Antonino Sala
“Da Burgio all’Isonzo” Cento anni di Gloria 1915-2015
Antonino Sala “Da Burgio all’Isonzo” Cento anni di Gloria 1915-2015 © Copyright 2015, Antonino Sala È vietata la riproduzione dell’opera o parti di essa, con qualsiasi mezzo, compresa stampa, copia fotostatica, microfilm e memorizzazione elettronica, se non espressamente autorizzata dall’autore. Tutti i diritti di copyright sono riservati. Ogni violazione sarà perseguita a termini di legge. Avalon Editore, 2015
Impaginazione e stampa a cura di Avalon snc - Ribera Artwork copertina: Avalon snc - Ribera www.avalonsnc.com In copertina un cimelio della famiglia Sala: il grande fazzoletto commemorativo in cotone stampato subito dopo la fine del conflitto dalla Stamperia Italiana De Angeli Milano raffigurante la carta politica dell’Italia circondata, nei quattro lati, dagli stemmi delle Province italiane e ai quattro angoli, in risalto, gli stemmi di Trento, Trieste, Roma e lo stemma Sabaudo dell’Italia stessa appartenuto al prozio dell’autore il milite della I Guerra Mondiale Vincenzo Colletti. Reca in alto a destra la dedica dell’ITALIA “REDENTA ED UNA per valore dei suoi Soldati” con la data del 3 novembre 1918. Questa data è relativa all’Armistizio di Villa Giusti tra Padova e Albano, dove nel tardo pomeriggio della giornata fu firmato il trattato contenente tutte le clausole militari per la resa dell’esercito AustroUngarico e la cessazione delle ostilità, che avrebbero però avuto termine il giorno successivo, 4 novembre, durante il quale fu emanato il Bollettino della Vittoria dell’Italia. Questo atto vedeva finalmente terminare la Prima Guerra Mondiale.
COMUNE DI BURGIO
Con questa pubblicazione il Comune di Burgio vuole onorare e ricordare a cento anni di distanza, i 52 nostri concittadini caduti durante la Grande Guerra e tutti i combattenti impegnati nel conflitto. Sentimenti di autentica riconoscenza ci legano idealmente a loro nella consapevolezza che il sacrificio a cui andarono incontro non è stato vano. Questo ricordo vuole essere anche un monito per le nuove generazioni affinché sappiano, speriamo, custodire e valorizzare quanto con quel sacrificio fu conquistato: la libertà e la sovranità della comune Patria. Alle famiglie di questi eroi va il nostro abbraccio commosso ed orgoglioso per tutto quello che ancor oggi i loro figli rappresentano per noi e per i nostri. Abbiamo pertanto accolto la proposta di Antonino Sala di contribuire alla stampa di questa opera frutto del suo impegno di ricerca certosina sui nostri martiri e di presentarla in occasione della terza edizione del Premio Letterario “La Campana di Burgio”, da me presieduto e dal lui diretto, divenuto ormai un appuntamento tradizionale della nostra comunità che ne sostanzia una rinnovata identità. Il Sindaco di Burgio Vito Ferrantelli
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Premessa
Cento anni di Gloria sono tanti, ma al contempo pochi se paragonati all’eternità, ma sono sufficienti ad un popolo per capire la sua identità e ciò che lo ha cementato come nazione da un capo all’altro dei suoi confini, appunto da Burgio in provincia di Girgenti al centro della Sicilia all’Isonzo in Friuli Venezia Giulia. Questo fu il tragitto, tragico ed eroico, di tanti giovani, come il ventenne Rosario Sala fratello di mio nonno Antonino, che dalla sua casa fu portato a combattere e morire lontanissimo. Spesso ho cercato di immaginare cosa pensasse durante il viaggio che lo vedeva partecipe di un grande evento storico, la Prima Guerra Mondiale, come gli altri suoi 51 concittadini che come lui caddero per la Patria. Con questa pubblicazione voglio rendere onore e ricordo a lui e agli altri soldati di Burgio che non si tirarono indietro, ma anzi si dimostrarono all’altezza del compito che la storia gli aveva assegnato. La Grande Guerra fu un evento di portata gigantesca, ridisegnò l’Europa e i suoi confini, aprì la strada all’uso della macchina e della chimica per distruggere spesso nemici inermi. La tecnologia, figlia della modernità, avanzava inesorabile colpendo dall’aria, dall’acqua e da terra indiscriminatamente. La guerra, oramai divenuta strage di massa, solo gli italiani caduti e dispersi si conta che siano stati all’incirca 650.000, stava perdendo tutti gli aspetti epici e cavallereschi che fino ad allora l’avevano resa un affare da “uomini”. Adesso crollati gli steccati dell’onore e della pietà diveniva solo conquista e distruzione. In questo scenario partirono da Burgio i nostri 52 eroi. I loro nomi incisi sul marmo del monumento ai caduti ci ricordano che anche Burgio, come tutti i comuni italiani, diede il suo contributo all’Italia ed alla sua definitiva unificazione. Il vero sentimento nazionale possiamo affermare che nacque lì, sull’Isonzo, dove uomini nati e vissuti tanto lontano si ritrovarono a combattere e morire vicini. Ogni città ha il suo monumento ai caduti, il suo piccolo o grande sacrario, il luogo della memoria in cui riconoscersi ed identificarsi. L’eroismo e il sangue degli italiani tutti, da nord a sud, fece veramente l’Italia. Non furono i proclami o le aspirazioni rivoluzionarie del tipo “fatta l’Italia 7
ora facciamo gli italiani” ma il comune soffrire e quel sentimento di dolorosa passione che unificarono definitivamente la nostra Patria. Grazie a tutti i combattenti e ai 52 eroi di Burgio Grazie anche ai 52 eroi di Burgio, tutti iscritti all’Albo d’Oro, oggi l’Italia va dalle Alpi alla Sicilia e di loro voglio raccontare, per quanto mi è possibile, la storia e le battaglie in cui sono stati coinvolti, certamente per onorarne la memoria ma principalmente come monito per le future generazioni. Infine il 7 novembre 2014 sono stato lieto di ricevere una lettera del capo della Direzione Storico Statistica del Ministero della Difesa, commissariato generale per le onoranze ai caduti, sezione Caduti Conflitti Preunitari e 1° G. M. Gen. B.A. Giuseppe D’Accolti, che dopo una mia richiesta, mi comunicava il luogo di sepoltura dei miei cari zii Rosario e Giuseppe, quest’ultimo effettivo al 5° Reggimento Bersaglieri - 4^ Compagnia, deceduto, il 23 ottobre 1911, in seguito a ferite riportate in combattimento, in territorio Libico durante la guerra Italo Turca e della iscrizione nel libro d’oro, nella quale affermava “Le sia di conforto sapere che mai potrà venire meno la riconoscenza e la memoria verso chi ha donato la vita per la Patria. Antonino Sala
Grande stampa “Promozione della Vittoria” inviata all’arciprete don Rocco Colletti, prozio dell’autore, per commemorarne l’elezione ad assessore municipale di Burgio, il quale durante la Grande Guerra fu anche economo spirituale di Villafranca Sicula 8
I nostri Eroi caduti per l’Italia ALDUINO EMANUELE di Gaetano e Rosa Aricò nato a Burgio il 4 febbraio 1882 Soldato del 282° reggimento morto il 27 settembre 1917 sul Monte San Gabriele per ferite riportate in combattimento Fanteria - 280°, 281° e 282° reggimento, brigata Foggia Anno 1917 Nella seconda metà di luglio confluiscono a sud di Udine i contingenti destinati alla formazione della Brigata, inizialmente denominata «F» ed assegnata alla 67a divisione. Fino all’inizio di agosto gli uomini compiono un periodo di esercitazioni, quindi sono trasferiti presso Cà delle Vallade (località di Corno di Rosazzo). L’11 agosto la Brigata assume il nominativo «Foggia», prima di diventare operativa dall’inizio di settembre nel settore del Monte San Gabriele (sl. Škabrijel). Passata a disposizione del VI Corpo d’Armata, reparti del 281° si dislocano tra la sinistra dell’Isonzo presso Salcano (sl. Solkan) e le Cave di Dol, il 282° sul Soča (it. Isonzo) ed il 280° a Podsabotin (it. Poggio San Valentino). Le truppe provvedono al rafforzamento delle loro posizioni, ma per tutta la prima metà di settembre i reparti continuano a subire continue perdite, in conseguenza dell’incessante tiro dell’artiglieria nemica; al contempo, alcune sortite avversarie riescono a sfondare le nostre linee. Fra il 13 e il 15 settembre il 281° ed il 282°, decimati dal combattimento, sono inviati verso Hum (it. Colmo) per riordinarsi, mentre il 280° rimane operativo nel sottosettore del colle Santa Caterina (sl. Kekec / Sv. Katarina). La Brigata è quindi riunita sulla riva destra del Soča il 22 settembre come riserva divisionale: nei giorni in cui è stata impegnata in prima linea sono caduti più di 3000 uomini, tra ufficiali e soldati della truppa. Il 23 ottobre la Brigata si raccoglie a Caporetto (sl. Kobarid): il 281° ed il 282° sono sulla riva sinistra dell’Isonzo, mentre il 280° vede i suoi reparti divisi tra Čezsoča (it. Oltresonzia), Žaga (it. Saga) e Livek (it. Luico). I tre reggimenti si oppongono tenacemente all’offensiva lanciata dall’invasore l’indomani, ma dopo poco sono costretti a ripiegare per via dell’insostenibile pressione nemica. Il grosso di quel che rimane della Brigata (il 281° reggimento, che era posizionato sulla sinistra del fiume, rimane tagliato fuori dalla ritirata a causa della distruzione del ponte sull’Isonzo: saranno pochi i suoi superstiti) si ritrova il 29 ottobre tra Fontanafredda e Sacile, oltre Pordenone, mentre 9
il 12 novembre si ammassa presso Orgiano, nel Vicentino. A metà novembre gli elementi del 282° vengono inquadrati negli altri due reggimenti, riducendo la composizione della Brigata ai soli 280° e 281°. Passata sotto il comando della 70a divisione, la «Foggia» è il 7 dicembre a Vigodarzere, quindi due giorni dopo a Borghetto, sempre nel Padovano. Qui, alle dipendenze della 37a divisione, trascorre ciò che rimane dell’anno. ANZELMO ANTONINO di Michelangelo e Nicolina Pomilia nato il 17 settembre 1895 Soldato del 268° reggimento fanteria morto il 31 agosto 1917 sul Carso per ferite riportate in combattimento Fanteria - 267° e 268° reggimento, brigata Caserta Costituita nel maggio 1917 con battaglioni dell’83° ed 84° fanteria. La Brigata, denominata inizialmente «A», raccoglie veterani dei fronti carsico e trentino: essa si raduna sulla riva sinistra del Brenta, per un periodo relativamente breve di inquadramento. Già ad inizio giugno gli uomini sono trasferiti sugli Altipiani, dove continua la loro preparazione; quindi, nella seconda metà del mese, sono di nuovo in Val Chiama (compresa nell’odierno comune di Valstagna, nella valle del Canale di Brenta). Dopo ulteriori trasferimenti ed esercitazioni, il 18 luglio la truppa è dislocata – alle dipendenze della 28a divisione – nel settore di Flondar (nei pressi del Monte Ermada e del Dosso Faiti): la Brigata assume qui la difesa del settore compreso tra la strada Komarje e la strada di Flondar, attendendo a lavori di rafforzamento della linea. Sostituiti dai reggimenti della “Mantova”, dopo alcuni spostamenti gli uomini raggiungono nella seconda metà di agosto il settore compreso tra Kostanjevica (it. Castagnevizza) e Pod Korite: su questo fronte il nemico tenta diverse sortite, tutte strenuamente respinte dalla “Caserta”. Tra il 9 e il 10 settembre la Brigata è rilevata dalla “Pinerolo” ed inviata a riposo tra Crauglio e Campolongo (a metà strada tra Palmanova e Redipuglia): da qui, i suoi reggimenti si alternano in lavori di sistemazione difensiva nel vallone di Pakilisce. A metà dell’ottobre gli uomini sono nuovamente operativi nel settore di Kostanjevica: il 24 su questo fronte gli austro-tedeschi lanciano la loro offensiva, ma la “Caserta” è salda nel resistere all’intensa pressione nemica. Tre giorni dopo la Brigata riceve l’ordine di ripiegare: passato durante la notte l’Isonzo al ponte di Sagrado, è quindi in linea tra Privano e Castions delle Mura, costituendo la retroguardia d’Armata. Il 30 è a Torsa, schierandosi sul fiume Stella, e il giorno dopo è 10
a difesa della testa di ponte di Madrisio sul Tagliamento. Il 31 ottobre i reggimenti entrano in contatto con pattuglie nemiche; fattasi più imponente la loro presenza, diviene necessario oltrepassare il fiume: la Brigata si raccoglie quindi a Cordovado (sopra Portogruaro). Il 4 novembre, destinata a retroguardia della 45a divisione, la “Caserta” comincia il ripiegamento oltre il Livenza, oltrepassato l’indomani mattina. L’8 la Brigata è sostituita in linea dalla “Granatieri” e dalla “Pinerolo”: il 267° passa alla temporanea dipendenza della 28a divisione, mentre il comando di brigata ed il 268° passano invece il Piave, dove vengono raggiunti dall’altro reggimento due giorni dopo. A metà novembre gli austro-tedeschi sono riusciti a toccare la zona di Fagarè, un abitato del Trevigiano alla destra del fiume: il 268° concorre brillantemente nell’azione volta a ricacciare gli invasori al di là del letto del Piave. Dopo alcuni giorni la Brigata è sostituita in linea, mentre nella seconda metà di dicembre la “Caserta” torna a presidiare il settore di Candelù (a nordovest di Fagarè): qui permane sino alla fine dell’anno. ANZELMO EMANUELE di Michelangelo e Nicolina Pomilia nato il 21 agosto 1897 Soldato del 5° reggimento fanteria morto il 5 febbraio 1918 a Girgenti per malattia Fanteria - 5° e 6° reggimento, brigata Aosta Alla vigilia della guerra la Brigata si trova a Gemona, alle dirette dipendenze del Comando zona Carnia; il 3 luglio il 6° reggimento é inviato nel settore passo Monte Croce Carnico - Pal Piccolo - Pal Grande, mentre il 5°, a Sella Nevea ed in Val Raccolana, appoggia le truppe del IV° corpo d’armata che attaccano il caposaldo di Plezzo. Nei mesi successivi la Brigata, in concorso con truppe alpine, tenta la conquista della linea nemica sul monte Rombon. Dopo giornate di dura lotta la nostra prima linea è a pochi metri da quella avversaria; il 23 agosto, resistendo gli austriaci sul Rombon, si decide per un obiettivo secondario, la cima del Kukla, che viene preso da una colonna mista di alpini dei battaglioni Ceva e Val Ellero. Il 15 giugno 1918 l’Austria lancia l’Ultima grande offensiva (15-23 giugno 1918) la Brigata in quei giorni è in linea sul Montello; il giorno 17 è tra le case di Nervesa, con la 48° divisione, schierata lungo l’argine della ferrovia presso San Mauro ed impegnandosi con tutti i reparti nel contenere l’attacco avversario. Il 21 giugno, dopo che in soli sei giorni ha perduto 1223 uomini, viene sostituita ed inizia turni di riposo e trincea nella regione del Grappa. Durante le 11
giornate della battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre-4 novembre 1918), riceve l’ordine di impadronirsi dei monti Vaderoa e Spinoncia, partendo dalle posizioni sul Salarolo. Alle ore tre del giorno 24 ottobre, la nostra artiglieri apre un fuoco distruttivo sulle posizioni austriache del Valderoa, alcune ore dopo il 5° reggimento attacca, mentre il 6° ne protegge il fianco dislocandosi sul Monte Medata; l’azione ha successo, tuttavia la reazione del nemico non si fa attendere ed un cannoneggiamento violentissimo sorprende allo scoperto i fanti dell’Aosta sulle rocce del monte Spinoncia. Nei giorni seguenti la situazione diviene critica perché sul Salarolo nuclei nemici fermano la nostra avanzata ed il Valderoa, conquistato, è dominato dallo Spinoncia ancora austriaco. Il 31 ottobre, finalmente, le creste del Salarolo e dello Spinoncia sono occupate, il 6° reggimento incalza il nemico in ritirata lungo le valli Cinespa, Tas e Maora. A sera giunge nella Conca di Schievenin, dove si accampa ed attende la fine della guerra. ANZELMO LEONARDO di Domenico e Calogera Mangiaracina nato il il 29 maggio 1888, sposato il 5.6.1911 Maria Geraci Soldato del 145° reggimento fanteria morto il 12 ottobre 1916 nella 16° sezione di sanità per ferite riportare in combattimento Fanteria - 145° e 146° reggimento, brigata Catania Anno 1916 Per i primi quattro mesi dell’anno la “Catania” rimane dislocata nella zona carnica, fino a che non è inviata presso Palmanova, passando sotto il comando della 19a divisione. Dopo una serie di trasferimenti, i due reggimenti vengono divisi: nel giugno il 145° entra in linea nelle posizioni comprese tra la Val Canaglia e le pendici del Monte Pau – nel Vicentino, agli ordini della 20a divisione – mentre il 146° col comando di Brigata viene impiegato tra Corte di Zané e Monte Summano. Alla fine di giugno, alla “Catania” riunita è affidata la difesa della Val d’Astico, dove inizialmente schiera il 146°. Qui la Brigata è impegnata nel tentativo di conquista dell’Altipiano di Tonezza: il 27 alcuni reparti sostengono l’azione che truppe della 9a divisione svolgono contro il Monte Cimone. Sino al 30 giugno si cerca di avanzare verso le pendici della montagna, ma le asperità del terreno e la reazione austriaca non permettono che lievi progressi. Ai primi di luglio il 145° arriva in sostegno del 146° ma, ancora, i risultati dell’azione risultano vani. L’attacco viene ripreso dopo una pausa di due settimane, il 21 luglio: quattro giorni dopo, però, la “Catania” è sostituita dalla “Pistoia” e messa 12
a riposo tra le località di Piovene e Rocchette, sempre nel Vicentino. A metà dell’agosto la Brigata è inviata, a disposizione del XIV Corpo d’Armata, tra Tapogliano e Crauglio, in Friuli, dove attende ad un periodo di riordino: a metà del settembre è quindi trasferita a Begliana, dove il 17 agosto il 145° è nuovamente operativo – sul Debeli, agli ordini della 16a divisione – mentre il 146° rimane a disposizione del comando del VII Corpo d’Armata. Il 10 ottobre viene lanciata un’azione mirante alla conquista di quota 144: a costo di grosse perdite (sono quasi 1300 gli uomini a cadere sotto i colpi del nemico), in tre giorni l’occupazione si concretizza. Un mese dopo, la truppa è sostituita dalla “Cremona” e trasferita nella zona di riposo compresa fra San Lorenzo, Bozzatta e Lovara (nei pressi di Trissino); il 14 dicembre, infine, la “Catania” torna in linea sul Debeli sempre sotto il comando della 16a divisione. ARCURI GAETANO di Salvatore e Felicia Savoca nato il 2 febbraio 1899 Soldato del 42° reggimento fanteria morto il 23 agosto 1918 a Palermo per ferite riportare in combattimento Fanteria - 41° e 42° reggimento, brigata Modena Anno 1918 A fine gennaio gli uomini della “Modena” vengono dislocati nel settore orientale del Monte Grappa, poi tra l’aprile e la metà del maggio sono impegnati sul Monte Pertica. La Brigata è nel giugno nuovamente tradotta sul Grappa, in vista dell’ultima offensiva austriaca. Il 15 lo Stato Maggiore austriaco lancia l’«operazione Radetzky», nota grazie al servizio di controspionaggio italiano nelle sue grandi linee: intensi bombardamenti precedono l’attacco nemico sconvolgendo le linee di difesa, e l’urto delle armate del generale Conrad obbliga la “Modena” a ripiegare in Val dei Lebi. La difesa sul secondo sistema di trincee regge e il 16 giugno reparti del 41° riescono a condurre un fruttuoso contrattacco che porta al recupero di gran parte del terreno perduto, nonché alla cattura di prigionieri e materiale nemico. Negli ultimi scampoli della battaglia parte del 41° reggimento concorre ad un’azione dimostrativa sul Monte Pertica, che impedisce il trasferimento di truppe austriache sul fronte del Piave, dove l’equilibrio pende a favore delle forze italiane. Tradotta a riposo alla fine del mese di giugno, a metà del luglio il 41° è impegnato sulla linea quota 1581 – Malga Valpore di Fondo (nei pressi del Grappa): un suo attacco contro il «Roccolo» frutta la conquista della posizione e la cattura di un 13
centinaio di prigionieri. Nuovamente dislocata sul Monte Grappa nella seconda metà di agosto, la Brigata riesce brillantemente a difendere la posizione da ripetuti attacchi nemici. A metà di settembre, in occasione di un’azione nella regione del «Roccolo», la “Modena” subisce gravi perdite, e il 23 passa quindi a riposo nei pressi di Crespano del Grappa. In occasione dell’ultima battaglia, a Vittorio Veneto, la Brigata è tradotta nelle trincee nel settore del Monte Pertica, dove viene ripresa quota 1549 al nemico. Passata quindi alle dipendenze della 22a divisione, la “Modena”, pur non essendo direttamente impiegata in combattimento, è presa di mira da un logorante tiro d’artiglieria che provoca numerose perdite tra le sue fila. A fine ottobre gli uomini si lanciano all’inseguimento del nemico in ritirata, riuscendo a disperderlo e a conquistargli diverso materiale. Alla Brigata giunge notizia della firma dell’armistizio in località Fiera di Primiero, nel Trentino. BACINO NATALE di Silvestro e Francesca Miceli nato il 13 giugno 1887 Soldato del 143° reggimento fanteria morto il 3 novembre 1916 sul medio Isonzo per ferite riportare in combattimento Fanteria - 143° e 144° reggimento, brigata Taranto Anno 1916 Con riparti reduci dalla Libia, la brigata si costituisce in Napoli nei giorni 7 e 8 giugno. Il 144° assume inizialmente il numero di 150° che conserva fino al 28 dicembre 1917. Dal 26 al 30 giugno la “Taranto” è inviata, per ferrovia, nei pressi di Padova, ove inizia un periodo di intensa istruzione. Essa è assegnata alla 48a divisione. Il 7 agosto è trasferita nei pressi di Villanova Judrio fra Cortello e Lumignacco e di qui, lo stesso giorno, il 143° disloca un battaglione a q. 206 e gli altri due verso q. 148 per concorrere, l’indomani, all’attacco delle posizioni nemiche tra il Grafenberg e l’Osteria. Il 150° è inviato a Valerisce. Il giorno 8 il 143° attacca M. Cave e, con abile manovra, riesce ad occuparlo: a sera tutta la brigata è schierata sulla fronte che dal declivio settentrionale del Grafenberg scende sull’Osteria passando per la Cima di M. Cave. Il 9 riceve ordine di passare l’Isonzo e di puntare verso S. Marco (q. 171); l’avanzata procede spedita vincendo piccole resistenze, ma, nonostante il valore dimostrato dalle truppe, deve arrestarsi dinanzi ai muniti trinceramenti di q. 171. Tenta di aprirsi il 10 una breccia verso la detta quota per puntare al S. Marco per q. 185, ma contro solidi trinceramenti avversari si infrange lo slancio dei riparti, ai quali non resta che aggrapparsi al terreno. Le prime perdite sono di 21 ufficiali e 14
649 gregari. Fino al 17 agosto la brigata, rinforzata dal 98° fanteria, tenta più volte l’attacco delle posizioni da casa Diruta - q. 171, ma gli eroici sforzi valgono solo a far raggiungere la linea delle difese accessorie che sono insormontabili sì da obbligare gli attaccanti a ripiegare sulla base di partenza. S’inizia allora un intenso lavoro di rafforzamento per meglio garantirsi dalla continua pressione avversaria; vi attende soltanto il 150°, poiché il 143° è inviato, il 29 agosto, a Blanchis per ragioni sanitarie e per riordinarsi. Nel mese di ottobre la brigata alterna i suoi reggimenti in turni di linea e di riposo. Il 1° novembre, dopo una intensa preparazione di artiglieria eseguita il giorno precedente, è ripresa l’azione contro il M. S. Marco. Non potendo attaccare frontalmente le posizioni di C. Diruta - q. 171 a causa della efficienza della difesa accessoria in quel tratto, il 143° occupa Casa Due Pini e le adiacenze della q. 171 allo scopo di dilagare verso il primo obbiettivo. Il nemico contrattacca per ben cinque volte ma è sempre respinto. Intanto il 150°, che deve agire verso Belpoggio, occupa (I e III battaglione) la selletta a sud di Cuore e la carrareccia di Belpoggio, ma resistendo ancora Casa Diruta, i riparti avanzati, presi d’infilata, devono ripiegare sulle trincee di partenza. Il giorno seguente l’azione è ripresa ed il 143° riesce ad occupare Casa Diruta rafforzandosi sulle pendici nord e nord - est dell’Iscur, però il suo III battaglione non può proseguire verso la selletta fra Belpoggio - Casa Diruta a causa dell’intenso fuoco. Anche il 150°, rinforzato da riparti del 97°, ritenta l’attacco contro Cuore e Belpoggio, ritraendone scarsi vantaggi a causa della reazione avversaria. La “Taranto”, che ha perduto in questi due giorni di azione 43 ufficiali e 1593 militari di truppa, il 5 o 6 novembre è inviata a riposo fra Slance, Cosbana e Bella. Il 21 novembre ritorna in linea nel consueto tratto ed il 17 dicembre scende a riposo restandovi fino alla fine dell’anno. BACINO SEBASTIANO di Natale e Vita Triolo nato il 24 novembre 1882, sposato a Burgio il 28.4.1909 con Vincenza Campo. Soldato del 139° reggimento fanteria disperso il 6 giugno 1917 sul Carso in combattimento Anno 1917 Sino a maggio opera turni di trincea e riposo, poi passa alle dipendenze della 33° divisione; obiettivo da raggiungere è il paese di Selo per le quote 241, il 139° e 247, il 140°: dopo 4 giorni di battaglia solo la quota 241 viene mantenuta. Dopo un altro tentativo il giorno 27 maggio andato a vuoto, col 15
nemico che tenta di approfittare della situazione contrattaccando su tutta la linea, respinto con gravi perdite dalla Bari, la Brigata passa a riposo. Il 9 giugno, rinfrancata nelle forze la Bari torna nello stesso settore e rileva la Padova; il 5 luglio con un colpo di mano conquista un piccolo caposaldo nemico situato nella dolina Kurbis. Il 15 luglio il 140° fanteria partecipa ad una azione contro la quota 241 per allargarne l’occupazione, il contrattacco nemico riprende tutte le posizioni Sebastiano Bacino soldato perdute. Con la XI° Battaglia dell’Isonzo, il 18 del 139° reggimento fanteria agosto, vengono di nuovo attaccati gli obiettivi dei disperso il 6 giugno 1917 mesi precedenti, la Bari deve puntare ancora su sul Carso in combattimento. Archivio fotografico Paolo Selo, Stari Lokva e quota 326; la colonna della 61° Pendola divisione viene formata dalla Brigata Granatieri e da alcuni battaglioni del 139° e 140°, le restanti truppe sono di riserva. Sferrato l’attacco, un battaglione della Bari sorpassa quattro ordini di trincee; contrattaccato arretra senza cedere completamente ed il giorno dopo, raggiunto dalle riserve, riparte e conquista il paese di Selo, mentre a destra i Granatieri si avvicinano a Stari Lokva. Dopo altri tentativi di avanzata che il nemico contrasta efficacemente, la Bari torna a riposo, rilevata dalla Siena. Sino al 23 ottobre non accadono rilevanti scontri, poi la situazione creatasi in seguito alla sfondamento di Caporetto, obbliga il nostro comando supremo ad ordinare l’abbandono del Carso e l’arretramento al Tagliamento, poi al Piave che raggiunge il 6 novembre a San Donà. Schieratasi sulla destra del fiume, concorre ad arrestare il nemico che tenta più volte di sfondare la linea di difesa della 3° armata. Il 4 dicembre la Brigata viene trasferita a Bassano e sale poi sul Grappa nel settore di Osteria il Lepre – monte Asolone. BACINO VINCENZO di Simone e Vincenza Sala nato il 14 marzo 1895 Soldato del 132° reggimento fanteria disperso il 2 dicembre 1915 sul monte San Michele in combattimento. Fanteria - 131° e 132° reggimento, brigata Lazio. Costituita nel marzo 1915 dai depositi del 16° e 59° Fanteria. Anno 1915 16
La Brigata raggiunge alla fine di maggio il Friuli, dove è destinata alle dipendenze della 29a divisione. Ad inizio giugno è a San Giovanni di Manzano (oggi San Giovanni al Natisone, in provincia di Udine: ha assunto l’attuale denominazione nel 1928), quindi a Villanova del Judrio. Nella seconda metà di luglio la Brigata è impegnata sul fronte compreso tra Lucinico e Villanova di Monte Fortin (l’odierna Villanova di Farra, nel Goriziano), dove alcuni reparti concorrono assieme agli uomini della “Casale” e della “Pavia” a sortite contro il Monte Podgora (it. Monte Calvario). La Brigata spende l’agosto impegnata in linea nei pressi di Villanova di Farra, quindi è dislocata dopo un periodo di riposo tra Camino di Buttrio e Manzinello, sulla riva sinistra del fiume Torre. Il 21 ottobre il comando di Brigata ed il 132°, oltrepassato l’Isonzo, giungono a Sdraussina (oggi Poggio Terzarmata, sl. Zdravščine) portandosi quindi sulla strada che collega Sagrado a Peteano. I reparti sono impegnati nelle operazioni della III battaglia dell’Isonzo fino al 25 ottobre, quindi dal 10 novembre e per tutto il resto del mese sono di nuovo in linea contro le cime 1 e 2 del Monte San Michele ed il costone che dalla cima 1 scende sino a quota 124. L’impegno dei reggimenti durante la IV battaglia sul fronte isontino è gravoso soprattutto per il 131°, che in quei giorni ha visto cadere quasi 700 soldati. In dicembre la Brigata alterna i suoi reparti fra le posizioni del Monte San Michele e la zona di riposo compresa tra Moraro e Mariano del Friuli, poco a sud di Cormons. BELLAVIA MICHELE di Francesco e Anna Bacino nato il 27 febbraio 1892 Soldato del 63° reggimento fanteria morto il 22 dicembre 1915 nell’ospedale da campo n° 238 per ferite in combattimento. Fanteria - 63° e 64° reggimento, brigata Cagliari La Brigata riunisce i battaglioni del 63° e del 64° Fanteria, di stanza a Salerno. Anno 1915 Ultimate le operazioni di mobilitazione, la Brigata arriva all’inizio del giugno a Codroipo, quindi a fine mese è a Pieris, alle dipendenze della 20a divisione. Il 30 giugno è in linea, in occasione della I battaglia sul fronte isontino, in appoggio agli uomini della “Savona”: il 63° reggimento attacca Monte Sei Busi, ma parte del trincerone sovrastante Polazzo viene occupato solamente tre giorni dopo. Questa conquista è rinsaldata dall’azione 17
dell’intera Brigata, che il 4 luglio occupa altre posizioni tra quota 89 e la cima del Sei Busi. Durante la II battaglia dell’Isonzo, il 63° tenta invano di avanzare ulteriormente verso la vetta del monte. Il 23 luglio, infine, la “Cagliari” è inviata a riposo a Turriaco, nel Goriziano. A fine settembre gli uomini sono di nuovo operativi in vista della III battaglia dell’Isonzo: dopo tre giorni di preparazione, reparti del 63° prima ed il 64° poi tentano di avanzare verso quota 118. La Brigata, che ha subìto perdite rilevanti, viene mandata a riordinarsi ad inizio novembre nei pressi di Romans. BORZELLINO GIUSEPPE di Sebastiano e Adriana Miceli nato il 1 giugno 1896 Soldato del 12° compagnia di sanita morto il 8 giugno 1917 a San Daniele del Friuli per infortunio Il grande sistema medico sanitario militare italiano, che in 41 mesi di guerra dovette gestire il trasporto, la cura e il ricovero di oltre due milioni e mezzo di feriti ed ammalati, era gestito, sotto il comando del gen. Della Valle, dai soldati del Corpo della Sanità Militare e dall’apparato della Croce Rossa Italiana (personale medico e “Dame della Croce Rossa”, cioè crocerossine volontarie) coadiuvato dal personale infermieristico sempre volontario facente parte di vari comitati assistenziali quali i Cavalieri di Malta, quelli dell’Ordine dei SS Maurizio e Lazzaro, i Gesuiti. Con l’entrata in guerra la Croce Rossa Italiana militarizzò immediatamente il suo personale, forte di 9.500 infermieri e 1.200 dottori, con 209 apparati logistici propri tra Ospedali Territoriali, attendamenti, autoambulanze e treni ospedali); già nel 1916 i medici militari in Zona di Guerra erano 8.000 (più altri 6.000 che operavano in retrovia) e nel 1918 diventarono complessivamente 18.000. Di norma l’ unità operativa di base della Sanità Militare al fronte era la Sezione di Sanità, diretta da un capitano medico chirurgo ed operante a livello di reggimento di fanteria, che a sua volta si divideva in due Reparti di Sanità aggregati ognuno al Comando di battaglione e comandati da un tenente medico chirurgo. Il Reparto di Sanità era composto, oltre che dal tenente comandante, da altri uno o due aspiranti ufficiali medici subalterni, da un cappellano militare e da circa una trentina di militari infermieri, portaferiti e barrellieri (soldati della Sanità militare ma anche fanti reclutati estemporaneamente per quel compito) divisi in squadre da dieci elementi (dirette da sergenti o caporali Aiutanti di Sanità nel numero di due per battaglione) ripartite tra le varie compagnie. 18
CALANDRA GIUSEPPE di Bartolomeo e Giuseppa Tortorici nato l’11 gennaio 1898 Soldato del 148° reggimento fanteria morto il 30 novembre 1918 nell’ospedale da campo n° 204 per malattia Fanteria - 147° e 148° reggimento, brigata Caltanissetta CAMPIONE GIUSEPPE di Francesco e Sebastiana Fontanetta nato il 6 gennaio 1895 Soldato del 16° reggimento fanteria morto il 23 luglio 1915 nella 20° sezione sanità per ferite riportate in combattimento Fanteria 15 e16° reggimento fanteria Brigata Savona Anno 1915 Ultimate le operazioni per la mobilitazione generale, la Brigata si trasferisce il 15 giugno a Campoformido, alle dipendenze della 20° divisione (X° Corpo d’Armata). Entrata in linea di combattimento il 25 giugno, I° Battaglia dell’Isonzo, occupa col 16° fanteria la chiusa del canale Dottori presso Sagrado, mentre il 15° procede contro le alture di Polazzo sloggiando il nemico dalle sue posizioni che sistema poi a propria difesa. Nei giorni seguenti la Savona opera attacchi contro le quote 89 e 92 per favorire le truppe che contemporaneamente assalgono il caposaldo austriaco del monte Sei Busi; tutte queste posizioni vengono mantenute malgrado il nemico si accanisca con continui contrattacchi, la Brigata perde circa 2000 uomini solo in questi primi giorni di guerra. Per affermarsi validamente sul Carso, le nostre truppe debbono riprendere gli attacchi a breve scadenza, il 18 luglio viene lanciata la II° Battaglia dell’Isonzo, la Savona riparte dalle alture di Polazzo per convergere lungo il ciglione carsico contro il Sei Busi. L’avanzata ha parziale successo e la quota 111 del monte Sei Busi diventa terra di nessuno, battuta da entrambe le artiglierie, la Brigata viene però ritirata dalla linea del fuoco per essere ricostituita coi nuovi complementi. In ottobre, III° Battaglia dell’Isonzo, riprende gli attacchi contro le difese nemiche alle spalle del sei Busi, penetrando più volte oltre i reticolati senza però potersi affermare sul terreno conquistato. Il 23 novembre la Savona si riunisce a Villa Vicentina da dove parte per l’Albania, schierandosi a sud est di Durazzo. In febbraio si hanno i primi scontro a fuoco con le truppe turche, da prima si tratta di pattuglie, poi il nemico attacca con forze preponderanti e la Brigata è costretta a ripiegare verso Durazzo, da questo porto il giorno 26 inizia le operazioni di imbarco per dirigersi su Valona. 19
CAMPIONE SEBASTIANO di Agostino e Rosalia Sala nato il 16 ottobre 1886 Soldato del 112° reggimento fanteria morto il 30 giugno 1916 sull’Altipiano di Asiago in combattimento Fanteria - 111° e 112° reggimento, brigata Piacenza Anno 1916 La Piacenza viene di nuovo divisa e il 112° rimane nelle retrovie, mentre il 111° passa in forza al VI° Corpo d’armata e concorre agli attacchi contro la linea Oslavia – quota 188 sferrati in gennaio; in aprile la Brigata si ricompone e nel settore di Oslavia sostituisce la Brigata Granatieri. Fattasi precaria Sebastiano Campione la situazione sugli altipiani trentini per l’offensiva soldato del 112° reggimento lanciata in maggio dal nemico (Strafexpedition), la fanteria brigata Piacenza Piacenza viene trasferita in altipiano d’Asiago nella morto il 30 giugno 1916 sull’Altipiano di Asiago in zona del monte Tondarecar – Val Frenzela.Tra il 15 combattimento. Archivio ed il 26 giugno, iniziatasi la nostra controffensiva, fotografico Paolo Pendola la Brigata punta su Castelgomberto e monte Fior ed una volta raggiunto l’obiettivo prosegue contro il Mosciagh e lo Zebio: gli accaniti assalti sono tutti respinti con ingenti perdite, in settembre il fronte si assesta con la Piacenza sulla linea Roccolo – Catz – Casara Zebio. Fino alla fine del 1916 la Brigata rimane nelle stesse posizioni, usufruendo di turni di riposo e di linea. CICCONE LIBORIO di Giovanni nato il 26 novembre 1899 a Burgio Soldato del 240° reggimento fanteria morto il 8 gennaio 1918 nell’ospedale da campo n° 39 per ferite riportate in combattimento Fanteria 239 e 240° reggimento, Brigata Pesaro Anno 1918 Ad inizio gennaio la “Pesaro” è richiamata sul fronte nel settore del Monte Grappa: il 239° ritorna nelle sue posizioni in Val Poise, prima di riprendere dei lavori di rafforzamento della linea, mentre il 240° è tra la Val dei Lebi ed il Roccolo Astoni. Fra il 30 e il 31 gennaio gli uomini sono di riposo presso Bassano del Grappa, prima di rientrare in linea alla metà di marzo sul fronte che va dal Monte Oro al Monte Meda. Alla fine del mese, quindi, la Brigata sostituisce la “Massa Carrara” sul Monte Pertica. Fino al giugno, gli uomini 20
si alternano tra queste posizioni e la zona di riposo con quelli della Brigata “Modena”. Mentre si sta muovendo verso i Colli Vecchi, la “Pesaro” viene colta dall’ultima offensiva austriaca, lanciata il 15 giugno. Gli uomini sono impegnati nel settore compreso tra il Monte Pertica e il Monte Rivon dove, dopo un primo momento di difficoltà, riescono a rinsaldare le loro posizioni. Tale è il contegno dimostrato in combattimento che il 239° viene ritenuto meritevole di una citazione sul Bollettino di guerra del Comando Supremo, mentre il 240° riceve una nuova Bandiera in sostituzione di quella che fu costretta a distruggere nell’ottobre precedente per evitare che cadesse nelle Liborio Ciccone soldato mani del nemico. Dopo un ulteriore impiego in questa del 240° reggimento zona di combattimento, la “Pesaro” è di riposo a fanteria Brigata Pesaro Borso del Grappa, e fino all’ottobre si alterna in linea morto il 8 gennaio 1918 nell’ospedale da campo n° con la Brigata “Cremona”. Il 23 ottobre, in vista 39 per ferite riportate in della nostra offensiva finale, il 239° è schierato sulla combattimento. Archivio Cima Grappa, mentre il 240° in Val dei Lebi: dopo fotografico Paolo Pendola un duro scontro col nemico, i reggimenti riescono a conquistare la cima del Monte Pertica, nonché molti prigionieri ed una consistente quantità di armi e munizioni. Il 27 il nemico tenta una controffensiva, prontamente respinta. Il giorno dopo la truppa è di riposo in Val dei Lebi, dopo aver perso complessivamente oltre 1600 uomini tra fanti ed ufficiali. Il 4 novembre, in concomitanza con l’armistizio, la Brigata “Pesaro” è trasferita a Sant’Eulalia, nei pressi di Borso del Grappa. CORDA GIUSEPPE di Bernardo e Maria Merlo nato il 6 gennaio 1896 Soldato del 37° reggimento fanteria morto il 3 agosto 1918 nell’ospedale da campo n° 044 per malattia Fanteria 37° e 38° reggimento, brigata Ravenna Anno 1918 Nei mesi seguenti la Brigata rimane sulle stesse posizioni, in giugno l’attacco austriaco (Battaglia del Solstizio) vede i suoi reparti schierati alla testata della val Cancino; il nemico tenta ripetutamente di penetrare oltre le linee tenute da 37° fanteria senza riuscirvi, la saldezza dimostrata dai fanti salva la cosiddetta linea delle malghe, ultima prima della cima del Grappa. Nel 21
mese di luglio vengono operati tentativi di rioccupare posizioni perdute per dare respiro alla linea di massima resistenza, la Ravenna attacca lungo la cresta del Salarolo senza ottenere apprezzabili risultati. Mandata a riposo nei pressi di Treviso, rientra in linea per partecipare alla battaglia di Vittorio Veneto; il 29 ottobre passa il Piave ed insegue il nemico in rotta verso il torrente Monticano, il giorno 4 novembre i suoi fanti sono fermati quando hanno già costituito una testa di ponte sulla sponda sinistra del Tagliamento. CORDA MICHELE di Bernardo e Maria Merlo nato il 23 ottobre 1874, sposato il 23.9.1907 con Lucia Radosta Soldato del 222° Battaglione MT morto il 16 ottobre 1918 a Cefalù per malattia CORDARO GIOVANNI di Michele e Rosaria Portella nato il 17 marzo 1897 Soldato del 93° reggimento fanteria morto il 19 dicembre 1917 sul monte Grappa per ferite riportare in combattimento Fanteria - 93° e 94° reggimento, brigata Messina La Brigata riunisce i battaglioni del 93° Fanteria, di stanza ad Ancona, e del 94° Fanteria, di stanza a Fano. Anno 1917 Tra il gennaio ed il maggio la “Messina” si alterna fra la prima linea, nel settore compreso tra gli abitati di Vertoiba (sl. Vrtojba) e Merna (sl. Miren), e la zona di riposo di Moraro (nel Goriziano). Il 7 maggio la Brigata è di nuovo operativa nell’imminenza della ripresa della nostra offensiva ad est di Gorizia (X battaglia dell’Isonzo): alle dipendenze dell’VIII Corpo d’Armata, è in linea fra i torrenti Corno e Vertoibizza. Dopo due giorni di combattimenti, la “Messina” si porta di riposo nei pressi di Cormons, prima di dislocarsi a San Martino di Quisca (sl. Šmartno v Brdih) agli ordini della 49a divisione. Tra la fine di maggio e l’agosto la Brigata opera nel settore del colle Santa Caterina (sl. Sv. Katarina, nei pressi del Monte San Gabriele / Škabrijel), quindi in concomitanza con l’inizio dell’XI battaglia dell’Isonzo si porta sulle pendici del San Gabriele. In questi giorni vengono conquistate la sella di Dol e quota 552 dell’altura che sovrasta Gorizia. Alla fine di ottobre, a causa della rotta della II Armata, la «Messina» è costretta a ripiegare sul fiume Torre e quindi verso il Tagliamento, che viene passato la mattina del 22
30 ottobre al ponte di Pinzano. Il 93°, chiamato ad agire come retroguardia del XXVIII Corpo d’Armata, permette al 94° di ripiegare sul fiume Livenza, oltrepassando poi il Piave l’8 novembre. Il 6 novembre anche il 93° comincia il suo movimento di ripiegamento: raggiunto il Livenza all’altezza di Francenigo, due giorni dopo si schiera sul fiume Monticano. Nella notte del 9 novembre oltrepassa il Piave a Ponte della Priula, ricongiungendosi infine con il suo reggimento fratello ad Istrana, nel Trevigiano. Al termine di un breve periodo di riordino nei pressi di Bassano del Grappa, la truppa è in linea sulle difese avanzate del Monte Grappa: dopo un primo periodo in cui il nemico compie ripetuti attacchi d’artiglieria per cercare di fiaccare le nostre difese, nel mese di dicembre la situazione si stabilizza, permettendo ai due reggimenti di alternarsi fra prima e seconda linea senza che nessun evento notevole accada nel loro tratto di fronte. COTTONE SALVATORE di Giuseppe e Salvatora Fontanetta nato il 16 marzo 1883 sposato il 9.9.1909 con Giuseppa Anselmo Soldato del 37° reggimento fanteria scomparso in prigionia Fanteria - 37° e 38° reggimento, brigata Ravenna D’ANNA ROSARIO di Giuseppe e Giuseppa Sanfilippo nato il 26 maggio 1892 Caporal Maggiore XIV reparto d’assalto disperso il 15 giugno 1918 sul Piave in combattimento DI GIORGIO MICHELE di Alfonso nato il 22 agosto 1890 Soldato del 65° reggimento fanteria disperso il 21 agosto 1917 sul Carso in combattimento Fanteria 65°e 66, Brigata Valtellina Il 4 settembre 1917 il 65°trovasi in linea nel settore di Flondar, il nemico opera un poderoso ed improvviso attacco; il II° battaglione che tenta di opporsi viene annientato, gli austriaci penetrano sino alla galleria comando del reggimento: un nutrito lancio di bombe a mano provoca lo scoppio del deposito munizioni e tutto il comando del 65° reggimento rimane ucciso. Il 10 settembre la Valtellina riparte per il Trentino, ed il giorno 30 si schiera in Val d’Ampola alle dipendenze della 6° divisione. 23
DI GRACI FILIPPO di Antonino e Paola Fontanetta nato il 4 ottobre 1883 Soldato del 65° reggimento fanteria morto il 26 novembre 1916 nell’ambulanza chirurgica d’armata n° 4 per ferite riportate in combattimento Fanteria 65° e 66° reggimento Brigata Valtellina A fine marzo 1916 la Valtellina si trasferisce a Brescia, poi torna in trincea nel settore delle Giudicarie nel tratto monte Melino, cima Pallone, senza operazioni di rilievo. Il 13 ottobre 1916 nuovo cambiamento di fronte, con destinazione il basso Isonzo. Il 2 novembre entra in linea per proseguire gli attacchi alla quota 208 sud; le posizioni nemiche vengono conquistate e mantenute anche contro ritorni offensivi dell’avversario. A metà gennaio del 1917 la Brigata torna in Trentino nel settore del Pasubio tra il monte Corno ed il Cosmagnon, utilizzata per lavori di rafforzamento delle difese. In vista della 11° battaglia dell’Isonzo la Valtellina ritorna in Carso, dove si schiera nel settore Selo – Stari Lovka; iniziatasi la grande battaglia, il 65° riesce ad occupare una importante posizione nemica facendo prigionieri. FERRANTELLI NICOLÒ di Sebastiano e Antonina Palermo nato il 20 giugno 1896 Soldato del 243° reggimento fanteria morto il 15 giugno 1918 sul Piave in combattimento 243° e 244° reggimento, brigata Cosenza Tra l’inizio dell’anno e la metà di giugno la Brigata alterna lunghi periodi in linea a momenti di riposo: sua zona di competenza rimane la linea del Piave che attraversa il Trevigiano, dapprima quella nei pressi di Salettuol, quindi quella vicino Bocca Callalta, infine quella compresa tra Fagaré e Salgareda. Il 15 giugno gli austriaci lanciano sul Piave la loro ultima grande offensiva: il 244° è in linea, mentre il 243° è di riserva presso l’argine San Marco. Fino al 17 le truppe si distinguono per una strenua resistenza del loro tratto di fronte, respingendo diverse puntate nemiche che cercano di oltrepassare il Piave in diversi punti, in particolare all’altezza di Molino della Sega, «La Fossa» e della ferrovia che collega Ponte di Piave a Bocca Callalta. Dopo due giorni di combattimento, che sono costati alla truppa la perdita di più di 2500 uomini, la “Cosenza” è fatta ripiegare sul Meolo, nei pressi di Rovaré. Nella seconda metà di giugno la Brigata è dapprima inviata nella regione del Tomba, quindi dopo un breve periodo di riordino tra Oné e Spineda, è fatta dislocare nella prima metà di luglio presso Casale sul Sile, a sud di Treviso, quindi nei pressi di Croce, sotto Fossalta di Piave. Gli uomini sono 24
impegnati qui fino a tutto l’ottobre. Il 30 ottobre, nel pieno svolgimento della Battaglia di Vittorio Veneto, la Brigata passa il Piave malgrado incontri una grande resistenza opposta dal nemico, attestandosi sulla linea che va da San Donà a Noventa di Piave. Giunta il 31 sul Livenza, la truppa passa il fiume l’indomani. La notizia della firma dell’armistizio arresta la marcia della “Cosenza” presso San Giorgio al Tagliamento-Pozzi (frazione di San Michele al Tagliamento). GUARISCO GIOVANNI di Vito e Francesca Miceli nato il 22 agosto 1899 Soldato del 42° reggimento fanteria morto il 18 dicembre 1918 sul monte Asolone in combattimento Fanteria 41° e 42° reggimento, brigata Modena A fine gennaio gli uomini della “Modena” vengono dislocati nel settore orientale del Monte Grappa, poi tra l’aprile e la metà del maggio sono impegnati sul Monte Pertica. La Brigata è nel giugno nuovamente tradotta sul Grappa, in vista dell’ultima offensiva austriaca. Il 15 lo Stato Maggiore austriaco lancia l’«operazione Radetzky», nota grazie al servizio di controspionaggio italiano nelle sue grandi linee: intensi bombardamenti precedono l’attacco nemico sconvolgendo le linee di difesa, e l’urto delle armate del generale Conrad obbliga la “Modena” a ripiegare in Val dei Lebi. La difesa sul secondo sistema di trincee regge e il 16 giugno reparti del 41° riescono a condurre un fruttuoso contrattacco che porta al recupero di gran parte del terreno perduto, nonché alla cattura di prigionieri e materiale nemico. Negli ultimi scampoli della battaglia parte del 41° reggimento concorre ad un’azione dimostrativa sul Monte Pertica, che impedisce il trasferimento di truppe austriache sul fronte del Piave, dove l’equilibrio pende a favore delle forze italiane. Tradotta a riposo alla fine del mese di giugno, a metà del luglio il 41° è impegnato sulla linea quota 1581 – Malga Valpore di Fondo (nei pressi del Grappa): un suo attacco contro il «Roccolo» frutta la conquista della posizione e la cattura di un centinaio di prigionieri.Nuovamente dislocata sul Monte Grappa nella seconda metà di agosto, la Brigata riesce brillantemente a difendere la posizione da ripetuti attacchi nemici. A metà di settembre, in occasione di un’azione nella regione del «Roccolo», la “Modena” subisce gravi perdite, e il 23 passa quindi a riposo nei pressi di Crespano del Grappa. In occasione dell’ultima battaglia, a Vittorio Veneto, la Brigata è tradotta nelle trincee nel settore del Monte Pertica, dove viene ripresa quota 1549 al nemico. Passata 25
quindi alle dipendenze della 22a divisione, la “Modena”, pur non essendo direttamente impiegata in combattimento, è presa di mira da un logorante tiro d’artiglieria che provoca numerose perdite tra le sue fila. A fine ottobre gli uomini si lanciano all’inseguimento del nemico in ritirata, riuscendo a disperderlo e a conquistargli diverso materiale. Alla Brigata giunge notizia della firma dell’armistizio in località Fiera di Primiero, nel Trentino. GUARISCO GIUSEPPE di Leonardo e Giuseppa Di Puma nato il 19 ottobre 1896 Soldato del 232° reggimento fanteria morto il 23 settembre 1917 sul campo per ferite riportate in combattimento. Fanteria 231° e 232° reggimento, brigata Avellino Da inizio maggio 1917, la Brigata è stanziata nel settore di Plava (alle dipendenze della 60a divisione), in prospettiva della X battaglia dell’Isonzo: obbiettivi ad essa assegnati sono la conquista della regione del Vodice e quindi del Monte Santo. Passato l’Isonzo all’altezza del valloncello di S. Ahac, il primo giorno di combattimenti vede la “Avellino” assicurarsi le trincee di Zagora ed i fortini di Zagomila. Nel secondo giorno di offensiva i suoi battaglioni di riserva puntano e conquistano quota 592. Presa poi quota 524, fino al 26 i combattenti tentano invano di sfondare sino a quota 652, prima di essere sostituiti dalla Brigata “Elba”. Dopo un breve periodo trascorso in accantonamento, da inizio giugno a metà agosto gli uomini sono impegnati nel presidio del Monte Santo (sul fronte della II Armata), che diventa poi per la Brigata obbiettivo da conquistare. Dopo tre giorni di furiosi scontri con il nemico, i soldati della “Avellino” sono richiamati alle posizioni di partenza, ma già il 25 sono impegnati in un settore limitrofo per l’occupazione, poi sventata dagli austriaci, delle posizioni avanzate di Gargaro. Tra l’ottobre e il dicembre la Brigata, ora a disposizione della 33a divisione, è impegnata in un difficile quanto sanguinoso spostamento dal settore dell’Isonzo a quello del Piave, oltrepassato l’8 novembre all’altezza di Casa Tonon e Palazzon. Dislocatasi quindi in varie zone del Veneto, la Brigata – che ha subito gravissime perdite in termini di caduti e prigionieri – attende ad un periodo di riordinamento. ITALIANO FRANCESCO di Nicolò e Giuseppa Canzoneri nato il 15 novembre 1883, sposato il 6.11.1909 con Benedetta Buricchio Soldato del 10° reggimento bersaglieri morto il 29 giugno 1917 in Albania 26
per malattia. Fronte albanese A seguito della dichiarazione di guerra dell’Austria-Ungheria alla Serbia, con l’intento di proteggere i propri interessi nel mare Adriatico, l’Italia inviò una missione sanitaria sulle coste dell’Albania già il 30 ottobre 1914; negli ultimi giorni di dicembre dello stesso anno, per proteggere il personale della missione, fu occupata da un reparto di marina l’isola di Saseno e con il 10° reggimento bersaglieri, la città di Valona. MANCUSO LIBORIO di Antonino e Rosaria Cascio nato il 18 dicembre 1886 Soldato del 148° reggimento fanteria morto il 24 ottobre 1917 in combattimento nel ripiegamento al Piave 147° e 148° reggimento, brigata Caltanissetta MANISCALCO FRANCESCO di Domenico e Francesca Russo, nato il 21 ottobre 1883 Soldato del 140° reggimento fanteria morto il 3 giugno 1917 sul Carso in combattimento 139° e 140° reggimento, brigata Bari Sino a maggio opera turni di trincea e riposo, poi passa alle dipendenze della 33° divisione; obiettivo da raggiungere è il paese di Selo per le quote 241, il 139° e 247, il 140°: dopo 4 giorni di battaglia solo la quota 241 viene mantenuta. Dopo un altro tentativo il giorno 27 maggio andato a vuoto, col nemico che tenta di approfittare della situazione contrattaccando su tutta la linea, respinto con gravi perdite dalla Bari, la Brigata passa a riposo. Il 9 giugno, rinfrancata nelle forze la Bari torna nello stesso settore e rileva la Padova; il 5 luglio con un colpo di mano conquista un piccolo caposaldo nemico situato nella dolina Kurbis. Il 15 luglio il 140° fanteria partecipa ad una azione contro la quota 241 per allargarne l’occupazione, il contrattacco nemico riprende tutte le posizioni perdute. Con la XI° Battaglia dell’Isonzo, il 18 agosto, vengono di nuovo attaccati gli obiettivi dei mesi precedenti, la Bari deve puntare ancora su Selo, Stari Lokva e quota 326; la colonna della 61° divisione viene formata dalla Brigata Granatieri e da alcuni battaglioni del 139° e 140°, le restanti truppe sono di riserva. Sferrato l’attacco, un battaglione della Bari sorpassa quattro ordini di trincee; contrattaccato arretra senza cedere completamente 27
ed il giorno dopo, raggiunto dalle riserve, riparte e conquista il paese di Selo, mentre a destra i Granatieri si avvicinano a Stari Lokva. Dopo altri tentativi di avanzata che il nemico contrasta efficacemente, la Bari torna a riposo, rilevata dalla Siena. Sino al 23 ottobre non accadono rilevanti scontri, poi la situazione creatasi in seguito alla sfondamento di Caporetto, obbliga il nostro comando supremo ad ordinare l’abbandono del Carso e l’arretramento al Tagliamento, poi al Piave che raggiunge il 6 novembre a San Donà. Schieratasi sulla destra del fiume, concorre ad arrestare il nemico che tenta più volte di sfondare la linea di difesa della 3° armata. Il 4 dicembre la Brigata viene trasferita a Bassano e sale poi sul Grappa nel settore di Osteria il Lepre – monte Asolone. MANISCALCO GIUSEPPE di Lorenzo e Vita Miceli nato il 6 giugno 1887, sposato il 16.7.1911 con Lucia Graci Soldato del 143° reggimento fanteria morto il 3 novembre 1916 sul monte San Marco per ferie riportate in combattimento 143° e 144° reggimento, brigata Taranto MANISCALCO VITO di Emanuele e Giuseppa Ferlito nato il 16 dicembre 1884, sposato il 26.9.1906 con Laura Giarratano Soldato del 21° reggimento bersaglieri morto il 8 settembre 1917 sull’altipiano Bainsizza in combattimento MATINELLA GIUSEPPE di Vincenzo e Lorenza Italiano nato il 15 febbraio 1897 Soldato del 141° reggimento fanteria scomparso in prigionia Fanteria 141° e 142° reggimento, brigata Catanzaro Viene costituita l’1 marzo 1915, le operazioni di mobilitazione sono ultimate il 7 giugno, segue la partenza dalle sedi della Calabria via ferrovia per Udine. Il 12 si disloca tra Zugliano e Terenzano alle dipendenze della 28° divisione, si sposta poi sul Carso ed il 21 luglio è a Turriaco col X° Corpo d’Armata ed il 142° reggimento sostituisce in linea, presso Fogliano, il 32° e 48° fanteria. Il 25 luglio, II° Battaglia dell’Isonzo, il reggimento muove verso il monte Sei Busi, caposaldo austriaco: la resistenza avversaria non consente alle truppe di avanzare, l’azione viene ritentata il giorno dopo ed il 142° conquista diverse posizioni nemiche. Alle bandiere di guerra del 141° e 28
142° reggimento vennero concesse due Medaglie d’Argento, una per ciascun reggimento, la Brigata ebbe anche 2 citazioni sui bollettini del Comando Supremo. Tre ufficiali ricevettero la Medaglia d’Oro al Valor Militare, altri 2 l’Ordine di Savoia. Le Medaglie d’Argento distribuite agli uomini della Catanzaro furono 152, quelle di Bronzo 204. Le perdite furono in linea con l’onore dimostrato sul campo: 17500 soldati tra morti, feriti, dispersi. MESSINA CARLO di Giuseppe e Salvatora Di Simone nato il 25 novembre 1879 Soldato del 455° reggimento fanteria morto il 9 agosto 1917 sull’altipiano di Asiago per ferite riportate in combattimento MICELI BENEDETTO di Biagio e Francesca Cacciabaudo nato il 28.3.1890 Soldato del 90° reggimento fanteria disperso il 25 novembre 1915 nel settore di Tolmino in combattimento Fanteria 89° e 90° reggimento, brigata Salerno La Brigata il 22 maggio è nei pressi di Cividale, alle dipendenze della 8° divisione, il 29 appoggia l’azione delle truppe che attaccano il Mrzli e lo Sleme. La Salerno concorre alle operazioni di guerra sino al 5 giugno, poi scende a riposo; in luglio è di nuovo in prima linea, ma le difese nemiche del Mrzli sono su posizioni talmente efficaci da non consentire che modesti successi, pagati a caro prezzo. Da agosto ad ottobre sono più volte ripetuti gli assalti alla linea avversaria, il giorno 21 un battaglione del 90° penetra nel caposaldo austriaco di quota 1100, riuscendo ad affermarsi; il giorno 24 tocca al 89° proseguire l’azione contro la quota 1360, l’ultima trincea nemica: i fanti compiono ogni sforzo per sorpassare il reticolato ma, battuti dal cannone e dalle mitragliatrici, debbono rientrare alle linee di partenza. L’azione è tentata il giorno 26 dal 90° che riesce ad espugnare alcuni elementi, tuttavia la reazione avversaria non consente di resistere dentro alle posizioni conquistate. Passata nelle retrovie, la Salerno rimane a presidiare la seconda linea sino a fine anno. MORTILLARO NATALE di Gioacchino e Caterina Vaccaro nato il 8 giugno 1897 29
Soldato del 24° reggimento fanteria disperso il 16 novembre 1917 sul Piave in combattimento 24° reggimento fanteria Brigata Como La Brigata, denominata inizialmente «A», raccoglie veterani dei fronti carsico e trentino: essa si raduna sulla riva sinistra del Brenta, per un periodo relativamente breve di inquadramento. Già ad inizio giugno gli uomini sono trasferiti sugli Altipiani, dove continua la loro preparazione; quindi, nella seconda metà del mese, sono di nuovo in Val Chiama (compresa nell’odierno comune di Valstagna, nella valle del Canale di Brenta). Dopo ulteriori trasferimenti ed esercitazioni, il 18 luglio la truppa è dislocata – alle dipendenze della 28a divisione – nel settore di Flondar (nei pressi del Monte Ermada e del Dosso Faiti): la Brigata assume qui la difesa del settore compreso tra la strada Komarje e la strada di Flondar, attendendo a lavori di rafforzamento della linea. Sostituiti dai reggimenti della “Mantova”, dopo alcuni spostamenti gli uomini raggiungono nella seconda metà di agosto il settore compreso tra Kostanjevica (it. Castagnevizza) e Pod Korite: su questo fronte il nemico tenta diverse sortite, tutte strenuamente respinte dalla “Caserta”. Tra il 9 e il 10 settembre la Brigata è rilevata dalla “Pinerolo” ed inviata a riposo tra Crauglio e Campolongo (a metà strada tra Palmanova e Redipuglia): da qui, i suoi reggimenti si alternano in lavori di sistemazione difensiva nel vallone di Pakilisce. A metà dell’ottobre gli uomini sono nuovamente operativi nel settore di Kostanjevica: il 24 su questo fronte gli austro-tedeschi lanciano la loro offensiva, ma la “Caserta” è salda nel resistere all’intensa pressione nemica. Tre giorni dopo la Brigata riceve l’ordine di ripiegare: passato durante la notte l’Isonzo al ponte di Sagrado, è quindi in linea tra Privano e Castions delle Mura, costituendo la retroguardia d’Armata. Il 30 è a Torsa, schierandosi sul fiume Stella, e il giorno dopo è a difesa della testa di ponte di Madrisio sul Tagliamento. Il 31 ottobre i reggimenti entrano in contatto con pattuglie nemiche; fattasi più imponente la loro presenza, diviene necessario oltrepassare il fiume: la Brigata si raccoglie quindi a Cordovado (sopra Portogruaro). Il 4 novembre, destinata a retroguardia della 45a divisione, la “Caserta” comincia il ripiegamento oltre il Livenza, oltrepassato l’indomani mattina. L’8 la Brigata è sostituita in linea dalla “Granatieri” e dalla “Pinerolo”: il 267° passa alla temporanea dipendenza della 28a divisione, mentre il comando di brigata ed il 268° passano invece il Piave, dove vengono raggiunti dall’altro reggimento due giorni dopo.A metà novembre gli austro-tedeschi sono riusciti a toccare la zona di Fagarè, un abitato del Trevigiano alla destra del fiume: il 268° 30
concorre brillantemente nell’azione volta a ricacciare gli invasori al di là del letto del Piave. Dopo alcuni giorni la Brigata è sostituita in linea, mentre nella seconda metà di dicembre la “Caserta” torna a presidiare il settore di Candelù (a nordovest di Fagarè): qui permane sino alla fine dell’anno. NAPOLI GIUSEPPE di Gioacchino e Calogera Vaccaro nato il 19 gennaio 1887, sposato l’8.1.1911 con Antonina Manzullo Soldato del 39° reggimento fanteria disperso il 15 febbraio 1917 in seguito all’affondamento di una nave. Fanteria 39° e 40° reggimento, brigata Bologna La Brigata Bologna viene schierata ai margini dell’altipiano carsico tra i paesi di Fogliano e Redipuglia a metà del giugno 1915. PALERMO CALOGERO di Antonio e Mariantonia Cottone nato il 14 ottobre 1889, sposato il 7.10.1914 con Giuseppa Bacino Soldato del 241° reggimento fanteria disperso il 15 maggio 1917 sul monte Vodice in combattimento 241° e 242° reggimento, brigata Teramo PERRICONE ANTONIO di Vito Antonio e Maria Riggio nato il 8 marzo 1898 Soldato del 10° reggimento fanteria morto il 13 agosto 1917 nell’ospedale da campo n.115 per malattia. 9° e 10° reggimento, brigata Regina La Brigata Regina venne destinata sin dall’inizio della guerra sul fronte dell’Isonzo ove rimase per oltre due anni, legando il suo nome agli avvenimenti qui accaduti, soprattutto a quelli del monte San Michele. la Brigata Regina partecipa alla Sesta battaglia dell’Isonzo (6-17 agosto), contro le quattro cime del San Michele; dopo la presa di Gorizia, insegue il nemico in ritirata ed il 12 agosto occupa stabilmente il paese di Oppacchiasella. Il 20 ottobre la Brigata lascia il Carso e passa alle dipendenze della 26° divisione nella zona Carnia, rimanendo nel settore But-Degano per quattro mesi. Allo scoppio della Decima battaglia dell’Isonzo (12 maggio-8 giugno 1917), essa è di nuovo schierata sul fiume, nella zona del fronte attorno al paese di Raccogliano, dove subisce duri 31
attacchi nemici che rendono precaria anche la difesa delle dette posizioni. Terminata la battaglia, viene poi inviata sull’Altipiano d’Asiago in vista dell’attacco all’Ortigara, dove opera in concorso coi battaglioni Alpini per la conquista della quota 2105. In luglio, dopo un breve riposo, rientra in linea sullo Zebio e vi rimane sino a novembre, quando per il cedimento del fronte a Caporetto è costretta a ripiegare sulla linea di monte Fior e le Melette di Gallio. L’11 novembre il nemico attacca a fondo, conquistando importanti settori nella zona delle Melette, il giorno 15 la Brigata arretra su una nuova linea di resistenza tra Castelgomberto e la Val Miela. Il 5 dicembre riprende la battaglia, che con fasi alterne si sviluppa sino alla fine del mese sulle pendici di Col del Rosso, Col d’Echele, Badenecche, monte Melago. Fino al 21 maggio 1918, la Regina, alternando turni in linea ed a riposo, rimane nelle stesse posizioni; iniziatasi il 15 giugno la battaglia del Solstizio, l’ultima grande offensiva austro ungarica, essa combatte sul monte Val Bella, Col del Rosso, a Busa del Termine e Costalunga. Terminata anche questa grande battaglia, la Brigata passa in seconda linea, rimanendovi sino all’armistizio. Dal 24 maggio 1915 al 3 novembre 1918, la brigata Regina ebbe fuori combattimento quasi 17.700 uomini. PIAZZA FILIPPO di Filippo e Vincenza Faraone nato il 2 settembre 1898 Soldato del 10° reggimento fanteria morto il 22 maggio 1917 a Bari per malattia. Fanteria 9° e 10° reggimento, brigata Regina PIAZZA GAETANO di Vito e Francesca Cottone nato l’1 agosto 1892 Soldato del 6° reggimento bersaglieri morto il 22 agosto 1917 sull’altipiano Bainsizza per ferite riportate in combattimento Allo scoppio della guerra il 6° reggimento bersaglieri passa il confine nei pressi di Robedisce ed il giorno 25 maggio occupa Caporetto sgomberata dagli austriaci. L’avanzata prosegue sino al contatto col nemico che avviene fra Drezenca ed il Volnik. Fino a metà giugno il 6° opera di conserva ai battaglioni Alpini nel settore del monte Vrsic e lungo la valle dello Slatenik, impegnandosi in azioni di attacco e contrattacco. Nel maggio del 1917, assieme al battaglione alpini Cervino, tenta il passaggio dell’Isonzo nel settore di Nekovo, per creare una testa di ponte necessaria alle successive operazioni. La reazione nemica è tale che il nostro Comando deve variare 32
i piano originale d’attacco, ed il 6° è inviato a Liga a rinforzo delle truppe che attaccano il monte Santo. Per tutto il mese le operazioni contro il monte Santo, la selletta di quota 504, quota 611, proseguono con alterna fortuna; vengono conquistate nuove linee di trincee, dove è quasi impossibile rimanere per il tiro a carattere distruttivo dell’artiglieria avversaria. La Brigata Bersaglieri deve contare altre rilevanti perdite: 68 ufficiali e 1794 bersaglieri. Dopo questa azione il 6° è inviato a riposo, passando a riserva del XXIV Corpo d’Armata. POLIZZI FRANCESCO di Sebastiano e Filomena Valenti nato il 9 giugno 1889 Soldato del 149° reggimento fanteria morto il 16 giugno 1916 sull’altipiano di Asiago per ferite riportate in combattimento Fanteria 149° e 150° reggimento, Brigata Trapani Il 149° è inviato nel giugno 1916, alla dipendenza della 30a divisione, fra Spiazzo Croce e M. Lemerle, ove il 15 giugno impegna i suoi battaglioni I e III nell’attacco contro il M. Lemerle che viene brillantemente preso alla baionetta, respingendo per oltre 400 metri il nemico che lascia sul terreno 1500 uomini; le perdite dei due battaglioni sono Francesco Polizzi soldato forti: 24 ufficiali e 661 militari di truppa. del 149° reggimento fanteria Brigata Trapani morto il 16 giugno 1916 sull’altipiano di Asiago per ferite riportate in combattimento. Archivio fotografico Paolo Pendola
POLIZZI VITO di Carmelo e Mariantonia Merlo nato il 1 febbraio 1894 Soldato del 78° reggimento fanteria morto il 4 luglio 1918 nella 70° sezione di sanità per ferite riportate in combattimento. Fanteria 77° e 78° reggimento, brigata Toscana Allo scoppio delle ostilità la Brigata Toscana si trova nel settore ManivaCrocedomini (prealpi Giudicarie) alle dipendenze della 6° divisione. Iniziatasi il 25 maggio l’avanzata oltre il confine, occupa senza incontrare 33
resistenza le alture tra Valle Aperta - Fosso della Croce - Monte Tonolo e su queste posizioni si sistema a difesa. Il 24 ottobre 1917, con la Dodicesima battaglia dell’Isonzo (24 ottobre-10 novembre), la Brigata trovasi sull’Altipiano d’Asiago, schierata tra il monte Longara ed il Ferragh. Fattasi pesante la pressione austro tedesca, arretra combattendo verso il paese di Gallio, abbandonato il 23 novembre per prendere posizione sul bordo sud dell’Altipiano tra la Val Frenzela ed il caposaldo del Sisemol. Attorno a Natale il nemico attacca la nostra linea sui monti Val Bella - Col del Rosso - Col d’Echele, riuscendo a penetrare in profondità; il 78° reggimento viene lanciato al contrattacco e dopo tre giorni di lotta corpo a corpo riesce a bloccare ulteriori sconfinamenti. Questo eroico comportamento vale alla bandiera del 78° reggimento fanteria la Medaglia d’Argento al Valor Militare, con la seguente motivazione: “ In tre giorni di aspra lotta, con estrema tenacia e sommo valore, sbarrava il passo al soverchiante nemico che aveva sfondato la prima linea: i petti degli eroici fanti furono muraglia contro cui si infranse l’impeto avversario. Per la difesa del suolo della Patria non conobbe limiti di sacrifizio e di ardimento - Col del Rosso, Col d’Echele 23-24-25 dicembre 1917”. Duramente provata, la Toscana passa nelle retrovie nei pressi di Recoaro dove attende l’arrivo di nuovi complementi. Verso la fine di febbraio 1918, la Brigata entra in linea allo sbarramento di Valstagna, compie turni di trincea e riposo fino a giugno. L’8 luglio, ricevuto il cambio, torna a riposo a Schio e Camposampiero, il 29 ottobre si acquartiera a Spresiano. Mentre è in corso la battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre-4 novembre 1918), oltrepassa il Piave alle Grave di Papadopoli nel pomeriggio del giorno 30, inseguendo il nemico che si ritira verso il Meduna per organizzare l’ultima resistenza. Nelle prime ore del 2 novembre, due battaglioni della Brigata guadano il fiume sloggiando gli austriaci dalla riva sinistra, il resto delle truppe attraversa su barche e passerelle di fortuna, l’inseguimento riprende verso il Tagliamento ed il paese di Codroipo, raggiunto alla vigilia dell’armistizio. QUARTANA CALOGERO di Bartolo e Rosaria Modica nato il 3 settembre 1898 Soldato del 141° reggimento fanteria morto il 23 agosto 1917 sul Carso per ferite riportate in combattimento. 141° e 142° reggimento, brigata Catanzaro. La Brigata Catanzaro viene costituita l’1 marzo 1915, le operazioni di mobilitazione sono ultimate il 7 giugno, segue la partenza dalle sedi della 34
Calabria via ferrovia per Udine. Il 12 si disloca tra Zugliano e Terenzano alle dipendenze della 28° divisione, si sposta poi sul Carso ed il 21 luglio è a Turriaco col X° Corpo d’Armata ed il 142° reggimento sostituisce in linea, presso Fogliano, il 32° e 48° fanteria. Nel maggio 1917, X° Battaglia dell’Isonzo, la Brigata è ancora in linea nelle precedenti posizioni, il 23 riceve l’ordine di attaccare: il paese di Lukatic viene preso alla baionetta, i contrattacchi nemici tutti respinti, la quota 219 ed il paese di Selo nel Vallone sono raggiunti nonostante il fuoco di sbarramento dell’artiglieria e delle mitragliatrici nemiche. Per le perdite rilevanti la Catanzaro ai primi di luglio, è mandata a riposo a Santa Maria la Longa. Qui la notte tra il 16 ed il 17 luglio, avviene la rivolta dei fanti che si rifiutano di tornare in linea, l’ammutinamento ha un epilogo tragico e ben 28 soldati sono condannati alla fucilazione sommaria. Iniziatasi l’XI° Battaglia dell’Isonzo (17-31 agosto 1917), alla Catanzaro viene dato l’ordine di aprirsi la strada verso il Timavo e San Giovanni di Duino per tentare l’aggiramento del monte Hermada, l’ultimo baluardo austriaco sulla strada per Trieste; il 142° riesce ad arrivare ad un centinaio di metri dal paese, mentre il 141° occupa una dopo l’altra le posizioni nemiche a cavallo della ferrovia adriatica sino ad arrivare al grande viadotto di quota 36. Ai primi di settembre, gli austriaci operano un poderoso contrattacco sorretto dalle artiglierie, gran parte delle posizioni conquistate sono perdute, il 142° resiste ad oltranza sulla quota 145 nord di fronte a San Giovanni, il paese di Flondar è ripreso alla baionetta con l’aiuto dei reparti dell’Arezzo e Toscana. Tornata a riposo, la Brigata Catanzaro riceve l’ordine di spostarsi nel settore degli Altipiani, tra Arsiero e l’Astico, poco lontano dal monte Cengio, difeso eroicamente a fine maggio 1916. A luglio del 1918 è in linea tra il Pria Forà ed il Novegno, dove s’infranse l’ultimo tentativo di sfondamento austriaco durante la Strafexpedition, rimanendo nelle dette posizioni sino al 29 ottobre, Battaglia di Vittorio Veneto, quando viene spostata sul basso Piave dove la raggiunge l’armistizio del 4 novembre 1918. Alle bandiere di guerra del 141° e 142° reggimento vennero concesse due Medaglie d’Argento, una per ciascun reggimento, la Brigata ebbe anche 2 citazioni sui bollettini del Comando Supremo. Tre ufficiali ricevettero la Medaglia d’Oro al Valor Militare, altri 2 l’Ordine di Savoia. Le Medaglie d’Argento distribuite agli uomini della Catanzaro furono 152, quelle di Bronzo 204. Le perdite furono in linea con l’onore dimostrato sul campo: 17500 soldati tra morti, feriti, dispersi.
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RIGGIO PIETRO di Vito e Mariantonia Ferrantelli nato il 24 giugno 1892 Soldato del 4° compagnia di sanità morto il 17 marzo 1917 a Salerno per infortunio. SALA ROSARIO di Vito e Paola Lo Cascio nato il 19 ottobre 1895 Soldato del 15° reggimento fanteria morto il 9 settembre 1915 nell’ospedale da campo n°234 per malattia al tempo dislocato presso il Comune di San Giorgio di Nogaro (UD), e sepolto nel Cimitero di tale località. Le Salme dei militari tumulate in quel Cimitero sono state, a suo tempo, esumate e traslate nel Sacrario Militare “Tempio Ossario” di Udine, dove il Soldato Rosario SALA è inumato in forma perenne alla tomba 7219.. 15° e 16° reggimento, brigata Savona. Anno 1915 Ultimate le operazioni per la mobilitazione generale, la Brigata si trasferisce il 15 giugno a Campoformido, alle dipendenze della 20° divisione (X° Corpo d’Armata). Entrata in linea di combattimento il 25 giugno, I° Battaglia dell’Isonzo, occupa col 16° fanteria la chiusa del canale Dottori presso Sagrado, mentre il 15° procede contro le alture di Polazzo sloggiando il nemico dalle sue posizioni che sistema poi a propria difesa. Nei giorni seguenti la Savona opera attacchi contro le quote 89 e 92 per favorire le truppe che contemporaneamente assalgono il caposaldo austriaco del monte Sei Busi; tutte queste posizioni vengono mantenute malgrado il nemico si accanisca con continui contrattacchi, la Brigata perde circa 2000 uomini solo in questi primi giorni di guerra. Per affermarsi validamente sul Carso, le nostre truppe debbono riprendere Nella foto la medaglia gli attacchi a breve scadenza, il 18 luglio Commemorativa della Guerra Italo- viene lanciata la II° Battaglia dell’Isonzo, Austriaca coniata nel Bronzo Nemico la Savona riparte dalle alture di Polazzo per e la Croce al Merito di Guerra del soldato Rosario Sala e la Medaglia convergere lungo il ciglione carsico contro per la gratitudine nazionale alle il Sei Busi. L’avanzata ha parziale successo madri dei caduti concessa a donna e la quota 111 del monte Sei Busi diventa Paola Lo Cascio Sala madre del terra di nessuno, battuta da entrambe le caduto e bisnonna dell’autore. artiglierie, la Brigata viene però ritirata 36
Foto del 15° reggimento fanteria, di cui era effettivo Rosario Sala della Brigata Savona, mentre procede contro le postazioni nemiche sulle alture di Polazzo nel luglio del 1915. “Ex adversis rebus fortior resurgo” “Dalle avversità risorgo più forte” era il suo motto.
dalla linea del fuoco per essere ricostituita coi nuovi complementi. In ottobre, III° Battaglia dell’Isonzo, riprende gli attacchi contro le difese nemiche alle spalle del sei Busi, penetrando più volte oltre i reticolati senza però potersi affermare sul terreno conquistato. Il 23 novembre la Savona si riunisce a Villa Vicentina da dove parte per l’Albania, schierandosi a sud est di Durazzo. In febbraio si hanno i primi scontro a fuoco con le truppe turche, da prima si tratta di pattuglie, poi il nemico attacca con forze preponderanti e la Brigata è costretta a ripiegare verso Durazzo, da questo porto il giorno 26 inizia le operazioni di imbarco per dirigersi su Valona.
Stendardo del 15 reggimento fanteria
SANFILIPPO FRANCESCO di Giuseppe e Maria Carmela Cucchiara nato il 5 giugno 1884, sposato il 5.4.1908 con Maria Piazza Soldato del 227° reggimento fanteria morto il 17 dicembre 1917 in prigionia per malattia 227° e 228° reggimento, brigata “Rovigo” 37
La brigata Rovigo si costituisce il 20 maggio 1916 con battaglioni provenienti dall’80° e dal 57° fanteria. Anno 1916 Riunita nella zona di Castelfranco Veneto, il 2 giugno raggiunge Sandrigo dove completa il periodo di istruzione. Il 24 giugno è chiamata in prima linea e, passata alle dipendenze della 4ª divisione, sostituisce la brigata “Bari” presso Bosco dei Laghetti. Il giorno dopo conquista Roccolo e Pagarlok nella valle di Campomulo. Il 26 giugno inizia l’attacco al monte Zingarella quota 1095. Ma il nemico, a partire da Casara Zingarella e da monte Colombara, reagisce con una ostinata resistenza per cui la brigata è costretta a sospendere l’attacco con gravi perdite. Dopo un breve periodo di riposo il 2 agosto parte per il fronte carsico. Per rafforzare la recente conquista sulla riva sinistra dell’Isonzo, la “Rovigo” sostituisce in linea le brigate “Casale” ed “Udine”. Il 14 muove all’attacco del San Marco, di Cave e quota 98 e fino all’8 settembre mantiene il presidio della zona rafforzando le difese. Poi viene mandata in riposo. Il 13 ottobre torna nella zona dell’Isonzo ed occupa le cave di Sober-Vertoja che difende nei giorni successivi. Il 1° novembre attacca le alture sud-est del Sober e prende quota 123, poi la reazione energica degli austriaci la costringe a cedere le posizioni conquistate a prezzo di grandi sacrifici( 37 ufficiali e 979 uomini di truppa). Nel dicembre si trasferisce a Gorizia dove alterna i suoi reparti tra la prima e seconda linea. Anno 1917 La brigata il 17 gennaio 1917 viene richiamata in linea e torna a presidiare la consueta zona di Vertojaba-Merna (12ª divisione). Dopo un periodo di riposo, il 31 marzo passa alle dipendenze della 63ª divisione fra Trivignano-Clanjano-Sottoselva. Iniziata la 10ª battaglia dell’Isonzo la “Rovigo” si porta nel Vallone di Doberdò (Nad Logem quota 87). Il 20 maggio assume la difesa del settore di Raccogliano in sostituzione della “Pisa”. Poi si affianca alla brigata “Lecce” contro le trincee del “Tamburo” fino al Vippacco. Fino all’agosto alterna i suoi reparti fra turni di linea e di riposo. All’inizio della 11ª battaglia dell’Isonzo, è di nuovo in prima linea nella stessa zona (fino al Dentino del Faiti e del Tamburo), ma la forte reazione avversaria vanifica gli sforzi dell’attacco e costringe gli italiani al ritiro. Passata alle dipendenze della 2ª divisione viene schierata nel tratto Dosso Faiti quota 309 fino a metà ottobre. In seguito passa alla 16ª divisione. Con l’offensiva militare degli austro-tedeschi sull’Isonzo la “Rovigo” ripiega verso Moinaccio (26 ottobre) ed occupa la linea di resistenza sul canale di Ledra. Il 31 ottobre passa il Tagliamento ed arriva a S. Foca. Il 5 novembre assume la difesa di Polcenico ma difronte all’avanzata nemica ripiega su S. Michele dove viene accerchiata e costretta a cedere. I pochi superstiti passano il Piave ed a Isola Rizza la brigata viene disciolta. 38
SAVOCA AGOSTINO di Gaetano e Vita Bacino nato il 14 febbraio 1886, sposato il 29.4.1913 con Angela Lo Piccolo Soldato del 22° reggimento artiglieria da campagna morto il 21 luglio 1917 a Palermo per malattia SAVOCA GIUSEPPE di Vito e Anna Pinelli nato il 5 marzo 1898 Soldato del 20° reggimento fanteria morto il 29 agosto 1917 sull’altipiano Bainsizza per ferite riportate in combattimento. Fanteria 19° e 20° reggimento, brigata Brescia Nei primi mesi del 1917 alla Brigata Brescia non viene richiesto altro contributo e rimane nelle trincee di fronte a Castagnevizza, alternando i battaglioni. Prende parte attiva alla X° Battaglia dell’Isonzo (12 - 28 maggio 1917) attaccando a fondo il Fajti, la quota 432; alla fine della battaglia il fronte si trova tra le quote 432 e 464, tuttavia la nostra prima linea è in posizione precaria e continuamente battuta dalla artiglieria nemica. Sostituita da altre forze, la Brigata passa alle dipendenze della 49° Divisione che opera a sud della piazzaforte di Tolmino; durante la XI° Battaglia dell’Isonzo ha il compito di passare l’Isonzo di fronte al paese di Auzza, operando poi contro Okroglo; partecipa cioè alla conquista della Bainsizza. L’improvviso sfondamento del fronte a Caporetto trova la Brescia ancora sulla Bainsizza: inizia una difficile ritirata da quelle zone impervie e desolate, prima con un tentativo di resistenza sul Kobilek, poi sempre a contatto con le avanguardie avversarie. Arretra poi sul Tagliamento e quindi sulla destra Piave, dove arriva praticamente annientata. La Brigata viene fatta proseguire per Parma ed alla fine di aprile 1918 è inviata in Francia, dove il 26 maggio entra in linea nel settore delle Argonne. Alla mezzanotte del 15 luglio (battaglia dell’Ardre), una tempesta di proiettili, molti a gas, si abbatte sulle posizioni della Brigata; dopo 4 ore di tale bombardamento, truppe scelte germaniche operano attacchi travolgenti, e la Brescia è costretta a retrocedere per non essere accerchiata, perché altri settori del fronte sui fianchi hanno ceduto. Dopo un periodo di riposo e riorganizzazione la Brigata è trasferita sul fiume Aisne dove partecipa in ottobre alla offensiva contro lo Chemin des Dames. Proseguendo nella avanzata supera anche l’ultima linea fortificata tedesca, la Hunding Stellung; dal fronte italiano giunge la notizia dell’armistizio, e ormai è chiaro che anche in Francia è una questione di giorni. L’11 novembre 1918 al momento della resa della Germania: la Brigata Brescia quel giorno si trovava nel settore Les Mazures-Tremblois. 39
SCHIMMENTI STEFANO di Rosario e Vita Ficarella nato il 11 marzo 1891 Soldato del 149° reggimento fanteria morto il 15 agosto 1916 sul medio Isonzo per ferite riportate in combattimento. Fanteria 149° e 150° reggimento, brigata Trapani SCILABRA GAETANO di Vito e Maria Rosaria Scilabra nato il 2 settembre 1886 Soldato del 149° reggimento fanteria disperso il 23 maggio 1917 sul Carso in combattimento Fanteria 149° e 150° reggimento, brigata Trapani VACCARO ONOFRIO di Matteo e Calogera Palamaro nato il 3 agosto 1892 Soldato del 3° reggimento fanteria morto il 2 ottobre 1918 a Burgio per malattia Fanteria 3° e 4° reggimento, Brigata Piemonte Sin dai primi giorni di guerra la Brigata Piemonte si trova schierata in Carnia. In quel tratto di fronte, per il terreno impervio e la quasi totale mancanza di strade, non si svolgono avvenimenti degni di nota: entrambi gli schieramenti preferiscono rimanere sulla difensiva. I primi reparti a svolgere azioni di guerra sono alcune compagnie della Piemonte a rincalzo di truppe alpine che, in giugno, vanno ad occupare le cime del Freikofel, del Cianalot e il gruppo montuoso denominato “i Due Pizzi”. In giugno 1918, iniziatasi la Battaglia del Solstizio, la Piemonte viene inviata a nord del Montello con il compito di riprendere il paese di Nervesa; l’azione vede i fanti della Brigata combattere casa per casa tra il 19 ed il 22 giugno, poi il nemico a corto di uomini e munizioni è costretto ad abbandonare il paese per ripiegare sulla sponda sinistra del Piave. In ottobre, lanciata dal nostro esercito la Battaglia di Vittorio Veneto, la Piemonte riceve l’ordine di passare il fiume per irrobustire la nostra testa di ponte nel paese di Sernaglia; la successiva rotta austroungarica vede la Brigata lanciata all’inseguimento del nemico che termina il 3 novembre nelle prealpi bellunesi. VALENTI FRANCESCO di Luciano e Lorenza Faraone nato il 9 settembre 1893 Soldato del 29° reggimento fanteria morto il 7 settembre 1915 a Roma per ferite riportate in combattimento 40
Fanteria 29° e 30° reggimento, brigata Pisa La Brigata riunisce i battaglioni del 29° Fanteria, di stanza a Potenza, e del 30° Fanteria, di stanza a Nocera Inferiore. Anno 1915 La Brigata, ai primi del mese di giugno, è riunita alle dipendenze della 21a divisione nei pressi di Versa (nei pressi di Romans d’Isonzo, nel Goriziano). Il 5 giugno entra a Gradisca, schierandosi poi sulla riva destra dell’Isonzo: questo fronte vedrà gli uomini della “Pisa” impegnati nella quasi totalità delle contese qui combattute. Durante la I battaglia, passato il fiume all’altezza di Sagrado, la Brigata si dispiega alle pendici del Monte San Michele, che vengono attaccate alla fine del mese, quando i reggimenti sono passati sotto il comando della 19a divisione. Nel corso della II battaglia dell’Isonzo la “Pisa” continua nei suoi tentativi di attacco verso le falde del San Michele: a costo di sensibilissime perdite, gli uomini conquistano posizioni a quota 170. Dopo un periodo di riordino, la Brigata è nuovamente operativa in linea: ad inizio novembre il 30° reggimento, dislocato a Sdraussina, riceve l’ordine di attaccare in direzione di San Martino del Carso, ma i suoi tentativi risultano vani. Agli ordini della 28a divisione, poi, la Brigata passa nel settore di Bosco Cappuccio, in vista della IV battaglia dell’Isonzo: sua zona di competenza rimane quella dell’abitato di San Martino. Fino alla metà del mese si susseguono puntate per la conquista di posizioni prossime al cosiddetto «Dente del Groviglio», ma non vengono raggiunti che lievi vantaggi in termini di avanzamento delle linee. La Brigata è infine messa a riposo alla fine di dicembre nella zona di Romans. VALENTI GIUSEPPE di Luciano e Lorenza Faraone nato il 30 novembre 1890, sposato il 26.6.1913 con Rosaria Valenti Caporale del 5° reggimento fanteria morto il 29 giugno 1916 sul Carso per ferite riportate in combattimento. Fanteria 5° e 6° reggimento, brigata Aosta Alla vigilia della guerra la Brigata Aosta si trova a Gemona, alle dirette dipendenze del Comando zona Carnia; il 3 luglio il 6° reggimento é inviato nel settore passo Monte Croce Carnico - Pal Piccolo - Pal Grande, mentre il 5°, a Sella Nevea ed in Val Raccolana, appoggia le truppe del IV° corpo d’armata che attaccano il caposaldo di Plezzo. Nei mesi successivi la Brigata, in concorso con truppe alpine, tenta la conquista della linea nemica sul monte Rombon. Dopo giornate di dura lotta la nostra prima linea è a pochi 41
metri da quella avversaria; il 23 agosto, resistendo gli austriaci sul Rombon, si decide per un obiettivo secondario, la cima del Kukla, che viene preso da una colonna mista di alpini dei battaglioni Ceva e Val Ellero. Terminate le azioni di assestamento del fronte Carnico, col sopraggiungere dell’inverno 1915 -1916, solo piccole pattuglie esplicano funzioni di controllo lungo la prima linea. Ai primi di marzo del 1916, i due reggimenti della Brigata Aosta si riuniscono nella conca di Plezzo, scaglionandosi nel settore destra Isonzopendici del Kukla; il 19 marzo gli austriaci (la Quinta battaglia dell’Isonzo, 11-15 marzo 1916, era appena terminata), preceduti da un bombardamento a carattere distruttivo, attaccano di sorpresa riuscendo a superare le nostre difese in fondo valle, a sera l’8° e 9° compagnia del 5° reggimento contrattaccano alla baionetta e la prima linea torna quella del mattino. Con la ripresa della spinta offensiva sull’Isonzo, Sesta battaglia dell’Isonzo (6-17 agosto 1916), i due reggimenti della Aosta vengono separarti: il 6° rimane nella conca di Plezzo ed il 5° si scagliona con due battaglioni attorno a Zagora ed uno sul Carso. Particolarmente intensa è la lotta attorno a Zagora, dove le truppe italiane attaccano a fondo il settore Kuk-Monte Santo, difeso ad oltranza e mantenuto dalla 62° divisione austriaca. Il 2 novembre, iniziatasi la Nona Battaglia dell’Isonzo (1-4 novembre 1916), la Brigata, riunitasi già a fine agosto, viene dislocata nel settore del Pecinka, dove l’artiglieria nemica non da tregua, causando sensibili perdite soprattutto nel 5° reggimento. Fino alla fine dell’anno i fanti della Aosta rimangono in trincea tra il Pecinka e Dosso Fajti. VIRGADAMO MARCANTONIO di Pasquale e Marianna Miceli nato il 11 giugno 1894 Soldato del XXVII reparto d’assalto disperso il 15 giugno 1918 sul Montello in combattimento. “La battaglia del Solstizio” La battaglia del Solstizio o seconda battaglia del Piave fu combattuta nel giugno 1918 tra Regio Esercito Italiano e Imperial Regio esercito. La mattina del 15 giugno 1918, gli austriaci arrivando da Pieve di SoligoFalzè di Piave, riuscirono a conquistare il Montello e il paese di Nervesa. La loro avanzata continuò successivamente sino a Bavaria (sulla direttiva per Arcade), ma furono fermati dalla possente controffensiva italiana. Fu l’ultima grande offensiva sferrata dagli austro-ungarici nel corso della prima guerra mondiale. Il nome “battaglia del solstizio” venne coniato da 42
Gabriele D’Annunzio “Or è un anno la battaglia del Solstizio sfolgorava in un mattino lavato e rinfrescato dall’acquazzone notturno” in Il sudore di sangue. La tentata offensiva austriaca si tramutò in una pesantissima disfatta: tra morti, feriti e prigionieri gli austro-ungarici persero quasi 150.000 uomini. La battaglia fu tuttavia violentissima e anche le perdite italiane ammontarono a circa 90.000 uomini. L’esercito austriaco aveva costruito sul Piave circa 60 ponti ed usato 200 pontoni e 1300 imbarcazioni per il trasporto delle truppe. I punti principali di attraversamento del Piave furono quelli di Falzè, Nervesa, villa Jacur, Tezze, Cimadolmo, Salettuol, Candelù, Fagaré, Zenson e San Donà di Piave. Le perdite dell’aviazione austro-ungarica furono di 31 aerei; quelli degli italiani di 42. In tale situazione la battaglia del Solstizio era l’ultima possibilità per gli austriaci di volgere a proprio favore le sorti della guerra, ma il suo fallimento, con un bilancio così pesante e nelle disastrose condizioni socio-economiche in cui versava l’Impero, significò in pratica l’inizio della fine. La grande battaglia non ebbe - ovviamente - soltanto un costo materiale di uomini e mezzi, ma una terribile conseguenza sulla vita civile delle popolazioni del Piave e sulle strutture urbane dei paesi compresi nel quadro del conflitto. Immensa, in egual misura, la perdita di complessi architettonici di tradizione millenaria (come l’abbazia di Nervesa ed il castello di San Salvatore a Susegana), e di opere d’arte di altissimo pregio che vennero irrimediabilmente perdute.Il generale croato Borojevic, comandante delle truppe austriache del settore e fautore dell’offensiva, capì che ormai l’Italia aveva superato la disfatta di Caporetto. Dalla battaglia del Solstizio, infatti, trascorsero solo quattro mesi prima della vittoria finale dell’Italia a Vittorio Veneto.Nella battaglia vennero impiegati intensivamente gli Arditi. Operativamente organizzati in piccole unità i cui membri erano dotati di petardi “Thévenot”, granate e pugnali, occupavano le trincee e le tenevano fino all’arrivo dei rincalzi di fanteria. Il tasso di perdite era estremamente elevato: in questa battaglia centinaia di Arditi vennero fatti sbarcare da una sponda all’altra del fiume Piave e la maggior parte di loro non giunse all’altra riva, ma i superstiti contribuirono alla ritirata austro-ungarica, anche per l’effetto psicologico che avevano questi soldati sui soldati semplici che ne temevano l’aggressività e tecnica di combattimento.
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I Parchi della Rimembranza La proposta di creare in tutti i centri abitati d’Italia un Parco o un Viale della Rimembranza, per ricordare e onorare i caduti della prima guerra mondiale, fu ideata nel 1922 da Dario Lupi, sottosegretario alla Pubblica Istruzione. Il 27 dicembre 1922 il Ministero della Pubblica Istruzione inviò a tutti i regi Provveditori agli Studi una lettera circolare con la quale veniva richiesto: “[...] che le scolaresche d’Italia si facciano iniziatrici di una idea nobilissima e pietosa: quella di creare in ogni città, in ogni paese, in ogni borgata, la Strada o il Parco della Rimembranza. Per ogni caduto nella grande guerra, dovrà essere piantato un albero; gli alberi varieranno a seconda della regione, del clima, dell’altitudine [...]“, con la scopo precipuo di “infondere nei fanciulli la religione della Patria e il culto di Coloro che per Lei caddero”. Il giorno successivo lo stesso Ministero fece pubblicare sul Bollettino Ufficiale n. 52 del 28 dicembre 1922 una seconda circolare, la n. 73, nella quale vennero illustrate le “norme per la costituzione dei Viali e Parchi della Rimembranza”: “[...] tre regoli di legno dei tre colori della bandiera nazionale [...] descrivano un tronco di piramide triangolare e siano tenuti fissi da sei traversine sottili
Burgio, Parco della Rimembranza, maggio 1926. In ricordo caduti, furono piantati degli alberi in loro ricordo. Ogni albero aveva un cerchio di alluminio con su inciso il nome del caduto. Archivio fotografico Paolo Pendola 44
di ferro [...] uno dei regoli e precisamente quello colorato in bianco, alquanto più lungo degli altri due, dovrà portare a 10 cm dall’estremità superiore una targhetta in ferro smaltato, con la dicitura: IN MEMORIA ……DEL (grado, nome, cognome) …… CADUTO NELLA GRANDE GUERRA IL (data) …. A (nome della battaglia)”. L’idea aveva trovato la prima attuazione nella città canadese di Montreal dove, dopo la Grande Guerra, era stata creata una Strada della Rimembranza fiancheggiata da alberi. Lupi fece sua l’esperienza canadese in modo da realizzare un’enorme folta foresta, fatta di più di cinquecentomila chiome di alberi nuovi, tanti quanti erano i caduti italiani. La messa a dimora e la cura degli alberi era affidata agli scolari, tanto che il Regio decreto del 9 dicembre 1923 n.2747 stabiliva la istituzione di una “guardia d’onore”, composta da alunni, incaricati di custodirli. Nel febbraio del 1924 erano stati inaugurati, secondo i dati pubblicati dallo stesso Lupi, 2217 parchi/viali delle rimembranze. Anche Burgio nel 1926 ebbe il suo Parco della Rimembranza ancora oggi sede di manifestazioni pubbliche del comune.
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I Reparti d’Assalto: gli Arditi Ufficialmente gli Arditi erano stati costituiti il 29 luglio 1917. In verità, già nell’inverno 1915 - 16 il Tenente Cristoforo Baseggio aveva organizzato un reparto speciale di esploratori-alpini (Compagnia della morte), tutti volontari, che svolsero rischiose pattuglie e colpi di mano in alta montagna. Questi “Soldati Arditi” avevano in comune con gli “Arditi dei Reparti d’Assalto” tutte le qualità morali e fisiche (coraggio, forte cameratismo, temerarietà, abilità nella lotta ravvicinata corpo a corpo, resistenza fisica…), ma si differenziavano nettamente dal punto di vista tattico. I primi terminavano la loro azione a contatto della prima trincea nemica, i secondi dopo essere penetrati, in due o tre punti, nella prima linea di tricee nemiche proseguivano poi il più possibile in profondità per attaccare sui fianchi e sul retro il dispositivo avversario, agevolando in tal modo l’attacco frontale che i nostri Reggimenti di linea attuavano sull’intera fronte. Era questa una modalità di combattimento del tutto nuova ideata dal Ten. Colonnello Giuseppe Alberto Bassi. Lo scopo di questa tattica era quello di rompere la staticità del campo di battaglia. Il Ten. Colonnello Bassi si convinse della necessità di creare e addestrare reparti in grado di operare in tre fasi successive: 1° tempo: attaccare di sorpresa (oppure operando sotto il fuoco amico delle nostre artiglierie) due-tre punti della prima linea di trincee nemiche, sorprendere ed eliminarne i difensori con bombe a mano, pugnale e lanciafiamme, anche con un pizzico di ferocia che, in tali circostanze, aiuta ad incutere timore e, possibilmente, panico nelle file avversarie; 2° tempo: proseguire l’azione in profondità verso le trincee arretrate per impedire al nemico in fuga di attivare una seconda linea difensiva; 3° tempo: agevolare l’attacco dei nostri Reggimenti di linea disorientando l’avversario con assalti sui fianchi e sul retro del loro dispositivo. Il 29 luglio 1917 a Sdricca di 46
Manzano sulla riva sinistra del Natisone, fra Manzano e Buttrio, il I Reparto d’Assalto svolse, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, una esercitazione a fuoco con la quale fu definitivamente sancita la nascita dei Reparti Arditi. Gli arditi furono tra gli artefici dello sfondamento della linea del Piave che permise nel novembre del 1918 la vittoria finale sugli eserciti austroungarici. Anche Burgio diede il suo contributo ai reparti d’assalto con Rosario D’Anna e Marcantonio Virgadamo rispettivamente del XIV e XXVII. Gabriele D’Annunzio dopo la guerra promosse l’impresa di Fiume ed in quella circostanza indossò la divisa di Ardito. Tra i suoi seguaci oltre ad una folta schiera di Arditi vi era anche un Battaglione di Fiamme Gialle, la Guardia di Finanza (che egli definì di ferro) di cui elaborò anche il motto araldico “Nec recisa recedit”.
Ospedale da Campo 234 San Giorgio di Nogaro 47
Il Re Soldato: Vittorio Emanuele III
Sua Maestà Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, salito al trono nel 1900 dopo l’uccisione del padre Umberto I ad opera dell’anarchico Bresci, fu chiamato il “Re Soldato” perché durante la 1ª guerra mondiale soggiornò nella zona di guerra, prima a Torreano di Martignacco, vicino ad Udine e dopo la rotta di Caporetto ad Altichiero vicino a Padova e poi a Lispida vicino a Monselice, stando vicino ai propri soldati e ai campi di combattimento, visitando il fronte, recandosi presso la linea, senza trascurare gli ospedali da campo e i comandi militari. Ogni mattina, seguìto dagli aiutanti da campo, partiva in macchina per il fronte o a visitare le retrovie. La sera, quando ritornava, un ufficiale di Stato Maggiore veniva a ragguagliarlo sulla situazione militare. Il Re, dopo aver ascoltato, esprimeva i suoi pareri, senza mai scavalcare i compiti del Comando Supremo. Soggiornò brevemente a Monteaperta (presso l’ospedale militare del Gran Monte, attuale Rifugio A. N.A. Montemaggiore-Monteaperta) durante i combattimenti vista la notevole importanza logistica di Monteaperta alle spalle del fronte. La sua figura controversa, è indissolubilmente legata alla storia d’Italia, infatti il suo contributo alla definitiva unificazione italiana è innegabile. Seppe affrontare con realismo le sfide del suo tempo ricorrendo spesso a buone dosi di spregiudicatezza e cinismo per raggiungere gli obbiettivi politici che si era prefissi. In questo modo portò l’ancora adolescente S.M. Il Re Soldato Regno d’Italia al tavolo delle grandi nazioni. Il Vittorio Emanuele III suo lungo regno (quarantasei anni) vide, oltre con il generale Armando Diaz
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alle due guerre mondiali, l’introduzione del suffragio universale maschile (1912), delle prime importanti forme di protezione sociale, il declino e il crollo dello Stato liberale (1900-1922), la nascita e il crollo dello Stato fascista (1925-1943), la composizione della Questione romana (1929), il raggiungimento dei massimi confini territoriali dell’Italia unita, le maggiori conquiste in ambito coloniale (Libia ed Etiopia). Per la sua partecipazione a due guerre mondiali e la vittoria nella prima fu soprannominato «Re soldato» e «Re vittorioso». Molto stimato in ambito internazionale fu scelto come arbitro per stabilire i confini tra Brasile e Guyana britannica nel 1903-1904, e per i confini in Barotseland tra Portogallo e Gran Bretagna nel 1905. Anche Francia e Messico ricorsero a Lui nel 1909 per definire il possesso dell’isola di Clipperton. Muore il 28 dicembre 1947 ad Alessandria d’Egitto in una casetta di campagna il giorno dopo la firma della Costituzione della Repubblica Italiana dove, con il titolo di «Conte di Pollenzo», si era ritirato in esilio prima della consultazione referendaria. Il Re d’Egitto Faruq gli tributò funerali di Stato e oggi la salma di Vittorio 49
Emanuele III riposa nella Cattedrale di Alessandria d’Egitto dimenticata e sotto la minaccia del fondamentalismo islamico e come recentemente la Principessa Maria Gabriella di Savoia, sua nipote, ha affermato: “l’Italia dovrebbe riportarlo in Patria sia come gesto di pacificazione nazionale ma principalmente per rendere giustizia alla propria storia ed identità”. Con lui si chiuse un epoca di stravolgimenti politici e guerre ideologiche sanguinarie, a cui aveva partecipato insieme al suo popolo, forse nell’illusione o con la speranza di una Grande Regno d’Italia.
Bibliografia Storia della monarchia in Italia, Aldo Alessandro Mola, Bompiani 2002 Italia un Paese speciale. Storia del Risorgimento e dell’Unità, Aldo Alessandro Mola, Edizioni del Capricorno 2011 Cronaca del Regno d’Italia, Artieri Giovanni, 2 tomi, Mondadori (1977-78) Parchi e Viali della Rimembranza, Dario Lupi, Bemporad, Firenze 1923 I parche della rimembranze e altre architetture commemorative: esempi di tutela. Chiara Burgio Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Parma e Piacenza. Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo Testamenti della Grande Guerra a cura di Eno Mecheri, Milano, Casa editrice CARNARO 1936 Piave Cronache di un fiume sacro, Alessandro Marzo Magno, il Saggiatore 2010 Gli alleati in Italia durante la Prima Guerra Mondiale (1917-1918), Stato Maggiore dell’esercito, Uffico storico, Mariano Gabriele, Roma 2008 Le grave di Papadopoli, Storia di un’isola sul Piave, Maria Teresa Furlan, Danilo Zanetti Editore 2006 Ventennale della Vittoria 1918 – 1938 a cura del Ministero della Guerra, Milano 1938 Storia d’Italia, Paolo Giudici, Casa Editrice G. Nerbini, Firenze 1957 Guerra e Vittoria (1915 – 1918), Pietro Maravigna, Unione Tipografico – Editrice Torinese Torino 1927 Guerra delle Nazioni, Fratelli Treves 1919 Il mio cuore fra i Reticolati, Mario Carli, Milano Casa Editrice Ceschina 1934 Vittorio Veneto, Gen. Enrico Caviglia, Edizione dell’Eroica, Milano 1920 Guerra di Popolo, Carlo Delcroix, Vallecchi Editori Firenze 1923 Baracca. Memorie di Guerra Aerea, Collana Ardita 1941 Per l’Italia degli Italiani, Gabriele D’Annunzio, Milano 1923 L’Uniforme Grigio – Verde 1909 – 1918, Andrea Viotti, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico Roma 1984 Le cartoline delle brigate e dei reggimenti di fanterie nella guerra del 1915 – 1918, Luigi Amedeo de Biase, Stato Maggiore dell’Esercito, Roma 1994 Albo eroico della Grande Guerra, Ed. Carnaro 1939 Dall’Isonzo al Piave 24 ottobre - 9 novembre 1917 Relazione della Commissione d’Inchiesta, R. Decreto 12 gennaio 1918, N. 35, Volumi I e II, Stabilimento poligrafico per l’amministrazione della Guerra 1919 Le notti chiare erano tutte un’alba a cura di Andrea Cortellessa, Bruno Mondadori 1998 Scene della Grande Guerra viste da Luigi Barzini I e II volume, Fratelli Treves Milano 1915 Montello la Battaglia, Oreste Battistella, Longo e Zoppelli, Treviso 1924 Fiamme d’Eroismo, Antonio Magnani, Tipografia Operaia Romana, Roma 1924 Le nostre gloriose bandiere dal 1848 al 1924, Luigi Rangoni Machiavelli, Roma 1924 La ritirata del Friuli, Ardengo Soffici, Vallecchi Editore Firenze Chi siam. Album di famiglia degli italiani, Guido Piovene e Mario Soldati, Opera in 6 volumi, Mondadori Storia popolare illustrata della Grande Guerra 1914 – 1918, Roberto Mendel, Opera in 6 volumi e 1 volume TAVOLE ILLUSTRATIVE di Bruno Montanari, Armando Gorlini Editore, Milano 1934 51
Vittorio Veneto, Commentari della Vittoria, Colonnello Amelio Dupont, Libreria del Littorio, Roma 1929 La Battaglia del Piave, Commentari della Vittoria, Colonnello Amelio Dupont, Libreria del Littorio, Roma 1928 Le Battaglie di Gorizie e della Bainsizza, Commentari della Vittoria, Colonnello Carlo Geloso, Libreria del Littorio, Roma 1929 Le undici offensive sull’Isonzo, Generale Pietro Maravigna, Libreria del Littorio, Roma 1928 L’Italia in cammino: l’ultimo cinquantennio. Giacchino Volpe, Milano: Treves, 1927 Caporetto. Giacchino Volpe, Roma: Gherardo Casini Editore, 1966. L’Italia nella Triplice alleanza (1882-1915). Giacchino Volpe, Milano: Istituto per gli studi di politica internazionale, 1939 e 1940 La Dalmazia. Antonio D’Alia, Casa editrice Optima, Roma 19128 Mitica Patria, Salvator Gotta, 1924
Fonti Ministero della guerra, Stato maggiore centrale, Ufficio storico. Brigate di fanteria: riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918. Roma, Libreria dello Stato, 1924-1929 8 volumi. Riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-18: vol. I, Brigate di fanteria. Ministero della Guerra, Stato Maggiore del Regio Esercito, Ufficio Storico. Provveditorato generale dello Stato Roma. Federazione Nazionale Arditi d’Italia. Ministero della Difesa Commissariato Generale per le onoranza ai Caduti. La sanità militare italiana durante la Grande Guerra di Galasso Massimiliano http://www.frontedelpiave.info/ http://salvofuca.blogspot.it http://www.cadutigrandeguerra.it/ http://www.difesa.it/Il_Ministro/CadutiInGuerra/Pagine/AlbodOro.aspx
Ringraziamenti Francesco D’Appolito, Vito Ferrantelli, Michele Lentini, Raimondo Lentini, Franco Matinella, Paolo Pendola, Michele Pivetti Gagliardi, Cosimo Rao, Tommaso Romano, Giulia Ussani d’Escobar.
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INDICE
Presentazione.......................................................................5 Premessa..............................................................................7 I nostri Eroi caduti per l’Italia..............................................9 I Parchi della Rimembranza...............................................44 I Reparti d’Assalto: gli Arditi............................................46 Il Re Soldato: Vittorio Emanuele III..................................48 Bibliografia........................................................................51 Fonti...................................................................................52 Ringraziamenti...................................................................52
stampato nell’agosto 2015 da AvA l o n EDITORE Via Ospedale, 39 92016 - Ribera (AG) Tel. 0925 544231 - info@avalonsnc.com
Antonino Sala è nato a Roma il 19 febbraio 1974 da antica famiglia di Burgio. Laureato in Ingegneria Edile. Docente di ruolo presso gli Istituti Statali di Istruzione Superiore. Già componente il consiglio di corso di laurea in Ingegneria Edile. È stato presidente provinciale per Agrigento dei GRE (Gruppi Ricerca Ecologica) e componente il Senato accademico dell’Università di Palermo e dell’ERSU. È accademico benemerito dell’ASCU (Accademia Siciliana Cultura Umanistica). Promotore de Comitato per la verità storica sull’unificazione italiana. Componente della Giuria del premio letterario “Giulio Palumbo”. È ideatore e direttore culturale del premio letterario “La Campana di Burgio”. Ha ricevuto il premio internazionale della Cultura 2013 “Salvator Gotta” dall’Empire International Club. Collabora con le riviste “Rassegna Siciliana” edizioni ISSPE e “Tradizione Famiglia Proprietà”. Ha pubblicato con la Provincia Regionale di Agrigento, “L’antico Cratas e i Paesi a sud della Valle del fiume Sosio”. Ha collaborato alla redazione del volume “Centodestre” edizioni ISSPE. Coautore dei volumi “L’Innovazione dal Cuore Antico”, “La Beata Maria Cristina di Savoia Regina delle Due Sicilie (1812 -1836) Regalità e Santità” (Premio per la saggistica “Filippo Reale”, Adrano2014), “Il solenne Te Deum a Palermo per la Beatificazione di Maria Cristina di Savoia Regina delle Due Sicilie con l’Omelia del Cardinale Paolo Romeo”, “L’Identità Comunitaria”, tutti editi dall’ISSPE. Prefatore del volume “Fonditori di Campane a Burgio” di Raimondo Lentini edizioni ISSPE. Autore del libro “L’Alleanza Etica” Triskele edizioni premiato dall’Accademia di Studi Vesuviani con il Premio “Federico II” e de “La Maledetta Rivoluzione del 1860/1861 in provincia di Girgenti” edizioni ISSPE. Volontario del Sovrano Militare Ordine di Malta presso il Consultorio e Centro di assistenza “Barone Gabriele Ussani d’Escobar” del Gran Priorato di Roma. È Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
25 aprile 2013. Commemorazione dei combattenti di tutte le guerre dell’Italia presso il monumento ai caduti della Grande Guerra di Burgio.