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DALMAZIA UNA CRONACA PER LA STORIA 1941 PARTE 2

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STATO

MA G G I OR E UFFICIO

DEL L' ES E R C I T O

STOR I CO

ODDONE TALPO

DALMAZIA UNA CRONACA PER LA STORIA (1941)

Parte 2

ROMA1995

l . Dalmai:ia


PROPRIETÀ LETTERARIA Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale senza autorizzazione © Copyright: by Stato Maggiore Esercito Ufficio Storico l'edizione • Roma 1985 Ristampa · Roma 1995

Nuovo STUDIO TECNA • Via Monte Pollino, 2 - Te!. 06/87 l 8 25 54 · ROMA 1995


"L'audacia diindirizzarvi il mio appello, la dà il con1egno cavalleresco e wrianitario dell'.Ese!cito italiano, che dopo la vittoria militare, ne ha conseguiio una maggiore, tratiando con cavalleresca umanità i.I nemi.c o vinto, salvando dal massacro centinaia di -migliaia di vite innocenti e rispettando la dignità umana. dei vina ti, ed ha con ciò guadagnato la stima più profonda e la riconoscenza di questi. Noi ·restiamo fedeli alla no.stra terra sventurata, ma siamo certi. che, per generazfoni dopo la guerra, tutto il popolo ricorderà la magn;nimi(à italiana". · · · · Da una let tera dell 'e.>.<:dcputato alla Skups1i11a Dobroslav J evdiv ié, ad una 'Eccelkn.za' , probabilmeme il. generale Renio Dalmazzo· Spalato, 26 sellembre 1941.


INDICE

CAPITOLO IV

L'ESERCITO ITALIANO DI FRONTE ALLE STRAGI PERPETRATE DAGLI USTASCIA ED ALLE REAZIONI DEI SERBI

-

L'antagonismo tra croaù e serbi sino alla loro convivenza nel Regno di Jugoslavia

Pag.

393

-

Lo Stato indipendente di Croazia ed il movimento ustascia

»

401

-

Le truppe italiane 'stazionanti' e le stragi commesse dagli ustascia .

))

405

Le reazioni dei serbo-ortodossi

»

410

Bastianini ed il confine della Dalmazia

»

420

I riflessi a Cattaro dell'insurrezione nel Mo ntenegro

»

427

Note .

))

437

-

-

DOCUMENTI n.

I - 'Enunciazioni' programmatiche del movimento ustascia

Pag.

463


1166

Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprite-dicembre /94/)

2 - Nota verbale del ministero degli affari esteri di Croazia sullo sgombero delle truppe italiane dai territori presidiati e restituzione dei poteri alle autorità croate - Zagabria, 8 maggio 1941 .

Pag.

465

3 - Re.Iazione del gen. Vittorio Ambrosio, comandante della 2• Armata sulla visita a Pavelié - P .M . 10, 11 giugno 1941 .

»

466

4 - Relazione del gen. Vittorio Ambrosio, comandante della 2• Armata sulla organizzazione della milizia ustascia - P.M . IO, 11 giugno 1941

»

468

5 - Relazione del gen. Furio Monticelli, comandànte della divisione 'Sassari' sulla situazione a Tenìn - Tenìn, l 6 giugno 1941

»

472

6 - Relazione del gen. Vittorio Ambrosio, comandante della 2 • Armata sulle violenze degli ustascia e loro ripercussioni fra i reparti italiani - P.M. 10, 21 giugno 1941

»

474

n .. 7 - Relazione del Governatore della Dalmazia, Giuseppe Bastianini, sulle attività degli ustascia - Zara, 24 giugno 1941

»

477

8 - Lettera di Pavelié a Mussolini per la definizione dei con fini del Montenegro e della convenzione speciale per Spalato - Zagabria,_23 giugno 1941

»

480

)}

482

n. IO - Telegramma del Governatore della Dalmazia circa la 'linea di vigilanza' costituita in Dalmazia dal Comando del VI Corpo d'armata - Zara, 28 giugno 1941

»

485

n. 11 - Lettera del ministro Luca Pietromarchi, capo dell'Ufficio Croazia del ministero degli affari esteri al Governatore della Dalmazia - Roma, 2 luglio 1941

))

487

n. 12 - Telegramma del ministro italiano a Zagabria, Raffaele Casertano sulla situazione in Croazia - Zagabria, 9 luglio 1941

»

490

n.

n.

n.

n.

n.

n.

n.

9 - Risposta di Mussolini alla lettera di Pavelié - Roma,

30 giugno 1941


1167

Indice

n. 13 - Nota verbale del ministero degli affari esteri di Croazia sull'aiuto dato dalle truppe italiane agli ortodossi - Zagabria, 28 luglio 1941 n. 14 - 'Appunto' del ministero degli affari esteri di Croa· zia su casi di aiuto prestato dalle truppe italiane ad ortodossi - Zagabria, 31 luglio 1941

n. 15 - Telespresso del ministro Luca Pietromarchi al Comando Supremo ed al Governatore della Dalmazia in merito alla 'linea di vigilanza' al confine della Dalmazia - Roma, 7 agosto 1941 n. 16 - Fogl10 di orientamenti del prefetto di Cattaro, Fr~ncesco Scassella ti Sforzolìni, alle autorità militari e civili della provincia in merito alla situazione locale - Cattaro, 22 luglio 1941

Pag.

492

>)

493

))

495

))

497

CAPITOLO V

SGOMBERO E RIOCCUPAZIONE DELLA ZONA DEMILITARIZZATA

L'insurrezione della Lika ed il coinvolgimento della Dalmazia.

Pag.

501

L'abbandono dì Tenìn da parte delle autorità croate

»

507

))

517

))

521

bellì

»

526

L'assunzione dei poteri ed i problemi della zona demili tarizzata

»

532

La occupazione di Bosansko Grahovo e di Dervar

))

543

Note

))

549

Le iniziative di Bastianini per la difesa dalla Dalmazia italiana L'accordo italo-croato per il presidio della zona demilitarizzata

II presidio della zona demilitarizzata e le intese con i ri-


1168

Dalmazia - Una cronaca per la storia (apri/e-dicembre 1941)

DOCUMENTI 1 - Foglio di orientamento del Comando del VI Corpo d'armata alle divisioni dipendenti in merito alla insurrezione dei cetnici - Spalato, 29 luglio 1941

Pag.

573

2 - Telegramma del Govt;rnatore della Dalmazia sulla fuga delle autorità croate da Tenìn

»

576

3 - Verbalè di un colloquio fra il col. Alberto Leonardi e parlamentari degli insorti - Tenìn, 30 luglio 1941

»

578

4 - 'Appunto' per il ministro Ciano sulla situazione ai confini della Dalmazia e suo telegramma d'istruzioni al ministro Raffaele Casertano - Roma, 2 agosto 1941

»

581

5 - Relazione del ministro Casertano sulla situazione in Croazia e sue lamentele per il 'pietismo' dei comandi italiani nei confronti degli ortodossi - Zagabria, 6 agosto 1941 .

»

584

col. Gian Carlo Re, sui rapporti italo-croati - Zagabria, 5 agosto 1941 .

»

587

7 - Telegramma del ministro Casertano sulle reazioni di · Pavelié di fronte al rafforzamento dei reparti italiani in Croazia - Zagabria, 9 agosto 1941

»

590

8 - Telegramma del ministro Ciano al ministro Casertano con cui precisa le ragioni del rafforzamento dei reparti italiani in Croazia - Roma, IO agosto 1941

»

591

9 - 'Appunto' per Mussolini predisposto dal Governatore della Dalmazia e dal ministro Luca Pietromarchi sulla precarietà della situazione ai confini della Dalmazia - Roma, 11 agosto 1941 .

»

592

la necessità dell'Italia d'occupare la zona demilitarizzata - Roma, 14 agosto 1941

»

594

n. 11 - Telegramma della Legazione d'Italia a Zagabria, a firma di Corrado ~ aldoni, sulle reazioni negative di Pavelié alla richiesta italiana di occupare la zona demilitarizzata - Zagabria, senza data

»

596

n.

n. n. n.

n.

n.

n.

n.

n.

6 - Relazione dell'addetto militare italiano a Zagabria,

n . 10 • Telegramma di Mussolini a Casertano in merito al- -


Indice

1169

n. 12 - Relazione a Mussolini del luogotenente generale della M.V.S.N., Eugenio Coselschi, capo della missione P.N.F. presso il Quartier Generale ustascia sulle reazioni in Croazia di fronte alla occupazione italiana della zona demilitarizzata - Zagabria 19 agosto 1941

Pag.

598

n. 13 - Telegramma di Pavelié a Mussolini, nel quale precisa le coi.dizioni per l'occupazione italiana della zona demilitarizzata - Zagbria, I 9 agosto I 941 .

»

606

n. 14 - Telegramma di Mussolini a Pavelié con il quale accetta le condizioni proposte per l'occupazione della zona demilitarizzata - Roma, 20 agosto 1941

»

608

n. 15 - Ordine del maresciallo Slavko Kvaternik, ministro per la difesa dello Stato della Croazia, a tutti i reparti dipendenti di desistere da ogni manifestazio-· " ne di antitalianità - Zagabria, 26 agosto 1941 »

610

n. 16 - Istruzioni riservate per l'applicazione del bando del 7 settembre del Comandante della 2a Armata, emanato al momento dell'assunzione dei poteri nella zona demilitarizzata - P.M. IO, senza data

»

61 I

n. 17 - Relazione del comandante della 2a Armata sulle attività degli ustascia - P.M . 10, 28 settembre 1941 .

»

615

n. 18 - Relazione del gen. Renzo Dalmazzo, comandante del VI Corpo d'armata, sulla situazione trovata a Dervar - Spalato, 29 settembre 1941 .

»

619

n. 19 - Norme di massima, diramate dal Comando del VI Corpo d'armata circa la linea di condotta da tenere nella zona di Dervar - Spalato, 29 settembre I 941

»

622

n. 20 - Relazione del Comandante della 2• Armata sulla situazione nella zona demilitarizzata dopo la pubblicazione del bando del 7 settembre - P .M. 10, 7 ottobre 1941

»

625

n. 21 - Puntualizzazione del Comando della 2 a Armata per una risposta ad una nota del Governo croato - P .M. 10, 9 ottobre 1941

»

629


I I 70

Dalmazia : Una cronaca per la storia (apri/.e-dicembre 1941)

CAPITOLO VI

PROBLEMI ED INIZIATIVE DEL GOVERNATORE BASTIANINI

-

Le riserve di Bastianini nei confronti degli italiani della Dalmazia

Pag.

635

La prima visita a Spalato del Governatore ed il problema alimentare

»

644

La legge di guerra e la questione della cittadinanza italiana - La soluzione di Bastianini

»

653

Inizio degli incidenti a Spalato

»

662

I primi caduti in Dalmazia - Sec~nda visita del Governatore a Spalato

»

667

Gli attentati a Spalato ed a Sebenico - Il Tribunale straordinario

»

670

Le stragi a Spalato - II Tribunale speciale per la Dalmazia

»

678

La situazione a fine novembre - Il controllo del confine terrestre e marittimo

»

688

Note

»

693

n. 1 - Lettera del gen. Ambrosio alla legazione d'' ltalia a Zagabria, per agevolare il rimpatrio in Dalmazia dei cittadini italiani - 17 giugno 1941

Pag.

725

n. 2 - Nota del Governatore della Dalmazia sulla costituzione degli uffici periferici del Governatorato - Zara, 12 agosto 1941 .

»

726

n. 3 - Disposizioni per l'insegna di carica del Governatore della Dalmazia

»

728

n. 4 - Testo del discorso tenuto dal Governatore della Dalmazia ai rappresentanti croati delle categorie economiche - Spalato, 8 agosto 1941

»

729

-

-

DOCUMENTI


Indice

n. n.

n.

n.

n.

1171

5 - Relazione di Bastianini sui problemi del Governa·torato - Zara, 7 settembre 1941

Pag.

737

6 - Lettera del Governatore della Dalmazia per la liquidazione delle pensioni al personale ex-jugoslavo - Zara, senza data

»

741

7 - Lettera del Governatore della Dalmazia al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, sulla situazione e sui problemi alimentari della Dalmazia italiana - Zara, IO ottobre 1941

))

742

8 - Traduzione di un articolo apparso sul giornale Slobodna Dalmacija (Dalmazia Libera) in merito al Tribunale straordinario della Dalmazia - Spalato, 12 ottobre 1945.

»

745

»

750

))

752

9 - Lettera Pastorale del vescovo cattolico di Spalato

Quirino Clemente Bonefacié per stigmatizzare gli organizzatori ed esecutori degli attentati avvenuti a Spalato·- Spalato, 9 novembre 1941 n, 10 - Nota del Governatore della Dalmazia che, in diver-

so avviso dal comando della 2a Armata, addebita ad infiltrazioni da oltre confine i disordini a Spalato - Zara, 30 novembre 1941

..


CAPITOLO IV

L'ESERCITO ITALIANO DI FRONTE; ALLE STRAGI PERPETRATE DAGLI USTASCIA ED ALLE REAZIONI DEI SERBI


L'ANTAGONISMO TRA CROATI E SERBI SINO ALLA LORO CONVIVENZA NEL REGNO DI JUGOSLAVIA ·

Fra la fine del IX secolo e gli inizi del XII, la Croazia raggiunse una propria configurazione statuale; quindi, con l'incoronazione di Colomano d'Ungheria a re di Croazia {l 102), per oltre quattro secoli la storia dei croati si confuse con quella dei magiari. Nel 1530 la Croazia passò sotto lo scettro degli Asburgo e seguì le sorti dell'Austria sino al crollo dell'impero austroungarico nel 1918. La parentesi napoleonica, come nel resto dell'Europa, aveva lasciato fermenti :nazionalistici anche fra i croati. A Zagabria, con la rivoluzione del 1848, si formò un 'Comitato Nazionale', venne costituita una 'dieta' (assemblea) che tentò di varare il progetto di uno Stato croato nell'ambito di un'Austria confederata. Represso il movimento rivoluzionario, il progetto - fra il 1865 ed il 1867 - fu ripreso come programma politico dai nazionalisti croati. guidati dal vescovo Josip Strossmayer <O: ottenere da Vienna il riconoscimento di un regno autonomo di Croazia-SlavoniaDalmazia. Ma, anche questa volta, l'aspirazione rimase delusa poiché nel 1867, con il compromesso (Ausgleich) fra l'Austria e l'Ungheria <2>, che portò alla costituzione della 'duplice monarchia', la Croazia, compresa amministrativamente nell'ambito ungherese, ebbe soltanto una limitata autonomia nei settori della giustizia, della pubblica istruzione, dell'amministrazione locale. La crisi balcanica del 1878 ravvivò le aspettative dei croati ed ìn quell'anno la 'dieta' (parlamento.regionale) di Zagabria chiese, inutilmente, a Francesco Giuseppe di unire tanto la Dalmazia quanto la Bosnia alla Croazia e Slavonia. Era un programma pancroato, secondo i principi teorizzati da Ante Starcevié <3>, che cinquanta anni dopo gli ustascia considereranno il · padre della Croazia. Il programma trovò proseliti, ed a Zagabria venne fondato il partito del 'diritto croato'. Vienna, secondo il principio del divide et impera vi contrappose la minoranza serba. Alla morte di Starcevié (1896) il movimento si scisse fra il partito del 'diritto' ed il partito del 'diritto puro'. Quest'ultimo, guidato da Josip Frank <•>, accentuò il proprio carattere nazionalista e cattolico, in opposizione ai serbi quasi esclusivamente ortodossi. L'antagonismo dei croati, catalizzatosi in partito politico, divenne elem~nto non secondario della più vasta contrapposizione di Budapest a Vienna. Con le elezioni del 1905,quando il partito ungherese degli indipendentisti conseguì la maggioranza nel Consiglio dell'Impero, Frano ~upilo <5>allora capo


394

Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre /941)

del partito croato in Dalmazia forte di quarantaquattro deputati non disdegnando tatticamente l'intesa con i serbi, decise di sostenere l'opposizione ungherese ed in contropartita chiese ai magiari l'appoggio per realizzare ·l'unione della Dalmazia alla Croazia-Slovenia costituendo, in tal modo, il terzo Stato dell'Impero. Di fronte a questa alleanza, anche se tattica, con i serbi, il partito croato si divise fra quelli che vedevano nell'accordo il mezzo per arrivare ad un autonomo Stato croato e coloro che seguendo le idee di Frank erano contrari ad ogni forma di collaborazione. Frattanto (1904) era sorto un altro partito, quello dei contadini croati, guidato da Stefano Radié <6> che sosteneva la costituzione di uno Stato croato autonomo federato con l'Austria, pur non escludendo intese con i serbi. . In tal modo, allo scoppio della prima guerra mondiale i croati si presentavano divisi in tre principali partiti: due, almeno sul piano tattico, non contrari ad intese con i serbi, mentre quello di Frank restava fedele al principio della lotta dei croati per i croati. I capi della coalizione serbo-croata, Frano Supilo, Ante Trumbié e Hranilovié, intuirono che la guerra avrebbe coinvolto le sorti delle popolazioni slave sottomesse ali' Austria. Trumbié (7) riparò all'estero e, aiutato dall'Inghilterra, attraverso il ' Comitato jugoslavo' che costitul a Londra, svolse una intensa opera politica. Entrato in contatto con il Governo serbo, in esilio a Corfù, concluse con il presidente del Consiglio dei ministri, Nicola Pasié <8>, un accordo, -il cosidetto 'Patto di Corfù' del 20 luglio 1917, con cui venne proclamata la volontà delle popolazioni slave sottoposte ali' Austria di unirsi al regno di Serbia costituendo un nuovo Stato unitario. Il 3 novembre 1918, a Zagabria, il .'Comitato jugoslavo', trasformatosi in 'Consiglio nazionale', chiese alle potenze cieli' Intesa ed agli Stati Uniti d' America di esser riconosciuto quale legittimo Governo degli slavi già sudditi . dell'Austria. Il Regno di Serbia, 1'8 novembre 1918, riconobbe ufficialmente il Consiglio di Zagabria e lo sollecitò ad inviare i suoi rappresentanti per perfezionare le intese del ' Patto di Corfù'. In tal modo, il 24 novembre, lo 'Stato degli jugoslavi dell'Austria-Ungheria' deliberava la unione alla Serbia, mentre il Montenegro già il 12 de)lo stesso mese, con l'assemblea di P odg.orica, aveva proclamato la decadenza della dinastia dei Petrovié-Njegos. Il 1° dicembre, venne annunciata la costituzione del Regno dei Serbi-Croati-Sloveni (S.H.S.) che, sotto la dinastia dei Karadjordjevié unificava gli slavi della scomparsa Austria-Ungheria con la Serbia ed il Montenegro. Ma, se ufficialmente la proclamazione era stata unitaria, profonde furono le riserve mentali: Belgrado intendeva dar vita ad una più grande Serbia; Zagabria realizzare le secolari aspirazioni dell'autonomia croata, a parità di condizioni con le altre nazionalità che componevano il nuovo Stato. Fu l'equivoco di fondo che, per venti anni, costituì la mina vagante· della politica interna jugoslava.


L'Esercito italiano di fronte alle stragi perpetrate dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi

395

Nei primi mesi del nuovo regno, prevalendo l'entusiasmo, non vi furono contrasti particolari fra croati e serbi, anche perché concordemente impegnati nel negare all'Italia i diritti a questa riconosciuti sulla Dalmazia con il Patto di Londra. Alla conferenza di Versailles, Nicola Pasié, serbo, ed Ante Trumbié, croato, furono abilissimi, assieme a Milenko Vesnié <9), nell'accaparrarsi l'appoggio di Wilson; nel vanificare le richieste dell'Italia per l'esecuzione del Patto di Londra; nel portare Roma a quelle trattative dirette che si conclusero ,con i trattati di Rapallo e di Santà Margherita Ligure. I negoziatori italiani, di tutti i diritti sulla Dalmazia, seppero salvare soltanto Zara e l'isola di Làgosta. Fra l'Italia ed il regno dei Serbi-CroatiSloveni, poi regno di Jugoslavia, si pose il problema adriatico. Passata l'euforia del successo diplomatico, fra Zagabria e Belgrado cominciarono gli attriti. Il primo punto di incomprensione aveva più che altro motivazioni psicologiche perché i croati non intendevano accettare la preminenza proprio di quella. Serbia che, seppur alleata con gli Stati vincitori del conflitto, sul terreno era stata sconfitta dai croati dell'esercito asburgico. Per contro, i serbi consideravano i croati dei vinti in quanto, avendo combattuto con le forze armate austriache, essi erano i veri sconfitti. In secondo luogo, nei posti chiave della diplomazia, dell'amministrazione, dell'esercito, prevalevano i serbi; era in atto una centralizzazione di poteri che la cattolica Zagabria contestava ad una Belgrado ortodossa. L'ostilità dei croati si manifestò clamorosamente alla Skupstina (parlamento) quando cominciò il dibattito per l'approvazione della Costituzione del nuovo Stato. I deputati del 'partito dei contadini', quelli del 'partito del diritto' e del 'diritto puro' ri fiutarono di partecipare ai lavori perché il progetto di Costituzione, contrariamente agli impegni assunti al momento della proclamazione del nuovo Stato di porre i tre principali gruppi etnici su un piano di parità, sanciva la preminenza di Belgrado. La Costituzione, detta del 'Vidovdan' - cioè del giorno di San Vito, essendo stata approvata il 28 giugno 1921 - ebbe 223 voti favorevoli e 35 contrari, quelli dei comunisti, mentre 161 furono gli assenti, cioè i croati (IO). I partiti croati persistettero nella protesta astenendosi da ogni attività parlamentare. In loro assenza, serbi, montenegrini, macedoni, ·bosniaci, mussulmani ecc., a seguito dell'assassinio del ministro per l'interno Milorad Draskovié <1I)' avevano rapidamente approvato un nuovo testo per la tutela dell'ordine pubblico, che pose fuori legge il partito comunista. Ma Zagabria riteneva ché le nuove norme, intenzionalmente, avessero un chiaro indirizzo anticroato. Radié ed i deputati del partito dei contadini - il più numeroso fra quelli croati - per contestare la legittimità della Costituzione e della nuova legge che aveva i caratteri dell'eccezionalità, non solo rifiutarono di


396

Dalmazia • Una cronaca per la storia (aprile-dicernbre 1941)

prestare giuramento di fedeltà al re ma, per meglio p recisare le posizioni che andavano assumendo, introdussero nella denominazione del partito il termine 'repubblicano'. La rottura con Belgrado era traumatica. Pesanti gli attacchi contro la monarchia da parte di Radié che. per sfuggire all 'arresto, riparò oltre froI].tiera. A Londra tentò di perorare la causa della Croazia, ma non trovò quell'ascolto che, invece, ebbe a Mosca, forse perché i sovietici speravano di trarne vantaggio dopo lo scioglimento del partito comunista, ed il 'partito repubblicano dei contadini' entrò a.far parte della Terza Internazionale <12>. Questo fatto legittimava l'applicazione, nei confronti di Radié e dei suoi collaboratori, delle norme che già avevano posto fuori legge il movimento comunista. P er evitare lo scioglimento del partito e la condanna dei suoi componenti, la direzione decise di entrare alla Skupstina, di riconoscere la monarchia, di prestare giuramento sia pure con riserva sulla legittimità della Costituzione, ma di restare all'opposizione. Stefano Radié, rientrato in J ugoslavia, venne arrestato ed era quasi certa la sua condanna. Il nipote Paolo Radié, anch'egli deputato, nella seduta del 27 marzo 1925 giocò la carta del pieno lealismo. Tenne alla Skupstina un discorso dichiarando che il partito era pronto a collaborare con il Governo. Stefano Radié venne scarcerato ed il partito tolse dalla sua denominazione l' aggettivo 'repubblicano' <13>. In quel periodo, sul piano internazionale, l'Italia cercava di risolvere la questione di Fiume e, il 27 gennaio del 1924, aveva firmato con lo Stato S.H.S. il 'Trattato di Roma' che comprendeva un patto d,'amicizia , ed un accordo, con cui la Jugoslavia riconosceva la sovranità dell'Italia sulla città del Carnaro 0 4>. A Zagabria, inevitabilmente, la questione di Fiume suscitò reazioni nazionalistiche, fornendo ai croati nuovi argomenti per accusare i serbi di aver disposto di una città e di un porto sui quali si appuntavano le aspirazioni croate. Poco dopo si aprì la crisi albanese. La Jugoslavia non nascondeva le proprie aspirazioni su alcune zone intorno al lago di Ochrida ed Ahmed Zogu, sovrano dell 'Albania, per tutelarsi, stipulò (27 novembre 1926) il primo 'Patto di Tirana' con l'Italia. La Jugoslavia, a sua volta, nella ricerca di un alleato da contrapporre all'Italia, l'anno successivo firmava un trattato con la Francia. Poco dopo, l'Italia rispondeva concludendo un'alleanza difensiva con l'Albania, il cosiddetto secondo patto di Tirana. Queste vicissitudini alimentavano le passioni nell'interno della Jugoslavia e, specie la rinuncia a Fiume, aveva determinato un tale risentimento in mezzo ai croati che Belgrado attese tre anni prima di presentare per la rati· fica alla Skupstina la convenzione di Nettuno che regolava i problemi connessi con l'annessione all'Italia di Fiume (Patto di Roma, 27 gennaio 1924),


L 'Esercito italiano di fronte alle stragi perpe1ra1e dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi

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la situazione degli italiani in Dalmazia, i rapporti consolari e di stabilimento, commerciali, traffico di frontiera, assicurazioni sociali <15l. La discussione, per l'opposizione dei deputati croati, divenne vivacissima 0 6 l, ed il 20 giugno 192?, apparentemente per fatto personale, Punica Racié, montenegrino, deputato del partito radicale, sparò in piena assemblea. Restarono uccisi Paolo Radié e Giorgio Basaricek. Feriti Stefano Radié, Ivan Pernar ed Ivan Grandja, tutti del partito croato dei contadini. Stefano Radié, in seguito alle ferite riportate, morì 1'8 agosto 1928 <17l. I funerali a Zagabria assunsero l'aspetto di un'apoteosi e d'aperta ribellione a Belgrado: si andava facendo strada il convincimento che, all'origine dell'eccidio, vi fosse stato un complotto. Certo si è che, in contrasto con la tesi del fatto personale, oltre a Punica Racié davanti ai giudici comparvero quali coimput<!,ti Torna Popovié e Dragutin Jovanovié-Lune. A capo del partito dei contadini subentrò Vladko Macek il quale, pur confermando la formula radiciana 'libera patria croata nel libero Stato croato', e mantenendo fermo l'obiettivo della creazione di uno Stato autonomo croato sotto la dinastia dei Karadjordjevié, si mostrò molto più possibilista e tatticamente più duttile, non rifiutando di collaborare con i serbi o con gli altri partiti di Governo. Prima ancora della morte di Radié, a Zagabria si era formata una coalizione tra il partito croato e quello serbo dei democratici indipendenti guidati, questi u°Jtimi, da Svetozar Pribicevié. Con la loro azione intendevano richiamare l'attenzione dell'Europa sulla situazione della Croazia. li I 0 agosto del 1928 emisero una dichiarazione che ribadiva la necessità d'assicurare alla Croazia ed a tutti i paesi che avevano appartenuto alla cessata Austria-Ungheria parità di diritti con la Serbia; imputava l'eccidio della Skupstina ad una manovra politica ai danni dei croati; confermava il ritiro dei loro deputati dai lavori parlamentari, per cui il parlamento non avrebbe avuto autorità «per prendere alcuna decisione in nome dell'intero paese» OBJ. Era una dichiarazione d'ostilità, non solo sul piano parlamentare ma anche su quello costituzionale in quanto nel documento si proclamava che «gli atti del l O dicembre 1918 e la Costituzione del 1921 sono serviti per stabilire l 'egemonia dell'antico Regno di Serbia sulle altre componenti della Naz1one>>, e «noi intraprenderemo una lotta delle più decise per una nuova organizzazione dello Stato che assicuri la piena eguaglianza a tutte le nazionalità» <19>. Il I O dicembre del 1928, a Zagabria scoppiarono violenti disordini. La polizia sparò. Malgrado i morti, i feriti, gli arresti, l'agitazione proseguì per tutto il mese. Il I O gennaio 1929, di fronte alla gravità della situazione, il Governo si dimise ed il re Alessandro, il 6 gennaio, proclamò la dittatura, abolendo la Costituzione, sciogliendo i partiti, chiudendo la Skupstina, governando con decreti, istituendo tribunali speciali. Vietate le riunioni


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politiche, vietata l'esposizione della bandiera croata; imbrigliate le organizzazioni culturali, economiche, politiche. A capo del Governo fu posto un generale serbo, Petar Zivkovié. II 3 ottobre di quell'anno il re cambiò anche la denominazione ùfficiale dello Stato: scompariva il regno tripartito dei serbo-croati-sloveni, e nasceva il nuovo Stato unitario di Jugoslavia. Per accentuare la centralizzazione dei poteri, al posto dei dipartimenti amministrativi vennero istituite le banovine con a capo un bano (governatore) di nomina regia; gli storici nomi di Croazia, Bosnia, Erzegovina e gli altri fu rono sostituiti da espressioni geografiche, così che la Croazia divenne il ' Banato_della Sava', determinando ulteriori risentimenti fra i croati. I tribunali speciali, in diciotto mesi, celebrarono sessantanove processi, con tre condanne a morte eseguite: Hranilovié, Soldin e Rosié; un carcere a vita e trecentodiciannove condanne a pene detentive <20>. Come risposta alla dittatura, il 7 gennaio 1929, Ante Pavelié, che sino a quel momento aveva militato nel partito del 'diritto puro' , fondò un nuovo movimento, quello degli 'ustascia', cioè degli insorti <21>. La stessa denominazione ne in-· dicava il programma: abbandonare la lotta sul piano parlamentare, promuovere una volontà insurrezionale e rivoluzionaria. I suoi principi furono condensati in un documento - le quindici 'enunciazioni' - ed ebbero successo. Vecchi patrioti, indipendentisti, uomini di cultura, stud.enti, avventurieri vi aderirono, specie nelle città. Pavelié si rifugiò ali 'estero - a Vienna, in Bulgaria, in Germania, quindi in Italia - ed assieme al giornalista Gustav Perceé, che rimase io Ungheria ad organizzare i fuorusciti croati, fu condannato a morte da Belgrado. Anche esponenti del partito dei contadini, come Agostino Kosutié e Giorgio Krnjevié presero la via dell'esilio. PaveIié, all'estero, sviluppò l'organizzazione ustascia fra le colonie croate nei centri di emigrazione. Istituì un ufficio centrale a Ginevra, aiutato anche finanziariamente dagli emigrati croati specialmente di Buenos Aires e di Pittsburg. Negli Stati Uniti fu fondata l' associazione Hrvatsko Kolo (Circolo croato) che annualmente, nel convegno di Cleveland r iunì i croati colà emigrati sia per mantenere vivi i vincoli nazionali sia per sensibilizzare la pubblica opinione. Kosutié e Krnjevié, in parallelo al movimento ustascia, svolgevano un'attiva opposizione contro Belgrado, presentando memoriali alla Lega delle Nazioni, fondando il settimanale Croazia, tenendo conferenze e riunioni nei più qualificati istituti inglesi. I

In Jugoslavia, Macek venne arrestato. AJ processo colse l'occasione per trasformare l' aula in una tribuna pronunciando un discorso di aperta condanna del sistema dittatoriale di Belgrado. Ribadì il diritto della Croazia e delle altre nazionalità federate sotto la monarchia dei Karadjordjevié alla loro individualità storica <22>. II discorso ebbe vastissima risonanza sia all'interno che ali 'estero, tanto che le potenze alleate della Jugoslavia,


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specialmente la Francia, preoccupate per l'attività dei fuorusciti croati e per la gravità della situazione, cominciarono a far pressioni su Belgrado per indurre il Governo e la Corte a ripristinare la Costituzione. Re Alessandro, nel tentativo di accattivarsi i croati, nel gennaio del 1931, si era recato in visita ufficiale nella capitale croata. Fu un successo personale del sovrano. Ma pochi giorni dopo, il 18 febbraio, in una strada di Zagabria, lo studioso croato Milan Sufflay <23> venne abbattuto a colpi di spranga di ferro. Le ripercussioni furono enormi anche all'estero. Lo stesso Einstein inviò una dura denuncia alla Lega dei Diritti dell'Uomo <24>. Alcuni mesi dopo - 3 settembre 1931 - re Alessandro emanò la nuova Costituzione, formalmente più democratica di quella del Vidovdan, ma sostanzialmente inefficace, poiché restavano in vigore le leggi repressive. A questa reiterata volontà di assolutismo mascherata da democrazia, risposero le . attività dei gruppi ustascia all'estero e di quelli clandestini costituitisi nel paese, nonché le reazioni del partito dei contadini e di quanti erano ali' opposizione: Durante il 1932 in Croazia si registrarono continui disordini. Il malcontento serpeggiava anche nell'esercito. A Maribor venne scoperto un complotto fra gli ufficiali. La crisi economica attanagliava il paese. Nel!' estate, ai confini della Dalmazia settentrionale sbarcò un gruppo di ustascia guidato da Joso Rukavina. Da Fiume s'infiltrò in Croazia lo stesso Pavelié. Fu un velleitario tentativo di sollevare le popolazioni della Lika e, dopo qualche successo iniziale, fallì. Rukavina, catturato con altri ustascia, venne condannato alla pena di morte, poi commutata in quindici anni di carcere duro. Pavelié sfuggì alla cattura, riparando nel territorio italiano di Zara. Il 7 novembre del 1932 si riunì segretamente a Zagabria il comitato esecutivo della coalizione contadino-democratica. Oltre a Macek, erano presenti Trumbié, Krizman e Vilder per i democratici indipendenti, Mile Budak per il movimento ustascia ed altri esponenti come Sava Kosanovié, l'arciprete Kecmanovié, Boskovié. Venne approvata una dichiarazione nota come 'risoluzione di Zagabria' con la quale veniva chiesta l'applicazione integrale del principio della sovranità del popolo; si denunciava l'azione distruttiva dell'egemonia serba; si riconosceva uno Stato dei serbi-croatisloveni senza la preminenza di alcuna nazionalità <25>. All'estero Pavelié potenziava la propria azione con la pubblicazione della Croatia Press dapprima in lingua tedesca, quindi anche in francese ed in inglese dando massima diffusione alle aspirazioni croate. Negli ultimi due anni della dittatura (1933-1934) i continui disordini e le repressioni accentuarono il disagio nell'interno della Jugoslavia. Macek, nuovamente arrestato, venne condannato a tre anni di carcere duro <26>.


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Cadde per mano di un sicario - si disse manovrato dal Governo - il colonnello Stevan Djuié, aiutante di Pavelié. Un complotto ustascia, cui forse non fu estranea l'O.R.I.M . (Organizzazione rivoluzionaria interna macedone), portò all'assassinio - 9 ottobre 1934 - di re Alessandro, appena sbarcato a Marsiglia per una visita ufficiale al Governo francese. Con lui rimase ucciso il ministro per gli affari esteri francese, Louis Barthou <27>. Non si sa se il regicidio, nelle intenzioni dei congiurati, dovesse essere il segnale per un rivolgimento nell'interno della Jugoslavia; di fatto, rimase un atto di terrorismo isolato, che tuttavia rappresentò un monito per le capacità esecutive e la decisione dimostrate da quanti vi avevano preso parte. Nel processo, che ebbe luogo alle assise da Aix-en-Provence, Ante Pavelié, Eugenio Kvaternik, detto 'Dido', e Percevié vennero condannati a morte in contumacia; altri tre croati detenuti ai lavori forzati a vita. Pavelié, che si trovava in Italia, venne arrestato a Torino il 17 ottobre ma non fu estradato. Rimesso in libertà nel marzo 1936, con soggiorno obbligato a Siena, non gli venne consentito, almeno ufficialmente, di svolgere attività politica. Nel 1937, gli ustascia non compromessi furono fatti rimpatriare in Jugoslavia; gli altri, circa un trecento, vennero internati a Lipari.

In Jugoslavia, morto re Alessandro, la reggenza in nome del minore re Pietro li venne assunta dal principe Paolo affiancato da due co-reggenti <28>. Intanto la tensione nel paese non accennava a diminuire. I serbi, ora, avevano buon giuoco nell'imputare ai croati la compartecipazione, se non altro morale, all'assassinio del re, e naturalmente calcarono la mano, tamo che l'episcopato cattolico ritenne necessario diffondere un memoriale sulla situazione in cui venivano a trovarsi i croati. Con il governo di Stojadinovié (giugno 1935 - febbraio 1939) le tensioni fra Zagabria e Belgrado si artenuarono alquanto ed il Governo tentò di accattivare i croati, quasi tutti cattolici, stipulando un concordato con la Santa Sede <29>. Ma l'iniziativa incontrò la decisa opposizione del clero greco-ortodosso, che ne rese impossibile. la ratifica. Così, invece di migliorare, i rapporti fra i due gruppi etnici si aggravarono con un nuovo motivo di risentimento . Il Governo Stojadinovié cadde nel febbrai.o del 1939, ed al suo posto il reggente Paolo chiamò Petar Cvetkovié, mentre la situazione in Europa stava diventando difficile. Il 15 marzo le forze armate tedesche entravano a Praga. L'Ungheria, rioccupando parte dei te~ritori che il trattato del Trianon le aveva sottratto, raggiungeva il confine con la Polonia, ma le mancavano ancora i territori compresi nei confini della Jugoslavia. Nel timore che il revisionismo ungherese potesse rinfocolare all'interno della Jugoslavia aspirazioni separatistiche, il principe Paolo ed il Governo, seguendo il consiglio di Londra, decisero di trovare un accordo con i croati.


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Gli inglesi, infatti, in previsione di un conflitto europeo, avevano ogni interesse di evitare che qualche gruppo etnico della Jugoslavia cadesse sotto l'influenza della Germania o dei suoi alleati. I negoziati fra Cvetkovié e Macek si protrassero alcuni mesi. Il 25 agosto del 1939 fu firmato lo sporazum (accordo) e la Croazia conseguì, se non l'indipendenza, almeno un' ai:npia autonomia <30l. Al Sabor (assemblea) di Zagabria venne riconosciuto il diritto di legiferare su tutte le materie, esclusi i rapporti con l'estero, la difesa, le comunicazioni , la sicurezza dello Stato. Le strutture amministrative dei banati furono rimaneggiate: quello della Sava riebbe il nome di Croazia e più ampi confini comprendendo, oltre ai territori tradizionali della Croazia e Slavonia, anche la Dalmazia sino a Ragusa, nonché alcune zone della Bosnia occidentale e della Erzegovina meridionale. Il primo 'bano', pur sempre di nomina regia, Ivan Subasié, era però un croato, parente ·ed amico di Macek . Per contropartita, il partito croato dei contadini cessò dall'opposizione. Macek assunse la vice-presidenza del ConsigUo dei ministri e sei croati entrarono nel nuovo Gabinetto. Lo sporazum sembrava aver falciato l'erba sotto i piedi degli ustascia, dei partiti e delle correnti nazionalistiche croate, svuotando di contenuto il loro programma separatistico, e con le concessioni accordate gli elementi di _c ontesa o di attrito, anche se non cancellati, apparivano ridotti al minimo. · Alcuni anni prima, quando il partito dei contadini si era coalizzato con i serbi, Pavelié aveva preso le distanze da Macek giudicandolo troppo possibilista; dopo lo sporazum, troncò ogni rapporto. Insistendo dall 'estero nella. propaganda contro il 'compromesso' , da lui definito un tradimento dell'ideale croato, Pavelié trovò nuovi proseliti.

LO STATO INDIPENDENTE DI CROAZIA ED IL MOVIMENTO USTASCIA Con la campagna dell'aprile 1941 scomparve la Jugoslavia. La Croazia, amplia11do i confini al di là dei territori storici C31l, divenne uno Stato indipendente. Poteva, quindi, sembrare che il conglomerato esplosivo dell' antagonismo serbo-croato si fosse naturalmente disinnescato ma, con I' inclusione nel più vasto territorio croato di oltre due milioni di ortodossi, det1agrò con imprevedibile violenza. Pavelié, tornato a Zagabria, non dette vita ad 'uno' Stato croato ma al 'suo' Stato: quello che aveva meditato durante gli anni di fuoruscitismo, quando nell' Europa era prevalente la formula della dittatura e del partito unico. li movimento ustascia, sorto sulla base delle 'enunciazioni' del 7 gennaio l 929 (32), approvate dal Quartier


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Generale ustascia nel 1932 e definite nell'aprile del 1941, sin dall'inizio, cercò di identificarsi co·n lo Stato, tanto che Pavelié, quale capo della Croazia indipendente, prestò giuramento di fedeltà sulle 'enunciazioni'. In tal modo, quelle che sino allora erano state delle norme pro.grammatiche di partito, assursero a dignità di princìpi costituzionali che ispirarono le strutture del nuovo Stato c33>. Conseguentemente, sia la qualificazione nazionale del popolo croato (enunc. 1), quanto l'affermazione che i soli croati avessero il diritto di abitare nei territori dove asserivano di essersi storicamente insediati (enunc. 2) e sul quale nessun altro poteva vantare analoghe pretese (enunc. 4), divennero elementi strutturali della dottrina dello Stato croato. Questi princìpi si integravano, compendiandosi, nella inequivoca enunciazione n. 8: «II popolo croato ha diritto di far risorgere la propria sovranità nella Nazione croata in tutto il territorio nazionale dipendente, cioè costituire nuovamente la propria nazione croata, completamente a sé stante ed indip~ndente. Esso ha il diritto di raggiungere questa mèta con tutti i mezzi, con la forza, e con le armi». Principio, questo, che trovava ulteriore conferma nell'en_unciazione n. Il per cui, «negli affari nazionali croati non può decÌ.dere nessuno, [ ... ] che non sia per legge e per sangue membro del popolo croato>?, In altre parole, il concetto della 'Croazia ai croati' divenne programma rigido, esclusivista, sostanzialmente xenofobo, mentre la parte delle enunciazioni dedicata ai rapporti sociali superava gli stessi concetti corporativi del momento, dando preminenza all'interesse collettivo sino alla abolizione della proprietà privata (enunc. 13). Questi princìpi «nella loro indefinita generalità, erano aperti ad ogni possibile interpretazione elastica ma, proprio per questo, erano particolarmente adatti alla apparente legittimazione di qualsiasi arbitrio dittatoriale» <34l. A questi concetti dogmatici, formulati senza un'adeguata elaborazione dottrinale e dittatorialmente imposti, furono ispirati i provvedimenti legislativi che si susseguirono l'un l'altro, in uno Stato dove non soltanto ogni cosa doveva esser creata, ma dove soprattutto si riteneva prioritario demolire le preesistenti strutture, per dare spazio ad una Croazia croata. Basta soffermarsi sull'articolo unico del decreto-legge del 17 aprile 1941 - signif\cativamente intitolato 'Per la tutela del popolo croato' - e si individuano le linee di tendenza del nuovo Stato: «Chiunque lede o ha leso l'onore e gli interessi vitali del popolo croato e chiunque, in qualsiasi maniera, minaccia l'esistenza dello Staro indipendente di Croazia o l'autorità statale, anche se l'azione resta soltanto un tentativo, si rende responsabile di alto tradimento[ ... ] ed è punito con la morte» <35>. Quel 'chiunque[ ... ] ha leso', inequivocabilmente, ne finalizzava la retroattività contro i serbi. Subito dopo, con la legge sulla conservazione del patrimonio statale croato fu 0


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disposta, praticamente, la confisca dei benj di proprietà ebraica e delle terre assegnate da Belgrado ai dobrovolci, ex-combattenti serbi della prima guerra mondiale <36), Seguirono i decreti sulla nomina dei commissari alle imprese private serbe ed ebraiche. Provvedimenti di non facile applicazione, per la naturale resistenza di quella parte della burocrazia che non era croata. Ma l'ostacolo venne superato con il decreto-legge del 23 aprile, dal titolo piuttosto accattivante, 'Sulle riparazioni di irregolarità e di ingiustizie effettuate in materia di nomina, promozione e collocamento in quiescenza dei funzionari e degli impiegati' <37). Malgrado il titolo, nella sostanza, con questo decreto tutti i dipendenti dello Stato e degli enti locali furono privati del loro stato giuridico e posti 'a disposizione' del Governo: qualsiasi funzionario o impiegato, senza garanzia alcuna per i diritti maturati, poteva essere destituito, trasferito, collocato in pensione, indipendentemente dalla posizion~ conseguita, dall'incarico ricoperto, dall'anzianità di servizio. Per di più ai funzionari statali, agli impiegati privati, ai liberi professionisti, venne fatto obbligo di dichiarare la propria origine razziale e quella della madre <38>. Questa disposizione aveva la sua premessa in tre decreti del 30 aprile - sulla cittadinanza; sull'appartenenza alla razza croata; sulla protezione della stirpe ariana e la preminenza del popolo croato <39>- che divisero gli abitanti della Croazia in 'cittadini' (drzavljam) con pieni diritti civili, cioè quelli che venivano classificati croati-ariani, e 'pertinenti' o 'sudditi; (drzavni pripadnik) gli altri. Proibiti i matrimoni fra drzavljani e 'non ariani', cioè ebrei e zingari, mentre quelli tra 'cittadini' e 'pertinenti' erano sottoposti ad apposita autorizzazione. Nel credo de 'la Croazia ai croati' venne abolito l'uso delE'alfabeto cirillico <40>, in genere usato dai serbiortodossi e già equiparato a quello latino nella vecchia Jugoslavia; fu costituito un ufficio statale per la lingua croata <41 >, ed in giugno si ebbe un provvedimento per la tuttela della cultura nazionale ed 'ariana' del popolo croato. Quindi, il ministro per la giustizia, Mirko Puk, ben poteva dire che lo Stato ustascia respingeva «la concezioi1e giuridica precedente per cui tutti sono eguali», e poneva le sue basi «sul principio delle differenziazioni e della scelta» <42>. Per realizzare l'integrazione fra partito e Stato, venne emanato il decreto 'Sul coordinamento delle finalità dell'organizzazione ustascia e degli organi statali' <43>. Lo Stato, che nasceva come espressione di un partito unico - in Pavelié si riassumevano le funzioni di capo dello Stato, di presidente del consiglio dei ministri , di capo del movimento ustascia - e per di più nettamente minoritario, aveva la necessità di affermarsi il prima possibile. Portato dalla stessa necessità delle cose, Pavelié, specie in periferia, dovette


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affidarsi all'iniziativa degli uomini che disponeva, -confidando soltanto nella loro asserita fedeltà e nei loro precedenti politici. A questi esponenti, nella massima parte dei casi impreparati, venne data la più larga autonomia poiché il decreto sul 'coordinamento' attribuiva a ciascun ustascia il 'dovere', sia nei distretti che nei comuni o nei villaggi, di far applicare i nuovi princìpi rivoluzionari. Inoltre, là dove mancavano gli organi amministrativi, gli ustascia erano autorizzati a «costituirli preponendovi uomini di fiducia» <44>. Se gli organismi già esistevano, gli ustascia avevano il potere di controllare che le leggi fossero applicate nello spirito del nuovo credo. Così, in quelle settimane di assestamento, quando l'autorità del Governo non era neppure in grado di superare i limiti della stessa città di Zagabria, gli ustascia, in periferia, si trovarono ad esercitare i poteri senza alcun controllo; il 'coordinamento delle finalità' del movimento con le strutture dello Stato divenne strumento di prevaricazione.

È. facile comprendere quali applicazioni avessero attribuzioni del genere, in mano a persone che avevano subìto condanne, detenzioni, soprusi, in un ambiente che, per tradizione, sentiva la vendetta come punto d'onore. Se, poi, i fiduciari locali erano fuorusciti rientrati in patria con Pavelié, le loro reazioni, nella massima parte dei casi, erano ancora più drastiche: lontani dall'ambiente, vi tornavano con l'albagia del vincitore. Non vincolati ai piccoli, ine"'.itabili, ma equilibranti compromessi locali, agivano indiscriminatamente. D'altro Iato, in concomitanza al problema dei fiduciari politici si pose quello determinato dalla milizia ustascia c45 > che, costituita per formare dei reparti scelti - sul modello delle SS tedesche - ebbe anche compiti di polizia politica. Queste formazioni, almeno in teo~ia, erano sottoposte al Quartier Generale ustascia, mentre si dimostrarono del tutto incontrollabili i cosidetti 'ustascia irregolari' o 'selvaggi' . Si trattava di gruppi di armati, formatisi per la spontanea aggregazione di elementi i più eterogenei, in prevalenza profittatori del momento, sbandati, convertiti dell'ultima ora che, ponendosi alle dipendenze o anche imponendosi ai fiduciari locali del movimento, passarono dal furto alla grassazione, alla persecuzione, al massacro degli ortodossi. D'altro lato, se a Zagabria si proclamava che la Croazia doveva essere dei croati, se questi costituivano una 'razza eletta', se i serbi ed i 'non ariani' venivano considerati quanto meno intrusi, se gli ebrei erano obbligati a portare la stella di Davide, e serbi e zingari un bracciale, gli uni con la lettera 'P' (pravoslavm) e gli altri con una 'C' (ciganin = zingaro), si può ben comprendere in quale modo si sia sviluppata la croatizzazione del paese. Nulla fu omesso. Non si rinunciò ad alcun espediente: dal terrore ai massascri, alla deportazione, all'allettamento delle conversioni in massa al cattolicesimo <46l.


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LE TRUPPE ITALIANE 'STAZIONANTI' E LE STRAGI COMMESSE DAGLI USTASCIA Non deve, quindi, sorprendere se i .reparti italiani vennero a trovarsi nella più ostica delle situazioni. Superata la frontiera non avevano quasi visto il nemico. Nei paesi, molto spesso, erano stati accolti da gruppi di armati che si professavano alleati ed amici. Al semplice soldato non si poteva chiedere di distinguere immediatamente fra l'animosità e gli asti di persone che, oltre a parlare una lingua ben poco nota agli italiani, si servivano, per scriverla, di due diversi caratteri; che, se cristiani, si segnavano tutti con la croce, ma i greco-ortodossi (pravòslavm) in modo inverso rispetto a quello dei cattolici. II soldato non poteva afferrare la tortuosa mentalità dei gruppi etnico-religiosi, mussulmani compresi. Ben presto, però, dovette accorgersi che i creatori dello Statò indipendente di Croazia non meritavano quelJ' amicizia e quel rispetto che gli ordini di Roma imponevano di manifestare al nuovo 'alleato'; mentre i serbi - ufficialmente nemici - si dimostravano, almeno in Dalmazia, riella Lika, nella Bosnia, animati da spirito di collaborazione, ricercavano la prote_zione degl'italiani, chiedevano che i loro paesi, le loro terre fossero annessi all'Italia; ed all'esercito italiano, quale forza armata in territorio occupato, competeva - oltre all'esercizio dei poteri militari - anche quello più delicato qei poteri civili. L'8 maggio, il ministero degli affari esteri di Croazia presentava alla legazione d'Italia a Zagabria una nota verbale c47 l che venne sottoposta a Mussolini. Richiamandosi allo 'spirito dell'accordo di Monfalcone' siglato il giorno prima, chiedeva che i poteri civili tenuti dai comandi italiani venissero ceduti alle autorità croate; che alla gendarmeria, alla polizia, agli ustascia - «per i quali chiediamo che passino [sic] liberamente portare le armi» (48) - fosse consentito di riprendere servizio. Inoltre, faceva presente che il Governo croato si riservava di comunicare «le zone e i luoghi, dove non c'è più bisogno della presenza di truppe italiane dal punto di vista del!' ordine pubblico» <49>. Palazzo Chigi rispose alla nota solo il 17 maggio, cioè il g!orno prima della firma degli 'Accordi di Roma', assicurando che il comandante della 2• Armata si sarebbe accordato con le autot;ità croate per l'esame delle modalità da adottare «circa il graduale sgombero» c5oi. A Zagabria, nella mattinata del 19 maggio, Pavelié, appena rientrato da Roma, ebbe un colloquio con il generale Vittorio Ambrosio, ed in termini sfumati gli accennò anche «all'eventuale sgombero delle truppe italiane». Ambrosio, non avendo ancora ricevuto istruzioni, si tenne «in completo riserbo» <51>.


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Le disposizioni gli pervennero poche ore dopo il colloquio con un telegramma a firma di Mussolini: i comandi italiani dovevano cedere i poteri civili alle autorità croate; le «Forze armate italiane che si trovano attualmente in territorio dello Stato indipendente di Croazia,· cessano da domani 20 di possedere carattere et prerogative di forze di occupazione ed assumono il carattere di truppe stazionanti nel territorio dell'amico ed alleato Stato indipendente di Croazia» <52). A parte la formula inconsueta, gli ordini non prevedevano alcun ritiro delle unità italiane. Conseguentemente, il giorno successivo, il generale Ambrosio ricevendo il maresciallo Kvaternik, venuto a sottoporgli uno schema di massima per la sostituziorie dei reparti italiani con quelli croati, condizionò l'esecutività del progetto a quando lo Stato Maggiore italiano «riterrà opportuno l'inizio dello ,,sgomber;» <53>. \

..

In ogni modo i carabinieri e le guardie di finanza cessarono dal servizio d'istituto·<54l, I comandi italiani ritirarono i posti di blocco. Restavano, però, i presìdi. Intorno alla Dalmazia italiana quelli di Obrovazzo, Gracac, Tenhi, Livno, !moschi, Macarsca <55l. Da M~star, per normale avvicendamento, partiva la divisione autotrasportabile 'Torino', sostituita da reparti della divisione 'Marche' (56). Comprendendo che il ritiro delle truppe italiane avrebbe dato prestigio ai croati, in alcune località gli ustascia presero l'iniziativa di sollecitare i comandi italiani ad andarsene <57l. Quasi certamente, Pavelié tornò ad interessare di questo problema Mussolini con una lettera del 2 giugno, poiché il giorno successivo il Comando Supremo faceva pervenire al Capo del Governo un 'appunto' con il piano di massima dello sgombero: il Corpo d'armata celere sarebbe rientrato nella Venezia Giulia; la divisione 'Marche' avrebbe portato il comando a Cattaro e la 'Sassari' a Sebenico, lasciando rispettivamente dei presìdi a Ragusa ed a Tenìn <58l. Invece, contrariamente ad ogni previsione, Mussolini, che doveva·avere altri elementi di giudizio, non solo bloccò ogni movimento di sgombero mà incaricò il comandante della 2a Armata di rappresentare a Pavelié «la convenienza ed anche forse la necessità che le attuali forze militari italiane, dislocate in territorio croato, vi permangano ancora per un certo tempo, onde favorire il completo assestamento del nuovo Governo» <59>. Il Poglavnik ricevette Ambrosio l' I I giugno e, pur dimostrando di apprezzare l'interessamento del Capo del Governo italiano, declinò la proposta, assicurando che la «situazione è perfettamente tranquilla» (GO), e si appellò a «ragioni di prestigio e conseguente rafforzamento del suo potere», ma soprattutto alla circostanza che a Roma, il J 8 maggio, su questo argomento «il Duce aveva dimostrato annuenza» (6 1>. Il motivo per cui questa iniziale ' annuenza' di Mussolini non ebbe seguito, probabilmente, va ricercato non tanto in ragioni di carattere militare,


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quanto in un complesso di irrisolti fattori politici fra cui, non ultimi, quelli conseguenti agli accordi di Roma: dovevano esser definiti sul terreno i confini della Dalmazia, restava da concretare l'unione doganale della Dalmazia con la Croazia, da precisare i rapporti economici fra i due paesi, da definire i confini con il Montenegro; ma soprattutto s'imponeva una decisione in merito alla prevista autonomia amministrativa per Spalato e Cùrzola. D'altro lato Mussolini non poteva non essere preoccupato dal modo con cui i dirigenti ustascia stavano realizzando le nuove strutture dello Stato poiché, sino a quel momento, i provvedimenti emanati da Zagabria avevano suscitato più risentimento che consenso nella pubblica opinione, mentre attività terroristiche tormentavano la stessa capitale croata nonostante i decisi interventi delle forze dell'ordine. A questi fatti, dopo il 18 maggio, se ne era aggiunto uno completamente nuovo, impensato, e preoccupante poiché verosimilmente avrebbe innescato altre reazioni: la violenza delle persecuzioni ustascia contro i serbi. Di fronte a questo aggrovigliarsi dei più svariati elementi è probabile che Mussolini non abbia voluto rinunciare all'unica carta che aveva in mano, cioè la presenza dell'esercito sul territorio croato, e nello stesso tempo abbia inteso aiutare Pavelié a rafforzare il Governo, forse anche nel timore di una prevalenza della corrente filotedesca, che aveva nel maresciallo Kvaternik il maggior esponente. La decisione di non ordinare lo sgombero fu dettata quasi certamente da necessità contingenti; tuttavia, la anomala formula delle 'truppe stazionanti', senza poteri civili e militari, anche se meditatamente voluta, entro pochi giorni avrebbe messo in gravi difficoltà comandanti e soldati. Quando Mussolini aveva diramato l'ordine del 19 maggio, non avrebbe certamente potuto immaginare che la 'croatizzazione' del nuovo Stato stava per trasformarsi in una caccia al serbo, con efferatezze inconcepibili; non poteva supporre che questo fenomeno avrebbe destabilizzato i reparti italiani, portandoli - se non al limite dell'ammutinamento - certo alla disobbedienza; non poteva prevedere che quella presenza del soldato italiano, da lui intesa come espressione di amichevole collaborazione con Pavelié, si sarebbe trasformata in accusa non solo di dolosa tolleranza ma anche di connivenza nei tanti delitti che vennero commessi. L'errore, se di errore si trattò, non fu quello di aver emanato l' o rdine delle 'truppe stazionanti', che in quel 19 maggio aveva un preciso scopo politico , quanto di aver persistito nel mantener senza poteri ì comandi italianì anche quando i parametri con i quali era stata valutata la situazione risultarono sovvertiti. Si determinò, cosi, il pesante equivoco per cui, mentre a livello di Governo e di rappresentanza diplomatica a Zagabria si continuava a mantener fede ai patti di alleanza e d'amicizia sottoscritti a Roma, sul


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terreno, comandanti e soldati italiani, quotidianamente a contatto con la realtà, furono portati a rovesciare i termini degli accordi politici. L'ustascia divenne il nemico, il serbo un perseguitato che, riconoscente per la protezione ricevuta e sia pure nel suo particolare interesse, si manifestò amico. In successione di tempo, non appena materializzatosi il pericolo dei comunisti e dei partigiani, i serbi avrebbero unito le loro forze a quelle dell'esercito italiano. In tal modo, fra la linea della politica ufficiale e la realtà, in cui si trovavano invischiate le forze armate italiane, si verificò una progressiva divaricazione che, pur senza specifiche colpe di alcuno, non giovò all'azione dell'Italia, proprio nel momento in cui si apriva un nuovo capitolo: quello della guerra in Croazia. Guerra non dichiarata, non riconosciuta, senza nastrino celebrativo, ma cruenta, impegnativa, difficile, che dissanguò i reparti. Migliaia i caduti, i feriti, i dispersi; un susseguirsi d'imboscate, di agguati, di attentati, con un accanimento beli superiore a quello riscontrato su qualsiasi altro fronte. Guerra anomala nella quale il soldato italiano si trovò coinvolto in uno scontro di gruppi nazionali e religiosi, di etnie, di vendette fra croato-cattolici e serbo-ortodossi, cui si aggiunsero i mussulmani. Conflitto - di per sé - estraneo ad ogni diretto interesse dell'Italia, affrontato nei primi momenti per un elementare ed istintivo senso di sqlidarietà nei confronti di genti vessate, massacrate, destinate alla eliminazione in nome della 'ragione di stato' ustascia. In questa situazione, non intuita nella sua pericolosità dalla legazione d'Italia a Zagabria, solo i comandi militari italiani furono in grado di seguire momento per momento il precipitare degli avvenimenti. Particolarmente attento il comando della divisione 'Sassari' che, dalla sua sede di Tenìn disponeva di un osservatorio particolarmente sensibile. Tenìn, per Zagabria, era 'il più importante centro a ridosso della linea di confine con la Dalmazia. Aveva una popolazione ad elevata maggioranza ortodossa: oltre ventimila serbi di fronte a tremila croati <62>. In quest'ambiente l'atteggiamento dei croati potè esser seguito momento per momento. Il 10 maggio, l'Ufficio 'I' della divisione segnalava che «l'elemento croato deve considerarsi negativo ed avverso a tutto quello che è itaEiano» <63 l. Due giorni dopo informava: «I croati ritengono sia giunto il momento per fare le loro vendette[ ... ]. I serbi si dimostrano a noi favorevoli» <64l. Il 18: «L'elemento croato ha assunto atteggiamento tracotante ed oppressivo nei riguardi dei serbi sapendoli concordi nell'invocare l'annessione di tutta la Dalmazia e di una vasta fascia di retroterra ali' I tali a» <65 l. Il 2 I: «È incominciato l'esodo dell'elemento serbo per tema di rappresaglie» <66>. Quarantotto ore dopo, dava notizia dell'arrivo dei primi ustascia aggiungendo che <<le autorità civili


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croate hanno iniziato l'arresto di alcuni elementi serbi» <67>. Il 29: «Gli ustasci usano nei riguardi della popolazione serba locale una procedura illegale ed arbitraria[ ... ]. Questi atti di rapina esasperano chi li subisce, non incontrano neppure il consenso di elementi croato-cattolici moderati» <68>. Il 31: «A Tenìn &li ustascìa vanno perdendo sempre più ogni senso di misura» <69). Dal canto suo, il VI Corpo d'armata richiamava l'attenzione dei comandi dipendenti perché «il rivolgimento politico che ha sovvertito lo Stato jugoslavo ha capovolto le posizioni di privilegio dei diversi gruppi etnici. Ortodossi e serbi - ieri dominanti - si sono trovati improvvisamente soggetti all'autorità materiale e morale dell'elemento croato, oggi al potere. Di conseguenza essi, che in passato - come primi rappresentanti dello Stato jugoslavo erano i nostri [dell'Italia - n.d.a.] più fieri nemici- al presente, temendo le vendette dei croati, per lungo tempo oppressi, si avvicinano agli italiani, nei quali vedono l'unica possibilità di difesa e protezione» <70). Il S.I.M. da Zagabria poneva in rilievo Io stato di «vivo fermento che si manifesta con continui attentati» <71> nella capitale croata e, segnalando «che l'opinione pubblica non approva politica eccessivamente reazionaria del Governo, speci~ nei riguardi degli ortodossi» <72), sottolineava il rafforzamento dell' indirizzo dittatoriale «con sistemi però eccessivamente partigiani, che destano nel paese viva apprensione e potrebbero anche provocare reazioni» <73>. Se Pavelié insisteva per Io sgombero delle truppe italiane nella supposizione che la loro presenza sminuisse il suo prestigio e quello del Governo croato, ben diverso era il parere del comandante della 'Sassari'; «tutto lascia prevedere che se le nostre truppe abbandoneranno la zona sarà svolta una fiera azione di rappresaglia contro l'elemento serbo» <74l. Non di meno, sino alla fine di maggio la situa"zione, nelle zone a ridosso della Dalmazia italiana, si mantenne ad un livello tollerabile, specie a confronto delle persecuzioni che avevano luogo più nell'interno. Soltanto nel quadrilatero tra Otocàc, Veljun, Plitvice ed Ogulin, sì dovevano già lamentare non meno di un novecento fra morti e feriti ed oltre un migliaio di arresti <75>. Era un'esplosione di violenza, «condotta, generalmente, all'insaputa delle stesse autorità governative o degli stessi comandi dell'esercito regolare della Croazia; e quasi sempre sono dovute ad iniziativa di gruppi locali» <76l . Con gl'inizi di giugno, anche a Tenìn e nel distretto, dopo l'arrivo di «un nucleo (di ustascia - n.d.a.] in uniforme azzurra, che si vuole costituiscano un reparto di esecuzione» (77 l, cominciarono gli eccidi. Otto contadini furono fatti scendere dal treno. alla stazione di Zermagna (Zrmanja). Da qui, <<incatenati e portati alla stazione ferroviaria di Gracac e poi sul monte Velebit e là fatti precipitare vivi in un profondo buco chiamato 'Tucic'». Uno riuscì a salvarsi (78l. Alcune notti dopo, a Tenìn, furono prelevati


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trentaquattro uomini. Alle famiglie, per rassicurarle, venne detto che erano sta.ti destinati ai lavori in Germania. Invece furono condotti in una miniera di bauxite nelle vicinanze di Dernis e, legati ad una sola fune, trucidati a colpi di pistola. Tre fortunosamente si salvarono. Avevano ai polsi profonde e sanguiµolente erosioni; uno era ferito alla schiena da un colpo di arma da fuoco <79>. Tra i massacrati, anche un prete ortodosso <80>. Il 9 giugno si ebbe notizia dell'arresto di trenta persone, avviate verso ignota destinazione <81>, oltre a ll'a rresto a Tenìn di altri trenta uomini trasferiti nella prigione del tribunale di Gospié <82>_ Quanti, in attesa del processo, non avevano la buona sorte di esser dimenticati nell'inferno di quella prigione, venivano avviati sulle Alpi Bebie (Velebit) e precipitati nelle forre . Gli assassinii avvenivano ogni dove. Un ufficiale della 'Sassari', nei pressi di Gospié, dal finestrino del treno, aveva visto fucilare un giovane <83>. A Nevesigne (Nevesinje - est d i M ostar) «mentre gli ufficiali italiani di quel presidio si intrattenevano con gli ufficiali della M ilizia croata allora giunti, il tenente della gendarmeria croata [... ] portava nella piazza del paese in istato di arresto e ammanettato il giovane sedicenne Misevié Milos e, fattane chiamare la madre, lo uccideva in sua presenza a colpi di pistola» <84>. A Dernis, una quindicina di detenuti, fra i quali tre preti ortodossi, mal ridotti per le percosse ricevute, nella notte erano stati caricati su un autocarro, e non se ne seppe più nulla <85>. A Livno, 1'8 giugno, furono fucilati un prete ortodosso e dodici serbi <86l. E questi erano solo i fatti rilevati dai comandi italiani. Quasi per individuare preventivamente le vittime, il Governo croato in quei giorni aveva emanato un'ordinanza «per la denuncia obbligator ia di tutti i serbi presenti nello Stato indipendente croato [... ] chi ometterà di denunciarsi sarà considerato prigioniero di guerra» <87>.

LE REAZIONI DEI SERBO- ORTODOSSI I comandi italiani, già dalla fine di maggio erano venuti a conoscenza, sia pure in modo ancora frammentario, di un nuovo fenomeno; «si vuole che numerosi serbi, ben armati, si stiano in qualche località organizzando per vendicare gli atti arbitrari degli ustascia non appena le truppe italiane saranno partite» <88>. Ma i serbi non attesero. Il 31 maggio, a Trebigne (Trebinje - est di Ragusa), dei cetnici assalirono alcuni posti di guardia croati . Ne dette notizia con un avviso il locale comando ustascia avvertendo che «il 1° giugno alle ore 6 antimeridiane sono stati arrestati e fucilati 9 cetnici trovati in possesso di armi[ ... ]. Serbi! Per ogni testa croata verranno fuci~ late 100 teste serbe» <89>. Benché questi avvertimenti fossero tutt'altro che formali, la reazione degli ortodossi lungo i con fini dell'Erzegovina e della


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Bosnia con la Dalmazia prese consistenza. Il comandante dell'aeroporto di Mostar, dapprima, in base a notizie «che ancora non hanno avuto conferma» aveva segnalato la «riunione di bande armate serbe nelle montagne viciniori» <90>, e successivamente «una riunione di bande armate serbe nella zona di Nevesinje», con «infiltrazioni di elementi serbi» dalle zone confinanti con il Montenegro, pronti ad «agire dopo la partenza delle truppe italiane» c91>. Intanto, altri ortodossi avevaiio attaccato il paese di Rankovci (distretto di Ljubinje a nord di Ragusa), mettendo in fuga un reparto ustascia e catturando due fucili m·itragliatori <92>. Giunsero, poi, voci sempre più precise di scontri a sud di Gacko, dove «elementi provenienti dal Montenegro unitamente ad elementi locali [ ... ] avrebbero occupato vari sobborghi nella zona limitrofa a Korito (ree/e: Korita) e Stepen [ ... ] a Kasanci risulterebbero 4 morti e 5 feriti gravi tra gli ustascia» <93>. Nella zona di Livno, dopo un arresto in massa di serbi, «numerosi contadini ortodossi dei diversi villaggi del distretto si sarebbero armati e ritirati sui monti» c94>. A Bosanska Krupa, altra azione dei serbi. In questa occasione l'ufficiale in comando del battaglione croato si recò dal comandante della 3a Divisione celere per chiederne l'intervento . «li Generale Comandante dovè rifiutare la partecipazione delle nostre truppe. Non si conosce il numero delle perdite subìte dalle due parti» <95>. Certo si è che gli ustascia, forse perché sorpresi dall'inaspettata reazione; rispondevano con accanimento. Da un avviso diffuso nelle zone di Bosansko Grahovo, Dervar e Bosanski Petrovac, si apprese che «nella notte sul 12 (giugno - n.d.a.) mentre dagli ustascia venivano trasportati viveri per la popolazione affamata, fu sparato un colpo contro di essi. Nessuno fu ferito ma per dare un esempio abbiamo fucilato 14 serbi[ ... ] per ogni ustascia ferito o ucciso saranno fucilali 100 serbi» <96>. Era quindi naturale che il generale Ambrosie, riferendo sull'esito di un colloquio avuto l'll giugno con Pavelié e riportando l'ottimistica dichiarazicme del Poglavnik che in Croazia «la situazione è pienamente tranquilla», abbia voluto dissociarsi da questa valutazione, precisando a chiare lettere: «testuali parole del Poglavnik» <97>. Ma il comandante della 2a Armata, nel dubbio che Roma, lontana com'era - non solo in senso chilometrico - dall'inconcepibile ed incomprensibile caos croato, fosse indotta a dar credito alla affermazione di Pavelié, inviò contemporaneamente allo Stato Maggiore una relazione sulle condizioni della Croazia. Premesse alcune notizie circa l'organizzazione militare degli ustascia, «pervasi da un' ultranazionalismo irrazionale», pose in evidenza come queste formazioni avessero determinato «un regime di violenza e di terrore che man mano va aumentando di intensità», con un susseguirsi di azioni «improntate al dispregio più completo di tutti i diritti individuali» <98>. Faceva presente che nella regi'one della Lika, dove l'elemento serbo-ortodosso era più numeroso,


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«la lotta politico-religiosa va assumendo aspetti veramente feroci in quanto gli ustasci si abbandonano a vendette e rappresaglie che possono trovare riscontro soltanto nei tempi più oscuri del Medioevo» (99>. Dopo un'elencazione di soppressioni e di eccidi - fra cui quello di Glina: massacro di circa seicentocinquanta persone - sottolineava la necessità di «mettere un freno se non si vuole che il nuovo Regno croato sia preso nel vortice di qualche movimento rivoluzionario che ne comprometterebbe non solo lo sviluppo ma la stessa esistenza» <100>. Ricollegandosi, quindi, all'ordine che vietava ai comandi italiani d'intervenire, faceva notare come questa disposizione stesse determinando una 'questione molto delicata', perché comprometteva «più ancora che i rapporti fra le truppe stazionanti ed il Governo del Paese, gli stessi interessi basilari che l'Italia ha nel nuovo Stato di Croazia» <101>. Sollecitava, infine, chiare istruzioni «intese a precisare la linea di condotta da tenere di fronte a soprusi, aggressioni, delitti che tutt'ora si verificano nelle zone dove sostano comandi e truppe del nostro esercito» <102>. La richiesta era più che giustificata, in quanto nei vari comandi, sino a quello del più piccolo presidio, il disagio si andava sempre più acuendo. A Gracac, a Tenln, a Dernis, «numerose famiglie di arrestati si presentano giornalmente in folti gruppi presso i comandi di presidio italiani, sostandovi a lungo ed invocando protezione per i loro congiunti» oo3i. «Anche durante la mattina del 10 corrente [giugno- n.d.a. ] un centinaio di persone tra donne e bambini ha sostato lungamente davanti al Comando·di Presidio [di Tenìn - n.d.a.] chiedendo aiuto e protezione. Le donne, dai volti terrorizzati, hanno raccontato che le loro famiglie sono state private dei capi famiglia, dei quali non hanno più ·notizie, che sono state derubate del denaro e degli oggetti d'oro e che si commettono pure violenze carnali» <104>. Erafoevitabile che un senso di insofferenza, se non anche di ribellione, si manifestasse fra la truppa, frustrata dalla sua posizione di testimone impotente. Di questo stato d'animo fu interprete il generale Monticelli. Il 16 giugno inviò un rapporto 'riservato-personale' al generale Renzo Dalmazzo, comandante del Corpo d'armata. Tracciò dapprima un quadro delle condizioni in cui si trovava il distretto di Tenin , sia per gli arresti che si susseguivano con ritmo accelerato, sia per la certezza che degli ;i.rrestati «nessuno sfugga alla morte>> <105>. Quindi fece presente che <<le esecuzioni vengono stabilite da uno pseudo-tribunale costituito a Gospié e soltanto in base a segnalazioni di forsennati locali, ed essenzialmente per sfogo di vendette personali» (l06J . Espose, quindi, le inevitabili reazioni fra i soldati italiani che avevano «ingenerato in tutti gli ufficiali e soldati [... ] un sentimento di disprezzo e di ripugnanza per questa gentaglia che non è capace né di controllarsi né di saper esercitare un controllo e che non è all 'altezza di esercitare un governo adatto ad un popolo civile. Qualsiasi sentimento di simpatia ·


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per la popolazione croata è cessato da quando si è costretti ad assistere a questi eccessi» 0 07>. Il soldato, inoltre, sentivà che la sua presenza era sempre meno tollerata dai croati ma, pur tuttavia, lo sopportava anche se «il dover rimanere impassibili davanti alla violenza ed alla strage, il non poter intervenire per evitarle>> generava in tutti «un senso di profondo malumore che rende penosa nel vero senso della parola la permanénza in questa zona. Rimanendo spettatori inattivi, si ha la sensazione di rendersi complici di queste violenze e brutalità che certamente saranno condannate dalla storia» <108>. Il quadro era assolutamente preciso, come esatta era anche l'altra previsione, ben grave per un comandante: quella di vedersi sfuggire il controllo dei reparti. «Vi ho voluto esporre, Eccellenza, chiaramente queste mie impressioni, di uomo e di soldato, perché sento che, nonostante il profondo sentimento di disciplina che anim~tme ed i miei ufficiali e soldati e la volontà di essere sempre ossequienti agli ordini superiori, non posso garantire che di fronte a qualche atto di violenza compiuto in nostra presenza, non vi sia un intervento energico che potrebbe urtare anche la suscettibilità ed il sentimento di 'padroni di casa' delle autorità locali» <109>. Il generale Dalmazzo, con un suo concordante commento, fece proseguire la relazione tanto al comando della za Armata quanto al Governatore della Dalm~ia. Nella lettera per Bastianini, alle parole del generale Monticelli, aveva aggiunto: «Vecchi e provati comandanti di battaglione, combattenti di esperimentata capacità e rettitudine, chiedono di essere inviati con i loro reparti a combattere ovunque od a compiere il più duro addestramento nella più desolata petraia, piuttosto che dover trovarsi impotenti nelle zone dove si compiono questi atti briganteschi» <110>. Bastianini, immediatamente trasmise la relazione del generale Monticelli con la lettera del generale Dalmazzo al ministero degli affari esteri. Oltre alie proprie considerazioni inviò anche un estratto dei più significativi 'mattinali' dei carabinieri sulle imprese degli ustascia: tra gli altri, quello sull'arresto di oltre cento persone nella zona tra Tenìn e Dernis, delle quali quarantadue uccise nei dintorni del monte Promina e ventidue a Velusic (I I I ). Bastianini, principalmente, richiamò l'attenzione del minist~ro sui riflessi politici determinati dalla forzata passività delle truppe italiane che «viene stigmatizzata dalle minoranze oppresse e da quanti odiano gli ustasci e dicono che detta passività incoraggia quei terroristi ad essere più sfrenati . Ne scapita il prestigio delle nostre autorità e della nostra truppa e se ne avvalgono gli antitaliani palesi ed occulti e si alimenta l'esca per incidenti forieri di complicazioni imprevedibili _su un terreno scottante» 0 12>. Infatti, un pò dovunque, anche fra la popolazione croata si diffondevano non ingiustificate perplessità perché «la massa( ... ] disapprova tali barbarie e pensa che le truppe italiane dovrebbero impedirle, garantendo così giustizia, ordine, e tranquillità per tutti» <113>.


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Inevitabile, quindi, una stupìta incertezza di fronte a questo incomprensibile comportamento del soldato italiano, che finiva con coinvolgere lo stesso prestigio dell'Italia. Un milanese, amico del senatore Salata, dopo alcuni giorni di permanenza a Spalato avrebbe scritto che «il corpo di occupazione, come in tutta la Dalmazia, così anche a Spalato, mantiene l'ordine, ma non si ingerisce minimamente nel resto e così vengono commessi eccidi su eccidi fra gli jugoslaveni e serbofili e gli 'ustaci' che, in qualche posto (p.e. nel distretto di Tenìn), hanno assunto proporzioni spaventevoli» <114l, e faceva seguire un pesante, apparentemente assurdo, ma ineccepibile commento: «naturalmente, la presenza dei nostri soldati ci compromette, perché non interviene in difesa dei perseguitati» <115l . Facili, quindi, le insidiose valutazioni dell'ambiente croato specialmente macekiano, sintetizzate nel ragionamento, tortuoso ma chiaramente logico e di notevole efficacia persuasiva dell'avvocato Rudolf Pederin di Spalato. «Gli italiani approvano le persecuzioni dei serbo-ortodossi in Croazia e particolarmente nella Lika, nel territorio di Tenìn. Essi hanno tutto l'interesse eh~ v~ng~ creato un solco quanto mai profondo fra croati e serbi. Gli italiani sono certi, e noi croati non lo nascondiamo, che in caso di vittoria dell'Asse, la Croazia chiederà la rettifica dei confini attuali, perché non può esistere come 'unità statale' senza il litorale dalmata. Se l'Italia non dovesse acconsentire la Croazia sarà costretta ad usare le armi. In questo caso gli italiani approfitteranno cieli' odio creato fra i serbi, gli (recte: li) armeranno e questi si batteranno contro i croati difendendo così gli interessi italiani. Qualora, invece l' Asse dovesse perdere la guerra, all'Italia tornerà egualmente favorevole il dissidio serbo-croato, perché i serbi non penseranno e non vorranno più l'unione coi croati, dei quali si vendicherebbero aiutando l'Italia a togliere alla Croazia quanto più le gradirà. Per questi motivi[ ... ] l'Italia permette ai croati che si perseguitino e torturino i serbi, pur avendo a disposizione molti mezzi e molte possibilità per impedirlo» 0 16 >. Il permesso, o l'ordine, era invece di Zagabria. A Tenìn, il comando italiano venne a sapere dal locale logornik (federale ustascia - n.d.a.) Joso Rukavina, che gli ustascia agivano «su istruzioni rfcevute» 0 17l . Se, quanto riferito dal gerarca croato, non era una sua giustificazione di comodo, bisognava dedurre che gli eccidi, le persecuzioni, sino a quel momento ritenuti vendette o rappresaglie d'irresponsabili, dovevano, ormai, venir collocati in un'altra prospettiva e considerati in un preciso disegno. La conferma delle 'istruzioni' si ebbe da Gracac, dove il comandante degli ustascia, di fronte all'intervento di un ufficiale italiano che lo aveva richiamato al senso di responsabilità, «nascondendo il numero di protocollo, ha mostrato una lettera delle Autorità di Zagabria, che indica agli ustascia come primo


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programma l'annientamento della matrice serba» ( I 18>. Non si hanno eleme_nti per stabilire se queste disposizioni fossero state emanate dal Governo o dal Quartier Generale degli ustascia, ma esse si collocavano subito dopo il colloquio che Pavelié, il 7 giugno, aveva avuto a Berlino con il Ftihrer <119>. Fra gli altri argomenti - molti riguardavano l'Italia - si parlò della 'croatizzazione' del nuovo Stato e del trasferimento in Serbia di 170 000 greco-ortodossi 0 20> con l'immissione in territorio croato di altrettanti croati, sgomberati dalle zone della Stiria e della Carniola annesse al Reich. Hitler, pur ammettendo che i trasferimenti erano «naturalmente dolorosi sul momento», li riteneva, come disse a Pavelié, «preferibili ad un durevole male» c121 >e lo ammonì che «se lo Stato di Croazia doveva essere veramente stabile per 50 anni, si doveva perseguire una politica nazionalmente senza tolleranze, perché in queste materie dalla troppa tolleranza derivano solo dolori» C122>. Certo si è che, a metà giugno, le persecuzioni avevano assunto un carattere endemico, ed i reparti italiani si sentivano sempre più compromessi. Il comandante della 2a Armata tentò anche di provocare una iniziativa a livello diplomatico, ed inviò a Casertano una 'riservatissima personale' <1i 3) _ Ripresi i dati della relazione del generale Monticelli, ma elaborandone diplomaticamente i termini, il generale Ambrosie rappresentò «i delitti, gli arbitri e le violenze» come opera di «manipoli di gente indefinibile, poco numerosi (ad esempio una ventina in zona di Dernis ed una cinquantina nel territorio di Knin) [... ] e che compiono ogni loro atto - di fronte alle stesse autorità croate - con voci di misteriosi ordini avuti direttamente dalle autorità centrali>> 0 24>. Attribuì la responsabilità della situazione esclusivamente agli ustascia, precisando che «le autorità croate - civili e militari - [... ] comprendono la gravità della situazione» <125>. Ma, soprattutto, fece presente il «formarsi in zona di uno stato di cose pericoloso, giacché si va organizzando la reazione [ ... ] con quali conseguenze per il futuro è facile comprendere» <126>. Da ultimo, e chiaramente, disse al ministro Casertano che «è assolutamente necessario che il Governo croato si renda conto della possibilità di incidenti gravi con le nostre truppe e della urgenza che ordini definitivi siano subito impartiti dalle autorità locali perché il terrore abbia a cessare» (127 ). Casertano, certamente, non dovette gradire l'idea di un intervento presso Pavelié. Non solo attese tre gio/ni prima di trasmettere la relazione del generalç Ambrosie a Roma, ma anche cercò d'influire sulle istruzioni che egli stesso chiedeva, osservando che «da parte mia non ravviso, in questo delicato momento della situazione interna croata, l'opportunjtà di intrattenere sulla questione[ ... ] questo Governo [di Zagabria - n.d.a.]» <128>. Non si può negare che l'ambiente della capitale croata fosse 'delicat0', sia


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per motivi di ordine pubblico locale, sia per la non collaborazione di Macek con i paveliciani, sia per la sempre più massiccia ingerenza delle polizie speciali tedesche a tutti i livelli,. sia perché all'ultimo momento era giunta la notizia dell'attacco tedesco alla Russia. Quindi, nervosismo tra i militari per le voci di p'r obabili partenze di reparti croati per il fronte russo; soddisfazione tra i lavoratori a tendenze comuniste, convinti di trarre partito dalla nuova situazione; clero e macekiani spaventati dalle prospettive di un accentuato pericolo comunista; gli ustascia preoccupati per possibili vendette di serbi aiutati dai comunisti; allarme nel Governo, per timore di una quinta colonna russa C129l. Motivi più che giustificati poiché il Comintern, il 22 giugno, nelle sue direttive era stato ben chiaro: «I popoli della Jugoslavia hanno ora la possibilità di sviluppare da tutte le parti una lotta di liberazione contro gli oppressori tedeschi [...]. È essenziale sviluppare un movimento con il motto di formare un fronte nazionale unico[ ...] tenete bene in mente che nel presente momento ciò che a voi serve è un fronte di liberazione contro il fascismo oppressore, e non una rivoluzione socialista» <130>. Sul piano dei rapporti con l'Italia, inoltre, si collocava la lettera che, il 23 giugno, Pavelié aveva inviato a Mussolini <131> proponendo di riprendere i colloqui per stabilire i confini con il Montenegro, delimitare quelli della Slovenia e della Dalmazia, definire la convenzione per Spalato e Cùrzola, risolvere i problemi doganali ed economici. Chiedeva che i vari argomenti venissero trattati «insieme e simultaneamente», in modo da sgomberare il terreno «da qualunque malinteso che purtroppo va ora affacciandosi» <132l. Per Casertano, l'iniziativa del Poglavnik, era troppo interessante per comprometterla con altre spinose questioni, ben conoscendo le intrinseche difficoltà dei singoli problemi e la tenacia dei croati nel trattare. AI ministro italiano, quindi, sembrava perlomeno intempestivo porre in discussione argomenti che, sfrondati dalla loro umana emotività, a suo parere, riguardavano in sostanza l'esercizio dei poteri di un Governo nella gestione di problemi interni. Casertano, evidentemente, dall'osservatorio di Zagabria, aveva una visione della situazione condizionata dall'ambiente della capitale croata, dall'ottimismo - vero o simulato - di Pavelié, che considerava tranquillo il paese e, forse per questo, il ministro non dette molto credito all' obiettività di quanto segnalato dal generale Ambrosio. Non sappiamo, esattamente, quali specific,he istruzioni siano state impartite a Casertano, ma si deve arguire che Palazzo Chigi abbia condiviso la linea del proprio ministro. A riprova può valere la nota del 4 luglio con cui il ministero, da Roma, trasmise alla legazione di Zagabria la copia della documentazione, che Bastianini aveva inviato a metà giugno, per mettere «in rilievo la sfavorevole e dannosa ripercussione sulle nostre truppe di presidio delle atrocità commesse dagli Ustascia» 0 33>: Casertano veniva lasciato


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libero di regolarsi come credeva, poiché il ministero, nella nota, gli precisava che la documentazione veniva inviata «per quell'interessamento da svolgere nella forma che riterrà del caso» <134), aggiungendo che Roma era del parere «che la questione possa ritenersi almeno in parte superata» in seguito «alle direttive impartite dal Poglavnik agli Ustasci nel suo recente discorso» <135) . Ignoriamo a quale discorso il ministero si riferisse, ma lo stesso Pavelié doveva esser preoccupato per le notizie che riceveva sulla situazione nell'interno del paese a causa delle efferatezze degli Ùstascia, se il 26 giugno improvvisamente decise di emanare un 'Decreto ed Ordine Straordinario' con cui deferiva alle corti marziali «chiunque usi atti di violenza contro la vita o il patrimonio di cittadini [...] . Qualsiasi ustascia che commetta personalmente tali violenze verrà - a seguito di sentenza ustascia - fuci lato» <136l. Probabilmente questa iniziativa fu determinata dal timore che la 'quinta colonna' russa - o più esattamente i comunisti - potessero volgere a proprio vantaggio la crescente reazione dei serbi di fronte alle atrocità degli ustascia. A Lastva (distretto di Trebigne - est di Ragusa) il 14 giugno, quattro ortodossi arrestati erano stati abbattuti sul posto <137l; il console d'Italia a Sarajevo, Alberto Calisse, il 18 telegrafava: «Avvengono, specialmente in Bosnia, gravissime violenze tra ustasci e serbi con grande numero di vittime e scomparsa di migliaia di persone» <138) . A Gacko, l' 11 era stato aperto il fuoco contro automezzi italiani <139) . Dalla zona di Bosansko Grahovo, Dervar e Bosanski Petrovac, giungeva notizia che «tra il 14 ed il 18 corrente [giugno - n.d.a.] sarebbero state soppresse 78 persone» <140>. Arresti a Gracac del personale serbo della ferrovia sostituito con elementi croati <141 >. A Dernis, nella notte sul 21 erano state caricate su di un autocarro sedici persone ed il mezzo tornò vuoto con abbondanti tracce di sangue C1 42l. Sempre a Dernis un cadavere, già rinchiuso in un sacco, che gli ustascia non riuscirono a sgomberare dalle carceri per l'intervento di alcuni soldati italiani, venne tagliato a pezzi e portato via in alcune valigie <143l. Al comando del presidio italiano di !moschi - dove gli ustascia in quei giorni avevano deportato dalla zona circa duemila serbi, distribuendo il loro bestiame ai croati e sigillando le case <144> - il pomeriggio del 24 giugno si era presentato un gruppo di donne di Podbablje chiedendo aiuto e protezione <145l: gli uomini del villaggio, durante la notte, erano stati «trasportati con un autocarro nella zona di Ruhovic [recte: Runovié] ed ivi precipitati in un burrone, con le mani legate. P oiché si dichiarava che nel suddetto burrone dovevano ancora :trovarsi dei moribondi e dei feriti, il comandante del nostro presidio [italiano - n.d.a.] ha disposto per l'immediato invio in detta località di un medico e di una autoambulanza[ ... ]. In effetti sono stati raccolti due feriti, uno dei quali era in fin di vita[ ... ] gli ustasce, in fatti , dopo aver gettato i prigionieri nel burrone avevano scaricato su di essi le armi» 046>.


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Il comando della divisione 'Sassari' in una sintesi della situazione scriveva che «gli arresti dei serbi si sono grandemente moltiplicati. Dopo un breve interrogatorio gli arrestati venivano trucidati in massa. Né furono risparmiati vecchi, donne e bambini. Le donne giovani venivano trattenute dagli ustasci nei loro comandi per molti usi: questi una volta soddisfatti, spesso venivano le disgraziate assassinate barbaramente. Numerosi bambini sono stati sgozzati perché figli di serbi. È corsa una tremenda voce, non documentata, tra i nostri militari: che i bambini fossero invitati dai loro carnefici a farsi il segno della croce; quel bambino che si segnava alla maniera ortodossa veniva sgozzato [ ...] . Il fiume Kerka (Cherca) ha ributta to alla foce decine e decine di cadaveri» <147l . Quale fosse, ormai, il disagio dei reparti italiani è più che intuitivo. «Un profondo malumore si legge in volto ai nostri soldati, malumore originato da una parte dal sentirsi appena tollerati qui, dall'altra, per non poter intervenire con la forza contro questi creatori di disordine, di terrore e di sangue» (148). «II morale delle nostre truppe, elevato all'inizio, è ancora più elevato per ragioni di contrasto» <149). Tuttavia era, pur sempre, uno stato d'animo sofferto anzi esasperato per l'accentuarsi della tracotanza degli ustascia anche nei confronti del soldato italiano. Il 6 giugno, il generale Riccardo Pentimalli, comandante della divisione 'March~', di fronte ad imposizioni nei confronti di militari italiani per costringerli ad abbandonare pubblici locali (ISO); ·per sottoporli, armi alla mano, a controlli personali; per reiterati tentativi di ispezione ad automezzi militari OSI), aveva emanato l'ordine che «chi spiana le armi contro il soldato italiano non può essere considerato se non nemico e come tale deve essere trattato: niente, quindi, discussioni, ragionamenti, transazioni, ecc . ecc., ma reazione fulminea che deve finire solo con la resa a discrezione dell'avversario o degli avversari. [... ]. Massima correttezza verso tutti ma anche massima risolutezza nel pretendere il massimo rispetto da parte di chiunque ed in ogni circostanza» <152l. Però le disposizioni di Roma rimanevano quelle del 19 maggio: restare al proprio posto, non intervenire. Tuttavia il soldato italiano, sia pure a modo suo, disobbedì. Dapprima di nascosto, quindi saggiando le reazioni dei superiori, accolse nelle caserme qualche vecchio, qualche bambino. Li rifocillò, dette loro la gavetta, li mise al sicuro. Vedendo che non arrivava aloun richiamo, che gli ufficiali non solo non intervenivano ma si associavano all'iniziativa e la perfezionavano, l'opera di soccorso si estese e, nei pressi delle caserme, sotto la protezione dei militari sorsero i campi cli raccolta. I soldati , li beri dal servizio, battevano la campagna per cercare quanti, nella speranza di una salvezza, avevano abbandonato lè case nascondendosi nelle grotte, nei


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solchi , negli anfratti (153>. Sul diario storico della 'Sassari' veniva annotato: «Se per la situazione politica non era possibile un intervento diretto armato per ristabilire l'ordine, non era d'altra parte nemmeno possibile frenare queste iniziative spontanee» 0 54), Iniziative che suscitarono reazioni da parte croata. «Il Prefetto di Knin ha protestato presso il nostro Comando adducendo che il nostro atteggiamento rappresenta per loro una diminuzione di potere. Gli è stato risposto che non avevamo né il potere né il desiderio di frenare queste iniziative ammesse dal regolamento di disciplina del nostro · esercito» 0 55>. Ma i croati non si rassegnarono e qualche giorno dopo, in molte località venne rinforzato il numero degli ustascia. «Da indiscrezioni degli stessi è chiaro che questi rinforzi sono dovuti al proposito di reagire con le armi contro gli italiani ad ogni eventuale loro intervento a favore dei serbi» <156>. A Tenìn, a Gracac, a Dernis e nelle altre località, ufficiali e sottufficiali, per proteggere le famiglie più esposte fra quelle ortodosse, presero alloggio nelle lord case: in quelle abitazioni era vietato l'ingresso ai croati e non vi potevano esser effettuate perquisizioni senza l'autorizzazione del comando italiano. Qualche tentativo di infrazione, risolto sul momento con energia, convinse gli ustascia C157>. Vjekoslav Simié, un frate francescano, ispiratore e guida degli ustascia di Tenìn, attivo partecipante alle spedizioni notturne, evidentemente sentendosi forte perché ustascia e ritenendosi protetto dalla tonaca, di fronte a questi interventi umanitari, inveì pubblicamente contro l'JtaEia. La sera «venne legnato, ma con delicatezza, da un gruppo di soldati rimasti sconosciuti» 0 58). La situazione si andava facendo difficile. D'altro lato, in quei giorni, al maggiore Oberdan Barba, comandante del presidio di Chistagne, perveniva un messaggio firmato da dieci religiosi greco-ortodossi, già titolari di conventi o di parrocchie siti al di là della frontiera, che avevano trovato salvezza in zona italiana. Personalmente ed a nome dei correligionari, dichiaravano di sentirsi «moralmente obbligati di esprimere [ ... ] la permanente ed imperitura gratitudine a Voi, signor maggiore, e per mezzo vostro a tutti i signori ufficiali, sottufficiali e soldati del presidio di Chistagne, per tutto il bene che di spontanea volontà avete fatto alla nostra popolazione in generale ed in particolare modo ai profughi, accolti con tanta nobiltà di animo·da parte Vostra[ ... ]. Per tutta questa Vostra nobile opera vi accertiamo che il popolo serbo saprà rimanere perpetuamente grato al valoroso Esercito italiano ed alla cavalleresca Nazione Italiana» 0 59l. Probabilmente questi dovevano esser i 'malintesi' ai quali alludeva Pavelié scrivendo il 23 giugno a Mussolini, senza immaginare che il giorno successivo alla spedizione della lettera si sarebbe registrato un ben più complesso e concreto 'malinteso'.


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BASTIANINI ED IL CONFINE DELL A DALMAZIA Bastianini, sin dall'arrivo a Zara (7 giugno), si era preoccupato diconoscere dal comandante del VI Corpo d'armata il livello di sicurezza dei confini del Governatorato. Il generale Dalmazio gli fece presente che nella zona di Tenìn vi erano stati e vi erano ancora tentativi d'infiltrazione da parte di elementi croati, che procedevano anche a perquisizioni ed arresti in territorio da ritenersi italiano; il controllo del movimento da e per la Croazia era difficoltoso date le caratteristiche del terreno; sul piano politico, l'incertezza del confine alimentava tra i croati le voci più disparate sul definitivo destino, non solo di Spalato, ma di tutta la Dalmazia. Infine, il generale esprimeva il parere che un preciso tracciato della frontiera non avrebbe pregiudicato l'unione doganale ed economica della Dalmazia alla Croazia in quanto una «delimitazione non significa irrigidimento, ma soltanto precisione, ordine ed anche modo di evitare incidenti ed attriti che l'attuale stato di .incertezza genera e più può generare in futuro» <160>_ Le osservazioni del generale Dalmazzo corrispondevano al convincimento di Bastianini che considerava la sicurezza della frontiera come indispensabile premessa per la più efficiente amministrazione del Governatorato. Da buon diplomatico, però, non poteva ignorare che se avesse ordinato un controllo rigido ed attento del traffico attraverso i valichi avrebbe potuto coinvolgere il problema dei confini , riservato alla competenza dei due Governi. Decise, quindi, di affronta.re la questione come un problema di sicurezza pubblica, e cercò di risolverlo d'intesa con il generale Dalmazzo. li comandante del VI Corpo d'armata, il 24 giugno, diramò ai comandi, ai corpi, ai servizi delle unità dipendenti l'ordine di .costituire una linea di 'vigilanza provvisoria', precisanqo che l'iniziativa aveva lo scopo di: «a) impedire esodo cittadini croati che cerchino di sfuggire alle autorità croate; b) impedire incursioni di elementi armati, non appartenenti alle forze croate, che tentino violenze o cerchino di fomentare disordini; c) assicurare, entro una linea ben definita e facilmente controllabile, l'ordine e Io svolgimento dell 'attuale intenso periodo addestrativo dei nostri reparti con il minimo impiego di mezzi» <161 >. Cioè un complesso di situazioni rapportabili ad esigenze di ordine e di tutela della sicurezza nella Dalmazia italiana. Aggiungeva, inoltre, che i posti di blocco sarebbero stati disposti «senza alcun presente o futuro riferim ento o vincolo all'andamento della linea di confine» C162> e, per evitare equivoci, trasmetteva uno schizzo topografico con le precise località dove i controlli andavano collocati. Lasciava ai singoli comandanti il compito di accordarsi con le autorità civili italiane sulì' assegnazione di carabinieri e guardie di finanza ai valichi dove era necessario


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espletare i servizi d'istituto, e di chiarire alle·autorità croate la portata degli ordini rìcevuti, mettendo «opportunamente in evidenza gli scopi ed il carattere provvisorio e contingente del provvedimento e pregandole di voler cooperare alla sistemazione cercata, facendo ritirare pattuglie o nuclei delle FF.AA. o della gendarmeria croata, già eventualmente dislocati entro la linea stessa» 0 63>. L'iniziativa della nuova linea di vigilanza suscitò scalpore fra le autorità croate di Tenìn. Non solo si opposero a qualsiasi spostamento ma avvertirono Zagabria, aggiungendo - forse per meglio agganciarne l'atteniione che in quella zona gli italiani intendevano avanzare il confine di otto chilometri <164>. Zagabria elevò immediata protesta a Roma, ordinando nel contempo ai reparti croati ed alla gendarmeria di non arretrare d'un passo (165>. Palazzo Chigi chiese chiarimenti al Comando S.upremo, questo alla 2 • Armata e la 2" Armata al generale Dal.mazzo C166> che si trovò nell'occhio del ciclone fra telegrammi, telefonate, reiterati ordini di evitare qualsiasi inci-. dente con le truppe croate, di ripristinare i vecchi posti di blocco perché, come telegrafava il generale Ambrosio, «linea virtuale demarcazione tra territorio assegnato all' Italia et Stato indipendente Croato, deve essere sottoposta at mia approvazione prima di attuarla praticamente». Il generale Dalmazzo rispose con laconica freddezza: «Nessuno habet pensato parlare di Tenìn et est evidente equivoco alt Prego ancora darmi urgenza linea sulla quale riportare posti di blocco tenendo presente che circa futuri confini io ho solo giornali» <167l. Aveva ragione. La linea di vigilanza da lui chiaramente indicata nello schizzo topografico, non presentava alcun avanzamento nella zona di Tenìn. Vi erano, invece, alcuni adattamenti a favore dell'Italia intorno al nodo ferroviario di Percovich (Perkovié) e nel tratto Spalato-Castella-Traù. Ma, per queste località, le autorità croate non avevano mosso alcuna rimostranza . Bastianini, di fronte alla reazione di Roma, non si rassegnò, e con un lungo telegramma al ministero per gli affari esteri ripropose la questione. Mettendo in rilievo che la esecuzione degli ordini della 2• Armata determinava, al posto della linea di vigilanza «tanto opportunamente disposta dal Comando[ ... ] Corpo d'armata» 0 68>, una vera e propria delimitazione del confine, faceva notare che in questo modo si davano «per risolti praticamente problemi territoriali il cui esame deve essere ancora deferito alle due delegazioni per delimitazione frontiere» <169>. Toccava, quindi, il punto più delicato: quello d'evitare che i croati ritraessero l'impressione o, peggio, il convincimento, che l'Italia avesse già rinunciato «a paesi di confine cui situazione dovrà essere esaminata da competenti organi» (f?O}_ Concludeva con una proposta che dovette porre in allarme il ministero di fronte alla


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prospettiva di un'avocazione di competenze da parte del Governatore. Bastianini, più che proporre, affermava: «Poiché Comando 2" Armata ha ordinato al Comando VI Corpo d'Armata di prendere d'accordo con me le misure necessarie ad una tale sorveglianza, io sono d'opinione che la linea debba esser stabilita come era stata disegnata dal Comando del IV Corpo d'armata e che debba esser lasciata al Governatore della Dalmazia, nel più stretto contatto con i Ministeri degli Esteri e degli Interni, ogni decisione in proposito» <171) . Due giorni dopo l'arrivo a Roma di questo telegramma, Mussolini, con Ciano e con il ministro Luca Pietromarchi, capo dell'ufficio Croazia <172), esaminò la situazione italo-croata. Oltre a decid!ere il progressivo ritiro delle unità italiane secondo i desideri di Pavelié, senza dubbio parlarono anche della linea di vigilanza poiché il 2 luglio, Pietromarchi inviava a Bastianini non solo una lunga lettera personale <173), cori cui gli illustrava nel dettaglio i vari momenti e le prospettive dei negoziati in corso con Zagabria, ma anche copia delle lettere che Mussolini e Pavelié si erano scambiate. Solo dopo tre dense pagine di fatti e di considerazioni, l'ambasciatore affrontava la 'grana' della linea di vigilanza. La questione, che già con la collocazione nella sequenza dei vari problemi risultava appannata, fu ulteriormente svuotata da Pietromarchi. «Alla luce degli elementi che precedono credi tu che convenga spostare la linea di vigilanza? [.. .] In una atmosfera così infiammabi le ogni spostamento di truppe può dar luogo, come è avvenuto anche recentemente, a sospetti e a reazioni che io cercherei in ogni modo di evitare» 0 74>. Quindi il ministro superò decisamente il punto cruciale facendo balenare a Bastianini impensate prospettive: «Non è con rettifiche di confine che si può sanare una situazione come quella derivante dall'accordo confinario del 18 maggio. Sono perciò al cento per cento dell' avviso del Duce che, o si tratta di confini morali ed allora sono accettabili, o si vuol fare di questi confini dei confini politici ed allora, come ha eletto il Duce, 'la situazione non può durare neppure quarantotto ore' e dovrebbe essere perciò radicalmente mutata» <175). Bastianini, tuttavia, persistette nei suoi propositi, e rendendos.i conto che non era opportuno toccare la zona di Tenìn, cercò di riprendere l' iniziativa per quei tratti di confine dove i croati non avevano sollevato obiezioni. Interessò quindi il Comando della 2 3 Armata circa la opportunità «di riportare la linea provvisoria di controllo ad est sul ciglio del costone che cade sulla zona dei Castelli [fra Spalato e Traù - n.d.a.]» 0 76). Ma il generale Dalmazzo fece sapere che dopo <<l'allarme dato in piena malafede>> ed il successo ottenuto dalle autorità croate per Tenìn, «non è possibile svolgere trattative con tali autorità» <177>. Per di più, come ritorsione, da parte croata vi era stato anche un tentativo di costituire posti di blocco in territorio italiano <178>.


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Il polverone sollevato dalla linea di vigilanza ebbe anche altre conseguenze. Nelle zone circostanti la fascia di frontiera, in particolare nelle località di Zegar 0 79> e di Ervenico Superiore, si determinò un accentuato afflusso di serbi, nel timore che i loro villaggi, più nell'interno, rimanessero definitivamente assegnati alla Croazia, e la gendarmeria croata rinforzò il servizio «per impedire l'esodo della popolazione serba che cerca rifugio in terra italiana» 0 80>. Esponenti delle fo rze armate croate, evidentemente in accordo con il loro Governo, avanzarono nuovamente ai locali comandi italiani la richiesta di sgomberare 0 81>e, quantunque i complessi negoziati in corso fra Roma e Zagabria avessero raggiunto un'intesa soltanto per i confini del Montenegro, da parte italiana si ritenne opportuno aderire alle sollecitazioni da parte croata di far ripiegare le truppe. Sembrava, quindi, che per il soldato italiano si stesse concludendo quella penosa situazione che durava dalla terza decade di maggio. Ma lo sgombero sarebbe avvenuto proprio nel momento meno opportuno. Con la fine di giugno, nella parte meridionale dell'Erzegovina, la reazione dei serbi non era più limitata ad azioni isolate, dettate da locali o personali necessità di autodifesa o da propositi di vendetta. Era divenuta una corale insurrezione, anche se non ancora definita nella sua consistenza e nelle finalità, ma che aveva coinvolto i reparti italiani. Sin dal 26 giugno, l'aerogruppo di stanza a Mostar aveva ricevuto l'ordine di «cooperare con divisione ' Marche' [in] operazioni di polizia zona Gacko con protezione vicina et possibilmente bombardamento leggero» <182>. Autocarri italiani, lungo la strada che da Ragusa per Trebigne e Bileéa porta a Gacko e più nell'interno a Foca, erano rimasti bloccati, non solo per le ormai usuali interruzioni stradali, ma anche per una improvvisa azione degli insorti ed i reparti inviati in soccorso avevano avuto tre morti e sedici feriti <183 >. Cominciava la lunga serie delle perdite nell'anomala guerra di Croazia ed in quelle zone, gli ortodossi in armi, dilagarono puntando sui villaggi croati , sulla popolazione mussulmana, travolgendo i reparti dornobran ci. Gli ustascia reagirono. Le truppe italiane si limitarono agl'indispensabili interventi per la protezione dei presìdi. Spettava al Governo di Zagabria l'onere di fronteggiare la situazione. Venne inviato sul posto il vice-maresciallo Vladimiro Laxa che decretò lo stato d'assedio nelle province di Ragusa e di Mostar <184>. Benché avesse disposto «che nessuno può compiere nessuna uccisione senza suo ordine», a Mostar, quella stessa notte, si erano uditi «quasi in permanenza ed in diversi punti della città, spari di fucile, pistola e raffiche di mitragliatrici . A quanto si dice sarebbero state effettuate esecuzioni in massa di molt i ortodossi» 0 85>. La situazione, per il vice-maresciallo, si presentava tutl'altro


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che agevole anche perché gli ustascia non intendevano desistere dalle loro imprese. Ad una trentina di chilometri, in linea d'aria, a sud di Mostar, nella località di Stolac massacrarono centotrentacinque ortodossi <186>. II comandante dell'aeroporto di Mostar, il 3 luglio, riferiva che «si è accesa una lotta sanguinosa ed inumana che perdurando porterà conseguenze disastrose[ ... ] si calcola che solo in Mostar oltre un centinaio fra cui donne e bambini siano stati uccisi a mezzo di fucilazione e decapitazione e successive sparizioni di cadaveri mutilati nel fiume Narenta [ ... ] si sono rinvenuti cadaveri atrocemente seviziati che fanno chiaramente comprendere l'inumanità della lotta e l'odio feroce da cui sono pervase queste popolazioni» 0 87>. I reparti dell'esercito croato cercavano di contenere i serbi lungo la catena dei monti Trusina e nei pressi di Berkoviéi <188>. Al bivio fra Gacko e Foca, in uno scontro, era caduto anche il maggiore comandante di un battaglione di domobranci(l89>. L'ufficio 'I' del VI Corpo d'armata segnalava che «le note bande di serbi in rivolta[ ...] sembrano ammontino complessivamente a circa 1500 uomini validi. Esse portano al seguito le famiglie e gli armenti. Altre bande sono segnalate fra Nevesinje e Gacko» <190>. II villaggio di Avtovac ed i casolari della zona erano stati completamente distrutti. «La popolazione è stata massacrata con orribile barbarie; la compagnia dell'esercito croato già dislocata in detta località è stata annientata» <191>. Ormai la ferocia non era più un privilegio degli ustascia. All'insurrezione partecipavano elementi montenegrini, ma il grosso degli armati era costituito «dai ribelli della Croazia i quali fanno risalire la responsabilità della ribellione ai croati stessi che, con le loro atrocità, persecuzioni, uccisioni , hanno reso la vita impossibile alle popolazioni della zona» 0 92>. Avvenimenti del genere non potevano non avere ripercussioni nelle altre zone della Croazia. Fra gli ortodossi determinarono una sempre più precisa volontà di reazione; gli ustascia accentuarono le vendette. Nelle località della Lika ed intorno a Tenìn, dopo il decreto straordinario di Pavelié che comminava la pena di morte per gli eccidi, vi erano stati un paio di giorni di relativa calma C193l. Ma l'azione degli ustascia ben presto riprese. Si erano resi conto che in base all'ordine del Poglavnik i loro soprusi non venivano giudicati dalle corti marziali ma da tribunali ustascia, per cui, evidentemente, non dovevano preoccuparsene molto. A Otrié, vicino a Gracac, venne ferito un ustascia. Per rappresaglia furono uccisi sei serbi tra cui una ragazza <194>. Il 29 giugno, un gruppo di ustascia penetrò nel paese di Srb, dove glì ortodossi costituivano la quasi totalità della popolazione. Vennero uccisi dieci serbi, ma vi furono anche vari feriti fra gli ustascia <195>. In base al principio dei cento serbi per ogni ustascia ferito, si scatenò una catena di eccidi che nello spazio di alcuni giorni portò quasi alla distruzione dei paesi


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di Srb e di ·suvaja. Lo stesso comandante della 'Sassari', pur non avendo alcun potere, .ritenne dii dover personalmente intervenire «energicamente presso le autorità politiche di Gracac in seguito ai massacri ivi accaduti» <196). Il manifestarsi della ribellione tra i serbi in Erzegovina, il serpeggiare delle loro reazioni armate in Bosnia, in Dalmazia, nella Lika, ebbero chiari riflessi anche a Zagabria, dove ormai si era costretti ad ammettere che la situazione del paese non era tranquilla, e si cominciava a temere la risposta degli ortodossi, dando per certo che le loro azioni stessero sviluppandosi secondo un piano coordinato <197l. Casertano stesso, il 9 luglio, riferiva che «i Cetnici [... ]e particolarmente quelli che si battono oggi con bande armate in Erzegovina e in parte della Bosnia risultano ricevere ordini da un loro quartier generale posto in località del Sangiaccato occupato dalle truppe tedesche, località che comunica a mezzo radio clandestina con Zagabria, con Banja Luka, con Karlovac e con altri centri abitati da Serbi» 0 9s). Inoltre, a Zagabria, erano sorte nuove preoccupazioni alla notizia, giunta da più fonti, che «si starebbe preparando in Dalmazia, con provenienza anche dall'Erzegovina, un movimento di sollevazione nei principali centri, e particolarmente a Spalato, a Knin, a Ragusa e in qualche località minore» <199l. Casertano collegava queste notizie con l'inizio dei movimenti per Io sgombero delle unità italiane, ma segnalava.anche un nuovo orientamento che si faceva strada nella pubblica opinione: «La presenza delle nostre truppe in questo momento è desiderata dalla popolazione in genere e gli stessi ambienti governativi e militari croati si astengono dal fare, come in passato, accenni più o meno intenzionali, alla riduzione dei nostri contingenti militari>~ <200) . I timori del pericolo modificavano i giudizi. Mentre Casertano inviava a Roma queste notizie, Pietromarchi gli confermava il ritiro delle unità italiane <201 l, benché alcuni giorni prima, dallo stesso ministero degli affari esteri, fosse stata prospettata l'opportunità di sospendere Io sgombero, sia «in vista degli incidenti occorsi nella zona di frontiera tra Croazia e Montenegro» <202l, sia per la non ancora risolta questione dei confini in Dalmazia. Il 10 luglio, inoltre, era stato sottoposto a Ciano un 'appunto', ed il ministro si era dichiarato d'accordo circa «l'opportunità che non siano ritirati i presidi della Dalmazia centrale, nelle zone della Zermagna, del Cherca e del Cetina» <203 ) dato che «per non compromettere la possibilità di ottenere dei miglioramenti [ ... ] la Commissione [per i confin·i - n.d.a.] su proposta dell'Ecc. il Governatore della Dalmazia ha espresso l'avviso che non convenga modificare Io stato attuale della nostra occupazione militare» <204l. Si trattava di un ulteriore tentativo di Bastianini per migliorare il tracciato della frontiera: ora cercava d'arrivarvi attraverso la commissione per i confini, facendo chiedere alla Croazia la


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cessione di «una sottìle fascia di appena 580 kmq., in gran parte deserta)) <205> intorno alla Dalmazia italiana. Ma quella 'sottile fascia' avrebbe dato all'Italia il bacino carbonifero della Zermagna, le miniere di carbone del monte Promina, la ferrovia Sebenico-Spalato con il nodo di Percovich, le centrali elettriche sul fiume Cherca, le cave di marna per le cementerie di Spalato, oltre allo spostamento del confine nel tratto Spalato-Castella-Traù (206). Era un tentativo velleitario ma Bastianini, prevedendo l'opposizione di Zagabria, intendeva che, sino alla conclusione del negoziato, le richieste fossero avvalorate dalla presenza, sia pure passiva, delle truppe italiane nelle singole località. Le segnalazioni di Casertano, che i serbi stessero ormai rispondendo alle angherie degli ustascia secondo un piano coordinato da un centro direttivo, sembrarono confermate da alcune trasmissioni radiofoniche inglesi. Intorno al 10 luglio, Londra aveva dato istruzioni agli ortodossi di tenersi pronti per un'insurrezione generale che avrebbe avuto inizio quattro giorni dopo <20i> . Le autorità di Zagabria avvertirono Roma tramite la legazione d'Italia, che telegrafò: «In Serbia l'organizzazione procede febbrilmente. Numerosi ufficiali e cetnici sono fuggiti sulle montagne dove organizzano· bande [...]'. La stessa notizia proviene[ ... ] dalla Dalrilazia italiana, in modo particolare dalle vicinanze di Sebenico, dove corre voce che nel giorno suddetto, avrebbero inizio grandi avvenimenti» <208 l. Poi, con la notizia ché l'insurrezione era stata rinviata al 20 luglio, si venne a conoscenza che il segnale radio sarebbe stato dato con le note di apertura della quinta sinfonia di Beethoven, che formano la lettera 'V' dell'alfabeto Morse <209>. Ma l'avviso del rinv'io non dovette pervenire dovunque. Nelle prigioni di Samobor - ovest di Zagabria - si sollevarono i detenuti e dopo un processo sommario furono fucilate cinquecento persone qualificate come comunisti <210i. Analogamente in quella di Kerestinaé- sud-ovest di Zagabr)a - insorsero i prigionieri: un' ottantina vennero giustiziati <211 >. La situazione era tesa ovunque, anche nel Governatorato della Dalmazia e, mentre a Spalato si attendeva uno sciopero generale fra il 12 ed il 14 luglio <212i, in provincia di Cattaro già la sera dell'8 era stato commesso un attentato contro la polveriera 'Le Catene'. Non provocò vittime ma distrusse <<varie centinaia di migliaia di proiettili di artiglieria ex-jugoslavi et altro materiale» <213>. L'attentato, «opera 'troika' formata da operai artificieri che ha agito per ordine capo comunista latitante Giurkovié [forse più e~attamente: Djurkovié - n.d.a.] mediante ordigno esplosivo»·<214>, costituiva una precisa indicazione del nuovo elemento che si stava inserendo nella complessa situazione: i comunisti. Numericamente erano ancora un'esigua minoranza ma, agendo secondo le direttive del Comintern - «ponetevi alla testa delle masse dei


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lavoratori e di quelle nazionalmente oppresse» <215> - da un lato cercavano di strumentalizzare la reazione dei serbi e, dall'altro, coinvolgevano l'animosità antitaliana di croati ed ustascia.

I RIFLESSI A CATT ARO DELL'INSURREZIONE NEL MONTENEGRO Mentre i serbi attendevano il segnale della ribellione, Cattaro e la provincia, il 13 luglio, corsero il pericolo di trovarsi coinvolte nella insurrezione scoppiata in Montenegro. R,ivolta, questa, nettamente distinta da quella degli ortodossi in Croazia, poiché diretta esclusivamente contro gli italiani. Anche se si dimostrò analoga nella ferocia, ebbe motivazioni completamente diverse, e a tutt'oggi non ancora completamente chiarite. Non fu determinata da necessità di auto-tutela d'una popolazione perseguitata o repressa, né da una decisa o prevalente influenza comunista. Per coglierne le ragioni, forse si deve risalire al disegno politico di Roma di ricostituire lo Stato indipendente del Montenegro: progetto che, probabilmente, avrebbe avuto miglior successo con l'immediata ascesa al trono di un esponente della vecchia dinastia Petrovié-Njegos. Ma il principe Michele, nipote dell'ultimo re Nicola I, rifiutò la corona; quindi, Roma dovette ricorrere, ricostituendo il regno, all'istituto della reggenza <216l. Sin dai primi giorni dell'occupazione di quella regione, Palazzo Chigi si era mosso secondo questa linea, con ampia propaganda in mezzo alla popolazione. Azione, quasi certamente, male impostata o inadeguatamente condotta sul piano psicologico, oppure fuorviata da inganni o da false informazioni circa l'orientamento dei montenegrini. Certo si è che le autorità italiane furono colte di sorpresa da una popolazione apparentemente tranquilla, anche se divisa fra bjelasi (bianchi), a tendenza federalista nell'ambito di un.a restaurata Jugoslavia ma con amplissima autonomia, che formavano la grande maggioranza, e zelenasi (verdi), autonomisti montenegrini che auspicavano un nuovo re designato dall'Italia; e, terzi, gli jugoslavofili seguaci di re Pietro, che miravano ad una unione con la Serbia per formare uno Stato esclusivamente ortodosso <21 7l. Roma, ritenendo erroneamente maturi i tempi, il 12 luglio aveva fatto convocare nel teatro di Cettigne una consulta d'esponenti montenegrini. Alla presenza dell'Alto commissario, Serafino \ 1azzolini, delle autorità civili e militari sia italiane che locali, venne dichiarata nulla la risoluzione del 12 novembre 1918, con cui l'assemblea di Podgorica aveva deciso l'unione


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del Montenegro alla Serbia. Il suono delle campane di tutte le chiese ed una salva di ventun colpi di cannone salutarono la proclamazione del risorto Stato indipendente del Montenegro, sotto una monarchia costituzionale, con riserva di designazione del nuovo sovrano da parte del re d'Italia <218>. La mattina dopo scoppiò l'insurrezione. Gli attacchi fu,ono portati con capacità operativa e precisa visione tattica: aggressione dei più piccoli presidi italiani, interruzione delle comunicazioni, isolamento della capitale. Ciano, nel suo Diario, annotava: «Sembra che ciò non sia in connessione con la costituente ma la coincidenza degli avvenimenti è per lo meno strana» <219l. Venne annullata la partenza per Roma della delegazione montenegrina che avrebbe dovuto accogliere la designazione del nuovo sovrano e, su indicazione di Vittorio Emanuele, si pensò di affidare la reggenza a tre montenegrini anziché a Mazzolini <220l; ma gli eventi imposero altre soluzioni. La cittadina di Budua, sul mare, si trova a circa venticinque chilometri a sud-est di Cattaro ed a trentaquattro da Cettigne. Nel 1941, il confine provvisorio della provincia di Cattaro passav~ ad un paio di chilometri a nord di questa località. Il presidio di BÙdua era costituito dalla 6 3 compagnia del 94° reggimento di fanteria con sede a Cattaro, da una stazione di carabinieri al comanqo di un vice-brigàdiere e da un nucleo della guardia di finanza <221). Inoltre la cittadina era sede di un tribunale militare di guerra (222>. Davanti alla riva, la baia di Porto Piccolo (Mala Luka). Verso scirocco, sotto i costoni dell'altopiano montenegrino strapiombanti sul mare, la strada per Castellastua (Petrovac na moru - Petrovac al mare - n.d.a.) ed Antivari (Bar) . Seguendo l' arco della baia, dopo circa otto chilometri, la località di Milocer: uno spiazzo alla base dell'imbuto naturale che dalla cresta dell'altopiano si allarga sino alla spiaggia, dove vi era un complesso di costruzioni, la Villa reale, già soggiorno dei sovrani del Montenegro. Il 13 luglio, nella Villa si trovavano l'avvocato Spallanzani di Roma ed il maggiore Arturo Gioia che, per incarico dell'Alto commissario per il Mòntenegro, stavano procedendo all'inventario dei beni <223>. Di presidio un plotone di fanteria, distaccato dalla 6a compagnia di Budua. Al mattino , verso le 9.30, sui crinali circostanti, improvvisamente, apparvero imprecisati ma forti nuclei di armati. Probabilmente l'obiettivo dei ribelli era il paese di Budua, qualora fossero riusciti ad eliminare il presidio della Villa. In quelle stesse ore, in quasi tutti i più piccoli centri, venivano sopraffatti gli elementi isolati della guardia di finanza e dei carabinieri <224). Il Montenegro stava insorgendo. I ribelli colsero successi iniziali con la prevalenza del numero, con la sorpresa, ma anche perché il 13 era domenica: la maggior parte dei soldati fruiva del riposo settimanale e la sorveglianza, probabilmente,


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era meno attenta, dopo circa due mesi di vita di presidio assolutamente senza problemi. Alle prime fucilate dei rivoltosi risposero i soldati di guardia alla Villa reale ed il maggiore Gioia, vedendo che la non lontana caserma della gendarmeria croata veniva occupata senza resistenza, ebbe la sensazione di una connivenza locale. Per prevenire sorprese, ordinò il rastrellamento dei civili residenti nella tenuta che vennero rinchiusi e sorvegliati <225>. Il telefono funzionava ancora: il maggiore si mise in contatto con il comando presidio di Cattaro C226>, e subito dopo con quello di Budua, dando l'allarme e chiedendo rinforzi <227>. Da Cattaro, il colonnello Giovanni Bertelli, comandante del 94° reggimento di fanteria, telefonò a Budua ordinando al tenente Alterino Valentini, comandante del presidio, d'inviare a Milocer la forza disponibile, meno un plotone, ed annunciò che egli stesso sarebbe giunto sul posto con la compagnia mortai da 81 <228>. Il generale Carlo Tucci, comandante della divisione 'Messina', informato a Cettigne della situazione, data la calma che ancora regnava nena città, fece partire per Budua una colonna di camicie nere della 108a legione, al comando del console Lorenzo Pozzoli <229>. Il presidio di Budua, intanto, si stava approntando. Gli ufficiali, che erano in chiesa per la messa domenicale <230>, erano stati immediatamente avvertiti. Il presidente del tribunale militare, Antonio Marotta, generale di divisione, con l'autorità del grado scavalcò le competenze del tenente Valentini <231> e, coadiuvato dall'avvocato militare, maggior generaie-Domenico Chinnici, si assunse le responsabilità del momento. Armò il personale del tribunale costituendo due plotoni di formazione con cancellieri, scritturali, archivisti, carabinieri, metropolitani, guardie di finanza. Lasciò un plotone a presidio della cittadina ed inviò l'altro a protezione della strada per Cattaro <232>. Con i tre plot oni della 6· compagnia costituì una colonna autocarrata, che si mosse verso la Villa reale con due metropolitani motociclisti, una Fiat 1500 ed una 1110 mimetica <233>. Insieme al generale Maretta, partirono il generale Chinnici ed altri ufficiali del tribunale <234>: fu uno dei rari casi, se non l'unico, di due generali, e della giustizia militare, in linea con tre plotoni. La situazione si rivelò più grave del previsto; gl'insorti erano numerosi, mun.iti anche di armi automatiche. La colonna, ad un chilometro dalla Villa reale, abbandonò i mezzi e, per aggirare i rivoltosi, i plotoni si apersero lungo le pendici dell;altopiano <235>. Alle 13.30 giunse a Budua il colonnello Bertelli, con la compagnia mortai. Aveva perduto parecchie ore per trovare gli autocarri di cui il comando presidio era sprovvisto. Il colonnello, da Budua, per telefono, prese contatto con la Villa e si fece una prima idea della situazione <236>: il plotone della tenuta era schierato lungo il perimetro e resisteva <237 >, la colonna di soccorso, nel suo tentativo di aggiramento a mezza


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costa, dopo circa tre ore di combattimento, stava a sua volta per essere circondata da altri ribelli manifestatisi sulle quote più alte <238 ). Il colonnello ebbe l'intuizione che non si trattava di una sommossa locale, anche perché a Budua non aveva trovato, né vedeva arrivare da Cettigne, la preannunciata colonna Pozzoli. Essendo partita poco dopo le 10, dato il ritardo, era da supporre che lungo la strada avesse avuto qualche problema. Valutando la scarsezza delle forze fra Budua e Milocer in relazione ai dati avuti dalla Villa e nella supposizione che anche la colonna della milizia si stesse scontrando con altri ribelli, per telefono, ordinò al comando del suo reggimento d'inviare da Cattaro due plotoni mitraglieri; chiese al comando Marina di Teodo una compagnia del battaglione 'San Marco', e la dislocazione nello specchio d'acqua davanti la Villa reale di mezzi navali per battere con l'artiglieria di bordo i costoni; alla divisione 'Marche', a Ragusa, sollecitò l'invio di carri armati <239>. Verso la metà del pomeriggio, da Milocer, rientrò a Budua il generale Maretta, per chiedere rinforzi e per riferire: i ribelli erano aumentati di numero; la 6a compagnia aveva avuto due morti ed alcuni feriti <240>; al ritorno, sulla sua macchina, più volte colpita, era rimasto ucciso il carabiniere che gli sedeva a fianco <241 l. I rinforzi da Cattaro - mitraglieri e marinai - giunsero quasi contemporaneamente verso le 20 e, trattenuto a Budua un plotone del 'San Marco', gli altri furono fatti proseguire per la Villa, ma dopo un quattro chilometri rimasero bloccati: un ponte in legno di circa trenta metri era stato dato alle fiamme dagli insorti. Si attestarono sul posto per la notte <242l . Frattanto, a Milocer, nel tardo pomeriggio la 6a compagnia aveva ripiegato sulla Villa assicurando, in tal modo, una sufficiente protezione <243>, ed a Budua, anche se solo verso le 22 era giunta la colonna Pozzoli. Sin dal mattino aveva dovuto aprirsi la strada con continui combattimenti, in mezzo a circa duemila insorti. Sugli autocarri portava quarantatrè fra morti e feriti , di cui cinque ufficiali <244>. Con le prime luci del 14 luglio, il reparto bloccato dal ponte interrotto potè riconoscere il terreno ed a piedi, lungo la battigia, defilato dal ciglio della strada, alle 5 giunse alla Villa reale <245l. Nerla mattinata, con il concorso del bombardamento e del mitragliamento di una sezione idrovolanti della marina e l'appoggio di fuoco dei sopraggiunti dragamine Solta e Mèleda nonché della compagnia mortai da 81, si riuscì a stabilire un collegamento con la Villa. Vennero recuperati, via mare, il personale del tribunale militare e l'avvocato Spallanzani, che furono trasportati a Budua. Gli altri reparti procedettero al rastrellamento dei costoni fra Budua e Milocer. A sera giunse uno squadrone di carri 'L' (leggeri - n.d.a.) inviato dalla divisione ' Marche' <246>.


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Il 15 luglio, con un'operazione durata tre giorni, cominciò l'azione contro i ribelli sospingendoli progressivamente verso sud, oltre Petrovac e Bugliarizza (Buljarìca) sino a Misiéi. Vennero impiegati lo squadrone carri, reparti dell'esercito, delle camicie nere e della marina, con l'appoggio del fuoco dei dragamine, del cacciatorpediniere Medici, della torpediniera Bassini che si alternarono nelle missioni. Impegnata al massimo la sezione idrovolanti in bombardamenti e mitragliamenti di zone non altrimenti raggiungibili, e per la protezione ravvicinata dei reparti <247>. Il 17, a sera, l'azione venne sospesa: la colonna Pozzoli doveva rientrare a Cettigne. A Budua giungeva una compagnia del 208° reggimento di fanteria, di cui un battaglione <248>era stato inviato via mare da Antivari a Cattaro <249). Quella stessa notte, cessata la pressione delle truppe italiane, i ribelli si riportarono su Milocer, attaccando nuovamente la Villa <250>. Le perdite dei reparti italiani in questo ciclo d 'operazioni erano state dolorose: nei soli giorni del 15 e 16 luglio, quarantatrè morti e centodue feriti <251>. Il mattino del 18 la colonna Pozzoli partì per Cettigne, dove la situazione si era aggravata. Uscita dal_ tiro di protezione delle artiglierie della torpediniera Bassini e del dragamine Solta, quantunque la sezione idrovolanti avesse preventivamente bombardata la strada Budua-Cettigne, i militi superato il costone, nei pressi di Martinovici, caddero in una imboscata. Furono costretti a ripiegare: ventidue morti, fra cui l'aiutante maggiore Carlo Mapi Cicconi, il capo manipolo Ignazio Pierantoni e due sottufficiali; trentasette i feriti; perduti dodici autocarri, un carro armato, quattordici armi automatiche e due mortai. I dispersi, ai' primi accertamenti, ascendevano a centosessantanove <252>, ma con i rientri nel corso della notte, risultarono mancanti trentatrè uomini. Di questi, undici vennero liberati nei giorni successivi; gli altri ventidue erano stati uccisi <253 ), portando i caduti della colonna ad un totale di quarantaquattro uomini. La pressione dei ribelli aumentò su tutta la zona. li 20, i reparti italiani sgomberarono Castellastua <254l; il 21 e specialmente il 23 si ebbero nuovi attacchi alla Villa reale, prevalentemente di notte per sfuggire al tiro delle navi ed _all'azione degli aerei. Durante il giorno, marina ed idrovolanti, integrati da una squadriglia da bombardamento pesante, contrastavano i movimenti degli insorti <255>. Le operazioni, dopo esser state imposte dall' avversario, ora venivano coordinate in una efficace cooperazione terrestreaereo-navale ed evitarono l'investimento della provincia di. Cattaro da parte dei ribelli. La reazione del presidio di Budua «sconcertò il loro piano d'attacco, facendo concentrare le loro forze sulla Villa Reale» (256l e, come scriverà nella sua relazione l'ammiraglio Tur, «il movimento del presidio di Budua aveva ottenuto lo scopo di chiarire la situazione [... ] anche il presidio di Cettigne potè così premunirsi conlro progettate sorprese» <257 >.


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A Cattaro la situazione venne affrontata dal prefetto Francesco Scassellati Sforzolini. Aveva ricevuto le prime notizie dell'attacco dei ribelli contro la Villa reale nella stessa mattinata verso le 11.30, dal generale Tucci, il quale per telefono gli aveva anche comunicato che «un battagl~one di CC.NN. diretto da Cettigne a Budua è stato assalito da un gruppo ·di briganti nei pressi di Budua - vari morti e feriti» l 258>. Ma prima ancora della telefonata, il prefetto era stato informato, da fonti fiduciarie, che per la notte sul 14 vi sarebbero stati disordini a Cattaro, all'arsenale di Teodo, a Risano, Castelnuovo e Combur <259>. Inoltre, la mattina stessa del 13 aveva avuto notizia che all'alba era insorto il paese di Grahovo, al confine nord della provincia, ed il reparto del 94° reggimento d i fanteria che vi si trovava di presidio aveva dovuto ripiegare con perdite <260>. Scassellati non sottovalutò la situazione, ma non la drammatizzò. Convocò il questore, dottor Lotti; il maggiore dei carabinieri Gagiati, giunto a Cattaro il giorno prima con cento uomini; prese accordi con l'ammiraglio Bobbiese, comandante del settore marittimo di Teodo in assenza del comandante di presidio, colonnello Bertelli che si trovava a Budua. Con la collaborazione del viceprefetto Pavan, dispose l'immediato e contemporaneo arresto delle persone indiziate come sovversive o, in loro assenza, dei familiari; la formazione di pattuglioni misti con il personale disponibile, cui si aggiunsero una settantina di cittadini italiani presenti in città; sospese l'oscuramento; attivò i fiduciari per controllare e conoscere gli umori della popolazione nei singoli centri della provincia <261>. Quella stessa notte affluì a Cattaro il primo contingente degli arrestati e la tempestività dell'iniziativa, probabilmente, disinnescò nella zona il detonatore della insurrezione. Verso Zelenika e ad est di Cattaro vennero respinti alcuni tentativi d'infiltrazione da parte di un centinaio di ribelli: non avevano trovato il previsto appoggio della popolazione per aggredire i soldati alle spalle <262>. Nel corso della giornata del 14, al prefetto giunse notizia che l'abitato di Njegusi, a quindici chilometri lungo la difficile strada del Monte Leone (Lovcen), sarebbe stato attaccato, oltre che per sopraffare il presidio, per sopprimere la famiglia dell'ingegnere Petrovié, un sostenitore dell'Italia e forse lontano parente della regina d'Italia <263 >. Non disponendo il comando del 94° reggimento né di soldati né di mezzi, Scassellati chiese il concorso della guardia di finanza che gli mise a disposizione una trentina di uomini. Con sei motociclisti della polizia e su due automezzi, sostenendo alcuni scontri, raggiunsero il paese; la signora Petrovié con i tre bambini furono posti in salvo, ma l'ingegnere volle restare sul posto con i soldati C264 >. Persistendo le infiltrazioni di rivoltosi nei settori nord-orientali ed orientali della provincia, soprattutto per la ricerca di viveri e di informazioni, il prefetto dispose l'arresto degli abitanti della zona <265>. Ma, non avendo


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la possibilità di contrastare direttamente sul terreno le puntate dei ribelli, chiese all'ammiraglio Bobbiese di ormeggiare nei pressi del porto di Cattaro una torpediniera. Durante la notte la Cantore tenne i valichi e le zone più insidiose sotto la luce dei riflettori facendo partire ogni tanto qualche salva, «che ammonisce i male intenzionati di dentro e di fuori». Analoga situazione intorno a Risano: in quello specchio d'acqua fu dislocato un pontone armato che ad intervalli aprì il fuoco sui passaggi più probabili <266>. Però, per tenere sotto controllo la provincia e per garantire il coordinamento delle iniziative, era indispensabile assicurarsi il regolare funzionamento delle comunicazioni e dei collegamenti. La linea telefonica per Cettigne era già stata interrotta dai rivoltosi e, per evitare il rischio di sabotaggi, gl'impiegati montenegrini o croati in servizio alle poste ed ai centralini telefonici vennero sostituiti con personale della marina. Analogamente fu sostituito il personale della centrale elettrica <267 >. Riferendo, il 14 a sera, al ministero dell'interno, il prefetto segnalava «deficienze armi et uomini presìdi Bocche avendo spostato reparti verso Budua. Est prevedibile che rivoltosi premuti da più parti cerchino sbocco verso strada Budua-Cettigne-Cattaro» <268>. Con il 15 luglio, Scassellati incominciò ad applicare il sistema del 'bastone e della carota'. Recatosi nei paesi dove vi era stato il maggior numero di arresti, prese contatto con i capivilla e con i maggiorenti locali facendo loro comprendere «la ferma volontà di non consentire qualsiasi disordine>> <269>. Con sorpresa, si vide tributare «accoglienze inaspettate - mazzi di fiori - discorsi - grida inneggiant i al Governo fascista ed al Duce» <270>. Fece distribuire viveri nei centri più fidati, assicurando quelli sospetti che li avrebbero ricevuti non appena la loro situazione fosse stata chiarita. Convocò gli esponenti della popolazione di Cattaro; illustrò lo stato d'emergenza in cui si trovava la provincia e le misure di rigore che aveva disposto per il caso d'incidenti in città. Contemporaneamente chiese la collaborazione dell'arcivescovo cattolico e del capitolo ortodosso <271 >. Non di meno l'ammiraglio Bobbiese quel giorno, obiettivamente, informava Supermarina di ritenere «situazione provincia calma solo apparentemente at causa forte percentuale abitanti origine montenegrina dissidenti et segretamente organizzati» C272J. Confermava la necessità di rinforzare i presìdi e dava notizia che «i ribelli progredendo strada verso Antivari hanno assalito presidio Guardia di Finanza Muric [recte: NuriéiJ alt At Petrovac sbarco reparti fanteria inviati da Antivari con due motovelieri respinto da ribelli alt Si lamentano 13 morti et 13 feriti» c273l. Le iniziative del prefette dettero i loro frutti. «Alcuni cittadini Cattaresi [recte: Cattarini] si offrono per prendere parte alla difesa della città in caso

di bisogno» <274l. Vennero ringraziati anche se, in quei momenti, sarebbero stati utili, data la «debolezza dei presidi» e la «disorganicità degli stessi» C275l.


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Fu disposto il rientro da Budua della compagnia del battaglione 'San Marco', perché «conseguenza estensione rivolta Montenegro si delinea possibile minaccia contro opere e stabilimenti R. Marina» (276). Quella sera, con il piroscafo Rossini giunse da Antivari il primo battaglione della divisione 'Taro', che la mattina successiva venne impiegato lungo la strada del monte Leone (Lovcen) nel tentativo di ristabilire le comunicazioni con Cettigne <277). Il prefetto, mentre continuavano gli arresti delle persone sospette e dei familiari di quelli che avevano abbandonato i paesi per unirsi ai ribelli, cercò di realizzare un più ambizioso obiettivo: indurre coloro che erano passati con gl'insorti a rientrare e deporre le armi. Assicurò loro ed ai familiari salva la vita ed il rispetto dei beni, ma intese che i maggiorenti dei singoli paesi si dessero volontariament~ in ostaggio alle autorità italiane come garanti del buon comportamento di quanti sarebbero rientrati e delle rispettive comunità. Fissò, dapprima, il termine· della mezzanotte del 20, prorogandolo poi di alt.re ventiquattro ore. Per l'opera di propaganda e di convinçimento si avvalse di fiduciari e degli esponenti lòcali, soprattutto nelle zone più insidiose, particolarmente in quella di Risano <278>. Intanto, dai piroscafi Italia e Quirinale erano sbarcati altri scaglioni della divisione 'Taro'. Vennero schierati a difesa ravvicinata della città e lungo gli accessi più prQbabili <279>in attesa del comandante, generale Gino Pedrazzoli. Il 18 luglio, a sera, il comando Marina informava Roma che era stata «ultimata sistemazione campo trincerato Teodo at mezzo preesistente linea fortini dotati piccoli proiettori et collegati con radiotelefoni Comando Settore alt In accordo con prefetto iniziato rastrellame~to con reparti motorizzati San Marco et Carabinieri nelle zone prossime nostre opere alt Arrestato montenegrino con kg 7 dinamite» <280). Nella zona a nord di Risano l'azione di convincimento stava dando buoni risultati. «Giungono notizie che nei centri principali del comune vari esponenti fuggitivi sono rientrati ed hanno preso contatto con i miei fiduciari» <281 > scriveva il prefetto di Cattaro. Fu disposta una nuova distribuzione di viveri. Delle iniziative e dell'evolversi degli avvenimenti Scassellati teneva informato il Governatore della Dalmazia, che a sua volta riferiva al ministero degli affari esteri, dove probabilmente serpeggiava un certo nervosismo. Infatti, in un telegramma per Ciano, era proprio Bastianini a tranquillizzare il ministro facendogli presente che «sarebbe inopportuno (dico inopportuno) sovrapporre altre iniziative a quelle già in corso» e, dopo aver dato assicurazione sulla capacità di quanti - civili e militari - si trovavano sul posto, aggiungeva: «nostre forze di polizia et carabinieri non abbisognano del premuroso aiuto che ci è stato offerto dalla polizia tedesca» <282>. Quasi certamente per ingerirsi nella provincia di Cattaro con la scusa di intervenire contro i ribelli.


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Il 20 luglio, il prefetto faceva annunciare che, secondo direttive da Roma, le paghe degli operai dell'arsenale, circa 1500 persone, sarebbero state aumentate dal 20 al 26 per cento a decorrere dal I O agosto, e che del provvedimento avrebbe beneficiato anche il personale delle compagnie di navigazione. Dispose, inoltre, una distribuzione di viveri e di soccorsi in denaro, tramite i capivilla, alle famiglie più povere <283>. Con lo sbarco della divisione 'Taro', la provincia apparve adeguatamente presidiata. Supermarina, dal canto suo, aveva inviato un 'Forza navale speciale' al comando dell'ammiraglio Vittorio Tur, formata dagli incrociatori Bari e Taranto con scorta di naviglio sottile, che gettarono le ancore nel porto di Cattaro. «L' impressione è enorme - tutti commentano favorevolmente. Il comportamento dei marinai si impone subito all'ammirazione» <284>. Il prefetto, mettendo l'ammiraglio Tur al corrente della situazione lo informava che i ribelli nella zona erano stimati ad oltre quattromila uomini: circa 1800 ad est del Monte Leone; un migliaio lungo la strada da rusano a Cettigne; altri 1500 da sopra Budua sino a circa sei chilometri da Cettigne; «forze imprecisate ma, sembra, rilevanti, nella zona più a sud fra Antivari - Virpazarn <285>. Inoltre, richiamava l'attenzione sul «contributo che verrebbe offerto ai rivoltosi [ ... J da parte della popolazione dei paesi e dei villaggi sparsi nelle zone che formano la fascia montuosa intorno ai territori della provincia», e segnalava che «numerose donne fanno parte delle bande [.. .J e parecchi ragazzi. Anche i religiosi sembra accertato appoggiano la rivolta e partecipano attivamente alle azioni dei rivoltosi» <286>. Bastianini da Zara, in un telegramma.a Mussolini, chiese che le forze armate nel Governatorato fossero poste sotto un unico comando poiché i reparti di Cattaro, «con tutto danno di quella prontezza e celerità che sarebbero invece richieste dalle circostanze» (287>, dipendevano dal comando dell'Albania. Riferendosi, quindi, alle caratteristiche dell'insurrezione faceva presente che «non si tratta - Duce - di moti comunisti ma ben più gravi tentativi degli slavi i quali anche quando si combattono tra di loro non perdono di vista la comune aspirazione di ricacciare gli italiani in quel mare che i serbi proclamano mare slavo e che i croati oggi considerano croato nella sponda orientale» <288>. Il 21 luglio, a Cattaro, si costituirono come ostaggi volontari le prime ventisette persone fra le più in vista e facoltose dei singoli paesi. Si stava profilando il successo delle iniziative del prefetto. Gli ostaggi assumevano la garanzia «di oltre settecento uomini datisi a suo tempo alla macchia per varie ragioni, e rientrati nella mattinata ai propri villaggi nella zona di Risano, consegnando le armi e dichiarandosi pronti a collaborare con le autorità militari per sedare prima possibile la rivolta nel vicino Montenegro» <289>.


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Scassellati fece alloggiare gli ostaggi nel piroscafo Aleksander I e conferì con ciascuno di loro, assicurandoli del miglior trattamento, ma ammonendoli che, in caso di atti ostili nelle loro rispettive zone, li avrebbe deferiti al tribunale militare <290>. Dopo cinque giorni li restituì alle famiglie, mentre altrettanti volontari prendevano il loro posto <291>. Quelli che tornavano a casa si impegnavano, in caso di bisogno, a far da guida ai reparti italiani ed a tenere al corrente le autorità di polizia sui movimenti dei rivoltosi <292>. Per non veder vanificate le ampie prospettive di questa complessa operazione, il prefetto inviò al comando della divisione 'Taro', al comando del settore marittimo, a quello dei carabinieri, al questore, un 'foglio di orientamento' in cui, dopo aver riepilogato iniziative, provvedimenti ed i positivi risultati conseguiti, invitava tutti a considerare che i rivoltosi «sono stati indotti al rientro dall'assicurazione da me fatta sapere che avrebbero avuta salva la vi.la loro, dei loro familiari e il rispetto dei beni» se «avessero consegnato ed indicato le località ove sono custodite le armi di cui conoscono l'esistenza» C293>. Chiedeva che si vigilasse attentamente sul comportamento della popolazione ma «evitando ogni forma di ostilità» e che, in caso di rastrellamento, fosse proibito «il prelievo di viveri o altre proprietà dei contadini e degli abitanti locali» C294>. Concludeva, dichiarandosi «sicuro che tale delicato compito verrà assolto con tatto, senza precipitazioni allarmistiche, evitando d'inasprire l'animo di tali popolazioni che, tra l'altro nessun atto ostile di notevole importanza hanno compiuto nelle nostre zone dall'inizio del movimento di rivolta, così che in breve sarà possibile pacificare tutte le zone a stretto contatto con la Provincia, facilitando l'attuazione dei compiti di polizia che i reparti dell'esercito dovranno svolgere su larga scala dove si annidano i rivoltosi montenegrini» C295>. La linea assunta dal prefetto, l'allontanament9 dei sovversivi e successivamente degli ebrei, avviati nei campi di raccolta dell'Albania, il contatto diretto con le popolazioni, il coinvolgimento degli esponenti locali e del clero, consentirono un periodo di tranquillità. L'equilibrio di Scassellati, la sua azione severa ma oculata, si erano imposti alla popolazione che lo ripagò con la fiducia. La rivolta, eccettuate Cettigne e Podgorica (oggi: Titograd - n.d.a.) che rimasero assediate, non risparmiò alcun centro del Montenegro. Il generale Luigi Mentasti, comandante del XIV Corpo d'armata, ebbe l'incarico di sedare l'insurrezione secondo le direttive del generale Alessandro Pirzio Biroli, al quale, il 26 luglio, erano stati affidati i pieni poteri civili e militari. Secondo i suoi ordini, si procedette con rigore ma «senza carattere di rappresaglia e senza inutile vendetta» <296>. Il 22 luglio il battaglione alpini 'Valle'. sbloccava Cettigne, e con il 12 agosto le operazioni in Montenegro potevano dirsi concluse: le perdite italiane ammontavano a l 079 fra morti e feriti, con prevalente incidenza nei primi giorni della rivolta.


NOTE AL CAPITOLO IV


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(l) Josip Juraj (Giuseppe Giorgio) STROSSMAYER, nato ad Osijek il 4 febbraio 1815. Morto a Djakovo 1'8 aprile 1905. Cappellano di Corte a Vienna, vescovo di Djakovo, deputato alla dieta croata. Capo del 'partito croato indipendente' che ebbe rispondenza specialmente fra gli intellettuali. Mantenne strette relazioni con il principe Michele 0BRENOVIC di Serbia che perseguiva il disegno dell'unione degli slavi del sud, nonché con il principe Nicola PETRov1t del Montenegro. Nei fatti il partito di SrROSSMAYER segui la linea della duttilità, in tal modo differenziandosi nella pratica dall'intransigenza ideologica del suo capo. Infatti cercò la soluzione dell'indipendenza croata nell'ambito dell'Impero austriaco, sia perché ricon~eva la debolezza degli Stati balcanici dell'epoca, sia per la scarsa diffusione dell'idea di una Croazia indipendente, sia anche perché riconosceva la forza dell'Austria come grande potenza. Si alleò con gli ungheresi nella lotta coò tro Vienna ma chiese a Budapest come contropartita la concessione di autonomie più ampie di quelle ottenute nel 1867 con la riforma dell'Impero austriaco. STROSSMAYBR promosse a Zagabria istituti fondamentali per l'affermazione dell'idea e della cultura croata come l'università, l'accademia, la pinacoteca. A Djakovo fece costruire la nuova cattedrale.

(2) Dopo la sconfitta di Sadowa (3 luglio 1866) ad opera dei Prussiani e la perdita del Veneto, annesso all'Italia, FRANCESCO GIUSEPPE ritenne necessario dare un nuovo assetto ali' Impero. Con il riconoscimento dell'autonomia all'Ungheria venne creato lo Stato dualistico e la denominazione di 'Impero d'Austria' fu sostituita da quella di 'Monarchia Austro-Ungarica'. L'8 giugno 1867, a Pest, FRANCESCO G1usEPPB venne incoronato re d'Ungheria con la corona di Santo Stefano. (Da_Encic/opedia Italiana - TRECCANI). (3) Ante (Antonio) STARCEVIC, nato a Zitnik presso Gospié il 23 maggio 1823. Morto a Zagabria il 28 febbraio 1896. Studioso di letteratura, storia, filosofia. Entrò nella vita politica intorno al 1861 . Deputato alla dieta croata. Difensore intransigente dell'ideale di una autononùa croata. Con Eugenio KVATEiR.NIK (padre di Slavko, maresciallo ustascia nel 1941, e nonno di Eugenio detto 'Dido'), fondò il partito del 'diritto' che aveva come programma la unione di tutti i territori slavi del sud • Croazia, Slavonia, Dalmazia, Bosnia, Erzegovina· formando un nuovo Stato di Croazia che avrebbe dovuto allinearsi a quello dell'Austria ed a quello dell' Ungheria, trasformando l'impero asburgico da Stato 'dualista' in 'trialista'. Condannato nel 1863 ad un mese di carcere. Ostinato nel suo programma di intransigenza combattè e negò sia l'idea serba sia il concetto del panslavismo. Arr.e stato nuovamente nel 1871. Pochi mesi prima di morire fondt> il 'club del partito puro del diritto' con il motto: Per ricostituire la Croazia bastano i croati e Dio. (Da Enciclopedia Italiana - TREccANI). (4) Josip (Giuseppe) FRANK, nato ad Osijek il 10 aprile 1844. Morto a Zagabria il 17 dicembre 1911. Uomo politico croato. Propugnatore di una più 'Grande Croazia' nell'ambito. della monarchia asburgica. Riteneva che il suo programma politico potesse esser utile anche a Vienna in quanto si opponeva alle aspirazioni della Serbia. Dopo la coalizione croato-serba del 1908 in funzione di una monarchia asburgica trialistica· interpretando l'aspirazione di un largo settore della pubblica opinione croata - fondò il 'partito del diritto puro'. Questo partito rappresentava l'estrema evoluzione in senso nazionale croato delle idee di STARCEVIC e si battè contro ogni coalizione ·c roato-serba. Le idee vennero diffuse dal giornale Hrvatsko Pravo (Diritto Croato) organo ufficiale del partito. V

(S) Frano SUPILO, nato il 30 novembre 1870 a Ragusavecchia. Morto a Londra il 25 settembre 1917. Pubblicista, giornalista, di corporatura gigantesca, dalla testa e dalle mani enormi, mal vestito, ignaro di qualsiasi forma sociale. Nel 1900 diresse a Fiume il giornale Novi List, fautore d'una intesa fra croati e serbi. Deputato alla dieta di Zagabria ed alla Carnera di Budapest. Nel 1905 con Ante TRUMBIC dette inizio alla politica antiasburgica dei nazionalisti croati e serbi del meridione dcli' Austria. Allo scoppio della prima guerra mondiale riparò in


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Italia e, quindi, a Londra dove fu attivo partecipe del 'Comitato jugoslavo' fondato da TRUMBtè. Influì fortemente anche presso gli esponenti delle Potenze dell'Intesa, per la non applicazione del Trattato di Londra e contro le aspirazioni i.taliane in Dalmazia. (6) Stjepan (Stefano) RAD!t, nato 1'11 luglio 1871 a Trebarjevo. Morto 1'8 agosto 1928 a Zagabria. Figlio di poveri agricoltori. Sin da giovane, acceso nazionalista croato. Espulso dalle scuole di Zagabria, Praga e Budapest. Nel 1899 si laurea a Parigi in scienze politiche con la tesi, La Croazia attuale e gli Slavi del sud. Poliglotta. Corrispondente di giornali, direttore di riviste (Hrvatsko Misao = Pensiero croato), proprietario del giornale Dom (Focolare). Riteneva che il contadino croato dovesse divenire in via evolutiva e pacifica la base della società e delle strutture dello Stato. In più riprese, per queste sue idee sofferse, complessivamente, dicci anni di carcere oltre a parecchi altri d'esilio. Idolatrato dalla massa dei contadini. Più demagogo che organizzatore. Nel 1904 fondò, con il fratello Ante (Antonio), il 'partito dei contadini'. Nel 1910 venne eletto deputato. Crollata l'Austria, nel 1919, inviò alla Conferenza della pace un memoriale con duecentomila firme per chiedere l'autodecisione dei croati ed il diritto di confederarsi con i serbi e montenegrini. Deputato alla Skupstina . Nel 1925 strinse un patto con il Presidente del Consiglio, Nikola PAs1t serbo. L'alleanza fu breve. Dopo le elezioni del 1927 intensificò la lotta contro Belgrado. Ferito nella sparatoria alla Skupstina del 20 giugno 1928 con conseguenze mortali. (7) Ante (Antonio) TRUMBit, nato il 17 maggio 1864 a Spalato. Morto il 18 novembre 1938 a Zagabria. Laureato in giurisprudenza a Graz. Avvocato a Spalato e sindaco di .Questa città nel 1896. Capo di una corrente del partito del 'diritto d.i stato croato'. Nel 1895 deputato alla dieta dalmata, nel 1897 al parlamento di Vienna. Nel 1905 elaborò il programma per una .i ntesa dei croati con i serbi e gli ungheresi contro Vienna. Allo scoppio della prima guerra mondiale riparò in Italia, poi a Parigi, e quindi a Londra. Qui fondò il 'Comitato jugoslavo' divenendone presidente. Avversario deciso dei diritti dell'Italia in Dalmazia e, pertanto oppositore dell'applicazione del Patto di Londra. Fautore dell'unione dei serbo-croati-sloveni. Nel 1917 stipula con Nikola PAS!t, Presidente del Consiglio dei ministri di Serbia in esilio, il cosidetto ' Patto di Corfù'. Primo ministro degli affari esteri del nuovo regno S .H.S .. Si dimise dopo il trattato di Rapallo (1920). Nelle elezioni del 1920 per la 'Costituente' era stato eletto deputato, ma non aderì ad alcun partito. Votò contro la Costituzione del Vidovdan. Dopo la proclamazione della dittatura di re ALESSANDRO (6 gennaio 1926) non prese più pane attiva alla vita politica. (8) Nikola PASlè, nato il 19 dicembre 1845 a Zaje~ar. Morto il 10 dicembre 1926 a Belgrado. Ingegnere agronomo laureato a Zurigo. In Svizzera incontrò BAKU NJ N e ne condivise le idee rivoluzionarie. Scrittore ed oratore mediocre. Dotato di fine intuito politico. Rientrò in Serbia nel 1872. Politicamente, si schierò all'opposizione. Aspira ad una Grande Ser bia, libera dal giogo turco e dalla dominazione austriaca. Nel 1875 volontario con gli insorti dell'Erzegovina. Nel 1877 fonda il giornale Samouprava (Autonomia), organo di un nuovo partito rivoluzionario socialista che nel 1882 diventa il 'partito radicale serbo' di c ui egli fu il capo. Nel 1875 venne eletto deputato. Condannato a morte per un temativo di rivolta nel 1883. Trascorre sei anni in esilio. Ritorna in Serbia nel 1889. Accolto trionfalmen te è eletto sindaco di Belgrado. Nel 1891 presidente della Skupstina. Poi rappresentance diplomatico d ella Serbia a Pietroburgo (1894). Coinvolto in un attentato contro re Milan 0B RENOVJé di Serbia, ripara nuovamencc all'escero. Ritorna in patria nel 1900. Senato re a vica. Nel 1904 ministro degli a ffari esecri. Domina la vica poli tica serba. Antiaustriaco, russo filo. Presidente del Consiglio dei ministri ne l 19 i 4. Affronta tuct i i d isagi della guerra. Si rifugia, con il governo serbo, in esilio a Corfù. Nel 1917 stipula con il croato TRUMB1é il cosidetto 'Patto di Co rfù' che rappresen ta un compromesso fra la sua idea della 'Grande Serbia' e l'autonomismo croato. P residente della delegazione jugoslava a Parigi alla conferenza della pace. Impose ai popo li s lavi meridionali la Costimzionc


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del Vidovdan. Piegò i suoi avversari, c.ome TRUMBlé , RAOié, PRonC. Assicurò le sorti del regno S.H.S. con il trattato di Rapallo con l'Italia (1920) , con i patti della Piccola Intesa (Cecoslovacchia, Romania) e con il patto di amicizia con l'Italia (1924). (9) Milenko VESNIC, nato il 13 febbraio 1862 a Duniiié. Morto il 15 maggio 1921 a Parigi. Laureato in giurisprudenza a Monaco di Baviera. Deputato nel 1893. Condannato a due anni di carcere nel 1899 per offese al re Milan di Serbia. Graziato. Nel 1901 a Roma quale ministro di Serbia. Dal 1904 in poi, capo della legazione serba a Parigi. In alcuni periodi venne richia. mato in patria. Fu ministro della giustizia nel 1906. Delegato alla conferenza della pace nel 1919 a Parigi. Presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri nel 1920. Intale qualità firmò il trattato di Rapallo con l' Italia.

(IO) Oscar RANDI - La Jugoslavia - A cura dell'Istituto per l'Europa Orientale in Roma Editore Riccardo Ricc iardi - Napoli, 1922 pag. 83. I vari partiti votarono nel seguente modo: 88 democratici, a favore; 87 radicali, a favore; 3 agrari, a favore, 21 contro, 5 assenti; 23 mussulmani, a favore, I assente; 11 mussulmani della Macedonia, a favore, I assente; 11 del gruppo Vosnjak a favore ed I assente; 2 socialisti nazionali, contro; 7 socialisti riformisti, contro e 3 assenti; I repubblicano, contro; 58 comunisti, assenti; 27 clericali, assenti; 11 d el club nazionale croato, assenti; 54 del partito dei contadini, assenti; fuori gruppo: P1LET1C, a favore; TRUMBIC, contro; IVANIC, contro; 2 assenti per malattia. (l l) Mil~;ad DRAsKov1t, minist ro dell'interno, da poco dimissionario. Questo attentato (21 luglio 1921) era stato preceduto da un altro (29 giugno 1921) contro lo stesso Re mentre si recava alla Skupstina per giurare fedeltà sulla nuova Costituzione. (12) Svetozar PRIBICEVIC - La dictature du Roi Alexandre - Editore Pierre Bossuet - Par igi , 1933 - pag. 86, nota 18. Vedi Enciclopedia Italiana-TRECCANI - Voce Jugoslavia, paragrafo 'La politica interna' . (13) Enciclopedia ltaliana-TRECCANI - Voce Jugoslavia, paragra fo 'La collaborazione dei cro ati' . (I 4) Belgrado ratificò il Patto di Roma il 19 febbraio I 924. La ratifica a Roma ebbe luogo il 21 dello stesso mese. Lo scambio delle ratifiche avvenne il 22 febbraio 1924 nel salone della Vittoria a Palazzo Chigi fra Musso uN1 ed il ministro a Roma d.el regno S. H .S. , ANTONI· JEVlè. li decreto di annessione di Fiume all'Italia fu pubblicato nel numero straordinario della Gazzeuà UjJ,ciale del Regno del 23 febbraio 1924. Il 16 marzo VITTORIO EMANUELI:' 111 si recò a Fi ume in visita ufficiale .

Vedi Giulio BENEDl:'TTI - La pace di Fiume - Dalla conferenza di Parigi al Trattato di Roma - Nicola Zanichelli editore · Bologna, 1924. (15) Il 20 luglio 1925 fra l'Italia cd il regno S.H.S. vennero stipulate a Nettuno tre convenzion i per la rego lamen1azio ne dei rapporti giuridici ed economici pendenti fra i due Stati. (16) Andrea FALL e Leo P OLLINI - li crollo della Jugoslavia- Casa Edilrice A . Corticelli Milano, 1942 · pag. 130. (I 7) G . S0 LAR1-Bozz1 - L a Jugoslavia sol/o la diUatura - A cura dell'lstirnto per l' Europa Orieniale - Tip. Consorzio Nazionale - Roma, 1933 - Interessante per le dichia razioni d i RA0 1é che parla d i un co mplotto ordito cont ro di lui e per le fasi del processo contro l'attentatore ed i presu nti compl ici.

Vedi n . 12 - lnteressan1e sia per il messaggio lasciato da RAmé: sul letto d i morte (pag. 75) sia per una dich iarazione di re Al,ESSANDRO in mer ito alla sua disponibilità a riconoscere l 'au1ono mia ai croati (pag. 81 ).


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(18) Vedi n. 12 - Pag. 93 e seg. (19) Vedi n. 12 - li testo completo della dichiarazione si trova a pag, 91.. (20) Vedi n. 17 - Pag. 44. (21) Per Ante PAVELiè vedi n. 5 al capitolo terzo del presente lavoro. Per la genesi del movimento ustascia, vedi nota 27 al presente capitolo. (22) Vedi n. 17 - Riporta il testo stenografico dell'udienza del 22 giugno 1931 - Pag. 55. (23) Milan SUFFLAY, nato a Lepoglava il 9 novembre 1879. Compie gli studi storici nelle università di Zagabria, Vienna e Budapest. Nel 1908 fu nominato professore straordinario, e nel 1912 ordinario all'Università di Zagabria. Ampia la sua produzione di saggi e monografie su problemi storici della Croazia, della Dalmazia e specialmente dell'Albania. Difensore dcli' idea croata. Nel I 920 condannato da Belgrado a due anni e mezzo d i carcere per alto tradimento. Uscito dal carcere, fu privato della pensione. Visse con le pubblicazioni dei suoi lavori. Nel 1925 dette alle stampe la sua opera più imporrante: Serbi e Albanesi nella convivenza del Medioevo che fu tradotta in francese ed in inglese. Aiutò l'azione di RA01è per la creazione di una Croazia indipendente. Dopo l'uccisione di Stefano RA01C e l'arresto di Vladko MACEK impersonò la resistenza croata contro i serbi. (24) Nella sua denuncia Albert EINSTEIN fra l'altro disse: «Ebbene si proibì ai giornali di Zagabria perfino di ricordare la sua (di SufOay) attività di scienziato; perfino la sua partecipazione di morte fu sequestrata e la spedizione dei telegrammi di condoglianze proibita. Come fu proibito di far sapere l'ora della inumazione. [... ]. li nome dell'assassino era conosciuto,,. (Da G. SOLARI-BOZZI - Vedi nota 17 - Pag. 54). (25) Vedi n. 12 - Riporta il testo della dichiarazione - Pag. 147. Per la preminenza dei serbi nella amministrazione dello Stato, Andrea FALL e Leo POI.LIN I (vedi n. 16) danno i seguenti dati: a Corte 30 serbi su 31; nella Presidenza del Consiglio dei ministri 13 su 13; al ministero dell'interno I 16 su 127; al ministero della giustizia 113 su 137; al ministero della pubblica istruzione 15 su 26; alla Banca d'emissione 196 su 200. (Pag. 136). (26) Vedi n. 16 - Pag. 145. (27) L'assassinio, a colpi di pistola, avvenne mentre il resi trovava nell'automobile, subito dopo essere sbarcato dall'incrociatore Dubrovnik, all'inizio della sua visita ufficiale in Francia. Intraprese il viaggio per mare, perché era stato avvertito che alcuni terroristi avrebbero cercato di agire durante il percorso per ferrovia. L'attentatore, Vlada DJORDJIEVIè - KERJN fu ucciso sul posto a colpi di sciabola dal ten. col. P10LLET che cavalcava accanto all'automobile. Vennero a rrestat i gli ustascia POSP ISJL, KRALJ e RA11(:, con.dannati ai lavori forzati a vita dal tribunale di Aix-en-Provence. (28) Il principe Paolo KARADJORDJEVIé era cugino del defunto re ALESSANDRO. I due reggenti furono .Radenko STANKOVIé, ex.- ministro, e Ivan PERlé, bano.

CO-

(29) Milan STOJADINOVIé - Jugoslavia fra le due guerre - Editore Cappelli - Bologna, I 970. (30) Antonio TASSO · !rafia e Croazia - Voi. I -Tipografia 'San Giuseppe' - Macerata, 1967. Per alcuni retroscena che interessano l'Ital ia, confronta Milan STOJADINOVIé, nota n. 29. (3 I) Il banato di Croazia costituito in base all'accordo J\.1a~ek-Cvetkovié comprendeva l'antica Croazia e Slavonia ed in più la Dalmazia sino a Ragusa, ma esclusa Callaro.


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Lo Stato indipendente di Croazia comprese, anche, la Bosnia e l'Erzegovina per cui il ter2 ritorio croato da circa 66.000 km2 passò a 103 mila circa km e la popolazione da 4 milioni e mezzo di abitanti, di cui il 5 per cento serbi, a 6 milioni e seicentomila di cui oltre due milioni · di serbi - (Da Enciclopedia !taliana-TRECCANl). (32) Il testo completo delle 'enunciazioni' (usttJka nacelna) venne pubblicato nel/ Piccolo di Trieste del 13 aprile 1941, nel contesto di un articolo dal titolo Incontro con Pavelié del giornalista Lino CAMPANIN! - Vedi allegato n. I al presente capitolo. (33) Ladislaus HoRv-Martin BROSZAT - Der Kroatische Ustascha Staat 1941-1945 (Lo Stato croato ustascia 1941-1945) - Deutsche Verlags-Anstalt - Stoccarda 1964 - Vedi in particolare il capitolo IV: 'Gli ustascia al potere'. La Stampa -Torino - 18 maggio 1941 - Fondamenti sociali della nuova Croazia - Articolo di Giorgio SANSA. (34) Vedi n. 33. (35) Narodne Novine (Gazzetta Ufficiale dello Stato di Croazia) - 17 aprile 1941, n. 4, e relativi regolamenti del 2 e 8 maggio, 15 luglio 1941 nonché 18 e 26 novembre 1942 (In Ladislaus HORY-Martin BROSZAT - Vedi n. 33). (36) Narodne Novine (Gazzetta Ufficiale dello Stato di Croazia) - 19 aprile 1941, n. 6 (In Ladislaus HoRY-Martin BROSZAT - Vedi n. 33). (37) Narodne Novine (Gazzetta Ufficiale dello Stato di Croazia) - 23 aprile 1941, n. 9 (In Ladislaus HORY-Martin BROSZAT - Vedi n. 33). (38) Narodne Novine (Gazzetta Ufficiale dello Stato di Croazia) - 5 giugno 1941 (In Ladislaus HORY-Martin BROSZAT - Vedi n. 33). (39) Narodne Novine (Gazzetta Ufficiale dello Stato di Croazia) - 30 aprile 1941, (In Ladislaus HORY-Martin BROSZAT - Vedi n. 33).

11.

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. (40) Narodne Novine (Gazzetta Ufficiale dello Stato Croato) - 25 aprile 1941, n . IO (In Ladislaus HORY-Martin BROSZAT - Vedi n. 33). (41) Narodne Novine (Gazzetta Ufficiale dello Stato Croato) - 28 aprile 1941 , n. 12 (In Ladislaus HORY-Martin BROSZAT - Vedi n. 33). (42) Da Croatia Press - Archivio politico del ministero degli esteri tedesco (Bonn) - Ufficio dell'inviato straordinario a Zagabria - Voi. 60/2 foglio 132 (In Ladislaus HORY-Martin BROSZAT - Vedi n. 33). (43) Narodne Novine (Gazzetta Ufficiale dello Stato di Croazia)· 23 aprile 1941, n. 15 (ln Ladislaus HORY-Martin BROSZAT - Vedi n. 33). (44) Ibidem.

(45) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia I941 - Busta 113 - Fascicolo 5 - (Foglio senza numero e data, intorno all'8 agosto 1941) - Organizzazione del movimento ustascia - Al punto 2) tratta della milizia ustascia, costituita con decreto del 22 maggio 1941, regolata nel titolo III del decreto del 22 giugno 1941. La milizia si articolava in: squadra (roj); plotone (vod); compagnia (sat); battaglione (bo)na). I batta_glioni dipendevano dallo Stato Maggiore della milizia, composto dai comandanti delle formazioni regolari o speciali. Il Capo di Stato Maggiore era direttamente subordinato al Poglavnik, comandante supremo. Organizzativamente si distinguevano: il battaglione speciale (corpo scelto) alle dipendenze del Poglavnik (4 anni di servizio); battaglioni regolari d'impiego (minimo 2 anni di servizio); battaglioni di preparazione; battaglioni di riserva.


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(46) Narodne Novine (Gazzetta Ufficiale dello Stato di Croazia) - 5 maggio 1941. n. 19 Decreto: Sulla conversione da una religione all'altra. Per le conversioni vedi in particolare: Edmond PARJS - Genocidio nella Croazia satellite Club degli Editori - Milano 1976, pag. 79 e seg. (47) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo I - (Telespresso n. 53/38. Da legazione d'Italia a Zagabria, a firma incaricato d'affari Raffaele CASERTANO, per ministero affari esteri - Zagabria IO maggio 1941 • In allegato Nota verbale del ministero degli affari esteri di Croazia - Zagabria, 8 maggio 1941). Vedi allegato n. 2 al presente capitolo. (48) Ibidem. (49) ibidem. (50) M.A.E. -A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo I - (Telegramma n. 16713 P.R. 58 · Da ministero affari esteri Roma per legazione d'Italia, Zagabria - Roma, 17 maggio 1941). (51) U.S.-S.M.E. - Busta 724 - Comando 2• Armata - (Foglio prot. n. 4600. Oggetto: "Accordi presi con le autorità croate circa l'occupazione del territorio del·nuovo Stato" - Da generale Vittorio AMBROSlO a Stato Maggiore Esercito - P.M. IO, 21 maggio 1941). (52) U.S.-S.M.E. - Busta 580 - Comando del VI Corpo d'armata - (Telescritto n. 4550 - . Da Comando 2• Armata che ritrasmette il telegramma dello Stato Maggiore Esercito - P .M. 10, 19 maggio 1941). (53) Vedi n. 51 - Lo schema del maresciallo KvATERNJK prevedeva la temporanea presenza in Croazia dì due divisioni italiane, dislocate da Karlovac a Trebigne, sino alla loro sostituzione con truppe croate. (54) U.S.-S.M.E. - Busta 580 - Comando del VI Corpo d'armata - (Da comandan te Vl Corpo d'armata a comandi dipendenti - P.M. 39, 24 maggio 1941). (55) Ibidem. (5 6) U.S.-S.M.A. - Jugoslavia 1941 - Busta 4 - Elemento 7518 - S.D.-B 0/99/1 - (Foglio prot. n. 11/5 - Da comando aeroporto Mostar, a firma ten. colonnello G. CHIERIGHINI, per Comando 2• Zona aerea territoriale, Padova - Mostar, 31 .maggio 1941). (57) U.S.-S.M.E. - Busta 724 - Comando 2• Armata - {Diari o storico - P.M. IO, 27 maggio 1941). (58) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 · Fascicolo 2 . (In allegato ad una 'sintesi' di data 9 luglio 1941 esiste un 'appunto ' del Comando Supremo per MUSSOLINI c irca le disposizioni impartite - Roma, 3 giugno 1941). (59) U.S. -S.M.E. - Busta 724 - Comando 2• Armata - (Foglio prot. n. 5170- Oggetto: "Visita al Poglavnik" - Da generale Vittorio AMBROSIO a l Capo di Stato Maggiore Esercito. P.M. IO, Il giugno 1941) - Vedi allegato n. 3 al presente capitolo. Dal contesto appaiono le disposizioni che il generale AMBROSIO ricevette da MussouNJ. (60) Ibidem. (61) Ibidem . (62) U.S.-S.M.E. - Busta 240 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero P.M. 86, 12 maggio 1941).


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(63) U.S.-S.M.E. - Busta 240 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero P.M. 86, IO maggio 1941). (64) Vedi n. 62. (65) U.S.-S.M.E - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Diario storico - P.M. 86, 18 maggio 1940. (66) U.S.-S. M.E. - Busta 523 - Comando divis ione 'Sassari' - (Diario storico - P.M. 86, 21 maggio 1941). (67) U.S.-S. M.E. - Busta 240 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero P.M. 86, 23 maggio 1941). (68) U.S.-S .M.E. - Busta 523 · Comando divisione 'Sassari' - (Diario s torico - P .M . 86, 29 maggio 1941). (69) U.S.-S.M.E. · Busta 580 · Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 30 P .M. 39, 31 maggio 1941). (70) U.S.-S.M. E. - Busta 580 - Comando del VI Corpo d'armata - (Foglio prot. n. 629/1 - Oggetto: "Direttive" - P.M. 39, 15 maggio 1941). (71) U.S.-S.M.A. - Jugo slavia 1941 - Busta 52 - Elemento 7530 - In f. 3 B-3-27 - (Messaggio n. Z/311382/879 - Da S.I.M . a S.I.A. -Servizio informazioni aeronautica - 19 maggio 1941). (72) U.S.-S.M.A. - Jugosl~via 1941 - Busta 52- Elemento 7530 - Inf. 3 B-3-27 - (Messaggio n.Z/31 1689/922- Da S.I.M. a Gabinetto Staio Maggiore Generale - Superesercito - R. Marina - R. Aeronautica - 24 maggio 1941). (73) U.S.-S. M.A. - Jugoslavia 1941 • Busta 52 - Elemento 7530 . In f. 3 B-3-27 - (Messaggio n. Z/311754/929 - Da S.1.M. a S.I. A. - Sta to Maggiore Marina - Comando Supremo - 25 maggio 1941). (74) Vedi n. 67 . (75) M.A. E.-A.S.D. - J ugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo I - (Relazione prot. n. 5291 A.C. - Oggetto: "Milizia ustascia" - Da Comandante 2• Armata a Stato Maggiore Esercito P.M. IO, li giugno 1941). Allegata a lettera prot. n. 20364/0. P. - (Oggetto: '' Atti vità terroristica della Mil izia ustascia" - Da Comando Supremo a ministero affari esteri, Roma 22 giugn o 1941) - Vedi allega to n. 4 al presente capitolo. Il Comandante della 2• Armata riferiva: «Cito qualche episodio fra i più significativi. Il 3 corrente si presentò al Comandante del gruppo di Sussak il suddito croato KovACEVlé Milan fu Todor e di Kasanovié M iUca, nato a Jasenak di Ogulin il 23-3-1909 ivi domiciliato al n . 48, celibe, capo paese, il quale d ichiarò che dopo la partenza dei carabinieri e di qualche presidio militare i10/iano gli 'ustascia' avevano commesso ogni sorta di de/i/ti, e precisamente: Comune di Ogulin: arrestate 475 persone ed uccise 47; Comune di Plaski: bruciate le case di 7famig lie e uccise 42 persone; Comune di Veglijn [r..:cte - Veljun): circa 600 persone fra morti ejeri1i; Com.u11e di Dubrove: uccjse 28 perso11e; Comune di S luni: 122 persone fra morti e feriti; Comune di Jase11ak: arrestate 20 perso11e ed uccise IO; a Dresnica: arrestate 2 17 persone ed uccise 10; a Brinje: arrestate 300 persone ed uccise 22; a Plitvice: arresiate 77 persone ed uccise 9; a Primia/e [recte - Pr;nislje] : arrestate 198 persone ed uccise 4; a Gomitije [recte - Gomirije): arrestate 20 persone ed uccise 7» .


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941) (76) ibidem. (77) Vedi n. 69.

M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941-1945 - Busta 146- (Relazione del gen. Furio MONTICELLI - Allo Stato Maggiore Generale - Oggetto: "Attività svolta dalla Divisione 'Sassari' in Jugoslavia" - Roma, 10 maggio 1945). In allegato: Diario compilato dal, Comando Divisione 'Sassari' in seguito a richiesta da parte del Comando 2~ Armata della situazione in Bosnia-Dalmazia - È formato da brevissime sintesi giornaliere sull'aggravarsi della situazione a Terun e zone circostanti, dall'arrivo in città del primo reparto ustascia, dal manifestarsi dei sopprusi, delle persecuzioni, delle stragi, sino alla insurrezione degli ortodossi. U 'Diario' va dal 20 maggio al 29 luglio 1941. (78) U.S.-S.M.E. - Busta 240 - Comando divisione 'Sassari' - (Relazione del capitano Carlo PERUSINO sul colloquio avuto con un pope - P.M. 86, 3 agosto 1941). Il pope dà ampi ragguagli sui massacri degli ustascia. II salvato fu il contadino Nikola KoSTUR di Spiro (Spiridione) da Verlica (Vrlika). Afferma che dei 43 sacerdoti greco-orl.odossi del vescovado della Bosnia e della Lika erano vivi solo 14, cioè quelli che erano riusciti a salvarsi in territorio italiano.

·(79) Ibidem - l tre che scamparono all'eccidio furono NOVAKOVJt Tedore di Giorgio; NoVAKOv1é Tode fu Ilija; MARlt Ilija di Marco. Quest'ultimo dopo alcuni giorni si unì ai serbi che si erano rifugiati in montagna nella zona di Golubié. Fra le vittime, il pope fece i seguenti nominativi: RAmé Stevo, Du~an e Ratko, tre fratelli che avevano un'osteria vicino alla stazione ferroviaria della S .I.P.A.D.; POPOVIé Mihailo, sacerdote del villaggio di Polaka; MEDAKOv1é Mile, oste di Tenìn; VoJNOVlé Lata, commesso di negozio; DES1C Gjuro, fratello del fornitore di carne ai reparti italiani; SKARié Ivan, portalettere del villaggio di Vrbnik (a 3 km. da Tenìn); MLINAROVlé Gjuro, agente della Banovina; GJULAKOVlé Milan, negoziante di tabacco a Tenìn; ORLOV!é Ilija; JEGH!NA Lazar; MtTROVté Spase, pasticcere di Terun; BABlé Bosko; MARié Dusan; tre contadini di Kninskopolje, KOSSARAS Tode, KosSARAS Mirko, KALAT Sime; OLSTASKI Nicola, ufficiale serbo di nazionalità rusv sa; CVETKOv1é Jovan, avvocato di Tenìn; KuKov Milan, contadino di Stermizza; SUPELJAK V Nikola, ispettore delle ferrovie; CETNJé Mirko, con tadino di Cetna (Verlicca); BJEDOV Branko, oste di Tenìn. (80) U.S.-S.M.E. • Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero P.M. 86, 9 giugno 1941). Dà una sintesi del massacro del Promina. «Tra i fucilati vi era anche il prete greco-

ortodosso di Tep!juh». (81) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'annata - (Notiziario n. 30 P.M. 39, li giugno 1941). (82) Ibidem. (83) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d 'armata - (Notiziario n. 41 P.M. 39, 12 giugno 1941). (84) Ibidem. (85) Ibidem. (86) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata · (Notiziario n. 42. P.M. 39, 13 giugno 194Ì).


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(87) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 43 P.M. 39, 14 giugno 1941). (88) U.S.-S.M.E. - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Diario storico - P.M. 86, 29 maggio 1941). Il giorno successivo viene annotato: «Viene confermata la notizia che in tutla la zona i serbi continuano ad organizzarsi per una rivoluzione». (89) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 40 P.M. 39, 11 giugno 1941). Con lo stesso avviso veniva disposto: «Tuili i serbi e tutti gli ebrei possono circolare dalle 7 antimeridiane alle ore 18; il resto della popolazio.nefino alle 21. Tutli i negozi gestiti da serbi ed ebrei debbono esser chiusi al massimo alle ore 17.00». (90) Vedi n. 56. (91) Ibidem. (92) Vedi n. 89. (93) Jbùjem. (94) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 42 P.M. 39, 13 giugno 1941). (95) Vedi n. 75. (96) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Noti ziario n. 51 -

P.M. 39, 2tgiugno 1941). (97) Vedi n. 59. (98) / bidem. (99) Ibidem. (100) Ibidem.

(101) Ibidem. (102) ibidem. (103) Vedi n. 89. (104) Vedi n. 83. (105) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - (Comando divisione 'Sassari' · Foglio prot. n. 478/ 1 - Riservata personale - Da generale Furio MONTICELLI a generale Renzo DALMAZ.ZO - P.M. 86, 16 giugno 1941) - Vedi allegato n. 5 al preséntc capitolo. Lettera allegata al telespresso prot. n. 8/0251 (Da ministero affari esteri, Roma, a legazione d'Italia a Zagabria - Oggetto: "Atrocità ustascia" - Roma, 4 luglio 1941). (106) Ibidem.

(107) Ibidem. I

(108) Ibidem.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941) (109) Ibidem.

(110) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108-Fascicolo 2- (Il testo della lettera d i data 16 giugno 1941 del generale Renzo DALMAZZO è riprodotto nella relazione del Governatore della Dalmazia, BASTIANINI - Prot. n. 454/Riservato - AJ ministero degli affari esteri Oggetto: "Situazione nel territorio dalmato-croato: attività degli ustascia" - Zara, 22 giugno 1941). Allegato al telespresso prot. n. 8/0251 - Da ministero affari esteri, a legazione d'Italia a Zagabrià - Oggetto: "Atrocità ustascia" - Roma, 4 luglio 1941 - Vedi allegato n. 7 al presente capitolo. (111) M .A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2- (Contiene una sintesi di notizie rilevate da più fonti in merito ad Azioni terroristiche degli 'ustascia' pr.esso la frontiera italo-croata - Le stragi del monte Promina e di Velusié, punto n. 3 della sintesi, sono esposte in una relazione del Comando RR.CC. di Zara, di data 19 giugno 1941. La sintesi è allegata alla relazione del Governatore della Dalmazia, prot. n. 454/riservato . A ministero affari esteri - Zara, 24 giugno 1941 - Ritrasmesso con telespresso prot. n. 8/02521 da ministero ..,a, 4 luglio 1941). affari esteri, Roma, a legazione d'Italia a Zalli'h-' (112) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2- (Relazione prot. n. 454 del Governatore della Dalmazia - Oggetto: "Situazione nel territorio dalmato-croato: attività degli ustascia" - Da Giuseppe BASTIANINI a ministero affari esteri Roma - Zara, 24 giugno 1941 - Ritrasmesso con telespresso prot. n. 8/02521 - Da ministero affari esteri, Roma, a legazione d'Italia a Zagabria - Roma, 4 lug lio 1941). (113) Vedi n. 83. (114) M.A.E. -A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busra 126 - Fascicolo 1 - (Lettera senza data e senza firma allegata alla lettera del senatore Francesco SALATA diretta a Filippo ANFUSO, capo gabinetto del ministero affari esteri - Roma , 30 giugno 1941). (I 15) Ibidem.

(116) U .S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del Vl Corpo d'armata - (Notiziario n. 47 Paragrafo I, punto d) - P.M. 39, 18 giugno 1941). L'avvocato Rudolf PEDERIN, noto professionista di Spalato, era in rapporti di buona conoscenza con il console generale d'Italia a Spalato, Luigi Aao u1 N1. (117) Vedi n. 87 - Paragrafo 5 punto a). Nel corso del colloquio·il logornik espresse anche i seguenti concetti: «Il Duce deve essere considerato il più grande amico dei croati; i serbi (ed in particolare i 'pope' greco-ortodossi) hanno ferocemente oppresso ed angariato fino a ieri i croati; le vendette che si fanno sono inferiori a quanto hanno meritato; si può dire, senza tema di esagerare, che i 'pope' sono amorali, spregiudicati, megalomani, corrotti, se/tari, assetati di denaro; le vendeue dei croati non hanno risparmiàto specialmente quanli erano·nel/e liste dei 'cetnici'; si è agito su istruzioni ricevute, ma molte voci sono esagerate e non veritiere, pur riconoscendo alcuni eccessi da parte di elementi irresponsabili e non autorizzati;- i serbi dovranno lasciare la Croazia aUrimen1i avranno un 'esisrenza travagliata; le tmppe iwliane in territorio croato si tro vano oggi nella falsa ed imbarazzan1e posizione di dover assistere alle nostre vendette e negare aiuto a chi cd esse si rivolge per chiederlo; i veri 'u.stase' sono italofili convinti; è notv che elementi sporadici della Dalmazia ilaliana avrebbero voluto giocare la carta germanica».


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(I 18) U.S.-S.M.E. - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Diario storico. Riassunto della situazione politico-militare nel periodo dal I• maggio al 31 luglio 1941-Anno XIX). (119) D.G.F.P. • Series D- Voi. Xlll - Documento n. 603 (n. 4691·/46809-19)- (Memorandum con il resoconto della conversazione fra il FOHRER e PAVEUC alla presenza del maresciallo del Reich Herman GOERING, di RlBBENTROP, del generale BoDENSCHATZ e del ministro HEWEL • Berlino, 7 giugno 1941). (120) D.G.F.P. • Seies D - Voi. Xlll - Documento n. 589 (n. 116/66872-19). (Telegramma urgentissimo · prot. n. 428 - Dal ministro tedesco in Croazia Siegfried KAsCHE a RmnENTROP - Zagabria, 4 giugno 1941).

Il 4 giugno 1941 ebbe luogo a Zagabria una riunione alla qua le parteciparono da parte tedesca: il ministro KASCHE quale presidente, il ministro BENZ:LER, il dott. TuRNER, consigliere di Stato, il Gruppenfiihrer NEUHAUSEN in rappresentanza del Comando militare tedesco in · Serbia, il Gau feiter della Stiria meridiona le OoERREtTHéR, il generale GLAISE von HORSTENAU. Da parte croata il maresciallo KvATERNIJ<, il ministro per le corporazioni DUMANDZIC, il.ministro per gli affari esteri LoRKOVIè. Si convenne di trasferire subito in Serbia dai territori della Slovenia Tedesca, 5 000 pers'?ne politicamente sospett_e o indesiderabili, in genere intellettuali; di trasferire in Croazia, entro il mese dì ottobre, 25000 sloveni immigrati do~ il 1914 e 145000 contadini sloveni d elle zone di frontiera. I croat i avrebbero trasferito dalla Croazia in Serbia un corrispondente numero di ortodossi. Il trasferimento coatt o delle popolazioni ortod osse è uno degli aspetti meno noti della storia dello Stato di Croazia. Il 17 luglio il ministero degli-affari esteri italiano trasmetteva a l Comando Supren:io la seguente notizia pervenuta dalla legazion~ d'Italia a Belgrado: «Questa stampa annuncia souo titoli vistosi che fa Serbia accoglierà 300 mila profughi serbi e sloveni

precisando che il I 2 fuglio giungerà l'ultimo trasporto dei IO mila profughi sloveni in gran parte intelleuuafi ed abitanti delle ciuà e che si stabiliranno in Serbia. Assieme ai serbi provenienti dalla Croazia il numero dei profughi assorbiti dalla Serbia raggiungerebbe le 300 mila unità con un aumento del 12% della popolazione totale del paese calcolata a 2 800000 abitanti». (M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 103 • Fascicolo 3). In data 27 luglio 1941 , il comando della divisione 'Sassari' segnalava che: «Da molti paesi intorno al lago di Plitvice sono stati in questi giorni sgombrati circa 8 000 ortodossi con l'obbligo di lasciare sul posto tutto quanto essi possedevano [... J. Aumenta il mafconter,10 contro gli ustasci anche nell'elemento croato. A lcuni croati pensano di fasciare il territorio non fidan dosi di questo nuovo regime». (U.S.-S.M.E. • Busta 523 • Comando divisione 'Sassari' - Notiziario giornaliero · P .M. 86, 27 lugli o 1941). (I 21) Vedi n. I 19.

(122) Ibidem. (123) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 • Busta 108 • Fascicolo 2 - (Lcucra senza prot. . Oggetto: "Violenze degli ustasci - Reazioni sulle truppe italiane"· Da comandante 2• Armata a legazione d'Italia a Zagabria. P.M. 10, 21 giugno 1941) · Vedi allegato n. 6 al pre~cnte cai:,itolo. (I 24) Ibidem.

(125) Ibidem . (126) Ibidem .


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941) (127) Ibidem.

(128) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - (Telegramma prot. n. 499/265 - Da ministero Raffaele CASERTANO a ministro affari esteri, Roma - Zagabria, 24 giugno 1941). Trasmette in allegato la lettera del comandante della 2â&#x20AC;˘ Armata - Vedi n. 123. (129) U .S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 57 - Paragrafo l - P .M. 39, 28 giugno 1941). (130) Stephen CussoLD - Yugoslavia and the Soviet Union 1939-1941 - Pubfishedfor the Royaf Institute of Internationaf Affaires - Oxford University Press - London, 1975 . (131) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 1 - (Lettera con l'intestazione Poglavnik Ne:r;:zvisne Drzave Hrvatske = Il Cap0 dello Stato indipendente croato - Zagabria, 23 giugno 1941) - Vedi allegato n. 8 al presente capitolo - Per la risposta di MussoUNI vedi allegato n. 9.

(132) Ibidem. (133) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - (Telespresso prot. n. 8/02521 - Da ministero affari esteri, Roma, a legazione d'Italia, Zagabria - Roma, 4 luglio 1941). (I 34) ibidem.

(135) Ibidem. (136) U.S.-S.M.E. - Busta 724-Comando 2' Armata - (Diario storico - P.M. IO, 8 luglio 1941). (137) Vedi n. I 16 - Paragrafo 2, punto b). (138) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 107 - Fascicolo 2 - (Relazione senza n. pr.ot. - Oggetto: "Violenze in Bosnia" - Da consolato generale d'Italia a Sarajevo, per ministero affari esteri, Roma - Sarajevo, 18 giugno 1941). (139) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 49 Paragrafo 2 - P.M. 39, 20 giugno 1941). (140) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario'n. 51 P.M. 39, 22 giugno 1941). (141) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 50 Paragrafo 5 - P.M. 39, 21 giugno 1941). (142) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del Vl Corpo d'armata - ~Notiziario n. 54 P.M. 39, 25 giugno 1941). (143) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 55 Paragrafo 'Dernis' -, P.M. 39, 26 giugno 1941). (144) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia I 941 - Busta 148 - Fascicolo I - (Documento con indicazioni di soppressioni e massacri, senza data). (145) U.S.-S.M. E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 57 . Paragrafo 5 - P.M . 39, 28 giugno 1941).


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(146) Ibidem.

(147) Vedi n. 118. (148) U.S.-S.M.E. - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Diario storico - P.M. 86, 16 giugno 1941). (149) Ibidem. (150) Vedi n. 56. (151) U.S.-S.M.A. - Jugoslavia 1941 - Busta 2 - Elemento 7518 B-0/ 84- (Foglio prot. n. 1976/0P- Oggetto: "Contegno militare" - Da comando divisione 'Marche' - P.M. 32, 6 giugno 1941). (152) Ibidem. (153) U.S.-S.M. E. - Busta 523- Comando divisione 'Sassari' - (Diario storico- 18 giugno 1941). L'allora tenente del 'Savoia Cavalleria', Luciano MELA della STELLETTA, nel suo Diario inedito, dedicato alla memoria del capitano m.d.o., Franco VANNETTI-DONNINI, scrive: «Ricordi fa nostra vergogna in Jugoslavia quando dovevamo assistere impotenti alfe atrocità commesse dai croati contro i serbi? A Bihat, quando di notte i croati andavano a prelevare i serbi chiusi nelle prigioni, li caricavano sugli autocarri e poi li precipitavano dalle rupi a pochi chilometri fuori del paese? Oppure quando organizzavano le deportazioni di intere famiglie verso ignote destinazioni? [... ). Noi dovevamo assistere; non si poteva far nulla>}. (1 54) Ibidem. (155) Ibidem. (156) U.S.-S.M.E. - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Diario stori<lo - P.M. 86, 22 giugno 194 1). (157) U.S.-S.M.A. - Jugos lavia 1941 - Busta 2 - Elemento 7518 - B-0/84- (Foglio prot. n. 7915 - Oggetto: " Informazione sugli avvenimenti militari e polit.ici della regione di Mostar" Da ten. col. G . CHIERJGHINJ comandante aeroporto di Mostar a Comando della 2• Zona Aerea Territoriale, Padova - Mostar, 23 giugno 1941). 0

(158) Vedi n. 139 - Paragra fo 3. (159) U.S. -S.M.E. - Busta 582- Comando del VI Corpo d'armata - (Foglio datato 'giugno 1941' - Firmato da: Nicodemo OrACIC, padre superiore e direttore del cònvento di Sani' Angelo presso Chistagne; Saverio MAZIBRADA, d ireuore del convento della SS. Assunzione .Presso Obrovazzo; Nikanor KALIN, parroco del Santua rio di S . Lazzaro a Kosovo presso Tenìn; Bogdan VuKSAN, parroco della chiesa di S. Pietro c Paolo a Lapac presso Bihaé; Elia CuK, parroco della chiesa di S. Arcangelo di Stikada presso Gra~ac; BRECA Milos, parroco della chiesa di San Nicolò di Zermagna presso Gracac; Nicolò STOJSA VL1Ev1C, parroco della chiesa di S. Elia a Velika Popina presso Gracac; Momcilo R. Djujié, parroco di Stermizza (Strmica) presso Tcnìn; Sve1 oza r LEKULIC, parroco di Mokropolje presso Tcnin; Antonio P1NCAT1è, parroco di Pàgene, presso Tenìn). (160) M.A.E.-A.S. D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo I - (Foglio prot. n. 2180/ Op - Leuera del generale Renzo DAu\olAZZO al Governatore della Dalmazia - P.M. 39, 12 giugno 1941 - Allega1a alla relazione prot. n. 455/Gab. - Oggetto: "Manifestazioni anti tal iane


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degli 'ustasci' - sconfinamenti - rapporti italo-croati" - Da Governatore della Dalmazia a ministero affari esteri, Roma - Zara, 24 giugno 1941). (161) U.S. -S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Foglio proL n. 2515/0p - Oggetto: "Linea di vigilanza militare provvisoria" - Da Comando VI Corpo d'armata a comandi dipendenti - P .M. 39, 24 giugno 1941). (162) Ibidem. (163) Ibidem. (164) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 125-Fascicolo I - (Relazione prot. n. 455/ Gab. - Oggetto: "Manifestazioni antitaliane degli 'ustasci', sconfinamenti, rapporti italocroati" - Da Governatore della Dalmazia a ministero affari esteri, Roma · Zara, 24 giugno 1941). (165) Ibidem . (166) U.S.-S.M.E. · Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (T elegramma prot. n. 5565 del generale Vittorio AMBRÒs10, che ritrasmette il testo del telegramma del Comando Supremo, a firma generale Ugo CAVALLERO, a generale Renzo DALMAZZO - Ore O1,30 - P .M. IO, 26 giugno 1941). (167) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata . (Telegramma senza prot. - Da generale Renzo DALMAZZO a Comando 2• Armata· Ore 10,40- P .M. 39, 26 giugno 1941). (168) M.A.E.-A.S .D. - Jugoslavia 1941 - Busta 125 - Fascicolo I - (Telegramma n. 459 Da Governatore della Dalmazia a ministero affari ~.steri, Roma - Zara, 28 giugno 1941) - Vedi allegato n. 10 al presente capiwlo. (169) Ibidem. (170) Ibidem. (171) Ibidem. {172) Galeazzo CIANO - Diario 1937-1943 - Rizzoli Editore, Milano 1980 - Annotazione del 30 giugno 1941.

(173) M .A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - (Le1tera pro\. n. 8/ 2457 - Da Luca P1ETROMARC1i1 a Governatore della Dalmazia - Roma, 2 luglio 1941)- Vedi allega to n. 11 al presente capitolo. (174) Ibidem.

(175) Ibidem . (176) U.S. -S.M.E . . Busta 582 . Comando del VI Corpo d'armata · (f oglio senza prol. Oggetto: "Posti di vigilanza e di blocco" - Da generale Renzo DAL.MAZZO a Comando 2• Arma1a - P.M. 39, 7 luglio 1941). (177) Ibidem.

(178) U.S.-S.M.E. • Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata · (Notiziario n. 64 Paragrafo 6 · P.M. 39, 5 luglio 1941).


L'Esercito italiano di f ronte alle stragi perpetrate dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi

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«li giorno 2 corrente, verso lè ore 11 si sono presentati a quel posto di blocco un ispettore di dogana ed un graduato dei gendarmi del posto di Konjevrate, un ustasce in abito civile ed alcuni borghesi croati chiedendo il transito per installare una sbarra al bivio di Scardona, avendone ricevuto ordine telegrafico dal Poglavnik, da Zagabria. 1 nostri militari non hanno aderito alla richiesta; i crotit i predetti hanno allora posto la sbarra a circa 40 metri dal nostro posto di blocco, in territorio assegf!alo all'Italia dalla linea di demarcazione, issandovi la loro bandiera, con un servizio di guardia armata».

(179) U.S.-S.M.E. - Busta 582 • Comand~ del VI Corpo d'armata· (Notizia rio n. 55 · Paragrafo ' Zegar' - P .M. 39, 26 giugno 1941). (180) U.S.-S.M.E . • Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 54, P.M. 39, 25 giugno 1941). (181) U.S.-S.M.A. - Jugoslavia 1941 - Busta 22 - Elemento 7518 - B-01/78 - (Rt;lazione dell'addetto mi litare presso la legazione d'Italia a Zagabria, .colonnello Gian Carlo RE - Zagabria, 26 giugno 1941). La richiesta venne fatta all'addetto militare italiano dal vice-maresciallo LAXA e dal comandante dell'aviazione croata, colonnello KR.ENN . Analoghe richieste erano state rivolte al capo della missione militare italiana a Zagabria, generale ÙXILlA, insistendo soprattutto per avere la disponibilità dell'aeroporto di Mostar. (182) U.S.-S.M.A. - Jugoslavia 1941 - Busta 2 - Elemento 7518 B-0/ 84 - (Telegramma n. 479/ 0p - Da comandante Aerogruppo 61 - Probabilmente a Comando 2• Zona aerea territoriale, Padova - Mostar, 26 giugno 1941). (183) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (No.tiziario n. 57 · Paragrafo 7 - P.M. 39, 28 giugno 1941). «li mattino del 27 corrente due nostri autocarri diretti.a Foca con rifornimenti viveri e carburanti sono stati costretti a fermarsi in Gacko a causa di interruzioni stradali. In considerazione del peggioramento della situazione locale il presidio di Bileéa ha avviato nella serata a Gacko altri tre autocarri con tre ufficiali e 73 uomini di truppa, allo scopo di rilevare i precedenti due automezzi che non avevano potuto proseguire su Foca. L'autocarro di coda, rimasto distanziato circa 100 metri, a causa di irregolarefu11zionamento del motore, giu11to a metà strada tra.Korito free/e; Koritaj e Stepen veniva fatto segno a colpi di arma da fuoco. Due 11ostri legionari sono rimasti feriti non gravemente. Tutti e tre gli autocarri hanno raggiunto Gacko. Questa mattina 28 corre11te sono stati avviati da Bileéa a Gacko altri due nostri autocarri con rinforzo di truppe per agevola;e il ritorno degli uomini e dei. mezzi[ ... ]. Detti qutocarri giunti circa a metà strada tra Bileéa e Gacko sono stati falli segno a fuoco di fucileria e a la11cio di bombe a man o. Nell'imboscata - nonostante la nostra pronta reaz[one - si sono avuti da parte nostra tre morti e sedici feriti. I due automezzi sono riusciti a far ritorno a Gacko». ( I 84)_ U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 60 P.M. 39, 1° luglio 1941).

«Prefettura della provincia di Ragusa - Avviso - Tutti gli enti statali, cittadini, comando degli ustasci e militari nonché le autorità di polizia dislocare nei territori della provi11cia di Hum e Ragusa passa110 dietro mio ordine alle dipe11denze del sottomaresciallo LAXA. Delego il sotto maresciallo LAXA ad emanare lo stato d'assedio ove egli lo ritenga opportuno. • li Poglavnik della Nazione libera croata - F,to Ante PA VELIC.


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«Oggi alle ore 2 antimeridiane il sotto maresciallo Loxa ha decretato lo stato d'assedio nei territori della prefettura di Dubrava (Ragusa) ed Hum (Mostar) ed ordina che nessuno può compiere nessuna uccisione senza suo ordine. - li Prefetto - F. to Bue A. - Dato a Ragusa il 28 giugno 1941.» . . (18S) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 61 Paragrafo 4 - P.M. 39, 2 luglio 1941).

(186) Ibidem - Paragrafo 5. (187) U.S.-S.M.A. - Jugoslavaia 1941 - Busta 2 - Elemento 7518 B-0/84 - (Relazione Oggetto: " lnform~oni sugli avvenimenti militari e politici della regione di Mostar" - Da comandante dell'aeroporto, ten. col. G. CHIERIGHINI, a Comando 2• Zona aerea territoriale, Padova - Mostar, 3 luglio 1941). (188) Vedi o. 185 - Paragrafo 6. (189) Vedi o. 185 - Paragrafo 7. (190) Ibidem.

(191) Ibidem. (192) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 64 Paragrafo 7 - P.M. 39, 5 luglio 1941). (193) Ibidem - Paragrafo 7. U.S.-S.M.E. - Busta 724 - Comando 21 Armata - (Diario storico - P.M. 86, 8 luglio 1941). (194) Vedi n. 185 - Paragrafo 1 - ·punto b). (195) Ibidem - Punto c). ~

(196) U.S.-S.M.E. - Busta 523 -Comando divisione 'Sassari' - (Diario storico - P.M. 86, 7 luglio 1941). (197) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 62 P.M. 39, 3 luglio 1941). In quelle settimane l'opinione pubblica ed i centri governativi erano preoccupati per l'attività radiofonica d'una stazione clandestina denominata 'Zrinjski' «che continuerebbe con successo la propaganda antigovernativa fra i croati e i comunisti».

(198) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - (Telegramma n. 663/348 - Segreto non diramare - Da ministro CASERTANO a ministero affari esteri, Roma Zagabria, 9 luglio 1941) - Vedi allegato n. 12 al presente capitolo. (199) Ibidem. (200) Ibidem.

(201) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - (Telegramma n. 26227/ 246 - Da Luca PIETROMARCHI, Roma, a legazione d'Italia a Zagabria - Roma, 9 luglio 1941). (202) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - (Appunto per il ministro degli esteri CIANO - Roma, 5 luglio 1941).


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(203) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - (Appunto per il ministro degli esteri C1ANO - Roma, IO luglio 1941). (204) Ibidem .

(205) M.A.E.-A.S.D. - J ugoslavia 1941 - Busta 125 - Fascicolo I - (Appunto per il ministro degli affari esteri CIANO - Roma, 25 luglio 1941). (206) Ibidem.

(207) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2- (Telegramma da ministero affari esteri a Comando Supremo - Ministero marina - S.I.S. - Roma, 14 luglio 1941). (208) Ibidem . (209) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta I 13 - Fascicolo 4- (Telespresso n. 20151/ P.R. - Da ministro affari esteri a Governatore della Dalmazia, Zara - Alto Commissario, Cettigne - Legazione d' Italia, Belgrado - Roma, 20 luglio 1941). (210) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 113 - Fascicolo 4 - (Telespresso 02910 Da ministero affari esteri a Comando Supremo - Ministero intern~ - Governo della Dalmazia Alto Commissario Cettigne - Legazioni d'Italia Belgrado, Budapest, Sofia - Roma, 18 luglio 1941). (21 I~ M.A.E.-A.S.D. - J ugoslavia 1941 - Busta 113 - Fascicolo 4 - (Documento con titolo: V Disordini cetnico-comunisti - Comunicato n. I - A firma colonnello di S.M. Ante SABWAK Probabilmente da Z~gabria, 6 agosto 1941). (212) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 126 - Fascicolo 1 - (Relazione senza n. prot. - Da Federazione fascista Spalato, federale Ferruccio CAPPI, ad Adelchi SERENA, segretario P.N.F., Roma - Spalato, IO luglio 1941). U.S.-S.M.E. - Busta 582 • Comando del VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 68 • P.M. 39, 10 luglio 1941). «Gli operai del cantiere navale, numerosissimi dei quali p rof essano idee comuniste, hanno tentato di organiuare uno sciopero apparentemente giustificato dal richiesto e non ottenuto aumento delle paghe».

(213) A.C.S. • Presidenza del Consiglio dei ministri · An ni 1941-1943 • Posizione J .1. 13 • Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 31/ 1 • (Telegramma n. 6145/0011590 - Da Governo della Dalmazia, firmato prefetto STRACCA, a ministero interno, Roma - Zara, 11 luglio 1941). (2 14) A.C.S. - Presidenza del Consiglio dei ministri · Anni 1941 -1943 - Posizione 1.1.13 . Fascicolo 16452. Sottofascicolo 31/1 - (Telegramma n. 6 185/0011642 . Da Governo della Dalmazia, firmato prefetto STRACCA, a ministero interno, Roma · Zara, 13 luglio 1941). (215) Vedi n. 130 - Pag. 127 - Estrailo dal manifesto indirizzaco al partito comunista jugoslavo. (2J6) Vedi n. 172 - An notazione del 5 luglio. «Pavelié ha risposto pe!' la questione montenegrina: è d'accordo sulla fissazione dei confini del 1914. Manderò a MAZZOLINI il testo del proclama per laftSSazione delle frontiere e poi avrà luogo la costituente per creare il nuo vo Regno di cui lo stesso MAZZOLINI sarà reggente».


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(217) Salvatore Lo, - Le operazioni delle unità italiane in Jugoslavia 1941-1943 - Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico - Roma 1978, pag. 222. (218) Ibidem - Pag. 221. U.S.-S.M.E. - Busta 272 - Comando 108' Legione camicie nere - (Diario storico - 12 luglio 1941). (219) Vedi n. 172 - Annotazione del 14 luglio 1941. (220) Ibidem. (221) U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1 941 ~ Busta 42 - (Relazione prot. n. 514/R.P. - Oggetto: "Situazione Cattaro e Budua" - Da ammiraglio Vittorio TuR, comandante 'Forza Navale Speciale', a Supermarina - Da bordo, 22 luglio 1941). (222) a) U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1941 - Busta 42 - (Pro memoria, senza intestazione, né firma né data - Certamente del generale di divisione dell ' Avvocatura militare, Antonio MAROTTA, presidente del Tribunale militare - Databile 13/14 luglio 1941). b) U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1941 - Busta 42 - (Foglio prot. n. 72 - Oggetto: "Combattimento Villa Reale-Milocer" - Da maggior generale Avvocatura militare, Domenico CHJNNICI, ad Avvocatura Generale militare, Roma - P.M. 41, 14 luglio 1941). (223) U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1941 - Busta 42 - (Foglio prot. n. 172 - Oggetto: "Relazione sui fatti d'arme dal 13 al 24 luglio 1941 -XIX" - Da colonnello Giovanni BERTELLI, comandante 94° reggimento fanteria, a comando divisione 'Messina ' a Cettigne - Bu<lua, 26 luglio 1941). (224) Vedi n. 17 - li Lot elenca le seguenti perdite: a Misiéi, 11 finanzieri; a Bugliariua (Bugljarica) 7 finanzieri; a Ivanova Korita, 8 finanzieri; a Rezovici, 5 finanzieri; a Virpazar, 57 uomini di presidio; a Petrovaé, 6 carabinieri - pag. 227. (225) Vedi n. 222 - Lettera b). (226) Vedi a. 223. (227) Vedi nn. 221 e 222 - Lettere a) e b). (228) Vedi n. 223. (229) Vedi nn. 221 e 223. (230) Vedi n. 222 - Lettere a) e b). (231) Ibidem e n. 223. (232) Vedi n. 222 - Lettera a). (233) Vedi n. 222 - Lettera b). (234) Ibidem - Gli ufficiali del tribunale militare, tenente Alfredo VERSACE e sottotenente Vittorio ELENA, tutti e due sostituti avvocati militari, partirono per la Villa reale; i maggiori Francesco MENS!TTERI e Vincenzo 01 LAURO, giudici militari, ed il capitano Sebastiano Bu. GLIAREl,LO rimasero a Budua per la difesa del paese.


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(235) Vedi n. 222 - Lettere a) e b). (236) Vedi n. 223. (237) Vedi n. 222 - Lettera b) . (238) Vedi n. 222 - Lettere a) e b). (239) Vedi n. 223. (240) Vedi n. 222 - Lettere a) e b) - Caddero il sottotenente CIAMPI (in altro documento indicato come GAMBI) ed il caporal maggiore P1v1 Amleto. Il carabiniere caduto si chiamava DE ANGELI$ Crescentino. (241) Vedi n. 222 - Lettera a). (242) Vedi n. 223. (Z43) Vedi n. 222 - Lettera b). (244) Vedi n. 223. Dal 'Diario storico' della 108â&#x20AC;˘ Legione CC.NN. d'Assalto risulta che la colonna comandata ~al console Lorenzo Pozzou era composta da 22 ufficiali; 445 fra sottufficiali e truppa; 9 agenti motociclisti di cui uno con motomit ragliera; 9 carri 'L' del II gruppo del battaglione 'San Marco'; 12 automezzi per il trasporto delle CC.NN.; 9 automezzi per il trasporto della. batteria d'acc.ompagnamento - Annotazione del 18 luglio 1941. (245) \ledi n. 223. (246) Ibidem. (247) Ibidem. (248) Ibidem . (249) U.~.-S.M .M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1941 - Busta 2 - (Telegrammi n. 11305 delle ore 02.15 e n. 82177 delle ore 22.50- Non firmati - Quasi certameme dell'ammiraglio Antonio BoBBJESE, comandan te Marina T eodo - A Supermarina - Maridalmazia - Marialbania - Cattaro, 16 luglio 1941). (250) Vedi n. 223. (25 1) U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1941 - Busta 2 ¡ (Telegrammi n. 02106 delle ore 02.15 del 15 luglio 1941; n. 09635 delle ore 13.30 del 15 luglio 1941 ; n. I 1305 delle o re 02. 15 del 16 luglio 1941 - Non firmati - Quasi certamente dell'ammiraglio Antonio Bone1ESE, comandante Marina Teodo - A Supermarina - Maridalmazia - Marialbania). 0

(252) Vedi nn. 221 e 223. U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1941 - Busta 2 - (Telegrammi n. 87248 delle ore 18 .21 e n. 87588 delle o re 22.45 del 18 luglio 1941 - Non firmati, quasi certamente dell'ammi raglio Antonio BoBBIESE, comandante Marina Teodo - A Supermarina - Maridalinazia - Marialbania). (253) Vedi n. 217 pag. 229. Il Lo1 dĂ come perdite 45 morti e 42 feriti. (254) Vedi n. 223. (255) Vedi nn . 221 e 223.


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(256) Vedi n. 222 - Lettera a). (257) Vedi n. 221. (258) U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albani.a-1941 - Busta 42-(Relazionediario del prefetto di Cattaro, Francesco SCASSELLATI SFORZOLINI, intitolato: Sintetica illustrazione degli avvenimenti che si sono succeduti dal 13 al 31 luglio 1941-XIX alle frontiere col Montenegro, e richiamo ai principali provvedimenti adottati per fronteggiare i moti rivoluzionari preordinati dai comunisti, nel territorio della Provincia - Annotazione del 13 luglio 1941). (259) Ibidem. (260) Vedi n. 221. (261) Vedi n. 258. (262) U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1941 • Busta 2 - (Telegrammi n. 03360 delle ore 15.00 e n. 05136 delle ore 21.45 del 14 luglio 1941 - li primo non firmato, probabilmente dell'ammiraglio BonntESE, comandante Marina Teodo - Il secondo a firma del prefetto SCASSELLATI SFORZOLINJ). (263) Vedi n. 258 - Annotazione del 14 luglio ~941. (264) Ibidem.

(265) Ibidem. (266) Ibidem. (267) Ibidem. (268) U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1941 - Busta 2 - (Telegramma n. 05136 delle ore 21.45 - Da prefetto ScASSELLATI SFORZOLINI a ministero interno, Roma· Cartaro, 14 luglio 1941). (269) Vedi n. 258 - Annotazione del 15 luglio 1941. (270) Ibidem. (271) Ibidem. (272) U.S.-S.M.M . • Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania- 1941 • Busta 2 - (Telegramma n. 09635 delle ore 15.30 - Non firmato - Quasi cenamente dell'ammiraglio BOBBIESE, comandante Marina Teodo - A Superrnarina - Maridalmazia - Marialbania - Cattaro, 15 luglio 1941). (273) Ibidem. (274) Vedi n. 258- Annotazione del 16 luglio 1941. . (275) Ibidem. (276) U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1941 - Busta 2 • (Telegramma n. 92949 delle ore 23.15 - Non firmato - Prob.abilrnente da ammiraglio Vittorio TuR, · A Supermarina • Cattaro, 16 luglio 1941). (277) U.S.-S.M.M . • Scacchiere· Jugoslavia-Dalmaz.ia-Albania-1941 · Busta 2 - (Telegramma n. 82177 delle ore 22.50 - Non firmato - Quasi certamente dell'ammiraglio BoascESE, comandante Marina Teodo . A Supermarina - Maridalmazia - Marialbania. Cattaro, 16 lu glio 1941).


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(278) Vedi n. 258 - Annotazione del 17 luglio 1941. (279) U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1941 - Busta 2 - (Telegramma n. 82789 delle ore 22.20 - Non firmato - Quasi certamente da ammiraglio BoBBlESE, comandante Marina Teodo -A Supcrmarina - Maridalmazia- Marialbania-Cattaro, 17 luglio 1941). (280) U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1941 - Busta 2 - (Telegramma n. 87588 delle ore 22.45 - Non firmato - Quasi certamente da ammiraglio BoBBIESE, comandante Marina Teodo - A Supermarina- Maridalmazia - Marialbania - Cattaro, 18 luglio 1941). (281) Vedi n. 258 - Annotazione del 19 luglio 1941. (282) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta I 13 - Fascicolo 4 - (Telegramma n. 816 delle ore 01.40- Da Governatore della Dalmazia a ministro degli affari esteri CIANO - Zara, 19 luglio 1941). (283) Vedi n. 258 - Annotazione del 20 luglio 1941. (284) Ibidem . (285) U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1941 - Busta 2 - (Foglio P,rot. n. 434 - Oggetto: "Raggruppamenti e dislocazione ribelli nelle zone prossime ai confini della Provincia" - Da prefetto ScASSELLATI SroRZOLINI ad ammiraglio Vittorio TuR comandante 'Forza Navale Speciale', su incrociatore Bari - Cattaro, 20 luglio 1941). (286) Ibidem. (287) A.C.S. - Presidenza del Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione l .1.13 Fascicolo 16452/31-l - (Telegramma n. 885 - Da Governatore della Dalmazia a Presidenza del consiglio dei ministri - Per il DucE - Ore 04.10 - Zara, 20 luglio 1941). BASTIANINI, fin dal IO giugno 1941 con dispaccio 085228 aveva chiesto al ministero della guerra di unificare le Forze armate impiegate nei territori del Governatorato sotto un unico comando. (288) Ibidem. (289) Vedi n. 258 - Annotazione del 21 luglio 1941. (290) Ibidem . (291) Vedi n. 258 - Annotazione del 26/27 luglio 1941 - ÂŤSi sono presentati altri 27 ostaggi per dare il cambio ai primiÂť. (292) Ibidem. (293) U.S.-S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania-1941 - Busta 2 - (Foglio prot. n. 487 - Regia Prefellura di Cattaro - Da prefello SCASSELLA n Sr:oRZOLJNl - Cattaro, 22 lugl io 194]) - Vedi allegato n. 16 al presente capitolo. (294) Ibidem. (295) Ibidem .

(296) Vedi n. 217 - Pag. 231. (297) Ibidem.


DOCUMENTI ALLEGATI AL CAPITOLO IV


L'Esercito i1a/iano di fronte alle stragi perpe1rate dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi

A LLEGATO

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N. I

'ENUNCIAZIONI' PROGRAMMATICHE DEL MOVIMENTO USTASCIA 1. - Il popolo croato è un'unità etnica indipendente (nazionale). È un po-

polo a sé stante neI significato etnico, non è confuso con nessun altro, né la religione né la nobiltà appartengono a nessun altro popolo. 2. - Il nostro popolo ha per suo nome originale quello di Croato, sotto il quale ha fatto la sua prima apparizione in tempi antichissimi, da quando 1300 anni fa è giunto nell'attuale Paese e nel quale vive ancor oggi. Questo nome non può essere cambiato con nessun ·altro. 3. - li Paese nel quale vive oggi, il popolo croato lo ha elevato a propria Patria. In esso [si] è stabilito, in esso è cresciuto e ad esso ha dato il nome di Croazia. Questo nome non può e non deve essere cambiato con nessun altro. 4. - Il territorio che il popolo croato ha conquistato in tempi antichissimi e che poi è divenuto la sua Patria , comprende varie regioni, alcune delle quali avevano i propri nomi già prima della venuta dei Croati, mentre alcuni altri nomi nacquero più tardi: tutte queste regioni formano l' unità della Patria e nessuno può vantare diritti su di esse. 5. - Il popolo croato è giunto nella propria Patria del tutto libero e in quel periodo di trasmigrazione con il proprio impulso ha conquistato quel territorio e vi si è stabilito per sempre.

6. - Il popolo croato è giunto nella propria Patria completamente organizzato non soltanto militarmente ma anche socialmente, e subito dopo il suo arrivo ha forma to la propria Nazione con tutte le prerogative nazionali. 7. - Il popolo croato ha mantenuto la propria nazionalità - costitÙita già allora quando molti altri popoli vivevano completamente disorganizzati - attraverso tutti i tempi fino alla fine della guerra mondiale e mai nessuno ha esercitato alcun diritto su di essa e nemmeno alla fine della guerra mondiale non c'erano nessun patto e nessun motivo che avrebbero potuto fare rinunciare a essa, oppure fare in modo che questo diritto fosse esercitato da alcun altro, ma al termine del conflitto mondiale (certe] Potenze hanno impedito al popolo croato di esercitare anche in seguito i propri diritti sovrani nella propria Nazione croata.


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Dalmazia .. Una cronaca per la storia {aprile-dicembre 1941)

8. - Il popolo croato ha il diritto di far risorgere la propria sovranità nella Nazione croata su tutto il territorio dipendente, cioè di costituire nuovamente la propria Nazione croata completamente a sé stante e indipendente. Esso ha il diritto di raggiungere questa meta con tutti i mezzi, con la forza, con le armi. 9. - Il popolo croato, nel suo insieme, ha il diritto di avere la propria felicità e il proprio benessere, e lo stesso diritto lo ha ogni singolo croato come membro di questo insieme. Questa felicità e questo benessere devono ritornare per il popolo, come unità, e per gli individui come membri dell'unità in tutta la Nazione indipendente croata, la quale non può e non deve far parte in nessuna forma di altra Nazione o essere la parte di un [altro] costrutto nazionale. 10. - Il popolo croato è un popolo sovrano: cioè ha esso solo il diritto di governare il Paese e di trattare i propri affari nazionali . . 11. - Negli affari nazionali croati non può decidere nessuno, nella Nazione croata indipendente, che non sia per legge e per sangue membro del popolo croato e ugualmente nessun altro popolo e nessun'altra Nazione può decidere nei confronti del popolo e della Nazione croata.

12. - Il popolo croato appartiene alla cultura e alla civiltà occidentale. 13. - L'agricoltura è il cardine e il principio di ogni vita, è anche l'occupazione principale del popolo croato che è, per così dire, partecipe della proprietà della Nazione. Oltre a ciò tutti i ceti riuniti del popolo formano un'unità sola; le classi che si formeranno nel futuro e le altre classi sociali del popolo e che hanno sangue croato nelle vene, hanno non solo la loro radice e la loro base, ma anche un legame familiare con la terra. Chi in Croazia non discende da una famiglia contadina, costui, con novanta probabilità su cento, non è di origine croata, ma è uno straniero nazionalizzato. 14. - Tutti i beni materiali e morali della Nazione sono proprietà del popolo; esso solo ne è il proprietario e può disporre di essi e ne può trarre profitto. 15. - I princìpi della morale croata si basano su una sana e religiosa vita familiare; i principi dell'economia si basano sull'economia rurale, sulla vita in società e sulla ricchezza naturale del Paese; la difesa è assegnata a elementi organizzati esperti e militarmente capaci, mentre il suo progresso sociale e culturale si basa sul naturale talenco nazionale e sulla sperimentata capacità nel campo della scienza, della letteratura e dell'istruzione. La piccola economia e l'artigianato sono di complemento· alla grande economia nazionale agricola.


L'Esercito italiano di fronte alle stragi perpetrate dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi

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ALLEGATO

N. 2

NEZAVISNA DRZAVA HRVATSKA MINISTARSTVO VANJSKIH POSLOVA

Zagreb, 8 maggio 1941

Alla Legazione del Regno d'Italia ZAGREB

NOTA VERBALE Nello spirito dell'accordo di Monfalcone riguardanle il ritorno del!' amministrazione civile alle autorità locali dello Stato Indipendente di Croazia nei territori occupati e secondo il desiderio del Duce Vi partecipo qu.anto segue: Prego che il potere amministrativo su tutto il territorio occupato dalle truppe italiane eccetto il territorio il quale secondo l'accordo passerà ali' Italia sia restituito nelle mani degli organi ufficiali e ordinari degli uffici locali statali e comunali, che sono le autorità distrettuali, comunali, gli uffici d'imposte, delle poste, telegrafi e telefoni e simili . Sul territorio della Dalmazia che resterà alla Croazia la necessaria assistenza alle autorità Croate amministrative presteranno le formazioni della polizia, dei gendarmi e degli ustasa, per i quali domandiamo che passino [sic] liberamente portare le armi. Su tutto il territorio occupato questa assistenza presteranno oltre le formazioni suindicate anche le formazioni dell'esercito croato regolare. Ugualmente prego che agli organi delle ferrovie croate sia lasciata la possibilità di esercitare la a mministrazione del traffico regolare di trasporti delle persone e merci. A proposito dell'evacuazione delle truppe italiane dal territorio occupato ci riserviamo di segnalare al più presto le zone e i luoghi, dove .non c'è più il bisogno della presenza di truppe italiane dal punto di vista dell' ordine interno. Aggiungo che sotto il territorio di Dalmazia si considera tutto quel territorio, che fino all 'anno 19 l 8 era sotto l'amministrazione d'Austria e non sotto l'amministrazione del Regno di Croazia e Slavonia o della Bosnia e Erzegovina.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (apri/e-dicembre 1941)

ALLEGATO

N. 3

COMANDO DELLA 2a ARMATA UFFI CIO OPERAZIONI

P.M. IO- i I Giugno 1941-XIX

Prot. 5170

All'Eccellenza il Capo di Stato Maggiore del R. Esercito

ROMA

OGGETTO:

Visita al Poglavnik.

In ottemperanza agli ordini del Duce, ho fatto oggi visita al Poglavnik in Zagabria allo scopo essenziale di rappresentargli la convenienza ed anche forse la necessità che le attuali forze militari italiane, dislocate in territorio croato, vi permangono ancora per un certo tempo onde favorire il completo assestamento e rafforzamento del nuovo Governo. Il Poglavnik, che ha molto apprezzato le fi nalità di quanto mi era stato ordinato dal Duce, mi ha detto che già nella sua permanenza a Roma del 18 maggio aveva espresso al Duce il suo desiderio che le forze militari italiane in Croazia fossero notevolmente ridotte, a similitudine di quanto stavano praticando i tedeschi e che, a questo suo desiderio, il Duce aveva dimostrato annuenza. Oggi, di fronte a quanto io gli ho rappresentato, il Poglavnik dopo un esame della situazione interna der paese, quale oggi gli risulta, ha concluso che: 1) Tale situazione è perfettamente tranquilla, in quanto essa presenta solo qualche incertezza a Zagabria e campagna immediatamente circostante: incertezza però già dominata dal governo, che è in via di eliminarla completamente. In tutto il restante della Croazia l'adesione del paese al nuovo governo è da considerarsi al lOOOJo (testuali parole del Poglavnik). Ragioni di prestigio e conseguente rafforzamento del suo potere richiedono che la presenza delle forze armate italo-tedesche sia ridotta nella quantltà e nel tempo. 2) Le truppe tedesche saranno ridotte, entro il 15 giugno , a soli sei battaglioni. ' 3) Necessità di disporre di parte delle caserme, oggi da noi occupate, per l'esercito croato in via di formazione.

Conseguentemente mi ha pregato di voler rappresentare al Duce la sua richiesta di una graduale riduzione delle forze nostre nella misu ra e con le


L'Esercito italiano di fronte alle stragi perpetrate dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi

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modalità già rappresentatemi dal Maresciallo Kvaternik in una visita da questi fattami in Karlovac il 21 maggio u.s. e che io ho riassunto a codesto S.M., per semplice e doverosa informazione, nel mio foglio n. 4600 del 21 maggio, avendo io subito allora fatto presente al Maresciallo che quanto mi aveva esposto era da me considerato come una semplice norma indicativa per il giorno in cui l'autorità centrale italiana avesse disposto il ritiro di parte delle forze dislocate in Croazia. Tale norma indicativa è oggi suscettibile di qualche modifica in relazione a nuove necessità dell'esercito croato. Soggiungo che, in seguito ad accertamenti da me fat ti compiere, le forze dell'esercito tedesco che al 15 giugno permarranno ancora nel territorio croato saranno le seguenti: I ufficiale generale di collegamento fra il Comando Superiore tedesco e Comando Superiore croato; I comando divisione - sede Sarajevo o Banja Luka; 6 battaglioni di truppe territoriali, di cui uno dislocato a Zagabria; I comando di presidio (ten. colonneHo) a Zagabria; I scuola di aviazione (500 allievi tedeschi) a Zagabria; i servizi per dette truppe. Permarranno inoltre formazioni SS e Gestapo in numero imprecisato e che il Poglavnik si augura di vedere a poco a poco scomparire dal suo paese. Soggiungo ancora che, alla data odierna, delle truppe italiane della 2 3 Armata sono completamente in territorio croato: - l'intero Corpo d'Armata Celere e le Divisioni fanteria 'Re', 'Marche'; - 14 battaglioni T.M., Territoriali e presidiari (di cui 3 già pronti per rimpatrio) . Parzialmente - Comando Truppe e servizi del VI Corpo d'Armata - Divisione ' Lombardia' - pochissime truppe Com.do del VI Corpo d'Armata - divisione 'Bergamo' - divisione 'Sassari' Ciò premesso, prego V.E. compiacersi rappresentare all'autorità superiore quanto sopra, in esito agli ordini impartitimi dal Duce. IL GENERALE COMANDANTE DESIGNATO D'ARMATA

V. AMBROSIO


Dalmazia - Una cronaca per la_storia (aprile-dicembre 1941)

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ALLEGATO N. 4 COMANDO DELLA 2a ARMATA UFFICIO AFFARI CIVILI

P.M. 10, I I giugno 1941-X!X

N. di prot. 529/A.C.

SEGRETO

Allo Stato Maggiore Regio Esercito POSTA MILITARE

OGGETTO: Milizia ustascia. Riferisco sull'attività terroristica degli ustasci, facendo precedere un breve cenno sulle origini della milizia rivoluzjonaria croata e sul suo inquadramento.

ORIGINE DELLA MILIZIA E ORDINAMENTO Le origini della milizia ustascia risalgono alla insurrezione della Lika del 1933-34 'capeggiata da Ante Pavelié che si proponeva il distacco violento della Croazia del Regno di Jugoslavia. Schiacciata l'insurrezione, gli ustasci - allora in numero modesto - si mantennero, come organizzazione terroristica (bande armate) e così sino all'attuale guerra. In occasione della proclamazione dello Stato indipendente di Croazia la nuova milizia è stata costituita organicamente. Comandante Supremo di tutte le forze· (unità) ustascia è il Poglavnik che ha a sua disposizione in servizio speciale, una Bojnica (coorte) alle dipendenze del Quaniere Generale Ustascia. La milizia è suddivisa: - Pukovnija - Bojnica - Satnija - Vod

- Roj

Legione Coorte Centuria Manipolo Squadra

corrispondente ali' attuale ordinamento provvisorio dell'esercito croato.


L'Esercito italiano di fronte alle stragi perpetrate dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi

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AZIONE TERRORISTICA Pervenuto al potere il Poglavnik, la milizia ustascia si è lanciata alla ricerca dei nemici dello Stato e del Regime, ed ha creduto di individuarli negli ebrei, nei serbi ortodossi, nei cetnici e negli stessi croati aderenti al Partito di Macek. Pervasa da un ultranazionalismo che le fa perdere ogni senso di misura - quando non serve a mascherare rancori od interessi personali - essa ha ben presto instaurato un regime di violenza e di terrore che man mano va aumentando d'intensità. La lotta politica è inasprita ed integrata dalla lotta religiosa, giacché se la azione degli elementi ustasci è ovunque improntata al dispregio completo di tutti i diritti individuali, nella regione_della Lika, dove l'elemento serbo ed ortodosso è più numeroso, la lotta politicoreligiosa va assumendo aspetti veramente feroci in quanto gli ustasci si abbandonano a vendette e rappresaglie che possono trovare riscontro soltanto nei tempi più oscuri del Medioevo. È da rilevare che tale feroce repressione è condotta, generalmente, ali' insaputa delle stesse autorità governative o degli stessi comandi dell'esercito regolare della Croazia; e quasi sempre sono dovuti ad iniziative di gruppi locali.

In qualche regione, come in quella di Tenìn (Knin) sono gli stessi religiosi che conducono le lotte e capeggiano spedizioni punitive contro i serbi ed i professanti la religione ortodossa e non è raro perciò il caso di vedere frati in testa ai cortei ad arringare la folla, incitandola alle vendette più feroci. Sempre a Tenìn si è in modo particolare fatto notare il frate di San Francesco padre SIMié Vkoslav [recte: Vjekoslav] del convento di Verpolie [cr. Vrpolje] (Tenìn), il quale non esita a guidare gli ustasci in spedi,-'o-. ·i notturne. per arrestare a domicilio elementi serbi ed ortodossi. Gli arresti, le perquisizioni domiciliari, la devastazione di abitazioni e le vessazioni di ogni genere, sono all'ordine del giorno e si vuole anche le soppressioni violente di persone siano già numerose, specie nel distretto di Ogulin, Gospié, Otocso [recte: Otocac) e Tenìn. Cito qualche episodio fra i più significativi. li 3 corrente si presentò al Comandante del gruppo di Sussak [recte: Susak] il suddito croato KovACEVIé Milan fu Todor e di Kasanovié Milica, nato a Jasenak di Ogulin il 23-3-1909, ivi domiciliato al n. 48, celibe, capo paese, il quale dichiarò che dopo la partenza dei carabinieri e di qualche presidio militare italiano gli "ustascia " avevano commesso ogni sorta di delitti, e precisamente: Comune di Ogulin : arrestale 475 persone ed uccise 47;


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

Comune di Plaski: bruciate le case di 7 famiglie e uccise 42 persone; Comune di Veljun: circa 600 persone fra morti e feriti; Comune di Dubrove: uccise 28 persone; Comune di Slunj 122 persone fra morti e feriti; Comune di Jasenak: arrestate 20 persone uccise 10; a Dreznica: arrestate 217 persone uccise 10; .a Brinje arrestate 300 persone ed uccise 22; a Plitvice: arrestate 77 persone ed uccise 9; a Primiale [recte: Primislje]: arrestate 198 persone ed uccise 4; a Gomirije: arrestate 20 persone ed uccise 7. Il Kovacevié asserì di esser stato incaricato dalle autorità e dalla popolazione dei seguenti comuni di recarsi a Sussak per chiedere la protezione delle truppe italiane: Ogulin, Plaski, Veljun, Dubrove, Slunj, Jasenak, Brinje, Dreznica, Plitvice, Primislje, Gomirije, Verbovsko, Serske [?], Moravice. Egli non intendeva ritornare al suo paese, ma le affermazioni sono state sottoposte ad accertamenti. A Bos. Krupa gli ustasci, col loro procedere inumano, hanno esasperato i serbi al punto che questi si sono ribellati impugnando le armi. In questa occasione il Comandante del battaglione croato si recò dal Comandante della nostra 3a divisione celere chiedendo l'intervento delle nostre truppe. Il Generale Comandante dovè rifiutare la partecipazione delle nostre truppe. Non si conosce il numero delle perdite subite dalle due parti. Un cittadino di Glina (località che trovasi in territorio croato, vicina alla linea di demarcazione) si presentò al comandante CC.RR. di questa Armata invocando che in quella località venisse inviato qualche reparto di nostre truppe per mettere un freno al! 'azione terroristica degli ustasci. Il confidente, persona apparentemente degna di fede, narrò che gli ustasci avevano arrestato colà circa 650 persone con le quali, ad onta di suppliche e preghiere, nessun parente o amico ha potuto più comunicare. I numerosi colpi di arma da fuoco sparati per parecchie notti consecutive giustificano negli ambienti di quella località la supposizione che molti degli arrestati furono giustiziati sommariamente, con i noti sistemi. La stessa persona segnalò che a capo degli ustasci di Glina sarebbe certo MISON Giuseppe di nazionalità italiana, classe 1907, che avrebbe prestato servizio militare di leva nell'esercito italiano. Sarebbe individuo astuto e crudele, al quale la popolazione attribuisce la responsabilità di tutti i misfatti politici avvenuti nella regione di Glina dopo l'evacuazione delle truppe tedesche avvenuta quindici giorni or sono. Peraltro tutti i comandi dipendenti, dislocati nelle antiche Banovine della Croazia e Vrbaska e nella Bosnia sono concordi nel segnalare e precisare episodi di violenza e di terrore. È evidente che a tutto. questo scatenarsi di violente passioni a sfondo politico-religioso, sarebbe necessario mettere un freno se non si vuole che il


L'Esercito italiano di fronte alle stragi perpetrate dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi

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nuovo Regno croato sia preso nel vortice di qualche movimento rivoluzionario che ne comprometterebbe non solo lo sviluppo ma la stessa esistenza. D'altra parte a seguito del passaggio dei poteri alle autorità croate, i comandi delle truppe italiane stazionanti, in base alle disposizioni impartite, evitano ogni ingerenza nell'attività politica locale. I fatti di cui sopra trascendono però i limiti dell'episodio politico e assumono aspetti che offendono il senso di umanità e di civiltà. Avviene poi talvolta che donne e bambini spauriti e piangenti chiedono alle nostre truppe la protezione per i loro uomini arrestati . Dato il carattere sempre più vasto dell'attività degli ustasci nel senso sopra indicato, i nostri comandi vengono a trovarsi in una difficile situazione poiché da un lato, per le tradizioni cavalleresche del nostro esercito, sarebbero portati ad intervenire, ma dall'altro temono che qualora ciò avesse a verificarsi ripetutamente, possa venire considerato come ingerenza nella politica interna croata. Pur è vero che nelle località ove sono dislocate le nostre truppe, la sola presenza di queste vale, in certo modo, a porre un freno a tanti brutali eccessi che invece - come concordemente segnaiano le nostre informazioni - si manifestano in tutta la loro ferocia nelle zone oltre la linea di demarcazione di questa Armata. L'assistere impassibile alle manifestazioni di questa sanguinosa anarchia, potrebbe essere interpretato quale approvazione degli atti stessi e diminuire il prestigio del nostro Paese versò la grande maggioranza della popolazione che tali atti subisce e deplora. T rattandosi di questione molto delicata che investe, più ancora che i rapporti fra le truppe stazionanti ed il Governo del Paese, gli stessi interessi basilari che l'Italia ha nel nuovo Stato di Croazia, ne informo codesto Stato Maggiore per quelle disposizioni intese a precisare la linea di condotta da tenere di fronte a sorprusi, aggressioni e delitti che tuttora si verificano nelle zone ove sostano comandi e truppe del nostro Esercito. IL GENERALE COMANDANTE DESIGNATO D'ARMATA

V. AMBROSIO


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Dalmazia - Una cronaca p er fa storia (aprile-dicembre 1941)

ALLEGATO

N. 5

COMANDO DELLA DIV. FTR. SASSARI (12 3 ) UFFICIO INFORMAZIONI

N. 478/1 di Prot. Riservato Personale

P.M. 86, li !6giugno 1941-XIX

Al!'Eccellenza il Comandante del VI Corpo d'Armata

P.M. 39

OGGETTO: Situazione politica in Tenìn .

La situazione politica in questa zona si fa ogni giorno più grave. Nonostante le mie raccomandazioni fatte al capo della provincia, nonostante le assicurazioni avute dal Logornik (capo degli " ustascia") il regime di terrore contro la popolazione serba - che qui costituisce la maggioranza - assume ogni giorno caratteri più gravi. Contro ogni senso di umanità e di giustizia, vengono eseguite spogliazioni di denaro, di mobili, di arredi personali, di m erci varie ai negozianti; vengono tolte alle donne perfino le macchine da cucire perché non possano lavorare. Gli arresti in massa proseguono con ritmo accelerato; vengono arrestate anche persone che mai si sono occupate di politica e che a detta degli stessi croati non hanno mai fatto del male - è di oggi il caso di un pacifico pensionato statale incolpato soltanto di essere serbo. Ogni prete ortodosso ancora libero viene arrestato. Oggi è stato arrestato anche un sacerdote ortodosso nativo di Benkovac, nei pressi del Comando deUa pivisione. Si ha la certezza che degli arrestati, nessuno sfugga alla morte, che le esecuzioni vengono stabilite da uno pseudo tribunale costituito a Gospié e soltanto in base a segnalazioni di forsennati locali, ed essenzialmente per sfogo di vendette personali. La massa degli "ustasci" lanciata allo sfogo delle proprie passioni e vendette personali dimostra animo bestiale non curando alcuna forma - almeno esteriore - di civiltà per mascherare il modo inumano di agire. Don ne vengono malmenate nelle proprie abitazioni e taluna per sfuggire a violenze ha dovuto buttarsi dalla finestra. Tali procedimenti sommari ed ingiustificati dal contegno attuale della popolazione serba, hanno ingenerato in tu tti gli ufficiali e soldati italiani


L'Esercito italiano di fronte alle stragi perpetrate dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi

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un sentimento di disprezzo e di ripugnanza per questa gentaglia che non è capace né di controllarsi né di sapere esercitare un controllo e che non è all' altezza di esercitare un governo adatto ad un popolo civile. Qualsiasi sentimento di simpatia per la popolazione croata è cessato da quando si è costretti ad assistere a questi eccessi. La posizione morale delle truppe italiane in questa zona si rende ogni giorno più difficile. Si comprende benissimo che siamo tollerati, ma quel che è peggio, il dover rimanere impassibili davanti alla violenza e alla strage, non poter intervenire per evitarle, genera in tutti un senso di profondo malumore che rende penosa nel vero senso della parola la permanenza in questa zona. Rimanendo spettatori inattivi, si ha la sensazione di rendersi complici di queste violenze e brutalit à che certamente saranno condannate dalla storia. Nella giornata di oggi, militari [del] 127° gruppo d'artiglieria di C.A. hanno assistito, al ritorno dalla esercitazione, ad una scena pietosa di donne e bambini di un villaggio, cacciati con violenza dalle loro case mentre ustascia arrestavano in massa gli uomini. A stento l'ufficiale ha potuto trattenere i militari intenzionati a prendere le umane difese di quella povera gente. Vi ho voluto esporre, Eccellenza, chiaramente queste mie impressioni, di uomo e di soldato, perché sento che, nonostante il profondo sentimento di disciplina che anima me ed i miei ufficiali e soldati e la volontà di essere sempre ossequienti agli ordini superiori, non posso garantire che di fronte a qualche atto di violenza, compiuto in nostra presenza, non vi sia un intervento energico che potrebbe urtare anche la suscettibilità e il sentimento di "padroni di casa" delle autorità locali. IL GENERALE COMANDANTE LA DIVISIONE

Furio MONTICELLI


Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

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ALLEGATO

N. 6

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI

Telegramma in arrivo per corriere n. 6245 R Zagabria 24/6/41-XJX Roma 25/6/41-XJX

Mittente: R. LEGAZIONE ZAGABRIA SEGRETO NON DIRAMARE

499/265 - Mi onoro rimettere all'E. V. copia di un foglio segreto direttomi dal Comando della II Armata in merito alla violenza degli ustasci e alla reazione sulle truppe italiane. Richiamando il contenuto del mio telegramma n. 255 e del mio telegramma per corriere n. 481/260 faccio presente che da parte mia non ravviso, in questo delicato momento della situazione interna croata, l'opportunità di intrattenere della questione, come sarebbe desiderio del Comando della II Armata, questo Governo. Rimango tuttavia in attesa degli ordini dell' E. V., anche per poter dare una risposta all'invito rivoltomi dal Generale Ambrosio. IL R. INCARICATO D'AFFARI

CASERTANO

COMANDO DELLA 2• ARMATA UFFICIO AFFARI CIVILI

P.M. IO - 21 giugno 1941-XIX SEGRETO

RISERVATISSIMA -PERSONALE

Alla R. Legazione d'Italia ZAGABRIA

OGGETTO: Violenze degli ustasci - Reazioni sulle truppe italiane.

Sarà noto a codesta R. Legazione come l'azione degli ustasci nelle zone ove le nostre truppe stazionano sia improntata alla più sanguinosa azione. Poiché le segnalazioni, con crescente gravità. continuano a pervenirmi devo rappresentare quanto sopra, non tanto per insistere sui singoli atti di


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ferocia compiuti, tra i quali gravissimo quello avvenuto nei dintorni di Dernis dove una donna serba incinta, madre di otto figli, è stata uccisa a baionettate nel ventre perché non poteva fornire informazioni sul marito fuggiasco, ma perché il regime di terrore - genuina espressione politica del regime - contro la popolazione serba va assumendo ogni giorno carattere sempre più grave e sempre più vasto con ripercussione sul morale delle nostre truppe. Nella zona infatti si è venuto formando tale stato d'animo, non nei soli comandanti, ma anche nella truppa, talché questa ha potuto essere contenuta fin'ora, solamente perché è saldamente tenuta alla mano dai capi. I delitti, gli arbitri e le violenze che si vanno compiendo sono evidentemente incomprensibili ai nostri uomini perché compiuti non da autorità locali o da organi da esse dipendenti, ma da manipoli di gente indefinibile, p9co numerosi (ad esempio una ventina di uomini in zona di Dernis ed una cinquantina nel territorio di Knin) che ogni giorno si fanno più aggressivi ed audaci, e che compiono ogni loro atto - di fronte alle stesse autorità croate con voci di misteriosi ordini avuti direttamente dalle autorità centrali. La quantità di gente che giornalmente staziona presso i nostri comandi, per chiedere aiuto e protezione, ed alla quale non si possono dare che parole di speranza e di fede, va sempre più aumentando. Così avviene a chi passa per qualche paese sottoposto a vendette e prepotenze: si vede attorniato da donne spaventate che chiedono protezione, che fanno constatare - atterrite e piangenti - le devastazioni subite, le spoliazioni di ogni derrata e di ogni avere, i·furti di ogni cosa, ·compreso il poco bestiame che costituisce unica risorsa di lavoro e di vita. Questo stato di cose, grave per le conseguenze che ne possono derivare per le nostre truppe stazionanti e per i possibili contlitti che la forte tensione può provocare, genera altre conseguenze che debbo segnalare. Il numero dei profughi che cerca aiuto e protezione nel nostro territorio dalmata va aumentando: ad esempio solo a Chistagne (S.O. di Knin), negli ultimi giorni, ·sono giunti oltre 150 di questi profughi. Le autorità croate - civili e militari - animate da buona volomà e da sentimenti umanitari, comprendono la gravità della situazione e sono consapevoli del formarsi in zona d'uno stato di cose pericoloso, giacché si va organizzando la reazione e molti serbi, fuggiti agli arresti ed alle persecuzioni, vagano per i monti e vanno armandosi, con quali conseguenze per il futuro è facile comprendere.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

I nostri reparti, fedeli alla consegna,, si astengono dall'intervenire, ma è più che comprensibile che i fatti accaduti e le molte voci che circolano portino gli animi ad uno stato di tensione che occorre rapidamente eliminare. È assolutamente necessario che il Governo croato si renda conto della possibilità di incidenti gravi con le nostre truppe e della urgenza che ordini definitivi siano subito impartiti alle autorità locali perché il terrore abbia a cessare. Tanto ho ritenuto di dover rappresentare a codesta R. Legazione perché si compiaccia di segnalare alle competenti Autorità croate la particolare situazione che si è venuta creando nella Lika ed, in genere, in tutti i territori ove le nostre truppe stazionano.

Gradirei, a suo tempo, esser informato degli intendimenti al riguardo del Governo croato. IL GENERALE COMANDANTE DESIGNATO D'ARMATA

· V. AMBROSIO


L'Esercito ilaliano di fronte alle stragi perpetrate dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi ALLEGATO

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N. 7

GOVERNO DELLA DALMAZIA Zara, 24 giugno 1941-XIX RISERVATO

(in triplice esemplare) Al Ministero Affari Esteri . ROMA

OGGÉTTO: Situazione nel territorio dalmato-croato: attività degli "ustasci".

Il Comandante del Corpo d'Armata di Spalato che, come è noto, ha la divisione 'Sassari' dislocata oltre confine, mi trasmette un rapporto in data 16 corrente del suo Divisionario, nel quale viene esposto lo stato d'animo degli ufficiali e della truppa, in presenza della situazione colà creata dal terrorismo degli "ustasci", e per conto suo aggiunge: "I delitti che, con ferocia brigantesca, accompagnati da rapine, spoliazioni e arresti, si vanno compiendo, sono evidentemente incomprensibili ai nostri uomini e tali da sus_citare indignazione e sdegno anche nella massa dei croati e nelle file delle truppe croate, perché compiuti non da autorità locali o da organi da esse dipendenti, ma da manipoli di gente indefinibile, poco numerosi. "Vecchi e provati comandanti di battaglione, combattenti di esperimentata capacità e rettitudine, chiedono di essere inviati con i loro reparti a combattere ovunque od a compiere il più duro addestramento nella più desolata petraia, piuttosto che dover trovarsi impotenti nelle zone ove si compiono questi atti briganteschi. "La quantità di gente che giornalmente staziona presso i nostri comandi, per invocare aiuto e protezione, ed alla quale non si possono dare eh~ parole di speranza e di fede, va sempre più aumentando; il numero dei profughi rifugiatisi in territorio dalmata va aumentando: ad es. solo a Chistagne, negli ultimi giorni, ne sono giunti oltre 150. I persecutori li inseguono ed ho pertanto dislocato in tale zona un battaglione, con ordini severissimi contro chiunque venga trovato armato; come conseguenza si elevano lagnanze contro di noi, come protettori dei nemici dei croati e quindi come sicuri nemici del nuovo Governo e ciel movimento rivoluzionario croato.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

"Le autorità croate - civili e militari - animate da buona volontà e da sentimenti umanitari, comprendono la gravità della situazione e sono consapevoli del formarsi nella zona d'uno stato di cose pericoloso, giacché si va organizzando la reazione e molti serbi, fuggiti agli arresti ed alle persecuzioni, vagano per i monti e vanno armandosi, con quali conseguenze per il futuro è facile comprendere. "I nostri reparti, fedeli alla consegna, si astengono dall'intervenire, ma è più che comprensibile che i fatti accaduti e le molte voci che circolano portino gli animi ad uno stato di tensione che occorre eliminare. "È necessario pertanto ottenere che al più presto, nelle zone da noi presidiate, le autorità locali croate abbiano poteri ed ordini precisi, e che ritorni ad imperare la legge - anche se severa e, per necessità di guerra, dura ma che sia legge, e che la sua tutela sia affidata ad organi responsabili. "Qualora l'intervento dell'autorità centrale croata sia pronto ed immediato, gli effetti, anche per il consolidamento del governo stesso - in un momento in cui tante e così ardue difficoltà gli si presentano - saranno più che benèfici. Perché la massa è disposta a seguire ed ammirare chi sa - anche nella lotta politica - tenere alto il prestigio dell'autorità, tendere alla fusione degli spiriti, eliminare cause d'odio e d'incomprensione, dare prova di forza ed insieme di volontà, di coesione e di cooperazione, ma anche senza debolezza e senza abdicazione dei propri poteri in mani d'irresponsabili, tra i quali possono nascondersi elementi faziosi, fomentatori di disordini, indegni ed anche seminatori di odio contro la nostra nazione". Gli atti di terrorismo cui accenna il Comandante del Corpo d'Armata di Spalato, Generale Dalmazzo, sono documentati dalle notizie varie affluenti ogni giorno a questo Governo, alcune delle quali riepilogate nell' elenco che qui allego. Ma la situazione delle nostre truppe, costrette a restarsene inattive innanzi a tali fatti , compientisi quasi sotto i loro occhi in territorio da noi occupato ma non sottoposto alla nostra sovranità è, in un certo senso, più grave dei misfatti medesimi; mentre in esse si crea un manifesto disagio e nervosismo appena contenuti dalla disciplina, la loro forzata passività viene stigmatizzata dalle minoranze oppresse e da quanti odiano gli ustasci e dicono che detta passività incoraggia quei terroristi ad essere sempre più sfrenati. Ne scapita il prestigio delle nostre autorità e della nostra truppa, se ne avvalgono gli antitaliani palesi ed occulti e si alimenta l'esca per incidenti forieri di complicazioni imprevedibili su un terreno scottante.


L'Esercito italiano di fronte alle stragi perpetrate dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi

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Il rapporto del Comandante la Divisione 'Sassari' al Comandante il Corpo d'Armata di Spalato - che pure allego in_copia [vedi allegato n. 5 - n.d.a.] - è un documento di particolare evidenza: esso si chiude con le parole che qui appresso trascrivo sottolineandone l'importanza: "Vi ho voluto esporre, Eccellenza, chiaramente queste mie impressio-

ni, di uomo e di soldato, perché sento che, nonostante il profondo sentimento di disciplina che anima me ed i miei ufficiali e soldati e la volontà di essere sempre ossequiente agli ordini superiori, non posso garantire che di fronte a qualche atto di violenza, compiuto in nostra presenza, non vi sia un intervento energico che potrebbe urtare anche la sucettibilit'à e il sentimento di "padroni di casa" delle autorità locali". In analogia alla segnalazione che di quanto ·sopra il Generale Dalmazzo fa ai Superiori Comandi, ne riferisco per conto mio alla E. V. prospettando la necessità che sulla deplorata, grave situazione venga richiamata l'attenzione del Governo di Zagabria, affinché ogni sforzo sia da esso compiuto per cercare di normalizzarla, in armonia con i rapporti di amicizia e di buon vicinato che devono esistere e vieppiù svilupparsi.fra le due Nazioni, e·nell'interesse di quella riorganizzazione dei territori e pacificazione degli animi per cui tutti volontariamente operiamo. Giuseppe BAST1ANINI


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N. 8

POGLAVNIK V NEZA VISNE DRAZA VE HRVATSKE Zagabria, 23 giugno 1941

All'Eccellenza Benito MUSSOLINI Duce del Fascismo e Capo del Governo ROMA

Duce, allo scopo di definire le questioni rimaste in sospeso e la cui soluzione va divenendo sempre più urgente, nell'intento di evitare che possano crearsi malintesi tra i nostri stessi collaboratori periferici nella cui competenza rientrano tali questioni, mi permetto di sottoporre gli argomenti che considero più importanti per rendere efficienti e suscettibili di sviluppi futuri le intese fissate nei Trattati: I 0 ) - Il confine col Montenegro dovrebbe trovare la sua definizione con l'accoglimento da parte italiana della nostra richiesta, che già a voce Vi ho presentata, di alcuni distretti, e precisando: la linea confinaria dovrebbe esser definita tra il mare e Dobricevo come già fissato dal Trattato italo-croato; da Dobricevo a Hum seguendo il confine storico montenegrino lungo il fiume Tara fino all'altezza di Proséenje, passare per Prencanje, monte Krupica, sud di Brodacevo, Kranje, ovest di Vodice, Sipovo, Debelja, Jasenova, [iocalità in massima parte non individuabili su carta 1: 500 000 - n.d.a.] collegandosi poi con la linea prevista dal Decreto col quale, previ accordi col Reich, la Croazia ha regolato il confine con la Serbia. Qualora Voi aderiate alla nostra richiesta, Vi sarò grato, Duce, se vorrete darmi il Vostro benestare affinché anche il regolamento di questo confine abbia una decisione sollecita, possibilmente nella stessa forma che mi è stato consentito dalla Germania di adottare per il confine orientale. Questa soluzione gioverebbe moltissimo ad accrescere tra il popolo croato motivi di simpatia e di gratitudine per l'Italia e Voi, Duce. 2°) - Nella mia lettera del due giugno Vi pregavo, tra l'altro, di voler promuovere la definizione del confine sloveno in sede di Commissione Mili tare di delimitazione. Non avendo avuto ancora notizia della formazione di detta Commissione, Vi sarò grato se vorrete, Duce, dare incarico al Capo della Missione Militare italiana, Generale Oxilia che trovasi a Zagabria,


l'Esercito italiano di fronte alle stragi perpetrate dagli uslascia ed alle reazioni dei serbi

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e al R. Addetto Militare, di voler iniziare al più presto i lavori, soprattutto per la Slovenia ed anche per delimitare i confini adriatici, la cui precisa definizione sul terreno è urgente perché, in mancanza di essa, vengono a determinarsi difficili situazioni, anche di ordine interno cd economico. Nei lavori che _dovrà condurre detta Commissione, Vi pregherei di voler soddisfare, anche parzialmente, l'aspirazione croata per la Croazia Bianca. 3°) - La convenzione per Spalato e per Cùrzola prevista daJ Trattato Confinario richiederebbe una sollecita redazione, partendo dalla formula proposta dal Vostro Incaricato d' Affari, attualmente Vostro Ministro a Zagabria, contenuta nel mio telegramma del 5 maggio scorso, e cioè_nomina dell'autorità croata comunale, portuaria e di polizia per la città di Spalato, sobborghi e Castelli; nonché Tribunali Misti per l'amministrazione della giustizia, e l'insegnamento della lingua croata. Lo stesso per Cùrzola. 4°) - Contemporaneamente alla soluzione degli argomenti che ho elencati nei numeri precedenti, potrebbe essere risoJta la questione economica e doganale della Dalmazia e di Fiume, mediante scambio di note, secondo i principi già concordati con il conte Volpi e contenuti nel comunicato diramato alla stampa il 29 maggio scorso. Verrebbe opportunamente trovata la formula per escludere, via via che se ne presenta l'utilità, tutti quei prodotti italiani o croati, il cui libero scambio potrebbe recare nocumento rispettivamente alla economia dell' uno o dell'altro dei due Stati. Sono sicuro, Duce, che col Vostro alto senso di comprensione, vorrete rendervi conto dell'opportunità di trattare e definire insieme simultaneamente tutte le questioni sospese che sono venuto prospettandoVi, e che hanno contenuto essenzialmente politico. In tal modo, sgombrato il terreno da qualunque malinteso che purtroppo va ora affacciandosi, ho la certezza che potremo concretamente e attivamente proseguire nella stretta collaborazione che Voi avete voluto stabilire con me su basi di chiarezza nell' interesse dei due Paesi. Con immutabile devozione e amicizia sincera, Vostro

Dr. Ante PA ~Llé


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941) ALLEGArn

N. 9

IL CAPO DEL GOVERNO Roma, 30 giugno 1941-XIX

Caro Pavelié, ho considerato lungamente e con profonda attenzione quanto mi avete c;:omunicato con la Vostra lettera del 23 giugno, rimessami dal Ministro Casertano. È in me come sempre il più vivo desiderio di dar soddisfazione alle Vostre richjeste, con lo spirito di quell'amicizia e di quella larga compr~nsione con il quale sono venuto incontro alle aspirazioni del popolo croato di essere reintegrato nei suoi diritti storici. Non vi nego, tuttavia, Poglavnik, che talune delle questioni che mi avete prospettato e alle quali rispondo punto per punto sollevano delle gravi difficoltà.

1. - Il confinè col Montenegro, quale risulterebbe dal tracciato che mi avete indicato, implicherebbe gravi e dolorose mutilazioni per il popolo montenegrino. Voi sapete quali vincoli leghino l'Italia al Montenegro e quali ripercussioni abbiano nell'animo degl'ltaliani le aspirazioni di questo popolo. Esso , nel rivolgersi all'assistenza dell'Italia fascista, le ha chiesto che venissero tutelati i suoi diritti. Voi comprendete, Poglavnik, che l'Italia non può venir meno a tali.aspettative che hanno già avuto la consacrazione di espliciti affidamenti. Quando è stata trattata a Vienna tra il Ministro Ciano ed il Ministro Ribbentrop la sistemazione da dare ai territori che facevano parte dell'ex Stato jugoslavo, sono state concordate tra l'Italia ed il Reich delle linee confina- . rie con le quali si è tenuto conto, nello spirito più comprensivo e più equo, dei diritti storici delle popolazioni interessate. In particolare sono stati fissati i confini orientali fra il Montenegro e la Serbia, seguendo una linea che lascia al Montenegro il frutto delle sue conquiste delle guerre balcaniche.

In continuazione di tale linea, che fa capo alla confluenza del Lim nella Drina e che lascia alla Serbia la città di Novi Bazar [recte: Pazar] e una striscia di territorio a nord-ovest di detta città, le nostre Autorità militari hanno portato la nostra zona di occupazione fino ad una linea divisoria tra il Montenegro e la Croazia, che, partendo dal punto di confluenza predetto, risale il corso della Drina fino a Hum, di lì giunge a Dobricevo, e da Dobricevo al mare.


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Il confine della Orina è senza dubbio, dal punto di vista geografico, il più netto, e come tale quello che meglio eviterebbe malintesi e incidenti tra popolazioni sulle quali, da ambo le parti, occorrerà esercitare opera di pacificazione e di moderazione. Mi rendo conto che questo richiederà anche da parte croata una larga comprensione, ma io mi attendo che Voi vogliate corrispondere in tal modo alla comprensione della quale il Governo Fascista Vi ha dato così numerose ed evidenti prove. Si tratta di assicurare su solide basi l'assetto territoriale e politico di questa parte di Europa che si affaccia sull' Adriatrico e che è stata per secoli teatro di sanguinose lotte di stirpi. In questa Zona l'Italia ha vitali imprescindibili interessi. La linea che ho indicata è anche dal punto di vista etnico la più equa. So bene che la Vostra richiesta per una Zona del Sangiaccato era motivata da alcune petizioni a Voi giunte da elementi mussulmani, ma a parte il fatto che analoghe petizioni per venire con l'Italia ci sono giunte e continuano a giungerci, ritengo che il criterio etnico debba avere assoluta precedenza su quello religioso, se si vuol fare opera costruttiva e duratura. 2. - Concordo con Voi sulla necessità di addivenire senz'altro alla delimitazione dei confini. Ho perciò disposto la nomina di una Delegazione che, con la Vostra, costituirà la Commissione per la delimitazione delle frontiere comuni, non solo dalla parte del Montenegro, ma anche con la Provincia di Lubiana, con quella del Carnaro e con le provincie dalmate. Il Ministro Casertano Vi comunicherà la composizione della Delegazione. Sul terreno i delegati delle due parti vedranno quali rettifiche di dettaglio potranno essere concordate a vantaggio dei due paesi. 3. - Nel mio desiderio di eliminare ogni questione che possa dar luogo a frizione tra i nostri due Paesi, ho disposto perché sia effettuata la redazione del progetto di Convenzione per Spalato, sobborghi e Castelli, nonché per Cùrzola. Detta Convenzione però dovrà esser tale .da salvaguardare la piena sovranità dell'Italia e limitarsi cioè all'ambito strettamente amministrativo, come è indicato nel trattato confinario del 18 maggio. Per la redazione ciel relativo progetto il Ministero degli Esteri si varrà della collaborazione del Vostro Ministro Perié. 4. - Per la parte economica, ritengo che, nel comune interesse sarebbe utile portare avanti i lavori della Commissione Permanente.


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Dalmazia · Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

Sono assolutamente d'accordo con Voi che occorra eliminare nel più breve termine tutte le questioni predette e sgombrare così il terreno da ogni malinteso, per addivenire, come è mio vivo desiderio, alla più stretta e cordiale collaborazione nello spirito degli Accordi da noi conclusi e in quello dell'amicizia personale per Voi e per la Croazia da Voi guidata. Vi prego di accogliere i miei sempre cordiali saluti. MUSSOLINI


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N. 10

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI

Telegramma in arrivo n. 21732 P.R. Zara 28.6.41.XIX Roma 30.6.41.XIX

Mittente: GOVERNO DELLA DALMAZIA· OGGETTO:

Linea di vigilanza.

459 - Rilevo dalle disposizioni inviate dal Comando della 2a Armata al Comando del VI Corpo d'Armata che la linea di vigilanza di cui al mio telegramma 253 tanto opportunamente disposta dal Comando del predetto Corpo d'Armata dovrebbe essere invece stabilita sul terreno in maniera che mi pare anticipi una vera e propria delimitazione di frontiera italo-croata dando per risolti praticamente problemi territoriali il cui esame deve invece essere ancora deferito alle due delegazioni per delimitazione_frontiere . . Mi permetto di osservare: 1) che circa-necessità ubicazione dei posti formanti la linea di sorveglianza, data varietà terreno, scarsezza strade, identificati passaggi dande-: stini ecc., non può decidere che autorità residente in loco essendo praticamente inutile una linea teorica tracciata sulla carta; 2) che non si comprende quali suscettibilità un tale provvedimento di carattere puramente di polizia possa provocare in Croazia, quando sia chiaramente detto che tale linea non pregiudica né anticipa decisioni delle delegazioni per delimitazione frontiere e quando a Zagabria si faccia mente locale che truppe italiane si trovano molto al di là della linea di vigilanza che si vuole stabilire. Aggiungo che maresciallo Kvaternik richiese anzi lu i stesso a nostro Comando Arrnata un completamento della dislocazione di nostri reparti in Croazia istituendo anche nuovi presidi; 3) che detta linea di vigilanza ha lo scopo oltre che di assicurare la tranquillità e l'ordine interno nei paesi facenti parte della Dalmazia, anche di evitare quell'esodo verso le terre da noi annesse, di persone non gradite alle autorità ufficiali ed ufficiose croate, le quali non danno l'impressione di mantenere l'ordine in casa propria;


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

4) che, sia per tutte le considerazioni di cui sopra, sia per non dare all' elemento croato più facinoroso l'impressione, nociva al nostro prestigio, che l'Italia abbia chiaramente rinunciato a paesi di confine cui situazione dovrà essere esaminata da competenti organi a ciò preposti, e sia per non lasciare tali elementi àrbitri dei beni e della vita di persone che tutto fa credere debbano esser considerate comprese nel territorio della Dalmazia italiana, a me pare necessario che una linea di vigilanza ben definita venga posta piuttosto fuori delle presenti non precisate frontiere, che al di qua di queste. Aggiungo infine che anche scoppio conflitto con l'U.R.S.S. rende più necessaria nostra attentissima sorveglianza specie nelle zone retrostanti Spalato e Sebenico dove comunismo e panslavismo sono identica espressione della intolleranza antitaliana dell'elemento croato e dove in questi giorni è apparso qualche fermento chiaramente indicatore nullamente trascurabile. Tali elementi nella imprecisione di una linea di vigilanza sfuggono con grave danno al nostro controllo. Concludendo, poiché Comando za Armata ha ordinato al Comando VI Corpo d'Armata di prendere d'accordo con me le misure necessarie ad una tale sorveglianza, io sono d'opinione che la linea debba essere stabilita come era stata disegnata dal Comando del VI Corpo d'Armata e che debba esser lasciata al Governatore della Dalmazia, nel più stretto contatto con i Ministeri degli Esteri e degli Interni, ogni decisione in proposito. La linea, che mi pare, risponda, avrebbe l'andamento indicato nello schizzo che allego. IL GOVERNATORE

BASTIAN IN!


L'Esercito italiano di fronte alle stragi perpetra/e dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi

ALLEGATO

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N. 11

SEGRETO 4.8/2457

Roma, li 2 luglio 1941-XJX

Eccellenza l'Ambasciatore Giuseppe B ASTIANINI Governatore della Dalmazia ZARA

Cara Eccellenza, stiamo passando un momento di malumore da parte dei Croati, per due motivi: l'autonomia di Spalato e il Sangiaccato di Navi Bazar [recte: P azar]. Qua li siano su ambedue le questioni le idee di Pavelié·le puoi desumere dalla copia che ti accludo di una lettera da lui mandata al Duce (ali. I) [Vedi allegato n. 8]. Quale accoglienza questa lettera abbia qui ricevuto, lo ved rai dalla risposta del Duce che parimenti ti accludo in copia (ali. 2) [ Vedi allegàto n. 9]. Ulteriori chiarimenti ti sono offerti dal telespresso a Zagabria di cui ti unisco copia (ali. 3), col quale è stata trasmessa a Casertano la risposta del Duce e gli sono state manda te le direttive per opportunamente commentarla. Non mi dilungo sulla questione di Novi Bazar, che a te interessa meno, ma che è bene tu conosca perché essa pesa notevolmente in questo momento sui nostri rapporti con la Croazia. Ancora più importante tuttavia è la questione di Spalato. Su quest'argomento è bene che tu abbia qualche precisione [sic] . li Poglavnik chiede che l'autonomia di Spalato sia regolata in base ai criteri che egli comunicò al Duce a mezzo di un telegramma di Casertano, quando egli si risolse a fare la cessione di detta Città ali' Italia. Ti accludo anche copia di questo telegramma (all. 4) [Vedi allegato n. 8 al capitolo li/] nel quale, come vedrai, si parla di consegna allo Stato croato della pubblica amministrazione di Spalato. Dopo questo telegramma molti chiarimenti sono intervenuti nelle tra ttative che lo hanno seguito: la formula definitiva, e che per noi fa testo nelle presenti trattative, è quella registrata nell'accordo siglato a Monfalcone e riprodotta nella Convenzione confinaria del 18 maggio, nella quale si parla di uno speciale ordinamento amministrativo per Spalato, Castelli e Cùrzola. Tutto l'equivoco perciò è nel fatto che, mentre noi ci riferiamo alla formula della Convenzione, i c roati si riferiscono al telegramma di P aveJié. Questi ha trovato assolutamente insuffic iente la Convenzione progettata, che discutemmo in Commissione con te.


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Dalmazia • Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

Nell'udienza avuta ieri l'altro dal Duce, gli ho chiesto precise direttive sulla questione di Spalato. Le testuali parole di risposta del Duce sono state le seguenti: "non è possibile una sovranità in mezzadria", ed ha continuato dicendo che se le trattative non si avviano verso queHa collaborazione tra Croati e Italiani nell'ambito della quale è solo concepibile una convivenza negli attuali confini dalmati, tutta la questione va riconsiderata ex-novo. In altri termini, gli attuali confini della Dalmazia devono esser considerati, secondo le stesse parole del Duce, "paradossali", a meno che non siano, come devono essere, puramente "morali" e cioè sulla carta. Questo punto di vista del Duce ti dà una idea del modo nel quale viene oggi considerata la questione qui a Roma. Qui si è decisi a venire a un chiarimento completo e definitivo della cosa. Perciò nel telespresso a Zagabria è stata messa· la frase finale che dovrebbe costituire un monito. Vedremo ora la reazione di Zagabria. Lì ancora non si sono resi conto del nostro stato d'animo. Ne ho avuto la netta sensazione ieri mattina in una conversazione abbastanza drastica che ho avuto col Ministro di Croazia, Perié. Questi non ha esitato a chiedere la giurisdizione su Spalato della Corte d'Appello Croata, dell'Amministrazione Postelegrafonica croata dell'Avvocatura erariale croata. Gli ho risposto che quanto egli mi diceva era per me incomprensibile giacché, da che mondo è mondo, nessuno Stato ha mai ammesso la sovranità di un altro su una propria città; al che Perié candidamente mi ha detto che quanto egli chiedeva era contemplato nella Convenzione. Gli ho risposto che la sua richiesta toccava la Sovranità mentre la Convenzione parla esclusivamente di un coordinamento amministrativo. Mi è occorso un tempo infinito per far comprendere la distinzione che passa tra sovranità e regime amministrativo. Comunque ho detto senza ambagi a Perié che la questione adriatica aveva compromesso i nostrj rapporti con l'Austria, li aveva compromessi con la Jugoslavia, si voleva ora che venissero compromessi anche i rapporti con la Croazia per una questione bizantina su limite maggiore o minore della sovranità su Spalato? Si ricordassero i Croati che fin dal primo incontro a Lubiana, Pavelié ci aveva offerto quel che ci aveva concesso il Patto di Londra; tutte le rinunce da noi fatte, rinunce per noi dolorosissime, erano $:tate rivolte ad ottenere Spalato. Come potevasi oggi ragionevolmente sostenere che tali rinunce erano state fatte per ottenere la pura e semplice sovranità nominale su Spalato? Tralascio tutti gli altri argomenti . Il succo del ragionamento è stato che a più riprese ho fatto appello al senso di responsabilità del Governo croato, mettendolo in guardia sul pericolo che esso corre che si rimetta in gioco tutto quanto è stato deciso finora.


L'Esercito italiano di froflle alle stragi perpetrate dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi

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Tieni strettamente riservate per te queste notizie ad evitare che possano rialimentarsi speculazioni politiche che è sommamente opportuno evitare. Ma reputo necessario che tu sappia tutto. Alla luce degli elementi che precedono credi tu che convenga spostare la linea di vigilanza alla quale si riferisce il tuo telegramma n. 459 del 28 giugno u.s.? In un'atmosfera cos.ì infiammabile ogni spostamento di truppe può dar luogo, come è avvenuto anche recentemente, a sospetti e a reazioni che io cercherei in ogni modo di evitare. Tieni anche presente un'altra cosa. Abbiamo cominciato il lavoro preparatorio per la delimitazione sul terreno dei confini. Si è costituita una Commissione Centrale presieduta da me e sono stati nominati i presidenti delle Commissioni Regionali. Ti ho già scritto che attendo i nomi di due delegati per la Dalmazia, di cui uno gradirei fosse Arduini. Ho però gravi dubbi, per non dire proprio certezza, che ci sarà impossibile modificare l'attuale linea confinaria. Ti dirò di più: non è con rettifiche di confine che si può sanare una situazione come quella derivante dall'accordo confinario del 18 maggio. Sono perciò al cento per cento dell'avviso del Duce che, o si tratta di confini morali, ed allora essi sono accettabili, o si vuol fare di questi confini dei confini politici ed aJlora, come ha detto il Duce, "la situazione non può durare neppure quarantotto ore" e dovrebbe essere perciò radicalmente mutata. Torno a raccomand arti l'assoluto segreto su questa mia. Con questa sicurezza, continuerò a tenerti pienamente informato del seguito della cosa. Credimi.

(Non firmata - Certamente di Luca Pietromarch1)


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941) ALLEGATO

N. 12

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI Zagabria, li 9 luglio XIX Roma, li J J luglio XIX

Mittente: R. LEGAZIONE ZAGABRIA SEGRETO NON DIRAMARE

OGGETTO: Situazione interna.

663/438. Nelle due ultime settimane si è verificata una forma di reazione, dapprima manifestatasi con casi isolati e periferici, via via accentuata e diffusa anche al centro, con segni di coordinamento, per cui è da presumere che la situazione interna possa diventare di ora in ora più preoccupante. Non pare che, nell'attuale momento [,] le forze antigovernative si siano coalizzate ad un unico fine, ~a tuttavia è da porre in rilievo una minore frammentarietà, che fa presumere che ebrei, mussulmani, serbi, comunisti, tengano tra loro contatti e si muovano quasi simultaneamente. Le informazioni di fonte ufficiale escludono l'unità di comando. Ma la realtà dimostra invece il contrario. I settori antipaveliciani, che fanno capo al Clero u{ficiale e ai macekiani oppositori non sono collegati col movimento sopra segnalato. I cetnici invece, e particolarmente quelli che si battono oggi con bande armate in Erzegovina e in parte della Bosnia, risultano ricevere ordini da un loro quartiere generale posto in località del Sangiaccato occupato dalle truppe tedesche, località che comunica a mezzo di radio clandestine con Zagabria, con Banja Luka, con Karlovac e con altri centri abitati da serbi. Sembra inoltre che non siano esfranei al movimento antigovernativo gli stessi mussulmani della Bosnia, i quali, malgrado l'accentuata politica filomussulmana di Pavelié, manifestano da qualche tempo malcontento e irrequietezza, per il reclutamento di truppe bosniache che ha assunto un ritmo intensissimo ed anche perché non sono seguiti sinora i fatti alle promesse. Notizia non controllata, di fonte tedesca, segnala preoccupazione elemento mussulmano della Bosnia a fondamento religioso, ·preoccupazione causata dalla persecuzione in atto contro la religione ortodossa, la quale cosa, fa temere che possa in avvenire verificarsi lo stesso trattamento contro gli appartenenti alla religione maomettana.


L'Esercito italiano di fronte alle stragi perpetrate dagli uslascia ed alle reazioni dei serbi

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Gli ambienti ufficiali tedeschi non sono soddisfatti della situ~ione interna che, in certo modo, ha preso la mano agli stessi ''agenti stranieri" provocatori o dirigenti le fila delle agitazioni più volte segnalate da questa R. Legazione negli scorsi mesi. Essi controllano la situazione, ma risulta che non sarebbero in grado di dirigerla nell'attuale momento. Grande assegnamento essi fanno sul P artito Nazionalsocialista croato (mio telegramma per corriere N. 651 /346) e cercano proprio ora di premere sul Governo croato perché ravvisi in esso una forza sostenitrice, capace anche di ostacolare il dilagare della reazione. Da parte del Governo croato vi è, invece, viva resistenza ad aderire alle pressioni tedesche. A .tutto quanto precede va aggiunta una informazione che viene riferita· da duplice font e: dagli ambienti informativi tedeschi di Zagabria e da voci diffuse nella Dalmazia croata e nella Dalmazia italiana. Secondo tali informazioni e voci si starebbe preparando in Dalmazia, con provenienza anche dall'Erzegovina, un movimento di sollevazione nei principali centri, e particolarmente a Spalato, a Knin, a Ragusa e in qualche località minore. È da ritenersi che le voci di cui sopra siano da collegarsi con la notizia, già nota anche in alcuni ambienti croati, della partenza di alcune unità italiane, stazionanti in Dalmazia e in Croazia che dovrebbero partecipare· alla campagna di Russia. La presenza delle nostre truppe in questo momento è desiderata dalla popolazione in genere e gli siessi ambienti governativi e militari croati si astengono dal fare, come in passato, accenni più o meno intenzionali, alla riduzione dei nostri contingenti militari.

CASERTANO


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Dalmazia • Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941) ALLEGATO

N. 13

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI STATO INDIPENDENTE DI CROAZIA

Br. 129/41

Alla Legazione del Regno d'Italia ZAGABRIA

NOTA VERBALE Il Ministero degli Affari Esteri dello Stato Indipendente di Croazia ha l'onore di attirare l'attenzione della R. Legazione d'Italia su quanto segue: Le autorità croate vicine alla frontiera sono preoccupate a causa di notizie sull'agitazione di parti serbe della popolazione nei territori annessi all'Italia nei dintorni di Benkovac e Kistanje e vicino a Obrovazzo, dove si trovano anche fuggiaschi serbi venuti dalla Cro~a. Pare che siano ancora in possesso di mi, restate sul posto dopo il mese di aprile e nascoste, mentre la popolazione croata ha consegnato le armi alle autorità italiane. In parte sono organizzati come cetnici. In generale questi serbi fipgono di essere amici dell'Italia e c~rcano di tenersi in buone relazioni colle autorità locali italiane. Anche i loro capi fanno tutto il possibile per mostrarsi amici dell'Italia e nel medesimo tempo organizzano i Serbi suddetti. In verità si tratta di organiziare i serbi contro i Croati e di sviluppare la simpatia per la Russia e preparare una resistenza e clelle azioni che potrebbero essere, in analogia coi fatti avvenuti nel Montenegro e nel Sangiaccato, diretti tanto contro la Croazia quanto contro l'Italia. li fatto che l'agitazione stava crescendo alla fine di giugno e di nuovo verso la metà del mese di luglio dimostra che essa ha dei legami cogli eventi russi.

ar-

Che questi fatti possano prendere anche dimensioni pericolose è provato dagli attacchi fatti il 18 luglio verso le ore 1 e 2 l /2 di notte vicino ad Ervernik con fuoco di fucili verso la frontiera e per i quali le autorità croate hanno notizia che si trattava di "cetnici", che venivano dal villaggio di Donji Ervenik. Un'altra difficoltà, che agevola anche l'agitazione serba e l'azione dei cetnici è il fatto che le autorità civili croate fino ad ora non hanno potuto entrare a Obrovazzo e che al contrario funzionari croati che si trovavano a Obrovazzo furono espulsi. Si prega codesta Regia Legazione di voler far presente alle autorità italiane che bisognerebbe rinforzare la vigilanza sugli elementi serbi, prendere tutte le misure del caso per impedire sorprese e permettere alle autorità civili croate di prendere il potere a Obrovazzo che si trova in terriwrio croato. Zagreb, addì 28 luglio l 941.


L'Esercito italiano di fronte alle stragi perpetrate dagli ustascia ed alfe reazioni dei serbi

ALLEGATO

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N. 14

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI STATO INDIPENDENTE DI CROAZIA

N. 5680/41

APPUNTO Il Ministero degli Affari Esteri dello Stato Indipendente di Croazia ha l'onore di far parte alla R. Legazione d'Italia in relazione colla Nota Verbale n. 129/41 del 28 luglio i seguenti dettagli forniti dalle autorità croate sull'organizzazione dei Cetnici, secondo varie notizie ricevute: I - Nei dintorni di Benkovac circolano circa 200 cetnici armati. Questi attaccarono il 12 luglio il suddito croato Blaz Erukalovié di Gornji Ervenik che potè salvarsi dai Carabinieri RR. e che poi partì con un'automobile. Un deposito di armi si trovò dal cetnik Pupovac Pietro nel villaggio Medvidje che fornì delle armi le persone che non ne avevano. 2 - 5 cetnici attaccarono il 14 luglio a Ervenik Donji la casa del dirigente dell'impresa tedesca di Ba·uxite, Rasputnik, di origine Sloveno, addesso suddito germanico, gli asportarono tutto il denaro e ferirono la moglie che morì 4 ore dopo. 3 - I Serbi del territorio italiano e quelli fuggiaschi dalla Croazia si radunano e si armano a Bukovica e nei dintorni di Benkovac e minacciano la popolazione croata minacciando anche di passare la frontiera. Gli organizzatori principali sono: Drca Milan, albergatore, Jokié. Pietro, commerciante, ambedue da Benkovac, che dispongono di denari e che girano, agitando per i villaggi. Hanno molti collaboratori tra i quali Kovacevié Gabro e Knezevié Obrad da Benkovac, Pupovac Giungia, Pupovac Jovo di Elia, Skorié Gavran, Skorié Dane da Medvidje, e Kovacevié Bozo da Donji Ervenik, capovillaggio. Si dice che l'organizzazione dei Serbi a Ki,stanje viene fatta da un ex maggiore che prima serviva a Knin coll'aiuto del sergente dei gendarmi in pensione Kav1é Luka. I Serbi dei villaggi della Bukovica dispongono di armi e munizioni che non hanno consegnato dopo il bando italiano per la consegna delle armi. Hanno anche fucili-mitragliatori ed uno di questi si trova da Draca Rade di Pietro da Kalina, col quale il suddetto tirò sul villaggio di Bruska. Il 28 giugno furono visti I Ocetnici bene armati nel posto chiamato Cekié presso Bruska ed altri furono visti nel bosco Dobragora. 6 cetnici in uniforme militare tjrarono il I O luglio contro le case di Zelen Grad. Verso il 3 luglio Sussak Marko e Trikié Nikola prepararono un attacco sulla stazione dei gendarmi croati a Kn.Jpa che poi non fu effettuato, ma il 4 luglio furono attaccati due gendarmi, croati, che


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sono fuori servizio a Bilisane i quali furono dall'intervenzione dei carabinieri di Ervenik e con l'aiuto delle autorità italiane fu impedito che fossero uccisi. Già la notte prima fu attaccato il posto di gendarmeria di Bilisane nel quale si trovarono 3 gendarmi, che per ora non fanno servizio. Per i due casi si ebbe una reazione delle autorità italiane che arrestarono i colpevoli. Gli attaccanti erano armati anche con fucile mitragliatore. Il 7 luglio arrivarono 70 serbi armati alla frontiera presso Zegar ma poi ritornarono verso Kistanje. 4 - I serbi della parte croata della Dalmazia si riuniscono in varie località della Dalmazia italiana, come a Smiljcié dove si trovano Serbi da Obrovazzo, alcuni dei quali cetnici, come Miljus Vaso e Knezevié, altri si trovano a Kistanje. Pare che il radunamento dei serbi abbia il medesimo scopo come l'organizzazione nell'Erzegovina. Si dice che il professore Radovani, già commissario civile a Drnis, favorisce questi movimenti. A Obrovazzo l'avvocato Desnica Bosko è riuscito di .assicurarsi l'amicizia di funzionari italiani, del Commissario Civile Cettineo e del tenente Tencaioli e a questo fatto si ascrive che i cetnici pos.sono circolare e che 80 si trovano tra Obrovazzo e Karin, mentre i funzionari croati furono espulsi ~a Obrovazzo come l'unico giudice Hanzelek e il capo ufficio imposte ritenendo negli uffici alcuni serbi.

5 - Nel medesimo tempo si constata anche una azione vivace di comunisti con agitazione tra la popolazione e persino tra i soldati italiani parlando di un'imminente rivoluzione dei comunisti di tutto il mondo e specialmente in Dalmazia, dicendo che si formerà la Grande Slavia. Si fanno circolare voci che la Germania fu battuta in Russia e che le truppe italiane si ammutinarono per non partire in Russia. Si hanno notizie che i comunisti si esercitano di notte con armi e specialmente a Srima presso Vodice (Sebenico) e che esiste una collaborazione tra comunisti e ·serbi. 6 - I serbi fanno propaganda con una promessa che avrebbe data S.E. De Bono a Sebenico che i serbi che lasciarono la Croazia riceveranno la cittadinanza italiana e che potranno con questa ritornare in Croazia con voci che le autorità italiane favoreggeranno un attacco dei serbi oltre la frontiera croata. 7 - Un'azione di cetnici si prepara nel villaggio di Zegar distretto di Benkovac, dove si trovano 200 serbi, fuggiti dalla Croazia che sono armati e a Donji Ervenik, quì sotto la direzione di Kovacevié Bozo che è anche in relazione con altri Serbi a Kistanje che vengono senza d ifficoltà a Donji Ervenik. Le autorità croate sono preoccupate a causa di queste voci e ·a causa delle dimensioni dell'azione dei cetnici che potrebbe ogni momento sferrare un attacco nel territorio croato, visto la situazione geografica e il terreno montagnoso. Zagreb, addì 31 1uglio I 941.


L'Esercito iraliano di front e alle srragi perpe1ra1e dagli us/ascia ed alfe reazioni dei serbi

ALLEGATO

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N. 15

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTER1 GABINETTO A.P. - U. CROAZIA

Telespresso n. 03421

Roma, 7 agosto 1941-X!X

Indirizzato a: Comando Supremo Governo della Dalmazia

ZARA

OGGETTO: Linea di vigilanza sul confine dalmato-croato .

La R. Legazione in Zagabria ha riferito con telespresso 862/459 in data 25 luglio u .s. quanto segue: " Ho preso conoscenza del telespresso di codesto Ministero col quale si espongono i motivi e le finalità della istituzione di un cordone continuo di occupazione nella zona dalmata. Al riguardo sottopongo al giudizio di V.E. le considerazioni seguenti: 1. - Non sembra che nei confronti di Zagabria possa sostenersi la tesi che gli atti terroristici e di sabotaggio segnalati dal Governatore della Dalmazia siano anche in funzione antitaliana. Trattasi di azioni prettamente comuniste, perché identici sabotaggi e atti ·di terrorismo sono compiuti anche nella zona dalmata sotto il dominio croato e nella stessa Croazia (deragliamenti di treni, taglio di linee telefoniche, ecc.). Le caratteristiche del fenomeno appaiono, al di qua e al di là della linea di frontiera, uniformi e abbracciano, anzi tutta la zona balcanica. 2. - Se pertanto si giudicherà oppor tuno adottare nei riguardi di Zagabria un atteggiamento di forza che mostri a questo Governo che l'ltaJia intende modificare la politica di amicizia e di collaborazione instaurata coi trattati di Roma, per seguirne una diversa, occorreranno ben altr,i motivi. Sarebbe a mio avviso, opportuno graduare tale passaggio, cominciando sin da ora a colpire duramente i perturbatori dell'ordine pubblico in Dalmazia e ad espellere dalla Dalmazia gli elementi politicamente indesiderabili. Quanto precedentemente ho esposto, non esclude che, come misuva di carattere transitorio, nell'ambito militare e di polizia di frontiera, potrebbe proporsi a questo Governo una linea di vigilanza più consona alle attuali emergenze, chiedendone lo stabilimento per tutta la durata della guerra .


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Tale richiesta ritengo potrebbe avere accoglimento, almeno rassegnato, non soltanto se conseguente alla gradualità di una politica di forza da parte nostra, ma anche se contemporaneamente venissero da noi confermate alcune delle concessioni promesse, in sede di negoziati confinari, per l'Amministrazione di Spalato e CÚrzola." La risposta a detto telespresso è inviata in data odierna per conoscenza. F.to PIETROMARCHI


L'Esercito italiano di fronte alle stragi perpetrate dagli ustascia ed alle reazioni dei serbi

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A LLEGATO

N. 16

REGIA PREFETTURA DI CATI ARO GABINETTO - PRO'f. N. 487

22 luglio 1941-XIX

Al Generale Comandante la Divisione Militare 'Taro' CATTARO All'Ammiraglio Comandante Settore M_M.

TEODO e, p.c. Al Questore

CATTARO

Al Comandante Gruppo CCRR-

CATTARO

I risultati dell'azione svolta nelle giornate del 20 e 21 per indurre gli elementi che comunque avevano abbandonato i paesi o le frazioni nella zona della provincia, ritenuta più delicata, e cioè Risano, sono soddisfacenti. Infatti i maggiori notabili delle seguenti località: Risan-Ubli-MorinjDonjie Krivosije-Gornjie Krivosije-Donjie Ledenice-Gornjie Ledenice si sono costituiti oggi in ostaggio agli Organi di polizia, garantendo sotto la loro responsabilità l'atteggiamento delle popolazioni appartenenti alle località suddette. Tali ostaggi vengono così a garantire le località più importanti della zona a monte di Risano , o comprese nel territorio di questa provincia. Gli ostaggi non rispondo invece di quegli elementi che alla data di oggi non siano ancora rientrati nel proprio paese. · Nel complesso trattasi di circa 500-600 persone che prima del giorno 2 1, per ragioni varie, si erano date alla montagna. Sono stati indotti al rientro dall'assicurazione da me fatta sapere che avrebbero avuto salva la vita loro, dei loro familiari e il rispetto dei beni, ove fossero rientrati entro la mezzanotte di ieri o avessero consegnato e indicate le località dove sono custodite le armi di cui conoscono l'esistenza. Di conseguenza richiamo l'attenzione di Codesto Comando sulla necessità di far giungere urgenti istruzioni ai Presidi Militari e agli organi dipendenti perché venga svolta attiva vigilanza sul comportamento delle popolazioni delle località sopraindicate, evitando ogni form a di ostilità nei confronti di tali popolazioni, salvo che queste non diano ragione ad atti di rappresaglia, e soprattutto sia vigila10 con ogni mezzo acché gli elementi che sono rientrati, non abbandonino le località di residenza.


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I Presìdi stessi nel procedere al rastrellamento delle armi secondo gli ordini già impartiti da codesto Comando, anche in applicazione al bando prefettizio n. 0670 Gab. ove le perquisizioni siano infruttuose, evitino il prelievo di viveri o di altro di proprietà dei contadini e degWabitanti locali. Sono sicuro che tale delicato compito verrà assolto con tatto, senza precipitazioni allarmistiche, evitando d'inasprire l'animo di tali popolazioni che, tra l'altro, nessun atto ostile di notevole importanza hanno compiuto nelle nostre zone dall'inizio del movimento di rivolta, così che in breve sarà possibile paci.ficare tutte le zone a stretto contatto della Provincia, facilitando l'attuazione dei compiti di polizia che i reparti dell'esercito dovranno svolgere su larga scala dove si adunano i rivoltosi montenegrini. IL PREFETTO

SCASSELLATI


CAPITOLO V

SGOMBERO E RIOCCUPAZIONE DELLA. ZONA DEMILITARIZZATA .


L'INSURREZIONE DELLA LIKA ED IL COINVOLGIMENTO DELLA DALMAZIA

Nella prima decade di luglio i reparti italiani 'stazionanti' in· Croazia ricevettero l'ordine di sgomberare Cll . .Il movimento, se determinò tra ufficiali e soldati un senso di sollievo alimentò anche una preoccupata amarezza di fronte alla disperazione dei serbi che, rimanendo in balìa dei croati, temevano per il proprio futuro. Mentre «a: Gracac le famiglie serbe sono letteralmente terrorizzate [... ] temono grandi rappresaglie» <2>, ed a Tenìn, si nota «costernazione delle popolazioni ortodosse per il timore che sia imminente la partenza delle truppe [italiane - n.d.a.]» Ol,.fra i croati vi era un diffuso senso di esaltazione nazionalistica. E subito circolarono le voci più disparate trovando facile credito; si diceva che · anche per il Poglavnik la Croazia non dovesse più appoggiarsi alÌ'ltalia C4), oppure che «la Croazia, dall'attuale comportamento delle autorità italiane, ha giudicato che 'può permettersi di fare dispetti all'Italia'» <5> o che «i comandi militari [croati n.d.a.J starebbero ammassando truppe nelle vicinanze della frontiera per spazzare dalla Dalmazia le truppe italiane» <6>. Nei confronti del soldato italiano i croati stavano assumendo atteggiamenti provocatori ed ostili sempre più marcati <7>; a Tenin gli ustascia, non appena le autorità croate riebbero la disponibilità dell'edificio già sede del comando della 'Sassad', fracassarono le aquile monumentali poste dai soldati italiani ai lati dell'ingresso (8); il podestà Arapovié, «con i suoi modi villani», entrò in una mensa intimando ~gli ufficiali di lasciar liberi i locali C9>; la stessa sera gli ustascia fermarono un giovane fascista e la sorella; l'intervento di un ufficiale italiano evitò il peggio <10>. Due giorni dopo, ancora un'iniziativa del podestà: fece togliere l'acqua alla caserma dell'artiglieria 0 1>. D'altro lato, lo stesso Governo croato non disdegnava comportamenti provocatori. Zagabria, riorganizzando le 'zupanije' (prefetture) dette a quella di Tenìn la denominazione di 'Velika Zupa Bribir i Sidraja' <12>, cioè 'Prefettura di Breberio e di Sidraja' anche se - o forse proprio perché - iterritori di Breberio erano stati annessi all'Italia, insinuando in tal modo una calcolata rivendicazione. Nella emissione della prima serie di francobolli dello Stato croato, quello da 20 kune riproduceva il panorama di Spalato 0 3) e la città, nelle carte geografiche stampate a Zagabria, era sempre compresa nei confini dello Stato croato. La legazione di Croazia a Roma


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presentava al Governo italiano una nota verbale <14> perché nel territorio di Chistagne avevano trovato rifugio alcune centinaia di serbo-ortodossi della Lìka. Denunciava che, «con un camion dell'esercito italiano sono stati trasportati a Sebenico circa 30 serbi fattisì" colpevoli per la loro attività anticroata», ed aggiungeva: «il camion è stato accompagnato da alcuni ufficiali e soldati italiani per assicurare ai serbi il passaggio del confine» 0 5>. Rimostrava perché «singoli organi delle autorità militari italiane si intromettono ed impediscono la funzione delle Autorità croate, sul territorio croato il che, senz'altro, significa ledere la sovranità» <16>. Nessuno aveva da eccepire sul diritto dello Stato croato d'esercitare la sovranità nell'ambito del proprio territorio, ma il problema consisteva nel modo con cui - o meglio, se - questa sovranità veniva esercitata in un paese quasi completamente in balìa degli ustascia che, «partite le nostre truppe [italiane - n.d.a.] si lanciarono incontrollati al massacro» <17>, A Dervar uccisero trentadue serbi, fra cui il direttore della fabbrica di cellulosa, il sindaco e due preti ortodossi <18>. Dai paesi intorno a Plitvice furono fatti partire, probabilmente per la Serbia, circa ottomila serbi con l'obbligo di lasciare sul posto quanto possedevano M>. Nella zona di Gracac vennero bruciati alcuni villaggi ed i contadini ortodossi fuggirono anche dalle località vicine, tanto che «sia verso Tenìn che verso Gospié i piccoli centri sono completamente evacuati» <20>. In Gracac paese furono uccisi il direttore della locale banca e due donne <21l. Notizie più gravi giungevano dalle zone intorno a Metcovich dove «a Hutovo e Hrasno (est e sud est di Metcovich - n.d.a.] su 107 serbo-ortodossi 7 soli sono ancora vivi; a Opuzen [Fort' Opus - circa 5 km. a valle di Metcovich - n.d.a.] in due sole notti sono stati massacrati oltre 400 serbi-ortodossi[ .. . ]. Si calcola, senza esagerare, che nella sola Erzegovina, le persone massacrate ascendano a parecchie migliaia. II Narenta [ ... ] trasporta quotidianamente ancora in questi giorni numerose vittime» <22>. I croati, in questa politica di annientamento, dovettero esser tanto convinti delle proprie ragioni, da non valutare la possibilità d'una reazione da parte degli ortodossi o la strumentalizzazione del loro risentimento. Altri, però, colsero l'occasione e «da elementi dirigenti lontani (forse Londra o Mosca)» <23>, il 26 luglio venne dato il segnale, già più volte rinviato, dell' insurrezione. Se, in genere, nel territorio croato, ed in Serbia, la rivolta poté avere finalità connesse ad interessi inglesi o russi, nella Lika ed in Dalmazia, invece, ebbe una caratterizzazione a sé stante. Per i serbi di questi territori la ribellione aveva esclusivamente «Io scopo - né poteva essere altro di liberarsi dalla oppressione croata e salvare la vita dei superstiti dagli eccidi» <24>. ·«Né d'altra parte, bisogna riconoscerlo, la popolazione ortodossa


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aveva ulteriore possibilità di vivere giacché, privata di ogni avere, sottoposta giornalmente a rapine, ad arresti in massa ed a massacri non giustificati da alcuna parvenza di legalità, era stata costretta ad abbandonare case e paesi e rifugiarsi sulla montagna dove gli ustasci non si avventuravano» <25>. Ricevuto il segnale, quanti si erano dati alla macchia trovarono i loro capi, in genere, negli ex-ufficìali. Dai nascondigli trassero le armi occultate al momento del crollo dell 'esercìto jugoslavo. Loro guide spirituali i preti ortodossi. Gruppi di armati provenienti dalla Bosnia attaccarono Dervar travolgendo il presidio dei domobranci. Gli ustascia ed i gendarmi vennero soppressi <26). Gli operai ortodossi della fabbrica di cellulosa si vendicarono dei croati e ne «furono uccisi 400 tra i quali alcuni mussulmani e russi» <27). Contemporaneamente gli insorti s'imponevano a Kulen Vakuf, a Bosanski Petrovac, a Bosansko Grahovo, a Srb. Per i comandi italiani, l'insurrezione nella Lika ed in Dalmazia non costituì una sorpresa. All'ufficio 'I' della divisione 'Sassari' «da tempo si aveva notizie [ ...] dei propositi della popolazione ortodossa di ribellarsi alle angherie e alle violenze degli ustascì, che nessuna autorità costituita aveva voluto o potuto impedire» <28>. Conseguentemente, sin dal primo -momento, nelle zone di frontiera con la Dalmazia fu possibile accertare le caratte- · ristiche della ribellione e gli intendimenti degli insorti. A Dervar, su imposizione di pochi elementi comunisti, era stata proclamata una repubblica e sulle ciminiere delle fabbriche fu issata la bandiera rossa. Però la quasi totalità dei ribelli non seguiva alcuna ideologia; intendevano solo difendersi e vendicarsi. Loro comandante militare un ex-tenente colonnello jugoslavo - non meglio identificato - che cercò di sfruttare il successo iniziale avanzando su Tenìn. Nel corso del 27 luglio il numero degli insQrti aumentò per l'apporto di altri serè>i che, usciti allo scoperto, attaccarono ed eliminarono, nei piccoli centri, autorità, reparti croati ed ustascia. Padroni della campagna fra Dervar, Gracac e Tenìn, una colonna di armati - circa duemila uomini - mosse su Gracac assediando il presidio croato; una seconda, la più forte, seguendo la valle del torrente Buttisin (Butisnica) puntò su Tenìn; una terza si diresse a sud-est verso Verlicca (Vrlika). Alcuni reparti di domobranci affrontarono la colonna centrale nei pressi di Trubar e di Tiskovac ma furono respinti su Stermizza (Strmica) <29>. La mattina del 28, i soldati croati, appoggiati da elementi italiani, ripresero buona parte delle posizioni. Con sorpresa non incontrarono quasi alcuna resistenza tanto che, il comando del VI corpo d'armata segnalò: «Sembra che queste bande di cetnici intendano evitare qualsiasi azione che possa giustificare una nostra [italiana- n.d.a.] reazione od intervento» <30>. Frattanto si aveva notizia della conversione su


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Tenìn di una parte delle colonne di Gracac e di Verlicca, di interruzioni stradali, di sabotaggi alla linea ferroviaria. Nel tardo pomeriggio, a nord dellò scalo di Plavno, gli insorti avevano fatto deragliare un convoglio diretto a Spalato. Trasportava personale ed automezzi del 35° reggimento di fanteria carrista oltre a centodieci militari che rientravano dalla licenza <31 >. Sedici i carri rovesciati, dieci soldati morti, trentacinque feriti <32>. L'incidente, a parte le perdite, preoccupò il comando della 'Sassari', in quanto era il primo atto ostile nei confronti di reparti italiani ed appariva in pieno contrasto con le informazioni sino a quel momento raccolte. Contrastava in modo particolare con i risultati d'una ricognizione eseguita quella stessa mattina da un ufficiale italiano. Partito da Tenìn verso Gracac, era stato circondat~ da un centinaio di armati i quali dopo essersi accertati che fosse italiano, lo avevano rassicurato sull'assenza di comunisti nella zona, dichiarando di esser «tutti òrtodoss.i stanchi delle angherie e delle stragi compiute dagli tfstasci» <33>. Il capo della banda, per di più, gli aveva consegnato un biglietto diretto «Al Comando Truppe Italiane di Tenìn» con un breve ma significativo messaggio: «La popolazione della Lika prega l'esercito italiano di occupare immediatamente tutta la zona della provincia non potendo più resistere e viverci per le angherie croate. Vi attendiamo come amici. Popolazione e cetnici» <34>. Il contrasto fra questa richiesta ed il successivo deraglìamento del treno imponeva prudenza. Il comando delle 'Truppe Zara' allertò i battaglioni 'Cadorna' e 'Diaz' tenendoli pronti ad intervenire lungo il confine della Zermagna (35>; quello della 'Sassari' procedette alla rioccupazione di Dernis C36>. L'insurrezione non poteva non avere le sue rìpercussioni a Zagabria, ma il Governo croato, ìn un primo momento, o ncm le dette peso oppure più probabilmente - per motivi dì politica interna non ritenne di ufficializzare la notizia; tuttavia presentò alla legazione italiana a Zagabria un'ambigua nota verbale. Senza parlare di insurrezione o dì rivolta faceva presente che «le autorità croate vicine alla frontiera [della Dalmazia - n.d.a.] sono preoccupate a causa di notizie sull'agitazione dì parti serbe della popolazione nei territori annessi .all'Italia nei dintorni dì Benkovac (Bencovazzo) e Kistanje (Chistagne) o vicino ad Obravazzo, dove, si trovano anche fuggiaschi serbi venutì dalla Croazia» <37>. Prospettava che fossero in possesso dì armi ed «organizzati come cetnici». Pregava la legazione «di voler far presente alle autorità italiane che bisognerebbe rinforzare la vigilanza sugli elementi serbi, prendere tutte le misure del caso per impedire sorprese» <38). In un 'appunto', che faceva seguito alla nota, Zagabria precisava che nella zona di Bencovazzo c'erano circa duecento cetni,ci armati ed «i serbi del territorìo italiano e quelli fuggiaschi dalla Croazia _si radunano e si armano


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a Bukovica e nei dintorni di Benkovac e minacciano la popolazione croata minacciando anche di passare la frontiera» <39>. Inoltre, in quei giorni, il ministro per l'interno Andrija Artukovié aveva espresso a Casertano il convincimento che <<l'elemento serbo della Dalmazia, sostanzialmente comunista, sia riuscito accattivarsi la fiducia delle nostre [italiane - n.d.a.] autorità comunali e svolga, insieme ai numerosi rifugiati serbi e ebrei, un'azione deleteria dentro e fuori i confini della Dalmazia» <40>. Ma, sia la nota, sia l'intervento del ministro Artukovié, .oltre a dare l'impressione di una precostituzione di responsabilità a carico dell'Italia, rispecchiavano un diffuso convincimento dell'opinione pubblica croata, dove supposizioni del genere trovavano credito. Proprio alcuni giorni prima, un ufficiale italiano aveva riferito che il padre guardiano del convento di Signo, un francescano, gli aveva esplicitamente parlato 9ella convinzione di molti croati, ed in particolare degli elementi intellettuali, «che noi italiani proteggiamo i cetnici, loro acerrimi nemici. Accusano noi italiani di aver dato rifugio nei territori dalmati annessi all'Italia a molti cetnici ed ebrei fuggitivi dalla Croazia e dicono che a Spalato e Zara ed in altri centri della Dalmazia italiana si trovano capi influenti cetnici e comunisti» <41>. Convincimenti del genere - a parte l'angolazione con cui venivano visti ben potevano diventare un'insidia nelle relazioni fra Roma e Zagabria.

li Governatore della Dalmazia, Bastianini, al quale da Roma era stata inviata per conoscenza copia della nota verbale, telegrafò direttamente a Zagabria al ministro Casertano nei seguenti termini: «Assicura codesto Governo [croato - n.d.a.] che nella Dalmazia italiana né in Kistagne né in nessuna àltra località si trovano armati cetnici e pregati comunicare a chi di dovere [Pavelié o Artukovié - n.d.a.J che non dia retta alle allucinazioni dei suoi informatori [... ]. Assicura che l'autorità e la lealtà del Governo Fascista lo garantiscono qui più degli ustasci» <42>. Nello stesso tempo, Bastianini, in formando Roma che, effettivamente, fra residenti e fuggìaschi degli ultimi tempi nel ter ritorio del Governatorato c'erano un due o tremila serbi, ne chiese il trasferimento «anche per far cessare le proteste di certi circoli croati i quali dalla presenza dei ~erbi in Dalmazia continuano a trarre illazioni contrarie alla verità e a fare insinuazioni sul preteso filoserbismo italiano» <43>. Ciano, intuendo la pericolosità della manovra croata e l'opportunità delle richieste di Bastianini, fece presente a Buffarini Guidi, sottosegretario di Stato all' interno, «il grave ed urgente problema dell'evacuazione dei serbi dalle nuove Provincie» sollecitando la istituzione in penisola di appositi campi di raccolta, anche perché i tedeschi si erano rifiutati di accogliere in Serbia <44l gli ortodossi che avevano cercato asilo in Dalmazia.


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Per Palazzo Chigi, la rivolta dei serbi e le insinuazioni del Governo croato su possibili .connivenze dell'Italia dovettero costituire un ulteriore . motivo di preoccupazione, dopo quelli della irrisolta questione dei confini, della mancata unione doganale della Dalmazia e, soprattutto, della indefinita autonomia di Spalato e di Cùrzola. Era una situazione nel complesso poco chiara, e tutt'altro che gradita ·a Mussolini. II capo dell'ufficio 'Croazia', del ministero degli affari esteri, Luca Pietromarchi, con una lettera personale informò Casertano degli umori che pre~ominavano a Roma. «Quasi tutti i giorni il Duce sulla scor~ di informazioni quasi tutte segrete, che gli giungono dalle fonti più disparate, esprime a coloro che lo avvicinano il suo·malumore soprattutto sulla questione dalmata. Quando fui da lui ricevuto in udienza, ebbe parole roventi su quanto accadeva colà. Col Governatore Bastianiru si espresse in termini non meno violenti, minacciando a più riprese di riaprire tutta la questione» <45). Proseguendo nella lettera, Pietromarchi, stranamente, si dichiarava convinto che, per ammorbidire gli ambienti di Zagabria e per accattivarsi il Governo cro1;1to, µn notevole passo in avanti «potrebbe esser fatto se largheggiassimo sul terreno delle autonomie; vi insisto, anzi sempre più mi persu ado che un esperimentò in tal senso .meriterebbe di esser fatto se non altro per disarmare, per prenderci un po' di respiro, per creare una atmosfera propizia a quell'opera di collaborazione, della quale abbiamo gettato le basi con la Convenzione per la Dalmazia, per agevolare la assunzione al trono del nuovo Re, per deviare l'attenzione dei dirigenti croati dalla questione dalmata, che minaccia di incancrenirsi, verso altri problemi che sono per loro assai più assillanti e vitali» <46l. Mentre Pietromarchi scriveva questa lettera, durante la giornata del 29 luglio, lungo i confini della Dalmazia si era accentuata la pressione degli insorti ed alcune bande avevano effettuato delle puntate offensive contro i villaggi di Pàgene e di Ocestovo, quest'ultimo a circa dieci chilometri a sud-ovest di Tenìn. Ora i terrorizzati furono gli abitanti croati dei due paesi che si riversarono in territorio italiano, cercando protezione a Campo Mollo (Mokropolje) ed a Raducicco (Raducié) <47l. Frattanto una colonna di ribelli, scendendo la vaJle del torrente Buttisin, aveva travolto i reparti croati, che disordinatamente si erano rifugiati a Tenìn <48l. Il prefetto, Ante Nikolié, ed il comandante del 15° reggimento di fanteria croato, colonnello Cordasié, non nascosero il loro pessimismo al comandante del 151 ° reggimento di fanteria, colonnello Alberto Leonardi: consideravano «grave la situazione poiché le truppe croate si stanno ritirando» c49J e, temendo il peggio, nel pomeriggio armarono la popolazione croata di Tenìn sino ai giovani di diciassette anni c5oJ. Ma, improvvisamente, il panico dilagò.


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L'ABBANDONO DI TENÌN DA PARTE DELLE AUTORITÀ CROATE Intorno alle ore 21 di quello stesso giorno, il colonnello Leonardi venne a conoscenza che le autorità - civili, militari, politiche, gendarmeria - ed i reparti dell'esercito croato avevano caoticamente abbandonato la città dirigendosi su Denùs <51>. Prima di partire, gli ustascia, nelle cantine del comando, avevano infierito su tredici ortodossi che vennero trovati «in un lago di sangue[ ... ], feriti più o meno gravemente, dei quali uno con l'avambraccio destro stroncato, uno con [a testa spaccata, gli altri feriti d'arma da fuoco e da arma da taglio» <52>. Sul marciapiedi «di fronte all'Hotel Balkan - riferì, poi, il colonnello Leonardi - abbiamo trovato quattro uomini tutti gravemente feriti [... ] tre 4ei quali erano strettamente legati con catene di ferro» <53>. Dalle carceri furono liberati uomini e bambini ortodossi; «da qualche giorno non mangiavano e non avevano avuto acqua» <54>. Leonardi, per ordine del comandante della 'Sassari', che in base agli ordini di sgombero aveva portato il comando a Sebenico, assunse i poteri per la tutela dell'ordine pubblico e la difesa di Tenìn <55>. Quella stessa notte Bastianini dette al ministero degli affari esteri le prime notizie sulla fuga degli esponenti croati di Tenìn e chiese quali direttive fossero state impartite «alle autorità militari [italiane - n.d.a.] inrapport? alla rivolta dei serbi nel territorio della Croazia» <56). A sera del giorno successivo, trasmise un dettagliato rapporto sulla situazione determinatasi a Tenìn dove «nessun residuo di autorità o di forza croata era rintracciabile» (57> e, nella previsione che la rivolta potesse «anche assumere proporzioni rilevanti proprio al confine della Dalmazia italiana» <58>, avanzò due proposte. Con la prima, suggeriva di lasciare «ai croati l'onore di difendere la città e i paesi della Croazia e di sedare con le proprie forze le rivolte in corso e quelle che verranno dopo>> <59>, poiché una decision·e del genere non solo sarebbe stata accolta favorevolmente da Zagabria, ma offriva anche «il vantaggio per noi [italiani- n.d.a.] di restar fuori da una azione che sarà sanguinosa e selvaggia fra due contendenti che non si amano» <60>. Con la seconda proposta, invece, indicava la possibilità che i reparti italiani «assumessero con una difesa a distanza del confine dalmato tutti gli oneri e tutti i poteri al posto delle fuggiasche autorità croate e, sedata la rivolta, restassero in loco [il] tempo che esse giudicassero necessario, indipendentemente da ogni altra considerazione di carattere politico» <61l. Roma sembrò non cogliere il valore di queste soluzioni e scelse una terza via. Infatti, ragguagliando Bastianini circa le disposizioni impartite alle unità militari in Dalmazia, Palazzo Chigi gli faceva sapere che la 2 3 Armata


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aveva avuto l'ordine di occupare tutta la «zona che consenta libertà di movimento lungo tronco ferroviario[ ...]. Comando Supremo vedrà perciò se occorre rinforzo presìdi tenendo presente opportunità assicurare linea di vigilanza indicata da Voi» <62>. Inoltre, in caso di necessità, non escludeva la possibilità di «avanzare ancora tale linea comunque includendo in nostra zona occupazione Tenìn e Dernis» <63>. La decisione era piuttosto ibrida anche se rendeva giustizia a quella linea dei posti di blocco chiesta dal Governatore della Dalmazia e, un mese prima, tentata nella sua realizzazione ed in tutt'altre condizioni dal generale Dalmazzo. Non dava invece alcuna indicazione sull'atteggiamento da assumere verso i ribelli con i quali, le truppe prima o dopo, sarebbero venute a contatto. D'altro lato, non sembrava che l'Alto comando italiano intendesse, almeno per il momento, assumere una qualche iniziativa per assecondare i reiterati e ben chiari appelli degli insorti; nel complesso si stava seguendo una linea di condotta passiva ma, dopo alcune settimane, di fronte ai cedimenti delle forze croate, alla possibilità d'un aperto conflitt<? fra esercito regolare croato e ustàscia <64>, al manifestarsi di sabotaggi nella Dalmazia italiana, all'affacciarsi di bande comuniste nella lotta, si dovette-far ricorso alla seconda delle soluzioni prospettate da Bastianini . .Però, l'intervento dei reparti italiani sarebbe stato viziato proprio da quelle 'considerazioni di carattere politico' che Bastianini aveva suggerito di evitare. Sarebbero sorte, così, nuove incomprensioni fra Roma ed il Governo croato, fra la legazione d'Italia a Zagabria ed il comando della 2a Armata ma, soprattutto, si andò incontro a quel «sacrificio di sangue italiano senza risultati positivi e senza nemmeno riconoscimento morale» <65 ) che il Governatore aveva quasi profeticamente previsto, in chiusura alle sue proposte. A Tenìn, intanto, il colonnello Leonardi, aveva preso le misure per la difesa della città: fece disarmare una sessantina di ustascia che si erano mimetizzati in abiti borghesi; intensificò la rete degli informatori; cercò d'influire sui rivoltosi attraverso contatti con i capi. La mattina del 30 luglio vennero segnalati movimenti di forti nuclei di armati fra Gracac e Tenìn (66}; «perveniva, inoltre[ ... ] una telefonata con la quale un capo ribelle comunicava di avere una forza di circa 5 000 uomini ed era intenzionato di 1harciare da Pàgene su Tenìn <67>. Ma, le pattuglie inviate sia verso Pàgene sia lungo il corso della Zermagna, trovarono" unicamente «piccoli nuclei di ortodossi, alcuni armati, i quali inneggiando all'Italia reclamavano insistentemente la presenza della truppa italiana per essere liberati dalla oppressione degli ustascia» <68>. Indubbiamente per i comandi italiani si trattava di un atteggiamento che - a parte le implicazioni di qi.rattere politico - per il momento, almeno, evitava il ricorso alle armi. Durante la giornata, il colonnello


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Leonardi ebbe più completi ragguagli circa le intenzioni dei rivoltosi da un capo ribelle, della colonna di Bosansko Grahovo, il quale dichiarava d'esser stato autorizzato dal proprio comandante a presentarsi al comando italiano ed a parlare ufficialmente. Egli, con gli armati, dipendevano dal co- . mando superiore di Dervar; avevano preso le armi per «liberare i serbi dalla ferocia dei croati e ottenere l'annessione all'Italia» <69>. «Contestatogli che le loro colonne marciavano con bandiere rosse, mi ha risposto - riferì il colonnello Leonardi - che ciò è stato loro vietato dal loro comando superiore[ ... ]. Non ha escluso che tra i rivoltosi ci siano comunisti, ma mi ha ripetutamente affermato che il movimento non tende affatto alla costituzione di uno stato comunista» <70>ed assicurò che le ostilità non erano dirette contro gli italiani. II quadro degli elementi in gioco appariva complèsso: sul terreno si trovavano i rivoltosi, i croati, i reparti italiani. 1 ribelli, nella loro componente serbo-ortodossa, che costituiva la quasi totalità, attaccavano i croati ma non gli italiani; la minoranza comunista combatteva contro gli ustascia e gli italiani e, nello stesso tempo, cercava di influire sui serbi e di accaparrarsi l'appoggio dei croati. Gli italiani intervenivano solo per difendersi. I croati attaccavano i rivoltosi ma forse più i serbi che i comunisti, e diffidavano degli italiani. Una conferma di questa caleidoscopica s_ituazione e delle aspettative dei ribelli ortodossi venne da Obrovazzo. Al comando della 73 • legione camicie nere si erano presentati due commercianti di Golubié i quali, per specifico incarico dei ribelli, avvertirono «che gli automezzi degli italiani che percorrono la via di Gracac siano sempre muniti di bandiere per evitare di essere scambiati per croati e presi a fucilate dalle pattuglie serbe poste sui monti» <71 >. Inoltre gl' insorti facevano sapere che, se avessero occupato qualche villaggio croato, <<io avrebbero consegnato alle autorità italiane» <72>. Non si trattava di una dichiarazione accattivante oppure occasionale come, nella sua stranezza, poteva apparire. Il giorno dopo, circa quattrocento ribelli attaccarono il presidio croato di Ervenico Superiore, costituito da una settantina dì domobranci, che ripiegarono con due morti e due feriti <73>. Il comandante italiano della compagnia mitraglieri, capitano Vincenzo Marussi, che, al di qua dalla strada, presidiava Ervenico Inferiore, fece alzare la bandiera italiana, «ed allora tutti i serbi si sono presentati e hanno detto che loro combattono per riunirsi all' Italia. Hanno deposto in massima parte le armi e hanno dichiarato che riprenderanno a combattere quando i croati entreranno ad Ervenik Superiore» <74>. La compagnia mitraglieri, così, si vide consegnare il paese, ed inoltre i rivoltosi avvertirono «che una fort e colonna prendefà Gracac per consegnarla agli italiani» <75 >. Invece nelle vicinanze di T enìn, l'atteggiamento degli insorti appariva diverso, ed i ribelli attaccarono una pattuglia italiana che ebbe un 0


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morto ed un ferito <76l; contro i croati si dimostravano estremamente decisi: ad alcuni chilometri da Obrovazzo uccisero ventun ustascia, probabilmente caduti in un agguato, poiché i serbi ebbero soltanto un morto e quattro feriti <7 7} . Il 31 luglio, al mattino, il prefetto Nikolié ed il podestà Arapovié, con i reparti croati riorganizzatisi a Dernis, tornarono a Tenìn . Verso mezzogiorno vi giunse da Sebenico anche il generale Monticelli con il comando della 'Sassari' <78l. Fu acéolto dalle autorità croate, sorprese e contrariate nell'apprendere che il generale assumeva i poteri civili e militari per cui, tutti, dovevano passare ai suoi ordini. Pur accedendo, chiesero immediate istruzioni a Zagabria, intercettate dal servizio ascolto della 'Sassari' <79l. Non disponiamo di precisi elementi circa le impressioni suscitate a Zagabria dalla fuga dell~ autorità croate da Tenìn, dall'assunzione dei poteri da parte del generale Monticelli, dal fatto che i reparti italiani usassero le armi contro i rivoltosi soltanto se attaccati. Ma, t enendo conto che nella capitale croata <<l'appellativo di 'italiani' è sempre preceduto dall'aggettivo 'porci'» <80l; che gli italiani erano accusati «di fornire armi, munizioni e aiuti di ogni genere, ai serbi in lotta sul territorio contro i croati»; «di aver affamato il paese con la presenza delle[ .. .] truppe»; «di proteggere e favo" rire i movimenti cetnici e comunisti» <81 l, erano intuibili le reazioni . Casertano, dovette avvertire un'atmosfera sempre più marcata di animosità e di sospetto. Forse, anche, temette di veder compromesso il suo paziente lavoro per una più cordiale intesa fra Roma e Zagabria. Sta di fatto che il 1° agosto inviò a Roma un telegramma dal quale, a parte le considerazioni esposte e la durezza con cui furono espresse, appariva in modo evidente la pericolosa divaricazione che si era creata fra i parametri con cui il rappresentante del Governo italiano a Zagabria valutava la situazione e quelli dei comandi italiani che quotidianamente, sul terreno, toccavano la realtà con mano. Casertano iniziò il telegramma con una precisa affermazione: <<Pietismo verso serbi ed ebrei, sul quale ho più volte riferito[ ... ] rimane causa profonda incomprensione tra militari italiani ed ustasci». Quasi a fugare ogni dubbio circa l'angolazione con cui vedeva il problema, aggiunse: «azione svolta contro serbi ed ebrei è azione di Partito e di Governo, giudicata indispensabile per mantenere piena autonomia sul Paese. Se anche si è addivenuti ad eccessi, la direttiva generale parte da queste Autorità centrali» <82l. Poi, esplicitamente, «quanto sopra non è compreso né da nostri alti Comandi Militari, qé di conseguenza, da Comandi minori e da truppe. Loro intervento contrario aWazione delle autorità croate e particolarmente degli ustasci provoca reazione da parte di questi ultimi, donde numerosi giornalieri


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incidenti lamentati di cui alcuni gravi» <83>. Più oltre, ritornando sul concetto iniziai~, affermava che «è giunto il momento di far cessare ogni forma di pietismo- privata o ufficiale - da parte nostre autorità militari e truppe[ ... ]. Ogni atto deve esser improntato più assoluto riserbo di fronte politica interna governativa e sue applicazioni periferiche lasciando da parte forme di sentimentalismo qui non comprensibili anche se fondate su maggior grado di civiltà» <84>. Da ultimo, lamentava che da parte dei comandi italiani l'opera degli ustascia fosse «spesso ~tigmatizzata come quella di una minoranza irresponsabile, come se si ignorasse che tale minoranza costituisce partito rivoluzionario di Pavelié che noi stessi abbiamo aiutato ad assumere il potere [... ] .. Ogni ostacolo sia materiale che morale opposto allaJoro politica ustasa contro i nemici del Regime è causa di malanimo e può determinare deplorevoli incidenti» <85>. Dopo queste valutazioni che, dalla sua posizione a Zagabria, non erano prive di logica, toccava la sostanza del problema. «Allo stato attuale, coesistenza due linee di condotta, una mili. tare ed una politica, se non perfettamente fuse, reca serio nocumento ali' interesse dell'Italia in questo settore balcanico. Ogni divario ha conseguente e ripercussioni che io avverto fin d'ora e che;[con] il protrarsi di questo stato di cose, determinano pericolo applicazione trattati ed accordi» <86>. Analoghi gli orientamenti espressi dall'addetto militare italiano a Zagabria, colonnello Gian Carlo Re, in una relazione inviata un paio di giorni dopo al Comando Supremo; posto in rilievo che in Croazia il movimento ustascia costituiva una minoranza «senza largo seguito di massa» per cui «non poteva avere per base che l'affermazione assoluta dell'Autorità governante mediante la forza», in quanto «serbi - identificati con ortodossi ed ebrei costituiscono [...] elemento da eliminare>), faceva presente che. «il regime ustascia [...] ha iniziato contro di essj la nota politica di dura repressione che i recenti moti interni renderanno prevedibilmente ancora più spietata» <87 >. Da queste premesse lraeva la conclusione che «ogni atto di protezione o simpatia per serbi ed ebrei costituisce per queste Autorità [croate n.d.a.].e per gli ambienti nazionalisti una manifestazione di anticroatismo e di antiustascismo» <88> ed aggiungeva, quasi riportando le stesse parole di Caserlano, «certo è che il pietismo per i serbi ed ebrei, di cui [i croati n.d.a.] ci accusano è stato il movente principale di tutti i numerosi incidenti avvenuti [... ] tra ustasci e nostre truppe» <89>. Su questo sfondo si inserì la questione dei poteri assunti a Tenìn-dal generale Monticelli. Il 2 agosto, la 2a Armata aveva ordinato al comandante del VI Corpo d'armata di far riconsegnare i poteri civili alle autorità croate. Il generale Dalmazzo, come tutti i militari che debbono eseguire ordini che non condividono, rispose: «Obbedisco (,) et ore 17. 30 darò ordine telefonico» <90>. Però aggiunse: «devo far presente che situazione andrà


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si1..uramente aggravandosi con gravi conseguenze per Croazia, per nostro prestigio, per sicurezza comunicazioni etc. volendo che prepotenze et stragi continuino aut si intensifichino ridando poteri autorità attuali)) <91>. Quindi, come già fatto presente a Roma da Bastianini, proponeva il «completo ritiro nostre truppe da zona et sospensione occupazione ferrovia et Gracac lasciando che lotta si svolga tra interessati tenendola lontana [dalla] Dalmazia con nota fascia di sicurezza limitata)) <92>. Ma alcune ore dopo avvertiva il comando della 2a Armata di aver fatto sospendere l'esecuzione dell' ordine a seguito di una comunicazione del Governatore della Dalmazia il quale, «dopo aver conferito con Roma>) gli aveva fatto sapere «essere intendimento Ministero esteri et Superesercito che cessione non abbia luogo» <93>. Nel pomeriggio, inoltre, segnalava che le autorità croate di Tenìn avevano dichiarato per iscritto «di non sentirsi in condizioni di riprendere i poteri» <94> e di non prevedere neppure quando lo avrebbero fatto, «dipendendo ciò dagli ordini del proprio Governo e dalle for.ze che potrebbero esser messe dal Governo croato a loro disposizione» <95l. Per di più, asserivano di non sentir~ si in grado di riassumere le rispettive funzioni «senza preventiva presenza forze italiane ed assicurare funzionamento comunicazioni ferroviarie, telegrafiche, telefoniche e stradali» <96) . A Roma, gli uffici del ministero degli affari esteri riassunsero la situazione in un 'appunto' per Ciano. Partendo dalla constatazione che era in atto un «tentativo di rivolta da parte di elementi cetnici serbi, che dai distretti più meridionali della Serbia e dal Montenegro cercano di avanzare nel cuore della Bosnia fin nei pressi di Banja Luka ed oltre» <97 l, gli uffici precisavano che «il Comando Supremo si è preoccupato di tenere saldamente in nostro possesso la fascia costiera da Sussak a Spalato in modo da garantirsi la piena disponibilità della linea ferroviaria Ogulin-Knin-Spalato» <98>, istituendo anche dei presidi nelle località dove si erano verificati atti di ribellione . contro gli ustascia. Circa il problema dei poteri veniva posto in evidenza sia l'orientamento del Governatore della Dalmazia, per cui «il ristabilimento delle autorità civili croate nella zona di Knin renderebbe la situazione sempre peggiore» (99), sia la proposta da lui avanzata <<che nella zona costiera, comprendente tutta la ferrovia, le nostre autorità militari assumano piena libertà di azione» (Hl<>). L'appunto terminava con la precisazione che anche il Comando Supremo concordava sulla linea suggerita da Bastianini ritenendo necessario «determinare nettamente la zona di competenza delle nostre autorità da quella delle autorità croate», «per evitare il verificarsi di ulteriori torbidi per la presenza e il noto contegno degli ustascia», per «non coinvolgere i nostri reparti in azioni, che possono essere anche sanguinose, provocate da elementi irresponsabili» OOll. Ciano, dopo aver sottoposte l'appunto ·a Mussolini, dette istruzioni a Casertano di far presente al Governo croato che11 Comando Supremo,


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in accordo con il Governatore della Dalmazia, stava provvedendo «a rafforzare contro ogni possibilità di sorpresa la fascia litoranea adriatica» 0 02> e che riteneva indispensabile assumere la gestione della linea ferrov iaria e dei relativi uffici e servi zi. Però non accennava in alcun modo alla questione dei poteri civili. Dal canto suo, il comandante della 2a Armata ne aveva sospeso la riconsegna in attesa delle istruzioni da Roma <103>. In tal modo, il ministro italiano a Zagabria venne a trovarsi in difficoltà perché in base al precedente ordine per la restituzione dei poteri, aveva già dato positiva risposta alle sollecitazion i del ministero degli affari esteri croato, ed ora si vedeva costretto ad informare Palazzo Chigi che «allo stato attuale riesce molto difficile sostenere presso queste autorità [croate - n.d.a.J nuovi motivi che avrebbero reso necessario revoca provvedimento che sta molto a cuore a questo Governo, tanto più che esso ritiene già in parte contenuti moti cetnici nella zona in questione» <104>. Mentre era in corso questo lavorio diplomatico <105>, il VI Corpo d'armata, dal 3 agosto, aveva fatto presidiare con il battaglione bersaglieri 'Zara' e con reparti della 73 a legione camicie nere anche il centro di Graèac <106>. li 4, da Villa del Nevoso, vi arrivò il.6° reggimento bersaglieri e, due giorni dopo, in una complessa situazione ambientale, il colonnello Umberto Salvatores assumeva il comando del presidio <101>. «Serbi in rivolta premevano alla periferia della città, truppe croate ed ustascia nell'abitato con parte delle forze erano a contatto con i ribelli. Tra serbi e croati le nostre truppe [italiane - n.d.a.] avevano il compito di proteggere le comunicazioni ferroviarie e stradali fra Gracac e Tenìn; la stazione ferrovi aria era in mano croata» CI08). Praticamente, in città c'erano i reparti italiani, ali' esterno il cerchio dei ribelli ed in mezzo domobranci ed ustascia che «passavano per le armi chiunque si avvicina alle loro posizioni , donne, vecchi inermi . Tale modo di agire è sanzionato da un ordine scritto pervenuto al Comandante degli 'ustascia' dalle autorità superiori» <109>. Ma le notizie che filtravano dalle zone dove non c'erano reparti italiani risultavano ancora più sconcertanti. «A Gospié, Kula, Srb e Smilijan ed in altri villaggi, tulli i serbo-ortodossi trovati nelle rispettive abitazioni, sono stati uccisi dagli ustascia» <110>; nel campo di concentramento di Debela Glavica (a cinque km da Gospié) «si trovavano circa 2 000 persone delle quali 500 sono state mitragliate nei giorni 31 luglio l e 2 agosto[ ... ] l' abitato di Divo Selo è stato completamente distrutto. 12 vecchi sarebbero stati fatti saltare assieme alle case con la dinamite» <111>. «In località di Senje circa 800 serbi sarebbero stati sepolti vivi in buche contenenti una decina di persone ciascuna» c112>. 11 comando della 2 a Armata, in una relazione al ministero degli affari esteri avrebbe riferito che a metà agosto, nel campo di concentramento di Slan a, sull'isola di Pago, vi erano circa quattromila serbi


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e novecento ebrei oltre ad un centinaio di ragazzi di ambo i sessi. «La limitata capacità dei campi rispetto al numero dei deportati costantemente in afflusso, suggerì di eliminare via via varie centinaia di internati, onde far posto ai sopravvenienti. Alla soppressione si provvide sia mediante annegamenti [... ] sia mediante mitragliamenti» <113>. Quando, alla fine di agosto, l'isola di Pago venne rioccupata dalle truppe italiane, fra le altre, fu scoperta anche una fossa comune di circa centocinquanta metri per venti. «Da una sommaria ricognizione- riferiva la 2a Armata - si deduce che il numero dei sepolti ascenda a I 500 circa» O14>. Con l'arrivo dei bersaglieri a Gracac, secondo una stima del colonnello Salvatores, «non meno di millecinquecento serbi furono sottratti all'annientamento» 0 15> e, analogamente, l'azione dei reparti italiani portò alla liberazione di croati e di ustascia caduti nelle mani dei ribelli. Ai primi di agosto, la situazione a Tenìn - pur permanendo difficile potev~ sembrare idilliaca al paragone di quanto avveniva nelle altre zone. II generale Monticelli, nella previsione di dover cedere da un momento all'altro i poteri, non aveva ritenuto di prendere iniziative drastiche anche se, forse, sarebbe stato necessario. Cercò, più che alt ro, d'evitare nuovi incidenti con l'esautorate e, perciò, ancor più suscettibili 'autorità' croate; di non alimentare infondate speranze fra gli ortodossi; di prevenire conflitti. Lasciò che il comando del reggimento croato riprendesse possesso del! 'edificio dove nei giorni della l~titanza delle autorità croate il colonnello Leonardi aveva posto il presidio italiano. Il fatto, pur semplicemente formale, colpì sfavorevolmente i serbi <116>. Gli ustascia circolavano liberamente, «anche quelli che sono indiziati quali autori dei più efferati delitti» <117>; «vengono eseguiti fermi ed il giorno seguente i fermati vengono rimessi in libertà; nessun provvedimento è stato preso a carico degli autori dei più feroci misfatti» <118). II bando per la riconsegna delle armi, emanato dal comand;µite della 'Sassari', ebbe scarso effetto anche perché emissari croati percorrevano «la campagna di casolare in casolare per indurre i contadini a nascondere le armi dichiarando loro che occorreranno presto per la ripre_sa della lotta contro i serbi» <119>. A rendere più complessa la situazione, nella vicina Stermizza, dapprima venne rinvenuto il cadavere di un serbo e, subito dopo, furono uccisi e seviziati il sagrestano ortodosso ed altre cinque persone <120>. Le condizioni in cui il comando italiano veniva a trovarsi non erano delle più felici, anche perché ciascuno dei due antagonisti - croati e serbi - avrebbe voluto dagli italiani più fermezza e decisione, ma secondo il rispettivo punto di vista. Tuttavia, tra difficoltà ed incertezze, nella città stava subentrando una certa calma 0 21 >. I ribelli, dal canto loro, persistevano nel manifestare verso gli italiani costanti segni di rispetto, però il quadro dell'insurrezione appariva sempre


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più complesso. Sembrava che accanto ai serbi avessero preso le armi anche dei croati, forse i fedeli alla vecchia Jugoslavia, gli jugoslaveni. Per di più cominciava a delinearsi la possibilità di collegamenti o di intese fra gli insorti locali e quelli della Serbia. Comunque tutti erano decisamente avversi agli ustascia. «I serbi non fanno la guerra contro il popolo croato» era stata la dichiarazione di un pope al capitano Carlo Perusino della 'Sassari' <122>; «assieme ai serbi, per la giusta lotta, combattono molti croati che amano la giustizia, croati che non vogliono il regime degli ustasci e di Pavelié. Tutti aspettano un atto decisivo delle autorità italiane e delle autorità serbe, perché possano occupare i paesi e garantire la libertà e la vita delle popolazioni che hanno troppo sofferto» <123l. Quindi, l'interlocutore del capitano Perusino, aveva affrontato il tema del comunismo, ammettendo «che questo momento può essere favorevole per la propaganda comunista, ma però se anche ci fosse qualche infiltrazione questa è da considerarsi in così piccola parte da non essere nemmeno presa in considerazione» <124l. Tuttavia, per evitare che la propaganda si estendesse e prendesse piede, dichiarava che i ribelli «invocano ancor più una rapida decisione ·al fine che le truppe italiane ritornino SJ.\i posti che alcuni mesi fa avevano raggiunto» <125>. Il generale Monticelli, pur considerando le prospettive che simili dichiarazioni lasciavano intravedere, non poteva ignorare la posizione dei croati, ancorati unicamente al principio della soluzione con la forza. Durante un'ispezione a Gracac, si era incontrato con il generale Lukié, comandante delle forze croate nel settore di Gospié. Ebbe uno scambio di idee molto ampio sulle cause, sull'evolversi della ribellione, sui modi per contenerla e, possibilmente, di risolverla. Le argomentazioni del comandante della 'Sassari' dovettero sorprendere il generale croato, tanto da fargli chiedere al comandante della 'Sassari' se poteva mettere per iscritto le conclusioni alle quali era arrivato. Il generale Monticelli condensò il proprio pensiero in poche righe, ponendo soprattutto in evidenza che «la situazione potrebbe esser rapidamente ristabilita soltanto con un'azione pacificatrice verso i ribelli stessi che garantisca loro la vita gli viveri [recte: gli averi] e la possibilità di vivere con le loro famiglie tranquillamente senza persecuzioni o vendette» <126>. Concetti del genere non soltanto erano estranei alla mentalità dei croati ma addirittura incomprensibili. Lo sterminio era considerato uno strumento di governo, ed il dottor Vjekoslav Vrancié, sottosegretario di Stato al ministero dell'i nterno, in un colloquio con il colonnello Salvatores, non solo ne aveva sottolineato la necessità ma anche ne affermava la legalità . All'osservazione del colonnello che il problema poteva ben essere - se non riso! to - almeno ridimensionato, qualora da parte croata si fosse tentato di ovviare alle ragioni che avevano spinto i serbi alla rivolta,


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Vrancié, come riferì il comandante italiano, rispose «di apprezzare tale convinzione, quale espressione di una superiore visione, umana e civile del problema; ma[ ... ] la mentalìtà della popolazione balcanica ed il suo relativo grado di civiltà, non permettono altra soluzione che quella di lasciar giocare liberamente le forze in campo» <127l. Era naturale, quindi; che i serbi, sempre in maggior numero, cercassero la salvezza nej territori italiani della Dalmazia. In quei giorni, nel solo paesino di Bilisane (zona di Obrovazzo) era stati «raccolti 321 profughi, quasi tutti donne e bambini; a .Zegar [... ] il giorno 6 [agosto - n.d.a.] numerose donne e bambini con masserizie ed alcune migliaia di capi di bestiame d'ogni genere» 0 28>. Si trattava di un fenomeno che, oltre tutto, preoccupava il Governatore della Dalmazia, sia per ragioni di ordine pubblico, sia per i problymi connessi all'alimentazione ed all'igiene dei fuggiaschi. Appariva inoltre evidente la facilità con cui gruppi, anche numerosi, erano sempre in grado di varcare il confine per qualsiasi scopo. Bastianini pose.la questione a Roma. «Situazione della regi.one croata che sta immediatamente oltre i nostri confini si ripercuote in Dalmazia con ripetuti attentati contro la linea ferroviaria Sebenico-Spalato e nostre comunicazioni telegrafoniche nonché con crescente ingresso clandestino nel territorio di centinaia di profughi in maggioranza donne e bambini che respinti .da una parte entrano da un'altra perché non si possiedono forze sufficienti controllo litorale» 0 29>. Fece presente la necessità di porre a disposizione del VI Corpo d'armata il maggior numero possibile di truppe, sollecitando nel contempo che la gestione della linea ferroviaria ed i relativi servizi venissero affidati a «personale italiano militare e civile e che cessi esercizio croato di esso» <130). Bastianini propose, inoltre, che il comando del Vi Corpo d'armata fosse autorizzato dal Comando Supremo ad «impiegare mezzi d'accordo con me e secondo necessità, senza far dipendere da altre Autorità lontane dalla Dalmazia e sprowiste dati di fatto locali, applicazione misure ritenute opportune Dalmazia per fronteggiare ad ogni momento la situazione» C131 l. Si trattava di una richiesta più che eccezionale: il suo accoglimento avrebbe non solo sottratto alle normali dipendenze un intero corpo d'armata, ma l'impiego degli uomini e dei mezzi non sarebbe più rientrato nel! 'esclusiva responsabilità e competenza del comandante militare concorrendovi - o imponendosi - la volontà del Governatore, autorità sia pure di rango elevatissimo, ma pur sempre estranea alla gerarchia militare. La proposta, invece, trovò l'immediato consenso del ministero degli affari esteri e Pietromarchi, trasmettendo al Comando Supremo il telegramma di .Bastianini, aggiunse che, di fronte «a una situazione estremamente delicata» (132> quale quella


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esposta dal Governatore della Dalmazia, il ministero «riconosce la piena fondatezza della richiesta [... ) e la raccomanda al favorevole accoglimento» (133l. Non si conoscono le reazioni del Comando Supremo, per altro intuibili: infatti la richiesta non ebbe seguito. Invece fu preso in considerazione il rafforzamento del dispositivo militare in Dalmazia.

LE INIZIATIVE DI BASTIANINl PER LA DIFESA DELLA DALMAZIA ITALIANA Il 9 agosto vennero riconsegnati i poteri civili alle autorità croate di Tenìn, ma a Dernis, a Gracac e nella stessa Tenìn come lungo la linea ferroviaria, rimasero i reparti italiani sia pure con compiti 'limitati a presidio' <134>. Tuttavia, questa soluzione, fu la premessa d'un più vasto piano per dare protezione lontana alla frontiera della Dalmazia: le truppe, dalla loro posizione d'attesa quasi passiva, sarebbero passate ad una fase più dinamica, ma era necessario informare Zagabria e convincere i croati delle nuove necessità. Su questa linea si mosse Ciano, e Casertano ricevette istruzioni di far presente al Governo croato l'opportunità, «come misura di carattere transitorio nell'ambito militare e di polizia di frontiera», della costituzione di «una linea di vigilanza più consona alle attuali emergenze» 0 35l . A sostegno di questa tesi, il rappresentante italiano doveva valorizzare il fatto che i recenti atti terroristici e di sabotaggio compiuti nel territorio del Governatorato erano comprovatamente «anche in funzione antitaliana e tali da costituire una minaccia per la sicurezza del· nostro territorio» <136l . Inoltre avrebbe dovuto sottolineare che «le azioni predette non sono prettamente comuniste, ma bensì di elementi cetnici serbi residui dell'esercito jugoslavo» <137l e che, ai confini del Governatorato, era stata accertata la presenza di forti concentramenti di insorti - «il governatore della Dalmazia segnala la presenza tra Knin e Dernis di una banda di circa IO 000 ribelli» 0 38) - . Di fronte a questa situazione era «evidente l'interesse del Governo italiano di preoccuparsi in solidarietà e in coincidenza di interessi» con il Governo di Zagabria, per assicurare «la più solida difesa della fascia costiera con l'occupazione delle posizioni antistanti alla esigua zona del nostro territorio» <139>. Copia delle istruzioni fu inviata per conoscenza al Comando Supremo ed a Bastianini. Il Governatore della Dalmazia, probabilmente nel timore che quesla iniziativa di Roma potesse arenarsi a Zagabria o, per un qualsiasi motivo, nell'ambito dello stesso Governo italiano, concordò con Pietromarchi un


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'appunto' che, Bastianini stesso durante una sua visita a Roma, consegnò a Mussolini. Partendo dalla comprovata esistenza «di una vera e propria guerriglia» (140), faceva rilevare che, se «per ora [,] i ribelli trovano conveniente nelle regioni limitrofe alla Dalmazia atteggiarsi a nostri amici [ ... ] è chiaro che il giorno che fossero cresciuti. di forza si riverserebbero anche contro di noi» 0 41>. Adombrata l'ipotesi che all'insorgere della rivolta non fossero estranei agenti stranieri, mise in evidenza« la necessità di portare la difesa al di là del nostro conline, organizzando una fascia difensiva che si estenda a tutto il litorale adriatico orientale in modo da assicurarlo contro ogni minaccia dall'interno e dall'esterno» <142>. L'appunto·concludeva con la proposta di «dare piena autorità e libertà di azione al Comando Militare della zona predetta» e di «aumentare la truppa di presidio in Dalmazia» 0 43>. Mussolini, due giorni dopo (13 agosto), impartiva al generale Ugo Cavallero <144>, capo di Stato Maggiore Generale la direttiva di: «a) occupare, da parte nostrè truppe, tutta la zona demilitarizzata [... ]; b) aumentare, in quanto necessario, le nostre forze attualmente dislocate in tale zona; e) allontanare, da detta zona, tutte le truppe croate; d) affidare tutti i poteri, limitatamente ~i territori croati, alle nostre autorità militari, pur permettendo alle autorità civili croate - se lo desiderano - di rimanere in posto; e) affidare al nostro personale militare la gestione della linea ferroviaria FiumeSpalato; j) rinviare, a quando la situazione sia tornata normale e possibilmente a guerra finita, la delimitazione dei confini con la Croazia e tutte le trattative inerenti ai confini stessi>> 0 45 >. L'azione di Bastianini, concordata con Pietromarchi, aveva ottenuto un risultato di gran lunga. superiore al previsto. Sul piano militare, da 'una linea di vigilanza più consona alle attuali emergenze' si era arrivati all'occupazione dell'intera zona demilitarizzata, anche con l'assunzione dei poteri civili . Su quello politico, venivano interrotte le trattative per i confini, e conseguentemente anche quelle - particolarmente insidiose - per l'autonomia di Spalato e di Cùrzola. Nello stesso giorno in cui il generale Cavallero riceveva le istruzioni, Casertano aveva inviato a Roma una relazione sul miglioramento dei rapporti italo-croati <146> anche a séguito di un messaggio che Mussolini aveva diretto a Pavelié, in risposta al telegramma augurale che il Poglavnik gli aveva indirizzato per.il compleanno. «Le significative parole del Duce hanno ricondotti i rapporti italo-croati all'atmosfera del maggio scorso» <147>, scriveva il ministro che, ora, vedeva la possibilità di realizzare una più intensa coll<,tborazione con gli ambienti croati sempre che avesse potuto lavorare tranquillamente. «Appare, quindi, a maggior ragione e diceva Casertano - inutile ed impolitico da parte italiana qualunque intervento periferico o arbitrario che contrasti con le direttive del Duce» c148l. Tornava quindi sul


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tema che più gli stava a cuore: «Ogni manifestazione nostra che possa esser interpretata a Zagabria come antipatia per gli ustascia, quali autori di violeQze o quali attori indiividuali e 'irregolari' della politica croata, non farà che urtare ed offendere la suscettibilità fanatica di questi governanti» 0 49). Ma il ministro italiano a Zagabria, nel momento in cui faceva partire questa relazione, non immaginava che, neppure ventiquattro ore dopo, avrebbe ricevuto un telegramma a firma di Mussolini con istruzioni ben diverse da quelle che si attendeva. Il Capo del Governo italiano gli riassumeva le direttive impartite al generale Cavallero e, in particolare, sulla questione dei poteri civili gli diceva: «È evidente che le nostre autorità militari, nella riorganizzazione della difesa, debbono procedere con la libertà necessaria e che perciò si ritiene che le autorità ~i vili croate_ lascino ai nostri Comandi piena libertà d'azione e di poteri» <150l. Invitava, inoltre, Casertano a far presente a Pavel_ié che <<provvedimenti tempestivi come quelli da noi chiesti allontaneranno qualunque minaccia. Ogni incertezza, ogni tergiversazione ed ogni mezza misura non farebbero invece che aggravare la situa- . zione, mettendoci poi in condizioni sempre più difficili per adeguatamente fronteggiarle. Nel lumeggiare così quanto Vi ho esposto dovete mettere in rilievo da una parte le necessità della guerra e dall'altra che non si tratta che di meglio coordinare e rafforzare le provvidenze già in atto» <151 ). I passi che Casertano doveva muovere erano tutt'altro che agevoli, specialmente perché queste istruzioni contrastavano con il recente messag~ gio di Mussolini a Pavelié, ed erano ben lontane dalla visione che il ministro stesso aveva del problema. Per di più, a suo avviso, vi era il rischio di veder vanificato un lavoro di mesi durante i quali egli aveva cercato di determinare una atmosfera più distesa con Zagabria; ed ora, la nuova iniziativa di Roma era stata presa proprio nel momento in cui era riuscito non solo a placare la suscettibilità del Governo croato per l'incidente dei poteri a Tenìn ma aveva anche ottenuto - cosa ben più importante sul piano politico una presa di posizione ufficiale da parte croata contro coloro che insinuavano colpe o connivenze italiane con i ribelli. Infatti, il colonnello Ante Sabljak, aiutante del Poglavnik, in un comunicato dal comando generale degli ustascia, aveva precisato che «si constata e si dichiara ufficialmente che dette voci ostili sono del tutto false e maligne» <152) . In concomitanza, il maresciallo Kvaternik,' con un proprio ordine del giorno all'esercito aveva minacciato d'arresto coloro che avessero tentato di «avvelenare» i rapporti fra la Croazia e l'Italia propalando voci: «a) che l'armata italiana aiuta i ribelli comunisti; b) che il dr. Pavelié si abbia venduto agli italiani; e) che Roosevelt manda miliardi di dollari in Italia per gli ebrei e così via» <153). Indubbiamente, era un successo di Casertano, che aveva opportunamente -sfruttato le circostanze del momento. Da un lato, Pavelié si stava


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rendendo conto di quanto fosse pericolosa per ìl proprio prestigio e, forse, per la sicurezza stessa della Croazia, l'azione incontrollata degli ustascia. D'altro lato, si era accentuato il conflitto fra esercito regolare e milizia ustascia, tanto da indurre l'incaricato d'affari tedesco a Zagabria, dottor Heribert Troll, ad informare espressamente lo stesso Ribbentrop, che «il risentimento contro gli ustascia fra i militari croati è molto acuto [... J. Il Poglavnik ora è stato costretto a rendere conto di questa situazione intollerabile» 0 54>. Infatti, il giorno prima, 9 agosto, Pavelié sotto la pressione degli avvenimenti aveva emanato una ordinanza con cui esonerava dagli incarichi tutti i gerarchi del movimento; sospendeva le attività delle organizzazioni ustascia; proibiva qualsiasi iniziativa alle «formazioni organizzate come forze armate ausiliarie, le cosidette Divilji Ustasce [recte: Divlji Ustase] (Ustascia irregolari)» <155>. Ma si trattò di un provvedimento che, se allarmò localmente la pubblica opinione, mancò quasi completamente lo scopo, come già era avvenuto con la precedente disposizione di fine giugno. Gli ustascia, specie ·gli irregolari, praticamente ignorarono l'ordine. Il 16 agosto, Casertano, in base alle istruzioni ricevute da Mussolini, rappresentò a Pavelié l'esigenza manifestata dal Governo italiano di procedere all'occupazione della zona demilitarizzata. Immediato fu lo scalpore nei circoli governativi. Lo stesso Pavelié rimase profondamente colpito, ritenendo ben grave la richiesta di allontanare le truppe croate dalla zona demilitarizzata e, più ancora, quella dì cedere, anche se parzialmente, i poteri civili. Egli temeva che le ripercussioni nell'opìnìone pubblica potessero coinvolgere la sua stessa posizione dì Capo dello Stato, ed era convinto che i rivoltosi serbi avrebbero colto l'occasione per intensificare la guerriglia, perché la loro «manifesta aspirazione è ormai quella dì vedere allontanati ì croati e gli ustascia dal campo della lotta e sostituiti da truppe italiane e tedesche» 0 56>. Pavelìé, tramite Casertano, pregò «il Duce di evitare la cessione dei poteri civili ed il totale allontanamento delle t ruppe» (157>; convocò ìl Consiglio dei ministri; chiese, trovando accoglienza, al ministro di Germania a Zagabria, Kasche, l'intervento di Berlino <158>. Rìbbentrop riassunse la situazione ìn un promemoria che sottopose al Ftihrer, e dopo l'esame da parte dì Hitler, a margine del documento venne apposta la seguente annotazione: «Riguardo a queslo [le richieste dell'Italia - n.d.a.] il Fi.ihrer ha detto che glì italiani sono divenuti matti. Egli ha completamente approvato ìl telegramma del ministro» 0 59>. Sì trattava del telegramma, con cui Ribbentrop, dopo aver ricordato a Kasche che la Germania non aveva alcun interesse ad intervenire nella questione, lo invitava a non «perdere mai dì vista ìl fatto che l'alfa e l'omega della nostra politica [tedesca - n.d.a.] nell'intera area del Mediterraneo è la preservazione della


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nostra cordiale alleanza con l'Italia e che al paragone la questione croata può avere-per noi solo una minima importanza» 0 60l. Pertanto, il diplomatico tedesco doveva lasciar cadere qualsiasi richiesta dei croati, consigliando il Governo di Zagabria di cercare un accordo amichevole con Roma, poiché <<Un diretto approccio croato con il Duce determinerà certamente un ulteriore chiarimento delle intenzioni italiane e una diminuzione dell'improvvisa eccitazione croata» C161 l. Pavelié ricorse anche al capo della missione del Partito fascista a Zagabria, Eugenio Coselschi, il quale, riferendo a Mussolini su due colloqui avuti con il Poglavnik, pose in rilievo le «condizioni di evidente e grave abbattimento» <162) in cui si trovava il Capo dello Stato croato, e la «profonda impressione» che si era diffusa negli ambienti del Governo, al punto che, per un momento, il ministro per gli affari esteri, Lorkovié, era appa,rso deciso ad inviare una nota di protesta a Roma. Per Pavelié quelle giornate dovettero essere di estrema tensione, impegnato, quasi in permanenza, nelle riunioni del Consiglio dei ministri, fra discussioni e contrasti dove, sulla corrente italofila, pesavano le richieste italiane, e su quella filogermanica, il mancato sostegno di Berlino. Non ricevendo alcun appoggio dai tedeschi, per Pavelié divenne impossibile sottrarsi alle richieste dell'Italia, ed allora cercò di renderle meno gravose. Per lui, soprattutto, era importante trovare una formula tale da far apparire che lo Stato indipendente di Croazia non accettava alcuna posizione subalterna nei confronti di Roma, salvando il prestigio del Governo di fronte alla pubblica opinione.

L'ACCORDO 1TALO-CROATO PER IL PRESIDIO DELLA ZONA DEMILITARIZZATA Il 19 agosto, Casertano comunicò a Roma che Zagabria riteneva di poter accettare le richieste del Governo italiano attraverso una «formula [di] collaborazione» <163>. li ministro italiano, nel caldeggiare questa soluzione delle trattative riferiva che, «alla presenza Maresciallo K vaternik, Ministro Affari Esteri e Interni», il Poglavnik, consegnandogli il testo di un telegramma per Mussolini, gli aveva «nuovamente illustrato i motivi orgoglio militare, prestigio nazionale e ordine interno che lo inducono a proporre collaborazione croata» <164), e Pavelié, nel telegramma, ribadiva ancora u~a volta questo concetto. «Mi rendo conto pienamente e il mio governo se ne rende ugualmente del dovere di alleato che deriva allo Stato indipendente croato di adoprarsi con tutti i suoi mezzi a coadiuvare l'Italia a fronteggiare


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·ogni éolpo di sorpresa che possa venire dal mare e ogni minaccia di ribellione» 0 65>. Sùlla questione dei poteri, che per il Governo croato era più delicata della stessa occup~zione territoriale, il Poglavnik propose: «Per meglio concretare collaborazione delle autorità civili, e per evitare nel medesimo tempo gravi disturbi nel funzionamento regolare dell'amministrazione, nell'ordine economico e fiscale, negli approvvigionamenti della popolazione e delle truppe e in tutti i servizi che richiedono conoscenza di leggi, della lingua e della gente, nominerei un Commissario Generale Amministrativo per territorio che appartiene alla Croazia. Detto commissario, che sarà agli ordini del Generale d'Armata nella sua qualità di Comandante militare, nell'interesse comune dei due paesi in detta zona, avrà sede presso Comando stesso e dipenderanno da Lui le autorità civili croate che rimarranno ai loro posti per lo svolgimento dei compiti' di ordinaria amministrazione e di ordine pubblico» 0 66>. Era una soluzione prospettata con indubbia abilità, mà ambigua - quasi come la formula delle 'truppe stazionanti' - ed avrebbe determinato intralci e difficoltà: le autorità croate locali, infatti, sarebbero passate solo nominalmente alle dipendenze dei comandi italiani, poiché, in pratica, avrebbero conservato ·i poteri, specie quelli dell'ordine pubblico, ed attraverso il nuovo organo amministrativo, restavano.alle dipendenze di Zagabria ricevendo istruzioni e direttive dal Governo croato. Al posto dello sgombero dalla zona demilitarizzata dei soldati croati - circa venti battaglioni C167J - Pavelié propose che i reparti passassero alle dipendenze dei comandi italiani perché, «anche le truppe, che siamo pronti a mettere a disposizione della vostra Armata, saranno fiere di cooperare per stroncare i residui dei ,nostri nemici. Le nostre truppe, che si t~ovano già in quella zona, sono già addestrate per quel terreno e hanno finora, particolarmente nell'Erzegovina, risolto il compito affidato a loro in maniera soddisfacente, e sono sicuro che il Comando italiano impiegandole alle sue dipendenze, sarà contento di loro da ogni punto di vista» <168>. Pieno l'accordo sull'assunzione da parte italiana della gestione e dell'esercizio della linea ferroviaria Fiume-Spalato. Mussolini accettò integralmente le controproposte di Pavelié, e gli fece pervenire un telegramma ringraziandolo «per la piena comprensione che Voi ed il Vostro Governo avete dimostrato delle esigenze che mi hanno indotto a presentarvi la richiesta di eccezionali misure nel comune interesse della Croazia e dell'Italia[ ... ]. Vi confermo che si tratta di misure assolutamente eccezionali in relazione alla condotta della guerra» (169>. Negli ambienti di Zagabria, in i.In primo momento, le soluzioni adottate furono conosciute in modo impreciso; si riteneva che vi fossero state pressioni da parte di Berlino, e che «la questione con le Potenze dell'Asse»


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fosse stata «vittoriosamente risolta per la Croazia in quanto l'Italia e la . Germania desistevano dalla richiesta di assunzione dei poteri civili che sarebbero integralmente rimasti in mano alle autorità croate, ma si accontentavano di una formale promessa di cambiamento di indirizzo della politica croata» <170>. Forte dovette essere la delusione leggendo il comunicato ufficiale sui nuovi accordi, emanato dal Poglavnik il 23 agosto. Premettendo che il Governo italiano aveva considerato «assolutamente necessario un rafforzamento sensibile della linea litoranea da Fiume fino al Montenegro» <171 l, dìchiarava che quello croato era «lieto di poter da parte sua apportare tutto ciò che possa essere di qualche vantaggio in guerra al problema della difesa degli interessi dello Stato indipendente di Croazia e dell'alleato Regno d'Italia» C172l. Seguiva l'elencazione ·dei singoli provvedimenti ai quali, però, Pavelié aveva premesso un significativo 'pertanto ho disposto', che faceva apparire le singole disposizioni come un'autonoma decisione di Zagabria. In fine, il comunicato precisava «che le citate misure sono state prese provvisoriamente, fino a tanto che dura la necessità della sicurezza militare e del comune interesse» e rivolgeva alla popolazione detla zona demilitarizzata l'invito di «venire incontro con pari e sincero amore agli organi croati e alle autorità militari italiane» 0 73l. Negli ambienti croati le reazioni al comunicato furono le più disparate. I gruppi antitaliani escludevano che i provvedimenti fossero stati presi per motivi di sicurezza militare, sostenendo che Roma intendeva «approfittare dei torbidi in Croazia per estendere il proprio dominio in Adriatico e rendere con ciò possibile ai loro nuovi amici serbi (cetnici) una via di scampo a quell'inevitabile fine che giustamente i croati avrebbero loro fra breve inflitto» 0 74>; logica, quindi, la diffusa illazione che i distretti di Dernis, di Tenìn, di Gracac, di Ogulin, di Karlovac sarebbero passati sotto la sovranità italiana C1 75l. Nei circoli governativi, invece, un senso di sollievo, con quasi unanimi consensi; le misure venivano considerate obiettivamente necessarie; prive di occulte intenzioni annessionistiche poiché, se l'Italia «avesse avuto intenzioni espansionistiche, le avrebbe attuate prima, quando cioè le truppe tenevano nelle loro mani 1~ metà della Croazia» <176l. Insoddisfatti i ribelli della Zermagna e delle zone intorno a Tenìn. Essi persistevano nel ritenere impossibile una convivenza con i croati «dopo i sanguinosi fatti avvenuti negli ultimi t'empi» C177l e temevano, «come era già avvenuto, due mesi fa, l'abbandono da parte nostra [italiana - n.d.a.J dei territori dopo che tutti ormai si erano cullati nell'idea dell'annessione di quelle terre all'Italia[ ... ] chiesta da 100000 serbi firmatari del noto memoriale diretto al Duce» (178>. Sospettavano che «particolari accordi tra la Germania e l'Italia dividessero il territorio da occupare tra i due Stati, con la conseguente scissione delle popolazioni che sono etnicamente eguali per


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razza e religione» <179>. Sul piano contingente lamentavano che non era stata prevista «la possibilità che loro rappresentanti [-. -l vengano chiamati a partecipare alle; amministrazioni civili» e «di 11011 veder riammessi nelle varie amministrazioni statali, parastatali, civili, quanti erano stati allontanati o esonerati perché ortodossi)) (1 80>. Ma, più che all'atteggiamento dei ribelli, in quei giorni l'attenzion'e dei comandi italiani era rivolta alle possibili reazioni degli ustascja. Il recente esonero dei 'gerarchi' dagli incarichi aveva avuto in genere scarsi riflessi pratici, benché fosse stato fucilato jl fiduciario di Dolnja Stuba «per aver mancato al giuramento ustà.scia e per aver abusato dell'autorità conferita (violenza carnale su minorenne)» <181>. Tanto meno i singoli reparti, specie gli 'irregolari', sembravano disposti a desistere dalle loro imprese e varie fonti segnalavano che erano intenzionati ad «accettare la lotta contro le truppe italiane» <182) _ Si diceva che nella zona di Sìgno avessero «indotto i frati francescani a recarsi nei villaggi limitrofi per svolgere propaganda fra i con" <lini» <183J. Ad Almissa si parlava di un loro concentramento con distribuzione di armi alla popolazione croata <184>. Altre armi sarebbero state sbarcate sull'isola della Brazza 0 85>. Da Ragusa giungeva notizia dell'arrivo di · circa cinquecento ustascia, ìn divisa da domobranci per sfuggire al controllo italiano (l86), e sì confermava che al gran zupan9 era pervenuto l'ordine di opporsi alla rioccupazione della città «con qualunque mezzo» <187J, mentre dalla sede della locale Banca nazionale croata venivano trasferiti a Sarajevo «il deposito aureo e tutti i documenti della federazione ustascia». «NelÌe riunioni tenute dagli ustascia nella notte del 17 e nella sera del 19 è stato studiato un piano di resistenza ad oltranza per il caso di occupazione italiana» 0 88l. Meno complesse le prospettive con l'esercito croato. Il maresciallo Kvaternik, con un ordine del giori:10, aveva invitato comandanti e truppa a comportarsi «correttamente cogli ufficiali e le persone militari italiane» 0 89>ed a non svolgere propaganda contraria all'Italia. Non accennò, invece, alla dipendenza dei venti battaglioni dalla 2a Armata. Forse fu un'omissione voluta per non provocare malumori in un ambiente già depresso da alcuni recenti rovesci subiti ad opera deì ribelli. Pesante quello dì pochi giorni prima a Mazin, una località a non più di venti chilometri da Gracac. Da questo centro, nelle prime ore del I 8 agosto, si erano mossi, al comando del generale Lukié, un battaglione di fanteria, due squadroni dì cavalleria, una batteria d'accompagnamento ed i servizi. Contemporaneamente da Lovinac partì va un'altra colonna di circa seicento uomini. Una t~rza, da Udbina, dirigeva verso Lapac per chiudere àì ribelli la vìa d'un eventuale ripiegamento ci 90)_ A sera, le due colonne, di Gracac e di Lovinac, dopo una preventiva azione di fuoco, erano entrate a Bruvno, senza incontrare resistenza, ed il mattino successivo occuparono Mazin ad una decina di chilometri più a nord-est. Ritenendo che gli insorti fossero


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ormai in ripiegamento, proseguirono l'avanzata. Superata una stretta e mentre· i reparti si inoltravano nella valle <191>, si erano presentati alcuni parlamentari dei ribelli; offrivano la resa, a condizione d'aver salva la vita. Il comando croato accettò. Concordate le modalità, i parlamentari si allontanarono per riferire, mentre le truppe croate, senza troppe precauzioni sostavano ammassate. Un improvviso fuoco di armi automatiche e di fucileria si abbattè sui domobranci. Subentrò il panico. I reparti ripiegarono in disordine: sul terreno centosessanta morti, fra cui quattordici ufficiali. Uno squadrone di cavalleria cercò di fermare i ribelli ormai lanciati all'inseguimento ma ·venne distrutto: settanta cavalleggeri uccisi, fra cui il comandante, venti i feriti, una decina i superstiti <192>. Anche la colonna partita da Udbina era caduta in un' imboscata: altri duecento morti <193>. La disfatta era grave, ma ben più grave il bottino dei ribelli: otto mitragliatrici, cinquecento fucili, casse di munizioni e materiale vario <194>. Lo scontro, cruentissimo, tuttavia non si trasformò in carneficina. I ribelli, comandati da Pajo Omcikus <19 5>, raccolsero i croati feriti e li portarono a Srb invitando il comando italiano sia a controllare il modo con cui erano trattati sia a trasferire i più gravi ali' ospedale di Gracac; praticamente, li rimisero in lib_ertà. Questa operazione, che da sola costò più di quattrocento morti, senza contare i feriti ed i dispersi, molto probabilmente era stata sollecitata da Pavelié poiché, dovendo dare una risposta alle richieste italiane 0 96>, un successo militare gli avrebbe consentito di trattare con maggiore autorevolezza. Altrettanto negativa fu una quasi contemporanea operazione in Bosnia che, fra l'altro, aveva l'obiettivo di riprendere «ad ogni costo» Dervar 0 97>. Benché il maresciallo Kvaternik ne giudicasse soddisfacente l'inizio, l'azione venne improvvisamente sospesa. Le località di Kulen Vakuf, di Bosanski Petrovac, di Dervar restarono in mano agli insorti. A Jajce, un battaglione di domobranci, con una batteria d'accompagnamento, rimase circondato <198). Il capo della missione militare italiana a Zagabria, generale Oxilia, riferendo sulle sensibili perdite subite dai croati aggiungeva che «nel complesso in Bosnia, malgrado l'ottimismo dello Stato Maggiore croato ed i comunicati ufficiali del Governo che parlano di successi riportati dalle truppe croate, la situazione è da considerarsi ancora seria» <199l. lnoltr.e segnalava che i tedeschi stavano incontrando gravi difficoltà con la insurrezione in Serbia dove i ri belJi, valutati sui settemila uomini, erano giunti a pochi chilometri dalla stessa Belgrado. Il generale Oxilia, considerata l'estensione e la gravità del fenomeno insurrezionale, prospettava l'ipotesi d'un nuovo e più intenso impegno da parte dell'Italia. «A mio modo di vedere sarebbe piuttosto da augurarsi che gli affari in Serbia si complicassero, in modo che i tedeschi venissero nell'ordine di idee di sgomberare tutta la Croazia per rafforzare la Serbia e di logica conseguenza lasciare all'Italia


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l'occupazione di tutta la Croazia» <200>. Quasi certamente queste considerazioni riecheggiavano gli orientamenti di alcuni ambienti di Zagabria che, in un intervento italiano e nell'allontanamento delle truppe tedesche, vedevano le premesse per un minimo di sicurezza al loro paese. Ma, indipendentemente dalla nuova problematica esposta dal generale Oxilia, sembrava che a Zagabria stesse maturando una valutazione più obiettiva circa la linea di condotta da seguire nei confronti dei ribelli. Si cominciava ad ammettere che la ribellione aveva trovato concreti motivi nella sanguinosa persecuzione degli ustascia e che, qualificando indiscriminatamente i ribelli come comunisti, si valorizzava questo movimento al di là della sua reale importanza. D'altro lato, gl'insuccessi militari consigliavano, ormai, la ricerca di metodi diversi da una soluzione di forza. Circolavano voci di contatti del Governo croato con un <<influente capo serbo» c201>al quale sarebbero state offerte garanzie sé gl'insorti avessero abbandonato le armi e fossero rientrati nei loro paesi. Il generale Monticelli, nel registrare le informazioni avute dal vice-prefetto di Tenìn, dottor Sincié, osservava, però, che questi non gli aveva dato «alcuna notizia positiva sulle decisioni del Governo [croato - n.d.a.] per risolvere la critica situazione in attm> <202>. Ma qualcosa, sia pure confusamente, stava cambiando. Il comandante del reggimento croato di stanza a Tenin, infatti, chiese improvvisamente al generale Monticelli l'autorizzazione di affiggere, secondo ordini che avrebbe ricevuto del proprio comando di divisione, un manifesto con cui gl'insorti venivano invitati a consegnare le armi ed a tornare alle case, promettendo loro salva la vita e gli averi. Non sarebbero stati sottoposti a rappresaglie o vendette; garantita la parità dei credi religiosi e, soprattutto, «nello Stato croato non vi saranno altre autorità all'infuori di quelle civili e militari regolarmente costituite» c203>. Il comandante della 'Sassari' fece osservare che un simile manifesto, investendo la stessa politica del Governo di Zagabria, per avere credibilità ed autorevolezza tali da convincere i ribelli, avrebbe dovuto, per lo meno, portare la firma del Poglavnik c204>. Nata senza una base concreta, l'iniziativa cadde nel nulla. Forse aveva avuto soltanto lo scopo di prevenire o intralciare le intese che i comandi italiani - proprio nella zona di Tenìn - stavano cercando di avviare con i rivoltosi.

IL PRESIDIO DELLA ZONA DEMILITARIZZATA E LE INTESE CON I RIBELLI La 2a Armata ancor prima del comunicato di Pavelié aveva iniziato la rioccupazione della zona demilitarizzata. Nelle località più vicine alla frontiera con la Dalmazia non incontrò difficoltà né opposizioni, ma una varietà


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di reazioni da parte delle autorità croate. In successione, avanzando verso l'interno, avrebbe dovuto impegnarsi in un ciclo di operazioni militari per entrare a Bosansko Grahovo e quindi a Dervar. Una delle prime località rioccupate (15 agosto) fu Imoschi dove, successivamente alla partenza - primi di luglio - dei reparti italiani, circa duecento ortodossi erano stati arrestati e sottoposti a maltrattamenti per aver fraternizzato. Ora il soldato italiano si sentiva circondato dal comprensibile timore dei serbi e dall'acuta ostilità degli ustascia, tanto che il capitano distrettuale ritenne opportuno far affiggere un manifesto per avvertire che le truppe italiane tornavano ad !moschi «col pieno consenso del Poglavnik e delle autorità croate» <205l. A Signo, gli ustascia sembravano decisi ad attaccare la caserma dove erano accantonati i reparti italiani ma «sono stati dissuasi dal padre francescano Krstié che avrebbe loro ripetutamente prospettato i gravi danni che ne verrebbero per la Croazia da tale azione» <206l. Il 19 agosto, reparti dell'esercito, partendo da Zara, via mare, con il rimorchiatore Lilibeo ed il motopeschereccio B 439, rioccuparono la località di Puntadura <207l. Fra la sorpresa del comando croato - «che non era stato preavvisato» venne rioccupata Livno. Le autorità civili apparivano sospettose; la popolazione, specialmente la maggioranza ortodossa, si mostrava soddisfatta, però, nessuno osava «avvicinare i militari italiani nel timore di rappresaglie in un avvenire piu o meno lontano» <209>. Ma, anche il comandç, italiano rimase sorpreso trovando a Livno una ventina fra ingegneri e tecnìci tedeschi impegnati nello sfruttamento della miniera di carbone, della cava di bauxite, e nella costruzione di un tronco ferroviario <210l. Più a sud, una colonna al comando del console generale della M.V.S.N., Lusana, era riuscita a rompere il cerchio degli insorti intorno a Bileéa (una cinquantina d1 km a nord-est di Ragusa) salvando circa cinquecento domobranci, altrettanti fra ustascia e borghesi armati, ed oltre quattromila civili, ormai «al limite della resistenza» <21 1). Per questa azione il maresciallo Kvaternik senti il dovere d'inviare una lettera al capo della missione militare italiana a Zagabria pregandolo di ringraziare a suo nome il comandante della 2• Armata «pe'. l'aiuto, esempio di vera amicizia ed alleanza, che hanno prestato le RR. Truppe italiane alle nostre unità, quando si trovavano in pericolo presso Bileéa» <212). <208) -

I comandi militari italiani, intanto, stavano verificando l'orientamento dei ribelli in relazione a sempre più attive manifestazioni d'una presenza comunista. Pbco lontano da Signo, il 14 agosto, vi era stato uno scontro fra una formazione mista - camicie nere, domobranci, ustascia - ed una banda di circa duecenlo sovversivi «provenienti in massima parte da Spalato e Salona tutti di religione cattolica e comunisti entusiasti» <213l. Fra gl'ìnsorti di


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Bosansko Grahovo sì andavano delineando due correntì: la più forte, guìdata dal pope Mile Aresìna, nettamente anticroata, propensa a chiedere «che queste terre sìano occupate dall'Italìa» (214>, l'altra, meno consìstente ma attiva, a tendenza comunisteggiante, capeggiata da due maestre, una ortodossa, Bosa Zìvkovié, e l'altra cattolica di nome Jelìca (Elena), che intendevano opporsi agli italiani (215>. Sì venne anche ~ sapere che il capo comunista Vincenzo Buljan «avrebbe inviato una lettera aì capì del movimento serbo della Bosnia e dell'Erzegovina con la quale offriva il concorso dei suoi uomìnì (circa I 000 bene armati) per conquistare Signo» (216>. I serbi avrebbero risposto negativamente non intendendo in alcun modo confondere il loro movìmento con quello comunìsta (217>. II capo deì ribelJi di Bìskuplja (sud-est di Tenìn) era stato invitato ad un colloquio da un esponente comunista della zona del Promina, che gli propose di unificare le forze e marciare su Tenin oppure di «insegnare ai comunisti la strada e l'ora più sicura [... ]; premio: ventimila dinari» (21 8). Da queste ed altre informazioni, le autorità italiane ebbero un quadro della dislocazione deì comunisti. Intorno alla frontiera della Dalmazìa esistevano tre gruppi: due o trecento uomìni sul monte Promina che costìtuìvano la 'Zora I'; altri dì pari forze nella Lìka, la 'Zora II'; infine una banda dì non ben precìsata consìstenza a Dernis, la 'Zora III' <219 >. Numerìcamente, dì fronte alle migliaia di ortodossì ìn armì, non avevano ancora peso, ma appariva.no più organizzatì, e soprattutto decisi a combatlere gli ìtaliani. Il movimento comunist,a, dopo lo sbandamento registrato fra il colpo dì Stato di Belgrado e le operazioni militarì dell'aprile, sì stava riprendendo. Il Consiglio del partìto, in una riunione tenuta all'inizìo dì maggio, aveva sottoposto ad autocritica le manchevolezze di quei momenti . «La prima e la pìù grande debolezza dì certe organìzzazioni del partito come di singoli membrì è consìstita nel fatto che non hanno saputo applicare le direttive del partito con criterio organico»; «al momento in .c ui il nemico penetrava nelle linee, hanno dato segni di smarrimento, né hanno saputo orìentarsi»; «delle volte si è verificato il panico>> (220>. Dopo l'analisi delle carenze, le direttive: «adattarsi alle nuove condizionì e ricercare nuovi metodi di lavoro e nuovi metodi per fare la propaganda e per agìtare [imperfetta traduzione del testo - 11.d.a.] » <221 >. I mìlitantÈ dovevano soprattutto dimostrare capacità di 'cospirare', in quanto «la questione della cospirazione presenta un grandìssimo interesse per ìl nostro partito e per la conservazione delle masse organiuate e del partito» <222>. Nello stesso tempo andava sviluppata la rete organizzativa, raccogliendo i migliori e provvedendo ad «eliminare tutti quelli che negli ultimi avvenimenti si sono dimostrati o stanno dimostrandosi come lilubanti e poco sicuri» <223>. Alle organizzazioni del partìto, venne affidato ilcompito di «consacrare tutta la loro attenzione


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al lato tecnico» in quanto «sono inutili tutte le direttive e tutte le istruzioni se è deficiente la tecnica che dovrebbe assicurare il recapito a destinazione [traduzione non felice, probabilmente 'la riuscita' - n.d.a.]» <224>. Queste strutture, potenziate e perfezionate nei mesi successivi, furono rese più adeguate alle finalità indicate, sin dai primi momenti, dal Consiglio. «Al Partito Comunista incombe il grande ed improrogabile compito di organizzare vaste masse di operai e di contadini nella lotta per la effettiva indipendenza del popolo croato, contro tutti gli usurpatori ed occupatori e per la fratellanza dei popoli; dirigendo la lotta del popolo croato contro gli occupatori e loro lacchè, i comunisti croati devono diventare il legame che unirà la lotta del popolo croato con quello delle altre nazionalità asservite jugoslave per la loro liberazione» <225>. Eventi successivi, determinati anche da fattori esterni, avrebbero dimostrato l'efficacia di questi principi. Il 26 agosto, a Zagabria, con la partecipazione del generale Ambrosio, ebbe luogo una riunione italo-croata per definire l'esecutività delle intese Mussolini-Pavelié e le motlalità per l'amministrazione del territorio demilitarizzato <226>. Il comandante della 2a Armata avrebbe assunto i poteri militari dalle ore zero del 1° settembre e quelli civili dal 7 settembre. Le autorità civili croate restavano nelle loro sedi, facendo però capo al commissario generale amministrativo, dottor Ante Karcié, posto alle immediate dipendenze del generale Ambrosio . Per il controllo dell'ordine pubblico, in difformità dalle proposte di Pavelié, le autorità croate non avrebbero esercitato «alcuna funzione direttiva che è invece esclusiva competenza dei comandi militari italiani» <227>, pur prestando la.loro collaborazione. Per gli altri settori dell'amministrazione civile, i vari problemi, anche quelli con i comandi italiani, sarebbero stati trattati dalle autorità locali attraverso il commissario gener~le e la 2• Armata. Quelli che, sia pure indirettamente, interessavano l'ordine pubblico oppure questioni di carattere militare, sarebbero stati sottoposti dal dottor Karcié al generale Ambrosia <228>. Nel settore della giustizia si conservò il più possibile la competenza della magistratura croata riservando al tribunale di guerra della 2• Armata soltanto la conoscenza di quei reati che, commessi da croati, avessero attinenza con aspetti militari o di ordine pubblico <229>. Si trattava, nell'insieme, di soluzioni di compromesso fra la ricerca d'un controllo dei poteri civili da parte dei comandi italiani e la persistenza delle competenze delle autorità croate. Chiara e lineare, invece, la decisione circa le formazioni militari paveliciane. «Entro il 5 settembre p. v. tutti gli ustasci dovranno lasciare la zona demilitarizzata» <230l. Pavelié su tale problema, estremamente delicato per la sua posizione di Poglavnik, probabilmente ebbe dei colloqui anche con il vice-prefetto di Tenìn, David Sincié, una delle autorità periferiche più a


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contatto con i comandi italiani ed in una zona particolarmente sensibile. Il Sincié - secondo quanto riferì al generale Monticelli - avrebbe esposto a Pavelié «non solo i fatti inerenti alla fuga delle autorità [croate da Tenìn n.d.a.] ma anche tutta la serie di misfatti commessi dagli ustascia contro la popolazione ortodossa» <231 ) caldeggiando «l'epurazione dei dirigenti civili. ed ustascia nei territori dove sono stazionanti le truppe italiane» (232>. La decisione fu più drastica: le formazioni ustascia ricevettero l'ordine di sgomberarè da tutto il territorio demilitarizzato. Per ragioni d'opportunità politica, da parte italiana, si accettò che nei territori rioccupati, restassero le formazioni giovanili ed i delegati politici del movimento, anche se la soluzione non dovette garbare molto al generale Amorosio che, nelle istruzioni riservate ai comandi dipendenti, avrebbe disposto: «La loro attività deve essere controllata» (233)_ I reparti croati, di stanza nelle zone rioccupate, passarono alle dipendenze della 2 3 Armata sia per l'impiego sia per l'addestramento, la disciplina, l'accasermamento <234l. II 1° settembre il generale Ambrosio, assumendo ìl comando delle unità domobrance, indirizzò loro un ordine del giorno, «sicuro che il comune lavoro sarà proficuo di ottimi risultati, perché ho la certezza che tutti faranno magnificamente il proprio dovere» <235>. Le implicazioni del passaggio di questi reparti croati alle dipendenze dei comandi italiani, andavano ben oltre all'importanza di un loro eventuale impiego operativo, date le divergenze in atto fra esponenti politici e capi militari croati. I primi giudicavano «severamente lo stesso Pavelié, accusandolo di debolezza per non aver provveduto in tempo a dare all'esercito una salda organizzazione, appoggiandosi all'Italia, tanto più che la collaborazione militare con l'Italia era chiaramente prevista dai Trattati firmati a Roma il 18 maggio» <236>. I secondi, invece, ritenevano «un errore della politica di Pavelié il non aver voluto affidare pienamente a1Ia Germania l'organizzazione dell'esercito croato» <237>. Il contrasto investiva le stesse linee fondamentali della politica di Zagabria, e Casertano nel segnalarlo aggiungeva: «è da prevedere che l'ultima resistenza di questi elementi [fautori della Germania - n.d.a.] si manifesterà con riluttanze e rinvii, nonché con attriti che potranno sorgere fra reparti croati e comandi italiani nella zona demilitarizzata» <238>. Formalmente si trattava di un successo della corrente filoitaliana ma, praticamente, accresceva le difficoltà della 2• Armata. Comunque, le decisioni prese nel convegno di Zagabria, anche se importanti, non furono risolutive agli effetti di una normalizzazione-della vita nei territori demilitarizzati dove, in larghe zone, erano i ribelli a dettare legge. Si trattava ,di situazioni che, a seconda delle località, potevano essere affrontate o con le armi o con accordi oppure in tutti e due i modi contemporaneamente. Tenendo conto che gli insorti della Lika e della Zermagna


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avevano più volte sollecitato l;intervento dell'esercito italiano; che, reiteratamente, si erano dimostrati favorevoli ad una annessione all'Italia; che, in genere, avevano evitato lo scontro; che erano apparsi disponibili ad un colloquio, venne tentata la via dell'intesa. I primi contatti da parte.dei comandi italiani ebbero inizio sin dal giorno precedente la riunione italo-croata di Zagabria <239). Non si hanno elementi per accertare se questa iniziativa fosse stata autorizzata dal Comando Supremo, se Casertano o la missione militare italiana a Zagabria ne fossero stati informati, oppure se sia stata approvata dal ministero degli affari esteri a Roma. Molto probabilmente si trattò d'una decisione degli stessi comandi della 2 3 Armata, dettata da valutazioni d'opportunità contingente, con lo scopo di evitare, in quanto possibile, spargimenti di sangue. Pensata e voluta in termini di squisita utilità tattica, la trattativa - invece - avrebbe assunto aspetti politici. Il 25 agosto, il comandante della 'Sassari', con il generale Ettore De Blasio, capo di Stato Maggiore della 2a Armata ed il colonnello Umberto Salvatores, incontrarono ad Otrié i delegati degli insorti, Stevan Reèeno- · vié, Milan Tankosié e Velko Budimir <240>. Il colloquio dovette essere alquanto complesso perché il comunicato di Pavelié sugli accordi con l'Italia, pur aprendo interessanti prospettive, suscitava perplessità fra i serbi, sia per la permanenza nei territori demilitarizzati delle truppe e delle autorità civili croate sia per la preannunciata provvisorietà della rioccupazione italiana che presupponeva, ad un dato momento, la restituzione dei poteri ai croati <241 >. I delegati serbi manifestarono una concorde opposizione nei confronti del Governo croato, «dopo che questo aveva decretato l'annientamento dei serbi viventi nei territori del litorale dalmata» <242>; chiedevano garanzie all'Italia perché «tali deprecabili e terribili persecuzioni non si ripetessero anche quando l'Italia avrebbe riconsegnato i territori occupati» <243l; esigevano la reintegrazione. dei serbi nei posti dai quali erano stati estromessi. Rassicurati che le autorità civili croate sarebbero state controllate dai comandi italiani, si dichiararono disposti a desistere dalla lotta armata, e presero impegno di collaborare per la pacificazione, manifestando la viva aspirazione di essere anness-i all'Italia <244>, poiché «l'idea auspicata è chiesta da 100 000 serbi firmatari del noto memoriale diretto al Duce» <245>. Si concordò, inoltre, che le ulteriori trattative sarebbero state condotte, in rappresentanza dei ribelli, dal dottor Niko Novakovié il quale, quattro giorni dopo, il 29 agosto, si incontrava a Chistagne con il generale De Blasio <246l. Questi gli anticipò i termini del proclama e del bando che il comandante della 2" Armata stava predisponendo. Il Novakovié «si pronunciò favorevolmente, riservando cli dare la risposta definitiva, dopo aver interpellato gli esponenti dei ribelli» <247>. Il 1° settembre l'accordo era concluso. Sul diario storico della 'Sassari' veniva annotato: «Si sono riuniti oggi a

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Pàgene i principali capi paese della Lika, della Val Zermagna e di Pàgene [... ] erano assenti i capi di Golubié, Strmica e Bos. Grahovo)) <248). I presenti accettavano di por fine alla lotta armata nei territori controllati dall'esercito italiano; di non usare le armi; d'impedire infiltrazioni comuniste. Il patto, per l'esercito italiano, venne sottoscritto dal generale De Blasio <249). La notizia dell'accordo si diffuse rapidamente anche fra gli insorti della Bosnia e dell'Erzegovina. L'8 settembre, un ufficiale del comando del VI Corpo d'armata s'incontrava con i capi rivoltosi della zona di Fojnica (ad una trentina di km da Sarajevo) <250). «Essi hanno fatto dichiarazioni identiche a quelle dei capi rivoltosi della Lika (...] . Hanno assicurato che consegneranno le armi, con cerimonia militare, non appena la zona sarà definitivamente occupata dalle truppe italiane. Essi offrono anzi, incondizionatamente, la loro attività alle dipendenze del nostro comando» (251>. Tre giorni prima, il console generale della M. V.S. N., Lusana, aveva avuto un incontro con gli esponenti serbi di quindici villaggi del distretto di Bileéa e con i notabili di altri diciotto paesi posti a cavallo lungo la strada per Ljubinje . . «I rappresentanti serbi hanno manifestato la loro esultanza per la occupazione italiana ed hanno dichiarato che si sottoporranno disciplinatamente ed incondizionatamente a tutte le disposizioni che verranno emanate dalle autorità italiane chiedendo essi solo sicurezza per la vita e per gli averi». «Essi hanno ancora dichiarato: - che deporranno le armi non appena eguale trattamento verrà imposto agli altri gruppi etnici.; - che venga data all'Erzegovina[ ... ] la stessa indipendenza e lo stesso trattamento amministrativo di cui gode la provincia di Cattaro» <252>. L'opportunità di aver cercato un accordo con i rivoltosi appariva evidente sia per la cessazione, almeno locale, della ribellione, sia per la sorte delle popolazioni .

L'ASSUNZIONE DEI POTERI ED I PROBLEMI DELLA ZONA DEMILITARIZZATA Il 7 settembre,. il generale Ambrosio, fece diffondere il suo 'proclama'. Annu11ciava alle popolazioni della zona demilitarizzata l'assunzione dei poteri civili ed il passaggio delle autorità croate «agli ordini dell'autorità militare italiana che si vale della collaborazione del Commissario generale croato» (253l. Invitava i funzionari, gl'impiegati, le altre persone alla collaborazione, avvertendo che avrebbe preso 'gravi sanzioni' contro gl'irresponsabili ed i male intenzionati. Faceva sapere che «tutti coloro che per motivi vari banno abbandonato il loro paese, sono invitati a farvi ritorno>> e che


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«le Forze Armate italiane erano garanti della loro incolumità, della loro libertà e dei loro beni» <254>. Gli insorti, così, vedevano. confermati gli accordi di Pàgene e di Chistagne. Contestualmente fu diffuso il 'bando'. Chi non avesse ottemperato, nei termini, alla consegna delle armi era passibile di fucilazione. Anche i delitti contro le persone e la proprietà, se commessi «col fine di attentare all'ordine pubblico [... ) quando dal fatto sia derivato grave turbamento» <255> erano puniti con la morte. Istituiti i tribunali militari straordinari; le sentenze erano immediatamente esecutive; garantito il diritto al processo ed alla dìfesa. I militari italiani - disposizione poi estesa anche a quelli croati <256> - in servizio di vigilanza o di ordine pubblico erano autorizzati a far uso delle armi contro chiunque fosse sorpreso «in tempo di notte, senza giustificato motivo, lungo la linea ferroviaria o in immediata vicinanza di apprestamenti militari o di opere di pubblico interesse» <257>. Sottoposte a preventiva autorizzazione dei comandi militari le feste a carattere popolare, le fiere, i mercati, le riunioni; istituito il coprifuoco; obbligatorio il salvacondotto per le persone che si recavano fuori dai comuni di residenza; necessaria un'autorizzazione per la circolazione di motocicli ed autoveicoli. Le infrazioni comportavano l'arresto immediato e pene detentive da tre mesi a tre anni <258). Il bando era severo. Lo stesso generale Ambrosie, nelle istruzioni riservate, avrebbe richiamato gli organi di polizia ed i comandi militari «ad una interpretazione aderente alle finalità delle norme stesse, che escluda inutili eccessi» <259 >. Precisò che i tribunali straordinari, per il loro funzionamento, avevano l'obbligo di attenersi alle norme della legge penale militare italiana di guerra. Circa l'uso delle arnli, i comandi dovevano esigere . che «la disposizione di cui trattasi abbia effettiva ma razionale applicazione» (260> poiché «l'uso delle armi costituisce un mezzo estremo di prevenzione». «Esso può essere giustificato o dalla necessità di impedire il compimento dei fatti medesimi, o da una, sia pur minima, ma reale e concreta manifestazione della volontà di chi è sorpreso in atteggiamento almeno sospetto di non ottemperare alla ingiunzione del militare in servizio». Inoltre, esplicitamente, disponeva che qualsias; persona, se «sorpresa nell'esecuzione di alcuno dei fatti predetti, ovvero in atteggiamento sospetto, non oppone resistenza al militare in servizio, né si da alla fuga, essa deve esser arrestata» (261 l. U proclama ed il bando furono accolti dalle popolazioni «con apparente soddisfazione» (262> ma, nei primi momenti, specialmente i serbi, si mostrarono diffidenti, «per il timore che una volta consegnate le armi e ritirate le truppe italiane, possano esser( ... ] vittime delle atrocità» dei croati <263 >. Infatti, nonostante ogni sforzo ed alcune esecuzioni di trasgressori - undici


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serbi ed otto croati a tutto settembre <264l. la consegna delle armi non dette i risultati sperati. Ai comandi militari spettava, ora, il non semplice compito di riportare l'ordine e di ripristinare un'accettabile convivenza fra gli opposti gruppi etnici. Il generale Monticelli, anche per orientare i singoli reparti, fece elaborare un'analisi della situazione politica·e dei caratteri della rivolta nei territori presidiati dalla 'Sassari'. Nella zona a nord-est di Gracac, fino a Gospié, l'insurrezione, pur avendo il comune denominatore di una ribellione .,contro le persecuzioni ustascia, era stata inquinata dalla influenza «oltranzista ed intransigente dei suoi capi, notoriamente comunisti» <265>, due avvocati di Gospié che avevano rifiutato qualsiasi contatto con i comandi italiani. Di conseguenza le bande che agivano sotto la loro influenza non si sentivano vincolate dagli accordi conclusi con quelle della Zermagna, ed ora erano le popolazioni croate - specie dei paesi di Lovinac, Gudura e Stikada - a chiedere aiuto e protezione alle truppe italiane. Di fronte all'abilità con cui i capi còmunisti, o tendenzialmente tali, sfruttavano lo «stato d'animo delle popolazioni serbe, esacerbando odii di razza e ravvivando i rancori e lo spirito di vendetta» <266>~ra necessario seguire attentamente le reazioni sia dei serbi sia quelle dei croati.

Meno difficile la situazione lungo il corso della Zermagna. Qui le numerose bande erano comandate da capi che «nella quasi totalità esercitano la loro funzione con senso di responsabilità e spirito alquanto conciliante, o, per lo meno, non sono influenzati dalla propaganda comunista» (267 >, tanto che gli insorti di Dervar rinfacciavano loro di essere «strumenti in mani italiane» <268>. A nord di Tenìn, tra Golubié e Stermizza, località i cui capi non avevano preso parte al convegno di Pàgene, le popolazioni erano favorevoli all'arrivo delle truppe italiane, benché negli ultimi tempi il capo dei rivoltosi di Golubié avesse svolta propaganda ostile all'Italia. Tuttavia le formazioni dei ribelli non mostravano intenzioni aggressive, e si aveva · l'impressipne che stessero in attesa dello sviluppo degli eventi. Non altrettanto potbva dirsi «per quelli provenienti dalla Bosnia, che si trovano a Bos. Grahovo» <269> sui quali si era fatta sentire l'influenza dei comunisti di Dervar. Nel complesso, l'analisi del comando della 'Sassari' lasciava intravvedere un'a lenta evoluzione·con qualche schiarita sulla quale conveniva puntare. Dai contatti con i serbo-ortodossi e con i capi ribelli, risultava che la provvisorietà della rioccupazione, posta in evidenza nel comunicato di Pavelié, stava suscitando riserve e meditati dubbi sulla convenienza di versare le armi: piuttosto che consegnarle, venivano nascoste. I .comunisti, nella loro propaganda, insiste~ano sul fatto che, prima o dopo, i croati avrebbero


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ripreso i poteri·ed asserivano che, partite le truppe italiane, - come già avvenuto a luglio - solo i comunisti sarebbero stati in grado di proteggere gli ortodossi. Simile propaganda era allarmante anche perché i rivoltosi che agivano al di là della linea di demarcazione, specialmente quelli della Bosnia, sembravano particolarmente sensibili a simili argomenti. Il 16 settembre, il generale Ambrosio venne ricevuto da Mussolini <210>, e nel corso dell'udienza fece presente al Capo del Governo quanto questo · particolare aspetto del problema incidesse sull'opera di pacificazione condotta dai comandi militari. Muss.olini dispose che nelle zone dei ribelli e tra le popolazioni serbo-ortodosse venisse lanciato sotto forma di manifestini, o altrimenti diffuso, il testo delle direttive che sul momento impartì al generale Ambrosio. Non si sono trovate copie dei volantini, ma il loro contenuto può essere arguito dal comunicato pubblicato alcuni giorni dopo dalla stampa italiana. Premesso che il comandante della 2• Armata aveva fatto a Mussolini un ampio rapporto sulla situazione delle zone rioccupate, s.i precisava che «il Duce, mentre ha espresso al generale Ambrosio il suo vivo compiacimento, da estendere agli ufficiali e alle truppe, ha anche determinato le direttive circa il carattere della rioccupazione, che ha per iscopo la fine di ogni turbamento e ii ritorno alla vita normale delle popolazioni, nonché la garanzia assoluta, per il periodo di guerra, che la sicurezza italiana ·nell'Adriatico e nel retroterra non sarà turbata dal nemico o dai suoi agenti, siano essi anglosassoni, ebrei o bolscevichi» <271 l. Si trattava di una dichiarazione che, in modo piuttosto trasparente, - <<per il periodo di guerra>> - andava oltre i termini dell'intesa italo-croata di agosto. Tuttavia il suo effetto non dovette essere immediato se il generale Ambrosio, sotto la data del 7 ottobre, faceva sapere allo Stato Maggiore che era «prematuro per ora riferire quali effetti il comunicato stesso abbia prodotto, ed essenzialmente quale ripercussione abbia avuto sui .serbi ed in ispecie sui croati, la questione della nostra permanenza in questa zona fino alla fine della guerra» <272l, ma il generale si mostrava ottimista prevedendo che «tale comunicato indubbiamente darà maggiore serenità e fiducia alle popolazioni>> <273l. Procedendo nella rioccupazione i comandi italiani si trovarono di fronte a tre problemi fondamentali: le reazioni degli ustascia; l'opposizione delle autorità locali croate; l'esecuzione degli impegni di Pàgene da parte dei rivoltosi. L'assunzione dei poteri nelle località lungo la costa dalmata e sulle isole, pur non avendo dato luogo a particolari attriti con gli ustascia, aveva determinato nuovi motivi di preoccupazione per i comandi italiani; molti ustascia, svestita la divisa, o avevano indossata quella dell'esercito croato o si erano mimetizzati rimanendo nei singoli paesi (274>; altri si erano fatti assumere <<nelle amministrazioni prefettizie e comunali al posto degli


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ortodossi licenziati oppure erano stati nominati commissari governat1v1 delle aziende sequestrate ai serbi» <275>. Indubbiamente, la trovata era stata abile e, se davano meno da pensare gli 'ustascia-domobranci' in quanto più facilmente controllabili attraverso le strutture dell'esercito croato sottoposto ai comandi italiani, gli 'ustascia-burocrati' innescavano nuove inquietudini. Infatti, come segnalava la 'Sassari', «la quasi totalità degli impiegati statali e quel che è peggio la stragrande maggioranza delle autorità civili e politiche è composta da elementi ustascia ex-militanti ed estremisti>> <276>. Ma, ancor di più, preoccupavano quelli che erano divenuti impiegati comunali «con i quali il pubblico minuto ha i maggiori contatti ed ai quali deve far capo per sollecitare quotidiane esigenze» <277>. Inoltre si sospettava che qu~esti 'ustascia-burocrati' fossero tutt'altro che disarmati. Alle ingiunzioni del bando avevano fatto riscontro ben poche consegne di armi, e «pur ammettendo che molte[ ...] nei giorni precedenti [alla rioccupazione - n.d.a.] siano state trasportate fuori della zona demilitarizzata, bisogna assolutamente ritenere che numerosissime armi siano state conservate e nascoste>> <218>. Inoltre, nei primi giorni della rioccupazione, si era aggravato un altro aspetto del problema ustascia. Le formazioni che sgomberavano dal lito. raie, dirigendosi verso l'interno della Croazia, dove passavano, lasciavano i segni del loro risentimento, ed il generale Dalmazzo avvertiva che nella «zona Stolac-Ljubinje elementi ustasci raccolti da Ragusa ed altre località per operare detta direzione hanno iniziato azioni violenza e saccheggi. Anziché contro ribelli agiscono contro popolazioni» <279>. Faceva inoltre presente che, essendosi verificati analoghi misfatti anche nei dintorni di !moschi, egli stesso aveva richiamato alle proprie responsabilità il comandante della divisione croata di stanza a Mostar. Ma, questi ed il gran zupano di Ragusa, gli avevano risposto che i reparti ustascia non dipendevano da loro <28°>. Anche dalla divisione 'Marche' giungeva notizia che nell'Erzegovina meridionale, «ovunque si vedono ustascia armati et alcune zone continuano saccheggi, spoliazioni, uccisioni[ ... ] sono avvenute distribuzioni ingenti quantità armi nuove (forse superiori at tremila) [ .. .] . Dette armi sono state in questi ultimi giorni distribuite alla popolazione da comandi militari, gendarmi ed ustascia» <28 1>. I paesi di Srdjeviéi e Kula, nella zona di Gacko, erano stati incendiati da mussulmani guidati da ustascia <282>. Il paese di Lukavica, invece, si era salvato per la resistenza op posta dai serbi e, sintomo dell'evoluzione in atto, questi ortodossi erano comandati da un croato, l'ex-tenente Mihailo Kaprinca <283 >. A Gacko non venne trovato nemmeno un serbo. «Secondo le dichiarazioni del colonnello Simié [comandante del presidio - n.d.a.] a Gacko e dintorni sono stati massacrati dagli ustascia e dai mussulmani circa 1 200 ortodossi» <284>. Quelli che erano riusciti a salvarsi avevano cercato rifugio sulle montagne e, raccoltisi nella zona di


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Fojnica-Nevesigne vivevano 'in pace separata' (285> con il presidio croato di Fojnica. Era un ulteriore indizio delle nuove possibilità di convivenza che si affacciavano. Altri massacri a Nevesigne: «(secondo dichiarazioni del capitano Pikler) 360 persone in paese e circa 500 nei dintorni» (286> erano state uccise. Da queste località, le formazioni ustascia si erano spostate ancor più verso l'interno, gravitando su Sarajevo dove «più di 1 000 ser.bi, tra cui donne e bambini, sarebbero stati uccisi nella sola città nella giornata del 12 corrente [settembre - n.d.a.]. Le stesse truppe tedesche, disgustate per tali atti di barbarie, sarebbero intervenute ed, in alcuni incidenti sorti, avrebbero fatto fuoco sugli ustasci» <287>. La divisione 'Marche' riferendo che l'ondata di violenze, secondo le dichiarazioni di alcuni logornik era stata provocata da disposizioni impartite da Zagabria, precisava che: «II comando generale ustascia ha ordinato, fin dal 31 agosto, che l'epurazione degli ortodossi, nel territorio di nostra [italiana - n.d.a.] occupazione doveva esser ultimata entro il 6 settembre e che entro tale data villaggi, bestiame e terreni già appartenenti agli ortodossi dovevano ~ntrare in possesso di fainiglie mussulmane o croate» <2·88>. Ben diverso, e più sottile, il problema del reinserimento dei serbo-ortodossi nella vita civile, sia per la molteplicità delle posizioni individuali, sia per la vischiosità della resistenza opposta dalle autorità croate, tanto localmente quanto a livello di commissario generale amministrativo ed anche di Governo. L'atteggiamento, quasi uniformemente ostile delle autorità croate nei confronti dei serbi , non solo screditava gli impegni presi dalla 2a Armata nel convegno di Pàgene e quelli formalmente assunti dal generale Ambrosio con il suo proclama, ma incideva anche sul prestigio dell'esercito italiano. Ancora a settembre, il generale Ambrosio aveva interessato il commissario amministrativo circa i bisogni e le necessità degli ex-ribelli che erano tornati ai loro paesi. Il dottor Karcié, a parole, aveva espresso «spirito di comprensione e di collaborazione~> (289>, ma restava pur sempre un_ croato che, vedendo negli ortodossi degli avversari, raramente trasformava le sue rassicuranti espressioni in provvedimenti sostanziali. Uno dei primi problemi, in molte località o paesi, era stato quello della mancanza di podestà, di capivilla, delle minori autorità civili sia perché uccisi, o fuggiti, o introvabili. In tali situazioni i comandi italiani avevano cercato di rimettere in funzione gli uffici con il personale che poteva essere rintracciato <290>, e per le nomine avevano seguito il criterio, già vigente nella vecchia Jugoslavia, di scegliere esponenti del gruppo etnico maggioritario nei singoli paesi. In tal modo, in molti villaggi, il peso del numero aveva portato in primo piano i serbi. Il dottor Karcié mosse le inevitabili eccezioni però, progressivamente, la stessa obiettività delle singole situazioni, lo


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avrebbe indotto a non insistere poiché, come riferiva il gene.r_~le Ambr:òsio, <<sono ben pochi ·quei èroati che oggi assumerebbero cariche civìllin paesi a maggioranza serba» (29 1) . Particola~mente delicati erano i problemi che toccavano le singole persone, a cominciare da quello degl'impiegati statali, parastatali o dipendenti dalle amministrazi0ni locali, i quali «solo perché serbo-ortodossi o perché costretti a fuggire per sottrarsi alle persecuzioni» <292), era stati licenziati ed ora «senza alcuna pensione, sono nella più assoluta miseria» <293l . Ai comandi italiani appariva urgente farli riassumere in servizio, particolarmente il personale subalterno, perché oltre ad essere numeroso, traeva «i mezzi di vita esclusivamente dallo stipendio o dalla paga» <294). «Venuta a mancare · la retribuzione, la loro situazione è delle più penose in quanto non dispongono di alcun mezzo di sostentamento a differenza dell'elemento contadino che, pur trovando saccheggiata la propria abitazione, trae la possibilità di vita dai prodotti della terra di cui è proprietario»· <295). Inoltre, gran parte di queste persone, quando aveva preso la strada della montagna, era partita portando con se, oppure avendo nascosto, il denaro che possedeva, ed ora si trovava con banconote prive di valore. Infatti, a cavallo dei primi di settembre, il Governo croato, nello spazio di pochi giorni, aveva effettuato il cambio del vecchio dinaro jugoslavo con la nuova moneta croata, la 'kuna'. Ma coloro che erano assenti dai paesi non avevano potuto provvedervi, e una volta rientrati, dovevano constatare che le' banconote in loro possesso non avevano più corso legale. I comandi italiani insistevano presso le autorità croate per una riapertura degli sportelli e per la rapida riassunzione al lavoro dei serbi cercando di evitare che la massa dei più modesti impiegati, se prontamente non aiutata, «nelle attuali miserevoli condizioni, possa essere facile preda della propaganda comunista» <296). Ma il dottor Karcié, alle insistenze italiane, contrapponeva una «riassunzione per singoli casi» e «se l'autorità statale di loro nutrirà fiducia» (297). Altra spinosa questione: la restituzione dei beni. I serbo-ortodossi, in base alle assicurazioni contenute nel proclama del generale Ambrosio, erano tornati fiauciosi, pensando di rimettere piede nelle proprie abitazioni, di riaprire i negozi, di godere il conforto della casa. «Senonché la totalità di detti profughi rientrando, trova le case svaligiate o danneggiate o distrutte, oppure occupate da croati o da enti pubblici dello Stato; trova inoltre negozi manomessi e gesti.ti da commissari croati; mobilio trasferito in case croate, specie in quelle di autorità locali» <298l. Facile, immaginare le loro reazioni, e le pressioni che esercitavano sui comandi italiani, mentre dal dottor Karcié giungevano risposte evasive, «il Governo [croato - n.d.a.] verrà incontro quanto sarà possibile a coloro che ritornano» (299). Dal canto suo


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il generale Ambrosia contrapponeva: «È un atto di giustizia che va reso anche

per non creare disoccupati, malcontenti e sovversivi» (3oo). In fine, si poneva un problema di stretta attinenza con l'ordine pubblico: l'allontanamento degli elementi notoriamente responsabili di persecuzioni o delitti a danno dei serbi. Tale provvedimento appariva necessario ·soprattutto nei confr.onti di quanti avevano compiuto misfatti abusando delle cariche ricoperte, come <<il capovilla di Gracac [...] il quale, durante le persecuzioni ustascia, fu l' organizzatore e l'esecutore dei delitti più efferati>> (301>. Ma, per il commissario amministrativo era «impossibile che i serbi che ritornano dai boschi abbiano a decidere chi dei croati. possa vivere in uno o nell'altro luog~:»> (302>. Il dottor Karcié, naturalmente, aveva il pieno appoggio del Governo di Zagabria che lo sosteneva sino al punto da ricon:ere -a d una serie di passi diplomatici attraverso la legazione di Roma. Il ministro di Croazia, Perié,. preséntò a Palazzo Chigi due specifiche note verbali in cui precisava che la riassunzione in servizio degli impiegati serbo~ortodossi era inaccettabile, e la estromissione dai rispettivi paesi di croati compromessi non era possibile, perché «l'allontanamento dei cittadini dai loro comuni d'appartenenza è proibito dalle leggi vigenti croate» (303>. Circa la nomina dei podestà serbi nei paesi a maggioranza ortodossa, la legazione croata adombrava invece la possibilità d'una soluzione. Anche per la restituzione dei beni ai singoli proprietari, in via di principio, non si dichiarava contraria ma riconfermava la necessità dell'esame 'caso per caso', a parte il fatto che, secondo Zagabria, molte proprietà erano state già restituite (304>. Su questi argomenti il ministero degli affari esteri di Croazia aveva predisposto anche un pesante pro memoria dove, fra l'altro, si poteva leggere che «oltre ad immischiarsi nei problemi economici il Generale Ambrosia» aveva imposto «la pretesa, che lede la sovranità amministrativa dello Stato Indipendente di Croazia e la cui realizzazione significherebbe il colpo mortale per la pace e per l'ordine in. questo settore». Infatti «il generale Ambrosia chiedeva: 1 - che, come nel passato il servizio amministrativo, particolarmente l'amministrazione comunale venga confidata, nelle località con maggioranza ortodossa, ai serbo-ortodossi; 2 - · che vengano ripresi in servizio statale e parastatale i serbo-ortodossi i quali sono stati licenziati dai vecchi servizi; 3 - che vengano restituiti i beni ai serbi-ortodossi i quali si sono nel tempo della ribellione cetnico-comunista rifugiati nelle montagne. In applicazione pratica questa esigenza significherebbe ia consegna del potere nelle mani di quell'elemento, che al segnale di Mosca e di Londra insorse contro lo Stato Indipendente di Croazia poiché essa - la Croazia - è in alleanza con l'Italia e con la Germania, dunque, -nelle mani di quei ribelli


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dei quali il Duce, nel suo telegramma del 16 agosto inviato al Poglavnik si espresse: 'è risultato chiaramente che i ribelli sono al servizio del passato Governo jugoslavo e che obbediscono un preordinato piano di Londra'» <305>. Continuava, poi, il pro memoria con una specifica affermazione: «grazie al Ministero degli Affari Esteri del Regno d'Italia, tali pretese non sono state realizzate, con che è stato impedito che i ribelli, in ricompensa, per aver organizzato l'insurrezione, prendano il potere in gran parte del territorio dello Stato Indipendente di Croazia» <306>. Non sappiamo quanto esatta sia stata la chiamata in causa del ministero degli es·teri italiano che, se corrispondente al vero, avrebbe posto i comandi militari italiani, a loro insaputa, di fronte a nuove difficoltà. È comunque evidente che l'Italia, con i croati, continuava a segui~e due linee politiche: quella del ministero degli affari esteri e l'altra del comando della 2a Armata. Pur riconoscendo le dirette responsabilità dei croati, ed in particolare degli ustascia, per aver provocato le reazioni dei serbi nella Lika, in Dalmazia e nelle zone dell'Erzegovina meridionale, si deve ammettere che, secondo l'angolazione di Zagabria, le posizioni assunte dal Governo croato non erano illegittime. Ma nessuno può negare che sul p iano militare, da parte delJa 2a Armata, l'accordo con i ribelli era stato un positivo sfruttamento di specifiche condizioni ambientali. D'altra parte, Mussolini, quando aveva fatto comunicare a Zagabria che l'Italia intendeva «organizzare saldamente a difesa la fascia costiera[ ... ] in modo da escludere, nella maniera più assoluta, la possibilità di infiltrazioni in tale fascia da parte dei ribelli nonché colpi di sorpresa dal mare» <307>, più che ad una soluzione politica della ribellione doveva aver pensato ad un intervento militare. Ma, la forza stessa delle cose portò proprio i militari a trovarsi coinvolti in problemi politici. Inevitabile, dunque, il contrasto non solo fra Roma e Zagabria a livello di Governo e fra il dottor Karcié ed il generale Arnbrosio, ma anche tra i comandi italiani e le autorità locali croate che, secondo il temperamento, le posizioni, i precedenti, si dimostrarono a lcune più altre meno duttili. A Tenìn,· il gran zupano 'per vie traverse' tentò d'intralciare il ritorno alla normalità; il vice-prefetto, David Sincié, invece, «cercava di accaparrarsi il nostro [italiano - n.d.a.] appoggio nella speranza di ottenere la nomina a zupano [recte: gran zupano-prefetto] » C308>; il capo del distretto Vukovié, compromesso nei massacri perpetrati dagli ustascia, non dimostrava alcuna volontà di collaborazione; il podestà Arapovié, già avversario dichiarato dell'Italia, tentava ora di acquistare benemerenze. Lo schieramento quindi, anche se non adamantino non era dei più malleabili ed i croati, nella loro opposizione all'azione pacificatrice degli italiani , invocavano costantemente «pretesi 'chiarimenti' di Zagabria» in contrasto con le direttive


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del1' Armata <3Wl. Talvolta, le autorità croate prendevano improvvise iniziative, come quella del gran zupano di Tenìn che, ad un dato momento, fece affiggere sulle proprietà serbe un avviso: «Confiscato. Tutti i beni, mobili ed immobili, abitazioni, sono confiscati per conto della Direzione dello Stato per il rinnovamento» <310J. A parte ogni altra considerazione appariva un maldestro tentativo per screditare gli impegni assunti dagli italìani, sia di fronte ai serbi sia davanti ai croati. D'ordine del generale Monticelli, gli avvisi furono immediatamente tolti. Analogamente a Gracac, il podestà aveva tentato di chiudere gli esercizi commerciali degli ortodossi asserendo d'aver ricevuto uno specifico ordine telegrafico da Zagabria che gli imponeva, inoltre, di compilare un elenco dei negozi d; proprietà degli ortodossi <311 l. Anche il prefetto di Tenìn aveva ricevuto l'ordine «di segnalare tutti i negozi requisiti», senza però procedere a chiusure ma con l'invito ad «attendere istruzioni» <312l. Le istruzioni arrivarono il 19 settembre: autorizzavano la vendita di tutti i beni mobili dei serbi, ma immediato fu l'intervento de{ comandi italiani. Simili iniziative, a parte la loro inopportunità, non erano attuabili «perché - come precisava il generale, Monticelli - sono contrarie alle disposizioni del bando che invita le popolazioni a rientrare nelle loro case, dove è più che logico dovranno trovare quello che già abbandonarono» <313l. Il comandante della 'Sassari' segnalava che «l'opera di pacificazione compiuta nella zona Tenìn-Gracac viene in questo modo frustrata, compromettendo quanto fino ad oggi è stato fatto per tranquillizzare gli animi e garantire le possibilità di vita» <314) ed auspicava un «energico intervento presso le autorità centrali croate che dimostrano · ancora grande cecità in tutto quanto potrebbe esser utile alla normalizzazione» C315l. Meno difficili i rapporti con le autorità di Almissa <316l. Contrariamente all'aspettativa, il gran zupano, Ante Luetié, pur essendo un fervente paveliciano, non creò complicazioni. Sino ai primi di settembre si era dimostrato un deciso oppositore dell'Italia tanto che, dopo il comunicato di Pavelié sull'occupazione italiana della zona demilitarizzata, si era dimesso dall'incarico. Egli stesso avrebbe affermato che non si sentiva più di «collaborare con Zagabria essendo nemico dell'Italia e non approvando quindi la politica incerta del Governo [croato - n.d.a.)». Giudicava «un tradimento l'abbandono ormai definitivo della Dalmazia dopo che Pavelié aveva recisamente assicurato, anche a lui personalmente, che, con l'aiuto tedesco, la Dalmazia sarebbe rimasta croata» C317l. Però, a seguito di un viaggio a Zagabria - ufficialmente intrapreso per motivi di salute - aveva soprasseduto alle dimissioni. Mentre nella zona di Almissa non mancavano prospettive di collaborazione, a Livno ed a Macarsca la situazione era più pesante. A Livno, il podestà, compromesso nei massacri, si dimostrava nettamente I


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ostile all'Italia, ed_a Macarsca si distingueva per animosità il capitano distrettuale. Più favorevole la situazione a Signo: il podestà ed il capitano distrettuale sembravano perlomeno rendersi conto della necessità di riprendere un sistema di vita più normale <318>. Altro problema non trascurabile per i comandi italiani era quello d'evitare ch·e i serbi, rientrando nei loro paesi, si lasciassero andare a ritorsioni contro i croati. Il compito, obiettivamente, era arduo, data la limitatezza delle forze disponibili rispetto all'estensione dei territori da controllare. Il settore a nord della linea Gospié-Gracac, sino ai confini meridionali della provincia di Lubiana, era presidiato dalle divisioni 'Re' e ' Lombardia' del V Corpo d'armata; a sud di questo allineamento, nel retroterra di Zara, dalla divisione 'Sassari'; dalla 'Bergamo' in quello di Spalato; dalla 'Marche' nella zona di Ragusa che, assieme al Comando 'Truppe Zara', costituivano il VI Corpo d'a~mata. Queste unità, con il 15 settembre, furono integrate dalla divisione 'Cacciatori delle Alpi'. Ciò nonostante, nelle località lontane dalle vie di comunicazione, non s'incontrava né un soldato, né un carabiniere, né un finanziere italiano. Date le larghe maglie di questo presidio, ritorsioni e vendette erano sempre possibili, ed i comandi italiani in molte zone, si dovevano affidare aWin_fluenza dei capi degli insorti, alla serietà con cui intendevano rispettare e far rispettare gli impegni presi. Le notizie.·degli inevitabili incidenti di quei giorni vennero raccolte dal ministero degli affari esteri croato in un pro memoria, che offre il quadro della situazione secondo il punto di vista di Zagabria. «Nella zona litoranea si avverano, a causa delle misure prese dalle Autori tà italiane e dai singoli comandanti italiani, fatti, che gravemente colpiscono la consolidazione delle condizioni nello Stato Indipendente Croato». Dopo questo esordio il pro memoria si soffermava sulla tutela dell'ordine pubblico, ponendo in evidenza che, a seguito del bando del generale Ambrosia, «le unità della Milizia Ustascia vennero ritirate dalla Zona litoranea, le unità dell'esercito croato, per quello che concerne le operazioni di guerra vennero sottoposte al comando del Generale Ambrosio, la gendarmeria croata compie le sue funzioni unicamente in collaborazione con gli organi di sicurezza italiani e tutte le altre formazioni, destinate alla tutela dell' ordin.e pubblico, sono disarmate. Le autorità militari italiane erano convinte, che in tal modo la pace e l'ordine pubblico in tale Zona, saranno co,ppletamente assicurati. Frattanto è successo l'opposto» <319>. L'opposto, secondo Zagabria, consisteva nel fatto che i croati erano stati disarmati mentre «la popolazione serba rispettivamente ortodossa, che dopo l'entrata della Russia in guerra, secondo le istruzioni avute da Mosca


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e da Londra, insorse non solo nel territorio dello Stato Indipendente di Croazia, ma anche nel Montenegro, in Serbia ed in alcune località della Macedonia, non adempì l'ordine per la consegna delle armi ma nascose le . armi» <320>. Deplorava che i comandi italiani avessero fucilato otto croati per infrazione al bando mentre uno dei capi degli insorti, Pajo Popovié, girava armato per Tenìn ed «emanava i lasciapassare per la circolazione della popolazione serba con firma 'Reparto Cetnici di guerriglia'» <321>. Inoltre doveva essere un protetto dai comandi italiani perché, pur avendo ferito gravemente un contadrno croato, «nel territorio di cinque villaggi, con l'approvazione delle Autorità italiane a Knin» esercitava «l'autorità pub- . blica e nomina serbi-cetnici a capi villaggi, arma la popolazione ribelle serba, e nel fare ciò si richiama al diritto che gli fu dato in base all'accordo, che prima dell'assunzione del potere da parte del generale Ambrosie, egli come capo dei ribelli, stipulò a Grahovo con le Autorità militari italiane [ ... ] mentre agli organi legali dello Stato Indipendente di Croazia si impedisce qualsiasi esercizio di autorità» <322>. Il pro memoria denunciava, qui!1di, una serie di violenze subite dai croati: l'uccisione di sette persone della famiglia Ivankovié ad Ervenico Superiore; il massacro di sette reclute croate nella località di Krcié non lontano da Tenìn; l'aggressione alla popolazione del villaggio di Podlapac con alcuni morti; l'uccisione di tre croati in località e tempi diversi; il massacro di otto domobranci a Bizine (Nevesigne); l'incendio delle segherie a Stajnica, Zagorje, Vodice e Mosum; la distruzione del paese di Dubljane (provincia di Hum) dove fra il 9 ed.il 15 settembre sarebbero state date alle fiamme ventisette case e quarantasette saccheggiate <323>. Ma, obiettivamente, dai dati esposti, le ritorsioni e le vendette dei serbi, per il periodo fine agosto-metà ottobre, pur sempre dolorose e gravi, erano quantitativamente ben lontane da quelle degli ustascia. La 'Sassari', quindi, si manteneva nel vero quando segnalava che «la vita si nornìalizza lentamente .nei distretti di Tenìn e Gracac. Fiduciosa nell'assistenza delle forze italiane, la popolazione serba affluisce lentamente nelle proprie case» <324>.

LA OCCUPAZIONE DI BOSANSKO GRAHOVO E DI DERVAR I comandi italiani, frattanto, avevano predisposto un ciclo di operazioni militari per la rioccupazione della zona a nord di Tenìn sino a Dervar compresa. Le informazioni sugli insorti davano intorno a Bosansko Grahovo circa millecinquecento ribelli. Di questi, un migliaio, - lungo la valle del torrente Buttisin e fra le località di Stermizza e Golubié - non sembravano


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contrari alla rioccupazione. Più nell'interno, in prossimità di Bosansko Grahovo, altri cinque o seicento armati, in prevalenza bosniaci, sensibilizzati dai comunisti di Dervar, decisi ad opporsi con le armi. In fine, a Dervar, il concentramento più forte <325>. Le operazioni ebbero inizio al mattino del 7 settembre. Da Tenìn, al comando del colonnello Umberto Salvatores, mosse una colonna che, superata Stermizza, raggiunse Golubié senza incontrare opposizioni apprezzabili. «Popolazione tutta favorevole alle truppe italiane. Capi comunisti e qualche gregario armato ritiratisi in direzione di Bos. Grahovo» <326>. Il mattino successivo, la colonna procedette su questa località. L.a marcia fu ostacolata da interruzioni stradali e da alcuni scontri a fuoco con i ribelli che opposero una certa resistenza specie a Vrankoviéi -<327l. Nelle prime ore del pomeriggio anche Bosansko Grahovo venne occupato. I reparti italiani si attestarono. Nei giorni successivi procedettero con puntate esplorative a riconoscere il terreno antistante che si presentava tormentato per i rilievi montagnosi oltre i mille metri, adatti alle imboscate ed alle sorprese. Venne intensificata l'azione degli informatori. Furono raggiunte e presidiate le località di Peci e Resanoviéi, dove il 16 e il 17 si ebbero degli scontri <328J con le prime perdite, sia pur lievi, da parte italiana <329). Era stata raggiunta la linea di demilitarizzazione oltre la quale si apriva la insidiosa conca del Korito, attraversata dalla rotabile per Dervar. Cominciava quella parte del territorio della Croazia che, secondo le intese italocroate, non avrebbe dovuto esser compresa nella rioccupazione italiana. Ma, se veramente si voleva normafizzare la vita in quei territori, era indispensabile assicurarsi il possesso di Dervar, centro organizzato di ribellione e di propaganda comunista dove era confluita una parte dei ribelli che non, avevano aderito agli accordi di Pàgene. La consistenza degli insorti a Dervar era valutata complessivamente sui duemilacinquecento armati, rinforzati negli ultimi tèmpi anche da alcune centinaia di comunisti provenienti da Spalato, da Sebenico, da Signo, e sembrava che altri rivoltosi fossero in arrivo dalla Serbia <330>. Le forze risultavano organizzate su quattro battaglioni . Tutti disponevano di armamento individuale; vi erano inoltre u·n venticinque o trenta fucili mitragliatori, otto mitragliatrici pesanti e due cannoni da 100 <331 >. Ampia la dotazione di bombe a mano costruite sul posto in una fabbrica appositamente attivata <332l. Inoltre ai comandi italiani risultava che da Dervar erano stati inviati nel territorio rioccupato degli emissari comunisti per indurre le popolazioni a colpire alle spalle i soldati italiani non appena avessero ripreso l'avanzata <333l. Nello stesso tempo, si venne a conoscenza di un dissidio fra i capi comunisti guidati da Ljubo Babié ed i ribelli ortodossi <334>, sui quali


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influivano le notizie sul comportamento del soldato italiano nei confronti dei serbi, sulla tranquillità che aveva cominciato a regnare nei villaggi, le assicurazioni del proclama e, forse anche, dei volantini con le direttive di . Mussolini al generale Ambrosia. Il comando del VI Corpo d'armata, vagliate le informazioni, decise di agire. Tenendo conto del numero dei ribelli e delle particolarità del terreno, oltre alla colonna Salvatores, venne costituita una seconda con reparti della 'Sassari' al comando del colonnello De Michelis (33s): A larghissimo raggio, reparti croati si sarebbero mossi dalla zona di Kulen Vakuf e di Bosanski Petrovac per tagliare le probabili vie di ripiegamento da Dervar. L'azione ebbe inizio al mattino del 25 settembre, con l'appoggio dell'aviazione. La maggior resisténza fu incontrata sul monte Palez ma i ribelli, minacciati di aggiramento, si ritirarono. Alle 12.30 i primi reparti entravano a Dervar <336l. Da parte italiana le perdite ammontavano a quattro caduti ed a sedici feriti (337). La situazione della città apparve subito in tutta la sua drammaticità, preannunciata alle truppe che avanzavano da una densa e compatta colonna di fumo che si levava dall'abitato. «La desolazione e la miseria sono state portate all'esasperazione - riferiva la 'Sassari' - dal delitto commesso dai capi comunisti all'inizio dell'attacco italiano, facendo saltare con le mine già predisposte da circa una settimana - e bruciando i due stabilimenti» <338). Si trattava della segheria e della fabbrica di cellulosa (S.I.P.A.D.) di proprietà dello Stato croato, distrutte malgrado l'opposizione della popolazione. In quel periodo erano forse le più grandi d'Europa nel ramo <339>. I reparti d'occupazione non furono in grado di far fronte alla furia dell'incendio, sprovvisti com'erano di mezzi adeguati. Venne chiesto l'intervento dei vigili del fuoco di Tenìn e di Sebenico che, a causa della distanza e delle condizioni delle rotabili, arrivarono dalle 21 in poi, affrontando una dura e lunga lotta contro le fiamme che ancora divampavano <34oJ. Ma «non paghi di aver tolto alla popolazione di tutta la zona, con la distruzione delle fabbriche, i mezzi di lavoro e di vita, i capi comunisti avevano addirittura preparato l'inquinamento degli acquedotti. Ha potuto esser tratto in arresto ed è stato fucilato uno scioperato che aveva avuto il compito di provocare tale inquinamento e che aveva indosso oltre le armi per la battaglia le fialette per l'osceno delitto» <341 l. Il generale Dalmazzo, dal canto suo, faceva presente al comando 2a Armata che «non esistono più autorità; non si trovano atti di stato civile; non si sa come la giustizia sia stata amministrata dal cosidetto 'tribunale del popolo'; non esiste più la possibilità materiale dell'esercizio del culto per la mancanza di sacerdoti; non vi è in atto alcuna norma di carattere igienico od assistenziale [... ]; per tre mesi le due grandi aziende - la segheria e la fabbrica di cellulosa - sono rimaste completamente


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inoperose lasciando nella disoccupazione più completa gli impiegati e duemila operai stabilmente addetti alle fabbriche e i tremila circa lavoratori dei boschi» <342>. Il comandante del VI Corpo d'armata, che imputava ai comunisti ed ai loro capi le responsabilità della situazione <343>, dette ordine di procedere con severità nei confronti di «coloro che hanno volontariamente impugnato le armi contro le nostre truppe od hanno compiuto atti di vandalismo e di terrorismo ai danni della popolazione» <344). Due persone furono passate per le armi. Di fronte alla vastità delle distruzioni ed alla complessità dei problemi il generale Dalmazzo nominò un commissario civile, il capitano Vincenzo Marussi <345>che conosceva perfettamente lo slavo e, risiedendo a Zara, per ragioni professionali aveva delle conoscenze sul posto. Il Marussi assunse le funzioni di podestà e di capitano distrettuale. Tra i suoi compiti, ricostituire gli atti di stato civile;·accertare con un censimento della popolazione il numero dei sopravvissuti, dei morti, degli scomparsi; provvedere alla ripresa del culto; riattivare i pubblici servizi da.quelli igienici alla illuminazione, alla polizia urbana, a quella mortuaria, al .funzionamento dell'acquedotto ·e così via; controllare come fosse stata amministrata la giustizia eseguendo «i più rigorosi accertamenti e formulare sulla base degli stessi proposte concrete per la tutela dei diritti singoli e collettivi» <346). Nel campo industriale aveva il compito di far redigere un inventario dei danni riportati dalle fabbriche distrutte e della consistenza di quel che era rimasto; provvedere alla custodia dei materiali; rintracciare il materiale rotabile dei tre tronchi ferroviari a scartamento ridotto di proprietà della S.I.P.A.D.; individuare le altre attività industriali e controllare l'agibilità della miniera di carbone. Per riattivare più agevolmente le singole imprese gli era consentito di nominare commissari straordinari, «nell'ipotesi che i proprietari o i dirigènti di aziende abbiano abbandonato la località, o che per altri motivi non vi sia la possibilità del n~rmale è proficuo esercizio delle aziende industriali e commerciali» <347>. Spettava, al commissario civile ed ai commissari straordinari, reinserire nel lavoro il personale precedenj:emente occupato mentre, per i mezzi finanziari, «in via provvisoria ed ove si renda necessaria una disponibilità liquida in un primo momento inesistente potrà esserne fatta richiesta~ questo comando [del VI Corpo d'armata - n.d.a.], che provvederà per lo stanziamento, con obbligo di restituzione delle somme finanziate e degli interessi civili sulle stesse, non appena l'andamento dell'azienda lo consenta» (348>. Da ultimo, «nei limiti delle possibilità ed anche embrionalmente [... ] non appena ravvisino la necessità», i commissari straordinari ·e rano invitati a proporre <<I' adozione a favore delle categorie impiegatizie e lavoratrici di alcuni _dei provvedimenti di carattere assistenziale ricreativo ecc. che pongono gl'ltaliani in materia all'altezza di tutte le nazioni europù» (3 49>.


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Per il lavoro che si prospettava nella zona rioccupata, era essenziale il consenso delle popolazioni. A parte quello dei serbi, generalmente dato per scontato, anche i croati, superato il disorientamento delle prime settimane, sarebbero stati indotti dalla forza delle cose, e nel loro stesso interesse, se non a sostenere le iniziative italiane, almerio a non contrastarle. Restava la posizione negativa delle autoritĂ croate, inquinate da ustascia mimetizzati; ma nell'arco di alcuni mesi il problema avrebbe perduto molta parte delle sue asperitĂ . II pericolo comunista, dopo l'eliminazione della repubblica di Dervar, per il momento non sembrava troppo preoccupante, ma le persistenti manifestazioni della sua presenza tenevano desta l'attenzione dei comandi italiani.


NOTE AL CAPITOLO V


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(1) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - (Telegramma n. 26227/246 - Da ministero affari esteri a firma Luca Pn,rROMARCHJ per legazione d'Italia, Zagabria - Roma, 9 luglio 1941). (2) U.S.-S.M.E. - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Diario storico - P.M. 86, 15 luglio 1941). (3) U.S.-S.M.E. - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Diario storico - P.M. 86, 18 luglio 1941). (4) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 76 - Paragr.afo 2 - P .M. 39, 18 luglio E941). (5) Ibidem - Paragrafo 5/a. (6) U.S.-S.M.E. - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero Paragrafo: 'Ervenik' - P.M . .86, 24 luglio 1941).

(7) Ibidem.

(8) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 81 - Paragrafo: 'Tenìn' - P .M. 39, 23 luglio 1941). (9) U.S. -S.M.E. - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero Paragrafo: 'Tenìn' - P.M. 86, 25 luglio 1941). (10) Ibidem. (li) U.S.-S.M.E. - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero Paragrafo: 'Tenin' - P.M. 86, 27 luglio 194 1).

(12) U.S.-S.M.E. - Busta 582- Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 65 - Paragrafo: 'Varie' - P.M. 39, 6 luglio 1941). (13) U.S.-S.M.E. - B~sta 582 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 49 - Paragrafo: 'Varie' - P .M. 39, 20 giugno 1941). Il 18 giugno, il giornale Hrvatski Narod (Il Popolo Croato) di Zagabria, riproduceva la prima serie di francobolli emessa dallo Stato croato. Su quello da 20 kune c'er"a la didascalia: «Il panorama di Spalato, che si bagna nel mare e risplende al sole».

(14) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2- (Telespresso n. 8/ 3357 - Segreto - Da ministero affari esteri a firma Luca P 1ETROMARCH1 per Comando Supremo e p.c. al Governo della Dalmazia, Zara - Riporta integralmen te il testo della nota verbale, Zagabria, 17 luglio 1941 - Roma, 6 agosto 1941). (15) Ibidem. (16) Ibidem. (17) U.S. -S.M .E. - Busta 523 - Comando di visione 'Sassari' - (Diario storico - Riassunto della situazione politico-militare nel periodo dal 1° maggio al 3/ luglio /941 -XIX - P .M. 86, 1° agosto 1941). (18) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 109 - Fascicolo 1 - (Stralcio di una relazione inviata dal Capo del Sinodo ortodosso al comando militare germanico della Serbia - 20 luglio 1941).


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

(19) U.S.-S.M.E. - Busta 523 - Comando divisjone 'Sassari' - (No tiziario giornaliero ,P.M. 86, 27 luglio 1941). (20) U.S.-S.M.E. - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' • (Notiziario giornaliero P.M. 86, 28 luglio 1941). (21) Ibidem. (22) U.S. -S.M.E. - Busta 582 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 87 • P.M. 39, 29 luglio 1941).

(23) Ved i n. 17. (24) Ibidem. (25) U.S.-S.M. E . • Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero Paragrafo: 'Notizie sui ribelli nella zona di Tenin' - P .M. 86, 31 luglio 1941) . Vedi anche allegato n. I al presente capitolo.

li 31 luglio la 'Sassari' dirama tre 'Notiziari giornalieri' sotto i nn. di protocollo 585,586, 587. (26) Vedi n. 17. (27) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 109. Fascicolo I - (Appunto del ministero degli affari esteri croato, senza firma - Zagabria, 27 ottobre 1941). (28) Vedi n. 25. (29) Vedi n. 22 • Paragrafo: 'Notizie di carattere mil itare'. (30) Ibidem. (31) Vedi n. 25 . No tiziario giornaliero n. prot. 586 - Paragrafo 2.

(32) Vedi n. 22 - Paragrafo: 'Atti di sabotaggio' . (33) U.S.-S.M.E - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero P .M. 86, 29 luglio 1941). (34) Ibidem.

A.C.S. • Presidenza Consiglio ministri - Anni 1941-1943 . Posizione 1.1.3 - Fascicolo 16452-1 (Telegramma n. 954 - Da Governatore della Dalmazia a Presidenza Consiglio ministri - Roma Ore 04, 15 - Zara, 29 luglio 1941). BASTIANINJ, inoltre, ritrasmetteva il testo di un'ulteriore conrnnicazione del VI Corpo d'armata: «Stamane colonnello comandante idroscalo Divu/je ha percorso rotabile GracacTenin attraversando zona occupata ribelli. Fatto segno qualche scarica fucileria immediatamente sospesa appena riconosci/Jla da ribelli sua nazionalità. Ha trovato dieci interruzioni stradali tra cui un ponte i111errot10 fra Zermagna- Vrelo et Te11ìn superato mediante aiuto stessi ribelli. Capo ribelli gli ha prese11tato circolare ciclostyle distribuita da direzione movimento rivoluzionario in cui si ordina 11011 molestare italiani». (35) U.$.-S.M .E. - Busta 588- Comando Truppe ' Zara' - (Diario storico - P.M. 141, 28 luglio 1941). (36) Vedi n. 33.


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(37) M.A.E.-A.S.D . - Jugoslavia 1941 - Busta 111 - Fascicolo 6 - (Tclcspresso n. 995Ì509 - Da legazione d'Italia, Zagabria, per ministero affari esteri, Roma, e Governo della Dalmazia, Zara, con allegata nota verbale prot. n. 129/41 del ministero affari esteri croato, Zagabria, 28 luglio 1941 - Zagabria, I agosto 1941). (38) Ibidem. (39) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 111 - Fascicolo 6 - (Telespresso n. 996/510 - Da legazione d'Italia, Zagabria, per ministero affari esteri, Roma, e Governo della Dalmazia, Zara, con allegato 'appunto' prot. n. 5680/ 41 del ministero affari esteri croato, Zagabria, 31 luglio 1941 · Zagabria, 1° agosto 1941). (40) M.A.E.-A.S.D. · Jugoslavia 1941·Busta114 • Fascicolo 8 - (Telespresso n. 8/03269 · Da ministero affari esteri, Roma, a ministero interno, Roma, e Governo della Dalmazia, Zara . Ritrasmette testo comunicazione di data 29 luglio 1941 della legazione di Italia, Zagabria, e testo comunicazione pari data di BASTLANINI su situazione serbi rifugiati in Dalmazia - Roma, 3 agosto 1941). (41) U.S.-S.M.E. - Busta 582 - Comanqo VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 84 - Paragrafo 2/c - P.M. 39, 26 luglio 1941). (42) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 113 - Fascicolo 4 - (Telespresso n. 1826 Da Governo della Dalmazia, Zara, a ministero affari esteri, Roma - Riporta testo telegramma di BASTIANINI a CASERTANO - Zara, 2 agosto 1941). (43) Vedi n. 40 - Testo comunicazione BASTIANINt. (44) Vedi n. 40. (45) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 · Busta 108 - Fascicolo 2 - (Lettera di Luca PIE· TROMARCH I a ministro CASERTANO - Roma, 29 luglio 1941). (46) Ibidem.

(47) U.S .-S.M.E. - Busta 523 · Co mando divisione 'Sassari' - (Notiziario giorn aliero. Paragra fo 'Mokropolje' - P.M. 16, 31 luglio 1941). (48) Vedin.17. (49) U.S .-S.M.E. - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (No1iziario giornaliero · Prot. n. 585 - Paragra fo I - P .M. 16, 31 luglio 1941).

Il colonnello Alberto LEONARDI era il comandante del 15 I O reggi memo di fanteria, rimasto di presidio a Tenìn. (50) Ibidem - Paragrafo 2.

(51) Ibidem - Paragrafo 3. (52) M .A.E.-A .S.D. - Jugoslavia 1941-1945 · Busta 146 - Fascicolo I - (Comando del 151 ° reggimento di fanteria - Pro memoria· Firmato colonnello Alberto LEONAR DJ · T enin, 31 luglio 1941). (53) Ibidem. (54) Ibidem. (55) Vedi n. 17.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

{56) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - {Telegramma n. 970 Da Governatore della Dalmazia, Zara, a ministero affari esteri, J:loma - Ore 02.30 - Zara, 30 luglio 1941). {57) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - {Telegramma n. 975 Da Governatore della Dalmazia, Zara, a destinatario non indicato, Roma - Riservatissimo Segreto non diramare- Ore 23.50- Zara, 30 luglio 1941) - Vedi allegato n. 2 al presente capitolo. {58) Ibidem. (59) Ibidem. (60) Ibidem . (61) Ibidem. (62) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - (Telegramma ti. 29659/ P.R./44 - Da ministero affari esteri, Roma, a Governo della Dalmazia, Zara - Ore 23.00- Roma, 30 luglio 1941) - Vedi anche allegato n. 4 al presente capitolo. (63) Ibidem.

(64) Per gli attriti fra esercito croato ed ustascia, e per l'ingerenza di questi ultimi nelle funzioni di comando degli ufficiali domobranci, vedi colonnello CoRDASit, comandante del 15° reggimento di fanteria croata a Tenin, il quale ammise che nei primi giorni dell'insurrezione dei serbi «non avevo libertà di comando per</Jé ogni mia azione era intralciata dagli ustascia» (U.S.-S.M.E. - B)lsta 523 - Coma.o do divisione 'Sassari' - No tiziario giornaliero - 7 agosto I 941) .· Altri attriti si ebbero sutla questione dei 'volontari' da inviare al fronte russo. Il capitano dell'aviazione croata, S1M URINA, rilevava che mentre i do-mobranci dovevano partire, <<nessuno fra i giovani usrasce si è presentato quale volontario» . (U.S.-S.M.E. - Busta 582 Comando VI Corpo d' armata - Notiziario n. 84 - 26 luglio 1941). (65) Vedi n. 62. {66) U.S. -S.M.E. - Busta 523 - Comando di visione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero P.M. 16, 30 luglio 1941) - Vedi allegato n. 3 al presente capitolo. (67) Ibidem. (68) Ibidem. (69) Ibidem. (70) Ibidem. (71) Vedi n. 47 - Paragrafo: 'Obrovazzo' .

U.S. -S.M.E. - Busta 523 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero - P .M. 86, 16 agosto 1941). «Si ritiene interessante riferire la-dichiarazione resa da un capo dei rivoltosi di Zrmanja: "li primo treno che passerà sulla linea e che non porterà la bandiera italiana sarà fatto saltare (naturalmente i treni con la bandiera italiana non dovranno portare 1ruppa croata). Siamo d'accordo con gli ufficiali di un alto comando di Spalato, che li avviseremo dell'atto di sabotaggio da noi eve!llualmente compiuto per evitare danni ai susseguenti convogli italiani».

{72) Vedi n. 47 - Paragrafo: 'Obrovazzo' .


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

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(73) U.S.-S.M.E. - Busta 582 · Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 93 • Paragrafo 6, lettera e - P.M. 39, 4 agosto 1941). (74) U.S. -S.M.E. - Busta 582- Comando VI Corpo d'armata - (Comunicazione telefonica fatta dal Capo d1 Stato Maggiore della divisione 'Sassari' al comando del VI Corpo d'armata . P.M. 86, I agosto 1941). (75). Ibidem . (76) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - (Telespresso 30523/P.R. 333. Da ministero affari esteri, Roma , a legazione d'Italia, Zagabria · Roma, 5 agosto 1941). (77) A .C.S . • Presidenza del Consiglio dei ministri - Anni 1941-1 943 - Posizione 1.1.13 • Fascicolo 16452-2 - (Telegramma n . 03907 - Da prefettura di Zara a ministero imerno, RomaZara, 3 agosto 1941).

(78) U.S.-S.M.E . • Busta 568 - Comando divisione 'Sassari' - (Diario swrico - P.M. 86, I agosto J 941). (79) U .S.-S.M.E. - Busta 582 . Comando VI Corpo d'armata · (Notiziario n. 92 - Intercettazione telefonica - Ore 21.45 - 1 agosto 1941 . - «Dal comando militare di Signo al comando divisione di Mostar» - Rife riva il testo della lettera consegnata dal generale MoNTICELLt alle autorità croate di Tenìn, che era così formulata: «Informo che in base agli ordini del Comandante dell'Armata italiana assumo da oggi tulli i poteri civili e militari della Zupania di Bribir. Tutte le autorità civili e militari restano ai miei diretti ordini». La comunicazione telefonica concludeva con: «Prego urgenti istruzioni» - P.M. 39, 3 agosto 1941). (80) M .A.E.-A.S.D. • Jugoslavia 1941 - Busta 108' -' Fascicolo 2 - (Foglio prot. n. 441/ 012444 - Oggetto: "Notizie sulla situazione in territorio croato" - Da ministero interno, Roma, a ministero affari esteri, Roma. Roma, 22 agosto 1941). (81) Ibidem. (82) M.A.E.-A.S. D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 • Fascicolo 2 - (Telespresso n. 8/03357 - Oggeuo: "Situazione in Croazia"· Da ministero affari esteri, Roma , a Comando Supremo e Governo della Dalmazia, Zara - Ritrasmette telegramma 1 agosto 1941 di CASERTANO - Roma , 6 agosto 1941) - Vedi allegato n. 5 al presente capitolo. (83) Ibidem . (84) Ibidem .

(85) Ibidem. (86) Ibidem. (87) M.A.E.-A .S.D. - Jugoslavia 1941-1943 - Busta 143 - Fascicolo 2 - (Foglio prot. n. 441 • Oggetto: "Rapporti italo-croati" - Da legazione d'Italia, Zagabria· L'addetto militare, colonnello Gian Carlo RE, a Superesercito • Zagabria, 5 agosto 194 1) - Vedi allegato n. 6 al presente capitolo. (88) Ibidem. (89) Ibidem. Analogo orientamen to venne espresso dal luogotenente generale della M.V.S.N., Eugenio CosELSCHJ, capo della missione del Partito fascista presso il movimento u stascia in una


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relazione 'Strettamente personale - Riservata alla persona' diretta al segretario del P.N .F. Adelchi SERENA. (M.A.E. -A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2- Relazione allegata ad un Appunto per il Gabinetto dell'Ecc. il Ministro - Roma, 27 agosto 1941). (90) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Coma·ndo del VI Corpo d'armata - (Telegramma n. 3836/

OP - Da comando VI Corpo d'armata a Comando.2• Armata e p.c. a Governo della Dalmazia, Zara - Ore 11.15 - P.M. 39, ,2 agosto 1941). (91) Ibidem. (92) Ibidem. (93) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Telegramma n. 3839/0P - Da comando VI Corpo d'armata a Comando 2• Armata - Ore 12.35 - P.M, 39, 2 agosto 1941). . (94) U.S.-S.M.E. - Busta 5.83 - Comando VI Corpo. d'armata · (Telegramma n. 3842/0P - Da Comando VI Corpo d'armata a Comando 2• Armata - Ore 17.00 - P .M. 39, 2 agosto 1941). (95) ,M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 107 - Fascicolo 2 - (Telegramma n. 1073 Da Governo della Dalma,zia. Zara, a ministero affari esteri, Roma - Trasmette il testo integrale della dichiarazione rilasciata il 2 agosto Ì941 dalle autorità croate cii Tenìn - ~ra, 7 agosto 1941). (96) Il testo della dichiarazione era il seguente: «I. - S0uono1ate autorità croate nel momento a/luale e nella attu~le situazione dichiarano non sentirsi in èondizione riprendere i poteri ~enendo truppe italìane ... [mancano alcune parole) . ..a difesa Knin. Non possono dichiarar~ oggi quando saranno nelle condizioni poter riprendere i poteri, dipendendo ciò dagli ordini del proprio Governo e dalle/orze che potrebbero esser. messe dal Governo croato a loro disposizione. 2. - Sottonotate autorità croa/e non si sentono in condi'zione di 1enere i poteri senza presenza forze italiane ed assicurare funzionamento comunicazioni ferroviarie, telegrafiche, telefoniche e stradali, a meno che Governo croato non potesse inviare forze adeg11a1e». La dichiarazione era firmata dal Veliki Zupan (prefetto) Ante N tKOLI<: , dal co lonnello CoRDASJt, comandante del 15° reggimento di fameria, e dal colonnello Bo1è, comandante il 2° reggimento d i gendarmeria, di stanza a Tenìn. (97) M.A.E. -A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - F.ascicolo· 2 - (Foglio.senza n. prot. né fi rma - Da gabinello affari politici del ministero affari esteri - Appunro per /'Eccellenza il. Minislro - In testa al primo foglio il timbro Vis10 dal DUCE- Roma. 2 agosto 1941) - Vedi allegato n. 4 al presente capitolo. (98) Ibidem . (99) Ibidem. (100) Ibidem.

(101) ibidem. (102) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - (Telegramma senza n . prot. - Da ministero affari esteri, Roma, a legazione d' llalia, Zagabria, e p.c. a Comando Supremo e Governo della Dalmazia, Zara - Roma, senza firma né da·1a). (103) U .S.-S.M.E. - Busta ~83 - Comando VI Corpo d'armata - (Fonogramma n. 6924 Da comando 2° Armata a comando VI Corpo d'armata - Ore 12. I I - P.M ..39, 3 agosto 1941).


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(104) M.A.E. -A.S.D . . Jugoslavia 1941 . Busta 108 . Fascicolo 2 . (Telegramma senza numero . Da ministero affari esteri, Roma, a Comando Supremo, a Governo della Dalmazia, Zara - Senza data). Ritrasmetle il testo di una comunicazione del 3 agoslO 1941 della legazione d'Italia a Zagabria. (105) M.A.E.-A.S.D. · Jugoslavia 1.941 - Busta 109 - Fascicolo 10 · (Foglio prot. n. 406 Segreto - Oggetto: "Questione Kni n" - Da capo missione militare italiana a Zagabria, generale OxtLJA, a Comando Supremo e p.e. a ministro d'Italia a Zagabria e comando 2• Armata · Zagabria, 7 agosto 1941). (106) U.S.-S.M.E. - Busta 568 · Comando divisione ' Sassari' - (Diario storico · P.M. 86, 3 agosto 1941) . ( I 07) Umberto SAL YATORES - Bersaglieri sul Don - Parte prima - li presidio defla Croazia - Pag. I 9 - Tipografia Compositori - Bologna I 958.

(108) Ibidem - Pag. 20. (109) U.S.-S.M.E. - Busta 568 • Comando d ivisione 'Sassari'· (Notiziario giornaliero P.M. 86, 5 agosto 1941).

(1 10) U.S. -S.M.E. • Busta 568 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero · P .M. 86, 16 agosto 1941). (111) Ibidem. (I 12) Ibidem.

(113) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 109 . Fascicolo I - (Relazione del comando 2' Armata a Comando Supremo · Dari sull'a11ivÌlà us1ascia nella lona a sfondo razziale conrroserbi-ortodossi e eberi- 26 settembre 1941 - Trasmesso con foglio prol. 11. 22301 da Comando Supr.emo a min istero affari esteri - Roma - 11 ottobre 1941). U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VJ Corpo d'armata - (Notiziario·n. 106 - Pa ragrafo I, leueraf- P.M. 39, 17 agosto 1941).

Riporta: «Un colonnello della gendarmeria, in pensione, residen1e a Spalato, ritornato dall'isola di Pago, ha riferiro che gli usrascia hanno ucciso, in più norri, circa JOÒO serbi fra cui ragazzi e vecchi, già ivi deportati da diverse zone della Croazia)). (114) Ibidem - M .A.E.-A.S.D. (115) Vedi n. 107 - Pag. 20. ( I 16) M .A.E.-A.S. D. - Jugoslav ia I941 - Busta I08 . Fas..:,, o lo 2 - (Foglio prot. n. 8820/ 34 R. - Riservato . Ministero affari esteri - Appunto che riporta info rma1.ioni della prefellura di Zara e del comando Gruppo RR.CC. d i Za ra - Roma, 9 agostO 1941).

(I 17) Ibidem .

ti 18) Ibidem. (119) Vedi n. 73 . Paragrafo Ile) . (120) Vedi n. I 13 -1\1.A. E. -A.S.D. - Paragra fo: ' Knin' .

2 agos10 è st010 rinvenuto il cadavere di un serbo da Srermica, al quale sono s1a1i aspor1ati il naso ed il mento. I res1i eremo sfati poi introdolfi in bocca. TI 3 agosto, il sagrestano «fl


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dello stesso villaggio è stato ucciso dagli ustascia con apertura del petto a colpi di acce/la, estrazione di tu/li gli organi e taglio delle mani. Altri 5 serbi,fra i quali un bambino ed un vecchio di 70 anni, sono stati uccisi dopo che gli ustascia li avevano torturali levando loro gli occhi e versando del sale nelle cavità orbitali». (121) Vedi n. 109. ( 122) U.S.-S.M.E. - Busla 568 - Comando divisione 'Sassari' • (Foglio senza prot. · Relazione del colloquio del capitano Carlo PERUSINO con un pope · P.M. 86, 3 agosto 1941). ( 123) Ibidem. (124) Ibidem. (125) Ibidem . (126) Vedi n. 121 • Paragrafo: 'Gracac' . (127) Vedi n. I 10 - Paragrafo: 'Gracac'. (128) U .S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata · (Notiziario n. 100 · P .M. 39, II agosto 1941). (129) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - (Tclcgramma n. 30864/ P .R. - Segreto - Da ministero affari esteri, Roma a Comando Supremo e p.c. a Governo della Dalmazia, Zara - Ritrasmette il testo del telegramma di BASTIANJ NI - Roma, 7 agosto 1941).

( 130) Ibidem. (131) Ibidem . ( I 32) Ibidem .

(133) Ibidem. (134) M .~.E. -A.S.D. - Jugoslavia I 941 • Busta 107 · Fascicolo 2 · (Telegramma n. 1099 • Da Governo della Dalmazia , Z2ra, a firma console Augusto SP ECHEL per ministero affari esteri, Roma - Ritrasmette teslo telegrammi n. 4091 e 4114 rispett ivamcme dell'8 e 9 agosto 1941 del comandante VI Corpo d'armata - Ore 00.45 - Zara, 1-0 agosto 1941). (135) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busca 109 - Fascicolo IO - (Telcsprcsso n. 8/03497 • Da ministero affari esteri, a firma Ciano per legazione d'Italia , Zagabria, e 1>.c. al Comando Supremo, al Governo della Dalmazia, Zara - Roma, IO agosto 1941) - Ved i allegato n. 8 al presente capitolo. (136) Ibidem. (l 37) Ibidem .

(I 38) Ibidem . (J 39)

Ibidem .

(140) M.A.E .-A.S.D . . Jugoslavia 1941 - Busta 109- Fascicolo IO - ('Appunto' senza in testazione né data - In testa al primo foglio una nota a matita: ' «Rimesso al Duce dall'Ecc. Bastianini l'IJ- VIII») - Vedi allegato n. 9 al presente capitolo. BASTIANINI, nella let tera da Zara del 23 agosto 1941, scrisse a Luca PIETROMARCH I: «No11 ti dico quanto sia con1enro che que/l 'appu11to che concordammo insieme per il Duce abbia avuto quel favorevole esito che noi auspicavamo. BALDO:vt ti avrà messo al corrente dei det1agli della mia udienza con il Capo che ho trovato totalmente adereme al 11ostro pun/0 di vista». (M.A.E. -A.S. D. - Jugoslavia 1941 - Busta 109 - Fascicolo 10).


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(141) Ibidem. (142) Ibidem.

(1 43) Ibidem. (144) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 109 - Fascicolo 10 - (Breve appunto scritto a mano: «Eccellenza Cavallero va stamani dal Duce con proposte scritte relative a occupazione territorio Dalmazia - àumento forze - accantonamento truppe croate -·affidare il potere

afl'autorità militare (senza diminuire autorità del Governatore) - far rimanere in posto autorità croate - passare ferrovia ai militari - rin viare le operazioni per Commissione delimitazione dei confini in Dalmazia» - Roma, 13 agosto 1941). Ibidem. - (Altro appunto 'Visto dal Capo gabinetto' [ANruso], a firma BALDONI: «Casertano si è lanciato invece in una vivace filippica contro il Governatore def/a Dalmazia, chiedendo se la politica estera si faceva a Zara, oppure tra Roma e Zagabria, e lamentando che 11011 gli era possibile lavorareÌin_ché veniva edou o delle direuive impartite af/e nostre aurorità militari soltanto dafle comunicazioni che gli faceva il Governo Croato» - Roma, 13 agosto 1941). (145) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 109- Fascicolo 10 - (Foglio prot. n. 21395 - Segreto - Oggetto: "Situazione in C roazia e provvedimenti' coi1seg uen ti" - Da Comando Supremo a ministero affari esteri e p.c. al ministero della guerra, al Comando Superiore FF.AA. Albania - 14 agosto 1941). (146) M.A.E.-A.S.D. - J ugoslavia 1941 - Busta 108 - Fascicolo 2 - (Telegramma n. 27 Segreto non diramare - Da legazione d'Italia a Zagabria a firma CASERTANO per ministero affari esteri, Roma - Zagabria, 13 agosto 1941). (147) Ibidem .

Il testo del messaggio di M USSOLINI a PAvEut non risulta esser stato diffuso dalla stampa italiana e non è riportato nell'Opera Omnia di Benito Mussolini a cura di Edoardo e Duitio SusMEL (Ed. La Fenice - Firenze 1960). CASERTANO nel telegramma dice: ,<La stampa, la ra-

dio, gli oratori ufficiali croati nei raduni domenicali hanno commentato le parole del messaggio e soprattutto i seguenti passi: "Co mprendo le diffi coltà da Voi incon trate, ma desidero dir Vi che non bisogna sopravalutare gli incidenii'' . "I nos1ri nemici comuni. sfruuano ogni occasione per disturbare i nostri rapporti". "Gli ·inizi di ogni Governo sono sempre difficili, specie oggi". "La Rivo luzione Fascista è divenlata solamen1e dopo tre anni dalla Marcia su Roma Stato e Governo" . "Potete sempre coniare su lla mia amicizia, P oglavnik, per Voi e per il Vostro Popolo"». (148) Ibidem.

Mo lto probabil i;nente con l' 'in tervento periferico' si riferi va a BASTtANtNJ. (149) Ibidem. ( Ì 50) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 · Busta 109 · Fascicolo 10 -(Telegramma n. 31971/ P.R./366 -. Cifra 2 - Da ministero affari esteri, Roma, a firma MuSSOLlNJ, per legazio ne d'Ita lia, Zagabria - Ore 17.00 - Roma, 14 agosto 1941) · Vedi allegato n. 10 a l presente capitolo. (151) Ibidem. (152) M .A.E.-A. S.D . . Jugos lavia 1941 · Bus1a 113 - Fascicolo 3 - (foglio senza intestazione né protocollo - Disordini Comunisti - Comunicaro n. J. Dall'Ufficio del P OGLAVNlK L'aiuiamc, colonnello di Staco Maggiore, A. SABLJAK · Zagabria, 6 agosto 1941). (1 53) M.A.E.-A .S. D. · Jugos lav ia 1941 - Bus ta I 08 - Fascico lo 2 - (Foglio n . 1345/ 1941 Ordine a firma maresciallo KvATl,RN IK - Per i co mand i delle d ivisioni Sava , Osijek, Vrbas,


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Dalmazia - U11a cro11aca per la storia (apri/e-dicembre 1941)

Bosnia, Adriatica e ministero interno, Zagabria - Dato da Zagabr ia il 4 agosto 1941 - Allegato a telcspresso n. 1101/564 - Da legazione d'Italia, Zagabria, a ministero affari esteri, Roma Zagabria, 9 agosto 1941). (154) D.G.F.P. - Serie D - Voi. XIII - Documento n. 191 (245/161362-63) - (Telegramma n. 958 - Urgentissimo - Dall'incaricato d'affari in Croazia TROLL al ministro degli esteri tedesco - Zagabria, 10 agosto 1941). (155) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 108- Fascicolo 2- (Foglio intestato Ministero dell'Inferno - Roma - Riporta integralmente l'ordi ne di sospensione delle attività delle formazioni ustascia , ripreso dai giornali croati del I O agosto I 941). {l 56) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 109- Fascicolo IO - (Telegramman.32311/ P .R. - Segreto non diramare - Da ministero affari esteri a Comando Supremo - Ritrasmette il testo della comunicazione di CASERTANO del 16 agosto 1941 in merito al suo passo presso PA\'EUè - Roma, 17 agosto 194 l) - Vedi allegato n. l J al presente cap i1010. ( 157) Ibidem. (158) D.G.F.P. - Serie D - Voi. Xlll - Documemo n. 217 ( 116/66993) • (Memorandum del minis,tro per gli affari esteri tedesco - Westfalen, treno speeiale, 20 agosto 1941). (159) Ibidem. (160) D.G.F.P. - Serie D .· Voi. Xlll - Documento n. 219 ( I 16/66997-99) - (Telegramma n. 965 - Dal ministro per gli affari esteri tedesco alla legazione tedesca a Zagabria - Ore O1.55 Westfalen, treno speciale, 21 agosto 1941). (161) Ibidem. (162) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 110 - Fasc icolo 2 - (Foglio prot. n. 2/ c Ris . - Intestato Delegazione del P.!V.F. pressò il movimento usrascia - Oggetto: "Relazione sulla situazione dopo l'ordine di rioccupazione militare" - Dal capo della delegazione, luogotenente generale Eugenio CosELSCHl, al Duc E, al segretario del P .N .F . e p.c. a l ministero degli affari esteri - Zagabria, 19 agosto 1941) - Vedi a llegato n. 12 aJ presente capitolo. (163) M.A.E. -A.S.D. - Jugoslavia 194 1 - Busta 109 - fascicolo IO- (Telegramma n. 433/ 34 - Cifra l - Segreto non diramare - Da legazione d'Italia, Zagabria, a ministero affari esteri, Roma - Ore 03.30 - Zagabria , 19 agosto l 94 1) - Vedi allegato n. 13 a l preserHc capitolo. (164) Ibidem . (165) Ibidem . (166) Ibidem. (1 67) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 109- Fascicolo I · (Tclcspresso da ministero affari esteri a Comando Supremo, a ministero guerra, a Stato Maggiore esercito., a Comando Superiore FF.AA. Albania - Roma , 22 agosto 1941). «[ . .. ]il Duce ha preso in considerazione l'ojferw del Pog!avnik di meuere a disposizione del nostro comando militare in ·de((a zona le rmppe croare ivi dislocale. Si iral/a, a qua1110 risul!a, di una venrina di baflaglioni. Il Duce ha pertanto risposto a P,r vn.1t quanto segue: ''Vi ringrazio, Poglavnik, della offerta di mettere a dispos izione del 11os1ro Comando )e Vostre truppe che già si trovano in zona. Affido a l Comando della nostra 2' Armata d i studiare d'accordo con le Vostre a utori là mi li1a ri la possibi lità di impiego di tali tr uppe. Converr.ebbe che i Vostri comandi ricevessero istruzioni di stahil ire gli opportuni contaui con il Comando della 2• Armata"».


Sgombero e rioccupazione della zona de111ililarizza1a

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(168) Vedi n. 163. (169) M.A. E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 109 - Fascicolo IO - (Telegramma n. 32659/P .R.-375 · Cifra 2 - Segreto non diramare - Urgentissimo - Da ministero affari esteri, Roma, a firma ANFUSO, per legazione d'Italia, Zagabria - Contiene il telegramma di MUSSOLINI a PAVELJé - Ore 17.30 - Roma, 20 agos10 1941) - Vedi allegato n. 14 al presente capitolo. ( 170) U.S. -S.M.E. - Busta 56S- - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero P.M. 86, 22 agosto 1941). Riporta le informazioni date al generale MONTICELLI dal zupano (vice-prefetto) David S1NC1é che, assente da Tenìn al momento della fuga delle autorità croate, era stato incaricalo dal POGLAVNIK di condurre una inchiesta sui fatti. S1NC1é, svolte le indagini, aveva consegnato a PAvEut un memoriale ed in quell' occasione avrebbe avuto con lui alcuni co lloqui. V

<-Lunedì 18 agosto durante un.a conversazione col Poglavnik questi avrebbe detlo al Sinci,' che il Governo i1aliano e quello Germanico avevano invia10 nei giorni precedenli una nota al Governo croa10, nella quale denunciavano lo stato anormale esistente in alcune provincie croa1e e manifestavano l'opportunità che 1ruppe dell'Asse assumessero il co111rollo ed i po1eri civili in quelle provincie per il ripristino dell'ordine e della normalità». Questa è l'unica fonte che accenni ad un intervento di Berlino. Forse PA vEué, se lo diss~. può averlo deno per giustificare davanti al StNClè quanto, a questi, avrebbe potuto apparire · un cedimento, se la richiesta fosse •.1a1a avanzata solamente dall'Itali_a. (171) Relazioni l111ernazional1 - Settimanale - Istituto Studi Politica Internazionale (I.S.P .I.) - Milano - Anno 1941, pagina 1128 - Il testo del comunicato venne riportato da tulta la stampa irnliana. (172) Ibidem.

(173) Ibidem. (174) M.A.E.-A.S.D. ~ Jugoslavia 1941 . Busta 109 - Fascicolo I - (Notiziario segreto della legazione d'Italia a Zagabria dcll'8 sellembre 1941 - Allegalo al telesprcsso n. 1581/775 - Da legazione d'Italia, Zagabria, a ministero affari esteri, a Governo della Dalmazia, a Co· mando 2• Armata · Zagabria, 8 settembre I941) . (1.15) U.S.-S.M.E. - Busta 568 · Comando divisione 'Sassari' - (Diario storico · P.M . 86. 23 agosto 1941). (176) Vedi

n. 174.

(177) U.S.-S.M.E. · Busta 568 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero Paragrafo: 'Tenìn-Situazione ribelli' · P.M. 86, 29 agosto 1941). (178) Ibidem. (179) Ibidem. (180) Ibidem. (181) U.S.-S.M.E . . Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (No tiziario n. 106 • Paragrafo 6/c - P.M. 39, 17 agosto 1941). (I 82) U.S.-S.M.E. - Busta 583 . Comando VI Corpo d'armata - (Notil.iario n. 11 2 - P.M. 39, 23 agosto 1941).

(183) Ibidem .


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (apn:te-dicembre 1941)

(184) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Co rpo d'armata - (Notiziario n. 115 -Paragrafo: 'Almissa' - P.M. 39, 26 agosto 1~41). (185) U .S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 111 - Paragrafo: 'Varie' - P.M. 39, 22 agosto 1941). (186) Vedi n. 184 - Paragrafo: ' Ragusa'. (187) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d' armat a - (Notiziario n. I IO - Paragrafo: 'Ragusa' - P .M. 39, 21 agosto 1941). {188) Vedi n. 185 - Paragrafo: 'Ragusa'. (189) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d' armata - (Foglio prot. n. 2146/ Segreto - Intestato Ministero della difesa territoriale - Quartier Generale - Zagabria - Zagabria, 26 agosto 1941) - Vedi allegato n. 15 al presente capitolo. (190) Salvatore Lo1 - Le operazioni delle Unitq italiane in Jugoslavia 1941-1943 - Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico - Roma, 1978 - pag. 172. (191) Vedi n. 184 - Paragrafo: ' Gracac-,Bruvno'.

U.S.-S.M.E. - Busta 568 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero - Paragrafo: 'Gracac' - P.M. 86, 19 agosto 1941). (192) Ibidem. (193) U.S.-S.M.E. - Busta 568 - Comandò divisione 'Sassari' - (Nòtiziario giornaliero Paragrafo: 'Gracac' - P.M. 86, 2 1 agosto 1941).

«Il 19 corr. verso le 16, sulla strada di Lapac Superiore, tre compagnie croate mentre transitavano per la strada, sono state attaccate di sorpresa dagli insorti. Si conterebbero fin o adesso 204 morti e molti feriti tra i quali tre ufficiali, un capii a110 e due tenenti [... J. Vi sarebbero parecchie perdite anche fra gli insorti». •

V

(194) Vedi n. 184 - Paragrafo: 'Gracac-Bruvno'. (195) Vedi n. 190.

li 22 agosto, ·due capi ribelli si presentarono «al Comandante del battaglione di Otrié informandolo [di] aver avuto ordi11e telefo11ico da Drvar di avvertire i comandi italia11i che entro tre giorni le forze ribelli avrebbero attaccato Gracac e successivamente Gospié avendo i croati attaccato Bruvno e Mazin [...]. Pregavano quindi di ritirare le truppe italiane fino ad operazioni ultimate. Il col. SALVA TOR ES, recatosi sul p osto ha avvertito i ribelli che le truppe non si muoveranno da Gracac, né lascieranno impunemente attaccare l'abitato e che qualunque azione contro Gracac trover.à opposizione da parte delle truppe italiane e di quelle croate. Di fronte a questa risposta i ribelli hanno fatto comprendere che per ora rimarranno sulle loro posizioni. Hanno pe«J insistito sulla necessità di una soluzione urgente della situazione, in quanto sono decisi a liberarsi dal 'oppressione croata prima dell'inizio della calli va stagione» (U.S.-S.M.E. - Busta 586 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero - Paragrafo IV - P.M. 86, 22 agost o 1941). (196) Ibidem . (197) M.A. E.-A.S.D .. Jugoslavia 1941 - Busta 107 - Fascicolo 2 - (Foglio prot. n. 744 Segreto - Intestato Regia missione italiana in Croazia - Oggetto: "Movimento insurrezionale serbo-comunista in Bosnia" - Da capo missione, generale Ox1LIA, a Comando Supremo - Zagabria, 5 settembre 1941).


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

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n

Le operazioni in Bosnia si svolsero dal agosto al I O settembre e furono intraprese da 6 battaglioni di domobranci, 4 batterie, 2 battaglioni di ustascia, 5 carri armati, al comando del generale RUMMLER. Furono costituite due colonne, una al comando del colonnello KRMANit, muovendo da Kulen Vakuf per Dastasi e l'altra al comando del colonnello CoRDASIC, che, partendo dalla zona di Bosanski Petrovac per Ostrelj, dovevano confluire su Dervar. (198) Ibidem.

( I99) Ibidem. (200) Ibidem.

(201) Vedi n. 170. (202) Ibidem. (203) Ibidem. (204) Ibidem.

(205) U.S. -S.M.E. · Busta 583 · Comando VI Corpo d'armata- (Notiziario n . 105 - Paragrafo: 'Imotski' - P.M. 39, 16 agosto 1941). (206) Vedi n. 181 - Paragrafo 1/d. (207) U.S.-S.M.M . - Busta 42 - Archivio LII - (Comando Marina Zara - Relazione cronologica delle operazioni e avvenimenti inerenti al periodo bellico del mese di agosto 1941-XIX Zara, primi settembr~ 1941). La spedizione era comandata dal tenente di fanteria Remo LEINWEBER. (208) Vedi n . I 85 - Para.g rafo: 'Liv no'. (209) Ibidem - Paragrafo 1/d). (210) Ibidem. (211) Vedi

Il.

190- Pag. 176.

(212) M.A.E.-A.S.D. · Jugoslavia 1941 - Busta 109 - Fascicolo IO · (Il testo è riportato nella comunicazione fatta dal capo della missione militare italiana, generale OXILIA, al Comandante della 2• Armata - Zagabria, 6 settembre 1941). (213) Vedi n. 205 - Paragrafo 3: 'Signo' . Nel combattimento caddero: un capi tano ustascia, un ustascia, quattro domobranci; il caposquadra Rodolfo NIGRI del 97° battaglione CC.NN., ferito gravemente alla testa ed all'addome d ecedette il giorno 17. La camicia nera Nello BIANCHI, ferito a lla testa perdette un occhio (U.S.-S.M.E. - Busta 379 · Comando divisione 'Bergamo' - Diario storico · P.M. 73, 14 agosto 1941). (214) U.S.-S.M.E. - Busta 569 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giorna liero Paragrafo: 'Tenin n. 2 . P.M. 86, I 7 agos to 1941). (215) Ibidem. (2 !6) Vedi n. 181 - Paragrafo: 'Da fonti fiduciarie' - punto b). (217) Ibidem.

19 . Dalmazia


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941) (218) Vedi n. 170 · Parte IL

(2 I9) Ibidem. (220) A.C.S. - P residenza Consiglio dei ministri · Anni 1941- 1943 - Posizione J .J .13 . Fascicolo 16452 · Sotto fascicolo 74 - Verbale del Consiglio del partito comunista jugoslavo - Co n timbro della prefettura di Cattaro - Senza data. (221) Ibidem . (222) Ibidem. (223) Ibidem. (224) Ibidem. (225) Ibidem. (226) U.S.-S.M.E. - Busta 379 . Comando divisione ' Bergamo' - (Foglio pro!. n. 3137 Oggetto: "Pre:dama e bando" - Da comando divisione 'Bergamo' a comandi d ipcndemi Trasmette in allegato copia della circolare n. 8150/0P. di dar a 30 agosto 1941 del co mando 2~ Armata con oggetto:· "Occupazione ·zona_ demilita~izzata" - P .M. 73, 4 settembre 1941). (227) Ibidem · Comando 2• Armata - Cir~olar.e - Parag rafo J: ' Poteri civili • Ordine pubblico'. (228) Ibidem. (229) Ibidem - Paragrafo 2: 'Amministrazione della giustizia' . (230) Ibidem· Paragrafo 3: 'M il izia Ustascia · Formazioni giovan ili ustascia - Part ilo ustascia'. (23 1) Ved i n. 170. (232) Ibidem . (233) Vedi n. 230. (234) Vedi n. 226 - Circolare comando 2• Armata ·· Paragrafo: 'Tru ppe croate'. (235) U.S.-S.M .E_- - Busta 724 - Comando 2' Armata - (Ordine del giorno. ne i tes1 i italiano e crdato • P .M. IO, l seuernbre 1941). (236) M.A.E.-A.S.0. · J ugosla via 1941 - Busla 108 - Fascicolo 2 - (Teleg ramma n. 53 Segreto non diramare· Da legazione d 'lca lia Zagabria a ministero affari esteri;Roma - Zagabria, 5 se ccernbre 1941). (237) Ibidem. (238) Ibidem. (239) Ved i n. 190 - Pag. 175. (240) Ibidem . 11 Lo c, nella nota n. 24 a pagina 179 precisa che ìvli lan T.'I.N"OS1è era un a gen te conrn n is ca infili ra to fra i serbi. Pochi giorn i dopo dovette i'ùggire avendo compreso d i esse r scac o iden1 ifica10.


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

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(241) Vedi n. 177. Tratta della situazione dei ribelli a .Tenìn. Ne elenca le richieste e le necessità che, quasi certamente, il generale MONTICELLI recepì durante l'incontro di Otrié. (242) ibidem. (243) Ibidem. (244) Vedi n. 190 - Pag. 175. (245) Vedi n. 177 . (246) Vedi n. 190 - Pag . 175. (247) Ibidem - Pag. 176. (248) U.S.-S.M.E. - Busta 568- Comando divisione 'Sassari' - (Diario S10rico- P.M. 86, 1 settembre 1941). (249) Vedi n. 107 - Pag. 30. (250) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario 11. 130 - Paragrafo 3: ' Fojnica' - P.M. 39, li settembre 1941). (251) Ibidem . (252) Vedi o. 250 - Paragrafo: 'Bileéa'. (253) Vedi o. 226 - Allegato proclama. (254) Ibidem. (255) Ibidem - Allegato bando - Articolo 2. (256) U.S.-S.M.E. - Busta 379- Comando divisione ' Bergamo' - (Foglio prot. n. 3238/0P. - Oggetto: "Applicazione bando 7 settembre 1941 . Imervcnto truppe italiane" - Da comando divisione 'Bergamo' a comandi dipendenti - Trasmette foglio prot. n. 1601/A.C., segreto, del comando 2• Armata - 7 seuembrc 1941 - P.M. 73, 9 se!fembre 1941) .. (257) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando Vì Corpo d'armata - (Comando 2• Armata Istruzioni riservate per l'app!icazione del bando in data 7 settembre /94 l - Paragrafo d) 'Poteri di polizia militare' - P.M. IO, 20 settembre 1941) - Vedi allegato n. 16 al presente capitolo. (258) Vedi n. 226 - Bando allegato - Articoli 7-8-9-10-1 I. (259) Vedi n. 257 - Punto b) - 'Configurazione dei reali'. (260) Vedi n. 257. (261) Ibidem. (262) U .S.-S.M .E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata- (Noc iziario·n. 128- Paragrafo I : 'Gra~ac' - P.M. 39, 9 setcembre 1941) - Vedi an<:he allegato n. 20 al ·presente capitolo. (263) Ibidem. (264) M.A.E.-A.S.D . . Jugoslavia I 941 - Busta 109 - Fascicolo l - (Foglio prot. n. 22504/ OP . . Oggetto: "Situazione nella zona dem ili tarizzata dalla pubblicazione del bando del 7 settembre 1941-XIX ad oggi" - .Da Comando Sup remo a ministero affari esteri, Roma - P .M . 21, 28 ottobre 1941). · ·


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

M.A.E. -A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 110 - Fascicolo 2 - (Foglio prot. n. 2341 / A.C. Segreto - Da comando 2• Armata a Governatore della Dalmazia, a ministro PtETROMARCHI, a legazione d'Italia, Zagabria, a missione militare italiana, Zagabria - P.M. 10, 7 ottobre 1941 - Trasmette foglio prot. n. 2340/ A.C. - Segreto - Oggetto: 'Situazione nella zona demilitarizzata dalla pubblicazione del Bando 7 settembre 1941-XIX ad oggi' - Da Comando 2• Armata a Stato Maggiore esercito - P .M. 10, 7 ottobre 1941). (265) U.S.-S.M.E. - Busta 568 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero Paragrafo: 'Situazione politica e caratteri della rivolta' - P.M. 86, 6 settembre 1941). (266) Ibidem - Paragrafo: 'Zona Gracac-Gospié' . (267) Ibidem • Paragrafo: 'Zona Gra~ac-Zemonico'. (268) Ibidem. (269) Ibidem - Paragrafo: 'Zona Golubié-Strmica'. (270) Vedi n. 264. (271) Il testo venne diffuso dalla stampa italiana solo_in data 25 settembre 1941. v .edi anche Opera Omnia di Benito Mussolin(a cura di Edoardo e. Duilio SusMEL - Voi. XXX, pag. 119 (Ed. 'La Fenice' - Firertze 1960) • Nella nota i curatori fissano l'udienza con-. cessa da MussouN1 al generale AMBROSIO alla data del 25 settembre 1941. (272) Vedi n. 264. (273) Ibidem. (274) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata- (Notiziario n. 145 - Paragrafo 13 - P.M. 39, 26 settembre 1941. (275) Ibidem. (276) Ibidem. (277) Ibidem .

(278) Ibidem. (279) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 109- Fascicolo 10. (Telegramma n. 1353 ~.Segreto non diramare - Da Governo della Dalmazia a ministero affari esteri, Roma - Trasmette il testo del comunicato prot. e. 4991/0P. del Comando VI Corpo d'arma~a di pari data - Zara, I settembre 1941). (280) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Telescritto n: 5104/0P. Da comando VI Corpo d'armata a comando 2• Armata e p.c. a Governo della Dalmazia, Zara· P.M. 39, 4 settembre I 941). U.S.-S. M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Relazione del comando divisione 'Marche' • Intitolata: Cause che hanno direttamente od indireuamen1e provoçato i disordini verifiçatisi nel periodo 25 agosto-4 settembre, nel territorio di giurisdizione df. 'Marche' - Senza data) - Per le reazioni degli ustàscia vedi allegato n. I 7 al presente capitolo. (281) U.S.-S.M.E. · Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 130. Paragrafo: 'Ragusa-Mostar'. P.M. 39, 11 settembre 194 1). (282) Ibidem. (283) Ibidem .


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

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(284) Ibidem. (285) Ibidem. {286) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 133 - Paragrafo 9: 'Da fonte fiduciaria' - P.M. 39, 14 settembre 1941). (287) Vedi n. 280 - Divisione 'Marche'. (288) Vedi n. 264. (289) Ibidem. M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 110 - Fascicolo 2 - (Foglio prot. n. ~482/ AC Da comando 2• Armata a firma generale AMBROSIO per ambasciatore Luca P1ETROMARCHI In allegato, nota del comando 2• Armata, foglio prot. n. 2100/AC. - Oggetto: "Elementi di risposta alla nota n. 1395/41 del 25 settembre 1941-XIX, presentata dalla legazione di Croazia a Roma al ministero degli affari esteri italiano" - P.M. IO, 9 ottobre 1941) - Vedi allegato n. 21 al presente capitolo. · {290) Ibidem . (291) Ibidem. (292) Ibidem. (293) Ibidem. (294) Ibidem. (295) Ibidem. (296) Vedi n. 289 - M.A.E.-A.S.D. (297) Ibidem. (298) Vedi n. 264. (299) Vedi n. 289 - M.A.E.-A.S.D. (300) Ibidem. (301) Vedi n. 264. (302) Vedi n. 289 • M.A.E. -A.S.D. (303) Ibidem. (304) M.A.E.-A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 109 - Fascicolo IO- (Pro memoria - Non firmato - Su carta intestata Neza visna Drzava Hrvatska - Ministarsrvo Vanjskih Poslova - Stato indipendente di Croazia - Ministero degli affari esteri - Zagabria, 23 ottobre 1941). (305) Ibidem. (306) Ibidem.

(307) Vedi n. 150. (308) U.S.-S.M.E. - Busrn 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 133 - Paragrafo 1: 'Situazione a Tenìn-Dernis-Gracac' - P.M. 39, 14 scuernbre 1941). (309) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 137 - Paragrafo: 'Tenìn' - P.M. 39, 18 settembre 1941).


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre /941)

(310) U.S.-S.M.E. - Busta 568 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero Paragrafo: 'Gra~ac' - P.M. 86, 18 settembre 1941).

L'iniziativa era stata promossa dalla 'Direzione statale per il rinnovamento' di Zagabria e l'ordine era firmato dal direttore generale Josip BosANKOV tC. (3ll) U.S.-S.M.E. - Busta 568 - Comando divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero Paragrafo: 'Tenin' - P.M. 86, 19 settembre 1941). (312) Ibidem. (313) Ibidem. (314) ibidem. (315) Ibidem. (316) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 128- Paragrafo 5, lettera/) - P.M. 39, 9 settembre 1941). (317) Ibidem. (318) Vedi n. 308 - Paragrafo: ' Situazione a Signo - Livno - Macarsca'. (319) Vedi n. 304 - Punto I. (320) Ibidem. (321) Ibidem. (322) Ibidem. (323) U.S.-S.M.E. - Busta 568 - Comando divisione 'Sassari' - (Diario storico - P.M. 86, 3 settembre 1941). (324) Ibidem. (325) U.S.-S.M.E. - Busta 568 - Comando divisione 'Sassari' - (Relazione sulle operazioni contro i ribelli comunisri dal 7 o/ 25 se11embre 194! - A firma generale Furio MoNTICEu .1). (326) Ibidem - Pa¡ragrafo 3: 'Azione su Bosansko Grahovo'.

La colonna era composta dal Xlll bauaglione bersaglieri, dal battaglione di fanteria 11/ 151", una baueria da 65/ 17, una batteria someggiata da 75/13, un plotone mortai da 81, una compagnia carri ' L', reparti artieri e telegrafisti. (327) ibidem.

Vedi n. 107 - Pag. 32. (328) Vedi n. 107 - Pag. 36. (329) Ibidem.

Trovò la morte il bersagliere Nello GuoELllNt, che fu il primo caduto del 6° rcggimemo bersaglieri durame la seconda guerra mondiale. (330) U.S.-S.M.E. - Busca 568 - Comando divisione 'Sassari' - (Notizia rio giornali~ro Paragrafo: ' Bos. Grahovo' - P.M. 86, 20 scuembre 1941). (331) ibidem. (332) Vedi n. 190 - Pag. 182.


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

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(333) Vedi n. 325 - Paragrafo 4: ' Occupazione di Dervar'. (334) [bidem.

(335) Vedi n. 107 - Pag. 40 e seg.

' (336) U.S.-S.M.E. - Busta 568 · Comando divisione 'Sassari'~ (Diario Storico - P.M. 86, 25 settembre 1941). (337) Ibidem. (338) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Foglio prot. n. 1591/0POggetto: "Situazione di Dervar" - Da comando VI Corpo d'armata a comando 2• Armaia. P .M. 39, 29 settembre 1941) - Vèdi allegato n. 18 al presente capitolo. (339) Per l'importanza degli stabilimenti vedi allegato n. 18 al presente capitolo. La S.I.P.A.D. disponeva, in proprio, di tre tronchi ferroviari a scartamento ridotto anche per passeggeri. Le locomoiive bruciavano legna ed i vagoni avevano il riscaldamento a stufa. Ciasc)ln passeggero montando sul treno doveva portare alla locomotiva un pezzo di legno prelevandolo da apposite cataste. (340) Vedi n. 324 - Paragrafo: 'Occupazione di Dervar'. (341) Vedi n. 338 - Paragrafo 2. (342) Ibidem . (343) Vedi n. 338 - Paragrafo 1. (344) Ibidem.

(345) Vedi n. 338 - Paragrafo 3: lettera b - Vedi anche nota successiva.

li capitano Vincenzo MARUSS! (Zara, 7 maggio 1884- Venezia, 27 maggio 1963), figlio di patrioti, sin da giovane prese parte attiva alle lotte irredentistiche della sua città. Allo scoppio della prima guerra mondiale venne arruolato nell'esercito austriaco ed inviato al fronte di Gorizia. Da qui, arditamente e con gravissimo pericolo, attraversando sotto il fuoco più file di reticolati, raggiunse le linee italiane e si arruolò volontario nell'Esercito italiano. Concluse la guerra con il grado di tenente. Dopo la seconda guerra mondiale, avendo tutto perduto a Zara, visse a VeQezia in uno stato di avvilente indigenza. Postumo riconoscimento, per una vita dedicata al servizio della Patria, venne sepolto nel cimitero militare di San Michele. (346) U.S.-S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Foglio prot. n. 1582/AC. - Oggetto: "Situazione di Dervar e provvedimenti relativi" • Da comando VI Corpo d'armata a comando divisione 'Sassari' e p .c. Al comando 2• Armata - P.M. 39, 29 settembre 1941). (347) U.S.-S.M.E. • Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata- (Foglio prot. n. 1581/AC. · Oggetto: "Norme di massima per orientamento circa le eventuali nomine e funzioni di Commissari Civili e le gestioni di aziende industriali e commerciali, in zona di Drvar" - Da comando VI Corpo d'armata a comando divisione 'Sassari' e p.c. Al comando 2• Armata - P .M. 39, 29 settembre 1941) -. Vedi allegato n. 19 al presente capitolo. (348) Ibidem - Paragrafo 2: lettera c). (349) Ibidem - Paragrafo 2: lettera d).


DOCUMENTI ALLEGATI AL CAPITOLO V


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Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

ALLEGATO

N. 1

COMANDO VI CORPO D'ARMATA STATO MAGGIORE - UFFICIO OPERAZIONI

N. 3650 dì prot. Op.

P.M. 39, 29 luglio 1941-XIX

Al Comandante della Divisione Fanteria "Sassari" P.M. 86

Al Coman.dante della Divisione Fanteria "Bergamo" P.M. 73

Al Comandante della Divisione Fanteria "Marche" P.M. 32

e, p.c. Al Comando della 2• Armata P .M. IO

Al Governatorato della Dalmazia ZARA

OGGETTO: Situazione in Dalmazia.

La situazione presente ha questi caratteri: 1) - Forte insurrezione nel Montenegro di elementi comunisti, cetnici; abitanti sobillati, con possibilità - dato il rastrellamento che notevoli forze nostre stanno compiendo nel Montenegro - di fuga di detti elementi oltre il territorio montenegrino in Croazia: in una o più delle seguenti zone: di Foca, di Avtovac, di Gacko, di Bileéa-Trebinje-Ragusa. 2) - Agitazioni comun iste, spalleggiate da eventuali formazioni di nazionalisti croati della Dalmazia contrari alla cessione della Dalmazia ali' Italia: è in atto un notevole lavoro di propaganda contraria alla nostra azione; è svolta: da agenti prezzolati filoinglesi, comunisti, sedicenti filotedeschi, e da altra gente, tutti uniti da .una sola volontà di azione ai nostri danni. 3) - Rivolta della popolazione della Lika che, armata, minaccia le comunicazioni tra Gracac e Tenìn e sembra tendere su Tenìn, forse con altri obiettivi. Questi elementi hanno fatto conoscere che nulla hanno contro gli italiani - ed infatti hanno rispettato ed aiutato nostri ufficiali. a superare interruzioni stradali etc. - ma solo il desiderio di avere nostre truppe di presidio.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (apri/e-dicembre 1941)

Anche questi elementi, che escludono qualunque tendenza comunista, sono o possono essere maneggiati da capi che hanno volontà di seminare comunque ribellione e disordine per distrarre nostre forze, impedire allo Stato croato di consolidarsi, mantenere vivi ribellione e fermento nei Balcani. Mie direttive: a) - seguire con molta attenzione e con numerosi elementi di informazione (se necessario mi siano richiesti fondi a tale scopo) gli eventi esterni per poterli seguire e, se possibile, prevenirne gli sviluppi . ai nostri danni; b) - opporsi nel. limite possibile al passaggio dei ribelli dal territorio Montenegrino a quello Croato - zona a sud di Bileéa-mare - da . parte della divisione "Marche"; c) - vigilare in Dalmazia per stroncare con estremo rigore qualunque agitazione o movimento di qualunque colore o etichetta; con continua vigilanza cooperare con le forze di polizia per impedire spostamenti di elementi pericolosi, atti di sabotagg.io etc., evitare ogni dispersione di forze e tenere molte truppe alla mano pronte a muovere; d) - nei presidi esterni dalla Dalmazia tenersi in misura di impedire ad ogni costo l'occupazione delle località presidiate, da parte di ribelli di qualunque colore. Piani di difesa adatti alle forze ed al compito, scelte di località o fabbricati che consentano anche, se necessario, resistenza ad oltranza con adeguate scorte di acqua, viveri e munizioni. Ma so·prattutto attacco deciso contro le forze ribelli, valendosi della su. periorità dei nostri mezzi e della abilità nell'impiego; e) - dalla Dalmazia tenersi in misura di concorrere, nella direzione che si renderà opportuna, con forze adeguate per appoggiare l'azione dei nostri presidi e battere le forze ribelli. Perciò: opportuno scaglionamento delle forze; predisposizioni per il loro trasporto; studio delle forze necessarie per tenere i centri principali della Dalmazia e costituire reparti e colonne adatte, per forza e composizione, ai compiti; f) - qualora le forze croate chiedano il nostro concorso per operazioni

a largo raggio e lontane dalle località presidiate, potendo [,] chiedere il preventivo nulla osta al comando di divisione; se giudicato


Sgombero e rioccupazione della zona demilittirizzata

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indispensabile il nostro intervento non spezzettare le forze, scegliere comandanti con attenzione, non dare elementi di forze nostre a rinforzo di reparti croati, ma prendere il comando anche dei reparti croati ed agire decisamente.

••• In base a queste direttive i comandanti di divisione, sùlle capacità ed iniziativa dei quali so di poter contare pienamente, rivolgano i loro studi e diano, quando necessario, ordini e disposizioni; non si dimentichi che questa situazione, mentre può prolungarsi nel tempo può richiedere decisioni improvvise. L'addestramento sia pertanto continuato e la preparazione materiale all'impiego dei reparti, e quella morale dei quadri in particolare, sia svolta con intensa attività e con precise direttive. IL GENERALE COMANDANTE DEL CORPO D'ARMATA

F.to R. DALMAZZO


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Dalmazia· Una cronaca per fa storia {aprite-dicembre 1941)

ALLEGATO

N. 2

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI TELEGRAMMA IN ARRIVO

Cifra 1 N. 7543 R.

Zara, li 30. 7.41-X!X · Ore 23.50 Roma, li 31.7.41-X!X - Ore 06.30

Mittente: R. GOVERNATORE ZARA SEGRETO NON DIRAMARE

975. - Riservatissimo. Dinanzi alle prime avvisaglie di una rivolta di serbi, manifestatasi finora soltanto con una azione di elementi armati lungo la ferrovia GracacTenìn, autorità civili e militari di Tenìn hanno preso la fuga e la cittadina è rimasta nelle mani presidio italiano che vi si trovava, composto da un reggimento di fanteria. Nessun residuo di autorità o di forza croata era. rintracciabile a Tenìn fino a stamattina. Queste autorità croate fuggiasche rifugiatesi a Dernis, dove vi è altro presidio italiano della forza di un battaglione e dove stanno affluendo sbandati croati dell'esercito e dell'organizzazione ustasci per riordinarsi sotto nostra protezione e cura. Se Tenìn venisse attaccata dai ribelli serbi, al solo presidio itali ano competerebbe il compito di difenderla e restituirla alle autorità fuggiasche della Croazia. Qualora venisse attaccata Dernis, alle truppe italiane unite forse alle riordinate forze croate spetterebbe il compito della difesa di questo importantissimo centro stradale. Questa essendo la situazione, poiché la rivolta è ancora soltanto agli inizi e potrebbe anche assumere proporzioni rilevanti proprio al confine della Dalmazia italian.a, si prospettano due soluzioni: I) - la prima è di lasciare ai croati l'onore di difendere le città e i paesi della Croazia e di sedare con le proprie forze le rivolte in corso e quelle che verranno dopo. Tale soluzione è in armonia col desiderio delle autorità di Zagabria di non indebolire la propria posizione politica mantenendo una occupazione italiana anche ridotta ed offre a mio avviso il vantaggio per noi di restare fuori da una azione che sarà sanguinosa e selvaggia fra due contendenti che non si amano. Naturalmente il nostro confine sarebbe ben protetto e guar.dato contro ogni infiltrazione;


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

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2) - la seconda soluzione sarebbe che le forze italiane in loco e tutte le altre che fossero necessarie, a giudizio delle nostre autorità militari assumessero con una difesa a distanza dal confine dalmato tutti gli oneri e tutti i poteri al posto delle fuggiasche autorità croate e, sedata la rivolta, restassero in loco tempo che esse giudicassero necessario, indipendentemente da ogni altra considerazione di carattere politico. V.E. ha ogni elemento di giudizio per vagliare le due ipotesi. lo ho voluto solo sottolineare situazione come sÏ prospetta stamattina. Sembrami che questa sia suscettibile di causare sacrificio di sangue italiano senza risultati positivi e senza nemmeno riconoscimento morale tanto è vero che CC.RR. di Sebenico mi comunicano aver ricevuto la notizia che durante occupazione da parte nostre truppe di Knin, gli ustascia hanno fatto fuoco su di loro. BASTIANINI


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Dalmazia - Una cronaca per fa storia (aprile-dicembre 1941)

ALLEGATO

N. 3

COMANDO DIVISIONE FANTERIA "SASSARI" UFFICIO 'I'.

N. 584/I di prot.

P.M. 86, 30 luglio 1941-XfX

Al Comando del VI Corpo d'Armata P.M. 39

OGGETTO: Notiziario giornaliero.

Allegato. Sintesi del colloquio avvenuto il 31 luglio 1941 ( 0 ) tra il colonnello comandante del 151 ° rgt. fanteria e quattro parlamentari della colonna di rivoltosi di Grahovo. Ho conferito stamani con un capo in sott'ordine della colonna rivoltosi di Grahovo, il quale si è presentato con tre uomini. Riferisco in sintesi il colloquio avuto: 1. - Scopo del loro movimento è quello di liberare i serbi dalla ferocia dei croati e di ottenere l'annessione all'Italia.

2. - Il movimento non è affatto comunista. Contestatogli che le loro colonne marciano con bandiere rosse, mi ha risposto che ciò ·è stato loro vietato dal loro comandante superiore e che hanno adottalo adesso la vecchia bandiera jugoslava. E ciò non significa che essi vogliano ricostituire la Jugoslavia ma solo dimostrare l'unione dei serbi e dei croati dissidenti. Comunque la bandiera rossa era stata adottata da loro come emblema di rivolta. · Non mi ba escluso che tra i rivoltosi ci siano comunisti ma mi ha ripetutamente affermato che il movimento non tende affatto alla costituzione di uno stato comunista. Mi ha inoltre soggiunto che, come è noto, i serbi per affinità di razza simpatizzano per i russi, ma non certo per il comunismo.

0 ( ) Dato che l'allegato è stato diramato con il 'Notiziario giornaliero' del 30 luglio, la data del colloquio, dovrebbe esser intesa almeno come '30 luglio'.


Sgombero ·e rioccupazione della zona demifitarizz.ata

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3. - Tutti gli abitanti delle zone serbe in rivolta partecipano al movim_e nto: uomini, donne, bambini, vecchi. Gli uomini dai 18 ai 50 anni come c<;>mbattenti; vecchi e donne per i servizi. 4. - Tutti hanno dato per la causa comune ogni loro avere; i più poveri un pugno di grano o di granoturco o di patate. Sono decisi a morire tutti piuttosto che rimanere sotto il giogo croato. 5. - Il movimento sarebbe già in atto in tutte le zone della Croazia abitate da serbi. 6. - Il comando superiore dei rivoltosi della zona che ci interessa, risiede a Drvar. Il mio interlocutore, sebbene più volte da me invitato, non ha voluto dirmi il nome del capo che risiede a Drvar; mi pare di aver compreso che si t ratti di un tenente colonnello dell 'ex esercito jugoslavo. 7. - Il mio interlocutore era, come ho detto, un rappresentante del capo della colonna di Grahovo, il quale è ~n capitano dell'ex esercito jugoslavo. 8. - Circa la forza dei rivoltosi il mio interlocutore non ha saputo darmi dati precisi , ma mi ha detto che sono in lotta tutti gli abitanti della zona. T ra loro vi sono alcuni venuti dall'interno. Ritengo, però, che la colonna di Grahovo assommi a parecchie centinaia di uomini e forse più di un migliaio. 9. - Ho chiaramente fatto noto che la difesa di Tenìn è affidata a truppe italiane e che, pertanto, ogni loro atto offensivo verso Tenìn sarebbe un atto diretto contro l'Italia. li mio interlocutore mi ha assicurato che per quanto riguarda la colonna ai suoi ordini, nessuna offesa sarà fatta alle truppe italiane e ·che pertanto non marcerà contro Tenìn. Ma ha anche assicurato che riferirà in proposito al suo comandante superiore in modo da evitare, anche da parte di altre colonne scontri con le truppe italiane. 10. - Il capo con il quale ho conferito ed i suoi tre accompagnatori mi hanno fatto un quadro realmente tragico circa le atrocità commesse in questi ultimi giorni dagli ustasci e soldati croati nei paesi serbi dai quali essi si sono ritirati. l\lli hanno assicurato che non meno di 300 persone sono state ammazzate. 11. - I parlamentari mi hanno affermato che ieri un aeroplano ha gettato bombe su Grahovo. Ritengo con dolore che tale aeroplano sia italiano .


580

Dalmazia - Una cronaca per la storia (apri/e-dicembre 1941)

12. - Poiché le locali autorità mi avevano nei giorni scorsi accennato che i rivoltosi uccidevano i prigionieri croati ho chiesto ai parlameniari come loro trattavano i prigionieri stessi. 13. - Mi hanno solennemente dichiarato che rispettano le leggi internazionali ed umane e che i prigionieri hanno il trattamento che normalmente viene fatto ad essi . Mi hanno anche soggiunto, in seguito a mia richiesta, che potranno chiedere al comando superiore di Drvar che ufficiali italiani siano ammessi alla visita di detti prigionieri. 14. - II capo dei parlamentari ha espresso il desiderio di poter. .. [mancano alcune parole] ... col dr. Novakovié che essi dicono si sia recato a Roma con la delegazione serba per chiedere al Duce l'annessione ali' Italia. Ho risposto che non avevo facoltà !il riguardo. 15. - Ho chiesto di poter conferire con un rappresentante del comando superiore di Drvar; nel pomeriggio di domani saprò se e quando potrà aver luogo detto colloquio. Le loro affermazioni mi sono apparse veramente sincere: nei loro occhi ho letto il dolore delle loro anime, ma anche la fredda l.kcisione di condurre la lotta fino in fondo. Prima di congedarsi, mi hanno caldamente ringraziato del trattamento loro usato ed hanno espresso la speranza che è in tutti i cuori che l'Italia provveda al più presto a far cessare questi massacri. F. to Il Colonnello LEONARDI


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Sgombero e rioccupazione della zona demilitari1.zata ALLEGATO

N. 4

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI GABINETTO A.P.

2 agosto 1941

VISTO DAL DUCE ("I/telegramma è partito, f to Ciano")

APPUNTO PER L'ECCELLENZA IL MINISTRO Le notizie che ci giungono da Belgrado e da Zagabria mostrano che in tutto il territorio della ex Jugoslavia è in atto un tentativo di rivolta da parte di elementi cetnici serbi che dai distretti pili meridionali della Serbia e dal Montenegro cercano di avanzare nel cuore deJJa Bosnia fin nei pressi di Banja Luka ed oltre. In presep.za di tale movimento il Comando Supremo si è preocct,1pato di tenere saldamente in nostro possesso la fascia costiera da Sussak [recte: Susak] a Spalato in modo da garantirci la piena disponibilità della linea ferroviaria Ogulin-Knin-Spalato, indispensabile per i movimenti e la vita delle nostre truppe. A tal fine le nostre autorità militari hanno provveduto alla istituzione di alcuni presidi specie nella zona Gospié-Knin dove si sono verificati gli atti di ribellione contro gli Ustascia. Tali provvedimenti sono in corso. Il Governatore delJa Dalmazia ha oggi comunicato che : - a Knin truppe _croate regolari, già allontanatesi e ritornatevi dopo riordinate, sono agli ordini del comando del 151° Reggimento Fanteria; -

agli Ustasci so_n o state tolte le armi per evitare incidenti;

- il ristabilimento delle autorità civili croate nella zona di Knin renderebbe la situazione sempre peggiore. In relazione a quanto sopra il Governatore della Dalmazia propone che nella zona costiera, comprendente tutta la ferrovia, le nostre autorità militari assumano piena libertà di azione, come si è già verificato a Knin, dopo la fuga delle autorità e delle truppe croate. Il Governatore Bastianini fa presente inoltre che in tutta la zona da noi presidiata la situazione è normale e che per evitare incidenti basterebbe che non vi rientrassero gli ustasci e le truppe croate, il che sarebbe d'altra parte


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (apr(le-dicembre 1941)

opportuno per evitare soprapposizione di competenze o interferenze nell' azione dei nostri Comandanti di presidio. Dato quanto precede converrebbe, come propone il Governatore della Dalmazia, far presente al Governo croato che le nostre truppe sono più che sufficienti per il mantenimento dell'ordine nella zona costiera e che pertanto non è necessario, né d'altra parte opportuno, che da parte croata vi vengano inviate altre forze regolari e soprattutto irregolari, forze che possono essere molto più utilmente adoperate altrove. Preso contatto col Comando Supremo sembra che nulla si opponga da parte militare alla attuazione della proposta del Governatore della Dalmazia intesa: - a determinare nettamente la zona di competenza delle nostre autorità da quella delle autorità croate; - ad evitare il verificarsi di ulteriori torbidi per la presenza ed il noto contegno degli ustasci; - a non coinvolgere i nostri reparti in azioni, che possono essere anche sanguinose, provocate da elementi irresponsabili. Qualora V.E. approvi si potrebbero prendere ulteriori precisi accordi con le autorità militari in tal senso tenendone al corrente come abbiamo fatto finora la R. Legazione in Zagabria. Roma, Ii 2 agosto 1941-XIX

MINISTERO DEGLI AFFAR I ESTERI

TE LEGRAMMA IN PARTENZA -

senza numero

Indirizzato a: R. Legazione ZAGABRIA e, p.c.

Comando Supremo Governo Dalmazia ZARA

' D'accordo col Governatore della Dalmazia questo Comando Supremo provvede a rafforzare contro ogni possibilità di sorpresa la fascia litoranea adriatica dato che movimenti ribelli in prossimità confini dalmati si ripercuotono sulla sicurezza delle comunicazioni specie per i ripetuti att~ntati contro linea ferroviaria e linee telegrafoniche (.)


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

S83

Governatore Dalmazia fa presente che a seguito dei frequenti deragliamenti di treni si rende indispensabile gestione da parte nostro personale militare o civile finché duri situazione attuale della ferrovia Spalato-PerkoviéSebenico nonché delle linee e degli uffici postelegrafonici situati nella zona percorsa dalla ferrovia (.) Si tratta di uno stato di assoluta emergenza che giustifica· la temporaneità di tale provvedimento eccezionale(.) Vogliate nel modo più opportuno ed efficace interessarvr in tal senso riferendomi (.)

(Senza firma)


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Dalmazia - ·Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

ALLEGATO

N. 5

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI GAB. A.P. - UFF. CROAZIA

Roma, addi' 6 agosto 1941 - Anno XIX Segreto - Telespresso n. 8/03357

Indirizzato a: Comando Supremo e, p.c.

Governo della Dalmazia ZARA

OGGETTO: . Situazione in Croazia.

Il R. Ministro in Zagabria ha riferito, in data 1° corrente, quanto segue: Pietismo verso serbi ed ebrei, sul quale ho più volte riferito a V.E., ri- · mane causa profonda incomprensione tra militari italiani ed ustasi. Ogni simpatia da noi dimostrata qui verso serbi ed ebrei ci coinvolge negativamente nella lotta interna e crea uno stato d'animo di odiosità nei nostri riguardi. Azione svolta contro serbi ed ebrei è azione di Partito e di Governo, giudicata indispensabile per mantenere piepa autonomia sul Paese. Se anche si è addivenuti ad eccessi, la direttiva generale parte da questa Autorità centrale. Quanto sopra non è compreso né da nostri alti Comandi Militari, né di conseguenza, da Comandi minori e da truppe. L oro intervento contrario all'azione delle autorità croate e particolar111ente degli ustasci provoca reazione da parte di questi ultimi, donde numerosi giornalieri incidenti lamentati, di cui alcuni anche gravi. Questa serie dì incidenti crea un'atmosfera di netta avversione alle nostre truppe da parte degli elementi di questo regime. Le ripercussioni sono sensibilissime al centro: nei rapporti con queste autorità è evidente l'abbassarsi del tono di am_ichevole simpatia dei primi tempi. Se esiste un piano tedesco di accaparrarsi influenza in Croazia esso non può avere migliore allea to se non in questo stato di tensione. Premetto che, dal mio canto, ho svolto e svolgerò sempre azione per imporre ìn ogni caso rispetto ai Comandanli e soldati italiani - anche se qualche volta hanno torto - ma-non posso mancare di far presente a V. E. che, se da parte nostra .non si cambierà sistema, situazione continuerà ad aggravarsi e potrà produrre spiacevoli profonde conseguenze.


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H o il dovere di dire che è giunto il momento di far cessare ogni forma pietismo - privata o ufficiale - da parte nostre autorità militari e truppe. Così pure dovrà cessare ogni forma contrabbando a favore ebrei, serbi e a favore anche nostra economia nazionale. Nostri interessi trovano loro soluzione e possibilità sviluppo negli accordi economici tra due Governi. Ogni atto deve essere improntato più assoluto riserbo di fronte politica interna governativa e sue applicazioni periferiche, lasciando da parte forme di sentimentalismo qui non comprensibili anche se fondate su maggiore grado di civiltà, e commenti su metodi di Governo ritenuti qui indispensabili per esistenza nuovo Stato. Mi risulta anche formarsi in Italia di una atmosfera che rispecchia stato d'animo delle nostre autorità militari. Certe relazioni informative che pretendono generalizzare situazioni locali facendo il punto sui rapporti italo-croati, prescindono dalla causa prima dei malintesi - sopra da me esposti - e dal quadro della situazione generale. Mi riferisco alle molte informazioni che 'partono dai Comandi o da altri uffici e che vengono rimesse in copia a questa Legazione; opera ustascia vi è spesso stigmatizzata come quella di una minoranza irresponsabile, come se si ignorasse che tale minoranza costituisce partito rivoluzionario di Pavelié che noi stessi abbiamo aiutato ad assumere il potere . Quasi si vorrebbe che quella minoranza fosse travolta, perché violenta, da nuove forze interne, ignorando che tali forze non potrebbero mai essere favorevoli all'Italia, siano esse formate da serbi, o da macekiani o da una coalizione dei diversi vecchi elementi. Non si tiene conto, inoltre, informando le autorità centrali italiane, che ogni ostacolo sia materiale che morale opposto alla lotta politica ustasa contro i nemici del Regime è causa di malanimo e può determinare deplorevoli incidenti. Il Comando della II Armata deve ammettere alla fine di un suo rapporto dello scorso luglio, riferendo su una serie di incidenti, che essi sono provocati da reazioni di ustascia "nei confron:ti di nostri ufficiali e militari intervenuti in favore di persone sottoposte a soprusi e violenze". Dopo quanto ho esposto, mi permetto concludere rappresentando a Vostra Eccellenza: 1.0 ) - Necessità che dal centro pervengano anche alle autorità militari italiane in Croazia direttive su atteggiamento da tenere, rispondenti a quella linea di condotta che mi è stata tracciata da V.E. per relazioni con questo Governo e che venga richiamata l'attenzione della II Armata sulla finalità di amichevole collaborazione nostra occupazione militare.


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2°) - Opportunità che Comandi Militari, i quali controllano così vasta regione, agiscano in stretto collegamento con questa R. Rappresenta nza, o - almeno - secondo gli ordini già impartiti dal Comando Supremo - con Missione militare, qui appositamente inviata per trattare anche questioni inerenti II Armata, Missione che a sua volta mi _terrà tempestivamente informato sulle relazioni tra nostra Armata e ambiente croa to. Incidenti anche notevoli di cui mi perviene notizia tardiva, e spesso soltanto attraverso codesto Ministero, non sono più riparabili se non dopo aver lasciato traccia nelle relazioni tra i due Paesi. Provvedimenti errati, quale quello del carabiniere serbo (*) - di cui ai miei telegrammi del 27 e 28 luglio - non sono facilmente riparabili e si .sarebbero potuti evitare se questa R. Rappresentanza fosse stata presentita da Autorità militari, certamente ignare della impoliticità del provvedimento. 3°) - Per facilitare collegamento e improntare a un unico fine l'azione politica e militare, sembrami opportuno che ordini e istruzioni pervengano contemporaneamente alla Legazione e ali' Armata. Allo stato attuale, coesistenza due linee conçlotta, una militare ed una politica, se non perfettamente fuse, reca serio nocumento all'interesse dell' Italia in questo settore balcanico. Ogni divario ha conseguenze e ripercussioni che io avverto fin d'ora e che, col protrarsi di questo stato di cose determinano pericolo per applicazione trattati e accordi. CASERTANO

(•) Si riferisce ad un gendarme serbo che era stato vestito con la divisa di ca rabiniere cd aggregato ad una pattu glia di RR .CC. come interprete. Il gend arm e ve nne riconosciuto da alcuni croa ti che avvertirono le loro ·autorità. Queste sollevarono un incidente spropor,ip nato alla sosta nza de l fatto.


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ALLEGATO

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N. 6

.R. LEGAZIONE D'ITALIA IN ZAGABRIA L'ADDETTO MILITARE

Zagabria, 5 agosto 1941-XIX

N. 441.

A Superesercito - Ufficio Addetti Militari P.M. 9

OGGETTO: Rapporti italo-croati. ·

Situazione interna e sue ripercussioni. - Il regime ustascia assurto al potere, si è trovato a dover assumere, con una minoranza di uomini e senza largo seguito di massa, il Governo di un Paese che per la sua posizione geografica, di transizione tra l'oriente e l'occidente, e per il conseguente suo svariatissimo complesso etnico è sempre stato teatro di lotte e di tendenze religiose, politiche, sociali ecc. L'esperimento, che allo stato attuale è appena agli inizi, di fissare un regime totalitario in un Paese che abbraccia popolazioni di razza e religione tanto differenti (croate, slovene, serbe;mussulmane, cattoliche, ortodosse, ebree, oltre a minoranze varie tra le quali la tedesca), non poteva avere per ·base che l'affermazione assoluta dell'Autorità governante mediante la forza, in attesa di trovare una soluzione, ancora oggi non definita, per dare la possibile maggiore omogeneità e compattezza al complesso. Cattolici e mussulmani, e cioè croati, slavi in genere e bosniaci, sono considerati pertanto cittadini di diritto del nuovo Stato; serbi - identificati con ortodossi - ed ebrei costituiscono invece l'elemento da eliminare. Da cui i progetti di transizione in massa di questi elementi, e particolarmente dei serbi, che si tende adl avviare nei territori della vecchia Serbia o della futura Russia. Sia per questo fondamentale principio di politica interna, sia per l'avversione derivante dalla situazione passata - nella quale serbi ed ebrei erano i dominatori assoluti ed odiati - il regime ustascia, vedendo in questi gli elementi maggiormente pericolosi per la sua solidità, ha iniziato contro di essi la nota politica di dura repressione che i recenti moti interni renderanno pre.vedibilmente ancora più spietata. ·vi è chi si chiede se i moti cetnici che ora infestano la Croazia siano il frutto della reazione a questa politica o non costituiscano invece elemento del piano sovietico di guerra. Il modo e il momento del loro sviluppo, la linea di organizzazione con la quale vengono condotti, il carattere che hanno


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assunto, la connessione con gli analoghi moti in Serbia e Montenegro, fanno propendere per questa seconda tesi: evidentemente le repressioni del governo ustascia non sono state sufficienti per impedire che anche in Croazia sì manifestasse questa forma di guerra nelle lontane retrovie del fronte russo. Quanto sopra rende evidente come la lotta antiserba e antigiudaica condotta da questo Regime e Governo sia basilare per la politica interna e come ogni azione contro i serbi ed ebrei qui condotte risponda a direttive del Centro, pur ammettendosi che da parte dì autorità periferiche si sia qualche volta ecceduto nell'esecuzione. D'altra parte ogni atto di protezione o simpatia per serbi ed ebrei costituisce per queste Autorità e per gli ambienti nazionalisti una manifestazione di anticroatismo e di antiustascismo. Appunto di tali manifestazioni ci accusano qui, ed è questa una delle cause principali dell'attuale raffreddamento di simpatia nei nostri riguardi. Sta di fatto che gli eccessi di repressione interna hanno avuto ripercussioni sull'animo dei comandi e delle truppe italiane che presidiano una vasta zona di questo paese. Fin dal 22 giugno (con rapporto n. 121) riferivo su questo stato d'animo chiaramente rappresentato dal comandante della 2a Armata in un rapporto diretto a questo R. Ministero. Ufficiali e militari di truppa sono intervenuti a difesa dei perseguitati creandosi la fama di protettori degli elementi più avversi al popolo e al regime ustascia. Motivi di sentimento , basati sul grado dell'odierna civiltà. non sono stati e non sono qui compresi, mentre si sono interpretati come manifestazione contraria al regime - a quello stesso regime che l' Italia ha sostenu~o fino a portarlo a l potere - tutti i nostri interventi e tutti i nostri commenti (invero numerosi e si può dire unanimi) disapprovanti la repressione antiserba ed antiebraica. Riporto quanto si dice qui negli ambienti di Governo e di partito sempre a scopo d i chiarire uno dei motivi principali dell'odierna incomprensione e non indago quanto vi sia di vero o di esagerato. Si afferma che militari italiani hanno favorito l'esodo di famiglie serbe ed ebree, dei loro denari, dei loro averi; si aggiunge che noi abbiamo ricoverato i perseguitati in Dalmazia, che ormai Spalato per questo afflusso di fuorusciti è divenuta la 'roccafor te dell'anticroatismo' e si giunge perfino alle voci più assurde quale quella che i cetnici che stanno lottando nell'interno hanno armi nostre , che sor10 capeggiati o aiutati da quegli stessi fuorusciti della Dalmazia che noi abbiamo favorito, ecc. A tutto quesro si è aggiunto l' episodio del carabiniere serbo - da me segnalato con foglio n. 386 del 28/7 che ha susci tato un vero vespaio e, corne se non bastasse, sern~ra ora che l'attentato avvenuto ieri in Zagabria, e di cui ho dato notizia con mio telegramma n. 432 del 4 agosto, sia stato organizzato da un intellettuale proveniente da Spalar o.


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Non è difficile immaginare quanto questo nuovo elemento, qualora - come pare - sia confermato, verrà sfruttato dagli ambienti che più si accaniscono. Certo è che il pietismo per i serbi ed ebrei, di cui ci accusano, è stato il movente principale di tutti i numerosi incidenti avvenuti, con progressione sempre maggiore in questi ultimi tempi, tra ustasci e nostre truppe,,poiché oltre che provocare gli stati d'animo contrastanti di cui sopra ho accennato, ha dato adito da parte croata a creare un pretesto che, abbinato a quello del contrabbando, avrebbe dovuto giustificare inammissibili controlli sui nostri traspo.rti e persino sulle persone dei nostri militari in servizio nell'intento di scoprire e reprimere l'irregolare trasferimento di fuggiaschi o valuta o averi dalla Croazia in terra italiana. Gli incidenti non hanno fatto che inasprire ancor più la tensione ed oggi le truppe italiane - che hanno sempre avuto in passato in questo Paese una propaganda avversa e per le quali mancava ogni base di simpatia - sono tollerate, non certo amate e da qualcuno odiate, con le conseguenti ripercussioni sui rapporti tra i due Paesi. Parlo sempre dell'ambiente governa,tivo e ustascia. La massa può essere neutrale o anche, in qualche caso, simpatizzante nei nostri riguardi, non contiene in se correnti eventualmente sfruttabili a nostro vantaggio contro o in sostituzione del regime ustascìa, che rimane l'unico nostro punto d'appoggio in Croazia. L'Addetto Militare COLONNELLO D'ART. STATO MAGGIORE

F.to Gian Carlo RE


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At.LEGATO

N. 7

MINISTERO DEGLI AFFARI . ESTERI TELEGRAMMA IN ARRIVO

Cifra l

N. 7954 R. Zagabria, li 9/8141-XlX · Ore 0.20 Roma, li 91 idem - Ore 6.50

Mittente: R. LEGAZIONE ZAGABRIA

411 - Telegramma circolare di V.E. 30723 . . Ho svolto interessamento nel senso ordinatomi da V.E. Poglavnik è rimasto sfavorevolmente impressionato. Osserva che occupazione territorio sul quale corre ferrovia Fiume-Spalato da pa!te delle nostre truppe costituisce già garanzia sicurezza, opportuno controllo, tale da non far ritenere indispensabile gestione ferrovia Spalato-Perkovié-Sebenico nonché linee e . uffici postelegrafonici. Tale gestione, che presupporrebbe allontanamento tutto personale croato, anche se temporaneo, egli considera pregiudizievole al prestigio suo Governo che ne rimarrebbe scosso ali' interno. Mi ha detto: "Farebbe' cattiva impressione esclusione croati da un tratto di linea e da servizi importanti che trovami nel territorio di nostra sovranità". Già la occupazione territoriale comporta, secondo quanto gli risulta, conseguenze che sono contrarie alle forme di collaborazione, come per esempio allontanamento gendarmeria croata segnalato a Medac [recte: Medak] e arresto ustasci in diverse località. Per questi fatti ha chiesto mio intervento. Poglavnik prega sottoporre al Duce sua preghiera personale di non procedere alla gestione ferroviaria, linea e uffici postelegrafonici predetti, anche perché ritiene situazione emergenza in via miglioramento. CASERTANO


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ALLEGATO

N. 8

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI GABINETIO A.P. - U. CROAZIA

TELESPRESSO N. 03497

Roma, addl /O agosto 1941 - Anno XIX

Indirizzato a: R. Legazione ZAGABRIA

e, p.c.

(1) Comando Supremo (1) Governo della Dalmazia ZARA

(Riferimento) Linea di vigilanza .sul confine dalmato-croato. Vostro 262/459 del 25 luglio u.s.

(1) Seguito telespresso n. 8/03421 del 7 .8.XIX. Effettivamente gli atti terroristici e di sabotaggio lamentati dal Governatore della Dalmazia sono anche in funzione antitaliana e tali da costituire una minaccia per la sicurezza del nostro territorio. Le azioni predette non sono prettamente comuniste, ma bensì di elementi cetnici serbi residui dell'esercito jugoslavo. Proprio in questi giorni il Governatore della Dalmazia segnala la presenza tra Knin e Dernis di una banda di circa 10.000 ribelli armati. È pertanto evidente l'interesse del Governo Italiano di preoccuparsi, in solidarietà e in coincidenza di interessi; col Governo croato di assicurare la pfù solida difesa della fasci<\ costiera con l'occupazione delle posizioni antistanti alla esigua zona del nostro territorio, che meglio si prestano a controllare e ribattere le azioni dei ribelli. Soprattutto è nostro interesse per assicurare il movimento e la vita del nostro Corpo d 'Armata che presidia la zona, di garantire l'intangibilità della linea ferroviaria che percorre la zona e contro la quale di frequente si appuntano i tentativi dei ribelli. Non si tratta perciò di adottare nei riguardi di costà un atteggiamento di forza, bensì di provvedere a lla difesa dei comuni inscindibili interessi. Sulla base delle considerazioni che precedono si concorda con quanto Voi fate presente che "come misura di carattere transitorio, nell'ambito militare e di polizia di frontiera, converrebbe proporre a codesto Governo una linea di vigilanza più .consona alle attuali emergenze". È precisamente in questo senso che si prega di svolgere la più opportuna azione costà. CIANO


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ALLEGATO

N. 9

IL GOVERNATORE DELLA DALMAZIA

(Nota a matita: "Rimesso al Duce dall'Ecc. Bastianini I' 11-VIII")

APPUNTO· Da quanto personalmente ho potuto rendermi conto e dagli elementi sempre più numerosi e concreti in mio possesso ho tratto il convincimento che, nonostante i tentativi del Governo croato di attenuare la gravità della situazione interna, siamo in presenza di una vera e propria guerriglia nella quale sono impegnate da parte dei ribelli bande di decine di migliaia di uomini che tutto lascia prevedere cresceranno di numero e di audacia. Per ora i ribelli trovano conveniente nelle regioni limitrofe alla Dalmazia atteggiarsi a nostri amici per tentare di impedire, almeno in un primo tempo, di avere addosso le forze nostre e quelle croate; ma si tratta di un espediente che non inganna nessuno ed è chiaro che ìl giorno che fossero cresciuti di forza si riverserebbero anche contr_o di noi. Ci troviamo cioè di fronte a una guerriglia la quale minaccia di trasformarsi in una vera e propria guerra. Si è sparsa la voce non so quanto fondata che dei paracadutisti inglesi sarebbero scesi nei luoghi della guerriglia. Ciò che sicuramente circola in quantità già apprezzata, sono le sterline e i dollari. È noto altresì che giungono emissari dell'ex-governo jugoslavo e istruzioni per radio da parte inglese. In conseguenza di tale situazione è evidente il pericolo che la Dalmazia venga a trovarsi tra la minaccia dei ribelli dall'interno e quella del nemico all'esterno. Ora l'esiguità del nostro territorio non consente in alcun modo di organizzare la difesa negli attuali confini che, come è noto, in alcuni punti distano poche centinaia di metri dal mare, né lasciano un retroterra a difesa dei centri più vitali quali Spalato, Traù e Sebenico. Anche la ferrovia è fuori del nostro confine. S'impone perciò la necessità di portare la difesa al di là del nostro confine organizzando una fascia difensiva che si estenda a tutto il litorale adriatico orientale in modo da assicurarlo contro ogni minaccia dall'interno e dall'esterno. Tale fascia, secondo gli studi compiuti dalle autorità militari della Dalmazia, dovrebbe estendersi da Fiume al Montenegro ed avere una profondità di una cinquantina di km., così da appoggiarsi verso l'interno a posizioni dominanti e naturalmente forti. Tale zona è


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percorsa per 2/ 3 della sua lunghezza dalla ferrovia Ogulin-Knin-Spalato il cui possesso ci è assolutamente indispensabile per la vita e il movimento delle nostre truppe. La fascia costiera predetta corrisponde approssimativamente alla zona che, per gli accordi del 18 maggio, i Croati hanno preso impegno di demilitarizzare e della qua le perciò dobbiamo assumere noi la difesa. Di fatto le nostre tru ppe di presidio occupano già completament~ tale fascia. Il Go verno croato perciò dovrebbe vedere nelle nostre misure il completamento di quelle già in atto a garanzia della sua si,ssa sicurezza . Già ora le nostre truppe sono sole a presidiare tale zona e portano perciò la piena responsabilità. Né sfugge al Governo croato la gravità della situazion~ a l punto che esso già ci ha richiesto, per il tramite del suo Capo di S.M., rinforzi d'artiglieria per altri settori né è da escludersi che ci chieda più ampia collaborazione militare. In considerazione appunto dello stato attuale di cose dovremmo far presente a Zagabria la necessità di un congruo raf-. forzamento della fascia costiera predetta. Al Governo croato si d c, vrebbe altresì chiedere, come già in precedenza abbiamo fatto, la gestione della ferrovia costiera da parte del nostro personale militare soprattutto per evitare i troppo frequ enti deragliamenti di treni provocati assai spesso da elementi tecnici conniventi con i ribelli. Occorrerebbe per completare la messa a d ifesa della fascia costiera: a) - dare piena autorità e libertà d'azione al Comando Militare della zona predetta per menerlo in grado di far fronte ad ogni subitanea emergenza con pienezza di mezzi e responsabilità; b) - aumentare le t ruppe di presidio in Dalmazia nella misura che il Coma ndo dell a Zona indicherà. · Ciò ·fatto potremmo rinviare ad un momento successivo e comunque dopo che la sitùazione s ia tornata normale le trattative per la convenzione sull'ordinamento amministrativo di Spalato e per la delimitazio ne del co nfine, dato che oggi la Commissione incaricata di tali lavori non può darvi corso in conseguenza della situazione.


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ALLEGATO

N. 10

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI UFF. GABAP.

TELEGRAMMA IN PARTENZA

Cifra 2 N. 31971/P.R. 366 Roma, li 14 agosto 1941 - Anno XIX - Ore 17

Indirizzato a: R. Legazione ZAGABRIA

Dalle intercorse comunicazioni è evidente la necessità (,) per elementari misure di sicurezza (,) di organizzare saldamente a difesa la fascia costiera tra Fiume e il Montenegro in modo da escludere (,) nella maniera più assoluta(,) la possibilità di infiltrazioni in tale fascia da parte dei ribelli nonché di colpi di sorpresa dal mare(.) È noto che le fila del movimento ribelle fanno capo al passato governo jugoslavo ed a Londra(.) S'impone perciò la necessità di fronteggiare adeguatamente la situazione e prevenire ogni sorpresa (:) ciò risponde all'interesse stesso della_Croazia ma soprattutto all'interesse della condotta della guerra (.) Nella zona predetta si trovano già le nostre truppe di presidio(.) Noi ci proponiamo di rafforzarle nella misura che il nostro Comando Supremo riterrà necessaria(.) Vogliate informare codesto Governo dal quale ci attendiamo la piena comprensione delle necessità dell'attuale momento in corrispondenza ai suoi obblighi di alleato (.) . È evidente che le nostre autorità militari (,) nella organizzazione della difesa (,) debbono procedere con la libertà necessaria e che perciò si ritiene che le autorità civìli croate lascino ai nostri Comandi piena responsabilità di azione e di poteri (.) Si richiede inoltre (,) e su questo richiamo in modo del tutto particolare la Vostra attenzione con la precisa istruzione di insistervi nel modo più fermo(,) che(,) come già abbiamo domandato(,) la gestione della ferrovia Fiume-Ogulin-Perkovié-Spalato sia affidata al nostro personale militare(.) Fate presente che non insisteremmo in tale richiesta se essa non fosse assolutamente imposta dalla situazione (.) È necessario mettere termine una volta per sempre allo stato di insicurezza che regna nella zona costiera e che perciò si p·resta a tutte le sorprese(.)


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Vogliate far presente che provvedimenti tempestivi come quelli da noi chiesti allontanano qualunque minaccia (.) Ogni incertezza (,) ogni tergiversazione ed ogni mezza misura non farebbero invece che aggravare la situazione(,) mettendoci poi in condizioni sempre più difficili per adeguatamente fronteggiarla (.) Nel lumeggiare così quanto Vi ho esposto dovete mettere in rilievo da una parte le necessità della guerra e dall'altra che non si tratta che di meglio coordinare e rafforzare le provvidenze già in atto (.) Precisioni al riguardo saranno fornite pel tramite dei nostri rappresentanti militari costì (.) MUSSOLINI

20. Dalm;11ia


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ALLEGATO

N. 11

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI TELEGRAMMA IN PA RTENZA

Urgent"e - Segreto A mano - 32311 P.R. Roma, li 17-8-41 - Ore 15.30

Destinatario: Comando Supremo SEGRETO NON DIRAMARE

Mittente: Gabinetto A. P. (U. Croazia)

Il R. Ministro a Zagabria, in relazione alle istruzioni impartitegli dal Duce, di cui è stata data conoscenza a codesto Comando Supremo con telegramma a m·ano segreto n. 32125 del i5 corrente, ha riferito in data 16 corrente quanto segue:

"Ho informato nella stessa mattinata il Poglavnik e questo Ministro degli Affari Esteri. Vivissima preoccupazione è stata destata dalla comunicazione. Il Poglavnik considera grave la richiesta italiana soprattutto per le seguenti ragjoni: 1. - allontanamento delle truppe croate dalla zona di demilitarizzazione; 2. - cessione dei poteri civili alle autorità militari italiane, anche se si tratta di cessione parziale; 3. - ripercussioni dell'opinione pubblica croata sia nei riguardi del regime ustascia e della posizione di Pavelié verso il Paese, sia nei riguardi dell'Italia; 4. - ripercussioni interne, e cioè inasprimento della resistenza da parte dei ribelli, la cui manifesta aspirazione è ormai quella di vedere allontanati i croati e gli ustascia dal campo della lotta e sostituiti da truppe italiane e tedesche; 5. - analoga richiesta tedesca, che ne deriverebbe probabilmente a proposito della Bosnia.


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Pertanto Pavelié fa presente la sua delicata posizione, prevedendo forti reazioni negli ambienti ustascia e militari, e prega il Duce di evitare la cessione dei poteri civili ed il totale allontanamento delle truppe. Ho avuto l'impressione che egli si trovi in minore imbarazzo per far accettare dagli stessi ambienti l'assunzione e la gestione, da parte delle nostre autorità militari, della ferrovia Fiume-Spalato. Pavelié ha convocato il Consiglio dei Ministri per questo pomeriggio perché tutta la questione - egli mi ha detto - comporta una eccessiva responsabilità morale. Mi tengo a contatto col Comando della 2a Armata". F.to BALDONI


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N. 12

DELEGAZIONE DEL P.N.F: PRESSO IL MOVIMENTO USTASCIA Prot. ris. 2/C

Zagabria, 19agosto 1941-XIX

Al DUCE Al Segretario del P .N.F. e, p.c. Al Mìnistero degli Affarì Esterì ROMA

OGGETTO:

Relazione sulla situazione dopo l'ordine di rioccupazione militare.

L'ordine impartito dal Duce di procedere, per esigenze di carattere militare, alla rioccupazione della zona costiera della Croazia, e di talune località dell'interno, ha suscitato una profonda impressione in tutti gli ambienti del Governo a cominciare dal Poglavnik. (Il pubblico non è stato ancora informato). La comunicazione fu data al Poglavnik dal nostro Ministro Casertano che trovò molto riluttanza. t.__4-ro Il Ministro degli Esteri Lorkovié preannunziò, anzi, una nota di protesta che non fu poi inviata, e ciò in seguito all'influenza esercitata del nostro Ministro.

La situazione, però, era venuta ad inasprirsi, quando il Poglavnik prese l'iniziativa di un colloquio col Capo della Delegazione del P.N.F. Il colloquio ebbe luogo avanti ieri nel pomeriggio, e durò oltre tre ore. Il sottoscritto sì recò dal Poglavnik, dopo, naturalmente, aver preso gli opportuni contatti col Ministro Casertano. Trovò il Poglavnik in condizioni di evidente e grave abbattimento. Questi gli parlò dello scoramento che lo aveva preso al ricevere la nota comunicazione, e gli manifestò, con espressioni del più vivo sconforto, la sua preoccupazione per l'avvenire della Croazia e per la libertà e indipendenza del suo paese che riteneva ormaì finite, attribuendo al provvedimento la finalità ultima di incorporare prossimamente i territori di occupazione all'Italìa. Il sottoscritto cercò, con molteplici argomenti di persuadere il Poglavnik a non drammatizzare le cose. Gli disse che il provvedimento non aveva altro carattere che quello militare, che la sicurezza dell'Adriatico Io rendeva necessario, che la guerra non era finita, che tutte le precauzioni dovevano


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esser prese, che le decisioni di un Capo come il DUCE non possono che essere giuste e tempestive, che Egli Pavelié aveva avuto larghe prove della benevolenza del DUCE per lui e per la Croazia e che perciò egli non poteva dare al provvedimento una interpretazione così pessimista. Soggiunse che solo il DUCE aveva tutti gli elementi di carattere militare che il Poglavnik non poteva possedere. come nessun altro, e che perciò né lui né altri potevano giudicare e valutare il noto provvedimento senza possedere tutti gli elementi militari di giudizio. La Croazia doveva, anzi, essere grata di quel provvedimento che era l'applicazione leale ed integrale del trattato di alleanza, né poteva assumersi il gravissimo onere della difesa dell'Adriatico per la parte ad essa riservata, anche a causa della guerriglia che tutto~a doveva sostenere in Bosnia e nella Lika, guerriglia che avrebbe potuto essere stroncata più rapidamente se la Croazia avesse avuto un esercito completamente organizzato. E a questo proposito, colsi volentieri l'occasione per richiamare (nel tono dell'amichevole conversazione libera da ogni ufficialità, che caratterizzava i nostri rapporti) l'attenzione del Poglavnik sulle resistenze passive che la nostra Missione militare, giunta qui col proposito di mettersi attivamente al lavoro, aveva incontrato negli ambienti dell'alto comando croato, riluttanti e restii a subire ogni nostra influenza. li Poglavnik, dopo aver sostenuto che la rivolta dei cetnici era ormai in via di liquidazione, negò che tali resistenze da parte dei comandi croati esistessero, e soggiunse che, non potendosi chiamare le reclute alle armi che nel prossimo ottobre, soltanto in tale epoca-avrebbe potuto funzionare praticamente la nostra Missione militare. Quelle mie parole e i su esposti argomenti, finirono per trovare piena comprensione nel Poglavnik. Dopo tre ore di colloquio, egli fece delle dichiarazioni precise e importanti che mi autorizzò a portare direttamente a conoscenza del DUCE. Le dichiarazioni sono queste, che fedelmente trascrivo, non soltanto nella sostanza, ma anche, quasi integralmente nella forma: " La comunicazione che mi è stata data relativamente alla necessità nella quale si trova il Vostro Esercito di procedere, per esigenze superiori della guerra, alla rioccupazione della fascia costiera e di talune delle località strategiche dello Stato indipendente di Croazia, trova piena comprensione nell'animo mio. "Se, come mi è stato comunicato, nel nome del DUCE, ogni indugio nella esecuzione di tali esigenze superiori, di carattere strettamente militare, può essere dannoso alla condotta generale della guerra, non sarò io che


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frapporrò degli ostacoli. E ciò, per un doppio ordine di ragioni. Anzi tutto, nella mia qualità di Poglavnik dello Stato indipendente di Croazia, legato alla grande Italia e al grande Reich nello scopo comune della vittoria, e particolarmente unito all'Italia da un trattato di alleanza, mi considero dal vincolo sacro dei trattati oltre che dalla spiritualità dei nostri rapporti, impegnato ad assecondare senz'altro il desiderio del DUCE, nel quadro e secondo i doveri della nostra alleanza. "In secondo luogo i particolari sentimenti che ho per Lui mi· fanno ritenere che ogni provvedimento giudicato giusto e necessario da Lui, nell'interesse della nostra causa, debba essere accolto con piena fiducia anche perché Egli è stato il primo e più alto difensore della libertà ed indipendenza del popolo croato. "Dopo i chiarimenti che mi sono stati dati, io non posso dunque dubitare che l'occupazione militare, legata alle contingenti esigenze della guerra, verrà a cessare al mutarsi della situazione bellica, e che il libero ed indipendente Stato di Croazia, nei limiti, di comune accordo, tracciati, non sa.rà compromesso, nella sua sovranità e nella sua integrità; sovranità e integrità alle quali il DUCE, ha dato;per primo, il Suo altissimo appoggio. E a tale pensiero mi conforta anche il recente telegramma del DUCE che fu accolto con gioia e soddisfazione da tutto il popolo Croato perché dimostrava la Sua piena comprensione e il Suo interessamento al nostro progresso che si va affermando ogni giorno di più, nei soli quattro mesi della nostra esistenza come Nazione, durante i quali abbiamo tenuto testa a un mondo di nemici e superato difficoltà gravissime di ogni genere. "Tuttavia, se l'occupazione militare per gli scopi strategici di cui sopra non è suscettibile di alcuna discussione e non può che essere accolta dal mio Governo nel quadro dei doveri della nostra fedele alleanza, permettetemi, che, nonostante le considerazioni ora ricordate, Vi dica francamente come taluni provvedimenti che sarebbero connessi all'occupazione stessa, mi rendono sempre molto perplesso sulle sorti future dell'indipendenza dello Stato; e primi fra tutti quelli relativi all'assunzione, da parte delle autorità militari, anche dei poteri amministrativi. "Voi non potete non rendervi conto della quasi insuperabile difficoltà nella quale verrei a trovarmi per fare comprendere queste superiori necessità militari al mio popolo, così geloso e così fiero di quella indipendenza che ha, dopo più di mille anni, ricuperata mercè il vostro aiuto così disinteressato e generoso. Qualunque opera di persuasione mi sarebbe resa impossibile, se a queste necessità militari fossero connessi dei provvedimenti non strettamente indispensabili.


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"E la mia posizione nel paese, già scossa di fronte alla rioccupazione militare, diverrebbe assolutamente insostenibile. Sorto come esponente della libera Croazia non potrei rimanere al mio posto ove dessi al mio popolo la sensazione che, al di fuori delle contingenti e passeggere necessità belliche, tale indipendenza non è, e non sarà neppure formalmente menomata.

"lo ritengo di essere, perciò nel giusto, chiedendo che i poteri strettamente civili rimangano alle autorità croate alle quali verranno impartiti ordini precisi di collaborare lealmente con le Vostre Autorità militari. "Poi vi sono altri problemi, egualmente molto gravi da considerare per quanto riguarda i territori che saranno militarmente rioccupati, e più precisamente: la questione doganale; le imposte; . le scuole; la gendarmeria. "L'occupazione militare si estende addirittura su un quarto del territorio Nazionale, particolarmente ricco anche là per la coltivazione dei tabacchi. Posso io contare ancora su queste imposte? Posso contare sulle entrate doganali? Posso vedere utilizzata la gendarmeria? Le scuole rimarranno croate nel territorio già assegnato alla Croazia e ora occupato militarmente dall'Italia? Se considero che il provvedimento della occupazione militare non ha altro scopp - come mi è stato assicurato - che quello di influire soltanto sulla condotta della guerra, e se considero che gli argomenti di cui sopra sono del tutto estranei ai problemi militari, ma possono incidere soltanto sulla sovranità dello Stato (quella sovranità che non dovrebbe essere in alcun modo toccata o menomata da esigenze puramente strategiche) dovrei rispondere affermativamente a tu~te le domande di cui sopra. "E quanto alla gendarmeria locale, rilevo che essa è stata utilizzata durante la guerra anche nei territori conquistati al nemico. ''Come non lo sarebbe in un territorio amico e occupato semplicemente per ragioni strategiche e temporanee? Nell'esprimere a Voi francamente il mio pensiero e nel riaffermare i sentimenti della mia piena e fedele lealtà verso il DUCE, io sono sicuro che Egli vorrà venirmi incontro e facilitare la missione che ho assunto con il Suo prezioso appoggio in nome di un popolo onesto, lavoratore, che per secoli è stato tormentato e vilipeso da crudeli tiranni che hanno compiuto ogni sorta di iniquità e di scelleratezze, non soltanto contro di noi, ma contro le nostre donne e i nostri bambini, e che ora in stretta connivenza coi nemici dell'Asse cercano di compiere la loro opera di sicari dell'Inghilterra."


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· Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

Queste le parole di Pavelié, non soltanto nella sostanza ma quasi interamente nella forma, parole alle quali il sottoscritto rispose in modo vago, essendo suo dovere di ascoltare e di non impegnarsi in .niente. Il sottoscritto, naturalmente si affrettò a riferire tutto al Ministro Casertano, il quale ebbe ieri nuovi e lunghi colloqui. Ieri nel pomeriggio, fui nuovamente chiamato da Pavelié alle 17 ed ebbi un colloquio che si protrasse fino alle 19. Trovai il Poglavnik più sollevato e più sereno di ieri (almeno cosi mi parve, ma non posso naturalmente assicurare se il suo vero sentimento fosse questo). II Poglavnik mi confermò tutta la sua comprensione-delle superiori necessità belliche, ma insistette nell'espormi il suo punto di vista circa l'amministrazione civile, punto di vista che Egli aveva nel frattempo completato in una proposta. La proposta sarebbe questa: Egli chiede che i funziona.ri amministrativi rimangano al loro posto, ma alle dipendenze di un co·mmissario speciale per le terre occupate, che a sua volta sarebbe alle dirette dipendenze del Comandante dell'Armata e avrebbe la sua sede presso lo stesso nostro Comando di Armata. Tale temperamento avrebbe, secondo Pavelié, anche lo sçopo pratico di facilitare il compito della nostra Armata. Le autorità militari non possono possedere gli elementi adatti all'amministrazione civile per i quali si rende necessario una perfetta conoscenza dell' ambiente e della lingua. Inoltre vi è la questione grave dell'approvvigionamento delle truppe che presume la buona volontà nella popolazione, la vigilanza sull'eventuale imboscamento dei viveri ecc. Cosa questa che poteva essere fatta, più efficacemente che con un bando repressivo, con la influenza volenterosa delle autorità civili croate sui cittadini amministrati . Il potere civile sarebbe rin:iasto sost.anzialmente nelle mani delle Autorità militari dal momento che if Commissario croato sarebbe stato alle sue dipendenz_e dirette: Ma il fatto che i poteri militari sull'amministrazione civile fossero esercitati attraverso un Commissario Croato, sia pure agli ordini dell' Autorità militare, avrebbe temperato la cruda impressione che - a dire di Pave- . Iié - il provvedimento non avrebbe mancato di esercitare sul popolo, e non avrebbe intaccato. il prestigio dello Stato croato e in particolar modo del Suo governo. Pavelié vorrebbe che si potessero conciliare due punti di vista che, al suo dire, dovrebbero starci ugualmente a cuore. E cioè: la perfetta esecuzione degli ordini di carattere militare e contemporaneamente il mantenimento del prestigio del Governo di Pavelié, notoriamente espressione dell'Italia. Di un altro temperamento, il Pavelié mi ha parlato. Pavelié nell'intento di vedere ripercuotersi in mo.do sempre minore sul pubblico le conseguenze della nostra rioccupazione militare, suggerisce di mantenere nei territori da


Sgombero e rioccupazione della zona demilitariu.ata

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noi occupati le truppe Croate (si tratta di poca roba: tre o quattro battaglioni) mettendole a disposizione e agli ordini diretti dei nostri comandi militari. Un provvedimento simile, oltre che ad evitare nelle truppe stesse sentimenti di umiliazione (e di contraccolpo, irritazione nel popolo che lo avrebbe allontanato dall'Italia) avrebbe costituito più di qualsiasi persuasione della stampa, la prova palese che il provvedimento doveva essere considerato nei quadri dell'alleanza fra i due Paesi. Questo ultimo temperamento sembrerebbe, ah::neno a prima vista, meritevole di considerazione. Infatti esso non inciderebbe sulla sostanza del provvedimento mentre faciliterebbe l'opera del Poglavnik per la comprensione sulle masse popolari, e potrebbe essere anche utile in modo diretto, per alimentare rapporti tra i due Paesi. Non bisogna dimenticare quale è l'indole del popolo Croato. Conoscere il carattere di un popolo è il primo elemento per poter lavorare efficacemente nella costituzione dei vicendevoli rapporti. Il popolo croato è straordinariamente orgoglioso e sensibile tn materia di patriottismo. Bisogna dare qualche soddisfazione al suo amor proprio, che, certe volte, presenta un carattere primitivo e quasi infantile nella sua megalomania. Queste soddisfazioni, puramente di forma possono farci molto avvantaggiare nella sostanza. A questo punto mi sia però consentita una franca parola. Il clima degli ambienti militari [italiani - n.d.a.] nella Croazia occupata è senza dubbio (debbo dirlo onestamente, e anche per la personale esperienza, di quando appartenni al Comando della II Armata) non favorevole ai Croati. Le ragioni sono molteplici e nori è il caso di indugiarci a considerarle. La ragione principale è da ricercarsi negli atti .di crudeltà degli elementi u·stasci irresponsabili, esercitati contro i cetnici e nella lotta contro i serbi. Queste crudeltà estranee al temperamento gentile di noi italiani non hanno potuto che influire sfavorevolmente sull'animo degli ufficiali e dei soldati nostri che erano costretti talvolta ad assistervi senza poter intervenire. Non si può, d'altronde, pretendere che i soldati nostri e anche gli ufficiali, conoscano l'indole vendicativa di tutta la gente balcanica (i croati dicono di non essere balcanici, ma senza dubbio subiscono l'influenza degli ambienti circostanti) e soprattutto conoscano il martirio che i croati hanno subìto da parte dei serbi, che, facendo esattamente quello che stanno facendo essi ora, hanno incrudelito anche con modi straordinariamente feroci su donne e bambini. Quando si parla a questa gente di moderazione, tutti, a cominciare dal Poglavnik pur non approvando le crudeltà compiute si richiamano subito alle orribili stragi fatte dai serbi durante tanti anni . Il sottoscritto, in tali circostanze·, non manca mai di far notare ai croati che se i serbi


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

erano crudeli perché balcanici, essi si vantano di essere occidentali, e perciò non dovrebbero ripagare gli antichi oppressori con la stessa moneta. Tuttavia, il loro sentimento è quello che è, i proposiiti di vendetta so~o radicati nel cuore, e bisogna conoscere questi sentimenti per poter valutare, con assoluta obiettività, tutte le azioni anche quelle che hanno potuto suscitare la nostra riprovazione. Comunque non è il caso di ritornare su ciò . È invece il caso di rendersi conto della necessità che i poteri vengano esercitati dalle nostre autorità militari in modo"assolutamente obiettivo ed estraneo ai risentimenti, anche legittimi, che avessero potuto suscitare le azioni di cui sopra. Noi abbiamo sostenuto che il provvedimento della rioccupazione militare era anche dovuto alla necessità di farla finita colla ribellione cetnica dati anche i collegamenti degli insorti con l'InteHigence Service inglese, resi evidenti anche attraverso le comunicazioni delle radio clandestine. · Questo è stato uno degli argomenti più sensibili per ottenere la comprensione di Pavelié al noto provvedimento. J

Se, però, ora che l'Autorità. militare ha nelle sue mani tutti i poteri, pon li esercitasse con la dovuta, legale severità contro i serbi, ma li trattasse con simpatia, nei confronti di u~ atteggiamento ostile ai Croati, un simile argomento apparirebbe essere un evidente pretesto. Alla nostra Autorità militare spetta ora un compito estremamente delicato e complesso: restituire l'ordine, ottenere la pacificazione, e anche reprimere qualsiasi atteggiamento dei serbi ostile ai Croati. Se elementi serbi affermassero di non volere i croati nei territori di nostra occupazione, e se tale atteggiamento non fosse da noi represso, ciò costituirebbe un'evidente contraddizione del nostro atteggiamento politico. Il sottoscritto è d'avviso che un manifesto del Comando dell'Armata aHa popolazione che chiarisse la nostra posizione eome que.lla di alleata dei c.r_o;:tti e di tutori., non seltanto dell'ordine, ~ anche:! della indipenden~ del]o Stato croato farebbe una ottima impressione sulle popolazioni .

.

.Questo nerò, s'intende, ove le superiori .dKettive politiçhe non siano càmb~e nei riguardi dçl °:ostro atteggi~~to vefso !Q Stato croato .

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. , Circostanza qùesta, che sfugge al sottos.critto.

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~e lo -statb d' af\ìmo deÌlà séconda Armat.a per una qu.aJ\tltà di r.agiÒni1(:bn in.i s.ttmbra !favorevofe àll'élehu:n-to .c,~oato~- Ma· if passato de,ve ~!!ere diirt'ènti-c~~ i .s;u1miori. interesi;i d~ ,P~~e - .se .esigessero la conti.nuit'l\ deU~ .gostrà·pbliti~ nei confronti qello Sta,o.indipendente di .Croazia debbono far anche .superare i legittimi ,risel}tirn_~llti che le nostre truppe possano aver provato di fronte a certi atti di cruqeltà.


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

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L'Eccellenza Ambrosia, Comandante della II Armata ha, oltre che dell'energia, tatto e senso politico non comune. Sono sicuro che egli sarà il primo a comprendere l'opportunità di un atteggiamento ispirato a quei principi che ho doverosamente e remissivamente richiamati più sopra. IL CAPO DELLA DELEGAZIONE DEL P.N.F: IN CROAZIA

Lgt. Gen. Eugenio COSELSCHI


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

ALLEGATO

N. 13

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI TELEGRAMMA IN ARRIVO

Cifra l N. 8283 R.

Zagabria, li /918/41-XJX - Ore 3,30 Roma, li » - Ore 9.40

Mittente: R. LEGAZIONE ZAGABRIA SEGRETO NON DIRAMARE

433 - 434 URGENTE - Seguito mio 431. Formula collaborazione approvata da Consiglio dei Ministri dopo lunga discussione, nella quale sono state esaminate ripercussioni ordine pubblico e economico, è stata concretata dal Poglavnik nel seguente telegramma diretto al Duce: "Duce, il Ministro d'Italia mi ha dato comunicazione della necessità da parte dell'Italia di adottare urgentemente provvedimenti militari nella zona litoranea, organizzando a difesa la fascia costiera da Fiume al Montenegro. "Mi rendo pienamente conto e il mio governo se ne rende ugualmente del dovere di alleato che deriva allo Stato indipendente croato di adoperarsi con tutti i suoi mezzi a coadiuvare !'_Italia a fronteggiare ogni colpo di sorpresa che possa venire dal mare e ogni minaccia di ribellione. ''Consapevole di tali doveri il Governo croato si dichiara desideroso di contribuire con tutte le sue forze alla attuazione preventiva delle misure militari che l'Italia col suo esercito si propone di predisporre anche sul territorio della Croazia in quella zona. "Per l'attuazione di questo contributo, vi prego, Duce, di voler approvare seguente procedimento: 0

l ) Tutte le autorità civili croate della zona sono pronte a presentarsi agli ordini dell'autorità militare italiana, e propriamente del Comando della 2a Armata in considerazione dell'attuale situazione di emergenza bellica. "Per meglio concretare collaborazione delle autorità civili, e per evitare nel medesimo tempo gravi disturbi nel funzionam ento regolare dell'amministrazione, nell'ordine economico e fiscale, negli approvvigionamenti


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

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della popolazione e delle truppe e in tutti i servizi che richiedono conoscenza .di leggi, della lingua e della gente, nominerei un Commissario Generale Amministrativo per il territorio che appartiene alla Croazia. "Detto commissario, che sarà agli ordini del Generale d'Armata nella sua qualità di Comandante militare nell'interesse comune dei due paesi in detta zona, avrà sede presso il Comando stesso e dipenderanno da lui le autorità civili croate che rimarranno ai loro posti per lo svolgimento dei compiti di ordinaria amministrazione e di ordine pubblico. "Qualora dovesse realizzarsi la minaccia di un'invasione della costa o comunque del territorio da parte dei nemici dell'Italia, che sono pure nemici della Croazia, ogni compito delle autorità civili e dello stesso Commissario Generale amministrativo convergeranno verso la difesa del territorio, con l'unico fine comune ai nostri due popoli. 2°) Nel periodo di preparazione ogni nostro pensiero sarà rivolto a facilitare l'organizzazione difensiva predisposta dal vostro Comando. Anche le truppe, che siamo pronti a mettere a disposizione della vos~ra Armata, saranno fiere di cooperare per str-0ncare i residui dei nostri nemici. "Le nostre truppe, che si trovano già in quella zona, sono già addestrate per quel terreno e hanno anche finora, pa,ticolarrnente nell'Erzegovina risolto il compito affidato a loro in maniera soddisfacente, e sono sicuro che il Comando italiano impiegandole alle sue dipendenze, sarà contento di loro da ogni punto di vista. 3°) Per quanto riguarda il ripristino e la gestione della linea ferroviaria Fiume-Spalato e del serviz~ telegrafico, di questa linea, concordo nella necessità che essi siano affidati al Comando Militare. "In tal modo, Duce, credo di poter darvi atto che l'alleata Croazia risponde pienamente ai suoi compiti, accoglie nella sostanza le vostre disposizioni, senza che derivino ripercussioni gravi per la sua situazione interna e statale. "Vi prego, Duce, di credere alla immutabile amicizia del mio popolo e mia personale. Pavelié." Nel consegnarmi testo telegramma, alla presenza Maresciallo Kvaternik, Ministro degli Affari Esteri e Interni, Poglavnik ha nuovamente illustrato motivi orgoglio militare, prestigio nazionale e ordine interno che lo inducono proporre collaborazione croata. CASERTANO


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Dalma.,ia · Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

Al.LEGATO

N. 14

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI UFflCIO GABAP (CROAZIA)

TELEGRAMMA IN PARTENZA

Cifra 2 N. 32659/375 P.R. Roma, li 20.8. /941 - Ore 17.30 URGENTISSIMO

SEGRETO NON DIRAMARE

Indirizzato a: R. LEGAZIONE ZAGABRIA

Vostro 433-434 (.) Vogliate presentare Poglavnik il seguente telegramma del Duce (:) (") Poglavnik (,) ho ricevuto il telegramma che Voi mi avete diretto pel tramite del R. Ministro costà relativo ai provvedimenti militari da adottare nella zona litoranea da Fiume al Montenegro per organizzarne la difesa ·contro ogni minaccia in dipendenza della guerra(.) Tengo a ringraziar Vi per la piena comprensione che Voi ed il Vostro Governo avete mostrato delle esigenze che mi hanno indotto a presentar Vi la richiesta di eètezionali misure nel comune interesse della Croazia e dell'Italia(.) La collaborazione sempre più intima che in tal modo viene a stabilirsi tra i nostri due Paesi alleati risponde pienamente allo spirito degli Accordi da noi conclu~i l' ~arà improntata a quella schietta e cordiale amicizia che ha informato rulla la · nostra politica (.)

I. - Sono lieto della proposta che mi avete f.11111 Jèlla nomina di un Commissario Generale Amministrativo presso il Comando Militare Italiano incaricato della organizzazione della zona predetta (,) e Vi aderisco pienamente(.) 2. - Vi ringrazio (.) Poglavnik (,) della offerta d i mettere a disposizione del nostro Comando le Vostre truppe che già si trovano nella zona (.) Affido al Comando della nostra 2• Armata di studiare d'accordo con le Vostre autorità militari la possibilità di impiego di tali truppe(.) Converrebbe che i Vostri Comandi ricevessero istruzioni di stabilire gli opportuni contatti con il Comando della 2 8 Armata(.)


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

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3. - Ho preso atto di quanto mi avete comunicato circa la gestione da parte del nost~<? .Comando della linea forroviaria Fiume-Spalato e del serv1zio telegrafico ed anche di questo Vi ringrazio (.) · Vi confermo che .si tratta di misure assolutamente eccezionali in relazione alla condotta della guerra (.) Vogliate credere (,) caro Poglavnik (,) ai sensi della mia immutata amicizia per Voi(,) personalmente(,) e per il Vostro Paese(.) Flto Mussòlini (.") · ANFUSO

<f•.


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Dalmazia - Una cronaca per fa storia (aprite-dicembre 194/)

ALLEGATO

N. 15

MINISTERO DELLA DIFESA TERRITORIALE QUARTIERE GENERALE

N.

Zagabria, li 26 agosto 1941

2146 (SEGRETO)

Gli interessi superiori dello Stato richiedono la dislocazione di unità militari italiane sul territorio costiero dello Stato Indipendente Croato per la difesa delle coste. OR DI NO 1°) - che gli u'fficiali e tutte le persone militari della difesa territoriale croata debbono in tutte le occasioni comportarsi correttamente cogli ufficiali e·le persone militari italiane come rappresentanti dell'Esercito italiano. 2°) - tutte le persone militari della difesa territoriale croata dovranno astenersi da qualunque propaganda, da discorsi o espressioni politiche, indirizzate contro rappresentanti dell'Esercito sul nostro territorio. Ogni anche più piccolo incidente con i rappresentanti dell'Esercito italiano, sarebbe dannoso per gli interessi del nostro Stato e perciò bisogna evitarlo. 3°) - l'Esercito italiano è l'E sercito del nostro alleato e grande vicino, col quale non cerchiamo solamente delle relazioni corrette, ma un'amicizia profonda e per il presente e per il fu turo, dettataci dai legami di sincerità e di collaborazione che ci uniscono. Questo ordine deve venir portato a conoscenza degli ufficiali e delle • persone militari della difesa territoriale. IL MINISTRO DELLA DIFESA TERRITORIALE

Maresciallo KY A TERNIK

Da inviare:

all'ufficio presidenziale al segretario di Stato al 1 ° reparto generale all'ispettorato generale dei conti all'ispettorato superiore dell'Esercito al comando della zona divisionale a tutti i comandi delle zone di visionali alla Vojina Krajina (territorio di confine)

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7)

9) 2) 2)

2) 2) (15)

( 5)


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

ALLEGATO

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N. 16

COMANDO DELLA 2• ARMATA UFFICIO AFFARI CIVILI

ISTRUZIONI RISERVATE PER L'APPLICAZIONE DEL BANDO IN DATA 7 SETTEMBRE 1941

A) DIRETTIVE GENERALI

I. - Il Bando emanato il 7/9/1941-XIX tende al rapido ripristino dell'ordine e della sicurezza del territorio affidato ali' Autorità militare italiana mediante un duplice ordine di provvedimenti: a) - disarmo della popolazione; b) - severa e pronta repressione di fatti commessi con il fine di creare disordini, o di attentare alla sicurezza delle Forze armate italiane, ovvero di . fatti che, comunque, si risolvano in un grave pregiudizio degli interessi suddetti. II. - I comandi dipendenti assicureranno un pronto controllo del disarmo, agendo con la massima rapidità e prontezza contro coloro che abbiano occultate armi, o ne siano trovati in possesso dopo il termine stabi}ito per. la consegna. Dalla rigida, ma equilibrata applicazione delle gravi sanzioni che dal bando sono comminate per fatti del genere, la popolazione deve trarre il convincimento del fermo proposito dell'Autorità italiana di assicurare il rispetto degli ordini da essa impartiti, senza debolezze, ma anche senza inutili eccessi, nello stesso interesse della sicurezza comune e del rispetto della vita, della incolumità e della libertà delle persone.

B) CONFIGURAZIONE DEI REATI

IIL - Le disposizioni fondamentali, concernenti la configurazione dei tre reati di omessa consegna delle armi, di attentato all'ordine pubblico e di attentato alla sicurezza delle Forze armate italiane, agli impianti industriali, alle vie di comunicazione, o, in generale, al funzionamento dei pubblici servizi impongono, per la loro vasta portata, una interpretazione aderente alle finalità delle norme stesse, che escluda inutili eccessi.


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Dalmazia. Una cronaca per la sloria (aprile-dicembre /941)

In particolare, sono da tenersi presenti le considerazioni seguenti: a) - l',est,rema sanzione per la ome~sa .consegna c:telle armi deve colpire coloro che con la lo_ro condotta hanno di.mostrato il pre~iso intendiment_o di sottrarsi all'ingiunzione del comando italiano, ossia coloro che, dopo il termi.n e acc9rdato per la co_nsegna _delle armi, ne conservino scientemente e volontariamente il possesso, anche se le tengono occultate. Se trattasi di armi rinvenute in abitazioni, per le quali non vi sia la possibilità di accertare quale delle persone .componenti la convivenza familiare .sia responsabile della mancata consegna o dell'occultamento_, la responsabilità del fatto è attribuita al capo famiglia, quando - s'intende - si accerti la sua conoscenza del fatto medesimo. La grave sanzione comminata colpisce, in questo caso, il volontario mancato esercizio dell'autorità del capo famiglia per .impedire che nella propria abitazione si occultino o ço,m.µ_nque .si . . ·-· ~. ... . ·'. detengano _armi, in di~pregio agli ordini dati dal comando italiano. ' .

b) - il delitto .preveduto dall'w~içol9 ;2. del. .bando è caratterizzato da un dolo .. . .. '.... . . .. . sp<:cifico (fine di attentare all'oi:dine pubblico) ovvero da una condizione . .... obiettiva (grave turbamento dell'ordine pubblico effettivamente prodottosi in conseguenza del fatto). In mancanza di alcuno . dei su~9etti .elementi o condizioni, i fatti relativi conservano le loro originarie caratteristiche di delitti contro ,la persona o la proprietà, punibili secondo le leggi d!!Uuogo e demandati alla competenza del giudice ordinario. . ·'

~~

La prima valutazione del fatto, per accertare l'esistenza o meno dei suddetti elementi o condizioni, deve esser fatta dall' Autorjtà competente a ordinare.la convocazione del Tribunale straordinario (comandante di presidio). È necessario che detta Autorità faccia uso ponderàto di tale potere, in ·modo da.ridurre al minimo la possibilità che il Tribunale s~raordinario non aqegulla propria decisione a quella del comandante. c) - con l'articolo 3 si colpisce ogni offesa o tentativo di offesa alla sicurezza delle.Forze armate italiane, ovvero agli impianti ind1.1striali o ferro. , viar_i, ~vverù alla prganizzai?>ÌOne O al funzi9namenfo déi pubblici servizi. La·norma, nèlla s~à vastissi-rha estensione, lascia alla oculatà e serena valutazione del comandgnte del presidio il primo appr_ezzamento d~li elementi i:,.;:.... : ~ c.1-\(1 sg ~o.'tentativo· d_i pregtµ~"i~~re·_ ~!i ,i11t~r~ssi d1 cm trattas,i. _.,. .. .

Ai 4:i93~~:a~-~r~~t~:

Le disposiiìoni penali relative alla suddetta mate~ia sono, nel bando, necessariamente embrionali. Per la integrazione sostan,ziale di ess~·. il giudice attingerà alla legg1 peqali · relative alle Forze armate it~Han~. " · · .. . . . '


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

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C) DISPOS!ZJONI PROCEDURALI

I Tribunali straordinari, da convocarsi per il giudizio relativo ad alcuno dei reati anzidetti, hanno una struttura propria, rispondente alla necessità del loro immediato e rapido funzionamento. Tuttavia, la loro stessa denominazione dimostra che, per tutto quanto non è espressamente stabilito dal bando, occorre attingere alle disposizioni che regolano il funzionamento dei Tribunali militari di guerra straordinari, preveduti, dalla legge penale militare italiana (fino al I O ottobre p. v. artt. 559 a 573 codice penale esercito, e, a partire dal I O ottobre, gli artt. 283, 284 e 285 del nuovo codice penale militare di guerra). La facoltà di convocare i Tribunali predetti spetta ai comandanti di presidio. Questa generica locuzione deve essere interpretata tenendosi conto dell'altra norma fondamentale, che concerne il numero e il grado dei giudici (tre capitani aimeno). Da essa si deduce che il comandante di presidio, competente a ordinare la convocazione del Tribunale straordinario, può essere soltanto un comandante di battaglione o di una maggiore unità. L'ufficiale che convoca il Tribunale straordinario non può farne parte. D) POTERI DI POL!ZlA MILITARE

Di particolare rilievo è la disposizione dell'articolo 6, con la quale si prescrive l'uso delle armi contro chiunque sia sorpreso nell'atto di commettere alcuno dei fatti di attentato all'ordine pubblico, ovvero alla sicurezza delle Forze armate o degli impianti industriali o ferroviari, o dei pubblici servizi, nonché contro chiunque sia sorpreso, in tempo di notte, senza giustificato motivo, lungo le linee ferroviarie o in immediata vicinanza di apprestamenti militari o di opere di pubblico interesse. I comandi, che pirovvedono alla organizzazione dei relativi servizi di vigilanza, daranno esplicite istruzioni ai militari all'uopo comandati, perché la disposizione di cui trattasi abbia effettiva, ma razionale applicazione. L' uso delle armi, indipendentemente da un procedimento penale, costituisce un mezzo estremo di prevenzione dei fatti dì cui trattasi. Esso può essere giustificato o dalla necessità di impedire il compimento dei fatti medesimi, o da una, sia pur minima, ma reale o concreta manifestazione della volontà di chi è sorpreso in atteggiamento almeno sospetto di non ottemperare alla ingiunzione del militare in servizio. Peraltro, se la persona che è


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Dalmazia. Una cronaca per la s1oria (aprile-dicembre /941)

sorpresa nell'esecuzione di alcuno dei fatti predetti ovvero in atteggiamento sospetto non oppone-resistenza al militare di servizio, nĂŠ si da alla fuga, essa deve essere arrestata e messa a disposizione del competente comando, per la repressione penale del reato con le forme stabilite dalla legge. Per qualsiasi chiarimento, i comandi competenti si rivolgeranno, possibilmente, al R. Avvocato Militare della 2â&#x20AC;˘ Armata.

p. c. c. IL COLONNELLO CAPO DI S.M.

A. ALIBERTI


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

ALLEGATO

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N. 17

COMANDO DELLA 2• ARMATA UFFICIO I

N. 1/ 8635/ S di prot.

P.M. 10, li 28 sellembre 1941-XIX

Allo Stato Maggiore Regio Esercito - Ufficio Operazioni POSTA MILITARE 9

OGGETTO: Attività degJi ustasci - Trattamento degli ebrei.

Nella mia precedente relazione 1283/AC. Segreto del 12 u.s., trattando dei procedimenti usati dagli ustasci nella lotta razziale intrapresa contro i serbo-ortodossi della Lika, della Bosnia, segnalai che il Poglavnik, in data 9 agosto, aveva emanato un'ordinanza intesa ad infrenare gli eccessi e le iniziative cui si erano abbandonati gli organi periferici del regime. Il decreto prevedeva: l'esonero di tutti i capi ustascia dalle rispettive cariche; la temporanea inattività degli elementi che ne dipendevano fino alla nomina dei nuovi capi; la cessazione da ogni attività delle formazioni così dette degli "ustasci selvaggi". Provvedim~nto del genere, che investiva tutta l'organizzazione ustascia del paese, avrebbe dovuto addurre senz'altro alla cessazione delle violenze, che per la loro effera.tezza, avevano suscitato l'odio nelle popolazioni colpite e la disapprovazione dei vari ceti della nazione. Ma due particolari circostanze verificatesi verso la metà del mese dj agosto, e cioè: - l'accentuata reazione dei serbo-ortodossi che, iniziatasi alla fine del mese di luglio, ed estesasi alla Bosnia, nella Lika ed oltre, fino a pochi chilometri da Karlovac, andava assumendo carattere di vera e propria insurrezione; - la temuta assunzione dei pieni poteri da parte dell'autorità militare italiana nella zona dove l'attività ustascia aveva gravemente perturbata la vita, offrirono agli ustasci il pretesto per riprendere le violenze, con carattere anche più radicale di prima. Ed alle intemperanze di singoli capi subentrarono esecuzioni collettive di gran parte dei serbi raccolti nei campi di copcentramento; la sistematica distruzione dei villaggi abbandonati dai perseguitati


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

che nella fuga avevano intravveduto l'unica possibilità di salvezza; il trasferimento,dei prigionieri superstiti dai campi di concentramento della zona predesigrìata per la nostra occupazione, ad altre dell'interno (JastrebarskoSisak-Novska), onde prevenire l'eventualità che, rimanendo in posto, l'attività dei campi potesse cadere sotto il nostro controllo. Nell'allegato 1 sono riassunti i dati che riflettono la cieca passionalità con la quale dagli ustasci è stata condotta la lotta contro i serbo-ortodossi. Essi dicono nella loro crudezza come, per un momento, vi abbia presieduto il chiaro proposito di eliminarli una volta per sempre, attraverso lo sterminio. I dati stessi derivano dalle innumeri segnalazioni pervenutemi dai comandi dipendenti dislocati sul posto. Altrettanto numerose sono le petizioni giuntemi per il loro tramite, o direttamente, con le quali privati, intere collettività, religiosi dei villaggi serbi invocavano il nostro intervento onde la strage avesse termine. L'ampia documentazione, non ricercata, né predisposta, per il suo precipuo carattere occasionale, dice come i dati raccolti siano da considerarsi con approssimazione e come, se mai, possano peccare in difetto anziché in eccesso. Contemporaneamente proseguiva la lotta contro gli ebrei. Meno cruenta, forse anche meno passionale per la mancanza di reazione caratteristica della razza colpita, ma non meno radicale nei procedimenti e negli effetti. L'esodo forzoso degli ebrei dai centri di vita piccoli e grandi che sia, verso i campi di concentramento continua; Zagabria, che prima dell'avvento del regime ustascia contava oltre un migliaio di famiglie israelite, oggi ne conta · trentasette, anch'esse prossime ad essere sfratta te. La confisca dei beni si è estesa dai capitali liquidi - là dove possibile ai preziosi, ai mobili ed agli arredi delle case dei singoli. Il controllo delle aziende industriali e commerciali, ancorché minime, si è tramutato in assorbimento, a prezzi d 'imperio arbitrari, i cui importi irrisori vengono corrisposti a rate mensili. Come per i serbo-ortodossi, la finalità perseguita è una: la eliminazione. La lotta razziale, sopita ormai nelle zone occupate, divampa con non minore intensità ai suoi margini, e nella Bosnia registra episodi non meno cruenti di quelli riscontrati nella Lika. Enunciata fra i problemi da affrontare dal règime, è via via assurta a necessità di Stato. L' odio per oltre vent'anni covato contro la dominante prepotenza serba, alleata alla intraprendenza e sottile prevalenza giudaica, l'ha resa tale. Sulle temperanti ordinanze del Poglavnik, ispirate a pressioni esterne e ad evidente opportunità di politica interna, .sovrasta la passionalità


Sgombero e rioccuJ?azione della zona demililariu.ata

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degli uomini di governo che stanno attorno al capo, e degli organi periferici che ne dipendono. Più volte il ministro Budak, e con lui altre personalità del regime, in discorsi di propaganda tenuti a pppol~zioni della Lika ed altrove, trattan.do della questione serbo-ortodossa, non hanno esitato nel definire la lotta condotta dagli ustasci çome necessaria, attribuendole, come finalità altrettanto necessaria, lo sterminio dei serbi. Numerosi i casi di preti e sacerdoti cattolici, che nella cieca intransigenza della loro fede, hanno istigato !1lla lotta, quando pure vi hanno partecipato direttamente. IÌlcitamenti più significativi agli ~ccessi non pot.evano venire ad elementi che, nelle rapine connessevi, vedevano oltre tutto la realizzazione di un personale tornac.onto. Come ho detto di!UlZi, la lotta divampa tuttora nella Bosnia. Il complesso delle circostanze cui ho accennato nella mia relazione 1/8488/S in data 21 corrente, fa .ritenere fo,ndatamente e:11.e .riprenderà e con non minore accanimento, nella zona da noi o.r à occupata, il giorno che avessimo a ritirarcene, quasi un alcunché di fatale, che sfugge alla nostra sensibilità latina, sovrastasse ,aglj eventi. Interessante e probatorio al riguardo, è quanto il 5 [recte: 15 - n.d.a.J agosto ebbe a dire al Comandante del presidio italiano di Gracac, il dr. Vrancié, sottosegretario di stato agli Esteri. Ne riporto alcune espressioni: "I lamentati eccessi degli ustascia,. pur non rientrando nelle direttive del governo, non possono esser frenati in quanto sono manifestazioni di odio e vendette personali. D'altra parte l'autorità del governo centrale, costituito da appena quattro mes.i, non può avere efficacia assoluta". "I~a .ment~it~ d~l:la popol~one .balcauica ed il suo relativo .grado.di civiltà non permettono altra soluzione che quella di lasciar giuocare liberamente le forze in campo". Nellà.predet.ta miaJ't:l~i<;>.~e I/.~488/S del 21 coqente, là dove si tratta ~ell~ç~~ia, ho tra.~teg~i~tc;>.:le.. profonde .rip~rc~1ssioni che gli eccessi ustasc;ia hà~no ~v~to ~Jf'qpi~ione.pubblica. L~ lotta contro i serbo-ortodossi C(lO l~.su~ ~ffe~atezze,.nQR P. selltita dal p~ese, C\1!;!.anzi ne rifugge. E con es·•· .. · ' \ (bu~ -P.M~ 4~W~ci,tP.: ~i,qua~I~(neUe trUPP.:• i quali ap~r~mente · 'f, ' ~cono~.otfe, sd1,.1A1atf"d;:t!lfi u~f~sci, d'agli tistasci deve ess~~t conclusa . ., , .IJ p.ro.blema razziale impostato sulla linea di assoluta.intransigenza, insieme con ·istitu~ioqi seçqlari, -ha ~liminato .dai posti di comando e di re~po.nsàbilità _gli .u~Q1inf eh~ avevano seryito nel pr:ecedente reg\!Tle; negli


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 194/)

ebrei ha colpito ed eliminato i maggiori esponenti delle industrie e dei commerci cui era legata la floridezza del paese. La vita dello stato ne è risultata scompaginata, nelle amministrazioni statali dai ministeri alla pubblica sicurezza, e nelle organizzazioni economico-culturali-sociali. Il regime, al collasso che ne è seguito, non ha potutò rimediare che improvvisando. Donde la reazione, la quale, già viva, è probabile si accentui ora che, insieme con le crescenti difficoltà conseguenti all'improvvisazione ed alla incapacità degli uomini nuovi, perdura la lotta fratricida nella Bosnia, con tutte le ripercussioni d'ordine morale e sentimentale che le si connettono. Dove possa addurre la reazione è arbitrario il determinare. Le voci, secondo le quali la stessa vitalità del regime ne uscirebbe compromessa, seppure con riserva, .si impongono alla considerazione. IL GENERALE COMANDANTE DESIGNATO D'ARMATA

F.to V. AMBROSIO


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

ALLEGATO

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N. 18

COMANDO DEL VI CORPO D'ARMATA N. 1591 prot./A.C.

P. M. 39, 29seltembre 1941-XJX

Al Comando della 2• Armata POSTA MILITARE IO

OGGETTO:

Situazione di Drvar.

1. - Sentimenti della popolazione. Dal punto di vista politico i primi accertamenti p ortano a concludere ... [mancano alcune parole] ... che il movimento insu rrezionale scoppiato a Drvar il 26 luglio u.s. ha avuto il suo coordina mento nei capi comunisti, che sono riusciti a ghermire il potere, ma la grande maggioranza della pop olazione non può essere considerata comunista. Ciò è tanto vero che le voci diffuse dai capi comunisti in attesa della rioccupazione della zona d a parte di truppe ita lia ne erano tutte intese apredisporre uno stato d'animo d i ostilità nei confronti del nostro esercito sulla falsa a ffermazione che lo stesso a vrebbe favorito il ritorno degli ustascia e quindi il perpetuarsi di delitti a danno della popolazione. Questa in gran parte è fuggita nei boschi; in conseguenza della occupazione italiana ma.fino dal 26 corrente aveva iniziato il ritorno alle proprie case. Ritengo che gran parte della popo lazione debba essere considerata alla pari di quella di tutta la zona demilitarizzata, solo ansiosa di pace e di lavoro. In conseguenza ho disposto che mentre si colpiscano con fermezza inesorabile coloro che hanno volontariamente impugnato le a rmi contro le nostre truppe od hanno compiuto atti di vandalismo e di terrorismo ai danni della popolazione (il 26 corr. ne sono stati fucilati due), la massa degli abitanti si senta immediatamente sorretta, assistita , aiutata moralmente e materialmente dalle autorità italiane. La popolazione rimasta e quella che in seguito al ritorrro delle nostre truppe è rientrata, tiene un atteggiamento favorevole alle truppe italiane. A dimostrazione di ciò valgano due esempi: molti militari italiani all'ingresso a Drvar sono stati entusiasticamente salutati da parte della popolazione, che ha ricorda to con gratitudine commossa gli ufficiali ed i mili tari che in precedenza erano di stanza a Drvar, ripetendone i nomi. Il 26 corrente, alla fine della mensa ufficiali, un rappresentante della popolazione del luogo mi ha portato in omaggio personalmente un prodotto locale, dichiarandomi che tutti i cittadini benedivano il momento del ritorno delle truppe italiane, che li avevano salvati dai comunisti e dagli ustascia.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

2. - Opere svolte dai capi comunisti - Attività industriali distrutte. Tre mesi di regime comunista (26 .luglio-25 settembre) hanno creato a Drvar la distruzione ed il caos di ogni settore della vita. Non esistono più autorità; non si trovano atti di stato civile; non si sa come la giustizia sia stata amministrata dal cosidetto 'tribunale del popolo'; non esiste più la possibilità materiale dell'esercizio del culto per mancanza di sacerdoti; non vi è in atto alcuna norma di carattere igienico od assisten. ziale nei confronti della popolazione; per tre mesi le due grandi imprese - la segheria e la fabbrica di cellulosa - sono rimaste completamente inoperose lasciando nella disoccupazione più completa gli impiegati, i duemila operai stabilmente addetti alle fabbriche ed i tremila circa lavoratori dei boschi, che la loro opera davano al servizio degli stabil.imenti. La desolazione e la miseria sono state portate alla esasperazione dal delitto commesso dai capi comunisti all'inizio dell'attacco italiano, facendo saltare con le mine - già predisposte da circa una settimana - e bruciando i due stabilimenti l~ cui costruzione era stata iniziata nel 1883 dall'austriaco Bauer; che avevano avuto continuo e progressivo sviluppo fino a diventare forse i più importanti d'Europa, tanto che la segheria era munita di 16 macchine segatrici azionate a vapore ed aveva una giacenza nei depositi, alla vigilia del rientro delle nostre truppe, di circa 300 mila metri cubi di materiale e che la fabbrica di cellulosa aveva una capacità di produzione giornaliera di 6 vagoni con la utilizzazione di circa IO vagoni, corrispondenti ad un quantitativo di 200 metri cubi di legname. Il delitto compiuto dai comunisti ha lasciato nella popolazione una traccia di dolore facilmente comprensibile. Mi hanno narrato personalmente il misfatto commesso dai comunisti, anche con il dettaglio relativo al predetto collocamento delle mine, il vice commissario governativo croato per la gestione della segheria di Drvar e tre tecnici adibiti in precedenza allo stabilimento stesso. Non paghi di aver tolto alla popolazione di tutta la zona, con la distruzione delle fabbriche, i mezzi di lavoro e di vita, i capi comunisti avevano addirittura preparato l'inquinamento degli acquedotti. Ha potuto esser tratto in arresto ed è stato fucilato uno scioperato che aveva avuto il compito di provocare tale inquinamento e che aveva indosso oltre alle armi per la battaglia le fialette per l'osceno delitto.

3. - Provvedimenti. a) - In conseguenza del caos lasciato dai capi comunisti e del pregiuélizio dagli stessi arrecato all'esistenza locale ho dato, con i fogli n. 1581, 1582


Sgombero- e rioccupazione della zona demilitarizzata

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che allego, aventi per oggetto rispettivamente 'Norme di massima per orientamento circa le eventuali nomine e funzioni di commissari civili e le gestioni di aziende industriali' e 'Situazione di Drvar e provvedimenti relativi ' , la disposizione più opportuna perché, nell'ambito delle possibilità, si effettui con la maggiore prontezza una ripresa ordinata della vita e del lavoro. b) - Ho provveduto al riguardo alla nomina di un commissario civile nella persona del capitano Marussi, esperto della zona e pratico della lingua croata, dando tutte le istruzioni perché la ripresa della vita civile si effettui, sia pure parzialmente con la maggiore prontezza. c) - Per quanto riguarda le aziende industriali costituite dalla segheria e dalla fabbrica di cellulosa di proprietà dello Stato Croato ho disposto perché da parte del vice commissario del ministero croato e dei dirigenti tecnici locali rimasti sul posto siano formulate proposte per dar al più presto alle maestranze ed ai lavoratori quel minimo di lavoro che le condizioni locali consentono. Ho inoltre ordinato perché si addivenga all'accertamento delle poche attività residue e mi riservo di formulare proposte. d) - H o ordinato che si proceda all'immediato accertamento delle industrie sane ed efficienti, in modo da poterle rimettere in funzione con la maggiore rapidità, ciò anche per quanto si riferisce ad industrie minerari~. A seguito degli accertamenti in corso mi riservo di sottoporre a codesto Comando gli opportuni provvedimenti. e) - H o dato disposizioni perché sia messa in efficienza la ferrovia per poter provvedere alle varie necessità locali ed almeno al trasporto del legname da ardere. 4. - Problema valutario.

La situazione che si verifica nella zona di Drvar è enormemente delicata perché a causa dello scoppio della rivolta comunista, i cittadini del luogo non hanno potuto effettuare il cambio dei dinari in kune e non hanno potuto nemmeno in precedenza presentare al cambio i biglietti da cinquecento e da mille dinari che per disposizione dello Stato Croato hanno perso il loro valore. All'uopo non posso che rimanere in attesa di istruzioni da parte dicodesto Comando essend o indubbiamente necessari accordi con il governo Croato che esorbitano dalla mia competenza. IL GENERALE COMANDA~ TE DEL VI CORPO D' AIO,l,\TA F.10

Renw DALMAZZO


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

ALLEGATO

N. 19

COMANDO VI CORPO D'ARMATA UFFICIO AFFARI CIVILI

N. 1581/A.C.

P.M. 39, 29settembre 1941-XIX

Al Comando Df. "Sassari" P.M. 86

e, p.c. Al Comando della 2• Armata P.M. IO

OGGETTO:

Norme di massima per orientamento circa le eventuali nomine e funzioni di Commissari Civili e le gestioni di aziende industriali o commerciali, in zona di Drvar.

Per la eventualità che in qualche località della zona demilitarizzata debba provvedersi alla nomina di Commissari Civili delle Amministrazioni Comunali o di altri Enti pubblici, ed alla gestione provvisoria di aziez:ide industriali, fermo rimanendo che la relativa autorizzazione dovrà sempre esser data dal Superiore Comando, si reputa opportuno trasmettere norme riguardanti la nomina, le attribuzioni, la dipendenza dei commissari ed i criteri con cui si dovrà procedere alla straordinaria gestione delle aziende. l 0)

-

Commissari Civili.

La nomina del Commissario ·civile dovrà avvenire nell'ipotesi in cui siano rimessi ali' Autorità Militare italiana anche i relativi poteri. In proposito dovranno tenersi presenti i seguenti criteri: A) Giurisdizione: La giurisdizione dei Commissari Civili dovrà corrispondere in linea di massima a quella dei comuni, distretti etc .. Solo in casi eccezionali e per particolari esigenze attinenti al pubblico interesse, potrà tale circoscrizione essere variata. B) Nomina e dipendenza: I Commissari Civili dovranno essere nominati dai Comandanti locali di Presidio e rimarranno alle dipendenze dei Comandi stessi, in modo da evitare che si verifichi qualunque contrasto di direttive o qualunque interferenza di funzioni. C) Co/labor.azione di elementi locali: I Commissari Civili in un primo tempo esplicheranno la loro attività da soli; in un secondo momento - e quando si manifesti l'opportunità, sempre nel pubblico interesse - potranno


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

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designare, con la preventiva ratifica del locale Comando di Presidio, una consulta di almeno tre od al massimo cinque persone, in modo da dare alla popolazione la sensazione della collaborazione di essa attraverso elementi di sicura fiducia, di provata capacità e che rappresentino le varie categorie sociali e, possibilmente, i diversi ag~lomerati. D) Funzioni: I Commissari Civili dovranno attendere a tutte le mansioni ordinariamente spettanti alle Autorità -c omunali, distrettuali etc. ed a tutto quanto si riferisce ai problemi economici, sociali, religiosi delle località, sempre rimanendo in stretta collaborazione con i Comandanti di Presidio. Loro compito principale sarà sempre quello di dare alla popolazione la sensazione che l'Esercito italiano porta con sé l'ordine, il lavoro e la giustizia. E) Funzioni e spese: Essendo necessaria al Commissario Civile la collaborazione di funzionari di concetto e d'ordine, i Commissari potranno provvedere, con il benestare dei Comandi di Presidio, alla loro assunzione, richiedendo, ove occorra, in via provvisoria, i fondi necessari all'uopo, con obbligo di restituzione non appena la riscossione dei pubblici gravami od altri ii:itroiti dell'Ente la rendano possibìle. Lo stesso criterio vale anche per tutte le altre spese necessarie per assicurare il regolare svolgimento dei pubblici servizi . 2°) - Gestione straordinaria di aziende commercia/i ed industriali. Nell'ipotesi che i proprietari od i dirigenti di aziende abbiano abbandonato le località, o che per altri motivi non vi sia la possibilità del normale e proficuo esercizio delle aziende industriali e commerciali, nell'interesse pubblico potrà esser proposto a questo Comando di addivenire alla gestione straordinaria attraverso commissari proposti dai locali presidi. Le gestioni commissariali dovranno, senza alcuna forma li tà di carattere burocratico che ritardi od intralci l'inizio o lo svolgimento delle attività aziendali, essere ispira te alle seguenti esigenze allo scopo di evitare qualsiasi contestazione e di assicurare la retta gestione ed amministrazione: a) - Subito dopo la nomina del Commissario, questi dovrà prendere possesso del suo ufficio con l'intervento di un ufficiale designato dal Comando di presidio. Dovrà essere redatto un succinto verbale circa lo stato di consistenza delle aziende per quanto riguarda i terreni, i fabbricati, macchinari e quanto altro, ed un inventario_, anche non particolareggiato, delle attività, e, possibilmente, delle passività aziendali.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

b) - Il Commissario Straordinario potrà sempre designare suoi collaboratori tecnici ed amministrativi, di diretta fiducia. Salvo tali criteri di ovvia prudenza, è opportuno che la gestione sia affidata per quanto riguarda la parte esecutiva - sia tecnica che amministrativa - al personale impiegatizio ed operaio precedentemente esistente, e che abbia buoni precedenti perché ciò varrà a dimostrare che l'Esercito Italiano non compie un'opera di speculazione a danno delle popolazioni locali, ma esplica in ogni settore un'attività intesa al loro benessere. c) - I Commissari Straordinari delle aziende dovranno tenere i libri commerciali indispensabili per la regolarità dell'andamento delle aziende stesse (libro giornale, libri paga degli impiegati ed operai, e così via) e trarranno i mezzi economici per la gestione dalle stesse attività aziendali. In via provvisoria ed ove si renda necessaria una disponibilità liquida in un primo momento inesistente potrà esserne fatta richiesta a questo Comando, che provvederà per lo stanziamento, con obbligo di restituzione delle somme finanziate e degli interessi civili sulle stesse, non appena l'andamento dell'azienda Io consenta. d) - Nei limiti delle possibilità, ed anche embrionalmente, i Commissari Straordinari non appena ne ravvisino la possibilità, proporranno la adozione a favore delle categorie impiegatizie e lavoratrici di alcuni dei provvedimenti di carattere assistenziale, ricreativo ecc. che pongono l'Italia in materia all'altezza di tutte le nazioni europee. È evidente infatti l'utilità di dimostrare con i fatti quale sia il vero volto della nostra Patria. IL GENERALE COMANDANTE DEL CORPO D'ARMATA

R. DALMAZZO


Sgombero e rioccupazione della zona demili1arizzata ALLEGATO

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N. 20

COMANDO DELLA 2• ARMATA. UFFICIO AFFARI C IVIU

N. di Proc. 2340/ AC/Segreto

P.M. 10, li 7 otlobre 1941-Anno XIX

Allo Stato Maggiore del R. Esercito - Ufficio Operazioni POSTA MILITARE 9

OGGETTO: Situazione nella zona demilitarizzata dalla pubblicazione del

Bando 7 settembre 1941 XlX ad oggi.

Recatomi recentemente nella zona demilitarizzata ho avuto la possibilità di constatare: ~

li Bando del 7 settembre, accolto favorevolmente dalla quasi totalità della popolazione non ha mancato di dare gli sperati benèfici frutti producendo una distensione degli animi per la sicurezza e la tranquillità garantite dal Bando stesso.

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La consegna delle armi procede lentamente e contenuta in quantitativi mollo modesti . Al riguardo è da rilevare che sia i croati che i serbo-ortodossi, per sottrarsi agli obblighi derivanti dal Bando in materia di versamento delle armi, hanno nascosto buona parte di queste nei boschi e nelle numerose caverne esistenti nelle montagne. Tale 111odo di agire è da ricercarsi nei seguenti motivi: timore da parte dei croati di poter soggiacere al sopravvento dei serboortodossi e comunisti; dubbio nei serbo-ortodossi di dovere, dopo !'.allontanamento delle nostre truppe dalla zona, sostenere ancora aspre lotte per la tutela della loro vita e dei loro averi ..

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Il comunicato sulla mia visita fatta al DUCE il 16 settembre u.s ., come da ordini del DUCE, ha avuto larga diffusione nella zona anche con lancio dagli aerei di volantini redatti nelle lingue italiana e croata . Tale comunicato indubbiamente darà maggiore serenità e fiducia alle popolazioni. Mi riservo di riferire appena avrò elementi concreti .

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I Tribunali militari di guerra straordinari, riunitisi per giudicare ca<. i di infra,.ione agli articoli 1-2-3, hanno pronunciato 19 senten ze


Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

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di condanna alla pena ·capitale, delle quali 11 a carico di serboortodossi ed 8 a carico di croati. -

Fatta eccezione della zona compresa tra il parallelo passante per Otocac ed il confine della Slavonia, ov'è sentita l'influenza comunista slovena, nonché di altra al confine croato-montenegrino, i territori demilitarizzati possono considerarsi pacificati: si lavora nei campi si riavviano i mercati .

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Le popolazioni fuggite dalle proprie case o per timore o per minaccie, avuta notizia dell'invito contenuto nel mio proclama del 7 settembre e delle garanzie assunte dalle Forze armate italiane per la loro incolumità, per la loro libertà e per il rispetto ai loro beni, ritor-. nano nei paesi fiduciose e confortate anche dalla correttezza e dalla disciplina delle nostre truppe, apportatrici di ordine e di giustizia. Senonché la totalità di detti profughi, rientrando, trova le case svaligiate o danneggiate o distrutte, oppure occupate da croati o da enti pubblici dello Stato croato; tròva inoltre negozi manomessi e gestiti da commissari croati; mobilio trasferito in case croate, specie in quelle di autorità locali. Significativa la situazione del Prefetto di Knin, il quale, giunto in posto con modesto bagaglio personale, oggi ha un appartamento arricchito di mobili, tappeti, oggetti di valore, biancheria; il tutto sottratto alle abitazioni dei fuggiaschi.

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Nella restituzione dei beni a coloro che rientrano si procede con una _lentezza esasperante che va tutta a danno del nostro prestigio, determinando un senso di disagio e d'incerta fiducia.

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Il Commissario· generale amministrativo croato presso la 2a Armata, che dimostra uno spirito di comprensione e di collaborazione inteso a normalizzare la vita del Paese, è stato da me ripetutamente interessato sulle moltepl ici questioni civ ili della zona, delle quali reputo doveroso dare notizia a codesw Stato Maggiore: 1) - Affidare, come in pà.ssato, le cariche amministrative (capi villa), nei paesi a maggioranza di popolazione serbo-ortodossa, .a serbo-ortodossi opportunamente scelti. Ciò per la necessità che paesi in tali condizioni non possono esser retti da croati, i quali, come di consueto, non agire bbero con imran:ia li tà. Si sta addivenendo in questo ordine di ic.kc andh· rrrché sono ben pochi quei croati che oggi assumerchbrro cariche civili in paesi a maggioranza serba.


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

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2) - Gli impiegati statali, parastatali o di enti pubblici locali, licenziati dallo Stato o dalle pubbliche amministrazioni, solo perché serbo-ortodossi o perché costretti a fuggire per sottrarsi a persecuzioni, debbono ora, col rientro della popolazione, essere restituiti ai posti precedentemente occupati. Costoro, licenziati e senza alcuna pensione, sono nella più assoluta miseria. II provvedimento è particolarmente urgente per il personale subalterno (bidelli, postini, ferrovieri, telegrafisti, inservienti, ecc.). Si tratta di un complesso. notevole di persone con famiglia le quali traggono i mezzi di vita esclusivamente dallo stipendio o dalla paga. Venuta a mancare la retribuzione, fa loro situazione è delle più penose in quanto non dispongono di alcun mezzo di sostentamento, a differenza dell'elemento contadino, che pur trovando saccheggiata la propria abitazione, trae la possibilità di vita dai prodotti della terra di· cui è proprietario. La massa invece di questi modesti impiegati va prontamente aiutata, per evitare che nelle attuali miserevoli condizioni possa essere facile preda della propaganda comunista. 3) - I legittimi, proprietari serbo-ortodossi debbono rientrare in possesso di quanto è passato in uso od in proprietà ad autorità croate o comunque ad altri privati (abitazioni, negozi , mobili e suppellettili). Tale provvedimento riguarda i piccoli commercianti e gli impiegati di cui è cenno al precedente n. 2. È un atto di giustizia che va reso anche per non creare disoccupati, malcontenti e sovversivi. 4) - Le popolazioni che fanno ritorno ai loro paesi mancano di viveri, sale, medicinali ed assistenza sanitaria. Le autorità governative o comunali locali dimostrano parzialità nella distribuzione dei generi di alimentazione e non si curano dell'assistenza sanitaria. 5) - A quanti fanno ritorno alle loro residenze è necessario conce·dere una dilazione al tempo previsto dalla legge per il cambio del dinaro. Il cambio della moneta ex jugoslava è stato effettuato per legge tra la fine di agosto ed i primi di settembre. Ai fuggiaschi si nega ora tale possibilità.

21 · Dalnlazia


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

6) - Nelle requisizioni di quadrupedi per l'esercito croato talune autorità locali hanno fatto capo ai soli serbo-ortodossi. Costoro verrebbero così privati di quel poco che hanno salvato, mentre sarebbe giusto che provvedimento del genere fosse ripartito tra tutta la popolazione. 7) - Nella zona debbono esser sostituiti ed allontanati gli elementi notoriamente responsabili di persecuzioni e delitti a danno di serbo-ortodossi. È evidente che la loro presenza nei paesi, nei quali fanno ritorno le predette popolazioni, può determinare perturbamenti nell'ordine pubblico. Cito ad esempio il capo villa di Grafac (paese al 7011/o ortodosso) il quale, dur~te le persecuzioni ustascie, fu l'organizzatore e l'esecutore dei delitti più efferati. Egli, non appena incominciò il rientro dei fuggiaschi, si eclissò. Ma nonostante abbia ripetuto tali mie richieste al Commissario Generale Amministrativo croato ho significativi indizi che il pensiero del Governo croato sia decisamente contrario a tutto quanto riguarda la sistemazione degli ortodossi che rientrano, nonostante la r,ecente assicurazione verbale datami dal predetto Commissario che il Governo stava predisponendo i provvedimenti necessari in relazione alle mie richieste. È chiaro che con tale contegno non si vuole tendere alla normalizzazione della vita nella zona con una precisa e vera politica di pacificazione che valga, se non a far dimenticare, almeno ad attenuare il ricordo delle profonde incomprensioni dei primi mesi. A mio avviso sarebbe opportuno che parallelamente alia mia azione se ne svolgesse altra da parte del nostro Governo centrale verso quello di Zagabria, per ottenere l'accoglimento delle richieste urgenti da me rivolte al Commissario generale amministrativo riguardanti in specie la restituzione dei beni mobili ed immobili, la riassunzione degli impiegati in servizio, l'alimentazione della popolazione ed il cambio del dinaro. In tal modo alla fiducia riposta dalle popolazioni nell'Italia corrisponderebbe, attraverso i provvedimenti del Governo croato, il mantenimento delle promesse fatte e delle garanzie date. IL GENERALE COMANDANTE DESIGNATO D'ARMATA

F.to V. AMBROSIO


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Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata ALLEGATO

N. 21

COMANDO DELLA 2• ARMATA UFFICIO AFFARI CIVILI

N. 2100/AC/SEGRETO di prot.

P.M. 10, li 9 ottobre 1941-X!X

Elementi di risposta alla nota n. 1395/41 del 25 settembre 1941-XIX, presentata dalla Legazione di Croazia a Roma al Ministero degli esteri italiano.

Verbalmente nei colloqui avuti col Commissario Generale Amministrativo croato presso il mio Comando nei giorni 6 e 12 settembre u.s. e per iscritto con foglio n. I 827 / AC/Segreto del 21 stesso mese, ho prospettato la necessità dell'adozione di taluni provvedimenti interessanti il governo civile della zona demilitarizzata allo scopo di consentire la più sollecita normalizzazione di vita nella zona stessa. Tra i provvedimenti sollecitati figuravano i quattro che la Legazione di Croazia a Roma tratta nella nota sopraindicata. Per ciascuno dei predetti punti reputo opportuno specificare le ragioni per le quali ho ritenuto di dover adottare particolari misure. 1°) - Nomina dei podestà serbo-ortodossi nei COl1'fUni con maggioranza

serba. È evi.d ente la necessità che paesi in tali condizioni non possano esser retti da croati, i quali, come di consueto e come ha dimostrato la recente esperienza, non agiscono con ìmparzialità. Nonostante ìl div.erso avviso segnalato a codesto Mìnistero dalla R. Legazione di Croazia e dal Commissario Generale a me, praticamente si sta addivenendo nel mìo ordine di ìdee in quanto sono ben pochi quei croati che oggi assumerebbero cariche cìvili in paesi a maggioranza serbi.

2°) - Riassunzione in servizio dei licenziati impiegati serbo-ortodossi.

Si tratta dì un complesso notevole di persone con famiglia le quali traggono i mezzi di vìta esclusivamente dallo stipendio o dalla paga. Venuta a mancare la retribuzìone, la loro situazione è delle più penose in quanto non dispongono di alcun mezzo dì sostentamento; essi vivono colle famiglie nella più assoluta miseria, a differenza dell'elemento


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contadino che, pur trovando saccheggiata la propria abitazione, trae la possibilità di vita dai prodotti della terra della quale è proprietario. La massa invece di questi modesti impiegati va prontamente aiutata per evitare che nelle attuali miserevoli condizioni possa esser facile preda della propaganda comunista. Anche tale questione è considerata inaccettabile dalla Legazione di Croazia_ Il Commissario Generale amministrativo croato nel rispondere àlla mia richiesta parla 'di riassunzione per singoli casi se l'autorità statale dì loro nutrirà fiducia'. 3°) - Allontanamento dei croati che si sono esposti nella persecuzione dei serbi. La presenza di elementi notoriamente responsabili di persecuzioni e delitti a danno di serbo-ortodossi, nei paesi nei quali fanno ritorno le predette popolazioni, può determinare perturbamenti nell'ordine pubblico. Cito ad esempio il capo villa di Gracac (paese al 70% ortodosso) il quale durante le persecuzioni ustascie, fu l'organizzatore e l'esecutore dei delitti più efferati. Egli, non appena cominciò il rientro dei fuggiaschi, si eclissò. Per la questione di cui sopra che la Legazione di Croazia dichiara di non accettare si argomenta che l' allontanamento dei cittadini dai loro comuni di appartenenza è proibito dalle leggi vigenti croate. Altrettanto dice il Commissario generale amministrativo croato nella risposta dataci aggiungendo che è "impossibile che i serbi, che ritornano dai boschi,·· abbiano a decidere, chi dei croati possa vivere in uno o nell'altro luogo". 4°) - Restituzione dei beni ai fuggiaschi che ritornano alle loro case. È un atto di giustizia che va reso anche per non creare disoccupati, malcontenti e sovversivi.

La Legazione di Croazia, nell'escludere la generalizzazione di provvedimenti del genere, accenna alla possibilità di restituzione dei beni previo esame caso per caso e rende nota una circostanza non del tutto esatta e cioè che la maggior parte dei beni requisiti è stata già restituita ai proprietari anteriori. Il Commissario generale croato segnala a me che "il Governo verrà incontro quanto sarà possibile a coloro che ritornano" .


Sgombero e rioccupazione della zona demilitarizzata

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I quattro provvedimenti sopra riportati rappresentano, con gli altri da me resi noti al Ministero degli Esteri italiano, i punti essenziali per il ritorno della tranquillitĂ nella zona demilitarizzata. Occorre che della necessitĂ di risolvere tali vitali questioni si convinca il Governo di Zagabria. IL GENERALE COMANDANTE DESIGNATO D'ARMATA

V. AMBROSIO


CAPITOLO VI

PROBLEMI ED INIZIATIVE DEL GOVERNATORE BASTIANINI


LE RISERVE DI BASTIANINI NEI CONFRONTI DEGLI 1TALIANI DELLA DALMAZIA

Bastianini, scendendo dall'idrovolante che lo aveva portato a Zara (7 giugno 1941), pur essendo orientato sui compiti che lo attendevano, dopo i contatti e le riunioni con i funzionari dei vari ministeri a Roma, quasi certamente non immaginava la complessità e la varietà dei problemi che avrebbe dovuto affrontare <1l. D'altro lato, gli zaratini, che quella sera lo applaudirono sotto il balcone della residenza ufficiale, mentre a nome della cittadinanza il podestà, avvocato Giovanni Salghetti Drioli, gli rivolgeva un indirizzo di omaggio <2l, certamente non immaginavano le funzioni ed i poteri di cui. Bastianini era investito. Le persone più anziane ricordavano il vice-ammiraglio Enrico Milio (3) che, venti anni prima, dal novembre 1918 al gennaio 1921 aveva amministrato la Dalmazia, anch'egli come governatore, e per l'identità della denqminazione ne assimilavano prerogative ed attribuzioni. Millo era stato il governatore militare di un territorio occupato, mentre la posizione di Bastianini era nettamente diversa~ la Dalmazia, non appena annessa, aveva cessato d'essere 'zona d'occupazione', divenendo parte integrante del territorio metropolitano; il Governatore della Dalmazia, pur esercitando i poteri su parte del territorio del Regno, non dipendeva da alcun ministero; non avendo comando di forze armate, si distingueva dai governatori della Libia, del!' Africa orientale o del Dodecaneso . La sua posizione, completamente nuova nell'ordinamento dello Stato italiano, era stat~ creata con il decreto-legge del I 8 maggio I 941, e delineata nelle attribuzioni dal decreto n. 453 del 7 giugno dello stesso anno (4) . Bastianini, avendo il compito di attuare «le direttive generali per l'assetto amministrativo, economico e sociale dei territori delle tre provincie>> C5l, in cui era stato articolato il Governatorato (Zara, Spalato e Cattaro), dipendeva direttamente e soltanto da Mussolini, quale Capo del Governo. Per la realizzazione degli obiettivi - amplissimi - aveva il potere di esercitare «le attribuzioni ciel Governo centrale per quanto riguarda i servizi civili, governativi e locali» <6>: cioè, nell'indefinitezza della formula, una gamma di funzioni praticamente illimitate. Egli assunse l'incarico con responsabilità ed in ogni momento ne di fese le prerogative dalla invadenza - più che altro per scarsa ,conoscenza dei termini dì legge o per consuetudine burocratica - dei singoli ministeri. Nel settembre del 1941, quando i prefetti della Dalmazia


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vennero convocati a rapporto da Mussolini, Bastianini oppose che essi dipendevano soltanto dal Governatore, poiché a questi, per legge, spettava assicurare «l'unità di indirizzo ed il coordinamento dell'azione» <7 >politicoamministrativa. Quindi, se i prefetti venivano chiamati per riferire, egli - in quanto Governatore - doveva, per lo meno, esser presente al rapporto, «qualora non si creda che rapporto stesso sia fatto al Duce dallo stesso Governatore che dal Duce ha altissimo onore di dipendere» <8>. La questione venne sottoposta a Mussolini. A Roma andò solo Bastianini. Il Governatore, inoltre, nel territorio annesso, aveva il potere di provvedere con propria ordinanza <9> nelle materie non ancora regolate dalle leggi del Regno, cioè di emanare nel campo civile, penale ed amministrativo, norme con valore vincolante, che nei vecchi comuni di Zara e di Làgosta potevano avere efficacià soltanto se espressamente stabilito nella stessa ordinanza. Bastianini, quindi, non era un funzionario, anche se di grado elevatissimo, perché nelle sue mani riassumeva tutte le potestà, da quella legislativa alla esecutiva, alla giudiziaria, ma quasi il capo di un governo. Infatti, in Dalmazia, più che un 'Governatore' ed un 'Governatorato' si ebbe un 'Governo' e, con questo termine, furono intestati gli atti a cominciare dal Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia che, localmente assolse le funzioni della Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia o 0>. Il territorio del Governo della Dalmazia comprendeva 322 712 abitanti su una superficie di 5 242 chilometri quadrati, di cui un terzo costituito da isole. Lungo la terraferma, in linea d'aria, si sviluppava per quasi 360 chilometri, ma solo teoricamente, poiché fra la provincia di Spalato e quella di Cattaro si inserivano poco meno di 200 chilometri. di litorale croato. In larghezza, dalla ~osta verso l'interno, si arrivava nel punto massimo a quaranta chilometri. Delle isole, undici avevano una superficie superiore ai· 25 chilometri quadrati ciascuna, una quarantina erano le minori, oltre un ottocento fra isole più piccole, isolotti e scogli. Il territorio, amministrativamente, era articolato in tre province: Zara, la più estesa con 179 858 abitanti~ irregolarmente ripartiti in venti comuni, su 3 719 chilometri quadrati, di cui un quarto costituito da isole; Spalato, 976 chilometri quadrati, dei quali più della metà isole, con 109 052 abitanti suddivisi in tredici comuni; Cattaro, la più piccola, con una superficie di 547 chilometri quadrati e 33 802 abitanti, raccolti in quindici comuni tutti in terraferma <11>. Il Governo della Dalmazia, pertanto, oltre i problemi derivanti dal crollo dell'amministrazione jugoslava, doveva affrontare anche quelli connessi alla frastagliata e discontinua configurazione del territorio. Per di più, nella nuova provincia di Zara, avevano vigore due ordinamenti: quello del Regno nei limiti dell'originario comune di Zar.a , e quello ex-jugoslavo


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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nei dicianr1ove comuni annessi. Nella provincia di Spalato, alla quale per ragioni di contiguità sarebbe stato aggregato il comune di Làgosta (sino a quel momento compreso nelJa vecchia provincia di Zara) si ripeteva la coesistenza dei due ordinamenti. Inoltre, la città di Spalato con l'isola di Cùrzola, in base al decreto di annessione, avrebbe dovuto avere uno statuto speciale, però mai realizzato <12>. Cattaro, come provincia, si presentava territorialmente più compatta ed organica, ma per la sua posizione decentrata rispetto al resto del Governatorato, veniva a gravitare sull'organizzazione italiana del Montenegro e dell'Albania. Il giorno successivo al suo arrivo a Zara, Bastianini, con il primo nucleo di funzionari, e con il segretario generale Carlo Bozzi, assistette nel Duomo di Sant' Anastasia alla solenne celebrazione di un Te Deum, officiato dall'arcivescovo Pietro Doimo Munzani 0 3>. Un aereo, lungo la costa e sulle isole, con il lancio di manifestini bilingui, portò il saluto del Governatore alle popolazioni, e l'invito alla «serènità, disciplina e cooperazione fra di voi . Vi chiamo ad un lavoro che apporterà benessere alla Dalmazia ed alla sua gente» <14>. Era un appello che, in quel momento, poteva trovare rispondenza poiché, almeno apparentemente, vi era un diffuso senso di tranquillità anche se la valutazione andava fatta con parametri differenziati da zona a zona . . Zara era esultante, animata da fervore d'iniziative, interessata·, critica nei confronti delle nuove autorità, degli uffici che sorgevano, conscia di aver ripreso la secolare funzione di capitale amministrativa della Dalmazia. Nessun coprifuoco, solo l'oscuramento del tempo di guerra. I cittadini si tenevano a disposizione del Governatore, come lo erano stati del commissario civile Bartolucci. Al di là dal vecchio confine - nel retroterra e nelle isoie - i contadini e gli isolani, pendolari che avevano il loro punto di ri ferimento a Zara, abituati al quotidiano contatto con la città, conservavano il tradizionale atteggiamento di rispetto, pur disillusi che il regime di porto franco, di cui godeva Zara, non venisse esteso ai loro comuni, ormai parte della provincia. Chiusi, riservati, ed anche intimamente ostili, i croati di Sebenico, per una sorda, radicata avversione antitaliana, che li differenziava nettamente da quelli del circondario di Zara. Callaro - pur se geograficameme in Dalmazia - nella storia dell'ultimo secolo non era stata coinvolta nella lotta fra italiani e croati risentendo, piuttosto, dei problemi del .s ovr~stante Montenegro, appariva pervasa da un senso d'attendismo. Anche a Spalato la situazione non sembrava preoccupante. Ma era troppo tranquilla per non rendere attenti chi, come gl'italiani del posto, per consuetudine sensibilizzati all'ambiente, ne conoscevano gli umori e la capacità di reazione. La lotta nazionalistica slava contro


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Dalmazia - Una cronaca per la storia {aprile-dicembre 1941)

gl'italiani - suscitata dall'Austria-Ungheria per ragioni di politica interna, dopo la perdita del Veneto nel 1866 - aveva avuto uno dei suoi fulcri a Spalato e si era sviluppata attraverso la contrastata ma costante avanzata dei croati che, improvvisamente, in quel 1941, dovevano registrare una dura sconfitta. I croati di Spalato, tutt'altro che rassegnati anche se storditi, si chiusero in una fredda riservatezza. Era uno stato d'animo che poteva esser intuito soprattutto eia coloro che, localmente, per generazioni, erano stati abituati alla lotta di nazionalità, assolutamente diversa da quella politica. Quest'ultima, di per sé possibilista, impegna soltanto i cittadini di uno stesso Stato nel confronto di tesi per il consegi.iimcnto di preminenze di partito o di persone nella condotta della cosa pubblica, e si risolve quasi sempre in un compromesso. Intransigente l'altra, fra una minoranza etnica, fuori dai confini della patria, in antagonismo con cittadini di u~ altro Stato, non per affermazioni di parte, ma per la difesa dell'irrinunciabile diritto alla propria individualità nazionale, alla propria lingua, alla propria cultura, con un cosciente e costante sacrificio d'interessi personali, senza compromessi di sorta. Questa lotta, incardinata sulla paziente tenacia, si manifesta - in ogni m omento - giorno dopo giorno, con la prudenza dell'atteggiamento, con imponderabili sfumature, sempre ed in ogni caso sotto lo sguardo attento dell'avversario. È un confronto dove non esiste margine per l'er rore ma che, talvolta, può portare a situazioni singolari, come il sorgere d' un convinto rispetto tra gli antagonisti, perché la leale fermezza sulle rispettive posizioni determina la considerazione e l'apprezzamento dell'avversario. [I 3 aprile, quando gl'italiani della Dalmazia, ancora jugoslava avevano abbandonato le case imbarcandosi a Spalato, i croati non li irrisero. I beni, le proprietà italiane, pur incustodite, durante l'assenza dei proprietari, furono rispettate. D'altro c~nto gli italiani, quando alcune settimane dopo tornarono nelle loro città, pur se vittoriosi, non ebbero gesti di jattanza o di venclct La. Nella loro più che comprensibile esultanza, fu'rono rispettosi dell'avversario, avvililo per la sconfitta.

Bastianini - ed è strano - nei primi tempi, non ebbe chiara la percezione di questo sottile ma determinante aspetto, più che allro psicologico, e non si rese conto della fo rza che racchiudeva. Più attente e sensibili le autorità mil itari. Il generale Ambrosio, già il 24 aprile, aveva prospettato a Roma l' opportunità che i dalmati residenti nel Regno venissero invitati a tornare nelle città di origine «per agevolare con la loro presenza il rifiorire della italianità della Dalmazia» <15l. Il ministero dell'interno sottopose la proposta a Mussolini con un 'Appunto per il Duce'. Sullo stesso foglio Mussolini annotò: <<Ormai ci va un Governatore che è bene sentire» Cl 6l. Ma il generale


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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Ambrosio, il 1° maggio, rinnovò la richiesta insistendo perché, almeno, fossero ''invitati a recarsi in Dalmazia i funzionari e impiegati dello Stato di origine dalmata che per loro particolari attitudini possano esser impiegati nella zona ex-jugoslava occupata" <11>. La Presidenza del Consiglio dei ministri, con burocratico ossequio alle disposizioni di Mussolini, attese la nomina del Governatore e, dopo oltre un mese, sottopose la questione a Bastianini. Questi, altrettanto burocraticamente, il 25 giugno, da Zara, rispose che «in relazione alla proposta formulata dal Comando 2a Armata[ ... ] non potendo essere, per·ovvie ragioni di opportunità, totalitariamente accolta, prego codesta Presidenza del Consiglio dei ministri di volermi far avere un elenco nominativo dei funzionari o impiegati suddetti, specificandone i precedenti, le attribuzioni ecc. onde questo Governo possa esaminare, caso per caso, la eventualità e la convenienza d'impiego» <18). Si trattava di un orientamento non agevolmente comprensibile, specie in una persona che - provenendo dai massimi gradi della diplomazia - avrebbe dovuto esser sensibile al significato di certe sfumature. Invece, sin dal primo momento, antepose 'ovvie ragioni di opportunità', trascurando contingenti stati d'animo che, adeguatamente interpretati, probabilmente avrebbero agevolato l'avvicinamento delle popolazioni ex-jugoslave alla nuova realtà politica. Mussolini, intanto, l' 11 giugno aveva impartito, ai ministri ed ai prefetti, disposizioni per favorire il ritorno dei dalmati residenti in Penisola 0 9) .•La sola prefettura di Trieste, in pochi giorni, rqccolse cìrca settecento domande. Bastianini, allarmato, il 26 dello stesso mese, telegrafava alla Presidenza del Consiglio dei ministri di aver avuto notizia che, «per iniziativa del Partito, si starebbe predisponendo nel Regno trasferimento in massa nelle provincie dalmate dei connazionali originari della Dalmazia. Qualora notizia sia vera debbo far presente necessità che provvedimento venga preventivamente sottoposto ad ampio ed approfondito esame, perché sua attuazione immediata sarebbe ora intempestiva, prematura, dato specialmente attuale estrema scarsezza alloggi in questi paesi, difficoltà di collocamento e di impieghi remunerativi» <20>. Persisteva nel Governatore una visione limitata del problema e, per bloccare ogni iniziativa, nello stes. so telegramma accampò un problema di ben diversa portata. «Trasferimento si renderebbe attuabile qualora fosse preceduto dalla evacuazione dalla Dalmazia in Croazia di eguale quantitativo di cittadini di razza croata attualmente qui residenti» (21>. ln quel momento, due soluzioni potevano esser possibili: o ricorrere allo sgombero forzato della parte meno affidabile della popolazione croata - analogamente a quanto stavano facendo su più vasta scala i tedeschi nella


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Slovenia da loro annessa, e Pavelié con ì serbi - oppure utilizzare al massimo l'elemento italiano autoctono, favorendo il ritorno dei dalmati, per a'7ere a disposizione un sicuro veicolo di penetrazione; i dalmati italiani, già con la loro presenza, avrebbero condizionato l'ambiente. Ma, la prima delle due soluzioni, non rientrava nello spirito e nei metodi dell'Italia, la seconda venne scartata ed il Governatore ricorse ad una terza via: isolò la Dalmazia ritenendo, forse, dì poter assimilare la popolazione croata con la sola efficienza delle strutture governatoriali. Con una delle primissime ordinanze - 26 giugno 1941 - Bastianini si preoccupò di disciplinare - ma paralizzò - il movimento delle persone nei territori del Governatorato. Per entrare, o anche solo per transitare, nella Dalmazia annessa, quanti risiedevano nel Regno dovevano-chiedere l'autorizzazione al Governatore tramite le questure locali indicando nella domanda «oltre lo scopo della richiesta anche la durata del soggiorno» <22>. Le questure, inoltrando la domanda a Zara, avevano l'obbligo di «indicare[ ...] la professione del richiedente ed i motivi dell'ingresso, le informazioni sulla sua condotta morale e politica e, per i commercianti ed industriali che vi si recano per ragioni inerenti al proprio commercio o industria, il parere dei competenti organi sindacali, nonché la serietà e consistenza commerciale od industriale dei richiedenti . Perì lavoratori dovrà anche farsi menzione dell' ottenuto assenso del Commissario per le Migrazioni e Colonizzazione» <23 ). Da questa scoraggiante procedura erano esclusi ì titolari di passaporto diplomatico o di servizio, i militari, gli impiegati dello Stato e degli enti ausiliari e parastatali <24l. Ma, anche per muoversi nell'ambito stesso del Governatorato, «le persone residenti nei territori della Dalmazia anteriormente all'annessione», che intendevano recarsi da una provincia all'altra dovevano essere «autorizzate dai Prefetti competenti» <25 l. La logica di queste disposizioni non è mollo intuibile e se, per ragioni di ordine pubblico o d'opportunità, vi poteva essere qualche motivo nell' . impedire un incontrollato afflusso di croati a Zara, attratti dal suo porto franco, nessuna obiettiva necessità suggeriva un così macchinoso controllo. Le proteste furono immediate, specialmente da parte di commercianti ed imprenditori della Penisola. La Presidenza del Consiglio dei ministri chiese chiarimenti, ma Bastianini non derogò, pur assicurando che «le domande che gli interessati dovranno dirigere al Governatore, pel tramite del questore competente, saranno esaminate con· il miglior spirito dì comprensione degli interessi delle categorie in parola» <2-<i>. I dalmati, residenti in Penisola, quantunque Bastianini avesse bloccato l'iniziativa del Partito, in un modo o nell'altro, dovettero trovare il modo per superare le barriere. Infatti, nello stesso giorno in cui emanava l'ordinanza sulle modalità d'ingresso in Dalmazia, il Governatore, segnalava alla


Problemi ed iniziative del Governa1ore Bastia11i11i

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Presidenza del Consiglio che persone di origine dalmata si erano presentate direttamente a Zara, «in ossequio alle disposizioni di recente impartite dal Duce per il ritorno dei Dalmati alla loro terra di origine» <27l, precisando che in alcuni casi si trattava di «persone che già ricoprono discrete posizioni in altre città d'Italia, spesse volte di persone che mancano di competenza professionale specifica e che si rivolgono a questi uffici nella speranza di ottenere quella sistemazione che è stata loro difficile ottenere altrove» <28l. L'angolazione utilitaristica con cui Bastianini considerava questo fenomeno, che invece aveva preminenti motivazioni sentimentali e volontaristiche, fu delle meno felici. È vero che, nella stessa segnalazione, manifestava il «preciso intendimento [di] studiare con ogni sollecitudine i mezzi per rendere possibile una congrua immigrazione di elementi dalmati in Dalmazia» <29) ma, pur sempre, anteponeva la questione del posto retribuito perché gli era «impossibile, nelle attuali condizioni e ·q uando ancora l'economia di queste terre è nella sua prima fase di assestamento, provvedere all'immediato collocamento delle predette persone, almeno per la maggior parte dei casi» <30l. Ribadiva, quindi, che le prefetture - invece d'invitare senz'altro gli interessati a presentarsi al Governo della Dalmazia - avrebbero dovuto far «pervenire al Ministero dell'Interno gli elenchi d_elle persone in questione, corredandoli di ogni dato utile per poter decidere sulle possibilità del loro collocamento» <31 l. Ma l'autorizzazione al rientro era subordinata, prima, ad una selezione delle domande - <<il Ministero dell'Interno, dopo aver opportunamente vagliato le varie richieste, potrebbe far quindi pervenire a questo Governo un elenco complessivo contenente soltanto quelle domande .che sembrano poter esser prese in considerazione» <32> - e , quindi, alla decisione del Governatore, poiché Bastianini si riservava di «esaminare la disponibi lità di aderire alle richieste stesse, compatibilmente con la disponibilità di impiego che offriranno le varie situazioni locali» <33>. Mentre nel Governatorato si seguivano questi criteri formalistici e defatiganti, ben diverse, per non dire spregiudicate, furono le iniziative di Zagabria. In primo luogo, il Governo croato agì direttamente sull'opinione pubblica suscitando dovunque una forte corrente nazionalistico-irredentista pro Dalmazia croata. A Zagabria venne costituito un apposito centro, con a capo il dottor Edo Bulat, spalatino, ufficialmente per raccogliere ed aiutare i profughi croati che abbandonavano il litorale ma, in realtà, per sostenere la presenza dei croati nei territori annessi all'Italia <34l. In secondo luogo, già il 6 giugno, il comando del VI Corpo d'armata segnalava che «l'ufficio per la Dalmazia degli 'ustase', a Zagabria, raccomanderebbe a tulli gli impiegati croati dei territori annessi all'Italia di restare ai loro posti, di tenere


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stretto contatto con la popolazione, per mantenere viva e ferma in tutti la certezza che gli attuali confini non sono definitivi e che saranno quanto prima modificati o in accordo o di viva forza, Viene particolarmente raccomandato di opporsi in tutti i modi a qualsiasi italianizzazione, specialmente nelle scuole: gli insegnanti devono mantenere viva nel popolo la certezza che l'attuale situazione è assolutamente provvisoria» <35l. La scuola, per il Governo croato, divenne subito uno degli strumenti più preziosi. Dopo la visita a Spalato di un funzionario del ministero croato dell'istruzione, che invitò i docenti ad «attenersi unicamente agli ordini che vengono e verranno loro impartiti da Zagabria» <36>, un gruppo d'insegnanti si recò nella capitale del nuovo Stato. Furono ricevuti dal ministro Mile Budak, il quale ribadì che «tutti gli insegnanti debbono rimanere in luogo, a disposizione del Governo croato», e li assicurò che, se anche non assunti dal Governo italiano, «continueranno a ricevere lo stipendio da Zagabria» (37)_ Da Sebenico partì una delegazione di magistrati. Consegnaronò al ministro per la giustizia, Mirko Puk, una risoluzione nella quale dichiaravano di mantenersi sempre a disposizione di Zagabria. Rientrati in sede, fecero sapere che il ministro aveva «ringraziato ed invitato i giudici a rimanere tutti ai loro posti per continuare ad aiutare la popolazione croata di quei luoghi rinforzando in essa la persuasione e la speranza nella prossima liberazione» (38). Zagabria, però, r.on si limitava ad incitare funzionari ed impiegati exjugoslavi, ma li sovvenzionava largamente, anche se dal mese di ma~gio ricevevano le loro competenze dall'amininistrazione italiana, ed il comando del VI Corpo d'armata avvertiva che «lo stipendio del mese di giugno è stato pagato dalle autorità centrali croate agli impiegati della Corte d' Appello, del Tribunale e del giudizio distrettuale (pretura) nonché a quelli delle scuole industriali e commerciali e del Dipartimento finanziario, tecnico e della cultura della ex-Banovina di Spalato. A tutti indistintamente gli impiegati della ex-Banovina è stato poi corrisposto una speciale. gratifica pari all'ammontare di un mese di stipendio base» <39l. L'informati~a concludeva con una precisa considerazione alla quale le autorità italiane avrebbero dovuto porre la massima attenzione: «La sollecitudine ed il particolare interesse dimostrato dal Governo di Zagabria nel provvedere al pagamento di stipendi e gratifiche ai funzionari di Spalato ora dipendenti dall'amministrazione italiana, assume particolare valore politico, ove si tenga presente che a tutt'oggi non è stato pagato - per asserita mancanza di fondi - lo stipendio del mese di giugno spettante agli impiegati del retroterra di Spalato passati alle dirette dipendenze del Governo croato» C4 Dl. In agosto, i pensionati ex-jugoslavi ricevettero un sussidio pari ad una mensilità della pensione;


Problemi ed iniziative del Go vernatore Bastianini

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«ciò è stato fatto - avvertiva sempre il VI Corpo d'armata - perché il Governo croato vuole, con queste elargizioni, conservare persone fedeli in Dalmazia e nel contempo rafforzare in tutti il convincimento che la Croazia . non accetta i nuovi confini e ritornerà ad avere la Dalmazia ora occupata dall'Italia» <41 >. Accanto a queste attività, a questi interventi, a questi orientamenti di Zagabria, va aggiunto che, pur essendo stata vietata la presenza di reparti armati ustascia in Dalmazia, continuavano ad esistere le sezioni politiche del partito, e la loro organizzazione costituiva un naturale ed efficiente veicolo di costante propaganda antitaliana. Mentre il Governo croato faceva il possibile per conservare le proprie posizioni attraverso il diretto coinvolgimento della popolazione, Bastianini si privò, forse nel momento determinante, dello strumento più valido per affrontare l'ulteriore fase della lotta di nazionalità. Inoltre, costituendo gli uffici del Governo, non vi ammise alcun dalmata o zaratino, salvo il console Silvio Delich cui affidò l'ufficio stampa, né sembra aver preso specifici contatti con le stesse autorità di Zara. Non ebbe neppure un colloquio orientativo con il commissario civile Bartolucci il quale, anche se con diversi e meno estesi poteri, prima di lui, aveva affrontato gli analoghi problemi <42>. Però Bastianini, ben presto, dovette rendersi conto dell'errore e, il 13 settembre, in una lettera personale a Luigi Russo, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, rilevando la lentezza con cui gli venivano inviati i funzionari dai vari ministeri e la scarsa preparazione specifica di un gruppo da poco arrivato, scriveva: «Io credo che, sia per il loro particolare temperamento, che per la loro ignoranza di questi luoghi [... ] siano i meno adatti a comprèndere la situazione dalmata. Né credo che essi possano utilmente lavorare in un ambiente che, come queslo, necèssita una notevole elasticità psicologica e una esperienza di elementi etnici» ~43l. Ancor più evidente - con il passare del tempo - la riconsiderazione del problema in un'altra lettera a Luigi Russo, il 21 maggio 1942. Riferendosi alle disposizioni di Mussolini per il trasferimento in Dalmazia degl'impiegati d'origine dalmata, lamentava di aver dovuto constatare, «da varie istanze pervenutemi da dalmati residenti in Italia, come tale principio, che dovrebbe esser totalitariamente seguito, non venga in molti casi, neppure applicato dalla stessa amministrazione statale» <44> e, con tardiva rescipiscenza, concludeva: «Se vogliamo trapiantare in Dalmazia il più possibile di italiani dalmati, non è certo questo il modo migliore per iniziare tale trasmigrazione che, per ottenere gli effetti che il Duce nella sua lungimirante disposizione si è ripromesso, dovrebbe assumere un carattere ampio e favorire la venula in Dalmazia del maggior numero di persone» <45l. Ma il momento più adatto 'per iniziare tale trasmigrazione' era tramontato da quasi un anno.


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LA PRIMA VISITA A SPALATO DEL GOVERNATORE ED IL PROBLEMA ALIMENTARE Nel pomeriggio del 18 giugno, Bastianini, via terra, si recò a Spalato (46)_ Gli italiani, inquadrati nelle organizzazioni del Partito, accolsero entusiasticamente il Governatore, in evidente polemica con l'assenteismo dei croati, rotto qua e là da qualche gruppetto di curiosi. Bastianini dedicò due giornate all'esame dei problemi della città, prendendo contatto. con gli esponenti italiani. Quindi, imbarcatosi sul cacciatorpediniere Bassini, accompagnato dall'ammiraglio Oscar Di Giamberardino, dal generale Carlo Viale, dal prefetto Paolo Zerbino e dà! federale di Spalato Ferruccio Cappi, si recò a Cùrzola. Tornato a Spalato visitò i cementifici, il cantiere navale e, dopo essersi soffermato a Salona per ammirare gli scavi della città romana, rientrò a Zara (47)_ Il primo contatto con la realtà, non tanto dei paesi quanto delle campagne, dovette essere sconcer.tante per un perugino come Bastianini che, ben conoscendo la terra dell'Umbria ed il tenore di vita di quei còntadini, non potè non registrare l'arretratezza delle colture - laddove pietra e sassi lo permettevano - e la primordialità della vita del contadino croato. Sin dall'inizio, nelle zone annesse e specialmente a Spalato, il problema più acuto fu quello alimentare. Mentre Zara, grazie alle proprie strutture, pur nelle ristrettezze del tempo di guerra, viveva adeguatamente, il resto della Dalmazia si dibatteva in una crisi che in talune località raggiunse la fame. Da un lato, il tracciato dai confini aveva escluso Ja costa dai naturali centri di rifornimento della Bosnia e della Erzegovina; dall'altro, la completa disorganizzazione del sistema dei trasporti e le ritorsioni poste in atto dagli ustascia che, impedendo l'afflusso delle derrate dalla Croazia, tentavano di «creare fra le popolazioni ·annesse uno stato di malcontento causato dalla conseguente mancanza di viveri» (48>, avevano aggravato le condizioni locali. II blocco alimentare, sorto per reazione antitaliana, era sostenuto dalle autorità croate ed il comando de! VI Corpo d'armata segnalava . V che «anche il 'Zupan' [recte: Veliki Zupan = prefetto] di Almissa - Dr. Ante Luetié - ha dato ordine di impedire a qualunque costo qualsiasi esportazione di bestiame e di generi alimentari a Spalato» <49) e, inoltre, che «il Governo di Zagabria ha pienamente approvato i provvedimenti da lui [dal Luetié - n.d.a.] assunti per impedire che generi alimentati vengano esportati a Spalato e nella Dalmazia annessa all'Italia. In particolare, il Ministro del Commercio avrebbe non solo approvato i provvedimenti presi ma raccomandato vivamente al prefetto di aumentare la vigilanza perché nulla.entri nel territorio italiano» <50>.


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In questo quadro va collocato l'invio, da parte della Direzione croata delle finanze, d'un ispettore di dogana al nodo ferroviario di Perkovié dove, sulla linea per Spalato, s'inseriva la diramazione verso Sebenico, con il compito di controllare che le merci, in entrata ed in uscita dal territorio croato, fossero accompagnate da un'autorizzazione che doveva esser rilasciata da Zagabria. La procedura, volutamente lenta, determinò sensibili perdite di tempo. Derrate deperibili, dirette in territo.rio italiano, vennero fatte sostare, e «la merce stessa il più delle volte, varca il confine ormai gravemente deteriorata» <51 l. Dal canto loro i gendarmi e gli ustascia del posto di blocco di Clissa (presso Spalato), «a seguito di ordini pervenuti da Zagabria», non lasciavano introdurre nella Dalmazia annessa «quantitativi di bestiame e derrate superiori a un valore di l 000 dinari» C52l o si comportavano come quelli di Dernis che, in base ad un ordine del gran zupano di Tenìn, Ante Nikolié, <<hanno sequestrato il 16 corrente [giugno 1941 - n.d.a.J tre autocarri di bestiame diretti ai macellai di Spalato» <53>. Gli effetti del blocco ebbero immediata ripercussione in ogni centro della costa e nelle isole. A Sebenico, «la grave crisi di genert alimentari sul mercato, provoéata dal noto divieto opposto dagli ustascia alla importazione dei generi stessi nel territorio della Dalmazia italiana» <54l, venne abilmente sfruttata dall'elemento croato nella sua propaganda antitaliana <55>. Per rendere più acuto il disagio, gli ustascia intralciarono anche il piccolo traffico di frontiera imponendo ai contadini un dazio di quattro dinari per ogni chilogrammo di derrate che portavano in territorio italiano <56l. M~,. la persecutorietà di queste iniziative, non incontrò il gradimento dei croati re~identi nelle zone annesse ali' Italia, ed il fiduciario ustascia di Spalato, Antonio Franceschi, venne esonerato dall'incarico «perché in urto con il prefetto di Almissa non avendo approvato molti dei provvedimenti presi da quest'ultimo intonati ad antitalianità, in particolar modo i noti ordini relativi al divieto di esportazione a Spalato di generj alimentari» <57l. La questione del vettovagliamento della Dalmazia, a parte il sottinteso scopo politico, fu ricorrentemente iscritta all'ordine del giorno negli incontri a livello di Governo fra Roma e Zagabria, ma la ricerca di possibili intese si protrasse per molti mesi. Le sotterranee ragioni di questa lentezza affiorarono in alcune ammissioni del dottor Mirko Lammer, capo ufficio del ministero croato del commercio, il quale, privatamente, fece capire che «le trattative commerciali e per i traffici con l'Italia incontrerebbero serie difficoltà, perché la Croazia intende far rispettare la sua indipendenza. In fatto di concessioni commerci.ali [... ]la Croazia non intende assolutamente cedere e l'Italia pagherà cara l'estorsione dei territori dalmati» C58>. Secondo altre fonti, la responsabilità della situazione era addebitata a Pavelié, che stava cercando un più ampio appoggio da parte della Germania, ed «in questo


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senso si è cominciato ad indirizzare tutta l'attività politica e commerciale estera croata. Ne consegue che tutte le questioni ed i problemi concernenti i rapporti con la Germania vengono risolti prontamente ed in completo accordo, mentre quelli concernenti i rapporti con l'Italia s'inceppano, non progrediscono e non conseguono risultati concreti» C59l. Sfumata l'unione doganale-economica, con tanto impegno sostenuta da Donato Menichella in applicazione al trattato di garanzia e di collaborazione fra l'Italia e la Croazia, venne costituita una 'Commissione economica permanente italo-croata'. A presidente della delegazione italiana fu nominato il conte Giuseppe Volpi di Misurata e, di quellacroata, il dottor Vladimir Kosak, ministro per le finanze <60>. La prima riunione ebbe luogo a Roma dal 23 al 26 giugno 1941, e si articolò in due sottocommissioni: una per gli scambi economici presieduta dal ministro croato, l'altra, presidente Amedeo Giannini, per i problemi inerenti al regime economico della Dalmazia. A conclusione di questa prima tornata, venne firmato un accordo commerciale provvisorio fra i due Stati che, per il trimestre luglio-settembre, prevedeva uno scambio di merci sino a duecento milioni di lire all'importazione, ed altrettanto all'esportazione, nonché le modalità di pagamento in compensazione. Per i problemi della Dalmazia non si raggiunse alcuna decisione concreta, ed ai delegati croati vennero consegnati gli schemi di due progetti, uno relativo alla costituzione di una zona franca che comprendeva le regioni italiane e quelle croate della Dalmazia, l'altro per una convenzione monetaria e valutaria <61 l. La delegazione croata si riservò di approfondirne l'esame ed un secondo incontro ebbe luogo a Zagabria tra il I 9 ed il 21 luglio 1°941 <62l. Anche questa volta non si giunse a conclusioni pratiche ma, oltre alle questioni della zona franca, per la prima volta venne affrontato il problema del vettovagliamento dei territori dalmati annessi all'Italia. Una successiva riunione fu tenuta a Venezia dal 27 al 30 settembre C63 l, però solo nel mese successivo - 27 ottobre-, a Zagabria, fu possibile addivenire alla firma d'un accordo che, formalmente, appariva risolutivo. Infatti, l'articolo I prevedeva che «al confine tra la Dalmazia italiana e la Croazia le merci creiate potranno liberamente uscire dal territorio croato e liberamente entrare nel territorio italiano, e saranno esenti da dazi doganali di entrata e di uscita e dagli altri tributi riscossi dalle dogane. Analogamente sarà fatto per le merci dell'anzidetto territorio italiano che saranno destinate alla Croazia» <64l. Per l'approvvigi~namento delle popolazioni della Dalmazia, a Bastianini (in quei giorni si era recato in visita privata a Zagabria) veniva riconosciuta la facoltà «di notificare tempestivamente al Commissario croato per l'alimentazione la specie e la quantità dei generi occorrenti, anche


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mese per mese, ai bisogni della popolazione civile della Dalmazia italiana». Poteva anche acquistarli direttamente in Croazia, «ove le richieste tempestivamente avanzate al Commissariato croato per l'a limentazione rimanessero per qualsiasi ragione insoddisfatte» <65>. In tal modo sembrava realizzato il libero scambio delle m erci attraverso un'unione doganale dalmata-croata, ed al posto degli uffici di dogana furono previsti degli organi misti ita lo-croati «coll'incarico di registrare le merci importate ed esportate, nonché di esercitare la vigilanza ed il controllo agli effetti valutari» <66>. Ma, per dare esecuzione a q uesto accordo, fu necessaria un'ulteriore r iunione della sottocommissione, il 16 novembre, a Fiume, dove fu deciso che, con il l O dicembre, sarebbero entrate in vigore le norme per le forniture alimentari e che un organo centrale avrebbe coordinato le richieste di approvvigionamento per la popolazione della, Dalm azia e per le forze armate italiane in Croazia <67>. Il problema fu ancora discusso a Venezia il 15 e 16 dicembre, in occasione dell'incontro fra Ciano e P avelié. Il ministero degli esteri a Roma aveva preparato un'analisi delle varie questioni che avrebbero costituito l'oggetto delle conversazioni ed in merito a lla collaborazione .economica italo-croata il p ro memoria rilevava che «a due settimane dall'entrata in vigore degli accordi, la D almazia non ha ancora nulla ricevuto. Le Autorità croate ostacolano l'afflusso di prodo tti in Dalmazia con lo specioso pretesto che non sono stati costituiti gli uffici misti per la registrazione delle correnti di traffico tra la Dalmazia e la Croazia e viceversa» <68>. A Venezia si ebbero le solite dichiarazioni di ampia disponibilità da parte croata, e soltanto nella riunione plenaria della com!llissione economica del 28-31 gennaio 1942, tenuta a Roma, venne definita la creazione degli uffici di frontiera e le modalità cui dovevano attenersi <69>, ma se ne rinviava ancora l'operatività, in quanto «le istruzioni per il pratico funzionamento degli uffici misti saranno concordate tra i funzionari superiori italiano e croato incaricati dalle rispettive amministrazioni doganali a lla istituzione degli uffici stessi» <70>. Il dottor Lammer, evidentemente, aveva avuto ragione. Bastianini, però, sin dall'arrivo a Zara, si era trovato di fronte ad una situazione economico-alimentare che non ammetteva dilazioni. Egli l'affrontò provvedendo alle immediate necessità; sopprimendo tasse e balzelli ex-jugoslavi; organizzando un regolare sistema di rifornimenti; incentivando, fin dove possibile, i traffici; rendendo meno onerosi i costi. li mercato italiano, di per sé, era in grado di sopperire ai bisogni della Da lmazia ma, per prima cosa, il Governatore dovette rimuovere l'ostacolo determinato da alcune disposizioni del ministero delle fin anze italiano . Infatti, con circolare riservata n. 727 del 30 aprile 1941, in applicazione a lla legge di guerra,


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era stata vietata qualsiasi_esportazione dal Regno verso le zone occupate dalle forze armate, compresa la Dalmazia che, a quella data, ufficialmente era ancòra 'territorio nemico'. Ma, appariva assurdo eh.e il divieto fosse stato ribadito il 31 maggio - circolare n. 130 - cioè dopo la firma dei trattati di Roma, quando quei territori erano già divenuti parte integrante del Regno d'Italia. Bastianini fece presente al ministero delle finanze come untale criterio, «che poteva essere giustificato solo in un momento eccezionale e transeunte, quale quello immediatamente susseguente all'occupazione, non sembra più ammissibile, oggi, dopo l'annessione, e determina inconvenienti di ordine economico-politico, la cui gravità è appena il caso di rilevare: in sostanza, le nuove terre annesse all'Italia, per quanto riflette il traffico con la madrépatria, vengono sottoposte allo stesso trattamento, a cui è sottoposto il traffico coi territori del Regno di Croazia e con gli altri territori dell'ex-Regno di Jugoslavia» <7 0. La disposizione fu abrogata. Pochi giorni dopo, con ordinan_za del 24 giugno 1941, il Govern~tore esentò dal dazio e dagli altri diritti doganali un'ampia gamma di generi di consumo provenienti dalle zone franche di Trieste, del Carnaro, di Zara, e dai territori della Croazia, liberalizzando anche il piccolo traffico di frontiera. In tal modo latte, latticini, frutta, legumi, farina, animali da cortile, cacciagione, legna, carbone di legna, foraggi ed altri generi similari non furono più sottoposti agli oneri di confine C72>. Successivamente vennero ammessi al beneficio anche l'olio, il sapone, il lardo, strutto, grassi, paste alimentari, combustibili liquidi, fertilizzanti <73>. Queste provvidenze furono completate con la soppressione dell'imposta ex-jugoslava sul traffico e di quella cumulativa sul traffico per tutte le merci provenienti dalla Penisola. Si trattava di due imposizioni che gravavano specialmente sui generi di maggior consumo. Fu anche abolita la cosidetta 'imposta sul lusso', propria del sistema impositivo della vecchia Jugoslavia <74l. Inoltre, la originaria provincia di Zara, da anni, riceveva dal Governo italiano una integrazione sul prezzo della farina. Conseguentemente il costo del pane era più basso rispetto a quello dei comuni annessi, offrendo un pericoloso argomento alla propaganda croata. Bastianini, dapprima, interessò il ministero delle finanze per l'estensione dell'agevolazione a tutti i comuni del Governatorato e, subito dopo, telegrafò al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio pregandolo di «segnalare Duce urgente necessità provvedere non solo per ragioni ordine economico poiché diniego integrazione produrrebbe fatalmente notevole aumento prezzi pane, ma altresì politiche poiché nell'unico territorio della Dalmazia non possono coesistere due differentì situazioni con evidente inspiegabile disparità trattamento per territorio vecchia provincia Zara et territori annessi» <75l. La richiesta venne


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accolta ed il ministero delle finanze dispose «la integrazione statale di lire 60 al quintale per la farina per la panificazione fino al limite massimo di quintali 20 000 mensili e di lire 40 al quintale per le semole fino al limite massimo di quintali 6 000 per il fab bisogno delle provincie di Zara, Spalato e Cattaro» C76>. Si trattava, in termini monetari, di un aggravio per lo Stato italiano di ben oltre diciassette milioni di lire l'anno C77>. Gli oneri, che lo Stato si assumeva in Dalmazia, furono accompagnati «da un'azione quanto mai vigile ed oculata diretta ad evitare che delle provvidenze stesse potessero avvantaggiarsi speculatori» <78>; inoltre, tramite i prefetti, il Goverl)atore attivò il calmiere e la disciplina dei prezzi, cercando di frenarne l'ascesa dovuta alla rarefazione dei prodotti, aJl'aumento del numero dei consumatori - presenza delle forze armate, immigrazione di serbi ed ebrei fuggiti dalla Croazia, arrivo di funzionari italiani - e, soprattutto, agli sbalzi di valore della lira <79>. Sin dai primi giorni dell' occupazione il rapporto di cambio con la moneta ex-jugoslava era stato fissato in 30 lire per 100 dinari ma, per effetto di situazioni locali, la moneta italiana subì delle sensibili oscillazioni in perdita. Però, quando nella Dalmazia annessa venne disposta la conversione ufficiale del dinaro - decreto-legge 11 giugno 1941, n. 491 - e Roma, per non incidere troppo pesantemente sui risparmi della popolazione ex-j ugoslava, fissò il rapporto di cambio in 38 lire per ogni 100 dinari, il Governatore dovette immediatamente intervenire per «evitare che il 27<1/o teorico di diminuzione del potere di acquisto della lira aumentasse in mano a disonesti speculatori in progressioni geometriche, come parve verificarsi nei primi giorni successivi all'operazione cambio~> <80>. Fu imposto il blocco dei fi tti, delle tariffe dei servizi pubblici, .dei prezzi degli alberghi e delle pensioni. Ma, pur sempre, il principale problema restava quello del vettovagliamento. Preoccupava, forse, non tanto la disponibilità dei generi alimentari quanto il loro trasporto , che si scontrava con le difficoltà delle comunicazioni. L'unica linea ferroviaria che collegava la Dalmazia alla P enisola passava per Fiume e, da qui, s'inseriva nella rete italiana. Ma, a parte la lunghezza del percorso e la scarsa manu tenzione dell'armamento della linea, quella ferro via non era assolutamente sufficiente data la precedenza riservata al traffico militare. D'altro lato i trasporti su strada erano ostacolati dall'insufficienza della rete viaria, dalla necessità d'un elevato numero di automezzi , dalle disponibilità di carburante e cli gomme. La via più agevole era quella marittima ma, per la situazione bellica e la requisizione del naviglio, risultava tutt'altro che affidabile. Il collegamento fra Zara ed Ancona, giornaliero in tempo di pace, era divenuto saltuario. Talvolta rimaneva sospeso per parecchi giorni consecutivi, facendo accumulare sulJa banchina


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e nei magazzini notevoli giacenze. Più sicura la linea trìsettimanale ZaraTrieste, che si sviluppava fra le isole e lungo la costa istriana ma, anch'essa, rjsentiva della situazione generale dei traffici marittimi, suscitando nel Governatore la preoccupazione di trovarsi improvvisamente, per una sempre possibile coincidenza di circostanze, completamente isolato e senza scorte adeguate <81>. Per di più, la conformazione longitudinale e l' articolazione insulare dei territori annessi creavano complessi problemi di distribuzione interna. Superate le immediate difficoltà dei mesi di giugno e di luglio, anche con ricorso ai magazzini dell'Intendenza del VI Corpo d'armata, Bastianini, per garantirsi una continuità di rifornimenti, nell'agosto I 941, fece costituire la Società di Navigazione Dalmazia <82>, con tre piccole navi da 500 tonnellate l'una, adibite esclusivamente ar'trasporto di generi alìmentari. Il Punta Planca, il Punte Bianche ed. il Puntadura costituirono il principale cordone ombelicale della Dalmazia per il trasporto delle derrate, cui si aggiungeva quanto, via Fiume, per ferrovia, poteva arrivare a Spalato <83>. Contemporaneamente il Governatore cercò di valorizzare i non molti prodotti della Dalmazia, puntando sull'unico abbondante, cioè il pesce. Dispose che, quello fresco di immediato consumo fosse riservato all'uso locale e ne vietò l'esportazione senza una sua autorizzazione <84l. Questa decisione dette risultati concreti ed in una relazione di fine ottobre poteva riferire che «il provvedimento ha avuto notevole imp~rtanza, poiché ha proibito l'evasione del prodotto fresco della pesca e il conseguente del?auperamento del mercato ittico, stroncando quel fenomeno speculativo che si verificava precedentemente, per il quale il pesce pescato veniva spesso ìn alt9 mare venduto ad incettatori dell'altra sponda, per essere rivenduto in Penisola a prezzi proibitivi» <85>. Sottoposta a calmiere, l' intera produzione del conservato venne vincolata a disposizione del .Governatorato che, attraverso il Commissariato per la pesca, appositamente costituito in sostituzione della Direzione marittima ex-jugoslava, provvide alla distribuzione sul posto, ed alla vendita delle eccedenze in Penisola ed in Croazia, garantendo, in tal modo, la piena occupazione nelle fabbriche, oltre ad incentivare la produzione con anticipazioni finanziarie alle imprese <86l . Per il controllo sul vettovagliamento, nell'ambito degli uffici del Governatorato venne istituita la sezione dì ' Coordinamento dei servizi dell'alimentazione', ìn modo da conoscere in ogni momento le necessità ed il fabbisogno, provvedendo alla distribuzione (87 >. Nel contempo, facendo vive pressioni su Roma, prima dell'inverno, furono costituite adeguale scorte, nella previsione di un protratto periodo d'interruzione delle linee marittime durante la cattiva stagione.


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Il 10 luglio venne tolto il blocco ai depositi ed ai conti che erano stati congelati negli istituti di credito, nelle casse di risparmio, negli istituti d'assicurazione sin dai primi giorni dell'occupazione <88) . Pur limitando l'ammontare dei prelievi, per non determinare turbative al potere di acquisto della lira, la più abbondante circolazione della moneta tonificò i traffici <89). Ma, anche un altro aspetto della complessa situazione alimentare si impose a Bastianini, cioè il disagio in cui si trovavano gli impiegati sia italiani che croati, ed il 14 luglio telegrafava al sottosegretario alia Presidenza del Consiglio: «Prego Vostra Eccellenza voler interessare organi direttivi 'La Provvida' ad istituire con ogni urgenza a Spalato e a Zara uno spaccio di generi di consumo per impiegati statali che est indispensabile dato altissimo livello dei prezzi raggiunto da tali generi in Dalmazia» <90) . Queste in iziative, sul piano politico, tendevano a sottrarre alla propaganda irredentistica degli ustascia ed a quella sovversiva dei comunisti un pericoloso argomento contro l'Italia. Accanto alla maggiore regolarità dei rifornimenti, al contenimento dei prezzi, al calmieramento dei generi di prima necessità, il Governatore si fece carico della situazione di quanti vivevano con il solo stipe.n dio o szjario, dato il continuo aumento del costo della vita. Con decorrenza 1° luglio, venne disposto per gli operai una maggiorazione delle retribuzioni da un minimo del 20 ad un massimo del 450Jo <91 l. In successione, per alleviare almeno in parte anche alt re categorie che vivevano in modo particolarmente disagiato, come quelle degli ufficiali e dei sottufficiali già in servizio attivo nell 'esercito jugoslavo, e che risiedevano nei territori annessi, fu concesso loro un sussidio alimentare <<da un massimo di lire 1000 per i generali ad un minimo di lire 200 per i sergenti, con una integrazione di lire 200 per i coniugati con oltre due figli» <92l . In agosto, Bastianini ottenne dal ministero dell'interno l'assegnazione di 300 lire a persona per due colonie di emigrati russi che, dal 1920, vivevano nei comuni di Castelnuovo e di Perzagno in provincia di Cattaro. «Si tratta di elementi, quasi tutti in età assai avanzata [.. . ] presentemente essi si trovano in gravi ristrettezze economiche ed il P refetto della Provincia è già più volte intervenuto, a nome del Governo, con assegnazioni di denaro, di viveri, di assistenza sanitaria» <93>. Il 22 agosto anche gli stipendi del personale statale ex-jugoslavo vennero aumentati del 30 per cento, con decorrenza dal 1° luglio <94l, forse volutamente equivocando sui termini dell'autorizzazione. Immediatamente la Ragioneria generale dello Stato mosse rilievo a ;Bastianini, osservando che il ministero aveva consentito soltanto «un provvisorio aumento degli assegni al personale ex-jugoslavo a decorrere dal 1° luglio 1941 , graduato dal 10 al 15% (del 20% per sotto-impiegati)[ ... ] il Governo della Dalmazia, per


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un malinteso intervenuto ebbe però a concedere un aumento provvisorio generale del 30%» <95>. Ma, il fatto compiuto, venne ratificato e, per ragioni d'equità, l'aumento fu concesso negli stessi termini anche agli impiegati ex-jugoslavi della provincia di Lubiana (96) . II I O dicembre, questi stipendi furono maggiorati d'un ulteriore 10 per cento e, nella lettera del ministro per le finanze, Paolo Thaon di Revel, si legge: «Essendo stato, peraltro, segnalata la esistenza nelJ'ordinamento jugoslavo dei sotto-impiegati, che non trovano collocamento esatto nella categoria della legislazione italiana, con assegni mensili molto modesti (che vanno da lire 513,50 del rango III a lire 647,50 del rango I) per cui l'accordato aumento non sarebbe del tutto sufficiente a fronteggiare la particolare situazione di disagio economico di tale categoria, si consente, limitatamente ai sotto-impiegati, che l'aliquota • di aumento del 10% [... ] sia elevata al 15%» <97>. Contemporaneamente alle iniziative del Governatore, il Partito fascista, tramite le federazioni, sviluppava una capillare azione assistenziale, attivando specialmente le donne. In quei mesi di crisi, trovare un refettorio che distribuisse gratuitamente oltre cinquecento pasti caldi al giorno come a Spalato <98>; saper dove bussare per un aiuto; vedere i figli ospiti di colonie marine stagionali e permanenti, nutriti, calzati, curati, era senz'altro un qualcosa di fronte al quale non si sarebbe potuto non diré grazie. Ma si trattava di realizzazioni del Partito. Ed i genitori croati, pur sensibili ai vantaggi, non si sentivano di ringraziare perché vedevano i figli salutare romanamente, vestire la camicia nera, rendere gli onori alla bandiera italiana, partecipare inquadrati a cerimonie. Se questo modo di essere e di ester-· narsi allettava i giovani ed i giovanissimi, nei padri, nei fratelli maggiori, determinava reazioni negative in quanto, il fascismo, anche se soccorreva ed· aiutava, andava respinto. I suoi riti, le sue iniziative trasformavano i. giovani in un elemento di rottura che incideva nell'ambito tradizionalmente statico della famiglia. D'altra parte a questo mirava il Partito. Tuttavia è possibile che qualche dirigente, qualche organizzatore abbia inteso bruciare più d'una tappa senza valutare i naturali tempi di maturazione e di decantazione; non si può negare che vi siano stati errori, come quello di rerrdere obbligatoria l'iscrizione alla Gioventù italiana del Littorio (G.I.L.) per frequentare le scuole; che fra il personale esistessero elementi non preparati ad inserirsi in una lotta di nazionalità anche se il Partito, specialmente per i contatti assistenziali con la popolazione, ricorresse di preferenza agli italiani del posto per agevolare la penetrazione politica attraverso le conoscenze personali. Mentre i dalmato-italiani, per vecchia consuetudine, sviluppavano la loro opera con attenta sensibilità al variare delle situazioni, le persone nuove all'ambiente ed impreparate a fronteggiare simili


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difficoltà , finivano con il reagire in modo sproporzionato o con l'agire fùori tempo. Se, per anni, la propaganda in Italia aveva parlato di Dalmazia italiana, di fratelli dell'altra sponda - e quanti erano giunti a Zara, che viveva un pathos tutto suo d'italianità, ne erano rimasti esaltati - non si può rimproverare a coloro che per la prima volta arrivavano a Sebenico o a Spalato se rimanevano sconcertati dall'inatteso clima di ostilità che li circondava, e non riuscendo ad inquadrarlo nell' ambito della complessa lotta di nazionalità, erano portati ad interpretarlo come indizio di sovversione o di comunismo. Rapportare tutto al comunismo era anche una forma di pigrizia mentale, una semplificazione concettuale, che riduceva ad un minimo comune denominatore una gamma di posizioni disparate; su questa carenza di analisi gravarono l'insidia, il pericolo, i feriti, i morti che inasprirono l'una e l'altra parte, facendo sorgere e radicando credenze ed opinioni che, ancor oggi, deformano il giudizio su quanto avvenne in quel periodo in Dalmazia.

LA LEGGE DI GUERRA E LA QUESTIONE DELLA CITTADINANZA ITALIANA - LA SOLUZIONE DI BASTIA NINI

Con l'annessione della Dalmazia era stata definita la situazione del territorio, divenuto parte integrante del Regno d'Italia, ma non anche la posizione giuridica dei s uoi abitanti, che non videro mai risolta la questione della loro cittadinanza. Dal IO aprile al 18 maggio 1941, la Dalmazia - come tutti i territori occupati - era stata sottoposta alla potestà dell' Italia e in base alla legge di guerra le singole persone, essendo cittadini jugoslavi, avrebbero dovuto esser considerate nemiche. Ma prima ancora dell'inizio dell.-occupazione italiana era sorto lo 'Stato indipendente di Croazia' , quale successore dell'agonizzant~ regno di Jugoslavia che, una settimana dopo, a seguito dell'armistizio, avrebbe cessato di esistere. La grande maggioranza dei croati residenti in Dalmazia si sentì politicamente parte del nuovo Stato croato e, per riflesso, si considerò - ma forse solo nei primissimi giorni - amica ed alleata dell'Italia; così, quei dalmati, pur non cessando d'essere dal punto di vista giuridico ex-cittadini jugoslavi, cioè nemici, ne attenuarono al massimo il significato. D' altro lato, Roma, sul piano dell'inleresse politico, ritenne opportuno considerarli più amici, in quanto croati, che nemici, perché ex-jugoslavi, e nello stesso tempo li valutava, almeno in parte, potenziali cittadini italiani. Per risolvere questa delicata situazione, il Governo italiano avrebbe dovuto dare ai


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dalmato-croati la possibilità di esercitare il diritto di opzione, cioè di dichiarare ufficialmente se intendevano acquistare la cittadinanza dello Stato croato quale successore della Jugoslavia con la conseguenza che, non manifestando alcuna volontà, sarebbero divenuti tacitamente cittadini italiani per annessione.

Ma né il Governo di Roma né quello della Dalmazia furono in grado di dare una soluzione a questo fondamental e problema che s'intrecciava con la estensione della legge di guerra ai territori annessi, date le diverse conseguenze che avrebbe comportato per gli abitanti a seconda che fossero stati considerati cittadini italiani, o alleati oppure nemici. La legge di guerra <99>, oltre ad imporre obblighi e limitazioni ai cittadini italiani ed a quelli alleati, stabiliva il trattamento da adottare nei confronti delle persone e dei beni di nazionalità nemica, rispettivamente sino all'internamento ed alla confisca. Essa fu applicata sul territorio dello Stato italiano dalle ore 24 del 10 gennaio 1940 <100>, ed in Dalmazia·ebbe progressivo effetto dal 12 aprile 1941 in forza della norma che ne rendeva.automatica l'applicazione ai territori non appena militarmente occupati. Ma si trattò d'una applicazione di breve durata in quanto, il 18 maggio, la legge, venuto a mancare con l'annessione il presupposto dell'occupazione <101 >, cessò localmente di aver effetto, e successivamente non fu possibile estenderla, poiché non venne preventivamente risolta la questione della cittadinanza dèi dalmato-croati. In tal modo, mentre il territorio del Regno, nei confini del 1940, era sottoposto alla legge di guerra, la Dalmazia annessa, con esclusione dei vecchi comuni di Zara e Làgosta, ne restò esclusa, anche se il problema venne posto all'attenzione del Governo italiano . La Ragioneria generale dello Stato, sin da lla fine di maggio del 1941 aveva chiesto alla Commissione consultiva per il diritto di guerra <102> se fosse legittima «l'applicazione della legge di guerra nei confronti degli abitanti dei territori annessi all'Italia che alla data del 6 aprile u.s. erano da considerarsi di nazionalità nemica» e se, conseguentemente, fosse lecita, nelle zone annesse, «l'estensione delle disposizioni della legge di guerra relative al trattamento dei beni nemici a detti territori)} <103>. La Commissione rispose con due distinti pareri, l' uno del 28 maggio, per le persone, e l'altro del 2 giugno, per i beni. P artendo dalla constatazione che «la inclusione di parte dei territori dell'ex-Regno di Jugoslavia al nuovo Regno di Croazia e l'annessione, già formalmente sancita o in corso, di altri territori già jugoslavi agli Stati limitrofi, hanno indubbiamente fatto sì che detti territori non possono più considerarsi nemici» <104>, la Commissione passava ad esaminare la posizione degli abitanti. Pose subito in rilievo che, «per quanto concerne le popolazioni dei territori annessi [... ] non essendo state finora emanate le norme


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che dovranno dettare criteri di determinazione della cittadinanza di dette popolazioni, queste si trovano a non avere temporaneamente una situazione giuridica ben definita, mentre non vi è dubbio che esse abbiano posseduto la cittadinanza di uno Stato nemico (Jugoslavia), così che, da .un punto di vista di stretto diritto, potrebbe esser legittimo il dubbio che nei loro confronti debba continuare ad avere applicazione la legge di guerra» <105l. Ma, al diritto·, la Commissione anteponeva una valutazione d'opportunità, facendo notare che «imponenti ed ovvie considerazioni di ordine politico consigliano di adottare immediatamente temperamenti per evitare che popolazioni destinate ad unirsi al nostro Paese o a Stati amici siano, anche momentaneamente, considerate come nemiche» <106>. Inoltre, nel successivo parere sui beni, collegati alla posizione dei proprietari, rilevava che non essendo state ancora emanate «disposizioni circa la cittadinanza delle popolazioni dei territori stessi [annessi - n.d.a.] [ ... ] i criteri adottati dalla legge di guerra per la individuazione delle persone di nazionalità nemica non possono estendersi senza modificazioni ai territori sopra accennati, nei quali l'applicazione di quei criteri potrebbe assoggettare alle disposizioni concernenti le persone di nazionalità nemica l'intera popolazio· ne locale» 007l. In merito alla questione dei beni, da trattarsi o meno come proprietà nemiche, la Commissione osservò che «il problema sollevato [... ] ha notevole importanza e deve essere prontamente risolto, se si vuole evitare che nell'economia dei territori ex-jugoslavi annessi all'Italia si verifichino mutamenti di posizione pregiudizievoli al nostro interesse nazionale» <108>. Prospettava, quindi che «il mezzo più idoneo per risolvere in modo soddisfacente il problema sembra [... ] l'estensione della legge di guerra [.. .] che [... ) non dovrebbe esser limitata alle sole norme concernenti il trattamento dei beni nemici e i rapporti economici col nemico ma dovrebbe comprendere l'intero corpo delle disposizioni suaccennate» <109>. Però, il Governo italiano, in tal caso, avrebbe dovuto adottare alcune norme di coordinamento fino a che non fossero emanate «disposizioni circa la cittadinanza delle popolazioni dei territori stessi, le quali si trovano finora, a questo riguardo, in una situazione alquanto indeterminata» <110>. Ma, su questo punto, la Commissione aveva già avvertito che, «qualsiasi provvedimento formale e destinato ad avere pubblicità ufficiale sia da evitarsi perché non ne risulti in qualche·modo pregiudicata la libertà di determinazione del nostro Governo in merito alle disposizioni che dovranno definitivamente regolare la cittadinanza delle popolazioni già facenti parte del Regno jugoslavo» Cli 1l. Si trattava di un dilemma dal quale non era semplice uscirne: da un lato l'opportunità di non considerare globalmente nemici gli ex-sudditi jugoslavi


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nonostante la loro indefinita posizione giuridica; dall'altro la convenienza che «attività economiche appartenenti ad ex-sudditi jugoslavi residenti nei territori annessi debbano tuttavia essere assoggettati alle misure della legge di guerra, in considerazione delle origini, dei sentimenti e dell'atteggiamento di tali persone, sia dalla particolare rilevanza di dette attività» <112>. In questo contrasto, l'unica soluzione possibile apparve quella di «affidare ampi poteri discrezionali alla massima autorità locale, che possiede tutti i necessari elementi di giudizio» <113>. Seguendo questa impostazione, la Commissione predispose uno schema di decreto sulla estensione della legge di guerra ai territori ex-jugoslavi, e intorno ai primi di giugno del 1941 venne. inviato per il parere ai ministeri interessati O 14l. Ma le risposte si fecero attendere. Il ministero dell'interno, ancora un anno dopo, manifestava la preoccupazione che con i termini previsti nello schema di decreto si potesse pregiudicare il problema della cittadinanza <115)_ Ancor più ritardato (28 giugno 1943) e criticamente incisivo fu il parere del ministero delle comunicazioni <11 6) - poiché nel progetto erano stati considerati unicamente i beni 'terrestri' e non anche quelli 'marittimi', cioè le navi ex-jugoslave - il quale sottolineò che per il naviglio, più della cittadinanza dei proprietari aveva rilievo la località della sede sociale oppure il porto d'iscrizione della nave <117l. Ma si era già al giugno del 1943 e gli avvenimenti nel Regno stavano per precipitare. In tal modo, in Dalmazia, non venne mai applicata la legge di guerra non essendo stato risolto il problema deUa cittadinanza. Tuttavia il Governatore, per necessità di cose, dette a questo problema una sua soluzione anche se per molti aspetti anomala. La sostituzione del personale croato nelle strutture amministrative exjugoslave, rappresentava per Bastianini uno dei più pressanti obiettivi poiché un'efficace azione di governo aveva bisogno di uffici, se non interamente formati da personale italiano, almeno da questi sicuramente controllati. Si trattava di una questione, oltre che funzionale anche politica, perché ampie fasce d'impiegati e di dirigenti della sconfitta Jugoslavia si dimostravano sostenitori delle rivendicazioni nazionalistiche del nuovo Stato croato. P er risolvere questa insidiosa realtà, sarebbe stata auspicabile una rapida sostituzione degli impiegati ex-jugoslavi con altri italiani. Ma a Roma, i ministeri, malgrado le disposizioni di Mussolini, segnavano il passo e, sin dal 20 luglio, Bastianini telegrafava alla Presidenza del Consiglio dei ministri: «È u~gentissimo che ministero Interno, Finanze, Comunicazioni, Lavori Pubblici diano corso alle richieste già loro ripetutamente rivolte di personale per sostituire quello croato delle tre provincie che sabota funzionamento servizi obbedendo ordini che riceve da oltre confine» (I l8l. L'anomalia di un simile stato di cose non mancava di farsi sentire anche a


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Sebenico dove si era creata un'atmosfera ambigua che pesava sugli italiani, specialmente su quelli appena arriyati: avevano l'impressione di essere sottilmente boicottati e controllati, di non esercitare alcuna sostanziale influenza sull'ambiente. Le cause andavano particolarmente ricercate nel fatto che «l'amministrazione civile è ancora in gran parte in mano ad elementi ex-jugoslavi, che continuano a svolgere la loro attività amministrativa quasi come se l'annessione non fosse avvenuta. Ciò crea, come a Spalato, una specie di amministrazione civile ed influisce ad accrescere nella_popolazione [croata - n.d.a.] l'impressione che l'annessione abbia effettivamente carattere provvisorio» <119). Nelle tre provincie, il personale impiegatizio ex-jugoslavo superava le quattromila unità <120>. A parte la questione del numero, non era pensabile avviare un'amministrazione italiana con impiegati che accettavano l'Italia soltanto per la necessità dello stipendio senza condividerne i fini, ed il Governatore, riferendo alla Presidenza del Consiglio dei ministri, faceva presente che, «di fronte all'urgenza di adottare, nei riguardi del personale exjugoslavo cui sono rimasti affidati nel territorio annesso i servizi governativi, misure idonee a garantire la regolarità e sicurezza dei servizi stessi, ho dovuto stabilire dei criteri di massima per il mantenimento o il licenziamento del personale anzidetto; e naturalmente mi sono ispirato a quelle che a mio giudizio dovrebbero essere le direttive in materia di cittadinanza» 0 2 n. Bastianini, nella soluzione di questo problema vedeva «il presupposto per la disciplina, nel territorio della Dalmazia annesso al Regno d'Italia, della maggior parte delle situazioni che si presentano» c122>. Ma, anche, si rendeva conto che non poteva esser sufficiente una circolare emanata il 18 luglio 1941 <123> con cui aveva dettato un complesso di 'istruzioni' autorizzando i prefetti a mantenere in servizio soltanto i funzionari e gl'impiegati exjugoslavi che erano nati nella Dalmazia annessa da genitori ivi residenti, oppure, mancando il requisito della nascita, stabilmente residenti nel territorio del Governatorato da almeno quindici anni. Ormai era necessario sostituire questi criteri orientativi con una normativa vincolante, giuridicamente ineccepibile sotto l'aspetto formale e sostanziale. Il Governatore, pertanto, il 22 agosto 1941, trasmise alla Presidenza del Consiglio dei ministri, uno schema di provvedimento che, «in virtù dei poteri conferitimi» si proponeva «di adottare con ordinanza. Tuttavia, di fronte alla importanza dell'argomento - diceva ancora - ho ritenuto dare preventiva comunicazione dello schema a codesto Ministero, perché voglia prenderlo in esame, anche in rapporto alla generale direttiva in materia» Cl 24J. Il progetto prevedeva l'acquisto della cittadinanza sia 'di pieno diritto' ma come diceva Bastianini «è parso opportuno, in relazione alla situazione


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locale, stabilire criteri piuttosto restrittivi» 0 25> - e sia per 'opzione', nel concorso di precise condizioni. Gli rispose il presidente della Commissione consultiva per il diritto di guerra, Dino Grandi; pur riconoscendo la validità dell'iniziativa, escluse che una materia afferente agli stessi principi statutari del Regno potesse venir regolata con ordinanza, malgrado gli amplissimi poteri del Governatore. Il ministero dell'interno, dal canto suo, a metà ottobre, sottopose all'esame di Bastianini un proprio testo dove, analogamente a quello del Governatore, ammetteva l'attribuzione della cittadinanza sulla base del 'pieno diritto' e su quello della 'concessio.ne' <126>. Bastianini, nel frattempo, forse anche sotto l'impressione degli attentati che nell'autunno erano stati perpetrati a Spalato, aveva completamente abbandonato il criterio dell'acquisizione 'di pieno diritto' della cittadinanza. Perciò al progetto del ministero oppose che, «tenuta presente la situazione politica nei territori dellè provincie alle dipendenze di questo Governo [ ... ] non è il caso che io accenni alle differenze fondamentali tra i due mezzi di acquisto [della cittadinanza - n.d.a.]. dichiarativo il primo, costitutivo il secondo, e sui sostanziali diversi effetti che essi producono [...] . sostanza, in base alle disposizioni dell'art. 1 <127> diverrebbero cittadini italiani di pieno diritto [...] gli ex-sudditi jugoslavi in possesso di determinati obiettivi requisiti tassativamente stabiliti» <128>. Ma «un provvedimento del genere [...] verrebbe a creare, oltre a un grande numero di cittadini italiani, che non desiderano esserlo e che con ogni probabilità rinuncierebbero alla cittadinanza, peggio, un non nieno indifferente numero di cittadini, che, per ragioni politiche, non possono, anzi non debbono, diventare cittadini italiani» <129>. Da questa affermazione di principio passava, poi, all'esemplificazione.

In

«È noto a codesto Ministero il grande esodo di persone, di impiegati, di funzionari che hanno lasciato il territorio, accettando incarichi e uffici presso il vicino Stato croato [... ] anche costoro acquisterebbero dì pieno diritto la cittadinanza italiana alla quale, con ogni probabilità, rinuncierebbero, con poco prestigio. dello Stato [italiano - n.d.a. J. Ancora: molli sudditi ex-jugoslavi sono stati espulsi, per ragioni politiche, cioè per indegnità, dai territori annessi, altri, sottoposti a procedimento penale, sono stati condannati, altri, infine, sono stati sottoposti a provvedimenti di polizia: elementi pericolosi, disfattisti, comunisti, antifascisti, filocroati, antitaliani insomma. Costoro verrebbero ad essere ciuadini italiani di pieno diritto» c130>.

Avviandosi alla conclusione della serrata argomentazione poneva in evidenza che, in ogni caso, «nel riconoscere e nel concedere la cittadinanza italiana» non si poteva «prescindere da un dato di fatto storico-politico di grande importanza quale l'importazione fatta dall'ex-Governo jugoslavo nelle città e nelle campagne della Dalmazia di migliaia di elementi croati e


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serbi per sostituire gli italiani di razza e di lingua che popolavano numerosi almeno due delle tre provincie annesse. Se a Spalato esistono oggi 54 000 croati in confronto a 1 000 italiani, nel 1918 la situazione era ben differente perché gli italiani raggiungevano quasi la cifra di 30 OOÒ! La stessa cosa si deve dire per Sebenico dove gli italiani sono stati ridotti a meno di 200 con la violenza delle leggi jugoslave e col sistema delle spoliazioni effettuate con la riforma agraria e col boicottaggio sistematico delle loro attività. A tutti questi slavi importati in Dalmazia, anche a quelli che più si distinsero nell'azione per cui erano pagati contro gli italiani e l'italianità può essere attribuita di pieno diritto la cittadinanza italiana?» <131> Bastianini proponeva, quindi, che in ogni caso, «il Governatore, con provvedimento non soggetto ad alcun gravame» potesse negare l'acquisto della cittadinanza «a coloro che non ne sono, per ragioni politiche, meritevoli» <132>. Ma i mesi passavano, e verso metà agosto del 1942 a rendere più complessa la situazione, vi concorse il Governo croato coinvolgendo quelle migliaia di serbi ed ebrei che, per sfuggire alle persecuzioni degli ustascia, avevano trovato rifugio e protezione nei territori del Governatorato. Infatti Pavelié, con il decreto-legge del 10 agosto 1942 aveva disposto che: «Le persone che sono emigrate o che hanno abbandonato il territorio dello Stato Indipendente di Croazia sia per ragioni razziali, sia per ragioni politiconazionali, perdono la cittadinanza e la pertinenza allo Stato Indipendente di Croazia». In tal modo, al confuso stato giuridico degli abitanti della Dalmazia annessa, venne ad aggiungersi un rilevante numero di apolidi, creando un problema nel problema <133>. La discussione, tra la Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dell'interno, la Commissione consultiva per il diritto di guerra ed il Governatore della Dalmazia, durò tutto il 1942 ~. solo con l'inizio del ·I 943, prese corpo un disegno di legge che recepiva le tesi di Bastianini. li 15 febbraio di quell'anno il provvedimento fu presentato alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni da Mussolini, quale ministro per l'interno e per gli affari esteri, d'intesa con i ministri Alfredo De Marsico per la giustizia e Giacomo Acerbo per le finanze Cl 34l. li disegno di legge, assegnato alla Commissione affari esteri ed interno della Camera, fu esaminato nella seduta del 25 febbraio, ·ma il relatore, consigliere nazioqale Giovanni Guidi , espresse dei «dubbi sulla esistenza di urgenti ragioni che consiglino di adottare provvedimenti quali quelli previsti dal disegno di legge» specie perché «vi sarà una massa rilevante di cittadini ex-jugoslavi residenti nelle provincie annesse ai quali la cittadinanza italiana non potrà essere attribuita». Concluse, quindi, proponendo il rinvio della discussione ad altro momento <135>. Il consigliere nazionale Nino Sauro si associò alla proposta di rinvio ma con altra motivazione: a suo giudizio, una attribuzione generalizzata

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della cittadinanza italiana presentava <<seri inconvenienti per la integrità nazionale e per la sicurezza dello Stato» 0 36>. Inoltre gli sembrava che «la emanazione di una legge tanto importante per la vita nazionale e per la sicurezza dello Stato non sia - nella situazione attuale - opportuna» (!3 7 ). Propose, quindi, che venisse elaborato un nuovo testo, da parte di «una commissione della quale facciano parte i maggiori esponenti (senatori e consiglieri nazionali) della Dalmazia e di Fiume» 0 38>. La Commissione della Camera, con l'accordo del sottosegretario di Stato per l'interno, Umberto Albini, all'unanimità approvò il rinvio. Ma, in relazione ai fatti del 25 luglio dello stesso anno, il disegno di legge decadde, ed il problema della cittadinanza delle popolazioni della Dalmazia non sarebbe stato più esaminato. Nel frattempo, localmente, il Governatore aveva dovuto provvedere alle situazioni contingenti. Non potendo, dopo il motivato parere di Grandi, emanare norme organiche in materia di cittadinanza, ricorse ad una serie di provvedimenti settoriali. Cominciò con l'ordinanza n. 41, del 4 novembre 1941, sulla disciplina per l'iscrizione ali' albo delle professioni legali in Dalmazia stabilendo - primo comma dell'articolo 2 - come norma di principio, che «non può essere iscritto nel ruolo degli avvocati né in quello dei praticanti, e se vi si trova iscritto deve essere cancellato, chi non dimostra di possedere la cittadinanza italiana». Ma, subito dopo - tenendo conto della realtà di fatto - precisava: «Fino a quando non sarà regolata la cittadinanza italiana nel territorio annesso, sono equiparati ai cittadini italiani, ai fini della iscrizione all'albo: a) coloro che sono nati nel territorio dalmata annesso, da genitori ivi residenti. al momento della nascita del figlio; b) coloro che risiedono stabilmente nel territorio stesso da almeno 15 anni» <139>. Era la riproposizione dei criteri orientativi contenuti nella circolare del luglio ma, essendo stati inseriti in una ordinanza, non costituivano più 'istruzioni' interne: diventavano ' requisiti' o 'condizioni' necessari per l'applicazione di un'ordinanza che, in Dalmazia, aveva il valore e l'efficacia della legge, anche se - evidentemente - non determinavano uno status civitatis. Di questo espediente, Bastianini se ne servì con larghezza, e in successione di tempo, adottò un'analoga fo rmula per la riorganizzazione delle professioni di notaio <140>, di medico, di veterinario, di farmacista (141 l. Divenne requisito per l'esercizio delle arti, dei commerci , dei mestieri girovaghi, degl'istituti di vigilanza sottoposti a licenza o autorizzazione <142> ed anche, coinvolgendo le stesse famiglie degli studenti, per l'esonero dalle tasse scolastiche <143J. Si potrebbe dire che il Governatore, con le parole 'sono equiparati ai cittadini italiani' abbia creato una nuova categoria di cittadini. La formula


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che può apparire discutibile, sotto un certo aspetto si rapportava alle nor-. me proprie dell'ordinamento italiano sul pubblico impiego che, per.l'accesso alle carriere, prevedeva per i non regnicoli di nazionalità italiana l'equiparazio~e ai cittadini di pieno diritto 0 44>. L'analogia, a dire il vero, era piuttosto aleatoria poiché i croati della Dalmazia nOfl potevano certo dirsi di nazionalità italiana. Ma, seguendo questa via ed in mancanza di piu precise basi giuridiche, il Governatore, per lo meno, adottò un metro unitario per risolvere le molte situazioni che urgevano. Là sostanza della questione non sfuggi agli avvocati croati i quali si opposero alla conseguente prestazione del giuramento di adempiere ai doveri della professione «da leali cittadini italiani [ ... ] impegnandosi a rispettare i superiori interessi dello Stato Fascista» <145), ed eccepirono di non essere cittadini italiani anche se equiparati. Sulla stessa linea si pose la protesta dei magistrati croati contro la disposizione del Governatore, per cui le sentenze non dovevano più esser emanate con la formula: «In forza dei poteri conferiti dal Comando supremo delle Forze armate italiane», come previsto dal bando di Mussolini del 24 aprile 1941 <146>, ma con quella rituale nel Regno e, cioè <<In nome di Sua Maestà Vittorio Emanuele III» 0 47>. I giudici croati contestarono di poter rendere giustizia quali rappresentanti di un sovrano al quale non erano legati da alcun vincolo. Analoghe reazioni si ebbero da parte dei funzionari e degli impiegati quando fu loro chiesto il giuramento di «essere fedeli al Re [... ] e tutta la mia condotta sarà ispirata al solo scopo del bene inseparabile del Re e della Patria» <148>. Ma Bastianini persistette nel pretendere l'adempimento di queste formalità, pur non ignorando che poggiavano su un'incerta o carente base giuridica, nella consapevolezza che, non essendo risolta la questione della cittadinanzà, soltanto attraverso questi filtri era possibile escludere dal servizio le persone meno favo revolmeme orientate verso l'Italia senza dover ricorrere a provvedimenti personalizzati che avrebbero rischiato di conferire l'aureola del 'perseguitato'. Un altro appiglio, piu che giuridicamente, logicamente necessario, cui ricorse il Governatore, fu la conoscenza della li ngua italiana: disciplinando l'esercizio delle professioni legali, dispose la cancellazione dall'albo di coloro che «non dimostrano di essere in grado di servirsi correntemente della lingua italiana scritta e parlata» 0 49l. Analogamente, per il personale statale e comunale, decretò il licenziamento di quanti non avessero una <<conoscenza della lingua italiana adeguata alle loro mansioni» cisoi. Da ultimo, gl' impiegati vennero invitati a «dichiarare, su apposite schede informative se desideravano o meno entrare al servizio della amm inistrazione italiana)) <1~ 11. Quasi tutti risposero affermativamente, ma alcuni condizionarono la loro adesione a quando fosse stato emanato


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lo statuto speciale per la città di Spalato e Cùrzo]a. <<Coloro che non hanno aderito puramente e semplicemente sono stati esclusi dal beneficio, disposto in favore dei dipendenti ex regime dell'aumento del 30% sugli stipendi» <152), ma non vennero licenziati.

INIZIO DEGLI INCIDENTI A SPALATO Il Governatore, oltre alle questioni giuridiche ed àmministrative, dovette affrontare quelle dell'ordine e della sicurezza pubblica che, dai primi di luglio in poi, richiesero una sempre maggior attenzione. Il 1° luglio era stato costituito a Zara il 'Comando dei Reali Carabinieri del Governo della Dalmazia' con il èompito di sovrintendere all'organizzazione dei servizi territoriali del!' Arma nel Governatorato, anche in relazione all 'intensificarsi della propaganda croata irredentistica ed a quella sovversiva dei comunisti <153>. In Dalmazia, il comunismo, più che un fenomeno politico era l'espressione di uno stato d'animo istintivo, quasi di acclimatazione spirituale, non tanto nei confronti del bolscevismo quanto della Russia, considerata madre delle genti slave. Data questa predisposizi one psicologica, la propaganda sovversiva, sin dai primi momenti richiamò l'attenzione delle autorità militari. Il giorno precedente l'inizio della campagna di Russia, il comando del VI Corpo d'armata ordinava ai comandi dipendenti di predisporre «per la parte di competenza, un piano[ ... ) per l'ordine pubblico in caso di eventuali scioperi o agitazioni nel territorio dalmata entro il confine» 0 54) . Sul momento non si ebbero apprezzabili reazioni ma, nei giorni successivi, fu notata un'intensificata diffusione di manifestini stampati a Zagabria ed introdotti a Spalato dal personale croato in servizio alla ferrovia <155>. Non minore attenzione richiedeva l'attività degli ustascia che, nella loro insidiosa propaganda, si servivano anche del clero. Il padre provinciale dei francescani - i più accesi fautor i dell'idea paveliciana sin dal periodo della clandestinità del movimento - in tutte le chiese della Dalmazia, aveva introdotto nelle litanie l'invocazione: «Madre di Dio, regina di tutti i croati, salvaci» (156). 1 macekiani, dal canto loro, con una radio clandestina denominata Zrinjski, accusavano l'Italia e la Germania d'aver costituito a Zagabria un Governo formato da persone incapaci e screditate <157>. Per di più il lancio di manifestini so, versi vi nelle zone periferiche degli abitati irritava gli italiani anche per la difficoltà di individuare gli autori. La sera del 2 luglio, a Spalato, durante il tradizionale passeggio alla riva si ebbe il primo incidente di rilievo. Da una finestra sovrastante il Caffè


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Delich, vennero lanciati dei manifestini comunisti <158>. Era una sfida, sia per la scelta dell'ora di massimo a ffollamento, sia per il luogo, in pieno centro della città. Agenti di pubblica sicurezza ed alcuni italiani entrarono nell'abitazione per fermare i provocatori, ma la casa fu trovata deserta. I croati, che si erano fermati a curiosare, constatando l'insuccesso, naturalmente ironizzarono e qualche gesto o parola irriguardosa provocò un pugilato generale. Trenta furono gli arrestati. Sparsasi la voce dell'incidente altre persone, notoriamente antitaliane, vennero bastonate in diverse zone della città P59>. La reazione prosegui il giorno dopo con la distruzione delle insegne in lingua cr0ata di alcuni negozi. Gli ustascia fecero fotografare le tabelle abbattute, i vetri infranti, e le fotografie vennero portate a Zagabria da un impiegato Jella zupanjia (prefettura) di Almissa C160>. Alcuni esponenti croati si riunirono al Caffè Muljacié e concordarono l'invio di una petizione al Governo croato, al Quartier Generale degli ustascia ed alla rappresentanza diplomatica tedesca a Zagabria, per chiedere che una commissione croato-t~desca venisse a constatare «quanto viene fatto dagli italiani per alterare artificiosamente il carattere croato della Dalmazia, nell'intento di falsare la realtà e la storia delle terre annesse» <161 >. La questione delle insegne venne risolta dal prefetto Zerbino: nei negozi e nei pubblici locali le scritte dovevano essere obbligatoriamente bilingui con la esclusione dei caratteri cirillici, oppure solo in lingua italiana <162>. Anche a Sebenico la situazione si stava appesantendo, non tanto per iniziativa dei comunisti quanto degli ustascia, in maggioranza studenti, giovani artigiani e professionisti, che agivano io stretto contatto con i centri di oltre frontiera, a Tenìn ed a Dernis <163>. Dopo i fatti di Spalato del 2 luglio, i croati per alcuni giorni si dimostrarono più cauti. Ustascia e comunisti si limitarono alle scritte murali, a lanci di bottigliette d'inchiostro contro simboli italiani o alla diffusione di manifestini affidati a giovanissimi. «Un nostro militare ha consegnato ai CC.RR. due bambine (di circa 10 anni) che avevano lanciato nell'interno di una osteria manifesti di propaganda comunista» 0 64>. Ma in breve, d'alla propaganda - non si sa chi siano stati i primi, se i comunisti o gli ustascia si arrivò al sabotaggio. Nella notte dell' 11 luglio, nei pressi di Castel San Giorgio (Spalato), una quindicina di metri di binario furono sollevati dalle traversine 0 65 >; era la prima interruzione ferroviaria in territorio italiano e mise in allerta le autorità civili. Sì passò, poi, al taglio dei fili telegrafici e telefonici, specialmente militari, ed all'abbattimento dei pali di sostegno delle reti aeree. Il 20 luglio, i comandi di presidio, che concorrevano con le forze di polizia alla tutela dell'ordine pubblico in Dalmazia, ricevettero l'ordine d'istituire un


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servizio di vigilanza notturna per prevenire «il movimento di notte di elementi infidi o male intenzionati ed eventuali attentati o atti di sabotaggio» <166>. I sabotaggi di quelle settimane coincidevano con l_a riorganizzazione della sezione di Spalato del partito ustascia che assorbì la società ginnastica Junak [prode, valente - n.d.a.] dopo averne epurati gli aderenti al partito di Macek. Cosi, a Spalato, gli ustascia poterono contare su circa duemila organizzati che si servivano del convento della Madonna della Salute, in piazza del Teatro, come luogo di ritrovo. «Loro compito principale sarebbe quello di preparare la insurrezione della popolazione croata contro le autorità italiane e provocare al momento opportuno incidenti e rivolte» 0 67l. Il Governatore, considerando pericolosa l'organizzata presenza politica degli ustascia, per prevenire il peggio, decise di porre fine all'equivoco dell'amico-nemico. Il 19 luglio, con l'ordinanza n. 13, diplomaticamente, dispose che «nel territorio annesso al Regno [... ] le associazioni, i corpi e gli organi di partito, che non siano le Sezioni del Partito Nazionale Fascista, sono considerati illegali e dalla data in cui entra in vigore la presente ordinanza si intendono senz'altro disciolti, rimanendo assolutamente vietato l'esercizio di qualsiasi loro attività e la loro ricostituzione sotto qualsiasi forma» <168>. Stranamente, la disposizione non sembra aver dato luogo ad apprezzabili reazioni, né localmente né da parte di Zagabria. Durante l'estate, le manifestazioni antitaliane presero una maggior consistenza. Dai manifestini, dalle scritte murali, dai sabotaggi, si passò alla violenza ed all'uso delle armi. Il 31 luglio, il comando 'Truppe Zara' imparti ai reparti l'ordine di procedere all'arresto di quanti fossero sor presi a circolare senza permesso dopo il coprifuoco, e di usare le armi contro chi tentasse di fuggire all'intimazione di fermarsi; ma soprattutto, «chiunque sarà trovato in possesso di armi o sorpreso nell'atto di compiere tentativi di sabotaggio alle comunicazioni rotabili , ferroviarie, telegrafiche e telefoniche ecc. sarà senz'altro passato per le armi» 0 69>. Anche il Governatore, alla fine di luglio, si preoccupò di rinforzare il servizio di sicurezza in Dalmazia e chiese alla Presidenza del Consiglio dei ministri di appoggiare la richiesta da lui fatta al comando della 2a Armata perché gli fossero messe a disposizione le «due compagnie dei carabinic;ri mobilitate che si trovano da qualche mese a Ragusa» o, in alternativa, le «due compagnie Carabìnieri mobilitati che sono a Sebenico senza alcun compito» <170>. Alcuni giorni dopo tornava ad insistere, dato il <<continuo ripetersi interruzioni linee telegrafiche, telefoniche et ferroviarie con notevole crescendo» 0 71 ) . In agosto, a Spalato ed a Sebenico , sabotaggi, scioperi ed atten,ati si svilupparono con intensificata progressività mettendo in evidenza la spregiudicatezza dei promotori e la decisione degli esecutori, agevolati dalla


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tacita connivenza di gran parte della popolazione croata. Il 4 agosto Bastianini segnalava che gli «incidenti verificansi ormai ogni notte et lasciano presumere sistematico et organizzato piano sabotaggio punto Malgrado più severe istruzioni da me impartite miei organi dipendenti non mi è possibile, data evidente ampiezza organizzazione terroristica et ... [mancano alcune parole, forse: 'poche forze' - n.d.a.J mia disposizione ottenere risultati tangibili et immediati» C172l. Mentre questo telegramma partiva da Zara, all'altezza di Castel Vitturi, cioè alle porte di Spalato, erano stati sbullonati circa venti metri di binario provocando il deragliamento d'un treno merci, con ferimento del capotreno, gravi danni a sei carri ed interruzione della linea (173>. Due giorni dopo, a Sebenico, nello stabilimento 'Ferroleghe' veniva fatta saltare una pompa idraulica, e nelle zone di Zaravecchia, Bencovazzo e Lisane si ebbero distruzioni delle linee telegrafiche e telefoniche, inducendo il Governatore a disporre che «l'Arma dei RR.CC: in collaborazione con la Milizia V.S.N. et piccoli reparti del R. Esercito iniziassero agli ordini di questo Ispettore Generale di P .S. [del Governo della Dalmazia -n. d. a.] una più energica azione di repressione procedendo ad un completo rastrellamento delle zone più sospette[ ... ]. In conseguenza di ciò stanotte (6 agosto - n.d.a.] dopo sommario procedimento sono stati passati per le armi quattro croati. di Bencovazzo che avrebbero provocat9 distruzione sulla linea telefonica Zara-Sebenico, due serbi ortodossi dello stesso distretto [... ] trovati in possesso di bombe a mano italiane e tre croati di Lisane sorpresi anch'essi con fucili alla mano et largo munizionamento» 0 74>. Nella sua relazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Bastianini fece, inoltre, presente che per .tale azione si avvaleva «delle sole forze dello Stato evitando partecipazione dei camerati squadristi; non soltanto per motivi di ordine pubblico lo Stato è Fascista e tali devono essere ed apparire le sue forze armate, ma anche perché croati e serbi, animati da quello spirito che li distingue, troverebbero nella partecipazione di elementi civili non facenti parte delle forze dello Stato proprio quell'elemento di cui abbisognano per sentirsi autorizzati a dare inizio a quelle forme di criminalità clie reciprocamente impiegano da più di venti anni per sopraffarsi a vicenda» <175>. Questa precauzione trovava riscontro nell 'atteggiamento differenziato che, istintivamel)te, i croati avevano assunto verso gli italiani : tollerare i militari, ostacolare i funzionari, avversare i fascisti. Era uno schema che colpiva soprattutto le o rganizzazioni e gli uomini del Partito, data la convinta opposizione ideologica che catalizzava ogni risentimento nei confronti dell'Italia. Per tutelare la sicurezza pubblica, oltre ai pattugliamenti, il Governatore ricorse alla personale responsabilizzazione dei capivillaggio. Attraverso i commissari civili ordinò di far loro chiaramente comprendere che, a


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tutti gli effetti, venivano consi_derati personalmente garanti del «rispetto delle leggi da parte degli abitanti dei rispettivi villaggi». In caso contrario avevano l'obbligo «di fornire i nomi di quelli per i quali rifiutano tale condizione di garanzia» <176>. Nel contempo chiese al ministero dell'interno di predisporre quanto necessario per il trasferimento in Penisola, con internamento in campi di raccolta o in località opportunamente scelte, di circa settecento persone particolarmente indiziate quali elementi perturbatori <177). Mentre il Governatore si preoccupava di tenere sotto controllo la situazione, la mattina dell' I I agosto, un gruppo di operai e d'impiegali del!' azienda elettrica di Spalato, si presentarono alla direzione reclama ndo un aumento delle paghe e dei salari entro ventiquattro ore C178>. Di fronte a questa forma di protesta collettiva, da anni ignorata in Italia, le autorità fermarono i promotori, e gli altri furono «_d iffidati singolarmente di riprendere lavori domani mattina pena licenziamento» <179>. Ma il giorno dopo, malgrado la diffida, settanta dei centotto operai dell'azienda elettrica non si presentarono al lavoro. Furono licenziati, e tredici arrestati. Alla erogazione dell'energia si fece fronte con personale del genio militare e con altri civili (ISO). Nella previsione di nuovi scioperi, il Governatore, due giorni dopo, (13 agosto) emanò un'ordinanza e due decreti, uno per la provincia di Zara e l'altro per quella di Spalato, con cui mobilitava civilmente il personale delle più importanti imprese o complessi industriali <181 >. In tal modo, impiegati ed operai vennero sottoposti alla giurisdizione militare; l'abbandono del posto comportava una pena detentiva sino a ventiquattro anni e, se l'allontanamento avveniva con violenza ad un superiore, a _seconda della gravità del fatto, la pena poteva esser anche dell'ergastolo; qualora, a seguito di violenze, il superiore fosse decedu10, era prevista la condanna capitale 0 82>. Con la stessa ordinanza, la cognizione di questi reati venne at1ribuita alla sezione di Sebenico del tribunale militare di guerra della 2 a Armata <183>. Nonostante l'ordinanza ed i decreti, il 16 agosto quaranta operai di alcune piccole imprese ed una trentina di falegnami - tutti non mobilitati - per solidarietà con il personale dell'azienda elettrica licenziato, si astennero dal lavoro 0 84>. Il 18, pur essendo stati mobilitati, scesero in sciopero trecento degli otlocento operai del cantiere navale <185>. La questura procedette a fermi ed arresti. La popolazione croata, naturalmente, parteggiava per gli scioperanti , pur non nascondendo l'apprensione per una possibil~ radicalizzazione del conflitto. Ma, i dipendenti della azienda elettrica, già licenziati, si presentarono alle autorità ·italiane «dichiarando di aver desistilo dal lavoro in seguito a sobillazione e pregando di essere riassunti» (186l. Le


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autorità, probabilmente, prevedendo che una rigorosa applicazione dell'ordinanza avrebbe potuto determinare uno sciopero generale - forse difficile da fronteggiare - e valutandone soprattutto le ripercussioni sul piano politico, disposero la riassunzione degli operai e non applicarono alcuna sanzione per quelli del cantiere navale. Lo sciopero rientrò immediatamente. Furono licenziati i pochi operai, una decina, che anche dopo la ripresa dei lavori non si erano presentati a] cantiere.

I PRIMI CADUTI IN DALMAZIA - SECONDA VISITA DEL GOVERNATORE A SPALATO Mentre a Spalato erano in corso gli scioperi, per la prima volta si ebbe notizia di bande armate operanti nell'ambito del Gover,natorato. Il 19 agosto, il comando della divisione 'Sassari' segnalava che, il giorno precedente, un forte gruppo di comunisti provenienti dalla zona di Sebenico, si era scontrato «con nostro posto di blocco di Siritovici (CS-RO). Il vice brigadiere Umberto Bigoni, del VI Btg. RR.CC. insieme ad altri gendarmi croati si lanciava all'inseguimento dei comunisti e nello scontro derivatone rimaneva ucciso assieme ad un gendarme croatm> <187l. Poco dopo anche elementi del I battaglione di fanteria del 152° reggimento furono coinvolti in un conflitto a fuoco con lo stesso gruppo di comunisti <188) . Quel giorno, a seguito di altre ,sparatorie avvenute in località Kosovo, con i fanti del 220° battaglione territoriale mobile, i comunisti lasciarono sul terreno sei morti; quattro furono passati per le armi <189l. Questo conflitto, nella provincia di Zara, non poteva non impensierire le autorità. Era un indizio della evoluzione che si stava registrando nella Dalmazia annessa, direttamente influenzata dalla caotica situazione che, al di là della frontiera, coinvolgeva serbo-ortodossi, ustascia, popolazione croata, comunisti ed esercito croato. Verso la fine di agosto, il Governatore visitò le isole a :nord di Zara (Ulbo, Selve, Isto, Melàda), quindi quelle più a sud (Morter, Vergada) ed i paesi di ~aie e Stretto (190). Ai primi di settembre, via mare, si recò nuovamente a Spalato, e sostò a Pacostane, Vodizze, Zlarino, Crappano, Zirona Grande, Rogosnizza, Salta e Divuglie <191 >. L'impressione che ritrasse da questo nuovo contatto con i centri minori e le isole della Dalmazia, forse, fu ancor più negativa di quella riportata a metà giugno, quando aveva attraversato le campagne dell'entroterra fra Zara e Traù, tanto che, il 7 settembre, tenendo a Spalato, in qualità di ispettore del Partito fascista <192>, ' il primo rapporto regionale del f~cismo dalmata' 0 93), le sue parole furono


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accorate: «In Dalmazia [...] bisogna fare bonifiche, ospedali, scuole, sanatori, laboratori: bisogna dare acqua da bere a tutti i cittadini, metlere in valore il territorio, fare strade, creare e mantenere porti [ ...]. Ma guardate [... ] le campagne di Obrovazzo e Zaravecchia, fra Traù e Scardona, guardate le isole, andate a vedere la terribile miseria di Ugliano, Crappano, Vergada, Oltre, Isto, Zirona» <194>. Il nuovo incontro del Governatore con la città di Spalato ebbe notevole importanza. In primo luogo, il rapporto ai gerarchi delle tre province dalmate servì a dimostrare la forza delle organizzazioni del Partito, che Io accolsero schierate, con i reparti della M. V .S.N. e le rappresentanze delle Forze armate. Inoltre, Bastianini, con il discorso pronunciato al Teatro Comunale intese rispondere alla propaganda antitaliana e confermare la volontà di non permettere la balcanizzazione· della Dalmazia <195>. Indicate le linee fondamentali di quella che sarebbe stata l'azione del Governo nel campo sociale, fissò le direttive per i gerarchi: «Primo compito importante è studiare il problema locale, riferire e proporre, con obiettività e intelligenza; ascoltare la gente, ascoltare tutti; dare immediata esecuzione alle disposizioni ricevute; procedere al riordinamento di tutta la amministrazione locale; dare vita in ogni centro alla assistenza sanitaria e morale; tenere i contatti più stretti con i capivilla, le Autorità religiose, di polizia e militari locali» <196l. Ma avvertì che, in ogni caso, era necessario «tenere gli occhi bene aperti; la guerra non è finita , la tranquillità non regna ancora dappertutto, e il nemico può essere tentato di profittare» <197l. Chiari che l'occupazione da parte delle Forze armate italiane della zona demilitarizzata - avvenuta in quei giorni - non incideva sulla cordialità dei rapporti fra Roma e Zagabria, e che «si disinganneranno gli agenti del nemico e i nemici della Croazia, i quali da un pezzo tentano di seminare zizzania tra noi e il nuovo regno che noi abbiamo prima tenuto nella cuna e poi a battesimo» <198>. Durante il soggiorno a Spalato del Governatore, un altro incontro rilevante, specialmente dopo gli scioperi del mese precedente, fu quello con le maestranze del cantiere navale, alle quali Bastianini parlò della posizione e del ruolo che avevano in Italia i lavoratori, delle tutele che godevano. Annunciò che il Governo di Roma, ben presto, avrebbe concesso.«anche agli operai della Dalmazia le previdenze sociali ed economiche che caratterizzano le condizioni di vita dei lavoratori-della Penisola» precisando, però, che «gli operai dei cantieri navali devono esser consci del loro dovere per aspirare a reclamare dei diritti» 0 99>. In parallelo vanno posti gl'incontri con i rappresentanti croati delle categorie economiche <200> e le visite agli stabi.limenti industriali della prov.incia.


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Ma vi furono anche alcuni aspetti delle giornate spalatine che, pur significativi, non ebbero gli onori della cronaca. Uno di questi fu la visita al gran zupano di Almissa, Ante Luetié. L'incontro non dovette essere un'improvvisata iniziativa del Governatore ma, quasi certamente, il risultato d'intese con Zagabria, data la contrarietà del gran zupano a ricevere Bastianini, proprio nel momento in cui le forze armate italiane avevano esteso il loro presidio a tutta la zona demilitarizzata; Luetié per protesta verso il Governo croato, aveva presentato le dimissioni dalla carica anche se dovette ritirarle (20 1). «La moglie del dott. Luetié, interrogata sui motivi delle dimissioni del marito ha dichiarato che egli non può più collaborare con Zagabria essendo nemico deJl'ltalia» c202l, ma la ragion di Stato gli impose di far buon viso a cattivo gioco. Facile, quindi, arguire che l'incontro con il Governatore sia stato poco caloroso. A parte la questione dell'occupazione italiana anche di Almissa, come delle altre località della Dalmazia, tutti sapevano che la difficile situazione alimentare di Spalato era, in gran parte, dovuta al blocco dei vettovagliamenti favorito dal Luetié. II gran zupano, oltre a non essersi trovato a suo agio nei confronti di Bastianini, subito dopo, dovette difendersi dalle critiche della popolazione croata di Almissa, che gli rinfacciò di «aver offerto un pranzo ufficiale al governatore Ecc. Bastianini. Lo si accusa di opportunismo per tenere egli atteggiamenti anti italiani con i croati e servile con le autorità nostre [italiane - n.d.a.]. II dott. Luetié si sarebbe scusato affermando che il pranzo non è stato da lui offerto spontaneamente ma per ordine pervenuto da Zagabria» <203 l. L'altro aspetto di cui la stampa non fece parola, fu la sottile ostilità con cui i croati di Spalato cercarono di condizionare la visita del Governatore. Sin dal primo annuncio dell'arrivo si registrò un'attiva propaganda tra la popolazione affinché nessuno andasse «al molo all'arrivo di S.E. Bastianini. I giovani girano per le case invitando la popolazione stessa ad astenersi dall'esporre le bandiere» <204>. II boicottaggio si concretò, forse per l'ultima volta, in alcune iniziative proprie della lotta di nazionalità, pacifiche, ma insidiose. Nel programma delle manifestazioni erano stati previsti alcuni incontri sportivi fra i giovani della G.I.L. e quelli delle società croate locali. «La Soc. Canottieri H. V.K. (Società Canottieri Croata) di Spalato ha rifiutato di partecipare alle gare svoltesi in onore dell'Eccellenza Bastianini. Il presidente ing. Giovanni Bulié, dir.e ttore dei locali stabilimenti elettrici, si sarebbe dato ammalato ed il vice-presidente, certo Luca Marasovié si è assentato appositamente da Spalato. La partecipazione si è avuta pertanto per soli tre canotti presi d'autorità da giovani della GIL» (205l, Alle regate, .invece, prese parte l'altra società croata di canottaggio il Gusar (Corsaro - n.d.a.), subito tacciata di tradimento da quelli dell'H. V.K. i cui vogatori decisero «di non partecipare più all'attività della società per non


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correre il rischio, in avvenire, di dover partecipare a gare sotto la bandiera italiana» <206>. Altra diserzione fu quella del circolo Jadran (Adriatico), tanto che le gare di nuoto dovettero essere tolte dal programma <207). Ma, salvo queste manifestazioni di ostilità, la visita del Governatore si svolse regolarmente.

GLI ATTENTATI A SPALATO ED A SEBENICO IL TRIBUNALE STRAORDINARIO Mentre la popolazione croata di Spalato si compiaceva di queste ovattate dimostrazioni, la· città fu posta di fronte alla violenza, agli attentati, ai morti. La sera del 15 settembre «alle ore 20.30 due sconosciuti sparavano a brevissima distanza sette colpi di pistola contro due carabinieri in servizio di pattuglia in una strada della periferia. I militari pet quanto gravemente feriti rispondevano esplodendo quattro colpi di moschetto contro gli sparatori che mentre fuggivano in un vicino bosco lanci.avano contro i nostri militari una bomba a mano. Una donna che passava è stata leggermente ferita. Nella notte uno dei CC. [Giuseppe Sacco - n.d.a.] è deceduto[ ... ]. Circa alla stessa ora in via Jazova uno sconosciuto lanciava una bomba a mano in direzione di alcuni militari in transito ferendo lievemente cinque soldati» <208). Era l'inizio di un duro periodo che, per circa due mesi, avrebbe impegnato le autorità italiane. Vuso delle armi, la tattica dell'agguato, il coordinamento delle aggressioni, la morte del carabiniere Giuseppe Sacco, il fatto che venissero coinvolti i civili, impressionò la popolazione croata. Le autorità risposero con rastrellamenti, fermi ed arresti, nella speranza di giungere ai responsabili ed ai mandanti. Il prefetto Zerbino, per prevenire il dilagare della violenza, anche negli altri centri della provincia, convocò i capitani distrettuali (cioè i funzionari croati che nei distretti avevano compiti amministrativi rapportabili, sotto molti aspetti, a quelli dei sottoprefetti del vecchio ordinamento italiano), i commissari civili, i capivilla, richiamandoli alle rispettive responsabilità <209l . La federazione fascista autorizzò la costituzione delle prime 'squadre d'azione' formate da spalatini con l'intendimento di esercitare un controllo più diretto sulle reazioni .dei fascisti. Ma, come facilmente prevedibile in quel clima, non sempre rimasero alla mano del federale. La prima squadra portava il nome del carabiniere Giuseppe Sacco. Dopo le onoranze funebri, particolarmente solenni, rese al primo carabiniere caduto a Spalato, tra i croati stava già lentamente dileguandosi il


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timore che le autorità ricorressero a sanzioni collettive, quando, il 21 settembre, «verso le ore 17 [ ... ] mentre un gruppo di piccole italiane della colonia Benito Mussolini regolarmente inquadrate sostavano nei pressi della colonia stessa, un giovane di 20 anni circa lanciava contro la capomanipolo un sasso producendole lividura al braccio sinistro. Il predetto, avvicinatosi quindi al gruppo, malmenava alcune bambine e spezzava l'asta del gagliardetto della colonia dandosi a fuga precipitosa» <210>. Il fatto, in sé, non era di particolare rilievo ma, in quei momenti, poteva essere la scintilla sufficiente ad innescare la reazione dei fascisti, ed il federale dovette impiegare la propria energia per contenerne i propositi. In quei giorni, un altro fatto, estraneo alla attività sovversiva, colpì l'immaginazione della popolazione, con soddisfazione dei croati e nuove preoccupazioni per le au'torità. Il 23 settembre un piroscafo di 4 000 tonnellate, carico di bauxite, diretto a Trieste, affondava ad otto miglia da Rogosnizza, «ritiensi per urto contro una mina vagante» <2 11>. Delle venti persone componenti l'equipaggio solo quattro riuscir~no a salvarsi. Corse insistente la voce, diffusa soprattutto dai comunisti, attraverso il foglio Nostra relazione n. 80, che l'affondamento fosse dovuto all'azione di un sommergibile inglese <2 12>. Il 24 settembre, a Spalato, un altro morto. Si trattava di un muratore croato (anche se dal cognome prettamente italiano), Zvonimiro Petraello, pugnalalo alla schiena perché di sentimenti italiani (213 >. A complicare la situazione, il mattino successivo, «un gruppo di oltre un centinaio, tra studenti e studentesse, raccoltisi presso la sede della Scuola media tecnica, chiedevano perentoriamente la consegna dei certificati di studio», cioè delle pagelle e dei diplomi relativi all'anno scolastico chiuso anticipatamente per lo scoppio della guerra. Alle esortazioni del direttore, italiano, per calmare i giovani, «un gruppo di studenti formulava, a nome dei compagni, le seguenti richieste: 1) compilazione dei certificati esclusivamente in lingua croata; 2) consegna dei certificati entro tre giorni; 3) esenzione dall'obbligo di iscrizione al P.N.F., del quale non si condividevano le finalità» <214>. I giovani, dopo aver strappato di mano al direttore l'elenco dei più accesi, si riversarono verso il centro della città, intonando canzoni irredentistiche croate, in mezzo alla compiaciuta adesione dei passanti. Nei pressi del Teatro Comunale i dimostranti vennero affrontati dalla forza pubblica e da diversi italiani, civili e militari. Tafferugli, lancio di sassi, una ventina di contusi. Ventiquattro i fermi, tra cui dieci studentesse <215>. Me~tre, in un primo rapporto, era sta.to posto in·evidenza che «non vi ha dubbio che la dimostrazione[ ... ] sia stata fomentata dal parti~o comunista che ha buon gioco nello sfruttare i sentimenti irredentistici della gioventù


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studentesca spalatina» <216 >, successive indagini chiarirono che «la dimostrazione studentesca del 25 settembre è stata in gran parte organizzata da appartenenti alla ex-società ginnastica Junak» <217>. Si trattava della società che, alcuni mesi prima, era stata assorbita dalla sezione ustascia di Spalato, per cui i torbidi avrebbero avuto una matrice nazionalistica-ustascia mentre i comunisti, particolarmente abili nello sfruttare ai propri fini le iniziative di altri gruppi, probabilmente ne avevano adottato la paternità. Si può dire che la controprova fu data dalla stessa stampa di Zagabria: pochi giorni dopo, nella rubrica 'Anniversari croati' del giornale Novi List (Giornale Nuovo - n.d.a.) del l O ottobre, in uno stelloncino si leggeva: <<l O ottobre 1880. A Spalato sono stati croatizzati il ginnasio e la scuola reale dove sino a questo giorno le lezioni si tenevano in lingua italiana» <218 >. Dopo gli incidenti del 25 settembre, il tempismo di questo ricordo non appariva del tutto casuale. Indipendentemente dal fatto se fossero stati i comunisti o gli ustascia .ad ispirare questa manifestazione oppure avessero agito in collaborazione, la situazione peggiorò. Il 5 ottobre, alle 20.30, in località Glavicina, sempre a Spalato, venivano sparati «vari colpi di pistola contro una pattuglia composta da tre fanti del 51 ° reggimento di fanteria e da un carabiniere. I militari sono illesi» <219>. Il giorno dopo al molo San Doimo scoppiava un incendio sul piroscafo Palermo, carico di foraggio e munizioni <220>. Era il secondo sabotaggio ad un mercantile, dopo quello del piroscafo Nikola Matkovié, incendiato nel porto di Spalato il 21 agosto <221 >. L' 11 ottobre due attentati: uno a Spalato e l'altro a Sebenico. Quello di Spalato , che non ebbe gravi conseguenze, venne compiuto contro due esponenti del direttorio del fascio, Luigi Prasse! ed Antonio Krstulovich. Nei pressi della lorÒ abitazione, verso le· 13. 15, «venivano fatti segno al lancio di una bomba a mano tipo 'Sipe' da parte di sconosciuti. La bomba feriva leggermente il Prasse! e certo Polavié Antonio, fornaio, che transitava sul posto» <222>. Ben più grave quello di Sebenico dove, a sera, «Io studente Kostar [Scott<m - n. d. a.] Antonio di anni 22, di sentimenti italiani, veniva aggredito nei pressi di via Zagabria, non lungi dalla propria abitazione, da ignoti che gli sparavano dieci colpi di pistola, producendogli quattro ferite di cui una mortale» <223 >. La vittima, nativa di Sebenico, era un universitario impiegato presso il fascio locale. Il Governatore, di fronte a questo nuovo assassinio, al ferimento del Prasse!, dopo l'uccisione del carabiniere Sacco, del Petraello, gli incendi del Nikola Matkovié e d.e l Palermo, in una situazione obiettivamente piena d'incognite, sentendo che era in atto una sfida all'autorità stessa dello Stato, usò i poteri che aveva: nel giorno dell'assassinio dello· Scotton, istituì un Tribunale straordinario <224>.


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L'esigenza d'una più severa giustizia nel Governatorato era stata già sentita da Bastianini che, a fine settembre, mentre si trovava a Roma aveva consegnato a Dino Grandi un pro memoria sulla situazione della giustizia penale in Dalmazia. Fra l'altro chiedeva la costituzione d'una sezione del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, ritenendolo, per la sua rapida procedura e per le pene che poteva irrogare, il più adeguato a fronteggiare l'incalzante attività sovversiva C225>. Anche il 12 ottobre, cioè il giorno successivo alla costituzione del Tribunale straordinario, telegrafava a Roma: «Vi prego, Duce, di voler disporre che la istituzione di una Sezione del Tribunale speciale in Dalmazia( ... ] abbia luogo con la massima urgenza» <226>. Grandi, nei giorni dell 'incontro con Bastianini , aveva ricevuto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri copia d'una relazione del comando della 2• Armala sulle attività sovversivo-comuniste ed ustascia-nazionaliste sia in Slovenia che in Dalmazia. La P residenza del Consiglio; nel trasmettere il rapporto aveva prospettato a Grandi «l'opportunità di sottoporre all'approvazione del Duce un bando» che prevedesse ~<severe sanzioni per le più importanti figure di reati politici verificatisi in detti territori, devolvendone la cognizione ai tribunali militari di guerra» <227>. Nella sua qualità di presidente della Commissione consultiva per il diritto di guerra, Grandi rispose alla Presidenza del Consiglio che la «Commissione condivide pienamente la segnalala opportunità» <228> anche perché non essendo stato ancora esteso ai territori annessi «il codice penale vigente nel Regno [... ] talune forme di attività criminosa a sfondo politico r imarrebbero impunjte» <229>. Infatti, in Dalmazia, non essendo stata risolta la questione della cittadinanza, non poteva trovare applicazione il codice penale italiano, e localmente si procedeva in base ai bandi delle autorità militari, alle leggi penali ex-jugoslave rimaste in vigore, alle ordinanze del Governatore. In tal modo, a metà ottobre, come Bastianini avrebbe fatto presente, nei territori annessi coesistevano sei ordini di leggi : «legge ex-jugoslava, bando 14 aprile, bando Generale Giglioli del 15 aprile, bando Duce 24 [recte: 22] luglio, ordinanza Governatore 13 agosto, bando Duce tre, ordinanza Governatore 11 ottobre» <230l. Mancando il coordinamento, molte norme si erano accavallate, ma avevano anche lasciato delle pericolose lacune, poiché qualche tipo di reato non era previsto, o se previsto veniva punito in modo non corrispondente alla sua gravità. Situazione delicata, che determinò divergenze fra la magistratura militare ed il Governatore. Questi il 15 ottobre, segnalò a Roma «assoluta insensibilità Tribunale militare di Sebenico, il quale condanna due settimane di prigione concedendo perfino condizionale comunisti trovati in possesso di armi» <231 >. Nella stringatezza delle parole, il fatto assumeva rilevanza politica, ma ìl Tribunale militare di Sebenico, per giudicare della detenzione


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d'armi, in quei momenti, a stretto rigore, non avrebbe potuto applicare neppure l'unica norma esistente. Infatti, quella vigente - articolo l del bando di Mussolini del 14 aprile 1941 - per la detenzione d'armi, prevedeva una «ammenda sino a lire 2.000 e l'arresto sino ad un anno» <232>, ma non aveva più efficacia nel Governatorato data la premessa che la limitava al solo «territorio jugoslavo occupato dalle Forze armate italiane» <233>. I magistrati militari, censurati da Bastianini, pur di non lasciare impunito il fatto , avevano deliberatamente ignorato che il reato era stato commesso su territorio metropolitano. D'altra parte, la reazione del Governatore alla sentenza~ che nelle circostanze del momento poteva apparire quasi un incentivo anche se inesatta nel giudizio, era giustificata dalle obiettive esigenze dell' ordine e della sicurezza pubblica, nonché dal fatto che di là dal vicino confine, nel territorio occupato dalla 2a Armata, in base al bando del generale Ambrosia del 7 settembre, quella stessa detenzione d'armi era punita con la pena di morte <234). La situazione era evidentemente anomala. Grandi stesso, il 29 settembre, aveva richiamato l'attenzione della Presidenza del Consiglio dei minÌ'stri sulle difficoltà in cui veniva a trovarsi l'amministrazione della giustizia penale in Dalmazia, sulle cause che le avevano determinate, e sui problemi che avrebbe sollevato l'emanazione di un bando, come sollecitato dalla stessa Presidenza del Consiglio. «Fino che in detti territori è continuato il regime di occupazione, essi erano considerati compresi nelle zone delle operazioni (art. 12 della legge di guerra) e indubbiamente legittimo era l'esercizio del potere di bando (art. 17 della legge di guerra). Ma con l'annessione e la conseguente cessazione del regime di occupazione i territori stessi non spno più compresi nella zona deÌle operazioni, né è stato eman.ato alcÙn prov-. vedimento di espressa inclusione» <235>. Inoltre, Grandi faceva presente come fosse «gravemente dubbio anche che i territori di Slovenia e Dalmazia possano considerarsi nel territorio in stato di guerra» <23 6>. Quindi, esprimendo riserve sulla legittimità del metodo sino a quel momento seguito nella Dalmazia annessa, non poteva sottacere che «per giustificare l'emanazione di qualche bando improrogabile, si è ritenuto che il R.D. 4 aprile 1941-XIX, n. 194 <237>, il quale dichiara in stato di guerra il territorio metropolitano dello Stato ad .oriente dd fiume Tagliamento, possa considerarsi esteso· ai territori annessi [.. .) situati anch'essi geograficamente a oriente del Tagliamento: ma, a prescindere dalla scarsa fondatezza di questa interpretazione, non a:ppare superabile l'obiezione che il decreto 4 aprile non è stato mai esteso e pubblicato nei territori successivamente annessi» <238). Da queste premesse traeva la conclusione che «data perciò la gravità del bando, di cui si trasmette lo schema, per eliminare ogni dubbio


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sulla sua legittimità e sulla legittimità di eventuali ulteriori bandi militari nello stesso territorio, si rappresenta la opportunità di provocare con tutta urgenza la emanazione di un R. decreto che, anche senza dichiarare espressamente compresi nella zona di guerra i territori annessi menzionati, estenda ad essi la dichiarazione contenuta nel R. decreto 4 aprile 1941-XIX con una formula che potrebbe essere del seguente tenore[ ... ]» <239>. La formula si concretò nel regio decreto 3 ottobre 1941, n. 1129, per cui nei territori della Dalmazia italiana e della Slovenia doveva considerarsi in vigore «per effetto dell'annessione la disposizione dell'art. 1 .del R. decreto 4 aprile 1941-XIX concernente la dichiarazione dello stato di guerra nel territorio dello Stato ad oriente del fiume Tagliamento» <240l . Formula sostanzialmente necessaria ma censurabile, perché retroattiva al momento dell'annessione. Non di meno, sgomberato in questo modo il campo dalla pregiudiziale, e dichiarata la Dalmazia 'territorio in stato di guerra', con due bandi di Mussolini, (uno dello stesso 3 ottobre e l'altro del 21 ottobre) <241 > l'amministrazione della giustizia penale in Dalmazia venne più organicamente regolata. Inoltre la pubblicazione del primo dei due bandi portò ad un chiarimento tra Bastianini e Grandi circa l'opportunità, se non anche la necessità, di preventive consultazioni fra il Governo della Dalmazia e la Commissione consultiva per il diritto di guerra, in modo da evitare incertezze o duplicazioni tra bandì militari e ordinanze governatoriali . In relazione agli scioperi di Spalato, il Governatore, il 13 agosto, come si è visto, aveva emanato i due decreti sulla mobilitazione civile e con ordinanza, di pari data, aveva attribuito alla cognizione della sezione del Tribunale militare di guerra di Sebenico una sene di nuove ipotesi di delitto previste dalla legislazione ex-jugoslava. La formula usata, tecnicamente era perfetta, ma aveva il difetto d'essere quasi incomprensibile poiché richiamava solo gli 'estremi' di alcune leggi jugoslave, senza riprodurre né il titolo né il testo della norma. Infatti, il primo articolo era cosi formu lato: «La cognizione dei reati per i quali le leggi dello Stato (jugoslavo - n.d.a.] del 31 dicembre 1929 (Sluzbene No vine [Gazzetta Ufficiale - n.d.a.] 31 dicembre l 929) e del 24 ottobre 1930 (Sluzbene No vine 5 novembre 1930) a ttribuivano la competenza al Tribunale per la difesa dello Stato [... ] è devoluta[ .. .] alla Sezione del Tribunale della 2 3 Armata» <242>. Nessun avvocato o magi. strato militare italiano era in grado di comprendere l'immediata portata e l'estensione delle norme così richiamate che, in sostanza, concernevano i più gravi delitti contro la personalità interna dello Stato. Con l'articolo 2 venivano modificati alcuni paragrafi del codice penale jugoslavo riportando per esteso la nuova norma, che sanciva la pena di morte nei casi di attentato alla vita di componenti la Famiglia reale italiana, del Capo del Governo


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e del Governatore della Dalmazia. Però, l'articolo 4, con la sola indicazione degli estremi, recepiva le norme per i delitti previsti dalla Ordinanza banovinale del 22 dicembre 1939 (243 J. Il bando di Mussolini del 3 ottobre, per molti versi, aveva 'tradotto' i punti ermetici dell'ordinanza del Governatore, scrivendo a tutte lettere le norme relative a ciascuna figura "di delitto senza richiami o riferimenti a testi ex-jugoslavi (244> e, nel contempo, aveva aggravato le sanzioni stabilite da Bastianini. Probabilmente, in questo bando di Mussolini, il Governatore intravide una menomazione dei propri poteri e scrisse a Grandi facendogli osservare che «in sostanza, con mia ordinanza del 13 agosto n. 23, io ho disposto che particolari reati, in parte previsti daile leggi penali del cessato stato Jugoslavo, in parte di nuova configurazione, con opportuni adattamenti, fossero attribuiti alla competenza del Tribunale di guerra di Sebenico [... } rilevo, ora [... } come, e.o n bando del Duce [... } sia stato disposto proprio in materia penale riflettente [... ] reati che erano già stati disciplinati dalla mia Ordinanza del 14 agosto [recte: 13 agosto}». Quindi proseguiva, «ora, prescindendo dalla questione di carattere generale, e indubbiamente delicata, se, cioè, l'istituzione del Governo della Dalmazia, con il conferimento al Governatore di poterì amministrativi propri del Governo Centrale e, quel che conta nel caso nostro, di una potestà sostanzialmente legislativa, distrugga altri poteri legislativi del Governo Centrale, e, particolarmente, i poteri che la legge di guerra attribuisce al Comandante delle Forze Supreme [sic] di terra e di mare, a me sembra, esaminata la cosa da un punto di vista molto modesto, ma praticamente notevolissimo, che, ad evitare inconvenienti, occorra un coord.i namento tra le due attività [... }. Altrimenti potrebbero verificarsi inconvenienti di notevole rilievo: così per restare nel campo che direttamente oggi ci riguarda, la mia Ordinanza del 13 agosto viene ad essere in parte implicitamente abrogata dal bando del Duce, il quale bando, a sua volta, qualora particolari circostanze si determinassero potrebbe esser implicitamente abrogato da altra mia Ordinanza» <245 >. La mattina del 13 ottobre, mentre il Governatore scriveva questa lettera, a Sebenico avevano luqgo i funerali di Antonio Scotton, che riuscirono «impcnenti per il concorso di tutte le autorità e dr pubblico numeroso» (246l. Nel primo pomeriggio, sempre a Sebenico, per la prima volta si riunì il Tribunale straordinario istituito da Bastianini - un presidente e due giudici, tutti ufficiali dell'esercito o della M. V .S.N. - con competenza su «i delitti di omicidio, consumato o tentato, per ragioni politiche, gli attentati contro la costituzione dello Stato, le devastazioni, i saccheggi, le stragi ed ogni altro attentato commesso per ragioni politiche, la costituzione, l'organizzazione e la direzione di associazioni comuniste o comunque sovversive e l'appartenenza alle medesime» (247 >. Questi delitti, in analogia alle norme che regolavano


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i tribunali straordinari della 2" Armata con giurisdizione sul territorio croato, venivano puniti con la pena di morte, e le sentenze erano immediatamente esecutive <248)., non essendo previsti né gravami né domanda di grazia (249). A Sebenico la preoccupazione per l'esito del processo era notevole ma la previsione ~i condanne particolarmente severe piuttosto remota. Infatti il metodo sin'allora seguito dall'Italia veniva considerato «troppo umanitario e poco opportuno [... ] molti arrestati sono stati lasciati in libertà dopo pochi giorni ed app~na rilasciati, invece di essere più ossequienti alle disposizioni si sono affiancati ai comunisti» <250>. Le sentenze, invece, fecero comprendere qualcosa di diverso: sei furono le condanne a morte, subito eseguite; altri sette imputati vennero condannati a pene variabili fra i due ed i quindici anni (251 >. Per l'autorità dello Stato era una linea di condotta obbligata. Tuttavia, quello stesso pomeriggio, a Spalato, nel parcheggio degli automezzi della divisione 'Cacciatori delle Alpi' venivano lanciate due bombe che, fortunatamente, perforarono soltanto alcuni serbatoi senza provocare altri danni né incendi del carburante C252l. Il giorno successivo, il Tribunale straordinario si riuni a Spalato e giudicò venticinque persone imputate per detenzione di armi, atti di sabotaggio, attività sovversiva. Dodici furono le condanne a morte e tredici a pene fra i tre e i venti anni di reclusione <253>. II dispositivo delle sentenze venne affisso per le strade. «La parte sana [della p_opolaiione - n.d.a.] ne ha tratto la conseguenza che è meglio evitare che si verifichino casi simili, collaborando con l'autorità italiana. La parte che maggiormente avversa la nostra occupazione cova propositi di vendetta» <254l. Altri, considerando che la maggioranza dei condannati a morte avevano in media venti anni, erano del parere «che i giovani giustiziati non erano che i mandatari di capi che si mantengono nell'ombra e che da lontano tengono desto l'odio contro gli italiani con una continua subdola propaganda» (255>. Mentre il Tribunale straordinario si trovava riunito a Spalato, vi fu un tentativo d'incendio, subito domato, nell'archivio del locale cantiere navale. Durante le operazioni di spegnimento vennero trovate una bomba a mano e dei caricatori (256>. La mattina dopo, sempre nel cantiere navale, <<mentre si procedeva all'accensione di una caldaia del posamine della R. Marina Vergata si verificò l'esplosione di una bomba. Una seconda bomba inesplosa venne rinvenuta in un altro reparto caldaie» <251 >. Era, forse, una prima risposta alle sentenze del Tribunale straordinario e, malgrado retate, fermi ed arresti da parte della questura, che rafforzò il dispositivo di sicurezza con reparti della M.V.S.N. , non fu possibile prevenire ulteriori attentati. II 18, il Tribunale, a Cattaro, condannò sei persone alla pena di morte ed altre da cinque a trent'anni di reclusione.


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LE STRAGI A SPALATO - IL TRIBUNALE SPECIALE PER LA DALMAZIA La sera del 19 ottobrè a Spalato, in via Regina Maria, venne «lanciata una bomba a mano nei pressi del recinto del campo sportivo dove si trovava la 162a Autosezione pesante 'Cacciatori delle Alpi', La bomba, avendo urtato contro i fili del telefono, è caduta ed è esplosa al di fuori del recinto» <258>. Dieci minuti dopo un'altra bomba fu fatta esplodere «contro una pattuglia formata da un carabiniere e da quattro militi. I militari hanno immediatamente reagito. Sono rimasti feriti il vice-caposquadra Braglia Mario ed il milite Di Giacomo Angelo del 104° battaglione camicie nere» <259} . Il giorno seguente ancora due attentati di cui il secondo gravissimo. Verso le 19.30 in via Bizantina, nei pressi della Porta Aurea, venne gettato «contro un gruppo camicie nere servizio perlustrazione ordigno esplosivo che pro~uceva alcuni feriti» <260>. Non era trascorsa. neppure mezz'ora - quantunque la questura fosse stata posta in allarme da un negoziante <<avvertito da uno sconosciuto per telefono, verso le 18, di stare attento perché nei pressi sarebbe stata lanciata una bomba» <261 ) - e nella zona del più affollato passeggio pomeridiano, un congegno esplosivo venne gettato dal Passaggio sotto la Loggia nella vicina Piazza dei Signori. Fu una strage: fra t civili tre morti e ventun feriti, f~a i militari sette feriti <262). Si può ben immaginare in quale bolgia si fosse trasformata la piazza e solo «il tempestivo intervento delle nostre truppe ha impedito che tra la folla spaventata e impressionata si sviluppasse il panico» <263>. La città rimase terrorizzata, ma cominciò a rendersi conto che quel metodo di lotta, sin allora tacitamente accettato se non anche condiviso, ben poteva coinvolgere gli stessi croati. I morti e i feriti fecero sentire il loro peso sulla pubblica opinione, costringendo a riconsiderazioni ed a più obiettive valutazioni. Il prefetto Zerbino impose il coprifuoco <264) e con pubblici avvisi mise una taglia da dieci a cinquantamila lire sugli attentatori offrendo premi corrispondenti «a tutti coloro che forniranno alle pubbliche autorità gli elementi necessari per la identificazione e l'arresto dei colpevoli» <265>. In tal modo intendeva dare la possibilità «all'autentico popolo spalatino[ ... ] di scindere la propria responsabilità da quella della banda criminale, che, incurante dell'onore e della sorte dei suoi figli, attenta alle migliori tradizioni della sua antica civiltà» <266>. In città, la voce pubblica, piuttosto che nei comunisti, indicava negli ustascia gli autori o gli ispiratori degli attentati perché, «scopo dei comunisti, è quello di concorrere con qualsiasi mezzo alla vittoria o per lo meno al· 1a ritardata sconfitta russa. I comunisti quindi sono certamente responsabili degli incendi verificatisi a bordo delle due note navi mercantili, dei danni


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prodotti al macchinario del dragamine, dell'incendio delle fabbriche di Drvar, di Lissa ecc., non di inutile massacro cli persone colpite alla cieca>> <267>. Inoltre si diceva che «i comunisti qualora intendessero ricorrere ad un sistema del genere agirebbero eventualmente contro ufficiali, specie di grado elevato, mai contro militari di truppa in quanto una azione di tale natura sarebbe decisamente contraria aì sistemi ed ai principi comunisti e distruggerebbe ogni possibilità di propaganda nelle file dell'esercito» <268>. Fra la popolazione croata era diffusa l'opinione che «scopo dei presenti attentati è essenzialmente di 'dimostrare al mondo che l'occupazione italiana di queste terre non è gradita e che l'Italia non è in grado di mantenere l'ordine nei territori annessi'. Azione quindi tipicamente irredentistica ed autonomista e come tale ustascia» <269). Non sappiamo quale fondamento avessero queste interpretazioni ma non si può neppure escludere che possano esser stati gli stessi comunisti ad addebitare la carneficina di Piazza dei Signori agli ustascia nel timore di perdere l'appoggio della popolazione. Frattanto sì stavano avvicinando due ricorrenze particolarmente impegnative per i dispositivi di sicurezza: il 28 ottobre, anniversario della Marcia su Roma, ed il 7 novembre, annuale sovietico della Rivoluzione d'ottobre. L'azione preventiva ed insistente della polizia registrò alcuni .successi. «Il quotidiano rinvenimento dì armi e di munizioni a Spalato, abbandonate da ignoti in diversi punti della città[ ... ) dimostra[ ... ] come le misure di rigore adottate comincino ad avere salutari effetlì inducendo molti a sbarazzarsi, ìn ogni modo, del pericoloso possesso delle armi predette» <270>. Ma, pur con ogni più attenta vigilanza, gli attentati non cessarono. Gravi i fatti di Vodizze, vicino a Sebenico, dove, nella notte sul 23 ottobre, ad una pattuglia di militari in servizio di vigilanza alla linea telefonica, venne tesa un'imboscata. Sorpresi da un improvviso fuoco di fucileria restarono uccisi due soldati ed uno fu ferito. Scattato l'allarme, i reparti militari effettuarono . un rastrellamento scontrandosi con gli aggressori che ebbero tre morti <271 l. Ventotto persone fortemente indiziate vennero arrestate e denunciate al Tribunale straordinario <212>. Ai due soldati caduti, nel pomeriggio del 27, a Sebenico, furono rese solenni onoranze funebri, «con la partecipazione di tutte le autorità[ ... ). La popolazione si è tenuta ostentatamente lontana dal percorso seguito dal funerale» <273 l. Si era appena conclusa la cerimonia funebre quando, in quella atmosfera già tesa, si verificarono uno dopo l'altro nuovi attentati. Era la vigilia della Marcia su Roma. Alle 19.35 vennero lanciate «due bombe contro autocarro carabinieri che scaricavano merce presso spaccio casa Intendenza. Sottufficiale et carabinieri sono rimasti leggermente feriti» <274l. Alla stessa ora, presso il cimitero di Sebenico «marinaio est stato fatto segno cinque colpi di rivoltella.


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È stato ricoverato ospedale con prognosi riservata» C275>. Ma quella sera del 27 ?,ltro sangue venne sparso a Sebenico. In via Mercato fu lanciata una bomba «contro un pattuglione dei RR.CC.; un carabiniere è rimasto leggermente ferito» (276). Il pattuglione rispose con le armi. Rimase ucciso un croato di circa 25 anni di età <277>. Poco dopo «i militari Guercia Pietro, Di Stefano Antonio, Drago Giuseppe e Maugeri Giuseppe passando per un vicolo sono stati fatti segno a colpi di fucile e lancio di bombe a mano. Trovandosi disarmati i primi tre si ripararono in una casa mentre il Maugeri, tentando di allontanarsi di corsa veniva colpito alla coscia destra ed al polpaccio sinistro da schegge probabilmente di rimbalzo» C278 l. Furono ferma~e oltre cento persone e, effettuati gli accer tamenti, ventitrè vennero inviate in Italia «per essere internate in campo concentramento, sette sono in attesa di partenza pure per l'internamento; nove in attesa di giudizio ptr denuncia al Tr~ bunale Speciale; q uindici trattenute essendo l'istruttoria in corso. Gli altri arrestati sono stati rilasciati nulla essendo emerso a loro carico» C279l. Anche se le autorità procedevano con sever it~ contro gli indiziati, le famiglie non vennero sottoposte a rappresaglie. Anzi, il 26 ottobre, Bastianini chiese ed ottenne dalla Presidenza del Consiglio dei ministri un apposito stanziamento di fondi, in quanto «per misure di carattere politico si è dovuto procedere all'internamento di individui che hanno lasciato la famigl ia priva di mezzi di sussistenza. Questi provvedimenti, intensificati in questi ultimi tempi, comportano la necessità di procedere alla distribuzione di sussidi alle famiglie degli internati meno abbienti e con prole talvolta numerosa a carico>> <280l. Inoltre, per la celebrazione del ventesimo anniversario della Marcia su Roma, in relazione agli impegni presi dal Governatore durante la visita agli operai del cantiere navale di Spalato, vennero concessi gli assegni familiari ai lavoratori ed agl'impiegati croati della Dalmazia annessa. Il federale Ferruccio Cappi, a Spalato, ne dette l'annuncio con apposito avviso. «Io so che voi, lavoratori di Spalato, apprezzerete in tutto il suo significato spirituale e materiale l'importanza di una tale provvidenza che, nonostante la durezza di questi tempi di guerra, in cui tutti i popoli d'Europa sono chiamati ai più grandi sacrifici, si realizza per ·voi confermando quali e quante cure il Fascismo prodighi alle categorie lavoratrici» C281 l. Propaganda a parte, era una concreta integrazione che, in aggiunta all'aumento dei salari, migliorava sensibilmente la situazione economica di ciascun lavoratore. Com'era prevedibile, il 28 ottobre non mancarono nuovi attentati, ma senza apprezzabili conseguenze. A Spalato, «Alle 17.45 [.. .]invia Manuska, uno sconosciuto ha lanciato una bomba in direzione ·di un pattuglione misto composto dai RR.CC. e militari in transito. Nessun danno a persone


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o cose» <282l. Dopo neanche due ore, «in via Balkanska, presso la cabina elettrica, uno sconosciuto ha lancialo altra bomba senza conseguenze contro pattuglia composta di tre soldati del 51 ° fanteria» <283l. Il 29 ottobre, a Sebenico, si riuni nuovamente il Tribunale straordinario per giudicare gl'imputati dell'imboscata di Vodizze. Sedici furono le condanne a morte, di cui quattro a carico di latitanti; dieci i condannati a pene detentive da due a trent'anni e due assolti <284l. Fu l'ultima sessione del Tribunale straordinario, istituito da Bastianini in base ai poteri governatoriali. Il giorno prima, nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, era stato pubblicato il bando di Mussolini del 24 ottobre <285l. Al posto della sezione del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, chiesta dal Governatore, era stato istituito, presso il Governo della Dalmazia, un 'Tribunale Speciale' che aveva il compito di amministrare la giustizia secondo le disposizioni della legge penale militaTe proprie dei tribunali d'Armata. Ma in questo caso, i poteri e le attribuzioni spettanti al comandante militare dell'unità erano devoluti al Governatore della Dalmazia e da qui il carattere di 'speciale'. Venivano, inoltre, stabilite più severe sanzioni per tutta una serie di delitti. La detenzione di armi da fuoco, di munizioni o esplosivi, era punita con la reclusione da tre a ventiquattro anni, ma, «se il fatto ha carattere di particolare gravità per la capacità a delinquere ciel reo, o per le circostanze e modalità in cui è commesso, o per la natura, specie o quantità delle armi, si applica la pena di morte» <286). Le sentenze non erano impugnabili, però poteva essere inoltrata I.a domanda di grazia. La prima riunione del Tribunale speciale ebbe luogo a Sebenico, il 16 dicembre. Vennero giudicate ventisette persone imputate dei reati commessi in quella città alla fine di ottobre con gli attentati all'autocarro dei carabinieri, il ferimento del marinaio e degli altri militari. Quattro furono i condannati a morte: Spriljan Vinko, Belamarié Francesco, Cipitello Zelko, Lovrié Antonio, che inoltrarono domanda di grazia; dodici a pene detentive da uno a quindici anni; undici furono assolti <287l. Secondo la procedura, le domande di grazia con gli atti del processo, accompagnate da un motivato parere del Governatore, venivano inviate a Mussolini, quale Comandante supremo delle Forze armate, trattandosi di ricorso in via dì grazia avverso una sentenza emessa da un tribunale che applicava la procedura della giustizia militare di guerra. Mussolini ricevette le domande con il parere contrario del Governatore ma, pur di fronte alla posizione assunta da Bastianini ed alla gravità dei fatti, non le respinse. Vennero tenute in sospeso e, nel marzo 1943, a tutli fu concessa la grazia <288l. A Sebenico, dopo gli attentati della fine d'ottobre, erano state prese varie misure di polizia - fra cui il fermo preventivo di «cittadini assai in vista quali il direttore dcli' Ospedale civile ed alcuni studenti universitari» <289l -


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che ebbero positiva ripercussione in mezzo alla popolazione. «In complesso il giudizio è favorevole perché si ritiene che con gli arresti predetti si colpiscono i veri responsabili e mandanti degli attentati e della campagna antitaliana» <290>. Il 3 novembre il prefetto di Zara, Manlio Binna, si recò a Sebenico dove aveva fatto convocare ottanta capivilla della zona. Li richiamò ai loro doveri ed in particolare li invitò a collaborare lealmente con le autorità italiane per un rapido ritorno alla normalità. Nella stessa giornata s'incontrò con il vescovo cattolico, monsignor Girolamo Mileta, al quale chiese di intervenire con l'influenza del_suo magistero per fermare la violenza <291 >. Ma, l'iniziativa, fu quasi vanificata da un gruppo di squadristi che, la stessa sera, fecero «irruzione nella abitazione del vescovo ortodosso Djordjevié Ireneo asportando le masserizie ed il mobilio che furono bruciati sulla · piazza» <292>, accusando il prelato d'essere notoriamente anglofilo e decisamente antitaliano. Non di meno, l'interven_to del prefetto venne positivamente valutato dai maggiori esp<)Uenti croati delfa città che, alcuni giorni dopo, guidati da monsignor Mileta, si recarono dal comandante del presidio «per esprimere la volontà della cittadinanza di collaborare lealmente con le autorità italiane per il pieno ritorno àlla n~rmalità» <293>. L'azione squadrista contro il vescovo Djordjevié ebbe invece delle ripercussioni fra i serbi della zona di Tenìn incidendo per un certo periodo sui rapporti fra i comandi italiani e gli ortodossi del posto (294>. Mentre a Sebenico la situazione, sia pure faticosamente, sembrava avviarsi verso una certa normalità, a Spalato, nello spazio di alcuni giorni, precipitò. Molto probabilmente i gruppi sovversivi vollero sottolineare la ricorrenza de!Ja 'Rivoluzione d'ottobre' (7 novembre secondo il calendario gregoriano). La tensione in città cominciò ad aumentare sin dal pomeriggio della vigilia. «In Piazza dei Signori due donne attiravano l'attenzione degli astanti e specialmente degli agenti di pubblica sicurezza con chiassose dimostrazioni di pazzia. Le due donne riacquistarono immediatamente la ragione appena una di esse fu colpita da uno schiaffo . Nel frattempo due giovanotti, sbucati da un vicolo, poterono distribuire alcuni manifesti .di propaganda comunista. Uno è stato arrestato, l'altro è riuscito a dileguarsi» <295>. «Nella notte seguente, sul 7 novembre, si riusci a scovare e sequestrare un ciclostile e relativi accessori nel laboratorio di verniciatore di tal Trubié Ivan di Ivan, di anni 30 da Crkvica_mentre altri manifestini del tipo suddetto furono rinvenuti in un giardino annesso» <296>, firmati dal 'Comitato centrale del partito comunista croato'. Durante la ·n otte, sulle alture retrostanti Salona, cioè in territorio c'roato, si notarono «alcuni fuochi che avrebbero raffigurato le lettere Z.O.R. [Zivio Oktobarska Revoluclja = Viva!; Rivoluzione d'Ottobre - n.d.a.J.. Altri fuochi furono scorti sull'isola di Brazza» <297>.


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La giornata del 7 novembre cominciò con il taglio di tre cavi della linea telefonica del comando della divisione 'Cacciatori delle Alpi' <298l. Nel pomeriggio «at ore 15 [... ] ignoto habet lanciato locale via Manuska bomba tipo Sipe ferendo un carabiniere, una camicia nera et cinque persone tra cui tre donne tutti guaribili decimo giorno s.c. dileguandosi» <299>. Quindi: «At ore 17 odierne due individui rimasti sconosciuti lanciarono altre bombe angolo via Branko Prilaz con via Caninita riuscendo dileguarsi attraverso groviglio vicoli locali Borgo Grande ferendo due bambini uno dei quali est poco dopo deceduto» <300>. Si trattava del piccolo Davor Preucil di cinque anni, e la sua morte suscitò profonda impressione. I due esecutori dell'attentato vennero catturati ed i mandanti che avevano fornito le bombe a mano e le pistole furono identificati. Secondo i piani, l'attentato avrebbe dovuto esser effettuato contro la pattuglia di servizio in via Branko Prilaz ma gli attentatori, accortisi di esser stati notati, cercarono di allontanarsi . Inseguiti, per coprirsi la fuga lanciarono una bomba <301 >. Il San Marco!-Edizione di Spalato, i) mattin9 successivo , usci con un titolo a piena pagina: 'L'esacrazione di tutta Spalato per gli atti dei banditi dinamitardi'. Nell'editoriale 'Vigliacchi' , tra l'altro, si leggeva: «In qualsiasi città civile, la popolazione aiuta lè Autorità a catturare dei volgari assassini come quelli di Piazza dei Signori e delle bombe di ieri. A Spalato, invece, troppi illusi credono di poter fermare la implacabile giustizia fascista tacendo e proteggendo con il loro silenzio gli assassini[ ...]. Dodici pallottole nella schiena sono per loro un castigo troppo onorevole» <302l . Il commissario al comune, senatore Antonio Tacconi, indirizzò un messaggio alla popolazione e, interprete «dei sentimenti di unanime indignazione di _Spalato tutta», invitò i cittadini «ad assecondare la vigile opera delle nostre autorità[ . .. ]. Spalato, civile e cristiana, ripudia le dottrine ed i metodi di un mondo sempre estraneo al suo spirito ed alle sue tradizioni di civiltà» c3o3). . Il giorno dopo si presentarono al Palazzo del Governo , e furono ricevuti dal prefetto, il vescovo cattolico, monsignor Quirino Clemente Bonefacié, il vescovo greco-ortodosso Urukalo , _personali~à croate, rappresentanti delle organizzazioni professionali e singoli privati per esprimere la loro indignazione. Assicurarono la «leale cooperazione per la ricerca degli attentatori ed il ristabilimento dell'ordine» <304). Il vescovo, inoltre, indirizzò ai fedeli una leltera pastorale. Chiedeva a lutti e da tutti la collaborazione con le autorità «per il ritorno della pace e dell'ordine nella Diocesi spalatina» (305). La lettera, ampiamente diffusa a cura della Giunta diocesana e della prefettura, anche al di là dal confine <306l, sottolineava, inoltre, che «adempiendo tale dovere faremo l'interesse nostro e dei nostri beni e allontaneremo da noi la vergogna e i mali peggior i, perché, altrimenti, qualora


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le Autorità non riescano con la collaborazione dei cittadini a stroncare l'opera dei terroristi e farli rinsavire, risponderà certamente l'intera cittadinanza» (3o7J. Nella mattina di domenica, 9 novembre, ebbero luogo i funerali del piccolo Preucil. «Nella chiesetta dell'ospedale a cura delle organizzazioni fasciste era stata apprestata la cappella ardente con fiori e bandiere tricolori. Ragazzi della GIL montavano a turno la guardia d'onore accanto alla piccola bara azzurra» <308> in quanto il Preucil era un iscritto ai 'Figli della Lupa'. Ai funerali parteciparono oltre alle autorità cittadine, a lle organizzazioni del Partito, agli italiani, «numerosissime persone specialmente popolani di Spalato» <309), anche se la cerimonia ebbe uno spiccato carattere fascista. Ma la tragedia si consumò nel pomeriggio, mezz'ora prima del coprifuoco, durante il passeggio domenicale. Alle 17 .20 furono uditi nei pressi della Piazza dei Signori. ed alla riva Hitler, alcuni colpi di pistola <31 0>. Si trattò probabilmente di un diversivo per distogliere l'attenzione delle pattuglie da quanto stava per succedere nel centro della città. Dieci minuti dopo, «mentre reparto fanteria preceduto musica transitato per questo Corso Italia per recarsi comando della divisione Cacciatori Alpi per cerimonia ammaina bandiera veniva fatto segno a lancio tre bombe opera igno.ti da muricciolo soprastante strada. Sono r imasti feriti 24 militari di cui uno è deceduto e due gravi nonché 20 civili di cui due gravi. Tra i feriti è tale Mescovicié [recte: Neskovcin] Velico fu Demetrio e fu Maria Merkovié nato a Spalato il 18.10.1913 meccanico colpito addome da carabinieri perché proveniente luogo attentato aveva d_e stato sospetti ed erasi dato fuga. Durante rastrellamento zone adiacenti attentato sono stati arrestati 143 individui sospetti. Prosegue nostra azione repressiva>> <311 i·. Non bastava. Quasi contemporaneamente, nella zona dove la notte precedente, al di là dalla frontiera, erano stati tagliati otto pali telegrafici, «lungo la rotabile Salona-Clissa presso Zìzic ignoti hanno lanciato contro una autocolonna militare formata da sei autocarri provenienti da Livno e diretta a Spalato tre bombe a mano; due militari sono rimasti feriti» <312l. _ La tragica giornata del 9 novembre si concluse alle 22 quando un tale - Podrug Stipe fu Giovanni di anni 38 - sì avvicinò alla polveriera del Il Gruppo del I O Artiglieria e <<non fermando si all 'ìntirnazione della sentinella veniva colpito ad un braccio. Addosso aveva una bomba a mano>> <313 l. In Corso Italia era stata consumata una carneficina. Morì sul posto il soldato Giovanni Miocich e due altri decedettero all'ospedale di cu1 uno, Anchise Settembre, dopo una degenza durata sino al marzo del 1942. Morì anche il Neskovcin. Quaranta furono i feriti dalle esplosioni o dalla reazione


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a fuoco dei militari, che i comandi militar i stigmatizzarono perché «disordinata ed ingiustificata» <314). Le autorità politiche e militari fecero l' impossibile per contenere la reazione sia dei soldati sia dei fascisti. Pur essendo più agevole controllare i militari, il comandante del VI Corpo d'armata, generale Dalmazzo, inviò ai reparti specifici ordini: «Comprendo il desiderio di vendetta e di azione che anima tutti i militari, ma tutti debbono ricordare che non sono le iniziative individuali , anche se ispirate da nobile fine e non dettate da sola esasperazione, quelle che possono dare risultati decisivi ( .. . ]. Ognuno stia al suo posto e compia il suo dovere» <315}. Anche il federale Cappi riuscì ad impedire la reazione degli · squadristi e dei fascisti . L'unico incidente si registrò a Sebenico, dove fu messa a soqquadro l'abitazione d'un croato che si diceva ascoltasse radio Londra. Intervenne il comando dei carabinieri che «invitò il direttorio del fascio ad evitare il ripetersi di azioni del genere» <316>. Ma, ormai, il carico di rottura era stato raggiunto e la popolazione stessa di Spalato comprese che non poteva più rendersi complice di quanti agivano nell'ombra colpendo senza alcuna discriminazione. I rappresentanti croati delle categorie professionali ed operaie, attraverso le colonne del San Marco! -Edizione di Spalato diffusero un 'Appello alla popolazione' con cui condannavano «gli autori di questi attentati, come gli esponenti di una organizzazione disumana ed infame, come i mandatari di una cricca feroce e disperata, priva di ogni coscienza ed incapace di capire la situazione presente di Spalato Italiana e la possibilità di gravissimi atti di rappresaglia di cui sarebbero vittime altre innocenti esistenze» <317>. Uno degli organizzatori dell'attentato era stato Rade Koncar che agiva sotto il nome di Rejé, descritto dalla polizia come «agitatore comunista pericolosissimo della centrale comunista e dirigente del movimento comunista jugoslavo e croato. Il più abile, il·più furbo, il più scaltro e il più sveglio comunista della Jugoslavia più volte arrestato dalla polizia jugoslava e sempre evaso» <31 8>. Il Koncar venne catturato durante i rastrellamenti e deferito, con altr i indiziati, al Tribunale speciale che, nel mese di maggio del 1942, dopo un' istruttoria di sei mesi lo condannò a morte. Ma la sua figura, dagli accertamenti della magistratura, apparve ben diversa da quell a tracciata dalla polizia. «L' istruttoria per tale processo fu lunga e minuziosa ed i maggiori colpevoli , pienamente confessi, furono condannati a pene gravi ed anche alla pena capitale [.. . ]. Si noti che gli attentatori, Iungi dall'appartenere a bande partigiane, risultarono essere comuni delinquenti, parecchi dei quali avevano in passato avuto a che fare con la giustizia jugoslava: il capo della banda, certo Koncar Rade, più volte condannato per omicidio dai giudici jugoslavi, risultò esser stato inviato in Dalmazia dal


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capo della Croazia Ante Pavelié per creare fastidi alle truppe italiane di occupazione, ed infatti il Pavelié fece di tutto per la consegna del Koncar alle autorità croate dopo il nostro giudizio>> <319l. I sos.petti sulla connivenza fra ustascia e comunisti furono adombrati anche dal Governatore in una ,relazione del 17 novembre sulla situazione di Spalato diretta alla Presidenza del Consiglio dei ministri. «Le indagini fin ora espletate fanno presumere che non si è di fronte a sporadici episodi terroristici, ma ad una attività svolta da una bene organizzata banda [... ) le attuali manifestazioni criminose si debbono collegare agli ordini dati dal partito comunista jugoslavo di agire terroristicamente in Dalmazia [... ) non è superfluo, però, accennare che, secondo altre voci, una parte di tale attività possa anche attribuirsi a qualche organizzazione operante in seno al movimento ustascia [... ] al riguardo sarebbe anzi corsa voce che taluni esponenti di detto partito si sarebbero recati da Pavelié per renderlo edotto che, qualora egli mantenga un contegno passivo, avrebbero senz'altro con mezzi propri provveduto ad espellere le nostre truppe dai territori dalmati» (320l . Il pericoloso gioco di Zagabria fu posto in evidenza anche in un'analisi della situazione, fatta ai primi di luglio del 1942 dall'ufficio 'I' del XVIII Corpo d'armata. «È ormai accertato che i gravi attentati compiuti a Spalato lo scorso anno sono stati promossi da ustascia, Ciò rientrava perfettamente nel loro programma. Le condizioni di vita che regnavano nella Dalmazia annessa durante i primi mesi della nostra occupazione erano troppo diverse da quelle che regnavano in Croazia. Dove noi eravamo vi era tranquillità, viveri, tenore di vita normale; in Croazia stragi[ .. .]. Per gli ustascia di Zagabria occorreva perciò urgentemente creare con agenti provocatori un abisso tra le autorità italiane ed il popolo . Si venne così all'attentato contro la banda dei 'Cacciatori delle Alpi' in Spalato» <321 >. Contrariamente ai timori adombrati nella lettera pastorale del vescovo Bonefacié e nell"appello' dei rappresentanti croati, le autorità italiane non attuarono né decimazioni né fucilazioni o rappresaglie; sospesero per un certo tempo la cerimonia dell'alza ed ammaina bandiera e procedettero ad. una pressante azione di polizia. Fra Sebenico e Spalato, 159 persone furono prese come ostaggi, molti di elevata condizione sociale; altre 286 furono internate in Penisola; vennero trasferiti nelle varie province italiane 1096 ebrei; furono fermate I 232 persone <322l e quelle maggiormente indiziate vennero deferite al Tribunale speciale. «Le misure prese dalle autorità civili e militari dopo i noti attentati e l'arresto di numerosissime personalità spalatine, sono favorevolmente commentate dalla grande maggioranza della popolazione. La classe operaia si rallegra nel veder colpiti 'anche i signori' che a detta loro sono direttamente od indirettamente i veri responsabili dei


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disordini verificatisi a cagione della propaganda anti-italiana clandestinamente da essi condotta; l'elemento i~tellettuale è disorientato e, a quanto pare, comincia a comprendere l'errore commesso nell'aver ostacolato ogni possibile collaborazione con le nostre autorità, nella speranza di un prossimo ritorno di Spalato alla Croazia>> <323l.

Il coprifuoco, anticipato alle 17, venne esteso a tutti i comuni della provincia di Spalato <324l ed il prefetto Zerbino ordinò che restassero «nelle proprie abitazioni a disposizione della pubblica sicurezza tutti coloro çhe non sono nati nei territori annessi al Regno d'Italia e che sono immigrati nel territorio di questa provincia dopo il 6 aprile anno corrente. È fatta eccezione a tale obbligo per i cittadini italiani e per i componenti il corpo consolare» <325>. Si trattava di una forma non usuale di arresti domiciliari che rimase in vigore sino al 6 dicembre <326> consentendo alla questura di vagliare la posizione di migliaia di persone rifugiatesi negli ultimi mesi a Spalato sia per sfuggire ai massacri nell'interno della Croazia sia quali infiltrati oppure emissari di organizzazioni sovversive o irredentistiche croate. Fatto breccia nel muro dell'omertà, esecutori e mandanti de\ vari attentati furono identificati ed in gran parte arrestati <327>. Al successo delle forze dell'ordine probabilmente contribuirono i consistenti premi in danaro messi a disposizione dal prefetto Zerbino, la maggiore disponibilità della popolazione a collaborare e, non ultimo, il rafforzamento delle strutture di polizia. A fine novembre il Governatore ottenne da Roma l'assegnazione di un fondo annuale di lire 300 mila perché <<la inevitabile mancanza di coesione del servizio fiduciario affidato alle varie prefetture, hanno reso necessario istituire presso questo Governo un servizio del genere che a mezzo di abili informatori consenta di seguire l'attività dei singoli e dei gruppi eterogenei esistenti nei punti nevralgici della Dalmazia[ .. .]. Tale servizio è affidato alla Direzione generale di polizia di questo Governatorato e ad esso è 5tato preposto il vice-questore comm. dott. Agnesina Vincenzo» <328l. Inoltre, il ministero dell'interno, pur non accogliendo la proposta di Bastianini, dettata dalla esperienza di quei mesi, di costituire alle dirette dipendenze del Governatorato una divisione speciale di polizia <329l nei primi mesi del 1942 inviò in Dalmazia un reparto mobile motorizzato, dotato anche di mezzi nautici <330l. ·Dopo gli attentati della prima decade di novembre, la situazione si andò rasserenando, pur con qualche manifestazione di carattere irredentistico o sovversivo come l'esplosione di una bomba in aperta campagna <331 >ed il ritrovamento di armi e di bombe sotto il pavimento della mensa dei sottufficiali del 51 ° reggimento di fanteria <332l; vi furono anche sabotaggi in stabilimenti industriali che, pur trovandosi immediatamente di là dal confine


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erano integrati nell'economia di Spalato. La sera del 14 novembre, nel cementificio Maidan vennero fatte esplodere due bombe nei pressi della sottostazione elettrica <333l e tre giorni dopo, nello stesso complesso industriale, fu «incendiato ed è rimasto completamente distrutto il deposito della nafta degli olii lubrificanti)) <334 l . Nessun danno ai macchinari per cui il lavoro non venne interrotto ma era pesante la distruzione «della notevole_scorta lubrificanti e combustibile liquido che vi si trovava precedentemente alla occupazione e che dovrà essere ricostituito per non interrompere la produzione del cemento» <335>. A parte questi episodi, l'attività sovversiva progressivamente, ripiegò sulle scritte murali e sulla diffusione di manifestini.

LA SITUAZIONE A FINE NOVEMBRE - IL CONTROLLO DEL CONFINE TERRESTRE E MARITTIMO Anche se le personalità del mondo croato spalatino avevano formalmente espresso la volontà di collaborare con le autorità italiane, per il Governatore, queste manifestazioni, pur se apprezzabili, non erano «tali da far ritenere che quel diffuso senso di antitalianità, così nettamente avverti.t o in questi mesi di Governo, stia per scomparire» <336>. Non sottovalutava nemmeno l'influenza che il sovversivismo aveva sull'animo della popolazione perché, a suo giudizio, «i comunisti sono la sola frazione operante dell'antitalia, ad essi si guarda con simpatia da parte di circoli spalatini che niente hanno a che fare col partito comunista» <337>. M a , in questa analisi, non escludeva il preoccupante dubbio di <<tma solidarietà ustascia-comunista che sembrerebbe a prima vista impossibile e contro natura» <338>. Preoccupazioni giustificate tanto che, con la seconda metà di novembre, il Governatore, sensibilizzato alla situazione, ammetteva che «sotto un certo aspetto, vorrei, anzi, affermare che la situazione si è mantenuta in questo periodo di tale calma da riuscirmi perfino sospetta» C339l. Inoltre, segnalava a Roma quanto fosse difficile liberare Spalato dalla presenza dell'elemento comunista, mancando· un'adeguata sorveglianza del confine, e su questo punto, che coinvolgeva le autorità militari, r ichiamò l'attenzione della Presidenza del Consiglio dei ministri perché «le condizioni dei confine sopra esposte e la stagione invernale iniziatasi quanto mai dura specialmente per le popolazioni della zona confinante coi territori annessi alla Dalmazia, non mi consentono di guardare con eccessivo ottimismo al prossimo avvenire» 0 40>.

li problema della permeabilità della front iera e ra noto anche alle autorità militari, ed il comando del VI Corpo d'armata nella sua "Situazione a


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fine dicembre 1941-XIX", in relazione a casi di brigantaggio nella zona di Chistagne (provincia di Zara) che definiva endemici, ne individuava le cause oltre che nella miseria della popolazione nella «facilità di infiltrazione di elementi ribelli provenienti dalle zone di oltre frontiera» C341 l. Anche nella provincia di Cattaro, con la seconda metà di novembre, si avvertì un peggioramento della situazione a causa delle infiltrazioni di ribelli montenegrini specialmente nelle zone di Kameno e Mandici. In queste località vennero compiuti sabotaggi se non con la connivenza certamente con la passiva acquiescenza della popolazione locale, tanto che il prefetto Scassellati adottò «più severe precauzioni in collaborazione tra autorità civili e militari facendo fra l'altro arrestare capovilla suddetti comuni» <342l. La situazione sembrò normalizzarsi con una certa facilità anche perché «in numerosi paesi e frazioni popolazione si è spontaneamente offerta collaborazione [sic] con nostra autorità» <343l. Questa disponibilità, almeno per un certo periodo, fu una caratteristica della provincia di Cattaro, dove gli abitanti erano portati ad assecondar~ le autorità italiane, forse perché t imorosi dei ribelli montenegrini ma anche perché, in quelle zone, a differenza da Spalato, da Sebenico, non vi era stata una lo.tta di nazionalità e, nel retroterra culturale e psicologico della popolazione, mancavano risentimenti o rancori. In tal modo il prefetto di Cattaro· potè c~:mtrollare abbastanza agevolmente la situazione mentre si trovò in concrete difficoltà con i ribelli montenegrini che, favoriti dallo scarso numero di uomini a disposizione dei comandi militari, dalla limitata consistenza dei presidi quasi sempre isolati, da un terreno accidentato ed impervio, erano in grado di superare facilmente il confine. Anche la possibilità di trovarsi improvvisamente senza alcun contatto con Zara deve esser stata valutata da Scassellati e, in previsione di possibjli interruzioni nelle comunicazioni telegrafiche e telefoniche, aveva chiesto più volte l'assegnazione di una stazione radio con il relativo personale per assicurarsi il collegamento con il Governatore nei casi di emergenza <344) . Ai primi di dicembre Bastianini si recò a Cattaro. Partì in volo da Zara, fece scalo a Spalato dove visitò la prefettura, il ritrovo della G. I. L., passò in rassegna alcuni reparti della 'Cacciatori delle Alpi' ed il 29° battaglione 'M', concludendo il pomeriggio fra i degenti dell'ospedale militare <3 45 >. La mattina dopo, sempre in volo, accompagnato dal prefetto, dal f'ederale, dall'ammiraglio Antonio Bobbiese, fatto scalo a Lissa, visitò l'isola ed infine raggiunse Teodo nelle Bocche di Cattaro, accolto dal prefetto Scasscllari e dall'ammiraglio Secchi (346). A Cattaro, ispezionò il refettorio dell'Ente comunale d'assistenza, presenziò alla distribuzione di pacchi-dono ai più bisognosi, assistette ad una esercitazione di marinarett i della G . I. L., riservando


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il pomeriggio alla visita dell'arsenale di Teodo <347) che in quel momento dava lavoro a circa duemila persone fra maestranze ed impiegati <34S>. L' Arsenale di Teoclo e l'Opificio vestiario di Perasto, ambedue gestiti dalla R. Marina , oltre ad uno stabilimento per la produzione di glicerina e di saponi a conduzione privata, rappresentavano i poli dell'economia della provincia. In quei giorni le autorità locali erano preoccupate per la probabile chiusura degli stabilimenti militari, con le conseguenti ripercussioni economiche facilmente sfruttabili a fini politici. Già a fine settembre il ministero della marina aveva segnalato alla Presidenza del Consiglio dei ministri che l'Arsenale di Teodo, fino a quel momento, era stato utilizzato soprattutto per rimettere in efficienza il naviglio militare ex-jugoslavo o per approntarne il trasferimento in Penisola, ma faceva presente che «altri lavori del genere e vari lavori di carenamento [... ]potranno alimentare la mano d'opera attualmente assunta per altri due mesi circa [._. .] . Successivamente a questi due mesi, la potenzialità di lavo_ro ed il volume delle maestranze cieli' Arsenale di Teodo risulteranno notevolmente esuberanti nei confronti delle limitate esigenze marittime locali» <349>. Analoga situazione si prospettava per l'Opificio di Perasto - circa centocinquanta dipendenti_- che aveva notevole potenzialità produttiva, purché fosse garantita la disponibilità della . materia prima, che poteva esser fornita solo dall'Italia <350>. Pochi giorni dopo la visita del Governatore, la silUazione a Cattaro peggiorò in quanto «i ribelli, sempre più numerosi, riforniti di mezzi, fatti arditi dalla forza fin qui inadeguata ·dei nostri presidi dislocati nella terza zona demilitarizzata e da qualche parziale successo conseguito, hanno intensificato la loro attività non solo ai margini della provincia, ma nello stesso territo1:io delle Bocche>><351 >. Infatti 1'8 dicembre quindici finanzieri e sette soldati, che costituivano la forza del paese di Lablan Do , vennero attaccati e catturati, mentre un battaglione di scorta ad una colonna che portava viveri e vettovagliamento a Crkvice (Chiesette) fu impegnato in un duro scontro da circa quattrocento ribelli attestati in un vecchio fortino austro-ungarico che dominava la strada. L'azione a fuoco , durata alcune ore, causò, agli italiani, sei morti, fra cui un ufficiale, e trenta feriti, ed i ribelli lasciarono sul terreno una trentina di uomini <352>. Bastianini, riferendo a Roma, avvertiva ancora una volta che «prefetto predetto [di Cattaro - n.d.a.J continua segnalarmi opportunità rinforzare presidi terrestri assegnazione campo aviazione Gruda mezzi aerei vigilanza da parte unità navali adeguate» c353>. La richiesta di una maggiore vigilanza da parte della !')làrina militare, probabilmente, andava posta in relazione alle sempre più frequenti segnalazioni - dalla seconda metà cli settembre in poi - di sommergibili nemici


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lungo la costa dalmata C354>. Alla fine di novembre, il comando carabinieri della Dalmazia aveva informato che, secondo fonte fiduciaria, «di recente un sommergibile inglese avrebbe sbarcato tra Budva ed Antivari un ex-capitano jugoslavo - certo Vovodié - [... ] un inglese ed un russo i quali avrebbero al seguito radio trasmittenti e molto denaro per finanziare i ribelli del Montenegro ed alimentare il movimento» <355>. Questa informazione integrava altre voci raccolte ai primi dello stesso mese per cui «in Spalato e dintorni vi sarebbero emissari inglesi travestiti da ufficiali italiani. Essi sarebbero sbarcati da un sottomar.ino sulla costa di qualche isola dalmata» <356). Il problema dei sommergibili inglesi in Adriatico sì era posto sin dai primi giorni dell'oçcupazìone del litorale dalmata. Già il 19 aprile Superesercito, riportando alcuni dati ricevuti da fonte tedesca, aveva fatto presente a Supermarina ed al S.I.M. che «secondo dichiarazioni marinaio croato lungo costa Spalato ed altri punti si troverebbero basi sommergibili inglesi [ ... ] questi punti di appoggio vennero organizzati da molto tempo da agenti inglesi» <357>. Non era qu.indi improbabile che in qualche località delle isole dalmate esistessero dei punti d'approdo per mezzi subacquei nemici. Probabilmente, a questa organizzazione clandestina, si appoggiò il sommergibile Triumph che, il 20 settembre, sbarcò sulla costa montenegrina nei pressi di Castellastua (Petrovac na moru) fra Budua e Antivari, il capitano inglese D.T. Hudson, il maggiore Zaharije Ostojé, il maggiore Mirko Lalatovié ed il sottufficiale Veliko Dragicevié con due apparecchi radio e molto denaro <358l. Era la prima missione inviata da Londra sul territorio ex-jugoslavo tramite il S.O.E. (Special Operations Executive - Speciali Operazioni Esecutive), per consentire al Governo inglese un orientamento su quanto stava .accadendo nell'interno della Balcania e sugli intendimenti di Mihajlovié. In quei momenti, per i comandi inglesi, Tito era ancora uno sconosciuto. Anche se in seguito il S.O.E. avrebbe fatto ricorso quasi esclusivamente all'aereo per paracadutare le numerose missioni, la costa a sud di Cattaro sarebbe sempre rimasta un non difficile approdo.

23 . Dalmazia


NOTE AL CAPITOLO VI


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(1) Carlo Bozzi - Oltre la disfatta - Edizioni Delfino - Milano - pag. 62 e seg. Giuseppe BASTIANINI (Perugia 1899-Milano 1961) - Laureato in scienze agrarie. Ufficiale di fanteria - Combattente nel 1918 come sottotenente - Vice-segretario nazionale del Partito Fascista (novembre 1921-marzo 1924) - Deputato al Parlamento per la XXVII Legislatura {1924-1927) - Sottosegretario di Stato per l'economia nazionale (novembre 1926-maggio 1927) Inviato straordinario e ministro plenipotenziario di I classe a Tangeri (23 giugno 1927) - Trasferito, quindi, ad altre sedi - Sottosegretario di Stato al ministero degli affari esteri (19361939) . Ambasciatore a Londra (1939-1940) - Governatore della Dalmazia (7 giugno 1941-6 febbraio 1943) - Sottosegretario di Stato al ministero degli affari esteri (6 febbraio 1943-25 luglio 1943) - Partecipa alla seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 24 luglio 1943 come 'invitato', e vota a favore dell'ordine del giorno Grandi - Condannato a morte in contumacia dal Governo della R.S.I. - Rifugiato in Svizzera - Si ritira a vita privata. All'idroscalo di Zara, il Governatore venne ricevuto con gli onori militari. Ad attenderlo vi erano i prefetti Manlio.B1NNA di Zara; Paolo ZERBINO, di Spalato; Francesco SCASSELLATI SFORZOLINI, di Cattaro; l'ispettore del Partito fascista per la Dalmazia e segretario federale di Zara, Athos BARTOLUCCI; i federali Ferruccio CAPPI di Spalato e Celso MORVISI di Cattaro; il preside della provincia di Zara, Antonio ARNER1; il podestà di Zara, Giovanni SALCHETII DR1ou; l'arcivescovo di Zara, monsignor Pietro Doimo MUNZAN1; autorità militari e civili. "Resi gli onori militari si est formato corteo che ha percorso città imbandierata et esultante [... }. Popolazione ha continuato manifestazione·davanti sede Governatore (Palazzina Milio n.d.a.) che ha dovuto affacciarsi due vÒlte per ringraziare" (A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-43 - Posizione G.7/6 - Fascicolo 92 - Telegramma del prefetto di Zara, Manlio Binna, a Presidenza Consiglio ministri e ministeri interno ed esteri - Zara 7 giugno 1941). (2) Vedi n. I - Carlo Bozzi. (3) Il vice-ammiraglio Enrico M1LLO 01 CASALGlATE (Chiavari, 12 febbraio 1865 - Roma, 14 giugno 1930) - Senatore del Regno (1913) - Ministro della marina (29 luglio 1913 - 13 agosto 1914) - Medaglia d'oro al valor militare per l'impresa dei Dardanelli (18-19 luglio 1912) 'Comandante militare marittimo della Dalmazia e delle isole dalmate e curzolanc' (3-9 novembre 1918) - 'Governatore militare della Dalmazia' (9 novembre 1918 - 21 dicembre 1920) - Dal 14 novembre 1918 al maggio 1919 pose la sede del Governatorato, che comprendeva la Dalmazia assegnata all'Italia dal Patto di Londra (25 aprile 1915), a Sebenico. Successivamente a Zara. (Vedi: Oscar D1 G!AMBERARDINO 'L'ammiraglio Milio da/J'impresa·dei Dardanelli all(I passione adriatica' - Società Editrice Tirrena - Livorno 1950). (4) ~egio decreto 7 giugno 1941, n. 453 . Circoscrizioni delle provincie di Zara, Spalato e Cattaro ed attribuzioni del Governatore della Dalmazia - Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia - 7 giugno 1941 , n. 133 - Articolo 2. (5) Ibidem.

(6) Ibidem - Articolo 3. (7) Ibidem.

(8) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 .- Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 48 - (Telegramma n. 1545 - Da Giuseppe BASTIANINI a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 16 settembre 1941).


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Ibidem.· (felegrarnma n. 1517 · Da Giuseppe BASTIANINI a Luigi Russo, sottosegretario di Stato alla Presidenza Consiglio dei ministri· Zara, 16 settembre 1941). (9) Vedi n. 4. (10) Il Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia, con il sottotitolo in croato, nei primi tre numeri, Sluzbeni Lisi Dalmalinskog Namjesnislva e quindi Sluzbeni Lisi Dalmalinske V/ade, quindicinale, bilingue, edito dalla tipografia Enrico de ScHONFELD (Zara). Iniziò le pubblicazioni il 15 luglio 1941. L'ultimo numero uscì il I agosto 1943. Direttore responsabile sino al I O luglio 1943, il dottor Giovanni VETRANO, quindi il dottor Alberto BERNAROt. Nel 1941 uscirono dodici numefi, d i cui due doppi ed un supplemento al n. 3. Comprendevano: 6 fra leggi e decreti emanati nel Regno, 64 ordinanze e 25 decreti del Govern atore, oltre a 14 varie (avvisi, notificazioni, ecc.). Nel 1942 si ebbero venti numeri, di cui due doppi ed un numero straordinario contenente l'ordinanza 31 maggio 1942 n. 148 sullo Stato Civile. Furono pubblicati: 4 fra leggi e decreti emanati nel Regno, 139 ordinanze e 227 decreti governatoriali oltre a 180 varie. Nel 1943, tredici numeri, di cui due doppi con un decreto emanato nel Regno, 39 ordinanze e 125 decreti oltre a 127 varie. Complessivamente vennero pubblicati: 11 fra leggi e decreti del Regno, 242 ordinanze, 377 decreti, 321 varie. Le ordinanze portavano l'indicazione della data, il numero progressivo (senza interruzione a fine anno solare) ed il titolo. I decreti, la sola data ed il titolo; le varie, il solo titolo. (11) 1 dati delle superficie e della popolazione sono ripresi dalla Enciclopedia Italiana · TRECCANI (Appendice Il · 1938- 1948 • Voce Dalmazia estesa dal dottor Oscar RAND!). Un foglio senza data né firma (M.A.E .• A.S.D. • Jugoslavia 1942 . Busta 130. Fascicolo 1), dà per la Da lmazia annessa una superficie di kmq. 6109 al posto dei 5 242 della TRECCANt. In altro foglio, senza intestazione né firma, dal titolo Superficie .e popolazione delle tre zone di occupazione italiana, si hanno i seguenti dati: per la superficie, Dalmazia annessa kmq . 5 241, più Cattaro kmq. 868, con un totale di kmq. 6 I 09. Per la popolazione: Dalmazia annessa abitanti 353 000, più Cattaro 40000, per un totale di 393 000 abitanti. Una nota avverte: Censimento italiano al 31/711941-XIX. Di questo censimento non si è trovato riscontro in alcuna a ltra fonte. Giuseppe Bastianini nella 'lezione' sulla Dalmazia, tenuta il 20 maggio 1942 all'Università di Milano, assegna alla terraferma del Governatorato 320 000 abitanti ed 85 000 alle isole, ma sembra intendere tutte le isole, comprese quelle sotto la sovTanità dello Stato croato. Il prof. Villorio CALESTANI (La Provincia di Zara · Estratto dal Bol/euino della Reale Società Geografica italiana· Roma, marzo-aprile 1942-XX) in base ai dati forniti per ciascun comune dalla prefettura di Zara, assegna alla provincia di Zara un totale di 203 386 abitanti, contro i 179 858 della Enciclopedia Italiana. I comuni co mpresi in ciascuna d elle tre provincie dalmate erano i seguenti: Provincia di Zara, sulla terraferma; Zara, Benc,o vazzo, Chistagne, Nona, Novegradi, Obrovazzo, Scardona, Sebenico, Stancova:uo, Stretto, T imeto, Vodizze, Zaravecch ia, Zemonico; sulle isole: Bosava, Eso Grande, Oltre, Sale, Selve, Zlarino. In totale n. 20. - Provincia di Spalato, sulla terraferma: Spalato, Castella Inferiore, Castel San Giorgio , Castel Vittu ri, Trait; sulle isole: Blatta di Cùrzo la, Comisa, C ùrzola, Lissa, Mèleda, Solta, Vallegrande, Làgosta. In totale n. 13. • Provincia di Cattaro, tutti sulla terraferma: Cat1aro, Cartolla, Castelnuovo, Dobrota, Cruda, Perzagno, Lastua, Lustiua, Mulla, Perat.o, Risano, Sto livo, Sutorina, Teodo, Zuppa. In totale n. 15. (Da un Pro memoria di Giuseppe BASTIANINI per il generale Quirìno ARMELLINI co mandante del XV III Corpo d'armata - Allegato alla lettera n. 04092 di BASTIANINI al generale


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Mario ROATTA comandante della 2• Armata · Zara 31 marzo 1942) · (U.S. - S.M.E. • Comando 2• Armata - Busta 1T 630). (12) R. decreto-legge 18 maggio 1941, n. 452 - Sistemazione dei territori delfa Dalmazia che sono venuli a far parte integrante del Regno d'Italia - Convertito nella legge 27 aprile I 943, n. 386 • Articolo 4 · Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 1 giugno I 941, n. 133. (13) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione G.7/6-_Fascicolo 92 - (Telegramma n. IOOB - Da prefetto di Zara, Manlio B1NNA, a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 8 giugno 1941).

(14) San Marco!-Edizione di Spalato - 9 giugno 1941. Tullio CHJARJONJ - Cose di Dalmazia e dintorni - (An notazioni su fatti e notizie del momento - n.d.a.) - Sotto la data 'giugno 1941' scrive: «Quando furono affissi sui muri di Zara i manifesti bilingui del Governatore con il suo saluto alfa popolazione e con le norme per il cambio, gli zara1ini scrissero su tutli i muri: "A Zara s{ capisce l'italiano")> • In La Rivista Da/malica - Fascicolo n. 2 - Roma, aprile-giugno 1983. (15) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13 · Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 26 - (Lettera n. I 16/A.C. - Da generale Vittorio ÀMBROSIO, comandante 2" Armata a ministero della guerra. P.M. 10; 24 aprile 1941). (16) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 26 • (Appunto per il DucE - Senza data). (I 7) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941- 1943 - Posizione 1.1.13 • Fascicolo 16452 . Sottofascicolo 26 - (Leuera prot. n. 219/ A.C. - Oggetto 'Rimpatrio dalmati residenti in Italia' • Da generale Vittorio AMBROSJO comandante 2• Armata a ministero della guerra - P.M. IO, I maggio 1941).

(18) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941- 1943.- Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 26 - (Lettera prot. n. 475 - Oggctw: "Rimpatrio dalmati residenti in Italia" - Da Giuseppe BASTIANINI a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 25 giugno 1941). (19) A.C.S. • Presidenza Consiglio dei ministri . Anni 1941-1943 . Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 26 - (Lettera prot. n. 1077/10253 - Da Giuseppe BASTIANlNl a Presidenza Consiglio dei ministri . Zara 24 dicembre 1941. Nel contesto il Governatore si richiama al telegramma n. 42501 d i MUSSOLINI ai prefetti «per favorire il ritorno alfa terra d'origine degli e/ememi dalmati allontanalisi,) - Roma 11 giugno 1941). (20) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri . Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13- Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 26 - (Telegramma n. 338 - Da Giuseppe BASTIANINI a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara. 26 giugno 1941). (21) Ibidem. (22) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia . 15 lugli o 1941 - Anno I, n. I . Ordinanza 26.giugno 1941, n. 5 -Norme per l'ingresso, il cransito e l'uscila dai 1erri1ori dipendentr dal Governo della Dalmazia. (23) Ibidem • Articolo 2. (24) Ibidem - Articolo 4.


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(25) Ibidem - Ar ticolo 5. (26) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei min istri- Anni 1941-1943- Posizione 1.1.13 - Fascicolo 17884 - (Lettera da segretario generale del Governo della Dalmazia, Carlo Bozzi, a Presidenza Co nsiglio dei min istri - Zara, 7 luglio 1941). (27) A.C.S. - P residenza Consiglio dei ministri-Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 26- (Lettera prot. n. 1568 - Da Giuseppe BASTIANI NI a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara 26 lug lio I 941). (28) Ibidem. (29) Ibidem. (30) Ibidem. (31) Ibidem. (32) Ibidem. (33) Ibidem. (34) U .S. - S.M.E. - Busta 582 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 49 - P .M. 39, 20 giugno 1941, e Notiziario n. 70, punto 6- P.M. 39, 12 luglio 1941) - Vedi anche allegato n. I al presente capitolo. (35) U.S. - S.M.E. - Busta 582 - Comando VI Corpo d'arma ta - (Not_iziario n. 36- Paragrafo: 'Da fonti fiduciarie' - Lettera c) - P .M. 39, 6 giugno 194 1). (36) U.S. - S.M.E. - Busta 582 - Comando Vl Corpo d'armata - (Notiziario n. 64 - Punto 2, lettera}) - P.M. 39, 5 luglio 1941). (37) Ibidem - Punto 2, lettera e). (38) Vedi n. 34 - Notiziario n. 70 - Punto 6, lettera b). (39) U.S. - S.M.E. - Busta 582 - Comando VI Corpo d'armata - (Notii iario n. 7 l - P.M . 39, 13 luglio 1941). (40) Ibidem. (41) U.S. - S.M.E. - Busta 582 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 101 - P .M . 39, 12 agosto 1941). (42) Lettera all'autore (IO ottobre 1978) di Athos BARTOLUCCJ - «li commissariato cessò con la nomina di BASTIANIN/. Non vi furono scambi di consegne. Mi congedai a Spalalo dal gen. DALM11zzo, comandante il 6° Corpo d'armata il giorno avanti l'arrivo di BASTIANtNt a Zara». Id. · Lenera 9 febbraio 1978 - «Purtroppo non fu possibile collaborare con il Governato· re BASTIANINI data la opposta .veduta e impttstazione dei problemi. Lui porrò in Dalmazia una piccola corre di funzionari regnicoli, squadrisri di Milano, di Roma f. ..] rirenendo così di avere in py_gno il territorio e di demolire le resisrenze ideologiche e nazionali esis;e111i f. ..} invece di renere lontani quanti più peninsulari fosse possibile data la loro ignoranza delle usanze. delle rradizioni, della lingua parlata e scriua da la maggioranza della popolazione dopo ta/'l(i anni di dominio jugoslavo e dei problemi».


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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(43) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione I .I. 13 - Fascicolo 16452. Sottofascicolo 27/1 • (Lettera da Giuseppe BASTIANINI a Luigi Russo; sottosegretario di Stàto alla Presidenza del Consiglio dei ministri · Zara, 13 settembre l 941). (44) A.C.S . . Presidenza Consiglio dei ministri · Anni 1941-1943. Posizione 1.1.13 • Fascicolo 16452. Sottofascicolo 26/2 • (Lettera prot. n. 4703 • Da Giuseppe BASTIANINI a Luigi Russo, sottosegretario dì Stato alla Presi(;lenza del Consiglio dei ministri - Zara 21 maggio 1942). (45) Ibidem. (46) San Marco! - Edizione di Spalato· 19 giugno 1941. (47) San Marco! • Edizione di Spalato · 20 giugno 1941. (48) U.S. · S.M.E. - Busta 582 · Comando VI Corpo d'armata· (Notiziario n. 48 · P.M. 39, 19 giugno 1941). (49) U.S. - S.M.E. • Busta 582 • Comando VI Corpo d'armata· (Notiziario n. 50 • Punto 1, lettera a)· P.M. 39, 21 giugno 1941). (50) U.S. • S.M.E .. Busta 583 • Comando VI Corpo d'armata- (Notiziario n .. 93 · Punto 1, lettera a). P.M. 39, 4 agosto 1941). (51) U.S. - S.M. E.• Busta 582 · Comando VI Corpo d'armata · (Notiziario n. 67. Paragrafo: 'Sebenico'· P.M. 39, 9 luglìo 1941). (52) U .S.-S.M.E. · Busta 582 - Comando VI Corpo d'armata · (Notiziario n. 74 • Paragrafo: 'Clìssa' - P.M. 39, 16 luglìo 1941). (53) Vedi n. 49. (54) U.S .. S.M.E. • Busta 582 · Comando VI Corpo d'armata· (Notiziario n. 72 • P .M. 39, 14 luglio 1941). (55) Ibidem. (56) Vedi n. 49 · Punto 1, lettera a). (57) U.S .. S.M.E.• Busta 583 ~ Comando VI Corpo d'armata· (Notiziario n. 1()0 • P.M. · 39, 11 agosto 1941). (58) Vedi n. 49 · Punto I, lettera b). (59) U .S .. S.M.E .• Busta 582 · Comando VI Corpo d'armata· (Notiziario n. 76. Paragrafo: 'Da fonti fiduciarie'· Punto 2 • P.M. 39, 18 luglio 1941). (60) M.A.E. - A.S.D.. Jugoslavia 1943 · Busta 138 · Fascicolo I • (Relazione non firmata - Compilata probabilmente da un funzionario croato, con l'addetto commerciale dott. Tito LoMBARDOZZJ, e diretta a un 'Signor Ministro', non identificato· Contiene un'ampia sintesi degli accordi commerciali fra l'.ItaEia e lo Stato di Croazia, con varie tabelle analitiche digeneri merceologici, quantità, valore in moneta, scambiati fra i due paesi· Datata, luglio 1943). (61) M.A.E. · A.S.D . . Jugoslavia 1941 · Busta 126 · Fascicolo I· (Ver'2._ale non firmato della riunione plenaria della Commissione economica permanente italo-croata . Roma 23-25 gi~gno 1941). · (62) Vedi n. 60. (63) Ibidem.


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(64) U.S. - S.M.E. - Busta 854 - Comando 2• Armata - (Foglio n. 3245/ AC - Segreto Oggetto: 'Accordo italo-croato per l'abolizione delle lince doganali ' - Dal Capo di S.M. della 2' Armata, generale Ettore DE BLASJO ai corpi d'_armata dipendenti , alla intendenza, al comando della Guardia di finanza - P.M. IO, 30 ottobre 1941). (65) Ibidem - Allegato A. - Paragrafo Il: 'Approvvigionamenti della popolazione civile A) Dalmazia italiana ' . Non è escluso che su questo accordo abbia influito la visit.a fatta a Zagabria, in forma privata, da Giuseppe BASTIANINI che si recò nella capitale croata il 22 ottobre 1941 ed ebbe un colloquio con PAVELlè- (M.A.E. - A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 125 - Fascicolo 1/D- Telegramma n. 085 - Da ministro CASERTANO a ministero affari esteri - Zagabria, 31 ottobre 1941). In quei giorni si trovò a Zagabria anche il ministro Luca P1ETROMARCHI per la firma del trattato con la Croazia relativo alle frontiere del Montenegro. Ebbe qua!lro colloqui con PAVEu è , sui quali riferì con la Relazione del viaggio compiuto dal ministro P1ETROMARCHI nei giorni 25, 26, 27 ollobre 1941-XIX - (M.A.E .. - A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta I 10- Fascicolo I). (66) Ibidem. - Articolo l, comma secondo dell' accordo. (6.7) U .S. - S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Foglio n . 2926/AC- Segreto - Oggetto: "Accordi per forniture militari" -Trasmesso per ordine del Capo di S.M. del Corpo d'armata dal sotto capo di S.M., tenente colonnello R. CASTAGNOU, ai comandi delle divisioni dipendenti e comandi vari - P.M. 39, 23 novembre l941). In allegato, Determinazione della Commissione economica p_ermanente per la esecuzione dell'accordo di Zagabria del 27 ottobre 1941 - Fiume, 16 novembre 1941.

A capo dell'ufficio per il coordinamento degli approvvigionamenti venne nom inato l'avv. BELAMARtè di Fiume. (68) M.A.E. - A .S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 1IO - Fascicolo 2 - (Da ' Gabinetto Affari Politici-Croazia' - 'Appunto' non firmato - Per il. ministro Galeazzo CIANO - Capo VIII - Collaborazione economica - Roma, 14 dicembre 1941).

Id. - Dal Verbale della riunione italo-croata svoltasi a Venezia lunedf 15 dicembre 1941XX risulta che da parte italiana erano presenti: Galeazzo CIANO, Conte Giuseppe VOLPI 01 M1. SURATA , presidente della Commissione economica p ermanente , ministro Luca P1ETROMARCH1 , ministro d'Italia a Zagabria Raffaele CASERTANO. Da parte croata: Ante P AvEu C, Mladen LoRKOV tè ministro degli affari esteri , Vladimir KosAK ministro delle finanze, Mirko PuK ministro della giustizia, Stjepo PERtè ministro d i Croazia a Roma. Il punto 4) del verbale riporta: «Per agevolare gli approv vigionamenti in Dalmazia viene chiesto da parte italiana che sia lasciato libero il passaggio di merci senza registrazione e senza formalità dalla Croazia in Dalmazia e viceversa fino a quando non saranno costituiti g(i Uffici misti di Registrazione in via d'organizzazione. Il Poglavnik ha daco ordirie che i doganieri croati ricevano istruzioni di lasciar passare le merci senza limitazione né formalità».

(69) U.S. - S.M.E. - Busta 1264 - Co mando VI Corpo d 'armata - (Allegato al foglio n. 1588/AC - P.M. 39, 9 febbraio 1942. - Commissione eçonomica italo-croata. III riunione plenaria (28-31 gennaio /942). Accordo per il regolamento delle compensazioni dirette per i rifornimenti delle regioni del Fiumano e della Dalmazia - Roma, 31 gennaie 1942). (70) Ibidem. (7 1) A .C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizio ne l. J. J3 - Fascicolo 16542 - Sottofascicolo 13 - (Lettera prot. n. 246- Da Giusep pe BASTIANl NI a ministero delle finanze, direzione generale delle dogane - Zara, 18 giugno 1941).


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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(72) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - 15 luglio.1941 - Anno 1, n. l - Ordinanza 24 giugno 1941, n. 4 • Esenzione dai dirilli doganali di generi di largo consumo provenJenti dalla zona franca del Carnaro o dai territori dell'ex Regno di Jugoslavia od uscenti dalla zona franca di Zara. (73) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - l agosto 1941 - Anno I, n. 2- Ordinanza 27 luglio 1941, n. 18 - Esenzione dai diritti doganali di al~uni generi provenienti dalla zona franca del Carnaro o dai territori dell'ex-Regno di Jugoslavia od uscenti dalla zona franca di Zara. (74) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - 15 agosto 1941 - Anno I, n. 3 - Ordinanza I agosto 1941, n. 18 - Esenzione dall'imposta sul traffico e abolizione dell'imposta di lusso. (75) A.C.S .• Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943. Posizione 1.1.13 . Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 41 • (Telegramma n. 1328 • Da Giuseppe BASTIANINI a Luigi Russo, sottosegretario di Stato alla Presidenza Consiglio dei ministri - Zara 29 agosto 1941). (76) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri -Anni 1941-1943. Posizione 1.1.13. Fascicolo 16452. Sottofascicolo 41 - (Lettera prot. 303719. Da ministero delle finanze. Ragioneria generale dello Stato a Presidenza Consiglio dei ministri - Roma, 19 settembre 1941). (77) Vedi n.75.

(78) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 • Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 72 - (Relazione di Giuseppe BASTIANINI alla Presidenza Consiglio dei ministri. Zara 28 ottobre 1941). (79) Ibidem. (80) Ibidem. (81) A.C.S .• Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13. Fascicolo 16452 ·_ (Sintesi di vari documenti) - Vedi anche allegato n. 7 al presente capitolo. (82) Giornale di Dalmazia · n. 88 • Zara, 14 aprile 1942 - Dal discorso di Giuseppe BAte~uto a Zara nel primo anniversario dell'annessione della Dalmazia - Paragrafo: •Alimentazione'.

STIANINI

Vedi n, l • Carlo Bozzi· pag. 67. (83) Ibidem - Nel suo discorso BASTIANINJ dice: «li contributo alimentare che le altre province del Regno danno ai ierritori della Dalmazia è rispecchiato nelle seguenti cifre mensili: farina ql. 20 000; generi da minestra ql. 5 900; grassi ql. 550; salumi ql. 300; formaggi ql. 285; cruscami ql. 500 oltre la concessione di un contingente speciale di importazione di legumi (piselli, fagioli, lenticchie) per un totale di ql. 8 250. /I valore complessivo è di circa 11 milioni di lire. Se a questo valore si aggiunge quello di altri prodotti alimentari come frutta, ortaggi, vini tipici, marmellata, conserve alimentari, latte condensato ed altro, il valore complessivo delle forniture sdle ad oltre 13 milioni di lire» • Vedi anche allegato n. 7 al presente capitolo. (84) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia· I agosto 1941 • Anno I, n. 2- Ordinanza, 23 luglio 1941, n. 14 • Disciplina della produzione, della lavorazione e del mercato del pesce nelle provincie di Zara e di Spalato; divieto di esportazione fuori dai confini delle provincie stesse e requisizione del prodotto finito. (85) Vedi n. 78.


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(86) Ibidem. Dalla Statistika Morskog Ribarstva del 1939, edita dalla direzione delle comunicazioni marittime del ministero per le comunicazioni della Jugoslavia, la produzione del pescato in quell'anno - uno dei meno favorevoli - compresi anche i crostacei, fu di 6 300000 kg. Con la ripartizione della Dalmazia, a quella annessa all'Italia, andò un.a produzione di circa 4 500 000 kg, per un valore fra i 20/25 milioni di dinari, pari a 6/7 milioni e mezzo di lire al valore del 1941. Nel 1939 in tutta la Dalmazia esistevano 20 stabilimenti conservieri in attività. Di questi, circa due terzi vennero a trovarsi nel territorio annesso all'Italia. In tale territorio si ded.icavano professionalmente alla pesca circa 2 000 pescatori. Altri l O000 erano contemporaneamente pescatori-agricoltori-marinai, con circa 4 200 barche a vela e un centinaio a motore. Nel 1942 la pesca costituiva il principale prodotto d'esportazione del Governatorato della Dalmazia. La Croazia ne importò per un valore pari a kune 14038 898, cioè circa 5 milioni di lire. Nei primi sei mesi del 1943 l'esportazione in Croazia fu solo di 2035410 di kune. (Dati da uno studio del dottor Bruno CoCEANI, commissario generale per la pesca, pubblicato su li Piccolo di Trieste, riprodotto dal San Marco!, quotidiano di Zara, del 13 agosto 1941, e dalla relazione sui rapporti commerciali con lo Stato di Croazia di cui al n. 60 delle presenti note). Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia- 15 luglio 1941 - Anno I, n. I - Ordinanza IO luglio 1941, n. 9 - Norme per la ripresa delle attività degli istituti di credito, casse di risparmio e istituti assicurativi. Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - I agosto 1941 - Anno I, n. 2 - Ordinanza 26 luglio 1941, n.17 - Esenzione dai diritti di dogana dei barili di legno destinati alla salagione del pesce e del relativo materiale di fabbricazione. (87) Vedi n. 78. (88) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - 15 luglio 194 I - Anno I, n. I - Ordinanza IO luglio 1941, n.9 - Norme per la ripresa delle altività degli istituri di credito, casse di risparmio e istituti assicurativi. (89) I prelevamenti erano consentiti solo alle persone residenti nei territori annessi, nelle seguenti misure: sino a L. 800 mensili per i depositi non superiori a lire 10000 - Per i depositi sino a 40000 lit., lit. 800 più il 2 per cento sulle quote eccedenti le prime 10000 lire - Per i depositi eccedenti le lire 40000, lire 800 sulle prime 10000, 2 per cento sulle successive 30000 lire, I per cento sulla rimanenza sino al massimo di 600 mensili. ·Erano consentiti prelevamenti per cifre superiori in base a documentate esigenze di pagamento, come salari, imposte, tasse, fitti, alimenti, spese di carattere straordinario. (Vedi n. 88). · (90) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941 -1 943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 19 - (Telegramma n. 760 - Da Giuseppe BASTIANINI alla Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 14 luglio 1941) - Vedi anche allegato n. 5 al presente capitolo. (91) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941- 1943 - Posizione 1.1.13 . Fascicolo 16452 - Sottofascieolo 72 - (Relazione di Giuseppe BASTIANINI alla Presidenza Consiglio dei ministri - Zara 28 ottobre 1941). (92) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941 -1943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 58 - (Lettera prot. n. 74 - Oggetto: "Sistemazione economica degli ufficiali e sottufficiali di carriera ex-jugoslavi" - Da Giuseppe BASTIANINI a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, IO ottobre 1941). · (93) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni J94l-!943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 34 - (Lettera prot. n. 1900- Da Giuseppe BASTIANINI a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 6 agosto 1941). (94) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 194 1-1943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 68 - (Lettera prot. n. 7449 - Oggetto: ' ' Aumento emolumenti al


Problemi ed iniziative del Go vernatore Bastianini

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pèrsonale del comune" - Da Giuseppe BASTIANINI a Presidenza Consiglio dei ministri- Zara, 3 ottobre 1941). BASTlANlNI chiede l'estensione degli aumenti al personale dei comuni perché «mi sembrerebbe equo fare a questi ultimi lo stesso trattamento usato per il personale statale» ma avverte che la «situazione finanziaria dei bilanci comunali non consente di far fronte all'onere». Dai documenti, le ultime notizie in relazione a questa richiesta, arrivano al 6 aprile 1942 ma non se ne conosce l'esito. (95) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 58 - (Lellera prot. n. 252282 - Da ragioneria generale dello Stato al Governatore della Dalmazia - Roma, 30 marzo 1942). (96) Ibidem. (97) A.C.S. - Presidenza Consigliò dei ministri - Anni 1941 -1943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 91 - (Lettera prot. n. 2001 I - Dal minfatro per le finanze Paolo THAON DI REVEL a Giuseppe BASTIANINI - Roma, 5 gennaio 1942). (98) O. NARDI (pseudonimo di Oscar RAND!) - / sessanta giorni di vita del Commissariato civile per la Dalmazia - In La rivista Dalmatica - Fascicolo 2/3 - Zara, settembre-novembre 1941 . (99) Regio decreto 8 luglio 1938, n. 1415 - Approvazione dei testi della legge di guerra e della legge di neutralità- In supplemento alla Gazzella Ufficiale del Regno d'Italia - 15 settembre 1938, n. 211 - Modificato dalla legge 16 dicembre 1940, n. 1902. ( I 00) Regio decreto JO giugno J 940, n. 566 - Applicazione della legge di guerra nei territori dello Stato compresi quelli dell'Africa italiana e dei Possedimenti - Gazzetta Ufficiale del Reg°no d'Italia - 15 giugno 1940, n. 140. (101) Vedi n. 99. - L'ar1icolo 6 disponeva che: «L'applicazione della legge di guerra, ordinata a norma degli articoli precedenti, si estende di diritlo al territorio occupato dalle forze armate dello .Stato, salvo che il provvedimeIlio che ne ordina l'applicazione disponga altrimenti». (102) La Commissione consultiva per il diritto di guerra venne istituita con regio decreto, 15 dicembre 1938, n. 2091 - Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 31 gennaio 1939, n. 25 - La commissione era presieduta dà Dino GRANDI e composta di un vice-presidente; di un rappresentante dei ministeri degli esteri, interno, Africa italiana, grazia e giustizia, finanze, guerra, marina, aeronaucica, comunicazioni; di un rappresemantc della Commissione suprema di difesa , di uno del Comando generale della M. V.S. N., nonché di uno o più professori o cultori di diritto imernazionale. La commissione era alle dirette dipendenze d i MussouNc, quale Capo del Governo. Con decreto del DucE, 27 giugno 1940, la commissione divenne anche organo di consulenza deflo Stato Maggiore Generale per lo studio la risoluzione dei problemi che avevano attinenza con

e

il diriClo di guerra. Compici della commisione erano: pareri sulle questioni relative al diritto della guerra terrestre; maritcima cd aerea e su ogni altra quescione giuridica concernente la condoua della guerra nei rapporti con i belligeranti o i neutrali, ovvero su situazioni determinate ·aa particolari emergenze; proporre ai ministri competenti, cramite la Presidenza del Consiglio dei ministri, l'adozione di atti o provvedimenti legislacivi o regolamentari, di istruzioni o di altri alti amministrativi necessari e di predisporre i relativi disegni di legge; proporre i provvedimenti per il coordinamento delle auribuzioni ed auività demandate alla ordinaria competenza dei vari'ministeri, comandi, uffici, enti; raccogliere documenti, atti, pubblicazioni ed ogni altro maceriate necessario all 'espletamento dei suoi compiti.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

(103) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri-Anni 1941-1943 -Posizione G.7/1 -(Riferimento in lettera prot. 328 - Oggetto: "Stato di guerra con la Jugoslavia" - Da Dino GRAN· DI, presidente della commissione consultiva per il diritto di guerra, a Presidenza Consiglio dei ministri - Roma, 28 maggio 1941). (104) Ibidem.

(105) Ibidem. (106) Ibidem.

(107) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione G.7/1 - Fascicolo 17128 - (Lettera prot. n. 376 - Oggetto: "Estensione delle disposizioni della legge di guerra relative al trattamento dei beni nemici nei territori annessi all'Italia" - Da Dino GRANDI, presidente della commissione consultiva per il diritto di guerra, a Presidenza Consiglio dei ministri - Roma, 2 giugno 1941). (108) Ibidem. (109) Ibidem. (110) Ibidem.

(111) Vedi n. 103. (112) Vedi n. 107. (113) Ibidem.

(114) Ibidem. - La lettera del 2 giugno 194 1, porta in allegato il testo d_ella Relazione illustrativa dello schema di R. decreto concernente la pubblicazione, nei territori ex-jugoslavi annessi all'Ita(ia, dei testi della legge di guerra e di neutralità, e relaLive modificazioni, e di altre disposizioni riguardanti i beni nemici e i rapporti con le persone di nazionalità nemica - Non riporta, invece, gli articoli. (115) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri -Anni 1941-1943 - Posizione G.7/1 - Fascicolo 11897 - (Riferimento in lettera prot. n. 773 - Oggetto: "Schema dì R. decreto concernente la pubblicazione nei territori ex-jugoslavi annessi all'Italia dei testi della legge di guerra e di neutralità e relative modificazioni" - Da Dino GRANDI, presidente della commissione consultiva per il diritto di guerra, a Presidenza Consiglio dei ministri - Roma, l luglio 1942). (116) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri- Anni 1941-1943 - Posizione G. 7/1 - Fascicolo I 1897 - (Lettera prot. n. 9866 - Oggetto: "R. Decreto concerente la pubblicazione nei territori ex-jugoslavi annessi all'Italia, dei testi della legge di guerra e di neutralità e relative modificazioni" - Da Vittorio CtNI, ministro per le comunicazioni, a Presidenza Consiglio dei ministri con annessa memoria su Disposizioni concernenti le persone di nazionalità ex jugoslava - Roma, 28 giugno 1943). (117) Ibidem. - Il ministero delle comuniclizioni, in una accurata analisi, faceva presente che applicando al naviglio il «solo criterio della sede degli enti proprietari, alla bandiera iLaliana verrebbero attribuite 54 navi di stazza superiore a 300 tonnellate lorde per una stazza complessiva di 115030 tonnellate; mentre alla bandiera croata ne verrebbero attribuite 38 per 141565 tonnellate ed a quella momenegrina una per 2 390 tonnellate. Qualora invece, pur riconoscendo i diritti di proprietà degli ex-jugoslavi che hanno titolo ad acquistare la nazionalità (recte: cittadinanza) italiana, croata o montenegrina, l'assegnazione venisse fatta sulla base dei porti d'iscrizione delle navi, tutto il tonnellaggio passerebbe alla bandiera italiana, salvo 5 navi per tonn. lorde 5 784 che passerebbero alla bandiera croata perché inscritte nei porti croati».


Problemi ed iniziative del Governatore Bastia11i11i

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(118) A.C.S. - Presiden:za Consiglio dei ministri -Anni 1941-1943 -Posizione I.I .13- Fascicolo 16452 - Sottofascicoho 31/1 - (Telegramma n. 845 - Da Giuseppe BASTIANJNI a Presidenza Consiglio ministri - Zara, 20 luglio 1941). Il giorno dopo, 21 luglio 1941, la Presidenza del Consiglio dei ministri, diramava il seguente telegramma n. 54890; «Il DucE ha ordinato che tu lii i ministeri interessati a/l'accoglimento di richieste da parte del Governatore della Dalmazia provvedano con assoluta urgenza. In particolare sia eseguita immediata assegnazione tulio personale richiesto. Pregasi assicurare - S0t1osegretario di Stato Russo». (M.A.E. - A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 125). (119) U.S. - S.M.E. - Busta 582- Comando VI Corpo d'armat a - (Notiziario rt. 66 - Punto 4): 'Sebenico' - P.M. 39, 8 luglio 1941). (120) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri-Anni 1941-1 943 -Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452- Sottofascicolo 40 - (Lettera prot. n. 8134 - Da Giuseppe BASTIANINJ a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 17 novembre 1941). (121) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri-Anni 1941-1943- Posizione 1.1.13- Fascicolo 16452-Sottofascicolo 40 - (Lettera prol. n. 4417 -Oggetto "Cittadinanza nel territorio annesso al Regno con il R.D.L. 18 maggio 1941, n. 4.52" - Da Giuseppe BASTIANJNI a Presidenza Consiglio dei ministri - In allegato il testo del provvedimento per la concessione della <.ittadinanza - Zara, 22 agosto 1941). (122) Ibidem. (123) Vedi n. 120. (124) Vedi n. 121. (125) Ibidem.

(126) Ibidem. (127) Ibidem. - ln allegato alla lettera esiste il testo degli articoli proposi i dal ministero dell'interno. L'articolo I era cosi formulato: «Gli ex sudditi jugoslavi, nati nei territori annessi al Regno con i Regi decreti-legge 3 maggio 1941, XIX, 11. 241 e 18 maggio 1941, XIX, n. 452, da padre nato nei territori medesimi, acquistano di dirillo la cilladinanza italiana, sempre che abbiano la loro residenza nel territorio del Regno. Acquistano del pari la cilladinanza italiana di dirillo, coloro che, in possesso dell'ex-ciuadinanza jugoslava, sono nati nei predelli territori e vi risiedevano al 6 aprile 1941, XIX, da almeno dieci anni».

Il Regio decreto legge 3 maggio 1941, n. 241 si riferisce all'annessione della provincia di Lubiana. (128) Ibidem. (129) Ibidem. (130) Ibidem. (131) Ibidem .

(132) Ibidem. (133) Narodne Novine (Gazzetta Ufficiale dello Stato cl.i Croazia) - Decreto-legge: Perdita della cittadinanza delle persone che sono emigrate o che hanno abbandonato il territorio dello Stato indipendeme di Croazia. - N° CCXXVJIJ / 39-Z- 1942 - Zagabria, IO agosto 1942.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (apri/e-dicembre 1941)

(134) XXX Legislatura - 1• della Camera dei Fasci e delle Corporazioni - (Disegno di legge n. 2302 - Norme per la concessione della citladinanza italiana nei territori annessi al Regno coi Regi decreti-legge 3 e 18 maggio 1941-XIX nn. 291 e 452). (135) XXX Legislatura - 1• della Camera dei Fasci e delle Corporazioni - (Discussioni Commissioni affari e>teri _ed interno - Seduta del 25 febbraio 1943) . (136) Ibidem.

(137) ibidem. (138) Ibidem. (139) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - 15- novembre 1941 - Anno I, n. 9 Ordinanza 4 novembre 1941, n. 41 - Disciplina dell'esercizio delle professioni legali. (140) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - 3l maggio 1942 -Anno Il, n. IO Ordinanza 28 maggio 1942, n. 145 - Soppressione della Camera dei notai di Spalato: disciplina del notariato. (141) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - 15 luglio 1942 - Anno Il, n. 13 Ordinanza IO luglio 1942, n. 163 - Disciplina delle professioni sanitarie. (142) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - 15 agosto 1942 - Anno Il, n. 15 Ordinanza 8 agosto 1942, n. 170-Disciplina dell'esercizio di alcune arti, commerci e mestieri girovaghi e degli istituti di vigilanza privata nel territorio annesso. (143) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - 31 agosto 1942 - Anno 11, n. 16 Ordinanza 31 agosto 1942, n. 177 - Norme sulle tasse negli Istituti d'istruzione mantenuti dallo Stato. (144) Guido ZANOBINI - Corso di diritto amministrativo - Volume I - Parte generale Giuffrè Editore - Milano 1958 - «Una condizione speciale è fatta, invece, agli 'italiani non appartenenti alla Repubblica', quelli che in passato erano detti 'italiani 110n reg11icoli', coloro che ma11cano della cittadinanza perché abitanti nelle provincie italiane soggette alla sovranità di altri Stati. Essi possono essere nominati a tuUi i pubblici impieghi e non sono soggetti alle limitazioni di polizia riguardanti gli stranieri, né posso110 essere espulsi dallo Stato» - Pag. 154, paragrafo 4. (145) Vedi n. 139. - L'articolo 4 disponeva: «Il giuramento· è prestato in una pubblica udienza della Corte d'Appello o del Tribunale con la seguente formula : «Giuro di adempiere scrupolosamente da leale cittadino italiano e da uomo d'onore, i miei doveri professionali al solo scopo di servire la giustizia 'impegnandomi a rispettare fedelmente i superiori interessi dello Stato Fascista». (146) Bando del DucE del 24 aprile 1941-XIX, contenente disposizioni concernenti l'amministrazione della giustizia nei territori già facenti parte dello Stato jugoslavo e occupati dalle Forze armate italiane - In Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 26 aprile !94!, n. 99. (147) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - 15 luglio 1941 - Anno I, n. I . Ordinanza 4 luglio 1941, n. 7 - Intestazio11e al Nome del Re delle sente11ze e degli aui notarili. (148) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - 28 febbraio 1942- Anno II, n. 4 Ordinanza 27 febbraio 1942, n. 88 - Prestazione del giuramento da parte del personale ex regime.


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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(149) Vedi n. 139 - Articolo 4, lettera c). (ISO) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - 31 gennaio 1942 - Anno Il, n. 2 Ordinanza 25 gennaio 1942, n. 76 - Sottoposh.ione ad un esame di idoneità degli impiegati statali e comunali dei feritori annessi delle province di Zara, Spalato e Cattaro - Presso ogni prefettura venne istituita una apposita commissione d'esame.

Vedi Antonio TASSO - Cose minime sacre e profane - (Tipografia San Giuseppe· Macerata, 1967) - Il prof. TASSO, che a Spalato era il preside del liceo femminile, f(:fe parte della commissione per i dipendenti del comune, ed ha lasciato scritto nel suo volume: Si incominciava con parole assai semplici, di carattere famigliare o che si riferivano all'ambiente cittadino e all'ufficio stesso dell'impiegato. C'erano alcuni che si esprimevano benino in italiano, anzi 'in venezian' [...] ma c'erano altri che non sapevano niente[ ... ). Quando l'impiegato tentennava o stentava troppo nella risposta ed era estremamente pericolante, interveniva [il sen. TACCONI, presidente della commissione) chiedendo: "Quantifioi e/ gh 'ha? I sta ben? E la mamma, la xe viva? ... L'altro rinfrancato, rispondeva qualcosa di confuso, che, più che·una risposta era un mugulante ringraziamento [...]. E TACCONI rivolgendosi a me diceva: 'El gh'ha risposto. E poi e! gh'ha quatro fioi, la moglie, et papà. 'Promosso'. Io ripetevo e scrivevo 'Promosso'. E così avanti fino alla fine. (Pa.g. 17). (151) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13. • Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 39 · (Foglio prot. n . .li ris. - Relazione del sostituto avvocato dello Stato Luigi S1LVESTRI alla prefettura di Spalato e per conoscenza al Governo della Dalmazia - Spalato, 20 ottobre 1941). (152) Ibidem. (153) U.S. - S.M.E. • Busta 582 - Comando VI Corpo d'armata - (Foglio d'ordini ecomunicazioni n. 21 - P.M. 39, 3 luglio 1941). (154) U.S. - S.M.E. • Bosta 582 - Comando VI Corpo d'armata • (Predisposizioni per l'ordine pubblico - D'ordine, firmato dal sottocapo di S.M. del Corpo d'armata;tenente colonnello R. CASTAGNOLJ), (155) U.S. - S.M.E. - Busta 582- Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 174 · Paragrafo: 'Spalato'. << Viene riferito che il personale delle ferrovie ex-jugoslavo pratica largo contrabbando tra Spalato e Zagabria e viceversa. Vengono rrasportati pacchi, corrispondenza, denaro, ecc.». P.M. 39, 21 ottobre 1941).

I ferrovieri croati, in servizio alla stazione di Spalato, erano circa 650, e costituivan~ un costante tramite con Zagabria. Malgrado reiterate iniziative di BASTIANINI, anche a livello di Governo croato, da parte di Zagabria si oppose una tenace resistenza al loro richiamo e la questione si protrasse per tutto il 1942. Pro_gressivamente alla stazione di Spalato presero servizio un centinaio di ferrovieri italiani, ma il personale croato fu sempre prevalente. (156) Vedi n. 59 - In quel periodo padre provinciale dei francescani era il dott. Petar

0RAB1t. (157) U.S. - S.M.E. · Busta 582- Comando VI Corpo d'armata· (Notiziario n. 62- P.M. 39, 3 luglio 1941). (158) Ibidem - Vedi anche Notiziario n. 63 - P.M. 39, 4 luglio 1941. (159) Ibidem.


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(160) U.S. - S.M.E. - Busta 582 - Comando VI Corpo d'armata-(Notiziario n. 64- P.M. 39, 5 luglio 1941). - <<Alcuni croati, fra cui due addetti a/laboratorio fotografico BoROVlt- sito in Spalato via Subié 3 - hanno provveduto a fotografare i negozi con le insegne infrante». (161) Vedi n. I 19 - Paragrafo 5): 'Spalato'. (162) San Marco! - Edizione di Spalato - "J luglio 1941. (163) Vedi n. I 19. Paragrafo 4): ' Sebeni :o' . (164) U.S. - S.M.E.• Busta 582 . Comar,Jo VI Corpo d'armata· (Notiziario n. 67 • P.M. 39, 9 luglio 1941). (165) U.S . . S.M.E. - Busta 582 · Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 74 Paragrafo: 'Spalato'. P.M. 39, 16 luglio 194 1). (166) U.S. - S.M.E.. Busta 582 - Comando VI Corpo d 'armata - (Foglio disposizioni Oggetto: "Vigilanza sulle linee ferroviarie" · P.M. 39, 20 luglio 1941). (167) U.S. - S.M.E . • Busta _582 - Comando VI Corpo d'armata· (Notiziario n. 69 - Punto 2): 'Da fonti fiduciarie' · P.M. 39, I I luglio 1941)_ (168) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - I agosto 1941 - Anno I, n. 2 • Ordinanza 19 luglio 1941, n. 13 - Scioglimento di associazioni, corpi e organi di partiti illegali e divieto di costituzione di enti diversi 'da quelli ufficialmente riconosciuti dallo Stato Fascista. (169) U.S. - S.M.E . • Busta 588 - Comando Truppe 'Zara' - (Oggetto: "Vigilanza zone a cavallo comunicazioni rotabili, telegrafiche e telefoniche" - P.M. 141/Z, 31 luglio 1941). (170) A.C.S . . Presidenza Consiglio dei ministri· Anni 1941 -1943 - Posizione 1.1.13- Fascicolo 16452 - Souofascicolo 32-(Telegramma n. 994- Da Giuseppe BAST1M,1N1 a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 31 luglio 1941). (171) A.C.S . • Presidenza Consiglio dei ministri· Anni I 941-1943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 31/l - (Telegramma n. 1041 • Da Giuseppe BASTJANIN J a Presidenza Consiglio dei ministri · Zara, 4 agosto 1941). (172) Ibidem.

(173) U.S . • S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 93 - Punto 4): 'Atlività comunista' · P .M. 39, 4 agosto 1941).

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(174) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13 . Fascicolo 16452 . Sottofascicolo 31/1 - (Telegramma n. 1068 - Da Giuseppe BASTIAN!Nl a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 6 agosto 1941). (175) Ibidem. (176) Ibidem. (177) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione I.I.O· Fascicolo 16452 - Sottofascicolo IO - (Lettera prot. n. 399 - Oggetto: "Internamento persone pericolose per l'ordine pubblico" - Da Giuseppe BASTJANINI a Presidenza ~onsiglio dei ministri e ministero interno - Zara, 7 agosto 1941). (178) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 • Posizione 1.1.13. Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 31/1 - (Telegramma n. OÌ760 - Da Paolo ZERBINO, prefetto di Spalato, a minis1ero interno · Spalato, 12 agosto 1941).


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(179) Ibidem.

(180) ÌJ.S. - S.M.E. - Busta 582 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 104 P.M. 39, 15 agosto 1941). (181) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia- 15 agosto 1941 - Anno I, n. 3 - Ord inanza 13 agosto 1941, n. 23 - Competenza della Sezione del Tribuno/e della za Armata con

sede o Sebenico. Norme sulla mobilitazione civile di Enti e stabilimenti. Decreti 13 agosto 1941 - Enti e stabilimenti mobilitati civilmente in provincia di Zara, ed Enti e stabilimenti mobilitati civilmente in provincia di Spalato. (182) Ibidem. (183) Ibidem. (184) U.S. - S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Noti zia rio n. 105 - Paragrafo: 'Spalato' - P.M. 39, 16.agosto 1941). (185) U.S. - S.M. E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Noti ziario n. 107 - Paragrafo: 'Spalato' - P .M. 39, 19 agosto 1941). (186) Ibidem. (187) U.S. - S.M.E. - Busta 568 - Comando divisione 'Sassari' - (Notizia rio giornaliero Paragrafo: ' Rastrellamenti comunisti' - P .M. 86, 19 ag?sto 1941). (188) Ibidem. - Rimaneva gravemente ferito il fante Paolo C1oscH1. Furono uccisi due comunisti e due feriti. (189) Ibidem. - «In complesso finora sono stati eliminati dieci comunisti cqmpon,enti la bando che o detta dei comunisti catturati aveva la forzo di 25 uomini. I rimanenti comunisti st trovano tutt'ora sbandati sul Monte Promina». (190) Son Marco! - Edizione di Spalato - 27 agosto 1941. (191) San Marco! - Edizione di Spalato - IO settembre 1941. - Era imbarcato sul panfilo Croce del Sud (com.te Gino Treleani) ed innalzava le insegne di carica - Vedi allegalo n. 3 al presente capitolo. (192) Nell'agosto del 1941, BASTIANlN l era stato nominato ispettore d el partito fascista per la Dalmazia al posto di Athos BARTOLUCCl. (San Marco! - Edizione di Spalato - 20 agos10 1941). (193) Vedi n. 191. (194) Ibidem. (195) Ibidem. (196) Ibidem. ·(197) Ibidem. (198) Ibidem. (199) San Marco!-Edizione di Spalato - 9 settembre 1941. (200) San Morco!-Edizione di Spalato - IO seuembre 1941.


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M.A.E. - A.S.D. - Jugoslavia 1941 - Busta 126 - Fascicolo 6 - (Lettera prot. n. 5213 - Da Giuseppe BASTIANINJ a ministro Luca PIETROMARCHJ con allegati i testi dei discorsi pronunciati a Spalato - Zara, 9 settembre 1941). BASTIANINI incontrò gli esponenti delle banche, del commercio, ecc., lunedì pomeriggio 8 settembre, nella sala maggiore del Palazzo del Governo. Vedi allegato 11. 4 al presente capitolo. (201) U.S. - S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'.armata - (Notiziario n. 128 Punto 5: 'Da fonti fiduci.arie' - Lettera i) - P.M. 39, 9 settembre 1941). (202) Ibidem. (203) U .S. - S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 131 P.M. 39, 12 settembre 1941). (204) U.S. - S.fyt.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 125 P .M. 39, 6 seltembre 1941). (205) Vedi n. 201 - Punto 5: 'Da fonti fiduciarie' - Lettera. a). (206) Ibidem.

(207) Ibidem. (208) U .S. - S.M.E. - Busta 583 - Com.ando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 134 - Paragrafo: 'Spalato' - P.M. 39, 15 settembre 1941). Il carabiniere Giuseppe SAcco.decedeue all'ospedale. Il carabiniere

JoRI,

si salvò.

(209) San Marco! - Edizione di Spalato - 18 settebre 1941. (210) U .S. - S .M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 141 - Paragrafo: 'Spalato' - P.M. 39, 22 settembre 1941). (211) U .S. - S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 143 - Paragrafo: 'Sebenico' - P.M. 39, 24 settembre 1941). (212) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sott.ofascicolo 31/1 - (Nostra Relazione n. 80 - Foglio stampato alla macchia - Settimanale - Datato 26 settembre 1941). (213) U.S. - S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 144 - Paragrafo: 'Spalato' - P.M. 39, 25 settembre 1941). Nella 'Nostra Relazione n. 80' al paragrafo: 'La mano del popolo vendicatrice in azione' è scritto: La conosciuta spia fascista, cane italiano, PErRAELLO-CucocH, il quale ha denunciato i cittadini di Spalato e che poi percuoieva alla polizia [sic], il quale ha preso parte all'uccisione dell'operaio AwuxovtC e che ha arrecato tanfo male ai citladini di Spalato, ha ricevuto il meri/alo castigo. La mano del popolo vendicatrice [sic], lo ha colpito con un. coltello nel corpo assassino. (214) A.C.S. - Ministero dell'iJlterno - Anni 1941 -1943 - Busta 46 - (Direzione generale di P .S. - Leuera prot. 04805 - Da prefetto di Spalato, Paolo ZERBINO, a Governatore della Dalmazia e ministero interno - Spalato 27 settembre 1941). (215) Ibidem. - Vedi anche n. 213 - Notiziario. (216) Vedi n. 214.


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(217) U.S. - S.M.E. - Busta 583 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 146 - Paragrafo: ' Spalato' - P .M. 39, 27 settembre 1941). (218) U.S. - S.M.E. - Busta 569 - Comando Divisione 'Sassari' - (Notiziario giornaliero - Parag rafo: 'Varie' - P.M. 86, 3 ottobre 1941) . (219) U.S. - S.M.E. - Busta 584 • Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 157 - Paragrafo: 'Spalato' - P.M. 39, 8 ottobre 1941). (220) U.S. - S.M.E - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 156 P. M. 39, 7 ottobre 1941). (221) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 161 - (Lettera prot. n. 5256 con allegata relazione della questura di Spalato sulla situazione dell'ordine pubblico dall'agosto 1941 a tutto febbraio 1942 - Da Francesco G1UNTA a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara 3 aprile 1943). (222) U.S. - S.M.E. - Busta 381 - Comando divisione 'Cacciatori delle Alpi' - (Relazione informativa - Paragrafo: 'Spalato' - P.M. 100, 12 otlobre 1941) . (223) Ibidem. - Paragrafo: 'Sebenico'. U.S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 162 - Paragrafo: 'Sebenico' - P.M . 39, 13 ottobre 1941). (224) Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia - 1115 ottobre 1941 - Anno I, nn. 6/7 - Ordinanza 11 ottobre 1941, n. 34 - Costituzione del Tribunale Straordinario e sua competenza. Al presidente spettava convocare il collegio e stabilire la sede del giud izio (art.2). L'imputato, assistito da un difensore, aveva per ultimo la parola. li procedimento veniva regolato dal presidente. La deliberazione della sentenza era segreta. Ne era data lettura alla presenza del pubblico min istero, dell'accusato e del difensore. Alla sentenza non era previsto alcun gravame ed era esclusa la domanda di ,grazia. Veniva immediatamente eseguita (art. 3). Lo stesso numero del Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia porta il decreto 11 ottobre 1941, Composizione del Tribunale straordinario. - Il Governat ore nom inò: presidente il generale Gherardo MACALDI; componenti del collegio: 1° seniore M.A.ç::. Vincenzo SER· RENTINO, I O seniore M.N.P. Pietro CARUso; pubblico ministero, sott.ocapomanipolo M.A.C. Francesco CENTONZE. (225) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1. 1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 66 - (Riferimento in lettera prot. n. 6676 - Da Giuseppe BASTIA· NINI a Dino GRANDI, ministro di grazia e giustizia - Zara, 13 ottobre 1941). (226) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri -Anni 1941-1943 • Posizione 1.1. 13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 31/1 - (Telegramma n. 2039 · Da Giuseppe BASTIANINI a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 12 ouobre 1941). (227) A.C.S. - Ministero dell'interno - Anni 1941 -1 943 - Direzione generale di pubblica sic urezza - Fascicolo 26030 - (Lettera prot . 771 - Oggetto: ''Propaganda co munista nelle zone della Slovenia e Dalmazia annesse'' - Da Dino GRANDI, presidente commissione consultiva per il diritto di guerra, a Comando Supremo e p.c. a Presidenza Consiglio dei ministri, ai ministeri degli esteri e dell'interno - Roma, 29 settembre 1941). (228) Ibidem.


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Dalmazia - Una cronaca per fa storia (aprile-dicembre 1941) (229) Ibidem.

(230) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri-Anni 1941-1943- Posizione 1.1.13 -Fascicolo 16452- Sottofascicolo 66- (Telegramma n. 2180- Da Giuseppe BASTIANINI a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 18 ottobre 1941). (231) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 31/1 - (Telegramma n. 2129 - Da Giuseppe BASTlANINI a Presidenza Consiglio dei ministri - 'Per il DucE' - Zara, 15 ottobre 1941). Con bando del DucE, del 22 luglio 1941-XIX, concernente modificazioni all'ordinamento e alla procedura dei Tribunali militari di guerra (Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia 31 luglio 1941, n. 179) era stata costituita a Sebenico una sezione dd Tribunale di guerra della 2• A_rmata, «avente giurisdizione sulle forze di detta Grande _Unità, dislocate nei territori dell'exRegno di Jugoslavia, non compresi nelle province di Lubiana e di Fiume» (art. I), oltre ad avere competenza sui reati soggett_i alla giurisdizione militare di guerra da chiunque commessi nella Dalmazia annessa. (232) Bando del DucE, del 14 aprile 1941-XIX, concernente l'obbligo di versamento delle armi (art. 1). Non compreso nella Gazzetta Ufficiale de,! Regno d'Italia, in quanto pubblicato mediante affissione nei comuni occupati dalle Forze armate italiane. (233) Ibidem. (234) Bando del 7 settembre 1941-XIX del Comandante della 2• Armata (generale Vittorio AMBROSto) contenente disposizioni penali per il territorio croato occupato dalle Forze armate italiane - In Raccolta dei bandi, dei/e ordinanze ecc. - Roma, Istituto Poligrafico dello Stato - Fascicolo III, pag. 213. (235) Vedi n. 227. (236) Ibidem. (237) Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 10 aprile 1941 , n. 86 - Dichiarazione dello stato di guerra di parte del territorio metropolitano. (238) Vedi n. 227. (239) Ibidem. (240) Comando Supremo - Raccolta dei bandi, delle ordinanze ecc. -.Roma, Istituto Poligrafico dello Stato - Fascicolo III, pag. 53. Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia - 20 ottobre 1941, n. 248 - Regio decreto 3 ottobre 1941, n. 1129 - Estensione ai territori annessi al Regno d'Italia del R. decreto 4 aprile 1941XIX, n. 194, concernente la dichiarazione dello stato di guerra di parte del territorio metropolitano. · (241) Comando Supremo - Raccolta dei bandi, delle ordinanze ecc. - Roma, Istituto Poligrafico dello Stato - Fascicolo III, pag. 134- Bando del DucE 3 ottobre 1941-XIX contenente disposizioni penali per i territori annessi al Regno d'Italia con Règi decreti-legge, 3 maggio 1941 n. 291 e 18 maggio 1941-XIX, n. 452 - (In Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 7 ottobre 1941 , n. 237). Id. pag. 148 - Bando del DucE 24 ottobre 1941-XIX contenente disposizioni penali per i territori annessi al Regno d'Italia in forza dei decreti-legge 3 maggio 1941-XIX n. 291 e 18 maggio 1941-XIX n. 452- In Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 28 ottobre 1941 , n. 255.


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(242) Vedi n. 181. (243) loidem. (244) Il bando di MussoUNI del 3 ottobre 1941 prevedeva i seguenti reati: attentato contro l'unità, l'indipendenza e l'integrità dello Stato; attentato alla sicurezza dello Stato; insurrezione armata, associazione sovversiva; attentato alla pubblica incolumità o ai pubblici servizi; banda armata, ed erano tutti puniti con la pena di morte. La propaganda o apologia sovversiva, i delitti contro la personalità interna dello Stato, danneggiamento di opere d'arte, serrata o sciopero politico o per altro fine, istigazione, cospirazione mediante accordi, mediante associazione, assistenza ai partecipanti a cospirazione o a banda armata, erano puniti con pene detentive dal minimo di un anno all'ergastolo. Per gli attentati all'incolumità o alla iibertà personale di m.embri delle Forze armate era prevista la reclusione non inferiore a cinque anni e la pena capitale se dal fatto derivava la morte dell'offeso. (245) Vedi n. 225. (246) U.S. - S.M.E. - Busta 381 - Comando divisione 'Cacciatori delle Alpi' - (Relazione informativa - P .M. 100, 14 ottobre 1941). (247) Vedi n. 224. (248) Ibidem. (249) Ibidem. (250) U.S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 159 P .M. 39, 10 ottobre 1941). (251) U.S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 163 D.M. 39, 14 ottobre 1941). «La pena di morte è stata eseguita alle ore J3.15 del /3 corrente nei pressi dell'abilalo di Sebenico, /ocalilà Subi~eva». - Furono fucilatì: Giovanni LAStè, ourko VERLJEVIé, Drago Ju. NAKOVJC, Mate BUJAS, Bla~ VIS1è, Ante BELAMARlè. (Dal giornale Slobodna Dalmacija (Dalmazia libera) - n. 221 - 12 ottobre 1945). Vedi allegato n. 8 al presente capitolo. (252) Ibidem. (253) .Ibidem. - Vedi allegato n. 8 al presente capitolo. (254) U.S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata : (Notiziario 11. 166 - Paragrafo:'Sebenico' - P.M . 39, 17 ottobre 1941). (255) U.S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 168- Paragrafo:'Sebenico' - P.M. 39, 19 ottobre 1941. - Inoltre Notiziario n. 169 - P.M. 39, 19 e 20 ottobre 1941). «Nelle discussioni circa la fucilazione dei dodici comunisli, gli operai dicono che queslo non fermerà i comunisti, ma al contrario farà divenlare più forte la lotla contro le Autorità italiane. Si chiede perché non sia stata pubblica/a l'età dei condannati. Si sarebbe visto che all'infuori di pochi, erano tu/Ji ragazzi di 20 anni o meno». U.S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata - (Foglio prol. n. 2733/ AC Oggetto: "Specchio numerico delle persone giudicate dai Tribunali Militari Straordinari e dal Tribunale Straordinario Dalmazia e dei ribelli passati per le armi" - Da generale Renzo DALMAZZO a Comando 2• Armata - P.M. 39, 11 novembre 1941).


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Dalmazia - Una cronaca per la sroria (aprile-dicembre 1941)

Il Tribunale Straordinario della Dalmazia, complessivamente nelle sue sessioni, condannò a morte 31 persone pertinenti alla Dalmazia annessa (di cui 4 in contumacia) e 3 cittadini croati. Furono eseguile ·30 condanne. Contemporaneamente vennero condannati a pene detentive varie 15 imputati pertinemi alla.Dalmazia annessa e 2 cittadini croati. Furono assolte 2 persone pertinenti alla Dalmazia annessa.

l Tribunali militari straordinari, dal 7 settembre all'll novembre 1941 condannarono: quello dçlla divisione 'Cacciatori delle Alpi', a morte 2 croati e S croati assolti; quello della 'Bergamo' a morte I serbo, assolti 2 croati e 1 serbo; della 'Sassari', a morte 6 serbi ed 1 croato, assolti 2 serbi; quello della 'Marche', a morte 7 serbi e 5 croati, assolti 21 serbi, 3 croati, 2 mussulmani. l ribelli passati per le armi sul campo furono: divisione 'Cacciatori delle Alpi' 6 croati; divisione 'Sassari' 9 croati; Comando Trùppe 'Zara', 7 croati e 2 serbi. In totale: 76 fucilati, 17 condannati a pene detentive; 38 assolti. In questi dati non sono çompresi quelli della provincia· di Cattaro che non rientrava nella giurisdizi9ne del VI Corpo d'armatà. Ii( d~tta·provincia il Tribunale straordinario per la Dal. . mazi.a, il 18 ottobre 1941 condannò allap~na di morte 6 persone (Giovanni GRGMERlé, Nikola KORDA, Cristoforo PcTROVlé, Graziano_-GRGÙREVlé , Giorgio MASCOV!t, Pasquale KuPJé) ~ irrogò pen~ diverse da 5 a -30 anni di detenzione. - D~l giornale Slobodna Dalmacija - (Dalma~. zia libera) - n. 221 - 12 ottobre 1945 - Vedi allegato n. 8 al presente capitolo. (256) U.S.-S.M.E. - Busta 584 - C~~ando VI ·corpo d'armata - (Notiziario n. 164- P.M. . 39, 15 ottobre 1941). (257) Ibidem.

.

.

(258) U.S. - S.M.E. - Busta 381 - ·comando divisione 'Cacciatori delle Alpi' - (Relazione informativa - Paragrafo: 'Spalato' - P.M. 100, 20 ottobre 1941). (259) Ibidem.· U.S. : S.M.E. • Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata : (Diario storico - P.M. 39, 20: ottobre 1941). '(260}. A.C.S. - Presidenza Consiglio dei minist_ri -Anni 1941-1943 -Posizionè 1.1.13 . Fa' scicolo 1645.2 - Sottofa:scicolo 31 - (Telegramma n. 6061 - Da Paolo· ZERBINO, prefetto di Spa, lato, a mi~istero interno.-.Spalato, 21 ~ttobrc 1941). · · · ·.· (261) U.S. - S.M.E. • Busta 381 - Com~ndo divisione 'Cacciatori delle Alpi' - (Relazione · informativa - Paragrafo: 'Spalato' - P.M. 100, 28 ottobre 1941). (262f_Vedi

n, 260.

(263) U.S. - S.M.E. • Busta 381 - Comando divisione 'Cacciatori delle Alpi' -(Relazione. informativa - P.M. 100, 21 ottobre 1941). (264) San Marco! - Edizione di Spalato· - 21 ottobre 1941. (265) S.an Marco! - Edizione di Spalato - 22 ottobre 1941. (266) ·Ibidem. (267) U.S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 173 - Paragrafo: 'Spalato' - P .M. 39, 24 oHobre 1941). · (268) Ibidem.


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(269) Ibidem. (270) U.S. - S.M. E . - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata - (Nòtiziario n. 174 P.M. 39, 25 ottobre i941). (271) U.S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armala - (Notiziario n. 175 P.M. 39, 26 ottobre 1941). (272) U .S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 177 - Paragrafo: 'Sebenico' - P.M. 39, 28 ottobre 1941). (273) U.S. - S.M.E. - Busta 584- Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 181 - Paragrafo: 'Sebenico' - P.M. 39, l novembre 1941). (274) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri-Anni 1941-1943 - Posizione 1.1. 13 - Fascicolo 16452- Sottofascicolo 31 - (TeÌegramma n. 06548- Da prefettura di Zara a firma BRU· NO per ministero interno - Zara 28 ottobre 1941). (275) Ibidem. (276) Vedi n. 272. (277) Vedi n. 274. (278) U.S. - S.M.E. - Busta 514 - Comando divisione 'Cacciatori delle Alpi' - (Relazione informativa - Paragrafo: 'Sebenico' - P.M. 100, l"novèmbre 1941). (279) u.s. -S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'arm:ata - (Notiziario n. 203 - Paragrafo: 'Sebenico' - P.M. 39, 23 novembre 1941). · · · (280) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 194 1-1943 · Posizione I.I .13 -Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 67 - (Lettera prot. n. 881/rag. - Da Giuseppe BASTIANINI a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara 26 ottobre 1941). La richiesta di fondi, per due mesi, era di lire 125 000, ripartii.e in lire 50 000 per ciascuna delle province di Zara e Spalato e lire 25 000 per quella: di Cattaro. (281) San Marco! - Edizione di Spalato · 27 ottobre 1941. (282) U .S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'anima - (Noliziario n. · 178 - Paragrafo: 'Spalato' - P.M. 39, 29 ottobre 1941).

(283) Ibidem. (284) U.S. - S .M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d!armata - (I'elescri_Jto · P.M. 39, 29 ottobre 1941) - Vedi allegato n. 8 a.I presente capitolo. (285) Bando del DucE, del 24 ottobre 1941-XIX, contenente disposizioni penali per iterritor i annessi al Regno d'Italia in forza dei decreti-legge 3 maggio 1941-XIX, n. 291 e 18 maggio 1941-XIX, n. 452 - In Gazzerta Ufficiale del Regno d 'ltalia, 28 ottobre I 94.1, n. 255. Con decrelo del Governalorc della Dalmazia (Giornale Ufficiale del Governo de((a Dalmazia - 15 novembre 1941 - Anno I, n. 9 - sulla Composizione d_el Tribunale speciale de((a Dalmazia, del .13 novembre 1941) furono nominati: generale di divisione (r is.) Ernesto MAGGIO.RA VERGANO presidente; console generale M .V.S.N. Massimo DE CASTIGLlONI, console generale M.V.S.N. Ennio DE VECCHI$, 1° seniore Luigi BELLOSI, 1° seniore Azelio DURANTI, Maggiore Pielro DE VEcrnI, giudici; maggior genera le dçlla giustizia militare Umberto MERÀNGHINI,


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Dalmazia - Una cronaca per la storia {aprile-dicembre 1941)

procurafore militare; colonnello Vittorio V1TALE vice procurato re militare, tenente Ottavio MASTROIANNI sostituto procuratore militare; capitano Giovanni P1AGGIO sostituto procurato-. re militare; maggiore Edoardo VtLLACCI giudice istruttore; maggiore Tommaso Russo, cancelliere capo. (286) Ibidem - Bando. (287) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452- Sottofascicolo 31 - (Telegramma n. 3515 - Da Giuseppe BASTIANINI a ministero interno - Zara 16 dicembre 19~1). (288) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941 -1943 - Posizione I.I. 13 - Fa scicolo 16452 - Sottofascicolo 108 - (Documenti vari).

BASTJANINI in una relazione del 22 dicembre 1941 a MussoUNI scriveva: «Come ho già avuto occasione di esporre, la colpev"Ol~zza dei quattro maggiori responsabili [... ] ·è assolutamente provata. Si è in attesa dell'esito delle domande di grazia, in ordine alle quali ho espresso, tenendo conto delle.ripercussioni immediate e della eqo che il /a.tto .ha destato nella situazione generale, parere contrario» (A.c is. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13 - Fascicolo 16452- Sottofas~icolo 161). · (289) U.S. - S.M.E. - Busta 584., Comando P.M. 39, 4 novembre 1941).

Yl Corpo d'armata - (Notiziario n:

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(290) Ibidem. (291) U.S. : S.M.E. - Busta ·5 84 - Comando VI Corpo d'armata -·(Notiziario n. 188 - Paragrafo: 'Sebenico' - P .M. 39, 8 novembre· 1941). · · (292) U.S. - S.M.E. - Busta 514- Comando divisione 'Cacciatori°delle Alpi' - (Relazione informativa - Paragrafo: 'Sebenico' - P.M. 100, 4 novembre 1941).

Id. - Bus ta 584 - Comando VI Corpo d ' armata - (Notiziario n. 185 - P .M. 39. 5 novembre 1941). Molto probabilmente 11azione fu condotta da squadrìsti del battaglione _'.Mi lano' che si· trovavano di stanza a Divuglie: (293) U .S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armat a - (Notiziario n. 186 - Paragrafo: 'Seben ico' - P.M. 39,. 6 novembre 1941). (294) U .S. - S.M.E. - Busta 569 - Comando divisione 'Sassari' - (Noriziario giornaliero Paragrafo: 'Tenìn' - È stàta largamente diffusa la notizia dell 'incendio della casa vescovile or-· todossa di Sebenico. Il fat10 ha vivamente impressionalo gli ortodossi. La propalazione defla no tizia è /alla ad opera di croati» - P .M. 86, 1 novembre 1941). (295) U ..S. - S.M.E. - Busta 514- Comando divisione 'Cacciatori delle Alpi' - (N oci ,-ia rio informativo - Paragrafo: 'Spalato•; lettera c) - P.M. 100, 9 novembre 1941). (296) Vedi n. 221 - Relazione questura di Spa lato - Paragrafo: 'Propaganda comunista a mezzo diffusione manifesti sovversivi' - L' arresta to in flagranza fu Ljubo l'.:u1. 1<: fu Paolo di anni 20, da Spalato. · (297) U.S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata - (No.tizia rio n. 187 P.M. 39, 7 novembre 1941).


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(298) Vedi n. 296. (299) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri-Anni 1941-1943 -Posizione I .l.13- Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 31 - (Telegramma n. 6912 - Da Paolo ZERBINO, prefetto di Spalato a Giuseppe BASTIANINI - Spalato 7 novembre 1941).

I feriti civili, in effetti furono 6: Stefano RA01é, Anna BRAL1c;Elena R1VER, Jakicl KAM· SKI, Giuseppe PRIAM, Emma P ROSPER. - (San Marco!-Edizione di Spalato - 8 novembre 1941). (300) Ibidem. (301) Vedi n. 221 - Relazione questura di Spalato - Paragrafo: 'Attentato con lancio di bombe, di via Branko Prilaz'. (302) San Marco!-Edizione di Spalato - 8 novembre 1941 . (303) Ibidem.

(304) Ibidem. - Vedi n. 296 - Paragrafo: 'Spalato', lettera A). (305) San Marco!-Edfzionedi Spalato~ IO novembre 1941- Vedi allegato n. 9·al presente· capitolo. (306) U.S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 195 • Paragrafo: 'Spalato', lettera c)-15 novembre 1941). · · ' (307) San Marco!-Edizione di Spalato -: IO novembre 1941. (308) Ibidem. (309) Ibidem. (310) U.S. - S.M.E. - Busta 584 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 190- Paragrafo: 'Spalato' - 10 novembre 1941). U.S. - S.M.E. - Busta 514 - Comando divisione 'Cacciatori delle Alpi ' - (Notiziario informativo - P.M. 100, IO novembre 1941). A.C.S . . Presidenza Consiglio dei ministri -Anni 1941-1943- Posizione 1.1 .13 - Fascicolo 16452 - Sonofascicolo 31 - (Telegramma n. 2601 - Da Gìuseppe BASTIANJNJ a Presiçlenza Con- · siglio dei ministri - Zara, 10 novembre I 941). (311) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri · Anni 1941 -.1943 · Posizione 1.1.1 3 · F~scicolo 16452 - Si:>ttofascicolo 31 - (Telegramma n. 07014 . Da Paolo ZERBINO, prefetto di Spalato - A minis1cro interno - Spalato 9 novembre 1941). Vedi n. 221 - Rapporto questura di Spalato - Paragrafo: 'Attentato con lancio di bombe, di Corso Italia, contro un reparto dei 'Cacciatori delle Alpi' - « I designati al lancio delle bombe furono NESCOVIC~ KATUNAR/é e TREB01'té; KRSTULOV!é e DUMA/Vlé, armati di pis1pla dovevano pro1eggere e facilitare la fuga. Gli esecutori çlell'altentoto furono messi al corrente di_/llf· to all'ul1imo momen10. Tulte le misure precauzionali e la presenza nelle adiacenze del luogo del misfatto del pericolosissimo KoNKAR (recte: Koncar) RADE, sedicen1e REJC, ·spiega quale impor1anza si fosse data alla studiata e tanto curata ozionede/itiuosa, perché non avesse afa/lire. In tale allo lerroristico, infatti, rimasero ferite 40 persone, di cui 28'militari, dei quali tre sono deceduti in seguito alle ferite riportate. Quanto a NEscov1é, identificato in NEsxovc1N Veliko fu Dimitri, di anni 27, da Spalato, meccanico, mod al locale Ospedale, a seguito di ferite riportote durante il trambusto e non fu possibile interrogare, per le sue gravi condizior/hl.


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Dalmazia· Una cronaca 'per la storia (aprile-dicembre 1941)

U.S. -S.M.E. · Busta 1004 · Comando divisione 'Sassari' · (Notiziario giornaliero· Paragrafo: 'Tenìn', riporta: «Da un documento caduto nelle nostre mani si viene a sapere che colui che ha lanciato la b9mba contro la banda militare di Spalato è Ante JoNJC di Spalato che poi riusd a fuggire. Egli diventò comandante di ballaglione ed in combattimento a Prolog fu ucciso da una nostra guardia il 29 luglio del corrente anno»· P.M. 8-6, 26 novembre 1941). (312) Vedi n. 310. Notiziario 'Cacciatori delle Alpi'. Bastianini, nel telegramma alla Presidenza del Consiglio dei ministri (Vedi n. 310) dà la seguente versione: «è stato mitragliato con un fucile mitragliatore un autocarro carico di militari che recavansi in licenza provocando altri feriti non gravi». (313) Ibidem· Notiziario 'Cacciatori delle Alpi' · Paragrafo: 'Salona'. (314) Ibidem . • Paragrafo: '. Spalato'. (315) U.S.-S.M.E. · Busta 514 • Comando divisione 'Sassari'· (Circolare Il novembre 1941 n. 7730a firma generale Renzo DALMAZZO -Allegata a foglio prot. n. 4186- P.M. 86, 13 novembre 1941). (316) U .S.-S.M.E. • Busta 584 • Comando VI Corpo d'arma.la· (Notiziario n. 193. Paragrafo: 'Sebenico'· P.M. 39, 13 novembre 1941). (317) San Marco!-Edh:.ione di Spalato· IO novembre 1941. Firmarono l'appello: per gli avvocati, BAY Rikard, BARBIERI Josip, KERINCJt Lovro, PEDERIN Rudolf, BRJTVIC Pave; per i medici, BEKAVAC Tade, LllJKINOVIC Jure; per i notai, UGLESIC Ivo, per gli ingegneri, JuTRONIC Petar, SPERAC Feliks, MAK1ED0 Petar, KALITERNA V Fabian, IuC Petar; per gli industriali e commercianti, CuL1t Jakov, POPARIC Dragutin, GOTO. VAC Josip; per i bancari, KELOVIC Ivan; per gli albergatori e ristoranti, PETKOVIC Ivo, MATJt Ante; per gli artigiani, Boz1t Ante, JELIC Ante; per gli operai, TOCILJ Ivan, PAVlé Vratoslav. (318) Vedi n. 221 • Rapporto della questura di Spalato· Paragrafo: ' Attentato con lancio di bombe, di Corso Italia, contro un reparto dei 'Cacciatori delle Alpi'. (319) In carte dottor Manlio CACE • (Relazione non firmata e senza data. Attività del Tribunale militare speciale della Dalmazia · Per l'analitica precisione dei dati forniti, certamente compilato da un componente del Tribunale). (320) A.C.S. • Presidenza Consiglio dei ministri· Anni 1941-1943. Posizione 1.1.13- Fascicolo 16452 • Sottofascièolo 72. (Relazione prot. n. 02013 da Giuseppe BASTIANINI a Presidenza del Consiglio dei ministri. Zara, 17 novembre 1941) · Vedi anche allegato n. 10 al presente capitolo. (321) U.S.-S.M.E. • Busta 642 • Comando XVIII Corpo d'armata· (Foglio prot. n. 36261/1 ·Segreto· Oggetto: "Relazione periodica" · Paragrafo: 'Attività dei partiti, della milizia ustascia, delle associazioni giovanili, delle forze armate e della popolazione' • Da generale Quirino ARMELLINI comandante del XVIII Corpo d'armata a Comando Superiore Forze armate Slovenia e Dalmazia. P.M. 118, 2 luglio 1942). (322) U.S.-S.M.E. • Busta 585 · Comando VI Corpo d'armata. (Notiziario n. 244 . Situazione a fine dicembre 1941-XX · P .M. 39, 3 gennaio 1942). U.S.-S.M.E. • Busta 584 • Comando VI Corpo d'armata· (Nlotiziarìo n. 195. P.M. 39, 15 novembre 1941. • Fra le persone fermate, avv. S1MUNlè, prof. ARAMBASIN, giudice dr. KATUNARIC, dr. TUDOR, avv. TARTAGLIA, fratello dell'ex-bano di Spalato).


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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(323) Vedi n. 306. (324) U.S.-S.M.E. - Busta 5.84 - Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 201 . Paragrafo: ' Spalato' - P .M. 39, 2 1 novembre 1941). (325) San Marco!- Edizione di Spalato - 11 novembre 1941. (326) U.S.-S.M.E. · Busta 585 - Comando VI Corpo d'armata. (Notiziario n. 216 · P.M. 39, 6 dicembre 1941) - Vedi allegato n. Il al presente capitolo. (327) Vedi n. 221 - Relazione questura di Spalato. (328) A .C .S. • Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1. 13 - Fascicolo 16452 - Sonofascicolo 27 - (Lettera prot. n. 2439 - Da Giuseppe BA~"TJANJNI a Presidenza Consigl io dei ministri - Zara, 21 novembre 1941). (329) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1. 13 - Fa- . scicolo 16452 • Sottofascicolo 27 - (Lettera prot. n. 2447/P.S. - Da Giuseppe BAST!ANINJ a ministero interno e p.c. a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 28 novembre 1941). Id. • Pos izione 1.1.13 • Fascicolo 16452 - Sollofascicolo 87 - (Lettera prot. n. 2445/P.S. Gab. - Da Giuseppe BASTIA NINI a ministero interno e p.c. a P residenza Consiglio dei ministri . Zara, 12 ,dicembre 1941). Con que·s ta lettera il Governatore inviava al ministero. uno schema di R. decreto ·p er l'istituzione di una Divisione Speciale di Polizia in Dalmazia. La divisione doveva essere costituita da 600 uomini, inquadrata da 16 ufficiali, c~n sede presso il Governatorato, e sarebbe stata. articolata in quattro compagnie: una alle dipendenze della questura di Zara, una del ·commissariato di P .S. di Sebenico, la terza della questura di Spalato e la quarta della questura di Cattaro.

Il ministero dell'interno, con lettera del 20 febbraio 1942 non dette corso alla richiesta, ri servandosi d' inviare a Zara un re_parto mobile motorizzato d i agenti di P .S. (330) A.C.S. · Presidenza Consiglio d ei minist ri - Anni 1941- 1943 - Posizione I. l 13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 87 - (Lettera del minjster.o dell'interno a Giuseppe 13AST!ANINI . Roma, 20 febbraio 1942). (331) U.S.-S.M.E . - Busta 514 · Comando divisione 'Cacciatori delle Alpi' - (Not iziario · informativo - P.M. 100, 12 novembre 1941). (332) U.S.-S .M. E . - Busta 584 - Comando VI Corpo d 'armata · (Notiziario n. 210 • Paragrafo: 'Spalato' - P.M. 39, 30 novemb re 1941). (333) U .S. -S.M.E. · Busta 584 . Comando VI Corpo d'armata - (Notiziario n. 197 - Paragrafo: 'Spalato' - P .M. 39, 17 novembre 194 1). (334) A.C.S. - Presidenza Consiglio d ei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1. 1. 13 . Fascicolo 16452 - Souofascicolo 72 - (Relazione prot. n. 02013 - Da Giuseppe BASTIA NIN I a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 17 novembre 1941). (335) Ibidem - Si ebbe invece ui:ia recrudescenza di violenze nel territorio circostante a Zara. li 15 novembre venne attaccato il posto di blocco d i Pacostane, senza perdite. Sulle Bebie, nella zona del Mali Halan (Passo del Drago) furti qi bes_1iame e scontro con element i del 151 ° reggimcmo di fanter ia. Altri scom ri lungo il corso detla Zermagna (U.S.-S.M.E. - Busta 588 - Telescritti nn. 3971 e 4043 - Da comando Truppe 'Zara' a comando VI Corpo d '. armata · Zara, 15 e 20 novembre 194 1).


·no

Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre /941)

(336) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri·- Anni I 941-1943 - Posizione 1.1. 13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 161 - (Relazione prot. n. 1079/10122 - Da Giuseppe BASTIANI NI a MussoUNI - Zara, 22 dicembre 1941). (337) Ibidem. (338) Ibidem. (339) Ibidem. (340) Vedi n. 320. (341) Vedi n. 322 - Paragrafo: 'Nella 1• zona' (Settori della divisione ' Perugia' e del comando Truppe 'Zara') . (342). A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri - Anni 1941-1943 - Posizione 1.1.13 · Fascicolo 16452, Sottofascicolo 7.1,- (Telegram~a n. 2878- Da Giuseppe BASTIANJNI a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 22 novembre 1941). (343) Ibidem. (344) Ibidem. (345) Il Popolo di_Spal~to -. 3 novembre i941, (346) Il Popolo di Spalato - 4 novembre 1941. (347) Ibidem . (348) A.C.S .. Presidenza Consiglio dei ministri - Anni I941 • I 943 - Posizione I. 1.13 · Fascicolo 16452- Sottofascicolo 50 - (Lettera prot. n. 12574 - Oggeuo: "Bocche di Canaro - Stabilimenti di lavoro della ex marina da guerra jugoslava" · Dal sottosegretario cli Stato per la marina, Arturo R1CCARD1 a Presidenza Consiglio dei min istri· Roma, 22 settembre 1941). (349) Ibidem. (350) A.C.S . . Presidenzà Consiglio dei ministri -A nni 19_41 -1943 - Posizione l.l . 13 - Fa· scicolo 16452 - Souofascicolo 50 - (Lellera prot. n. I 7572 • Dal sottosegretario di Stato per la marina, Arturo R1CCARD1 a Presidenza Consiglio dei minist ri - Oggetto: 'Opifici ex jugoslavi di Perastro (Canaro)" - Roma, 17 dicembre 1941). li calzaturificio, con 17 macchine e 31 operai, produceva al giorno 120 paia d i_ scarpe.11 maglificio ed il calzificio, con 30 macchine e 22 operaie poteva produrre giornalmente 250 paia di calze e da 100 a 200 farsetti. La sartoria, con 52 macchine da cucire e varie macchine· speciali, impiegava 79 persone. Aveva una potenzialità semestrale di 60000 capi di tela e 25 000 di panno. (35 1) Vedi n. 336. (352) ' A .C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri. Anni 1941- 1943 - Posizione 1. I .13 - Fascicolo 16452 · Sottofascicolo 31/1 - (Telegramma n. 3290/ 02279 - Da Giuseppe BASTIANIN I a Presidenza Consiglio dei ministri - Zara, 9 dicembre 1941). (353) Ibidem.


Problemi ed inizia1ive del Governatore Bas1iani11i

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(354) Gli avvistamenti cominciarono il 26 settembre 1941 nel canale di Calamotta (a nord di Ragusa fra l'isola di Giuppana .e la terraferma); quindi il 29 settembre nel Canale di Zara; il 18 ottobre a capo Pellegrino dell'isola di Lèsina. I pescatori che fecero questo avvistamento sostennero che si trattasse del somme rgibile ex-jugoslavo Nebojsa sfuggito alla cattura perché al momento dell'occupazione della base di Cattaro da parte delle forze armate italiane, si trovava in mare. (Vedi anche U.S. · S.M.E. · Busta 854 - Comando VI Corpo d' armata - Fonogramma a m~no prot. n. 6935/0P - P.M. 39, 19 ottobre 1941). 1123 ottobre vi fu un avvistamento sulla rotta Ancona-Zara; il 25 ottobre sollo costa dell'Isola Asinello (all'estremo sud dell'isola di Lussino); il 19 dicembre a sud dei Pettini di Ragusa. (Dati rilevati da U.S. S.M.M. - Scacchiere Jugoslavia-Dalmazia-Albania - 1941 . Busta 4 - Fascicolo Z/12). (355) A.C.S. - Presidenza Consiglio dei ministri ·_ Anni 1941-1943 - Posizione J .1 .13 - Fascicolo 16452 - Sottofascicolo 74 - (Appunto 11. 3/40 del comando carabinieri della Dalmazia Zara, 23 novembre 1941). (356) U.S. - S.M.E. - Busta 514 - Comando divisione ' Cacciatori delle Alpi' - (Notiziario informativo· Paragrafo: 'Spalato' - P.M. 86, 4 novembre 1941). (357) U.S. - S.M.A. · 1941 - Elemento 7528 - lnf. I - B. 0/3 - (Informazioni sul nemico Da Stato Maggiore Generale a Supermarina - 19 aprile 1941). (358) F.W.D. DEAKIN - La Montagna più alta - Edizioni Einaudi - Torino 1972- Pag. 135. Walter R. RoBERTS - Ti10, Mihailovich and the allies - Rwgers University Pr.ess - New Brunswich • New Jersey· I 973 • Pag. 27. Il maggiore Zaharije 0STOI(: aveva accompagna10· RE PIETRO di 'Jugoslavia al Cairo. Il maggiore Mirko LALATOVJé era fuggito con un aereo dall'aereoporto di Nik;ié. Il capitano D.T. HuosoN, prima della guerra era stato ingegnere minerario in Jugoslavia. La missione era dotata di due appa~ecchi radiò, un 'Mark IV' di 12 chilogrammi cd uno di tipo' J' più leggero, che aveva un raggio d' azione limi tato ai collegamenti con Malta.


DOCUMENTI ALLEGATI AL CAPITOLO VI

24 - Dalma1Ja


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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ALLEGATO

N. l

COMANDO DELLA 2• ARMATA UFFICIO AH'ARI CIVILI

P.M. 10, 17 giugno 1941-XIX

Alla R. Legazione d'Italia ZAGABRIA

OGGETTO:

Rimpatrio dalmati in Dalmazia.

In relazione alla Nota Verbale diretta a codesta R. Legazione dal Ministero croato degli Affari Esteri circa il desiderio di molti dalmati, residenti nella Croazia, di poter far ritorno ai loro luoghi di nascita, ora annessi ali' Italia segnalo quanto segue: La iniziativa di far rientrare nella Dalmazia annessa all'Italia elementi croati, che al momento della nostra occupazione si sono rifugiati a Zagabria e nella Croazia superiore, potrebbe rispondere a un piano preordinato per tener vivi il sentimento croato e la speranza di rivendicazione di quel territorio alla Croazia; tanto più che l'Ufficio per la Dalmazia, istituito dagli ustasci a Zagabria, pare abbia nel suo programma di far restare al loro posto impiegati e maestri croati allo scopo di mantenere ferma la convinzione che i confini attuali non sono definitivi. Prospetto pertanto ropportunità che venga fatta Un.'accurata cernita dei nominativi per i quali è stato chiesto il rimpatrio, attraverso l'esame preventivo delle autorità italiane dei territori annessi. IL GENERALE COMANDANTE DESIGNATO D'ARMATA

F.to V. AMBROSIO


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Dalmazia - Una 'cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

ALLEGATO

N. 2

GOVERNO DELLA DALMAZIA Roma, 12 agosto 1941-XIX

2- 12/A

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ,

ROMA

Come è noto, il R.D. 7 giugno 1941 XIX, n. 453, nel determinare le cìrcoscrizioni terrìtoriali delle provìncìe di Zara, Spalato e Cattaro, nonché le attribuzioni del Governatore della Dalmazia, pone chiaramente ìn evi- .. denza q~elle che sono le attribuzìoni del Governatore e quelle che sono le attribuzìoni degli organi dell'amministrazione diretta locale. · Il Governatore, infatti, oltre alle attribuzioni sostanzialmente legislative, delle quali rion è qui il caso di intrattenersi, (art. 3) esercita nel territorio della Dalmazia le attribuzioni del Governo· centrale per quanto riguarda tutti ì servizi civili governatìvì locali e assìcura l'unità dell'ìndìrizzo politico e il coordinamento dell'azione dei Prefetti e delle altre Autorità delle tre Provincie. L'ordinamento giuridico del territorio della Daimazia è quindi chiaro: Prefetti e Autorità governative locali, le quali esercitano le funzioni a esse · demandate dalle leggì e dai regolamenti, da un lato, e Governatore il quale esercita le attrìbuzìoni del Governo centrale. Proprio in relazione a questo chìaro ordinamento, sì è provveduto a istìtuire le Prefetture e a nominare i Prefetti: ma l'ordinamento non può tutt'oggi, considerarsì compiuto poiché, alla istituzione delle Prefetture massimi organi dell'amministrazione dìretta locale, non è seguita la istituzione degli uffici: manca, infatti, così a Spalato come a Cattaro, una Intendenza dì Fìnanza, un Ufficio -del Genìo Civile, un Provveditore agli Studi, ecc .. Sono stati inviati soltanto funzionarì, messi nella posizione dì comandati, ma è chiaro che un tale invio, che ha lo scopo di preparare le condizioni e i presupposti per l'esplicazione di attività amministrative, non corrisponde affatto alla creazione dì un Ufficio Amministrativo, il quale manifesta ìn un ambito di propria competenza la volontà della pubblica amministrazione. Così, praticamente,. il funzionario dell'Intendenza di Finanza o del Genio Civile di Spalato e di Cattaro è posto alla immedìata dì retta dipendenza generica del Prefetto, non essendovi ancora né Ufficìo di lnten.denza di Finanza né un Uffi<::io del Genio Civile.


Problemi ed inizialive del Governa/ore Bas/ianini

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Ora, a parte altri riflessi facilmente comprensibiU, è chiaro come una tale situazione renda difficile lo svolgimento dell'ordinata vita amministrativa, in quanto, in difetto di 1.m vero e proprio ufficio, il qua le agisca in una sfera di competenza leg:islativamente determinata, l'attività amministrativa non può normalmente svolgersi. Propongo pertanto che, conformemente a quanto è stato praticato per le Prefetture, si addivenga alla creazione degli uffici dell'amministrazione diretta locale (Intendenza di Finanza, Uffici del Genio Civile, Provveditorato agli Studi, ecc.): la creazione, a mio avviso, non potrebbe non avvenire se non con le norme dell'art. l n. 3 della legge 31 gennaio 1926 n. 100. Nel formulare questa proposta, faccio rilevare l'urgenza del provvedimento, che concorrerà indubbiamente alla sistemazione amministra tiva di questi territori. IL GOVERNATORE

BASTIAN IN!


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Dalmazia - Una cronaca per la storia {aprile-dicembre 1941)

Ai.LEGATO

N. 3

PRESIDENZA CONSIQLIO DEI MINISTRI Roma, 12 agosto 1941-XIX

N. 22754

A Tutti i Ministeri Al Sottosegretario per le Fabbricazioni di guerra Al Comando generale M. V .S.N. Al Governatore della Dalmazia

ROMA ZARA

e, p.c. Al Direttorio Nazionale del P.N.F.

Al Comando Supremo

ROMA

OGGETIO: Governatore della Dalmazia ¡ Insegna di carica.

Ă&#x2C6; concesso al Governatore della Dalmazia l'uso di una insegna personale di carica in forma di bandiera di azzurro a tre teste di leone illeopardite coronate d'oro accostate dall'emblema nazionale del fascio littorio.

Le dimen_sioni dell'insegna sono le stesse prescritte per le insegne a carico degli ufficiali generali ed ammiragli. I Ministeri interessati ed il Comando generale della M. V.S.N. provvederanno per la inclusione della insegna nelle tabelle annesse alle rispettive regolamentazioni. IL SOTIOSEGRETARIO DI STATO

RUSSO

NOTA: Il bozzetto, di cui esiste copia nel fascicolo dell'Archivio centrale dello Stato, venne eseguito dal professor D1 PIETRO. Le insegne furono confezionate dalla ditta MARCHI con sede in Via del Babuino a Roma.


Problemi ed inizia1ive del Governa/ore Baslianini

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ALLEGATO

N. 4

IL GOVERNATORE DELLA DALMAZIA Zara, 9 se/lembre 1941-XIX

Eccellenza Conte Luca P IETROMARCHI Ministro Plenipotenziario ROMA

Caro Pietromarchi, ti invio per conoscenza le copie dei due discorsi che ho tenuto a Spalato, il primo il giorno 7 c.m. alle Gerarchie Fasciste della Dalmazia, il secondo il giorno 8 ai rappresentanti delle organizzazioni industriali, bancarie e creditizie della città. Con cari saluti tuo BASTIANINI

Signori, io vi ho convocato qui nel palazzo del Governo, perché non avevo ancora avuto la possibilità di prendere contatto diretto con coloro che, essendo a capo delle organizzazioni industriali, commerciali e creditizie, rappresentano la base dell'economia della città. Questo contatto mi sembrava particolarmente opportuno, specialmente dopo un periodo come questo; dopo i primi tre mesi del Governo fascista in Dalmazia; dopo un periodo durante il quale voi avete constatato come il prodursi di una crisi in parte prevedibile in parte non prevedibile, abbia notevolmente influito sulla vita economica della città . Ho detto che questa crisi era in parte prevedibile, e per quella parte erano stati, se non predisposti, almeno. indirizzati i vari provvedimenti. Vi è stata invece una parte non prevedibile, imputabile, questa, a varie cause, in una delle quali, mi permetterete di dirvelo, io ho creduto di avere il diritto di rintracciare, in certi casi, un carattere politico, che a mio avviso avrebbe dovuto nettamente esulare, e in ogni caso, non avere ripercussioni sensibili sulla vita economica della città e della provincia. lo ritengo che sia nel comune interesse, ma prima di tutto nell'interesse di Spalato e della sua popolazione, che si cerchi con tutte le forze e con tutta la buona volontà possibile di eliminare questa crisi almeno in tutta quella parte nella quale la nostra volontà e la nostra azione, o per dir meglio la vostra volontà e lavostra azione, possono intervenire.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

Mi rivolgo prima di tutto ai dirigenti degli Istituti di credito locali, e .dico che essi dovranno fare una consta'tazione. Noi non siamo intervenuti nelle Banche locali, altro che con interventi limitatissimi ed indispensabili, motivati da ragioni starei per dire di ordine internazionale, in quanto che riflettevano provvedimenti già presi sul territorio italiano o su territori finitimi al nostro. Il nostro mancato intervento nelle Banche è stato un esperimento. Vorrei sperare di poterlo mantenere e confermare. Richiamo l'attenzione di coloro che sono responsabili delle direttive degli Istituti di credito spalatini, sul fatto che, evidentemente, questo esperimento non deve essere attribuito a debolezza e che quindi potrebbe essere sottoposto a revisione. La banca ha grandissima importanza non solo economica ma anche politica e sociale nel nostro regime fascista, che nessuno di voi conosce, o conosce attraverso una propaganda tendeziosa che è durata troppo tempo in tutto il mondo; la banca ha una funzione molto libera, cioè conserva intere le sue funzioni, ma così come in tutti gli altri campi' e'Stadi dell'attività nazionale, anch'essa è inquadrata in maniera molto precisa e chiara, per cui si sa che l'attività degli Istituti bancari non è che quella di rendere sempre più attiva la vita nazionale e di creare le migliori condizioni possibili alla produzione ed al lavoro. Questa funzione specifica delle banche si avvicina a fini politici importanti, senza bisogno che la banca assuma essa carattere specificatamente politico. Se è vero che oggi è molto difficile dividere la politica dall'economia, specialmente quando si hanno responsabilità di governo, non è men vero che la confusione tra l'una e l'altra può avvenire soltanto in alto, m.a non potrebbe essere consentita in alcuna maniera in basso. Io, dunque, spero, e credo, sia nell'interesse della banca e della città di Spalato, che la banca a Spalato assuma nettamente le sue specifiche funzioni, non si allontani da queste, e le inquadri nella situazione nuova che si è creata. Non spetta né alla banca, né all'industria, né al commercio giudicare la situazione politica, in momenti come questi. Questa situazione politica, anche se non subirà cambiamenti e spostamenti, deve andare nat\,lralmente, in un certo senso, collegata a quella più grande lotta che è la guerra in corso. Qui la guerra è cessata, né è nostra intenzione di riportare la guerra qui. C'è un motivo di sicurezza che deve incoraggiare le persone qui, quella sicurezza che manca in almeno otto decimi del territorio europeo. È un fatto importante su cui richiamo la vostra attenzione, perché qui c'è la pace e, si voglia o meno riconoscerlo, c'è un programma da svolgere che presuppone un lungo periodo di pace.


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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Passando al commercio, osservo ché probabilmente si è frainteso il senso del cambiamento della moneta in Dalmazia, voluto dal!' Autorità di Roma. II commercio non solo non si è adeguato, ma ha lavorato come se volesse rifiutare questo adeguamento. Conosco le difficoltà che il commercio ha dovuto incontrare, ma è evidente che nulla può giustificare un simile atteggiamento, dato il vivo interessamento che le Autorità del Governo e del Partito hanno dimostrato. Per mio conto, da quando sono arrivato, non ho fatto altro che abolire imposte e balzelli, e tutta quella contabilità che in una maniera o nell'altra, direttamente o indirettamente incidono sui prezzi, per fare in modo di aiutare quella buona volontà che doveva accompagnarsi alla legge dell'adeguamento dei prezzi. I commercianti che sono qui presenti mi daranno atto che tutte queste imposte erano state messe. dal Governo precedente in un certo numero di anni, e mi dovranno dare atto che sono state abolite in meno di due mesi, rinunciando a un'entrata di parecchi milioni, di cui avrebbe beneficiato il Governo. Naturalmente questi milioni era mia int.e nzione di distribuirli per il paese, soprattutto fra le classi. meno agiate, che risentivano maggiormente i disagi e la mancanza di certi viveri necessari, e fra quelli che hanno un salario fisso , che può sembrare, e forse è, non adeguato ai bisogni delle famiglie numerose. · Non posso dire che questa ab.olizione di imposte da parte del Governo abbia portato un reale beneficio alla cittadinanza di Spalato, la quale non si è accorta nemmeno che sono state abolite tasse e balzelli che incidevano per certe merci perfino col 60% sul prezzo di vendita. Parlo del 60%, Signori; non dell' I%! Sono stati aboliti tutti i diritti doganali per tutti i generi di prima necessità, considerati indispensabili alla vita della città di Spalato: Non ho l'impressione che un qualche beneficio da questa seconda abolizione sia derivato alla città di Spalato. Gli sgravi fiscali operati in Dalmazia si sono rivolti, nella quasi generalità, alla imposizione indiretta come quella che era la più sensibile agli avvenuti mutamenti politici e amministrativi, cioè dogane ed altre imposte indirette. Le dogane, in quanto è stata quasi rivoluzionata quella che era la precedente configurazione geopolitica della regione: gli antichi confini sono diventati via di traffico e vic·eversa. D'altra parte, occorreva tenere presente le necessità di traffico naturale e l'incremento del commercio locale. Con la abolizione dei diritti di confine sui generi di prima necessità in provenienza dalla Croazia e dalle zone franche di Zara e di Fiume sì è conseguito il beneficio di poter mantenere sui generi alimentari un prezzo il çui rapporto con i prezzi dei mercati vicini può essere pressoché identico a quello preesistente all' annessione.


Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

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D'altra parte l'abolizione di alcune altre imposte porta sui prezzi un allegerimento che, per la sola imposta sul traffico, va dal 6 al 20%, a seconda dei generi colpiti; mentre raggiunge il 60% per i generi che erano soggetti all'imposta sul lusso. È una rinuncia da parte del Governo, a un gettito di parecchi milioni

di lire. Vi elenco, ora, le più importanti disposizioni riguardanti gli sgravi in materia doganale: con ordinanza n. 4 del 25 giugno, sono stati esentati dal dazio e dagli altri diritti doganali i generi di largo consumo provenienti dalle zone franche del Carnaro e di Zara o dai territori dell'ex Regno di Jugoslavia ed introdotti nelle provincie annesse. L'esenzione comprende i più importanti generi di alimentazione (latte, burro, formaggio e latticini; frutta fresche e secche; legumi, patate e prodotti agricoli, cereali e farine; uova; bestiame da macello, pollame, selvaggina; carne insaccata e affumicata; pesce fresco e conservato; vino) nonché il fieno, i foraggi, la paglia, il carbone di legna, la legna da ardere. Inoltre, allo scopo di facilitare i rapporti economici col territorio confinante, per i quantitativi costituenti piccolo traffico di frontiera, o comunque affluenti ai mercati con i mezzi di trasporto rurali, i detti generi, provenienti dai territori dell'ex regno di Jugoslavia, sono stati esonerati, oltre che dal dazio doganale, anche dalle autorizzazioni prescritte ai fini valutari. Tali facilitazioni con l'ordinanza n. 18 del 17 luglio sono state estese ad altri generi alimentari e di consumo (olio di oliva, olio di semi, lardo, strutto, grassi in genere, riso, paste alimentari, surrogati di caffè) .ed inoltre ai combustibili liquidi e solidi, ai fertilizzanti ed al legname da costruzione. Con l'ordinanza n. 17 del 26 luglio, allo scopo di incrementare l'industria della salagione del pesce, che ha tanta importanza per l'economia dalmata, è stata accordata l'esenzi.one dai diritti doganali dei barÙi di legno destinati alla salagione, nonché delle doghe, dei cerchi e dei fondi destinati alla fabbricazione dei barili medesimi. Con l'esenzione dai dazi doganali, dagli altri diritti di confine dei generi alimentari e delle materie prime sopraddette, era diminuito il maggiore inciampo al regolare svolgimento del traffico con la Croazia, ma per l'approvvigionamento delle provincie annesse in generi alimentari, tessuti, calzature, medicinali, fertilizzanti, e via dicendo, occorrçva provvedere in larga misura cfall'Italia, e all'uopo era necessario rendere spediti ed economici traffici con la penisola . Ora, se fin dai primi giorni dell'occupazione era stata tolta per tali traffici la barriera daziaria e se successivamente erano


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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stati soppressi anch.e i vincoli dei pen:nessi d'esportazione, rimanevano in piedi talune imposte complementari che avevano avuto nel passato regime la funzione di ostacolare le importazioni italiane poiché costituivano in pratica addizionali di rilevante entità ai dazi di confine non manovrabili a piacimento, perché vincolati da trattati bilaterali. Tali imposte erano quelle sul traffico, e quella cumulativa sul traffico; con ordinanza n. 19 del 1° agosto si è provveduto a rendere esente l'importazione di qualsiasi merce proveniente dalle altre provincie del Regno. Con la stessa ordinanza si è provvèduto poi ad un altro sgravio fiscale di notevole rilievo sopprimendo la cosiddetta imposta di lusso, che gravava con aliquote assai alte su molti generi anche di consumo generale e popolare, elevanc\one in misura rilevante e talvolta addirittura proibitiva i prezzi di vendita al pubblico. Notevolissime agevolazioni tributarie sono state introdotte con l'ordinanza del 14 agosto 1941: questa ordinanza, introducendo, sostanzialmente, i sistemi italiani ha notevolmente allegetito i tributi già esitenti (notevolissima l'abolizione della tassa aggiuntiva di trasferimento immobiliare sulle successioni e sulle donazioni, ridotte di oltre la metà). Ecco un elenco delle agevolazioni tributarie stabilite con questa ordinanza: à) sostituzione delle tariffe sulle cambiali, vigenti in Italia, a quelle exjugoslave, che nella maggior parte dei casi erano superiori alle nos'tre;

b) adeguamento delle tasse di bollo sul,le quietanze ordinarie (compresi gli stipendi dei funzionari civili e militari) a quelle italiane, che sono più lievi; c) abolizione dei moduli bollati per le denuncie dei contratti di affitto (Ìn Italia questo sistema non ha riscontro); d) riduzione della tassa sulla compravendita di beni immobili e di diritti immobiliari (oltre all'imposta di registro, in Jugoslavia si applicavano soprattasse e addizionali favore del Banato e di qualche Comune: a 'Spalato, ad esempio l'imposta raggiungeva il 12%) alla misura vigente in Italia del 7%. Per necessità finanziaria restano provvisoriamente in vigore i diritti acéessori in favore dei singoli comuni, che tuttavia non superano l'uno o il due per cento;

a

e) abolizione della ta~a di trasferimento (manomorta) per le fondazioni pie, Enti di culto, di istruzione, di pubblica autorità (recte - utilità), (alla quota jugoslava del 4 per mille, più sopratassa del 0,50% a favore del Banato);


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Dalmazia - Una cronaca per la s1oria (aprile-dicembre 1941)

f) abolizione della tassa aggiuntiva di trasferimento immobiliare sulle successive (recte: successioni) e sulle donazioni, alleviando così del 500Jo il tributo locale; g) notevole attenuazione delle aliquote della tassa sulla compravendita del bestiame al minuto e all'ingrosso, e abolizione della sopratassa a favore del Banato. Semplificazioni del sistema di accertamento e riscossione; h) riduzione dei diritti erariali sui pubblici spettacoli, lasciando immutate tutte le esenzioni previste dalla legge ex-jugoslava. Per quanto riguarda l'imposizione diretta il Governo ha allo studio l'abolizione dell'imposta speciale per il fondo della Difesa Nazionale la quale, commisurata con aliquote progressive dal 10 al 70 per cento sull'ammontare complessivo delle imposte dirette applicate ai contribuenti nell'anno precedente, persegue finalità nettamente contrastanti con quelle dello Stato Italiano e, comunque, contrasta altresì col nostro sistema di imposizione tributario. E anche questi saranno sgrav_i non indifferentL Abbiamo visto che la livellazione di alcune imposte doveva portare un alleggerimento che importa sul traffico il valore dal 6 al IOOJo, mentre raggiungeva il 600Jo sui generi di lusso. Faccio appello ai dirigenti del commercio e ai singoli commercianti, perché questo sia fatto. Oggi la situazione dal punto di vista approvvigionamenti è per un certo aspetto migliorata. Ho visto che a Spalato sono ricomparse nei negozi molte merci che per un certo periodo di tempo non si trovavano sul mercato. Voi potrete avere delle faci litazioni per i vostri approvvigionamenti in Italia, ma è necessario che il commercio di Spalato si adegui al fatto che la valuta cambiata ad un certo tasso non può invece esser considerata come cambiata a un tasso di due terzi superiore. Nel cambio non è stata fatta l'uguaglianza del dinaro alla lira, ma· esso è stato fatto in modo così favorevole, che la gente ha creduto dovesse essere interpretato come l'inizio della svalutazione sul mercato della lira. Signori, vi devo dire che chi ha pensato così si è sbagliato. Chi ha pensato così, l'ha fatto perché ignorava che in regime fascista il controllo sulla finanza-e sull'economia è completo. La nostra è un'economia diretta e con- . trollata., niente è lasciato al caso, e niente alle manovre dei singoli più o meno interessati. Lo slittamento della valuta non è possibile in regime di eco- . nomia controllata. · Questo è ciò che avevo da dirvi. lo sono certo che voi mi darete prova di rendervi perfettamente conto di quelli che sono i doveri delle categorie


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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produttrici e commerciali in un momento come questo, e le autorità s'impegnano con tutta l'anima, con tutte le possibilità, con tutti i mezzi, per andare incontro alla buona volontà di coloro che tale volontà possiedono. Posso esimermi dall'aggiungere altre cose. Però voglio sottolineare the qualora l'esperienza degli alleggerimenti non portasse i risultati che abbiamo detto di attenderci, sarò costretto a ridistribuire i guadagni illeciti alla popolazione locale, pregando gli agenti della Finanza di procedere a nuovi accertamenti, e al trasferimento, in una maniera o in un'altra, di tali guadagni, alla gente più bisognosa della città di Spalato. Non credo che avrò bisogno di fare questo. Non vorrei neanche doverlo fare, perché questo, oltre tutto, sarebbe anche andare contro a quello che è stato il mio desiderio, di voler alleggerire al massimo possibile la pressione fiscale nelle tre provincie della Dalmazia italiana. Sono sicuro invece, che Voi collaborerete con le autorità locali, e con me, per ridurre al minimo possibile tutti gli inconvenienti di una situazione, la quale non può non sentire del fatto impor-tante che non vorrei fosse dimenticato, che si combatte una delle più grandi guerre del mondo, che si combatte una guerra contro il più grande impero del mondo, corazzato d'oro e di materie prime, associato, come sempre avviene, poiché gli estremi si toccano al più grande impero sovvertitore che sia mai apparso nell'organizzazione dell'umanità. Il fatto guerra è un fatto importante, non va dimenticato. Ora non vorrei che qui dove il cannone non tuona più, dove non si sente niente dì quella che è la parte più rumorosa .della guerra, si dimenticasse che la guerra esiste e si combatte, che milioni di uomini muoiono per assicurare quella tranquillità e quella sicurezza che già si gode. Questi vantaggi morali vi prego di porli in conto, accanto ai vantaggi materiali e di considerare bene quello che valgono per voi, per le vostre famiglie, per quello che possedete: la sicurezza che avete di salvaguardare le cose vostre, la tranquillità che vi è data da un'occupazione onesta, intelligente, fraterna, come quella dell'esercito italiano e la serenità che vi dà quella comprensione intelligente, caratteristica di un popolo come il nostro che ha 27 secoli di storia e di civiltà. Questo vi prego di mettere in conto, anche questo è un inestimabile . vantaggio _perché anche non molto lontano da qui la tranquillità non è per il momento altrettanto assicurata. Non c'è da meravigliarsene, perché il travaglio di costituzione degli Stati non è facile né semplice, e la durata di questo travaglio, naturalmente non è calcolabile, tengo però a farvi notare che di questo travaglio voi non portate le conseguenze, non ne sopportate i danni in alcun modo.


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Dalmazia - Una cronaca per la scoria (aprile-dicembre 1941)

Questo è quello che ho voluto dirvi. Non ho altro da aggiungere. Conto, ripeto, sulla vostra collaborazione e voi potete contare sulla mia. Diritti e doveri reciproci. Non dimenticatevi di quello che ho detto, cioè che la guerra esiste, e a quella dobbiamo sacrifici; bisogna avere l'animo di affrontarli. Signori, vi ringrazio.


Problemi ed inizia1ive del Governatore Ba.wianini

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ALLEGATO

N. 5

IL GOVERNATORE DELLA DALMAZIA N. 5080

Zara, li 7 Sèltembre 1941-XIX

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ROMA

In primo piano tra i problemi che hanno attirato la mia attenzione ed occupata la mia opera di Governo di questi tre mesi, al di fuori di quello che è il problema dei mezzi attraverso i quali l'azione, cui in queste terre annesse il Governo della Dalmazia è stato preposto , possa concretarsi, è indubbiamente l'altro problema degli uomini. Le condizioni di vita del tutto eccezionali che si sono venute determinando qui in Dalmazia, dapprima in conseguenza del fatto bellico e della successiva occupazione militare da parte delle nostre Forze Armate, poi per la sostituzione della moneta nazionale a quella jugoslava. a un ragguaglio nettamente favorevole per quest'ultima, pongono, ripeto, in primo piano questo problema, che va risolutamente affrontato e definitivamente risolto, dirnodoché non si abbia più a lamentare quella situazione di disagio, economico e morale, in cui attualmente si trova la classe dei funzionari c·o mandati di prestare la loro opera in queste terre. Premetto che è mio preciso desiderio, che risponde, del resto, ad un' assoluta necessità di fatto, che qui in Dalmazia, alle mie dipendenze dirette e negli uffici delle varie provincie, vengano assegnati uomini di indiscusso valore, funzionari animati da. entusiasmo e da spirito di sacrificio, quali soltanto una serenità finanziaria e familiare può farm i riuscire ad ottenete. I compiti che attendono questi funzionari, e codesta Presidenza ne è a conoscenza, sono, infatti, molteplici, compless'ì, difficili: le energie lavorative debbono tutte essere impegnate per assolvere degnamente il proprio dovere, per non venir meno alle esigenze dell'ufficio e dei capi : donde la necessità di assicurare a questi funzionari quella che io poc'anzi ho chiamato serenità in materia economica e nel campo familiare, serenità che può venire soltanto dalla consapevolezza di una adeguata retribuzione, che permetta di vivere dignitosamente e di mantenere, con decoro scevro da preoccupazioni di carattere. finanziario , le persone che siano a carico. Codesta Presidenza, con criterio di sollecita comprensione, è già venuta incontro a questo mio desiderio, consentendo uno speciale aumento della missione, appunto .in considerazione dei magg.i ori oneri economici che la vita in queste regioni richiede. Tuttavia, a mio avviso, la soluzione integrale


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Dalmazia - U11a cro11aca per fa storia (aprile-dicembre 1941)

del problema non è stata ancora raggiunta. E - allo scopo di far chiaramente comprendere a codesta Presidenza quali possano essere le linee di questa soluzione ed in quale misura possa adeguatamente fissarsi la remunerazione, che va considerata del tutto eccezionale, dei funzionari dislocati in Dalmazia - ritengo opportuno prospettare alcuni elementi e dati, che, meglio di qualsiasi discorso, servano ad indicare in quale proporzione il costo della vita negli ultimi mesi, e vorrei dire giorni, sia aumentato, qui in Dalmazia. Le difficoltà di approvvigionamento, a causa delle nuove linee di confine che hanno tagliato il litorale dalle località interne, che ne erano la fonte principale, e che hanno frapposto i!' mare alle basi di rifornimento; la permanenza di un notev_ole corpo militare di occupazione; lo spirito di speculazione che speciali circostanze hanno risvegliato nella classe mercantile e industriale locale - tutto ciò, aggiunto, com'è del resto logico in questo iniziale periodo di penetrazione e di assimilazione, allo scarso spirito di sacrificio e senso di abnegazione della popolazione, ha determinato appunto l'eccezionale aumento del costo della vita, che, sotto alcuni aspet_ti e per alcuni indici, raggiunge perfino il 400%. Si pensi che il prezzo medio di un pasto in un pubblico locale, di modesta categoria, a Spalato o a Sebenico od altrove, è sulle 30 lire, come quello di una stanza d'albergo, non di prima categoria, è sulle 40 lire, ed anche più. E così, con pari intensità, è aumentato il costo di 'tutti i generi, alimentari e di conforto, e sono, di conseguenza, aumentate le difficoltà della vita, soprattutto per la classe impiegatizia, per la quale non gioca, come per quella commerciale o industriale, il proporzionale a~mento dei guadagni. A ciò aggiungasi la rarefazione degli alloggi, i cui costi, data l'intensa richiesta e la poca offerta, hann~ raggiunto cifre veramente esagerate: il prezzo medio di una stanza ammobiliata, che sia appena compatibile con la dignità dell'ufficio e della carica, si aggira sulle 400 o le 500 lire. La mia azione moderatrice dei costi e calmierat rice dei prezzi è stata energica ed immediata ed ha già ottenuto favorevoli risultati: essa continua e continuerà, con la stessa energia - ma non giova farsi soverchie illusioni. Il fenomeno economico è quello che è - e non sempre esso è suscettibile di coercizione o riducibile alla volontà degli uomini che governano, perché infiniti e complessi sono gli elementi che concorrono a determinarlo. Né è superfluo rilevare che moltissimi generi. mancano del tutto sul mercato, per cui l'approvvigionamento privato di essi và effettuato direttamente sul mercato della P enisola, con altri notevoli aggravi di spese ed altri disagi.


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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Nelle località dell'interno, la situazione per il personale italiano è ancora peggiore, più critica, più sacrificata. La malaria, che ha devastato e devasta queste regioni, imperversa con spaventosa intensità e - nonostante le mie pronte, energiche provvidenze sanitarie - è ancora molto lontana dall'essere domata: tutta una gigantesca·opera di bonifica, tutta una vasta azione e, direi quasi, un'educazione, profilattica ed immunizzatrice, si richiedono per ciò - e non è questa fatica che si possa realizzare in breve spazio. I nostri funzionari debbono vivere e vivono in queste zone malate, in questi paesi senza conforto di civiltà e di progresso igienico-sociale, circondati da un ambiente che, quando non è cattivo ed ostile, è apatico, diffidente, ostentatamente iperte e passivo. La popolazione, che nella quasi totalità conosce la lingua italiana e la sa parlare correttamente, la dimentica però subito quando v'è un italiano - e bisogna che questi reagisca vigorosamente, con tutte le sue energie morali, all'isolamento e allo sconforto, alla lontananza ed al disagio, se vuol tenere fede al suo dovere cli funzionario, che lo inchioda al suo posto. Né va, poi, trascurata un'altra considerazione, affatto particolare . Ed è che quasi tutti i funzionari comandati di servizio in Dalmazia lasciano, e sono costretti a farlo, non ultimo per le ragioni di difficoltà di alloggio e di vita che ho adesso accennate, le loro famiglie nella penisola: il che aggiunge spesa a spesa, e disagio a disagio. Necessità di mantenere dignitosamente due famiglie, necessità di ~taccarsi dagli affetti familiari per una superiore ragione di interesse dell'Amministrazione, che, appunto perché non va discussa, ma accettata con disciplina e fervore, deve trovare il suo corrispettivo in una più generosa remunerazione. Per la verità, è questa una preoccupazione che io mi pongo da solo, poiché tutti, dico tutti, i funzionari ed impiegati, di qualsiasi amministrazione e ufficio, assegnati in queste terre dalmate, fanno silenziosamente, con dignitoso spirito di sacrificio e con lena, il loro dovere. Ma io mi preoccupo della sorte di questa categoria, che è tra le più apprezzabili ed è soprattutto quella da cui lo Stato attende ed esige le maggiori energie, lavorative e produttive. Mi preoccupo, in particolar modo, che una troppo modesta misura di retribuzione abbia ad influire sfavorevolmente sulla qualità, sul valore dei funzionari che sono per essere assegnati in queste contrade, a pregiudicare il rendimento di quelli che già vi lavorano, mentre questo Governo, ripeto ancora una volta, ha necessità di personale assolutamente scelto, che si dedichi con serenità ed alacremente alle mansioni affidategli, e che non venga scoraggiato dalle ristrettezze economiche nelle quali sia costretto a vivere.


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Dalmazia ¡ Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

Chiedo pertanto a codesta Presidenza di voler prendere in benevola considerazione questi miei rilievi, e di voler disporre quelle provvidenze di carattere economico, in favore dei funzionari ed impiegati comandati di servizio nelle provincie dalmate, che riterrĂ giuste ed opportune. BASTIANINI


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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ALLEGATO

N. 6

GOVERNO DELLA DALMAZIA N. I • 23/9

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ROMA

OGGETTO: Liquidazioni di pensioni provvisorie al personale ex regime.

Con l'occupazione dei territori dalmati venne disposto di continuare il pagamento delle pensioni liquidate dall'ex governo jugoslavo, tenendo presenti le condizioni di fatto accertate nelle scritture esistenti presso la Espositura del Banato Dalmato-Croato. Tale situazione va mutando col decorso del tempo, specialmente per il decesso di pensiona~i, da11do origine alla richiesta di pensioni da parte delle vedove, come pure per l'allontanamento dal servizio di funzionari che hanno i requisiti per ottenere la liquidazione della pensione. Per le vedove e gli orfani dei pensionati ho già autorizzato di volta in volta la liquidazione delle pensioni di ri,versibilità, mentre non ho nulla disposto per eventuali cessazioni dal servizio in seguito al raggiungimento dei limiti prescritti, per coloro che hanno i requisiti presunti al riconoscimento della cittadinanza italiana. Segnalo l'opportunità di provvedere anche per questi funzionari per i quali io penserei che, accertata la sussistenza delle condizioni di legge per ottenere il trattamento di quiescenza, si possa far luogo alla liquidazione della pensione in base alfa legge ex-jugoslava, salvo, poi, a determinare, in definitiva, su quale Stato la pensione dovrà gravare. Resto in attesa di comunicazioni al riguardo. IL GOVERNATORE

BASTIANINI

NOTA: Dai documenti contenuti nel fascicolo risulta che l'ammontare delle pensioni exjugoslave, per il trimestre gennaio-marzo 1942, per le province di.Spalato e Ca/loro ammontava a lire J7 milioni, per la provincia di Zara ad ol!re 4 milioni. Conseguentemente l'onere assunlo per questa voce dallo Stato italiano si aggirava sugli 85 milioni di lire all'anno.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

ALLEGATO

N. 7

IL GOVERNATORE DELLA DALMAZIA Zara, 10 ottobre 1941-XIX

Eccellenza Cav. di Gr. Cr. Luigi Russo Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ROMA

Caro Russo, l'approsimarsì della stagione invernale aumenta le mie preoccupazionì riguardo alle comunicazioni con la Penisola. Per quanto si·riferisce alle linee aeree, si è già verificata in questi giorni una riduzione di servizi; mentre la linea Zara-Trieste continua ad effettuarsi tre volte la settimana, il servizio della Zara-Ancona, che era giornaliero compresa la domenica, è stato ridotto a trisettimanale.

È da attendersi, naturalmente, ehe tali servizi aereì subiscano, inoltre, dur::intel'inverno, interruzioni causate da condizioni atmosferiche proibitive. D'altro lato, le comunicazioni marittime - a causa del minor numero di ore luce - hanno pur esse subito diminuzioni, data la ìmpossibilità di effettuare la navigazìone nelle ore notturne. Così la linea diretta Ancona-Spalato è stata soppressa e, mentre per le merci si è istituita una lìnea settimanale Ancona-Zara-Spalato, il servizio passeggeri Ancona-Spalato ed oltre viene effettuato con trasbordo a Zara. Agli inconvenienti dovuti alla stagione invernale si debbono aggiungere quelli dipendenti dallo stato di guerra e che si sono verificati in passato, provocando anche recentemente la sospensione totale del traffico per cinque o sei giorni consecutivi; non si può, evidentemente, escludere che essi abbiano a ripetersi. Poiché sia le avverse condi,zioni atmosferiche, quanto le eventuali ìnsìdie di carattere bellico - nei confronti della navigazione.marittima - influiranno principalmente sul servizio della linea trasversale Zara-Ancona, mentre la Jongitudìnale Fiume-Zara - la cuì rotta si svolge quasi totalmente a rìdosso del litorale e delle isole - può considerarsi senz'altro più sicura dall'uno e dall'altro punto di vìsta, sembramì necessario assicurare questa ultima comunicazione, anche nel caso ìn cui ragìoni di carattere militare dovessero ullerìormente consigliare la sospensione dei servizi marittimi nell'Adriatico .


Problemi ed iniziat(ve del Governatore Bastianini

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Riterrei, pertanto, opportuno che, al verificarsi di tale eventualità, le navi adibite alla linea Fiume-Zara, anziché essere fermate, fossero deviate dalla rotta abituale del Quarnerolo su quella che segue il canale della Morlacca ed il canale della Montagna: rotta totalmente riparata dalle isole e difficilmente insidiabile. In tal modo, sia pure con qualche inevitabile ritardo, si stabilirebbe, in modo pressocché sicuro e permanente, la comunicazione tra Fiume,e Zara, e, quando io avessi là certezza di poter contare su di essa, provvederei a stabilire, entro certi limiti, le necessarie comunicazioni via terra fra Zara e Sebenico - che è la stazione ferroviaria più prossima a Zara - per ovviare, nel miglior possibile modo, agli inconvenienti derivanti dalla temporanea cessazione dei servizi marittimi fra Zara e gli altri scali del litorale. Quanto alla sostituzione del servizio aereo, nei giorni in cui esso non potesse venir effettuato, sarebbe mia intenzione provvedere con un servizio di autoc.orriere tra Zara e Fiume, non appena, su tale percorso, si fosse raggiunto il necessario grado di sicurezza: In Dalmazia si trovano oggi circa un milione di persone - tra civili e militari - alle quali bisogna assicurare ad ogni costo il mezzo di comunicare con la Penisola, tanto più che, quando la sospensione del servizio aereo coincide con quella dei servizi marittimi, il servizio postale viene a mancare ed i passeggeri che non riescono a partire non hanno neppure modo di spiegare telegraficamente la loro mancata partenza, per ragioni di censura. Per darti un'idea del·movimento che qui si svolge, ti dirò che, neJla sola Zara, giunsero via mare, nel mese di settembre, IO 902 passeggeri , di cui 3 674 da Ancona, 2 630 da Fiume, 4 598 da Sebenico ed oltre; mentre ne partirono 8 820 e precisamente 4 306 per Ancona, 171 1 per Fiume, 2 803 per Sebenico ed oltre. Quanto ai passeggeri trasportati per via aerea, basti dire che tutte le aeronavi arrivano e partono completissime e che i passeggeri che non possono trovarvi posto basterebbero ad alimentare almeno tre volte l'attuale servizio.

È certamente superfluo che io attiri la tua attenzione sul fatto che, mentre per i militari, la necessità di collegamento con la Penisola acquista un valore morale di primo piano, nei confronti delle popolazioni delle nuove provincie vi è una essenziale questione di prestigio da tutelare; ciò anche a prescindere dalle esigenze di carattere spiccatamente militare, come ì trasporti di truppe, gli approvvigionamenti e simili.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

Da parte mia, ho gia ripetutamente interessato alle varie questioni specifiche, sia il Ministero delle Comunicazioni che quello del!' Aeronautica e mi rendo pienamente conto delle difficoltà che tali Ministeri incontrano net particolare momento bellico e degli sfo.rzi che hanno compiuto e compiono per venire incontro alle mie richieste e proposte. Anche in questjgiorni miei funzionari hanno presentato ai due Ministeri. alcune richieste, ottenendo assicurazioni di favorevole interessamento. Tuttavia, anche in considerazione del fatto che le proposte da me avanzate debbono necessariamente essere vagliate dagli organi tecnici e coordinate ed integrate con quelle che potranno essere fatte dai Ministeri competenti, io riterrei opportuna la convocazione di una riunione interministeriale, alla quale io pure potrei intervenire, qualora tu me ne comunicassi tempestivamente la data ed io non fossi trattenuto da altri imprescindibili impegni. Se la mia proposta fosse di tuo gradimento, occorrerebbe, per ovvie ragioni, che la riunione avesse luogo al più presto possibile. Cordialmente ti ringrazio G. BASTIANINI

NOTA: Alla riunione della Commissione interministeriale parteciparono: dou. Pietro BAL· LANTI, dirigente capo dell'lspeuorato servizi mariuimi; cap. di vascello Guido ViA· NELLO per il Ministro della Marina; ten. col. pilota Pietro LAOUZZl per il Ministero della Aeronautica·; dou. Carlo B0221 segretario generale del Governa,orato della Dalmazia.


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Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini ALLEGATO

N. 8

Articolo apparso sul giornale 'Slobodna Dalmacija' (Dalmazia Libera) n. 221 del 12 ottobre 1945. NELL'OITOBRE 1941 IL TRIBUNALE MILITARE STRAORDINARIO PER LA DALMAZIA HA CONDANNATO A MORTE 43 PATRIOTI DALMATI

Basta passare lungo la cinta costiera del nostro paese da Monfalcone a Dulcigno, per avere una chiara idea dei metodi che adoperavano gli italiani per -italianizzare le nostre terre slave, fa nostra Istria, il nostro litorale sloveno, la Dalmazia e il Montenegro, 1'Adriatico nostro. Il terrore alle masse, gli omicidi, i saccheggi, le distruzioni senza esempi, sono i segni sulle strade per le quali passarono i fascisti italiani. Col metodo del sangùe e del fuoco volevano distruggere il nostro popolo e cacciarlo per sempre da questa nostra sacra terra. In nome della millenaria 'cultura' italiana ardevano i nostri villaggi, le nostre modeste case; si scannavano, si fucilavano, si gettavano nelle fiamme i nostri innocenti bambini, i nostri vecchi, le madri e i padri. In nome della 'civiltà romana' e del 'plurisecolare' diritto di Roma si pronunciavano sentenze senza processi e .prove. Si condannavano a morte innocenti, si gettavano vivi nelle fosse oscure o murati nelle sepolture unicamente perché appartenevano ad un popolo che non si voleva piegare alla violenza e all'ingiustizia, dinanzi a coloro che gli avevano tolto la libertà e la dignità. Ancora è tiepido il sangue sui campi. Non lo laverà né l'acqua né il tempo. Si vedono ancora i luoghi della bestialità fascista e su loro le scritte 'Roma doma' o 'W la civiltà romano-fascista'. Delle crudeltà alle quali àa stata sottoposta la nostra terra e il nostro popolo durante l'occupazione italiana si narrerà di generazione in generazione. Di quelle parlera nno le case deserte, le tombe dei martiri e degli eroi. Di quelle parlano e parleranno gli stessi criminali, gli uccisori, gli incendiari e i saccheggiatori. Di quelle oggi parla nelle carceri di Sebenico , il col. Vincenzo Serrentino, noto criminale di guerra, membro del Tribunale militare straordinario per la Dalmazia e ultimo prefetto di Mussolini a Zara. Non si tratta solamente del reo col. Serrentino, che ha pronunciato a decine le condanne di morte. Si tratta del sistema , si tratta di una massa d i scaltri criminali della peggior specie, di carnefici del nostro popolo, che fuggiti dal paese del commesso reato, azzardosamente calunniano il nostro popolo e la nostra terra. Di coloro che oggi liberamente passeggiano per l'Italia.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre !941)

Nell'aprile 1941 Sebenico per la seconda volta, è caduta nelle mani delle orde rimbarbarite italiano-fasciste ubriacate nella grandezza dell'impero romano di un tempo. Il solo pensiero della triennale passata schiavitù (1918-921) provocava nella cittadinanza orrore ed odio contro l'occupatore. Baldanzosi si aggiravano per le vetuste vie di Sebenico i fascisti agghindati e ornati di penne. D'ogni parte avevano innalzato pili ed aste a gloria degli 'eroi immortali' che in sanguinose battaglie avevano definitivamente unito alla madrepatria Sebenico italianissima, sui quali garrivano bandiere della morte e della vergogna. Due volte al giorno si organizzava lo spettacolo da circo dell'alza e ammaina bandiera e la lettura del bollettino accompagnata dalla stessa commedia. Si assumevano film, nei quali rappresentavano la parte di 'eroi' i soliti fascisti, come se prendessero d'assalto le fortezze di Sebenico, dalle quali con le mani in alto uscivano i soldati indigeni. Su ogni edificio, su ogni facciata, su ogni muro vi erano scritte che glorificavano la forza e la grandezza dell'esercito· fascista e dell'Italia. La popolazione osservava freddamente. La vita per le strade, le piazze e i locali d'un tratto era cessata. Fu portata nelle case e alla periferia. · L'aggressione fascista alla Confederazione Sovietica aveva provocato nei cuori dei cittadini' una nuova ondata di disprezzo contro lo straniero. Nella città incominciò l'insopportabile terrore fascista. Le bastonate, l'olio di ricino e le perquisizioni. Le spie dei fascisti - 'gli optanti italiani - lavoravano alacremente, spiavano e denunciavano i patrioti. Il prirrio gruppo partì verso le montagne per combattere contro gli oppressori e gli scannatori ustascia. Il terrore non diminuiva . Le prigioni di polizia e ciel tribunale si riempivall'O quotidianamente. I fascisti godevano e i cittadini stringevano i pugni. La pallottola della vendetta fu sparata alle IO di sera dell' 11 ·ottobre 1941 . La pena meritata raggiunse là malfamata spia, il primo in Dalmazia, Antonio Scotton. Quella notte tutto l'esercito e la fecçia fascista era sulla via. Pattuglie giravano per le strade e si tenevano pronte le armi. Venivano tolti dal letto i cittadini, specialmente giovani, che venivano bastonati e condotti nelle prigioni della milizia, dei carabinieri, della polizia e dei ber~~.

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Venne ordinato il coprifuoco per tutto il territorio di Sebenico. Tutto era stato bloccato. A ricordo dello Scotton si tennero sedute commemorative, s'istituivano fondazioni e intitolate vie. Del suo 'eroismo' scrissero i giornali fascisti e fu parlato alla radio. Alla sua ombra s'inchinavano le delegazioni fasciste di Zara, di Spalato e di Ragusa. Vennero speciali rappresentanti del Duce e del Governatore Bastianini. Ai funerali prese parte la guarnigione di 25 000 uomini, non la popolazione patriottica. Nei d1scorsi funebri lo Scotton, un 'insignificante e misera creatura, veniva presentato


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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come Scotton il massimo patriota italiano . Il giorno dopo dell'attentato dello Scotton il criminale di guerra governatore Bastianini costituì il 'Tribunale straordinario per la Dalmazia'. Questo tribunale istituito per la distruzione del nostro popolo, divenne dopo, la informatissima f~cina delle sentenze di morte. A membri del tribunale furono messi i peggiori fascisti, i più tremendi carnefici del nostro popolo: il generale Magaldi, i colonnelli Vincenzo Serrentino e Pietro Caruso (quest'ultimo prefetto di Roma fucolà condannato a morte sei mesi or sono). Nelle prigioni fasciste di Sebenico i patrioti arrestati venivano sottoposti a terribili sofferenze. Tutti i mezzi di tortura i più raffinati, dal lanciare i cani inferociti e dal bruciacchiare le membra con la sigaretta, venivano adoperati dai fascisti contro i patrioti. Nella notte tra il 12 e il 13 ottobre giravano per le vie molte pattuglie fasciste armate fino ai denti. Cordoni di soldati con carri armati e camion stavano pronti avevano circondat.o il rione del Borgo, del Baldacchino e di Plissa. Nessuno aveva dormito in città. In tale stato psicologico era passata la notte. Quella notte nell'edificio del tribunale per la prima volta .sedette il tribunale straordinario miHtare fascis.ta per la Dalmazia. Sul banco degli accusati vi era un gruppo di patrioti, arrestati la notte precedente. I loro volti erano patiti, barcollavano per la debolezza, bastonati e bruciacchiati dalle sigarette, con gli occhi profondi.

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Entrarono i carnefici fascisti , il gen . Magaldi, Pietro Caruso il col. Serrentino e il pubblico accusatore Centonze. Entrò pure la élite fascista di Sebenico, che nella Casa del Fascio, tutta in gramaglie, aveva ·lasciato la salma dell'eroe 'Scotton'. L'accusa fu breve. Consisteva (come affermò il Serrentino) di un pezzettino di carta con i nomi degli accusati e vicino ai nomi di alcuni di loro erano state fatte delle crocette con matita. blu. DoJJO breve esame .venne concluso il procedimento probatorio. Il pubblico accusatore Centonze tenne un breve discorso pieno. di offese contro il nostro popolo, nel quale ha detto che si deve civilizzare e radicalmente epurare, poiché 'questa terra italianissima' non dev'essere calpestata dai barbari e dai morlacchi. Dal pezzettino di carta che aveva in mano, sul quale vi erano le crocette, ha letto i nomi di: 1) Giovanni Lasié; 2) Dusko Verljevié; 3) Drago Junakovié; 4) Mate Bujas; 5) Blaz Visié e 6) Ante Belamarié, chiedendo per loro la fucilazione 'alla schiena'. Alcuni minuti più tardi, il Tribunale senza leggi e senza procedimenti, per 'desiderio' del pubblico ministero, condannò a morte mediante fucilazione sei sebenicensi. Questo era il primo gruppo di patrioti condannati in base alla 'legge' , prime vittime del fascismo a Sebenico.


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Dalmazia - Una cronaca per fa storia {aprile-dicembre 1941)

Condotti al campo di Subicevaz i giovani patrioti stettero orgogliosi dinanzi ai loro carnefici, la milizia fascista condotta da Zara. Nelle ultime grida delle vittime s'intese la maledizione e l'odio di tutto il popolo contro la violenza fascista. Dopo espletato l'incarico a Sebenico, il 14 ottobre il Tribunale militare straordinario per la Dalmazia sedette a Spalato, dove, come a Sebenico, quel tribunale malfamato ha condannato a morte: 1) Giuseppe Mrduljas; 2) Tommaso Mrduljas; 3) Emanuele Mrduljas; 4) Giorgio Mrduljas; 5) Antonio Vidovié; 6) Ljubo Masié; 7) Matteo Cerina; 8) Ivo Miletié; 9) Simeone Krstulovié; 10) Rudolf Vidjak; 11) Davor Matkovié; 12) Massimiliano Santini (in contumacia); 13) Milivoj Barac (in contumacia); 14) Milovan Einspiller (in contumacia); 15) Franco Barié (in contumacia); 16) Edoardo· · Ferderber; 17) Matteo Golem; 18) Germano Senjanovié (in contumacia) e 19) Adolfo Dolezal (in contumacia). [Manca l'indicazione_d'una contumacia - n.d.a.]. La fucilazione dei 12 condannati a morte (7 erano ladtanti) è stata eseguita il giorno stesso nella fortezza del èamerlengo a Traù. I condannati hanno dato allora un magnifico esempio di patriottismo e di eroismo. Andarono a morte odiando il nemico~ acclamando alla Jugoslavia e· al partito comunista. Poscia (il 18/10) il Tribunale celebrò a Cattaro un altro processo, nel quale allo stesso modo furono condannati a morte mediante fucilazione: l) Giovanni Grgmerié; 2) Nicolò Korda; 3)_Cristoforo Petrovié; 4) Graziano Grgurevié; 5) Giorgio Maskoviç; 6) Pasquale Kupié.- Un grande numero di accusati venne condannato.alla detenzione da 30 a 5 anni. Nella sentenza come unica prova figurava 'il sospetto che i condannati abbiano apparte·- · nuto ad organizzazione che con la violenza avrebbe dovuto prendere il governo e causare il disordine'. Il 29 ottobre ii tribunale straordinario celebrò a Vodizze presso Sebenico u.n altro processo e condannò à morte mediante fucilazione: 1) Giovanni Antulov; 2) Federico Kursar; 3) Giovanni Jurié; 4) Simeone Belan; 5) Antonio Zclovié; 6) Pietro Grbelja; 7) Antonio Mijat; 8) Cvetko Mijat; 9) Milivoj Skroza; IO) Giuseppe Skroza; 11) Spiro Skroza e 12) il figlio di Tommaso Skroza. Come negli ultimi casi, così anche a Vodizze il Tribunale non potè provare la reità dei condannati. Questo sangue sparso volle la vendetta. Essa diede incommensurabile forza a migjjaia di patrioti, che patirono nelle prigioni italiane, che andarono nelle montagne con glorioso _e· dolorante cammino per combattere contro il carnefice fascista, nemico della libertà. Da allora fino alla liberazione finale esplodevano le bombe vendicatrici per le vie di Spalato; Sebenico, Cattaro e Yodizze, dovunque vi erano figli del popolo, dovunque cadevano le teste dei cani fascisti.


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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I fucili vendicatori nelle mani dei combattenti popolari sotto la bandiera di Tito, hanno raggiunto molti criminali. E a molti criminali attende il meritato premio. I fucili vendicatori resteranno anche in avvenire forte-mente nelle mani incallite dei lanciatori di bombe e degli arditi di Tito per custodire ciò per cui caddero centinaia di migliaia di nostri figli del nostro popolo e per cui è stato sparso un mare di sangue. Mai piÚ schiavi di nessuno. Sia perenne gloria alle vittime dell'Ottobre, alle. vittime del fascismo italiano.


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

ALLEGATO

>f. 9

IL VESCOVO DELLA DIOCESI DI SPALATO A Tutti i Sacerdoti Diocesani Ai Cittadini di Spalato Ai Fedeli della Diocesi

Si avvicina il santo periodo dell'Avvento, periodo di preparazione al Natale, festa della pace, della gloria e della benedizione divina. Nel mondo esiste lo stato di guerra, ed in conseguenza infiniti patimenti e miserie tra gli uomini, di modo che proprio questo dovrebbe essere il momento per rivolgersi di cuore a Dio, a Cristo Re· della pace per implorare conforto alle sventure che ci flageliano, per invocare la pace, pegno di ogni soddisfazione e felicità. · Frattanto, come se non bastassero. le pene, il sangue e le sventure causati dalla guerra, alla periferia della nostra Diocesi e in alcuni punti dell'interno della stessa si va manifestando la incertezza per la vita e i beni e perfino si sparge il sangue, e nella stessa città di Spalato ripetutamente e spesso non solo di notte ma anche di giorno si effettuano aggressioni, si lanciano bombe di cui sono vittime i pacifici cittadini e perfino bambini innocenti; la tranquillità e l'ordine pubblico sono minacciati nella nostra civile e bella città, e ii1 conseguenza le Autorità hanno dovuto adottare eccezionali provvedimenti di sicurezza ed ogni onesto cittadino deve con raccapriccio condannare simili attentati. 'Chi sono coloro che si sono dati alla macchia e terrorizzano, saccheggiano, distruggono, incendiano e razziano gli animali domestici e perfino i sacerdoti? ... Quasi tutti sanno chi sono e donde vengono e di taluni si conosce anche il nome. L'Autorità Militare li immobilizzerà e li condurrà al meritato castigo. Ma· coloro che da qualche tempo in modo subdolo spargono in città il terrore lanciando bombe, diffondendone bollettini sovversivi ecc. e spargono sangue esponendo la città e i cittadini al più grande pericolo, mentre si può supporre chi siano - e certamente si trovano in città - continuano ,a rimanere nascosti, non vengono rintracciati, nessuno li ha visti e nessuno sa nulla di essi. Ciò è veramente incredibile. Ci debbono essere molti complici. Di fronte a tali fatti è mio sacro dovere come Vostro Vescovo, Padre spirituale e Pastore delle Vostre anime di c.hiamarvi, di pregarvi e racco-


Problemi ed iniziative del Governatore Bastianini

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mandarvi neJJ'interesse del comune bene e del nostro onore nazionale e per evitare maggiori mali alla nostra terra: 1. - Non porgete alcun aiuto e non date rifugio a coloro che si sono dati alla macchia per non divenire complici e correi dei loro delitti ugualmente responsabili di fronte alla giustizia di Dio e degli uomini. 2. - A Spalato, nella città e nei dintorni, è dovere di tutti noi e di ogni singolo cittadino, di collaborare in tutto e di aiutare gli organi delle Autorità allo scopo di scoprire gli autori dei nefandi attentati che disonorano la città e l'intera cittadinanza. Tale dovere, a prescindere da ogni altra considerazione, è imposto ad ogni onesto cittadino dalla sua coscienza di credente cattolico, dall'amore verso il prossimo, verso la città e dal senso di giustizia. Adempiendo tale dovere faremo l'interesse nostro e dei nostri beni e allontaneremo da noi la vergogna e i mali pe~giori, perché altrimenti, qualora le Autorità non riesca no con la collaborazione dei cittadini ·a stroncare i terroristi ed indurli alla ragione ed all 'ordipe, dovrà rispondere certamente l'intera cittadinanza. · Voglia lddio che il Natale sia apportatore della pace interna ed esterna fra gli uomini di buona volontà. lddio vi benedica. IL VESCOVO

dr. Quirino Clemente BONEFACié

Spalato, 9 novembre 1941


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Dalmazia - Una cronaca per la storia (aprile-dicembre 1941)

ALLEGATO

N. IO

IL GOVERNATORE DELLA DALMAZIA N. 02166

Zara, 30novembre 1941-XX

R. Ministero Affari Esteri - Gab. A.O. ROMA

Ho preso visione del rapporto del Comando della 2• Armata che codesto Ministero mi ha cortesemente trasmesso con suo telespresso 8/06428 del 23 novembre u.s .. Poiché nel rapporto stesso viene fatto cenno anche alla situazione dei territori della Dalmazia, ritengo opportuno precisare il mio punto di vista in merito ad alcune considerazioni svolte dal Comando predetto. Cpncordo con l'opinione da esso espressa che," "se inizialmeqte si e.-ano dovute registrare in Dalmazià manifestazioni terroristiche individuali' ' , in questi ultimi mesi <(si è invece andato delineando un principio di organizzazione collettiva con aspirazioni nazionaliste e. irredentiste". Il Comando della 2• Armata ritiene a questo proposito che tale organizzazione trovi alimento nei sentimenti antitaliani della popolazione del litorale ed è d'avviso inoltre che i movimenti di ribellione e i disordini che si verificano oggi in Slovenia, in Dalmazia e nella seconda e terza zona abbiano scarsi legami tra loro. A questo riguardo, debbo osservare che se in Dalmazia una recrudescenza negli atti di terrorismo si è verificata negli ultimi tempi, ciò più che trovare incentivo nei sentimenti della popolazione litoranea delle provincie annesse, trae alimento dall'esterno e precisamente nell'iinmediato retroterra, dove, a mio avviso, esiste invece una chiara collusione di iniziative nelle varie regioni dell'ex Regno jugoslavo e dove i ribelli agiscono sulle basi di una organizzazione che, in tutte queste regioni, opera con le sue ramificazioni e le sue cellule. Ho avuto modo di recente di entrare in possesso di segnalazioni e documenti, che ho trasmesso alla Presidenza del Consiglio per l'alto esame del Duce, da cui risulta chiaramente che le recenti manifestazioni criminose in Dalmazia debbono soprattutto essere collegate agli ordini impartiti dal Partito comunista jugoslavo, tuttora vitale ed operante, il quale eviden temente ha interesse a creare una situazione endemica in tulio il territorio balcanico ex-jugoslavo, fomentando atti terroristici in Dalmazia in concomitanza e in appoggio alla rinnovata attività dei ribelli montenegrini, all'azione dei rivoltosi serbi, e alle manifesta zioni comuniste in Slovenia.


Problemi ed iniziative del Governatore Bas1ianini

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Movimenti quindi strettamente collegati e per questo maggiormente pericolosi e tali da rendere necessaria la più oculata vigilanza e la più severa intransigenza. È anche possibile che, secondo quanto accenna il Comando della 2a Armata, si inseriscano in tali movimenti, in forma però indipendente, conati di qualche organizzazione estremista in seno al movimento ustascia, allo scopo di dimostrare alle popolazioni la nostra incapacità a fronteggiare la situazione e a governare in Dalmazia.

Ciò che però, a mio avviso, deve attirare la nostra più seria attenzione, è la complessità dei movimenti insurrezionali nelle varie regioni predette, la loro colleganza e soprattutto il fatto che essi trovano nella vecchia organizzazione del partito comunista jugoslavo una trama già precostituita e la .necessaria capillarità per originare· contemporaneamente manifestazioni nei vari settori· dell'ex Regno jugoslavo. Ho ritenuto opportuno precisare tale mio punto di vista perché ritengo che il legame tra le manifestazioni che si verificavano in tali diversi settori costituisca l'aspetto più caratteristico e degno di rilievo.


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DALMAZIA UNA CRONACA PER LA STORIA 1941 PARTE 2 by Biblioteca Militare - Issuu