (134) Ibidem - Paragrafo: 10 seuembre - Pag. 3. ( 135) Ibidem. ( 136) Ve di nota n. 95 - Parag rafo: Il - Pag. 3. (137) Vedi nota n. 133 - Paragrafo: Il set1e1nbre - Pag. 3. (138) Ibidem - Pa ragrafo: IO seuembre - Pag. 3. (139) ll>ide111 - Paragrafo: / J seuembre - Pag. 3. ('140) Vedi nota n. 95 - Paragrafo: V - Pag. 3. L'allegato n. 3 (Fono a mano n. l2724/0p.- Ore 9.10 - 11 set te mbre 1943 . Da comando da Vl Corpo d 'armata - A divisioni 'Messina ' e 'Marche' - A comand i: art ig lier ia. ge nio. carab in ieri di Corpo d 'armata. bartngli one gua rdia d i finanza e base mi litare n. 19) riporta le cla usole del l'accordo concl uso fra il Comando Gruppo Armme ;Est e d il comando J ella 2;' Arma la corazzala tedesca - VEDI DOCLJMl.:NT() N. 3 ANNGSSO A l. f'R ESENTI! CAPITO LO.
Note al capitolo V
Ved i anche: Nota
11 .
I 197
92 - Paragrafo: 11 seuembre - Prime ore del mattino - Pag. 20.
( 141) Vedi nota n. 92 - Paragrafo: 10 seuembre - O re 10 an timeridiane - Pag. 21. Il co lonnello Carlo CIULIAN,\ nelle sue tre relazi oni non [a alcun cenno 11 questo scontro verb,1le rra il gener ale Sandro PJAZZONI ed il tenente colonnello Augus1Sc1-1M11JTMUBF.R.
(l42) Ibidem.
( 143) Ved i nota 11. 95 - A llega to n.4 - Avviso - Firmato 'Colonnello Comandante del Presidio August SCHMIDTMUBER' • Ragusa, l l seltembre 1943 • VEDI DOCUMENTO N. 4 ANNESSO AL PRESENTE CAPITOLO. Vedi anche: Not,1 n. 92 - Paragrafo: 11 setlembre - On:: 10 an tim<::ridiane circa - l'ag. 2 1.
(144) Ibidem - Paragrafo: V - Pag.6. Durante il pomeriggio, ve rso le 16. in un successivo colloquio fra il colonnello Carlo CiGI.IANA cd il tenente colonnello August SCHMIDTHUBER «veniva conven1110 che le divisioni italiane nvrebbero 1ra11enwo tre bmrerie (una per reggimento o legione) di cui 1111a da 75/13, una dn 75127 ed una da /00/17. Le armi, artiglierie ed i carri armmi da cedere ai tedeschi sarebbero stati consegnati con uno specchio riepi/ogmivo per reparto a partire dalle ore 10 del giorno 12 [ .. .f. Alle o re 8 del giorno 12 il comandante del 6 ° raggmppamento di arriglieria di C.A., colonnello RoveJfi, 1.1vrrtbbe accompllg11a10 i tedeschi per lll consegna delle /Jauerie costiere>>. ( 14.:'i)
Vedi nota
11.
92 - Paragrafo: I I sel/embre - Prime ore del mattino - Pag. 22.
(146) Ibidem - Paragrafo: /1 se11ernbre - O re 12 circa - Pag. 22. (147) U.S.-S.M.E. - B usta 2121iA - (Relazione del capitano di cumrniss,iriato A ure lio PUDDU - " 5111/'aflività svolta successivamente 11Jf'8 se//embre 1943» - Dattiloscri1io di l2 cartelk - Pag. 2 - M acernt11 , 4 settembre 1944). ( 148)
Vedi nota
11.
92 - Paragrafo: I I se11ernbre - Ore 12 ci rca - Pag. 23.
( 149) Ibidem - Paragrafo: li seuembre - La sera - Pag. 23. (150) Vedi noi a n. 95 - Paragrafo: VII - Pag. 7. ( 151) U.S -S.M.E. - Busta 2 12.:'i - (Comando IX Corpo d 'arrn111a - Stato Maggiore - U fficio l.C.A. - (Interrogatorio del sergente Romolo SA I.A - Pos ta Mili ta re 'C'. 27 dicembre 1943).
I 150 soldati che ten tarono la fuga via mare, appartenevano alla 44" se:.:ione panertieri della divisione ·Messina·.
(152) Vedi nota n. 92 - Paragrafo: / I settembre - La sera - Pag. 24. (153) Vedi nota n. 147 - Pag. 3. ( 154) Ved i nota
11.
95 - Paragrafo: V Il - Pag. 7.
1198
Da/111azia · Una cronaca per la slOria
( 155) Ved i nota n . 92 · Paragrafo: /2 se11e111bre - O re 6 ciel ma ttino c irca - Pag. 25 e 26.
(156) Ibidem . (157) Vedi nuta n. 109 · Paragrafo: /2 selle111.bre - Pag. 7. ( l 58) Vedi nota n. 92 · Paragrafo: 12 settembre - O re 6 de l mattino c irca - Pag. 26. (159) Vedi nota n. 95 - Paragrafo: VII - Pag. 8. (160) Ved i nota n. 92 - Paragrafo: 12 seuembre. Ore 6 del mnuinu circa . Pag. 26 e 28. ( 16 1) Ve di nu ta n. 95 . Paragrafo: Vll - P<1g. 8.
(162) U ..S.-S.M.E. · Bus ta 2125 · (CornMclo IX Corpo d'armata - U ffic io I.C.A. · Inte rrogato rio de l sottotene nte Giacomo JACCA RI NO - Dartilusc ritto d i 3 ca rte lle - Pag. l - Senza loca li ti1 e senza dal.a). 163)
Vedi nota n. 133 - Paragrafo: /2 settemhre . Pag. 3 e 4.
(164) Vedi nota n. 95 - Paragrafo: VII· Pag. 8. Scriver~, il colonnell o Carlo Cicf.lANA: «All'alba del giorno 12 [... I 1.1na grossa pau11glia germanica, dopo aver circondato l'albergo ·J1rge111in11·, dove dormiva la maggior parie degli ufjìcirdi del C.11., penetrava nelle stame disarmando gli 11jficiali ed imponendo loro di riunirsi sulla s1rrula. Co111e111porane11me111e altre pauuglie operavano nelle abitazioni e /Jlon:avano i comandi e gli alloggiamenti delle iruppe [ ... J. Chiesw S/Jiegazion.i di ques/o improvviso ed inspiegabile colpo di scena al tenente 1edesco che a veva 0/Jerato i/ .fernw (... ]. questi si giustificava asserendo che i tedeschi erano .vtmi costrelli ad agire così perché gli italiani a vevano cerrnto di aggredirli a/l'improvviso».
(165) Vedi
11 01.n
n. CJ2 · Paragrafo: /2 se11e111bre - Pag. 29.
( .1 66) Vedi noia n. 95 - Paragraro: Vl/ • Pag. 8. ( 167) Ved i nota n. 92 • Paragrafo: 12 se//embre . Pag. 29. ( 168) Ibidem · Paragrafo: 12 se11embre · Pag. 30. Scrive il genera le Sandro PJAZZONt: ,, f-:saminai con f redda calma twti gli elementi a mia disposizione e cioè: · gli ordini in allo di S.E. Rosi del giorno precedente, che comprendevano anche il disarmo in caso di abbandono della zona; - l'inferiorità del le mie forze in sito rispello a quelle tedesche; - /'11vven11ta panen za dei mezzi mariuimi; · la ca11ura dei mezzi aerei; · /"impossibililfì di comunicare coi presìdi delle isole e rijàmirli o trasferirli;. la mltura di ogni 111ezzo di comu11icazio11e çoi comandi superiori ed unità estem e; - l'assen za di noli;,ie circa /'affluenza o meno di aiwi per via mare; - la materiale impossibilità di durare in una lotw impari, senza alccma speranza. anche mini/Ila o parziale, d i successo, contro truppe nemiche in cominua affluenza da tergo. l11jtt11i le provenienze da Mostar erano libere ai tedeschi 1u1r il riarmo frecte: disarmo/ dei repar1i della divisione ·1vtessina ·, men/re altre .fàrze gerrnanic!te premevano da est con forze superiori ed in città si svolgevano caotici combattimen ii: la mar1ca11z,a di obiettivi da raggiunger<? o scopi da perseguire; · /'i11111i!irà. infine, di imporre alle /1/ie ,ruppe. senza scopo, ulteriori e gravi olocausti di vite umane».
Note al capitolo V
1199
(169) Vedi nota n. 95 - Paragrafo: Vl/ - Pag. 8. (170) Ibidem. (17 1)
Vedi nota n. 92 - Paragrafo: 12 se11e111bre - Pag. 32.
(172) U.S.-S.J'vl. E. - Busta 2 125/C - (Re lazione del generale Arna ldo Rocc!\ - Comandante deJJa XXV I! hrigata costiera - «Sugli avvenimenti cui ho parrecipalo dalla dMa del/'annistizio ad oggi. a richiest11 dell'Ecce/lenza il generale d'i\rmaw Gr.C,: (Gran Crocej A lessandro PJRZJO BIROU» - Dattiloscri(to di 15 cartelle - Pag. I - Magl ie, 5 gennaio 1944). Il generale Arnaldo RoccA aveva ai propri ordini: una com pagnia più mezw sezione mista d i CC.RR.; 93° rgl. fan teria al completo (colonnello Italo P1\G!\N1): 183" rgt. costiero (so lo il comando); 342° ballaglione costiero (colonnello Francesco FARAONE) (comando e due compagnie); 21 19 banaglione T.M. (com. le interinale capitano Alvino .vfACC1\R1N1) (solo una compagnia); 102" e Hl8° battaglione della l'vl.Y.S.N. della l08" Legione (co nsole Giovanni MINÀ); 2° rgl'. artiglieria (colonnello Enrico CAR I.F.S1): comando gruppo con due batterie d a 105/15 cli cui una su t re sezioni (6 pezzi) ed una su due sezioni (4 pezzi): comando gru ppo con due bat terie da 100/22 di cui una su tre sezioni (6 pezzi) cd una SLJ ere pezzi; due batterie dll 75i27 su tre pezzi ciascu na; quat.rordici alt ri pezzi d'art iglieria di va rio calibro: una compagni a de lla Guard ia di finanza; 109" ospedale da campo: altri piccoli repnrti di va rie ann i, corpi e servil i. - Complessivamente ol tre 5000 uomini e 39 pezzi d'a rtiglieria. I setto ri erano comandati: Pfoée, da l colonne llo Ita lo PAGANI, comandante elci 9'.l" rgt. fa nteri a; Sabbioncello. dal colonnello Francesco FAR,\ Oi':E, comandante cld 183° rgt. costiero; Isole. dal colon nello Paolo .R IVARA.
(173) Ibidem - Pa ragrafo: 9 sellembre - Pag. 2.3 e 4. ('174) lbide.111 - Paragra fo: 9 seuembre - Pag. 4 e 5. ( 175) lhidem - Paragrafo: 9 se11e111bre - Pag. 5 e 6. ( 176) Ibidem - Paragrafo: 9 se/iembre - Pag. 6.
(177) Ibidem - Paragrafo: () settembre - Pag. 6 e 7. Scrive il generale Arna ldo RoccA: «Dalla penisola di Sabbio11ceflo non si sono ritirate lo compagnia boscaioli dalla forza di circo 150 110111i11i perché, sembra. abbia ced1110 le anni ai partigiani, e la compagnia del 102° btg. !'vt. V..S.N. della /or,." di circa 70 uomini 1)(:rd1é 11011 aveva 1111tanti per imbarcarsi». ( 178) Ibidem - Paragrafo: 10 se11e111bre - Pag. 8.
(179) Ibidem - Paragrafo: 10 set1e111bre - Pag. 6. ( 180) Ibidem - Paragrafo: I I settembre - Pag. 8. (181) Ibidem . ( 182) Ibidem - Paragrafi: / / e 12 se11e111bre - Pag. 8 e 9.
1200
Dalnwzia - Una cronaca per la storia
(183) Ibidem - Paragrafo: 12 seuembre - Pag. 9. (184) Ibidem . Pe r la perd ila de lla torped ini era T l:J, vedi La ,Harina i/(/lia,w da/1'8 seaenzbre 1943 alla fine del conjlittu (nota n. 9) • Pag. 76, 77 e 78.
Il capi tano Alvi no MACCAR INI (Ved i nota n. 116) scrive: «12 settembre. Ore 17, panenza per .!anjina (it.=Giannina); si aggregano 34 uomini, marinai e m iliwri di vari reparti, nau/ì·aghi della torpediniera ' 'f:8 ', aflondata il giorno I 1 alle ore 16 nei pressi dell'isola di Olipa: fra essi due ufficiali di Marina: il tenente [di porlo, E nrico J 01/J.IINtJtNt eri il g. 111. (guardiama rina G iova n Ballista) CAMOCl.1». Da l vol urne: Navi mercantili perdute ( Ufficio Storico Marina Mi li ta re - I.a Marina fta/ia11a nella seconda guerra nwndiale - Voi. I I - Slilgrafica - Roma, 1977), risulta ch e nella stessa g iornata dcli' Il settembre vennero affonda ti d ue motovel ie ri: il Margherita di 20 tonn . me ntre era in nav igazione fra Cù rzo la e Mèlcda (pag. 3ìl). ed il Nuovo S.Giacomo, di 40 to nn, vicino l' isolotto di Olipa (pag. 453).
(185) Ibidem · Paragrafo: 12 sellembre - Pag. 9. (186) Ib idem - Paragrafo: / 2 seuembre - Pag. 8, 9 e 10.
(187) l hùiem - Para grafo: / 2 seuembre - Pag. 'IO. (188) Ibidem - Paragrafo: 72 settembre - Pag. IO e I l. (189) A nton io Mario RADMILLI - C li ultimi giorni dell'Italia a Lìgosta nel diario di l'ier· J,-ancesco PREV/'IAU - In La /?i vista Dalmatica - Trimestra le d c li ' Associa:i:ione Naziona le Dalmata - N. 2 . marzo-giugno 1988 - Tipografia F.lli Cossidente - Roma , Pag. 112 e 113. ( I 90) Ved i nota n. 172 - Paragrafo: 13 seuembre - Pag. 11 e 12 . ( l91)
fb idem • Paragrafo: 13 sellembre - Pag. 12.
Sulla Slobodna Dahnacija (=Da lmazia Libera) Spalato - Anno I - n. 30 del 2 1 set te mb re l943, veniva riporta lo che: « Tu/la Sahhioncello è stata liberata il 9 di questo m ese, verso sera. Le guamig ioni italiane son.o state subito disarmate, ed a Stagno è stmo costituito il Comitmo circoscri zionale di liberazione nazionale. già (./l lavoro. Il preside111e del Comitaw è don A11· ronio S11LESAK. sacerdote ca11olico / ... /. A .lanjna g li italian.i sono stati i1111itmi ad arrendersi ai partigiani locali. che hanno occupaio /anche] tu/la l'isola d i Giuppa11a. 210 italiani, colà di stan za, ha,1110 consegnlllo le armi. A l termine di un'azione di propag anda fra l\{/iciali e soldati italiani, 11e/la to/(/lifcì hanno d eciso di difendere, insieme ai nostri combatte111i e souo nostro comando l'isola di Oiuppc11w dai tedeschi». «L'isola di Mèled a è stata occupata dai no stri combmtenti, g icì il g iorno 9, d1e hanno disarmato gli italia11i».
(192) Vedi nota n. 85 • Ven timila cadwi - Pag. 47. Riporta la disposiz io ne ema nata il IOsettembre 1943 d al Q ua rtie r ge nerale d e ll 'Esercito di Liberazione per la Croazia: «Prendete suhito contatto con le tmppe italiane e chiedete lo ro d i im/Jl?gnarsi nella lolla contro i tec/eschi, o ppure consegn ino le anni ai 11ostri partigia11i».
Note al capitolo V
1201
A pag. 93 riporla la d ispos iz io ne Op. 206/43 de l 17 settembre sempre elc i Quartier gene -
rn le clelrE.L.P.: «Gli i1alia11i che sono passali da/111 nos/l'a pane e che desidemno co111ba11ere nelle nostre file, Ira/teneteli souo il vostm conwndo e abbiate cum delle loro condizioni .fisiche e soprn11w10 del loro elevamento poli1ico f .. .j. Gli altri Ìlaliani che sono passcui da/f(I 110s1ra parie ma 11011 vogliono co mbal/ere, pme,e inviarli in Italia p er 111 via pilÌ breve. A q11es1i uomini do ve/e .(ornire un lasciapassare per il libero passaggio allmverso il noslro 1erri10rio ». (193 ) Ved i nota n. I I 6 - Paragra[i: da 12 seuembre a 21 se11e111hre - Pag. 2 e 3. (194) Ved i no ta 11 . 9 - Ufficio Storico de lla Marina M.il itare - La 1vfllrina iwli(lna dal/'8 sellem/m: 1!143 alla jìne del c:onjliuo • Perd ila del la torpedin iera Cosenz - Pag. 264 e 265. (195) Vedi nota n. 189- Pag. 1.21. (196) Vedinolan.194enota 195.
(197) Ved i nota n. 189 - Pag. 122. ( I 98)
Ved i nota n. 172 - Pag. 12 e 13.
(199) Vedi nota n. 133 - Pag. 6.
lJ nucle o. con sede all'a lbe rgo ·Imperiale'. era cornposlo da: colonne ll o 13envenuto PETcapii.ano dei CC.RR. Fra ncesco ANCONA, tenente A lfio Cozzi, sollo lene nle Vin cenzo DE Poi .o. e dai sergenti R 1zzou e MARCHI. con a lcuni so ldai i.
-r1;,.1A R I,
(200) Vedi nota n. 109 - Allegato - Rapporio sulla uccisione dd gencmle J\MJCU coma11 da11/e la divisione 'Marche' preseniato al Comando italimw del campo di /\ilengrabmv, il 3 maggio 1943 - Firmato colonnello Carlo 0<.;UANA. (201) Ibidem. (202) N.A -U.SA. - Documen ti tedeschi - Se rie T. 3 14 - Micro l'ilm 554 - Fotogrnmnw 859 - (Coma ndo XV Corpo li'ar.rnala tedesco - Rappor/o del giorno 14 .,·e11md1ni 1943 - A l comando 2" Armala corazza ta - A l comando superiore H.Gr.F. • A l comando ae reo croato A l comando ci el XXI Corpo d'armala - A l l ii Corpo corazzato SS - A l 69" Corpo di riserva - Non firma lo - Senza località). (203) Vedi nota n. 92 - P;:ir1e 3" - Pag. 38. {204)
Vedi nota n. I 33 - P ag. 6.
(205) Ved i nota n. 96 • Parte 2" - /;an11is1izio e le rne riperrnssio11i - Pag. IO. (206) Vedi nota n. 133 - Pag. 6. (207) Ved i nota n. 147 - Pag. 4. (208) Vedi nota n. I 5 I - Pag. 2. (209) Vedi nota n. 147 . Pag. 4.
1202
Dalmazia - Una cronaca per la s/oria
(210) Ibidem . (211) Ved i nota n. 151 - Pag. 2. (212) Vedi nota n. -133 - Pag. 6. (2 13) Ibidem - Pag. 6 e 7. (214) U .S.-S.M.E. • Busta 2 125 - (Riassunto degli av w:nimenti imeressanti il Comando della 2" Armata da/l'8 al 15 seuembre 1943, del generale designato d 'arma la fVlario RolloTn - Pag. 2 - Rapallo, (ine maggio 1945). Dattiloscritto di 34 carte lle con in allegato 16 carte lle d i risposta a l questionario n. I de lla 'Commissione per r esa me del cornportarnen to degli Ufficiali g enerali e colonne ll i all 'a tto e dopo l'armis tizio' - Roma, 16 lug lio ·1945 - Seguono l l cartelle in risposta al questionario n. 2 · Roma, 2(i lugl io 1945. (215) U.S.-S. M.E. · Bus ta 2125/E · (Relazione sugli avven ime111i riguardami il XVIII Corpo d'armata nel seu embre 1943 del genera le di corpo d'armata Umber to S1•1c o . G iorno 8 se ttembre. Pag.4 - Roma, 25 lugl io 1945). Da ttiloscritto d i l I cartelle, suddi vise in : ' Premessa' · 'Siluflzione militare a i p rimi d i sette mb re· · 'D iario giorna liero' . 'Appendice'. (216) Vedi nota n. 2 14 · Pag. 3 · La notizia venne comunicata per tele fono a l genen1 le Mario R o 110Tn dril capo d i S1.a1.o Maggiore de ll 'XI Co rpo d'arm a la, colonnello Bruno I..u CJN I.
(2 l7) M.A.E. • A.S.D. • Jugoslavia 1943. Flus ta 139 · F,iscicolo 1 · (Rela zione, senza alc una int es tazione. d el minis tro d 'Italia a Zagabria, Lu igi PETRUCCI, sug li avven imen ti d e ll' 8 se tte mbre, e giorni suct:essivi , ne lla cap itale croa ta . Pag. 3 e 4 . Senza loça lità, 16 di cemb re 1943). Daltilosc rit \o d i 9 ca rtelle, con a llegati. (218) Giova nni ESPOS ITO: Tries1e e la sua odissea - Contrib1.110 alfa s1oria di Tries1e e del 'Litorale A dri(l(ico · (Dal 25 luglio 1943 al maggio 1945) · A cu ra de l Comitato ita liano pro Flacino Aclria1.ico · Ed itrice Superstampa. Roma 1952. li genera le G io va n ni Ew os rro (me dagl ia d 'orn al Valor Mil itare nella gue rra cli Libia}. nel 1941 comandava la d iv is ion e Alpi ni ·Pusteria' in Montenegro-Sangiaccato. /\Ila fi ne dell 'a pri le 1942 p rese pa rte alla o perazione 'Trio' ( Ved i volu me II di q uest'o pera: pag. 77 e seg.) Nel maggio 1943 venne nomi nato coma ndante della Dife~a Te rri toria le d i Tries te · Con 1'8 settemb re, scomparse da Trieste le a utor ità mili tari a lui s upe riori, si assunse le pro· prie responsab ilità, e foce q uanto possib ile pe r rapprese nta re anc ora l'It a lia a Tr ie ste e nel· hi Ve nezia Giu lia· Valu tò menu pe rico loso per la popo lazione . di c ui aveva la respunsabilitll, co ll a bora re con i tedeschi con tro i pa rtigiani piut tos to che lasciar e ntra re i ti1.ini in città.
/\ pag. 34, riporta la re lazione de l colonne llo D ino D i J AN:>H, capo d i Stato Maggiore dell'Xl Corpo d'a rmata, sugli avve nime nti dell'8 settembre a Trieste.
Note al capitolo V
1203
(219) Vedi nota n. 2 17 - Pag. I e 2. Riporta il test.o int egra le d el messaggio cli An te PAvEué a l popolo croato. radio -d iffuso a lla m ezza not te delr8 settembre 1943. · VEDI D0CUME.'1TO N . 5 ALLEG,-\ TO ,,L PRESENTE CA · PITOLO .
(220)
Vedi not;i n. 2 14 - Pag. 4 e 5.
(22]) Ibidem . L' intername nto elc i component i dei due Commissariati (amrn in iswu ivo e mi li tare) croat i e degli ufficial i tedeschi del nucleo di collegamento con la 2" J\ rmat11 , fu disposto da l gene rale Mar io Rosorn per r itorsione all'a rresto della M iss ione .\llilita rc ital ia na a Z aga br ia. (222) Vedi nota n. 13 - Le opera::.ioni delle Unùà i/(/li1111e. Il tes to de ll'ordine è r iportato a pag. 73 -
VEl)I l)()CUM ENTO N.
6
A LL EGATO J\ L PRESENTE
CA PlTOLO.
(223) Vedi nota n . 2 14 · Pag. 8. (224)
Ibidem .
li ge ne ra le Ma rio R o llOTrl . ne lla r ispos ta al quest ionmin. scr ive: qll{lfl/O asseriva CìAM/11111,1 circll la 11011 conoscenza da J){lr/e del c11po
~lo dubi{(WO un pò di di S. ivf.!?. E. delrar111is1izio o della Sii[/ imminenza {. .. f. i\1011 111etl0 in dubbio la lmona ]<!de di G , 1,WJ;Al/, 1, 111a 11011 escludevo che il predeuo capo di S.fvf.R.E. a vesse voi/Ilo 11/{lntenere / ... / il segre10 che aveva 1enuto coi com. li di AtJ/'l{lf{I s111/'armis1i;;io ». (225} U.S.-S .M.E. - Buslll 2125/A - ( R elazione sugli avr'e11i111enri verificalisi nell 'mn bito della 2" Armala n el periodo c ompreso ira la dm{/ dell'armis1i::.io e quello di sciog/i111e1110 dell'Arma/(/ (8-13 seuemhre 1943), del genera le U mbe rto F,,BBR I. capo di Stato Maggior e della 2" A rma la . Pag. 4 - Tor ino , 5 ntt.o bre 1943). Dattilosc ritto d i ·1 I ca rt elle. cu i fa nno seguito 8 cartelle de l suo pe rsonale Diario di
guerra (8-12 se/iernb re 1943). (226) Vedi nota n. 2 14 - Pag. 9. (227) Ibidem - Pag. 9 e IO. (228) Vedi noia n. 222 · Pun ti V e VI.
(229) Ved i nota n . 21 4 - P ag. 11.
(230)
Ibidem - Pag.
12.
(231)
Ve d i nota n. 215 - Pag. 5.
(232) H testo è r ipreso dal la cop ia cie l te lex r ipor tato in allegalo a lla re h1 2.i one del co lonne llo Wlaclim iro N AN I, coma nda nte de l 29·1° reggimento fon tc ria della d ivis ione ' Zara· (vedi appresso nota n. 245), in quanto appare più esatto d i quello ripor ta to a pag. 363 del
1204
Drdnwzia · Una cronaca per la storia
volume Le operazioni delle Uni1à i/(/liane nel seuembre-011obre 7943 (Vedi no\8 n. 13), che ne dà una diversa lellura facendo lo iniziare con le seguen ti parole: «Data 8 corren le Comando 2" A rmala precisa che misure ordine pubblico 'Memoria 44' .... ». Secondo questo testo apparirebbe che la 2" Armata. già 1'8 settembre. avre bbe diramato l'ordine di applicare la ' Memoria'. Ciò non è esatto.L'Armata, con riferimento all a ' Me moria 44', e manò in successione Ire ordini ma a cominciare dalle ore 9 circa de l matt ino del 9. Verso le 18 · sempre del 9 · impartì in fonia pe r rndio il secondo. q uello de l 'non sparg imento di sangue '. A ll e o re 1.9 dello stesso giorno (tele 'PA') il terw , quello c he ordi nava cli ado1tare 'cri teri cli energia' ma con escl usione di ' mezzi es tremi'. L'Ufficio Storico inizia il telex nella forma sopra indica la essendo incorso in un errore. d ire mmo così, d i carattere · ti pografico' . ln[atti le pa ro le in izia li de l tes to: «Seguiro 1ele 12308/0p.» sono state staccate dalle successive «da1a 8 corren te», e poste come a utonoma indicazione d i un protocollo, mentre le due parti sono strettamente collegate fra loro. Pri· van do il ' tes to ' del riferime nto alle parole «Segui10 1ele 72308/0p » e facendo lo iniziare con la sola 'data' si è modificato sostanzialmente il senso della comunicazione. A nostro giudizio. il documento va le tto come segue: «Seguito 1ele 72308/0p. dma 8 cor· re111e [cioè SPJOO si richiama a questo suo tele del giorno precedente, con cui la sera clell'8 settembre aveva im partito d' iniziativa le disposizion i pe r ' pred isporre' quanto necessario per la esecll7.io ne della 'Memoria' quando fosse staia ord inala), Comando 2° Armala p recisa che misure ordine pubblico 'Memoria 44' f...j,>, dovevano esse re applicate 'senza spargime nto di sang ue·. (233) Vedi no ta n. 222 - Pag. 362. (234) Vedi nota n. 2 15 . Append ice - Punto VII· Precisazioni . Lettera e). (235) Vedi nota
11.
222 . Pag. 363 . Osservazioni in noia a piè d i pagina.
(236) Vedi nota
11.
225 . Pag. 3.
(237) Vedi nota n. 215. Appendice . P unto VJI . 'Precisazion i'. Le ttera c). (238) l hidem . (239) Ibidem - Pag. 5. (240) U.S.-S.IVIE. · Busta 2125IE - Comando div isio ne fante ri a 'Bergamo' - Stato Maggiore . (Foglio 11. 3/BA di prot. · Ogget to: Relazione sugli avve11im emi dal 9 al 25 set· 1e.111bre 1943 . A llo Stato Maggiore R. Esercito· Firmato genera le Emi li o B1:,cuzz1. Giorno 9 - Ore 9.45 · Pag. 11 · P. M. 73, 28 settembre 1943). Dau il oseritto cl i 29 cartelle con 7 a ll ega ti. BECUZZI. dopo una parte introduttiva in 5 punti, registra gli avven imenti dei giorn i 9 e 10 se ttembre nella Ooro sequenza c ronologica. sin o al minuto· Per i giorn i dal!' 11 al 23 settembre usa la sintesi g iorna liera - Per i g iorn i 23, 24 e 25 ritorna all' ind icazione oraria. ma non a nal itica - Segue un 'Riassumendo' d i 4 cartelle e mezzo. - V EDI DOCUMENTO N.7 ALLEG ATO J\L PRESl; ~TE CAPITOLO. (241) Ibidem - Giorno IO· O re 9,05 - Pag. 12.
Note al capitolo \I
1205
(242) Ib idem - G iorno IO · O re 9.1 5 - Pag. 12 . (243) U.S.-S.M.E. · Busta 2.l 25iE · (Relazione s11l/'a11ivi1à svolra da/1 '8 sellembre 1943 al 23 giugno 1944, del colonne llo Pie tro BARJ3 JER. comandan te de l 156° reggimen to T:M .. d i stanza a T raù - P unti 13, 16 e 23 - Lecce, 26 g iugno 1946}. Dalliloscrilto cli 18 cart e lle ripél rt i10 crono logicam e nte in 114 p unti . Sin o al punto 5·1 (B se ttembre l 943), riferisce sugl i avve nimenti in D;1Jma7,ia. I pun ti success ivi riportano le vicissitudini in Pe niso la . (244) U.S.-S.M.E.- Busta 2 125/E - Re lazione cie l genera le cli d ivisione Carlo V J.ALE. coma nda nte la ·zara' - Capi to lo II - Pag. 5 - Roma, a prile 1946. Dattiloscritto di complessive 21 cartelle d ivise in ttuallro fascicoli, c iasc uno con con ;rnto no ma nume raz ione delle pagine: Le divisioni italiani operanti nei Balcani - (5 pag.) I.a divisione 'Zara' in Dalmazia (6 pag.) - // processo di epurazio ne (7 pa g.). Seguono n. 4 allegali ed una Nota aggilln/iva (3 pag.). (245) U.S.-S.M.E. - Busta 2 125/E - (Si1ua zione ed t111iviuì Ivolw dal colo11nello Wladim iro NA NI Jì·a 1'8 seuemhre 1943 e il 4 g iugno 1944. comandante de l 29 1° reggime nto fan teria de lla d ivision e 'Zara' · Pag. 3 - Roma , 3 agosto 1944). Dat tilosc ritto d i 13 ca rte lle con 4 a llega ti . (246) Vedi nota n. 214 · Pag. 13. (247) Ibidem - Pag. 15 e 16. Il generale Umberto F.,\1J 1.rn1, capo d i Sta to Maggiore de ll a 2" A rmata ( Vedi nota n. 225) non [a a lcun cenno circa questo ra pporto. (248) Vedi no ta n. 225 - Pag. G. (249) Ibidem . (250) Ved i nota n. 2 16 - Pag. 6. (25 1) Vedi not a n. 214 - P ag. 17. (252) Ibidem - Pag. 2 ·1. (253) Vedi nota n. 2 14 - Pag. 21. I component i elci due Commissaria ti (ammi nis tra tivo e mi litare) croa li, e gli ufficia li te · deschi d i collegamento. riuscirono tornare a F iume. Sc rive L ino Pou (Ved i appresso no ia 256): «Si prov-;;ide a m el/ere a disposizione di 11n gruppo di ufficiali e sol/ufficiali redeschi. già appanenemi a/l'Ufficio di colfew1me1110 presso lo 2" A n11ala . e 1e11111i per alcuni g iorni in os raggio dai badoglia11i. un p iroscafo della linea di Abbazia. rifomendoli di co111b 1wibile, ar111i e viveri, al f 111e d i lllellerli nelle condizioni di partire nella depreca/a ipotesi della cac/11111 della ci11tì nelle m ani dei parrigiani». Venne sce lta la v ia ma rillirna poiché la s rrnda FiumeT rieste era contro llata dai part ig ian i.
1206
/)11ln111zia - Una cronaca per In sro ria
(254) I bi dem - Pag. 20. (255) Ved i nota n. 222 - Pag. 254. (256) L ino Po u: 1943 -/945. La l<.S. I. a Fiume - In Rivista Fiume - Pubblicazione se mestra le d i s1.udi l'iu man i (d ire tlore G iuseppe Scm ,wE1.1.1) - Anno XI - Nuova serie - lT semestre 1991 - Pag . 60 e seg. - Ed ita da T ipogra fia l?ainbow l'ress, Ronw. A Fiu me, sin d a l 9 settembrt:, di fro nte a l precip it a re degli avven ime nti. Li oo Pou e Renato BULIA'.\1. con l'aiuto dei te ne nti colonnell i G iova n Battis ta F10RF: rT1 e Gaeta no LoFFREDO, fece ro opera di pe rsuas ione frn i soldat i per costi tuire qualche reparto in modo e.hl po te r d isporre di una forza eia contrappone all'i ngresso sia dei tedesch i. s ia a q ue llo dei c roa ti d i PAVELlé. sia ancora ai pa rtigia ni di T ITO. D i fron te ai poco soddis facenti ris ul tati. costituiro no un Comitato cittad ino (Gi no S1ROLA, .Bruoo P UllA R , E llore R IPA, An none E RB1ST1, Ma rio R oRA, Ade lc hi Dr PASOUALE, Gia nni PRODA, e segretario L ino Pou) che, in quella trag ica si ruazio ne, decise d i appoggiarsi a i tedesch i, qua le unica garam:ia p er conse rva re a Fi ume un min imo d i sopra vvive nza senza snarura rn e l' ita lian ità. (257) I b idem - Pag. 59 e 60.
(258) I bidem - Pag. 63. Il generale Gastone GA MBAR/\, in una lctle ra d e l 7 fe bbraio 1953, da Madrid. d iretta a l dott. Gi use ppe B,\ 1u1,~u, ricordando g li avven imenti cli Fiume, scris~e fra l' a ltro: «Una volra rimas/o solo a Fi11111e senza o rdini di sana ed alle prese: - con la dlliÌ i n preda al caos nd opera di ele111e111i slavi i11d1t1nti la popo lazione alla ribellione e al .rni:cheggio: - con l e orde di Tilo cheforremenre premevano alla per~(eria e che, i111bnfdan zi1e per gl i ordini a/feati di.fì,r causa comune con. i noslf'i conrro i tedeschi approfiUa Fan.o della si tua zione 1u:r farsi consegnare dalle nosrre rmppe armi e 11·1u11izioni per poi braccarle ed infoifJar!e [ ...] 1;m v vidi [ ... ] 5) a co11trapporre e jàr acce/lare dal Cornnndo redesco, 110 11 potendo a questo opporm i con le ar mi: a) d1e jòssc laKiat11 li bem scefra ai n.osu·i Irti i l rimanere e il conrinuare la guerra con loro o fumare a casa [... ] h) che a lulli gli uffìcinli indistintamen te fosse fascima la propria arma; e) che in Fium e conti1111asse II sventolare fa bandiera itafiww. l'er comro, io m i impegncNo e garmuivo di di;fendere Fiume da qualsiasi auacco di Ttro sino a11'a rrivo de11e 1r11ppe 1edesd1e. [ ...] Q1.1an10 era sia/o concordaro venne sia da una parte che da/f'al tm feolmenre eseguilo. /11 Fi11111e rimasero rremila nosrri soldati, sollo il comando del gener{lfe Q UA II U/1 [Edmon do Q UA RRA Srro'J. 11 /8 o il 19 se11e111bre «(non ricordo con pr ecisione) avenr.lu esaurito i l mio wmpiw in Fi11111e, fasciai fa citrà e - via mare- raggiunsi Triesre» (La Voce di hwn e - Mens ik:
del libero Comu ne d i Fium e in t:sil io - Marzo 1992 - La let te ra è integral me nte riporu,1;i ne ll'artico lo: 1-itfische d ef Quamero - Il generale C ambom a Fi11111 e) . (259) Vedi nota n. 225 - Pag. 6. (260) Ved i nota n. 214 - Pag. 22 e 2:l. (261) Ibidem - Pag. 23 e 24 - Lette re a), b), e). (262) Ved i nota n. 225 - Pag. 5. Il gene ra le A ntonio SCUE RO, coma nda nte del V Co rpo cl'a rrna ca, se co ndo q uanto ri ferisco no il genera le R Oll<YITI ( pag. 24) c d il generale FABBRI (pag . .5 e 6) era stato posto in libertà dal ge nerale Gasto ne 0A Mfl AR/\.
Note al çapitolo V
1207
(263) Si l raltava di un idrovolan te Ca ni.. Z . 506/C. assegnati) a l coma ndo de ll'Arma ta . Pilo tato da l te n. colonn ello A11drea DAL CA R0 1rno, aveva base a Pola . In una sintesi d 'uffic io (lJ ..S.-S.M.E. - B us ta 2125), non firmala e ~erwi data . s i legge che il 9 se ttembre, a l mattino, il ten. colonnello DEL CA RODIJO, ricevette «ordine 1elefonico dal
Comando aviazione Slovenia-Dalmazia di recarsi a S11ssak con /'idro/ .../ per restarvi a disposizione dell'Ecc. Rouorn». Ma non dovette esser utilizzato e tornò a Po la, poiché Roson·1 so tto la da ta de l 10 seu emb re scrive: «Mi recai al molo di Fiu111e per i111barcarmi e spostarmi al mio nuovo posto di comando a L11ssi11piccolo. dopo aver c/(l{o ordine al capo di S.M. che /'idroplano del Conrn11do, il nuovo Canr. Z. assegna,o,ni da poco tempo, mi raggiungesse in giorna,a da Pola/... / a Lussinpiccolo. Come vedremo in appresso, malgrt,do tale mio ordine, /'aereo 11011 mi raggiunse ed io 11011 lo vidi pit.ì» . Sem pre nella s in tesi, sot to la data de ll' l I , è scritto: «Ore 14. li /en. col. Du., C/l/WJJJJO, torna/O [riten iamo da Fi ume) a Lussinpiccolo 1rova che il Comando 2" A rmala era già 1J11r1ito ml wm.(ilo 'Daino' per destinazione ignora». (264)
Ibidem - Pag. 7.
Nella sintesi d 'ufficio (ve<li norn p receden te) s i legge: , Sede de/f 'l111e11drmza: Sis1im,111 (Tries1ej . Avrebbe dovuto radunarsi defini1ivamen1e a (ìrudo, dove al 11101/ino del 9 ve11nero i11vimi 11/cuni nuclei opemtivi ilo Sussak sul piroscafo D11bro vnik». Intendente de ll' A rma la e ra il genern le Romeo rvtarcc llo C \ ME R,, appena nomina lo in sosti tuzione de l ge nera le Umberto G 1c1.10. (265) Vedi nota n. 225 - Pag. 8 - Diario di Guerra - Pag. 6 . (266) lbid1m1 - Pag. 8. (267) U.S .-S.M.E. - Busta 2125 - (Relazione del vù:e-hrigodiere dei CC.RR. e.ffeuivo Ciriaco MARIA sugli 11vve11i111e111i svollisi nelle isole /\.rinello e Lussino dal/'8 se//e111bre al 27 ottobre 1943 - Pag. 2 - P.M . 151, l.'i novembre I 943). Datt iloscritto d i 7 car telle .
li MARIA prestava servi7.i() p resso la staz ione d i San Pier dei Nemb i, su ll' isola di Asinello (Lussingni nde), al coma ndo de l b rigadie re Cesare IlADASC1\, e co n d ue cara binieri. ()llrc alla s t<1z.io ne dei CC. s ull ' isola cli As ine llo vi e rano: 2 pezzi d a 75/13 (len . Pt\01.0ANTO~IO s. ten R OM/\:-VO) - 2 sottuffic ia li - 38 artigl ie ri del 158° reggimen to artigl ie ria del la divisione 'Zara· - 20 ma ri nai a l comando de l capo L E PO RE - IO uo mini della R. Uu,1rdia d i Firnmza a l coma ndo de l brigad iere G ,,RDE NAI . (268) Ved i nota n. 22:'i - Pag. 8. (269) Ved i nota n . 267 - Pag. 3. (270) Ved i nota n. 2 14 - Pag. 26 e 27. Vedi a nche nota n. 225 - P ag. 8 e 9 - Sc rive il generale Umbe rto FABBRI c he alle o re 7 d i quel matt ino «convocò a mpporto gli 11f/ ià11/i del corr1w1do w11ico. sul ponte del ·l)oi110'. e
dopo aver/(t//o il p1111to dc/111 si11111zione, impartì disposizioni circa /'av venire, mcco111a11da11do ordine e rapidità nello spos1a111e1110 verso la ci/((Ì della base del Co1111111do d 'J\ nnma».
1208
Dal1nnzia - Una cronaca per In s1oria
(271) Vedi nota n. 214 - Pag. 27 e nota n. 225 - Pag. 9 e IO. (272) Ved i nota n. 214 - Pag. 27. (273) Ved i no ta n. 225 - f)iario di G11er/'(/ - Pag. 8. (274) Salvatore Lo1: Le operazioni delle U11i1à iwliane in Jugoslm>ia ( 1941 -1943) - Pag. 263 e seg. - Stato Maggiore Eserc ito - Ufficio Storico - Tipografici Regional e - Roma, 1978. (275) Gene ra le Ca rlo V tALE coma ndante divisione 'Zara' - Relazione - Prima parte Ro ma, aprile 1946 - In cart e dottor Man li o CACE - Copia in poss esso dell'a utore. Datti loscrillo di 18 cartelle - Suddiviso in tre parti: l" Le divisioni iwlimie o pe/'(/tive nei Balcani ( 5 ca rtelle) 2" La divisio11e 'Zara ' in f) a/mazia (6 cartelle) 3" // processo di epuraziom (7 cartelle) - In allegato copia di due ordi ni ricevuti e di uno impart ito. Secondo il genera le ai primi d i settembre 1943 la d ivisione avev11: Presìd i in p rima schiera: Colonnello Augusto L UCCHETn com.te 292° reggimen to, sede a Bencovazzo: Timeto / =S111ilciéj (I pi. n111: div.) - Carino ( I pi. rin/ da mli: del 292° fì,:) - Obrovazw (com.do b1g. mùr. div.; I cp. m11: div.; i cp. 292° /11:; l sez art.) - Bili.{a11e ( I cp. m//: div.; I sez art.) Zegnr (com.do b1g.: 2 cp. del 292° fir.: I cp. mir. div.); Colonnello Wladi miro NAK I com.te 291 ° reggimen to, sede a Ch is tagne (=K ista nje): Ervenico (col/I.do btg.; 2 cp. rin/ 291° fir .) - Mokropolje (I cp. 291° jir.) - Raducicco (l cp. 291" /11:; I sez. art.) - Manojlovac (l pl.rinf dn mili: 291 ° fi1:j • Roski Slap (i pi. rin/ da mili: 291° f/1: - Plnslovo (/ pi. rinf da m/1: 291" ji1:j - Scardona ( I cp. 291° jir): Battaglioni granat ie ri d i complemento: Zmon (l cp. granai. Il b1g.) - Vodizze (co111.do Il blg; I cp. gra11a1.) - Pirovaz,zo (1 cp. granai. Il b1g.) - Sale (Isola Lungaj (com.do I b1g.; I cp. granai.) - Saline (Isola Lunga) (1 cp. gran. i btg.}. Presìd i in seconda schiera: I<islagne (com.do 291° fu:; l h1g. meno 2 pi.; I sei;. art.) - Geverske (I h1g. 291" jir.). Bencovnzzo (com .do 292° f11:: l btg meno l cp.: 1 cp. mli: meno l pi.; J btr.) • L(lra vecchia (b1g. bers.). Presidio campo d i aviazio ne di Zemon ico: (/ cp. gra11111. I btg.). Ma ncano i dati di alcun i p resìdì minori, come: Mala C.:isra, Vai:an i, Ponti d i Breberio. Dubrnviée, rileva ti da a ltri d ocumenti. (276) Da ti rileval i d,1 ind icazion i contenute in va ri documenti.
(277) Ved i nota n. 2 15 - Giorno 9 .M1embre - Pag. 4 e 5. (278) N.A .- U.S .A . - Docu.rnen ti tedeschi - Serie T.3 14 - Microfilm 557 - Fotogramma da 991 a 994 - (Comando Aeronautica in Croazia - Fogli o n. 243/43 di prol. - Ordine N. l Firma to maggior genera le E 1Hn·tANN - Senza loca litì1, 9 se ttembre 1943) - VEDI DOCUM ENTO N. 8 ALLEGATO J\I. PRESF.N'l'E CA l'ITOLO.
Note al capitolo V
1209
(279) U.S.-S.l'vl.E. • Busta 2 125/E . (Foglio senza n. di prot. . Oggetto: /Jandiera di guerra del/ '/ 1° reggimemo Bersaglieri . Al ministero dd la guerra · Gab inetto . Firmato tenente colon nello Re nato L\LLI - Pag. 2 - Gradisca d'Isonzo, 15 gennaio 1947). Dattiloscritto di 12 carte lle. (280) U.S.-S.M.E. - Bust c1 2125iE - (Dalla scheda personale del generale rii brigato Francesco Ginngrieco - Finnatn genera le Fra ncesco GtANGRJECO . Pag. 4 - Roma. 19 giugno 1944). Dattiloscritto d i 9 cartelle con 1 i!llegalo - (Lettera senza n. di prot. - Senza oggetto Co ncerne la condotta da tene re con i cet nici - A generale Carlo VIALE comandante divisione ' Zara' - Firmalo generale Francesco G 1ANG RJE<:O - Senza località (certame nte Te nìn) · 26 agos to 1943). Il le nen te colonnello Renato LALJ.I (Vedi nota n. 279). a pag. 8. scrive che al seguito de l generale Karl EGLSEER: «sono in a;,ione s/1:nograji e jòtogmfi, perché nulla -~·fuggo del colloq11io stesso,,.
(28 1) Ved i nota n. 279 - f>ag. 8. (282) Vedi nota n. 280 - Pag. 4.
(283) lhidem - Pag. I. - Vedi anche no ta n. 279 . Pag. I. ,,A Tenìn c'erano l'J I O r.~1. Bersaglieri .rn due hauaglioni ( XV e XX\/ / I) . 11 l" co111p. 1110tocidisti e plolom: cannoni da 47/ 32. il ba([aglione ·Cadonw' dd 2Y2° rgt. jt111teri11 della divisione 'Zara·, una balleria pili 11110 sezione da 75127 del Gruppo ·CJ,iurle' (mwle !j pez~i) w11 4 p ezzi in postazione .fissa. dfle bmtoglioni di domobmnci. All'esterno dd 11residio vi au. inoltre, lu divisione cetn ica '{)i11am' con 4/5 mila uo111ini al co,nwttlo del pope Mom6 /o DwtéJ>.
(284) Ved i nota n. 280 - Pag. 3. (285) Ved i nota n. 279 - Pag. 6. (286) Vedi nu la n. 280 - Pag. 4. (287) Ibidem. (288) Vedi nota n. 279 - Pag. 9. (289) lbùlem. (290) Ved i nota n. 280 - P.ag. 4. (291) Ibidem - Pag. 5. (292) Ved i nota n. 279 - P.ag. LO.
.L210
Dalmazia - Una cronaca per la storia
(293) Vedi nota n. 280 - Pag. 5. (294) Vedi nota n. 279 . Pag. 11-12. (295) Ibidem - Pag. 11. (296) Ved i nota n. 280 - Pag. 6.
Scrive il generale F rancesco G1A NG RIECO: «Il giorno IO o I I, avendo la sensaz ione che le forz e tedesche fossero sparpagliate per tu/la /11 Dalmaz ia selle/li rionale, mandai segre1nmente al pope Duji{ un biglie/io perché trasme11esse a Londra un messaggio radio chiedendo lo sbarco a Sebenicu di un btg. corazzalo, che avrebbe potuto capovolgere la situazion e con l'aiuto dei nostri soldali i quali si sarebbero ribellati». (297) Ido Z ILIA'ffl - Diario - Messo cortesemente a d isposi7.inne dell'a utore . ZlLIANT1 era capoman ipol o ne ll a 89'' Leg ione de lla Mi liz ia Volo ntaria Sic urezza Naz iona le (M.V.S.N.) - Annotazione dcll '8 sette mbre 1943. (298) lhide111. (299) Ibidem. (300) Vedi nota n. 240 - Giorno 9 sellembre - Ore 9.05. (30 1) Ibidem - Ore 10.00. (302) !!>idem - Ore I ll.30. «89" Legione deve ripiegare per Scardona e Konjevrate su Sebenico a d~fesa passaggi del Kerka et comunicazioni su Sebenico con pal'licolare riguardo presa d'acqua per Sebenico Alt Assumi çomando zona et cerça comunicare Legione Drn is che deve distruggere quello che non può trasportare». (303) U.S.-S.M.E. - Busta 2125/E - (Fogli o senw n. di prot. • Oggetto: Relazione . A l min istero della guerra • Gabi netto - l/([icio ge nerali - Firmalo ge ne rale Paolo GRJMA L DI • Pag. 2 - Roma , 27 gi ugno 1945).
Dattiloscritto di 9 cartelle. (304) Vedi nota n. 297 - Annota,:ione 9 settembre 1943. (305) Ibidem. (306) Ibidem . (307) Ibidem.
(308) !!>idem - Annotazione de l IO set temb re 1943. (309) N.A.-U.S.A. - Documenti tedeschi - Serie T.31 4 - Microfilm 557 - l-ologrnmrm1 902 e seguenti - (Nei fotogrammi !040 - 1042 è ri portato il fogli o n. 241/43 di prot. . Oggetto: li-i.11Jpe fasciste a Dernis · A l comando della 2" Anna ta corazzata - Dal coma ndo de l X V Corpo d'a rmata - Loca lità non nomi nat:1, 27 se u e mbre 1943).
Noie al capitolo V
1211
Comunica la forza = del la Legione: 31 ufficiali - 2 medici - l veterina rio - l sacerdote 52 sot tu fficiali . 701 uomini di t ruppa = Dell ',iniglieria: 3 ufficiali - 7 sottufficiali . 171 uomini di truppa = Del 220" battaglione territoriale: 1l ufficiali - I medico - l sacerdote - 5 sottufficiali - 20 1 uom ini di truppa= In allegato l'elenco nom ina tivo degl i ufficiali = Larmamen to consisteva in: 4 cannoni da 100 - 2 mortai da 8 1 - 76 mitragliat rici leggi:!n: - 31 mitragliatrici pesan ti - 4 fucili automat ici · 1042 fuci li. (310) N.A-U.S.A. - Documenti tedeschi - Serie T.3 15 - Microfil m ·1294 - Fotogrammi da 866 a 89 1. - Il testo della cor1.1 unica;:ione è ri portalo nel fo togramma n. 869. (3 1 I) N.i\.-U.S A. - Documenti tedeschi - Serie T.314 · :Vlicrofilm 554 - l'otogrnmmi da 1281 a 1285 . (Foglio n. 1369/43 di pro t. - Segre to - Oggetto: Relazione .rnll'mtuale siwazio-
11e 11ef/'a111bito della divisione - Al comando de l XV Corpo d'armata · Dal coma ndo d ivisione Jiiger - Firmato generale Karl EG t.SEER - Paragrn f'o 3": Derni.5 - 17 sellembre 1943). (312) Vedi nota n. 240 . Pag. 2 . Pu nto l I. (313) Aldo PARMEGGtA:--t - Da/1'8 Sl!lll?lllhre a /,ivno - Diario de l t<:!ne n(e PARMEGG tAN I effet tivo al 1II bat tagl ione del 25° reggimento fanteria de lla divisione 'Bergamo· - Annotazioni:! del 8 settembre 1943.
Da tti loscrillo di 18 cartelle. Le an notazioni va nn o da ll'S set tembre al 14 ouobre 1943 . Il tenen te Aldo PARM Ec;<; I ANI. combattè con i partigiani. e divenne il comandante dc.I ·Rauaglionc Matleoui·. (3 14)
Ibidem.
(3 15)
/!>idem.
(:1 16) Vedi nota n. 240 - Giomo 9 set1e111brC' - Ore 9.12. (3 17) /hùle111 - Ore 10.00.
(318) Ibidem · Ore 12.00. (319) Vedi nota n. 240 · Giorno 9 .,·euemhff - O re 10.55. (320) Enzo DE BERNART - Da Spalmo a Wietzrndmj' 1943-1945 · Storia de81i intemati militari iwliani - Pag. 8 - Editor~ Mursia & C. - IV!i lano, 197:l. (321) Vedi nota
11 .
240 - Giorno 9 settembre - Ore 12.00.
(:122) Ibidem - O re 1.'i.40. (323)
Vedi nota n.3 I:\ - i\nnotazione de l CJ setl<:!mbre I 943 - Ore 14.
(324) Vedi nota n. 245 - Pag. 2 e :ì - Vedi ;rnche not,1 n. 275: La divisione ·zam · in Uu/· mazia · Pag. 4. (325) Ibidem • Pag. 3.
Dalmazia - Una cronaca per la storia
1212
(326) Ved i nota n. 215 - Giorno!) seflembre. (327) Ved i nota n. 245 - Pag. 4. (328) Jbide111 - Pag. 4 e 5. Vedi anche: U .S.-S.M.E.-B us ta 2 125 - (Comando IX Corpo d'arma ta - Uffi cio I.C.A. lnterroga1orio del .fimte Antoni110 BillUJEIIA - 3" compagn ia battaglione mitragl icri divisionale de l presid io cli Mocropo lje - Senza loca lità, 5 febbrnio 1945). R ife risce che 1'8 se ttembre:,,// co11u11ula11te, s.len. Guido LAMJJJ::IITI, adunala la compagn ia dtì ordine di requisire ai borghesi carrelle e m uli allo scopo rii caricare quanto più materiale e armi era possibile / ... /. Dis1rih11ùi alla popolaz io11e i viveri del magazzino, caricato sulle carrette quanto flWieriale possibile, fi·a c11i 5 mitragfia1rici Fiat e 4 bou.:he ,la fuoco dei mortai da 81, / ... / consu111a1a 111/la la riserva delle munizioni per 11011 lasciarle in 111a110 al n<'111ico, rese in oltre inefficienti ailre 15 111iiragfiatrici della compagiria,/. .. / la s1essa compagn ia da Mocropolje 1;assn ad En,e11ik / ... / ove è già raccollo il ba1taglione che la 1101/e s11ccessiw1 m11ove al/11 volta di Kis1agne (9 st'.lle111bre) . Si allendono ordini dal colonnello Nani». (329) l hide111 - Pag. 5. (330) Ibidem . (331) Giornale di Dal111a;:.ia - A nno III - Numero 223 - Zara. 19 settembre 1943 - In Cronaca d i Zara - Art icolo: La marcia dei tedeschi dalla Liku verso 1/.ara - Non firma to. (332) f\ A -U.S.A . - Docume nti tedeschi - Serie T.3 14- Microfi lm 560 - fotogramm i da 279 a 281 - (Marcia verso il 111an! - Cac:cialori 1edeschi assumono la difesa della cos/a della Dalmaziu - Artico lo firmalo dal dottor Han s RALlL. corrisponden te d i gue r ra - Compagnia di propaganda PK 690 - Vis to ed approva to pe r la pubblicazione : capitano HUBER - Se nza loca lità , 13 se ttembre 1943). (333) Ve d i nota n. 3 11 - Fotogramma 1282 - Pu nto 4 - Ch is tagne . (334) Ved i nota n. 245 - Pag. 6. (335) N.A. -U.S.1\. - Documenti tedeschi - Serie T.3 15 - Microfil m 1292 - Fotogramma 336 - (Fogl io senza n. di prol. - Oggetto: Comando del XVII! Co1po d'armaia iwlia110 Cìruppo Te iss l • A lla 114" d ivis ione '.liiger' - Firma to maggiore Hans T EISSL - Senza loca lità. 14 settembre 1943). (336) Ved i nota
11.
245 • Pag. 6 e 7.
(33 i ) U.S .-S.M.E.-Busta 2 125/E - (Rela zione del sonmene nte lvio VE:,;-rL;1u:,.q - Ancona. 28 d icem bre 1944). Dalli loscritt o di 2 cartelle. Il sot totenente VENTURlNI faceva parte del Ili bauag lio ne fucilier i 'Spa la to ' (coma ndante tene nte co lonne llo A ndrea 13,, DINI) de l 29 1" rgr. cli fa nte.ria. (338) Ved i not;i n. 275 - Pag. 5. (339) lhidm1 - Pag. 7.
Now nl capitolo V
(340)
1213
Ve di nota n. 3 1O - Fotogramma 883 - Paragrafo: /Jernis - 27 sette mbre 1943.
(341) Vedi nota n. 2 - Pag. 2 e 3. (342) U.S .-S.M .E .-Bust a 2 l25/E - (Coma ndo IX Corpo d 'armal,1 - Uffic io l. C.A. - lnterrogntorio del fante Armando TREVISAN - Comando 292° rgt. ran te rill - Se nza loca lità. 12 febbraio 1944). (343) Vedi nota n. 275 - Pag. 4 - Pun i i 2 e 3. (344) Foglio se nza intestazione - Senza n. d i prol. - Oggetto: Bandiera di guerra - Al m in is tero della gue rra - Gabine tto - Firma to co lonnello A ugusto Lucc11Er ri - Pesaro. 20 novembre l 946. I l foglio è staio consegnat o all'autore dall'allora ca pitano Olimp io R O!Ka l' R. ai uta nt e maggio re in I del 292° rgt. fanteria . Ved i ,1nche Nota 11. 2 - Il fant e a non imo scrive rà : «Seppi pi,ì tanli che si presemò al colonnello il capo dei partigiani di quelle zone per tendergli la 1110110 e dirgli: ·'Signor Colo11neflo, io sono il capo dei partigiani che voi avete cercato 101110 per uccidermi. ed orn mi presento da me. 1vfa se .fino a ieri ern vamo nemici, da oggi saremo amici '',,. (345)
lbide//1 • Colo nn ello L UCCH EHI - Pag. 4.
(346) Ved i nota n. 2 - Pag. 4. (347) Ibidem - Pag . 5. (348) lhidem - Pag. 5 e 6. (349) Ved i nota n . 344. Circa le vicissitudini de lla b,1ndiern . il colonnell o L t i <"U-fl'T1·1 scrive: ,,,1 111ez :.o di 11110 n1110111obife, tmsportai la bandiem in un fo rtin o presso il cimitero della ciuit [Zara/. Quindi sco111posra in t1111e le parti. dopo "ver {Jrovved1110 persona/111ente a spezzare /"asta/ ... / ve,111<' da 111e tmsport1111.1 in Piazzetta S. Rocco 11. 6 presso /'abita zione del capiremo Oli111pio Ro11cu:.11. Il 28 011obre dovendo io sgomberare du Zara per ordine del col/lando tedesco/ ... / indossai il drappo " guisa di ventriera nascondendo fa ji-eccia ed il p111·1utfe 11ell" 111i11 valigia. Ruggiunta Ti-iesre f .../ la nascosi /la bandiera/ in casa di 1111 111io parente, Q11i11di I" cu11d11ssi con 11u'. in Toscana, ove f11 abil111eme nascosw in 111w gmnde libreria nella \lilla ,1pparita 11 3 km da Cas1iglio11 Fiore111ino. Durante le peregrinazioni in 111onu1g11 a con 111111ia ji1111i_~li" per sfuggire ai tedeschi, fa b1111diera venne indoss11w, a m () rii veste. da 111i11 moglie fino a q11a11do fa prudenza non suggerì di seppe/irta (provvidi'. alla hisogn111111 111in111ore, tuie RoMl'l. di C11sriglion Fiorenlino) / .. ./ in localitit Cavadenti, ove rimase sino a quando non giunsero gli 1\ /. {emi in zona. Il giorno 5 luglio 1944 f.. ./ fa feci sventolare ancora una l'olt11. prillla di acci11 ger111i a oltrepassrm! la linea di comrol/o alfema allo scopo di consegnare il glorioso vessillo al ivlinislero dellr, (ìuerra, consegna che avvenne il 4 agos10 194./». Nel Musco de lle 13andie re nel Vitto ria le. a Roma. sono conservate a nche q uel le elci Comand o T ruppe 'Zara· e de l 158° reggim e nto a r t iglie ria de ll a d ivis io ne 'Za ra ' . I n quello de ll'A r ma d ei ca ra bin ieri ( R orn a) è conservata la band ie ra che ve niva issata sul Com ando a
Ragusa.
1214
!)olma zia - Una cronaca per la storia
(350) Vedi no ta n. 2 - Pag 8. (351) Ved i nota n. 275 - Pag. 4. (352) lJ.S. -S.M.E. - Busta 2125/E - (Avve11 imen1i dopo /'armis1izio • Relazione ciel sottote nente Gian F ilippo G 10RGI <.:orna ndante del Il plotone compagnia cannoni da 47/32 Dislocalo nel presidio d i Zegar - Ba ri, I settembre l 944). Dau iloscricto d i 3 cartelle; in a llegato (2 cartelle) notizie sul "'Ba ttaglione Garibaldi''. (3.53) lbide111 . (354) A presidio di B ilis,111e vi erano la 9'' com pagnia mitraglieri del 291° rgt. fanteria, un p lotone mortai da 81, il 2° plotone della compagnia cannon i cl:a 47/32. una sezione delln 9" balle ria da 75113 del 158° rgt. artiglieria. (35.'i) U.S.-S.t\·1.E.- Busta 2125/E - (Comando IX Corpo d'armata - Uffic io J.C.A. Cemro ·C' - Fogli o n. 82 di prol. • Segreto - Ogge llo: Smt!cio i111erroga1orio del .fìm1e Pie1ro O'A1.PONSO - Non fi rmato - Senza loca lità, 17 maggio 1944). (356) Ved i nota n. 352. (357) I/Jide111 . (3.58) lJ.S.-S.M.E. - Busta 2 125iE - (Comando IX Corpo d'armata - Ufficio I.C.A. Senza n. di prot. - Oggetto: ln!erroga1orio del so11otene111e Vincen z o IJONAC!NI • Co mandan te d°lcna se;:ione de lla <J" balleria d ivisiona le da 75/13 del 158° rgt. d'artigl ieria div isione ·Zara· - Senza loca lità. 9 febbraio 1944). Datt iloscrit to d i 3 cartelle. Confo rme a ll R versione de l sottotenente Gian Fil ippo G 1cmc1 (Ved i nota n. 352). Sulln morte del capitano Renato BARONE. il fante L ino MA\"TOVANJ . appartenente alla l2" compagn ia de l Ill batt aglione mitraglieri del 292° rgt. [ante ria (pres idio di Zegar). rife risce: «// capi1nno /che} comandava la 10" con1.pagnia del lfl b1g. a Bilifone è s/11/Q 1.u:ày0 dlii par1igiani la 1101te dal 10 1111'11, ed aggiunge di aver visto il cadavere del silddello capilano /eri/o alla gola da un colf)(/ di pislola. il mallino del giomo successivo. in rivo al fiume Zen11agna». (U.S.-S.M.E. - Husta 2 J25iE · S.Uvl. - C.S.D.l .C. - Senza n. d i prol. - Segreto · Centro Oggetto: S1mlcio inierrogmorio - Non fi rmato - Se nza località. 3 gi ugno 1944).
·e -
Il sollotene nl.c Ange lo D1cu0NZO. del III ballaglione (a Obrovazzo) d e l 292° rgl. fo nte.ria, rife rirà: «// capi1a110 Baroni Ne11a10, c;onwndante della 9" co111p. e del presidio di Uili.fone, venne 11mmaz;.r110 dai p11r1igiani e /ascimo nudo da vmlli 11!/'accumpw11e1110 ».
(359) Vedi no ta n. 355. Gli ufficial i che passarono a i partigiani furono: il tenente BACCI II ed i sottotenenti (j ian Fi lippo GiORGI e Vincenzo !30NACINC.
Note al capilolo V
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(360) U.S.-S.M.E. - Busta 2 125/E - (Comando IX Corpo d 'armata - Uffic io I. C.A. Oggello: Interrogatorio del sergeme maggiore S1ejàno SPINELLI ed altri bersaglieri - Senza loca lit à , 6 febbraio 1944). Datti loscritto d i 9 cartelle.
Ibidem - lnrerrowuorio del caporale dei bersaglieri Giuseppe N!·.'l'OTt e Aldo BIIIGIIENTI Senza loca litì, e senza data). Ibidem - !111erroga10rio del caporalmaggiore !\rmcmdo Gwsnu ed altri hersaglieri Senza loca li tà. 24 gennaio 1944. Ibidem - ln1erroga10rio dei bersaglieri Francesco G ENTILE e Antonio F ERRARA - Senza località, 25 gennaio 1944. (361) U .S.-S.M. E. - Busta 2125/E - (Comando IX Corpo d'armata - Ufficio I. C.A. Oggetto: Interroga/Orio della guardia dif,11an zt.1 Où,.,-eppe B UL.GARELU ed al1ri - Di s tanza a Zarnvecch ia - Senza località. 26 genna io l 944). (362) Intervis ta dell'autore a Giuseppe BE\lEVENJA, a ll 'epoca mi li te della 107" compa gn ia mitraglieri CC.NN . Lettere all 'autore (Bo logna, 15 agos to e 2 dicembre 1990) de lr allora capitano Piero CERGNAR, comc1ndante della 107" compagnia mitraglieri CC.NN. Lettera al l'autore (Me lbo urne, 1° mao.o 1985) di F il ippo i'v11ACII. solturfic ia le ne ll a 107" compagnia mitraglieri CC.NN. (363) U.S .-S.M.E. - Busi.a 2"125/E - (Diario di guerra '8 sellenbre /943- 14 agosw 1944' del caporal maggiore Michele C 1STERN1t-:o - Locorotondo (Bar i) - Annotazioni dei g iorni 8 e 9 sette mbre .l 943. (364) Ibidem - An notazione del 10 settembre l 943. (365) Relazione dell'allora te nen te Gaio GRADENIGO , in risposta ad un q uest io1w r in inviatogli dall'autore. Datti loscritto d i 7 cartel.le - Suddiviso nei paragrafi: Aw1lisi dd quesrionario - 11/cuni episodi - A 1tività i Banda 1\. C.-
(366)
Ibidem - Attività I Banda A.C..
(367)
Ibidem.
(368)
Ibidem.
(369) lbiden1. (370) U.S.-S.M.E. - Busta 2 125/E - S. I. M. - C.S.0.1.S. - Centro 'C - (Foglio n. 45 d i prol. - Segreto - Oggetto: Relazione del capiumo Luigi[);,; 1'v/,110 - Per il ·'Centro 'A' ·' - Jtalian Incremento C.S.D.l.C. - Paragrafo 1° - Senza local ità, 30 maggio 1944 ).
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r>11/111azia - Una cronaca per la swria
Dattiloscritto di 9 car telle - Suddiviso nei paragrafi: 1") F(Jf/Ì all'atto e dopo l'cm11is1izio. Comporwmento dei conu111da111i - 2°) Cronistoria tlell'interrogam· fino ad uggi - 3°) Si111azio ne a Zara - 4°) Si11111zione a 1i-ies1e, Venezia, Treviso. (371) Remo DE ZAMBOTIJ - Guerra in Dalmazia con la 547" compagnia mitragfieri G.A. F. - Pag. 9 1 - Edi trice Innocen ti · T ren to, 1980. (372) Vedi nota n. 370. (373) P ie tro EMMER J - A Zam l'ora del/(1 gioventù - Artico lo p ubb licaw nel pe6od ico L'Ailra Spond(J - Anno Il.I - N urne ro 4 - Lugl io 1963.
,,!\l/'an111111cio th:ll'arm isliz,io [...} subenlrò l'amarezza, lo sdegno. e l'angoscia per quan/o .mrebbe po11110 accadere [... f. Em la fine o meglio si seruim nell'aria gravare il presagio della fine». (374) Giomale di Dalmazia - Anno III - Numero 216 - Edizione unica - Zara, giovedì 9 settembre 1943. (375) A .C.S - Presidenza Consigl io dei 01in istri (1943-'l 944) Fascicolo 35490 /8 - 1.6.1 . (Foglio n. 443/14753 d i prot. - Oggetto: f< ACii\Gt.Ji\ Francesco - Guardia di JJS. - M in istero dell' interno - Direz ione genera le d i P.S. - /\Ila Pres idenza del Consig lio elc i minis tri - A l Ministero affari esteri - A l Gabi netto del ministro ufficio delimitazione confin i - Alla d iv is ione forze arma te d i polizia · Firmalo: Per il ministro, fi rma illegibile - Roma , 12 agosto 1946). Trasmet te la Relazione circa la situazione di Zara dopo !'8 sellembre /943 ( tre cartelle datti loscrille) della gu,ird ia di P. S. Fra ncesco R AGAGLJA. (376) A.C.S. - Mi nistero dell' interno - Busta 432 - Fascicolo 221 - 5/G/U G .M. - (Te legramma n. 09647 - A Min istero inte rno · Di rezione genera le cli P.S. - Firma to q uestore Enrico Dr. BEN EDF.Tfl - Zara, o re 10.30, 9 settemb re 1943). Di fronte a ques to 1e legrarnrna del questore d i Zara non a ppare co ll imante il racconto d i Remo DE ZAMl.lOTrl ( Vedi nota n. 371) che, a pag. 91, scrive: «Le strade furo110 in1asate da 1.1na folle 11r/an1e di so!dali di 1u11e le armi. Canli e grida si levarono nell'aria/... / in 1111 cre-
scendo i111pressio11an1e. / ... /. I magazzini della sussilenza vennero saccheggiati ed i soldati si impadro11iro110 di 111110 ciò che capita va loro souo le mani. Alcuni in preda ad una jill'ia devastatrice, -~fasciavano porte e ve1rine di negozi. F1.1 un a nofll: 11'/1.1cina111e! L'alba livida e fredda, ofji-ì 11110 spellacolo sconvolgenle: le s/rade della òuà erano ridolle ad un i111111onde zzaio: venù1e svelllrate, negozi saccheggiati, saracinesche scardinare e divelte. Solda1i ubriachi si erano addon11enu11i un p o' dov1.111q11e•.
Il ge nern le S1•1co, la sera dell'8 aveva ordinato che «i repani siano ten111i stre11ame111e alla memo» (Ved i nota n. 215 · pag. 4). Per il sottotenente Dante AZZARONE (U.S.-S.M.E. Bus lc1 2125/E - Interrogatorio · 23 o ttob re 1943) «si notava so//(./11/0 una cerio le1izia ji-a i so/elmi». Il ~ottotencnte An tonio CALDERONE (tvl.A.E. - Jugos lavia 1943 - B usta 147) di ce: «/ mi/ilari di s/anw a Zam f. ../ vennero in un primo 1e1J1po consegnali nelle caserme». L'autore ha a nche inte rrogato una decina cl i za ra ti ni che l'8 settembre si trovava no a Za ra . Nessu no ricorda quanto na rrato eia DE Z ,\MllO'lTL e lo esc ludono per il centro de ll a c ittà. Sia An to nio CATft\LIN J ne l suo / hianchi binari del cielo (Vedi nota n. 389) sia il notaio Silvio BRUNELLJ nel sl10 Diario, (Vedi nota n. 377), cronis ti di que lle gio rna le, nulla accennano.
Note al capilolo V
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(377) Silvio 8R UNELLI - Diario - Annotazione del 9 settem bre 1943. Il dottor Silvio BRU NELLJ, notaio in Zara, tenne un diario di quelle giornale, annotando a mano gli avven imenti su un quaderno. L'autore è in possesso del la copia delle pagine che vanno dall'S settembre al 13 dicembre 1943. A q uesta data il RR UNELLI parte d a Zara. (378) Ricordo di Nora e Nedda TALPO , sorelle del l'autore. Abitavano nella s tessa casa (Via le N. 'Tom maseo n. 7), dove a piano terreno aveva sede il Provved itora10 agli Stud i. La mattina del 9 settembre, uscend o d al portone fu rono test imoni de llo s[ogo del provvedito re, prof. E doardo G1uBELLI. (379) Gl i incidenti sono ricorda ti dal nota io BRu:-.1ELLI (Vedi nota n. 377 - Annotazione del 9 sette mbre ). I civili che reagirono a l Caffé I talia erano: cons igliere naziona le (deputato) Nicolò LUXARDO, ragion ier Ugo DF.u c1-1. s ignor Vincenzo USMIANI. Nicolò L UXARDO sarà soppresso dai ti tini assieme alla moglie B ianca RoNZ.ON I pe r an negamento ne l canale d i Zara verso il 30 settembre 1944. Più cli un a nno dopo la morte. le autorità titine di Zara, il 22 novembre 1945, celebrarono a suo carico un processo ·in contumacia ': «avendo l'accusato abbandonato la sua abùuale dimora e non l/Vendo risposto all'invito di compari;:,ione, dovendosi ritenere che egli si /e11ga nascoslo al potere costiwito per sfuggire a q11es10 hib1.11111le». Venne condann a to a lla pena d i morte per impiccagione. Fra i capi d 'accusa, essersi «lascialo trasportare dall'ira quando alcuni soldati ilaliani nel settem bre 1943 approvarono pubblicamente la notiz ia della capitola zione dell'l1alia ». (AA. VV. · Nicolò L11xardo - Vita di un Uomo - Terza eduione - Pag. 46 e 47 - Soc. Cooperativa Tipo grafica - Padova, 1968). (380) Ved i nota n. 275. - A llegato n. 2 alla R elaz ione. (Fono a mano urgen tissimo n. OJ /5856/0P - Comando d ivis io ne fante ria 'Zara ' - Ufficio del capo cli Stato Maggiore - Al coma ndo Piazw - Per conosce nza a l comando Settore - Firmalo generale Carlo V IALE - Zara, 9 settembre l942). (381) U.S.-S.M.E. • Bus ta 2 125/E · (Relaz ione del le nente colonnello Mario capo di Stra to Maggiore della d ivisione 'Zara'- Sen:ta loca lità, 25 gi ugno L944).
G1ANAN1
Datt iloscri tto di 3 cartelle. F ra le paro le «i capi/.../ cetnici,, l'autore ba tra lasciato la pa rola «partigiani,,, considerandola un errore, perché Jué; e M1uus e rano cctn ic i. (382) Vedi nota n . 275 - La divisione 'Zara' in Dalmazia - Pag, 4. (383) Le ttera-relazione (Cremona. 27 luglio 1986) a ll'autore (sc i carte lle) dell'a llora ca pit a no Mario DE V 1oov1cH, n ella quale ricorda gli avveniment i d i Zara da l 1° sei tembre al 31 dicem bre 1943. (384) Ved i nota n. 275 - La divisione '1/.ara' in Dalmaz ia · Pag. 4. (385) Relazione de l tenente colonnello dei be rsaglieri Arma nd o Mo1wN1 - Al min istero de lla guerra - Commissione e purazione pe rsonale militare - M il Hno, 3 gen naio 1943. Datti loscritto cl i 5 ca rte lle. consegnato a ll'a utore da ll'a llora te nen te dei bersaglieri Ca rlo STEINBACJ-1.
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Dalmazia - Una cronaca per la storia
(386) Vedi nota n. 377 - Annotazione dell 'll settembre 1943. (387) Il ricordo del dissolvimento dei reparti è concorde fra gli zaratini. Scrive Antonio CA1TALINI (Vedi nota n. 389 - Pag. 25) che l'atmosfera del l'armistizio si era «in poche ore rrasformaw in atmosfera di disfalla, di abbandono, di fi1ggi fuggi, di si salvi chi può e come può» - Il dottor E lio JARABEK, in una lettera da Bel.luno del '13 febbraio 1991 all'autore, scrive: «la ciuà fu invasa da soldati sbandati di ogni arma e specialità[... / tutti in cerca di abili civili e di barche o natanti in genere per poter raggiungere l'ltalia» - Il dottor Massimo BARICH, lettera da Milano del 2 novembre 1986, d ice: «Pochi ricordi anche per /'8 sellembre: ricordo confusmnente la vergognosa fuga dei soldati iwliani» - Il dottor A lfredo PoLESSI, .lettera da Verona del 25 ottobre 1990, «ricordano [riferendosi agli zaratini residenti a Verona] lo sbandamento generale, il caos, i soldati che tenravano la fi1ga in barche; altri ospilati da famiglie che procuravano loro abiti civili». (388) Lettera da Fermo (Macerata) del 6 novembre 1986 di Aldo A ND RI all'autore. (389) Antonio CAlTALINI - / bianchi binari del cielo - Zara 1943-1944 - Pag. 26 - Ed izione L'Arena di Pola - Gorizia. 1965. {390) Ibidem - Pag. 23. (391) lhidem - Pag. 26.
Il generale SPIGO (Vedi nota n. 215 - Pag. 6) scrive: «Nel fiw1empo l'aeropono di Zemonico riceve ordine dal C.A. e dall'!\erowuico 2° Armata che gli apparecchi si trasferiscano in volo in Penisola e che la truppa (1 /erra ripieghi m Zara» - CATTALINI precisa: «Sorvolano la città olio HR 20, sei CA 314 e cinque CR 42 f... J. I nostri se ne vanno, passano via bassi, dopo averci cimo l'ultimo saluto» - Nino ARENA a pag. 773 - de l suo lavoro: 1943 - L'anno dell'armistizJo, volume quarto dell'opera La regia Aeronau1ica 1939-1943, da presenti all'8 settembre sul campo d i Zemonico otto BR 20 della s·1• Squadriglia autonoma da bombardamento terrestre (com.te capitano Wa\fredo NASSr), e un numero imprecisato di CR 30 delh1 383" Squadriglia autonoma d'assalto composta da ventidue apparecchi, ripartiti fra Zernonico e A Iture di Po la. Ma il numero degli aerei varia a seconda de lle fonti. Il capornl maggiore Armando G10STRA (U.S.-S.M.E. - Busta 2125IÈ - Interrogatorio - 26 gennaio 1944) che, dopo l'arrivo dei tedeschi a Zara, venne inviato a presidiare il campo d i Zemonieo, ricorda d'avervi trovato «una venlina di apparecchi (trimotori da bombardamento e caccia) ». che assommali ai diciannone registrati da CATIALJNJ corrispondono al ricordo del sergente maggiore Stefano SPINELLI ( U.S.-S.M.. E. - Busta 2125/E - Interroga torio - 6 febbraio 1944): «il personale di bordo si aflonumò (. ..} con circa 30 apparecchi, lasciando sul pos10 circ(I 400 uomini di governo e servizi ed una decina di apparecchi». (392) Ved i nota n. 370 • Pag. 2. (393) U.S.-S.M.E. - Busta 2125/E - (Foglio senza n. di prot. - Centro Riordinamento Militare Se ttore Adriatico - CE.R.S.A. - Utficio in terrogatori - Verbale n. 263 - Tenente Vincenzo FASANO - Sem::a località, 27 giugno 1944).
li tenente Vincenzo FASANO apparteneva in qualitì1 di ufficiale d i amministrazione al lll
Note al capitolo V
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Gruppo del 60° Raggruppamento di artiglie(ia da posizione, alle dipendenze del tenente colonnello Pietro LOMBADI, comandante de l Gruppo. Delle quattro batterie che rientrarono a Zara, una sezione da 75/13 proveniva dall'iso la Asinello (estremo sud di quella di Luss ino). Il 9 settembre aveva ricevuto «ordine dal suo comandante di Gruppo di rientrare a Zara, il che faceva usuji·uedo di due moIOpescherecci mandati dallo stesso comando di Gruppo» - Relazione del vice-brigadiere dei CC.RR Ciriaco MARIA. (Vedi nota n. 267). (394) Vedi nota n. 337. (395) Vedi noia n. 385. (396) Vedi nota n. 2 15 - Pag. 6 (397) Vedi nota n. 314 - Pag. 17 e 18. (398) U.S.-S.M.E. - Busta 2125/E - (Comando IX Corpo d'arma(a - Ufficio J.C.A. • Fogl io senza n. di prot. - Interrogatorio del fante Nello MARTINELLI - Senza località, 8 febbraio 1944). (399) Vedi nota n. 377 - Anno(azione del 10 settembre 1943. (400) U.S.-S.M.E. - Busta 2125/E - (Comando IX Corpo d'a rmal a - Ufficio J. C.A. - Foglio se nza n. di prot. - Interror,lllorio souotenente Riccardo DELL'AQUILA - Pag. 2 - Senza locali tà, 8 febbraio 1944). DaHiloscritto di 6 cartelle. Vedi anche Nota 370 - Relazione del capitano Lu igi DE 1\.1,\IO (pag. 3): «:\,/i fu dello dal mio colonnello che lui proprio aveva vistO affondare/"' U eHm '. yot (sic) di Marconi, che doveva imbarcare ufficiali generali ed alti/ìm zio11ari del Governo della Dalmazia ». (401) A.C.S. - Segreteria particolare del Duce - Busta 13 - Fascicolo 60 - Sottofascicolo 13 - (Foglio senza n. di prot. - Porta in tesla: Opera dei Volonwri Anticomunisti della Dalmazia - Firmato 1° seniore Tommaso DAVID - Senza data, probabilmente novembre 1943). Relazione di 5 ca rtelle da( tiloscritt.e, trasmessa da l Ministero della Difesa Nazionale Gabi netto · Alla Segreteria del Duce - Roma, 5 dicembre 1943. (402) Vedi nota n. 215 - Pag. 6 (403) Vedi nota n. 377 - Annotazione del 10 settembre 1943. (404) Vedi nota n. 389 - Pag. 26. (405) Vedi no(a n. 377 - An notazione del 10 settembre 1943. (406) Vedi nota n. 332 - Fotogramma 280. Nel Giornale di Dalmazia (Vedi nota n. 33 1) il testo del dottor Hans RABL (Vedi nota n.
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Dalmazia - Una cronaca per la storia
332) veniva riportato nei seguenti termini: «Il comandante ha giii proseguiro per Zara. Anche ora il generale italiano fa qualche resistenza alle richieste germaniche ma, alla fine, si decide a ffrmare» . (407) N.A.-U .S.A. - Documenti tedesch i - Serie T. 315 - Microfilm 1295 - Fotogramma 311 - (Foglio se nza n. d i prot. - Senza intestazione - .Porta a l ce ntro la parola "Vereinba1w11(' (Accordo) - In calce le firme a utogra fe: ' Gen. Umberto SPIGO' - 'Lè\ UMAN Obst .' 'TlòlS~I. Mjr'. (408) Ved i nota n. 383 - Pag. 3. (409) Ved i noia n. 389 - Pag. 27. (4!0) Ve di nota n. 215 - P11g. 6. (41 1) Ved i nota n. 400- Pag. l . Il sottotene nte Riccardo DELL'AQUILA aggiu ne: «li comando della divisione non poté partire» - Il sottotenente Emilio B IOND I (U .S.-S.M.E . • Busta 2 125/E - 5 nove mbre '1 943) d irà che: ((,Non essendo stati dati o rdini sul modo di comportarsi con i tedeschi, i soldati furo no so,presi, non solo, ma fi trono presi dal panico per cui molti con barche fi,1ggirono nelle vicine isole anche sol/O il mitmgliamento di due apparecchi tedeschi che causarono viuime ed affon d11111enti». (4 12) Vedi not,1 n. 245 - A llegato alla relazione - (Te lescrit to PA..PA n . .l2399/0 P - Da comando XVIII Corpo d'armata - A comando 2" Arma ta - Ope rnzioni - Fi rmato genera le Umbe rto SPIGO - Za ra. ore 18.00 . IO settembre 1943). (4'13) Ved i nota n. 214 - Pag. 22. (4'14) ibidem. (41 5) In relazione a ll'atteggia men to assun to dalla popo laz ione di Zara ne i confront i dei tedeschi, il capitano Lu ig i D 1'\ MA IO (Vedi nota n. 370) scrive: «Questa ocrnpazione fu accolta [ .. ./ con dispello da 1)(/r/e dei ci11adini lufli» - Hans RABL in u na corrispo nde nza de ll'l l set te mbre 1943 (N.A.-U.S.A. - Documenti tedeschi - Se rie T. 314 - Microfi lm 560 Fotogramma 277) scri ve: « Un repar10 della divisione .lager fu salutato 11111ichevol1111m1e dalla popolaz ione,, - In quella s uccessiva d e l 13 (Vedi nota n.332) di rà: «napper111110 la popolazione si pigia ai bordi delle s1rade, salwa ed applaude / ... /. I militi fi1scis1i gioiosi si precipilano verso gli autocarri, innalzando fotograffr del Duce» - A na logo il Giomale di Dalmazia (Ve di nota n. 33 1) - Nel birne~ trale dell ' lst:ituto sto rico de lla R.S. 1., !\cm (A nno Il - Numero 4 - Pag. 7 - N ove mbre l 988) viene ricordato E nzo DRAGO, ultimo segreta rio del G ruppo Un ivers it11rio (G .U.F.) d i Zara che guidò «Ili mllnij'estazione di simpmia che aveva accolto /'entri.Ila in %ara delle avanguardie germaniche» - Ne l Giomale di Dalmazia, 7.ara, 17 sette mbre '1 943) si legge: «Le 1rup1Je germaniche emravano a Zara accolte cordialmen/e dalla popola zione». Te ne ndo conto che a ll a data de lla pubblicazione d i ques te parole i tedesch i era no già a Zara, la frase non sembra mollo ca lorosa. (4 16) Ved i nota n. 365. (4'17) Ve d i nota n. 370 - Pag. le 2.
Note al capitolo V
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(418) Vedi nota n. 9 - La Marina dall'8 se11e1nbre 1943 alla fine del conf{i110 - Pag. 74 e 75 L'11urora, già panfilo d i M.USSOLIN l, trasformata in cannoniera (comandante cli vascello A ttilio Cì,,MBALF.:R1). partita da Pola per raggiungere Se benico. giunse a Zara per rifornirsi alle ore 1 d i notte del 10 settembre. Il genera le SPIGO, firmato !"Accordo' con i tedeschi avrebbe dato o rdine a l comandante cli Marina-Zara, capitano cli fregata Cìiuseppe Rossi d i non Far muovere l''Aurom'. Nella no tte. fra il I Oe I' 11, invece. la cannon iera riuscì sfuggire da Zara ai tedeschi. Verso mattina dell'l 1, in vis ta di A ncona, venne affondata eia due Mas tedeschi che «recuperarono 62 uau.fi-aghi su 88 persone presemi sulla nave,,. Da to il nu mero d e i naufraghi riten iamo che avesse imbarcato a Zani i comand i di Porto e cli Marina , poiché ne lle vicende della città, con l' 11 settemb re, non v.i è più a lc un accenno a marina i o alla Marina. Ipo tesi suffraga ta dalla frase alq uanto sbrigativa con1.en uta ne l capitolo Gli avvenimenti nelle Basi della Dalmazia de l ci tato volume (pag. 197) dove si legge: «A Zari, non acct1dde nuflt1 di parricolare: il personale che vi nveva la Marina 110n potè fin ttllro c:he seguire la sorte dei 1m:sìdi delf'Esercito, sgomberando verso le isole an1is1a111i». A Zara i p rcsìdi dcll'Escrcì to non sgomberarono sulle iso le, per cui è da presumere c he il personale cli tvla rin a-Zara si sia cl ireito in Ancona. (419) La signora Maria PF.RJSS J in R 1$M0;>.11.Jo ha rnccoalato all'a utore che la mattina de l IO settembre si recò a l lavoro presso l'Ufficio st ra lcio della G .l. L. (Gioven(t1 It,11iana elc i L itto rio) che aveva sede nel la ' Casa della O .l.L.'. Nello stnbi le c 'era a nche il comando dell'Aviazione. Ma le po rte del Coma ndo e rano spa lancate, nessun piantone. gli uffici deserti. Dovunque carte e confus ione. Ist intiva me nte si avvici nò acl a lcun i classificatori apert i. Colpita da i 'riser va to'. dai ·segreto' di qu e lle carte. a b racciate le mise in una sporta e le pon~> immed ia tame nte a cas,1. Nel cortile d i casa, alcun i carabinier i in borghese cli un ufficio ri ser v,11:0, che aveva sede nello s tesso s Labi le. stavano bruciando gli arch ivi. Affidò la spo rta ai cara bin ieri nvvertendoli d i qunnto ave va visto. (420) N.A.-lJ.S.A. - Docu men ti tedesch i - Serie T. 3 14 - Microfilm 560 - Fo1ogrammi 268 e 269 - (Hans RABL. corrisponde nte d i gucrrn del 69'' reparto d i prop,1ganda - Artico lo I banditi ed il generale Robolli - Storia di un 1radi111eu10 ilaliano - Visto pe r la sta mpa: firmalo capitano H ube r - Senza loca lità. 16 set tembre 1943). (421) Ibidem. (422) 1/Jidem . (423) Ibidem.
(424) N.A.-U.S.A. - Documenti tedeschi - Se rie T. 315 - Microfilm 1295 - ro tograrnmma 336 - (Foglio se nza n. d i prol. - Ogget to : Comando del XV III Corpo d'ar111ma ialiano Alla l l 4a divisione 'Jiiger' - Firma lO maggiore Hans TE ISSL • Senza local it il - Sen;:,1 data). VEDI DOCUMENTO K . 9 AI.I YGATO Al.. f'RL$EKTE CAPITOLO. (425) Ved i nota n. 215 - Pag. 7. (426) Ved i noia n . 377 - A nn otazio ne dcli" 11 settembre 1943.
(427) Le noti zie sono s ta te forn ite a ll 'a utore dai s igno ri An to ni o .! URINA , Giuseppe PALLAORO e Severino COLANI.. il 3 1 ma rzo 1986 durante una r.i un innc di ;:a ralini a Senigallia. I quattro che si sa l.varono furono: Marino DEv1v1 (che pi lotò l" irnbarcaziooe), Bruno ARZON, Francesco Z 1vKov10 1 ccl En rico Jl mJNA, fratell o d i An tonio.
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Dalmazia - Una cronaca per la storia
li tenente di fante ria Osvaldo SODERO, l'unico non zaratino del gruppo, era nato a Conversano (Bari) il 31 d icembre 1918. Faceva parte come osservatore della 19t' Squadriglia che nell'ottobre 1942 era stata trasferita da Pola al campo d i Zemon ico (Zara). Ai primi di settembre 1943 la squadriglia era stata trasferita a Pescara. Della stessa facevano parte il tenente Beniamino .8AGOZ7..I cd il sottotenente L ucio Bt,NEYEN!A. (428) U.S.-S.M.E. - Busta 2 125/E - (Foglio senza n. di prot. - Senza inlesta:i:ione · O ggetto: Relazione - Al minis te ro della guerra - Gabinetto - Ufficio gene rali - Firmato generale Paolo GRIMALDJ · Pag. l · Roma , 27 giugno ·1945). Dattiloscritto di nove cartelle. Oltre a questa Relazione, del gen erale Paolo GR l~·t,\LDI esistono: a) l.ibrello di appunti, selle cartelle dattiloscritte nella copia in possesso dell'a utore, datalo maggio 1945, Heiligekreuz. Compre nde gli avvenimenti dai giorn i precedenti 1'8 set· tembre al 14 setlembre 1943. Nella copia in possesso dell'autore non sono comprese le parli riguardanti la prigionia del generale. b) Rapporto, scritto a ric hiesta del comand ante del campo americano (VII Armata). Due cartelle dattiloscritte nella copia in possesso dell'autore, da ta te Augus ta (Germania), 26 maggio 1946. L'a utore ringrazia la signora GRIMALD! per la gen ti le concessione dell'esame dei documenti. ( 429) Diario inedito, del tenenr.e colonnello Attilio VENEZIA • Pag. 13. D attil oscritto d i quarantaquattro cartelle, suddivise nei capitoli: Dalmazia (pagine da 0110 se11e111bre (pagine da 13 a 20) - Coi tedeschi a Sebenico (pagine da 2·1 a 29) Dalla Dalmaz ia alla Westfalia ( pagine da 30 a 44) Copia in possesso dell 'a ntore - li tenente colon nello Atlilio VENEZIA, a Sebe nico, coma ndava il bauaglione rnit.ragli e ri territoriale mo bile (M.T.M.).
a 12) -
(430) Niccolò TOMMASEO (Sebenico 9 maggio 1802-Firenze I maggio !874) · Ingegno versatilissi mo. F ra le sue moltissime opere ricordiamo. come filo logo, il Dizionario dei sino nimi della lingua italiana (1830); come scrittore politico, i cinque volumi Dell'Italia (1835): quale cri tico. il Commemo al/(1 Divina Commedia (1837); come storico, Il Duca d 'Aten e (1837) e Les re/ations d es i\mbassadeurs de !-i-ance au XVI sièc/e ( 1838); q uale romanzie re, Fede e bellezza (1840). Collaboratore de ll'A mologia. Autore d i a ltre n umerose opere, alcu· ne in versi. Amico di Anton io RosM INI e di Alessandro MANZONI. Politico. fa pa rte de l governo della Re pubblica d i Ve nezia nel 1848 come Triumviro, po i a mbasciatore a Parigi. Proscritto dall'Aust ria. Profugo a Corfù dove scrive Renne et le monde. A Torino dal 1858 al 1879, con Bernardo BELLINI, redige il Dizionario della lingua itafi(lna • Nel 1938 esce postumo il suo Ditirio i111i1110 . Il mon um e nto c retto ne i g iardi ni di Sebenico, opera dello scultu re Ettore Xt:vtENES (Pale rmo 1855-Roma 1926), sorto per iniziativa dei suoi concittadini e degli it.a liani de Ha Dalmazia, fu inaugurato il 31 maggio 1896. Venne d istrutto dagli slavi la notte de l 25 febbraio 1945 a seguito d i un discorso de l poe ta Vladimir NAZOR, corifeo dei comunisti titini dopo esse r stato sino al 1942 seguace di Ante PAVEUé.
Note al capitolo V
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(431) Ibidem - Pag. 14. (432) Vedi nota n. 428 - Libretto di appunti - Pag. 3. (433) A.C.S. - Segreteria particolare del Duce - Carteggio riservato - B usta 72 - Fascicolo 644 - SoHofascicolo IO - (Diario del maresciallo capo Conc:ett.o C!ARAPICA, comandante della stazione carabinieri d i Marina -Sebenico - Pag. 1 e 2 - Annotazione 8 se ttembre 1943). Dattil oscritto d i Il cartelle con anno taàoni per i giorni dall '8 al 13 settemb re; 19, 25, 30 settembre; 10, 15, 20 ottobre; 15, 17, 19, 20, 21, 22, 24, 26 novembre 1943. (434) Ibidem . (435) Vedi nota n. 429 - Pag. 14 e 15. (436) L'avvocato Tullio NICOLEHI (Sebenico li lugl io 1887-Roma 6 novembre 1948), irredentista. Sotto r Austria fu uno dei maggiori esponenti della collcnività italia na di. Sebenico. Fonda (1908) la Biblioteca popolare italiana a Sebenico. F iduciario del Partito ital iano dell a Dalmazia. Dich iarato "sospetto" dall'Austria. Subi to dopo il 4 nove mbre 19.18 fece parte del Consiglio Nazionale ital ia no della sua città. Nel 1919, rappresen ta Sebenico a l Congresso "Pro Adriatico Italiano" che e bbe luogo a Milano. Nel 1922 su invito del Mi ni s tero degli affari esteri, partecipa quale quale esperto alla Conferenza ita lo-jugoslava di Santa Margheri ta Ligure, end 1924 alle trattat ive per gli accordi cornrnerci,ili fra l'Italia e la Jugoshw ia. Ne l 1932, a Roma, esperto per la questione agraria in Dalrnnia, [a parte della apposita commissione del Ministero degli affari esteri. Nel 1928. la sua casa a Sebenico ven ne assali ta dai croati e nel 1932 fu vittima di un attentato. Con la seconda redenzione della Dalmazia, il IO maggio :I 941, venne nomina to Commissario c ivile a Sebenico, incarico che ricoprì - sa lvo una interruzione da l 25 maggio al 15 agosto 1943 - sino all '.ll settembre di quell 'a nno. (437) Vedi no ta n. 428 - Relazione - Pag. 4. (438) Ibidem - Libre/lo di appunti - Pag. 5. (439) Vedi nota n. 433 - Pag. 2 - Annotaz;ione 8 settembre 1943. (440) Vedi nota n. 429 - Pag. 15 e '1 6. (441) Vedi nota n. 428 - Relazione - Pag. 2 La frase non è riportata nella Relazione del generale Emi lio BF.cuzz.1, comandan te della divisione 'Bergamo'. Nella cronologia degli ord ini e dei contatti di quel giorno. il generale annota due comunicazioni con il genera le G RJ MALDI, la prima alle ore 10,30 e la seconda a lle 11 . Il genera le GRJMALDI si.a nella Relazione ch e nel Libre/lo di appunti (pag. 3), riporta la frase fra virgole tte. (442) Vedi nota n. 240 - Pag. 6 - Ore J0,30. Quanto a nn ota il generale Emilio B Ecuzz1 concorda con la Relaz ione del generale Paolo GRIM,\LDL (Vedi nota n. 428 - pag. 2). (443) Ibidem - Conforme il generale Paolo GR IMALDI nella sua Relazione a pag. 2 (ved i nota 428).
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Dalnwzia - Una cronaca per la s1oria
(444) Vedi no ta n. 428 - Relazione pag. 2, e Rappor10, pag. l. (445) Vedi nota n. 433 - Pag. 2- A nn otazione 9 settembre 1943. (446) Vedi nota n. 428 - Relazione, pag. 2 e nota 240, pag. 10, ore 17,25. (447) U.S.-S.M.E. - Busta 2125 - Comando IX Corpo d 'a rmata - Ufficio I.C.A. - (Foglio senza n. di prol. - Interrogatorio de l fante Francesco D1CARO de lla compagnia ca nnoni reggimentale del 2:'i9" reggimento fanteria, divisione ·Murge' - Pag. 1 - Senza loca lità, 3 febb ra io '1 944). Dattiloscritto di Lre carte lle, suddiviso in: Cronistoria, 'fr1.111tnt i1a/ia11e, 'fi-uppe !edesche, Truppe partigiane. ( 448) Ibidem - Pag. I. (449) U.S.-S.M.E. - Busta 2125 - Comando IX Corpo d 'a rmata - Ufficio i.C.A. - (Fogl io senza n. di prol. - Interrogatorio del fante Carmine GALLO dell a compagni a cannon i reggimenta le del 259° reggimento fanteria - Divisione ' Murge ' - Pag. I - Senza loca lità, 10 febbraio 1944). Dattiloscritto di ci nque cartelle, suddiviso in: Cronistoria, Truppe ledesche, Forze par1igia11e, B0mbardn111en1i aerei alleati , Notizie varie. (450) Vedi nota n. 428 - Relazione - Pag. 3.
(451) Vedi nota n. 447 - Pag. 1. (452) Vedi nota n. 428 - Librello di appunti, pag. 4, e Relazione pag. 3. (453) Ibidem . (454) Vedi nota n. 428 - Libre/lo di appunti - Pag. 4. (455) Vedi nota n. 240 - Pag. 11 - Ore 19,45. (456) lhide,n - Pag. 12 - Ore 9.15. (45 7) Ibidem. (458) Vedi oota n. 428 • Libre/io di appunti - Pag. 5. (459) Ibidem - Relazione - Pag. 3.
11 maresciallo capo Co ncetto CiARAf>ICA (Ved i no\fl 433 - An notazione IO settemb re 1943) scriverà: «Verso m ezzogiorno a Sebenico ha luogo 1111 convegno ira il comr111dr11ue del .ml/ore, il comandn111e del presidio ed i cnpi par1igiani». ( 460) Ibidem - Libre110 di appunti, pag. 5, e Relazione pag. 3 e 4. (461) Ibidem - Relazione, pag. 4, e Libre110 di appumi, pag. 5.
Note al capitolo V
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(462) Ib idem. (463) Vedi nota n. 429. pag. 16, e nota n. 432, pag. 2. (464) Ved i nota n. 428 - R elazione, pag. 4 e 5, Libre/lo di appunti, pag. 6. e Rapporto. pag. I e 2. (465) Ibidem - Libre110 di appunti - Pag. 6. (466) l/1idem - Libre/lo di appunti, pag. 6. e Relazione, pag. 5. (467) Vedi not a n. 429 · Pag. 17. (468) Ibidem - Pag. 18. (469) U.S.-S.M.E. - Busta 2125 - Comnndo IX Corpo d'a rmnrn - Uffic:io I.C.A. - (Fo· gl io se nza n. di pro1. - In terrogatorio del sergente Antonino 0 1 GIOVANN I d ella I Hl" sezione panettieri - Pag. I - Senza loca lità, 26 ge nn a io 1944). Da ttiloscritto di tre c,1 rtelle. D1 G IOVANNI rife risce che: «le persone iJl{/iziate erano circa 800 e fiirono messe in 1111 r.:ampo di conce111ramen?o in cittiì;,, ma il nume ro sembra eccessivo.
In un documen to d i sc i carte lle da tt iloscri tte. senza data e non firma lo , sugl i avve nime nti in Dalmazia dall'annession e ai g iorni immediatamen te successivi all'8 seHembre 1943, trova to dall'a utore fra le carte d e l dottor Ma nlio C.'\CE, maggiore medico d ella Marina milita re e d irettore dell'Ospeda le c ivile cli Sebenico , si legge: «Quel ma/lino le azioni dei ribelli avevano assunto forme concrete e stava per essere pubblicata una /is1a di alcune ceminaia di ilaliani da fucilare. Avevano, an zi, inizialo una spede di processo comro sla vi quel pomerig gio, quando f urono allarmali dal prossimo giungere dei tedeschi; con f uggi fugg i generale i capi dei ribelli si eclissarono, gli imp1ua1i ripresero la libel'((Ì, ed i gregari dei ribelli rican111ffati da pacijìci COl/(ac/ini rilo rn11ro110 alla macchia». (470) Ved i nota n. 429- Pag. 22 e 23. (471) Ibidem - Pag. 23. (472) Vedi nota n. 428 - l?elazione, pag. 5: Libreuo di appunti, pag. 6; Rapporlo, pag. 2. (473) Vedi nota n. 429 - P ag. 24. (474) U .S.-S.M.E. - Busta 2125 - S.l.M./C.S.D.l.C. - Cen tro 'C' - (Foglio se nza n. di prot. - Segreto · Stralc io interrogatorio del mari na io Angelo VARR1cc1-1 10 del 16° reparto Comando-Marina Sebenico - Senza località, 30 agosto 1944). Il maresciallo capo d e i cara bin ieri Concetto C!AR,,r•1CA ( Ved i nota n. 433 - A nno tazione 11 se\lembre 1943) ricorda: «A lcuni fnawnti/ cercano di forzare il canale, ma vengono falli segno, da parte dei 1edeschi, a colpi di cannone» a suo gi ud izio. «andati t 1 v11010» . (475) Lettera all"a utorc (Piombino, 18 novemb re 1981) de l signor Bruno
MANZI ,
im-
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DC1lmC1zia - Una cronaca per la storia
barcato sulla torpediniera T 7. Le notizie contenute nella lettera non collimano con quelle contenute nel II volume Navi M.i/itC1ri perdute, pag. 18l , edito dall'Ufficio Storico della Marina militare, nella collana La Marina italiana nella seconda guerra mondiale, dove si legge che la T.7 si trovava in un: «Giorno indeterminato dopo /'8 settembre nel porco di Gravosa. Non se ne hanno notizie precise. Ca1tura1a dai iedeschi ed affondata in Adriatico da 1notocannoniere inglesi». Tuttavia, nulla esclude che 1'8 settembre la torpediniera si sia trovata a Sebenico e, catturata dai tedeschi, successivamente trasferita a Gravosa. La presenza degli Stukas il giorno 11 settembre 1943 nel cielo di Sebenico non è ricordata in alcun documento mi litare consultato. Trova invece conferma in una nota sintetica del Brog/i{lccio tenuto dal maggiore Manlio CACE (vedi nota n. 469) che, sotto tale data scrive: «Sabato. I tedeschi pomeriggio, nel mattino Stukas». ( 476) Ved i nota n. 433 - Pag. 5 - Annotazione 11 settembre 1943. ( 477) Vedi nota n. 428 - Relazione, pag. 5, e Rapporto, pag. 2. (478) Vedi nota n. 449 - Pag 1 e 3 - Ricorda l'arrivo dei tedeschi che si erano presentati con bandiera bianca. (479) Vedi nota n. 469 - Pag. l e 2. (480) Vedi nota 428 - Re/{lzione, pag. 5, e Libreuo di appun.ri, pag. 7. - Vedi anche noia n. 429, pag. 24 e 25. (481) Vedi nota n. 429.
Il tenente colonnello Attilio VcNEZJA che accetterà di collabora re con i tedeschi , scrive: «Del mio battaglione sono ri111as1i con me, tulio sommato, una cinqu{lntina di uomini e llllli gli ufficiali, meno due». Notevoli e comprensibili le titubanze al momento di decidere se passare o meno con i tedeschi. Il tenente Angelo Gu 11)A (U.S. -S.M.E. - Busta 2125 - I11te rrogatorio - 4 novembre 1943), effett.ivo al 259" reggimento fanteria , divisione ' Murge', compagn ia mortai , riferirà: «Il col. 7.1'f>fM Carlo, com.le del 259° fa111. chiese di pass{lre ai tedeschi e con lui tulli gli uffi· eia/i, meno uno, di cui mi sfugge il nome. Dei soldati solo due chiesero di passare con. i !edeschi perché di origine germanica. Il colonnello e gli ufficiali, visra la decisione della 1ruppa, ne vollero seguire la sorle; perciò consegnarono la pistola ai tedeschi, considerandosi loro prigionieri. Solo il maggiore ZoGuo Vincenzo e il so11oten. Rossnro Giuseppe sono rimasti con i tedeschi». Ed aggiunge; «li comandante T4CCIIINI della P.M.iv/. / Piazza marillima militare] è rùnaslo con i tedeschi{. ..], i marùwi [.../ non l'hanno voluto seguire». li marescial lo capo dei carabinieri Concetto CIARAPfCA (vedi nota n. 432 - pag. 5), scrivendo sull e decisioni prese dal persona le del Comando marina dice: «La mass{/, compresi i wrabinieri, [3 vice brigadieri e 28 carabinieri - n..d.a/ decide per la prigionia», «si apprende che anche il comandante TACCIIINI ha deciso per la prigionia; lo seguono anche coloro che prima avevano accettato la collaborazione: sorpresa di 1ut1i,,. ( 482) Vedi nota n. 433 - Pag. 6 - Annotazione 13 settemb re 1943. (483) Vedi noia n. 429 - Pag. 26 e 27, e nota n. 432, pag. 7 - Annotazione giorno 13 settembre l 943.
NO!e al capitolo V
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(484) Ved i nota n. 433 - Pag. 8 - Annotazione giorno J O ottobre 1943. (485) Ibidem • Pag. 9 e 1O - Annotazione gio rno 20 nove mbre 1943. (486) Vedi nota
11. 240
- Relazione generale Br.cuzz1- Pre messa - Punto 3 - Pag. 5.
(487) Vedi nota n. 9 • La Marina dol/'8 se/fembre 1943 al/afine del conflilfo - Spalato Pag. 196
(488) F rederick William DEAKIN - La momagna pitì alla - L'epopea dell 'esercilo partigiano jugoslavo · Capito lo IV - Pag. 23 9 • (Ei na udi Editore · Torino, "1972). (489) Guido POSAR - Na ufragio in Dalmazia - 1941-1943 - Pag. 19 - (Moncia tti Editore • Trieste , I 956 ). (490) Vedi nota n. 320 - Da Spalato a Wietzendo,f - Pag. 7. (491) Vedi nota n. 243 - Colonnello Pietro BAROIER · Re/azione - Punto 5. (492) Ibidem · Punto 7. (493) Ib idem· Punto 8. (494) U.S.-S.M.E. - Busta 2 125 - (Avvenimemi dopo 1'8 setiembre - Re lazione del sottotenente Edmondo Lt:ONE - Senza Loca lità- Senza data ). Dalliloscritto di 5 cartelle. (495) Vedi nota n. 240 - Relaz ione genera le BECliZZI . Annotazion e del giorno 9 se tte mbre - Ore 10.00.
(496) Ibidem - Annotazione de lle ore 10.30; I0.41; 10.45; 11.05. (497) Vedi nota n. 489 - Nat\fragio in Dalmazia - Pag. 80. (498) Jole TO PARIN I - Diario di Spalato · Annotazione del 9 settembre 1943. Diario inedito , in possesso dell'autore per cortese concessione d e lla s ig nora Jole TOPA RINc, insegna nte a Spala to.
(499) Vedi nota rl. 340 - Relazione generale Il ECtJ7./..I - Anno tazione de l 9 se ttembre 1943 - Ore J 1. 15 e 11.28. (500) Ibidem - A nn ota7.io ne delle o re "14.03.
(50l) lbidern · Annotazione delle ore 18.00. (502) Ibidem - A nnotazione de lle ore 18.30.
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Dalmazia · Una cronaca per la swria
(503) Ibidem · Annotazione delle ore 18.52 e delle ore 20.00. (504) Ibidem· Annotazione delle ore 17. 15. (505) Professor RcllECClll · Stralci di Di/lrio per il periodo 9 se ttembre-primi di dicembre 1943 - Annotazione del 9 settembre 1943. Dattiloscritto di 8 cartelle - Il prof. R f'.HF,CCH1 , del quale non c i è stato possi bile individ uare il nome d i battesimo, insegnava a Spalato. Q uando raggiunse Trieste consegnò un proprio Diario al prefet to Bruno COCEANL Q uest i ne fece uno s tralcio c he il 2 gennaio 1944 inviò a G iovanni DOLFlN, segretario particolare d i MUSSOLIN I. Copia in possesso d ell'a uto· re. (506) Vedi nota n. 489 · N/lufragio in Dalmazia · Pag. 80. (507) Vedi nota n. 505 - Prof. R EBECCHI · S1ralci di Diario - An notazione del 9 settemb re 1943. (508) Vedi nota n. 240 · Relazione generale BEcuzz1 · Annotazione del 10 settembre · Ore 2.15 ed ore 3.00. (509) Vedi nota n. 494 · Edmondo LEONE. (510) Spa rtaco MAR7.0CCf-l l - Da una le ttera del l6 febbrai o 1990, diretta al Presidente della Repubb lica. con la quale, dopo aver espos to le vicissitudi n i d i Spala to e quell e dell a traversata a vela cieli' Adriatico, ch iede la concess ione cli uno specia le riconoscimento alla popo lazio ne cli Torto re to Lido (Tera mo) per i gene rosi soccorsi prestati a quei so ldati· Cop ia in possesso dell'autore. (511) Antonio V 1NACCIA · La c//lsse della Vittoria - Ricordi di un reduce dalla guerra
1940-1945 · Pag. 85. Da ttiloscritto di 147 cartelle. Accurato racconto autobiografico . V INACCIA facev;1 parte del 26° fante ria della divisione 'Bergamo'. Omaggio a ll 'autore del d ottor \/1NACC1A. (512) U.S. -S.M.E · Bus ta 2125 · (Relazione del sottotene nte pi lota Bruno MAGARO'ITO - Pe r i giorni da ll'8 a l 22 settembre · Senza loca lità . Senza data). Dattiloscritto cli 4 cartel le. (513) Vedi nota n. 320 • Da Spaln10 a Wietzendorf' · Pag. 9. (51 4) Vedi nota n. 240 · Relazione ge nerale B1.::cuzcz.1. A nnotazione del JO settem bre . Ore 8.50; 9.30; 10.46. (5 15) A .C.S. · 5 G/ll G.M. · Busta 433 · Fascico lo 221 . (Telegramma n. 351 4 - firmato prefetto Gi useppe G RIM/\1.D f - A ministero dell'inte rno : Spalato, 10 sette mbre , ore 10.48). (516) Vedi nota n. 240 • Re/nzione generale BF.cu:a.1 · Annotazione de l 10 ~e ttembre · O re 9.43. (5 17) Ibidem - Annotazione de l 10 settembre· Ore l J.l O.
Note al rnpitolo V
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Il generale BEClJ7.7.1 ricorda nom inativamen te Ivo Lola RIBAR, Vicko KRSTu1.ov1C e, genericamente, 'alcuni comm issari politici'. Secondo Giacomo Scorrr (Ved i nota n. 593. Venlimila cadu.1i • Pag. 63 e 64) erano presenti anche Drago G 1zo1é, Ante 1-IRABAR R 1éo. Svetoslav STEFANOVJ(; - Vedi anche nota 11. 320 - Da Spalato a Wie1zendo1f - Pag. 33. dove Cra i presenti sono ricordati il commissario po litico di Spalato, Nikola ARA'Sov1é . ed un certo 'Mile' ([orse M1ué. vice-comm issario po litico a Spalato) , nonché i generali italiani della 'Bergamo'.
(:518) Vedi nota n. 320 - Da Spalato a Wietzendo,f - Pag. 8. (5 19) Vedi nota n. 240 - !?e/azione gener.ale BEcuzz1 - A ll egato n. 4: ·Comun icato' diramato dal Comando della IV Zona Operativa (n. 67 di prol. del 9 settembre 1943) . Firmato da l commissario poli tico (firma illeggibi le) e da l vice-comandante M1ué - In calce porta: «Dalla lvlissione 1Hilitare Bri1annica in Dnlmn zia - il 1111ti c:011111nda111i di guarnigione i1aliani e dei presìdi mi/ilari».
(520) Ved i nota n. 240 · Relazione genera le BEcuzzr - An notazione del 10 settembre Ore ll.10.
(521) Ved i nota n. 320 - Da Spalalo a Wie1zendo1f-Pag. 10.
(522) Vedi nota n. 240 - Relazione generale B1::cuzz 1- Annotazione del 10 sellemb re O re 14.00.
(523) Ibidem · Ore 16.35. (524) Ibidem· Ore l 6.38: 16.51; 17.46. (525) Vedi nota n. 9 · Lii Aforin// da/1'8 sertembre /943 alla fine del conflillo - Pag. 167. (526) Maria PASOUINE I..Lr · 'Re/azione su alcuni fimi avvemui a Spnla10 dopo /'armislizio con pnriicolare riguardo a quelli della scuola' - Pag. 1. - VEDI DOCUMENTO N. 10 ALLEGA· TO AL PRESENTE CAPITOLO. Maria .PASQlJ IN cLU è nara a Firenze nel 1913. Nel 1930, a Bergamo, consegue il d iploma di abi li tazione magistrale. Si laurea in pedagogia all'Università Bocconi d i Milano ne l 1939. Insegna a Mi lano dal 1932 al 194'1 nelle scuole elementari . In quell'anno parte. crocerossina vo lontaria. pe r l'Africa settentriona le. Espu\s,1 dalla C.R.I. e ri mpatriata per aver tentato. travestita da solda to, capelli t,igliati e documenti falsi , di raggiungere la pri1m1 linea . Chiede, quale insegnante, di prestare servizio in Dalmazia, ed è assegnala a Sp,il,110 dove arriva il 27 gennaio 1942. Insegna, oltre che ne lle scuo le medie, nei corsi per soldati e nelle carceri ai de te nuti politici e comuni. Rientra a Trieste il 31 ottobre "1943. S i trasferisce in Lomba rdia e si dedica completamente a l problema degl i ita lian i abba ndonat i in Istria e d in Da hm1zia. Prevedendo le vendette d ei partigiani q ualora i tedesch i avessero abbandonato la Venezia Giulia, cerca contatti con la bri gata partigiana 'Franchi' - ma invano - per dare protezione a quelle popolazion i. Aiutata da l Comando d e lla ·x M.A.S.' torna in Istria e raccogl ie i dat i sui primi infoibacnenti de l settembre 1943. Viene arrestata dalle SS e trattenuta per 23 giorn i. Qu indi assegnata a l soggiorno obb ligato. Fugge. e s i mime tiaa in Lombmdia. E ra, orama i, il 25 aprile de l l 945. G li s lavi avevano raggi un to Trieste. Monfalcone, Gorizia. e fu la sagra dei nuovi info ibamenti. Si arrivò alla firma del Tratto d i Pace (10 fe bbraio 1947). l
1230
Dalma zia - Una cronaca per la swria
cittadini di Pola, abbandonavano la loro città p er non passare sotto il dominio di Tito. La PASQUINELLI, angosciata da tanti drammi volle comp ie re un gesto che richiamasse l'a tten zione dell' Italia e de l mondo sulla tragedia che si stava consumando nell ' Istria. Si recò a Pola, ancora presidiata dalle !ruppe inglesi, cd il IO febbraio, nel g io rn o della firma de l Trattato di Pace, con un colpo di rivoltella uccise il generale Robert D E W 1NTON. Condannata a morte da lla Corte Marziale non volle firmare la do manda di grazia che , invece, fu prese ntata d a un comitato fe mminile a pposi tamente costituitosi a T rieste. La condanna venne commutata ne ll'ergastolo. Dopo 17 anni trascorsi in carcere a Firenze, sempre non chiedendo, venne pos ta in libertà . Vi vente, le augu riamo tanti anni ancora, ringraziandola per quanto fece a Spalato, e per la sua dedizione. (527) Ibidem - Pag. 1. (528) Ibidem - Pag. 1. Vedi anche Michele G IAMPIETRO (Nota n. 556); Amm.aina Bandiera a Spala10. (529) Vedi nota n. 240 - Relazione genera le B Ecuzz1 - Annotazione del 10 settembre Ore 10.30. (530) U .S.-S.M.E. - Busta 2125 - (Relazione de l co lonnello Cincinnato BoscHJ - Capo di Stato Maggiore de lla d ivis ione 'Bergamo' - Pag. 3 - Brindisi, 8 febbraio 1944). Dattiloscritto di 5 cartelle. (53'1) Relazione di 1111 soaujficiale di Marina mi falli di Spalato - Febbraio 1944 - Riportata (vedi nota n. 320) nel vo lume Da Spalaw a Wietzendo,f, c on il titolo: Lo versione di un degrada/O sulle 11icende della Marina a Spalillo - Pag. 148. (532) Vedi noia n. 240 - Relazione generale BECUZZI - Annotazione de l 10 settembre • Ore 18.20. - Riporta integra lmente il testo dell'accordo. Vedi anche nota n. 530 - Relazione del colon nello Boscm eh.e analogamente riporta il testo d e ll'accordo. (533) Ibidem - Relazione generale BECUZZI. (534) Ibidem - Paragrafo: Riassumendo - Punto 3. (535) Vedi nota n. 320 - Da Spalato a Wietz,erulo,f - Pag. 8 e 33. (536) U.S.-S.M.E. - Bus ta 2125 - (Comando campi di riordinamento - Interrogatorio del sollolene nte Giampie tro Tm,n ,1ASEO - Lecce, 11 fe bbraio 1944 ). li sottotenente G iampie tro ToM~USEO, nativo d ell' isola d e lla Brazza (Spalato), in que i g iorn i fungeva da interprete d e l gene rale E milio Btcuzz1, per la lingua serbo-croata. (537) Vedi nota n. 240 - Relazione generale B Ecuzz.1 - Paragrafo Riassumendo - Punto
n. 3. (538) G iulio P ECILE - Racconto a utobiog rafico - S1ralcio degli avvenimenti di Spalmo -
Note al capitolo V
1231
PECILE, sot totenente d i artiglieria presso la III batteria da 100117, coma ndata dal capitano Giorgio CASCONE. Ali' 8 settembre, il comandante della batteria era già stato trasferito a Castel San Giorgio (Riviera della Castella - Spalato). Due ufficia li della batteria erano assenti uno per convalescenza e l'altro per motivi di famiglia. Il comando dei pezzi spettava a l tenente RIGONI, ma ques ti dopo l'entrata dei tedeschi nel Castello, praticamente si astenne dal comando che fu assunto da l sottotenente PEc11, E. Più che un ' Diario ' il racconto di PECILE è un interessante r icordo autobiografico (probabilmente l'unico che tratti del combattimento di Cl issa) e l'autore ringrazia i familia ri d i G iu lio P F.CI LE che cortesemen te ne hanno consentito l'utilizzazione. (539) Ibidem. (540) Ve d i nota n. 240 - R elazione gen. B Ecuzzr • Paragrafo Niassumendo - Punto n. 3. (541) Ibidem - Annotazione del 12 settembre 1943. (542) U.S.-S.M.E - Busta 2123 - (Relazione del capitano Leandro 8 1'.:NINI - Capo Sezione informazioni della divisione 'Bergamo' - Fano, 29 novembre 1946). Dattiloscritto di una cartella e rnezza. (543) Ved i nota n. 240 - R elazione generale BECUZ7.1 - Annotazione de l 10 settembre Ore22.00. (544) Vedi nota n. 320 - Da Spalalo a Wietzendo,f · Pag. 11. (545) Ibidem - Pag. 34. (546) lhidem. (547) Ved i nota n. 531 - Relazione di un sol/ufficiale di 1\tfarina - Pag. 149. (548) Ibidem. - A .C.S . • Segreteria partico lare de l Duce - Carteggio riservato - Anno 1943 - Busta 72 - Fascicolo 644 - (Foglio n. 293/CS di prot. - Su carta intestata ' Il Sottosegretario d i Stato per la Marina ' - Firmato Fe rruccio FERRINI - A Be nito MussoLtN I - Senza local ità - 13 d icembre 1943). Trasmette la Rela zione del capitano di corvetta. Ricca rdo LESCA, coma ndante di MariSpalalo, sugli avven ime nti relativi a q ue l comando. R elazione di 9 cartelle dattiloscritte . A pag. 2 si legge: «Nella no/te i marinai tenfano imbarcarsi sulla nave appoggio ·Cùrzola' per Jì.1ggire. lnfervengo con violen za e, faui sbarcare, riprendo /'asseffo previs10 dal pian.o di difesa».
(549) Vedi nota n. 498 - Jole ToPARINI - Diario di Spalalo - Annotazione de l IO settembre. Ved i a nche Guido POSAR (nota n. 489) pag. 92.
Dalmazia - Una cronaca per la swria
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Maria PASQUIN EI.U (Vedi nota 11. 526) a pag. 1 scrive: «A chi - incredulo - s'indugiava sulla riva fu ù11pos10 cli rùirarsi sollo minaccia di Jàr sparare i camwni» dei carri. (550) Vedi nota n. 505 - Prof. R EBF.CCHI - S1ralci di Diario - A nn otazione del tembre 1943.
rn se.t-
(551) Vedi nota n. 489 - Naufi·agio in Dalmazia - Pag. 95. (552) Vedi nota
11.
240 - Relazione generale B1.:cuzz1 - Annotazione dell'l l se ttembre.
(553) Vedi nota n. 489 - Naufragio in l)almazia - Pag. I 03. (554) Vedi nota n. 320 - Da Spalmo a Wie1zendmf - Pag. 34. (555) Ved i nota n. 531 - Relazione di
1111
souufficiale di Marina - Pag 1.53.
(556) Michele G IAMPI ETRO - Ammaina Bandiem a Spalato - Serie d i tre articoli pubblica ti sui numeri 3 e 4 (gi ugno ed ottobre 1956) e sul n. 2 (aprile 1957) de La Rivi.sia Dalmmica, trimestrale , ed ito a Ro ma dalla Associa7.ione Naziona le Dalmata.
È un 'D iario' dall ' 8 settembre a l 20 d icembre l 943 - A nnotazione de ll' 11 selte mbre. «Eravamo nwnerosi dinan zi al po/'lone, ancora chiuso, della Banca d 'l1a/ia (si1ua1a sullt1 riva) allo rquando sono comparsi nel cielo tre apparecchi /edeschi.. Abbiamo fauo appena in tempo 11 guardarli, che quelli sono scesi in picchiala e hanno scaraventalo bombe e spezzoni sul porlo e sulla riva. È simo un fuggi ji1ggi generale; ma dove fi1ggire se la riva è tulta aperw? Con il provvedi/o re agli s/udi di Callaro, LO!il"NZONI, bloccato a Spa/(l(o dagli avveni111eflli, mi sono rincamuccia10 in 11n angolo del palazzo e una grossa scheggia rovente m 'è cadwa a 11/1 solo 111e1ro cli dis((lnza. li bornbardamen10 è dura/O pochi mimai, nw ha fi.11to sirage dei modesti p iroscafi ancora in porto. Si lamen1a110 i primi mor1i e .fe rili». (557)
Ved i nota o. 320 - Da Spalato a Wietzendo,f - Pag. I l .
(558) Relazione di Arturo B ,\TfARA, comandante a Spalato del 92° Corpo dei Vig il i d e l Fuoco - Alla Direzione generale dei servizi antincend i del ministero degli in te rni a Po nte di Legno (Brescia) - Zara, 28 ottobre ·1943. Arturo BATJ'ARA, in data 18 febbra io 1944 inviò a lla Direzione genera le una integrazione a ll a prece dente relazione. Copia di ambedue sono sta te consegnate dal BATIARA stesso all'au tore. (559) Ved i nota n. 240 - Relazione generale B ecuzzt - Annotazione dcli ' Il settembre. (560) Ved i nota n. 526 - Maria PASOUJNELLJ - Rela zione sui fatti di Spalato - Pag. 2.
(56.1) Ved i nota n. 556 - Michele GIAMPIETRO - Ammaina Bandiem a Spalalo - Annotazione dcli'! I settemb re - (In l?ivisw Dalmatica - Giugno '1956 - Pag. 63). (562) Vedi nota n. 489 - Naufragio in l)a/nwzia - Pag. 109. (563) Vedi nota n. 556 - Michele GIAMPIETRO - A mmaina Bandiera a Spalato - A nno -
iVore al capirolo V
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tazione dell'"I I settembre - (In Rivista Dalnwtica - Giugno 1956- Pag. 63). (564) Ved i nota 11. 505 - Prof. REBECCHI - Stralci di Diwio - Annotazione dell '1'1 se ttembre. Da un telegr/unma del 20 ottobre 1943, del prefetto d i Zara, A lberto DEGLI A l.BERTI. d ire tto alla Presidenza de l Co nsig lio de i mini stri cd al ministero de ll ' interno: «Questore SC/tl, ,\1tN/\CCI, vice-questore FCRRA:VTE et commissario capo AMATO abbandonato sede giorno l l settembre con motoscafo polizia desrinazione ignota,,. (A.C:.S. - Presidenza Consigl io dei ministri - An ni 194'1-1943 - Posizione 16452 - Fascicolo 27). (565) Ved i nota n. 526 - Maria PASOtJINE LI J
-
/?e/azione sui ji.wi di Spalmo - Pag. I.
Il capitano di corvetta, Riccardo LESCA (vedi nota n. 548) scrive: «.Nella wrda seraw 11111110toscafo ha imbarcato l'ammiraglio /Antonio BoBBIESC/, il capo di Swro Maggiore /Luigi LoMIJAIWI 01 LOMLIOIWO/. il sollocapo di Stc//o Maggiore, il sotwtenen/e di vasceffo /Giorgio/ BoBl/11::SI, e altri ufJiciali di Marida./nwzia, che con la predella nave/ lfliria/ sono partiti per l'Italia». Jn realtà, l'ammiraglio non trovò l'Illiria a ll'ancoraggio d ell'isola di Bua ave ndo l'equi paggio prosegu ito per proprio conto. La nave sostò aU'isola di Caiza e d iresse su Bri nd isi, dove giunse il 17 settc111bre. L'a111111iraglio, con il 111otoscafo, raggiunse l'iso la cli Làgosta e, imbarcatosi su lla torped iniera T 5 scese a Brindisi il 14 settembre. (Ved i noia n. 9 - Pag. 19 I). (566) Da Ricordiamo il sen. An1onio T1\CCONI - Nola della redazi one dc La Rivista Dalmatica (n.1- gennaio 1965 - Pag. 3) in memoria del proprio Direttore. nel terzo anniversario della scomparsa. (567) Ved i nol./1 n. 240 - Re lazione genera le BEcuzz1 - Annotazione dell'll sette mbre 1943. (568) Stato Maggiore del l'Esercito - Ufficio Storico - Le operazioni rie/le Uniuì italiane nel se/lernbre-ouobre 1943 - Pag. 355 - ·ri pografia Regiona le - Roma , 1975. Come da nota a pié d i pagina, la notiz ia è riportata dalla relazione de l tenente colonne llo Alfano PACETl'I, dell'ullicio cli presidio d i Spalato. (569) Ved i nota,., . 530 - Relaiione colonnello Cincinnato B0sc H1. Pag. 2 . (570) Ved i nota n. 489 - Nauji-agio in Dalmazia - Pag. 112. (571) Ibidem - Pag. !05. (572) Vedi nota 11. 526 • Maria PASQUJNE1.1.1- Rela zione sui fatti di Spalato - Pag. 2. (573) Intervista concessa all'autore da Arturo BAT fA 92° Corpo de i Vigili del Fuoco - Roma, 4 febbra io 1978. (574) Vedi nota n. 498 - Jole tembre 1943.
TOPA RI NI -
RA,
comandante a Spala lo, del
Diario di Spalato · A nnotazione de ll' J L set-
(575) Vedi nota n. 489 - .Naufragio in /)11/nwzia - Pag. I 12.
1234
Dalmazia - Una cronaca per la storia
Posar, nella pagina successiva, scrive: «Però non si poteva dormire: i banchi duri, il terrore di trovarci soli e ind(fesi in una ciucì nemica e impazzita che da un momento all'altro pote· va prendere d'assalto e invadere la scuola, il gemere di bambini e donne che erano con. noi, ma soprattullo bagliori di incendi {omani che si agitavano al/raverso le persiane rendevano l'atmosfera 1errifican1e e, malgrado il sonno, addormer11arsi era impossibile». (576) Vedi nota n. 498 - fole TOPAR!Nl • Diario di Spalato - Annotazione dell'll settembre. Sotto questa data, scrive: «Intanto in città i vari incendi che si s.corgono, sono i frulli della caotica giornata [.. .}. La popolazione approfitta degli incendi pro vocaii per saccheggiare i ;\,!agazzini generali ed il deposito bagagli del porlo dove erano i bagagli di parecchi insegnanti ivi depositati la sera avanti». (577) Vedi nota n. 488 - F.W. DEAKIN · La montagna più alta - Pag. 239. (578) U .S.-S.M.E. · Busta 2125 · (Comando IX Corpo d'armata - Ufficio I.C.A.. Interrogatorio del sottotenente dei bersaglieri Antonio JACODELLI · Senza località . Senza data). Dattiloscritto di 4 cartelle. li JAC013fi l. Ll faceva parte del XXXI battaglione del 4° reggi mento bersaglieri, che aveva il comando a Salona. (579) U.S.-S.M.E. • Busta 2125 - (Comando IX Corpo d'armata· Ufficio I.C.A . • Interrogatorio del tenente Armando ARENA - 10'' compagnia de l XXI battaglione del 4° reggimento bersaglieri· Senza località - 7 febbraio 1944). (580) Vedi nota n. 243 - Relazione del colonnello Pietro BARJ:HER - Punti n. 45 e n. 47. VtUI UOCv MENTO N . 11 ALLEGATO AL PRESENTE CAPITOLO. (581 ) Ibidem. Punto n. 49. (582) Ibidem · Punti n. 46 e n. 47. (583) Vedi nota n. 530 · Relazione del col. Ci ncinnato Boscm - Paragrafo IV - Pag. 3. (584) Vedi nota n. 240- Ne/azione generale BEcuzz, - Annotazione del 12 settembre. (585) Ibidem - Annotazione dell'J 1 se ttembre . (586) Ibidem - Annotazione del 12 settembre. (587) Ibidem· Allegato n. I • Lettera in francese che porta in testa: L.'Etat M11jor de la VI Zone Operative de Croaiie • Firmato RIBAR - Senia loca lità - Ore 12.30, 12 settembre 1943. · VEDI IJ()CUMF'NTO N. 12 ALLEGATO t\L PRl".$1.ii':TE CAPITOLO.
(588) Ibidem . (589) Ibidem · A llegato n. 2 • Accordi presi tra il comando della divisione 'Bergamo' e il signor Milié, vice-comandante della 4° Zona operativa partigiana, il giorno 12 se//erni>re /943.
Noie al capi1olo V
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(590) Ved i nota n. 526 - M.aria PASQU!Ncl.LI - Relazione sui Jì11ti di Spal{//o - Pag. 3. (591) Ved i nota n. 489 - Naufragio in Dalmaz ia - Pag. 137. (592) Vedi nota n. 320 - Da Spalato a Wietzendo,f - Pag. 14. (593) Ved i nota n. 83 - Giaco mo SCOTTI - Ventimila cadttli - Pag. 70. (594) Vedi nota n. 556 - Michele GJMvtPlETRO - Amnwina Bandiem a Spalato - An notazione del 12 settembre 1943 - (In Rivista Dalmatica - Giugno 1956 - Pag.64). (595) Ved i nota n. 489 - Naufragio in Dalmazia · Pag. l L5. Vedi anche no ta n. 556 - Michele GIAMPIETRO - Ammainc1 Bandiera a Spalato - Ann otazione del 12 settembre - (In Rivisw Dalmatica - G iugno 1956 - Pag.64). (596) Vedi nota n. 526 - Maria PASOUINELLJ - Relazione suifaui di Spa/{//o - Pag. 3. (597) Vedi nota n. 320 - Da Spalalo a Wietzendorf - Pag. 15. (598) Vedi nota n. 489 - Naufragio in Dalmazia - Pag. I l6. Ved i anche nota n. 526 - Maria PASQUI NELLI - Relazione sui jàlti <li Spal(llo - Pag. 3. (599) Vedi nota n. 526 - Maria PASQtJ1:>1E1.1.1 - Re/azione sui faui di Spalato - Pag. 3. Ved i anche nota n. 498 - Jo le TOPARINI · Diario di Spalato - Annotazione del 12 settembre 1943. (600) Vedi nota n. 526 - Maria PASQUl:>IELLI - Re/azione sui faui di Spalato - Pag. G. (601) Vedi nota n. 240 · Relazione generale BEcuzz1 - Annotazione del 14 settembre 1943. (602) Vedi nota n. 526 - Maria PASOUINELLI - Relazione sui faui di Spalato - Pag.6. Ved i anche nota n. 489 - i\faufragio in Dalmazia - Pag. 125. POSAR scrive: «Il generale circondmo da un gruppo di ufjiòali, siede all 'entrata di una palazzina {. .. /. Chiediamo pe rmesso di avvicinarglisi. Ci accoglie con estrema indifferenza / .../. Prese 111entennare la lesta come non sapesse cosa rispondere{... } . Poi ttn 'a/zaw di spalle e Jì-i.1.m mdosi gli scarponi risponde: 'Mah. f{//e come volete. Andate pure là in caserma. Non ill11de1evi però di par1ire». (Pag. J30j (603) Vedi no ta D. 240 - Relazione generale BEct; :at - Annotazione del 14 settembre. (604) Vedi nota n. 526 - Maria PASOUINELLJ . Re/azio11e suifaui di Spal(J(o - Pag.6. (605) Vedi no ta n. 240 - Relazione generale BECIJZZI - Annotazione del 14 settembre. (606) Vedi nota n. 526 - Maria PASOUL\/ELLI . !?e/azione suifaui di Spalato · Pag.6.
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Dalmazia - Una cronaca per la storia
(607) Vedi nota n. 489- Naufragio in Dalmazia - Pag. 121. (608) Ved i nota n. 505 - Prof. R F.OECClll - Stralci di Diario - Annotazione del 15 settembre. Sotto questa data il prof. REBECCH J a nnota: «Si cerca di evitare l 'arres/o di L uctNBUNl. e Grazie alla sollecitudine della signora PAIÙS1 e della signora BENTINELLI riesco ad is1i1uire il soccorso agli imprigionati ed a mezzogiorno pono i viveri alle prigioni di San Rocco».
SOGU/\ N.
(609) Vedi nota n. 240 - Re/azione generale BEcuzz1- Annotazione del 15 settembre. (61.0) ibidem - Anno tazio ne del 16 settembre. (61 1) Vedi nota n. 505 - Prof.
REBECCH I -
Stralci di Diario - Annotazione del 15 set-
tembre. (612) Ved i nota n . 498 - Jole TOPARINJ - Diario di Spalato - Annotazione del 16 sellembre. (613) Vedi nota n. 505 - Prof. R1:;13i;ccrn - S1ralci di Diario - Annotazione del 15 settembre.
(6"14) Vedi nota n . 488 - F.W. DE,\KIN - La montagna più alla - Pag. 241. (6 15) Ibidem - Pag. 242. (616) Ibidem - Pag. 243.
(617) Ve di nota n. 240 - Relazione generale BEcuzz1 - Allegato n. 3 - Premessa a lla c lauso le dell'accordo. (618) Vedi no ta n. 488 - .F.W. D E AKIN - La rnontagna più alta - Pag. 243. (619) Ibidem - Pag. 244.
(620) Ibidem - Pag. 244.
(621.) Vedi nota n. 240 - Relazione generale BEcuzz1- A llegato n. 3 - Testo de ll'accordo. - V ED I llOCU.\ H:NTO N. 13 ALLEGATO /\I. rRESENTE CAPITOLO. {622) Ibidem - A nnotazione del 17 settembre . Il ge nera le R ECU7.7.1 non accenna neppure a lla manifestaàone popo lare che e bbe luogo la sera e durante la qua le parlarono a lla popolazione Lola RII.I AR. Vic ko KRSTULOVlé e lo stesso maggiore DF.AK IN. (623)
Ibidem - An notazione del 18 set te mbre .
Vedi anche nota n. 548 - !?e/azione de l capita no di corvetta R iccmdo L ESC/\ - A nnotazione de l 18 se uembre. Secondo il capitano L ESCA, il motovel iero Maria sareb be parti to dopo il tramonto d e l 20 sette mb re .
Note al capitolo V
(624) Vedi nota n. 556 - Michele G IAMPIETRO - Ammaina Bandiera a Spa/(J(o - Annotaiione del 18 settembre - (In Rivista Dalmarica - Gi ugno 1956 - Pag. 66). (625) Vedi nota n. 526 - Maria P,,sQu 1:,1E1..LJ - !<e/azione sui.falli di Spalmo - Pag.8. (626) Vedi nota n. 489 - Naufragio in Dalmazia - Pag. 141.
(627) Vedi nota n. 240 - Relazione genera le 81.::cv:Cll - Annota7.ione del 15 se ttembre. (628) Vedi nota n. 5 11 - A ntonio VINACCIA: La Classe della Villoria - Pag. 92.
(629) Vedi no ta n. 240 - Relazione generale BEcuzz1- Annotaiione del 15 settembre. (630) Vedi nota n. 320 - Da Spa/(lfo a Wietzendo1f- Pag. I 7. (631) Ibidem - Pag. 18. (632) Vedi oota n. 556 - Miche le G 1AM P1E'mC> - !lmmaina lfondiera o Spalalo - Annotazione del 19 settembre - (1 n Rivi.@ l)a/ma1ica - Giugno 1956 - Pag. 67). (633) Ved i no ta n. 240 - Relazione generale BECUZZI - Annotazio ne del 19 se ttembre. (634) Vedi no ta n. 498 - fole TOPARtNt - D iario di Spalato - An notazio ne del 20 se ttemb re. (635) Vedi nota n. 240 - Relazione generale BEcuzz1 - Annotazione del 21 se tlembre . (636) Ibidem.
(637) Ibidem. - Annotazione del 22 settembre . (638) Vedi no ta n. 556 - Miche le G IAMP IETRO - Ammaina Bandiera a Spalato - Annotazione del 22 settembre - (In Rivista Da/malica - Gi ugno 1956 - Pag. 68). Scrive il prof. G IAMPIETRO: «Ieri tre partigiani si presentarono 111/(I chù:sella di San/o Spiri· 10 e chiesero del prof Eros LUGINLIUNL, preside del Liceo n,(lschile. Con molw lealtà egli non temò neppure di farsi negare, ma si presentò e quelli lo in vitarono II seguirli al Co111a11do pariigùmo. I .a 1ris1e visila si è ripe1111a oggi e il ricerca/o è s1a10 il 1Jrm 1vedi1ore C/gli S111di, Giowmni SuGl.l/oN. N 111riamo le pilÌ gravi apprensioni sulla sor1e riser vata a lui e al LuGtNBUHL>>. (639) Vedi nota n. 240 - Relazione generale BEcuzz1 - Annota:lione del 22 se ttembre. (640) lhùlem. - Allegato n. 7. (641 ) Vedi nota n. 320 - Da Spalmo a Wie1zendo1f - Pag. 19. (642) Vedi nota n. 556 - Miche le G IAMPIETRO - Ammaina /3(1ndiera taiione del 24 set.tembre - (In Rivista l)(llmali<;a - G iugno 1956 - Pag. 70).
II
Spa/(J(o - Anno-
Sulla situazione elci civi li. Anton io VINACCIA (Nota 11. 51 1) scrive: «Mi rico rdo di esser capi1c110, i11 quei 1ragici giorni, nel Park Ho1e/ ove ,1veva avwo sede il comando di !)i visione.
1238
Dalmazia - Una cronaca per la siorill
Twte le sale del piano erano occupate da civili italiani che bivaccavano con le loro jìm1iglie. Essi evidememente avevllno fallo parte dell'amministrazione civile dello Stato a Spalato. Terrorizzati aspellavano in ansia di poter rimpatriare» (Pag. 9·1) .
(643) Ved i nota n. 5 1·1 - Antonio VINACCIA . La Classe della Vittoria· Pag. 96. (644) Vedi nota n. 240 - Reillzione generale BEcuzz1 - Annotazione del 23 settembre Ore20.00. Scrive Antonio Vl\ 'ACCIA (Vedi nota n. 511): «Giungemmo al porto ed a/l'imbarcadero del 'Co,jì.ì ' sul quale eravamo destinali. Trovammo un gruppo di partigiani, fra cui giovani donne armalissime, che scruravano uno ad uno coloro che si imbarcavano». (Pag. 97).
(645) Vedi nota n. 240 • Rela zione generale BEcuzz1 - Annotazione del 23 settembre · Ore23.00.
(646) Vedi nota n. 320 - Da Spalato a Wietz endorf - Pag. 36. (647) Vedi not.a n. 530 - Colonnello Cincinnato Bosclll - Relazione - Punto Il!.
(648) Ibidem - Pag. 3. (649) Ibidem - Pag. 4.
(650) Del giornale Libertà, uscirono solamente due numeri, il 23 cd il 24 settembre. Non sappiamo da chi fosse firmalo il fogl io né da chi promosso. In merito il prof. Michele G IAMPIETRO (Vedi nota n. 556) scrive: «Nella cituì assetala di notizie i giornali compaiono e subito spariscono. Oggi è uscito il primo numero del fogfie110 'l.ibertà', bollellino quotidiano d 'in.formazioni in lingua italiana. Dà notizie e lancia appelli, che sono tu.tt'un incitamento ad arruolarsi tra le jL!e dei partigiani». (.In Rivista Dalmmica - G ii1gno '1956 - Pag. 69). (651) Copia fotostatica di parte de l giornaletto Liberrà del 24 settembre 1943, in possesso dell'a utore. (652) Vedi nota n. 530 - Colonnello B0sc1-11 - Relazione· Pag. 3. (653) Vedi nota n. 556 · Miche le GiAMPlETRO - Ammaina Bandiera a Spalato - Annotazione de l 24 settembre · (In Rivista Dalmatica - Giugno 1956 - Pag. 70).
(654) Ved i nota o. 526 - Maria PASQUJNELLI • Re/azione sui Jàtti di Spalato . Pag. IO. (655) Ibidem · Pag. 10.
(656) Vedi notn n. 489 - Nllufragio in Dalmazia . Pag. 175. (657) Vedi nota n. 498 · Jole TOPAR INJ · Diario di Spalmo - Annotazione del 25 settembre. (658) Ved i not.a n. 556 - M.ichele G IAMPI ETRO - Ammaina Bandiera a Spalato - Annotazione de l 27 set tembre - (In Rivista Dalmatica - G iugno 1956 · Pag. 71 ).
Note al capitolo V
1239
(659) Ibidem - Annotazione del 26 settemb re. (660) .loie TOPARINI (Vedi nota n. 498) sotto la data del 25 settembre, auoota: « IC:gli ha assistito alla deportazione ed al sacri,ficio di circa 250 nos1ri connazionali, 1u11i responsabili di aver occupato posti di comando: commissari di pubblica sicurezza, professori, il prov veditore agli studi, qualche dirigente d 'azienda ecc. Gli elenchi dei giustiziati apparsi sui muri della città rappresenwno un quinto delle persone scomparse souo il governo partigiano». (661) Vedi nota n. 498 - J.o le T(>PARINI - Diario cii Spalato · Annotazione de l 26 settembre. (662) N.A.-0.S.A . - Documenti tedeschi - Serie T 314 - Microfilm 556 - Fotogramma 542 - (Divisione SS ' Prinz Ettgen' - Ordine d i operazione per l'attacco su Spalato - A l Comandante· Senza localilft, 26 settembre 1943). (663) Ibidem. (664) Vedi nota n. 498 . .loie TO!'ARIN I - Diario di Spalato · Annotazione de l 27 settembre. (665) Benito Mussou NJ - Opera Omnia - (A cura di Edorado e Dui li.o Susmel) - Voi.
XXXII (Edizioni 'La Fenice' - Firenze 1960) .Pag. 5. (666) U.S.-S.M.E.- Busta 2125 - (Comando IX Corpo d'armata - Ufficio I.C.A. · Inter· rogatorio dell'artigliere Giovanni T R 1NGA1, 1 - Senza local ità , 3 febbraio 1944). TRINGA LI ri ferisce: «/\pprofiuando dello scompiglio provoca/o dal bombardamento, i soldati della balleria e del bauaglione lasciano conjiisamente Spalato o ve si erano raccolti { .. ). Il 18, venuto a conoscenz a che il capitano {Roberwj ROSSINI aveva rio rganizza/a una balleria di soldati italiani e partigiani croati allo scopo di baUere da una postazione di 1Wonte Kila, solo di 110//e, il forte di Clissa, lascia il comando partigiano ed entra a far parte della nuo va batteria del c,1pitano R oSSINI». (667) Vedi nota n. 538 - Gi ulio P ECILE • Rico rdi di Diario · Pag. 5. (668) Vedi nota n. 240 - Relazione genera le BEcuzz1 · Annotaiione de l 9 settembre Ore 15.00. (669) Ibidem - Annotazione de lle ore 15.01. (670) Ve di nota n . .'i38 - Giulio
P F.C1 1E -
Ricordi di Diario - Pag. 5.
(671) Ibidem - Pag. 6. (672) Vedi nota n. 531 - Sottotenen te Giampie tro ToM~lASEO . Vedi a nche nota n. 320 - Da Spalat.o a Wiet zendo1f- Pag. 8. (673) Ve di noia n. 538 - Gi ul io P1°rn.E - Ricordi di Diario - Pag. 6. (674) Ibidem - Pag. 7.
1240
Dalmazia · Una cronaca per la storia
(675) Uno dei manifestini diceva: «Al Popolo di Spalato, agli operai, ai co111adini e ai ciuadini! - !li soldati ed agli Ufficiali i/aliani! - I.e orde tedesco -uslascia minacciano la nostra città e la nuova libertà. I nostri combauemi già da cinque giorni respingono gli attacchi del ne,nico. - E' necessario che tutti coloro che sono in grado di portare 1111 'arma si sollevino per respingere gli auacchi delle orde hitleriane che deturperebbero e in.rnnguinerebbero Spalalo E' necessario resistere ancora per poco. E' già in marcia un po1e111e aiwo dalla Bosnia che am1.ienterà gli a11er11atori della libertà di Spalato. - TUIii al fronte! Fermiamo con i noslri petti il nemico dava111i a Clissa! · Non più un passo indietro! - Dobbiamo essere coraggiosi e disciplinati - La Vittoria sarà nostra! · li Comando Territoriale di Spalato». (Traduzione in itali ano dovuta alla cortesia dell'allora tenente Ignazio THORINUER, che ha forni to il documento all'autore). (676) Ved i nota n. 538 • Gi ul io P ECI I.E - Ricordi di Diario - P.ag. 7. (677) Ved i nota n. 240 - Relazione generale BEc uzz1 • A nnotazione del 10 sellemb re Ore 18.00.
(678) Vedi nota n 538 - Giulio PECILE • Ricordi di Diario - Pag. 8. (6ì9) N.A.-U.S.A. · Documenti tedesch i - Serie T314 - Microfilm 557 - Nume ro foto g ramma non leggibile - (Comando l 14" divisione 'Jiiger ' - Al comando de l XV Corpo d'armata - senza loca li t}i, 13 settemb re 1943).
(680) Sibe KvEsré • Dalmacija u Norodnooslobodilackoj Borbi (=La Dalmazia nella guerra popolare di liberazione) · Pag. 621. (681) Ved i nota n. 538 - Giu lio PECILE · Ricordi di Diario - Pag. 8. (682) Vedi nota n. 680 - Sibe KvEs1é. (683) N.A. -U.S.A. - Docume nti tedesch i - Serie T 314 - Microfilm 557 - Fotogramma 1131 - (Da comando XV Corpo d'armata - A comando 2" Armata corazzata - Senza loca-
lità , e senza giorno - Ottobre 1943).
(684) Vedi nota n. 489 - Naufragio in Dalmazia . Pag. 146. (685) N.A. -U.S.A. • Documenti tedeschi . Serie T3J 4 - M ir.:ro(ilm 554 . Fotogramma 871 · (Telex - Dal comando del XV Corpo d'armata - Al comando della 2" Armata corazzala - Comunicazione serale · Senza località, 16 settembre 1943). (686) N.A.-U.S.A. - Documenti tedeschi · Serie T.314 - Microfilm 554 - Fotogramma 879 - (Telex - Da comando XV Co rpo d'a rma la . A comando 2• Armala corazzala - Ra pporto - Senza località, I8 settembre 1943).
(687) Vedi nota n. 538 - Gi ulio PECILE • Ricordi di Diario · Pag. IO. (688) Vedi nota n. 686. (689) Ibidem.
Note al capitolo V
·1241
(690) Vedi noia n. 538 - G iulio PECILE - Ricordi di Diario - Pag. 10. (691) Vedi nota n. 489 - Naufragio in IJalmaz-,ia - Pag. I43. (692) Slobodna Dalmacija (=Dalmazia Libera) - Q uot id iano del fronte unitario di li berazione naziona le - A nno I - Nume ro 30 - Spalato, 21 settembre 1943 - Articolo: R espinti gli li/lacchi ,edeschi nei pressi di Spalaio. (693) G,1jo GRADENIGO - Gli Jtalitmi fermi nella valanga - A rticn lo pubbl ica to sul g io rnale L'l1alir1 R epubblicana - Mi lano, I 4 aprile 1944. (694) Vedi nota n. 680 - S.i be KvESlé - Pag. 629. (695) Vedi nota n. 538 - G iulio PECI LE - Ricordi di Diario - Pag. 11. (696) Ibidem - Pag. 11. (697) Vedi nota
11.
320 - Da Spalato a Wietzendo,f - Pag. 36 - Re lazione del te n. Enzo
ll t:: R F.R:S.1,\ RT.
(698) R elazione del tenen te di a rtiglie ria Ulisse DoNAl'J , in se rvizio presso il Co mando d 'artiglie ria, Ufficio operalioni. - Divisione 'Bergamo· - Pag. 1 - Vene.zia, senza data. Da tt iloscritto d i 3 cartelle, inviato a ll 'autore ell e ri ngrazia il tenente DONATI. - VEDI DOCUME:S:TO N. 14 A I.I.ECATO !\L PRESENTE CAPITOLO. (699) Ibidem - Pag. I . Vedi a nche nota n. 320 - Da Spalato a Wietzendo,f - Pagg. 25. 30 e 36. (700) Vedi nota n. 698 - U lisse
DON!\TI -
Re lazione - Pag. I .
(70.1) Ib idem - Pag. 2. (702) Vedi nota n. 85 - Vemimila caduti - Pag. 80. - (Radiognmuna n. 913 - Coma ndo divisione ;Prinz Eugen· - A comando XV Corpo d'armala - Senza loca li tà - 29 settembre 1943). (703) Vedi nota n. 85 - Ve ntimila cadwi - Pag. 80 - ( Radiogramma n. 5155/43 - Da comando XV Cnrpn d 'annata - A coma ndo divis ione ·Prinz E ugen ' - Senza Joca ljtà - 29 settembre l943). (704) Vedi noia n. 85 - Vemimila cadwi - Pag. 80 - ( Radiogramm a urgen te n. 1043 - Da coma ndo XV Corpo d'a rmata - A coma ndo divis ione 'P rinz F.ugen· - Senza local ità - 27 se ttembre 1943). (705) Anrnn io FA I. F.SCM lt-: 1 - Italiani" Spalato - l11segna111i e miliwri · (In Rivista D0l111alica - Gennaio 1969 - Pag.79). Ènzo DE TIERNART (vedi nolél n. 320) scrive: «Lo ·Prinz Lugen ' aveva ricevuto dal 15 settemb re /'ancora pi,ì a111orevole Jònogmmnw 11. 132 del seg11e111e u:nore: 'Sono clrt Jì.1cilare im-
1242
Dalmazia - Una cronaca per la storia
mediatamente gli ufficiali ed i souufficiali italiani che hanno distr11110 qualche cosa al momento della capitolazione». Firmato il Reichsfuhrer Heinrich HIMMLER .
(706)- Vedi nota n. 698 - Ulisse DONATI - Relaz.ione - Pag. 2. (707) Vedi nota n. 320 - Da Spalato a Wie1zendorf - Pag. 37. A Trlj vennero fucilati: i colonnelli: ARMELLINI E:.:io; FALLUTO Francesco; MARCHINl Paolo; MA,.,,.,A Pietro; VOLPI U mberto - Il tenente colonnello FRANCHINJ Gennaro - Il maggiore MORF,S Cesare - I capitani: BASILE Celestino; BASSA Renato; BERSONJ Francesco; B1CHELLJ Luigi; Bossi MllriO: BRUTTOMESSO Celso; CF,CCMIN I Alfredo; CINELLI Adriano; CONTI Giuseppe; F,WRF, l'vlario Federico; GtOVt\NARDI Renzo; LAURENZI Alessandro; LINETfl Carlo; MORETTI Pietro; NEGRONI Antonio; PADOVANO Bartolomeo (o Bartolo); PER()l.,1.,1 Oscar; PICA Guido; Rocco Jgino; RuGGERI Antonio; S0BERT1 Giovan Battista; STARACE Clemente; TONEATTI E rmanno - l tenenti: BEZZIZZI Camillo; BRIZZI Giulio; CANDE· LA Carlo; Gosso Giuseppe; MACC1-1 10:-n Umberto; NARDIN J Santino; P1ERANTONI Daniele; PELLEGRINO Pietro; PISCJTELLI Raffaele; SORANN() Vito - I sottotenenti: FURJN() Giuseppe; G1us1ANJ Guglielmo; G1us1ANI Lazzaro; ZAM,vlARA:-10 Guido; ZUPPINJ Ferruccio.
Il colonnello Ugo
VERllJ
fu ucciso mentre veniva portato al..l'internamento.
Ulisse DONATI (Vedi nota n. 968) (Leuera, Venezia, 3 marzo l 987) dopo la guerra si aggregò volontariamente alla Commiss.ione militare italiana incaricala del ritrovamento dei res ti di quei caduti. «Le salm.e furono tro vate, ma non da me f ..J. Erano a quatlro m.etri dal posto do ve la Commissione ed io cercavamo». Ed aggiunge: «Ora riposano nel Sacrario del Lido[...]. Vennero portate al Lido l'l l ouobre del 1964». (708) Vedi nota n. 698 - Ulisse DONATI - Relazione - Pag. 3. (709) Vedi nota n. 320 · Da Spalalo a Wietzendo,:f - Pag. 37. Vedi anche nota n. 698 - Ulisse DONATI - Relazione - Pag. 3. (710) Ved i nota n. 698 - U lisse DoNATl - Relazione - Pag. 3. (71 J.) Ved i nota n. 320 - Da Spalato a Wieizendorf - Pag. 185. (7 12) Ib idem - Pag. 190. (713) Vedi nota n. 556 - Michele Gt,\Ml'lcTRO - Ammaina liandiera a Spalaw - Anno tazione del 7 ottobre I943 - ( In Rivista Da/malica - Ottobre 1956 - Pag. 61 ). (714) Vedi no ta n. 498 · Jolc TOPARJNI - Diario di Spalato - Annotazione de l ] 0 ottobre 1943.
(715) Vedi nota n. 556 - Michele GJ/\Ml'lcTRO - Arnmaina B andiera a Spalalo - Annotazione del 2 ollobre 1943 - (In Rivisla Dalrnatica - Ottobre I956 - Pag. 59). (716) Ib idem - Pag. 61. Nei giorni ·1 e 2 ottobre venne stampato e diffuso gratuitamente il Notiziario Spalatino. «Mode.wo foglieuo d 'infomwzione», dirà il prof. GI/\MPI GTRO.
Noie al capitolo V
1243
(717) Vedi nota o. 498- Jole ToPARlNl - Diario di Spalato - An notazione del 4 ottobre . (718) Ibidem - Anno tazione d e l 7 ottobre 1943. (719) Ibidem - An notazione d ell'8 ottobre 1943. (720) Ved i nota n. 556 - M ichele G 1AM1•1F.TRC> - Ammaina Bandiera a Spalato - Annotazioni de l 7 ed 8 ottobre 1943 - (In Rivis1a Dalmatica - Ottobre 1956 - Pag. 61 e 62). (721) Ved i nota n. 526 - Maria PASQu1:-->iòLU - Relazione sui fatti di Spalmo - Pag. 10. (722) Ibidem - Pag. 10 ed 11. (723) Ibidem - Pag. 11 e 12. (724) Ibidem - Pag. 9. G iovann i SOGLIA:>.' era nato a Cittavecchia, sull' isola di. Lèsina, il 3 1rn1rzo l 901. .lnsegnò lettere nelle scuole d i Zara, cd a seguito di concorso fu per c inq ue ann i lettore d i lingua italiana presso l' Uni ve rs ità di Va rsavia. Fu promotore e fo ndatore degl i Istituti d i cultura italiana a Va rsavia, a Lo tz, a Wi lna. a Katovice . Nel 1941 , dopo l'a nnessione dell a Dalmazia a ll'Ita lia venne invia to a reggere il provveditora to agli studi d i Spa lato. (Per un suo profilo, ved i La Rivista Dalnrn1ica, (aprile 1954, n. 3), artico lo d i Anton io TASSO. (725) Ibidem - Pag. 13. Miche le G 1AMl'IF.TRO nel n umero di ottobre ·1956 de ll a Rivi.r w l)alma1ica p ubb lica il ve rba le della commissione incaricata de l riconosc imento de i fucil ati nel c imite ro d i S. Lorenzo a Spalato.
«Il giorno 9 01tohre una commissione nominala dalle au1orilà crome procedeva al dissepp ellimen/o delle salme dei fì1cila1i del 19 seuemhre. 11 /aie operaz ione assisrelle pure una 110s1ra commLrsione regolarmenle aworizz(lfa. Fu aperlo il primo selfore de/111 fòssa conmne, contenente 39 salme di fucilmi fra il 18 e 19 setlembre. I.a della commissione poté riconoscere alcuni elementi locali fucilali, perché aderen1i al par1i10 uswscia, che fnrono wlli d(Jl/a /ossa comune, 1//l?nlre gli altri venivano riseppe/liii Dei nos1ri si polé riconosce re ilfascisra ZoKJCH S1ef'ano, che non em apparso iscriuo nella primo lisw dei fi1òlati: della lista co1nprendeva infafli 22 uomini, men/re i fucila/i furono 39. Non jì, possibile ideruz(icare le salme dei fascisti n11.1,voc 11. SECN11:vm1rc11, MAR1N1c1-1. K1111c;1c N, SUPERINA, TOMM11SEO e d ei nul/lerosi agenli carcerari e di polizia e ciò da/o lo sra10 di pwrefazione delle salme, lo s(racel/arnemo di quasi 11/((i i crani e 1(1 mancan za di documerui e di altri segni di riconoscimento. Le aworit1ì locali non proseguirono i lavori per il disseppdlimel'llo dei ji1cilwi degli al1ri due seuori della fossa, che .furono poi invece / aui proseguire per disposiz ione delle aworilà germaniche d'occupazione. uriliu.ando l'opem dei miliwri ilaliani tldtr, squadra di sanilà. Così, nei giorni 20 e 22 ouobre il lavoro /11 ripreso ed uilima10. Lavoro del giorno 20 011obre. Si procede all'aper1w·a del secondo seuore: come nel lavoro del giorno 9 01tobre, le salme venivano in seguilo riseppe/I ile, lascic111do un segno per indicare il posto dei pochi ricono.w.:iuli.
Dalmazia · Una cro11aca per la .1·1oria
1244
Ecco il ris11lw10 dell'esame, a cui presenziarono alcuni membri della n<>Slra Commissione. Dirigeva i lavori 1111 11.fficù1le medico e assis1eva u.n cappella110 militare. (Segue la descrizione dei segni particolari no1ari su ciascuna salma o de,:li ind11111 e111i che indossavano 111n non avevano 111ni né la giacca né le scmp1: e una indos.,·avl/ 1111 pigia111!1). Sul pe110 del preside Lur;1,v11u111, fu 1101ara ww s1ella impressa a }itoco; il cranio aveva spaccaro. Le viuime ide111ifica1e sono le se,:uenii, ira mi 1111a dorma: (omissis nel res10). li lavoro /11 .fi11i10 alle ore 15 del 22 ollobre. Le salme .(11ro110 ricoperle e f u messo 1111 segno di rico11osci111e1110 in corrispondenza alle sa.Ime identij,cate. Si noti che ne/Ili prinw ji1cil11zione appari: 1111 elenco di 22 fucilari, mentre in realtà ernno 39: nella seconda appare un elenco di o/lo. mentre ne furono fucil11ti 25: della 1erz11 11011 ("0111pan•e alcun elenco e i fucilati furono 42. /11 tomie 106 1•i11i111e» · ( Relazione estesa dal prof. ('ami llo CRISTOFOI.IN I e dalla prof.sa !'viaria PASOt: IN ELLI). (726) Odd onc TALl'O - Per l'Italia - Ce111ocinq11a11tw111i tli Sloria Dlll111atn • 1797- 1947 Edito dal periodico ZARA - Ancona. 1987 • Parte V - Cli <'ffidi di Spalato· Pag. 185. (727) Ved i nota n. 556 • Michele Cì 1A \!PI ETRO · A111111llina Ba11diem II Spa/(l(o • Annotazione de l 19 o llobrc 1943 · ( In Rivisw f)al/1/atica • Apr ile l 957 · Pag. 5:5). (728) lbi<le111 • Annotazi one del 27 oltobre 1943. (729) lhitfem • An notaziont: del 9 nove mbre 1943. (730) I bidem - An notazione dell'l l dice mbre 1943. (731) Ibidem - Annotazione del 4 novcmhre 1943. (732) Ibidem - A nnotazio ne del 20 novembre 1943. (733) Vedi nota n. 505 - Prof. R EBE('( 111 • Stralci di Diario - Annotazione dell' 11 novembre 1943. (734) O rd ina nza del Capo dcll' amminis1ra1.ione civi le d i Spalato· Fir ma ta: doti. Bru no NARDr.111 • Pubblicata sul giornale Novo Ooba (,.Era Nuova). n. 42 di Spalato del 26 novembre 1943 · Trasmessa dal senatore Antonio T ACCONI con lettera del 21 dicembre 1943 al prefelto di Trieste dottor Bruno C'OCEANI, e da questi inviata a Giovann i D 01.F11", ~t:gre lario pa rticola re di Musso1.1:--11. Ved i: Livio GR1\SSI - Storia della Venezia Giulia - 8 seU<'ml>re 19-13-12 giugno 1944 • Pubblicazione a fascicoli bimensili • Tipografia Amonh. Trieste - La lellera del preCello C'oc 1 AKI a Giovanni Do1.F1:s> è ripor tata nel (clscicolo 11. 8 (febbraio m arzo 1952). Livio GR 1\ SSI non com111c111a, ma riport.i escl usiv<1me ntc il te s10 d e ll n corrispondenza in tccorsa fra il prefetto di Trieste. Bruno C'lXFANI. il capo de lla p rovincia di Zara. Vincenzo Sl· RRENTINO. e Giovanni 0 01.1-1'1. (738) A. C.S. - Prcsidc nz~ cie l Co nsiglio dei minis tri · A nni 1941-1943 • Posizio n1.: 1.1. 13 • h1scico lo 157 13 . (Tclcg ra111111~ de l clire llo rc delle pos te cli Zara · A l minis tero de lle pos te e delle telecomunicazioni . Zara. 18 novembre 1943). (739) Ve di nota
11.
556 · M iche le G IAMPIETRO - A mmoina Hondiera a Spalato · Anno-
NO/e al capitolo V
1245
t,1zione del 27 nove mb re 1943 - (In Rivisia D(ll11111tica - Apr ile 1957 - Pag. 66). ( 740) Ib idem .
(74 1) Ved i nota n. 505 - Prof. R EBF.CCl-11 - Stralci di Diario - A rH1ornzio ne de l 28 novembre 1943. (742) Vedi nota n. 498 - Jole TOPAR JNI - Di(lrio di Spalmo - An notazione elci 5 dicem bre 1943. (743) Ve d i nota n. 735 - Livio GRASS I - Fascico lo n. 8 - Pag. 120 - Le ttera cie l p refetto cli Trieste, Bruno COCEAN I - A (iiovan ni DoLFI N, seg re tario particola re di Mt.;SSOL.IN I Trieste. 6 d icembre 1943.
(744) Ved i nota n. 556 - Micbe le G 1A~¡t f'J F.T 1W - Ammaina Bandiera II Spalato - A nn otazione dell'8 d ice mbre 1943 - ( In Rivista Da/matiCll - Apr ile 1957 - Pag. 68 e 69). (745) Ibidem . (746) Ib idem . (747) Vedi no ta n. 735 - Livio CiR,\SSJ - Fascicolo n. 8 - Pag. 126 - l.~1.lera de l prefetto di Trieste. Bruno Co<:EA[';J - A Giovann i lJ O I.FJN, segreta rio pa rtico lare d i M tJSSOLJNI Trieste. 7 gen naio 1944. R iporta alcun i bra ni di un .'! lettera di don Eugenio MER LO. (748) I bidem - Fascicolo <J - Pag. 132 - Let tera . Tries te, senzn data.
(749) l b ide111 - Fascicolo 9 . Pag. l 33 - Lettera - Tries te. l" febbraio 1944. (750) lhitle111 - Fasciw lo 9 - Pag. 138 - Lettera - Trieste. 24 marzo 1944.
DOC U M E NTI
ALLEGATI AL CAPITOLO V
Dornmemi - Allegati al Capitolo V
1249
DOCUMENTO N. 1
VERBALE DELLA RIUNIONE PER CONCRETARE GLI ACCORDI FRA IL COMANDO DELLA DfVISIONE 'EMILIA' E LE TRUPPE GERMANICHE PROCEDENTI ALL'OCCUPAZIONE DEL TERRITORIO DELLE BOCCHE
Il mattino del 12 settembre, alle ore 10, si sono riuniLi nella sede del Comando Piazza Bocche d i Cattaro: - da parte germanica : - Cap. Stockell Martin, comandante del btg. cacciatori della 1rn• divisione germanica; - Cap . Schne ll Emil io , com.te l'artiglieria de l detto battaglione; - Ten . col. di aviazione Kroll, e.te il campo di aviazione di Gruda; - eia parte italiana:
- Generale di divisione Buttà Ugo, e.te la Piazza Militare di Cattaro; - Capitano di vascello Azzi Mario . e.te la R. Marina di Teodo: - Colonnello M.ontemagni Umberto, e.te l'artiglieria divisionale,
allo scopo di addivenire ad un accordo in merito al passaggio della Difesa della provincia cli Cattaro da parte de lle truppe italiane a quelle germaniche. Sulla base degli accordi intervenuti a Podgorica tra il comando del XIV Corpo d'armata ed il comando germanico del luogo, accordi comunicati alla divisione ' E milia', il sig. generale Ugo Buttà ha sottoposto all'approvazione le seguenti clausole: 1°) le due parti contraen ti s'impegnano reciprocamente a non impiegare, in nessun caso, le armi l'uno contro l'altro, ma di ricercare sempre una soluzione pacifica per risolvere qualsiasi questione potesse sorgere: 2°) le truppe italiane manterranno l' armamento ind ividuale, fuc ili mitragliatori e mitragliatrici; 3°) oltre il suddetto armamento leggero, rimarrà alle Lruppe de lla divis ione:
1250
/)a/nuu,ia - Una cronaca per la storia (1943-1944)
a) un plotone mortai da 81 su tre armi per ogni btg. (complessivamente 18 mortai per i due reggimenti di fanleria e 6 mortai per il CCLV e CXIV btg. mitraglieri); b) una batteria leggera per ogni reggimento di fanteria in luogo della compagnia cannoni che verrà versata; 4°)
le batterie leggere ed i mortai suddetti verranno distruui in caso di arrivo di truppe anglo-americane;
5°)
autom ezzi, autoblindo motomezzi e materiale di collegamento rimangono alle truppe italiane;
6°)
i magazzini viveri, munizioni , materiali e carburanti rimangono a disposizione delle truppe itali ane che non sono obbligale a rifornire quelle germaniche;
7°)
le batt.erìe costiere e contraeree saranno cedute subito alle truppe germaniche, che provvederanno ad armarle con proprio personale;
8°)
il rimanente armamento pesante, il carburante, alle clausole soprastabi lite, sarà consegnato in posto, con accordi particolari;
9°)
i mezzi di trasporto marittimi cli piccolo tonnellaggio rimangono a disposizione della Marina di Teodo per i trasporti all'interno delle Bocche; i natanti di grosso tonnellaggio (complessìvarnenle 3) rimarranno a disposizione del comando italiano per attuare il progetto di sgombero della popolazione civile di nazionalità italiana dalla provincia cli Cattaro;
10°) l'Arsenale della Marina cesserà la lavorazione; 11 °) le stazioni segnali della Marina verranno ripiegate oppure, se ritenuto necessario per la navigazione germanica, saranno armate con personale tedesco; 12°) il comando Marina fornirà tutte le notizie necessarie alla individuazione e presa in consegna delle ostruzioni con reti e degl i sbarramenti con mine; 13°) le truppe della divisione concorreranno al mantenimento dell'ordine pubblico nel territorio occupato provvedendo alla difesa in posto delle locali tà presidiate;
Documemi - Aflegaii al Capitolo V
1251
14°) in base alle clausole n. 2 i reparti de l presid io cli Grucla, disarmati dal btg. SS a difesa del campo cli aviazione , dovranno essere riarmati cd avviati a lle unità di r ispettiva appartenenza . Dovrà essere anche provveduto alla restituzione dei materiali catturati.
15°) La parte germanica concorda con quanto stabilito nelle s uddette clausole, tran ne per le seguenti questioni, per la definizione delle quali sarà sottoposto all 'approvazione delle s uperiori autorità germaniche: b) riserva cli opporsi che vengano lascia te le m itragliatrici pesanti ed i mortai secondo quanto stabilito a Podgorica dai comandi superiori; b) riserva di ordini superiori per l' impiego dei tre piroscafi d i g rosso tonnellaggio per l'attuazione del progello di sgombe ro di cui a lla clausola n. 9; c) riserva di aderire a ll a restituzione, p revio ria rm o, dei re parti d isarmati a G ruda;
cl) racoltà d i interpellare i reparti italiani che de bbono cedere le ann i pesanti affinché si pron uncino se intendono continuare a prestare con le forze armate germaniche servizi d i gue rra. Per risolvere le questioni relative ai punti controversi, il comando italiano si riserva di sentire il parere della propria autorità superiore e con cordare clausole definitive col comando della 118" d ivisione ge rmanica.
Il presente verbale vie ne approvato e sottoscritto dalle due parti alla data di c ui sopra.
li Gen. di Divisione Comandante
(Ugo BUTIÀ)
li Ten. col. Aeronautica C.te Campo Aviazio ne Gruda (KROLL)
li Cap. e.te il 13tg. Cacciatori 118" D iv. (STOCKELL Martin)
1252
Dalmazia - Una cronaca per la swria ( 1943-1944)
DOCUMENTO N. 2
MEZZI MARITfIMI IMPIEGATI PER IL RIPIEGAMENTO DELLE TRUPPE DALLE BOCCHE DI CATTARO
MEZZI MARITT!M l
Piroscafo
Motoveliero
Vaporet to
Motoscafo
PORTO
UOMIN I
IMBARCO
PORTO DI SBARCO
800 800 600 700 1500
Teoclo
Bari
Ze le niza
B ri n elisi
Cattaro
(*)
Cumbor
Bari
130RS1N1 FANNY BRUNNER ANNABELLA DIOCLEZIANO C ITTA' D1 MILANO SAN VITO SANTA TERESA
200 200
PERZAGNO RISANO
400 500
DT
100 200 200 200
Castelnuovo
STELLA STRELLA
50 50
Teoclo
T.28
20
Rimorchiatore DURATURA RESISTENTE N. 6 R. QUESTURA Cutte r
CA PACITA TRASPORTO
Cu mbor Risano Brindisi
Bari
20
Diesel barca TOTALE
6540
(" ) Non è riuscito a partire perché caduto in mano germanica e p robabi lmente alTundalo.
Documenti - Allega,i al Capilo/o V
l2.'i3
DOCUMENTO
N. 3
Fono a mano
DA COMANDO VI C. A .
A COMAN DO DIVISION I 'MESSINA ' e 'MARCHE' ARTIG LI E R IA E GENIO DI C. A. CC. RR. DEL V J C. A. XJV BTG. DELLLA R. G . F.
BASE MILITA RE N. 19 N. 12724/0 p. - Da parte comando Gruppo Armate Est et Com a ndo 2" A r mata corazzata German ica est stato convenuto Alt
Primo:
Da parte delle truppe ita li a ne saranno cedute alle unitĂ germaniche le armi pesanti lasciando a i repar ti armamento ind ivid uale fuci li mitraglia tori, mi tragliatrici, un plotone morta i 8 1 s u tre armi per ogni battaglione: una batteria leggera per ogni reggimento fa nte ria autogruppo legionari A lt
Secondo: Questi plotoni mortai 81 e t queste batterie leggere saranno consegnate alla parte germanica at momento partenza reparti dalla penisola Balcanica oppure distrutte in caso di arrivo di truppe anglo-americane nella zona occu pata d a i reparti /\ lt Terzo:
Riserva comunicare moclalitĂš cessione anni Alt
Quarto: A rtiglie rie costie re con relative dota zioni muniz ioni et ca rri armati saranno consegnati s ubito Alt Quinto:
Au(oblinclo resteranno alle truppe ita lia ne A lt
Sesto:
A utomezzi, motornezzi e t tutti materiali collegamento at fi lo et radio resteranno at truppe italiane Alt
Settimo: Magazzini itali ani reste ranno at completa dis posizione truppe italiane senza nostro obbligo ri forn ire truppe germanic he Alt Ottavo:
Per zone definite cl i radunata delle truppe, comando Gruppo Armate Ca riserva di ordini A lt
1254
Nono:
Dnlinnzia - Una cronaca per la storia (1943-1944)
In attesa dispos izioni particolari di cui paragrafo terzo siano intanto scelti et fissati reparti mortai et artiglierie leggere una et btr. someggiata, una da 75/27 et una da 100/17 per divisione) et s iano date disposizioni per riunire armi eia consegnare ( complete di dotazioni e t parti ricambio senza munizioni nĂŠ quadrupedi) in modo da facilitare operazioni rela tive Alt 09101109 Generale
P IAZZONI
Doc11111emi • A llegati al Capitolo V
12.'i5
D OCUMENTO
N. 4
BANDO COM A NDO MILITA R E DIVISION E ·'SS''
AVVISO
Secondo accordi presi col Comandante de l V I Corpo d'Arma ta italiano, dalle o re 14 dcll'J I sette mbre 1943 l'Esercito tedesco si impegna a ma nte ne re r o rcl inc, la calma e la sicurezza a Ragusa-G ra vosa e pe r la zona che era cl i giurisdiz io ne itali a na .
Le truppe italiane rimangono ne lle zone e nei q uartieri fi ssati nell" accordo comune. Le caserme cd i magazzini italia ni sono guardati dalle t ruppe italiane. Si raccoma nda a lla po polazio ne cli man tene re la ca lma e l'ord ine e di non com mettere né tollerare per nessun motivo sia questo religioso, polit ico o nazionale atti di ostilità contro chicchessia. La co lo nia italiana passa sotto la pro tezione te desca. La sicurezza degli ufficiali, sottufficiali e soldati italian i è garantita da l Comandtl nte tedesco. Chi si lascia a ndare ad eccessi cd a saccheggi sarà impicca to. Copri fuoco fino a l J5. 9. 1943: o re 21. Ques to term ine sa rà modifi cato a seconda de lla co ndotta della popolazione.
Ragusa, 1 1 sette mb re 1943. F.to SCH MIDTHU BER Colo nne llo e Co manda nte cie l Presid io
1256
Dalnwzia - Una cronaca per la swria (1943-1944)
DOCUMENTO N.
5
RADIO-MESSAGGIO DI ANTE PAVELIC
Zagabria, 8 settembre 1943
Popolo Croato! li fa lso alleato aveva imposto al popolo croato, al momento della resurrezione dello Stato Indipendente, accordi e confini in base ai quali una gran parte del la costa adriatica croata era strappata dal corpo della Croazia.
Per due anni e mezzo il popolo croato ha sofferto tale sopruso con il più profondo dolore dell'anima, e part.icolarmentc i croati di tali regioni hanno sofferto i più grandi patimenti per quanto riguarda la libertà, la vita, gli averi. In data odierna lo stesso Governo italiano ha prosciolto col suo agire il popolo e lo Stato croato da ogni impegno derivante dai trattati imposti. Il grande Capo del Reich, Adolfo Hitler, mi ha dichiarato ques ta sera di riconoscere allo Stato Indipendente Croato le staccate terre croate dell'Adriatico. Popolo croato!
In questo storico momento raccogliamoci come un sol uomo intorno alle nostre Forze Armate che, in unione con le alleate Forze Armate tedesche. libereranno le terre croate dell'Adriatico. In questo momento di amore verso la Patria e verso gli sciagurati fratelli che libereremo e abbracceremo, serriamoci tenendo prese nte solamente la fortuna e la libertà del popo lo croato e il nostro Stato Indipendente. Alle Forze Armate croate ho impartito l'ordine di compiere il loro dovere di croati e di soldati.
D0cu111e111i - !\f/egati al Capitolo V
1257
Croati! Date tutti il vostro appoggio all'Esercito croato nel la esecuzione di tale suo storico dovere. Croati del litorale e della Dalmazia che avete abbandonato le vostre case per causa dei soprusi italiani eseguili contro di voi , unitevi alle Forze Armate croate affinché le vostre case divengano nuovamente vostre. Da oggi non esiste più alcun limite per la libertà e la indipendenza della Croazia!
**
•:• ...... •:•
D(l/mazia - Un(I cronaca per la storia (1943- I944j
1258
DOCUMENTO
N. 6
A MEZZO UFFICIALE N. 36415 di prot.
P M. 9, lì 8 sellembre 1943 XXI
SEGRETO - Fono a mano
ECCELLENZA GARIBOLD I ECCELLENZA ROBOITT ECCELLENZA GAMBARA
Comandante 8" Arma ta Comandante 2" Armata Comandante XI C. d'A .
e per conoscenza: COMANDO SUPREMO - MINISTERO GUERRA
I.
TI Comando Supremo allo scopo di creare un organismo a sé stante, capace - in determinate circostanze - di assolvere speciali compiti operativi, habet determinato che, al verificarsi di quanto previsto dalla 'Memoria 44', del 2 settembre, passino at ordini Eccellenza (ìambara: G . U . mobi li (Comandi di C.A., divisioni, reparti di rinforzo) delle Armate in indirizzo, ad esclusione dei C.A. XVIII e XX XV; tutti i rimanenti reparti e comandi dislocati nel territorio ad Est dell a congiungente Tagliamento-But (con le eccezioni di cui al capo II), nonché il territorio stesso. Le G .U. in questione si concentreranno tra Isonzo et meridiano Lubiana, sfruttando fin che possibile la ferrovia (et, se conveniente, la via mare), secondo accordi da prendersi tra 2" Armata e d 8" Armata e t Ecc. Gambara.
II.
Restano devolute a i comandi delle Armate 2" e 8" (nel territorio non cli pertinenn dell 'Ecc. Gambara): d ifesa delle coste e t isole antistanti : in particolare per 8" Armata: coste et isole a sud Tagliamento: per 2" Armata, coste a t sud Buccari et isole at sud Veglia, restando C herso et L ussino sotto giurisdizione Ecc. Gambara:
/)ocumenri • Allegoti al Capitolo V
L259
protezione impianti e com unicazioni. ma ntenimento o.p. et. giurisdizione territoriale in gene re. III. Movimenti delle G .U. di cui al capo I verranno iniziati, come eia tele II/35708 del 5 corrente. Ecc. Gambara habet facol tà cli variarti fin da ora in vista de ll'esigenza in q uestione, e t di indicare at Armata 2" e 8" q uegli a ltri spostamenti e raggruppamenti di forza che si rendessero necessari , sempre in vista esigem'. a sopra detta . Natur a lmente ogni predisposizione dovrà essere presa affinché movim enti non destino allarmi : il che impone cli limitarli at indispensabile et di trovare anche per questi adeguati motivi gi usti fica ti vi. IV Accordi tra comandi in ind irizzo nel caso in cui si rendesse opportuno, per esigenze locali. lasciare inizialmente q ualche reparto mobile at 2;' e 8a Annata, tanto più che concentrame nto tra Isonzo e meridia no Lubiana richie derà un certo tempo. V.
l compiti affida ti at G .U. dipendenti eia Ecc. Gambara, restano inizialmente così stabiliti : e liminare forze ostili in sito e im pedire l'afflusso di nuove: garant ire poss(;!sso Lubiana -Gorizia-Udine et, in particola re dei porti di Fiume e Trieste. Con te forze a t loro disposizione et nei lim iti possibili, i comandi A rmate 2" e 8;' concorrera nno, previa intesa, at assolvimento compiti sopra e nunciati .
VI. In relazione tali compiti, predisporsi at valorizzare at massimo co ncorso forze locali di tutte le tinte. Provvedere nei lim iti possibili a l inq uadramento, a rmamento. ecc., a ttingendo, se del caso, at trasferimenti di forze da altri settori. VII. Pred isporre ana loga me n te, a t favo re G . lJ . d ipenden ti eia Ecc. Gam bara, maggiore possibile concorso aereo delle forze esistenti in zona, provvedendo, se de l caso, at trasferime nti cli forze eia altri setto ri .
Dalmazia - Unt1 cronaca per la s10ria (1943-1944)
1260
VIII. Intendenza 2" A rmata si terrà at disposizione Ecc. Gambara per
quanto habet tratto at esigenze operative G. U. da lui dipendenti. IX. Il Comando dell ' Ecc. Gambara (che assume rà la designazione "Comando G ambara " e che dipend erà dire ttame nte da questo S.M.) si costituisce senz'altro, secondo ordini dati a parte all 'Ecc. stessa.
I Comandi delle Armate 2" et 8" sono pregati venire incontro ai bisogni di personale, materiali d' ufficio, materiali di collegamento, ccc., del nuovo Comando. Per gli ufficiali disposizioni a parte.
X.
Assicurare. ROATTA
P. C. C. Il Generale Addetto Giacomo ZAN USSI
1261
D0cu1nenti - Allegaii al Capiwlo V
DocuM.ENTO
N. 7
COMANDO DIVISIONE FANTERIA 'BERGAMO' ST,'\T O M AG(jl()RE
PROT. N.3/Bi\
P. M. 73, li 28 setu:mhre /943 XX I
ALLO STATO MAGGIORE R. ESERCITO P.M 9 OuGE'ITO:
Relazione sugli anenimenti dal 9 al 25 settembre 1943
Per meglio seguire lo svolgimento degli avvenimenti che interessano il territorio di giurisdizione della divisione di fa nteria 'Bergamo': provincia di Spalato; città di Sebenico; territori della 11 zona: Drnis - Signo Almissa - Makarska - Podgora; isole dalmate di Brazza - Lèsina - Lissa e altre minori, è necessaria la seguente premessa. 1)
La divisione aveva occupato, in passato, oltre che i territori dell'exJugoslavia di cui sopra, anche quelli più interni , come Bugo.jno Livno - G lamoc - Tomislavgrad; vi aveva ostacolato le note bestiali rappresaglie degli ustascia e vi aveva condotta, poi. una lotta strenua contro le formazioni dei ribelli. Si era, così, venuta ad attirare l'odio della quasi totalità della popolazione, sia perché notoriamente partigiana o simpatizzan te, sia perché, nazionalista, com unque contraria agli 'occupatori' . Non mancarono propositi di vendetta di tutti contro il cosiddetto invasore, rimandati a quando la situazione militare lo avesse consentito. Senonché la caclillta del regime fascista aveva modificato questo stato d 'animo, nel senso che mentre si era acuito l'odio verso d i noi degli ustascia e dei croati in genere, sottoposti all 'autorità del governo croato, era scomparso o almeno molto attenuato l'odio verso di noi dei partigiani, i quali vedevano nell' italiano un popolo vinto. ma ormai accomunato nella lotta antifascista. Eloquenti a questo riguardo le insistenti richieste fatte ai Presìdi da parte partigiana di cessione delle anni. in compenso si assicurava la protezione e l'imbarco delle nostre truppe per l'Italia.
Dalmazio - Una cronaca per la .\'!Oria ( 1943-1944)
'1262
Questo stato cli cose non poteva non incidere sulla efficienza combattiva dei nostri reparti, in quanto non potevano questi considernre nemici né i croati , perché alleati. né i partigiani, perché pareva fossero venute meno le ragioni di combatterli dopo la caduta del governo fascista. 2)
La notizia dell'armistizio appresa dalla nota comunicazione radio del Maresciallo Badoglio, suscitò nelle trnppe e nella popolazione del territorio divisionale grande entusiasmo e manifestazioni di sim patia fra partigiani, nazionalisti della città di Spalato e presìdi vari con le nostre truppe. Si arrivò persino ad applaudire all'ammaina bandiera. Tutti ehbero la sensazione che la guerra fosse finita.
3)
Lo Stato Maggiore ciel Comando XVIll C.A. si era trasferito da Spalato a Zara il giorno 3 settembre. lasciando a Spalato i comandi di artiglieria e genio. le direzioni dei servizi al completo e due terzi ciel quartier generale. Questi elementi avrebbero dovuto trasferirsi a Zara in secondo tempo; ma l'incalzare degli avvenimenti lo impedirono. Cosicché nel territorio cli mia giurisdizione, a l mattino dell 'S settembre, si trovavano circa: -
8.000 uomini delle truppe e servizi del X VIII C.A.
- 11.000 uomini della divisione 'Bergamo' -
l.000 uomini di passaggio, raccolti presso il comando tappa cli Spalato del VI C.A. Complessivamente 20.000 uomini circa, d.ei quali 13.000 in Spalato.
4)
Per ordini venuti dallo S.M.R.E. era in corso la cessione ai tedeschi del presidio di Signo (il presidio di Zadvarje e ra stato sgomberato e consegnato il 25 agosto a i croati i qual i si erano lasciati sopraffare dai partigiani il giorno successivo). La sostituzione avrebbe dovuto avvenire gradualmente in due o tre giorni. I tedeschi avrebbero dovuto affluire via mare e poi, a utotrasportati, da Spalato a Signa. Invece essi cominciarono ad affluire a Signo aviotrasportati nel pomeriggio del 7 settembre; mi si disse che i materiali sarebbero affluiti. come previsto, via mare; il giorno successivo gli aviotrasporti furono intensificati.
. Documenti - Allegati al Capiwlo V
1263
Per lo sgombero di Drnis (pure previsto con quello di K nin) non erano stati dati ancora ordini esecutivi; si sapeva solo cbe erano in corso trattative con i tedeschi. 5)
Il mattino del 6 settembre fui chiamato a Zara dall'Ecc. Spigo, per prendere parte ad un rapporto. Furono trattati vari argomenti, preminente quello riguardante il .nostro au eggiamento verso i tedeschi. Fu proibito prendere appunti, ma ricordo benissi mo gli ordini che possono essere cosÏ riassunti : - impedire con ogn i mezzo ai tedeschi di occupare i territori da noi tenuti; - ' mettere fuori i tedeschi' (questa è la frase adoperata) con ogni mezzo e con la massima energia dai campi di aviazione; distruggere gli apparecchi; le insta ll a7ioni e i campi stessi; predisporre specialisti capaci ecc. ecc.; - distruggere depositi di carburanti, magazzini. ecc.; - mettere fuori i reparti tedeschi isolati. Per contro, prendere tutte le contromisure per evitare di essere noi 'tagliati fuori', quindi : - raddoppiare la sorveglianza; - raddoppiare i nostri collegamenti; - predisporre le interruzioni progettate ccc. ecc. Questi provvedimenti avre bbero dovuto andare in vigore con la frase convenzionale : 'Attuazione O.I~ Me moria 44' . L'ordine esecutivo poteva venire: - dal Superesercito; - dal Comando di Armata e di Corpo d 'armata; - o essere attuato d'iniziativa dei Comandanti interessati.
SenonchĂŠ l' attuazĂŹone de lla 'M emoria 44' riceve pe r ordine de l Comando XVIII C.A. due s uccessive moqifichc che la s naturano e la rendono inoperante. Infatti la prima ordina di 'opporsi ai tedeschi ' ma senza spargimento di sangue, la seconda ordi na di 'opporsi con energia', ma senza ricorrere ad atti estremi; il che vo leva d ire, praticamente, cli
1264
Dalma zia · Una cronaca per la storia (1943-1944)
opporsi solo a chiacchiere. Conoscendo il modo brutale di procedere dei tedeschi era facile dedurre quali risultati avremmo potuto conseguire. Ciò premesso, riporto qui di seguito, per la parte che interessa, lo svolgimento cronologico degli avvenimenti quali io ho vissuto dal giorno 9 al 25 settembre.
GIORNO 9 SETTEMBRE Ore 8.50
Il console De Maria, com.te 89' Legione, comunica che una forte colonna ha fo rzato il posto di blocco della stazione e si avvicina a Drnis.
Ore 9.00
Ricevo ordine verbale dal comando XVlll C.A. di ' Attuazione 0.P. Memoria 44'.
Ore 9.05
Ordino al console De Maria di impedire l'occupazione di Drnis ad ogni costo. Il console De Maria mi comunica che la pressione è fortissima.
Ore 9.05
Partigiani Stobrezio vogliono parlamentare. Ordino cli non accettare, per ora, parlamentari.
Ore 9.05
Comando Piazza segnala arrivo Stobrezio di parlamentari partigiani - Invio un ufficiale perché comunichi che per ora non accetto parlamentari.
Ore 9.12
Ordino a Signo che le truppe tedesche in Signo siano rese inoffensive; sia impedito che altre truppe tedesche raggiungano Signo; sia inutilizzato il campo d'aviazione.
Ore 9.15
Ordino al colonnello Biddau, com.te 26° ftr. e del settore di Almissa di non parlamentare con i partigiani , e di opporsi a truppe tedesche che vogliano scendere a Makarska e Podgora.
Ore 9.20
Comunico all 'Ammiraglio Bobbiese, com.te Maridalmazia, di aver avuto ordine dal C.A. attuare la 'Memoria 44'.
Ore 9.35
Il com.te isola di Lèsina mi comunica che il capo partigiano richiede le armi, secondo i termini dell 'armistizio. Rispondo negativamente.
DocumeJl{i - !\/legali al Capilo/o V
1265
Ore 9.35
Il Capo cli Stato Maggiore di Maridalmazia comun ica: «Capo zona partigiani presentatosi aeroporto Divulje invita trattare. Comandante aeropor to ha rifiutato. Il capo zona è sempre nelle vicinanze in allesa eventuali comunicazion i» .
Ore 9.44
Parlo con l'Ecc. Spigo comandante XVIII C.A. al quale dò la situazione: 1° al la richiesta dei capi partigian i di cedere le armi , si è opposto rifiuto. Se occorre risponderemo con le armi : 2° la situazione in Drnis fra Italiani e tedeschi è assai tesa; 3° a Signo tutto è normale.
Ore 9.50
Ordino al com.te aeroporto cli Divulje cli co nsiderare gli aerei tedeschi nemici e di avvertire i capi partigiani di stare tranq uilli e di attendere ordini. Intanto te nere le truppe alla mano.
Ore 10.00 Il colonnello B arbèro, Capo cli S.M. del C.A ., comun ica: «Disporre fermo tedeschi che sono a Signo alt. Sgomberare presidio Sig no, distruggendo quello che no n si p uò portare appresso alt Sgomberare Drnis ripiegando su Scardona Konjevrate a difesa comunicazioni p assaggi s ul Krka et comunicazioni per Sebenico, con particolare riguardo acq uedotto bivio Krka alt Difendere lin ea Stobrezio-Klissa Kozjak. [Se] vogl iono trattare lo possono, purché passino a lle nostre dipendenze».
Ore 10.10 Giunge telescritto dal C.A. - è conferma ordine verbale relativo applicazione ·Memoria 44' - Confermo gli ordini dati a Signo e a Drnis.
Ore 10.12 Chiamo a Drnis il console De Maria; non risponde.
Ore 10.20 Ordino a tutti i settori di iniziare trattative con i partigiani purché vengano alle nostre dipendenze.
Ore 10.25 Ordino al comandante settore Signo: «Confermo ord ine fermo ledeschi a Signo alt Sgombrate presidio ripiegando con tutte forze italiane su Spalato ritirando P.F. [posti fissi n.d.a. J alt Distruggete quanto non trasportabile alt Ritirare anche armi extra-organiche alt Esecuzione immediata alt Accusare ricevuta alt Generale Becuzzi».
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (!943-J944j
Ore 10.30 Ordino al generale Grimaldi , com.te settore di Sebenico: «89" Legione deve ripiegare per Scardona et Konjevra te su Sebenico difesa passaggi sul Krka et comunicazion i su Sebenico con particolare riguardo presa acqua per Sebenico alt Assumi comando zona et cerca comunicare Legione Drnis che deve distruggere quello che non può portare alt Notizie ogni ora a lt Accettare cooperazione partigiani , se vogliono combattere con noi contro i tedeschi; non farli entrare in Sebenico; per ora tenerli dove si trovano et comunicami loro pensiero alt Generale Becuzzi». Ore 10.47 O rdino al colonnello Biclclau, com.te 26° ftr. e settore cli Alrnissa, di ritirare presidio Dugi Rat lasciando soli croati. Gli comunico di iniziare trattative per cooperazione coi partigiani, senza modificare loro dislocazione. Riceverà poi ordini . Ore 10.45
Alla presenza del generale Pelligra, ispettore protezione ferrovie, ordino al colonnello Marchini , com.te 2° rgt. app . cavalleria, cli ritirare i posti P.F. contemporaneamente al presidio di Signo; quelli della li nea cli Perkovié eia Drnis su Perkovié; informo che è accettata la cooperazione coi partigiani solo se passano alle nostre dipendenze.
Ore 10.55
Parla i] colonnello Destino, com.te 25° l'lr. e del settore cli Signo. Spera e ntro sera cli essere a Spalato, ricuperando tutto.
Ore 11.00 Il generale Grimaldi informa di aver dato comunicazione alla 89" Legione cli ripiegare. Mi informa che due colonne tedesche sono presso Drnis. Il com.te tedesco ha chiesto al console De Maria di entrare in Drnis entro le ore 12. Ore .I 1.05 Ordino al generale Cigala, comandante la Piazza di Spalato, di disarmare il personale tedesco cli scorta ad una nave romena in porto a Spalato; di piantonare il consolalo tedesco ed infine lo metto al corrente della situazione. Ore 11.15 Il capo cetnico, maggiore Papasovié [recLe: Pavasovié], già in
collegamento con l'Eccellenza, mi chiede notizie sulla situazione: può mettere a disposizione 2000 cctnici, ma chiede armi .
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Ore 17.20 Oriento Lutti i miei comandanti in relazione agli avvenimenti; la divisione difenderà la linea : Stobrezio-Klissa-Kozj akPrgomet-Perkov ié-Ko njevrate-Scardona-Krka. Ore 17.28
Chiamo il capo di S.M. del C.A. colonnello Barbèro, chiedo se vi sono ordini per lo sgombero dei presìdi di Almissa-Podgora e Makarska, e ricevo l'autorizzazione dì ritirarli. Ricevo anche ordine di ritirare i presìdi itali ani e le batterie mobili dalle isole; rimarranno in posto solo le batterie in postazione fissa. Riferisco che i cetnici cli Spalato vogliono le armi per passare a nostra disposizione. Sono circa 2000. Darò tutte le armi disponibili, anche quelle italiane. Stiamo prendendo contatto con i partigiani a condizione che passino ai nostri ordini.
Ore 12.00 Il te nente Azzardi del co mando presidio di Signo, eia un posto telefonico cli fortuna , informa che le truppe tedesche hanno occupato il comando e stanno disarmando qualche caposaldo esterno. Ore 12.25 Lo stesso tenente comunica che il colonnello Destino, e.te del 25° ft r. e settore di Signo, è piantonato in ufficio; io Signo sono 500 tedeschi e 1000 ustascia ed il III/15° croato. li 25° ftr. che si trova ruori Signo in operazioni è riuscito a sfuggire. Le batterie sono state bloccate, così le truppe dei capisald i. Le notizie c he gi ungono sono date frammentariame n te. Confermo l' ordine ai capisaldi di Signo di aprirsi la strada con le armi e ripiegare s u Spalato. Ore 12.45 Trasmetto a.I comando del C.A ., a mezzo ponte radio, la situazione: «Interrotte com unicazioni con Signo-Drni~ et Almissa alt Notizie fra mmentarie giu nte da Signo danno seguente situazione: 1000 ustascia, 700 croati et circa 500 tedeschi hanno bloccato truppe nostre dei capisaldi et ferma to colonnello Destino sempre con scopo disarmo alt Ho confermato ordine aprirsi strada ad ogni costo et rip iega re s u Spalato alt. Dubito che ordine possa essere eseguito non avendo possibilità di comunicare almeno con comandante di btg. alt Da Drnis non abbiamo notizie perché le comunicazioni sono interrotte alt Però quel comandante ha ricevuto ordine dal comandante il settore di Sebenico di ripiegare alt». Ore 14.03 - Comu nico al generale C igala, comandante la p iazza di Spalato, la situazione genera le . Ordino cli costituire con i
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militari partenti in licenza e quelli di scorta ai treni alcune cp. armate da impiegare eventualmente per l'ordine pubblico della Piazza. Ore 14.45
Giunge notizia da Signo che sul campo vi sono 22 aerei germanici.
Ore 15.00
Ricevo notizia dal e.te il 4° bers., colonnello Verdi, che i soldati di Clissa sono così disorientati che spareranno in aria in caso di combattimento. Ordino al colonnello Verdi di andare a Clissa per vedere di cosa si tratta e di agire energicamente.
Ore 15.01
Telefono a Clissa. Parlo col cap. D'Atri, comandante del presidio, gli intimo la resistenza in posto; lo incoraggio, lo esorto e lo minaccio. Se vi sono partigiani li adoperi per la difesa esterna di Clissa, sempre fuori delle nostre linee.
Ore 15.10
Chiedo all'Ammiraglio la ricognizione aerea sull a rotabile Spalato-Dicmo-Signo. L'Ammiraglio aderisce.
Ore 15.15
Giungono due colombi da Knin senza messaggio e senza astuccio (giunti ore 14.50).
Ore 15.40 Il colonnello Destino telefona da Signa che è chiuso nel comando e soverchiato; i soldati vengono disarmati dai tedeschi e dagli ustascia. Ore 15.45
L'Ammiraglio Bobbiese parla nel mio ufficio al colonne llo Barbèro, capo cli S.M. del C.A. chiedendo disposizioni superiori per l'invio a Zara delle unità eccedenti a Sebenico, che sta per essere investita, e Spalato di cui si prevede l' investimento. Il colonnello Barbèro richiede l'invio a Zara cli una torpediniera. L'Ammiraglio richiede ordini per se e per me essendo la situazione molto critica. Parlo anche io col colonnello Barbèro il quale modifica l'ordine dato alle 11.28 nel senso che dobbiamo ritirare le sole artigl ierie mobi li . Rimangono in posto i presìdi delle isole così come sono; le batterie ricuperate devono essere impiegate sul fronte conlinentale. Per Lissa ordina cli ritirare la cp. di finanza. Lo informo che è in corso il ritiro dei presìdi costieri col seguente ordine di precedenza: Dugi Rat-Almissa-Makarska-Podgora.
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Gli comunico la situazione di Signo e le notizie date dal colonnello Destino. C hiedo ordini precisi per Spalato. Ore 16.00 Confermo a t utti l'ordine di resistere ad oltranza in posto. Ore 16.04 Il generale Cigala telefona al mio capo di Stato Maggiore che i capi partigiani, con numerose truppe, sono disposti a combattere a nostro fianco. Invito il generale Cigala di venire eia me per concretare le modalità dell 'incontro. Ore 16.45 Giunge dal C.A. il telescritto con l'ordine cli ritirare le batterie mobili delle isole e distruggere i pezzi in postazione fissa e di assumere lo schieramento previsto per le teste cli ponte di Spalato e di Sebenico. Mi si autorizza ad armare i cetnici . Ore 16.55 li colonnello Barbèro ciel C.A. mi ordina di: - comunicare all'Ammiraglio che l' Armata ha autorizzato di mandare a Zara (o oltre) le unità esuberanti; - trasmetterà ordini quando li avrà circa la distruzione degli impianti portuali di Spalato. Ore 17.15 Il questore di Spalato mi informa che per le ore 19 si progetta una dimostrazione, alla quale parteciperebbero rappresentanti dei partigiani. cetnici e macekiani. Proibisco la manifestazione. Se vogliono parlamentare vengano al mio comando. Dispongo pattugliamenti, carri ed autoblinde per la città per assicurare l'ordine pubblico. Ore 17. I 5 Il comandante del presidio di Lissa comunica che i partigiani hanno chiesto di parlamentare. Il coma ndante ciel settore cli Traì:J gli confermerà il nostro assenso. Ore 17.25
Il generale Grimaldi mi comunica: - a Sebenico non si ha la sensazione che i tedeschi vogliano entrare in cillà; - che per errore aveva dato ordine al btg. cli Pergomet cli ri piegare su Sebenico. Dispongo: perché il btg. venga a Spalato; - cli assumere lo schieramento fronte a terra della testa di ponte con le truppe a sua disposizione , assicurando l'acquedotto cli Sebenico: - di prendere accordi con i partigiani schierandoli a difesa di Se benico; - chiedo notizie per le ore 20 sulla situazione delle
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truppe e se sarà stato possibile ritirare i posti di PF tra Perkovié e Sebenico. Ore 17.37 Il generale Cigala mi informa che due capi partigiani chiedono cli essere ricevuti armati . Autorizzo . Ore 17.55
Il colonnello Barbèro del C.A. mi telefona per chiedere notizie sui contatti presi con i capi partigiani. Gli comunico che sono tuttora in corso.
Ore 18.00 Ho un colloquio con i capi cetoici di Spalato; si stabilisce la costituzione e l'armamento di un btg. di 500 uomini che sarà dislocato a Castel Yitturi e che coopererà con noi. Ore 18.ZO
Il presidio cli Makarska comunica che è b loccato (70 italiani da 700 ustascia) e chiede rinforzi. Gli r ispondo che domani sarà provveduto allo sblocco del presidio.
Ore 18.30
Ricevo la Co.mmissione partigiana con la q uale si stabiliscono le prime basi di collaborazione. Per intanto i partigiani conservano la loro dislocazione. Domani, 10, verranno a conferire con me il dott. Ivo Ribar, memb ro de l Comando Sup r emo d e ll'Esercito Liberatore, e Vicko Krstulovié, comandante della IV zona operativa (Dalmazia) per gli accordi del caso.
Ore 18.50
Il presidio di Perkovié assicura di avere iniziato il movime nto di ripiegamento su Sebenico.
Ore 18.25 Il colonnello Barbèro, capo di S.M. ciel C.A . conferma l'appl icazione della 'Memoria 44' ma senza spargimento d i sangue; ordina di mandare un btg. a Sebenico; ma gli rispondo che non ho btg. disponibili. Ore 19.05
Metto al corrente l'Ammiraglio sui contatti avuti con i partigiani e gli comun ico la varian le ne ll 'applicazione della 'Memoria 44' (senza spargimento di sangue).
Ore 19.10 Invio un ufficiale del mio comando ad A lmissa per ritiro di q uel presidio via mare. Ore 19.45
11 generale Grimaldi chiama al telefono il capo di S.M . della
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divisione per avere conferma dell'ordine avuto direttamente dal colonnell o Barbèro, cioè di fare opposizione ai tedeschi, ma senza spargimento di sangue. Confermo. Ore 20.00 Chiedo di parlare con l'Ecc.za , o con il capo cl i S.M. del C.A .. Vi e n e a l telefono il maggiore Ro bbio , capo u fficio Operazioni. L o faccio parlare col mio capo di S.M. che pone le seguenti domande:
- Il generale Becuzzi vuol sapere come è possibile impedire l'occupazione cli Spalato e cli Sebenico senza fare uso delle armi? I tedeschi occuperanno certamente le due città. - Come si verrà a trovare con cetn ici e partigiani ai quali ha promesso il suo concorso per impedi re l'occupazione di Spalato e Sebenico? - Il maggiore Robbio dichiara di aver ben capito e darà la risposta dopo aver riferito all'Eccellenza. Ore 20. 15
Ricevo il comandante la compagnia granatieri rient rata da Dugi Rat via mare con t utti i materiali ed armi e lo elogio. G IORNO 10 SETTD,!BRE
Ore 2. /5
Rientrano a Spalato via mare le truppe ciel presidio di Almissa (il comando 26° ftr. un btg. e due batterie) . Elogio il colonnello Bidclau.
Ore 3.00
Il btg. bersaglieri da Pergomet rientra a Castel Vecchio. Elogio il comi.te di btg.
Ore 8.30
Comunico atrEcc.za il comandante ciel C.A. ciel rientro dei presidi cli Dugi Rat, Almissa e Pergomet. Per Makarska invio un aereo in ricognizione. D ecido la liberazione de i detenuti po litici, sotto la mia responsabilità , dato che il Presidente ciel Tribunal e di Sebenico si oppone, e questo per fre nare la popolazione in fermento.
Ore 8.45
Richiedo ali' Ammiraglio un aereo in ricognizione della zona Sebenico-Scardona .
Ore 8.50
La popolazione di Spalato inscena una d imostrazione per sol-
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lecitare la liberazione dei detenuti poli tici. Ordino che siano messi in libertà prima di mezzogiorno, e che la notizia sia comunicata ai dimostranti. Ore 9.05
Parlo col colonnello Verdi, com.te settore Salona. Confermo l'ordine che i partigiani armati non entrino in Spalato; .se i tedeschi si avvicinano alle nostre linee far capire loro le nostre possibilità di resistenza per indurli a desistere dal loro intento.
Ore 9.15
Parlo a mezzo ponte radio col generale Grimalcli, com.te il settore di Sebenico. - Confermo che i partigiani devono dipendere da lui e rim anere al di fuori delle li nee; cerchi di mettere i partigiani tra noi e i tedeschi. - Confermo l'ordine di resistenza senza spargimento di sangue; si rappresentino ai tedeschi le nostre possibilità cli difesa: molti uomini e molti cannoni.
Ore 9.20
Il comando del C.A . non vuol essere chiamato al telefono; se mai chiameranno loro.
Ore 9.30
Chiamo l'Ecc. il Prefetto per sapere se ha chiesto a Roma ordini circa lo sgombero della popolazione civile. 11 Prefetto ritarda di 12 ore la partenza del telegramma.
Ore 9.43
Ricevo i capi cetnici per collaborazione: il pope Urukalo e il colonnello Papasovié [Pavasoviél, Mi chiedono un locale per la riunione dei cetnici presso il ginnasio reale e l'armamento dei cetnici cli Spalato per evitare vendette pe rsonali. Faccio distribuire 500 fucili 1891 al btg. cetnico più gavette e tascapani.
Ore 10.30 Ricevo il D irettore della Banca di Spalato che mi chiede un mezzo per il trasferimento dei depositi esistenti in banca , alcune centinaia di milioni. Ore 10.35
Chiedo al comando Maridalmazia di far trasportare il danaro da Spalato a Zara su piroscafo militare - con una corta di 12 impiegati di banca - con lo stesso mezzo che deve trasportare il Quartier generale del C.A ..
Documemi • Allegmi al Capi1olo V
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Ore 10.40
li generale C igala ann unzia che fra poco arriveranno i capi partigiani . Intercettato il radiogramma del e.te il presidio croato cli Makarska, magg. Kuraja, in cui è detto che se gli italiani bombarderanno Makarska saranno uccisi tutti gli italiani bloccati nell'accantonamento.
Ore 10.46
Chiedo a Maridalmazia cli restituire ai partigiani le barche per la pesca. Lo informo sul la s ituazione elci presìcli cl i Makarska e cli Podgora.
Ore 17.02 Telefono ali' Ecc.za il Prefetto perchè organizzi lo sgombero della popolazione civi le; lo informo elci trasporto del denaro e dei 12 rappresentanti le varie banche. Ore I!. IO
Ve ngono ricevuti i capi partigiani: Krstulovié Vicko, comandante delle IV zona operativa; dottor Ribar Ivo, membro del Comando Supremo de ll' Esercito di liberaz ione .Jugos lava; alcuni commissari politici. Espongo lo s viluppo degli avvenimento e chiedo loro la situazione e la rorza d i cui dispongono. Comunico loro i termini per la collaborazione: le nostre truppe avre bbero assicurato il possesso dei nostri presìdi, mentre le loro avrebbero dovuto operare all'esterno, passando pe rò ai nostri ordini. Mi rispondono che per il punto primo ritenevano la cosa possibile, ma per il secondo la cosa non sembrava attuabile. Per parte mia mi riservavo di chiedere l'approvazione di quanto progettato al Comando ciel
C.A.. Ore 14.00 Pa rto per Zara in idrovo lante per riferire all'Ecc.za Spigo sulle trattative con i partigiani. Appena ammarrato a Zara mi si avvicina un motoscafo ed il personale cli bordo m i comunica che i tedeschi hanno occupato Zara. Vedo un centinaio cli barche, motoscafi, velieri e due piroscafi che si allontanano verso le isole. Riesco a sfuggire ad un apparecchio tedesco: decolJo. arri vo a Spalato e metto al corrente l'A mmiraglio cli quanto è accaduto. Ore 16.35
Mi giunge comunicazione da l com ando C.A. a mezzo de l Capo ufficio Operazion i maggiore Robbio. di far partire subito e prima d i ser a le navi da guerra , i mercantili e g li idrovolanti e la popolaòonc civile per Brindisi o Bari: comandi militari e le truppe debbono restare in posto.
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Dalmazia· Una cronaca per la s1oria (1943 -1944)
Ore 16.37 Comunico l'ordine all'Ammiraglio. Ore 16.38
Parlo con il comando del C.A. Mi si conferma l'ordine di cui sopra. Desidero sapere se il comando C.A. rimane a Zara. Mi si risponde affermativamente e mi si precisa che la partenza della popolazione non deve ritardare quella delle navi. Evidentemente l'ordine è ineseguibile.
Ore 16.40 Parlo con l'Ammiraglio e gli comunico gli ordini del comando del C.A .. Ore 16.5 1 Parlo con l'Ecc.za il Prefetto e lo metto a l corrente de lla situazione di Zara e dell'ordine de l C.A. circa la partenza.
La popolazione civile può imbarca re, nei limiti delle possibilità; con l'occasione saranno fatti partire i 12 funzionari de lle banche, con il denaro. Ore 17.08 Ricevo il generale Policardi e gli dò ordine per alcune interruzioni spec ie intorn o a Cl issa. Co munico col colonnello Ve rdi che preavvisi Grlo che non si preoccupi se udirà degli scoppi. Ordino di mandare via tutte le bandiere dei reggimenti, con la piccola scorta. Ore 17.15
Ordino a tutti i comandi. aeroporto di Divulje compreso, alle truppe e servizi di rimanere in posto.
Ore 17.45 Comunico al colonnello Verdi che le bandiere andranno su ll a torpediniera 'Giovannini'. Ore 17.46 Ricevo l'Ecc.za il Prefetto e il Questore per informarli sulla s ituazione e prendere accordi circa la partenza della popolazione civile (circa 1500 posti) . Ore 18.00 Sei apparecchi tedeschi sorvolano la città e bombardano i piroscafi in porto. Il e.te del presidio di Clissa comu11ica che i tedeschi chiedono l'intervento della nostra artiglieri a contro i partigiani che circondano il Castello. Non rispondo. Ore 18.20 G iunge dal comando del XVIIl C.A. a mezzo ponte rad io il seguente fonogramma urgentissimo: "N .1 23 - Oggi 1O sono stati presi i seguenti accordi tra questo Comando et Comando 11 4° divisione 'lager'. I comandi in indirizzo vi si attengano:
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1) XVIll C.A. consegna in Zara et territorio sua giurisdizione tutte le armi, approvvigionamenti, aerei, stazioni radio, telefoni , piroscafi ecc. al comando tedesco. 2) La truppa rimane fino a nuovo ordine nelle caserme e sarà rifornita a cura del Comando italiano. 3) Agli ufficiali itali ani è concesso l'armamento della pistola sulla parola ciel comandan te E cc. Umberto Spigo. 4) Le autorità politiche continuino le loro normali funzioni. 5) l CC.RR e gli agenti di P.S. continueranno a prestare servizio cli ordine pubblico. 6) Per la città di Zara il coprifuoco comincia alle ore 20 e termina alle ore 6. Resta invariato per Spalato e Sebenico alt". Di tale ordine comunicato dal capo ufficio operazioni del XVIII C.A. maggiore Robbio, al mio capo di S.M. fu chiesta conferma con esplicita dichiarazione se esso doveva essere applicato anche per Spalato e Sebenico. Il maggiore Robbio con fermò che l'ordine era stato ben capito e che doveva avere integrale a pplicazione anche per Spalato e Sebenico. Ore 22.00
Informo il comando partigiano che il Comando ciel C.A. non ha approvato gli accordi presi e si riserva ulteriori istruzioni. Questa riserva !'aggiunsi per guadagnare tempo.
GIORNO li SETTEMBRE I partigiani minacciano i reparti isolati dei servizi ciel C.A. per aver la consegna delle armi, e qualche reparto isolato viene infatti disarmato. Chiedo di parlare con il dott. Ribar, addetto allo Stato Maggiore de ll'esercito liberatore, per ripre ndere le trattative, ma egli mi fa dire che non può muoversi perchè impegnato in operazioni. Il colonnel lo Verdi mi comunica che parecchie migliaia cli cittadini cli Spalato in unione ai partigiani insistono e minacciano per avere le armi. Ripeto che ho chiesto un colloquio con i capi per fissare le modalità relaLive. Invio un ufficiale a Salona per ripetere a voce quanto sopra. ma i
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943- 1944)
partigi ani disarmano l'ufficiale. Verso sera riunisco nel mio ufficio i generali e i colonnelli comandanti di Corpo rappresento la situazione. La totalità chiede che siano attuate le clausole dell'armistizio, perchè la massa degli ufficiali e soldati non sparerà un colpo di fucile né contro i tedeschi, né contro i partigiani, tant'è la confusione mentale per gli ordini e i contro ordini avuli in pochi giorni e nella slessa giornata. Il colonnello Biddau mi comunica che i partigiani insislono nel chiedere le armi. Ripeto quello che ho detto al colonne llo Verdi e cioè che inviti i partigiani ad attendere le decisioni, perchè l'operazione venga fatta ordinatamente.
GIORNO 12 SETTEMBRE Da tutti gli e lementi in mio possesso mi apparve chiaro che le truppe si sarebbero lasciate disar mare piuttosto che combattere, e decido perciò cli trattare con i partigiani per l'applicazione cli quello che mi era noto nelle clausole dell'armistizio. Ciò significava, del resto, il ritorno al progetto originario, cioè cli collaborazione con i partigiani, considerati quali alleati degli anglo-russi-americani . Invio pertanto un ufficiale per prendere contatto con il dottor Ribar, membro dello Stato Maggiore dell'esercito cli liberazione jugoslava. per addivenire ad un accorcio in quel senso. Ricevo da lui la lettera che allego. Poiché la teppa di Spalato aveva cominciato ad abbandonarsi a saccheggi ed altri atti che non potevo tollerare fra i quali il disarmo di parecchi ufficiali, chiedo l'intervento del vice comandante partigiano della zona di Spalato, dott. Mile [MiliéJ, rendendogli anche noto che avevo chiesto cli trattare con il comando partigiano per un accordo cli carattere generale. Nel pomeriggio ricevo il vice-comandante della IV zona operativa, Mil ié, col quale stabilisco l'accordo che allego.
GIORNO 13 SETTEMBRE 1 reparti raccolgono le anni nei rispettivi alloggiamenti; le armi vengono ritirate dai partigiani; vengono presi invece alla spicciolata autovetture ed automezz.i vari.
Documenti . Allegali al Capilo/o V
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A lle ore 20 giunge nel mio ufficio il dott. Ribar che mi me tte al corre nte della situazione e mi assicura di farm i prendere contatto con la Missione inglese presso il Comando Supremo partigiano. Si scusa con me e con gli ufficiali per gli abusi perpetrati dalla teppa e promette di restituire le pistole tolte ad alcuni ufficiali.
GIOR N O 14 SETTEMBRE Mi reco dal Vescovo di Spalato e lo prego di rivolgere un appello al Vaticano per l'invio cli mezzi navali per il rimpatrio dei 1500 civili italiani della città. li generale Policarcli, comandante del genio ciel C.A. ed il comandante A lbrizio del comando mi litare marittimo della Dalmazia, inviati da mc al comando partigiano, stabiliscono le modalità per la partenza, via mare. di una prima al iquota della popolazione italia na: ma i piroscafi parte sono stati bombardati dai tedeschi , i rimanenti sono senza eq uipaggi. per cui la partenza è sospesa.
GIORNO 15 SETTEMBRE Il maggiore di marina Donati e un suo ufficiale mi riferiscono di essere stati arrestati perchè imputati di aver fatto delle segna lazioni lum inose durante la notte . L'acc usa risulta infondata e la comunico a l Comando partigiano che dispone per la loro liberazione. TI Comando partigiiano, per assicurare l'ordine in città. intende d i concentrare tutte le truppe itali ane nell a zo na cli Spimit e Ca ppuccini . Rap prese nto che non è prude nte farlo ccl ottengo che rimangano dove sono. Faccio divulgare l'ordine a mezzo manifesti affissi in città, che tulli i militari devono rientrare ai propri reparti. Verso le ore 23 il dott. R ibar viene nel 1nio ufficio e mi me tte al corrente della situazione. Mi informa che i reparti italiani delle isole di Brazza e q ue lli del presidio di Traù sono stati imbarcati su i motovelie ri diretti in Italia e fissa per l'indomani un mio abboccamento con un rappresentante della Missione militare inglese.
GIORNO 16 SE1'TEJ\!!BR E Prendo contatto con il capitano Burke, capo dell a Missione militare inglese per la Dalmazia, al quale prospetto la s ituazione quale è venuta a
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Dalmazic1 - Una cronaca per la s1oria (1943-[944)
determinarsi in seguito agli ultimi avvenimenti e gli rappresento la necessità di: a) far provvedere all'alimentazione delle truppe italiane e della popolazione civile italiana; b) far trasportare, nel più breve tempo possibile, in Italia quello che della divisione e delle truppe e servizi del C.A. non è passato e non passerà volontariamente ai partigiani (13.000 uomini ci.rea) per le seguenti ragioni: togliere le truppe italiane da una situazione difficile, che potrebbe diventare insostenibile; alleggerire il compito del comando partigiano, il quale si troverà certamente in difficoltà per il vettovagliamento; non correre l'alea ch e le truppe italiane possano cadere nelle mani dei tedeschi; - ricostituire, se possibile, una divisione efficiente in Italia ; c) perfezionare le clausole d'armistizio con la partecipazione della missione anglo-americana al completo. li capitano Burke trova giuste tutte le richieste e vi. aderisce radiotelegrafando al suo comando al Cairo.
Circa quanto detto al precedente comma c) appone la sua firma all'atto già esistente atto che sarà perfezionato il giorno 17 p. v.. G IORNO 17 SETTEMBRE Presso il comando partigiano in Castelvitturi ha luogo la riunione per il perfezionamento degli accordi dì cui all'allegato n.2. Vi partecipano, oltre al sottoscritto, il generale Costantino [Koca l Popovié, rappresentante ciel comando supremo dell'esercito di liberazione nazionale jugoslava; il maggiore Gugl ielmo D eakin, capo della Missione inglese; il capitano J.E . Burke, capo della Missione inglese per la Dalmazia; il dott. Ivo Ribar, delegato del comando supremo dell'esercito di liberazione jugoslava; il capitano M.O. Benson, rappresentante americano presso la Missione militare inglese. Viene redatto un atto completivo. fPer il testo vedi allegato n. 13]
Documenti - /1/legati al Capitolo \I
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li capitano di fregata Albrizio, del comando militare marittimo della Dalmazia , su mio invito, dà al capo della missione inglese cognizione delle zone subacquee minate lungo la costa dalmata, e spiega quale dovrebbe essere la condotta di navigazione del caso di arrivo di unità navali. Con i capi partigiani si conviene, che in serata, si sarebbe imbarcato a Spalato per il rimpatrio il primo contingente di truppe italiane. Richiedo ed ottengo che siano inviati telegrammi al capo del Governo italiano ed al comando inglese, per confermare la gravità della situazione in cui si trovano le truppe italiane.
li capo della Missione inglese, maggiore Deakin , mi consegna, brevimano, la lettera a me diretta sin dal 9 settembre e che avrebbe voluto portarmi il 10 settembre , se non ne fosse stato impedito dalla situazione militare.
GIORNO 18 SETTEMBR E l reparti so no ormai completamente riordinati ed inquadrati. La distribuzione dei viveri, con razione ridotta a circa metà della normale, si effettua abbastanza rego larme nte. Il morale della truppa è discre to, perchè tutti sperano oramai nel rimpatrio. A sera imbarcano su quattro motovelieri che partono per l'Italia 704 militari.
GIORNO 19 SETTEMBR E Tengo rapporto ai colonnelli comandanti cli corpo ed agli ufficiali superiori capi servizi e capi ufficio. Argomenti trattati ; libertà lasciata alle truppe di arruolarsi come volontarie con i partigiani: accordo stipulato con la Missione militare inglese; turni cli partenza . Alle ore 12 circa, bombardieri tedeschi, soliti a sorvolare ogni giorno pacificamente il cielo degli accantonamenti a meno di 200 metri, sganciano numerose bombe e spezzoni nelle zone cli Spinut e Cappuccini occu-
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Dalmazia · Una cronaca per la storia (/943- /944)
pare dalle nostre truppe mentre stanno consumando il rancio. Successivamente, dopo azione cli mitragliamento, lanciano manifestini invitanti 'i camerati della Bergamo' ad andare incontro alle loro truppe spiegando bandiera bianca. Perdite subite: 205 morti e 300 feriti circa. Vi sono ancora però molti cadaveri carbonizzati nelle baracche incendiate. Mi reco nelle zone colpite per constatare le vittime e i danni e, successivamente, al comando partigiano per incontrarmi con la Missione inglese, alla quale richiedo cli sollecitare al mio governo ed al comando inglese l'invio di mezzi, compresa una nave ospedale, pcl rimpatrio delle truppe, viveri, e nel caso cli ritardo una azione di ritorsione su Zagabria. Nella riunione viene anche studiata la possibilità cli decentrare le truppe nelle isole, ma si oppongono ragioni di vettovagliamento e di rifornimento acqua. Unica soluzione rimane perciò il diradamento delle truppe di Spinut e Cappuccini nell a zona di monte Mariano. Mi reco a Firule per ordinare anche là il decentramento della truppa in caso di incursioni aeree. GIORNO 20 SETTEMBRE Vado a visitare gli ospedali: mi interesso dello stato dei feriti e ordino che siano raccolti i Caduti ancora giacenti nelle zone di Spinut e Cappuccini. Ispeziono la zona di Firule. GIORNO 21 SETTEMBRE
Mi reco dal Vescovo di Spalato il quale mi consegna un pro-memoria per il comando partigiano col quale richiede che non siano presi provvedimenti a carico degli italiani. Aerei tedeschi mitragliano automezzi nelle vicinanze della zona Firule. senza causare perdite umane. Non avendo ricevuto ancora risposta dal mio Governo mi reco alla Missione inglese presso il comando partigiano per far ripetere i radiogrammi al Governo Badoglio e chiedo di conoscere se i natanti già partiti da Spalato per l'Italia sono oppure no giunti a destinazione. II Comando partigiano mi informa che di quattro motovelieri partiti da Traù con le truppe di quel presidio, un è stato fatto dirottare verso nord dai tedeschi, mentre gli altri tre sono riusciti a .sfuggire e a sbarcare le truppe sulle coste di Pescara, dove le truppe si sono disperse per la
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campagna, per sfuggire all a cattura, dato che quella località era presidiata dai tedeschi. Ispeziono il presidio di Castelvecchio: mi interesso presso il comando partigiano perchè la truppa era rimasta un giorno senza pane.
GIORNO 22 SETTEMBRE Il comando partigiano dirama il proclama diretto alle forze armate italiane, a commento della brutale azione tedesca. Mi reco nella zona di M. Mariano e trovo le truppe molto depresse in conseguenza del subito bombardamento. Alle ore 17 tengo rapporto agli ufficiali della zona cli Firule ed alle 18 a quel li de lla zona di Spinut e Cappuccini. Mi interesso presso il comando partigiano per il provved itore degl i studi di Spalato arrestato per motivo politico, ma trovo resistenza data la gravità degli addebiti che gli si fanno . Come disposizione di carattere generale mi si assicura che nel dubbio non procederanno contro gli imputati; ma in casi cli comprovate mall"atte, daranno corso alla gi ustizia. Dalla direzione del giornale di Spalato faccio smentire la notizia pubblicata a carico del comando Marina Dalmazia, al quale si fa addebito di aver portato a Zara e consegnate ai tedeschi le navi eia guerra italiane. Verso le ore 19 un aereo italiano lancia tre messaggi, che cadono in zona di Monte Mariano, messaggi che vengono rinvenuti solo al mattino s uccessivo. L' Intendente del comando partigiano mi informa che la notte sul 23 alle ore 2 potrà partire un piroscafo con un carico di circa 300 uomini. La partenza viene però rimandata al matti no successivo, per ragioni tecniche.
GIORNO 23 SETTEMBRE Ore 9.00
Viene nel mio ufficio il comandante partigiano della Piazza di Spalato, Aracié, e il suo commissario politico. per porlarmi uno dei tre messaggi lanciati dall'aereo ilaliano la sera precedente sulla città. Prendo accordi circa le moda li tà di sbarco dei viveri ed imbarco le truppe.
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Mi reco al comando superiore pa1tigiano per conferire con la missione inglese e con il dott. Ribar, che trovo alquanto titubanti, pensano che il messaggio sia falso e che le navi che verranno siano tedesche. Un radiogramma dal Cairo tranquillizza i convenuti e si autorizza l'imbarco di 3000 italiani. Ore 16.00 Parlo ai vari comandanti precisando i reparti da imbarcare, la loro successione, le modalità di afflusso ecc.. Ore 20.00 Giunge a Spalato il convoglio costituito dai seguenti piroscafi: Borsini (con viveri), Corfù, Diocleziano, Ston, Risagno; Persagno (con viveri) scortati dalla R. 1òrpediniera Aretusa e dalla R. Corvetta Chimera. Scaricati i viveri sono stati imbarcati: sul piroscafo
Borsini Persagno Corfù Diocleziano Risagno
550 160 300 1770 160
uomini
" "
2940 L'equipaggio del piroscafo Ston si è rifiutato di partire perchè del compartimento marittimo di Ragusa. I capi partigiani hanno aderito a questa decisione. Le operazioni di imbarco predisposte in modo da svolgersi con tutta sollecitudine, si sono effettuate invece con lentezza perchè il comando partigiano ha voluto controll are, con i suoi organi di polizia, uomo per uomo. Ore 23.00 Mi trasferisco a bordo della R. Torpedin iera Aretusa dopo avere lasciato il comando delle truppe restanti al generale di brigata Pelligra. Il generale Cigala Fulgosi, comandante della piazza militare italiana di Spalato, mi comunica che il vice comandante della Piazza partigiana di Spalato dott. M ilo [Milié], non farà partire il convoglio se non avrà assicurazione che con il prossimo saranno rimpatriati i croati internati in Italia. Rispondo che su questo convoglio non potevano essere
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imbarcati croali, perchè esso si era formato a Brindisi ed il suo comandante non poteva sapere degli accordi presi a Spalato tra me, il comando di Maridalmazia ed il comando partigiano per il rimpatrio in questione. A parte che il rimpatrio avrebbe dovuto avvenire, come d'accordo con i motovelieri tuttora in viaggio cli ritorno, il tenente Bajkod, del comando partigiano cli collegamento con il comando inglese di Brindi.si, non aveva fatto alcuna comunicazione , né aveva avanzato nessuna rich iesta in merito. Prometto, però, di inviare con il prossimo convogl io i croati che si trovassero internati nella zona occupata dalle truppe alleate. GIORNO 24 SETTEMBRE Ore 3.20
Il convoglio parte, con rotta di sicurezza.
Ore 7.00
Giunto all 'altezza delle isole cli Lissa e di Busi il convoglio viene attaccato da una squadriglia di 8 Slukas. Preso cli mira è specialmente il piroscafo Diocleziano di maggiore stazza, che viene colpito con qualche bomba. La pronta reazione di fuoco della scorta induce i bombardieri ad allontanarsi, dopo aver lanciato a vuoto il resto delle bombe. Molti militari, presi dal panico, si gettano in acqua e vengono poi tratti in salvo dalla corvetta Chimera. Non ho ancora dati esatti sulle perdite subite, ma ritengo che siano lievi. Per ora si lamentano 40 morti e 50 feriti gravi . A bordo del Piroscafo Diocleziano si è sviluppato un principio di incendio e perciò viene portato ad incagl iarsi sulla costa dell 'isola Busi.
Ore 8.55
JI convoglio viene sorvolato, da notevole altezza, da un aereo ricognitore.
Ore <J.15
Il convoglio viene nuovamente attaccato da 15 Stukas i quali prendono di mira specialmente la torpediniera Aretusa . Molte bombe cadono vicino alla nave, ma senza conseguen za. Pochi feriti non gravi a bordo del piroscafo Borsini, ove una bomba penetra in una cabina, senza esplodere.
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GTORNO 25 SETTEMBRE Ore 2.00
Il convoglio, meno il piroscafo Diocleziano rimasto incagliato nell'isola Busi, entra ne l porto di Bari.
Ore 7.00
S i iniziano le operazioni di sbarco.
Ore 9.00
Mi reco al comando Marina di Bari per il recupero dei militar i r imas ti ne ll'isola di Busi. É s ta to concordato l' invio cli motovelieri per la notte sul 26.
Ore 16.30
M i reco a Brindisi e n1i presento all 'Ecc. Roatta, capo di Stato Maggiore de l R. Eserci to.
RIASSUMENDO 1°) Il cambiamento di governo avvenuto in Italia era slato accolto da lle truppe con grande si mpatia, perchè avevano intravisto la possibi lità di una rapida conclusione della pace. L'opera svolta dagli ufficiali (io stesso mi recai in tutti i presidi di qualche importanza per spiegare che il cambiamento di governo non significava la pace, ma la continuazione della guerra per far fronte agli impegn i presi) riuscì a calmare gli animi, non certo a fortificarli perchè, ne lla nostra particolare situazione, sembrò venisse a mancare lo scopo della guerra sino allora combattuta in Dalmazia; guerra com battuta contro i partigiani che, notoriamente, lottavano contro il fascismo. 2°) La 'Memoria O.P. 44' era stata resa pr atica mente inoperante - come ho già precisato - dalle modifiche sopraggiunte su bito dopo che ne era stala ordinata l'applicazione. 3°) Quando il comando del C.A., a mezzo ciel capo ufficio operazioni. maggiore in se rvizio cli S.M ., Robbio , d iramò l' ordine dell'Ecc . Spigo di consegnarmi con la mia divisione ai tedeschi questi si trovavano: davanti Se ben ico con un migliaio cli uomini autotrasportati mi pare da Drnis; a Drnis, dove sono due btg., avevano circondato, isolandoli, i 600 uomini de.Ila 89· legione;
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a Signo, con u n htg. av iotraspo r ta t o che a veva blocca lo il comando del Settore, c. con l'aiuto cli 1000 ustascia e ciel IU/ 15° htg. croato. aveva iniziato il disarm o de i piccoli prc.sidi de lle opere fo rtificate; c le menti de l I btg. del 25 ftr. , che trovavansi fuori a Signo per una operazione cli rastrellamento, erano riusciti a s f'uggire e stavano per rientrare a Spalato: a Clissa, 6 km. a nord cli Spalato, un btg. tedesco SS·presentatosi con ba ndiera bianca, aveva chiesto la resa cli quel presidio ten uto eia una cp. e d una batteria, ma il co mand ante del presidi o aveva rifi utato di arrendersi. In tanto reparti partigiani attaccavano i tedesch i, i qua li s i asserragliava no ne l caste llo, dove era no rimasti anche nostri e le menti; a Dugi Rat un btg. domohrani marc iava verso A lmissa, per da re man forte ai pochi ustascia ivi presenti: - a Makarska, oltre 700 ustascia, s tavano disarma ndo il nostro piccolo presidio di una compagnia men o un p loto ne: - a Poclgora . le compagnie ustascia aveva no circondato la compagnia ital iana che occupava Poclgora s uperiore. Questo o rdine mi lasciò perplesso. Feci chiedere conf'e rma dal mio capo cli Stato Maggiore e si ebbe da llo stesso Maggiore Robbio.
A mezzo ponte radio parlai personalmente con il genera le Grimalcli comandante cie l settore Sebenico, il quale aveva av uto uguale ord in e direttame nte da l Co rpo d ' Armata, qualche minuto prima cli mc. In un pri mo mome nto pensai c he tale ordine potesse essere conseg ue nza dello sviluppo de lla situazione politico-mil itare (non adopera re le arm i contro i tedeschi) ne l senso che la G e rmania avesse appr ovato l'arm istizio ed otte nulo a suo vantaggio la consegna dei territori e delle armi esistenti ne lla Dalmazia. E bbi la possibilità d i telefonare a l Capo di Stato Maggiore de l VI
C.A. colonnello Cigliana, il q uale, tra l'altro, mi disse che i te deschi avevano lasciato loro le armi e si e rano limitati ad occupare le opere fortifi cate. P ur tuttavia l'ordine del Corpo cl ' Armala e ra in pieno contrasto con gli ordini precedenti e soprattutto non riuscivo a comprendere pe rchè fosse stato esteso a Sebe nico e Spalato, dove la situazione era be n diversa eia q ue lla cli Zara. Decis i perciò di non eseguirlo.
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Così: - non andai incontro ai tedeschi di Clissa, come essi pretendevano sotto minaccia di distruggere Spalato, bombardandola; - non consegnai, dico non, un fuci le ai tedeschi. 4°) I capi partigiani pienamente compresi dalle condizioni morali delle nostre truppe, mi dichiararono in modo esplicito che: i nostri soldati non avrebbero combattuto contro di loro, ma nemmeno contro i tedeschi; una forma di collaborazione diretta sarebbe stata per loro un peso anziché un vantaggio, perchè il nostro soldato non e ra adatto al tipo di guerra condotta dai partigiani; non tenevano affatto al possesso di Spalato e che se vi fossero entrati i tedeschi, li avrebbero circondati e isolati, come avevano l'atto per Sebenico, Drnis, Signo ecc. la forma di collaborazione più gradita era quel.la di cedere l'armamento e il materiale di guerra, perchè disponevano di oltre 15.000 uomini disarmati. E affermavano che questo rientrava nei termini dell'armistizio; così fu diramato per radio dal governo inglese e confermato, per iscritto, dal capo della missione anglo-americana presso il comando Superiore dell'Esercito nazionale liberatore della Jugoslavia; avrebbero accolto molto favorevolmente nostri militari tra le loro file, ma solo sotto forma di volontari, preferibilmente specialisti (artiglieri , genieri, ecc.). E in quest'ordine d' idee ho agito, considerando il solo conveniente, data la situazione nella quale si trovavano le mie truppe. Circa 1500 uomini, con parecchi ufficiali, anche superiori, prevalentemente dei distretti di Fiume, Zara e Trieste, sono passati volontariamente ai partigiani, ove si sono costituiti btg. italian i distinti col nome di 'Garibaldi', ' Libertà' ecc., vestiti delle nostre uniformi, con il distintivo tricolore sopra il taschino sinistro della giubba e conse rvando il saluto regolamentare. Per la verità de bbo soggiungere che, prima di imbarcarmi, i capi partigiani mi hanno comunicato che parecchi volontari erano rientrati ai reparti, Questo dà una chiara idea di quello che sia lo spirito volontaristi-
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co delle nostre truppe in questo particolare momento politico-militare. Degli accordi presi; del disarruo della divisione; della necessità del suo urgente rimpatrio ; delle difficoltà incontrate per il s uo vettovagli ame nto; del bombardamento e delle gravi perdite subite ho dato notizia per radio, con quattro telegrammi diretti al Governo del Maresciallo Badoglio, tramite la missione anglo-americana; altri elementi sono stati inviati da quest'ultima a l comando inglese al Cairo, a conferma della situazione difficile in cui si dibattevano le truppe italiane in Spalato. In defin itiva la cess ione delle armi e dei materiali , in quelle condizioni particolari in cui mi sono venuto a trovare costituisce, a mio parere, il pi ù valido contributo che la divisione ·Bergamo' potesse dare alla lotta contro la G ermania.
IL GEN E RALE COMANDANTE D ELLA DIVIS IONE FANTERIA ·BERGAMO'
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DOCUMENTO N.
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COMANDO AEREO lN CROAZIA Br. B. Nr. 243/43 g. Kdos.
ORD1NEN . 1 APPO(ìCìlO ALLE FORZE DELL'ESERCITO DURANTE L ' OCCUPAZIONE DELLA COSTA ADRIATICA
l 0)
Il maresciallo Badoglio ha dichiarato la resa incondizionata delle Forze armate italiane e si è impegnato a combattere a fianco degli Alleati contro chiunque porti le armi contro l' Italia. L'l 1• Armata italiana [Grecia n.d.a.] ha deposto e consegnato le anni pesanti, si è dichiarata d'accordo per la consegna delle armi leggere, ed ha dichiarato di non voler comba!.lere, in ogni caso, contro i tedeschi. L' atteggiamento delle truppe dislocate lungo la costa adriatica non è ancora chiaro (Comando 2' Armata corazzata). li Governo del Reich tedesco ha assegnato alla Croazia la costa dalmata ed ha assicurato l'autonomia alla Croazia, a l Montenegro ed all ' Albania.
Bisogna prevedere la possibilità di una resistenza armata da parte degli italiani, ed anche di un aumento delle azioni partigiane. Questa realtà non deve, in alcun caso, indebolire l'energia e l'azio ne. Al contrario, bisogna dare addosso agli italiani senza riguardo per la loro superiorità numerica. 2°) La 2" Armata corazzata assume immediatamente il comando su tutto il territorio croa to, serbo, montenegrino, a lba nese e , dopo aver disarmato le fo rze combattenti italiane, occuperà i capisaldi più importanti sulla costa, e si difenderà da un even tuale sbarco nemico.
2" Armata corazzata: a) Con il III Corpo corazzato SS occuperà la zona Karlovac-Ogulin.
Documenti - Allegati al Capitolo V
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b) Con il XV Corpo occuperà e difenderà il tratto Zara-Sebenico (114" divisione di fanteria), ed il tratto Spa lato-Ragusa-Gruda (divisione SS 'Pri nz Eugen'). c) Con il XX I Corpo d'armata si spingerà nella zona CattaroScutari (.118" cli visione 'Jager'), occuperà e difenderà la costa.
cl) Il LXIX reggimento difenderà la zona Sava-Drava-Danubio. 3°) Al Comando dell'aviazione croata è stato ordinato di mettere a disposizione i suoi gruppi e cli tenersi pronto ad operare con il 151° Stukas , assegnato alla 2" Armata corazzata.
È necessario spezzare ogni resistenza con azioni fulminee portate s ui punti strategici più importanti, per dare la possibilità alle truppe terrestri di spingersi velocemente verso la costa. 4°) Formazioni: Squadriglia da ricognizione croata: a Lucko (con sezione a Butimir). Squadriglia eia combattimento ciel Sud-Est: a Banja Luka. 15 del 53° gruppo da combattimento: a Gorica. 1 squadriglia di Stukas da ricognizione del 151°: a Zara-Naclino. l: a Mostar. J stormo: a Butimir.
I necessari spostame nti, con buone cond izioni atmosferiche, vanno fatti immediatamente; richiedere al Coma ndo aereo (Ib i) necessari mezzi di trasporto per lo spostamento ciel personale a terra. 5°) Comando operazioni: Rettifica per il Comando aviazione croato nr. 589/43 del 19.9. "L'impiego delle formazioni avrà luogo su richiesta dei Corpi, tramite il Comando aviazione croato, in modo eia assicurare in ogni momento l'intervento sul punto determinato''. Squadriglia da combattimento del Sud - Est: con il XV Corpo d'armata. Squadriglia Stukas a Zara: con la 114" divisione. Squadriglia Stukas a Mostar: con la divisione SS 'Prinz Eugen ' . Stormo Stukas a Sarajevo: con la 369" divisione fanteria . Sezione di ricognizione Butirnir: con la d ivisione SS 'Prinz E ugen ' e
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Dalmazia - Una cronaca per la s1oria (1943-1944)
con la 369" divisione di fanteria. 6°) Gli ufficiali di collegamento saranno distaccati presso: la 2" Armata corazzata; il XV Corpo d'annata. 7°) La scuola paracadutisti 3 è a disposizione con la 2" compagnia, come riserva della 2" Armata corazzata. Impiego delle due compagnie solamente su accordo con il Comando aereo de.I Sud-Est. 8°) Trasmissione notizie: vedere le disposizioni particolari per la trasmissione delle notizie. 9°) L'organizzazione per le informazioni tattiche sarà effettuata secondo le disposizioni del Comando aviazione croato la. nr. 95 2/43, segreto, del 6.5.43 e del Comando aviazione croata le. nr. 198/43, segreto, del 27.8.43. Si sottolinea l'importanza del funzionamen to delle comunicazioni. In modo particolare bisogna far conoscere immediatamente tutti gli spostamenti autonomi delle formazioni al Comando aviazione croato a Zagabria.
Firmato nella bozza Magg. Gen. ERDMANN
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DOCUMENTO
N. 9
GRUPPO TEISSL
Alla 774" divisione './AGER' 0GGETro:
Comando del XVHJ Corpo d'armata italiano
Il 10.9.43 sono stati trovati nella sede ciel Comando del XVIII Corpo d'armata italiano a Zara, volantini già stampati e le loro matrici. Da esse si deduce che il XVII I Corpo d'armata voleva fraternizzare con i banditi per combattere contro l'esercito tedesco. Dapprima mi venne negato che i volantini fossero delle Forze armate italiane. Le indagini hanno rivelato, senza ombra di dubbio, che i volantini erano stati stampati su richiesta del XVIII Corpo d'armata nella tipografia del Giornale di Dalmazia a Zara, il 9. 9.43. E ' statn trovata la copia della fattura. · Ho q uindi invitato da me il comandante ciel XVIII Corpo d'armata, e il B .9.43 gli ho posto nuovamente la domanda se conoscesse tali volantini. Questa volta, egli ha ammesso tutto, richiamandosi ad un ordine della 2" [Armata]. Sembra che i volantini non siano stati diffusi. E ' sicuro però che, il giorno 9 o 10 settembre 1943, due capi partigiani siano stati al Comando della divisione 'Zara'. Le sentinelle salutarono con il pugno chiuso. Secondo il mio punto di vista la divisione 'Zara' è fortemente infiltrata da elementi comunisti. Per esempio il colonnel lo Nani non ha lasciato andare a Zara le sue truppe, disarmate eia noi presso Kistanje, poiché le ritiene fortemente comuniste. Egli non le vuole più radunare. Il colonne!Jo è stato trasferito a Zara con i suoi 1500 uomini il 13. 9.43 insieme al III btg. del 741 " reggimento ' Cacciatori'. Ho pregato, con un telex del 13.9. di fare prigioniero il gen. Robotti a Sussak, poiché egli è pienamente responsabile cli questi volantini partigiani. In allegato, un rapporto del comandante del distaccamento delle SS Fedelmann, che ha svolto l'inchiesta. Magg. TEISSL
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DOCUMENTO N. lO
RELAZIONE DELLA PROFF.SA MARIA PASQUINELLI SU ALCUNI FAITl AVVENUTI A SPALATO DOPO L'ARMISTIZ IO
CON PARTICOLARE RfGUARDO A Q U ELLI DELLA SCUOLA
La sera dell'8 settembre, alle ore 20.30, la radio trasmise a Spalato la notizia dell'armistizio. L'indomani fu indetta dai partigiani - per le 19 una grande manifestazione sulla Riva. L'esercito nostro, intervenuto per tener ordine, fraternizzò coi rossi: sotto gli occhi degli ufficiali superiori, le donne e la ragazzaglia partigiana si arrampicarono sui nostr.i carri armati appiccandovi stracci rossi, infilando fazzoletti dello stesso colore nelle giubbe dei militari e scambiando con essi baci ed abbracci. Alla cerimonia del nostro ultimo ammaina bandiera, i comunisti croati fecero seguire l'alza bandiera di un vessillo rosso e cli uno inglese. Nella stessa serata, dalle finestre aperte , furono lanciati nella mensa insegnanti bastoncini a cui era no legati nastri rossi. L'indomani - venerdì 10 - il Provveditore Soglian convocò per le 11 tutti i capi istituto ai quali diede ordine di bruciare nel pomeriggio gli archivi segreti e di ritirare le casse scolastiche. Poi - alle 14 circa - il Provveditore si recò alla mensa ove moltissimi insegnanti lo attendevano. Disse di aver fatto la sera precedente - per ordine superiore - un'ispezione in tutta la città, la cui situazione gli era apparsa grave. Ci tenne poi a ricordarci quanto già tutti sapevamo: egli non era affauo responsabile della triste sorte alla quale avremmo potuto trovarci esposti; dall'agosto (non ricordo esattamente in che data) aveva fatto presente all'Ufficio Speciale di Roma quali pericoli ci minacciavano e chiesto - fra l'altro - il rimpatrio immediato delle donne. L'Ufficio Speciale, in risposta, aveva telegrafato che gli insegnanti d'ambo i sessi avrebbero dovuto trovarsi in sede per gli esami di riparazione. Soglian poi c' invitò a non disperare: nonostante le difficoltà, egli avrebbe fatto cli tutto per ottenere il nostro rimpatrio nel modo più sicuro possibile. Prevedendo che molti - chissà dopo quante peripezie - avrebbero potuto raggiungere la famiglia, ci disse di aver disposto affinché, come nei casi d'emergenza, ricevessimo l'anticipo degli stipendi e delle indennità di missione per i mesi cli ottobre e settem bre. Concluse incitandoci a tenerci pronti per la partenza augurando a ciascuno di noi tutto il bene che augurava alla sua famiglia e ringraziandoci dell'attività svolta in Dalmazia, nella sua terra che - con par-
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ticolare strazio - egli avrebbe abbandonato per u lti mo. Nel pomeriggio - verso le 18 - si diffuse fra gli italiani di Spalato la notizia che si sarebbe pani ti nella nottata per la penisola. Passando - alle 19 circa - dalla Banca d'Italia, vidi adu nati parecchi insegnanti davanti al portone chiuso; seppi da loro che gli impiegati del Provveditorato, avendo lavorato ininterrottamente tutta la giornata, erano riusciti a consegnare tutti i nostri mandati e che il Direttore della Banca - dopo aver liquidato il doppio sti pendio a qualche collega - aveva sospeso i pagamenti e dichiarati chiusi i conti. Al calar della sera molti ita li a ni si affollarono con i loro bagagli al porto; circa alle 21 giunse un contrordin e: la partenza era rimandata all'indomani. A chi - incredulo - s'indugiava sulla Riva , Cu imposto di ritirarsi sotto minaccia cli far sparare i cannoni. Ma a mezzanotte, l'ammiraglio Bobbiese con alcuni ufficiali s uperiori e con il figlio - nominato eia poche ore ufficiale di bandiera - salpò alla volta della Penisola s ulla nave lfliria , vuota. li sabato, 11 settembre, mi trovavo per le 8 a far la coda di fronte alla Banca d' Italia, quando vidi degli aerei volteggiare s ulle nostre teste e - ad un centinaio cli metri - scendere delle bombe. Facemmo appena a tempo gettarci a terra. Il bombardame nto - che colpì fra l'altro due piroscafi destinati alla nostra partenza - durò mezz' ora. Il D irettore della Ba nca fece chiudere gli sportelli e - nonostante le suppliche dei presenti non permise agli impiegati di riaprirgli in tutto il resto della ,nattinata. Il sabato pomeriggio e la domenica la Banca fu tenuta chiusa. In seguito i suoi 15 milioni furono consegnati ai partigiani e noi dovemmo lottare con la miseria.
Nel pomeriggio de llo stesso giorno cominciò la vergognosa resa delle nostre a rmi ai partigia ni: per le pu bbliche strade fu offerto il costante spettacolo cli ufficiali e soldati che consegnavano le rivoltelle ed i cinturoni, i fucili, spesso pure le divise, a ragazzacci e donnacce inermi. La città restò tosto priva di quals iasi comando e la popolazione si a bbandonò al saccheggio: il bagagliaio del porto - ove e rano depositati i bauli e le valigie degli ita li ani - f'u pure preso d'assalto. Molti insegnanti, in attesa de lla sospirata partenza, si concentrarono nella Scuola della cx-Lega Culturale Italiana, sede della mensa; vi convennero anche vari capi isti tuto i quali avevano dovuto abbandonare gli appartamenti annessi agi i edifici scolastici.
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Il Provveditore Soglian, dopo aver tentato invano tutta la giornata di combinare qualcosa per il nostro imbarco stava, al tramonto, per lasciare la Lega, forse per recarsi a riposare nel suo appartamento. Alcuni insegnanti, mentre scendeva le scale, gl i chiesero: "Ve ne andate, signor Provveditore?" - "Perché, vi è utile la mia presenza? ", rispose. "Sì, sì", ribatterono quelli. "Vicino a voi ci sentiamo più sicuri" "Davvero", insisté. E ad una nuova risposta affermativa, decise: "Ebbene, resterò con voi. Ma ad un patto: se qualcuno chiedesse di me, badate bene che io non ci sono. D'accordo? " - "Ma allora, come vi chiameremo?", domandarono ancora. "Gigi ", propose una voce. Soglian rise cordiale ed esclamò: "E vada per G igi ". Indi risalì le scale. Da quell'istante il nostro Superiore si sacrificò per noi. Nella nottata - mentre in tutte le aule e nei corridoi gli insegnanti stesi per terra riposavano - sentii Soglian uscire dalla direzione ove se ne stava con Luginbuhl [Preside del Ginnasio maschile-n.d.aj. Lo raggiunsi; si mise di sentinella alla finestra del pianerottolo ciel solaio, da cui si vede vano salire al cielo, accompagnati da continui fragorosi scoppi, le fiamme della Questura e del Comune minati dai rossi. Il Provveditore non stava bene; ciononostante - con a fianco Luginbuhl - restò varie ore al suo posto di osservazione, sempre con l'orecchio teso per intendere dai discorsi della gente che, carica di pesi, transitava per le vie, se si trattava di saccheggio a depositi pubblici o cli assal t o a case d'italiani. Quando fu ce rto che ci si limitava al primo, m 'inviò ad avvertire tutti i colleghi di non fare rumore sino al mattino inoltrato per non suscitare nei croati il sospetto che nella nostra scuola, essendoci un concentramento d 'insegnanti, ci fosse anche un ammasso cli viveri. (E dire che avevamo riserve sufficienti si e no per due giorni !). Era l'alba quando Soglian e L uginbuhl rientrarono in direzione ove, come tutti gli altri, si stesero sul pavimento. La domenica 12 settembre trascorse sotto continui bombardamenli tedeschi, tra la ricerca sempre più affannosa cli meni di trasporto, anche di fortuna, e tentativi di procurare viveri per la massa. Va in proposito segnalata la prof.ssa Ledvinka [Rosy] la quale, fermata eia un furioso partigiano perchè con una collega portava una cassetta di mele - presa con il permesso cli un altro rosso - da un barcone, Io seguì e parlamentò con lui sino a convincerlo della sua innocen1.,a e a restituire la chiave della mensa sequestrata. A mezzogiorno un ufficiale della Caserma Roma - che non si' era ancora arresa ai partigiani - venne a garantire che almeno loro si sarebbero occupati della nostra sorte. Per l'e nnesima volta si diffuse la notizia
Documenti - Allegati al Capitolo V
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della nostra partenza e immediatamente moltissimi italiani spalatini (rimasti senza capi militari e· civili) si riversarono alla "Lega" per aggregarsi agli insegnanti. Eravamo tanti che di notte alcuni dovettero dormire all'esterno della cancell ata della scuola, richiamando naturalmente l'attenzione dei rossi. La mattina seguente lunedì 13 settembre, ne irruppero nel nostro rifugio una ventina i quali, imposta la consegna delle armi (qualcuno possedeva la rivoltella), procedettero alla perquisizione delle persone e dei bagagli, dai quali sottrassero quanto più loro aggradiva. Finito il bottino se ne andarono, lasciando però due dei loro di guardia sul nostro portone. Cominciammo allora ad avere l'impressione d 'essere in completa balia dei rossi. Manifesti affissi sulle pubbliche vie invitavano la popolazione a denunciare i fascisti; su tutti i muri apparvero le scritte: "Morte al fascismo" - "Viva il comunismo" - "Viva Stalin". Per le strade non si vedano circolare che croati partigiani d'ambo i sessi e di tutte le età nelle nostre divise grigioverdi, con la stella rossa sul berretto, o soldati italiani semisvestiti e sbandati. Dei nostri 18.000 ar mati, più nessuno ne era rimasto a Spalato: la maggioranza, secondo l'ordine del gen. Becuzzi, aveva ceduto - e nel modo su esposto - le armi alla plebaglia rossa, ritirandosi poi sul Monte Mariano; una minoranza, fra cui il col. Veneranda alla testa dei suoi carabinieri, aveva preferito andare a combattere coi partigiani per contenere l'avanzata tedesca. In conclusione, a parte lo scempio fatto dell'onore d'Italia, la protezione accordata dall'esercito ai 1500 italiani civili di Spalato, fu la seguente: armare in città i loro nemici più acerrimi, o combattere per lasciare a questi tutto il tempo di compiere le proprie vendette. La sera del 13 settembre - vista che la speranza di partire diveniva sempre più fallace - molti italiani spalatini e insegnati lasciarono la Scuola della Lega. Rimanemmo in una ventina circa. Verso le 22 mi coricai in un'aula del primo piano con altre cinque colleghe. I due partigiani di guardia vennero ad augurarci la buona notte. Dopo un'oretta, udimmo scrosciare, dai rubinetti aperti della cucina, l'acq ua. Essendone stati privi per varie ore a causa dei bombardamenti, scendemmo per farne provvista - in tre: la sig.ra Bendinelli, la sig.na Lettis ed io; si unì a noi la sig.ra Caretto che dormiva col marito al pianterreno. Trovammo in cucina tre partigiani; i due suddetti, più un capo. Dissero di aver ricevuto l'ordine di interrogarci e ch iesero a tutte le generalità. Indi ci trattennero nell'atrio, mentre il capo saliva al primo piano per continuare le sue indagini.
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Dalmazia · Una cronaca per la s1oria (1943-/944)
Restammo a pianterreno circa una mezz'ora; ad un tratto udimmo giungere dal piano superiore dei lamenti, tosto· repressi. Li attribuimmo ad una col lega sofferente perchè in istato di avanzata gravidanza; invano pregammo di lasciarci risalire. A un tratto, uno dei due partigiani (quello che ci aveva ten uto a bada parlandoci dell'indomi to valore delle donne slave e della vigliaccheria delle italiane), affacciatosi al portone spalancato della scuola e visto chissà quale fantasma, lanciò arditamente una bomba a mano. Poi si precipitò su per le scale urlando: "Capo! Capo!". Dopo alcuni minuti - troppi mi parvero dato il fragoroso allarme - questi comparve col viso bestiale particolarmente feroce e dietro a lui vidi scendere Soglian, Luginbuhl e tutti gli insegnanti svegliati cli soprassalto. Ultima, pallida e atterrita, comparve la N.N.. Mi passò vicina sussurandomi: "Ci ammazzeranno tutti ". Poi la vidi anelare dalla Sig.ra Bendinelli e abbracciarla piangendo. Ci fermammo tutte nell'atrio fino a che il capo partigiano - annunciando scomparso ogni pericolo - invitò a tornare nelle aule chi era stato interrogato. Ma tosto cambiò parere e aggiunge: "'Tutti possono andarsene, fuorché questa signorina! " La prescelta ero io. Ribattei: "Ma a me le generalità le avete già chieste". "Non importa" - rispose - "Ancora bisogno di te" . Mi avv icinai piano piano a Soglian e gli chiesi: "Perché?". li Provveditore dapprima pensò che volesse intervistarmi sul conto suo e di Luginbuhl e mi raccomandò di non svelare chi erano. Decisi cli non fiatare , a qualunque costo. Tutti se ne anelarono; ma Soglian non si decideva a lasciarmi: mi parve preoccupato e gli sussurrai: "Sono tranquilla. Potete risalire voi pure". "Siete proprio tranquilla?" - mi domandò con affetto pa terno. Confermai. S'avviò allora lentamente verso le scale, ma - saliti pochi gradini - ridiscese e si rivolse in croato al capo par tigiano. Mi spiegò in seguito che, venutogli in un secondo momento il dubbio della sorte che m'aspettava, si era offerto di rimanere con mc per farmi eia interprete. Gli fu risposto cortesemente che non era necessario si disturbasse. Restai pertanto sola . Il capo mi disse: "Sali con questo (il cupo partigiano di guardia che a differenza del loquace compagno non aveva mai pronunciato sillaba) lui ti farà delle domande". Lo seguii. Entrò nell'unica aula vuota del primo piano, alla destra della direzione. Si sedette nell' ultimo banco della fila d i mezzo e posò il fucile su llo scrittoio; cominciò poi a rivolgermi varie domande, ingegnandosi a scrivere le risposte. Riporto testualmente il dialogo.
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"Come chiamare?" - "Maria Pasquinellì ''. ''Cosa fare?" - "La proressoressa". "Dove?" - "Al Ginnasio Reale Femminile". ''Dove stare di casa?" " In Via Martinis March i 2". "Quanti anni avere?" - ''Trenta". "Sposata?" "No". "Fidanzata? " - "No". - "Avere qui a Spalato famiglia?" - " No"."Avere qui vicino fratelli e cugini? " - " No".- "Essere stata fascista?" - ''Sì " - "Ah, questo brutto, brutto ..." Indi, dopo qualche attimo di silenzio, cli punto in bi anco: "Fare con me un poco amore'?".- " No'' . risposi fer missima e ribelle come non mai in tutta questa mia vita fatta di ribellione . E solo all ora, con infinita amarezza, intuii la tragedia toccata alla povera N.N.
[.. .Omissis.. . - Riporta il battibecco con il partigiano] Dopo aver tentato, invano di potermi afferrare - che ad ogni s uo passo verso di mc io mi scostavo di tre e ad ogni s uo invito rispondevo invariabilmente come sopra - ad un tratto si volse. a ndò a riprendersi il fucil e, si mise in fondo all'aula e mi mirò. Lo sentii s tuzzicare il grilletto. Non lo avevo ancora preso sul serio e non lo presi nemmeno allora. Pensai però che - nella sua ignoranza d 'armi - il partigiano avrebbe proprio potuto lasciarsi sfuggire il colpo fatale. Mi vidi la morte da un passo, ma sentii che era preferibile mille volte all'onta cli un vile amplesso e. convinta, fissando con le braccia conser te il mio nemico, esclamai più forte: " Ammazzami!". Si spa lancò cli colpo la porta, su cui sostarono auoniti gli altri d ue partigiani. Approfittando de ll' attimo cli stupore, allraversai l'aula e mi r ivolsi - quasi a un protettore - al capo dice ndo: ''Anziché interrogarmi costui vuole che io faccia l'amore per forza. Ma non sa che le donne italiane fanno all'amore soltanto q uando vogliono bene". E così infi lai decisa l'uscio da cui i due rossi - ancora interdetti - s i scostarono per lasciarmi passare. Tosto, però. si ripreseto, e lutti e tre mi circondarono in un angolo del corridoio. Li fissa i sdegnosa e dissi: "Siete in tre. Ammazzatemi " .- " Fai piano ", s ussurrò il capo preoccupatissimo. Certa ormai d 'aver vinta la partita: "No, ammazzatemi, ammazzatemi! " ripetei strafottente. Allora il capo, accennando il compagno, sentenziò: " Questo un poco scemo . Non dire niente a nessuno". Senza degnarli di una parola, voltai loro le spalle e tornai presso le mie colleghe alle quali narrai subito l'accaduto ( la Bendinelli aveva sentito le mie ultime esclamazioni). Nel coricarmi mi avvidi della povera N.N. che era in uno stato d'angoscia indicibile. " Mi minacciò con la rivoltella alla tempia " - ge meva - "Pensai alla mia mamma, di cui sono l' unica figlia , che non m' avrebbe rivista mai più e non voll i ciarle questo dolore
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943-1944)
... L'ho fatto per la mia mamma .... ". " Povera cara ragazza! - pensai - "Ha ceduto anche perché è più buona di me ... ". Cercai di consolarla, ma finii con l'essere invasa dal suo terrore. Temevo che da un momento all'altro i tre partigiani, per coprire le loro malefatte, ci portassero via. All'alba suonò l'allarme: mi precipitai nella camera del Provveditore e gli narrai l'accaduto. I rossi erano scomparsi: Soglian, con infinita delicatezza, venne a rincuorare la povera N.N .. La mattina successiva - 14 settembre - il Provveditore mi ordinò di andarmi a nascondere prima che il partigiano deluso potesse giuocarmi altri tiri. Abbandonai a malincuore la Lega ove incombeva il pericolo soprattutto sul capo di alcuni superiori ( come mi sentivo loro devota io ch ' ero sempre stata tanto indisciplinata); fortunatamente non trovai posto dove m'avevano indirizzata e tornai a scuola . Vi giunsi proprio mentre du e rossi e una partigiana rovistavano ogni angolo in cerca del prof. Cristofolini. Trovatolo, lo condussero via. La sig.na Carbonetti - segretaria particolare di Soglian - corse il pericolo di essere a sua volta arrestata perché, per vedere dove portavano il povero professore, coraggiosamente lo seguì fino alla sede del comando partigiano. Dopo alcune ore egli fu trasferito alle carceri giudiziarie di San Rocco. Mi disse di aver trovato grande conforto leggendo sul frontone della porta interna della prigione tre versi danteschi: "Temer si dee sole quelle cose - ch'anno potenza di far altrui male - de l'alt.re no, che non son paurose" . Pensò anche che se l'avessero ucciso, alla sua anima immortale non avrebbero potuto minimamente nuocere e si sentì forte contro ogni pericolo materiale. Senza aver subìto interrogatorio, fu rilasciato la mattina ciel 20 settembre. Dopo l'arresto di Cristofolini, Soglian ordinò al preside Luginbuhl (di cui l'arrestato era vice-preside), al preside Fiameni e al professor Posar di andarsi a rifugiare su Monte Mariano tra i nostri militari. l i primo - indossata la divisa d' ufficiale che aveva seco perché richiamato e il preside Caretto furono dal cappellano ten. Amantini presentati al gen. Cigala Fulgosi perché li tenesse nascosti nell'accampamento e li imbarcasse poi per la Penisola con i soldati che ogni notte partivano. Il generale non vole assumersi tale responsabilità. Miglfor sorte toccò invece al preside Fiameni e al prof. Posar che poterono star nascosti vari giorni tra i militari, fra i quali si erano confusi senza il consenso degli ufficiali superiori.
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La stessa mattina il Provveditore fece chiamare don Merlo, titolare da 8 anni della Chiesa italiana di S. Spirito, e lo mandò ad avvertire Sua Ecc. Mons Vescovo delle violenze della notte ed a pregarlo di intercedere presso il Comando partigiano per la partenza immediata delle donne e dei bambini. Il nostro imbarco fu fissato per la prossima notte; don Merlo diede convegno ai partenti per le 15 a S. Spirito. Così la Chiesa italiana divenne il nuovo punto cli concentramento, in cui si riversarono anche tutti gli insegnanti atterriti dai fatti successi alla Lega. (Approfittarono dell'abbandono di quella nostra scuola i rossi, che vi stabilirono una succursale del loro Comando). Come cli consueto i partigiani non mantennero la loro promessa e il progetto della partenza fallì. Allora l'ottimo sacerdote italiano mise a disposizione degli infelici connazionali (dei quali fu sempre, nonostante la malferma salute, valido intercessore presso i vari governi succedutisi, nonché amoroso padre) tutto il suo appartamento, il coro, la sacrestia e perfino la Chiesa italiana dalla quale tolse il Santissimo. Per intere settimane dormimmo nei vari locali , per terra. La mattina del 15 settembre, quando feci la solita capatina dalla mia padrona di casa, la trovai atterrita: un partigiano era stato a cercare una mia fotografia per arrestarmi. La poverina, che mi voleva un mondo cli bene, mi scongiurò cli rifugiarmi presso una sua sorella. Rùnasi alquanto scossa e perplessa. Poi - pensando alle terribili minacce gravanti su chi nascondeva italiani indiziati (perfino alle suore era stato posto divieto cli ospitarci) - rifiutai la generosa offerta e decisi di farmi arrestare. Tornai a S. Spirito e attesi i rossi. Mi si avvicinò Luginbuhl e parlammo così: ''Bisogna aver fede", disse. " In chi?". " In Dio". "E' comodo rivolgersi a Dio nel momento ciel pericolo, quando prima ci si è dimenticati cli lui ". " Ma Dio ci manda appunto i pericoli e le disgrazie per ricordarci che esiste". " Compatirà tante nostre debolezze? " "Si , perché è l'Unico che ci comprende davvero", rispose con un mesto sorriso il taciturno preside, guidato in ogni sua azione da un profondissimo senso del dovere, che sì pochi seppero capire. Infi ni to conforto trassi allora e nei giorni cli prigionia da queste parole e sono certa che Luginguhl , nella mortale tristezza delle ultime ore, avrà trovato nella sua grande fede religiosa, un rifugio potentissimo contro gli eccessi dell'ingiustizia e barbarie umana. li 16 settembre, appena cessato il coprifuoco , si precipitò in S. Spirito la mia padrona in pianto per avvertirmi che nella notte un partigiano mi aveva cercato in tutta la casa garantendo che, se fosse riuscito ad acchiapparmi, la mia testa sarebbe saltata. Mi sentii invadere eia una
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infinita tranquillità e aspettai ancora. Il provveditore, come già per Cristofolini, si era dal giorno precedente preoccupato cli far giungere sul mio conto buone voci al Comando partigiano. (In proposito fu efficacissima l'opera svolla dal giudice dr. Simeone Zerbon i, presidente O se non erro - de l Tribunale civile di Spalato, mollo ben voluto, per il suo profondo senso cli giustizia accompagnato da intelligente comprensione, dai giudici croati dipendenti, uno dei quali era stato nominato in quei giorni di terrore membro della commissione giudicatrice rossa). Quella mattina del 16 Soglian, che era tanto commosso, mi volle offrire la sua colazione e poi , verso le 9, venne personalmente ad annunciarmi la notizia del mio arresto. Nel salutarlo gli dissi: ''Se non tornassi più, raccomandate alla mia famiglia di non affliggersi. Ho sempre credu 1.0 che la morte per l'ideale fosse la più bella; dite che ho realizzato il mio sogno''. Dalle carceri di S. Rocco fui immediatamente inviata al commissariato politico per l'interrogatorio. Credo di aver parlato col commissario Vrcloljak, circa ventenne, ex-macellaio, ma da 5 mesi aiuto infermiere nelle nostre carceri giudiziarie. Sapeva poco l'italiano e si serviva di un interprete. Ecco l' interrogatorio: "Tutte le vostre scolare vi volevano bene". - "Io ne volli a tutte e credo che tutte me ne volessero; ma siccome ne ebbi circa trecento, mi è difficile rispondere dei sentimenti di ognuna ". - "In quali classi insegnaste?". Ne feci l'elenco che scrissero. " Eravate fascista?". - ''Si". - "Per forza?''. - "No; perché credevo". - E adesso come siete". - ''In mano ai partigiani", risposi ridendo. li commissario e l'interprete fecero eco alla mia risata e: "Andate in prigione. Chiederemo informazioni", conclusero. F ui ricondotta a S. Rocco e chiusa con le altre donne (tutte tedesche e croate, fra cui una partigiana in divisa d ' ufficiale italiano) neJJa camera n. 5. Vi trascorsi quattro giorni che ringrazio Iddio d'avermi concessi: furono fra i più dolorosi e dolci della mia vita. Come si diventa buoni in carcere, quando incombe la morte! Nella notte dal 18 al 19, mentre incapace di dormire per il numero stragrande di cimici vegliavo appoggiata all'inferiata, vidi condur fuori dalla stanza n. 4 una decina di prigionieri. Sentii risuonare nel silenzio alte grida e poi intesi dei camion partire. L'indomani, quando verso sera fui liberata, lessi il primo elenco di fucilati. Si iniziava con il nome di ' Ferrone Vincencu'. Povero Vincenzo Ferrone, comandante delle guardie carcerarie! Quante volte durante gli undici mesi di scuola ai detenuti minorenni, avevo ottenuto da lui favori per i ragazzi ... Quant.e volte l'avevo sentito rammaricarsi di non poter concedere ai prigionieri, dato la difficoltà elci tempi, quanto avrebbe clesiclerato ... E dai rossi era stato
Docume111i • Allegali al Capitolo \I
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giustiziato con la taccia di 'carnefice'. Tristissima, feci ritorno a S. Spirito ove trovai l'ambiente abbastanza calmo, sebbene molto addolorato per i 300 morti ed i 600 feriti durante il bombardamento tedesco della mattina sul Monte Mariano. Mi avvidi che il Provveditore - coadiuvato particolarmente da Luginbuhl - funzionava in pieno come capo della scuola, interessandosi da mane a sera, in via ufficiale presso il comando partigiano e per mille vie private, degli insegnanti. Purtroppo anche fra noi attecchiva favorita da qualche incosciente, la s ubdola propaganda dei rossi tendente a mascherare un periodo di aute ntico terrorismo sotto una veste di moderazione e di giustizia. Qua le delusione riserbò a tanti ingenui l'esumazione del mese successivo! Videro allora che le vittime delle tre fucilazioni soltanto in Spalato ammontavano a 105, e che 39, anziché 22 secondo l'elenco, ve ne erano stati nella prima, 24, invece di 7, nella seconda. 42 poi nella terza completamente ignorate. li martedì 2l settembre, circa alle I0.30, si presentarono a S. Spirito tre partigiani (fra cui il commissario Vrdoljak) e richiesero del preside Luginbuhl. Era nel coro; si consegnò dicendo: "Sono io". Lo vidi impallidire assai, forse presentì la sua sorte .... Era stato fino a quell' istante tanto tranquillo: sicuro della rettitudine del suo agire, aveva sempre ritenuto facile scolparsi da ogni eventuale accusa. (Perché lo sapeva il preside - dati gli eccessi della questura e della G.I.L. di Spalato - q uali ingiuste e tremende accuse avrebbe ro potuto muovere, a Iui innocentissimo, i rossi. Ma non conosceva, né poteva immaginare, la viltà di certi suoi nemici) . Giunto sul piazzaletlo della Chiesa, Luginbuhl si volse a guardarci un ultima volta; poi - con aria indifferente - accese una sigaretta e fumando si allontanò trn i partigiani. Fu condotto subito a S. Rocco ove gli fu assegnata la cella n. 4, quella dei condannati a morte.
Dal questurino Ambrosio Pietro, uno dei suoi compagni di png10nia, seppi in seguito questi particolari sull'ultimo giorno di vita del preside: appena entrato nell a stanza, ov'erano altri 15 detenuti , l'Ambrosio gli si avvicinò per chiedergli chi fosse . R ispose: "Un professore". E non parlò più in tutta la giornata. A mezzogiorno consumò il pasto inviatogli da S. Spirito. Alle 13 fu chiamato in cancelleria e ne tornò una mezz'ora dopo portandosi la coperta e il cuscino pure mandatigli da noi. Alle 14 fu inviato all'in terrogatorio svoltosi - pare - nel pa lazzo 'Croazia'. Di ritorno, verso le 15.30, venne a S. Spirito a ritirarsi le valigie; era tra due partigiani e non proferì sillaba. Tornò in prigione, ove al calar de lla sera essendo le poche brande occupate, si stese per terra sull a s ua coperta; poscia - accortosi che un vecchio non aveva dove posa rsi - gli fece posto accanto a se. A mezzanotte circa si spalancò la porta della stanzaccia e Luginbuhl ne fu condotto fuori per primo; in seguito ne furono fatti usci-
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re altri sette. Nessuno più fece ritorno. Sulla tragedia che si svolse in seguito mi fornirono alcune informazioni il cap. Luciani e dei soldati della 19" Sezione di sanità. Essi con un camion di cadaveri (le ultime vittime del bombardamento del 19 settembre raccolte sul Monte Mariano) sì dirigevano al C imitero dì S. Lorenzo, quando videro fermo per un guasto al motore - ad un duecento metri dal Sacro recinto - un altro camion. Ne fu fatt a scendere dai partigiani una ventina di persone che, in asso luto silenzio, a d ue a due co m'erano ammanettate, si diressero verso il Cimitero. I nostri soldati, rimorch iata la loro macchina rimasta vuota, raggiunsero la s tessa meta. Videro condurre i morituri alla destra dell 'entrata principa le verso un boschetto di cipressi e poi li persero di vista ché - per ordine dei rossi d'ambo i sessi bivaccanti tra le tombe - dovettero immediata men te scendere al campo militare e allendere alla loro pietosa opera di seppellim ento. Da laggiù (erano distanti circa un duecento metri dal luogo dell'esecuzione) co minciarono a sentire una successione di singoli spari d 'arma da fuoco e a vederne balenare le fiammate. Un so ldato mi disse d ' aver udito nel profond o si le nzio una voce chiede r dell 'acq ua, un a ltra chiam a re S. A ntonio e un a terza invocare qualche minuto ancora di vita. Null'altro s'intese; né un grido. né un lamento. Per Spalato si affermava che le vittime, secondo il sistema rosso, venivano distese nella fossa comune e poi fucilate alla testa. Il martedì 21 - a sera - Soglian ebbe se ntore d i esser ricercato. Ordinò a lla sua fedele domestica di condurre a S. Spirito ( ove risiedeva in pe rma ne nza) chi e ve ntualme nte avesse chies to di lui presso la s ua abitazi o ne priva ta. La ma ttina del 22 si s vegli ò prestiss im o e alq uanto impressionato disse a don Merlo d i aver fa ll o un macabro sogno. Quando vide la sig.ra Bendinelli, la p regò di preparargli un cucchiaio perché in te ndeva camb ia re appa rta me nto. Sa puto lo, co rsi da lui e lo consigliai di affrettarsi ad andarse ne, p e rché i rossi solevano a rrestare verso le 9. Sorrise e mi disse: "Sì. mc oe and rò di quì, ma per entrare in prigione" . Gli augurai la mia stessa fortuna. Tranquillo, affermò : " Ho fa tto molto be oe ai croati, ne avrò salvati a lmeno trecento. Se vo lessero esse r giusti dovrebbero darmi un a beneme renza . Se poi sa ranno ingiusti .. . mi metterò ne lle mani di D io'·. Prima del cons ueto si mise al lavoro; volle che gli portassero le attestazioni riguardan ti lo stato d i servizio e la posizione economica di tutti gl i in segnanti ( le aveva in gran parte dattilografa te Luginbuhl la vigilia del s uo arresto) e le fir mò. Mentre scri_veva . la domestica accompagnò al suo tavolo due partigiani che lo dichiararono in arresto. Ci disse: "Arrivederci ". E solenne seguì i due sgherri.
Dowmenli - Allegati al Capitolo V
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La stessa mattinata due partigiani di Castel Vitturi vennero ad arrestare nella sacrestia di S. Spirito il maestro Santin Muller, insegnante al loro paese. Sentii dire che lo condussero alla sua sede e là lo giustiziarono. (Nessuna notizia più precisa sono in grado di dare sul conto di lui e degli altri maestri uccisi ai Castelli di Spalato). Nel pomeriggio del 22 il pasto inviato a Luginbuhl ci fu rimandato intatto. Ne restammo impressionatissimi. L'ispettore Molinari si recò immediatamente alle carceri a chiedere informazioni . "E' stato trasferito al Comando. Non è più qui. Cercate", gli fu risposto. L'indomani, 23 settembre, comparve la seconda lista di fucilati che comprendeva sette nomi, quasi tutti croati. Respirammo di sollievo per i nostri Capi . A mezzogiorno ci fu recapitato un biglietto di Soglian così vergato: "Vi prego di mandarmi l' impermeabile, delle sigarette e - se possibile - una coperta, perchè il tavolaccio è duro. La mia salute non va bene. Dite a Don Merlo d' intervenire. Saluti a tutti Soglian". Una parente del Provveditore si recò preoccupata al Comando partigiano; la tranquillizzarono dicendole che egli probabilmente sarebbe stato rilasciato l'indomani. Nella nottata (dal 23 al 24 settembre) scomparve con molti altri da S. Rocco. Quando il giorno successivo ci vedemmo respingere anche il suo pranzo, don Merlo si precipitò dal commissario Oderling (ex-segretario del ginnasio classico maschile) ed ebbe sul conto di Luginbuhl notizie molto evasive, ma assai rassicuranti in merito a Soglian. Il 25 settembre fummo svegliati all'alba da fragorosi scoppi; alle 5 circa il signor Rocca e il signor Galasso (il primo già impiegato in Federazione e il secondo Commissario Comunale alla Solta), entrambi da vari giorni imp1igionati, ci vennero ad annunciare che erano in arrivo i tedeschi e che i rossi avevano preso la fuga dopo aver minato la stazione, il porto e le carceri di S. Rocco, da cui essi si erano potuti salvare con tutti gli altri detenuti. Invano sperammo nel ritorno anche dei nostri Superiori. Per tutto il sabato e la domenica la cittù restò abbandonata a sè e la popolazione si ridiede al saccheggio. Solo all'alba del lunedì 27 settem bre presero possesso di Spalato le truppe germaniche, che instaurarono il governo ustascia. Questo - non pote ndo far altro perchè trattenuto dai tedeschi - iniziò contro di noi un a feroce campagn a giornalistica. Col nuovo regime cominciò anche l'era della fame.
In merito agli scomparsi circolavano le notizie più contraddittorie : erano stati condotti come ostaggi sul monte; qualcuno li aveva visti a
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943-/944)
Dubrava, altri a Sa lona; ci mandavano spesso a sal utare; una volta Soglian fece perfino chiedere un vestito. Si mormorava - però - anche di una terza fucilazione avvenuta prima della fuga dei rossi. Per appurare la cosa la domenica 3 settembre [recte: ottobre] decisi di fare con la prof.ssa Ledvinka e la mia affezionata padrona cli casa (croata) un sopraluogo al Cimitero . Non ci lasciarono entrare, ma dal direttore Roié ci fu possibile sapere che esistevano effettivamente tre fosse comuni ove erano sepolte le vittime delle fuci lazioni avvenute nelle notti tra il 18 e il 19, il 21 e il 22, il 23 e il 24 settemb re. Constatai con terrore che la scomparsa di Luginbuhl e di Soglian coincidevano rispettivamente con le notti della seconda e della terza strage e un dubbio crudele s' impossessò del mio cuore. Anche da parte tedesca, croata e serba (erano scomparsi vari elementi della famosa quinta colonna, fra i quali l'arcivescovo ortodosso sig. Uruka lo) s i cominciò a chiedere ins istentemente all e Autorità l'esumazione dei fucilati sepolti nel Cimitero di S. Lorenzo. Il Com une ( o forse soprattutto il medico Capo dell' Ufficio di igiene dr. C ulié incaricato del lavoro), finse di acconsenti re al deside rio genera le, mentre in realtà si propose di esumare - per dar loro privata sepoltura - solo gli ustascia sepolti nella prima foss a, fra cui due Culié, cugini del suddetto medico. Il sabato, 9 ottobre, con il prof. Cristofolini, due agenti di questura e il signor Biuk, frate llo di un fucilato, (i l prof. don Colombo ci raggiunse più tardi), mi recai al Camposanto per procedere a l riconoscimento dei nostri morti. Vi arrivammo alle 7 e , a destra entrando, verso il boschetto dei cipressi che segna il confine del sacro recinto, circa a duecento me tri dal campo militare italiano, ravvisammo dalla terra smossa cli fresco tre fosse in continuazione, estendentesi per un totale di una trenti na d i metri . Il dr. C ulié, presidente della commissione croata già sul posto, ci dichiarò che aveva ordine cli esumare solo i morti della prima fossa . Mi senti i perduta: eventualmente Luginbuhl doveva trovarsi nella seconda e Soglian nella terza. S'iniziò il lavoro di disseppellime nto dei primi 29 fuci lati: giacevano supini, affiancati uno da capo ed uno da piedi nella fossa non più profonda di un metro. Le fisionomie non esistevano più; tutti i documenti, gli anelli, gli orologi e i portafogli erano stati sottratti alle pove re vittime; ma - fatta eccezione per la giacca e le scarpe - esse indossavano ancora gli ind ume nti che avrebbero potuto servire come mezzo di riconoscimento.
Documenti - Allegati al Capitolo V
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La commissione croata riusci a identificare solo quattro dei sei ustascia ricercati, i cui nomi erano stati pubblicati nell'elenco dei giustiziati; perciò l'i ndomani - domenica 10 ottobre - dichiarò al podestà signor Yukusié [Stijepan] che, dato lo stato pietoso delle salme sarebbe stato inutile procedere nel lavoro. Giunsi in Comune con la prof. Leclvinka proprio mentre si teneva la riunione; chiedemmo d 'esservi ammesse: contro il parere cli tutti, sostenni che il proseguimento dell'esumazione avrebbe potuto dare risultati positivi se ci si fosse informati in precedenza degli abiti e della dentatura dei presunti fucilati. AJlora i croati ci dissero che - siccome orm.ai ai morti ustascia a loro interessanti era stato provveduto - avrebbero proseguito l'ingratissima e macabra opera solo se avessimo consegnato loro 24.000 lire. Il podestà soltoli neò che - ciò facendo - rispeltava le tasse del Governo itali ano e il doll. Culié aggiunse che avremmo potuto incorrere nel pericolo di spendere senza ottenere il riconoscimento delle persone ricercate. Risposi: "Voi sapete benissimo in quali condizioni economiche versiamo oggi noi italiani. Eppure, se a costo di gravissimi stenti riuscissimo a raggranellare la somma richiesta e poi non potessimo identificare nemmeno i nostri Morti, ma solo un croato o un tedesco o un serbo, non avremmo un istante di rimpianto. Perché compiere l'opera altamente .umana di liberare anche una famiglia sola da un'angosciosissima eterna inutile attesa, val la pena di spendere 24.000 lire e di procedere per ore e ore nel più macabro e penoso lavoro". Tacquero alquanto; indi - non ricordo più chi - insisté: "Portateci qui il denaro e l'esumazione sarà continuata". Riferii a don Merlo , al giudice Zerboni e al provveditore Lorenzoni di Cattaro (costituenti con il sen. Tacconi il Comitato italiano) l'esito ciel colloquio. Dove avremmo potuto trovare la somma richiesta, noi che da due mesi ormai non percepivamo lo stipendio? E se avessimo potuto disporre di 24.000 lire non sarebbe stato doveroso adoperarle per nutrire tanti nostri connazionali affamati? Non pareva nemmeno consigliabi le ricorrere al Comando Germanico perchè imponesse al Comune croato di continuare - come era s uo dovere - l'esumazione. Ci saremmo vieppiù inimicato quest'ultimo, che d 'altra parte evidentemente si comportava così anche per non assumersi la grave responsabilità cli scoprire tutte le malefatte dei partigiani, nella maggioranza ancora residenti a Spalato. Tutti erano cie l parere di desistere dall'impresa tanto più che avevano ancora molte illusioni sulla sorte toccata a capi scomparsi . Non mi diedi per vinta ; sentivo che per l'ide ntificazione di tanti Martiri italiani, per evitare alle loro fam iglie lo strazio della vana aLtesa, valeva la pena che la mia testa ancora saltasse. li 16 ottobre dalla sig.ra Urukalo, dalla quale mi ero recata per chiedere informazion i sul marito
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che si diceva ostaggio con Soglian, seppi che al nostro 48 0.C. [ospedale da campo] erano stati felicemente operati due ufficiali tedeschi. Mi precipitai dal direttore del nostro Ospedale Militare - maggiore Aragona - al quale esposi la triste sorte toccata ai civili italiani durante il dominio partigiano (ne era perfettamente all'oscuro) e le pretese del Comune ustascia in merito all'esumazione. Il maggiore, con mirabile comprensione, si offerse di chiedere ai tedeschi il permesso di fare esumare i morti della seconda e terza fossa dai soldati della nostra 19" Sezione di Sanità. L'ottenne. Anche per il caldo interessamento del cappellano ten. Amantini, il 20 e il 22 ottobre, dopo un mese dalle esecuzione, rivedemmo i nostri Martiri. Ne riconoscemmo una ventina, fra cui il preside Luginbuhl e il provveditore Soglian. Il preside era il ventunesimo della seconda fossa; giaceva - come i 23 compagni - perfettamente composto , con le braccia ripiegate sul petto. Lo ravvisammo subito dai pantaloni grigi (in tutto simili agli avanzi del vestito recato con noi), dalla camicia grigioverde, dalla canottiera e dalle mutande bianche (identiche a quelle rimaste nel suo sacco da montagna). Gli si vedeva ancora il pizzetto della barba lasciatosi crescere negli ultimi giorni; il canino del lato destro della mascella superiore presentava l'aggiustatura in ceramica eseguita di recente dal dentista Kamber. Per controllare il torace molto peloso (lo avevamo riscontrato al mare), glielo facemmo scoprire e allora constatammo che era tutto chiazzato di macchie nerastre; a sinistra sul cuore, gli si vedeva una stella dello stesso colore, senza che la pel le presentasse alcuna lesione . Quando, due giorni dopo, lo disotterrammo di nuovo per metterlo in cassa, la carnagione del torace era divenuta rossa e della stella non si vedevano più che due punte. Era stato ferito alla testa; aveva la fronte sfondata. Con me riconobbe Luginbuhl il prof. Cristofolini, l'unico che mi stette sempre vicino durante l'esumazione e che di tutti i centocinque fucilati notò i particolari salienti (vestiti, denti di metallo, statura, contrasegni speciali ... .), atti a favorire eventuali riconoscimenti. Il verbale da lui steso in merito, alla partenza da Spalato rimase presso don Eugenio Merlo a S. Spirito, dove lo si stava dattilografando. Soglian oltre che da Cristofolini e da me, fu identificato dalla fedele domestica Marta e dalla sua segretaria particolare, signorina E lide Carbonetti. Di lui, era il 17° della 3" fossa, ravvisammo i pantaloni blu a righe, la cravatta grigia con disegnini rossi. la camicia marrone chiara a righine più scure. La Marta poi ne riconobbe la canottiera, le mutande e la panciera. La Carbonetti - non appena apparve di sotto alle salme che
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lo ricoprivano - ne identificò la mano corta e grassa. Era riconoscibile anche dalla quadratura romana del viso. Non era ferito come tutti gli altri alla testa, ma al cuore. (Scrivo questo particolare - che a me sfuggì basandomi sulle attestazioni della sig.na Carbonetti e dal soldato esumatore Nobile). Tra i morti della terza fossa (la più piccola delle tre e quella che conteneva maggior numero di cadaveri - quarantadue -) gettati dentro alla rinfusa, accavallati, nelle posizioni più strane, spesso ancora legati tra loro, Soglian - quando furono rimossi quelli che lo ricoprivano - ci apparve compostissimo, solenne, come eravamo soliti vederlo dietro al suo tavolo di lavoro. Le salme dei due capi della Scuola ( dopo aver attaccato con una spilla un medagl ione di bronzo con le effigi della Madonna e di S. Giuseppe sulla spalla destra della camicia di Luginbuhl e aver sparso un pugno di medagliette di stagno sul petto di Soglian) il giorno 22 - ultimo del nostro lavoro - le facemmo deporre in due rozze casse. Purtroppo le nostri tristi condizioni economiche non ci permisero di fare di più. La cassa di Luginbuhl, su cui fissammo una targa di zingo col nome e cognome (ce ne eravamo provvisti avendolo già riconosciuto da due giorni), segna il confine tra i morti della seconda e terza fucilazione. Quella di Soglian - identificato solo il 22 ottobre - è senza larga, con il nome scritto in matita copiativa, a grossi caratteri, all'interno e all'esterno del coperchio, e si trova verso la rnetà della terza fossa. Sotterrammo i nostri superior.i nelle tombe comuni per volere del Comitato ital iano, onde evitare che in un eventuale ritorno partigiano si inferisse sulle loro salme. invece le fam iglie di vari fucilati provvidero in seguilo alla sepoltura pri vata dei loro cari. Non fu possibile effenuare l'identificazione dei numerosi agenti di questura e guardie carcerarie fucilati , anzitutto perchè - essendosi prima dell'arresto quasi tutti travestiti in grigioverde non offrivano elementi di riconoscimento; secondariamente perchè fra i superstiti solo due guardie carcerarie parteciparono - parzialmente - alla seconda esumazione e nessuno alla prima e alla terza. Dei questurini, poi, il 20 e il 22 ottobre nessuno si fece vivo. Per comprendere tale comportamento va rilevato che, nel timore di rappresaglie da parte dei rossi , perfino molti familiari degli scomparsi non osarono venire al Cimitero e si limitarono ad affidare a mc il compito di ricercare i loro cari. (Mi erano state fornite note sugli indumenti e su contrassegni particolari). Soglian e Luginbuhl erano capi rimasti fino all'ultimo istante di libertà al loro posto di lavoro; la Scuola aveva il dovere cli esigere l'esumazione e di presenziarla tutta.
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Il lavoro fu compiuto con delicatezza, non dico paterna, ma addirittura materna, dai soldati della 1<)• Sezione di Sanità, agli ordini - il 20 ottobre - del cap. Armieri e il 22 dal ten. Smojver. Anche da queste pagine esprimo loro - e in particolare ai soldati Canzutti e Nobile - i sensi della più profonda gratitudine, a nome pure di tante famiglie, per l'infinita cura con la quale trattarono quei santi Morti, per l'eroico spirito d'abnegazione con il quale persistettero nel frugare e studiare - pronti ad accondiscendere ad ogni desiderio dei presenti - le povere salme in avanzatissimo stato di decomposizione. 11 23 ottobre, terminato il lavoro cli riconoscimento, l'Ufficiale sanitario dotl. c:ulié si recò al Cimite ro per esumare alcune salme che i parenti volevano trasportare in tombe private. Fece invitare il pro!'. Cristofolini e me allo scopo cli farci pagare, pe r ogni nostro morto riconosciuto, la forte tassa d'esumazione. Non ci facemmo vedere; egli di rimando non riconobbe civilme nte i nostri defunti che, pertanto, non sono iscritti nell'ele nco dei sepolti nel Cimite ro di S. Lorenzo. Era mia intenzione, approvata dai compone nti il nostro Comitato, di offrire al Comune· di Spalato - che per mezzo del direttore del Camposanto signor Roié me l'aveva richiesto una copia ciel nostro verbale d'esumazione, chiedendo in cambio l'iscrizione nell'albo del Cimitero i Morti da noi ide nti ficati. Ignoro se dopo la mia partenza, si sarà provveduto in merito.
Notevole fu l' impressione suscitata in Spalato dalle nostre dolorose scoperte, che sfatarono le leggende sino allora diffuse dai partigiani sul conto cli tanti scompars i. (Il giorno 21 ottobre - precede nte all' identificazione di Soglian - al giudice dott. Zerboni e ra stato assicurato da fonte molto attendibile che il martire viveva in Spalato e p resto ci avre bbe raggiunti) . Da una collega croata fui avvertita che avrei dovuto a tutti i costi lasciare la città in cui correvo grave pericolo. Di ciò ero già persuasissima, con Cristofolini. La sorte parve favorirci; all'alba de l 26 ottobre dopo giorni e giorni d' attesa - comparvero al largo del porto di Spalato due n avi mercantili , la Marco e la Goffredo Marneli. Prove nivano eia Durazzo, carica l'una di ribelli montenegrini e l'altrn cli soldati di Sanità nonchè cli civili italiani profughi dall'Albania. Avevano fatto una puntata nella nostra città per depositarvi i feriti gravi e i morti che avevano a bordo in seguito all'attacco aereo inglese subito in giorno precedente. Il Comando tedesco di Spalato in un primo tempo vie tò ai civili italiani di salire sulle navi, mentre diede l'ordine di partire ai feriti leggeri del 48° O.C. e alla 19" Sezione di sanità. Crisfofoli ni ed io, che dopo varie
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ore cli tentativi - eludendo la vigilanza degli usi.ascia - eravamo riusciti ad avvicinarci alla riva, alle 13 circa potemmo, nascosti tra gli ufficiali della 19', raggiungere la Goffi·edo Mameli. Ne stavano scaricando i morti. "Che ci venite a fare? N on vedete?'' - ci gridarono dall a tolda - ·'Meglio in acqua che in fossa " rispondemmo. E salimmo. Per riuscire nel nostro tentativo di fuga , avevamo dovuto lasciare tutto a Spalato (un ustascia sulla riva aveva sequestrato alla mia fede le padrona anche l'unica valigia che tentava di farmi avere), ma non di questo se ntivamo rammarico. Verso le 18. i germanici autorizzarono ad imbarcarsi anche i civili italiani. U n ce ntinaio, che poté salire s ulla Mameli. e altrettanti su lla Marco. Si salpò all'alha. Dormivo nella stiva, accanto alla sig.na Carbone tti , tra i soldati cli sanità. Verso le 5 fui svegliata di soprassalto da un terribile colpo che fece sussultare tutta la nave. Ne se guirono molti altri di cui uno ancora arrivò a segno. I partigiani ci avevano avvistati dall'isola di Zirona e ci stavano canno neggiando. (La Marco che ci seguiva. colpila alle macchine, fu costre tta a rientrare ne l porto di Spalato, dove il giorno successivo ve nne affonda ta durante un bombardame nto inglese). Un ufficiale venne ad invocare socco rso pe r i numerosi feriti; salii sopra coperta: sotto i tendoni provvisori allestiti s ul ponte erano stati colpiti in pie no i pove ri Cerili de l 48" O.C.. Era tutto u na pozza cli sangue. Vidi de i morti, dei moribondi, tante tan te feri te . Il co raggioso me dico della nave e alcuni bravi in f'crmie ri già erano al la voro: io pure cominciai a fasciare. Ma e cco arrivare il prof. don Colombo che, con gli occhi sbarrati , mi annuncia "É morto C ris tofolini , s ta morendo Me lpignano. '' (Quest ' ultimo - segre tario di Soglian - e ra stato nominato a Spalato ai primi di settembre). Terminato sotto la tenda il lavoro di pronto soccorso andai in cerca dei miei amici: il provveditore Lorenzon, l'ispettore Molinari e don Colombo piangevano sì.lenziosi presso il povero Melpignano che si contorceva negli spasimi dell'agonia. Era stato fe rito all' addome, perdendo subito la conosce nza: soffrì una mezz'ora. Accanto gli stava disteso Cristofolini, ucciso sul colpo da una grossa scheggia che gli aveva sfondata la tempia destra. Agghiacciai. quasi vedessi l'ultimo morto de lle fosse. Ed era a poche ore dalla sua Pola! Così la sorte continuava a infierire contro la Scuola, che pure e ra stata sì degna.
Il 31 ottobre la Mameli attraccò a Trieste. * * * ::: *
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D OCUMENTO N. 11
COLONN ELLO RIS. FANTERIA (AL PINI) BARB IER PIETRO Già comandante il 156° Reggimen to T. M. Settore Traù (Dalmazia)
0GGE1TO: Relazione suJia attività svolta dall'S settembre 1943 al 23 giugno 1944
1)
Già a disposizione del Comando Difesa Territoriale di Torino, con telegramma n. 606892 del 18 agosto 1943 del M.G. - Gabinetto sono nominato comandante del 156° Reggiment o T.M. in sostituzione del colonnello ftr. ris. Graziotto Pietro, ricoll ocato in congedo sotto la stessa data.
2)
Il 1° settembre 1943 muovo da Torino per raggiungere la nuova destinazione. li giorno 6 sette mbre mi presento al Comando de lla D ivisione ftr. "Berga mo" - generale Becuzzi - che mi trattien e a Spalato fino al pomeriggio del giorno 7 settembre. Inizialmente avrei dovuto assumere il comando del Settore isole (Brazza ecc.), poi il Generale decide invece che assuma il comando del settore Traù, in vista del fatto che è stato deciso il cambio da Brazza a Traù delle compagnie alpine del 10° btg., e da Traù a Brazza del 129° btg. T.M.. Il Generale mi raccomanda di tenere d'occhio le compagnie alpine presidiarie del X btg., per rimettere in sesto disciplinare ed operativo. Orientamento generico sui compiti del settore. Chiarimenti più precisi avrò dal ten. col. Grimaldi, che è sul posto e tiene interinalmente il comando del Settore Traù e che rimarrà in posto sino al 10 settembre, data sollo la quale dovrò assumere il comando titolare del Reggimento.
3)
Verso le 18.30 del 7 settembre giungo a Traù ed ivi sono ricevuto dal ten. col. Grimaldi Ca rlo e dagli uffici al i d e l comando di rgt.. Sistemalo in posto. a lla meglio, mi trattengo con i predelli ufficiali, per avere notizie e ch iarimenti sulla situazione del settore ed informazioni sui quadri , s ui reparti e sui servizi essendo del tutto nuovo della zona, non orientato sulla costituzione e (isionomia del reggimento e su lle fu nz ioni t at tich e ciel settore costi ero affidatomi. Giunge intanto da Brazza la 324° compagnia alpina del X btg. e la 3° compagnia del 229° btg.T.M., che faccio subito riunire, ed alle quali parlo, in veste di nuovo comandante del 156° rtg. e del settore Traù.
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4)
Nella notte sull'8 settembre le nostre postazioni eseguono qualche raffica di fuoco contro elementi partigiani che si aggirano nei dintorni del ponte di Traù, ma che non rispondono al fuoco.
5)
Il mattino dell'8 settembre visito le postazioni della piazza di Traù e le posizioni della 6° btr. di Punta Lanterna dell'isola di Bua, riunendo e parlando agli ufficiali ed alla truppa. Nel pomeriggio mi trattengo presso il comando assieme al ten. col. Grimaldi ed agli ufficiali del comando per essere orientato ed iniziare le operazioni per il passaggio delle consegne. Alle 20.30, mentre stò alla n1ensa apprendo dalla radio, insieme agli uffieiali presenti, la notizia dell'armistizio ed ascolto il proclama radio del maresciallo Badoglio. Intuita la triste situazione nostra, parlo agli ufficiali djssuadendoli da ogni manifestazione. Dò immediati ordini perchè sia evitalo del pari ogni manifestazione tra i reparti dipendenti e diramo ai reparti e distaccamenti (con firma del ten. col. Grimaldi) g li ordini di reagire col fuoco a qualsiasi atto di guerra che provenga da partigiani od altri giusta l'ordine pervenuto dal comando divisione ' Bergamo'.
6)
Nella notte dell'8 al 9 settembre i partigiani al di là delle nostre posizioni invitano con grida alla resa. Dò disposizioni verbali ai comandanti di postazione di reagire col fuoco. Viene infatti aperto il fuoco dalle postazioni prospicienti al ponte di Traù alle ore 3,30.
7)
Alle ore 23 clell'8 perviene l'ordine del Generale Becuzzi di dare le novità ogni due ore , a partire dalle ore O del giorno 9. Ottempero diramando uguale ordine ai reparti e distaccamenti dipendenti.
8)
All'alba del giorno 9 settembre eseguo un giro d ' ispezione alle postazioni esterne della piazza di Traù per assicurarmi della loro efficienza e prontezza alla reazione. Verso le ore 8 alte.grida di partigiani invitano alla resa. Faccio rispondere col fuoco e trovandomi nei pressi della postazione presso il ponte, visti aggirarsi dei partigiani armati poco oltre il ponte, dirigo io stesso il fuoco della postazione. Viene grave men te ferito uno dei partigiani che cade sul posto, mentre altri due, pure feriti si allontanano. I partigiani rispondono con qualche colpo. Sotto tale fuoco mi reco d' urgenza al comando per dare ordini affinche sia intensificata la vigilanza e la difesa entri in azione anche presso gli altri reparti . Nel frattempo, cessato il fuoco , un s.len. del 4° bersaglieri, non
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facente parte del mio rgt., si reca presso il ferito e gli ritira la pistola che mi consegna . Da notizie successive dai partigiani parrebbe che detto ufficiale abbia finito il ferito con un colpo di pistola. Tale circostanza non ho potuto appurare a causa dello stretto susseguirsi di eventi e per mancanza di testimonianze. Dovrebbesi fare inchiesta per appurare il fallo che cadrebbe sotto sanzione penale come crimine di guerra. 9)
Alle ore 8.15 del 9 settembre mi perviene, tramite messo civile, una comunicazione del comandante dei partigian i del settore di Traù detto 'Mosor' (Giuseppe Lozovina da Seghetto Inferiore) con la quale mi si chiede un abboccamento per le ore 8.30. R ispondo cli essere disposto, avvisando che la sua presentazione clswe avvenire secondo le prescrizioni internazionali cli guerra per i parlamentari. Il Mosor diffida e non si presenta.
10) Alle 11.30 del 9 mi giunge notizia dalla stazione CC.RR. di Statine (Bua) che una cinquantina cli partigiani esige la consegna delle armi . Dispongo per l'immediato invio cli un plotone di ri nforzo, che avvio in parte con autocarro, per via terra, ed in parte con natante, per via mare, con l'ordine cli rimanere sul posto in attesa di ordini. 11) Alle 11..50 del 9 il comando della 'Bergamo' ordina che l'atleggiamento verso i partigiani non sia modificato in seguito all'armistizio e che tutti gli attacchi vengano stroncati. Impartisco gli ordini conseguenti (ancora a firma di Grimaldi). 12) Alle ore 12 del 9 il comando della 'Bergamo' comunica che angloamericani sono disposti di accettare la cooperazione dei partigiani e ordina l'inizio cli trattative con i partigiani. Diramo conseguenti ordini ai reparti. Attendo intanto il comandante dei partigiani per iniziare le trattative per tale cooperazione. G iunge di ritorno per mare, in ora che non ricordo, la 3" cp. del 229° btg. che partita stamane avrebbe dovuto spostarsi nell' isola cli Lésina e che è stata rimandata a Traù per ordine della 'Bergamo'. La tengo a disposizione. 13) Sempre alle 12 ciel 9 il comando della 'Bergamo' ordina che avendo le truppe tedesche assunto atteggiamento ostile, sono da considerarsi nemiche: esse dovranno essere dìsannate e messe nelle condizioni di non nuocere. Emano gli ordini conseguenti. 14) Alla stessa ora del 9 da S. Arcangelo mi perviene comunicazione
Documen1i - Allexa1i al Capitolo \I
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che partigiani hanno intimato la resa di quel presidio affermando che Traù, Zirona Grande e Zirona Piccola hanno ceduto le armi. Comunico che la notizia di questa resa è falsa; ordino di resistere senza farsi intimidire e d avviso che invierò munizioni e comunicazioni eia fare ai partigiani. 15) A lle 14 ciel 9 dal distaccamento cli Stomorska mi si comunica che partigiani esigono la resa del presidio e la consegna delle armi. Rispondo dando istruzioni da farsi ai partigiani e provvedo per l'invio di rinforzi e munizioni.
16) Alle 14.10 del 9 un messo civile (lo stesso del mattino) porta una comunicazione del capo dei partigiani. Il " Mosor " esige la resa de l presidio di Traù e chiede di poter ritirare il corpo del loro caduto. Rispondo confermando mia esigenza circa fonne da osservare per parlamentare e gli spiego la situazione nei confronti de lla cooperazione contro i tedeschi invitandolo a ri rl ettere per evitare spargimento di sangue. 18) A lle ore 15 del 9 dò ordini al comandante del nucleo CC.RR. di rinforzo alla stazione di Slatine, perchè illumini i partigiani su il contengo da tenere e sulla loro dipendcnxa del nostro comando. Istruzioni per l'azione contro i tedeschi nell'eventualità che comparisse nella zona qualche e lemento.
19) A lle ore 15 del 9 la stazione CC.RR. cli Statine ri ferisce che partigiani si presentano disarmati e non hanno intenzioni ostili. 20) Alle 15.30 de l 9 il presidio di Porto Oliveto comunica che partigiani hanno intimato la resa alle isole di Brazza e cli Solta. Ordino cli attenersi alle istruzioni già date in precedenza. 21) Alle 17 ciel 9 il presidio di Lissa mi comunica che avrà abboccamento coi partigiani alle ore 18 per le note trattative di cooperazione. Autorizzo le trattative dando istruzioni per la condotta delle medesime. 22) Alle 17.30 del 9 ritorna il messaggero del capo dei partigiani ciel settore di Traù con una comunicazione nella quale il 'Mosor' afferma cli avere ordini di assumere il comando e di non avere eia trattare, non rite nendoci competenti. Rispondo insistendo sul la necessità cli prendere accordi e diffidando ad eseguire movimenti notturni per non essere scambiati per tedeschi od ustascia, contro i quali apriremo il fuoco.
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23) Alle ore 3 del 10 settembre giunge dal comando della 'Bergamo' l'ordine che la resistenza ad oltranza stabilita venga fatta senza spargimento di sangue. Dò gli ordini conseguenti. 24) Alle ore 3.30 del 10 la DICAT comunica di aver sentito rumore di carri armati nella zona Sebenico. Dò l'allarme ai reparti invitandoli a tenersi pronti a reagire ed alla 6" btr. perchè si tenga in grado di aprire il fuoco di sbarramento sui punti di obbligato passaggio.
25) Il mattino del 10 settembre assumo ufficialmente, come da ordine del Generale Becuzzi, il comando del 156° rgt.T.M. e del settore di Traù. Ho funzionato anche prima come comandante, pur non essendo ancora investito, ritenendo mio dovere, come ufficiale più elevato in grado presente, di dare in nome proprio ordini e disposizioni in vista della prossima assunzione del comando in parola. Tale procedimento, non regolamentare mi è stato cons igliato dagli eccezionali avvenimenti.
26) Alle ore 1Odel 1Osettembre si presenta un parlamentare partigiano che reca un biglietto del comandante 'Mosor', con il quale il medesimo mi chiede un abboccamento per le ore 10 a Brtanié. Chiarita la situazione invito i partigiani a mantenere le proprie posizioni contro i tedeschi avvisando che accordi particolari per l'azione comune con i partigiani saranno presi non appena il comando della divisione ' Bergamo' avrà comunicato le sue direttive di massima. 27) Alle ore 10.20 del 10, allo scopo di avere detti ordini ed istruzioni dal comandante della divisione ' Bergamo' , non potuti ottenere tramite telefono e radio, faccio partire alla volta di Spal ato con il motoveliero Gladiator il ten. col. Grimalcli, con l'ordine di ricevere precisi ordini circa l'azione eia svolgere in re lazione alla situazione in atto. 28) Alla stessa ora il comandante della 6" btr. mi comunica che 20 partigiani armati marci ano verso Traù e si trovano nei pressi della btr.. Faccio prendere ostaggi per evitare che i prede tti armati tentino con l'uso delle armi, cli complicare la situazione, già così confusa e tesa . Invio un messaggero per invitarli a parlamenta re. 29) Alle ore 10.40 ciel lO il capo partigiano Otok dell'isola di Bua chiede la consegna delle armi ciel presidio di O krug. Ripeto che dobbiamo cooperare e che partigiani devono tenere loro posizioni contro offese tedesche ed ustascia.
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30) A lle ore 11 del Hl il capo partigia no d i Solta prende contatto col comanda nte il presidio di Stomo rska e chiede la consegna di a rm i ed altre cose. Confermo che accordi sono in corso col comando de lla ' Berga mo' e fra de llo comando ed i partigiani. O ccorre attendere conclusioni ed o rdini.
31) Alle 1 U 5 del 10 si presenta il partigiano Va ricevié eia Novigrad pe r parlamentare, e consegna un messaggio de l Comitato c ivile d i Traù. Chie de d i collaborare con le nostre tru ppe, purché si sia in grado di fornire loro armi. Gli illustro la situazione e si prendo no accordi pe r l'azione comune (posi.i avanzati s ui monti eia parte de i partigiani e nostra azio ne cli sostegno e d i sbarrame nto de lle attua li posizio ni). Restituisco. in segno d i sincera cooperazione. la pistola del partigiano ucciso ieri.
32) Alle o re 12 del 10 s i presen ta fin alme nte il capo de i pa rtigian i d i Traù dello ·Mosor' (Giuseppe Lozovina) col quale prendo accordi per l'azione da svolgere, con l'i ntesa che i partigiani d ife nde ranno la regione mo ntuosa a nord di Traù mentre con i miei reagirò in posto te nendo mi in grado di accom pagnare o pro teggere, co n la batte ria e le mitragliatrici post ate nell'isola di Bua. I nvito il 'Mosor' a parlare alla popolazione (che è ammassata sulla piazza davanti all'edificio del comando sin dal momento de ll 'arrivo de l ·Mosor') per illustrare a tutti la s ituazione. li ' Mosor' parla alla popolazione, che lo acclama. 33) Allo sco po di ave re direttive e chiari ordini, mai poluLi avere pe r te le fon o, a lle 12.30 m e tlo a disposizione la mia autoveLtura di servizio affin ché il 'M oso r '. accompagn ato dal capitano C C. RR . Pulviren ti. comanda nte della compagni d i Traù, si rech i a Spalalo per ass ume re dai s uo i supe riori e dal co ma ndo de ll a 'Berga mo' istruzioni e d ordini precisi in relazione alla s ituazione. 34) Alle ore 14 del 10 rientra da Spalato il ten. col. Grima ldi accompagnato eia un gerarca partigiano (certo Hrabar Riéo) in funzion e di commissario del popolo. che il comando della divisio ne ' Bergamo' gli ha a ffidato perchè lo accompagnasse a Traù co l compito di svolgere azione d i collega mento tra pa rtigia ni e l'a utorità militare. li te n.col. no n reca gli o rdini precisi desiderati, pe r cui la situazione è sempre poco chiara. 3S) Alle 15.30. sempre e.lei 10. dopo aver conferito con me, il detto commissario pre nde co nLa tLo con la popolazio ne ed orga nizza una mani-
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Dalmazia - Una cronaca per la s1oria (1943-/944)
festazione di esultanza, per la quale chiede a utorizzazione (concessagli a condizione che sia manten uto l'ordine ed avvisando che sarà sorvegliata dalle nostre postazioni , pronte a reprimere ogni atto ostile con fuoco). La manifestazione si svolge ord inata, senza incidenti. 36) ln conseguenza degli am ichevoli accordi e dell'affollamento d i popolazione, non potuto evitare, per non creare malintesi e possibili incidenti, in Traù si sono introdotti anche molti partigiani armati. Nel frattempo altri partigiani cercano cli imporre la resa al distaccamento di S. Arcangelo, ignari degli accordi in corso. 37) Verso le 19.30 rient ra il 'Mosor' ed il capitano dei CC.RR. senza avere nulla concluso. Giunge intanto notizia che tutti i presìcli viciniori hanno consegnato le armi ai partigiani. Il campo di aviazione di Divulje è abba ndonato. G li apparecchi par tono alJa volta dcli' Italia ed il personale a terra è pure in partenza per l'Italia. Ciò provoca agitazione nelle truppe che chiedono insistentemente di rientrare in Italia. 38) Continua la vigilanza nostra da tutte le postazioni. La truppa è però demoralizzata. Nella notte, in ora che non ricordo, giunge notizia che le trattative con i partigiani svolte dalla 'Bergamo' sono naufragate. I partigiani eludendo la vigilanza dei piantoni al magazzino viveri saccheggiano il deposito dei viveri col pretesto cli avere urgente bisogno di rifornimenti per muovere verso le loro posizioni. L'ubicazione del magazzino non consente di intervenire tempesti vamente e la notte buia sconsiglia l'azione di fuoco che complicherebbe ancora di più la situazione. Per fortuna il deposi to contiene scarse provviste perchè proprio il gio rno prima dovevasi effettuare il rifornimento, ma i prelevamenti non poterono essere effettuati a Spalato a causa dell'allarme aereo e del bombardamento del porto. 39) Nelle pri me ore del mattino ciel giorno 11 settembre il comandante la 4" brigata partigiani (certo Rosié) insieme al 'Mosor' ed al commissario del popolo, dopo avere conferito col ten. col. Grimaldi si presenta a me chiedendo che gli vengano date le arm i dei nostri reparti per accelerare l'armamento dei partigiani mobi litati. Rispondo che pur sapendo del disarmo cli tutti gli altri presidi viciniori, non ho altri ordini dai miei superiori se non quello di aiutare con tutti i mezzi possibili i partigiani; ma non quello esplicito della consegna della armi. 40) Per tutta la mattinata intercorrono discussioni con i eletti partigiani
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per la consegna delle armi , che io non intendo effettuare. Sono intanto tagliato fuori , da stanotte, da ogni possibile collegamento col comando della divisione 'Berga mo'. la rad io non fu nz iona e così pure il telefono . I partigiani, in tanto. che s i sono inoltrati nella ci ttà . agiscono airinsaputa dei capi e cercano di d isarmare i militari isolati non escluso q ualch e ufficiale. Protesto con i capi. Difficoltà di inte nd e rsi pe r manca n,.a d i interpre ti. Ne l pomeri ggio ae re i tedeschi bombardano nuovamente Spa la to e cessa ogni legame col comando della ·Bergamo·. 4 1) Conside rata la s ituazione col te n. col. G r im aldi e gli ufficiali de l comando insieme a i comanda nti di btg. e di reparto. riuniti a rapporto. e te nuta presente la possibilità offertaci dai capi partigiani di imbarcare le truppe per l'ltalia. qualora la consegna d e lle armi rosse avvenuta. si è addive nuti alle segue nti constatazio ni e co nclusio ni:
a) Lo sparpagliamento delle truppe del sellare in molteplici distaccame nti. collega ti soltanto per mare, a più ore di navigazione e sprovvisti di nata nti, non consen te di ave re le truppe e le a rm i per svolgere un· azione immediata di adeguata efficacia: b) L'i mmissio ne recente di reparti di altro settore (compagnia presidiaria d i Brazza) d i dubbia disciplina e coesione . ne l settore che rende l' unità setto re poco com pa tto; c) La recente assegnazione de l nuovo comandante di reggimento (i l sottoscritto), che lo rende sconosciuto a re parLi. che egli poi no n conosce affauo, né nei quadri, né ne ll a Lruppa; d) La demoralizzazione d e lle truppe che hanno saputo del disarmo di tutti i presìdi vici niori, no n solo , ma anche d i re parti mob ili prove nienti d a ll' inte rno (V b tg. bersag lie ri del 4° in viato a ll' ultimo momento verso Traù e che ha portato con se esclusiva mente il peso delle sue esigenze logistiche anziché un polente elemento di rin fo rzo): e) La partenza deg li aerei e cie l personale dell'aeroporto di Divulje che ha maggiorme nte colpito la loro sensibilità nei riflessi della speranza di rie ntra re in Patria;
f) La rip ugnanza d ichiarata di comandanti e gregari di cooperare in frat e rnità d 'armi con i partig iani, che si no a ieri si sono combattuti con accanime nto reci proco per quasi tre anni;
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g) La mancanza di mezzi di trasporto per addivenire di punto in bianco, da una guerra a carattere statico (difesa costiera) ad una guerra di movimento in zone prive di risorse, e la scarsissima attitudine ed allenamento delle truppe del settore per tale guerra manovrata (tenere presente che nel settore vi sono carabinieri e finanza non preparati alla guerra di movimento e che la btr. non può muovere per mancanza di mezzi di trasporto); h) La mancanza di provviste di viveri per i reparti esistenti e sopraggiunti all'ultimo momento per- effetto dei noti spostamenti, non potuti condurre a termine, a causa del]'improvvisa situazione; i) Il desiderio generale degli ufficiali e della truppa di combattere sul patrio suolo, a fianco dei fratelli , per scacciare dall'Italia l'odiato tedesco; 1) La difficoltà di intesa con i partigiani, che non vogliono accettare il nostro comando, mentre noi non abbiamo nessuna fiducia nella loro organizzazione e capacità tecnica e non possiamo accettare di stare alle loro dipendenze. 42) Queste considerazioni portano alla generale conclusione, in assenza di ordini espliciti da parte dell'autorità superiore con la quale non si ha più alcuna comunicazione, cli accettare la proposta dei partigiani cli consegnare ad essi le armi ed imbarcare i reparti per farli affluire verso i porti de l territorio nazionale liberato ed ivi riprenderne altre per scacciare i tedeschi dall'Italia. 43) Allo scopo di effettuare una consegna ordinata, che nulla abbia cli umiliante per le truppe, vengono concordate Le modalità di consegna, che avverrà con regolare versamento dai singoli ai reparti e da questi ai capi partigiani delegati, che rilasceranno regolare ricevuta. 44) Prima di effettuare i versamenti nunisco i reparti 111 armi e con parola commossa ed adeguata alla dolorosa contingenza illustro agli ufficiali ed alla truppa la situazione, gli accordi presi, le modalità della consegna delle armi, i compiti che ci attendono in Italia e tutti insieme in uno slancio di indicibile emozione presentiamo le armi all a maestà della Patria, che giuriamo di servire sino all'ultimo respi ro con immutata fedeltà al giuramento prestato. La commozione reciproca tocca il cuore fino alle lacrime.
Documenti - Allegati al Capitolo V
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45) Nel pomeriggio si svolgono le operazioni del ritiro e consegna delle anni. L'inizio avviene ordinatamente, ma per l'indisciplina dei giovani partigiani e l'incapacità dei capi di tenere a freno l'avidità di questi gregari avvengono disarmi arbitrari di militari isolati, che per poco non degenerarono in gravi incidenti. Continuamente richiamo agli accordi presi i capi, ma questi non hanno sui propri dipendenti l'autorità sufficiente per tenerli a freno. Comunque la consegna sì effettua senza che avvengano incidenti gravi. Oltre alle armi i partigiani esigono la consegna di tutto l'equipaggiamento personale degli ufficiali e della truppa, escluso quello strettamente indispensabile per viaggio. Per evitare inutile spargimento di sangue dobbiamo subire questa depredazione che continua anche il mattino del 12. 46) In seguito a mia esplicita esigenza, espressa ai capi partigiani, non vengono consegnate le armi dei comandanti di reparto, né quelle degli ufficiali del comando. L'accordo è osservato e detti ufficiali rimangono armati. 47) Sono presi gli accordi per ottenere i natanti per l'imbarco e ciò le disposizioni per il su ccessivo imbarco dei vari reparti; che avverrà il mattino del 12 con l'intesa che gli elementi che non potranno essere fatti partire in giornata per l'insufficienza di posti sulle navi saranno imbarcati il giorno successivo. 48) 11 mattino del 12 settembre si procede alla consegna delle rimanenti armi non consegnate la sera precedente ed a quella della fr• btr. dei materiali, dei viveri, dei mezzi di trasporto, delle munizioni e delle postazioni ed impianti, nonchè dei locali e degli uffici del comando, previa distruzione avvenuta il giorno precedente dei cifrari, delle carte segrete e riservate. 49) Viene steso un verbale di tali consegne firmato dagli ufficiali ciel comando presenti. 50) Avvenuto il rientro di tutti i distaccamenti, che riunisco a Traù, il mattino del 12 faccio iniziare le operazioni d'imbarco, per le quali devo esercitare tutta la mia energia onde frenare la corsa ai battelli. Devo far ridiscendere un intiero carico avvenuto per iniziativa di qualche indisciplinato. All'atto dell'imbarco gli ufficiali ed i militari che cercano di salvare oggetti personali uti li ciel proprio equipaggiamento introducendoli a bordo, sono fermati e perquisiti dai partigiani. Gli ufficiali devono rinunciare a quasi tutto il loro bagaglio, perchè i partigiani, malgrado le proteste, se ne impossessano entrando
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Dalmazia - Una çronaca per la storia (1943-1944)
nella motobarca e facendo accurate ispezioni nella stiva. Grazie al buon nascondiglio riesco a sottrarre alla cattura una divisa di ricambio ed alcuni oggetti per me preziosi, quali: il binocolo ed una borsa di cuoio contenente documenti, un paio di scarponi da montagna ed un paio di stivaloni. I carichi e le partenze avvengono nell'ordine indicato dal verbale. l motopescherecci e velieri impiegati non hanno salvagenti a bordo ed i carichi superano di gran lunga la portata norrn alc dei natanti. 51) Non avendo nafta sufficiente per raggiungere Bari, dò come porto di destinazione Vasto ( lstonio) nella certezza che le truppe italiane ed alleate abbiano già raggiunto nella loro avanzata tale porto. 52) Mentre alcuni carichi raggiungono tale porto, il mio e quello che navigava al mio fianco , per un errore cli rotta, giunge nel porto di Pescara verso le ore 7 ciel ·13 sette mbre, dopo aver caricato al porto di Zirona Grande un distaccamento di artiglieri che non aveva potuto affluire a Traù.
[La relazione prosegue con gli avvenimenti in Penisola/ Lecce, 26 giugno 1944.
Documenti - Alle8ali al Capilolo V
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DOCUMENTO N.
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L'ETAT-MAJOR DE LA VI ZONE OPERATIVE DE CROATIE
12 seuem/Jre ·43, à 12.30h
A Monsie ur le GENERAL EMILIO BECUZZI Commandant dc la Division " Bergamo" Monsieur le Général, j'ai rcçu votre honorée lettre clu 12 ctr. clont j'ai étudié le contenu. Nous sommes tout à fa it disposés de trait.cr avcc vous les questions que vous avez posés. A cette fin le Vice-Commandant dc notre Zone, Monsieur Milié prendra tous les accords nécessaircs. Monsieur Milié vous don nera aussi nouvelles sur la situation militairc. Les allemands sonl entrés à Klis hier vers midi avec les forces de ca. 1000 hommes, et ils sont bloqués par nos forces qui tiennent aussi Grlo. Les lignes fe rroviaires Sinj-Klis et Drnis-Split sont détruites par nous. Tout le Jilloral excepté Makarska et Omis dont nous attendons la chute, est entre nos mains. La délégation anglaise auprès cle notre Commande a issu un ordre forme! aux troupes italiennes de renclre leur armes et matériel de guerre à notre Commande qui est la seule authorité reconnue par les Alliés en Dalmat.ic. Dans ce sens nous vous prions de clonner ordre à vos garnisons de Brac de rendre leurs annes. La délégation anglaise a communiqué hier au Caire les inforrnations nécessaires à la situation ici. Nous avons posé la question de la nécessité dc l'arrivée immédiat.e d'une esquadre anglaise vers Split. Les chcfs dcs groupes politiques de Split, comrne Mrs. Smodlaka, Poduje, Léontic et.e. sont venus se joinclre a nous et ont reconnus notre armée comme la seule représcntant cles forces armées yougoslaves. Meme les chefs çetniks c herchent cles pourparlers.
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Dalmazia· Una cronaca per la storia ( 1943-1944)
Entre les milliers de nos nouveaux combattants, nous avons la grande satisfaction de voir quclques centaines d 'ltalicns former déjà camme le ba taillon indépendant "Garibaldi" sous notre commande. Quant à la situation en Italie, les nouvelles de la chute du gouvernemenl Badoglio étaient fausscs. Ainsi, le Corpo dc Z ara a agì contre les d irectives clu Gouvernement légal Italìen, en vous donnant des ordres de livrer la garnison aux allemands. Vous devez comprendre que notre seule intention était de faire tout pour ne pas permettre que dans celle résolution vos armes et matériel tombent aux mains de l'énnemi commun. Nous sommes nous décidés de procéder de cette manière dès le monment ou lcs chances d'un accorci avec vous pour la luttc commune contre Ics allemands étaient tombées, après l'ordre dc Zara. Nous scrions très hc ureux, Monsieur le Général, dc vous voir ai nsi avcc vos troupes dans notre front commun contre l'énnemi.
Yeuillez reccvoir, mon Général, l'expréssion de mes scntiments les plus distingués. RIBAR
Documenti - Allegati al Capitolo V
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DOCU MENTO
N. 13
Qu~!'to dO:\.-u=-en<;;o r.i.tific~ l::. co.:1~~r,:n:i for=..~.1« di tut-:.-e le :-.-r:::.1. .., ::.terl:0.1 di gu+.!!rr=. d~ll~ Divisione di :'?.nt~rit. ·~r,:e::.::.o• e -n?:u-ti Yo-i i <~i ·Corro d'J..x:,t...,, o'll1Bt6nti n"ll:: Pi~:t.t.:l di 5;,d.ito. c.:,::i.. ;,:>~!'lto d.:ù.lc clsnsol.e dell'::,...."lbJ.ti1;1.Ziù lirl~_to 11 gi~l"!lo '\:i r,.-<:t.--bN> 19~J f ~ 1 Gov~:rn.i Alleati ed il GOYel"no Itl'li-:.n.o. l • d~tt:-. oon.::ego:. ~ st:i.t~ !3,tt~ r.J.le !on.., ::.r.c:..:::. t '! dell ~Bserci to 11 ,ùl.:. : 1. ~r:l.Zion~ n~:.zion,?.le jUe'Oelavn 1.n :1cco:rdo ;;re i rn.;i,1"1le"r.t:,..nt\. !:.:!.liinrl del Conr.nrlo S u p ~ \lle~:t-0 chr. non.o ~l e.enti -:ut.r:,rl :u,::t<.. 6cll:i. e~zi.on.e dell:l oon3&grul. ett-sea.. 11 C<:r-:.::::nd:.nt-i i! ..11::. ru.vl. !11. on e P'::?:n t ~ria "'l'>r. rg:::::.o • e Co:n..::nd o Su.; re :::.o d tll •:&:) e rei t o "1 ! :!. òera.z:ionè nns:ion.cl.e j'18oolava.-
n
l)- Cl.i u..!!'1cial.i coruiervo.n.o l~ yj.&~1.n S\Ù.ln ~tU'Qla dù c~cre.le Ccz:ia:n.d::u·,:t;~ 1A Di. vi.a.i.on.e , ~ -a ti.rnnno liAlni t i d 1 un te e ne rlAo oo,;,. l '&l'tcrl.zzaz1ona di circol.:-..re :,?er la oi ttà .di Spt.ù&to.2)-
n Con::.undo <!·e.1,.l •'E:?.crci to di lib~rv.ione n:.;i-:male j~os.1:::-.v.:. :i!. L~egna, ne1 1udt1. delle r.,ue :;::;o~·d.bilit-\, di pro.vveteN :J. v-etto-vagliauc.."'l.to da.ila. ;,apolq~ione civ"i.l~ it~ic.n~ e delle tl'\t-ppe · 1. 't.J..ia.n4', ed el ~porto cii e::;~o 1n Itr.lin..-
3)- I oos:;,one.nti del.la .::ù.11:ii <>ne .::.11 i.t...r,, ll.lea~ ;,rc.6SO il Cor::.:mdo Su_pre::io dtll ·~sord to ~:I. 11 beraziont- ru:.zionnle ju.._'{>:>:ùnvo. ai 1::r;ccnano di tenere ini'ox--.uto i l loro Cci::...,nrto .aul.l..:. ~ittla.::.io~!l èelle t:rtrp~ i tc,..'.li-:.ne, t.l\o soo;io di ottener-, l'invio di ::.e:i:.z.1 nmeli Bcortat1. :per i l tn.1.S,icrto in !t.:J.in rlel.le ' trul)J?• ita ila.ne e.-d aJ. l.oro vo t1;0vr.e:1 i. ~en to • tinch~ il detto "troaporto l'\<:"!' -:Ji.!1. J3"!:e.~. ,:f'f~t1:u:::.::o.
4)- ! ::rll.it.arl it:ali~"ll, dato.che b.a."l.Ao otte~~ernto alle ooneJ.z~oni di ..:::::m.1.stiz.~o , sono da oon!tide'r'e..l'Ci ~ c i e non na;..ioi. &• go.r!'.11.t'i ta ;ie:roiò l.a loro il!colucl ~ ,versonnltt i'atta eooo::.ior.e ::,cr q,ua.lch~ elem.cnto oh{" sia ds. conside~r.oi un crl.:idnale jii g,.ierm 5}- :S' conoe5so l'ar=a::wnto è.l :f'ucil:i per .c.n.o:t-.nere l ' ordine ò la dino1::;i11.nll neeli a-::cx..1·tone;:;;.enti.. -
6)- ,U C<ll.'l.8:D.do Divi.sione r.Bcrg:!!U>• ~ o n . o 5 autct.obili e 2 c.utoc-a..-..;r:1...,-
~on. Cont..'Ultino 2o~ovi.~ ?:l:p;r?6~.nt:,.nte deJ.. Co .mzmdo Supl"CZI.O <loll'e:;o;r cito di ·11berazione n~:.ionc.:..e jusosluva
ll::.gz. Ou&l i ,1.r." DotJcin, · o:lpo de:!.l.n !:!iaaion& 1nc;luo
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Dott . Ivo Ri òur, ù<Jl'!e;r,t~ .del Cro:.".ndO Su.p:n?=.o çtcll ' Esercito di li b~ ~-~ion~ nazioruùe Ju~t;J.~v.i
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Dalmazia - Una cronaca per la scoria ( /943-1944)
DOCUMENTO N .
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RELAZIONE DEL TEN. ULISSE DONATI SUL MASSACRO DI TRILJ Come eia richiesta verba le ciel comando Reali Carabinieri di Venezia-Stazione cli Castello, di redigere un verbale sull'eccidio cl i Spalato , io sottoscritto, tenente di artiglieria Donati Ulisse dichiaro quanto segue: Ero effettivo al Comando di artiglieria del XVIII Corpo d'armata quale ufficiale addetto all'ufficio operazioni. Dal J2 aprile 1942 al giorno della cattura sono stato sempre a fianco del generale Salvatore Pelligra, ed ho accompagnato il generale in tutte le sue ispezioni ai reparti dipendenti per tutto questo periodo di tempo. Entrati in Spalato i tedeschi, divisione SS 'Principe Eugenio', il mattino del giorno 27 settembre 1943 emanarono l'ordine che tutti gli ufficiali italiani e gli ebrei dovevano presentarsi al comando Tedesco entro le ore 11. Sede ciel comando tedesco, la palazzina dove abitava in precedenza il generale di C.A. Spigo. Quando eravamo già riuniti quasi tutli chiamarono gli ufficiali generali e superiori e, fatti salire su due macchine, li portarono all'albergo 'Ambasciator i' . Qui ebbero un primo interrogatorio. Ho saputo che come prima cosa chiesero dove si trovavano i 17 soldati tedeschi, addetti alle mitragliere cli bordo di un piroscafo eia carico che si trovava 1'8 settembre ormeggiato nel porto di Spalato. In tale data detti soldati furono dichiarati eia noi prigionieri. Non so cosa ancora abbiano chiesto. Nel frattempo noi, incolonnati, fummo condotti all'Albergo P ark , già sede del comando del C.d' A., e qui sorvegliati dai soldati tedeschi delle SS .. Verso le ore 14 arrivarono, a piedi, gli ufficiali generali e superiori . Ricordo che il mio generale aveva dovuto portarsi da solo, attraverso tutta la città, le valigie, poiché era stato proibito ai nostri soldati di dare loro qualsiasi aiuto. Gli sono corso incontro per aiutarlo e gli chiesi dell'interrogatorio. Mi disse soltanto che avevano chiesto dei prigionieri, e del resto non mi parlò più, dato che gli si erano avvicinati per parlare, i generali Policardi e Cigala Fulgosi. I tedeschi intanto facevano redigere delle liste nominative di noi ufficiali . Alle ore 16 dettero l'ordine cli tenersi pronti poiché saremo stati trasportati a Signo. Cominciava già a circolare la voce che a Signo ci avrebbero tutti interrogati dato che ave-
Documenti - Allegati al Capitolo V
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vano intenzione di fucilare tulti gli ufficiali italiani. Finalmente alle ore 18 arrivarono tre aut.ocarri con rimorchio, e ci fecero salire però non tutti ; parte venne trasportata a Signo il giorno seguente. I tre generali furono messi davanti con l'autista in ognuna delle tre macchine. Nella mia aveva preso posto il generale Cigala Fulgosi. Arrivati a Signo i tre generali Curano portati in un albergo, mentre noi in una casermetta, dove un tempo abitavano soldati croati. Dopo questo momento non ho più avuto occasione cli poter avvicinare il mio generale. La mattina ciel 28 ci fecero fare altri e lenchi nominativi, suddivisi per gradi, specificando a lato di ciascun nome il reparto cli appartenenza. Detti elenchi, dicevano loro, dovevano servire per la distribuzione dei viveri, cosa che non abbiamo creduto, per tutto il periodo dell'interrogatorio. In mattinata arrivarono eia Spalato gli altri nostri colleghi, però data la ristrettezza dell'ambiente dove eravamo accantonati, furono ricoverati in una casa poco distante dalla nostra. Circolava intanto in mezzo a noi un generale tedesco, che dicevano essere il comandante della divisione SS, un capitano ed un tenente che parlava in perfetto italiano essendo altoatesino. li capitano faceva propaganda; diceva che noi dovevamo considerare Mussolini quale nostro capo, poiché lui avrebbe certamente salvato l'Italia dalla rovina; che Mussol ini, a suo modo di vedere, era un uomo di valore, più grande del Flihrer stesso; diceva che M ussolini aveva sciolto dal giuramento verso il Re lutti gli ufficiali e che quindi erano liberi di prendere qualsiasi decisione; chiedeva chi era stato gerarca fascista . Infatti gli si presentarono parecchi ufficiali. Ogni lanto si presentava nel piccolo cortile della casermetta la macchina con il capitano tedesco che caricava qualche nostro collega, e relativo bagaglio, portandolo non so dove_Erano i primi aderenti ai tedeschi. Di questi aderenti farò soltanto un nome: il capitano del 4° art. df. 'Bergamo' Gregoritti. Questi dovrebbe sapere tutte le notizie riguardanti la fucilazione dei nostri colleghi poiché, fu il primo ad aderire alle SS tedesche. Così, fra elenchi e queste prime adesioni passò il giorno 28. Il 29 mattina presto ci fecero tutti rientrare nella casermetta e, ne l corti le, presero, posto intorno ad un tavolino tre ufficiali tedeschi: un generale, un maggiore ed il tenente che parlava italiano. Chiesero un ufficiale ila liano per far dattilografare alcuni elenchi. Si offrì il capitano. Linetti Carlo, giù addetto al comando presidio cli Spalato. Com inciarono l' interrogatorio dei colonnell i. Face vano principalmenle le seguenti domande: dove si trovava l'ufficiale 1'8 settembre; se si
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Dalmazia - Una cronaca per la storia (1943-1944)
avevano alle dipendenze uomini; dove erano le armi; ed infine se si voleva aderire. Ricordo che quando fu chiesto al colonnello Armellini se voleva aderire, rispose con un secco "no". A tale risposta l'ufficiale tedesco aggiunse: "Se aderite vi daremo da comandare una sezione cli artiglieria ad Almissa". Il colonnello Armellini non rispose. 11 colonnello Mazza Pietro all'invito di aderire, rispose " lo sono ufficiale, e come tale sono vincolato da un giuramento e dal quale nessuno mi può sciogliere". L'interrogatorio durò per tutto il giorno 29, 30 settembre, e 1° ottobre. All'interrogatorio veniva chiamato un ufficiale alla volta , mentre nel pomeriggio del 1°ottobre, volendo finire presto, cominciarono a chiamare due, tre e sino sette alla volta. La domanda era "volete aderire, si o no". Quando ebbero fin ito d'interrogare tutti, lasciarono la casermetta, e in questo momento si verificò un fatto. 11 capitano Linetti che durante i tre giorni aveva scritto a macchina gli elenchi, doveva rientrare al proprio accantonamento, quello vicino al nostro. Non sò perchè, il pomeriggio era entrato nel cortile della casermetta portandosi lo zaino e, prima di uscire, naturalmente, voleva riprenderselo. Si staccò dalla colonna dei colleghi, già pronti per rientrare, dicendo che aveva da prendere lo zaino, e si avviò verso la casermetta. In questo momento il tenente, dopo aver detto una bestemmia in italiano, tirò fuori la pistola urlando: " Capitano", e qui un'altra bestemmia, "non mi faccia fare delle pazzie". E poi: ·'Lei ha aggravato di molto la sua posizione". Non sò se il capitano Linetti abbia aderito o meno, so soltanto che mezz'ora più tardi il suo nome era nella lista di coloro che dovevano essere fucilati. Verso le 19 entrò nel cortiletto il generale e il tenente interprete. Il generale con un elcnco in mano cominciò a chiamare ad alta voce, mal pronunciando l'italiano, i nomi. Erano quelli che poche ore dopo sarebbero stati fucilati. Ognuno cli questi doveva presentarsi col bagaglio e mettersi a parte. Molti cli questi nostri colleghi non sapevano della sorte che doveva loro toccare, però altri , come il col. Volpi e col. Armellini , ne avevano la certezza. Ho eletto che avevano la certezza poiché durante i tre giorni ero sempre a contatto con loro e ne avevo sentito le opinioni · circa l'esito dell'interrogatorio, Però notavo in loro una straordinaria calma. Quando furono tutti inquadrati, li fecero prendere posto su degli autocarri e l_i portarono via. Ricordo che il colonnello Mazza, che era stato mio capo ufficio dall'aprile '42, prima di uscire si rivolse a me gridando: ''Adelio Donati, e in gamba". Era un salutarsi continuo, raccomandazioni cli dare notizie ai propri con strette di mano.
Documenli - Allegati al Capilo/o V
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Anch'io purtroppo avevo la certezza sulla sorte che attendeva quei miei colleghi, tanto che ne avevo parlato al s. tenente Tito Besio. La conferma la ebbi poche ore dopo. Infatti, alle ore 3 del mattino del giorno 2 dovevamo essere in piedi pronti per partire. Uno dei soldati tedeschi che ci doveva accompagnare, si avvicinò al mio collega Gatti Marcello e gli disse: "Ieri sera abbiamo fucilato quel gruppo di tuoi colleghi", aggiungendo poi: "Guai a te se parli." Naturalmente Gatti me Io raccontò e subito dopo si seppe da altre parti sempre di fonte tedesca, dell'avvenuta fucilazione. Ci portarono tutti , aderenti e non aderenti, in un grande piazzale disponendoci in quadrato. Venne il generale tedesco ed altri ufficiali fra cui il tenente altoatesino, il quale con un foglio in mano cominciò a leggere il proclama del comandante la divisione. Diceva circa così: "Che noi ufficiali italiani ci siamo comportati da traditori; che per i traditori era prevista la pena di morte, ma che loro, éom'ando tedesco, avevano colpito i maggiori responsabili. Che quelli che non hanno aderito saranno inviati a Spalato a piedi e questa marcia sarà la marcia della vergogna". Divisero poi aderenti da non aderenti. Qui ricordo un altro episodio. Ad un dato momento il tenente interprete fece uscire dalle file il s. tenente Zammarano. Gli chiese se era di origine ebraica. Fu portato via. Abbiamo saputo poi che è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa. Su 500 ufficiali catturati eravamo in 141 che non avevamo aderito e, alle 7,45 del giorno 2 ottobre 1943 iniziammo, ben scortati da quelli della SS., quella che per loro doveva essere la "Marcia della vergogna" verso i campi di concentramento della Germania. Dall'elenco, che credo sarà giunto al Ministero della Guerra, più completo di quello che .allego io, si vede che i colleghi fucilati erano quasi tutti comandanti di reparto o capi ufficio. Soltanto due comandanti di reparto si salvarono dalla fucilazione di Signo: il col. Biddau della divisione "Bergamo", e il ten. col. Favaloro, carrista. Questi due ufficiali superiori sono stati con me nel campo di concentramento di Wietzendorf sino, se ben ricordo all'agosto-settembre 1944. In tale epoca trasportati ad Amburgo e qui fucilati. Credo questa fuci lazione sia dovuta pure per i fatti di Spalato. Circa la data precisa della partenza dal campo di Wietzendorf del col. Biddau (il col. Favaloro era ricoverato all'ospedale di Nimburg) , ci si potrà rivolgere al ten . col. Testa Pietro, comandante italiano del campo stes~o. Circa la fucilazione cli Signo ho saputo altri particolari, sempre da
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/)a/ma7,ia - Una cronaca per la storia ( /943-1944)
fonte tedesca. I tre Generali sono stati fucilati la sera del 30 settembre a Signo nei pressi della fornace. Gli altri sono stati fucilati in località Trii.i cinque alla volta, con mitragliatore. Quando hanno saputo della sorte che gli attendeva, hanno chiesto di scrivere alle famiglie. È stato concesso di scrivere, però dopo la fucilazione le lettere sono state distrutte. La mattina dopo la fucilazione alcuni soldati tedeschi sono andati ad offrire ai miei colleghi dei capi di vestiario, che furono riconosciuti come appartenenti ai nostri colleghi uccisi. Questo è tutto quello che ricordo, dopo 23 lunghi mesi di campo di concentramento, circa i fatti di Spalato.
Tenente Ulisse DONATI