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BOLLETTINO STORICO DELL'ARMA DEL GENIO N.1-5 1935

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1935-1916

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Anno I - N. 1

Febbraio 1935 - XIII

BOLLETTINO DELL'ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL' ARMA DEL GENIO ECA

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18 GIU 1937

SOMMARIO

RIVISTE

MAGGIOROTTI L. A. - Gli ingegneri militariitaliani in TransHwania BATTELLI G. - L'ingegnere militare Terzi in Portogallo GATTA F. - Gli apparati di ascolto e la protezione antiaerea passiva NOTIZIARIO SOMMARIO DI RIVISTE

LIBRI ENTRATI IN BIBLIOTECA NECROLOGIO

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78

ATTI RELATIVI ALLA COSTITUZIONE ED AL FUNZIONA MENTO DELL'ISTITUTO .

ROMA ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO

OMAGGIO


Anno I . N. 1

Febbraio 1935 - XIII

BOLLETTINO DELL'ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL' ARMA DEL GENIO in

SOMMARIO

MAGGIOROTTI L. A. - Gli ingegneri militari italiani in Transilvania

BATTELLI G. - L'ingegnere militare Terzi in Portogallo GATTI F. - Gli apparati di ascolto еe la protezione antiaerea passiva NOTIZIARIO SOMMARIO DI RIVISTE LIBRI ENTRATI IN BIBLIOTECA NECROLOGIO

ATTI RELATIVI ALLA COSTITUZIONE ED AL FUNZIONA. MENTO DELL'ISTITUTO.

ROMA

ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO

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Tip . EDITRICE ROMANA - ROMA - VIA DELLA FREZZA, 57-61 - TELEFONO 60-425


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Il Museo storico del Genio si è testè costituito in Istituto Storico

e di Cultura dell'Arma del Genio. La nuova denominazione non è sol. tanto formale, ma risponde ai nuovi compiti assegnati alla risorgente

istituzione creata dalla mente di vasto sapere e della ferrea tenacia del nostro compianto maestro il Generale Mariano Borgatti. Il decreto di costituzione dell'Istituto assegna infatti all'Istituto stesso i nuovi seguenti compiti : a) provvedere alla raccolta, custodia e messa in valore di tutta

la documentazione relativa alla storia dell'arma del genio e dell'ar chitettura militare ;

b) funzionare da centro di cultura storica e tecnica sia per gli

ufficiali dell'arma sia per tutti gli studiosi in genere di disciplina affini alla tecnica militare ;

c) funzionare da organo di propaganda di carattere tecnico -mi litare per le scolaresche ee le organizzazioni giovanili create dal Regime. I predetti compiti culturali e di propaganda non potrebbero pie namente attuarsi senza una pubblicazione che diffonda l'attività del

l'Istituto e, contemporaneamente, crei fra gli studiosi la ricerca di quanto può accrescere il patrimonio culturale dell'Istituto stesso .

Viene pertanto licenziato alle stampe il primo numero di un Bol. lettino .

La collaborazione è aperta a tutti gli studiosi e volenterosi che si occupano od intendono occuparsi di argomenti che hanno stretta atti. nenza con l'arma del Genio .

Date le finalità dell'Istituto gli argomenti più vari, ma tuttavia interessanti, possono essere trattati per la collaborazione al Bollettino.

Il glorioso passato dell'Arma del Genio rappresenta una fonte di ancor fresche idee per il progresso della nostra Arma e l’illimitato


- 4

campo della moderna tecnica offre agli studiosi materia pressochè ine sauribile per valorizzarla . Da siffatta collaborazione il risorgente Istituto spazierà entro più vasti confini e continuerà con maggior lena l'opera cui lavorò alle fon damenta il benemerito generale Borgatti .

L'Ispettore dell'Arma del Genio Gen. di C. d'A . A. GIULIANO


-7

Gli architetti militari italiani in Transilvania nei secoli XIV a XVII .

1. Transilvania antica

5. Radnot - 6. Küküllo

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4. Kolozvár

9. Sászebes

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11. Varadino . min

10. Szatmárnemeti

3. Szamosújvár - 7. Albagiulia 8. Nagyszeben

2. Bistrizza

1. La Transilvania (fig. 1 ) è una caratteristica regione in gran parte montuosa , che manda le sue acque, mediante due vallate, al

bassopiano ungherese e al Danubio. La catena principale dei suoi monti la ricinge ad oriente e si riunisce verso settentrione a quella

dei Carpazi orientali. Questa regione costituì la Dacia romana , sottomessa da Traiano, che ha lasciata la storia della sua conquista sulla colonna che ne porta il nome. I Romani vi costruirono parecchie opere di fortificazione, al. cune delle quali esistono tuttora, come il « burgus » o torrione di Krivadia nella valle dello Strigi sulla grande strada che consentiva

di scendere attraverso le Alpi Transilvane ( Montes Serrorum) dalla Dacia Inferiore alla Dacia Superiore .

Caduto l'Impero vi si stabilirono varii popoli asiatici e ultimi i Magiari, un cui ramo detto dei Siculi (Székely) la occupò insieme ad immigranti Sassoni, che divisi in sette tribù con sette capitali, det. tero al luogo anche il nome di Siebenburgen . E per oltre un millen-. nio la Transilvania fece parte del Regno d'Ungheria . Come regione di confine essa ando soggetta a grave depauparamento della popola zione a causa delle guerre ; e a ciò si cercò ovviare con l'immigrazione di popolo vallacco, cosicchè oggi la gran parte degli abitanti sono rumeni magiarizzati , però separati e intramezzati da numerosissime e importanti isole di magiari e di tedeschi . Questo fatto dette motivo ai congressisti di Trianon, contro le ragioni storiche e geografiche, di


- 8 -

assegnare la Transilvania alla Romania, dimenticando che l'Unghe ria per mandato divino costituì lo scudo della Cristianità . Essa al principio dell'epoca moderna fu la prima a prender con C

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La Transilvania, con i confini antichi e attuali dell'Ungheria

tatto con i Turchi , che dopo presa Costantinopoli ( 1453) dilagarono verso settentrione per invadere l'Europa, e toccò ad Italiani la sorte di concorrere potentemente a fermarne la marcia . Dapprima fu Filip po Scolari ( fig. 2) fiorentino , il quale elevato alla carica di Spano, 1


- 9 -

( prefetto o governatore) della Transilvania meridionale respinse i Turchi sconfiggendoli in ben 18 battaglie. Lo Scolari durante il suo

FILIPPO SPANO DEGLI CONTE DI TEMESWAR

SCOLARI FIORENTIVO

CAPITINO naugue nel MCCCLXZX.

INVITTISSIMO.

Fig. 2 .

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mori nel MCXCIXT

Filippo Scolari detto Pippo Spano.

non breve governo fortificò molti luoghi d'Ungheria come Temesvár, Lippa, Ozora e anche Belgrado (allora ungherese), servendosi di arti sti ch'egli chiamò dall'Italia .


10

Pochi anni dopo fu un frate francescano, abruzzese , S. Giovanni di Capestrano, che messosi alla testa di una crociata difese unitamente all'eroico Giovanni Hunyad la città di Belgrado attaccata da un forte esercito turco nel 1456. Fu a quella difesa anche un famoso architetto

italiano Paolo Santini , l'inventore delle mine a polvere ch'egli speri mentò in quell'assedio . La storia della Transilvania è certamente una delle più movimen tate per gli eventi di guerra che vi si alternarono con continuità esa sperante, ed in essi si intrecciano in numero rilevante i nomi dei nostri architetti militari . Dovendo accennare alle opere forti

torie

nelle quali essi lavorarono , dobbiamo intenderci sui confini di questa regione, i quali molto variarono da secolo a secolo, e pertanto riter emo come limiti del nostro studio quelli che costituivano l'antico con fine ungherese sulle Alpi Transilvane e il nuovo confine unghero rumeno che corre ai piedi delle prealpi transilvane . Intorno a tale territorio scorrono a nord il Tibisco che compiendo un grande arco scende al Danubio, ed esso riceve sulla sinistra il Körös, il Maros, il Bega e il Temes, i quali spesso intrecciano le acque tra loro. In queste zone, sulla parte più alta verso oriente sono

città alle cui fortificazioni lavorarono i nostri ingegneri, così Bistrizza ,

Szamosujvár, Radnot , Medgyes, Gyulafehérvár (o Albagiulia ). Invece nella zona più bassa verso occidente sono le città di Gran Varadino, Lippa, Temesvár. Una valle che nella sua parte alta è transilvana è quella dell’Aluta, essa poi sbocca a sud delle Alpi in Valacchia , e vi si trovano due importanti città Brassó e Nagyszeben . 2. – La più settentrionale di queste località è Bistrizza (fig. 3 ) sul fiume omonimo affluente dello Szamos . In origine, nel secolo XII ,

essa era costituita da una chiesa fortificata , ossia circondata da una cinta ; attorno a questa si for :nc il borgo rurale che poi a sua volta fu racchiusa in più ampie difese, cioè attorniata da un muro formato da

lunghe cortine separate da torri. Il lato meridionale fu poi rafforzato con un barbacane i cui estremi si appoggiavano a due torrioni spor genti dal muro principale . Esternamente alla cinta girava un fosso acqueo. Tre porte si aprivano in essa : due verso sud ed una verso nord ; altre due pusterle aprivansi verso oriente e verso occidente . Da documenti d'archivio conservati in Vienna si rileva che a

queste fortificazioni lavorò un Petrus Italus nel XVI secolo , forse alla dipendenza di Andrea Trevisano che per vari anni fu architetto reale


1 Beszterce

Fig . 3 .

Le antiche fortificazioni di Bistrizza


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in Transilvania, e data la natura dei lavori forse a lui devesi la costru zione del barbacane innanzi accennato . 3.

Poco ad occidente di Bistrizza, sullo Szamos, è il castello di

Szamosujvár che tuttora esiste trasformato in educandato. Esso fu fatto costruire dal frate Giorgio Martinuzzi, che diresse per parecchi

anni gli affari politici di Transilvania, e lo eresse un architetto ita liano, uno dei tanti « Italus » che lavorarono colà . 2

4. –

Rimontando la valle dello Szamos si trova Claudiopoli

(Kolozvár o Clausemburgo) che fu luogo occupato dai Romani e chia

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Fig . 4

La cinta romana di Clausen burgo o Kolozvår .


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mavasi Napoca. Questi vi avevano una città le cui mura seguivano un tracciato quadrilatero leggermente irregolare ( fig. 4) con torri agli angoli ; di tali mura esistono tuttora vestigia abbastanza importanti. In

tal sito i primi Sassoni immigrativi costruirono una loro sede, edifi. cando una chiesa fuori della città romana, a pochi metri dal perime tro di questa , circondandola con propria cinta difensiva che dissero

« castello chiuso » ossia Kolozvár. Attorno a questa si formò poi l'abi tato della città , il quale si protesse con più ampio giro di mura, al cui angolo NO era il campo romano, e la primitiva chiesa restò quasi al centro di detto ampliamento. Ivi nacque Mattia Corvino verso il 1440, e divenne centro politico

Klaker 100

Fig . 5 .

Le mura antiche di Kolozvår.


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- 14

di molta importanza . Nel 1551 la regina vedova d'Ungheria, Isabella,

compì in detta chiesa la funzione della consegna della corona di S. Stefano all'ambasciatore dell'Imperatore Ferdinando, Generale G. B. Castaldo nativo di Nocera dei Pagani . La cinta ( fig. 5) aveva tre porte ; la principale ( fig. 6 ) conduceva

a Szamosujvár ed era detta « la Porta di Mezzo » (Miller Thor) ; una

mina

Fig. 6.

La porta maggiore di Kolozvår.

seconda conduceva al fiume e poi verso settentrione, era detta « Porta del Mulino » (Mühl Thor) ; la terza conduceva verso Varadino ed era detta « Monostor Thor ) .

Il Possevino, viaggiatore ed architetto militare italiano, in uno dei suoi viaggi in Transilvania sulla fine del XV secolo lesse sopra una delle dette porte della città una iscrizione lapidaria in lingua latina


- 15

dedicata a Traiano imperatore, probabilmente rinvenuta nel castrum ed ivi murata .

A tale cinta i principi di Transilvania nel XVI secolo fecero fare lavori di rafforzamento , specialmente per render più robusto il muro di cinta, ed inoltre fecero aggiungere agli angoli e dinnanzi le porte alcune opere secondarie esterne. Altri lavori vi aggiunsero nei secoli successivi i generali imperiali che occuparono la città ; della quale oggi si hanno due piante ambedue con le leggende in italiano : una anonima a piccola scala sulla quale è scritto : « Pianta d'aviso di Clausemburgo che però è assai proporzionata, essendo quella si fecce quando S. A. di Lorena minacciava d'attaccarla ». L'altra è firmata dall'ingegnere italiano Morando Visconti e perciò del 1710. Questi

era al servizio dell'Impero, èè pertanto probabile che rilevasse la città e vi facesse dei lavori di riattamento .

5.

Nella valle del Maros a sud di Bistrizza è il castello di

Radnot , il quale oggi si presenta isolato, lontano dal villaggio omo

Fig. 7. — Il castello attuale di Radnot.


16

nimo, come un palazzo - castello ( fig. 7). Nel Medio evo le sue pareti esterne erano ricche di elementi bellici che poi distrutti non furono

rifatti . Nel XVI era dei Bogáthy e poi nel 1575 passò al dominio reale . Esso aveva pianta quadrata con torri agli angoli, e fu un robusto . fortilizio . Nel XVII secolo essendo mezzo rovinato , il principe Gior gio Rákóczy II lo volle ricostruire e ne dette incarico all'architetto Agostino Serena, veneziano, il quale lo eresse quasi com'è attual. mente , avvertendo che nella seguente descrizione ci riferiamo al suo stato verso il 1870 .

Il Serena mantenne la pianta qual'era, lasciando agli angoli le torri completamente aggettanti . La lunghezza delle facce è di circa 62 passi .

L'edificio ha due entrate , verso settentrione, ove guarda il Ma ros ; una inferiore ornata da un portale arcuato a pieno sesto di stile rinascimento con l'iscrizione : « GEORG . RAKOCZI D. G. PRINC . TRAN .

R. H. Do. S. C. ) – ossia : « Giorgio Rákóczy , principe di Transil-. vania, signore del regno d'Ungheria, conte di Székely » ; inoltre sul vano della porta è una pietra sporgente con la scritta : « Agostino Se rena, architetto veneziano, diresse i lavori » . Una seconda porta , oggi

trasformata in balcone, era superiormente alla precedente e adduceva ai locali del primo piano ; la doppia scala che vi accedeva è oggi scomparsa . Un altro ingresso al castello era sul lato di mezzodi .

Il cortile del castello è lungo 28 passi e largo 17. Nel mezzo ha un pozzo interrato .

La parte più adorna dell'edificio era la meridionale, molto ricca di ornamentazioni sia all'esterno che all'interno, con belle arcate che

furono chiuse poi da muri per ricavarne magazzini; la ex-sala delle sedute parlamentari divenne deposito di grano . Ricche cornici corre vano sulle porte e sulle finestre, e di esse si veggono le tracce . Tutto l'edificio è con paramento di pietra scolpita . Per quanto questa nuova costruzione fosse eseguita dal Serena col

concetto di vita comoda, quindi senza preoccupazioni belliche, pure essa fu protetta con opere esterne di difesa . Anzitutto un fosso acqueo

circondò il palazzo, poscia si sistemò una cinta , la quale oggi, col fosso, è completamente sparita .

Nel 1802 un agente sparando ad una cicogna fermatasi sul tetto, causò l'incendio di tutto l'edificio . Il tetto fu rifatto ma i danni ai locali interni non furono riparati.


17

Poco a sud-est di Radnot è un piccolo castello detto Kükül. 6. lövár, situato in una valle affluente al Maros nel Comitato omonimo.

Esso è del cosidetto tipo normanno cioè l'intero edificio è coperto da un solo grande tetto . Non si sa quando fu eretto ; certamente vi lavo rarono architetti italiani, sia per le tracce di ornamentazioni che vi si rinvengono, sia perchè esso fu castello del Martinuzzi che ricorse

ad artisti italiani per completare i suoi castelli . Morto questo cardi. nale il castello fu abbondonato a sè stesso, e poi restaurato in modo

differente dal tipo preesistente. Sullo stesso Maros, a circa 60 Km. a valle di Radnot, è una 7. delle più importanti ed antiche fortezze ungheresi: Alba Giulia o

Gyulafehérvár. Questa città è di origine romana ( Colonia Apulensis), e le sue difese rimontano al I secolo . Essa però fu soggetta alle nume rose invasioni di popoli orientali e le sue antiche opere andarono to talmente distrutte . Nel Medio evo era costituita da un piccolo abitato

attorno ad un torrione, come in altre località, circondata completa mente dalle acque ; questo torrione poscia si trasformò in un castello.

Successivamente attorno a questo si costruirono abitazioni , sopra gli isolotti adiacenti , formandosi così un grosso centro composto dalla Città Vecchia , dalla Città Nuova e dalla Città esterna ; il castello pur

restando sul mezzo di tutto il complesso abitato fece parte della Città Vecchia, ed era diviso da un fosso acqueo dalla Città Nuova. L'ingegnere imperiale Morando Visconti ne rilevò la pianta e certamente vi eseguì lavori di rafforzamento . Le prime difese erano costituite da lunghe cortine di muro con torri rotonde; a questa cinta

si aggiunsero poi agli angoli sul lato meridionale, che era il più de bole perchè fronteggiava un terreno più facilmente accessibile, due bastioni pentagonali di tipo italiano con facce di 50 a 60 m . con orec chioni rotondi, fianchi ritirati a doppia linea di fuoco. Per tali lavori furono ripetutamente colà varii architetti italiani .

Nel quarto decennio del XVI secolo vi andò Paolo della Mirandola , il

quale da oltre venti anni era « costruttore reale » ; poi vi fu France sco da Pozzo con Andrea Trevisano, e varie volte vi si recò Simone

Genga nell'ultimo decennio del secolo ; tutti ingegneri di vaglia i cui nomi ricorrono ripetutamente nei documenti degli Archivi di Stato .

2


- 18

E' quasi sicuro che per opera dei predetti architetti si costruì

la cinta attorno la città , in parte formata da terrapieni rivestiti con palancate, e fossi acquei. Il Mirandola, stante i suoi numerosi incari chi non potè trattenersi molto sul luogo, e compilato e tracciato il

progetto dei lavori ne lasciò l'esecuzione a Pietro Grobitschka e a Cesare Baldigara . Questi però, ch'era anche un valente intagliatore di

legno, fu chiamato dopo due anni in Posonio ( Poszony o Presburgo ora Bratislava) ad intagliarvi la porta della cappella del Castello. Allorchè i Turchi nel 1566 invasero l'Ungheria assediarono la città , e vi sono varie vedute di tale assedio, nelle quali però assai spesso la

fantasia degli artisti italiani che le disegnarono si sbizzarrì alquanto nell'assegnare alle mura della fortezza forme poco rispondenti alla realtà . Anche successivamente la città ebbe a soffrire gravemente delle

molte guerre. Ultimo italiano, forse che lavorò a quelle fortificazioni fu nel 1699 il Giovanni Morando Visconti che operava secondo le diret tive del bolognese conte Luigi Ferdinando Marsili , generale ingegnere dell'Impero . Dette fortificazioni nei successivi secoli furono oggetto di cure

particolari . Sulla metà del XVIII la cinta all'italiana era quasi total.

mente sparita per le rilevanti modifiche apportatevi, le quali crearono una nuova cinta con sette fronti bastionati, ed uno dei nuovi bastioni

portò il nome di S. Capistrano in onore del Santo abbruzzese che tre secoli prima aveva concorso alla riconquista di Belgrado . In tale nuova cinta sono porte di stile rinascimento italico . 8. – A 40 Km . a sud -est di Albagiulia è la importante città di Cibinio detta in ungherese Nagyszeben e in tedesco Hermanstadt

( fig. 8). Essa è formata di due parti, una situata sopra un pianoro alquanto elevato, detta « Città Alta » e l'altra distesa sulla scarpata e ai piedi del pianoro è chiamata « Città Bassa » . La prima fu eretta dai Sassoni nel 1141 ; i Tartari un secolo dopo la distrussero, ma fu ricostruita e recinta da robuste difese all'ongaresca ossia di palancati e mura di terra . Attorno alla Città Bassa il terreno era ricco di fonti

d'acqua naturali che davano sicura protezione. Nel XIV secolo si tra sformò la cinta difensiva in muro turrito che racchiudeva ambo le

città e comprendeva trenta belle torri , alcune delle quali esistono tut. tora ; questa cinta a pianta irregolare fu ultimata prima del 1500 .


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Fig. 8 .

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La cinta di Cibinio con i bastioni di Antonio da Butalo

( 1 , 2, 3 e 4, porte di uscita).


- 20

Nel XVI secolo in questo luogo e nei dintorni molto lavorò Anto nio da Bufalo, con i suoi aiutanti , Andrea Trevisano e Francesco Da

Pozzo . Il primo infatti, firmavasi « Antonius Bufalus in toto regno Transilvania majestatis Suae Sacratissimae architectus » . La cinta al lora fu completamente trasformata : si rifece interamente quella della Città Alta su tre grandi cortine , con bastioni all'italiana agli angoli , con i fianchi ritirati , ed una piattaforma sulla metà della cortina più lunga . Alla Città Bassa si aggiunsero due grandi bastioni opportuna

mente collocati per battere gli acquitrini che la circondavano da quella banda .

I fianchi dei bastioni erano tutti casamattati e con doppie canno niere . Inoltre la cinta in molti tratti fu anche rafforzata con un esteso

impiego di barbacani dinnanzi ad essa in modo da formare come una doppia linea di difesa . Alla costruzione di tali lavori certamente non fu estraneo il generale Castaldo il quale ebbe dall'Imperatore in feudo la fortezza ; ed appunto al Generale Castaldo rivolgevasi nel 1552 An tonio da Bufalo per riferirgli di delitti ed incendii commessi da sol. dati tedeschi, e per invocarne l'autorevole aiuto allo scopo di dar ordine ai lavori che vi procedevano confusamente . Anche il Possevino

parla di tale fortezza e la dice « luogo assai forte per il sito avendo profondo fosso e quasi d'ogni intorno molte spaziose piscine ( sorgive d'acqua) le quali rendono difficile a chi volesse l'avvicinarsi; è cinta da doppie mura e negli ultimi anni è stato aumentato di un grande

baluardo , il quale fa mostra di una buona cittadella . La città ha più del rotondo che di altra figura » .

Cessato il dominio indipendente del principato di Transilvania la direzione dei lavori difensivi passò al governo imperiale ; nel 1699 l'ingegnere Giovanni Morando Visconti rilevò la pianta della città , la quale riporta le antiche difese che ancora sussistevano . Però da al. lora si cominciarono importanti trasformazioni perchè la cintura di acqua della città bassa aveva perduto ogni valore di ostacolo, essendo

stata bonificata dai cittadini per approfittare della naturale fertilità del terreno, non ostante le proteste del Consiglio dell'Esercito . In seguito quelle opere cessarono di aver importanza e certamente furono demolite .

- Un piccolo fortilizio è situato 4 Km . a sud di Albagiulia : detto Zabesco (Zaszebes). Il Da Bufalo , più volte nominato , nelle let 9.


- 21 -

tere che scriveva al Generale Castaldo, accenna a un M. (messer) Fran cesco ammalato e a un M. (messer) Alessandro , che erano in Zabesco a costruirvi opere difensive.

Ivi dovette, il Da Bufalo, col suo aiuto Andrea Trevisano, lavo rare con soddisfazione dell'Imperatore, perchè questi nel 1554 con let tera diretta al vescovo di Transilvania ve lo nomina architetto statale,

assegnandogli un buon stipendio. Tuttavia il Vescovo non volle pa gare i lavori fatti, dicendoli troppo costosi, sicchè l'architetto Trevi. sano dovette ramingare da un'autorità all'altra per farsi far giustizia . E' appunto nella lettera del 1555 , dove il Da Bufalo scrive su ciò al. l’Imperatore, ch'egli si firma « in toto regno Transilvanie Maestatis Sue Sacratissimae Architectus » .

Abbiamo accennato che nel territorio che consideriamo ai piedi della massa montana sono le città di Temesvár sul Bega non lungi

dal fiume Temes, che una volta la bagnava, e verso nord-est Lippa sul Maros . Queste due città ebbero una storia molto movimentata spe cialmente nei secoli XV a XVII per gli attacchi dei Turchi; di esse

però si è ampiamente scritto nei precedenti Atti dell’ex Istituto di Architettura militare e ad essi rimandiamo il cortese lettore che vo lesse ampie notizie al loro riguardo .

10. – Infine nella pianura più a nord dei predetti luoghi , ora facente parte della Romania sono sullo Szamos, affluente del Tibisco, Szatmárnemeti , e più a sud sul Körös, Varadino.

Nel medio evo Szatmárnemeti sorse come un piccolo castello a pianta rettangolare con piccole torri agli angoli ; esso era chiuso en

tro una cinta di semplice muro munito di altre torri , il quale rac chiudeva il borgo . Nel XVI secolo si iniziarono dei lavori di rinforzo , e vari archi. tetti vi furono inviati , tra i quali Ottavio e Giulio Baldigara verso

il 1563, e dopo, Giovan Paolo Cattaneo milanese, che fu maestro costruttore principale in tale luogo. Allora fu costruita una seconda cinta terrapienata sul lato orientale e sul lato occidentale della città , con piccoli bastioni , e due opere esterne irregolari a copertura delle due porte di oriente e di occidente . Nel secolo XVIII fu anche co

struita un'opera difensiva (cioè una grande ridotta con fronti bastio. nati ed una freccia) sulla riva sinistra dello Szamos per coprire il

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22

ponte che metteva all'antico castello. Oggi di questo castello esiste il mastio con interessanti ruderi .

11 .

Varadino o Nagyvarad , è detta anche Cittanova e per auto

nomasia la Chiusaforte della Transilvania . Essa fu fondata alla fine dell'XI secolo da Re Ladislao ; ed attualmente , come in antico , com

prende quattro gruppi di abitati che chiamavansi Varad -Olaszi , Nagy Varad (la città grande), Varad -Valenze (la città militare) e Varad Varalja (la città interna) . Essa appunto ha tuttora una cittadella pen tagonale che si erge sopra un rilevato di terra ; ai piedi di questa tra

il fiume e un ruscello si ha la prima città fortificata o Pentekhely, compresa tra il borgo Olaszi , e il Valencze . Su alcune illustrazioni il borgo Olaszi è detto « suburvium italicum » e il Valencze è detto

a suburvium venetum » perchè in tali borghi si erano concentrati da un lato i lombardi, i genovesi e i toscani, e dall'altro i veneti . Tutti questi varii gruppi ebbero le loro cinte di protezione .

Re Ladislao ( 1077-1095 ) fondò la città medioevale sul piccolo colle, ove ora è la cittadella , allora circondata dalle acque del fiume , e poichè la cinse di difese la denominò Varad (fortino) ; in essa egli

stabilì un importante centro religioso – che col suo vescovado dura e vi preparò la sua tomba . La cittadella ebbe fin d'allora una cinta a pianta poligonale di

tuttora

muratura , con torri ( fig. 9), le quali nella parte alta erano di legno. Così potè opporre una buona resistenza ai Mongoli che invasero l'Un gheria nel 1241. Questi sotto la guida di un loro famoso condottiero , Kan Batu, invasero la regione, attraversando i Carpazi su sei colonne

che si riunirono nella pianura ungherese, e di lì dilagarono tutto intorno. Gli Ungheresi rimasti sconfitti si rifugiarono nei boschi in

luoghi nascosti ; il vescovo di Varadino si ritirò verso occidente, e solo una parte dei canonici, tra cui il pugliese Ruggero , si rinchiuse nella

fortezza . Questo Ruggero era lì venuto nel 1223 e fu poi arcivescovo di Spalato ove morì nel 1266, lasciando scritta la prima cronaca che

riguarda l'Ungheria -- « Carmen miserabile destructionis R. Hunga riae » (in Schvandtner, Scriptores rerum Hungariae, vol. 3 , Vienna ). Il Kan Batu saccheggiò una prima volta i borghi di Varad che

erano ai piedi della fortezza senza toccare questa , poi in un secondo tempo pose l'assedio al castello e cominciò a batterlo con sette bali.

ste, che vi demolirono parte del muro , quindi dette l'assalto e la prese ,


23

-

trucidando gli abitanti che, rifugiati quasi tutti nella chiesa, vi rima sero bruciati . Il canonico Ruggero però era riuscito a fuggire nelle foreste dei vicini monti e così potè salvarsi, e rientrare in Varadino quando i Mongoli ritornarono nelle loro contrade d'Oriente . Per l'importanza che assunse la città nel XIV secolo , essa si

amplio ; la cattedrale fu ricostruita più grande e magnificente, e si rifece anche la cinta difensiva con un nuovo muro munito di quattro

100 m

Fig. 9. – Primitive cinta di Varadino. -

torri quadrate, il quale circondava e racchiudeva l'antico recinto ;

aggiungendovi un altro muro per costituire il cosidetto « cortile ve scovile ( figura 10) chiuso al pubblico ed esistente in tutte le abazie fortificate. Tutte quelle mura erano coronate da merlature e cammini di ronda .

Chi furono i ricostruttori di queste opere ? Non è errato pensare che fossero italiani , giacchè autentiche notizie dicono che gruppi di nostri connazionali abitavano in Varadino due borghi esterni chia mati l'uno Bologna, l'altro Padova . Scrive Vince Bunyitay in A Va radi Ráptlanan legrégibb statu umai : « ad nostra autem communi

tatem ... pertinet tota civitas Varadiensis, praeter vicos infrascriptos :


24

Olaszy scilicet, Bolonia atque Padua, ad episcopum nostrum perti nentes » (ossia : la nostra comunità si estende a tutta la città di Vara dino, tranne i borghi Olaszy, Bolonia e Padua che appartengono

al nostro vescovo). E' anche noto il nome di un pievano italiano del luogo del 1332 che chiamavasi « Paulus » .

In quel secolo cominciò per Varadino un luminoso periodo ; esso fu centro di coltura e di rinascimento per tutto quel territorio ed ivi

rifulgono i nomi del fiorentino Andrea degli Scolari , vescovo, morto

Fig. 10.

Cortile vescovile del castello di Varadino.

nel 1426, di Piero Paolo Vergerio che riforniva la biblioteca del nuovo vescovo Giovanni Vitéz de Zredua ( 1445-1465) gran mecenate di arti e di studii .

Ci consenta il lettore che, uscendo dagli stretti limiti dell'argo mento, si accenni fugacemente a questi nomi italiani che fecero onore

alla patria nostra e furono elementi di grande progresso all'estero : essi inquadrano degnamente l'opera degli architetti militari , la quale non fu solitaria, ma aliquota , elemento, di tutta un'altra più vasta e generale vitalità della nostra stirpe, e serve a convalidare molte lievi tracce della nostra influenza tecnica e militare, che, esaminate

isolatamente, possono non sembrare sufficientemente illuminate, e quasi sembrare affermazioni gratuite.


1

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Nel 1474 Varadino fu scossa nella sua secolare tranquillità da un'incursione di Turchi . Mentre Re Mattia Corvino con l'esercito

combatteva in Moravia , Oglu pascià con un grosso corpo di cavalleria,

senza cannoni, passato il Danubio si gettò a predare l'Ungheria e giunse su Varadino, dove prese la città e i borghi che saccheggio ed

incendiò . Da allora non si ha più notizia dei borghi Bologna e Pa dova che vi rimasero distrutti . Il pascià tentò anche l'attacco della fortezza , ma i suoi assalti furono respinti valorosamente dal piccolo presidio ; allora egli fece gettare frecce arroventate sui tetti degli

edifici interni pr provocarvi incendii, del che accortosi il comandante ungherese, ordinò subito la demolizione di quelle coperture. Ciò visto, il pascià si ritirò . Questa incursione indusse il vescovo Filipecz de Prosznicz (1476 90) a rafforzare con nuove opere quelle difese , e vi aggiunse varie

torri . Il vescovo di Lucera, Ranzano, napoletano, che per tre anni fu alla corte di Mattia Corvino, visitò quella sede episcopale, e nel suo « Epitome Rerum Hungaricarum » dice appunto che il vescovo Giovanni « rendeva inespugnabile ( frase evidentemente alquanto esa gerata) la rocca di Varadino con mura , torri e adatte caserme, dimo. strando così la grandezza di animo del degno costruttore » . L'invasione turca fece comprendere l'importanza strategica di

Varadino, situata ai piedi della massa montana transilvanica sull'orlo della grande pianura ; perciò si cominciò e poi si continuò a lavorare attorno alle sue difese, specialmente dopo la catastrofe di Mohács; il vescovo Giorgio Martinuzzi , ( 1535-51) vi spese molto danaro, e pro

babilmente fortificò i borghi con cinte « all'ongaresca » per dar si curo ricovero agli usseri ; e sistemò con muro e torri il lato occiden tale della città esterna alla cittadella. E ' bensì vero che il Possevino nel 1584 , avendo visitata la zona,

scriveva di Varadino « nobile città benchè senza mura con segnalata et grande et murata cittadella ) ; riteniamo ch'egli voglia intendere : senza una completa cinta di muratura, perchè quella esistente era di terra pigiata e limitata a due lati . D'altra parte, non sembra possa ammettersi che il tratto esistente con le torri, sia opera posteriore alla sua visita .

Però col progresso dei mezzi di attacco, si sentì anche la neces. sità di provvedere con difese moderne a rafforzare il vecchio castello .

Il principe Giovanni Sigismondo, che ebbe il possesso di Varadino


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nel 1537 forse pensò subito a nuovi lavori, e certamente si fecero studii e progetti ; però le guerre non consentirono la loro attuazione. Nel 1557 Tommaso Varkócs, dopo un assedio di nove mesi, occu pava Varadino per conto della Regina vedova Isabella ( figlia di Si gismondo di Polonia e di Bona Sforza ); donna di educazione italia

nissima , tanto che parlava sempre il patrio linguaggio, e si era cir

circondata di personalità e di condottieri italiani , come il famoso Andrea Giorno, e il capo della guardia reale Pietro Grisone. I Turchi però minacciavano sempre, e nel 1566 si impadronirono di Gyula, lontana da Varadino solo una quarantina di chilometri verso sud. ovest, cosicchè si rese allora urgente di provvedere ad una più com pleta difesa di quest'ultima fortezza . Però chi siano stati gli architetti militari chiamati a tale scopo non è noto . Certamente alla corte del principe erano numerosi gli

Italiani, tra i quali spiccava il piemontese Giorgio Biendrate, fonda , tore dell'umanesimo in Transilvania. Però parecchi nomi di tecnici figurano colà nei documenti di questo periodo di tempo ; vi è anzi tutto quello di Antonio del Bufalo, poichè risulta da una lettera

del 1554 che l'Imperatore lo nominò architetto per completare le co struzioni in Transilvania , come si è già detto . Altri documenti par

lano di Andrea Trevisano « paumeister in Sibenbürgen » , cioè mae stro costruttore in Transilvania , ed egli stesso si firma « supremus magister supra caeteros magistros, muratores, ac lapicides in Tran

silvania ) . Però anche questi, come altri, pare disimpegnassero i loro principali compiti non in Varadino, ma in altri luoghi. E nel 1568 vi si trova a lavorare Ottavio Baldigara .

Di questo architetto si è già parlato ; esso con altri tre fratelli era da varii anni al servizio dell'Impero. Di lui esiste nell'Archivio di Stato di Vienna il contratto stipulato il 1° aprile 1569, col quale era incaricato delle costruzioni militari in Alta Ungheria. Questo do cumento dice :

« Con questo contratto Massimiliano II conferma all' « obrista »

Ottavio Baldigara di averlo nominato obrista in Alta Ungheria per i suoi meriti dimostrati contro i nemici della Cristianità , e si stabilisce quanto segue :

1 ) che egli mandi puntualmente le sue relazioni in riguardo

alle sue occupazioni in Alta Ungheria , a) allo stato maggiore dell'eser


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cito ; b) al primo mastro di campo ; c) alla Commissione delle costru zioni ;

2) ch'egli in tali relazioni riferisca anche riguardo all'ufficiale , allo scrivano e a tutte le altre persone addette alle costruzioni ed ai lavori delle mura e dei bastioni .

3) è stabilito il mensile di 50 gulden (60 kreuzer al gulden)

per il proprio mantenimento, per il servizio e per il cavallo a sua disposizione, e ciò per il periodo di 4 anni » .

Difatti nell'anno 1569 si iniziava la costruzione del primo ba stione della Cittadella, ed è certo che il Baldigara abbia fatto il pro getto di tale nuova opera , la cui completa esecuzione richiese ben

venticinque anni. Col suo progetto il Baldigara trasformava l'antico castello me.

dioevale turrito in un'opera moderna a tracciato pentagonale bastio nato ( figura 11). Ricordiamo che nel 1564 si era iniziata la costru 3. Mlat .

krbeiterte Vieitung Siswards

.

Erleben wind .

‫ ته‬: ‫بدون مجهر‬

S

20 Fig. 11. - La fortezza pentagonale di Varadino del Baldigara. -


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zione della cittadella pentagonale di Torino per opera del celebre Francesco Paciotto, e la fama di tale grandiosa costruzione era rapi.

damente volata nell'ambiente tecnico di tutti gli architetti militari d'Europa, allora in gran maggioranza italiani . E' ben probabile per ciò che la forma della nuova opera di Varadino risenta l'eco di quella torinese, tanto più che essa ben si adattava ad avvolgere il vecchio castello .

La nuova cinta bastionata circondò completamente quella medio

evale, senza nulla toccarne, e questa tale restò sino al XVIII secolo quando al suo posto fu eretta una caserma pentagonale ed una mo desta cappella tuttora esistenti come vedesi sulla figura. La cinta bastionata aveva poligono base aveva il lato di lunghe m . 100 ; le facce dei fianchi ritirati e casamattati a

cinque bastioni ai cinque angoli . 11 85 klafter ( 160 m .), le cortine erano bastioni m . 60 ; orecchioni rotondi ; doppia linea di fuoco e con proprio

fossetto ; il fosso dinnanzi ai bastioni era largo oltre 50 m . L'opera quindi presentavasi con grande armonia nelle sue varie parti e con i caratteri di un sensibile progresso rispetto alle altre che l'avevano preceduta . Il Baldigara però era continuamente chiamato a studiare pro getti per altre fortezze, perciò fu sostituito nel 1574 nei lavori di Va.

radino da Simone Genga , valente architetto urbinate , ivi mandato da Stefano Báthory , principe di Transilvania .

Questo Genga apparteneva ad una famiglia di noti architetti mi litari : Girolamo e Bartolomeo, suoi consanguinei lavoravano in Ita lia, suo fratello Giambattista era anch'egli al soldo del principe di

Transilvania, mentre Fabio, altro fratello, combatteva in Francia . Tutti erano allievi della famosa scuola di Urbino, dove Francesco Maria I della Rovere aveva istruiti una quantità di ottimi tecnici . Il Simone ( 1530-1596 ) aveva già servito per venti anni i sovrani

di Toscana, lavorando a Siena, Grosseto, Montalcino, Radicofani e altri siti , poi richiesto dall'Imperatore Massimiliano si recò nel 1573 in Austria, insieme a parecchi altri Italiani , tra i quali il fratello Fa. bio , capitano di cavalli e che fu dal principe di Transilvania assunto

come ambasciatore presso il Papa . Con questo principe già combat tevano molti capitani italiani , come Pasquale e Antonio Cicogna, il capitano Zani di Venezia, Claudio Gonzaga, il conte Maruzzi di

Tolentino, il famoso condottiero ed architetto militare principe La


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tino Orsini di Roma, e altri. Il Simone Genga fu subito inviato ad

ispezionare fortezze, e per incarico del duca Carlo d'Austria, pro gettò lavori di rimodernamento a quella di Graz ; poi passò in Unghe ria , di dove fu chiamato da Stefano Báthory in Transilvania e fu inviato a Varadino. Ma svolgendosi la guerra tra Stefano, eletto Re

di Polonia, e la Lituania, egli vi prese parte , fortificando varii passi sulla Düna sotto Riga, senza però tralasciare di occuparsi di Vara dino .

La vita molto attiva e movimentata del Re Báthory portò spesso

il Genga lontano da Varadino, dove però egli ritornò di frequente fermandovisi anche per tempo non breve, sempre riferendo al Re sui lavori che vi compiva . Di questi s'interessò anche il gesuita italiano Antonio Possevino che nel 1583 trovavasi nell'Ungheria Superiore ; ivi, a Cassovia , in

contrò il Baldigara che si lamentò con lui eu molti difetti di quella nuova erigenda fortezza. Quali precisamente essi fossero non è detto ma è probabile che l'autore del progetto si riferisse alla disugua glianza non spiegabile dei varii bastioni , alla disformità delle opere

murarie, parte di mattoni, parte di pietrame, all'altezza dei muri interni della vecchia cinta che sopraelevandosi sulla nuova formava bersaglio e fermapalle dannoso ai difensori di questa, ed era anche

oggetto di critica la vicinanza a circa 800 m . del colle di S. Pietro .

alto 60 o 70 m . con buone posizioni per battere la nuova cinta . Il Possevino di tutto redasse un particolare rapporto che portò al Re Stefano in Varsavia, nei cui archivi forse ancora esiste . Nel 1586 morto Re Stefano , il Genga, col successore Sigismondo ,

ritornò in Transilvania e riprese di nuovo a lavorare in Varadino , col soldo di 76 talleri al mese, vitto e quattro servitori, ma poco

dopo fu inviato a rafforzare Alba Giulia. Però, come di solito , i lauti stipendii erano promessi , e raramente pagati, tanto che egli fu obbli. gato a lasciare i suoi lavori e recarsi personalmente in Polonia per riscuotere i suoi crediti . Il Granduca di Toscana intanto insisteva

perchè il Genga ritornasse in patria ; ma in seguito alle pratiche di

Re Sigismondo, fu concessa una proroga di due anni al suo permesso, sebbene anche il Re di Spagna facesse vive premure per averlo colà . Ancora nel 1595 lo si trova ai lavori di Varadino e poco dopo a

quelli di Alba Giulia . Qui le sue notizie cessano e vuolsi che verso il 1600 egli morisse in qualcuno di quei luoghi.


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Ad ogni modo i lavori della cittadella di Varadino progredivano per quanto tra continue interruzioni, a causa delle vicissitudini dei tempi e della scarsezza del denaro. I bastioni si avviavano al comple

tamento : il primo era stato ultimato nel 1569 e portava il nome di Kirélyfia , cioè « figlio di Re » ; dopo tale anno la Dieta di Transil. vania aumentò gli assegni di somme per i lavori, e tra il 1570 e il '90 ne furono ultimati altri tre ai quali s'imposero i nomi di Voros,

Arangos e Csonka ; nel1573 fu pure iniziato il torrione nel quale aprivasi l'unica porta della cittadella nella cortina occidentale; tra il 1576 e il ’96 fu costruito il bastione che poi fu detto Behlem . Le

scarpate delle cortine eran quasi tutte rivestite di mattoni, solo il primo, il Kirelyfia, era rivestito di conci di pietra nella parte infe riore ; un apposito canale, poi ricoperto da volta , adduceva l'acqua del fiume Sebes-Körös nel fosso, entrando presso il bastione Csonka , che esiste tuttora ed uscendone dal lato opposto presso il Behlem . Una delle caratteristiche delle mura di Varadino, di molta impor tanza, e che gli scrittori non hanno rilevato, è l'esistenza di gallerie

in esse . Le notizie sommarie al riguardo non danno la possibilità di emettere un giudizio preciso sullo scopo di tali locali, però si può

supporre che si tratti di gallerie di contromina come furono pre parate in Buda in Agria e in altri luoghi.

In varii periodi durante i viaggi che il Genga compiva in Po. lonia e in Russia, veniva inviato in Varadino un altro architetto ita liano : Domenico Ridolfini. Era questi della famiglia dei Duchi di Camerino, educatosi alla scuola urbinate dei Della Rovere. Quando

Stefano Báthory, eletto Re di Polonia , chiamò colà capitani , tecnici e artisti italiani, egli vi si recò, giungendo a Gracovia nel 1580, e vi ebbe il comando di 1000 Ungheri e degli Italiani che là combat tevano contro Giovanni Basilide , il crudele Granduca di Moscovia,

detto il Terribile . Nella campagna si distinse grandemente, anche come tecnico ; fu all'assedio di Vielicza sulla Düna ( 1580), in Litua

nia, e dato l'assalto alla fortezza, alla testa delle truppe, la pre se. Poi era passato contro Wielikolukli, la quale comprendeva un castello formato , alla guisa dei kreml, opere difensive della re gione sarmatica, costituite da un culmine recinto da rampari di

terra rivestiti di gabbionate e di altri lavori di ramaglia; i borghi della località erano indifesi . Gli abitanti bruciarono, secondo la tattica del tempo, i borghi, poi si rinchiusero nel kreml, attorno


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al quale il Ridolfini fece distendere una trincea di circonvallazione,

con tre batterie, una servita dai Polacchi, una dagli Ungheri ed una

da Italiani al suo diretto comando. Il Ridolfini, per incendiare il kreml, studiò ed attuò un suo speciale metodo con proiettili info

cati ; ossia, preparò palle vuote che riempiva di polvere e innescava con uno stoppino, indi le metteva nel cannone, sicchè sparando, lo stoppino s'infiammava e quando la palla era nel corpo del ramparo scoppiava e comunicava il fuoco alla ramaglia secca del Kreml. Con questo sistema dopo pochi colpi della sua batteria, la fortezza si ar rese prima ancora che le altre iniziassero i loro tiri. Il Ridolfini si

preparò ad attuare lo stesso sistema contro la fortezza di Uswiaty, assediata ; ma questa si arrese senza colpo sparare . Fu poi incaricato

di riattare le difese di tale fortezza, il che egli eseguì tracciando e costruendo una cinta completamente nuova intorno alla città. Il Re per compenso lo nominò colonnello di 1000 fanti con le relative com

petenze, e provvistolo di un documento scritto, lo inviò ad ispezio nare le fortezze di Transilvania .

In tale occasione fu anche a Varadino, poi ritornò a Vilna e a Narva per raggiungere il Re ; nel 1582 andò a Riga, e firmatasi una tregua di sei anni , egli ritornò a Varadino a dirigervi i lavori . Due anni dopo si recava nuovamente in Polonia e da allora cessano le sue notizie .

Nel 1598 era governatore della città il barone di Re ler, il quale

vi chiamò anche l'ingegnere Gian Marco Luolani di Bologna, e ques'i si dette subito a riattare le difese . Ju tale anno in yrosso corpo ji

Turchi con artiglierie si portò contro Varadino e vi iniziò un intenso bombardamento e una serie di violenti assalti , sempre valorosamente respinti . L'Isolani vi prese viva parte e vi restò gravemente ferito

alla faccia. I Turchi non essendo riusciti nella sorpresa, si ritirarono . Dopo il predetto attacco si iniziarono ee condussero celer. mente i lavori per la cittadella , nei quali, durante gli ultimi anni

del secolo, aveva sostituito spesse volte il Genga, un altro architet totto italiano, Achille Tarducci . Era questi di una famiglia di Co rinaldo d’Ancona , della quale molti membri erano stati al servizio

dell'Impero : un Pier Antonio dopo aver guerreggiato in Fiandra, aveva servito molti anni in Giavarino per l'Imperatore Ferdinando e morì in Croazia come luogotenente del governatore Eggemberg; un


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Tarduccio, fratello di Achille , morì combattendo in Fiandra per Carlo V.

L'Achille, nato nel 1550, dopo aver studiato filosofia e matema

tiche, e aver lavorato in Italia , passò al servizio d'Austria e poi nel 1595 a quello di Sigismondo Báthory, principe di Transilvania, che lo pose a capo delle sue artiglierie e dei suoi ingegneri militari, raggiungendo il grado di tenente generale. Egli perciò s'interessò di Varadino e vi assunse la direzione dei lavori . Ivi però cadde grave mente infermo, e sebbene risanasse, restò per il resto della sua vita con le mani rattrappite. Tuttavia prese . egualmente parte alle varie guerre . Fu col generale Giorgio Basta , alla battaglia di Váccia , ove organizzò la difesa del campo trincerato, poi con lo stesso generale

nel 1600 contro il Voivoda di Vallachia, che fu battuto presso Alba Giulia . Dopo rientrò a Vienna ove ultimò i suoi varii scritti, e reca

tosi nella fortezza di Luano (forse Leva) per sistemarvi le artiglierie, vi morì .

Il Tarducci, uomo di valore e che si prodigava senza riposo, fu molto compianto . Durante i pochi momenti invernali che ebbe liberi , scrisse :

« Successo delle fattioni occorse nell'Ongaria a Vacia nel

1597 et la battaglia fatta in Transilvania contro il Valacio nel 1600 . ( Venetia 1601). Poi ancora : Il Turco invincibile ( Ferrara, 1600), ove spiega il modo , secondo il suo parere, di vincere i Turchi, e Delle

macchine, ordinanze e quartieri antichi e moderni ( Venezia 1608 ); infine scrisse anche una specie di manuale tecnico : L'ingegnero, che si è perduto, restandone solo presso la Biblioteca nazionale di Torino un riassunto fatto dall'architetto Pompeo Floriani .

La città di Varadino nel XVII secolo non ebbe vita tranquilla : nel 1604 fu saccheggiata dalle truppe tedesche e vallone del Generale Conte di Belgioioso ; due anni dopo fu occupata dal Principe di Tran silvania, Stefano Bocshay, che se la tenne; dopo un catastrofico ter remoto, che nel 1614 quasi la distrusse, fu sorpresa nel 1659 da un'incursione di Tartari che in parte l'incendiarono ; infine nel 1660

fu attaccata da un esercito turco, perchè ribelle al principe eletto dalla Porta .

Lo fortezza era in condizioni miserrime: la Cittadella non era

stata riattata dai danni subiti precedentemente ; mancava il para

petto alle cortine e ai bastioni, mancava il terrapieno alle cortine, mancava il muro di controscarpa in corrispondenza del bastione


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Aranyos, mancava la strada coperta e lo spalto alla controscarpa del fosso ; nè erano stati riparati i danni fatti alla cinta della città (Pen tekely) nel 1574, della quale solo il lato occidentale aveva un muro, mentre gli altri lati erano o a palancato, o privi del tutto di di fese . Il presidio sommava a 900 uomini, dei quali solo 300 veri sol. dati, al comando del vice-capitano Matteo Bolos, il quale incendio la città esterna e si chiuse nella fortezza pentagonale . L'esercito turco, forte di 20.000 armati con numerose artiglierie, non ostante una difesa eminentemente eroica, se ne impadroni e la tenne per trentadue anni.

Ripresa dagl’Imperiali nel 1692 fu oggetto di studii, ma lavori non vi si fecero più . Dopo tale riconquista continuarono gl’Italiani ad affluirvi, tanto

che ancora oggi è facile incontrarvi cognomi come : Dall'Orto, Stanco, Fabri, Franco, Tedeschi , La Porta, Orlandi, Olavi , Della Vedella, Baldasti , Pontelli , Damosco di evidente origine italiana . Però di tecnici militari non si hanno altre notizie .

Oggi le mura della cittadella del Baldigara sono semicadenti . Quale sorte è ad esse riserbata ? Vorranno i nuovi signori salvarne qualche rudere come testimonianza di una lunga storia eroicamente combattuta col concorso italiano a salvezza di una gloriosa contrada ?

Gen. LEONE ANDREA MAGGIOROTTI .


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FILIPPO TERZI , Architetto militare in Portogallo ( 1577-97 ) Il nome di Filippo Terzi non può dirsi ignoto agli studiosi di storia dell'ingegneria militare ; ma le scarse (e non sempre esatte)

notizie che di lui ci dettero il Promis e il Rocchi ( 1) sono ben lungi dal fornirci un concetto adeguato della sua prodigiosa attività nell'ultimo ventennio della sua vita ( 1577-97) passato in Portogallo ,

e sopratutto del valore artistico delle opere di lui, per alcune delle quali, come per il Chiostro di Filippo II a Tomár, non è certo azzar dato il titolo di capolavoro .

Ai due insigni storici dell'architettura militare italiana mancò la visione diretta delle opere del Terzi, e fors'anco la documenta

zione fotografica, che solo in questi ultimi anni ha preso un certo sviluppo in Portogallo, ma fino a ieri poteva dirsi del tutto defi ciente , come lo attestano le prime edizioni della classica opera del. l'Haupt (2), che dovette giovarsi esclusivamente di disegni a penna .

Avendo avuto occasione di passare circa quattro anni in Portogallo, e di esaminare ripetutamente le costruzioni del Terzi a Lisbona, a Setu bal, a Tomâr, a Coimbra e a Viana do Castelo, raccogliendo le migliori fotografie che il generoso concorso di privati mise a mia disposizione (non esiste in Portogallo nessuna Casa Editrice di Fotografia Arti

stica); e sopratutto avendo ritrovata nell'Archivio di Firenze e nel с l'Oliveriana di Pesaro la copiosa corrispondenza autografa del Terzi, sono oggi in grado di ricostruire la vita di questo insigne artista sulla scorta sicura dei documenti. Purtroppo manca a me la neces saria competenza per entrare in particolari tecnici e rilevare la effi cienza difensiva delle fortificazioni erette dal Terzi alla foce dei

fiuini, all'ingresso dei golfi e lungo le coste del Portogallo, per di fendere il paese dalle incursioni e dalle rappresaglie sanguinose che la flotta inglese, guidata dal celebre ammiraglio Dracke, esercitava


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contro le città costiere , in risposta alle ostilità che la Invincibile Armada (allestita con tante cure e con tanto dispendio dal Re di

Spagna nel porto di Lisbona, e destinata a così miseranda e inglo riosa fine !) minacciava all'Inghilterra. Lasciando ad altri codesto compito, mi limiterò a seguire, coll'aiuto dei documenti, l'attività del nostro connazionale, che ha lasciato tracce luminose del suo genio

multiforme in terra lusitana . Innanzi però darò un cenno della sua vita in patria.

Filippo Terzi nacque a Bologna verso il 1520. Giovinetto, in sieme col fratello Lodovico, si trasferì a Pesaro, dove il loro padre

Bartolommeo aveva modo di esercitare con maggior profitto che a Bologna la sua professione di orefice (3). Pesaro era in questo tempo rinomata non solo in Italia, ma in tutta Europa , per i suoi lavori

d'oreficeria ee d'orologeria, di strumenti matematici e meccanici di pre cisione .

I due ragazzi ebbero la fortuna di poter frequentare la scuola di matematica e ingegneria militare che il Duca Guidubaldo della

Rovere aveva aperto nella sua Corte, e nella quale insegnavano uomini illustri, come quel Raineri dal Monte che fu Maestro del Duca e da questi per ricompensa nominato Marchese di Montebaroccio ,

autore di un volume De architectura militari, di cui parlano con elogio Bernardo Tasso nell'Amadigi (Canto 115) e Pietro Aretino nelle sue Lettere .

Le fortificazioni di Pesaro, iniziate da Luciano di Laurana con

la costruzione della splendida Rocca , e continuate poi dal Duca Guidubaldo « hostium pallori ac pavori, oppidanorum et sociorum saluti A. D. MDLXIV » , come dice l'iscrizione , erano considerate come un modello insuperabile, e stimate superiori alle più rinomate >

fortezze italiane e straniere. In quest'ambiente eletto di studi mate matici e di applicazioni pratiche di fortificazione e ingegneria mili tare ed artistica, si venne compiendo l'educazione dei due giovani ,

di cui l'uno, Filippo, fu ben presto assunto al servizio dell'Ammini strazione ducale, e l'altro, Lodovico , andò in Calabria al servizio

del Principe di Bisignano, che aveva sposato Isabella , primogenita del Duca Guidubaldo .


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Se vogliam credere ad un cronista locale, il Bonamini (4), Fi lippo , nel 1542, avrebbe partecipato alla costruzione delle Scuderie Ducali di Pesaro, edificio grandioso destinato ad ospitare ben 100 cavalli , e di cui resta ancor oggi qualche traccia nell'attuale Teatro Rossini .

Nel decennio 1550-60 costruì il campanile di Orciano, e lavorò alla sistemazione degli altari delle Beate Felice e Serafina nella chiesa del Convento del Corpus Domini a Pesaro, di cui parla nelle sue lettere , attribuendo ad esse la miracolosa salvezza nella sua fuga dalle prigioni di Tetuan, nel Marocco ( 5).

Il primo documento ufficiale dove s'incontra il nome di lui come ingegnere della Corte ducale, è la supplica di Nicola Hondedei, pa trizio pesarese, il quale chiede al Duca il pagamento di 386 scudi

« per la casa che gli fu gettata a terra l'anno 1563, per ordine di S. A. e come per Messer Filippo Terzi fu stabilito ». (6) La demoli zione di questa e d'altre case che si trovavano sulla Piazza Maggiore di Pesaro , fu determinata dal desiderio del Duca di avere di fronte al Palazzo Ducale un edificio grandioso destinato ad ospitare i paggi di Corte. L'edificio , sebbene incompiuto nella facciata, esiste tuttora

e prende nome da uno dei successivi proprietari: Palazzo Baviera . Del gennaio dell'anno seguente (1564 ) è la lettera di Tiziano che chiede al Duca il sollecito ritiro di una partita di legname cado rino che « messer Filippo, suo architetto, contrattò con Horatio mio figliuolo, per li suoi porti » (7). Da questo momento cominciano e ininterrottamente si seguono

(salvo una breve interruzione) (8) le lettere autografe del Terzi, conservate per la massima parte nell'Archivio di Firenze (dove per ragioni ereditarie vennero a finire le carte del Ducato d'Urbino) e in piccola parte nella Biblioteca Oliveriana di Pesaro. Dai docu

menti che pubblichiamo in Appendice, si rileva come egli lavorasse attivamente alla fortificazione di varie città delle Marche, come Sini.

gaglia, Pesaro e Urbino, spesso con gravi disagi personali, sostenendo anche a volte aspre contese . In Urbino, durante la costruzione della

Rocca , ebbe un diverbio violentissimo col castellano , tanto che venne da questi assalito con le armi, onde pregò il Duca che lo dispensasse ( Lettera del 16 Marzo 1574) . ?

Contemporaneamente attese alla conduttura dell'acqua per la fonte di Pesaro e si occupò anche di vari lavori di decorazione nelle


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chiese d'Urbino e di Fano (9). Ammogliatosi, e rimasto presto ve

dovo, con un unico figlio di nome Alfonso, cercò di allevarlo nel l'arte sua, ma con poco profitto, chè questi , oltre al non avere abi. lità alcuna, procurò al padre non pochi dispiaceri con la sua con dotta scioperata e le sue inutili prodigalità . Il matrimonio di Alfonso con una nobile pesarese, Barbara Padovani, avvenuto , a quanto pare, non senza contrasti della famiglia, dette luogo a un incidente cla moroso tra Filippo e Scipione Padovani , zio della sposa , che fruttó al Terzi la condanna ad una multa di 100 scudi e alla pena di tre

tratti di corda (10 ). Rifugiatosi al Convento di S. Domenico , per sfuggire alla cattura, e poi graziato per intercessione del Vescovo di

Cagli, Mons . Paolo Mario, il Terzi capi che ormai il soggiorno di Pesaro non era più conveniente per lui e andò a Roma , dove , nella primavera del 1576, lo troviamo al servizio della Amministrazione

pontificia. Fu qui che egli ricevette l'invito dall'ambasciatore di Portogallo di recarsi al servizio del Re Don Sebastiano , il quale stava

apparecchiando la sua spedizione in Africa, che doveva avere esito così funesto, nella sanguinosa giornata di Alcacer- quibir (4 agosto 1578), dove il Re perdette la vita insieme col fiore dell'esercito, e i pochi superstiti furono fatti prigionieri . Fra questi era anche il nostro Terzi, che era stato ferito nel combattimento, ma venne cu rato « con sale e con erbe » dai Mori che ne speravano un lucroso >

riscatto . Il riscatto non tardò infatti , perchè il successore di D. Se bastiano, il vecchio Cardinale Enrico, mandò subito il danaro neces sario, ma il guaio è che il Sultano del Marocco , avendo saputo che fra i prigionieri era un abile architetto, voleva tenerlo al suo

servizio per riattare le fortificazioni della costa, specialmente El Arish . Quando il Terzi conobbe il divisamento del Sultano , mutò

d'abiti e si tagliò la barba per non essere riconosciuto, e poi segre tamente si calò dalle mura di Tetuan, nascondendosi in un pagliaio ,

dove stette otto giorni , nutrito di nascosto da due schiavi che egli aveva beneficato . Finalmente una notte prese la fuga, e raggiunse Ceuta, che in questi tempi era dominio portoghese, e di là fece vela per il Portogallo . Dal 23 di marzo del 1579 è datata la prima lettera

che egli scrisse da Lisbona , appena libero, per ringraziare le mo. nache del Convento di Cristo, affermando di dover la propria sal

vezza alla protezione delle due Beate di cui aveva composto gli al tari nella loro chiesa .


Il forte S. Filippo a Setubal

11 forte di Viana do Castelo


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Ben poco avrà potuto fare il Terzi nei pochi mesi dell'effimero regno del decrepito Cardinale Enrico, il quale morì il 30 gennaio del 1580, mentre una grande cometa apparsa in cielo gettava il ter

rore negli abitanti di Lisbona, che presagivano la fine della indipen denza nazionale e la facile occupazione del Regno per opera delle milizie di Filippo II, guidate dal vecchio ma espertissimo Duca d'Alba . Il Conestaggio nella sua Unione del Portogallo alla corona di Castiglia ( Genova 1585 pag . 167) afferma che il Duca d'Alba si valse dell'opera del Terzi e lo consultò a proposito della espugna

zione del forte di S. Giuliano, che sbarrava la foce del Tago . Con lo stabilimento del nuovo governo, il Terzi ebbe importantissime com

missioni : apparecchiare i locali destinati al giuramento dei digni tari del Regno nel Chiostro Grande del Convento di Cristo a Tomar,

di cui era appena iniziata la costruzione , e ch'egli conipi con una mirabile prospettiva in legname, che todos agradava, come attesta un testimonio oculare ( 11) ; preparare gli appartamenti del Re nel Pa lazzo Reale di Lisbona, dove egli costrui scale a chiocciola di pen

denza dolcissima, ispirandosi alle scale del Castello Ducale d'Urbino; infine attendere alle decorazioni e agli archi di trionfo per l'ingresso solenne del Re in Lisbona, che ebbe luogo il 29 di giugno del 1581 ,

giorno di S. Pietro . In tutti questi lavori, il Terzi mostrò la pro

pria genialità e una mirabile prontezza, sì da meritarsi gli elogi del Sovrano in presenza di tutta la Corte, guadagnandosi anche l'abito di Commendatore dell'Ordine del Cristo, coll'assegno annuo di 600 scudi . Da questo momento Filippo Terzi può dirsi l'architetto di fi ducia della Corte, e quando Filippo II lascia Lisbona per ritornare a Madrid, lo raccomanda caldamente al Reggente, Cardinale Alberto d'Austria, e ai dignitari del Regno, che spesso ricorrono a lui per consiglio o per favori , come quando il Cardinale desiderò un astuccio di compassi di precisione di mano di Simon Baroccio da Urbino, fratello del celebre pittore, e quando il Conte di Portalegre, maggior domo del Regno , chiese al maestro urbinate un quadro di divo zione, che sventuratamente l'artista non potè dipingere, essendo so vraccarico di commissioni e di malferma salute . Filippo II intan to prepara la Invincibile Armada e raduna nel porto di Lisbona , oltre cento tra galere e navi da trasporto, che riempiono di mera viglia i riguardanti per i loro formidabili armamenti. Bisogna leg. gere nelle lettere del Terzi e del Sassetti le espressioni di stupore


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per questo spettacolo di forza e di ricchezza ! Anche il Terzi ha qualche parte in codesti preparativi e ci parla di 300 chiarugie da lui ordinate per fornir le truppe del Duca di Parma, Alessandro Farnese, che dovevano essere imbarcate in Ostenda e sbarcate in

Inghilterra. Tutti sanno come l'imperizia dell'Ammiraglio , Duca di Medina Sidonia, e il furore della tempesta mandassero a vuoto l'im presa , rovinando una delle più potenti flotte del mondo. Come naturale conseguenza di questo disastro, ecco profilarsi la minaccia delle rappresaglie inglesi : Faro e San Vicente nell'Algarve sono assalite e messe a fuoco dall'ammiraglio Dracke, che minaccia pure di forzare il porto di Setubal e di risalire l'estuario della

Lima, alla cui foce sorge Viana do Castelo, « in uno dei più ridenti paesaggi del mondo ) come scrive Luigi Cibario nelle sue Memorie,

quando circa novant'anni or sono si recò in Portogallo ad ossequiare l'Esule di Oporto .

Il Terzi corre ai ripari : le sue lettere frettolose parlano de' suoi viaggi or qua or là , senza riposo, per riparare ai danni e alle mi naccie del nemico . Al Capo San Vicente, che è l'estrema punta meridionale del Portogallo, ancor oggi si veggono i poderosi baluardi eretti dal Terzi : il Castello di San Filippo, eretto su un colle a

guardia del porto di Setubal, è giudicato dai tecnici una magnifica >

opera d'arte militare, e il Castello di Viana, all'imboccatura della

Lima, offre allo spettatore un fantastico scenario con le sue torri, le sue merlature, i fossati e i rivellini .

Due volte il Terzi, per ordine del Re, è chiamato a Madrid, nel 1583 e nel 90 ( 12). Filippo II voleva lasciare un ricordo impe rituro della sua solenne incoronazione a Tomàr, e pensò che nulla avrebbe risposto meglio a tal fine che compiere la costruzione del Chio

stro, rimasta interrottà ormai da molti anni per la morte dell'architet

to spagnuolo Diego Torralva. Ma la costruzione avvenne non secon do il primitivo disegno , sebbene dietro quel remiendo che il Terzi

vi aveva apportato con quell'ariosa costruzione in legname che tanto aveva soddisfatto tutti coloro che avevano partecipato alla cerimonia .

I contratti che ci rimangono parlano infatti di lavori da compiersi a secondo il disegno di Filippo Terzi » . Del progetto primitivo non si discorre più . In questa ricostruzione il Terzi mostrò intera la mi sura della sua genialità artistica . Una mirabile armonia lega tutte

le parti della leggiadra costruzione , dove le colonne binate sporgenti ,


Il chiostro di Tomar


MA

WO


- 41

gli occhi circolari , l'alterna vicenda dell'arco e dell'architrave, delle

colonne e dei pilastri, ricordano la Basilica Palladiana di Vicenza. Quando il sole indora la bella pietra bianca, rendendola quasi dia fana nel riflesso della luce, noi sentiamo sprigionarsi da quella mi rabile costruzione un senso musicale d'armonia perfetta e serena,

come dalla lettura delle ottave dell'Ariosto. Il chiostro di Filippo II

a Tomar è senza dubbio il capolavoro della Rinascenza italiana, non solo nel Portogallo, ma nella intera penisola iberica . Vicino ad esso possiam porre solamente il cortile del Palazzo di Carlo V all'Alham

bra , opera di Pietro Machuca, che però non lo supera nè in bellezza nè in eleganza.

Filippo II, il re prudente, per non offendere neppure minima mente l'orgoglio nazionale dei Portoghesi , non volle che vi fosse posta nessun'arma e nessuna iscrizione, come attesta nella sua Rela.

zione di viaggio il principe di Toscana Cosimo III che percorse, pochi anni dopo, tutta la penisola iberica ( 13). Alternativamente coi lavori ricordati , il Terzi attese e restaurare l'acquedotto romano di Coimbra e a edificare quello di Vila do

Conde, dove pare abbia avuto parte anche nella costruzione del grandioso Convento . A Coimbra , oltre l'acquedotto, costruì l'elegan

tissimo loggiato del Palazzo Vescovile, oggi Museo Provinciale, che racchiude nel fragile giro de' suoi archi leggeri l'azzurra visione del Mondego, e il piccolo, ma elegante Chiostro della Misericordia, che porta la data del 1596 . E ' sua, come vogliono l'Haupt e il Watson , ( 14) e come dicono tut.

te le guide, la grandiosa basilica di San Vicente de Fora in Lisbona ? Ci mancano i documenti per provarlo ; ma certo, tanto la facciata maestosa, così nobilmente spartita da robuste lesene e così variata col giuoco delle tre grandi aperture dell'atrio, le nicchie, le statue,

le balaustre e gli aerei campanili , così come l'interno, la cui volta maestosa e robusta ricorda quella del Duomo di Pesaro, archi tettata dal Genga, ci fanno pensare ad un grande Maestro, nutrito degli insegnamenti di Michelangelo e del Vignola, come doveva es

sere il nostro Terzi . Per tale ragione gli è stata attribuita anche la Certosa di Evora .

Di un suo viaggio in Italia per rivedere il figliuolo , i parenti e gli amici, ci dà notizia una lettera di Alfonso, in data del 31 dicem.

bre 1596 , la quale fece credere al Promis che il Terzi fosse morto in


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patria . Ma la supposizione del Promis non è esatta ; il Terzi ritorno in Portogallo, dove morì improvvisamente pochi mesi dopo ( 10 aprile

1597), come attesta la lettera dell'ambasciatore Maschio al Duca di Urbino : « Nel secondo giorno della Pasqua, il povero Commendator Terzi fu sovrappreso da un accidente di apoplessia tanto terribile che subito perse la parola, e so che S. M. ha detto, che per quel che a lui se ne è scritto da Lisbona , se a quest'hora è vivo, sarà

gran miracolo . Uno sviscerato servitore perde V. A. veramente, il quale in questi regni s'è fatto onore, ed era a S. M. carissimo » ( 15) .

Non si poteva in così brevi parole scolpir meglio l'animo e l'inge gno di Filippo Terzi , sempre memore dei benefici ricevuti e affezionato

alla Corte d'Urbino, cui non mancava di testimoniare in ogni occa sione la sua gratitudine, sia inviando libri, medicinali, curiosità che

affluivano dai porti dell’India e del Brasile al mercato di Lisbona , sia interessandosi per ottenere al duca la suprema distinzione del Toson d'oro, che infatti gli venne conferita da Filippo II nel 1585 .

A testimoniare poi la benevolenza del Re e la stima che faceva di lui , basterà ricordare che Filippo II, così scrupoloso osservatore

della severa etichetta di Corte, non si peritò di andare più di una volta a vedere in incognito i lavori del Palazzo Reale di Lisbona, trattenendosi familiarmente coll'artista , lodando i suoi trovati, tanto

diversi dalle « cose barbare » che usavano gli artisti del paese , attar dati nelle bizzarre e irrazionali decorazioni del gotico manuelino ; e lodandolo poi pubblicamente in presenza di tutta la Corte, dov'e rano, per dirla con le parole del Terzi , « tutti i signori de ' tituli d'Ita lia e di Spagna e il Duca d'Alba e Andrea Doria e Don Pietro de' Me dici . La qual cosa stimai così come fu da altri considerata , e da

quest'azione in poi , non ebbi mai porta serrata per andare dal Re e dai Cavalieri della Camera ) ( 16) . Amato per

la lealtà del suo carattere e per la bontà dell'animo,

stimato per il suo valore d'artista e per non ( aver promesso mai cosa che non abbia mantenuta

1.

il nostro Terzi trascorse in Porto

gallo il più fruttuoso ventennio della sua vita e legò il suo nome ad opere insigni che veramente onorano l'arte italiana . GUIDO BATTELLI ,


-

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( 1 ) C. PROMIS , Memorie degli architetti militari italiani, in Miscellanea di Storia italiana , Tomo , pag . 725 ( Torino 1874) E. Rocchi, Le fonti storiche del. l'architettura militare, Roma 1908 .

( 2 ) W. HAUPT, Architectur der Renaissance in Portugal. ( 3 ) BONAMINI , Alberi genealogici delle famiglie pesaresi ( Msr . Bibl . Oliveriana)

Famiglia Terzi, oriunda di Bologna : En elenco Consiliari: 1546 Magister Bartholomeus, aurifex, D) >> 1580 Capitaneus Philippus Tertius , » 1590 » Alphonsus ( 4) Idem , Memorie dei Pesaresi illustri ( Msr. Oliveriano ) .

( 5) « Le nostre beate suore Felice e Serafina mi apparvero in quell'attitudine appunto che stavano nella chiesa mentre io le facevo accomodare, e mi dissero : seguita il tuo pensiero , chè ora ti gioverà la servitù fatta al nostro monastero di Pesaro ». Dal vol . di A. GALLUUCCI , Vita delle Sante Felice e Serafina, Ingolstad 1637 pag . 249 . ( 6 ) BONAMINI , op . citata , « Il duca Guidubaldo volle ornare la sua diletta città

di Pesaro colla magnifica fabbrica della sua Corte e della Paggeria di faccia , col disegno del Cav . Terzi ( 1564) ». ( 7 ) Pubblicata da G. GRONAU nell ’ Jahrbuch . Preussl. Kunstsammlungen , Vol . XXV ( 1904) .

( 8 ) Mancano le lettere dal 2 dic . 1582 al 19 luglio 1586 .

( 9) Della fonte di Pesaro e di lavori eseguiti ad Urbino parla la lettera del 27 agosto 1571 ( Oliveriana 1580, I) . Di un tabernacolo che doveva fare per il duomo di Fano fa parola la lettera pubblicata dal GUALANDI , Vol . III p . 18 .

( 10) V. documenti in Appendice.

( 11 ) ISIDRO VELASQUEZ, La entrada que en Portugal hizo la S.C.R.M. de D. Felipe II ( Lisboa 1581 ) pag. 94 « neste patio referido, onde se hizo el edicto, havia un sitio grande destechado y mal compuesto , que reperado, se hizo una

compartida pieça de tan ayrosa proporcion que a todos agradava ». E aggiunge che « aunque se acabe la obra, no le harà jamas artificio de mas agradable viso

que el que le prestò el remiendo ». Filippo II non fece che ordinare al Terzi di tradurre in marmo la prospettiva di legname che aveva tanto incontrato il favore del pubblico . ( 12) Ciò risulta dalle lettere dell'Ambasciatore d'Urbino, Bernardo Maschio ; « Il Terzi è qui per ordine del Re e sta bene »). « Aspettiamo di giorno in giorno il nostro Cav. Terzi, che è ricco come Crasso e ben voluto da tutti come si merita ).

( 13 ) Viaggio di Cosimo III in Spagna e Portogallo, pubblicato da A. Sanchez Rivero , Madrid 1934. ( 14) WATSON , Portuguese Architectur.

( 15) Archivio di Firenze - Urbino 186 , p. 792 . .

( 16) Ibid . 276, pag. 14.


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DOCUMENTI 1. Fortificazioni di Sinigaglia , Pesaro, Urbino. Pesaro , 12 sett . 1565. Al Duca d'Urbino ( Guidobaldo della Rovere) : « Ebbi la di V. E. alle 22 ore a Novilara , dove che venni a Pesaro e non

trovai il disegno di Sinigaglia, il quale mi dà a credere sia nello studio di tavole di V. E. III . qui in Pesaro. Questa notte ho fatto il presente, per non aver l'origi . nale, e sta giusto come l'altro .... Mando anche quel modo che si pensò in Sini. gaglia, il quale si accomoda sopra il disegno, e si vede benissimo il nuovo modo ». ( Archivio di Firenze - Urbino 258 p. 233 ) .

Urbino, 19 maggio 1566. A Giulio Veterani, segretario del Duca. « Nel venire da Casteldurante a Urbino questa sera , mi fu data la sua . Non mancarò di venire , inviando a Pesaro li muratori , e fin tanto andarò a Fossombrone

et a Orciano a dar fine a quanto ho da fare per questo tempo , dove sarò di ritorno costà a mezzo la settimana che viene ». ( Ibid. 272 p. 275) . Pesaro, 21 agosto 1567. Allo stesso : < Se bene mi trovo star di modo della mia gamba ch'io non me ne posso valere , et avendomi comandato li medici ch'io la tenghi in riposo , tuttavia non

posso restare di non mi far portare alla Chiusa, dove sono stato tutt'oggi, perchè

è di tal necessità che io li sia in persona, chè è impossibile far di manco ... Questa settimana averanno finite l'opere quelli di Finiglio, Tavolato, Pergola, Mondavia, Massa, Montefeltro , Cagli . Quest'altra settimana finiranno quelli di Sinigaglia e

Fossombrone. Resterà Gubbio e Urbino.... Oggi ho date tutte le misure a luogo a luogo delle cupezze, quanto hanno d'andar basso, facendomi portare per tutto il vallato, ch'io voglio veder tutto con l'occhio » . ( Ibid . 272 p . 444 ) . Pesaro , 5 marzo 1570. Al Vescovo di Cagli Mons . Paolo Mario : « Intanto attenderò con le faccende, le quali ne ho quante ne posso portare ». ( Oliveriana 426 p . 370) . Pesaro, 14 agosto 1571. A Giulio Veterani : a Quanto all'opera qui , resto satisfatto dadoviro , et tutto molto bene incammi.

nato questo fosso, di modo che tutta da un capo all'altro, dico dalla Rocca al pun . tone , per quanto è la cortina, si leva in uno medesimo tempo , perchè il numero

degli uomini e dei cavalli è tale l'occupano tutta, il che, oltre alla prestezza, fa bellissimo vedere questi lavoranti , perchè stanno tutti in fila a caricare et in fila

al votare li bigonci, e sempre chi va e chi viene, per quello fosso, come le for. miche ») . ( Archivio di Firenze - Urbino 272 p . 677 ) .

Pesaro, ( estate 1571 ) . Allo stesso : « Tutti li soprastanti e le cose vanno bene e fanno l'offitio loro, nel resto poi


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è l'ordine del peso e fatica, e per cosione del sole, come la può pensare... ). ( Ibid. 272 p. 680) .

Urbino, 11 marzo 1573. Al Duca d'Urbino : « Nella fabbrica qui della Rocca non potrò fare quella faccenda che vera mente era per fare, la causa il tempo che fu lunedì, che non si lavorò a causa della neve . Oggi è tanto gran vento che non si può stare sull'armature.... ). ( Ibid . 258 p. 234) . Urbino , 24 ottobre 1573. Allo stesso :

« Mando qui incluso il conto delli doicentosettantaquattro scudi e 56 bolognini che ho fatto di spesa. Mi resta danari per incamisare la fortezza :

Scudi Opere di muratori , manovali , marangoni e simili Calcina

Bolognini 45

145 15

Ferramenti

6

3

29

48

Vetture per condurre la calce

12

Pitture alla Cappella, impannate, chiodi, borchie

21

Legnami operati e diversi lavori

25 20

Mattoni Totale scudi

274

IT er en

Gesso

5 15

56

( Ibid . 258 p . 236) .

2. Lite col castellano d'Urbino. Urbino, 16 marzo 1574. Allo stesso : « All'arrivo mio ch'io feci ier sera qui in Urbino, m'incontrai col Fattore e

nel Guardaroba di V. S. Ill. el quale Guardaroba con insolentia mi disse ch'io avevo detto a V. S. che lui era un matto ; e perchè so ch'io non ho detto tal cosa, et anco per conoscere la natura sua , gli diedi il tacere per risposta .

Oggi poi nuovamente, mentre ch'io stava facendo lavorare li mastri alle prov. visioni di questa Loggia di Corte, il Riccio, che è il soprastante, dice alli mastri che abbian buona cura a quelle tegole . Rispose il Guardaroba che ivi si trovava, che non voleva che si levassero di Corte. Replicò il Riccio che per servizio della Corte parla, non per portarle a casa sua . A questo dissi io che gli uomini per

bene non volevano la roba di V. S. per portarla a casa loro. Il Guardaroba rispose : « Valesse tanto il mio, quanto quello che avete rubato a S. V. Ill. ! ». Io risposi subito che se ne mentiva per la gola.... Essendovi da dieci tra mastri ed altri presenti, e sebbene messe le mani sul pugnale con dire che non accettava detta smentida, tuttavia non fu altro in questo luogo.


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Nell'uscir di Corte ch'io feci , ebbi costui dietro , il quale disse : « Sin qui, se

voi mento, da me fate mante » ( ? ) , e messe mano alla spada . Non si potè far altro per la interposizione di quelli ch'erano presenti , e perchè lungo saria vo. lendo raccontare l'insolenza sua e le parolacce di tanto poco rispetto , lassarò che

il sig. luogotenente ne dia conto lui . Dico solo che avendo a far fabbriche quas. suso, non credo poterle fare senza pericolo di far cosa che poi dispiaccia alla S. V. Ill . Lassarò qui buon ordine che si farà senza di me , intanto darò luogo alla fortuna con l'andare a fare altre faccende ». ( Ibid . 258 p. 237) .

3. Contrasti coi Padovani e condanna del Terzi. Pesaro ( Convento di S. Domenico) 26 febbr. 1576. Al Vescovo di Cagli : « Lo sposalizio ( del figlio Alfonso) non si farà oggi, come fu determinato, ma questo Carnevale, e questo per la infinita malignità di questi Padovani, li quali, essendosi chiariti essi medesimi dalla giovane che tale è la sua risolutione ferma e stabilita, gli hanno detto infinita villania, sì come hanno fatto a quelle Reverende

Madri, coll'imputarle d'averla subornata loro . Ma la giovine gli ha risposto per le rime e col spiritussanto veramente ; di modo che nel partire che di là fece quel Scipione Padovani , ch'io non sapevo di questo fatto , m’incontrai in lui , ch'era con messer Diomede Barignano suo cognato, e seguitando il mio viaggio per

entrare nella bottega dell'Uliviero, detto Scipione abbandonò il compagno suo e venne appoggiarsi al muro scontro a me. Io gli dissi che doverebbe camminare per la sua strada ; esso rispose che quella era la sua , et io, restando fermo al muro

per risolvermi quello che dovevo fare, detto Scipione passò, dicendo ch'el voleva che la sua cortesia superasse la mia discortesia . Risposi io : mi raccomando alla Sig. Vostra, cavandomi la berretta, burlando e ridendomi . E non dimeno non l'ho potuta passare netta, perchè per vigor di un decreto mi hanno condannato in 100 scudi e tre tratti di corda, per non aver voluto comparire, sicchè son già otto di che son qua » . ( Ibid . 269 p . 640) .

4. Il Terzi a Roma, sua partenza per il Portogallo. Roma , 4 agosto 1576. Allo stesso :

« Io non so se ho peccato nel dargli avviso ( a Fabio Albergati ) ch'io son qua accomodato al servitio di N. S. et ho patente per tutto lo Stato Ecclesiastico di

cavalli, opere ed autorità . Di più io non so come camparla dall'Ambasciatore di Portogallo perchè io vada a servire il suo Re ; e quello non solo opera come pa drone , ma offerisce di modo ch'io non so come camparla . Credo che mi darà 500

scudi di provvisione, et ogni giorno che cavalcarò per il Regno, uno scudo al giorno ; dicendo che il suo Re dona conforme alli meriti , e che mi farà un dona. tivo da mettermi all'ordine per il viaggio e per accomodare la casa mia . Io non


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ho moglie ; l'occasione è d'un Re , e lassando i miei figliuoli in Italia con l'in. trada che si ha, che pure saranno 300 scudi almanco , lassarò 200 della mia prov visione ; e se sarà il donativo tale che mi levi di debito , lassandoli con 500 scudi d'intrata, crederò che potrò stare contento fuora d'Italia ». ( Ibid . 269 p . 663 ) . Roma, 21 novembre 1576 ( Lettera di Pietro Riccardi al Duca d'Urbino ): « Diedi la lettera di V. S. Ill . per il Re di Portogallo all'Ambasciatore di S. M. e mi è paruto di ritrovare in questo signore molta buona volontà verso

V. S. ancorchè col sossiego proprio della sua natione. Mi ha pregato bene e scrivere a V. S. per parte sua, che andandosene hora messer Filippo Terzi a ser. vire al Re nella sua professione di architettura e di fortificazione, voglia Ella de. gnarsi d'aver per raccomandato la casa gli affari di esso Terzi , e riconoscerlo alla giornata per servitore di S. Maestà, con sicurezza di dover farlene gratissimo pia cere ». ( Ibid . 141 pag. 879) .

N. B. I documenti posteriori alla partenza del Terzi per il Portogallo, saranno pubblicati nel III vol . dei Documentos para o estudo das relações entro

Portugal e Italia , che uscirà prossimamente.


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GLI APPARATI DI ASCOLTO

E LA PROTEZIONE ANTIAEREA PASSIVA E ' convinzione radicata in tutti che in un eventuale futuro con flitto tra due o più nazioni, l'offesa aerea avrà un peso non trascura bile sulle vicende e conclusioni della lotta . Ond'è che tra i molteplici

problemi inerenti alla condotta della guerra , si è ormai addentellato anche quello , oltremodo complesso, della protezione antiaerea delle città e dei centri di notevole importanza strategica.

La complessità di tale problema deriva dal fatto che all'azione di struttrice dei velivoli si aggiunge il panico di enormi masse di per sone : vecchi , donne, bambini , non plasmate a ( vivere pericolosa mente » ) .

La protezione antiaerea presenta, poi, una particolare gravezza per noi italiani dato che le più grandi ed industriose città della nostra

penisola sorgono lungo la costa solatia ed in posti inconfondibili per la cui protezione occorrono mezzi numerosi da disseminare su vaste plaghe. Molti sono i fattori che entrano in giuoco nel successo della pro tezione antiaerea di una certa zona, ma tra tutti impera la tempesti vità nell'urlare l'allarme sia agli abitanti della città cui è diretto l'at

tacco, onde correre ai ripari prima che i velivoli siano pervenuti sul bersaglio ( difesa passiva), sia ai reparti destinati a predisporre i mezzi

di offesa da terra o nell'aria , in guisa da colpire, o meno, tener lon tani col fuoco i velivoli avversari (difesa attiva).

La possibilità di preavvisare gli abitanti di una città dell'arrivo

dei velivoli è affidata, com'è ben noto, ad una speciale organizzazione di posti di vedetta , installati lontano dalla città stessa e nelle direzioni

delle probabili vie d'incursione. Non è previsto per tutte le vedette l'uso dei posti di ascolto . Ora : questi apparati, se durante la passata guerra non ebbero largo impiego, a causa delle inevitabili imperfezioni derivanti dalla loro improvvisa


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zione, di recente invece hanno subito tale un affinamento , da renderli meritevoli della più grande considerazione particolarmente di notte, o meno , durante le giornate in cui l'avvistamento è ostacolato dalle cattive condizioni atmosferiche .

I mezzi di ascolto a tutt'oggi studiati dai tecnici si possono rag. gruppare in due categorie :

a) apparati captatori di energia sonora mediante trombe o su perfici riflettenti atte ad individuare la direzione di uno o più veli

voli, ma tuttavia con trombe a superficie di raccolta girevoli intorno ad appositi assi ;

b) apparati captatori di energia sonora mediante ricevitori elet troacustici , atti anch'essi ad individuare la direzione dei velicoli , ma tuttavia coi ricevitori fissi nello spazio ( ad esempio lo Sferoscopio ).

Gli apparati della prima categoria sono relativamente poco ingom branti, perciò possono essere spostati da luogo a luogo su autocarri o su appositi rimorchi.

Gli apparati della seconda categoria , per le loro notevoli dimen sioni di ingombro , sono da considerarsi invece a sede fissa.

Più importanti per la difesa passiva a causa della loro mobilità e per il loro minor costo, sono gli apparati della prima categoria. Richia miamo succintamente il loro principio di funzionamento : L'avvistamento di un velivolo in volo mediante la percezione del

rombo emesso sia dal motore sia dalla struttura dell'aeroplano, è sem pre possibile, purchè l'orecchio di chi ascolta sia investito da un mi nimo di energia sonora atto a provocare la percezione uditiva (soglia

dell'audibilità ). Ma v’ha di più : il nostro udito è dotato di una pre ziosa proprietà che consente di determinare, senza l'ausilio della vista , la direzione di una qualsiasi sorgente sonora e quindi anche di un ve livolo in volo . Se infatti da fermi vogliamo individuare una sorgente sonora invisibile, istintivamente giriamo la testa di un certo angolo

fino a quando non abbiamo la sensazione di percepire il suono nel piano frontale di simmetria . In tale piano si trova la sorgente sonora . Questa preziosa proprietà, detta senso biauricolare, è dovuta al rad

doppiamento dell'organo dell'udito. Quando infatti una qualsiasi sor gente sonora si trova nel piano di simmetria frontale, il suono arriva simultaneamente ai due orecchi e simultaneamente viene percepito ed

analizzato dal cervello. Se, per contro, la sorgente predetta non si


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trova nel predetto piano frontale di simmetria, l'energia sonora arriva con anticipo nell'orecchio più vicino alla sorgente e con ritardo nel. l'altro orecchio. Il cervello perciò apprezza tale variazione di tempo ed individua la direzione della sorgente sonora, facendo quasi sposta

re la testa di quel tanto , in guisa da correggere il predetto scarto di tempo .

Si comprende perciò come sia possibile individuare la direzione di un aeroplano anche ad orecchio nudo, tuttavia con un immancabile

errore, il quale, pur variando da individuo ad individuo, è media mente dell'ordine di 20°. Studiando meglio le proprietà del senso biauricolare, si è potuto accertare che la precisione della individua zione della direzione di una sorgente sonora cresce col crescere della distanza delle orecchie, e, ove fosse possibile, fino a quando tale di stanza raggiungesse un massimo di circa m. 1,50. Si è perciò pensato di creare artificialmente tale distanza concretando i posti di ascolto

basati prevalentemente sulla utilizzazionne del senso biauricolare. D'altra parte, poichè tali posti , per trovare impiego nell'avvista mento degli aeroplani , debbono avere la massima possibile sensibilità

o, come si dice, la massima portata , occorre altresì munirli di larghe superficie di raccolta di energia sonora onde addurre all'orecchio, quando l'areopalno è ancora molto distante, quel tanto di energia so nora superiore alla soglia di audibilità .

Ond'è che un moderno apparato di ascolto della suacennata prima categoria comprende : trombe o su perficie riflettenti destinate alla rac

colta dell'energia sonora e tubi che adducono l'energia stessa all'orec chio , ma tenuti a distanza conveniente onde perfezionare il senso biau ricolare . Il centro biauricolare a sua volta va sfruttato sia in azimut

sia in sito, da ciò in ogni apparato di ascolto la presenza di quattro trombe (o quattro superficie riffettenti di raccolta) di cui : due mobili nel piano azimutale e due mobili nel piano zenitale. Alcuni di questi apparati sono di struttura relativamente semplice (ad esempio l'Ame rio) e sono impiegati da un solo servente, altri invece hanno struttura

complessa (ad esempio l'Elascopio, il Ronchi, il Goertz, lo .Sperry, veri mostri di Loch -Ness tratti a riva), e sono impiegati da non meno di due serventi. Questi ultimi, poi, sono altresì dotati dei dispositivi

per la correzione dell'aberrazione acustica e della parallasse geome trica, il che ne consente l'impiego nella difesa attiva in ausilio ai proiet tori ed alle batterie antiaeree .


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Ciò posto, vediamo in breve i limiti d'impiego nella difesa passiva degli apparati di ascolto della più semplice struttura . Non v'ha dubbio che l'avvistamento dei velivoli nelle ore diurne

con buona visibilità, è più proficuo se vien fatto dalle vedette munite di buoni binocoli, anzichè con l'ausilio dei posti di ascolto . Ma se lo avvistamento deve eseguirsi con scarsa visibilità o, addirittura di notte ,

l'uso degli apparati di ascolto diventa oltremodo vantaggioso, qualora la relativa portata risulti superiore a quella che può ottenersi ad orec chie nude.

La portata di un apparato di ascolto , pur essendo funzione della potenza del rombo e delle condizioni ambientali entro cui si propaga

l'energia sonora, dipende essenzialmente dalle dimensioni delle sue su perfici di raccolta della predetta energia. Ora è chiaro che le dimensioni delle superficie di cui sopra , non si possono spingere oltre certi limiti, altrimenti si corre il rischio di

rendere l'apparato ingombrante, di non facile maneggio e di ecces sivo costo , vale a dire di non pratico impiego. Allo stato di fatto, apparati della più semplice struttura , ad esem pio l’Amerio, hanno una portata media di circa 5 chilometri. Tale portata non è ancora quella desiderabile ; ma dagli studi sull'acustica ,

essendo dappertutto all'ordine del giorno, è possibile aspettarsi un ulteriore progresso nella sensibilità e quindi nella portata degli appa rati in parola . Perciò il problema della realizzazione di un tipo di apparato di ascolto per la difesa antiaerea potrebbe essere prospettato alle attrezzate ditte nazionali .

E se i risultati saranno , come si spera , favorevoli, si potranno dotare le vedette, preposte ad un compito tanto delicato in caso di guerra , di un mezzo che, in avverse condizioni di visibilità o di notte, ne aumenta la loro capacità auditiva . TEN . COLONNELLO FEDERICO GATTA.


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NOTIZIARIO

RUSSIA

I giornali hanno recentemente riportata questa notizia : « Orme italiane nel Mondo. - Le antiche « porte genovesi ) rintracciate ad Azof ». Riga, 24. - Una interessante notizia giunge da Mosca : du

rante i recenti scavi archeologici compiuti nella città di Azof, sono state rinvenute le antiche porte genovesi della fortezza di Azof. Si è stabilito che queste porte furono costruite dalla colonia vene ziana e genovese Tana, fondata dai commercianti italiani come punto

di commercio e deposito delle merci sulla via fra l'Europa e l’Asia nel sec . XII .

Questa colonia è esistita fino al 1400, cioè fino al principio della dominazione turca sulle coste del Mar Nero e del Mare di Azof. Le

porte genovesi costituiscono un pregevolissimo esempio di archittetura italiana nei pressi del Mare di Azof e sono di alto valore artistico an che per essere l'unico monumento italiano . Gli scienziati russi sono

stupiti dell'ottima qualità della pietra poichè in otto secoli di esisten za le porte sono rimaste quasi intatte.

Per meglio chiarire e precisare quanto è detto in questo comuni cato riteniamo opportuno riportare qui di seguito quanto al riguardo

di La Tana ha scritto S. E. il Generale Maggiorotti nel Vol. I della Serie quarta ( Ingegneri ed architetti militari ) dell'Opera del Genio Ita liano all'estero :

La Tana . — Questo porto situato alle foci del Don , fu occupato dai Romani, poi dai barbari ; e nel XII secolo vi si stabilirono i Genovesi ; ma nel 1196 Venezia in seguito a trattato con i capi dei territori co stieri vicini , vi ottenne privilegi, vi nominò un proprio console, quin di , aiutata dai Pisani , ne cacciò i Genovesi e vi fondò una ricca colo


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nia . Nei sei lustri durante i quali durò l'Impero latino a Costantino

poli e la supremazia di Venezia in Levante, tale colonia si sviluppo moltissimo come centro del commercio di quel mare, e divenne una importante cittadina. Col trattato di Ninfeo ( a. 126l) che rimetteva in auge i Genovesi, questi ripresero La Tana , ne cacciarono gran parte dei Veneziani e dei Pisani , e vi si stabilirono con un console proprio dipendente da

quello di Caffa ; però non sparì del tutto la colonia veneziana, giacchè parecchi degli antichi dominatori si acconciarono a restarvi in sottor dine, pagando buoni tributi .

L'avidità dei Tartari di appropriarsi le ricchezze di quelle co lonie li spingeva frequentemente a saccheggiarle, anche La Tana fu depredata e si venne a guerra . Con un trattato tra Genova e Venezia del 1345 , le due Repubbliche stabilirono di agire insieme contro i pre doni ; però l'accordo sfumò presto : navi venete per aprirsi la strada attaccarono i due castelli genovesi di Cerco e Taman che chiudevano lo stretto ora chiamato di Kertsc, ma giunta una squadra ligure, quelle furono sconfitte .

Venezia allora trattò col Kan dei Tartari , e con lui firmò un ac cordo ( 1347) col quale ottenne in La Tana una zona di terreno « dal

bagno di Saffedin alla riva del fiume, lunga passi 100 e larga 70, in luogo separato dalla zona genovese » ( qui si tratta del passo, misura dell'epoca , pari circa a m. 1,80 ). Questa convenzione fu confermata nel 1358 .

Rientrarono a La Tana anche i Genovesi , ed allora sia essi che

i Veneziani si dettero a munire di difese le loro zone. Quali precisa mente fossero le fortificazioni erettevi non è detto nei rari documenti ,

ma dai pochi cenni che questi ne dànno si rileva che dovevano essere costituite da una cinta di muro turrita . Difatti nelle deliberazioni del

Senato veneto di vari anni , dal 1389 al 1427 , si trovano questi riferi menti : dal 1389 al 1411 :

si ordina « che la fossa di La Tana non ponga a cotimo ) ;

che si conceda al console Loredano di riparare gli spalti ; si delibera su provvisioni « per la fortificazione e la custodia di La Tana » ;


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che parte dei danari sono dati « per certe cose da acquistare a cagione di tali lavori » ;

si chiedono notizie di spese per le riparazioni аa La Tana ; si autorizza il bailo di Costantinopoli a portare a La Tana mille ducati per lavori da farsi cola ; si ordina , che stieno aperte due porte della fortezza di La Tana ; dal 1413 al 1414 :

che nella torre nuovamente costrutta a La Tana risiedano con tiuamente quattro balestrieri così di notte che di giorno ; dal 1417 al 1418 :

si stabilisce provvisoriamente di cinger di mura il luogo di La Tana ; dal 1422 al 1423 : si accenna a scritti inviati circa le mura e le fortificazioni di

La Tana ; dal 1424 al 1427 :

si scrive al console Marco Veniero circa le mura e la costru. zione di una torre .

Tutte queste frammentarie notizie fanno però comprendere che

le mura avevano parecchie torri, più di due porte, e che vi si lavorava continuamente a rinforzarle .

Anche i Genovesi provvidero a fortificarsi. Una memoria lasciata

da Giovanni Bembo, dice che il loro quartiere fu circondato da mura

turrite, ed inoltre essi , fuori la città, sopra un colle, avevano un ca. stello formato da una cinta con due torri preceduta da fosso largo e profondo. Giunta l'ondata distruttiva di Tamerlano su tutta l’Asia occiden.

tale , anche La Tana soffrì molto per un saccheggio, ma sconfitto l'in . vasore dai Turchi, le fortificazioni furono riattate. Tuttavia il com mercio di quelle colonie , grandemente ostacolato ed angariato langui e si ripeterono poi gli assalti con grandi massacri di Genovesi e di Veneziani colà rimasti . Caduta Caffa nel 1475, anche La Tana fu at .

taccata dai Turchi e presa, vi restarono però varie famiglie latine.


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Da quanto precede risulta che non è forse molto esatto dichiarare

senz'altro genovesi le porte di cui testé si sono ritrovati gli avanzi . Molto probabilmente le porte possono essere veneziane. Si ricorda in proposito che nel R. Arsenale di Marina di Venezia esiste ancora una antichissima tettoia che si chiama della Tana, come della Tana si

chiama il rio prossimo a questa tettoia . SVIZZERA

Nel mese di settembre, in seguito ad alcuni lavori idraulici intra presi nel comune di Berg, sono venuti in luce alcuni importanti resti di un'antica strada militare romana.

Il livello della massicciata, bene incassata in un terreno argilloso, si trova ad una profondità di circa ottanta centimetri dall'attuale li .

vello stradale. Successive stratificazioni di pietrisco sul corpo stradale stanno a dimostrare l'uso ininterrotto della strada, lungo la quale sono venuti alla luce numerosi frammenti di tipici piloni romani. In un campo adiacente, nel quale anni addietro venne scoperta una moneta romana , è stato trovato un ferro di cavallo dell'epoca . Poichè le vicine frazioni di Steinerbrunn e Steinloh sono indub

biamente di origine romana, si arguisce che l'antica strada militare, ora parzialmente scoperta , abbia avuto la sua continuazione in quei paraggi , tanto più che l'antico castrum di Arbor felix si trovava sul pendio originale della collina dei Bergli .

Al Bourg de Four presso Ginevra , rinnovandosi una fognatura, è stata scoperta in ottobre una volta del XV sec . sotto la quale era della

sabbia mista a detriti provenienti dal fiume Arve che si getta nel Ro dano presso Ginevra . Tolto questo materiale è apparso un lungo tratto di selciato dell'epoca romana . La strada è un'arteria cittadina , in quanto corrisponde a quella che univa Lione e Vienna alla cittadina

allobroga, sita proprio dove sorge ancora la vecchia città . Poco lungi , sono venute alla luce le vestigia di un edificio pubblico, probabilmente un mercato . Gli avanzi sembrano potersi datare al III sec . d. C. I cocci di vasellame scoperti appartengono infatti al genere della così detta


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ceramica distillata. Questi cocci, e una grande quantità d'ossa di vac cina, di maiale e di montone, oltre a vari pesi romani, confermano l'esistenza, in quella località di Geneva romana , di un Forum vacca rium o mercato del bestiame.

Il Cantone di Argovia sembra destinato a offrire le maggiori testi monianze del dominio di Roma in Elvezia. E' nota l'importanza del campo trincerato di Vindonissa, dove aveva sede il Comando di una

Legione e intorno al quale continuano sistematicamente le ricerche. Ora, a non molta distanza, due alture , le quali presentano una solida difesa naturale, hanno rivelato nuovi e preziosi segni dell'antica po tenza , tanto che si è costituita una società finanziatrice degli scavi ,

cui ha contribuito largamente la stessa Confederazione. E' accorso sul luogo per rendersi conto della scoperta e presiedere ai lavori il dott . Bersu , direttore dell'Istituto archeologico di Francoforte sul Meno,

che i giornali indicano come uno dei più noti studiosi europei in que sto campo .

Le due alture di cui si parla e cioè la punta Wittnau e la punta Tierstein , dove sorgeva un forte castello, distrutto dal terremoto del

1356, costituivano il perno della difesa dei Romani contro gli Ale manni nel III ee IV secolo . I ruderi che vengono alla luce rivelano for tezze di una grandiosità che è molto raro incontrare anche in tempi

più recenti in zone montane. Sono stati trovati pure molti oggetti d'uso casalingo, monete, bronzi, che rivelano il fine gusto degli antichi legio nari ; particolarmente delicata è una statua in bronzo di Iside, che viene indicata come la più bella di quante finora sono state trovate

in Svizzera. E' venuto pure alla luce il portale che chiudeva l'ingresso del campo fortificato . A non grande distanza da queste fortezze sono stati dissepolti sette scheletri , fra i quali è stato trovato un sigillo ro mano in legno. MESOPOTAMIA

Nella zona di Dura Europos, sull'Eufrate , è stato rinvenuto in ago

sto un accampamento militare romano, munito di caserme per i legio nari e le truppe ausiliarie, che risale all'epoca dell'imperatore Ales sandro Severo .


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Di particolare interesse sono i graffiti incisi dai soldati romani sulle pareti di queste costruzioni, i quali offrono contributi notevoli alla conoscenza della loro vita privata .

Di importanza anche maggiore appare la scoperta dell'ufficio di intendenza delle truppe ausiliarie, dove sono stati rinvenuti alcuni papiri e varie pergamene. Vi è perfino un calendario, dove sono iscritte tutte le feste che i militi dovevano solennizzare con i loro sacrifici, nonchè i ruolini delle truppe e dei cavalli. AUSTRIA

Per opera del dott. Schmidt, professore dell'Università di Graz,

sono stati rimessi in luce in gennaio 1934 nelle vicinanze di Graz i resti delle antichissime fortificazioni di Noreia . L'abitato, chiuso da muri

di cinta e palizzate, munito di torri, misura la lunghezza di 194 m.

Il muraglione di cinta, costruito di pietre e mota, ha uno spessore da 1,75 a 2,50 metri ; l'antica strada, che poteva esser chiusa da una dop pia porta, larga 4 m. , si estendeva 3 m. sotto il livello attuale, all'estre . mità orientale della muraglia. Sono state rinvenute travi carbonizzate

e colonne di portali. Dinnanzi alla doppia porta si solleva una pos sente costruzione preceduta da torri difensive. Dietro alle palizzate, composte di pali e graticci, si scoperse un grosso edificio, probabil mente la torre delle guardie. Fittissime di costruzioni le terrazze .

L'archeologo ha già rintracciato i resti di 48 case che si ergevano sulla terrazza maggiore, il Lusenboden. Alquanto discosto, sono state trovate le vestigia di un'ampia costruzione che è ritenuta l'alloggia mento degli ufficiali. FRANCIA

Durante lavori idraulici sono state scoperte in marzo 1934 a Lava lette importanti tracce di una strada romana che univa Telo Martius ( l'antica Tolone) alla via Aurelia .

E ' una strada larga circa 6 metri , pavimentata con frammenti vari cementati nella calce viva. GERMANIA

Sono stati eseguiti a Xante , in Renania , importanti scavi per sco prire l'accampamento donde il generale romano Varo mosse nel 9 d. C. per la infausta battaglia nella selva di Teotoburgo .


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I risultati finora conseguiti hanno superata ogni aspettativa. Ad appena due metri sotto il livello attuale del suolo sono stati scoperti gli stipiti di una porta e i resti del grande muro che cingeva il campo. E ' stato altresì rinvenuto il bastione dell'antico porto sul Reno e il muro che circonda lo stadio . Questo era stato impiantato sul lato sud orientale del « castrum » che misurava un chilometro di lunghezza

e che secondo il sistema romano aveva forma quadrata. Lo stadio aveva un raggio di cento metri . Al suo centro, circondata da un muro , si tro vava una arena con aperture libere per i gladiatori e cavee per le belve . Tutt'intorno all'arena si stendono ruderi che fanno supporre l'antica

presenza di tribune per spettatori. Il materiale adoperato dai Romani per queste costruzioni è pietra di cava tenacemente connessa . JUGOSLAVIA

A Belgrado, che si è appurato sorge sul luogo della romana Sin.

gidunum , sono state scoperte in aprile opere architettoniche, quali acquedotti e fondamenta di case, frammenti di statue , ruderi di tem

pli e di altari . L'archeologo Petrovic ritiene che il nucleo antico della città fosse costituito da una fortezza o castrum turrito dominante il

Danubio . Singidunum fu un centro di cultura e di traffici, sede di le gione, con foro , anfiteatro , basiliche, terme , palazzi. Sono state rin venute anche numerose tombe romane .

PORTOGALLO

Coimbra , 6 gennnaio 1935. — In seguito alle pioggie e alle inon dazioni degli ultimi tempi, la sera del 6 gennaio crollava la torre medioevale detta di Santa Croce a Coimbra, fortunatamente senza far

vittime, ma producendo gravissimi danni ai fabbricati vicini . Questa torre apparteneva alle opere militari di difesa del Convento Reale di

Santa Croce, eretto dall'abate Don Teotonio nel sec . XII, in una loca

lità che gli era stata offerta in dono dal Re Don Alfonso Henriquez, il fondatore della Monarchia lusitana, località che per l'abbondanza delle sue fonti si chiamava apunto il Bagno del Re. Era un'alta torre di pietra forte, merlata , su cui più tardi venne eretto un campanile di stile barocco in servizio della Chiesa . Da tempo presentava fenditure impressionanti e la sua rovina si annunciava prossima. Forse ne affret


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tarono la fine il suono a distesa delle campane e lo scuotimento conti nuo dei trams elettrici che passavano proprio al suo piede.

Artisticamente non aveva gran pregio ma era un prezioso docu mento archeologico che interessava particolarmente gli studiosi di sto ria militare .

G. B.

Nel 1587 era chiamato in Spagna dal re Filippo II l'architetto mi litare fiorentino Casale fra Giovanni Vincenzo, che aveva lavorato in

Napoli . In Spagna egli fu incaricato di molti lavori di difesa e morì in Coimbra . Molto probabilmente la torre di cui si parla potè avere qual

che rifacimento anche per opera del Casale. (N. d . R. ). ITALIA NAPOLI.

Ripristino del Castello Aragonese

La vecchia Commissione che presiedeva a questi lavori fu sciolta con provvedimento del R. Commissario del 6 gennaio dell'anno scorso , poichè gli studi ed i progetti erano stati oramai espletati .

L'esecuzione degli ultimi lavori , giusta i progetti già redatti dalla stessa Commissione , sono ora affidati alla Soprintendenza per ciò che riguarda la Gran Sala e la Cappella Palatina ; pel resto sono rimasti al Genio Civile .

Il Prof. Riccardo Filangeri con la data suddetta fu nominato rap

presentante del Comune di Napoli ( al quale il castello appartiene) col mandato di assistere a detti lavori fino al loro com pimento .

Il 1° ottobre 1934 in questo storico castello isolato e restaurato, S. M. il Re inaugurava solennemente la mostra d'arte coloniale . CATANIA . – Restauro del Castello Ursino.

Questo storico castello siciliano del sec. XIII, è stato di recente restaurato per opera del Prof. Libertini e dell'architetto Francesco Fi. chera . I lavori eseguiti con molta abilità e con senso d'arte hanno ri.

messo in luce le belle e severe linee, di cui l'architetto militare Ric cardo da Leontini aveva dotato il grandioso castello e che posteriori soprastrutture avevano deturpato o nascoste . Nel castello è stato allogato , con attenta selezione, il materiale del Museo dei Benedettini e del Museo Biscari.


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S. M. il Re il giorno 21 ottobre 1934 presenziava alla solenne inugurazione della nuova vita dell'insigne monumento ed allo scopri mento di una lapide sulla quale una iscrizione ricorda e comprende sette secoli di storia .

FORLİ

La Rocca di Caterina Sforza.

Con provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri del 18 ottobre u. s. il Governo del Re è stato autorizzato a cedere al Comune di Forlì la rocca di Caterina Sforza. Si viene per tal modo incontro alle aspirazioni di quel Comune, che si propone di restaurare l'insi

gne monumento. E' questo un altro vanto del Regime fascista ; quello di fare in modo che man mano si vengano restaurando ee togliendo dal l'oblio e dall'abbandono queste antiche fortezze veramente meritevoli di tutte le nostre cure e della nostra attenzione. ROMA .

Il restauro della torre dei Conti.

Fra le opere inaugurate per la rinascita di Roma il 28 ottobre u. s. è anche il restauro della torre dei Conti .

Questa antica torre tutta di mattoni , di aspetto tanto caratteristico, che la via dell'Impero aveva già portata in primo piano, dal 28 otto

bre u. s . si erge solenne e maestosa dal suolo, completamente libe rata da tutte le costruzioni parassitarie che l'avvolgevano, la nasconde vano e quasi la soffocavano.

Venne edificata al principio del sec. XIII sopra le rovine del tem pio della Terra « Templum Telluris » e fu così chiamata da Lotario dei Conti , che nel febbraio del 1198 salì sulla cattedra di S. Pietro col

nome di Innocenzo III ; fu ultimata nel 1238 , da Riccardo Conti fra. tello di questo Papa su disegno di Merchionne Arezzo. Questa torre ebbe una storia sanguinosa e gloriosa nel tempo stesso per le azioni svoltesi dalla famiglia dei Conti che diede alla Chiesa

12 papi, venticinque cardinali e numerosi vescovi ed abati , come a Roma diede consoli, senatori e governatori . Da essa prese il nome la contrada ; nel 1620 era ridotta ad un rudero e la Camera Apostolica ne ordinava i restauri continuati poi sotto Urbano VIII ; ma poi co struzioni varie man mano l'assalirono da ogni parte e oggi il piccone demolitore, per volere del Fascismo, ne ha fatto giustizia !


presenta Adriana Come mole dopo la si dell'anno iniziati lavori 1933 fine alla aprile 1931. 21 compiuti ile


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ORIA .

Il Castello e i suoi restauri.

Del castello di Oria (del quale si trovano recenti notizie nel fa scicolo IV -V degli « Atti dell'Istituto di Architettura Miiltare ») sono

Castello di Oria · Sala interna di grande effetto scenografico.

stati iniziati di recente i lavori di restauro per volere del munificente proprietario , il Comm. Avv. Martini Carissimi, sotto la guida dell'Ar chitetto Carlo Ceschi, il quale si è accinto al difficile compito dopo


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avere diligentemente studiato la storia del monumento e ciò che di esso restava .

Nel fascicolo I-II di quest'anno di « Japigia », Rivista di Archeolo gia storia e arte, l'architetto Ceschi pubblica un articolo, col titolo

« Il Castello di Oria ed i suoi restauri » nel quale, esposta brevemente la storia del castello, e fattane la descrizione, mettendo in evidenza

alcuni peculiari pregi artistici, espone i risultati di esplorazioni testè

.CESCHI

" ANGOLO SVD -OVEST DOPO IL RESTAVRO -

Oba

Castello di Oria .

condotte a termine, ed indica quali sono i criteri con i quali, a suo avviso , si deve procedere alla esecuzione dei lavori di restauro.

A questi lavori porterà anche la sua efficace collaborazione la So praintendenza alle opere d'arte della Puglia e ciò è ancora maggiore garanzia per la loro ottima riuscita .

Le illustrazioni , che pubblichiamo sono tolte, col permesso del. l'autore, dall'articolo più sopra citato.


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LA ROCCA DI BRISIGHELLA

Da un importante articolo testè comparso nella bella rivista « Il Comune di Bologna » relativo alla rocca di Brisighella, dovuto alla penna dell'illustre Generale Ludovico Marinelli , apprendiamo con pia cere come di recente siano stati eseguiti in quell'insigne monumento di architettura militare alcuni lavori di rafforzamento che ne assicurano la conservazione.

Però con l'autore dell'articolo siamo dell'avviso che, in virtù del.

l'importanza storico - artistica dell'imponente fortilizio , ai lavori di con solidamento testè eseguiti debbano presto aggiungersi quelli occorrenti per la totale reintegrazione di tutti gli elementi del vetusto manufatto,

affinchè esso possa rivivere del suo antico splendore. GENOVA – La porta del molo vecchio Delle antiche porte monumentali che nei secoli XVI e XVII fu rono erette in corrispondenza dei principali passaggi attraverso alla cinta murata della città di Genova verso terra e verso mare, l'unica

che tuttora rimanga al suo posto è la « porta del molo vecchio ») , insi . gne opera di architettura militare del sec. XVI, disegnata da Galeazzo Alessi. Essa è giustamente ammirata per l'aspetto di maschia robu stezza bene rispondente al suo scopo, non disgiunta da eleganza di forme architettoniche. Nel suo prospetto verso mare è adorna di una

lapide, che ne ricorda la costruzione nell'anno 1553 , dettata , dicesi , dal sommo latinista Jacopo Bonfadio. Galeazzo Alessi, nato a Perugia intorno al 1512 , fu un grande ar chitetto civile ee militare, al quale spetta un posto cospicuo in quel Cin

quecento italiano in cui fu creata la grande architettura del Rinasci mento ; egli lasciò traccia mirabile dei suoi lavori a Perugia, a Milano e a Genova , ove lavorò quasi contemporaneamente nella sua lunga e fattiva attività artistica . Basta solo ricordare di lui la villa Gambiase

a Genova , il palazzo Marino a Milano, i pinacoli della Certosa di Pa via ed i vari tabernacoli per S. Pietro di Perugia, per avere una mi. sura di quello che fu il suo gusto artistico, la sua fantasia , il suo per

fetto equilibrio. Lavorò anche alla cinta pentagonale di Castel S. An gelo al tempo di Pio IV unitamente al Laparelli , Gabrio Serbelloni, Latino Orsini e Ascanio della Cornia .

La porta del molo vecchio di Genova, che è non solo l'unica porta


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ancora rimasta in piedi , ma anche l'unico monumento di archiettura militare dell'Alessi che noi possediamo, si presenta al visitatore in un

triste stato di deperimento e di abbandono. Fortunatamente però ora, mercè il lodevole intereessamento dell'Ufficio dei monumenti di Gt

nova, di quel Podestà, del Consorzio autonomo del porto di Genova e dell'Amministrazione della Guerra verrà presto liberata da alcune costruzioni parassitarie che quasi l'affogano, e completamente restau

rato, se non in una volta sola , in più riprese a misura che le condizioni di bilancio delle varie amministrazioni interessate lo permetteranno. Va segnalato infine l'efficace interessamento posto nella questione

dal Generale del Genio in p . a. Carlo Bruzzo , alla cui privata inizia tiva, si può dire, è dovuto in gran parte il risveglio in Genova di un certo interessamento per i monumenti di architettura militare. VARIE

Dai giornali si apprende che nella sessione del mese di novembre scorso , il Consiglio Superiore per le Antichità e Belle Arti è stato

chiamato a pronunciarsi su varie questioni di tutela archeologica, mo numentale e artistica che il Ministero dell'Educazione Nazionale aveva deferito al suo esame.

Fra l'altro sono stati discussi i progetti di restauri del Castello di S. Giusto a Trieste, che a cura del Comune verrà reintegrato nelle sue forme originarie, nonché delle mura e dei castelli di Marostica, per cui un'apposita elargizione è stata fatta dal Capo del Governo . Particolare rilievo merita il parere espresso sulla necessità di non menomare con squarci e fornici i grandiosi bastioni di Antonio da

Sangallo nella vecchia darsena di Civitavecchia : a questo proposito il Consiglio ha ritenuto di dover affermare come l'importanza storica del monumento , espressione iniziale della rinascente architettura mi litare che segna una delle maggiori glorie del genio italiano, gli attri.

buisce il significato di un insigne cimelio e imponga perciò di mante nere l'opera nelle sue odierne condizioni , ancora perfette, persuaso peraltro che alla tecnica moderna non manchino mezzi di conciliare lo sviluppo fervido di un porto con la conservazione di un minuscolo specchio d'acqua che ha però così essenziale valore d'esaltazione e di ricordo .

Il Ministro dell’Educazione ha approvato tutte le risoluzioni vo tate dal Consiglio .


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BIBLIOGRAFIA

La Società ligure di Storia patria ha di recente pubblicato « Capitolato, contratti e ordinamento del lavoro per la costruzione delle nuove mura di Genova nel

1630-32 » del generale Carlo BRUZZO. Si tratta di un lavoro diligente e paziente che non si ferma alla lettura e tra.

scrizione di documenti tratti dalle polverose « filze » degli Archivi, ma che invece si addentra in un intelligente esame dei documenti stessi per trarne quelle notizie e quei dati che possono riuscire di pratica utilità, e non solo di semplice erudi.

e

zione, all'attento lettore. Allo studio sono annessi molti allegati, riproducenti do. cumenti del tempo nonchè due tavole in una delle quali sono rappresentate le a mura nuove » ( cioè del 1630-32 ) e le « mura vecchie » con le relative porte e

nell'altra la disposizione degli « scarzeratori » ( cottimisti) ai quali vennero affidati i vari tratti di mura da costruire.

Crediamo opportuno, a maggiore chiarimento , trascrivere qui di seguito la

« Premessa », dettata dallo stesso Bruzzo per questo suo lavoro : « La grande cinta, lunga più di dodici chilometri, che dal Capo della Lan. terna per la cresta delle alture che fiancheggiano la Polcevera sale fino alla cima del Monte Peraldo ( q . 489 ) , e quindi discende lungo le alture della destra del Bi.

sagno fino alla foce di quel torrente, fu progettata e decisa nel 1626 per sostituire le trincee e bastie provvisorie di terra e fascine affrettatamente fatte lungo lo stesso percorso nel precedente anno 1625 quando la Repubblica si era trovata in grave pericolo per le armi del Duca di Savoia congiunte con quelle di Francia che ave vano invaso il Dominio e minacciavano la città .

Genova era in quei tempi già munita di una robusta cinta ( che fu poi detta

delle Mura Vecchie ) costruita nel secolo precedente secondo le nuove forme della fortificazione bastionata, ma avendo essa conservato il perimetro stesso delle an

tiche mura medioevali si trovava ora, dopo l'espandersi dei borghi e dopo i pro. gressi frattanto fatti dalle artiglierie, troppo ristretta e incapace di proteggere la città e il porto dai tiri delle batterie nemiche . Era stato allora riconosciuto da

tutti i più pratici dell'arte militare che la difesa della città consisteva nel fortifi care la sommità dei monti che la circondano .

La prima pietra delle nuove mura fu posta nei pressi della Lanterna il 7 di. cembre 1626 dal Doge Giacomo Lomellini con solenne cerimonia, ma non ostante questa funzione inaugurale e i provvedimenti legislativi presi poco dopo per assi .

curare il finanziamento e la esecuzione della grande opera, essa rimase sospesa fino alla primavera del 1630, quando, dopo misure e tracciamenti sul terreno ini. ziati fin dall'autunno precedente da varii architetti che erano al servizio della


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Repubblica sotto la guida di Ansaldo De Mari e il consiglio del P. Vincenzo Ma culano da Firenzuola, si concretò il nuovo disegno definitivo che fu approvato dal Senato .

L'opera ricevette allora un vigoroso impulso e fu poi proseguita con costante

alacrità che permise di condurla al termine alla fine dll'anno 1632 . Il P. Maculano fu consulente , giustamente tenuto in stima , della Repubblica

per le opere di difesa di Genova, Savona, Gavi e altri luoghi . Acquistò poi fama per il recinto del Gianicolo a Roma e per le fortificazioni di Malta. In questo studio sono esclusi i lavori, non previsti nel progetto iniziale,

per

chiudere anche il fronte verso mare dalla Lanterna alla porta di S. Tommaso » . Ci compiacciamo vivamente col generale Bruzzo per questo suo bellissimo stu

dio, nel quale vengono confermate la sua competenza ed il suo zelo di appassionato cultore di architettura militare . Ricordi storici di Oria Messapica · B. P. MARSELLA .

Tipografia Editrice Romana .

L’autore di questo interessantissimo studio critico è stato spinto alla compila zione dell'Opera, oltre che dall'affetto per la città natìa, anche dalla poca cono scenza che si ha di Oria .

Moltissimi, ad esempio, sanno che essa è più antica di Roma di ben sette secoli, ma pochi sanno rendersene ragione, non esistendo più nell'odierna citta dina che rare vestigia della passata civiltà .

Scopo precipuo dell'autore è, quindi, quello di illuminare, cosa che egli viene a fare ottimamente , con una esposizione chiara e precisa di tutti i fatti riguardanti la millenaria città , dalle lontane origini , avvolte in nembi di leggenda , ai giorni nostri .

Il Marsella, che nel compendio dell'opera si è avvalso di scritti o pubblica zioni di illustri concittadini tra i quali cita nella sua prefazione Quinto Mario Corrado, Mario Pagano-Matarrelli, Domenico Albanese e Gaspare Messerquà Papa todero, va elogiato grandemente per questa sua bella iniziativa che ci permette

di conoscer una delle più interessanti città preromane, a torto troppo dimenticata. Nell'esposizione sintetica e logica, si trovano argomenti di sommo interesse che sono direttamente legati alla storia della nostra Italia .

L'autore, che inizia il suo studio dimostrando come la Oria della grande pas. sata civiltà sorgesse, contrariamente a quanto sostengono altri , nel luogo dove

adesso sorge la moderna cittadina di Oria, ci fa conoscere nella prima parte del libro, le bellezze naturali e panoramiche del paesaggio, additandolo anche come meta turistica di grande interesse . Passa , poi, direttamente alla storia della città , iniziando dalla fondazione avvenuta circa 2000 anni dopo la Creazione del Mondo ad opera dei Cretesi , che cambiarono il loro nome in Japigi - Messapi .

Nei seguenti capitoli, dopo aver detto come Oria fosse la capitale della Mes sapia , tratta delle guerre vittoriose che essa sostenne contro la vicina Taranto

fino al 302 a . C. , epoca nella quale tutta la regione si trovò sottomessa all'aquila Romana.


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Nel susseguirsi degli avvenimenti storici nella nostra penisola, l'autore riporta

fedelmente la parte che ne prese la leggendaria città e, se pure in maniera suc. cinta, ci fa osservare attraverso le quattro ère : Antica - Media - Moderna e Con. -

temporanea, l'importanza che ebbe Oria dei Messapi nella storia d'Italia . Di particolare interesse è il periodo della dominazione Sveva durante la quale

Oria si arricchì di un maestoso turrito castello, costruito per la volontà di Fede rico II nel 1228, di cui è cenno anche in altra parte di questo Bollettino, nonchè nel n . IV e V degli « Atti » dell'Istituto di Architettura Militare ( pag. 107 ) .

L'autore, nella sua opera, ne parla estesamente, mettendone in particolare rilievo la poderosa architettura armonizzante con le opere di difesa e di offesa proprie delle fortificazioni medievali .

Nell'appendice viene, inoltre, trattato del Vescovado di Oria, d'antichissima origine, e della cattedrale, vero gioiello d'arte, costruita nel 1750 sulle aree di due altri templi antichissimi andati in rovina . Il volume termina con una rassegna di tutte le chiese minori e degli altri

notevoli particolari della cittadina, nonchè di ragguagli sulla vita economica e civile della città .

L'opera pregevole, oltre che interessare gli abitanti della regione, è certo di sicuro interesse per tutti quanti volessero visitare la città di Oria , potendo , fra

altro, il volumetto servire ottimamente da guida per l'abbondanza dei particolari e per l'inserzione nel testo di belle illustrazioni e chiare piante , che rendono facile al turista la ricerca delle vestigia .

Possiamo dire senz'altro che il notevole sforzo dell'autore nel compilare questa documentata rassegna è stato coronato dal più vivo successo e che egli ha rag. giunto pienamente il suo scopo .

Da lodare incondizionatamente la bella iniziativa che concorre a far conoscere una regione purtroppo ancora poco nota ed a mettere con stile fascista la nostra penisola in una luce sempre maggiore di civiltà . Il volumetto , che è curato in ogni suo particolare, è presentato in una molto decorosa veste tipografica. Alum .

SOMMARIO degli articoli comparsi nel mese di dicembre sulle Riviste in abbonamento all'Ufficio Notizie della Direzione

Superiore del Servizio Studi ed Esperienze del Genio Mese di Dicembre 1934 L'INGEGNERE Gl: interossi morali e materiali degli inventori . Le Metropoluane in tempo di crisi . Gli impianti idrici della Direttissima Firenze- Bologna .

D. E. PIOLA CASELLI R. BRANCOLI DI NAPOLI SALADINI

A. BONI Civico Il

.

.

La cavitazione delle eliche navali. Concorso per la casa rurale .

problema del risanamento delle case rurali ed i suoi riflessi urbanistici.


- 74 -

L'ENERGIA ELETTRICA DE MARCHI Saggio di teoria del funzionamento degli stramazzi laterali. TOTTOLI · L'impianto del Lago d'Idro.

La diga di Val d'Arda . Linea di contatto autocompensata a catenaria e sospensione semplice .

NEGROTTI NISSIM

Telecomunicazioni per alta . frequenza al servizio delle reti di trasporto e di distribuzione di energia elettrica.

POLI

L'ELETTROTECNICA SAVAGNONE

La trasformazione statica della corrente continua in alternata me diante il controllo magnetico di archi nel vapore di mercurio .

BLANK · L'Elettrodotto del Gottardo e la sua costruzione.

N. Rrati · I forni fusorii ad induzione ad alta frequenza nella metallurgia. VALLAURI Scopi e riforme degli Istituti Superiori di Ingegneria. MARCHETTI Tavole grafiche per la risoluzione dei problemi meccanici relativi .

alle linee elettriche di trasmissione con conduttori in rame e in aldrey . Memorandum sul sistema M.K.S. di unità pratiche. GIORGI

ARCHITETTURA ITALIANA RICOTTI E SORMANO Isolato di S. Vincenzo in Via Roma a Torino . AMODIO E NUNZIANTE Aviorimessa per idrovolanti. PogatsCHING Casa in Via Palmieri a Torino .

Faludi · Due sale da spettacolo rimodernate. MIDANA • Alloggio in Torino . .

ONDE ELETTRICHE Esperienze sulla riflessione nell'alta atmosfera di treni d'onde am. mortizzate.

GUTTON

PONTE · Sull'impiego dei campi magnetici per la produzione di onde ultra-corte. CHAUVIERRE

.

Considerazioni sulle detezioni .

Un ricevitore a 16 valvole .

BESSON

REVUE GENERALE DE L'ELECTRICITE LEHMANN

Influenza dello spessore delle bobine induttrici sulle loro fughe in

terpolari.

Contributo allo studio sperimentale della ferro -risonanza .

ROUELLE

MAURER Prove degli organi di rotazione dei contatori . BALMER · La nuova Centrale a motori Diesel della Società Forces Motrices de .

Saint-Galle d'Appenzel. QUEYRON Il laboratorio di Fisica per l'insegnamento . Conduttività elettrica dell'aria nei punti colpiti da fulmine. VIEL .


- 75

I contatori a corrente alternata sotto il punto di vista dell'esercizio .

MAURER

Hak · Calcolo esatto delle bobine cilindriche senza anima di ferro. TESZENER · La perdita di flusso nelle lampade spulite internamente. .

Note sugli olii per trasformatori.

DUPUI

L'UNIVERSO L'attività fotopografica dell'Istituto Geografico Militare . ZANON - Microsismi e sismografi. MORANDINI Notizie antropogeografiche sulla Val di Bassa . SANTI Nava Culto pubblico e religione privata in Cina .

MARCANCA

REVUE MILITAIRE SUISSE

Il passaggio della Marna della 200a Divisione di Fanteria tedesca il 15

GRASSET

luglio 1918 . R. R. · Il Castello di Colombier. .

RASSEGNA ITALIANA BOLLATI L'eroico Fante italiano nelle anguinose battaglie dell'Isonzo. Masi Un'agitata commemorazione di Balilla a Genova nel 1857. BORTOLOTTO · Fase corporativa . Barocco catanese. WOLFEDER L'Italia guerriera nell'Anno XIII . POLITICUS · Politica internazionale.

Pace

O

RIVISTA MARITTIMA MANFRONI

.

Porto Venere, base navale di Genova .

La protezione del naviglio sottile. FEA Cannoni di massima potenza ma di minima efficienza. BIANCO DI S. SECONDO Prove di conservazione al calore di balistiti in presenza di ossido TONEGUTTI di calcio . .

RIVISTA DI FANTERIA MALTESE · Dell'organizzare . SCALA - Cultura civile e cultura militare.

Pollacci · I fronti di combattimento dei minori reparti di Fanteria . BONFATTI · Come si debbono interpretare alcune locuzioni. CARTA Per il più efficace impiego delle nostre armi . .

Il Battaglione di Fanteria nell'azione difensiva .

TORSIELLO

RIVISTA AERONAUTICA VANDONE M. F.

.

La preparazione del motore del primato di velocità. Le caratteristiche sommarie dell'apparecchio da caccia. .


76

SERRA · Della partenza dei velivoli e del progresso dell'aviazione .

L'arma aerea nella guerra decisiva.

ATTAL

LA RICERCA SCIENTIFICA G. ROBERTI

La resistenza alla detonazione dei carburanti.

.

Influenza di una corrente circolare equatoriale sui raggi cosmici.

DE BENEDETTI

Determinazioni sperimentali relative al moto uniforme nelle con

MARCHETTI

dotte forzate per forza motrice.

Studio sull'alleggerimento dei veicoli terrestri. L'INDUSTRIA CHIMICA Il sistema ternario rame argento cadmio .

LOSANA VERNAZZA

Decomposizione di nitrati e nitriti di metalli presentanti valenze

-

diverse . SOLDI

I problemi del rifornimento di ossigeno nella difesa collettiva contro ag.

gressivi chimici. RAFFELI · Sulla ricerca della sorbite nei vini .

G. Buogo · Determinazione colorimetrica dell'acido fosforico lecitinico . A. BARETTA La fabbricazione in Italia degli acceleranti ed antinvecchianti della gomma elastica .

Mese di Gennaio 1935 IL CEMENTO ARMATO F. Jodi · Calcolo speditivo della elisse di elasticità di sistemi elastici complessi . G. LAMBERTINI

L'Albo dei costruttori g . n .

Nuove applicazioni del cemento

armato .

V. R. · Ponte sul Malone a Cario Canavese .

ARCHITETTURA DEL DEBBIO · Colonia elioterapica dell'Opera Nazionale Balilla a Roma. C. VANNONI · Palazzo delle opere pubbliche a Bari . .

HERBERT · Appartamenti su due piani in edifici di abitazione in America. Colonia Marina a Riccione.

Sor-Sas

Concorso per il piano regolatore e di ampliamento di Piacenza.

MORETTI

ELETTROTECNICA Hug · L'aumento di capacità dei mezzi di trasporto . CHIODI

.

Le perdite addizionali nei trasformatori a rapporto variabile.

Lucchi · Misure di capacità e smorzamento del galvanometro balistico . CALABRESE

Sulla stabilità delle macchine sincrone .


- 77 ENERGIA ELETTRICA Motta · L'energia elettrica e i suoi prezzi. Alocco

La tecnica della produzione di ioni artificialmente accelerati per le disin

.

tegrazioni nucleari.

MARCELLO · Sulla progettazione delle traverse fondate su terreni permeabili. Regolazione dei laghi.

BORDINI

POLETTINI · Influenza degli squilibri di corrente sul F. D. P. dedotto dal rapporto delle letture di due strumenti wattmetrici con inserzione Aron .

L'INGEGNERE

VEZZANI - I trasporti automobilistici e la sistemazione della rete stradale in Italia . CHIODI - Concorso per lo studio di progetti di edifici antisismici a struttura d'acciaio. UMILTÀ · Cementi e agglomerati cementizi. Civico · Notizie e commenti di urbanistica . O

.

L'UNIVERSO PULLÈ · Le divisioni territoriali ed amministrative dell’U . R. S. S.

MORANDINI · Notizie antropogeografiche sulla val di Fassa . GHERLANDINI Relazione sui lavori di rilevamento eseguiti per lo studio del piano .

regolatore di Tripoli. SANTI Nava · Il viaggio di Sua Maestà in Somalia .


1

1


-

- 79

LIBRI ENTRATI NELLA BIBLIOTECA DELL'ISTITUTO dal giugno 1934 - XII al 31 dicembre 1934 -XIII SPERANDIO TOMMASO : Breve compendio dell'arte militare con sentenze et esempi di molti autori · Tip . A. Pirelli, Venetia 1628. Acquisto .

SCANO Dionigi : Forma Kalaris · Tip. Soc. Ed. It. Cagliari, 1934 · Dono del sig . ge nerale Clausetti .

Sartori Uco : Trieste 1934-XII · La storia, la vita, il domani · Stab. Tip. Nazionale, Trieste, 1934-XII · Dono sig . gen . E. Clausetti . ALTONI GIOVANNI: Il soldato · Tip . Volcmartiman German Firenze 1604. - Acquisto . PORRONI ANNIBALE : Trattato universale militare moderno Tip . F. Nicolini, Ve. netia 1676 · Acquisto . .

SCHIARINI POMPILIO : La battaglia di arresto sull'altopiano di Asiago ( collana di

monografie storiche sulla guerra 1915-18) · Tip. Regionale, Roma, 1934-XII Dall'Ufficio Storico Min. Guerra.

Baldini ALBERTO : Con la IV Armata alla prima difesa del Grappa ( collana di mo. nografie storiche sulla guerra ( 1915-18) · Tip . Regionale, 1934-XII · Dall'Uf. ficio Storico Min . Guerra .

FILANGIERI RICCARDO : Castel dell'Ovo nelle sue più antiche rappresentazioni ( 1352. 1465) - Tip . A. Nicolini, Napoli , 1931 -XII · Dono dell'autore . Pieri Pirro : La crisi militare nel rinascimento · Napoli , Riccardo Ricciardi , 1934 · .

Acquisto .

CoEn -Cagli e BERNARDINI D .: Notizie sui porti marittimi italiani · Tip . L. di Pi. rola G. di Enrico Rubini · Milano 1905 · Acquisto . BOLLATI AMBROGIO : L'ultima guerra dell'Austria -Ungheria 1914-18 . Relazione uf. ficiale · Poligr. dello Stato , 1934 · Dall'Ufficio Storico del Min . Guerra . .

.

REDINI ALDERICO : L'opera dell'Arma del Genio alla fronte italiana nella guerra mondiale · Roma , 1934 .

Dall'Ufficio Storico Min . Guerra .

ISPETTORATO GEN10 : Istruzione sui materiali di collegamento per la fanteria · Sta. zione ottica mod . 33 per fanteria · Tip. Ist. Poligr. dello Stato, Roma 1934-XII. ISPETTORATO DEL GENio : Istruzione sui materiali di collegamento per la fanteria ·

Materiale radiotelegrafico stazione R. F. 1 mod. 33 per fanteria - Roma, 1934-XII. .

Lusi Luigi : Il II Corpo d'Armata in Francia · 1934 -XII · Dono dell'autore .

Grossi Enea : Eroi e pionieri dell'ala ( dizionario biografico dell'Aeronautica Ita liana) . Tip . Arti Graf . F.lli Magnani

.

Milano 1934 · Acquisto .

MARINELLI LUDOVICO : Le forze armate nelle guerre future - Estratto dalla Rivista « Credere », Bologna, 1934-XII · Dono dell'autore . .


80

POMARES FRANCESCO : Li regni di Spagna e di Portogallo · Sei belle tavole incise in rame , 0,50 x 0,56 · Con dedica all'invitto ed immortale Pio VII · Valenza, 1818 · Proveniente dagli Archivi dell'ex Museo del Genio Militare . Piazza Carlo MARIA : Conferenza tenuta in seguito al raid in aeroplano da Bologna

a Venezia e nella guerra di Libia 1911-12 · Dattilografato • Dono della fami .

glia Piazza .

Del Vecchio B .: Le siège de Rome · Recit . historique · Tip. Vancy Genève , 1819 Acquisto . ACCIAIOLI VINCENZO, Rossi G. G. , Segni BERNARDO , SASSETTI Filippo e ALBIZZI AN . TONIO : Vite di uomini d'arme e d'affari del sec . XVL narrate da contempo

ranei · Tip . Barbera · Firenze 1866 · Acquisto . ZAMBONI CAMILLO : Cronaca del Castello di Minerbio 1855 · Acquisto .

Tip . Ditta Sani, Bologna,

CalzECCHI ONESTI Carlo : Il Castello visconteo di Pavia - Tip. Editr . Romana,

Roma · 1934 · Edito per conto dell'Istituto Architettura Militare Italiana . .

Troili Giulio detto PARADOSSO : Paradossi per praticare la prospettiva senza

sa

perla · Tip. Graf. Longhi - Bologna 1683 · Acquisto . BORRONI BARTOLOMEO · Storia geografica-politica dei Paesi Bassi · Dalla loro origine .

Acquisto .

all'anno 1790 inclusi

BONTEMPELLI Massimo : Noi gli Aria · Interpretazioni sud americane - Tip . Filip Dono della casa Editrice . GUGLIELMOTTI ALBERTO : I bastioni di Antonio da San Gallo disegnati sul terreno

poni , Roma , 1934-XII

.

per fortificare e ingrandire Civitavecchia l'anno 1515 · Tip. Belle Arti, Ro. ma 1860 • Acquisto . CHIERICI Gino : Castel del Monte secolo XIII . Fasc . I : dei « Monumenti italiani » , rilievi raccolti a cura della Reale Accademia d'Italia Libreria dello Stato , Roma 1934. Acquisto .

Ceschi Carlo : Il Castello di Oria e il suo restauro · Tip . Cressati, Bari 1934. Dono del Comm . Martini Carissimi .

CORDICNANO P. Fulvio : L’Albania attraverso l'opera e gli scritti di un grande mis. sionario italiano , il P. Domenico Pasi ( 1817-1914 ) · Tip . Istit. per l'Europa .

centrale, Roma 1933. Acquisto. Paliotta Desiderio : Il Castello di Caldarola - Tip. Fililfo , Tolentino 1934. Dono della famiglia Pallotta . MONTÙ Carlo : Storia dell'Artiglieria italiana , dalle origini al 1815 · Edita dalla Rivista Artiglieria e Genio , Roma 1934. Acquisto . VENTURINI DOMENICO : Dante Alighieri e Benito Mussolini Casa Edit . « Nuova .

Italia » , Roma 1934. Acquisto .

Fabri Ottavio : L'uso della squadra mobile con la quale per teorica et per pratica si misura geometricamente ogni distanza ecc . · Tip . F. Barilleti, Venezia 1598 . Acquisto .

CHODZKO LIONARDO : Relazione storica, politica, legislativa, scientifica, letteraria del. la Pollonia · Tip . G. P. Pozzolini e C. , Livorno 1831. Acquisto .


81

CORNA ANDREA : Castello e Rocche del Piacentino

Tip. Unione Piacentina . Pia .

cenza 1913. Acquisto .

Geloso Carlo : La 654 Divisione (collana di monografie storiche sulla guerra 1915. 1918) - Tipogr. Regionale, Roma, 1934-XII · Dall'Ufficio Storico Min . Guerra . PORTA GIUSEPPE : Con l'820 Fanteria sul Piave ( Collana di monografie storiche sulla guerra 1915-1918) Tipogr. Regionale, Roma, 1934 -XII Dall'Ufficio .

storico Minist . Guerra .

MAZZETTI OTTORINO : Dal piede delle mura di Col di Lana ( giugno 1915-aprile 1916) ( Collana di monografie storiche sulla guerra 1915-18) · Tipogr. Regio nale, Roma , 1934-XII Dall'Ufficio storico Minist. Guerra . FERRETTI FRANCESCO : Diporti notturni · Tip . F. Salvioni , Ancona 1580

Acquisto . Acquisto . Tip. Arti Graf. Tummi.

MONTROSYER EUGÈNE : Les peintres militaires · Tip . H. Lannette, 1881 SPACCARELLI ATTILIO : L'isolamento della Mole Adriana

nelli , Roma, 1934 · Dono sig . gen . Clausetti . N. N .: Statuto fondamentale del Circolo militare dei zappatori della Civica Ro. mana Stamperia della R. C. A. , Roma, 1849 · Acquisto . QUAZZA ROMOLO : Mantova attraverso i secoli Tip. « La Voce di Mantova »), Mantova , 1933 -XI - Dono del Municipio di Mantova . .

PAGANO F. MARIA : Istruzione sulla fortificazione di campagna e risultamenti di teoria e di espeirenza applicabili alla pratica delle costruzioni Reale Tip. Militare - Napoli 1841 · Acquisto .

HERTTENSTEIN : Cahiers de Mathématique a l'usage de Messieurs les Officiers de l'Ecole Royale d'artillerie de Strasbourg · Tip . Doulssechu, Strasbourg, 1737 Acquisto . Ricci ANTONIO : Memorie storiche del Castello e Comune di Carmignano · Tip . S. Belli , Prato , 1896 · Acquisto .

N. N .: Guida della Esposizione Aeronautica Italiana

.

Tip . Bestetti , Milano ,

1934 · Dono del sig . gen . Enrico Clausetti .

N. N .: Saggio di una istruzione per la manovra e costruzione de' ponti militari e passaggio de' fiumi · Ponti e Castelli , Napoli , 1839

Acquisto .

VARII : Abrégé chronologique de l'histoire de Espagne et de Portugal · Tip. He. rissant, Paris, 1765 · Acquisto . H. MALOREY : Du vieux tours aux Chateaux de la Loire 1924

.

-

Tip . H. Malorey, Paris,

Acquisto .

Fasc . IV del 1933 · Acquisto . FRANCIOSI PIETRO : Raccolta di documenti inediti riferentisi ai primi volontari Sanmarinesi che presero parte alla guerra del 1848-49 Tip. N. Zanichelli, Bologna , 1934 · Dono dell'Autore .

Archivio Storico per la Calabria e la Lucania

.

.

PIROLI DANTE : Origine, struttura e vicende geologiche del Monte Titano

.

Arti

Graf . S. Marino, 1934 · Dono del sig . gen . Clausetti .

Grosso Mario : Cronologia delle Colonie Italiane Dono del sig . gen . Clausetti . MARINELLI Ludovico : Castelli Romagnoli scomparsi gna 1933 · Dono dell'Autore.

Edit. Col-Ital., Roma . 1934 . .

Stab . Tip . Riuniti , Bolo


-

82

CONTINI L .: L'Aviazione Italiana in guerra Edit . 0. Marangoni , Milano · Dono della Signora Timina Caproni -Guasti . SAVERIO LAREDO DE MENDOZA : Gabriele d'Annunzio Aviatore di Guerra - Docu . menti e testimonianze Impresa Editoriale Italiana , Milano , 1931 Dono della Signora Timina Caproni -Guasti . .

.

.

.

Mattioli Guido : Renato Donati, lo scalatore della 'stratosfera · Editrice l’Avia .

zione, Roma Dono della Sig.a Timina Caproni -Guasti . ARMANI ARMANDO : Ex alto ad signum Aneddoti ed episodi di bombardamenti .

aerei 1915-1918 · Tipogrfia del Senato , Roma · Dono della Sig.a Timina Ca. proni - Guasti .

BARBERO T. L .: 1 cento aeroplani Caproni 1909-1930 · Edizioni Aeronautica · Riv . Mensile Internazionale illustrata , Milano Guasti .

Dono della Sig.a Timina Caproni.

.

CAPRONI : Aeroplani Caproni Stamperia e Tipografia Industriale Solferino, Mi. lano · Dono della Sig.a Timina Caproni-Guasti .

Esposizione dell'Aeronautica Italiana · Giugno -Ottobre XII - Catalogo ufficiale Dono della Sig.a Timina Caproni -Guasti . AUTORI VARII : Gli uomini illustri di Macerata

Numero unico in occasione delle

.

celebrazioni marchigiane di agostosettembre 1934-XII · Dono del sig . Gio. vannni Spadoni, Bibliotecario della Biblioteca Mozzi- Borsetti di Macerata. MUSSOLINI BENITO : Scritti e Discorsi dal 1927 al 1928 · Tip . Ulrico Hoepli , Mi. lano , 1934 - Acquisto .

Id . id .: Scritti e Discorsi dal 1925 al 1926 - Tip . Ulrico Hoepli , Milano , 1934 -

.

Acquisto . GALASSINI ADOLFO : A Pietro Rovetti - vittima del dovere ( 25° anniversairo della

morte ) - Tip . Bassi e Nepoti , Modena, 1934 · Dono della Famiglia Rovetti . N. N .: Anciens monuments de l'Europe, chateaux, demeures feodales, forteres. ses , citadelles, ruines historiques etc. Tip . Renault et C. , Paris Acquisto . PANTANELLI ANTONIO : Francesco Di Giorgio Martini , pittore, scultore e architetto .

.

Senese del Secolo XV · Tip . Ignazio Cati , Siena , 1870 · Acquisto . Govoni PIETRO : L'origine del Danubio ecc . ( 40 figure di citta fortificate) · Tip . Gioffredo Longhi , Bologna , 1685 Acquisto . N. N .: Historia delle campagne imperiali - Tip . Stefano Curti , Venezia, 1697 · MARINELLI LUDOVICO : Le drappelle al 6° Reggimento Genio Tip . Azzoguidi, .

Bologna, 1934 - XIII - Dono dell'Autore .

N. N .: 11 telegrafo , ossia descrizione della macchina nuovamente ritrovata in

Parigi per trasmettere in brevissimo tempo a grandi distanze qualunque no tizia

Tip . Baumeister , Vienna , 1794 · Acquisto . .

Labo Mario : Biblioteca d'arte illustrata · Giovambattista Castello · Tip. Soc . Edit. d'Arte illustrata , Roma, 1920 · Acquisto. Bruzzo Carlo : Capitolato , contratti e ordinamento dei lavori per la costruzione delle nuove mura di Genova XII - Dono dell'Autore .

nel 1630-32 · Tip . Don Bosco, Genova , 1934 .


83

Giccioli Giulio QUIRINO : La Reale Insigne Accademia di S. Luca nella inaugu . razione della sua nuova sede · A. 934-XII - Tip . Castaldi , Roma, 1934 · Dono del sig. gen. Clausetti .

N. N .: Atti del I Congresso Regionale Ligure di Ingegneria , Architettura e Co. struzioni civili, navali e meccaniche in Genova - Tip . F.lli Cabella , Genova , 1902 · Dono dell'Editore . .

N. N .: Piano Regolatore del Foro Mussolini - Tip . Off . Graf. Mantero , Tivoli , 1934 · Dono della Tipografia Mantero . MINISTERO GUERRA : Prontuario pel pagamento delle competenze al netto spet .

tanti agli Ufficiali di tutte le armi e corpi dal 16-4-1934-XII

.

Dal Ministero

Guerra, Ufficio Pubblicazioni .

N. N .: Geometria e fortificazione militare ( 1700 ? ) Acquisto . Moisè Filippo : Storia dei dominii stranieri in Italia dalla caduta dell'Impero Romano in Occidente fino ai nostri giorni · Voll . 5 . Tip . Batelli e C. , Fi. Acquisto . GEROLA GIUSEPPE : Le fortificazioni di Napoli di Romania Tip . Ist . Arti Graf. Bergamo, 1934-XII · Dono dell'Autore . MARINELLI LUDOVICO : La Rocca di Brisighella Bologna, 1934-XII Dono del. renze , 1839

.

.

l'Autore .

ACCADEMIA S. Luca : Arti e memorie della R. Accademia di S. Luca ( Voll. 4 ) · Tip . Edit . Romana , Roma, 1913-14-15-16 . Dono del sig . gen . Clausetti . .

SAVORGNANO GIOVANNI : Raccolta di diverse composizioni sopra le vittorie acqui. state in Fiandra dal serenissimo Alessandro Farnese Duca di Parma et di Piacenza etc. Tip. Erasmo Viotto, Parma, 1586 · Acquisto . .

Tip . Lumachi , Firenze, 1906 · MARESCIALLO DI MONTLUC : La Guerra di Siena Acquisto . RONDONI G .: Arte Storia nel Convento e Chiesa de' SS. Jacopo e Lucia di S.

Miniato al Tedesco · Tip. Giovannelli, Castelfiorentino, 1904 · Acquisto. RONDONI G .: Uno sguardo alla Rocca ed alla storia di S. Miniato al Tedesco Tip. Giovannelli, Castelfiorentino, 1904 Acquisto . ORSINI Uco : Apologia della Rivoluzione Fascista Tip . Mantero , Tivoli 1934 Acquisto . VALORI Aldo : Il Leone del « Battaglione Nero » ( Pietro Toselli) Tip. Ardita, .

Roma, XIII · Dono del sig . gen . Enrico Clausetti . Tip . Mantero, Tivoli , 1934-XIII · Dono del sig. gen . Enrico Clausetti . ERNESTO CORDELLA : L'artiglieria della Brigata Albertone ad Adua ( 1 ° marzo CAPORILLI PIETRO : Baracca

Memorie di guerra aerea

.

1896) · Roma, Sindacato Italiano Arti Grafiche · Dono del sig. gen. Clausetti. ERNESTO CORDELLA : Verso l'Elila

-

Roma , Istit . Poligraf . dello Stato, 1931 - IX .

Dono del sig . gen . Clausetti .

ORESTE FERDINANDO TENCAJOLI : Un eroe del Col di Lana · Rodolfo Grimaldi-Casta Livorno, Off. Graf. G. Chiappini, 1935-XIII · Dono del sig. gen . Clausetti. .


84

DOMENICO CASIMIRO PROMIS : Monete ossidionali del Piemonte, battute durante

gli assedii delle citta di Nizza, 1533 ; Vercelli, 1617 e 1638 ; Casale, 1628 e 1630 ; Cuneo , 1611 ; Alessandria 1746 Torino, Librer. Antiquaria Patristica, 1903 · Acquisto . GIACOMO LOMBROSO : Vite dei Primarii Generali ed Ufficiali italiani che si di.

stinsero nelle guerre napoleoniche dal 1796 al 1813 · Milano, 1843, Borroni e Scotti Tip. · Acquisto . .

.

FABRIZIO PINTO : Salerno assediata dai Francesi

Napoli, 1653 , Luc'Antonio di

Fusco , Tip . · Acquisto .

GEREMIA CHINALI : Il Castello di Caprese e Michelangelo Buonarroti Stab. Tip. Bellotti · Acquisto.

Arezzo,

GIUSEPPE MARIA BONOMI : Il Castello di Cavernago I Conti Martinengo Col leoni . Bergamo , Stab . F.lli Bolis, 1884 · Acquisto . LÉON HEUZEY : Les operations militaires de Jules César Paris, Librairie Ha Acquisto . chette, 1886 .

-

BRUNO MARIA APOLLONI: Opere architettoniche di Michelangelo a Firenze

Il 1

Fascicolo su 1 Monumenti Italiani

Rilievi a cura della Reale Accademia

d'Italia - Roma , 1934- XIII, Libreria dello Stato Acquisto . Roma , Edizioni ORESTE TARQUINIO Locchi : La Provincia di Pesaro e Urbino G. LUIGI CERCHIARI : Terracina e il Circeo · Edizioni Latina Gens , Roma, 1934 XIII · Dono del sig . T. Locchi .

Riviste e Periodici varii ( Biblioteca dell'Istituto ). Le Vie d'Italia e del Mondo ( abbonamento ) . Augustea ( abbonamento ) . Rassegna e Architettura ( abbonamento ). Latina Gens (abbonamento ). Rivista « Artiglieria e Genio » ( cambio ) .

Rivista « Roma » ( abbonamento ) . Rivista « Esercito e Nazione » ( cambio ) . Bollettino dell'Ufficio Storico ( cambio ) . Minerva ( abbonamento ). Rivista Marittima ( cambio ).

L'Ordine Corporativo ( omaggio ). Il Secolo Fascista ( abbonamento ) .

Archivio Storico per la Calabria e la Lucania · Fasc . I ee II 1934 ( cambio) . Italia Fascista (abbonamento ).

Carnet de la Fourragère ( Bruxelles) · Luglio (cambio ). Bullettino Senese ( cambio) . Bollettino radiotelegrafico del R. Esercito ( cambio ).

Quaderni di Segnalazione ( omaggio ). 'Rivista di Commissariato e dei Servizi amministrativi militari ( cambio) . Fascicoli II ee IV, 1934 ( cambio) . Hädtörtenelmi Körlemenyék ( Budapest)

!


+


-

87

NECROLOGIO

Il giorno 26 agosto u . s . decedeva in Camerano il Comm . Deside rio Pallotta Conte della Torre del Parco, ten . col. di cavalleria in con

gedo. Si è spento con lui non solo una nobile figura di cittadino e di soldato, ma anche un intelligente amatore di architettura militare . Pro pietario del Castello Pallotta di Caldarola (Macerata) dedicò al re stauro ed alla resurrezione di questo antico monumento anni di studi

severi e di appassionato lavoro con vera competenza e con aristocratico disinteresse, giacchè egli sempre provvide a tutto , completamente a sue spese , senza chiedere mai alcun concorso finanziario da parte degli enti che pure dovevano avere a cuore il vetusto castello . Per completare le sue cognizioni di architettura militare visitò e studiò molti castelli di

Provenza, della Val d'Aosta e di varie parti d'Italia ; nè mancò d'al tra parte di tenersi al corrente di tutto quanto si faceva in Italia per

la conservazione dei monumenti e per i progressi della storia del l'arte, onde spesso portò il suo fattivo contributo nelle Commissioni di cui fu membro e nelle molte Associazioni ed Enti culturali cui appar teneva, fra cui l'Istituto di Architettura militare.

L'Istituto Storico e di cultura dell'Arma del Genio ha perciò ap preso con vivo dispiacere la notizia della Sua dipartita ed invia alla

vedova N. D. Antonietta dei Conti Bosdari ed alla famiglia le più vive condoglianze.

Il 17 dicembre u. s. moriva in Piverno (Aosta) più che novan tenne, il tenente Generale del Genio Finardi nob. Zaccaria . Nato nel 1843 , nel 1859 si arruolo e combattè volontario nel 30

Regg. Cacciatori delle Alpi, e nel 1860 nel 2º Battaglione Bersaglieri dell'Esercito Meridionale.

Nel 1862 entrava nell'Accademia Militare di Torino, uscendone nell'anno successivo sottotenente del Genio . Indi frequentò con esito

brillante la scuola di guerra , aprendosi così la via maestra dello Stato Maggiore; appassionato cultore però dell'ingegneria militare, preferì

rimanere nell'arma del genio, ove trovò un campo più idoneo per espli.


88

care le sue attitudini essenzialmente tecniche, in modo da riuscire uno degli ufficiali più colti e studiosi che abbia avuto l'arma del Genio .

Gl'incarichi speciali prima dell'insegnamento all'Accademia ed alla Scuola d'Applicazione d'Artiglieria e Genio, poi della direzione delle Officine del Genio a Pavia, indi a Firenze quale Comandante del Reggimento Telegrafisti, allora centro di studi ed esperienze per le va rie applicazioni scientifiche all'arte militare, dimostrano in quale con siderazione fosse ritenuta la sua non comune cultura .

Promosso maggior generale , nell'ottobre del 1901 , fu nominato Comandante del Genio militare di Torino , carica che mantenne fino al 1904 , anno in cui divenne Ispettore delle Truppe dell'Arma del Genio .

Fu collocato in p . a. nel 1905 ed a riposo nel 1909. Era decorato di molte onorificenze cavalleresche, nonché della

medaglia della Campagna d'Indipendenza d'Italia con le fascette delle Campagne del 1859-60-61 e 1866, nonchè della Medaille militaire »

francese, quale superstite della campagna di guerra del 1859. Egli fu , oltre che un vero soldato, anche un ottimo maestro ; molti dei suoi vecchi allievi lo hanno già preceduto nel regno delle ombre e del mistero, ma quelli che restano, ad onta del lungo tempo tra scorso dai giorni lieti dello studio e della giovinezza, lo ricordano an cora con affetto ee rivolgono oggi alla Sua memoria un pensiero ricono scente e devoto.

Generale Finardi , a noi !


|

.

1


- 91 –

ATTI RELATIVI ALLA COSTITUZIONE ED AL FUNZIONAMENTO DELL'ISTITUTO

R. DECRETO col quale è costituito in Roma l'Istituto Storico e di Cultura dell'arma del genio ☺ VITTORIO

EMANUELE

III

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

VOLONTÀDELLA

RE D'ITALIA .

Visto il R. Decreto 5 febbraio 1911 , col quale fu costituito in Roma il Museo storico dell'arma del genio.

Ritenuto che l'efficace sviluppo assunto in questi ultimi anni dal Museo suddetto, dopo la creazione nel suo seno dell'Istituto di architettura militare, rende opportuno una migliore e più utile sua sistemazione ;

Sulla proposta del Capo del Governo, Primo Ministro segretario di Stato e Ministro segretario di Stato per gli affari della guerra : Abbiamo decretato e decretiamo : Articolo unico.

In sostituzione del Museo storico del genio è costituito in Roma

un Istituto storico e di cultura dell'arma del genio, il quale sarà retto da apposito statuto, visto, d'ordine Nostro, dal Ministro segretario di Stato per la guerra .

Al predetto Istituto, oltre alle mansioni già spettanti al Museo in base al R. Decreto 5 febbraio 1911, sono affidati anche genio del i compiti seguenti : ( 1 ) Pubblicato nella dispensa n . 52 del Giornale militare ufficiale del 1934 -XII ( Circolare n . 686) .


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a) provvedere alla raccolta , custodia e messa in valore di tutta la documentazione relativa alla Storia dell'arma del genio e dell'ar chitettura militare ;

b) funzionare da centro di cultura storica e tecnica sia per gli ufficiali della detta arma che per tutti gli studiosi in genere di disci pline affini alla tecnica militare ; |

c) funzionare da organo di propaganda di carattere tecnico mi litare per le scolaresche e per le organizzazioni culturali giovanili create dal Regime .

Il predetto Nostro Ministro è incaricato della esecuzione del pre sente decreto, che sarà registrato alla Corte dei conti . Dato a S. Rossore , addì 28 giugno 1934. Anno XII . Firmato : VITTORIO EMANUELE

Contrassegnato : MUSSOLINI Registrato alla Corte dei conti , addì 25 agosto 1934-XII Guerra , Registro n . 22 , foglio n . 27 . CAVALLARI .

1

DECRETO MINISTERIALE che approva lo Statuto dell'Istituto Storico e di Cultura dell'arma del genio ☺ IL CAPO DEL GOVERNO PRIMO MINISTRO SEGRETARIO DI STATO E MINISTRO SEGRETARIO DI STATO PER LA GUERRA

Visto il R. decreto 28 giugno 1934 col quale è stato creato l'« Isti tuto Storico e di Cultura dell'arma del genio ) ; Decreta : Art . 1 .

E ' approvato l'annesso statuto dell ' « Istituto Storico e di Cul. tura dell'arma del genio » , in esecuzione di quanto prescrive il R. decreto sopracitato . ( 1 ) Pubblicato nella dispensa n . 52 del Giornale militare ufficiale del 1934-XII ( Circolare n . 687 ) .


93

Il presente decreto sarà comunicato alla Corte dei conti per la registrazione.

Dato a Roma, lì 4 luglio 1934-XII. p . Il Ministro IL SOTTOSEGRETARIO

F.to : BAISTROCCHI Registrato alla Corte dei conti , addi 25 agosto 1934-XII Guera, Registro n . 22 , foglio n . 28 . CAVALLARI.

STATUTO dell'Istituto Storico e di Cultura dell'arma del genio Art . 1 .

L'Istituto Storico e di Cultura dell'arma del genio ha sede in Roma in un fabbricato demaniale sito nel Parco della Vittoria ( Monte

Mario) e dipende dal Ministero della guerra e per esso dall'Ispetto rato del genio. Sono suoi fini:

1. - Raccogliere e custodire : a) tutta la documentazione relativa alla storia dell'arma del

genio, dell'architettura militare e degli architetti militari ; b) i cimeli ed i ricordi delle più nobili gesta dell'arma, sia in pace che in guerra.

2. - Preparare ed ordinatamente esporre al pubblico rappresen .

tazioni plastiche ed iconografiche delle maggiori manifestazioni di

carattere non riservato) dell'attività dell'arma del genio , perchè ser vano come utile propaganda e meta di visite istruttive specialmente da parte delle scolaresche e delle organizzazioni culturali giovanili create dal Regime.

3. · Provvedere alla pubblicazione di un notiziario che dia conto dell'attività dell'Istituto .

4. - Cooperare alla divulgazione degli studi di architettura mi litare .

Art . 2 .

Il funzionamento dell'Istituto è disciplinato da un regolamento in terno, approvato dal Ministero della guerra.


94

Art . 3 .

Sovraintende all'Istituto un direttore, scelto fra gli ufficiali gene rali del genio in congedo. Egli è coadiuvato da un vice direttore e da un ragioniere del genio. Sono tutti nominati dal Ministero della guerra su proposta del l’Ispettorato del genio . Art . 4.

Il direttore è coadiuvato da una consulta di 6 consultori nominati

dal Ministero della guerra su proposta dell'Ispettorato del genio e scelti quattro fra ufficiali generali e superiori del genio, sia in attività di servizio che in congedo, e due fra personalità note per i loro studi nel campo della storia, dell'architettura e dell'ingegneria , questi ul. timi saranno designati dai rispettivi sindacati a richiesta del Ministero della guerra . Art . 5 .

Per la manutenzione dei locali e per le spese varie da sostenere per il funzionamento e per l'incremento dell'Istituto è fatta una asse

gnazione annua dal Ministero della guerra, sulla quale il direttore do. manda le anticipazioni al Ministero stesso e su di esse rende conto

giusta le norme sancite dalla legge e dal regolamento di contabilità generale dello Stato . Art . 6 .

Per la gestione del materiale di dotazione dell'Istituto saranno in massimo osservate le norme che regolano il servizio ee la contabilità del. le biblioteche militari di presidio, Art . 7 .

Ai servizi di vigilanza, di pulizia e di custodia dell'Istituto sarà provveduto con personale operaio dall'Ufficio fortificazioni di Roma . Roma, addì 4 luglio 1934-XII. p . Il Ministro IL SOTTOSEGRETARIO

F.to : BAISTROCCHI


95

Nomina del personale dirigente dell'Istituto storico e di cultura dell'Arma del Genio.

Con dispaccio N. 22049 in data 17 settembre 1934-XII il Ministero della Guerra (Gabinetto ), su proposta dell'Ispettorato del Genio deter minava che il generale di brigata della riserva Clausetti Comm . Enrico venisse nominato direttore dell'istituto storico e di cultura dell'arma

del genio, e fosse coadiuvato dal Tenente Colonnello del genio Caniglia Cav. Vincenzo, quale vice-direttore, e dal ragioniere geometra prin cipale del genio Battilossi cav . Fausto. DECRETO di nomina della Consulta dell'Istituto storico e di coltura dell'Arma del Genio. IL CAPO DEL GOVERNO PRIMO MINISTRO SEGRETARIO DI STATO MINISTRO SEGRETARIO DI STATO PER LA GUERRA

Visto il R. Decreto 28 giugno 1934 col quale venne costituito in Roma l'Istituto storico e di cultura dell'arma del genio ;

Visto l'art. 4 dello statuto dell'ente suddetto, approvato con de creto ministeriale 28 giugno 1934 ;

Viste le designazioni fatte dal sindacato nazionale fascista inge gneri con lettera 5 novembre 1934, n . 13168 ; Decreta :

A comporre la consulta prevista dall'art . 4 dello statuto dell'Isti tuto storico e di cultura dell'arma del genio, approvato con decreto ministeriale 28 giugno 1934, sono nominati i seguenti membri : S. E. il Generale di corpo d'armata nella riserva Maggiorotti gr. uff. ing. Leone Andrea ; S. E. il prof. Giovannoni gr. uff . arch . Gustavo Accademico d'Italia ;

il maggior generale in p . a. Puglieschi comm . ing. Ubaldo; il prof. Stellingwerft dott. ing. Giuseppe ;

il ten. colonnello del genio in s. p . e. Gatta cav . Federico ; il maggiore del genio in s. p. e . D'Amico cav. Quirico Alfredo.


-- 96

Il presente decreto sarà comunicato alla Corte dei Conti per la registrazione. Roma, 26 novembre 1934-XIII.

p. Il Ministro : BAISTROCCHI.

Registrato alla Corte dei conti, addì 6 dicembre 1934 -XIII, Regi

stro N. 30 Guerra, foglio N. 48. · Cavallari. G. M. · Dispensa 73 - Circolare 967. .

Verbale della Sedute inaugurali della Consulta .

Il giorno 11 gennaio del 1935 -XIII nella biblioteca dell'Ispettorato del Genio si è riunita per la prima volta la Consulta dell'Istituto col seguente ordine del giorno :

1. Insediamento della Consulta da parte di S. E. l'Ispettore . 2. Relazione del Direttore sul funzionamento dell'Istituto . 3. Nuova sede .

4. Eventuali rapporti con l'Ispettorato dell'istruzione pre e post militare .

5. Pubblicazioni e propaganda . 6. Designazione di consultori per speciali incarichi. 7. Comunicazioni varie .

La seduta è aperta alle ore 16,20 .

Sono presenti il direttore dell'Istituto , Generale di brigata Clau setti Comm. Enrico e tutti i membri della consulta nelle persone delle LL. EE. il Generale Maggiorotti grand'uff. Leone Andrea e Prof. Ing.

Giovannoni grand’uff. Gustavo, accademico d'Italia ; del maggiore ge nerale Puglieschi Comm. Ubaldo, del Prof. Stellingwerff dott. ing. Giuseppe, del ten. col. del genio in s. p. e. Gatta cav. Federico, del maggiore del genio in s. p . e. D'Amico cav. Quirico Alfredo . Presenziano alla seduta : S. E. il Generale di Corpo d'Armata Giuliano grand’uff. Arturo, ispettore dell'arma del genio ed il Ge nerale di brigata Dall'Ora comm . Giuseppe , direttore generale del Genio al Ministero della Guerra .

Funge da segretario il maggiore D'Amico .


-- 97 -

S. E. l'Ispettore prende per il primo la parola, dicendosi lieto di poter insediare la consulta dell'Istituto, giacchè è questo il primo segno tangibile del funzionamento di questo Ente da lui voluto per poter meglio estendere e potenziare l'opera appassionata e feconda svolta per lunghi anni dal compianto Generale Borgatti, geniale fon datore del Museo Storico dell'Arma e quindi cooperatore con S. E. il

Generale Maggiorotti in quell'Istituto di Architettura militare italiana che fu una nobile emanazione del Museo stesso. Illustra poscia le ragioni che l'indussero alla istituzione di questo nuovo Ente e ne passa in rassegna i compiti indicati all'art. 1 dello Statuto. Dopo di che, rivolto un saluto al Direttore ed ai Consultori ed espressa la sua

piena fiducia nell'avvenire dell'Istituto, dichiara aperta la seduta, af fidandone la presidenza al Generale Clausetti . Questi , ringraziato S. E. l’Ispettore del suo augurio e della sua

fiducia , riassume tutta l'opera svolta dal Museo del Genio dal suo forzato allontanamento da Castel S. Angelo fino ad oggi, attraverso i giorni del trasferimento, e nelle fasi della sua trasformazione, met. tendo poscia in evidenza quanto si sta ora facendo perchè l'Istituto possa trovarsi completamente in ordine quando dovrà trasferirsi nella sua nuova grande sede a Monte Mario. Infine, traducendo in cifre,

affinchè sia più comprensibile, una delle parti più cospicue dell'atti vità del Museo prima e dell'Istituto poi, espone i seguenti dati rela tivi alla consistenza ed allo sviluppo della suppellettile scientifica : Stampe catalogate e schedate N. 1737, di cui 383 nel 1934 ;

fotografie N. 5391 delle quali 1259 raccolte nel 1934 ; circa 5000 nega tive e 1500 diapositive per conferenze ; libri esistenti in biblioteca

5350, di cui 180 entrati nel 1934 ; disegni di opere di fortificazione ee fab 2

bricati militari : 2000 già riveduti , catalogati e schedati su 6000 esi stenti – Schedario Generale : n. 10858 schede, di cui 1461 compilate

nel 1934 – Schedario degli ingegneri militari : n. 1167 schede, di cui -

Ritratti di ingegneri militari n . 66 . Richiama l'attenzione della Consulta sulla peculiare importanza nei riguardi tecnici e storici di alcuni elementi delle raccolte icono

167 nel 1934

grafiche e grafiche, e ne mostra alcuni esempi. Sull'argomento della nuova Sede prende la parola il Gen. Dal. l'Ora che riferisce sul progetto già compilato, nonchè sulle pratiche relative alla sua costruzione , rammentando come il progetto stesso


1

- 98

ha già ricevuta l'approvazione di S. E. il Capo del Governo . Riferi sce anche intorno alle critiche fatte dalla Commissione del Gover

natorato a questo progetto e sulle obiezioni che si possono muovere a queste critiche.

Su questo argomento prende poscia la parola S. E. Giovannoni,

che, quale facente parte della Commissione del Governatorato, dà chia rimenti intorno alle critiche fatte al progetto : egli , pur non nascon dendosi le difficoltà che presenta la soluzione del problema, afferma

che una conveniente soluzione possa trovarsi ed espone alcune sue idee al riguardo .

Chiude il dibattito S. E. l'Ispettore, il quale fa voti perchè, su

perandosi ogni irrigidimento da ciascuna delle parti, si possa addi-.

11 1

venire presto alla costruzione del nuovo fabbricato, già formalmente 1

approvata dal Capo del Governo ; e si augura che i rappresentanti del Governatorato e quelli del Ministero della Guerra possano presto

prendere contatti per trovare una soluzione pratica e sollecita . Passandosi all'argomento degli eventuali rapporti con l'Ispetto rato dell'Istruzione pre e post-militare, S. E. l'Ispettore fa presente

che il Genio è stato in questo un precursore e quindi è ben lieto di vedere come lo Statuto dell'Istituto metta questo in condizioni di

poter cooperare con l'ora istituito Ispettorato dell'istruzione pre e post-militare e dà incarico al Direttore di provvedere a quanto può occorrere, per addivenire ad utili eventuali contatti con tale Ispet torato .

Sul quinto argomento dell'ordine del giorno prende la parola il

Gen. Clausetti, accennando a quanto fu già fatto dall'Istituto di Ar chitettura militare con la pubblicazione dei suoi « Atti » ed a quello che a proposito di propaganda di studi di architettura militare, si pro pone di fare il nuovo Istituto a mezzo del suo « Bollettino ) . Rife

risce quindi sui contatti presi con il Ministero dell'Educazione Na zionale ed alcune Sovraintendenze ai monumenti per la salvaguardia di antiche porte e di antiche torri , nonchè delle trattative in corso

col Comune di Macerata per commemorare Pompeo e Pietro Paolo Floriani nel 1938, e per indire in quello stesso anno un congresso di cultori di architettura militare . Per l'ulteriore svolgimento di que ste trattative egli chiede ed ottiene il pieno consenso della Consulta .


-- 99

Successivamente, su proposta dell'ing. Stellingwerff, la Consulta approva pure che in occasione della Commemorazione di illustri piemontesi, che avranno luogo nell'autunno di quest'anno, sia com

preso anche qualche ingegnere militare e delega il proponente a pren dere accordi preliminari con la Confederazione degli Artisti e Pro fessionisti .

S. E. Giovannoni richiama l'attenzione della Consulta sulle cat tive condizioni in cui è mantenuta la darsena di Civitavecchia ed

esprime l'avviso che l'Istituto si faccia parte diligente presso il com petente Ministero per porre riparo agli inconvenienti. In quanto alle

commemorazioni egli è del parere che una stessa personalità dovrebbe essere ricordata da uno stesso oratore sotto tutti i diversi aspetti delle sue attività .

L'ing. Stellingwerff comunica che si propone di condurre gli studenti del Corso superiore stradale a visitare, per scopo anche di propaganda , le raccolte scientiche dell'Istituto. Nei riguardi della designazione di consultori per incarichi spe ciali la Consulta è d'accordo nel pregare S. E. il Generale Maggio rotti, che ha acquisite tante benemerenze con la compilazione degli

« Atti » del già Istituto di architettura militare, di voler dare l'opera sua per la Direzione del « Bollettino » con il concorso del ten . col .

Gatta e del maggiore D'Amico, di incaricare l'ing. Stellingwerff per gli eventuali contatti con i Sindacati , Confederazioni e Corporazioni , e di affidare al maggiore D'Amico, in prosecuzione dell'opera già da lui iniziata, il riordinamento dell'archivio storico dell'Istituto (docu menti e disegni).

Sull'ultimo articolo dell'ordine del giorno, Comunicazioni varie, la Consulta, in seguito ad analoga richiesta del Direttore, decide che

non sieno più concesse (come già faceva l'Istituto di Architettuta mi litare) denominazioni di Soci, ma che a personalità note per serietà di studi e di propositi possa concedersi la qualifica di corrispondenti per la collaborazione del Bollettino, senza però alcun impegno circa l'eventuale pubblicazione di loro lavori, per i quali non è concessa alcuna retribuzione pecuniaria.

Il Direttore propone infine che sia assegnato all'Istituto un motto araldico : la Consulta approva ed i consultori prendono l'impegno di studiare ognuno per proprio conto un motto da proporre all'ap provazione di S. E. l’Ispettore dell'Arma .


- 100

Alle 17,30 la seduta è tolta previo un saluto di S. E. l'Ispettore ed il suo vivo augurio per la pronta risoluzione della questione della nuova Sede, senza la quale, ad onta di tutte le buone voolntà e di tutti gli sforzi , l'Istituto non potrà mai svolgere la sua azione ed assolvere in pieno le sue funzioni.

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703

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2.ScroSath Acc./k24 Marzo 1935 - XIII

Supplemento al N. 1

BOLLETTINO DELL'ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL' ARMA DEL GENIO NU

ALE VERO

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18 GIU 1937

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ENRICO CLAUSETTI

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RIVISTE

GIULIO CESARE E LA TECNICA MILITARE

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ROMA

ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO

OMAGGIO


ENRICO CLAUSETTI

GIULIO CESARE E LA TECNICA MILITARE

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Tip . Editrice ROMANA - ROMA

VIA DELLA FREZZA , 57-61 - TELEFONO 60-425


GIULIO

CESARE

Statua nel Museo Nuovo - Palazzo dei Conservatori

( Roma )


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Prima di Cesare nell'esercito romano non mancava una organiz

zazione tecnica ; esistevano infatti come è noto, i fabbri tignarii (fale gnami), i fabri aerari (metallurgici), i cuniculares (scavatori di gal lerie), esisteva pure chi aveva il compito di tracciare l'accampamento, cioè il castrorum metator, il praefectus netator, o curatore degli ac campamenti, vi erano norme per il tracciamento e per la difesa di que sti accampamenti e vi erano anche delle specializzate, e molto apprez zate, coorti di fabri (ossia artieri), ecc. Ma è solo con Cesare , e special

mente nelle Gallie, che questa tecnica viene impiegata metodicamente su larga scala .

Nelle Gallie Cesare si trovò impegnato in una delle più grandi im prese guerresche e diplomatiche, che sieno state mai tentate in terre

selvagge e sconosciute, povere di risorse, abitate da popolazioni decise a mantenere a tutti i costi la propria indipendenza, dotate di grande furberia e di uno spiccato spirito di assimilazione ; bene agguerrite ed esperte anche nel maneggio di macchine belliche . Cesare dovè pen

sare che in queste condizioni la sua esperienza di condottiero ed il valore dei suoi soldati non sarebbero stati sufficienti per superare tutti gli ostacoli e per vincere tutte le difficoltà che si sarebbero pre sentate e volle quindi mettersi in grado di poter ricorrere in ogni momento all'ausilio di quella tecnica di cui egli conosceva bene tutte

le possibilità e tutta la portata e lo fece in modo veramente geniale e grandioso, come nessun altro capitano prima di lui aveva saputo fare . Fu allora che questa tecnica, come dimostrano alcuni esempi che cite remo, assunse un notevole grado di sviluppo e divenne una forte e di .

sciplinata organizzazione , alla cui testa volle mettersi lo stesso Cesare, nominandosi praefectus fabrum . E ' quindi giusto ritenere Giulio Cesa re come il fondatore di questa speciale tecnica presso gli eserciti , la

quale doveva poi prendere tanto sviluppo ed avere tanta influenza sul l'andamento delle guerre e quindi sul decorso della storia dei popoli.

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4 1 1

Come è noto , Cesare iniziò la conquista della Gallia nel 58 a . C .; causa occasionale della guerra fu uno sconfinamento degli Elvezii . Appena informato della cosa, Cesare a grandi giornate si recò a Gine vra (Geneva o Genua) e subito dispose che l'unica legione che aveva sottomano costruisse uno sbarramento fra il lago Lemano e la catena dei monti Giura, mentre si raccoglievano nuovi soldati . I più , tradu cendo letteralmente il passo dei Commentari che si riferisce a questo

avvenimento, immaginano questo sbarramento formato da un muro alto 16 piedi munito di fossato sul davanti e lungo 19 miglia, cioè cir ca 28 Km .; ciò evidentemente è inesatto, anche perchè i pochi soldati di cui Cesare poteva disporre non sarebbero stati sufficienti, sia pure con l'aiuto di ausiliarii del posto , a compiere un'opera così vasta con la urgenza del momento. Questo sbarramento dovè invece consistere in una serie di varie

opere : trincee, torri, castelli ed anche tratti di mura con fossato, logi camente ubicati. Infatti negli stessi commentari si legge pure , che, ap pena ultimata l'opera, Cesare mise a posto i presidi e munì i castelli ;

la parola muro va quindi presa in senso lato e forse solo come allu sione a quella delle dette opere che era di più difficile esecuzione. Na

poleone III , che fece fare sul posto accurate ricognizioni e rilievi da al cuni suoi ufficiali , nella sua Histoire de J. César afferma che debba

escludersi assolutamente l'idea del muro continuo anche per le spe ciali condizioni topografiche della località ed asserisce che la difesa

dovè consistere in una serie di opere opportunamente dislocate. Abbiamo quindi qui un bellissimo esempio di difesa speditiva di un tratto di confine, compiuto mentre avviene l'adunata delle forze necessarie per passare all'offensiva, non altrimenti di quanto, più o

1

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meno , potrebbe farsi oggi . 1

Sappiamo che Cesare vinti gli Elvezii, procedendo nel suo piano, riuscisse vittorioso anche sui Germani di Ariovisto , sui Belgi e sui Nervi , che molti paesi si assoggettassero a lui , o per spontanea dedi

zione, o perchè vinti con le armi, come l'Aquitania e la Normandia per opera

dei consoli Grasso e Sabino ; e che infine nel 55 a. C. , vinti an

che i Veneti ed ottenuta la resa di tutte le città costiere, ritenesse come

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1

oramai compiuta la sua grande opera. Invece, inaspettatamente, gli Usipidi e i Tencteri, passato il Reno nei pressi della foce, invasero un 1

tratto della Gallia . Cesare, accorso con la sua solita prontezza , affrontò

queste genti in armi, le sconfisse e le spinse nell'angolo fra Mosa e


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Reno, ove quasi tutti trovarono la morte o sotto i colpi delle armi romane 0

nelle acque del fiume.

Cesare decise allora di passare il fiume per punire i nemici, rin cuorare gli amici ed anche per dimostrare che non era vero, come i Germani gli avevano mandato a dire, che il territorio romano finiva al Reno e che egli non doveva interessarsi di quanto accadeva al di là . Popolazioni amiche promisero a Cesare gran numero di barche per il passaggio del fiume, ma egli le rifiutò , reputando questo mezzo innanzi tutto poco sicuro e poi non degno nè di lui, nè del popolo romano e decise di costruire un ponte di palafitte ad onta delle dif

ficoltà che si presentavano per la larghezza del fiume e per la sua pro fondità, nonchè per la velocità della corrente . Dice infatti Cesare nei Commentari ( Libro IV , paragrafo XVII) : « Caesar his de causis, quas commemoravi, Rhenum transire decreve

rat ; sed navibus transire, neque satis tutum esse arbitrabatur, neque suae neque populi romani dignitatis esse statuebat >> . Un chiosatore dei Commentari, e non degli ultimi, dice compren

dere che Cesare per la sua boria fosse portato a fare cosa non mai fatta, ma che per il popolo romano o che si passasse il Reno su barche o con altro mezzo la cosa era indifferente , purchè si vincesse .

Sembra perfino impossibile che una persona non priva certo di senno e di cultura non abbia saputo comprendere il grande significato del gesto di Cesare, il quale voleva far vedere come i soldati romani sapes sero fare quanto i barbari non avevano mai veduto , nè immaginato !

Circa il punto scelto per la costruzione del ponte nulla è detto nei Commentari; molte sono le ipotesi avanzate dagli studiosi ; le maggiori probabilità stanno per la località ove poi sorsero le città di Colonia o di Bonn ; la prima per la sua vicinanza a foreste ricche di legname ,

la seconda per la correlazione con alcuni avvenimenti posteriori, invero di secondaria importanza. Però a me sembra che il ponte debba es sere stato costruito nella prima delle due località ora nominate e non solo per

la vicinanza alle foreste da cui si poteva trarre comodamente

il legno occorrente, ma anche, e massimamente , perchè questa loca lità comandava il punto nel quale la più facile e frequente comunica zione fra Gallia e Germania passava il fiume. Infatti è anche lì che nel 38 a . C. Agrippa trasporto dalla destra del Reno gli Ubii e fondò l'oppidum Ubiorum, accanto a cui fu più tardi elevata l'ara Ubiorum ,

punto di riunione dei Germani sottoposti a Roma ; Augusto , o forse


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Tiberio, vi stanziò due legioni ; nel 50 d. C. Claudio dedusse accanto all'oppidum Ubiorum una colonia di veterani , chiamando la città cosi

ingrandita Colonia Agrippiniensium , da cui derivò poi l'attuale città di Colonia . Questa città appunto per la sua privilegiata posizione diven ne poi il maggiore centro abitato del Reno ed in essa ebbe sede il legato comandante l'esercito della Germania inferiore ; e durante l'im pero vi accaddero importanti avvenimenti. Anche in tempi successivi,

e fino a noi , la località ove sorge Colonia esercitò sempre, sia in pace che in guerra , una funzione interessantissima nei riguardi delle comu nicazioni attraverso il fiume fra i due paesi delle opposte sponde; sul ponte ferroviario di Colonia non passano meno di 500 treni al giorno. E ' quindi logico che anche Cesare vi abbia trovato tutte le condizioni rispondenti ai suoi fini . Il ponte fu costruito in questo modo . Presi due pali del diametro

di un piede e mezzo ed appuntitili alle estremità , furono congiunti in sieme, mantenendoli però a distanza di due piedi fra di loro ; quindi questa coppia di pali fu fatta discendere nel fiume a mezzo di mac chine e quindi solidamente infissa nel fondo con appositi battipali ( fi stucae), non però verticalmente, ma obliquamente nel senso della cor rente ; ciò fatto, a 40 piedi ( ossia circa 13 m. ) a valle fu infissa un'al

tra eguale coppia di pali, inclinata però nel senso opposto alla cor rente ; successivamente le due coppie furono collegate superiormente a mezzo di una trave di due piedi di diametro , incastrata nell'inter vallo esistente fra i pali di ciascuna coppia, venne così a formarsi un

cavalletto o corpo di sostegno composto di due gambe ed una banchina, corrispondente alle pile dei ponti in muratura e molto simili ai caval. letti dei nostri ponti militari. Perchè poi la trave bipedale non potesse scorrere nè avanti, nè indietro, fu fermata con due fibule una per ogni estremità. Ecco uno degli scogli dove hanno urtato tutti i chiosatori. Napoleone III nella citata opera su Giulio Cesare intende per fibule due travi messe in traverso da una gamba all'altra del cavalletto, una da un lato e l'altra dall'altro e inclinate fra loro in modo da formare

una crociera . Questa interpretazione non sembra esatta , anche perchè

è troppo arbitraria la traduzione in trave della parola fibula, che signi fica fibbia , anello o simile . Altri hanno invece pensato che la trave bipedale fosse stata fermata a quelle delle gambe a mezzo di un grosso chiodo con la punta spaccata in due parti e che queste parti, una volta

infisso il chiodo , si divaricassero e si ribadissero una da un lato e una

1

.

1


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dall'altro. La cosa sembrerebbe logica, ma non è pratica, poichè bisogna

pensare che le tre travi da unire e cioè, le due della coppia e quella fra esse incastrata formavano uno spessore complessivo di m. 1,50 ; questo chiodo avrebbe dovuto perciò avere una lunghezza di circa m . 1,75 al

meno . Ritengono altri che si tratti di tacchi di legno inchiodati alle estremità del trave bipedale, ciò che però non sembra molto efficace. E '

più semplice, più logico e più appropriato pensare invece a due staffoni

o ganasce di ferro poste una per ciascuna estremità della trave bipe dale e stringente questa alle due di ciascuna gamba. Ferro ed artieri capaci di lavorarlo non mancavano .

Per rendere poi questo corpo di sostegno più resistente alla cor rente, Cesare fece aggiungere dalla parte a valle una trave inclinata a guisa di puntello ; ne risultò così un complesso tanto ben congegnato che l'impeto stesso della corrente, per la natura delle cose , serviva a conso lidarlo maggiormente ( « tanta erat operis firmitudo atque ea rerum na . tura , ut, quo maior vis acquae se incitavisset , hoc arctius illigata tene rentur » . Pensando poi che i barbari avrebbero potuto danneggiare il ponte a mezzo di corpi galleggianti appositamente gettati nel fiume, fece sistemare a monte di ogni cavalletto ed a poca distanza da esso delle

steccate di protezione. Ed ecco come precisamente Cesare si esprime : « Si arborum trunci , sive naves, deiciendi operis causa essent a barbaris

missae, his defensoribus earum rerum vis minueretur, neu ponti noce rent » .

Cesare descrive uno solo di questi cavalletti e non ci dice quanti ne occorsero ; ma in genere i tecnici sono tutti d'accordo nel pensare

che essi fossero in numero di 54, assegnando al fiume una larghezza di circa 430 metri, e disponendo i cavalletti stessi a distanza fra loro dai 7 agli 8 metri. Un chiosatore ingenuamente osserva che quell'unico ca valletto descritto da Cesare certo non sarà stato sufficiente e che ne

saranno occorsi da 5 a 6 ! Sopra questi cavalletti e in senso normale alla corrente , furono messi dei travicelli, aventi il doppio scopo di collegare i cavalletti fra loro e di servire da sostegno al pavimento del ponte , il quale quasi certamente fu formato con fascinoni, graticci e terra .

L'opera fu compiuta in 10 giorni dal momento in cui fu appron

tato tutto il materiale dal 12 al 21 giugno del 55 a . C. , ( « diebus de cem quibus materia coepta erat com portari, omni opere effecto, exerci tus traducitur »).


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Fu questo il primo ponte costruito sul Reno per il passaggio di un'armata e su di esso per la prima volta passarono legionari di Roma diretti in Germania .

Questo ponte è da tutti ritenuto come una meravigliosa opera di ingegneria anche per la sollecitudine con la quale fu approntata, attra verso difficoltà di vario genere che si presentarono in relazione altresì alla novità della costruzione . Una sola voce si è levata discorde ed è quella di un grande: Napo

leone I ( 1). Nei « Précis de guerres de César » dettati dall'imperatore in S. Elena al conte Marchand e pubblicati poi a Parigi nel 1834, si legge : « Vanta Plutarco quel ponte sul Reno come un prodigio, ma è un'opera che non ha nulla di straordinario e che qualunque esercito

moderno avrebbe potuto fare con eguale facilità . Il timore della per fidia dei Galli e che il ponte potesse rompersi, fece si che egli non lo costruisse di barche. Diè mano pertanto a fabbricarne uno di pali; e in ciò non vi aveva niuna difficoltà » . Aggiunge poi che il ponte po teva farsi benissimo in soli sei giorni e critica la disposizione dei pali che egli avrebbe infissi altrimenti , cioè tutti verticalmente ) .... « Così — soggiunge - come fece l'ingegnere Conte Bertrand l'anno 1809 sul

Danubio, due leghe sotto Vienna, in faccia all'isola di Lobau , e il

Danubio è ben altro che il Reno... » ; e cosi di seguito , continuando ad esaltare l'opera del suo ingegnere. Però non ci dice che il precedente ponte di barche costruito nella stessa località tre mesi prima era stato

fracassato da imbarcazioni e mulini galleggianti carichi di pietre lan ( 1 ) Oltre Napoleone I e Napoleone III si occuparono della vita e delle opere di Giulio Cesare anche i Sovrani e le personalità seguenti : Carlo VIII ebbe una speciale simpatia per i « Commentari ») ; Carlo V fu un grande ammiratore di Cesare, lasciò una copia dei « Commentari » annotata di sua mano e per suo impulso una missione scientifica studiò i luoghi delle campagne del grande con dottiero romano ; Solimano II , contemporaneo del precedente monarca , entusia smato dei « Commentari » , non solo ne curò una raccolta nelle varie edizioni , ma

ne fece eseguire anche una traduzione in turco di cui si facevano giornalmente delle letture ; Enrico IV di Francia tradusse i primi due libri dei « Commentari » ;

Luigi XIII ne tradusse gli ultimi due ee Luigi XIV il primo ; Condé studiò molto attentamente le campagne di Cesare e fece fare dei « Commentari » un'ottima traduzione, che , anche oggi , è in Francia la più nota e reputata ; Cristina di Svezia compose delle riflessioni sulla vita e sulle opere di Cesare ; Luigi Filippo lesse molto i « Commentari ) e fece fare una carta per lo studio delle guerre nelle Gallie .


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ciati alla deriva dal nemico, appunto perchè mancante di difese con tro « arborem trunci , sive naves deiciendi ecc .... ) ) . Come è noto , que

sta deplorevole mancanza ebbe conseguenze gravi , perchè costò a Na poleone gli avversi combattimenti di Essling e di Aspern e la perdita di tre dei suoi più bravi generali, e l'obbligo il 22 maggio a ripassare il Danubio in una modestissima barchetta per raggiungere le truppe

del Generale Davoust. Quindi, anzichè criticare Cesare, avrebbe dovuto pentirsi di non aver tratto alcun profitto dagli insegnamenti del grande

romano ed avrebbe dovuto rimpiangere gli uomini e il tempo perduto : senza quell'incidente la vittoria di Wagram sarebbe stata anticipata di qualche mese . Ben diversamente si regolarono Properzio Barocci e Giambattista Piatti , quando, nel gennaio del 1585 , costruirono per

ordine di Alessandro Farnese il noto ponte sulla Schelda lungo 720 m .: essi , per proteggerlo dalle offese nemiche, lo munirono di due robuste

linee di difese a monte, per rompere le quali occorse l'invenzione di un altro italiano , Federico Giannibelli assediato in Anversa, e cioè un

potentissimo brulotto carico di 3000 kg. di esplosivo, lanciato alla deriva col sussidio di una ingegnosa vela sommersa e per il quale al

Giannibelli fu aggiudicato il primato dell'invenzione delle armi su bacquee.

Va pure notato che Napoleone non precisa che il ponte di caval . letti costruito fra la riva viennese del Danubio e l'isola di Lobau , che egli cita per denigrare quello di Cesare e su cui tanto si diffonde nei bollettini che seguirono alla vittoria di Wagram del 6 luglio 1809, fu

comodamente approntato nel mese successivo alle disgraziate battaglie di Essling ee di Aspern, unitamente a tutti gli altri mezzi che si prepa ravano in previsione della grande giornata di Wagram . In tutti i casi poi se Napoleone voleva cancellare o almeno atte nuare i meriti del suo grande rivale , non doveva citare opere di epoche

recenti , alle quali i progressi della civiltà offrivano maggiori mezzi, che Cesare in tempi più antichi ed in mezzo a popolazioni barbare non

aveva. Del resto quando Cesare più tardi volle passare il Reno per la seconda volta ( pare nel punto ove ora sorge la città di Bonn) un si mile ponte, dice lo stesso Cesare , fu costruito in pochissimi giorni, essendo oramai i soldati già pratici . Questi pochissimi giorni saranno stati certamente meno di 10 e forse non più dei sei che sarebbero ba

stati ad un ingegnere della Grande Armata . Ma questo giudizio di Napoleone non ci meraviglia , perchè egli


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nel suo scritto già citato tende a denigrare tutto quanto Giulio Cesare fece nelle Gallie, al punto da sentenziare che se la gloria di Cesare si dovesse fondare solo sulla conquista delle Gallie , sarebbe molto da mettersi in dubbio !!

Che i deci giorni impiegati da Cesare per la costruzione del ponte non sieno stati eccessivi lo si può arguire anche dal fatto che nei Com

mentari è detto pure che questa costruzione presentò una grande dif ficoltà « summa difficultas » , espressione che Cesare non aveva prima

mai adoperata, anche in occasione di altri gravi ostacoli superati; come sappiamo, egli non era solito esaltare le sue azioni, nè diffondersi in particolari o mettere in rilievo considerazioni, che il lettore intelli

gente avesse potuto fare da sè ; la sua prosa è chiara ed elegante, ma serrata e concisa , Cesare, diceva Quintiliano , scriveva, come com batteva ; ricordiamo il seguente passo di Cicerone in Bruto : « Cesare scrisse i commentari dell'impresa che egli stesso guidò ; opera di va

lore altissimo. V’è infatti in queste note di guerra una mirabile ed ele gante precisione , pur essendo scarne e prive di lenocinio retorico .

Mentre però l'autore, fornendo gli elementi a chi, dopo di lui, avesse voluto trattare argomenti storici, fece forse cosa troppo gradita ai

guastamestieri che la vorranno ornare di fronzoli, ha, d'altra parte distolto gli scrittori di sano criterio dall'affrontare una impresa simile,

perchè il maggior pregio della storia è la limpida brevità » . Dunque se Cesare ha impiegato quella parola summa » dinnanzi a « difficul. tas » , non ha nè mentito , nè esagerato, ed allora anche un profano

comprende che la costruzione in dieci giorni di un ponte lungo più di 400 e più metri, adottando un sistema del tutto nuovo ed in mezzo a tante difficoltà è cosa veramente grandiosa , che nessuna critica potrà

mai rimpicciolire. E diciamo ciò perchè resti a Cesare , ciò che è di Cesare !

Ultimato il ponte Cesare passò indisturbato nella Germania e vi si trattenne solo 16 giorni, dopo di che fece ritorno in Gallia e distrusse il ponte.

Seguono, come è noto , altri due anni circa di continue dure lotte in Britannia e nelle Gallie e nell'autunno inoltrato del 53 a . C. Cesare

parte per l'Italia , lasciando la Gallia smembrata ed apparentemente tranquilla. Ma il fuoco covava sotto la cenere , come covava sempre la


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reazione contro la dominazione straniera ; questo fuoco per divam pare violento non attendeva che l'uomo capace di attizzarlo e que st’uomo fu Vercingetorige . In poco tempo tutta la Gallia fu in fiamme;

la rivolta scoppiò ovunque, sanguinosa e le sorti di Roma sembravano declinare . Ma ecco che, improvvisamente, Cesare arriva a Narbona con grande meraviglia di tutti e dalla Provenza questo mostro di attività, come lo chiama Cicerone, valicando le Cevenne , coperte di neve, si

portò subitamente nel territorio degli Arveni, focolare della rivolta . Egli è seguito solo da un piccolo corpo di truppe costituito da alcune

coorti di legionari reclutati di recente e da poca cavalleria. Col suo arrivo le cose prendono subito un'altra piega ; giacchè egli riesce rapi damente a riavere sottomano le sue legioni ed il Capo supremo è nuovamente alla testa del suo esercito, ancor prima quasi che il nemico abbia potuto rendersene consapevole . Ed ecco le prime vittorie a Vel.

launoduno ( Château -Laudon ), a Cenabo, a Novioduno ( Sancerre) ; Ver cingetorige, convinto che non poteva avere successo in una battaglia campale, cambiò tattica ; e si die alla guerriglia. Ordina perciò che si incendino le case, i villaggi e i campi dove i Romani potevano andare a foraggiare . Solo Avaricum ( Bourges), capitale dei Biturigi , città ricca

di vettovaglie , ottiene da Vercingetorige di potersi salvare dalla distru zione, nella illusione che, essendo essa posta in sito naturalmente forte,

i Romani non avrebbero potuto mai conquistarla, e Cesare l'assedia . A breve distanza lo segue Vercingetorige, che pone il suo campo a

16 miglia (circa 24 Km .) da Avaricum , in luogo circondato da foreste e da paludi. Avaricum era posta su di un rilevato racchiuso fra i fiumi Auron,

Yèvre e Yèvrette, dalle rive paludose ed una forte depressione del ter reno costituiva innanzi ad esso un fosso naturale ; un solo angusto pas

saggio a sud dava accesso alla città . Cesare, posto da questa parte, ed a conveniente distanza dalle mura della fortezza , il suo campo , iniziò

l'assedio e poichè le condizioni del terreno gli impedivano di circon dare tutta la piazza con un fronte continuo , si limitò ad erigere un aggere rettilineo , nell’anigusto passaggio sopra accennato . Il lavoro fu molto gravoso, perchè, l'aggere doveva essere molto alto per poter raggiungere la sommità delle mura , situate in un punto molto elevato, e perchè i lavoratori erano continuamente disturbati da

sortite degli assediati e dai soldati di Vercingetorige , mentre il rigore della stagione rendeva molto disagiata la vita dei legionari. Ciò nono


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stante i lavori progredivano, quantunque non come Cesare avrebbe desiderato, poichè gli assediati opponevano ai lavori d'attacco una tenace controffensiva nella quale dimostravano grande abilità ,

specialmente nello scavar gallerie, di cui avevano grande pratica, es sendo molto sviluppata fra di loro l'industria mineraria . Con queste gallerie essi riuscivano a volte a far crollare le opere eseguite dai Romani.

Al venticinquesimo giorno dell'assedio, pur non essendo i lavori ancora ultimati completamente, il rilevato aveva già raggiunto circa 330 piedi di sviluppo ( poco più di 100 m . ) ed ottanta piedi di altezza ( m . 24 ), mancando poco a portarsi al livello delle mura, quando verso la mezzanotte, mentre Cesare, come al solito, sorvegliava personal mente i lavori , si sviluppò un incendio alla base dell'aggere, ove il nemico era riuscito a portarsi scavando un cunicolo sotterraneo . Non appena si levarono le prime colonne di fumo, dalle porte laterali della

città uscirono impetuose torme di armati, i quali si scagliarono con tro le torri, mentre altri dalle mura gettavano sull'aggere pece ed

altre materie incendiarie, unitamente a fascine e pezzi di legno. Ce sare , fatto venire dal campo due legioni, che teneva sempre pronte di

riserva , potè con esse domare il fuoco e , seguitando a combattere tutta la notte, potè respingere l'assalto del nemico; a giorno fatto fece poi riparare le opere che erano state danneggiate. Vercingetorige, che era stato sempre contrario alla difesa di Avaricum , visto come erano an

date le cose , mandò l'ordine di sgombrare nascostamente la piazza. Quest'ordine però, come è noto, non fu eseguito per l'opposizione delle donne, che non volevano cadere in potere dei Romani senza di

fesa. Il giorno dopo, 27. dell'assedio, essendosi scatenata una pioggia violentissima ed avendo i Galli rallentata la sorveglianza, Cesare, riu nite le legioni e fatto avanzare una torre, con un attacco di viva forza si impadroniva della città , facendo strage del nemico .

L'assedio di Avaricum , durato circa un mese (si crede dal 20 mar zo al 20 aprile del 52 a . C.) è un modello tipico di quella poliorcetica che con Cesare raggiunse negli antichi tempi il punto culminante del suo sviluppo. La costruzione di un aggere alto 80 piedi, cioè circa 24 metri, vale a dire quanto uno dei nostri fabbricati di abitazione, lungo 330

piedi, ossia circa 110 m . e largo in sommità certo non meno di 17 me tri , costruito in tempo relativamente breve , in una stagione inclemente ,

!


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sotto l'assillo della continua minaccia del nemico, è cosa veramente meravigliosa !

Come era costituito questo aggere ? Cesare non lo dice, ma se ne

sono occupati gli studiosi , venendo a conclusioni logiche ed accettabi li. In genere gli aggeri, come sappiamo, erano formati promiscuamente di pietre, di legname e di terra o solamente di terra, ma in questo caso, data la grande altezza da raggiungersi , non fu certo impossibile fare uso di questi materiali, giacchè se così fosse stato, escluso per evidenti ragioni la costruzione di muri di sostegno alti 24 metri , e tenuto conto della pendenza che deve darsi alle scarpate delle terre sciolte, il piano superiore dell'aggere sarebbe venuto a trovarsi a forse non meno di

circa 25 metri distante dalle mura e quindi in condizioni da non poter rispondere allo scopo. E' stato perciò logicamente pensato che questo aggere fosse stato fatto con tronchi di alberi su diversi strati, disposti uno a fianco dell'altro ed in ciascuno strato ortogonalmente a quelli dello strato immediatamente inferiore. Questa struttura non solo era molto in uso in quei tempi, ma essa è anche confermata dall'incendio appiccato all'eggere stesso dai Galli nella notte seguente al 23° giorno

dell'assedio ; tale incendio divampò contemporaneamente dal basso e dall'alto e prese subito proporzioni preoccupanti, il che non si sarebbe certo avverato se non si fosse trattato di una intera massa lignea.

Poichè l'aggere sorgeva in una forte depressione, esso fu collegato col terreno retrostante a mezzo di due altri simili aggeri trasversali disposti ai due estremi, occorrenti anche per avvicinare alle mura due torri arietarie mobili.

L'opera in complesso dovè quindi consistere in tre enormi cataste di legno, per le quali da un calcolo sommario risulta che dovettero essere impiegati circa 48000 metri cubi di legname del peso comples sivo di circa 30000 tonnellate ed un numero di tronchi che può aggi . rarsi , grosso modo, intorno ai 34.000 . Opere complementari furono le vinee di legno e vimini, i plutei

per la protezione dei lavoratori o dei soldati che si disponevano al. l'attacco e le torri .

Questa immensa mole di lavori eseguita nelle difficili condizioni

innanzi accennate e portata ciò non ostante a compimento, non avrebbe potuto realizzarsi senza una seria preparazione ed una assennata e disciplinata organizzazione tecnica , e fu appunto ciò che rese possi bile la presa di viva forza di una città murata, che per le sue condi


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zioni topografiche era giustamente ritenuta imprendibile, con i mezzi di cui allora si poteva disporre .

Un altro classico esempio della poliorcetica di Giulio Cesare è l'investimento di Alesia, l'odierna Alise Sainte Reine del dipartimento della Côt d'or. Non staremo a ripetere le varie vicende che seguirono alla resa di Avaricum e che condussero Vercingetorige dentro Alesia

e Cesare all'investimento della piazza ; ricorderemo solo sommaria mente che fra i due si svolse un duello serrato e sanguinoso nel quale il Gallo si mostrò degno del grande condottiero romano suo avversa rio ; l'assedio di Gergovia , dovuto abbandonare da Cesare, ad onta dei

miracoli di valore e di perizia da lui compiuti, ne è forse l’esempio più saliente.

Con Vercingetorige si rinchiudevano in Alesia circa 80.000 uomi

ni , mentre quasi tutti i popoli delle Gallie si disponevano a piombare sui Romani . Incredibili quasi sono le opere che Cesare fece in questo

assedio sia per la celerità che per la grandezza. Velleio scrisse che ne 3 suno le avrebbe tentate e che solo un Dio avrebbe potuto compierle . E Cesare le compi e ne ebbe l'esito che si aspettava ; Alesia fu presa e la sorte delle Gallie decisa .

L'antica Alesia era posta alla sommità del monte oggi chiamato

Auxois sul cui versante occidentale sorge il villaggio di Alise-Sainte Reine. Questa montagna è completamente isolata, è alta da 160 a 170 m . sulla valle circostante ed è come racchiusa fra due torrenti : l’Ose

a nord, l'Oserain a sud . Gruppi di colline la cingono a nord , ad est e a sud ; ad ovest invece si stende una grande pianura : le plan des Laumes, larga quasi quattro chilometri e mezzo e sulla quale corre oggi la strada Parigi-Digione. La sommità del monte Auxois ha all'ingrosso la forma di un'ellis se ; la massima lunghezza è di circa Km . 2,500 e la larghezza di 800 metri ; l'antica città doveva occupare tutto il pianoro , le cui scarpate rocciose tagliate a picco la proteggevano da un attacco di viva forza ;

essa quindi non avrebbe potuto essere conquistata che con un rego lare assedio .

Cesare, appena giunto sul posto con le sue legioni provvide all'in vestimento della piazza, stabilendo in posizione adatta gli accampa menti, e cioè quattro per le fanterie, di cui due sulle colline di Fla.


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vigny, uno sull'altura di Bussy ed il quarto sul monte Rea , e quattro per la cavalleria, presso i corsi d'acqua e costruì ventitrè ridotte di

slocate su di una linea di circa 16 Km. Subito dopo rafforzò questa li. nea con un fossato largo 20 piedi nella pianura ad occidente del M. Auxois ed avente un andamento normale all'Ose e all'Oserain.

Ciò fatto diè mano alle opere di investimento, e, poichè sapeva che truppe condotte dall'atrebate Commio muovevano al soccorso del. la città assediata, fece costruire due linee, una di controvallazione verso la città ed una di circonvallazione all'esterno .

La linea di controvallazione, distante circa 400 piedi (m. 150 ) dal precedente fossato, era costituita da due contigue trincee larghe circa 5 m . e profonde 8 o 9 metri, di cui una , quella più prossima alla città , fu allagata con acqua derivata dall'Oserain, e da un terrapieno

alto 12 piedi (circa m . 4), situato dietro la trincea asciutta . Sul ciglio esterno di questo terrapieno fece elevare una palizzata

formata di pinne e merli, e munita di torri poste a ottanta piedi (25 metri) di distanza una dall'altra . Numerosissime erano poi le difese

accessorie. Sulla scarpata del terrapieno verso il fosso ed al punto di congiunzione con la palizzata erano fissati dei grossi rami con le punte

in fuori per rendere difficile la scalata : dinnanzi al fosso acqueo si stendevano cinque file di abbattute (cippi) formate di grossi rami con le estremità tagliate a punta, piazzati in un fossato

profondo cinque piedi, legati nella parte inferiore , perchè non fossero rimossi , e sporgenti alquanto dal terreno nella parte supe riore . Innanzi , alle abbattute erano praticate ben otto file di buche

da lupo (scrobes ) formate da fossetti tronco conici aventi il dia metro superiore di tre piedi, profondi e discosti altrettanto uno dal l'altro ; nel fondo di ogni buca era fortemente fermato un palo terini nato a punta indurita al fuoco ( lilium ) e sporgente dal terreno cir ca 10 cm .; innanzi a queste difese era ancora una vasta zona cosparsa

di stimuli ossia paletti della lunghezza di un piede, infissi quasi in tieramente nel terreno e portanti superiormente dei ferri foggiati ad amo . Stimuli

lilia

rano mascherati con erba .

La circonvallazione era sistemata in modo analogo alla controval lazione con le difese disposte in senso inverso . La controvallazione ave

va uno sviluppo di circa 16 Km . e la circonvallazione di 21 Km . Tanto la controvallazione che la circonvallazione non erano continue ed uni

formi, adattandosi esse al terreno ; in alcuni punti erano interrotte,


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come nei fianchi delle colline, oppure meno robuste, come sui pianori , mentre erano maggiormente rafforzate , specie per la circonvallazione, nella parte piana ad ovest del Monte Auxois, di dove si prevedeva l'ar

rivo dell'armata di soccorso comandata da Commio . Anche gli accam pamenti e le difese accessorie si adattavano al terreno ; gli accampa menti situati sulla montagna di Flavigny avevano il fronte sud mag

giormente difeso ; di questi , quello più occidentale era munito verso sud di tre ordini di trincee, ed esso , benchè più piccolo degli altri, è ritenuto per questo , come quello occupato da Cesare.

La pratica di tutte queste opere non era nuova nella poliorcetica greco -romana ; sappiamo infatti, per esempio , che Scipione Emiliano l’aveva impiegata dinanzi a Numanzia ; ma qui noi la vediamo utiliz

zata in modo veramente ampio e geniale tanto da permettere a Cesare

.

che aveva circa 76000 uomini (50000 legionari, 20000 arcieri cretesi

o numidi e 6000 cavalieri di cui 2000 germanici) di tenere testa a 80.000 uomini di Vercingetorige ed a quelli dell'esercito di soccorso ascendenti a circa 240.000 .

Gli scavi eseguiti intorno al monte Auxois dal 1862 al 1865 ; che

hanno messi alla luce moltissimi oggetti , e specialmente monete , di un grande interesse storico , hanno anche dato modo di poter ricostruire

quasi con precisione gli accampamenti e le linee di difese, corrispon denti sempre e ovunque con le notizie dateci da Cesare nei Commen tari ; nè più , nè meno di quanto anche di recente si è verificato per

alcuni scavi eseguiti presso Beauvais dall'archeologo francese Mathe rot , nel luogo ove Cesare tenne in scacco i Bellovaci ad occidente del. l'Oise.

Gli scavi misero pure allo scoperto molte buche da lupo : in un punto se ne contarono più di 50 su cinque file. Alcune di esse, sca vate nella roccia , furono trovate intatte.

Sul monte Auxois fu trovato anche un interessante campione del

muro gallo che cingeva Alesia . Ivi presso i Francesi verso il 1866 in nalzavano una statua in memoria di Vercingetorige . Non sarà forse fuori luogo fare un po' di conti e citare qualche

cifra relativamente alle opere eseguite dai Romani intorno ad Alesia . I lavori si svolsero complessivamente fra linea d'investimento , controvallazione e circonvallazione, su di una lunghezza di circa

35 Km ., furono costruiti 23 fortini ed 8 accampamenti, alcuni dei

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quali molto ben muniti, e trincee, con terrapieni e palizzate per circa 28 Km ., nonchè circa 1500 torri .

Le buche da lupo erano disposte a distanza di 3 piedi, ossia circa un metro, una dall'altra e su otto file; quindi, facendo anche un po ' di tara, si può ritenere che per la controvallazione ne sieno state sca vate non meno di 140.000 e 160.000 per la circonvallazione: in totale

circa 300.000 buche da lupo.

Pensiamo ai metri cubi di terra scavati per provvedere all'appron tamento di tutto questo complesso apparecchio difensivo ed alle opere idrauliche per l'inondazione dei fossati; pensiamo a tutto il legno che fu dovuto tagliare , trasportare e lavorare sul sito per costruire chilo metri di palizzate e di abbattute, migliaia di torri , centinaia di mi

gliaia di paletti per guernire le buche da lupo, per sistemare gli sti muli, al ferro lavorato per forgiare chiodi, caviglie, staffe, sti

muli, ecc . ed avremo un'idea approssimata di questo immenso can tiere di lavori che non poteva non funzionare senza un'accurata pre

parazione, una perfetta organizzazione ed una salda disciplina, per chè opere di questo stile e di questa grandezza non sono opere di im

provvisazione, di quella improvvisazione alla quale spesso si vogliono attribuire i successi dei Romani (compresa la loro prima grande vit toria navale sui Cartaginesi). Un fattore che ci può dare un'idea di questa perfetta organizza

zione è quello del tempo . Quanto tempo impiegarono i soldati di Cesare a compiere tutte queste opere ? Probabilmente meno di un mese ; sappiamo infatti che ad esse fu posto mano , salvo alcune opere della

linea di investimento, allorchè Cesare seppe che Vercingetorige aveva fatto uscire la sua cavalleria da Alesia con incarico di sollecitare l'invio

di un esercito di soccorso ; sappiamo pure che il Capo Gallo aveva

dichiarato in quel tempo di avere ancora viveri solo per 30 giorni. L'esercito di soccorso dell’Atrebate Commio giunse sotto Alesia ap

punto quando i viveri erano ultimati . Quindi non era trascorso più di un mese dall'epoca suddetta . Appena giunti questi soccorsi, le linee romane furono subito violentemente investite da ogni parte tanto

dai soldati di Vercingetorige che da quelli di Commio e corrisposero bene al loro scopo ; è da pensare perciò che esse fossero già in piena efficienza e che i trenta giorni che i soldati ebbero a loro disposizione fossero stati sufficienti per portare a termine il loro compito. Ciò non

può che confermare una volta di più la perfezione a cui era giunto


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sotto Giulio Cesare l'organizzazione dei servizi tecnici nell'esercito romano .

Cesare mercè questa complessa e perfetta organizzazione difen

siva, non solo potè tener testa a violenti attacchi provenienti da due parti , ma , dopo pochi giorni di vivacissime lotte, riuscire a vincere

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completamente l'avversario : Vercingetorige, si sa, si dette spontanea mente prigioniero a Cesare ; Alesia fu presa .

Quest'investimento nella sua grandiosità, sotto ogni punto di vista, non soltanto meravigliò i contemporanei, ma ancora oggi è oggetto di ammirazione da parte dei competenti e degli studiosi. La presa di Avaricum e la prigionia di Vercingetorige, avvenute malgrado tutti gli sforzi riuniti dei Galli, avevano fatto sperare a Cesare un periodo di tranquillità e la possibilità di dare un po' di

riposo alle sue truppe nei quartieri d'inverno. Ma il non sopito spirito di rivolta dei Galli e la certezza che oramai a Cesare non restava più

che una sola estate del suo governo nella Gallia , fece loro ben presto

rialzare la testa, e pensando che mai avrebbero potuto vincere i Ro mani in forze compatte, divisarono di provocare parziali insurrezioni per costringerli a dividersi . Cesare non volle dar tempo ai nemici di

realizzare questo piano, e, con la sua solita abilità e prontezza , giunse a prevenirli in tempo . Sono le ultime vampate dell'incendio ; combat timenti vittoriosi per i Romani si susseguono incessantemente e le

popolazioni si vanno assoggettando. Un piccolo numero di fuggiaschi ribelli tenta però di penetrare nella fedele Provincia narbonense, per mettervi il disordine e provocare danni ai Romani. Inseguiti dal Console Rebilus si rifugiano nell’oppidum di Uxellodonum (Puy d'Issolu, pres so Vayrac), piazza estremamente forte e provvista di viveri . Il console cinge d'assedio la città e costruisce una controvallazione. Cesare, quan

tunque il piccolo numero di ribelli non potesse dargli pensiero, volle dare una punizione alla città che li aveva ospitati, che servisse da esempio ; perciò mosse egli stesso, in aiuto del suo legato ; il suo arrivo

a Uxellodonum stupi tutti per la prontezza con cui avvenne. In questa circostanza il genio di Cesare si appalesò con un altro grandioso la voro, quello della costruzione di una galleria sotterranea che andando a raggiungere le sorgenti che alimentavano un torrente dal quale gli assediati prendevano l'acqua da bere, le inaridi completamente. I ne

mici in vista del pericolo di morire di sete si dettero per vinti a Cesare,

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il quale, ad onta della sua nota longanimità, non mancò questa volta di punire molto severamente i ribelli . Cesare in un primo tempo aveva tentato di impedire l'uso di que

ste sorgenti battendole con proiettili lanciati da una torre di 10 piani , elevata su di un aggere di 20 metri di altezza ; ma avendo gli assediati danneggiato molto col fuoco queste opere, Cesare ricorse allora al si

stema radicale , del cunicolo . Scavi appositamente eseguiti hanno fatto rintracciare questi cunicoli, di cui qualche tratto ancora in buone con dizioni .

Dopo questi ultimi fatti d'arme la Gallia poteva dirsi oramai sot la morte e la schiavitù le avevano tolti i principali cittadini, tutti i capi della rivolta che avevano combattuto contro i Romani, ec cettuatine due , erano morti ; e questi ultimi due esiliati lontani dalla tomessa ;

loro patria dovevano poi morire ignorati .

Concludendo possiamo dire che Cesare per domare l'intera Gallia e farne una provincia romana ebbe a superare resistenze veramente

formidabili e che i successi di queste guerre sono dovuti non alla for tuna, ma alla volontà tenace, non alla improvvisazione, ma alla tecni ca, che è l'arma del genio .

Dopo Cesare continua nell'esercito romano la tradizione da lui lasciata . Durante l'Impero si hanno molti esempi dell’utile ed appro

priato impiego della poliorcetica . Basterebbe pensare all'immensa ope ra dei limes, stupenda oltre che per la grandiosità della concezione e dello sviluppo, anche per i criteri ( si direbbero moderni) con i quali

essa fu attuata , mercè il più appropriato adattamento alle condizioni topografiche e politiche delle varie regioni e con l'utilizzazione di tutto quanto la natura poteva offrire all'uomo ; opera che mette in evidenza la differente mentalità degli uomini che ideavano e costruivano queste difese da quella , per esempio, di coloro che costruivano , pietra su pietra , la mastodontica e rigida muraglia della Cina , tutta eguale nel

fondo della valle e in cima al monte, continua dove poteva essere spezzata, forte anche dove poteva essere inutile. Le macchine belliche dei Romani: arieti , catapulte, onagri, mangani, arpagoni, torri arie tarie , ecc . , alcune delle quali vere bisnonne della nostra artiglieria ,


20

benchè di origine orientali o forse elleniche, sono le più perfette e le meglio impiegate di tutta l'antichità . E questa tradizione è poi man 1

tenuta sempre viva dagli Italiani.

Nel Medio evo , quando le nostre gloriose repubbliche marinare

di Genova , Pisa, Amalfi , Venezia portarono con le loro fortune il nome d'Italia nell'Egeo, a Creta , in Grecia , nell’Asia minore, sul Bosforo, sul Mare Nero , in Crimea , sorsero, nelle principali residenze dei do minatori, mirabili fortezze, a volte di impressionante imponenza , costruite tutte da Italiani ed utilizzate poi, o copiate , dai successori. Ancora più si afferma questa preminenza degli Italiani nella co struzione, attacco e difesa di fortezze nel periodo del Rinascimento

nel qual tempo sorgono numerosi quasi in ogni regione d'Italia insigni ingegneri militari che prestano l'opera loro ricercatissima non solo per

il Papa o per altri principi italiani , ma anche per quasi tutti gli Stati di Europa, i cui sovrani se li contendono. In Ungheria nelle lotte con tro il Turco, nelle guerre di Fiandra , nelle lunghe contese fra l'impero

e la Francia, fra la Francia e l'Inghilterra, nelle guerre religiose fra cattolici e Ugonotti, e poi a Malta, a Cipro, a Candia, a Tunisi , ovun que sono sempre gli Italiani che provvedono alla costruzione di for tezze , che dirigono assalti e difese e che spesso studiano, costruiscono

ed impiegano le prime artiglierie. A volte, come per esempio per Le Hâvre , per Sédan e per la Valletta i costruttori delle fortezze sono anche i costruttori della città ; sono così rimasti legati ai nomi di queste città quelli del Bellarmati, del Da Pasino e del Laparelli, come già Numazio Planco legò il suo nome a quello di Lione. Questi Italiani 2

scrissero pagine incancellabili non solo di gloria, ma anche di sangue, perchè parecchi di essi lasciarono nell'adempimento del loro dovere

in quelle terre lontane quella vita che certamente avrebbero più volen tieri data in olocausto alla patria .

Le opere di questi ingegneri militari si distinguono anch'esse per genialità di concezione, per giusto equilibrio e logica corrispondenza fra offese e difese, nonchè per la perfetta tecnica di esecuzione, spesso non disgiunta da lodevoli criteri estetici, come attestano molti cospicui avanzi. In seguito però con l'assetto degli stati d'Europa, con la crea

zione presso questi stati di eserciti regolari, con il progresso delle armi e della tecnica e la sistemazione di appropriati servizi presso gli eser citi stessi (essendo venute a mancare d'altra parte quelle ragioni che principalmente spingevano i nostri al servizio di stranieri) si formarono

1


- 21

in ogni paese determinate categorie di persone specializzate nella inge

gneria militare e si fondarono apposite scuole nelle quali si insegna rono appunto quei principii che erano stati ideati ed applicati dagli Italiani ; alcune di queste scuole furono anzi create e dirette da nostri ingegneri militari . Successivamente poi quei principii fondamentali si

modificarono, specie nei dettagli, in relazione alle peculiari condizioni dei vari paesi o alle idee dei dirigenti, prendendo vari nomi, ed allora

si dimenticarono, o si finse di dimenticare, le antiche fonti, non per questo inaridite, e si dimenticarono pure, e quel che più duole, anche presso di noi, i nomi di tanti italiani , che, nei tristi tempi di servitù , tanto concorsero con il contributo del loro ingegno all'elevamento in tellettuale e morale del nostro paese. Ciò non ostante le gloriose tradi zioni si sono sempre mantenute vive ed anche oggi l'Italia vanta pro

vetti ingegneri militari esperti in tutti i rami di questa tecnica, la quale per loro merito, specialmente dopo il soffio vivificatore dato dal Fascismo anche all'esercito, come a tutte le istituzioni della Nazione, ha raggiunto un grado elevato di perfezione, forse più che in ogni altro paese civile. Di tutta questa eletta schiera di ingegneri militari , dobbiamo quin

di a ragione ritenere come capostipite Giulio Cesare, il fondatore del l'Impero, il più grande degli antichi romani.

CA NOS

BIBLIO

MA WATCRO R!O MAS


иAlli Au , 1424

Ufffa.

Agosto 1935 . XIII

Anno I. - N. 2

BOLLETTINO 4107 6

DELL'ISTITUTO STORICO E DI CULTURA VERE DELL'ARMA DEL GENIO 10 ALE 1 MAG 1937 SOMMARIO

HVISTE STELLINGWERFF G. - Un problema di edilizia antiaerea : opportunità della Ca mera da scoppio BRUNETTI C. M. - il Castello di Lerma.

BRUZZO C. - Note sulla porta del Molo (Genova ). BATTELLI G. - Una lettera del Gran Maestro di Malta sulla morte dell'architetto militare Bartolomeo Genga. GRILLO R. - Castelli medioevali a Racalmuto. IL BIBLIOFILO - In biblioteca BIBLIOGRAFIA RIVISTA DELLE RIVISTE NOTIZIARIO IL CAMBIO DEL DRAPPO DELLA BANDIERA DELL'ARMA DEL GENIO VITA DELL'ISTITUTO -

-

NECROLOGIO

© ROMA

ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO


Agosto 1935. XIII

Anno I. - N. 2

BOLLETTINO

WO DELL'ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO

SOMMARIO STELLINGWERFF G. - Un problema di edilizia antiaerea : opportunità della Ca .

mera da scoppio BRUNETTI C. M. · il Castello di Lerma .

BRUZZO C. - Note sulla porta del Molo (Genova ). BATTELLI G. - Una lettera del Gran Maestro di Malta sulla morte dell'architetto militare Bartolomeo Genga. GRILLO R. - Castelli medioevali a Racalmuto. IL BIBLIOFILO - In biblioteca BIBLIOGRAFIA -

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RIVISTA DELLE RIVISTE NOTIZIARIO

IL CAMBIO DEL DRAPPO DELLA BANDIERA DELL'ARMA DEL GENIO VITA DELL'ISTITUTO NECROLOGIO

ROMA

ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO


OFFICINE

GRAFICHE

MANTERO

TIVOLI

1935 Anno XIII

E. F.


Un problema di edilizia antiaerea: opportunità della camera di scoppio Nel campo astratto della teoria è perfettamente possibile costruire una casa , che sia in grado di resistere vittoriosamente

alla maggior bomba d'areoplano, alla velocità limite di caduta , sostenendone, senza grave danno, vuoi l'urto diretto che i pos sibili effetti di penetrazione, esplosione e schegge. Ma nel campo pratico la cosa è molto diversa, ed infatti le provvidenze da adottare per realizzare un così elevato grado di sicurezza sono

molto costose ed allora, se si vuole realmevte ottenere qualche cosa di pratico , se si vuole passare dall'astratto al concreto, o'ccorre limitare la protezione raggiungibile arrestandola in quei limiti che, pur offrendo un buon riparo, richiedano una spesa

quale effettivamente può essere sostenuta ( e quindi imposta ) da costruttori e da proprietari di case. Occorre, in altri termini, fissare un limite minimo di pro

tezione, di indubbia efficacia, e da quello poi risalire per gradi fino a forme più elevate, ma sempre economicamente possibili. Ecco perchè il problema dell'edilizia antiaerea, ancor più che tecniche, presenta difficoltà economiche rilevanti , che solo po tranno essere vinte mediante una opportuna legislazione che or

mai, come il voto del III Congresso nazionale degli Ingegneri in Trieste ha dimostrato , è matura nella coscienza degli interes sati, che non solo più non la temono , ma la invocano, sempre,

beninteso, in giusti limiti di applicazione.

Cardini di tale legislazione, che dovrà contemplare le nuove costruzioni e gli adattamenti e rinforzamenti in quelle esistenti , dovranno essere, a mio modesto avviso , da un lato le norme

tecniche, ispirate ad ottenere quel minimo di sicurezza, che si reputerà necessario debba aversi in ogni casa , e dall'altro le age


- 4 -

volazioni e facilitazioni che potranno essere concesse dai co

muni e da altri Enti, ma principalmente dallo Stato , sotto forma, specialmente, di agevolazioni fiscali e regolamentari e , se possi bile , di contributi.

Fissati i capisaldi di partenza e precisato da quale offesa dirompente, incendiaria e chimica vuole ottenere protezione ; fissato l'onere massimo imponibile, ne risulterà assai semplifi cato il compito del legislatore, al quale il tecnico deve prospet tare il modo di ottenere, in limiti di spesa ragionevolmente

indicati , la piùù elevata protezione nei riguardi delle tre of. fese. E , naturalmente, comincerà con il dettare quei numerosi

provvedimenti che , pur non richiedendo oneri, molto contribui scono alla sicurezza.

Ma dovrà, poi, inevitabilmente , passare a provvidenze che richiedono una certa spesa maggiore, ad esempio, alla costru zione del ricovero , che, pur a tenerlo in limiti protettivi modesti, dovrà essere sempre tale da assicurare all'occupante la prote

zione dai crolli superiori ed un volume ambiente o altro mezzo

che gli fornisca l'aria necessaria ad un paio d'ore di respirazione. Sarà peraltro opportuno che molti di questi ricoveri sieno tali da poter resistere a colpi in pieno , almeno per bombe di medio peso e cioè fino a 100 kg . , e questa opportunità cresce

con l'importanza dell'edificio e , quindi, con l'ampiezza del suo ricovero .

Nel villino, che ha già un notevole grado di protezione fornito dal diradamento , e cioè dalla piccolezza del bersaglio

circondato da zona non fabbricata , potrà essere sufficiente un ricovero che resista ai crolli superiori; nella grande casa di abitazione intensiva sarà bene proteggersi non solo dal crollo , ma anche dai colpi in pieno fino a 100 kg.; nei grandi ricoveri collettivi, che potranno ospitare centinaia e talvolta migliaia di persone , sarà necessario un grado di sicurezza ancor più elevato.

Si noti, in proposito, che l'adozione di queste provvidenze è , relativamente, assai meno onerosa per il grande che per il

piccolo edificio : la costruzione di un ricovero alla prova del colpo di 100 kg . è , in effetti, di costo relativamente modesto per una casa di oltre otto piani, mentre risulta addirittura proibi. tiva per un villino di due o tre piani.


- 5 * *

Non è su queste colonne che è possibile di trattare, in tutti i suoi aerea. a che spesa ,

aspetti, il vasto e complesso problema dell'edilizia anti Qui vogliamo limitarci, nel preciso intento di contribuire sia possibile ottenere il massimo risultato con la minima ad illustrare uno dei lati dell'argomento , quello dell'op 2

portunità economica di introdurre fra strutture resistenti a pe netrazione e strutture resistenti a scoppio , una camera d'aria ,

che valga a poter ridurre in modo più che sensibile queste ul time, profittando del fatto che sono assai diversi gli spessori necessari nei vari casi e cioè : a) colpo esterno , che scoppia ap

punto con interposta camera d'aria comunicante agevolmente con l'aria esterna ; b) colpo appoggiato ; c) colpo penetrato, e che quindi abbia raggiunto un certo intasamento , sia parziale

dalle bombe di aeroplano.

Ci proponiamo di dimostrare che questo non è, a causa delle notevolissime differenze che esistono, praticamente , tra homba e proiettile d'artiglieria e precisamente, per quanto ci interessa :

1 ) grandissima differenza, a parità di peso , della ca rica esplosiva interna. Questa , generalmente in tritolo od altro

esplosivo al tritolo paragonabile agli effetti detonanti, è , come cifra di larga media, cinque volte maggiore nella bomba di aero plano che non nel proiettile d'artiglieria ; 2) grandissima differenza nella velocità di arrivo , ve

locità che, nei proiettili di artiglieria dovendo considerare, se non le massime, almeno velocità che ad esse si avvicinano, è,

sempre come cifra di larga media, almeno doppia di quella del la bomba di aeroplano. Questa infatti , per lancio da circa 5000

m . altezza (altezza che già produce un tiro non ben regolato e preciso ), ha una velocità di caduta di circa 250 m .” , mentre , alle normali distanze di tiro , può verificarsi, per le granate, una velocità di arrivo di circa 500 m . " .

AC

Poichè, come l’esperienza della ultima grande guerra ha confermato, la camera d'aria non ha dato , per i proiettili di artiglieria , i risultati sperati e teoricamente previsti, si ha oggi una certa difficoltà ad ammetterne l'efficacia per la protezione

KA

sia fino al punto che assicura il massimo effetto di detonazione.


- 6 -

Vediamo, con tali dati, per due proiettili tipo, i dati di penetrazione e scoppio, applicando le consuete formole. Tra

scureremo, a vantaggio della nostra tesi, fenomeni importanti, ma d'importanza relativamente secondaria quali, ad esempio, movimento di rotazione ed indeformabilità che assicurano mag

giore penetrazione per il proiettile d'ariglieria ; strappo del go vernale che esercita azione frenante sulla bomba che penetra ; spessore di pareti , che dà maggiore intasamento al proiettile che alla bomba , etc.

Applichiamo, per avere la penetrazione nel calcestruzzo ar 1

р

mato , la formola : x =

0,65. logo

1+

[26 ] in cui p è il peso ( in kg. ) ; a il calibro ( in m . ) e V la velocità 1000a

di arrivo in m. secondo ). X ci dà la profondità di penetrazione ( in m. ) ; 0.65 è il cosidetto coefficiente del mezzo ( cemento armato ).

Prendiamo una granata da 305 mm . ed una bomba da 100

kg. , che hanno, all'incirca, la stessa carioa interna di 35 kg. di tritolo . Il peso medio della granata da 305 sarà di 400 kg. ; la bomba avrà in media un diametro di 26 cm . Per le velocità

di arrivo, come sopra si è detto , assumeremo rispettivamente 500 e 250 m . " .

Sostituendo i valori avremo, per il proiettile d'artiglieria, 9

la penetrazione : 400

1000. 0,305 2 - 0,65. log.io

X

2

1

[1+ 0 ] 40 +

2

Sviluppando risulta X = 4,3 x 0,65 x 1,13 = 3,16 m . =

Per la bomba d'aeroplano avremo invere : 100

X

1

0,65 . log.io 1000. 0,262

-250

6.0[ + +

]

sviluppando risulta X =- 1,48 x 0,65 x 0,615 = 0,59 m .

La penetrazione della bomba d'aeroplano è dunque in tal caso minore del quinto della penetrazione del proiettile d'ar

riglieria avente eguale carica interna.


- 7

Vediamo ora per le strutture resistenti allo scoppio della carico di 35 kg. di tritolo ( o altro esplosivo similare).

Potremo considerare, per cielo di ricovero resistente a detonazione esterna abbastanza vicina, e cioè con interposta camera di scoppio di alcune decine di cm . , una struttura resi stente dello spessore di 30 - 40 cm . La assumeremo, come media, di 35 cm . , e cioè tale che, nei casi normali, ci assicuri 2

largamente la resistenza ai crolli superiori. Per carica appoggiata lo spessore ci sarà dato, sempre per calcestruzzo di cemento armato , da 3

S =

0,15 V C

in cui S è lo spessore ( in metri) e C è il peso in kg. per C = 35 uno spessore di m. 0,50 circa.

Avremo,

Per carica semi- intasata il valore di S ci sarà dato da 3

S

0,20

V

C e cioè sarà di m . 0,66 . 8

Per carica intasata, invece, avremo S =

, 0,25 Ý CTie

cioè sarà di m. 0,83 .

Lo spessore complessivo di cemento armato sarà dunque, nei vari casi considerati, sensibilmente diverso . Ne riportiamo i valori teorici, in metri, nella seguente tabella : Caso di esplosione Bomba da 100 Granata da 305 con V

500

'con V

250

Scoppio con interposta ca mera d'aria

Scoppio appoggiato Scoppio semi-intasato Scoppio intasato

3,51 3,66 3,82 3,99

0,94 1.09 1.25 1.42

Sempre teoricamente , nel caso della granata da 305 , inter ponendo la camera di scoppio , avremo un risparmio di 48 cm . su m. 3,51 e cioè, complessivamente, un risparmio inferiore al


-

8. -

14 % . Nel caso della bomba da 100 kg . , invece, il risparmio sarà di 48 cm . su m . 0,94 , ovvero , all'incirca , il 52 % . Si vede ,

quindi, che, mentre l'effetto teorico della camera di scoppio è pressochè trascurabile in caso di proiettili d’artiglieria , è invece assai sentito nel caso di bombe di aeroplano.

Si aggiunga che le formole , dalle quali siamo partiti , riguar dano materiali perfettamente omogenei, di dimensioni indefi nite, senza sforzi interni , etc. In pratica tutte queste ipotesi sono ben lungi dall'essere verificate : in particolar modo i solai , che sono le principali strutture resistenti a penetrazione, sono di dimensioni limitate , massime come altezza , ed hanno, nel

Joro interno , sforzi che generalmente favoriscono la penetra vione . E ' quindi necessario assumere un certo coefficiente di

sicurezza , che peraltro, per ovvie pratiche ragioni, non potrà essere dell'ordine dei coefficienti di sicurezza comunemente adot

tati nelle costruzioni. Potrà essere praticamente sufficiente au .

mentare lo spessore destinato a resistere a penetrazione del 50 % circa . Calcolando cioè , come larga media , uno spessore resi stente di m . 0,10 a solaio , tra struttura portante in cemento

armato , letto e mattonato , dovremo avere almeno otto piani ( nove solai) sopra la struttura del ricovero se vogliamo che esso possa avere lo spessore di m. 0,35 nel suo cielo. Questo spes

sore ci è principalmente richiesto dalla vicinanza dello scoppio e dalla resistenza ai crolli superiori e pertanto , per le pareti laterali , potremo averne di assai meno sentito. Naturalmente anche le pareti laterali del ricovero dovranno essere staccate dalle strutture normali dell'edificio , e dovranno essere situate

nella parte più interna e più protetta del fabbricato. * * *

Senza entrare in ulteriori dettagli, rileviamo qui la passi bilità economica di costruire, in un normale edificio di abita zione intensiva progettato con criteri moderni , intelaiato com pletamente e leggera ( tale cioè da resistere a sollecitazioni di


- 9

urto esplosivo, ipurchè non eccessivo e non in immediata vici nanza ; e tale da dar luogo , nella peggiore ipotesi a crolli limi tati) un ricovero tale che assicuri la protezione dai colpi in

pieno fino a bombe di 100 kg ., e cioè un ricovero capace di as sicurare un elevato grado di protezione. La maggiore spesa incontrata sarà contenuta in limiti assai

modesti e sarà cioè sopportabile dal proprietario e dal costrut tore . Nei villini invece e, in genere , in case costruite con an tichi sistemi, la protezione risulterà sensibilmente più onerosa ed allora potrà essere necessario limitarsi ad un grado inferiore ,

per es. ai crolli superiori, alle piccole bombe che colpiscano in pieno e, naturalmente, alle schegge e frammenti .

Quanto sopra per quanto riguarda l’offesa dirompente, certo la più grave, la più probabile e quella dalla quale meno agevole è la difesa .

Roma, luglio 1935 -XIII. GIUSEPPE

STELLINGWERFF

È stato pubblicato : 1. A. MAGGIOROTTI

BREVE DIZIONARIO DEGLI

ARCHITETTI

E INGEGNERI MILITARI ITALIANI ,, contenente circa 1300 biografie e molte illustrazioni 3

PREZZO L. 4

Rivolgere richieste all'ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO ( Ufficio Amministrazione). ROMA - Viale Angelico, 126 (Caserma Piave) - ROMA


|| Castello di Lerma Il castello Le lotte tra Genova e Alessandria Cessioni e vendite Ii Castello aggiunto

antico - L'esercito di Genova

-

-

Le vicende ultime.

Lotte fra Genova e Alessandria Più forti delle torri e più saldi che i muri Quegli uomini di ferro d'ogni mollezza schivi

Si parano alla mente baldi, parlanti e vivi.

Così il Giacosa .

La lotta, infatti, era in quell'epoca il pane d'ogni giorno , la

vita era un continuo guerreggiare per la vittoria del corpo e del. lo spirito, e, nel contrasto inevitabile fra le forze dei potenti, maggiori e minori, a quegli uomini di ferro non restava altra

alternativa che parteggiare e combattere , combattere e par teggiare. Anche Lerma era un motivo di contesa fra Genova e Ales .

sandria , per trovare reciprocamente un punto d'appoggio , una leva di potenza, una nuova dominazione verso le terre lontane.

E ' pur vero che Alessandria, sin dal 1181 , aveva giurato for 9

malmente patti di alleanza verso Genova , ma è altrettanto vero

che non ristava poi mai dal lottare per svincolarsi da qualsiasi soggezione.

Genova, già forte , era desiderosa di poter estendersi anche verso il nord , ma Alessandria , nonostante sorta da poco e cioè , secondo l'insegnamento del Bissati, ( 1) nel giorno di S. Gior.

gio del 1168 ( 24 aprile) , era gelosa anch'essa della sua indipen denza e bramosa ancora d'espansione.

Pomo della discordia : il passo dell'Alto Monferrato, la


12

forte barriera di Castelli che si estendeva da Ovada a Gavi , e punto centrale : Lerma .

In quell'epoca comandavano in Lerma i signori di Morbel lo , in località del versante Acquese, fondato forse dalla fami glia dei marchesi di Sommaripa , scacciati da Guglielmo di Mon ferrato dai loro possessi di Valle Scrivia . Stemma dei Morbello ,

riportato dal Della Chiesa : ( 2) « D'argento alla banda di ros so » . E tali Signori di Morbello , quali Signori di Lerma , men tre in via ecclesiastica dipendevano da Tortona, facendo parte Lerma della Pievania di Silvano , in via politica sottostavano al. la influenza di Alessandria, pur mantenendo sempre salvo il loro giuramento di fedeltà verso i Marchesi del Bosco. Nella pubblicazione più che nota del G. B. Rossi ( 3) è ricor .

dato che i Signori di Morbello stringevano patti di alleanza con gli Alessandrini, nel 1184, e nel Cartario Alessandrino del Ga.

sparolo ( 4) è riportato l'atto della predetta alleanza ( 24 marzo ), nel quale è detto appunto che gli Alessandrini promettevano di aiutare i Signori di Morbello nei loro diritti , salva la fedeltà al l’Imperatore e a suo figlio Enrico, e salvis sacramentis suorum iuratorum , scilicet Januensium , Cassinarum , Aquensium et Marchionum de Pulzono in eorum iusticis et racionibus tantum .

Dall'altro lato i Signori di Morbello promettevano altret tanto agli Alessandrini, salva la fedeltà all'Imperatore, ai Mar chesi del Bosco, e ai Marchesi di Ponzone.

Aggiungevano ancora che nel caso gli Alessandrini avesse ro mosso guerra a qualcuno, avrebbero consegnato il castello di Lerma : dabunt castellum et locum de Elma ad faciendam pacem et guerram cui voluerit, sotto condizione però che tale locum et

castellum non perdant nec iura que in eo habent non dimi nuantur .

Senonchè, tanta buona volontà di pace e di alleanza , come sempre avviene in questo che non è mai stato certamente il più pacifico dei mondi, doveva poi ben presto svanire , quattordici anni dopo, e cioè nel 1198 , epoca in cui Alessandria, non ostante il patto in precedenza concordato , otteneva da Lermia sottomissione incondizionata .

E’da notare che gli Alessandrini avevano rinnovato con venzioni di concordia con Genova, nel 1192 , ottenendo anche


MITT HITT FITTITT

Foto

Castello di Lerma ( Torrione antico)

C.

M. Brunetti


- 15 -

esenzioni da pedaggio, e avevano giurato di difendere in fa vore di Genova i luoghi di Gavi, Montaldo, Amelio , Pastorana

e Tassarolo. Orbene , nel predetto atto del 21 febbraio 1198, riportato pure nel già citato Cartario Alessandrino ( 5), gli uo mini di Alessandria stipulavano una convenzione con Lerma, che troppo svela la volontà di disporre di Lerma come fosse cosa propria , per non tradire forse un intendimento molto più lon tano verso Genova, la Repubblicą potente e sempre più vitto riosa. In tale atto, infatti, stipulato nella Chiesa di S. Pietro in Alessandria, gli uomini di Lerma promettono di rispettare gli Alessandrini in Lerma e territorio, e che li aiuteranno nelle

loro imprese e opere guerresche. E non è il più piccolo accen no, nè da una parte nè dall'altra , alle solite riserve per la fe deltà verso Genova o chicchessia . Sintomatico .

Venticinque anni dopo ( 1223) Genova riuscirà ad ottenere in parte il dominio di Lerma dai Signori di Morbello, venti sette anni dopo ( 1225), Genova entrerà in guerra contro gli Alessandrini , avendo per alleati i Marchesi del Bosco ; e set.

tantaquattro anni dopo ( 1272) Genova , finalmente, potrà con quistare del tutto Lerma, Tagliolo , Ovada, e debellare per sem pre i Marchesi del Bosco , turbolenti e infidi. IL CASTELLO ANTICO

Testimone di tutte queste lotte, il Costello antico di Lerma, il massiccio e severo torrione .

Il torrione, normalmente a tre piani, come è noto , nel XII e XIII secolo , era ancora tutto : fortezza più che castello ,

mezzo d'offesa e riparo per la guerra più che abitazione per la famiglia , e , comunque e sempre, supremo rifugio e ultima

risorsa del Signore feudale , tanto nei rapporti col nemico quan to nei rapporti col suo popolo : ad faciendam pacem et guerram . E quello di Lerma che già doveva esistere verso la metà del XII secolo se risulta nominato nell'atto di alleanza del 1184 ,

può rappresentare senza dubbio un esempio tipico del genere . Ancora in oggi risulta in parte conservato nella sua forma ro tonda a feritoie orizzontali e con i grossi finestroni sotto il tetto .


16

L’intonaco nuovo può dissimularne l'antica sua struttura difensiva e offensiva , le persiane moderne che vi stonąno non poco , anche, ma la sua forma massiccia, l'esclusione assoluta verso il basso di aperture che non siano feritoie , e tutto il suo complesso, facilmente svelano l'antica torre del XII secolo .

Un tempo valeva il famoso insegnamento della Scuola ri cordato da Gautier : ( 6) Donjon carré au douzième siècle, don

jon rond an troizième. Ma questa regola non è mai stata assoluta , risultando numerose volte smentita nella realtà . E il torrione

di Lerma può rappresentare un esempio tipico di questa ecce zione.

Del resto sono numerosi gli esemplari di castelli -torri della Liguria antica a pianta rotonda anzichè quadrata. Una ecce zione : la torre di S. Cristoforo , a trapezio isoscele , e cioè quasi a formare un triangolo isoscele spezzato verso l'angolo più acu to . Altra eccezione : la torre del Diamante di Govone : a forma

di prora di nave ( 7). In antico il castello di Lerma era merlato e molto più hasso dell'attuale ( i merli antichi si scorgono ancora incastrati nella muratura dei tempi successivi). E la sua funzione gra

datamente ha dovuto poi subire diverse trasformazioni: fortez za un tempo , poi prigione, in oggi legnaia.

Certo è che in tale torrione, il cosiddetto conforto doveva essere certamente un mito per l'epoca antica. Il lusso delle sup

pellettili e degli ornamenti anche. Cassapanche, cavalletti , e assi di legno per formarne tavole e letti, e poi armi e sol. tanto armi. E forse neppure un crocefisso alle pareti per deco

razione, perchè bastava la spada anche per questo , la spada che aveva l'impugnatura a forma di croce . Una spada ed una croce Gli son fregio alle pareti.

E ogni Signor castellano di quell'epoca rivolgendosi alla propria spada sarebbe stato sempre ben disposto forse a ripe. tere col Prati , il poeta aulico, la famosa invocazione: Salve, o Croce , o benedetta

Nei trionfi e nei periyli.


- 17

L'ESERCITO DI GENOVA E LA DEBELLAZIONE DEI MARCHESI DEL Bosco i

La continua pressione di Genova comnciava a rivelarsi apertamente nel 1223. Non è del tutto vero, tuttavia , ciò che

dice il Deza ( 8 ), e cioè che in tale epoca Genova conquistasse Lerma , insieme ai castelli di Caro , Peretto , Mirbello , Castel

Delfino ( oggi Portofino ), e nemmeno è del tutto esattamente vero ciò che dice lo storico nella pubblicazione del Rossi e

cioè che i Signori di Morbello donassero Lerma alla Repubblica di Genova . L'atto, infatti, che riguarda tale cessione ( 10 set tembre 1223) nei Documenti genovesi del Ferretto ( 9), registra piuttosto che una conquista un semplice acquisto, e piuttosto che

una donazione totale una semplice donazione parziale ,per la quale i Signori di Lerma donavano a Genova due sole parti del castello : castrum quod vocatur Elma, scilicet duas partes quas habemus in dicto castro , cum tota castellania sua et omnibus per tinentis suis duabus partibus nostris pertinentibus ecc . E donavano a Genova anche il Castello di Mirbello e tutto

quanto altro possedevano , fatta sempre salva però la fedeltà al

Marchese Ottone del Bosco e suoi nipoti , e ne ottenevano quindi da Genova la relativa investitura .

E ' noto poi come anche i Marchesi del Bosco, nel 1224, cedessero a Genova tutti i loro diritti sul Castello di Capriata ,

nonchè i castelli di Ovada, Tagliolo , Silvano e molti altri ( 10 ). E, dopo ciò, è allora facilmente spiegabile l'azione di Ge e

nova del 1225 , nota specialmente per la cronaca di Maestro Bartolomeo ( 11 ),, per la quale Genova, avendo alleati i Del Bos co , e molti altri nobili, concentra numerose forze in Gavi , fra

le quali cento cavalieri del Conte di Savoia, al soldo, e muove ri solutamente guerra contro Alessandria e Tortona . Senonchè, è ancora nota in seguito l'offensiva guelfa contro Genova , con gli aiuti di Carlo re di Napoli, e l'infedeltà dei Marchesi del Bosco nel 1272 , alleati ai Fieschi e ai Grimaldi, debellati dai Doria e dagli Spinola.

Ed è nota , inoltre , la ripresa dell'offensiva , nel 1273 , dei Marchesi del Bosco con gli aiuti dei Marchesi di Saluzzo, dei Del Carretto , degli Alessandrini e altri popoli di Lombardia . 2.


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Orbene, anche contro tale offensiva, Genova poteva ottenere

ancora una volta il sopravvento , concentrando grandi forze in Lerma, e sconfiggendo definitivamente i suoi nemici in genere e

i Marchesi del Bosco in particolare. Questa azione guerresca e vittoriosą non ricordata dallo storico locale , risulta riferita dall'annalista Jacopo Doria ( 12),

nei Giurisperiti e laici, e merita indubbiamente un cenno parti colare per quanto riguarda il concentramento dell'esercito in Lerma anche perchè presenta buona occasione per parlare delle armi e degli armati di quel tempo .

Era il tramonto del 22 settembre 1273 , quando gli abitanti lermesi, in quell'epoca sudditi non più dei Signori di Morbello , bensì dei Marchesi Malaspina di Cremolino , si rifugiavano forse impauriti nelle loro case e il curato della Chiesa accendeva forse un cero di più a S. Giovanni Battista il protettore del paese. Nel frattempo, le monache cistercensi di Santa Maria del Banno, in località fra Lerma e Tagliolo , riparatesi frettolosamen .

te nelle loro celle, aprangavano tutte le porte del convento , in oggi distrutto , e con preghiere fervorose invocavano la protezione e la misericordia del Signore.

Gli è che appunto al tramonto del sole di quel giorno, l'ora del vespro , secondo le ore canoniche, apparivano da lontano , e da due opposte direzioni , a vessilli spiegati, dalla croce rossa in campo bianco , le forze dell'esercito genovese, rilucente di ferro , dalle lunghe lancie minacciose , e con intenso fragore d'armi e di cavalli .

Dalla parte di mezzogiorno era l'esercito che, partitosi il mattino prestissimo da Voltri, attraverso Ceresole, sotto il co mando di Jacopo Doria , potestà di Voltri , per ordine della Re.

pubblica di Genova, era diretto a Lerma. E dalla parte di riord est , era l'esercito che da Gavi era diretto anch'esso a Lerma,

per ordine della Repubblica, e sotto il comando del Vicario di

oltre Giogo, Egidio Di Negro. Scopo : il concentramento di sor. presa in Lerma di tutte le forze, per poi muovere immediata mente l'offensiva contro i Marchesi del Bosco , che si ritenevano

rifugiati nel castello di Tagliolo .

Il torrione di Lerma trovavasi in quel giorno amnicalmente


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disarmato , e anzi abbandonato, e non avrebbe potuto quindi op porre resistenza alcuna, anche avesse voluto .

L'esercito genovese poteva così occupare pacificamente il territorio tutto , e i capi dell'esercito potevano così prendere pos

sesso del torrione per loro dimora e quale loro sede del Co mando .

Ecco come risultava composto un tale esercito : 2400 uomini delle potesterie, 600 e più uomini di oltre Giogo , armati di lun ghe lancie. 400 cavalieri e 100 balestrieri del Bisagno. E per quell'epoca tale oomplesso di forze doveva costituire senza dubbio un grande esercito , reso tanto più temibile per

valore e per perizia già esperimentati in guerre numerose e in

battaglie asprissime. Gli uomini delle potesterie erano semplici fanti , e i meno apprezzati dell'esercito. Ogni fante portava un caschetto di ferro e un colletto pure di ferro che gli giungeva

fino a metà delle spalle, imbracciava uno scudo di cuoio, o di rovere o di acciaio, ed indossava una cotta d'arme, che , secondo

il Serra ( 13) era una tunica di maglia di ferro, sotto la quale vestiva un giubbone imbottito di lana, color giallognolo o verde o rosa secca , e trapunto di cuoio, e sopra le spalle un piastrone fatto di cordicelle. Come armi offensive ogni fante era poi prov

visto di spada a doppio taglio , dell'arco semplice che si ten deva con la mano per saettare, e spesso anche di coltelli e di pugnali. Facevano eccezione gli uomini di oltre Giogo che erano

armati di lunghe lancie, armi inastate da punta e da taglio, e che forse erano privi dell'arco , assolvendo essi in combattimen to ad una funzione ben diversa : quella di sostenere l'urto della cavalleria in seconda linea , oppure d'inseguire il nemico , o di correre alla riscossa o dare il guasto .

La cavalleria era assai apprezzata ma in Liguria non tanto quanto nelle altre regioni dato che per i liguri, come osserva

il Serra , era prevalente la guerra di montagna con caratteristica tutta propria dei castelli, o di mare, e raramente quella di pia nura molto più adatta per i cavalleggeri . Questi ultimi ( chiamati milites) normalmente erano a duo

bus oppure a tribus equis. Quelli radunati in Lerma dovevano essere a tre cavalli , e cioè ogni cavaliere doveva essere accom . pagnato da due scudieri anch'essi a cavallo e pure armati per


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combattere, e forse anche da un donzello o paggio . Questo de sumesi dagli Annali di Maestro Bartolomeo ( 14) della guerra del 1225 , ricordati anche dal Muratori ( 15), in cui è detto che il Conte Tomaso di Savoia ... era tenuto a stare al servizio di

Genova con 200 cavalieri e doveva quindi avere, come poi ebbe,

lire 26 ogni mese , per cavaliere ee donzello armati e due scudieri. Cosicchè i 400 cavalieri di Lerma dovevano formare un com

plesso di ben 1200 guerrieri a cavallo e armati di tutto punto. I cavalieri cavalcavano destrieri grossi e gagliardi, coperti di maglie di ferro, gli scudieri cavalli minori, chiamati anche roncini. Armi del cavaliere quelle elencate dall'Angelucci ( 16) e dal Rossetto ( 17) : l'elmo, sotto l'elmo la cervelliera, e sopra la 2

motta d'armi la corazza , la panciera, i cosciali, il collare ; il ca valiere imbracciava lo scudo , e impugnava la spada o la lancia . Però durante la marcia , fuori del combattimento erano sempre

gli scudieri che portavano lo scudo, la lancia e forse anche l'el . mo del cavaliere.

E infine, i più apprezzati erano i balestrieri del Bisagno, località presso Genova. Non solo in Liguria, ma anche altrove, erano in grande credito , sulla fede del Muratori ( 18) ; ed erano

pedoni armati come quelli delle potesterie, colla differenza che anzichè dell'arco semplice erano provvisti della balestra, specie d’arco, dice il Serra ( 19), più grande sostenuto da un cavalletto di legno fornito di una staffa di cuoio sulla quale si pigiava col

piede, e armato di due corde doppie che tese corte e a un tratto allentate mediante un ferretto da ciò scoccavano frecce di ferro dette quadrella o verrettoni.

Sulla fede del Rossetto ( 20), i nostri balestrieri erano simili per armamento e per modo di combattere agli arcieri inglesi,

che lanciavano frecce a 200-300 metri e i più abili ne lancia vano anche 10-12 al minuto . Ma, a differenza degli arcieri in glesi , i balestrieri genovesi non erano neppure muniti di scudo , che sarebbe stato loro d'impaccio. La miglior difesa per essi era soltanto ... l'offesa . Bersagliati spesso dai difensori dei ca

stelli con gragnuola di sassi, ogni balestriere avrebbe ben potuto ripetere col Prati : Frecce disserro

E s'ei pagano in pietra io saldo in ferro.


- 21

Quale loro difesa poi, i balestrieri vantavano ancora l'agi lità e la destrezza , e il disprezzo per la morte. Per questo ap punto venivano anteposti a tutti gli altri armati, e i loro coman danti avevano il titolo di Consoli e il primo grado d'onore dopo

il supremo Magistrato della Repubblica. Il resto è noto . Il mattino del 23 l'esercito genovese, levate

le tende, muoveva verso Tagliolo , ma essendo poi giunta ai oa pi, da parte del Marchese Tomaso Malaspina, che Ovada era indifesa, l'esercito , con una diversione puntava senz'altro verso

Ovada e senza colpo ferire l’occupava. I Marchesi del Bosco Riccardo e Leone, datisi alla fuga , venivano raggiunti dai ca valieri stipendiari e fatti prigionieri mentre il Marchese del Bo

sco Corrado riusciva a rifugiarsi nel Castello di Tagliolo. Per la verità senza battaglia alcuna e soltanto , adunque, per la con

nivenza del Malaspina, l'esercito genovese, che aveva occupato Ovada, poteva oocupare nello stesso modo Morbello, che era anch'esso del Malaspina per una metà , e poteva ottenere la sottomissione di molti altri castelli ancora : Campo , Rossiglione, Masone.

Finalmente , l'esercito direttosi a Tagliolo iniziava un com battimento contrastatissimo contro il Castello con assalti nume.

rosi , e che durò tutto il giorno del 27 settembre insino a vespro . Nella notte l'esercito si ritirava in parte in Ovada , costruiva le

macchine d'assalto, e quindi il mattino successivo muoveva nuo vamente verso Tagliolo per riprendere l'offensiva, ma otteneva senz'altro la resa del castello , perchè nel frattempo il Marchese Corrado Del Bosco erasi allontanato per andare a chiedere soc corso ad Alessandria . Nello stesso modo anche il Castello di

Uisseccio (Belforte) si arrendeva. Aveva così termine la fortu nata spedizione. CESSIONI E VENDITE

Le notizie storiche del XIV e XV secolo sono addirittura spaventosamente povere .

Risulta, infatti, soltanto che Lerma era in possesso di un Cassano Doria nel 1323 , probabilmente per essergli stata con cessa in feudo dal Marchese di Monferrato , e risulta ancora una riconferma del feudo da Carlo IV ai Doria nel 1355 .

604 h CE

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AED LEMMA CORO


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Certo è che una Violante , figlia di Brancalone e vedova di Dorino Doria , vendeva poi Lerma nel 1384 alla Repubblica

di Genova, e che il relativo prezzo veniva pagato a Violante Doria per mezzo di Raffaele Ponzone e di Pietro Laringo , Pro

curatori della Repubblica. La quale nel 1395 teneva in Ler ma come castellano un Adriano Scorza di Voltaggio, mentre a guardia del Castello stavano gli uomini del vicino Parodi. Ma , nel 1399 , il Comune di Genova vendeva , a sua volta ,

il Castello ad un Antonio Grillo , i figli del quale, Ludovico e

Cattaneo lo rivendevano ancora, nel 1414, a un Francesco Spi. nola, Procuratore di Ottone Spinola suo padre .

Questo Ottone Spinola ( seguendo la storia del Deza), nel 1410 aveva assediato e conquistato Savignone per incarico di

Genova , che era passata dal dominio di Francia a quello dei Visconti, i quali avevano quindi richiamato in patria gli Spi nola .

In seguito , però , gli Spinola erano stati scacciati nuova

mente da Genova , e questi allora avevano ripreso la lotta con tro Genova nell'intento di spodestare il Duce Campofregoso , lotta che dal 1414 duraza fino al 1416 .

E questo quindi spiega come Oottone Spinola, nel 1414 , e cioè all'inizio della nuova lotta contro Genova, pensasse , con

l'acquisto del castello di Lerma, ad assicurarsi forse un nuovo rifugio nel territorio lermese per ogni possibile evenienza, e anche un nuovo punto di appoggio per future operazioni di guerra .

Nel 1416, infatti , Ottone Spinola, in unione alle forze di

Filippo Maria Visconti , con ottomila fanti e tremila cavalli , conquistava il castello di Gavi, quindi Capriata, Tagliolo, Pon zone , Serravalle , Borgo Fornari ( che poco avanti era stato ven

duto alla Repubblica da Troilo Spinola ). E vinta così la Repub blica, questa veniva nuovamente sottoposta ai Visconti. Lerma , quindi, continuava a mantenersi soggetta alla si gnoria degli Spinola. Nel 1452 , infatti ( 4 novembre ), firman dosi un trattato di alleanza ( ricordato dal Desimoni) ( 21 ), tra il Duca di Milano Francesco Sforza e il Comune di Firenze e

Pietro Fregoso Doge di Genova , figuravano tra gli aderenti feu datari della Repubblica oltre Isnardo Malaspina signore di Cre


MAPPAAT

Brunetti M. C. Foto

lCastello (dialo )Lerma est


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molino , Giovanni Doria e nipoti per la terra di Mornese , e Ni colò Campofregoso signore di Gavi, anche un Giovanni Antonio Sipinola per il castello di Lerma. Gli Spinola sotto la dominazione dei Visconti, se erano

caduti in disgrazia in patria, erano saliti per contro in grande onore presso i principi forestieri.

Così Luca Spinola, di Battista, che aveva preso per moglie una Tommasina Doria , signore di Pieve di Teicio , di tutta la

valle di Arocia, di Pompeiana, Cuneo, Castellaro, Pornasco e di Lerma, veniva creato Cavaliere di Sproni d'oro da Carlo VIII re di Francia . E successivamente ancora veniva eletto Senatore

da Galeazzo , Duca di Milano , e Consigliere segreto di Galeazzo stesso . Però la prima regolare investitura del feudo di Lerma egli riceveva soltanto nel 1479 da parte del Marchese Gugliel mo di Monferrato, (feudo franco, gentile e avito col mero e misto imperio e diritti inerenti). E successivamente a tale investitura Luca Spinola diven tava poi anche padrone in gran parte del feudo, in quanto ac

quistava molti diritti di proprietà che sul feudo stesso vanta vano altri consanguinei, secondo risulta dagli atti di Andrea De Artuxis, raccolti in manoscritto che trovasi conservato nella Civica Biblioteca Beriana di Genova ( 22). IL CASTELLO AGGIUNTO

E ' tale Luca Spinola che , nel 1499, provvedeva a fare rie >

dificare il castello della Pieve ed anche quello di Lerma, o, per

essere più esatti , a proposito di quest'ultimo, provvedeva ad ingrandire il castello antico, con la costruzione aggiunta di un nuovo castello . Cosicchè l'antico stava a rappresentare , nella

severità tipica del suo stile, l'epoca feudale del XII-XIII se colo , e il nuovo stava a rappresentare il tramonto dell'epoca feudale con la caratteristica del nuovo stile nell'architettura ca.

stellana del quattrocento in tutta la regione dell'Alto Monfer rato, che più si allontana dallo stile austero del castello - fortezza della Liguria , con pianta a forma di nave , per avvicinarsi mol

to di più allo stile notissimo del castello -abitazione, della valle

d'Aosta. Tutti i castelli antichi della Liguria propriamente det


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ta , infatti , sono tipici per la loro pianta a forma di nave quali,

ad esempio , Govone , Campo, Torriglia , Savignone. E ciò si

spiega col fatto che tali castelli sorgevano sempre sul cri. nale degli appennini . Era quindi il dirupo che suggeriva la struttura e la forma del castello , che non richiedeva grandi

opere di fortificazioni: quasi sempre niente fossati, niente or. dini diversi di mura e niente lontani ostacoli . La massima sem

plicità : pensava il dirupo a rendere formidabilmente sicuro il

castello, tantopiù quando non trionfavano ancora le artiglie rie , e una rupe e una sola torre potevano sempre fermare an che un esercito intero .

Tutti i castelli, invece, dell’Alto Monferrato, sono tipici

perchè presentano uno stile che si avvicina a quello dei ca stelli Valdostani. Esempio : Montaldeo , Castelletto, Tagliolo , Silvano, e appunto Lerma ( 23). Il vecchio e il nuovo castello

di Lerma, poi, risultavano congiunti da una costruzione forse intermedia senza colore , senza stile e senza vita . Unico pic

colo legame architettonioo tra loro : una duplice linea di cor done ( o cornice) che tutte e tre le costruzioni abbracciava , co

me tuttora abbraccia, quasi a voler congiungere quattro secoli di storia, quasi a voler proclamare un'unità di comando e di potere.

Quivi Luca Spinola faceva massa d'armi e di soldati in aiuto dei Principi amici e consentiva , inoltre, grossi prestiti di denaro, dice lo storico , anche senza interesse, e a solo titolo d'amicizia .

Questo castello aggiunto , tuttavia, a forma di poligono ir regolare , giova ripeterlo , meno ha del castello per essere più

che altro il maniero, la casa signorile del Marchese, dato che in quell'epoca, col delinearsi del trionfo delle armi da fuoco

( spingarde, bombarde, cannoni, schioppi), la funzione del ca stello doveva piuttoso cedere alla funzione della fortezza ester

na. Il castello così , più che altro , non era che la casa signo rile, armata , col corridoio sottotetto difeso , a strapiombo sul la base del muro e le Caditoie, o piombatoi ( che apparsi nel XIII secolo, erano già d'uso generale nel XIV) ( 24). Tutta la

nuova costruzione signorile , con sobrietà di bifore nella parte

più alta e dal lato nord e con muraglione a scarpata verso sud ,


Foto

Castello di Lerma ( lato nord)

C

M.

Brunetti


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circondava quasi il massiccio torrione antico , la cui funzione doveva sembrare oramai del tutto superata . Unico simbolo di Comando, di Signoria : la nuova torre

quadrata , con bifore, corridoio armato , feritoie e caditoi. Sul la parete est del nuovo castello in oggi esiste un enorme stem. ma degli Spinola col motto Potius mori quam foedari. Sulla parete verso nord altro stemma di dimensioni minori. E verso

levante : tratto di muraglione con porta e merli ghibellini. Nel.

l'interno poi del castello è un caratteristico cortile triangolare quattrocentesco con arcate e colonne in pietra e bifore ; non chè sono numerosi saloni e sale e altri ambienti , con note

vole quantità di quadri di poco valore ma di mobili ricchi e di suppellettili antiche, il tutto conservato con fine gusto e senso d'arte .

Interessantissimo e di inestimabile pregio è a notarsi an che conservato un preziosissimo cimelio : un foglio originale dello splendido codice degli Evangeli purpurei del secolo VI, scritto in greco , designato dai critici con la lettera N , e che

per molto tempo erasi considerato perduto, identificato in oggi dal Vaccari ( 25).

E' notevole poi la galleria chiamata degli stemmi appunto perchè in essa sono affrescati, sebbene malamente, cinque gran

di stemmi della casa Spinola , dei quali parte inquartati con gli stemmi delle famiglie congiunte, D’Oria, Pallavicino , Ne grone ...

Sotto gli stemmi : molte iscrizioni antiche del 500 ee del 600. In una del 1637 si elogia per le virtù e per la sua pietà

quel Luca Spinola che è stato il primo Marchese di Lerma . Il Castello , nel 1538, è stato ancora ampliato con la co struzione di un grande salone prospiciente verso la piazza prin cipale del paese . Presso il castello è , inoltre , la chiesa di San Giovanni, pu

re ampliata nel 1612 da Agostino e Cecilia Spinola, e che ri sulta a quanto si dice, da una costruzione aggiunta alla antica Sala di Giustizia del Castello e che esternamente conserva an

cora caratterizzata in parte la tipica ornamentazione antica , .

semplice e severa , degli archetti pensili e delle lesine. E sul

piazzale interno dinanzi alla Chiesa esiste ancora un grosso ol.


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ino secolare, al quale venivano affisse le sentenze e le ordi nanze marchionali.

Poco distante poi dal Castello , a circa mezzo chilometro ad aria verso sud , in località detta in oggi Bessica trovasi an

cora una antica torre quadrata che segnava il confine e che era il luogo di pagamento del pedaggio. LE VICENDE ULTIME

Meno interessano. Bastano quindi alcuni pochissimi ac cenni.

Nel 1528 Andrea Doria , quest'uomo eminentemente cin quecentesco nel pensiero e nelle opere , passa ai servizi di Spa gna , abbandonando Francia , con che gli riesce non certamente di liberare Genova e piuttosto di meglio assoggettarla nel fatto alla sua persona, sebbene con accortezza politica ne rifiuti nel la forma il principato. Francia per vendicarsene cerca di im padronirsi dell'Ammiraglio fedifrago con un colpo di mano, e

a tale scopo partono da Alessandria i capitani francesi Mon tijeau e Villerche con 2000 fanti scelti e 50 cavalli. Orbene , questo piccolo conpo di spedizione, che fallisce poi allo sco po, ha sostato in Lerma una notte intera .

Lerma , tuttavia, in quell'occasione non aveva parteggiato per la causa di Francia . Ed ecco nel 1542 ottenerne in premio

da Andrea Doria l'interessamento presso il Duca di Mantova , che consente agli uomini di Lerma il diritto di conservare gli

antichi privilegi, e nel 1546 ottenerne in premio , per opera sempre del Doria stesso , la composizione di controversie che erano insorte tra i sudditi di Genova e gli uomini di Lerma e

di Casaleggio. In tale epoca , e più precisamente dal giugno 1517 , Lerma era governata a una donna : Carmela , Ja vedova di Luca

Spinola, come risulta dagli atti di Secondo Paterno in mano scritto conservato presso la Beriana ( 26). Nel 1575 il castello e la terra di Lerma costituiscono ri

fugio di alcuni ribelli del Re di Spagna, che respingono poi l'assalto contro di essi sferrato dal Governatore di Alessan

dria , Emanuele di Luna , che disponeva di una compagnia di


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cavalleggeri e di 20 pedoni armati. E nel 1639 Lerma rifulge. per l'eroica resistenza dimostrata nell'assedio impostole dalle

truppe spagnole che da Milano avevano fatto una scorreria per punire il feudatario di Lerma, Luca Spinola.

Il fatto inedito, e neppure segnalato dallo storico locale , risulta registrato in un manoscritto in oggi posseduto dal Mar chese Luigi Spinola di Lerma alla cui cortesia è dovuto qui il ricordo particolare ( 27). Il feudatario Luca Spinola, adunque, in seguito e a causa di divergenze insorte con Paolo di los Balbases , nipote del go

vernatore spagnolo di Milano, sembra avesse trasceso a vie di fatto contro il Balbases stesso .

Il Governatore di Milano , quindi, Marchese di Caracenas , per vendicare l'offesa inflitta al nipote, e anche per avere un pretesto all'usurpazione di terre in danno del Duca di Man

tova col quale trovavasi sempre in lite, decideva la spedizione punitiva contro Lerma, affidandone il comando al Maresciallo

di Campo Don Diego D'Aragona. Questi accampava presso Lerma e imponeva senz'altro la resa del castello senza condizioni, sperando forse di poter im

padronirsi così del feudatario , che invece trovavasi assente. Gli abitanti di Lerma però , col loro podestà, e capitanati da Gior gio Baldo , sebbene fossero soltanto in ventotto , chè la maggior parte degli uomini era alla mietitura nei campi dell’Alessan drino , rispondevano con un reciso rifiuto e si apprestavano sen . z'altro alla difesa. Gli spagnoli erano invece millecinquecento , ma non valse il numero , chè i Lermesi in solo ventotto con

l'aiuto delle loro donne intrepide, poterono rifulgere nella strenua difesa della loro terra, compiendo prodigi di valore, abnegazione e sacrificio, eroicamente così resistendo all'assedio e all'assalto violento degli spagnoli.

Soltanto agli estremi, dato il preponderare del numero de. gli assedianti, e il difettare di viveri e di munizioni degli asse diati , la resa doveva poi rendersi inevitabile, ma a condizio

ni decorosissime per i Lermesi, ottenute con larghezza di patti dal Comandante spagnolo , ch'era rimasto ammirato del valore

di quell'eroico manipolo di terrazzani. Il Castello passava così in possesso delle truppe spagnole, ma per brevissimo tempo,


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chè , stipulata fra le parti contendenti la pace, ritornava in pos

sesso del suo legittimo feudatario Luca Sipinola. Lerma nel 1649 risulta ancora una volta occupata con for

te presidio dagli spagnoli , ma soltanto per proteggere il pas saggio della Regina di Spagna, proveniente da Milano e diretla a Finale per imbarcarsi.

E a proposito del feudo lermese giova qui ricordare che , successivamente alla investitura di Luca Spinola ( 1479), tutte le altre investiture erano sempre state concesse ai membri del

la famiglia Spinola dal Marchese di Monferrato , tranne una nel 1535 accordata dal Luogotenente dell'Imperatore Carlo V

a Giacomo Maria Spinola. E ' soltanto poi nel 1601 che il titolo signorile inerente al feudo era stato elevato al grado marchio

nale, concesso dal Duca Vincenzo Gonzaga ad Agostino Spinola e suoi successori con eventuale vacazione delle femmine.

Ed ecco infatti che, essendosi estinta la linea maschile di. retta , il feudo passa a Maria Vittoria Spinola moglie di Fran

cesco Grillo, Duca di Mondragone. Morto poi nel 1756, il fi glio Domenico senza prole, dopo lunghe controversie e aspri litigi , il feudo e titolo di Lerma vengono concessi dal Duca di ferrato, a Gian Stefano Spinola nella sua qualità di più pros

Nel 1803 , per volere del Cardinale Caprara, in via reli simo parente ed omonimo della Maria Vittoria Spinola.

Durante gli eventi della rivoluzione francese Lerma, in fine, deve sopportare il danno di continui passaggi di truppe;

nel 1798 partecipare con Castelletto e Tagliolo alla repressione degli insorti di Carosio, e nel 1800 alle diverse fazioni fra le truppe d’Austria e di Francia .

Nel 1803 , per volere del Cardinale Caprara, in via reli giosa, risulta incorporata alla Diocesi di Acqui, e nel 1805 , per volere di Napoleone I , politicamente incorporata al Cantone di Castelletto d'Orba.

Attualmente è proprietario del castello di Lerma il Mar chese Luigi Spinola , gentiluomo esemplare , che vi abita gran parte dell'anno per meglio amministrare così i suoi beni e me glio sorvegliare le sue terre .

Egli discende dal ramo di S. Luca, e particolarmente in linea diretta da quel Gian Stefano Spinola che alla morte di


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Domenico Grillo , figlio di Maria Vittoria Spinola , nel 1756 , era stato investito del feudo di Lerma dal Duca di Sardegną. CARLO MARIO BRUNETTI NOTE BIBLIOGRAFICHE

( 1 ) Bissati OTTAVIANO : Memorie politiche civili e militari della città di Ales. sandria. Ed . Biblioteca Soc. Storica Subalpina XC 1926, pag. 156. ( 2) DELLA CHIESA : Fiori di blasoneria . 1777, pag. 149.

( 3 ) Rossi G. B .: Paesi e Castelli dell'Alto Monferrato. Ed. Roux e Viarengo , Torino 1901. Dello stesso autore : Ovada e dintorni. Ed . Italia Industriale artisti. ca , Romą 1908 .

( 4) GASPAROLO FRANCESCO : Cartario Alessandrino. Ed . Biblioteca Soc. Storica Subalpina CXIII , 1928, Vol. I, pag. 135 . ( 5 ) GASPAROLO FRANCESCO : Op . cit. Vol . I, pag. 203 . ( 6) GAUTIER LEON : La Chevaliere, Paris, Ed . Welter 1893 . ( 7) BRUNETTI CARLO MARIO : Castelli liguri. Ed . E. Prete . Genova 1932.

( 8) DEZA MASSIMILIANO: Istoria della famiglia Spinola . Piacenza 1694. ( 9) FERRETTO ARTURO : Documenti Genovesi di Novi e Valle Scrivia . Ed . Bi .

blioteca Soc. Storica Subalpina. L. C. 1909, Vol. I,pag. 286. ( 10) GASPAROLO: Op. cit., Vol. II, pag . 136. ( 11) MAESTRO BARTOLOMEO : Dagli Annali genovesi di Caffaro e dei suoi conti. nuatori. Ed . Municipio di Genova 1928, Vol. IV, pag. ll . >

( 12) DORIA JACOPO : Dagli Annali Genovesi. Vol. VII, pag. 120 e seguenti. ( 13) SERRA GIROLAMO : Storia dell'antica Liguria e Genova. Tip . Elvetica Capo lago 1835. Tomo I, Libro III, pag. 251. ( 14) MAESTRO BARTOLOMEO : Op. cit., pag. 11 . ( 15) MURATORI LODOVICO ANTONIO : Dissertazioni sopra le antichità italiane, Mi. lano 1751. Tomo I, pag. 438. ( 16 ) ANCELUCCI ANGELO : Catalogo Armenia reale . Ed . Candeletti, Torino 1890 . ( 17) RossetTO VITTORIO : Arte Militare. Ed .Hoepli , Milano 1893 . ( 18 ) MURATORI : Op. cit., pag. 459. ( 19) SERRA : Op. cit.. , pag . 251 , ( 20 ) Rossetto : Op. cit., pag . 144.

( 21 ) DE SIMONI CORNELIO : Annali di Gavi. Ed. Soc. Ligure di Storia Patria . Genova. Vol . XXVIII, Fasc. I 1896. ( 22) MANOSRITTO presso la Biblioteca Civica Beriana di Genova. Collocazione D. bis 10-5-46 .

( 23) BRUNETTI : Op. cit ., Per i castelli Gavone, Campo , Torriglia, Savignone. 9

Ved . Vol. I Per i castelli di Montaldeo, Castelletto, Tagliolo, Mornese, Silvano , Ved . Vol. II.

( 24) GAUTIER : Op. cit.

( 25 ) Vaccari P. A.: Codicis evangeliorum Purpurei N. Folium iterum reper. fum . Est. da « Biblica » Vol. 12 , 1931. ( 26 ) MANOSCRITTO presso Bibl. Beriana già citato.

( 27) MANOSCRITTO privato presso il proprietario marchese Luigi Spinola di Ierma. 3.


1

Note sulla porta del Molo Vecchio La porta eretta con i disegni del geniale architetto peru vino Galeazzo Alessi, che ne affidò la costruzione al Maestro Antonio Roderio da Curona, sorse alla estremità della penisola

occupata dall'antico quartiere del Molo che ancor oggi conser va l'aspetto che aveva nei secoli passati, nei pressi delle offi cine dei fonditori di artiglierie che vi durarono a lungo e ac

quistarono fama per i lavori dei Gioardi e altre note famiglie di artefici.

L'edificio che fu in ogni tempo assai lodato dagli inten

ditori e scrittori di arte, si impronta per stile alle forme del dorico : nel prospetto rivolto verso la città la sua fronte è ret tilinea e ripartita in tre maestose arcate ; verso mare la fronte con parte centrale curvilinea , adorna di semicolonne e lesene, compresa fra due poderosi baluardi, offre un aspetto di impo

nenza e di robustezza non disgiunto da leggiadria. Fu anche Jodata dai competenti la accurata esecuzione delle parti orna mentali di pietra del Finale. Federico Alizieri nella « Guida illustrativa della Città di Genova » ( 1876) scrisse « Quell’acerbo censore che fu il Mi.

lizia non par si sazî di commendarla, loda le capaci caserme e lo spazioso baluardo che ella sopporta e le nobili forme e le loro proporzioni » .

La bella epigrafe posta sulla sommità dell'arco del prospet to esterno, dettata dall'insigne latinista Tacopo Bonfadio letto re e annalista della Repubblica, ricorda la ultimazione delle fortificazioni verso mare . Essa , voltata in italiano , è del se guente tenore :

« Per decreto del Senato , dopo aver prolungato il mo lo , costruita la porta e averla munita con difese (i cit tadini) cingevano con mura la città lungo tutta la parte ove è lambita dal mare · Anno 1553 » .


36

-

Le mura verso il mare menzionate nella lapide, fanno par te del rinnovamento generale delle difese della città avvenuto

verso la metà del secolo XVI quando alla vecchia cinta non più rispondente ai progrediti mezzi di offesa si volle sostituire un robusto recinto secondo le nuove forme

della

fortificazione :

« Parve all’universale che quanto prima si fabbricassero nuove muraglie con fortissimi bastioni » come dice l’annalista contem poraneo Iacopo Bonfadio. A questa opera , di cui si pose so lennemente la prima pietra il 29 dicembre 1536 , si diè princi pio nella fronte verso terra, che più urgeva , e si condusse con grande alacrità tanto che in solo due anni si ebbe completo il lungo percorso che va dalla porta di San Tommaso alla Porta dell'Acquasola ; successivamente si prolungò alla Porta dell’Ar co e sul colle di Carignano e poi verso mare fino a raggiungere

il Molo. Il disegno e la direzione dei lavori fu affidata al mila nese Giovanni Maria Olgiati e si ricorse anche al consiglio del

l'insigne architetto Antonio da Sangallo fatto venire apposita mente da Firenze.

Per chiudere il circuito rimaneva ancora da provvedere al

la parte lungo il porto , dal Molo alla porta di San Tommaso ; visi pose mano nel 1550 e sorse così quella linea di mura lun go il lido, che nell'uso popolare prese il nome di « Muragliet te » , e che fu poi migliorata nel 1638 con la costruzione di una strada di ronda continua - ( dentro di questo porto , al pie de delle bellissime fabbriche che tutto all'intorno l'adornano

vi è una forte muraglia ben guardata , e guernita di quantità di

artiglieria , con un corridore di ronda in lunghezza più di 200 passi geometrici » ( Relazione della città di Genova e suo domi nio - Galeazzo Gualdo Priorato - 1668). Da queste mura si usciva verso il porto , oltrechè dalla

Porta del Molo, da altre cinque porte principali disposte in cor rispondenza di ciascuno degli sporgenti che si avanzavano in mare per il carico e lo scarico delle merci dalle navi, detti pon ti , con nome tuttora in uso che ricorda la primitiva loro strut tura di tavolati su palafitte.


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38

Sorsero così le porte del : Ponte dei Calvi

Ponte delli Spinolli Ponte Reale Ponte della Mercanzia Ponte dei Cattanei.

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Come si conosce da descrizioni e da qualche vecchia stam

pa , erano tutte di bella e severa architettura adorne di lapidi e di ornati marmorei; specialmente è ricordata la Porta del Ponte Reale , che unitamente a quella dei Calvi, fu rinnovata nel '645 dall'architetto piemontese Giocomo Alcardo . Di queste porte già da molti anni non esiste più nulla ; si erano conservate in tatte, insieme alle mura le comprendevano, fino al 1837 , quando l'apertura di una strada rotabile lungo il circuito del porto (at tuale Visa Carlo Alberto ) richiese la completa tarsformazione del corrispondente recinto . Si edificarono allora nuove mura affian cate a un lungo grandioso porticato con soprastante terrazzo


Porta Siberia di attuale Stato


41

marmoreo destinato aа pubblico passeggio ; delle antiche porte ri . mase ancora il nome ai passaggi aperti nel nuovo recinto ; ma neppure questa opera, che ai suoi tempi riscosse grandi lodi e fu considerata come una delle meraviglie della città , era desti

nata a lunga vita ; dopo non molti anni le esigenze del traffico portuale rapidamente cresciuta ne consigliarono la demolizione. La sola Porta del Molo , per la sua posizione appartata alla radice del Molo Vecchio , si sottrasse alle vicende che condusse .

ro all'atterramento delle altre porte, e potè , sebbene trascurata e deturpata , conservarsi fino ai nostri giorni insieme alle adia.

centi mura dette della « Malapaga » che recingevano a levante, verso il mare aperto , la penisola del quartiere del Molo , e a

qualche breve tratto delle muragliette sul lato opposto verso la

insenatura , ora colmata , del Mandraccio. Rimase però priva del 2

la sua funzione di pubblico passaggio dopo che per l'ampliamen to del porto iniziato nel 1877 il Molo Vecchio cessò di essere

una diga opposta all'impeto dei marosi; il Molo diventato uno sporgente interno fu allora allargato ed anche abbassato per dare il

passo a numerosi fasci di binari ferroviari, per modo che la porta monumentale venne a trovarsi con la sua soglia esterna t m . 1,80 scpra il nuovo piano stradale.

L'edificio privo ormai del suo carattere di porta della città e di opera

di difesa, ma capace ancora di altri usi essendo

dotato di vasti locali interni, coperti con robuste volte , servì quale magazzino e casermatta ; sulla piattaforma superiore che

era stata sede di una potente batterią di difesa del porto (da documenti dell'Archivio di Stato di Genova se ne conosce l'ar

mamento nell'anno 1559 e in tempi posteriori) sorsero sopra strutture ; sui fianchi crebbero baracche per servigi portuali ; la facciata esterna fu considerata come comodo sostegno per con dutture elettriche di ogni specie, non escluse quelle per la tra zione ferroviaria .

Merita a questo proposito ricordare che un qualche cosa di

analogo era già avvenuto in passato. Dice infatti il già citato Alizieri che il Milizia parlando della porta , fra altro , « si ap plaude che in sul cadere del secolo scorso (ossia del Secolo

XVIII) venisse spogliata da brutte aggiunte che in più di due se coli vi si erano ammucchiate » .


- 42

Non si sa in che cosa consistessero precisamente queste ag .

giunte, sembra tuttavia lecito supporre che fossero tettoie e ba racchette erette abusivamente da privati come non di rado av veniva in Genova, ove vi era grande ristrettezza di spazio , intor . no agli edifici pubblici. Nell'uso popolareattuale alla Porta del Molo si dà sovente il nome di Porta Siberia, denominazione erronea sorta dall'aver confuso due cose diverse esistenti l'una vicina all'altrą.

In molti antichi documenti genovesi il fabbricato è sempre detto Porta, e talora Portone, del Molo , e questo è il nome che ora leggesi nella tabella marmorea stradale posta dal Municipio a fianco della porta ; nei disegni e registri del Genio M.re appa re invece il nome di Dongione del Molo e anche di Caserma MANDRACCIO

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Costruzioni demolite

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43

Dongione, che fu probabilmente introdotto durante l'occupazio ne francese ai tempi del primo impero napoleonico. Porta Siberia , come è chiaramente indicato da altra tabel la marmorea , è nome che spetta ad una porta , ora murata , per la

quales i passava ai magazzini posti lungo la sponda del Man draccio, poco prima di giungere alla Porta del Molo. Questo stra no nome, che contrariamente all'apparenza, non ha nessuna re lazione con la omonima lontana regione dell'Asia Settentrionale proviene, sembra, dalla alterazione di Cibaria, poi diventa Ci beria, col quale si indicano i magazzini del Mandraccio ove era no conservate le vettovaglie. Come si è già accennato nel numero di Febbraio di questo

Bollettino ( pag. 67) la monumentale Porta del Molo Vecchio do . po un lungo periodo di abbandono si sta avviando verso un oom pleto restauro del suo aspetto architettonico non della sua

Zona di Porta Siberia nell'antica sistemazione con l'ex -batteria Malapaga


44

struttura organica che si conserva tuttora solidissima — restau ro che tende anzitutto a liberarla dalle costruzioni parassitarie che con l'andar degli anni vi erano sorte sopra e ai financhi ee ad eliminare le mensole di ferro e altri sostegni che ne deturpano

le facciate, per poi passare alle opere di riparazione ee di conso lidamento degli elementi ornamentali che ne hanno urgente bi sogno essendo in non pochi tratti fortemente lesionati e scon nessi tanto da far temere una non lontana rovina. Si vorrebbe

inoltre costruire una scalea di pietra del Finale per superare il dislivello ora esistente fra il suolo stradale e il piccolo piazzale su cui si innalza la facciata verso mare , ed infine estendere il restauro anche alla fronte dell'antica batteria della Malapaga ,

che fa corpo con il fabbricato della Porta, e offre un bel esem

pio di muro a sezione curva concava per infrangere le onde che in passato venivano a lambirlo.

Questo ripristino del cui studio si occupa con grande inte ressamento l'Ufficio per i Monumenti della Liguria della Sopra intendenza all'Arte medioevale e moderna, si presentava da

principio di non facile attuazione, non per la spesa che si pre vedeva relativamente piccola e neppure per difficoltà tecniche o per necessità di indagini sulla struttura iniziale , ma per il fatto che occorreva ottenere l'adesione e il concorso di varie ammini

strazioni pubbliche e lo spostamento di alcune aziende private che fruivano di regolari concessioni; mercè l'interessamento e il buon volere subito dimostrato dall'Amministrazione M.re, dal

Consorzio Autonomo del Porto e dal Municipio di Genova , le difficoltà preliminari, che in altri casi ritardarono in Genova di

molti anni il ripristino di opere monumentali ( 1), rimasero in vece prontamente superate permettendo di concretare un gra zione. Ciò che doveva essere abbattuto od eliminato lo è già sta duale programma di lavori che attualmente è in corso di esecu to in parte e il rimanente si spera che lo sarà fra non molto ; ri mane però ancora da iniziare il restauro vero e proprio pel quale l'Ufficio dei Monumenti che ne ha studiato tutti i partico

Jari e stabiliti i preventivi di spesa , fa assegnamento su un con tributo finanziario, già promesso in massima, dalle Amministra zioni pubbliche interessate. E ' da sperare che questo contributo non tarderà e che la


- 45

Porta del Molo Vecchio, che ebbe finora la buona sorte di non essere considerata un ostacolo alla circolazione stradale e alla

espansione delle aree portuali, potrà fra non molto essere ammi. rata nelle sue linee architettoniche rimesse in perfetto stato e as sicurate per lungo tempo contro il deperimento che altrimenti

si accelererebbe sempre più . La pregevole opera di architettura militare del secolo XVI, salvata dal progressivo deterioramento , rimarrà anche, come vollero coloro che nel costruirla vi appose ro la epigrafe commemorativa, un ricordo delle altre antiche difese del porto , ora scomparse . CARLO BRUZZO

( 1 ) Per il retauro della chiesa trecentesca di S. Agostino, diventata magaz zino militare, le pratiche durarono per ben quaranta anni!

V


Una lettera del Gran Maestro di Malta sulla morte

dell'architetto militare Bartolomeo Genga Il Vasari nella Vita di Bartolomeo Genga racconta come due ca valieri gerosolimitani, giunti a Pesaro, pregassero il Duca d'Urbino di voler concedere loro Bartolomeo Genga per condurlo nell'isola di « Malta, nella quale volevano fare costruire fortificazioni grandissi

a me per difendersi dai Turchi, ma anche due città per ridurre molti « villaggi che vi erano, in uno o due luoghi »» .. Il Duca Guidubaldo II, chie altra volta non aveva voluto acconsentire che il valente architet:

to si allontanasse da' suoi stati, finì per cedere, mosso dalle preghiere di un « buon padre cappuccino » il quale persuase il principe esser

dovere di coscienza per un buon cristiano il concedere che fosse mu. uita quell'isola che formava l'estremo baluardo della cristianità con tro la potenza mussulmana. il 20 gen. Partirono dunque i tre – i due cavalieri e il Genga naio del 1558, ma furon trattenuti in Sicilia dal mare tempestoso , si -

che non giunsero a Malta se non l’li di marzo successivo. Continua il Vasari narrando come il Genga « benissimo si com « portava in quelle fortificazioni, sì da esser tenuto un nuovo Archi « mede, e facesse un modello d'una città , di alcune chiese e del palaz « zo e residenza del Gran Mastro con bellissime invenzioni ed ordine ; « ma come purtroppo si ammalasse dell'ultimo male, essendosi messo

i un giorno di luglio a pigliar fresco fra due porte, si che assalito da « insopportabili dolori di corpo e da un flusso crudele in diciassette a giorni morì, con grandissimo dispiacere del Gran Mastro e di tutti

« quegli eminentissimi cavalieri, ai quali pareva aver trovato un « uomo secondo il loro cuore » . Aggiunge poi lo storico aretino che il Duca essendo avvisato

« della trista novella, si ebbe incredibile dispiacere e pianse la morte delpo vero Genga e soccorse generosamente i cinque figliuoli che di

(

a lui erano rimasi » .

Ho avuto modo di rintracciare tra le Carte del Duca d'Urbino (ve

nute, come ognun sa per ragioni ereditarie, all'Archivio di Stato di

Firenze) la lettera del Gran Maestro dell'Ordine di Malta Jean de


- 48

la Vallette, al Duca Guidubaldo. Essa si trova nel vol . 253 a carte 378. Eccone il testo :

Malta 30 luglio 1558

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore, Se alla morte quando dal N. Signore Iddio ne viene assignato il

fine del viver nostro, potessimo trovare qualche rimedio , dubiterei che V. Ecc . come abbia noticia che il poveretto de messer Bartolomeo Genga, rarissimo fra quelli della professione sua , oltre molte altre

virtù che in lui erano , sia morto , ne potessi culpare qua non essersi dato il recapito necessario. Però come non se possi fuggire il manda

to di S. Maestà, restarò apresso di quella iscusato con dirgli esserne restato tanto smarrito e dolente che di un fratello mio, se cosi fussi seguito , più non potria essere , perchè era ingegnosissimo, ben creato , intendente e gentilissimo. E veramente , all'ultimo, persona che have Ecc. e si addottrinano nella sua Corte. E V. Ecc. può star sicura che

non se gli è mancato di tutti quegli rimedi che qua si possono trovare . E poichè la mala sorte ha così voluto ch'esso non habbia pos suto principiare il disegno fatto della nuova Città, ho fatto che in

Roma saranno pagati alli suoi figli scudi cinquecento franchi per il suo travaglio di venir qui. E vorrei che non mi fussi stata intercetta la strada di fargli cognoscer l'animd ch'io haveva de soddisfar alla volontà con la quale V. Ecc . mi fece gratia mandarmelo . Pregola però , poi ch'io resto ceco nel principiar questa nova

habitatione, sia contenta dirmene il parer suo sopra il disegno.manda togli dal detto Genga , che è pur il medesimo che qua ha lasciato , senza

il quale non voglio a costo alcuno dar principio. Nel che riceverò quel favore che dalla generosità sua è solito uscire, e glie ne resteremo io e tutti questi religiosi obbligatissimi. Che con offrir essi e me sempre

presti ad ogni servitù di V. Ecc. ho fine. Che N. Signore Iddio la guardi e la faccia felice in tutti gli suoi desii. D. V. Ecc . Servitore

Il Maestro dell'Hospitale di Hierusalem E. Jehan Valete

GUIDO BATTELLI


È stato pubblicato : L. A. MAGGIOR OTTI

BREVE DIZIONARIO DEGLI ARCHITETTI .

E INGEGNERI MILITARI ITALIANI ,, contenente circa 1300 biografie e molte illustrazioni PREZZO

L.

4

Rivolgere richieste all ' ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO ( Ufficio Amministrazione). ROMA - Viale Angelico, 126 (Caserma Piave ) - ROMA 4.


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Castelli medioevali a Racalmuto (Sicilia) Senza conoscere punto del passato , non si può avere conoscenza del presente , nè un pensiero all'avvenire . A. Gotti.

CAPITOLO I.

Dai GRECI AI SARACENI ( Mozio e Minsciar) Racalmuto ha avuto nel passato la sua pagina di storia, pervenutaci a frammenti, la quale, quantunque non molto im portante presenta pur qualche interesse .

In tutte le sue contrade, si sono rinvenuti sepolture, mo nete od oggetti, riferentisi ai tempi dei Greci e dei Romani. Un dotto e stulioso , Pietro Mantia, recalmutese, ha rinve nuto in contrada Roccarossa interessanti materiali neolitici ( 1 ). La storia del nostro territorio è legata a quello finitimo del . la vetusta e gloriosa Agrigento, e in esso , sorse probabilmente, al princiop del VI sec . av . Cr ., l'antico Mozio glorioso castello

dei Siculi, costrutto per frenare l'espanzione nelle nostre con trade , e nell'interno, delle colonie greche, le quali , impadroni. tesi delle spiaggie siciliane, agognavano all'intero dominio del . l'isola .

Questo propugnacolo sicolo, venne conquistato da Falaride , tiranno di Agrigento, insieme al vicino Erbesso (Grotte); suc cessivamente, una grande estensione dell'isola, divenne man ma. no dominio dei Greci Sicelioti.

( 1 ) La notizia di questo rinvenimento , mi è stata comunicata dal sansepolcrista

comm. avv . Giuseppe Pedalino che pubblicamente ringrazio .


52

Nel 450 av . Cr . , un secolo dopo , riscossisi i Sicoli con Du

cezio , ardimentoso e prode, dopo varie vicende, il castello cad de in potere del Duce dei Sicoli, indi, vinto questo a Nomes ( castello sicolo presso Mistretta, del quale, non restano vestigia ) dai Siracusani, Mozio tornò agli Agrigentini.

Da quel tempo Mozio seguì le vicende di Agrigento, fin chè distrutto, scompare dalla Storia . E ' giusto far notare che su questo castello esistono discordi pareri di storici, circa il luogo preciso dove sia sorto . Ma se non sorse proprio nel territorio di Racalmuto , come pretendono al

cuni dotti miei concittadini, dovette sorgere in quelli finitimi di Naro, Ravanusa , Canicattì, come è opinione di storici reputati. Più tardi, venuti i Romani in Sicilia, essi furono senza

dubbio anche nel nostro territorio , perchè nel 262 av . Cr. as sediando Agrigento , tennero nel vicino Erbesso ( Grotte) i ma gazzini, per le loro legioni; questi magazzini, per tradimento degli stessi erbessani, caddero in potere dei Cartaginesi. Le orde barbariche, alle quali la caduta dell'Impero Ro mano d'Occidente permise di scorazzare e devastąre ovunque ,

giunsero anche in Sicilia; indi i Bizantini la dominarono. A questi successero nell'827 i Saraceni, per i quali, l'isola decaduta dell'antico splendore, rinacque a nova vita . In quest'epocą sorse nel nostro territorio , secondo l’Ama ri ( Storia dei Musulmani di Sicilia) un castello , denominato da

gli Arabi fondatori : Minsciar, in memoria di un monte della loro patria : soggiorno dell'aristocrazia araba .

Questo castello nel 1087 , allorquando il Gran Conte Rug gieri Normanno, guerreggiava in Sicilia con i Saraceni, venne da lui conquistato dopo accanita resistenza , con altri undici ca stelli suoi fratelli, e raso al suolo .

Che Racalmuto sią sorto per opera dei Saraceni, su le orme di una antica città distrutta , lo afferma anche il fatto che il suo

nome attuale suona in arabo « Villaggio diroccato » ( Cf. Ti. nebra . Racalmuto).


53

CAPITOLO II .

DELLA DOMINAZIONE NORMANNA

Questo periodo, dal lato militare,, è per il nostro territorio il più importante. Racalmuto dal Gran Conte Ruggieri, viene elevato a Baronia e vengono costruiti i castelli che oggi si am mirano nelle loro imponenti rovine .

Rafforzatasi la Signoria Normanna in Sicilia, l'isola fu smembrata , secondo il nuovo regime feudale instauratovi dai novi conquistatori, in tante minuscole baronie , che costituivano altrettanti statarelli, dei quali, governatore dispotico era il ba rone che ne era stato investito . Con le terre passavano in pos

sesso del novo signore anche i servi della gleba, composti in gran parte da Greci e Musulmani.

Di queste baronie, furono investiti dal Conte Ruggieri, co me ricompensa, i commilitoni che con lui , nelle guerre com battute s'erano distinti per fedeltà e valore. Contraevano essi, >

verso il munifico donatore certi obblighi, cioè di servirlo e di fenderlo , all'uso feudale.

I novi possessori ebbero il titolo prima di Terrieri , poscia si chiamarono Baroni.

Ognuno di questi baroni, preso possesso dei beni a lui as segnati , cominciò a costruirvi castelli per propria dimora e si curezza .

Di Racalmuto, innalzato a baronia , venne investito Rober

to Malcovenant, un francese al seguito del Conte Ruggieri . Questa famiglia divenne potente presso la Corte Norman na , tanto che, ordinatosi lo Stato nella nuova costituzione, Gu

glielmo figlio di Roberto Malcovenant signore di Racalmuto e Bisaquino , tenne per primo in Sicilia l'alta carica di Maestro o Gran Giustiziere . (Mariano Scasso . Addizione alla Storia Ge .

nerale di Sicilia del sig. de Burigny. E ' bene notare che dagli scrittori di quest'epoca , i fatti e le glorie di Racalmuto vengono attribuiti a Regalbuto, in provincia di Catania , generando una

grande confusione. E ' stato per opera di alcuni miei concitta dini se qualche fama falsamente attribuita è stata rivendicata ).


54 -

Da Roberto Malconvenant, primo barone di Racalmuto ,

venne quindi cominciata la costruzione del Castello . Esso venne terminato più tardi da qualche suo successore .

Ma la mole che oggi si ammira entro l'abitato , non è l'antico castello costruito dai Malconvenant ; perchè questo venne poi

ampliato e abbellito da un signore della famiglia Chiaramonte , come in seguito si dirà.

Caduta la famiglia Malcovenant, dalla fortuna che godeva presso la Corte Normanna , venne investita della baronia di Ra calmuto dal Re Ruggieri, la famiglia Barresi.

Questa, fattasi faurice di Carlo d'Angiò , dopo i memoran di Vespri, fu scacciata dalle sue possessioni e allora il novo Re d'Aragona investiva di quella baronia la famiglia Chiara monte .

Furono potenti i Chiaramonti in Sicilia, tanto da combat tere gli stessi Viceré . In moltissimi luoghi esistono castelli da loro innalzati o che ne portano lo stemma, segno del loro do minio .

I Chiaramonti che tennero la baronia di Racalmuto , fu

rono quelli che si stabilirono in Agrigento , capostipite dei qua li fu Federico I. A Giovanni Chiaramonte primogenito di

questi fu ceduta Racalmuto, indi questi domini passarono al fratello Federico II .

Sotto la dinasia degli Aragonesi in Sicilia . Racalmuto tra scorse un periodo alquanto tranquillo, divenendo centro stra dale di una certa importanza. Infatti, in un antico manoscritto che si conserva in Palermo , si legge nel barbaro linguaggio di quei tempi ( siamo nel 1337 , re di Sicilia Federico II di Ara gona) : (G.

Federico di Aragona, partendosi di la felichi Chitati

di Palermo et andando verso Castro Joanni cum certi nobili di

la dicta insulta, ed essendo aa Rayhalmuto si egrotau etc. » . Era il 30 giugno.

Rayhalmuto è l'antico nome del nostro paese , come dichia ra il domenicano Padre Tomaso Fazello , detto il padre della Storia Siciliana.

Quindi , Federico II dimorando a Racalmuto e ivi amma

latosi, si fece trasportare in Castrogiovanni , dove, reputandosi


1 Fig. 1. Castello Chiaramonte

Fig . 2 .

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57

grave la sua malattia , concesse a vari importanti personaggi del suo regno , titoli e possessioni e fece testamento . Così infermo, proseguì per Catania e vicino Paternò morì . Era il 24 o 25 lu glio 1337 . Nel 1355 , Racalmuto fu decimato dalla peste ; gli abitanti superstiti, cessato il terribile fragello , cominciarono a costruire le loro dimore intorno al Castello, unico baluardo che poteva

tutelarli dai furori bellici in quei tempi sanguinosi. L'antica culla del paese, venne abbandonata, ( era qualche chilometro

distante dalla nova) e a memoria indelebile rimase a quelle con Irade la denominazione di Casalvecchio -Saraceno. Protetto dalla sua rocca , nella nova dimora , Racalmuto ,

cominciò a svilupparsi.

Dalla « Descrizione Geografica del Regno di Sicilia —

ad

dizione alla Storia Generale del de Burigny - stampata in Pa . lermo nel 1788 , traggo quanto segue : « Regalmuto è terra e

Contea al presente del Principe di Pantelleria, dopo che la pos sedette la ragguardevole prosapia dei Cajetani. Dal suo nome medesimo palesa la sua origine Saracinesca . Il Castello riputasi edificato dai Chiaramonti. Lo decorano i Conventi dei Carme

Centorbi, dei Conventuali, litani Riformati , dei di e de D : Osservanti, degli Agostiniani le case delle Donne Religiose, il Monte di Pietà , e vi si contano

quasi 7000 abitanti. Fertile oltre modo è la campagna che ab bonda di deliziose sorgenti » .

CAPITOLO III .

I CASTELLI FEUDALI

a) Osservazioni. Dominando i Re normanni in Sicilia ,

Racalmuto non ebbe costruzioni feudali importanti, ma un so lo castello, modesta dimora dei suoi non ricchi e poco potenti signori, i Malcovenant. La nostra terra in questo tempo trascorse

un periodo di riposo e di assestamento . Con la dominazione sveva si ha in Sicilia per opera

di

Federico II , grande mente di politico e di letterato, un grande


- 58

risveglio di attività , cui contribuisce per la sua parte anche Ra calmuto . Ed ecco sorgere sulla montagna di fronte al paese una fortezza , che Fazello chiama Giblina o Gibellina, nome

arabo di Gebel (monte), il che mi fa congetturare che questa montagna fosse già stata fortificata dagli Arabi. A una contrada vicina, ricca di giacimenti zolfiferi, è rimasta la denominazione Gibellini.

Questa fortezza costruita nel 1229 , di cui tratteremo al

seguente comma c), fu perciò parte integrante del piano di Fe derico , secondo la costituzione : Castra munitione et turris, con

la quale, mirando a rafforzare l'autorità dello Stato, ordinò l'abbattimento delle fortezze private , cioè quelle possedute dai

baroni, l'erezione di nuove e il restauro di quelle appartenenti al Regio Demanio . b) Il Castello Chiaramontano ( fig. 1 e 2), sorge nell'e stremo lembo est dell'ordierno abitato di Racalmuto, su una modesta altura. Servì dą dimora feudale, e da fortezza come tutte le analoghe costruzioni di quei tempi. Nel 1181 era già costruito , ma in più modeste dimensioni; per opera dei Malcovenant, primi baroni di questa terra ; ve 2

nuto più tardi in possesso , come si è detto, di signori più ricchi e potenti, il Castello venne ingrandito come oggi si vede .

Fu Federico II Chiaramonte che al principio del 1300 am pliò e abbelli l'antico modesto castello , adattandolo alle esi genze dei tempi nuovi e della sua Corte splendida. Dal suo re etauratore prese il nome di Chiaramontano , che ancora con serva .

Questo castello dapprima isolato, oggi è soffocato e detur.

pato dalle modeste case che gli si addossano; la sua costruzione è solida e ha base pentagonale irregolare. Il lato est è chiuso tra due torri imponenti a pianta circolare ; esso versa in pessimo stato e crepacci ne solcano la mole, minacciando la completa rovina ; una delle torri fu rifatta a belvedere, l'altra è mezzata

e cadente. Tutto è in uno stato pietoso ed è perfino vietato di accedervi, per ragioni di un sequestro ! Quanta differenza dall'epoca del suo splendore feudale ! ... Ed ora un po' della sua storia . Nell'anno 1311 Federico II

Chiaramonte , restauratore del Castello, morì in Agrigento, e


59

-

istituì sua erede universale l'unica figlia Costanza. Questa , si era sposata nel 1307 con Antonino del Carretto , marchese di

Savona e del Finale. Con questo matrimonio , Racalmuto ed al tri possedimenti del suo signore passarono alla nova famiglia del Carretto ed il Castello ne divenne la stabile dimora .

Sotto i del Carretto la baronia di Recalmuto nel 1576, ven

Fig. 3. Il Castelluccio

ne dal re Filippo II innalzata a contea e Girolamo I ne fu il primo conte .

Dopo il 1700, estintasi la famiglia del Carretto nei maschi i domini di Racalmuto passarono ad altre famiglie illustri, sic

chè spariti i lati -fondi ed acquistato da privati, questi lo tra sformarono a loro capriccio , cancellandone il suo primo a spetto . In esso si conserva un sarcofago greco di marmo bianco, rappresentante il Ratto di Persefone ( 1 ).

c) Il castelluccio ( fig. 3). Da qualunque parte delle no ( 1 ) Recentemente è stato dichiarato monumento nazionale.


60

stre contrade si volge lo sguardo, il Castelluccio picca impo

r.ente, in una cornice di verde, sopra un oncuzzolo pietroso. Sorse nel 1229 a scopo di fortezza , durante il regno di Fe. derico II di Svevia per opera di Abbo Barresi, della seconda signoria che governò Racalmuto . In seguito passò ai Chiara monti che lo migliorarono e vi apposero il loro stemma. Serviva esclusivamente da fortezza e da prigione e fu te stimone delle lotte fratricide tra i signorotti feudali di quei

tempi e delle violenze dei suoi signori. La montagna sulla quale sorge maestoso , è alta circa 800 metri; dista 5 miglia da Racalmuto e vi adduce una mulattiera

disagevole e mal tenuta , come sono pur troppo tutte le strade del nostro territorio .

La base del castello è stata immorsata nella viva roccia.

Ha forma rettangolare ; la costruzione esterna è solidissima. Ne

ingiuria del tempo, nè vandalismo umano, riuscirebbero ad ab batterle, ma l'interno è in pieną rovina, onde diffifficilmente si possono individuare gli ambienti di come era composto . I tetti pur non esistenti.

Le mura inferiori raggiungono lo spessore di circa m . 2,90, quelle superiori m . 2,10 . I lati sud - est e nord - ovest misurano circa m . 29,40 quelli sud - ovest m . 18,70. La fortezza era recinta da mure con feritoie ; gran parte

di questa cinta fu abbattuta e sostituita in epoca più recente , quando più a nulla serviva la fortezza , da una siepe. Nella par te nord -ovest che presenta meno ostacoli naturali, era recinto

da due mura muniti da feritoie, distanti poco più di un metro tra loro, sicchè per impadronirsi del Castello da questo lato, si doveva scalare il primo muro e poi a distanza di m . 1,50 sca larne un altro. Esistono ancora in questo lato tratti antichi del.

la primą e seconda muraglia. A

sud - ovest erano enormi massi di pietra.

L'entra

ta è in questo lato ; un ampio portone arcuato largo m . 2,56 e alto m . 4. Sopra l'entrata nella parte esterna si nota ancora una lastra di alabastro che doveva contenere lo stemma dei signori del castello .

Una scala a chiocciola dal cortile adduce ai piani superiori

e mette capo alla passerella e ad una torre di vedetta . La pas


61

serella circonda la sommità del fabbricato a guisa di cammino di ronda ed è larga m . 1,32 . A sud - est la fortezza contiene più mezzi difensivi esisten dovi dei ridotti interni.

Per la sua posizione in alta montagna e isolata, per gli ostacoli naturali ed artificiali di cui era circondata, questą for

tezza non doveva mancare d'importanza del lato militare. Il Chiaramontano e il Castelluccio , sorgono uno di fronte all'altro

ed era facile in casi urgenti comunicassero fra loro con appositi segnali.

Oggi è ridotto ad ovile, sporco e fatiscente ; nulla più ha del suo aspetto di forza e di potenza. Chi visita il Castelluccio non può trattenersi dal commiserare lo stato pietoso in cui ver sa . Povere vecchie mura , possano trovare un giorno l'anima generosa che pensi a ricomporli in più decorosa forma e a sal vaguardarli da ogni futura insidia , da ogni ultimo oltraggio !

Gli amministratori degli attuali proprietari, principi di S. Elia ci pensino !... In tutti i paesi civili ed in molte provincie d'Italia esisto

no società di amici di castelli, perchè in Sicilia non si deve avere eguale premura per queste storiche costruzioni ? APPENDICE

Non si hanno documenti della storia di Racalmuto e dei

suoi castelli perchè trafugati o vandalicamente distrutti. Gli storici siciliani ne dànno pochissimi cenni. Un concittadino volenteroso e tenace , Nicolò Tinebra , con

amore di figlio, non curando fatica alcuna, nè spesa , ha raccol to le sparse notizie e aiutato da amici e da documenti ha com pilato la storia « Racalmuto : memorie e tradizioni » .

Quest'opera quantunque abbia qualche lacuna, perchè opera giovanile, non manca di ottima qualità ed è l'unica che parli di Racalmuto .

In essa , è anche rivendicato a Racalmuto la sua gloria mag giore : Marco Antonio Alaimo, famoso medico erudito e filoso fo del XVI secolo .

RAFFAELE GRILLO


IN

BIBLIOTECA

La nostra biblioteca possiede già più di 5000 volumi relativi a materie affini agli scopi dell'Istituto , quindi come biblioteca spe

cializzata può considerarsi sufficientemente ricca; ciò nonostante nulla sj trascura, perchè possa sempre più completiarsi Nel primo numero

di questo Bollettino pubblicammo la nota dei libri entrati in biblio teca dal 1° luglio al 31 dicembre 1934 ; qui di seguito diamo la nota dei libri Idi cui si è venuti in possesso dal 1° gennaio al 30 giugno dell'anno corrente .

BENAMATI-SERVITA : Istoria della città di Guastalla - Tipog. M. Vigna, Parma, 1674 - Acquisto - L. 31 . CECINA Aulo e DAL BORGO FLAMINIO : Notizie istoriche della città di Volterra L. 26,30.

Tipog. G. P. Giovannelli, Pisa, 1758

Acquisto

SIZERANNE (DE LA) ROBERT : Cèsar Borgia et le Duc d'Urbino ( 1502

1503) - Tipog. Hachette , 1924 - Acquisto L. 12 . NAPOLEONE : Précis des guerres de Cèsar - Tipog. Gosselin , Paris, 1836 Acquisto · L. 9.

FRANCHI ANNA : Caterina de' Medici Regina di Francia - Tipog. Ce .

schina, Milano, 1933 · Acquisto · L. 12 . IACOBINI GIOVANNI : Telegrafia elettrica, nozioni pratiche sul sistema

Morse - Con dedica autografa dell'auore a S. E. il Sig. Comm . Pier Domenico barone Costantini- Baldini - Copertina in tela ros. sa con stemma del Cardinale Antonelli sulla legatura - Tip. Litog. Ferrini, Rodma, 1863 - Dono dell'On . Giglioli. LF BRUN DE CHARMETTES : Histoire de Jeanne d'Arc · Tipog. Arthus .

Bertrand, Paris, 1817 Acquisto - L. 42 . VITELLI FERRANTE : Il libro delle piante Con 68 tavole e relative .

descrizioni autografe ( 1557) - Acquisto · L. 1700. TOMASSETTI FRANCESCO : Torri di Roma · Estratto Rivista « Capito

lium », agosto 1925 - Dono dell'Autore .

SUSANI Luigi: Pagine e parole di guerra del Re soldato · Tipog. Re. gionale, Roma, 1935 · Acquisto - L. 12 .


64

STATO MAGGIORE : Attacco frontale e ammaestramento tattico · Tipog.

« La Speranza », Roma , 1915. MAMELI EFisio : Scienza e industria per la preparazione militare del paese. Gli aggressivi chimici · Estratto Riv , « Artig. e Genio » , 1935 - Dono dell'Autore .

TENCAJOLI ORESTE FERDINANDOG Poeti maltesi d'oggi - Tipog. Signo .

relli, Roma, 1932

Dono dell'Autore .

TENCAJOLI ORESTE FERDINANDO : Principesse italiane nella storia d'al. tri paesi - Tipog. « La Modernissima », Roma, 1933 - Dono del >

l'Autore .

Tria GIOVANNI : L'Ars militaris di Flavio Vegezio Renato • Napoli, 1888 - Acquisto - L. 10. MEDEA ALBA : Arte italiana alla Corte di Francesco I · Tipog. Co

gliati , Milano, 1932 Acquisto - L. 11,30. MINISTERO GUERRA : Regolamento per le licenze nel R. Esercito Tipog. Polig. dello Stato, Roma, 1935 • Dal Ministero della Guerra . .

CORVETTO : Trattato elementare di fortificazione cam pale - Tipog. Cas sone, Torino, 1867 Acquisto - L. 12 .

STRAFFORELLO GUSTAVO : La Patria . Provincia di Alessandria - Tipog . Unione Tipog. Edit., Torino, 1896 - Acquisto - L. 8 . BACILE DI CASTIGLIONE : Scritti vari di arte e di storia con lettera di

B. Croce e discorso di A. Perotti - Tipog. Edit . Barese , Bari, .

Acquisto - L. 18. .

1915

COLASANTI A.: Architetti dal XV al XIII secolo , Luciano Laurana .

Tip . Soc. An . Polig. It . , Roma, 1922 - Acquisto · L. 12 . DE LANTERI JACOMO : Due dialoghi di M. Jacomo De Lanterị da Para tico bresciano del modo di disegnar le piante delle fortenzze secondo Euclide - Tipog. Valgrisi , Venetia, 1557 - Acquisto L 20.

DE VAUBAN : Manière de fortifier selon la methode de monsieur De Vauban Tip . Jean Baptiste Coignard, Paris, 1671 · Acquisto · L. 12 .

BRACCOLINI FRANCESCO : La Roccella espugnata

Roma, 1630

Tipog. Mascardi,

Acquisto - L. 20.

FRANCIOSI PIETRO : Un epistolario di Melchiore Delfico

Tip . Arti

Grafiche Della Balda , San Marino , 1935. Dono dell'Autore .

N. N.: Tavole topografiche della fortificazione della piazza di Ancona nel 1885 - Acquisto - L. 25 .

VOSGIEN : Dictionnaire geographique portatif ou description des em pires, royames, républiques, villes · Paris, 1812 · Acquisto L. 14,50 .


65

D’ILLENS e FUNN : Pians et journaux des siège de la derniere guerre de Fiandres rassemblées par deux capitaines etrangèrs au service

de France · Tipog. Melchior Pauschinger, Strasbourg, 1744 Acquisto - L. 46 .

DE ZASTROW A.: Histoire de la fortification permanente ou manuel des meilleurs sistemes de fortification - Traduite de l'allemand

par De la Barre Duparcq - Tip . Tanera e J. Dumaine, Paris, Acquisto - L. 35. .

1856

GUALDO PRIORATO GALEAZZO : Il maneggio delle armi moderne con un breve compendio sopra le guardie, quartieri, fortificazioni ed artiglieria - Tipog. Longhi , Bologna, 1679 · Acquisto - L. 22 . DE BELAIR A. P. J .: Elements de fortification • Tipog. Firmin Didot , Paris , 1792

Acquisto - L. 10 .

SAULI LODOVICO : Della colonia dei genovesi in Galata - Tipog. Cas. sone , Torino , 1831 - Acquisto - L. . 33 . CELLINI BENVENUTO : La vita Accompagnata da note di G. P. Car Acquisto Tipog. De' Classici Italiani, Milano, 1806 pani L. 30 .

MINISTERO MARINA: Catalogo analitico per soggetto in ordine alfa betico delle opere, atlanti, carte e periodici della Biblioteca Tip . Polig. dello Stato - Dal Ministero della Marina. UFFICIO STORICO R. MARINA : Le Bandiere di combattimento delle no .

stre navi da guerra - Tip . Polig. dello Stato , Roma, 1935 - Acqui sto

L. 26 .

D'ANTONI PAPACINO Vittorio : Esame della polvere dedicato a Sua Sacra Reale Maestà - Stamp. Reale , Torino , 1765 -· Acquisto L. 16 .

PERTUSIER CHARLES : La fortification ordonner d’apres les principes

de la stratégie et de la balistique modernes - Tip . Bachelier, Pa. ris, 1820 - Acquisto, L. 15 .

GLOBET D'ALVIELLA : Des forteresses de la Belgique dans leurs rap port avec les cinq grandes puissances de l'Europe Tipog.. Ta. Acquisto -· L. 25 . nera , Paris, 1863 · Acquisto VARI: Emanuele Filiberto A cura del Comitato per il IV centenario di Emanuele Filiberto e X anniversario della Vittoria , Torino

1928 - Edit. Lattes e C. , Napoli, 1928 - Acquisto - L. 36 . .

BIANCHI Fausto e TASSONI ALESSANDRO : Le Filippiche ( Dominazioni spagnuole in Italia · Guerra del Monferrato ) Modena, 1935. Acquisto - L. 10 .

Tip . Cavallotti ,

FERRARELLI GIUSEPPE : Memorie militari del mezzogiorno d'Italia Con prefazione di B. Croce Tip . Laterza , Bari , 1911 · Acqui sto L. 10 .

VASARI Giorgio : De' più eccellenti pittori, scultori ed architetti - Ri . dotto e annotato per le scuole secondo i migliori studi sulla 5.


66 storia dell'arte a cura di Giulio Urbini

Tip Paravia , Roma,

1900 ·- Acquisto L. 8 . TOMASSETTI G.: Della campagna romana nel medio evo . Illustrazione delle vie : Appia , Ardeatina, Aurelia, Cassia , Claudia , Flaminia Tip . Forzani e C. , Roma, 1885 - Acquisto - L. 50 .

BELTRAMI LUCA : Nozze Siheibler- Pullė - Testo della prima capitola zione del Castello di Milano, 13 settembre 1499 - Tip Pagnoni , Milano, 1893 - Acquisto - L. 13 . BELTRAMI LUCA : Leonardo e i suoi disfattisti - Tip. Treves, Milano,, 1919 Acquisto - L. 24 . BATTELLI GUIDO : Filippo Terzi, Architetto e ingegnere militare in

Portogallo ( 1577-1597) - Tip . Alfani & Venturi, Firenze, i935 · Dono dell'Autore .

VASARI GIORGIO : Le vite dei più celebri pittori, scultori e architetti Tip . Adriano Salani , Firenze, 1922 Acquisto - L. 20. N. N.: Delineazione delle nuove mura di Genova del 1630 - Dal vec chio Archivio disegni del Museo del Genio . (Copiato nel 1790 dal

l'ing. Bruschi dall'originale conservato in Archivio dell'Ecc.ma Camera e nel Magistrato Ecc.mo delle Fortificazioni di Genova). BRIALMONT : Progres de la défense des états de la fortification perma

nente depuis Vauban - Tip . E. Guyot, Bruxelles, 1898 - Acqui sto · L. 20 .

PIETRAMELLARA GIACOMO : Elenco degli ordini equestri. Loro origine -

le storia - Tip . Modes & Mandel, Roma, 1901 · Acquisto - L 10. Rossi VITTORIO : Storia popolare degli ordini equestri italiani e delle medaglie commemorative nazionali - Tip. dell'Opinione, Roma , 1893 - Acquisto - L. 15 . Rocchi A.: La badia di Grottaferrata - Tip. Artigianelli, Roma, 1904 -

Acquisto - L. 15 . BIGNAMI ENEA : Cenisio e Frejus. Con una lettera del Gen. Menabrea Tip . Barbera, Firenze , 1871 - Acquisto - L. 15. N. N.: Museo Storico della Brigata Granatjeri di Sardegna - Tip . Nuo vissima, Roma, 1925 - Acquisto - L. 10..

DI GIORGIO ANTONINO : La battaglia dell'Ortigara - Tip . Mantero, Ti . voli, 1935 - Dono del Sig. Gen. E. Clausetti.

F. C.: Memorie sulle strade e sui ponti militari per uso degli Uffi ziali napoletani d'un ndilitare ex ingegnere di ponti e strade Tip. Reale della Guerra, Napoli, 1819 · Acquisto - L. 9 . BELIDOR M.: Oeuvre diverses concernant l'artillerie et le génie - Tip . Arkstèe e Merkus, Amsterdam , 1764 - Acquisto - L. 20 .

BRIZI ALFONSO : Della rocca di Assisi insigne monumento nazionale di architettura militare - Tip . Metastasio , Assisi , 1898 - Acqui. sto - L. 25 . 1


67

NAGLE G. e ANFORA F .: Difesa « lį Gaeta, 1860-1861 - Tip . Carda-, monte, Napoli, 1861 - Acquisto - L. 20. N. N.: L'apoteosi del Milite Ignoto : 28 ottobre - 4 novembre 1921 .

Tip . Treves, Milano, 1921 · Acquisto - L. 10 . SILVAGNI U .: Giulio Cesare - Edit F.lli Bocca, Torino, 1930- Acqai sto - L. 18 .

LOVARINI EMILIO e Gen. MARSIGLI : La schiavitù del Gen. Marsigli sotto i Tartari e i Turchi da lui stesso narrata Tip . Zanichelli, Bologna, 1931 · Acquisto - L. 15 . .

SERLIO SEBASTIANO : Libro primo di architettura ecc.

Tip . F. Senese & C. , Venetia , 1566 - Acquisto - L. 80 . DE VILLE ANTOINE : Les fortification , l'attaque e la défence des places .

Tip . Philippe Borde Alyon, 1641 · Acquisto - L. 80.

5° REGGIMENTO FERROVIERI : Istruzione sui piani caricatori militari scom ponibile ti po 1900, tipo 1900 rinforzato e nuovo tipo 1927 - Tip . Lit reggimentale, Torino, 1929 - Dal Ministero della Guerra, ISPETTORATO GENIO MINISTERO GUERRA : Manuale di radiotecnica per Ufficiali del Genio - Tip . Ist. Polig. dello Stato, Roma, 1934 .

>

Dal Ministero della Guerra .

ISPETTORATO GENIO MINISTERO GUERRA : Manuale per le compagnie

telegrafisti e radiotelegrafisti - Tip . Ist. Polig . dello Stato, Roma, 1934 - Dal Ministero della Guerra .

ROMANO CARLO : Dalla Bainsizza cl Piave al comando del 14° gruppo cannoni da 105 - Collana memoric storiche sulla guerra 1915-18

Tip . Regionale, Roma, 1935 - Dal Ministero della Guerra . CANIGLIA GIUSEPPE : Gente di Somalia - Edit. Cremonese , Roma, 1935 Acquisto - L. 13,50.

VARI : Relazioni di vari fatti d'arme avvenuti alla fine del sec . XVII • Acquisto - L. 41,50. LIBURDI ENRICO : Conferenze durantine ( Urbania ) .

Tip. Bramante,

Urbania, 1934 · Dono dell'Autore. ISPETTORATO GENIO MINISTERO GUERRA : Istruzione sui collegamenti. Vol . I : Mezzi ed organizzazionį; Vol. II : Norme di corrispon

denza - Tip . Ist. Polig. dello Stato, Roma, 1935 · Dal Ministero della Guerra .

CLAIRAC D.: Ingegneur de campagne ou traité de la fortification ecc. Tip . Charles Antoine, Paris, 1757 · Acquisto - L. 10 . MEZZATESTA VITTORIO : I trasporti nella vita economica della nazione e la questione automobilistica – Off . Graf. Mantero , Tivoli , 1935 Dono del Sig. Gen. E. Clausetti. DA LEONESSA P. MAURO : Dissertazioni cronologiche ( Cronologia e a

calendario etiopico) - La tavola pasquale di Anatolio - Tip . Man tero , Tivoli, 1934 - Dono del Sig . Gen. E. Clausetti. a


68

Locchi ORESTE T : Pesaro Urbino Acquisto - L. 90 .

a Latina Gens » , Roma, 1934

MALLADRA G. A .: La battaglia di Adua - Tip . « La Nuova Antolo gia )), Roma, 1933 - Dono del Cav . Cordella . ISTITUTO NAZIONALE DI URBANISTICA : Annuario delle città italiane

Vol. II - Tip . Castaldi, Roma, 1934 · Acquisto · L. 50 . ZINGONE ATTILIO : La sorte di una bandiera - Tip . Regionale, Roma, 1935 - Dal Ministero della Guerra .

ASTUTO MERCEDES : I vivi - Tip . Regionale, Roma , 1935 - Dal Mini -

stero della guerra .

PALMIERI GIUSEPPE : Riflessioni critiche sull'arte della guerra - Тір . Trani, Napoli, 1816 - Acquisto - L. 30 .

ARALDI ANTONIO : Gli ostacoli naturali e la fortificazione - Edit. N. Zanichelli, Bologna, 1882 - Acquisto - L. 25. · GUALTIERI L.: Grande illustrazione del lombardo veneto ( Storia della

città , dei barghi , comuni e castelli) - Edit. Ronchi, Milano, 1857 Acquisto - L. 80 .

DI LAURO : L'assedio e la resa di Gaeta ( 1860-61) - Tipog. E. Marino , Caserta Acquisto - L. 17. -

BANDINI CARLO : La rocca di Spoleto. Con prefazione di Corrado Ricci Tip . dell'Umbria - Acquisto - L. 42. BECCARI ARTURO : Il restauro del Buonconsiglio (dalla Rivista « Le tre Venezie ») - Dono deila Lib . Van - Riel. PIGAFETTA FILIPPO: Relatione dell'assedio di Parigi col disegno di

quella città ecc . - Tipog Grassi , Roma, 1591 - Acquisto - L. 60 . CIALDI ALESSANDRO : Quale debba essere il porto di Roma e ciò che meglio convenga a Civitavecchia e ad Anzio ecc . Tipog. Belle Arti , Roma , 1846 - Acquisto - L. 15 . PEDRETTI LUIGI RENATO : Romandiola - Tip . Solmi, Cusano Milanino , 1935 - Acquisto - L. 15 . FELIBIEN : Vita degli architetti (tradotto dal francese) - Tip . G. Fos

sati, Venezia , 1755 - Acquisto - L. 40. PALUSTRE LÈEON : L'architecture de la renaissance - Tip . Maison Quantin , Paris, 1892 - Acquisto - L. 15.

ERMACORA Chino : Il Friuli - Tip . Zambon , Vicenza, 1935 · Dono del Sig. Aldo Piermarini. SILVAGNI UMBERTO : L'impero e le donne dei Cesarį - Tip . F.lli Bocca , Torino, 1909 - Acquisto - L. 20. MINISTERO GUERRA : Gli Italiani in Germania nel 1813 - Tip . Arti

Grafiche, Città di Castello, 1914 - Acquisto - L. 30. GAIANI Emilio : La conquista dell' Algeria - Arti Grafiche Città di Ca stello , 1913 - Acquisto - L. 20.


69

GIACCHI NICOLÒ : Dal congresso di Vienna alla pace di S. Germano : 1815-1919. Appunti di Storia militare - Tip . Regionale, Roma , 1929 - Acquisto - L. 15

PENNELLA GIUSEPPE : Dodici mesi al comando della brigata Grana tieri – Tip . del Senato , Roma, 1923 - Acquisto - L. 20 .

OPERA NAZIONALE DOPOLAVORO : Viterbo e le sue terme · Tip . I.G.A.P. · Dono del Sig . Aldo Piermarini.

PONDUS E STATERA : Storia della lega fatta in Cambrai fra Papa Giu lioll, Massimiliano 1, Imperatore Luigo Xil Re di Francia, Fer

dinando V Re d'Aragona e tutti i principi d'Italia contro la Tip. Moretti, Aversa , 1718 - Acquisto

Republica di Vinegia · L. 12 .

BOITANI e GiocoLI : La pensione nella giurisprudenza della Corte dei Conti

Tipog. Mantero, Tivoli, 1935 - Dono del Sig. Gen. En

rico Clausetti.

Costa GIOVANNI: Caio Giulio Cesare . La vita e le opere · Tip. Mor purgo , Roma, 1934 · Acquisto - L. 30.

DE VILLE ANTOINE : Les fortifications - Tipog. Philippe Borde, Alyon , 1641 · Acquisto - L. 80 .

SERLIO SEBASTIANO : Libro primo d'architettura nel quale con facile e breve modo si tratta dei primi principii della geometria - Tip . Senese e Zame, Venetia , 3566 - Acquisto

L. 80 .

COMANDO GENIO :: Sistemazioni difensive - Tip . Direz. Lav . III Zona · Dono di S. E. il Gen. L. A. Maggiorotti.

MAGGIOROTTI LEONE ANDREA : Chibse fortificate · Dono dell'Autore. LANZANI LUIGIA : Il Lazio e Roma - Tip . Bemporad , Roma, 1925 -

Dono del Sig Aldo Piermarini. ISPETTORATO GENIO : Memoria sull'organizzazione e sull’azione del ge. nio in guerra - Tipa Off. Milit. R. T. ed E. T. , Roma, 1935 Dal Ministero della Guerna .

ZANGARI DOMENICO : Nozze Contaldi-La Grotteria : 11 maggio 1935 Il Castello di Cosenza - Tip. Caravita, Napoli , 1935 . Acquisto .

.

L. 9,50 .

BOLOGNA Luigi : Della rocca di Radicofani. Cenni sulla storia e sul restauro della stessa Rocca distinti in capitoli due Tip . Chia vini , 1928 - Acquisto - L. 4,80. Gen. CARLO MONTÙ : Storia dell'artiglieria italiana . Vol. II - Rivista « Artigl. e Genio » , Roma Dono dell'Autore , O

.

« Claustra Provinciae ). Il problema delle frontiere italiane · Tip Mantero , Tivoli - Dono del Sig . Gen. E. Clausetti. GEN . ALBERTO BALDINI : Elementi di cultura militare per il cittadino PAOLO DRIGO

.

italiano ( Ed. Rivista Nazione Militare) - Dono dell'Autore.

Enciclopedia italiana; edita dall'Istituto dell'Enciclopedia italiana fondato da Giovanni Treccani

Vol . XXVI .


- 70 -

Fra questi libri di recente acquisto segnaliamo i seguenti, per

i quali crediamo opportuno dare anche qualche cenno biografico su gli autori.

FERRARELLI GIUSEPPE : Niemorie militari del mezzogiorno d'Italia .

Il Ferrarelli, già capitano del Genio, nativo di Caserta, fu deco rato con medaglia d'argento al Volturno nel 1860 ; dimessosi dal servizio militare si detle agli studi. Scrisse dei « Pontieri »

e

como

pilò un « Libro di lettura pel soldato » . L'opera sua maggiore però è quella dal titolo « Memorie militari del mezzogiorno d'Italia » per

le magnifiche biografie che vi sono comprese e riguardanti Il Gene . rale Luigi Mezzacapo e i suoi tempi ( 1885) - Il Generale Ulloa - Luigi De Benedictis Carlo Filangieri - G. Pianell - F. Materasso - C. Boldoni - A. D'Ambrosio - Il Marchese Palmieri, nonché le notizie su Il Collegio militare di Napoli, nel quale lo stesso Ferrarelli fu O

allievo e ne usci nel 1850 .

Queste memorie storiche, ricche di interessanti notizie e di acute riflessioni su tempi e su uomini la cui memoria fu qualche volta

alterata dalla passione politica, meritano di essere comprese fra i migliori scritti militari del nostro tempo e confermano al Ferrarelli la fama di letterato , di storico e di acuto osservatore .

n maneggio delle armi moderne descritto dal conte GALEAZZO GUALDO PRIORATO.

L'autore di questo libro nacque a Vicenza nel 1606 e ivi mori

nel 1678 ; la sua non breve esistenza fu quasi un romanzo di avven

ture e di ardimenti. Giovinetto ancora corre in Fiandra sotto l'Orange; assediato dagli spagnuoli in Breda , dopo la caduta della città prende

servizio in un reggimento francese, quindi è in Inghilterra, ma dopo poco salpa per l'Orlanda; il bastimento sul quale viaggia naufraga ed egli si salva per miracolo. Lo troviamo quindi all'assedio di La Rochelle, poi di nuovo in Olanda nelle guerre che ancora colà si combattevano e si busca un tremendo colpo di picca nel costato che

lo tiene infermo per molto tempo . Durante la convalescenza conce pisce il disegno di recarsi nel Brasile, ma strada facendo cambia idea, sbarca a Fez e visita il Marocco . Di qui però riesce a richia marlo in patria il vecchio genitore , ma non a trattenervelo, perchè corre prima sotto le bandiere del Wallestein , quindi per conto della la repubblica di Venezia in Baviera al Comando di un brillante reg

gimento di corazzieri; alla battaglia di Nordingen ( 1645) questo reg. gimento da lui condotto baldanzosamente alla mischia è però travolto ed annientato .

Allora , affranto il corpo dagli acciacchi e dalle ferite e pieno di conforto , benchè appena quarantenne , si ritirò dalla vita attiva e nella sua patria, si dedicò interamente allo studio ed allo scrivere .


mm

其

Ghelari

IL

TEATRO DEL

BELGIO

鹽 m

更

Frontespizio del libro Il Teatro del Belgio di Gualdo Priorato


A 6


73

Per la sua vita di valoroso soldato e per i suoi scritti ebbe molti onori : Cavaliere di S. Michele in Francia, di S. Marco in Venezia , il Papa lo creò nobile romano , Cristina di Svezia lo volle suo gen

tiluomo, l'imperatore Leopoldo suo consigliere e storiografo. La produzione sua è varia e rispecchia tutta un po ' la sua strana vita piena di avventure . Sono maggiormente note : Vita di Wallestein Storia delle guerre degli imperatori Ferdinando II e III · Storia O

di Mazzarino - Rivoluzioni in Francia sotto Luigi XIV. Ma special mente meritevoli di memoria sono Le vite ed azioni di personaggi mi

litari e politici, più volte ristampata e comprendente 65 vivacissime biografie ( Walletein , Spinola , Cromwel, Piccolomini, Montecuccoli

ecc.); il Guerriero prudente, dedicato a Luigi XIII di Francia, pieno di ottimi consigli dei quali pare si giovasse anche il Montecuccoli,

ed 11 maneggio delle armi, l'opera di recente acquistata dalla no stra biblioteca. E' questa una piccola opiera senza pretesa, ma suc cosa e che rivela in chi la scrisse grande esperienza e giudizio . Alcuni capitoli sono dedicati anche alle fortificazioni ed all'artiglieria e vi si trovano interessanti notizie.

Oltre il libro ora acquistato la nostra biblioteca possiede di

questo stesso autore altre due opere e cioè Il guerriero prudente, di cui è cenno sopra , ed il Teatro del Belgio. Non si comprende per quale ragione questa ultima opera non è ricordata dallo Sticca ( « Gli

scrittori militari italiani ») che pure è tanto diligente nella citazione e nelle recensioni,

E' un'opera veramente di pregio non solo per le notizie che ci dà di quel paese in quei tempi di guerre e di lotte, ( che però non approfondisce molto , riservandosi di farlo in una sua storia uni. versale) quanto per le 120 tavole che l'accompagnano e nelle quali sono delineate quasi tutte le piazze forti del Belgio, alla fine del

1600. Il titolo completo dell'opera è il seguente : Teatro del Belgio o sia descritione delle diecisette provincie del medesimo; con le piante delle città è fortezze principali, da chi al presente possesso , in qual modo et in qual tempo acquistato . Aggiontovi un succinto racconto di quanto è occorso dalla mossa d'armi del re Cristianis.

simo contro gli Stati generali delle provincie unite sin’al fine del 1672. Descritta dal conte Gualdo Priorato . ( La brevità dei titoli non

tra di moda a quei tiempi !). Di questa opera se ne hanno due edi. zioni: una stampata in Vienna d'Austria con licenza e privilegio . 1673 per Michele Thurnmayer Stampator Accademico e l'altra in Fran . coforte nel 1683. Entrambe di grande formato , portano una dedica

dell'autore al Principe Rinaldo d'Este ed una lettera dello stesso al lettore ; nella seconda edizione mancano 8 ritratti Idi Principi e con

dottieri a pagina intera che adornano la prima. La nostra biblioteca possiede entrambe le edizioni, nonché un atlante delle sole tavole ove

questie non sono ripiegate , come nei volumi completi e quindi più chiare e meglio conservate .


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PAPACINO D'ANTONI : Esame della polvere.

Questo libro , apparve nel 1765; è diviso in due parti nelle quali ei ricercano e si espongono la forza nella polvere e le cause di questa. Acquistò subito grande fama e fu tradotta in francese, in inglese ed in tedesco e per parecchi anni fu il solo libro di testo riguardante la teoria delle mine ; grande reputazione ne venne al suo autore. Alessandro Vittorio Papacino d'Antoni nacque nel 1714, arruo latosi nelle milizie di Carlo Emanuele a 18 anni, a 20 anni era sotto

tenente d'artiglieria e a 22 tienente . Brillante ed animoso sul campo di battaglia prese parte a diverse azioni di guerra e dopo una rapida carriera divenne tenente generale comandante dell'artiglieria e poi Comandante delle « Regie scuole teoriche di artiglieria e fortezza >> nelle quali fu anche insegnante . Si ricorda fra altro che nel 1745 , es sendo capitano dei minatori, stabili col Pinto e col Rana le fortifi . cazioni di Demonte e nell'anno seguente quelle di Exilles e di Fe

nestrelle . E ' di quella stessa epoca il suo libro sull'esame della pol vere .

Il Papacino morì nel 1786, lasciando oltre che larga fama di sè come soldato e come insegnante, anche una ricca produzione scien . tifica , fra cui un Corso di matematiche, artiglieria e architettura mi. litare e le Istituzioni fisico -matematiche per le RR . Scuole teoriche

di artiglieria e fortezza, che sono in possesso di questa biblioteca. Diporti notturni del capitano FRANCESCO FERRETTI. Il capitano Francesco Feretti nacque in Ancona nel 1523. Ap pena ventenne si arruolò sotto le bandiere francesi, militando nelle fanterie che cobattevano in Piemonte per conto di Francesco I. Nel

3547 passò in Germama, quale lancia spezata di G. B. Castaldo na poletano, che coman lava le artiglierie di Carlo V contro la lega di Smalcalda. In questa occasione ebbe agio di segnalarsi per un atto di coraggio , giacchè essendo stato incaricato col milanese conte Giusep pe Francesco Landriani ed altri compagni, in parte italiani ed in

parte spagnuoli ed ungheresi, di esplorare la sponda dell'Elba op posta a quella ove era l'esercito imperiale, per ben tre volte passò

a cavallo ( a guado e a nuoto ) il fiume; per questo suo atto si ebbe quale honorato premio una collana d'oro, che lo stesso imperatore

gli appese al collo alla presenza di tutto l'esercito. Si distinse poi an che in altre frazioni militari nella lotta fra cristiani e protestanti,

finchè, conchiusa la pace fra le due parti, lasciò la Germania e si recò in Urbino , seguendo poscia il duca Guidobaldo II in varie im prese prima per i Veneziani, poi per il Papa Paolo IV che era in lotta con gli Spagnuoli. Fatta la pace fra Paolo IV e Filippo II, il

Ferretti , che già conosceva gran parte dell'Europa volle recarsi in Inghilterra per studiare i miglioramenti che si andavano facendo nei riguardi delle artiglierie e delle fortificazioni. Reduce dall'Inghilter


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ra si fermò ad Ancona ove si diede allo studio della geografia ed al rilevamento delle mappe con l'uso della bussola.

Nel 1565, avendo i Turchi posto l'assedio a Malta, il Duca d'Ur bino, come altri principi italiani , inviava nell'isola un soccorso di quattromila fanti , dei quali due mila sotto Jacopo Malatesta che ave va fra i suoi capitani il Ferretti. Pare però che non andasse neli'isola

e restasse a presidiare un tratto di costa per conto del re di Napoli. Sette anni dopo, messosi al soldo dei Veneziani, cui i Turchi avevano dichiarata la guerra ed invasa l'isola di Cipro ed assediato

Famagosta, fu inviato a Cattaro. Quivi con il suo fermo e coraggioso contegno seppe sventare un attacco in forze dei Turchi.

Nel 1573 , finita la guerra ritornò di nuovo in patria, ove aggra

vato dagli anni e dalle fatiche non prese parte a fazioni di guerra , ma attese solo ai suoi studi preferiti. Morì nel 1600 circa .

Del Ferretti si conoscono due opere, e cioè Dell'osservanza mili tare stampata in Venezia nel 1568 e poi ristampata nel 1577 nella qua le si tratta dell'educazione morale e militare del soldato e degli studi che deve fare l'ufficiale, che ora si direbbe dello Stato maggiore, ed i Diporti notturni di cui si è testè arricchita la nostra Biblioteca.

Questo ultimo libro è diviso in 10 dialoghi o « diporti » , che fingono essere avvenuti fra l'autore ed il suo parente Angelo Righi di notte e perciò detti « notturni » . Il primo e l'ultimo dialogo concer

nono la fortificazione; neyli altri si parla di geografia e cosmografia, della formazione degli eserciti, dell'Ufficio del Sergente maggiore ge nerale ( così si chiamava quellUfficiale, che , posto alla immediata dipendenza del maestro del Campo generale, aveva cura dei soldati tanto nelle azioni, quanto nelle marcie e negli accampagenti), lella artiglieria e delle munizioni , ecc. E' notevole per i tempi, il sesto di. scorso nel quale l'autore è d'avviso che si aboliscano i duelli e che vengano le questioni onorevolmente composte ; in ciò non è nell'an

lore alcun segno di debolezza o di timore, giacchè, sfidato in Pesaro da un insolente, non si rifiutò di scendere in campo e ne uscirono ambedue feriti.

Il Promis, che ha diligentemente studiato la bibliografia di que sto, come quasi tutti i più noti ingegneri militari italiani, dice di conoscere due edizioni di questo libro, una del 1604 e l'altra del 1608 stampate entrambe in Ancona da Marco Salvioni. Ma avverte .

che la seconda edizione non è che una ripetizione della prima con un leggero cambiamento del titolo ; astuta finzione per cercare di dare esito al libro che era rimasto invenduto. Lo stesso Promis però ci fa sapere anche essere a lui nota una precedente edizione fatta dallo stesso Salvioni in Ancona, nel luglio del 1588, ma che tale edizione non potè mai vedere, perchè rara assai.

L'edizione ora acquistata da questo Istituto ha la data del luglio


76

1580 ed è probabilmente un esemplare di quella rara eldizione che il Promis, non avendola veduta, erroneamente assegna al 1588. L'edizione del 1604 ha per titolo Dialoghi notturni del Capitano Francesco Ferretti cavagliere di S. Stefano . Dove si ragiona di ordi nanze , et del marciare esserciti et del modo sicuro di alloggiarli. Et

di conoscere i buoni et i cattivi siti, coi disegni di molte isole et for tezze intagliate in rame. In Ancona . Ad instantia di Giovan Battista

Ciotti libraro in Venetịa 1604. Con privilegio . Nell'edizione del 1608 il titolo è così cambiato : Arte militare del Capitano Francesco Fer.

retti cavagliere di S. Stefano. Dove si ragiona ecc . L'edizione del 1580 si intitola invece: Diporti notturni per modo di dialoghi fami liari del Capitano Francesco Ferretti d'Ancona cavagliere dell'ordi ne di S. Stefano. Precede a questa una dedica dello stesso Ferretti al Serenissimo Don Francesco Medici, Gran Duca di Toscana , secondo , ed una dello stampatore Salvioni : Agli illustrissimi Sign . Cavaglieri .Anconitani, entrambe in data di luglio 1580. Seguono alla moda dei

tempi, alcuni sonetti laudativi. Questa edizione, come le altre due del 1604 e del 1608 , è in formato 8º piccolo di 188 pagine . Le varianti ai titoli cui abbiamo fatto cenno. più sopra , hanno

indotto qualche studioso a considerare come opera distinta di diverse edizioni: Dialoghi notturnį, Diporti notturni e Arte militare. L'opera di cui abbiamo ora fatto cenno non solo può interes sare il bibliofilo per la sua rarità, ina interessa anche lo studioso di architettura militare, perchè ci fa conoscere quale era il pensiero su questa scienza da parte di uno di quegli ingegneri militari della Mar ca d’Ancona, che, come i due Floriani, come il Ridolfini, il Tarducci, il Rinaudini ed altri tennero alto nel Sec. XIV il nome d'Italia, anche oltre i confini della madre patria .

FERRANTE VITELLI : Libro delle piante . Ferdinando o Ferrando o Ferrante (all'uso dei tempi) Vitelli era nato a Città di Castello e discendeva da Vitello Vitelli, prode guerrie

ro, succeduto a Giovanni de' Medici nella capitananza delle Bande Nere ; suo padre conte di Mantova moriva a soli 19 anni nel 1557, quindi la nascita di Ferrante deve eserë avenuta ala metà del secolo ; è l'unico dato che si ha al riguardo. E ' ignota la madre .

Emanuele Filiberto apena tornato in Piemonte dopo la

pace di

Chateau Cambresis, pensò a dare assetto nel suo stato alle armi ed alle fortezze ed a procacciarsi capaci ufficiali, valenti ingegneri, che il Pie . monte non poteva dargli, da altri stati che ne avévano . Ne trovò a Venezia , a Brescia, a Ferrara , negli Stati ecclesiastici, a Parma, a

Mcidena e ad Orvieto ; città di Castello gli inviò un Guerini con i dwe Vitelli Alessandro e Ferrante .

Era l'anno 1567 e Ferrante Vitelli di svegliato ingegno era già molto pratico nelle teorie della fortificazione benchè giovanissimo,


WALLIGIONE DI

ARMIS

7

DELLE FORTIFICATIONI

DI GIOVANI SCALA MATHEMATICO Nuramente riferipate con agrunta d'diuer: neplantefortere

RECE

ATILL . ECC SIGNORE DON AuIu &

TADDEO BARBERINI . faRomaappresso Grlowpp dePessi.i627.

1

Roma 1621

Frontespizio del libro Delle Fortificazioni di Giovanni Scala


- 79

ma desiderava trovarsi fra le armi.; Emanuele Filiberto accolse il suo desiderio destinandolo ad un soccorso di 3000 fanti e 1700 ca

valli, che comandati da Alfonso d’Este e guidati dal fiore della no hiltà italiana, inviava al re di Francia contro gli Ugonotti. Con pa tente dello stesso anno E. F. lo creava Colonnello dei fanti italiani Negli anni prossimi al 1570 esercizi incarichi di fortificazione alle dipendenze dei due Paciotto e nel 1570 fu nominato colonnello di 3000 ſanti e 300 cavalli italiani.

Fu quindi incaricato delle fortificazioni di Villanova d'Asti e poscia di quelle di Mondovì per le quali ebbe un voluminoso carteg.

gio col Duca, e di Cuneo. Nel 1572 trovavasi a Borgo in Bressa e vi completava le fortificazioni iniziate dal Paciotto, quando Emanuele Fi. liberto , in riconoscimento dei suoi buoni servizi ed anche come atte

stato dell'affetto che aveva per lui , lo nominava Mastro di campo ge nerale delle milizie paesane e di quelle dell'ordine di SS . Maurizio e Lazzaro .

Nel 1575 era sopraintendente generale delle fortificazioni del Ducato, perchè è così nominato in un documento con il quale in quel. lo stesso anno gli veniva conferito l'incarico di Consigliere di Guerra e Colonnello delle milizie paesane del marchesato di Ceva . Ma la fama della sua valentia era andata anche oltre i confini

del Piemonte, onde quando nel 1575 il Senato veneto decideva di fabbricare un forte importante nell'isola di Corfù , chiedeva ed ot teneva da E. F. di avvalersi dell'opera del Vitelli per lo studio di quest'opera alla quale si erano provati anche altri noti ingēgneri

militari e cioè Sforza Pallavicino, Baldassare Rangone e Giulio Sa. vorgnano. Giungeva dell'isola il 23 novembre 1576 e nell'autunno del 1578 ritornava in Italia affranto dalle fatiche e dall'insalubrità dell'a.

ria, avendo avuta però la soddisfazione di vedere compiuti i suoi progetti che erano stati anteposti a quelli di tutti gli altri. Dopo aver riferito sul suo operato al Doge di Venezia , si risti

tuiva in Torino, ma quivi affievolito e prostrato , come era , non atte se più attivamente alle opere di fortificazione, benchè il Principe lo ténesse ancora come Generale dei Forti e dei presidi e non mancasse

di dargli incarichi di vario genere, così nel 1579 lo metteva a capo delle forze mandate in aiuto al Nogaret, onde conservare al re di Francia il Marchesato di Saluzzo e nel 1581 gli dava l'incarico di for

tificare e munire la cittadella di Vercelli, incarico che non poteva condurre a termine, perchè nei primi mesi del 1582 cessava di vivere.

Fu assai esperto nell'arte -ua e singolarmente perspicace nello scegliere siti eid adattarvi la più conveniente opera di difesa. Premessi questi brevi cenni biografici del Vitelli, diamo una de scrizione della sua opera che è venuta ad arricchire la biblioteca del .

l'Istituto , per metterne in rilievo il valore e l'importanza. Si tratta di un codice carteceo in fogli delle dimensioni di metri


80

0,405 per 0,285 , autografo , in due libri ; è dorato a fil di pagina ed ha

un'antica legatura in pergamena sulla quale è miniato lo stemma del lo scacchiere inquartato alla luna crescente ed in capo il vitello acco sciato col lauro fra le zampe. Il primo libro manca del primo qua derno, contenente frontespizio, prefazione e dedica, nonchè dei capi capi primi e secondo. Dopo il primo libro leggesi : Libro secondo del

le piante del S.or Ferrante Vitelli, col motto Viridis non comburitur igni e figure allegoriche a colori. Che il libro sia auiografo lo provano sia il paragone con altri scritti del Vitelli, sia la firma messa dal Vitelli alla fine di ciascun capitolo .

Il primo libro è diviso in 36 capi; il secondo in 31 capi; in

ciascun capo si tratta di una determinata posizione del terreno e del modo di fortificarlo con il relativo disegno acquarellato. Il cap . 32 . del II libro si riferisce al quadrante graduato ; seguono poi tre fogli

con scale di misura, il modo di squadroniare un esercito , un forte quadrato , difeso agli angoli da soli cavalieri; nel capo 20. del I li

loro pandlarsi pure in artiglieria. Tra i disegni trovansi le piante di Bor go S. Sepolcvro, del Forte S. Antonio della Mirandola , della Miran . dola , della cittadella di Perugia, della città di Pesaro, di Giavarino e di Malta .

Apparentemente il libro non ha data, ma al cap . 2. del libro II leggesi : « Questa è la pianta della fortificazione nuovamente aggiun ta nell'isola di Malta , fatta con tutte le sue misure nel recinto della quale vi è il castello di S. Elmo, che fu battuto et preso per forza

da Turchi l'anno passato de LXIIII , ecc. » . Il trattato è dunque ante. riore all'anno 1567 nel quale il Vitelli venne in Piemonte ed infatti in esso non si parla mai, nè si ha alcun disegno, di opere sue o di altri , eseguite in Piemonte. In questo trattato il Vitelli si mostra fe conslissimo; Osserva però il Promis, che molti disegni può averli tratti dalle stampe pubblicate dal De Marchi nel 1546. Anche se così fosse l'opera del Vitelli non diminuirebbe di pregio , dato lo studio da lui fatto di ciascun caso e le considerazioni esposte . Anzi, come lo stesso Promis pensa , dovrebbe essere stato questo trattato stesso a far en trare il Vitelli nella stima di Emanuele Filiberto e ad aprirgli le por

te per la sua brillante carriera in Pienionte. Non è improbabile che il Vitelli abbia donato al suo signore una copia di questo lavoro , e

credo che non sia azzardato pensare che la copia sia la stessa che ora è in possesso di questo Istituto ; disgraziatamente nel libro I manca il primo fascicolo , nel quale senza dubbio si sarà trovata la dedica ; ma la circostanza che il libro è autografo , che la scrittura e i disegni sono molto accurati e questi ultimi acquarellati ed in alcuni punti anche dorati, che il volume è dorato in fil di pagina e che porta

miniato sulla pergamena della legatura lo stemma del Vitelli nella faccia anteriore, ed un ornato in quella posteriore, valorizzano la 110


ALLA MAESTA CESAREA

DIFERDINANDOLI

Diſfera et offesadelle piazze DiPietro Paolo Florian DaMacerata

1.

BAHRAIN

771

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C Frontespizio del libro Diffesa et offesa delle piazze di Pietro Paolo Floriani 6.


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83

stra supposizione. Nè è poi senzą valore il fatto che di tale trattato non si conoscono altre copie, non solo a detta degli antiquari, ma anche dello stesso Promis, il quale inoltre in un suo studio sul Vi. telli pubblicato nella Miscellanea di Storia Italiana nel 1872 dice di avier veduto tale unica copia in casa Litta a Milano . Ora in fondo al capo 31 del libro II della nostra copia leggesi questa nota :

” Manoscritto comperato nel 1804 in Roma da Antonio Litta Biumi dal Sig. Domenico Palmieri agente generale del S.o Principe Altieri "

Questa dichiarazione è importante ; essa ci assicura che siamo

adunque in possesso idell'unica copia dell'opera, la quale , come ab . biamo accennato più sopra , potrebbe essere la stessa donata dal Vi.

telli al Principe e chie al Vitelli aprì la via ai futuri successi ed alla più alta reputazione. Quindi al valore tecnico dell'opera per i 70 disegni di piazze forti in essa contenuti, alcuni dei quali di spere

realmente esstenti in quel tempo e per le considerazioni del Vitelli, si unisce il pregio di un valore morale , per i molti ricordi che ad essa si collegano. Molti scritti del Vitelli si trovano nella Biblioteca dell'Univer

sità di Torino, riguardanti quasi tutti la sua missione a Corfù . Negli archivi di Stato in Torino trovasi un codice n. 15 foglietti contenen . ti una Instruttione per conoscere le provincie et luoghi ( giudicato dal

Promis stupendo lavoro) che il Vitelli eseguì per ii Veneziani, ma che portò seco ed alla sua morte lasciò a Torino.

E' questo l'unico lavoro del Vitelli che per importanza può com petere con quello venuto in possesso della nostra Biblioteca. * * *

Abbiamo segnalato questi libri per richiamare l'attenzione sui più recenti acquisti, ma la biblioteca già possedeva molte altre ope. re del genere, fra cui una ricca sezione di trattati di architettura mi Jitare dei più noti architetti militari del XV, XVI e XVII secolo , co me De Marchi, Scala, Lanteri, Floriani, Gualdo Priorato , Alghisi, Tensini, Capra, Lorini, Savorgnano ed altri. Nè mancano gli autori stranieri come Zastrow , Mallet Manneson , Violet le Duc, Wau wermans ed altri.

Vogliamo in più ricordare qui di seguito uno dei primissimi

aoquisti della biblioteca (primissimi come indica il suo numero d'ordine), che è un Atlante contenente disegni anonimi di inoltis. sime piazze forti.


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Atlante di fortificazione ( Disegni autografi). Uno dei primi acquisti della Biblioteca dell'allora Museo del Genio fu questo Atlante di 170 carte manoscritte (tranne l'ultima che

è una stampa ). Questo Atlante fu studiato accuratamente nel 1933 da S. E. il Generale Maggiorotti, il quale venne alle seguenti conclusioni:

« Il presente atlante è stato composto con varii gruppi di disegni, Il primo va idal frontespizio a foglio 131 : esso è opera di una sola mano ; i fogli in gran maggioranza portano una filigrana con una F sopra tre monticelli ( Fabriano ?) ; due fogli (41 e 42) hanno invece un uomo che cammina ( Romeo ? ), altri fogli non hanno che la riga tura verticale . Il mezzo foglio stracciato di copertina ha un uccello o colombo in volo .

Il secondo gruppo di disegni va dal foglio 132 al 167 ; è disegnato su carta di tipo diverso dal precedente ma omogeneo per tutto il gruppo ; questi fogli in genere non hanno filigrana, solo i fogli 150,

152 , 157 e 162 hanno per filigrana un'aquila a volo abbassato e scudo coronato da corona a tre fiori ; un foglio , il 165, ha per filigrana , sem . bra , un giglio. Nel foglio 155 è disegnata l'isola La Suda di Candia . e in essa un bastione col nome di Orsini; questi, Latino Orsini (1510. 83), fu governatore di Candia verso il 1572 o 73. Il gruppo di disegni indubbiamente e opera sua . Poi si ha un disegno ( 168) con la stessa carta del primo gruppo , con alcuni fogli bianchi. Dopo ancora un disegno ( 173) con la fortezza di S. Gianne (Spagna ).

Il terzo gruppo comprende due disegni a seppia di G. di Giorgi del 1663 rappresentanti le fortificazioni di Paliano ; ed una stampa rappresentante l'attacco di Tortona del 1643 .

Indubbiamente l'atlante fu composto dopo il 1663 , e quasi cer

tamente apparteneva al principe Card . Colonna, signore di Paliano. Non tutte le tavole rappresentano opere costruite , alcune sono

solo progetti; certamente il primo gruppo non è posteriore di data al secondo .

Può sorgere il dubbio che il primo atlante sia dello Spannocchi Tiburzio che era parente di Paolo V e amico di cardinali e contem

poraneo dell'Orsini; oppure che sia appartenuto a Camillo Orsini ( 1491-1559).

Nel foglio 138 si parla del colonnello Moretto che fu governatore alla Suda nel 1574, e da tale affermazione sembra che il gruppo più antico sia della fine del XVI secolo . L'altro deve essere della fine del XVII secolo .


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Elenco dei libri ricevuti in dono dalla Vedova del Gen. Rocchi GUGLIELMOTTI ALBERTO: La squadra ausilieria della marina romana a Candria ed alla Morea - Tip . Carlo Voghera, Roma, 1883 . Vo lumi 3 .

MONTANARI TOMMASO : Dopo venti secoli Annibale dal Rodano in Ita. lia - Tip . Stab . Polig. Riuniti, Bologna, 1931 . ALBERTI ADRIANO : La bottaglia dell'assietta - Tip . F. Casanova, To rino, 1902 .

MEOMARTINO PASQUALE : La nazione armata - Tip. Luigi De Martini, Benevento .

N. N .: Sedan - souvenirs d'un officier superieur · Tip. Hinrichsen , Paris, 1883 .

FERRARELLI GIUSEPPE : Schizzi - Tip . Di Dura, Napoli , 1871 . GUIDETTI ANGELO : La fortificazione permanente - Tip . Bertinatti, To rino, 1913 .

MONTANARI T.: Annibale - Tip . Minelli , Rovigo, 1900 .

FABBRIS Cecilio : Gli avvenimenti militari del 1848-1849 · Tip . Casa Edit. Naz ., Roma.

DABORMIDA V.: Battaglia dell'Assietta - Tip . Voghera E. , Roma 1891 . BALDINI ALBERTO : Diaz - Tip. Barbera , Firenze . CHALA LUIGI : Ricordi della giovinezza di Alfonso La Marmora - Tip. Botta , Roma, 1880 .

STICCA GIUSEPPE : Non si passa ( vita e vicende degli alpini) - Tip . .

Streglio, Torino, 1900 .

Dito ORESTE : La campagna murattiana della indipendenza d'Italia · Tip. Albrighi ( Segati), Milano, 1911 .

BORELLI GIOVANNI: La crisi morale nel'esercito - Tip . Polig. Italiana, Roma, 1908 .

PELLEGRINI BATTISTA : Verso la guerra ( il dissidio fra l'Italia e l'Au stria ) - Tip. Voghera, Roma, 1906 .

Chiala Luigi : La vita e i tempi del Gen.le Giuseppe Dabormida Tip. Frassati, Torino .

WAUWERMANS : Les fortifications d'Anvers · Tip. Backer Anvers 1894. DE CHAURAND FELICE : il disagio militare cause e rimedị - Tip . Vo . ghera , Roma , 1910 .

FEA PIETRO : La campagna del principe Eugenio di Savoia - Tip. Ras. segna Nazionale, Firenze , 1894 · Volumi 4. FERRERO GUGLIELMO: Il 11 militarismo - Tip . Treves, Milano, 1898.

HENNEBERT : Frontieres de France . Tip Illustrel , Paris. N. N .: L'Italia e l'esercito italiano triplice alleanza - Stamperia Di. plomatica e Consolare, Roma, 1890 .

DELLA-SPADA G .: I metodi di guerra di Napoleone · Tip . Adorni, Par . ma, 1910 .

1


86

Rossi ADOLFO : Alla Guerra greco -turca - Tip . Bemporad , Firenze . N. N .: La difesa dello Stato. STICCA GIUSEPPE : Gli scrittori militari italiani . Prefaz . del Gen. E.

Rocchi - Tip . G. U. Gassone, Torino, 1912 . TREZZANI CLAUDIO : Impiego delle minori unità delle varie armi nel combattimento - Tip. Edit.. Naz., Torino, 1924. BRUNNET : Festungskrieg - Tip. Seidel & Shond , Vien , 1893 . ID : Bestandige (Besestigung ) · Tip Seidel & Shon , Vien , 1896 . WAUWERMANS HENRI: Mines militaires ( Etudes sur la science du mi neur etc.) - Tip . Maquardt, Bruxelles , 1868. BORGATTI MARIANO : La técnica nell'esercito romano Tip . Amm . del. lo Stato , 1927 .

DAL. FABBRO ANTONIO : Verona nella storia dell'arte fortificatoria Tip. E. Voghera , Roma, 1935 .

FERRARELLI G.: Lettere del Generale Flanell e ricordi famigliari · Di. rezione Nuova Antologia , Roma, 1901 . CAMPOLIETI N. M.: Il diario di Francesco Simoneta comandante della cavalleria garibaldina nella campagna del 1859 - Tip . Casa Edit. Ital., Roma, 1909.

GUIDETTI ANGELO : I capisaldi permanenti della preparazione militare al confine alpino - Tip . Arti grafiche Ugo Pinnarò, Roma, 1927. 5° REGG.TO GENIO : Istruzione sulla struttura e maneggio della gra nata a mano lenticolare - Tip . G. Paris.

Riviste e periodici in cambio Archivio Storico per la Calabria e Lucania - Roma. Ateneo Veneto - Venezia .

Bullettino Senese di Storia Patria - Siena.

Rivista Artiglieria e Genio

Roma. oto amministrativi mil. - Min , Guerra . e Servizi Rivista di Commissari Rivista di Fanteria - Roma.

Rivista di Storia , Arte e Archeologia - Alessandria. Rivista marittima - Roma. Rivista militare ungherese - Budapest.

Carnet de la Fourragere · Dal Musée Royal de l'Armée -· Bruxelles. Bullettino radiotelegrafico militare - Roma. Nazione militare - Roma.

Riviste in abbonamento. Roma Rivista di studi e di vita romana . Latina Gens . Le vie d'Italia .

Le vie d'Italia e del mondo.


- 87

-

Archivio storico per la Dalmazia . Minerva ,

Regime Corporativo. Rassegna storica italiana .

Rassegna di architettura. Ordine Corporativo . Augustea. Italia Fascista.

Quaderni di Segnalazione . Le Forze armate .

Secolo fascista .

Gazzetta ufficiale. Giornale militare ufficiale, IL BIBLIOFILO

Stemma della famiglia Vitelli, miniato sulla

della

pergamena

rilegatura del

“Libro delle pian te , di Fer rante Vic telli


BIBLIOGRAFIA PASQUALE CAMASSA : La romanità di Brindisi e i suoi monumenti.

Il dotto archeologo Canonico Pasquale Camassa, appassionato cul. tore delle memorie della sua Brindisi, tipica figura di uomo di studio e di religione, ha voluto riunire in questo volume tutto quanto aveva avuto occasione di raccogliere, anche nella sua qualità di Direttore di quel Museo Civico , sulla romanità di Brindisi.

In questo volume si trata delle vicende e degli avanzi di quel. l'antichissima città marittima ( Brundusium ) che, allorquando dai Con soli Attilio Regolo e Giulio Libone fu conquistato il Salento , divenne la più fedele colonia di Roma e ne seguì , nella buona e nell'avversa fortuna, tutte le vicende.

Di queste vicende

gran parte delle quali convergono su Brin.

disi , divenuta ponte di passaggio fra l'Oriente e la dominatrice del mondo, il Camassa , sulla scorta di testi latini, espone una chiara e ordinata sintesi della cnorme importanza cui pervenne nei secoli que .

sta città salentino, per la quale transitarono e sostarono innumeri volte, legioni e condottieri, imperatrici e imperatori e uomini sommi nelle lettere e sulla poesia . Il Canonico Camassa ricorda anche con orgoglio come il Capo

del Governo elevava Brindisi a Capoluogo di una nuova Provincia con le parole :

a Brindisi, potente al tempo dell'impero Romano, dovrà ritor nare all'antico splendore ... » . Questo libro con la enumerazione e la illustrazione degli avanzi monumentali di Brindisi, rivela la particolare competenza archeolo gica dell'Autore, al quale il Comune ha affidato la gelosa custodia di tanto suo tesoro storico ed artistico .

Gen. CARLO MONTÙ : La storia dell'artiglieria italiana.

E ' stato pubblicato il 2° volume di questa magistrale opera. Come il primo volume, è edito dalla Rivista di Artiglieria e Genio ; in più di 800 pagine in 4º contiene oltre un secolo di vita

dal 1700 al 1815 ;


90 secolo denso di avvenimenti militari in cui il valore tecnico e mili

tare dei nostri artiglieri ebbe infinite occasioni di dar magnifiche

prove . Questi avvenimenti che si iniziano sotto gli auspici di un grande Sabaudo, Eugenio di Savoia , e si chiudono nella epopea napo leonica, sono tutti ricordati e documentati con forma sintetica e chiara,

dando ad ogni fatto, ad ogni avvenimento , il giusto rilievo , ed i ne cessari commenti.

Questo volume, nitido ed elegante, contiene pure notizie acoura tamente scelte di documenti originali ed è adorno di numerose inci. sioni riproducenti bandiere, uniformi, ritratti ed armi, documenta zione piena di interesse e che molte volte sono delle felici rivelazioni

specialmente per i lettori, cui non sono indifferenti le rievocazioni del passato .

Libro dunque di storia e di tecnica , ma che ha anche un grande contenuto etico , la cui lettura diletta, istruisce e non lascia indif . ferenti .

GENERALE LEONE ANDREA MAGGIOROTTI: Breve dizionario degli archi tetti e ingegneri militari italiani. S. E. il Generale Maggiorotti , profondo conoscitore di architet

tura militare e reputato scrittore, nello scorso anno andò pubblican do sulla Rivista « Esercito e Nazione »> (oggi « Nazione militare »), al cune serie di minuscole biografie dei nostri ingegneri militari in ordi ne alfabetico , intitolandole : Breve dizionario degli architetti e inge . gneri militari italiani.

Ora queste serie di biografie sono state raccolte con lo stesso ti tolo in un unico fascicolo , pubblicato a cura di questo Istituto . Si tratta di più di mille e trecento biografie con notizie concise, ma complete quanto più è possibile, sulla vita e sulle opere dei più insi gni architetti militari italiani dai più antichi tempi ai nostri giorni.

Questo « breve dizionario » , che è , per quanto si sappia, il pri mo esempio del genere, riuscirà certamente molto gradito agli uffi. ciali del Genio militare e a tutti quelli che si occupano di architettu ra militare e di studi affini, anche per i molti riferimenti bibliogra

fici in esso contenuti, perchè risparmierà ad essi il tempo e la fatica per la ricerca di molte notizie utili, ma nel tempo stesso poco note . Il volumetto si presenta in una bella e nitida veste tipografica ed è adorno di molte illustrazioni; il suo costo è di L. 4 .


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PIETRO LUCCHI, Primo Capitano del Genio : Il Genio Italiano nella Guerra 1915-1918 - Episodi · Erismi - Figure di combattenti. Prezzo L. 12 .

SOMMARIO : Prefazione del Generale Miari – Il Genio Militare ” Presentate le armi ” - alla 70 Zappatori Genio

Il " Toti ” del Una L'Eroe di Polazzo

La 5a Pontieri sull'Isonzo

verità storica - A Cam pomolon - I minatori del Co Idi Lana — Squadre della morte ” Il Volontario I » Fantti ” del La car Con la 112 Telegrafisti Genio Luigi Bevilacqua tolina in franchigia , telegrafisti - Notte di battaglia sull'Aisne Zappatorti e minatori --- L'ardito - Gli Aerostieri della II Armata sul Piave Mario Rossani Sul Pasubio Gli invitti -

Le

-

del Montello - I pontieri sul Piave - Encomi — Goffredo To nini

.

Conclusione

Il Monumento all'Arma del Genio Pri La protet

ma Adunata Nazionale dell’A . N. A. G. in Roma

-

trice dell ' Armia .

L’A. con pensiero molto felice ricorda ed esalta in questo libro tutte le più gloriose azioni di guerra delal nostra Arma, ma senza sco lastiche pedanterie, anedotticamente . E ' un libro che si legge quindi ceon piacere e con interesse e la cui lettura lascia in noi un dolce ri

cordo, rinnovando e rafforzando la riconoscenza per quei nostri fra telli che col loro valore, col loro eroismo e col loro sacrificio contri buirono alla grandezza della Patria , nonchè ad aumentare il presti

gio ed il decoro dell'Arma del Genio . La nostra letteratura militare mancava di un similel ibro e la pubblicaizone del Capitano Lucchi serve quindi anche a colmare questa lacuna.

Il libro è di circa 300 pagine su carta di lusso , con 30 tavole ſuo ri testo ed è racchiuso in una elegante ed artistica copertina a colori in carta martellata a mano . TL. CASTEL NUOVO

DI NAPOLI

NELLE

VICENDE

DELLA

STORIA E NELL'ARTE

Per i tipi della Editrice Politecnica (Napoli), ha visto la luce la grande monografia artistica di Riccardo Filangeri su « Castel Vuovo reggia angioina ed aragonese di Napoli » . Il bel volume in quarto è diviso in tre parti: Il Castello angioino ; il Castello aragonese ; il Ca

stello vicereale ee borbonico, ed è ricco di 152 illustrazioni nel testo e tavole separate .

In questo volume, spogliati di tutto il lavoro preliminare di esa me delle fonti e di critica, sono apparsi in breve sintesi i risultati dei lunghi studi che l'autore ha dedicato alla conoscenza ed al restauro dell'antica reggia angioina ed aragonese .


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Molte errate opinioni , diffuse dal Seicento in poi (come quella che il castello ora isolato e restaurato fosse tuttora quello stesso fon. dato da Carlo I d'Angiò e che la grandiosa cinta bastionata, quasi intieramente distrutta ai nostri tempi, fosse stata eretta dal primo Aragonese ), sono state corrette sulla scorta delle fonti e con lo stu dio comparato dell'architetura militare. L'autore ha potuto così di mostrare che il castello tuttora esistente fu una quasi ricostruzione del primitivo castello angioino, con utilizzazione di soli elementi mu

rarii, ma che di architettonico non avanza del primo che la sola cap pella palatina. E così ha dimostrato che la cinta bastionata, iniziata >

appena da Federico d'Aragona, fu costruita da Antonio Marchesi da

Settignano al tempo dei primi Vicerè. Con tali conclusioni, due bellissime pagine della storia dell'archi. tettura militare italiana, ove Castel Nuovo occupa un posto d'onore, sono state lumeggiate.

L'architettura civile della reggia è stata d'altra parte rivendicata ai vari artisti catalani, primo fra tutti il Segrera, che vi lavorarouo per oltre un decennio .

Le opere degli artisti del Rinascimento , e in primo luogo l'Arco di trionfo, già tanto discusso dai critici , sono state nuovamente esa minate dall’A . con l'aiuto delle fonti, e con comparazioni stilistiche,

giungendo al risultato di escuderne del tutto Luciano da Laurana, fi nora comunemente accolto , e di riconoscerne una prima idea dell'o pera nel Rinascimento e forse nello stesso Re, la riduzione in progetto nella forma poi tradotte in atto in Francesco da Laurana, la costru . zione ed il completamento in Pietro di Martino da Milano.

I copiosi elementi raccolti negli archivi vi hanno dato il modo all'A . di ricostruire integralmente, sebbene entro certi limiti, il ca

stello angioino, e con maggiore precisione quello aragonese, identifi-. candone tutte le parti tuttora esistenti. Le numerose vicende del monumento, sia nella fortezza cne nella

dimora, sono state del pari ricostruite dalle origini fino ai nostri gior. ni, e una falange di artisti, moltissimi finora ignoti, italiani e stra nieri, è ritornata alla luce, con l'identificazione delle opere compiute da ciascuno di essi.

Un rapido racconto delle più notevoli vicende del castello , nei suoi sei secoli di vita , chiude ciascuna delle tre parti che compongono l'opera. La quale , oltre le copiose illustrazioni, è munita d'indici som mario ed analitico . M. B.

( Da un articolo de il Giornale d'Italia )


RIVISTA

DELLE RIVISTE

B. Palazzolo , 1 ° Capitano del Genio S.S.E .: Sulla verifica di stabi. lità dei ponti in muratura

Rivista di Artigl. e Genio , suppl .

tecnico n . l , maggio 1935-XIII .

E ' nota la grande importanza di questo problema tecnico, la cui soluzione si imporrà frequentemente, in una guerra futura , al l'opera dell'ufficiale del genio. La motorizzazione e la meccanizza. zione, conquistando un posto sempre più largo nella preparazione bellica, richiedono l'adeguamento delle portate delle opere d'arte della rete stradale ai tonnellaggi che man mano raggiungono i mezzi pesanti. Per quanto la raccolta e l'aggiornamento dei dati riferentisi alle

opere d'arte esistenti sia viva cura dell'apposito servizio strade fin dal tempo di pace (e la nostra Nazione è all'avanguardia delle co

municazioni stradali), potrà sempre verificarsi di improvviso la ne cessità di una verifica di stabilità delle opere stesse che prescinda da procedimenti lunghi e laboriosi.

L’A . ha voluto col suo studio portare un contributo a questo importante aspetto dell'attività dell'ufficiale del genio, esponendo un metodo speditivo per la verifica della stabilità dei ponti in mu ratura, non tralasciando di fare anche interessanti considerazioni sul. la resistenza dei materiali murari .

Ten . R. Corso : Procedimenti di calcolo relativi alle teleferiche mi. litari – Rivista di Artigl. e Genio , suppl . tecn . maggio 1935 . La sostituzione della parabola alla catenaria non sempre é le cita , anche nei calcoli teleferici di natura sommaria.

Fatto il confronto tra le due curve , dal punto di vista algebrico e meccanico , l'A . dà le formule generali degli scarti in sviluppo e in ordinata intercedenti fra loro, ed asserisce che detta sostituzione

non pregiudica praticamente i risultati del calcolo, nel caso di cam pate molto tese e leggermente inclinate .

Sviluppa quindi la trattazione dei profili funicolari, in parti colare di quelli ancorati, essendo questi di più stretto interesse per gli usi militari. Il loro studio risulta più complesso di quello per

i profili equilibrati; poichè, mentre in questi il regime delle ten


i » 94

sioni è governato essenzialmente dal valore del contrappeso , dal pe so delle funi, e dai diametri delle pulegge, nelle teleferiche ancorate

detto regime dipende, fra l'altro, dall'entità del sovraccarico, dalla dislocazione dei carrelli in linea, e dalle variazioni di temperatura . In queste poi gli allungamenti elastici e l'influenza mutua delle campate hanno valore capitale nella determinazione degli abbassa menti e delle sovratensioni delle funi, dovuti ai carichi mobili. In conseguenza della trattazione svolta si può concludere, fra l'altro , che :

- le grandi campate aumentano la capacità portante delle funi, mentre le forti pendenze la diminuiscono ; gli abbassamenti relativi sotto i carichi sono maggiori nelle campate attigue a quelle grandi; l'adozione di tensioni a riposo basse è conveniente per la resistenza delle funi, mentre è dannosa alla sicurezza ed alla rego larità di funzionamento ,

Nel calcolo delle funi portanti si dimostra che la condizione, per cui si realizza la minima sezione per esse , si ha quando la solleci tazione dovuta a tensione uguaglia un terzo della sollecitazione to tale ( tensione più flessione ). Seguono importanti considerazioni sul calcolo della traente , del motore e dei cavalletti.

GIUSEPPE DI MONTEZEMOLO, 1• Capitano del genio S. M.: Costruzione di travate continue a cerniera con materiale Kohn ( con 7 fig .) – Rivista Artiglieria e Genio , fasc. giugno 1935 . Tratta la costruzione di travate continue a cerniera con il ma

teriale per ponti metallici scomponibili modello Kohn. Ricordato il comportamento statico di una trave continua tipo Gerber, definisce le possibili combinazioni di travate di varia altezza (uno o più pia. ni) costruite con materiale Kohn ed unite a cerniera e mette in evi.

denza quali luci si possono superare con tali tipi di costruzione. Esa mina infine le sollecitazioni durante il montaggio a sbalzo delle travi continue proposte .

La questione è nuova e particolarmente interessante perchè, uti lizzando il materiale di cui disponiamo secondo gli schemi di mon . taggio studiati nell'articolo e non previsti dalla vigente Istruzione

sul materiale Kohn , è possibile, a parità di sovraccarico ammissibi . le, raggiungere luci superiori a quelle limiti previste per i tipi di travate descritte in detta Istruzione.


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SOMMARIO degli articoli comparsi sulle principali riviste in

abbonamento all'Ufficio notizie della Direzione Superiore del Servizio Studi ed esperienze del Genio MESE DI MAGGIO 1935 - XIII

ITALIA RIVISTA DI ARTIGLIERIA E GENIO

L'artiglierla in guerra di movimento ( gen . di div. A. De Pignier ). I bombardieri nella guerra del 1915-18 ( gen . di div. E. MALTESE ).

Il contributo dell'arma del genio alle operazioni di forzamento di una grande linea fluviale ( Magg. del genio B. CAPPUCCINI). le nostre attuali cognizioni sul logoramento delle artiglierie ( tenente A. N. E. VERDUZIO ).

La rigenerazione dell'aria nei ricoveri antigas ( cap . del genio F. GIARDINO ). Osservazioni sulla passerella n . 1 ( ing. FF . SS . C. CORRADI).

Possibilità di tiro nell'impiego delle batterie controaerei autocampali ( cap. di artiglieria C. BOFFA ).

Alcune considerazioni sui colpi anomali. Notizie . Libri e periodici. RIVISTA DI FANTERIA a Strategia tedesca 1918 » (Gen. di C. A. 0. ZOPPI).

La trasformazione al calibro 8 mm . della mitragliatrice pesante mod. 14 ( Gen. di Bgri ,. ARMELLINI CHIAPPI).

Nel XX anniversario della nostra partecipazione alla guerra mondiale ( Col. di fanteria E. SCALA ).

Note sulle operazioni in montagna (cap. alp. P. MELLANO ). La Somalia Italiana e le operazioni militari dell'anno 1908 ( Col. di artigl. C. GATTESCHI).

1 ltrafffico automobilistico militare ( Ten . col. AMIONE ). Pensieri · Note e proposte

Notiziario

.

Recensioni e segnalazioni · Bibliografia.

RIVISTA AERONAUTICA

Unità di dottrina ( col . A. Mecozzi). Guerra al traffico aereo ( Ten . col. L. FORTUNA).

Lo sfollamento dei centri urbani nella guerra aerea ( Magg. E, Pezzi ) . Le sorprese della politica e l'aeronautica (Cap. A. LIDONNICCI). La formula della guerra decisiva ( cap. C. COLANGELI).


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La difesa controaerea nella guerra decisiva (Ing. S. ATTAL) ,

Reparti speciali d'assalto ( Ten . A. A, L. GOBBI). Il comandante d igeromobile militare ( Prof. Avv . GATTI ). Aeronautica militare · Aerotecnica · Aeronautica civile Varie O

Rivista di riviste

Ai margini della storia · Bibliografia . ARCHITETTURA ITALIANA

Littoriali 1935 - XIII ( S. MURATORI). l'illa S. Monica in California ( Arch . RICHARD NEUTRA ) . Edifici a Sabaudia ( Arch . O. FREZZOTTI).

Concorsi per il palazzo Sede degli uffici Governativi a Cremona Brescia e Bergamo . Due progetti per edifici in Bari ( Arch . C. PETRUCCI). Concorso per un monumento ossario ai caduti Italiani nella guerra mondiale a Praga .

Urbanistica: La stazione ferroviaria come organismo urbanistico ( B. Funzio ). Gdynia, la nuova città marittima della Polonia ( F. FARIELLO ). Dalle riviste .

L'ELETTROTECNICA

10 maggio 1935 : L'inverter a controllo magnetico e a controllo ad « impulso di corrente » ( R. SA VAGNONE ).

Calcolo operatorio e studio dei circuiti elettrici in regime transitorio (A. M. ANGELINI). Notizie e informazioni

Note legali.

Libri e epubblicazioni. Notizie dell'associazione .

Sunti e sommari . Cronaca tecnica

25 maggio 1925 :

Equilibratura statica di un carico monofase su di una rete trifase (G. SOMEDA ). Alcune considerazioni sulla regolazione elettro -meccanica delle trasmissioni elet triche ( L. BARBILLION ).

Note economiche e fananziarie (R. SAN Nicolò) . Notizie e informazioni - Libri e pubblicazioni

Sunti e sommari - Notizie sulla

associazione,

L'UNIVERSO .

La foresta di Bialowieza ( G. NEGRI) .

.

Il Fezzan ( E. SCARIN ).

Opere geografiche del XVI -XVII secolo ( L. GENOVRÈ) . Cartografia. Notiziario . Bibliografia .


- 97

FRANCIA REVUE DU GENIE MILITAIRE (mai-juin 1935) . Passage de vie force du canal de l’Y ser, par le capitaine M. SIMON . l'escalade du Tagountsa, per le chef de battaillon NUCHELET. Enquète sur la radiesthésie : où en est la radiestèsie ?, par le lieutenant-colonel CORRENSON .

Nécrologie : Le gèneral Alby ; le gèneral Benoit. REVUE D'ARTILLERIE

La doctrine de guerre de Douhet, par le lieutenant- colonel ROUSSEAU. Le tir des batteries contro le chars de combat, par le général FOURNIER . L'artillerie divisionnaire dans le combat défensif ( suite) per le lieutenant-colo nel MOUSTEY.

Emploi de la rose des vents pour la résolution des problèmes de topographie expédiée, par le lieutenant CocNY. Reinsegnements divers.

Bibliographie. Partie officielle . L'ONDE ELETRIQUE

Le lampes à plusieurs électrodes, par R. JOUAUST.

Les perfectionnements récents des tubes à vide, par B. DECAUX. Lampes émettrices de grande puissance pour ondes courtes, par H. GUTTON e R. WARNECKL .

Influence de la résistance interne et du coeffacient d'amplification de la lampe sur l'amplification et la sélectivité, par B. Besson . Quelques observation sur l erendement des tubes changeurs de frequence.

BELGIO BULLETIN BELGE DES SCIENCES MILITAIRES .

Pages d'histoire de l'Armée Belge au cours de la guerre 1914-1918. Le combat de Beerst-Bloote ( fin ), Lieutenant de réserve VOLCE . Le barrage de feux, Général major de KRAHE.

l'observation à l'artillerie du Corps d'Armée , Lieutenant colonel VONNON .

Les lecons de l'instructeur d'infanterie, Lieutenant-colonel B. E. M. Bouha. Revue bibliographique. MESE DI GIUGNO 1935-XIII

ITALIA RIVISTA DI ARTIGLIERIA E GENIO

15 giugno 24 giugno 7.


— 98

La scienza , l'industria e ua tecnica militare ( col. d'art. S.T.A.M. L. SARRACINO ). Ia telegrafia a correntri vettrici nei collegamenti delle grandi unità mobilitate

( ten . col. art. S. M. G. Liuzzi) . Costruzione di travate continue a cerniera con materiale Kohn, ( 1 cap. genio S M. G. MONTEZEMBO ).

1 proposito di calcolatori per tiro contraarei ( ten. gen. art. A. BUffi ) .

Sulla velocità delle schegge nella esplosione dei proietti ( cap. art. N. CAVic CHIOLI

e E. RAVELLI).

L'artiglieria del Giappone. Notizie .

Libri e periodici. RIVISTA DI FANTERIA .

Rievocazioni coloniali: la guerra anglo -boera 1899-1902 . Una inesattezza storica ( gen . brig. BRONZUOLI) .

Memorie inedite di Re Carlo Alberto ( dott. A. LUMBROSO ). Fisionomia, funzione e peso dei minori reparti di fanteria ( col. di

fant .

S.

PIAZZONI).

Il movimento della fanteria in rapporto all'aggressione aerochimica ( col. di fant. M. Pecchio) . Lotte tra colossi : I Germani contro Roma ( col . di fant. E. Massa)

Note sulla efficienza del tiro delle mitragliatrici ( ten. col. dei granat. A. VINCI. GUERRA ).

Importanza dell'Uebi Scebeli al confine somalo -abissino ( ten. col. di art. S. M. M. GIGLIOLI). RIVISTA AERONAUTICA.

Le prove in volo dei motori e delle installazioni relative ( ing. P. Ragazzi). L'aviazione d'assalto nella nostra politica aerea ( cap. C. COLANCELI). Il voloverticale ( dott. Ing. F. CRISTOFANI). Aeronautica militare Aerotenica · Aeronautica civile Bibliografia . riviste

Varie . Rivista delle

ARCHITETTURA ITALIANA.

I collegi dell'Università del Sacro Cuore a Milano ( arch . G. Muzio) . 1. Fiera dell'Artigianato a Firenze (R. ZAGNONI). Mostra nazionale dell'agricoltura a Bologna .

la colonia marino XVIII Ottobre della Federazione dell'Urbe (Arch. R. FA RIELLO ).

Arredamento : Appartamento signorile in Roma ( arch . V. MORPURGO). Urbanistica : Ricostruzione di Tokyo dopo il terremoto del 1923 ( L. SAVOGNANO ). L'attività edilizia ed il problema dell'abitazione in Italia ( F. FARIELLO ). Dalle riviste.


-99 L'ELETTROTECNICA .

10 GIUGNO .

Sul calcolo delle oscillazioni di carico sulle condotte degli impianti di solle. vamento ( G. EVANGELISTI). Cenno sui forni elettrici ( S. SAMMARCO ).

Notizie e informazioni. Libri e pubblicazioni. Sunti e sommari. Cronaca tecnica . Notizie dell'associazione .

25 GIUGNO.

Propagazione delle onde radioelettriche attorno alla terra ( G. RUȚELLI). L'impianto di segnalazioni automatiche per la viabilità con centrale di coman do installato nella città di Amsterdam ( C. E. A. MAITLAND) . Lettere alla redazione.

Nole economiche e finanziarie,

Notizie e informazioni. Libri e pubblicazioni. Sunti e sommari . Cronaca tecnica .

Notizie dell'Associazione. L'UNIVERSO.

L'ologenesi umana ( G. COLORI). Brasile, crogiuolo di razze ( G. VICARI) . In Manciuria ( L. Arditi) .

| rilevamenti aerofotogrammetrici a grande scala dell'Istituto Geografico mili tare ( F. MARANCA ).

Cartografia. Notiziario .

Bibliografia .

FRANCIA REVUE D'ARTILLERIE .

L'artillerie lourde de campagne au XVIII sicèle, par le général Apfſel. le transport des munitions par voitures automobiles, par le colonel Thiery. L'artillerie divisionnaire dans le combat défensif (suite ) , par le lieutenant-co lonel Mustey.

Le problème général des coups fusants hauts, par le capitaine Tardi. Renseignements divers. Bibliographie .


100

L'ONDE ELECTRIQUE. Les Communications radioelectriques, par H. de BELLESCIZE. Conférence de documentation : le quartz pièzoélechrique, par R. JOUAUST, L'état actuel de la télévision , par R. BARTHÉLEMY, Système de télévision à modulation de la vitesse de balayage ( suite et fin ), d'a près L. H. BEDFORT et 0. S. PUCKLA ). Société des radioéletriciens .

BELGIO BULLETI NBELGE DES SCIENCES MILITAIRES. T'ages d'Histoires de l'Armée Belge au cours de la guerre 1914-1918. Quelques souvenirsdes débuts de l'aéronautique Belge. Lieutenant général Baron WAHIS .

Les tirs d'arrêt. Major B. E. M. SOTTIAUX.

La guerre de mines sur la front anglais. Capitaine Misson . L'organisation des trasmissions au cours des opérations dans le Rif en 1925 'et 1926. Capitanine B. E. M. MOUTLIBERT. Langage seeret Cap. com . B. E. M. FLABAUT.

Philippeville en 1915. Major médecin J. WODON . Revue Technique. Revue Bibliographique.

SVIZZERA REVUE MILITAIRE SUISSE .

Evocation ! Les souvenirs de commandement du général de Lange de Cary, par le général CLEMENT-GRANDCDURT .

L'organisation des batteries et des états-majors de l'artillerie da campagne, par le lieut. col . L. de MONTMOLLIN .

Le combat de localités ( suite et fin ), par le cap . N. Pignet. Le fusil-mitralleur sur affût, par le cap . Ch . DANIEL. Chronique allemand : Les portes allemandes pendant la guerre mondiale. Informations.

Bulletin bibliographique, C. P.


NOTIZIARIO

BRUXELLES

Il castello di Cimay distrutto da un violento

incendio.

Si apprende da Bruxelles che l'antico storico castello di Cimay, in cui la bellissima Tallien aveva trascorso i suoi ultimi anni, è stato completamente distrutto dal fuoco .

Numerose tele di autore, come pure diversi cimeli gloriosi, che ricordavano la potenza di tutte le famiglie che avevano possieduto il castello da oltre cinque secoli e che erano mescolate ai più grandi avvenimenti della storia europea , sono rimasti preda delle fiamme. I danni sono enormi: si valutano a molti milioni.

In questi ultimi tempi molti castelli hanno subito gravi danni per opera del fuoco . Alcuni altri hanno visto invece sparire preziose

raccolte d'arte per opera di ladri rimasti ignoti. VIAREGGIO

La Torre Matilde.

Alcuni operai che stavano scavando una fossa per la costruzione delle fondamenta di un nuovo caseggiato che deve sorgere nel sobbor

go del Varignano, hanno visto affiorare una discreta quantità di ossa

umane , corrose dal tempo . Sul luogo si sono recate le autorità per le constatazioni di legge, dopo di che le ossa sono state trasportate al cimitero ,

Il luogo dove le ossa sono state rinvenute si riconnette alle pri. missime origini di Viareggio o per meglio dire all'antica torre che nel 1170 vi costruirono le comunità di Lucca e di Genova che allora erano alleate contro Pisa e Firenze . Codesta torre fu distrutta nel

XII secolo dai fiorentini e oggi se ne scorgono soltanto alcuni ruderi. Questa antica torre era chiamata la Torre Matilde perchè da qualcuno si riteneva che fosse stata costruita dalla contessa Matilde, ma la cosa storicamente non è provata . Può darsi soltanto che il no.

me sia stato dato alla torre per il fatto che la celebre contessa eser citò un vero fascino nell'11° secolo in tutta la Toscana. Le ossa rin .


-

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venute debbono appartenere senza dubbio a soldati caduti nelle ſuri. honde lotte che si svolsero in quel secolo fra lucchesi e genovesi da un lato, pisani e fiorentini dall'altro .

ROMA - La Torre di Santa Balbina, Il Ministero dell'Educazione Nazionale ha provveduto al restauro

della Torre Medioevale di S. Balbina, sita sull'altura detta « Piccolo Avēntino » o « pseudo Aventino » , che faceva parte nell'antichità del. la Regione XIII, la « Piscina publica ) : così chiamata per i vari bagni che comprendeva, anche prima che gli antonini vi edificassero le loro terme grandiose. Si vuole che la chiesa aventina di S. Balbina fosse costruita sopra

una delle grandi sale della Domus Cilonis, la villa che il precettore di Caracalla si era creata in quella località, come è stato accertato per i trovamenti fatti nell'anno 1857 .

L'Ospizio Margherita, adiacente alla chiesa, è un'amalgama di costruzioni appartenenti ad epoche diverse. Nella

« Roma antica e

moderna » si legge che, tanto nel giardino quanto nell'edificio, si vedevano « gran vestigia di Fabbrica antica con diverse Torri » . Una sola di queste torri è giunta sino a noi, ma ridotta in tali condizioni

che ne era stato anni fa disposto l'abbattimento . La sopraintendenza ai Monumenti del Lazio , fedele alla consegna di conservare quanto più è possibile il patrimonio artistico affidato alle sue cure , preparò un progetto di restauro, che fu approvato dal Consiglio Superiore alle Antichità e Belle Arti.

Compiuti rilievi e studi accurati per ridare alle slegate strutture la loro funzione originaria, si diede inizio alle pericolose opere di

ricucitura dell'intiera compagine, con lavori pazienti , compiuti da maestranze specializzate ; si è avuto anche cura di mettere in evidenza il profilo della torre, che nei vari rimaneggiamenti era rimasto nasco sto nella massa uniforme del fabbricato .

Non si tratta di una ricostruzione, ma soltanto dell'opera di con solidamento di un edificio che sarebbe andato perduto. La spesa per il restauro è stata affrontata dal Ministero dell'Educazione Nazionale

e dall'Ospizio Regina Margherita. NAPOLI

" Il restauro di Porta Capuana ,, .

L'alto Commissario per la Provincia di Napoli ed il Comune di quella città hanno deliberato la spesa per l'isolamento ed il restauro di questo insigne monumento del rinascimento .


- 103

Fiancheggiata dalle due torri dell'onore e della virtù ( quali no mi migliori si potevano dare a queste torri cui era affidata la salvezza della città ?), oggi nascosta e quasi oppressa da meschine costruzioni, la bieilla porta si apre con un arco a tutto sesto elegante e capace verso la grande arteria che conduce a Capua, che fu una delle maggiori fortezze del regno delle Due Sicilie, eretta a protezione della capi tale sul fiume Volturno .

Porta Capuana merita di essere rimessa in onore anche perchè ricorda ai Napoletani, e agli Italiani tutti, i prodigi di valore com piuti da pochi popolani contro i veterani del generale francese Cham pionnet nel 1799, prodigi non inferiori a quelli dei Milanesi nelle famose cinque giornate e dei Bresciani nelle loro rivolte contro gli Austriaci.

RAVANUSA -

(Agrigento).

Sono stati messi alla luce due opere di grande valore storico e archeologico : un tempio di greca fattura e le mura orientali della vecchia città .

Le mura formate da grossi blocchi di pietra intagliata, dimostra no inequivocabilmente l'esistenza sul Saraceno di una ricca e poteute città , che si creide debba trattarsi di Ibia Erea, che vide e sostenve i ripetuti assalti di Amilcare , di Dionisio il vecchio , di Ippocrate ti ranno di Gela e di Ruggero il Normanno . '

Il Monte Saraceno, ove si sono rinvenuti in ogni tempo vasi, tom be e monete di preziosa e rarissima fattura, merita quindi più minu . ziose e più profonde indagini, le quali se ben condotte farebbero di venire vibrante realtà quello che circa trenta anni fa disse il compian to comm . Sadinas.

Il nuovo presidente provinciale del Comitato per la prote zione antiaerea

Il generale di Corpo d'Armata A. Giannuzzi Savelli è stato chia. mato alla Presidenza Generale dell'U.N.P.A. , in sostituzione del ge

nerale di C. d'A. in P. A. Giuseppe Cattaneo , che ha tenuto tale carica nel primo anno della istituzione. La carica di Presidente Pro vinciale dell'Unione Nazionale Protezione Antiaerea è stata affidata

al prof. ing. Giuseppe Stellingwerff, consultore di questo Istituto , al quale facciamo i nostri rallegramenti per l'incarico che gli è stato conferito, il quale dimostra la fiducia che ispira la sua attività ed il suo sapere .


SENIO RONA Medaglia commemorativa della cerimonia

Il cambio del drappo della Bandiera dell'Arma del Genio Il 24 giugno, ricorrenza idella Festa dell'Arma del Genio , nella

caserma dell'8 ° Reggimento Genio , sotto la direzione di S. E. il Ge. nerale Giuliano, Ispettore del Genio , ha avuto luogo la solenne ve

rinionia del cambio del drappo della gloriosa bandiera dell'Arma , Alla cerimonia ha presenziato S. E. il Sottosegretario di Stato alla guerra ed assistevano le LL. EE . i Sottosegretari dei Dicasteri delle Forze Armate e tutti i Generali della Capitale, nonchè tutti i Generali del Genio ed i Vice Comandanti dei Reggimenti del Genio . L'Ondinario militare S. E. Monsignor Bartolomasi ha benedetto il nuovo vessillo .

S. E. Baistrocchi ha passatio in rivista il reggimento in armi, al quale si era unito un battaglione di formazione composto dalle varie rappresentanze delle forze armate del presidio di Roma, un reparto dell'Accademia Militare di Torino e del Collegio Militare, e rappre .

sentanze di tutte le Armi, di tutti i Corpi in congedo e delle Organiz. zazioni Giovanili Fasciste .

Dopo la benedizione del nuovo drappo , S. E. l'Ispettore del l'Arma ha ricordata la Storia della vecchia bandiera con le seguenti parole:

Con R. D. 23 dicembre 1900 S. M. il Re si com piaceva conce dere all'Arma del Genio l'uso della Bandiera Nazionale.

"La concessione veniva fatta all'Arma del Genio , erede delle no bili tradizioni del corpo reale del genio, per gli insigni servizi resi alla Patria e per segnalati atti di valore compiuti nelle guerre per la


106

indipendenza, e l'unità d'Italia . La bandiera veniva , con determina zione ministeriale 8 gennaio 1901, fregiata di medaglia di bronzo al V. M. per gli atti di valore compiuti da quattro compagnie del 2° reggimento zappatori nella campagna 1860-61 (Marche -Umbria e bassa Italia ) ; il 14 aprile 1901 veniva consegnata all'Ispettore Generale del

tem po S. E. Durand de la Penne personalmente da S. M. il Re nella funzione solenne svoltasi alla spianata del Macao per ridare all' Arma di artiglieria il suo antico vessillo e all'Arma del genio la nuova bandiera .

S. M. il Re pronunziava parole, che rimasero scolpite nel cuore di tutti i componenti dell'Arma, e così concludeva " Artiglieria e " Genio , con nobile emulazione, col valore tradizionale del soldato

italiano, sapranno per certo in ogni evento aggiungere nuovi allori " alle loro insegne a maggior gloria dell'esercito nostro e della " Patria ” .

L'augurio de!l Augusto Sovrano non rimdse vano , e ne fanno ſe de le successive decorazioni di cui venne insignita l’Arma.

R. D. 3 giugno 1910 · Medaglia d'oro di benemerenza . 99

Si segnalo per l'operosità, coraggio, filantropia ed abnegazione nel portare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del

· 28 dicembre 1908 " .

R. D. 19 gennaio 1913 - Medaglia d'argento al V. M. per i di. . stinti servizi resi nelal gwerra Libica (1911-1912) . R. D. 6 giugno 1920 - Medaglia d'oro concessa da S. M. il Re motu proprio ” per la guerra italo -austriaca del >>

nella forma del

1915-1918 con la seguente motivazione: ” Tenace, infaticabile, modesta , scavando la dura trincea o git. ” tando per ogni ponte una superba sfida al nemico ; riannodando sotto l'uragano del ferro e del fuoco i tenui fili onde passa l'in.

” telligenza regolatrice della battaglia, lanciandosi all'assalto in epi ca gara con i fanti, prodigò sacrifici ed eroismi per la grandezza della Patria ” .

Oggi l'inesorabile forza del tempo ha ridotto il glorioso vessillo in condizioni da consigliarne la rinnovazione, che viene ora eseguita con le norme regolamentari in occasione della festa dell'Arma, come da disposizioni di S. E. il sottosegretario di Stato per la guerra. Ma la bandiera dell'Arma non è mutata , essa resta in mezzo a

noi , e noi continueremo a custodirla con devozione ed a difenderla con valore in qualsiasi circostanza . Per disposizione ministeriale la bandiera , già in diretta consegna

all'Ispettore, è data in custodia al reparto del genio in sede nella


107

capitale, e pertanto a Lei, signor colonnello , comandante dell’gº reg gimento genio , io affido il glorioso Vessillo rinnovato nei suoi vivi tre colori, che sarà sempre simbolo al quale nei più ardui cimenti, sui

campi cruenti o incruenti, negli studi, nell'allestimento e nell'impie go dei materiali e nell'addestramento ed impiego dei reparti, con

vergeranno le menti ed i cuori di tutti i componenti dell'Arma per trarne fede, abnegazione e valore nell'assolvimento dei propri com piti agli ordini del Duce, al servizio del Re e della Patria ” .

Il Colonnello Negroni ha ricevuto in consegna il nuovo vessillo , porgendo così il saluto al vecchio lacero drappo :

" Eccellenza ,

il mio reggimento è fiero ed orgoglioso della consegna che V. E. gli affida e per mia voce giura solennemente di essere la fedele guar. dia del rinnovato Vessillo , come fu della gloriosa Bandiera che da

oggi chiude la Sua funzione di simbolo augusto dell'Arma nostra . Vecchia gloriosa Bandiera, ripetutamente fregiata del più alto segno del valore, Tu seti ben degna di rappresentare davanti ai figli dell'Arma Tua, qui convenuti, per farti corona un'ultima volta , tutti i nostri morti per la Patrtia, tutti gli eroismi deti nostri soldati. Dalle pieghe del tuo lacero drappo escono mille arcane voci che frementi sussurrano :

>>

Patria

Dovere ” . Sono le voci dei fratelli

che per Te s'immolarono , gli innumeri fratelli dell'Isonzo , del Piave, di ogni zolla consacrata dalle Loro spoglie gloriose e che d'ora in. nanzi a noi parleranno attraverso la rinnovata Bandiera. Sacro nuovo Vessillo, che ti schiudi al sole di questo giorno di giugno sacro alla Patria ed all'Arma nostra , guidaci T'u nelle nostre

opere di vita, sulla via del dovere dell'abnegazione e, se occorre , del sacrificio, perchè la Patria sia prospera e grande come la sogna .

rono e la volbero i fratelli che per la gloria della vecchia Bandiera morirono .

Quando la Patria e il Re chiamano, poniti alla nostra testa e guidaci Tu a nuove vittorie. Noi di seguiremo; sin d'ora siamo pron ti di cuore e di braccio, per la vita e per la morte . Qui, sul vecchio drappo, prima che ripieghi per sempre, noi ne facciamo solenne giuramento " . If Reggimento ha chiuso la cerimonia sfilando davanti alla nuova bandiera, con i canti degli Inni della Patria e con il lancio di mille colombi e idi due palloni sferici.


È

stato pubblicato : L. A. MAGGIOR OTTI

BREVE DIZIONARIO DEGLI ARCHITETTI

E INGEGNERI MILITARI ITALIANI ,, contenente circa 1300 biografie e molte illustrazioni PREZZO L. 4

Rivolgere richieste all ' ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO ( Ufficio Amministrazione).

ROMA - Viale Angelico, 126 (Caserma Piave) - ROMA


DELL'ISTITUTO

VITA

Movimenti nel personale direttivo dell'Istituto Il Ten . Col. Caniglia Cav. Vincenzo , con la data del 1° luglio c. a. ha dovuto lasciare la carica di vice -direttore dell'Istituto , es sendo stato destinato al 5 ° Reggimento Genio ( Trieste). In seguito a proposta dello Ispettore dell'Arma, ed autorizzazione del Ministero della Guerra, è stato chiamato a sostituirlo il Maggiore del Genio

D'Amico Cav. Quirico , già consultore. Contemporaneamente veniva nominato consultore , al posto del maggiore D'Amico, il Ten . Col. Adamo Cav. Giovanni, che, essendo

improvvisamente deceduto per un tragico incidente, veniva a sua volta sostituito dal Ten . Col. del Genio Picone Cav . Carmelo .

Il lº Capitano di fanteria Liverziani Cav. Fernando è stato destinato dal Ministero della Guerra a prestar servizio presso l'Isti tutu il 14 luglio c. a . quale ufficiale addetto .

Collaborazione per la Mostra Augustea della Romanità. In seguito ad autorizzazione del Ministero della Guerra, questo Istituto è stato autorizzato a collaborare con la Direzione Generale della Mostra Augustea della Romanità per la parte riflettente le Se .

zioni VIII, IX e X e cioè : Esercito , legioni e legionari; truppe au . siliarie – Il campo e la fortificazione - La battaglia e la vittoria . Sono stati già preparati diversi plastici riferentisi alle campa gne di Giulio Cesare nelle Gallie (di cui è stata anche data notizia sui giornali cittadini), che hanno avuto la piena approvazione del l'on . prof. Giglioli gr. uff. Giulio Quirino , Direttore Generale della Mostra . Continua la preparazione di altri plastici e modelli. 2

Visite

20 maggio 1935 -XIII - Ha visitato l'Istituto S. E. Baistrocchi, ac compagnato da S. E. il Generale Giuliano, Ispettore dell'Arma,


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da S. E. Pariani e dai sigg. Generali Guasco e Dall'Ora , non chè da parecchi Ufficiali superiori dell'Arma. 21 maggio 1935 -XIII Visita istruttiva delle allieve del R. Gin nasio « Mamiani ) . 23 maggio 1935 -XIII

Visita istruttiva degli allievi del Collegio

a San Giuseppe » . Visita istruttiva degli allievi del Liceo « E. 7 giugno 1935 -XIII Q. Visconti » . 24 giugno 1935-XIII - S. E. il Generale Giuliano, Ispettore del. l'Arma, con i Comandanti del Genio di C. d’A. di tutta Italia , ha visitato l'Istituto . S. E. ha illustrato ai predetti Ufficiali Ge.

nerali i compiti e le finalità dell'Istituto ed ha fatto loro pren dere conoscenza del plastico e dei disegni del progetto del nuo vo fabbricato dell'Istituto studiato dalla Direzione Generale del

Genio .

7 agosto 1935 -XIII

Con autorizzazione del Ministero della Guer . ra ha visitato l'Istituto il Colonnello dell'Armata Germanica Lö .

weneck, insegnante alla Scuola di informazioni dell'esercito di Füserbog .

Corso plasticisti. Sotto la direzione del maggiore D'Amico Cav. Quirico, Vice. Direttore dell'Istituto , si svolgeranno dei corsi di plasticografia per

militari dei vari Corpi d'Armata del Regno. Il primo corso avrà luogo dal 1° al 30 settembre prossimo venturo ; per gli altri corsi

sarà provveduto in seguito, in base alla esperienza che sarà tratta da questo primo corso .


NECROLOGIO

Edoardo Martinori è morto ! Sembrava che quella robusta fi bra non dovesse mai spezzarsi. Benchè ottantenne ed invalido conti nuava a lavorare con appassionata ed instancabile lena ed a formula re sempre nuovi progetti , come se la sua giornata non dovesse chiu

dersi mai, e questo sentimento Egli infondeva a quanti avevano la ventura di avvicinarlo . Insaziabile di vedere, di sapere, aveva per corso diverse volte il nostro globo, attraversando anche regioni bar bare e sconosciute. Fu in America nel 1879, insieme al Senatore Du

rante, in Siria e Palestina nel 1882 con Ferdinando Gregorovius; fu in Abissinia , in India , attraverso la Persia a cavallo , fu al Polo , rac

cogliendo dapertutto materiale scientifico , notizie geografiche, demo grafiche, schizzi e fotografie.

Pioniere in ogni genere di sport , ora da anni viveva immobiliz zato in una poltrona, ma il suo spirito vivace, la sua mente aperta erano sopravissuti al suo corpo . Proveniente da famiglia agiata , non

preoccupato da questioni economiche, dedicò tutto se stesso allo stu dio ; si occupò con successo di numismatica, quindi si diede a stuli storici e topografici, mettendo a profitto l'esperienza raccolta nei lun . ghi e svariati viaggi. Non lo preoccupava la scelta dell'editore ... es

sendo egli l'editore di sè stesso ed anche un editore... non avaro; le sue belle edizioni, molto accurate, piene di illustrazioni, egli gene.

rosamente distribuiva in omaggio agli studiosi, ed agli Istituti di cul. tura, pago solo di sapere di avere potuto contribuire al progresso dei suoi studi prediletti.

Questo Istituto ha perduto in Lui un prezioso collaboratore per il contributo prestato agli studi di architettura militare con molte

sue pubblicazioni e specialmente con quel suo Lazio turrito . Pubblicazione questa rioca di interessanti notizie storiche e topogra fiche su quelle torri che popolano la terra del Lazio e che mentre conferiscono al paesaggio una particolare nota artistica e ricordano

avvenimenti storici a volte di peculiare importanza, sono importanti monumenti di architettura militare.

Alla sua memoria il nostro pensiero devoto e riconoscente !

Il Ten . Col. Adamo Cav. Giovanni, spentosi in modo tragico a Venezia il 26 giugno 1935, era nato a Enna il 5 novembre 1894 .

Era entrato all'Accademia Militare il lº settembre 1912. Pro mosso Sottotenente del Genio il 4 gennaio 1914, prese parte alla guerra italo - austriaca dal 1915 al 1918, meritandosi due medaglie di


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bronzo al valor militare, una nel 1915 ed una nel 1918 con le se. guenti motivazioni:

" Sottotenente del Genio – In difficile situazione di combatti mento , dando bella prova di valore e di serenità di spirito , spin geva alacremente il lavoro tecnico del suo reparto sotto il fuoco ne mico , riuscendo di esempio ai reparti contigui ” Monte San Mi. chele, 31 agosto 1915 .

Capitano 1 ° Reggimento Genio , Comandante di una compa gnia zappatori, sempre primo tra i suoi soldati nell'affrontare disagi

e pericoli, di sua volontà guidava precedendolo , e poi dirigeva un drappello incaricato di costruire durante la notte alcune difese ac

cessorie, davanti ad una posizione allora conquistata dai nostri. Tra l'incrociarsi dei fuochi dell'artiglieria e di mitragliatrici avversarie, e di fronte agli ostinati contrattacchi nemici, col suo contegno cal

mo e sereno infondeva coraggio nei propri dipendenti e ne portava al sicuro e rapido compimento il pericoloso ed arduo lavoro" Perte di Salton , 4-5 luglio 1918 . Dall'aprile 1922 al settembre 1924 era stato destinato in Colo nia , dove aveva compiuto brillantemente il suo dovere. Ma alle ot

time qualità di soldato univa anche un grande amore per lo studio ; era laureato in ingegneria civile presso il Politecnico di Milano, ed aveva compiuto con successo il 54º corso presso la Scuola di Guerra,

onde era stato anche dichiarato idoneo al servizio di S. M. Con dispaccio del Ministero Guerra in data 13 giugno 1935 era stato nominato consultore di questo Istituto ; disgraziatamente Egli non ebbe il tempo di dare a noi quel concorso di sapere, di attività e di amore per l'Arma che aveva sempre saputo dimostrare in ogni circostanza sia in pace , che in guerra , ma noi lo ricorderemo sempre egualmente con affetto ed ammirazione. Ten . Col. GIOVANNI ADAMO , a noi!

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Fog

alli Acc . 1424

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N. 3

BOLLETTINO DELL'ISTITUTO STORICO E DI CULTURA

DELL'ARMA DEL GENIOSIONAL 1 NAG 1937 SOMMARIO

VISIT IZZO A. - Le principali applicazioni fotografiche delle radiazioni.infrarosse Q. A. D'A . - Nuovo procedimento per la costruzione di plastici topografici. SCRIATTOLI A. - La rocca dei Di Vico a Vetralla.

IL BIBLIOFILO - In biblioteca - Un trattato di fortificazione del Cav. Tusini ( 1624 ). C. B. - Libri nuovi : Gaspare Lenzi : il Castello di Melfi e la sua costruzione. E. C. - ll Generale Camillo Vacani.

NOTIZIARIO : Il restauro della Torre del Castello Sforzesco di Vigevano

-

restauro della Torre del Montale - Origine dei Labari - La Torre di Altopa scio - Nuova denominazione dei soldati dell'Arma del Genio. ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELL'ARMA DEL GENIO LA SANTA BARB4

--

RA . - Costituzione del nuovo consiglio direttivo. CONCESSIONE DEI LABARI AL REGGIMENTI DEL GENIO. NECROLOGIO

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ROMA

ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO


N. 3

BOLLETTINO DELL'ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO ? n

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SOMMARIO IZZO A. - Le principali applicazioni fotografiche delle radiazioni infrarosse. Q. A. D'A. - Nuovo procedimento per la costruzione di plastici topografici. SCRIATTOLI A. . La rocca dei Di Vico a Vetralla. .

IL BIBLIOFILO . In biblioteca - Un trattato di fortificazione del Cav. Tusini ( 1624). C. B. - Libri nuovi : Gaspare Lenzi ; il Castello di Melfi e la sua costruzione. E. C. - ll Generale Camillo Vacani. -

— NOTIZIARIO : Il restauro della Torre del Castello Sforzesco di Vigevano - | restauro della Torre del Montale - Origine dei Labari - La Torre di Altopa scio - Nuova denominazione dei soldati dell'Arma del Genio. ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELL'ARMA DEL GENIO LA SANTA BARB4 -

-

RA , - Costituzione del nuovo consiglio direttivo . -

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-

CONCESSIONE DEI LABARI AI REGGIMENTI DEL GENIO. NECROLOGIO

ROMA

ISTITUTO STORICO E DI CULTURA 1

DELL'ARMA DEL GENIO


Le principali applicazioni fotografiche EN AB

delle radiazioni infrarosse In questi ultimi tempi le radiazioni infrarosse, non avendo la possibilità di lasciarsi scorgere , a motivo della loro invisibili

tà, per legge di compensazione hanno fatto parlare molto di sè, per numerose applicazioni scientifiche ed industriali, che hanno

diradato molto del mistero che gravava su dette radiazioni, per quanto esse, poverine, fossero ricche di anni, essendo ultra centenarie .

Prima di descrivere le principali applicazioni fotografiche, si richiamano alcune nozioni di fisica elementare .

E ' noto che scomponendo, per mezzo di un prisma di ve tro , la luce bianca nelle diverse radiazioni elementari che la

compongono, queste si manifestano all'occhio per il loro dif ferente colore che va dal violetto , azzurro , verde, ecc . fino al rosso. Però oltre dette radiazioni, tutte visibili , emanano dal

sole anche delle radiazioni che l'occhio umano non raccoglie : da una parte le ultraviolette , al di là del violetto , e dal lato opposto, le infrarosse ( anche chiamate ultrarosse ).

L'esistenza di queste ultime si può rilevare facendo scor rere un termometro lungo lo spettro solare : fu così che Her

schel, 133 anni fa , ne scoprì l'esistenza . Operando in questo

modo è facile notare, spostando il termometro dal violetto ver so il rosso, delle variazioni di temperatura tanto maggiori quando ci si sposta oltre quest'ultimo colore, nella parte cioè invisibile . E ' questa la ragione per cui alle radiazioni infraros se in un primo tempo fu dato il nome di « radiazioni calori. fiche oscure » . Esse furono oggetto di studi nel secolo scorso

da parte dell'italiano Melloni ed in seguito da altri studiosi.


- 4 -

Caratteristiche principali delle radiazioni infrarosse sono : 1 ) la loro invisibilità ;

2 ) il loro notevole potere di penetrazione nell'atmosfera. Quest'ultima proprietà le rende utilissime nelle applica

zioni fotografiche, in quanto mentre la foschia e le nebbie di limitato spessore si comportano come mezzi semi -trasparenti

per le radiazioni infrarosse, dalle quali si lasciano attraversa re , così non è per le altre radiazioni. Ecco la ragione per cui

con le comuni emulsioni fotografiche non si riesce, per esem

pio, ad avere delle buone fotografie di lontani ed anche di vi cini immersi nella foschìa .

Le lastre per fotografia infrarossa contengono alcuni spe ciali coloranti incorporati nella gelatina al bromuro . Coll'im piego di queste sostanze ( cianine) si sono preparate lastre re peribili in commercio , sensibili ad una determinata zona del

l'infrarosso . Attualmente sono però stati studiati altri prodot ti chimici, che permettono di perfezionare i notevoli risultati già raggiunti , per es . riducendo la durata della posa . Non ne trascriviamo i complicati nomi chimici per non turbare l'ani mo dei lettori ed obbligarli a prendere fiato due o tre volte prima di pronunciare i loro interi nomi . In tutti i modi è at tualmente possibile procurarsi lastre di tutte le dimensioni , sensibili alle radiazioni infrarosse ( delle case Agfa , Ilford, Ko dak , Gevaert, Cappelli , ecc . ).

Un lato interessante di questo sistema di fotografia è da to dalla differenza di colore che assumono sulla negativa e,

quindi sulla positiva , alcuni soggetti ritratti in luce infrarossa , rispetto ai medesimi fotografati con comuni lastre ( per es. le foglie verdi , i corsi d'acqua, le strade, ecc . ). Ciò è conseguen za del differente potere assorbente delle radiazioni infrarosse

da parte delle varie colorazioni; questa particolarità , oltre a provocare effetti originali ed artistici nelle fotografie, ne per mette lo sfruttamento militare per riconoscere i materiali na turali da quelli artificialmente mascherati .

Le foglie verdi , a motivo della clorofilla che contengono, riflettono molto le radiazioni infrarosse, per cui compariscono

nere sulla negativa e bianche sulla positiva ; gli alberi a foglie verdi ed i campi , fotografati in pieno sole , e quindi, in pre


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EN T UN DELL

Telefotografia normale dell'Appennino genovese presa da Pavia circa 100 chilometri.

a

distanza di


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senza di molte radiazioni infrarosse , sembrano addirittura co

perte di neve, e la fotografia dà , magari in piena estate, l'i dea di un paesaggio invernale. Le strade, le ombre sul terre

no , i corsi d'acqua ed i laghi, illuminati dal sole , invece ap paiono neri o molto scuri. Il cielo risulta anch'esso nero. I con trasti sono molti più accentuati, ed in ultima analisi le foto grafie danno un'idea più precisa dei rilievi del terreno. Eseguendo le fotografie con foschìa, ed anche a grandi di stanze , si resta dapprima meravigliati dall'enorme quantità di dettagli che è possibile rilevare dalla negativa. E siccome l'ap petito... vien mangiando, così taluni credono possibile poter ottenere, in caso di nebbia fitta, nitide fotografie usando ma teriali sensibilizzati agli infrarossi. Invece non è così : la neb

bia fitta non si lascia penetrare neanche dalle radiazioni in frarosse e perciò , allo stato attuale della tecnica fotografica di

questo speciale procedimento, non si possono ottenere fotogra fie nitide di soggetti immersi nella nebbia. La fotografia a radiazioni infrarosse ha un largo campo d'impiego in astronomia , in spettografia, in archeologia, in microfotografia , in medicina, in criminalogia , ed in numerose altre applicazioni scientifiche, per le quali si è dimostrato un mezzo d'indagine utilissimo e prezioso. Così per es. le lastre ad infrarossi sono utilizzate in astro

nomia per la possibilità di individuare mediante esse nuovi astri non altrimenti rivelabili.

In astronomia , le radiazioni infrarosse sono sfruttate anche in altro modo , utilizzandole per segnalare su speciali strumen

ti , i termometri termoelettrici, quantità anche minime di ca lore. Lo Störmer nel suo affascinante libro « Dalle stelle agli atomi » accenna che il termometro termoelettrico posseduto dall'Osservatorio di Monte Wilson (America) è così sensibile

da poter segnalare, facendo astrazione dell'assorbimento della aria , il calore proveniente da un fiammifero distante 150 km .

E ' così stato possibile studiare , dal calore che emanano , alcune

stelle lontanissime, ed avere un nuovo mezzo d'indagine per lo studio di quelle più luminose che dall'immensità degli spazi si derali ci mandano la loro luce !

In archeologia l'impiego delle lastre infrarosse ha permes


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so di riconoscere l'origine di alcuni antichissimi cimeli di cuoio conservati a Londra in un museo . Infatti , in virtù loro , fu pos

sibile decifrare sugli oggetti le primitive scritture, rimontanti al 1200 a . C. , corrose dal tempo e quasi illegibili.

Così pure le lastre infrarosse stanno impiegando le loro magiche proprietà per decifrare intere pagine del famoso Co dex Sinaiticus, che non hanno ancora rivelato i loro segreti , in quanto finora illegibili . Questo antichissimo codice biblico

ha una lunga romanzesca storia ; l'acquistò lo scorso anno il Britisch Museum per 100.000 sterline dal governo sovietico . E' un manoscritto greco del IV secolo, comprendente l'Antico e

Nuovo Testamento e non meno importante del Codex Alexan drinus , posseduto anche dal Britisch Museum , e del Codex Va ticanus appartenente alla biblioteca Vaticana . Da qui l'eccezio >

nale valore non solo bibliografico , ma spirituale, di questo in comparabile cimelio che si appresta a svelare i suoi segreti alle radiazioni infrarosse .

Dette radiazioni vedono anche sotto la pelle e perciò han no interessanti applicazioni in medicina. Mentre la pelle uma

na è ritratta in una lastra fotografica ordinaria , così come è vista ad occhio nudo, invece con radiazioni infrarosse si com porta verso di esse come trasparente , permettendo di distin

guere spiccatamente le vene sotto la pelle, e di differenziare i vasi sanguigni dai tessuti adiacenti, e così, è possibile con trollare l'effetto di una cura a distanza di tempo, e fare altri rilievi . Le radiazioni infrarosse annullano anche ... il distacco fra

le razze , rendendo eguali bianchi e negri . La pelle dei negri

infatti ha il dono protettivo di respingere, per così dire, il ca lore , riflettendo le radiazioni infrarosse , nello stesso modo del mondo vegetale ( foglie di alberi , erba, ecc. ) : perciò nella fo tografia infrarossa , i negri... diventano bianchi.

E ' lo stesso fenomeno che si ha fotografando della frutta a vario colore . Se si fotografassero dei limoni verdi, pomodo ri rossi ed altri frutti, dalla buccia rosea, questi si mostrereb

bero in positiva, agli infrarossi, ugualmente bianchi. Un'altra recente e clamorosa applicazione tecnica delle fotografie a radiazioni infrarosse è quella che permette la na


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LLLL

Telefotografia a raggi infrarossi dell'Appennino genovese presa da Pavia aa di stanza di circa 100 chilometri


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vigazione nella foschia o nella nebbia leggera con una certa si curezza . Su alcuni transatlantici è attualmente in esperimento

una macchina fotografica di nuovo tipo, studiata dall'america no Flavel M. Williams, e che , utilizzando una pellicola trat

tata con speciale emulsione sensibile alle radiazioni infrarosse, permette, in meno d’un minuto , di sviluppare, fissare ed esa minarne la positiva. Così, in caso di foschìa data la maggior visibilità permes

sa all'ufficiale di rotta, si può di minuto in minuto constatare se la rotta è libera e procedere avanti. Numerose altre applicazioni fotografiche meriterebbero un particolare accenno : così per es . in criminalogia, la traspa renza di alcuni tipi di inchiostri alle radiazioni infrarosse per. mette di leggere scritti cui si siano cancellate delle righe. Usan

do questo mezzo d'indagine, due anni or sono, fu possibile ad un autore, fotografando alcune pagine di un libro, di cui, tre secoli fa , un censore dell'Inquisizione aveva cancellate nume

rose frasi, leggere quanto si era tentato di sottrarre alla vista. E' inoltre possibile avere la riproduzione di scritti contenuti in buste di piccolo spessore, senza aprire le buste stesse . Si pos sono determinare quali stoffe siano più comode a portarsi in estate , in base al differente assorbimento del calore, rivelabi. 1

le per mezzo della fotografia a lastre infrarosse . Alcuni legna mi , e materiali vari sono trasparenti alle radiazioni infraros se che possono così utilizzarsi in analisi e ricerche varie .

E qui ci fermiamo, ritenendoci paghi di quanto finora si è raggiunto , solo desiderosi che i nostri occhi continuino a ve dere il mondo così come finora ci siamo abituati ad ammirar

lo e restino pur ciechi a tutto il vasto regno delle radiazioni

invisibili. Sicuramente avremo risparmiate molte delusioni . Magg. Dr. Attilio Izzo.


Nuovo procedimento per la costruzione di plastici topografici Nel giugno dello scorso anno l'autore del presente articolo, insieme con un ufficiale dell'istituto geografico militare, ha ef

fettuato, d'ordine di S. E. il sottosegretario di stato per la guerra , una visita al servizio geografico dell'esercito francese per. esaminare il sistema colà usato per la costruzione dei pla stici topografici. In seguito al risultato di tale visita e alle proposte di S. E.

l'ispettore del genio, S. E. il sottosegretario ha disposto che il sistema stesso sia adottato in Italia e che l'Istituto storico e

di cultura dell'arma del genio sia messo in grado di poter al

lestire dei plastici topografici col sistema francese. Nel presente articolo sono esaminate particolarmente le ca ratteristiche dei sistemi usati in Italia e in Francia per la co

struzione di plastici ed i grandi vantaggi derivanti dalla ado zione di quest'ultimo sistema. La costruzione di un plastico topografico, seguendo il si stema ancora in uso presso il nostro istituto geografico militare, richiede una serie di operazioni successive che sommariamente vengono indicate qui di seguito : a) Si provvede anzitutto alla stampa « in calco palli do » della carta topografica relativa alla zona da riprodurre, in un numero di esemplari uguale a quello delle curve di li vello esistenti sulla carta stessa .

b) Si incollano poi i calco pallidi anzidetti sopra altret-. tanti cartoni di spessore eguale alla equidistanza delle curve nella scala adottata per l'altimetria .


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c) Dai cartoni così ottenuti si ricavano mediante rita .

glio a mano i vari piani di livello. d) Si sovrappongono poi a colla successivamente tali

piani di livello , in modo da riprodurre tutto il movimento oro grafico della zona.

Eseguita tale operazione si viene però ad avere una rap presentazione irreale del terreno, in quanto questo appare tut to terrazzato .

e) Si provvede perciò a plasmare il terreno compreso fra le successive curve di livello, lasciando queste inalterate. Ciò si ottiene ricoprendo il plastico con cera vergine e aspor tandone successivamente l'eccesso con una stecca da scultore.

f) Costruito così il rilievo originale si provvede alla pre parazione della forma in gesso (matrice). g) In questa viene quindi effettuato il getto del plastico propriamente detto , dopo avere , nel caso di rilievi assai accen tuati, predisposte adeguate armature di filo di ferro zincato .

A tale punto è opportuno fare osservare come da una stes sa matrice non sia possibile ottenere un numero di copie illi mitato , in quanto la forma « fresca » per effetto dei successivi getti vieną mano a mano ( a stancarsi » dando, in conseguen za , delle copie sempre meno perfette.

h) Ottenuto, come si è detto , il getto nella sua forma nuda , lo si fa asciugare in forno e quindi si procede all'opera zione detta comunemente di « abbigliamento ) .

Questa consiste nel rivestire il plastico con la corrispon

dente carta topografica stampata su carta « giapponese ». Na turalmente essendo lo sviluppo superficiale del plastico assai

più esteso della superficie planimetrica della carta , la sovrap posizione di questa al terreno non può effettuarsi integralmen

te . E ' necessario pertanto procurare delle soluzioni di continui tà le quali devono successivamente essere riempite a mano. L'errore che di conseguenza si commette deve essere di

stribuito con giusto equilibrio su tutta la superficie del plastico . A tale scopo, ritagliando opportunamente la carta , si col

locano anzitutto i particolari delle linee di cresta , delle linee di valle e delle mezze coste per via di striscie successive e, negli


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intervalli fra queste compresi, si interpolano a mano le curve di livello, le quali risultano evidentemente alquanto più di stanti di quanto in effetti dovrebbero essere.

E ' inutile dire che oltre a commettere un errore di posi zione ( che non ha peraltro alcuna conseguenza , tenuto conto che sul plastico non si devono effettuare misurazioni geometri che dirette ), l'operazione stessa va eseguita singolarmente per ogni plastico che si allestisce.

i) Si procede successivamente al ritocco a penna dei par ticolari del terreno mancanti o poco ben riusciti ed infine alla 1) verniciatura ( a base di gomma lacca o alla cellulosa) e al

m ) montaggio su telai appositamente allestiti . Presso il servizio geografico dell'esercito francese viene usa to un procedimento che deriva dall'analogo sistema tedesco e

consta di operazioni che sono assolutamente diverse da quelle che costituiscono il sistema italiano.

Nel sistema francese il rilievo originale del terreno che in teressa viene ricavato per diretta lavorazione su di un paralle

lepipede di gesso . Ciò è ottenuto a mezzo di un'apposita mac china brevetto degli stabilimenti P. Huré di Parigi) di fun

zionamento semplicissimo ( v. tav . annesse ), il cui organo prin cipale è costituito da un parallelogramma articolato portante ad una delle estremità una punta direttrice e all'altra una piccola punta a fresa verticale.

Una tavola è posta sotto ciascuno dei bracci del parallelo gramma anzidetto : una riceve la carta topografica dalla quale si vuole ricavare il plastico ; l'altra la materia da modellare. Quest'ultima tavola può essere spostata verticalmente a mezzo di un volantino di manovra in modo da presentare successiva mente alla fresa i piani corrispondenti alle successive curve di livello .

La punta a fresa è azionata , a mezzo di un albero flessi bile , da un motorino elettrico installato verticalmente ad una

certa altezza al disopra della macchina .

Quando l'operatore fa seguire alla punta direttrice l'anda mento di una curva di livello , la punta a fresa incide automa


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ticamente nel gesso il solco corrispondente. La fresatura proce Risulta ovvio pertanto il procedimento per la costruzione del rilievo. Questo, a lavoro finito, si pre senta naturalmente a gradini, così che è necessario asportarne gli spigoli a mezzo di una limetta da scultore.

de dall'alto in basso .

Il primo modello del rilievo così ottenuto serve per la co struzione, in getto , di due forme — matrice e contromatrice

le quali devono essere costituite da un materiale capace di as sumere una durezza notevole e la resistenza ad elevate pressio

ni . Costruite le due forme anzidette, se ne colloca una sul pia no di una pressa Krause , disponendo al disopra di essa un car tone speciale, non collato , a base di straccio, portante la stam pa completa della carta .

La seconda forma si dispone al disopra del cartone in modo da ottenere, poi, per pressione dei due stampi , che il cartone interposto assuma la forma del terreno. Speciali accorgimenti servono tanto a collocare il cartone nella giusta posizione per quanto riguarda i particolari topografici, tanto per far corri spondere esattamente l'una forma con l'altra .

In tal modo il plastico viene ad essere costruito automati camente : l'operazione richiede soltanto due o tre minuti e si

può ripetere per un numero illimitato di copie senza alcun bi. sogno di abbigliamento. Il montaggio viene eseguito impiegando un telaio molto leg

gero, sul quale viene fermato il cartone come esce dalla pressa. I vuoti eventualmente esistenti in corrispondenza del profilo dei parametri esterni vengono riempiti con una materia pla stica .

Il plastico viene infine verniciato per poterlo più facilmen te conservare e pulire.

In sostanza , col procedimento francese, il plastico viene ad essere costituito dalla carta topografica stessa che, stampata so pra una carta speciale ed opportunamente irrobustita , viene

poi ad assumere , sotto l'enorme pressione di una pressa , la for ma esatta del terreno .

Il plastico così ottenuto è indeformabile e non subisce al

terazioni per effetto dell'umidità .


A

APPARECCHIO

A

FRESA

PER

LA

COSTRUZIONE

DI

PLASTICI

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TOP O GRAFICI

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Scala grafica


'17

Dal confronto dei due procedimenti sopradescritti si rile va che il sistema francese è indiscutibilmente preferibile al si

stema italiano dai seguenti punti di vista : 1º) della praticità ;

2°) della maggiore esattezza con la quale può essere co struito il modello originale del plastico per diretta lavorazione del blocco di gesso, piuttosto che con l'antiquato sistema dei cartoncini sovrapposti ;

3 ) della rapidità di costruzione non soltanto nei riguar di dell'allestimento del modello originale nel blocco di gesso ,

quanto nei riguardi della formazione del plastico propriamen te detto , essendo eliminato il lavoro di abbigliamento e ritocco.

( Il vantaggio della rapidità è ancora più sensibile quando di uno stesso originale si devono riprodurre più copie). 4 ') della convenienza economica ;

5°) della robustezza , leggerezza, maneggevolezza e in frangibilità dei plastici ottenuti , della conseguente facilità di trasporto e della possibilità di poterli collocare già intelaiati in normali scaffalature, nello stesso modo che si pratica per le do tazioni cartografiche ; 6°) della possibilità di ricavare da una' medesima matri ce un numero illimitato di copie.

7º) della possibilità di ridurre il numero degli speciali sti e la difficoltà di crearli ;

8") della possibilità di ottenere, a parità di personale, una produzione più che decupla . Per contro è da ritenere, dal punto di vista artistico , che

il sistema francese non possa consentire una perfetta rappre sentazione quando si tratti di terreni eminentemente rocciosi e accidentati .

Infatti la carta a forte spessore costituente i plastici fran cesi non è la più idonea a far risaltare le minime asperità del

terreno , che nei nostri plastici possono essere invece rappresen tate in modo perfetto , dato lo spessore estremamente sottile del

la carta che sopra di essi viene applicata . 2,


18

E ' da presumere inoltre che, volendo col nuovo sistema

raggiungere effetti di alta montagna a picchi notevolmente ele vati, possano verificarsi, per effetto di uno stiramento molto

forte della carta, inconvenienti che impongano ritocchi a mano ed accorgimenti opportuni. Ma anche ammettendo che per alcune nostre zone mon

tane il sistema non sia applicabile, resta però indiscutibile la possibilità di poter adottare il sistema stesso per tutta la nostra carta al 100.000 e per la massima parte di quella al 25.000. Per i plastici da costruire con il vecchio sistema, il lavoro potrebbe ad ogni modo essere limitato all'abbigliamento e al ritocco .

In conclusione :

risulta evidente il notevolissimo vantaggio dell'ado zione in Italia del nuovo sistema per tutte le normali necessità ; sembra opportuno mantenere il vecchio procedimen to nella costruzione di speciali tipi di plastici nei quali sia ne cessario conseguire particolari effetti artistici o di rilievo. Q. A. D’A .

È stato pubblicato : L. A. MAGGIOROTTI

“ BRE

DIZIONARIO DEGLI ARCHITETTI

E INGEGNERI MILITARI ITALIANI ,, contenente circa 1300 biografie e molte illustrazioni PREZZO L. 4

Rivolgere richieste all'ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO ( Ufficio Amministrazione). ROMA - Viale Angelico, 126 (Caserma Piave) - ROMA


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scola grafica .

INSTALLAZIONE


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Rocca dei Di Vico a Vetralla

A 73 chilometri di distanza da Roma ed appunto sulla Roma - Viterbo , è la stazione ferroviaria di Vetralla , cittadina di circa 9000 abitanti , distesa sur una lacinia tufacea nel ver sante occidentale del Monte Fogliano , in quelle ultime propa

gini del gruppo orografico dei Cimini, dalle quali si può spin gere lo sguardo fino all'estreme dune che nascondono la linea azzurra del Tirreno. Forse ci allontaneremmo troppo dal no

stro soggetto se volessimo anche sommariamente parlare delle origini di Vetralla : ci limiteremo. a dire che il paese attuale è nato dalla fusione di due piccoli centri abitati , già esistenti

alle due estremità della collina : quello antichissimo ad ovest che accolse un nucleo di genti umbro - tirrene come dimostra qualche vicino sepolcreto a cremazione ed umazione, quello ad est ove erano venuti a rifugiarsi quei coloni romani fuggiti dal vicino Foro Cassio quando, al tramontare della potenza roma na , la grande via consolare era troppo frequentemente percorsa dalle orde barbariche. Di questi due centri solamente il primo costituì sostanzialmente il nucleo che negli antichi documenti è chiamato Castrum Vetrallae, così difatti nella Bolla di Leo

le IV ( 847-755) nella quale sono enumerati i beni apparte

nenti ai Cistercensi di S. Martino al Cimino , è detto : in Castro Vetrallae Ecclesia S. Mariae de Cajano ... e tale chiesa sorge appunto verso l'estremità della collina dove abitarono, come

si è detto, i preetruschi e sotto la quale comincia la lunga val lata chiamata anche attualmente Valle Cajano.

Si può pensare che l'estendersi, sul crinale della collina, dei due centri abitati cui abbiamo accennato , e la loro riunione, abbiano contribuito a dare una qualche importanza al paese.

Nel Decreto di Leone VIII (Maggio 964) che ha per titolo : .cessio donationum romanae ecclesiae, sono numerati i luoghi


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più importanti ceduti dall'antipapa , cioè ... Civitatem nepesi nam, Faliscam et Fidenas, Freretum ( Ferento), Bitervum, Ve teralam ...

Eugenio III , che per i torbidi suscitati da Arnaldo da Bre scia dovette fuggire da Roma , nell'inverno 1145 dimorò a Ve

tralla , da dove indirizzò un Breve al Re di Francia per invitarlo alla Crociata : nel documento si legge : Datum Vetrallae Kalen dis Decembris anno MCXLV .

Non si accenna ancora alla Rocca , ma certo se un borgo col nome di Vetralla esisteva , a quei tempi , non poteva man . care in esso uno di quei fortilizi che durante le lotte fra Im pero e Papato , costituirono l'unica ragione di essere di una

gran parte dei nostri villaggi e paesi medioevali. I documenti che seguono dànno più precise indicazioni: nel 1146 Gerardo Conte di Vetralla, ivi stipula un atto di donazione del Castello di Petrignano, allo stesso Eugenio III, scrivendo : Certum est me Gerardum Comitem de Vetralla, propria et spontanea mea

voluntate etc... ; l'atto termina con queste parole : haec cartula

nomine ypotece firma permaneat, quam scribendam rogavimus Guinigonem Dei Gratia judicem , coram testibus : Landulfus ro- , gatus testis, Litolfus rog. test. , Praesbiter Willermus testis...

Winitius etc... ; abbiamo notato questi nomi per osservare che appartenendo essi a persone costituenti quasi certamente la pic

cola corte comitale, ed avendo tutti l'impronta teutonica, pos siamo dedurne che i detti Conti siano stati di origine schietta

mente germanica, e che si siano annidati qui nella nostra re gione nelle ripetute escursioni degli Imperatori Alemanni. L'os servazione può non essere inutile per stabilire le origini della nostra Rocca , il cui nome comincia a comparire nel documento

seguente che è pure del 1146 : Ego Assalitus filius quondam Co mitis Gerardi de Guitto in presentia etc... do me in manus Eu genii III Papae ... idest personam meam et omnia bona et jura mea , quae habeo, vel mihi pertinent in Vetralla, in CASTRO ET Rocha , intus et foris, ita tamen ... La divisione fra il Castro e la Rocca, cui accennano questo

ed altri documenti, è spiegabile col fatto che i due primi centri abitati , anche dopo la loro quasi fusione per l'estendersi dei ri spettivi caseggiati , mantennero qualche carattere distintivo, so-


21

-

pratutto perchè ambedue, ma principalmente quello ' ad est dove sorgeva la Rocca aveva , per evidenti ragioni di difesa , un'am

pia recinsione di mura merlate e turrite (fig. 2), come una più debole cinta chiudeva il Castrum a ponente , l'una e l'altra an che oggi visibili .

ws

Fig . 1 · La Rocca dei Di Vico , .

come si presenta nel panorama del paese preso da sud -ovest

L'esistenza della Rocca in Vetralla, può spiegare perchè qualche Papa vi si sia rifugiato , come si è detto di Eugenio III, e vi abbia fatto dimora . Nel 1158 Adriano IV , residente a

"Viterbo, va per qualche tempo a Vetralla da dove approva l'ac cordo interceduto fra i canonici di S. Pietro e il Vescovo di Sutri : il documento è Datum Vetrallae 4 Idus Iulij MCLVIII. .

Nel 1159 l’Antipapa Vittore V scrive da Vetralla : dilecto filio Abati Laureshamensi per encomiare la di lui devozione alla

S. Sede e per aver consigliato l'Imperatore Federico di restau rare l'unità della Chiesa . Come rilevasi da altri documenti la Rocca di Vetralla fu

più volte distrutta e riedificata, prima di assumere la forma che in parte ha conservato anche attualmente : nel 1170 Guit tone Conte di Vetralla cede ad Ildebranda Podestà di Viterbo

et cuncto populo viterbiensi, come egli scrive, medietatem Ve

MTALIOTECA CRG MANELLA ROENAMELESS


22

trallae, arcis et castelli , ad pacem et guerram faciendam e ter mina dicendo ai Viterbesi : haec omnia vobis observabo, si Ve trallenses ad mandatum meum stare feceritis. Nel 1174 Cristia

no di Magonza , Legato di Federico I, approva e conferma tale donazione . Nelle Cronache di Viterbo di Frate Francesco d'An

drea si legge : « Giuzzo e Borgognone di Vetralla volevono rie ( dificare il castello de Vetralla et li viterbesi li ruppero guerra ( addosso , acciò che non si rifacesse : anno 1189 fu scarcata in ( tutto Vetralla da li viterbesi et pacificata la guerra ) .

Ma il documento più importante che riguarda le vicende della nostra Rocca , è il seguente che riportiamo nei suoi brani principali: è una lettera che Clemente VI , nel maggio del 1345 ,

scrive da Villanova di Avignone a Bernardo Vescovo di Viterbo e Rettore del Patrimonio di S. Pietro in Tuscia dicendogli: « da ( parte dei diletti figli, nobili uomini Andrea e Matuzio Orsini

( e de fratelli di questo, figli di Francesco Orsini di Roma, ci « fu esposto che alcuni anni addietro , quando il detto Andrea

( era potestà di Viterbo, la quale per la venuta di Ludovico il ( Bavaro in Italia si era allontanata dalla fedeltà della Chiesa ,

( siccome pure in quel tempo il Castello di Vetralla prossima ( a Viterbo, a causa dei partiti e delle inimicizie sorte fra gli

( uomini del detto Castello e per la grande miseria a cui essi ( erano ridotti , il detto Castello era stato pressochè abbando ( nato dai coloni e perciò ridotto a tale ruina che la Chiesa nul. « la più poteva percepire dei diritti e delle servitù a lei dovute

« dai detti abitanti e coloni, i quali andavano vagabondando ( qua e là nei dintorni , avendo perciò considerato alcuni di « questi abitatori che la loro patria ed essi stessi non avrebbero

a potuto migliorare le loro condizioni se un qualche nobile e « potente Signore devoto e fedele alla S. Chiesa , quando aves. ( se voluto e potuto sedare le loro discordie non li avesse te

( nuti in un regime di concordia e di pace, quindi fecero istan ( za al detto Andrea Orsini e fratelli perchè acquistassero alcu ( ne possessioni appartenenti ai detti coloni ed abitanti etc ... ( I fratelli Orsini avendo visto e considerato che il predetto ac

« quisto sarebbe ridondato anche a vantaggio della Chiesa per (« il fatto che i detti coloni oppressi dall'eccessiva miseria, non ( pagavano più alcuna corrisposta, conclusero l'acquisto pre


23

( detto , sborsando una vistosa somma di denaro , impiegandovi ( anche i beni dotali delle loro mogli » . E più avanti , il Breve Pontificio così continua a dire al Governatore del Patrimonio :

« ( a ( a <

Nell’esposto che i fratelli Orsini ci hanno inviato, ci dicono che essi ricevono da te , Venerabile fratello, frequenti mole stie perchè , avendo essi in dicto Castro Vetrallae COSTRUITO UN CASAMENTO ED UNA Rocca , tu vorresti che questi edifici fossero in proprietà della Chiesa, mentre essi osservano che se casamento e Rocca fossero loro tolti , ciò sarebbe per loro

( un fatto umiliante, specialmente di fronte ai loro emuli e vi

( cini , i quali potrebbero perciò credere che essi sono deca « duti dalla Nostra grazia e che sono stati privati anche di ciò

( che ad essi spettava per diritto di compera . Per gli esposti ( motivi gli Orsini stessi ci pregano di voler nominare qualche < persona proba del luogo la quale, prese diligenti informazio ( ( ( ( (

ni , ci riferisca onestamente se l'acquisto da essi fatto e il lo ro operato può aver recato o potrebbe arrecare danno a Noi ed alla Chiesa ; e quando risultasse che ciò nè si è verificato, nè potrebbe verificarsi, i medesimi chiedono di essere lasciati in pace e di non avere più molestie o vessazioni. Chiedono 2

« finalmente i medesimi che qualora a Noi sembrasse convenien ( te per la Chiesa e vantaggioso per gli abitanti del luogo che

( tutto ciò che fu acquistato o costruito dagli Orsini medesimi, ( ritornasse in proprietà della Chiesa , basterà che ad essi sia

Cintegralmente rimborsata la somma da essi pagata per l'ac ( quisto e le spese fatte per la costruzione delle abitazioni e

« della Rocca . E siccome Noi personalmente non abbiamo pie

( na conoscenza delle cose predette , perciò diamo a te stesso ( incarico che dopo avere assunto tutte le necessarie informa

( zioni , tu ci riferisca , con fedele e solerte diligenza, inviando

( ci una particolareggiata relazione , chiusa col tuo sigillo... in « tanto terrai sospesa la cosa fino a che Noi , udito il tuo referto,

( non ti daremo ordini in proposito e per ora non ti permettere « di fare alcuna innovazione » .

Avuta comunicazione della lettera pontificia , Andrea Orsi ni, anche a nome dei figli del fratello Francesco, fa rispondere che avendo essi già sborsato il prezzo degli acquisti fatti, se il Papa negava ad essi la facoltà di CONTINUARE LA COSTRUZIONE


24

DELLA Rocca, avesse obbligato i vetrallesi a restituirgli la som ma che avevano ricevuto , oppure il Papa stesso , sborsando la detta somma, subentrasse nei loro diritti . Da quanto qui è det

to rilevasi che, nell'anno 1345 , la Rocca già dagli Orsini co minciata a costruire, non era ancora compiuta e , tenendo con

to di altre indicazioni che si hanno in epoche susseguenti, si può cocludere che gli Orsini stessi , coi lavori di completamento eseguiti, dettero alla Rocca il carattere che, salvo le ultime de

formazioni, acquistò definitivamente l'imponente fortilizio . Questo aveva forma quadrilatera con un alto maschio cen trale , ora demolito , e difeso agli angoli da quattro robuste tor ri; un'ampia fossa circondava da vicino il fabbricato , dalle cui fondamenta una via sotterranea conduceva fuori delle mura

esterne verso sud , ed appunto da questa via si dice che i figli

di Giacomo di Vico , quando questi fu catturato dal Card. Vi. telleschi, potessero fuggire e raggiungere la vicina Bieda da do

ve poi si rifugiarono nel Veneto. Il castello era circondato da un vasto piazzale , terminato e difeso da una cinta di mura , én 1

tro la quale abitavano i dipendenti del Castello e si accedeva ad esso mediante un ponte levatoio che , innanzi alla porta , tra versava il fossato .

Ritornando alla storia è da aggiungere che siccome le trat tative per il possesos di Vetralla, fra la Corte Pontificia e gli Orsini , andavano un po' in lungo, Giovanni di Vico, che fra il 1342-45 si era reso padrone di Viterbo , dopo aver fatto ucci. dere od avere ucciso, come dicono altri , il fratello Faziolo che

vi dominava, iniziò pratiche cogli Orsini stessi per subentrare nei diritti che questi avevano acquistati nel nostro territorio, tanto pù , asseriva il Di Vico , che la propria famiglia poteva vantare qualche diritto di condominio sul paese e sulla Rocca di Vetralla . Pare che le trattative fossero cosi bene avviate che

si potesse venire alla conclusione voluta dal Di Vico, tantochè, giunta la notizia alle orecchie del Papa, questi , allarmato so pratutto per le conseguenze della vendita che avrebbe aumen tato la già temibile prevalenza del Prefetto ' nel Patrimonio,

scrisse un Breve direttamente all'Orsini e al Di Vico , nel quale, dopo aver riassunto i fatti , conclude pure in forma moderata , ma non celanolo un certo risentimento, con le parole che ripor


25

tiamo : Quocirca Nobilitatem vestram requirimus et hortamur

attente , vobisque,'per apostolica scripta mandamus expresse, quatenus ad hujsmodi venditionis ' et emptionis vel cuijuscum

que alterius translationis de bonis praedictis contractum nulla tenus procedatis et si forsan processum existeret, contractum in de factum , tanquam nullum et invalidum rescindatis nec qui

dcquam aliud super hiis attemptetis quousque Nos, audita rela tione dicti Rectoris, aliud duxerimus sper hoc ordinandum . Dat.

Avinioni XVIII, Kal. Augusti Anno quarto. ( 16 luglio 1345). Le intimazioni di Papa Clemente non furono ascoltate e il Di Vico, mantenendo l'acquisto fatto, si costituì quasi asso luto padrone di Vetralla e la munì in tal maniera che la nostra Rocca divenne una delle più forti tra quante. ne sorgevano fra

il mare' e i Cimini ( Fig. 2). Egli intanto , coadiuvato da fra telli, e da altri potenti baroni, estende e consolida il suo domi

nio, mentre il Papa da Avignone continua inutilmente a mi pacciare .

Se non che nuovi avvenimenti modificarono d'un tratto la situazione. Cola di Rienzo , salito a Roma al tribunato, quan

Fig. 2 - Una delle quattro torri di angolo della Rocca dopo i lavori di completamento eseguitivi dagli Orsini e i Di Vico

.


26

tunque tenuto un po ' in sospetto dalla Corte di Avignone per le sue idee esaltate , era favorito da essa nell’azione che questi si proponeva di svolgere contro la prepotenza baronale nella Tuscia . Non possiamo dilungarci nella narrazione della dram matica storia del Tribuno , tuttavia seguendo l'anonimo che ha scritto la vita del Rienzi , diremo che questi dopo aver ordi nate le milizie , sentendosi forte della propria autorità , ordinò che terre e castelli del territorio romano pagassero un tributo

da valutarsi in ragione di un carlino per ogni camino fumante,

cioè per ogni famiglia , rendendo responsabili del pagamento di tale tributo i baroni e i signori dei luoghi i quali tutti dovevano fare atto di vassallaggio a Roma. « I baroni obbedirono, scri

( ve l'anonimo , solo Giovanni di Vico non volle obbedire : per a mille volte citato non volse comparire : allora ( il Tribuno) dieo ( contro di esso la sentenza e privollo in pubblico parlamento « della sua dignitate e disse che era occiditore del suo frate e ( fazioso , chè non voleva rendere l'altrui cioè la Rocca di Re ( spampano ... allora determinò l'oste ( spedizione militare) so

« pra Gianni di Vico e feceli capitano sopra, Cola Orsini si ( gnore di Castello Sant'Agnolo , e dieoli per consigliero Gior ( dano degli Orsini ; ebbe in quest'oste molti aiutorii e posero ( campo sopra la cittade di Vetralla e stettero in assedio dì ses ( santa e scorrevano ogni pianura fino a Viterbo ardendo e de

( rubando » . I vetrallesi , ruinati dalle ruberie e dai guasti che subiva il territorio , e stanchi della lunga resistenza , si arresero , ma la Rocca continuò a resistere. Narra infatti l'anonimo : ( era

( ci una forte Rocca la quale non fu avuta . Volendola i Ro .

( mani prendere per arte di guerra fecero trabocchi e manga ( nelle ( strumenti bellici per gittare pietre e combustibile) : (( molto spessavano loro pietre : poi fecero un'asinella di legna ( e condusserola fino alla porta della Rocca : la notte si fece e ( quelli della Rocca mesticaro zolfo, pece , olio, trementina, le ( gna ed altre cose e gettaro questa mistura sopra lo edificio :

« l'asinella fu in quella notte arsa , la dimane fu trovata cenere » . Così , per la resistenza dei difensori della Rocca, il forte baluardo continuò a sfidare l'ira del Tribuno , il quale si de cise a lasciare Roma per dirigere personalmente l'assedio . Quan

do ciò seppe il Di Vico, pensò di obbedire ; mandò subito am


27

basciatori a Roma, quindi vi si recò in persona e fece atto di sottomissione al Tribuno il quale ricevendolo solennemente in Campidoglio , lo abbracciò dichiarando al popolo adunato che il Di Vico restituiva la Rocca Respampani che egli aveva pre potentemente occupata e prometteva obbedienza a lui ed al Po

polo romano. Siccome però il Tribuno pensava che con uomi-. ni come il Di Vico ... fidarsi è bene e non fidarsi è meglio , volle che la consegna di Respampani fosse fatta ai Fattori e Sindaco di Roma prima che l'esercito assediante Vetralla fosse richia

mato e il Di Vico fosse messo in libertà . Per garantire l'osser vanza delle promesse fatte, il Di Vico dette in ostaggio tempo

raneo il proprio figlio Francesco , così egli riebbe l'investitura di Prefetto, il libero possesso di Vetralla e la cessione di altre terre e castelli .

Della particolareggiata relazione che il Tribuno inviò a Pa pa Clemente per descrivere le varie fasi della lunga contesa col Di Vico, riportiamo il brano che riguarda i danni subiti dalla Rocca durante l'assedio ... ( inoltre non abbiamo man ( cato di mandare contro detto Giovanni , il nostro vittorioso

( esercito romano, sotto il vessillo della Santa Madre Chiesa ,

« il quale esercito , per la grazia e il favore dello Spirito Santo, ( con un primo fatto d'armi, occupò Vetalla e quindi , doven

« dosi espugnare quella Rocca che il Di Vico ha quasi costruito ( ( ( ( << (

dalle fondamenta per tenere in servitù la città ( qui si allude ai lavori di completamento eseguiti già dagli Orsini col con corso del Di Vico) e per esercitarvi liberamente la sua tiran nia , fu circondata da trabuchi , asinelle e di altre specie di macchine guerresche, per potere intanto scavare fosse sotter ranee, finchè pel frequente lanciamento delle pietre che i

( trabuchi non cessavano di scagliare nè notte nè giorno, le mu

( ra della Rocca in parte ruinarono e così demoliti i propugna ( coli della fortezza , non poteva rimanere agli assediati nè una ( speranza di salvezza , nè un momento di riposo ) .

La rapida caduta del governo di Cola di Rienzo in Roma, permise al Di Vico di risalire in potenza nel Patrimonio e riac quistare larghe aderenze e fautori. Ma morto Clemente VI e salito al papato Innocenzo VI, questi per ricuperare lo Stato che il Di Vico ed altri baroni avevano diviso a brani , mandò


28

in Italia il Card . Albornoz , col quale il Di Vico dovette stipu

lare 'un atto di sottomissione mentre il Legato si riservava il diritto di rivendicare alla Chiesa il Castello di Vetralla , sbor.

sando al Di Vico sedicimila fiorini d'oro. Il Papa, informato dell'importanza militare della nostra Rocca , scrisse all'Albor noz che desiderava assicurarne il possesso definitivo alla Chie sa , ma'non ostante queste sollecitazioni pontificie, la vertenza sul possesso di Vetralla rimase insoluta è il Prefetto ne .con

servo 'il possesso , obbligandosi a pagare alla Chiesa un censo annuo di 20 fiorini .

Ma altri eventi sopraggiunsero : Barnabò Visconti, cui l’Al bornoz aveva tolto Bologna , fa lega coi romani e rompe guerra alla Chiesa. Nel grave frangente, il Card . Albornoz dimentica i torti del Di Vico e ne.chiede l'aiuto : alcune soldatesche ven .

gono concentrate a Vetralla per inviarle , sotto il comando di

un figlio del Di Vico , contro il Visconti . Intanto questi, che aveva preso ai suoi stipendi l’Annichino, cioè il Capitano di ventura tedesco Baumgarten , profittando del momento in cui il Di Vico, sguernendo di milizie i suoi castelli, faceva qualche diversione per molestare il Visconti , piombò improvvisamente su Vetralla con forti nuclei di milizie, l'occupò a viva forza e ne fece il suo quartiere generale. Per altro l'Albornoz, preso

il comando dell'esercito papale, forte, dicesi , di alcune migliaia di uomini, corse a Vetralla ed assediò la Rocca, ma siccome dopo un mese di inutili sforzi , questa continuava a resistere,

venne a patti con l'Annichino ; gli sborsò una grossa somma perchè questi si impegnasse a combattere per la Chiesa ed a sgomberare la Rocca . Così Vetralla fu liberata e ritornò ai Di. Vico .

Un altro periodo assai agitato della vita militare della no

.stra Rocca , fu quello in cui vi dominò Giacomo Di Vico, l'ul . timo dei Prefetteschi col quale si estinse la famiglia. Il Calisse , nella sua magistrale opera « 1 Preſetti di Vico » dalla quale ab biamo tratto alcune indicazioni, dice che Giacomo Di Vico non

seppe tenersi amico il Papa, anzi associatosi ai Colonna , compi qualche atto di ostilità contro Eugenio IV, tanto che questi de terminò di muovergli guerra inviando contro di lui il Commis sario della Chiesa Card . Giovanni Vitelleschi di

Corneto , il


– 29

.

quale chiamò a'guidare le milizie pontificie Nicolò Fortebrac cio, Everso dell'Anguillara ed altri valenti capitani del tempo, :, che essendo tutti inimici al Di Vico , si diressero su Vetralla , ed allora il Di Vico, affidata la difesa della Rocca a un suo fe

dele capitano , si rifugiò a Civita Vecchia e di là a Siena , dove però non si trattenne a lungo perchè , favorito dai Senesi con

denari e soldati, rientrò nel Patrimonio, riconquistando qual cuo de ' suoi Castelli e prima di tutti Vetralla. Alla sua volta l'esercito della Chiesa , forte di oltre 5000

soldati, comandati dai più famosi Capitani , cinge d'assedio la Rocca , unendosi ad altre milizie che con le loro artiglie erano

state chiamate da' vari paesi del Patrimonio . Gli assediati non avendo potuto avere gli aiuti che speravano dal Di Vico, si ar resero al Fortebraccio. Questi, che ambiva sostituire il proprio 4

potere a quello del Di Vico , si rifiutò di restituire alla Chiesa la

Rocca di Vetralla chiestagli dal Papa ; perciò seguirono altre contese di prevalenza fra capitani di ventura e fazioni baro nali , per il che la guerra desolò nuovamente i paesi del Patri. monio e persino in Roma scoppiarono tali rivolte che costrin sero il Papa Eugenio a rifugiarsi a Firenze. In mezzo a questo spaventoso disordine, fu possibile al Di Vico di riamicarsi col Fortebraccio e di iniziare trattative per riavere Vetralla , che il Fortebraccio stesso aveva affidato al Pic cinino ; trattative che riuscirono perchè i vetrallesi stessi , solle vatisi a rivolta col grido di « viva il Prefetto » , ed imprigio nato il Castellano e i Comandanti delle milizie lasciatevi dal Foretbraccio , invitarono il Di Vico a riprendere possesso della

loro terra . Questi accorso rapidamente fu accolto con grandi fe ste le quali si chiusero , come nota il cronista Della Tuccia, con un truce spettacolo, offerto dal supplizio degli infelici Conne. stabili del Piccinino che, tratti di prigione, furono gettati dal l'alto dei merli della Rocca a sfracellarsi

nei

burroni sotto .

stanti ( fig. 4). Il ritorno di Giacomo Di Vico a Vetralla rimise in movi.

mento contro di lui i capitani delle milizie papali e special

mente Everso degli Anguillara, che spinto dal suo odio atavico contro la famiglia dei Prefetti, cominciò a danneggiare il ter ritorio di Vetralla e in parte anche quello di Viterbo. Da sua


-

- 30

HT CALEA

Fig . 3

Vetralla : Panorama da ovest

parte il Vitelleschi faceva altrettanto ; difatti , scrive il Mura

tori, « El Patriarca quale era già nelle terre del Patrimonio, < prese campo a Vetralla dove ce usò gran crudeltà de uomini ( e de donne benchè fusse della Chiesa » . Il Di Vico lamentan

do questi eccessi, ne scrisse ai viterbesi, ma questi gli rispo

ero dicendogli che avesse procurato di esser savio e di prendere buon partito, perchè in caso diverso , concludevano nella lette

ra ( secundo li preparamenti, si nun siete savio, vedemo in < brevi la vostra final distructione » . Difatti il Patriarca, che

aveva comperato alcuni traditori, i quali dovevano consegnargli preso e legato il Di Vico, sperava alle prime mosse occupare la Rocca ; ma la resistenza incontrata che rese inefficaci i ripetuti assalti , lo irritò al punto che quando finalmente i suoi venduti riuscirono ad aprire le porte della Terra , gridando ( viva la

Chiesa ! » , egli lasciò mano libera alle sue soldatesche, perchè i vetrallesi sentissero gli effetti della sua alta e feroce indigna zione . Un nostro cronista lasciò scritto : « Il Vitellesco lascian (( do la briglia ai soldati , fece dare senza alcun risparambio un

(( crudelissimo sacco alla povera nostra Terra e la dannificorno ( talmente che non vi lasciorno scrittura o altro che non ab

«bruggiassero , rovinando case e tutto ciò che gli veniva davan


31

« ti. I vetrallesi con le cose loro più care s'erano resi salvi -nella ( Rocca dove fortificatisi con Giacomo , niente si curavano di

« quanto fin all’hora avevano perduto » . Ma ormai qualunque resistenza sarebbe stata inutile e dannosa, perciò il Di Vico qua

si subito si arrese, fidando forse in quel sentimento di pietà che la sua dedizione avrebbe potuto destare nell'animo di un ecclesiastico, ma come il cronista , copiando anche il Platina , dice : il Patriarca era persona crudele e più atta alla vita ti ( rannica che religiosa, perciò la sorte del Prefetto fu subito

« decisa : preso e trascinato a Soriano, dopo un mese appena, ( saliva dalla prigione al patibolo e la sua testa cadeva recisa ( dalla scure del carnefice ) .

Con Giacomo Di Vico si spegneva nel 1345 la famiglia dei Prefetti , ed Everso degli Anguillara , favorito dal Vitelleschi,

ebbe la signorìa di Vetralla che egli tenne per quasi trent'anni, cioè fino alla sua morte . Il nostro paese fece tutt'altro che un

guadagno nel cambiar padrone ; difatti storici e cronisti sono concordi nel ilevare la malvagità dell'Anguillara. Il Card . Pa

piense scrive di lui : « Everso dell’Anguillara fu un dispregia ( tore di Dio e de ' suoi Santi. Tutte le strade tra Viterbo, Ve ( tralla e Roma erano infestate dai suoi continui latrocini ; nes

( ( suno era salvo e non si perdonava nè ad età nè a sesso . I

( pellegrini che venivano anche dall'estero per visitare i nostri « Santuari , erano derubati , uccisi e se imprigionati, di essi non

( si aveva più notizia. Non aveva nè religione nè umanità ... ») ; ed altri cronisti aggiunsero che dopo la morte di Everso , nelle sue rocche e specialmente nei sotterranei di quella di Vetralla ,

si trovarono le stampe con cui egli batteva moneta falsa, reci. pienti pieni di monete d'argento e d'oro e pozzi chiusi alla boc ca con grosse pietre e in fondo ad essi gli scheletri degli infe lici che vi erano stati rinchiusi e fatti morire . Questo feroce e scostumato masnadiero che fu Everso del

l’Anguillara, fu in auge finchè il Card . Vitelleschi , suo grande protettore, spadroneggiò nel Patrimonio, ma quando questi , fe rito da Antonio De Rido , castellano di Castel Sant'Angelo, ivi morì nel 1440, anche per l'Anguillara cominciarono i giorni della decadenza , ed abbandonato anche da quasi tutti i suoi più 2

fidi amici, morì nel 1464.


32

I figli dell’Anguillara con qualche antico partigiano del lo

ro padre , fecero altri tentativi per risalire in potenza, e gli sconvolgimenti guerreschi da essi provocati si può dire che sia no stati gli ultimi nei quali figurò Vetralla o meglio la sua Roc ca , giacchè cessati questi , Vetralla tornò sotto l'immediato do. minio della Chiesa , tantochè nel 1476, essendovi in Roma pe stilenza , Sisto IV si recò a Vetralla, dimorando nella Rocca per oltre un mese , ed Alessandro VI, nell'ottobre del 1493 , vi si

recò a soggiornare insieme alla Corte come è detto nel Breve : ( ad evitandam aeris intemperiem in terram istam nostram per

« dies aliquos divertere » ( Fig. 4). Questa venuta e dimora di Alessandro VI in Vetralla servì

a confermare il perdono che il Papa aveva concesso al nostro paese dopo i gravi fatti di rivolta poco prima qui avvenuti e che riassumiamo brevemente. Il detto Papa, dopo che si erano

allontanati gli Anguillara , aveva nominato Governatore di Ve tralla il Cardinale Giovanni Michiel, detto il Card . Sant'An

gelo, appartenente a nobile e ricchissima famiglia veneta che certo dimorò qui qualche tempo perchè nell'interno della Roc ca , sull'architrave di alcune porte si vede ancora scolpito il suo stemma, ma non dimorandovi stabilmente , nominò alla sua vol. ta un suo rappresentante il quale, come ricorda il nostro Se rafini, « manteneva in questa Rocca del continuo quella famį .

« glia che si richiedeva all’aura di tanto Principe, e fra gli ( altri v’haveva alcuni gentil huomini, che troppo addomesti ( candosi confidati forse nella potenza del Padrone , s'erano in ( dotti nell'animo di voler macchiare l'onore d'una donna An

( gelella , moglie d'Antonio Tumolo , cittadino vetrallese, del

( che avvedutosi, il marito gli fece intendere che si guardassero ( molto bene di non contaminare in alcun modo la sua ripu ( tazione , nè ciò curando proseguivano la trama, della quale ( non vollero desistere benchè fossero stati minacciati della ( vita ) . Il nostro cronista continua a dire che il Tumolo con

molti altri vetrallesi che odiavano come lui , per la loro condot

ta , i rappresentanti del Cardinale , un giorno mentre questi si gnori insieme alla popolazione assistevano ad una solenne ceri monia religiosa, ad un cenno dato sguinando i pugnali, truci. darono più d'uno ... molti altri ne ferirono, quindi scorrendo


‫با‬

ԱԷ Ր ՈԼԱ

13

33

4 onastero . Fig Rocca ·L a con visibile la sopraelevazion e fattavi Madattarla aper 1669. nel qualche Da traccia rimasta nell'interno potrebbe ,sstata i .forse dedurre la che sopraelevazio detta ne sia addossata parte gran in mastio centrale all'ampio rpreesistente quasi Ll'altezza ., aggiungendone e numerose finestrelle aperte nel ,indicano sopraelevato muro convento dell'attuale celle ,le


34 -

per le vie del paese, malmenarono quanti erano loro fami gliari o partigiani di essi . In una poesia locale che ricorda il fatto, si legge : Sulle man dei ribelli un luccichio

di spade e di pugnali lampeggiò , e sui gradini dell'altar di Dio

il sangue dei trafitti rosseggiò... ( 1 ) . Il vice -Governatore riuscì sul momento a sedare il tumul

to, quindi istruiti i processi penali , imprigionò alcuni e con fiscò i beni di quelli che, resisi latitanti, avevano partecipato alla rivolta. Ma la popolazione era sempre in fermento e le de cisioni punitive del rappresentante del Cardinale la esaspera rono talmente che sollevatasi di nuovo , inveì contro questi co stringendolo a racchiudersi coi suoi nella Rocca. Allora fu guerra aperta : il popolo armatosi ed aiutato da soldati racco gliticci , assediò la Rocca : il vice- Governatore ordinò al Castel lano di bombardare la Terra e la battaglia durò aspra per vari giorni, finchè l'intervento di alcuni inviati dal Comune di Vi

terbo fece sospendere le ostilità , in attesa che il Cardinale Go

vernatore e il Papa , informati dei fatti , avessero potuto pren dere i necessari provvedimenti. Non mancarono scomuniche e interdetti , ma l'efficace intervento del Comune di Viterbo che inviò Commissioni al Pontefice e la sottomissione e le suppli che dei vetrallesi , dopo lunghe pratiche, calmarono Alessan

dro VI , che qualche tempo dopo venne , come si è visto sopra , a dimorare per alcuni mesi a Vetralla . Clemente VII cedette Vetralla ai Cybo, i quali pure furono cacciati per il loro malgoverno , ed allora Vetralla passò al Car :

dinale Alessandro Farnese che la governò pacificamente per trent'anni .

Dopo la cacciata dei Cybo ( 1534) la Rocca , rimasta disa bitata, cedette alle ingiurie del tempo , ed all'epoca di Alessan dro VII minacciava rovina .

Nell'anno 1669 per opera del sacerdote vetrallese Bene . ( 1 ) Vespri vetrallesi , in Loco NATIO di A. Scriattoli .


35

-

ELS

1227

XIXX

Fig. 5. - Vetralla : Porta Farnesjana ( Scuola del Vignola)

detto Baldi , fu restaurata e trasformata in Monastero . Ora è

proprietà del Municipio che alcuni anni or sono potè rivendi. carla dal Demanio dello Stato .

Prima che fosse trasformata in monastero , la Rocca era già

stata isolata dal vicino piazzale, giacchè verso il 1570, essendo stato ricolmo il fossato che la circondava , fu anche distrutto il


36.

ponte levatoio innanzi alla sua porta e sul quale fino allora era no dovuti passare quelli che venendo'a Vetralla da Roma e din

torni percorrevano il diverticolo della Cassia proveniente dal vicino Foro Cassio . In quel tempo fu costruita anche la Porta ( vedi fig. V ), che però vari anni dopo, con qualche modifica zione nel prospettó , fu dovuta spostare di qualche metro verso

sinistra, per portarne l' apertura sull'asse: dell' attuale Borgo Roma, il quale così divenne il prolungamento della via princi pale che attaversa, nella sua lunghezza , l'intero paese e che prende appunto il nome di Via Cassia .

Nella targa che si vede nella chiave dell'arco, sotto lo stem . ma farnesiano, si legge: EX AUTORITATE ALEXANDRI CARD, FARNESII GUBERNATORIS PERPETUI

FOROCASSI MUNICIPES

EXTRUXERUNT ANNO MDLXXV .

Il presente scritto sulla Rocca di Vetralla fu inviato al Bol lettino in omaggio alla memòria del compianto Generale Bor

gatti, indefesso ricreatore di memorie riguardanti l'architettura , militare . ANDREA SCRIATTOLI .


IN BIBLIOTECA Elenco dei libri entrati in biblioteca dal 1° luglio 1935-XIII a tutto il 31 gennaio 1936-XIV Acquisti

Di LAURO RAFFAELE : L'assedio e la resa di Gaeta ( 1860-61) • Tip . Cav. E. Marino , Caserta - L. 17. .

BOLOGNA LUIGI : Della Rocca di Radicofani, cenni sulla storia e sul Distinti in Cap. 2 L. 4,80 . ZANGARI DOMENICO : Il Castello di Cosenza agli albori del sec. XVIII Tip . Hermes, T. Cararita, Napoli, 1935 . L. 9,50. restauro della stessa Rocca

.

ISPETTORATO DEL GENIO : Memoria sull'organizzazione e sull'azione del Genió in guerra - Tip. Off. Mil . R. T. ed E. T., Roma, 1935 (Dal Min. Guerra ).

VARI: 'Enciclopedia Italiana · (Tutto ilil pubblicato )

Istituto della

Enciclopedia italiana fondato da Giovanni Treccani - L. 6.000.. DEL VECCHIO PIETRO : Il valore italiano · Note storiche sulle grandi

azioni collettive e individuali dalle battaglie del risorgimento alla guerra mondiale - Casa Ed . Pinciana, Roma - L. 150. N. N .: Memoires de Montecuccoli Generalissime des troupes dell'Em pereur ecc .

lº : De l'Art. Militaire en général - 20 : De la Guerre .

contre le Turche - 3° 3 : Relation de la campagne de 1664 · Acqui.. sto , L. 20 .

N. N .: La campagne de Portugal en 1810 en 1811 - Ouvrage Impr. a

Londres, ecc. - Edit.' Eymery Le Normant,, Paris, 1814 · L. 15. CARNOT : Memoire adressé au Roi en jullet 1814. Edit . E. D. , Bruxel les, 1814 . L. 15 .

MINISTERO GUERRA : Istruzione sulla stipulazione dei contratti per i servizi dell'Amm.ne della guerra - Ediz. 1912 - Edit. E. Voghe

ra, Roma, 1912 - ( Dall'Ispettorato del Genio ). GÉRARD le maréchal c.te : Journal des opérations de l'artillerie au siège de la citadelle d'Anvers · Edit. De l’Imprimerie Royal , Paris, 1833 . L. 15 .

MINISTERO GUERRA : Istruzione sui materiali e sulle mano pere dei la gunari . Dal 4 • Regg. Genio .


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ISPETTORATO DEL GENIO : Manuale per i sottufficiali radiotelegrafisti Tip . Poligr. dello Stato , 1935 · (Dal Min. Guerra ).. MINISTERO LL . PP.: L'opera del genio civile nella guerra nazionale .

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ISPETTORATO DEL GENIO : Memoria sull'organizzazione e sull'azione del Genio in guerra - Roma, 1935 - (Dal Min. Guerra ).

ISPETTORATO DEL GENIO : Memorie sull'organizzazione e l'impianto di sbarramento nel combattimento d'arresto - Edit. Tip. Lit. Off . Mil . - Trasmissioni , Roma, 1935 - (Dal Min. Guerra ). BAISTROCCHI FEDERICO: Carattere e cultura nelle scuole - Tip . del Co mando del C. S. M. , Roma , 1935 - (Dal Min . Guerra ). Guidi Giacomo : Il restauro del Castello di Tripoli negli anni XXII e XXIII con una breve storia del fortilizio e le descrizioni delle opere d'arte che vi sono custodite · Edit . Franc . Cacopardo , Tri poli, 1935 - L. 50.

PREFFINGER : Fortification nouvelle ou Recueil etc. . Edit . Antoine Von Dolo , La Haye, 1740 · L. 20. MARTENA G. BATTISTA : Flagello militaire - Ed . Novello De Bonis , Na poli , 1676 - L. 70 .

LE FEBURE : Oeuvres completes - Edit . Dufour Jeam- Edme e Fhilip po Roux - Voll . 2 - Maestricht, 1778 - L. 40 . LE FEBURE : Materiel des trasports militairs - Edit . Lefebure - L. 35. -

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MINISTERO GUERRA : Servizio in guerra

Parte I - Servizio delle trup

pe - Edit . Voghera Enrico - ( Dal Min . Guerra ). ISPETTORATO GENIO : Istruzioni sui mezzi di collegamento

Parte IV

- Materiale radiotegrafico - Fasc. 2º - Staz. R. 3. 3 - Edit. Off . Mil. R. T. ed E. T. , Roma, 1935 - ( Dal Min. Guerra ).

IPETTORATO GENIO : Istruzioni sul passaggio dei corsi d'acqua con ma teriale di circostanza · Istituto Polig. Stato, Roma , 1935 -· (Dal Min. Guerra ).

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ISPETTORATO GENIO : Istruzioni sulle fortificazioni campali · Ist. Pol. dello Stato , Roma , 1935 - (Dal Min. Guerra).

MINISTERO GUERRA : Norme per la vita di caserma

Edit . Ist . Pol .

dello Stato - ( Dal Min . Guerra). SCHIAVUZZI BERNARDO : Due Castelli .· Notizie storiche - Estratto dalla Soc. Istriana di Archeologia e Storia - L. 3,50. ISPETTORATO GENIO : Istruzione sui mezzi di collegamento - Materiale ottico . Edit . Tip . Lit. Off . Mil . delle trasmissioni , Roma , 1935 • ( Dal Min. Guerra).


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HAILLOT C. A .: Nouvel equipage de ponts militaires de l'Autriche Edit . Gorreard I. , Paris, 1846 · L. 15 . GENOESE CAMILLO : Storia generale della città di Caltanissetta - L. 9 . TOURING CLUB ITALIANO : Campania - Milano, 1936 - L. 20.

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L. 1,50 .

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Edit .

Giacomo

Turi & F. Capua , 1892 - L. 1,50. PAGLIARI VITTORIO : Abitazioni aventi roccia e fortilizi preistorici in Italia - L. 1,50 .

DEL CARLO TORELLO : Giulio Cordero di San Quintino e le sue opere Edit. Giusti Lucca , 1891 .

GUARNIERI GIUSEPPE GINO : La Spagna al tempo di Filippo II . Le navigazioni degli spagnuoli di Castiglia nelle Indie Occidentali e un manoscritto di Orazio Della Rena - Edit . Stab . Tip . Lit. Giu seppe Meucci e G. Livorno, 1910 - L. 1,50 . Donazioni

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Och Dess Histotia · Edit. Almquist & Viksells, Boktirjekeri, , Upsala, 1929. Le mura di Roma Repubblicana - Saggio di ar cheologia romana Edit. Almquist e Wiksells Boktryckeri A.

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CLAUSETTI ENRICO : Commemorazione del Gen.le Luigi Federico Me nabrea - Tenuta nel Teatro Sociale di Pinerolo il 19-9-1935 - XIV .

MAGGIOROTTI LEONE ANDREA : Chiese fortificate - Estratto dalla rivi sta Esercito e Nazione .

MAGGIOROTTI LEONE : L'automobile a benzina - Edit . Chierchia , Ro ma , 1930 .

SILVAGNI UMBERTO : Grandi capitani di Roma antica · Edit . Cap pelli , Bologna , 1930. Comedie e tragedie della storia · Vol . 2 - Ediz . Athena , Mi. lano , 1931 .

DI FERRIERE : Col popolo d'Italia alle nozze del Principe Umberto .

Bruzzo Carlo: Capitolato contratti ed ordinamento dei lavori per la costruzione delle nuove mura di Genova nel 1630

Dattilo

grafato .

Puzzolo-Sigillo DOMENICO : Eroiche maestranze messinesi in Africa nella prima metà del '500 - Edit . Tip . D’Amico , Messina , 1935 . ANGELETTI ONOFRIO : Notizie storiche intorno alla Università di Fa . briano · Edit. Fabriano, 1932 - Dono Fabriano .

FRANCIOSI PIETRO : Relazione di Giosuè Carducci con la repubblica di San Marino

Intorno al discorso di Giosuè Carducci . « La

libertà perpetua di San Marino ) . Di Paola ALFONSO : I primi carri armati in Italia - Roma , 1935 .

Dalla famiglia del Gen. Rocchi CAMPOLIETI N. M.: Il diario di Francesco Simonetta comandante del.

la cavalleria garibaldina nella campagna del 1859 - Casa Ed. Ital . , Roma , 1909. Dono Famiglia Gen.le Rocchi.

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Dal Generale Enrico Clausetti

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Id . Id . Id . Id . Id .

Id .

Sicilia

Puglie Umbria Piemonte Abruzzo

Id . c . s . Id . c . 8 . Id . c . S.

Id . c , s . Id . C. 8 .

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struzioni aeronautiche - Edit . Enrico Hoepli, Milano , 1919. Calò GIOVANNI : Doveri del cittadino in tempo di guerra - Edit . Rava & C. , Milano , 1915 .

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Rocchi ENRICO : La consegna della bandiera di combattimento al Cac ciatorpediniere « Pontiere » · Edit . E. Voghera , Roma, 1910. TARDIVO CESARE : La trasmissione telegrafica delle fotografie per mez zo del telestereografo Belin - Tip. E. Voghera , Roma , 1910 . NOVARESE VITTORIO : Il terremoto del 28/12/1908 in Reggio Calabria e Provincia - Edit . G. Bertero e C. , Roma , 1910 .

ANDIER : Il pangermanismo · suoi disegni d'espansioni tedesche nel mondo

O

Traduzione dal francese di G. Padovani . Edit . Arman

do Colin , Parigi, 1915 . LAVISSE - ANDLER : Pratiche e dottrine tedesche della guerra - Tradotto dal francese da Antonio Rosa - Ed . Armando Colin , Parigi, 1915 .

VARII : La Libia sotto la sovranità dell'Italia · Edit. Tip . delle Man tellate, Roma, 1912 .

LURIA ARISTIDE : I moderni proiettori per gli eserciti . Edit. Enrico Voghera , Roma, 1912 .

DE ANTONI CARLO : La guerra di assedio · Edit. Enrico Voghera, Ro ma, 1912 .

N. N.: La guerra di fortezza · Edit . Enrico Voghera , Roma , 1912 . Hair DOUGLAS : Relazioni sulle operazioni dal luglio al novembre det

1916 · Edit. Hayman Christy e Lilly, Londra, 1917 .


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dei principali eserciti · Edit. Enrico Voghera, Roma , 1910 . Toso. AGOSTINO : Che cosa è l'acquedotto pugliese · Edit. Giuseppe Latenza e figli, Bari, 1913 .

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BARBERIS CARLO : Opere maritime, muri di sponda su fondo fango so -. Ed . Bureau Executif, Bruxelles, 1935 .

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Alfieri e Lacroix - Milano, 1916. MINISTERO MARINA : La marina italiana in guerra Lacroix , Milano , 1916.

Edit . Alfieri e

L'aviazione navale in guerra · Edit. Al fieri e Lacroix, Roma, Milano , 1920.

MILANESI GUIDO : Albatros

GHISLERI ARCANGELO : Testo e Atlante di geografia storica generale e d'Italia in particolare - Medioevo Medioevo , 476-1492 476-1492 . Edit. Isituto Ital. d'Arti Grafiche. Bergamo.

Cozzo GIUSEPPE: I luogo primitivo di Roma · Edit. Cremonesi, Roma , 1936 . l'Africa ca Orientale L'AZIONE COLONIALE : Che cosa è l'Afri Orientale · Edit. « L'A. .

zione Coloniale »

Roma , 1935 .

SIMAN LADJ : Orrori della schiavitù in Etiopia

Edizione Ardita,

Roma , anno XIV .

BERAUD ENRICO : Bisogna ridurre l'Inghilterra in schiavitù · Ediz. Ardita , Roma, anno XIV.

VARILLON PIETRO : L'aspetto navale del conflitto anglo -italiano nel Mediterraneo

Ediz . Ardita , Roma , anno XIV .

BIONDI MORRA F.: La sagra degli artiglieri · Roma , 1933 . N. N.: Il monumento all'arma d'artiglieria Edit . « La rivista di artiglieria e genio » .

ORANO Paolo : Rodolfo Graziani · Edit. Casa Pinciana, Tivoli,, 1936 . A. W. HODSON : Sette

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Trad . di Elsa di

Sanmarzano . Off. Grafiche Mantero , Tivoli, A. 1935- XIV .

N. N .: La Polonia · Edit. Capriolo e Massimino · Milano, 1924..


45

Doni varii

ISTITUTO COLONIALE FASCISTA : Tigrai - Edit. Oft. Graf. Mantero , Ti ' voli

Dono dell'editore .

LANZANI LUIGIA : Il Lazio e Roma - Tip . R. Bemporad · Dono del .

Sig. Piermarini. VARII : L'Archiginnasio · Bollettino della biblioteca comunale di Bo

logna, diretto da Albano Sorbelli · Edit . Coop, Tip . Asseguidi, .

Bologna , 1934 - Dono del Sig . Piermarini. -

Pubblicazioni edite a cura o col concorso dell'Istituto Storico e di Cultura dell'Arma del Genio

MAGGIOROTTI ANDREA : Breve dizionario degli architetti ed ingegneri militari italiani - Edit. Istit. Poligr. dello Stato. BRUZZO CARLO : Note sulla Porta del Molo Vecchio di Genova - Edit .

Off. Grafiche Mantero , Tivoli , 1935 . BRUNETTI CARLO Mario : Il Castello di Lerma

Edit. Offic, Grafiche

Mantero , Tivoli .

GRILLO RAFFAELE : Castelli medioevali a Racalmuto (Sicilia ) · Edit. Off. Graf. Mantero , Tivoli .

LENZI GAŠPARE : Il Castello di Melfi e la sua costruzione · Edit . Scuo la 'Tip . Orfanotrofio Maschile, Amatrice , 1935. RIVISTE E PERIODICI Abbonamenti LE VIE D'ITALIA : LE VIE D'ITALIA E DEL MONDO . MINERVA .

LATINA GENS .

RASSEGNA DI ARCHITETTURA ITALIANA .

ARCHIVIO STORICO PER LA DALMAZIA , fino a dicem. 1935 (sospeso abb.). BATTAGLIE FASCISTE . ITALIA FASCISTA . AUGUSTEA . REGIME CORPORATIVO . 1

Rivista Roma . LE FORZE ARMATE . GAZZETTA UFFICIALE . Cambi NAZIONE MILITARE .

RIVISTA ARTIGLIERIA E GENIO . RIVISTA DI FANTERIA . RIVISTA DI COMMISSARIATO E DEI SERVIZI AMMINISTRATIVI . BOLLETTINO RADIOTELEGRAFICO DEL R. ESERCITO . RIVISTA MARITTIMA.

RIVISTA DI STORIA , ARTE E ARCHEOLOGIA DELLA PROVINCIA DI Ales . SANDRIA .


46

BULLETTINO SENESE DI STORIA PATRIA . ATENEO VENETO .

ARCHIVIO STORICO PER LA CALABRIA E LA LUCANIA .

HADTÖRTÉNELMI KÖLZLEMÈNYK ( Rivista di Storia militare ungherese) Budapest . Al Bullettino Senese di Storia patria ricambiamo i più vivi augu ri di lunga e proficua attività .

Un trattato di fortificazione del Cav. Tensini (1624) A pag. 83 del precedente Bollettino accennammo ad alcuni libri di speciale interesse posseduti dalla nostra biblioteca, segnalando, fra altro , alcuni trattati di architettura militare dei sec . XV a XVII . Fra

questi è da ricordare il trattato di fortificazione del Tensini dal ti. tolo :

« La fortificazione guardia difesa ed espugnazione delle fortezze esperimentata in diverse guerre dal Cavaliere Francesco Tensini di Crema già ingegnere capitano et luogotenente generale dell'artiglie

ria del Duca di Baviera, del Re di Spagna e dell'imperatore Rodolfo Secondo et hora personaggio condotto della Ser. Signoria di Venezia . Al Doge e Senato Veneto . In Venetia per Evangelista Duchino MDCXXIV » (i titoli brevi non erano di moda allora ! ) . E ' una bellissima edizione con antiporta e ritratto dell'autore

riccamente inquadrato e 44 tavole . Si conoscono altre due edizioni: una del 1630 , stampata in Venetia appresso Antonio Barletti e fratelli

al Segno del Mondo e l'altra del 1655, stampata pure in Venetia , ap presso Francesco Brogliolo . Tutte e tre le edizioni sono in possesso dell'Istituto .

L'opera si divide in tre capitoli: il primo tratta di architettura militare in genere , il secondo del modo di governare le città ed il terzo il modo di prendere o di difendere le città . E ' un'opera veramente magistrale, tanto più che l'autore la

scrisse dopo aver acquistata larga pratica in numerose guerre ed as sedî in molti paesi dell'Europa, come si apprende dal seguente bra no , stralciato dalla presentazione che egli fa del suo libro al Gene roso lettore : ..... « Potrei qui senza nota alcuna di vanto , o di ambi « tione fare una passatella intorno al corso della mia vita , et all’im

a prese , dove mi sono ritrovato ; dicendoti , che nell'età di anni dici « sette ſui prima nelle guerre di Fiandra , et di Frisa , dove fattasi a tregua, me ne passai à quella di Giuliers, di Elsatia , et di Boemia , « da poi à Salsburgh , e in Svevia , indi in Piamonte , finalmente nel

« Friuli . Nelle quali guerre ho visto diciotto assedij , sono stato quat

« tro volte assediato, essendomi ritrovato in più battaglie in diverse a imprese, assalti , et incontri. Portai prima tre anni la picca in


LA FORTIFICATIONE GVARDIADIFESA ET ESPVGNATIONE DELLE FORTEZZE ESPERIMENTATI IN DIVERSE GPERRE

DEL CAVALIERO FRANCIENSINI DA CREMA CIAINGEGNERO CAPITANOETLOCOTENENTE GENERALE DELE ARTIGLIERIA DEL DVCA DI BANERA DEL RE DISDIGNA E DUE IMPERATORE RODOLFO SECONDO ET HORA PERSONAGGIO CONDOTTO DELLA

SER SICHORIA DI VENETIA

ALSER PREN ET ECCLE SENATO VENETO IN V NETIA A. Francesed Brogiollo MDCLV .

Frontespizio del « Trattato » del Tensini del 1655


49

« Fiandra in servitio della Maestà Cattolica , et fui suo Ingegnero in

« quelle parti; da poi Capitano di ducento Valloni , et Luogotenente « Generale dell'Artiglieria dell'Imperatore Rodolfo II , fui cinque « anni al servitio del Duca di Baviera , et hora mi ritrovo condotto

« dà questo mio Serenissimo Principe di Venetia , come

suo perso

a naggio ..... ) .

Interessante è questo trattato del Tensini, anche perchè in esso noi troviamo molte notizie utilissime, per la biografia dell'autore ed anche per chiarire alcuni avvenimenti militari di quella travagliata

epoca . Ed è di questo trattato che si è appunto massimamente servi to il Promis per estendere la bella biografia del Tensini pubblicata nel Tomo XIV della miscellanea di Storia italiana (Torino, fratelli Bocca , 1874 ) .

Il Tensini inventò anche, e costruì, macchine da getto , ponti

mobili ed altri congegni bellici e dovè lasciare inedita qualche altra sua opera , che non è giunta fino a noi . Nell'ultimo periodo del suo trattato si legge :

« Il balestrone messo nel frontispicio del libro, sarà bonissimo per gettare sopra il nimico senza far rumore, e spesa di polvere, Bombe, Granate, et altri fuoghi artificiali. Il quale balestrone, però è stato da me inventato per altro fine di grandissima conseguenza ,

il

che per gravissimi interessi hora non publico, come potria fare, un'altro giorno, con altre mie inventioni » . Il trattato fu scritto in Crema ed in Crema il Tensini dovè pas

sare anche gli ultimi anni della sua vita , come si può dedurre dalle seguenti righe che chiudono il trattato stesso : « Se, lettore cortese, nelle antecedenti materie vi hai trovata co

sa di tuo gusto, ringratiane Dio datore d'ogni bene, se per il contra rio vi è cosa, che non ti satisfaccia , non me la celare tassandomi poi dietro alle spalle, quello che non è attione d'animo generoso ; ma più tosto fammene avisato, come te ne hò anco pregato nel principio ,

mentre che io vivo in Crema mia Patria, che spero con la risposta darti non ingrata satisfattione. Vivi felice » . Il Tensini era nato nel 1581; fu molto onorato da Principi e

grandi con i quali militò , come egli stesso racconta . Ciò non ostante non si sa come e quando sia morto . Ultime notizie che si hanno di

lui sono che nel 1630 presentò al Senato Veneto un progetto per for tificare Verona con 15 baluardi, mura, fosso e rivellino che fu ap provato , e che si preparava a costruire tre castelli sul monte Berico ,

lavoro questo, che sebbene iniziato , non venne portato a termine, perchè sospeso per ordine di Venezia .

Da questo momento il Tensini scompare improvvisamente dalla scena del mondo, senza lasciar traccia di sè ; sorte analoga a quella toccata a molti altri illustri italiani di quei tempi . IL BIBLIOFILO 4.


1


LIBRI

NUOVI

GASPARE LENZI : Il Castello di Melfi e la sua costruzione. Note ed appunti – Opera Naz. per il Mezzogiorno d'Italia, 1935 -XLII. Amatrice , Scuola Tipografica dell'Orfanotrofio Maschile. -

Con il concorso dell'Istituto Storico e di Coltura dell'Arma del

Genio fu pubblicata quest'opera che, corredata da XIII tavole e 48

figure fuori testo, illustra il castello che tuttora integro nei suoi con sorge ' imponente sommità

torni sulla

del colle ,

propagine del vicino Monte Volture, su cui si

adagia la cittadina ' di Melfi.

Questo

castello

ricco di memorie

stori.

della do che dei periodiNor manna ,

minazione

Sveva e Angioina fu , co me si esprime l'Autore , & muto

testimonio

di

concili, di parlamenti, di processi e di uccisioni, di grandi efferratezze e di tragiche nozze ».

n

ei

La costruzione ini. ziata dai Normanni ebbe

in seguito notevoli accre specialmente

scimenti

per ordine

di Carlo

I

d'Angiò e prese allora forma tuttora che

la

conserva :

un

vasto

recinto recinto

determinato

da dieci torri con interposte alte cortine nel cui interno sorgono vari edifici fra di loro separati da cortile e da passaggi; all'esterno il re cinto , che si collega alle mura della città , è protetto da una strada

di ronda e da un ampio e profondo fosso, tranne nel lato rivolto verso la campagna ove il terreno aspro e 'a forte declivio era per sè .

stesso una valida difesa .


52

I danni risentiti dal castello con l'andar del tempo più che agli

eventi di guerra e alla azione disgregatrice deile intemperie, alle quali bene resistevano le robustissime strutture murarie, sono da at tribuire ai ripetuti disastrosi terremoti che funestarono la regione del Volture: si ricordano come più violenti quelli del 1456, del 1731 , del 1851 e del 1930. Fu quest'ultimo terremoto con i conseguenti la vori di consolidamento del monumento duramente provato dalle

scosse telluriche che diede occasione alla pubblicazione di Gaspare Lenzi . L'Autore chiamato a studiare e progettare le opere di conso

Tidamento, durante il corso dei lavori , attratto, come egli dice , dalle suggestive riminiscenze del castello e dall'invito irresistibile che

emana dalle antiche vestigia dei Normanni, Svevi e Angioini, fu spinto a iniziare ricerche su quanto delle costruzioni doveva essere attribuito all'uno o all'altro periodo.

Per effetto di queste ricerche i lavori che in un primo tempo si intendevano limitati al rafforzamento delle parti pericolanti o lesionate e al riattamento dei locali destinati ad abitazione si am pliarono, con consenso del proprietario Principe Doria Panfili fino ad un generale restauro esteso anche alle torri e cortine, alla demo lizione di molte brutte appendici aggiunte nell'800 e allo sgombro delle macerie che col tempo si erano accumulate lungo il perimetro del castello e nei cortili' alterando il primitivo aspetto e occultando molti particolari delle forme originarie. Per venire a conclusioni attendibili dall'esame sia delle antiche strutture ancora bene con

servate , sia delle traccie venute alla luce di parti

scomparse col

tempo , l'Autore si valse ampliamente dei documenti di archivio sui castelli svevi dell'Italia Meridionale raccolti con grande diligenza e

accuratamente commentati dai professori tedeschi Haseloff e Stha mer ; si giovò anche di documenti trovati nell'archivio della Casa

Doria Panfili, fra altro di piante e sezioni particolareggiate che rap presentano esattamente il castello quale era nell'anno 1695 . Da questi studi e ricerche nacque il volume che qui si esamina

nel quale l'autore premette, per inquadramento, un cenno sulle in tricate vicende storiche dall'arrivo dei Normanni al consolidarsi della

dinastia angioina, e più particolarmente quelle che interessano spe

cialmente la città di Melfi, che per qualche tempo potè essere con siderata come la capitale del Regno, e il suo castello che primeggiò come selde regia fino a quando dopo la fine degli Angioini non fu successivamente infeudato a varie famiglie e da ultimo ai Doria, che lo ebbero nel 1531 per la concessione del principato di Melfi fatta, dall'Imperatore Carlo V ad Andrea Doria , e tuttora lo conservano . Risultato delle indagini compiute dall'autore è anzitutto l'es sere riuscito a determinare qual fosse l'antico nucleo normanno del, castello . Per questo poco o nulla potè trarre da documenti contem.. 1

poranei, solo l'attento esame delle piante e dei particolari costruttivi


- 53 -

lo indusse nella convinzione che il nucleo, compreso nell'attuale

palazzo sorgente entro il recinto fortificato, era un edificio a pianta rettangolare con quattro torri di fiancheggiamento agli angoli, tre delle quali sono ancora individuabili mentre la quarta deve essere

stata demolita fin da tempi antichi per far posto ad altre costru zioni . Per il periodo angioino trovò larga messe di documenti, spe cialmente del regno di Carlo I, e questi documenti, se pur con

qualche incertezza, perchè se in essi abbondano dati su particolari anche minimi mancano per lo più sicuri riferimenti per individuare le singole parti che si stavano costruendo , permisero di stabilire le opere allora compiute e la loro successione. Più ardua si presentava da determinazione degli ampliamenti da attribuire a Federico II ; questo monarca di cui è ben nota la attività costruttiva intesa ad

erigere una catena di castelli e piazzeforti che dominassero nodi

stradali, passi obbligati, porti e coste, eld anche a creare per sè stesso luoghi per svago e riposo, non poteva essersi disinteressato del ca stello di Melfi che con Lucera e Canosa era una delle tre principali

piazze del Regno e ove fece ripetuti soggiorni, fra altro nel 1231 quando emanò da Melfi la costituzione del Regno. L'Autore dichiara che sull'argomento i documenti non gli of

frirono che qualche elemento conciso e impreciso e che ben poco trovò di utile negli scrittori di storia e di arte da lui consultati che

fanno belle e smaglianti descrizioni generiche dell'opera di Fede rico II senza nulla precisare, fu perciò indotto a seguire un metodo

indiretto : stabilito prima il gruppo normanno e poi i lavori fatti per ordine di Carlo I d'Angiò giunse per esclusione a stabilire ap

prossimativamente quale fu l'opera di Feldrico II per l'ingrandi mento del castello di Melfi.

L'esame degli antichi documenti ha anche dato occasione al l'autore di raccogliere molte infomazioni sui tre principali archi. tetti Giovanni de Toul , Pietro d'Argincourt e Riccardo da Foggia

che dettero la loro opera nell'ampliamento del casello di Melfi por tandolo alla attuale sua forma, e di riportare inoltre una lunga se rie di dati assai interessanti, desumendoli dagli studi diligenti e mi nuziosi di Edoardo Sthamer, sulla custodia, amministrazone e ma

nutenzione dei castelli demaniali nel periodo svevo e angioino. Ci fornisce così una visione esatta del congegno burocratico di

quei tempi, dei funzionari preposti ai castelli demaniali, della loro attrezzatura militare, dei loro presidi, e delle norme che regola vano i lavori di manutenzione sia che fossero dati in appalto «ad extaleum » o fatti in economia « ad credenciam » .

Riteniamo a questo proposito dovenci associare al Lenzi cho

nel riportare degli studi dello Sthamer solo la parte che più diret tamente interessava lo scopo che egli si era prefisso, si duole che il lavoro completo dello Sthamer non sia stato tradotto in italiano ren


54 -

dendo pertanto non a tutti accessibile una materia cosi interessante

per la conoscenza di una delle epoche che hanno lasciato nell'Italia Meridionale monumenti insigni.

Concludendo si può asserire che l'Autore con la sua pubblica zione, frutto di accurati studi e ricerche, corredata da numerose fi gure ricavate da fotografie che fanno vedere l'insieme e i particolari delle singole parti prima e dopo il restauro, e da tavole che ripro ducono precisi rilievi appositamente eseguiti, dà al lettore esatta im . pressione del Castello di Melfi quale è ora e quale fu in passato , nonchè delle vicende della sua costruzione .

Le deduzioni dell'Autore, che sono il risultato di attente osser

vazioni e di ponderate considerazioni, appaiono assai bene fondate e rispondenti a ciò che dovette realmente esser avvenuto ; è solo da fare qualche riserva, come dichiara lo stesso Autore, per quei punti

ove la mancanza di dati concreti e sicuri obbligó a ricorrere ad ipo tesi che potrebbero eventualmente rimanere svalutate se da ulteriori scavi e ricerche venissero in luce indizi con esse contrastanti. C. B.

pubblicato : È stato L. A. MAGGIOROTTI

BREVE DIZIONARIO DEGLI ARCHITETTI

E INGEGNERI MILITARI ITALIANI ,, contenente circa 1300 biografie e molte illustrazioni PREZZO L.

4

Rivolgere richieste all'ISTITUTO STORICO E DI CULTURA

DELL'ARMA DEL GENIO (Ufficio Amministrazione ). ROMA - Viale Angelico, 126 ( Caserma Piave ) - ROMA


IL GENERALE CAMILLO VACANI

Nacque a Milano nell'anno 1785. Uscito ufficiale del Genio

dalla Scuola nazionale del Genio e di artiglieria di Modena » pas sò, come molti altri suoi compagni, a servizio di Napoleone nell’ar mata italica, facendo

tutte le campagne dal .

1803 al 1813. Fece pro digi di eroismo nella

guerra di Spagna; fu il primo ad entrare in

Terragona ( 1811 ) , me

.

ritando la legione d'o nore ; lavorò a molte opere di fortificazioni

fra cui a quelle di Bil Fu

bao .

promosso

maggiore per merito e decorato della Co rona ferrea . Nel 1814 si ritirò

dal servizio e scrisse la sua celebre opera

” Storia delle Campa gne e degli assedi de gli Italiani in Ispa gna

C H

dal 1803 al 1813 "

in tre grossi volumi e un atlante con 16 ta

vole in grande forma to ( Milano 1823 ), che lo Sticca dice condot

to con diligenza, ma prolisso e che io invece direi condotto con dili

genza e col proposito di mettere in luce, in ogni dettaglio , l'opera intelligente e coraggiosa degli Italiani in quel singolare periodo storico .

1


56

Per ragioni economiche riprese servizio sotto l'Austria (1825) e fu vice-direttore del Genio a Olmütx, colonnello nel 1833 , gene rale nel 1839 e tenente maresciallo nel 1847. Ebbe il titolo di ba rone per meriti scientifici e morì nel 1862 a Milano .

Al Museo del Risorgimento ed Archivio della Guerra del Comune di Milano (Castello Sforzesco ) esiste tutto l'archivio del Generale Va

cani , contenente importanti documenti che si possono così rag. gruppare :

1. Bozze di stampa del « Cenno sulla Scuola militare del Ge nio e dell'Artiglieria stabilita in Modena durante il Regno di Stato

essendo direttore il Colonnello del Genio Cav. Caccianino » . 2. Diario e appunti per il corso di fortificazioni fatte ai Prin cipi Alberto e Carlo figli delll'arciduca Carlo ( 1833-34 ). 3. 4.

-

Corrispondenze col Gen. Cerri sulle forticazioni.

il corso di fortificazioni tenute ai figli dell'Ar ciduca Carlo ( 1833-34 ) con indici, tavole e questioni relative al detto Atlante per

Corso . 5.

- Raccolta di piani , giornali e memorie relative all'assedio

di Anversa ( 1833).

6.— Cenni sull'entrata in Tarragona ( 1811) . 7. – Vari disegni di opere di fortificazioni, disegni di ponti di barche , ecc .

Materiale, come si vede, importantissimo, e che meriterebbe di essere attentamente studiato ; si soggiunge che il « Cenno » , di cui al Comma 1. , è stato pubblicato nel 1841 insieme con la biografia del

Col. Caccianini, che fu un valoroso e dotto ufficiale contemporaneo del Vacani.

Il bel ritratto del Vacani, qui unito ci è stato gentilmente for

nito dal Gabinetto della Stampa del Castello Sforzesco di Milano , per il cortese interessamento del Prof. Antonio Monti , sopraintendente al Museo del Risorgimento ed archivio di Guerra , il quale ci ha anche

segnalato l'esistenza dell'archivio Vacani , per il che gli rivolgiamo sentiti ringraziamenti. E. C.

/


NOTIZIARIO

IL RESTAURO DELLA TORRE DEL CASTELLO SFORZESCO DI VIGEVANO

Il castello sforzesco di Vigevano è l'unica delle residenze dei

Duchi di Milano, che abbia conservato attraverso i secoli i segni dello splendore dell'aureo Rinascimento . Esso è munito di una bella torre

a sopralzo sul tipo delle torri del Castello Estense di Ferrara e di quelle del castello di Cusago e del castello di Sforzesco di Milano . Questa torre è interessante nei riguardi dell'architettura militare , essendo stata, a giudizio anche del Beltrami, innalzata con l'evidente intenzione di riprodurre la celebre torre costruita nel 1452 da An

tonio Averlino, detto il Filarete, per il castello di Milano, torre che fu totalmente distrutta il 18 giugno 1526 per uno scoppio di polveri avvenuto nel castello .

Cosicchè lo stesso Beltrami potè trovare in essa , allorchè si ac cinse a ridare al castello Sforzesco di Milano la sua antica torre, tutti

gli elementi necessari per la migliore riuscita della sua geniale opera . Ma anche questo monumento , che si era per tanti anni mante nuto integro , dove in questi ultimi tempi subire la sorte delle vecchie

costruzioni ed assoggettarsi ad opportuni restauri, che, ultimati nello scorso anno , hanno assicurato una ulteriore lunga esistenza a quello che è forse la più bella delle torri civiche d'Italia . IL RESTAURO DELLA TORRE DEL MONTALE

Le tre torri, avanzi delle rocche della Guaita , della Cesta e del Montale, che coronano le cime del Titano , son fin dal sec . XIV, come

il segno di riconoscimento della Repubblica di S. Marino e ne costi tuiscono lo Stemma .

Le torri sono sormontate da penne di ferro ; nel marzo dello scorso anno un impetuoso colpo di vento fece inclinare quella della

terza torre, cioè del Montale. Da un accertamento subito fatto eseguire dalla Ecc.ma Reggenza della Repubblica risultò che il fatto era di


-

58

-

peso più che dal vento , dalle cattive condizioni statiche della torre

ed allora la Reggenza stessa con lodevole diligenza ordinò il completo restauro del vetusto monumento .

I lavori sono stati ultimati nel mese di agosto u.s. Ecco quanto riguardo leggiamo nel Giornale « Il popolo Sammarinese » del 16 a. : gosto 1935 in un articolo a firma g. z . , ove sono anche

interessanti

ap

punti storici su questa torre del Montale : « Le macerie

.

frana

te o 'rimosse dalla som mità della terza torre in

parte precipitarono nel la rupe, in parte furono raccolte entro il profon . do pozzo

interno . Con

studio accurato l'Ufficio

whereas

Tecnico Governativo

ha

rintracciato tutti gli ele menti necessari per ri. pristinare il vetusto mo. ' numento : sono state tro

vate tracce di travature ,

di ferramenti , di mensole in legno ed in pietra, di antiche aperture e passaggi, cosicchè è stato possibile restituire nella forma origina

ria , quasi pietra per pietra, l'antichissima torre del Montale che fu in passato la sentinella avanzata contro i domini maletestiani del Ca. stello di Fiorentino .

« L'origine della terza ' torre (come del resto di tutte e tre le torri che coronano la rupe del Titano) si perde nel buio dei secoli . Somi

glia ad una specula romana : ha pianta pentagona come la torré lon gobarda di Barbarano Romano e quella di Astura : ha la porta assai elevata sul ciglio della rupe, praticabile solo con scale mobili, come i primitivi fortilizi feudali.

« Infatti fu in origine parte di un fortilizio del tipo delle costru zioni feudali, distaccato dal rimanente delle fortificazioni mariniane. Solo nel 1320 si pensò a collegarlo con la Cesta e con la Guaita me

diante un poderoso muro lungo il crinal del monte . Negli statuti e nelle carte di archivio il fortilizio della terza torre è pomposamente


- 59

chiamato Palatium Montalis. Il presidio di esso , come rilevasi dalle

riforme degli statuti del 1338, era costituito da tre stipendiari. scelti fra i cittadini buoni, idonei, amanti del bene, della rettitudine, del

pacifico e tranquillo stato di tutto il Comune e degli uomini di San Marino . Come salario era stabilito che ogni cittadino sammarinese, in

obbligo di servizio militare dai quattordici ai sessant'anni, per essere esonerato dal servizio di sentinella , dovesse fornire ogni anno al tem po del raccolto una bernarda e mezzo di grano. Gli stipendiari, sotto il vincolo del giuramento , avevano obbligo della custodia , della ma nutenzione , della difesa dei fortilizi, in buona fede, senza frode, con tutte le loro forze, e dovevano abitarvi di continuo : moram conti nuam traiere ( sic ) ad comendendum et bibendum. Nessuno poteva,

specialmente di notte , allontanarsi senza il permesso dei Rettori. « Attorno alla torre era costruito un piccolo recinto di cui sono conservate le fondazioni e la pianta disegnata dal Pelacchi da Fano. Entro il recinto un rustico edificio conteneva gli alloggiamenti delle guardie. All'esterno tre robuste cinte in blocchi sovrapposti a

secco a guisa di strutture megalitiche ne difendevano l'accesso . Il fortilizio del Montale fu mantenuto in efficienza fino al secolo

XIV . Una campana ' posťa tra due merli, come nelle vecchie torri feudali, serviva a segnalare non solo il pericolo , ma più spesso il pas.

saggio di viaggiatori e di armati, dai quali si esigeva il pagamento di un pedaggio che fruttava al Comune « quinquaginta libras bonas in anno .

Distrutto nel secolo XV il castello di Fiorentino , col tramontare

della potenza Malatestiana anche il fortilizio del Montale andò per dendo importanza. Gli statuti del 1600 non lo nominano più tra i luoghi da presidiare. Il piccolo castello fu abbandonato, cosicchè il tempo ne avrebbe cancellato ogni traccia , se i Sammarinesi non aves sero avuto cura di tener in piedi il troncone della torre. Di due restauri è conservata memoria in scritture incise nelle pietre della torre .

La prima , sul basamento all'ongolo nord ovest , reca : TECTA ET RESTAURATA MDCCXLIII

« La seconda è in francese, forse in segno di riconoscenza per il rispetto che Napoleone ebbe per il millenario comune : 1817 . CETTE TOURELLE

A ÉTÉ RESTAURÉE PAR LES MRS BELLUZZI ET TASINI

DEPUTÉS


60

Il restauro attuale ha dato, come si è detto, alla terza torre il pri. mitivo aspetto. L'interno contiene una impressionante prigione chia mata il fondo della torre, di ben otto metri di profondità accessibile solo dall'alto come un pozzo .

E ' simile al carcere ove morì Cagliostro nella fortezza di San Leo. Sopra il pozzo sono ricavate due stanze sovrapposte separate da un assito di quercia , di cui sono stati trovati gli avanzi e perfino le chio. dature. Più in alto, a guisa di sopralzo , un terzo vano si eleva sul piano delle caditoie, coperto dal tetto sormontato dalla simbolica penna di ferro. Il vetusto monumento , dalla sagoma slanciata ed ar tistica nella sua rude semplicità , è rinato a nuova vita, e si profila nel cielo sulla terza vetta del Titano a testimoniare quali furono nel

passato le fortificazioni erette sul monte con sacrifici incredibili con tenace lavoro millenario , per difendere la libertà perpetua ereditata dal Tagliapietre di Arbé » . ORIGINE DEI LABARI

A proposito della concessione dei Labari ai nostri Reggi menti del Genio vogliamo ricordare che il labaro fu istituito da Costantino dopo la vittoria da lui ri portata su Massen

Ń INNOMINE

XPI-VINCAS SEMPER

juridabirinci AT

zio ed adottato an

che dagli altri im peratori che venne ro dopo di lui e che è una deriva. zione del ( vexil. lum » delle coorti romane , mentre le bandiere consuete

sono medioevali e

di origine tedesca. Dobbiamo dun que essere D.N (Dominus Hoster) CONSTANS

PFAVG

(Prus feliz

Augaislus) DN

ricono.

scenti al Fascismo DN ( Dominus Nosler ) che ha fatto rimet HONORIUS tere in uso questa SEMPERAVG ( lus ) ( Dominus Noster )

antica insegna, che ricorda nel

tempo

THEODOSIVS

stesso il valore de. DEAVG

( Pius Felix

Augustus )

gli antichi soldati

romani e la prima grande affermazione del Cristianesimo , sorgente di civiltà e di amore.


- 61

-

LA TORRE DI ALTOPASCIO COLPITA DA UN FULMINE

Nella notte del 17 agosto dello scorso anno , durante l'imperver sare di un furioso temporale, un fulmine si abbatteva sulla storica torre di Altopascio, rovinandone buona parte. Questa torre era il re siduo di un antico fortilizio del 1230, ed era adibito a torre campa

naria, con quattro ordini di belle finestre bifore: aveva una campana, che dopo l'imbrunire suonava per richiamare gli sperduti nel bosco , che fu smarrita nel 1327 .

Altopascio è ricordata nella storia per la sconfitta che Ferruccio vi inflisse ai Fiorentini. NUOV A DENOMINAZIONE DEI SOLDATI DELL'ARMA DEL GENIO

S. E. l'Ispettore dell'Arma del Genio, in data 29 febbraio c . a . ,

ha diretto a tutti i Comandi la seguente circolare : « Comunico che S. E. il Sottosegretario di Stato alla Guerra con

dispaccio n . 18850 del 27 corr . ha stabilito che in analogia ai came rati Fanti , Granatieri, Bersaglieri, Alpini, Cavalieri, Artiglieri, d'ora in poi il militare dell'Arma del Genio sia designato col nome di Ce niere » .

Il Generale di Corpo d'Armata

Ispettore del Genio ( F.to) A. GIULIANO

ISTITVTO STORICO E DI CVITVR DELL'ARMA DEL GENIO ROMA

ROL. ANGED RUSSO

EX LIBRIS


.

1


Associazione Nazionale dell'Arma del Genio " La Santa Barbara ,

Costituzione del nuovo Consiglio Direttivo Nazionale

Il Consiglio Direttivo Nazionale stabilito dallo Statuto approva to 'con Decreto di S. E. il Capo del Governo, 26 aprile 1930 - VIII, è stato così ricostitutito : Ing. ACHILLE ZUMINO - Presidente .

S. E. Sen. Gen.le CATTANEO Gr. Cr. Giovanni - Vice Presidente .

Luogotenente Gen.le M. V. S. N. RAFFALDI Gr. Uff. Vittorio Vi. ce Pres. - Generale CLAUSETTI Gr. Uff. Enrico · Segretario Generale O

S. E. On . ACERBO Prof. Giacomo S. E. On. SERPIERI Prof. Ar rigo - On. FANTUCCI Dr. Ing. Comm . Umberto - On. CAFFARELLI

Dr. Ing. Giuseppe

Cons. M. V. S. N: INDIRIZZI Comm. Renato

.. Dr. Ing. BERTINATTI Cav. Uff. Levante . Dr. Ing. BALZANELLI Cav . Uff. Mario .

Il Consiglio Direttivo Nazionale ha tenuto le sue prime riu nioni nei giorni 28 e 29 gennaio 1936 -XIV . Il Presidente ed il Con siglio Direttivo il giorno 29 hanno fatta doverosa visita di omaggio

a S. M. il Re ed a S. E. il Capo del Governo, presentando il sa luto dell'Associazione e riaffermando la devota fedeltà di tutti i Genieri d'Italia.

Hanno fatto seguito la presentazione di rito a S. E. il Segre tario del Partito ed a S. E. il Sottosegretario al Ministero della Guerra .

L’Augusta Maestà del Re si compiacque esprimere il Suo gradi-' mento per il saluto portoGli dal Consiglio Direttivo e la Sua at tenzione all'opera che sta svolgendo l'Istituto . Il Duce, cui la Presidenza riaffermò che tutti i Genieri sono pronti in ogni momento a riprendere , 'al Suo ordine, in servizio del

la Patria il loro posto nell'Esercito, manifestò la Sua ammirazione per l'Arma e la Sua simpatia per l'Associazione.


64

CONCESSIONE DEI LABARI AL REGGIMENTI DEL GENIO Testo del Decreto Reale

VITTORIO EMANUELE III PER GRAZIA DI DIO E VOLONTÀ DELLA NAZIONE RE D'ITALIA

Visto il R. Decreto 25 marzo 1860 ; Visto il R. Decreto 17 ottobre 1920 , n . 1488 ;

Visto il R. Decreto 17 ottobre 1930 ; Sulla proposta del Capo del Governo , Primo Ministro Segre tario di Stato e Ministro Segretario di Stato per la Guerra ; Abbiamo decretato e decretiamo : E ' concesso ai Reggimenti dell'Arma del Genio l'uso Art. 1 .

di un Labaro conforme a quello adottato per i Reggimenti Bersa glieri .

Nella parte inferiore del fregio centrale sarà apposto . con iscri. zione a semicerchio , il motto del Reggimento . Art . 2 .

L'attuale bandiera dell'Arma resta affidata all'8 °

Reggimento in sostituzione del Labaro . Art. 3 . La bandiera concessa, col R, Decreto 17 ottobre 1930,

alla Scuola Allievi Ufficiali di complemento del Genio , resta affida ta al 3° Reggimento Genio, in sostituzione del Labaro .

Ordiniamo che il presente Decreto, munito del sigillo di Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Re.

gno d'Italia , mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo os servare .

Dato a Roma, addì 14 novembre 1935-Anno XIV. VITTORIO EMANUELE MUSSOLINI

Visto, il Guardasigilli: Solmi. Registrato alla Corte dei Conti, addi 30 novembre 1935 -XIV Atti del Governo, registrato 366 , foglio 180 - Mancini. -

I nuovi Labari sono stati offerti, tranne che per il Reggimento ferrovieri , dall'Associazione nazionale dell'Arma del Genio « La Santa Barbara ) che riunisce con un solido fraterno vincolo coloro che militarono nell'Arma del Genio . Al Reggimento ferrovieri il la baro fu donato dalle legioni ferroviarie della M. V. S. N.

Le cerimonie delle consegne, improntate al carattere di un au stero rito militare , ebbero luogo nel giorno 12 gennaio del corrente anno , eccetto che per i Reggimenti delle città di Firenze (70) di Pa . lermo ( 129) e di Trani ( 9 ) che ebbero luogo rispettivamente l'8 gennaio per i primi due e il 26 gennaio per il terzo .


5.

| 65 –

cerimonia presenzia Piemonte di Principe il R. A. S. consegno la per

Vetere Capua Maria S.

C,A di genio Reggimento 100 al Labaro del


66

Nella circostanza S. E. il Generale Giuliano , Ispettore dell'Ar. ma del Genio emanava il seguente ordine del Giorno diretto ai Co mandanti del Genio di Corpo d'Armata : « S. M. il RE si è compiaciuto concedere ai Reggimenti del Ge nio l'uso del Labaro, affinchè anch'essi abbiano la loro insegna di

stintiva in tutte le manifestazioni più solenni della vita reggimentale e delle celebrazioni della Patria .

« La bandiera dell'Arma del Genio , rimane in consegna all'8°

Reggimento e continuerà ad essere fregiata delle medaglie al valore

avute per l'infaticabile opera e per gli atti di valore compiuti in pace ed in guerra al servizio del Re e della Patria da tutte le varie spe cialità .

« L'offerta delle insegne, che viene fatta dall'Associazione Na zionale Arma del Genio per i vari Reggimenti e per quello Ferrovie

ri dalla Milizia (Comando Gruppo Legioni Ferrovieri), dimostra quali siano i vincoli di fratellanza che uniscono i militari in congedo e gli appartenenti alla M.V.S.N. con i militari alle armi; tutte le forze vive della Nazione unite nell'adempimento del proprio dovere pel raggiungimento dei supremi ideali della Patria . « Il pensiero di tutti i componenti dell'Arma sia sempre rivolto con profonda devozione alla Sacra Maestà del Re , al DUCE e con vivo affetto ai fratelli oggi dislocati in A. 0 . Saluto al Re : Viva il Re ! Saluto al Duce : A noi ! Viva l'Italia !

IL GENERALE DI C. d'A .

Ispettore del Genio F.to A. Giuliano

11 Sottosegretario di Stato alla Guerra trasmise, in data 9 feb braio c . a . , il seguente messaggio alla Presidenza dell'Associazione Nazionale del Genio :

« L'offerta dei Labari fatta recentemente ai Reggimenti del Ge. a nio da cotesta Associazione dimostra con quanta devota fierezza a siano custoditi dai vecchi appartenenti all'arma le comuni tradi « zioni di valore , di sacrificio e di laboriosità feconda e severa .

« Voglia cotesta Presidenza rendersi cortese interprete delle

« espressioni del mio vivo compiacimento presso le dipendenti Se ( zioni » . IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO F.to Gen. Baistrocchi


NECROLOGIO Il 21 dicembre 1935-XIV moriva il Prof. Dott . PIETRO FRANCIOSI

che fu collaboratore e socio d'onore del già Istituto di Architettura Militare italiana .

Nato in San Marino (Repubblica ) il 13 giugno 1864 , fu alunno prediletto al Carducci. Insegnò per 35 anni Storia e Filosofia nel pa

trio Liceo Governativo ed ebbe alunni insigni fra cui il Maresciallo dell'aria S. E. Italo Balbo .

Prese parte attiva alla vita politica del suo Paese e fu un diri

gente influente e capace , un amministratore scrupoloso e integerrimo. Fu collaboratore apprezzato di molte riviste , membro attivo ed

autorevole della R. Deputazione di Storia Patria per l'Emilia e per le Marche, socio corrispondente del Comitato Nazionale per la Sto ria del Risorgimento della Società Geografica Italiana, nonchè colla boratore di molte altre Società culturali ed accademie . Era anche

collaboratore dell'Enciclopedia Italiana Treccani ed Ufficiale dell'I. struzione Pubblica di Francia .

Lascia un'ottantina circa di interessanti pubblicazioni, per la massima parte storiche.

L'Istituto Storico e di Cultura dell'Arma del Genio , che ha avuto

modo di apprezzare il valore dell'illustre Estinto attraverso i Suoi pregevoli scritti , rimpiange la dolorosa perdita , e invia cordiali condoglianze a suo figlio Prof. Marino, continuatore delle belle tra dizioni paterne.


N. 4

BOLLETTINO DELL'ISTITUTO STORICO E DI CULTURATO DELL'ARMA DEL GENIO SOMMARIO XXIV GIUGNO .

PUZZOLO SIGILLO DOM. - Una vecchia fortezza messinese rovinata : Don Blasco .

Pianta della città di Roma di Antonio Tempesta (1593) .

FERRI G. - Effetti dei vari mezzi di protezione individuale antigas sul rendi mento del combattente .

TESTI G.. 1 chimici militari italiani . IL BIBLIOFILO In biblioteca - Libri entrati dal 19 febbraio al 30 giugno 1936-XIV. -

LIBRI NUOVI - Ufficio storico della R. Marina : Storia delle campagne ocea

niche della R. Marina. - L. A. Maggiorotti : Architetti ed architetture militari, RIVISTA DELLE RIVISTE - Dott. Ing . Placido Belfiore : Cartografia coloniale ed impie Enzo Bartocci : | manuale annuario radio go della fotogrammetria. meteorico.

NOTIZIARIO : Tolemaide risorta

Grandioso contributo dell'aviazione alle

vittorie in A. 0. . || 290 volume della Enciclopedia Italiana . - Note bio

1

-

-

grafiche di alcuni ingegneri militari italiani poco conosciuti . -

ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELL'ARMA DEL GENIO LA SANTA BARBARA. A proposito della IV adunata dei - IV adunata nazionale in Firenze. Genieri .

ROMA ISTITUTO STORICO E DI CULTURA

DELL'ARMA DEL GENIO


||


IL MESSAGGIO DI S. E. IL SOTTOSEGRETARIO ALLA GUERRA PER LA FESTA DELL'ARMA

DET R

HO

Anche nella recente impresa africana l’Arma del Genio ha impresso alla vittoria il suo sigillo di ardimento e di romana intelligenza , concorrendo a creare quel prodigio di organizza zione tecnica che rese fulminee , nonostante difficoltà ritenute

insormontabili, le tappe dei fanti e dei legionari. Con la fondazione dell'Impero, un ciclo di attività fervida e costruttrice si dischiude ai Genieri d'Italia , ai quali spetta

ora il compito di potenziare con le opere dell'ingegno e del la voro fecondo le nuove conquiste e di difenderle , se occorra , con la stessa intrepida fede dei loro gloriosi predecessori di No vara e del Montello .

Sono certo che essi sapranno degnamente e compiutamen te assolvere la loro missione ; e questa certezza mi è gradito confermare nell'annuale dell'Arma , 18 anniversario della vit toriosa conclusione della battaglia del Solstizio, alla quale il Ge

nio seppe dare largo contributo di tenacia , di vigile operosità e di guerriera bravura. Generale BAISTROCCHI


DIATT


1 A M O H

2.4

GIUGNO

AI GENIERI

L'anno scorso in questa ricorrenza della sua festa , nel por gere il mio saluto ed augurio agli appartenenti all'Arma , traevo

dai passati fasti l'auspicio di nuove glorie nel raggiungimento delle immancabili mète della Patria , che sta a noi tutti nel cuore

e sempre più ci sprona sulla via del dovere . Sono quindi lieto ed orgoglioso oggi di rivolgere la mia parola all'Arma dopo la trionfale vittoria in Etiopia, al conse guimento della quale valse il concorso di opere e di ardimento dell'Arma del Genio, pari ad ogni altra nel sacrificio e nel va lore anche sul suolo africano, come già in Italia , in Francia, in Macedonia , in Albania durante la grande guerra .

Verrà giorno in cui potranno esporsi , inquadrandole nel l'insieme delle azioni vittoriose delle grandi unità metropolita ne ed indigene e nei loro particolari, le opere dei nostri com

militoni, veri e strenui pionieri di civiltà in quelle terre; ma può fin d'ora accennarsi all'immane compito assolto colla co struzione delle strade e di ponti numerosi , primordiale stru mento di manovra e di rifornimento in plaghe impervie ed

ignare di ogni civile progresso , e con la sempre vigile opera in tesa ad assicurare i collegamenti.

Ogni battaglia ed avanzata nel Tigrè, nel Tembien , nello Scirè, nel Lasta , nel Sidamo, nell'Ogaden, fu preceduta e se . guita dal febbrile lavoro , a cui col Genio concorsero in gara

commovente tutte le forze armate e cospicue falangi di lavora tori valorosi e benemeriti .


6

Vedemmo così le località sacre alle memorie dell ' italico

valore, Adua , Adigrat , Macallè , Amba Alagi , e quelle consa crate alla gloria dai nuovi ardimenti, collegarsi indissolubil mente attraverso l'opera di costruttori di strade e di ponti , di cercatori di sorgenti , di stenditori di linee telegrafiche e telefo

niche e nulla fu più bello che il ritrovare confermata l'impor tanza della nostra essenziale missione nell'ausilio fornitoci dai

commilitoni di ogni arma e servizio e dagli autisti ed avieri

del corpo automobilistico e della R. Aeronautica , ai quali il Ge nio non dimentica di aver dato origine.

Nessun riposo , nessuna tregua sul fronte eritreo , su quello somalo e sul dancalo, fino alla vittoria finale ed all'ingresso nel. e

la capitale scioana. Alta era la mèta trionfale ; con pietra , con ferro , con su

dore , con sangue dovevasi foggiare e piegare il nuovo destino. Ed il Genio , nei secoli infaticabile , erede delle auguste tra dizioni dei « fabri » di Cesare, non conobbe difficoltà, non af frontò ostacoli che non sormontasse ed , avendo impresso l'or

ma propria con opere non periture sul suolo etiopico , è fiero pel concorso dato alla fondazione dell'impero, bandito nella

trionfale notte di maggio dall’insonne artefice della grandezza d'Italia, dal Duce, che nella Romagna dantesca ebbe vita dal fabbro di Dovia e fu artefice Egli pure di nostra arte .

*

*

*

Procede ora e si estende il lavoro dell'Arma nostra sulle

terre di Etiopia : i valorosi del Genio , che nel nome di « ge nieri » di recente loro applicato riconoscono una derivazione onorifica dalla denominazione antica dell'Arma , che è l'unica

superbia loro , memori dell'opera dei predecessori sul terreno piagato della Patria dopo Vittorio Veneto , moltiplicano gli sfor zi per concorrere a trasformare l’Africa barbara in un impero 2


-7

di civiltà che dica al mondo invido quanto possano la volontà indomita ed il tenace lavoro degli Italiani. Noi sentiamo però che in questo giorno essi si soffermano

nell'opera rude , per celebrare la festa dell'Amma e per rivol. gere il pensiero affettuoso ai commilitoni della metropoli. A nome di questi invio loro un augurale saluto .

Altri eventi dell'anno decorso merita qui ricordare o per chè di nobile auspicio per il futuro , o perchè significativi del l'entusiasmo che accomuna i genieri tutti in servizio ed in con gedo , o perchè testimonianza del fervore con cui l'Arma, oltre

a partecipare alla preparazione militare della nazione , onora i suoi eroi .

Insegne sempre presenti fra i genieri e simboli della loro bandiera , che è retaggio del reggimento dell'Urbe, sono stati

concessi da S. M. il Re ai corpi dell'Arma i labari reggimentali. L'offerta fatta dall'Associazione Nazionale dell'Arma del

Genio l'8 gennaio , nella augurale ricorrenza del genetliaco di

S. M. la Regina a pochi giorni dal gesto religioso ed augusto dell'offerta della fede fatta dalla Sovrana sull'Altare della Pa .

tria, ha consacrato la fusione di animi e di volontà degli appar

tenenti all'Arma in servizio ed in congedo ed ha reso possibili manifestazioni entusiastiche, presaghe della completa vittoria che già si andava delineando . Il raduno dell'Associazione dell'Arma del Genio avvenuto

a Firenze nel decorso maggio fu nuova e più recente conferma dello spirito dei genieri tutti : svoltosi all’augusta presenza del Duca di Pistoia , rappresentante dell'amato Sovrano e nel cor roborante clima della vittoria da poco conclamata, fu fecondo di nobili sensi e promesse . Infine a conferma dell'inesauribile nostra attività risorge

oggi nella nuova sede, sul suolo ove fra non molto sarà costruito l'Istituto storico e di cultura dell'Arma , il monumento ai nostri

caduti , già nel 1925 inaugurato sul recinto di Castel S. Angelo.


8

Presso alla città della giovinezza del regime esso starà come

simbolo del sempre rinascente ardore con cui si svolge l'opera dei genieri in pace ed in guerra , per la difesa e la grandezza d'Italia .

L'Arma del Genio, rievocate le sue antiche e recenti glo rie, col pensiero rivolto ai suoi eroici caduti ed ai suoi antesi gnani e guardando al futuro, che significa lavoro , studio, sa crificio , ascesa , rinnova per mio mezzo il suo giuramento de . voto alla Maestà del Re , tre volte vittorioso ed assurto al fa

stigio imperiale , al Duce fondatore dell'Impero, alla Patria im mortale. Saluto al Re - Viva il Re ! Saluto al Duce — A noi !

ARTURO GIULIANO

generale di Corpo d'armata Ispettore dell'Arma del genio

1

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È stato pubblicato : 1

L. A. MAGGIOROTTI

BREVE DIZIONARIO DEGLI ARCHITETTI

E INGEGNERI MILITARI ITALIANI ,, contenente circa 1300 biografie e molte illustrazioni PREZZO L. 4

Rivolgere richieste all'ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO ( Ufficio Amministrazione).

ROMA - Viale Angelico, 126 (Caserma Piave) · ROMA


Una vecchia fortezza messinese rovinata :

DON

BLASCO

ORIGINI E VICENDE

(Con figure e documenti

inediti)

STATO ATTUALE DEL LUOGO E DELLE RELATIVE NOTIZIE STORICHE

Generalmente intesi colla semplice , popolarissima denomi nazione di Don Blasco, restano , tuttavia , sull'estremo lembo di

quella, che fu già la spianata di Terranova ( 1), verso Mare ( 1 ) Ora è, quasi tutta occupata dalļa stazione ferroviaria ed accessori binari ed officine .

Quanto all'origine del nome nessuno scrittore ha cercato di rendersene ra . gione. La città greco-romana ( Zancla -Messana) si fermava, colle proprie mura, al principio di quella spianata. E non ci sarebbe stata ragione plausibile per chè non vi si estendesse e la occupasse, ove fosse esistita . Tutto induce a sup porre che si tratti di un vasto relitto , lentamente lasciato vi dal mare, durante il

predio evo , e dovuto a quella stessa azione della corrente periodica di marea, a cui , in un tempo molto anteriore, gli scienziati moderni attribuiscono il trasporto

di materie , che formarono la penisoletta , costituente l'ansa del porto , detta Braccio di S. Raineri. Cfr. Dom . Puzzolo Sigillo : La zona falcata mistica Dai « Contemplanti Dio », esistentivi prima del 964, alla « Madonna del porto » del 1934, in « Gazzetta della Sicilia e della Calabria », del 12 e 14 agosto 1934. EMILIO CORTESE : Sulla origine del Porto di Messina e sui movimenti del mare nello stretto di Messina, in « Bollettino della Società geologica italiana », volume VII , fascicolo 3 ( 1889) , ha occasione di notare che : « Il conglomerato che forma

il piano di Terranuova è generalmente formato di elementi minuti : i ciottoli grossi come un uovo sono rari ed eccezionali ») . 2.


- 10

grosso ( 2), i venerandi avanzi – ruderi e rovine – di questo vecchio castello messinese , bastione o baluardo ed annessavi cortina . Di cui ricorre frequente menzione , nelle opere dei no stri storiografi e corografi, locali e non soltanto locali , ricordan done avvenimenti cittadini , svoltivisi in vario tempo delle età

delapse . Ma , nessuno ce ne aveva lasciato memoria specifica, dell'epoca e dell'autore della fondazione od erezione e sua to ponomastica .

Il Coglitore, per ultimo, aveva confessato , nel 1864 : « Di

questo forte non sapremmo indicare l'origine e l'antichità, ma ci è lecito argomentare ch'esso abbia veduto sopra di sè pas sare non pochi secoli e non leggieri avvenimenti ( 3) » . Ed in vero , allo stato delle scarse notizie sino allora edite a tale ri

guardo , un prudente riserbo consigliava di fermarsi ad una si milare ingenua confessione . di Terra nuova . Da qui, evidentemente il nome che qualificherebbe la cosa Il fatto della lenta formazione di questo piano di Terranuova , viene conva lidato da una vecchia osservazione del cav . CARLO CASTONE , Conte della Torre di Rezzonico : Viaggio della Sicilia ( 1a ediz, siciliana con rami, Palermo , Eredi Ab . che fu a Messina in hate , 1828 ) , nota la a pag . 195. L'illustre viaggiatore da lui chiamato cor letta sul nostro bastione D. Blasco principio del 1794 la iscrizione del 1632 , appresso indicata , in cui si rottamente « d'Ombrasco )

dice che esso fu « Neptuni injuria dirutum », attesta : « Il bastione ora è lontano più di 70 passi dal mare, e vi si vede ancora un grosso anello di ferro per li ba . stimenti, ed un altro è stato tolto, e solo vi rimane la spranga di ferro , che in castravalo nel muro... )) .

( 2 ) Altra volta , ho avuto ragione di far notare che , per i non messinesi , ( giustamente , Canale di Messina o Stretto o Faro di Messina , sarà tutto il

braccio di mare, che va dall'estrema punta di Capo Peloro in Sicilia, a nord, sino alla estrema punta , con cui finisce la Calabria, a sud . Ma che, pei naturali di Messina, tutto il Canale è il loro mare ; chè, anzi , essi chiamano Mare grosso e non certo per una reminiscenza del virgiliano tumida aequora ( Verc.: Eneide, V, 142 ) - il tratto di Canale , che resta fuori del porto , a sud . E, nella partico . lare concezione messinese , Stretto o Faro era il solo tratto , in cui il loro mare si

restringeva a nord , sensibilmente, tra capo Peloro e l'opposta spiaggia calabrese v. Cfr. Dom . Puzzolo Sigillo : Tre opportuni chiarimenti di Toponomastica mes . sinese, Chiarimento I, Etimologia e valore del nome " Faro " 0 " Faro di Mes

sina ” , in « Archivio Storico Messinese », aa. XXVI-XXVII ( 1925-1926), nota 2*, pagina 172 . ( 3 ) GIUSEPPE COGLITORE : Storia monumentale -artistica di Messina menti civili (Messina, Tip . del Commercio , 1864 ), pag . 29 , col. 2a .

a

Monu.


1

La cui indeterminatezza , d'altro canto ,, lasciava insoddi

sfatti e stuzzicava la legittima curiosità degli eruditi , deside rosi di poterla , comunque, appagare.

E fu , certo, colla buona intenzione di appagarla, che il ba rone Arenaprimo

benemerito dei rinnovellati studi delle no

stre Memorie locali — nel 1898 , ha avanzato la ipotesi che questo « Forte a sud di Messina, eretto nel 1537 , in sulla spiag.

gia di mare grosso si chiamò prima Boccadoro e poscia Don

Blasco, probabilmente per omaggio allo stratigò Blasco Branci forte, che ne sollecitò la costruzione allo scopo di garentire la città dalle incursioni turchesche ( 3b) » , insistendo, nel 1900 ,

che «cil baluardo di Don Blasco... prese nome probabilmente da Don Blasco Branciforte conte di Cammarata , straticò di Mes

sina nel 1538, quando venne costruito ( 4) » . Il che troviamo ripetuto, subito, nella Messina e dintorni, guida a cura del Mu nicipio ( 5). Mentre , quanto all'epoca , un altro noto studioso di storia messinese , il Cav. La Corte -Cailler, dava per certo ,

ancora pochi anni fa, che : « Nel 1537... sul lato di Terrano

va ... il Comune alzava due baluardi, tra loro uniti da lunga cortina, quello cioè di Don Blasco e quello di S. Giorgio ( 6) » . Non saprei , poi , precisare più dove e quando io abbia let to , o inteso , la affermazione recisa che autore ne fosse stato

l'ingegnere militare spagnuolo Michelangelo Blasco, il quale,

( 3.b) GIUSEPPE ARENAPRIMO DI MONTECHIARO : La Rivoluzione del 1848 in Mes.

sina. Proclami, ordinanze e bollettini ufficiali, raccolti ed annotati, in « Memorie della Rivoluzione Siciliana dell'anno MDCCCXLVIII , pubblicate nel Cinquante simo anniversario del 12 Gennaio di esso anno ) , Vol. I ( Palermo, Tip . Corpora

tiva per gli Operai, 1898), nota 2, a pag. 25. ( 4) GIUSEPPE ARENAPRIMO DI MONTECHIARO : Due lettere di Michelangelo Tilli , in « Arch . Storico Messinese », a . I ( 1900 ), fasc. 1-2 , pag. 81 , nota 14. ( 5) Messina e dintorni, Guida a cura del Municipio Messina, Crupi , 1902 ) ,

a pag. 370, dov'è detto : « possono vedersi gli avanzi del castello di Don Blasco, chiamato cosi forse da Don Blasco Branciforte Conte di Cammarata , straticò du rante la erezione di quella fortificazione cittadina ( 1537 ) » .

(6 ) Municipio di Messina: La zona falcata del Porto di Messina a traverso i tempi. Ricerche e note di Gaetano La Corte -Cailler (Messina, Stab . tip. T. De Francesco , 1913, pag . 10 .


12

nel sec . XVI , sarebbe stato in Sicilia al servizio , appunto , de gli Spagnuoli ( 7). Tutte affermazioni, codeste , non rispondenti a verità . E

che, come e perchè tali , bisogna far scadere e restituire al loro

effettivo valore di conclusiunculae fallaces, evitando , in tal modo , che l'errore venisse continuato e , fors’anco , perpetuato .

La qual cosa mi riesce grato di poter fare, documentalmente, in questa sede, competentissima per ristabilire la verità, intor no all'Architettura militare italiana , ai suoi monumenti e rela

tivi costruttori. Architettura la quale può, a buon diritto, an dare altera delle sue tradizioni superbe, che questo mio mode stissimo contributo documentario gioverà, ancora una volta , a riconfermare .

E , per tanto , comincio coll'affermare, sùbito, che NON PUÒ ESSERE OPERA DELL'INGEGNERE MILITARE SPAGNUOLO MICHELANGELO BLASCO . Difatti , vero è che il forte Don Blasco risulta inserito nel .

la novella cinta , allargata e fortificata , comunemente intesa

come murato di Carlo V, che la sollecitò , durante il proprio passaggio

festeggiatissimo ( 8)

da Messina, reduce dalla

( 7 ) Non saprei , ora , precisare. Ma la affermazione deve scaturire, da quelle stesse fonti , che, coine il DE SANDOVAL ( Prudenzio ): Vida y echos del emperador Carlos quinto rey catholico de España etc. ( Pamplona, En casa de Bartolomeo Paris, 1586), 134 B., ed il DE SALAZAR ( Pedro ): Historia de la guerra y presa de Africa, con la destruycion de la villa de Monaster ( Napoli , 1552, in casa di Ma stro Mattia), 68 B., si compiacciono di chiamare l'architetto italiano Ferramolino 9

di cui avremo occasione di riparlare

in forma spagnuola « Herman Morin ),

o preferiscono di mentovare come « il capitano Speciosa ), e, più precisamente, ( Andronico de Espinosa », il messinese

comunque ritenuto nato a Rodi

-

Andronico Arduino ; il quale sottentrò, nell'assedio di Màhadia, competentemente ed eroicamente , al detto Ferramolino, che vi lasciò la vita il 18 Agosto 1550. ( 8) COLA GIACOMO D'ALIBRANDO : Il Trionpho, il quale fece in Messina nella entrata dell'Imperatore Carlo V, et molte altre cose degne di notitia, fatte di nanzi e dopo l'evento di Sua Cesarea Maghesta in dicta cità (Messina, per Pe.

truccio Spira, 1535) . E, per non citare gli altri scrittori messinesi, a cominciare daļ coevo Francesco Maurolico : Sicanicarum rerum Compendium (Messina, Spira ,


13

espugnazione di Tripoli , nel 1535. Ma , non è men vero che quello stesso murato

intrapreso, tosto , a cura del vicere ita

liano Ferrante Gonzaga ed a spese comuni tra la Regia Corte e la Città , e definito, poi, nella seconda metà del Cinquecento , sotto altri vicere

non è opera

di alcun ingegnere militare

spagnuolo , o , comunque, estero . Perchè ideatore e in buona parte anche esecutore — come per tutte le fortificazioni, allora surte numerose in Sicilia - ne fu , invece , l'architetto militare

italiano Antonio Ferramolino , oriundo bergamasco , ma dimo

rante ed operante in Messina e nel resto dell'Isola , per ben diciassette anni , in qualità di Ingegnere del Regno di Sicilia ( 9) .

Il quale Ferramolino , nella progettazione e congegnazione del novello murato della città di Messina , riuscì ancora più perfet

to, e quasi meraviglioso , per la autorevole ed esperta coopera zione , scientifica e tecnica ,, del sommo messinese del tempo Francesco Maurolico ( 1494-1575 ), insigne matematico ed intel.

letto superiore di onnigena cultura ( 10 ). Ed ebbe, dapprima,

un coadiutore o collaboratore in persona di un certo bresciano – di cui si ignorano le generalità ( 11 ) , morto quasi in prin

cipio dei lavori , nel 1538 ( 12) — ed, indi, certo , come pare , 1562 ) , v . tra gli altri non messinesi, sincroni, MARCO GUAZZI : Storta di tutte le cose degne di memoria dall'anno 1524 al 1540 , ecc .

( 9) VINCENZO DI GIOVANNI :

Le Fortificazioni di Palermo nel sec. XVI giusta

l'ordini dell'ing. Antonio Ferramolino ( Palermo , « Lo Statuto » , 1896 ) pag., 40 et

passim ; Dom . Puzzovo SIGILLO : Eroiche maestranze messinesi in Africa nella prima

metà del Cinquecento, in « Atti della Reale Accademia Peloritana » , vol. XXXVII 1935 , pag. 256 sgg . ( 10 ) PUZZOLO Sigillo : Op. cit . , nota 12 , a pag. 258 .

( 11) A volerlo identificare, lo si potrebbe farlo con quel « capitano Olivero », il quale ci risulta che il vicerè Don Ferrante Gonzaga, durante la sua assenza di Sicilia, per preparare la fallita spedizione in Provenza, da dove fece ritorno l'll marzo 1537, « da Genova aveva ... mandato ... a Messina, con ordine di far cominciare i lavori delle fortificazioni, e scritto alla città pregandola « incaricatis simamente » di concorrere nella spesa . Messina aveva accettato l'invito ) , per

come documenta G. Capasso : Il governo di Don Ferrante Gonzaga in Sicilin dal 1535 al 1543, in « Archivio Storico Siciliano ») , a. XXX , pag . 459 .

( 12) MAUROgico: Sican . rerum Compendium cit., fol. 206 verso , aveva notato che tra i quattro individui in vista, che consentirono alla demolizione dei molteplici


14

a collaboratore , certissimo a continuatore , nella laboriosa ese.

cuzione, Giovanni Carrara ; ma che bisogna identificare, piut.

tosto , con quel Giovanni del Mastro, carrarese , il quale « da una lettera del P. Alberico Cibo dei 25 Settembre 1570, esi stente nell'Archivio di Massa » , risulterebbe ( che era Capo mastro delle fortificazioni di Messina e che in quell'anno tro

vavasi in patria in età molto avanzata ») . Secondo Campori ( 13), il quale sospetta « che egli sia una persona » col cennato Gio. Carrara. Sospetto , che messinesi inediti , da me scoperti , accreditano ; anzi , 9

accerta il medesima documenti tramutano

in verità evidente ed incontrastabile. -

Tutto questo escluderebbe già , da solo , la ingerenza di qual che , nel caso nostro, dovrebbe essere preponderante siasi altro ingegnere militare, tanto meno spagnuolo, durante la costruzione del riferito murato di Carlo V.

Ma abbiamo di più. Perchè un documento, sincrono , ci at testa , autorevolmente ed ineccepibilmente, che proprio alle opere di inserzione del forte Don Blasco nel novello murato di Carlo V , facendone della vecchia torre un moderno baluardo, attendeva il Ferramolino, risultandoci da una lettera che i

Giurati di Messina scrivevano , in data 10 aprile 1544, al vi .

cerè Don Ferrante Gonzaga, come precisamente : ( A Don Blasco per causa che lo terreno havea incomenzato a stimpare

et cadere con lo parere del mag. Ferramolino ingignero se ha

principiato una camisa de marama di palmi sey con li soi con iraforti per palmi dodici d'altura , e speramo per tutto lo pre sente mese d'aprile sarà completa ( 14) » . sacri tempii , per dar luogo alla costruzione del novello muralo , morti « miruin ... intra annum », assieme allo Stratego, all'Arcivescovo e ad un " canonico : « Anno 1538

...Decessit et quidam brixianus propugnaculorum fabricae praefectus » . Gli sto. nografi messinesi ulteriori , culminanti in Caio DOMENICO GALLO : Annnli della città

di Messina ecc . Tomo II (Messina, Gaipa, 1758, e, nuova edizione, ivi , Tip. Filo . mena, 1879 ), pag. 521 , ne hanno fatto « l'architetto Bresciano ! » .

( 13) CAMPORI : Memorie biografiche degli Scultori, Architetti, Pittori ecc. nativi di Carrara e di altri luoghi della provincia di Massa ecc . ece. (Modena, Tip. di C. Vincenzi, 1873 ), pag . 86.

( 14 ) G. CAMPORI : Lettere artistiche inedite (Modena, 1866) , pagg. 8.9. Da cui riferisce il prof. Dr GIOVANNI : Te Fortificazioni di Palermo, cit ., pag . 13.

1


15

-

E, ciò , per quanto riflette la inserzione di esso nel no vello murato , verso il 1544.

In quanto all’autore della costruzione ed intitolazione del

forte, intesasene fare, in persona dello spagnuolo Michelangelo Blasco — a parte la considerazione, d'ordine generale e pre liminare , che, se mai , da questo avrebbe potuto denominarsi Blasco , che è cognome, e non già pigliare la denominazione, effettivamente assunta e mantenuta di Don Blasco, riferentesi

ad un nome proprio di persona , che non era quello di lui vi resistono, assolutamente e definitivamente , le risultanze di .

un documento inedito, da me scoperto ; il quale attesta come,

già nel 1479 – e cioè un sessantennio prima della cennata in novazione del 1544

esisteva in Messina , presso le mura della

città, nella contrada ( terre nove de musellis » , proprio una ( turrim magnifici Bartholomei de Juenio vocatam Don Bla sco ( 15) » . NÈ HA POTUTO INTITOLARSI DA « Don BLASCO BRANCIFORTI , CONTE DI CAMMARATA ) .

La quale documentata preesistenza della cosa e del relativo nome di Don Blasco, tanti anni prima del 1538 — quando la suppose originariamente surta e denominata lo Arenaprimo fa , implicitamente , cadere la ipotesi, avanzata — come abbia mo premesso dallo stesso egregio scrittore, che il « baluardo di Don Blasco » avesse preso nome « probabilmente da Don -

Blasco Branciforte conte di Cammarata , straticò di Messina nel

1538 , quando venne costruito ) ; anche perchè noi abbiamo documentato che tale costruzione, o rifazione, del baluardo, avveniva, non già nel 1538 , ma nel 1544 ( 16) , quando era stra ticò , sin dal 1542 , D. Ambrogio Santapan ( 17).

( 15 ) V. in fine, Documento IV . ( 16) E risulterà, da altra fonte inedita , che, ancora a 21 Febhr . del 1548, tra

le fabbriche, da affidare a G. Dom . Gurroni e C., figura che : « Iteni se li darra lo belguardo di don blasco cum tucta la tela del muro Infino al compimento ) .

( 17 ) Gallo : Annali, citt ., II, 530 . V. FERRAROTTO : Della Preminenza dell'Of.


16

Senza che ci sia più il bisogno di far considerare che , se una novella fortezza messinese potè, in quella occasione, ve

nire intitolata Gonzaya , dal cognome del vicerè del tempo che ne curava la costruzione, gettandone la prima pietra nel lo stesso non 1540 e che, nel 1544, era quasi finita ( 18 ) poteva avvenire di un'altra fortezza , o foss'anche di un sempli.

ce novello bastione, intitolandola prima e stranamente , dal no . dal cognome, di uno straticò. Straticò Lo era un magistrato privilegiatamente rimasto alla sola città di Messina e suo Costretto e Distretto - il quale

me , e non

giudicava, in modo privativo , di tutte le cause dei cittadini . Accoppiava, a siffatta sua funzione giudiziaria , anche quella di « Capitan d'armi » , per come ne assumeva il titolo . E ' vero . che parreb Ma ciò non ostante , quest'altra sua attribuzione be data , piuttosto, per giustificare la facoltà , ritenuta delega tagli dal Vicerè , di giudicare, in prima istanza a suo arbitrio , di certi altri delitti , moderata però , da Ferdinando il Cattolico ,

approvando i Capitoli, presentatigli dalla Città , il 30 luglio 1512 ( 19) — si riduceva , per altro, a quella di semplice Capi. tan giustiziere ; che , ai fini del mantenimento della pubblica si curezza nella città e nei molteplici casali di essa , manteneva e

comandava << alcuni soldati , o pur provvisionati, per custodir. che era gli dalli fuor'usciti ( 20) » . E , nè per quest'ultima mansione di polizia nè per quella giudiziaria amplissima, da lui esercitata , di Capo della Curia straticoziale, egli aveva alcuna ingerenza nella costruzione , manutenzione o munizio

ne delle fortezze . Le quali , anche se erette od inserite nel no vello murato

come qui e nel caso nostro

di accordo ed a

ficio di Stradicò della Nobile Città di Messina e sua Regia Corte ( Venetiis, 1593 ) , pagina 18 .

( 18 ) Fra gli altri , il Di GIOVANNI: Op . cit . , pag . 15 , ricorda che, in Messina : « fu fatta costruire dal Ferramolino la fortezza che ebbe nome dal vicere Gon .

zaga , della quale facevano sapere i Giurati di Messina a quel Viceré nell'aprile 1544 : « La fortezza de Gonzaga è quasi finita et per lo presente mese sarà in tutto finita )) ; riferendo tale brano di lettera , dal CAMPORI : Lettere artistiche, cit . ( 19) V. , in fine, Documento III.

( 20) Dr. VINCENZO FERRAROTTO : Della preminenza dell'offácio di Stradicò, cit . ,


17

comuni spese , da parte della Regia Corte e della Città, avevano finalità , sempre eminentemente ed esclusivamente militari, e ri .

guardavano la difesa del Regno , riservata al Sovrano , o al Vi . cerè , che qui lo sostituiva e rappresentava .

D'altra parte , quando la torre di Don Blasco divenne ba luardo angolare della cortina , costituente il murato di Carlo V, ad esso baluardo ( lo vedremo in seguito) fu dato il nome uf

ficiale di Forte S. Giovanni o, più precisamente, di « Baluardo

di S. Giovanni Bocca d'oro ( 21) » . E non sarebbe verosimile il supporre che gli fosse dato, nello steso tempo, un doppio bat tesimo quello ufficiale di S. Giovanni boccadoro e quello popo lare di Don Blasco .

LA TORRE , DENOMINATA DI « Don BLASCO ») , ESISTEVA NEL 1479 ED ERA DI PROPRIETÀ PRIVATA .

come ho ragione di ritenere - delle ventilate due affermazioni , che siamo riu sciti a convincere di fallacia e demolire , giova ricostruire , ora . Essendoci sbarazzati, esaurientemente

E lo farò subito , coll’esprimere il mio convincimento circa l'e poca della originaria costruzione di questa nostra vecchia for tezza ed il perché avrebbe assunto il suo immutato nome di Don Blasco .

Di essa abbiamo fermata già , documentalmente , la esi . stenza coll'attuale nome , sin dal 1749. Quando, risulta pure , dal cit. documento inedito , che la stessa Torre ( vocatam Don

Discorso XVIII, pag. 59, o – nell'edizione ulteriore ( Cosenza, Russo, 1671 ) a pagina 104 .

Un altro illustre scrittore messinese , della prima metà del Seicento che fu ci spiega, tra l'altro, che quei noti soldati, chiamavansi : « Provisionados, tomando el apellido de la cedula que Estraticò les hace por el anche regio storiografo

traer de las armas , che los naturales llaman Provision » . Cfr. ANTONINO AMICO :

Breve noticia del Govierno del Estraticò y Regia Curia Estruticocial de la Muy nobile y fidelissima Ciudad de Messina , in « Scritti inediti o rari di Antonino Amico e documenti relativi al medesimo, pubblicati ed illustrati da Raffaele Star rabba » ( Palermo, Tip . dello Statuto, 1891) , pag . 39 . ( 21 ) GIUSEPPE BUONFIGLIO e COSTANZO : Messina città nobilissima descritta in


18

Blasco »

intorno alla cui identità non può essere luogo ad

equivoco di sorta , figurando ubicata presso un pubblico relitto , situato ( in muris Terrae novae de Musellis »

era di pro

prietà privata « magnifici Bartholomaei de Juenio » , e , cioè, del Magnifico Bartolomeo Gioeni ( 22).

Il quale aveva chiesto e, con quell'atto giuratorio del 10 maggio 1479 , otteneva , pel tenue canone di grana 10 all'anno, la concessione di tale relitto, lungo palmi 50 e largo 16 (qual che cosa some 52 mq . di terreno) per costruirvi un « buttiscum seu damusum de petra et calce , ad opus ut in eo possit ponere

quandam barchittam ut tunc in eo damuso stare posset » , e, cioè, un bottesco o damuso ( 23), di pietra e calce , per potervi ricoverare e tenere al sicuro una sua barchetta .

E l'accertata esistenza , anzi preesistenza, di siffatta for

tezza , nel 1479, in mano di un proprietario , il quale non si chiamava Don Blasco , per poterne concludere che l'avesse co

struita e le avesse dato il proprio nome , ci spinge a formulare la domanda :

Chi L’AVREBBE , DUNQUE , COSTRUITA E LE AVREBBE DATO IL NOME DI ( DON BLASCO » ?

Premesso che, al proposito, non siamo stati fortunati di

trovare, ancora , alcun esplicito documento probatorio super stite , ci sembra , non per tanto , che, nella carenza d'una testi monianza specifica di tal fatta , la quale tagliasse corto, renden do frustranea ogni altra indagine ulteriore , si possano utiliz zare , alla bisogna , le seguenti non trascurabili risultanze docu mentali. E , così , una iscrizione

muratavi , come vedremo, occa

sionalmente ad un restauro, fattosene dalla Città nel 1632

-

1

0110 Libri ( Venetia, de Franceschi, 1606), a f. 7 verso , menziona « il Baluardo di San Giovanni Bocca d'oro detto d'altro nome Don Blasco ) . ( 22 ) V. , in fine, Documento IV .

( 23 ) Le due voci buttiscu e damuso, qui date quali sinonime , sono rispettiva cosa denominata , eminentemente siciliane ; anzi, la prima

come la tuttavia


-

- 19

ci assicura che quel « propugnaculum ) venne « contra Mau , ros antiquitus erectum » .

La quale recisa pubblica affermazione d'essere stato, quel baluardo, ab antico, eretto contro i Mori

se non va intesa

come una vanteria del borioso seicento messinese, il quale pre

3

Fig. 1. - Ruderi e rovinacci del baluardo di Blasco ed annessavi cortina est .

( Fot. Caccini)

viva per indicare un accessorio d'acquedotto

è particolarmente messinese. E non hanno preciso corrispondente italiano , se non facendone la spiegazione di una speciale costruzione cantinata o a pianterreno, coperta da muro arcuato, massiccio, a volta, talora reale. Tra i lessicografi nostri, il Traina, registra la sola voce Dam . musu , che spiega : «coperta di stanza, o altro, fatta di muro : volta », e, poichè

similari costruzioni furono adibite, specialmente a carceri: « Prigione, nella quale non è concesso ai rei di parlare con quei di fuori : segre!a ), derivandola dal

greco domátion : tetto. Il VINCI , seguito da altri, la trae dal latino domus. D’A.

LEPPO e Calvaruso , propongono come etimo l'arabo d'âmûs o da'mûs « prigione oscura, carcere sotterraneo ), per questa trafila: « Forse dall'arabo dâmûs, per


20

tendesse attribuire una antichissima origine, a tutto quanto ri. maneva di vecchio , in Messina ,

anche in materia di fortez

ze ( 24) , per cui pure a questa di Don . Blasco presumesse di poter postulare una millenaria data di nascita , dicendola co

struita nell'epoca classica , contro i Punici ( Mauros) colla ventilata necessità che fosse stato eretto per difendersi, piut tosto , dai Mori, e cioè dagli Africani , ci riconduce ad un tempo

non tanto remoto . E , precisamente , al 1431. Quando, sappia . mo dal nostro Annalista cittadino , che re Alfonso - inten

dendo fare , come poi effettivamente « fece l'impresa delle (iso le) Gerbi nell’Africa , dove superò Bosterio »

preventiva

mente «« tuttochè lontano in quest'anno diede la provvidenza che fossero riparate le mura della città che in molte parti mi nacciavano rovina , dando facoltà al Senato di sospendere alcu ni uffizi al medesimo benvisti, e dei salarî di essi servirsi per ri-. parazione delle mura , come per un suo rescritto , dato in Bar cellona a 15 novembre 1431 ( 25) » .

raddoppiamento dammûs e par paragoge dammusu ». La forma messinese, non raddoppiata, sarebbe più vicina all'etimo dâmûs. ( 24) Per esempio tutti gli storiografi messinesi , dal BUONFIGLIO : Messina città nobilissima cit ., alle ultime Guide, precedenti o susseguenti al disastro , ripetevano a coro che della nostra fortezza Matagriffone o Roccaguelfonia , ciò solo aver po .

tuto trovare che i Mamertini vi avessero cacciato il prefetto cartaginese, Ed, invece , io sono riuscito a poter sistemare e documentare che, tale celebre fortezza , venne costruita da Riccardo Cuor di Leone, durante il suo forzato in

vernale soggiorno in Messina, dal settembre 1190 all'aprile 1191, denominandola Mata Griffones, che significa Ammazza Greci, essendogli servita per tenere a bada i Greci che, allora al potere, avendo la maggioranza nella locale Curia Strati. coziale, dai Messinesi ( Latini) in minoranza, venivano qui ingiuriati Griffones coi quali egli era venuto in violenta colļisione. Cfr. Puzzolo Sigillo: Tre oppor. -

tuni chiarimenti, cit . , Chiar. II, Da chi quando e perchè fu costruita la fortezza

di Matagriffone ovvero Riccardo Cuor di Leone benemerito di Messina. Dove è spiegato pure, perchè

intendendosi, più tardi, togliere l'originario nome di

Matagriffone, che riusciva ingiurioso ai migliori elementi preci, rimasti in Mes . sina, a collaborare coll'elemento latino ( e cioè messinese) ridivenuto esclusivo

padrone del governo della propria Città le fu dato il nnvello nonie di Rocca Guelfonia, a cagione della sua merlatura alla guelſa, di cui il suo costruttore, il guelfissimo re d'Inghilterra, l'aveva coronata . ( 25) C D , Gallo : Annali della città di Messina , cit ., Tomo II, pag. 302. II


- 21 -

Occasione codesta , in cui non esiterei ad ammettere che

personaggi nobili, in vista a Messina , per far cosa grata alla Città e al detto Sovrano, e specialmente per garantire la pro pria persona ed i propri possedimenti, situati in riva al mare — allora fuori le mura cittadine - ed esposti al minacciato pe ricolo di una invasione da parte dei Mori, avessero sentito il bisogno di elevarvi alcune torri.

E , propriamente, qualche soggetto di casa Balsamo

an

zi, appunto quel Cola di Balsamo, che figura nello elenco dei

Giurati di Messina , per gli anni 1415 , 1425 , 1427 e 1430 ( 26), avesse costruito, verso la spiaggia di Maregrosso , quella tale torre forse , originariamente , detta di Don Cola — che, più tardi, rimasta cimata, per vetustà , per effetto delle mareggiate 9

o dei terremoti, o per qualsiasi altra causa , e non più riele:

vata , prese e mantenne il nome di Torre mozza ( 27). Certa cosa è che uno scrittore locale, del primo Settecento, il quale la conosceva anteriormente alla costruzione della celebre Cit

tadella ( 1680-83) — nella quale occasione fu demolita

ce

la ricorda , chiamandola : « l'antichissima Torre mozza vicino alla spiaggia di mare grosso ( dove vi è la nuova Cortina di Don Blasco e la Cittadella) appartenente al barone Cattafi, della cui

famiglia Balsamo si vedevano in più luoghi di essa scolpite l'Arme ) ( 28).

Come non esiterei ad ammettere che , nella stessa sopra ri

cordata contingenza, un altro personaggio nobile messinese in

vista, e precisamente quel Don Blasco Crisafi alias di Savoca che figura tra ’ Giurati ( o Senatori) di Messina, per l'anno quale si riferisce al cennato rescritto di Alfonso , del 15 novembrc 1431, che, es sendo tuttavia inedito , giova riportare integralmente. V. in fine, Documento l. ( 26) V. elenco dei Senatori di Messina, in Gallo : Annali, cit. II, indice finale, pag. 619-620, ed altre pagine, ivi indicate . Od, in G. GALLUPPI: Nobiliario della

città di Messina (Napoli, Giannini, 1877), Cronologia dei Senatori di Messina, a pag . 333-334.

( 27) V. Figure 2 e 3 . ( 28 ) Maestra de' Nobili della città di Messina del fu Domenico Mollica ( Mes. sina, Grillo, 1732 ) , pagg. 87-88.

Questa pubblicazione, generalmente citata come D. MOLLICA, Maestra dei No.

2

4 BIBLIC 10.

RO 69 ANUELLE EMMA


22

-

MESSINA

Don Blasco

Torre Mozza S. Giorgio

Fig . 2 . Veduta di Messina, ricinta dal Murato di Carlo V , iniziato nel 1537

(da una stampa del tempo) bili , ecc . , ho sistemato , in altra occasione, esser l'opera anonima del giureconsulto

messinese del tempo, Dr. FRANCESCO CASTELLI, Cfr. Dom . Puzzolo Sicillo : Una

lista di Nobili Messinesi inedita del principio del Cinquecento, in « Auti della R. Accademia Peloritana ) , vol. XXXI, 1923 . II LA CORTE -CAILLER: La zona falcata del Porto di Messina a traverso i tempi. Ricerche e note (Messina, Stab . tip. T. De Francesco, 1913 ) nota 3 , a pag. 19, non avendo presente il riferito passo del Castelli, ha supposto che « Era stata forse proprietà privata, se si considera che i Principi di Torre Mozza ( poi Torremuzza) erano i messinesi Castelli. Non è improbabile quindi che il titolo sia venuto a tal

Casato dalla Torre in parola, dimezzata con gli anni, e che sorse certamente per difendere la spiaggia dai corsari ». Intravedendo così, giusto , che fosse di proprietà privata. Ma, erroneamente, per tutt'altro . Essendo costante in fatto , invece, che il titolo di Principe di Torre. muzza fu concesso da re Carlo II a Girolamo Castelli ( non messinese) con privi. legio dato a Vienna dì 14 Febbr. 1734 ( quando la nostra Torre mozza non esisteva più, sin dal 1680, in cui venne rimossa per dar luogo alla costruzione della Cittadella ).

E tale non vecchio principato « prende il predicato dal Castello di Torremuz za che possedeva in Sicilia il concessionario nella marina di

Motta d'Affermo ( Cons . , libro Mercedes, 1733-34 , lettera B. f. 179) » . Cfr. F. SAN MARTINO DE SPUC CHES : La storia dei Feudi e dei Titoli nobiliari di Sicilin, vol . VIII ( Palermo,

« Boccone del Povero ), 1933), pag. 87, Quadro 1101 .


23

1432-33 , ed , indi, pel 1442-43 e 1445-56 ( 29 )

avesse , nella

finitima sua proprietà littoranea , eretto quest'altra torre , che, da esso proprietario costruttore , avrebbe preso il nome di Torre di Don Blasco ; indi inserita angolarmente , come abbiamo ac

cennato , nella cinta murata detta di Carlo V, e rimasta poi, modificandone la cortina verso Mare grosso , occasionalmente al la costruzione della Cittadella , come lo stesso autore , attestante

la demolizione della Torre mozza , ci conferma. E di cui , tut tavia , coi ruderi e i rovinacci venerandi, resta il vecchio no

me originario di Don Blasco , esteso anche alla annessavi cor tina e sue accessioni. VALORE DA ATTBIBUIRSI ALLA NUOVA IPOTESI .

In tal modo, avremmo precisato la costruzione di questa postra Torre , come avvenuta attorno al 1431 , ad opera di Don Blasco Crisafi, alias di Savoca, di cui essendo proprietà , prese poi il risaputo e conservato nome di Don Blasco . Ma , trattasi - evidentemente di una precisazione pre sunta , la quale merita conferma, mercè documenti d'archivio per cui non deve sin ora sfuggiti alle nostre ricerche

andare accolta che collo stesso valore , col quale noi abbiamo inteso darla ; che è quello di una semplice novella ipotesi , mol to probabile .

Tanto più probabile, in quanto, vera la pubblica afferma zione ufficialmente incisa nel marmo, che essa torre venne eretta qual « propugnaculum contra Mauros ) , non se ne potrebbe far

risalire il bisogno dello stabilimento , al di là di quel terzo dei primi decenni del Quattrocento, in cui fu emanato il riferito

diploma di re Alfonso . Mentre, per lo innanzi, la Sicilia non aveva a tenere alcun assalto da parte dei Mori, essendo risa . puto che, da ultimo, « Martino , ...nel 1398 conchiudeva tre

gua col re di Tunisi, e di poi si trattavan preliminari di pace (29) V. citt . Elenco dei Senatori di Messina, in Gallo : Annali, II, pag . 620 e quelle ivi indicate , e Cronologia dei Senatori di Messina, in GALLUPPI: Nobi. liario , cit . , pagg . 334 e 335 .


24

con lo stesso Sovrano, per le quali cose se non si ristabilì l'an tico traffico ne derivò che minori molestie ricevessero per qual

che tempo le marine di Sicilia da parte degli Africani ( 30) » . E d'altra parte , la da noi supposta iniziativa privata , ver so il 1431 si imponeva di fronte alle nessunissime somme date

ai Giurati , ed alla scarsa facoltà di procurarsele

colle sole

economie da realizzare sopprimendo o sospendendo gli uffici eventualmente ritenuti non necessari -- conferita ai Giurati di

Messina, da re Alfonso, col quel privilegio. Il quale giova a do

cumentare . piuttosto, il desiderio anzichè l'ordine, di quel So vrano , che le mura fossero risarcite e la Città fortificata .

L'ordine egli avrebbe dovuto darlo ai propri regi ufficiali, ma importava evidentemente una qualsiasi spesa , di cui le finan ze dello Stato non potevano disporre : permanendo per que ste , sotto re Alfonso , gli stessi disordini fors'anco , da un - di circa un trentennio certo punto di vista , aumentati ( 31 ) ►

prima, quando ore Martino giunse a tale stremo di denaro, per essere esausto il pubblico erario . da dover qui pignorare per sessant'onze la sua corona reale ( 32) » .

( 30) Lodovico BIANCHINI: Della storia economico-civile di Sicilia

(Napoli,

Stamp. Reale, 1841 ), vol. I , pag. 350. Per un'epoca più antica, a pag. 344, è ri. oordato che, colto re Ruggiero : «Le armate siciliane dominavano i mari d’Afri.

ca , di Romania e del Mediterraneo , e furono vittoriose e fecero importanti con quiste nella Grecia e nell'Africa ). Indi a pag. 346, che: « L'imperadore Federi. co II .. , non potendo riacquistare i vasti domini che i re Normanni aveano posse . duri in Africa da Tripoli a Tunisi e dai deserti sino a Caitar, stimò espediente fermare coi Sovrani di quelle regioni rapporti di commercio . irallati all'uopo fatti uno a noi ne è pervenuto , quello conchiuso nel Abù Isaac ben Abu- Hibraim ben Abu - Afr Principe dei Saraceni in Africa

migliore Dei vari 1230 con ( si legge

presso LEIBNIZIO, Cod . Juris Gentium , tomo I, pag. 13) , nel quale venne statuito

tra le altre cose : « Esservi libera navigazione pei Maomettani e Cristiani ne' mari dei rispettivi domini... » ) . ( 31 ) « Alfonso ... rendelte egli più forte la feudalità e confermò alla medesima

quanto aveasi arrogato . Nel tempo stesso diminuì il demanio dello Stato vendendo terre in feudo con odiose prerogative ; e... pegnorò, alienò e vendette gabelle e diriiti di segrezie ecc . ecc . ). V. BIANCHINI : op. cit . , pag . 229 . ( 32) GIUSEPPE LA FARINA : Messina e i suoi monumenti ( ivi, Fiumara, 1840) , pag . 22. Ed , alla nota F, in fine, riproduce dalla cit . Maestra di DOMENICO MOL

LICA (opera del Dr. FRANCESCO CASTELLI) pag . 275, lo interessante documento, dato


25

Espediente inadeguato, questo , a cui si ricorse al tempo di re Alfonso , che ne fece obbietto del riferito suo diploma del 15 novembre 1431. Mentre, per avere una congrua risorsa, vale

vole a riparare le mura e fortificare la città , bisognerà arrivare al 1459 , quando gli ambasciatori messinesi proposero e re Gio vanni consentì, tra l'altro : « Che alla medesima ( città di Messina) restituita fosse la

gabella detta del passaggio, gl'introiti della quale servir doves sero pel riparo delle mura e torri della città ;

« Che potesse la città coniare nella regia Zecca ( di Mes sina) 3000 libbre di moneta piccola ogni anno , franca ; e l'uti.

lità convertir si dovesse per riparo delle mura, e che l'ammini strazione e cura di ciò restasse in mano di quattro probi citta dini, i quali ogni anno fossero obbligati a rendere i loro con ti ( 33) » .

a Catania, il 28 aprile, 3 Ind. 1395. Da cui risulta che esso Sovrano aveva dato in pegno una sua « coronam auream cum balaxis viginti quatuor, zaffiris viginti

uno , perlis centum decem et septem infilatis, in quindecim scobas et tribus perlis fixis in mergulis ipsius , coronae », ad Aimo Villaraut , per onze 60. Che « Genui

sius Porco de Messana familiaris et fidelis » dello stesso Re, a richiesta della Regia Corte, l'aveva espignorata, trattenendola in Messina, fino a tanto che si fosse rivalso del denaro sborsato , non pagando , sino alla corrispondente somma tanti diritti di dogana, sopra le proprie merci che avrebbe importato od esportato .

Per cui il Re incaricava, ora , il Segreto e Maestro Procuratore della Città, di far godere tali esenzioni, ritirare la corona ed inviargliela .

( 35 ) GALLO, Annali, cit ., II, pag. 366. E siccome i due brani dei vari Capi toli approvati da re Giovanni in data 30 ottobre 1459 a cui il Gallo si rife . risce sono tuttora inediti , vale la pena di pubblicarli . V. in fine, Documento II ; in cui si confessa che : « Moenia sunt vetustissima et caduca » . Il che la mi.

gliore conferma che, colle economie ripromesse, in attuazione della facoltà con cessa de re Alfonso, non si era potuto riparare niente, fors’anco perchè alla sop

pressione o sospensione degli uffici, non si era potuti praticamente addivenire. Per avere un'idea del guadagno, che, a causa della concessione di re Giovan . che, poi , era il ni , ne restava alla città sul conio delle 6000 libbre di piccoli giova con guadagno che, in quel tempo, ne avrebbe percepito la Regia Corte siderare che : « Il titolo di una libbra di piccoli doveva essere di sterlini 7 % di

argento piccoli. sterlini gento a 3.

fino, e da una libra si ricavavano tari 4 e grana 4 di piccoli, ossia 504 Il titolo della lega nella variazione dei piccoli , che era un tempo di 10 d'argento puro , fu dunque diminuito per l'aumento del prezzo dell'ar. sterlini 7 % per libra dal vicerè Nicola Speciale nel 1423 o nel 1429. Però


26

UN RAPIDO ACCENNO ALLE PRINCIPALI VICENDE

DEL NOSTRO « Don BLASCO ») , SINO ALLA RIVOLUZIONE MESSINESE DEL 1674-78 .

Risulta documentato che , nel 1536, la ( turri di D. Bla

sco » era ancora di proprietà privata delli « m.ci figli et he redi di lo condam S.or don Ramundo di Juenio ( 34) » .

Però, sappiamo dallo storiografo Maurolico , scrittore sin crono , che , nei mesi di febbraio e marzo 1539 , in essa Torre di D. Blasco si costruivano i fornelli per cuocere gli alimenti

per l'esercito imperiale ( 35), e che alcuni anni appresso — in seguito alla segnalazione , ricevuta , che la flotta turca era arri.

vata a Policastro il 30 giugno 1544 — tra i baluardi che , allora, per la strettezza del tempo , poterono fortificarsi con fascine ee terrapieno, figura anche Don Blasco ( 36) . Ma in quell'anno,

abbiamo già appreso dalla nota lettera dei Giurati , del 10 apri le, al vicerè , che : « A Don Blasco per causa che lo terreno ha vea incomenzato a stimpare et cadere , con il parere del mag.

Ferramolino ingignero se ha principiato una camisa de marama ecc . ecc . ( 37) » . Il che ci denunzia essere già la torre di Don Blasco pas

sata in potere della Città , che , coll'assistenza dell'ingegnere del regno, il Ferramolino , vi accudiva a farne un baluardo urba

per fare l'equazione nella lega effettiva per ogni libra di rame puro dovevano

entrare sterlini 6 di argento puro e fino restando equalato sterlino 1 % , sul quale si doveva pagare la grazia di 8 grana a Matteo Moleti ed a Giovanni Antonio

Rizzo, restando così alla Regia Corte denari 4 grassi di guadagno per ogni libra »..

Cfr. Ruffo VINCENZO : La Zecca di Messina da Documenti inediti, in « Archivio Storico Siciliano » a . XL e XLI , a pag. 64 dello Estratto ( Palermo, « Boccone del Povero » 1916) .

( 34 ) V. , in fine, Documento V. ( 35 ) « Mensibus Februario ac Martio ( 1539) , ad turrim Don Blasci fornaces

construebantur ad coquenda exercitui Caesario alimenļa ) . MAUROLICO : op. cit . , fol. 208.

( 36) Propugnacula, quae tunc ( 1544) pro temporis angustia viminis et aggere

muniebantur fuere Don bascum ... ». MAUROLICO: Compendium , cit ., f. 211 . ( 37 ) CAMPORI: Lettere artistiche, citt ., pag. 8-9 ee Di GIOVANNI : Le Fortifica . zioni di Palermo, citt., pag . 13 .

1


- 27

no , ed inserirlo nel novello murato di Carlo V , con opere prov

visorie, mentre al complimento de « lo bel guardo di Don Bla sco con tutta la tela del muro » abbiamo documento che si la.

vorava ancora nel 1548 e 1549 ( 38). Nella progettazione ed esecuzione del murato di Carlo V, il baluardo urbano di Don Blasco venne ad assumere l'impor

tante posizione di fortezza angolare, tra la cortina sud

-

che

saliva verso monte -- e la cortina est, la quale lo ricollegava ad un baluardo, novellamente costruito col nome di S. Gior che affacciava verso il porto lasciando al di fuori , ver gio

so Maregrosso, la vecchia Torremozza, di cui già avanti ci sia. mo intrattenuti ( 39).

Dal lato sud del baluardo Don Blasco, senza che fosse pre

visto nell'originario progetto del Ferramolino, succedendo al morto eroicamente nell’espugnazione di Maha dia , il 18 agosto 1550 ( 40) - Giovanni del Mastro di Carrara ,

Ferramolino

si venne a stabilire la foce del torrente Portalegni , che, prima , entrando in città , andava a sfociare nel porto, verso il sito del l'attuale Pescheria.

Deviato, dapprima , oltre i borghi Mosella e Zaera , il tor rente delli Cammari , ( che, fino allora rasentando a sud-est le

falde del monte Vignazza, avea l'alveo nell'attuale via S. Mar. ta » , come scriveva nel 1906 l’Arenaprimo ( 41), il quale pub. ( 38) Mi risulta ciò, dalle interessanti ed inedite « Instrucioni deli frabichi di questa nobili Citati, chi si hauriranno de dari ad Joan dominico di gurroni Et compagni cum la pregiaria di Uno banco di la Cita et non altramenti... ) , inse

rite nello analogo contratto di appalto del 21 febbr . VI, Indizione, 1547 ( m. c. 1548 ) , in cui è detto, fra l'altro :

« Ilem se li darra lo bel guardo di don brasco con tucta 'a tela di muro In fino al Compimento ; Item lo belguardo di sancto georgio cum tucta la tela del muro chi sequira » .

Il tutto, ripetuto, a sua volta, in un posteriore contratto del 18 ottobre 1549 ; che, in una prossima opportuna occasione, mi riprometto di pubblicare. ( 39) Figura 2a.

( 40) V. Puzzolo Sigillo : Eroiche maestranze messinesi in Africa nella prima

metà del Cinquecento , cit. pag. 259. ( 41 ) Gius . ARENAPRIMO DI MONTICHIARO : L'ampliamento della Piazza del Duo. mo nel sec . XVI ed il fonte « Orione » in Messina ( Nuovi documenti ) , in « Atti


- 28

blica una partita del Giornale del Banco di Gio. Salvo di Bal. samo, di Giovedì , 29 Aprile 1557 , da cui risulta che , in quel tempo , vi si accudiva , previa « la stima dela taxa delo novo

lecto delo fiumi deli Cammari, facta per li depotati »

fu

concepito un progetto, veramente ardito, rispetto ai tempi. Quello, cioè , di deviare il torrente Portalegni — che allora chia mavasi « lo fiumi di san philippo » e sfociava nel porto, all'al tezza dell'attuale Pescheria

con « perforare seu pirchari fa

cere ... montaneam di lo tiruni, super sancto martino, di una parti ad laltra, ad effectum quod possit, per dittam aperturam transire predittum flumen » , di S. Filippo o Portalegni, ed immettersi nel torrente delli Cammari. Come risulta dallo ana

logo, interessante « stalium ) del 17 Febbr., XIII Ind ., 1554

( m. c . 1555). da me scoperto e tuttavia inedito ( 42). La spaziosa galleria, secondo il « designum ... dandum per no. Joannem de lo Mastro ) , venne incominciata , sicuramente , >

tanto che , dopo il terremoto del 28 dicembre, se ne scoprirono le tracce dalla parte del torrente Portalegni . Ma , sia che non fosse stata condotta a termine, perchè ritenuta molto costosa, sia che ,

finita , non avesse praticamente risposto alle finalità, dai pro gettisti ripromessesi, certa cosa è che la deviazione del Porta

legni avvenne in altra maniera. E , precisamente, tracciandovi della R. Accademia Peloritana ), vol . XX, fasc. II, a pag. 5 dello estratto (Mes. na , d'Amico , 1906 ) .

( 42 ) Il progetto, affidato al Del Mastro, però , non avrebbe potuto vantare al.

cuna pretesa di arditezza, nella Messina del tempo ; in cui si riduceva alle modeste proporzioni di costruire una galleria, in senso opposto a quella, aperta nelle stes. se montagne e già definita nel 1547, per condurre dalle scaturigini della fiumare delli Cammari, in Città, le acque potabili, che alimentarono le due belle fontane ornamentali messinesi ; l'una tuttavia esistente in Piazza del Duomo, e l'altra , dai pressi della Pescheria, recentissimamente trasferita in Piazza del Governo ,

« Gli acquedotti sotterranei ne' monti forati, opra furono di Francesco la Ca meola Messinese ) , ci lasciò scritto il BUONFIGLIO : La Messina, cit., fol. 8, verso ; a Mº, Chico La Camiola pirciau li montagni e fichi viniri laqua a la Chitati, 1548 » ,

si trova consacrato in una piccola lapide, del tempo, esistente sulla spalla sinistra della galleria Arcipeschieri ; ed inedita, sino a quando la pubblicò il detto ARENA.

PRIMO : Notizie inedite sul fonte Orione in Messina, in « Miscellanea di Archeologia, di Storia e di Filologia, dedicata al prof. A. Salinas » ( Palermo, Virzi , 1907), par. le II , pag. 400 .


29

quel letto artificiale, che , in allineamento quasi retto , convo. gliasse le sue acque verso Maregrosso, facendole sfociare a fian co del baluardo Don Blasco , dalla parte meridionale; dove sfo ciano tuttavia , mentre il Portalegni , in città, è stato coperto e forma la spaziosa via Tommaso Cannizzaro .

La città , intanto , essendone ingegnere militare Giovanni del Mastro , continuò ad immegliare quel baluardo urbano e , nel « 1582 , nel libro segnato B delle fabbriche della Città , de tenuto per Giovannello Marullo ( 43) ... appare avere speso ... per la fortezza di Don Blasco onze 1080 ( 44) » . Rimanendo sempre in possesso della Città , mi risulta che questa , in data 29 agosto 1606 , dava lo « Stalium faciendi Ja

nuam in belguardo D. Blasco ) ; che in data 10 ottobre 1609 ,

gli « electi per Senatum in belguardo di S. Giorgio e l'altro di Don Blasco » ordinavano, al pubblico Banco messinese , detto la Tavola pecuniaria, di pagare certa somma, ed , ancora , in da

ta 23 febbraio 1627 , una partita di Tavola, di oz. 34, riguarda i « Custodes belguardi di Don Blasco ( 45) » .

Quando , tutto ad un tratto, apprendiamo da una iscrizio ne , altra volta esistente in situ , nell'angolo esteriore del bastio 2

ne detto di Don Blasco, dalla parte di mezzodì, che i Giurati di quell'anno 1632 , ivi nominati , decretarono che venisse nuova

mente , non senza fatica , restaurato quel Baluardo , eretto anti camente contro i Mori , e poi dall'ingiuria del mare dirocca to ( 46). Nel quale anno, mi risulta da altre fonti , che era ar chitetto della città Vincenzo Tedeschi, romano , a cui deve at tribuirsi la direzione del restauro .

( 43) Da un atto del 23 febbraio II Ind . 1558 (m . c . 1559), marginale a quel. lo 22 ottobre 1558, mi risulta che esso Magnifico Giovannello Mirulla ed il Mag. Gio : Carrara ( come chiamavasi extraufficialmente, in Messina, l'ing . Gio : del Mastro) erano « Deputati In li fabrichi di questa Cita » .

( 44) Così , tra l'altro, si legge in un Primo notamento ( esistente nel Codice Natoli, conservato nella Biblioteca del Gabinetto di Lettura di Messina) edito da A. MORABELLO, in « Arch . Storico Messinese » a . XXII-XXIII ( 1921-22) , p. 121 sgg. ( 45) V. gli analoghi contratti, ai rogiti di Not. Francesco Manna, conservati nell'Archivio Provinciale di Stato di Messina, Sez . III degli atti notarili . Senatores ( 46) « D.O.M. Regnante Philippo IV. Rege invictissimo D. Bartholomaeus Papardo, D. Palmerius de Joanne baro Sollatii, Joannes de Puteo •


30

Ed un più largo restauro ebbe la fortezza colla saputa cor tina orientale ricollegata alla nostra di Don Blasco, un decen

nio dopo , quando i Senatori di quell'anno 1642 sappiamo che, precisamente, la fortezza di S. Giorgio, e cioè : « Divi Georgij

in ampliorem formam aptari , perfici ornarique iusserunt » , per come ci ha rivelato , soltanto nel 1894 , una iscrizione , sino al lora rimasta murata ed utilizzata per scolpirvi sul tergo della relativa lastra marmorea, una iscrizione ulteriore riguardante la costruzione della Cittadella ( 47) . Potrebbe financo sembrare strano che siffatti due baluardi , alla distanza di un secolo scarso dacchè furono, l'ultimo costrui

to e il primo rimodernato , per essere inserito nel murato di Car lo V , e senza che evessero subìto alcun danno pei bombarda menti nemici, fossero ridotti nel 1632-43 in stato tale da ri chiedere i restauri , di cui ci siamo occupati.

baro Guraſi, Vincentius Celi, D. Andreas Staiti, Simon Foti – Propugnaculum hoc contra Mauros a nostris antiquitus erectum , postea injuria Neptuni dirutum , non sinı labore, denuo restaurare decreverunt, Anno Domini MDCXXXII » . Riferiamo dalla cit. Maestra de' Nobili nella citià di Messina del fu Dome: nico Mollica ( opera del Dr. FRANCESCO CASTELLI), che a pag. 244, la dice esistenie

« Nell'angolo esteriore del Bastione detto D. Blasco, il più vicino al mare da'la parte di mezzodì », questa iscrizione, posteriormente riferita dal Gallo : Annali ,

JII, 255, meno correttamente , dal GOGLITORE : Stor. monumentale artistica, cit., pag . 29 ecc . e perfino mutila, come forse si trovava in quel tempo, dal CASTONE : l'iaggio della Sicilia , cit ., nota 1 , a pag. 195 .

( 47 ) D.O.M. - ( Philipp o IIII Siciliae et Hispaniarum Rege Potentissimo .

( ut r) eligiosissima Messanensium Fides in Deum et Pricipes ( serv ) andique amor erga Patriam validior quam me !us ( ho ) stibus testatur et ne Urbs Urbis

affinis totiusque ( Trina)criae propugnaculum

hostilibus subiaceret periculi

(arce)m hanc Divi Georgi in ampliorem tutioremque formam - ( apta)ri perfici or narique iusserunt de Gregorio ( F.

Senatores

(Mar )cellus Cirino eques S. Jacobi D. Carolus

An )teninus Gotho eques hierosolymitanus Ioannes Leo (nard ) us Calor (ia) Franciscus Hozes Thomas Isvag (lia) MDCXL ( II ) ».» . Così ricostruita, an che nella parte mancante ( essendo stata la lastra che la conteneva, segata par: zialmente, per adattarla allo spazio disponibile sul novello edificio, per cui Tenne utilizzata nel 1681 ) , da G. LA CORTE - CAILLER : Una lapide storica , in « Arch . stor . Messinese » a . I ( 1900 ) fasc . 3-4, pag . 247.


- 31 -

Però il non supponibile stato di fatto ci viene confermato, per tutte le mura ed i baluardi messinesi, dall'offerta fatta dal la città ( accolta dal re) di ripararli , a proprie spese , nel 1622 , in cui è detto : (( offrece tambien de reparar su costa , sus muros,

v baloardes que stan caidos y mal parados ( 48) » . E non ostante i ripari apportativi , gli annali cittadini ri cordano che , nel 1645 , alla ( notizia , che il Turco mettesse

all'ordine poderosa armata per invadere l'isola di Malta , per vendicarsi della depredata Gran Sultana... il Senato ... ordinò a 29 maggio , che far si dovessero molte trincere di fascine ver so il baluardo di Don Blasco, e nelle vicine Mosella ... ( 49) » .

Ma quello che appare e resta veramente strano è che, do po tutte le spese per riparazioni e munizioni, fatte dalla Città, il Castello di Don Blasco, una lettera inedita del 7 Gennaro

1653, ce lo documenta di proprietà privata del Sig. Antonino Gotto ( 50) ; che, dal 1633 sino a quell'anno 1653 , figura ben cinque volte tra i Senatori di Messina ( 51) .

E così , avendolo visto nascere di proprietà privata, passa re in dominio della Città , e ritornare di proprietà privata, il

castello di Don Blasco chiude la sua prima fase storica colla ardita e gloriosa malgrado, poi , fallita e vedremo perchè -

rivoluzione messinese del 1674-78 , contro la Spagna. Quando ,

in Messina , vi erano quattro fortezze reali , occupate dai sol.

dati spagnoli: Matagriffone, Gonzaga, Castellaccio e Santissi-. e

mo Salvatore . Il resto delle fortezze e bastioni appartenevano

alla Città , e tra essi : « le bastion de St. -Georges qui formait avec celui de Don Blasco un peu plus au sud, l'angle sud-est

( 48) Cosi, l'ultimo dei Capitoli, proposti dalla Città ed approvati dal re Fi . lippo IV, in Madrid, il 5 settembre 1622 , pubblicati dal Gallo : Annali, cit. III, pag. 306 segg.

( 49) GALLO : Annali, cit., III, pag. 287 . ( 50) V. , in fine, Documento VI.

( 51) I Senatori, elencati nell'Indice del III vol. dei citt. Annali di C. D. GAL Lo, pag. 512, ed alle rispondenti pagine, ivi richiamate : per l'a. 1663 , pag. 256 ; pel 1637, pag . 270 ; pel 1642, pag. 281 ; pel 1653, pag. 342 ; oppur Cronologia dei Senatori, in GALLUPPI: Nobiliario, cit. pag .


32

des fortifications de la ville , enfermant le quartier de Terra nova ( 52) » . All'inizio della rivoluzione : ( attesero... i Senatori con

diligentissima prestezza al riparo de ’ Belguardi sprovvisti per la lunga quiete, non solo di palle e polvere, ma anche di ruote , e cascie per i cannoni, tutte corrose , e guaste dalla voracità del

tempo » . E , tra i primi: « Il forte di S. Giorgio, che più d'o gn'altro fronteggia al Castello del Santissimo Salvatore, l’ebbe ro in tutela i Signori d . Gasparo Viperano, e Francesco Cala brò... Il Forte di S. Giovanni ( 53) sotto titolo di D. Blasco si

assicurò coll'assistenza di D. Giovanni Campulo figliolo di D.

Carlo Marchese di Santo Todaro , del di cui valore parlerà sem pre

la fama ) . Come ci attesta uno scrittore sincrono , il Ro

mano- Colonna , il quale soggiunge : « E per confessarti amico lettore la verità fu reputato d'ogn’uno per estraordinario mira colo l'aver restato in potere della Città , questi due belguardi situati nel quartiero di terranova, dove abitavano i Merli ( 54),

e principalmente Mario Bonditto , capo truppa di sediziosi , Mi chelangelo Gabaglioles, e Gio : Gioseppe Navarro Capitano del l’Artigliaria Reale ; i quali se avessero tentato d’averli in pos e

sesso , avrebbono dato molto da fare a ' Cittadini per dopo cac

ciarli , potendo eglino con la vicinanza della Calabria in un mo mento di tempo fortificarli, e provederli di ogni guarnigione di guerra ( 55) » ( 52 ) EMILE LALOY: La Révolte de Messine, l'Expédition de Sicile et la Poli.

tique Français en Italie ( 1674.1678) . To. I ( Paris, Lib . C. Klincksierk , 1929 ), p. 54. ( 53) Ho avvertito , già , che alla vecchia torre di D. Blasco , inserendola nel no . vello murato di Carlo V , si diede il nome ufficiale di Forte o Baluardo S. Gio. >

vanni Bocca d'oro. Aggiungo , qui, che , malgrado tale denominazione ufficiale , il baluardo continuò a chiamarsi generalmente di D. Blasco. Ed il Romano Colonna , in questo brano della sua narrazione, per essere compreso, lo ha dovuto mentova . re : « Il Forte di S. Giovanni sotto titolo di D. Blasco »).

( 54 ) I Merli costituivano il partito di coloro, che si erano lasciati abbindo

lare dal governo spagnuolo per rimanergli ligi ; contrari, quindi , ai sostenitori dei diritti, dei privilegi e delle prerogative della Città, e fautori ed attori della Ri . voluzione, che si chiamarono Malvizzi. ( 55 ) Dot. Don Gio : Bautista ROMANO E COLONNA : Della Congiura dei Ministri

del Re di Spagna contro la fedelissima ed esemplare città di Messina ( Messina, nella Stamp. dell'Ill.mo ed Ecc.mo Senato , 1676 ) , pag . 354-355 .


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DAL 1679 AI GIORNI NOSTRI.

Dopo quattro anni di accanita guerra , non scevra di mira bili eroismi e di resistenza prodigiosa, da parte dei rivoluzio nari, per colpa di Luigi XIV , il famoso Re Sole — che , pur es sendo stato , per dirla con Voltaire , ( en effet le seul arbi. tre ( 56) » del trattato di Nimega non ebbe la dignità o, non

foss'altro , la umanità di cedere alla Spagna, almeno a patti , Messina — la rivoluzione messinese del 1674-1678 - da lui soc . -

corsa , protetta e sorretta — si chiuse disastrosamente per la eroica quanto sventurata Città . La quale vece , alla feroce restaurazione spagnuola

abbandonata , in fu dichiarata su

bito , con un dispaccio viceregio dell'8 gennaio 1679, per de litto di lesa maestà : « muerta civilmente y yncapaz de todo ge

nere de honores » e , quindi , l'urbicidio , materiale e morale , fu esemplarmente consumato , nella maniera raccapricciante e perfino tragicamente ridicola , che parecchi istoriografi, vecchi e nuovi, italiani e stranieri , hanno attestato e documentato , ed io stesso ho avuto occasione di farne, altra volta , qualche ra pido accenno ( 57). Fra tutte le altre cose messinesi allora tolte , confiscate o

distrutte , primissimi , colle fortezze, i baluardi urbani passa rono in mano del governo spagnuolo . Il quale non fu contento della intiero ed esclusivo possesso di essi , ma volle, « ad eterno freno dei malcontenti » , erigere contro la città una vasta e for . midabile Cittadella , affidandone la esperta progettazione ed ese cuzione all'ingegnere Carlo Nurembergh , tedesco ( 58) , secondo

( 56) Voltaire : Siècle de Louis XIV , in « Oeuvres completes » , II, ( Paris, Hachette, 1873 ) , Cap. XIII , pag . 112 .

( 57) Puzzolo Sigillo : Origine e vicende della Magistratura di Appello in Messina dall'epoca normanna ai nostri giorni. Con documenti inediti , in Atti della R. Accademia Peloritana » , a . CXCVI, vol . XXXIII, pag. 35 segg. del rela . tivo estratto ( Messina , Stab . Tip . (« Il Littorio ) , 1926 ) .

(58 ) Messina palardo, Messina

Gallo : Annali cit. III, 427 : ( G. Grosso CaCOPARDO) : Guida per la città di scritta dall'Autore delle Memorie de' Pittori messinesi ( Messina, Pap 1926) , pag . 132 ( 2a ed . , ivi , Fiumara, 1841 ) , pag . 106 ; G. LA FARINA : e e i suoi monumenti, cit . , pag. 152 . 9


34

certi scrittori ora meglio individuato in Carlo de Grunem

bergh ( 59) « e per Ja edificazione della quale furono imposte le quattro seguenti nuove gabelle: tari 24 per ogni botte di

mosto , tarì 21 per ogni salma di frumento , tarì 4 per ogni salma d'orzo, tarì 1 per ogni caffiso d'olio (64) » . Ci attesta il Gallo , scrittore sincrono, che alla costruzione

della Cittadella si pose mano subito, nel 1680 ( 61 ) ; che, « per la fabbrica della medesima... si erogò la somma di 673937 scu di » , e che , a 6 novembre 1683 , « giorno che compiva gli anni

il re Carlo II, si alzò la prima volta lo stendardo reale... col disparo di tutta l'artigliaria ( 62) » . A favorirne il minacciato tiro contro la Città e ad isolare

tale Cittadella, evitandone possibili insidie da parte dei citta dini , non solo fu scavato tutto intorno un canale, per farvi cir. colare le acque marine, in modo che vi si accedeva per mezzo

di ponti levatoi , ma fu demolito da quella parte della Città un intero quartiere , costituente « l'antica parrocchia di S. Lucia de Musellis ( 63), la quale godea vasta giurisdizione ... compren. dendo una popolazione di più che 8000 anime ( 64) » ; si abbat

( 59) FRANCESCO GUARDIONE : Storia della Rivoluzione di Messina contro la Spa. gna ( 1671-1680 ), Palermo, Reber, 1907, pp . 312 ; LALOY : op . cit. T. III , pag . 734 . (60 ) G. GALATTI : La Rivoluzione e l'assedio di Messina ( 1674.78 ) . Studio sto rico - critico da fonti sincrone in gran parte inedite , 3a ediz. (Messina. Nicotra ,

1899 ), pag . 339, e Francesco STRADA : La clemenza reale , Historia della ribellione e Lacquisto di Messina ( Palermo, Coppula , 1682 ) , pag . 517 . ( 61 ) Gallo : Annali, cit . , III , pag. 427 . ( 62) Gallo : Annali, cit ., III, 429. ( 63 ) « Il nome topografico ( de Musellis), corrottamente (Musedda ), che vive

ancora, significa in arabo luogo di preghiera ( campo di Dio) e propriamente il piano aperto della preghiera solenne. Anche il BUONFIGLIO ( ! a Messina nobilis. sima. In Venetia, MDCVI. pag . 27) notò « che diceasi così perchè negli antichi tempi li Giudei, conforme alla legge di Mosè, seppellivano in quel tratto di terra li loro morti ». L'AMARI ( Storia dei Mussulmani di Sicilia, vol. III , pag. 650 ) ricorda che su questa spiaggia fu sepolto Mak-Klùl, uno degli ambasciatori egiziani venuti a stipulare il trattato di commercio tra il re di Sicilia Gurlielmo I ed il Sultano ).

( 64) G. ARENAPRIMO : Noterelle di cronaca estratte dai registri della parroc.

chia di S. Lucia de Musellis , in « Archivio Storico Messinese », a . IX ( 1908) , fasc . 1-2 , pag . 203 .


35

terouo , inoltre, il bel monumento dei benedettini, dal sontuo . so prospetto tutto di marmo, cominciato nel 1669 ; quello dei

Carmelitani scalzi della Grazia , ed altri monumenti ragguarde voli ( 65 ). Le nostre Figure 3 e 4 ci documentano, tanto che il

piano di Terranova era allora abitato sino alla cortina, la qua le univa il bastione Don Blasco con quello di S. Giorgio, quanto

la esistenza, ancora , al di fuori sulla spiaggia di Maregrosso, della saputa Torre mozza . Michelangelo Tilli , medico e naturalista toscano , che il 14 febbraio 1682 , trovandosi in Messina , andò ( a vedere il lavoro

della nuova fortezza » , attesta , tra l'altro che gli Spagnuoli: « Demoliscono quel forte posto a mezzogiorno per servirsi di quei materiali ed acquistar maggior piazza ( 66) » . Ed il forte a cui egli si riferisce era il baluardo di S. Giorgio. Del quale ab

biamo accennato già che in quella occasione fu tolta anche la lapide, la quale ne ricordava il suo immegliamento nel 1642 ,

per incidervi sul tergo, ed esporlo sulla vicina porta della Gra zia ( di essa Cittadella ), che la aveva eretta : D. O. M. — Ca Comes Sancti rolo II regnante — D. Franciscus Benavides

Stephani — MDCLXXXI » . Iscrizione, questa , duratavi sino al 16 novembre 1894, quando per il terremoto , che ne fece cadere la relativa lastra marmorea , si venne a scoprire la iscrizione 2

sino allora ignorata — del restauro del 1642 al bastione di S. Giorgio, senza la quale ... non sarebbe ricomparso il nome di una fortezza che i nostri istoriografi avevano obliato o con fusa con altra di simil nome » . Come osserva il La Corte - Cail .

ler, alludendo a quella di « S. Giorgio o molo vecchio o forte dei Cannizzari, che occupava l’area , sulla quale sorge ora ( 1901) l'ufficio di Sanità marittima ) all'imbocco del Porto , di fronte

alla torre di S. Anna ( SS . Salvatore) . ( In tali riforme

soggiunge il medesimo compianto stu

( 65 ) Ragioni del comune di Messina sui terreni di Terranova, di S. Raineri e delle antiche mura della Città (Messina, Stamp. Antonio d'Amico, 1865 , pag . 7. (66 ) La lettera indirizzata a Francesco Redi, è datata : Messina, 17 febbraio

1622 e pubblicata da G. ARENAPRIMO di Montechiaro : Due lettere di Michelangelo Tilli, citt . , loc . cit . .


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s Giorgio

Veduta della città di Messina , nel 1640 , da cui risulta il Piano di Terra nova abitato sino alla cortina, che univa il bastione di D. Blasco a quello S. Giorgio , lasciando al di fuori, sulla spiaggia di Maregrosso , la Torre mozza . dalla Iconologia della Vergine, Ji P. Placido Samperi).

Fig. 3 .


37

Don

Blasco

Fig. 4. - Entrata di Terranova e bastione D. Blasco prima della rivoluzione messi .

nese del 1674-78 ( da una stampa del tempo )

dioso

risparmiato venne il forte di Don Blasco ; non così la

lunga muraglia che lo univa a S. Giorgio, la quale fu distrutta ; errore gravissimo, al quale, appena sette anni dopo, pose rime dio il vicerè Uzeda , ricostruendo la cortina , ed unendo invece

con essa Don Blasco alla cittadella , nel 1688 (67) » . Come può vedersi nella nostra Figura 5. Nella quale si avverte, pure ,

la

( 67) Tutto questo risulta , dalla cit. pubblicazione del cav. G. LA CORTE-CAIL LER : Una lapide storica, in « Arch . Stor . Mess. ), a . I , Fasc . 3-4, pag. 246 segg., 0,

a parte : Alcuni ricordi di Storia messinese (Messina , d'Amico , 1901 ) , pag 9 segg. La data del 1688, ci viene documentata dalla seguente iscrizione esistente, sino al 1908. « Sulla muraglia che unisce la cittadella al forte D. Blasco, fra due stem. mi laterali: D. 0. M. - Carolo Il Regnante : D. Joannes Franciscus Pacheco · Dux Uzeda Comes Montis album - MDCLXXXVIII », edita da G. ARENAPRIMO: Iscri. zioni esistenti nella Cittadella, in « Arch. Stor. Mess . ), a . II ( 1902 ), fasc. 3-4, pag . 144 .


38

VEDUTA DELLA CITTA DI KETINA CON TUO PORTO, E CVTENKA

Don Blasco

Cittadella

Fig. 5. • Veduta della città di Messina, con suo Porto e Castella , dopo la rivo .

luzione del 1674-78 (dal Lexicon Topographicum siculum , di 4. M. Amico, T. III , pubblicato nel 1760 )

mancanza della vecchia Torre mozza , che sappiamo già antica fortezza privata , rimasta al di fuori della vecchia cortina del

murato di Carlo V ( v. Figure 2 e 3).

Questa formidabile cittadella , non a torto vantata

come

(( una fortezza di prim'ordine fra tutte quelle d'Europa ( 68) » ,

fu ritenuta inespugnabile : ( non aveva fronte d'attacco che ri manesse indifeso , nè alcuna sua parte era facile ad espugnare ; e infatti ricorderemo che in tutta la sua esistenza essa non contò

che appena tre rese , nè furono per assalti ... ( 69) » .

E , nella prima di esse , che fu la resa dei Savoiardi, « pro (68 ) ( Grosso CaCOPARDO ): Guida per la città di Messina cit ., pag. 132 della ediz, del 1826, pag . 107 di quella del 1841 .

(69) Cit . Messina e dintorni, Guida a cura del Municipio, pag. 371 . e


- 39

posta il 18 ottobre e conclusa il giorno dietro 19 detto 1719 » , giova osservare che furono possibili tutti quegli attacchi , che la provocarono , fatti con opere e con mezzi, di cui ci resta docu mento grafico nella nostra allegata Figura 6, per avere disac

cortamente lo Spagnuolo, sin dal 19 agosto di quell'anno, ab bandonato : «« il Palazzo Reale , i Magazini, e i due Bastioni di S. Chiara , e Blasco ; retirando d'una volta da tutta la contrada

di Terra Nova le di lui truppe nella Cittadella » . Del quale inconsulto abbandono , gli stessi avversari ebbero a notare nel

loro Diario : « Questa improvisa risoluzione recò non poca me raviglia a ' nostri Commandanti, che non potevano penetrare

per qual causa havessero afaticato una guarnigione intiera à fortificare i sopradetti posti con ripari, buchi , cortadure, e trin cere, e poi abbandonassero il tutto, senza sostenere ne pure

un'assalto ; molto più che havevano sempre campo di ridursi

passo passo nell'ultima loro difesa . Nel punto d'effettuare que sta retirata diedero fuoco à tre Barche grosse date fondo vici . no al sopradetto Palazzo Reale , e di tal modo ci lasciarono li bero campo d'attaccare in forma questa Cittadella ( 70) » .

Dietro di che « gli assedianti, protetti da una squadra per mare , dietro di essersi avvicinati da terra alle prime cortine traversando il piano Terranova con lavori di approcci , di un

colpo l'assaltano ee fanno pagare agli Spagnuoli l'inevitabile . tri buto che dee chi possiede un forte a chi occupa la campa gna ( 71) », In occasione della seconda resa , invece , essendo in potere

dei Tedeschi , in principio del 1735 , costoro « coll'avanzare le

fortificazioni per tutta la controscarpa, mostravano volersi di fendere sino all'ultimo sangue, essendosi già avanzato il mina tore in tre fornelli da ambedue i lati , con quello maggiore che stendea la sua fornace e l'arco cavato, sino dentro le viscere

del piano di D. Blasco, non ancora dagli spagnuoli occupato ; ( 70 ) Diario di tutto quello successe nell'ultima Guerra di Sicilia fra le arma . te Allemanna e Spagnuola dal giorno 21 maggio 1719 sino 9 maggio 1720 che ſu

stabilito il Trattato d'Evacuatione, Parte II ( In Colonia, 1721 ) ,pag. 63. Nel quale

Diario, oltre l'originale nostra Figura 6, risulta la cronologia di tutte le opere e le azioni relative, nonchè la tabella degli officiali di S. M. C. C. morti e feriti. ( 71 ) COGLITORE : Storia monumentale -artistica cit . , pag . 29 .


DELLA NDA A .MO DELL BALORA TITTARELA

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1719 nel Messina di la Cittadel della dell'ass Piano edio

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Blasco Don


- 41

dimostrazioni tutte che facevano con molto fondamento temere

la difesa della fortezza di dover essere molto disperata, o che

l'acquisto di qualunque sua parte costar dovesse alle truppe spagnuole di molto sangue ( 72) » . E non fu se non dopo che, da parte degli Spagnuoli, si riuscì ad aprire una breccia nel bastione di Don Blasco , che poi avvenne per mancanza di soccorsi agli assediati - la

resa, risultando che, già concordata la resa, il re Carlo III di Borbone, nelle more dell'attuazione della stessa, sullo scorcio del marzo 1735 : « Portossi in questi giorni a vedere la breccia ed a visitare la fortezza di Gonzaga ... con acclamazioni conti nue di : Viva ! Allo scendere di là si avviò per la breccia del bastione di D. Blasco ( 73)» .

Insomma, può dirsi che le sorti della Cittadella furono sempre legate e subordinate al mantenimento del compossesso ed alla resistenza del bastione di D. Blasco .

Nel quale, ( sino al 1848 scorgevasi una pusterla della quale faceasi pensiero valersi in quel tempo per minarlo e far mancare al borbonico soldato un propugnacolo di tirannide » ,

ricorda il Coglitore ( 74) . Ma , poi, non si riuscì a farlo. E l’es sere rimasto in potere dei borbonici, che tenevano la Cittadel la , il baluardo di Don Blasco , non solo giovò a coadiuvarla in

qualche azione , come quella del 22 agosto 1848, per costrin gere al silenzio il fortino Sicilia, che , sulla finitima spiaggia di Maregrosso aveva aperto il fuoco per distruggere una fregata

napoletana arenatavi , prima che venisse disincagliata ; ma con tribuì acchè essa potesse resistere agli otto mesi di assedio, ed a determinare il sanguinoso riacquisto di Messina, caduta eroi

camente , seguendone colla sua caduta irreparabilmente, per quella volta , la restaurazione borbonica nella intiera Isola ( 75). D'altra parte, la terza ed ultima resa della Cittadella di Messina, quella borbonica del 1861 , non avvenne se non subito dopo che, il 12 marzo : « Il Tenente Gaeta dal bastione ban ( 72 ) C. D. GALLO : Annali cit., Vol . IV (Pubblicato , postumo, Messina, Tip. dell'Operaio , 1875, ed altra ediz . ivi, Tip. Filomena , 1882 ) , pag . 261 . ( 73) Gallo : op . cit ., IV , pag. 274. ( 74) COGLITORE : Storia monumentale -artistica cit., pag . 29 . ( 75 ) Quanto fosse riuscito utile ai borboni il possesso del « Bastione Don 4.


- 42

diera manda al Tenente Colonnello Guillamat a S. Stefano, il seguente viglietto :

« Ore 3/4 p . m . Il Comandante del Distaccamento di Don ( Blasco mi fa sentire che non può più sostenersi, perchè è di ( venuto punto di bersaglio del nemico . Non à opera a prova , ( e l'unico cannone che à al fronte di terra è divenuto quasi

( inutile perchè il sopraffusto va in ischegge, à avuto pure di ( versi uomini fuori combattimento , che fare ? ... ) .

Guillamat risponde : ( Ordinate al distaccamento di D. Blasco d ' inchiodare i

( cannoni e ritirarsi all'avanzata , mentr’io è dato gli ordini a

« Lunetta Carolina di tirare contro D. Blasco e precisamente

( alla polverista per farla saltare in aria ) . Così si fa : il distaccamento di D. Blasco in perfetto ordine rientra all'avanzata ; Lunetta Carolina coi suoi piccoli pezzi ti ra a Don Blasco . Si sviluppa un incendio che prende gigante

sche proporzioni, alimentato com'è dal forte vento che spira ;

i padiglioni n . 3 e 4 vanno in fiamme ... Alle 4 p . m . l'incen dio aumenta in modo spaventevole al padiglione n . 4... conti guo al Magazzino Norimbergh, ridotto a polverista... Un'orri bile esplosione fa fremere tutti . Tre riserve saltano in aria. Due di Munizione , ed una piena di proiettili carichi , molte vittime

son sepolte sotto le macerie . Una batteria della controguardia a S. Carlo diviene affatto inutile . L'incendio progredisce orri

bilmente ed attacca la Chiesa che si trova perfettamente vici nissima al magazzino Norimbergh . L'acqua manca , si forma un cordone di soldati da porta di grazia al padiglione per passare

l'acqua a mano , ma non si può resistere alla pioggia dei proiet tili nemici . I pionieri egualmente non possono travagliare a

spegnere l'incendio perchè le granate nemiche glielo impedi scono . All’Angard S. Stefano ancora si appicca il fuoco ; ivi so Blasco ( opera avanzata della Cittadella ) , può vedersi nel Racconto storico delle osservazioni militare eseguite pel riacquisto di Messina dalle regie truppe napole.

tane nei primi giorni del settembre 1848 (Napoli, Stamp. del Fibreno, 1848) , pagg . 9, 19, 23 e 31. V., inoltre , Relazione storica delle operezioni dell'Artiglieria Sici . liana nella guerra di Messina al 1818 , con note documentate dell'avv. Ignazio Pal. MERI ( Messina, Tip. del Commercio, 1860 ), in cui , a pag . 15 è opportunamente rilevato che : « Messina fu ripresa nel 1848 a prezzo di sangue dai borbonici, non conquistata come ardi il Filangeri !are scrivere da Hédiger nel 1819 » .


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no parcate moltissime macchine di artiglieria. Il fuoco si ap prende anche alla blinda della riserva fronte mare . Infine la Cittadella può dirsi intieramente presa dalle fiamme, ed il fu

mo intensissimo impedisce anche le comunicazioni... Intanto la posizione è terribile , se non cessa il fuoco non si potranno spe gnere gl'incendi, e se dura anche un poco , salterà in aria l'in tera Cittadella perchè il magazzino Norimbergh particolarmen te, è positivamente minacciato . Alle ore 51/2 p . m . il Maresciallo ordina alzarsi bandiera

parlamentare per dimandarsi al nemico poche ore di tregua ; ma però solamente dopo mezz'ora ( 6 p . m. ) cessa il fuoco ne mico ( 76) » .

E ne siegue la imposizione, da parte del generale Cialdi ni , della resa a discrezione , che il Maresciallo Fergola deve consentire ed effettuare per l'indomani 13 marzo , alle ore 7

a . m. , cadendo così l'ultimo propugnacolo dei Borboni, che di venne fortezza italiana , ora, in massima parte demolita, per dar posto ad edifici industriali. 9

« Il bastione D. Blasco, che dopo il bombardamento non era più riconoscibile ) – per come attesta l'autore della cro naca : Nove mesi in Messina e la sua Cittadella, da cui abbia

mo riferito il superiore brano, riguardante l'ultima resa, 1861 non venne più riparato che per utilizzarlo a magazzinaggio. Mentre il terremoto, ed il concomitante maremoto del 28 di

cembre 1908 , lo han ridotto , insieme alla finitima cortina , nel lo stato di ruderi e rovinacci che la nostra Figura 1 fa vedere. Senza che nessun Ente od ufficio , a cominciare dal novello

Piano Regolatore, si sia dato , ancora , il menomo pensiero in torno alla impellente convenienza di sgombrare , anche agli oc chi di quanti viaggino lungo lo Stretto , quelle colossali mace 2

9

rie , che testimoniano dell ' immane disastro e della non meno

lieve incuria dei superstiti; nè abbia avvertito la inderogabile necessità di dare, alla Città risorta , un assetto ed un aspetto

meno tragici e più condecenti, pure dalla parte di Maregrosso. PUZZOLO SIGILLO DOM . ( 76) G. ( AETA) L. ( UIGI): Nove mesi in Messina e la sua Cittadella Cronaca dei fatti avvenuti dal to giugno 1860 al 25 marzo 1861 , ecc . (Napoli, Tip. Luongo, 1862 ), pag. 146 segg.


DOCUMENTI (inediti) 1.

15 novembre 1431 , in Barcellona

Affinchè i messinesi potessero riparare le mura della loro Città ,

re Alfonso li autorizza ad abolire o temporaneamente sospendere al cuni uffici municipali retribuiti ed utilizzare i salari in tal modo economizzati . ALPHONSUS

Nos Alphonsus, Dei Gratia , Rex Aragonum , Siciliae, Valentiae,

Maioricarum , Sardiniae et Corsicae, Comes Barchinonae, Dux Athe narum et Neopatriae, Comes Rossillionis et Ceritaniae. Volentes om nem quem possumus dare modum , quod muri nobilis Civitatis Mes

sanae , qui diruuntur interdum evo, seu alias, reparentur, tenore presentis vobis dilectis Consiliariis familiaribus et fidelibus nostris,

Juratis et Universitati Nobilis Civitatis Messanae, presentibus et fu turis, concedimus licentiam et facultatem plenariam impertimur quod a modo si et quandocumque contingerit aliquod officium seu officia salariata in dicta civitate vacare , per cessum vel decessum possiden

tium ea dum, tam de parvis Officijs sint , et de illis quae vos pote stis de presenti dare et conferre , vigore et virtute cuiusdam privile gium vobis ut dicitur per nos concessi si eo usi estis, possitis ac vo bis liceat dictum officium seu officia , si vobis videbuntur, non mul.

tum necesaria , aut etiam si vobis visum fuerit, suspendere seu etiam annullare et pro tempore vobis beneviso, et non teneamini alios in

eisdem officijs loco cedentium vel decedentium constituere, ordinare etiam seu creare . Et , si postmodum vobis videbitur fore fiendum , possitis et valeatis , in dictis officijs suspensis seu annullatis, officiales


· 45

creari facere eaque reducere ad vestrum libitum voluntatis dum tamen pecunias salariorum dictorum officialium suspensorum seu annullato

rum in reparatione murorum predictorum et non in alios usus con vertatis, sub hoc enim pacto presentem vobis licentiam duximus con cedendum , volentes quod per Serenitatem Nostram seu Vicereges no

stros in dicto Regno Siciliae aut alios officiales de dictis parvis Offi cijs, quae, ut dicitur, conferre potestis virtute dicti privilegij ne queat aliqua fieri concessio seu provisio quin potius vos faciatis de eis iuxta seriem privilegij eiusdem et licentiae Nostrae presentis. Mandantes proptera Viceregi, qui nunc est dicti Regni Siciliae et aliis quibusvis officialibus et personis ad quos seu quem spectat et perti

neat, hic contenta, ex certa nostra scientia et espresse , quatenus li centiam eandem , pro ut continetur superius, teneant firmiter et ob

servent, tenerique et observare inviolabiliter faciant per quoscumque, abdicantes eis potestatem omnimodam contraritem faciendi. In cu . ius rei Testimonium presentem fieri iussimus sigillo nostro Communi Siciliae munitum , etc. Datum Barchinonae diie 159 Novembris anno a Nativitate Domini Millesimo quatricentesimo trigesimo primo . BIBLIOTECA UNIVERSITARIA DI MESSINA : Pri.

vilegia urbis Messanae ex authographis re giis collecta , antiquisque monumentis ex . cepta ac collata et in unum congesta . Mss . n . 539, Fondo nuovo 38 , pag. 157-158 . II .

30 ottobre 1459 in Saragozza

Re Giovanni, tra gli altri Capitoli proposti dagli Ambasciatori messinesi, restituisce loro la gabella detta del passaggio , glintroiti vlella quale servir dovessero pel riparo delle mura ed altri edifici della Città ; facultandoli, inoltre, a coniare nella Zecca di Messina, 3000 libbre di moneta corrente piccola ogni anno , in esenzione dei diritti dovuti, per convertirne gli utili in costruzione e riparazione delle mura cittadine.

Item cum haec Sua Urbs sit insignis, et in omnem Mundi partem


- 46

nominata ut sit semper titulis nobilitatis a vetustissimis temporibus est sibi attributus propter clarissima servitia , quae continuo contulit Sacrae Domui Aragonum , et divis Praedecessoribus, quae ita vulgan . tur in Mundo, sicut Radij solares, et indigeat Patrimonio suo, quod fuit substreptitio modo oblatum ex calamitate quadam temporum , quo valeat res preclaras agere pro ut hactenus consuevit , et indigeat, ac etiam maxima reparatione circa moenia , et alia edificia opportuna , et sint maxima pericula guerrarum , et hostilis Classis, quae perva

gat . Ideo dignetur Sua Maestas dictum Patrimonium eidem urbi reintegrare, pro ut erat Patrimonium vocatum La Gabella del passa giu , non obstantibus quibusvis segregationibus, et concessionibus factis de aliqua parte ipsius Gabelle passagij, quibusvis perso

nis , quae habeantur pro indefectis, et invalidis , ad hoc ut ipsa Urbs possit se substentare et curare ea , quae spectant ad Gloriam Omnipotentis Dei, et ad Exaltationem Sacrae Domus Aragonum , quo. niam difficile est stare tantam Urbem sine Patrimonio, verum ne dum difficile, sed magis periculosum propter bellorum discrimina, et alias occurrentes necessitates .

Placet Regiae Maestati concedere et cum presenti concedit ad Regiae dignitatis Beneplacitum dicta gabella cuius redditus percipiantur per quatuor probos viros Cives eligendos quolibet anno per Consilium generale in die festivitatis Santi Joannis fe. storum nativitatis Domini, quorum Civium duo sint Nobiles, et duo populares, quibus detur Potestas construendi ( 1 ) Procura

torem eorum periculo ad Colligendum , et recipiendum redditus, ac provenitus dictae Gabellae, qui distribui habeant per dictos quatuor in reparationem , et refectionem Murorum dictae Urbis, et non ad alios usus, et singulis annis finita eorum administra

tione habeant, et debeant dicti quatuor dare, et reddere com potum , et rationem de per eos administraxis coram Straticoto, seu in eius absentia coram suo Locumtenente, ac Secreto Regio, et

Uno ex Juratis dictae urbis infra quindecim dies peremptorie computandos a die finis administrationis, et reliqua restituere no vis administratoribus sub pena Unciarum viginti quinque pro quolibet contrafaciente applicandarum Maragmati dictae Civita

( 1 ) Scilicet: costituendi.


47 -

tis, et exigendarum sine dilatione per Curiam Straticoti instante Erario dictae Curiae habitis pro revocatis concessionibus factis

per Regem Alphonsum

super dicta Gabella Petruccio Sacca

ro (2) , et Rainerio de Donato , et alijs Personis; per hanc au tem concessionem et donationem nullum preiudicium generatur Universitati dictae Urbis in Jure si quod habet , et sibi competit ,

supra dicta Gabella, quod sibi reservatum , et illibatum semper remanere vult eadem Regia Maestas et quando volet dicta Univer sitas Jus illud per Justitiam petere possit. Item quoniam ipsa Urbs est suis facultatibus exausta , et dimi nuta et in magna Indigentia, et moenia sunt vetustissima et caduca , et non sunt arma, nec munitiones necessariae ad tutelam et defen

sionem ipsius Urbis. Dignetur Sua Maestas providere quod pro repa ratione, et maragmatibus , tuictione , et defentione dictae Suae Urbis , et Civium possit cudi facere quolibet die in perpetuum ad expensas dictae Universitatis in Regia Siola Messanae quinquaginta Libras monetae currentis parvulorum francas, ab omni onere , et solutione, et casu

quo alia moneta cuiuscumque metalli in eadem Sicla cuderetur, quod valeat tantum ex dicta moneta cudi facere , quantum esset equivalens dictis quinquaginta Libris parvulorum , ad hoc ut dicta Civitas sit reparata , tuta ac bene fulta ad Servitium Suae Sacrae Maestatis.

Placet Regiae Maestati concedere, et cum praesentti concedit

Universitati dictae Urbis Messanae ad Regiae Dignitatis Benepla citum Libras tres mille nionetae parvulorum quolibet anno fran cas, et exemptas ab omni prestatione assignationum , gratiarum et salariorum debitorum Credenzarijs, et Magistro probae, et alijs

Salariatis personis, exceptuatis a dicta exemptione solutionibus fa ciendis Funditoribus tagliatoribus , manufactoribus et obrerijs, affilatoribus et Intallatoribus cum earum diminutionibus parvulo rum pro imblanchimento provenientibus et Incuditoribus. Ita quod commoditatem redditus, et proventus dictarum trium mil

lium Librarum parvulorum deductis oneribus de primis, quae cudent in Regia Sicla spectantibus, et pertinentibus ad Re

genti,quod praeassertae Ordinationes, et prohibitiones durante di ctae Civitatis et casu quo contingerit ex ordinatione Regiae Mae.

statis predictae, vel suorum officialium quorumcumque, quod in dicta Regia Sicla non cuderetur parvulorum moneta auri vel ar genti, quod praeassertae Ordinationes, et prohibitiones durante di ( 2) Scil . Saccano .


48

cto beneplacito non intelligantur, seu extendantur ad dictas tres mille Libras parvulorum, sed hae cudi debeant per suos officiales

pro causa, et utilitate Reipublicae antedictis videlicet Reparatione Murorum Civitatis praefatae, et instituit mandat dicta Regia Maes . tas Gabellato , qui pro tempore fuerit in dicta Regia Sicla , et alijs

Officialibus ad quos spectabit, quod consignare debeat qualibet hebdomada pecuniam antedictam debitam prefatae Universitati, virtute presentis concessionis et donationis usque ad concurrentem

quantitatem redditus , et proventus antedictorum spectantium ad Regiam Curiam de dictis tribus millibus Libris , in Banco tuto dictae Civitatis eligendos (1 ) per infrascriptos quatuor probos

Viros ad opus ut consignentur per dictum Bancum illis quatuor probis Viris eligendis per Consilium generale dictae Urbis quo libet anno , de quibus est dictum in concessione gabellae di Lu passagiu , qui probi viri pecunias recipere habeant ex dicto Ban .

co, et distribuent in reparatione murorum una cum redditu dictae Gabellae sub dictis modis, qualitatibus, forma, et condictioni bus, et cum reddictione Calculi annuatim, et restitutione reliquo. rum ibi descriptis dictoque Gabelloto , et alijs, ad quos spectat

Officiales recuperata apoca de consignatione dictae pecuniae in dicto Banco à Campsore, et nummulario dicti Banci per Offi ciales Regiae Curiae ad quos spectat dicta pecunia consignata poni debeat in Computis Regiae Curiae, et acceptare absque o stentione mandati, seu alterius exequutoriae super dicta Consi gnatione, forte requisitae ab aliquo Regijs Officialibus, quod mandælum , et exequutoriam dicta Regia Maestas in hoc casu mi nime vult habere locum, sed sufficere vult ostentionem apocae Campsoris de dicta Consignatione pecuniae.

Datum , et actum in Aliafaria Civitatis nostrae Cesar Augustae die trigesimo mensis Octobris Anno a Nativitate Domini Millesimo quatricentesimo quinquagesimo nono . Regnique Nostri Navarrae prae . ditti trigesimo quarto , aliorum vero Regnorum Nostrorum anno Un. decimo.

Signum Joannis, Dei gratia, Regis Aragonum Siciliae..... REX JOANNES

( 1 ) Scil. eligendo,


49

Privilegia urbis Messanae. Ms. citato della ( Biblioteca

Universitaria

di

Messina ,

pag . 313 segg. III .

Il primo dei Capitoli, proposti dai Messinesi ed approvati da

re Ferdinando il 30 luglio 1512 , in Burgos, per moderare la compe. tenza per materia dello Stratico quale Capitan d'armi. Ex primo supplica la detta Città alla prefata Catolica Maestà , imperochè li Straticoti di essa Città per esser simul et coniunctim Straticoti e Capitanei d'Armi si hanno preso tanta licenza ed abu sione di procedere tempore pacis à loro arbitrio circa l'Amministra tione della Giustizia nullo Juris ordine servato non solam.te in Causi ardui Criminali, ma ancora in Causi minimi, e Civili per modo che

li Cittadini non ponno più comportare li vessationi ed estorsioni, li quali patino di continuo , ma se per la Maestà preditta non si pro vede super dishabitare la Città fugendo la fiera Crudeltà di essi Stra

ticoti come tiranno. Per tanto dignisi Sua Eccelsa Maestà come Invit. tissimo e Catolico Principe voliri limitari lo ditto Capitaneo d'armi nisi in Causi assassini, Item contra famosi e publici latri, Item in Causa Omicidij, Item in casu Resistentiae factae contra notabilem officialem , et in caso che succedesse tale contraventione e briga intra

li Cittadini, che seguitasse grandissima perturbatione della Città in ceteris vero Causis non possa procedere se non come mero Straticò cum voto Judicum servato Juris er Rithus ordine, et iuxta formam

privilegiorum dictae Civitatis. Placet Regiae Maestati, quod Straticotus non possit proce .

dere tamquam Capitaneus Armorum tempore pacis nisi in Cri mine lesae Maestatis, Item Assassinos, Item contra famosos latro nes, Item in causa homicidij appostato modo perpetrati, Item in casu resistentiae factae contra Nobilem Officialem , Item casu quo, succederet aliqua contentio , seu rixa inter Cives, ex qua sequi posset magna perturbatio in Civitate, Item casu expugnationis


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domus factae cum armis, Item in Casu depopulationis agrorum, de nocte factae, Item in Crimine falsae monetae . BIBLIOTECA UNIVERSITARIA DI MESSINA : Pri.

vilegia urbis Messanae cit. Ms. n. 539, Fondo nuovo 38, pag. 630-631 . IV .

10 maygio XIII Ind . 1479 , in Messina 1 giurati del tempo, concedono un relitto , esistente presso le

mura della città, nella contrada Terranova de Musellis, al Mag.co Bartolomeo Gioeni, proprietario della finitima torre denominata di Don Blasco ,

Nos Juratj nobilis Civitatis Messane Annj XII Indictionis ad huc In offitio perseverantes presentis nostre provisionis serie provi. demus ut Infra . Quod cum olim per Illustres dominos vicereges vide licet: guglelmum de peralta et guglelmum puyades existentes In Ci

vitale Messana ad supplicationem universitatis predicte Civitatis fue rit concessum , quod cum contingerit per universitatem Ipsam alicui persone concedere aliquod puplicum Illud debere concedi cum aliqua pensione anno quolibet soluenda imperpetuum ditte universitatj pro

ut de premissis omnibus satis clare patet virtute cuiusdam provisionis dittorum dominorum viceregum Date Messane die XVI° novembris X® Ind.s proxime preterite . Cumque In muris terre noue de musellis prope turrim magnificj bartholomey de Juenio vocatam di don blasco

ex parte exteriori sit quoddam angulum In Ipsis muris versus orien tem : Et coram nobis comparens prefatus magnificus bartholomeus de

Juenio et petierit a nobis ut possit In ditto angulo construere quod dam buctiscum seu damusium de petra et calce ad opus ut In eo pos

șit ponere quamdam suam barchittam ut tunc In eo damuso stare posset rogaretque sibi concedi. In ditto angulo pro constructione

ditti damusi quinquaginta palmos longitudinis et palmos sexdecim la

titudinis offerens dare universitati Illud quod per expertos Judicabi tur legitime et extimatum fuerit . Nos vero considerantes virtutem

et magnificentiam prefatj mag.ci bartolomey ac petitionem per eum ut supra fattam nemini fore damnosam immo potius utile et profiguam

universitatj ex quo prope dittum buttiscum fortificatur murus Civi tatis . Et propterea fuit per majorem partem offitij prouisum et Ita


51

harum serie declaramus quod Ipse m.cus bartolomeus possit et ua. leat In ditto angulo facere dittum buttiscum ut supra descripttum hoc est longitudinis et latitudinis ut supra de petra et calce quod quidem buttiscum ut supra descripttum sit et esse debeat omni futuro tem pore ditti mag.ci et successorum ejus In eoque damuso Illud possit iacere quod padronj fatiunt de re propria cum hoc quod dittus ma gnificus soluere teneatur Jure census anno quolibet per se heredes et successores suos ditte universitatj Illud quod per notarium Joan nem gripparum positum pro parte ditte universitatis et dittj mag.ci bartholomey fuerit Judicatum et extimatum qui notarius Joannes elet tus ut supra ad requisictionem nostram se personaliter conferens In

ditta terra noua et in dittis muris et angulo et considerans terrenum Ipsum et omnia que considerarj debent cum sit In benefitium dit

torum murorum ditta construttio damusi retulit esse tanti prezij et ua loris quod anno quolibet de eo detur universitatj pro Jure census gra na decem et pro Ipso precio posse eidem mag.co bartholomeo concedi:

Et propterea dittus mag.cus bartholomeus presens coram nobis et cer

tioratus de annua pensione preditta granorum decem ut supra fatta sponte se constituit et obligauit per se heredes et successores suos nobis Juratis nomine ipsius universitatis et successoribus nostris In ditto offitio seu thesaurario uniuersitatis Anno quolibet Imperpetuum Incipiendo a subscriptto die In antea soluere et pagare In pecunia numerata In pace et sine aliqua contradictione et sic jurauit. Qua propter virtute presentis prouisionis et concessionis eumdem mag.cum bartholomeum in ditto. terreno ut supra concesso Impossessionem In

duximus per fustem : Ita quod ex nunc In antea ut supra diximus possit et valeat Idem m : terrenum Ipsum murare et In eo facere dittum buttiscum et damusum eoque utifrui et gaudere deque eo

facere ad uelle suum tanquam de bonis proprijs supra ditto Jure census granorum decem anno quolibet Imperpetuum ditte uniuersi tatj soluendo In omnibus et per omnia semper saluo . Datum Messane

X° maij XIIJº Indictionis 1479. Ex attis offitij dominorum Juratorum no c. m .

extratta est presens copia Coll. M. CASALAYNA secretarius

BIBLIOTECA DELL'ARCHIVIO PROVINCIALE DI STATO DI MESSINA . Codice. ( della la metà

del sec . XVI) proveniente dall'antico Ospe dale dei Trovatelli, segnato col N. 1 di Inventario , f. LVI segg.


52

V. 1536 , X Ind.

Nota da cui risulta che, nel 1536, la Torre di Don Blascó era di proprietà privata.

XIII Ind.s 1479 Adi Xº di marzo (sic ! ) Lo m.co don Bartholomeo di Juenj paga per certo terreno ad

terra noua auanti lo suo Jardino di la turri di don blasco per restari pp.co al presenti lo possedi lo m.ci figli et heredj di lo condam s.or

don ramundo di Juenj prouisioni a fo : 59

OZ .

tt.i

gr . x

N. B. - Così figura segnata la « Provisione » giuratoria , di cui al precedente Documento III, in una ( nota di tutti li Introjti de

le concessionj di li pp.ci di questa città Et suo tenimento concessi per prouisioni di li sp.li s.ri Jurati chi su stati pro tempore comu

in li libri di diuersorij in la Banca apparj » , a fol. IIII del Cod . ci . tato in fine al precedente Doc. III, che risulta datato in principio a >

f" l, c( + MDXXXVI Xe Ind. ) .

VI .

Messina, 7 gennaro 1653 Lettera del Canonico D. Baldassarre Bonetti allo scultore Inno.

cenzo Mangani, dalla quale risulta che , in quel tempo , del « Castello

di Don Blasco » era « padrone il s.or Antonino Gotto » . Hauemo riceuuto insiemo con il mio sig.r don Cesare Romano due lettere di V. S. quali hanno stato di gusto nostro particolare septendo il suo bene stare, e che già hauea spedito l'opera nel Mona

sterio di S.to Stefo lo bosco, et che staua giustando li soi conti con detto Monasterio, et che fra dieci giorni si haueria sbrigato et uenire

In questa città conforme hauemo appuntato di fare l'opere della no stra Cappella lo stamo aspettando conforme hauemo appuntato con gran desiderio , e l'hauemo procurato il Castello di don Blasco di questa città che è padrone il s.or Antonino Gotto cognato del sig.r

d . Cesare Romano doue ui sono tre stantij per fare li Vostri fur. nelli per tragittare li statui hauemo di bisogno per la nostra Cap


53 i

pella che è assai meglio del Castello di porta riali et sarà più com modo senza pagare nessuna pigione se ne venga quando sarà sbrigato che lo stamo aspettando non le dico altro e b . li m .

.

da Messina il dì 7 di Gennaro 1663. Il Canonico D. Baldassare Bonetti

ARCHIVIO PROVINCIALE DI STATO DI MESSINA :

Sez. III degli atti notarili . Minute del Notaio messinese Giuseppe Zanghi, per l'a . 1663-66 , f. 448, transunto che, in data 5 agosto II Ind . 1664, fa di d .* lettera « D.

Innocentius Mangani, messanensis ).


Pianta della città di Roma

di Antonio Tempesta (1593) Questo Istituto nello scorso anno 1935 ebbe dall'Università

di Uppsala alcune pubblicazioni in cambio del proprio Bollettino inviatole in omaggio in seguito a sua richiesta. Fra queste pub.

blicazioni è la riproduzione di una bella pianta panoramica di Roma del 1593 di Antonio Tempesta in 7 tavole di cui 6 delle dimensioni di 0.80 x 0,55 ed una di 0,40 x 0,55 accompagnate da un opuscolo illustrativo.

Riproduciamo qui di seguito la prima parte di questo opu scolo, contenente interessanti notizie tanto su questa « Urbis

Romae prospectus 1593 ) che sul suo autore e su altre piante

di Roma di quel tempo, nella accurata traduzione italiana del la Signora Carlander Soplin. Qualche annotazione sul :

URBIS ROMAE PROSPECTUS 1593 di Antonio Tempesta

a cura di Henrik Schuch - Uppsala 1917 .

Alcuni anni or sono l'allora Bibliotecario di Stato Dahl

gren rinvenne presso la Biblioteca Reale una grande collezione di vedute di città che non era stata mai osservata prima e che aveva appartenuto al Conte Magnus Gabriel De la Gardie . L'o dierno Bibliotecario Isak Collijn compilò un completo elenco

della preziosa scoperta sotto il titolo : « La collezione di Magnus Gabriel De la Gardie, contenente antichi panorami di città e piante storiche, esistenti presso la Biblioteca Reale ( 1915) » .

Tra questi panorami si trovava anche un esemplare della pianta di Roma di A. Tempesta del 1593 , e siccome io m'occupavo

allora dello studio della topografia di Roma, il Dahlgren ed il


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Collijn mi invitarono a pubblicare e commentare tale pianta. Poco dopo questo accordo scoppiò la Grande Guerra mondiale

e mi fu reso impossibile il mio progettato viaggio a Roma : senza recarmi sul luogo e senza la visione diretta delle collezioni ro come ognuno potrà facilmente im mane non era possibile compilare un tale commentario ; ad ogni modo, maginare nella speranza che la guerra avrebbe avuto termine in breve,

rimandai la mia pubblicazione. Ma poichè, durante questi tre anni , la prospettiva di condizioni più tranquille non è venuta ad avverarsi , ho creduto meglio pubblicare la pianta stessa sen za il suo commentario scientifico facendola accompagnare da

una preliminare prefazione , utile per lettori svedesi non inte ressati direttamente di archeologia e che dovesse servire nell’at tesa . Tale prefazione mira per principio solo alla spiegazione di nomi che si trovano sulla pianta , mentre ho speranza in di sostituire questa specie di in tempi più felici seguito commentario con uno migliore .

Nessuna città del mondo possiede una letteratura topogra. fica così ricca come Roma . Già prima della pianta del Bufa lini ( 1551 ) esistevano un numero considerevole di vedute me

dioevali della città più o meno incomplete. Il primo che abbia più estesamente trattato tali panorami fu il Rossi nella sua opera

famosa : « Piante Icnografiche e Prospettiche » ( 1879) e dopo tale epoca furono fatte ancora nuove scoperte , pubblicate in ge nere nel Bollettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma. Elenchi completi si trovano nel Bollettino del 1892 ( di

Huelsen ) ed anche nella prefazione dell'opera di E. Rocchi : « Le piante icnografiche e prospettiche di Roma ( 1902) » . Con frontare anche il commentario della pianta del Bufalini di Ehr

le . Le piante, a cominciare da quella del Bufalini, debbono far parte della grande opera , iniziata da Ehrle : « Le piante mag giori di Roma dei secoli XVI e XVII, riprodotte in fototipia a cura della Biblioteca Vaticana ) . Finora due sole ne sono state

pubblicate : quelle del Bufalini ( 1911 ) e del Dupérac Lafréry's e

( 1908). Un resoconto completo di queste piante del Rinasci mento è stato dato da Huelsen nell'Archivio della R. Società

Romana di Storia Patria , vol. XXXVIII ( 1915).


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Come Huelsen ha dimostrato la pianta del Bufalini diretta mente o indirettamente ebbe influenza sulle carte che la segui.

rono più da vicino, cioè su quelle del Paciotto ( 1557), di Pirro 9

Ligorio ( 1561 ), Cartaro ( 1576) e Dupérac ( 1577). Indipendenti da questo modello furono invece — nominando solo i più note voli

-

Ugo Pinardo ( 1555), Giovannantonio Dosio ( 1561 ), una

pianta che data dal 1590 circa , ma che però è conosciuta solo

per mezzo di una ristampa del 1630 circa , e Antonio Tempe sta ( 1593). La carta di quest'ultimo, che ci mostra la Roma sorta durante l'epoca di Sisto V, è forse la più ricca e nello stesso tempo la più storicamente fedele ed artisticamente ese . guita.

L'artista Antonio Tempesta nacque ( secondo Naglet - XVIII 173 e Bartsch XVII , 125) a Firenze nel 1555 e morì nel 1630 .

Benchè molto adibito come pittore nelle logge del Vaticano, Caprarola ed altri posti - era però più conosciuto quale inci

sore e particolarmente del rame, arte nella quale svolse una inaudita operosità : Bartsch enumera non meno di 1461 fogli e Nagler ne ha aggiunti ancora 39. All'infuori di questi egli afferma – ne esistono ancora più di 500, incisi secondo i suoi disegni. La maggior parte delle sue incisioni è costituita da raf

figurazioni del Vecchio e Nuovo Testamento, Madonne, sogget ti mitologici e storici , battaglie, caccie , paesaggi ecc . ma di pa

norami di città ne ha effettuati due soli, quelli di Roma e di Gerusalemme.

La prima dedicò a Giacomo Bosio, un dotto milanese entra to nell'Ordine dei Cavalieri di Malta e che si trovava a Roma

quale delegato dell'Ordine presso il Papa, dedica che sta a di mostrare come l'artista lavorasse parecchi anni intorno alla sua pianta e quanto lungo studio richiedesse tale opera. L'edizione del 1593 è però conosciuta in un unico esem

plare, quello che appartiene alla Biblioteca di Stoccolma , e pri ma di questa scoperta si riteneva che l'edizione più antica da tasse dal 1606, mentre questa risultò solo una copia della pri ma . Una terza edizione , dedicata al Cardinale Camillo Pamphili , venne pubblicata nel 1648 , ed una quarta nel 1664 , con la de dica al Principe Don Mario Chigi . 5.


58

L'esemplare unico di Stoccolma viene descritto così da Col. lijn :

« Incisione ee disegno di Antonio Tempesta , 12 fogli , 108,8 x 243,6 cm . Veduta a volo di uccello della Roma moderna. In calce : RECENS PROUT HODIE TACET ALMAE URBIS ROMAE CUM OMNIBUS VIIS AEDIFICIISQUE PROSPECTUS ACURATISSIME DELI

NEATUS . Sopra, nell'angolo sinistro, lo stemma di Giacomo Bo sio con la sua divisa : Sicut flamma corruscat in una banda or

namentale ; nel lato destro un angelo che soffia in una tromba . In basso , nell'angolo destro, raffigurazione di Roma con in

mano una Vittoria ; là sotto, in un cartiglio l'iscrizione : AN TONIUS TEMPESTA | FLORENTINUS INVENIT | DELINEAVIT ET IN

CIDIT || ANNO MDXCIII || Romae cum privilegiis || summorum

Principum || per Decem || Annos || Superiorum || Permissu Nel mezzo a sinistra, dedica : PERILLUSTRI DÑO MEO COLEND. MO

dño Jacobo Bosio, SACRI , || INVICTI, ATQ . ILL.MI ORDINIS S.TI JOANNIS HYER .NI IN ROMANA CURIA | NEGOTIORUM PROMOTORI

DIGNISSIMO || Urbem non illam ueterem , sed quam hodie sub Sanctis Pontificibus florentem aspicimus, a multis annis haud Il ptibus et uigiliis elaboratam, tuoqz cla parvis meis sum =

riss.º nomini dicatam ... Vale || Antonius Tempesta Florentinus. Il panorama di Roma del Tempesta è conosciuto, ma non dall'epoca della sua origine 1593 , perchè nella Biblioteca Vati . cana se ne trova un esemplare, anche questo dedicato aа Giacomo

Bosio, la cui descrizione ( Huelsen , p . 75 n . 85) si accorda con la sopra descritta edizione, ma esso porta la data del 1606 in vece del 1593. (Una copia fotografica di mezza grandezza di questo esemplare si trova ora presso la Biblioteca Reale di Stoc. colma n . 18 a). Una terza edizione con la dedica al Cardinale

Camillo Pamphili di Jo . Domenicus de Rubeis , datata 1648, si trova nel Cabinet des estampes a Parigi (Huelsen , n . 86). Bartsch , XVII p . 187 e Nagler XVIII p . 188 n . 1460, sembra

no confondere le edizioni del 1606 e 1648. Una quarta edizio ne fu pubblicata a Roma nel 1664 presso Giovan Giacomo Rossi con la dedica al

Principe Mario Chigi

(Huelsen 87 ).

D. Gnoli riproduce, in Mostra di Topografia Romana ( 1903) Tav . 4, una copia impicciolita del panorama del Tempesta, sulla quale però vanno notati i seguenti principali cambiamen


- 59 -

ti : lo stemma dell'angolo sinistro è stato tolto e sostituito col titolo Roma su di uno svolazzo ; invece dell'angelo nell'angolo destro superiore si vede uno scudo con S.P.Q.R. nella banda che lo attraversa ; la dedica a Bosio è raschiata del tutto e così

pure il cartiglio nell'angolo destro con la firma del Tempesta, Invece si notano le seguenti parole incise nell'angolo inferiore di destra : Ant. Tempesta ad vivù delineau e M. Merian sculpsit. Questo panorama che misura 30,7 × 71,2 cm , si trova nel Zeiller Itinerarium Italiae, Franckfurt : Matth . Mérian 1640 tra le pa gine 138 e 139 e si ritrová più tardi nella Topographia Italiae

1688 dello stesso autore fra le pagine 94 e 95. Nel Cabinet des estampes a Parigi ne esiste una copia del tutto identica ma con

l'indirizzo : ( A Paris chez Jean Boisleau à la Royalle Fontaine de Jouvence ) . ( Huelsen 89).

L'esemplare più sopra descritto della Biblioteca Reale la descrizione è stata anche trasmessa al Prof. Huelsen per il suo è l'unico adesso conosciuto dell'ori. elenco ( pag. 74, n . 84)

ginale pubblicato nel 1593 ed è straordinariamente ben conser vato . Un facsimile si sta preparando dal Prof. H. Schuck in Upsala ) .

Dopo questa sommaria prefazione possiamo passare ai di

versi fogli, i quali sono, come già detto, 12 , ma riproducendoli sono stati uniti due a due formando così un foglio doppio. Le iscrizioni sulla pianta si notano , nel presente opuscolo , nel mar. gine e le spiegazioni nel testo.

omissis

( Traduzione dallo svedese della Signora Carlander Soplin). Maggio 1936 -XIV .


Effetti dei vari mezzi di protezione individuale antigas sul rendimento del combattente Ogni mezzo di protezione individuale antigas produce una minorazione nella efficienza organica del portatore e quindi rap presenta una causa di minor rendimento del combattente. Scopo di questa nota è quello di esaminare l'entità della minorazione apportata dai vari tipi di difesa, e cioè dalla maschera, dall'au

toprotettore e dal vestiario antipritico . La maschera è a tutt'oggi il più efficace dispositivo atto ad

evitare lesioni degli occhi e delle vie respiratorie. Come è noto essa è un sistema filtrante, nel quale l'aria esterna gassata si pu

rifica attraversando, nella fase d'inspirazione , opportuni mate riali contenuti nella scatola-filtro .

Il facciale, costruito con materiali impermeabili all'aria rappresenta, nel suo complesso, un primo fattore di diminuita

capacità , fisica e psichica, del combattente. La perfetta aderen za al viso , condizione essenziale per una buona tenuta della maschera ; la molestia dovuta ai tiranti e al cuscinetto nucale

della bardatura, che comprimono il cuoio capelluto specialmen te indossando la maschera sotto l'elmetto ; la sudorazione della

củte del viso, costituiscono di per sè una serie di disagi, non grandi se presi isolatamente ma che, sommati insieme , danno

un senso di malessere fastidioso. Notevole è poi la riduzione del campo visivo ee del campo di sguardo, che ogni tipo di maschera produce forzatamente, per quanto si possa curare al massimo

possibile la buona posizione degli occhiali. La necessità di im piegare dischi o pomate antiappannanti contribuisce a diminuire la visibilità ; la fonazione è notevolmente disturbata . Altro fat.

tore di disagio è costituito dal così detto setto nasale di cui sono fornite le nostre maschere campali. La presenza di questo ele . mento è legata a varii motivi di cui i principali sono : ridurre


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il così detto spazio nocivo, o spazio morto ; evitare il manticia

mento e le deformazioni delle pareti del facciale ; convogliare la corrente dell'aria espiratoria verso la valvola omonima in modo che non investa la superficie interna degli occhiali. Il

problema dello spazio nocivo, o spazio morto , è una delle due più importanti questioni fisiologiche legate con l'uso della ma schera antigas. Per comprenderlo, dato il suo interesse pratico , è necessario qualche breve cenno sulla funzione respiratoria normale. E ' noto come gli scambi gassosi fra l'ambiente e l'or ganismo umano si compiano nei polmoni ( respirazione esterna ),

e precisamente in piccole concavità dette alveoli . Tali scambi consistono in assunzione dall'esterno di aria ricca di ossigeno

ed emissione nell'ambiente di aria espirata ricca di anidride carbonica. Prima di giungere ai polmoni l'aria attraversa una serie di organi, come le cavità nasali , faringe , laringe , trachea, bronchi, che non contribuiscono al chimismo respiratorio e for mano il così detto spazio morto fisiologico ( circa 140 cc .). Au

mentando questo volume l'aria inspirata si arricchisce indebi tamente di anidride carbonica e risulta perciò dannosa alla nor . male respirazione . Quindi una maschera che abbia una grande cavità recherà maggior disturbo al portatore di un facciale in cui lo spazio nocivo sia ridotto al minimo.

Tuttavia la pratica e gli studi compiuti al riguardo in que sti ultimi anni, specialmente dopo la guerra , hanno dimostrato che non bisogna considerare con criterio troppo assolutista que sto concetto. Ne vediamo la successiva evoluzione in tre tipi

fondamentali di maschera antigas ; il respiratore inglese, la ma schera modello Penna , e quella M. 31. Il respiratore inglese è munito di boccaglio e stringinaso ; lo spazio morto non è prati . camente aumentato in confronto a quello fisiologico. Il cavo del facciale Penna è diviso dal setto nasale in due concavità minori ,

a tenuta stagna, poichè la valvola di espirazione è molto vicina alle vie respiratorie del portatore, l'aumento di spazio morto è ridotto al minimo. Nella maschera M. 31 vi è un elemento spe ciale , chiamato setto divisorio interno , che suddivide il cavo in due concavità non a tenuta stagna ; perciò lo spazio morto è un poco maggiore che nel facciale modello Penna ; il che non nuo ce affatto al buon funzionamento della maschera, mentre d'al


63

tra parte , riesce assai più confortabile il setto divisorio che non

quello nasale, che comprime la radice del naso e gli zigomi. Nelle maschere ancora più recenti , del tipo territoriale e per

popolazione civile , non esiste setto nasale ; lo spazio morto è maggiore che nelle maschere del modello campale, ma tuttavia

è contenuto in limiti che le ricerche sperimentali e l'impiego pratico hanno dimostrato ben tollerabile. Altro elemento di disagio , e quindi di minorazione della capacità combattiva, è rappresentato dal sistema di attacco della

scatola filtro . Nelle maschere campali esso è costituito dal tubo corrugato adduttore dell'aria e dal bocchettone, che contiene il sistema valvolare .

Ma di gran lunga superiore come importanza è la minora zione derivante dalle resistenze che la maschera oppone alla re

spirazione . E ' questo oggi il problema principale dei mezzi di difesa antigas, al cui studio il servizio chimico militare ha de dicato ricerche sistematiche . Da esse è risultato che la resistenza

alla respirazione determina nell'uomo a riposo, una diminui zione della ventilazione polmonare e un maggior sfruttamento dell'aria inspirata. Anche la funzione circolatoria resta turbata, e il cuore compie uno sforzo maggiore dell'ordinario . Le modi ficazioni causate dalle resistenze espiratorie sono meno profon

de , ma possono diventare importanti quando una resistenza an che non elevata alla espirazione sia accompagnata ad una im portante resistenza inspiratoria. Queste sono appunto le circo stanze che si verificano in una maschera antigas. In essa la resi . stenza è doppia e cioè una inspiratoria , costituita dalla scatola filtro e dalla valvola di inspirazione ed una espiratoria , costi tuita essenzialmente dalla valvola omonima . La resistenza in

spiratoria nelle maschere più recenti è di circa 25 mm . di co lonna d'acqua con un flusso d'aria di 40 l . al min .; questo va lore , assai meno elevato in confronto dei filtri di qualche anno fa , difficilmente potrà essere ancora ridotto, a causa delle esi genze della difesa antiarsinica .

Tutti gli elementi che abbiamo preso in esame , e in più gli importantissimi fattori psicologici, derivanti anche dal fatto che la maschera nasconde il viso al combattente , e perciò osta cola l'azione di comando , tendono a diminuire in modo note


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vole il rendimento del combattente quando sia provvisto di di fesa antigas : le nostre ricerche sopra numerosi soldati ci por tano ad ammettere che tale diminuzione possa raggiungere fino

il 40-50 % della originale efficienza. Ma vi sono degli accorgimenti atti a rendere notevolmente meno sensibili questi danni . Uno di tali accorgimenti è rappre

sentato dal metodico allenamento alla sospensione volontaria del respiro , o apnea . Il sospendere volontariamente per un cer to periodo di tempo la respirazione può costituire un espediente

di grande utilità durante un episodio di guerra chimica, con sentendo al militare sia di mettere in atto, qualora possibile , mezzi di difesa tattica , sia di indossare e adattarsi correttamen

te, in piena tranquillità di spirito, la maschera antigas. Inoltre l'abitudine all'apnea, ginnasticando il respiro ed il circolo, gio va moltissimo per far conseguire più presto quegli adattamenti funzionali che consentono di sopportare con maggior facilità la resistenza respiratoria e gli altri svantaggi derivanti dall'uso della maschera .

Poichè non si possedevano dei dati precisi circa i vantaggi che un opportuno addestramento può apportare nella capacità individuale all'apnea praticata partendo da una qualsiasi fase del respiro, il servizio chimico ha fatto svolgere alcune serie di ricerche ed esperimenti i quali hanno dimostrato : 1 ) mediante opportuno addestramento la capacità indi vduale all'apnea può aumentare in tutti i militari ; ufficiali ( 30

40 anni) e soldati ( 21-22 anni) , di oltre il 100 % in confronto dei valori iniziali. Come valore medio è facile raggiungere e anche superare i 60 sec. , per l'apnea inspiratoria , nell’indivi duo a riposo. 2) per conseguire un utile allenamento sono necessarie , nelle prove collettive , circa 3-4 settimane ;

3) le modalità pratiche più opportune per l'addestra mento sono rappresentate da 10 esercizi giornalieri di sospen sione del respiro , intervalli di circa 10 minuti l'uno dall'altro ; 4) i vantaggi ottenuti hanno in gran parte carattere di stabilità , nell'ambito di molti mesi .

Altro accorgimento utilissimo per diminuire gli effetti dan nosi derivanti dall'impiego della maschera è un sistematico al


- 65

lenamento all'uso prolungato di tale mezzo di difesa individua le. Anche in questo campo mancavano dati precisi a cui rife rirsi . Perciò il servizio chimico ha istituito apposite ricerche, che hanno comprovato la grande efficienza di tale allenamento .

Questo deve essere iniziato con moderazione, per brevi pe riodi di tempo ( 15-20 min. ), mentre il militare resta a riposo o è impegnato in lavori muscolari leggeri; si intensificherà poi , progressivamente , controllando il modo di reagire individuale

dei singoli soldati, per giungere fino a periodi di almeno 6 ore consecutive, nelle quali saranno alternati tempi di riposo con fasi di attività fisica ed anche intensa (marcia, qualche breve tratto di corsa , lavori di sterro, trasporto di pesi , esercizi di combattimento , ecc. ) .

I buoni risultati dovuti all'allenamento all'apnea ed alla maschera ci portano a considerare oggi con un certo ottimismo

l'impiego di questo mezzo di difesa individuale antigas da parte del combattente .

L'autoprotettore , com'è noto, è un apparecchio a circuito chiuso , del quale si prevede l'impiego in alcune circostanze bel liche in cui l'uso di un sistema filtrante , non offrirebbe le ne cessarie garanzie .

Il militare munito di autoprotettore è notevolmente mino rato nella sua efficienza. Oltre al peso, all'ingombro , alle dif ficoltà di impiegare un complesso meccanico, l'autoprotettore

agisce sull'organismo specialmente in quanto modifica l'umidi tà , la temperatura , il contenuto in ossigeno dell'aria inspirata. Quando avviene , come in alcuni tipi anche recenti, che l'auto

protettore sia provvisto di boccaglio e stringinaso, anzichè di maschera respiratoria , agli inconvenienti suddetti si uniscono

anche quelli derivanti dall'uso di questi dispositivi, e cioè : la

respirazione non è fisiologica, perchè si compie attraverso la bocca anzichè per il naso ; la fonazione è impedita ; la salivazio ne è assai abbondante, mentre d'altra parte, la deglutizione del . la saliva è difficoltata ; notevoli sono i disturbi soggettivi per la

contrattura muscolare prolungata, e la costrizione delle pinne

.


- 66

nasali. Nel complesso la minorazione causata dall'uso dell’au toprotettore è rilevante e non si può, a tutt'oggi, considerare questo importante mezzo di difesa come adatto per l'impiego da

parte di truppe combattenti . Esso deve essere limitato a speciali

circostanze ed a pochi uomini, in prevalenza del genio o di sa nità .

* * *

Per la difesa contro gli aggressivi ad azione vescicatoria non è sufficiente l'impiego della maschera, ma occorre fare uso di indumenti speciali che proteggano tutta la superficie corpo rea . Sono questi i vestiti detti antipritici che, nel nostro mo

dello regolamentare, 1930 , constano di combinazione, guanti e

calzari confezionati in tessuto speciale , impermeabile all'iprite , ma anche all'aria . Il servizio chimico ha condotto alcune serie

di esperimenti per controllare quale riduzione nella capacità lavorativa e quali inconvenienti di carattere fisiopatologico pro duce l'impiego di tali indumenti. Si è constatato che anche re stando a riposo si possono avere , dopo un certo periodo di tem po disturbi circolatorii ed elevamento della temperatura corpo rea . Se il militare attende ad un lavoro ( e in particolar modo al

trasporto di pesi od a lavori di scavo), già dopo pochi minuti la temperatura corporea aumenta in modo sensibile , e i 38°C sono facilmente raggiunti ; in estate si sono ripetute volte regi strati oltro 39°C in soldati che appena per un centinaio di metri avevano barellato un supposto ferito o lavorato di gravina at tendendo ad operazioni di bonifica di terreno ipritato. Il polso

diventa molto frequente, piccolo, superficiale, aritmico. Anche

il respiro e le condizioni generali si turbano. Più di una volta si è verificata la produzione di veri e propri colpi di calore . Questi inconvenienti sono dovuti principalmente al fatto

che nell'individuo che indossa il vestito antipritico resto abolita la funzione termoregolatrice cutanea ; per la enorme sudorazio ne egli si trova ben presto immerso in una atmosfera satura di

vapor d'acqua e non può disperdere all'esterno il calore che si produce nelle combustioni organiche. Perciò la minorazione che al combattente deriva dall'uso di vestiti antipritici comple


- 67—

ti è molto accentuata : il peso e l'ingombro non sono che ele

menti di seconda importanza, in confronto alla impermeabilità all'aria .

Il servizio chimico studia con vivo interesse questo appas

sionante , ma difficilissimo problema , ed ha realizzato un tipo di vestiario, denominato C. C. M. 33 in tessuto speciale che consente un certo grado di passaggio all'aria , pur garantendo un periodo discreto di efficacia protettiva contro l'iprite . Dal

punto di vista della sopportabilità, questo tipo di vestito è pre feribile al regolamentare ; però altri elementi di carattere pra

tico impediscono che anche questo modello di abito trovi larga applicazione. Un più recente perfezionamento lo si è trovato nel confezionare i vestiti antipritici in foggia tale da consentir ne l'impiego parziale, cioè soltanto di un elemento ( pantaloni

giacca o cappuccio) a seconda delle necessità. La giacca ed i a

pan

taloni sono provvisti di chiusura lampo , in modo da poterli fa cilmente ventilare ogni volta che le circostanze lo permettano.

Questo tipo di abito , detto modello S. C. M. 36, rappresenta un notevole perfezionamento sul modello 30 regolamentare so pra ricordato ; tuttavia dobbiamo ritenere che , allo stato attuale

delle cose, l'uso del vestito antipritico incide profondamente sull'attività del militare , togliendogli quasi ogni capacità di combattere. Perciò il suo impiego deve forzatamente essere li mitato al massimo possibile, dandosi la preferenza a seconda

delle circostanze e sempre quando la protezione sia sufficiente mente garantita , all'uso di difese parziali come, guanti , calzari , ginocchiere e maschere . 9

Magg. Medico GUIDO FERRI


|


| chimici militari italiani La storia della grande guerra e quella , tanto più recente,

gloriosamente scritta dai Soldati d'Italia per conquistare un grande impero alla Patria , hanno luminosamente dimostrato l'importanza del contributo della chimica e dei chimici all'arte della guerra .

Dagli esplosivi ai carburanti, dalla metallurgia alla bro matologia , dalla farmaceutica alle disinfezioni, alla difesa ed al la offesa chimica , abbiamo altrettanti campi vastissimi di una silenziosa e preziosa attività che, se si forma nella quiete dei

laboratori scientifici sa giungere ai cantieri , alla piazzuola del. l'artiglieria, alla postazione lanciafiamme o lanciagas, al rico vero, al posto di medicazione, alla trincea infine, sorvolata e confortata dal rombo dei motori possenti ed instancabili. Riteniamo pertanto utile e doveroso ricordare, accanto ai dotti e geniali fortificatori, agli ingegneri ed architetti militari,

agli eroici minatori ed ai tecnici, anche i chimici, che alla scien

za della guerra seppero applicare, spesso sotto l'incalzare degli avvenimenti politici o militari, i dettami di un'altra scienza, fi glia della pace , ma che mirabilmente accorre sul campo dello nore per difendere ed offendere. 1.

MARCO CARBURIS

Fra i chimici che nella seconda metà del Settecento , pur se

guendo le erronee teorie dello Staal e del flogisto, seppero con seguire utili avanzamenti nelle scienze applicandole all'arte della guerra, spicca in modo particolare questa figura di stu dioso che ancora soffre dell'immeritato oblio nel quale il se colo successivo volle porre tutti coloro che combatterono le na


70

scenti teorie che vanno ancora sotto il generico nome di Lavoi. sier.

Il conte Marco Carburis nacque a Cefalonia nel 1731 ; due

suoi fratelli maggiori , Marino, ingegnere , e Giovanni Battista, medico, avevano già raggiunta la celebrità quando egli aveva da poco iniziata la sua carriera universitaria . Specialmente il primo , colonnello del genio nell'esercito russo sotto il falso nome di Cav . Lascaris , aveva sbalordito il mondo col traspor tare sulla pianura ghiacciata , dalla Finlandia sino a Pietrobur

go, il colossale blocco erratico di granito del peso di 1.500 ton nellate che Caterina II aveva voluto porre a piedistallo della statua di Pietro il Grande ( 1769) . Il fratello G. B. , medico di

Luigi XVI , pubblicò nel 1771 l'analisi del granito a corredo della relazione del trasporto scritta dal fratello. Il nostro Marco Carburis si laureò in medicina a Bologna ove , seguendo le lezioni del grande fisico Beccari , tanto si in namorò della chimica che rimase come assistente del maestro

fino a che il Governo Veneto , avendo creato , primo in Italia , una cattedra per la chimica, lo chiamò ( 1759) nell'Università di Padova a reggerla , dopo però averlo inviato in missione per

otto anni nelle miniere dell'Ungheria, della Germania , della Danimarca e della Svezia , per istruirsi presso i grandi metal. lurgi che ivi fiorivano . Ritornato ricco di conoscenze pratiche potè creare a Padova un laboratorio riccamente attrezzato di materiali e strumenti tanto per le ricerche scientifiche quanto

per il pubblico insegnamento . Consulente apprezzato del go verno, tanto seppe bene unire la pratica con l'insegnamento su

periore da creare una folta schiera di chimici che , pur abbrac ciando le nuove teorie delle quali si fecero banditori, lui an cora vivente , a Padova il Melandri suo successore ed a Venezia

Vincenzo Dandolo , grande chimico e grande statista, ricevet tero da lui l'ardente entusiasmo di applicare la scienza alle in

dustrie, all'agricoltura ed all' arte militare come vedremo in seguito . Ebbe così il merito di iniziare nel 1768 il primo insegna

mento di chimica sperimentale in Italia voluto dall'illuminato Governo Veneto . Uno dei problemi militari che interessavano


71

questo governo pur così prossimo al suo sereno tramonto, era la fusione delle artiglierie per la flotta sempre alla caccia dei pirati, ed il Carburis , incaricato degli studi da Angelo Emo , Inquisitore Generale dell'Arsenale , potè presentare nel 1780 all'Accademia di scienze , lettere ed arti allora istituita in Pa .

dova una sua memoria , alla quale ne seguirono molte altre pure di chimica metallurgica , sul modo di fondere il ferro dut tile senza l'aggiunta di fondenti. Sorta una discussione vivace fra lui ed un alıro celebre chimico , Giovanni Arduino , per la

priorità della scoperta, fu riconosciuto dagli artiglieri che nes suno aveva risolto il problema e che i pezzi da loro fabbricati erano troppo fragili . Il Carburis continuò a studiare lo stesso argomento fino a che giunse a fondere speditamente e con esito

felice la ghisa tanto da poterla finalmente utilizzare per farne delle artiglierie ( 1781-83). Potè così curare personalmente la urgente fusione dei mortai con ii quali l'armata veneta , coman data da Angelo Emo, bombardò con ottimo effetto le città bar baresche di Tunisi , Susa , Biserta e Goletta ( giugno 1784) sgom 2

brando il Mediterraneo dalle navi dei pirati che danneggia vano il commercio italiano.

E ' questo un brillante capitolo per la storia dell'artiglieria perchè è comunemente ammessa ( 1) la priorità del Maritz che, nel 1790, trovò anche il modo di fondere i cannoni in blocchi

pieni che venivano poi trapanati , mentre prima la fusione av veniva entro forme ad anima interna come per le campane e come si tornò a fare in epoche più moderne . Questo collaudo non fu il solo successo del Carburis . In numerevoli furono le utili prestazioni militari e grande merito

ebbe per aver scoperto un processo per rendere incombustibile la carta ad uso delle stesse artiglierie, metodo che il Governo

Veneto seppe tenere così gelosamente segreto da essere ignoto anche oggi . Questo governo , grato per le tante benemerenze, coniò una medaglia d'oro in suo onore. Come scienziato dobbiamo rivendicare a lui la scoperta del-.

( 1 ) Borgatti MARLANO, Date celebri, Invenzioni e scoperte, ecc . Torino, 1883, pag . 342 .


72

la possibilità di legare il nichel con l'argento, e ciò in contrad dizione con tutti i chimici dell'epoca capeggiati dal Kronstaedt ,

scopritore del nichel . La scoperta fu però poi universalmente riconosciuta . Analizzò l'arena nera degli Euganei ( ossido di fer ro titanifero) in cui trovò il 60 % di ferro ; da questa arena

seppe ritrarre due colori inorganici e cioè un azzurro per pit tura ad olio , a tempera e a gomma , ed una porpora per porcel lane e smalti . Ma la sua scoperta maggiore è considerata la pre. parazione dell'acido solforico glaciale , ossia cristallizzato (ani dride). Il Lemery, che l'aveva ottenuto prima di lui ma per

puro caso ed una sola volta, tentò invano di ripetere l'esperi mento ed il Millot solo dopo infinite prove riuscì , ma in ma

niera imperfetta, in modo che il suo prodotto risultò nero e pieno di impurezze . Fra i suoi ammiratori ed amici contò i più illustri chimici dell'epoca oltre il Kronstaedt, Margraff, Vallerius , Pott, Lin 1808,, addolorato per neo . Morì, carico di onori , a Padova nel 1808

al fine della indipendenza della sua patria e per il crollo della vecchia scuola scientifica, cioè delle due cose più care che ave va devotamente e non inutilmente servito . GINO TESTI Capitano di complemento del genio


IN BIBLIOTECA Elenco dei libri entrati in biblioteca dallº febbraio 1936 al 30 giugno 1936-XIV . Acquistt

MOLLO ACHILLE : I moderni mezzi di spegnimento e salvataggio · E dito dalla Soc . Edit . Libraria · Milano 1889. (Dall'Ispettorato dell'arma del genio ).

TAURISANO : Antologia del mare (dalle opere del Guglielmotti ) - E dit . Libreria Editrice Fiorentina

L. 10,00 .

5° REGGIMENTO GENIO MINATORI : Tipo di funicolare aerea pernianen te costruita al colle di Tenda - Atlante - (Dall'Ispettorato del Genio) .

3 ' REGGIMENTO GENIO- SCUOLA : Manuali per gli Ufficiali di Comple mento del Genio · Vol . 3

Edit . Istituto Pavese di Arti Gra

fiche - (Dall'Ispettorato del Genio). ISPETTORATO DEL GENIO - MINISTERO GUERRA : Quaderno di caricamen to del parco autocarreggiato per compagnia idrici - Edit . Istit . Poligr. · dello Stato , Roma 1936 - ( Dal Min . della Guerra ). -

JSPETTORATO DEL GENIO - MINISTERO GUERRA : Istruzione sul materiale da ponte d'equipaggio n . 1 - Edit . Istit . Polig. dello Stato , Ro

ma 1936 - ( Dal Ministero deila Guerra ). N. N .: Occultamenti di opere di difesa . ( Albo di disegni ad acqua rello).

DE PUYSEGUR : Art de la guerre . Vol . 2°

Editore Charles -Antoine

Jombert, Parigi 1749 . L. 59. F'ERRARA F.: Descrizioni delle torri, castelli, forti esistenti sul litto rale fra la Bruca e il territorio di Siracusa . Anno 1804 - Ma noscritto, Augusta 1804 - L. 10 . DE CAMPO PASQUALE : Relazione dello stato delle torri costiere nei

territori di Messina e Milazzo , Anno 1804 - Manoscritto

-

Mes

sina 1804 - L. 50 .

GUALDO PRIORATO GALEAZZO : Relationi di varie città (Genova , Lucca , Colonia , Lubecca , Brema, Amburgo, Norimberga , Augusta, Ul 6.


- 74 -

ma e Francoforte) · Editore Pietro de la place · Colonia , 1668 L. 30 .

ISPETTORATO DEL GENto · MINISTERO GUERRA : Quaderno di caricamento di una sezione pompieri - Editore Istit. Poligr. dello Stato , Roma, 1935 · ( Dal Ministero della Guerra ) . ISPETTORATO DEL GENIO - MINISTERO GUERRA : Istruzione sul materiale da ponte d'equipaggio N. 1. Abachi dei carichi ammissibili ai

ponti N. 1 da 5 e da 10 tonnellate - Edit . Poligr. dello Stato , -

Roma, 1936. ( Dal Ministero della Guerra ).

ISPETTORATO DEL GENIO - MINISTERO GUERRA : Istruzione sul materiale da ponte N. 1. Gittamento e ripiegamento dei ponti e dei porti. · Editore Istit . Poligr . dello Stato, Roma 1936 . ( Dal Mini stero della Guerra ).

ISPETTORATO DEL GENIO - MINISTERO GUERRA : Quaderno di caricamento dei parchi minatori. Modello 1935. Editore Istit . Poligr, del. lo Stato , Roma 1936. - ( Dal Ministero della Guerra ). ISPETTORATO DEL GENIO

MINISTERO GUERRA : Istruzione sui mezzi di

collegamento . Materiale ottico . Stazione ottica da 80mm . - Edi tore Tipo -Lito Offic. Milit . Trasm . Roma 1935 - ( Dal Ministero della Guerra ). ISPETTORATO DEL GENIO - MINISTERO GUERRA : Istruzione sui mezzi

di

collegamento . Materiale radiotelegrafico - Editore Tipo-Lito Off . Milit . - Roma 1935 . (Dal Ministero della Guerra) .

N. N .: Lezioni sui passaggi dei fiumi eseguiti da truppe · Atlante Editore Vercellino , Torino 1864 . L. 15 .

GIFUNI GIAMBATTISTA : La fortezza di Lucera

Edit. T. Pesce - Lu .

cera 1935 . L. 7 .

PERRINI MARIO : 1 Granatieri a Monfalcone

Editore Soc . An .

Ti

pografia Luzzatti, Roma XIV . L. 10 .

LUDERS THEODORIC : Traicté mathemalique, Paris 1664 · L. 50. ISPETTORATO DELLA FANTERIA MINISTERO GUERRA : Addestramento del. la fanteria · Edit . Istit . Poligr. dello Stato , Roma 1936 - ( Dal Ministero della Guerra ).

Utilizzazione delle radiazioni visibili ed oscure dello spettro nella trasmissione della parola a distanza - Edit . Tipo Lito Off . Milit . di R. T. ed E. T. Roma 1933 .

GUASCO GIUSEPPE :

NAZIONE MILITARE :

Manuali d'arma « Il

Genio »

Edit .

Istituto

Poligr. dello Stato , Roma 1936 - (Dall'Ispettorato del Genio ). DE GUIGNARD : L'Ecole de Mars, Vol. 2 - Edit . Simart

Parigi 1725

L. 125 .

D'AYALA MARIANO : Degli eserciti nazionali - Edit . Tipogr. Nazionale, , Firenze 1850

L. 15 .

DE CRISTOFORIS : Che cosa sia la guerra Roma 1936 - L. 5 .

Edit . Casa Edit . Pinciana ,


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Firenze 1857 . L. 10.

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ga Aerea Nazionale » , Milano 1912 · L. 15 . ISPETTORATO DEL GENIO - MINISTERO DELLA GUERRA : Istruzione sui mezzi di collegamento , Parte 4 - Materiale radiotelegrafico - Edit. Tipo- Lito Off. Milit. R. T. ed E. , Roma 1935 - (Dal Ministero

della Guerra ). VoLLO B .: I Savorgnani . Edit . Giovanni Cecchini, Venezia 1857 L. 20 .

VARI : L’Imperiale Castello sul colle di S. Bartolo presso Pesaro già degli Sforza e dei della Rovere, oggi dei Principi Albani - Edi tore Gualtiero Federici, Pesaro 1881 - L. 25. .

ADRIANI GIOVANBATTISTA : Istoria de' suoi tempi , Vol 8 - Edit . Fra. telli Giachetti 1822

L. 50 .

ISPETTORATO DEL GENIO - MINISTERO GUERRA : Istruzione sulla passe .

zattera K. - Edit. Istit . Poligrafico della Stato , zattera Roma 1936 . ( Dal Ministero della Guerra ).

rella N. 1 e

ISPETTORATO DEL GENIO · MINISTERO GUERRA : Quaderni di caricamen to per Officine autotrainate , Vol. 5 - Edit . Istit . Poligr. dello Stato , Roma 1935-36 . ( Dal Ministero della Guerra ).

ISPETTORATO DEL GENIO · MINISTERO GUERRA : Istruzione sui piani ca ricatori scomponibili - Edit. Istit . Poligr. dello Stato , Roma -

1936 . (Dal Ministero della Guerra) .

ISPETTORATO DEL GENIO - MINISTERO GUERRA : Quaderno di caricamen -

to delle teleferiche militari regolamentari . Edit . Istit . Poligr.

dello Stato , Roma 1936 · (Dal Ministero della Guerra). VARI: Il Corriere della Sera . Dal 1915 al 1922 , Vol . 16 - L. 500 .

Paolo Orsi - Edit . Archivio Stor. per la Calabria e Lucania, Ro ma

L. 50 .

ISPETTORATO DEL GENIO

MINISTERO DELLA GUERRA : Memoria sulla

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( Dal Ministero della Guerra ) .

VARI : Le Forze Armate, Vol . 2 · Anni 1926-27 . Esercito e Marina, Vol. 3 Anni 1924-25-26 .


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lie · Edit. Giuseppe Dura , Napoli 1861 - L. 33 . ISPETTORATO DEL GENIO - MINISTERO GUERRA : Istruzione sulle telefe. riche militari . Edit. Istit . Poligr . dello Stato . Roma 1936, Vol. I. Atl . I - ( Dal Ministero della Guerra ).

ISPETTORATO DEL GENIO - MINISTERO GUERRA : Quaderno di caricamen to della sezione di passerella N. 1 e zattera K. - Edit. Istit. Polig. dello Stato , Roma 1936 - ( Dal Ministero della Guerra ). GEROLA GIUSEPPE : Il Castello di S. Pietro in Anatolia ed i suoi stem mi dei Cavalieri di Rodi L. 10 .

Edit . Collegio Araldico , Roma 1915

GERBAIX -SONNAZ A .: Bandiere, stendardi e vessilli, dei Conti e Du

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N. N .: Raccolta di ordinanze, leggi , decreti, istruzioni e circolari concernenti l'Arma del Genio , - Edito dalla Tip . Giuseppe Bor sari, Milano L. 58 . FERRARIO CARLO : La difesa del Pasubio e del Corno Battisti - Edit.

Tip . Regionale , Roma 1936 - (Dal Ministero della Guerra ). BERARD ED.: Antiquités Romaines et du Moyen -âge dans la Vallés -

d'Aoste - L. 4 .

MOLAIOLI BRUNO : Guida di Castel del Monte - Edit . Gentile, Fa briano 1934 · L. 4 .

MINISTERO GUERRA : Raccolta di disposizioni permanenti in vigore per il R. Esercito - Fasc . ll : Pensioni Edit. Istit . Poligr. dello Sta

to , Roma 1936 ( Dal Ministero della guerra ). ISPETTORATO DEL GENIO - MINISTERO GUERRA : Quaderni di caricamen to delle columbaie mobili Edit . Tip. Officina Genio Militare,

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Dal Generale E. Clausetti

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VINACCIA GAETANO : La casa a stella - Edit . E. N. I. O , S. , Roma 1936. CHIARINI ANGELO : L'organizzazione dell'esercito motorizzato - Edit . Casa Editrice Pinciana , Roma, 1936 . BORATTO ENRICO : Piverone nella storia del Piemonte . Edit . Scuola

Tipogr. S. Giuseppe, Asti , 1934. TRIARIO : Come abbiamo vinto l’Etiopia · Edit . « L'eco del mondo » , Roma, 1936 .

Dal Colonnello Tito Carpi PADULA FORTUNATO : Raccolta di problemi di geometria risoluti con l'analisi algebrica Edit . Stamperia e Cartiera del Fibreno Napoli, 1838 . -

Vicat L. J .: Sunto delle conoscenze positive attuali circa le qualità ecc. dei materiali atti alla fabbricazione delle malte dei cementi calcarei - Edit . Tipogr. del Vesuvio - Napoli 1836.

Padula FORTUNATO : Su i solidi caricati verticalmente e su i solidi di ugual resistenza poli 1837 .

Edit. Stamperia e Cartiera del Fibreno

Na


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Dal Dottor Gino Testi MINISTERO DELLE FINANZE

PROVVEDITORATO GENERALE DELLO STATO :

Pubblicazioni edite dallo Stato o col suo concorso 1861-1923 . Vo lume 4. - Editore Libreria dello Stato, Roma 1924.

PROVENZAL GIUlio : La fortuna delle rivendicazioni scientifiche ita liane Estratto della rivista « La Chimica » Poligr . Italiana , Roma, 1936.

Editore Soc . An .

DELLA CELLA Paolo : Viaggio da Tripoli di Barberia alle frontiere occidentali dell'Egitto Edit . Unione Arti Grafiche, Città di Castello 1912 .

FRANCHETTI L. ED ALTRI : La missione Franchetti in Tripolitania Edit. Fratelli Treves , Firenze -Milano 1914 .

ZANELLI SEVERINO : | Reggimento « Piemonte Reale Cavalleria » dal. le origini ai nostri tempi · Edit . Istit. Ital . di Arti Grafiche , Bergamo 1911. PEPE GUGLIELMO : Casi d'Italia negli anni 1847-48. 49 bilim . di A. Ponthenier e F. Genova 1851 .

Edit . Sta

GUGLIELMINI DOMENICO : Della natura dei fiumi. Vol. 2 . Edit . Soc. Tipogr. de Classici italiani, Milano 1852-53 . CERRINA - FERRONI G .: Benadir · Edit . Tipografia del Ministero degli .

Esteri , Roma 1911 . OMODEO A. ED ALTRI : La Colonia Eritrea

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Edit . Tipogr. Nazion . G.

Bertero e C. Roma 1913 . TANCREDI A. M .: Notizie e studi sulla Colonia Eritrea Editrice Italiana , Roma 1913 .

Editr . Casa

DURELLI FRANCESCO : Cenno storico di Ferdinando II · Edit. Stampe. ria Reale Napoli 1859 .

D’ALMAZAN : La guerre d'Italie , Campagne de 1859 - Edit . E. Plon et C.ie Paris 1882 .

MENCONI GASPARE : Notizie compendiate di Egitto - Editore Benedi ni e Rocchi, Lucca 1820 . Doni varii

N. N.: 11 N. H. Gr. Uff. Zaccaria Finardi Ten . Gen.le del Ge

nio , Bergamo 1936 - (Dono della vedova Signora Finardi). BERNARDI TULLIO : 1936 · ( Dono I ACCONI EDOARDO : Roma 1915 VARI : L'alta valle -

I Celeri - Edit . Istit . Poligr . dello Stato, Roma della Rivista « Nazione Militare »). La fortificazione odierna - Edit . Enrico Voghera , (Dono della Famiglia del Cap. Tacconi). del Tevere · Dicembre 1935 · Edit . Tip . Grifani. .

Donati, Città di Castello - (Dono dell'Ing. Piroli).


80

RIVISTE E PERIODICI Abbonamenti

NAZIONE MILITARE . RASSEGNA DI ARCHITETTURA . REGIME CORPORATIVO . MINERVA . ROMA . AUGUSTEA . ITALIA FASCISTA , LE VIE D'ITALIA E DEL MONDO . LE VIE D'ITALIA . LATINA GENS . LE FORZE ARMATE . Cambi

RIISTA DI ARTIGLIERIA E GENIO . RIVISTA MARITTIMA. RIVISTA DI FANTERIA . RIVISTA AERONAUTICA .

RJVISTA DI COMMISSARIATO E DEI SERVIZI AMMINISTRATIVI. RIVISTA DI CAVALLERIA . RIVISTA DEI RR . CC .

LA VOCE DELLA PATRIA ( La Casa del Soldato ) CRONACHE ILLUSTRATE DELL'AZIONE COLONIALE NELL’A . 0 . L'INGEGNERE .

LA CHIMICA . RIVISTA DEL CATASTO E DEI SERVIZI TECNICI ERARIALI.

ATTI E MEMORIE - R. ACCADEMIA VIRGILIANA DI MANTOVA . Rivista di STORIA , ARTE E ARCHEOLOGIA DELLA Prov . DI ALESSANDRIA . ARCHIVIO STORICO PER LA CALABRIA E LA LUCANIA .

BULLETTINO SENESE DI STORIA PATRIA . ATENEO VENETO . LA SANTA BARBARA . L’ARTIGLIERE .

IL FANTE D'ITALIA. li

BERSAGLIERE .

L’ALPINO . L'ARDITO D'ITALIA . LA VITTORIA . L'ITALIA COMBATTENTE . LA VOLONTÀ D'ITALIA . PIETRO MICCA .

MUSFO STORICO DELL'ARMA DEI RR . CC . (Bollettino -Notiziario ).


LIBRI

NUOVI

UFFICIO STORICO DELLA R. MARINA : Storia delle campagne oceaniche della R. Marina

Vol . I.

L'Ufficio Storico della R. Marina con questa pubblicazione dà

prova ancora una volta della sua feconda attività , giustamente in tesa a mettere in evidenza quanto la nostra valorosa marina mili tare ha voluto e saputo fare in ognuno dei campi di sua competen za . Scrivere questa storia delle campagne oceaniche era un compito

veramente arduo , che poteva assumersi e portare a compimento solo un dotto scrittore e valente marinaio come il contrammiraglio Fau sto Leva .

Il poderoso volume di più di 400 pagine si riferisce al periodo di tempo che va dal 1861 al 1883, in esso sono descritte tutte le

traversate interoceaniche compiute in tali anni dalle nostre navi da guerra ; tutti gli itinerari vi sono diligentemente esposti e quelli più interessanti sono anche accompagnati da utilissime notizie di ordine nautico , scientifico e tecnico che risultano di grande giovamento per la scienza e la storia . Nei casi speciali, nei quali l’A. si è trovato a trattare di itinerari aventi attinenza, diretta o indiretta , con av .

venimenti politici di stati, ove le navi erano di passaggio o staziona rie è fatto cenno anche delle vertenze che talvolta ne derivavano, attingendo i dati dalle relazioni dei comandanti delle navi stesse . L’A . nel primo capitolo avverte fra l'altro che specialmente nei

primi decenni del nuovo Regno d'Italia furono compiuti, continuan do una tradizione della marina sarda , numerosi viaggi al di là degli oceani, che con linguaggio militare terrestre furono chiamate « Cam pagne oceaniche » , e che parecchi di essi ebbero risultati molto no >

tevoli per ragioni di varia indole, oltre che per l'addestramento ma rinaresco dei quadri e degli equipaggi. Dopo aver esaminato e spie gato le ragioni e la portata di tali risultati, l’A . esamina le nuove

condizioni verificatesi in seguito per il progresso delle macchine,


82

delle armi e della civiltà in genere, per i cambiamenti politici avve. nuti in varie regioni, onde far presente come le campagne oceani.

che andarono perdendo gradatamente importanza e come attualmen te il loro numero sia molto diminuito e ne siano cambiati gli scopi ,

fermo restando quello dell'addestramento e della propaganda o del prestigio della nostra bandiera all'estero. Ma niente più , come una volta, campagne oceaniche dirette a far pressioni su altri stati , o lun ghe permanenze in porti stranieri di stazionarî a scopi politici, tan

to più che nuove concezioni politiche escludono oramai che la desi. derata soluzione di una vertenza possa essere sollecitata con una af fermazione di forza , a meno che non si tratti di dimostrazioni navali 2

collettive.

La maggior parte degli stati hanno emanate disposizioni di legge, che impongono dei limiti alla permanenza di navi estere nei porti del loro territorio nazionale e coloniale e là dove non esistano tali disposizioni è la consuetudine navale , che farebbe considerare

atto poco corretto le visite troppo prolungate o i troppo frequenti ritorni di bastimenti di altre nazioni.

Il materiale di archivio consultato dall'ammiraglio Leva è stato certamente abbondantissimo e grande deve essere stato per lui il la

voro di selezione , di scelta e di composizione ; lavoro compiuto con grande criterio, dando giusto e proporzionato rilievo e svolgimento agli avvenimenti, alle notizie , alle osservazioni, agli insegnamenti.

Il testo è svolto in forma piacevole ed interessante ed è una ricca miniera di notizie per la storia dell'ascensione della nostra nazione, dei suoi primi tentativi coloniali e della vita degli Italiani che cer cavano al di là dei mari della patria il campo adatto allo svolgimen to della loro attività di lavoratori o della genialità della loro mente . Quanti episodi ignorati si apprendono in questo libro , che dimostra

no l'attività , la competenza, lo zelo , l'amor patrio dei nostri uffi ciali di marina ; spesso vi si leggono missioni presso lontani governi effettuate con abilità di consumati diplomatici, o difficili

missioni

per rilievi idrografici o studi talassografici , ricche di utili risultati , spedizioni scientifiche compiute a volte col sacrifizio della vita ! Og

gi poi che l'Italia , sotto l'impulso del Fascismo, è risorta come na zione grande e forte , portando vittoriosamente a termine , in condi. zioni difficilissime, la guerra che le ha dato un impero, si legge con commozione viva ciò che cittadini della piccola Italia compivano, a nimati di amor patrio , per il prestigio della loro bandiera. Non si puó per esempio non sentire una certa commozione leggendo che nel

1871 la R. Corvetta ad elica « Vittor Pisani » nel suo primo viaggio


3

di circumnavigazione, giunta ad Assab l'11 luglio, trovò su quella spiaggia deserta e squallida una modesta capanna sulla quale era scritto « Proprietà italiana » e un'asta su cui sventolava il tricolore;

in quella capanna abitava il missionario Padre Sapeto, che nel mar. zo dell'anno prima aveva acquistata quella località per conto della Compagnia di navigazione Rubattino . Oggi Assab sta per diventare, come Massaua e come Mogadi

scio, uno degli sbocchi marittimi del grande impero dell'Africa 0. rientale !

E ' in preparazione il secondo volume di questa interessante raccolta .

L. A. MAGGIOROTTI: Architetti ed architetture militari breria dello Stato

Anno XIV E. F.

Vol . II . Li .

L. 200 .

Questo volume, come il volume I (dovuto anche alla penna di S. E. il Gen. Maggiorotti) fa parte della grande collana di pubblica. zioni, edita dalla Libreria dello Stato , « L'opera del Genio italiano all'estero ) che, come è noto , tende per volere del Duce e far cono

scere al mondo, ciò che gli Italiani hanno fatto in ogni epoca fuori di casa loro per il progresso delle arti , delle scienze , della civiltà . Una parte di tali pubblicazioni è destinata alla divulgazione di quan

to riflette l'architettura militare , quell'arte, o scienza cioè , nella quale gli Italiani furono veri maestri e grandi innovatori . Il primo volume di tale serie fu pubblicato circa tre anni fa

e tratta degli architetti e delle architetture militari del medio evo ; questo secondo volume, che ora vede la luce, si occupa invece degli architetti militari italiani che prodigarono il loro ingegno ed offrirono

il loro braccio , e qualche volta anche la vita , in pro dell'Ungheria , non limitatamente però all'odierno stato , ridotto dai trattati a hen

poca cosa , bensì all'Ungheria dei secoli dal XV al XIX nel quale pe riodo di tempo si esplicò specialmente l'opera dei nostri ingegneri .

Quattrocento pagine di testo ed oltre cento tavole finemente stampate ne formano l'imponente mole ; sono inoltre intercalate nel testo 136 figure, alcune delle quali su fogli più volte ripiegati.

Il volume consta di due parti . Nella prima è brevemente espo sta in un quadro riassuntivo l'evoluzione dell'arte della difesa nel l'epoca moderna (alla quale si riferisce la materia trattata ) e si fa cenno dei problemi che vi si collegano e che dai nostri furono risolti.

A questa prima parte è unito un planisfero indicante la distribuzio


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ne di tutte le opere di architettura militare costruite da ingegneri ita liani in tutto il mondo ; essa è per molti (o per tutti ? ) una vera rive lazione ! Gli Italiani debbono esserne grati all'autore.

La seconda parte passa in rassegna tutte le città, castelli, borghi,

ecc . dell'Ungheria negli ampi confini cui abbiamo più sopra accen nato , che i nostri ingegneri militari, nel numero di circa 140 , fortifi

carono , rafforzarono o comunque munirono di opere varie di difesa . La trattazione è ampia e ampiamente documentata , perchè l'au. tore , con lungo studio e grande amore , ha consultato largamente testi

e codici; ha pazientemente frugato in archivi , ha giudiziosamente e pazientemente tutto confrontato e selezionato . Per tale documenta zione e per il modo con il quale la materia è svolta , il volume ha il pregio di costituire anche, può dirsi , un importante testo di storia

di quei secoli nei quali l'Ungheria fu il più valido baluardo della ci: viltà occidentale contro la barbarie orientale e nel quale molti ita

liani tanto valorosamente operarono e combatterono con il grande po . polo magiaro , che oggi con atteggiamento generoso e cavalleresco si è

schierato senza esitazione e senza riserva dalla parte dell'Italia.


RIVISTA

DELLE RIVISTE

Dalla « Rivista del catasto e dei servizi tecnici erariali » n . 3 maggio . giugno 1936 pag. 215. Dott. Ing . PLACIDO BELFIORE : Cartografia coloniale ed impiego lel. la fotogrammetria .

Dopo un esame generale dello stato odierno della cartografia mondiale, l'autore descrive brevemente i vari tipi di carte usualmen

te redatti per la rappresentazione di grandi territori non del tutto co nosciuti ed enuncia i concetti fondamentali per la formulazione di un programma cartografico coloniale. Passa in seguito ad illustrare

in sintesi i procedimenti classici per la cartografia a piccola scala e descrive più ampiamente i vari sistemi di rilievi aerofotografici im piegati per levate a piccola scala accennando ai pregi ed ai difetti relativi .

Descrive infine gli apparati di restitnzione usualmente impiegati nei diversi casi e conclude infine considerando che data la caratteri.

stica dei mezzi ottici , meccanici e fotochimici oggi a disposizione non conviene ottenere fotogrammi di piccole dimensioni, i quali sono di difficile interpretazione ed hanno deficiente rappresentazione del dettaglio . Esprime il parere che per ottenere una carta completa e

dettagliata sia necessario che il rapporto fra i denominatori della sca la di restituzione e di quella del fotogramma si avvicini all'unità ed

anche la superi quando si tratta di redigere carte dell'ordine di 1 : 100 mila .

( g . m .) Dalla Rivista Aeronautica n. 5

maggio 1936 - pag . 237 .

ENZO BARTOCCI : Il manuale annuario radiometeorico .

L'A . mette in rilievo l'importanza del servizio meteorologico per la navigazione aerea e per dare un'ida della complessa organizzazione

di tale servizio passa in rapida rassegna la ponderosa opera che è il Manuale Annuario Radiometeorico compilato dal Ministero dell'Ae.


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ronautica, direzione generale dei servizi del materiale e degli aero . porti . Tale manuale è suddiviso in 4 volumi: nel primo sono riportati

le effemeridi astronomiche, i dati geofisici , i dati sul magnetismo e quelli riguardanti il servizio dell'ora ; nel secondo sono riportati i

codici secondo i quali vengono cifrati i vari bollettini; il terzo e quar to volume contengono la raccolta degli elementi necessari alla inter cettazione ed alla utilizzazione delle emissioni radiometeoriche nei diversi paesi del mondo . Una novità interessante é , secondo l’A . , l'introduzione nel ma nuale di grafici in luogo delle solite tabelle che forniscono i dati astronomici relativi al sorgere e tramontare del sole e della luna, al . la durata della permanenza del sole sull'orizzonte astronomico e alla durata del crepuscolo civile . ( g. m . )


NOTIZIARIO Lungo la costa libica , sul percorso della nuova grande litoranea o a piccola distanza da esso , per merito del Governo Fascista sono tornati alla luce importanti centri romani e greci il cui nome originario era stato sostituito da denominazioni ara be e di mano in mano che questi centri assumono una maggiore im . Tolemaide risorta .

portanza archeologica si rimettono in onore gli antichi nomi .

Così la squallida Marsa Susa degli arabi ridiventa Apollonia ; il nome di Marsa Zuaya , piccolo centro portuale creato dagli in digeni nei pressi di Sabratha , scompare e tutta la zona viene chia . nata con la antica denominazione romana di Sabratha, cosi al con fine tunisino Bukamesc riprende il nome di municipio romano di Pisida . E in questi giorni il Governo della Libia ha ridato a Tol.

metta quel nome di Tolemaide, che gli viene dal suo fondatore. Il ritorno alle origini del nome ha quasi coinciso con alcuni importanti ritrovamenti, uno dei quali attesta , ancora una volta , come le tradizioni colonizzatrici romane siano tradizioni di pro tezione e di giustizia per i popoli da Roma governati. Si tratta di un cippo recante una iscrizione secondo la quale, per ordine dell'Imperatore Domiziano, il proconsole Pomponio Dio Gailo re. stituisce un terreno usurpato alla città di Tolemaide. Nella via monumentale del centro archeologico, sono state ri .

trovate inoltre una grande statua onoraria di marmo ed una testa di Venere del tipo capitolino. La litoranea libica, che presto sarà aperta al traffico, per la sua imponenza e per i luoghi che attraversa potrà dirsi effettiva mente : strada romana . (Dal « Giornale d'Italia » 29 maggio 1936) . Grandioso contributo dell'aviazione alle vittorie in Africa Orien E ' stata resa di pubblico dominio la documentazione statisti tale .

ca svolta dall'Aviazione sul fronte settentrionale , nel periodo compre .


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so fra il 3 ottobre 1935 ed il 5 marzo 1936. Ecco le cifre che dog

cumentano luminosamente l'opera compiuta dai nostri aviatori : « 637 azioni da bombardamento in 6477 ore di volo , lancian .

do sul nemico chilogrammi 1.080.676 di materiale offensivo ; 1710

ricognizioni tattiche in 3615 ore di volo ; 762 esplorazioni lontane 19 delle quali a distanza comprese tra i 1200 e 1800 chilome tri - in 2730 ore di volo . Nei mitragliamenti sono stati sparati

154.855 colpi . 178 aeroplani sono stati impiegati in 342 ore di vo lo per fornire chilogrammi 46.580 di generi alimentari alle nostre truppe. (Dalla Riv. « Le vie d'Italia ) giugno 1936 -XIV ) . N 29º volume della Enciclopedia Italiana. -- In continuazione della lettera « R » , la grande Enciclopedia Italiana fondata da Gio. vanni Treccani ha pubblicato il suo 29º volume, che comprende altre 1200 voci e 78 rinvii, con 925 illustrazioni in nero intercalate , oltre

a 259 tavole in rotocalco , 8 illustrazioni e 4 carte geografiche a co lori fuori testo . Per la geografia le più importanti voci del volume sono : Renania , Rodi, Romagna . Un particolare cenno merita la voce « Roma ) , per la quale 37

collaboratori hanno redatto ben 399 pagine di testo integrate da 315 illustrazioni e 107 tavole in rotocalco , in modo da offrire un preciso ed ampio compendio di archeologia , storia , diritto , religio

ne , letteratura ed arte di Roma dall'antichità sino ad oggi . Hanno partecipato alla compilazione del 29º volume della vran de Enciclopedia Italiana Treccani 454 collaboratori, tra i quali gli Accademici d'Italia Giovannoni, Nallino e Tucci ed i Senatori Gen tile , Fedele e Mazzoni.

NOTE BIOGRAFICHE DI ALCUNI

INGEGNERI

MILITARI

ITALIANI POCO CONOSCIUTI

Pellico o PELLICE SEBASTIANO, che aveva militato in Germania , ebbe l'incarico di rimettere in ordine le mura e le fortificazioni di Città di Castello ( 18 maggio 1613 ) e di Città della Pieve . I lavori risultano compiuti verso la fine di giugno ( guerra di Castro ) (Archiv. Vatic. - Soldati - Vol. 14 ) . EGIDI PIETRO da Scandriglia. Si occupò di fortificazioni, agli or

dini del Colonnello Rossi ( guerra di Castro) ( Archiv. Vatic . dati . Vol . 14 ).

Sol


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STRAPPI PIETRO, perugino. « Ha servito in Alemagna e Fiandra sotto il Piccolomini, durante la guerra dei trent'anni; in Piemon

te , col Principe Tommaso di Savoia come ufficiale di corazze ; s'in tende di disegno ; è capace di ripigliar piante di fortezze , di far ap procci e batterie ; professa molta intelligenza nel disegnare; insom ma un soggetto che mostra haver spirito . Si giudica atto al servizio della S. Sede durante la campagna »

( guerra di Castro 1642-1644 ). (Archiv . Vatic . - Soldati . Vol . 15). SaccoCCIA CELSO . Esaminando i vari volumi del fondo Vaticano

Soldati riguardanti gli episodi della guerra di Castro , ( 1642, 44 ) vo luta dai Barberini contro la lega del Duca di Parma, del Granduca di

Toscana e di Venezia, ricorre sovente il nome di un capitano, ingegne re militare Celso Saccoccia ( forse di Spoleto ), certamente di buona fa ma, perchè tanto il comandante in capo Barberini e il Maestro di

campo Don Vincenzo della Marra, quanto il generale Pirro Gae tano , capitano molto esperimentato nelle guerre di Germania e di Fiandra lo avevano in grande considerazione. Le traccie della sua opera durante la guerra sunnominata sono :

1642 , Nov. 22 : Il maestro di campo generale delle truppe ponti ficie manda il capitano Celso Saccoccia a Città della Pieve ( Peru .

gia ) per ispezionare le mura e tutte le fortificazioni della città , risarcirle , dove del caso , e consolidarle. Egli dopo aver prov veduto a vari lavori di rafforzamento , decise anche di costruire un

trincerone, che ultimò sotto la sua direzione e fu ispezionato dal Serg . magg. Freccia . 1643. primi di maggio : Il Comandante Barberini ordina che il Saccoccia sia mandato a fortificare Castiglione del Lago, e que

sto avvenne appena il Saccoccia era ritornato dai lavori compiuti nei fortilizi di Città della Pieve .

1643. Giugno : appena provveduto ai lavori succitati, insieme col comandante Piero Gaetano, fu mandato a fortificare Passignano .

1643. Ai primi di ottobre , il Saccoccia partì insieme al Co mandante Cesare degli Oddi che era stato inviato con 4000 fanti e 300 cavalli a riprendere Pitigliano, caduto in mano dei Grandu

cali. Il Saccoccia eseguì , in pochi giorni un grande lavoro , scavan do un solido trinceramento , tutto attorno alla cittadina ; ma que sta , benchè avvolta dalle trincee del Saccoccia, che erano state ben

guernite di mezzi di offesa , e continuamente bombardata , resistet te fieramente . I Toscani, avuti rinforzi, ruppero il cerchio e mise ro in fuga i papali, ed il Saccoccia , sorpreso , mentre stava fissan

7.


- 90 -

do delle posizioni per batterie, presso il Casone ( Pitigliano ) fu fat to prigioniero . Credo che il Saccoccia suddetto discenda dalla stessa famiglia

dalla quale uscì il famoso Saccoccin di Spoleto , capitano esperimen . lato del sec . XV , che combatté a lungo insieme ai Vitelli ed ai

Baglioni , conosciuto per il suo grande ardimento, e che troviamo nel 1866 fra i conestabili del Pontefice e che molto probabilmen te si chiamava Giovanni ; [ desumo questo dall'Amayden (Fami glie romane) che ricorda un Johannes Saccoccia marescallus vicarij Papae ( 1453) ] . L'Amayden lo dice romano , ma potrebbe darsi che la famiglia, sia venuta a stabilirsi a Roma, appunto perchè serviva la Santa Sede .

Probabilmente il Saccoccia operò nelle guerre di Germania e Fiandra , data la sua amicizia con Pirro Gaetano ed anche perchè i migliori capitani ed ingegneri di quel periodo, che militavano nel le opiposte truppe, erano tutti veterani di quelle guerre. ( Da notizie avute dal Sig. Col. Carlo Cansacchi di Amelia) .

ISTITVTO STORICO E DI CVLTVRA DELL'ARMA DEL GENIO ROMA

K 川田

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ARCH. ANSEO RVS50

EX LIBRIS


Associazione Nazionale dell'Arma del Genio

" La Santa Barbara ,

IV Adunata Nazionale in Firenze

I 20.000 Genieri convenuti in Firenze per la IV adunata nazio nale hanno visuto nei giorni 23 , 24, 25 maggio ore indimenticabili di vibrante patriottismo. La data fatidica del XXIV Maggio fu re

sa ancora più luminosa per il riflesso che su di essa proiettava la luce vivissima della sfolgorante vittoria africana , e ancora più so lenne per la recente fondazione dell'Impero voluto dal Duce. Mai come quest'anno quindi un'adunata di soldati poteva compiersi in

un'atmosfera più adatta a solenni manifestazioni di forza , di pa triottismo, di ferma devozione al Re , al Duce, alla Patria !

Tutti i labari, tutti i gagliardetti, tutte le fiamme dell'Associa. zione illuminati dal bel sole fiorentino si inchinarono dinanzi

al

la gloriosa bandiera dell'Arma, che porta i segni del valore e di

nanzi al valoroso Duca di Pistoia , rappresentante la Maestà del Re , ed accompagnarono i serrati e disciplinati plotoni di Genieri nel pellegrinaggio d'amore compiuto per portare ai gloriosi caduti del. la nostra guerra e ai gloriosi martiri della Rivoluzione il simbolo della riconoscenza imperitura . Firenze ospitale, nella cui anima vibra ancora tutta la passio ne di un popolo di artisti e di guerrieri, che sparsero nel mondo l'opera geniale dell'arte italiana e che in tutte le guerre combattu te nel passato , come nel presente , dettero sempre validissima pro

va del loro valore tecnico e militare, compresa dal significato di questo convegno, accolse i Genieri con manifesti segni di gioia e di entusiasmo .

Il solenne ricevimento offerto dal Podestà nella famosa Sala dei

Cinquecento dello storico Palazzo Vecchio , che ricorda i fasti della Repubblica fiorentina e che fu sede del Parlamento italiano nel bre

ve tempo in cui Firenze fu capitale del Regno , fu prova tangibile di tali nobili sentimenti , dei quali i Genieri avranno eterna ricono scenza e ricordo . Conferma di tali sentimenti fu anche il nobile ma nifesto con il quale il Podestà dette il benvenuto ai Genieri d'Italia .


92 --

Imperatore Re il.iPistoia M. S. di rappresentanza dell'A.N.A.G all'Adunata Duca R.n A.


A proposito della IV Adunata dei Genieri INGEGNERI MILITARI FIORENTINI.

Firenze, patria del sommo Alighieri, città dove Michelangelo e Cellini lasciarono forse più che altrove il segno della loro arte su blime e dove fiorirono tanti altri sommi nelle lettere , nelle arti e

nelle scienze, vanta anche una numerosa schiera di valenti ingegne ri militari, meritevoli della nostra riconoscenza , perchè molti di essi

tennero alto il nome d'Italia in tempo di servitù anche al di là delle Alpi .

E prima di tutti merita di essere ricordato il grande Michelan galo , che come fu insuperato nella scultura e nell'architettura ci vile , e come fu felice cultore delle Muse , così seppe vittoriosamen . te cimentarsi anche nell'architettura militare . Progettò infatti il Buonarrati il Forte o Mastio di Civitavecchia , a pianta rettangolare, che il Bramante costruì e le cui mura anco . ra oggi si mostrano possenti alla nostra ammirazione . Nel 1529 in

seguito alle minaccie di Clemente VII fu nominato governatore ge nerale delle fortificazioni di Firenze , assunse la direzione dei la.

vori di difesa della città e fortificò S. Miniato , ove già erano state iniziate le opere proposte dal Machiavelli. In Roma portò il suo giudizio sul progetto di difesa di Borgo e dopo la morte del San .

gallo ne proseguì i lavori per ordine di Paolo III ; costruì

per la

difesa della foce del Tevere la torre detta di San Michele , ancora

oggi esistente, coperta ad imbuto ed avente al centro un pozzo di m . di diametro , con acqua nel fondo , nel quale scivolava. no e si spegnevano le bombe incendiarie. In queste sue opere egli , con antiveggente intuito , adottò disposizioni tendenti a favorire il

circa 8

rimbalzo e lo scivolamento dei proiettili delle artiglierie, che allo . ra

erano in continuo progresso .

Celebre architetto militare fiorentino fu Bernardo Buontalenti, nato nel 1536 e morto nel 1608. Egli fu anche buon miniaturista , provetto artigliere e praticissimo costruttore di fuochi artificiali ;

fortificò Civitella del Tronto, lavorò alle opere di difesa di Gros seto e di Terra del Sole ; costruì i bastioni di Pistoia e di Prato e le fortezze di Belvedere sul Monte S. Giorgio di Firenze . Fuse molti cannoni e costruì anche macchine varie ; scrisse diverse ope

re di architettura militare , che però non furono pubblicate ed eh . be molti allievi , alcuni dei quali si fecero onore sia in Italia , che iu Francia , Germania , Ungheria , Dalmazia. Lo scultore Pietro Antonio Averlino , conosciuto sotto il nome di Filarete , cioè amico della virtù, che decorò le porte della basi lica di S. Pietro in Roma ed eseguì importanti opere di architet


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tura civile, attese nel 1451, per richiesta di Francesco Sforza , alla purtuttavia costruire quella torre che va sotto il suo nome , e che venne alcuni anni ad

ricostruzione del Castello di

Milano

senza

dietro completamente ricostruita dall'architetto milanese Luca Bel trami . Nel 1451 passò a lavorare alle mura di Bellinzona . Architetti militari fiorentini di un certo valore furono ancora :

Francesco d'Angelo , detto il Cecca ingegnosissimo costruttore di macchine belliche, che sapeva anche impiegare efficacemente , col laborò alle fortificazioni di Colle, di Pietrasanta , Sarzana e Sarza nello ; era nato nel 1446 e morì nel 1488 nell'attacco di Forlì com piuto dalle truppe fiorentine, Battaglioni Jacopo che nel secolo XV lavorò alle fortificazioni di Firenze , Livorno e Pisa , Benintendi Do

inenico di Guidone che nell'assedio di Reggio Emilia per il Duca di Milano nel 1409 , sopraintendendo alle opere di attacco , appli

cava l'uso delle mine a polvere e vi lasciava la vita , Ghiberto Buo naccorso , fonditore di artiglierie ed autore di scritti di architettu

ra militare, morto nel 1516, Francesco di Giovanni, detto il Fran cione, che nel 1479 fortificava Colle , Montalcino e Chiusi, collabo rava col Cecca alle fortificazioni di Pietrasanta, Sarzana e Sarzanel. lo e che all'assedio di Piancaldoli rimaneva ucciso da un colpo di verrettone, Magnelli Giov . Battista che nel sec . XVII scriveva un trattato di fortificazione, Domenico da Firenze , vissuto alla fine del sec . X che fu ingegnere militare al servizio dei milanesi e di Firen ze , costrui anche macchine da guerra e fu tra i primi ad usare

nelle mine la polvere da sparo e morì nel 1409 all'assedio di Rega gio Emilia Architetto militare fu anche il sommo

scultore ed architetto

Filippo Brunelleschi ( 1377-1446 ), che lavorò alla difesa di Vicopisa no . Castellino, Remicce e Staggia, e nel 1430 fu alla espugnazione di Lucca e quindi rafforzò Pisa e Pesaro .

Nicolò Machiavelli ( 1466-1527 ) , il famoso uomo di Stato , cele.

brato autore del « Principe ) , volse la sua mente acutissima anche ad argomenti di carattere militare con le sue due opere: « Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio Dell'arte della guerra » e « Re lazione per fortificare Firenze )) . Fu anche commissario alle fortifi cazioni di Pisa , dove costruì una fortezza sull'Arno ed iniziò un ba

stione in S. Miniato che poi fu ultimato dal Buonarroti, onde, di giusta ragione , noi lo annoveriamo fra gli architetti militari .

Ma i più grandi ed i più giustamente famosi architetti militari fiorentini furono i Sangallo . Andò sotto questo nome una numerosa

serie di artisti fiorentini, di origine senese, strettamente uniti fra loro da vincoli familiari, che svolse la sua attività per circa due se

coli ; i nomi della famiglia erano diversi (Giamberti , Coroliani, d'Andrea ecc .), ma tutti si chiamarono Sangallo , perchè dal 1477 abitarono tutti una antica casa di famiglia, posta fuori porta S. 2


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Gallo in Firenze. Di essi sette lavorarono , anche, o prevalentemente, di architettura militare . Della famiglia dei Giamberti furono architetti militari: Giulia . ng ( 1453-1516 ), Antonio il vecchio , ( 1463-1534 ) , fratello di Giu

liano e Francesco ( 1494-1570), figlio di Giuliano e detto il Mar. gotlo . Essi svolsero la loro azione di architetti militari essenzial.

mente in Toscana ed a Roma; Giuliano progettò fra altro la cit tadella di Pisa ed eseguì opere di fortificazione in Pisa, Arezzo e

San Sepolcro ; Antonio coadiuvò il fratello Giuliano e costruì su pro getto dello stesso il fortino di Nettuno, ove furono per la prima vol ta applicati i baluardetti fiancheggianti ; lavorò anche alla difesa

di Arezzo , Castrocaro ed altre località ; Francesco infine, più no . to come scultore ed incisore di medaglie, lavorò alle fortificazio

ni di Prato nel 1528 e l'anno dopo a quelle di Pistoia e di Fi renze sotto Michelangelo. Della famiglia dei Coroliani fu celebre architetto militare An tonio il Giovane ( 1485-1546) nipote di Giuliano e certo il più il.

lustre di tutta la progenie. Recatosi a Roma con gli zii nel 1503 vi restò per circa 40 anni , creandovi quel « Rinascimento roma

no » di cui è prototipo il palazzo Farnese da lui progettato ed ini. ziato . Il Papa Giulio II nel 1508 lo inviava col Bramante, suo

maestro , a studiare la cittadella di Civitavecchia, che poi costrui, e, sempre a Civitavecchia nel 1515 studiava la nuova cinta bastio nala , messa in opera due anni dopo . Nel 1519 studiò il rafforza miento delle mura di Firenze, attuato nel '27 . Nel 1526 completo le fortificazioni di Savona e Piacenza e nel 1532 quelle di Anco na e due anni dopo iniziò in Firenze la fortezza d'Abbasso , che

costituisce uno dei primi modelli di fortezza pentagona bastionata ed un esempio notevole dell'applicazione di un giusto senso d'ar Te ad opere di difesa . Questa fortezza , che fu simbolo dell'auto rità medicea , fu anche adornata di lavori scultorei di Raffaello di

Montelupo. Nello stesso anno 1534 Antonio da Sangallo, il giova nuova cinta difensiva di Roma, fra il Tevere e Porta S. Sebastiano , della quale fu solo costruita una parte nel

ne , progettava una

1537 , e cioè il Bastione Ardeatino, fra Porta S. Paolo e Porta S. Seba

stiano . Questo bastione è rimasto famoso nella storia dell'architettura

militare, costituendo il primo esempio di un'opera perfetta del nuovo modo di fortificare con bellissime gallerie di contromine ed al . tri ingegnosi particolari di costruzione. Sempre attivissimo e niale, lo troviamo nel 1539 intento a restaurare le difese di Came rino e poi a progettare una nuova cinta per il Borgo di Roma ,

la cui esecuzione non venne mandata a termine per una violen

ta opposizione di Michelangelo . Infine dal 1540 al 1543 costrui in Perugia la grandiosa Rocca Paolina, per volere di Paolo II, di .


97 -

strutta fra il 1848 ed il 1860 ; nel 1543 rafforzò le difese di Ascoli

e nel 1546 mise mano al castello pentagono (palazzo) di Capra rola ; poco dopo morì. Antonio da Sangallo il Giovane ebbe la fortuna di poter veder attuati quasi tutti i suoi grandiosi proget ti e le sue concezioni artistiche, perchè essendo al servizio di prin cipi potenti ed amanti delle arti non dove corteggiare con gente gretta , nè assoggettare i suoi piani all'esame di chi se ne inten deva meno di lui .

Gli architetti militari fiorentini che abbiamo ora rammentati, spesero la loro attività in Italia, ma altri ve ne hanno che inve. ce misero il loro ingegno ed il loro braccio al servizio di na zioni straniere , specialmente nei secoli XVI e XVII , allorchè i no . stri uomini di genio erano costretti, a causa delle condizioni poli. tiche dell'Italia , a cercare lavoro al di là delle Alpi, portando sem .

pre ed ovunque il seme del progresso delle arti e delle scienze. Valentissimo fra questi fu il Principe Piero Strozzi . Contraria mente a quanto avveniva in quei tempi, egli, benchè nobile, era molto dotto , tanto che tradusse in greco i Commentari di Giulio Cesare e li illustrò in latino . Fece le sue prime armi come inge. gnere militare, lavorando alle fortificazioni di Grosseto, Porto Er cole e Siena . Nel 1543, e cioè a 33 anni (essendo nato nel 1510 ) era già stato in Francia , ove si era condotto per ragioni politrehe e quale maresciallo partecipava all'assedio di Lussemburgo con un reparto di moschettieri a cavallo (detti aragoni o carabini) di sua creazione, che può dirsi un primissimo esempio delle nostre at tuali truppe celeri . Cominciò così la sua vita attivissima di condot.

tiero e di ingegnere militare . Nel 1547 combatte in Piemonte e poco dopo in Iscozia all'assedio di Addigton , ove fu gravemente ferito ; appena guarito ritorna in Francia e l'anno seguente è con altri due italiani, Gerolamo Marini e Orazio Farnese , alla difesa

di Metz , di cui aveva rafforzati i bastioni , contro Carlo V. Ritor na quindi in Italia e prende parte alla « guerra di Siena ) , ove ſu di nuovo ferito gravemente ; quindi fortifica Porto Ercole , costruen

dovi il porto S. Ippolito . Inseguito dagli spagnuoli rientra per via di mare in Francia , ove ferveva in quel momento la guerra di ri.

conquista da parte dei francesi dei territori occupati dagli Inglesi . Portatosi contro Calais, da questi tenuta , in pochi giorni la con . quistò , quindi andò ad assediare Thionville , usando quel procedi mento per successive parallele ed approcci , che era stato ideato dal suo contemporaneo De Marchi, bolognese , ed erroneamente da mol ti attribuito al Vauban , che lo applicò circa un secolo dopo . Men tre in questo assedio era in osservazione del nemico fu freddato da

un'archibugiata nemica (1558) . Fu soldato di grande bravura ed otti mo ingegnere militare . 8


-

98

Se non di pari bravura militare dello Strozzi, certo di pari, se non superiore, abilità tecnica fu Lorini Buonaiuto , nato in Fi . renze nel 1540. Questi verso il 1568 lavorava alle fortificazioni del la città di Anversa nella Fiandra ; nel 1580 era di nuovo in Ita

lia e lavorava in Venezia per conto della Serenissima, che poi lo inviò a fortificare Zara ed altri punti della Dalmazia ; ritornato in Italia nel 1592 fortificava Bergamo e Brescia, su disegno di un il

lustre ingegnere militare italiano Giulio Savorgnano , e successiva mente , ancora su disegno del Savorgnano, fortificava Palmanova

( 1595 ) . Il Lorini è autore di un celeberrimo trattato « Delle forti ficazioni » , che ebbe numerose ristampe, e nel quale per primo trattò del « defilamento geometrico » consistente nella costruzione d traverse e ripari di terra , disposti in modo da sottrarsi alla vista dei nemico e proteggere dal tiro l'interno di un forte.

Giovanni Altoni fu in Ungheria nel 1595 con Giovanni de' Me. dici e lavorò alle fortificazioni di quello stato nella guerra contro

il Turco. Era col Medici in quella spedizione anche un altro in . gegnere militare fiorentino , cioè Gabriele Teghi, che, rientrato poi in Italia, seguiva alcuni anni dopo lo Spinola in Fiandra ( 1601. 1603 ), prendendo parte all'assedio di Ostenda. Rientrato nuovamen te in Italia , fissava la sua dimora in Toscana e rafforzava diverse città di quella regione. Serisse anche un trattato di architettura e

mori nel 1623 a cinquantatrè anni. Bel tipo di soldato e di ingegnere militare fu Filippo Scolari, .

che nel 1382 a soli 13 anni veniva da un conoscente condotto in

Ungheria , ove si stabiliva definitivamente , venendo elevato per il suo coraggio e per il suo ingegno , ai più alti gradi civile e mili tari del Regno. Fu anche nominato conte e poichè in lingua ma .

giara questo titolo è detto Spano, fu chiamato anche Pippo Spano, nome col quale è spesso rammentato . Costruì ai confini del regno , per proteggerlo dall'invasione turca , diverse fortezze , fra cui Te. mesvar , Orsova , Belgrado , Strigonia , in parte ultimate poi dal San .

tini, ingegnere militare italiano alle dipendenze di Giovanni de Hunyad . Nel 1620 si trovarono alla difesa di Vienna due architetii ini.

litari fiorentini e cioè Baccio del Bianco ( 1604-1656 ), che fu an.

che pittore, e Giovanni Pieroni, che poi si occuparono anche del. le fortezze di Posonio , Giavarino e Praga . Il Pieroni studiò molto alle fortificazioni di Comorra e nel 1639 un ampliamento delle forti ficazioni di Trieste .

Il fiorentino Casale fra Giovanni Vincenzo fu invece in Ispa gna , ove si era recato nel 1587 dopo aver lavorato a Napoli nel pa . Jazzo del Vicerè . Dalla Spagna per volere di Filippo II passò in Portogallo ove attese alla costituzione di un forte alla foce del Ta yo , e quindi alla direzione delle opere di difesa di Setubal e di


99

Ebora . Mentre altri castelli, nonchè del convento di Corteyos in Ebora. era in queste fervide attività di lavoro, morì a Coimbra nel 1503. Bell'ingegno e spirito irrequieto ebbe Giovanfrancesco Fiammel. li , che dalla difesa di Malta nel 1565 passa in Fiandra sotto il Far

nese ( 1578) , prendendo parte all'assedio di Ostenda ed alla espu gnazione di Maestrich, e di Roma. Nel 1592, dopo circa 30 anni di assenza , tornò in Italia, stabilendosi a Roma e fu con i Ponte. fici nella spedizione contro Ferrara del 1597. Dopo una diecina di anni abbandonò Roma e si ritirò a Padova ove si dette all'inse .

gnamento della meccanica e della fortificazione. Lasciò alcuni scrit ti , fra cui qualche trattato di matematica .

Degno di memoria è Girolamo Portigiani, il quale dopo aver partecipato come capitano e ingegnere all'assedio di Candia del 1067-68, scrisse una « Distinta relazione di quanto è seguito all'at tacco di Candia dal 24 maggio 1667 al 31 gennaio 1668 » (Venezia , 1684 ), che dà importanti particolari di quella segnalata azione di guerra . Scrisse anche una « Prospettiva di fortificazione » (Roma 1684 ) .

Lo scrittore Ludovico Guicciardini, noto per la sua « Descrizio ne dei Paesi Bassi » (Anversa 1588 ) , fu anche ingegnere militare

e nel 1567, essendo in Anversa , prese parte alle discussioni sulle fortificazioni di quella città , suggerendo al famoso ingegnere mili tare italiano Francesco Paciotto il posto ove si eresse la cittadella .

E' da segnalare infine Luigi Serristori ( 1793-1857 ), il quale , dopo aver servito la sua Toscana, nel 1814 si arruolava nell'eser

cito russo ed eseguiva diversi lavori topografici nel Caucaso ; nel 1828-29 combattè da colonnello contro i Turchi.

Era doveroso rammentare questi fiorentini che si illustrarono nella architettura militare, nell'occasione dell'adunata nella loro pa . tria dei vecchi e giovani genieri d'Italia . E , CLAUSETTI


Hunt

Alli Acc . 1424

403 N. 5

Ottobre 1936 -XIV

BOLLETTINO DELL'ISTITUTO STORICO E DI CULTURA VERDE

GENIOURALE

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371 0

DELL'ARMA DEL

1 MAG 1937

SOMMARIO

PUGLIESCHI UBALDO - Automobilismo militare italiano . CANSACCHI CARLO - Castellani, capitani , artiglieri, ingegner di Paolo

CLAUSETTI E. - Pietro Paolo Floriani, ingegnere militare (1585-1639 ). TESTI GINO - I chimici militari italiani. IN BIBLIOTECA - Libri entrati dal 10 luglio al 31 agosto 1936 -XIV . -

-

LIBRI NUOVI - Battelli Guido : Andrea Sansovino e l'arte italiana della

rinascenza in Portogallo , RIVISTA DELLE RIVISTE - Carlo del Lungo : Francesco Sponzilli divinatore della radio - Florio Banfi: Marcantonio Pigafetta , esperto militare di An tonio Veranzio - Pietro Zavagli : La stima dei fabbricati civili in esenzione

temporanea d'imposta - Cesare Tommasina : Il valore delle aree edili in rapporto alla loro utilizzazione - Nino Famularo : Sulla stima dei fabbricati

civili in esenzione temporanea d'imposta . NOTIZIARIO - Resti di casematte di Augusto rinvenuti presso Utrecht. VITA DELL'ISTITUTO - Movimento del personale direttivo - Collaborazione

alla Mostra Augustea della Romanità - Modelli per la R. Accademia di artiglieria ee genio - Corso plasticisti - Ricordi dei legionari cecoslovacchi in Italia durante la guerra mondiale.

- ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELL'ARMA DEL GENIO "LA SANTA BARBARA .

ROMA ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO

OMAGGIO


Ottobre 1936-XIV

N. 5

BOLLETTINO DELL'ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO

SOMMARIO PUGLIESCHI UBALDO - Automobilismo militare italiano.

CANSACCHI CARLO - Castellani, capitani , artiglieri, ingegneri di Paolo III . CLAUSETTI E. - Pietro Paolo Floriani, ingegnere militare (1585-1639). TESTI GINO.1 chimici militari italiani . -

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IN BIBLIOTECA - Libri entrati dal 10 luglio al 31 agosto 1936-XIV. Battelli Guido : Andrea Sansovino e l'arte italiana della LIBRI NUOVI rinascenza in Portogallo, -

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RIVISTA DELLE RIVISTE - Carlo del Lungo : Francesco Sponzilli divinatore della radio - Florio Banfi : Marcantonio Pigafetta , esperto militare di An -

tonio Veranzio - Pietro Zavagli : La stima dei fabbricati civili in esenzione

temporanea d' imposta - Cesare Tommasina : || valore delle aree edili in -

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rapporto alla loro utilizzazione - Nino Famularo : Sulla stima dei fabbricati civili in esenzione temporanea d'imposta. NOTIZIARIO - Resti di casematte di Augusto rinvenuti presso Utrecht. VITA DELL'ISTITUTO · Movimento del personale direttivo - Collaborazione

alla Mostra Augustea della Romanità - Modelli per la R. Accademia di artiglieria e genio - Corso plasticisti - Ricordi dei legionari cecoslovacchi -

in Italia durante la guerra mondiale. -

ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELL'ARMA DEL GENIO ' LA SANTA BARBARA "

ROMA

ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO


ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL'ARMA DEL GENIO ( ISTITUITO CON R. DECRETO 28 GIUGNO 1934-XII)

Roma - Viale Angelico, 126 (Sede provvisoria) .

CONSULTA :

S. E. Generale di C. d'A . LEONE ANDREA MAGGIOROTTI - S. E. Ing. Prof. Gustavo GIOVANNONI, Accademico d'Italia · Maggior Generaie Ing. Prof. GIUSEPPE STELLINGWERFF UBALDO PUGLIESCHI Col. FEDERICO GATTA Ten . Col. CORRADO PICONE .

Ten .

SUE FINALITA ' Raccogliere e custodire : a ) tutta la documentazione relativa alla storia dell'arma del genio , dell'architettura militare e degli architetti militari; b) į ci . melii ed i ricordi delle più nobili gesta dell'arma sia in pace che in guerra .

Preparare ed ordinatamente esporre al pubblico rappresentazioni pla -tiche ed iconografiche delle maggiori manifestazioni ( di carattere non riservato ) della

attività dell'arma del genio, perchè servano come utile propaganda e mèta di vi. site istruttive specialmente da parte delle scolaresche e delle organizzazioni cultu .. rali giovanili create dal Regime . Provvedere alla pubblicazione di un notiziario che dia conto dell'attività dell'Istituto .

Cooperare alla divulgazione degli studi di architettura militare . ( Art . 1 dello Statuto approvato con D. Min . 4 luglio 1934 -XII ) .

Direttore dell'Istituto : Generale di Brigata ENRICO CLAUSETTI Vicedirettore : Colonnello LUIGI LASTRICO

La Direzione dell' Istituto non è responsabile del contenuto degli

articoli pubblicati nel Bollettino e che sono firmati o contras segnati dagli autori . 1


Automobilismo

militare

italiano

( Origine, Evoluzione e Sviluppo ) Nell'ordine del giorno che S. E. il Gen. Giuliano, Ispetto re dell'Arma del Genio , ebbe a diramare a tutti i Genieri d'I .

talia, sia in s. p . e . che in congedo, il 24 giugno u . s. , nella ri correnza della Festa dell'Arma , ad un certo punto , nella rievo cazione dei fasti gloriosi dell'Arma nella recente campagna del l’A.O.I. , è detto : ( ... e nulla fu più bello che il ritrovare con fermata l'importanza della nostra essenziale missione, nell’au silio fornitoci dai commilitoni di ogni arma e servizio e dagli autisti ed avieri del Corpo Automobilistico e della R. Aeronau tica ai quali il Genio non dimentica d’aver dato origine » . L'Automobilismo Militare Italiano, che tanto si è svilup

pato in questi ultimi tempi e tanta importanza ha assunto sul l'andamento delle operazioni militari, è sorto , infatti, in seno all'Arma del Genio .

Nell'anno 1902 furono acquistati, per gli usi dell'Esercito Italiano ed in via di esperimento, due automobili a vapore della Casa De Dion -Bouton , che furono affidati idati,, per le prove relati ve, al Reggimento Ferrovieri del Genio in Torino . Dopo diver

si esperimenti eseguiti nella Zona Alpina del 1° Corpo d'Armata ed alcuni impieghi in occasione di manovre si concluse che, per i diversi inconvenienti che presentavano e specialmente per il sorgere del nuovo autoveicolo con motore a scoppio, non era consigliabile di estendere l'impiego nè ad essi nè ad altri di tipo simile.

Nel 1904 , nella Brigata del Reggimento Ferrovieri del Ge nio distaccata a Roma alla Batteria Nomentana, si costitui dap prima un « Drappello » e poi una « Sezione Automobilisti » 2

< con l'incarico di provvedere all'esercizio ed alla manutenzione

A

RM

TU


- 4 -

dei primi pochissimi autoveicoli militari con motori a scoppio ( autovetture, autocarri, motociclette) di cui si cominciò allora

a dotare l’Esercito. Grande Pioniere e grande assertore dell'u tilità d'impiego dei mezzi automobilistici nell'Esercito è stato . sin dal loro sorgere, l'attuale Generale di C. d’A . in congedo Andrea Maggiorotti, allora Tenente colonnello del Genio Capo dell ' « Ufficio Automobilistico » costituitosi in quell'epoca pres.

so il Comando del Corpo di Stato Maggiore del R. Esercito , e che deve esser considerato come il fondatore dell'Automobili smo Militare Italiano.

La « Sezione Automobilisti » iniziale, ben

presto

(nel

1908 ) si sdoppiò in 2 « Compagnie Automobilisti » del 6° Reg. gimento Genio Ferrovieri, dislocate una a Rosa e l'altra a To

rino, e si può dire che da quella data ha avuto inizio, in seno all'Arma del Genio , l'Automobilismo militare italiano vero e proprio. Già sin d'allora, però , l'Arma del Genio , con i suoi

quadri molto ristretti , non poteva far fronte completamente a tutte le esigenze organiche della nuova specialità, e perciò nel le due nuove Compagnie Automobilisti del Genio furono inqua

drati, per ausilio, anche Ufficiali di altre Armi. Col funziona mento di dette due Compagnie si iniziarono, così, oltre che i

servizi automobilistici per l'Esercito , anche i Corsi militari an nuali d'istruzione per ufficiali delle varie Armi, i Concorsi tra le varie Ditte Automobilistiche per la determinazione dei ti pi di autoveicoli idonei per il servizio nell'Esercito , onde aver

ne norma per le conseguenti provviste, ed ebhe inizio l'impie go dei mezzi automobilistici nelle grandi manovre annuali ( il 1 ° Parco Automobilistico nelle Grandi Manovre fu costituito ed

impiegato presso il Partito Rosso delle Grandi Manovre del 1911

nel Monferrato, formandolo con elementi delle due Compagnie Automobilistici del Genio suddette ).

Cosicchè, quando sopraggiunse la guerra Italo - Turca nel 1912 si era già affermata nell'Esercito una buona base d'impie go di mezzi automobilistici, il che permise di mobilitare, per il Corpo di spedizione in Libia, un « Parco Automobilistico » che ebbe così l'onore di costituire il primo impiego in guerra di mezzi automobilistici riuniti in formazioni organiche ( il nume


- 5 -

ro di autocarri del tipo leggero Fiat XV ter che vi furono impie gati raggiunse l'ingente cifra , per allora , di 500 unità ). Tale impiego riuscì di grandissimo ausilio e di grande effi

cacia per lo svolgersi di quelle operazioni militari e coloniali e riuscì, nello stesso tempo , utilissimo per le prove in atto di

taluni principi che dovevano cominicare a servire di base per la mobilitazione e l'impiego in guerra dei mezzi automobilistici. La prima prova bellica in grande stile che l'automobilismo

militare italiano fu chiamato a compiere è stata quella relativa alla guerra europea del 1915-18 . Nel periodo 1914-15 , preparatorio della suddetta guerra , dovendosi aumentare il numero dei Centri automobilistici di

mobilitazione in conseguenza del maggiore sviluppo preso , nel frattanto , presso l'Esercito, dall'automobilismo e delle nume

pagnie del Treno d'Artiglieria, lasciando alle 2 Compagnie

Automobilisti del Genio il disimpegno del Servizio Fotoelettri co. Da quella data si può , quindi, dire che l’Automobilismo

Militare lasciò , in conseguenza del suo sviluppo , l'Arma del Genio, pur restando ancora affidato al Reggimento Ferrovieri del Genio , sia in quel periodo di trasformazione sia durante tutta la guerra 1915-18 , l'incarico di provvedere (mediante la « Direzione Tecnica Automobilistica » appositamente costitui tasi per la guerra) agli ingenti rifornimenti di tutto il materiale automobilistico occorrente per l'Esercito . E così pure fu agli Ufficiali del Genio che rimasero affidate, durante

tutta la

guerra 1915-18 ed anche per molti anni dopo, le principali ca riche e mansioni direttive dell'Automobilismo Militare .

Fu nella guerra 1915-18 che, in seguito alle necessità a ma no a mano presentatesi, ed al riconoscimento , sulla base della

esperienza di guerra, delle grandi risorse che l'Automobilismo poteva dare in tutti i vari campi militari ( logistico, tattico e strategico), che esso raggiunse gradatamente, con uno sforzo

tecnico poderosissimo eseguito dai dirigenti, dai gregari e dalle ditte di costruzioni automobilistiche, uno sviluppo enorme , ad

ct

Com

re

l'Arma del Genio, furono trasformate in automobilisti

Di

rose ed ingenti unità che si sarebbero dovute mobilitare in caso

di guerra, fu necessario costituire altre Compagnie Automobili sti . E poichè non fu reputato del caso aumentare l'organico del


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dirittura impensato. Dai 5 mila autoveicoli, circa , di cui dispo neva l’Esercito Italiano nel maggio 1915 ( e cioè già dopo lo sforzo eseguito nell'anno di neutralità preparatorio della Cam pagna) si arrivò ad avere , nel novembre 1918 , oltre 35 mila autoveicoli, e dai 500 ufficiali e 9000 uomini di truppa all'ini.

zio della Campagna si giunse a 3000 ufficiali e 115.000 uomi ni . Basterebbero queste cifre a dare un'idea dello sviluppo e dell'importanza assunta dall'automobilismo nell'andamento del. le operazioni militari.

« Prima della guerra 1915-18 era stata , bensì, già ricono sciuta, in via di massima, dallo Stato Maggiore del R. Esercito , la convenienza dell'impiego degli autoveicoli nelle operazioni militari , ma esistevano allora ancora molte divergenze di pare

ri circa lo sviluppo che convenisse dare a tale applicazione. Co sì , mentre l'accordo era unanime ed indiscusso a riguardo del l'adozione di autoveicoli leggeri e veloci pel trasporto degli Sta

ti Maygiori, pel collegamento tra le Grandi Unità, pel trasporto feriti e per i Servizi postali, la suddetta unanimità cessava quan . do si doveva sanzionare l'intervento dell'autocarro nell'infini

ta gamma dei trasporti di materiali d’Artiglieria , del Genio , di Commissariato , di Sanità , ecc . Si rimaneva , cioè, ancora per

plessi circa la convenienza di affidarsi completamente agli au toveicoli per far fronte alle svariate necessità di tutti i Ser vizi , e si propendeva invece a limitarne l'impiego a qualcuno di essi , ovvero , ad adottarli solo per qualche Grande Unità allo scopo di conferirle maggiore scioltezza ed elasticità di movi

mento . Infine si dibatteva altresì la pregiudiziale relativa alla Zona entro la quale doveva svolgersi il servizio dei traini mec canici, e la tendenza generale era propensa a limitare alle se conde linee lo svolgimento dei Servizi automobilistici, lasciando ,

invece , i trasporti di prima linea, ossia quelli di Corpo d’Ar mata , ancora affidati al carreggio animale, con solo timide ec cezioni per lo sgombro dei feriti.

Mari d'inchiostro furono versati per sostenere l'una o l'al tra tesi e prospettarne i vantaygi e gli inconvenienti, senza che in modo positivo si potessero trarre deduzioni di certezza asso

luta, e con ciò ognuno rimanera con la persuasione di essere nel vero .


-7

La guerra mondiale, iniziatasi nell’agosto 1914 e termina ta nel novembre 1918 , dopo oltre quattro anni di sforzi inau

diti da parte di tutti i combattenti, ha posto il suggello su tutte le discussioni e con la consueta inesorabile crudezza dei grandi

avvenimenti, ha emanato il suo inappellabile verdetto » ( 1). Ed infatti, dopo le esperienze ed i risultati di quella guer ra nella quale furono dimostrate le grandiose capacità dei vari tipi di autoveicoli impiegati, non rimase più il minimo dubbio o la minima incertezza sull'efficacia del più largo impiego, sino alle prime linee , dei mezzi automobilistici nelle operazioni mi litari.

La guerra 1915-18 ha dimostrato , infatti , che solo me diante gli autoveicoli si può sopperire alle diverse e sempre cre scenti necessità dell'Esercito mobilitato : s'intende che il rendi

mento di detti autoveicoli sarà tanto maggiore quanto più le caratteristiche di essi saranno particolarmente adatte allo scopo. Per accennare ai principali impieghi degli autoveicoli du rante la suddetta Guerra , al Fronte Italiano , rammenteremo che furono adoperate : 1º) Autovetture per i trasporti dei Comandi delle Gran

di Unità , Intendenze e relativi Stati Maggiori , disimpegnando così con esse completamente, coadiuvate dai motocicli, il ser

vizio delle rapide comunicazioni. 2" ) Autocarri per trasportare , rapidamente ed abbondan temente, sino alle prime linee , le munizioni per le batterie, i

materiali varii del Genio per i lavori di fortificazione, le vetto vaglie e tutto quanto era necessario perchè le truppe potessero vivere e combattere .

3º) Pure autocarri per gli spostamenti rapidi di forti contingenti di truppe, onde farle giungere tempestivamente sul luogo dell'azione. E ' rimasto memorabile il trasporto eseguito nel maggio 1916 , in quattro soli giorni, dal 19 al 23 maggio ,

mediante un migliaio di autocarri ( compresi quelli impiegati per la rioccupazione del Dente del Pasubio ) di circa 100.000

( 1 ) Gen. A. Pugnani – La Trazione Meccanica


-- 8

uomini dall'Isonzo e dal Tagliamento al Trentino per arginare

il violento e pericoloso attacco austro- ungarico ( 1 ). 4 ) Autoambulanze ed autobus per il trasporto dei feriti . 5 °) Trattori e trattrici per trasportare sino alla loro po stazione in batteria le artiglierie ( medi e grossi calibri) eseguen

do spesso il traino attraverso zone montane aspre e difficili. Per dare un'idea molto sommaria dell'organizzazione del l'Automobilismo Militare Italiano durante la guerra mondiale si accenna che : a ) Tutti gli autoveicoli di cui ai precedenti comma 1 )

2) 3 ) e 4) erano raggruppati in « Parchi Automobilistici » di Armata, aventi, ciascuno, un Deposito -Laboratorio, per i rifor

nimenti immediati di materie di consumo e parti di ricambio,

e per le piccole e medie riparazioni degli autoveicoli stessi . b ) Gli autoveicoli di cui al comma 5 ) erano raggrup pati in

Parchi Trattrici » d'Armata, anch'essi con un Depo

sito - Laboratorio ciascuno. c ) Tanto i Parchi Automobilistici che i Parchi Trattrici

facevano capo , per i rifornimenti di autoveicoli nuovi o ripa rati, delle materie di consumo e delle parti di ricambio , e per le grandi riparazioni degli autoveicoli al « Deposito Centrale Automobilistico » . In principio della guerra si aveva un Depo sito Centrale Automobilistico per ogni Armata , ma poichè ciò dava luogo ad inconvenienti molto gravi ( specie per i riforni menti delle parti di ricambio ) i Depositi suddetti furono fusi in un unico Deposito Centrale Automobilistico per tutto l'E

sercito mobilitato e dipendente direttamente dall ' « Ufficio Tec nico Automobilistico » dell'Intendenza Generale che ne regola

va il complicato, poderoso, importantissimo funzionamento . A tale Ufficio Tecnico Automobilistico ( che poi cambiò il nome in ( 1 ) Sul fronte anglo -francese molte falle poterono essere tamponate in tempo solo col pronto e rapido affluire delle riserve , in uomini e cannoni, trasportati con mezzi automobilistici. La città di Verdun fu appunto salvata con la rapida

organizzazione automobilistica sulla famosa « Voie Sacrée » , sulla quale furono autotrasportati, dal 22 febbraio al 4 marzo 1916, e cioè in meno di 10 giorni, ben 132 battaglioni e 20.000 tonnellate di munizioni,


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« Sezione Tecnica Automobilistica » ) facevano capo anche le richieste per i rifornimenti e per le riparazioni delle ( autofoto

elettriche » assegnate alle Armate ed il cui servizio era disimpe gnato , come si è detto, completamente dal personale delle 2

Compagnie Automobilisti del 6 ° Genio Ferrovieri. Per le Auto fotoelettriche vi era in zona di guerra un Deposito a parte.

Il suddetto Deposito Centrale Automobilistico unico si

suddivideva , poi, in vari Stabilimenti e Laboratori specializza ti , ciascuno, in determinati rifornimenti e riparazioni. Alle richieste di provviste automobilistiche che era neces. sario far affluire in zona di guerra , per il funzionamento dei

Parchi e del Deposito Centrale , provvedeva l ' « Ufficio Automo bilistico ) del Ministero della Guerra , mediante la « Direzione

Tecnica Automobilistica » di cui si è fatto cenno in principio e che era costituita presso il Reggimento Ferrovieri del Genio . Prima di finire i suddetti accenni sull'impiego degli auto veicoli nella guerra 1915-18 mettiamo in rilievo che tutti gli au toveicoli che furono usati erano idonei a marciare solo su stra

de, e che solo qualche tipo di trattrice era capace di uscire , condizionatamente, dalla strada . Gli autocarri furono quasi tutti del tipo normale,

prove

nienti in piccola parte dalla requisizione (mentre le autovettu re si ebbero quasi tutte dalla requisizione) ed il grosso fu invece fornito dall'industria che in quel periodo fece addirittura dei miracoli per la celerità delle provviste . Il grosso fu costituito dagli autocarri Fiat XV ter ( leggeri) e Fiat 18 BL e BLR (pe santi) che gli automobilisti ancora oggi ricordano per i servizi preziosissimi che resero. Le trattrici si ebbero, in principio, dalla requisizione ( tipi Soller, Pavesi- Tolotti tipo A e Fiat tipo 30) e poi dell'indu

stria ( Fiat tipo 20 e Pavesi-Tolotti tipo B). Di carri armati si può dire che quasi non fu fatto alcun impiego : solo verso la fine della Guerra, in base alle esperien ze eseguite sui campi di Francia, cominciammo a costruire dei carri armati che possono considerarsi una derivazione del car

ro armato leggero francese Renault. Tale limitato impiego fu conseguenza della natura del terreno , aspro e montano, delle

operazioni sulla fronte italiana ben diverso da quello, princi


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palmente pianeggiante, della fronte francese . E fu , infatti, solo

dopo il novembre 1917 , col ripiegamento sul Piave ( e , quindi , cambiamento della natura del terreno delle operazioni) ed in seguito alla buona prova fatta al fronte francese del suddetto carro armato Renault leggero, che fu presa in esame la possi bilità di impiego di tali macchine anche sulla nostra fronte . Il

nostro esercito stava già iniziando tale impiego, in seguito alla commessa passata alla nostra industria di un certo numero di tali carri , allorchè la nostra vittoriosa battaglia di Vittorio Ve neto ne fece cessare automaticamente la necessità. All'infuori di tali pochissimi carri armati che principalmente manovrano fuori strada, e dei trattori e trattrici innanzi accennate che era

no scarsamente idonee ad uscire dalle strade, tutti gli altri au toveicoli con i quali combattemmo la guerra 1915-18 erano ido nei a marciare soltanto sulle strade. Ciò va messo in rilievo per

notare, poi , i notevoli progressi raggiunti in seguito , a tale ri guardo, e dei quali si dirà più innanzi. A chiusa di questi brevi cenni sulla guerra 1915-18 dob biamo rendere omaggio, oltre che ai dirigenti , anche agli autisti

che si prodigarono oltre ogni immaginazione e che, compiendo spesso dei sacrifici ammirevoli, anche con contributo di san gue (molti autocarri furono colpiti in pieno mentre si recavano

alle prime linee) riuscirono ad imporsi all'ammirazione di tut per gli innumerevoli ed importantissimi servigi che seppero rendere in tante occasioni difficili.

S. A. R. il Duca d'Aosta , il 15 agosto 1918 , riuni a Cam ponogara tutti gli automobilisti dell'Autoparco della 3^ Armata,

e, dopo averli passati in rivista e fatti sfilare in parata sui ri spettivi automezzi, rivolse ad essi vibrate ed appassionate pa role d'elogio che tutti i vecchi automobilisti militari porteranno

a lungo scolpite nel cuore . Alla fine della Campagna, S. M. il Re con la concessione di moto proprio di un « Encomio solenne al Corpo Automobilistico » sanzionava, in modo altamente am bito , la tenacia e l'ardimento dimostrati durante tutta la guerra dal personale automobilistico.

Nell'immediato dopo guerra , in quel periodo di deprimen te atonosfera politica in cui gran parte delle energie vitali della


- ll

Nazione rimasero soffocate, anche l'automobilismo subi un tempo di arresto . Gli autocarri che avevano fatta la guerra fu

rono in gran parte alienati ai privati per l'automobilismo indu striale , e così le Ditte costruttrici di automobili, dato che il mercato era stato inondato dei suddetti autocarri alienati , non

si interessarono, o quasi, per parecchio tempo della costruzio ne di autoveicoli industriali e concentrarono quasi tutta la loro attività nella sola costruzione di autovetture .

Per l'automobilismo militare i nostri dirigenti avevano cer cato , subito dopo la guerra 1915-18 , di risolvere almeno taluni

dei più urgenti problemi che la guerra stessa aveva posto, quale ad esempio la ricerca di un trattore per le artiglierie pesanti campali ( nel novembre 1917 , per mancanza di cavalli e d'ave na , si era stati costretti a trasformare tale batterie a traino mec

canico, col ripiego di adoperare quale trattore l'autocarro Fiat 18 BLR ) ma i successivi governi di quell'epoca grigia non asse condarono affatto iniziative del genere, e così si ebbe , per l'au . tomobilismo militare, un periodo di inerzia , di disorientamento e di incertezza.

Finalmente , nell'ottobre del 1922 , con l'avvento del Go

verno Fascista, si iniziò per opera del Ministro della

Guerra

S. E. Diaz ( proseguito, poi, dai successivi Ministri e Sottosegre tari della Guerra, ed attualmente in pieno sviluppo) lo svolgi mento di un programa automobilistico militare razionale, ba sato sulla esperienza della guerra mondiale ed inteso anzitutto

alla ricerca dei tipi di autoveicoli idonei alle aumentata esigen ze dell'Esercito.

Per quanto riguarda l'organizzazione dell'automobilismo militare . coll' « Ordinamento Diaz ) , essendo oramai risultate

del tutto insufficienti, sia per l'inquadramento del personale che per la mobilitazione, le sei Compagnie Automobilisti pro venienti dal Treno d’Artiglieria, esistenti anteguerra e durante la guerra, fu creato un Ente automobilistico per ogni Corpo di

Armata , detto prima « Raggruppamento

Trasporti »

e poi

«( Centro Automobilistico )) , corrispondente all'incirca ad un Reggimento ( sono retti , infatti , ciascuno da un colonnello o tenente colonnello) ed a Bologna rimase, col nome di « Officina Automobilistica R.

Esercito

quell'importante

stabilimento


12

sorto durante la guerra. A Torino, poi, fu costituito , quale con sulente tecnico del Ministero della Guerra Divisione Automo

bilismo) l ' « Ispettorato Tecnico Automobilistico » Ente di alta

competenza automobilistica, il quale ebbe l'incarico di studiare tutti i vari problemi tecnici di automobilismo militare, defini re i nuovi tipi di autoveicoli speciali di cui occorreva dotare l’E sercito , fare le esperienze necessarie , e , infine, fare, a mano a

mano, tutte le proposte che si rendevano necessarie per la buo na manutenzione ed impiego del materiale automobilistico esi stente presso i varii Enti dell'Esercito e nei magazzini di mo bilitazione. L'Ispettorato Tecnico Automobilistico fu , altresì,

incaricato dell'esecuzione dei « Corsi Superiori Automobilisti ci » , annuali, per ufficiali delle varie Armi. Detti corsi, della durata di 5 o 6 mesi, erano destinati a formare degli ufficiali

di buona competenza tecnica automobilistica da poter destina re poi, al momento del bisogno, sia agli Stati Maggiori che agli Enti automobilistici con mansioni direttive .

Inquadrato, in tal modo, l'Automobilismo Militare, in con. formità della maggiore importanza assunta ed in base al suo maggiore sviluppo, si cominciarono così ad attuare, a mano a mano che la tecnica automobilistica ne dava la possibilità coi

suoi progressi, tutte le grandi provvidenze ed i notevoli progres si che hanno condotto , gradatamente, l'automobilismo militare stesso all'attuale suo grado di elevato perfezionamento. Per spronare l'attività delle ditte automobilistiche, rima

sta , come si è detto , sopita nell'immediato dopo guerra nei ri guardi dell'automobilismo industriale, furono indetti dei Con corsi per autoveicoli speciali a carattere militare ( trattori e trat trici per Artiglieria , carrette da montagna, carro ( dovunque » carri armati veloci, ecc . ). Da tali concorsi, le cui direttive di rato Tecnico erano emanate dall'Ispetto studio per ogniAutomchinelcolo tipo il quale si avvaleva, a mano a а

mano , dei progressi che venivano raggiunti dalla tecnica auto mobilistica adeguandoli alle nuove esigenze e formazioni orga niche dell’Esarcito , sono scaturiti i numerosi autoveicoli specia

li che oggi possediamo e che rappresentano quanto di meglio possa esservi oggi in materia di automobilismo militare, special mente per operazioni in zone montane.


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Le direttive di studio suddette hanno, infatti, sempre te

nuto presente , tra l'altro , la caratteristica

prevalentemente

montana della nostra zona di confine.

Uo dei problemi più importanti che, dopo quello dei trat

tori e trattrici per artiglieria , l'Ispettorato Tecnico Automobili stico ha dov'to affrontare è stato quello dell'orientameno verso l'adozione o della ( motorizzazione » o della ( meccanizzazio ne » dell'Esercito , onde poter poi definire, conseguentemente,

i tipi di autoveicoli di cui , in base a tale orientamento , fosse stato utile dotare l'Esercito .

Nel grosso pubblico, alle due espressioni

motorizzazio

ne ) e a meccanizzazione ) si dà spesso uguale significato , in

tendendosi significare con esse l'impiego generico , da parte del l'Esercito, di mezzi automobilistici in sostituzione dei quadru . pedi . Conviene , quindi, a questo riguardo precisare

poichè

l'esattezza della terminologia equivale a chiarezza di idee che per unità « motorizzate » s'intendono quelle che dispongo no permanentemente , per il loro trasporto, di automezzi i quali cessano di funzionare sulla soglia del combattimento , ma riman . gono tuttavia assegnati alle stesse unità in modo organico e per manente , sicchè la unità medesima li riprende a battaglia o ne

cessità finita per servirsene per un nuovo sbalzo o per il ri piegamento. Aggiungiamo qui subito che se , invece, i mezzi di trasporto a motore non sono permanentemente e organicamen te assegnati all'unità ma le sono assegnati solo temporanea mente per essere , con essi , prontamente trasferita da un pun to all'altro del fronte per momentanee esigenze, tale unità si

dirà semplicemente « autotrasportata » . Infine, la qualifica di a meccanizzazione » è attribuita alle unità che non solo sono avvicinate al campo di battaglia con dei mezzi di trasporto mec

canici ( permanenti o contingenti), ma entrano nella zona di combattimento con i mezzi stessi , molti dei quali formano con

le persone e con le armi un tutto unico. Quindi si può dire che la

meccanizzzazione ) si riferisce alla soluzione totalita

ria del problema nel senso che il motore incide profondamente anche sulla organizzazione delle truppe e sull'andamento della battaglia, mentre , invece , con la

motorizzazione »)

si vuole

semplicemente sostituire ai quadrupedi il motore meccanico per


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il trasporto , oppure pel traino, tanto su strada quanto su terreno vario , degli uomini, delle armi, delle vettovaglie, nonchè, es senzialmente , delle artiglierie , da impiegarsi, e gli uni e le altre , fuori e separatamente dai mezzi di trasporto a motore i quali

non prendono , quindi, parte attiva al combattimento . Le due concezioni suddette possono simbolicamente e prin cipalmente considerarsi rappresentate dai ( carri armati » per la meccanizzazione e dai « trattori per artiglieria » per la mo

torizzazione, rappresentazioni che rispondono, in effetti, alla realtà dei fatti inquantochè il carro armato possiede in sè tutti

gli elementi per combattere : « movimento , fuoco e potenza di sia pure urto ) mentre il trattore rappresenta solo un aiuto potente per l'impiego dei mezzi ordinari da combattimento .

Come si può immaginare, tale importante problema, della meccanizzazione o della motorizzazione, ha non solo interessa

to il nostro Esercito ma anche gli altri Eserciti delle principali Nazioni che presero parte alla Guerra Mondiale , anzi dobbia mo dire che i nostri studi in materia hanno seguito quelli de gli altri onde poterci saggiamente avvalere delle esperienze fat te al riguardo per adottare quanto vi è di buono nell’una ee nell'altra tendenza. Possiamo così accennare che, mentre l'E

sercito inglese, che iniziò i suoi esperimenti di meccanizzazio ne tra il 1919 e il 1923 , si era orientato in principio decisa mente verso la meccanizzazione totale dell'Esercito , in un se

condo tempo ha riconosciuto la necessità di valersi dei mezzi

meccanici in modo più ampio (motorizzazione) e cioè, in con clusione, ha abbandonato la meccanizazione totale ideata nel primo tempo , per sostituirvi una soluzione intermedia fra la meccanizzazione e la motorizzazione.

La Francia, invece, dopo aver fatti esperimenti per più di un decennio sulla base della motorizzazione dell'Esercito , si è

avviata, in un secondo tempo , anche ad una parziale mecca nizzazione delle sue unità celeri . Si è verificato , cioè, in Fran cia un movimento in senso opposto a quello inglese per giun gere poi, in tutti e due quegli Eserciti, ad una soluzione mi sta , non molto differente l'una dall'altra.

Per quanto riguarda il nostro Esercito , la natura e le dif


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ficoltà dei probabili terreni d'impiego in caso di conflitto , escludono senz'altro la meccanizzazione totale , e perciò anche noi ci siamo orientati verso una soluzione mista , ossia verso un connubio delle due concezioni . E ' stato , cioè, sanzionato che le nostre unità celeri debbono essere , per il miglior rendimen to ed efficacia, in parte meccanizzate ed in parte motorizzate , con la differenza però , nella soluzione italiana per rispetto a quelle inglese e francese , che , dovendo il nostro Esercito af.

frontare e superare le difficoltà che si oppongono al suo mo vimento nella zona montana del nostro confine, saranno da

evitare , nella meccanizzazione , le macchine troppo pesanti per corazzatura e mezzi d'offesa , avvalendosi di carri da combat

timento agili e snelli adatti alle manovre anche in terreni mol to difficili , e nella motorizzazione ( che ha avuto una parte pre

ponderante rispetto alla meccanizzazione) bisogna avere delle macchine specialmente idonee per percorsi in zone montane. Questo accenno che si è fatto di un problema che è vera

mente grandioso e della massima importanza per munire l’E sercito dei mezzi che più gli sono appropriati per raggiungere la massima efficienza bellica , ci dà un'idea della vastità de gli studi che esso comporta e della necessità che essi siano trat

tati da persone della più alta competenza automobilistica e mi litare. La guerra 1915-18 ci ha , anche, chiaramente dimostra to che l'automobilismo militare ha carattere essenzialmente tec

nico e che , quindi , può dare tutto il suo rendimento soltanto se diretto da ufficiali che posseggano la necessaria capacità tec nica . E ' stato perciò che nel 1930 fu creato presso il nostro E sercito il

Servizio Tecnico Automobilistico » composto di un

limitato gruppo di Ufficiali, ( principalmente appartenenti al l'Arma del Genio ed a quella di Artiglieria) aventi la necessaria capacità per studiare e stabilire le caratteristiche degli automez zi militari speciali e normali ( facendo , ove necessario , delle par ticolari esperienze) sorvegliare e collaudare le costruzioni au tomobilistiche militari presso l'industria automobilistica civile,

dare le direttive per la buona manutenzione e per le riparazio ni del materiale automobilistico militare e , infine, organizza

re la mobilitazione e l'impiego dell'automobilismo italiano (mi litare e civile) in caso di guerra.


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L'Ispettorato Tecnico Automobilistico di Torino nel 1930 fu soppresso fondendolo con l'Ente Ministeriale Centrale ( Di. visione Automobilismo) e si creò presso il Ministero della Guer ra il nuovo Ente, attualmente esistente, denominato prima « I spettorato del Materiale Automobilistico ») ed ora « Ispettorato

della Motorizzazione ) e corrispondente ad una Direzione Ge nerale, che assomma le mansioni tecniche ed amministrative prima suddivise nei due Enti suddetti. Infine, dato che in caso di guerra buona parte dell'auto mobilismo civile si fonde con quello militare per costituire una delle forze più potenti della Nazione in armi, si trovò che oc

correva stabilire tra di essi un legame sempre più intimo e che i costruttori automobilistici fossero largamente al corrente del le esigenze militari per cercare di soddisfarle , nei limiti del

possibile, anche nelle macchine destinate al traffico automobi

listico civile , le quali possono essere , poi, requisite in caso di mobilitazione. E così, oltre ad un insieme di provvidenze in tese a stabilire un buon legame tra l’automobilismo militare e quello civile , fu dal Ministero della Guerra, d'accordo con quel lo dell'Educazione Nazionale, stabilito di istituire in Torino, presso quella R. Scuola d'Ingegneria , un « Corso di Perfezio namento in Costruzioni Automobilistiche ) . In tale Corso , te

nuto sino ad ora con molta competenza da un Ufficiale Supe riore del Genio in Servizio Tecnico Automobilistico , vengono

svolti, agli Ingegneri che vogliono specializzarsi nel ramo auto mobilistico , non solo i problemi inerenti alla specializzazione, ma vengono altresì illustrate le particolari esigenze militari , on

de poterne poi tenere, a suo tempo, debito conto anche nelle costruzioni degli autoveicoli per il traffico civile . Partendo , quindi, sia dai concetti innanzi brevemente esposti sull'orientamento verso la meccanizzazione e la moto rizzazione, sia dalle considerazioni sulla natura montana

del

terreno in cui probabilmente si svolgeranno le nostre operazio ni militari belliche e sia , infine, dall'esame delle molteplici esi e

genze dell'Esercito onde metterlo nelle condizioni della massi ma efficienza , il Servizio Tecnico Automobilistico , sotto la di.

rezione del Generale Ispettore, ed avvalendosi di tutti i più


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moderni progressi raggiuntisi nella tecnica automobilistica, ha così concretato gradatamente un insieme di autoveicoli specia Ji

per

il nostro Esercito, che veramente rappresentano quanto

di meglio possa esservi oggi ( per le nostre esigenze militari) in materia di costruzioni automobilistiche.

Per dare un'idea sui principali tipi di autoveicoli speciali che si hanno attualmente in uso nel nostro Esercito , accenne

remo ai seguenti :

- Trattore leggero e trattore pesante cam pale, rispettiva mente per artiglierie campali e per artiglierie pesanti campali. Sono costruiti dal « Consortium Fiat-Spa ») ed hanno tut te e due analoghe caratteristiche.

Hanno le quattro ruote motrici, montate le anteriori e le posteriori su due telai tra loro snodati in modo da permettere lo svergolamento nella marcia fuori strada per raggiungere la postazione della batteria . Data la velocità che debbono poter

raggiungere tali trattori, il pezzo di artiglieria che deve esser trainato viene montato su di uno speciale carrello elastico . Trattrice pesante (Breda ) per i medi e grossi calibri , anche a 4 ruote motrici, e pure idonea ( in misura però mino

re dei due trattori precedenti) ad uscire fuori strada. E ' im

piegata anche per il trasporto del materiale del Genio pontieri. Carri da combattimento ( armati). Hanno la propulsio ne a cingoli. I tipi più potenti da noi in uso sono i Fiat Modelli 1921

e 1930 : questi carri , armati di mitragliatrici o di cannoncino , e detti anche ( carri da rottura ) sono sufficientemente idonei

a marciare fuori strada, ma non sono che scarsamente idonei

alla marcia su strada. Ne consegue che devono essere portati su

appositi carrelli trainati da autoveicoli trattori fino in prossi mità del luogo di impiego. L'ingombro rappresentato dai suddetti trattori e dai car

relli portanti i carri armati, la scarsa velocità dei carri , la vul nerabilità dei carri stessi perchè troppo visibili e lenti, hanno fatto proseguire gli studi e le esperienze per ottenere dei car ri armati idonei a marciare velocemente su strada e fuori stra

da , e molto manovrieri. Il problema è stato risolto con l'ado 2.


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zione del carro (( Ansaldo- Fiat ) detto anche

( carro armatu

veloce )» , specialmente adatto per le truppe celeri e provviso riamente assegnato anche alla Fanteria Carrista come « carro d'assalto » , il quale rappresenta un vero gioiello della tecni ca automobilistica.

Questi ultimi carri , che pesano appena 3000 Kg. e che ri .

spondono molto bene alle necessità del nostro prevedibile ter reno di impiego alla frontiera, pur essendo cingolati, possono arrivare ai 45 Km . -ora su strada , sono molto manovrieri fuori

strada e capaci di superare molto bene gradini, trincee , reti.

colati , guadi e pendenze fortissime . Sono armati con due mi tragliatrici ed equipaggiati con due uomini protetti contro i tiri

di fucileria , mitragliatrici, shrapnels e contro le scheggie di granata .

Autocarretta da montagna ( OM ) : è un autoveicolo con 4 ruote motrici e direttrici , capace di sostituire la carretta sul. le carrareccie e buone mulattiere .

Questo geniale carro da montagna rappresenta un autovei. colo italiano caratteristico per la nostra motorizzazione, ed è un prezioso ausilio alle fanterie destinate ad operare in zone montane .

Autocarro per terreno vario « Dovunque » .

Poichè

i

normali autocarri non sono idonei alla marcia fuori strada , è

stato studiato e realizzato ( costruzione Fiat) un autocarro spe ciale su tre assi e sei ruote , di cui le quattro posteriori motri ci , il quale, potendo marciare fuori strada, può portare diret tamente le munizioni , materiali , ecc. direttamente sul posto di >

impiego . Autocannone ( su chassis Ceirano) che porta installato

un pezzo d'artiglieria ( specialmente adatto per tiri antiaerei) che può rapidamente passare dalla marcia alla posizione di ti ro , rimanendo però sulla strada non essendo lo chassis suddet to adatto a marciare fuori strada .

Motocicletta elastica ( Ditta Guzzi) adatta , mediante l'e lasticità del telaio , a muoversi anche fuori strada , su di un ter reno vario e rotto .


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Mototriciclo, pure della Ditta Guzzi , che sostituisce il vecchio motocarrello .

Ai suddetti autoveicoli speciali , vanno , poi , aggiunti i nu merosi autoveicoli montati su chassis normali , ma con carroz

zerie particolarmente adatte a determinati trasporti di carat tere militare , e cioè : autoambulanze ( normali pel trasporto fe

riti , speciali per operazioni chirurgiche o per odontoiatria), auto- officine , autofrigoriferi , autobotti, autopompe ,

autofur

goni , autocarri pel trasporto quadrupedi , ecc . E così l'Automobilismo Militare oramai dispone di un com

plesso organico di mezzi automobilistici che , per rispetto allo stato attuale della tecnica automobilistica , si può ritenere be ne adeguato a tutte le esigenze odierne dell'Esercito stesso . Il nuovo Ordinamento in Guerra dell'Automobilismo Mi.

litare, stabilito dopo e sulla base delle esperienze della Guerra 1915-18, ed alcuni degli autoveicoli speciali di nuova creazio ne innanzi accennati, hanno avuto il loro brillante collaudo nella nostra recente Guerra Coloniale nell'Africa Orientale ,

nella quale l'automobilismo stesso ha raccolto nuovi allori , do

po quelli in precedenza conseguiti nella Campagna Coloniale della Libia e nella Guerra Europea 1915-18. Tale guerra , che di « coloniale » ha avuto soltanto il no me per lo scopo che aveva e per la località in cui si è svolta ,

si può considerare , invece , per l'imponenza dei mezzi impie gati e sotto vari aspetti , una guerra vera e propria nel signi ficato normale di questa parola , ed in essa è stata impiegata una massa veramente ingente, per rispetto all'entità delle for

ze che vi sono state impiegate, di mezzi automobilistici. Alla fine della campagna si avevano, infatti , colà in ser vizio circa 15.000 autoveicoli militari , ai quali si devono ag.

giungere anche i 9.000, all'incirca , autoveicoli civili che pure hanno dato il loro concorso in molte operazioni. In detta Guerra è stato realizzato largamente, sotto l'aspet

to tecnico, quel trionfo del motore che i competenti avevano preconizzato per le guerre future , e cioè trionfo in cielo e trion

fo in terra . Tutti , infatti , oltre che i dirigenti, hanno ricono sciuto che l'aviazione e l'automobilismo sono stati due dei fat


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tori più importanti per il conseguimento del rapido, brillan te successo di quella Campagna. I grandissimi servigi resi dall'automobilismo durante le operazioni li possiamo rilevare dagli stessi bollettini giornalie.

ri di guerra e dalle varie Relazioni riassuntive delle operazio

ni, che ci hanno spesso comunicato il rapido spostarsi ed il combattere delle varie Armi e specialità coi mezzi apprestati

dalla più perfezionata tecnica automobilistica per gli impieghi militari. I principi della meccanizzazione e della motorizzazio ne hanno avuto ambedue larga attuazione, nonostante le diffi

coltà asprissime presentate dalla natura impervia di quel terre no . Il nuovo carro -armato veloce ha avuto in quella Campa gna il suo battesimo di fuoco e di sangue , ei relativi « carri

sti » hanno più volte scritto delle pagine di fulgido eroismo, facendoci fremere spesso di ammirazione per loro.

Ma anche il semplice automobilista ha compiuto, moti dianamente ed oscuratamente , una serie di piccoli e grandi eroismi.

Un corrispondente di guerra ebbe a scrivere « Non si rie sce a capire quando mangino e dormano questi eroi del volan . te che ormai da molti mesi, fra le ondate di polvere, nei sol. chi profondissimi di queste strade sconnesse -- il più delle vol.

te aperte, in boscaglie, dalle stesse ruote della macchina

per

corrono in tutti i sensi queste terre » . In quella Guerra , tutti indistintamente, ufficiali e grega ri automobilistici, hanno fatto , in ogni necessità , quanto era umanamente possibile di fare, prodigandosi sempre oltre il do vere , e riscuotendo continuamente dei meritati encomi. Sono stati effettuati dei trasporti celeri di truppe, di vet

lovagli, di materiali e di quadrupedi che hanno salvato, tal volta , delle situazioni e che spesso si sono compiuti attraverso delle strade a fondo pessimo, o appena trac si ripete ciate o , talvolta , addirittura attraverso del terreno naturale su

cui gli stessi autocarri segnavano una nuova pista. Rimarranno specialmente memorabili :

- l'avanzata fulminea su Neghelli, mediante l'impiego dei mezzi a motore ;


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la marcia della colonna celere su Gondar, nella quale

hanno avuto un brillante collaudo specialmente le tipiche e ge niali autocarrette ;

il « trasporto caratteristico di 1500 muli autotrasportati da Massaua nella Zona di Adua in soli due giorni » ( 1 ) ; -i « colossali trasporti, con ogni mezzo , dall'aereo all'au

tocarro » ( 2) alla battaglia del Lago Ascianghi;

l'occupazione celerissima, meravigliosa, di Addis Abe ba mediante la marcia , che rimarrà leggendaria, di una colon na composta in gran parte di unità meccanizzate , motorizzate ed autotrasportate .

E ' appunto per i difficili compiti assolti nell’A . 0. I. con elevato senso del dovere, con sacrifici , anche ( segnando col proprio sangue la via alle autocolonne ») che è stata proposta

in questi giorni a S. M. il Re la concessione al Corpo Automo bilistico della medaglia di bronzo al valor militare . Dall'impiego, innanzi accennato , dei vari tipi di autovei.

coli , sia nella Guerra 1915-18 sia in quella dell’Africa Orien tale , vediamo che l'automezzo ha gradatamente acquistato nel

campo militare tanta importanza da tendere a trasformare, per non dire rivoluzionaria, il concetto stesso dell'andamento del

le operazioni di Guerra . Bisogna però tener presente che,

an

che con larga adozione degli autoveicoli, per quanto scmma mente potenziali con corazzature ed armi, la macchina non di

minuisce l'importanza dell'opera dell'uomo, anzi proprio in questo caso è vero che più la macchina è perfetta e più richie

de che l'opera dell'uomo sia all'altezza di quella perfezione. « E ' convinzione ormai diffusa tare

afferma uno scrittore mili

che, essendo l'uomo l'elemento più importante della

lotta , motorizzati o meccanizzati gli Eserciti , occorreranno uo mini forse moralmente e fisicamente superiori alla media at

tuale per sostenere e superare il tormento della lotta avvenire, più rapida e più intensa per effetto appunto dei progressi del ( 1 ) Relazione del Maresciallo Badoglio sull'occupazione dell'Amba Alagi, sul la seconda battaglia del Tembien e sulla battaglia dello Scirè. ( 2) Relazione del Maresciallo Badoglio sulla battaglia del Lago Ascianghi.

MEBLIO . ILAN ROMA TARS IMAO


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la scienza industriale applicata agli strumenti di guerra ) . E un altro competente militare così si esprime : « Gli Eserciti si

trasformino pure in flotte terrestri , gli uomini si chiudano nel le loro fortezze ambulanti, ma non per questo i deboli vince ranno i forti, e alla resa dei conti, domani come oggi , come

ieri , i più forti saranno sempre coloro che sulla bilancia della lotta getteranno non tanto il peso delle loro macchine quanto e sopratutto quello della loro fede , della loro volontà , del lo ro intelletto, del loro cuore » .

Dobbiamo, cioè, convenire che i potenti autoveicoli guer reschi che si sono innanzi accennati, rappresenterebbero solo un dannoso ammasso di ferraglie se non fossero animati dal l'uomo . Negli autoveicoli tutti , ma specialmente in quelli che marciano fuori strada , si può dire che macchine e uomini for mino un tutto unico e la macchina vale quanto vale chi la guida.

L' « autista » che guida l’autocarretta sulle mulattiere in

tagliate tra i precipizi montani, il « trattorista ) che porta il pezzo attraverso il terreno sconvolto dalla battaglia, il « carri. sta » che lancia il proprio carro sul nemico, debbono avere tut ti cuore e nervi molto saldi.

E l'Italia , con l'avvento del Governo Fascista , ha fatto ap punto questo : ha forgiato, sì , nuove e possenti macchine per il suo Esercito, ma ha badato sopratutto a forgiare adeguata mente gli uomini , e vi è mirabilmente riuscita conseguendo co sì il massimo possibile dei risultati.

Questa , oltre , s'intende , la superiorità proveniente dall'ef ficacia bellica dei molteplici tipi di autoveicoli creati dalla tec nica automobilistica, è la differenza caratteristica dell'automo

bilismo militare italiano di oggi rispetto a quello di un venten nio fa .

Per quanto riguarda il personale automobilistico militare, che appunto si è venuto a mano a mano preparando, tecnica mente e moralmente , in modo da essere all'altezza del suo com

pito , restava ancora un problema da risolvere : quello degli uf ficiali delle varie Armi , in servizio automobilistico , i quali , si

no a poco tempo fa , prestavano servizio nella specialità per


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un certo numero di anni e poi ritornavano nell'Arma di pro

venienza. Con questo principio della ( rotazione » , finiva che non si avevano , in genere, nè buoni ufficiali automobilistici ne buoni ufficiali di Arma .

Con provvedimento recente è stato perciò costituito il « Corpo Automobilistico » militare azzurro

fiamme nere in campo

con ruolo a sè per gli ufficiali, in modo che d’ora

in poi essi rimarranno per tutta la loro carriera nella speciali

tà prescelta , con vantaggio grandissimo, morale e materiale, dell'automobilismo militare .

Questo ha ora raggiunto , come si può rilevare dai brevi

accenni fatti innanzi , un altro grado di perfezione e di efficien za bellica, ma non è nello spirito fascista il dormire sugli al lori : le mète raggiunte non rappresentano altro che la piatta forma per lo sbalzo innanzi successivo.

Epperciò anche in questa specialità del nostro Esercito non si conosce sosta , ma si è sempre in pieno lavoro secondo le direttive del Duce Capo del Governo ee Ministro della Guerra - onde camminare sempre all'avanguardia, con lo

sguardo teso in avanti .

Tutta la tecnica in genere , e quindi anche quella automo bilistica, non si arresta ma progredisce sempre, ed ecco, quin di , che i Capi dell’automobilismo militare ( che dall'inizio di esso sino ad oggi sono stati sempre degli Ufficiali appartenenti all'Arma del Genio) debbono continuare a far marciare la spe

cialità di pari passo con i progressi suddetti. E ' da poco termi. nata la guerra nell’Africa Orientale in cui hanno avuto , come

si è detto, il collaudo parecchi autoveicoli di recente creazio ne, e già apprendiamo che nelle Grandi Manovre di questi gior

ni , nell'Irpinia, sono stati esperimentati favorevolmente altri progressi in fatto di automobilismo militare, e cioè il « carro veloce zappatore e la « piattaforma per le autocarrette da mon tagna ) .

Questi due ritrovati sono ambedue dovuti ad un Colonnel. Genio , Direttore dell '« Officina del Genio Militare » di del lo Pavia .

Il primo di essi consiste nell'applicazione al carro-veloce


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zappatore ( uno per ogni reparto di carri- veloci) di una specia le travata in acciaio , costituente un ponticello o passerella , lunga selle metri, cernierata a prua del carro stesso , la quale in caso di bisogno, e cioè dinanzi ad ostacoli ( interruzioni del terreno o terrapieni a picco) sino a circa 7 metri di larghezza o di altezza, si manovra , a guisa di ponte levatoio , dall'inter

no del carro e serve a consentire il passaggio, attraverso i sud detti ostacoli, di altri carri-veloci o di altre unità di peso, ad essi non superiori. Terminata la necessità, la suddetta passe rella viene ritirata dallo stesso carro zappatore

con

manovra

inversa a quella della sua gettata . La piattaforma girevole per autocarrette da montagna ser. ve , in caso di strade strette o camminamenti angusti in zone montane o , anche, nei terreni cedevoli di pianura, a permet

tere alle autocarrette suddette di girare e manovrare senza la necessità delle difficili, in quei casi, manovre della guida del l'autoveicolo.

Alla notizia dell'esperimento dei due suddetti ritrovati ef fettuati alle Grandi Manovre di questi giorni, dobbiamo ag

giungere che altri studi ed esperienze sono in corso attualmen te , per cura del Servizio Tecnico Automobilistico : citiamo, tra gli altri , la creazione di altri tipi di carri di rottura e d’assal .

to, di un altro tipo di trattore leggero, l'adozione su più vasta scala dei motori ad olio pesante e , infine, le esperienze relati 2

ve al carburante nazionale , problema di grandissima

impor

tanza militare specialmente in seguito allo sviluppo preso dal nostro automobilismo.

Come si vede , la tecnica, applicata agli automezzi milita ri , continua ad essere sempre in marcia , e l'automobilismo mi.

litare italiano , conscio del suo importante compito ed affianca to dall'automobilismo civile, lavora con tenacia e con fede ad approntare mezzi ed uomini idonei. E se un giorno S. M. il

Re , dovrà ancora chiamare a raccolta l'Esercito per le supre me necessità della Patria , l’Automobilismo Militare continue.

rà ad aggiungere altre foglie di lauro al Serto che già cinge la sua fronte. UBALDO PUGLIESCHI Maggior Generale del Genio in Servizio Tecnico Automobilistico 1


Castellani, capitani, artiglieri, ingegneri di Paolo III . Paolo III , figura magra e di mezza grandezza come l'ha im

mortalata il pennello del sommo Tiziano, fu personalità rag guardevole nella storia del Papato per l'epoca burrascosa in cui tenne le sorti della Chiesa e per i'avveduta diplomazia di cui dette prove sicure di fronte all'antagonismo dei due più grandi potentati dell'epoca : Carlo V e Francesco I.

Molti storici scrissero degnamente di Lui ; ma forse fu la

sciata un po' nell'ombra la parte , veramente importante, che Egli prese all'organizzazione delle armi e degli armati, quella in cui non ebbe mai nè incertezze nè titubanze.

Discendente da una famiglia di celebri guerrieri devoti al

la Santa Sede, figlio di Pier Luigi , buon capitano, padre di un altro condottiero che se fu uomo spregiudicato, certo fu sol dato di coraggio e capitano esperto , per quanto avesse scelto la carriera ecclesiastica , in molti periodi della sua vita dimostrò at

titudini guerriere e disposizione al comando. Quando fu elevato alla tiara, trovò il mondo italiano e spe. cialmente il romano , terrorizzato dal minaccioso pericolo turco e , di fronte ai tentennamenti funesti del suo predecessore, fin dal primo momento prese tutte le disposizioni inerenti alla di fesa delle coste adriatiche , al riattamento e rafforzamento delle fortezze di Roma e dintorni, della campagna romana e delle

spiaggie più esposte, lavori che , perfezionati con gli anni, sem pre furono oggetto delle sue cure più assidue.

Uomo previdente , seppe contornarsi d'ingegneri militari di vaglia e di comandanti esperimentati tanto in terra che in mare . Se la sua Corte fu brillante per giuristi, filosofi, poeti,

artisti d'ogni genere, le sue truppe numerose , bene addestrate,


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abbastanza fedeli , comandate da capitani fra i più reputati, di. mostrarono nelle varie azioni nelle quali furono impiegate quanto egli si occupasse personalmente per renderle sempre

migliori e più agguerrite. Ci teneva ad ispezionare di persona i lavori di fortificazione che si compivano nelle varie rocche ed i libri delle spese ci danno un quadro interessante della sua at tività quale appassionato di discipline militari .

Di sua iniziativa e spesso col parere di Pier Luigi raccolse

intorno a sè capitani valenti ed esperti di guerra, trattandoli con una larghezza di stipendi e di vedute, contrastanti con l'avari.

zia e l'irresolutezza del suo predecessore. Si può dire che il Farnese , giunto all'apogeo della sua car riera , abbia tenuto a dimostrare al mondo ed ai turbolenti si

gnorotti romani che come Papa aveva tante folgori spirituali per colpirli , ma che all'occasione, da buon guerriero , poteva addo mesticarli con le armi da lui preparate.

Le previdenze adottate per arginare il pericolo turco di. mostrano una mente lungimirante che non si affidava al caso,

tanto che si può affermare con assoluta certezza che l'esperien za raggiunta nelle fortificazioni portate a termine durante il suo pontificato , la raccolta e la scelta ininterrotta di soldati, qua si ad adombrare un nucleo permanente, le missioni precise e е

rinnovate ai migliori capitani che per lunghi anni lo servirono gettarono le basi di quello spirito guerriero, che condusse alle vittorie di Malta, di Lepanto, di Monteoutour, dove rifulsero le virtù maggiori di comandanti e di gregari .

Gli storici più reputati riconobbero solo a Giulio II quali tà guerriere ; e ciò perchè egli aveva carattere violento, ed ani. mo invitto e perchè prese parte egli stesso all'assedio della Mi.

randola ; ma, senza voler menomare la gloria del grande ponte fice , sta il fatto ch'egli ebbe un regno molto più breve , non si

trovò come Paolo III a dover provvedere ai danni prodotti dal sacco di Roma , alla miseria delle provincie smunte dalla guerra ,

al pericolo turco imminente . Il Farnese , per l'organizzazione della difesa , per i lavori delle fortificazioni, per le guerre con tro i principi e le città ribelli , si può paragonare al grande Car

dinale guerriero Albornoz , che due secoli prima , per riconqui.


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3

PAOLO III , dal ritratto di Francisco de Hollanda.

stare ai papi , in Avignone, le terre che erano state usurpate, dovette punire i signorotti ribelli dell'Umbria, delle Marche e

della Romagna ed ultimò quella meravigliosa collana di lavori d'ingegneria militare , rafforzando ed edificando le maggiori fortezze della Santa Sede.

Fra tanta gente d’arme che gli si offriva quando ascese al soglio di Pietro , accolse quelli che aveva già potuto apprezzare durante il suo lungo cardinalato ; riconfermò alcuni che aveva no servito con onore sotto il suo predecessore, assunse nuovi ele.


28

menti, ma dietro proposte precise dei comandanti migliori , e

sulle sicure informazioni di Pier Luigi , conoscitore di capi e di gregari . Furono oggetto della sua predilezione e delle sue cure so lerti le fortezze di Castel S. Angelo, Ostia , Civitavecchia, An

cona, e la cinta di Roma; quest'ultima, con grande rammarico del papa , non completamente terminata, per mancanza di fon di. Egli , mentre si procedeva a lavori di adattamento in Ostia ,

vi si recava sovente , vi passava delle giornate col suo capitano Mozaniga e col castellano , interessandosi ai lavori militari, alle

armi, agli approvvigionamenti e provvedendo speditamente aa quanto poteva essere utile pel maggiore rafforzamento e per la difesa di quella sentinella del mare . Quando non poteva al lontanarsi da Roma s’informava minutamente dello stato di re

sistenza dei vari baluardi, dei lavori in corso e pretendeva che

gli ingegneri militari, che si recavano per alcun tempo in luoghi soggetti alla Chiesa, facessero una relazione corredata di di segni sullo stato delle varie difese. Dobbiamo a questa sua ini

ziativa la interessante raccolta di disegni del Sangallo e di altri ingegneri, che si conserva agli Uffizi di Firenze . Nel periodo in cui le invasioni dei Turchi si fecero più te

mibili ( 1536-37-38) egli , giornalmente, provvedeva a nominare, castellani, capitani, comandanti, commissari, inviandoli ne' luo ghi più esposti, con precise istruzioni; le minute dei Brevi ci

danno indicazioni sicure sull'intervento personale del papa per

chè i brevetti fossero spediti al più presto . In essi ricorre so vente la frase del Recalcati ( il segretario intimo) al Blosio , ( l'e stensore) « Nostro Signore , Le fa sapere , ch'è contento ch'el breve si faccia subito ed il capitano ... l'abbia al più presto e che parta immantinente » .

Ci occuperemo ora di alcuni castellani , capitani e coman danti ch'ebbero una parte attiva nei primi anni del suo ponti ficato dal 1534 al 1539. Si può desumere da quanto verremo e

sponendo che già fin dai primi giorni della sua elezione, quan do non aveva ancora avuto luogo l'incoronazione ufficiale (5

novembre) egli aveva preso disposizioni per arginare il pericolo turco ed inviare nella marca di Ancona un nucleo di

ottimi


29

guerrieri, già provati nelle guerre precedenti, affidando loro

responsabilità di organizzazione e di comando di altissima por tata .

Fu inoltre Paolo III uno dei primi pontefici che comprese l'importanza di un nucleo permanente di armati, alla dipenden za di capitani esperti e che avessero dato reali prove di corag. gio e di perizia. CASTELLANI 1534. Ottobre 6

SERMONETA

FRANCESCO

VALERIO,

castellano della rocca di Tiroli, della famiglia Caetani, ottimo capitano, parente del papa. La rocca , della Pia perchè la fece edificare il Piccolomini, era fortezza grandiosa ad immediata difesa di Roma; anch'essa venne , in questo tempo , rafforzata e riarmata , come tutte le rocche in un raggio di 60 miglia dal

l'Urbe e si comprende come in una località così importante fos se mandato un uomo di gran nome e d'esperienza ( 1 ). In segui to Paolo III vi nominò il maggiordomo pontificio ( 2). 1534 - Ottobre 23 - CALDERINO Giov. ANDREA di Bologna,

castellano di Riolo (Imola ). Questa rocca importantissima, a sud di Castelbolognese , era stata costruita da Caterina Sforza nel secolo XIV ; divenne preda del Duca Valentino e fu poi di nuo vo incorporata nel dominio della Chiesa ( 3 ). 1534 . Ottobre 24 - DE PRETIS GEROLAMO di Bologna, ca stellano della rocca di Savigni ( Bologna ). Apparteneva ad una

antica famiglia oriunda di Castelfranco e che fin dal secolo XIV aveva dato ottimi giureconsulti e capitani d'arme. Savigni ebbe grande importanza nel periodo Albornozziano, quando il Vi . sconti assediava Bologna ( 1359-60 ) e cercava in ogni modo di ( 1 ) Arch . Vatic .; Divers. Cam . Paolo III , Arm . 29, Tom . 101, dal 1534 al 1537 ; MARTINORI : « Lazio turrito » . ( 2 ) MARTINORI: « Lazio turrito ) ,

( 3) Enciclopedia militare del Popolo d'Italia


30

avere la città occupando ad uno ad uno i castelli che la difende vano ( 4 ). 1534 . Ottobre 28 . DE PONTIANIS ( PONTANI) Pietro Pao LO , Cavaliere e Conte , commissario di cavalli e genti d'arme. Apparteneva ad una famiglia antica di Roma del rione Traste

vere, conosciuta fin dal sec . XV per magistrati e prelati illustri. Egli dipendeva da Giov . Batt. Galletto, Arcivescovo pisano, il

quale corrispondeva gli stipendi agli uomini e capitani che mi litavano nella Marca di Ancona .

Pontani Mario , suo fratello , nel 1538 comandò la galera

S. Pietro dell'armata papale e prese parte alla spedizione del la Prevesa. Pietro Paolo era già conosciuto da Pier Luigi Far

nese , perchè aveva preso parte con lui nelle guerre del Napo letano ; fu poi inviato nella Marca nel 1537 e fu uno di quelli che si distinsero per l'organizzazione della difesa lungo il lito rale di Ancona ( 5). 1534 - Ottobre 31. DEI MARCHESI DEL MONTE SANTA MA

RIA Carlo di Città di Castello , castellano della rocca di Imola .

Apparteneva all'illustre famiglia ch’ebbe ramificazioni in To scana, in Umbria , nelle Marche e che, attraverso tanti secoli ,

dette molti provetti generali e capitani che si coprirono di gloria

sui campi di battaglia d'Europa . Carlo era figlio di Girolamo, valente condottiero dei Fiorentini . Egli fu chiamato a Roma da Paolo III , ch'era suo parente e lo nominò suo coppiere . La im portante rocca di Imola , dal profilo quadrangolare con robusti

e tozzi torrioni agli angoli e maschio in mezzo, sostenne l’ur to delle armi del Valentino, ma poi da Giulio Il fu riacquistata alla S. Sede . Carlo del Monte morì nel 1542 , quando il Papa , per i suoi meriti , pensava di servirsene in maggiori imprese ( 6). 9

1534 . Nov , 21 . DE MEDICIS Giov. ANGELO DI MILANO, ca ( 4 ) SPRETI : Enciclopedia nobiliare italiana ; FILIPPINI: Il Cardinale Albornoz . ( 5 ) AMAYDEN : Stor. fam , rom : Mandati, Vol . 868 ; GUGLIELMOTTI: Guerra dei pirati, Vol. II.

( 6 ) MARCHESI: Gallerie dell'onore, Enciclopedia militare .


--

31

-

stellano di Ascoli . I - V. JI . Prelato domestico della famosa fa

miglia dei Medici , milanese . Famigliare ed amico molto accetto al Farnese fin dal tempo del suo cardinalato egli ebbe da Paolo III il governo di Ascoli , di Città di Castello , di Fano , di Parma , di Ancona . Per quanto rivestito degli abiti sacerdotali,

aveva spiccate qualità di comandante, allevato come era alla scuola di suo fratello il Marchese di Marignano. Infatti fu in

viato quale commissario dell'esercito ecclesiastico contro i Tur chi in Ungheria e con lo stesso incarico in Germania nella guerra promossa da Carlo V contro i luterani. Dette prove ben

certe della sua abilità di comandante , quando, dopo la morte

di Pierluigi , si portò in Parma e formato un piccolo esercito inquadrato da suoi amici devoti e comandato da lui , conservò

quella città alla Chiesa . Fu innalzato alla porpora nel 1549 . Morto Paolo HII , fu ancora inviato quale commissario dell'eser

cito pontificio che fece guerra ad Ottavio Farnese. Fu elevato alla tiara col nome di Pio IV nel 1559. Si può dire con certezza

ch'egli fu uno di quei prelati che durante la sua lunga carriera visse a contatto con capitani di valore, seguì sovente le truppe nelle lontane guerre ed al momento opportuno non disdegnò di organizzare una difesa, indossare ua corazza , per conservare

un'importante città alla sede apostolica ( 7). ( 7 ) MARCHESI : op . cit.; PLATINA: Stor. dei Papi.


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1534 . Nov , 22 - DE CANIBUS CHERUBINO di SULMONA, fa

migliare del papa , castellano di Castiglion del Lago . Nasceva da una famiglia di guerrieri ed apparteneva al seguito del Farnese fin da quando questi era cardinale. I suoi numerosi discendenti fecero parte dei Cavalieri di S. Stefano di Toscana, ordine mi

litare e marinaro che tanto merito ebbe con quello di Malta nel combattere le scorrerie dei Turchi nei nostri mari. Casti

glion del Lago è una ridente cittadina protesa come un promon

torio sul Trasimeno ; ha il castello di mole ampia e robusta che si erge ancora maestoso . Fu dei Duchi della Cornia che, da ot timi capitani, sempre valorosamente lo difesero , e lo rafforza rono munendolo di doppia cinta. Nel 1643 , durante la guer

ra contro i Barberini, fu preso dal M.se dal Borro maestro di campo generale del Principe Mattias di Toscana. Era allora di feso da Fulvio della Cornia , che aveva 3 batterie di cannoni

e circa 2400 uomini. In questo periodo era stato messo in ista to di difesa dal Saccoccia. Possedeva anche una piccola flot

la che, in caso di bisogno, serviva ad impedire sbarchi dalla parte del lago. Nel 1600 questa era formata da 9 a 10 navi che trasportavano 200 uomini; una ventina di navicelli, 200 bar che di poco conto ( 8 ). 1534. Nov. 22. FIAMMINGHO BERNARDO di S. Miniato , castellano di Terracina. Creatura del cardinale Giulio de ' Me.

dici, era stato con lui nel 1517 , durante l'attacco sferrato con tro il Duca d'Urbino e l'assedio di Perugia. Ottimo capitano di fanti, aveva preso parte all'assedio di Firenze; si trovò a

Terracina e vi ricevette Carlo V , quando, dopo l'impresa di Tunisi ( 1535), vi si fermò. Ai 24 di maggio del 1536, uno del. la stessa famiglia, Tomaso, lo sostituì quale governatore del la stessa fortezza . Terracina quale città e porto sul mare fin

dai lontani tempi fu considerata fortezza di molta entità ed ebbe, in questo periodo, le solerti cure di Paolo III , per di fenderla dalle scorrerie dei pirati e dei Turchi. Furono riatta te e rafforzate le torri che la difendevano a sud ed a nord , ed

al capitano Stefano Tarusio fu dato l'incarico di provvedere a 18 , MARCHESI: « Archir . Vaticano ) , Soldati

Vol. 19 .


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metterla in istato di difesa ; egli fu ben coadiuvato dai Fiam

mingho , capitani di polso e pratici di artifici di guerra ( 9). 1534 - Nov. 25 · Pio LEONELLO, castellano della rocca di

Rimini, apparteneva alla storica feudatari del Modenese, nei sec . lustri generali e capitani fin dal un ottimo guerriero qual'era suo

famiglia dei Signori di Carpi , X ed XI . In essa fiorirono il. 1221. Leonello fu allevato da padre Alberto, capostipite dei

signori di Carpi, i quali ottennero da casa Savoia (Duca Lu

dovico , 1456 ) l'aggregazione famigliare col privilegio d'assu merne il cognome e le armi . Questo Leonello aveva riconqui stato nel 1523 il feudo di Carpi perduto da suo fratello Al. berto e lo tenne due anni chiudendosi dentro la fortezza di

RIMINI : Rocca malatestiana

Novi, che conservò fino al 1528 , dimostrando , in quella lunga

difesa, rare qualità di organizzatore e di abile ingegnere per le opere di difesa compiute sulle mura e sul castello .

Au

dace e risoluto, era stato governatore ( al tempo di Clem . VII . 1530) della Romagna per la Chiesa . Il papa gli aveva affidato un posto di grande resposabilità. Morì nel 1535. Il castello di

Rimini , uno dei più poderosi baluardi del genere , conosciuto ( 9) Cronache di Teseo Alfani; MARTINORI: « Lazio turrito », Arch . Vatic. Arm . 29, Tomo 101, Arch. Stato, Mandati , Vol. 867. 9

3.


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per i grandi assedi che ebbe a sostenere , fu costruito alla me tà del sec. XV dai Malatesta ; passato definitivamente alla Chie. sa nel 1528 , all'epoca di Paolo III aveva bisogno di adattamen ti per

la cresciuta potenza delle artiglierie. Il Pio non potè por

tare a termine i rafforzamenti perchè la morte lo colse quan

do ancora lavorava con lena per arginare le possibili scorrerie del pirata Kair- ed -Din , detto Barbarossa ( 10).

1534 - Nov. 29. GIOVANNI DI SARZANA , bargello della Città di Piacenza. Il bargello era persona di grande autorità ,

disimpegnava la carica di capitano delle guardie della città ; da

lui dipendeva il mantenimento dell'ordine ; era capo della po lizia ed esecutore di giustizia ; certo il suo compito non era fa

cile, perchè sovente si attirava gli odi e le vendette tanto dei

signori che del popolo. Nelle città grandi assommava un'alta responsabilità ed aveva d'uopo di una numerosa quantità di ar mati; così vediamo che PIETRO PAOLO DE MILANESCHIS di S.

Gemini, bargello del patrimonio alla fine del sec. XV, esperi mentato capitano di guerra , aveva ai suoi ordini un buon nu mero di armati a piedi ed a cavallo . E ' interessante riprodur

re il quadro delle truppe ch'egli presentò alla mostra nel gen naio 1490 :

« Spettabile Sig. Pietro Paolo de Milaneschis di S. Gemi

ni bargello, con un famiglio. Ser Francesco di Faenza , con 4 cavalli .

Ser Pier Giuliano Spiriti di Spoleto , con 4 cavalli . Ser Nicola Merlini di S. Gemini - Ser Giorgio di Modena. Domenico di Aversa . Andrea di Brescia .

Federico Teutonico - Marco Casini di Piacenza. Lorenzo di maestro Carlo di Brescia . Franc. di maes. Andrea di Piacenza .

Angelo Alvisi di Parma - Bernardino di Rieti . Matteo Marini di Sinigallia - Giovanni Sclavone. Benedetto di Reggio · Giovanni Spagnuolo. Antonio Marraci di Milano - Luca Giovannini di Lignago. Bernardino di Giov. di Cremona - Andreotto Giannantoni di Sarzana . ( 10 ) MARCHESI : op. cit ; SPRETI : Enc. nob. Ital. , Arch . Stato, Mandati , vol.

868 ; Pastor : Stor. dei Papi, Vol. IV, Enciclopedia militare.


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Bernardino Castellini Passarini . Ludovico Grossi di Ascoli.

Eusebio del Monferrato, balestriere .

Il giorno 17 giugno lo stesso bargello aumentò sensibil mente il numero dei suoi uomini : ad essi si aggiunsero : Ser Giovanni di Todi maresciallo con 1 cavallo .

» Giov . Ant . Marini di S. Gemini con 1 cavallo .

» Pietro Ant. bolognese - Farinata barbiere . » Angelini di Albenga . Bartolomeo di Grombo . » Giov . Ant . Ascolano . Onofrio di Piacenza . » Nicola di Padova - Donato di Ferrara .

» Capodiferro . Imperatore di Terni.

» Belano di Albignano · Augustino di Albignano. » Paolo da Carbio · Antonio perugino . > Caroso parmense · Jacopo di Bologna. » Giov. Maria scoppettiere - Giov . Riccardo scoppettiere. .

))

Bernardo Carlusio di Monferrato . Luchetto calabrese.

» Mariotto di Pistoia · Blascio di Bologna. » Alvise di Piemonte . Giorgio genovese . Diotallevi - Giuliano di Jugube ( ?). ))

Andrea Zeboni di Pistoia . CAVALIERI

FANTI

Ser Paolo di Todi sopra 1 ca

Bartolomeo di Narni . Cola di Napoli.

vallo baio .

Il Perugino , Ciarfoglio ,

Pietro guascone equestres .

Sciamanna,

Battista Sarti di Foligno, eque ster .

Giov. Piccinino di Verona so-

pra l cavallo baio scuro .

.

Pietro di A.

rezzo .

Matteo di Pontremoli . Berto ne da Parma . Giov. Enrici di Milano Enri co de Santo ( ?).

Filippo bolognese · Scaramuc cia .

Gismondo di Terni . Luca di

Lugnano. Bruno di Pistoia - Marco Padova.

Profili di Colle Val d'Elsa ( 11 ). ( 11 ) Archiv. Vaticano , Arm . 39, Tomo 17, anno 1489, p . 101 .

di


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1534 . Dic . 2 . CAPITANO SARDO RAYMONDO di Sassari, ca stellano della rocca di Ravenna ; discendente di un'antica fa miglia del Gallurese che per le sue grandi benemerenze fu no

bilitata da re Carlo II di Spagna. Era stato compagno del Du . ca d'Urbino col quale a lungo aveva combattuto. La rocca di

Ravenna, importantissima, ritornata alla S. Sede nel 1509 , di stante appena 9 chilometri dal mare , aveva molto sofferto nel

la guerra del 1512. Quando ne assunse il comando, il Sardo dovette accingersi ad un lavoro di rafforzamento , che fu subi. to iniziato ed alacremente proseguito ( 12). 1534 . Dicembre 3 - SAPORITO BERNARDINO , castellano del.

la rocca di Sassoferrato . Egli era di famiglia del Genovesato. La rocca era in provincia di Ancona ed aveva una solida cinta

di mura ; però dopo la presa ed il saccheggio di Francesco Sfor za ( 1438) era stata molto tempo abbandonata, rimanendo in condizioni di difesa precaria. Paolo III , quando si preoccupò di provvedere alla difesa di Ancona e delle coste , fece proce dere a lavori di adattamento ( 13) .

1534 - Dic. 4. Corso PIETRO PAOLO DI MONTALTO , bar gello della provincia del Patrimonio , apparteneva ad una fami glia di provati guerrieri . Era nipote di Giovanni che già nel 1460 era elencato fra i migliori armigeri della S. Sede , era cu gino del famoso Pasquino Corso che tanta rinomanza si

era

acquistata nelle file delle bande nere , e tanta ne raccolse an

cora comandando uno dei 4 quartieri nella difesa di Firenze e parente di Guglielmo Corso che contemporaneamente, in Ro ma, era scelto fra i migliori capitani della S. Sede al comando di 250 uomini, di Andrea connestabile per la Chiesa insieme a Tartaglia di Foligno, di Salvatore che difese Paliano con. tro Pier Luigi. Il Pietro Paolo si portò poi in Francia e nel

1551 era annoverato fra i capitani d’arme del re di Fran-. cia ( 14). ( 12 ) SPReti : op. cit .; PLATINA : Stor, dei Papi, Enciclopedia Militare. ( 13 ) Enciclopedia Militare .

( 14 ) Arch . Stat ., Roma, Volumi 834-35 ; Ricotti: Compagnie di ventura ; Care


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1534 . Dic . 7. CONTE ORSINI DELL'ANGUILLARA GENTILE

VIRGINIO, capitano generale delle triremi e commissario di Civi. tavecchia , apparteneva alla storica famiglia romana . Fu repu tato come uno dei primi soldati de ' suoi tempi; lodato condot tiero sotto Clemente VII ; audace e scaltro comandante contro

i Senesi. Ebbe da Paolo III, il suddetto comando per un trien nio , durante il quale fece grandi prove di valore nelle spedi zioni contro i Turchi e specialmente si segnalò a Tunisi in aiu to a Carlo V. Era anche un buon dilettante d'ingegneria mi. litare : infatti , dietro sue direttive, aveva fatto edificare le roc

BRACCIANO : Castello Orsini

che dell’Anguillara , di Cerveteri, di Monterano e Stigliano. Morì nel 1548 quando si preparava a risalpare con la flotta , 9

contro i Turchi ( 15). 1534 - Dic . 9.CASTAGNA FRANCESCO, castellano della roc

ca di S. Arcangelo (Romandiola ), era romano , zio del papa

Urbano VII ed ingegnere. Infatti fu mandato a Foligno nel 1547 ed insieme al suo collega ingegnere Pier Francesco Cle

menti , diresse i lavori e gli studi pel prosciugamento delle pa ludi di Trevi e di Foligno. La rocca apparteneva anticamente ai Malatesta , aveva il profilo normale, con quattro torri ai lati. Lo Capasso : Paolo III, Cronache di Perugia ; ALBERI: Relazioni degli Ambascia tori veneti ; TORDI: Vittorio Colonna .

( 15) PASTOR : Storia dei Papi, Vol. IV ; Marchesi, op. cit ; GUGLIELMOTTI : Guerra de' pirati, Vol. I ; MARTINORI: op. cit.


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Il Valentino se ne era impadronito ; ma alla sua scomparsa la rocca fu ridata alla Chiesa . Serviva molto bene come baluar .

do per difendersi da Bologna, Ferrara e Forlì ( 16). 1534 . Dic. 9

BIANCARDI PIER GIOVANNI d’Acquapen

dente, castellano di Civitavecchia, uno dei più arditi e repu tati capitani di quell'antica terra , che era stato scelto dai suoi concittadini con altri cinque valorosi per misurarsi in combat timento con sei cavalieri di Orvieto , per risolvere una grande

disputa sorta fra le due città . Fu assunto da Paolo III nel pe riodo in cui i maggiori ingegneri militari preparavano e raffor zavano le difese di quella importantissima fortezza . Si annove rano alcuni della sua famiglia fra i capitani della flotta pon tificia ( 1551 ). Fu riconfermato nell'alta carica di castellano il 19 marzo 1537, di modo che si trovò a quel posto di respon sabilità durante gli anni dei febbrili lavori nella fortezza e del movimento delle navi per le spedizioni contro i Turchi. Que st’uomo d'arme valoroso fu conosciuto ed apprezzato dal Du ca di Borbone, il quale, passando per Acquapendente con tut

ti i suoi imperiali, per intercessione del Biancardi si acconten tò di vettovagliare e non espose la città al sacco . Aveva seguito

l'Orange all'assedio di Firenze. E ' interessante conoscere l’in ventario delle armi ch'erano nella fortezza , quando il Biancar di ne prese il comando dalle mani di maestro Orlando Riccio : « Inventario di tutte le robbe et munitioni della rocca di Ci .

vitavecchia consegnate al capitano Pier Giov.

Biancardo di

Acquapendente castellano , al presente, di detta rocca , da mae stro Orlando Riccio già castellano, alla presenza di M.or Gio vanni Marabottino di Orvieto Commissario di Nostro Sig.re :

I cannone con l'arme de Papa Lione ( Leone X). 1 cannone con l'arme de Papa Clemente ( Clemente VII ). una colubrina con gl'infrascritti segni: +. 1. R.R. una colubrina con l'arme de Papa Leone ( X) . un mezzo cannone con lettere che dicono opera di Bernardino . ( 16 ) Arch . Vatic . , Minute brevi , Arm . 41.6.38 ; JACOBILLI: Discorso della Città

di Foligno, Enciclopedia Militare.


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un mezzo cannone con l'arma de Papa Clemente, un mezzo cannone con l'arma de Papa Lione.

un Sagro segato con l'arme de Papa Julio ( Giulio II). un Sagro segato con la testa dell'Orso.

un Sagro segato con l'arma de papa Alessandro ( VI). un Sagro segato con l'arma de Papa Leone. Due smerigli di Barbarossa - Sei moschetti. Sette masilioli rotti , sei di ferro et uno di metallo. Carchiatori di artiglieri fra buoni e piccoli , numero nove. Palle di ferro di Artiglieria di più sorte ( specie) numero assai.

Palle di piombo per moschetti 60 - Polvere grossa barili 6. Altra polvere grossa barili 14 - polvere fina, barili 6 - polve re fina in barili , libbre 726 . Salnitro in barili libbre 4367 - Salnitro in 1 cassa sopra la ca mera del Castellano libbre 1886 .

Salnitro in un mazzo... libbre 3110 - altro libbre 1537 . Salnitro avuto per conto degli uomini libbre 4000 . Piombo libbre 330 .

Solfo in un barile libbre 763 - Carbone per far polvere botti una e mezza .

Corsaletti numero assai . Una Bandiera di seta con l'arme di

Papa Paolo III , fatta pel capitano Pier Giovanni ( 17). 1534 . Dic. 22 . DE HERCULANIS STEFANO di Bologna, ca

stellano di Castelfranco . Egli era già da tempo famigliare del Farnese ed apparteneva alla illustre famiglia Ercolani di Bolo gna che dette tanti soggetti illustri nel maneggio delle armi . E

ra stato protonotario di Clemente VII e suo intimo; fu arma to cavaliere dal re cristianissimo nel 1538. Il suo parente Ja como Hercolanis ha lasciato un interessante libro di memorie

in Cod . gesuit. 170 alla Bibl . Vitt. Em . Antonio Ercolani, suo nipote, si trovava nel 1572 a militare insieme ad altri capita ni sulle navi di Venezia . Castelfranco era stato fortificato dai

Bolognesi fino da epoca remota ; sostenne frequenti assedi e su bì gravi danni durante la guerra fra l'Albornoz ed i Visconti ; ( 17 ) COSTANTINI: Memorie di Acquapendente ; GUGLIELMOTTI: op . cit . , Arch .

Vatic . , Arm . 29, Tomo 101 , Arm . 29, Vol. 105, p. 193 , anno 1537, aprile 3 .


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- 40

era stato per lungo tempo in possesso di Bernabò; ma ritornò poi ai Bolognesi. Il 2 marzo 1361 le milizie viscontee lo occu parono di nuovo , tenacemente , ma dopo la battaglia di S. Ruf

fillo lo riperdettero ( 1362 - VI- 70 )). Nel Sec. XVI l'architetto Buratti costruì presso Castelfranco il famoso forte urbano do ve .per alcun tempo , nel 1700 , fu governatore il celebre am

miraglio Bussi , già comandante la flotta pontificia ( 18). 1534 . Dic. 22.

ANICHINO Grov. MARIA , governatore e

castellano di Assisi . Era di famiglia napoletana e forse discen dente del famoso capitano di ventura . Occupò questo posto cer tamente dopo Marcellino da Montepulciano, ma anch'egli, co me il suo predecessore, tenne la rocca maggiore in rappresen tanza del capitano P. Ranuzio di Taranto ; la minore rocca in quel tempo era ritenuta ancora dal Conte Fiumi che la resti

tuì soltanto l'anno seguente ( 19). 1534 . Dic. 28. DEL MONTE MARCHESE GEROLAMO, go

vernatore di Todi : valoroso condottiero dei Fiorentini nel 1512 .

Era marito di Ippolita Sforza di S. Fiora e padre di Montino, che fu reputato uno dei migliori capitani del suo tempo , mae stro di campo generale dei Veneziani . Apparteneva alla stes sa famiglia di cui abbiamo parlato più sopra. Da giovane ave va combattuto a lungo nelle Marche e nell'Umbria insieme ai

suoi parenti i Conti di Marsciano reputati fin dal Sec. XI i più potenti feudatari ed i più strenui guerrieri del Chiusino e del l’Orvietano. Morì nel 1540. Todi fu sempre considerata la più forte e prepotente città ghibellina dell'Umbria e fu la madre

di grandi condottieri: gli Alviano, gli Atti , i Chiaravallesi, i Canale, i Montemarte, i Baschi , gli Uffreduzzi. La città ave va tre cerchi di mura : il primo di stile pelasgico come quelle

di Amelia e di Populonia; il secondo , più ampio , dell'epoca romana , il terzo costruito verso il 1200. Certo bellicosissimi e ( 18 ) MARCHESI: op. cit ; GUGLIELMOTTI: Marcantonio Colonna a Lepanto, Enciclopedia Militare : FILIPPINI: Il Card . Albornoz, Arch . Vatic., Commissariato delle armi, Vol. 95 e seguenti; GUGLIELMOTTI: op. cit . ( 19 ) Brizzi: Delle rocche di Assisi.


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turbolenti furono i Todini, e si vantano , per dimostrarlo , d’a ver trovato la magnifica statua di bronzo di Marte , che oggi è uno dei più belli ornamenti del museo Gregoriano in Ro ma ( 20) .

1534 · Dic. 28 - DE MANZOLIS COSTANTE E FILIPPO, castel

lani di Serravalle ( Bologna). Appartenevano alla storica fami glia di Modena, nipoti di Bartolomeo, eccellente condottiero di squadre, che morì combattendo alla battaglia del Taro ( anno 1494) ( 21 ) .

1534 . Dic. 29. MARESCOTTI FABRIZIO, bolognese, castel lano della rocca di Piumazzo ( Bologna ), figlio di Ludovico , parente di Paolo III , perchè Sforza Marescotti, valoroso colon nello di Carlo V aveva sposato Ortensia Farnese . Egli fu chia

mato a Roma dal papa ed annoverato fra i famigliari della sua corte. Apparteneva ad una progenie di valorosi soldati, ed era cugino di Ottavio , ingegnere militare, che nel 1547 da Paolo

III fu mandato ad ispezionare i forti di Maremma . Nel 1662 troviamo ancora un capitano Alessandro Marescotti ch'era im barcato sulle navi dell'Ammiraglio Bichi . Il castello di Piu mazzo era in una posizione ottima per la sicurezza di Bologna

tanto che i Bolognesi vi avevano sempre dedicato una singo lare cura per munirlo ed armarlo . Durante la guerra con i Vi.

sconti ( 1361 ) fu più volte assalito, preso e ripreso ( 22). 1534 - Dic . 31. DE CARCANO Aloysio di Como , capitano delle remiganti e custode della porta di Fusecchi in Piacen

za . Egli era capitano di ventura , aveva preso parte alle spe dizioni in Oriente ; era parente del famoso Donato Carcano, che dopo le guerre di Fiandra e dopo essere stato ( 1559) agli or

dini del Duca di Sessa, fu dal Papa Pio IV creato suo luogo ( 20 ) MARCHESI : op. cit .; HUGHELLI: Historia dei Conti di Marsciano ; Aivi: « Todi » . ( 21 ) MARCHESI : op . cit.

( 22) SPRETI : op. cit . , Promis . ing.ri m.ri; GUGLIELMOTTI: op . cit .; FILIPPINI : op . cit .


12

tenente dei cavalli , governatore di Civitavecchia , generale del . la Marina , con l'incarico di fortificare la città . Si distinse poi in varie altre imprese a Malta ed in Sicilia ( 23 ) . 1535. Genn. 3. FONTANAROSA NICOLAO , castellano del la rocca di Fabriano. Era capitano della compagnia da sbarco della marina pontificia. La rocca fu un tempo fra le più temu

te e famose d'Italia , ma ai primi anni del 1500 fu saccheggia ta dai soldati tedeschi che ne scaricarono parte delle mura ; al

tempo di Paolo III si resero necessari dei lavori radicali per metterla in istato di difesa ( 24). 1534 - Nov. 3

TARUŞIO GEROLAMO di Montepulciano,

castellano della rocchetta di Bologna , apparteneva alla stessa

famiglia di Stefano, il quale era commissario del Papa per le fortificazioni e lavorò lunghi anni agli ordini del pontefice nel le fortezze e ne ' munizionamenti, come avremo occasione di

parlare in seguito . I nomi di Gerolamo, Stefano e Francesco ricorrono spesso, perchè con la fama di esperti guerrieri essi

avevano servito nelle armi la repubblica di Firenze . La roc . chetta , quale completamento al sistema difensivo della città , aveva avuto grande importanza durante le guerre del sec . XIV, sostenute contro i Visconti. Nel duro assedio del 1512 fu mol

to provata ; e Giulio II , nonostante i grandi danneggiamenti operati si dovette ritirare ( 25). 1534 . Dic. 16.MILANESIO SEBASTIANO DI S. GEMINI , ca

pitano generale e Maresciallo della Marca . Fu uno dei più ac creditati condottieri della guerriera città ; egli discendeva da Pietro Paolo, che , come abbiamo veduto , nel 1498 era bargel

lo della provincia del Patrimonio ; aveva preso parte alle guer re di Giulio II e fu con l'Orange all'assedio di Firenze. Già Clemente VII si era servito di lui nella Marca , alle prime av visaglie del pericolo turco ( 26) . ( 23 ) Bosr: Dizionario storico -militare.

( 24 ) Enciclopedia Militare. ( 25 ) MARCHESI: op . cit ., Enciclopedia Militare . ( 26 ) Arch . Vatic. Arm . 39 , T. 17 .


43

1535 . Gen. 15. GIRARDO BERNARDINO di Fano, castella

no della rocca di Assisi . Apparteneva ad una delle famiglie più antiche di Fano ; nei brevi lo si chiamava magnifico signore ; ebbe la rocca minore dietro richiesta del Cardinale de ' Medi

ci ed assunse, in seguito, anche quella grande. Nel settembre del 1535 Paolo III visitò Assisi e dette disposizioni perchè si

rafforzasse la rocca grande con un robusto bastione a mezzalu na , di fianco all'ingresso ( 27 ) . 1535.Gen. 29. ORSINI SCIPIONE, domicello romano , ca

stellano della rocca di Piacenza : era figlio di Aldobrandino del

ramo di Roma. Fu un ottimo soldato come suo fratello Chiap pino, nominato nel 1564 governatore di Todi da Pio IV ( 28). 1535 - Marzo 17 . MISCINELLO O MICCINELLO STEFANO, ca

stellano di Brisighella (Ravenna ). Capitano molto apprezzato

dai Colonna che gli avevano affidato il governo militare dei loro stati ; aveva combattuto con Pier Luigi e si era trovato dal

la parte dei Colonnesi durante il sacco. Apparteneva a famiglia di guerrieri viterbesi che avevano poi preso dimora in Roma, dove avevano ricoperto cariche importanti. La rocca antica era opera dei Veneziani; dovette varie volte sostenere i ripetuti as

salti delle compagnie di ventura durante il sec . XIV ; all'epoca di Giulio II fu ricuperata alla Chiesa dopo un lungo assedio ed era i condizioni poco sicure quando Paolo III la fece risar . cire ( 29).

1535 - Maggio 4 - CAPITANO Nardo di Napoli, castellano di Ostia ; famigliare del Pontefice. Era stato nell'esercito di Carlo V come comandante di artiglieria . La fortezza era importantis sima ed il Papa in quei tempi l'affidava a personaggi principali e valorosi. I castellani prima di lui erano stati : D. Rodrigo del. la Ripalta ( 1527 ) Raynaldo Sazio di Pavia (maggio 1534) L. Benvegnati ( 1532) — D. Giovanni Giusto da Ronciglione ( 27) MARCHESI: op . cit .; Brizzi : op . cit ; CRISTOFANI: Storia di Assisi . ( 28 ) LITTA ; Fam . celebri italiane .

( 29 ) AMAYDEN : op. cit., Enciclopedia Militare : Jacovacci : Cod . otto 2551 .


- 44

Ostia : La Rocca iveduta di fianco )

( 1534). Sotto il Nardo cominciarono i lavori per rimettere la fortezza in efficienza , dato che aveva molto sofferto ed era in

parte smantellata dall'epoca del sacco, ed anche perchè il pi rata Barbarossa vi aveva tentato uno sbarco nel 1534 ( 30) .

1535 - Maggio 15 - DE NAPPIS VINCENZO di Ancona, castel lano di Agugliano (Ancona). Apparteneva ad una famiglia sto

rica ch'ebbe fin da principio il seggio nel nobile consiglio e fu conosciuta per capitani ed uomini d'arme di valore. Il forte era a pochi chilometri da Ancona e fu compreso nei lavori che in teressavano tutta la marca , in vicinanza del mare ( 31). 1535 - Maggio 15 - BENINCASA PEREGRINO di Ancona, ca stellano di Paterno (Ancona ). Era figlio di Cinzio, valoroso co mandante di due galee al servizio di Giulio II, nella spedizione di S. Mauro contro il Turco , destro e valente nelle armi , e , co me lo definisce il Guglielmotti : ( atto ad ogni cosa onorata e

forte, nelle arti del mare espertissimo ) . Anche questo forte ( 30 ) ALBERI: Relaz. amb. Veneti , Arch . Vatic ., Arm . 10 , T. 48 ; REYNALDI: Annali Ecclesiastici.

( 31 ) SPREti: op. cit.


- 45

nelle immediate vicinanze di Ancona ricevette i necessari la .

vori per resistere ad attacchi improvvisi ( 32). 1535 - Maggio 15 - DE NAPPIs NICOLAO Nicolao , castellano di Va

rano (Ancona ). Era figlio di Gerolamo e dagli Anconitani era stato inviato ambasciatore a Paolo III . Questi tre ultimi castel lani , tutti di famiglie importanti di Ancona, siccome erano an che ottimi comandanti, furono preposti ai lavori per la siste mazione difensiva della loro città e dei forti che le facevano co

rona ( 33 ). 1535 . Maggio 10 - MARESCOTTO DE Calvis Giulio CESARE ,

castellano di Savigni, Sostituì il de Pretis del quale abbiamo parlato più sopra . Era cavaliere di S. Giacomo ed aveva com

battuto con suo cugino Filippo, capitano de ' Veneziani. Vi era in quell'epoca Ercole di Giov. Luigi Marescotti, Senatore di Bo logna, sotto Paolo III ( 34).

1535 - Luglio 16 - Capitano MOZZANIGA STEFANO : cremo nese, commissario e custode del palazzo del papa . Questi fu

uno dei capitani più apprezzati da Paolo III , che gli aveva affi dato la custodia della sua corte e l'incolumità della sua stessa

persona. Comandava usualmente ed aveva a disposizione 40 ca valli , 60 pedoni e 50 soldati tedeschi . Aveva alle sue dipen denze il capitano Adriano detto Todeschino il quale sovrastava a 150 alabardieri. Il Mozzaniga accompagnava il Pontefice in qualunque posto si recasse e nell'archivio di Stato di Roma si

possono controllare tutte le gite ch'egli fece per ispezionare i lavori di fortificazione ed i viaggi anche più lunghi compreso quello di Nizza ( 1538). Lo stesso Mozzaniga ha tenuto un libro

delle spese e dei conti molto dettagliato che va dal 1534 al 1543 , concernente la guardia del Papa ; ma purtroppo questo ed altri registri del genere tenuti da diversi comandanti ed ingegneri, ( 32 ) CHIAVARINI : Storia di Ancona ; GUGLIELMOTTI: op. cit., Enciclopedia M.re. ( 33 ) SPRETI : op. cit. ( 34) : BARTOLOM . GALEOTTI BOLOGNESE : « Trattato degli Homini illustri di Bo.

logna » ( Ferrara, 1590) .


46

elencati nell'indice vaticano 219 A. , sono, almeno che io sappia , irreperibili tanto in Vaticano che all'arch . di Stato. Certamente

sarebbero di grande utilità per lo studio dei lavori di vario ge nere che furono eseguiti sotto quel Papa ( 35). 1355 - Novembre 4 - DE Podio NICOLAO, Cap . della città di Todi. Apparteneva ad una famiglia di venturieri dell’Orvietano ; ottimo ed astuto comandante di cavalleria , aveva fatto le sue

prime armi negli eserciti dell'imperatore Carlo V. In questo pe riodo di tempo insieme agli armati di Perugia , condotti da Pirro

Baglioni, conte di Castel Piero, a quelli di Todi e ad altre genti della Teverina, dovette combattere il prepotente capitano Uguc cione C.te di Baschi che avrebbe voluto fare delle novità nella

città di Todi ( 36 ).

1535 - Nov. 27 - Justi Giov . BATTISTA di Ronciglione, ca stellano di Fabriano. Era stato capitano nelle file degli Orsini e dei Savelli ee nel 1534 castellano di Ostia . Fabriano in varie epo che sostenne con onore lunghi assedi . Nel 1517 fu quasi diroc cata dalle truppe di Massimiliano ; nel 1518 il Cardinale Giulio -

dei Medici ( poi Clemente VII ), essendone governatore, fece riat tare le mura di cinta, rafforzandole con bastioni più profondi e vi fece sorgere una seconda rocca ( 37 ).

1536 - Gen. 28. GALLO FRANCESCO di Spoleto , capitano ge nerale e maresciallo della Marca anconitana . Forse discendeva

dalla famiglia ancora esistente , oggi marchesi di Roccagiovane,

che , per quanto originari di Rieti , avevano proprietà nella limi. trofa Umbria . Fu uno dei valorosi capitani inviati nella Marca

prima della caduta di Clissa (marzo 1537) quando il pericolo turco cominciava a farsi minaccioso. Lo raggiunse , alla fine del l’anno il famoso generale Stefano Colonna , perchè la situazione si faceva di giorno in giorno più seria ( 38 ). ( 35 ) PASTOR : Stor. de' Papi , Arch . Vatic . , Arm . 40 , T. 50 , anno 1535 , Arch . St. Roma: Divers . Paolo III , 1534-37 ; Arch . Vatic . , indice 219.A.

( 36 ) ALVi; ( Todi » .

( 37) Enciclopedia Militare, Minule, Brevi , anno 1534 . ( 38 ) Archiv. Vatic ., indici, Garanpi ed Arch . St. Roma, Mand . 1536-37 .


-

– 47

-

1536 - Aprile 7 - VELLIO Vellio Silvestro di Gallese, governato re di Acquasparta . Apparteneva ad un'antica famiglia romana dimorante anche in Gallese e fautrice dei Colonna. Suo fratello

Lorenzo era stato Governatore di Roma, governatore di Cori, e da Paolo III nominato commissario per ispezionare le terre del

popolo romano. Il capitano Andrea Velli agli ordini della Cesarea maestà era stato nominato commissario pel Monferrato nel 1544. Anche Silvestro si era distinto come comandante di

cavalleria sotto Clemente VII . Acquasparta , famoso castello nelle vicinanze di Amelia , memorabile per l'assedio che l’Al viano, con gli Orsini, i Vitelli vi posero e dove fu quasi distrut ta la famiglia guerriera dei Chiaravellesi che vi s'erano rin chiusi per difendersi ( 39).

CIVITACASTELLANA : il Forte

1536 - Maggio 10 . DE BRASCHIS BERTOLDO castellano di

Civitacastellana . Egli era della storica famiglia di Cesena ; forse

fu il castellano che fu imprigionato per ordine del Papa perchè aveva aiutato Pierluigi a togliere l'isola Farnese a sua cognata Isabella dell’Anguillara . Fu ottimo comandante di squadre. La rocca sulla via Flaminia fu sempre considerata di grande valore

dai tecnici ; infatti i papi la tennero sempre in pregio e non ri ( 39) AMAYDEN : op. cit.; Alvi: op. cit. , anno 1500, Riform . Amerine, 1499.


48

sparmiarono spese per mantenerla in efficienza . I castellani po sti in essa furono sempre scelti fra i migliori uomini d’arme. Papa Alessandro VI e suo figlio il Duca Valentino la fecero edi. ficare sui disegni del Sangallo, concorrendo nei lavori molte cit tà e paesi del Patrimonio . Giulio II la fece rifinire con abbelli. menti all'interno ; la sommità maestosa del maschio misura 24

metri di altezza . I lavori certamente cominciarono prima del

1500 all'epoca di Papa Borgia , il quale allo scoccare del secolo , con breve perentorio, richiedeva ancora il concorso delle città della Chiesa. Anche la mia patria , Amelia , fu obbligata a pren

der parte alla fabbrica , dietro reiterate pressioni del Papa e dei suo Commissario Alessandro Neroni. Si dovettero mandare 60

operai con pale, zappe, tridenti, ed alcuni muratori: a questo

proposito, nonostante il rispetto dovuto a padre Guglielmotti , io credo che il Valentino abbia iniziato i lavori dopo il 1494 ; infatti, come si apprende dalle Riformanze di Amelia , nell'A

prile del 1500 erano ancora necessari molti operai e nella pri mavera del 1501 si ripeteva la domanda e si mandavano an. cora sterratori e muratori ( 40).

1536 - DE RUFFIS PIETRO, romano , castellano di Magliano in Sabina. I Ruffi erano nobili romani del rione dei Monti, i di.

scendenti dei quali hanno oggi titoli principeschi. La famiglia generò comandanti valorosi ed illustri guerrieri. Il castello di Magliano sorge su di un'altura nella vallata del Tevere , di fron

te al ponte Felice; fu sempre importante perchè vi passa la stra da che conduce ad Orte , nell'incrocio con quella che da Narni va a Roma ( 41 ) .

1536 - Maggio 4 - Di CASTROLATERE FRANCESCO, castellano di Toscanella , creatura dei Farnese. La rocca è distante 23 chi

lometri da Viterbo , nella regione del lago di Bolsena, culla della famiglia di Paolo III . Dopo tante vicende era stata distrut ta da alcuni reparti francesi di Carlo VIII nel 1495 , quando ( 40) MINUTOLO : Opere di M.or Guidiccioni: Riformanze di Amelia, Vol. 57 . anno 1500-501. (41) AMAYDEN con aggiunte di C. BERTINI-FRASSONI.


49 -

vennero scaricate alcune parti delle mura di cinta ed un intero rivellino. Il Pontefice avrebbe voluto restaurarla , ma si limitò

ad alcune riparazioni . Col tempo la rocca cadde in rovina ( 42). 1536 . Giugno 7. Pavesio MARCANTONIO di Parma, castel

lano di Ostia, era già famigliare del Papa fin da quando era car dinale e ben conosciuto da Pierluigi perchè aveva già combat tuto con le truppe imperiali. Aveva anche buona rinomanza co me difensore di piazze . Con Antonio da Castello era stato nella

Marca di Ancona all'epoca di Clemente VII per munire la città di Ancona. Rimase nella rocca soltanto due mesi , perchè deve essere incorso nell'ira del pontefice per aver aiutato Pierluigi nell'attacco dell'isola Farnese ( 43 ).

1536 · Giugno 7 Riccio ORLANDO, castellano di Civitavec chia . Era di Brescia , famigliare e già molto apprezzato dal Papa . Molto esperto nelle opere fortificatorie , ne assunse l'incarico .

per Paliano e per Ostia. Già castellano dette la consegna , come abbiamo visto , delle armi, delle artiglierie , delle munizioni al capitano Giov . Biancardo ( Apr. 1537). Egli rimase alla sovraintendenza della fortezza . Nel ricor dato indice 219. A dell'Arch . Vatic. , è registrato un libro, te

nuto da lui sui lavori compiuti e le spese incontrate per Civita vecchia , Ostia , che va dal 1541 al 42. Seguì Pierluigi all'asse dio di Paliano ed anche per le opere che furono necessarie contro quella rocca dei Colonnesi tenne un registro ove elen

cava tutti i conti per le opere da lui dirette ed un altro libro a parte per le spese per le artiglierie impiegata nel medesimo

assedio del 1541. Fu un ottimo ingegnere ed esperto commissa rio per cose militari, e per dirigere lavori di fortificazione, e si occupò molto di artiglierie , specie di quelle che servivano per

attacco e difesa dei forii. Per molti anni fu apprezzato tanto dal Papa che da Pierluigi ed io credo che si potrebbe annoverare benissimo fra gli ingegneri militari. E ' vero che fu impiegato ( 42 ) MARTINORI: op . cit .

( 43 ) MINUTOLO : op. cit . , Archiv . Vatic . , indice, 292-1531.34, Minuta brevi Vol. 48. 4.


50

dal Pontefice in missioni diverse, ed inviato al Concilio di Tren

to , ma certo nobiliterebbe maggiormente la sua figura di diplo matico colto il riconoscergli l'attitudine militare ch'egli bbe veramente spiccata ( 44). 9

1536 - Giugno 30 . DE FARNESIO ORAZIO, pretore di Cor

neto , figlio di Pierluigi , ottimo comandante di cavalleria ed ap prezzato ingegnere militare. Fu capitano di squadre col Nobili nel 1551 ; prese parte alle spedizioni di Oriente con Carlo Sfor. za , naufragò presso Viareggio. Generale della cavalleria fran

cese di Enrico II in Lombardia , prese parte alla guerra di Par

ma . Aveva avuto quattro galere con le quali aveva combattuto con l’Orsini e lo Sforza . Avendo sposato una Diana di Poitiers aveva inclinazione per la Francia ed era molto ben visto dal Re .. .

Morì giovane nel 1553 nell'Artois alla difesa di Hesdin ch'egli stesso aveva fortificata con maestria e resa quasi inespugna bile ( 45) . 1536 - Agosto 21 . CANSACCHI STEFANO di Amelia, castel

lano di Ostia, dell'antica famiglia amerina. Fu apprezzato capi tano di Prospero Colonna e lo seguì in tutte le sue imprese. Pel suo valore fu nominato maestro di campo degli Italiani alla Bi

cocca ( 1522). Aveva appreso l'arte del fortificare dal suo gene rale. Difese due volte Paliano dopo averlo messo in istato di di. fesa ( 1526) ; aveva diretto i lavori per la ricostruzione da parte

del muraglione e di una torre nel castello di Fondi ch'egli pre sidiò nel periodo del sacco ( 1527 ). Per quanto inviso a Clemente

VII , per aver sempre sostenuto i Colonna, dallo stesso Papa fu riassunto in servizio e mandato quale ingegnere ad Ancona nel periodo in cui vi si costruiva la rocca . Caduta Ancona in mano del Pontefice, vi rimase di guarnigione per desiderio di Aloise Gonzaga, Paolo III , dopo pochi giorni ch'era stato innalzato alla tiara , lo mandò nella marca d’Ancona alla testa di un gruppo ( 44) Arch . Vatic. , Arm . 29, Vol. 105 ; Archiv. Vat ., indice, 219.A, inventario arch , dei Conti della Cam . Apost.; Si LXIII ( antica indicaz. 37) ; Arch. Vatic . , Arm . 41 , T.'21 ; PASTOR : op cit.

( 45 ) PASTOR : op. cit ; Capasso : Paolo III ; GUCLIELMOTTI, op. cit ; D'AYALA : op. cit .


STEFANO CANSACCHI di Amelia .


52

di cavalieri di lieve armatura per una difesa mobile di quel li.

torale e , scomparso il pericolo turco, lo nominò castellano di Ostia . Egli vi rimase castellano e governatore più di dieci anni

e sotto di lui furono attivate tutte quelle costruzioni e modifi. cazioni che sono riportate in succinto nella piccola lapide del ri .

vellino. Il papa aveva una predilezione per lui e spesso si re cava ad Ostia , dove restava per solito due o tre giorni ; s'infor mava di tutto , delle nuove costruzioni necessarie a sostenere il

micidiale fuoco delle artiglierie , della posizione dei cannoni , delle colubrine, del munizionamento , ed anche della disciplina dei soldati; soleva abitare nella grande camera centrale che ora

serve da museo . Questo capitano che univa all'esperienza del soldato , acquistata sui campi di guerra d'Italia ee di Francia, la tecnica dell'ingegnere ,' ebbe a lavorare sotto il Sangallo nelle mura di Roma : aveva conosciuto il famoso ingegnere quando

questi si era recato in Amelia per dirigere la costruzione del magnifico palazzo Ferrattini, durante il qual tempo il Sangallo fece anche il profilo delle mura della città , che si conserva agli Uffizi di Firenze. Quando carico d'anni si ritirò nella sua città

natale , i concittadini spesso si rivolsero a lui per dirigere i la vori necessari alle mura ed alle fortezze di Colcello e Frattuc

cia , castelli sui confini di Todi . Morì nel 1558. E ' ricordato con lode da accellenti scrittori di cose militari . Una strada di

Ostia -Lido porta , oggi , il suo nome ( 46). 1536 - Novembre 4 . BENTIVENGA Giov . INNOCENZO de ' no

bili di Acquasparta, bargello di Bologna, discendente da una fa miglia di uomini illustri e di onoratissimi guerrieri . Già nel 996 Arnulfo fungeva da console di Todi, Matteo fu innalzato alla porpora cardinalizia ; Gerolamo fu strenuo soldato, podestà di 2

Perugia e Foligno ( 1492) ; Giannantonio fu uno dei più repu ( 46 ) Arch . Cav. S. Stefano Pisa . Processo di nobiltà di Bartolomeo Cansac.

chi, 1617 ; VENTURELLI : Mem . su Amelia , Pergamena dei Colonna in Arch . Can .

sacchi, 1527 e 1531 ; VICENTINI: Storia di Amelia ( 1680 ), Arch . Vatic., Minute brevi, Arm . 40 , T. 49 , T. 267 , Arch . Vatic .: Brevi di Paolo III, 22 sett . 1536,

12 dic. 1936. Arm . 29, T. 117, p. 27, Arm . 29, T. 9, anno 1638. E. Rocchi : Le piante iconografiche di Roma nel sec. XVI , Arch . Stat. , Roma, Mand . 1537-47.

Arch . Com . di Amelia : Riformanze degli anni 1548-1544.


53

tati capitani di Braccio Fortebracci ed il padre di Giovanni In nocenzo ; Andrea, prese parte quale comandante di fanti , alla guerra della Mirandola ( 47) . 1536. Novembre 18 - DE GRIFONIBUS PROSPERO , romano ,

castellano di Cori. Discendeva da antica famiglia romana origi

naria di Bologna ed un ramo della quale si era trasferito in Fi renze , dove Michele Grifoni era stato eletto segretario della re pubblica. Aveva sposato una donna di casa Tebaldeschi . I suoi discendenti furono accolti nel sovrano Ordine M.re di S. Ste fano. Cori dista da Roma Km . 56 ; è racchiusa da una cinta di mura antichissima; era uno dei feudi degli Annibaldi. Il re La dislao per mezzo di un suo castellano fece restaurare la cinta e

le torri. Durante la guerra condotta dal duca d'Alba contro Paolo IV , il castello fu preso dai Colonnesi ( 48) . 1536 - Ottobre 2 . DE GRADULIS DOMENICO SER PETRI , ca. stellano di Fano. Era di una famiglia fautrice dei Farnese e ca

pitano già ben conosciuto da Pierluigi , che alcuni mesi prima lo

aveva fatto eleggere castellano di Proceno, tanto più che in quel tempo Paolo III , aveva concesso a vita quel castello a suo nipote il Cardinale Guido Ascanio Sforza. Il capitano Domeni co era stretto parente di Bernardino, ch'era stato del pari ca

stellano di Proceno. La rocca di Fano ha il profilo delle fortez ze dei Malatesta ; nel 1487 la città fu saccheggiata dai Turchi ed il pontefice , perchè non si ripetessero quelle brutture , cercò di rafforzarla , tanto più che nel 1533 durante una sollevazione dei Fanesi , molti danni erano stati arrecati ai bastioni ( 49 ). 1537 . Marzo 22 - ARCHILESIO NICOLAO di Amelia , castel

lano di Montecastello ( Todi). Apparteneva alla famiglia ARCHI LEGI, fra le più antiche dell'Umbria. Era già stato fin da gio vanetto ai servizi del Cardinale Farnese , insieme allo zio , Mon ( 47 ) Alvi : op. cit.; JACOBILLI: op . cit . ( 48 ) A'MAYDEN , con aggiunta di BERTINI -MARCHESI : op. cit.; MARTINORI, op. cit.

( 49) Arch. Vatic., Arm . 29, T. 101 ; MARCHES !: op. cit. , Enciclopedia Mili tare .


54

signor Angelo (Vescovo di Assisi) e che fu apprezzatissimo mag giordomo del Pontefice . Fu confermato castellano pel 1538 e durante la vita di Paolo III rimase sempre a far parte della cor

te ed ebbe vari incarichi di fiducia. Questo castello era stato in feudato fin dal secolo XIV alla famosa famiglia degli Atti di To di . A questo proposito si può ricordare una data remota che ri . guarda i Farnesi : nel 1077 un antenato di Paolo III , Pepo di

Pietro Farnese, valoroso guerriero, con fanteria ee cavalleria mos. se ai danni di Montecastello per vendicare i vandalismi che i To.

dini avevano fatto nel paese di Lugnano ( Amelia) ( 50). 1537 - Aprile 16 - SETTIMI FRANCESCO di Todi, castellano

di Acquapendente . Apparteneva ad illustre ed antica famiglia; fu un ottimo capitano e buon scrittore ; mandato governatore

in alcune città della Chiesa , fra le quali Foligno ( 1538) scrisse : i privilegi, dominii e libertà della inclita repubblica di Todi. Acquapendente, cittadina importante a pochi chilometri da Or. vieto e Viterbo, con le quali ebbe sempre serie contese attra verso i secoli e dominata più volte dai di Vico , prefetti di Ro ma, aveva una fortezza detta « Cittadella ) . Nel 1413 ne fu

castellano e signore Giacomo Sforza , conte di Cotignola . La città fu sempre amica della casa Farnese , ed anche Paolo III

ap

pena giunto al pontificato le confermò tutti i privilegi e nel 1542 fece iniziare i lavori per la ricostruzione del ponte sul Paglia ( 51 ) . 1537 . Giugno 6 - DE VENENTIBUS Jacopo , bolognese , go

vernatore di S. Arcangelo (Romagna) dell'antica famiglia di Bologna, che dette illustri guerrieri e da cui sortì Giovanni che fu ( 1579) gran dottore e lettore in Bologna . Era già conosciuto da Clemente VII e famigliare del Card . Farnese , che , divenuto

Papa, lo impiegò in varie missioni. Era colto in diritto civile e canonico. Il castello di S. Arcangelo del secolo XIII, appar ( 50) VINCENTINI : Stor. di Amelia, Arch . Not , amerino, 1528 ; Dorez : La cour de Paul III ; Alvi : op . cit .

( 51) JACOBILLI: op . cit .; Alvi: op . cit .; MARTINORI : op . cit .; COSTANTINI:

Mem . stor. di Acquapendente .


- 55 -

tenne ai Malatesta ; Sigismondo della stessa famiglia aggiunse alla rocca quattro torrioni ai lati . Cesare Borgia ne divenne padrone mettendola a sacco ( 52 ). 1537

Giugno 27 - MORANO EURIALO, prefetto della Rocca

di Montecalvo ( Ascoli). Questi era un illustre letterato , uma nista apprezzato , annoverato fra i poeti della corte di Paolo III .

E ' curioso dover registrare anche un poeta fra i castellani; ep pure nel breve di nomina , il Papa si rivolge a lui , per prospet targli i pericoli serii delle invasioni dei Turchi per « le spiag. gie e luoghi dell’Anconitano ... ( ex quo locis S. R. E. ibi vi cinis in comodum seu damnum aliquod proveniat , quod facile

his presertim temporibus, dum infedeles per omnia maritima loca procurrere tentant, contigere posset ) ( 53). 1538 - FERRATTINI ZAFFINO di Amelia, governatore di

Norcia : dell'antica familiag amerina che tanti personaggi illu stri nelle armi, nelle lettere , nelle prelature dette alla Santa

Sede ee da cui uscirono Bartolomeo , arcivescovo di Chiusi ( 1533), Vicelegato nella Gallia Cispadana e nell'Umbria , maestro di ca sa del Pontefice, sovraintendente alla costruzione della Basilica

di S. Pietro ed un altro Bartolomeo , cugino del precedente , che

fu vescovo di Amelia nel 1562 , prese parte al Concilio di Tren 2

to , fu canonico della Basilica vaticana ed elevato alla porpora da Paolo V ( 1606). Zaffino fu nominato abbreviatore del Parco maggiore e coadiutore del reggente, poi governatore di Ascoli nel 1545 e 46. Paolo III lo chiamò a commissario generale del l'esercito da lui raccolto contro il Duca di Sassonia ed il Lan

gravio d'Assia e ne riportò molta gloria e tangibili vantaggi ( 54). ( 52 ) BARTOLOMEO DI GALEOTTO BOLOGNESE ; Trattato uomini illustri di Bologna

( 1530 ); Pio Bosi : Dizionario storico-militare, Enciclopedia Militare . ( 53 ) PASTOR : op . cit ., Arch. Vatic . , Arm . 29. T. 101 . ( 54 ) HUGHELLI: Italia sacra ; Arch. Vatic., Divers. cam ., Vol. 58, f. 248 ; Acta

Viceramel ., T. 3 , f 39 ; Arch. Stat., Roma, Mand . Vol. annį 1531-34, p . 66 ; Arch. Not. Amelia, Riformanze amerine, anno 1606 ; Monumento sepolcrale nella cattedrale di Amelia, Arch. St. Roma, Mand . 1545-46 ; RossELLINI: « Famiglia Ferrattini » .


.

56

1537 - Aprile 17 - DE Nigris NICOLAO, castellano di Sangi nesio (Macerata ). Antica famiglia romana, che , fin dal 1204 , aveva le sue tombe nella Chiesa di S. Marco ; si divise in due rami, uno detto del Nero. Nicolao , buon capitano, era figlio di Bartolomeo , che aveva avuto la castellania di Vetralla nel 1506 ed era uomo d'armi molto apprezzato da Giulio II . Un fratello di Nicolao , Mario , comandava ottanta cavalli di lieve armatura

alle dirette dipendenze di Paolo III ee di Pierluigi ed aveva pre so parte alla guerra di Vicovaro insieme al capitano Gian Fran cesco da Cantalupo .

Sanginesio nel sec. XV era considerato uno dei forti più l'ubicazione e le opere difensive ; fu presa dallo Sfor za ( 1434) e poi ripresa dal Piccinino; in ultimo si dette alla sicuri per

Chiesa ( 55).

Questi che abbiamo nominati fanno parte di quel gruppo di personalità militari , delle quali si servì il pontefice per prov

vedere all'immediato pericolo turco , nel desiderio di presidiare le fortezze più importanti e più esposte e nell'avviare i lavori di rafforzamento per quelle che ne avevano necessità assoluta ,

sia perchè trascurate da tempo , sia per rimodernarle di fronte ai tiri sempre più precisi e micidiali delle grosse artiglierie . La diligente organizzazione del papa non si limitò a queste

sole nomine, ma si rivolse anche ai capitani di cavalli e di fanti ,

ai provveditori delle polveri, ai pirotecnici, ai fornitori di mu nizioni e di cannoni .

In un breve quadretto si può prospettare anche questa im portante branca della sua personale attività .

Nel 1535 , in un primo tempo , Paolo III si era limitato a nominare Pierluigi alla testa di tutti i cavalli leggeri ; quando, poi, nel 1537 , il comando delle truppe destinate alla difesa del litorale venne a lui affidato , egli chiamò intorno a sè i migliori capitani. Così lo raggiunsero nella Marca : ( 55) AMAYDEN : op. cit .; MARTINQRI : op. cit .; Arch. St. Roma, Mand . Vol . 1531-34 e Mand, anni 1534-37 ; Bosi: op. cit.; Enciclopedia militare del Popolo d'Italia.


- 57

Cap.no GIOVANNI PROMONTINO ( 56) - CAMILLO CAMPAGNI .

DI VERONA, il quale era stato di presidio al Vicelegato di Peru gia , vescovo Trivulzio, con 80 cavalli leggeri ( 57). Cap.no ALESSIO LASCARIS di Nizza , ch'era di stanza a Bo logna con 50 cavalli ( 58). Cap.no DEMETRIO PETERLI 0 PETERLIN , con 60 cavalli ,

che faceva servizio col Lascaris a Bologna ed era parente del Cap.no Vittorio che comandava una senile di Venezia ( 59) . Cap.no ITALIANO FORLANO, della stessa famiglia di Gio vanni, ottimo condottiero del sec. XV. Comandava i cavalieri

di lieve armatura al servizio del papa ( 60) . Cap.no ALBERTACCIO TURCO, comandante di cavalli ( 61). Cap.no SFORZA MONALDESCHI DI ORVIETO, aveva le stanze a Fermo ( 62 ).

Cap.no Giov . FRANCESCO DA CANTALUPO, era stato castel lano d'Ostia nel 1533 sotto Clemente VII ed aveva preso parte

quale comandante di pedoni all’espugnazione di Vicovaro ( 63). Cap.no Paolo VITELLI , della famosa famiglia di Città di Castello ; figlio di Nicolò , come i suoi reputato comandante del

le armi medicee . Comandò poi le truppe a piedi mandate in aiuto dell'elettore del Brandeburgo ( 1543) e con l'aiuto del Duca Cosimo conquistò , dopo lungo assedio , il famoso castello di Braccio ( 1559) ( 64).

Cap.no C.te Nicolò da TOLENTINO, devoto ai Farnesi ; ot timo capitano . Comandava 300 fanti italiani in Perugia , dopo la resa della Città ( 1540) e ne ripartì nel febbraio del 1541 per dirigersi su Roma . Nel 1544 comandava alcune compagnie ( 56) Arch . St. Roma, Mand . 1534-1537 . ( 57) Mand . 1534-37 ; Cronache inedite di Perugia, Vol. II, Firenze . 1851.

(58) ALBERI: Relazioni ambasciatori veneti. (59) ALBERI: op. cit.; GUGLIELMOTTI: op. cit. (60 ) Cronache inedite di Perugia , Mandatorum 1534-37. ( 61 ) ALBERI: op. cit. ( 62 ) Mand . 1534-37 ed ALBERI: op. cit.

( 63 ) Mand . 1530-34 e Vol. 1531-34. (64 ) Mand . 1534-37 ; PASTOR, Vol. V ; CORBUSSI: La tirannia del Card . Vi. tellozzo Vitelli in Città di Castello.


- 58

di cavalli insieme a Gio . B. Savelli che da Roma si recava in Piacenza ( 65).

Cap.no BIONDO DA NORCIA , capitano generale e maresciallo della Marca di Ancona, ottimo comandante , già provato nell'as sedio di Firenze . Era entrato in carica nel novembre del 1535 so. lica, 1544 .

stituendo il maresciallo Sebastiano Milanesio di S. Gemini, del quale si è parlato ( 66) .

Cap.no Vaini Guido, della famosa famiglia d’Imola, pro sapia di grandi guerrieri ( 67). Comandava 50 cavalli di lieve armatura .

Cap.no Mario DE Nigris . Era fratello del castellano di

Sanginesio del quale abbiamo parlato ; aveva preso parte col Cantalupo all'espugnazione di Vicovaro ( 68). Cap.no D. FARNESE MORELLO, collaterale dei cavalli di S. Santità ( 69).

Cap.no BANDINO Mario , di Siena, della storica famiglia se nese, cugino di Bastiano che comandava a Lepanto alcune com pagnie di soldati ( 70). Comandava 60 cavalli . I migliori comandanti dello fanterie erano : STEFANO Co LONNA , ALESSANDRO VITELLI , Gio. BATTISTA SAVELLI , GERO LAMO ORSINI , ALESSANDRO TOMASSONI.

COLONNA STEFANO, capitano generale dei fanti, nipote del grande Prospero . Fece le prime armi militando con gli Spagnoli contro i Francesi . Uomo di reputato valore e perizia, ma capric 9

cioso e volubile , dopo aver difeso Clemente VII dagli stessi suoi parenti, si portò brillantemente alla difesa di Firenze. Certo la

repubblica avrebbe potuto resistere più a lungo e forse salvarsi , se egli avesse potuto esplicare tutta la sua azione di guerra . Ac

cettò gli stipendi di Paolo III . Dopo la scomparsa del pericolo (65 ) Cronache inedite, op . cit. , Vol. II, Arch . Stato Roma, Camera aposto. ( 66 ) Arch . Vatic . , Arm . 40, T. 48, p. 261 . ( 67 ) Mand . 1534-37 ; MARCHESI : op . cit . ( 68 ) Mand . 1531-34. ( 69 ) Mand . 1534-37 .

( 70 ) MARCHESI: op . cit .; GUGLIELMOTTI: op . cit.


59

turco , ritornò con Cosimo I , poi con Carlo V. Morì nel 1548 a 2

Firenze ( 71 ).

VITELLI ALESSANDRO , valoroso capitano, come moltissimi della sua storica casa . Comandante di fiducia di Carlo V che

lo nominò alla guardia di Firenze, dopo l'insediamento del Du ca Alessandro. Comandava parte delle truppe che nel 1540 in vestirono Perugia agli ordini di Pier Luigi . Espose per primo i piani per le fortezze da costruirsi in Perugia . Era già stato ca

pitano della guardia papale sotto Leone X ; già nel 1534 era in tervenuto alle riunioni che Pierluigi teneva in Roma, per gli studi sul fortificare le mura . Nella guerra contro Ascanio Co lonna era alla testa dei soldati a piedi. Nel 1543 quando il papa

si recò a Bologna, il Vitelli fu lasciato comandante delle truppe e gli fu dato l'incarico di munire Castel S. Angelo. Nel 1545 presiedeva le consulte sulle fortificazioni, alle quali prendeva parte anche Michelangelo. Condusse grossi corpi di milizia con tro i Turchi in Ungheria , e contro gli eretici in Germania ( 72). SAVELLI Gio. BATTISTA, capitano generale della custodia di Nostro Signore. Apparteneva alla bellicosa ed irrequieta fa

miglia romana, e fu comandante di cavalli leggeri in luogo del Buoso . Nel 1518 comandava 40 cavalli agli ordini di Renzo De Ceri in Umbria . Fu vicerè di Abruzzo, prese parte col Vitelli e con l'Orsini alla presa di Perugia e comandò le truppe a ca vallo contro Ascanio Colonna ( 1541 ). Entrò in Germania alla

testa di 700 cavalli leggeri, agli ordini di Ottavio Farnese ( 1546), contro gli Smalkaldici . Divenne poi comandante di tutte le forze del granduca Cosimo I. Il suo luogotenente era A

lessandro Pellegrini di Verona ( 73). ( 71 ) ALBERI: op . cit .; PASTOR, vol . IV.V.

( 72 ) PASTOR, Vol . V ; Cronache inedite cit.; MARCHESI, op. cit.; GUGLIELMOTTI, op . cit.

( 73) Riformanze di Amelia, dic . 1518 ; MARCHESI: op. cit .; PASTOR : op. cit., Cronache inedite di Perugia, Firenze, 1851 ; Arch. St. Roma, Vol . 1534-37-39-40 42-43 .


60

ORSINI GEROLAMO, insigne guerriero di papa Leone X, fi. glio di Giordano. Era parente del papa, perchè una Girolama Orsini aveva sposato Pierluigi ed egli aveva per moglie una Francesca di S. Fiora. Sotto Paolo III ebbe il comando di trup pe alla presa di Perugia e Pierluigi fece trattare da lui la resa perchè parente ed amico di Baglioni Rodolfo ( 74). TOMASSONI ALESSANDRO DA TERNI , capitano eccellentissi .

mo , reputato uno dei più valorosi di quei tempi . Aveva preso parte alla difesa di Roma sotto Renzo da Ceri . Maestro di cam po generale delle fanterie da sbarco dell'armata papale , dopo cruenta lotta sostenuta con grande animo , era rimasto ferito alla Prevesa ( agosto 1538 ). Fu addetto alla persona di Pierluigi

e governatore delle armi in Piacenza. Prese parte alla guerra contro Perugia insieme ai suoi illustri commilitoni : il Vitelli , l’Orsini, il Savelli. Nominato maestro di campo generale nella

guerra contro Ascanio Colonna ( 1541) , occupò Paliano e ne smantellò la fortezza . Ebbe il comando di più di 300 cavalli pel re di Francia nella guerra di Siena ; nell'ultima fase di essa il

Tomassoni, che presidiava uno dei forti che difendevano il campo , fu attaccato in forze dal Marchese di Marignano ; dopo dura lotta respinse gli assalitori , ma rimase ferito malamente e

mentre, terminata la guerra , alla testa di una compagnia ritor nava verso l'Umbria , nei pressi di Viterbo morì per le gravi ferite ( 1555). Aveva anche preparato i disegni per rifortificare Terni ( 75 ). Gli SPECIALISTI: « Fonditori, provveditori di artiglierie e polveri, ingegneri militari » .

Maestro VANNOZIO DE ' BIRINGUCCI, di Siena, capitano del le artiglierie e maestro fonditore. Fu della nobile ed antica fa miglia senese che tanti uomini di molta fama nelle lettere e nel. ( 74 ) LITTA ; Fam , celebri Ital.; MARCHESI : op . cit .; Cronache inedite di Pe . rugia .

( 75 ) GUGLIELMOTTI : op. cit .; Cronache cit .; PASTOR : op . cit .; MINUTOLO : op. cit .; ANGELONI: Stor. di Terni.


61

le armi dette alla patria ; di essi è ricordato con lode Oreste , ma tematico illustre ricercato da potentati di Europa . Vannozio fu mineralogista, architetto, bombardiere ed era stato allievo del suo concittadino Francesco di Giorgio Martini . Fu per lungo tempo ai servizi del Farnese e Pierluigi riponeva in lui grande fiducia. Armò con un ingente numero di bocche da fuoco le varie fortezze e diresse i migliori maestri del getto, in ciò coa

diuvato dai Giovardi. Formò un corpo scelto di bombardieri , che in Roma contava 500 uomini divisi in 13 squadre di 36 per sone ciascuna. E ' autore della « Pirotechina ») , in 10 libri che 9

comprende istruzioni sul getto dei metalli ( 76). DOMENICO DA CAPRAROLA , conduttore di artiglierie, buon soldato . Era stato castellano d’Ostia . Si servivano di lui per

organizzare il trasporto di pezzi da un luogo ad un altro ; ed aveva la capacità di dirigerne il collocamento ( 77) . Cap.no ANTONIO DA CASTELLO, prefetto delle artiglierie e buon comandante ch'era già stato a servizio di Clemente VII ,

Lavorò sotto la guida del Biringucci . Nel 1544 era ancora uno de' superiori de ' soldati di guarnigione a Roma ( 78). GIOVANNI LOCATELLI ,, fabbricante di artiglierie , Maestro GiovaNNI molto probabilmente discendente della famiglia di Cesena. Di rigeva i lavori di fondita dei cannoni e lavorò a lungo sotto Paolo III , nelle fonderie dirette dai Giovardo ( 79). Maestro TOMMASO DA CASTIGLIONE , sottoprovveditore di

Castel S. Angelo, sovrastante alle munizioni ed artiglierie. Di stribuiva lo stagno ed altri prodotti per la fondita delle arti

glierie . Fu sempre alle dipendenze di Vincenzo Giovardo e si occupò anche delle ruote, cassoni, ferri per mettere a cavallo le artiglierie , e di palle ed accessori ( 80). ( 76 ) Arch . Vatic . , Arm . 29 , T. 101; MARCHESI : op . cit .; GUGLIELMOTTI : op . citata, ( 77) Arch . Stat. Roma, Vol . 1539-41 .

( 78 ) Arch . Stat . Roma, Mand . 1530-34, idem . 1543-45 . 179 ) Mand . 1530-34 .

( 80 ) Mand . 1534-37 , Arch . St , Roma, Cam . apost . , 1543 .


-

62

Maestri : GIOVARDI VINCENZO , ANTONIO , SERAFINO di Ge

nova , famiglia di fonditori di artiglierie e maestri del getto. Fu rono quelli che, insieme col Biringucci, fusero la maggior quan tità di artiglierie in questo periodo . Il primo, padre di Gregorio

e Battista ( pure capitani e fonditori) era stato capitano fondi tore di artiglierie sotto Clemente VII, ed ha lasciato un regi. stro , dove sono elencati i pezzi fusi e messi a posto dal 1537 al 1538. Serafino, pure fonditore, aiutò i suoi fratelli nella medesima bisogna ; Antonio era procuratore delle polveri da sparo ed aveva avuto lo stesso incarico sotto Clemente VII ( 81 ). Avevano fonderia anche in Perugia .

Maestro FRANCESCO PASSERINI da Fabriano , provveditore

e confectore di polvere per le bombe ed altri istrumenti bel. lici ( 82 ).

Capitano TARUSIO STEFANO. Si occupò per tanti anni di fortificazioni, di artiglierie, d'impostazioni. Si riscontrano, nei mandati e nelle minute dei brevi frequentissimi riferimenti a tutte le attività di questo instancabile artigliere , che coadiuvo i migliori ingegneri nelle fabbriche delle fortezze e si prese la re

sponsabilità del collocamento di tante batterie . Il Papa , per esprimergli la sua soddisfazione , lo aveva anche nominato co mandante delle lance della sua guardia. I Tarusi erano nativi di Montepulciano ( 83). Maestro PELORI GIO BATTISTA , di Siena, architetto ed in

gegnere militare , ottimo comandante, ed esperto ed apprezzato ingegnere, fattosi alla scuola del Peruzzi . Fu deputato ai lavori della rocca di Ancona ( 1539) insieme al Sangallo prima, poi da solo quando il Sangallo fu inviato a Perugia per iniziare i la vori della grande rocca Paolina ( 1541 ). Aveva passato molti ( 81) Arch . Vatic . , Arm . 29, T. 105 e Arm . 29, T. 123 , Mand . 1530-35 e

1534-37 e Arm . 29 , T. 106 ; GUGLIELMOTTI: op. cit.; MARCHESI : op. cit. ( 82 ) Arm. 29, T. 107; Arch. St. Roma, Cam. apost . , Tesoreria dell'Um tria, 1543 .

( 83 ) Arch . St. Roma, Mand . Vol. 867, Mand . ( 1534-37) , ( 39-41 ) , 1541 ; MAR CHESI, op . cit.


63

anni agli ordini dei Medici in Firenze; ma durante la resistenza eroica di Siena egli rientrato in città per aiutare i suoi concit tadini a difendere la libertà , fu adibito ivi alle fortificazioni. Do.

po Montalcino dovette andare in esilio ; morì nel 1558 ( 84).

Cap.no MONTEMELINO GIORGIO FRANCESCO di Perugia, ca pitano generale delle artiglierie di S. R. E. , apparteneva alla stessa famiglia dalla quale era uscito Andrea capitano generale in Firenze nel 1228. Aveva il titolo di Conte di Reschio , fu in

gegnere militare di buona fama , castellano di Castel S. Angelo e sotto Paolo III chiamato col Sangallo alle fortificazioni di

Roma. Ebbe sovente delle dispute con Michelangelo quando nel 1545 si riuniva la consulta per gli studi sulle fortificazioni del l'Urbe. Le stesse discussioni con pareri opposti li ebbe anche col Castriotto . Lasciò uno scritto sulle fortificazioni della città Leonina dedicato ad Ottavio Farnese ( 85).

Questo prospetto breve ed incompleto , che tocca i primi

anni del pontificato di Paolo III, potrebbe essere ampliato, per ottenere un queparticolareggiato sui comandanti e le azioni guerra nei quindici anni in cui il Farnese resse la cattedra

di

di Pietro, un lavoro esauriente come quello di Leon Dorez sulla corte dello stesso pontefice. Colonnello CANSACCHI C.te CARLO

( 84 ) Mand . 1539 : PASTOR : op. cit .

( 85 ) Arm . 29, T 122 ; ALBERT : op. cit .; MAKCHESI : op. cit.; GUGLIELMOTTI: .

op . cit.; PASTOR : op cit .; MAGGIOROTTI : op. cit .


Pietro

Paolo

Floriani

ingegnere militare (1585 - 1639) Nel medio evo la regione delle Marche, travagliata da con

tinue e feroci guerre , fu madre di soldati valorosi e di celebri

condottieri; ma, mutate poi le condizioni politiche , gli spiriti guerreschi si infiacchirono, finchè una pace di quasi tre secoli non li ebbe completamente spenti : è questa una prova evidente di ciò che asserì il Duce in un suo memorabile discorso alla Ca

mera ; che una lunga pace è deprimente e negatrice di quelle virtù fondamentali dell'uomo che solo nello sforzo cruento si

rivelano nella piena luce del sole . Al risveglio però della civiltà del Rinascimento , uscirono

da quella bella e forte provincia, per lo spirito bellicoso che ancora covava nel fondo degli animi dei Marchigiani, quasi tutti i soldati che sotto le bandiere pontificie combatterono in Fran cia , in Germania , in Fiandra , in Ungheria, in Dalmazia ed in Levante contro tutti gli eretici Calvinisti , Luterani o Turchi o che presidiarono e difesero le tante fortezze venete in Dal

mazia, in Albania, nel Poloponneso e nell'Arcipelago . Alcuni di questi valorosi soldati, associando alle armi lo studio , furono anche valenti ingegneri ed , unitamente ad una

numerosa pleiade di costruttori di fortezze provenienti da ogni provincia d'Italia , fecero acquistare all'architettura militare italiana una reputazione mondiale ed un primato più che se colare .

Pietro Paolo Floriani è una delle figure più significative, e nel tempo stesso sintetizzante quasi tutte le maggiori caratte ristiche degli architetti militari della Marca di Ancona dell'e poca ora accennata .

Nacque in Macerata nel 1585. Suo padre Pompeo era stato 5.


66

un valente ingegnere militare ed un prode soldato, resosi cele bre specialmente quando, dopo la battaglia di Lepanto, alla qua . le aveva partecipato, avendo D. Giovanni d’Austria fatto forti ficare Tunisi dall'italiano Gabrio Serbelloni, anzichè La Go

letta , come lui consigliava, i fatti gli dettero pienamente ra gione; un suo scritto del 1576 su questi avvenimenti, che gli procurò grandissima reputazione, è ritenuto, unitamente ad una sua altra pubblicazione sulle fortificazioni di Malta , fra i più importanti libri del genere venuti alla luce .

Il giovane Pietro Paolo , invogliato dalla fama ee dai successi

di suo padre , che egli perse quando aveva soli 15 anni, si dette con passione agli studi militari e specialmente dell'Architettura militare. Ebbe per maestri il marchese Alessandro Pallavicini, Mario Sforza di S. Flora , Orazio del Monte di S. Maria e Gio

vanni de Medici, illustri capitani di quel tempo nelle guerre di Fiandra , d'Ungheria e di Levante e già amici di suo padre. Quale suddito del Pontefice, entrò al servizio del Re di

Spagna, prendendo parte alle guerre combattute dagli Spagnoli contro il Duca di Savoia Carlo Emanuele I fra la fine del sec .

XVI ed il principio del secolo XVII. Fu nel 1617 alla difesa di S. Germano di cui fece le fortificazioni ed assistette poi alla espugnazione della città di Vercelli di cui rifece pure le fortifi cazioni. Avvenuta la pace nel settembre di quell'anno, il Flo riani insofferente di un forzato riposo , si recò volontariamente

in Africa per conto del Re di Spagna Filippo III per rilevare le piante delle difese di Tunisi e di Algeri e studiare il modo di potersi impadronire di quelle due città , compito che assolse non

solo con molta perizia , ma anche con grande e freddo coraggio . Nella sollevazione generale dei protestanti in Boemia del 1618 si trovò alla inutile difesa di Presburgo ; caduta questa città

accorse alla difesa di Vienna e ne rafforzò le fortificazioni, uni tamente a molti altri ingegneri italiani che in quel tempo si tro vavano colà . Visitò quindi quasi tutta la Germania , l’Ungheria

e la Boemia provvedendo alla costruzione o restaurazione di mol. te fortezze ; compilo fra altro un nuovo piano per le fortifica zioni di Vienna. Nel 1623 col Pappenheim accorse in Valtellina

in difesa dei cattolici contro i protestanti grigioni e contro i Francesi che erano discesi in aiuto di questi ultimi, prestando


67

l'opera sua non solo di ingegnere militare ma anche di coman dante di truppe nella espugnazione di Valcodero , La Cola e S. Giorgio . Le notizie su di queste sue imprese e sugli speciali servizi da lui compiuti per conto del Re di Spagna , nonchè sulla reputa

zione acquistata come ingegnere militare in tutti questi anni e che gli avevano fruttati i titoli di ingegnere dell'Imperatore e della corona di Spagna , di Conte palatino e le insegne dell'Aqui .

la imperiale , erano state sempre accolte con grande giubilo dai suoi concittadini. Sicchè quando egli il 27 aprile del 1626 giunse in Macerata, dopo circa dieci anni di lontananza , fu ricevuto con viva esultanza , come è confermato dalle molte poesie pub blicate in quel tempo in suo onore e che furono raccolte in un volumetto dal titolo : All'illustrissimo sig. Capitano Paolo Flo rani, conte Palatino , ecc. , ingegnere dell'Imperatore e della co rona di Spagna et Sergente maggiore ; nel ritorno in patria . Sonetti .

Ma in Macerata restò poco tempo , perchè don Taddeo Bar

berini , nipote del Papa e generale della Chiesa, con patente del 3 dicembre 1627 , lo chiamava a Roma affidandogli la carica di vice castellano di Castel S. Angelo e di governatore delle armi

dell'Umbria. Durante il suo soggiorno in Roma diede alle stam pe un trattato di fortificazione dal titolo : Alla Maestà Cesarea

Ferdinando II. Difesa et offesa delle piazze di Pietro Paolo Flo riani da Macerata . Ivi presso Giuliano Carboni 1630. Questo trattato ebbe un grande successo tanto che parecchi anni dopo e cioè nel maggio del 1654, quando il suo autore era già morto da qualche anno , ne fu fatta una seconda edizione a Venezia per Francesco Baba , dedicata all’Altezza Serenissima di Giovan

Federico, Duca di Bransvich , Lunenburg, ecc. con la seguente aggiunta al titolo : Opera non solo utile e necessaria ai Capitani, Governatori di fortezza, ma anco di sommo profitto a' studiosi dell'Historie militari così antiche come moderne. In questo trat

tato , unitamente a 52 tavole di disegni, si trovano le piante del le fortificazioni di Inspruck , Altenbourg e S. Germano edificate dal Floriani .

Nel 1630 tornò in patria ove dimorò circa quattro anni , ese.


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guendovi molte opere di architettura sia civile che militare ; passò quindi a Ferrara , destinato quale comandante di quella cittadella , che rafforzò munendone di mezzelune le cortine.

Ma intanto la fama della perizia del Floriani nel provve dere alla difesa di città era così aumentata che allorquando, verso la fine del 1634 , Urbano VIII fu richiesto dal Gran Mae

stro dei cavalieri gerosolimitani di un valente ingegnere militare per rendere l'isola di Malta più sicura dalle offese del Turco ,

la scelta cadde senza esitazioni su di lui, quantunque non difet tassero in quel tempo buoni ingegneri militari.

Il Floriani recatosi a Malta , dopo avere bene perlustrata la località , decise di occupare con le nuove fortificazioni le al ture sovrastanti a La Valletta, in modo che non essendo in al cun modo dominate , e dominando anzi la città ed il forte S. El mo, costituissero una fortezza formidabile .

Esse erano formate da una grande cinta murata a pianta rettangolare con fosso , lunetta , tenaglie e controguardie ; all'e stremo vertice verso terra si allungava una grande opera a cor no per coprire questo lato ; i due lati orientali ed occidentali cadevano a piombo sul mare ed il quarto lato era prossimo a La Valletta e parallelo alla cinta di questa città . Queste opere grandiose, scavate in gran parte nella viva

roccia e nelle quali è da lodare un sapiente adattamento al ter reno, furono tutte tracciate , dirette e portate a compimento per sonalmente dal Florani e ad esse dai benevoli e riconoscenti ca

valieri, essendo Gran Maestro Manoel de Vilhena, fu dato l'ap

pellativo di « Floriane » a perpetua memoria del loro ideatore e costruttore .

Ma , come purtroppo spesso accade , la grande reputazione alla quale il Floriani era salito destò invidie e gelosie , che gli procurarono grandi dispiaceri. Quantunque di questo periodo della vita del nostro poco o nulla si conosca , purtuttavia si sa

che egli abbandonò l'isola con molto disgusto, avendo lo stesso Papa Urbano VIII , che lo aveva ivi inviato , fatto andare a Malta il domenicano cardinale P. Vincenzo Maculano da Fiorenzuola .

altro famoso ingegnere militare, per ispezionare e verificare le

fortezze costruite sui suoi piani, che, secondo alcune maligne


69

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insinuazioni, giunte fino all'orecchio del Pontefice, avrebbero dato motivo a lagnanze. La accuse dovevano però essere infon date, perchè le « Floriane » non furono toccate e solo verso il

1638 il Maculano aggiunse alle esistenti difese un altro forte, che dal nome della patria del suo costruttore fu detto « Fio renzuola

.

Si accrescevano così sempre più le testimonianze dell'attivi. tà italiana a Malta, ove il forte Ricasoli ricorda il cavaliere tosca

no Gianfrancesco Ricasoli , che dette 30.000 scudi per la sua co struzione e dove avevano spesa la loro intelligente e ricercata


70

attività altri ingegneri militari italiani , come il Valperga , Bal dassare Lani, Bartolomeo Genga, Evangelista Menga e France

sco Laparelli, al quale ultimo si devono non solo le fortificazioni, ma anche la pianta ed i fabbricati della città di La Valletta . Le

opere di questi nostri ingegneri militari, unitamente alle favo revoli condizioni del sito , sapientemente sfruttate , fecero sì che questa isola non fosse mai presa dai Turchi, i quali anzi negli ultimi tempi della loro potenza non ebbero nemmeno più la for za e l'audacia di aggredirla , nè alcuna altra nazione avrebbe potuto impadronirsene con i mezzi di cui allora si disponeva;

fu solo l'oro del Bonaparte e la venalità dell'Hompesch , l’ul timo gran maestro , che poterono far cadere la piazzaforte nelle mani dei Francesi, ai quali poi gli Inglesi la tolsero per fame , facendone la sede principale dei loro domini nel Mediterraneo . L'isola conserva sempre questi ricordi e questi nomi della no stra terra , come , ad onta di tutto , ne conserva l'idioma. Lasciata Malta il Floriani ritornò a Ferrara per ripren

dervi il suo posto di comandante della cittadella e vi moriva nel 1639 nell'età di 53 anni. Il suo corpo fu portato a Macerata e

sepolto nella tomba di suo padre Pompeo nella chiesa di S. Cro ce . Ma di queste memorie sepolcrali dei due Floriani ora non

di esiste più traccia, perchè distrutte nel 1799 da una colonna di S. Cro soldati francesi unitamente al convento ed alla chiesa

ce di dove era stata opposta una valida resistenza alla avanzata

dell'invasore . Amante della patria, mancandogli eredi naturali , Pier Paolo Floriani volle che tutte le sue sostanze restassero alla

città di Macerata a vantaggio della istruzione letteraria e scien tifica dela gioventù .

Il suo trattato sulle offese e difese delle piazze è ritenuto , come le opere di suo padre, fra le maggiori pubblicazioni che furono fatte in ogni tempo su questi argomenti. In esso l'autore dimostra non solo grande competenza tecnica, ma anche una vasta e soda cultura, il che non può non destare ammirazione e meraviglia nel tempo stesso , quando si pensi che il Floriani si dette giovanissimo alla carriera delle armi , che fu in continuo movimento o per missioni inerenti alla sua professione di inge gnere militare o per seguire truppe combattenti , che prese parte


- 71 —

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Dal libro : « Difesa ed offesa delle Piazze » .


- 72

attiva a numerose azioni belliche in Italia e fuori e che morì

in età relativamente giovane . Non meno degna di nota è la lu cidità e la indipendenza dei giudizi espressi sia nel biasimare

gli errori dei capi , sia nel lodare a tempo opportuno il valore ed i meriti del nemico.

Deve attribuirsi anche a Pier Paolo Floriani, secondo il

parere del Promis , una : « Dichiarazione dell'ufficio del sergen te generale ) conservata nella biblioteca dell'Università di To rino , breve codice manoscritto, dedicato ad Urbano VIII. Esso ,

più che uno dei soliti trattati sui compiti di questa elevata ca rica militare di quel tempo, è un esposto su alcuni inconve nienti che si verificavano nell'esercizio della stessa, e personal. mente rilevati dallo stesso Floriani, nonchè sul modo di ovviare

a siffatti inconvenienti. Dopo aver detto che a questa alta ca rica non dovevano innalzarsi quelli che non avevano grandis

sima esperienza di guerra , ma solo quelli che l'avevano acqui. sita per aver praticati diversi comandi , l'autore soggiunge : ( ... si come ho fatto io , e siami lecito narrarli alla Santità Vo.

stra ; sono stato cinque volte capitano d'infanteria , sergente maggiore tre, colonnello una et mastro di campo, sergente ge nerale tre , del Consiglio di guerra altre tre, luogotenente gene rale del duca Gaetano nelli moti di Ferrara e per somma gra

tia della Santità Sua ho comandato alla provincia di Marca, alle fortezze, alli colonnelli e fanteria e cavalleria pagata e non

pagata, et hora sono per benignità Sua sergente generale del Suo Stato in tempo di pace e di guerra , dichiarato per breve ) . Del Floriani si conosce pure una relazione sopra le forti ficazioni della città e cittadella di Ferrara con la pianta di

que

sta opera , che, come è noto , fu completamente distrutta per l'ampliamento della città . La città di Macerata non dovrebbe dimenticare

Pom

peo e Pier Paolo Floriani e collegare alla loro memoria anche quella di Narciso Aurispi , non indegno discepolo di Pompeo

Floriani, che ebbe vita breve e morì in Candia, forse nel 1617, essendo governatore di Retimo e di La Canea. Generale ENRICO CLAUSETTI


| chimici militari italiani II . . ASCANIO SOBRERO L'INVENTORE DELLA NITROGLICERINA

Questo benemerito figlio della Santa Barbara nacque a

Casale Monferrato il 12 ottobre 1812. Ereditò l'amore per la Chimica in genere e per quella degli esplosivi in specie , allora appena agli inizi, da un suo zio , Carlo, chimico , che datosi alla 2

>

carriera militare era divenuto generale d'artiglieria . Era questi stato allievo di Berzelius e aveva insegnata questa materia ai

Principi Vittorio Emanuele e Ferdinando, figli di Carlo Alberto . Aveva Carlo Sobrero lasciato un chiaro nome per lo studio

delle materie esplosive e per lavori di chimica analitica mine rale, e per i servizi da lui resi alla Patria aveva ottenuto il ti tolo di Barone .

A Casale ebbe il giovane Ascanio la sua prima educazione ed istruzione media. Recatosi colla famiglia a Torino, passò al. l'Università , ove si laureò in medicina ed in chirurgia , e nel 1834 , subìto l'esame di pratico , otteneva l'autorizzazione allo esercizio dell'arte medica .

In questi studi ebbe a compagni i suoi amici carissimi Gio vanni Lanza , Cadorna, Menabrea ed altri grandi Piemontesi che tanto contribuirono alla unificazione dell'Italia .

Distintosi negli studi chimici , seguendo le orme dello zio, cominciò nell'anno 1836 a frequentare il laboratorio di chimi. ca generale diretto dal Prof. Michelotti, attendendo ai lavori pratici che vi si facevano , e assistendo assiduamente alle sue le zioni . Da quell'epoca si diede esclusivamente allo studio della

chimica continuando , per quattro anni ad attendere diligente mente alle manipolazioni chimiche nel predetto laboratorio ed in quello del prof. Lavini.

Il padre suo , segretario dell'Università, secondando l'incli


- 74 -

nazione speciale del figlio suo per questa scienza , anche per

consiglio dello zio, consentì che andasse a perfezionarsi all'este ro , con suo grave sacrificio .

Nell'ottobre dell'anno 1840, egli si recò a Parigi , ove si iscrisse subito alle lezioni dei più celebri professori, come Elia di Beaumont, Balard , Payen , Dumas, Pelouze , ottenendo cer tificati molto lusinghieri.

Seguì un corso pratico al laboratorio della Zecca, poi la vorò nel laboratorio privato del professore Pelouze . In una let tera diretta al padre del Sobrero questi dichiarava :

« Je n'ai jamais connu à mon laboratoire de jeune homme ( plus zélé, plus laborieux, plus capable de lui . Je ne doute

« pas qu'il devienne un habile professeur et ne concoure à l'a ( vancement de la science , dans laquelle il a fait de bien grand progrès .

Tralasceremo quindi tutti i suoi studi per ricordare soltan to quelli che condussero alla scoperta degli esplosivi. Dopo va rie interessanti memorie presentate alla Reale Accademia delle Scienze di Torino, egli aprì la serie delle scoperte in questo

campo con uno studio « Sui prodotti della decomposizione del. l'etere nitroso sotto l'influenza del calore » , al quale ne seguì

un altro « Faits pour servir à l'histoire de l'action de l'acide nitrique sur les corps organiques non azotés » . In queste ricer

che egli raccolse quantità notevoli di una sostanza volatile ve lenosissima, cioè di acido cianidrico , cercando di utilizzarlo

nell'industria come prodotto secondario delle reazioni suaccen nate , in ispecie nella preparazione del fulminato di mercurio. Altre ricerche minori ebbero per tema il nuovo composto : da lui scoperto ed oggi assurto a grande importanza, il tetraclo ruro di piombo. Questa scoperta fu fatta in unione al Profes. sore Selmi , altro grande chimico nostro .

Dopo altri studi condotti sempre con mano maestra, giun giamo nel 1847 al lavoro che più gli fruttò, ossia alla scoperta della nitroglicerina. Fin dal 1833 il Braconnot aveva trovato che l'amido , trattato con una sufficiente quantità di acido ni. trico concentrato , forniva una sostanza molto combustibile da lui chiamata xiloidina .

Egli trovò che anche il cellulosio a caldo con l'acido nitri.


- 75

co concentrato si trasforma in una materia identica alla xiloi .

dina. Alcuni anni dopo, nel 1838, il Pelouze comunicava alla Accademia delle Scienze francese come il cotone, il lino, la ca

napa, posti per alcuni minuti in contatto coll'acido nitrico con centrato a freddo , senza che la fibra cellulosica sia apparente mente intaccata , si trasforma in un corpo di eccessiva combu bustibilità . Verso la fine del 1846, Schoenbein an nunziava con una comu nicazione alla stessa Ac

cademia essere

riuscito ,

senza indicare però il mo durre del cotonpolvere. L'attenzione dei chimici

se

do di preparazione , a pro si rivolse a studiare un si

mile prodotto e numerosi furono i lavori ed i tenta

tivi pratici oltre che le de . duzioni teoriche per inve stigare il meccanismo chi . mico dei composti esplosi vi . Non spinto dalla mo da , ma sistematicamente continuando le sue ricer

che già da alcuni anni ini . ziate sull'azione dell'aci . do nitrico sulle sostanze

organiche non azotate , A.

scanio Sobrero investigò così il modo di comportarsi del predet to miscuglio sullo zucchero, sulla gomma, sulla destrina, e sul lattosio . Ottimo sperimentatore e non improvvisatore come tanti colleghi di quell'epoca , non tardò ad ottenere sul finire del 1846, una serie di prodotti estremamente esplosivi. Ai pri mi di febbraio del 1847 egli annunziava con lettera al suo mae

stro Pelouze la scoperta della glicerina fulminante , e venti giorni dopo leggeva all'Accademia delle Scienze di Torino la

memoria « Sopra alcuni composti fulminanti ottenuti col mez-


76

zo dell'acido nitrico sulle sostanze organiche vegetali » , ove de scriveva anche le proprietà fisiche -chimiche di questi compo sti, ma specialmente della nitroglicerina, della quale presen tava un saggio di ben trecento grammi . Nel marzo successivo egli aveva già preparato la nitroman

nite, quando Flores Domont e Ménard comunicavano all'Acca demia francese di aver preparato simile corpo . Non avendo Sobrero fatto noti subito i lavori su quest'ultimo prodotto, la priorità di scoperta non gli venne riconosciuta.

Ritornando sulla preparazione della nitroglicerina, il me rito di Sobrero fu d’averla non solo scoperta , ( fino a quel tem

po si supponeva che trattando la glicerina coll'acido nitrico po teva generarsi dell'acido ossalico !) ma di averla anche studiata accuratamente ne ' suoi principali caratteri e di averne saputo intuire la costituzione chimica . Mentre, anche dopo di lui , mol. ti chimici la credettero un nitro - derivato , essa è , come si sa, un etere composto .

Se si pensa alla potenza esplosiva di tale sostanza ed al

pericolo al quale rimase esposto per parecchi mesi nel maneg. gio di questa e simili altri esplosivi , conviene riconoscere quan to grande fosse il suo amore per la scienza per sfidare tanti

pericoli . In parecchie pubblicazioni, dove si fa menzione della ni troglicerina, si trova ancora erroneamente attribuita ad altri la scoperta di questo singolare composto , oppure con date false

si fa credere che il Sobrero la scoprisse quand'era nel labora torio di Pelouze, mentre in tale laboratorio fino al 1847 , non

si era mai cimentata la glicerina con l'acido nitrico . Di tali ine sattezze il Sobrero ebbe a lagnarsi parecchie volte, non tanto per sè, ma per la sua qualità di italiano. Fra tutti i prodotti esplosivi da lui scoperti, due soli rice

vettero larga applicazione: il cotone fulminante e la nitroglice rina. Anzi, quest'ultima, per i pericoli che presentava nel suo maneggio, non potè essere adoperata in grande se non quan

do Nöbel ebbe le felice idea di far assorbire la nitroglicerina da una sostanza porosa inerte . Più tardi si fece meglio ancora pre parando le cosidette gelatine esplosive mediante una mescolan

za intima di fulmicotone e nitroglicerina, a cui si associarono


77

sostanze organiche solide, ricche d'ossigeno, per dar maggior stabilità e consistenza al prodotto. Simili prodotti, pur

con

servando la potenza esplosiva propria della nitroglicerina, ren dono meno rischioso il suo impiego. A questo proposito devesi

ricordare il merito del Generale del Genio ed illustre geologo , Antonio Verri ( 1839-1925) di Città della Pieve, il quale pro pose di impastarla con la farina fossile che si ricava da Monte

Amiata in Toscana , come fu poi fatto , facilitando così la fabbri. cazione della dinamite in Italia .

La grande Società per la fabbricazione della dinamite No

bel tenne in gran conto il prof. Sobrero che associò come chi. mico consulente, e ne onorò la memoria, ornando il suo Stabi. limento di Avigliana con un busto e concedendo alla vedova una

pensione. Un lato commovente di questa vita di scienziato fu l'acerbo turbamento avuto dal Sobrero nella sua rimanente vita .

Malgrado tutti i perfezionamenti adottati , la grande produ . zione ed uso della nitroglicerina causò gravissimi disastri . Il So brero , ripensando alle vittime ed ai tremendi danni si addolora

va d’averla scoperta , e solo traeva conforto nel pensiero che , nel. la necessaria concatenazione dei lavori d'indagini chimiche, la nitroglicerina si sarebbe pur tosto o tardi rinvenuta , se non da

lui, da altri chimici che avrebbero percorso la sua stessa via, che gli studi diretti all'utile impiego d’un corpo così pericoloso sarebbero giunti a farlo più docile ai voleri dell'uomo, sicchè tutti gli utili rinanessero della sua scoperta , scevra da quelle tristi conseguenze che tanto lo assillavano.

Troppo lungo sarebbe enumerare tutti i particolari della operosa vita del Sobrero . Basti dire che fu per oltre mezzo se

colo il principale consulente chimico del Governo Piemontese ed il maestro di chimica di S. M. il Re Umberto 1 ° . Comunque rimando il lettore alla recente biografia scritta da G. Provenzal

nella Collezione dei profili di Chimici pubblicata nella Rasse gna di Terapia di Roma. Ciò che interessa è il ricordo dell'opera colossale di questo

sommo italiano nel campo degli esplosivi. Questa è l'opera che lo fa ascrivere come primo fra i chimici militari anche se , co

me Marco Carburis da me già ricordato in questo Bollettino e


7

--

come tanti altri , che pure ricorderò, non sia stato militare vero e proprio. « La Patria si serve col moschetto e con la storta ) così am

moniva Raffaele Piria a Stanislao Canizzaro nel 1848 e, pertan

to , dei tanti modi con i quali Ascanio Sobrero servì la Patria ho ricordato solo la grende scoperta che diede ai Genieri ed agli Artiglieri di tutto il mondo la grande forza e la possente voce

delle quali vanno tanto orgogliosi. Ascanio Sobrero morì, professore universitario , aa Torino 2

il 26 marzo 1888 .

GINO TESTI Capitano di complemento del genio


IN

BIBLIOTECA

Elenco dei libri entrati in biblioteca dal 1 ° luglio al 31 agosto 1936 -XIV

ACQUISTI COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE

UFFICIO STORICO : L'esercito

italiano nella grande guerra - 1915-1918 – Vol . III - Le operazioni .

del 1916 : Tomo 2 , 2-bis e 2 -ter - Offensiva austriaca e controf fensiva italiana nel Trentino, ecc . · Edit. Istit . Poligr. dello Roma , 1936 (2888). Stato COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGCIORE - UFFICIO STORICO : Storia mi. litare della Colonia Eritrea

Vol . II e II bis · Edit . Istit . Po .

ligr . dello Stato · Roma, 1936 (5612).

ISPETTORATO DELL'ARMA DEL GENIO : Ordine del giorno N. 99 ai Co mandi del Genio di C. d'A . - Roma, 24-6-1936 (Dall'Ispettora to dell'Arma del Genio ). (5810).

G. P. L.: Progetto per la costruzione di una mura intorno a Milano

( 1521) - Estratto dall'Archivio Storico Lombardo, 1877 - L. 2,00 (5812). MEZZANOTTE PAOLO : Degli archi di Porta Romana - Estratto dall'Ar chivio Storico Lombardo , 1910 · L. 2,00 ( 5813).

BERETTA RINALDO : La Rocchetta di S. Maria sopra Trezzo · Estratto dall'Archivio Storico Lombardo , 1911 - L. 2,25 (5814) .

BELTRAMI LUCA : Un disegno originale del progetto delle fortifica zioni di Milano - Estratto dall'Archivio Storico Lombardo, ?1890 - L. 1,50 (5815). BERETTA RINALDO : Il Castello e il convento di Montebarro - Estra !to

dall'Archivio Storico Lombardo , 1923 - L. 2,25 (5816). SCIUTO - PATTI CARMELO : Sul Castello Ursino Notizie storiche Estratto dall'Archivio Storico Siciliano , 1886 . L. 2,75 ( 5817 ). SERRA-TENCAIOLI : Ricordi dell'Ordine di S. Giovanni di Gerusalem . Edit. Desclée & C. Roma, me, di Rodi e di Malta in Roma 1936. L. 14,40 (5818). Cadorna Capol.NA Luigi : La guerra alla fronte italiana - 2 volumi - Edit .. Fra.

telli Treves - Milano , 1921 · L. 45 ( 5826).


80

CLAUSETTI ENRICO : Giulio Cesare e la tecnica militare Edit. Istit . Stor. e di Cultura dell'Arma del Genio · Roma, 1935 - Pubbli . cazione dell'Istituto ( 5827 ).

D'AMICO Q. A.: Nuovo procedimento per la costruzione di plastici topografici · Edit. Istit. Storico e di Cultura dell'Arma del Ge nio - Roma , 1935 - Pubblicazione dell'Istituto ( 5828). Edit . Isiit . SCRIATTOLI ANDREA : La Rocca dei Di Vico a Veiralla Storico e di Cultura dell'Arma del Genio Roma , 1935 . Pub . blicazione dell'Istituto ( 5829 ).

Izzo ATTILIO : Le principali applicazioni fotografiche delle radiazioni infrarosse Edit . Istit. Storico e di Cultura dell'Arma del Ge. • Roma, 1935 . Pubblicazione dell'Istituto (5830 ).

nio

FERRI GUIDO : Effetti dei varii mezzi di protezione individuale anti gas sul rendimento del combattente Edit. Istit. Storico e di Cultura dell'Arma del Genio

Roma , 1936 - Pubblicazione del.

l'Istituto (5831).

Puzzolo-Sigillo DOMENICO : Una vecchia fortezza messinese rovinata : Don Blasco - Origini e vicende Edit . Istituto Storico e di Cul. tura dell ' Arma del Genio

Roma ,

1936 - Pubblicazione del. -

l'Istituto ( 5832 ). Maggio GIOVANNI: Appunti storici della 124 Comp. Minatori, 1915 . 1917 . Edit . Gentile - Fabriano, 1918 ( 5835).

TRANIELLO VINCENZO : Un classico precedente: La spedizione d'Algeri nel 1830 . Edit. Voghera Enrico - Roma, 1912 ( 5836).

VARII : Africa romana - Edit . Ulrico Hoepli - Milano , 1935 . L. 28 ( 5838 ).

SAGREDO ACOSTINO : Sommario della storia della Repubblica di Ve. nezia · Edit. Drucekr, Senigaglia e Tedeschi Padova e Vero . na, 1887 - L. 10,00 ( 5844 ). TEMANZA TOMMASO : Vita di Andrea Palladio - Edit . Giovambattista Pasquali - Venezia , 1762 - L. 20,00 ( 5845 ). PASOLINI PIEK DESIDERIO : Une héroïne de la renaissance italienne : -

Catherine Sforza - 1463-1509 - Edit . Librairie Académique Per. rin et C. - Paris, 1912 - L. 15,00 (5846 ). LA LUMIA ISIDORO : La Sicilia sotto Vittorio Amedeo di Savoia

Edit . Francesco Vigo · Livorno, 1877 . L. 10.00 ( 5847) . MANGIAROTTI POMPEO : Giornale che contiene quanto è accaduto di -

militare e politico in Venezia e circondario durante l'assedio

( 1813-14) · Edit. Stamperia di Gio . Parolari - Venezia , 1814 . L. 12.00 (5818 ). CASONI FILIPPO : Storia del bombardamento di Genova nell'anno 1084

Edit. Tipogr. del R. Istituto Sordo -Muti - Genova, 1877 . L. 25,00 (5849 ).

BERTOLOTTI DAVIDE : Descrizione di Torino · Edit . G. Pomba

no , 1840 · L. 15 ( 5850 ).

Tori .


- 81 -

GREGOROVIUS FERDINANDO : Passeggiate per l'Italia ( La campagna ro mana ; 1 monti Ernici ; 1 monti Volsci ecc .) - Edit. Ulisse Car boni - Roma, 1906 - L. 16,00 (5851). VARII : Rivista Militare Italiana Periodico mensile -

Annate

dal

1927 al 1933 - Edit . Stab . Tip . Regionale - Roma, 14 volumi ( 5852). CLAUSETTI ENRICO : Ingegneri militari fiorentini ( A proposito della IV adunata dei Genieri a Firenze il 24 maggio 1936 -XIV ) - Ed . Istituto Storico e di Cultura dell'Arma del Genio - Roma, 1936 . Pubblicazione dell'Istituto ( 5856 ). BERGADANI R .: Carlo Emanuele 1 - Edit. G. B. Paravia e C.

Tori .

no , 1932 · L. 12,00 ( 5859) .

SONZOGNO CESARE : Il pirotecnico moderno che insegna l'arte di jare i fuochi d'artificio, aggiuntavi l'arte di costruire i palloni aero. statici - Edit. Lorenzo Sonzogno - Milano , 1846 · L. 10,00 (5860 ). -

CAVOUR CAMILLO : Memorandum

sulla situazione d'Italia

Torino ,

1859 - L. 5,00 ( 5861 ). FELICIANGELI B .: Memorie di alcune rocche dell'antico Stato di Ca

merino. ( Estratto dagli Atti e memorie della R. Deputaz. di Sto ria Patria per le Provincie delle Marche) - Ancona, 1904 - L. 9,00 .

(5862).

MARIETTI GIOVANNI : Ingegneri Militari Italiani nel 700 ( in Echi e Commenti n . 29 del 25 ottobre 1935) - Edit. S. Lattes e C. To rino, 1935 - L. 9,50 ( 5865 ) .

LUSIGNANO DI CIPRO STEFANO : Chorograffia et breve historia univer Edit . Alessandro Benaccio

sale dell'isola di Cipro ecc . gna , 1573 - L. 92,50 ( 5866).

Bolo

OZANAM : Traité de fortification, contenant les méthodes anciennes et modernes pour la construction et la deffense des places Edit . Jean Jombert - Paris, 1694 - L. 15,00 ( 5867) . -

CADORNA RAFFAELE : La liberazione di Roma nell'anno 1870 e il ple biscito - Edit. L. Roux & C. - Torino , 1889 - L. 25,00 ( 5868 ) .

BLASERNA PIETRO : Sul modo di dirigere i palloni aerostatici - Edit . Ermanno Loescher - Torino , 1872 -. L. 12,00 ( 5869).

DE MAGISTRIS CARLO Pio : Lettere di Vittorio Amedeo Il nel periodo dell'assedio di Torino del 1706

Edit. Off. Pol. Editor . Subal .

pina O.P.E.S. - Torino , 1914 . L. 12,00 ( 5870).

SELLA QUINTINO: Codex Astensis qui de Malabayla communiter nuncu . patur . Vol . 4 - Edit . Tip. della R. Accademia dei Lincei - Ro ma , 1887 - L. 150,00 (con biglietto di visita di Quintino Sella C

recante una dedica autografa ) (5871 ).

SEVERO Lucio : Di Gaeta e delle sue diverse vicissitudini fino all'ulti mo assedio del 1860-61 · L. 22,00 ( 5872). N. N .: Brevetto del capitano dei genio Costanzo Salvatore, 1815 confirma autografa di Gioacchino Murat - L. 80,00 ( 5873). 6.


82

ROGNIAT : Relation des sièges de Saragosse et de Tortose par les fran . çais dans la dernière guerre d'Espagne · Edit. Magimel Libraire

pour l'art militaire - Paris, 1814 · L. 45,00 (5874). Jori (110 : Eugenio di Savoia - in 2 vol . - Edit. G. B. Paravia & C. Torino , 1932 - L. 22,00 ( 5875). SEGRE A. ED Egidi P .: Emanuele Filiberto in 2 vol . Paravia & C. . Torino, 1928 - L. 32,00 ( 5876).

Edit . G. B.

CINQUINI ADOLFO : L'esercito romano ai tempi di Giulio Cesare

Gui.

da allo studio dei Commentari - Edit. F. Vallardi · Milano , 1923. L. 3,00 ( 5877).

ISPETTORATO DELL'ARMA DEL GENIO : Istruzione sul ponte

metallico

N. 1 · Edit. Istit . Poligr. dello Stato - Roma, 1936 . (5879).

MURATORI LUDOVICO ANTONIO : Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 - in 13 vol.

Edit . Giovanni Gravier .

Napoli , 1773 - L. 120,00 - (5881).

GREGOROVIUS FERDINANDO : Passeggiate per l'Italia - (Subiaco ; Attra verso l'Umbria e la Sabina , ecc.) - Edit . Ulisse Carboni - Roma, 1907 - L. 7,60 (5882). AUTORI VARI :

CERBONI G .: Sull'ordinamento della contabilità dello Stato .

ARALDI A .: Sulle traiettorie identiche e sui proietti equipollenti. DONESANA G .: Studi sulle caserme .

FAMBRI P.: La teoria del Barnaby e il bilancio militare marit timo .

ARALDI A .: I campi trincerati e le regioni fortificate. FAMBRI P.: Sull'avanzamento nelle armi speciali.

N. N .: Considerazioni e proposte sull'ordinamento dei reggi-. menti del genio .

BERTOLDO P.: Il fucile a ripetizione.

DONESANA G.: Gli insegnamenti dell'assedio di Plevna. VEROGGIO G.: Dei richiami per istruzione. LIVONI A.: Considerazioni sulla difesa territoriale d'Italia . FAMBRI P.: Intorno al servizio tecnico amministrativo del genio militare .

Opuscoli vari riuniti in volume . L. 12,00 (5886 ). .

BELTRAMI LUCA : Elogio di Galeazzo Alessi da Perugia - Edit. Tip . Umberto Allegretti - Milano , 1913 - L. 10,00 ( 5888).) . BORTOLOTTI VINCENZO : Storia dell'esercito sardo e dei suoi alleati,

nelle campagne di guerra 1848-49 · Edit Edit.. Stab Stab.. Tip . e Lit. F.Di Pozzo - Torino , 1889. L. 20,00 ( 5889) . ROSSETTO VITTORIO : Storia dell'arte militare antica e moderna - Edit .

Ulrico Hoepli - Milano , 1893 - L. 6,00 ( 5892). AULA SALVATORE : Antiquitatum romanarum epitome -

zo Orsino · Napoli, 1778 - L. 8,00 (5893 ).

Edit . Vincen


83

DONAZIONI Da autori GABIANI NICOLA : Romanità di Asti e del suo territorio nel bimillena rio di Augusto · Edit. Tipogr . Paglieri e Raspi Asii , 1935 (5819 ).

CEOLA MARIO : Guida del Museo Storico di guerra di Rovereto - Edit . Tip. Mercurio · Rovereto , 1936 ( 5825 ). .

BATTELLI GUIDO : Andrea Sansovino e l'arte italiana della rinascenza

in Portogallo · Firenze, 1936 - Depositaria Libreria Internazio nale Seeber (5833). LASTRICO LUIGI : Le tradizioni militari dell'arma del genio . Edit . Tipogr. del Senato del Dott. G. Bardi - Roma , 1928 (5837). CANSACCHI CARLO : Capitani ed uomini d'arme di Amelia estratto .

della Rivista Araldica - Roma , 1936 ( 5883 ). Dall'Editore Ulrico Hoepli - Milano

BATTELLI GUIDO : Le più belle leggende cristiane tratte da codici e

da antiche stampe - Terza edizione - Edit. Ulrico Hoepli - Mi lano , 1928 (5891) .

Dal Generale E. Clausetti

UFFICIO STORICO DELLA R. MARINA : Storia delle campagne oceaniche della R. Marina , com pilata dall'Ammiraglio Fausto Leva - Edit .

Tip. Lit. dell'Ufficio del Gabinetto della R. M.

Roma , 1936

(5811). CUESTA UGO : Mussolini e la Chiesa - Edit . Casa Editr. Pinciana Roma , 1936 ( 5878) .

BEVILACQUA DOMENICO : La lotta segreta delle navi cisterna

Edit .

Casa Editr. Pinciana - Roma, 1936 ( 5894). Dal Colonnello L. Lastrico

Rocca Giacomo: Informe del servicio geografico militar del Ecua dor · Campañas 1928-1929 con una carta graficos nacionales - Quito, 1930 (5823).

Edit . Talleres tipo.


- 84

-

N. N.: El ejercito nacional - Revista de estudios historico militares

1925 num . 24 . Edit. Talleres tipograficos nacionales - Quito ( 5824) COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE

Ufficio Storico : La guerra

tra la Russia e il Giappone - 1904-1905 - 1 vol . ed 1 atlante · Ed. Labor . Tip. del Comando del Corpo di Stato Maggiore · Roma, 1908 (5839).

VARANINI VARO : I nostri pontieri in guerra - Edit. Federazione italia na dei consorzi agrari · Piacenza , 1928 (5840 ). BOURBON DEL MONTE G .: L'oasi di Ghat e sue adiacenze

Edit . Ti.

pografia dell'Unione Arti grafiche - Città di Castello, 1912 (5341) BOURBON DEL MONTE G .: L’Islamismo e la confraternita dei Senussi - Edit . Tipogr. dell'Unione Arti grafiche - Città di Castello , 1912 ( 5842).

Niccolai FRANCESCO : Mugello e Val di Sieve - Edit. Officina Tipogr. Mugellana · Borgo San Lorenzo , 1914 (5843). Doni varii

VARII : Almanacco delle Forze Armate . Annate 1928-1931 - Edit. Ti. pografia del Senato - Roma (5822 ) ( Dono de « Le Forze Ar

mate »).

N. N .: Il collegio militare di Napoli - Annuari 1931-32 e 1932-33 Edit . A. Sarracino - Napoli (5854 ).. (Dono del Comando della Scuola Militare di Napoli ).

N. N .: ' Ceskoslovenské Legie v Italii - Malirské dokumenty - Vydal Pamatnik obdoje v Praze · 1922 (Ricordi dei Legionari Ceco slovacchi in Italia).

( 5857) .

( Dono del Generale di divisione

Wladimiro Clecanda ).

N. N .: Collegio Militare di Roma - Annuario 1932-33 - Edit . V. E. .

Boeri - Roma, 1933 - Annuario 1934-35 - Edit . S. A. Tipogr. Ca. staldi Roma, 1935 ( 5884) Militare di Roma).

(Dono del Comando della Scuola

N. N .: Collegio militare di Roma · 1883-1933 · Edit . S. A. Tipogr. Castaldi - Roma, 1933 ( 5885) ( Dono del Comando della Scuola -

Militare di Roma) .

N. N .: Scuola militare di Roma - Inaugurazione dei corsi 1935-36 Edit . S. A. Tipogr. Castaldi - Roma, 1936 (5887) (Dono del Comando della Scuola Militare di Roma).


- 85

EMEROTECA RIVISTE E PERIODICI

Abbonamenti

NAZIONE MILITARE . RASSEGNA DI ARCHITETTURA . REGIME CORPORATIVO . MINERVA . ROMA .

AUGUSTEA . ITALIA FASCISTA .

LE VIE D'ITALIA E DEL MONDO . LE VIE D'ITALIA . LATINA GENS . LE FORZE ARMATE . Cambi

RIVISTA DI ARTIGLIERIA E GENIO. RIVISTA MARITTIMA. RIVISTA DI FANTERIA . RIVISTA AERONAUTICA . RIVISTA DI COMMISSARIATO E DEI SERVIZI AMMINÌSTRATĪVí . RIVISTA DI CAVALLERIA . RIVISTA DEI RR . CC .

LA VOCE DELLA PATRIA (La Casa del Soldato ). CRONACHE ILLUSTRATE DELL'AZIONE ITALIANA IN A. 0 . L'INGEGNERE . LA CHIMICA . RIVISTA DEL CATASTO E DEI SERVIZI TECNICI ERARIALI . ATTI E MEMORIE R. ACCADEMIA VIRGILIANA DI MANTOVA . BOLLETTINO DELLA SEZIONE DI ALESSANDRIA DELLA R. DEPUTAZIONE Su .

BALPINA DI STORIA PATRIA ( già Rivista di Storia , Arte e Archeo

logia per la provincia di Alessandria). ARCHIVIO STORICO PER LA CALABRIA E LA LUCANIA .

BULLETTINO SENESE DI STORIA PATRIA . ATENEO VENETO . LA SANTA BARBARA .


86

L'ARTIGLIERE .

I. FANTE D'ITALIA . IL BERSAGLIERE . L'ALPINO .

L’ARDITO D'ITALIA. LA VITTORIA .

L'ITALIA COMBATTENTE . LA VOLONTÀ D'ITALIA . PIETRO MICCA .

MUSEO STORICO DELL'ARMA DEI RR . CC . Bollettinno- Notiziario ). ARCHIVUM EUROPÆ CENTRO -ORIENTALIS (Budapest ), ( 5834) . ROMANA GENS · Bollettino dell'Assoc. Archeologica Romana (5890). FOGLIO D'ORDINI (Unione Naz . Ufficiali in congedo d'Italia ).

ISTITVTO STORICO E DI CVITVRX DELL'ARMA DEL GENIO

· ROMA

EE

SCH . ANGELO RV350

EX LIBRIS


LIBRI

NUOVI

GUDO BATTELLI: Andrea Sanscrino e l'arte italiana della rinascenza

in Portogallo, con 34 riproduzioni di fotografie inedite

renze, 1936 ; presso Libreria internaz. Seeber

-

Fi .

Lire 15 .

Il chiarissimo professor Guido Battelli, nostro apprezzato , colla boratore, con questa sua nitida pubblicazione, alla quale aggiungo . no attrattiva la smagliante veste tipografica ed un ricco corredo di fctografie, ha inteso gettar luce sull'opera fin qui poco nota di Andrea Sansovino in Portogallo ed è riuscito a dimostrare come essa abbia

affondato colà il primo seme fecondo da cui fiorirono i monumenti della rinascenza in quella terra .

L'A . , premesso in un'avvertenza che le sue pagine sono estratte da un lavoro di più ampia mole destinato ad illustrare il fervore di cultura del regno di Giovanni II di Portogallo dal 1481 al 1.195 e

che il presente momento non gli consente di pubblicare, ci dà 110 tizia del lungo studio e delle pazienti investigazioni che lo hanno condotto ad affermare come il Sansovino sia stato l'introduttore della

Rinascenza in Portogallo , a ciò indotto non da documenti d'archi.

vio purtroppo mancanti, ma dall'esame diretto delle opere di sicura attribuzione sansoviniana .

Dopo un cenno sulla scarsa o nulla influenza del medio evo in Portogallo, dove per la pittura si guardava ai modelli fiamminghi e per l'architettura e la scultura al gotico, riferisce quanto è noto del. l'attività dal Sansovino colà svolta .

Chiamato dal gran re Don Giovanni II nel 1490 circa su desi . ynazione di Lorenzo de' Medici, il Sansovino si recò in Portogallo e vi passò nove anni, durante i quali secondo il Vasari « avorò mol. tissino di architettura e di scultura ») .

Il Vasari cita quattro opere di scultura ed architettura che ri.

sultano perdute o sono inidentificabili; ma altre numerose ne esistono che il nostro A. dopo accurato esame attribuisce con pieno fonda mento al Sansovino .

Trattasi di sculture e monumenti sepolcrali esistenti nei unusei e nelle chiese e che sono di evidentissimo influsso donatelliano o0

perfettamente simili ad opere sansovinesche note in Italia ,


88

Trattasi sopratutto di opere architettoniche fra cui notevoli l'o ratorio della Concezione a Tomar e la Porta Speciosa della cattedra le di Coimbra .

Di queste ultime il prof. Battelli con copiosi riferimenti, con .

fronti e spunti polemici a proposito di erronee o tendenziose atiri . buzioni di altri critici ed autori, ma sopratutto con chiara com

prensione dello spirito dell'architettura della Rinascenza e con acu me eritico ineguagliabile, rivendica la paternità al Sansovino, dimo strando crronee le attribuzioni fin qui faite. L’A . accenna infine all'influenza del Sursovino. dei suoi modelli

e dei suoi discepoli portoghesi anche sugli antagoj isti maestri fran . cesi e spagnuoli venuti in Portogallo ed imbevuti di tradizione go. tica , ma che a poco a poco si convertirono alle nuove forme. E di ciò il prof. Battelli fornisce le prove esaminando alcuni monumenti di altri autori franco - ispani o di autori ignoti , in cui si scorge come il trapasso dalle fantasie gotiche alla chiara compostez

za deila Rinascenza oppure la evidente imitazione di opere italiane architettoniche o plastiche. Con questa sua pubblicazione il prof. Battelli ha compiuto an che lodevole opera di italianità , rivendicando ad un celebrato arti . sta nostro il merito di aver introdotto l'arte della Rinascenza nel lontano Portogallo .

ISTITUTO DI STUDI ROMANI : Africa Romana, con 58 tavole fuori testo · Edit . Ulrico Hoepli - Milano, 1935-XIV . Lire 28.

A cura dell'Istituto di Studi Romani è stato pubblicato dall'edi. tore Ulrico Hoepli di Milano un volume comprendente, in bella e chiara veste tipografica, alcuni scritti sulle conquiste dei Romani in

Africa , dovuti alla penna di note personalità e di studiosi della ma teria . Il volume ha il titolo , comprensivo e suggestivo , di « Africa Romana » , titolo che fu anche un lieto auspicio di quei giorni del 1935 in cui l'opera venne alla luce.

Il volume raccoglie il testo delle conſerenze sull’Africa Roma na svolte nell'anno accademico 1935-XIII dei Corsi Superiori di Stu

di Romani , inauguratosi il 18 gennaio 1935.XIII all’Augusta presen. za di S. A. R. il Principe di Piemonte con la prolusione su « Scipio .

ne l'Africano ) , pronunziata da S. E. il Generale Sen. Francesco Sa verio Grazioli .

Questa prolusione forma l'oggetto del primo capitolo del volu.

me . In essa il dotto e valoroso Generale espone con forma sintetica

e suadente l'opera del condottiero romano, non con la semplice nar razione di fatti già noti , che anzi alle volte sorvola , ma con la sottile

analisi di quegli elementi morali e spirituali dell'aribiente che agi. rono sull'animo del condottiero , nonchè dell'azione che a loro volta le imprese del condottiero ebbers, sullo stesso ambiente , e ne trae


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argomenti non di vana dottrina, ma di sano ed efficace insegnamento , onde l'autore può giustamente concludere che, questo studio sul tem peramento artistico -militare di Scipione l'Africano, in conformità dei postulati fascisti in fatto di cultura militare nelle Scuole medie ed universitarie , può servire come utile contributu

per dimostrare

due cose :

1. ) che la nostra gloriosa storia militare può pure essere nar rata in modo da farla gustare a chi non è iniziato ai misteri profes. sionali dell'arte ;

2. ) ( e questo è l'essenziale) che lo studio delle cose militari, quando è vivificato dallo spirito universale che animò le gesta dei più grandi Capitani (i quali furono pure più volte nei secoli i prin. cipali propulsori della civiltà romana) è studio che corrobora lo spi. rito ; che tempra il carattere; che fa assurgere l'anima ad alte idea lità e che preparerà certo la nostra gioventù (come forse nessun al. tro ) ai suoi rudi doveri , per la gloria supreina del Re e della Patria ! Analogo, in certo modo, a questo è lo studio che il Generale Do menico Siciliani fa su : « La Guerra Giugurtina , basandoni sui prir. cipali attori della lunga ed aspra lotta , cioè Quinto Cecilio Metello ,

Caio Mario e Giugurta come espressione dei loro tempi e dei loro ambienti , per farne oggetto di giuste considerazioni e di utili am maestramenti di carattere immanente, valevoli cioè tanto al tempo di

Giugurta come ai tempi nostri , come quello per esempio, che nelle guerre coloniali occorre bene individuare il Capo o il Centro e col. pirlo all'inizio inesorabilmente, e che è l'organizzazione che bisogna temere, non la massa , poichè la massa indigena ha , nel suo stesso peso e nella varietà discorde delle tendenze, i germi dello sgreto lamiento » .

Del Dott. Pietro Romanelli si hanno due importanti studi , uno su : « La riconquista africana di Giustiniano » e l'altro su « La Cire . naica romana » . Nel primo l’A. espone quanto era avvenuto in A. frica nel III sec . d . C. quando la potenza e l'autorità dell'impero di Roma avevano incominciato a declinare , e mette iti evidenza la par ticolare posizione che i Vandali avevano presa in Africa , nonchè gli atteggiamenti assunti da quelle popolazioni indigene che gli storici designano col nome di Mauri, anche se poste fuori dei confini pro

pri della Mauritania e fra le quali (considerazione non priva di in teresse ) durava ancora vivissima la persuasione non esservi al mondo

altra origine, altra fonte di potere che l'Impero di Roma . Sono quin di prese in esame le condizioni nelle quali l'imperatore Giustiniano si decideva a muover guerra ai Vandali, nonchè le varie fasi della

lotta fra Belisario e Gelimero fino alla sconfitta di quest'ultimo , e l'ordinamento successivamente dato dall'Imperatore Giustiniano alle provincie conquistate. Un interessante esame critico viene anche fat to delle relative fonti storiche e cioè il De Bello vandalico di Proro.


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pio , il poemetto del poeta africano Corippo, che celebra le gesta di Giovanni Troglodita, ed i rescritti imperiali che l'A . loda , perchè composti in buona lingua latina , nobili neil'espressione, precisi e lucidi nel concetto .

Ma poichè Giustiniano , come tutti i grandi imperatori

fu

un

grande costruttore , e nella provincia riconquistata fece costruire mu ra , chiese , castelli, valli, torri ecc ., di cui esistono ancora monumen tali resti , così un ulteriore e più consistente esame della costitu .

zione della provinci:, è fatta dail’A . in base a quanto questi docu menti dicono ancora sull'opera di questo ultimo grande imperatore nel quale romanità e cristianesimo furono armonicamente congiunti.

Particolarmente interessante è per noi il secondo lavoro del Ro manelli « La Cirenaica romana » nel quale sono ampiamente esposte le vicende di questa regione dal 96 a . C., da quando cioè il re To lomeo Apione, morendo, lasciava in eredità la Cirenaica ai Romani,

fino all'inizio del III secolo dopo Cristo, epoca nella quale il fervore dei Romani per la Cirenaica si spegneva de mitivamente. La grande mole delle notizie fornite, l'imponanza delle docu

mentazioni date in appoggio a tali notizie ed il ricco materiale illu strativo rendono questo scritto di particolare pregio e mostrano con quanta passione e competenza l'A . si sia dedicato allo studio del

pas .

sato di questa nostra colonia della quarta sponda. S. E. Roberto Paribeni tratta con la sua -peciale competenza e

con la sua consueta simpatica forma letteraria di quell'Egitto romia. no , che con trascuratezza , o peggio malevolenza , alcuni storici fin

gono di ignorare. Tutto questo studio è quindi oltre che una storia di questo Egitto romano , anche una giusta rivendicazione per la qua le , specialmente noi Italiani, dobbiamo essere molio grati all'illu stre autore .

Completano l'opera vari altri importanti stuili. Emanuele Ar mando Modigliano tratta de « l regni indigeni dell'Africa romana » ; « Settimio Severo e gli Imperatori africani » è il titolo di uno stu dio di Gaetano M. Columbo

Carlo Cecchelli con la sua nota com

petenza parla dell'Africa Cristiana »), mentre un saygio sulla « Vita

letteraria pagana d ' 1frica : Apuleio » viene offerto da Francesco Ar . noldi

ed « Alcuni lineamenti della letteratura latina cristiana in

Africa » da Giuseppe A. Amatucci. Infine Giacomo Guidi passa in rassegna i moltissimi ed insigni Monumenti deila Tripolitania romia na , rassegna che l’A , secondo quanto egli stesso, prerrette , deve com piere sfiorando appena l'argomento, dato l'accelerato ritmo degli sca vi e la limitazione dello spazio. Questa rassegna, ciò non ostante, rie sce di grande importanza ed interesse anche perchè ci fa conoscere molte cose che fino ad oggi erano ignorate.


RIVISTA

Francesco Sponzilli

DELLE

RIVISTE

(1796 - 1865 ), divinatore della radio

La Direzione dell'Istituto è lieta di riprodurre cial fascicolo 19

della bella rivista di divulgazione scientifica " Sapere " dell'Editore U. Hoepli il seguente articolo del chiarissimo professore Carlo Dei Lungo, che pone in luce l'intuizione veramente sorprendente di un colto ufficiale del genio dell'esercito napoletano e poi dell'esercito italiano che può ben (lirsi divinatore della scoperta gloriosa di Gil glielmo Marconi.

E nel riprodurre l'interessante articolo la Direzione si professa grata alla rivista ” Sapere " ed al prof. Carlo Del Lungo .

La radiotelegrafia e telefonia , la scoperta meravigliosa che, nata con questo secolo , ne resterà certamente la più grande e caratteristica, non ha precursori. La sua origine ed il suo pro gresso si riassumono in un solo nome italiano e glorioso , quello

di Guglielmo Marconi. Ma l'onesto scrupolo degli storici della scienza ha voluto ricordare le esperienze che, fra il 1857 e il 1859, si fecero in Inghilterra, per ottenere comunicazioni tele grafiche senza filo , fra le due rive di un fiume, servendosi della conduttività dell'acqua; ed altre , nelle quali si cercò di ottenere

segnalazioni per induzione, in un filo telegrafico, dalle correnti variabili lanciate in altro filo parallelo a non grande distanza. Ognun vede quanto poco avevano che fare con la radio telegrafia questi rispettabili e dimenticati tentativi; nulla il pri mo , ben poco e molto alla lontana il secondo. Sarà più interessante il far sapere o ricordare che , proprio in quegli stessi anni, uno studioso italiano antivede e profetizzò

con idee singolarmente precise la possibilità e l'avvento futuro


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delle radiocomunicazioni, indicandone il principio fisico e il

modo dell'applicazione. Questi fu Francesco Sponzilli, colto ufficiale del genio nel l'esercito napolitano. Nato a Napoli il 22 dicembre 1796 , da Francesco di Nicola e da Maria Nardones, nominato sottote

nente nel 1819 , fu autore di molte pubblicazioni di storia ed arte militare. Nel 1857 fu incaricato di studiare i mezzi per 2

provvedere alla sicurezza delle polveriere, ed in tale occasione pubblicò una memoria Sopra i parafulmini negli « Annali delle

Opere pubbliche di Napoli » 1858-59, nella quale inserì come una parentesi e col singolare titolo di « Corollario » la seguente digressione che ha per noi il massimo interesse . « Se l’etere , sotto forma di luce, viene da sè a pingere una

immagine sulla retina, e per le ignote vie magnetiche viene da sè a regolare le nostre bussole , non potremo noi avere una ra

gionevole speranza che questo medesimo etere venisse, e senza esservi costretto dal ferreo vincolo di un conduttore, ad animare

una macchinetta telegrafica, onde favorirne coll'officio suo nelle corrispondenze nostre, per mezzo dell'elettricità ? Il desiderio

è meno ardito di quello che parer potrebbe a prima vista , anzi nelle cose odierne della telegrafia elettrica già si trova ottenuto per metà .

Nei nostri primi apparecchi telegrafici, i fili conduttori era no due e formavano l'inalterabile circuito . Il filo è ora uno

solo , il circuito è rotto , e pur così rotto adempie benissimo al l'ufficio suo .

Insomma, ove io mi facessi modestamente a dire di una

qualche probabilità che aver si potrebbe per una corrisponden za telegrafica elettrica ( senza filo alcuno » , forse farei ridere

molti che in queste cose sono maestri miei ; ma son certo di non trovar pur uno fra questi miei maestri che formular potesse una dimostrazione senza replica , di avere io profferito un'as surdità .

Le trasformazioni dell'etere, molteplici, lontane, contem poranee e celerissime, distinte e sempre circondate dal mistero ,

non solamente presentano un vasto teatro ad ammirar prodigi,

ma un vasto campo ancora a lasciare sperare e tentare prodigi novelli.


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Come io ho tentata una proposta , così di tentare ardir vo

glio una mia particolare spiegazione. E questa mia spiegazione ( del fenomeno di una manifestazione elettrica precisa , destata e trasmessa da acconcio ma per ora ignoto Reomotore, e rice vuta e mantenuta da altro Reomotore consimile , collocato forse

agli antipodi del primo) questa mia spiegazione sarebbe nella ipotesi di una « generale istantanea commozione ) che si mani festasse in tutta la massa dell'atmosfera elettrica che riveste la

terra ; commozione che comunicar si potesse a tutti i reomotori

adatti a risentirla , e che ritenuta esser potesse da quelli che già si « farebbero predisposti a ritenerla ») .

Siano macchine, di acconcia futura fabbricazione, adatte a destare una commozione generale nel dielettrico e adatte a rice verne e a ritenerne l'effetto, e noi avremo stabilito una comu nicazione senza condutto

re . Quando da A voglio corrispondere con B , ec cito la generale commo zione elettrica , e tutte le

macchine capaci di sen tirla l'avvertiranno .

Ma

solo fra me e il mio cor

rispondente sarà notato il valore di un pensiero ,

perchè questo, mercè di idee telegrafiche conve nute , sarà l'effetto di tan

ti ripetuti colpi, sarà l'ef. fetto di una più o meno lunga durata , ecc. Intorno alla bizzarra FRANCESCO SPONZILLI ( da un ritratto di famiglia )

idea della telegrafia elet. trica senza filo non

ag

giungerò oltre una parola sola, poichè tutto quello che potrei

dire di più sarebbe perduto per coloro che non sono a livello di così fatti studi e superfluo agli uomini positivi , ai quali sapienti pauca — io credo aver detto quanto basti perchè giu dichino di questo mio singolare corollario.


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NOTA Nel momento di mettere in torchio , cioè il 12 febbraio 1859 ,, mi è venuto nelle mani il volume III della Re ..

vue des applications de l’Electricité (1857-58 ) par le Vic . Th . De Moncel, e alla pag. 109 trovo un paragrafo che ha per ti

tolo : « Comunications sans fils conducteurs » . Le quali, o sia no quelle tentate a Portsmouth servendosi dell'acqua come con duttore o siano quelle intraprese da Ginth per ottenere una corrente di induzione fra due punti vicini, sono propriamente

idee di casi particolari e non hanno che fare con la generalis sima idea di « Telegrafia elettrica senza fili conduttori » , che già da due anni ho fatta girare manoscritta presso i nostri scien ziati e che non prima d'ora ho potuto fare di pubblica ra gione » .

Come ognuno sente , in questa pagina è l'idea generale ma esatta delle comunicazioni radioelettriche, fiorita in modo mi sterioso nella mente di quest'uomo, nelle sue meditazioni di stu dioso . Tale divinazione è veramente notevole, poichè lo Spon

zilli non era un fisico ma soltanto un dotto ufficiale del genio , la cui cultura , a giudicare dagli scritti suoi , fu prevalentemente storica . La sua memoria sopra i parafulmini, il solo suo scritto

di carattere tecnico, pure essendo diligente lavoro, non eccelle, per originalità di idee sopra le altre pubblicate in quell'epoca sopra questo argomento .

Ma fu evidentemente questo studio sopra i fenomeni elet trici , che portò l'autore alla improvvisa e nuova concezione del le possibili comunicazioni a distanza per via eterea .

In questa felice intuizione sono da rilevarsi: il concetto di una atmosfera eterea avviluppante la terra ; la persuasione che

le azioni elettriche ee le magnetiche si propagano nell'etere con la velocità della luce ; l'affermazione che uno scotimento, un impulso nell'etere, ossia l'effetto di una scarica o di una rapida

corrente , deve propagarsi in ogni direzione per tutta la Terra ;

che come tale impulso può essere prodotto da un apparecchio elettrico può da altro simile apparecchio essere ricevuto e uti

lizzato per la produzione di segnali ; che anzi potrà solamente


- 95

essere accolto dagli apparecchi predisposti a riceverlo, ossia, come oggi diciamo, accordati. Tutto questo è in germe il principio e la tecnica della ra

dio marconiana, e non possiamo leggere le pagine dello Spon

zilli senza provare un sentimento di meraviglia e poi di com piacimento , chè nella nostra patria , mezzo secolo prima di Gu

glielmo Marconi, da un altro italiano , si levava questa voce so litaria e profetica , allora incompresa. Francesco Sponzilli, che allora aveva il grado di tenente colonnello , passò all'esercito italiano dopo il 1860 col grado di generale. Morì in Napoli nel 1865 . CARLO DEL LUNGO

Marcantonio Pigafetta esperto militare di Antonio Veranzio Nel fascicolo I-II del 1936 della bella ( Rivista militare unghe

rese » diretta dal Colonnello Jeno Gialokai è un interessante articolo del Dott. Florio Banfi su Marcantonio Pigafetta , esperto militare di Antonio Veranzio ( 1504-1573 ) , primo vescovo di Agria ed uno dei

personaggi più noti nella storia dell'Ungheria . Marcantonio Pigafetta era della stessa nobile famiglia vicentina di Antonio Pigafetta , celebre per la parte presa col Magellano al viag.

yio di esplorazione delle Indie Orientali ( 1519-1522 ) ; anzi proba bilmente era suo nipote come l'altro Pigafetta , a nome Filippo, che si segnalò in Francia per la sua bella condotta in diverse azioni mili tari e specialmente all'assedio di Parigi ( 1561 ) a fianco del Condè . Dallo studio del Dott. Banfi si apprende che l'unica documentazione

della grande attività di Marcantonio Pigafetta in Ungheria, attività fino ad ora quasi sconosciuta , è l '« Itinerario di Marcantonio l'iga fetta gentiluomo Vicentino » scritto da lui stesso e pubblicato a Lon

dra nel 1585, appresso Wolfio inglese, di cui è nota solo la copia attualmente conservata dal British Museum di Londra .

L'A . dell'articolo fa una dettagliata esposizione di questo « Iti .

nerario » , che illustra e commenta , dando nel contempo molte inte ressanti notizie della vita del Pigafetta e dell'importanza dell'opera da lui svolta in Ungheria , traendo gli elementi dallo stesso « Itine . rario » ed osserva fra altro che se il Pigafetta ebbe tutta la fiducia

del Veranzio per i servizi resi , è da supporsi che sia stato anche l'idea tore ed il dirigente della grande opera di restaurazione della fortezza di Agria voluta dallo stesso Veranzio .


96 -

L’A . ci fa pure sapere che Pigafetta fu il primo a riconoscere la importanza militare di Buda per la sua posizione ed a giustificare così le fortificazioni erettevi dai Turchi e delle quali dà una detta gliata descrizione nel suo « Itinerario » . Pertanto noi dovremmo aggiungere il nome del Pigafetta a quelli di tanti illustri ingegneri militari italiani che lavorarono in Unghe. ra nel sec. XVI . Ma è opportuna misura di prudenza di astenercene, almeno per ora , non trovandone alcun accenno nel recente volume

del Generale Leone Andrea Maggiorotti: Gli architetti militari ita liani - vol . II (Opera del Genio Italiano all'Estero ) nel quale sono ricordati gl ingegneri militari italiani che lavorarono in Ungheria. L'articolo è del resto molto interessante sia per gli Ungheresi che per noi ; per i primi, perchè mette in luce un periodo alquanto oscuro della loro storia , per noi , perchè ci ricorda un italiano che, pur es . sendosi fatto molto onore in una nazione straniera , era stato fino ad ora ingiustamente dimenticato .

!

i 1

Ci duole che la mancanza di spazio ci impedisca di pubblicare per esteso la traduzione dello interessante studio , tanto più che esso ricorda anche altri nostri ingegneri militari che in quel secolo lavo.

rarono in Ungheria , come il Cornaro , che fortificò Buda per i Tur. chi, Alessandro Vitelli e Filippo Tornielli. Era però doveroso fare questa sia pur breve segnalazione, anche per mettere in evidenza come in Ungheria non siano stati mai dimenticati quegli Italiani che

gareggiarono con i Magiari, come soldati o come ingegneri, nelle aspre lotte per la difesa della civiltà occidentale contro la barbarie

1

orientale.

1

Dott. Ing. PIETRO Zavagli: La stima dei fabbricati civili in esenzione Anno III N. 2 « Rivista del catasto temporanea d'imposta e dei servizi erariali » .

Nell'articolo si esaminano i metodi per determinare l'aumento del valore capitale di un fabbricato che beneficia ancora per un certo

numero di anni dell'esonero dalla imposta e dalle sovraimposte; si precisano i metodi più consoni di stima osservando principalmente come non sia corretta , come indicano alcuni autori di estimo, l'ado . zione di uno stesso saggio tanto per la capitalizzazione del beneficio

fondiario continuativo, quanto per l'accumulazione all'attualità delle annualità d'imposta esentate (la cui somma rappresenterebbe il va lore venale del fabbricato ), data la diversa natura delle due fonti di re :jdito .

Indicati quindi i criteri in base ai quali deve stimarsi la misura del saggio d'interesse da adottarsi per la cumulazione, l'autore con clude col ritenere che detto saggio dovrebbe esser quello praticato dagli Istituti di credito per i mutui fondiarii garantiti da ipotera.


97

Prof. Ing . CESARE TOMMASINA : Il valore delle aree edili in rapporto alla loro utilizzazione

Anno III

.

N. 3

« Rivista del catasto

e dei servizi erariali » .

L'autore è uno dei sostenitori della tesi che la valutazione delle

aree edili, intese come aree fabbricabili per usi civili, deve essere ba. sata principalmente sul reddito realizzabile dalla utilizzazione delle aree stesse ( metodo di stima indiretto statistico razionale) c che il metodo indiretto empirico statistico dovrebbe solo servire a -

titolo di verifica generale o di controllo.

Notate le deficienze proprie di quest'ultimo metodo , prima fra tutte la cosidetta « speculazione edilizia » che viene ad alterare le condizioni di una libera compra-vendita, l'autore considera le di verse specie di fabbricabilità » (civile, rurale, industriale); ana

lizza i vari aspetti che può presentare la « fabbricabilità civile » . (possibilità — potenzialità — se attuale o prospettiva ; se ordinaria o speciale); espone i criterii da seguire nell'adozione del metodo razio

nale e le modalità di applicazione del metodo empirico-statistico, po nendo in evidenza che l'applicazione dei due metodi deve sempre

portare a risultati assai poco differenti fra loro , prospettando le pos sibili cause da cui potrebbe derivare la eventuale discordanza . Il tutto è arricchito da notizie bibliografiche sull'argomento .

!Tii

Dott. Ing. NINO FAMULARO : Sulla stima dei fabbricati civili in esen . « Rivista del Anno III · N. 4 zione temporanea d'imposte catasto e dei servizi erariali » . Riferendosi al metodo di stima analitica l’A . dimostra aritmeti.

camente come l'applicazione della nota formula che dà il valore di

un fabbricato in esenzione temporanea d'imposta , comporta l'ado . zione di un medesimo saggio nelle due accumulazioni. Osserva, inol. tre che il metodo indicato non conduce a contraddizioni anche nel

caso di un fabbricato appena ultimato .

Dam 7.


NOTIZIARIO

Resti di casematte di Augusto rinvenuti presso Utrecht Durante alcuni lavori di scavo presso il forte Vechten, in vici. nanza di Utrecht, sono venuti alla luce resti di casematte dell'epoca dell'imperatore Augusto . ( Da « Il Messaggero » , 19 agosto 1936 -XIV ).

Gioverebbe qualche ulteriore e più precisa notizia, parendo dub bio che trattisi di vere e proprie opere di carattere difensivo, come

farebbe credere la parola " casematte” . In quel punto infatti dell'epo ca di Augusto si potranno rinvenire solo resti di accampamenti mi

litari, attesochè soltanto più tardi, all'epoca di Traiano e di Adria no , furono costruiti i " limites" difensivi lungo il corso dell'Ems, i canali della Frisia ed il Reno .


VITA

DELL'ISTITUTO

Movimento del personale direttivo Il Ten. Col. D'Amico cav . Quirico con decreto del Ministero del la Guerra in data 28 giugno c . a . è stato sostituito dal Col. Lastrico

comm . Luigi nella carica di Vice direttore dell'Istituto. Il Col. Lastrico ha assunto servizio il 1° luglio .

Collaborazione alla Mostra Augustea della romanità Nel laboratorio dell'Istituto, d'accordo con la Direzione Generale della Mostra Augustea della Romanità, prosegue l'allestimento di al. cuni plastici e modelli che dovranno figurare nella Mostra stessa . Una

dozzina di plastici è già pronta ed altri sono in allestimento.

Modelli per la R. Accademia di Artiglieria e Genio In seguito ad autorizzazione del Ministero della Guerra è stato

provveduto per la R. Accademia di artiglieria e genio alla riprodu zione dei seguenti plastici e modelli esistenti presso questo Istituto : Nuraghe Losa Batteria Amalfi di Cima dell'Ora

-

Castello di Bari

Fortezza di Fenestrelle Batteria corazzata Batteria lancia.

Batteria in caverna di Cima Borghetto Tipo di batteria

siluri .

Corso plasticisti Nel N. 2 di questo Bollettino abbiamo dato notizia dell'istitu. zione presso questo Istituto di corsi per l'insegnamento della plastico

grafia e dell'inizio di un primo corso nel settembre dell'anno 1935 . Possiamo aggiungere che successivamente sono stati effettuati altri tre

corsi della durata di quaranta giorni ciascuno e frequentati da una sessantina di militari di diverse armi e corpi.


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-

Ricordi dei legionari cecoslovacchi in Italia durante la guerra mondiale Dall'addetto militare ed aeronautico della Cecoslovacchia , Gene

rale di Divisione Vladimiro Clecanda, l'Istituto ha avuto in cortese omaggio una copia dell'album dei « Ricordi dei legionari cecoslovac chi in Italia durante la guerra mondiale » contenente la riproduzione a colori di 97 quadri ad olio, riferentisi quasi tutti ad uomini, cose e luoghi della grande guerra , che sono esposti nel Museo della Libe (

razione di Praga .

STIU

s s o

z Ritratto del Gen. ANDREA GRAZIANI di F. V. Diblic .


- 103

COL DE Rosso : di 0. Rocinek

MONTE GRAPPA ; di S. Lima


- 104

MONTE CCANO : di B. Bartos

Delle bellissime illustrazioni a colori contenute nell'Album , edito

a Praga nel 1922 ,, diamo le riproduzioni di quattro di esse ,

е

cioè il ritratto del Generale Andrea Graziani di F. V. Diblic , e le

vedute di M. Grappa di S. Lima : del M. Corno di B. Bartos, e del Col del Rosso di 0. Rocinek . L'Istituto , che aveva già ringraziato direttamente , rinnova in questa sede il suo ringraziamento all'illu stre Generale Clecanda, grato del ricordo che i legionari cecoslo

vacchi serbano della grande guerra insieme combattuta e vinta .


Associazione Nazionale dell'Arma del Genio La Santa Barbara

Quantunque per il periodo delle ferie annuali l'Associazione ab bia dovuto, come di consueto, limitare le sue attività nei mesi di luglio , agosto e settembre, pur tuttavia non volle essere assente a

Villa d'Almè nel Bergamasco dove, in quel campo d'arme, il Genio mise in evidenza il progresso fatto durante l'Era fascista in tutte le sue attività e mostrò in azione alcuni nuovi ingegnosissimi ed utili mezzi studiati e costruiti mentre si combatteva per la conquista

del nuovo Impero e che poi dettero un'ampia prova pratica delle loro possibilità d'impiego nelle recenti grandi manovre dell'Irpinia . Pertanto dal Presidente della Sezione di Bergamo, Cap . ing .

Cervieri Sala , fu predisposta un'adunata provinciale in Almè con Vil. la provvedendo altresì perchè si approfittasse di tale circostanza per effettuare con maggior rilievo il rito della benedizione della fiamma di quel Gruppo.

Quantunque per ragioni contingenti non fosse stato possibile da re l'ordine di adunata con sufficiente anticipo , circa 600 camerati delle Sezioni di Lombardia risposero all'appello .

Essi al mattino del giorno 3 agosto militarmente inquadrati, con l'Ispettore di zona ed i loro gerarchi, labari in testa , furono pre sentati dal Presidente Nazionale , ing. Zumino , appositamente venu to da Roma, a S. E. Baistrocchi ,, che accompagnato dall'Ispettore

dell'Arma, S. E. il Generale Giuliano , si era recato ad ispezionare il campo d'arme.

S. E. Baistroochi rivolse ai presenti nobili parole, esortandoli a cercare di rendersi sempre migliori , superando se stessi, per esse re sempre più pronti a dare all'esercito la loro valida cooperazione ed invitandoli a tenersi sempre vicini e stretti all'esercito . I camerati convenuti ad Almè con Villa visitarono con grande

profitto tutti i lavori eseguiti dai genieri del 3° Regg.to (Scuola) ed assistettero con vivo interessamento alle prove dei nuovi mezzi di cui è stata dotata l'Arma per rendere sempre più efficace l'opera sua . Con rito austero fu proceduto alla benedizione della fiamma del

Gruppo di Almè con Villa ; al termine della funzione il camerata


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MASELLERIA

I Genieri di Bergamo e delle altre Sezioni Lombarde si recano ai Caduti di Almè con Villa

a rendere omaggio

magy . avv . Gerra , consigliere della Sezione di Milano, pronunzio elevate parole di fede e di incitamento .

I Genieri di Bergamo e delle altre sezioni convenuti al raduno prima che questo si sciogliesse deposero una corona ai Caduti di Al. mè con Villa .

L'Associazione, riprendendo ora la sua piena attività , si ripro

mette di continuare nell'attuazione dei programmi che si è imposti per poter sempre più e meglio attendere a quei compiti che sono propri delle Associazioni d'Arma per la funzione che esse hanno nel quadro delle forze armate .


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BOLLETTINO STORICO DELL'ARMA DEL GENIO N.1-5 1935 by Biblioteca Militare - Issuu