STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO
Bollettino dell'Archivio dell'Ufficio Storico
Anno IX, Numero 17/18 Gennaio - Dicembre 2009
Bollettino dell ' Archivio dell'Ufficio Storico Periodico semestrale Registrazione n. 323/2003 Anno JX - n. 17/18, gennaio - dicembre 2009 Direttore responsabile
Col. a. (ter.) s. SM Antonino ZARCONE Com.italo scient(fi.co
Prof. Antonello BrAOTNr , Prof.ssa Paola CARUCCI, Gcn . B. (aus.) Nicola DELLA VOLPE, Dott. Antonio DENTONI LnTA, Prof. Renato GRISPO, Prof. Elio LODOLINI, On. Prof. Guido Mi::us, Ten . Col . Roberto D1 RosA Redazione Personale d'Ufficio : Ten. Col. Fabrizio GL\RDlNI, Ten . Col. Fil ippo CAPPELLANO ,
Ten . Col. Giancarlo MARZOCCHI, Magg. Stefano DE ANGELIS. Archivista cli Stato Alessandro GrONFRJDA Collaboratori esterni: Dott. Paolo FORMICONI, Dott.ssa Silvia TRANI Direzione e Redazione
Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito Via Etruria , 23 - 00183 Roma Tel: 06.47357552 - Fax: 06.47357284 Sito internet: http//www.esercito.clifesa.it Posta elettronica: uff.storico@smerag .esercito.di fesa .it Vendite
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Finito cli stampare nel mese di dicembre 2009 dalla Tipografia Mancini s .a.s. Via Empolitana , km 2,500 - 00019 Tivoli (RM) - Tel. 0774.411526 www.tipografiamancini@libero .it
INDICE Le fonti Antonino ZARCONE, Le fonti archivistiche relative alla campagna di Russia
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Dimitry QUELOZ, Gli. archivi e i fondi militari in Svizzera (traduzione dal francese a cura cli Flavio Carbone)
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Ugo FALCONE, Il fondo 'Presemi alle Bandiere' (] 941-1961) conservato nella Sezione Archivio del Centro Documentale di Udine - Comando Militare Esercito Friuli Venezia Giulia
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39
Strumenti di ricerca Paolo FORMICONI, Inventario analitico del fondo F-4 Ufficio Difesa dello Stato del Comando del Corpo di Stato Maggiore (1903- 1915)
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65
Fonti iconografiche Maurizio SAPORITI, Le truppe italiane in Corsica nel 1942-1943: il fondo fotografico del!' Ufficio Storico
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177
Legislazione ed organizzazione archivistica Flavio CARBONE, Gli interventi normativi sul Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio: l'ingresso degli Uffici Storici dello Stato Maggiore Difesa e del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri
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207
Convegni e seminari La giornata di studio del 16 giugno 2009 presso la Scuola speciale archivisti e bibliotecari relativa alla "Pub/Jlicislica in materia archivistica militare: Storia, attualità, prospettive" (a cura di Roberto Di Rosa)
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225
Saggi storico-istituzionali Alessandro VAGNINI, La Conunissione Interalleata Militare di Controllo per l'Ungheria e la ricostruzione della Honvédség nelle carte dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito
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229
Alberto BEGHERELLI, La commissione regionale per la delimitazione dei cor1f1ni italo-croati del 1941 -I 943 nelle carte dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito
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241
f Notiziario bibliografico Rudolf JAUN e Sacha ZALA (a cura di), Verzeichnis der Quellenbestiinde zur schweizerischen Militageschichte, 1848-2000. Sachsystematisches Findmittel zu den Bestanden des Bundesarchivs/Inventaire des foncls relatifs à l'histoire militaire suisse, 1848-2000. Tnventaire thématique des fonds des Archives fédérales/Inventario dei fondi per la storia militare svizzera, 18482000. Repertorio tematico dei fondi dell'Archivio federale, Berna, 2006, pp . 378, 25 franchi svizzeri, a cura di Flavio Carbone
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277
"Archivi, biblioteche, musei militari. Lo srato attuale, le funzioni sociali, gli sviluppi" . Acta del convegno di studi tenuto a Roma il 19 e 20 ottobre 2005 presso il Comando Generale della Guardia di Finanza. Ministero della Difesa. Commissione Italiana di Storia Militare. Roma 2006, a cura di Paolo Formiconi
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Le fonti
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LE FONTI
Antonino ZARCONE
Le fonti archivistiche e bibliografiche dell'Ufficio Storico dello Stato lVIaggiore dell'Esercito relative alla campagna di Russia del 1941-1943 l. Breve cenno sulle operazioni delle unità Italiane in URSS nel 1941.-1.943 La partecipazione italiana ali' invasione dell'URSS a fianco delle potenze clell 'Asse fu voluta esplicitamente eia Mussolini per ovvie motivazioni ideologiche e di prestigio politico, nonostante il parere contrario degli Stati Maggiori che erano consapevoli del pericolo delta dispersione delle forze . Anche Hitler avrebbe preferito che gli italiani si fossero concentrati esclusivamente in Africa settentrionale'. Nonostante ciò nell'estate ciel 1941 venne approntato un Corpo di spedizione (Corpo cli spedizione italiano in Russia , abbreviato in CSIR a livello di Corpo d'Annata), formato da 2 divisioni autotrasportabili (9" Divisione fanteria Pasubio: 79° e 80° Reggimento fanteria Roma e 8° Reggimento artiglieria; 52" Divisione fanteria Torino: 81 ° e 82° Reggimento fan teria e 52° Reggimento artiglieria) e .l celere (3" Principe Amedeo duca d'Aosta: 3° reggimento bersaglieri, reggimenti cavalleria Savoia e Novara, 3° Reggimento artiglieria a cavallo). In più reparti del genio, l battaglione chimico e un supporto aereo, per un totale di 62.000 uomini, 5.500 automezzi, 108 cannoni controcarro , 80 cannoni contraerei, 220 pezzi cli piccolo calibro, 36 di medio calibro e 60 carri L3 gruppo San Giorgio , al cui comando fu posto il generale Giovanni Messe, sicuramente uno dei migliori generali italiani ciel tempo. Dopo le operazioni di radunata, portate a termine nella Bessarabia, il 6 agosto I94 1 il CSIR fu schierato sul Bug (Ucraina occidentale), il 28-30 settembre partecipò alla battaglia di Petri kova; nella prima metà di ottobre concorse alla conquista di Pav.lograd. Successivamente, il 2 ed il 12 novembre, partecipò poi ai combattimenti per l'occupazione del bacino industriale de.l Donez ed ai fatti d ' anne di Gorlovka e Wik.itovka. Impegnato nella battaglia di Natale sferrata dall' Annata Rossa e nella successiva controffensiva tedesca, il CSIR conquistò buone posizioni di dominio tattico sulle quali si schierò a difesa per la stagione invernale. Nel frattempo la situazione era cambiata in quanto i tedeschi, in difficoltà per la forte capacità di reazione dimostrata dal!' Armata Rossa, si trovarono in difficoltà ed avevano b.isogno cli uomini. Nonostante il parere contrario ciel generale Cavallero, capo di Stato Maggiore Generale, Mussolini decise di accogliere le istanze di Hitler e diede le dù:ettive per trasformare il corpo d'armata inviato in Russia , lo CSIR , in un armata, 1'8" (Armata italiana in R ussia o ARMIR), il cui comando venne affidato al generale Gariboldi. L'ARMlR era costituita da 4 corpi d'armata, il 11 (Divisioni fanteria Sforzesca: 53° e 54° Reggimento fanteria Umbria e 17° Reggimento artiglieria; Ravenna: 37° e 38° Reggimento fanteria e 121° Reggimento artiglieria; Cosseria: 89° e 90° Reggimento fanteria Salerno e 108° Reggimento artiglieria) , il XXXV (Divisioni fanteria Pasuhio, Torino), già CSIR , e il Corpo d'annata alpino (Divisioni alpine Tridentina: 5 e 6° Reggimento alpini e 2° Reggimento artiglieria
' O. Bov10, Swria del/ 'Eserci ro fl(l/ia110 (1861 -1990), Roma. Stato Maggiore dell'Ese(c ito - Ufficio storico 1996, pp. 340-347.
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80LLE:I'f lNO DEU, 'ARCIIIV/0 DELL' U FFICIO StOIIICO
alpina; .lulia: 8° e 9° Reggimento alpini e 3° Reggimento artiglieria alpina; Cuneense: l O e 2° Reggimento alpini e 4° Reggimento artiglieria alpina; Divisione fanteria Vicenza: 277° e 278° Reggimento fanteria) per un totale di 2 divisioni autotrasportabili, 4 divisioni di fante ria, 3 divisioni alpine e unità per il supporto tattico e logistico, per un totale di 230.000 uomini, 16.700 automezzi, 297 cannoni controcarro, 276 cannoni contraerei, 670 pezzi di piccolo calibro, 276 di medio calibro e 50 carri L6/40 e semoventi. Dal luglio al novembre 19421' ARJvllR partecipò alle operazioni offensive dell'asse verso il Caucaso, con espansione verso est in direzione di Stalingrado. Le prime unità dell'ARMIR impegnate furono quelle del XXXV Corpo d' armata (già CSIR), rinforzato da una divisione di fanteria e da un notevole supporto di artiglieria. Dall' 11 al 22 luglio parteciparono all'occupazione del bacino carbonifero d i Krasny Lutsch e dal 31 luglio al 1 agosto alla battaglia di Se.ramivic. ln seguito 1'8" Armata, inquadrata nel gruppo di armate germaniche "B", fu trasferita sul Don e dal 13 agosto si schierò a difesa del settore assegnato, tra Pavlosk e la foce del Choper, su un fronte lungo 270 chilometri. In sostanza alle truppe italiane fu assegnato il compito di svi luppare una difesa rigida lungo la 1iva ciel Don e cli agire con contrattacchi locali . L' ARMTR, inserir.a tra la 2'' Armata ungherese a sinistra e la 6" Armata tedesca a clestra ,_si schierò da sinistra a destra con i corpi d'armata II, XXlX tedesco e XXXV. Nei giorni 20-22 agosto si sviluppò l' urto iniziale sovietico e dal 26 agosto al 1° settembre la battaglia d'arresto italiana che riuscì a bloccare i tentativi di rottura russi. Schierata a cordone su un fronte cli 270 chilometri, senza densità adeguata e priva di profondità, senza riserve, rs• A.J.mata italiana non aveva possibilità d i resistere con sil.lccesso ad un 'altra poderosa offensiva russa. L' ll dicembre iniziò l' attacco sovietico (lOO battaglioni e 500 carri sovietic i) che investì il 11° Corpo d'armata (composto solo da 16 battaglioni , 9 batterie e 50 carri tedeschi) . Le unità ciel II corpo d'armata resistettero fino al 17 dicembre, finché logorate, cedettero alla schiacciante superiorità sovietica. La battaglia poi si estese per circa 200 chilometri e il 19 dicembre, l'ala destra dell'Annata italiana, rimast.a avvolta per il cedimento della 3" Armata rumena, dovette abbandonare le posizioni che fino ad allora aveva difeso con successo. L'autorizzazione dal comando tedesco alla manovra cli ripiegamento giunse in ritardo e pertanto fu attuata in una situazione già compromessa che la trasformò in una tragica ritirata. Tra il 20 dicembre 1942 e 1' 8 gennaio 1943 le truppe italiane cercarono cli organizzare una nuova linea difensiva lungo la ferrovia Rossoc-MiUerovo, al fine di difendere il settore del fronte del Don (eia Novo Kalitva a Golaja), tenuto dal Corpo d'armata alpino, dal XXIV Corpo d' annata tedesco e eia altre uni tà corazzate germaniche. Durante la sosta operativa erano continuate a crescere le minacce contro il Corpo d'armata alpino ma il Comando tedesco, nonostante le pressanti richieste ciel generale Garibolcli non autorizzò in tempo il ripiegamento. Nel frattempo, i sovietici dopo aver sfondato a nord il settore della 2" Armata ungherese, annientarono a sud il XXIV Corpo d'annata tedesco. Il Corpo cl' Annata alpino si trovò, quasi circondato e solo allora i comandi tedeschi diedero l'ordine cli ripiegare. La ritirata dei nostri alpini cominciò il 17 gennaio 1943, quando già le avanguardie sovietiche erano alle loro spalle. La ritirata si svolse in condiz ioni c limatiche avverse e sotto la continua pressione delle avanguardie russe che obbligarono le truppe italiane a sostenere duri combattimento (Postojaly, Skororyo, Wikotovka e Nikolajevka). li 30 gennaio i superstiti si raccolsero a Schebekino, dopo 350 chilometri cli marcia a piedi e dopo aver sostenuto ben 13 combattimenti. Il 1° febbraio 1'8" Armata cedette il comando d i tutte le unità superstiti a nord-est cli Kiev. L' ARMIR perse circa 85 .000 uomini tra caduti e dispersi ed ebbe 30 .000 uomini feriti o congelati .
LE: FONTI
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2. Le fonti archivistiche conservate nell'Ufficio Storico a. L'Ufficio Storico e il suo Archivio L'Ufficio Militare del Corpo Reale dello Stato Maggiore dell'Esercito del Regno di Sardegna, eia cui discende l' attuale Ufficio Storico, fu costituito a Torino dal generale Enrico Morozzo della Rocca, Comandante Generale del Corpo, con l'ordine del giorno n. 712 del 16 luglio 1853i . Tre anni dopo, il 1° luglio 1856, il generale Morozzo della Rocca, secondo quanto disposto con il citato ordine, emanò una Istruzione sull'Uffizio Militare del R. Cmpo di Stato Maggiore e sull'ordinamento dell'Archivio del medesimo, definendone i compiti specifici . L'articolo l dell'istruzione stabiliva che l'Ufficio Militare doveva: « ...raccogliere ed ordinare i documenti e le notizie atte a presentare una conoscenza esatra. e completa dello staro dell'Armata e delle Istituzioni militari del Regno e di compilare dietro i documenti autentici raccolti nell'Archivio del Corpo od altrove la storia delle campagne degli avvenimenti militari del Paese oppure anche memorie relative alle guerre contemporanee»J.
A questo particolare compito era destinata la Sezione Storia Militare, una delle quattro sezioni in cui era articolato l'Ufficio. Gli articoli 8 e 9 sancivano, invece, le attribuzioni del1' Archivio e i documenti che originariamente esso comprendeva: le carte del la campagna del 1848-49 e della guena di Crimea, allora chiamata Campagna d'Oriente; le raccolte di monografie geografiche delle varie regioni d'Italia; i rapporti che i comandanti ai vari livelli redigevano dopo i campi d'istruzione.
Sull'Ufficio storico e il suo archivio: MlNISTERO DE.I.I.A GUERRA - COMANDO DEL CORPO DI STATO MAOG IORE - UFFICIO STORICO, Guida - indice dell'archivio srorico - per la conoscenza del materiale d'archivio e per una traccia nelle varie ricerche, edizione fuori commercio, Roma, Tip. Del senato del dott. G. Bardi, maggio 1927; C. CESARI, L'Ufficio storico -cenni monografici, Roma, Ministero de lla guerra - Comando del Corpo d i Stato Maggiore, 1930; O. Bovio, L'Ufficio storico - wi secolo di sroriografia militare , Roma, Stato lvlaggiore Esercito , 1989; A. BRUGIONI - M. SAPORJTJ, Manuale e/elle ricerche nell'Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, Roma 1989; STATO MAGGIORE DELL'EsERCITO - UrFICIO STORICO, Manuale <!elle ricerche nell'Ujjfrio Storico dello Stato Maggiore del 'Esercito, Roma, stabilimento Grafico militare, 2004, pp. 9-17; E. LODOLJJ'JI, Organizzazione e legislazione a.rchivisrica italiana, Bologna, Patron, 2005, vol. Il dal 1998 al 2004, pp. l 19-120; P. BERTINARIA . L'Ufficio srorico dello Stato maggiore dell'Esercito, in MINISTERO PER I BENl CUJ,TURALI E AMBIENTALI - UFFICIO CENTRALE l'ER I HEKI ARCMIVISTlCt, Lefonri per la storia milif{lre italiana in e1à conremporanea , Atti del 111 seminario, Roma 16-1 7 dicem bre 1988, Città di Castello 1993, pp. 33-36; A. G10.'fFRIDA, Missioni e addetti militari italiani in Polonia ( 1919-1923) - Le fonti archivisriche del 'Ufficio Storico, Roma , Stato Maggiore Esercito - Ul'fìcio Storico, I996, pp. 111 -116; ID., Le fonti dell'Ufficio storico re/arive alla campagna del / 895-1896 in Eritrea, in "Studi Storicomi litari 1998", Roma, Stato Maggiore dell' Esercito - Ufficio storico, J998, pp. 139- 192; ID., Le fonti archivistiche relative alla prim{I guerra mondiale conservate presso l' (i flìcio srorico, in "Studi Storico-militari I998", Roma, Stato Maggiore dell'Esercito - Ufficio Storico, 2000, pp. 49-87; li) ., ce11simen10 sommario dell'Archivio dell'Ufficio Storico dello Sraro maggiore dell 'Eserciro, in "l3ollettino deJJ' Archi vio dell'Ufficio Storico", anno J., gen. - giu. 200 I, n. I, pp. 31 -70; ID., i servizi di informazione 111ilitari italiani dalla prima guerra mondiale alla guerrCtji'edda : le fonti archivistiche de/l'Ufficio storico, pp. 9-23, "Bollettino dcli' Archivio dell'Ufficio Storico", anno lIL lug. - dic. 2003, n. 6; S. TRANI, Le }<mli documeruarie d'interesse storico conservale presso le istituzioni culturali e gli uffici delle forze armare a Roma , in "Le carte e la storia-rivista di storia delle istituzioni", anno VIII , 1/2002, pp. 149-178 (la n. 53 a p . 176 comprende una bibliografia completa sull' Ufficio Storico); G. SARGERI, L'Archivio Storico clell'Esercito e le biblioteche rn.ilitari di presidio , pp. 32-37, in MINISTERO DIFESA - COMMISSIONE ITALIANA D) STORIA MILITARE, Archivi, Biblioteche, Musei miliwri- lo stato attuale, le Jimzioni sociali. gli sviluppi. Aera del Con vegno di swdi 1e111.1to a Roma il 19-20 ouobre 2005 presso il ComCtndo generale della Guardia di finanza, Roma 2006; M .T. CARADONIO, l11ve11rario del fo11do G-25 srudi tewici Regno di Sardegna e Regno d'Jra/ia ( 1812-1 920), pp. 81-94, in "Bollettino dell'Archivio dell'Ufficj(l storico", anno JV n. 7/8; ge nnaio-dicembre 2004. ·' P. BERTINARl,\ , L' Ujficio Storico dello Staro Maggiore .... c it., p. 33.
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!JOLLEITINO Déll.,' Ati Cl 1/\//0 DELL 'UPFICIO STOJ/lCO
Nel 1874 l'Ufficio , compreso l'Archivio fu trasferito a Roma , prima a Palazzo Giustiniani, poi nel 1884 a Palazzo della Pi lotta, ed infine in via della Lungara. Nel giugno del 1888 l'Ufficio Storico, con il relativo Archivio, fu definit.ivameme trasferito in via XX Settembre. Durante la Prima Guerra Mondiale l'Ufficio Sto1ico divenne la naturale s~de ove custodire e raccogliere tutto il materiale documentale relativo al conflitto in corso. Un nucleo distaccato a Susegana provvedeva alla raccolta ed alla spedizione a Roma cli diari ed allegati. Nel J917, in seguito all'acquisizione di palazzo Baracchini , il Tenente Generale Baratieri di San Pietro, comandante del Corpo di Stato Maggiore Territoriale, fece trasferire in quei locali l'Archivio dell'Ufficio Storico. T uttavia, il continuo aft1usso di documentazione, tra cui i preziosi diari storici dei reparti combattenti, coincidente, peraltro, con l' arrivo a Roma cli 1.500 casse contenenti la documentazione delle grandi unità operanti, resero totalmente insufficienti i locali cli palazzo Baracchini. Pa1te di tutto questo carteggio fu collocato in una casamatta della Batteria Nomentana, e solo nel giugno 1928 , compiuta una prima operazione cli revisione e selezione di tale quantità di materiale, esso confluì nell'Archivio dell'Ufficio Storico. Negli anni trenta l'Ufficio Storico provvide a raccogliere la documentazione relativa alla Campagna contro 1'Etiopia ed alla partecipazione delle truppe italiane alla Guerra Civile Spagnola. Durante la Seconda Guerra Mondiale l'Archivio si trasferì nella sede di campagna di Orvieto dove, dopo 1'8 settembre 1943, una parte del carteggio venne murata nel sottosuolo ciel Duomo; altre casse di documenti furono invece riportate a Roma e nascoste presso il Vittoriano , da cui vennero recuperate intatte dopo la Liberazione. Nel novembre del '43 la restante parte di documenti fu prelevata eia elementi della R.S .I. ed il successivo febbraio il carteggio del Comando Supremo delle Forze Armate, concernente la seconda guerra mondiale, venne trasferito al nord , in un primo tempo a Milano, quindi a Sondrio, poi, dopo aver tra l'altro subito alcune asportazioni, nella zona di Cenate (Bergamo) ed infine, nell ' autunno dello stesso anno, ad Arbizzano in provincia di Verona, dove anelò in gran parte perduto in seguito ad un incendio (22-23 aprile 1945). Nel frattempo (maggio 1944), il carteggio rimasto ad Orvieto (escluso quello della 2• Armata) venne trasportato a Trescore Balneario (Bergamo), con un viaggio che si può senz'altro definire esiziale per la sua conservazione. Alcuni documenti furono catturati prima dai tedeschi , poi sequestrati dagli Alleati, in particolare da statunitensi e da britannici; i primi restituirono quasi tutto il materiale nel 1967, dopo averlo microfilmato; cli recente, spezzoni di quei fondi sono stati recuperati grazie all'intervento dell'Ufficio dell' Addetto Militare a Washington. Nel Regno del Sud, nella sede di Lecce, fu riordinato a fine '43 l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore del Regio Esercito, che si occupò, tra, l'altro, cl.i raccogliere e conservare la documentazione di quelle unità che combattevano a fianco degli Anglo-Americani. Con la libe1~lzione di Roma da parte delle forze alleate, nel luglio 1944 l'Ufficio Storico fu ricollocato nella capitale, prima nei locali cli Palazzo Esercito in via XX Settembre, poi nella sede del comprensorio militare "Nazario Sauro" cli via Lepanto. Nel corso del 2000, l'Ufficio Storico si è trasferito presso la sede cli via Etruria n. 23, nella caserma "Goffredo Zignani", ad eccezione della 2" Sezione Archivio che è rimasta nella sede di via Lepanto. Oggi l'Ufficio dispone di un Archivio Storico valutato in oltre otto milioni di documenti. Ad esso , si affianca quello altrettanto cospicuo, e in cont.inua crescita, rappresentato dalle Memorie Storiche, documenti che Comandi , Reparti, Direzioni e Uffici compilano ogni anno per consegnare al futuro le principali attività svolte in tempo di pace, anche in compiti di ordine pubblico e salvaguardia ciel territorio. Con la partecipazione alle missioni di intervento all'estero in dispositivi multinazionali, negli ultimi decenni, altra ricca documentazione si va formando per essere consegnata alla storia. Comandi ed Unità impegnati fuori area, infatti, compilano il Diario Storico , come in guerra.
Le rom:,
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Nell'ambito della forza armata , l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito svolge la duplice funzione di centro di studi relativi alla storia dell'Esercito italiano e di archivio storico (istituto conservatore) che conserva, fra l'altro, documentazione degli alti comandi , comprese le carte degli organi informativi. Nel quadro dell'amministrazione archivistica italiana, questa particolare situazione, per cui orga1ù centrali mi litari non versano la propria documentazione ali' Archivio centrale dello stato, ha acquisito forza di legge in seguito al decreto legislativo del 22 gennaio 2004, n.42 (a1t. 41), che esenta gli stati maggiori delle Forze Annate da tali obblighi per quanto attiene "la documentaz.ione cli carattere militare e operativo".
b. Le fonti archivistiche Nell'Archivio del.l ' Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito sono conservate essenzialmente 2 tipologia di fonti relative alla Campagna di Russia: 1. i diari storico-militari e le relazioni integrative degli ufficiali sopravvissuti del comando e delle unità del CSIR e poi clelI 'ARMIR, relatit e alle operazioni; 2 . le carte ciel Gabinetto del Ministero della Guerra e dello SMRE relative alla pianificazione, partecipazione e la successivo ritiro delle truppe italiane in URSS . Riguardo alla prima tipologia di fonti, nel fondo cl' Archivio, denominato N 1-11 diari storici della r guerra mondiale, sono conservate i seguenti diari, relazioni e documenti: Reparti dipendenti direttamente dal comando CSIR, poi, ARMIR • Sezioni carabineri reali addette al Quartier Generale: 236237-239-244-245-283-373 • Situazione al 16 -12-42 e al 3-3-43 • Avvicendamenti e licenze • Informative • Notiziari ciel Nucleo di coHegamento presso il C.do Gruppo di Armate • Raggruppamento a cavallo, relazione relativa al ciclo operativo del 1942 • 3° Rgt. Savoia. La carica ciel 24-8-42; relazione e Diario storico, 5° rgt. Lancieri di Novara (Relazione Col. Carlo PAGLTANO) • 3° Rgt. art. a cavallo, quadri, relazione sui cicli operativi dell'agosto 1942 e del sett. 1942 e gennaio 1943 • Ifl0 Gruppo Carri San Giorgio. • 9° Raggruppamento artiglieria annata. Diario storico luglio-agosto 194'.2: XXIV 0 gruppo - XXXI0 grp - XXXTT° grp - XXXIV0 grp - LXXIII° grp • IV Btg. Chimico • 5° raggruppamento Genio. V0 Btg marconisti. T0 Btg telegrafisti. Diario lugl io/ag<)Sto 1942. 156" Cp. mista Diario. 6 Cp. Antincendi. 9" Cp. idrici • Gruppo squadroni Cosacchi • Atteggiamento tedesco nei confronti clell' 8" Armata • Trasferimento a Comando 8" Armata XXVI0 btg CC.RR. e plotone autoblindo. Precisazioni Col. Agostino MONTI. Relazione impiego Gen. E . PASCOLINI. Relazione cattura Gen. E . PASCOLTNI
b.1557/4; b.1551/2-1562/7 ; b. 1555; b.1143; b.1555 ; b.155 l e .b.601; b. 1085;
bb.882 e 784; b.784;
b.977; b.1973;
b.784; b.1143; b. 1563/10- J 552/6;
b.1126;
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Bou_E1TINO /JELL' ARCHIVI() DEl,l .' UFFICIO STOIIICO
• Diario storico del 201 ° rgt art. mot 75/32 luglio/agosto 1942, 4 raggruppamento aii. contraerea. D. S J uglio/agosto 1942. IV 0 grp. XIX 0 grp. XXXV 0 grp. XXXVIII grp, Relazione btg Pontieri I btg. li btg. IX btg • Relazioni sul funzionamento dei servizi dell ' Intendenza 8" Armata
- Comando Il Corpo d 'Armata e unità direttamente dipendenti • Informative • Relazione Gen. ZANGHIERl 20/24 agosto 1942 - 11 l/12 settembre 1942 - 20/30 dicembre l942 • Relazione Gen. ZANGHIERI 11/19 dicembre 1942 • Relazione Gen. ZANGHIERI 11/19 dicembre 1942 • Relazioni Uff. operazioni J6/20 dicembre 1942 e 22- 1-43 • Diario storico a firma Col. ALMIC I novembre/dicembre 1942 • Relazione ufficio operazioni 16/19 dicembre 1942. Kantemirovka • Comando artiglieria - di rezioni di Sanità, Veteriniaria e • Comando Genio D.S. a firma gen. B. Rima novembre/dicembre 1942 • Sez. CC.RR. 56-66-l 83-193- 194-204-362 • XXXIl0 btg controcarro 47/32 granatieri di Sardegna novembre/dicembre 1942 a firma ten. col. A. Pinzi • TI btg. Guastatori di Fanteria Diario storico novembre/dicembre 1942 e XV 0 btg artieri . Quadri ufficiali
- 3" Di.visione Fanteria "Ravenna" • Diario storico novembre/dicembre 1942, b.1330; • Relazione Gen. DUPONT clic. 1942, • Relazione ufficio operazioni 1-24 gennaio 1943 (originale) • Relazione ufficio operazioni 11- 17 dicembre 1942 (originale) • Relazione ufficio operazioni 17 dicembre 1942 e 17 gennaio 1943 • Relazione Gen. CAPIZZI sui colonnelli NALDONI e BIANCHI • Relazione caporale G. Alfano del 37 rgt ftr • Relazione Ten .Col. Livio VARIO 38 rgt ftr 11-17 dicembre 1942 • Diario storico Ifl 0 Btg. Mottai l-11-42/31- 12-42 • Reparti organ ici Divisione . L'arrivo in Russia e la marcia al Don • Relazione Gen. DUPONT. Operazioni sul Donetz clic. 1942 - 5° Divisione Fanteria "Cosseria"; • Riassu nto cronologico lug. 1942/apr. 1943 a firma Gen. E. GAZZAL E • Relazione Gen. E . Gazzale feb.-clic . 1942 • Diario storico 1 novembre/31 dicembre 1942 • 89° Rgt. F. quadri ; 90° Rgt. F. relazione clic. I 942 • V 0 Btg . mortai - quadri
b.977; b.1 557 ;
b.1562/4; b.1552/1; b.87/ 1; b.1552/4; b.1552/7 1126; b.1126; b.1126; b.1.126; b.1126; bb .788 , 798; b.1 126; b.973;
b.l.330; b.1330; b.1330; b. 1552; b .1552; b.1552; b.552; b.1330; b.1330; b.1330;
b. I 553/3; b.1553/4; b.1090; b.1553/1; b.715;
LE FONTI
- 52" Divisione Fanteria "Torìno" • Relazione Gen. R. LERICI, comandante della D ivisione • Diario Storico nov.-dic. 1942 e gen.-feb. 1943 • Relazione Magg. U. TURRINT maggio 1942/febbraio 1943 • Relazione Col . SANTINI 81 ° Rgt. F. e varie - XXXV Corpo d'annata (CSIR) • Diari storici luglio - dicembre 1942 • Relazione ciclo operativo nov.-dic. 1942 • 156" Cp. Mista / VITI° Btg collegamenti CSIR poi 10° raggruppamento Genio ARMIR e relazione 30° Rggpt art. C.cl 'A • Rgg.to CC.NN. 3 gennaio dal 17-7-42 al 17-8-42 • 1° Btg Chimico XXX" C.d'A. e ARMIR - Diario storico • J1° Btg·c/c 47/32 autocorazzato - operazioni l-1 2-42-2 1-12-42 - 2a Div. Fanteria "Sforzesca" • 17° rgt. Art. mot. quadri e Diario storico luglio/dicembre 1942 • Diario storico luglio/agosto 1942 • Relazione gen. Pellegrini ciclo operativo sett.-ott. I 942 • Diario storico sett.-dic. 1942 • Diario Storico nov.-dic. 1942 • Relazione gen. Pellegrini 16/31 dicembre 1942 • Relazione fatti d'arme 16-12-42/3 1- 12-42 • 53° rgt ftr "Umbria". Relazione col. M. Contini nell'ago.-dic. 1942
I .:)
b.1555/9; b.883; b.1 143; b.555/ 12;
b.1563/10; b.1556; b.784; b.1555/4; b.1085; b.1555/2;
b.1027; b.1027; b.1027; b.1027 ; b.1027; b.1 143/bis; b.1027; b. 552;
3a Divisione Celere - PADA • Relazione Gen. Marazzani agosto 1941/ottobre 1942 • Relazione c iclo operativo 7/21 dicembre 1942. Gen . DE BLASIO • Memoria sintetica Magg. Romolo Guercio 2'' battaglia difensiva del Don 6. Diario storico 3° rgt bers agosto/settembre 1942 dicembre 42/febbraio 43. 3° rgt . bers. • Diario storico 6° Rgt. Bersaglieri ago./sett. 1942. Col. SALVATORES
b.1556; b.1556;
b.1083; b.1086;
- 9a Div. Fanteria Pasubio • • • • •
Relazione Gen. G . BOSELLI dicembre 1942/gennaio 1943 Relazione Ten. Col. G. CANGIA dicembre 1942/gennaio 1943 Relazione Gen. GIOVANELLI 14-7-1941/15-9-42 Diario storico e relazione l" battagl ia difensiva del Don 79" rgt F "Roma" relazione Col. MAZZOCCHI 20-12- 1942/ 16-1-1 943 • 79° rgt F "Roma" relazione Col. MAZZOCCHI 24- I 1-1 942/ 31-12-43 (originale) • Relazioni 10-12/19-12-1942 co. G.B . CASAZZA e A. DE BATTISTA • 8° Rgt art. relazione Ten.Col. ZINGALES l-12-1942/19-12-42
bb.1556/1; b.1556; b.1556; b.876; b.1556; b.1556; b. 1556; b. 1143;
1 '-t
lJOLLE7TINO Df.U,'ARC/il\110 DEL/_' UFFICIO STORICO
- Corpo D 'armata alpino • Relazioni del gen. Nasci per il ciclo operativo mar. 1942-gen . 1943 • Diario Storico Corpo d'Annata alpino. novembre/dicembre 1942 • Diario Storico sett.-ott. 1942 • IX 0 Btg misto genio. Diario storico 1° /20-3-1943
2a Divisione Alpina "Tridentina" • Relazione magg . Ambrosiani. Luglio/Dicembre 1942 • Relazione gen . Reverberi con appunto gen. Garibaldi e confronto con relazione Ambrosiani • 5° Rgt alpini Diario storico luglio/agosto 1942 • 5° Rgt alp. Diario storico Btg Marbegno 31 -8-42/9-10-42 e allegati • 5° Rgt alp. Diario storico Btg Tirano l-9-42/31-10-42 • 6° Rgt alp. Diario storico settembre-ottobre 1942 - 2° Rgt art. alp . Quadri Divisione alpina "Jul ia" • Relazioni su i cicli operativi e su i ripiegamenti - 4" divisione Cuneense • Relazione Gen. E. BATTISTI con allegati • Relazione Gen. E. BATTISTI • Relazione Cap. GALLOTTI sulla ritirata Divisione Vicenza • Relazione del generale PASCOLINI
# b.1554; b.1126; b. 974; b.1126 .
b. 850; b.1554/1/6; b.850; b. 850; b. 850; b.850.
b.1554;
b.1126; b.1126; b.1126;
b.11 26.
Riguardo alla seconda tipologia di fonti conservate nelJ' Archivio Storico SME , segnaliatno i seguenti fondi: fondo H-1, Ministero della guerra - Gabinetto , bb. 78 di carte non ordinate (1924, 19331945), nel quale sono conservate 2 buste con clocumentaz.ione relativa alla campagna di Russia: b. 37, fase. 12 "unità per la Russia e reduci della Russia dal 1° febbraio 1942 al 29 giugno 1943; b. 41, fase . 15 relazioni sui reduci dalla Russia 18-24 agosto 1942. - fondo L- 14, Carteggio Sussidiario SMRE, bb. 169 di carte non ordinate (1928- 1946, con docc. dal 19 19), miscellanea cli carte cli Organi centrali (Ministero della Guerra - Gabinetto, Ministero Africa Italiana - Ufficio Militare, uffici dello Stato Maggiore Regio Esercito, Ispettorato di Fanteria e altri) e cli comandi di grandi unità (comandi superiori, Gruppi di annate, armate, corpi cl'aimata, divisioni) , nel quale .sono conservate 25 buste (b . 72 - b. 97) contenenti carteggio relativo alle operazioni delle truppe italiane in URSS, all'organizzazione dei trasporti, alla difficile situazione climatica causata dall'inverno russo del 1941-1942 e 1942-1943 e all' invio di materiali per il corpo di spedizione.
L E FONTI
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3. Le fonti bibliogt·afiche edite dall'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito Alle operazion i delle unità italiane sul fronte russo l'Ufficio Storico ha dedicato negli anni 1946-1947 due brevi monografie, sostanzialmente precise nella descrizione e nella valutazione dei fatti, anche se necessa1iamente incomplete in quanto all'epoca l'Ul'ficio non disponeva della documentazione relativa alle forze tedesche, russe, romene ed ungheresi:
"L'8" Armata italiana nella seconda guerra battaglia difensiva del Don (11 dicembre 1942 - 31 gennaio 1943)", pp. 70, 2 allegati, 15 schizzi cartografici, Ed. 1946; "Le operazioni del C.S.1.R. e del!'A.R.M.l.R. dal giugno 1941 alfottobre 1942", pp. 211, 5 allegati, 37 schizzi cartografici. Ed. 1947. l n tempi più recenti, 1975-1978, Ufficio ha ripreso l'argomento su piL1 ampie basi documentarie, fornendo agli studiosi una versione dei fatti ineccepibile e completa con la pubblicazione dei seguenti volumi:
"I servizi logistici delle Unità italiane al fronte russo (1941-1943)", pp. 436, 108 allegati, 31 schizzi cartografici, IO grafici. Ed. 1975. L'opera descri ve compiutamente l'organizzazione, l'impianto ed il funzionamento dei servizi logistici nello scacchiere operativo. 11 volume è di particolare interesse perché la presenza delle forze italiane su quel fronte richiese un impegno logistico particolarmente complesso e delicato. Lo imponevano una serie cli circostanze accuratamente documentate, quali la lontananza dalla madrepatria, la necessità di inserirsi in altri dispositivi, la saltuarietà e l'irregolarità delle comunicazioni, l'ampiezza del teatro operativo.
"Le operazioni delle Unità italiane alfi·onte russo (1941-1943)", pp . 746, 126 allegati, 43 schizzi cartografici , 32 fotografie . Ed . 1977. Una esauriente sintesi della guerra combattuta sul fronte orientale apre la monografia e consente di collocare nella giusta luce e nella reale incidenza il ruolo che in quello scacchiere svolsero le Unità dell'Esercito italiano. Il testo si articola in 5 parti. Nella prima vengono tratteggiati i fattori di indole politica che determinarono l'invio in Russia di nostre truppe; poi è descritto il terreno operativo e sono delineate le caratteristiche delle forze avversarie. La seconda e la terza parte sono dedicate ai grandi fatt i d'arme - i balzi offensivi , le battaglie d'arresto, i I ripiegamento - che videro impegnati dapprima il C.S.I.R. e successivamente l' A.R.M .LR. Nella quarta patte viene affrontato un argomento inedito: l' attività dei Tribunali militari cli guerra istituiti dai nostri Comandi nelle zone occupate: quindi viene illustrata l'assistenza religiosa prestata anche a favore delle popolazioni del luogo in quei territori. La quinta parte m1tta le perdite sofferte daJl.e U nità italiane, le considerazioni conclusive. "L'Italia nella relazione ufficiale sulla seconda guerra mondiale", pp. 453 , 8 schizzi cartografici, 21 fotografie . Ed. 1978. Trattasi della traduzione dal rnsso per scopi di critica, cli parti della "Storia della Grande Guerra PatTiottica dell'Unione Sovietica 1941-.1.945" edita a Mosca in sei volumi dal 1963 al 1965.
16
,
80U.E/71N() DHIL' AIICHl\110 o eLL'U FF/C/0 Sr o1uc o
Sono stati tradotti i brani che riguardano la presenza di nostre unità sul fronte russo, il nostro paese, ed altri sono stati riassunti in modo piÚ o meno esteso ma tale da delineare lo sviluppo concettuale di tutta l'opera. A questo riguardo in appendice al volume è riportato l'intero indice analitico.
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Le FONTI
Dimitry QUELOZ*
Gli archivi e i fondi militari in Svizzera (traduzione dal francese a cura di Flavio Carbone)
In Svizzera , a causa del sistema militare basato sulla milizia e in ragione del federalismo, gli archivi militari non sono conservati in maniera centralizzata. In effetti, i documenti sono prodotti eia molte categorie di attori indipendenti gli uni dagli altri dal punto di vista giuridico: amministrazione militare federale, amministrazione militare cantonale - nel numero cli 26, ovvero una per cantone - e unità dell'esercito. A partire da ciò, le politiche di archiviazione sono numernse, come le istituzioni incaricate dì archiviare e di conservare i documenti. Tuttavia, a partire da qualche anno, si è iniziato a sviluppare una fase cli centralizzazione. Innanzitutto, a partire dall'entrata in vigore della legge federale sull'archiviazione del 26 giugno 1998, ì documenti delle unità sono sottoposti alla medesima legislazione di quelli dell' ammìn.istrazione federale. Inoltre, con la nuova organizzazione militare "Armée XXI", entrata ìn vigore il JO gennaio 2004, la sfera militare è stata completamente centralizzata a livello federale e i cantoni non svolgono altro che un ruolo amminisb·ativo minore. Dunque, le amministrazioni cantonali sono state ridotte sia nei loro poteri sia nel loro personale e ciò comp011erà negli anni a venire una diminuzione di produzione docurn.entale sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. TI presente articolo si prefigge lo scopo di presentare sinteticamente gli archivi militari ìn Svizzera. Esso è strutturato in sei paragrafi di lunghezza differente che presentano, allo stesso tempo, gli attori e i fondi . Il primo tra questi paragrafi è dedicato al Servizio degli archivi dell'esercito e alla "Fraction d'état-major 152 archivi dell'esercito", che costituiscono le due istituzioni militari federali incaricate del lavoro di ordinamento e conservazione dei documenti. Seguono tre capitoli dedicati alle tre grandi categorie cl'istituzìoni che hanno il compito di conservare gli archivi militari: Gli Archivi federali, gli Archivi cantonali e, in misura minore, gli Archivi delle Poste (PIT). Un quai1o paragrafo tratta gl i archivi dì persone che sono stati versati eia personalità militari a differenti archivi o biblioteche e sono quindi conservate nelle più diverse istituzioni . Infine, un piccolo paragrafo offre un orientamento bibliografico che permetterà al ricercatore di disporre di strumenti cli lavoro importanti nell'intento di condurre ricerche più approfondite.
1. Il servizio degli archivi dell'esercito e la "Fraction d'état-major 152, archivi del1' esercito" Il Servizio degli archivi dell'esercito Nel 1998, fu creata una posizione di "Direttore degli archivi dell'esercito" . Tale posizione fu ricoperta in partenariato dal Professor Rudolf Jaun, capo della "Fraction d'état-major" archivi dell'esercito e da Stefan Schaerer, della Biblioteca militare federale. li Professore Jaun era responsabi le dell'archiviazione dei documenti dell'esercito, mentre Stefan Schaerer lo ero per i documenti amministrativi ciel Dipartimento della Difesa della Protezione della popolazione e deUo Sport (DDPS) .
* tvlaggiore , in servizio presso la "Frac tion d'état-major J 52", archivcs de l'armée.
18
,
BOLLETTINO De/.L 'AIICNIVW /JHI.' UFrK/0 STOII/CO
Il compito principale di tale organismo era di archiviare i docu menti provenienti dagli uffici. e dagli stati maggiori delle unità dell'esercito che erano in corso di soppressione con la riforma "Armée XXI". In realtà, si trattava della quasi totalità dei corpi d'armata , delle divisioni, delle brigate e delle regioni territoriali, delle quali solamente qualcuna sarebbe sopravvissuta, ma sotto una forma differente, dopo il 1° gennaio 2004. Il servizio era composto in maniera variabile da cinque a sei professionisti che lavoravano tutti a tempo parziale. Esso costituiva un servizio di archiviazione più che un servizio d'archivi propriamente detto. In effetti , il suo lavoro consisteva ne l realizzare lavori di archiviazione - declassificazione, selezione e condizionamento dei documenti - prima di rimettere i fondi inventariati agli Archivi federali che ne assicurano, a seguire, la conservazione e la valorizzazione. Arrivato al termine della sua missione, il Servizio degli archivi dell'esercito fu soppresso il 31 dicembre 2005.
La "Fraction d'état-major 152", archivì dell'esercito1 La "Fraction cl' étca-major" incaricata degli archivi clell 'esercito è una sezione dello Stato maggiore generale e , dal 2004, dello Stato Maggiore del capo dell'esercito. Attualmente, la definizione ufficiale è "Fraction d'état-rnajor 152, archivi dell'esercito". Essa è composta unicamente da riservisti che svolgono ogni anno dei periodi di servizio da due a lre settimane. I suoi membri, il cui numero varia da venti a trenta, si reclutano tra g li archivisti, gli storici, i bibliotecari e gli specialisti della conservazione o del settore informatico che sono sottoposti agli obblighi ciel servizio militare. Essi sono incorporati, su base volontaria, nel corso della loro carriera militare, dopo aver svolto il loro corso cli addestramento basico. Anche gli ufficiali fanno parte allo stesso modo della Fraction, qualche volta dopo alcuni anni di servizio presso un'altra unità. A partire dal 1° luglio 2006, la formazione è comandata dal colonnello Stefan Schaerer che è subentrato al parigrado Ruclol f Jaun. La struttura comprende uno staff composto da sei persone oltre al comandante incaricato dei lavori di pianificazione, condotta e d ' amministrazione. I lavori scienlifici e di archiviazione sono condotti da una ventina cli militari, principalmente sottufficial i e soldati (si veda l'organigramma allegato). All'inizio degli anni Novanta, la Fraction si occupava dell'archiviazione relativo alle uniche furono soppresse con l'entrata in vigore della nuova organizzazione denominata "Artà mée 95". Attualmente, la sua principale missione consiste nell'archiviare i documenti delle differenti unità. Questa missione deriva dal le legge federale sugli archivi ciel 26 giugno 1998 al cui articolo 1 è statuito che la nuova legislazione si applìca anche ai docup1enti delle unità militari. Si tratta di una novità; gli archivi delle unità non erano mai stati, sino ad allora, oggetto di un testo legislativo. La Fraction svolge inoltre altri compiti. Essa ha già pubblicato 3 lavori sugli archivi militari svizzeri (si veda il par. dedicato all'orientamento bibliografico). Inoltre, si occupa della gestione archivistica di un certo numero di fondi specifici . Oltre a fondi privali, la Fraction ha terminato recentemente la gestione dei documenti provenienti dalle scuole di reclutamento, dei sottufficiali e degli ufficiali delle unità di fanteria per gli anni 1980-2000 circa.
' Per quanto riguarda l'organizzazione della "Frac1ion d'étot-111.ojor 152" si veda l' organigramma riportato in allegato I.
LE FONTI
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Infine, la Fraction sta conducendo un vasto lavoro a partire dai fascicoli della giustizia militare. Si tratta di costituire un database contenente i differenti casi custoditi nei fondi E 5330-01 degli Archivi federali. Tale database (comprendente i nomi degli accusati, i reati loro ascritti, le pene, ecc.) costituirà, una volta terminato, un formidabile strumento per la ricerca storica.
2. Gli archivi militari federali Gli Archivi federali svizzeri sono incaricati di conservare i documenti dell'amministrazione federale e degli organi politici dello Stato federa le. Essi conservano anche fondi di archivi privati, provenienti da persone o da organizzazioni che hanno un rapporto particolare con lo Stato federale. I documenti degli Archivi federali sono ripartiti in otto divisioni tematico-cronologiche, delle quali la maggior parte contiene fondi militari: divisione B: Archivi centrali della Repubblica svizzera (1798- 1803); divisione C: Archivi della Mediazione (1803-1813); divisione D: Archivi della Dieta federale (1814-1848); divisione E: Archivi dello Stato federale dal 1848; d ivisione J: Depos iti e doni (archivi privati e legati); divisione K: Atti; divisione M: collezioni; divisione P: verbali.
Divisione B, Archivi centrali della Repubblica elvetica (1798-1803) L'invasione francese del 1798 segnò la fine dell'antica Confederazione svizzera. Fu imposto un nuovo regime basato sul sistema francese: la Repubblica elvetica che visse sino al 1803. Per la prima voJta nel corso della sua storia, la Svizzera ebbe delle reali istituzioni centralizzate.1118 dicembre 1798, il legislativo della Repubblica elvetica propose la costituzione degli archivi nazionali che furono creati il 7 gennaio 1799 su decisione del Direttorio. Gli archivi raccolsero i documenti deHe istituzioni della Repubblica elvetica sino alla sua scomparsa nel 1803. l documenti furono ordinati nel J857, secondo il principio cli provenienza, e nel 1876 fu prodotto un inventario. Nel 1983, gli Archivi federali avviarono la stesura di un nuovo inventario. I due volumi che lo compongono furono pubblicati nel 1990 e nel 19922 • Atllialmente , il fondo è inventariato con l'indicazione B O I 000/J 483. La classificazione comprende tre grandi suddivisioni. La prima comprende gli archivi degli organi legislativi (parlamento): A Das Archiv der helvetischen Legislative (Parlamentsarchiv) , la seconda gli archivi dell'esecutivo (governo): B Das Archiv der helvetischen Executìve (Regierungsarchiv) e la terza, quelli dei ministeri: C Die Archive der 1vlinisterien (Ministerialarchive). Le prime due suddivisioni comprendono numerosi fascicol i che hanno relazione con le questioni militari. Oltre ai processi verbali delle due istituzioni, si menzionano specificatamente i capitoli seguenti: B 7.5. Vemogensverwaltung, Schulddienst, Rech.nun.gswesen. (fascicoli 707-722); comprende numerosi fascicoli su questioni finanziarie. B 8. Ministeriwn des Kriegs; questo capitolo comprende essenzialmente i documenti re-
' Das Zentralarchiv der /1elve1ische11 Repi,blik 1798-1803. Bearbeiter von Guido Hw1, ike1; Andreas Fa11khauser, Niklaus Bartlome, Berna, 1990-1992, 2 volumi.
20
Bou , t::rrJNO Dt:LL'ARCH/\110 DELL'UFFICIO STOtllCO
f lativi all'impiego di truppe elvetiche nel corso della guerra della Seconda Coalizione nel 1799-1800. Esso è suddiviso in quattro temi: a. 8.1. Miliztruppen, Genie, Strassen.bau (fascicoli 727-767). Comprende gli archivi delle unità e particolarmente quelle del genio e della loro attività nella costruzione delle vie cli comunicazione; b . 8.2. Berichte des Kriegsdepartementes (fascicoli 768-770). Ri unisce i rapporti ciel Dipartimento della Guerra; c. 8.3 . Stehen.de Truppen (fascicoli 771-781) . Contiene gli archivi relativi alla costituzione delle unità; d. 8.4. Fremde Dienste (fascicoli 782-785g). I documenti contenuti sono relativi al servizio straniero; B 9. Ministerium des Auswèirtigen; questa serie (fascicoli 786-803) contiene i documenti relativi agli affari esteri. - B 10. Franzosische Helvetien-Armee (esercito francese in Svizzera); questa serie (fascicoli 804-846) è costituita da una parte dei documenti relativi all'esercito francese d'occupazione, installatosi in Svizzera dopo il 1798. Altri documenti relativi a tale tema si trovano nei fondi ciel ministero dell'Interno (fascicoli 1188-1 278), nei fascicoli 32323272 e in quelli del Commissariato per il rifornimento all'esercito francese in Svizzera (fascicoli 3739-3766). - B 11. Einfiihrung, Auji·echterhaltung und Gefiihrdung der helvetischen Staatsordn.un.g (fascicoli 847-909); questo fondo contiene i documenti relativi all'ordine pubblico e particolarmente quelli re lativi alle sommosse di Nidwald del 1798, della primavera 1799 e dei "Bourla-Papey" (bruciadocumenti) del I 802 nel teITitorio deU'attuale cantone di Vaucl. La terza suddivisione (C Die Archive der Mìnisterien (Ministerialarchiv)) riporta i fondi di differenti ministeri. Essa comprende otto sottoserie. Per le questioni militari, i più significativi sono i seguenti: - C 1. Ministeriwn des lnn.ern: per il ministero dell'Interno i seguenti fascicoli: a. Corrispondenza ciel ministero in relazione all'esercito francese in Svizzera (fascicoli 936-941); q. 1.7. Franzosische Helvetien-Armee (esercito francese in Svizzera) fascicoli 11881278). Si vedano anche i fascicoli 804-846, 3232-3272 e 3739-3766; c. 1.9. Die Un.ruhen im Kanton Léman vom Friihjahr 1802 (Aufruhr der «Bourla-Papey» ), (fascicol i I324- l 3335k) . Questo fondo contiene i documenti del ministero ciell'Interno relativi alla rivolta dei "Bourla-Papey" (bruciadocumenti) che si svolse nel teITitorio dell' attuale cantone di Vaucl nel 1802. Si vedano anche i fascicoli 847-909; - C 3. Ministerium der Justiz und Polizei: questo fondo contiene i documènti della Giustizia e della Polizia. Comprende diversi fascicoli relativi alla questione della sicurezza dello Stato; - C 4. Ministerium der Finanzen: il fondo custodisce i fascicoli del ministero delle Finanze e, di conseguenza, i documenti relativi alle spese militari e al loro finanziamento; - C 5. Ministerium des Kriegs: il fondo ciel ministero della Gue1Ta è diviso in undici argomenti: a. 5 .1. Missiven, Berichte, Kontroll- und Rechnungsbùcher (fascicoli 2686-2839); b. 5.2. Beschliisse und Weisungen der Executive (fascicoli 2840-286[); c. 5.3. Korrespondenz und Berichte an das Ministerium (fascicoli 2862-2926); cl. 5.4 . Personetles der stehenden und der Miliztruppen. (fascicoli 2927-2960); e. 5.5. Militdrjustiz (fascicoli 2961-3010); f. 5.6. Organisation der Miliz (fascicoli 301 1-3027);
LE FONTI
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g. 5.7. Verwaltung des helvetischen Militiirs, kriegerische Einsiitze und Ordnungsdienst (fascicoli 3028-3053); h. 5.8. Rechnungswesen (fascicoli 3054-3 143); 1. 5.9. Genie, Briicken, Strassen und Wasserbau (fascicoli 3144-3 190) ; I. 5 .10. Artillerie, vV<4fen. und Ausriistung, Zeughéiuser (fascicoli 3 I 91-3231 ); m. 5 .11. Franzosische Helvetien.-Armee - Helvetische Truppen in ausliindischen Kriegsdiensten (fascicoli 3232-3272). Si vedano anche i fascicoli 804-846, 1188-1278 e 3739-3766 . C 6. Ministerium des Auswiirtigen: Gli archi vi del ministero degli Affari esteri relativi alle questioni militari sono nella maggior parte connessi agli aspetti di natura finanziaria (paghe e pensioni) delle truppe svizzere al servizio della Francia, nonché relativi alla presenza dell'esercito francese d 'occupazione; - C 9. Kommissariat fiir die Lieferungen an die franzòsische Helvetien-Armee: Il fondo contiene la corrispondenza del Commissario generale di guerra del ministero degb Interni che svolgeva funzione d'intennediario tra il governo svizzero, quello dei cantoni e l'esercito d'occupazione francese, nonché i documenti relativi alle forniture di materiali dei cantoni. Si vedano inolu·e i fascicoli 804-846 , 1188-J 278 e 3739-3766;
Divisione C, Archivi della "Médiation" (1803-1813) Il regime della Repubblica elvetica (1798-1803), imposto dalla Francia, non fu mai accettato dalla popolazione e fu all'origine cli numerose sollevazioni. Allo scopo di giungere acl una situazione più. pacifica, Napoleone impose nel febbra io 1803 un nuovo regime più vicino alle antiche istituzioni svizzere, la Mécliation, cher esse sino al 1813. I cantoni acquisirono nuovamente la loro sovranità, ma fu mantenuto un potere centrale, incarnato nella persona ciel Landammann. Gli archivi di questo periodo sono conservati nei fondi CO 1000/2. Dal 1982, un inventario ha sostituito il repertorio generale datato 18603 • Per l' ambito militare, sono da consultare i fondi seguenti: Protocollo delle sedute della Dieta federale (fascicoli 3-47); Conisponclenza del Lanclammann (fascicoli 48-88); - Corrispondenza dei cantoni con le autorità federali (fascicoli 89-280); - Intervento federale e relazioni tra i cantoni (fascicoli 281-295); si vedano in particolare i fascicoli relativi ai disordini nel cantone di Zurigo nel 1804 (Bockenkrieg) e ali' occupazione del Ticino da pa1te delle truppe ciel Regno Italico nel 1810-1811 . Affari militari (fascicoli 358-478); questo fondo comprende due suddivisioni: a . Generalità (fascicoli 358-361 ) contenenti la corrispondenza e l'insieme dei regolamenti e delle ordinanze militari; b. Costituzione e occupazione delle frontiere; in tale sede sono contenuti i documenti relativi alla mobilitazione del 1805-1806 (fascicoli 362-390), 1809 (fascicoli 391-444) e 1812-1 813 (fascicoli 445-478). - Affari stranieri (fascicoli 534-669); si vedano in particolare i fascicoli 562 (diario del generale von Wattenwyl e i suoi allegati) , 564, 568-570 (rispetto della neutralità svizzera) , 566 , 598-635 (truppe svizzere al servizio della Francia), 574 (corrispondenza con gli alleati nel 1813), 637-638 (occupazione del Ticino eia parte di truppe del re d 'Italia nel 1810-1 811), 641, 660 (ex soldati e uffic.iali al servizio della Spagna e dei Paesi Bassi).
' Vas Archiv der Mediationszeit J803-1813. Bearbeitet von Guido Hunziker w1d Andreas Fankhauser, Berna, 1982.
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80/./EITINO DELL'ARCHl\110 DEll' UFFIC/0 STORICO
Divisione D, Archivi della Dieta federale (1814-1848) Il periodo della Restaurazione ha visto l'instaurazione di un nuovo regime in Svizzera, quello della Dieta federale. Le competenza cli quest'ultima concernevano essenzialmente la politica estera e le questioni militari, tuttavia i cantoni rimasero sovrani . Una prima decisione relativa all'archiviazione dei documenti federali fo presa nel 1835. I documenti del periodo 1803-1848 furono inventariati in un repertorio generale nel 1860. Alla fine degli anni 1970, fu realizzato un inventario a cura degli Archivi federali. Attualmente i documenti sono conservati nel fondo DO 1000/3•. Per quanto riguarda gli aspetti d,i natura militare, si vedano in particolare: - A Die rechttichen Grundtagen der Eidgenossenschaft: Internationale Vertriige und Verfassungen von. Bun.d und Kantonen; in particolare i fascicoli 5 (congresso di Vierrna,Aixla-Chapelle e Parigi), 16a e 16b (Sonderbund). B Bundesbehorden e, particolarmente, i fascicoli I9-195 (processi verbali delle sedute della Dieta e decisioni). C In.nere Angelegenheiten; in tale ambito relativo agli affari interni alla Svizzera, si vedano specificatamente: a. Corrispondenza dei cantoni con le autorità federali (fascicoli 324-742); b. Intervento federale e rapporti tra i cantoni (fascicoli 743-959b) contenente i documenti relativi alle tensioni religiose e le rivoluzioni liberali cantonali , specialmente la guerra del Sonderbund . c. 4. Militéirwesen . I documenti militari sono ripartiti in due categorie. La prima (fascicoli 96 1-1 324) comprende i differenti documenti generali dell'amministrazione militare come corrispondenza, processi verbali, studi e rapporti, lavori cli ricognizione, regolamenti e ordinanze. La seconda categoria raccoglie i documenti delle differenti mobilitazioni delle unità di truppa come la mobilitazione del .181.4-1815 (fascicoli 1325-1504), le misure prese in vista cli difendere la neutralità nel .1830- 1.831 (fascicoli 1505-1571) , le misure militari del 1832 (fascicoli 1572-1576), le misure militari prese nel quadro delle rivoluzioni cantonali (fascicoli 1577-1592), l'occupazione della frontiera con la Francia nel 1838 (fascicoli 1593-1595) , le misure prese nel canton Vallese nel 1844 (fascicoli 1596), le misure per proteggere il cantone di Lucerna nel 1845 (fascicoli 1597-1617), la guerra del Sonderbund (fascicoli 1618-1673), l'occupazione delle frontiere nel 1848 (fascicoli 1674-1675). D Auswiirtige Angetegenheiten; in tale sottoserie sono compresi i documenti relativi agli affari esteri dei quali alcuni temi sono concernenti le questioni militari e in particolare le relazioni militari franco-svizzere (fascicoli 2053-2084), il servizio strani~ro a favore del Regno delle Due Sicilie (fascicoli 2200-2204), riconoscimento della neutralità svizzera in Spagna e il servizio straniero per quel Paese (fascicoli 2205-221 1). Divisione E, Archivi dello Stato federale dal 1848 Questa divisione costituisce quella più importante poiché raggruppa l'insieme dei fondi archivistici re lativi all'amministrazione federale dalla creazione dello Stato federale nel 1848. All'infuori dei fondi specificatamente militari (fondo E 27, E 5000ss.), la Divisione E comprende anche altri fondi che presentano un notevole interesse per le questioni militari: - E 21 Polizeiwesen (I 848-1 930); il fondo custodisce gli archivi relativi alle questioni di polizia. Comprende in particolare documenti che riguardano l'impiego delle truppe nel
• Das Archiv der Togswzungsperiode / 8/4-/848. Bearbei1e1 von Guido H1111ziker, Bema, 1980.
Le FO/vTf
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servizio d'ordine pubblico, le agitazioni politiche contro l'esercito e lo sciopero generale del 19 18. - E 1000 Eidgenossische Rate, Bundesrat, Bundesk.anzlei (dal I 848); oltre ai documenrj delle sedute ciel Parlamento, del Governo e degli atti della Cancelleria, il fondo contiene gli archivi cli diverse commissioni parlamentari e nello specifico le commissioni militari del Parlamento (E 1050.8 Militarkomm issionen der eiclg. Rate), la commissione d'inchiesta parlamentare ciel Dipartimento militare federale (E 1060.2 Parlementarische Untersucbungskommission Eidgenossisches Militardepanement), la commissione di politica cli sicurezza del Consiglio nazionale (E 1050.31 Sicherheitspolitische Kommission des Nationalrates) e la commissione di politica di sicurezza del Consiglio di Stato (E !050.32 Sichcrheitspolitische Kommission des Standerates) . E 2000 Auswdrtige Angelegenheiten (dal 1848) che custodisce gli archivi del Dipartimento degli Affari esteri, ove vi sono numerosi fascicoli che interessano questioni militari. - E 3000 Bidgeniissische Bauten, che raggruppa gli archivi della suddivisione amministrativa incaricata delle costruzioni federali . Per quanto d i maggior interesse in questa sede, si vedano i fondi E 3240 (B) Direktion der eidgenossischen Bauten, E 3241 (-) Direktion der eidgenossischen !Jauten, E 3242 (-) Direktion der eidgenossischen Bauten e E 3243 (-) Amtfiir Bundesbauten. E 4000 Giustizia e Polizia. Gli archiv i del Dipartimento di giustiz ia e polizia contengono dei fondi militari interessanti relativi alle questioni di protezione civile e alla stampa. Per la prima categoria , si possono consultare i fondi generali E 4390 (A) , (B) et (C) Bundesamt flir Zivilschutz, che comprendono i documenti per il periodo 1933-1987, come i fond i particolari E 4390-01 (-) Bundesamt fiir Zivilschutz, E 4391 (A) et (B) Bundesamt fiir Zivilschutz, che contengono i documenti relativi alle costruzioni, E 4392 (-) Bundesamt fiir Zivilschutz , che contiene gli archivi del servizio cli documentazione e 4393 (-) Bundesamt fiir Zivilschutz, che custodisce i documenti del direttore Hans Mumenthaler. Per quanto concerne la stampa, si possono consultare i fondi E 4002 (-) Abteilung .fĂŹir Presse und Funkspruch , E 4450 (-) Abteilun.g fiir Presse un.cl Funkspruch, E 4450-01 (-) Abieilung Presse und Rundfunk im Armeestab, E 4450 -02 (-) Abteilung Presse und Rundfunk im Armeestab ed E 4450-03 (-) EJPD , Abteilung Presse und Funk.1pruch. E 6000 FĂŹnan.zen und Zoll; gli archivi del Dipa1iimento delle finanze e delle dogane contengono fonti importanti relative alle questioni finanziarie e alle relazioni tra le dogane e l'esercito. - E 7000 Wirtschaft; gli archivi del Dipartimento dell'economica comprendono i documenti relativi alle misure economiche da assumere in caso di guerra . In particolare, si possono vedere i fondi E 7310 (A) Der Delegierte fii.r wirtschaftliche Kriegsvorsorge, E 7310 (B) Bundesamt fiir wirtschaftliche Landesversorgung , E 7311 (-) Bundesamt fiir wirtschqftliche Landesversorgung, E 7350 (-) Generalsekretarial EVD, Kriegswirtschaftliche Organisation, E 7351 (-) EVD , Eidg. Fiirsorgeamt, E 7389 (-) EVD, Eidg . Zentralstelle.fĂŹir Kriegswirtschqft, E 7391 (-) Generalsekretariat EVD, Kriegswirtschaft, E 7392 (-) EVD , Kriegserniihrungsamt, E 7393 (-) Kriegs-, Industrie und Arbeitsaml , E 7394 (-) EVD, Kri.egs-, Transportamt, E 7395 (-) EVD , Handelsabteilung (Kriegswirtschaft), E 7396 (-) EVD, Kriegsfiisorgeamt, E 7397 (-) EVD, Eidg. Preiskontrollstelle (Kriegswirtschaft). E 8000 Offentli.clte Werke, Energie und Verkehr; gli archivi del D ipartimento dei trasporti, cieli' energia e delle comunicazioni comprendono due fondi interessanti le questioni militari. li fondo E 800 I (C) Generalsekretariat EVED custodisce documenti relativi alle relazioni con il Dipartimento militare. Il fondo E 8232-14 (-) custodisce gli stati cli servizio degli ufficiali della posta mii itare fino al 1971.
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BOLLl:.TTINO l>Ell 'ARCH/\110 DELL' U fflC/0 STORICO
- E 9500 Delegationen und Kommissionen (a partire dagli anni 1950). Gli archivi custodiscono i fond i della Delegazione svizzera presso la Commissione dei Paesi neutrali per la sorveglianza del!' armistizio in Corea (E 9500 .188 (A) Schweiz,er Delegation bei der Neutralen Oberwachungskommission in Korea ed E 9500. 188-01 (A) Schweizer Delegation bei der Neutralen Oberwachungskommission in Korea) . Sono contenuti anche i documenti di diverse commissioni quali E 9500.218 (-) Waffenplatzkommission, E 9500.52 (-) Kommission fiir mititàrische Landesverteidigung, E 9500 .53 (-) Artillerie-Kommission, E 9500.70 (-) Rekurskommission der Eidg. Militarverwaltung, E 9500.71 (-) Konferenz der Kommanclan.ten der Heereseinheiten, E 9500.73 (-) Befestigungskommission, E 9500.82 (-) Pensionskommission fiir die Militiirversicherung ed E 9500 .235 (-) Arbeitsausschuss fiir Atomfragen.
Divisione J, Depositi e doni (archivi privati e legati) La Divisione J è composta da numerose sottoserie, delle quali tre interessano direttamente le questioni militari. La prima J 1 relativa alle persone fisiche. Una lista nominativa di fondi, con il riferimento archivistico e descrizione, si trova nel tomo I de l'Jnventaire cles fonds relatifs à l'histoire militaire suisse. Fonds des archives cantonales et fonds privés, pp. 297-33T. Tale lista è destinata a crescere. In effetti, è stata condotta una campagna rivolta a personalità militari in vita allo scopo di sensibilizzarle circa il problema della conservazione dei loro archivi, invitandoli al deposito dei medesimi presso gli Archivi federali . Alcuni versamenti sono attualmente in corso. Tra i nomi più significativi, si citano: J 1.159 Hans Bandi (1882-1955), comandante delle truppe d'aviazione e della DCA (Difesa Contro Aerea), J 1.106 Eugen Bircher (18821956), divisionario e consigliere nazionale, J 1.205 Hermann Bleuler (1837-1 912), comandante cli corpo d'armata; J 1.140 Alfred Ernst (1904-1 973), comandante di corpo d'annata, J 1.16 Friedrich Frey-Hérosé (1801-1873) consigliere federale, .T 1.260 Fritz Ge1tsch (18621938), divisionario, J l.144 Samuel Gonard (1896- 1975), comandante di corpo d 'armata, J 1.127 Henri Guisan (1874-1960), generale, J 1.107 Hans Hausamann (1897- 1974), ufficiale cieli' i:ntelligence, J 1.49 Jakob Labhart ( 1881-1949), capo di Stato maggiore generale e cli stato maggiore dell'esercito, J 1.178 Emi! Sonderegger (1868-J934), capo di Stato maggiore generale, .T 1.32 Max Waibel (1901-1971) capo dell'anua di fanteria, J 1.181 Ulrich Wille (18481925), generale. La seconda sottoserie J 2 comprende gli archivi degli enti morali. Tra questi ultimi , si possono citare: - Unità militari (J 2.58 (-) Grenz-Fiisilier-Bataillon 284, J 2.116 (-) Gebirgs-Kanonen-Batterie 79, J 2.117 (-) Pontonier-Bataillon l, J 2.179 (-) Flieger-Stajfel 14, J 2.)9 1 Gebirgs-Mitrailleur-Kompanie 1, .T 2.193 (-) Jnfanterie-Regiment 23, J 2. 197 (-) Fi.isilier-Bataillon 83, J 2-199 (-) Fiisilier-Bataillon 46, J 2.202 (-) Diverse Truppeneinheiten, J 2.214 (-) SappeurBataillon 7, J 2.220 (-) Dragoner-Schwadron 14); Società (J 2.93 (-) Schweizerische Kriegstechnische Gesellschaft, J 2.99 (-) Armee-Musewns-Gesellschajt, .T 2.120 (-) Aktivdienst-Veteranen des Fiisilier-Bataillons 30, J 2.J 28 (-) Schweizerischer Waffenrin.g, ] 2.175 (-) Vere in f~ir die Errichtung eines schweizeri-
' JAUN, Rudolf/ZALA, Sacha (a cura di) , \lerzeichnis der Que/lenbestiinde zur .w.:hweizerischen Militiirgeschichte, 1848-2000. Bestiinde der Staatsarchive wul Nachliissellnventaire des fonds relatifs à l'histoire militaire suisse, /848-2000. Fon.ds des archives cantonales etfonds privésllnventario dei fondi per la storia m.ilitare svizerra, 18482000. Fondi degli archivi ca111011ali e fondi privati. Berna, 2004, pp. 297-337.
Ll FONTI
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schen Armeemuseums, J 2.176 (-) Personalverband der Betriebe des Eidg. Militiirdepartements in Thun., J 2.177 (-) Verband schweizerischer Artillerievereine, .T 2 .209 (-) Schweizerischer Verband der Angehorigen des ,nilitiirischen Frauendienstes, .T 2 .238 (-) Militiirisc:her Frauendienst, Verband Ztirich, J 2.243 (-) Gesellschaft der Off1ziere der lvfechanisierten-, 1Haterial- und Transportlruppen, J 2.244 (-) Schweizerische Gesellsc:hqft der Offiziere der Sanitiitstruppen , J 2.252 (-) Verband Frauen der Armee Thun-Oberland); Istituzioni ufficiali e varie (J 2.93 (-) Jnternierte franzosische Truppen, J 2 .95 (-) Konferenz iiber die Sicherheit und die Zusamrnenarbeit in Europa, J 2.203 (-) Frauenhi(fdienst FHD, .T 2.205 (-) EidgeniJssische lvlilitiipferdeanstalt Berna) . Infine, la sottoserie J 4 comprende gli archivi privati e i legati relativi ai reggimenti svizzeri al servizio straniero. I documenti si riferiscono ai seguenti Paesi: Francia per il periodo 1700- 1789 (J 4.1 (-) Schweizerregùnenier im fremden Kriegsdien sten); Stato Pontificio per il periodo 1734- 1863 (J 4.10 (-) Schweizerregimenter imfremden Kriegsdiensten ); Regno Unito nel I 855 (J 4 .1 2 (-) Schweizerregùnenter ùnfremden Kriegsdiensten); Regno delle Due Sicilie per il periodo 1827- 1860 (J 4.14 (-) Schweizerregùnenter im fremden Kriegsdiensten) .
Divisione K, Atti La Divisione K contiene due fondi relativi agli affari militari. Il primo, K 1 (-) Staatsvertrage , è costituito dall'insieme dei trattati cli Stato siglati dalla Svizzera . Il secondo, K 3 (-) Militéirische liegenschaftsvertrd.ge, è formato dai contratti immobiliari del Dipartimento militare. Division M, Collezioni La Divisione M comprende diversi fondi interessanti gli aspetti militari. Si trovano particolarmente dei documenti sulla Sonderbund (M 20 (-) Sonderbund), l 'affaire cli Neuchatel del 1856-1857 (M 3 (-) Neuenburger Angelegenheit) e la Prima Guerra Mondiale: L'affaire dei colonnelli (storia di spionaggio), M4 (-) Affare Egl i - von Wattenwyl; - Lo sciopero generale ciel 1918, M 5 (-) Landesgeneralstreik; Il servizio attivo, M 16 (-) Aktivdiensl 1914-1918; - L' affaire Hoffmann - Gri mm (mediazione in vista di una pace separata tra la Germania e la Russia), M 28 (-) Die Affare I-Ioffmann - Grimm und ihre Folgen. -
La Divisione custodisce anche diversi fondi audiovisivi: Collezione di fotografie, M 33 (-) Fotosammlung; Collezione di fi lm , M 35 (-) Filmsammlung; Collezione di docu mentazione audio, M 36 (-) Tonbandsamrnlung; Immagini della Televisione svizzera, M 42 (-) Schwei.zer Fernsehen DRS.
Il fondo E 27 Il fondo E 27 costituisce il fondo militare più significativo tra i differenti fondi militari e , senza dubbio, il più consultato tra tutti. Esso comprende circa 4000 buste e 30000 fascicoli che si estendono per circa 900 metri lineari. Il fondo è stato costituito secondo i principi del regolamento archivistico ciel 1864 che è rimasto in vigore sino al 1957. I documenti non sono classificati in funzione della provenienza amministrativa, ma per soggetto tematico. Sebbene contenga per la maggior pa1te documenti mi litari che coprono il periodo 1848-1950, il
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BOLU::nmo l)/, U. 'A11ç 111v10 m:u_' UFPIC/0 STO/I/CO
I fondo E 27 presenta alcune lacune più o meno importanti a partire dagli anni 1920. ln effetti, alcuni organismi dell'amministrazione militare federale hanno dovuto conservare dei documenti nel quadro delle loro attività e non li hanno versati che in un secondo momento. Conseguentemente, questi ultimi sono stati archiviati secondo il principio della provenienza, adottato a metà degli anni 1960 e si trovano aJJ ' interno dei fondi della serie E 5000. Il fondo E 27 è diviso in tra grandi capitoli o temi , dei quali l'importanza quantitativa dei fascicoli è variabile: 01 Mili.téirartikel in. der Bundesve,jàssung, contiene i fascicoli compresi tra 1 e 8 relativi alla revisione degli articoli della costituzione federale relativi alle questioni militari; 02 Militéirorganisation; sono custoditi i fascicoli 9-637 che includono tutto c iò che ha riferimento con l' organizzazione mil itare: J'organizzazione militare cantonale, le leggi federali sull 'organizzazione militare del 1850, del 1874 e del 1907, l'organizzazione delle truppe ciel 1911, I 924 , 1936, 1947 e 1951, l'organizzazione dello Star.o maggiore generale e degli stati maggiori , delle unità militari , delle armi, delle truppe e dei servizi, nonché gli ordini di battaglia. 03 \lerwaltung, Komm.issionen che raggrup pa i fascicoli 638-4471 i quali contengono documenti afferenti l'amm inistrazione militare federale e delle commissioni. Per quanto riguarda l'amministrazione militare, i temi trattati sono classificati secondo il seguente schema: organizzazione e personale ciel Dipartimento militare, finanze e contabilità, amministrazione dell'esercito, questioni giuridiche (responsabilità civile, indennità per dan.ni subiti, ecc). Per quanto riguarda le commissioni, vi sono contenuti i documenti della Commissione di difesa nazionale, quelli della Commissione dei comandanti di grandi unità deU'esercito dei capi delle anni e dei servizi e i documenti di diverse altre commissioni . Infine, vi sono contenuti anche i documenti relativi ai rapporti con gli organi di stampa e informazione (stampa e servizio cinematografico) e delle pubblicazioni del Dipartimento militare. 04 Adjutan.tur; appartengono a tale sottose,ie i fascicoli dal 4.472 al 6834. Per quanto riguarda le materie trattate , vi sono gli aspetti relativi al personale dell'esercito, agli obblighi di servizio, al reclutamento e alla sostituzione, alla protezione gi uridica dei militari e ali' assicurazione mii itare. 05 Ausbildung. Ausserdienstliches (fascicoli 6835-871 O); sono affrontati gli argomenti relativi all'istruzione (scuole e corsi cli tutti i generi), al personale e ai regolamenti d'istruzione , agli obblighi fuori servizio (ispezioni delle armi e ciel materiale, tiri obbligatori), all'istruzione premilitare e alle attività da condurre fuori servizio (sport e competizioni) . 06 Stabsdienste, Dienstzweige, Hiifdienste. Einsa1z der Arrnee, sottoserie che contiene i fasci.col.i dal 8711 al 15703, assumendo grande impo1tanza poiché vi sorìo documenti che afferiscono ai seguenti argomenti: a. Stato maggiore dell'esercito e servizi di stato maggiore (organizzazione e servizi) servizio delle informazioni, .studi, ricognizione, missioni all'estero; b. Pianificazione strategica, preparazione della difesa e della neutralità, questioni relative ad alleanze, preparazione in materia di distruzioni, economia di guerra, mobilitazione, requisizione ed evacuazione, polizia e sorveglianza delle frontiere. c. Mobi Iitazìoni deJJ' esercito: guerra austro-sarda ( 1848-1849), l!{faire cli Baclen (1849), affaire di Neuchatel ( I 856-1857), guerra d'indipendenza italiana (1859), affaire della Savoia ( I 860) , guerra autro-prussiana ( I 866) , guerra franco-prussiana (1870-1871) , Prima e Seconda Guerra mondiale. d. Servizio d'ordine e éli impegni a favore delle autorità civili. e. Trasporto, energie, comunicazioni.
LE FONrt
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07 Flugwesen . Luftschutz, contenente i fascicoli da 15704 a 16240 che si occupano del le questioni relative ali' aviazione, difesa contraerei (DCA) e alla protezione aerea. In tale ambito vi sono compresi una parte dei documenti relativi alle due guerre mondiali, ivi compresi gli incidenti aerei. 08 Militdranlagen. Festungen, ove sono ricompresi i fascicoli dal 16241 a 17939 che comprendono i seguenti argomenti: a. Aeropotti, piazze d'anni , poligoni cli tiro e per esercitazioni; b. Arsenali, depositi, parchi automobi listici e infrastrutture diverse; c. Fortificazioni (organizzazione, stanziamenti , personale, lavori di varie conunissioni di fo1tificazioni, fo1tificazione nazionale, costruzione e manutenzione , installazioni e armamenti, linee di difesa, fortezze, ecc.); 09 Kriegsmateriat und Kriegsmaterialhandel, Pulverregal, che contiene la serie di fascicoli da 17940 a 19479 e analizza i seguenti temi relativi al materiale da guerra: materiale da guerra; in tale ambito sono analizzati differenti materiali, gli equipaggiamenti, le armi e i veicoli, compresi aerei ed elicotteri; commercio di materiale da guerra e i diritti eia corrispondere sulle polveri. 10 Sanitiitswesen . Schutz der Kriegsopfe,~ Rotes Kreuz, che affronta, nei fascicoli eia 19480 a 19856, aspetti sanitari e comprende la Divisione sanitaria (organizzazione e personale), il servizio sanitario dell'esercito , la protezione contro le anni ABC (Atomiche, Batteriologiche e Chimiche), il servizio psicologico, le unità dì sanità, la Croce Rossa sv izzera e la Croce Rossa Internazionale . 11 Landesvermessung, Landesgrenze, con i fascicoli eia 19857 a 23298 in cui si trattano i temi relativi ai lavori topografici e al servizio cartografico, ivi comprese le controversie con i paesi vicini. 12 Jnternationale Beziehungen und Organisationen che contiene i fascicoli compresi dal numero 23299 al nuinero 23406 i quali trattano argomenti relativi alle relazioni internazionali con una parte riservata a ciascuno dei paesi vicini e un altro per i viaggi in Svizzera dei rappresentanti politici e ufficiali stranieri. La sottoserie tratta anche di diritto delle genti e delle organizzazioni .inte rnazionali. 13 Nichtmilitiirische Angelegenheiten, che contiene i fascicoli dal 23407 a 23487 raggruppanti temi non militari e particolarmente i fascicoli dei capi del Dipartimento militare concernenti gli affari non militari della Confederazione Elvetica e le misure anticrisi.
I fondi della serie E 5000 La serie E 5000 segue cronologicamente il fondo E 27 che raggruppa , come si è visto, la maggior parte dei documenti relativi al periodo I 848-1950. Ugualmente, la serie E 5000 comprende numerosi documenti relativi agli anni 1920 e seguenti. Contrariamente al fondo E 27 nel guale la classificazione dei documenti è su base tematica , la serie E 5000 è classificata in funzione dell'istituzione di provenienza dei documenti , secondo il principio adottato dagli Archivi federali nel 1965-1966, particolannente a causa della mancanza di personale necessario alla realizzazione dei lavori di classifica tematica. La serie comprende i principali categorie di fondi come segue: E 5001 ss .; questi fondi provengono dalla Cancelleria del Dipartimento militare federale e della Direzione cie li ' amministrazione militare federa le. E 5 I50ss .; la documentazione che costituisce i fond i contenuti in tale sottoserie proviene dai servizi amministrativi incaricati di condurre gli studi e gl i acquisti di armamenti e cli materiali come il "Service technique militaire" (STM) e il suo successore a partire dal 1968, il "Groupement de l'armement" .
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80LLE7T!NO DEU'ARCH/\1/0 DELL ' U PF!C/0 Sm1uco
I - E 5200ss .; sono qui contenuti gli archivi di differenti fabbriche di produzione di armi, di materiali e di munizioni della Confederazione e, patticolarmente, la fabbrica di munizioni di Thoune, il officina di costruzione di Thoune, la fabbrica d'armi di Berna, il officina di costruzioni aeronautiche di Emmen, la fabbrica di munizioni di Altdorf e la fabbrica cli polveri da sparo cli Wimmis. - E 5260ss .. Tali versamenti provengono dai servizi amministrativi incaricati dell' indennità militare . - E 5300ss.; la documentazione è costituita dagli archivi dei servizi del personale dell'esercito. E 5330ss.; sono custoditi i documenti provenienti dalla giustizia militare. E 5360ss.; tali fondi provengono dai servizi amministrativi incaricati dell ' istruzione. Si può citare, in particolare, il Servizio cinematografico dell 'esercito (E 5361 (-)). E 5400-E 5690.; in tale caso, i soggetti produttori sono costituiti dalle strutture amministrative di differenti armi, truppe e servizi come anche cli qualche servizio amministrativo patticolare; si trovano i seguenti fondi: a. E 5400ss., fanteria . b. E 5420ss., cavalleria, truppe leggere e truppe meccanizzate. c. E 5440ss ., artiglieria. d. E 5460ss., Aviazione e Difesa Contro Aerea (DCA). e. E 5480ss ., genio e fortificazioni. .f. E 5520ss., trasmissioni. g. E 5540ss., servizio sanitario. h. E 5560ss ., Stato maggiore generale. 1. E 5610ss., commissariato di guerra. I. E 5630ss., motorizzazione dell'esercito. m. E 5650 (A), (B), (C), servizio te1Titoriale e protezione aerea. n. E 5670ss., arsenali, veicoli e materiale da guem,. o. E 5680ss., servizio della difesa generale. E 5700ss.; in tali fondi sono custoditi gli archivi delle unità dell'esercito (corpi d'armata, divisioni, brigate, divisioni e regionali territoriali e formazioni particolari). Si trovano inoltre alcuni fondi particolari relativi allo Stato Maggiore dell'Esercito nel corso della Seconda Guerra mondiale, E 5790 (-) (diari storici delle unità e degli stati maggiori) e E 5792 (-) (collezione di fotografie) . Da note anche il fondo E 5795(-) che contiene gli archivi dello Stato maggiore personale ciel generale Guisan nel corso della Seconda guerra mondiale. - E 5800ss., che raggruppa gl i archivi dei capi ciel Dipartimento militare federale: Karl Kobelt (194 1-1954) , Paul Chadet (1955-1966), Rudolf Gnagi (1968-1979), Georges-Anclré Chevallaz (1980-1983), Jean-Pascal Delamuraz (1984-1986), Arnold Koller ( 1987- J989), Kaspar Villiger ( l 989- L995). Indirizzo degli Archivi federali: Archives fédérales suisses Archivstrasse 24 3003 Berna 0041 (0)3132289 89 www.bar.admin .ch
LE FONTI
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3. Gli archivi militari cantonali Fino al 2004, anno d 'entrata in vigore dell'organizzazione militare denominata "Armée XXI", i 26 cantoni svizzeri hanno giocato un ruolo impo1tante negli affari militari. Entità autonome nel Medio Evo e Stati indipendenti durante l'Ancien Régime, i cantoni avevano una politica estera propria e proprie forze a1mate, così come un' organizzazione specifica per ciascuno di essi in materia di servizio diplomatico. Dopo il periodo francese che vide l'esistenza di una effimera Repubblica svizzera (1798-1803), la Restaurazione rese ai cantoni t.utti i loro antichi poteri. La creazione dello Stato federale moderno nel 1848 segnò l'avvio della centralizzazione dell'organizzazione militare svizzera. I cantoni custodirono tuttavia delle importanti prerogative; rimase in capo a loro la responsabilità per l'equipaggiamento delle truppe e per l'istruzione della fanteria. Una prima tappa fu raggiunta nel 1874 quando la nuova Costituzione federale attribuì alla sola Confederazione il diritto di legiferare in materia militare. L'importanza del ruolo dei cantoni cominciò a diminuire a partire da tale periodo. Questa evoluzione continuò lentamente e si concluse nel 2004. Così i cantoni conservarono, nel corso di tale periodo storico, diverse attribuzioni in materia di organizzazione e di amministrazione delle unità militari, di mobilitazione, di servizio territoriale o di reclutamento. In ragione cli tali attribuzioni, i cantoni hanno conservato un dipartimento militare in seno ai rispettivi governi e delle loro amministrazioni fino al 2004. Attualmente, tali dipa1timenti hanno perso tutte le loro vecchie prerogative e non sono più che degli organi esecutivi nei quali le risorse umane e materiali sono particolarmente esigue. In considerazione dei poteri che i cantoni avevano prima dell'entrata in vigore de!Ja riforma "Armée XXI", questi possiedono degli archivi militari importanti. Per i periodi medievali, di Ancien Régime e della Restaurazione, durante quali i cantoni erano pienamente sovrani, si può attestare la presenza di fondi dalla significativa consistenza mentre, di contro, gli Archivi federal i non hanno che fondi di modesta importanza. I documenti relativi al servizio all'estero, allo stesso modo, sono conservati quasi esclusivamente dai cantoni. Inoltre, per i periodi successivi al 1848, oltre alla conservazione degli archivi di loro specifica competenza, i cantoni possiedono altri documenti importanti che si possono classificare in due grandi categorie: I fondi di privati. Tali fondi raggruppano diverse fonti. Vi sono quelle relative alle unità militari. In funzione del sistema cli milizia, la maggior parte dei documenti delle compagnie, dei battaglioni e dei reggimenti è rimasta nelle mani dei rispettivi comandanti. Questi ultimi hanno avuto degli obblighi legali in materia di versamento solamente con la legge federale del 1998. Fino a quel momento molti documenti sono sfuggiti alla distruzione grazie a clonazioni e versamenti agli archivi cantonali. Inoltre, a causa del federalismo, numerose personalità e figure minori, tra cui si trovano alcuni capi dello Stato Maggiore generale, hanno versato i loro archivi personali agli archivi del loro cantone di residenza. Tali fondi contengono fonti diverse che vanno dai documenti dell'amministrazione ove tali individui hanno prestato servizio alla corrispondenza privata, passando dai diari personali e i quaderni cli appunti. A proposito di tali fondi, si puè) consultare nel tomo l de J'Jnventaire desfonds relatifs à l'histoire militaire suisse. Fonds des archives cantonales et fonds privés, pp. 297-3376 una lista nominativa dei fondi , con il riferimento archivistico e descrizione.
" JAUN , Rudolf/ZALA, Sacha (ed.) , Verzeichnis der Que/lenbestiinde zur .w:h111eizerische11 Mililiirgeschichte, 1848-
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80HFnTtNO Dt:LL'AIICHl\1t0 m ;1.1:UFFtCIO STORICO
Gli archivi di associazioni e società cantonali . Le associazioni e società militari e paramilitari - associazioni di ufficiali e di sottufficiali, d 'armi, cli corpi o cli servizi logistici, società sportive e particolam1ente quelle di tiro - sono generalmente organizzate per cantoni. Numerose tra loro versano i propri documenti agli archivi del loro cantone. Tali fondi sono preziosi per tutti gli studi d 'ordine sociale relative alla vita militare locale e nazionale. Si veda, a titolo di orientamento, l'allegato 2 al presente lavoro circa la presenza sul territorio della Confederazione Elvetica degli archivi cantonali.
4. Gli Archivi delle Poste (PTT) Gli Archivi delle Poste conservano un discreto numero di fondi relativi allo sviluppo dei servizi postali e delle telecomunicazioni in tempo di guerra e sulla loro organizzazione militare . I documenti si riferiscono al periodo 1847-1997. I fondi sono parricolannente ben documentati per la Prima e la Seconda Guerra mondiale e contengono informazion i riferibili alle seguenti aree: Posta militare (de campagne); in questi fondi sono conservati i documenti relativi al funzionamento della posta militare (regolamenti, direttive, ecc .) e ciel suo personale (stati di servizio, trasferimenti, qualifiche, ecc.) . Inolt1·e, vi sono contenuti i diari storici e i rap porti ciel direttore delle poste sul servizio attivo durante la Seconda Guerra mondiale, nonché una collezione di fotografie a partire dal 1903; _Il servizio postale degli internati e dei prigionieri di guerra; La mobilitazione, la censura e il servizio di protezione delle Poste, sia in caso di guerra , sia in caso di catastrofe (presc1izioni, organizzazione, mezzi); Il servizio postale in caserma; Le telecomunicazioni: telegrafia, telefonia e radiofonia militare, infrastrutture e mezzi d 'ascolto, spionaggio . Indirizzo degli Archivi delle Poste: Archives historiques et Bibliothèque des PTT Viktoriastrasse 21 3030 Berne 0041 (0)31 331 11 51 www.mfk.ch
5. Gli archivi di persone Differenti archivi e biblioteche della Svizzera conservano dei fondi costituiti da archivi di persone. Per questi ultimi è stato realizzato un primo censimento sommario nel 1967 in un Répenoire che comprendeva 2300 voci. U na seconda edizione apparsa nel 1992 e più completa ne individuava 7000. Am1alrnente, un database in corso di elaborazione - il "Répertoirc sommaire des foncls manuscrits conservés dans les bibliothèques et archives de Suisse" 7 - è d ispo-
2000. Besti:inde der S1aatsarchive 11ml Nar;hliissd lnventaire des fonds relatifs à {'histoire militaire suisse, /8482000. Fonds des archives cantonales et fcmds privés/Jnventario dei fondi per la s1oria militare svizerra, f 848-2000. Fondi degli archivi cantonali ci fondi privati, Berna, 2004, pp. 297-337. ' Repertorium der hanschriftlichen Nachltisse in den Bìbliotheke11 1111d Archiven der Schweiz . Répertoire sommaire des fonds ma11uscri1s conservés dam /es bibliothèques e1 archives de Suisse. Reper10rio sommario dei fondi 1110110scrilli nelle biblioteche e negli archivi della Svizzera, bearbcitct von A nnc-ivlaric Schmutz-Pfister, 2' édition revue et augmcntéc par Gaby Knoch-M.und, Basilea, l 992 (Quellen zur Schweizer Gesch ichte. Neue Folge. Abtei lung 4, Hanbiicher, Bd. 8a).
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nibile sul sito internet della Biblioteca nazionale svizzera (www.helveticarcbives.ch) . Partendo da questo lavoro, c he è stato completato con uno spoglio degli inventari degli archivi di Stato dei 26 cantoni , è stata realizzata e pubblicata nel tomo l del' In ventaire des fonds relat(f:1· à l'histoire milita.ire suisse. Fonds des archives canton.ales etfonds privés, alle pp . 297337 , una lista degli archivi di persone provenienti da personalità militari&. Questa lista comporta più di 420 voci classificate alfabeticamente con il nome di famiglia. Per ognuno dei nominativi, sono fornite delle brevi informazioni biografiche (data d i nascita e di morte, grado e .incarico militare), l'archivio (o gli archivi) ove uno o più fond i sono conservati con la classificazione archivistica e una breve descrizione. Infine, la lista fornisce , la do ve possibile, il titolo di eventuali opere o articoli biografici.
6. Orientamento bibliografico Oltre alle opere s pecifiche indicate per gli archivi cantonali e il Répertoire sommaire des fonds manuscrits conservés dans les bibliothèques et archives de Suisse, i 11·e volumi pubblicati recentemente eia "la Fraction d'état-major J52, archives de l'année" e gli inventari pubblicati dagli Archivi federali costituiscono le pubblicaz ioni fondamentali . I volumi pubblicati dalla "Fraction" realizzano un insieme completo che offre una vasto panorama dei fondi d'archivio re lativi alla sfera militare svizzera. Il primo volume tratta degli archivi dei 26 cantoni e dei fondi privati custoditi eia diverse istituzioni - arch.iv.i o biblioteche - della Svizzera. JAUN, Rudolf/ZALA, Sacha (a cura di), Verzeichnis der Quellenbestéinde zur schweiz.e-
rischen Militargeschichte, 1848-2000. Bestande der Staaisarchive une! Nachliisse/Jnventaire des fonds relatif:1· à l'histoire militaire suisse, .l 848-2000. Fonds cles archives canton.ales et fonds privés!lnventario dei fondi per la storia militare svizerra, 18482000. Fondi degli archivi cantonali e fondi privati , Berna, 2004. La seconda opera comprende tre parti. Nella prima , si presentano in m aniera dettagliata i fondi militari - e più sinteticamente i fondi contenenti documenti relativi a tale ambito conservati presso gli Arcbi v.i federali a partire dal 1848. Nella seconda parte, si forn isce una visione dei fondi militari relativi alla Svizzera, presenti in differenti archivi cl.i Paesi stranieri . Oltre ai quattro Paesi più vicini (Francia, Germania, Austria e Italia) e la Santa Sede, si trovano informazioni s u nove Stati europei, sul Canada, sugli Stati Uniti e su due organizzazioni internazionali: l'ONU e la NATO. Tnfine, l' ultima parte tratta i fondi degli archivi militari di quattordici biblioteche della Svizzera. JAUN, RudolfiZALA , Sacha (a cura di) , Verzeichnis cler Quellenbestlinde zur schweize-
rischen Militdrgeschichte, 1848-2000. Bestéi.nde des Bundesarchivs, ausliindischer Archive und Militdrbibliotheken/lnventaire des fonds militaires relat(f:1· à l'histoire rnilitaire suisse, )848-2000. Fonds des Archivesfédérales, des archives étrangères eL bibliothèques militairesllnventario dei.fèmdi per la storia militare svizerra, 1848-2000. Fondi dell'Archivio féderale, di archivi esteri e biblioteche rnilitari, Berna, 2004. L' ultimo volume è un inventario tematico commentato dei fond i degli Archivi federali; il testo è diviso in cinque capitoli tematici: "Politica mil itare, di difesa e cli sicurezza", "Basi giuridiche", "Difesa nazionale militare", "Difesa nazionale non militare", " Costituzioni di
s JAUN. Rudolf/ZALA , Sacha (a cura cli), Verzeichnis der Quellenbes1iinde zur schweizerischen Mi/i1tirgeschichie. 1848-2000. Bes1ti11de der SraatsCtrchive und Nach/iisse!Jnvenraire des .fonds relati.fs à l'hisroire mi/i/(/ire suisse, 1848-2000. Fonds des archives can.1011ales et fonds privésllnventario dei.fòndi per In s1oria miliwre svizerra, 18482000. Fondi degli archivi ca111011ali e fondi privaii, Berna, 2004, pp. 297-337.
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80LU::rnNO /)l:I.L ' AtlOll\110 DeLl' U ffJCJO STORICO
unità, servizi attivi e mobi litazioni" (comprendenti ciascuno una introduzione generale e un orientamento bibliografico). I differenti aspetti del tema sono successivamente affrontati obliquamente attraverso una cronistoria che individua specificatamente i più significativi documenti legislativi. Questa suddivisione comprende inoltre un inventario dettagliato dei fondi descritti. - JAUN, Rudolf/ZALA , Sacha (a cura di), Verzeichnis der Quellenbestéinde zur schweize-
rischen Militageschichte, 1848-2000. Sachsystematisches Findmittel zu den Bestiinden des Bundesarchivsllnventaire des fonds relatif:1· à l'histoire militaire suisse, 1848-2000. lnventaire thématique des fonds des Archives fédérales/lnventario dei fondi per la storia militare svizerra, 1848-2000. Repertorio tem.atico deifondi dell'Archivio federale, Berna , 2006. Dal canto loro, gli Archivi federali hanno pubblicato un inventario dei loro fondi relativi a ciascuno dei tre periodi della Repubblica elvetica (1798-1 803), della Mediazione (180318 13) e della Dieta (1814-1848).
Das Zentralarchiv der Helvetischen Republik 1798-1803. Bearbeitet von Guido Hunzike,~ Andreas Fanhauser, Niklaus Bartlmne, Bema, J990- 1992, 2 volumi. Das Archiv der Mediationszeit 1803-1813. Bearbeitet von Guido Hunziker und Andreas Fankhausèr , Berna, 1982. Das Archiv der Tagsatzung.1periode 18/4-1848. Bearbeitet von Guido Hunz,iker, Berna, 1980. Gli Archivi federali hanno inoltre pubblicato un opera sul fondo del Consigliere federale Rudolf Minger, capo ciel Dipartimento militare tra il 1930 e il 1940. - Der Nachlass von Bundesrat Rudolf Minger ( 1881 -1955). Eine Analyse des Bestands ].!. 108. Bearbeitet von Christoph Graf und Eduard Tschabold, Berna, 1981. Per quanto concerne gli affari esteri, gli Archivi federali hanno pubblicato gli inventari per i fondi E 2001 (A) e E 2. Inoltre, sono state pubblicate tre opere tematiche sugli accordi internazionali, le relazioni tra la Svizzera e il Sudafrica e sulle relazioni con il Medio Oriente: Bestand E 2 Auswiirtige Angelegenheiten 1848-1895. Bearheitet von Hugo Caduff, Daniel Bourgeois, Eduard Tschabold, Christoph Gn!f, Berna, 1989. Bestand E 2001 (A) Eidgenossisches Politisches Departe1nent 1896-1918. Bearbeitet von Hugo Cadt(ff, Eduard Tschabold, Berna, 1995 .
- Gouvernernentale Aussenpolitik. Politique extérieure du gouvernement. Staatsvertrèige (1848-1996), Bundesratsentscheide zur Aussenpolitik (1918-1976) und Fallbeispiele . Accords internationaux (1848-1996), décisions de politique extérieure du Conseil fédéral ' (1919-1976) et études de cas, Berna, 1999. - Schweiz -Siidafrika 1948-1994. Suisse - Afrique du Sud 1948-1994. Archivbestiinde und parlamentarische VorstiJsse. Foml.1· d 'archives et interventions parlementaires, Berna, 2000.
- Schweiz. - Naher Osten von der Nachkriegsz.eit bis z.u den. 1990er-Jahren. Suisse - Proche-Orient de l'après-guerre aux années 1990. Archivbestande, parlementarische Vorstosse, dokumentarische Auswahl une/ diplomatische Vertregungen . Fonds d'archives, interventions parlementaires, sélection documentaire et représentations diplomatiques, Zurigo, Chronos Verlag, 2004.
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LI: H)N'rl
Allegato l Organigramma della "Fraction d' état-major 152" Chef Fraction d' état-major Colonel Stefan Schaerer
Chef remplaçant Major David Rieder
~
I
I
Major Dimitry Queloz
Lieutenant Sandro Fehr
Officier spécialiste Martin Reber
Représentant pour la Romandie et chef de projets
Administration, mise sur pied et commissariar
Instruction et relations avec !es Archives fedérales
I
I
Officier spécialiste Markus Rickenbacher
Officier spécialiste Zsolt Keller
Docurnentation et chef de projets
Organisation générale et finances
Allegato 2 Elenco degli archivi cantonali, con indirizzo, numero di telefono, sito internet e orientamento bibliografico: Canton cl 'Argovie Staatsarchiv des Kantons Aargau Entfelderstarsse 22 5001 Aarau 0041 (0)62 835 12 90 www.ag.ch/staatsarchiv MERZ, Walther, Repertorium des Aargauischen Staatsarchivs, Aarau , 1935 BONER , Georg, ,,Hauptziige cler Geschichte des aargauischen Staatsarchivs", in.: Argovia, 91 (1 979) , pp. 420-448 Canton d' AppenzeIJ Rhodes-Extérieurcs Staatsarchiv Appenzell A. Rh. Obstmarkt 9102 Herisau 004 1 (0)7135361 11 www .ar.ch/st.aatsarchiv V/l.TSCHI, Peter, Archivfiihrer Staatsarchiv Appenzell A. Rh. Herisau, Herisau, l 987
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B0LLE1TINO Dl'.ll 'ARCH/VIO DELL'UrFIC/0 SmRICO
Canton d' Appenzell Rbodes-Intérieures Landesarchiv Appenzell lnnerrhoden Markgasse 2 9050 Appenzell 0041 (0)7 1 788 93 11 EUGSTER, Arnold, «Die appenzellischen Staatsarchivc», in: Appenzellische Jahrbiicher, 53 ( 1926) BISCHOFBERGER, Hermann, ,,Landesarchiv und Kantonsbibliothek", in: Umbau und Renovation Rathaus und Buherre Hanisef1· , Appenzell 1991 - 1995, Appenzell , 1995, pp. 42-46 BISCHOFBERGER, Hermann, Rechtsarchéiologie und rechtliche Volkskunde des eidgeniJssischen Standes Appenzell lnnerrhoden. Ein Inventar im Vergleich zur Entwicklung anderer Regionen, Appenzell, 1999, Innerrhoder Schriften 8, pp. 333-342 et 719-721 Canton de Baie-Campagne Staatsarchiv Basel-Landschaft Wieclenhubstrasse 35, Postfach 441 O Li es tal 0041 (0)6 I 926 76 76 www.basellancl .ch/staatsarchiv SUTER, Hans, ,,Das Staatsarchiv und seine BesWncle", in: ln.formationsheft der kantonalen Verwaltung , Nr. 10-11, Liestal, 1972 MANZ, Matthias, Ohne Akten - keine Fakten. Ein illustrierter Fiihrer durch das Baselbieter Staatsarchiv, Liestal, 1992 Canton de Baie-Ville Staatsarchiv cles Kantons Basel-Stadt Martinsgasse 2, Postfach 4001 Basel 0041 (0)61 267 86 01 www.staatsarchiv.bs.ch Das Staatsarchiv Basel-Stadt. Aiif'gaben - Bestdnde - Beniitzung, Basel , 1999 Canton de Berne Staatsarchiv des Kantons Bern Falkenplatz 4, Postfach 8424 3012 Bem 0041 (0)316335 1 01 www.be.ch/staatsarchiv TÙRLER, Heinrich, ,,Inventar des Staatsarchivs cles Kantons Bern", in: Inventare schweizerischer Archives, Erster Teil, Bem , I 895, pp. 38-64 Berner Teitschrift fiir Geschichte und Heimatkunde, 1993, p . 243; 1994, pp. 515-517 ; 1995,pp. 234-236; 1996,pp. 337-339; 1997,pp. 327-329; 1999, pp.187 ss. Canton de Fribourg Archives de l'Etat de Fribourg Route cles arsenaux 17 1700 Fribourg 0041 (0)26 305 12 70 www.fr.ch/aef MORARD, Nicolas/FOERSTER, Hubert, Guide des Archives de l'Etat de Fribourg , Fribourg, 1986
L E FONTI
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Canton de Genève Archives de l'Etat de Genève Rue de l'Hotel-de-Ville 1 Case postale 3964 1211 Genève 3 0041 (022) 327 33 95 www.geneve.ch/arch ives SANTSCHI, Catherine, Guide des Archives d'Etat de Genève, Genève, 1973 Canton de Glaris Landesarchiv des Kantons Glarus Gerichtshausstrasse 25 8750 Glarus 0041 (0)55 646 63 01 www.gl.ch WINTELER-MARTY, Jakob, Das landesarchiv e/es Kantons Glarus. Seine Geschichte, seine Einteilung und seine Organisation, Glarus, 1942 Canton des Grisons Staatsarchiv Graubiinden Karlihofplatz 7001 Chur 0041 (0)81 257 28 03 www.staatsarchiv.gr.ch JENNY, RudoJf, Staatsarchiv Graubiinden. Gesamtarchivplan und Archivbiicher-!nventare des Dreibiindearchiv, des Helvetisch.en Archivs und des Kantonalen Archivs, Chur, 1961. Canton du Jura Archives cantonales j urassiennes Rue Pìe1Te-Péguignat 9, Hotel des Halles C. P.64 2900 Porrentruy 2 0041 (0)32 465 84 00 www.jura.ch Les archives de la République et Canton du Jura, Pon entruy, 1985 Canton de Lucerne Staatsarchiv Luzern Schiitzenstrasse 9 Postfach 7853 6000 Luzern 7 0041 (0)41 228 53 60 www .staluzern .eh Das Staatsarchiv Luzem im Oberblick: ein Archivfiihrer, Luzern/Stuttgart, 1993 Canton dc Neuchfitel Archives de l'Etat de Neuchatel Rue de la Collégiale 12, Le Chàteau 2000 Neuchàtel 004 I (0)32 889 60 40 www.ne.ch/archives
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Bou.E7TIN() DJ-.LL'ARCH/\110 /)/i l .!.'UFFIC/0 STORICO
Canton de Nidwald Staatsarchiv Nidwalden Stansstaclerstrasse 54 6370 Stans 0041 (0)41 618 51 51 www.staatsarchiv.nw.ch YOKINGER, Aclalberl, Inventar des Staatsarchives des Kantons Unterwalden nid Wald in Stans, Stans , 1895 Canton d'Obwald Staatsarchiv des Kantons Obwalden Rathaus Postfach 1562 6061 Sarnen 0041 (0)4166662 14 www.ow.ch Canton de Schaff11ouse Staatsarchi v Schaffhausen Rathausbogen 4 8200 Schaffhausen 0041 (0)52 632 73 68 www.sh.ch/staatsarchiv.278.0.html Canton de St-Gall Staatsarchiv St. Gallen Regierungsgebiiude 9001 St. Gallen 0041 (0)7 I 229 32 05 www.staatsarchiv.sg .eh BIELMANN, Hirg, Verzeichnis der Bestiinde cles Staatsarchiv St. Gallen, Erster Teil: Altes Archiv (bis 1798) und Helvetisches Archiv (1798-1803), St. GaUen, 1972
Staatsarchiv St. Gallen (Kurzfiihrer), St. Gallen, 1990 Canton de Schwyz
Staat.sarchiv Schwyz Kollegiurnstrasse 30 6430 Schwyz 0041 (0)4 1 819 20 65 www.sz.ch/kultur KELLER, Willy, ,,Zur Geschichte des Staatsarchivs Schwyz von 1848-1976", in: Mitteilungen des Historischen Vereins des Kantons Schwyz, 75 (1976), pp. 57- 128 Canton de Soleure Staatsarchiv des Kantons Solothurn Bielstrasse 41 4509 Solothurn 0041 (0)32 627 08 21 www.staatsarcbiv.so .eh
L E FONTI
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Canton du Tessin Archivio di Stato del Cantone Ticino Viale S. Franscìnì 30a 650 I Bellinzona 0041 (0)9181413 20 www.tì .eh/archivio MARTINO LA, G iuseppe, Guida del!' Archivio cantonale, Bellinzona, 1951 Canton de Thurgovie Staatsarchiv des Kantons Thurgau Regierungsgebaude 8510 Frauenfeld 004] (0)52 724 24 30 www.t.g .ch/staats k/h tm/ are .htm SALATHE, André, Das Staatsarchiv des Kantons Thurgau . Geschichte -Aitgaben - Bestiinde, Frauenfeld, I997 Canton d'Uri Staatsarchiv U ri Bahnhofstrasse 13 6460 Altdorf 0041 (0)4 1 875 22 21 www.ur.ch/staur Staatsarchiv und Kantonsbibliothek Uri, Altdorf, 1988 Canton du Valais Archives de l'Etat clu Valais Rue cles Vergers 7 1950 Sion 0041 (0)27 606 46 00 www.vs.ch/navìg/navig.asp?menuid= I 902 AMMANN, Hans-Robert, «Les Archives de l'Etat clu Valais» , in: Annale.\ valaisannes, I 999, pp . l O- I. 6 Canton de Vaud Archives cantonales vaudoises Rue de la Mouline 32 1022 Chavannes-près-Renens 004 1 (0)2131637 11 www.archives-cantonales.vd.ch Guide Arc:hives can.tonales vaudoises, 2• édition, Chavannes-près-Renens, 1993 Canton de Zoug Staatsarchiv Zug Aabachstrasse 5 630 1 Zug 0041 (0)41 728 56 80 www.zug.ch/staatsarchiv ZUMBACH, Ernst, ,,Das Staatsarchiv Zug", in: Zuger Neujahrsblatt 1969, pp. 33-37 HOPPE, Peter, ,,Z ugerische Archìvlandschaft im Wanclel", in: Tugium 13 ( I 997), pp.61 72
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Bnu. t-Tf/NO DEU 'ARCHlV/0 DELL'UFFICI O STORICO
f Canton de Zurich Staatsarchiv cles Kantons Zi.irich Winterthurerstrasse 170 Postfach 8057 Ziirich 0041 (0)44 635 69 11 www.staatsarchiv.zh .eh PEYER , Hans Conrad, ,,Das Staatsarchiv Ziirich. Bestande - Aufgabe - Beni.itzung", in: Ziircher Taschenbuch , 1968 HELFENSTETN, Ulrich , ,, 1.50 Jahre Staatsarchiv, 1837-1987", in: Zurcher Taschenbuch, 1988 WE1SS, Reto, ,,Das Fundament der Ziircher Geschichtsschreibung: Die Zi.ircher Archivlandschaft" , in: Geschichte schreiben in Zurich, Ziirich, 2002
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LE FONTI
Ugo FALCONE* Il fondo "Presenti alle bandiere" (1941-1961) conservato nella Sezione archivio del Centro documentale di Udine, Comando militare Esercito Friuli Venezia Giulia Il 12 marzo 2009 veniva discussa da Roberto Goldaniga, presso la Facoltà di lettere e filosofia dell'Università degli studi di Udine, una tesi di laurea in archivistica (relatore chi scrive), recante il segt1ente titolo: La Sezione archivio del Centro documeruale di Udine (Co n1.ando militare Esercito Friuli Venezia Giulia): riordinarnento e inventariazione del fondo "Presenti alle bandiere" , 1941-1959' . La tesi presentata dal giovane udinese, attualmente studente del Corso di laurea specialistica in archivistica e scienze del libro, ha rappresentato il felice approdo di una collaborazione tecnico-scientifica tra mondo accademico ed Esercito italiano che per la prima volta si è verificata in Friuli Venezia Giulia e che può costituire anche per il più ampio territorio nazionale un esempio da seguire, come dimostrato dal sorprendente interesse che i mass-media hanno riposto su tale iniziativa2 • La stesura della suddetta tesi di laurea è iniziata a seguito della conclusione cli un tirocinio formativo universitario in archivistica svolto presso il Centro documentale di Udine dal l O marzo al 19 giugno 2008 (per un totale cli 300 ore, corrispondenti a 12 crediti formativi universitari) e finalizzato al riordinamento e all'inventariazione ciel fondo "Presenti alle bandiere". Tale tirocinio risultava inserito nell'ambito di una più ampia e consolidata collaborazione tra l'Università cli Udine e l'Archivio cli Stato della stessa città che prevede, in base a una convenzione stipulata nel 2003, la possibilità di svolgere tirocini formativi e cli orientamento in archivistica su fondi documentari conservati e gestiti dal!' Archivio cli Stato3.
* Un iversità degli Studi di U dine , Dipartimento di storia e tutela dei beni cullurali , Cattedra cli archi vistica. Un sentilo ringraziamento al colonnello Anton ino Zarconc e al tenente colonnello Roberto Di Rosa per aver consentito la pubblicazione del presente comributo sul «Bollettino deJJ'Archivio dell' Ufficio Storico». ' RotiERTO GOLDANIGA, La Sezione archivio del Centro docurnemale di Udine (Com.ando militare Esercito Friuli Venezia Giulia): riordinamento e inventarim.iorw de/fondo "Presenti alle bandiere", 1941-/959, tesi cli laurea in Conservazione dei beni culturali, Curriculum di storia e tutela de i beni archivistici e librari , relatore dottor UGO F,,LCONE, correlatore professor ROBERTO N,WARRINJ, Università degli studi d i U dine , Facoltà di lettere e filosofia, a .a. 2007-2008. 'Il 16 rnarl o 2009 veniva diramato dall' Ufficio stampa dell'Ateneo udinese un comunicato agli orgm1i di stampa nel quale si dava il resoconto di tale collabora1.ione; si vedano gli aiticoli usciti: Prima 1esi di laurea dedicata agli archivi miliwri di Udine. Ora l'avvio di 1111 protocollo per la valorizwzione de/l'immenso patrimonio storico-documentario dell'ex Distre/lo militare (articolo non firmato} , in «Qui.uniud. E-magazine dell'Università degli Studi cli Ud ine», 16 mar. 2009 , su htlp://qui.uniud.it/ notizieEveoti/ateneo/articolo.2009-03- 16.9695762695; GAE-mNO SPATARO, Recupero della memoria storica, riordinali gli archivi militari locali, in «EPolis Friuli» , 17 mar. 2009, p. 2 1; Tesi sugli archivi militari, ecco le voci dimenticate , in «Messaggero Veneto Udine», J7 mar. 2009, p. VI; MAURIZIO GENTILINI, Archivi militari in Friuli Venezia Giulia: 1111 progetto di collaborazione tra l'Università di Udine e il Comando militare per la loro valorizzazione, in «li Mondo degli Archjvi on line», (2009), 1-2 , su http ://www.ilmondo degliarchivi .org/cletail/a1ticleidi853/parentchannel/ IOI/ti tic/ Archivi_nùlitari_ in_Fri uli_Venezia_G iu lia_ un_progetto _di_col Iaborazionec..tra_l_ Universit_ di_ Udine_e_ il_Comando_mil itare_pe r_la_loro_valorizzazione .html (ult ima consu ltazione 3 1 luglio 2009) . ' Grazie a questa convenzione sono stati riordinati ed inventariati, tra il 2004 e il 2006, l'archivio della Pretllra cli Cividale del Friuli e gli archiv i de lla Pretura di Udine, lavori che sono poi sfociati nelle seguenti tesi di laurea in Ar-
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BOllETI'INO l)ELL'ARCHIV/0 DEU } U FFICW S'IVR!CO
A ciò si aggiunga che in precedenza, il 2 aprile 2007, era stato siglato un protocollo d 'intesa tra il Ministero per i beni e le attività culturali ed il Ministero della difesa, rappresentati rispettivamente dalla dottoressa Robet1a Corbellini (direttore clell 'Archivio cli Stato cli Udine) e dal generale di brigata Andrea Caso (a capo de.I Comando militare Esercito Friuli Venezia Giulia): tale accordo «è finalizzato alla realizzazione di interventi mirati alla tutela, al riordinamento e alla successiva valorizzazione delle molteplici serie storiche di un complesso fondo archivistico , conservato nella Caserma "E. Reginato" di via Pracchiuso di Udine»\ Nel quadro generale, dunque, di una triplice collaboraz.ione, al sottoscritto - in veste di coordinatore universitario dei tirocini in Archivistica - fu proposto dal direttore dell ' Archivio di Stato dì Udine un progetto di lavoro eia affidare a uno studente universitario, ovvero il riordinamento e l'inventariazione del fondo "Presenti alle bandiere" , conservato nella Sezione archivio del Centro documentale di Udine, allora comandato dal colonnello Francesco Paolo Romanazzi. 11 progetto di tirocinio fu reso pubblico nel corso dì una conferenza stampa, il 12 febbraio 2008 , durame la quale furono presentate una convenzione cli servizi tra l'Archivio cli Stato cli Udine e il Comando militare Esercito Friuli Venezia Giulia ed una mostra storico-documentaria sull 'archivio del Centro documentale dell'Esercito e sull'archivio dell'antico monastero cli San Valentino, divenuto sede nel secolo XIX dell'Ospedale Militare e di recente, dal 1° gennaio 1999, clell 'cx Distretto militare cli Ucline5 • La convenzione e la mostra furono presentate dal colonnello Romanazzi e dalla dottoressa Corbell.ini, mentre iI progetto cli tirocinio fu illustrato eia chi scrive, in rappresentanza dell'Università degli studi di Udine . Conclusosi il tirocinio con la realizzazione di un data-base contenente tutte le informazioni relative ai fascicoli dei "Presenti a lle bandiere", chi scrive decise (in accordo con lo studente Goldaniga) di proporre al colonnello Romanazzi un 'L1Iteriore azione cli valorizzazione del fondo medesimo, facendolo divenire oggetto della sopra citata tesi di laurea . Questa inedita ed innovativa collaborazione scientifica intrapresa ne l corso ciel 2009 tra Università cli Udine ed Esercito italiano, ha convinto ambedue le pai1i del la necessità di una più diretta e stretta collaborazione, in modo eia velocizzare l'iter burocratico-amministrativo di
chivistica, discusse presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Udine: EDY Frn,ET. Il j imdo della Pretura di Ci vidale: un'esperienza di descrizione archivistica se.condo le. ,wmw JSAD (G), relatore prof. Roberto Navarrini (discussa il 18 febbraio 2004); ELENA MORO , f fondi della Pretura cli Udine: un 'esperienza di descrizione archivis1ica secondo le norme JSAD (G), relatore prof. Roberto Navarrini (discussa il 18 febbraio 2004); B,\RBARA DE MARCMJ , L'archivio della Prelura di Udine . Serie "Aui processuali civili" . Secondo 1Wanda111ento, relatore prof. Roberto Navarrini (discussa 1'8 luglio 2004); CLAU DIO Vi:N'nmATO, L'archivio della Prerura di Udine. Primo Manda memo (1871 -1925). Serie ;'Ani processuali civili", relatore prof. Roberto Navarrini (discussa il 16 settembre 2004); SAR,\ FANTIN, Archivio della Prewra di Udine . Sentenze Penali. Riordinamento .e in1;entariazio,ie, relatore prof. Roberto Navarrini (discussa il 6 luglio 2006); MARTJ:-!A A NTONELLI . L'archivio della Pretura Un(fìcata di U<line ( /9251940) . Serie ''Cause civili" e serie uc ause di lavoro" , relatore don. Ugo Falcoue (discussa il 6 luglio 2006). 'Tali parole sono irati.e dal comunicato stampa, intitolato Nuovi jàmli per gli siorici del '900, che fu diramato agli organi di stampa nei giorni precedenti all a firma del protocollo d' intesa. ' La mostra fu aperta al pubhlico, in via straordinaria, il 14 febbraio 2008 e fu intitolata fn11a ,norarsi dell'arte . Archivi: s/orie cii monache e soldati . In precedenza, l' I I febbraio 2008, era stato diramaLO dal Comando militare Esercito Friuli Venezia Giu lia, Sezione pubblica informazione e promozione reclutamenti cli Trieste, il comunicato stampa n. 05, con il quale fu rono divulgate agli organi di stampa Je suddette iniziative. A tal proposito si vedano: IRENE GJUROVICH, Dalla s toria il regalo per San Vale11tino. Accesso agli archivi del ch iostro, in «11 Gaziettino Friuli,, , 13 feb . 2008, p. T(fascicolo locale de «Jl Gaziettino»): ELISA MICMELLU'l', fl ce,t1enario chiosrro delle suore aperto per poche ore al pubblico, in «Messaggero di Udine», 13 feb. 2008, p. VI (fascicolo locale del «Messaggero Veneto»).
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nuovi tirocini universitari ed incrementare il lavoro scientifico all'interno delle strutture mili.tari facendo discutere nuove tesi di laurea, sia triennali che specialistiche, ed auspicando al contempo la realizzazione di progetti pluriennali che potrebbero trovare contributi fi nanziari sia in ambito pubMico (enti pubblici te1Titoriali) che privato (fondazioni bancarie) . È giustappunto in tale ottica che a breve si dovrebbe addivenire tra le due parti ad un protocollo d'intesa (rinnovabile annualmente) che al momento, mentre si scrivono queste pagine, ha rallentato il proprio percorso per una imminente ristrutturazione degli organismi civili e militari dell'Eserc ito italiano. Tale intesa consentirà , dopo la sottoscrizione, una più organica e razionale sinergia delle forze messe in campo, professionalità scientifico-universitarie e professionalità amministrativo-militari, al. fine di ottenere un lavoro tecnico-archivistico che consentirà di ottimizzare e ridurre i costi della gestione archivistica del Centro documentale e di valorizzare dal punto di vista storico-culturale dei giacimenti documentari che, avendo cessato da oltre quarant' anni il loro fine pratico-amministrativo, possono contribuire a far scrivere in futuro nuove pagine cli storia italiana, civile e militare, che fino ad oggi è rimasta ignota o per lo meno trascurata . L'esempio del fondo "Presenti alla bandiere" è difatti emblen1atico di una tipologia documentaria che, fino a quando è servita per gli scopi giuridico-amministrativi ed economici dell'Amministrazione militare , era conservata in modo razionale ed oserei dire anche con corretti criteri archivistici, come dimostrano le segnature di specifici numeri di protocollo assegnati esclusivamente alla documentazione relativa. Ma, come spesso accade in tutte le Amministrazioni pubbliche e private, scomparso l'obbligo giuridico di conservazione e venuto meno l'interesse dei soggetti produttori a consultm·e tale documentazione per le finalità quotidiane, i vecchi archivi vengono lasciati in balìa di se stessi (con il rischio cli dispersione o di distruzione), oppure, se anche conservati in luoghi idonei si trovano in uno status che non consente la loro corretta fruizione e consultabilità neppure al personale interno dato che i fondi sono il più delle volte da riordinare ed inventariare. Si auspica , pettanto, che la collaborazione intrapresa da Università ed Esercito possa contribuire a fare conoscere una realtà, quella dei centri documentali, che conserva sull'intero territorio nazionale un immenso patrimonio storico-archivistico che è de] tutto inesplorato e che aUo stesso tempo urge dei suddetti interventi, i quali esigono spazi e strutture conservative idonee (nel caso del Centro documentale di Udine ci sono) e personale preparato ed aggiornato sui coJTettj criteri d' intervento archivistico: purtroppo le dotazio1ù finanziarie per la gestione di tali strutture e per l'aggiornamento del personale non sono sufficienti, ma tali problematiche sono le medesime che si riscontrano ogni qualvolta si parli di archivi della Pubblica amministrazione6 • In attesa di tempi migliori , e soprattutto per non lasciare che il trascorrere inesorabile del tempo possa distruggere preziose fonti culturali della nostra Patria, è necessario rimboccarsi le maniche ed offrire soluzioni alternative, senza lagnarsi troppo; in questa direzione sem-
• Per l'anal isi delle can::n:le nel settore degli arcl1iv i mil itari, si veda Le fomi per la storia milif(lre italiana in età contemporanea. Aui del Ili seminario (Roma, 16-17 dicembre 1988), Roma, Ministero per i beni cu lturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici , 1993 (Pubbl icazioni degli Archivi di Stato. SHggi, 25); Mri\%TERO DEl, LA DJFESA , COMMISSIONE ITALIANA DI STORJA MILITARE, Archivi, biblioteche, Mmei militari. lo stato attuale, le funzioni sociali, gli sviluppi. Acta del Convegno di Sn./lli tenuto a Roma il 19 e 20 ottobre 2005 presso il Comando Generale della Guardia d i Finanza , a cura cli G. GJANNONE. Roma, Commissione italiana cli storia militare, 2006.
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80LLE7Tl/l'O OElL'AHCHIV/0 VELI.' UFFICIO STORICO
I brano imeressanti alcuni suggerime nti offerti da Silvia Trani in un recente contributo sul notevole apporto storico-scientifico offerto negli ultimi anni dagli uffici storici e dai musei militari delle Forze armate: Per la formazione e l'aggiornamento del personale, si potrebbe pensare, ad esempio, a convenzioni con le università per lo svolgimento cli appositi corsi in scienze archivistiche - nonché in scienze librarie, museologiche e museografiche-, analogamente a quanto già sti.pulalO dallo Stato maggiore cieli.a difesa e dagli Stati maggiori cli Forza armata con alcune univcrsit1L al fine di vedere riconosciuti, al personale militare, gli studi svolti presso le accademie e conseguire mediante esami integrativi e la redazione di una tesi finale , ulteriori titolì accademici. Infine, un 'altra possibilità potrebbe essere rappresentata dal ricorso alla riserva selezionata, strada già seguita dallo Stato maggiore dell'Esercito per la realizzazione di un progetto di comunicazione culturale avente come oggetto i beni artistici conservati nei Musei della Forza armata e per l'attuazione di un progetto per la catalogazione dei monumenti e delle opere d'arte in Afghanistan;. Dunque, in un periodo di tagli finanziari alle Forze annate, di blocco delle assunzioni in ambito pubblico e persino della cancellazione degli archivisti di Stato dai ruoli del Ministero della difesa\ sembra doveroso optare per le soluzioni sopra suggerite: stretta collaborazione con le università, cogliendo la straordinaria opportunità offe1ta dalla Riserva selezionata, attraverso la quale s i potrebbero far lavorare da 2 ad un massimo di 6 mesi per anno solare come prevede la normativa - docenti e laureati di archivistica ed archivisti liberi professionisti all'interno delle strutture militari , inquadrando i nuovi reclutati in piccole équipes, di due/tre componenti, con scopi ed obbiettivi che possano concretizzarsi a breve termine. ln questa opera di valorizzazione delle fonti documentarie militari un ruolo sempre più itnportante lo sta svolgendo negli ultimi anni l'Ufficio storico dello Star.o maggiore dell'Esercito, attualmente retto dal colonnello Antonino Zarcone, che anche per le progettualità scientifico-culturali sopra citate può fungere da motore propulsore, ad esempio - per restare al tema trattato in queste pagine - pianificando un censimento di tutti i fondi relativi ai "Presenti alle bandiere" ancora oggi conservati nei centri documentali dell'Esercito.
I "Presenti alle bandiere" Del fondo, tranne le notizie forniteci cortesemente dal personale de l Centro documentale, non esiste alcun mezzo di corredo coevo o postumo e non essendo, al momento, disponibili gli atti dell'archivio cli deposito dell'ex Distretto cli Udine (dai quali si potrebbe, forse, ricostruiJ'e l'originario percorso burocratico-amministrativo delle carte), per comprendere la qualità e la specificità documentaria del fondo ci si può avvalere della normativa emanata in materia e del contenuto di alcune carte presenti ali' interno dei fascicoli9 • ,
e dei musei delle Forze armate: appunti per una discussione, in «Le (2006) , I, pp. 40-47 , citazione a p. 45. L'autrice è: tornaf<I nuovamente sul l 'argorne.nto in una breve ma signi f icativa nota: Ancom sugli archivi militari, in «Le Carte e la Storia», XTTl (2007) , l , pp. 107-108. ' Su tale provvedimento è intervenuto Euo LODOLJNJ, La scomparsa degli archivisti di Stato dai ruoli del Ministero della difesa, in MINISTERO DELLA DIFESA, COMM1SSIONE ITALJA:-!A Dl STOR IA MILITARE, Archivi, biblioteche, Musei militari ... c it., pp. 230-233. ,, Interessanti indicazioni normati ve sono state tratte da: l'v:IJNISTERO DEt LA DIFESA-ESERCITO, D IREZIONE GENERALE LEVA SOTIUFICIAU E TRUPPA, Seconda raccolta di circolari inerenri al servizio matricolare per la truppa (Emanate dal 1910 al 1930 e dal 1946 in poi) , Roma, Istituto poligrafico dello Stato, 1952; MINISTERO DELl, é\ DIFESA- ESERCITO , DIREZIONE GENcRAl,r. PERSONAl, I CIVJU ED Af'rAR I GENERALI, DIVISIONE CORPI AUSILlARJ/SEZIONE PRIMA, Raccolta di disposizioni riguardanti il personale miliwrizzato ( 1937-1954), Roma, Istituto poligrafico dello Stato, 1955. ' SILVIA TRANI, Gli archivi degli uffici storici
Carte e la Storia» , Xll
LE. FOl•trl
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Il provvedimento economico "Presenti alle bandiere" fu istituito con il r.d .l . 15 mar. 1943, n. 121, recante Norme intese a considerare "Presenti alle Bandiere" i militari e i militarizzati deceduti per ferite , lesioni od infermità riportate o contratte per servizio di guerra o che siano, nelle stesse circostanze, dichiarati irreperibili'0 • Il decreto-legge, costituito di quattro articoli , fu diramato dal Gabinetto del Min istero della guerra attraverso la circolare n. 220 del 15 marzo 1943, pubblicata sul «Giornale militare ufficiale» del IO aprile 1943, dispensa 18", alle pp. 628-630: il decreto-legge fu proposto - visto l'art. 18 della I. 19 gen. 1939, n. 129 - dal capo del Governo, Mussolini (che ricopriva ad interim la carica cli ministro della Guerra), cl' intesa con il ministro per l'Africa italiana , Attilio Teruzzi, e con il ministro per le Finanze, Giacomo Acerbo, che difatti firmarono il decreto Il . La specificità giuridica dei "Presenti alle bandiere" si trae direttamente dall' art. I: I militari e i militarizzati che dall' l. l giugno I 940-XVlll e sino ad un anno dopo la cessazione delle ostilità siano morti per ferite , lesioni od infennità riportate o contratte per servizio di g uemt o siano, per le stesse circostanze, dichiarati irreperibili, sono considerati, per un anno dalla data della partecipazione del decesso e c(.ella irreperibilità, come "Present.i alle Bandiere".
Pertanto lo Stato italiano riconosceva ai familiari dei militari e dei militarizzati, nella posizione suddetta dell'art. 1, un trattamento economico della durata di 12 mesi, a partire «dalla data cli partecipazione cli morte o della dichiarazione cli irreperibil ità ( ... ) in aggiunta al trattamento cli pensione e cli ogni altro beneficio che, a senso delle disposizioni in vigore, possa loro competere» (art. 2). Al decreto-legge seguì il r.cl . 5 apr. 1943, 11. 681, diramato dal Gabinetto del Ministero del la gue1Ta con la circolare n. 221 ciel 5 aprile .I 943, ed accompagnato nello stesso giorno, con circolare n. 222, dal regolamento attuativol2. Il decreto ciel 5 aprile 1943 (Trattamento economico da corrispondere agli aventi diritto dei militari e militarizzati caduti o dichiarati irreperibili durante la guerra in atto) contava nove articoli , tra i quali è doveroso menzionare l'art. l che ai commi 2° e 3° faceva importanti chiarificazioni: ]a morte del militare o ciel militarizzato doveva essere avvenuta prima che lo stesso avesse terminato definitivamente il servizio di militare o di militarizzato; altresì i caduti in prigionia dovevano essere considerati a tutti g li effetti come «caduti in conseguenza di servizio cli guerra» . Il regolamento attuativo (Norme per l'applicazione del R. decreto-legge 15 ,narzo 1943XXI, n . 121 e del R. decreto 5 aprile 1943-XXI) era composto da diciannove articoli e da quattro allegati, di cui l'ultimo - allegato D - racchiudeva la Tabella del trattamento economico da corrispondersi, che di seguito riportiamo:
Per aver facilitato il reperimento di t.ili pubblicazioni s i ringrazia il funzionario Giuseppe Di Domenico, capo Sezione provvedimenci medico-legali del Centro documentale di Udine, già capo Sezione documentazione ed archivi del ces~ato Distretto militare d.i Udine . 10 Il r.d .l. 15 mar. 1943, n. 121, fu pubblicato sulla «Gaz.zeua ufficiale» del 30 ma rw 1943, n . 73. Vedi anche il decreto interm inisteriale 4 novembre 1943, 11 . 889, pubbl icato sulla «Gazzetta ufficia le» del 22 marzo 1944, n ."68. " In Friul i anche la stampa locale diede ampia diffusione al decreto-legge. Cfr.: ,;Presenti alle bandiere " . Il decreto cmi le norme per il traffamento ai congi1mri dei Caduti e dispersi, in «li Popolo del Friuli». 31 mar. 1943, p. 4. " Il r.d . 5 apr. I 943, n. 681, fu pubblicato su lla «Gazzetta ufficiale» del 31 lugl io I943 , n. 176. Nel dopoguerra il regio decreto fu con vertito in legge: cfr. la legge 5 maggio 1949, n. 178 (Conversione ili legge, con approvazione complessiva, dei decreti-legge che a causa degli avvenimenti successivi al 25 luglio 1943, non siano stati convertili in legge o presemmi per la conversione) .
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BoLL./;,7T/NO DEU'ARCHJVIO DELL'UFFICIO SmRtCO
f GRADO
IMPORTO MENSILE NETTO ARROTONDATO [IN LIRE]
Generali di armata e di corpo d'armata Generale di divisione Generale di brigata Colonnello Tenente colonnello
2 .941 2.614 2.288 2.038 1.602
Maggiore Capitano Tenente Sottotenente Maresciallo Sergente maggiore Sergente Caporal maggiore e caporale Soldato
1.47]
I .225
980 817
654
490 408 350 300
La norma applicativa (circolare n. 222) spiegò e precisò meglio alcuni punti fondamentali per J' erogazione del trattamento economico e ribadì, nelle premesse (comma 1°), che il Regime voleva onorare con tale provvedimento la memoria dei caduti e degli irreperibili «e lenire nel contempo le conseguenze che in ogni famiglia si verificano allorquando viene meno il suo capo o il suo sostegno morale e materiale>>. Tale volontà emerge in modo esplicito nel comma successivo, il 2° , nel quale si sottolinea che .il trattamento economico «deve essere corrisposto agli aventi diritto con tutta la maggiore sollecitudine possibile evitando ogni lungaggine burocratica» . Fu chiarito, inoltre, che il trattamento competeva «solo ai familiari dei militari e militarizzati che all' atto della morte trovavansi in servizio( . ..) o in una cli quelle posizioni che non inte1Tompono il servizio stesso (licenza cli qualsiasi specie, aspettativa, sospensione dal grado o dall'impiego, prigionia, etc.)»'J. Per poter usufruire del trattamento economico i fami liari - sempre ai sensi della circolare n. 222, paragrafo VII1 (Modalità per conseguire il trauamemo) - dovevano presentare una domanda in carta sempl ice, munita cli sottoscrizione ciel richiedente, al comune di residenza entro il termine di tre mesi. Alla domanda i familiari erano obbligati ad allegare: a) atto notorio, se i richiedenti erano la vedova o i figli, e certificato medico comprovante la «inabilità a proficuo lavoro» dei figli maggiorenni; b) atto notorio, se il richiedente era uno dei genitori (era infatti necessario dimostrare che vivessero «a carico prevalente del figlio»); e) atto notorio e atto cli nascita, se i richiedenti erano fratelli e sorelle (a queste ultime veniva richiesto anche il «certificato cli stato libero»). Nel momento in cui un centro cli mobilitazione riceveva la notizia della morte o la dichiarazione cli irreperibilità cli un militare o di un militarizzato, il centro stesso provvedeva ad informarsi che il decesso e l'irreperibilità fossero rìconducibi!li a cause cli servizio di guerra e solo a seguito di tale verifica intestava un libretto cli 'Presente alle Bandiere' (Fig. 1).
" Circolare n. 222 del Ministero della guerra (Gabinetto) del 5 aprile 1943, paragrafo I, lettera e), comma 3° .
L E FONTI
Figura 1: Copertina a colori del libretto "Presente alle bandiere" realizzata dal pittore torinese Antonio Rigorini (1909-1997).
Nella prima pagina ciel libretto dovevano essere indicati: -
la Forza armata di appartenenza (R. Esercito o Milizia volontaria per la sicurezza nazionale)''; l'ente militare che rilasciava il libretto (centro di mob il.i tazione del caduto o dell' irreperibile); grado, cognome, nome e paternitĂ del caduto o dell' irreperibile; luogo di nascita del caduto o dell'irreperibile; reparto di appartenenza del caduto o dell' irreperibi.le; distret.t.o (zona , difesa, legione - secondo il grado - di appa1tenenza qualora t.ratt.avasi cli ufficiale in congedo); amministrnzione civile dalla quale dipendeva se trattavasi di militarizzato;
" Nel presente fondo compaiono anche militari cicli' Aeronautica e della Guardia di finanza ed alcuni agentj cli Pubblica sicureaa.
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B0LLt:n1NO DELL'ARCHIVIO DELL' UFFICIO STORICO
- data della morte o della dichiarazione di irreperibilità ed estremi della comunicazione relativa; firma ciel comandante del centro di mobilitazione.
NeUa seconda pagina del libretto dovevano essere apposte tutte le indicazioni relative ai «Titolari ciel trattamento», cioè i dati dei familiari richiedenti, seguivano poi quattro strisce di cedolini (tre per ciascuna striscia) per apporvi il bollo dell'ufficio comunale che erogava l'assegno mensile. Il libretto era chiuso da cinque importantissime «Avvertenze» che facevano un sunto della normativa di riferimento: l). Il presente libretto rappresenta non solo un documento cli alto valore m.orale, ma un vero e proprio titolo di credito; esso yuindi va gelosamente custodito; non è cedibile, per alcuna ragione ed è solo consentito di delegare le singole cedole mensili qualora il beneficiario si trovi nel.la materiale impossibilità di recarsi di persona all'ufficio pagatore per la riscossione. 2). Si tenga presente che il beneficiario che fruisce cli soccorso giornaliero deve presentare, entro tre mesi dalla ricevuta comunicazione della morte o della dichiarazione di irreperibilità del congiunto, la domanda di pensione di guena. Ove non ottemperi a ciò, nel tempo suindicato, perde e fa perdere a tutti i congiunti il trattamento di ''Presenza alle Bandiere". 3). Il trattamento spetta: a) alla vedova, semprechè non sussista sentenza di separazione personale, per colpa di lei, pas-
sata in giudicato; b) in mancanza della vedova, alle figlie nubili, ai figli maschi minorenni nonché a quelli mag-
giorenni inabili a qualsiasi lavoro proficuo per infermità contratta anteriormente alla morte o alla dichiarazione di irreperibilità del genitore e , se posteriore, prima di raggiungere la maggiore età (in parti uguali); e) in mancanza della vedova e dei figli , al padre che abbia compiuto il 58° anno di età o sia inabile a lavoro proficuo ed, in mancanza del padre, alla madre, semprechè siano stati a carico prevalente del Caduto o dell'irreperibile; d) in mancanza della vedova, dei figli e dei ge.1ùtori, ai fratelli minorenni e sorelle nubili minorenni purchè siano stati a carico prevalente del fratello Caduto o dichiarato irreperibile (in parti uguali). 4). Il trauamento si perde: a) dalla vedova del Caduto o ineperibile quando passi a nuove nozze; b) dai figli maschi che raggiungano la maggiore età e, se maggiorenni inabili a lavoro proficuo, cessino dal trovarsi in tale condizione; e) dalle figlie nubili che contraggano matrimonio; d) dal padre e dai collaterali inabili a proficuo lavoro che cessino di trovarsi in tale condizione; e) dalla madre che passi a nuove nozze; j) da coloro che vengano a trovarsi nelle condizioni di cui all'art. 47 del R.D. 14 luglio 1923, 11. J421 e successive modificazioni (indennità); g) se entro tre mesi dalla data di partecipazione del decesso o della dichiarazione di irreperibilità non venga presentata domanda di pensione privilegiata di guerra.
5). Salvo quanto è detto al N. 2, in caso di perdita dell'assegno da parte di alcuno degli aventi diritto, il trattamento è devoluto ai successivi nell'ordine indicato al N. 3.
Il libretto, una volta intestato, veniva inviato eia! centro di mobilitazione al comune cli residenza del militare o del militarizzato: a questo punto se il comune aveva già ricevuto la domanda da pa1te dei richiedenti procedeva intestando il libretto al familiare avente diritto al trattamento e glielo consegnava in tempi brevi. Diversamente, se al comune non era pervenuta alcuna domanda conservava il libretto e lo restituiva al centro di mobil.itazione solo nel caso che entro i 12 mesi dalla data di morte o d'irreperibilità non gli fosse stata inviata alcuna domanda.
Le FONTI
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li libretto costitLLiva infatti «il docurnent<i essenziale per la riscossione ciel trattamento»; solo il comune poteva erogare il pagamento degli assegni mensili: i centri cli mobilitazione, contemporaneamente alla trasmissione dei libretti, rimett.evano ai singoli comuni - mediante assegno di conto corrente postale - la somma occorrente per il pagamento delle dodici mensilità del trattamento corrispondente ai libretti spediti, imputando la somma stessa al fondo scorta. Se il titolare del libretto lo smarriva doveva immediatamente inoltrare la denuncia al comune eia cui l'aveva ricevuto, cbe richiedeva al centro di mobilitazione un duplicato. Prima di consegnare il nuovo libretto al rich iedente, il comune doveva annullare tutti i tagliandi relativi a quelle mensilità già versate. Nel caso che il beneficiario avesse ritrovato il libretto ritenuto smarrito, egli era obbligato a consegnarlo al comune per l'annullamento. Se invece il congiunto perdeva il diritto al trattamento economico, era tenuto a restituire il libretto e a chiarire i motivi della perdita. Il comune, dqpo averlo ricevuto, lo tratteneva aspettando eventuali domande da parte dei familiari aventi diritto. Anche dopo l'Armistizio clell'8 settembre 1943, continuarono ad essere emanate nonne riferentisi ai "Presenti alle bandiere": il Consiglio dei m inistri della Repubblica sociale italiana approvò, nelle riunioni ciel 12 ottobre e del 15 novembre 1944, lo schema cli decreto riguardante l'estensione ciel suddetto trattamento economico «ai familiari aventi diritto degli appartenenti alle Forze Armate vittime di atti proclitori» '5. Persino nei territori dell'Adriatisches Kiistenland, occupati ed annessi dai tedeschi, il problema dei "Presenti alle bandiere" fu tenuto in debita considerazione: il prefetto cli Udine, Riccardo De Beden , fece diramare il 14 luglio ai podestà e ai commissari prefettizi dei comuni della provincia friulana la circolare ri. 27162 (Divisione TII), la quale chiarì che il rilascio dei libretti "Presenti alle bandiere" ven_iva effettuato per ciascuna Forza armata dai seguenti enti'": I. Esercito - Distretto militare ne lla cui giurisdizione risiede la famiglia interessata. 2. Marina - Marina Ufficio assistenza di Apuania Massa [Massa Carrara] per le famiglie residenti nella Liguria, Piemonte, Toscana; Marina Ul'ficio assistenza Venezia per le famigl ie residenti in Lombardia, Tre Venezie, Emilia e Marche; Marina Ufficio assistenza Pola per le famiglie residenti in quella provincia. 3. Aeronautica - Caduti: direzioni di Comrnissariato cli Z.A.T. (Zona aerea territoriale) nel cui territorio risiedono le famiglie; Irrepetibili: Ufficio autonomo per l'amministrazione cli gestioni speciali cieli' Aeronautica - Padova; Caduti irreperibili, le famiglie dei quali risiedono fuori del territorio dello Stato: Ufflcio autonomo per l'amministrazione di gestioni speciali della Aeronautica - Padova. Limitatamente ai militari dell'Esercito, ~a medesima circolare prefettizia n. 27162 puntualizzava che i comuni (qualora non avesseiro potuto accertare se i competenti centri di mobilitazione fossero stati o meno in funzione) dovevano trasmettere le domande degli interessati agli enti sopra indicati, i quali ove foss.e risultato che i centri di mobilitazione fossero stati ancora in attività, avrebbero trasmesso, a questi ultimi le relative domande, mentre in
"A tal proposito si veda il decreto legislativo del Ducre IO nov. 1944, n . 1058, pubblicato sul la «Gazzella ufficiale» del 23 mano 1945, n . 68. •• L,1 circoh1çe prefettiz ia, recante l'oggetto Assegni di " Presemi alle bandiere", fu pubbl icata nel «Bollellino Atti ufficiali» della Pre fettura cli Udine , 11. 32 del 29 luglio 1944.
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BOl.1.1,TflNO DF.I.L' AIIC/1/V/O D€LL 'UFFICIO STORICO
I ogni altro caso avrebbero provveduto direttamente all'intestazione , al rilascio dei libretti ed alla somministrazione dei relativi fondi. In tutti i casi, invece, per i quali non fosse stato possibile accertare, sulla base degli elementi fomiti dagli interessati, «la dipendenza per cause cli servizio di guerra della ferita lesione od infermità che determinò il decesso o la irreperibilità del militare», gli enti interessati dovevano rivolgersi per l'acce1tamento ai seguenti indirizzi della Repubblica sociale Italiana: a) Esercito - Segretariato generale Esercito, Direzione generale leva sottufficiali e truppa, Ufficio stato civile Albo d'oro - Posta da campo 717. b) Marina - Marina personale - Posta da campo 873 . c) Aeronautica - Aeronautica personale - Ufficio caduti dispersi - Posta da campo 875 . Nel dopogueml, con il venir meno della zona delle operazioni (15 settembre 1945) e dello stato di guerra (15 aprile l 946)' 7 e con il graduale rientro dei militari rimasti sbandati nei vari settori operativi , si determinarono i presupposti per dare piena attuazione alla normativa sui "Presenti alle bandiere", aggiornandola soprattutto in riferimento ai dispersi ed irreperibili sui fronti russo e balcano: si vedano le circolari del Ministero della difesa-Esercito ciel 1° luglio 1946, n. 5000/ATE, del 15 dicembre 1946, n. 5700/AIE, del 15 gennaio 1947, n. 6000/AIE, ciel 15 aprile 1947, n. 7000/AIE e dei telegrammi del medesimo Ministero del 6 febbraio 1947 , 11. 60000/AIE e del 7 marzo 1947, n. 6JOOO/AJE18 • Successivamente, nel 1953, fi.lrono appo1tate le modifiche definitive alle norme sulla concessione del trattamento "Presenti alle bandiere": difatti nella seduta della Camera dei deputati del 25 settembre e nella seduta de lla Commissione V, Difesa, del 23 ottobre fu approvato il disegno di legge n. 183 presentato dal ministro della D ifesa Paolo Emilio Taviani di concerto col ministro del Tesoro Silvio Gava, il cui contenuto morale «costituisce un atto di affettuosa solidarietà della Nazione verso le famiglie dei nostri militari che ancora oggi si trovano nelle condizioni di prigionieri o di cui ancora non si hanno notizie»'9 •
Le vicende del fondo 20 Il fondo 'Presenti alle Bandiere' proviene dai depositi documentari dell'ex Caserma "Friuli" di Udine, depositi che furono trasferiti nel Distretto militare (ora Centro documentale) nel giugno del 2001: «in un primo tempo sembra che tale documentazione sia stata conservata temporaneamente nei locali di quello che fu lo spaccio del Distretto Militare»21 • Attualmente, come già detto, il fondo è depositato nella Sezione archivio del Centro
" Cfr. il d .lg.lgt.. 8 fcb. I946 , n. 49 (Cessazione dello stato di guerra e passaggio dalla /egis/azioue di guerra a quella di pace), pubblicato sulla «Gazzelta ufficiale» del 5 marzo 1946, n. 54, ed entrato in vigore il 20 marzo successivo. " L' acronimo AIE indicava la Divisione assegni cd indenn ità eventual i che, dipendente dalla Direzione generale servizi Conunissariato e amminislrntivi del Ministero dell a difesa-Esercito, diramava i sopra citati telegranuni e circolari . 09 Le parole suddette furono pronunciate dall'onorevole Giacomo Corona, relatore de l disegno di legge n . l 83 presentato dal la Commissione V della Camera dei deputati nella sedma d i venerei) 23 ottobre 1953 (in tale occas ione la Commissione fu presiedma dal vicepresidente onorevole Filippo Guerrieri). "' Per le notizie re lative alla provenienza e gestione del fondo " Presenti alle bandiere" si ringrazia il personale addetto alla Sezione archivio del Ce ntro documentale di Udine, in particolare Franco Bassetti, Antonella Bertossi, Eddi Borlina e Alessandra Petri. " ROBERTO GOLDANIG,\, La Sezione Archivio del Ce111m Documemale di Udine ... cit., p. 8.
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documentale che, oltre a conservare gran parte del consistente complesso documentario dell'ex Distretto, conserva altri importanti archivi e fondi aggregati (tutti ancora da riordinare ed inventariare), tra i quali evidenziamo il cosiddetto "Archivio partigiani e Milizie" , che impropriamente è denominato "Archivio" perché in realtà trattasi di un insieme cli diversi nuclei documentari prodotti da differenti uffici militari. Tale 'Archivio Partigiani e Milizie' è costituito da diciotto serie storiche, anch'esse denominate in modo improprio "serie" perché trattasi di fondi interi o smembrati"2: la serie n. 2 è costituita appunto dal fondo "Presenti alle bandiere", condizionato originariamente in sei grossi contenitori metallici aperti, contenenti i fascicoli personali, e che tali sono rimast.i anche dopo l'intervento del Goldaniga. I "Presenti alle Bandiere" costituirebbero dunque un fondo aggregato. Tale aggregazione risulta scaturire dalle complesse v icende che hanno interessato dal punto di vista delle competenze territoriali il Distretto Militare di Udine nel periodo compreso tra gli anni I 945-19791' .
Nel 1945 , a causa delle vicende politico-istituzionali che interessarono i confini orientali italiani al te1111ine del secondo conflitto mondiale (in particolar modo la Venezia Giulia), furono attribuite provvisoriamente al Distretto militare cli Udine le competenze e le funzioni dei distretti militari cli Trieste e di Gorizia; nel 1968 tali attribuzioni l'urono rese definitive e in tal modo il Distretto militare di Udine estese la propria giurisdizione sull'intero ten-itorio del Friuli Venezia Giulia (in precedenza era stato soppresso anche il Distretto militare di Sacile, in provincia cli Pordenone). Nel 1979 al Distretto militare di Udine furono «affidate unicamente le incombenze di carattere amministrativo e matricolare per i residenti della provincia di Gorizia nati entro la data ciel 31 dicembre 1977»24; infatti, durante i lavori di riordinamento ciel fondo "Presenti alle bandiere" è emerso che i fascicoli personali si riferiscono proprio ai militari e militarizzati che risiedevano (od i cui familiari risiedevano) nel territorio goriziano. Nei contenitori b. l, b. 2 e b. 3 sono conservati i fascicoli dei residenti nella città di Gorizia (difatti sulle camicie dei fascicoli è apposta la dicitura "GO" oppure quella estesa cli "Gorizia"). Nel contenitore b. 4 si conservano i fascicoli dei residenti nei comuni di Dolegna del Collio, di Farra d'Isonzo, cli Gradisca d'Isonzo e di Sagrado (sulle camicie dei fascicoli è spesso apposta la dicitllra del comune cli riferimento) . Nel contenitore b. 5 si conservano i fascicoli dei residenti nei comuni cli Connòns e di Mariano ciel Friuli (sulle camicie dei fascicoli è spesso apposta la dicitura del comune di riferimento). Nel contenitore b. 6 si conservano i fascicoli dei residenti nei comuni di Capriva del Friuli e di Romans cl 'Isonzo (sulle camicie dei fascicoli è spesso apposta la dicitura ciel comune cli riferimento).
"Un breve elenco degl i elerogenei fondi presenti nel cosiddetto "Archivio partigian i e Mi lizie" può essere letto in una relazione d'ufficio redatta il 18 maggio 2007 dal dottor Michele Dean, funzionario dell 'Archivio di StatO di Udi-ne: Documenti di rilievo s1orico, conservali presso il Distretto Militare di Udine, pp. 13; in tale relai.ione vengono ind icate, su stima effettuata dal personale del Cenlro documemale, «in oltre 70.000 le pratiche conservate, per un totale di metri lineari 183,15» (p. J). '' ROBERTO GOLDANtGA, La Sezione Archivio del Centro Docume111ale di Udine ... cit., p. 8. '' 1/Jidem .
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B0tlE1TINO J)FLl.'ARC'NIV/0
l)J:f,J!Uvnuo STO/I/CO
Si può dunque affermare - come sostenuto dal sottoscritto e dal Goldaniga - che il Distretto militare di Gor.izia nel 1979, quando cessò definitivamente le sue funzioni , «abbia provveduto a suddividere la propria documentazione per tipologie e a trasmetterl.a, insieme al passaggio di tutte le sue competenze, al Distretto Militare di Udine»25 • Consistenza del fondo e modalità descrittive Tra le difficoltà che si sono incontrate per la schedatura del la tipologia documentaria dei "Presenti alle bandiere" si evidenzia la scarsità di studi e di pubblicazioni scientifiche su tale argomento26 • 11 fondo attualmente è costituito da 391 fascicoli, risultando mancanti 65 fascicoli. La prima fase del! ' intervento è consistita nello studiare l'ordine con il quale sono state archiviate le pratiche, esaminandone le carte per verificare l ' attendibilità di cièi che vi è scritto sulle camicie dei fascicoli e il contenuto effettivo degli stess i: i primi tre contenitori (b. 1, b. 2, b. 3) conservavano, e tuttora conservano, i fascicoli dei militari e dei militarizzati caduti o dichiarati iITeperibili che erano residenti nella città di Gorizia; mentre i successivi tre contenitori (b. 4, b. 5, b. 6) conservavano i fascicoli dei militari e dei militarizzati cadut.i o dichiarati irreperibili che erano residenti nei comuni isontini. Pe1tanto i fascicoli riguardano, se pur in numero minore, a nche persone nate al di fuori degli attuali confini della Regione Friuli Venezia Giulia, comprendendo uomini, e in alcuni casi anche donne, nati in località dell'attuale Slovenia e Croazia o in altre regioni italiane del Centro e Sud-Italia, isole comprese. Tutti i fascicoli sono stati riordinati mantenendo l'ordine originario delle rispettive località di residenza dei familiari che presentarono la domanda per la concessione del trattamento economico e in seconda battuta è stato rispettato l'ordine delle intestazioni nominative: al loro interno sono stati riordinati in ordine cronologico, cioè - aprendo il fascicolo - dai documenti di data più remota a quelli recenti. Nella scheda descrittiva dell'inventario, redatta con il programma Access della l\ilicrosoft, sono stati compilati i seguenti campi: collocazione del contenitore-busta; numero attribuito al fascicolo ed indicazione cli eventuale numerazione originaria; indicazione del titolo originario ciel fascicolo (costituito sempre dal cognome e nome del militare o milita1izzato); luogo cli nascita del militare o militarizzato; data cli nascita del militare o militarizzato; numero delle cmte presenti nel fascicolo; estremi cronologici del fascicolo (indicazione soltanto degli anni); il contenuto della tipologia documentaria (verbali cli iITeperibilità, atto notorio, certifica-
' 1 lbidem. '" Poche le eccezioni , tra le quali si segnalano: BIAGIO APRUZZESE, Presemi alle Bandiere ( 1944-2004). Gallinaro sessanresùno di liberrà, ivlarina di Minturno, Caramanica Editore, 2004 (Rice.rchc storiche sulla "Terra di Gallinaro" , 2); PAOLA CHJ.ESA, Viene la sera in 11n rramomo rosso. Diario di guerra, lei/ere e poesie di Marcello Cagnoni, Varzi, Edizioni Guarda magna, 2009. Quest' ultiJnO volume è significativo in quanto viene ripercorsa la storia militare ed umana di MarceUo Cagnonj , che ricoprì il posto d i capo dell 'Ufficio "presenti alle bandiere" ciel Distretto militare cli Tortona (Pavia) dal 1944 al 1945.
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LE l'Olffl
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ti anagrafici, corrispondenza "Presenti alle bandiere" , libretto ciel Ministero della guerra, pratiche per iJ trattamento economico); eventuale presenza cli lettere o cli comunicazioni ()!'e-stampate inviate dai prigionieri di guerra; co11Jo/unità di appartenenza; fronte; campagne cli guerra; grado; matricola; arma; specialità; incarico; consultabilità ciel fascicolo; eventuali note.
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APPENDICE Elenco alfabetico dei fascicoli "Presenti alle bandiere" conservati nel Centro documentale di Udine
li fondo è parzialmente consultabile , in quanto molti fascicoli contengono documentazione che è ancora sottoposta ai limiti cli consultabilità, come previsto dalla normativa archivistica vigente. Si ritiene di fare cosa utile nel pubblicare almeno l'elenco alfabetico di coloro ai quali sono intestati i fascicoli dei "Presenti alle bandiere", senza rivelare in questo modo alcun dato riservato o sensibile: il pensiero si rivolge in primi.i· ai discendenti di quei militari e militarizzati visto che in tal modo potranno richiedere cli consultare, in un prossimo futuro , quei fascicoli ove sono contenute (a volte) le ultime lettere spedite dal congiunto ai propri familiari e riscoprire, anche solo momentaneamente, quelle memorie sentimentali e patriottiche che molte famiglie italiane desiderano di conoscere sui propri avi; in secondo luogo siamo certi che, quando l'intero fondo sarà reso consultabile, molti aspetti tecnico-amministrativi della burocrazia militare, molti episodi bellici e sociali della Venezia Giulia potranno essere approfonditi in modo corretto, senza preconcetti politici , sia dalla storiografia militare che da que lla civile . Nell'elenco vengono indicati: iJ cognome e nome del militare o militarizzato (tra parentesi quadre vengono indicati anche le diverse varianti nominative); il numero del contenitore-busta (b.) che racchiude il fascicolo del militare o militarizzato; il nuovo numero attribuito al fascicolo (fase.) del militare o militarizzato; il numero delle carte (cc.) contenu te nel fascicolo; gli estremi cronologici del fascicolo.
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Bou. ETrtNO DEU'ARCl/1\//0 D6l.l! UnK10 S TORICO
Alia Raffaele: b. 3, fase. 213, cc. 25 (1947-1948) Altieri Giordano: b. 6, fase . 438, cc. 14 (1945-1 946) Angelini Lucio: b. 6, fase . 4 14, cc. 17 (1947-1955) Anglana Angelo: b. 3, fase. 245 , cc . 33 (1945-1949) Anzi! Luigi: b. 1, fase. 45, cc. 16 (1945-1951) Arnosti Mario: b. 2, fase. 169, cc. 14 (1945-1947) Badin Silvio: b. 6, fase . 436, cc. 6 (1945-1 947) Baldassi Isidoro: b. 4, fase. 281 , cc. 12 (1944-1950) Ballocco Antonio: b. 3, fase . 238, cc. 30 ( I 946-1951) Bandelli Aldo: b. .1, fase. 72, cc . 2 (1950) Banden Terenzio: b. 6, fase . 425 , cc . 27 (1943-1 952) Barbiani Alvise: b. 3, fase. 258, cc. 18 (1947-1948) Bardus Dorino: b. 5, fase . 335, cc. 12 (1943-1947) Bastiani Rodolfo: b. 5, fase. 395, cc. 8 (1949) Bastiani Vladimiro: b. 3, fase. 271, cc. 8 (1953) Battisti Oreste: b. 1, fase. 62, cc. 21 (194 1-1949) Battistutta Ferrino: b. 5, fase . 348, cc. 28 (1947-1952) Battistutta Luigi: b. 5, fase. 376, cc. 24 (1944-1948) Battistutto Luigi: b. 5, fase . 362, cc. 15 (1942-1946) Baum Costantino: b. 2 , fase. 197, cc. 17 (1947) Beacovic Bruno: b. 4, fase. 308, cc. 20 (1944-1 947) Bean Isidoro: b. 5, fase. 355, cc. 4 (1946-1 950) Beltram Guido: b. 2, fase. 135, cc. 10 (1945) Benedittis Torquato: b. 2, fase . 132, cc . 2 ( 1947) Bentivoglio Domenico: b. 3, fase. 246, cc. 5 (1950) Berett.a Felice: b. 2, fase . 118, cc. 17 (1944-1947) Bernardinis Gino: h. 1, fase . 6, cc. 17 (1943-1948) Bernardis Silvano: b. 1, fase . 38 , c. 1 (195 I) Bemasconi Luigi: b. 3, fase. 2 10, cc. 33 (]944- 1950) Berti Nereo: b. 3, fase. 254, cc. 28 (1942-1952) Bidut Arrigo: b. 2 , fase. 136, cc. 11 (1945) Bigot Giovanni: b. 5, fase . 372, cc. 8 (1944-1947) Bigotta [Pier] Alfonso: b. 2, fase. 188, cc. 37 (1946-1953) Bisignano Vincenzo: b. 1, fase. 34, cc. 22 (1942-1952) Bitenzik Daniele: b. 1, fase. 83, cc. 5 (1 947-1952) Blazic Antonio: b. 5, fase. 392, cc. 16 (1946-1948) Bolteri Mario: b. 1, fase . 17, cc . 14 (1945- 1947) Bon Ettore: b. l , fase . 59, cc. 24 (I 943-1 947) Borrese (Barrese] Rocco: b. 2 , fase . 134, cc . 5 (1945) Bortolan Lino: h. 4, fase . 306 , cc. 13 (1953-1955) Boschin [Boschini] Dracotin: b. 3, fase. 223 , cc. 14 (1943-1951) Braida Luigi: b. 6, fase . 432, cc. 4 (1945- 1946) Braiclot Emilio: b. 6, fase. 459, cc. 11 (1954) Braiclotti Pietro: b. 5, fase . 382 , c. 1 (s .d .) Braini Boris: b. l , fase. 91, cc. 4 (1945-1947) Branclolin Onorio: b. 5, fase. 350, cc. 4 (1952)
LE FONTI
Bregant Corrado: b. 3 , fase. 248, cc. 14 (1950) Bregant Eugenio: b. 6, fase. 426, cc. 17 (1942-1949) Bressan Bruno: b. 1, fase. 33 , cc . 12 (1943-1948) Bressan Cornelio: b. 4 , fase . 282, cc. 9 (1944-1949) Bressan Giuseppe capitano: b. 1, fase. 40, cc. 14 (1943-1948) Bressan Giuseppe soldato: b. 1, fase. 50, cc. 9 (1943-1945) Brisco Giuseppe: b. 3, fase. 220 , cc. 28 ( 1947-1956) Bruno Rolando: b. 4, fase. 309, cc. 2 (1945) Buzzighin Emilio: b. 5, fase. 360, cc . 13 (1948-1 953) Cabas Angelo: b. 6, fase. 408 , cc. 11 (1945-1950) Caenazzo Giorgio: b. 3, fase. 267, cc. 17 (1946-1956) Calligaris Alessandro: b. 6, fase. 407, cc. 29 (1943-1953) Calligaris Giovanni: b. 2, fase . 150, cc. 15 (1945) CaHigaro Alceo: b. 5, fase. 358, cc. 24 (1944-1952) Calligaro Luigi: b. 3 , fase . 275 , cc . 13 (1950-1 953) Caputo Ferdinando: b. 4, fase. 307, cc. 20 ( 1955-1957) Cardazzo Giorgio: b. 2, fase. 120, cc. 27 ( 1943-1949) Casali Giovanni : b. 2, fase . 114, cc. 12 ( 1944-1956) Cassanego Adelchi: b. 2, fase. 144 , cc. 12 ( 1944-1949) Castellan Alfredo: b. 3, fase . 225, cc. 10 (1948-1 950) Cecchetto Augusto: b. 4, fase. 297, cc. 27 (1947-1956) Cei Giuseppe: b. J, fase. 77, cc . 19 (1943-1947) Cernaia Giovanni: b. 4, fase . 331 , cc. 24 (1946-1951) Cerne Guglielmo: b. 1, fase. 99, cc. 3 (1945-1947) Ccrne Leonardo: b. 2 , fase. I 89, cc. 14 (1946-1947) Cerv Andrea: b. 1, fase . 81, cc. 20 (1943-1956) Ceschia Selvino: b. 5 , fase. 353 , cc. 2 1 (1943-1952) Cianciani [Canciani] Argentino: b. 6, fase . 430, cc. 7 (1945- 1946) Cicogna Germano: b. 5, fase. 378, cc. 31 (1941 -1950) Cirigoi Stefano: b. 3 , fase. 272, cc. 3 (1953) Clemente Enea: b. 4 , fase. 296, cc. 16 ( 1945- 1947) Coc.ianni Mario: b. 3, fase. 202 (ex 25 I) , cc . 34 (1947-1951) Colant Antonio: b. 6, fase. 403 , cc. J7 (1944-1947) Colausig Luciano: b . 4 , fase. 315, cc. 19 (1945-1949) Coletti Silvio: b. 1, fase. 22, c . 1 (1945) Colinelli Federico: b. 1, fase. 29, cc. 10 ( 1945-1952) Collodi Michele: b. 3, fase. 207, cc. 61 ( 1944-1 952) Colobini Pietro: b. I , fase. 11, c. 1 (1945) Colussi Mario: b. l , fase. 67, cc. 15 (1943-1 952) Comelli Giovanni: b. 2, fase . 124, cc. 34 (I 943-1 950) Conzati [Conzato] Giovanni: b. I, fase. 43, cc. 5 (1945-1947) Corcig Giovanni: b. 6, fase . 443, cc. 21 (1946-1 947) Cornacchia Eugenio: b. 5, fase . 373, cc. 10 (1943-1 944) Corsini Adelchi: b. 3, fase. 224, cc . 17 (1946-1948) Corsini Ermanno: b. 3, fase. 237, cc. 35 (1947-1949) Cortelazzo Giuseppe: b. 2, fase . 106,cc. 8 (1945-1948)
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BOLUTTINO DELL'ARCHIVIO DELL' Uff!C/0 Sro111c o
I Corto [Curto] Giuseppe: b. 2, fase. 125 , cc. 14 (1945-1950) Covic Lodovico: b. 4, fase. 302, cc. 16 (1949-1950) Crismani Enrico: b. 3, fase. 215, cc. 21 (1947-1 949) CuccurulloGerolamo: b.3 ,fasc.277,cc. 13 (1953-1954) CucĂŹt Aldo: b. 6, fase . 429 , cc. 5 (1945-1956) Cugliat Francesco: b. 4, fase . 322, cc. 11 (1948-1953) Cugliati Federico: b. 2, fase. 183, cc. 15 (1945-1947) Cumin Fausto: b. 6, fase. 421 , cc. 20 ( 1946- I 952) Cusulin Ugo: b. 3, fase. 276 , cc. 2 (1953) Cuzzola [Curzola] Edmondo: b. 3, fase. 236, cc. 13 (1949) Da Ros Emilio: b. 3 , fase. 250, cc. 23 (1949-1954) Dalla Mea Franco: b. l, fase. 15, cc . 2 (1945) DanieliA!berto: b. 3, fase. 260, cc. 31 (1943-1953) De Benis [Beus] Virgilio: b. l , fase. 46, cc. 28 ( 1943-1948) De Colle Cornelio: b. I , fase. 26, cc. 3 (1945-1956) De Goyon Angelo: b. I, fase. 1, cc. 26 (1945-1959) De Marchi Antonio: b. 3, fase. 243, cc. 9 (1949-1951) De Marchi Armando: b. 1, fase. 25, c. 1 (1945) De Marchi Isidoro: b. 1, fase. 79, cc. 41 (1943-1959) Della Mea Giovanni: b. 3, fase . 234, cc. 13 (1947- 1949) Dello [Della) Rocca Plinio: b. 2, fase. 116, cc . 8 ( I 945- I 948) Devetag [Devetak.) Luigi: b. 2, fase. 121, cc. 22 (1943-1 949) Devinar Milano: b. 3, fase. 280, cc. 18 (1954-1957) Di Giusto Giovanni: b. 6, fase. 449, cc. 17 (1946-1950) Donda Renato: b. 5, fase. 344, cc. 4 (1955) Dragogna [Dracogna] Pietro: b. 2, fase. I.93, cc. 39 (1943-1949) Drius Mario: b. 5, fase. 388 , cc. 45 ( 1942-1956) Ermacora Luigi [Antonio]: b. 4, fase. 317, cc. 33 (1946-1 951) Erzetig Giuseppe: b. 4, fase . 330, cc. 16 (1947) Fabretti Martino: b. 2, fase. 107, cc. 6 (1945-1947) Fabris Walter: b. 5, fase. 356, cc. 30 (1943-1952) Fadini Ferruccio: b. 6, fase . 437, cc. 15 (1946- I 958) Faganel Milan [Vilan] : b. 2 , fase. I 58, cc. 9 ( I 946- I952) Faggiani Ettore: b. 3, fase. 252, cc. 21 (1945-1956) Fain Albino: b. 5, fase . 346, cc. 17 ( I942-1952) Falzari Augusto: b. 5, fase. 342, cc. I J (] 945-J 950) Fanucchi [Fannucchi] Nello: b. 2, fase. 147, cc. 23 (1945-1950) Figar Giuseppe: b. 5, fase. 352, cc. 20 (1943-1954) Figeli Mario: b. 3, fase. 251 , cc. 22 (1947-1951) Fiorelli Carlo: b. 3, fase. 274, cc. 30 (1950-1959) Fischione Sante, b. 2, fase. 138, c. 1 (1945) Foghini Mario fMaico]: b. 1, fase. 4, cc. 15 (1947-1948) Fonzari Sabastiano [Sebastiano]: b. 2 , fase . 181 , cc. 23 (1943-1955) Franchini [Franchin] Remo [Gino]: b. 1,fasc. 73,cc. 7 (1946-1951)
L E FONTI
Franco Elio: b. 6, fase . 450, cc. 15 (1947-1 948) Franco Eliseo [Eliso]: b. 6, fase. 447 , cc . 25 (1946-1955) Franco Ottocm¡o: b. 2, fase . 198, cc. 21 (1947) FranzBruno: b. l , fase. 39,cc. 15 (1943-1954) Frattalone Carmelo: b. 2, fase . 108, cc. 12 (1943-J 948) Freschi Amelio: b. 6, fase . 410, cc. 39 (1943-1949) Furlan Luigi: b. 5, fase. 336, cc. 2 (1947) Furlan Miroslao: b. 4, fase. 303, cc. 27 (1948-1950) Gabborin Enzo: b. 4, fase. 295, cc. 10 (1944-1949) Gallas Eligio: b. 5, fase. 377, cc. 30 (1946-1949) Galli Mario: b. 2, fase. li I, cc. 5 (1945-1948) Gasperini Emilio: b. 2, fase. 162, cc. I 5 (1945-1947) Ghetti Eurelio [Aurelio]: b. 6, fase. 433 , cc. 26 (1942-1948) Giani Ermenegildo: b. 2, fase . 149 , cc. li (1945-1951); b. 3, fase . 240, cc . 8 (1949) Giorni Luciano: b. 3, fase. 241, cc. 9 (1946-1949) Giudici Bruno: b. 1, fase. 42, cc. 34 ( 1942-1948) Glessi Isidoro: b. 2, fase. 166, cc. I 3 (1946) Gò Guido: b. 2, fase . 143, cc. 10 (1945-1948) Godeas Pietro: b. 5, fase. 367, cc. 19 (1943-1953) Gorian Stefano: b. I. fase. 24, cc. 9 (1944-1945) Gossi Aldo: b. 6, fase. 416 , cc. 15 (1943- I 949) Gossi Lina: b. 6, fase . 417,cc. 13 (1943-1 949) Granito Giuseppe: b. 2, fase. 178, cc. 20 (1946-1950) Gratton Guglielmo: b. 3, fase. 227 , cc. 21 (1946-1950) Grauner Carlo: b. I., fase. 10, cc. 2 (1947) Grava Giovanni: b. 4, fase,. 314 , cc. 13 (1945- 1949) Graziani Federico: b. I , fase. 54, cc. 22 (1946-1 951) Gregoric Federico: I:>. 2, fase. 187,cc . 19 (1946-1954) Gregorig Renato: b. 3, fase . 256 , cc. li (1942-1948) Grenclene Silvio: b. 1 , fase. 80, cc. 5 (1945-1954) Gri Gregorio: b. 6, fase. 455, cc. 48 (1946-1953) Grillo Giovanni: b. 4, fase . 300 , cc. 25 (1946-1959) Grion Giuseppe: b. 6, fase. 424, cc. 2 (1944); fase. 457, cc. 13 (I 943-1948) Guerritore Arturo: b. I, fase. 6l, cc. 16 (1941 -1949) Gulin Emilio: b. 2 , fase. 165, cc . I2 (1945) Humar Italo: b. 1, fa se. 36 , CC . 6 ( 1945-1949) Iarnsceg [Jamscek]: b. 2, fase. 171, cc. 16 (1945- 1946) lpaviz [Ipanic] Roclivoi lRadivoi]: b. 2, fase. 167, cc. 5 (1946) lvancic Metodio: b. 3, fase . 266, cc. 18 (1946-1955) Jakim Osvaldo: b. 6. fase. 453 , cc. 18 (1942-1954) Jakin Giuseppe: b. 6, fase. 452, cc. 31 (1943-1954) Jiakin [Jakin] Egidio: b. 6, fase. 458, cc. 23 (1944-1956) Julita Francesco: b. 3, fase. 232, cc. 35 (1947-1959) Juren Pietro: b. 4 , fase. 301 , cc . 38 ( I 946-1955)
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80U.E7TINO nn.1.'AIICHI \IIO nr:u'UFFIC/0 STORICO
I Kersevan Federico [Mirko]: b. 2, fase . 190, cc. 39 (1943-1953) Klavcic Pietro: b. 3, fase. 279, cc . 19 (1952-1 957) Klinec Giovanni: b. 5, fase. 364, cc. 2 (1947) Kocina Ferdinando: b. 5, fase. 379, cc. 21 (1947-1955) Kocina Giuseppe: b. 5 , fase . 380, cc. 2 1 ( 1943-1 954) Koglot Albino: b. 2, fase. I 92, cc . 9 ( I947) Kravos Antonio: b. 2, fase. 160, cc. 38 ( I 943-1950) Kurat Luigi: b. 3, fase . 268, cc. 1.7 (1953) Lassi Cirillo: b. 2, fase. 148 , cc. 10 (1945) Leant.i La Rosa Corrado: b. I, fase . 49 , cc. 24 (1947-1949) Lenardic Pietro: b. 2, fase . 182, cc . 22 (1945-1954) Leon Ferruccio: b. 6, fase. 431, cc. 37 (1944-1954) Lesten [Lestan] Guglielmo: b. 3, fase . 230, cc . 24 (1948-1955) Levisoni [Lovisoni] Pietro: b. 2, fase. 177, cc. 49 ( 1945-1950) Lio Giuseppe: b. 1, fase . 9, cc. 18 (1947-1 95 1) Lipicar Giovanni: b. 1, fase. 94, cc. I 6 ( 1943- I 949) Lippi [Lipizer] Luigi: b. 3 , fase . 262, cc. 14 (1947- 1953) Locardi Luigi: b. 3, fase. 263, cc . 17 (1947-1 954) Lorenzon Dionisio: b. 6, fase. 406, cc . 2 1 (1944- 1947) Lucchitta Luigi: b. 5, fase. 390, cc. 21 (l 947-J 954) Luchitta [Lucchitta] Romano: b. 5 , fase. 357, cc. 44 (1943-1 959) Luciani Vittorio: b. I, fase. 21, cc. 5 (1942-1948) Luisa Guido: b. 5, fase. 366, cc. 21 (1947-1955) Lungo [Longo] Ugo: b. 2, fase. 199, cc . 22 (1947-1950) Macini Giulio: b. 2 , fase . 122, cc. 22 (1944-1954) Magi Sergio: b. 1, fase. 18, cc. 12 (1942-1944) Mainardi [Meinarcli] Pietro: b. 1, fase . 64, cc. 16 ( 1943-195 1) Manfredi [Manfrecla] Emilio: b. 3, fase . 231 , cc . 8 (1946-1949) Mantovani Mauro: b. 4, fase. 283, cc . 1O ( I 944-1 947) Marassi Francesco: b. 3, fase. 261, cc. 14 (195 1-1953) Marassi Giuseppe: b. I , fase. 41, cc. 1.4 ( 1943-1947) Marchetti Ernesto: b. 2, fase. 174, cc. 19 (1945-1955) Marchi Antonio: b. 2, fase. U3, cc. J.3 (1943-1 949) Marchi Vittorio: b. 3, fase . 226, cc. 32 (1943-1959) Marega Bruno: b. I , fase. 12, c. 1 (1945) Marega Valentino: b. 3, fase. 2 18, cc. 18 (1948-1953) Marghi Aligi: b. 2, fase. 159, cc. 12 (1943-1946) Ma11ellos Ri naldo: b. 6, fase. 419, cc. 37 (1947-1948) Marussi [Manessi] Francesco: b. 2, fase . 151 , cc. 14 (1945-1947) Marvin Milano: b. 1, fase. 93, cc. 5 (1945-1947) Marzano Arturo: b. 6, fase . 399 , cc. 26 (1944-1946) Massi Marino: b. 1, fase . 48, cc. 18 ( 1943-1958) Matteucci Mario: b. 1, fase . 53, cc. 27 (1943-1949) Maurencig Emilio: b. 5, fase. 384, cc . 16 (1947-1 948) Mauri Basilio: b. 2, fase . 19 1, cc . 16 ( 1947)
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Mauri Francesco: b. 2, fase. 157, cc. 12 (1944- 1947) Mauri. Valadimiro [Vladimiro]: b. 2, fase. I 68, cc. I 8 (1943-1947) MedenGiovanni: b.2,fasc.141 ,cc. lJ. ( 1945-1 946) Medeot Augusto: b. 6, fase . 440 , cc. 4 (1945-1946) Merljak Isidoro: b. 1, fase. 85, cc. 10 (1946- L95 I) Merlo Enninio: b. I, fase. 7,cc . 3 (1945-1947) Mermoglia [Marmoglia] Dussan: b. 2, fase. 154, cc. 15 (1945-1 947) Miani Felice: b. 4 . fase. 3 13, cc. 7 (1945-1947) Michelut [Micbelutti] Egidio: b . 2, fase. 117, cc. 14 (] 944- I954) Milocco Valentino: b. 5, fase. 347 , cc. 4 (1947) Minen Fioravante: b. 5, fase. 371, cc . 27 (1944-1948) Misigoi Giovanni: b. 4 , fase . 329, cc. 11 (1947) Mocenigo Ugo: b. 6, fase. 398, cc. 10 (1944-1947) Mocilnieh Enrico: b. 4 , fase. 333, cc. 16 (1952-1955) Mocnik Mario: b. 3, fase. 257 , cc . 11 (1946-1948) Modotto Romano: b. l, fase. 56, cc. 3 (1949-1950) Montagna Armando: b. 1, fase. 16, cc . 46 (194 1-1951) Montanari Arialdo: b. 6, fase. 418 , cc . 4 1 (1946-1956) Montanari Attilio: b. 6, fase. 397 , cc. 22 ( 1943-1948) Mores Giovanni: b. 5, fase. 359, cc. 18 (1943-1950) Moretti E lio: b. 5, fase. 375 , cc. 24 (] 943-1 946) Moscarda Rocco: b. 3, fase. 253, cc. 33 (1946-1 953) Mosetti Giuliano: b. 2, fase. 164 , cc. 22 ( 1945-1950) Mucchiut Ottone: b. 6, fase. 404, cc. 23 (1944-1 947) NadaiaAugusto: b. 3, fase. 270 , cc. 19 ( 1953- 1954) Nannini Ettore: b. 2, fase . 145, cc. 12 ( 1943-1948) Nannini Mario: b. 6, fase . 423, cc. 37 (1943-1953) Nanut Antonio: b. 3, fase. 208 , cc. 36 (1946-1955) Nanut Carlo: b. 2, fase . 163, cc. 30 (1943- 1952) Nanut Giuseppe: b. 2, fase . 175, cc . 12 (1946) Nanut Vittorio: b . .I, fase . 74, cc. 6 (1946-1947) Nappa [Francesco]: b. 3, fase. 235, cc. 8 (1949) Narclin Guglielmo: b. 3, fase . 233, cc. 26 (1946-1 955) Nicola Aldo: b. 6, fase . 400, cc . 14 (1941-1955) Nonis Primo: b. 4, fase. 320, cc. 65 (1943-1954) Novelli Romano: b. 1, fase. 2, cc. 23 (1943-1950) Obizzi Dario: b. I, fase. 52,cc . 3 (1944-1945) Obljbek [Obljubek] Antonio: b. 3, fase. 205, cc. 29 (1947-1948) Olivo Engilberto: b. 3, fase. 269, cc . 16 (1953-1 955) Olivo Onorio: b. 5, fase. 338, cc. 4 (1947-1950) Orazietti Paolo: b. 1, fase. 92, cc. 3 (1945-1951) Orsi Mario: b. 3, fase. 228, cc. 25 (1948-1951) Orsi Villibaldo: b. 1, fase. 58, cc. 15 (1943-1953) Orzan Luigi: b. 2, fase. 170, cc. 15 (1946-1949)
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80I.I.F.7TINO DF.LL' AIICHf\/10 Dli i.I.' U FFICIO STO/I/CO
# Pacor ig Gino: b. 5, fase . 389, cc. 28 (1947-1953) Padovan Ermanno: b. 6, fase . 439 , cc. 12 (1944-1946) Padovan Rodolfo: b. 2, fase. 126, cc. 12 (1945-1947) Pagnacco Ciro: b. 6, fase . 435, cc . 20 (1943-1947) Paier Lucio: b. 1, fase . 3, cc. 9 (1943-1948) Pajer di Monriva Lucio: b. 3, fase. 273, cc. 13 (1943-1 953) Paladino Renato: b. 4, fase. 284, cc . 8 (1944-1945) Palieni lPoliani] Giovanni: b. I, fase . 28, cc. 4 (1946-1949) Paluzzano Duilio: b. 4, fase . 327, cc. 17 (I 952-1 955) Paolino [Paolini; Paolin] Mario: b. I, fase. 60, cc. 23 ( 1943-1951) Paoluzzi Vittorio: b. 5, fase. 387 , cc . 38 ( 1943-1 953) Paulin Leopoldo: b. 2, fase . 152, cc. 16 ( 1944-1 946) Pellegrino [Pellegrinil Sergio: b. 3, fase. 239, cc . J 3 () 949) Pellizon Giovanni: b. 2, fase. li 2, cc. 6 ( 1944-1945) Pellizon Giuseppe: b. I, fase. 51, cc. 8 (J 945-1957) Perco Corrado: b. 1, fase. 35, cc . 17 (1945-1953) Percon Giuseppe: b. !,fase. 89, cc.10 (1944-1946) Peressin Anigo: b. 6, fase. 401, cc. 17 (1944-1956) Peressoni Erasmo: b. 3, fase . 216, cc. 19 (1948) Perin Italo: b. 3, fase. 247 , cc. 22 (1946-1955) Persoglia Romano: b. 6, fase. 444, cc. 24 (1945-1954) Peteani Federico: b. 4, fase. 304, cc. 19 (1948-1950) Piani Giordano: b. 4, fase. 334, cc. 2 (1946-1947) Picotti Guido: b. 6, fase. 448, cc. 23 (1942-1947) Piemonti [Podgornik] Rodolfo: b. 3, fase . 278, cc. 6 (1954-l 955) Pignato Angelo: b. 5, fase . 368 , c. I (1946) Pitta Ottorino: b. 5, fase . 354 , cc. 25 (1943-1953) Pitton Silvano: b. 4, fase. 319, cc . 12 (1945-1 953) Plahuta Giovanni: b. 2, fase. 156, cc. 5 (1945-1 953) Piazzetta Silvano: b. 1, fase. 98, cc. 25 (1947-1956) Plotegher Umberto: b. I, fase. 37, cc. 8 ( I945-1956) Podlersig Mario: b. 2, fase. I30, cc. 6 (1945) Poiana Elio: b. 5, fase . 337 , cc. 28 (1941. -J 952) Polito Guido: b. 3, fase . 249, cc. 14 (1943-1.950) Poljsak fPolisak; Polisach) Carlo: b. 1, fase . 55 , cc. 10 (J 943- 1947) Portale Giuseppe: b. 4, fase . 291, cc. 49 (1943-1953) Portel li Valentino: b. 6, fase . 409, cc. 37 (1943-1947) Prencis Stoiano Mario: b. 3, fase . 265, cc. 11 (1947-1953) Prencis Vi li baldo: b. 3, fase. 264, cc. 15 (1947-1954) Primiani Luigi: b. 4, fase . 312 , cc. 11 (1944-1947) Prirnosic Giovanni: b. 1, fase. 95 , cc. 6 (1945-1947)) Princi Renato: b. 1, fase. 8, cc. 13 (1943) Pussi.g Luciano: b. 4, fase. 316, cc. 26 (1945-1949) Qualli Francesco: b. 3, fase. 203, cc. 23 (1947-1949) Raviolo Mario: b. 5, fase . 370, cc. 30 (1943-1953) Reccari Francesco: b. 1, fase . 32, cc. 59 (1947-1954)
L E FONTI
Renco Francesco: b. 4, fase. 305, cc. 4 (1943-1953) Resen Giordani [Giordano]: b. 1, fase. 19, cc. 18 (1943-1959) Riavec [Rijavec] Federico [Miroslavo]: b. 2, fase. 102, cc. 18 (1943- 1949) Riavi Giovanni: b.2,fasc. 155,cc.21 (1943-1954) Ristis [Ristits] Mario: b. I, fase. 78, cc. 19 (1944-1945) Rossi GerolanĂš [GiroJami]: b. 2, fase. 153, cc. 25 (1945-1949) Rossi Mario: b. 2, fase. 133, cc. IO (1945-1949) Ruffelli Ugo: b. l , fasc. 90,cc. 21 (1942- 1949) Rusalem Geremia: b. 1, fase . 84, cc. 18 (1943-1954) Russian Antonio caporale: b. 6, fase. 428, cc. 10 (1945-1946) RussianArcluino: b. 2,fasc . ll9, cc. 15 (1945 -1946) Russian Domenico: b. 2, fase. 129, cc. 6 (1943-1947); b. 5, fase. 369 , cc . 9 (1947-1952) Russian Riccardo: b. 3, fase . 211 , cc. 27 (I 944-195 I) Sabelli Rodolfo: b. 2, fase. 196, cc. 17 (1947-1953) Salvati Quintilio: b. 4, fase. 288, cc. 61 (1943-1956) Sanclrigo Bruno: b. 2, fase. 161,cc. 35 (1943-1950) Santarosa Luigi: b. 2, fase . 194, cc . IO (1946-1947) Sauli Giordano: b. 1, fase. 63, cc . 25 (1943-1955) Saurin Luigi: b. 5, fase. 365, cc. I I (1947) Saveri Bernanrclo: b. 2, fase. 184, cc. 21 (1947-1952) Savinelli Paolo: b. 2, fase . 115, cc. 2 (1945) Scaffini Mario: b. 1, fase. 70, cc. 7 ( I 942- 1948) Scaggiante Erminio: b. 1, fase. 82, cc. 63 ( 1944-1958) Scalettari Luigi: b. 2, fase. 127, cc. 5 (1945) Scarnperle Sergio: b. 3, fase . 244, cc. 10 (1949-1950) Scarel Guido: b. 3, fase . 259, cc. 7 (1943-1949) Scarpin Ernesto: b. 4 , fase. 326, cc. 26 (194(5-1952) Schugur Albano: b. 6, fase. 411 , cc. 17 (1947-1955) Scians Dino: b. 4, fase. 321, cc. 31 (1946-1953) SclaunichDelfino: b. 6, fase . 422, cc. 17 (1943-1954) Sclaunich Giuseppe: b. 6, fase. 420, cc. 44 (1946-1950) Seni Quindo [Quinto]: b. 3, fase . 222, cc. 33 (1948-1 949) Sentieri Mario: b. 2, fase. 146, cc. 8 (1943-1945) SfiligoiAngelo: b. 5, fase . 393,cc. 33 (1943 -1955) Sfiligoi Ferruccio: b. 5, fase. 374, cc. 11 (1944-1950) Sfiligoi Giorgio: b. 5, fase. 349, cc. 15 (1942-1956) Sgrazzutti Angelo: b . 5, fase. 343, cc . 30 (1944-1953) Signorini Paolo: b. 1, fase. 27, cc . 2 (1945-1948) Simcic Federico: b. 1, fase . 97 , cc. 5 (1945-1947) Simonetti Bruno: b. 2 , fase. 139, cc. 25 (1944-1949) Simoni Ottone: b. 1, fase . 66, cc. 4 (1946-1949) SirnonitAugusto: b . 6, fase . 413, cc. 21 (1947-1951) Sirnonit Umberto: b. 6, fase. 412, cc. 28 (1947-1951) Simsic Pietro: b. 2, fase . 140, cc. 11 (1945-1947) Sirk Riccardo: b. 2 , fase . 172, cc. 2 1 (1944-1949) Skerk Federico: b. 3 , fase . 212, cc. 32 (1943-1955)
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BOUÊ.T tlNO DELL' ARCHIVIO Dt:u,' Un¡'ICIO SH)IIICO
Skorianc Eugenio: b. 2, fase . 131, cc. 8 (1943-1947) Skorianc Stanislao: b. 6, fase . 456, cc. 19 (1946-1956) Slamic Pietro: b. 3, fase . 206, cc. 18 (1947-1950) Sokol Albe,to: b. 2, fase. 128, cc. 25 (1943-1954) Soligoi [Suligoi] Rodolfo: b. 2, fase . 195, cc. 16 (1945-1954) Solinas Giovanni: b. l, fase . 75, cc. 26 (1943-1952) Sottili Albino: b. 5, fase. 396, cc. 22 (1947-1950) Spessot Livio: b. 2, fase. 142, cc. 8 (1944-1945) Stabile Longino soldato: b. 4, fase. 324, cc. 24 (1943-1958) Stabile Longino: b. 4, fase. 285, cc. 34 (1943-1 954) Stanic Mario: b. 3, fase . 221 , cc. 35 (1947-1960) Stocco Zefferino: b. 6, fase . 442, cc. 32 (1945-1949) Sturm Paolo: b. 3, fase. 242, cc. I 6 (1949-1950) Sullin [Sullini] Ylodimiro [Vladimiro]: b. 1, fase . 76, cc . 6 (1941-1950) Susic Guglielmo: b. 6, fase. 451, cc . 16 ( 1946- 1952) Susterini Angilberto [Engilbe,to] : b. 2, fase . 123 , cc. 14 (I 944-1 946) Tacco Niccoclemo: b. 1, fase . 65, cc. 14 (1943-1948) Tercic Giovanni: b. 2, fase. 176, cc. 16 (1945-1946) Terni Osvaldo: b. 4, fase . 310, c . 1 (1945) Terpin Boris: b. 1, fase . 14, cc. 21 (1943-1956) Tessari Renato: b. 4, fase . 323, cc. 8 (1948) Tirel Ottorino: b. 6, fase. 445 , cc. 24 (1942-1947) Tofful Romualdo: b. 4 , fase. 298, cc. 20 (1947-1959) Tomasin Americo [Amerigo]: b. 6, fase. 402, cc. 27 (1942- 1956) Tomizza Giovanni: b. 3, fase . 204, cc . 27 (1945-1 948) Tommasoli Armando: b. 4, fase . 318, cc. 22 (1947-1 956) Toninello Eugenio: b. 5, fase. 363, cc. 16 (1944-1 953) Toros Antonio: b. 2, fase . 173, cc. 9 ( 1946) Trelli Bruno: b. 2, fase . 137, cc. 67 ( I 944- 1958) Tronkar [Troncar] Luigi: b. I , fase. 44, cc. 2 1 (1943- 1948) Tuni Giuliano: b. 5, fase. 386, cc. 21. ( 1.946- 1.953) Turco Giuseppe: b. 1, fase . 3 l , cc. 27 (J. 948-1955) Turel Guerino: b. 3, fase. 219, cc. 34 (1946-1949) Tuzzi Cesare: b. 4, fase . 328, cc. 22 (1946-1949) Ugania Mario: b. 4, fase. 332, cc. 31 (1948-1949) Valente Giuseppe: b. 4, fase. 3 I I, cc. 2 (1947) Vattolo Amedeo: b. 6 , fase. 427, cc. 33 ( 1943-1949) Vecchies Mario: b. 4, fase. 292, cc. 24 (1944- 1945) Vecchiet Edoardo: b. 5, fase. 39 1, cc. 24 (1947-1949) Vecchiet Giovanni: b. 1, fase. 20, cc. 17 ( I 943-1950) Vecchiet Onorio: b. 6, fase . 454, cc. 47 (1943-1954) Veliconja Francesco: b. 2, fase. 180, cc . 24 (1945-1947) Velikonia Antonio: b. 1, fase . 86, cc. 2 (1954) Yentin Carlo: b. 2, fase . 1.85, cc. 7 (1947)
LE FON11
Verban Stefano: b. 5, fase . 383, cc. 22 (1947-1949) Versolat Angelo: b. 6, fase . 441, cc. 14 (1945-1946) Vetrich Francesco: b. 2, fase. J 86, cc . 10 (1946-1947) Vidoz Giovanni: b. 1, fase. 69, cc. 8 (1943-1949) Villa Luigi: b. 2 , fase. 103, cc. li ( 1943-1947) Virgulin Bruno: b. 5, fase. 339 , cc. 17 (1943-1951 ) Visintin [Visentinl Pietro: b. 1, fase. 88, cc. 19 (1944-1948) Visintin Alberto: b. 4, fase. 289, cc. 37 (1943-1950) Visintin Angelo: b. 4 , fase. 294, cc . lO (1944-1 956) Visintin Cesare: b. 4, fase . 290 , cc. 32 (1943-1947) Visintin Ferruccio: b. 4, fase. 287, cc. 10 ( I 944-1 945) Visintin Marino: b. 4, fase. 293, cc. 10 (] 944-1945) Visintin Rodolfo: b. 5, fase . 340 , cc. 7 (1944-1 948) Vis.intin Severino: b. 4 , fase. 299 , cc. 17 (1947-1954) Vodopivec Goffredo: b. 2, fase. 104, cc. 10 (1942-1948) Vuga Giovanni: b. 1, fase. 47, cc. 7 (1943-1944) Weinberger Giovanni: b. 3, fase. 229, cc . 21 (1945- 1949) Zampar Antonio: b. 4 , fase. 325 , cc . 24 (1945-1946) Zamparino [Zamparini] Mario: b. 3, fase. 214, cc. 44 (1943-1949) Zanin Giacomo: b. 4, fase. 286, cc. 8 (1944-1945) Zappelli Aldo: b. 3, fase. 255 , cc. 13 ( 1942-1959) Zavadlav Floriano: b. 1, fase. 96, cc. 22 (1943-1953) Zigliotti Arrigo: b. 2, fase. 200, cc. 20 (1947-1952) Zilli Luigi: b. I, fase. 57, cc. 50 (194 J-1951 ) Zini Carlo: b . .!,fase. 5,cc. 7 (1947-1951) Zittaiani Marino: b. 2, fase . 179, cc. 17 (1945-1 947) Zoff Ugo: b. 5, fase. 341, cc. 17 (1943-1952) Zoffi Agostino: b. 6, fase . 405, cc. 25 (1943-1 946) Zorz Eugenio: b. 3, fase . 209 , cc. 35 (1946-1957) Zorzit Achille: b. 6, fase. 415, cc. 28 (1947-.1948) Zotteri Rinaldi lRinaldo]: b. 1, fase. 13, cc . 26 (1945-1953) Zotti Luigi: b. 3, fase. 2 17, cc. 19 (1946-1961) Zuali Federico: b. 2, fase. 105, c. 1 (1945) Zucco Giuseppe: b. 5, fase. 36 1, cc. 16 (1943).
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Strumenti di ricerca
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Paolo FORMICONI
Inventario Fondo F- 4 Ufficio Difesa dello Stato del Comando del Corpo di Stato l\!Iaggiore, bb. 269-277 (1903-1915)
INDICE
PREMESSA
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J. L'ITALIA "TRIPLICISTA" l. I . L'Italia post.uni.tari a l..2. La politica estera crispina e la prima "triplice" l.3 . 1 governi della "reazione" l .4. IL triplicismo e il decennio giolittiano
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2 . IL DIBATTITO SULLA DIFESA DELLO STATO 186 1-1882 2. 1 Principi di geografia militare 2.2 Scuola francese e scuola prussiana 2.3 La commissione del 1871 2.4 La commissione del 188.l
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3. DISCUSSIONI PARLAMENTARJ 3.11 bilanci della Guerra prùna della creazione dell'U,fficio Difesa 3 .1.l L'ETÀ DELLA DESTRA 3.1.2 L'ETÀ DELLA SINISTRA 3.2 L'Età giolittiana e la nascita dell'Ufficio Difesa 3.2 .1 GIOLITTI E l MILITARI 3.2.2 I BILANCI MIUTARI DEL DECENNIO GIOLTTTTANO 3.2.3 BILANCI E DIFESA DELLO STATO
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4. L'UFFICIO DIFESA DELLO STATO E LO STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO 4.1 Lo Stato maggiore 4.2 Le modifiche alla struttura dell'Esercito 4.3 I compiti e la struttura dello Stato maggiore 4.4 Nascita ed evoluzione dell'Ufficio difesa 5. LE CARTE DELL'UFFICIO DIFESA 5 .1 Funzionamento del! 'ufficio 5 .2 Piazze navali e terrestri. 5.2.1 LE "PIAZZEFORTI" 5 .2.2 IL "SUNTO DEI PRECEDENTI" 5.2.3 IL "PIANO DI DIFESA DELLA PIAZZA" 5 .2.4 IL "CARTEGGIO"
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80 82 82 84 88 92
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94 94 94 97 99 99 100 103
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106
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p. 106 p. p. p.
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109 111 114
118 li 8 119 ll.9 120 121 122
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Bou.F.7TINO DEU}AtlCNIV/0 D/;ll 'UFF/C/0 STORICO
5 .3 I campi trincerati 5.4 La d?fesa costiera 5 .5 La d?fesa di Roma S .5. I I PRECEDENTI 5.5.2. IL CAMPO TRINCERATO DI ROMA 5.5.3 . IL PROBLEMA DELLA DIFESA DI ROMA 5.6. I carteggi di Corsica e Tunisia 5.7 . La ferrovia Tempio Palau 5.8. L<:1 piazza navale di Genova
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124 129 129 130 132 134 136 138
6. CONCLUSIONI 6.1. Valutazione complessiva 6.1 .1. LE CONDIZIONI GENERALI ALLA VIGILIA DELLA GUERRA 6.1 .2. LA FLOTTA O L'ESERCITO? 6.2. EJJilogo. Lo scioglimento dell'"Uffìcio D(fesa"
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142 144
BIBLIOGRAFIA
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Elenco della documentazione
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APPENDICE l. Spese per fortificazioni e opere a difesa dello Stato (1903-1914) 2. Estratti degli stanzia,nenti per le fortificazioni costiere 3. "Dati elaborati sulla base dell'esame dei bilanci del Ministero della guerra nella serie Leggi e decreti del Regno d'Italia dal 1904 al 1914 e negli atti parlamentari, serie Discussioni e Documenti dal 1904 al 1914
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151 151 156
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157
INVENTARIO Materiale iconografico Tavola di rc!ffiymto In.dice dei nomi e dei luoghi
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159 165 169 174
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138 138
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STRUMENTI DI RICf.llCJ\
PREMESSA Il fine del lavoro è quello di fornire un quadro della nascita dell'Ufficio Difesa dello Stato, quale strumento dello Stato Maggiore dell'Esercito il quale, per la propria specialità cli "organo tecnico" deputato a potenziare e coordinare la protezione del territorio metropolitano eia eventuali aggressioni, riassume meglio di altri nella propria attività gli orientamenti e i timori della politica estera, e quindi di quella militare, del giovane Regno d 'Italia. Si è cercato di ricostruire, attraverso una indagine bibliografica, il periodo precedente la nascita delI'Ufficio e cli inquadrarlo nella situazione italiana e internazionale ciel periodo a cavallo fra XIX e XX secolo. Dall'analisi dei documenti si sono poi ricavati gli elementi fondamentali sul funzionamento, l'evoluzione e le procedure dell'Ufficio Difesa attraverso i suoi rapporti con gli altri organi dello Stato Maggiore, i ministeri, i comandi militari, fino al momento dell'entrata in guerra, e al confluire dell' ufficio stesso nel Comando Supremo.
1. L'ITALIA "TRIPLICISTA" 1.1. L'Italia posttmitaria Nel 1870 il giovane Regno d'Italia si trovò fin quasi dal giorno successivo alla presa di Roma , sia all'interno dei propri confini che nei rapporti con le altre nazioni europee, in una situazione assai delicata e con mezzi piuttosto limitati per farvi fronte. Mentre il brigantaggio meridionale assorbiva ancora le energie dell'esercito in una lunga operazione di controllo del territorio non priva di aspetti particolarmente brutali, la .società nazionale, già scossa dai prodromi di quella che sarà la "questione sociale", era lacerata eia una grave frattura fra la componente laica di ispirazione risorgimentale e quella cattolica, percepita non senza ragione come strumento delle rivendicazioni clericali sui territori del cessato Stato deJJa Clhiesa. A queste rivendicazioni, che erano di fatto una delegittimazione dello stesso Stato unitario e un palese invito alla sua dissoluzione, f_acevano da sponda non solo il paese ritenuto il tradizionale nemico del Regno d'Italia, l' Impero austriaco, ma anche la risorta Repubblica di Francia, la quale era stata sotto Napoleone III il principale appoggio alla politica antiaustriaca dei Savoia , ma allo stesso tempo aveva costituito il presidio più saldo del potere temporale del Papa1 • 11 catastrofico conflitto con la Prussia bismarckiana aveva infatti cancellato dalla scena politic.1 europea il secondo Impero, rendendo possibile all'Italia l'annessione del Lazio con la città di Roma, ma aveva compromesso in maniera esiziale i rapporti fra le due nazioni. L'Italia, pur essendosi mantenuta neutrale, aveva a lungo ondeggiato fra la possibilità di scendere in campo a fianco della Prussia, come il cancelliere prussiano più volte ci sollecitò a fare, con l'obbiettivo di riguadagnare Nizza e la Corsica alla "Nazione Italiana", e la spericolata tentazione di correre in aiuto del vecchio alleato, come il re Vittorio Emanuele II voleva a tutti i costi2. Dopo la guerra , in Francia il risentimento verso l'Italia toccò vertici piuttosto aspri: i nazionalisti francesi rimproveravano di fatto il governo italiano cli non essere intervenuto nel conflitto contro la Prussia, mentre i conservatori e i clericali muovevano accuse parimenti accese per aver portato un offesa alla cristianità approfittan-
' SALVATORE
ROMANO, l'lwlia del Novece1110, voi. I, Roma, Biblioteca di Sl.Oria patria, J965, p. 296. Bari , Latcrza, 1977 , [I" ed. 1928"1, p. 33.
' Br.KEDETro CROCE, S1oria d'Italia dal 1871 -1915,
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BOLLE1TINO DT;U,'ARCIIIV/0 DEU'UFF!C/0 STORICO
do delle disgrazie della Francia per occupare Roma3 • Nessuno si stupì che in questo clima persino il generale Garibaldi, che pure aveva combattuto in difesa della Repubblica contro i prussiani, e con esiti più felici dei generali francesi, venisse accolto da grida e insulti al suo ingresso nel Parlamento cli Parigi, al quale era stato eletto nel collegio della sua Nizza. L'astio anti-francese in Italia non era meno virulento: apparve nel 1871, ed ebbe discreta fortuna, persino un opuscolo anonimo che accusava il governo francese di avere commissionato l'avvelenamento del conte di Cavour· . li governo francese dal canto suo mostrava un atteggiamento poco benevolo , mantenendo una nave da gue1i-a nel porto di Civitavecchia a disposizione del Papa, qualora avesse voluto lasciare la Penisola, e ostinandosi per un certo tempo di mandare comunicazioni ufficiali e ambasciatori a Firenze, invece che a Roma. L'Italia si trovava così nella condizione di aver perduto il proprio tradizionale alleato , la Francia, di avere ancora un nemico formidabile nel!' Austria incombente dai bastioni alpini sulla pianura veneta, e di aver constatato, nella precedente guerra del 1866 come tanto il suo esercito che la sua marina non fossero ancora strumenti affidabili quanto sarebbe servito. In queste condizioni l'isolamento internazionale, alimentato dalla politica decisamente ostile del papato, diveniva per il giovane Regno un rischio insostenibile, privo come era dì un sistema cli alleanze che potesse garantire i suoi interessi sulla scena internazionale e sostenerli nel caso, che non era affatto aleatorio, cli una guerra. Rimaneva, oltre alla lontana Inghilterra, un paese amico, o almeno non nemico, al quale l'Italia potesse accostarsi: ìl Reich federale tedesco era stato alleato dell'Italia contro l'Austria, ed aveva favorito l'acquisizione cli Roma con la sua guerra contro la Francia, della quale rimaneva il principale rivale sul continente. Nella scelta clell'Ttalia cli avvicinarsi al.la Germania giocò poi un ruolo assai importante il forte magnetismo che esercitava sulla classe politica italiana la Germania prussìficata con la sua solida potenza militare e industriale, l'efficiente macchina amministrativa, l'efficace centralismo politico amministrativo, e soprattutto la vittoriosa politica antifrancese ed anti-asburgica, e quindi anticattolicas. La politica ciel Principe cli Bìsmark aveva però riavvicinato la Germania ali' Austria, per cui un accordo dell'Italia con Berlino avrebbe significato anche un miglioramento dei rapporti in quella direzione, con un giovamento della complessiva situazione militare del Paese, che avrebbe cessato dì avere contemporaneamente due pericolosi vicini, entrambi affacciati sull'arco alpino e a poca distanza dalle sue coste. Un accordo con l'Austria avrebbe significato inevitabilmente mettere da patte l'irredentismo bollente della sinistra risorgimentale e dei nazionalisti, che non cessavano di sperare il ricongiungimento delle ultime terre irredente alla madrepatria. Andava tuttavia scomparendo proprio in quel periodo la f lasse cleì principali protagonisti del risorgimento, e al loro posto si affacciava un nuovo tipo cli politici, che seppure anch'essi di provenienza risorgimentale e non ciel tutto immuni ai richiami dell'espansionismo, potevano più facilmente, in nome della "politica reale" stringere un patto con ìl vecchio nemico austriaco. Diverse sarebbero state dunque le ragioni che avrebbero spinto il governo italiano nel 1882 a questo passo apparentemente sorprendente, che metteva un regno nato sul principio
, S1:1w1o ROMANO, Storia d'Jia/ia dal Risorgirn.e1110 ai nostri giorni, Milano, Longancsi, 1998, pp. 123-124. 'Cavour avvelenato da Napoleone lii. Documemi s1orici di un ingrato , Torino, Domenico Cena, 187 l (autore anonimo) . .; S. ROMANO, L'Italia del Novecemo, c it., p. 298.
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di nazionalità a fianco di un impero come quello asburgico che sopravviveva esclusivamente sulla negazione di questo principio6 • Innanzitutto il capo del governo Agostino Depretis intendeva dare un assetto sicuro alla posizione internazionale dell'Italia, in modo da potersi dedicare con maggiore tranquillità alla composizione dei contrasti socia! i e dei problemi economie.i del Paese. In secondo luogo lo stesso Depretis non aveva nessuna inclinazione ad occu1nm,i in prima persona della politica estera, prerogativa della quale il successore Crispi sarebbe stato invece tenacemente geloso. Stipulando l'accorcio di alleanza con le potenze assolutistiche dell 'Europa centrale, Depretis riteneva di essersi sottratto ad un terreno per il quale non si riteneva preparato e sul quale l'Italia era ancora troppo fragile per potersi avventurare1. Quest'ultima convinzione poi doveva essere particolarmente radicata nello stesso presidente del Consiglio dai tempi in cui da ministro della Marina aveva dovuto assistere alla cleluclente prova della flotta nel conflitto italo-austriaco. L'elememo decisivo che spinse all'accordo il primo m inistro italiano , tuttavia fu probabilmente la crisi internazionale maturata negli anni precedenti e scoppiata nel L88 I durante il ministero di Benedetto Cairoli; anche quest'ultimo infatti non si era curato della politica estera in modo particolare, anzi, convinto assertore di un lungo periodo di assestamento del giovane corpo nazionale , si era astenuto rigorosamente dallo stipulare qualsiasi alleanza sia pure sulla base d i occasionali contingenze. Cairoli, un vecchio garibaldino, fratello cli due martiri del Risorgimento e coraggioso combattente egli stesso, animato da una sincera simpatia per la nazione francese e da una altrettanto fo1ie avversione per gli Asburgo e per il militarismo prussiano, aveva ricercato insistentemente l'amicizia della "cugina latina" , ricusando ogni altra prospettiva internazionale. Soprattutto in campo coloniale, aveva rigettato ogni pressione, anche da parte ciel Re, ad intraprendere qualsiasi iniziativa al di fuori dei confini nazionali. Questa politica, definita "delle mani nette", se pure suggerita da un razionale concetto delle condizioni difficili del Regno d'Italia, era ritenuta inadatta a garantire una parte di rilievo nella grande spartizione coloniale di quegli annis. Inoltre eri:i destinata a relegare il Paese al margine della scena internazionale e a deludere le ambizioni cli un largo settore della società italiana, soprattutto fra i militari, che desiderava per il Regno una presenza ben più attiva sul piano diplomatico europeo. Tale condizione d i minorìtà divenne palese alla Conferenza Berlino del I 8789, in cui si procedette al riassetto degli equilibri europei , sovve1iiti dall'intervento russo a sostegno dei movimenti anti-ottomani dei Balcani, al quale Francia, Austria e Inghilterra volevano porre un freno e un contrappeso. Il principio ispiratore ciel Congresso fu l'equilibrio delle forze come garante della pace europea, in modo che ad ogni guadagno conseguito da una nazione dovessero conseguire necessariamente dei pegni ai suoi vicini. Avendo l'lmpero Russo allargato la propria int1uenza in Romania e Bulgaria, altrettanto aveva diritto di fare l'Austria in Bosnia e nell'Erzegovina e la Francia in Libano, così come all'annessione dei territori caucasici eia parte dello Zar doveva fare da bilanciamento l'installarsi degli inglesi a Cipro. In base a questo principio di bilanciamento, l'allargamento cieli' Austria nei Balcani poteva aprire uno
' S. Ro~,JANO . L'Italia del Novecenro , cit., pp. 300-302. ' U Papa Pio X non aveva esitato ad invocare persino l'ai uto del luternno Gugl ie lmo Il , Kaiser di Germania, al quale aveva implorato: '·Rendez-moi Rome!". GIOACCHINO VOLPE, Storia dell'Italia moderna, Firenze, Le lellerc, 2002, voi. I, p. !09. • G . VOLPE, Sroria dell'Italia 111odemc1 , cit., pp. 91-102. '' A NTONELLO B lAGJNJ, L'Italia e le guerre balcaniche, USSME, Roma, 1990, pp. 58-59.
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spazio a qualche pretesa italiana di compensazione, o almeno questa era la convinzione cli gran parte ciel mondo politico italiano, e non solo cli quello nazionalista. L'Italia, rappresentata dal ministro degli Esteri Corti, convinto austriacante al contrario cli Cairoti, anelò decisa ad astenersi da qualsiasi rivendicazione: non vennero avanzate pretese sull'Egitto dove risiedevano quasi 20.000 italiani cbe ne costituivano assieme ai greci ed agli ebrei la attiva borghesia imprenditoriale'0 , né venne sollevato, per non i1Titare la Francia, il problema della numerosa comunità ital iana residente nel protettorato francese cieli' Algeria, né fu toccata la questione della Tun isia, potentato africano rivierasco, teoricamente 11·ibutario della Porta cli Costantinopoli, nel quale vivevano oltre 30.000 italiani, in massima parte provenienti dalla vicinissima Sicilia. La Tunisia costituiva fin dai tempi dei Borbone di Napoli il "cortile di casa" di chiunque avesse la sovranità sulla Sicilia , tali erano gli scambi commerciali fra le due regioni e l'importanza che la comunità italiana aveva assunto nella Reggenza Tun.isina. La Francia, saldamente impiantata in Algeria, nutriva una concreta ambizione di ampliare il proprio seulemenl. afric.ano proprio sulla Tunisia, volendo evitare che entrambe le rive del canale di Sicilia, e dunque il "corridoio" fra le due metà ciel Mediterraneo, fossero controllate da una potenza potenzialmente ostile . La prevalenza degli interessi italiani suggeriva tuttavia una ce1ta prudenza da parte della Francia nel rivendicare una legittimazione internazionale per quella che sarebbe stata una occupazione militare, appena accompagnata dalle forme diplomatiche. Le mire francesi furono tuttavia favorite dalla politica a-coloniale, più che anti-coloniale, del governo italiano cbe si astenne da qualsiasi accenno alla questione tunisina, ed anzi ostentò per quasi tutta la Conferenza un disinteresse completo per l'Africa, come per il problema dei confini italiani sul versante orientale. Il ministro Corti infatti non condivideva affatto l'attivismo incdentista di Cairoti , e sconsigliò dapprima di fare qualsiasi accenno al problema triestino e giuliano. Quando però l'Austria ottenne la tutela della Bosnia e dell'Erzegovina, divenendo di fatto l'arbitro del1' Adriatico, Corti non potè più astenersi dal chiedere almeno una parziale rettifica del confine tJentino. L'Austria rifiutò anche di prendere solo in esame la questione, spalleggiata daUa Gennania, che aveva tutto l'interesse a spingere invece l'Italia allo scontro con la Francia. Alle rivendicazioni italiane il principe di Bismarck rispose recisamente che qualsiasi allargamento a spese cieli' Austria era eia considerarsi fuori discussione. Il vice del cancelliere, Von Bulow, aggiunse vagamente che piuttosto sarebbe stato opportuno per l'Italia avanzare le proprie ragioni a proposito della Tunisia. Il delegato italiano respinse fermamente questo suggerimento, "Vt-Ji volete farci litigare con la Francia!", e si rivolse alle altre poten~e europee per ottenerne un appoggio, ma se ne ebbe soltanto delusioni" . La Gran Bretagna , installata a Malta fra la Tunisia e la Sicilia, che pure aveva proposto All'Italia una partecipazione al governo dell ' Egitto, non fornì alcuna garanzia. TI ministro russo rispose con freddo sarcasmo, chiedendo quale altra guerra l'Italia avesse perso per avanzare pretese territoriali . Ancora più deciso fu il governo francese, che notificò a Roma come qualsiasi mutamento della situazione tunisina sarebbe stato considerato un atto ostile. Come in molti notarono, la politica delle "mani nette" si era rivelata piuttosto delle "mani vuote" 11 •
spartizione dell'Africa , Milano, Corbaccio. 2001 , pp. 25-41. .\·/oria c/'ltalia, Milano, lJTET, 1960, pp. 326-359. " H. WESSELI NG, la spartizione dell 'Aji·ù:a , cit., pp. 44-48 . '
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La Francia, incassato il placito delle altre potenze, e dopo aver ammonito l'Italia a non modificare lo status quo in Tunisia, ruppe gli indugi nel 1880 occupando Tunisi e sancendo il l2 maggio 1881, col trattato del Bardo, il proprio ufficioso protettorato sulla reggenza tu nisina. TI contraccolpo in Italia fu notevole. Il governo Cairoli fu costretto alle dimissioni, il ministro Corti al suo ritorno a Milano fu accolto da un fitto lancio di pietre e si salvò a stento da un'aggressione, violente dimostrazioni anti-austriache e anti-francesi , alle quali fece in tempo a dare il proprio plauso anche un ormai morente Garibaldi , si propagarono per tutta la penisola. Ancora più serie f urono le conseguenze sul piano diplomatico e militare, mentre il console italiano a Tunisi Macciò affettò di non riconoscere il m1ttato franco-tunisino , i vertici dell' Esercito e della Marina furono improvvisamente messi di fronte al fatto compiuto d i una potenza non del tutto benevola installata al di là ciel Canale di Sicilia'' . L'Italia vedeva peggiorare notevolmente la propria situazione politica e strategica, non solo a causa·del proprio crescente isolamento, ma per la presenza a breve distanza delle sue coste di basi potenzialmente nemiche, sia ad Ovest in Corsica che ad Est in Dalmazia e in Istria, sia al Sud a Malta che a sud- est nell'Albania Ottomana, alle quali ora si aggiungeva a sud-ovest la Tunisia francese . Ad un tempo la necessità politica di rompere l'accerchiamento diplomatico e quella militare di provvedere le difese del Paese divenivano non più rinviabili. Questi furono gli antecedenti della "Triplice Alleanza", che legava le sorti di tre monarchie, l'Italia, l'Impero Austro-ungarico , e la Germania imperiale, e le obbligava a portarsi reciproco aiuto se attaccate da un ' altra nazione. Agostino Depretis, succeduto a Cairoli, nel 1887, era tutt' altro che un bollente nazionalista o un filo-asburgico, ma dovette adeguarsi alla evidenza di un paese in tumulto e cli un Parlamento dove, a parte poche voci isolate come quelle di Cavailotti, lmbriani, Lanza, Borghi e Peruzzi, la totalità della destra e della sinistra chiedeva molto vivacemente un atto di rivalsa contro la Francia. Questo atto di rivalsa li.1 l'inizio di una politica cli vicinanza alla Germania, la più antifrancese delle potenze europee, inaugurata da Depretis , della quale il patto della "Triplice" fu la sanzione segreta e a l tempo stesso ufficiale. TI patto venne infatti firmato, in via riservata, a Vienna il 20 maggio 1882, appena pochi mesi dopo il "colpo" francese di Tunisi, esso inseriva la monarchia sabauda in un circuito diplomatico conservatore, che la garantiva da eventuali aggressioni da parte francese, e sottraeva al cattolicesimo anti-nazionale il suo naturale al leato asburgico. Era fin troppo chiaro tuttavia come in questo quadro fosse l'Italia il socio più debole dell'accordo, dotato clell' apparato mi li tare più inefficace, minato eia gravi di visioni interne e soprattutto gravato eia un gigantesco debito cli bilancio, che impediva di procedere tranquillamente al consolidamento ciel neonato Stato unitario. La nazione infatti attraversava un periodo di tumultuosi cambiamenti: nello stesso anno in cui il Paese abbandonava ufficialmente il versante "rivoluzionario" .in politica estera per approdare a quello conservatore, moriva Giuseppe Garibaldi , chiudendo simbolicamente un periodo della storia nazionale. Nel novembre dello stesso 1882 si votò con la nuova legge elettorale che allargava il suffragio di circa quattro volte, e che avrebbe consentito l'elezione del deputato Andrea Costa , primo esponente socialista ad entrare al Parlamento, segno evi-
'-' S. Ro:vlANO, Storia d '!ICllia do/ Risorgimento ai 1ws1ri giorni , cit., pp. 125-128.
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dente di un cambiamento che si stava producendo negli equilibri politici ed economici della nazione. Nello stesso anno toccarono l' apice gli investimenti nel Paese delle banche tedesche i cui capitali erano sempre più indispensabili allo sviluppo del gracile capitalismo italiano, e ai quali l'alleanza forniva probabilmente una forma di contro-assicurazione preziosa. In queste condizioni di debolezza l'alleanza con le due potenze conservatrici del continente era stata per il giovane Regno d'Italia una stringente necessità, che proprio perché tale non lo metteva in grado dì contrattare molto efficacemente la propria adesione con Vienna e Berlino. L'Italia quindi rinunciava a poITe il problema delle "terre irredente" con l' Austria, non riceveva garanzie circa un appoggio ad una propria eventuale avventura africana, doveva accettare il veto a qualsiasi ingerenza nei Balcani. La contropaitita era costituita dalla garanzia cli un appoggio sostegno militare tedesco nel caso, e solo nel caso , di una aggressione francese. li patto non prevedeva specifiche clausole militari, né intese diplomatiche assai particolareggiate, anche a causa di una, piuttosto esplicita , disistima tanto tedesca che austriaca verso l' affidabilità italiana. Si trattava cli un accordo politico che vincolava i membri ad una solidarietà in caso cli guerra e ad una politica conservatrice dello status quo sul continente, una garanzia di un periodo di tranquillità, del quale il giovane Regno aveva urgente bìsogno' 4 • Sfortunatamente a turbare presto lo spirito dell 'alleanza fu l'impiccagione a Trieste di Guglielmo Oberclan, irredentista istriano che aveva progettato di attentare alla vita dell'Imperatore Francesco G iuseppe. Così come era stata percorsa eia una scossa antifrancese appena pochi mesi prima, ora la nazione fu attraversata da un 'altra antiaustriaca, cui prestò la propria voce anche il poeta Giosuè Cai·ducci. Fu una fo11unata circostanza per lo stesso Depretis che l'alleanza fosse rimasta segreta, difficilmente avrebbe potuto evitare le dimissioni in altro caso. Un 'altra nube sui rapporti con gli alleati si addensò con la "crisi di Agadir", ovvero il braccio di ferro franco-tedesco sul controllo del Marocco che condusse l'Europa sull 'orlo di una guerra . Anche in questo caso l'Italia avanzò la richiesta dj una compensaz ione di fronte all'ampliarsi delle sfere cli intluenza europea in Africa e nel Mediterraneo. Ancora una volta ne ebbe un rifiuto secco eia parte ciel Bismarck, che anzi soggiunse "L'Italia non ha interessi mediterranei. lmrnagina di averne" 15 • L'accordo sul Marocco, che andò alla Francia in cambio della cessione alla Germania dei diritti sul Congo norcl-occiclentale o Camerun, allontanò la prospettiva cli una guerra, ma impose ali' attenzione dell'Europa la necessità di convenire ad una nuova assise per discutere pacificamente la ripart.izione degli interessi, e delle risorse , de l continente africano. TI sensale della nuova conferenza, convocata a Berlino nel 1885, fu, ancora una volta il cancelliere Von B ismarck. Se ci soffermiamo tanto su questo particolare aspetto della politica estera italiana è perché l'azione internazionale del giovane Regno fu decisiva sia per la sorte dei suoi governi , costretti a dimettersi quando la loro politica estera aveva fallito, sia per le ripercussioni che questi insuccessi avevano sulle esigenze e le pianificazioni dei verticn militari italiani. Questi ultimi infatti erano costretti a ripartire le spese militari, piuttosto esigue, fra le necessità "offensive" della nuova politica coloniale e quelle "difensive" eiettate dal la tradizionale fobia di un aggressione austriaca o francese .
'" S. R OMANO, Storia cl'Ita/ia dal Risorgirn.ento ai nostri giorni, cit., pp. 126-128 .
" H. W ESSELING, La spartizione de/l 'Africa, c it., p. 35.
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L'Italia si presentò alla Conferenza nuovamente col fermo proposito di tenersi fuori dall'agone delle rivendicazioni coloniali, tuttavia, secondo un'acuta immagine di Sergio Romano, come un uomo che si recasse ad un'asta deciso a non acquistare nulla ma, sul finire , non resistesse alla tentazione di comprare qualcosa quale che fosse, 1'Italia ottenne la possibilità di rilevare alcune stazioni carbonifere lungo la costa dancala, Assab e Massaua, con una vaga possibilità di espandere ulteriormente questo piccolo avamposto sul Mar Rosso'G. In realtà ciò si rivelò di assai difficile concertazione. Le potenze europee, ed in particolare l'Inghilterra guardarono con freddezza all'avventura italiana, che trovò di fronte a sé il grosso ostacolo dell'Etiopia del Negus Giovanni. La distruzione di una colonna italiana nei pressi di Dogali fu il , momentaneo, suggello alla avventura africana italiana, e costrinse alle dimissioni il ministro della Guerra Ricotti con tutto il governo. Alla guida del governo si affacciò allora Francesco Crispi, un esponente della "seconda generazione" del risorgimento, insofferente della posizione di subalternità che i precedenti governi della sinistra avevano riservato all'Italia e sincero ammiratore della Germania bismarckiana.
1.2. La politica estera cripina e la prima "Triplice" Crispi, assertore della urgente necessità di strutturare più solidamente lo stato unitario, introdusse uno stile del tutto nuovo nella guida del governo ris petto al vecchio Depretis . Riservatisi i dicasteri degli Esteri e degli Interni, attese ad entrambi con un attivismo sconfinante nell'autocrat.ismo burocratico. I rap porti con l'alleato tedesco si fecero presto più saldi e frequenti, così come le attenzioni dedicate all'esercito e alla marina, concepiti come strumenti privilegiati delia politica estera, raggiunsero un grado prima sconosciuto sotto qualsiasi altro predecessore. Sostenuto in gues.to dal re Umberto I, Crispi concepiva infatti la politica estera dell'Italia unita come una continuazione di quella risorgimentale, e vedeva in questa uno strumento di consolidamento dello Stato, prezioso almeno quanto le importanti riforme della amministrazione pubblica, della pubblica sicurezza e della sanità, delle quali fu il propugnatore e l'energico fattore. Al conw1rio dei suoi predecessori che avevano visto nella "Triplice" soprattutto un trattato di contrnassicurazione, e vi avevano aderito con una prudenza da lui sempre cornbattuta , il vecchio garibaldino ne fece uno dei punti fermi della propria azione europea, fondandola soprattutto sulla propria personale amicizia col Bismarck. I due uomini politici si erano conosciuti tempi addietro, quando Crispi, nel 1877, ricopriva l'incarico di ministro degli Interni, e ne approfittava per fare, col beneplacito del Re, una politica indipendente dalle indicazioni dell'allora capo ciel governo. All'epoca la sua azione era volta soprattutto jn funzione anti-austriaca, ed anzi il primo approccio col vecchi.ci cancelliere non era stato dei migliori. Nelle sue memorie lo statista prussiano disse di non averne avuto una buona impressione, e rifiutò bruscamente qualsiasi accorcio che l'italiano "con fare da brigante" gli proponeva in funzione della acquisizione all ' Italia di Trieste 17 • Il primo governo Crispi cadde nel 1891, ma in questo periodo i rapporti fra i due erano deci.samente migliorati, al punto che lo stesso Bismarck fu garante al momento ciel rinnovo della "Triplice" nel 1892, con il nuovo capo del governo Di Rudinì, di una modifica dei ter-
,. SERGIO ROMANO, Crispi , Milano, Rizzoli , J 986, p. 155. " S. ROMANO, Crispi , cit., pp. 124-125.
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I mini della alleanza che inclusero l'Ttalia, fra lo scetticismo dei militari tedeschi e austriaci, in una vera e propria cooperazione militare . Di Rudinì si era impegnato al tempo stesso per rasserenare i rapporti con la Francia, accettando ufficiosamente iJ fatto compiuto della occupazione di Tunisi in cambio della conferma di alcune franchigie che gli italiani vi mantenevano. L'impegno conteneva anche l' assicurazione che i francesi non avrebbero aumentato le fortificazioni dei porti di Bisetta e Tunisi, ma presto apparve chiaro che quest'ultima parte del patto era destinata ad essere disapplicata. Tuttavia i rapporti commerciali fra i due paesi erano troppo importanti perché il reciproco nazionalismo ne potesse inquinare la serenità a lungo, ed anche il successore cli Di Rudinl, Giovanni Giolitti, proseguì l'intendimento cli distendere i rapporti con Parigi. Questa politica avrebbe potuto proseguire se ad interromperla non fossero arrivati nel 1893 i "fatti di Aigues Mortes" , ovvero l'eccidio cli alcune decine di italiani eia parte della folla francese in una località ciel Miclì in cui la presenza dei lavoratori italiani aveva eia tempo suscitato il malumore della cittadinanza francese . La reazione in Italia fu molto violenta, e si concretizzò in animate manifestazioni e aggressioni alle sedi diplomatiche e alle società francesi. La stampa chiese la mobilitazione dell'esercito, e quando il tribunale di Anguleme assolse i colpevoli, vi furono giornali che invocarono apertamente la gueJTa'". Giocava un ruolo in questo i.rrompere sulla scena politica di un nazionalismo c laustrofobico e passionale anche il pa11icolare e contraddittorio rapporto che la classe politica italiana, ed in particolare la sinistra, aveva con la Francia. Crispi, tornato al governo dopo la caduta di Giolitti, cercò a sua volta di placare i malumori nazionali senza aggravare i rapporti col vicino, riuscendovi in larga misura, ma portandone la convinzione che fosse più che mai necessario premunirsi contro il malevolo vicino francese. La Germania dal canto suo fece del suo meglio per stimolare le preoccupazioni dell'alleato italiano, al quale la stampa francese non risparmiava attacchi e contumelie frequenti. Nel 1894 quando in Sicilia divampò la rivolta dei Fasci Siciliani, il governo cli Roma si risolse a mandarvi un contingente cli 40.000 uomini . Una autentica armata in assetto cli guerra al comando ciel generale Ma1i-a Di Lavinio. Una risposta tanto drastica venne decisa da Crispi in seguito alla convinzione che dietro ai disordini vi fosse un vasto complotto finanziato dalla Francia al fine di provocare la scissione cieli'isola dal Regno e la sua trasfonnazione in una "seconda Corsica"''>. Ad aggravare questa convinzione arrivò anche un attentato alla vita dello stesso presidente ciel Consiglio ed il propagarsi degli incidenti anche in Lunigiana, caduti casualmente mentre una grossa squadra francese si concentrava a Marsiglia. La risposta immediata d i Crispi fu un diluvio di telegrammi al le can~ellerie di tutta Europa, in cui si denunciava l'imminente aggressione francese. Il secondo passo fu invece un ulteriore rafforzamento della alleanza con la Germania, benché scomparso il Bismarck, anche i rapporti con Berlino fossero meno facili. L'avvicinamento alla Germania ebbe naturalmente una ricaduta negativa sui rapporti italo-francesi, che erano faticosamente tornati al sereno dopo la questione tunisina. Crispi nutriva nei confronti della Francia una profonda diffidenza, maturata probabilmente fin dai tempi del primo risorgimento e della ambigua condotta della Francia ciel secondo Impero20 •
" S. ROMANC>, Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni, cit., pp. L44- I 45. ,. G. VOLl'E, Storia dell'Italia moderna , cit., pgg. 266-269; S. ROMANO , Crispi, c it. , pp. 234-235. "' N. VALERI , La .rtoria d'lw/ia, c it., pp. 359-371 .
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Anche nella rivolta dei Fasci in realtà una responsabilità francese era riscontrabile, sebbene non nel modo inteso da Crispi. La guerra doganale con la Francia aveva colpito soprattutto l'economia siciliana i cui prodotti, vino, zolfo e frutta, non potevano più essere venduti sul mercato francese. La crisi dell'agricoltura che ne era derivata era stata certo una delle cause della ribellione. 1 rapporti fra la Francia e l'Italia proseguirono così su un binario di reciproca ostilità, appena mascherata dalle forme diplomatiche. Fu proprio per non restare indietro rispetto a quel paese che Crispi varò un ambizioso programma navale, con un aggravamento ciel bilancio dello Stato e il condizionamento della contemporanea riforma dell'esercito. Egli fece provvedere inoltre allo studio delle fo1tificazioni di tutti i po11i che potessero essere sottoposti alla immediata minaccia dalla Francia e inaugurò una disagevole guerra doganale col vicino transal11 pino, destinata a rendere ancora più difficile il cammino dell'economia agricola nazionale • La sfortunata vicenda africana, l'altro grande teatro in cui lo statista siciliano volle impegnarsi, s½gnò la fine della sua carriera politica nel 1896 ed inaugurò il periodo delle lllrbolenze che precedettero l'assassinio ciel re Umberto I2 2 •
1.3. / governi della ·"Reazione" Concordemente, g li anni che separarono la sconfitta di Adua dall'attentato di Monza sono ritenuti nel giudizio storico anni non felici per la nazione italiana, soprattutto per la grave crisi economica che colpì il Paese, la cui gravità fu testimoniata dalla massiccia ondata migratoria che proprio in quegli anni lasciò l'Italia. L'Esercito era d 'altronde largamente ritenuto responsabile della catastrofe africana, e la sua considerazione fra i cittadini e i politici raggiunse probabilmente il minimo storico. Anche la Marina era ancora scossa nel prestigio dai fatti di Lissa, e di conseguenza la monarchia, che sulla identificazione con le "armi regie" aveva basato essenzialmente il proprio prestigio pubblico, era grandemente compromessa nell'opinione corrente. Il mondo po Iitico era colpito continuamente cl a scandali finanziari, che rivela vano, nell 'ambiente mondano della nuova capitale, una prassi cli clientelismo e corruzione che aveva reso Parlamento e governi altrettante conso11erie affaristiche e litigiose23 • n governo Di Rudinì, che fu chiamato a gestire la crisi post-crispina, fu fin dall'inizio messo in difficoltà dalla critica situazione economica. Un prestito pubblico cli guerra aveva riscosso la fiducia di molti cittadini, reperendo 140 milioni di lire, tuttavia le spese militari avevano un peso così sproporzionato che fu necessaria la loro drastica compressione. A convincere Umberto I della necessità di ridurre gli stanziamenti militari furono il ministro della Guerra Pelloux, e quello delle Finanze Sonnino. E ntrambi erano uomini vicini al re e ancor di più ai vertici delle forze armate, ma accettarono la riduzione della ferma di leva allo scopo di mantenere a 12 il numero di corpi cl' armata .in forza all'esercito. Queste economie, che misero parzialmente riparo al dissesto del bilancio, non bastarono tuttavia a garantire la durata ciel governo. Di Rudinì governò, consumato dall'ostilità della sinistra, a causa della sua timida politica sociale, e dalle critiche della destra parlamentare, guidata proprio da Sidney Sonnino. Costui si era fatto interprete cli una proposta anti-parlamentare
Jialia giudicata 1861-1945 ovvero s10ria degli italiani seri/la dagli altri, voi ll, Dall'eia gio/iuiana al de/ilio Mcmeotti . /901-1925, con la collaborazione di Mario G. Rossi , Torino, Ei naudi , 1976, pp. 402. u H. W ESSEUNG, La sportizione dell'Africa , cit., pp. 335-342. ',:) B ENEDETIO CROCE, Storia d'Italia da/ 1871 al 1915 , cit., p. 19 . " ERNESTO RAGIONIERI,
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BOUETTINO DELL 'ARCH/V/0 VtLL' UFFICIO STORICO
ed anti-liberale che condusse alla fonnazione di un esiguo ma rumoroso partito nazionalista, erede ciel misogallismo crispino e della sua avventurosa diplomazia europea e coloniale. Questo gruppo prese ancora spazio dopo la caduta di Di R udin} , e ce1to ispirò la successiva scelta del re. A fronte deU'improvviso aggravarsi dei disordini tanto a l Nord che nel Meridione Dì Rudinì aveva dovuto confrontarsi con le pressioni, soprattutto della Cotte , per una politica più severa ne i confronti di queste insorgenze. A dispetto del miglioramento generale della condizione economica nazionale avvenuto sul! 'ultimo scorcio del XIX secolo, le agitazioni infatti non si erano placate, e avevano assunto anzi un carattere più marcatamente politico, che le rendeva sospette agli occhi delle autorità . In questo quadro, la sollevazione di Milano ciel 1898 fu probabilmente l'evento che fece cadere gli ultimi scrnpoli che ancora si opponevano ad un drastico uso della forza . Fra il 7 e 1'8 maggio nella metropoli lombarda l'Esercito compì la piLt sanguinosa repressione della storia nazionale, aprendo il fuoco sui dimostranti scesi in piazza per protestare contrn il brusco rincaro dei prezzi. L'intervento brutale dell'Esercito era stato motivato dalla convinzione da parte del governo di trovarsi di fronte ad un vero e proprio moto insurrezionale. Notjzie incontrollate riguardanti colonne di anarchici armati provenienti dalla Svizzera erano state prese per vere, come p ure erano credute le voci che volevano preti e agitatori socialisti ad arringare .la folla sulle barricate. Si sommavano dunque diverse paure, che da sempre opprimevano i governi post-unitari e ne alimentavano l'insicurezza: l'insu1Tezione socialista, il complotto del grande capitale straniero, la congiura clericale. Di fronte a ciò il ricorso all'esercito era parso più che necessario. I morti furono un centinaio, i feriti 600 e gli arresti oltre un migliaio , compreso lo stato maggiore del Partito socialista e molti esponenti cattolici e repubblicani. Persino un convento mi lanese di frati fu bombardato dall'artiglieria e assaltato con accanimento belluino dai bersaglieri, mentre nei giorni successivi I I O giornali furono chiusi e tutte le associazioni ritenute sovversive, compresi i circol i parrocchiali, sospese e i loro dirigenti avviati ai tribunali militari dove si ebbero pesantissime condanne2• . Travolto dalle conseguenze politiche di questa sciagurata repressione, il governo Di Rudinì si dimise subito dopo. Come consuetudine sabauda per superare le emergenze, il re Umberto I si affidò ad un "governo della spada", ovvero presieduto da generali . Il generale Pelloux che assunse la guida del Ministero in quel momento di difficoltà era, come tutti i venici militari, un fedele del re, ma godeva anche di una fama cli moderazione e buon senso che servì ad accredjtarlo presso l'opinione pubblica scossa dagli avvenimenti . La sua idea di fondo era non troppo dissimile dal disegno crispino di "nazionalizzare" le masse attraverso una azione cli governo decisa e poco riguardosa delle procedure parlamentari, ma nella quale fossero coinvolti anche g li esponenti dei partiti della sinistra, in nome di una modernizzazione rapida delle strutture del paese. 11 suo programma di governo era rappresentato eia un complesso eterÒgeneo, ma tutt'altro che insolito, di provvedimenti autoritari, come la militarizzazione dei ferrovieri e la limitazione della libertà di stampa, ed altri di impronta solidaristica e anti-affaristica, che colpivano gli interessi di alcuni grandi oligopoli, come gli zuccherieri e i cantieri navali. Era la ricetta che avrebbe dato eccellenti frutti negli Stati Uniti per iniz iativa de.l presidente T heodore Roosvelt25 • Pel.loux aveva quindi dapprima tentato una politica p iù conciliante con l'opposizione social ista e repubblicana, varando un'amnistia e coinvolgendo nel governo alcuni
'' S. ROMANO, Storia d'lralia dal Risorgirn.e1110 ai noslri giorni, cit.. pp. 153- 155. ORESTE Bov10 , Scoria dell'Esercito itali ano (1861- 1990) Roma, USSME, 1996, pp. 158-160. "ALLAN NEVINS, 1-IENRY STEELE COMMAGER, Storia degli S1a1i Unili, Torino, E inaudi, 1961 , pp. 366-384.
STRUMENTI DI 11/Ct.RCA
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esponenti della S inistra; aveva riaperto anche il d ialogo con la Repubblica francese, riuscendo a chiudere il duro confronto doganale inaspritosi durante il ministero Crispi26 . Tuttavia la sua azione non fu efficace: costretto alle dimissioni a causa della fotte resistenza parlamentare nei confronti del suo secondo governo, connotato in maniera assai più conservatrice del primo, Pelloux, si vide battuto anche alle urne, dalle quali sperava di essere legittimato e dove invece la coalizione che lo sosteneva fu fo1temente ridimensionata, e dovette a sua volta cedere il passo. La crisi sembrava senza sbocco. L'omicidio del re Umberto 1, avvenuto a Monza nell'agosto dell'anno 1900, fu quasi certamente la reazione degli anarchici alla repressione cli Milano, un atto che aveva lacerato gravemente il rapporto fra la Monarchia e le classi subalterne . L'ascesa al trono d i Vittorio Emanuele 111 segnò fin dall'inizio un notevole cambiamento nella politica estera e interna ciel regno d'Italia. La prima visibile novità del nuovo regno fu la sostirnzione del governo di Giuseppe Saracco , un vecchio notabile piemontese succeduto a Pell9ux , con uno guidato dal riformista Giuseppe Zanardelli, patriota e combattente delle dieci giornate di Brescia . Tale passo, non privo di positive ripercussioni sul piano nazionale, ebbe una propria risonanza soprattutto nell'ambito clell' alleanza con gli Imperi centrali2;. Zanardelli infatti era un convinto anti-germanico, e soprattutto non nascondeva una profonda insofferenz a per l'Austria degli Asburgo. Secondo il ministro di Francia a Roma egli era persino "incapace di resistere al piacere di offendere l'Austria"28, ecl in questo il capo ciel governo aveva una involontaria quanto puntuale sponda nel generale Franz Konrad Yon Hotzenclorff, veemente antiitaliano e capo cli Stato Maggiore dell'esercito cli Vienna, che già ai tempi del il tenemoto di Messina propugnerà convintamene un'offensiva preventiva contro l'Italia "alleato infi<lo"29 • Per contro tuttavia, alla W ilehlmstrasse di Berlino era .succeduto al vecchio Bi.rsmarck il suo delfino Yon Bulow, filo -italiano anche per ragioni familiari avendo sposato una figlioccia cli Marco Minghetti, la cui politica si dimostrò indulgente con la mutata situazione italiana. Vittorio Emanuele IJT non era del resto un anti-triplicista, tuttavia era convinto della nece.s.sità cli sganciare in parte l'Italia dal carro austro-tedesco al quale suo padre l'aveva vincolata. La nomina cli Zanardelli in questo contesto aveva un significato che riorientava almeno in parte la politica diplomatica e militare del Regno d'Ital ia in senso più indipendente. L'arrivo di Zanarclelli al governo nel 190 I infatti era stato accompagnato dalla nomina al Ministero degli esteri di Giulio Prinetti , esponente di quella borghesia industriale ciel Nord che aveva sempre osteggiato la politica bellicista di Crispi e la sua continua frizione con la Francia , entrambe gravide di conseguenze negative per la politica economica <lei Paese. Non meno dei socialisti insomma anche la nascente industria italiana ricercava un equilibrio politico che le consentisse d i beneficiare col massimo profitto cli quella grande rip resa economica che, con maggior acume del mondo politico, gli ambienti finanziari sentivano prossima. L'azione del governo Zanarde lli si resse dunque su questa inedita alleanza di intenti fra una sinistra socialista ed una destra industriale entrambe propense ad inaugurare un nuovo corso nella politica italiana. All' atto del suo insediamento Prinetti trovò un'intesa segreta siglata dal precedente ministro degli Esteri Visconti Venosta con la Francia, con la quale si riconoscevano i rispettivi interessi sul Marocco e sulla Libia. Si trattava di una parziale sconfessione del patto che legava
" E. RAGIONIER! , [talia giudica/a 1861-/945, cit., pp. 385-386. " E. R AGIONIERI, lta/ia giudicata 186/ -/ 945, cit.. pp. 323-327. " INORO MONTANELLJ , Storia d'Italia. voi. VII, Milano, Rizzoli, 1975 , pp. 267-235. ,., MARIANO GABR IELE, La./ìw11iem nord -occidenwle dal /861 al 1915, Roma, USSME, 2005, pp. 241 -235 .
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BOLLE/TINO /)l:l,l,'ARCHN/0 /J EU.'UFF/CIO
Sro,uco
f Roma a Vienna e Berlino, il quale era stato ratificato, almeno dal punto di vista italiano , in funzione prettamente antifrancese. Malgrado il patto fosse segreto, il raffreddarsi dell'alleanza fra l'Italia e la Germania era stato avvertito a Berlino e a Vienna chiaramente. Se in Austria il solito Konrad propose l'ennesima offensiva punitiva contro l'Italia , il cancelliere Yon Bulow, rispondendo al Parlamento, assolse l'att.eggiamento italiano dicendo che "un marito non do vrebbe dare in scalmane se la moglie si concede un giro di valzer con un altro cavaliere" . Prinetti tuttavia, forse incoraggiato dalla tolleranza tedesca, cercò di rendere ancor più sottile il legarne fra l'Italia e i due Imperi Cenw1li, chiedendo loro una revisione del trattato in senso puramente difensivo. Stavolta la reazione, anche quella tedesca, fu irritata, e di questa lacerazione interna alla Triplice fo pronta ad approfi ttare la Francia)<). Dal I 898 infatt.i a Roma era stato inviato da Parigi un diplomatico di grande abi li tà, Camille Barrére, col preciso incarico di recuperare i rapporti col governo di Roma31• Il ministro degli Esteri Prinetti, che d'accordo col capo del Governo Zanardelli aveva deciso di sanare la frattura con Parig i, nel 1902 firmò un accordo segreto con il suo collega francese, col quale , in cambio dell'assenso ad una azione italiana in Libia, l'Italia si impegnava ad astenersi da ogni guena con la Francia anche ove fosse stata questa a dichiararla, salvo che vi fosse giustificata da qualche provocazioné 12 • La svolta filo -italiana del governo francese nascondeva dunque u n disegno cli cui Barrére fu un accorto esecutore, ovvero la convinzione che una volta cessato lo stato cli palese ostilità nei confronti della Francia, incombente sull'Ital ia tanto dalle Alpi che dal Mediterraneo, le energie diplomatiche e la politica militare dell'Italia si sarebbero rivolte fatalmente verso le terre irredente ed il tradizionale nemico austriaco. Anche il benestare francese all'espansione italiana in Africa settentrionale nascondeva la volontà di accontentare la ambizione italiana in Mediterraneo per consentirle cli rivolgersi ven;o i B alcani, dove l'Italia si sarebbe ancora trovata fatalmente di fronte l'Austria. Lo stesso Barrère si disse convinto, a proposito del nuovo corso della politica balcanica italiana che, prima o dopo, Italia e Austria si sarebbero scontrate13 • l fatti non tardarono a confermare le previsioni del diplomatico francese: il successore di Prinetti, Tommaso Tittoni, nonostante fosse ritenuto un filo-tedesco, inaug urò fin dal 1903, una politica balca1ùca in aperta contrapposizione all'Austria , basata sulla penetrazione in Albania , dove Vienna andava eia tempo tessendo una propria trama nella speranza cli puntellare una amministrazione-fantoccio sul tipo di quella che le aveva consentito di annettersi la Bosnia34 • La 1ì ·iplice dunque non esisteva più nei fatti, ma solamente nei trattati che persistevano solo perchè, parole di Tommaso Tittoni, "nessuno voleva scomodarsi a mandarli in protesto"35 •
1..4. Il triplicismo e il decennio giolittiano Giovanni Giolitti aveva fama di intendere la politica estera come l'aveva intesa Depretis, ovvero come una incombenza marginale rispetto ai problemi del Paese, una materia da lasciare ai diplomatici di professione, e almeno fi no alla guerra di Libia nel 1911, egli si comportò in modo da non contraddire questa impressione. Anche l' altro grande arbitro della politica estera nazionale, il re Vittorio Emanuele , se ne teneva apparentemente del tutto distac-
" G. VOLPE, Storia dell 'Italia moderna, cit., pp. 124-125235. "GJOVAKKI A NSALDO, Gioii/li , il minisiro tiella lnw11a vita, Firenze. Le lettere, 2002, p. 180. ,, S. R OMANO, L'Italia del Novecento , cit., pp. 308-309. '' Ibidem , p. 18 1. " A NTONELLO B 1,,G1K1, l'ltolia e le guerre balcaniche , USSJ\1E, Roma, 1990, p. 60. " l. MONTANELLI , Storia d'Jtalia, cic., voi. VII, p. 270.
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cato. In realtà, tanto Giolitti che Vittorio Emanuele influirono decisamente sulla politica estera, seppure rinunziando al presenzialismo spesso confuso dei propri rispettivi predecessori. Entrambi comunque, non erano ossessionati dal problema dell'aggressione straniera, né erano per nulla sensibili alla retorica risorgimentale, e quindi non avevano alcun preconcetto anti-austriaco. Dotati di un'indole sistematica e calcolatrice, tennero il Paese al riparo dalle decisioni avventate e dai bruschi rivolgimenti dei tre decenni precedenti; fedeli alla Triplice, tuttavia fecero sempre intendere agli alleati che "anche con l'alleanza si va di qui fin qui"3<•. Inoltre, il re e Giolitti, benché non contrari ad una pol itica di espansione, erano solidamente convinti della necessità di irrobustire le finanze dello Stato e dei cittadini, prima ancora che le fortezze e le divisioni. Nel 1906, due anni dopo il ritorno dello statista di Dronero al potere, il bilancio era ancora gravato dal gigantesco debito di 8 miliardi cli lire, con un aggravio di 400 milioni annui di interessi, ma già dall'anno successivo la gigantesca cifra cominciò a r.idursi, ed il credito dell'Italia presso la finanza europea, crebbe. Si aprì dunque un periodo di relativa calma sia all ' interno che all'esterno del Paese, che coincise con un netto miglioramento della economia nazionale ed internazionale. Ma la situazione tornò tuttavia a farsi turbolenta sul piano politico nel 1905 , quando il Kaiser decise di opporre nuovamente alla penetrazione francese in Marocco tma propria politica di espansione in Africa settentrionale. Sbarcando a Tangeri, una città marocchina con uno status di porto franco, egli dichiarò l'interesse tedesco al destino del Marocco , e la sua decisione a contrastare le ambizioni francesi. La Francia si oppose, appoggiata dall'lnghilte1rn, mentre dalla paite della Germania si schierò l'Austria e, più tiepidamente, l'Italia. ln quel momento al governo non sedeva Giolitti, ma il suo rivale Sidney Sonnino, ispiratore ciel "neocrispismo" di Pelloux, ed agli Esteri era insediato un triplicista convinto, il marchese Antonino cli San Giuliano. Tuttavia alla conferenza ciel 1906 ad Algesiras, nella quale si decise il destino marocchino, il delegato italiano fu Emilio Visconti Yenosta , già ministro e accorto d iplomatico, molto diffidente dell' avventurismo guglielmino. Visconti Venosta giocò una partita abile, non spendendosi a favore della Germania ma assumendo un ruolo di mediazione che formalmente si allineava con lo spirito della conferenza, e non sconfessava un governo triplicista come quello di Sonnind'. Il Kaiser fu estremamente contrariato dall'atteggiamento italiano ed avrebbe voluto una immediata denuncia della alleanza con l'Italia che infatti però fu l'Austr ia a voler rinnovare ancora. Vienna stava infatti preparando l'annessione della Bosnia, e voleva evitare rotture clamorose alla vigilia di questa delicata operazione38 • Le oscillazioni della pol itica italiana vanno dunque inserite in un quadro piuttosto articolato, in cui anche la diplomazia austriaca aveva già ampiamente disatteso gli impegni presi con l'Italia, progettando l'annessione della Bosnia-Erzegovina, nel settore balcanico, per cli più prospiciente l'Adriatico, che si era impegnata a non modificare senza preavvertire l'Italia, che se ne sentì minacciata. Cessato lo stato di ostilità fra Francia e Italia, cli fatto erano cessate anche tutte le ragioni che tenevano l'Italia legata all'alleanza austro-tedesca, ed erano riapparse tutte le contraddizioni che la opponevano alla politica e agli interessi di Vienna.
6 ' G . A NSALDO, Gioliui, ci, ., p. 182 . " "Nella Bibbia è seri/lo che nessuno può servire due padroni: iantomeno ire, l'/nghilerra. la Fra11cia, la Triplice . Ne risulta che l'Italia sia con il gruppo a11glo-gallico. Faremo bene a tenerne conto . Questo alleato se ne va i11.f1.11110" . Cfr. S . Ro~t.i.No , L'fralia del Novecento , cit., p. 329. " S. ROMANO, S10ria d 'Ita lia dal Risorgimento ai nostri giomi. cii:., pp. 190-1 9 1.
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BOLLt.TrJNO DELL'ARCNJV/0 DEU'UFFJC/0 Sron,co
f L'annessione austriaca della Bosnia ebbe un effetto paragonabile a quello della Tunisia eia parte della F rancia nel 188 I . Le piazze italiane si riempirono di violente dimostrazioni antiaustriache, e antigovernative, alle quali fece seguito lo scioglimento del governo 1'8 febbraio 1909. Le elezioni del marzo 1909 confermarono Giovanni Giol itti alla guida del governo, ed il prudente Tommaso Tittoni fu ancora ministro degl.it Esteri. Tuttavia lo stato d'animo del Paese era cambiato e con questo l'equilibrio politico e uropeo, che ora vedeva I' Austria isolata e guardata con sospetto a causa della sua rampante politica adriatica. TI primo L'effetto di questo cambiamento fu Ja f irma, da parte ciel mitùstro Tittoni, di un trattato sui Balcani con la Russia, in chiara funzione anti-austriaca. Di fro nte alle esitazioni del ministro ital iano a firmarlo , dato che il patto triplicista avrebbe escluso che i contraenti potessero accorciarsi segretamente con altre potenze, il russo gli aveva mostrato il testo di un trattato analogo già firmato dall'Austria proprio col governo di S. Pietroburgo. Ciò non impedì comunque che Italia e Austiia rinnovassero ancora la "Triplice" con la Germania nel 1912, impegnandosi in un apposito protocollo a non trattare le questioni balcaniche con alcun altro paese, cioè a tenerne fuori quella Russia con la quale si erano appena accorciati entrambP9 • A modificare la situazione era però intervenuta in quel moment-l) già un'altra circostanza, che spiega questa ennesima conversione triplicista della politica estera italiana ed anche il suo defi nitivo epilogo. F ra il 1911 e il 1912 l' Italia aveva invaso ed occupato, con qualche affanno, le province turche di Tripolitania e Cirenaica-0-0 . Tale evento aveva irritato decisamente la Francia, a causa del rigido blocco navale italiano che infastidiva il commercio francese, e aveva nuovamente riavvicinato l'Italia alla Germania ed ali' Austria, e forse sarebbe cttlminato in un ulteriore raffreddamento con la Repubblica francese, se l'iniziativa italiana in Africa non avesse favorito Jo scoppio della J Guerra balcanica, che aveva po rtato ad un passo dalla guerra Austria e Russia e i loro rispettivi alleati•'. A quel punto, diven ne c hiaro a Giolitti che era assai pericoloso restare ancora bloccati in una alleanza che vincolava il Paese ad una politica aggressiva e piena di incognite come quella austriaca nei Balcani, e non si sbagliava. Di lì a poco sarebbe deflagrato il conflitto mondiale, ma l'Ital ia , era già con un piede fuori dall'alleanza austro-tedesca e con l'altro dentro que lla anglo-francese.
2. IL DIBATTITO SULLA DIFESA DELLO STATO NEGLI ANNI DALUUNITÀ ALLA TRIPLICE 2.1. Principi di geografia militare Nell' ultimo decennio del XIX secolo si sviluppò, all'interno dei cirçoli militari più attenti agli sviluppi de l pensiero scientifico-militare, un dibattito sulla nuovà geografia militare, ovvero sulla scienza che applicava la conoscenza ciel territorio nei suoi aspetti morfologici e geologici allo svolgersi delle operazioni belliche. In quel periodo come è stato sostenuto recentemente: "alla geografia militare si tende a chiedere non solo di far emergere i condizionamenti e le possibilità che il terreno offre all'attacco o alla difesa, ma anche di dettare i condizionamenti della difesa stessa"•2 •
"' E. R AGJONIERl , lialia gi11dicara 1861-1945, cit., pp. 404-408. "' lvi, pp. 409-4 1J. "N. VALER! , La sroria d 'Italia, c it.. pp. 235, 37 1-397. "' FERRUCCIO B o r n, Il pen.l'iero militare e navale i1a/ia110 dalla Rivo/11zio11e fiwu:ese alla Prima Guerra ,'14ondiale , Roma, USSME, 2004, voi. III , tomo I, pp. 759.
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Fino a quel momento la teoria comunemente accetlata era quella definita "idrografica", ovvero che considerava i fiumi l'elemento fisico principale ciel territorio, e suddivideva quest'ultimo nei diversi bacini facenti capo ai principali corsi d'acqua. Porzioni cli territorio note comunemente con altli t.oponimi, venivano quindi indicate nei trattati militari coi nomi dei loro principali fiumi: "Scacchiere del Medio Reno", "Scacchiere ciel basso Oder'', "fronte cieli' Adige", etc. Questo sistema aveva sostituito il precedente metodo cli suddivisione del territorio a seconda dei suoi confini politici, il cosiddetto metodo "statistico". La denominazione non aveva però nessuna attinenza alla disciplina matematica omonima, ma derivava letteralmente ai confini degli "stati", appunto, i quali costitu.ivano anche in ambito militare i limiti di ciascun teatro cli operazioni. Anzi, il vecchio approccio aveva l'ovvio limite cli non tener conto delle reali caratteristiche fisiche del terreno, rendendo difficili le valutazioni generali. Benché i confini nazionali tendessero generalmente a ricalcare gli elementi naturali, erano infatti frequentissime le eccezioni. Una stessa pianura, come in Polon ia, poteva essere divisa fra due stati diversi da una linea cli demarcazione teorica, mentre al contrario uno stato poteva incorporare porzioni cli territorio diversissime fra loro, come accadeva nel caso della Serbia. Anche il sistema detto "idrografico", teorizzato dal francese Lavallè venne tuttavia messo in discussione a partire dal 1893, quando fece il suo ingresso nel pensiero militare europeo la teoria "geologica" d i Nixon, la quale concentrava invece l'attenzione sui massicci orografici. I fiumi infatti suddividevano il terreno in porzioni, ma non sempre rappresentavano un ostacolo uniforme né un discrimine cli carattere geografico. Se il Reno ad esempio, era certo un elemento fondamentale che divideva nettamente due territori differenti., non altrettanto poteva dirsi del fiume Elba, le cui sponde erano piuttosto simili. I grandi massicci montuosi invece si prestavano - secondo questa dottrina - più coerentemente a rappresentare il limite delle diverse zone di operazione, essendo cli per sé degli ostacoli che effettivamente separavano una regione clall'alw1. Il r.ilievo montuoso appariva insomma l'elemento principale del quadro militare, influendo sul movimento dei soldati e dei rifornimenti, oltre che sulla visibilità degli eserciti: le carte militari avrebbero dovuto privilegiarlo e tutte le formulazioni teoriche avrebbero dovut.o adattarsi alla nuova prospettiva. TI maggiore e più drastico sostenitore in Italia cli questa teoria fu il col. Riva Palazzi dello Stato Maggiore, che ne sostenne la validità in diversi interventi nella "Rivista Militare". Un altro pensatore militare dello stesso periodo, il Perrucchetti 4 \ avversava convintamene questo come ogni altro punto di valutazione esclusivistico, che riduceva la disamina del territorio al l' interpretazione di questa o quella scuola. Jn un suo libro del 1884 dal titolo evocativo, La difesa dello Stato , Perrucchetti sosteneva invece un metodo più empirico, che prescindesse eia un criterio generale per esaminare invece le condizioni ciel territorio di volta in volta che le circostanze ponessero il militare a dover operare in un fronte o in un altro. Poteva infatt i darsi un terreno dove un fiume avesse più importanza ciel rilievo orografico, fondamentale invece in un teatro contiguo. Tale metodo , che si affermerà solo più tardi, sarà denominato "ipotetico", basato cioè sull'analisi delle particolari ipotesi operative e non su di una teoria generale. Tale teoria avrà un grande successo soprattutto in Austria , dove ne sarà sostenitore e applicatore l'I-Jaymerle, e si affermerà come prevalente in quasi tutta Europa44 •
'' F. BOTTI , Il pensiero 1nilirare e 11ava/e ita!ia110, cit., pp. 371-455. Ivi, p. 760 M.
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BOLLt:rnNO DELL' ARCHIVIO DELL'UFFICIO STORICO
Sarà il generale Carlo Porro , insegnante alla Scuola di guerra e poi Sottocapo di Stato Maggiore nel primo conflitto mondiale, a sostenere nel 1896 u na ulteriore teoria geo-mi litare, in contrapposizione con le precedentj. Critico come il Perrucchetti della chjusura tetragona delle precedenti teorie "geologica" e "idrografica", che interpretavano alla luce di un solo criterio situazioni diverse, Porro rimproverava tuttavia un relativismo eccessivo alla teoria " ipotetica" , Ja quale poteva risolvere alcuni problemi ma non fornire il criterio per affrontarli. La sua proposta era costituita dal metodo "eclettico e pratico", che, attraverso carte geografiche dettagliate e ricognizioni, analizzava tutti gli elementi del terreno separatamente così da poterne trarre le conclusioni dal lato militare. Più che una negazione del metodo "ipotetico" si trattava insonuna di un suo completamento , che inseriva l'intuizione del Perrucchet.ti - vale a dire considerare un teatro particolare .in tutti i suoi elementj piuttosto che un particolare fattore attraverso cui esaminare tutti i teatri - all' interno di un metodo che poteva essere applicato in diverse occasioni. Tutta la dottrina militare italiana, che si sarebbe occupata successivamente della difesa del territorio nazionale, dalla Commissione del 1882 all' entrata in guerra dell 'Italia, avrebbe risentito soprattutto di questa impostazione: le diverse zone della penisola, l'Italia continentale e quella peninsulare e insulare, sarebbero infatti state considerate singolarmente, come scacchieri separati di un potenziale conflitto e affidate quindi a strutture diverse45 • 2.2. Scuola francese e scuola prussiana Fin dalla metà dell'Ottocento, fra gli autori italiani cli dottrina militare si diffuse I' influenza della corrente di pensiero di derivazione prussiana, che si anelava a innestare su di un esercito per tradizione e cultura vicino piuttosto al mondo militare francese. Questo modello " prussiano", che era alla base di contemporanee riforme in Turchia e negli Stati Uniti, fu in seguito applicato anche al giovane esercito italiano fra il 1873 e il 1876, realizzandone una decisa modernizzazione della struttura, sul modello ideato dal generale Cesare Ricotti Magnani, ministro della Guerra fra il 1870 e il 1876. L'intento fu quello di creare un esercito più piccolo e meno costoso, che però fosse affiancabile in breve tempo eia una grossa forza di riserva rapidamente mobilitata. In tal modo si sarebbe ottenuto un esercito numeroso, in grado di opporsi in condizioni di superiorità anche ad un invasore più forte, ma piL1 lento a organizzarsi e a muoversi"6 • Neanche la scuola francese dal canto suo pretendeva più , come nel secolo XVITI, di impostare sulle fortezze l' intero sistema di fensivo dello Stato, essendo ormai gli eserciti così numerosi da potersi permettere l'agio di assediare una città e continuare allo stesso tempo le operazioni. 1 francesi propendevano piuttosto per la creazione di un grande esercito di professione che si appoggiasse a robuste fortificazioni sia a ridosso della f~ontiera che nell' interno del paese. Queste piazzeforti avrebbero consentito di fronteggiare l'ipotetica invasione nemica dando tempo all' esercito di mobilitarsi , e avrebbero potuto servire da appoggio per condurre l'offensiva o ripiegare se sconfitti'' 7• Era ovvio dunque che, dove la dottrina francese richiedeva spese ingenti per un gran numero di fortificazioni, quella prussiana privilegiava invece la costruzione di un efficiente
"' [vi, pp. 744-750.
Breve storia dell'esercito italiano , Torino , Einaudi, 1978, pp. 84-89. ILARI , Storia del Servizio militare in lwlia , Società pol igrafica ed itrice, 1990, pp. 115- 134 . • , A LESSANDRO R ARllf. RO, La guerra dal medioevo a Napoleone , Roma, Carocci, 2003, pp . J00-101.
"' GIORGIO ROCHAT, GIULIO MASSOBRIO, GILIO
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apparato di mobilitazione, fondato soprattutto sulle ferrovie. Uomini e mattoni contro uomini e locomotive. Benché i due sistemi fossero piuttosto differenti nella loro concezione, non si ebbe mai una vera e propria opposizione polare fra le due scuole: entrambe infatti erano debitrici l'una all'altra di diversi elementi, e le rispettive evoluzioni, che si succedettero nei decenni, attinsero sempre reciprocamente alle diverse innovazioni. Quando mezza Europa prese a modello le riforme prussiane di Schamost e Gneisenau del primo decem1io dell'Ottocento, a sua volta la nuova impostazione prussiana si era formata attingendo numerosi elementi dal model.lo dell'esercito napoleonico. Ma anche l'esercito di Napoleone era stato largamente influenzato nella sua organizzazione dallo studio che il suo creatore aveva fatto dell'esercito prussiano di Federico II. La maggior parte degli esperti in dottrina militare prese dunque da ciascuno dei due pensieri militari un certo numero di spunti, cercando di adattarli alla contingenza dei propri problemi4R. Nel caso italiano la simbiosi tra i due sistemi fu dovuta anche alla particolare situazione dell'esercito sabaudo, e poi italiano, al momento della riforma del generale Lamarmora. L'esercito del Regno di Sardegna era infatti reduce dalla sconfitta del 1848 contro l'Austria, che ne aveva evidenziato la arretratezza e la eccessiva lentezza negli spostamenti persino contro un esercito solido ma tradizionalmente antiquato come quello asburgico. Si imponeva dunque una parziale riforma dello strumento militare piemontese, e soprattutto un ridimensionamento che ne rendesse più sostenibile il costo per un te1Titorio piccolo come quello ciel regno dei Savoia. Il motivo costante della politica militare piemontese era sempre stato la difesa dal versante alpino , verso la Francia, e l'espansione verso i domini austriaci della Lombardia, un tema che rimarrà immutato fino al 1915. Queste due necessità avevano portato all'edificazione di un certo numero cli munite fortezze come Asti, Cuneo, Casale e soprattutto Alessandria, ed al mantenimento qi un relativamente numeroso esercito permanente. Questo tipo di esercito si era rivelato fin dalla fine del XVIII secolo poco gestibile ed eccessivamente costoso per le sue dimensioni. La prospettiva politica cavouriana tuttavia, aveva previsto che la prossima guerra sarebbe stata combattuta dal Piemonte a fianco della Francia, e pertanto aveva reso superfluo un apparato militare molto numeroso. Lamarmora mirò dunque a ottenere un esercito piuttosto piccolo, modernamente armato, e concepito come uno strumento offensivo in conflitti di breve durata. Il collaudo del nuovo esercito avvenuto in Crimea ne aveva fornito una buona prova soprattutto dal lato organizzativo e la successiva guerra contro l'Austria, benché combattuta essenzialmente dalla Francia, non aveva evidenziato particolari pecche. L'avvenuta unità d' Italia tuttavia aveva posto i vertici militari piemontesi di fronte a nuovi problemi , fra i quali la necessità di adattare uno strumento militare concepito per servire un piccolo stato pede montano alle necessità di una nazione che era una lunghissima penisola protesa nel Mediterraneo, un mare, tra l'altro, che la maggioranza dei soldati piemontesi aveva visto la prima volta imbarcandosi per la Crimea. Tre eventi influirono decisamente sulla successiva evoluzione dell'esercito ormai italiano: la lotta al brigantaggio meridionale, le sconfitte nella terza guerra cli indipendenza e la presa di Roma nel 1870.
"'' Ivi , pp. 18-2 1.
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B0LlE1TIN0 DELL'ARCHIVIO Dt.L1}/J1-·nc10 STOIIICO
In primo luogo, la lotta al brigantaggio, sarebbe stata solo il p1imo dei molti durissimi impieghi dell'esercito in operazioni di polizia e ordine pubblico della storia unitaria, una prassi che non avrebbe giovato né al morale né alla popolarità dell'esercito unitaiio, e che anzi lo avrebbe costretto ad escogitare macchinose procedure di reclutamento e mobilitazione. La necessità di impiegare spesso i soldati per reprimere i d isordini sconsigliava cli attuare il meccanismo che era uno dei punti cli forza del sistema prussiano, ovvero l'assegnazione di ogni reggimento alla guarnigione di una provincia dove reclutare, anno dopo anno, i coscritti, i qual i, oltre ad essere mobilitati con estrema rapidità, erano anche inquadrati in reparti uniti da un certo cemento localistico identitario. Questo sistema, che con le truppe alpine avrebbe dato eccellenti risultati, non poteva però essere esteso all'intero esercito: "se lo attuassimo" disse un generale piemontese "non passerebbero sei mesi e i reggimenti romagnol i darebbero i pronunciamenti""9 • J soldati italiani reclutati in una provincia, sarebbero stati quindi mobilitati ed addestrati in un 'altra e impiegati in una terza, comportando le lungaggini ed il notevole apparato burocratico per mettere in pratica un simile procedimento50 . In secondo luogo, le sconfitte contro l'Austria nel 1866 avrebbero minato in modo quasi irrepai·abile la fiducia della nazione e dei politici nelle forze armate, causando nei ve1tici militari un complesso cli inferiorità misto a volontà di rivalsa che li avrebbe portati a sbagliare spesso la valutazione delle necessità militari ciel paese e le sue reali possibilità. ln ultimo, l'annessione di Roma aveva provocato la rottura e:on la Francia, che, sebbene indebolita, incombeva sui confini occidentali, mentre su quelli orientali era rimasta l'Austria degli Asburgo, nemico secolare, legato anch'esso al papato. In queste condizioni , il timore cli una aggressione non era del tutto infondato, ma i mezzi disponibili per attendere alle difese ciel paese erano assai scarsi5 '. L'Italia restava nell'immaginario della cancellerie europee " il paese del disavanzo", la nazione che era nata oberata dai debiti fin dai primi giorni, e la politica cli rigore imposta dai governi della Destra per sanare questo dissesto lasciava ben poco spazio anche alle esigenze dei militari 52 • In questo clima di insicurezza latente e di estrema limitatezza di mezzi, i vertici militari e politici dovettero presiedere alle minime esigenze della sicurezza dei confini nazionali, e ciò prevedeva soprattutto la protezione delle città più importanti della nazione, Torino, Milano, Venezia, Roma e Napoli. Una Commissione suprema di difesa fondata fin dal L859 aveva già prodotto nel 1862 un programma di fortificazioni per l'intero Regno che però nel 187 l. appariva già datato. Acquisiti Roma e il Veneto la situazione generale, inoltre, si era ulteriormente complicata. Infatti l'Esercito e la Mar.ina avrebbero dovuto ora provvedere alla protezione di una regione come il Veneto in cui era incuneato il saliente montano ciel Trentino, dal quale le armate austriache sembravano poter sboccare facilmente dalle montagne s1~Vynezia. Quanto a
,. Cfr. G. RoCHAT, G. M,\SSOBR IO, Breve storia dell'esercito Ìt(l/iano, cil., p. 92. Tuttavia, un osservatore come Sylva Viviani, pseudonimo di Felice Martini , un ex-ufficiale dell'esercito che attuò da posizioni socialiste una accesa polemica contro il conservatorismo e il reazionarismo della casta militare piemontese, ri levò che ad opporsi al reclutamento regionale erano maggiormente gl i stessi soldati.e le stesse comunità, temendo ]e.che conseguenze di una eccessiva mortali tà di un reggimento in caso di guen-a colpissero in modo part.icolare alcune province piuttosto che altre (F. BOTn, Il pensiero miliwre e navale, cit., pp 965). Cfr. V I LARI , Storio del servizio mi/i,are in //a/i(I , Centro militare di studi strategici. Rivista militare. Roma 1990, voi. Il, pp. 230-235. "' SERGlO Ro~'fANO, La quarta sponda, Milano, Longanesi, 2005. p. 94. "B. CROCE, S10ria d'Italia dal 1871-1915. cit., p. 17. "FORTUJ\'ATO M1NNJTJ, Esercito e politica da porta Pia alla Triplice (1/lecmw, Roma, Bonacci, 1984, pp. 38·40.
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SrnUMENTf DI RfCF;RCA
Roma, la capitale era da sempre una città piuttosto vulnerabile. Posta a poca distanza dal mare essa si presentava aperta alla aggressione da parte di una forza sbarcata ad Ostia o a Civitavecchia, come aveva già dimostrato la breve esperienza della Repubblica romana, quando un contingente francese aveva potuto agevolmente approssimarsi alla città e una volta conquistato il monte del Gianicolo, dal quale si dominava l'abitato, ottenere la resa dei difensori;;,. Al contrario della maggior parte degli altri paesi europei, in cui il territorio aveva una "profondità" tale da separare la zona di operazioni dal retrofront.e, l'ItaJ.ia si trovava per la propria configurazione longilinea e peninsulare con ogni punto del territorio nazionale piuttosto vicino a qualsiasi ipotetico fronte di combattimento. Riassume efficacemente Rufio: "La conformazione geografica de ll' Italia è tale che i suoi confini te1Testri si presentano molto forti specialmente verso occidente[ .. . ] ma estremamente vulnerabil.i nel loro sviluppo costiero , tanto da esporla a possibili attacchi dal mare che avessero il chiaro intento di isolare l'esercito dalle sue naturali fonti di rifornimento situate lungo t11tta la penisola ed in particolare al centro-sud"'•.
Un nemico dotato di mezzi potenti avrebbe potuto concertare un attacco per via di terra con una spedizione navale in grado di portare una minaccia al cuore stesso della nazione. A favorire questa prospettiva stavano sia la conformazione della costa dalmata ed istriana, una frastagliata distesa dj isole e insenature, nella quale poteva organizzarsi e partire nella più completa sorpresa una operazione contro le coste italiane, sia la presenza francese in Corsica, che intrnduceva nel "lago italiano" del Tin eno la minacciosa presenza delle basi naval i francesi di Bastia e Bonifacio, da cui agevolmente si poteva minacciare la Sardegna, Livorno, e lo stesso porto di Civitavecchia, poco distante da Roma55 • La condizione delle difese ereditate dagli Stati preunitari poi, era desolante. Se gli scacchieri occidentale e orientale potevano valersi almeno del le opere di fortificazione che austriaci e piemontesi avevano allestito e curato in tutto il settentrione, tutto il territorio transpadano era stato amministrato per secoli da potenze che non avevano prestato grandi cure alla propria difesa verso l'esterno. Gli ex Stati papati avevano lasciato le due principali fortezze, Ancona e Civitavecchia, in una situazione piuttosto disastrata, mentre il resto delle apparecchiature difensive era persino inesistente56 • Nello stesso grado di arretratezza erano le difese fortezze dei Lorena di Toscana, mentre migliore era lo stato delle fortezze dell'ex-Regno delle Due Sicilie. Qui alcune " piazze" si trovavano in uno stato di totale abbandono, ma altre, Messii1a, Capua , Nola, Civitella, Gaeta, erano più che decorose per l'epoca in cui erano state costruite, anche se la loro struttura rivelava come fossero state concepite più per fare fronte ad un nemico interno che ad un invasore esterno5' . Nel complesso dunque, l' idea di dover fronteggiare un confronto armato, soprattutto con una nazione dotata di una marina efficiente come la Francia, doveva apparire come una avventura poco felice. Le preoccupazioni ciel governo da poco installato a Roma erano inoltre accentuate da alcuni avvenimenti particolarmente clamorosi che si erano verificati in Europa.
" PIERO PJ ERJ, S1oria miliwre del Risorgimemo, Torino , Einaudi,
l962, pp. 427-434.
' ' MAURIZIO RUFFO, L'Italia nella Triplice Alleanza: i piani oper(Uivi de.Ilo SM verso l'i\ustria-Unglwria dal 1885
al 1915, Roma, USSM E, 1998,p. lll . ·" FLAVIO Russo, I.a d!fèsa costiera <le/ Regno di Sardegna dal XVI al XIX secolo , Roma,
USSME 1992: ID., I.a di-
fesa costiera del Regno di Sicilia dal XVI al XIX secolo, Roma, USSìvlE. I994. " {D., Lei difesa cos1iera dello Staio Pomijicio dal XVI al XIX secolo, Roma, USSME, 1999. " In., La difesa cos1iera del Regno di Napoli dal XVI al XIX secolo, Bari, USSME. 1989.
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BOLU:;f' T/NO Del l 'ARC/1/VIO veu: UFFIC/0 ST()f/JCO
Appena pochi mesi prima della presa di Roma eia pa,te degli italiani, il crollo della Francia ciel Secondo Impero aveva esercitato una forte impressione su tutti gli ambienti militari europei. Benché la potenza militare prussiana non costituisse una novità, nessuno, al momento dello scoppio della guerra, avrebbe previsto che le armate di Moltke potessero schiantare con tale vertiginosa rapidità l'apparato militare più potente d'Europa, sopravanzandolo in velocità, espugnando o costringendo alla resa fortezze con centinaia di migliaia di uomini , investendone persino la capitale ed infine forzandolo ad una resa umiliante. TI collasso cli uno degli stati più potenti del mondo fu un vero shock per tutti i governi europei, soprattutto le monarchie registrarono con estrema preoccupazione almeno due fattori imprevedibili. Innanzitutto la repentina trasformazione della disfatta militare in crollo nazionale, la deposizione dell ' imperatore, e la guerra civile, con l'esplosione della comune di Parigi e la sua conseguente repressione da parte ciel generale Gallifet. ln secondo luogo era ormai lecito porsi diversi interrogativi circa l' uti lità delle costosissime città fortificate, tramutatesi in altrettante autentiche trappole per iutere armate francesi. Metz, Strasburgo, Seclan, la stessa Parigi e tutte le altre fortezze di cui la Francia occidentale era ricca fin dai tempi del Re Sole e del suo architetto militare Vauban , non avevano rappresentato un grande impedimento per le divisioni prussiane e le loro moderne artiglierie , che le avevano sistematicamente isolate e costrette alla resa in breve tempo;8 • È ancora oggi oggetto di disputa se l'eccessiva fiducia nelle fortezze sia stata la causa ciel crollo francese o se anzi la presenza delle piazzefo1ti abbia consentito alla Francia di durare qualche settimana in più . Senza dubbio, e questa dovette essere la conclusione di molti militari anche allora , il fortificare anche con tutte le cure i propri confini non era necessariamente una garanzia cli sicurezza in nessun modo, almeno se non si aveva dietro le spalle delle fortezze un esercito in grado cli riunirsi, muoversi e combattere con coordinazione ed efficacia. Soprattutto il grande sviluppo delle artiglierie metteva gli eserciti in grado di sviluppare un enorme potenziale aggressivo sulle città nemiche, la cui progressiva distruzione, con le conseguenze su.i civili che si possono immaginare, costrillgeva i presidi alla resa in un tempo più o meno breve, ma comunque limitato59 • D'ora in avanti - era questa la valutazione degli esperti - chi avesse voluto fo1tificare una città avrebbe dovuto baciare soprattutto a impedire che le mtiglierie nemiche si avvicinassero tanto eia poter colpire le zone abitate della città. Niente più bastioni o mura fo1tificate, ma piuttosto trinceramenti e linee avanzate di fortilizi bassi e separati, muniti a loro volta di artigl ieria e possibilmente ciel nuovo ritrovato che i francesi non avevano sfruttato, ma che avrebbe avuto un successo enorme nei decenni seguenti: le mitragliatriciw.
'
2.3 . La commissione del 1871 Già una "Commissione per la Difesa Territoriale", nominata il 23 febbraio 1862, operava nell'ambito della difesa dello Stato, tuttavia, per redigere un progetto di fo1tificazioni per il Regno d'Italia che tenesse conto anche degl i ultimi sviluppi , venne istituita nel 1871 una
" FRANZ HERRE, Bismarck. Il grande conservatore, Milano, Mondadori, I994, pp. 253-254. ,. A proposi I.o de11·assedio logorante cui aveva souoposro Parigi Bismarck affermò: "Possiamo attendere finchè non abbiano mangiato i loro cani e i loro bei gatti a pelo lungo". È bene aggiungere tuttavia che il generale Von Moltke era assai più scettico circa la possibilità di costringere alla resa Parigi solo grazie ad un assedio martellante. lvi, pp. 269-270. ~• Campo trincerato, in Enciclopedia miliwre , Roma, Edizioni Il Popolo d'Italia. p. 612. PIETRO MAR..WIGNA. L'arte della guerra, Roma, USSME, 1982, Ili voi., pp. 176- L89.
STRUM/5/'• ffl DI RICERC,1
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nuova commissione, la "Commissione permanente per la Difesa dello Stato", in cima alle cui priorità era stata posta la necessità di proteggere Roma6 1 • Quando si trattò di decidere l'assetto difensivo della penisola e soprattutto della città cli Roma la commissione ispirò gran parte delle proprie conclusioni alla luce delle novità suggerite dalla guerra franco-prussiana. Nella relazione ciel 2 agosto L87 I l'Italia venne divisa in due scacchieri generali, uno continentale e uno meridionale, separati, secondo la teoria della scuola "geologica", dall' Appennino tosco-emiliana62 • A sua volta lo scacchiere settentrionale fu suddiviso in altri due, uno occidentale, dal confine svizzero-austriaco a Ventimiglia, e uno orientale, dallo stesso confine a Latisana, sul!' Adriatico. Per quanto riguardava la difesa dell'.ltal.ia peninsulare, mancò in effetti un moderno concetto unitario che prefigurasse un "sistema" difensivo. Il te1Titorio fu diviso pressappoco all'altezza di Gaeta in due settori, uno "centrale", con epicentro Roma, e uno "meridionale" con epicentro Gaeta. A loro volta i due settori furono separati longitudinalmente, secondo la linea displuviale della catena appenninica, nelle due riviere adriatica e tirrenica, che rappresentavano anche il fronte di attacco dei due possibili aggressori: la Francia della Terza Repubblica e l'Impero austriaco. Ognuno dei settori, compreso quello continentale, faceva capo a sé stesso; qualora il nemico si fosse impossessato di uno cli essi, l'esercito si sarebbe ritirato negli altri due per riprendere l'offensiva .in un secondo momento. I due versanti del settore peninsulare (tirrenico ed adriatico) furono peraltro considerati in modo differenziato: mentre per quello adriatico si stimarono sufficienti la fortezza esistente di Ancona e quella progettata di Lucera, (quest'ultima con lo scopo di sbarrare il passaggio dalla pianura pugliese a Napoli) , sul versante tirrenico il territorio era esposto a sbarchi e bombardamenti nemici quasi in ogni ptmlo della costa, su cui si affacciavano molte della principali città del paese. La difesa della costa tirrenica divenne quindi uno dei principali punti trattati dalla commissione, che aveva infine deciso di fortificare praticamente lutti i punti potenzialmente vu 1nerabili e di edificare alle loro spalle una solida catena di fortezze fra le piazze di Roma e Bologna: Chiusi, Perugia, Radicofani, Magione"'. La città di Roma fu invece destinata a essere protetta da un ampio sistema di fo1ti, 12 in tutto, a 2 km di distanza l'uno dall'altro, posizionati alla distanza media cli 3 km dalle mura esterne della città a sbarntre le principali strade di accesso"'. In totale l'intero complesso delle fortificazioni, costiere e continentali, avrebbe compreso ben 97 piazze fort ificate, mentre una versione più modesta del progetto avrebbe ridotto a 77 i siti da fo1tificare. Si trattava però di una idea irrealizzabile, anche per una nazione di più ampi mezzi del Regno d'Italia, che in pratica sfuggiva il vero problema che la commissione avrebbe dovuto affrontare: come conciliare il necessario programma cli difesa del te1Titorio nazionale con le scarse risorse disponibili°''.
M ARIO MONTANA RI , Politica e s/rategia in cenro anni di guerre italiane, voi. lii , tomo I, Rom~ , USSME , 1999, p. 767. 62 F. Bo-1T1, Il pemiero mitiwre e navale ilalicmo, ciL, pp. 766-782. 6' F. Bm-r1, Il pensiero militare e navale italiano , c ii. , p. 770. "' MARIO M ONTANARI, Poliiica e sm11egia in cento anni di guerre ilaliane, voi. I , tomo I, Roma, USS ME, 1996, p. 36. "' " La preoccupazione principale è quella di non sbagl iare, perciò si fortifica tutto ciò che è fortificabile" . P IERO PJERI, Le forze annate nell'età della Des1ra , in L'Eserci10 i1alia110 dall'U11iuì alla Grande Guerra, Milano, Giuffrè, 1962, p, 112. 6'
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BOLLl':Tf/NO JJt,U.'AIICNIVIO DF.l.l' UFFICIO STORICO
I costi di un simile progetto erano infatti del tutto insostenibili: 307 milioni di lire in totale, cli cui 182 destinati al settore continentale , e 124 a quello peninsulare. In questa ripartizione spiccavano almeno due dati: il gigantesco stanziamento per la costruzione della base cli La Spezia (30 milioni) e i 22 milioni per i miglioramenti alle basi di Venezia e Genova. Parte relativamente modesta occupava invece l'arco alpino, cui erano destinati 36 milioni , cifra modesta rispetto ai I08 destinati alla difesa costiera. A queste cifre si sarebbe poi dovute aggiungere anche quelle necessarie all 'armamento e la manutenzione delle opere costruite, un conto che non venne neanche quantificato. Una versione ridotta cie l piano, che riduceva a 77 le "piazze" e a 142 i milioni da spendere, conservando tuttavia identica l'idea-guida di fortificare tutto ciò che potesse essere un obbiettivo nemico, fu ugualmente bocciata. Nell 'anno 1876 il generale Ricotti apportò poi un ulteriore taglio al progetto, riducendo a 65 i siti da fortificare e a 90 i milioni eia spendere66 • Anche questo pre ventivo venne tuttavia ritenuto eccessivo, e soli.unente nel 1875 la Camera approvò uno stanziamento di 21 .900.000 lire, che andarono ad aggiungersi a pochi altri fondi g ià stanziati per 1e opere assolutamente indifferibili 61 • Molto presto però forti critiche furono sollevate soprattutto nei confronti del costoso sistema, che venne costruito attorno a Roma fra il 1877 e il 1891, ad opera del generale del genio Giovanbattista Bruzzo, uno dei più convinti assertori della necessità di proteggere adeguatamente anche il settore peninsulare della nazione . Ad assegnare l'incarico al generale Bruzzo era stato il ministro della Guerra, il generale Luigi lVlezzacapo. Quest' ultimo era stato un sostenitore, fin eia p1ima clell 'unificazione, della necessità di edificare un gran numero cli fortezze e campi trincerati su tutto il te1Titorio italiano , perchè riteneva le possibilità cli aggressione via mare accresciute rispetto ai decenni passati. Un invasore, austriaco o francese, riteneva il generale, avrebbe potuto aggirare le difese ciel Paese con uno sbarco in forze, valutato fino a 150.000 uomini. Certo questa impostazione aveva influenzato fortemente i lavori della Commissione al punto che la relazione finale risultò un compromesso tra le idee cli Mczzacapo e le teorie di un altro grande teorico militare italiano ciel tempo, il generale Agostino Ricci. Proprio Ricci nel 1872 scrisse infatti gli Appunti sulla difesa d'Italia , con particolare attenzione alla frontiera nord-occidentale e alla difesa marittima contro la flotta fran cese. Portatore cli un principio " continentalista" della difesa, Ricci consigliò di fortificare il minimo indispensabile, vale a dire Napoli, Gaeta e poco altro, al meridione e di concentrare invece lo sforzo economico e militare principale per difendere e contrattaccare nelle pianure dell'alta Italia, perse le quali la resistenza del Paese sarebbe stata impossibile. Tuttavia anche questa interpretazione non fu esente da critiche da parte dei circoli militari, e il dibattito sulJa difesa dello Stato avrebbe assunto a partire dal 1871 e per it ventennio successivo una intensità notevole6s.
" M. Mol'-TANARI, Politica e s1ra1egia in cenro anni di guerre italiane, cit., p. 36. 1 • "Nella ques1io11e delleforrijicazioni Rico11i incappò quasi subito poco dopo nomi11(1/0 Mi11is1ro (. . .] si tra/lava di far approvare dal Parlame1110 un proge.110 di legge per il fina11 ziame1110 di grandi lavori difonificazione nazionale, già prese11uuo da Ferrero {. . ./ Ricorti si era sempre allenuto ad alcune sue idee fisse. Egli avrebbe volwo, in cm1tras10 con l'altra, prem/e111e, 1endenza militare poche grandi fimificazioni dal nwmeuto che queste gli appari11c11t0 troppo onerose per le casse dello Stato, pericolose per l'uso contro.ffensil'O che ne aFrebbe po1u10 .fiirue l'avversario (una volta che se ne fosse impadronito) e dannose per quella sorta di sfiducia che a parer suo infondeva 1wi comandi miliwri e nella truppa !'vere nelle prossimità del cruento campo di ba11aglia una sicura e comoda piazzaforte presso cui ricoverarsi". NICOLA L i\BANCA, Il generale Cesare Ricotti e la poli1ica milirare i1a/iana dal 1884 cri 1887, Ron,a USSME, 1986, p. 101. ., M. Rurro. L'lwlia nella Triplice Alleanza, cit., pp. 37-39.
STRUM ENTI DI RIC!,RC:!I
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Fra quanti criticavano tanto gli esiti della commissione che le teorie offensiviste e "continentaliste" del Ricci, si distinsero, in particolare, il generale, cx- borbonico e ex- garibaldino, Gerolamo Ulloa e i generali Antonio Ganclolfi e Felice Mattini, le cui osservazioni sarebbero poi state riprese dal colonnello, poi deputato, Araldi. Ulloa rimproverò jntanto alla commissione una eccessiva concentrazione dei dispositivi fortificati nel settentrione e, in generale, un 'ostinazione a voler mantenere in efficienza piazze vecchie e poco utili e persino a costruirne cli nuove, invece di concentrare le risorse su pochi siti ben muniti61' . Gli altTi critici del progetto della comm issione misero in discussione invece la concezione stessa della difesa così come era stata impostata sul criterio di dispersione delle fortezze sul territorio nazionale. Gli avversari di questa dottrina, come Araldi, credevano infatti nella validità delle "regioni foti ifica te", ovvero delle porzionj di territorio facilmente difendibili perché circondate da fiumi o colline, in cui organizzare delle vere e proprie macro-fortezze con un perimetro di centinaia cli chilometri e che potessero ospitare grandi quantità di uomini e rifornimenti. Ipotesi anche questa piuttosto irrealistica, quando si pensi al costo cli una simile realizzazione, oltre che alla sua eccentrica formulazione . Rimasta irrealizzabile la fortificazione generalizzata progettata dai fratelli Luigi e Carlo Mezzacapo , nel 1875 l'Esercito fu il principale responsabile, nella sua componente attiva, della difesa del Paese, mentre .il precedente sistema cli fortificazioni, troppo costoso e incerto nei suoi propositi, rimase un "semplice espediente" per garantire una sicura mobilitazione'0. Potendo contare su un esercito piuttosto numeroso, ma su poche risorse economiche, la politica militare italiana si indirizzò sul principio di costruire poche fortezze indispensabili , affidando il resto del la difesa alle divisioni cli fanti dell 'esercito, non modernamente armate forse , ma sicuramente numerose1 '. Ad una valutazione oggettiva, d ' altronde appare che non era possibile fare altrimenti, daccbè il Regno d'Italia non poteva prendere in considerazione alcuna idea offensiva contro i suoi potenti vicini, né poteva sostenere in quel momento un costoso programma di fortificazione, la cui realizzazione fu rimandata ad un futuro prossimo 71 • Nel 1873, per l'attività di studio e pianificazione Ricotti abolì la "Commissione pennanen.te per la difesa dello Stato" sostituendola·con il "Comitato di Stato Maggiore Generale" quale "corpo consultivo del governo nelle questioni militari". A detto comitato competeva anche lo studio delle linee fondamentali del le difese d'Italia e la formulazione delle conseguenti proposte. Così nel 1874 esso tracciò le " ipotesi di guerra presupponibili", esplicate da alcune memorie presentate al Ministero della Gue1n':S. Nel 1881 -1 882 la creazione dello Stato maggiore e l'accordo la strategia triplicista avrebbero favorito una strategia basata su cli un sistema difensivo permanente semplice, sposato alla strategia dottrina offensiva della Germania imperiale .
"' F. Bon1, Il pensiero milirare e navale iwliano , cit., p. 779. "' P. PJERJ Lejòrze armare nell'età della Des1ra, ci L. , p . 156. ""L'esercito italiano ~chierava ai primi anni '70 circa 200.000 uomini in forza" (cft. G. RtX:MAT, G. MASSOBRJO, Rreve storia dell 'eserci10 ita/ia,w, cit., p. 87). " lvi. p. 89. " "Per altro i progelli di radunata non erano seguiti da veri e propri piani partico lari rillectenti i vari aspelli dell'ipotesi strategica , pr imo fra tutti il piano dei trasporti fen-oviari". M. MOKTANARI, Politica e stra1egia in cento anni di guerre iraliane, cit., pp. 42 -43.
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BOLLEiTINO DEU 'ARCHIV/0 OEl,l,'(/FFIC/0 STORIC:0
f 2.4. La commissione del 1881 Con l'ingresso dell'Italia nella Triplice Alleanza nel 1882 le necessità miljtari del Paese erano aumentate. Oltre a dover onorare gli impegni della alleanza, che prevedevano una partecipazione italiana all.a guerra sul Reno, apparve ancor di più indispensabile predisporre quelle difese che, essendo l'alleanza sostanzialmente anti-francese, sarebbero state necessarie nel caso di una guerra col vicino transalpino. Tanto dai tedeschi che dagli austriaci era stato detto molto chiaramente agli italiani che - essendo l'Italia il socio più debole della compagine - avrebbero subìto in caso di guerra la massima parte della aggressività nemica e avrebbero dovuto fare fronte autonomamente a questa eventualità. Sarebbe stata infatti la vittoria austro-tedesca sul Reno a compensare l'Italia dei danni subiti, come l'invasione del territorio, le città costiere bombardate, la flotta distrutta. Se avesse voluto scongiurare almeno una parte di queste sciagure la politica militare italiana, già largamente improntata alla difensiva, avrebbe dunque dovuto dotare la nazione di una flotta più potente e di un sistema di fortificazioni più moderno . Era dunque necessario compiere delle scelte sugli obbiettivi eia fortificare e coordinare queste scelte con la strategia di mobilitazione dell'Esercito in caso cli guerra . In altre parole 1:>er consentire all'Esercito cli adunarsi e dirigersi al fronte prima che il nemico dilagasse, era opportuno scegliere luoghi che, una volta fortificati, meglio garantissero questa delicata operazione, e in seguito permettessero cli combattere senza la preoccupazione cli un attacco nemico di spalle7". Anche a questo proposito vi furono diverse correnti di pensiero. Alcuni, detti "settentrionalisti" , come il generale Ricci soprattutto, insistettero sulla scarsa utilità cli spendere somme eccessive per fo1tificare anche la regione "peninsulare" del! 'Italia, acl eccezione degli obbiettivi più importanti.. Fondamentale sarebbe stato invece badare alla protezione delle Alpi, scudo naturale delle regioni settentrionali, vero cuore economico e politico della nazione. In una apposita relazione, Ricotti r ichiamava anche l'attenzione sul grave pericolo che gravava sulla Toscana, ritenuta un area assai vulnerabile, ideale per chi volesse aggredire Roma 15 • Di avviso del tutto opposto i " meridionalisti", fra i quali spiccava il generale Nicola Marselli, convinti della importanza strategica delle regioni meridionali, che, se indifese, sarebbero diventate un obbiettivo facilissimo per un invasore, che le avrebbe potute utilizzare come base per risalire eia sud la Penisola76 • Realizzare un progetto per rimodernare ed ampliare l'intero apparato difensivo fu dunque il compito urgente che il Ministero della guerra affidò al comitato di Stato maggiore, rinominato come commissione per lo studio della difesa dello Stato71 . "Nell 'ottobre dell'80 il ministro Milan - avrebbe ricordato Piero Pieri - convoca il Comitato di S. M., Generale e gli affida lo studio di un nuovo piano di fortificazioni che sostituisca quello del '71 rivelatosi cli scarsa utilità. Il Comitato terminerà l'elaborazione nel maggio I 883" 1".
'' Ivi, p. 767. " M. RUFFO, L'Italia nella Triplice Alleanza, cit., p. J22. ;• F. Born, /I pensiero militare e navale ilaliano dalla Rivoluzione francese alla Prima Guerra Mondiale, cit. p. 797. r, "[. ..] Nel co11cre10 caso da noi esaminato , la tradizionale autonomia conquista/a dalle gerarchie militari italiane al/' imerno della classe dirigenie si combi11m,a con l'aflnosfera parlamentare contingente del trasformi.1·1110. Ne sortiva cosi un rapporro fra Esercito e politica non limpido.fatto di manovre e di collimanze, di patteggiamenli e di concessioni in tema di sistema forlificatorio, di orie11tame1110 s/rategico, di rapporti fra le due maggiori f orze armare". N. LADANCA, ll generale Cesare Ricotti, cit., p . 100. " P. PJERI , !,,e forze armate nell'età della Destra, cit., p. 152.
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Nel 1883 la "Commissione suprema di Difesa" produsse, come risultato della propria attività, un piano genera.le di fortificazione del territorio naz ionale . Si trattò di un progetto cli difesa che prevedeva sia l'ammodernamento delle dotazioni di artiglieria, per circa 260 milioni cli costo, che il completamento delle fortificazioni confinarie, costiere e terrestri, per altri 630 milioni. La cifra che il Parlamento potè però autorizzare non avrebbe superato i 240 milioni, cifra poi integrata da altri 100 milioni nel I 885, anno in cui fu varato anche un vasto programma di costruzioni navali79 • Nel piano della commissione le esigenze delle due frontiere tenestri, orientale e occidentale, erano configurate separatamente in due ipotesi generali. T due teatti operativi, in ossequio alla scuola "ipotetica", vennero affidati ciascuno ad un Ufficio incaricato di studiarne tutte le caratteristiche e di redigere appositi piani operativi. Nel caso di guerra contro l'Austria, potenza terrestre, la costa adriatica era considerata relativamente al sicuro da grossi sbarchi nemici, ma assai più grave era il quadro del fronte terrestre, che ·appariva. compromesso dal Trentino proteso verso la pianura veneta e dall'infelice posizione della frontiera orientale, che avrebbe lasciato gli aust1iaci padroni delle vette e gli italiani a valle con un fiu me (l'Isonzo) di fronte. Rispetto a questa situazione la Commissione aveva consigliato seccamente di abbandonare il Veneto in caso di aggressione austriaca, e di u·incerarsi nel vecchio quadrilatero e sul Po, lasciando al nemico anche Venezia. Sulla frontiera francese, al contrario, era stata prevista una resistenza sul versante alpino, appoggiata da congrue fortificazioni , ed un eventuale arretramento fino alle piazzeforti del Piemonte. Ciò sarebbe stato seguito - in questo scenario - da un ulteriore r ipiegamento fi n sull' Appennino, con un appoggio sulla città di Piacenza, che sarebbe stata trasformata in un potente sito fortificato 00 • Anche in questo caso, come Venezia, Genova sarebbe stata sacrificata. Restava poi il vasto ed eterogeneo scacchiere meridionale, al quale erano annesse anche le isole di Sardegna e Sicilia: si trattava di un territorio molto esteso , diviso longitudinalmente nelle due riviere adriatica e tirrenica, fra le quali i collegamenti non erano sempre efficienti. Nel caso di una aggressione francese, magari appoggiata da una insurrezione nel Meridione, ben difficilmente le difese esistenti avrebbero potuto quindi opporre una efficace resistenza8'. T uttavia l'inserimento clell'ltalia nella Triplice, avvenuto nel 1882, faceva contare sulla cessazione del pericolo austriaco e sul soccorso tedesco contro quello transalpil)O . In generale, e come gli stessi alleati austro-tedeschi non ci nascondevano, una guerra contro la Francia avrebbe visto l'Italia potenzialmente vulnerabile ad una invasione. li destino delI'Italia sarebbe stato quello di subire una offensiva francese, sacrificando anche ampié porzioni cli territorio nazionale al nemico. Quando la guerra fosse stata risolta sul Reno, allora al tavolo della pace l'Italia sarebbe stata indennizzata dei danni subiti. Lo strumento militare italiano insomma, non clava all'estero grande idea di solidità~2 • Prop1io in quel periodo tuttavia, l'esercito italiano andava trasformandosi decisamente, aumentando di dimensioni in modo considerevole, innovando , per quanto possibile le proprie dotazioni e riformando anche il proprio vertice. Fin dallo stesso 1882, la nuova funzione, invero piuttosto vaga inizialmente, di capo di Stato maggiore, era stata inserita a pieno
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G. Ron1,xr, G. iVfASSOBR IO , Breve storia dell 'esercito ilaliano , ciL, p.11 3; M. R UFFO , l 'Italia nella.1hplice Al-
leanza , cit., pp. 63-64.
"' Ibidem, pp. 66-67. •• N. L\BANCA, Il ge11ernle Cesare Ricotti, cit. p. 125. •• B. C ROCE, Storia d'/1alia dal 187/-/915, c it., p. 105.
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IJOLLE1TINO DEl.L'AHCHl\110 DELL'UFFICIO STORICO
titolo nell'ordinamento militare italiano, affiancando al ministro, responsabile politico, un referente militare al quale era demandata l'applicazione delle decisioni e delle politiche militari8'. Quando nel 1885 furono aggiunti al testo dell'alleanza degli impegni militari, ciò precluse acl una vera e propria convenzione militare, stabilita dopo il rinnovo della Triplice nel 1887"4 • L'esercito italiano era dunque salito, almeno in parte, nella considerazione delle cancellerie europee, ma il ruolo che gli fu riservato negli equ ilibri dell' alleanza, fu comunque, e forse inevitabilmente, minore. L'"alleato italiano", si sarebbe limitato a di tenere occupate quante più forze francesi possibile, escludendo qualsiasi ipotesi offensiva sul proprio fronte. Se richiesto, avrebbe mandato un proprio corpo di spedizione in ausilio agli alleati 85 • Per tutto il periodo della Triplice dunque, la difesa dello Stato rappresentò, quasi del tutto, l'unico compito dell'esercito e della marina in caso di guerra86 • La difesa del territorio nazionale rimase la priorità assoluta, e la partecipazione alle operazioni cli guerra sull'ipotetico fronte franco-tedesco, venne collocata per lungo tempo dai vertici militaii tedeschi nel novero delle ipotesi remote87 • Tale ipotesi al contrario, fu presa sempre in considerazione dai vertici militari italiani, che prevedevano di inviare in Germania tutte le truppe non occorrenti alla difesa delle coste e del confine alpino, ed integravano questo progetto con la progettazione dei primi piani moderni di "mobilitazione e radunata" in caso di guerra, piani che dovevano essere per necessità concertati con l'opera cli difesa delle frontiere e delle coste da eventuali attacchi nemici volti ad impedire o disturbare questa mobilitazione88 • Il compito di sovrintendere al coordinamento e al corretto svolgimento di queste funzioni , spettava al capo cli Stato maggiore, il quale dovette così costituire una vera e propria struttura burocratica organizzativa, deputata allo studio e alla redazione di piani e relazioni che gli consentissero cli occuparsi simultaneamente dei diversi aspetti ciel proprio incarico, un complesso di uffici dipendenti dall'autorità del capo di Stato maggiore, e costituenti il nuovo "Corpo di Stato maggiore".
3. DISCUSSIONI PARLAMENTARI 3.1. I bilanci della Guerra prima della creazione dell'Ufficio D~fesa 3.1.1. UETÀ DELLA.DESTRA Tradizionalmente, nel Regno di Sardegna e poi in quel lo cl 'Italia generali e ammiragli venivano di frequente ammessi dal Re al Senato ciel Regno, e non erano affatto rari, a parte i ministri di Guerra e Marina, i casi di generali che fossero stati ministro o persino capo del Governo. Anche quando presiedeva il Consiglio elci ministri nondimeno, un generale rimaneva
" Cfr. M. RUFFO, L'Italia nella Triplice Alleo11za, cit., pp. 43-44. t< Enrico Cosenz., primo capo di Stato maggiore, si trovò pertanto a dover ripensare nel 1885 "l'intera problemmi· ca della difesa dello Stato, sia dal punto di vista. operativo sia per qua,uo riguardava le predisposizioni per la mobilitazione e la radunata[ .. .]" (ibidem, p. 111) . ., G. Roc1·1A:r, G. MASSOBRIO, !Jreve s/oria de/l'esercito italiano, cit., p. 110. "" Una riaffermazione, insomma. del concetto (che per Ricolli era un. programma) del 111110 eserciw. dell'esercito mobile, de/l'eserci10 unico pilastro per la difesa del Paese: da cui swrso ruolo per le.fortificazioni, alla Marina la difesa delle acque rerritoriali e all'esercito persino il co111rollo dei punti chim,e del litorale". N. LAIJANCA, li generale Cesare !Vcoui, cit. p. 1.03. ' ' Sembra che .i l maresciallo Von IV!oltke abbia eletto di aspettarsi dall ' Italia "non più di un tamhurino e un alfiere con la bandiera" (ibidem) . " G . B0n1, Breve storia de/l'esercito i,a/iano, c it. , pp. 109-110.
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soprattutto un militare, e come tale si riteneva vincolato rispetto al Re piuttosto che alla maggioranza che lo sosteneva in Parlamento. Tuttavia la classe militare non lì.i mai un soggetto politico, né mai aspirò ad esserlo, il servizio nel Governo era consideralo come una variante cli quello dovuto al sovrano. Il mondo militare badò soprattutto a ritagfou·si nei decenni successivi all 'Unità, un proprio feudo esclusivo che coincidesse con tutto ciò che atteneva alle questioni milit.ari89 • La costante del rninistrn della Guerra "in divisa" , fu appunto il sintomo più evidente cli come la concessione statutaria si arrestasse sui cancelli delle caserme. Dal canto loro i deputati borghesi non nascondevano affatto .la loro poca considerazione per i militari e per i loro argomenti. Basti, per spiegare la distanza che divideva i due ambienti, l'intervento alla Camera del generale Corte, deputato nel 187 1, che spazientito per le clil'ficoltà cli trovare i soldi necessari a l potenziamento dell'esercito esclamò: "L'onorevole ministro dc.Ile Finanze vi dirà che non si possono trovare i denari ; ebbene i.o sono nemico della carta moneta, ma stampate pure di codesta carta e comprate fucili , comprate cannoni , fate le fo1tificazioni"90 •
A dispetto cli tale incomunicabilità tuttavia, il mondo politico "borghese" conservò per tutto il XlX secolo un alto grado di ingerenza nelle questioni militari, e soprattutto la discussione dei bilanci della Guerra e della Marina fu il luogo di una dialettica parlamentare talvolta molto aspra9 '. A partire dall'avve nto al potere di G iuseppe Zanardelli nel 1901 tuttavia, il quadro cambiò decisamente. Con il cambiamento dell'asse politico del Paese da un orientamento conservatore ad uno riformista e il conseguente allontanamento delle esigenze militari dalle inderogabili priorità della politica nazionale, la tradizionale separazione dell'Esercito dalla politica divenne ancora più netta fino ad escludere quasi del tutto dalle scelte tecniche sia il Parlamento che il Governo, i quali d'ora in avanti e fino al conflitto italo-turco nel 1911, si sarebbero limitati a stabil ire il limite degli stanziamenti senza praticamente più occuparsi del loro impiego92 • L'evoluzione ciel rappo1to fra Parlamento e mondo militare appare evidente se si esaminano i bilanci militari all'atto della loro discussione in Senato o alla Camera. Nomrnlmente nei grandi paesi europei, l'approvazione ciel bilancio militare costituisce proprio lo strumento ciel controllo ciel potere politico su quello militare, il quale per ottenere i mezzi necessari alla propria efficienza, e soprattutto quando deve chiederne di maggiori , è forzato ad accettare il sindacato della politica, la quale a sua volta acquisisce, almeno in parte, un punto di vista " tecnico" anche nelle questioni militari. In Italia, almeno per il primo decennio cli vita dello Stato unitario, gli stanziamenti destinati ai ministeri della Guerra e della Marina non erano oggetto cli alcuna discussione al momento della loro approvazione nella legge cli Bilancio. La loro accettazione, nei termini in cui erano presentati, e ra tanto scontata che un deputato poteva affermare nelle sue memorie:
•• Anche questo non era un problema esclusivo de l Regno d 'Italia, Bismarck ebbe il suo penare nel difendersi dalla diffidenza degli alti gradi militari, che mal sopponavano di essere sottoposti ad un modesto " ufficiale della milizia a cavallo", cfr. F. H ERRE, Bismarck, c iL. , p. 253. '" P. MJNNJTI, Esercito e poli1ica, cit., p. 202, nota 48. •,, ORESTE Bovm Storia dcll 'Esercit<i italiano ( 1861-1990), Roma, USS1\.1E , 1996, p. 173 . "' G. ROCHAT, G. MASSORBIO , Breve storia dell'esercito italiano, cil., pp. J 55-1 56. GIUSEPPE M AYER, Evoluzione dei bilanci dell a Guerra e della Difesa]. Economia mi.litare (in) Storia militare d'Italia 1796-1975 . Società di storia IJlilita re, Rorna, editrice 1990, pp. 101 - 110.
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BOLLETTINO /)F,L/.' ARCH/V/0 DELL'UFFICIO Sm1uco
"1 conti del Ministero della Guerra passavano fra le riverenze di tutti come il Santissimo sotto al baldacchino" 93 • A concorrere a questa estraneità del Parlamento alla discussione dei bilanci militari era anche la loro estrema complessità (secondo alcuni voluta)94 , che ne rendeva difficile l'i nte1pretazione a chi non fosse un esperto della materia. TI peso delle spese militari, accresciute dall'espansione dell'esercito, era divenuto tuttavia, per le finanze non floride del Regno d'Italia, un aggravio che nel 1866 era ammontato alla cifra di oltre 5l Omjlioni. L'esercito era del resto divenuto una struttura completamente diversa eia quella , relativamente piccola, del Regno cli Sardegna. Molto cresciuto cli numero e formato eia soldati provenienti eia regioni lontanissime (per i parametri ciel tempo) il Regio Esercito si era trovato subito .impegnato in lunghe e difficili operazioni di conw1sto al brigantaggio nelle province meridionali e, nel 1866, nella guerra contro l'Austria, che ne aveva rivelato le debolezze di organizzazione. Tutti questi fattori resero necessaria una sua riforma , ma al tempo stesso le ristrettezze economiche non permisero che avvenisse nei termini che i militari avrebbero voluto. Fu proprio un militare, tuttavia, il ministro generale Giuseppe Govone, a dover applicare, a fronte di un disavanzo pubblico cli 180 milioni, anche all'esercito la politica cli severo contenimento delle spese, imposta dal ministro delle F inanze Quintino Sella. L'indirizzo di un forte risparmio nelle spese militari dovette essere accettato, sia pure controvoglia, anche dai più convinti sostenitori di un esercito forte, fra i quali il re95 • Questo brusco rigore equivalse ad un risparmio di 12 milioni, che incise soprattutto sul pressoché totale blocco dei lavori di fortificazione, sulla rid uzione del numero dei soldati richiamati alle armi e sulla durata, da 5 a 3 anni, ciel serviz io cli leva. L'Italia rimaneva dunque la più indifesa dei grandi paesi europei, e questa conci izione di inferiorità fu più che ma.i percepita dalla classe politica al potere. Tanto la Destra risorgimentale che la sinistra che le sarebbe succeduta nel 1876 avrebbero sentito i paesi confinanti, soprattutto Austria e Francia, spesso come una minaccia, più per J.a debolezza italiana che per la reale aggressività straniera96 • Per il periodo 1870-1872 il bilancio dell'esercito si assestò du nque sulla cifra media cli 160 mi lioni l'anno, comprese le spese straordinarie, mentre per il precedente triennio I8671869 la media era stata persino inferiore97 • Il successore al Ministero della guerra del generale Govone, il generale Cesare Ricotti Magnani, si dedicò ad una riorganizzazione della struttura dell'esercito sul modello di quello prussiano, ri tornato ad essere il modello militare di riferimento europeo9" . Anche Ricotti, che sarà nuovamente ministro fra il I 885 e il 1887 , tuttavia non potè contare se non su cli un limitato stanziamento da parte del governo, che lo costrinse ad ulteriori'economie che inte-
C\RLO CORSI, 1844-1869: ven1icinq11e anni in Italia, voi. ll, Firenie Favcrio, 1870, p. 32 (cit. in L'Esercito italiano dall'Unità alla Grande Guerra , Roma. USSME, 1980, p. 5 1). ,, G. ROCIIAT, G. MASSORBIO, Breve storia dell'eserciTO italiano , cit., p . 43. " Cfr. DOMENICO QUIRICO. Generali , M ilano, Mondadori, 2007, p.77; inoltre MARCO SCARDIGU, lo scrittoio del generale. Milano. Utet., 2007 .
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"' "Mancano armi pi ù perfette, materiale di guerra più abbondante e sono ma.I guarnite le frontiere di terra e cli mare [ ... ] deboli oggi saremo più deboli domai1i". /I generale Giuseppe Govone,.frammemi cli mem<>rie, Torino, C~sanova, in: PLERO P 1ER1 , Le forze armate nell'età della Destra, cit., p. 438. 9' G. ROCHAT, G. M ASSORBIO , Breve storia dell 'esercito iwliano , cit., p. 67 . " NICOLA LAFIANCA, // generale Cesare Ricotti. Cii.
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ressarono tutti i capitoli ciel bilancio della Guerra: dalle fortificazioni, agli armamenti, aJJa durata, ulteriormente ridotta, del servizio di leva99 • La politica ciel rigore era, del resto, l'unica possibile per dare all'Italia quel credito internazionale che un paese appena formatosi difficilmente avrebbe consegu ito , se fosse rimasto sull'orlo ciel tracollo finanziariow0 • Lo stesso cancell iere Bismarck era stato esplicito consigliando ai governi ital iani cli abbandonare ogni scrupolo nel ridurre le spese militari: "Voi avete un solo nemico da debellare ad ogni costo: è il debito" 101. I bilanci dei Ministeri di guerra e marina tuttavia, continuarono ad essere un oggetto poco o nulla conosciuto al di fuori della ristretta cerchia dei militari, circostanza questa che, unita alla mancanza di un vero esame da parte del Parlamento, avrebbe consentito talvolta degli aumenti ai limiti di spesa fissati nella legge di bi lancio.
3.1.2. L'ETÀ DELLA SINISTRA Gli stanztamenti e più in generale gli indirizzi della politica militare del Regno d ' Italia, sarebbero diventati materia di discussione parlamentare sostanzialmente solo a partire dalla caduta della Destra nel 1876 e dall'avvento al potere della Sinistra. Questi fattori avrebbero coinciso di fatto con una espansione della spesa pubblica in generale e di quella militare in pa1ticolare, favorita anche eia un bilancio risanato e eia una tenue crescita economica 1°2. La decisione dei governi della Sinistra storica di accrescere i bilanci militari, si può motivare, in parte, con la volontà di aumentare il peso del Paese sulla scena europea, ed in parte con gli obblighi derivanti dalla Triplice Alleanza, firmata nel 1882 sotto il ministero cli Depretis, sebbene tali obblighi divenissero reali solo dal rinnovo della stessa Triplice nel 1887 e dalla seguente convenzione militare italo-austro-tedesca del 1888'0' . Fautore cli questa maggiore attenzione alle spese militari fu soprattutto Francesco Crispi, sostenuto dal re Umberto J, come lui ardente triplicista. Nello stesso periodo tuttavia, cominciò acl affermarsi, e non solo nel dibattito parlamentare, una visione maggiormente critica dell 'esercito e del suo impiego. Anche a causa dell'ingresso in Parlamento dei deputati .socialisti, le polemiche sulle spese militari si fecero più frequenti, alimentate anche dalle prime disfatte africane, dall' impiego dei reparti militari in funzione cli ordine pubblico, e da un conseguente diffuso sentimento anti-militarista, peraltro sempre più diffuso anche in Europa. Mentre una parte della Sinistra, la cosiddetta "Estrema", animava l' opposizione parlamentare ai maggiori stanziamenti militari, un 'altra parte, soprattutto di tradizione garibaldina, si mostrò assai più cedevole della DestJ:a verso le richieste dei militari.
•>> Ibidem.
'"' "Le difficoltà finanziarie e la tenace opposiz,ione di chi, come il Re, non voleva ridurre l'Esercito, condussero ad escogitare espedienti, come il congedo anticipato di cl11ssi per risparmiare. Ma questo era il contrario di ciò che aveva preoccupato i potenziai i avversari poco tempo prima, e aveva l'effetto di indebolire l'Esercito. Cade Di Rudinì e subentra Giolitti, ma i prnblemi rimasero. ln un modo o nell'altro fu inevitabile che le spese dinùnuissero. 1...J La Marina fu trattata meglio, ma mentre fino alla scomparsa di Saint Bon (novembre 92) era stata considerata la terza in Europa, cominciò a decadere proprio quando in Germania e in Russia cresceva la potenza navale". M. GABRll'.LE , Lofro11tiera nord-Occide11tale dal 1861 al 19/ 5, cit., p. 18 1. "'' FEDERICO Ci·IAllOD, Storia della politca estera italit111a dal 1870 al /896, Bari, Laterza, l95 l, p. 495. "'' L UIGI Dr. ROSA , Al{i del primo convegno 11azio11ale di storia m.iliuire, Ministero della Difesa, Roma, 17-19 marzo 1969, pp. 197- 198. 10' Si veda: P,\OLO BoNDAi-1'1, Le spese militari nel bi/a11cio dello Simo italiano 11el prirn.o ci11qua11te1111io dell'/J11ità, in "Studi Storico-M.ili1ari", 1989.
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Questo indirizzo "militarista" della Sinistra di governo si incarnò in realtà nello stesso capo del Governo, Francesco Crispi. Fu soprattutto infatti per sua iniziativa se, fra il I 893 e il 1896, le spese militari crebbero notevolmente, anche se i frutti di questo impegno economico rilevante non si tradussero immediatamente in una pari efficienza dell'apparato militare, almeno a giudicare dall'esito delle guerra italo-etiopica'°". Prima dell 'avvento cli Crispi, sotto i primi governi di Depretis e Cairoli, per il triennio 1877-1879 lo stanziamento per la guerra si era mantenuto sulla media di 172.000.000 annui, con una assegnazione straordinaria di 28 .000 .000. Nel I 880 le spese militari si elevarono a 191.600 .000 con un impegno straordinario cli quasi 20 .000 .000. La spesa sarebbe leggermente diminuita nel 1881-1882 per poi aumentare nuovamente fino a 199.331.000 sotto il IV governo Depretis, che avrebbe approvato anche una spesa straordinaria di 56.932.000'05. Da questo momento in poi le spese militaii sarebbero rimaste sostanzialmente nell'ambito cli una lieve crescita fino alla salita al potere di Francesco Crispi nel 1887, quando lo stanziamento della Guerra sarebbe salito bruscamente da 217 .603 .000 a 240 .627 .000 (con un'aggiunta straordinaria di 75.930.000), mentre quello della Marina sarebbe balzato da 75 .000.000 a 90.000.000 106. Una delle ragioni che spinsero Crispi ad aumentare i bilanci della Marina e della Guerra, fu senz'altro - secondo le interpretazioni più diffuse - il timore rico1Tente cli una aggressione francese . Per tale ragione fra i programmi di potenziamento della forza annata del Paese, vennero recuperati anche i progetti di difesa del territorio nazionale, sospesi al tempo del governo di Giovanni Lanza ed in seguito solo parzialmente ripresi dal governo di Agostino Depretis. In generale durante il governo di Crispi si dedicarono maggiori cure alla Marina e al!' esercito campale, tuttavia ciò non impedì anche che si realiz.zassero alcune fortificazioni, soprattutto a difesa dei porti giudicati più prossimi ad una aggressione transalpina, la cui possibilità sarebbe stata l'autentica ossessione cli Francesco Crispi per tutto il suo mandato 101 • Queste opere, che soprattutto per Roma, Venezia e Genova furono piuttosto imponenti, richiesero un onere finanziario assai elevato, eppure - a giudizio degli esperti - insufficiente a garantire una reale protezione della Penisola, esattamente come i sacrifici fatti per l'esercito non si tradussero nella creazione di uno strumento idoneo alle ambizioni dello statista siciliano. A fronte di un impegno economico contenuto ma non certo esiguo, l'Esercito e la Marina videro ampliarsi il divario che li separava eia quelli delle maggiori potenze europee, che proprio in quel periodo rinnovarono gran parte dei propri mezzi103 • Sotto la Sinistra si verificò insomma il paradosso di un intervento, che, pure assegnando alle spese militari cifre rilevanti per il loro peso sul. b.ilancio, non ne ricavò sufficiente sicurezza, essendo quelle stesse cifre, piuttosto modeste se confrontate alle pretese della politica e alle sue paure' 0''.
All ' aumento del bilancio della Guerra si aggiunge infatti nel corso degli anni "80" e "90" anche il nuovo capitolo delle spese coloniali , formalmente una destinazione dei fondi pubblici volta a consolidare la presenza italiana in Africa, ma in realtà un sostanziale accrescimento delle spese militari , dacchè la penetnizione ita liana in Africa era affidata quas i esclusivamente alla autorità mi litare . '"·' M. MoNTAKARl, Po/irica e strare.gia in cemo a11ni di guerre i1alia11e, cit., p. 63. 6 '" Ibidem. ,o; Nel periodo 1876-1880 furono edificate le difese cli La Spezia e Messina. Luigi De Rosa, Atli del primo convegno nazionale di storia mi/ilare. ìVlinistero della Difesa, Roma , 17-19 rna(ZO 1969, p. 199. '"' .JOIIN GOOCH, L'Italia contro la Francia: i piani di guerra difensivi ed offensivi, " Memorie storiche milit,iri. Annate dell'Ufficio storicoS. M. Esercito", 1981. ,m G. Roo1,\T, G. MASSORBIO, Breve storia dell'esercito italiano, c it. , pp. I 14- 117, pp. 127-128. 104
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Seguirono al governo della Sinistra gli esecutivi "della reazione" , connotati nella loro azione dalla situazione di emergenza finanziaria e sociale in cui il Paese era piombato negli ultimi anni del secolo XX. Nei governi conservatori di Luigi Pelloux e Giovanni Di Rudinì le spese per l'esercito tornarono ad essere ridotte, per quasi il 10%. Aumentarono decisamente le economie cui l' Esercito e la Marina furono nuovamente sottoposti, fra le quali la momentanea rinuncia a modernizzare gli equipaggiamenti 11° . Tuttavia le tensioni sociali aumentarono decisamente, toccando il limite intollerabile nelle giornate di Milano del 1898 e dete1minando un cambio di indirizzo della politica nazionale, caratterizzato, nel 1901, dal primo governo liberal-progressista di Giuseppe Zanardelli, seguito nel 1903 dal ritorno alla guida del governo di Giovanni Gioi itti 111 •
3.2. L'Età giolittiana e la nascita dell'Ufficio Difesa 3.2.1. GIOLITTI E I MILITARI Giovanni. Giolitti 11011 apparteneva alla generazione che aveva combattuto le guen-e del Risorgimento, non era mai stato militare e, per cultura e ambiente, era assai distante da qualsiasi suggestione militarista. Ciò non significa tuttavia, che lo statista cli Dronero nutrisse per l'esercito una considerazione minore di quella, considerevole, che riservava a qualsiasi altra parte della macchina dello Stato. Almeno fino alla guerra de l 1911 contro la Turchia, che compromise i suoi rapporti col mondo militare e la sua stessa fiducia nell'Esercito, il contegno del nuovo capo del governo verso i militari fu quello di una rispettosa distanza, anche per riguardo al re, che dell'esercito continuava ad essere il vero responsabile. In tutto il periodo di permanenza al potere del resto, G.iolitti aumentò mediamente gli stanziamenti del ministero della Guerra, pur senza mai superare i limiti che la situazione dei conti dello Stato imponeva 11 2 • Nonostante ciò i rapporti di Giolitti con i militari non possono essere definiti nel loro complesso buoni. Oltre alla solita reciproca barriera che separava i politici italiani eia! mondo militare, influì in questo cattivo rapporto la forte delusione, non dissimulata , che il capo del governo provò ali 'atto della invasione della Libia, dove la lentezza delle operazioni e la loro inconcludenza, lo con,1 insero negativamente circa l'utilità delle decine di m ilioni di lire assorbite annualmente dalle spese militari. In seguito questo fatto fu foriero della aperta ostilità degli ambienti militari a Giolitti, accusato cli aver indebolito lo strumento militate per poi imporgli le fatiche della gue1i-a contro l'Impero Ottomano 113 • Il presidente del Consiglio, dal canto suo, avrebbe mostrato al momento della guerra in Libia i limiti tipici dell'uomo politico che aveva puntato gran parte del proprio credito.su di una avventura militare e mal tollerava cli affidarne la conduzione completamente ai militari'". T suoi carteggi con i comandi militari nel 1911-1912, pieni di impazienza e di apprensione, in cui a tratti sembrava voler dirigere da Roma le operazioni , non differirono molto da quelli di Crispi nel 1896 o da quelli di Bismarck nel 1866, e nemmeno da quelli cli Winston Churchill ne l 1915 e nel 1940.
·"fra le numerose economie spiccavano la sospensiooe e.li qualunque lavoro di fortificazione ai confini, la rinunci,1 al completamento o al reintegro delle dotazioni e.li mobilitazione nonché la sostituzione di gran parte delle artiglierie da campagna e da montagna". M. MONTAJ\ARI, Politica e s1rategia in cento anni di guerre italiane, cit., p. 317. "' LtJJGI DE ROSA, Atti del primo convegno nazionale di storia miliwre. Ministero della Difesa, Roma, 17- l 9 nmrzo 1969, p. 206. "' G. ANSALDO, Giolilli, cit., pp. 185-186. "' lvi, p. 298. '" S. ROMANO, La quana sponda, cil.. p. 172.
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Per parte loro, i militari, costretti ad accettare improvvisamente un grado di controllo e di ingerenza insolito, accentuarono per reazione la prop ria estraneità dal mondo politico, e questo non mancò d i avere ripercussioni, sulle future reciproche relazioni.
3.2.2. I BILANCI MILITARI DEL DECENNIO GJOLITTIANO Nel 1901, accettando che Giuseppe Zanardelli succedesse nella guida del governo al vecchio Giuseppe Saracco, il re Vittorio Emanuele aveva tuttavia preteso che non si riducessero le spese militari"5 . Zanardelli e l'allora ministro delle F inanze Giovanni Giolitti, si risolsero allora a "consolidare per cinque anni il bilancio della Marina e della Guerra per il quinquennio 190 1-1905, ovvero fissandolo ad una determinata cifra annua , eventualmente integrabile da assegnazioni successive, di entità coerente alle disponibilità economiche del Paese"116. Per l'anno l90 1- 1902 lo stanziamento per la Guerra ve1llle contenuto in 239 milioni , cli cui 16 per le spese straordinarie: armamenti e fortificazion i111 • A partire dall'esercizio successivo, la somma annua "consolidata" ammontò alla cifra d i 263 milioni annu i, portati a 270 negli anni 1905- 1906, o ltre ad altri 5 .000.000 di spese straordinarie e pensioni 118 . Giolitti , divenuto capo del Governo nel 1903, definì una politica finanziaria militare solo a paitire dall'esercizio finanziario 1905- 1906, quando il modesto aumento del reddito nazionale , e quindi delle entrnte dello Stato, non consentiva al Governo grande larghezza di mezzi 119 • Nell'approvaz ione del bilancio per l'esercizio 1904-1 905 più di una voce si levò però contro il mancato deciso accrescimento delle spese militari . li generale Francesco Pistola, deputato del collegio di Cremona, rammentò, ad esempio , la disparità fra la spesa mil itare italiana e quella francese, la prima pari al 20% del bilancio , a fronte del 29% della seconda 120 • 11 deputato Francesco Guicciardini, presidente della Commissione di inchiesta sull'Esercito, sostiene invece decisamente la politica d i. prudenza del governo' 2 ' : "Sarebbe un atto enormemente grave l'entrare a cuor leggero nella via degli aumenti delle spese mi litari, e per ciò non so dar torto al Governo di avere dichiarato dalla tribuna del Senato che egli non intende far proposte di aumenti di spese militari"' 21 •
IJ bilancio della Guerra del triennio 1903-1905 ammontava circa a 282 milioni annui, il biennio I 906-1908 vide scendere questa cifra a 277 .000 .000, sia pure integrato da uno stanziamento straordinario di I I .000.000 accordato nel 1905 e uno di 15.000 .000 annui per quattro airni approvato nel 1907. Nel dicembre 1907 venne nominato ministro della guerra Severino Casana, già sindaco di Torino, con una rottura del la tradizione di ministri militari che era durata dal ministro Alessandro Della Rovere ne l governo Ricasol i del I 861 123 • Secondo Giorgio Rochat la nomina di Casana, da lui ritenuto un trascurabile personaggio di seconda
"' o. ROCII AT, G. MASSORBIO, !Jreve STO/'ia dell'esercito italiano, cit., pp. 151 - 152. 116 B. C ROCE, Storia d'Italia dal 1871-1915, eit. , p. 2 14. "' Alti parlamentari, Camera dei deputati , Leg. XXI, I" sessione, Discussioni, tornata del 23 marzo 1901 , p. 3196. 11 • G. ROCHAT, O. MASSORJJ IO , Breve storia del/'eserciro iraliano, cit., p. l 52. 119 Lo studio degli stanziamenti militari è complicato dal fatto che spesso alle assegnazioni dell a legge di bilancio si aggiungevano occasionali assegnazioni straordinarie. Cfr. G. Roc 1-1AT, G. MASSORJJIO, Breve storia de/l 'esercito iwliano, cit., pp. 126-163. '"' Atti parl amentari , Camera elci deputati, Leg. XXT, I" sessione, Disrnssio11i, tornata ciel I9 giugno l 904, p. l 4 .158. "' G. A NSAWO , Cioliui, cit., p. 186. "' Atli parlamentari, Camera dei deputati , Leg. XX I, I" sessione, Discussioni, tornata del 19 giugno 1904, p. 14 144. "' O. B0v 1o, L'affe rmazione dello Sraro Maggiore in Storia dell'esercito italiano, Roma , USSME, 1996, p. 175 .
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schiera , rappresentò la prova data da Giolitti ai militari di una propria astensione dalle faccende militari. Secondo il biografo di Giolitti (Giovanni Ansaldo) Casana, era invece un esperto di bilanci, e rappresentò per .il capo del Governo un collaboratore fidato per essere tenuto al corrente dello stato deJl'Esercito124 • È certo comunque che la nomina di Casana creò una lunga polemica in Parlamento, e soprattutto al Senato, che culminò con la sua sostituzione con un militare, il generale Paolo Spingardi ' 25 • Fu tuttavia dopo il 1906, con la conversione del debito pubblico che stabilizzò la politica finanziaria italiana e ne certificò l' affidabilità, che l'esercito potè dispon-e di risorse tali da consentire un certo numero cli ammodernamenti , quali quello della nuova divisa di panno g rigio-verde e l'introduzione dei nuovi fucili e delle moderne mitragliatrici'u . TI miglioramento economico interessò anche due campi che al capo del Governo stavano assai a cuore. A partire dal 1908 vennero intrapresi infatti due importanti ampliamenti : quello della rete ferroviaria e quello della marina mercantile, entrambi molto rilevanti anche in prospettiva militare'27 • Nello stesso 1908, succedendo al generale Tancredi Saletta, salì alla carica cli capo di Stato Maggiore il generale Alberto Pollio, sostenitore del rafforzamento dell'esercito e convinto filo -tedesco. Una delle prime richieste ciel generale Poll io fu appunto quella di predisporre un adeguamento della struttura dell'Esercito agli standard, anche quantitativi, europei. Anche per accogliere le richieste ciel nuovo capo cli SM, lo stanziamento autorizzato dalla legge di bilancio tornò ad ascendere nuovamente a circa 300.000.000 nel biennio 1909-1910, integrato anzi eia un ulteriore stanziamento straordinario di 125 .000 .000 in 6 anni approvato nel 1909 e cli un secondo cli 223.000.000 in IO anni deciso l' anno successivo12•. Giolitti si curò in particolare di ridare slancio alla Marina, concedendole un aumento assai più consistente, in proporzione, che alla Guerra, in ciò avversato dal re Vittorio Emanuele, che avrebbe preferito, secondo l.o st.ile sabaudo, trascurare le navi per costituire piuttosto altre divisioni. Giolitti, sostenuto in questo dalla grande industria di costruzioni navali Ansaldo, riuscì tuttavia a favorire la Marina con due grosse assegnazioni di bilancio nel 1906 e nel l 909, che le consentirono cli poter raddoppiare il propri.o tonnellaggio in tempo per la grande Esposizione navale del 1911 ' 29 • In questa seconda metà del "decennio giolittiano" la consistenza delle spese militari aumentò dunque decisamente, e anche se non raggiunse i livelli richiesti dai vertici militari, arrivò a sfiorare nel 1908 i 300 milioni di lire, cifra superata l'esercizio successivo con il totale ciel 308 .000.000 .
,,.. Cfr. G. ANSALDO, Giolitti , cit., p. 185. \mm. Marin; 1111 min istro che amministri e un grande capo militare, il capo di stato maggiore per esempio, dal quale dipenda la p<1rte più particolarmente tecn ica del servizio. Ma coloro i quali si compiuc:ciono di questa form ula, e che la trovano così semplice ed ovvia, forse non si rendono conto abbastanza degli inconvenienti e delle difficoltà che la sua pratica applicazione involge. quando il grande capo militare che dovrebbe eompletcu-e la figura del ministro. e l'ufficio che da questo capo dipende, non fanno pari.e intrinseca del ìVlinistero [ ...J costituiscono invece 1111 ente a parte[ ... ] il quale, per la natura stessa della sua costituzione, è pottato ad esercitare la sua attività nel campo attraente, lusinghiero e phicevole di ciò che sarebbe bello. conveniente e utile cli fare, senza che la sua azione sia mai minimamente turbala dalla cura molesta di subordinare l'opera propria alla pedestre considera7.ione cli ciò che è possibile fare" . Atti parlamentari , Senato del Regno , Leg. XXIl, l" sessione, Discussioni, tornata del 27 maggio 1908, pp. 8735-8748. G. ANSALDO, Giolitti , cit., p. 184. '" Cfr. l'intervenl<i ciel deputato Negri De' Salvi nella discussione sui tracciati ferroviari util i alla dife.sa. Alti parlamentari, Camera dei deputati , Leg. XXTII , l" sessione, Discussioni, cornata del 20 maggio I 9 11 , p. 14368-14370. "' Si veda Appendice documentaria. ,,. S. ROMANO, L' !rafia del Novec<mto, cit., p. 337. ' "
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Bout.·rt/NO DELL'ARCHIVIO DELL'UFFICIO STORICO
La crescita notevole del bilancio della Guerra non era avvenuta però senza suscitare alla Carnera decise opposizioni al momento ciel della sua approvazione. Con una indubbia lucidità il deputato Eugenio Chiesa notò come il lievitare delle spese militari in Italia si anelasse inserendo in una analoga linea di tendenza europea: "la opposizione nostra sta, confortata di questo fatto , che in l1ltti i paesi, non in Italia soltanto, si avverte purtroppo questo eccesso di peso delle spese militari; si avverte perchè si traduce in necessari provvedimenti finanziari, più gravosi per il contribuente e neJJa impossibilità di riforme a sollievo suo 130 )'.
Un deciso e ulteriore incremento ciel bilancio si verificò ancora con lo scoppio della guerra italo-turca del 1911, che vide il bilancio della Guerra crescere a 364.000.000 nel 1911, ai quali si aggiunse uno stanziamento straordinario di 150 milioni in tre anni , 405.000.000 nel 1912, e 431.000.000 nel 19131}1• La frequenza degli stanziamenti straordinari tuttavia, che poi le Camere erano chiamate a ratificare, non mancò di suscitare perplessità nei parlamentari diffidenti del nuovo riarmo. Nel 191 3, all'approvazione de l bilancio della Guerra, l'on. Di Sai uzzo spiegò chiaramente il meccanismo degli stanziamenti straordinari rispetto a quelli ordinari: " La prima cosa che salta agli occhi dall'esame di questo bilancio, è la notevole diminuzione delle spese straordinarie[. .. ] non escludo nemmeno che si possa da taluno pensare per un istante ad una sosta o ad un regresso nella nostra preparazione militare. [ .. . J Chi invece, non ignora come nella parte straordinaria di un bilancio non possano impostarsi se non le somme già concesse con leggi speciali ed abbia, nello stesso tempo, presente, il quadro complessivo delle assegnazioni fatte dalle leggi che si succedettero dal J 907, alla parte straordinaria dei bilanci deJJa Guerra compresi nel decennio fra il 1907-1908 e iI l 9 I7- I 9 I8, non prova alcun a sorpresa ed esci ude ogni idea di sosta o regresso. [ .. .'I come ho detto non è in sede di bilancio che si possono chiedere nuovi fondi per la parte straordinaria di esso. Che il ministro, per integrare e completare il programma in corso di attuazione debba chiedere nuovi fondi è più che presumibile, anzi è certo, e la Carnera li concederà senza dubb.io 1- ..J ma egli dovrà chiederli con leggi apposite, e questi fond i risulteranno poi riparti ti sulla parte straordinaiia dei bilanci successivi . I_ ••• J. V 'è da preoccuparsi piuttosto per ciò che concerne la parte ordinaria L...]'~2•
Nel 1914 , quando la crisi europea seguita alle due guerre balcaniche lasciava presagire poco di buono anche nei rapporti italo-austriaci , il bilancio vide un ulteriore irrobustimento, arrivando a quasi 440 .000.ooom. Al contrario di quanto sostenuto successivamente dalla propaganda nazionalista non si potè dunque parlare in nessun momento di una riduzione delle spese militari nel "decennio giolittiano", quanto piuttosto di una loro crescita contenuta nella prima metà del decennio e di un loro netto incremento nella seconda metà. , Che gli stanziamenti militari italiani fossero stati, nello stesso periodo, inferiori sia in assoluto che in proporzione, a quelli delle maggiori potenze europee fu indiscutibile. Ma la ragione di ciò non anelava ricercata in una volontà politica di depotenziare l'esercito, quanto piuttosto nella gracile struttura industriale dell' Italia dei primi anni del sec. XX.
"" Atti parlamentari, Carnera de i deputati, Leg. XXIII, I" sessione, Discussioni , tornata del 21 maggio 19 J O, p. 7202. '" M ARIO MONTANARI, Polifica e s1ratefiia in cento anni di guerre iraliane, Roma, USSME, 1999, voi. II, 350-351 . "' Atti parlamentari, Camera elci deputati, Leg. XXHI, l" sessione, Discussioni, tornata ciel 22 febbraio 19 13, p. 23329.
"'Si veda Appendice documentaria.
SrllUMt:N/1 DI RICERCA
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3.2.3. BILANCI E DIFESA DELLO STATO La vita dell'Ufficio Difesa coincise di fatto con quella della maggioranza giolittiana al Parlamento. Nato l'anno del ritorno cli Giolitti al potere (il 1903) l'Ufficio sarebbe stato fuso nel Comando Supremo ali' atto dell'entrata in guena cieli 'Italia nel I 915 , pochi mesi dopo il ritiro dello stesso Giolitti. Per tutta la durata del decennio giolittiano la politica militare dell'esercito fu quella, decisa in seno alla Triplice, che assegnava all'Ttalia un ruolo principalmente difensivo . Ciò non si tradusse mai tuttavia in una ampia opera cli fortificazione della Nazione in previsione di una guerra anti-francese. La reale possibilità cli un conflitto infatti era decisamente scemata dopo la caduta di Cri spi, e non era intenzione cli Giolitti quella di legarsi troppo fortemente all'alleanza con gli imperi di Austria e Germania. Ciò condusse ad una sostanziale coerenza con l'indirizzo della strategia difensiva impostata fin dal tempo ciel generale Ricotti, il quale aveva affidato la difesa del territorio piC, all'esercito, che alle fortificazioni ',·'. Le ragioni di questa scelta erano costituite eia circostanze oggettive: la grande estensione delle coste, impossibile eia coprire con una adeguata linea di fortificazioni, la relativa abbondanza cli divisioni di cui poteva giovarsi l'esercito italiano e soprattutto la rapida evoluzione della tecnica, che avrebbe presto reso superate gran parte delle costose opere. Un numero.litnitato di siti fortificati sarebbe dunque stato più facilmente adeguato alle esigenze della scienza militare moderna, senza che c.iò rappresentasse un gravarne insostenibile per il ministero della Guerra, mentre una rapida mobilitazione, un efficiente sistema di femwie e una efficace protezione delle coste eia patte della Marina avrebbero consentito di far fronte ad una aggressione dal mare in un tempo accettabile 135 • ln realtà questa politica razionale di difesa del tenitorio nazionale non fu perseguita - secondo i rapporti che giungevano al capo di SM - in modo sempre efficace, soprattutto a causa di una grande indecisione sulla collocazione e sulla natura delle limitate opere che si sarebbero dovute eseguire. Fra il l 898 e il 1901 erano state istituite diverse commissioni superiori, con lo scopo cli supervisionare i progetti e lo stato dei lavori occonenti alle necessità della Nazione. Tali commissioni furono : la Commissione speciale di difesa, la Commissione speciale per lo studio dell'assetto difensivo della frontiera NE, la Commissione suprema mista per la difesa dello Stato, all'interno della quale operava la Sottocommissione centrale mista incaricata di definire l'assetto difensivo delle piazze rnarittime'"6 • Nel 1889 la citata Commissione suprema per la difesa dello Stato, istituita con il compito di esaminare con unitarietà di indirizzo le più importanti questioni attinenti alla preparaz ione della difesa nazionale, e di prospettare soluzioni a carattere di stabilità , aveva subito realizzato un prospetto complessivo. Il preventivo delle spese straordinarie comprendeva, fra l' altro, circa 67 milioni per la difesa delle frontiere terrestri; 70 per la difesa interna e 108 per quella delle coste e delle isole. Secondo un calcolo fatto dal generale Luigi Pelloux, il totale delle spese straordinarie necessarie per la realizzazione cli tale prospetto , aveva rag-
''' F. Born, Il pensiero 111ili1are e navale italiano, cit., p. 82. "·' "Dalla rnpidilà dell a mobilitazione dipende spesso l'esito di una campagna di gue1Ta. 1 fulminei successi bulga· ri al princi pio delle osti lit;~ nei Balcani insegnano ed ammoniscono". Cfr. Atti parlamentari, Camera dei deputati , Leg. XXJII, l" sessione, Discussioni , 1ornata del 22 febbraio 1913 , p. 23332. "' "Sunto degl i studi compiuti e de ll 'azione esplicala dal comando di Capo dello Stato Maggiore per la Dife~a permanente dello Stato dal 1896 a oggi'' . Archivio dell'Ufficio Storico dello $lato Maggiore dell'Esercito (d'ora in poi AlJSSME}, Fondo F4, bus ta I 16. Cfr. anche RAffAELLA G USTAPA NE, Inventario G 33, in " Bollettino dell 'U fficio Storico dello Stélto .lV!agginre dell 'Esercito", 2006, n. 9, p. 50.
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Bou.t:rnNO DE:LL 'ARCHIVIO DELL'UFFICIO STO/I/CO
giunto i 440 milioni, che sarebbero potuti essere concessi in quote annuali di 77 milioni per 23 anni, ferma restando la spesa ordinaria di 223 milioni. Ben difficilmente il preventivo cli spesa avrebbe potuto restare invariato su tale arco cli tempo, comunque il relativo disegno cli legge, presentato alle Camere il 31 Gennaio 1900 non venne discusso, date le tumu ltuose vicende parlamentari, che si conclusero con la caduta ciel governo Pelloux. Ben poco venne realizzato negli anni successi vi , anche a causa delle ristrettezze del bilancio della Guena, tanto che nel 1903 il gen. Ottolenghi, ministro nel secondo governo Giolitti137, mise in chiara luce l'allarmante situazione dei confini e delle piazze marittime. Ma i fondi a disposizione non pennettevano neppure di provvedere al minimo urgente delle spese indispensabili: 67 milioni per le fortificazioni, 2 ,5 per il parco d'assedio e 5 per i lavori ferroviari 11•. Nel 1906 il ministro della Guerra Luigi Majnoni d'Intignano chiese al capo di SM Tancredi Saletta un programma per la "sistemazione difensiva dello Stato" . La conclusione imprevista e sconcertante, della guerra russo-giapponese e cli quella anglo-boera, di poco precedente, aveva infatti dato ampi spunti per riconsiderare il ruolo delle fortezze e degli assedi nella gue1Ta moderna. La somma prevista da Saletta tuttavia , fu non inferiore ai 322 milioni , dei quali 170 per le piazze marittime e 11 per quelle interne. Le spese ammontavano a 12 milioni l'anno , ai quali tuttavia potevano essere aggiunte delle somme stanziate dal ministero della Marina , eia destinarsi al!' armamento delle piazze marittimcm. Proprio nel biennio 1906-1907 tuttavia la spesa del ministero della Guerra dedicata alle fortificazioni a difesa dello Stato, che, dal 1903 era ammontata annualmente a circa 15.000.000 (pari a poco più del 5% del bilancio totale del Ministero) toccava il minimo storico, ammontando a zero per entrambi gli esercizi" 0. Anche la Commissione di inchiesta suJJ'Esercito, istituita in Parlamento proprio nel 1907, si occupò diffusamente della Difesa dello Stato già nella sua prima relazione del 1908, rilevando appunto che il progresso delle artiglierie aveva posto il problema dell' adeguamento del le difese, e raccomandando la realizzazione di preciso programma cli opere moderne••• . Non erano contenute tuttavia nella relazione, né indicazioni specifiche, né accenni ad una determinata pol itica militare 1• 2 • Invece piuttosto polemico era stato - sempre nella relazione della Commissione l'accenno alle lungaggini burocratiche che inceppavano gli stucli e la realizzazione delle fortificazioni. Si deprecava in particolare che vi fossero "dieci uffici" a interferire su cli un progetto, e che mai meno di un biennio fosse necessario all'approvazione di qualsiasi costruzione. Veniva auspicata quindi una drastica semplificazione dell' iter burocratico , che ridimensionasse le ingerenze dello Stato Maggiore e dei ministeri diversi da quelto della Guerra 1{3 •
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''' Ivi, pp. 324-325. ''' M. G ABRIELE, Lafi·omie.ra nord-Occidentale dal 1861 al /915, cit., pp. 246-253 . "" Si veda Appendice documentari a. '" Ferruccio Botti nel suo lihro nota che in questo punto della relazi.one della Commissione il nome "difesa dello Stato" non compare, sostituito da "difesa dei confini", a sottolinea re come la commissione si sia occupata esclus.ivamente della fascia alpina, escludendo le peninenze dell'Ufficio Difesa. Nella relazione sono contenute anche delle osservazioni sulla di fesa costiera, ma del tutto prive di originalità: si consiglia di affidare la difesa dell e cosce alle. siluranti, di fortificare i porti utili alla flotta e i litotali atti ad uno sbarco. "' O. B0v1o, Storia del/'Eserciro iwliano (1861 -1990), Roma, USSMB, 1996, pp. 173- 175. "·' F. B0rr1. li pensiero militare e navale. italiano, Roma. USSME, 2000, voi. Il, pp. 824-828.
STRUMENTI DI RICl-:IICA
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A redigere i progetti delle fortificazioni - ancora secondo la relazione - avrebbero dovuto essere uffici tecnici assegnati alle singole zone, dipendenti dalla Commissione suprema di Difesa. I progetti sarebbero stati esaminati e approvati, con l'ausilio degli ispettorati di Artiglieria e Genio, al ministero della Guerrn, dalla stessa Commissione. Prima che i progetti inerenti alla difesa dello Stato venissero realizzati, si sarebbe ascoltato il preventivo degli Stati maggiori di Esercito e Marina1• • . Al termine veniva anche fornita una stima degli stanziamenti necessari a rimodernare le difei.ie, per un totale cli 190 milioni, di cui 50 assegnati alla difesa costiera. Benché l 'invito della Commissione a provvedere al rinnovo delle opere difensive non fosse rimasto del tutto inascoltato - come testimoniarono i lavori eseguiti soprattutto sui valichi alpini fra il 1909 e il 1912 - quasi nulla fu realizzato per la difesa del territorio peninsulare e delle coste, e poco fu aggiunto alla rete ferroviaria nazionale, che Tancredi Saletta g iudicava insufficiente a sostenere il peso della mobilitazione' 45• Solo a partire dal bi lancio della Guerra del 1909, superato anche il grande sacrificio imposto al Paese dal violento terremoto di Reggio e Messina nel 1908, le cifre destinate alle fortificazioni divennero più consistenti, fino ad aumentare decisamente negli ultimi anni precedenti la Grande Guerra: 26.550.000 nel 1910-1911; 27 .950.000 nel 1911- 1912; 31.680.000 nel 191 2-1913 ed infine 29.143.500, ai quali vanno sommati 60.000 .000 cli stanziamenti straordinari eia ripartirsi in sei anni a partire dal 1912 146 • Aumenti questi che appaiono tanto più sorprendenti se si pensa che furono realizzati a dispetto del significativo impegno richiesto dalla guerra Italo-turca. Gran parte cli questi stanziamenti , che si sposavano ad un parallelo potenziamento dell'intero apparato militare del Regno, erano tuttavia destinati non produrre effetti sensibili sulle difese dell'Italia peninsulare. Lo stato della massima parte delle fortificazioni costiere e delle piazze maritt.ime era, ancora nel 191 4, del tutto insoddisfacente, in quanto la guerra di Libia aveva letteralmente sottratto r isorse e materiali alle fortificazioni del territorio metropolitano. Basti dire che le artiglierie dei fort i furono in larga parte smontate e spedite in Africa per munfre le città costiere conquistate, ma rimaste isolate in un territorio ostile1• 1 • Allo stesso tempo, la rete ferroviaria del Paese, già giudicata insufficiente da Tancredi Saletta, non poteva dirsi ancora sufficiente a garantire una mobilitazione nei tempi richiesti , tanto che già nel 19 lJ il capo cli SM generale Albeito Poli io aveva lamentato che il progetto cli radunata, così com'era, fosse parzialmente inapplicabile, e ne aveva realizzato dunque uno nuovo per il 1912, poi lasciato quasi identico anche da Caclorna, a riprova del fatto che dal 1911 al 1915 la situazione complessiva non era mutata" 8 • Come fu possibile dunque che, nonostante il flusso di milioni destinati al sistema difensivo dello Stato fosse stato considerevolmente aumentato negli anni 1909-1914 , la maggior parte delle fortificazioni fossero giudicate inaffidabili ed, in alcuni casi, ciel tutto inutili? Parte della risposta può risiedere in una accresciuta fiducia accordata alla Marina, la quale era
,.,., Ibidem. "' "I tempi della mobilitazione e della radunata erano tuttavia strutturalmen te collegati alla celerità dei trasporti [ ... ] . Nel merito il generale Tancredi Saletta [ ... J assumeva come, volendo eseguire i traspotti per ferrovia sarebbero stati necessari 40 giorni . mentre utilizzando anche le vie ord inarie[ .. . ] la radunata sulla linea del Piave avrebbe richiesto circa 28 giorni: aggiungeva inoltre che una maggiore serenità non era consentita dalle vigenti condizioni delle linee ferrnv iarie". tvl. RUFFO, L'Italia n.ella Triplice Alleanza'', cit., p. 112. ''' Cfr. Appendice documentaria. '" D. QtJIRICO, Generali , cit., p. 243. "'. AlJSSME, Fondo F4 , Ufficio Difesa dello Stato, busta 277 , fase.l i 33, 34, 35.
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Rou.ffnNO DELL 'ARC/-1/\!IO D/IU ..' UHK/0 STORICO
apparsa nuovamente come uno strumento capace cli provvedere alla difesa delle coste nazionali, anche in virtù dei copiosi stanziamenti destinatigli. Un altro fattore fu senza dubbio l'influenza che i piani della Triplice avevano esercitato sulle previsioni dei governi di Roma. Essendo inteso che all'Esercito italiano spettasse cli assorbi.re la maggior parte possibile delle forze francesi, e giudicando plausibile che la Francia avrebbe tentato una azione offensiva verso l'Italia, la frontiera Alpina occidentale aveva ricevuto gran parte delle cure e dei fondi di cui si disponeva. Naturalmente, lo sviluppo degli avvenimenti europei rivelò la .inutilità cli queste preoccupazioni, come anche di quelle che avrebbero interessato la protezione della costa tirrenica, in effetti del tutto ignorata dal conflitto italo-austriaco del I 915-1918. Quadro riassuntivo delle spese militari dei principali paesi europei ( 1870-1910)149 ANNO
1870
ANNO
NAZIONE
STANZIAMENTO IN MILIONI DI STERLINE
Italia
7,8
Inghilterra
23 ,4
Francia
22
Russia
22
Germania
1.1,l
NAZIONE
STANZIAMENTO IN MILIONI DI STERLINE
Italia
14,8
Inghilterra
31 ,4
Francia
37,4
Russia Germania
29 29
Austria
12,8
ANNO
NAZIONE
STANZIAMENTO IN MILIONI DI STERLINE
1910
Italia
24,4
1890
Inghilterra
68
Francia
52,4
Russia
63,4
Germania
64
Austri.i
17,4
'
4. L'UFFICIO DIFESA DELLO STATO E LO STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO 4.1. Lo Stato maggiore La tradizione dell'Esercito sabaudo, come quella di tutte le monarchie di origine medioevale, aveva nel re il vertice della struttura militare ed il comandante supremo dell'esercito sul campo di battaglia. Anche dopo la concessione statutaria l'Esercito , assieme alla diplomazia, rimase un feudo esclusivo del monarca e della aristocrazia piemontese e savoiarda
,.. s. ROMANO, L'Iudia del Nove.ce.mo, cit., p. 338.
STIIUMF.NTI DI 1/ICE//CA
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che ne monopolizzava quas.i completamente i quadri pii1 alti. Del resto lo Statuto albertino aveva confermato la prerogativa reg.ia, stabilendo all'articolo 5: "Al Re solo appartiene il potere esecutivo. Egli è il Capo Supremo dello Stato: comanda tutte le forze di terra e di mare; dichiara la guerra: fa i trattati di pace, d'alleanza, di commercio ed altri , dandone notizia alle Camere tosto che l'interesse e la sicurezza dello Stato il permettano, eù unendovi le comunicazioni opportune. I trattati che importassero un onere alle finanze, o variazione di territorio dello Stato, non avranno effetto se non dopo ottenuto l'assenso delle Camere""".
Dunque la figura del ministro della Guerra, come del resto della Marina , era rimasta sempre quella cli un fiduciario ciel sovrano , al quale era demandata l' amministrnzi.one dello strumento militare in tempo cli pace, ma la cui effettiva condotta in guerra era riservata al re. Carlo Alberto, il re dello Statuto, esercitò veramente il comando effettivo dell'esercito nella guerra con l'Austria nel 1848, e solo dopo le prime sconfitte si arrese a delegarlo ad un generale di carriera 151 • La scelta di questo generale, il polacco Chanowsky, si tradusse in realtà in un confuso compromesso che inserì nella tradizionale diarchia composta dal re e dal ministro della Guerra anche una terza figura, il comandante in capo, aggravando di fatto i difetti della leadership militare sarda. Vittorio Emanuele TI, che pure affidò al proprio ministro della Guerra, gen. Alfonso Lamarmora, un grado di indipendenza molto elevato, assunse la propria prerogativa di comandante dell'Esercito n.el conflitto con l'Austria nel 1859, in una posizione però subordinata all'imperatore Napoleone III. Nella terza guerra d'indipendenza, ne l 1866, similmente al padre, egli affidò la gestione delle operazioni allo stesso generale Laruannora, pur partecipando personalmente alle operazioni. Tale contraddizione generò sul campo di Custoza una grande confusione, su chi dei due dovesse assumere la responsabilità delle decisioni, fatale per l'esito della battaglia 152 • Esisteva insomma una sostanziale incompletezza nella sU"L1ttura politica e militare piemontese, la quale vedeva un ministro della Guerra che avrebbe dovuto essere responsabile cli fronte al Parlamento, ma che, essendo usualmente un generale, doveva anche obbedire agli ordini del capo dell'Esercito, ovvero del re, che rimaneva il vero responsabile di tutto quanto riguardava la sfera militare 151 • li sovrano, tuttavia, anche a causa dell'improvviso progredire delle scienze tecniche applicate al campo militare avvenuto nel XIX secolo, non poteva essere in grado di gestire la preparazione e l'ammodernamento dello strumento bellico, ciel quale quindi non era completamente padrone. L'incongruenza divenne evidente nel corso delle guerre cli indipendenza, nelle quali a causa della sua struttura antiquata e ciel mancato coordinamento fra i suoi comandi, I'Esercito del Regno di Sardegna si mosse con una lentezza e un impaccio assai superiori a quelli dei suoi antagonisti e dei suoi alleati. Una delle prime necessità dell'Italia unificata fu dunque quella di modernizzare il proprio strumento militare e cli adeguarne le strutture alle esigenze ciel nuovo Stato 154 •
1'° Re, in Enciclopedia giuridica, Milano, Società Editrice Libraria, 1900, voi. XIV.I , p. 249. Lucio CEvA, Teatri di guerra, Milano, Franco Angeli, pp. 41 -64. ' " PI ERO PIER! , S1oria miliiare del Risorgimento, Torino. Einaudi , l 962, voi. I, pp. 273-275. ,;-, 1D., S!oria miliiare del Risorgimento , cit., voi. 11, pp. 755-759. "' AUSSME, Fondo L3 , Studi particolari, hus1a 48, fase. l, S1oria dello SNIE, pp. 18-19. "' Non era un problema esclus ivo del giovane Regno d ' Italia. Negli stessi decenni anche l'esercito inglese, a1'ficlato alla guida del Duca di Camhridge, un conv into nemico del progresso tecnico, mmlterrà fi no al 1895 una strultu-
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80LLE1TJNO DELL'ARCH/V/0 DELL' UFJ·JC/0 Srm11co
f L'Esercito piemontese era erede di una tradizione militare molto antica riorganizzata nel 1859 dal ministro della Guerra Lamannora secondo il modello francese. La struttura militare del giovane Regno d'Italia diede tuttavia una prova piuttosto moclestq nel corso della guerra italo-austriaca del 1866, nella quale svettò invece la grande capacjtà di coordinazione e mobilitazione dell'esercito degli Hoenzollern; il modello prussiano avrebbe poi battuto ancora più trionfalmente nel 1870 proprio quell'esercito francese che costituiva un esempio per le armate sabaude. Sulla base di questa esperienza, nel 1873, il generale Cesare Ricotti, ministro della Guerra, riformò l'Esercito proprio sulla base ciel modello prussiano, rinunciando sia al principio dell'armata di professione, proprio della vecchia monarchia, sia alle illusioni sugli "eserciti di popolo" ereditate dalla Rivoluzione francese, e concentrando le risorse sulla costituzione dì un esercito di leva, inquadrato in un solido nucleo di ufficiali e subordinati professionìsti' 55 • Il modello dei vincitori di Sedan e Koeniggratz fu integralmente recepito, anche per ciò che atteneva l'ordinamento dei vertici di comando. Nell'esercito prussiano al sovrano era riservata unicamente la guida formale dello strumento bellico, mentre al ministro della Guerra era affidata il coordinamento con la politica del governo, ma la direzione sul campo di battaglia, la preparazione dei piani operativi e più in generale la gestione tecnica della macchina militare erano appannaggio interamente di una struttura militare. La struttura era lo Stato Maggiore (Haupt Etat), con al vertice un generale, il "Capo di Stato Maggiore", il quale in caso di guerra ricopriva il ruolo di comandante supremo di uno strumento che aveva potuto, nel periodo precedente, plasmare ed organizzare personalmente'56. Lo Stato maggiore prussiano si configurava dunque come una struttura tecnico-militare divisa in uffici preposti allo studio ed alla preparazione delle diverse parti dell'apparato bellico, le cui conclusioni venivano poi vagliate direttamente dal Capo di Stato Maggiore, al quale spettava la funzione di indirizzo definitivo. Nell'esercito sabaudo un Corpo di Stato Maggiore era esistito fin dal 1814, composto eia ufficiali incaricati di svolgere ìn tempo cli pace attività cli studio sulle questioni militari (consistenti soprattutto nella redazione di carte topografiche) e cli fornire, su specifica richiesta, pareri tecnìci al sovrano ìn tempo di guerra. Anche dopo il "riordinamento" del gen. Lamarmora e l'introduzione della carica dicomandante del Corpo di Stato maggiore sanciti nel .l.849, le competenze cli questa struttura avevano portato pochi mutamenti alla funzione di ufficio addetto alla produzione di carte topografiche. La stessa carica di comandante del Corpo sarebbe stata soppressa nel 1859, ed il Corpo di Stato Maggiore non avrebbe paitecipato alla campagna del 1.866, se non come fornitore ciel materiale cartografico' 57 . Non esisteva infatti nessun piano dettagliato predis posto
ra praticamente identica a quella delle guerre napoleoniche, con la possibilità di acquistare i gradi da parte dei nobili, il ricorso massiccio ai mercenari, e la esclusione degli ufficiali dotati di ti!oli di studio tecnici dai rnoli dicomando. L'esercito francese , che pure vantava Ja più grande tradizione mjJitare del continente, attraverserà la propria rivoluzione interna dopo il disastroso conflitto con la Prussia, che ne meuerà a nudo l'eccessiva burocrazia e la lentezza. In condizioni peggiori era l'I mpero degli Asburgo, alle prese con un esercito bi-nazionale in cui era difficile tentare qualsiasi ammodernamento, col rischio di incrinare quel difficile equilibrio che era l'unico a tenere a freno le spinte centrifughe 1rnzionali. Cfr. GrnffREY R ÈGAN, Il guinness dei fiaschi mi filari, Mi lano, Mondaclori, I997, pp. 237-240, 248-250. '" B. CROCé, Storia d 'Italia dal 1871 -1915, cit., pp. 46-48 . 6 " P. PLL,RI, Storia militare del Risorgime.1110, cit., pp. 170-173.
'" MARIO MONIANARI, Politica e straregia in cemo a1111i di guerre i1a/iane, voi.! tomo !, Roma, USSME, J.999, p. 42.
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RICERCA
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dai vertici dell'esercito per Ja campagna che si sarebbe dovuto affrontare nel Veneto, e persino le delicate operazioni cli mobilitazione non avvennero secondo un crite1io di priorità militare, essendo del tutto incerte le scelte dello stesso generale La Marmora' 58 • Proprio dall'esito deludente della campagna del 1866 prese l'avvio - come si è accennato - la riorganizzazione del giovane Esercito Regio, che iniziò nel 1867 con il riordino del Corpo cli Stato Maggiore e la formazione, attraverso l'istituzione di una Scuola di Guerra, di un corpo di ufficiali in grado di costituirne i quadri' 59 •
4.2. Le modifiche all'ordinamento dell'Esercito Nel 1882 venne introdotta la carica di capo di Stato maggiore ciel Regio Esercito, devoluta al comandante ciel Corpo di Stato Maggiore, al quale venne conferita la responsabilità "morale e tecnica" della preparazione dell'Esercito e della difesa del Paese in caso di guerra, togliendo tale responsabilità al ministro della Guerra, il quale ne era stato, fino a quel momento, clepositario 1<i>. La struttura ciel nuovo Stato maggiore si articolava in un "Ufficio del Comandante ciel Corpo di Stato Maggiore", che svolgeva le funzioni cli segreteria .riservata e cli coordinamento, della "Scuola cli Guena" e cli due "Riparti", il "I "e il "II", a loro volta divisi in "Uffici", ciascuno dei quali con una precisa competenza. Le funzioni del "II Riparto", o "Riparto intendenza, riguardavano soprattutto la protezione e la organizzazione di una rapida ed ordinata mobilitazione dell'esercito immediatamente a ridosso dell'apertura delle ostilità. Al fine di garantire questo importante elemento che era ritenuto, ed era stato, determinante nelle vittorie della Prussia bismarckiana, gli uffici del Il Riparto prestavano una particolare cura alla conoscenza ed al funzionamento delle comunicazioni, stradali e ferroviarie, 61 indispensabili per spostare ed approvvigionare le grandi masse cli combattenti 1 • Gli uffici dei quali si componeva il "I Riparto", o "Riparto Operazioni", ereditavano le competenze ciel vecchio Corpo cli Stato maggiore, l'approntamento del materiale cartografico e la conservazione dei piani delle fortificazioni cli confine nazionali e nemiche. A queste incombenze tuttavia venne aggiunta quella di recepire e organizzare le informazioni necessarie alla preparazione della difesa del Paese. Il Regno vem1e dunque ripmiito in tre "scacchjeri" corrispondenti alle province prossime al confine austriaco ("scacchiere orientale"), al confine franco -svizzero ("scacchiere occidentale"), e alle rimanent[ che si estendevano a meridione dell'Appennino Tosco-emiliano ("scacchiere meridionale"). A ciascuno scacchiere venne preposto un ufficio che avrebbe dovuto acquisire tutte le informazioni sul numero e sullo stato delle fortificazioni presenti sul tetTitorio nazionale e su quelle straniere al cli là del confine. Delle fo1tificazioni nazionali , gli uffici "cli scacchiere" avrebbero dovuto valutare la qualità e la corrispondenza alle esigenze della gue1Ta moderna e della politica della Nazione. Ai rappo1ti dettagliati sulle guarnigioni e le dotazioni andava accompagnato tutto il materiale tecnico relativo alla struttura delle forrezze, al le comunicazioni stradali e ferroviarie a loro prossime, e soprattutto quello relativo alla dislocazione ed alla potenza delle bocche da fuoco.
'" GIORGIO ROCHAT, GIULIO MASSOBRJO, Breve storia dell'esercito italiano, cii., p. 55. ,,. P. P 1ERI , Storia militare tlel Risorgimemo, cit., p. 748. ""' Rd n. 968 ciel 29 luglio 1882. 1• 1 "La Guerra Franco-Prnssiam1 pui) essere defi nita come il trionfo degli siati maggiori e l'ultima affermazione dell'offensiva co111e strategia globale della guerra, intesa come ricerca rapida d i un successo clamoroso". F. Borri, Il pensiero m.ilitare e navale italiano dalla Rivoluzione fi-c111cese alla Prima Guerra Mondiale, c il., voi. II, p. 1.
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BOlll:TTINO l)EU_' AIICHl\110 IJl·:LL' UFl'IC/0 STOIIICO
Compito degli uffici "di scacchiere" era poi di tradurre i dati in specifiche relazioni, o "memorie", in cui erano valutati i possibili obbiettivi che un ipotetico nemico avrebbe potuto attaccare. Di guesti obbiettivi (città, isole o valichi alpini e fluviali) veniva illustrata l'importanza, intrinseca e militare, la collocazione geografica, le esigenze difensive e le loro coerenza con la strategia difensiva che il Ministero della guerra aveva scelto e il Re, approvato. Per ogni città, definita "piazza", tutte le fortificazioni erano elencare e descritte, e per ognuna erano suggeriti i necessari miglioramenti, sempre problematici per le persistenti difficoltà finanziarie ciel giovane Regno d'Italia, le ristrutturazioni, le aggiunte, o le eventuali dismissioni delle strutture ritenute obsolete. Specularmente, delle opere straniere venivano indicati i difetti , stimata l'importanza che potevano avere per il nemico, stese, anche con l'aiuto degli informatori, minuziose ricostruzioni delle guarnigioni e delle artiglierie 16z. Ordinamento del 1882 Ufficio viabilità Ufficio ferrovie
I.I Ri parto
Ufficio storico U fficio trasporti Ufficio intendenza
UFF[C.10 DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DEL REGIO ESERCITO
Scuola di Guerra 1st. Geografico Militare Uff. contabilità l Riparto
Uff. scacch. Meridionale Uff. scacch. Occidentale Uff. scacch. Orientale
L' assetto degli uffici, stabilito nel 1882 all'atto della costituzione del nuovo Stato maggiore, sarebbe stato poi modificato una prima volta nel 1892, introducendo due significative modifiche nell'ambito ciel "Riparto Operazioni" o "l Riparto". Con l'esclusione dell"'Ufficio contabilità", la cui funzione fu comungue di tenere un quadrn aggiornato delle disponibilità economiche e delle spese, ogni ufficio ciel "Riparto Operazioni" sovrintendeva, per il territorio assegnato, alla stesura dei piani sia difensivi che offensivi che potevano riguardare quella specifica porzione della Nazione. A questo scopo vennero aggiunti al "I Riparto" I '"Ufficio recnico" e, ancora sull'esempio prussiano, I '"Ufficio storico". L'"Ufficio storico" era responsabile soprattutto della conservazione della documentazione prodotta dall'esercito, e della redazione di materiale che approfondisse la storia, prossima e meno prossima, dell'esercito sabaudo, in modo da fornire spunti e dati utili per la redazione dei futuri piani operativi. L"'Ufficio tecnico" era una strnttura già esistente. Fin dal 1887 infatti, la struttura aveva svolto le funzioni di segreteria della "Commissione per lo studio dei progetti d'attacco alle piazzeforti d'oltre frontiera" , col nome cli " Ufficio tecnico d'artiglieria e genio", come era logico in un'epoca in cui l'artiglieria era la sola arma per scardinare le fortificazioni. Nel 1892 le sue funzioni furono ampliate fino a comprendere la
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AUSSl\-1E, Fondo F4, Ufficio difesa dello Stato, busta 275 .
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STRUMT;NTI DI li!Ct:HC!t
pianificazione della difesa ciel territorio dello Stato, la costruzione dei parchi d'assedio, e la realizzazione dej piani cli difesa delle piazze nazionali e di attacco a quelle straniere'6' . L'ufficio era anche competente per ciò che atteneva alle "armi dotte" dell' artiglieria e del genio, la loro evoluzione, le loro possibili applicazioni, lo stato delle dotazioni dell'esercito del Regno d'ltalia'64 • L'ordinamento del 1892 conferì a questa struttura una vera e propria competenza, e la vincolò alla dipendenza diretta del Capo di Stato Maggiore, la cui figura si andava delineando come quella prevalente nell' organizzazione dell'Esercito, tanto da emarginare cli fatto il ministro della Guerra. Secondo la riorganizzazione del 1892 compito del Capo di Stato Maggiore sarebbe stato quello di vagliare tutto il comp.lesso di informazioni e relazioni dei vari uffici , cli tradurre le diverse esigenze e possibilità in una strategia complessiva rispondente all'esigenze nazionali, e sulla base di questa, formulare le richieste di stanziamenti che il ministro della Guerra avrebbe poi presentato nella discussione e nell'approvazione del bilancio in Parlament0 165 •
Ordina,nento del 1892 Segreteria RIPARTO INTENDENZA (ex-II Riparto)
Ufficio contabilità Ufficio intendenza Ufficio trasporti Scuola di Guerra
UFFICIO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DEL REGIO ESERCITO
Segreteria Uff. scacch . occidentale RIPARTO OPERAZIONI (ex-I Riparto)
Uff. scacch. orientale Uff. scacch. meridionale Uffi.cio tecnico Ufficio storico
4.3. I compiti e l'or,linam.ento dello Stato maggiore Il Ministero della gue1Ta, e per proprio conto quello della Marina, costituivano l'altro centro di potere dal quale dipendeva l'apparato militare italiano, e la cui guida , come per i vertici operativi, era affidata a militari cli esclusivo gradimento del re. Al titolare di questo dicastero, sebbene privato del controllo diretto sul!' esercito, rimaneva però l'intera responsabilità politica della gestione dell'apparato militare e della condotta della guerra. Può essere di qualche uti lità sintetizzare la struttura del Ministero della guerra nel 1891:
,., R. G u STAPANE, Inventario G 33, cit., pp. 50-1 (nota 30). Bollettino dell 'Archivio dell'Ufficio Storico, n. 9 del gennaio-giugno 2005 . '"' La definizione di "arma dotta" risale al secolo XV(J[. quando a poter accedere ai gradi eia ufficiale erano solamente i nobil i, mentre i borghesi ne erano generalmente esclusi. L'unica eccezione era costituita appunto dalle due armi dell 'mtiglieria e ciel genio, dove era necessario per un ufficiale conoscere almeno i 111dimenti di trigonometria e balistica, cosa questa almeno improbabile per un nobile. ,,;, G . ROCIIAT, G. MASSORBIO, Breve Sloria dell 'eserci/o i1alia110, cit., p. J 14.
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80LL/:Tl1NO OEU'ARCHIVIO DEll 'UFFIC/0 Sroraco
Ministero detta guerra del 1891 Divisione Stato maggiore Div. personale del ministero Div. Ragioneria Div. tiro a segno ed educazione fisica Direzione generale personale ufficiali SEGRETARIATO GENERALE DEL MINISTERO DELLA GUERRA
Direz. Personale civili e affari genrali Dire7.. Artiglieria e genio Direz. Servizi logistici e amministrativi Direz. Leva e truppa Direz. Generale revisione conti Ufficio ispezione veterinaria Ispettorato ippico
Il Ministero costituiva quindi il luogo delle decisioni che poi lo Stato Maggiore avrebbe dovuto tradurre in ordini operativi e in un concreto movimento dei soldati . Il raccordo fra il luogo della decisione politica, il Ministero, e quello dell'organizzazione militare, vale a d ire lo Stato Maggiore, fu istituito con la creazione nel 1891 della "Divisione Stato Maggiore" all'interno proprio della struttura ministeriale. S i trattò di un apparato creato per concertare l'azione tra le due istituzioni e tenere aggiornato il ministro sulle questioni riguardanti i piani di impiego dell'Esercito e la loro evoluzione. A questo riguardo si sarebbe espresso ore rotundo nel 1903 il generale Ottolenghi alla Camera: " [a chi chiede] perché si tengono al Ministero degli specialisti e dei tecn ici dal momento che vi sono appositi corpi [militari] tecnici consultivi, rispondo che al ministJO abbisognano organi a disposizione diretta che cooperino con la dovuta competenza allo studio e alla trattazione <li tutte le questioni di natura tecnica e speciale"'ò<I.
La struttura e le competenze dello Stato Maggiore sarebbero rimaste inunutate fino al 1900, quando il generale Tancredi Saletta avrebbe assunto la carica di capo di Stato maggiore. Questa figura, che fino ad allora aveva rappresentato solo il "comandante sul campo" di un meccanismo diretto dal dicastero, sarebbe diventato il responsabile della cooperazione con gli alleati e della preparazione dei piani di guerra, assumendo l'effetttvo comando sull'intera struttura, anche organizzativa, dell 'Esercito. Tale funzione si sarebbe inevitabilmente sovrapposta con quella della "Divisione Stato Maggiore", esistente fin dal 1891 in seno al Ministero della guerra e che costituiva cli fatto una sorta cli "Stato Maggiore bis"' 67 • Il Ministero della guerra (e il ministro) sarebbe rimasto infatti solo titolare della "conduzione politica della guerra" , una formula piuttosto anodina che avrebbe dato adito a diverse interpretazioni, non essendo sempre chiaro in una guerra dove si arresti il confine fra la decisione militare e quella politica, entrambe rimesse in estrema istanza alla autorità del re 1<•\
"" Atti parlamentari, Camera dei deputati, Leg. XXI, I'' sessione, Discussioni , tornata del 20 maggio I903, p. 7825. ' 6' O. Bovro, Sroria dell'Esercito italia110 ( /86/-/990), Roma, USS1v1E, 1996, pp. 161-164. ""' ·' Vittorio Emanuele teneva moltissimo al comando in capo dell'Esercito riconosciutogli dallo Sracuto ed ebbe la sua parte di colp,1 nella mancata e fioca definizione del ruolo del Capo di S1a1o Maggiore, mal rassegnandosi a
STRUMEl'm VI RICERCA
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Inoltre, va considerato che i ministri della Guerra erano quasi sempre dei generali, inferiori per grado al capo di Stato Maggiore, ma, essendo nominati nella funzione politica cli ministro, collocati in posizione sovraordinata al loro superiore gerarchico all'interno della struttura militare. Questo aspetto rese il confronto fra il Ministero e lo Stato Maggiore inceppato spesso eia una certa disparità gerarchica 169 • Fra i nuovi compiti del capo di Stato maggiore vi era anche quello di concertare l'azione con gli alleati austrn-tedeschi della Triplice Alleanza, che, nata come accorcio politico, si era trasformata nel 1888, per iniziativa cli Crispi, in un vero patto militare: ora anche gl i italiani avrebbero dovuto integrare l'impiego del proprio esercito e la propria futura strategia (nei limiti della "tollerabile" segretezza) con quelli dei propri alleati. A questo punto divenne per forza di cose necessario che, alla pari dei propri colleghi austriaci e tedeschi, anche il comandante della struttura militare del Regno d'Italia potesse avere l'autorità cli disporre completamente della organizzazione e dell'ordinamento ciel proprio esercito.All'ampliamento delle facoltà del capo d i Stato maggiore dovette fare riscontro un necessario riassetto della struttura dello Stato maggiore, la cui organizzazione doveva essere resa coerente con le nuove funzioni' ;o_ L"'Ordinamento" ciel 1903 riformò dunque nuovamente la composizione dello Stato maggiore, accentuando il grado cli indipendenza del capo di questa struttura, e ampliandola fino a comprendere pertinenze fino a quel momento riservate al ministro 111 • Nel nuovo organigramma rimaneva pressoché invariato il "Riparto Intendenza", deputato alla gestione dei "servizi" dell'Esercito, mentre decisamente rimaneggiato era il "Riparto operazioni. Oltre alla la Scuola di Guerra, rimasta indipendente dello Stato Maggiore, scomparivano sia ]"'Ufficio tecnico" che quello di "Scacchiere Meridionale", mentre all'interno del "Riparto Operazioni" nasceva inoltre una nuova struttura: "Ufficio coloniale". Il nome dell'ufficio farebbe pensare ad un organismo reso necessario dall'espansione coloniale italiana in Africa Orientale della quale bisognava impostare una duratura organizzazione, anche militare . Invece questo ufficio, pur occupandosi effettivamente anche della situazione mili.tare delle colonie, non limitava la propria competenza ai territori cieli' Africa italiana, ma includeva nei propri studi anche tutti i teatri operativi in cui il Regno d'Italia potesse trovarsi impegnato, anche se esulavano dai tradizionali scacchieri "Occidentale" ed "Orientale", compreso iI territorio nazionale. Non maiicano dunque studi sulle isole ciel Mediterraneo, su territori in Asia e nell ' Africa settentrionale , come anche relazioni e " informative", assai simili a quelle che potrebbe produrre un "ufficio informazioni" , ovvero un servizio cli spionaggio militare 172 •
fare poco più di un atto di presenza." Cfr. M. MONTANARI, Politica e s1rmegia i11 cenlo anni di guerre italiane, cit., p. 702. ,;, Ad esempio, un generale diviso da una animosità personale dal capo di SM Albe1to PolJio, Carlo Porro, rifiutò il ministero della Guerra, a causa del il mancato assegnamento di 800 mi lioni al bilancio della Guerra. Lo stesso Porro diventò poi vice-capo cl i Stato Maggiore nel L9J 4, sotto il nuovo capo di Stato M,iggiore Luigi Cadorna. Cfr. GIANNI Roc<.:.", Cadorna , Mi lano , Mondadori, 2004, p. 54. 110 Lucio CcvA, Teatri di guerra, Milano, Franco Angeli, 2005 , pp. 54-60. "' CARLO MAZZACARRA, L 'evoluzione del Corpo di S1a10 Maggiore nei Regni di Sardegna e d'l1alia. Parte prima 1796- 188 1, in "Memorie Storico-mili tari", 1981, pp. 349-378; cfr. ,niçhe R. GliSTAPANE. lnventario G 33, cit. , p. 45. "' AUSSME, Fondo F4, Ufficio di fesa dello Stato, buste 273-274. MA RIA GA BRIELLA PASQUALINI, Carie segrete del/'i111ellige11ce ilaliana, Roma , RUD , 2006, pp. 168-189.
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ilOLll7TINO /)EU} AHC/-/1\1 /0 DELL' U FF/CIO STORICO
Al di fuori dei due riparti, inoltre, nascevano una Segreteria generale dello Stato maggiore ed un nuovo "Ufficio Difesa dello Stato", entrambi alle dirette dipendenze ciel capo cli Stato maggiore.
Ordinamento del 1903 Segreteria RIPARTO INTENDENZA
Uff. amministrazione Uff. servizi Uff. trasporti
UFFICIO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DEL REGIO ESERCITO
SEGRETERIA UFFJCIO DIFESA DELLO STATO Segreteria Uff. scacch. occidentale RIPARTO OPERAZIONI
Uff. scacch. orientale Uff. scacch. Coloniale Ufficio Storico
4.4. Nascita ed evoluzione del'Ufficio Difesa Già nel J.900 era stata prevista la costituzione di un comparto dello Stato maggiore incaricato cli assommare a sé tutto il precedente lavoro delJe commissioni che avevano studiato il problema della difesa dell'Italia dalla sua unità in poi e di coordinarlo con le possibilità offerte dai nuovi ritrovati della tecnica. Nel 1903 questo Ufficio era finalmente nato, configurandosi come un ampliamento delle pertinenze cli due precedenti uffici , I"'Ufficio Scacchiere Meridionale", che aveva appunto la competenza su tutta la parte del territorio nazionale non compresa nei due scacchieri Occidentale e Orientale, e l'Ufficio Tecnico cli artiglieria e genio, che si occupava, come parte del Riparto Operazioni, della trattazione di quanto atteneva "all'ordinamento difensivo del territorio nazionale, alla costruzi.one di parchi d'assedio, ai piani di attacco e di difesa, ma anche all'ordinamento dei parchi <li a,tiglieria e del genio, e a istruzioni e manovre, applicazioni tecniche, invenzioni ecc ... " 113 • ln questo quadro la pianificazione della difesa del territorio nazionale coincideva con lo studio degli strumenti per offenderlo e difenderlo, e quindi unificava le due funzioni in una sola struttura. Nelle competenze dell'Ufficio tuttavia non era compresa la difesa della totalità del territorio nazionale, anzi ne era escluso l'intero arco alpino, così come tutti campi trincerati e le piazzeforti al di sopra di Bologna che non fossero costiere. L"'Ufficio Difesa" insomma, nonostante il nome, non si occupava della difesa dell'intero territorio italiano ma solo di quella porzione che non era compresa nei due scacchieri Occidentale e Orientale. La competenza (o l'ambito di azione) dell'ufficio quindi atteneva alla organizzazione della difesa dell'Italia peninsulare e insulare, delle coste e di tutte le piazze marittime, comprese quelle il cui comando era affidato alla Regia Marina . Questa netta separazione dei compiti aveva una precisa ragione nel criterio stesso con cui era stata concepita la struttura difensiva nazionale .
'" "Completava il profilo ciel Riparto Operazioni quale centro di elaborazione dei piani di difesa del territorio nazionale e cli attacco". R. GUSTAPA:-IE, /11venrario G 33 , ciL, pp. 50-5 l (nota 30) .
STRUMENTI DI RJCIJIIC!l
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Come si è già sottolineato , l'Italia era stata divisa fin dall'epoca della Commissione del 187 1 in tre scacchied separati, e la progettazione della cli fesa aveva risentito drasticamente di questa logica , che al posto cli creare un unico sistema difensivo ne aveva generati tre, con poco o nullo collegamento fra loro. Questa impostazione rispondeva peraltro ad un criterio generale decisamente datato, risalente ad un'epoca in cui il trasporto ferroviario e quello motorizzato, erano ridotti se non inesistenti, ed il valore delle distanze, fondamentale sul piano militare, era dunque maggiore' 74. La separazione, inoltre, dava, comprensibilmente, adito a disguidi piuttosto frequenti, soprattutto tra i due "uffici di scacchiere", i quali si trovavano a non avere autorità sulle città costiere retrostanti alle loro zone di pertinenza. L'"Ufficio scacchiere occidentale", ad esempio, assegnava alla città di Genova un'importanza enorme, soprattutto nell'ipotesi di un attacco francese che poteva anche essere portato dal mare. Tuttavia ogni informazione riguardante le difese di Genova, le comunicazioni stradali dei suoi dintorni e la d islocazjone dei reparti assegnati alla sua difesa erano custodite dall'"Ufficio Difesa", col .risultato che .il. solo ad avere un quadro unitario del fronte dal confine svizzero al mare fosse lo stesso Capo di Stato Maggiore' 75 • Più in generale inolu·e, un ordine del giorno del 1.902 vincolò il personale dello Stato maggiore a non fornire nessun tipo di documentazione a nessun richiedente che fosse estraneo allo Stato maggiore stesso, compreso dunque il Ministero della guerra, quello della Marina e i comandi cli armata. Tale incomunicabilità certo non favorì né un maggiore grado di integrazione fra le strutture militari preesistenti e l'Ufficio Difesa, né il confronto fra i vertici militari e mondo politico 1•16 • I difetti e gli impacci di cui inevitabilmente risentiva l'attività del nuovo "Ufficio Difesa" non vennero corretti, se non in parte, dalle successive riforme dello Stato Maggiore avvenute dal 1904 al 1910 177 • Proprio nel 1910 peraltro la struttura avrebbe assunto la propria ultima conformazione prima dello scoppio delle ostilità . Il tema ricorrente delle riforme dello Stato Maggiore fu quello di ridimensionare l'autorità del capo cli Stato Maggiore, ritenuta, a giudizio di molti, troppo "ingombrante" 11~. In realtà, l'ampliamento delle attribuzioni al
'" " li Paese è diviso in due scacchieri, peninsulare e continentale. Per la zona continentale, comprendente tuuo·il nord, fino ali' Appennino tosco-emiliano, è prevista una difesa 'sistematica'; per quella peoinsulare una difesa limitata ad alcuni capisaldi. J due sistemi sono retti da alcune opere di col!egarnento". li generale Giuseppe Govo11e,framn1enti di mernorie, Torino·, Casanova, 1871 , cit. in P. PIER!, Le jòrze armate nell'età della Destra, cit., pp. Il(). I I] . '" In un promemoria del 1908 il capo dell 'UIT. Scacch. Occidentale souolineava diversi problemi cli attribuzione fra fo sua struttura e le altre ciel comando (soprallutto l' Uff. Istruzioni e manovre e l' Uff. Difesa). li contenzioso riguardava le fortifica7.ion i sia straniere che nazionali, il cui materiale illustrativo era stato ritirato dall ' Uff. Difesa. L'attacco alle fortificazioni nemiche tuttavia era cli pertinenza cicli' Uff. di Scacchiere per tutto ciò che concerneva la generale valutazione dell'obbiettivo e la sua collocazione all'interno della strategia complessiva, ma allo stesso tempo rientrava fra le competenze dell 'Uff. Difesa per quel che atteneva Je <Juestioni tecniche, delle qual i però l' Ufficio Scacch. 0cc. non era tenuto al corrente. La proposta del Capoufficio era appunto quella di stabilire un rapporto di comunicazione fra le due strutture fonnalmente regolato che non isoli gli uffici cli scacchiere dalle loro passate competenze. Condizioni del corpo di Su110 Maggiore. Fun;,io1w111ento del Comando di Corpo. Cornando del corpo di StClto lv!aggiore - Scacchiere acc:ide111ale - Pro111e111oria circa il.fi.,nzionamento dell '4Jìcio , in AUSSME, Fondo F4, Ufficio del capo di Stato Maggiore dell'Esercito (d' ora in poi SME), busta. 95 , Promemoria del 8/ 10i08. 11 • "Ad evitare equivoci e rnalimesi è mio i11tcndimcnto che alla richiesta di favori dati e informazioni fot.te agli uffici dipendenti da autorità estranee a questo comando si eviti di dare risposte che in qualunque modo possano creare vincoli o impegni al comando stesso f ...r. 0 .d.g. n. 2910/5/02, AUSSME, Fondo F4, Ufficio del capo di SM , buste 296-297, fase. 3, Registro degli ordini del giorno del capo di SlVIE, voi III. "' Rd n. 86 del 4 nmzo 1906, parte I, alto n.75, pp. 139- 141 , e rd n. 77 ciel 5 marzo 1908, circ. n. 103, pp. 245-250. "' "Il gen. Saletta [...l dimostrò che nei piccoli paesi si era cercato di sottrarre la direzione dello strumento mi-
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BOLLt.ìTINO DELL 'A.RC/1/VIO DEt.i.' UFFICIO STORICO
capo di Stato maggiore era stato attuato proprio al fine di ottenere una continuità tecnica e operativa fra ciò che il capo di Stato maggiore organizzava in tempo di pace cli concerto col ministro, e ciò che poi avrebbe dovuto dirigere in tempo di guerra. Nel 1906 per evitare un eccessivo arbitrio della struttura militare rispetto a quella politica l'autonomia ciel capo ciel Corpo di Stato maggiore sarebbe stata ridotta con l'emanazione delle "Nonne cli servizio pel Comando del corpo di Stato maggiore", che avrebbero però lasciato inalterata l 'organizzazione cli fondo dello Stato maggiore, rimettendo però al ministro il potere di indirizzo di tutta l'azione del capo di Stato maggiore inerente l'organizzazione interna dcll'Esercito 179 • Sarebbe tuttavia rimasta di esclusiva competenza del capo cli Stato maggiore tutta la pianificazione operativa , ovvero la parte più tecnica dell'organizzazione militare, compresa la preparazione e lo studio della difesa del Paese, affidata all'Ufficio Difesa. Anche in questo settore tuttavia, l'autonomia dello Stato maggiore era destinata ad essere, sia pure parzialmente, messa in discussione dalla creazione di due nuove strutture. Nel 1908, anno in cui il capo cli Stato Maggiore, Tancredi Saletta, lasciò la carica al gen . Alberto Pollio, vennero istituiti, con regi decreti nn. 35 e 36, la "Commissione suprema mista per la difesa dello Stato" ed il "Consiglio dell'Esercito" 180 , organismi consultivi attraverso i quali il Ministero della guerra e gli alti gradi deJJ'Esercito potevano maggiormente influire sull'organizzazione militare, che fin dal 1900 e più ancora dal 1906 sembrava essere rimasta di esclusiva competenza del capo cli Stato maggiore 181 • Una ulteriore modifica degli equilibri interni allo Stato maggiore avvenne inoltre con la riforma del 19 J.0 1i 2 • Nel nuovo organigramma spiccavano, oltre il già citato "Comitato di Stato Maggiore", i nuovi uffici "Mobilitazione", "Istruzioni e Manovre" e "Operazioni", tutti direttamente dipendenti dal capo di Stato maggiore ed incaricati di occuparsi dettagliatamene dei piani di mobilitazione, dei sistemi di addestramento dei reparti e della organizzazione generale dell'Esercito. L'Ufficio Difesa si trovò quindi a dover collaborare con il neonato "Ufficio mobilitazione", che oltre a stabilire le modalità e il tipo di schieramento avrebbe ripartito anche le divisioni fra le singole annate, e ne avrebbe stabilito i tempi di mobilita-
litare alle influenze politiche e parlamentari mentre in Italia tutto faceva capo a.I Ministero della Guerra e propose la designazione in tempo di pace del generale che in guerra avrebbe assunto il comando operativo, oppure, meglio ancora, più ampie attribuzioni del capo di SM al momento privo di autentiche responsabilità propria. [...l riuscirà ad ottenere una sempre maggiore amonomia, in pmte per il rapido aV\'icendarsi elci ministri della guerra, e molto per l'appoggio datogli eia Vittorio Emanuele III che provocherà la definizione e l'ampliamento dei poteri del capo di Stato Maggiore con la successive leggi del 1900, 1904, J.906 ed infine 1908" . F. BoTn, I/ pensiero militare e navale italiano dalla Rivoluzione.francese alla Prima Guerra Mondiale, cit., p. 317. ' '" Rd , del 4 marzo 1906, n. 86, 1906, paite I, atto n. 75, pp. 139-14 1. Cfr. R. GUSTAPANE, Inventario G 33, cit., p. 59. 1 ' " "Consiglio dell'Esercito: È l'organo consulente della commissione suprema di difesa nelle più impo1tanti questioni relative alla organjzzaiione, al funzionamento, alla mobilitazione dell'esercito e ala difesa nazionale. Si compone del ministro della Gnerra, presidente, del capo di SM dell'Esercito, dei generali d'annata, dei generali comandanti designati d' annata, di tre generali comandanti cli corpo d'a. o divisione nnminati al principio di ogni anno con decreto ministeriale, con possibilità di riconferma. È addetto al Consiglio del!' Esercito un ufficio di segreteria. Per la trattazione di determinate questioni possono di volta in volta essere chiamati a pa1tecipare ai lavori del Consiglio, con valore consultivo, ufficiali del Regio Esercito e della Regia Marina. È riunito dal Ministro della Guerra di propria iniziativa, o su proposta ciel capo di SM dell'Esercito. Cessa di funzionare all'atto del la mobil itazione e per tt1tta la durata della guerra." Consiglio dell 'Esercito, Enciclopedi(I mi/ilare, cit., 1933 , voi. 111, p. 187. 161 Rd n. 77 del 5 marzo 1908, n. 77. 1 " "L'Ufficio Difesa, l'Ufficio Informai.ioni e l' Ufficio Istruzioni e lVfanovre dipendono direttamente dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito a senso dell'Ordine del giorno 11. 37 del 23 Agosto 1906". AUSSME, Fondo F4, Ufficio del capo di SME, Registro degli Ordini del Giorno, 0.d.g. del 23/6/10.
STRUMGNTI
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RICERC,t
zione e dislocamento al fronte in caso di guerra'83. Questo flusso cli uomini e mate1iali sarebbe avvenuto attraverso le strade e le ferrovie deJJa Penisola, gran parte delle quali correva lungo le coste, vulnerabile ai bombardamenti dal mare e ai sabotaggi . Proprio in questo frangente doveva rivelarsi particolarmente importante l'interazione con l'Ufficio Difesa, alla cui attività era anche assegnato il compito di proteggere Je coste dalle offese che potevano esservi portate184.
Ordinamento del 1910 Ufficio Mobilitazione Ufficio Difesa dello Stato Ufficio istruzioni e manovre Comitato di Stato Maggiore Segreteria del Riparto. UFFICIO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DEL REGIO ESERCITO
Riparto intendenza
Ufficio contabilità. Ufficio servizi. Ufficio trasporti. Uff. Informazioni Ufficio coloniale
Riparto Operazioni
Uff. scacch. Orienl. Uff. scacch. Occ id. Segreteria del Riparto
La riforma dello Stato maggiore tuttavia conteneva anche un altro elemento di novità, che mise fine alla incertezza decennale sulla figura alla quale sarebbe stato delegato dal re il comando delle "armi d'Italia". Una esplic(ta disposizione infatti, prevedeva che dal momento della mobilitazione il "Comando corpo di Stato Maggiore" diventasse il "Comando Supremo", ovvero che lo Stato maggiore assumesse de iure il controllo delle operazioni in caso di guerra . In tale eventualità il capo di Stato maggiore sarebbe diventato il comandante unico delle forze armate del regno d'Italia, e la sua autorità, svincolata dal parere ciel ministro della Guerra , sarebbe stata soggetta solo al re'$;.
"' "Gli uffici Mobilitazione e Difesa dello Stato presenteranno, il consueto tramite alla segreteria , all'approvazione e alla firma cl i SE il Sottocapo cl i Stato Maggiore tutte le lettere che non devono essere conseguenza di una mia personale decisione [ .. .]". AUSSME, Fondo F4 , Ufficio del capo di SME, Registro degli Ordini del Giorno del capo cli SM , Odg n.15 l4/4iJ5. '" "Il com.te in seconda il quale come c,1po del rip . Operaz ioni cd eventualmente come sottoc. di SM deve essere informato di tutto quanto v iene predisposto in tempo cli pace per la guen-a, ha piena facoltii di prendere conoscenza personalmente anche delle pratiche di ufficio riguardanti la mobilitazione, la difesa dello Stato e l'isu·uzione delle truppe . Egli darà pertanto al col. Segretario gli ordini che crede per detto scopo, assicurando però nel modo più assoluto che la trasmiss ione a mano dei documenti avvenga in modo scrnpolosamente riservato." AUSSME, Fondo F4. Ufficio del capo dl SME, Registro degli Ordini del Giorno, O.cl.g. del 211/09. "' AUSSME, Fondo L3, S tudi particolari, Registro degl i Ordini de l giorno, Odg n. 37 del 23 Agosto 1906, Comando del corpo di SM. Norme generali circa la costituzione e i!./iJnzionamenro del comando s11pre1no mobilitato, aprile 19 15 .
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BOLlé1TINO Dr:u ' A ll(;HJV/0 /JELL' UFflOO Sro111c o
5. LE CARTE DELL'UFFICIO DIFESA 5.1. Funzionamento dell'Ufficio I documenti contenuti nelle 8 buste dell'Ufficio Difesa dello Stato sono quanto rimane, a patte ciò che è stato trasmesso alle strutture che ne hanno ereditato le funzioni, dell' attività della struttura nei .L 2 anni della sua esistenza: dalla sua creazione nel 1903 alla fusione nel Comando Surpremo nel 1915. La mancanza di un titolario ricostruibile e i trasferimenti delle buste dei fascicoli da un ufficio all'altro e da un luogo all'altro, così come le esigenze o le circostanze suggerivano, rendono oggi pressoché impossibile ricostruire con esattezza le procedure secondo le quali si svolgeva il lavoro dell'Ufficio Difesa . Studiando le caratteristiche dei vari fascicoli si possono tuttavia rilevare degli aspetti particolari, dai quali trarre alcune considerazioni utili per poter dedurre quale sia stata l'attività dell'Ufficio e le principali linee-guida della sua azione. La "vita" clell 'ufficio fu - lo si è eletto - relativamente breve: dal 1903 al 1915, anno del1'entrata in guerra. Non tutti i documenti del fondo sono il risultato del lavoro svolto in questi dodici anni dall'Ufficio Difesa, infatti unti quelli precedenti alla data della sua fondazione provengono dalle due strutture, "Ufficio tecnico" e "Ufficio scacchiere meridionale", le cui funzioni furono assegnate al nuovo Ufficio. I due uffici, a loro volta, avevano recepito gran parte del materiale dalle commissioni militari che fin dal 1861 avevano studiato la difesa della Penisola. A fianco di questi documenti, che rappresentano una parte cospicua dell'intero complesso, si pone poi tutto il frutto dell'attività dell'Ufficio nella sua duplice funzione di organismo "tecnico", per la progettazione e miglio ria delle fortificazioni, e "strategico", per l'organizzazione e coordinazione, su scala nazionale, dell'intero piano generale di difesa, inteso come: "I. ... ] quell'insieme di opere di fortificazione, stabilimenti militari e di comunicazione ordinarie, ferroviarie ed acquatiche che valgono ad appoggiare colla maggiore efficacia le operazioni delle truppe sia di terra che cli mare e porle in gradi cli contrastare dapprima un'invasione sulle frontiere di un Paese e successivamente l'occupazione delle varie parti del suo territorio I... . 1"'8'' .
Tuttavia la documentazione risulta ampiamente sbilanciata verso la funzione tecnica di cura delle fortificazioni, piuttosto che a favore del ruolo cli indirizzo e conce1tazione della politica militare di difesa nazionale, la quale invece avrebbe dovuto essere la ragione principale della creazione dell'Ufficio. L'assetto difensivo della Penisola rimase, a giudicare dai documenti, non troppo difforme da come i fratelli Mezzacapo lo avevano concepito alla metà del secolo XIX, e come le successive conmlissioni lo avevano sostanzialmente confermato: ovvero un sistema composto di tre regioni nlilitari separate (Nord-orientale, Nord-occidentale e Meridionale) , concepite come altrettanti compartimenti stagni , ognuno dei quali bastante a sé stesso. Solo a partire dalla riforma dello Stato maggiore del 1910, le competenze dell'Ufficio avrebbero maggiormente interessato anche la organizzazione generale della difesa. Fondamentale fu in questo passaggio la creazione nel I 91 O dell'Ufficio mobilitazione, espressamente indirizzato a disporre i piani di quella mobilitazione dell'Esercito che avrebbe dovuto svolgersi in accorcio con le misure di protezione che l'Ufficio Difesa doveva garantire. Fino ad allora tuttavia, la maggior parte del lavoro dell'Ufficio consistette nella cura delle piazzeforti situate nel territorio ciel Paese.
,,. F. Burn, Il pensiero militare e navale italiano dalla Rivoluzione.Jìw1cese alla Prima Guerra Mondiale , cit., p. 759.
SnwMENrt DI R/Ct:RCA
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5.2 Piazze navali e terrestri 5.2.l. LE "PIAZZEFORTI" Una " piazzaforte" è una località che è stata sottoposta ad un lavoro di fo1tificazione che l'ha dotata di strutture, elette convenzionalmente "opere", finalizzate alla sua difesa da una aggress.ione esterna. Prima del XVII secolo, con questo nome si identificava unicamente il "cuore" della fortificazione, ovvero la fortezza in cui aveva sede la guarnigione della città. In seguito tuttavia, con la fort ificazione cli località anche di ridotte dimensioni , ma poste in una posizione ritenuta rilevante, questo ternùne rimase ad indicare qualsiasi località stabilmente fortificata. li perimetro del le fortificazioni con tutte le loro dotazioni è detto "fronte", e nelle piazzaforti costiere, si divide in "fronte a terra", che comprende le opere volte verso il lato della tenaferma, e "fronte a mare", che comprende quelle volte al mare. II Regno d'Italia ereditava al momento dell' Unità un sistema cli fortificazioni ciel tutto disannonico, sparso com'era per tutta la Penisola, che comprendeva fortezze costruite in epoche diverse e per diverse esigenze, e soprattutto conservate in un differente stato di efficienza181. In particolare le fo1tezze che ricadevano sotto il mandato dell'Ufficio Difesa erano già state oggetto dello studio della Commissione per la difesa dello Stato, che aveva giudicato insufficiente il sistema delle fortificazioni e ne aveva disposto un poderoso ampliamento, coerente alla edificazione cli una serie di fortezze in grado cli parare un'aggressione in qualsiasi parte della nazione. U piano, redatto nel 1883, e poi ampiamente ridimensionato, si appoggiava in parte sulle vecchie fortezze lorenesi, borboniche o pontifice (Livorno, Civitavecchia , Ancona, Messina, Capua, S. Benedetto, Gaeta), in parte su altre la cui costruzione era prevista (Lucera, Brindisi, Bologna, Civita). All'atto della costituzione dell'Ufficio Difesa ne l 1903 questo programma era stato abbandonato a favore di più modeste realizzazioni. Le " piazze" che r ientravano nell'autorità dell'Ufficio erano relativamente numerose e quasi tutte costiere. Le più importanti, definite di "prima classe", erano località dal valore politico ed economico oltre che militare: Genova, Napoli, Venezia, Messina-Reggio, La Spezia, Ancona e Bologna. Quel le cli "seconda classe" rivesti vano una importanza principal mente militare: La Maddalena, Vado, Gaeta, Brindisi, Capua, L'Elba, Orbetello. Esistevano poi un certo numero di approdi, che pure non rientrando nelle pertinenze dell'Ufficio Difesa, cooperavano alla protezione della Penisola essendo le basi del naviglio silurante: Livorno, Civitavecchia, Salerno, Otranto, Porto Corsini. Le "piazze costiere" erano state realizzate anche cli concerto alle esigenze della regia Marina, la quale disponeva cli una serie di basi efficienti per le proprie navi sia sul Tirreno che per I' Ad1iatico. Tali basi, dette "piazze navali" rientravano sotto l' autorità dell'Ufficio Difesa e , pur essendo comandate da un ammiraglio, rispondevano allo Stato maggiore dell'Eser-
"'' "In quel momento alla difesa periferica provvedono 21 tra forti e opere varie sulle alpi e dieci pia:ae mariuime di cui Genova, Messina, Spezia e Venezia sono definite di prima im porcanza e Vado Ligure, l'Elba, Civitavecchia, Gaeta, Ancona di seconda. Anche la difesa interna presenta la ripartizione in piazze di prima importanza: Alessandria, Piacen:.:a, Verona, Mantova, Bologna, Roma, il basso Piave e le quattro grandi piazze marittime nel loro fronte verso Lem1, e di seconda importanza: Casale, Peschiera, Legnago, Capua e Gaeta ed Ancona per la parte verso terra. Inoltre a Piacenza e a Mantova sono SLaLi riuni ti due parchi cli assedio." P. PtERJ Le.f<>rze arm(l(e nell'età della Des/ro,cit.,p . 155 .
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80LLfi"J1NO OElL'ARCJ//\!10 DfU, 'UFFICIO STOIUCO
cito per la propria funzione. Fra le "piazze" costiere, solamente Napoli non era affidata al comando di un ammiraglio ma a quello cli un generale, essendo il fronte a terra particolarmente esteso. Esistevano poi delle piazzaforti dette "terrestri", situate soprattutto nell'Italia settentrionale, che non affacciavano sul mare e la cui competenza era esclusivamente rimessa all'Esercito. Le sole piazze terrestri soggette all'Ufficio Difesa erano Capua e Bologna. Poco più di un deposito fo1tificato la pr.ima, fondamentale perno del sistema difensivo italiano la seconda, il cui fascicolo è uno dei più corposi e dettagliati, e dotato di un materiale iconografico molto ampio. Per le piazze costiere esisteva una sorta di "condominio" fra Esercito e Marina per la loro gestione, che, come si può immaginare, comprendeva anche i costi relativi all'aggiornamento o la sostituzione delle difese. Per Napoli e le piazze terrestri cli Capua e Bologna, l'Esercito, essendo invece esclusivo responsabile cli ogni aspetto, potè disporre dei lavori in piena libertà. Bologna venne trasformata in una poderosa piazzaforte, dotata anche cli una cintura esterna di opere secondarie, munita di artiglieria media e pesante e cli alloggiamenti per clecine cli migliaia di uomini. Capua , l'altra piazzaforte, fu lasciata pressoché invecchiare, tanto che nel 1909 Pollio era dell'opinione di dismettere tutte le opere della piazza, che con l'Unità aveva perduto il proprio valore di ultimo ridotto a settentrione di Napoli' 88 • Nelle buste dell'Ufficio Difesa ogni piazza ha un proprio fascicolo, nel quale è conservata tutta la documentazione tecnica precedentemente esistente e tutta la corrispondenza dell'Ufficio ad essa attinente. La documentazione deUe "piazze" si compone di documenti raggruppab.ili secondo tre denominazioni generali: il "Sunto dei precedenti", il "Piano di difesa della piazza", il "Carteggio", a loro volta formati da diversi tipi di documenti .
5.2.2. IL "SUNTO DEI PRECEDENTI" Q uesta denominazione raccoglie tutti i documenti utili a conoscere la città e le sue forti ficazioni, il valore loro attribuito, lo stato di efficienza e la fu nzione assegnata all'interno del sistema militare italiano. Questi fascicoli erano utili per conoscere gli aspetti generali della piazzafo1ie e della sua storia, compresa quella meno recente, e soprattutto le sue debolezze . I "sottofascicoli" che compongono il "Sunto dei precedenti" sono dunque relativi a questi aspetti della piazzaforte considerata, così denominati: a - Storia della piazza. b - Relazione della commissione permanente per la difesa . e - Relazioni al Comitato di Stato Maggiore . cl - Studi dei vari ampliamenti previsti o effettuati delle opere della piazza. e - Verbali della Commissione suprema per la d(f'esa dello S1ato e della Commissione di difesa . f- Evenwali demolizioni o dismissioni . Spesso il "Sunto dei precedenti" comprendeva anche estratti eia monografie o pubblicazioni di carattere non militare. Si trattava cli ricostruzioni storiche che aiutavano lo studio delle fortificazioni di un sito particolare, per valutarne anche l' evoluzione attraverso i secoli. Si poteva w1ttare, ad esempio , come nel caso dell'Elba, di un articolo di giomaJe pura-
'" AUSSME , Fondo F4, busta 276, fase. 30, Corrispondenza, 4 Ottobre 1909.
STRUMéNT/ DI 11/CF.IICA
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mente divulgativo, non privo anche di richiami letterari piuttosto inconsueti in uoa documentazione militare. L'autore si diffondeva in una lunga descrizione delle bellezze dell'isola d'Elba, dei suoi tramonti, ciel suo mare pescoso e delle piante che ne ornavano le coste. Non mancavano considerazioni singolari sul carattere degli isolani, sulla loro abitudine a vivere con la costante minaccia dei pirati, e persino sulla permanenza cli Napoleone sull'isola, troppo vicina alla Francia e all 'Italia dei suoi antenati per non riaccendere il lui la febbre de.li' azzardo e del potere 189 • Tante concessioni alla letteratura e al lirismo da belle époque sono sorprendenti meno di quanto sembri . In realtà la presenza cli un tale documento fra i "precedenti" appare pe1fettamente coerente e giustificata. In un periodo in cui la cartografia militare non era ancora affidabile per tutto il territorio nazionale, e la gran parte dell'Italia era sconosciuta anche agli ufficiali dello Stato 11foggiore, un simile testo forn iva, sommariamente, tutti i dati necessari a prendere una prima conoscenza con l'isola. Gli arbusteti e le macchie che erano descritti sulle sue coste potevano ben servire a mascherare dei posti d'avvistamento o delle posizioni difensive; la sua vicinanza alle coste francesi, ricordata a proposito della fuga cli Bonaparte, denunciava chiaramente l'importanza dell'Elba come elemento fondamentale per il controllo ciel medio Tirreno; anche la natura "ferrigna" dei suoi abitanti. poteva essere rìtenuta un elemento cli sicurezza per un comandante chiamato a respingere un attacco nemico. Il documento clun.gue, pur nella sua atipicità, rientra a pieno titolo in quel tipo cli materiale cli interesse militare che l'Ufficio Difesa raccoglieva per costituire i propri dossier sulle fortificazioni dell'Italia peninsulare.
5.2.3. IL "PIANO Dl DIFESA DELLA PIAZZA" La denominazione comprende le disposizioni e gli apprestamenti che dovevano essere attuati in caso cli allarme o cli guerra: dalle misure più prettamente militari a queJJe per il funzionamento della vita economica e sociale della città in tempo di conflitto. I documenti che compongono questi fascicoli si dividono in due tipi. I primi, eletti "piani di insieme" in buona parte prodotti dal lo stesso "Ufficio Difesa", erano quelli attinenti alla descrizione del le difese e del presidio militare, con la descrizione ciel numero e del calibro delle artiglierie, la loro dislocaz ione e la composizione e consistenza dei reparti militari dislocati190 . I secondi, denominati "Istruzioni", illustravano invece le misure e le risorse per mantenere la piazza in stato di effic.ienza durante il periodo cli allarme o di belligeranza. Questa era la struttura della categoria cli documenti: a - Piano di insieme esplicante l - l'importanza e la funzione della piazza 2 - elementi costitutivi e terreno esterno 3 - ordinamento e fun zionamento dei servizi 4 - raggio di azione della piazza 5 - ordinamento e fun zio11.arnento della difesa marittima (eventuale) b - Istruzioni 1 - Servizio incendi, illuminazione, acqua potabile 2 - Locali
"'' AUSSME, Fondo F4, busta 276, fase. 36. '"' I "Piani di clifosa'· sono poi corredati da carte 1:25.000 dei dinton,i dell~ piau a, cane della piazza, lucidi e piante delle opere di difesa, piano idrografico con gittata e senori di Liro per le artiglierie (per le piazze marine). Inoltre è sempre presente uno "specchio" con l'entità del presidio e la sua composizione.
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BOllEITINO l)T:IL'AIICHl\ 110 m ,1.1.' UFFICIO STORICO
3 - Allontanamento persone sospette 4 - Vettovagliamento popolazione 5 - Polizia e ordine pubblico 6 - Giustizia e amministrazione civile 7 - Specchio dei galleggianti disponibili (eventuale) 8 - Specchio depositi e munizioni Da queste ultime disposizioni si può ricostruire un quadro chiaro di come l'amministrazione militare si sovrapponesse a quella civile nelle "città militarizzate" ogni qual volta lo stato di belligeranza entrasse in vigore, analogamente a quanto accadde sostanzialmente con l'intero Paese nel 1915.
5.2.4. IL "CARTEGGIO" Questa t.ipologia di att.i include tutta la corrispondenza fra i vari interlocutori, militari e civili, per le più diverse questioni attinenti alla "piazza" o alle sue vicinanze. Il "Carteggio" era per sua natura assai eterogeneo sia negli argomenti trattati che negli interlocutori, ed una sua classificazione organ ica è praticamente impossibile. La varietà di argomenti che è possibile incontrare in questi fascicol i appare infatti davvero notevole. I carteggi possono pertanto essere ripartiti, a seconda del loro argomento in sei sommarie categorie: a - istanze di privati; b - proposte di riduzione di servitù militari; c - approvazione dei piani di difesa; d - verbali di riunioni inviati "per conoscenza"; e - piani e studi ampliamento della piazza; f - "Questioni" o rilievi degli ispettorati cli artiglieria e genio. Una gran quantità di documenti, in massima parte prodotta o ricevuta dallo stesso Ufficio Difesa, è ovviamente costituita dalla corrispondenza militare con gli altri uffici dello Stato maggiore o con lo stesso capo di Stato maggiore, con i comandi di annata, con le diverse divisioni del Ministero della guerra e di quello della Marina, con gli ispettorati o le commissioni incaricati periodicamente di verificare lo stato delle difese. Una parte consistente, tuttavia, è rappresentata dalla coITispondenza con interlocutori civili, come il Ministero dei trasporti, dei Lavori pubblici, le amministrazioni civili locali, ed in qualche caso persino con singoli cittadini, i cui privar.i affari tangevano per qualche ragione quelli militari. Una piazzaforte infatti, per le sue dimensioni e la sua stessa funzione attraversava le competenze cli una pluralità cli strutture che non si esaurivano a quelle strettamente militari ~ Il caso più frequente di questi intrecci fra interessi pri vali e militari era dato dalle "procedure di alienazione", ovvero dalla sdemanial izzazione e dalla conseguente radiazione dalla classe degli "Stabili militari", di edifici o territori ritenuti " non più occorrenti alle necessità della difesa". Si trattava in genere di caserme o postazioni difensive, che, superate dai progressi tecnici o dagli eventi, su autorizzazione espressa attraverso una legge apposita, potevano essere vendute, generalmente a trattativa privata, dall'esercito ai comuni o ai privati cittadini. Anche queste c ircostanze tuttavia potevano ingenerare dei problemi. L'esistenza di costruzioni civili a breve distanza dalle fortificazioni costituiva un pericolo, perché queste ultime avrebbero potuto servire da appoggio ad eventuali assalitori, così come la presenza di alberi avrebbe potuto rappresentare un ostacolo al puntamento delle artiglierie, e le stesse strade di accesso alla città, o più ancora le ferrovie, non potevano essere ampliate o costruite senza te-
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ner presente di come ciò avrebbe influito sul lato militare 19 1 • Il valore militare assegnato ad una località attri buiva insomma una valenza militare a tutti i suoi dintorni e non poteva non condizionarne, almeno in parte, lo sviluppo. Un caso esemplare in questo senso fu rappresentato da due episodi piuttosto marginali, ma esplicativi: la richiesta, respinta e poi accettata, del console svizzero di ampliare una stradina all'isola d' Elba, interna al suo podere, ma contigua ad uno stabilimento militare, e la proposta, anch'essa respinta, di dismissione d i un'area mi litare non più necessaria della " piazza" di Venezia 192 •
5.3. I campi trincerati Una categoria particolare che non rientrava nelle "piazze" tradizionalmente intese erano i "campi trincerati" . Si trattava cli una categoria di apprestamenti difensivi niente affatto inedita nel XX secolo: al contrario, la presenza di porzioni di terreno fortificato con opere semi-permanenti come trincee, camminamenti coperti, terrapieni e baraccamenti per i soldati fu un dato che poteva essere fatto risalire persino al Medioevo, frequentissimo soprattutto nei secoli XVII e XVIII. Tuttavia la novità dei campi trincerati che tutte le nazioni europee apprestarono all'inizio dello scorso secolo fu costituita dalle dimensioni e dal carattere " preventivo" . Tradizionalmente infatti, i campi trincerati erano costruiti in tempi relativamente brevi da eserciti impegnati in operazioni di assedio, oppure erano utilizzati per sbarrare passi di montagne o guadi fluvial i nel corso delle campagne militari. La teoria militare, ispirata dall'esperienza della guerra franco -prussiana, aveva però espanso il concetto di fo,tifìcazione fino a farne un autentico criterio strategico: una estesa porzione di territorio significativa per qualche ragione militare, politica o economica, poteva essere fortificata fin dal tempo di pace e adattata a costituire una regione fortificata. L'aerea, denominata "ridotto", sarebbe stata destinata ad accogliere un esercito costretto a ripiegare e a fornirgli tutt.i i requisiti per resistere a lungo in attesa di rinforzi. Le zone adatte a questo scopo potevano essere individuate in province poste in posizione utile a controllare le vie di comunicazione o a proteggere obbiettivi importanti. Nell'Italia settentrionale Piacenza e Mantova erano state individuate per la costituzione cli campi trincerati adatti alla difesa de l Settentrione, mentre per la parte meridionale ciel Paese ne erano stati individuati due, uno in ciascuna delle isole. In Sardegna la zona da fortificare fu localizzata attorno ad Ozieri, mentre in Sicilia venne scelta Castrogiovanni, oggi rinominata Enna. In entrambe queste scelte pesarono soprattutto due fattori. Il primo fu la preferenza per una zona interna aU' isola, dove le forze assalite potessero ritirarsi in attesa che dal continente arrivassero i soccorsi , ed entrambe le località si trovavano in una zona facilmente difendibile e distante dalle coste.
''" AUSSME, Fondo F4, Ufficio Di fesa dello Stato, busta 269, fasce. 6 e 7. "' "La Commissione à espresso il parere che l'area in parola non debba essere dimessa al deman io perché nella località dov 'è s ituata verranno ad agglomerarsi tutti i servizi mi litari disseminati nelle vicinanze , e per non averli intermezzali da proprietà private è necessario mantenere integra detta aerea". Sembra che esistesse una commissione del Dipartimento marittimo di Venezia dipendente dal Capo di Stato Maggiore de lla !\farina e indipendente dall'Uffic io d ifesa e dall'esercito . Si è rinvenuta però una corrispondeni,a dell o SME con un Ufficio del Generale di Divis ione del Genio a disposizione per le ispezioni riguardo alle batterie della piazza. Per prendere una decisione, come la radiazione delle batterie, tutte le parti dovevano essere concordi . Ivi, Fondo F4 , busta 274, fase . 23, Commiss ione di difesél della piaua d i Ve nezia, Vendita di un'area di te1Teno e ntro del forte d i S . Nicolò di Lido a Venezia.
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TI secondo fattore era rappresentato dalla posizione rispetto ad una possibile aggressione, soprattutto da parte francese. Castrogiovanni (Enna) si trova in una posizione elevata quasi al centro della Sicilia, e sbarra la strada che collega Palermo a Catania. Un campo trincerato in questa posizione avrebbe potuto inoltre appoggiarsi alle pendici dell'Etna e alle alt11rc del le Madonie per sbarrare la strada verso Messina e la Calabria ad un ipotetico invasore proveniente da Palermo o dal litorale agrigentino, che costituiva l' approdo naturale per qualsiasi aggressore proveniente dalla Tunisia'93 • Il timore di una aggressione eia parte francese era ancora più evidente nella scelta cli Ozieri: la città infatti è situata nella Sardegna settentrionale, proprio su!Ja direttrice cli una invasione che dalla Corsica volesse procedere verso la città cli Sassari. Molto stretto era poi il rapporto u·a Ozieri e l'importante piazza della Maddalena, a cni era collegata anche da una ferrovia, la Tempio-Palau, fondamentale per spostare grosse quantità cli uomini e materiali sulle accidentate strade della Sardegna settentrionale (cfr. infra). Entrambi i campi trincerati furono impostati fra il 1893 e il 1899, e la loro realizzazione restò parziale, tuttavia , mentre Ozieri scomparve dai caiteggi nel 190 I, Casu·ogiovanni (Enna) fu citato fino al 1914 . I fascicoli sui campi trincerati non si differenziano sensibilmente da quelli sulle piazze, se non per la loro minore entità. Mancano infatti il "Sunto dei precedenti" , essendo i campi ideazioni recenti, ed il piano generale di difesa si riduce ad un promemoria sommario. Decisamente accentuato è invece il caiteggio inerente alle vie di comunicazione che attraversavano o fiancheggiavano il territorio del campo fortificato.
5.4. La difesa costiera Le ultime buste del fondo Ufficio Difesa sono quelle contenenti i documenti inerenti la " difesa delle coste" , ovvero l'insieme degli apprestamenti e delle disposizioni, preposte alla difesa dei litorali.. L'attività dell'Ufficio relativa a questo aspetto della difesa nazionale comprendeva tipologie documentarie piuttosto ristrette: carte geografiche della penisola, corrispondenze con i comandi di armata o della Marina, specchi dei presidi costieri. Eppure la difesa delle coste era stata per i decenni immediatamente successivi all'Unità una seria preoccupazione. In un paese come l'Italia (una lunga penisola protesa per quasi mille km in un mare del quale non aveva il controllo) la necessità di provvedere a questo aspetto della difesa nazionale fu ritenuta, fino dall'indomani dell'Unità, particolarmente rilevante. Ben due potenze straniere, Francia e Inghilterra, erano infatti presenti con le loro basi a poca distanza dalle coste italiane, ed enwunbe disponevano di flotte da guerra e da trasporto assai più moderne e numerose di quella a disposizione del giovane Regno d'Italia. Soprattutto la Francia , con i suoi attrezzati porti militari in Tunisia (Bisetta) e Provenza (Tolone), minacciava assai eia vicino le coste italiane, anche grazie al possesso della Corsica , ben protesa all'interno ciel Tirreno a poca distanza dai porti di Livorno e di Civitavecchia, comodi approdi alla volta di Firenze e Rorna' 94 .
.., I combattimenti in Sicilia nell'estate del 1943 dimostreranno che questa impoo;tazione non era del tutto errata. ALB~lffO SANTONI , Le operazioni in Sicilia e Calabria., Roma, USSME, 1981. '"" Minacce di sbarco da parte francese sono studiate minuziosamente: 100.000 uomini sono il contingente che i vertici militari italiani stimano che la Franc.ia potrebbe sbarcare in un punto del litorale tirrenico. Tuuavia nelle carte francesi non c'è riscontro. MARIANO G.I\BRIEl, E, La fi'ontiera nord-Occidentale dal 1861 al 1915. cii., 2005, pp. 21J -213.
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Affacciata sull'altro versante adriatico, inoltre, esisteva una potenza tradizionalmente ostile come l'Impero austriaco, padrone di una flotta non enorme, ma assai efficiente, e soprattutto appoggiata eia una fitta catena di basi e ancoraggi muniti , situati lungo tutto il corso della frastagl iatissima costa istriana, carnarica e dalmata. D.i fron te si estendeva, piatta e pressoché priva di ripari, la lunga costa adriatica italiana, con gli isolati porti di Venezia, Ancona, Pescara, Bari e Brindisi 195 • Incaricato alla organizzazione difensiva della massima parte del territorio costiero del Regno d'Italia era stato dal I 882 I '"Ufficio scacchiere meridionale", che aveva recepito i risultati delle commissioni per la difesa dello Stato, le quali fin dal J.87 J. avevano studiato tutti gli apprestamenti difensivi necessari alla Nazione. Gli studi avevano sempre prospettato co me soluzione uno sproporzionato piano di fortificazioni, che, soprattutto per quanto atteneva alla difesa costiera, si sarebbe tradotto nella fortificazione di tutte le baie e gli arenili atti a consentire uno sbarco nemico. Ma l' impraticabilità cli un tale sistema aveva ridotto il campo degl.i interventi a parziali migliorie delle fortificazioni dd principali porti della Penisola, con la massima attenzione a quelli dislocati presso i confini nazionali , Venezia e Genova. Tl sentimento di insicurezza derivante da questa limitatezza cli interventi sulla protezione delle coste de l paese era acuito, inoltre, dalla sostanziale sfiducia che, sia il mondo politico che quello militare nutrivano nell'arma della Marina, ritenuta incapace cli contrastare drasticamente la flotta francese 196• Un altro elemento che contribuì a drammatizzare questo sentimento cli vulnerabilità fu l'ampia sopravvalutazione delle possibilità di uno sbarco nemico, dovuta al ricordo delle spedizioni francesi del 1848 e ciel 1868, quando i corpi di spedizione transalpini avevano facilmente raggiunto Roma sbarcando a Civitavecchia, attuando l'operazione in un tempo assai ridotto 191 • In realtà, già alla fine degli anni ' 80 del secolo XIX le difficoltà delle operazioni nùlitari anfibie erano assai cresciute. Un contingente sbarcato con lo scopo cli conquistare Roma avrebbe dovuto avere una not.evole consistenza, e avrebbe inevitabilmente rappresentato un peso enorme anche per un marina imponente come quella francese, costringendola a trasportare ogni proiettile ed ogni pane necessari ai soldati dalla madrepatria al Lazio . Proprio nello stesso periodo inoltre, cominciavano a diffondersi in tutte le marine le " navi torpediniere", piccoli natanti in grado - fatto rivoluzionario - di affondare navi 20 o 30 volte più grandi e costose, operando nelle vicinanze delle coste nazionali , rese ulteriormente pericolose dal diffondersi deHe nuove mine subacquee e cl ali' invenzione del battello sottomarino, ovvero del sommergibile'98 • Anche i rischi cui la marina francese avrebbe dovuto fare fronte nel caso cli uno sbarco in forze, sare bbero stati dunque notevol i.
"' La Marina era superiore per tonnellaggio e inferiore per approdi nei confronti di quella austro-ungarica e si trovava nella posizione opposta nei confronti di quella francese. M. RuFFO, " L'l!a/ia ne/fa Triplice Alleanza", cit.. p. 122. ''° Il ruolo della Marina nella difesa del Paese fu ampiamente dibattuto dai teorici militari italianj a cavallo dei secoli XIX e XX. "" Nel I880 Ricotti, nella sua relazione sul teatro di guerra NE, aveva individuato nelhi Toscana l'area più vulnerabile (ibidem) . '"" "Si parfa serimnente della praticità del battello sottomarino. Questa nuova potentissima insidia pare che possa ri solvere, con spesa relativamente limitata, e nel inodo migl iore, la difesa diret1.u non solo delle nostre coste, ma anche delle grandi città marittime. Queste insidie appostate presso Palermo, Napoli , o presso Genova servirebbero, a quanto pare, a tenere lontane le minacce di un bombardamento, forse assai meglio che i cannoni delle batterie onde è munita quest'ultima cit.tìi." Atli parlamentari , Camera dei deputati, L.eg. XXI, I" sessione, Discussioni , 1901, p. 2905.
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Conferma di tutto ciò fu il fatto che nemmeno nei periodi più tesi delle realzioni italofrancesi, nessun piano francese , a parte qualche vaga teorizzazione, avesse mai preso in considerazione l'aggressione alle coste italiane di un grosso contingente di truppe . È difficile stabilire se la mancata costruzione di fortificazioni cost.iere consistenti da parte italiana costituisse il frutto di una razionale valutazione della situazione, oppure della semplice mancanza cli fondi: comunque, all'atto della costituzione dell'Ufficio Difesa nel 1903, l' aspetto della difesa costiera non era preso in esame come una delle priorità principali, a tutto vantaggio degli studi sull'ampliamento e il potenziamento delle "piazze marittime". È di tutta evidenza che alcuni documenti seguissero l'evoluzione delle competenze degli uffici , ad esempio l'Ufficio Difesa dello Stato cedette sicuramente nel I 9 I2-19 l 4 alcuni documenti all'Uffici.o Mobilitazione, così come acquisì documenti appartenenti all'Ufficio Coloniale, il quale aveva avuto fino a poco prima la responsabilità della d ifesa della costa della penisola'99 • Le commissioni parlamentari sull'Esercito degli anni 1899 e 1900 avevano auspicato, a fronte di questa gracilità delle opere d ifensive , una più diretta cooperazione della Marina a difesa delle coste e l'affiancamento all'Esercito delle brigate della Guardia di fnanza e dei reali Carabinieri per la sorveglianza del litorale200 • Dibattuto nel 1904 alla Camera dei Deputati, il problema dei fondi da destinare alla difesa costiera assunse per la prima, ed unica, volta una importanza nazionale. Stimolava 1' interesse allo studio ciel problema anche l'evolversi del conflitto russo-giapponese , che aveva visto il Giappone portare sul continente asiatico centinaia di migliaia di uomini con un complesso cli operazioni anfibie. Questa mobilitazione aveva anticipato la capacità cli opporsi del lento esercito russo, ne aveva isolato la fortezza più importante, e cli lì a poco ne avrebbe determinato la caduta. Era sembrato dunque che fosse ampiamente possibile portare un attacco decisivo alle coste di un paese nemico, quando queste fossero malamente presidiate e la sua flotta fosse stata neutralizzata20 ' . I vertici militari italiani si interrogarono su come avrebbe potuto reagire il sistema difensivo italiano ad un repentino attacco cli quel genere, e si erano trovati tutti concordemente preoccupati. Fu dunque probabile che questa inquietudine non fosse stata estranea alla richiesta di ulteriori fondi per accrescere le fortifi cazioni costiere. Queste richieste apparvero chiare nelle parole del generale deputato Francesco Pistoja, alla discussione ciel bilancio dell' anno 190 l :
,,. AUSSME, fondo F4, Ufficio Difesa dello Stato, busta 277. III fase ., IV soHof. "" Nelle carte che riassumevano dettagliatamente la dislocazione delle forze destinate alla difesa delle coste , Carabinieri e Guardia di finanza erano destinate alla sorveglianza dei tratti di costa, mentre all' Eserc ito rimaneva la guarnigione delle città. " ' MARAZZt: "Le ultime guerre, prese nel loro complesso, anche la stessa guerra, che oggi s i combatte in Estremo Oriente, offrono allo studioso di cose mi li tari de i rmti, che per la difesa d 'Irn lia s-ono consolanti. Infatti oggigiorno nessuno può w stenere la teoria degli sbarchi repe ntin i di migliaia e migl iaia di comballenti sulle coste italiane, nessuno può sostenere che le forze abbiano rag ione di una costa saldameme fortificata. Porto Arturo cadrà, o non cadrà, questo non c i riguarda, ma in ogni modo non cadrà per virtù dell a flotta. Potrà soccombere perché s i è fatto uno sbarco lontano dai forti , dalle artiglierie della piazza senza che le sponde fossero di fese da un sol uomo. Potrà soccombere perché l'eserci to di terra strozza la c ittà. Questo per noi è consolantissimo, come è consolante il fauo. che si possa con piccoli mezzi mettere a repentaglio le navi che costano 35 milioni. P opoli, come il nostro , deboli per mari na, ricchi per ampiezza d i coste hanno tutto da guadagnare nella accresciuta incolumità dei mari territorial i, mercè la potenza delle difese subacquee". Alli parlamentari, Camera dei deputati, Leg . XXI, 1" sessione, Discussioni , 1904, p. 14.1 76.
STHUMJ::NTI DI RICERCA
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"La seconda parte dell'assetto difensivo, che ho chiamato organizzazione del te1Teno, che è complemento della difesa dello Stato, richiede ancora provvedimenti, per completarla. Molto si è fatto ma rimane ancora dell'altro da fare. Le coste che al tempo della navigazione a vela costituivano una condizione fortunata per la difesa dello Stato, sono ora il nostro lato debole, per i poderosi sbarchi che sono possibili. [ ... ] un grande sviluppo di opere, pur limitandolo a quei punti che servono di appoggio alle operazioni della nostra flotta, ed a quelle località che presentano buone condizioni di sbarco e sono in relazione con gli obbiettivi cui può mirare l'evasore""".
La reazione di alcuni parlamentari fu, a giudicare dagli interventi , piuttosto sbigottita, nell'apprendere la persistente vulnerabilità dell'Italia dalla parte ciel mare, al termine di un periodo in cui le spese per le fortificazioni dei passi alpini erano state rilevanti. Ancora, nel 1904, il deputato radicale Cornelio Guerci avrebbe notato, non senza un certo sarcasmo, come all' interno dello stesso mondo militare le idee non fossero concordi né coerenti: "ho assistitò alle discussioni, non tanto dei bilanci della Guerra, ma anche a quelli della Marina, constatando, con dispiacere, che fra i luminari di teJTa e quelli di mare, vi è la più grande disparità di vedute e di intendimenti [ .. . ].Ho dovuto sentir discutere, eia generali, intorno alla difesa del paese, constatando che alcuni volevano il centro della difesa nella Conca Aquilana! Chi para: muore! Sicchè mi vengono qui dubbi che mi costringono a votare sempre contro. Credo fermamente che più della spesa, per l' Esercito, ciò che pre occupa il Paese è lo sconforto che gli viene da queste continue contraddizioni: dal sentire, ad esempio, tutto ad tratto, da un ministro che la nostrn Marina non conta più nulla, quando la l\'1arina era l'orgoglio della Nazione, per cui il Paese si sacrificava, per orgoglio. alla tosatura. Il dire, il disd ire, il discutere il sofisticare, questo è il danno che porta lo scetticismo e la sfiducia"~".
Nel dibattito emerse, a parte le varie co,,-enti di pensiero su quale fosse il sistema migliore di difesa costiera , una questione principale, vale a dire la protezione delle grandi città italiane rivierasche, tra l'altro le maggiori c.ittà italiane: Genova, Napoli, Palermo, Messina, Venezia. Nessuna cli queste, a parte Venezia, era protetta in modo efficace, eppure cifre importanti erano state destinate alla loro difesa. Cifre ragguardevoli certamente, ma evidentemente insufficienti allo scopo cui erano state destinate. L'onorevole Lucifero fu nel suo intervento più che esplicito: "E per le fortificazioni'' Mentre l' Onorevole Pais nelle sue pagine dense di cifre e di dati ci mostra il pauroso spettacolo dei uostri vicini armati d ' ogni parte e per ogni strada, ci mostra l' altrn anche più pauroso del nostro disarmo assol uto e completo su tutti i versanti perchè anche là dove fortezze sono, insinua il patriottico dubbio che queste fortezze non sono neppure nelle condizioni nelle quali dovrebbero essere per raggiungere lo scopo per le quali sono state costruite. L... ] Ora se tale è veramente lo stato della nostra difesa io domando: perché il paese non è stato illuminato prima delle considerazioni vere nelle quali questa difesa si trova?[ ... ] Talvolta non si dicono le cifre totali per paura di spaventare, e si fa votare una cifra media che, mentre serve ad aggravare il bilancio e a renderne più difficile l' equilibrio, non raggiunge poi lo scopo vero"'"'.
Come fu chiarito nel corso del dibattito, l'idea di proteggere le grandi città costiere, non era praticabile per il m omento, a meno di indebolire l'Esercito a favore delle fortificazioni . E precisamente qui si contrapposero le due opinioni opposte: quella che voleva erigere una
'°' lvi,
190 I, p. 2905.
w, l vi , 1904, p. 2211.
"" J,,i, 1904, p. 4026.
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BOLLEITINO IJEL.L' ARCHIVIO DELL'UFFICIO STORICO
cinta poderosa attorno ai confini nazionali, riassunta nella frase " più fortezze di confine meno esercito cli pace" 205 , e quella, prevalente, che prefer.iva continuare con l'affidare all'Esercito più che al cemento e all'acciaio la protezione delle coste e delle città206 • Nel 1908, quando la situazione economica era ormai decisamente migliorata, si tornò a discutere sull'opportunità di migliorare l'apparato difensivo dello Stato. L' ammiraglio Marin si fece portavoce della .richiesta, avanzata soprattutto dalla Marina , di nuovi fondi per potenziare almeno le città più importanti: "i mali da cui è afflitto l'esercito, e le deficienze che si possono riscontrare nell'apparato della nostra difesa terrestre non hanno alcun modo dipeso dal carattere militare di cui erano rivestiti i ministri del la guerra. [ .. .] ciò è dipeso da una causa sola, cioè che non avevamo i mezzi [. ..] Ora le condizioni delle finanze rendono possibili certe larghezze che in un passato ancor recente sarebbe stato vano sperare. [ ... ]La commissione di inchiesta in un anno circa di lavoro, ed anche meno, impiegato nelle ricerche più svariate , ha trovato che occom)no 120 milioni per le frontiere terrestri e 50 m.ilioni Per le piazze marittime.[ ... ] mi li mito alle piazze marittime, che conosco assai bene, e vi garantisco che con soli 50 milioni non si può dare ad esse quella completa e sicura efficienza che dovrebbero avere. E non intendo alludere alla costituzione di nuove piazze marittime, che considererei ora inopportuna; perché in fatto di fortificazioni costiere, credo si debbano avere pochi luoghi muniti, ma sicurissimi e formidabili, quelli che devono servire di basi cli operazione e di punti di appoggio o di ricovero per la flotta. Ma io, comunque si voglia considerare questa questione, non sono indagini che occorrono, sono alcune centinaia di milioni da spendersi in uno spazio di tempo non troppo lungo" 20' .
Solamente a partire dal 1909 e per iniziativa ciel generale Pollio, venne disposto, in seguito alla redazione di piani congiunti con gli stati maggiori tedesco e austriaco, un piano cli difesa costiera minuzioso e particolareggiato, che elencava tutti i presidi di ciascuna località costiera dalla frontiera francese a que lla austriaca. Il piano fu redatto in due versioni , una per ciascuna ipotesi cli radunata, a Est o a Ovest, ed fu riportato nei particolari su di un album geografico. I presidi costieri dei piccoli centri fu rono composti eia reparti della Guardia cli finanza e dei Carabinieri, mentre le guarnigioni dei centri maggiori furono affidati a reparti dell'Esercito tratti dalle classi più anziane, e dotati cli armamento più sommario. Molto fitta era diventata invece la interazione dell'Ufficio Difesa con la Regia Marina. Nei fascicoli inerenti alla difesa costiera, le carte della co1Tispondenza con la Marina erano infatti le più frequenti, maggiori anche di quelle con i comandi d ' annata incaricati della difesa dei singoli tratti di costa. La Marina , infatti, disponeva pur sempre del comando delle piazze marittime, cui la difesa dei litorali doveva appoggiarsi e forniva la maggior parte delle batterie costiere, recuperate dalle navi militari dimesse. Inoltre, la fiducia in questa arma sembrava decisamente cresciuta nel primo decennio del nuovo secolo, e sensatamente i vertici militari italiani avevano sposato l' idea cli proteggere le coste ciel Paese' con l'apprestamento di una potente flotta militare, piuttosto che con l'erezione cli un vallo ininterrotto, che ne facesse una sorta di unica gigantesca piazzaforte. Oltretutto la presenza di una nuova re-
'"' Ivi, tomata del 19 giugno 1904, p. 14176. '"' "È da tralasciare quindi ogni idea cli seria dife~a delle nostre grandi città marittime nilt'ora scoperte: problema questo che sgomenta per le ingenti somme che richiederebbe. Se si esamina il fabbisogno cli spese militari presentato dal ministro Pelloux il 31 gennaio deJlo scorso anno, si rileva che la magg ior parte della sonuna richiesta, prevista in 393 milioni , riflette per tre quarti circa non la parte mobile della difesa, l'esercito, ma l'organizzazione ciel terreno , e di questi tre 4uani una buona parte riguarda le difese delle coste.[ .. .]". lvi, tomata del 26 marzo l90 J, p. 2905. w·, Atti parlamentari , Senato del Regno, Leg. XXII, l" sessione, Discussioni, tornata del 27 maggio 1908, pp. 87358748, tornata del 29 maggio, pp. 8757-8780.
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te ferroviaria lungo il Paese avrebbe ora consentito cli trasportare truppe consistenti in qualsiasi punto della Penisola, facendo fronte ad un eventuale sbarco nemico in tempi relativamente brevi208 • In questo quadro deve interpretarsi anche la creazione cli nuovi ancoraggi " leggeri": Gaeta, Orbetello, Salerno, Porto Corsini, Otranto, destinati alle torpediniere preposte alla difesa della costa non tanto più da uno sbarco nemico quanto eia un bombardamento costiero.
5.5. La difesa di Roma 5.5.1. I PRECEDENTI Fra i documenti dell'Ufficio Difesa una serie di fascicoli piuttosto corposa è comprensibilmente quella destinata al campo trincerato di Roma, ovvero al complesso di opere difensive, che furono erette dopo la sua conquista, allo scopo cli garantirne la protezione2w. La vulnerabilità della città di Roma consisteva, nel giudizio dei militari, nella vicinanza al mare e soprattutto nella decrepitezza del sistema difensivo, che non si discostava sensibilmente da quello della Roma imperiale. Nei secoli del governo papale l'unica sens.ibile miglioria alle mura aureliane era stata l'edificazione, sotto papa Urbano VIII, della cinta bastionata ai piedi del monte del Gianicolo , fra il quartiere cli Trastevere e i Prati cli Castello. Proprio la cinta fortificata era stata il teatro degli aspri combattimenti che nel 1848 avevano preluso al crollo della Repubblica Romana. L'esperienza ciel 1848 costituì il costante modello cli riferimento per i militari italiani , che dovettero predisporre un piano cli difesa della nuova capitale del Regno nel 1870. Espugnata la linea ciel Gianicolo nel I 848 , i francesi erano facilmente divenuti padroni di una zona sopraelevata da cui l'intera Roma poteva essere bombardata senza difficoltà , e avevano potuto dunque impone la resa alla città210 • La nuova cinta difensiva avrebbe dovuto quindi distendersi ad una distanza tale dalla città da risparmiarle in caso cli attacco i colpi dell'artiglieria nemica. Essendo ampiamente superate tanto le mura quanto .i bastioni, questa cinta avrebbe dovllto essere composta da un sistema di fortificazioni indipendenti, ma sufficientemente vicine eia recarsi vicendevole appoggio. 11 2 agosto 1871, venne presentato daUa Commissione permanente per la difesa dello Stato, operante dal 1862-1871 sotto la presidenza del principe di Carignano, un piano cli spese per provvedere alla difesa del Regno di 306 milioni e uno ridotto di 142 milioni per le fortificazioni e 41.321.142 milioni per l'armamento. All'interno ciel piano era prevista la costituzione di una regione fortificata eletta "ridotto generale cl 'Italia", con fulcro nella capitale per la cui fortificazione era previsto uno stanziamento cli 42 milioni. TI piano ridotto diminuiva cli 20 milioni lo stanziamento previsto, riducendo il numero delle piazze, ma senza mutare il concetto di fondo della relazione: fortificare tutti gli obbiettiv.i possibili, a cominciare dalla capitale21 1 • Il problema della d ifesa della capitale, inserito nel più generale contesto della difesa nazionale, fu ampiamente dibattuto nel decennio che seguì la presa di Roma, ma sola-
'" Le commissioni 1899/1900 auspicavano un inte rvento diretto della Marina a difesa delle coste e destinavano alla vigi lanza costiera CC e GclF. M . RUFFO, L'Italia nella 1ì-iplice Alleanza" , cit., p. 122. "'' AUSSME , Fondo F.4, busta 273 , fase.li 17, 18, 19, 20, 21 , 22, 23. "''' F. BOTTI , Il pensiero mil itare e navale italiano da lla Rivoluz.ione francese ,i.Ila Pri ma Guerra Mondiale, cit., pp. 77 1-772. " ' lbide1n.
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BOLLE/TINO 01:U} A IIC/-1/\1/0 DELL' UFF!C/0 StOIIICO
f mente nel 1882, per decisione del capo del Governo Agostino Depretis, si decise d i procedere finalmente ai lavori. A questa decisione non fu estraneo l'approssimarsi del rischio di una guerra contro la Francia, eventualità sentita assai più concretamente dopo l'avvento ai vertici militari di Parigi di De Broglie, fautore di una politica aggressiva con l'Jtalia2 12 . Il ministro della Guerra, generale Mezzacapo, al quale era rimessa la responsabilità di tradurre in termini militari la decisione di Depretis, era stato uno dei sostenitori più convinti della necessità di dotare l'Italia cli un vasto sistema cli fortificazioni . L'avvio dei lavori di fortificazione di Roma, tuttavia, conobbe un lungo periodo di preparazione a causa anche della difficoltà di approvare un valido progetto dei lavori; ciò per l'opposizione di molti, sia nel mondo politico che in quello militare, che non condividevano , soprattutto, il costo giudicato eccessivo. Il ministro Mezzacapo affidò il compito di costruire i forti di Roma e della frontiera Occidentale al generale ciel genio Giovan Battista Bruzzo. Bruzzo, che sarebbe stato a sua volta ministro nel 1878, condivise l' idea di fondo dello stesso Mezzacapo cli una diffusa rete di fortificazioni su tutta la Penisola, comprese le coste, sulle quali stimò, con una certa benevolenza per le capacità dell'ipotetico attaccante, che potesse sbarcare un corpo di 150.000 uomini. Sostenitore della mancanza in Italia cli un vero centro strategico della Nazione, Bruzzo era incline a considerare il territorio italiano come diviso io tre comparti autosufficienti, ognuno dei quali doveva possedere al centro un forte campo trincerato. In tale ottica Roma sarebbe dovuta essere i I campo trincerato ciel settore centrale del Paese213 •
5.5.2. IL CAMPO TRINCERATO DI ROMA Il ministro Mezzacapo, per accelerare i tempi, aveva stabilito che Bruzzo avrebbe operato alle sue dirette dipendenze, scavalcando ogni organo consultivo o referente intermedio, Camere, Stato maggiore e Commissione Suprema di difesa, avvalendosi dell 'ausilio dei comandi locali di artiglieria e genio . All'inizio de i lavori Mezzacapo dovette fare assegnamento sulla sola disponibilità cli 4 milioni di lire, solo in seguito ne furono assegnati altri 7, mentre nel 1881. venne presentato il piano completo, che comprese la cifra finale cli 23 milioni complessivi. Il progetto definitivo venne varato, il 12 agosto ciel I 877, con il regio decreto n. 199. Il modello prescelto fu quello dei "forti prussiani", delle costruzioni a pianta esagonale allungata, circondate eia un fossato e rafforzate da u n terrapieno21 •1• Furono progettati 15 fo1ti, appoggiati eia 4 batterie fo1tificate, edificati fra i 4 e i 5 km dall'abitato, e a distanze fra loro che potevano variare dai l ,5 ai 4 k.m. l forti sarebbero sorti in corrispondenza delle principali vie cli accesso alla città, dalle quali molti ayrebbero preso il nome215 • Il lavoro di Bruzzo, iniziato nel I 877, procedette alla consegna della prima serie di forti fra il 1881 e il 1883. Nel 1880 venne riunita al Presidio militare di Roma una conferenza dei vertici militari (i cui verbali manoscritti della riunione furono ereditati dall'Ufficio D ifesa) con il compito cli
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P. P1ER1, le.fòrze armate nell'e!à della Destra , cil., p. 152 . N. L ABANCA, Il generale Cesare Ricotti, cit., pp. 105- 1.07. AUSSME , F4 , Ufficio Difesa de!Jo Stato, busta 273, fase. 15, Piazza di Roma.
'" F. Borri, Il pensiero miliwre e navale iialiano dalla Rivo/i1zione .fi·ancese alla Prima Guerra 1\1/ondia/e, cil., voi. TI , pp. 817-834.
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aggiornare la situazione della piazza di Roma e l'evoluzione delle sue fo1tificazioni, cli cui la prima serie cli 7 fo1ti era ormai prossima al completamento2 16 • Appena pochi mesi dopo il completamento di questa prima serie, cui sarebbe seguita immediatamente una seconda, sulla " Nuova Antologia" un altro generale, il deputato Filippo Cerroti, espresse diverse e circostanziate critiche ai forti di Roma , e a come erano stati costruiti. In particolare, erano criticati alcuni aspetti tecnici della realizzazione delle fortificazioni, come la loro ridotta estensione o la profondità dei fossati. Avevano una parte in queste critiche almeno due ragionim. La prima era che lo stesso Cerroti era presidente della sezione genio ciel Comitato artiglieria e genio, del tutto ignorato dal Mezzacapo al momento della realizzazione delle fortificazioni. La seconda era l'assenza, all'interno del Ministero della guerra, cli un clisettore generale proveniente dal genio, il che aveva privato quest'anna della possibi lità cli influire seriamente ne i piani cli realizzazione. Alle critiche rispose un altro articolo, anonimo, che contestava punto per punto i rilievi cli Cerroti. L'autore cli tale articolo, probabilmente lo stesso ministro, vantava inoltre la grande parsimonia con cui i lavori erano stati compiuti, e il vantaggioso rapporto fra la spesa sostenuta e la grande sicurezza acquisita da Roma, che aveva cessato di essere ciel tutto indifesa. Si rilevava, tuttavia, che il precocissimo superamento delle fo1tificazioni di Roma da parte della gittata delle artiglierie, aveva, di fatto, reso anche questa modesta spesa, poco proficua11 8 • Già nel 1889 il ten. col. De Micheli, comandante dell'Ufficio coloniale, al quale spettava in quel momento la supervisione di tutte le difese dell'Italia peninsulare, aveva disposto uno studio che inserisse il "campo trincerato di Roma" in un quadro di difesa sistematica del1'Italia centrale. A redigere questo progetto di massima fu il cap. Cavaciocchi, destinato a fare una significativa carriera fino al gradi di generale e al comando di un corpo d'armata sul fronte della Prima guerra mondiale. Il sommario di questo documento, poi recepito dall'Ufficio Difesa e inserito nei fascicoli sulla difesa della capitale, riassumeva piuttosto precisamente quale fosse la situazione delle difese e quali fossero i necessari lavori per poterla migliorare: "Il presente lavoro compilato dal Capitano Cavaciocchi sotto la mia direzione, presenta per sommi capi il vasto complesso di una operazione d'attacco e difesa di Roma, in una guerra della Francia contro l' Italia. t.te col. De Micheli Traccia per lo svolgimento: - dopo quali circostanze potrebbe tentarsi una operazione contro Roma, basata sulla costa del Mar Tirreno. - In quali punti presumibilmente avverrebbero gli sbarchi di truppe - In base alla capacità di sbarco di detti punti, che entità potrebbe avere una operazione consimile - Quali sarebbero i punti più esposti del campo trincerato
'"' La costruzione della prima serie dei forti di Roma comprese 7 forti che sarebbero stati completati Fra il 1880 e il 1883, ai quali si sarebbero in seguito aggiunti gli altri 8, completati fra il 1884 e il 189 1. "' Altri difetti contribuivano a rendere le fortificazioni inefficaci: il ridotto perimetro del loro dispositivo, le dimen-
sioni ridotte, ed i fossati che circondavano i folti, poco profondi e soggetti a continue frane. Mancavano inoltre sistemazioni per le mitragliatrici , che pure erano giìi note ed infine la sistemazione delle artiglierie, ordinate " in batteri a", ovvero in fila, mentre già sulle navi d,1 guerra i cannoni cominciavano ad essere sistemati in torri corazzate girevoli , con ovvi giovamenti della loro praticità. F. BoTn, Il pensiero m.i/irare e navale ita/ic,no dalla Rivoluzione .fì'ancese alla Prima Guerra Mondiale, cit. , pp. 787-788. ,,. Ivi , pp. 80 1-807.
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80LLt.7TINO Dt:U } A 11c m1110 DELL 'UFFICIO ST<JHICO
- Come potrebbero essere rafforzati una volta d ichiarata la guerra - Proposta per arrivare aU'afforzamento ciel fronte sud-est - Calcolo sommario approssimativo - del tempo e delle braccia per il completamento dei lavori - dei materiali per l' armamento delle nuove opere - della forza per la difesa del nuovo campo trincerato - Calcolo della forza per compiere una operazione contro Roma rafforzata - Conclusione"m.
Le preoccupazioni del Cavaciocchi erano dettate sopratmtto dal fatto che , già da qualche anno, le artiglierie pesanti d i derivazione navale erano in grado di superare ampiamente i 5 km che separavano i forti dall'abitato di Roma. TI sistema difensivo di Roma, insomma, appariva nato praticamente già vecchio . Concepito in un momento di grande dinamismo scientifico, esso era probabilmente destinato ad essere scavalcato da altre e più moderne sistemazioni d ifensive, destinate ad essere a loro volta superate dall'arma aerea. 5.5.3. IL PROBLEM A DELLA DIFESA DI ROMA Appena un quindicennio dopo il completamento dell 'uJ.timo forte di Roma, la guerra russo-giapponese dimosll·ò al mondo quale fosse ormai il potere distruttivo delle nuove polveri d'artiglieria, e soprattutto che la gittata, non solo dei cannoni pesanti, ma persino dei medi , era in grado cli scavalcare la maggior parte dei dispositivi fortificati dell 'epoca. Qualora un esercito fosse arrivato in prossimità d i una città, l'unica difesa dalle sue artiglierie sarebbe consistita in un altro esercir.o che Io ricacciasse lontano. Diveisamente, ci si sarebbe dovuti rassegnare a patire distruzioni molto ri levanti, e la popolazione civile ne avrebbe sofferto considerevolmente. L'Ufficio Difesa, che nel 1905 si era costituito da appena un biennio, includeva fra le proprie incombenze anche la cura delle difese di Roma, e non potè fare a meno di riscontrare come l'intero sistema costosamente edificato fosse, già nel 1905, superato. Eppure malgrado la sua obsolescenza l'intero sistema difensivo venne mantenuto in efficienza, come testimonia il Piano di difesa della piazza di Roma ciel l 906n°. È singolare notare che la corrispondenza dell'Ufficio Difesa a proposito delle fortificazioni della capitale datavano dal 19J.l in avanti, benché queste rie ntrassero sicuramente nel le competenze dell' Ufficio fin dall'epoca della sua costituzione, ovvero dal 1903. Precedentemente al 19.ll esistono solamente i citati verbali della conferenza del 1880 e lo studio del Cavaciocchi nel 1889, oltre ad una memoria del 1885, la quale però non può comprendere l' intero arco delle fortificazioni, ancora largamente in costruzione a quella data. Le possibili spiegazioni, escludendosi che dal 1903 al 1911 non fosse mai stato considerato presso J.o Stato Maggiore l'argomento dei forti di Roma, possono risiedere o in una prolungata riluttanza cieli 'Ufficio scacchiere Coloniale a privarsi della prerogativa di sovrintendere alla difesa della capitale, oppure in una esplicita delega del capo di Stato maggio.re a quell'Ufficio. Delega della quale però nel registro degli ordini del giorno e nell'atto costitutivo dell'Ufficio Difesa non c'è traccia.
' "' AUSSME, Fondo F4, Uffic io Difesa dello Stato, busta 273 , rase. 20-Piazza di Roma, Ufficio Colon iale - 1889 Considerazion i sul campo trincerato - Capitano Cavaciocchi. "
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Piano d' insieme. Approvato dal comando del corpo d'Armala con foglio n. 261 R. S. in data 18 Giugno,
AUSSME, F4, Uffic io Difesa dello Stato, bust~ 273, fase. 12 , Piazza di Roma.
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Una altra spiegazione potrebbe essere la effettiva cessazione della attività della cinta difensiva di Roma. Data la loro sostanziale vulnerabilità, i forti di Roma non furono forse più considerati parte del suo sistema difensivo. Destinati a fungere da caserme e magazzini militari, ed alcuni a carceri , essi cessarono virtualmente di essere dei "forti" e come tali esularono dalla competenza dell'Ufficio Difesa. All'avvento del generale Alberto Pollio al vertice del regio Esercito nel 1908, la questione tornò d 'attualità: una commissione studiò la possibilità di migliorare le difese del campo trincerato di Roma, fino ad escludere l'abitato almeno dai tiri dell'artiglieria di medio calibro221. Inoltre, data per scontata la dismissione dei forti ormai inservibili, si cominciò a pensare ad una nuova sistemazione difensiva della città di Roma, la cui protezione si sarebbe dovuta affidare non più ad un sistema fortificato, ma ad un nutrito contingente di forze di terra, sostenute da appositi apprestamenti difensivi, col compito di ricacciare in mare l'ipotetica invasione. Questo progetto tuttavia non venne mai seriamente preso in considerazione. Benché, infatti, per pura accademia si continuasse a considerare nei piani la possibilità che la città di Roma potesse esse.re investita anche da un esercito proveniente dalla costa adriatica, e quindi austriaco, era fin troppo esplicito nel 1912 che lutti i piani per la guerra erano rivolti soprattutto in fu nzione anti-francese , e pe1tanto Pollio concentrò l'attenzione soprattutto alla creazione di una difesa costiera tirrenica, e alla sua integrazione coi nuovi piani di difesa di Roma. Il compito di rivedere le dotazioni e riconsiderare la struttura dell'intera piazza venne affidato poi nel 1912 ad una apposita sottocommissione, che produsse, dopo un accurato studio , un rapporto specifico: la Relazione sullo studio l!ffidato alla sottocommissione in data 3 luglio 1912 per la sistemazione difensiva della piazza di Rom.am . Anche il terreno che circondava Roma era ritenuto, in questo contesto, un elemento di importanza militare, e le pertinenze dell 'Ul'ficio Difesa dovettero essere estese anche alla sorveglianza di quei lavori che avrebbero potuto pregiudicare il quadro difensivo. Le paludi che coprivano quasi la totalità del litorale tirrenico da Pisa a Gaeta erano considerate una pa1te importante degli ostacoli naturali che proteggevano Roma, e pertanto una loro radicale bonifica era sconsigliata dai vertici militari al governo. Allo stesso modo anche I.a costruzione cli strade attorno alla città era vista con un ce1to sospetto , per evitare che la costruzione di una nuova strada potesse agevolare un ipotetico invasore. All'Ufficio Difesa venne attribuita una sorta di "veto" sui progetti che il Ministero dei lavori pubblici proponeva. Quando nel I 914 fu prevista la costruzione cli una strada che corresse dalla Appia nuova alla TuscoJana attraverso l'Agro romano, essa potè essere iniziata solo dopo che l'Ufficio Difesa ne ebbe certificata la innocuità per il sistema difensivo nell 'ipotesi di una invasione. Nel bilancio della Guerra del 1903 il Parlamento italiano stanziò 50.000 lire per le opere della piazza di Roma: fu questo l'ultimo finanziamento, almeno attraverso il bi lancio ordina1io, destinato alle fortificazioni del campo trincerato della Capitalem. Durante la prima guerra mondiale, Roma fu dichiarata "città aperta": i forti e le batterie furono disarmate e le artiglierie furono trasferite al campo trincerato cli Osoppo e posizioni avanzate sul Tagl iamento.
,,, AUSSME, Fondo F4, Ufficio Difesa de llo Stato, busta 273 , fase. 15, Piaua di Roma. 222 AUSS}.IIE, F4, Ufficio Difesa dello Stato, busta 273, fase. 13 , Piazza di Roma. "-' Si veda Appendice documentaria.
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BOU, ETT/NO DELL'ARCHIVIO DELL'UFFICIO STORICO
5.6. I carteggi di Corsica e Tunisia La Corsica e la Tunisia furono due elementi di disturbo dei rapporti fra il Regno d'Italia e la Francia fino a tempi non remotissimi. La presenza di territori soggetti alla sovranità francese pr<>ssirni alla costa occidentale della Penisola, fu sempre una fonte di inquietudine per i vertici mi liari e politici italiani successivi all'Unità. Conseguentemente non vi era dubbio che da parte italiana si fosse proceduto all'acquisiz i.one di informazioni precise e dati iconografici sulle installazioni militari francesi a breve distanza dalle città italiane. Tale acquisizione era affidata all 'Ufficio I , ovvero all'Ufficio informazioni, e non aveva escl uso informazioni utili alla redazione di un ipotetico piano di invasione. Almeno una parte di queste informazioni furono recepite dall'Ui'ficio Difesa all'atto della sua costituzione, essendo ritenute utili alla sicurezza dell'Italia peninsulare. La Corsica, infatti, benché povera di ancoraggi, costituiva una base ideale per operare contro le coste tirreniche italiane. La sua vicinanza alla Sardegna metteva quest'ultima nella condizione di poter essere invasa, la estrema prossimità aJ litorale della Toscana era tale che dal promontorio cli Orbetello si poteva, senza fatica, distinguere il monte Cinto, che svettava dal centro dell'isola e con un cannocchiale si poteva, dall'isola d ' Elba, osservare la città cli Bastia fino a distinguerne gli edifici. Questi elementi certo non lurono estranei al la decisione da parte italiana di fortificare tanto la penisola di Orbetello che l'isola d'Elba, ovvero il vecchio Stato dei Presidi che sbarrava la via ciel Tirreno alle navi che dal mar ligure si dirigessero verso Roma o Napo!i224 • La Tunisia aveva invece rappresentato un l'attore di crisi assai piL1 recente. Quando la Francia aveva assunto il controllo del paese, l'Italia che vi vantava interessi assai più rilevanti si senti vittima cli un sopruso. Si trattò cli una indignazione violenta e diffusa che travolse il governo filo-francese di Benedetto Cairoli e inaugurò un periodo di pessimi rapporti fra l'Italia e la Francia. Oltre ad essere stata privata di una regione abitata da quasi 30 .000 connazionali, l'Italia vedeva infatti installarsi a breve distanza della Sicilia una nazione piuttosto ostile, la quale già controllava, come si è detto, una base importante ne l Tirreno225 • Essendo il compito dell'Ufficio Difesa quello di coordinare l'azione di pianificazione della protezione dell'Italia peninsulare, la presenza cli fascicoli classificati come "riservatissimi", inerenti la Corsica e la Tunisia non poteva quindi apparire insolita. Una eventuale incongruenza poteva fond,u·si tuttavia sul fatto che i fascicoli contenevano dati e immagini, sia fotografiche che chirografe, che apparvano assai più utili a preparare una invasione che a prevenirne l'azione. Dei due fasc icoli quello più consistente era quello sulla Corsica, che oJtre ad un ampio materiale iconografico presentava anche alcune relazioni dattiloscritte e alcuni articoli di giornale. Le carte erano divise in tre sotto-fascicoli, la cartella "Memoria sulla Corsica", la cartella "Corsica 1906" e la "Successiva alla memoria". La "memoria" conteneva una grande varietà di documenti che risalivano quasi tutti al periodo tra il 1904 e il 1908, ecl oltre che
"' "Ciò si rileva facilmente dalla condizione geografica dell'!Lali.a, dall'indole della di resa in generale, e dalle nazioni o Stali che possiamo avere a combauere per la nostra indipendenza". F. Borri. Il pe11siero militare e navale iiali(IIW dalla Rivoluzione Jiw1cese alla Prima Guerra Moll(/iale, ciL, voL III, pp. 61 9-621 . ,,, Il tema ricorrente di tutte le teorie sulla protezione dell'ltalia da una invasione dal mare era infatti proprio la necessitì1 di controllare le coste prospicienti ai porti italiani, come la Dalmazia e appunto la Corsica e la Tunisia. ollre l'Isola di Malta, ritenuta indispensa bile per la difesa della Sicilia, in quamo "dovrebbe essere (Tunisi) una dipendenza italiana" (ì/Jidem) .
STRUMENTI DI /</CERCA
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a informazioni sui punti deboli dell'isola francese , riguardavano anche gli accrescimenti e i potenziamenti degli approntamenti francesi. l documenti sulla Corsica presentavano, inoltre, due particolarità: provenivano dall'Ufficio I, il che spiega la loro particolare natura, e contengono anche delle carte posteriori al 1915, data di fusione dell'Ufficio Di fesa nello Stato Maggiore226 • Queste carte, datate 1923, costituiscono un materiale, esiguo quantitativamente, piuttosto interessante. Esse erano un rapporto presentato all'Ufficio 1, nel quale veniva riferito della costruzione nella Corsica meridionale di un nuovo aeroporto militare francese, con la richiesta, accorciata, di operare ulteriori accertamenti. La particolarità cli conservare anche documenti cli un'età più tarda rispetto a quella della cessazione dell'attività dell'Ufficio appare essere una caratteristica comune del fascicolo sulla Corsica e di una parte ciel vasto carteggio sulla piazza di Venezia, forse non a caso contenuto nel fascicolo precedente. Nel fascicolo su Venezia sono ravvisabili ben 304 carte datate dal 1920 al 1924, riguardanti questa piazza; appare significativo che la segnatura originale con cui questi fascicoli sono stati siglati all'epoca della loro produzione, sia la sigla Ile~, del tutto analoga a quella con cui sono siglati i documenti sulla Tunisia, l:.L contenuti nel fascicolo seguente. Questo elemento consentirebbe di affermare che siano stati prodotti o comunque siano appartenuti ad uno stesso ufficio, che sommava, piuttosto stramunente, nelle sue competenze sia l'osservazione delle posizioni francesi in Nord-Africa che la cura delle fortificazioni di Venezia. Le carte sulla Tunisia sono assai esigue. In tutto 18 pagine, composte per lo più di topografie, fotografie da cartolina e disegni che riproducevano il profilo del litorale e segnalavano la presenza cli batterie costiere . A differenza della Corsica mancano elementi dettagliati che facciano pensare ad una reale pianificazione offensiva verso Tunisi o Bise11a. È quasi accertato oggi che Ja minaccia francese alle coste italiane fosse stata piuttosto sovradimensionata. Benché manchi uno studio approfondito dei piani francesi cli offesa verso l'Italia nel periodo del triplicismo, è probabile che in quello stesso periodo lo Stato maggiore francese fosse soprattutto occupato dal teatro bellico renano, e considerasse l'ipotetico scacchiere italiano molto secondario. Sembrò persino che si paventasse una offensiva italiana verso la Corsica , magari concertata con gli. insorti locali . L'isola infatti fu sempre piuttosto mal presidiata, fino a quando nel 1906 non si decise di migliorarne le difese. Un riscontro nei documenti italiani del fascicolo sulla Corsica, consente di ipotizzare che furono proprio questi lavori, compiuti per timore di una aggressione italiana, a suscitare in Italia le piL1 vive preoccupazioni227.
11 nome dell'Ufficio I, deputato alla raccolta di notizie di natura militare, ern significativamente scritto a matita inve.ce che a penna sul foglio dell'organigramma interno dello Stato Maggiore. ed era indicato o con la lettera 'T oppure col nome del proprio capo-ufficio. " ;"Perla verità neppure in Francia si credeva molto al triangolo strategico marittimo Tolone, Bisena, Portovecchio. tanto sostenuto dall' amm. Lokroy, e si temeva piunosto che gli italiani sbarcassero a Tunisi venendo dalla Sicilia. Così a Biscrta i lavori andavano a rilento, ed in Corsica non ci si sentiva sicuri: secondo il Perir Bastiois le manovre ciel 1893 avevano dimostrato che La guarnigione dell'isola era insufficiente a fronteggiare l'invasione italiana." M. GABRIELE. La frontiera nord-Occidentale dal 1861 al 1915 , ciL., p. 182.
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BOU,J;,T f/NO /JeLL' AIICHJV/0 J)J:LL' UrF/çJ() STO /I/CO
5.1. La.ferrovia Tempio Palau Tanto il Regno d'Italia cbe quello di Sardegna prestarono tradizionalmente poche attenzioni alla difesa della Sardegna, che pure aveva resistito vittoriosamente al tentativo di invasione francese nel 1797, col quale, come è noto, cominciò la carriera militare il giovane Napoleone Buonaparte. Tradizionalmente gli invasori avevano poco badato ad impossessarsi dell'isola nella sua total ità, limitandosi ad assumere il controllo dei centri principali di Cagliari e Sassari. A sconsigliare la conquista dell'isola era inoltre la perenne minaccia della zanzara anofele, debellata solamente negli anni ' 50 ciel XX secolo, che infestava quasi tu tte le coste e parte dell' interno, e riduceva i pochi porti ad altrettante isole pressoché isolate dal retroterra. L' importanza della Sardegna crebbe durante il turbolento periodo crispino, quando essa fu considerata dai francesi un possibile trampolino per l' invasione della Corsica, e dallo stesso Crispi come un possibile baluardo per una politica " mediterranea". Questo interesse, almeno sul lato militare, non si risolse peraltro in significative attenz ioni per le difese del vecchio domino sabaudo, che rimasero pressoché inesistenti. All'atto dell'entrata in guerra dell'Italia nel 1915, la difesa della Sardegna rientrò nella pertinenza dello stesso corpo d'armata, il XX, che difendeva Roma, visto che si ritenne superfluo istituire un corpo d'armata appositamente per un isola g iudicata poco significativa dal lato militare. La città più importante cieli' isola, Cagliari, era quasi ignorata dalle ca1te dell'Ufficio Difesa. Il vero fulcro della difesa dell'isola era al Nord, incardinato sulla base navale della Maddalena e sul campo trincerato di Ozieri, una zona fortificata che si appoggiava alle favorevoli condizioni del terreno alle spalle della città di Sassari228 • La considerazione dell'isola dal lato militare fu acc resciuta dal potenziamento della base navale della Maddalena , alla quale la Marina aveva assegnato molta importanza229 • Non sembrò tuttavia che l'Esercito vi dedicasse grandi cure, se nel 1910 il deputato Eugenio Chiesa protestò circa l'incompletezza delle difese de lla base navale, abbondanti sul lato ciel mare (dove a provvederle era la Marina), inesistenti da quello di terra, dove l'Esercito non aveva badato a completare un dispositivo difensivo (il cosiddetto "fronte a terra") che proteggesse la base da un attacco cli un nemico sbarcato sul suolo sardo. " Quelle certe fortificazioni dell'estuario della Maddalena non furono fatte certo per la difesa della Sardegna, eppure sono incomplete. Se lo Stato fosse stato chiamato a spendere 1.4 o 15 milioni per la difesa della Sardegna avremmo dovuto aspettarli inutilmente o per lungo tempo. I' .. .l dalla parte di mare, dicono i competenti , nessun dubbio , I... I vi siete ri cordato che La Maddalena si difende anche dalla parte di terra?[ ... ] la chiave della Gallura è la modesta patriottica città di Tempio .J ... 'I ha si e no un microscopico distaccamento, di una mezza compagnia di una smil za compagnia di soldati , e non un segno, un opera che ne attesti la sua somma importanza militare" 230 .
Era evidente come l'Esercito e la Marina trovassero difficoltà ad operare di conce1to, soprattutto quando uno dei due, l'Esercito in questo caso, avrebbe dovu to distrarre risorse significative per proteggere un obbiettivo di esclusiva utilità dell'altro. La base della Maddalena si trovava così. ad essere una piazzafo1te fo ndamentale per la
'" AUSSME, Fondo F4 , Uffic io Difesa dello Stato, busta 275, fase . 25. '" lvi, fase. 26 . 230 Atti parlmnentari, Camera dei deputati, Leg. XXIII , I'' sess ione , Discussio11i, tornata del 21 maggio 1910. p . 7212.
STRUME1'ffl DI RICJ:RCA
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Marina, ma poco e male collegata con Sassari, e ancor peggio con Cagliari, sede del comando della difesa dell' isola. Solo nel 1904 si decise, infine, la costruzione di un tronco ferroviario che unisse la città di Tempio Pausania al piccolo porto cli Palau, prospiciente alla Maddalena. Tale realizzazione avrebbe consentito una maggiore celerità di spostamento attraverso l'impervio Settentrione sardo mettendo in comunicazione Sassari, Ozieri e il porto di Palau, ovvero la seconda città della Sardegna, la posizione destinata ad essere il fulcro del campo trincerato, e la "porta" della Maddalenam . La decisione di procedere ai lavori venne infine presa nel 1914. Fu una decisione importante, forse più che sul lato militare, per l'economia dell'isola. In un'epoca in cui la massima patte dei trnsporti era affidata al traino equino, ed in cui le strade non erano sempre in uno stato di mantenimento soddisfacente, la presenza di un tracciato ferrato avrebbe costituito un importante fattore cli sviluppo economico. La costruzione della ferrovia dunque, era una tipica occasione in cui esigenze militari ed interessi economici, oneri nazionali e vantaggi locali, si intrecciavano saldamente. L'Ufficio difesa fu coinvolto nel progetto, benché esso , nella sua parte realizzativa, ovvero la materiale costruzione della ferrovia, fosse affidato al Ministero del lavori pubblici, e alla consulenza ciel genio militare. All'Uffìcio infatti, era chiesto di concorrere a valutare gli effetti che tale real izzazione avrebbe avuto sia sulla posizione del campo trincerato di Ozieri , sia su quella della piazza della Maddalena. Si inserì a questo punto l'intervento di un deputato eletto nel collegio cli Sassari, l'avvocato Giacomo Pala232 , il quale il 4 febbraio del 1.9 I 5 inviò un memoriale per dimostrare come fosse preferibile che il tracciato della costruenda ferrovia Tempio-Palau corresse ad oriente piuttosto che a occidente del fiume Liscia, per essere meglio sottratto ai pericoli d i una invasione francese o di un bombardamento dal mare23 •1 • Una tale sollecitudine da parte di un esponente politico in una questione di carattere così tecnico come la scelta del tracciato ferroviario , era quantomeno insolita. L'onorevole chiedeva infatti esplicitamente all ' Ufficio difesa di associarsi a tale valutazione, che cli fatto costituiva una sollecitazione a far passare i binari su alcuni terreni piuttosto che su altri. Era assai probabile che influissero in questa inconsueta partecipazione cli un deputato ad una decisione tipicamente militare, anche argomenti non espressi nella lettera, ma che possono essere sospettati, quali ad esempio probabili speculazioni sui terreni da espropriare adiacenti alla ferrovia 2". La presenza di alcuni aspetti poco chiari fu una impressione condivisa anche ai tempo, dallo stesso capo dell'Ufficio Difesa, il col. Traniello, che nella memoria per i propri collaboratori concluse recisamente: "Convenga a questo comando di non pronunciarsi in modo esplicito sull'argomento" (sottolineato) 2 35 . La realizzazione della ferrovia Tempio Pausania a Palau, seguì alla fine il corso auspicato dall'onorevole Pala; essa ancora oggi corre sulla riva destra del fiume Liscia, toécanclo le cittadine cli Luras e di Arzachena, che ne sarebbero state escluse nel caso di un tracciato che avesse ricalcato la strada che passava dal paese di Luogosanto.
"' AUSS ME , fondo F4, Ufficio Difesa dello Stato, busta 275, fase . 27. m c,u,ND.4RJO GENERALE DJ-:1. R M;NO, anno 1910, p. 132. "' AUSSME, Fondo F4. Ufficio Difesa dello Stato, busta 275, fase . 25, Ferrovia Tempio-Palau. '" È inoltre da cons iderare che il tracciato consigli ato dal Pala, passava per un territorio caratterizzato a traui da una vegetazione boschiva in alcuni punti assai fitta . 'l.S AUSSME, Fondo F4, Ufficio Difesa dello Stato, busta 275. fase. 25, Ferrovia Tempio -Palau.
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80LLt'Tf/NO Dt:LL'ARCHIV/0 /JELL' UFl'ICIO STO/I/CO
5.8. La piaz.za navale di Genova Una commissione istituita nel 19.13 dal capo di Stato maggiore Pollio per verificare lo stato generale della più grande piazza navale del Paese, Genova, venne presieduta dal generale Luigi Cadorna. La relazione finale arrivava ad un responso a dir poco sorprendente, il cui riassunto è contenuto in una piccola corrispondenza Pollio-Cadoma interno al primo fascicolo del carteggio su Genova. Cadorna stimò in 38.022.500 f, di cui 3.640.000 f. per le opere fortificate, la spesa per mettere in efficienza la base. Essendo questo onere ciel tutto insostenibile il parere del generale era assai semplice: dichiarare in caso di guerra Genova città aperta e rinunciare a difenderla. Le antiquate artiglierie della base infatti erano reputate del tutto innocue a contrastare un bombardamento navale, mentre la loro presenza veniva paragonata a quella cli "un paraf'ulmine rotto sul tetto di un fienile, capace cli attirare i fulmini ma incapace cli deviarli". Pollio tuttavia non approvò questa conclusione così drastica, e impose al generale Caclorna di progettare almeno un prospetto generale cli difesa con i mezzi a disposizione, ordinandogli di escludere qualsiasi abbandono della città236 • ln questo dissidio erano in realtà riassunte molte delle contraddizioni in cui si muoveva il mondo militare italiano e si possono riconoscere anche le diverse personalità cbe caratterizzavano i dtie militari, uno dei quali avrebbe di lì a poco sostituito l'altro al vertice del1'Esercito. Cadorna era tutt'altro che ignaro dell'importanza di Genova e non mancava certo di fermezza nelle decisioni. Tuttavia era anche un militare che vedeva i problemi unicamente nella prospettiva del proprio mestiere: se Genova non poteva essere difesa efficacemente bisognava abbandonarla, e non impiegarvi inutilmente forze utili altrove. Pollio apparteneva anche lui al mondo militare, ma ne rappresentava la facciata opposta a quella di Cadorna, più attenta ai risvolti "politici" delle decisioni e maggiormente preoccupata di tenere buoni rapporti con la pubblica opinione. Entrambi i generali avevano ragio ne nel perorare la propria idea, ed entrambi avevano torto2' ' . Non c'è dubbio che l' abbandono di Genova, consigliato da Cadorna sarebbe stato un colpo gravissimo al morale nazionale, oltre che un danno economico rilevante, e Pollio ebbe perfettamente ragione a pretenderne la difesa. Tuttavia fu altrettanto valida la perorazione di Cadorna, quando affermò che si poteva avere un bel discutere sul valore simbolico di Genova e sulla necessità di difenderla, ma fintanto che i milioni necessari per fortificarla non erano disponibili, la città, se attaccata, sarebbe comunque caduta in mano al nemico nel giro dj poche ore. 6. CONCLUSIONI 6.1. Valutazione complessiva 6.1.1. LE CONDIZIONI GENERALI ALLA VIGILIA DELLA GUERRA Lo sviluppo degli avvenimenti bellici seguiti all'ingresso clell 'It.alia nel p1imo conflitto mondiale smentì del tutto l'impostazione che l'Italia aveva dato al proprio sistema militare, riallacciandosi piuttosto alla antica tendenza della politica sabauda: difendersi da ovest ed attaccare verso est.
23 •
AUSSME, Fondo F4, Ufficio Difesa dello Stato, busta 272 , fase. 1 I , IV 0 sottofasc. Corrispondenza 1912-1914.
'-" G. ROCCA, Cadorna, cit., pp. 39-47.
STRUMENTI DI RICERCA
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Come si è più volte rilevato, il ruolo dell'Italia all ' interno della convenzione militare italo-austro-tedesca era essenzialmente quello di creare un impaccio alla Francia per distrarne quante più forze possibili dal Reno. La funzione dell'Esercito e della Marina del Regno d'Italia sarebbero stati dunque essenzialmente difensivi , lo ripetiamo ancora, anche a causa dello scetticismo germanico sulla capacità degli italiani di impegnare seriamente i francesi. La configurazione dell'Italia certo non incoraggiava l'offensiva per terra in nessuna direzione, e le condizioni economiche la scoraggiavano parimenti. La politica militare difensiva fu un assunto essenzialmente, e logicamente, corrett0 23s. Lo stesso generale L uigi Cadorna, comandante in capo clell 'Esercito, ricordando nel 1918 la situazione militare del 1914, al momento in cui J'Jtalia ricusò cli entrare in guerra a fianco di Austria e Germania, alluse chiaramente ai piani predisposti con gli alleati e alla debolezza delle difese: "Dicono che non avremmo marciato! Avremmo marciato e come! Io mc ne sarei incaricato: e poi , alle prime vittorie, tutti sarebbero stati felici e avrebbero dimenticato ogni prevenzione. Dicono che saremmo morti di fame. Può darsi che avremmo patito un mese: ma in capo a un mese la campagna era vinta. Avrebbero bombardato o preso qualche nostra città. Sul Reno ci saremmo fatti ridare tutto"219 •
Non è condivisibile l'idea, piuttosto diffusa specie in ambiente anglosassone, che l'Italia, in virtù della disistima verso le proprie trnppe , si fosse votata ad un difensivismo diffuso. La "febbre del mattone" o "ciel cemento", aveva colto del resto fra il XIX e iJ XX secolo tutte le nazioni europee, e tutte avevano, nei limiti del possibile, eretto fortificazioni moderne a difesa delle proprie città, dei propri porti e dei propri snodi fondamentali. Questa inclinazione, che in ultima analisi era u n rifuggire dalle perdite umane provocate da una battaglia campale, si accentuò dopo la fine della guerra mondiale, e sarebbe venuta meno solo con lo scoppio del secondo conflitto globale e con l' impiego in grandi quantità dei mezzi aerei e motorizzati. A fronte di questa impostazione generale, in cui la difesa eia una invasione avrebbe dovuto rappresentare il fulcro della preparazione milit,u·e italiana, in realtà il complesso cli opere messe in atto dall ' Italia dal 187 l allo scoppio della Grande Guerra fu decisamente esiguo se raffrontato ai suoi competitori europei, anche se - occorre sottolinearlo - l'onere sul bilancio nazionale fu senz'altro notevole . Nel valutare la politica militare del Paese a cavallo dei due secoli, e con essa la stl'llttura militare italiana, si deve dunque tener conto che lo spiegamento di commissioni di studio e di inchiesta, il grande fermento del dibattito sulla difesa dello Stato, e la stessa esistenza dell'Ufficio Difesa, ebbero infine un corrispettivo piuttosto modesto nelle opere effettivamente efficienti nel 1914. Queste opere si limitarono, per ciò che attiene allo scacchiere peninsulare , alla fortificazione, talora insufficiente, dei porti più importanti: Genova-Vado, La Spezia, Napoli, Taranto, Ancona e Venezia. Queste piazze principali erano poi integrate da un certo numero di piazze minori: Gaeta , Brindisi e i punti fo11ificati dell 'Elba e dell'Argentario.
,.,. F. Born, Il pensiero milirare e na vale i,a/iano, cit., p. 76 l. " 9 "Già, se avess imo marciato con la Germania noi avremmo avuto grandissimi vantaggi. Questo è certo. Avremmo preso il Nizzardo, avremmo preso la Corsica, avremmo preso la Tunisia. Avremmo trasformato il problema adriatico in un problema mediterraneo. Dicono che non avremmo marciato! Avremmo marciato e come! Io me ne sarei incaricato: e poi, alle prime vinorie, tlltti sarebbero semi felici e avrebbero dimemicato ogni prevenzione. Dicono che saremmo molti di fame. Può darsi che avremmo patito un mese: ma in capo a un mese la campagna era vinta. Avrebbero bombardato o preso qualche nostra città. Sul Reno ci saremmo fatti ridare tutto". G. ROCCA, Cadoma , cit., p. 53.
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Bou.r:nmo D1Jll'ARc1-11v1o DEll' UFFICIO STORICO
Sul fronte delle piazze terrestri tutto si riduceva ad un'unica grande piazza terrestre, Bologna, e ad una minore a Capua, oltre che al vetusto sistema difensivo attorno a Roma240 • Del tutto insufficienti risultavano anche gli apprestamenti previsti in Sicilia e Sardegna: le piazze fortificate cli Messina-Reggio e della Maddalena e i campi trincerati di Castrogiovanni (Enna) e di Ozieri, la cui preparazione era appena iniziata. Fin dal 1908 la Commissione per la difesa dello Stato aveva esaminato il sistema difensivo, trovandolo inadeguato, e sollecitando un nuovo progetto delle fortificazioni, da realizzare entro il 19 I 3, che avrebbe dovuto comprendere anche il miglioramento delle difese del campo trincerato di Roma2 ~1 • Dal 1908 gli stanziamenti per i .lavori alle piazze costiere salirono in effetti a cifre più rilevanti, se confrontate a quelle degli esercizi precedenti: nel 1903-1904 avevano ammontato complessivamente a 2.1 00 .000 lire, l'anno successivo Lo stanziamento si era totalmente azzerato, per arrivare alla modesta cifra di 780.000 nel 1905-1906. Per gli esercizi 19061907 e 1907- J.908 nessun finanziamento era stato destinato ai lavori di protezione deUe coste, un fattore che contribuisce a spiegare lo stato in cui la Commissione trovò le difese nel 1908 . La spesa per le fortificazioni risalì poi a 2.300.000 nel 1908-1909 e a 2.900.000 e 2.950.000 per i due anni seguenti. Nel 19 11-1 9 12 la somma balzò a 9.873.400, ma è probabi le che gran parte cli essa sia stata dirottata verso il fronte libico, mentre negl i esercizi 191219 .l.3 e 1913-1914 la somma destinata alla difesa costiera ammontò rispettivamente a 5.144.750 e 4 .950.0002''2 • Indubbiamente dunque, le difese costiere ricevettero una maggiore cura a partire dal 1908, anche se le cifre considerate non rappresentarono mai più del 2% de.l bilancio della Guerra complessivo, e solo eccezionalmente arrivarono ad essere una parte rilevante del bilancio destinato alle opere di difesa dello Stato. Anche questi miglioramenti tuttavia, dovettero essere ben poca cosa se alla vigilia dell'entrata in guerra nel 1915 "Vittorio Ernanuele [ ...] aveva presieduto le commissioni che avevano trattato i problemi ,nilitari e la difesa dello Stato, traendone impressioni non confortanti"2•3. I documenti dell' Ufficio Difesa sono, a questo riguardo, piuttosto concordi: le grandi città come Venezia, Genova e Napoli erano ritenute, in complesso, non sicure. Genova era infatti ritenuta del tutto vulnerabile ad una aggressione francese, tanto che ne venne proposta la radiazione dal numero delle piazze militari, e la dichiarazione di "città aperta" in caso di guerra2' 14 • Venezia è invece meglio attrezzata, con un numero sufficiente di forti e di batterie, sebbene piuttosto antiquati. L' utilità della città però scema rapidamente; col progredire della cantieristica navale le grandi navi da guerra del XX sec~lo superano ormai agevolmente le 20.000 tonnellate, ed hanno un pescaggio eccessivo per gli scarsi fondaIi del porto di Yenezia2• 5 •
"" Barri F., Il pensiero miliwre e navale iia/iano , ci t. , pp. 77 1-774. '" All'atto della discussione del bilancio de.Ila Guerra lo stato delle p iazze di Roma e Genova era ritenuto decisamente preoccupan te, e l' intero stanziamento per la Guerra di 190.000.000 fu definito dall'onorevole Pedrotti "assolutamente insufficiente ai nostri bisogni", mentre veniva raccomandata l'approvazione di "una somma più che doppia". Atti parlamentari, Senato del Regno, Leg. XXII, J" sessione, Discussioni , tornata 29 maggio L908. 2 11 · Si veda Appendice documentari,1. "' M. GABRIELE, La frontiera nord-Occidenrale dal 1861 al 1915, cit., p. 217. "' AUSSME, Fondo F4, Uffic io Difesa dello Stato, busta 272, fase. l l. "'' AUSSME, Fondo F4, Ufficio Difesa dello Stato, Busta 274. fase. 23.
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S'tRVME!vTI DI R/Ct.RCA
La piazza di Ancona, rappresentava, prima della conquista dl Veneto nel 1866 la sola base della Marina italiana in Adriatico. Radiata nel 1899, la base navale di Ancona venne rimessa in efficienza a partire da.I 1907, ma alcune opere erano state recuperate fin dal I 905. Le attrezzature portnali tuttavia rimasero poco moderne e inadatte ad ospitare le grandinavi. Ad Ancona pertanto aveva base soprattutto navigl io leggero, composto da navi siluranti, con una sola batteria eia 57 mm. T piani di potenziamento della base prevedevano che venisse aggiunta almeno una batteria da 152 mm per garantire il porto da un eventuale bombardamento dal mare, che infatti si verificò puntualmente nel 1915. La fortezza cli Ancona versa ne] 1913 in pessime condizioni, tanto che in caso di guerra si propone eia prute del capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Paolo Tahon di Revel di disarmarla. Nel 1914 nuovamente il generale Cadorna ne proporrà la radiazione dal numero delle basi navali , essendo la città praticamente indifesa e valutando troppo costoso il rimetterla in efficienza1'16. Ancona continuerà tuttavia a figurare nel numero delle piazze navali ancora nel 1915, quando la flotta austriaca la bombarderà appena poche ore dopo l'entrata in guerra. La piazza svolgerà per tutta la guerra la propria funzione di base navale, rimanendo in efficienza anche dopo la guerra2• 1 . Migliore ma non soddisfacente la situazione cli Napoli, la più grande città ed il secondo porto, dopo Genova, ciel Regno. La piazza di Napoli contava probabilmente la maggior quantità di batterie costiere rispetto alle altre piazze, e godeva anche della possibilità di fortificare le isole del golfo. Del sistema difensivo di Napoli faceva parte anche la piazza di Gaeta , antica piazzaforte borbonica, protetta dal fiume Garigliano e dalla paludi Pontine, utilizzata come base per il naviglio siluranteu 6• Per entrambe le città tuttavia valeva la maggior parte delle considerazioni fatte per Ancona e per Genova: le artiglierie costiere erano in gran parte superate, i forti incompleti, ed inoltre la guarnigione cli soli 6 battaglioni era insufficiente a proteggere tutto il tratto di costa adiacente alla città. La situazione delle due città è riassunta da una frase della "memoria": "Pur prestandosi ad essere difesi sono tuttora esposti a tutte le offese l... ] fin tanto che durino le attuali alleanze"m. Anche nel resto del Meridione le difese delle coste e delle città rivierasche erano scarse, "fatta eccezione per le fortificazioni a Reggio Calabria e Messina non esistevano opere per la difesa delle coste" 2.;o . La spiegazione della sostanziale esiguità delle difese dell'Italia peninsulare, a fronte di un maggiore impegno per quelle dell'arco alpino, testimoniato dai bilanci ciel ministero della Guerra, è probabilmente contenuta in una scelta operata fin dal triennio 1906- J 909 dal capo del Governo Giovanni Giolitti, coerentemente agli impegni della Triplice ed in piena assonanza con una parte della dottrina mi litare italiana. Tale scelta si era concretizzata in un cospicuo aumento dei fondi concessi al ministero della Marina e destinati alla costruzione di una più numerosa e moderna flotta da battaglia~5 '. Una forte marina da guerra avrebbe me-
'" AUSSME, Fondo F4 , Ufficio Difesa dello Stato, busta 269, fase.
11.
3, lettera 12 ottobre J9l4.
" ' Il comandante del c. d.' A. basato ad Ancona tuttavia, si oppose a questa decisione , chiedendo che venissero mantenuti gl i stabilimenti militari, che avrebbero dovuto essere sgomberati in caso di dismmo della piazza. ibidem. ,.,. AUSSME, Fondo F4, Ufficio Difesa dello Stato, busta 269 fase. 4. Si veda busta 277, fase . 39. ,.., Ibidem. "' M. RUFFO, L'lwlia nella 1hplice Alleanza " , c it., p. 122. " ' Commissione permanente per la difesa generale dello Stato, Relazione a corredo del piallo generale di difesa dell'ltalia , Roma, Voghera L87 l, pp. 126-145. cit. F. BOTTI, li pensiero militare e navale italiano, cit., p. 766.
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glio garantito l'Italia piuttosto che una lunga, costosa e incompleta catena di fortezze costiere, come quelle preconizzate dal generale Mezzacapo nel 187Ps2 _ In questa nuova visione solo poche piazze, realmente indispensabili, sarebbero state dotate di fortificazion i, alle quali si sarebbe aggiunta una consistente aliquota dell'Esercito nazionale, giudicata sufficiente a respingere un ipotetico sbarco nell'ipotesi sciagurata che la Marina avesse fallito il proprio compito 253 •
6.1.2 LA FLOTTA O UESERCITO? Essendo il colonialismo italiano, almeno fino al 1911, localizzato in una regione del1' Africa che lasciava all' Esercito l'intera iniziativa, al contrar.io di quanto accadeva nel Pacifico con le altre potenze, in Italia la responsabilità della flotta è stata quasi esclusivamente in funzione della difesa costiera. Costantemente tuttavia viene posta, fin dall'ultimo decennio del XIX secolo , la necessità cli rafforzarla, data la sua inferiorità in ancoraggi rispetto ali' Austria e in navi rispetto alla Francia. Essendo però tale rafforzamento un fattore costoso e di lunga realizzazione sia i litorali che le città costiere dovevano essere provviste di strumenti adeguati alla loro difesa. Esistette tuttavia una corrente del pensiero militare, che aveva avuto il proprio esponente principale generale Agostino Ricci, che intendeva assegnare la difesa dell'Italia peninsulare e insulare alla sola flotta , senza escluderne del tutto l'esercito, ma riservandogli un ruolo di complemento alle esigenze della strategia nava1e2s• . Tale intendimento fu evidentemente anche quello di Giovanni Giolitti, il quale esercitò a partire dal 1906 una decisa azione a favore ciel bilancio della Marina, penalizzando, almeno in parte, il bilancio della Guerra255 • Di avviso ciel tutto contrario era invece il re Vittorio Emanuele, il quale mal tollerava un eccessivo rafforzamento della Marina a scapito dell'Esercito, da lui ritenuto pur sempre, il "feudo" di casa Savoia. Un ampliamento deciso della flotta eia battaglia, come in effetti fu realizzato, avrebbe infatti inevitabilmente ridimensionato gli stanziamenti destinati all'esercito, e avrebbe quindi inciso anche sulla estensione dei suoi compiti, fra i quali quello della protezione delle coste della Penisola. Una maggiore quantità di soldati distratti per il presidio del territorio metropolitano avrebbe infatti significato una minore possibilità di iniziativa sul vero fronte di guerra, fattore questo che era ritenuto fondamentale da quei circoli militari che si rifacevano alla scuola del generale Niccola Marselli, grande fautore della priorità dell'esercito di movimento256 • Si trattava, per i vertici politici e militari ital iani, di scegliere quale possibilità sviluppare fra due possibili: una forte marina da guerra, appoggiata eia poche fo1tificazioni presidiate da numerose guarnigioni , che supplissero col numero alla scarsità di mezzi; oppure una robusta cinta di fortificazioni diffusa per tutta la penisola, presidiata da guarnigioni minori e appoggiata da una flotta più leggera e meno costosa.
"'F. Born, Il pensiero militare e navale italiano, cii., pp. 103-105. m lvi.p. 78. ' " F. B0n1, Il pensiero militare e navale italiano , cii., pp. 95-101. '" S. ROMANO, L'Italia del Novecento , c.it., p. 337. ,.. In tale contesto , ferme restando l...) la possibil ità di rendere dispon ibi li delle for;,:e da inviare sul Reno a fianco delle forze tedesche, si ritiene necessario avere a disposizione una unità , a livello di divisione, in Sicilia per garantire l'Italia meridionale da eventuali sbarchi dal mare. Tuttavia non pote ndo, per motivi di carattere prettamente economico costitllire nuove unità dopo il riordinamento operato dal Ricotti, si considerò più opportuno [ . . .·1 rivedere la radunata sulla frontiera NE". M. RUFFO, l'Italia nella Triplice Alleanza, cit., p. 11 1.
STRUMl;NU /JI RICERCA
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Le argomentazioni a favore dell'ampliamento della flotta da battaglia vertevano sempre a proposito del fatto che le artiglierie navali potevano martellare le difese a te1n con estrema facilità, provocando danni e vittime insopportabili che avrebbero costretto qualsiasi città alla resa. Per difendersi contro una flotta la migliore difesa era dunque un'altra flotta. Veniva tuttavia ribattuto dai partigiani delle fortificazioni costiere che, se indiscutibilmente una batteria costiera era un più facile bersaglio per una nave che il contrario, lo svantaggio era colmato dalla sproporzione ciel danno che poteva essere inferto: una batteria distrutta è un prezzo inferiore ad una nave affondata o anche solo danneggiata. Bisogna inoltre considerare che usualmente le nav i nell'effettuare un bombardamento costiero si fermavano per consentire un migliore puntamento, fatto questo che ne aumentava la vulnerabilità . Le fortificazioni a terra avrebbero dunque offerto un deterrente oltre che una protezione dalle offese nem iche, a patto ovviamente di renderli efficienti con opportuni lavori di adeguamento.~ progressi della balistica e della chimica al principio del Novecento avevano infatti aumentato almeno di 10 volte il potenziale distruttivo delle artiglieri.e rispetto alla metà ciel XIX 251 • La struttura delle fortificazioni doveva essere rivista, utilizzando il cemento e aggiungendo strutture minori in sabbia e terra battuta. I vecchi forti ottocenteschi dovevano essere abbandonati, essendo più che altro dei bersagli, e al loro posto anelavano costruite casematte e cupole di acciaio manovrate da pistoni idraulici, secondo le teorizzazioni del grande ingeniere militare belga Enrico Brialmont, colui che aveva fatto di Anversa, Namur e Bucarest altrettante fortezze rntmitissìme25~ . Ai cannoni infine andavano affiancate batterie costiere di obici, cannoni a tiro arcuato che, posti al riparo di ostacoli naturali bersagliavano le navi nemiche, avvalendosi di osservatori sopraelevati collegati telegraficamente. I costi di un simile intervento, se moltipl icati per tutte le piazze navali esistenti e per quelle da aggiungere, sarebbero tuttavia stati insostenibili., mentre una imponente flotta da battaglìa avrebbe avuto, oltre che un costo inferiore, per quanto enorme, un impatto rilevante anche sul piano del prestigio internazionale, al quale Giolitti non era, contrariamente a quanto si credesse, del tutto sorclo 259 • L'esercito dovette quindi accettare sostanzialmente la tesi del la Marina, accontentandosi di lavori limitati alle basi più impo11anti, e rassegnandosi a distrarvi una quota significativa delle proprie forze. Anche il Re dovette prendere atto della decisione ciel Parlamento, e ciò probabilmente contdbuì al suo risentimento verso lo stesso Giolitti200 • La scarsa imponenza ciel sistema delle opere di difesa italiane può dunque essere inquadrato in una logica che le vedeva come "un elemento", e non "l'elemento" fondamentale della difesa del Paese, in una guerra prossima ventura. La realizzazione di opere difensive moderne fu quindi incoraggiata sul versante francese, dove era prevedibile che fossero più utili, "sopportata" su quello austriaco e trascurata sostanzialmente nel resto del Paese dove la difesa sarebbe stata affidata certamente ad una quota molto rilevante dell' Esercito, con la quale si pensava cli suppJìre alle carenze delle fortificazioni moderne sul versante peninsulare e insulare, ce110 già protetti dalla presenza del mare2G1•
m ENClCLOPEDIJ\ M ILITARE , cit., p. 612. '" lvi, p. 450. '" G. ANSALDO, Giolilli , Firenze, Le Lettere, 2002, p. 272. "'' Vedi: SILVIO 8 ERTOI.D1, Vittorio Emanuele lii, Torino, UTET, 2002, pp . 179-180. "'' F. Bo n-1, // pensiero miliwre e navale itali(IIJO , Roma , USSM E, 2000, voi. TI, pp. 827-834.
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BOLLl,T rJNO /)liU ,'ARCH[V/0 VEU.' UFF/C/0 Sm111c o
f 2. Lo scioglimento delP"Ufficio D(f'esa" Nel 1913 il capo di SM Pollio abofi la Commissione per la difesa dello Stato, e impostò un programma di potenziamento dell'apparato militare italiano che prevedeva un consistente aumento degli organici e delle dotazioni, e che escludeva cli fatto ulteriori sacrifici a favore delle opere cli forti ficazione 261 • L'Ufficio Difesa si trovò dunque a prodmTe in questo periodo essenzialmente solo due tipi cli documenti i rapporti delle ispezioni alle piazze condotte dal generale Luigi Cadorna, e gli "schizzi riepilogativi" dello schieramento dei. reparti addetti alla difesa costiera, ovvero delJe carte topografiche delle regioni italiane, sulle quali erano annotati i presidi dei singoli paesi e i percorsi dei tracciati ferroviari. Un materiale utile nella prospettiva, più che prossima, della mobilitazione genernle. Dall'estate del 1914 la guerra sembra avvicinarsi sempre di più; si moltiplicano i decreti legge che preparano il Paese alla guerra e che rimettono alle amministrazioni di Guerra e Marina quella gran parte di autonomia che poi sarà accentrata nella persona del capo di Stato maggiore generale Luigi Cadorna. 26 giugno 19 14 - Legge che "autorizza ad esercitare in via provvisoria gli stati di previsione dell'entrata e della spesa per l'esercizio finanziario 1914-915 che non fossero tradotti in legge entro il 30 giugno 1914. 13 luglio 1914 - Regio Decreto che "radia eia! novero deUe fortificazioni dello stato il forte Castel!uccio di Messina". 19 luglio 1914 - Regio Decreto che " istituisce nel bilancio della spesa del Ministero della guerra per l'esercizio 1914-915 le spese di truppa metropolitane". I 9 luglio 1914 - Regio Decreto che "chiama alle armi alcuni militari del corpo Reale equipaggi" . 4 agosto 1914 - Regio Decreto che "radia dal novero delle fortificazioni dello Stato le opere di difesa della piazza di Genova". 4 agosto 1914 - Regio Decreto che "vieta l'esportazione dal regno di talune merci" . 4 agosto 1914 - Regio Decreto che "sospende la facoltà di emigrare ai militari del R. esercito e della R. marina". 4 agosto I 914 - Regio Decreto che "autorizza le amministrazioni della guena e della marina a derogare fino al 3 l ottobre 14 alle norme stabilile dalle leggi di contabilità dello Stato". Il 24 maggio del 1915 l'esercito italiano inizia le osti lità contro l'Austria-Ungheria, l'intera struttura militare si trasforma eia questo momento in un o.irganismo fortemente centralizzato, che assommerà progressivamente sotto la diretta responsabilità del generala Cadoma la direzione dell'intero sforzo bellico 263 •
,., 1913 Poli io decide di non eseguire il ridono dell' Elba. AUSSMA, Fondoe F4, Ufficio Difesa, busta 276, fase. 37, Il0 sottofasc . '"' "Questo Comando determina che gli attuali Uffici Armate e Situazionj di Guerra siano fusi in uno solo sotto la de.nonùnazione di Ufficio situazione ed operazioni di guerra." Odg 28/8/"I 5 .
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,
Elenco della documentazione
'
151
STRUMENTI DI R/çE/ICA
APPENDICE 1. Spese per fortificazioni e opere a difesa dello Stato 1903-1914264
ANNO 1903, pp. 2237-2254 (Esercizio 1/7/1903- 30/6/1904) Min . Di Broglio TITOLO Il, CATEGORIA PRIMA - Spese effettive. Spese per fortificazioni e opere a difesa dello Stato 50
Fabbricazione di artiglier.ia di gran potenza a difesa delle coste, provviste e trasporti relativi (Spesa ripartita)
51
Lavori strade ferrov ie ed opere militari (Spesa ripartita)
52
Lavori a difesa delle coste (Spesa ripartita)
1.000.000
53
Forti di sbarramento e lavori a difesa dello Stato (Spesa ripartita)
2.500 .000
54
Fortificazioni di Roma (Spesa ripartita)
1. 100.000 300.000
50.000 2.000.000
56
Armamento delle fortificazioni, materiale per artiglieria da fortezza e relativo trasporto (Spesa ripartita) Fabbricazione di materiale d'artiglieria eia campagna e relativo trasporto (Spesa ripartita)
57
Costruzione e sistemazione di fabbricati militari, impianto e riordinamento di poligoni e piazze d'armi (Spesa ripartita)
1.000.000
58
Materiale per la brigata ferrovieri
59
Acquisto cli ca.valli per l'artiglieria di campagna
55
5.500.000
per memoria
4.00.000
(Le "Spese per for1/fĂŹcc1zi01ii ed opere a difesa dello Stato" anunontano a 13.850.000 su di un totale delle spese reali cli 275 .000.000. al quale si sommano 6.931.421,04 di partite di giro per un totale generale cli 281.931 .421 ,04).
ANNO 1904, pp. 2137-2 150 (Esercizio 1/7/1904- 5/7/1905) Min. Luzzatti TITOLO II, CATEGORIA PRIMA - Spese effettive. Spese per fortificazioni e opere a difesa dello Stato 49
Fabbricazione di artiglieria di gran potenza a difesa delle coste, provviste e trasporti relati vi (Spesa ripartita)
so
Lavoli strade ferrovie ed opere militari (Spesa ripartila)
SI
Lavori a difesa delle coste (spesa ripartita)
52
Forti di sbarramento e forti a difesa dello Stato
53
Fortificazioni d.i Roma
54 55
Armamento delle fortificazioni , materiale per artiglieria da fortezza e relativo trasporto (Spesa ripartita) Fabbricazione di materiale d' artiglieria eia campagna e relativo trasporto (Spesa ripartita)
per memoria
100.000 per memoria
300.000 per m.emoria
400.000 13.000.000
''" l dati sono stati raccolti cd elaborati sulla base della Raccolta I((Ticia/e delle leggi e dei lleçreti del Regno d'Italia. Parte principale, Volume HI, Bilancio di previsione del ministero della Guerra.
1.52
B0LLE1TINO DELL'ARCNl\lfO DELL'UFFICI O Sn>RICO
56
Costruzione e sistemazione di fabbricati militari, impianto e riordinamento dei poligoni e piazze d'armi (Spesa ripartita)
57
Materiale per la brigata ferrovieri (Spesa ripartita)
58
Acquisto di cavalli per l'artiglieria da campagna.
1.500.000 per memoria
400.000
(Le "Spese per fortificazioni ed opere a difesa dello Stato" ammontano a l 5 .700 .000 su di un totale delle spese reali di 275.000.000. al quale si sommano 6.948 .277,03 di partite di giro per un totale generale di 281.948.277, 03)
ANNO 1905 pp. (Esercizio 1/7/1905- 5/7/1906) Min . Carcano
TITOLO Il, CATEGORIA PRIMA. - Spese effettive. Spese per fortificazioni e opere a difesa dello Stato 52
Fabbricazione di artiglieria di gran potenza a difesa delle coste, provviste e trasporti relativi (Spesa ripartita)
53
Lavori strade ferrovie ed opere militari (Idem)
500.000 per memoria
Lavori a difesa delle coste (Idem)
280.000
54
Forti di sbarramento e lavori a difesa dello Stato
250.000
55
Fortificazioni di Roma (Idem)
56
Armamento delle fortificazioni, materiale per artiglieria da fortezza e relativo trasporto (Idem)
550.000
57
Fabbricazione di materiale d'artiglieria da campagna e relativo trasporto (Idem)
14.100.000
58
Costruzione e sistemazione di fabbricati militari, impianto e riordinamento dei poligoni e piazze d'armi (Idem)
per memoria
59
Contributo dell'uno per cento sulla metĂ ciel prestito concesso dalla cassa depositi e prestiti al municipio di Torino per la sistemazione dei servizi militari della cittĂ (Idem)
per memoria
60
Materiale per la briga ta ferrovieri (Spesa ripartita)
per memoria
per m.emoria
(Le "Spese per fortificazioni ed opere a difesa dello Stato" ammontano a 15 .680.000 su di un totale delle spese reali di 275.050.000. al quale si sommano 6.995.699,88 di partile di giro per un totale generale di 282.045.699, 88).
ANNO 1906, pp. 5247-5263 (Esercizio 1/7/1906- 30/6/1907) Min. MajoranĂ
TITOLO Il, CATEGORIA PRIMA - Spese effettive . Spese per fortificazioni e opere a difesa dello Stato 52
Fabbricazione di artiglieria di gran potenza a difesa delle coste, provviste e trasporti relativi (Spesa ripartita)
per memoria
53
Lavori strade ferrovie ed opere militari (Idem)
per memoria
Lavori a difesa delle coste (Idem)
per memoria
54
Forti di sbarra mento e lavori a difesa dello Stato
per menwria
55
Fortificazioni di Roma (Idem)
per memoria
56
Armamento delle fortificazioni, materiale per artiglieria eia fortezza e relativo trasporto (Idem)
per memoria
153
SrnuMt:N71 DI RICli HC/l
57
Fabbricazione di materiale d'artiglieria da campagna e re lat ivo t1·asporto ( Idem)
per memoria
58
Costruzione e s istemazione di fabbricati militari, impianto e riordinamento dei poligoni e piazze d ' armi (Idem)
per memoria
59
Contri buto dell ' uno per cento sulla metà del prest ito concesso dalla cassa depositi e prestiti al municipio di Torino per la sistema1.ione dei servizi militari della città (Idem)
per memoria
60
Materiale per la brigata ferrovieri (Spesa ripartita)
per memoria
(Le ..Spese per fortificazioni ed opere a difesa dello Stato" ammontano a Osu di un total-e delle spese reali cli 270.050.000 .. al quale si sommano 7.058. 172,57 cli partite di giro per un totale generale di 277 . I08 .172.57).
ANNO 1907, pp. 3837-3850 (Esercizio 1/7/ 1907- 30/6/1908) Min. Carcano TITOLO II, CATEGORIA PRIMA - Spese effettive . Spese per fortificazioni e opere a difesa dello Stato 64
Fabbricazione di an iglieria di gran potenza a difesa delle coste, provviste e trasporti relativ i (Spesa ripartita)
per memoria
65
Lavori strade ferrovie ed opere militari (Idem)
per memoria
66
Lavori a d ifesa delle coste (Idem)
per memoria
67
Forti di sbarramento e lavori a difesa dello Stato (Idem)
per memoria
68
Fortificazioni di Roma (Idem)
per memoria
69
Armamento delle fortificazioni, materiale per artiglieria da for1ezza e relati vo trasporto (Ide m)
per memoria
70
Fabbricazione di materiale d'artiglieri a eia campagna e relativo trasporlo (Idem)
per memoria
71
Costruz ione e s istemazione cli fabbricati militari, impianto e riordi namento dei poligoni e p iazze d'anni (Idem)
per memoria
72
Contributo del l'uno per cento sulla metà del presti to concesso dalla cassa deposi ti e prest iti al mun icipio di Torino per la sistemazione dei servizi militari della città (Ide m)
per memoria
73
Materiale per la bri gata fe1Tovieri (Spesa ripartita)
per memoria
(Le "Spese perfortijicazioni ed opere a difesa dello Stato'' ammontano a O su di un 101ale delle spese reali cli 270 .050.000 .. a l quale si sommano 7.085.066,86 di partite di giro per un totale generale di 277. I35.066.86).
.
ANNO 1908, pp . 1723- 1741 (Esercizio 1/7/1908- 30/6/1909) Min. Carcano TITOLO TI, CATEGORIA PRIMA - Spese effettive. Spese per fortificazioni e opere a difesa dello Stato 69
Fabbricazione di artigl ieria di gran potenza a difesa delle coste, provviste e trasporti relativi (Spesa ripartila)
70
Lavori strade ferrovie ed opere militari (Spesa ripartita)
71
Lavori a difesa de lle coste (Spesa ripartita)
72
Forti cli sba1Tamento e lavori n difesa dello Stato (Spesa r ipartita)
73
Fort ificazioni di Roma (Idem)
1.000.000
per memoria 1.300.000 3.000.000
per memoria
154
80LLt:T/1NO Dt.LL'ARCHl\110 n eu ' UFl'/CIO Sroraco
74
Armamento delle fortificazioni, materiale per artiglieria da fortezza e relativo trasporto (Spesa ripartita)
l.100.000
75
Fabbricazione di materiale d'artiglieria da campagna e relativo trasporto (Spesa ripartita)
9.000.000
76
Costruzione e sistemaz ione cli fabbricati militari, impianto e riordinamento dei poligoni e piazze d'anni (Spesa ripartita)
2.500.000
77
Contributo dell ' uno per cento sulla metĂ del prestito concesso dalla cassa depositi e prestiti al municipio di Torino per la s istemazione dei servizi nlilitari della cittĂ (Spesa riparti ta)
per memoria
78
Materiale per la brigata ferrovieri (Spesa ripartita)
100.000
79
Acquisto di quadrupedi per artiglierie e per le mitragliatrici
500.000
(Le " Spese per fortificazioni ed opere a difesa dello Stato" ammontano a 18.500.000 su di un totale delle spese reali di 291 .556.000 .. al quale si sommano 7 .224.490. di partite di giro per un totale generale cli 298 .780.490).
ANNO 1909, pp. 2429-2437 (Esercizio 1/7/1909- 30/6/1910) Min. Carcano TITOLO Il, CATEGORIA PRIMA- Spese effettive. Spese per fortificazioni e opere a difesa dello Stato 76
Fabbricazione di artiglieria cli gran potenza a difesa delle coste, provviste e trasporti relativi (Spesa ripartita)
77
Lavori strade ferrovie cd opere nlilitari (Spesa ripartita)
78
Lavori a difesa delle coste (S pesa ripartita)
79
Forti di sbarramento e lavori a difesa dello Stato e spese di trasporlo per materiali all ' uopo occorrenti (Spesa ripartita)
80
Fortificazioni di Roma (Spesa ripartita)
81
A.rmamento delle fortificazioni, materiale per artiglieria da fortezza e relativo trasporto (Spesa ripartita)
2.600 .000 80.000 l.300.000 12.720.000
per memoria 1.500.000
(Le "Spese perfortijicazioni ed opere a difesa dello Stato" ammontano a 8 .200.000 su di un wtale delle spese reali di 301.489.000 .. al quale si sommano 7 .237 .157,96. di partite di giro per un totale generale di 308.726.157 ,96).
ANNO 1910, pp. 1686- L694 (Esercizio 1/7/19 IO- 30/6/1911) Mio. Tedesco TITOLO Il, CATEGORIA PRIMA - Spese effettive. Spese per fortificazioni e opere a difesa dello Stato 76
Fabbricazione di artiglieria di gran potenza a difesa delle coste, provviste e trasporti relativi (Spesa ripartita)
600.000
77
Lavori strade ferrovie ed opere militari e spese di trasporto per i materiali all'uopo occorrenti (Spesa ripartita)
120.000
78
Lavori a difesa delle coste e spese di trasporto per i materiali all'uopo occorrenti (Spesa ripartita)
2.350.000
79
Forti di sbarramento e lavori a difesa de llo Stato (Spesa ripartita)
4.280.000
80
Fo1tificazioni di Roma e spese di trasporto per i materiali ali 'uopo occorrenti (Spesa ripartita)
per memoria
81
Armamento delle fortificazion i, materiale per artiglieria da fortezza e relativo trasporto (Idem)
19.200.000
(Le "Spese per fort(fica zioni ed opere a difesa dello Stato" ammontano a 26.550.000 su di un totale delle spese reali di 356.946.400. al quale si sommano 7.283.801,12. di partite di giro per un totale generale di 364.230.201 ,12).
STRUMF:N'/1 VI RICERCA
155
ANNO 19 11 , pp. (Esercizio 1/7/ 19 J I- 30/6/ 1912) Min. Tedesco
TITOLO II, CATEGORIA PRIMA - Spese effettive. Spese per fortificazioni e opere a difesa d ello Stato 89
Artiglieria di gran potenza a difesa delle coste, studi. provviste e trasporti relativi (Spesa r ipartita)
938 .400
90
Lavori strade ferrovie ed opere militari (S pesa ripartita)
100.000
91
Lavori a difesa delle cosce e spese di trasporto per i materiali all'uopo occorrenti (Spesa ripartita)
8.936.000
92
Forti di sbarramen to e lavori a difesa dello Stato (Spesa ripartita)
9 .956.000
93
Fortificazioni d i Roma e spese di traspo110 per i materiali all'uopo occorrcnti (Spesa ripartita)
per memoria
94
Armamento clelJe fortifi cazioni, materiale per artig lieria da fortezza e d'assedi o - Studi, provv iste e trasporti relati vi - Spese per il tiro 1, rcparato ((S pesa ripartita))
8.000.000
(Le "Spese per fortijica,ioni ed opere a difesa dello S1a10¡¡ ammontano a 27 .950.400 su di un totale delle spese reali cli 397. 79 1.200. al quale si sommano 7 .374.757 ,20 di partite di g iro per un totale generale di 405 .165.957,2()) .
ANNO 1912, pp. 606-61 5 (Esercizio ln/ 19 12 - 30/6/1913) Min. Tedesco
TITOLO 11, CATEGORIA PRIMA - Spese effettive. Spese per fortificazioni e opere a difesa d ello Stato At1iglieria a difesa delle coste, studi. provviste e trasporli relativi (Spesa ripartita) Lavori strade ferrovie cd opere militari (S pesa ripartita)
3.174.400 100.000
Lavori a difesa delle coste e spese di trasporto per i materiali all'uopo occorrenti (Spesa ripartita)
1.960.350
Fo1ti di sbarramento e lavori a di fesa de llo Stato e spese di trasporto per i .materi ali all ' uo po occorrenti (Spesa ripartita)
9 .460 .000
Fortificazioni di Roma e spese di trasporto per i materiali all'uopo occorrenti (Spesa ripartita)
per 111e11wria
Armamento delle fort ificazioni, materiale per artiglieria da fortezza e d ' assedio - Studi, provviste e trasporti relativi - Spese per il tiro preparato ((Spesa ripartita))
16.000 .000
(Le "Spese per fortifica-::.ioni ed opere a difesa dello Stato" ammontano a 31.680.600 su di un totale delle spese reali di 424.161.796,25, al quale si sommano 7.360.776,30 di partile di giro per un totale generale di 43 1.522 .572,55) .
li 23 giugno I 912 viene approvato un accrescimento del bilancio del la Guerra di 60 .000 mili on i, da ripartirsi negli esercizi 19 12-1918, dei quali: - 15.000.000 per "Artiglierie di gran potenza ccl armamento delle difese costiere e terrestri, parco d'assedi , materiali, provviste e relativi traspo1ti per le dette artig lierie". - 18.000.000 per "Lavori, provviste e mezzi di trasporto per fortifi cazioni terrestri e costiere; strade ferrate ed opere militari'". - 5 .000 .000 per "Costruzione di nuovi fabbricati militari , trasformazioni ed ampliamento cli quelli esistenti , impianto e riordinamento di poligoni e di piazze di armi ed acquisto d'immobili all 'uopo occorrenti".
156
80LLE1i!NO Vt:.LL'ARCfllV/0 VEl.l.'UPFtC/0 STORICO
ANNO I 913, pp. 2246-2259 (Esercizio 1/7/191 3- 30/6/1914) Min . Tedesco
TITOLO Il, CATEGORIA PRIMA - Spese effettive. Spese per fortificazioni e opere a difesa dello Stato 69
Artiglieria a difesa delle coste, stud i, provviste e trasporti relativi (Spesa ripa11ita)
4.950.000
70
Lavori strade ferrovie ed opere militari (Spesa ripartita)
71
Lavori a di fesa delle coste e spese di trasporto per materiali all ' uopo occorrcnti (Spesa riparti ta)
per memoria
72
Forti di sbarramento e lavori a difesa dello Stato e spese di trasporto per materiali all'uopo occorren ti (Spesa ripartita)
12.050.000
73
Fortificaz ion i di Roma e spese di trasporto per materiali all ' uopo occorrenti (Spesa ripartita)
per memoria
74
Armamento delle fortificazioni, materiali per artiglieria da fo11czza e d'assedio - Studi provv iste e trasporti relativi (S pesa ripartita)
12.073.500
70.000
(Le "Spese per fortifÏca¡doni ed opere a difesa dello Stato" ammontano a 29. 143.500 su di un tO((//e
delle spese reali di 43 1.238.5 J5,87. al quale si sommano 8.091 .542,38. di partite di giro per un to,a/e generale di 439.330.058,25).
2. Estratti degli stanziamenti per le fortificazioni costiere2(,,; ANNO
1903-04
VOCI DI BILANCIO Fabbricazione di artiglieria costiera (Spesa ripartita)
1.100.000
Lavori a difesa delle coste (S pesa ripa11ita)
1.000.000
Fortificazioni di Roma 1904-05
1905-06
1906-07
1907-08
1908-09
1909-10
50 .000
Fabbricazione di artiglieria costjera, (Spesa ripartita)
per memoria
Lavori a difesa clelle coste (S pesa ripartita)
per memoria
Fabbricazione di art iglieria cos tiera, (Spesa ripartita)
500.000
Lavori a difesa delle coste (Jdem)
280.000
Fabbricazione di .irtiglieria costiera (Spesa ripartita)
per memoria
Lavori a difesa delle coste (Idem)
per memorie,
Fabbricazione di artiglieria costiera, (Spesa ripartita)
per memoria
Lavori a difesa delle coste (Idem)
per memoria
Fabbricazione di costiera (Spesa ripartita)
1.000.000
Lavori a difesa delle coste (Spesa ripartita)
1.300.000
Fabbricazione di artiglieria cos tiera (Spesa ripartita)
2.600.000
Lavori a difesa delle coste (Spesa ripartita)
1.300.000
Fabbricazione di artiglieria costiera, (Spesa ripartita) 1910- 11
SOMME STANZIATE
Lavori a difesa delle coste (Spesa ripart ila)
600.000 2.350.000
,., I dati sono stati raccolti ed elaborati sulla base della Raccolw ufficiale delle leggi e dei decre1i del Regno d'/1alia, Parte principale. Volume Ili, Bilancio di previsione del 111i11is1ero della Guerra.
STRUMENTI
f)J
157
RICDiC,t
938.400
Artiglieria a difesa de lle coste (S pesa ri partita) 19 I 1- 12
19 12-13
1913- 14
Lavori a difesa delle coste (S pesa ripartita)
8.936.000
Art iglieria a dife.s a delle coste (Spesa ri partita)
3 .174.400
Lavori a di fesa delle coste (Spesa ripartita)
1.960.350
Artiglieria a difesa delle coste (Spesa ripartita)
4.950 .000 per memoria
Lavo1i a di fesa delle coste (Spesa ripartita)
3. "Dati elaborati sulla base dell'esame dei bilanci del Ministero della guerra nella serie Leggi e decreti del Regno d'Italia dal 1904 al 1914 e negli atti parlamentari, serie Discussioni e Documenti dal 1904 al 1914266 Esercizio finanziari o
Stanziamento per le opere di difesa e stam.iamento complessivo per la Guerra
Percentuale (approssimata) degli stanziamenti per le opere di difesa
1903-1904
13.850.000 su 281.931.421,04
5,0 %
1904-1905
15 .700.000 su 28 1.948.277, 03
5 ,6 %
1905- 1906
15 .680 .000 su 282.045.699, 88
5,6 %
1906-1907
O su 277. 108 .172.57
0,0%
1907-1908
O su 277. I 35 .066,86
0,0%
1908- 1909
18 .500 .000 su 298.780 .490
6 ,0 %
1909-1910
8 .200 .000 su 308.726.1 57,96
2 ,6 %
1910-1911
26.550 .000 su 364.230 .201, 12
7 ,0'fo
1911 - 19 12
27 .950.400 su 405.1 65.957.20
6,9%
19 12-1913
3 1.680 .600 su 43 1.522.572,55
7;3%
1913-1914
29.143 .500 su 439 :330.058,25
6 ,6 %
'"' I dati sono stati raccolti e d e laborati sulla base dell a Raccolia ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d 'lralia, Parte principale, Volume III, Bilancio di pre visione del ministero della Guerr(I .
'
159
STRUMENTI DI RICRRC1\
INVENTARIO FONDO F4, UFFICIO DIFESA DELLO STATO BUSTE 269,270,271,272,273, 274,275,276,277 Busta 269 Fase. 1 "Piazza di Urindis i" cc. 15 "Sunto dei precedenti della piazza di Brindisi".
SD
¡rase. 2 "Piazza di Taranto" cc. 44 "Sunto dei precedenti della piazza cli Taranto" .
"Gennaio 1911"
Fase. 3 "Piazza cli Ancona" 1899-1915 cc. 213 Corrispondenza col Mi nistero della Guerra, Ministero della Marina, Comando ciel VII C. d'A. (1899- I 9 I 5); Precedenti della piazza di Ancona; Memoria sulle batterie della piazza (I 9 I2) .
1902-1914 Fase. 4 "Piazza cli Gaeta" cc. 228 Precedenti della piazza di Gaeta; Piano cli difesa della piazza; Corrispondenza col Ministero della Guerra, Ministero della Marina, Comando del X C. cl ' A. ( I902) Corrispondenza col Ministero della Guerra, Ministero della Marina, Comando del X C. d'A. (19'14) All' in terno: 3 topografie, 1 carta idrografica, l lucido, 2 schizzi.
1899-1914 Fase. 5 "Campo trincerato cli Castrogiovanni" cc.55 Corrispondenza col Comando Corpo cli S. M ., l\1inistcro della Gue1Ta, Comando Xll C. cl' A. (18991914)
Busta 270 1898-1913 Fase. 6 "Piazza di Bologna" cc.65 Corrispondenza col Comando Corpo di S. M., Minis!ero della Guerra, Comando corpo VI C. d' A. (1898-1913) All' interno: 1 topografia, 22 schizzi, 1 lucido 1877-1909 Fase. 7 "Piazza di Capua" cc . 60 Corrispondenza col Comando Corpo di S. M., Ministero della Guerra, Comando del X C . D' A.
( 1877- I909)
160
BOLLETrtNO J)ELL'Aw; NJVIO DF.f./,'U F FIC/0 STORICO
Fase. 8 ''Difesa della Sicilia" 1899-1915 cc.1 80 Corrispondenza col Comando Corpo di S. M., Ministero della Guena, Comando del XH C . d'A. (I 9 I 3-19 I 5) Corrispondenza Comando Corpo di S. M ., Ministero della Guerra, Comando del XII C. d' A . (18991901)
Busta 271 Fase. 9 Piazza di Pola
1919
cc.41 "Memoria sull'Ordinamento della piaua nei riguardi del funzionamento dei servizi tecnici del Genio". Documenti della Direzione del genio militare di Pola e della Piazza militare marittima di Pola. All'interno 3 topografie.
Fase. 1 Piazza di Pola
1910
"MinULa della Memoria di Pola ricompilata nel Dicembre .19 .19 dal Tenente Giuseppe Sanna" . cc. 52 All'interno 10 lucidi .
Fase. 11 Piazza di Pola "Manoscritti vari" .
1905-1910
cc. 30 All'interno 2 lucidi.
Fase. 12 Piazza di Pola 1895 "Memoria sulla piazza forte marittima cli Pola (redatta dopo la ricognizione de Il 'estate 1895)". cc. 24 Fase. 13 Piazza di Pola ]904-1909 ';Comando di corpo di Stato Maggiore, Riparto operaz ioni, Scacchiere orientale. Memorie riguardanti le fortificazioni austriache sulla frontiera italiana, nell ' Istria e Dalmazia. Piazza Forte Marittima di Pola". Pgg.21 All'interno 11 tavole con schizzi.
Busta 272 Fase. 14 "Piazza di Genova"
1905-1910
175 cc. "Norme per il caso di allarme della piazza di Genova"; "Piano di difesa della piazza (I 905)"; "Piano di difesa della piazza (1910)" . All ' interno: 16 topografie, l schizzo, J carta idrografica, 3 lucidi
Fas 15 "Piazza di Genova" Carte topografiche di Vado e Genova. 4 topografia
SD
STRUMENTI DI RICERCA
Fase. 1.6 "Piazza di Genova"
161
1903-1914
337 cc. Corrispondenza col Comando Corpo di S. M ., Ministero della Guerra, Ministero della Marina, Comando del lV C. d ' A., Comando della Piazza marittima (1907- 1913) Corrispondenza col Comando Corpo di S. M., Ministero della Guerra, Ministero della Marina, Comando del IV C. d'A. (1903-1906) Corrispondenza col Comando Corpo di S. M., Ministero della Guerra, Ministero della Marina, Comando del IV C. d'A. ( I 911-1913) Corrispondenza col Comando Corpo di S. M., Ministero della Guerra, Ministero della Marina, Comando del IV C. d'A. ( 19 12-1914) Precedenti della piazza All' interno: 4 lucidi, I topografia
Busta 273 :Fase. 17 "Campo trincerato cli Roma"
1906-1913
205 cc. "Piano di difesa della Piazza di Roma". ( 1903- I 904) "Piano di difesa della Piazza di Roma" . (1906) "Memoria indicante i provvedimenti che si ritengono opportuni per far fronte ad un attacco intenso che si man ifesti a guerra inoltrata." (1906) All' interno: 5 topografie
Fase. 18 "Campo trincerato di Roma"
1911-1913
68 cc. Corrispondenza col Comando corpo di Stato Maggiore, Ministero della Guerra , Comando del IX c. d'Armata, (J 911-1913) Ali 'interno: l topografia
1908-1921 Fase. 19 "Campo trincerato cli Roma" 52 cc. "Studio relativo al progetto provvisorio delle linee telegrafiche, telefoniche ed ottiche della piazza di Roma." (1914) " Riassunto del col. Paretizo." ( 1908) "Memoria sulla difesa di Roma contTO eventuali sbarchi avvenuti nei limiti del territorio del Corpo d 'Armata sul litorale a sud del Tevere - Foce del Tevere - torre de\ canneto." (1921) Fase. 20 "Campo trincerato di Roma"
]891-1914
306 cc. Corrispondenza col Ministero della Guerra, Comando della Divisione militare di Roma, Comando d'artiglieria di Roma, Comando del IX C. d' A (1914). "Piano d.i difesa di Roma." ( 1914) "Stato sulla questione relativa alla piazza." (1913) Memoria sulla piazza di Roma. (1913) "Linea di circonvallazione Tronco-Portonaccio-S. Pietro." ( 1913) Corrispondenza col Ministero della Guerra, Comando del IX C. d ' A ( I 89 1-1913) All'interno: 2 piante, 1 topografia, 39 schjzzi, I corografia, I mappa
Fase. 21 "Campo trincerato di Roma" IO! pgg. Parti I, II, III della "Conferenza al presidio sulle fortificazioni di Roma" , (1880). rilegato All' interno: l schizzo
1880
162
BOU.F:JTINO DEU'ARCHl\/10 DEU! UFFJC/0 STORICO
f Fase. 22 "Campo trincerato di Roma" SD Schizzi rappresentanti "lo schema delle comunicazioni della piazza di Roma (campo tTinccrnto)." All'interno: 3 schizzi
Fase. 23 "Cam1>0 trincerato di Roma" 38 cc. "Considerazioni sul campo trincerato di Roma" ( I 885). All'interno: 2 schizzi, I topografia
1885
Busta 274 Fase. 24 "Piazza di Venezia" 58 cc. "Precedenti della piazza". All'interno: 2 topografie
Fase. 25 "Memoria sulla Tunisia" cc.18 "Memoria". All'interno: 2 topografie, 2 planimetrie, 2 vedute prospettiche, 3 mappe, 6 fotografie
1914?
SD
Fase. 26 "Piazza di Venezia" 1920-1925 cc.304 Corrispondenza col Minstero della Marina, Comando del V C. d ' A., Comando della Piazza marittima ( 1920-1922 Corrispondenza col Minstero della Marina, Comando del V C. d ' A., Comando della Piazza marittima (1925) Corrispondenza col Minstero della Marina, Comando del V C. d' A., Comando della Piazza marittima (1922-1924) All'interno: 3 topografie, 2 planimetrie Fase. 27 "Memoria sulla Corsica" 1906-1923 cc. 78 Memoria (1906-1923) All'interno: 15 fotografie, 1 schizzo, I corografia, 3 tabelle con riquadri, J topografia 3 planimetrie Fase. 28 "Piazza di Venezia" cc.352 Relazione gen. Zuccari. Storia dei precedenti della piazza
1914
Busta 275 Fase. 29 "Piazza della Maddalena" 1897-1915 cc. 277 Corrispondenza col Ministero della Marina, Ministero della Guerra, Comando della Piazza marittima, Comando del IX C. d' A. (1897-1899) Corrispondenza col Ministero della Marina, Ministero della Guerra, Comando della Piazza marittima, Comando del IX C. d ' A. (1901-1907) Corrispondenza col Ministero della Marina, Ministero della Guerra, Comando della Piazza marittima, Comando del LX C. d'A. (1907) Corrispondenza col Ministero della Marina, Ministero della Guerra, Comando della Piazza maritt.ima, Comando del IX C. d'A. (1910-1912)
STRUMENTI m RICERC,t
163
Conispondenza col Ministero della Marina, Ministero della Guerra, Comando della Piazza marittima, Comando del IX C. d' A. (1913) C<mispondenza col Ministero della Marina, Ministero della GueITa, Comando della Piazza marittima, Comando del IX C. d'A. (1915) All' interno: 3 mappe, I schizzo , l lucido, I disegno Fase. 30 "Ferrovia Tempio-Palau" 1904-1918 cc. 55 Corrispondenza col M inistero dei Lavori pubblici, Comando del IX C. d' A. (1904-1918). All'interno: 1 disegno, I topografia. Fase. 31 "Piazza deUa Maddalena" cc. 35 Precedenti della piazza. All'interno: 1 topografia.
1913
Fase. 32 "Campo trincerato di Ozieri" 1893-1901 cc. 117 Corrispondenza col Comando Corpo di S. M., Comando del IX C. d'A., Ministero della Guerra (1898-1901) Corrispondenza Comando Corpo di S. M., Comando del IX C. d ' A., Mi nistero della Guerra (l 8931897) Busta 276 Fase. 33 "Piaiza di La Spezia" CC.
1912
28
Memoria All 'interno: i topografia Fase. 34 "Piazza di l'vlessina" cc. 31 Sunto dei precedenti della piazza Difesa di Messina. All'interno: 2 topografie Fase. 35 "Piazza di Napoli" cc.98 Precedenti della piazza Progetto di di fesa della piazza Allegati al progetto di difesa Corrispondenza (19 I3-1915) All' interno: 5 lucidi, 1 mappa, 13 topografie, 3 schizzi.
1913?
1913-1915
1888-1914 Fase. 36 "Piazza di Monte Argentario" cc. 186 Sunto dei precedenti della piazza Corrispondenza col Comando del VIII C. d' A., Ministero della Guerra, Ministero della Marina (1911-1914) Memoria sulla piazza di Monte Argentario Corrispondenza Comando del Vlll C. d' A., Ministero della Guerra, Ministero della Marina (I 8881896) Piano di difesa della piazza All'interno: 2 lucidi, I disegno, 2 topografie, 1 schizzo
164
BOllJ:,ĂŹ TJNO DELL 'ARCHIVIO DEI.I.' UFFICIO STORICO
f Fase. 37 "Isola d'Elba" cc. 198 Studi per l'organizzazione della difesa (1891- 1915) All' interno: IO schizzi, I luc ido , 3 foto, l corografia
1.891.-1915
Busta Z77 Fase. 38 "Difesa costiera" cc. Raccolta degli schizzi riepilogativi delle disposizioni prese per la di fesa costiera, nella ipotesi di radunata verso la frontiera NE All'interno: 7 schizzi
Fase. 39 "Difesa costiera"
SD
cc. Raccolta degli schizzi riepilogal ivi delle disposizioni prese per la difesa costiera, nella ipotesi cli radunata verso la frontiera NO. All'interno: 8 schi zzi
Fase. 40 "Difesa costiera"
SD
cc. 104 " Ri assunto delle disposizioni prese per la difesa costiera nella ipotesi verso la frontiera NE''. All'interno: 7 schizzi, 10 corografie
Fase. 41 "Difesa costiera"
1914
cc. 117 "Carte riguardanti la difesa delle coste (1909-1915)". All'interno: 3 schiz.zi
Fase. 42 "Difesa costiera"
1909-1915
cc. 81 " Riassunto delle disposizioni prese per la difesa costiera nella ipotesi di radunata verso la frontiera NO". All'interno: 5 schizzi, 2 !ucicli, 6 corografie.
Fase. 43 "Difesa costiera" 1914 cc.33 "Documenti riguardanti la difesa costiera fronte NO e NE". All 'interno: 4corografie, l carta costiera, 3 schizzi.
Fase. 44 "Difesa costiera"
1914
cc. 20 "Memoria sulla cooperazione della flotta alle operazioni dell' Esercito in caso di guerra contro la Francia".
10.:,
STRUM l!,NTI IJI RICERCA
UFFICIO DIFESA DELLO STATO MATERIALE ICONOGRAFICO 22 carte corografiche; 68 carte topografiche; 2 carte costiere; 2 carte idrografiche; J30 schizzi; 5 tabelle con riquadri; 32 lucidi; 8 piante; 8 mappe; 3 disegni; 7 planimeaie; 2 vedute prospettiche; 23 fotografie . Fascicolo I -BRINDIST2 topografie. Fascicolo 2 -TARANTONulla
Fascicolo 3 -ANCONA6 piante l carta costiera I topografia 2 schizzi Fascicolo 4 -GAETA3 topografie I carta idrografica l lucido 2 schizzi Fascicolo 5 -CASTROGIOVANNINulla
Fascicolo 6 -BOLOGNA1 topografi a 22 schizzi l lucido Fascicolo 7 -CAPUANulla
Fascicolo 8 -DIFESA DELLA SJCIUANulla
Fascicolo 9 -PIAZZA DI POLA 3 topografie 12 lucidi I I tavole con schizzi 2 tavole con riquadri Fascicolo 10 -GENOVA] 6 topografie I schizzo I carta idrografica 3 lucidi Fascicolo 11 -GENOVA4 topografie Fascicolo 12 -GENOVA4 lucidi I topografia
1()()
80llEITINO DELL'ARCNIV/0 DELL'UFFICIO STORICO
Fascicolo 13 -CAMPO TRINCERATO DI ROMA5 topografie Fascicolo 14 -CAMPO T RINCERATO DI ROMA1 topografia Fascicolo 15 -CAMPO TRINCERATO DI ROMANulla Fascicolo 16 -CAMPO T RINCERATO Dl ROMA2 piante 1 topografia 39 schizzi 1 corografia l mappa Fascicolo 17 -CAMPO TRINCERATO DI ROMA1 schizzo Fascicolo 18 -CAMPO TRINCERATO DI ROMA2 schizzi Fascicolo 19 -CAMPO TRINCERATO DI ROMAI schizzo I topografia Fascicolo 20 -VENEZIA2 topografie Fascicolo 21 -TUNTSIA2 topografie 2 planimetrie 2 vedute prospettiche 3 mappe 6 fotografie Fascicolo 22 -VENEZJA3 topografie 2 planimetrie Fascicolo 23 -CORSICA15 fotografie l schizzo !corografia 3 tabelle con riquadri I topografia 3 planimetrie Fascicolo 24 -VENEZIANulla Fascicolo 25 -MADDALENA3 mappe 1 schizzo I lucido I disegno
'
STRUMENTI O/ li/CERCA
Fascicolo 26 -FERROVIA TEMPIO-PALAU1 disegno I topografia Fascicolo 27 -MADDALENA1 topografia Fascicolo Nulla
28 -OZIERI-
Fascicolo 29 -LA SPEZIAI topografia Fascicolo 30 -MESSINA2 topografie Fascicolo 31 -NAPOLI5 lucidi 1 mappa J 3 topografie 3 schizzi Fascicolo 32 -ARGENTARI02 lucidi 1 disegno 2 topografie I schizzo Fascicolo 33 -ELBA! Oschizzi 1 lucido 3 foto I topografia Fascicolo 34 -DIFESA COSTIERA7 schizzi Fascicolo 35 -DIFESA COSTIERA7 schizzi Fascicolo 36 -DIFESA COSTIERA7 schizzi l Ocorografie Fascicolo 37 -DIFESA COSTIERANulla Fascicolo 38 -DIFESA COSTIERA5 schizzi 2 lucidi 6 corografie Fascicolo 39 -DIFESA COSTIERA4 corografie 1 caita costiera 3 schizzi Fascicolo 40 -DIFESA COSTIERANulla
167
STRUMENTI
169
m 1/ICI':RCA
TAVOLE DI RAFFRONTO Vecchia segnatura BUSTA 269
Nuova segnatura
"Piazza di Taranto" "Sunto dei precedenti della piazza di Taranto".
Fase. 2 "Piazza di Taranto" "Sunto dei precedenti della piazza di Taranto"
"Piazza di Ancona" Corrispondenza. (1899-1915); Precedenti della piazza di Ancona; Memoria sulle batterie della piazza (1912).
Fase. 3 "Piazza di Ancona" CoITispondenza. (1899-19 I 5); Precedenti della piazza di Ancona; Memoria sulle batterie della piazza ( I 9 I 2).
"Piazza di Gaeta" Precedenti della piazza di Gaeta; Piano di difesa della piazza; Corrispondenza ( 1902) Corrispondenza ( 1914)
Fase. 4 "Piazza di Gaeta" Precedenti della piazza di Gaeta; Piano di difesa della piazza; CoITispondenza (1902) Con¡ispondcnza ( I 9 I 4)
"Campo trincerato d.i Castrogiovanni" Corrispondenza (1899-1914)
Fase. 5 "Campo trincerato di Castrogiovanni" Corrispondenza (1899-1914)
BUSTA270 "Piazza di Bologna" Corrispondenza (1898-1913) "Piazza di Capua" Corrispondenza (1877-1909) "Difesa della Sicilia" Corrispondenza (1913-1915) Corrispondenza (1899- 190 I)
T Fase. 6 "Piazza di Bologna"
I Co1Tispondenza (1898-1913) l Fase. 7 "Piazza di Capua"
I Corrispondenza (I 877-1909) Fase. 8 "Difesa della Sicilia" Corrispondenza ( 1913-1915) Corrispondenza (1899-1901)
BUSTA271 Piazza di Pola "Memoria sull'Ordinamento della piazza nei riguardi del funzionamento dei servizi tecnici del Genio". Documenti della Direzione del genio militare di Pola e della Piazza militare marittima di Pola. 1919
Fase. 9 Piazza di Pola "Memoria sull'Ordinamento della piazza nei riguardi del funzionamenLO dei servizi tecnici del Genio" . Documenti della Direzione del genio militare di Pola e della Piazza militare marittima di Pola. 1919
Piazza di Pola "Minuta della Memoria di Pola ricompilata nel Dicembre I919 dal Tenente Giuseppe Sunna". 1910.
Fase. 10 Piazza cli Pola 1910 "Minuta della Memoria di Pola ricompilata nel Dicembre 1919 dal Tenente Giuseppe Sauna" .
Piazza di Pola "Manoscritti vari". 1905-1910.
Fase. 11 Piazza cli Pola "Manoscritti vari".1905- 1910.
170
BOLLf.TfJNO Dt:LL' AIICHIV/0 DELL' UFFICIO S10R!CO
f Piazza di Pola "Memoria sulla piazza forte marittima di Pola (redatta dopo la ricognizione dell'estate 1895)". 1895.
Fase. 12 Piazza di Pola " Memoria sulla piazza forte marittima di Pola (redatta dopo la ricognizione dell'estate 1895)". 1895.
Piazza di Pola "Comando di corpo di Stato Maggiore, Riparto operazioni, Scacchiere orientale. Memorie riguardanti le fortificazioni austriache sulla frontiera italiana, nell'Istria e Dalmazia. Piazza Forte Marittima di Pola". 1904- 1909.
Fase. 13 Piazza d.i Pola "Comando di corpo di Stato Maggiore, Riparto operazioni, Scacchiere orientale. Memorie riguardanti le fortificazioni austriache sulla frontiera italiana, nell ' Istria e Dalmazia. Piazza Forte Marittima di Pola". I 904- I 909.
BUSTA272 "Piazza di Genova" "Norme per il caso di allarme della piazza cli Genova"; Piano di difesa della piazza ( 1905); Piano di difesa della piazza ( I 9 I0).
Fase. 14 "Piazza di Genova" "Norme per il caso di allarme della piazza di Genova" " Piano cli difesa della piazza" (1905) "Piano di difesa della piazza" (1910)
"Piazza di Genova" C,u¡te topografiche di Vado e Genova
Fase. 15 "Piazza di Genova'' Carte topografiche di Vado e Genova
"Piazza di Genova" Corrispondenza ( I 907-1913) Corrispondenza (1903- I 906) Corrispondenza (l 911-19 I 3) Corrispondenza ( 19 I 2- 19 ¡14) " Precedenti della piazza"
Fase. 16 "Piazza di Genova" Corrispondenza (1907-1913) Corrispondenza ( 1903-1906) Corrisponde111.a (1911-1913) Con¡ispondenza ( I 912-1914) "Precedenti della piazza"
BUSTA273 "Piazza di Roma" "Piano di difesa della Piazza di Roma" (19031904) " Piano cli difesa della Piazza di Roma". ( 1906) " Memoria indicante i provvedimenti che si ritengono opportuni per far front.e ad un attacco intenso che si manifesti a guerra inoltrata." (1906)
Fasc.17 ''Piazza di Roma" "Piano di difesa della Piazza di Roma" (19031904) "Piano di difesa della Piazza di Roma". (1906) "Memoria indicante i provvedimenti che si ritengono opportuni per far fronte ad un attacco intenso che si manifesti a guerra inoltrata." ( l 906) '
"Campo trincerato di Roma" Corrispondenza (19J 1.-1913).
Fase. 18 "Campo trincerato di Roma" Corrispondenza ( 1911-1913)
"Campo trincerato cli Roma" Studio relativo al progetto provvisorio delle linee telegrafiche, telefoniche ed ott.iche;
Fase. 19 "Campo trincerato di Roma" "Studio relativo al progetto provvisorio del.le linee telegrafiche, telefoniche ed ottiche"; "Riassunto del col. Parenzo Memoria sulla difesa di Roma contro eventuali sbarchi avvenuti nei limiti del territorio del Corpo d'Armata sul li torale a sud del Tevere - Foce del Tevere - To1Te del canneto
"Campo trincerato di Roma" Riassunto del col. Parenzo Memoria sulla difesa di Roma contro eventuali sbarchi avvenuti nei limiti del territorio del Corpo d'Armata sul litorale a sud del Tevere - Foce ciel Tevere - TotTe del canneto.
171
S'J'RUMENTI DI RICEIIC,\
"Campo trincerato di Roma" Corrispondenza col Ministero della Guerra, Comando del IX C. d' A ( 1914) "Piazza di Roma." (J 914) "Stato sulla questione relativa alla piazza" . "Memoria sulla piazza di Roma." "Linea di cixconvallazione Tronco-PortonaccioS. Pietro." (1913). Corrispondenza col Ministero della Guerra, Comando del IX C. d'A (1891-1913) . "Schizzo n. 2, delle comunicazioni della piazza di Roma per uso esclusivo dell'artiglieria"
Fase. 20 "Campo trincerato di Roma" Corrispondenza col Ministero della Guerra, Comando del IX C. d' A (1914) "Piazza di Roma." (1914) "Stato sulla questione relativa alla piazza". "Memoria sulla piazza di Roma." "Linea di circonvallazione Tronco-PortonaccioS. Pietro." (1913). Corrispondenza col Ministero della Guerra, Comando del IX C. cl'A (1891-1913).
"Campo trincerato cli Roma'' Patte I della "Conferenza al presidio sulle fo1tificazioni di Roma", (1880).
Fase. 21 "Campo trincerato cli Roma" Parti I, II, e III della "Conferenza al presidio sulle fortificazioni di Roma" (1880).
"Campo trincerato di Roma" Pane IU della "Conferenza al presidio sulle fortificazioni di Roma", (1880). "Campo trincerato di Roma" Schizzo n. 1 delle comunicazioni della piazza di Roma per uso esclusivo dell'artiglieria
Fase. 22 "Campo trincerato di Roma" Schizzi n. l, 2, 3 delle comunicazioni del la piazza di Roma per uso esclusivo dell'artiglieria
"Campo trincerato di Roma"Schizzo n. 3 delle comunicazioni della piazza di Roma per uso esclusivo dell'artiglieria "Campo trincerato di Roma" "Considerazioni sul campo trincerato di Roma" (1885)
Fase. 23 "Campo trincerato di Roma" "Considerazioni sul campo trincerato di Roma" (1885) "Campo trincerato di Roma" Parte Il della "Conferenza al presidio sulle fortificazioni di Roma", ( 1880)
BUSTA274 "Piazza di Venezia" Precedenti della piazza
Fase. 24 "Piazza di Venezia" Precedenti della piazza
"Memoria sulla Tunisia" Memoria.
Fase. 25 "Memoria suUa 'funisia" Memoria
"Piazza di Venezia" Corrispondenza ( J 920-1922 )
Fase. 26 "Piazza di Venezia'' Corrispondenza (1920- 1922 Corrispondenza (1925) Corrispondenza (1922-1924)
"Piazza di Venezia" Corrispondenza (1925) "Piazza di Venezia" Corrispondenza (1922-1924) "Memoria sulla Corsica" Memoria (1906-1923)
Fase. 27 "Memoria sulla Corsica" Memoria (1906-1923)
172
"Piazza di Venezia" Relazione gen. Zuccari. Storia dei precedenti della piazza
BOLLET/JNO VELL'ARCHl\l/0 DELL'U FFI CIO STORICO
Fase. 28 "Piazza di Venezia" Relazione gen. Zuccari. Storia dei precedenti della piazza
BUSTA275 "Piazza della Maddalena" Corrispondenza ( I 897-1899) Corrispondenza. ( I 901-1907) Corrispondenza (I 907) Co1Ti spondenza ( 19 JO- 1912) Co1Tis1~ondenza (I 913) Corrispondenza (1915)
Fase. 29 "Piazza della Maddalena" Corrispondenza (1897-1899) Corrispondenza. ( I 90 l-1907) Corrispondenza (1907) Corrispondenza ([910- I9 12) Corrispondenza ( 1913) Corrispondenza (191 5)
"Ferrovia Tempio-Palau" Corrispondenza (1904-1918)
Fase. 30 "Ferrovia Tempio-Palau" Corrispondenza (1904-1918)
"Piazza della Maddalena" Precedenti della piazza
Fase. 31 "Piazza della Maddalena" Precedenti della piazza
"Campo trincerato di Ozieri" Corrispondenza ( I 898-1901)
Fase. 32 "Campo trincerato di Ozieri" Corrispondenza (1898-1901 ) Corrispondenza (18931897)
"Campo trincerato di Ozicri" Corrispondenza (1893-1897)
BUSTA276 "Piazza di La Spezia" Memoria
Fase. 33 "Piazza di La Spezia" Memoria
"Piazza di Messina" Sunto dei precedenti della piazza Difesa di Messina.
Fase. 34 ''Piazza di Messina" Sunto dei precedenti della piazza Difesa di Messina
"Piazza di Napoli" Precedenti della piazza Progetto di difesa del la piazza Allegati al progetto di difesa Co1Tispondenza (1913-191 5)
Fase. 35 "Piazza di Napoli" Precedenti della piazza Progetto di difesa della piazza, Allegati al progetto di di fesa Corrispondenza ( 19 I 3- I 9 I 5)
"Piazza di Monte Argentario" Sunto dei precedenti della piazza Corrispondenza (1911 -1914) Memoria sulla piazza di Monte Argentario Corrispondenza ( I 888-1896) Piano di difesa della piazza
Fase. 36 "Piazza di Monte Argentario" Sunto dei preceden ti della piazza Co1Tispoudenza (1 911-1914) Memoria sulla piazza di Monte Argentario Corrispondem,a (1888-1896) Piano cli difesa della piazza
"Isola d'Elba" Studi per l'organizzazione della difesa ( 18911915)
Fase. 37 ''Isola d'Elba" Studi per l'organizzazione della difesa (18911915)
173
STRUMENTI DI RICERCA
BUSTA 277 " Difesa costiera" Raccolta degli schizzi riepiJogativi delle dispos izioni prese per la difesa costiera . nella ipotesi di radunata verso la frontiera NE
Fase. 38 " Difesa costiera" Racco lla degli schizzi riepilogativi delle disposizioni prese per la difesa costiera nella ipotesi di radunata verso la frontiera N.E
''Difesa costiera" Raccolta degli schizzi riepilogativi delle disposizioni prese per la difesa costiera, nella ipotesi di radunata verso la frontiera NO
Fase. 39 ''Difesa costiera" Raccolta degli schizzi riepilogativi delle disposizioni prese per la difesa costiera, ne lla ipotesi di radunata verso la frontiera NO
"Difesa costiera" Riassunto delle disposizioni prese per la di fesa costiera nella ipotesi verso la frontiera NE
Fase. 40 ''Difesa costiera" Riassun to de lle dispos izioni prese per la d ifesa costiera nella ipotesi verso la frontiera NE
''Difesa costiera" Corrispondenza ( 1909- 19 15)
Fase. 41 " Difesa costiera" Corrispondenza ( I 909- 19 1S)
''Difesa costiera" Riassunto delle disposizioni prese per la difesa costiera nella ipotesi cli radunata verso la frontiera NO.
Fase. 42 "Difesa costiera" Riassunto delle disposizioni prese per la difesa costiera nella ipotesi di radunata verso la frontiera NO
"Difesa costiera" " Documenti riguardanti la difesa costiera NO e NE" 2 copie "Riassunto d elle disposizioni prese per la difesa costiera¡' " Memoria sulla cooperazione della tlolla alle operaz ioni dell'Eserc ito in caso cli guerra contro la Francia"
Fase. 43 ''Difesa costiera" Documenli riguardanti la difesa costiera NO Documenti riguardanti la difesa costiera NE 2 copie ''Riassunto delle disposizioni prese per la difesa costiera" Fase. 44 "Difesa costiera" Memoria sulla cooperazione de lla flotta alle operazioni dell'Eserc ito in caso di guerra contro la Francia
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BOJ./.ElTINO DELL'ARCHIVIO DEI.L 'UFFICIO STORICO
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INDICE DEI NOMI E DEI LUOGHI Ancona
Busta 269, fase. 3.
Bologna Brindisi
Busta 270, fase. 6. Busta 269, fase. L
Capua Castrogiovanni (Enna) Corpo d'Armata IX Corsica
Busta 270, fase. 7. Busta 269, fase. 5. Busta 273, fase. 15. Busta 274, fase. 22.
Francia
Busta 277, fase. 39.
Gaeta Genova
Busta 269, fase. 4. Busta 272, fase.li 9, IO, Il.
Isola d'Elba
Busta 276, fase . 32.
La Spezia
Busta 276, fase. 28.
Maddalena Messina Monte Argentario
Busta 275, fase.li 24, 26. Busta 276, fase. 29 . Busta 276 fase. 31.
Napoli
Busta 276, fase. 30.
Ozieri
Busta 275, fase. 27.
Palau Parenzo, colonnello Pola
Busta 275 , fase . 25. Busta 273, fase. 14. Busta 271 , fase.l i 9, 10 , 11, 12, 13, 14, 15, Busta 273, fase. 15.
Portonaccio Roma
Busta 273, fase.li 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18.
S. Pietro Sicilia, difesa della
Busta 273, fase . 15. Busta 270, fase. 8.
Taranto Tempio Pausania Tevere Tevere foce del Tunisia
Busta 269, fase . 2. Busta 275 , fase. 25. Busta 273, fase. 15. Busta 273, fase . 15. Busta 274, fase. 20 .
Vado Venezia
Busta 272, fase. 10. Busta 274, fase.li 19, 20, 2 1, 23. Busta 274, fase . 23.
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Zuccari, generale
Le fonti iconografiche
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li I
FONTI JCONOGRAFICHé
Maurizio SAPORITI Le truppe italiane in Corsica nel 1942-1943: il fondo fotografico dell'Ufficio Storico
Le fotografie che oggi costituiscono il fondo fotografico relativo alla presenza delle truppe italiane in Corsica, nel periodo 1942-43, furono rinvenute durante un'operazione di riordino cieli' archivio fotografico. Le immagini erano custodite senza un ordine stabilito ali' interno cli un contenitore di cartone sistemato in un armadio presso la fototeca dell'Ufficio Storico. Probabilmente le immagini, tutte scattate clall 'Istituto Luce, erano state precedentemente raggruppate nel raccoglitore dopo una prima sommaria selezione, ma poi per cause sconosciute non si era proceduto alla successiva archiviazione. Comunque, subito dopo il ritrovamento, appena accettato il fronte operativo a cui le immagini si riferivano, si è provveduto al riordino del fondo privilegiando la cronol.ogia temporale. Durante la seconda guerra mondiale queste immagini, scattate come già detto dall'Istituto Luce per conto del Governo, venivano distribuite, .a seconda dei soggetti raffigurati, ai vari dicasteri ed enti dello Stato. Nel nosu·o caso le fotografie in questione raffigurano le immagini relative all'occupazione italiana della Corsica nel 1942-43. Questa documentazione fotografica , costituita da 293 esemplari, si estende per un periodo di sette mesi, in particolare dal momento dello sbarco delle truppe italiane, sull'isola francese nel novembre 1942, fino al maggio 1943. Le immagini, tutte in bianco e nero, sono attualmente custodite all'interno di tre album con anelli e tasche appositamente realizzati al momento del riordino. Le fotografie sono tutte cli buona qualità e ben conservate. La dimensione di ogni stampa è di cm 18 x 13. Le immagini sono accompagnate da una didascalia originale che non è però sempre esaustiva; le didascalie sono state ricostruite grazie ad un numero cli cinque cifre riportato sul retro di ogni fotografia, intenzionalmente applicato a suo -tempo cl ali' Istituto Luce; questa cifra rimanda ad un catalogo dell'epoca, curato dallo stesso Istituto Luce, in cui venivano riportati tutti i servizi fotografici realizzati con l' indicazione del fronte operativo (Russia,Africa Settentrionale ecc.), l'epoca ed il soggetto, molto spesso con relativa approssimazione. Quindi, grazie a questo numero è stato possibile risalire al servizio fotografico, all'epoca (mese ed anno) e sommariamente alla didascalia della fotografia. Le immagini che compongono la raccolta sono descritte così C()me evidenziato nel prospetto che segue. Nella tabella, suddivisa in quattro colonne, è stata riportata: nella prima colonna la posizione archivistica, ovvero la numerazione atta ad identificare la singola fotografia; nella seconda è stata riferita la didascalia; nella terza colonna è indicato il numero di immagini disponibili per quel tipo di d.idascalia. Mentre l'ultima colonna riporta il periodo (mese ed anno) in cui è stata scattata l'immagine.
LE VICENDE STORICHE Le truppe italiane in Corsica L'operazione "Torch", ossia lo sbarco anglo-ame1icano avvenuto in Algeria e Marocco 1' 8 novembre 1942, trasformò definitivamente la situazione strategica già seriamente compromessa dalla sanguinosa disfatta di El Alamein inflitta, dalle truppe britanniche del generale Montgomey, alle unità italo-tedesche. La mutata situazione bellica obbligò l'Italia e la Ger-
.li o
B oU,1:,"ITINO m :u.'ARCHJVJO Dli/./,'UFF!C/0 STORICO
mania ad intraprendere immediatamente delle contromisure per m·ginare la puntata offensiva delle truppe anglo-americane, ostacolandone l'avanzata verso il nord del mediterraneo. La risposta dell'Italia fu di attuare immediatamente !"'Esigenza C2". Il piano, predisposto da qualche tempo dallo SMRE, prevedeva l'occupazione della Corsica ne l caso in cui inglesi o altre forze nemiche avessero invaso l'isola. Per l'attuazione dell'esigenza si diede mandato al VII Corpo cl' Armata disposto su due divisioni, la "Friuli" e la "Cremona". ll 10 novembre 1942 alle ore 17 ,SO giunse la comunicazione di attuare )'"Esigenza C2". TI giorno successivo, nonostante le difficoltà causate dallo scarso numero di mercantili disponibili (alcuni erano andati perduti nel corso della guerra altri continuavano ad essere impegnati in Africa Settentrionale), i primi reparti si imbarcarono a Livorno da dove raggiunsero il giorno successivo il porto di Bastia da cui sbarcarono alle ore 17 ,00. Alla vista dei soldati italiani la popolazione locale non oppose alcuna resistenza. Con il proposito di convincere i corsi, che le truppe italiane non avevano alcun intento ostile, alle autorità francesi ed ai civili fu detto che la presenza dei militari sull'isola era esclusivamente destinata a preservare la Corsica da eventuali attacchi anglo-americani. Le operazioni di sbarco si protrassero per diverse settimane, fino a febbraio del I943. Il comando del Corpo d 'Armata si stabilì presso la cittadina di Corte presso cui, il 17 marzo 1943, giunse anche il generale Magli a cui era stato affidato per il momento il comando del Vll corpo d 'Armata alle dipendenze della 5 Armata, retta dal generale Mario Caracciolo di Feroleto. Alcuni mesi dopo, il 22 agosto, il generale Magli fu nominato comandante delle FF.AA Corsica alle dirette dipendenze dello SMRE. I rapporti con i cors.i inizialmente fu rono discretamente cordiali , ma a fine novembre gli ordini impartiti da Roma, improntati ad una limitazione progressiva dell'autonomia delle autorità francesi, contribuirono ad incrinare le già fragili relazioni di convivenza. Una serie di circostanze, come la presenza di unità anglo-americane al largo de lla Corsica e le notizie alquanto negative, per gli italo-tedeschi , sull'andamento della guerra contribuirono a peggiorare la già precaria situazione. Si verificarono così i primi attentati nei confronti delle forze annate italo-tedesche le quali risposero con pesanti rappresaglie, inasprendo però ancor più l'astio dei corsi. Gli appelli del generale De Gaulle, contro l'armistizio ed il governo di Vichy, cont1ibuirono a far nascere sull'isola diversi movimenti di resistenza. TI "Movimento Pietri", nato nel 1940, fu la prima organizzazione di resistenza in Corsica. Creata dal maggiore Pietri, ufficiale e grande invalido della prima guerra mondiale. Jl Movimento "Combat" nacque nel I941 radicalizzandosi soprattutto a Corte, Bastia ed Ajaccio. Il Movimento "Frane Tireurs" iniziò ad operare dall'agosto del 1942 ad Ajaccio, Sartene e Bastia soprattutto nel campo infom1ativo politico e militare. Il Movimento "Liberation" invece limitò la propria attività neJ campo della ricerca dì ìnfo1mazioni che trasmetteva poi in Francia. Per diverse motivazioni le organizzazioni di resistenza presenti in Corsica: " Combat" , " Frane Tireurs", "Liberation" e il "Movimento Pietri" ebbero vita breve e confluirono comunque tutte nel "Front National". Questa organizza7.ione , nata in Corsica, nel 41 era sicuramente que lla più preparata ed in grado cli garantire un 'efficace lotta clandestina. A metà del 1943 " Front National" divenne in sostanza il movimento unificato della resistenza corsa ed in esso confluirono uomini cli tutte le aspirazioni politiche nonostante fosse animato e diretto dal Partito Comunista francese. II Fronte, fino al momento dello sbarco delle truppe francesi, fu impegnato in molteplici compiti come l'attività di propaganda a mezzo stampa clandestina, l' acquisiz ione di informazioni relative alla disposizione della forza avversaria, al recupero delle armi sbarcate o paracadutate dagli angloamericani per ripartirle sul l'isola, ali' individuazione degli obiettivi da attaccare. Fino all'8 settembre 43 elementi di Front National condussero a compimento diversi attentati, contro
FONTI /CONOGRAl'/Cflf:
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obiettivi italo-tedesch:i, costringendo le forze dell'asse a continue rappresaglie ed arresti. A capo del movimento c 'era un ul'ficiale della gendarmeria francese, il capitano Colonna d' Istria di origine corsa, il cui obiettivo finale era cli ostacolare il nemico nel momento in cui il Corpo cli spedizione francese, orga1ùzzato ad Algeri dal generale Giraud, fosse sbarcato sull'isola. Per questo tutte le informazioni raccolte sull'isola erano trasmesse ad Algeri al generale Giraucl.
La situazione in Corsica dalla caduta del Governo Mussolini all'armistizio Gli insuccessi dovuti al crollo ciel fronte in Africa settentrionale e lo sbarco in Sicilia degli americani, il 10 luglio 1943, determinarono nel governo italiano un clima di profonda sfiducia. li 25 luglio la notizia de.Ila caduta del Governo Mussolini arrivò via radio al generale Magli quella stessa notte. La mattina seguente l'ufficiale si affrettò a darne notizia alle proprie truppe attraverso un comunicato nel quale il generale Magli tenne a precisare la fedeltà delle FF.AA. al Re, imposta dal giuramento prestato, e l'estraneità di queste aUa politica del Governo. Il messaggio raccomandava inoltre che I.e truppe mantenessero nei confronti dei corsi un atteggiamento cli compostezza. L'ufficiale generale, cosciente che sul l' isola erano presenti ben otto battaglioni della Milizia ed un Console Generale, chiese a questi uomini se intendessero restare fedeli al giuramento prestato; aderirono tutti e dimostrarono la loro lealtà più tardi quando le truppe italiane si trovarono a dover fronteggiare quelle tedesche. La reazione dei tedeschi, agli avvenimenti del 25 luglio, fu immediata. Nella notte tra il 26 e il 27 luglio, l'OKW impartì l'ordine cli occupare immediatamente i passi alpini e i valichi cli confine della Gem1ania e della Francia. La rappresaglia non fu casuale, l' Alto Comando tedesco aveva già predisposto da qualche mese diversi piani per assumere direttamente la difesa dell'Italia e dei Balcani nell'ipotesi di un cedimento del fronte o cli un armistizio degli italiani con gli anglo-americani. Ultimo di questa serie cli piani fu quello denominato "Acbse" realizzato dalla Wehrmacht dal 1° agosto 1943. In Corsica gli avvenimenti politici e militari dell'Italia stimolarono i comportamenti insurrezionali dei partigiani corsi. Il controspionaggio italiano, pur intensificando la propria attività, faticò ad impedire l'intensa attività cli propaganda ed acquisizione di armi da parte dei resistenti. Le intercettazioni radio ad opera del Comando Militare ital iano raccoglievano i messaggi, indirizzati ai capi partigiani, nei quali era fatto esplicito riferimento alla calma in quanto a breve sarebbero avvenute le operazioni di sbarco dei francesi. La notizia, che fu convalidata dallo Stato Maggiore il 14 agosto, indusse il generale Magli a convocare per il 16 una riunione, presso il proprio comando, al fine di impartire ai comandanti dei suoi reparti gli ordini necessari per impedire eventuali sbarchi. Il generale Fridolin von Senger uncl Etterling, al fine di attuare le disposizioni dell'Alto Comando tedesco, nella giornata ciel 20 agosto si recò dal generale Magli al quale propose cli costituire dei reparti misti italo-tedeschi. La richiesta dell'ufficiale tedesco fu respinta con fermezza. Alcuni giorni più tardi il controspionaggio italiano venne a conoscenza che durante la prima quindicina cli settembre le truppe americane avrebbero sicuramente invaso l'isola. Il 2 settembre il generale Magli ebbe un nuovo incontro con il generale von Senger il quale propose ancora una volta la formazione di reparti misti italo-tedeschi ottenendo una ennesima risposta negativa. La sera del 4 settembre un ufficiale inviato dallo Stato Maggiore consegnò, nelle mani del generale Magli, la famigerata memoria operativa 44 ed attese che questi la leggesse per
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Bou.F.7TINO DE:LL'J\IICIIIV/0 DE:LL ' Ui:nc ,o Sro1uco
f poi procedere, come raccomandato , alla distruzione del documento stesso. La memoria operativa 44 pur non facendo cenno a trattative armistiziali ordimtva che fosse assunto nei confronti di eventuali aggressori, chiunque essi fossero, un atteggiamento di fermezza assoluta. Alle ore 19 ,00 dell '8 settembre un comunicato di Radio Londra diramò la notizia dell 'avvenuta cessazione delle ostilità tra le forze armate italiane e quelle anglo-americane . Alle 19,45 , sempre via radio, l'annuncio fu uffic ialmente letto dal Maresciallo Badoglio: "il
Governo Italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lolla contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armisiizio al Generale Eisenhowe,; Comandante in capo le.forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta . Conseguentemente ogni atto cli ostilità contro le forze anglo-americane devono cessare da parte delle forze italiane i11 ogni liwgo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza". Quella sera stessa il generale Magli comunicò al generale von Senger che ogni ostilità nei confronti degli anglo-americani avrebbe avuto fine e che le truppe tedesche sarebbero state libere di spostarsi lungo la fascia costiera orientale dell 'isola per attuare le operazioni di sgombero . Alle ore 22.00 tutti i reparti dislocati sull'isola ricevettero disposizione di cessare ogni ostilità nei confronti degli anglo-americani e di reagire a qualunque tipo di attacco. Relativamente alla Corsica fu emanata una direttiva che stabiliva c he l'ordine pubblico sull'isola fosse mantenuto in pieno accordo con le autorità francesi laddove, da parte di civili corsi, vi fosse uso di armi. Mezz'ora dopo la mezzanotte, del 9 sette mbre, la marina tedesca attaccò ed occupò il porlo d i Bastia. I mezzi da sbarco tedeschi, con l'appoggio della contraerea, effettuarono un colpo di mano per impadronirsi del cacciatorpediniere "Ardito" e del Mas 453 il cui comandante fu catturato. Gli ingressi al porto furono bloccati ed il personale d i vigilanza fatto prigioniero. La reazione italiana all'attacco tedesco non si fece attendere; fu rono attaccate ed affo ndate 4 motozzattere tedesche e 2 cacciasommergibili, negli scontri morirono 160 tedeschi. Nelle prime ore del rnattino del 9 la situazione a Bastia era sotto il controllo delle truppe italiane. I tedeschi per esprimere il loro dissenso per le scelte italiane non si limitarono all 'episodio di Bastia, ma proseguirono nelle loro azioni a Portovecchio dove un ufficiale tedesco obbligò, sotto la minaccia delle armi, il comandante italiano del presidio ad ordinare a natanti e velivoli di non lasciare la cittadina. A Bonifacio invece i tedeschi sottrassero, al comandante del la marina, il controllo delle batterie e de lle navi. Durante la notte del 9 la brigata tedesca "S.S. Reichsfurer" si trasferì da Sartena a Bonifacio con lo scopo di agevolare le imminenti operazioni di sbarco della 90• divisio ne corazzata tedesca proveniente dalla Sardegna. li Comando italiano, consapevole della s ituazione che si era venuta a determinare, decise che sarebbe stato necessario inviare a tutti i repa11i indicazioni relative ali ' atteggiamento da assumere. Le direttive erano di non ostacolare le manovre che i tedeschi stavano attuando per la loro difesa e nello stesso tempo respingere con fermezza ogni atto di prepotenza da qualunque parte questo provenisse. Lo stesso concetto fu espresso dal generale Magli al generale von Senger venuto a "scusarsi" per gli avvenimenti avvenuti nel pot1o di Bastia. L'ufficiale tedesco si giustificò affermando che egli non aveva alcuna ingerenza sulle decisione della marina tedesca la quale eseguiva solo gli ordini dii-ettamente impartiti dalle autorità centrali. Nel timore che nuovi attacchi fossero compiuti a Bastia, il giorno JO, fu ordinato alla d ivisione F riuli di concentrare, nella zona Barbagio - S. Fiorenzo - Oletta, un battaglione dell'88° reggimento fanteria e 1'88" Legione M.V.S.N. oltre a quante più artiglierie a traino meccanico fosse possibile recuperare. Al generale von Sengcr fu data comunicazio-
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ne che la strada Casamozza - Corte - Ajaccio, con la sua diramazione per Zicano - Petreto Bicchisano, non doveva essere percorsa da unità tedesche le quali potevano utilizzare sola la rotabile deHa costa orientale. Nonostante le rassicurazione del generale von Senger gli atti cli violenza da parte tedesca si protrassero anche nei giorni 10 e 11 settembre sia a nord cbe a sud dell'isola. Gli italiani reagirono come poterono, con ogni mezzo, restando in ogni caso fedeli agli ordini impartiti. L'atteggiamento dei tedeschi, di rafforzare le proprie truppe e tentare di occupare i porti per cercare in vari modi cli conquistare l'isola e mantenere Ja posizione, portò inevitabilmente allo scontro armato.
Le truppe italiane contro quelle tedesche La disposizione dei repatti della brigata "SS Reichsfuhrer", tra Bastia, Bonifacio e lungo la costa orientale, era mirata ad ostacolare ogni iniziativa delle forze italiane interessate ad impedire lo sbarco in Corsica della 90• Divisione Corazzata tedesca. Il piano tedesco ebbe successo e la 901' Divisione riuscì, utilizzando navi ed aerei, a sbarcare sull'isola a t1usso continuo dal 9 al 17 settembre. Gli avvenimenti di Bastia, in cui erano evidenti le intenzioni degli italiani nei confronti dei tedeschi, indussero iJ capo dei partigiani corsi (su proposizione di Algeri) cli inviare al generale Magli un messaggio con il quale chiedeva che le truppe italiane si schierassero apertamente contro i tedeschi, senza limitarsi a reagire solo di fronte alle provocazioni. La proposta fu accettata anche se in un primo momento non trovò parere favorevole. Per il giorno 11 il generale Magli decise cli convocare, presso la sede di Corte, tutti i comandanti delle Grandi Unità e dei gruppi autonomi estendendo l'invito anche al Capo dei patrioti, tenente colonnello Colonna d'Istria, con il quale stabilì le azioni di sabotaggio e di gueITiglia da effettuare in appoggio alle nostre truppe. Nella riunione Magli comunicò ai suoi uomini le proprie intenzioni operative, ossia: impedire alle forze tedesche dislocate al sud di andare in aiuto ai reparti situati al centro e al nord dell'isola; rendere inagibile l ' aeroporto cli Ghisonaccia; infine, concentrare tutte le forze verso sud prima che fossero rinforzate dai reparti provenienti dalla Sardegna. Il generale, dopo aver indicato quali fossero gli obiettivi, comunicò specificatamente ad ogni reparto gli ordini da eseguire: la Divisione fanteria "Friuli" attaccherà i nemici nella zona cli Bastia e Borgo per poi spostarsi attraverso la rotabile orientale verso Portoveccbio. Mentre le truppe della Difesa Porto cli Bastia co.1laboreranno ali ' azione della Friuli ed a operazione ultimata resteranno in difesa ciel porto; la 225 Divisione Costiera si occuperà cli presidiare i capisaldi di S. Fiorenzo-BelgoderePonte Leccia; il 10° Raggruppamento Celere attaccherà il campo di aviazione di Ghisonaccia; ad operazione conclusa il raggruppamento resterà sul posto per consentire il transito della "Friuli"; il Raggruppamento Sud sbarrerà la stretta di S. Lucia cli Portovecchio e le rotabili provenienti da sud a l'Ospedale e Zonza; la Divisione "Cremona" sì occuperà di sbarrare le posizio1ù di Colle CeJaccia - Petreto Bicchisano -Aulene - Serra Scopamene, dai repa,ti nemici provenienti da sud; la 226" Divisone Costiera sbarrerà la Valle Gravona e costituirà un caposaldo a Pisciatella.
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BOLLE11'/NO DELL'ARC/J/V/0 DELL'UFFICIO STORICO
Come stabilito, con il Tenente Colonnello Colonna d 'Istria, il generale Magli incluse nel piano anche la partecipazione dei partigiani, ai quali fu affidato il compito di agire sui fianchi e dietro le forze nemiche. La mattina del 12 le unità tedesche si mossero, lungo la rotabile costiera orientale in direzione nord, con l'intenzione di attestarsi nella zona di Ghisonaccia - Casamozza. Ad attenderli c'erano gli uomini della "Friuli" che presidiavano, secondo gli ordini del generale Magli, le località di Basti a e Borgo. Al mattino furono avvistate, dall'osservat01io di Faro d'Alicastro, unità motorizzate e carri armati tedeschi in movimento verso nord, lungo la rotabile costiera. Alle ore 12,20 il Comando Forze Armate Corsica invio alla "Friuli" l'ordine cli far brillare i due ponti, l'uno stradale e l'altro ferroviario di Casamozza. L'operazione fu eseguita solo alle 19,00 quando ormai artiglieria, corazzati e semoventi avevano oltrepassato l'ostacolo. I tedeschi raggiunsero il bivio di Casamozza dove si scontrarono con i reparti della "Friuli". Dopo un violento combattimento la superiorità di mezzi a disposizione ciel nemico costrinse gli italiani a ripiegare attestandosi nella zona di La Barchetta. Quello stesso pomeriggio, del 12, a Bastia furono distrutte due batterie nemjche e catturati 500 tedeschi grazie ad un colpo cli mano di un reparto cli bersaglieri motociclisti con il concorso dell 'artiglieria della Difesa Porto di Bastia. Nella zona di Vezzani, a sud di Corte, soldati del 10° Raggruppamento Celere si opposero ad una colonna motocorazzata tedesca la quale subì la perdita di alcuni tra carri armati e autocarri, ma riuscì lo stesso ad avere la meglio sui reparti italiani costringendoli a ripiegare. La mattina del 13 il ponte ferroviario di Casamozza, che non fu fatto brillare, venne attraversato da una colonna tedesca (due battaglioni autoportati, circa venti pezzi di artiglieria ed una cinquantina tra carri armati e semoventi) che si mosse in direzione di Bastia. Alle lO del mattino la colonna giunse nella zona dell'aeroporto di Borgo dove si scontrò con i reptu·ti della "Friuli''. Ancora una volta la maggiore disponibilità di mezzi consentì ai tedeschi, dopo aver superato il Colle S. Antonio, di giungere ad Oletta minacciando di avvolgere le posizioni del Teghime . Durante il ripiegamento, sia a causa del sopraggiungere dell'oscurità che dell'ossessiva presenza di carri armati nemici ovunque, si generò il panico ed il conseguente sbandamento di alcuni repa1ti che si diressero nella zona di Capo Corso, all'estremo nord dell'isola, da dove fortunatamente riuscirnno, nei giorni seguenti, a ricongiungersi ai propri reparti. Quella stessa giornata del 13 a sud dell'isola, dove si trovavano i reparti della Divisione Cremona e ciel Raggruppamento Sud, un'autocolonna tedesca, proveniente da Quenza, provò a raggiungere Zonza per spingersi fino a Portovecchio; le artiglierie italiane e i partigiani stroncarono il tentativo dei tedeschi. Alle 19,30 del 13 settembre 1943 Bastia fu occupata dai tedeschi. Dopo questa prima serie di scontri la superiorità bellica dell' avversari<:> costrinse gli italiani ad adottare una strategia difensiva , privilegiando: le posizioni protette da costruzioni ed interruzioni e clall 'appoggio delle aitiglierie, non trascurando lo stesso la possibilità di effettuare, quando ve ne fosse stata occasione, azione d'attacco. Le intenzioni dei tedeschi non si limitavano al controllo della fascia costiera, ma miravano anche ad intraprendere azioni offensive nell'interno dell'isola, nella Valle Golo e del Tavignano, fino alle alture di Mezzani e Ghisoni. Pertanto, la parte interna della Corsica fu divisa in tre settori con il seguente schieramento cli forze: settore settentrionale: la Divisione "Friuli" e la 225 Divisione Costiera; settore centro occidentale: la 226" Divisione Costiera; settore meridionale: un raggruppamento della Divisione "Cremona". Nel settore settentrionale, unità della "Friuli" e della milizia, sin dal giorno 14 ebbero
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scontri con i tedeschi a La Barchetta e in Val di Golo. Il 17 i tedeschi tentarono di raggiungere Corte attaccando con mortai ed artiglieria il presidio cli Piedicroce; gli italiani dovettero ripiegare su Col di Prato infliggendo comunque ai tedeschi grosse perdite. Nel settore centrale non vi furono particolari episodi , tranne il bombardamento del 19 settembre alla sede del Comando Forze Armate Corsica a Corte. Il giorno 15 nel settore meridionale gli i tal iani, con un attacco convergente da Aullene a Zonza, affrontarono un forte presidio tedesco presente a Quenza, catturando 200 prigionieri e numeroso materiale bellico. I tentativi delle u·uppe tedesche, di penetrare all'interno dell'isola , erano dunque falliti.
L'arrivo delle truppe francesi Il primo contingente francese approdò sull'isola il 14 settembre 1943. Forte cli 500 uomini era accompagnato dal generale Mollarci, Governatore militare dell' isola, e dal colonnello Deleuze, Capo di SM del I corpo cl' Armata Francese. Alcuni giorni dopo sbarcò il generale Martin ed altri soldati francesi. L'intenzione ottimistica dei francesi, a voler intraprendere da subito un'azione offensiva nei confronti dei tedeschi, fu subito ridimensionata dal generale Magli , consapevole che la maggiore disponibilità di mezzi ciel nemico avrebbe avuto un esito sfavorevole per le truppe italo-francesi. Pertanto, fu consigliato ai comandanti francesi di attendere J'arrivo di ulteriori mezzi. Solo il 21 settembre, dopo l'arrivo sull'isola il generale Giraud, fu possibile indire una riunione. L'incontro si svolse a Corte nell'ufficio del generale Magli dove assieme ai comandanti francesi furono decisi gli intenti operativi per riconquistare Bastia. Il piano, fondamentalmente distinto in due azioni, prevedeva: - un'azione diretta su Bastia, da nord per il Colle di S. Leonardo e da sud per il Colle cli S. Antonio e zona Furiani. Nel frattempo era necessario immobilizzare le truppe tedesche presenti nella zona del Teghime. Le azioni sarebbero state compiute da un gruppo tattico misto italo-francese agli ordini del generale francese Loucbet; un'azione indiretta per la valle del Golo, al fine di impedire l'afflusso dei rinforzi tedeschi verso nord. Le azioni sarebbero state affidate alle truppe italiane del generale Peclrotti comandante la 225" Divisione Costiera. Fu stabilito che la data delle operazioni poteva essere approssimativamente fissata per il 29, per dar modo ai reparti di raggiungere le posizioni cli partenza per l'attacco. Il giorno 29, per consentire ai francesi cli attuare l'attacco eia nord per il colle di S. Leonardo , fu necessaria la conquista del bivio di Nonza.11 IIJ/88° "Friuli" nelle giornate del 29 e 30 settembre attaccò le posizioni tedesche che reagirono duramente; nonostante le perdite gli italiani costrinsero il nemico a retrocedere fino alla zona di Barbaggio . Nel frattempo le truppe francesi, dislocate più a sud, grazie all'appoggio italiano del XXXV gr. da 75/18 riuscirono a posizionarsi sul Colle di S. Stefano.
In valle Golo att1uivano nella conca cli Ponte Leccia cinque battaglioni e 6 batterie di medio calibro. Sempre in Vale Golo era attirata l'attenzione dei tedeschi, per consentire ai reparti della "Cremona" cli avanzare sui fianchi fino alla zona di Casamozza, per dominare la zona ed in particolare tutto il porto di Bastia. Operazioni effettive - La riconquista di Bastia - 1-2 ottobre. Nei giorni I e 2 ottobre si svolse l'azione avvolgente destinata alla conquista del Colle ciel Teghime.
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llOLLt."J'J'INO DEU 'AIICHIV/0 DEU,'UPFtCJO STORICO
Settore di Bastia 1-2 ottobre. Da nord la colonna francese di sinistra raggiunse le posizioni dominanti il Colle del Teghime (Cima Orcaio), il TU battaglione dell'88° Reggimento fanteria s i attestò ne lla zona di Barbaggio. Con il supporto dell' artiglieria italiana il Colle fu violentemente attaccato e per la sera del 2 ottobre occupato. Seuore Valle Go/o 1-2 ottobre. La manovra avvolgete ideata dal generale Pedrotti po1tò il 2 ottobre alla conquista delle posizioni di Prunelli e Casacconi a destra e delle alture di Lucciana a sinistra. Mentre le posizioni di La Barchetta e della stretta di S. Leonardo furono occupate da una colonna motorizzata d i bersaglieri e carristi . Il nemico fu così costretto a ritirar::;i verso Casamozza . Settore di Bastia 3 ottobre Nella zona del Tcghime aerei nemici e tiri di artiglieria tedesca tentavano di disturbare e ritardare l'avanzata degli italiani verso Bastia. La notte del 3 le artiglierie s i spostarono dalla zona d i Monte Cupio S. Fiorenzo in quella del Teghime e la colonna sud raggiunse le alture ad ovest e sud-ovest di Furiani. Nello stesso momento il genio stava lavorando per riattare il ponte s ul fiume A liso.
Settore Valle Goto L'avanzata italiana costrinse i tedeschi a lasciare in tutta fretta Casamozza. La colonna italiana di sinistra (1 battaglione del 2 1° Reggimento fanteria) giunse fino a Borgo dove poté collegarsi con la colonna francese già operante sul Colle S. Antonio e Furiani. La colonna di destra italiana (I battaglione del 22° fanteria) occupò le alture sovrastanti il bivio di Casamozza. Le unità motocorazzate del centro si spinsero o ltre il bivio di Biguglia. 4 ottobre La mattina del 4 onobre i tedeschi abbandonarono in tutta fretta Bastia . Prima di lasciare la città le truppe cie l Reich minarono alcuni importanti edifici ed operarono distruzioni di ogni genere. Fu una compagnia cli bersaglieri motociclisti ad entrare per prima a Bastia anche se l'occupazione fu riconosciuta al generale Louchet in nome dell'armata Francese, in base ad accordi preventivamente stipulati con il comando ital iano.
Conclusioni II 4 ottobre 1943, con la conquista di Bastia, si conclusero in Corsica le operazioni d i guerra contro i tedeschi . Tra il 9 ottobre ed iI 25 novembre 1943 le truppe italiane lasciarono l'isola per rimpatriare in Sardegna dove al generale Magli fu assegnato il comando delle Forze Annate Sardegna di stanza a Bortigal i. Ai soldati che combatterono i_n Corsica furono concesse: L medaglia d'oro , 27 medaglie d'argento, 78 di bronzo e 173 croci di guerra. 1n segu ito agli scontri con i tedeschi gli italiani subirono le seguenti perdite: - ufficiali morti n. 2 1 - feriti 32 - dispersi 95 - totale 148. sottufficiali e truppa morti 224 - feriti 525 - dispersi 2057 - totale 2806.
185
FON71 JCONOGRAFIC/115
ELENCO DELLE IMMAGINI
POSIZIONE ARCHIVISTICA
DIDASCALIA
NUMERO DELLE IMMAGINI
DATA
GM.2/Fl2-l Luce 55012
L'occupazione della caserma francese "La Cittadelle" nel vecchio quartiere genovese di Bastia da parte delle CC.NN.
l
novembre 1942
GM.2/Fl2-2 Luce 55016
L'occupazione della caserma francese " La Cittadelle" nel vecchio quartiere genovese di Bastia da patte delle CC.NN. Un ufficiale del Regio Esercito e uno della Milizia con un capitano francese .
1
novembre 1942
GM .2/ F l2-3 L uce 55017
L'occupazione della caserma francese "La Cittadelle" nel vecchio quartiere genovese di Bastia da parte delle CC.NN.
l
novembre 1942
GM.2/ F 12-4 Luce 55071 GM.2/Fl2-5 Luce 55062
Le camicie nere dislocate a guardia del CoJle di Teghime. Visita del comandante.
2
novembre 1942
GM.2/Fl2-6 Luce 55019
Per le vie di Bastia.
l
novembre 1942
GM.2/F12-7 Luce 55206
La marcia sul colle di Teghime.
1
novembre 1942
GM.2iF12-8 Luce 55027
Guard,iafili del genio stendono cavi telefonici nelle vie di Bastia.
1
novembre 1942
G.M.2/F 12-9 Luce 55055
Colle di Teghime. In marcia.
l
novembre 1942
GM.2/F12- l O Luce 5503 l
Per le vie di Bastia.
1
novembre 1942
GM.2/FI2-11 Luce 55054
Colle di Teghime.
1
novembre 1942
GM.2/Fl2- l 3 Luce 55035
Per le vie di Bastia.
2
novembre 1942
GM.2/FI2-14 Luce 55036
Soldati davanti ad un posto cli polizia.
l
novembre 1942
GM.2/Fl2-15 Luce 55040
Posto di informazioni e blocco CC .NN.
I
novembre 1942
GM.2/Fl2- l6 Luce 55045
Bastia vista dall' alto.
1
novembre 1942
GM.2/F12-17 Luce 55048
Il porto di Bastia vi sto dall'alto.
l
novembre 1942
G.M.2/Fl2- l2 Luce 55032
186
B0LLE1TINO DELL'ARCHIVIO /JEV}UFFIC/0 STORICO
GM.2/Fl2-18 Luce 55050
In marcia verso il Colle di Teghime.
l
novembre I 942
GM.2/Fl2-19 Luce 55051
In marcia verso il Colle di 'feghirne.
I
novembre 1942
GM.2/Fl2-20 Luce 55052
Salmerie in marcia verso il Colle di Teghime.
I
noven1bre 1942
GM.2/F12-21 Luce 55053
li Colle di Teghime. Soldati in marcia.
I
novembre 1942
GM.2/FJ2-22 Luce 55056 GM.2/FJ2-23 Luce 55059
In marcia sul Colle di Teghime.
2
novembre 1942
GM.2/Fl2-24 Luce 55066
Colle di Tegbime, il comandante visita le CC.NN. dislocate a guardia del Passo.
1
novembre 1942
GM.2/Fl2-25 Luce 55077
Soldato in bicicletta.
I
novembre 1942
GM.2/FJ2-26 Luce 5508 1
Soldato davanti ad un cartello che indica le localitĂ di Barbaggio e Saint Florcnt.
I
novembre 1942
GM.2/F12-27 Luce 55088
Le batterie costiere di Toga (Bastia).
I
novembre [942
GM.2/Fl2-28 Luce 55093 GM.2/Fl2-29 Luce 55097 GM.2/F12-30 Luce 55109
Visita del comandante alle banerie costiere di Toga (Bastia) .
3
novembre 1942
GM.2/Fl2-31 Luce 55115
Armi dell'esercito francese abbandonate e rese inutilia.abili dai francesi.
l
novembre 1942
GM.2/Fl2-32 L uce 55116 GM.2/Fl2-32 Luce 55118
Armi rese inutilizzabĂŹli dai francesi.
2
novembre 1942
GM.2/F l2-34 Luce 55 11 9
Deposito di materiali sotto controllo.
l
GM.2/Fl2-35 Luce 55200 GM.2/F12-36 Luce 55202
Bersaglieri pronti a presidiare Ponte Nuovo.
2
dicembre 1942
GM.2/Fl2-37 Luce 55109 GM.2/Fl2-38 Luce 55110
Bersaglieri pronti a presidiare Ponte Nuovo.
2
dicembre 1942
GM.2/F l2-39 GM.2/F12-39
Particolare del cippo targa a fianco del ponte nuovo a memoria del combattimento sostenuto dalle milizie di Pasquale de Paoli contro i francesi nel 1769.
2
dicembre 1942
'
novembre 1942
187
FONT{ /CONOGRAFICHt:
GM.2/Fl2-40 Luce 55218
Monumento a fianco del Ponte Nuovo in memoria del combattimento sostenuto dalle milizie di .Pasquale de Paoli contro i francesi nel 1769.
1
dicembre 1942
GM.2/Fl2-41 Luce 55227
Veduta di Bastia.
1
dicembre 1942
GM.2/F12-42 Luce 55228
Monumento a Napoleone sulla piazza di Bastia.
1
dicembre I 942
GM.2/Fl2-43 Luce 55219
Monumento a fianco del Ponte Nuovo in memoria del combattimento sostenuto dalle milizie di Pasquale de Paoli contro i francesi nel 1769
1
dicembre 1942
GM.2/FI2-44 Luce 55229
Veduta del Porto di Bastia.
1
dicembre 1942
GM.2/Fl2-45 Luce 55231
Agenti francesi regolano il traffico.
1
dicembre 1942
GM.2/Fl2-46 Luce 55232
Soldati in marcia attraversano la città. Probabilmente Bastia.
1
dicembre 1942
GM.2/Fl2-47 Luce 57232
Po1to di Bastia.
1
dicembre I 942
GM .2/Fl2-48 Luce 57233
Cimitero.
1
dicembre 1942
GM.2/Pl 2-49 GM.2/Fl 2-49
Marinai italiani in libera uscita davanti all ' ingresso di un cinema.
1
dicembre 1942
GM.2/Fl2-50 Luce 55246
Carabinieri di guardia presso una stazione fe1Toviaria
1
dicembre 1942
GM.2/Fl2-5 1 Luce 55247 G.M.2/Fl 2-52 Luce 55250 GM.2/Fl2-53 Luce 55249
Ufficiale italiano a colloquio con alcuni civili
3
dicembre l 942
GM.2/Fl2-54 Luce 55255
Nave Cap Corse
1
dicembre 1942
GM.2/Fl2-55 Luce 55259
Treno
1
dicembre 1942
GM.2/F12-56 Luce 55264
Bersaglieri souo un cw.tello che indica le località di Bisinchi e Castello.
1
dicembre 1942
G M.2/Fl2-57 Luce 55658 GM.2/Fl2-58 Luce 55662
Reparti motorizzati del 10° Raggruppamento Celere con autoblinde occupano Corte (nel fondo in alto la cittadella genovese).
2
dicembre 1942
GM.2/Fl 2-59 Luce 55673
Aiaccio, casa ove nacque Napoleone, nel giardino un busto al Re di Roma.
I
dicembre 1942
188
,
BOLLEìFINO DELL'ARCHIVIO DELL'UFFICIO STORICO
GM .2/FI2-60 Luce 55641 G.M.2/Fl2-61 Luce 55643 GM .2/PI 2-62 Luce 55644 GM.2/F I2-63 Luce 55645 GM.2/F12-64 Luce 55646 GM.2/FI2-65 Luce 55647 G M.2/F12-66 Luce 55652 GM.2/F l2-67 Luce 55653 GM .2/FI2-68 Luce 55654 GM.2/Fl2-69 Luce 55655 GM .2/Fl 2-70 Luce 55666
Reparti motorizzati del 10° Raggruppamento Celere con autoblinde occupano Corte. Arrivo ed insediamento del comando FF.AA Corsica nei pressi della città.
Il
dicembre 1942
GM.2/F12-7l Luce 55683
Postazioni armi automatiche antiaeree a guardia del golfo di Aiaccio.
I
d icembre 1942
GM .2/F 12-73 Luce 55692 GM.2/FI2-74 Luce 55694
Sentinelle vigilano sulle alture di Aiaccio.
2
dicembre 1942
GM.2/Fl2-75 Luce 55700
Località non identificata
I
dicembre 1942
GM.2/FI2-76 Luce 55702
Bersaglieri
I
dicembre 1942
GM .2/FI2-77 Luce 55688
Postazioni arm i automatiche antiaeree a guardia del golfo di Aiaccio.
1
dicembre 1942
GM.2/Fl 2-78 Luce 55689
Golfo di Aiaccio.
1
dicembre 1942
GM.2/F12-79 Luce 55690
Sentinelle vigilano sulle alture di Aiaccio.
l
dicembre I 942
GM.2/F12-80 Luce 55691
Cimitero.
1
dicembre 1942
GM.2/F12-8 1 Luce 55703
bersaglieri.
1
dicembre 1942
GM.2/F12-82 Luce 55704
Soldati francesi
1
dicembre 1942
GM.2/Fl2-83 Luce 55680
Monumento a Napoleone .
')
dicembre 1942
GM..2/Fl2-84 Luce 56092
Panorama di città costiera
I
dicembre 1942
189
FONTI ICONOGRAFICT-IE
GM.2/Fl2-85 Luce 56093
Panorama cli città costiera
1
dicembre 1942
GM.2/Fl2-86 Luce 56109
Generale ispeziona una postazione cli artiglieria
I
dicembre 1942
GM.2/Fl2-87 Luce 56113
Soldati italiani intenti a leggere un manifesto
I
dicembre l 942
GM.2/F l 2-88 Luce 56114
Manifestino firmato " La Legion".
l
dicembre 1942
GM.2/F12-89 Luce 56115
All ' Hotel de la Ville un nostro rappresentante militare prende contatto con le Autorità di Bastia
1
dicembre l 942
GM .2/Fl2-90 Luce 55695
Sentinella sulle alture di Aiaccio
1
dicembre 1942
GM.2/LA-29 17 Luce 55755
Passo di San Bastiano.
1
dicembre 1942
GM .2/LA-3002 Luce 56108
A.11iglieria.
1
dicembre 1942
GM.2/F l2-9l Luce 56989
Sede della gendarmeria nazionale.
l
gennaio 1943
GM.2IF12-92 Luce 56991
Morosaglia. Nostre pattuglie in servizio lungo le strade.
1
gennaio l 943
GM.2/Fl 2-93 Luce 56994
Morosaglia. La casa natale di Pasquale De Paoli, nella quale sono conservati i resti dell'Eroe.
1
gennaio 1943
G.tv1.2/F l 2-94 Luce 57004
Sbarco di truppe eia difesa costiera.
l
gennaio 1943
GM.2/F12-95 Luce 57188
Venaco: nostri bersaglieri durante una marcia .
1
gennaio l 943
GM.2/Fl2-96 Luce 57190
Corrieri motociclisti . Strada tra Furiani e Bastia.
I
gennaio l 943
GM.2/F12-97 Luce 57207
Recupero di fusti cli be nz ina sotterrati da guardie di Darlan.
I
gennaio 1943
GM.2/F l 2-98 Luce 572IO
Legionari dei battaglioni "M" s i accingono a partire per la zona di operazioni.
1
gennaio l 943
GM.2/Fl 2-99 Luce 57221 GM.2/Fl 2- l 00 Luce 57222 GM .2/F l2- I01 Luce 57228
C onvoglio di navi in a,,-ivo a Bastia.
3
gennaio 1943
GM.2/F 12-102 Luce 57617 GM.2/Fl2- J03 Luce 57631
U na colonna attraversa un passo montano a 1200 metri sul li vello del mare verso località loro assegnate
2
gennaio l 943
IYU
B Ot,l,E,TT/NO DELI.' ARC/lfV/0 Dt:LL' UFFICIO SmRIC:0
GM .2/Fl 2- 104 Luce 57620
Nostri motociclisti portaordi ni.
I
gennaio 1943
GM.2/F 12-105 Luce 57634
Una colonna attraversa un passo montano a 1200 metri sul livello del mare.
I
gennaio 1943
GM.2/Fl2-106 Luce 57619
Nostre autocolonne in marcia verso localitĂ loro assegnate.
l
gennaio 1943
GM.2/Fl2-107 Luce 57621
Nostri motociclisti portaordini.
I
gennaio 1943
GM.2/F l 2- 108 Luce 57660
LocalitĂ mon tana.
l
gennaio 1943
GM.2/Fl2- !09 Luce 57666
Soldati motociclisti in marcia.
l
gennaio 1943
GM .2/F12-110 Luce 57231
Batteria costiera.
I
gennaio 1943
GM.2/FJ 2-l ll Luce 57294
Chiesa di Borgo.
l
gennaio 1943
GM.2/F l2-l 12 Luce 59089
Aiaccio. Bersaglieri motociclisti.
1
gennaio 1943
GM.2/Pl 2-113 Luce 59097
Soldati in marcia.
I
gennaio 1943
3GM.2/Fl2- ll4 Luce 59106 GM.2/Fl2- 115 Luce 59103 GM .2/F 12-116 Luce 59l05
Postazione di fanteria pronta all'azione.
3
genna io 1943
GM.2/F 12- ll7 Luce 59 108
I reggimento granatieri. Fucile mitragliatorc Breda 30. Sulle spalle del soldato cassetta portaiicambi ed accessori per il Breda.
I
gennaio 1943
GM.2/Fl 2- I 18 Luce 57678
Carreggio.
I
gennaio J 943
G M.2/Fl2- Jl9 Luce 59095
Postazione di artiglieria
l
gennaio I 943
GM.2/F12-120 Luce 59109
Postazione di fanteria pronta all'azione.
I
gennaio 1943
GM.2/F12-l21 Luce 59 114
Castello Pozzo di Borgo visitato da bersaglieri motociclisti.
I
gennaio 1943
GM .2/F12-122 Luce 59117 GM.2/F12-123 Luce 59120 GM.2/F12-124 Luce 59 127
Monumento a Napoleone.
3
gennaio 1943
O
191
Fo,,.rr1 ICONOGRAFICHE
GM.2/LA-3 143 Luce 56982 GM .2/LA-3144 Luce 56983 GM.2/LA-3145 Luce 56984 GM.2/LA-3 146 Luce 56985
Morosaglia. CC.NN. partono su camionette per raggiungere le localitĂ assegnate.
4
gennaio 1943
GM.2/ LA-3 147 Luce 56988
Morosaglia.
1
gennaio 1943
GM.2/LA-3148 Luce 57001
Automezzo.
I
gennaio 1943
GM.2/LA-3149 Luce 57015
P osto di avvistamento. Sentinelle del Regio Esercito e della Milizia a guardia del posto.
l
gennaio 1943
GM.2/LA-3150 Luce 57 198
tv1ilitari italiani e popolazione locale
l
gennaio J943
G.M.2/ LA-3151 Luce 57236
Centro abitato, civili
1
gennaio 1943
GM.2/LA-31 52 Luce 57289
Sentinella.
1
gennaio 1943
GM.2/LA-3187 Luce 57185
Venaco: nostri bersaglieri durante una marcia.
l
gem1aio I943
GM .2/LA-3188 Luce 57187
Corrieri bersaglieri motociclisti.
1
gennaio 1943
GM.2/F12-l 25 Luce 59660
E sercitazioni di artiglieria nei dintorni di Bastia. Obice da 75/ 18 mod. 35
1
febbraio 1943
GM.2/FI2-126 Luce 59656
Servizio di vigilanza costiera.
I
febbraio 1943
GM.2/Fl2-l27 Luce 59669 GM.2/Fl2- l28 Luce 59673 GM .2/ Fl2-129 Luce 59674 GM.2/Fl 2-130 Luce 59685 GM.2/Fl2-131 Luce 59686 GM.2/Fl 2- 132 Luce 59687 GM .2/F 12-133 L uce 59688 GM.2/Fl2-134 Luce 59690 GM.2/Fl2-135 Luce 59672 GM.2/Fl 2- 136 Luce 59664
Esercitazioni di artiglieria nei dintorni di Bastia.
10
febbraio 1943
192
BOLLISITINO DELL'ARCHl\110 D eLL' UFFICIO STORICO
f GM.2/Fl2-137 Luce 61754
Alpini.
I
febbraio 1943
GM.2/Fl2-138 Luce 59762 GM.2/Fl 2-139 Luce 59764
Appostamento di artiglieria
2
febbraio 1943
GM.2/Fl2-140 Luce 59780
Esercitazioni di un reparto cli mitraglieri.
1
febbraio 1943
GM.2/F12-l41 Luce 59799
Colonna motociclisti.
l
febbraio 1943
GM.2/Fl2- 142 Luce 59806
Postazione artiglieria difesa costiera.
l
febbraio 1943
GM.2/FI 2-143 Luce 60167
Esercitazioni di nostri reparti CC .NN.
I
febbraio 1943
GM.2/Fl2-144 Luce 6 1755
Alpini in marcia cli trasferimento con camion
I
marzo 1943
GM.2/Fl2-145 Luce 61757
Attendamento alpini.
I
marzo 1943
GM.2/Fl2-146 Luce 61758 GM.2/Fl2- I47 Luce 61762
AlpitĂš. La nostra assistenza alle popolazioni
2
marzo 1943
GM .2/FI 2- 1.48 Luce 60159 GM.2/F 12- 149 Luce 60161 GM.2/Fl2-150 Luce 60169
Esercitazioni di nostri reparti CC.NN.
3
marzo 1943
GM.2/Fl2-151 Luce 60296 GM.2/FI2-152 Luce 60291 GM.2/F12-153 Luce 60293
Sbarco di truppe nel porto di Bastia.
3
marzo 1943
GM.2/FI2-154 Luce 61769 G.M .2/FJ2-155 Luce 61770
La nostra assistenza alle popolazioni .
2
marzo 1943
GM.2/Fl2-156 Luce 62776 GM.2/Fl2-157 Luce 62779 GM.2/Fl2-J58 Luce 62781 GM.2/Fl2- 159 Luce 62784 GM.2/Fl 2-I60 L uce 62786
Assistenza alla popolazioni civile in poliambulat.orio della Croce Rossa Italiana.
5
marzo 1943
193
F ON71 ICONOGRAFICHE
GM .2/F 12- 161 Luce 62793
Co lonna di artiglieria someggiata in mareia.
GM.2/F12- 162 Luce 62788
Assistenza alla popolazioni civile in poIiambulatorio della Croce Rossa Italiana.
G M.2/Fl2-163 Luce 62790 GM .2/Fl2-164 Luce 62791
Colonna di artiglieria someggiata in mareia.
2
mar:w 1943
GM .2/FJ2- 165 Luce 62795
S entinelle ad un posto di blocco in monLagna.
I
marzo 1943
GM.2/Fl2-166 Luce 62800 GM.2/1'12- 167 Luce 62802
Un convoglio carico di truppe in porto.
2
marzo 1943
GM.2/ LA-3803 Luce 61768
La nostra assistenza alle popolazioni.
I
marzo 1943
GM .2/LA-3982 Luce 63355
Casa di Pao li Pasquale.
I
marzo 1943
GM.2/FJ2-168 Luce 63353
Ajaccio.
I
aprile 1943
GM.2/Fl2-169 Luce 63356 GM.2/Fl2-170 Luce 63357
Casa natia di Paoli Pasquale dove è anche sepolto.
2
apri le 1943
GM .2/FJ2-17J Luce 63360
Sentinella.
I
apri le 1943
GM.2/F12-172 Luce 63362
Castello Pon.o di Borgo visitato da bersaglieri motociclisti.
I
aprile 1943
GM .2/FJ2-173 Luce 63482
Chiesa in puro stile genovese nei pressi di Patrimonio.
I
apri le 1943
GM .2/ Fl2-174 Luce 63365
Interno del castello di Pozzo di Borgo.
I
aprile 1943
GM .2/F J2-175 Luce 63366 GM.2/Fl2-176 Luce 63367 GM.2/F12-177 Luce 63369
Visita dei bersaglieri alla casa di Paoli Pasquale
3
aprile 1943
GM.2/Fl2-178 Luce 63371
Castello di Pozzo di Borgo.
I
aprile 1943
GM.2/F l2-179 Luce 63969
Compagnia CC .NN. da sbarco in azioni di fuoco.
I
aprile 1943
GM.2/FJ2-172 Luce 63362
Castello Pozzo di Borgo visitato da bersaglieri motociclisti .
I
aprile 1943
GM .2/Fl2-173 Luce 63482
Chiesa in puro stile genovese nei pressi di Patrimonio.
I
aprile I 943
l
marzo l943 marzo 1943
194
801.l.lITTINO D/Ill'ARCHJV/0 DEU.'UFFJC/0 STORICO
f GM.2/Fl2- 174 Luce 63365
Interno del castello di Pozzo di Borgo.
I
aprile 1943
GM.2/Fl2-175 Luce 63366 GM.2/F l2-176 Luce 63367 GM.2/Fl2- l77 Luce 63369
Visita dei bersaglieri alla casa di Paoli Pasquale
3
aprile 1943
GM.2/Fl2-178 Luce 63371
Castello di Pozzo cli Borgo.
1
aprile 1943
GM.2/Fl2-179 Luce 63969
Compagnia CC.NN. eia sbarco in azioni cli fuoco.
l
aprile 1943
GM.2/F12-l 80 Luce 63457 GM.2/FI2- I8l Luce 63453
Lanciafianune in azione.
2
aprile 1943
GM.2/Fl2- 182 Luce 63363
Interno castello Pozzo cli Borgo.
1
aprile 1943
GM.2/Fl2-l83 Luce 63487
Spettacolo per soldati.
l
aprile 1943
GM.2/Fl2-184 Luce 63970 GM.2/F12-185 Luce 63974 GM.2/Fl2- 186 Luce 63976 GM.2/Fl2-187 L uce 63977
Compagnia CC.NN. in azione da fuoco.
3
aprile 1943
GM.2/Fl2-188 Luce 63985
La posta viene scaricata dal postale.
l
aprile 1943
G M.2/Fl2-189 Luce 63975
Compagnia CC.NN. in azione da fuoco .
1
aprile 1943
GM.2/Fl2- 191 Luce 63498
Arrivo in porto cli navi da traspono
I
aprile 1943
GM.2/Fl2-192 Luce 64307 GM.2/F12- l93 Luce 64308 GM.2/Fl2- 194 Luce 643 10 GM.2/Fl2-195 Luce 64312 GM.2/Fl2-196 Luce 64314 GM.2/F12- 197 Luce 643'15
Marinai e soldati aiutano a domare un incendio in un quartiere di una città .
6
aprile 1943
195
FO/'nl !CONOGRAFICNE
GM.2/Fl2-198 Luce 64316 GM.2/Fl 2- 199 Luce 64317 GM.2/Fl2-200 Luce 64318 GM.2/Fl2-201 Luce 64319
Un convoglio arriva in porto.
4
aprile 1943
G M.2/Fl2-202 Luce 64324 GM .2/Fl2-203 Luce 64328
Un convoglio arriva in pon.o. Sbarcano le trnppe che raggiungeranno le posizioni loro assegnate.
2
aprile 1943
GM.2/FJ2-204 Luce 64329 GM.2/Fl2-205 Luce 64330 GM.2/Fl2-206 Luce 64331
Sbarcano le truppe che raggiungeranno le posizioni loro assegnate.
2
aprile 1943
GM.2/F l 2-207 Luce 64334 GM.2/Fl2-208 Luce 64335
Truppe che raggiungono le posizioni loro assegnate.
3
aprile 1943
5
aprile 1943
GM.2/Fl2-209 Luce 64338 GM.2/Fl2-210 Luce 64340 G.M.2/Fl2-21 l Luce 64343 GM.2/Fl2-212 Luce 64346 GM.2/Fl2-213 Luce 64348
Da una nave soccorso sbarcano i naufraghi di una nostra nave silurata dal nemiCO
G.M .2/LA-3983 Luce 63452 G M.2/LA-3984 Luce 63458 GM.2/LA-399 I Luce 63463 GM.2/LA-3992 Luce 63464 G.lvl.2/LA-3993 Luce 63465 G M.2/LA-3994 Luce 63466 GM .2/LA-3995 Luce 63467 GM.2/LA-3996 Luce 63468
Lanciafiamme in azione.
8
aprile 1943
G.M.2/LA-3997 Luce 63474
Artiglieria. Difesa costiera
1
aprile 1943
GM.2/LA-3998 Luce 63489
Speuacolo per i soldati.
l
aprile 1943
196
BOllErt!NO DEu.,'ARCH/\1/0 ot:u ' UFFICIO STORICO
GM .2/F12-214 Luce 64526
Materiale bellico .
I
maggio 1943
GM .2/F12-215 Luce 64516
Esercitazioni di nostri reparti a Fobelli (Bastia).
I
maggio 1943
GM.2/Fl2-2 16 Luce 64531 GM.2/Fl2-217 Luce 64533
Milizia portuaria.
2
maggio 1943
GM.2/F12-218 Luce 645 17 GM.2/Fl 2-219 Luce 64518
Esercitazioni di nostri reparti a Fobclli (Bastia) .
2
maggio 1943
GM.2/Fl2-220 Luce 64534 GM.2/F12-221 Luce 64339 GM.2/FJ2-222 Luce 64535 G.M.2/F12-223 L uce 64536 GM .2/Fl 2-224 Luce 64537 GM.2/F 12-225 Luce 64538
Arrivo a Bastia dei naufraghi del piroscafo "Francesco Crispi" silurato il 15 aprile al largo della costa corsa.
6
maggio 1943
GM.2/Fl2-226 Luce 64547 GM .2/Fl2-227 Luce 64548
Truppe alpine in un villaggio di montagna.
2
maggio 1943
GM.2/Fl2-228 Luce 64550
Si celano le munizioni di una batteria contraerea sotto gli alberi.
1
maggio 1943
GM.2/Fl2-229 Luce 64553 GM.2/Fl2-230 Luce 64557 G.M .2/F12-23 l Luce 64560 GM .2/F 12-232 Luce 6456 1 GM.2/F 12-233 Luce 64562 GM.2/Fl2-234 Luce 64564
Esercitazioni di una batteria contraerea.
6
maggio 1943
GM.2/F 12-235 Luce 64565 GM.2/F12-236 Luce 64567 GM.2/Fl 2-237 Luce 64570 GM.2/Fl2-238 Luce 64571 GM.2/Fl2-239 Luce 64573
Bastia. Sommossa popolare. La polizia trattiene la folla .
'
5
maggio 1943
l~I
FONTI ICONOGIIANCHE
GM.2/F I2-240 Luce 65 153 GM.2/Fl2-241 Luce 65 154 GM.2/Fl2-242 Luce 65 146 GM.2/F l2-243 Luce 65 149
In un forti.no tenuto dai nostri soldati.
2
maggio 1943
Si preparano i caricatori per le anni delle autoblinde.
2
maggio 1943
GM.2/Fl2-244 Luce 65167
Spettacolo ai soldati .
I
maggio 1943
GM .2/F12-245 Luce 65168
Ruderi del Caste llo di Vinavone.
I
maggio 1943
GM .2/F 12-246 Luce 65 170
Panorama di Venaco.
J
maggio 1943
GM.2/Fl2-247 Luce 65 172
Fumate per segnalazioni agli aerei.
I
maggio 1943
GM.2/Fl2-248 Luce 65177 GM .2/Fl 2-249 Luce 65179
Segnalatori all'opera.
2
maggio 1943
GM.2/F12-250 Luce 68909 GM.2/Fl2-251 Luce 68914 GM.2/F12-252 Luce 68929 GM.2/Fl2-253 Luce 68930 GM .2/F1 2-254 Luce 68923
Consigliere Nazionale Basile consegna doni a nome del Partito.
5
maggio 1943
GM.2/Fl2-255 Luce 68964
S pettacolo per i soldati.
I
maggio 1943
GM.2/F12-256 Luce 69 136 GM .2/F 12-257 Luce 69 137 GM .2/F12-258 Luce 69138 GM.2/Fl2-259 Luce 69 139 GM.2/Fl2-260 Luce 69140
Festa del1' 87° e 88° reggimento fanteri a " Friuli". Manifestazioni sportive
5
maggio 1943
GM.2/F12-26 I Luce 69147
LI comandante del Reggimento e il comandante de lla Divisione.
l
maggio 1943
GM.2/r12-262 Luce 69148
Momenti di vita al campo.
I
maggio 1943
GM .2/LA-41 47 Luce 64554 GM.2/LA-4 148 Luce 64555
Esercitazioni di una batteria conti-aerea .
2
maggio 1943
8 0UE:rtlNO m :u,'AI/CHJVJ() Df.U'UFFICJO STORICO
f
55053: Il colle di Teghime. Novembre 1942.
55088: Le balterie costiere di Toga (Bastia) .
Fo,vn ICONOGRAFICHE
55647: li 10° Raggruppamento Celere con autoblinde occupano Corte.
55683: Postazioni armi automatiche antiaeree a guardia del golfo di Aiaccio.
199
200
80U.EITINO DELL'ARCHIVIO DUL'UFF!C/0 STO/I/CO
57004: Sbarco di truppe per la d4fesa costiera. Gennaio 1943.
FONTI ICONOmiAFICHE
201
60296: Sbarco di truppe nel porto di Bastia. Febbraio 1943.
62776: Assistenza alla popolazioni civile in poliambulatorio deila Croce Rossa Italiana.
202
Bou. ETr/NO VElL'ARCH/V/0 D₏LL'UFFIC/0 STORICO
62790: Colonna di artiglieria someggiata in marcia. Marzo 1943 .
64334: Truppe che raggiungono le posizioni loro assegnate.
Fo,m /CONOGIMFICHE
- --
- --
-- -
-- - -
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65179: Segnalatori all'opera . Maggio 1943.
203
- - ---- - -- -
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Legislazione e organiuazione archivistica
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U,c;,suzto,vr, E
0 1/GAN/'T.1.f\7.IONI:.' ARCll/\ll.ff/CA
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Flavio CARBONE
Gli interventi normativi sul Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio: l'ingresso degli Uffici Storici dello Stato Maggiore della Difesa e del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri - alcune considerazioni Premessa Dalla fine deg li anni Sessanta del XX secolo si è assistito a un'apertura sempre più significativa degl i archivi militari all'utenza estema. Lentamente, in collegamento con tale apertura, uffici e musei storici detentori degli arch ivi delle Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato hanno riscontrato una presenza costante e significativa di ricercatori civili che utilizzavano e utilizzano le fon ti documentali per la ricerca su singoli aspetti della vita e delle operazioni militari o per verificare l'evoluzione di vicende particolari allraverso le pagine delle relazioni ufficiali . Un esempio in tal senso, per quanto riguarda l' Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Eserc ito, è la serie di opere date alle stampe sull 'Europa Orientale e sulla nascita o l'evoluzione di alcuni Stati di quell 'area attraverso le relazioni degli addetti militari' . Parallelamente anche gli uffici storici sono entrati nel novero della legislazione archivistica dalla quale, almeno inizialmente, erano stati esclusi2. Con il presente cont1ibuto, s'intende analizzare brevemente la situazione dei due uffici storici che recentemente sono stati ricompresi nel novero degli istituti di conservazione anche dal punto d i vista legislativo: l'ufficio storico dello Stato Maggiore della Difesa e quello ciel Comando Generale dcli' Arma dei Carabinieri .
Le disposizioni in materia archivistica del 1963 Il D .P.R. 30 settembre 1963, n. 1409, "Norme relative all'ordinamento cd al personale degli archivi di Stato", sanciva le disposizioni relative all' organizzazione e al funzionamento degli istituti dell'amministrazione archivistica senza analizzare la questione degl i archiv i militari che già esistevano da tempo e che custodivano documentazione di chiaro interesse storico, anche se non era consultabile che da personale interno agli stessi o comunque in uniforme3.
'GIULIANO CAROLJ, Rapporti mi/iu,ri fra //olia e Romania dal 1918 al 1945: le cane de/l'Ufficio storico, Roma , Stato Maggiore dell 'Esercito - Ufficio SLnrico, 2000; FRANCESCO RANDAZZ<J. Alle origi11i dello Src,to S0vie1i,·o . Missio11i militari e corpi di spediz,io11e i1alia11i in Ru.,·sia 1917-1 92 1, Roma, Stato Maggiore dell 'Esercito - Ufficio Storico, 2008. ' Più io generale sugli organismi di conservazione miliiari si rimanda all'inlervento di Silvia Trani al convegno su Archivi , Biblioteche, Musei mil itari, ora SILVIATRANI, Ujfici Storici e M11sei 111ilitari: Jormetzio11e, co11servaiio11e e fr11izione , in M INISTERO DELLA D rf"!;SA - COMM ISSIONE ITALIANA DI S TORIA M ILITARE, Archivi, Biblioteche, 1\1/usei Miliwri - w staw a1111ale. le f1111zio11i sociali. gli sviluppi. Acta del Com1eg110 di Studi 1e111110 a Roma il /9 e 20 0110bre 2005 presso il Co111u11do Ge111!1'(,/e della Guardia di Finanza, Roma, 2006, pp. 20-31. Inoltre. ira i vari contributi della stessa au trice, si segnala Le fo111i docume111t1rie d'i111eresse siorico conserva1e presso le istituzioni c11lt11ra/i e gli ujjìci de/lefor:e armale a Roma in "Le Cai1c e la Storia", a. VII , n. I - giugno 2002, pp. 149- 178, nonché Gli archivi degli uffici storici e dei musei delle Forze ar111a1e: appunti per una discussione in "Le Carte e la Storia", a. Xl , n. I - giugno 2006, pp. 40-47. ·' CoL. s.SM SERGIO L OKGO, Il co111ribu10 dell'U.lJicio Storico dello S.M.E. alla storiografia militare italiana in M i-
BOLLtTrINO !)!JlJ;ARc111wo DELL' UtFJC/0 STORICO
t Va detto, tuttavia che l'articolo venticinque del citato D .P.R. prevedeva per gli archivi delle forze armate la sottrazione dal controllo delle commissioni cli sorveglianza". In effetti, il testo dell'articolo così si esprimeva: "Art. 25. Commissioni d i sorveglianza. Presso g li uffici centrali , .interregionali, regionali, interprovinciali e provinciali delle Amministrazioni dello Stato, esclusi i Ministeri degli affari esteri e della difesa, e presso gli uffici giudiziari non inferiori ai tribunali sono istituite Conunissioni di sorveglianza sui rispettivi arch ivi, composte dal capo dell'ufficio o da un suo delegato, da un impiegato della carriera direttiva del medesimo uffic io , che disimpegna anche le funzioni di segretario, dal sovrain tendente all'archivio centrale dello Stato o dal direttore dell'archivio di Stato com.petente per territorio o da impiegati della carriera direttiva dei propri archivi da essi delegati . È compito delle Commissioni: a) esercitare la sorveglianza sulla conservazione e l'ordinamento degli archivi e sulla tenuta dei relativi inventari e degli altri strumenti di consultazione; b) esercitare le funzioni d i Commissioni di scarto; e) esercitare la sorveglianza sulla applicazione delle norme eiettate daJJa Commissione per la fotoriproduzionc di cui aJJ 'art. l 2; d) curare la preparazione dei versamenti nei competenti archivi cli Stato. Le Commissioni istituite presso gli uffici centrali curano altresì la compilazione e l'aggiornamento dei massimari di scarto. Le Conunissioni sono nomjnate per un triennio con decreto del Ministro eia cui dipende l'ufficio in teressato e si riuniscono almeno due volte l'anno e ogni qual volta sia richiesto dal capo dell'ufficio o dal rappresentante dell'Anu1ùnistrazione degli archivi di Stato[ .. . ]".
Conseguentemente, l'autonomia operativa non solo delle Forze Armate ma anche della componente centrale cieli' Amministrazione Militare sembrò piena e assoluta in tema di archivi militari5 • Va riconosciuto che gli anni Sessanta costituirono un decennio pieno cli vitalità per gli archivi e la cultura storica e militare. Basti ricordare, a tal proposito, il primo convegno nazionale cli storia militare tenutosi dal 17 al 19 marzo 1969 a Roma nel corso del quale numero-
DIFESA, Alti del primo convegno 11azionale di storia rn.ililare (Roma, 17-19 mc1rzo 1969), Roma, 1969,pp. 29-34 ' MINISTERO DcU.'[i-,-rERNO - DlREZl<)NE GC:NERALE DEGLI ARCHI VI DI STATO, Lo legge sugli Archivi, Roma, 1963, p. 107. 5 Almeno per poco tempo. Infatti, il DPR 18 novembre 1964, n. 1478, sulla riorganizzazione del Ministero della difesa . In generale, vi fu la riorganizzazione degli " uffici centrali del ministero della difesa: gabinetto del ministro , segreterie particolari dei sottosegretari di stato; ufficio del segretario generale; cinque uffici centra: studi gi.uridici e legislazione, bilancio e affari finanziari, organizzaiione metodi meccanizzazione e statistiche, allestimenti militari, ispei ioni ,1mministrative; diciannove direzioni generali: ufficiali dell'esercito, sottufficiali e militari di truppa dell'esercito, personale militare della marina, personale mi litare dell'aeronautica, impiegati civili, operai, leva reclmamento obbligatorio mi litarizza,,ione mobili tazione civile e corpi ausiliari, anni e munizioni e anuamenti terrestri, costruzioni armi e armamenti navali, costruzioni armi e armarnenli aeronautici e spaziali', impianti e mezzi per l'assistenza al volo la difesa aerea e le telecomunicazioni, motorina7.ione e combustibili, commissariato, lavori demanio e materiali del genio, sanità militare, pensioni, provvidenze per il persona.le, contenzioso, servizi generali. Vi erano infine un raggruppamento autonomo dipendente dal segretario generale per l' inquadramento dei militari di truppa dell'esercito, della marina e del l'aeronautica, nonché dei reparti au tomobilistici. impiegati presso il ministero e gli stati maggiori, un ufficio amministrazioni speciali e un ispettorato generale delle telecomunicazioni e dell'assistenza ,11 volo", cfr. il sito h.trp-//www.maas.ccr.il/h,/h3 exe/agujdald344 consultato il 29 settembre 2009. In particolare, poi l'an. 47 prevedeva la costituzione di una co111miss.ione degli archivi del 1vlinis1ero della Difesa che operava in appl icazione del regio decreto 2 ottobre 191 1, 11. l L63 [nonostante fosse già entrato in vigore il DPR del 1963], tanto che aveva inviato le pwposte di eliminazione del materiale documentale al Ministero degli Interni. A tal proposito, quest' ultimo ministero aveva proposto del materiale come meritevole di conservazione e suggerito così il versamento all'Archivio Centrale dello Stato. Sul punto si rimanda a FAUSTO PuscEDDU, Qualche altra co11Sideraziorw Su.fili archivi miliwri in "Rassegna degli Archivi", a. XXX - 1970, n. 2, pp. 412-417 che scriveva a integraiione di quanto già detto da GIOVANNI S1u,KGO, Note sui rapporli tra archivi di staio e uffici mi/ilari, in "Rassegna degli Archivi", a. XXTX (1969), n. 3, pp. 771 -774. NISTERO DELl, A
LeCISLAZIONIJ IJ 01/GANIZZAZIONe ARCHIVISTICA
LUY
se personalità di spicco , militari e civili, intervennero fornendo un contributo personale alla ricerca6 • In particolare, per quanto d'interesse in questa sede, si ritiene doveroso ricordare la relazione tenuta dal professor Leopoldo Sandri. Nello specifico, intervenendo sulla situazione degli Archivi, il relatore tratteggiava non solo Ja storia degli archivi nell'amministrazione degli Interni (all 'epoca) ma anche ciò che tali archivi contenevano in relazione alle vicende militari del Paese e dei suoi cittadini. Inoltre, Sandri ricordò la varietà di materiale archivistico presente negli Archivi di Stato e accennò brevemente alle questioni degli archivi militari. Di fatto, non entrava nel merito delle relazioni degli uffici storici degli Stati Maggiori dell'Esercito, della Marina e deJI' Aeronautica che avevano esposto "l'attività dei loro rispettiv i servizi nel campo degl i studi di storia militare [e] anche la caratteristica o qualificazione del tipo di materiale documentario che afflu isce ai loro rispettivi uffici. Non è perciò il caso che.vi accenni; quello che qui interessa notare invece è che i ministeri m.ilitari sono esentali dal versare a l'Archiv io centrale dello Stato la loro documentazione; questa esenzione è stata però sempre interpretata come riferentesi agli arclùvi che si sono venuti formando presso quegli Uffici e alle fonti documentarie specifiche degli stessi. Tutta l'altra documentazione e con precisione quella che non ha carattere tipicamente operativo, e che con larga comprensione del contenuto può anche essere considerata anuninistrativa, segue la sorte degl i. altri ministeri ed è stata, quando si è reso possibile, versata nell'Archivio Centrale dello Stato[ ... ] Di ciò che è ancora conservato presso gli archivi del ministero della Difesa non è qui il caso che io vi parli'" .
Proprio da tale periodo, si può affermare che la possibilità di accedere negli archivi militari per la consultazione della documentazione ivi custodita fu offerta anche a ricercatori non militari&, aprendo lentamente la ricerca scienti.fica e amatoriale a una moltitudine di studiosi, cli vario genere e natura, che oggi costituisce la percentuale più ampia di utcnza9 •
Il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali Con legge 8 ottobre 1997, n. 352 fu concessa la delega al governo per l'emanazione cli un testo legislativo successivamente emanato: si trattava del decreto legislativo 29 ottobre 1999 , n. 490 , 'Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a no1ma dell'art. l della legge 8 ottobre 1997, n. 352" . Nel testo confluiva una pa1te significativa delle disposizioni contenute nel D.P.R. 1409/1963 abrogandole esplicitamente, tra cui l'articolo 25 di cui si è già eletto. Tuttavia, si deve precisare che l'ingresso dei tre uffici storici degli Stati Maggi.ori (Esercito, Marina e Aeronautica) nelle norme di settore deve essere fatto coincidere con I 'appro-
• Cfr. MIN. DIFESA, Alfi del primo convegno 1wziona/e cit., p. 15. In realtà , è opportuno precisare che già precedentemente si era tenuto un primo con vegno cli storia niilit.are sia pure circoscritto a una realtà tutto sommato limitata: Maniova nel Risorgime,110 - La Campagna del 1859 - Atti del Primo Convegno di Storia Militare (21 -24 giugno 1959). L'Amministrazione Provinciale di Mantova nel centenario dell'Unità d' llalia, C.I.T.E.M., Mantova, 1964. ' Relazione del professor Leopoldo Sandri su "La situazione degli archivi", opuscolo estratto eia M11s. DIJ'ESA, Aiti del primo convegno nazionale cit., p. 16. ' Si rimanda all'introd uz ione al volume di GIORG IO ROCHAT, L' Esercilo Italiano da Vi11orio Veneto Cl Mussolini, Bari, Laterza , 2006'. • Per un periodo più recente , si veda AKTONIO TRAVAGLINO, Ricerche s1oriche, studio dei movimenti e sulle richieste di consu/wzione della documentazione di archivio dell'Ufjìcio Storico in Stato Maggiore dell'Esercito, "Bollettino dell 'Arch ivio dell'Ufficio Storico", a. Jll n. 5 gennaio/giugno 2003, pp. 253-264.
210
801.urrnNO l)f:U:A11cHl\1/() /JELL' UFPJCIO STO/I/CO
vazione del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali del 1999 10 che poneva fi ne a una querelle piuttosto datata" . Tn particolare, l'aiiicolo 30 del Testo Unico che sintetizzava alcuni precedenti interventi normativi (Decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, artt. 23, 24, 25 , 27, 32; decreto del Presidente della Repubblica 18 novembre 1965, n. 1478, a1t. 47; decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1975, n. 854, artt. 1 e 3) così si esprimeva12 : "l . Gli organi giudiziari e amministrativi dello Stato versano all'archivio centrale dello StatO e agli archivi cli Stato i documenti relativi agli affari esa uriti da oltre quarant'anni, unitamente agli strumenti che ne garantiscono la cons ul tazione. Le liste di leva e di estrazione sono versate sellant'anni dopo l'anno di nascita della classe cui si riferiscono. Gli archivi notarili versano gli alti notarili ricevuti dai notai che cessarono l'esercizio professionale anteriormente all ' ultimo centennio. 2. Il soprintendente all'archivio centrale dello Stato e i direttori degli archivi di Stato possono accettare versamenti di documenti più recenti, quando vi sia pericolo di dispersione o di danneggiamento. 3. Nessun versamento può essere ricevuto se non sono state effettuate le operazioni di scarto. Le spese per il versamento sono a carico delle amministrazioni versanti. 4. Gli archivi degli uffici statali soppressi e degli enti pubblici estinti sono versati all'archivio centrale dello Stato e agli archivi cli Stato, a meno che non se ne renda necessario il trasferimento, in tutto o in parte, ad altri enti. 5. Presso gli organi indicati nel comma 1 sono istituite commissioni, delle quali fanno parte rappresentanti ciel Ministero e ciel Ministero dell.'interno, con il compito di vigilare sulla corretta tenuta degli archivi correnti e di deposito, cli collaborare alla de.fi nizione dei criteri di organizzazione, gestione e conservazione dei documenti, cli proporre g li scarti di cui al comma 3, di. curare i versamenti previsti al comma I , cli identificare gli atti di natura riservata. La composizione e il funz ionamento delle commissioni sono disciplinati con regolamento. Gli scarti sono autorizzati dal Ministero. 6. Le disposizioni del presente articolo non si applicano al Ministero per gl i affari esteri; non si applicano altresì agli stati maggiori dell'esercito, della marina e del l'aeronautica per quanto attiene la documentazione cli carattere militare e operativo".
Una delle questioni fondamentali da analizzare è stata la scelta del legislatore di intervenire indicando chiaramente le categorie di documenti che, a suo giudizio, dovrebbero essere conservati presso gli stati maggiori di Esercito, Marina e Aeronautica. Immediatamente, si può osservare che un'altra tipologia di materiale archivistico il cui versamento era rivolto verso l'amministrazione archivistica era già stato individuato: ovvero le liste cli estrazione e di leva. Tale documentazione sarebbe stata versata dai distretti militari clirettament.e agli Archivi di Stato competenti per territorio'' . La norma identifica così diverse tipologie di documentazione la cui sotte è ben diversa, senza dire nulla, in linea generale, sulle altre categorie. È evidente che ciò apre una serie di considerazioni che si ritiene oppo1tuno presentare in questa sede. La prima osservazione è una considerazione di carattere generale: c!:msiderando la nor-
° Con legge 8 ottobre 1997 , n. 352 fu concessa la delega al governo per l'emanazione di un testo legislativo riservato a due tipologie specifiche di beni da tutelare: i beni culturali e quelli ambientali: decreto legislati vo 29 ottobre 1999, n. 490, "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e am bientali. a nonna dell ' art. I della legge 8 ottobre 1997, n. 352" apparso nella Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1999, n. 302 S.0. " A ti tolo esemplificativo si veda CLAUDIO PAVONE, Gli archivi di S1a10, in "Quaderni di Italia nostra", 11. IO, 1970, pp. 14-28, nonché per alcuni aspetti pit1generali , Euo LODOLJN J, Archivistica - Principi e problemi', Franco Angeli , Milano, 1988,p. 334. " L'epigrafe dell'articolo cosi ripo1tava "Vigilanza sugli archiv i delle amministrazioni statali e versamenti agli Archivi di Staro". " Si veda l'articolo di LEOPOWO SANDRJ, Gli Archivi e la Storia Mi/iu,re in "Rassegna degli Archivi di Stato" , a. XXIX ( 1969), n. 2, pp. 337-359. L'articolo di Sandri era la riproposizione della relazione presentata al 1° Convegno Nazionale di Storia Mi litare tenutosi a Roma dal 17 al 19 marzo 1969. 1
U ;(;JSLAZIONE E ORGANl7.2 AZl()NJ:: ARCHJ\IJSTICA
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ma, strictu jure, si pone un interrogativo sulla sorte dei documenti che, teoricamente, non siano né di tipo operativo né di tipo militare e che pertanto non dovrebbero essere custoditi dagli archivi militari. In tal caso, ragionando astrattamente, si dovrebbero enucleare dagli archivi correnti o dì deposito le unità archivistiche per prevedere la selezione in vista della distruzione o di un eventuale versamento presso gli organi dell'amministrazione archivistica, senza tener conto cli uno dei principi cardine dell'attività di qualsiasi archivista: il rispetto ciel vincolo archivistico. È evidente che tale osservazione potrebbe sollevare perplessità e dubbi soprattutto nel caso in cui il personale destinato ad operare negli archivi correnti e di deposito non fosse particolarmente orientato sui versamenti di materiale documentario agli Archivi Storici degli Uffici Storici del rispettivo Stato Maggiore. Una seconda osservazione riguarda i documenti donati da militari che, a vario titolo, intendono lasciare le testimonianze scritte della loro vita sotto le armi. Non è espressamente previsto alcun riferimento riguardo gli organismi militari e quindi si lascerebbe intendere che tale prezioso patrimonio non possa entrare a far parte dei beni culturali delle Forze Armate, per clìsperclerlo in rivoli e torrenti e con iJ rischio, neppure così remoto, cli vedere frammentate le fonti più personali e intime cli chi , sotto le armi, intendeva consegnare ai posteri i propri ricordi. In realtà, con l'istituzione degli uffici storici - alcuni dei quali hanno oltre cento anni si è lentamente aperta la possibilità di lasciare, oltre alla documentazione ul'fìcìale dei Corpi e deUe Unità, anche documenti cli tipo personale. Tra gli altri interventi interni alle Forze Armate, a mero titolo esemplificativo, si rimanda alla circolare n. 653 datata 27 agosto 194 11•1 che l' Ufficio Storico i ntitolava "Documenti di guerra e archivi cli alte personalità" con la quale si precisava: "qualora carte personali (diari, memorie, lettere, ecc.) di importanza storica o di particolare rilievo per gli individui o gli avvenimenti aì quali si riferiscono si trovino in possesso delle personalità ricordate nel precedente articolo [il riferimento è a "tutti coloro che abbiano esercitato funzioni cli comandi di grandi unità o coperti incarichi equivalenti 1, i detentori delle stesse sono invitati a darne copia o conoscenza all' ufficio storico". In questo modo, la documentazione relativa a operazioni militari rimasta, a vario titolo, presso le alte personalità nell'esercizio delle loro funzioni sarebbe potuta ritornare nell'alveo della Forza Armata, con il versamento, almeno in copia , all'Ufficio Storico dell'Esercito. Ciò avrebbe consentito cli custodire anche corrispondenza non ufficiale o cli carattere personale. In effetti, è opportuno precisare che presso gli archivi degli uffici storici non è raro trovare documentazione in originale o in minuta proveniente da alti ufficiali delle Forze Armate';. Allo stesso modo, si potrebbe estendere il discorso ad altre tipologie documentali che già, nel corso del tempo, avevano accresciuto il patrimonio archivistico cli alcuni uffici storici'6 •
" Apparsa nel Giornale Militare Ufficiale 1941 - dispensa 44. La circolare n. 43 datata 11 gennaio 1950, ave nte ad oggetto: Nonne per il censimento, il riordinamento e la conservazione del carteggio di guerra e di pace, di interesse storico, riprendeva le disposizioni del 1941. Le disposizioni del 1950 furono pubblicate nel Giornale Militare Ufficiale del Ministero della Difesa - Esercito - dispensa 2•. En trambe le circolari sono riportate in appendice al presente lavoro. " Già il col. Longo lo ricordava ne.I testo del suo intervento precisando che vi furono anche "le donazioni di incartamenti da pane di alcune famiglie" in MIN. D IFESA , Alti del primo convegno nazionale cit., p. 29. 1• Ad esempio, il generale d.i brigata aerea Lucio E. Aurelio precisava che s i conservavano presso l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Aeronautica " i librelli personali di detti Aviatori [personale che ha particolannente dato lustro all ' Aeronautica Militare]" nonché "documenti e memorie presso Enti e privati (Aviatori veterani , scrittori e
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80LLF.1'/1NO DF.LL'ARCHMO Df.LL ' Uff!C/0 STORICO
Il Codice dei beni culturali e del paesaggio e le Forze Armate Al Testo Unico del 1999 ha fatto seguito il Codice per i Beni Culturali e per i1 Paesaggio'7. Quest'ultimo è stato emanato a seguito della legge 6 luglio 2002, n. 137 recante "Delega per la riforma dell'organizzazione del Governo e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché di enti pubblici" 18 , con la quale si delegava il governo ad adott,u·e alcuni decreti legislativi su alcuni settori tra i quali i beni culturali e ambientali'9 . In particolare, l'attenzione deve essere posta sul decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 62 recante ulteriori disposizioni integrative e correttive ciel decreto legislativo 22 gennaio, n. 42, in relazione ai beni culturali20 • L'articolo 2 ciel menzionato decreto introduceva le modifiche alla parte seconda tra le quali, all'articolo 41 erano inseriti l'ufficio storico dello Stato Maggiore della Dìfesa nonché quello del Comando Generale cieli' Arma dei Carabinieri. In tal modo, l'a1ticolo 4.1 intitolato "Obblighi di versamento agli Archivi cli Stato dei documenti conservati dalle amministrazioni. statal i" deve essere letto secondo la versione corrente2': " I . Gli organi giudiziari e amministrativi dello Stato versano all'archivio centrale dello Stato e agli archivi di Stato i documenti relativi agli affari esauriti da oltre quarant'anni, unitamente agli strumenti che ne garantiscono la consultazione. Le liste cli leva e di estrazione sono versate settant'anni dopo l'anno di nascita della classe cui si riferiscono. Gli archivi notarili versano gli atti notarili ricevuti dai notai che cessarono l'esercizio professionale anteriormente all'ultimo centennio. 2.11 soprintendente all'archivio centrale dello Stato e i direttori degli archivi di Stato possono accettare versamenti di documenti più recenti, quando vi sia pericolo di dispersione o di danneggiamento, ovvero siano stati definiti appositi accordi con i responsabili delle amministrazioni versanti". 3. Nessun versamento può essere ricevuto se non sono state effettuate le operazioni di scarto. Le spese per il versamento sono a carico delle amministrazioni versanti . 4. Gli archivi degli uffici statali soppressi e degli enti pubblici estinti sono versati all' archivio centrale dello Stato e agli archivi di Stato , a meno che non se ne renda necessario il trasferimento, in tutto o in parte, ad altri enti. 5. Presso gli organi indicati nel comma I sono istituite commissioni di sorveglianza, delle quali fanno pa1ie [rappresentanti del Ministero e] il soprintendente all'archivio centrale dello Stato e i direttori degli archivi di Stato quali rappresentanti del Ministero, e rappresentanti del Ministero dell'interno, con il compito di vigilare sulla corretta tenuta degli archivi correnti e di deposito, di collaborare alla definizione dei criteri di organizzazione, gestione e conservazione dei documenti, di propor-
giornalisti aeronautici ecc) e talora presso l'antiquariato librario", LUCIO E. A UREU O, li comri/mto dell'Ufficio Storico dell 'Aeronautica Militare alla storiografia militare italiana , in M1N. D11"ES."> , Atti del primo convegno nazionale c it., pp. 41 -45. TI capo ufficio storico deHo SME nel corso della discussione successiva alle tre relazioni dei capi uffici storici così si esprimeva sulla documentazione custodita dal suo ufficio: "l'Ufficio Storico dello S.M.E. non è depositario di tutli i carteggi e dei documenti degli Organi militari centrali ,e periferici , ma solo del materiale documentario che si riferisce all'attività delle unità dell'Esercito, in pace e in guerra. Ne sono pertanto escluse le documentazioni di carnt.tere politico, amministrativo, matricolare, ecc." , ivi, p. 54. "Decreto Legislati vo 22 gennaio 2004, n. 42 recante "Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo IO della I. 6 luglio 2002, n. 137", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 febbraio 2004, n. 45 serie ordinaria. "Pubblicata nella Gazzeua Ufficiale dell'8 luglio 2002, 11. 158. 1 • Articolo IO , comma l , lettera a) . Sull 'argomento sono scali adonati il d. lgs. 22 gennaio 2004, n. 30 recante "Modificazioni alla disciplina degli appalti di lavori pubblici concernenti i beni culturali", apparso nella G.U. 7 febbraio 2004, n. 31 e il d. lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 sopra richiamato. '" Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 aprile 2008, n. 84. " Sono riponate in grassetto le modifiche intervenute nel 2008 e trn parentesj quadre le parole eliminate. "Comma così modificato dal numero I) della lettera 1) del comma 1 delJ'art. 2, D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 62.
LEG!SU.ZIONE I: ORGANJZ:Z,\7.IONE ,\RCHfVISTICA
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re gli scarti di cui al comma 3, cli curare i versamenti previsti al comma I , di identificare gli atti di natura riservata. La composiz ione e il funzionamento de lle commissioni sono disciplinati con decreto adottato dal Ministro di concerto con il Ministro dell'interno , ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto I 988, n . 400. Gli scarti sono autorizzati dal Ministero [per i beni e le attività culturali]21 . 6. Le disposizioni del presente articolo non si applicano al Ministero [per gliJ degli affari esteri; non si app licano altresì agli stati maggiori della d ifesa, dell 'esercito, della marina e dell ' aeronautica, nonché a l Com ando generale dell' Arma d ei carabinieri, per quanto attiene la documentazione di carattere militare e operativo"" .
L'articolo 4 1 è inserito nella parte seconda del decreto legislativo riservata proprio ai beni culturali. All'inte rno d i tale parte l'articolo è inserito nel titolo primo "Tutela", capo III "Protezione e conservazione", sezione II "Misure dì conservazione". In definitiva, al pari del Ministero degli Affari Esteri. gli Stati Maggiori della Difesa, Di Esercito , Marina e Aeronautica e il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri non hanno obbligo d ì versamento. Conseguentemente , tali organismi dì vertice devono assolvere le funzi oni di enti di conservazione e tutela attraverso gli organi deputali a tale compito: gli uffici storici. Secondo alcuni autori vi sarebbero perplessità sulla questione , in guanto " non è chiaramente definita la disciplina relativa alla documentazione d i molti enti e corpi militari, specie a livello territoriale"2s. Tali perplessità, a giudizio di chi scrive, non sussistono sulla questione. Infatti , sono possibili alc une osservazioni: per il caso del Ministero degli Affari Esteri si è sempre parlato genericamente ciel M ini stero, ma nessuno ha sollevato obiezioni sul fatto che l'archivio storico di quel ministero conservi la docume ntazione delle ambasciate e delle sedi consolari ali 'estero. Conseguentemente, si desume agilmente che la definizione data dal legislatore nei più recenti testi normativi in mater ia archivistica intende fare riferimento a tutta la struttura ministeriale con le sue propaggi ni periferiche; per quanto riguarda poi gli stati maggiori, si deve considerare che, inizialmente, i precedenti testi normativi si richiamavano genericamente al Ministero della Difesa, mantenendolo al pari di quello degli Affari Esteri e, secondo quanto espresso in precedenza per quest' ultimo organismo, le norme in materia di versamento (o meglio di non versamento) si applicavano a tutti gli enti dipendenti dal Ministero della D ifesa, eccezion fatta per i distretti militari; conseguentemente , quando al Ministero della Difesa sono stati sostituiti gli stati maggiori, questi ultimi sono subentrati nella politica generale dì conservazione e tute la al pari del Ministero degl i Affari Esteri , cosicché nulla è cambiato riguardo al versamento degli enti periferici agli stati maggiori che si sono ri volti sempre ai propri uffici storici26;
" Comma così modificato dal numero 2) della lettera 1) del comma I dell'art. 2, D.Lgs. 26 marzo 2008. n. 62. '' Comma così moditìc11to dal numero 3) della lettera t) del comma l dell'art. 2, O.Lgs. 26 marzo 2008, n. 62. ln realtil, così ripona la pagina web del l'Archivio Centrale cleJJo Stato: "Per quanto riguarda i versamenti, gli uffici cemrali della Pubblica Amministrazione, con esclusione del Ministero degli Affari Esteri e degli Suiti Maggiori del Ministero della Difesa, versano i docume111i relativi agli affari esauriti da oltre quarant'anni". Si veda l' indirizzo internet hnp·//www archjvj henjcu lturalj j(/ACS/versamemj html consultalo il 29 settembre 2009. " PAOI.ACARUCCI - MAR IAGUERCIO, Mc111.11ale di Archivislica, Roma, Carocci, 2008, p. 36. 6 ' Ad esen1pio, l'Ammiraglio di Squadra Carlo Paladini, nel presentare la propria relazione precisava, circa il periodo della Il G.M .. che '·grave invece si presentò la situa1.ione della documenlaòone relativa al conflitto ancora in al-
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BOLLE7TINO DELL'ARCHt\110 /J!il.l.' U FFICIO STORICO
gli stati maggiori sono espressamente indicati nell'articolo quarantuno, ma non solo quanto organismi che non hanno obblighi di versamento agli Archivi di Stato, quanto veri e propri istituti di conservazione attraverso gl i uffici storici che sono specificatamente incaricati di ciò . Infatti, se si osserva la posizione dell'articolo in precedenza menzionato all'interno di tutto il Codice, si può chiarire meglio la questione. L'inserimento dell'articolo e delle espressioni che si riferiscono agli stati maggiori all'interno del titolo riservato alla hitela, al capo che tratta la protezione e la conservazione e alla sezione che dedicata alle misure di conservazione, chiarisce ampiamente che quanto detto sopra è perfettamente in linea con tutto il testo del codice dei beni culturali e del paesaggio. Dalle osservazioni ora espresse ne discende agevolmente che gli stati maggiori, attraverso i propri uffici storici, provvedono alla tutela, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio archivistico - ma non solo - custodito dai comandi, enti e reparti che sono dipendenti gerarchicamente o in linea funzionale. L'Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa L'Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa è l'ultimo nato tra gli istituti culturali e di conservazione degli Stati Maggiori/Comandi Generali. Sotto un profilo temporale, sebbene già nel corso del I Convegno Nazionale di Storia Militare si fosse affrontata la questione2' , si può far risalire la sua origine al convegno di studi che ebbe luogo presso il Comando Generale della Guardia di Finanza il 19 e 20 ottobre 2005 intitolato "Archivi, Biblioteche, Musei Militari - Lo stato attuale, le funzioni sociali, gli sviluppi" . Il convegno fu organizzato dalla Commissione Italiana di Storia Militare , organismo che si occupa cli coordinare le iniziative storiche comunj deUe Forze Armate italiane (e del Corpo della Guardia di Finanza) con quelle a livello internazionale all'interno della Commissione Internazionale di Storia Militare (CTHM, Commission Internationale cl'Histoire Militaire), oltre a condurre, generalmente, un convegno nazionale con cadenza annuale1•.
to: infatti alcuni archivi di Comandi con sede in territori occupati dal nemico andarono perduti; altre frettolosamente rnccolti e spediti in luoghi più sicuri andarono in parte dispersi; e infine, cosa p.iù grave, la documentazione più ricca ed interessante, cioè quella di Supermarina (Alto Comando Centrale della Marina durante la guerra) era rimasta in una sede decentrata nei dintorni di Roma, sede che fu occupata prima dalle truppe tedesche e poi da quelle americane", CARLO PALADINI, /I contributo dell' Ufficio Storico della Marina alla storiografia milirare italiana, in M rN. DrFESA, Atri del primo convegno 1uizio11ale cit., pp. 35-40. È evidente, quindi, che già nel 1969, l'ammiraglio facesse riferimento ali' a~.ione di recu pero di documentazione riferibile sia alle funzioni ass~lte dallo Stato Maggiore della Marina sia dei Comandi da questo dipendenti. lnoltre, anche il Gen. B.A. Lucio E. Aurelio ricordava che "l'aggiornamento delle fonti storiche avviene prima di tlltto med iante la documentazione periodica inviata da Enti e Reparti" e inoltre che tra i compiti dell' Ufficio si potevano annoverare la "mc-colta, conservazione ed elaborazione dei documenti storici cli pace e cli guerra interessanti l'Aeronautica e in primo luogo dei Diari storici e delle Relazioni operative di guerra e delle Memorie storiche di Enti. e Reparti in tempo di pace'', L. E. A URELIO, Il contributo dell'Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare cit., in M1N. DIFESA, Atti del primo convegno nazionale cit., pp. 4 J-45. " Il generale C.A. Mario Puddu così si esprimeva a riguardo "sembrerebbe comunque opportuno riunire la documentazione del Comando Supremo in un ufficio storico (o sezione) eia porre alle dipenden ze dello Stato Maggiore della Difesa, con la funzione di coordinamento delle attivi tà dei tre uffici storici delle Forze Armate, poiché ho l'impressione che siano diversi l'esame (raffronto trn la nostra documentazione e quella dell'ex nemica) e la ricostruzione documentata degli avvenimenti bellici (li mitazioni per uso interno) da parte di detti Uffici" in M1N. DIFESA, Atri del primo convegno nazionale cit., p. 50. 21 Per una presentazione della Commissione Italiana di Storia Militare si ri manda a GIULIANO GIANNONE, C!Si'vf: la storia e il mondo militare in "Jnformazioni della Difesa - Periodico dello Stato Maggiore della Difesa" , n. 2/2006, pp. 51 -55.
LF.GIS/.1\Z!ONE E ORGAN/7.Z.AZJONE ARC//IVISHCA
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A seguito ciel convegno dedicato agli archivi, musei e alle bibliotecbe militari, si avviò una nuova fase di ritlessione all'interno degli organismi della Difesa. In effetti, fu proprio da quell'iniziativa che partì la proposta cli creare "un Ufficio Storico nell'ambito dello Stato Maggiore della Difesa" 29 • Secondo alcuni, un compito del nuovo Ufficio Storico sarebbe stato l'assorbimento delle competenze della Commissione Italiana di Storia Militare, assicurando una continuità istituzionale che, sino a quel momento, era stata piuttosto ridotta in considerazione del fatto che l'incm·ico cli presidente della Commissione era attribuito all'ufficiale più anziano tra i Capi degli Uffici Storici delle Forze Armate, il quale si sarebbe avvalso del proprio personale per la gestione dei compiti organizzativi e amministrativi senza poter fare affidamento su una struttura permanente. Si aggiunga che, ad ogni cambiamento di presidente della Commissione, sarebbe dovuto cambiare anche l'Ufficio Storico detentore della documentazione prodotta dalla Commissione e riavviare un'attività di conoscenza fin nei minimi eiettagli amministrativi del funzionamento della Commissione stessa , con evidenti rischi cli minore efficienza dell'azione in tale settore. Lo stesso autore, una volta chiarita la sovrapposizione tra l' istituendo Ufficio e la CISM, individuava alcune linee d'azione progranunatiche: dotare lo Stato Maggiore della Difesa di un suo archivio storico, rispondendo così implicitamente a coloro i quali avevano sollevato I.a questione del versamento (o mancato versamento) delle carte dello Stato Maggiore della Difesa30; coordinare le attività degli Uffici Storici di Forza Armata; curare l'uniformità della normativa in materia di inventariazione del materiale documentale, omogeneizzandola. Va riconosciuto che, clall'istituz.ione dell'Uffic.io Storico dello Stato Maggiore della Difesa, avvenuta alla fine del 2006, le attività cli tale organismo sono state molteplici. Innanzitutto, è opportuno sottolineare come si sia provveduto tempestivamente a riconoscere la funzione di istituto cli conservazione a tale Ufficio, prevedendo contestualmente l'esonero dello Stato Maggiore della Difesa dall'obbligo di versamento cli documentazione all'amministrazione archivistica con la modifica cleU'mticolo 41 ciel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. In secondo luogo, l'Ufficio ha provveduto a garantire la continuità dell'azione della CISM organizzando, per gli anni successivi, due convegni nazionali di storia mil itare e provvedendo a organizzare, gestire e condurre il XXXIV congresso internazionale di storia militare3 1 • È evidente che tali attività hanno rappresentato un impegno sostanziale delle risorse disponibili e permesso di operare in sinergia con gli Uffici Storici delle Forze Armate e della Guardia cli Finanza, nonché garantire un 'attività istituzionale senza soluzioni di continuità con la "vecchia" CTSM, ove il presidente era un Capo Ufficio a rotazione sulla base dell'anzianità di grado.
"' Ivi, p. 54. 30 S.i rimanda a NICOLA L!1BANCA, Musei miliwri, socie,à 11aziona/e ricerca scientifica, in MINISTERO DELLA DIHiSA - COMMISSIONE ITAI.IANA 01 STORJA MILITARE , Archivi, Biblioteche cit., pp. 21 4-223 e, in particolare, 221. " Il IO ottobre 2007 in collaborazione con il Comitato di Roma per l'Istituto per la Storia del RisorgiJnemo itali ano , si è tenuto a Roma, presso il Centro Alti Studi della Difesa, il convegno nazionale. di storia militare dal titolo "Giuseppe Garibaldi l' uomo. il condottiero, il generale. A questo è seguito il XXXIV congresso internazionale di storia militare (CIHM), tenutosi a Trieste dal 31 agosto al 5 settembre 2008 sul tema: "Conflitti militari e popolazioni civili: guerre tornii, guerre limitai.e, guerre asimmetriche'' . Si veda inoltre il convegno nnionale che avriì luogo a Roma presso il Centro Alti Studi dell a Difesa il 5 e 6 novembre 2009 su "la Seconda Guerra cl' Indipendenza".
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BOLlE1TINO DC:ll 'ARClll\1/0 DC:ll' UFFICIO STORICO
f Si ritiene, pertanto, che gradualmente, qualora non già avviato, le prossime attività saranno rivolte all'assolvimento degli altri compiti istituzionali che Giannone aveva individuato per tale Ufficio Storico. Certamente, le attività da condurre sono numerose e complesse ma, a parere cli chi scrive, richiedono gradualità d'azione e concretezza di realizzazione. Solo in questo modo sarà possibile avere la possibilità, tra qualche anno, cli vedere realizzato nell'ambito dello Stato Maggiore delta Difesa, un AJchivio Storico dell'Ufficio Storico funzionale allo svolgimento cli attività di ricerca di studiosi militari e civili.
UUfficio Storico del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri Per quanto riguarda l'Ufficio Storico dell'Arma dei Carabi11ieri si rimanda a quanto già detto in altra sede, sintetizzando in queste pagine alcuni momenti più significativi della vita dell 'Ufficion. Per completezza, è opportuno ricordare che, almeno sino all'istituzione dell'Ufficio Storico del Comando Generale cieli' Arma, le funzioni d'istituto di conservazione furono assolte dal Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri al quale era stata assegnata tale missione sia pure con criteri oramai desueti. Nel 1920 si realizzò "presso la legione allievi in Roma, [una raccolta di] cimeli, documenti e ricorcli"33 • Infatti, sin dal 1925 il Museo ebbe come scopo statutaiio "quello di custodire degnamente i cimeli, l'archivio storico, la biblioteca, nonché tutti i ricordi dell 'arma relativi all'azione da essa svolta sia in pace che in gue1Ta, e cli proseguire nella raccolta cli eletti cimeli e ricordi".\<'. Tra i compiti assegnati al consiglio direttivo del Museo vi era anche l'impegno di dedicarsi "alla ricerca, raccolta e all'ordinamento dei materiali, cimeli e documenti che riguardano la cronistoria dei vari reparti dell'arma, gli atti di valore individuale compiuti dai singoli suoi componenti, ed infine di tutto ciò che può servire a dar risaltare l'azione svolta dall'arma sia in occasione di pubbliche ca)amità, come nei servizi a tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e nella lotta contro la delinquenza, nonché il riconoscimento da parte del Paese delle benemerenze acquistate dall'arma stessa"35 •
Dopo oltre quindici anni , il regio decreto 2 dicembre 1941 n. 1591 introdusse un nuovo statuto in sostituzione cli quello del 1925 . Poi, si dovette attendere il 1962 per stampare un nuovo statuto che modificava l'edizione del 1942. In ogni caso, l'estinzione della personalità giuridica dell'ente morale avvenuta nel 1998, non limitò l'azione del Museo che si occupò di custodire beni culturali di varia nat11ra, tra i quali anche quelli archivistici.
" F 1, Av10 CARllOKE, L'Ufficio Srorico
del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri. lsriwzione, problematiche attuali, sviluppi in M INISTERO DELLA Dlf'ESA - COM.MISSIONE ITALIANA DI STORIA MlLtTARE, Archivi, Biblioreche, Mli· sei Militari · Lo stato arruale, le funzioni sociali, gli sviluppi, Aera del Convegno di Studi tenuto a Roma il 19 e 20 ouobre 2005 presso il Comando Generale della Guardia di Finanza, Roma , 2006, pp. 70-86. È opportuno ricordare che, nel Bollettino si era già dato spazio alle fonli documentali dell'Anna de i Carabinieri: F LAV IO CARBONE, Ma1eriali per una sroria dell'Anna dei Carabinieri: il Museo Sroric:o, l ' Ufficio Slo rico del Comando Generale e la norlll(Jliva per la conservazione dei documenti storici, in Stato Maggiore dell'Esercito, " Bollettino dell'Archivio de ll'Ufficio Storico" , a. IV n. 7-8 gennaio/dicembre 2004, pp. 7-16 . " MUSEO STORICO DELL' ARMA DEI C ARABINI ERI REALI (a cura della direzione dell'Istituto), Sia/li/O organico e regolamelllo interno, Roma.1.942, p. 5. Per alcune informazioni su ll 'istituto si veda anche S. TRANI, Lefonri cit. " Come indicato dall'articolo 2 dello statuto organico del museo approvato con Regio decret<i 3 dicembre 1925, n. 2495. In realtà il museo l'u inaugurato ufficialmente solamente il 6 giugno 1937 dopo che si era proceduto al rifacimento dell ' intero fabbricato modificandone la stru1.lura originaria allo scopo d i ospitare conven ienlemente il materiale museale e archivistico che, ne l frauernpo, era staici raccolro . " Articolo 6 dello statuto organ ico.
LEGISl.4ZIONE E ORCANl'lZAZIONE AIICHIVJSTICA
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Nel frattempo, sin dal 1965, era stata istituita una sezione storica all'interno dell'Ufficio Operazioni del Comando Generale dell'Arma che, ben presto, fu elevata a Ufficio. In realtà, tale ufficio ebbe vita difficile sia per la sua successiva soppressione e riduzione a sezione dell'Ufficio Pubbliche Relazioni, sia per i continui cambi di dipendenza gerarchica che, in ultima analisi, hanno posto l'Ufficio Storico del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri alle dipendenze ciel Vice Comandante Generale del)' Arma. Probabilmente, anche per l'Ufficio Storico del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, il convegno di studi ciel 2005 rappresenta un momento di sintesi delle proprie attività e di riflessione sulla missione da assolvere e sui compiti futuri . Successivamente, <lal 2006 , l'Ufficio è stato riconfigurato su due sezioni una dedicata a "studi e ricerche" e l'altra denominata "documentazione". InollTe, con la modifica dell'articolo 4.1 del Codice per i Beni Culturali e per il Paesaggio ciel 2008, anche il Comando Generale è stato esonerato formalmente dall'obbligo di versamento all'amministrazione archivistica della documentazione custodita dall'Arma. Da ciò, la posizione istituzionale dell'Ufficio Storico è stata rafforzata, poiché svolge a pieno titolo la funz ione d'istituto di conservazione per tutta l'Arma dei Carabinieri. In sintesi, poi, va ricordato che l'azione deJl'Ufficio Storico del Comando Generale del!' Arma dei Carabinieri è simile a quella degli altri Uffici Storici delle Forze Armate36, eccezion fatta per l'attività editoriale che, al momento, non rientra nei suoi compiti istituzionali. In definitiva, si può ritenere che se quanto sinora è stato realizzato rappresenta un'evidente crescita in termini di presa di coscienza in materia cli tutela, conservazione e valo1izzazione ciel pau·irnonio documentale, ulteriori passi sono ancora necessari. Alcune considerazioni TI patrimonio documentale custodito dagli istituti di conservazione degli organismi m ilitari rappresenta una fonte preziosa per lo svolgimento d.i numerosi filoni di ricerca. Se quello principale, sostenuto dalle stesse Forze Armate e Corpi Armati, è riservato alla storia istituzionale e del proprio personale, le fonti custodite "dai militari" consentono cli promuovere anche altri filoni di ricerca come quelli, a mero titolo esemplificativo, descritti all'inizio cli tale contributo. Certamente, l'azione di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio documentale è un ' azione complessa che richiede anche strategie di medio e lungo periodo per consentire di ottenere un ritorno, non meramente economico, alle Istituzioni militari. A mero titolo esemplificativo, potrebbe essere interessante incentivare ulteriormente lo studio delle .istituzioni militari al l'interno degli istituti di formazione delle Forze Armate prevedendo l' attribuzione di una borsa cli studio per gli allievi o gli ufficiali che decidano cli affrontare un terna di storia mi litare nella stesura della tesi di laurea specialistica. In un periodo come quello attuale, attraversato eia evidenti difficoltà di bilancio, è necessario poter testimoniare all' interno dell'organizzazione in cui si opera e all'esterno di essa, che gli investimenti da riservare al settore dei "beni culturali militari" possano essere effettivamente produttivi, garantendo un ritorno d' immagine e formando competenze professionali di alto livello che possano costituire delle risorse preziose nell'ambito cli tutti gli organismi militari a cui si possano affiancare professionisti esterni qualificati. Concluclendo, si deve riconoscere che lo sforzo degli Stati Maggiori/Comandi Generali
"· Si rimanda ai vati contributi apparsi su questo BoJleLtino.
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BOLlE'/TINO n eu ,'ARCIIIV/0 DEl l'UFFICIO STORICO
verso la tutela e la conservazione del prezioso patrimonio archivistico custodito presso gli Uffici Storici è stato sinora significativo anche se resta ancora molto da fare. In particolare, è necessaria una espansione degli archivi (con i conseguenti investimenti) per la costituzione di nuovi depositi necessari all'incremento del patrimonio degli Uffici Storici. Inoltre, la consapevolezza nella gestione di tale patrimonio deve essere integrata, qualora non ancora e manata o in fase di revisione , con una regolamentazione interna agli organismi militari che, approvata dalle superiori autorità, possa costituire un percorso che conduca all'avvio di un costante flusso di versamenti presso gli Archivi degli Uffici Storici in linea con le previsioni normative in vigore. Conclusioni
TI patrimonio documentale custodito dagli istituti di conservazione degli organismi militari rappresenta una fonte preziosa per la ricerca storica in numerosi campi. L'attività degli Uffici Storici rivolta alla tutela e alla conservazione dei documenti prodotti o comunque custoditi dagli organismi militari è un valore prezioso per l'organisn10 militare che ha la possibilità di valorizzare la quotidianità attraverso la propria storia. Il compito degli Uffici Storici è sicuramente arduo e complesso, soprattutto nel momento in cui tutta l'organizzazione militare vive un periodo di cambiamenti, ristrutturazioni, ridimensionamenti o peggio ancora riposizionamenti in nuove realtà territoriali con il conseguente rischio di veder disperso il patrimonio che tali organismi "con le stellette" custodiscono. L' inserimento dello Stato Maggiore della Difesa e ciel Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri all'interno del testo corrisponde a un netto miglioramento nel processo di conservazione della documentazione militare. Certamente, c'è ancora molto da fare ma sembra che tale segnale costituisca un evidente indirizzo della politica in materia di tutela e conservazione dei beni culturali all'interno del Ministero della Difesa.
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LEGISLAZIONE E ORGANIZZAZIONE 1\RCNl\1/STIC,\
Allegato 1
STATO MAGGIORE PER LA DIFESA DEL TERRITORIO UFFICIO STORICO Circolare n. 653
27 agosto 1941
(pubblicata nel Giornale Militare Ufficiale anno 1941 dispensa 44n) Da qualche tempo direzioni di musei, di archivi o di altre istituzioni del genere si rivolgono direttamente ai comandi di grandi unillt operanti per ottenere caite di carattere militare dell'attuale guerra per le proprie collezioni o procurano di assicurarsi documenti esistenti presso alte personalità rnjlitari. È stato inoltre notato come di frequente anche singole persone tendano a costituirsi archivi propri con atti in loro possesso a cagione delle funzioni esercitate. Poiché motivi di evidente interesse vietano che tali carte siano consegnate aprivati , sottraendole così all' unico ente incaricato della conservazione dei ca1teggi di guerra, con riferimento alla circolare n. 3040 R. del 17 aprile 1925 del ministero della guerra (Gabinetto: segreteria militare), sul riordinamento e conservazione del carteggio di guerra e sui documenti di carattere ufficiale e di carattere storico , e all' a11. 56 della «Raccolta cli disposizioni permanenti>> 1932-X, fase. 6, «Corrispondenza d'ufficio e servizio postale e telegrafico», e in analogia a quanto è sancito per i documenti pertinenti allo Stato dalla legge 22 dicembre 1939-XVUI, n. 2006 , sul nuovo ordinamento degli archivi del Regno , si dispone: 1. È fatto assoluto divieto di cedere direttamente agli enti privati qualsiasi denominazione od ufficio questi abbiano, carte ufficiali appartenenti, a comandi militari, teJTitoriali od operanti. L'unica sede che può e deve accogliere tali carte è l'ufficio storico dello stato maggiore, che ha tra i suoi compiti quello di raccogliere e conservare nel proprio archivio la documentazione di quanto ha operato il R. esercito. 2. Ogni domanda del gene,re deve essere esaminata dal predetto ufficio, il quale potrà consentire - esclusi sempre gli atti aventi prevalente carattere cli documentazione ufficiale riservata - la cessione di copie, mai di originali, di carte che per la loro origine e qualità non risultino di particolare interesse ai fini della documentazione storica affidata all 'ufficio stesso . Le autorità militari, in obbedienza a quanto disposto dalla circolare n. 319 giornale 1nilitare 1921, provvederano ad informare l'ufficio storico dell'eventuale esistenza di tali documenti in sede non competente. 3. Tutti coloro che abbiano esercitato funzioni cli comando di grandi unità o coperti incarichi equi valenti sono tenuti a versare, ali ' atto della cessazione dalle rispettive funzioni o dal servizio, analogamente a quanto dispongono la ricordata circolare n. 3040 e l'articolo 12 della legge 22 dicembre 1939-XVUI, all'ufficio storico, i documenti da essi temporaneamente conservati per causa delle proprie funzioni. Uguale obbligo è fatto agli eredi ove il detentore sia deceduto prima di eseguirne la consegna. I singoli comandi territoriali avvertiranno per il necessario esame dei documenti e per il loro ritiro l'ufficio storico dello stato maggiore, il quale vi provvederà direttamente o con la collaborazione dei comandi stessi. 4. Qualora carte personali (diari, memorie, lettere, ecc.) di importanza storica o di particolare rilievo per gli individui o gli avvenimenti ai quali si ri feriscono si trovino in possesso delle persone ricordate nel precedente articolo , i detentori delle stesse sono invitati a dame copia o conoscenza all'ufficio storico. Il Sottosegretario di Stato: Sc urno
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80UJ:,Tf/NO DELL' ARCHIVIO VELL' UrFJC/0 Sm111co
f Allegato 2
N. 43 - Disposizioni varie - Norme per il censimento, il riordinamento e la conservazione del carteggio di guerra e di pace, di interesse storico (Stato Maggiore - Esercito - Ufficio storico) - 11 gennaio 1950 (pubblicata nel Giornale Militare Ufficiale - Ministero della Difesa - Esercito anno 1950 dispensa 2a) In attesa che siano emanate nuove norme generali per la conservazione o per l'eliminazione degli atti dei vari carteggi, si rende necessario procedere al censimento, riordinamento e conservazione ciel carteggio cli guerra e cli pace, avente particolare interesse storico e pertanto si dispone: 1. il carteggio di cui trattasi comprende: a) raccolte cli diari storici con relativi allegati o di memorie storiche, compilati durante il periodo di guerra. Occorre tenere presente che gli avvenimenti susseguiti all'8 settembre 1943 hanno causato dispersioni e frammischia menti; nell'eventualità che siano comunque rinvenute nuove documentazione del genere (oltre quelle già trasmesse allo S.M.E. - Ufficio Storico) , necessita cbe esse siano convenientemente riordinate, qualunque sia la loro provenienza, e segnalate allo S.M.E. secondo le norme di cui al successivo capo 6°; b) relazioni comunque attinenti a fatti bellici, memorie rel.ttive ali' organizzazione difensiva; pubblicazioni di propaganda; raccolte di ordini del giorno; atti di inchieste e di discriminazione nei quali figurino anche narrazioni di eventi bellici; raccolte di documentari fotografici; memorie o lettere personali di comandanti; raccolte di regolamenti, circolari e direttive, emanati comunque e dovunque durante i periodi bellici o durante cicli operativi; raccolte cli ordini dati e ricevuti nelle circostanze suddette; documenti riguardanti dislocazioni, movimenti, cli truppe, azioni svolte; situazioni grafiche o descrittive, ecc ... ; tra tale documentazione dovrà essere compresa quella relativa a comandi e reparti della Repubblica Sociale Italiana; c) atti amministrativi, ruoli e disposizioni matticolari cli guerra; atti cli disciolte direzioni di servizi e cli intendenze; carteggio relativo a norme contrattuali per approvvigionamenti cli guena; dati statistici; tabelle di perdite; complessi di segnalazioni periodiche ecc.; d) memorie storiche compilate in tempo di pace riguardanti dislocazioni e forza delle unità, addestramento, esercitazioni, disciplina, dati statistici; e) documentazione del nemico; carteggi inerenti ad interrogatori; atti di prigionieri di guerra; carte, piani schizzi ecc. catturati al nemico; manifesti , ordinanze emanate dal nemico; manifestini lanciati dagli aerei ecc . ... 2. I carteggi di cui sopra rappresentano, per ovvie ragioni, un materiale prezioso da conservare con ogni cura, da parte dei comandi e degli enti vari cbe Ii hanno .in consegna, in archivi particolari, da denominarsi «storici», situati in locali facilmente sorvegliabili, e in condizioni che non li espongano a deterioramenti per eventuali manomissioni, umidità, parasi.ti, roditori, ecc .... Ogni Comando od Ente militare dovrà pertanto procedere all'ordinamento dei carteggi corrispondenti alle voci sopra indicate, incluclenclovi gli eventuali carteggi di unità di-
Li,GISUZIONE E ORCAJ\'17:7.AZIONE ARC/f/VISTIC,\
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sc iolte e disponendoli (ove non già fatto) in regolari cartelle d 'archivio, a ciascuna delle quali dovrà essere unito un elenco sommario delle pratiche contenute, così da facilitarne la consultazione. ln relazione all' importanza e alla riservatezza che la documentazione storica riveste, è fatto assoluto divieto d i cedere a privati o ad enti privati (qualsiasi denominazione essi abbiano), carte ufficiali appartenenti a comandi militari. L'unica sede che deve accogliere dette carte è l'Ufficio Storico dello S.M.E., in relazione al suo compito di raccogliere lutto il carteggio sopra accennato riguardante l'operato dell 'Esercito. Ogni eventuale richiesta da parte di privati o enti privati diretta ad ottenere documenti , dovrà essere pertanto esaminata dall'Ufficio Storico dello S.M .E., il quale si riserverà di consentire o meno (esclusi sempre gli atti aventi prevalente carattere d i documentazione ufficiale riservata) la cessione di copie - mai di orig inali - di carte che per la loro origine e qualità non risultino di particolare interesse ai fini della documentazione storica affi data all'Ufficio stesso. Si ritiene opportuno rammentare che, in base alle norme sempre esistite, ma in particolar modo ribadite dal capo 3° della circolare 653 Giornale militare 1941, tutti coloro che abbiano esercitato fu nzioni di comando di G.U. o ricoperto incarichi equivalenti, sono tenuti a versare all'Ufficio Storico dello S.M.E., all'atto della cessazione dalle rispettive funzioni o dal servizio, i documenti da essi temporaneamente conservati a causa delle proprie funzioni. Uguale obbligo è farto agli eredi, ove il detentore sia deceduto prima de lla consegna. Qualora carte personali (diari privati , memorie, lettere ecc) di importanza st01ica o di partico lare rilievo si trovino in possesso delle persone sopra accennate, i detentori delle stesse sono tenuti a dame conoscenza al predetto Ufficio. Poiché risulta che tali d isposizioni non sono state finora strettamente osservate e che numerosi ufficiali , anche di grado e levato, detengono tuttora documenti o diari che sarebbero invece tenuti a versare, in originale e non in copia, alJ'Ufficio Stoico dello S.M.E., si invitano i Comandi militari ten-itoriali a svolgere ricerche in questo senso e a segnalarne il ris ultato al predetto Ufficio. F ra le attribuzioni dell'Ufficio Storico dello S.M.E. vi è quella di risolvere tutti i quesiti, dubbi o discordanze circa il ri lascio da parte dei Corpi e Distretti delle dichiarazioni integrative, necessarie a defi nire delicate questioni matricolari, amministrative o legali di singoli interessati. In parallelo, anche Comandi, Corp i e Distretti ricevono richieste di dati circa posizion i individuali di militari in servizio e in congedo. Necessita quindi che i predetti Enti conservi no sino a nuovo ordine tutti i documenti dei quali sono in possesso e che possono valere a questo scopo: ruolini, giornali di contabilità. pratiche medico-legali , ecc. relativi alla 2a guerra mondiale. Ciò perché, sui dati d i esperienza della prima gueJTa mondiale e sulla base delle rich ieste che oggi pervengono, si può prevedere che tale carteggio dovrà essere ancora per lunghi anni oggetto di consultazione. I comandi mi litari territoriali trasmetteranno allo Stato maggiore Esercito (Ufficio Storico): - per il 31 marzo 1950 - un elenco sommario indicante quale carteggio del genere descritto al capo 1° essi e gli enti dipendenti abbiano in consegna e quali enti ciascuno di essi abbia costituito durante il periodo bellico (data, circolari fondamentali, destinazioni ccc .... ) ; - per il 15 maggio 1950 - una copia degli elenchi particolari dei carteggi riordinati presso il Comando stesso e presso gli enti dipendenti.
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BOU.é7TINO DéU.'ARCfl/\1/0 Déll 'UFF/CIO STORICO
f Allo scopo di rendere più omogenee, nella elencazione, le predette segnalazioni, dovrà essere seguito il criterio di classificazione dei documenti secondo l'ordine cli successione cli cui al capo l O • In base a tale censimento , l'Ufficio Storico dello S.M.E. provvederà ad indicare quali documenti dovranno essergli trasmessi e con quali modalità . 7 . La presente circolare sostituisce ed abroga t11tte le precedenti circolari relative aHa conservazione dei carteggi cli guerra o documenti cli valore storico. Roma, lì 11 gennaio 1950
Il Ministro per la difesa: PACCIARDI
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Convegni e seminari
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CONVEGNI F. SEM/Ni\lU
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La giornata di studio del 16 giugno 2009 presso la Scuola speciale archivisti e bibliotecari relativa alla "Pubblicistica in materia di archivistica militare: Storia, attualità, prospettive"
li 16 giugno 2009, presso la sede della Scuola Speciale Archivisti e Bibliotecari dell'Università degli studi di Roma La Sapienza_! , si è svolto il seminario sulla pubblicistica in materia di archivistica militare. L'iniziativa del Professore Paoloni, ordinario di archivistica generale, che, vista l'ottima riuscita, avrà ulteriori .sviluppi2, nasceva dalla necessità di aprire una riflessione graduale su alcune questioni relative ad una parte degli archivi storici statali che non sembra essere stata approfondita sufficientemente: gli archivi delle Forze Armate e dei corpi armati dello Stato. A tale scopo, è stata avviata dal professore Paoloni in stretta collaborazione con gli Stati Maggiori di Esercito, Marina e Aeronautica e i Comandi Generali dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia cli Finanza, un'attività di tipo seminari.aie aperta agli studenti dei corsi universitari, agli appartenenti alle organizzazioni militari e a specialisti di altri ambiti culturali nel tentativo di offrire un contributo alla ricerca scientifica su cli un tema solo in parte approfondito. li primo frutto dell ' iniziativa ciel professore Paoloni, è stato proprio la giornata di studio ciel 16 giugno, iniziata con il discorso cli apertura del Prorettore dell'Università La Sapienza professore Antonello B iagini. Il Prorettore ha parlato dell'importanza della documentaz.ione conservata negli archi vi degli uffici storici, da lui valorizzata nella sua costante attivia1 di studio iniziata come semplice ricercatore. Subito dopo il professore Paoloni ha illustrato le ragioni scientifiche che hanno sostenuto e sostengono la sua iniziativa tesa ad aprire un intensa riflessione sul mondo dell'archivistica militare, per ora poco conosciuto. Successivamente hanno parlato i rappresentanti degli uffici storici delle forze e dei corpi armati del lo stato: il primo è stato il tenente colonnello Flavio Carbone , Capo dell'Archivio cieli' Ufficio Storico dei CC, che ha parlato dei primi periodici cli storia militare ("Memorie storico-militari" dal 1909 al 1914, "Bollettino dell'Ufj1cio Storico " dal 1926 al 1934) , pubblicati nel1' ambito delle forze annate, ricchi di articoli e riferimenti sugli archivi militari . Il secondo intervento è stato quello del colonnello Antonino Z arcone, Capo dell ' Uffic io Storico SME, relativo al periodico cli archivistica attualmente pubblicato nell' ambito dell'Esercito "il Bollettino dell'Archivio dell'Ujf1cio storico" , iniziato nel 2001. Il terzo intervento è stato quello del capitano di vascello Francesco Loriga , Capo Ufficio Storico SMM, che ha illustrato l'attività, più che ventennale del "Bollettino d'A rchivio dell'Ufficio Storico della Marina Militare", iniziato nel 1987 e primo periodico di archivistica nel l' ambito delle forze armate. II penultimo intervento è stato quello del generale (aus.) Luciano Luciani che ha presentato
Viale Regina Elena 295 , 00181 Roma. Verranno organizzate successive giornate di studio nel corso del 2009-2010 su varie tematiche, tra le quali , presumibilmente all a fine del 2009, una giornata di studio su "versamento cd acqu isizioni di documentazione negli istituti di conservazione delle forze armate: la situazione a diec i anni dall ' emanazione del decre to legislativo 49011999 tes10 unico delle disposizioni legislalive i11111a1eria di beni c11lturali e ambie11ta/i" e, presumibilmente nella primavera del 20 10 , un altra giornata di stud io su " le fonti archivistiche re lative alla gninde guerra".
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BOI.I.F.'ITINO or:u: A11cHf\llO m :u.'UFFIC/0 STO/I/CO
f il Bollettino d'Archivio ciel Museo Storico della Guardia di Finanza, recente pubblicazione periodica, non propriamente cli archivistica, in cui vengono presentati i più importati documenti per la storia della Guardia di Finanza. L'ultimo intervento è stato guello del dottor Alessandro Gionfricla, archivista di stato presso l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell' Esercito, che ha descritto negli aspetti più propriamente tecnici, legati all'attività di censimento, riordino e inventariazione archivistica e alla ricerca storico-istituzionale, il lavoro cli redazione ciel "Bollettino dell'Archivio dell'Ufficio storico", nell'ambito ciel generale indirizzo scientifico e cli ricerca promosso dall'Ufficio Storico SME. Il Professor Paoloni ha chiuso la giornata cli studio con il suo intervento finale, sottolineando l'importanza di tutte le pubblicazioni relative alle fonti archivistiche delle forze armate che meritano una maggiore valorizzazione e diffusione ma che attualmeute rischiano addirittura di essere soppresse di fronte ai tagli previ.sti dall'Amministrazione Difesa. Membro ciel comitato scientifico e Capo della Redazione tenente colonnello Roberto Di Rosa
Saggi storico-istituzionali
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SAG(;t srORtCO·ISTITUZtONALI
Alessandro VAGNINI
La Commissione Interalleata Militare di Controllo per l'Ungheria e la ricostruzione della Honvédség nelle carte dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito Gli eventi che nell'autunno del I 918 pongono fine alla Grande Guerra sono iI risultato degli immensi sforzi compiuti in oltre quattro anni di lotta. 11 1917 rappresenta però senza dubbio il momento decisivo del conflitto, in conseguenza della rivoluzione russa, dell'ingresso in guerra degli Stati Uniti e delle ultime grandi offensive austro-tedesche, tra cui la battaglia di Caporetto· sul fronte italiano. La difficile situazione delle forze dell'Intesa rese a questo punto necessario un decisivo mutamento della strategia fino a quel momento seguita dai governi alleati, che decisero di coordinare i rispettivi piani operativi attraverso l'istituzione del Consiglio Supremo di gue1Ta. Nel marzo I 9 I 8, la firma della pace di Brest-Litovsk e la successiva resa della Romania, sancita a Bucarest il 7 maggio, avrebbero ulteriormente complicato la posizione delle potenze dell'Intesa, lasciando presagire un ultimo decisivo sforzo offensivo da parte della Germania' . Il 30 marzo il maresciallo Ferdinand Foch assunse la direzione del Consiglio Supremo che, pur rappresentando un evidente passo avanti nel quadro dei rapporti tra gli Alleati, nonostante le aspettative iniziali, non si dimostrò capace di eliminare un'ormai radicata e reciproca diffidenza2 • La nuova struttura contribuì però ad imporre l' idea cli un fronte unico, favorendo una preziosa ed ormai irrinunciabile collaborazione sul piano pratico. Ad un anno di distanza dal quel difficile novembre 1917 , il cedimento, innanzi tutto morale, dello schieramento austro-ungarico, avrebbe reso possibile lo sfondamento del fronte di Salonicco, la decisiva vittoria italiana a Vittorio Veneto e .il conseguente armistizio di Villa Giusti. Per quel che riguarda le sorti dell'Ungheria il principale evento di quei giorni è però l'armistizio siglato il 13 novembre a Belgrado tra il generale Franchet d'Esperey e i rappresentanti ciel nuovo governo magiaro, documento questo che ignorava quanto stabilito attraverso l'armistizio del 3 novembre sul fronte italiano 3 • La situazione all'interno dell'Ungheria era in quei giorni piuttosto confusa, dopo che il governo ma-
'Cfr .I. W. WHEELER-B ENNETI, Brest-Litovsk: the forgotten peace: march 1918, London , Macmillan, 1963; B. H. HART, La prima guerra mondiale 1914-1918, Mi lano, Rizzoli, 1969; J. KEEGAN, La prima guerra mondiale: una storia politic:o-111ilitare , Roma, Carocci , 2000. Sull'uscita della Romania dal conflitto, cfr. G. E. TORREY, The ending of Hostilitics on the Romanian Front: thc Armistice negociations aL 7-9 Dccember, Foc~an i, in Romaufo and World H~1r 1. A Collection of Swdies, Ja~i - Oxford - Portlancl 1999; G . CtPJ\IANU - G. JANClJ, La Romania e gli armisti,.i del 1917 e del 19 18 (Foc§ani , Belgrado), in Guerra e società nel XX secolo , Alti del Convegno, G. MANDRESClJ - G. ALTAROZ7.J (a cura di), Cluj-Napoca, Accent, 2007 . 0 Si pensi ad esempio alla posizione dell 'llalia. r-.folto si è scritto i.n fatli sulle differenze tra la politica italiana e quella dei Lre grandi alleati. Cfr. M. TOSCANO, 11 Pauo di Londra: Storia diplomatica dell'interve11to ilaliano ( 19141915), Bologna, Zanichelli, 1934; A. MONTICONE, La Germania e la neutralità italiana: 1914-/915, Bologna , Il Muli no, 197 I; L. Rt<.:CARl)J, Alleati 11011 amici. l.e relazioni politiche ira lmlia e Intesa durante la prima guerra mondiale, Brescia, Mmcclliana, 1992. ' L'armistizio di Belgrado assume quindi un chiaro significato politico e rappresenta un'evidente frattura all' interno dell'lntes,1. Cfr. L. VALIANI, &1 dissoluzione del/'Austria-U11gheria, Milano, li Saggiatore, '1985; P. PASTORELLI, Dalla prima alla seconda gue,-ra 111011dia/e. Momenti e problemi della politica estera italiana. 1914-1943, Milano, LED, 1997; A. VAC;NlNl, Momenti di storia ungherese. Politica e diplomazia. Roma , Nuova Cultura, 2008, pp. 3-27. UD.DEL
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/JOLLEITINO DELL'ARCHIVIO DELL°Ul'FICIO STORICO
f giaro aveva rescisso il 31 ottobre l'unione con I' Austria, men tre i rappresentati delle grandi potenze non avevano ancora stabilito una linea d' intervento unitaria e già cominciava a delinearsi la rivalità italo-francese per la supremazia nel bacino danubiano, ben evidenziata dal crescente nervosismo di Roma per l'attivismo francese in Ungheria e nell'alto Adriatico. In questo senso andrebbero letti anche i timori italiani per eventuali puntate francesi in direzione della capitale magiara, ripetutamente smentite nel corso delle settimane a cavallo tra il 1918 e il 19 l 9, che sembravano precludere ad una supremazia di Parigi su tutto il settore danubiano, e che erano state apertamente criticate dal generale Mario Nicolis Di Robilant nel suo incontro del 15 dicembre con il maresciallo Foch il quale, pur criticando l'eccessivo attivismo di Franchet d'Esperey, ammise di considerare l'opportunità cli una presenza francese a Budapest, poi definitivamente abbandonata a causa del d isimpegno dei britannici , senza i quali la legittimità ciel!' operazione nel quadro della strategia clell 'Intesa appari va piuttosto debole. I confini provvisori dell'Ungheria furono de facto definiti lungo le linee del cessate il fuoco stabilite in novembre, lasciando una parte della Transilvania, a sud del fiume Mure§ e ad est del Some~, sotto il controllo delle truppe romene", la maggior parte della Baranya e delle contee meridionali passarono sotto amministrazione serba in base a quanto stabilito con l'armistizio di Belgrado e furono unite al Regno dei serbi, croati e sloveni a partire dal 25 novembre, mentre una parte del Banato passava alla Romania. La Slovacchia diveniva parte del nuovo Stato cecoslovacco e con un accorcio del 6 dicembre definiva una linea cli confine provvisoria con l'Ungheria dove, la caotica situazione interna aveva nel frattempo portato alla nascita di un regime repubblicano. li 16 novembre I 918 Karolyi Mihaly aveva infatti assunto la pres.idenza provvisoria della Repubblica U11gherese, iniziando un timido processo di rifonna che dovette però ben presto confrontarsi con l'opposizione dell'estrema sinistra e le resistenze della nobiltà e della grande borghesia, contrarie a qualsiasi concessione in campo sociale e economico . Successivamente, il presidente Karolyi si sarebbe recato a Parigi, eia dove sperava cli poter meglio difendere gli interessi del Paese, anelando però incontro ali' ostilità dei francesi, i qual i si opponevano a qualsiasi accorcio che prescindesse dall'inizio delle discussioni sui preliminari di pace e che sembravano intenzionati a mettere in discussione la stessa legittimità delle autorità magiare, volendo con ciò favorire il perdurare di una confusa situazione politica che favoriva gli interessi degli alleati serbi e romeni5 • In quei mesi un'altra questione di rilievo era infatti rappresentata dalla politica espansionista di Bucarest, le cui autonome iniziative in Transilvania avevano parzialmente ixritato il governo italiano, che pure sosteneva una politica favorevole alle rivendicazioni territoriali della Romania, nonostante queste fossero formalmente in contrasto con quanto deciso a Pa' rigi dove esistevano molte perplessità , soprattutto eia parte francese, rispetto al riconoscimento delle proclamate un.ioni di Banato e Transilvania al Regat, le quali nascevano probabilmente dalla necessità di conciliare simili passi con le richieste del nazionalismo serbo ed è forse per questo che il governo francese, alla ricerca di una soluzione politica, propose una dichiarazione congiunta delle quattro potenze. Mentre si muovevano in questa direzione nei
'Il 1° dicembre 1.918 l' Assemblca Nazionale dei romen.i di Transilvania avrebbe approvato l'unione di quei territori al Regno di Romania. Cfr. A. BIAGJNl, Storia della Romania contemporanea, Milano, Bompiani, 2004. 5 Per un quadro generale della storia ungherese nel periodo trattato , cfr. C. A. MACAJffNEY, Hungary: a shor/ His10')', Edinburg, University Press, .1.968; I. R0Ms1cs, Magyarorszag tiirténete a XX szciszadhan, Budapest, Osiris, 1999; A. BlAGJN, Sioria dell'Ungheria contemporanea, Milano, Bompiani, 2006; P. FORNARO , Ungheria, Mil ano, Unicopii, 2006.
S AGGI STO«JCO·ISTJTUZIONAU
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confronti dei governi alleati, il 7 gennaio 1919 i francesi rendevano ufficiale la propria disponibilità a riconoscere alla Romaiùa lo status di alleato dell'Intesa, minacciando apertamente la posizione contrattuale dell'Italia e aumentando l'influenza di Parigi nell' intera regione danubiana6 • La situazione interna ungherese aveva nel frattempo subito una decisiva evoluzione in senso rivoluzionario, nel corso di febbraio l'attività dei gruppi dell'estrema sinistra si era fatta particolarmente pericolosa e il debole governo Karolyi non aveva saputo mantenere il controllo della situazione. La dirigenza magiara era consapevole della precarietà della propria posizione e, mentre la minaccia romena si faceva sempre più allarmante, Karolyi aveva tentato un abboccamento con il rappresentate diplomatico italiano a Budapest, Livio Borghese, nel tentativo di stabilire un dialogo ufficioso con Roma, dalla quale si sperava di ottenere un sostegno contro le pretese degli Stati successori'. Una simile iniziativa avrebbe creato non pochi fastidi al govemo italiano che pure considerava attentamente l'opportunità cli sviluppare la futura politica danubiana proprio a partire dagli storici rapporti di amicizia con l'Ungheria\ che dal canto suo continuava a proporre agli italiani l'avvio di più intensi rapporti diplomatici chiedendo apertamente il sostegno di Roma, non solo di fronte alla minaccia esterna ma anche rispetto al crescere del movimento comunista9 • Gli italiani , pur impossibilitati a stipulare qualsiasi accorcio formale e privi delle risorse necessarie a fornire un sostegno materiale, cercarono di mantenere aperto il dialogo con Budapest, cercando così di scongiurare il consolidamento dei francesi nella regione a discapito dei propr i interessi. Le speranze cli sopravvivenza ciel governo Karolyi erano comunque scarse e gli italiani non si facevano ormai molte illusioni al r.iguardo10 • La crisi politica e istituzionale si protrasse nelle settimane successive fino ad esplodere nel mese di marzo, in seguito all'impossibilità del governo democratico di resistere alle pressioni esterne opponendosi alle dure condizioni territoriali che romeni, serbi e cecoslovacchi sembravano intenzionati ad imporre al Paese con il sostegno della Francia. Dopo che l'esercito rumeno aveva iniziato la propria avanzata al cli là della linea ciel cessate il fuoco , con una nota del 19 marzo, consegnata personalmente a Karolyi il giorno successivo dal colonnello Fernand Vyx, l'Intesa richiese all'Ungheria cli riconoscere i territori occupati come parte della Romania accettando una nuova linea di demarcazione lungo il fiume Tisza. Nell'impossibilità di opporsi a questi termini, iJ governo ungherese si dimise aprendo la strada alla formazione di una coalizione di sinistra guidata dai comunisti i quali, dopo aver condannato a titolo definitivo la Nota Vyx, avviarono un processo di riforma .interna e procedettero alla creazione dell'Armata Rossa ungherese, strumento attraverso il quale si sperava cli opporre una valida resistenza alla minaccia esterna. La disponibilità dei bolscevichi ad utilizzai·e la forza per affermare i diritti dello Stato ungherese rappresenta un importante elemento di aggregazione all'interno del panorama politico magiai·o, che per alcune settimane vedrà confluire anche individui estranei alla sinistra nelle file dei sostenitori del 1rnovo governo nel tentativo di organizzare la difesa del Paese cl ali' aggressione straniera.
• Questa interpretazione era stata avanzata anche dal ministro italiano a Bucarest, Carlo Fasciotti. Documenti Diplomatici Italiani (DDI), Roma, La Libreria dello Stato, 1952, Serie VI , voi. I , doc. 805 . 1 Do1,Serie VI , voi. 2,doc. 332. • Aduna s imile eventualità era particolarmente interessato il ministro degli Esteri Sonnino. Ibidem , ciac. 389. • Era stato infatti soLleci tMO eia Budapest anche un intervento militare italiano per sopprimere il movimento comunista. Dot, Serie VI , voi . I , doc . 884. 10 D01 , Serie VI, voi. 2 , doc. 434.
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BOUJ:ITINO DELL 'ARCHJVIO
vt:u} UFFICIO STORICO
L'instaurazione della Repubblica dei Consigli (Magyarorszagi 7àruicskoztéirsasdg), di cui il segretario agli Esteri Kun Béla sarebbe ben presto divenuto il leader indiscusso rappresenta l'inizio di una nuova fase nella storia ungherese che, se pur cli breve durata, avrebbe conclizionato i futuri sviluppi della situazione politica, attribuendo un rinnovato interesse alle aspirazioni espansioniste romene e coinvolgendo att.ivamente anche il comando dell 'Annata d'Oriente nella pianificazione di una strategia volta all'eliminazione della minaccia bolscevica nel cuore dell'Europa" . L' intenzione di Franchet d'Esperey di intervenire in Ungheria era del resto chiara fin dai primi giorni di aprile. In una comunicazione per il presidente George Clemenceau, presente in copia anche presso l'archivio dello Stato Maggiore dell'Esercito italiano, iJ generale francese consigliava di risolvere al più presto la questione e proponeva la fornitura cli equipaggiamento militare alla Romania per permettere il completamento della mobilitazione e l'inizio di un'offensiva contro le forze bolsceviche12 • La posizione di Bucarest era divenuta a questo punto essenziale nei piani dell'Intesa contro la minaccia bolscevica in Ungheria e in Russia e tale dato cli fatto spiega l' interesse dei comandi militari per un'accelerazione dei preparativi militari dei romeni di cui gli Alleati , dopo una serie d i incontri tra i membri del sottocomitato per la delimitazione delle frontiere, avevano inoltre riconosciuto le ambiziose pretese territoriali13 , nonostante i numerosi contrasti sorti sulla questione nel corso delle settimane precedenti, che avevano messo in dubbio la validità integrale degli accordi sottoscritti con i romeni al momento del loro ingresso in guerra. La successiva caduta ciel regime zarìsta e Ja defezione russa avevano infatti riaperto la questìone, mettendo in discussione la validità integrale degli accordi sottoscritt.i" . Il presidente ciel Consiglio italiano Vittorio Emanuele Orlando, intenzionato a difendere quanto promesso ali ' Italia con il Patto cli Londra, aveva comunque dichìarato aJJa Conferenza della Pace la volontà di mantenersi fedele ai patti sottoscritti nel corso ciel conflitto, benché l'annessione romena della Bessarabia avesse parzialmente mutato la situazione,Jimettendo in dubbio la validità del confine ungaro-romeno discusso nel 1916. Tale evento spiega in parte il sostegno fornito da Roma all'ipotes.i di istituire delle linee cli demarcazione tra le forze magiare e romene in Transilvanìa ed eventualmente, di una zona neutra presidiata da forze alleate15 • Per quanto riguarda il futuro del Banato, l'Italia aveva appoggiato senza successo la sua totale cessione alla Romania, proponendo quindi successivamente una spartizione tra Ungheria e Jugoslavia. Un problema di non faci-
" Per un approfondimento dell 'esperienza rivoluzionaria in Ungheria si veda, M. IMRE - L. SzCics, A Forradalmi Kormcin.yzotancics jegyz(fkonyvei 19/9, Budapest, Akadém.iai Kiad6, 1986; P. FORNARO, Crisi postbellica e rivo/11 zione: l'Ungheria dei consigli e l'Europa danubiana nel primo dopoguerra , Milano, FrancoAngeli, I987. La figura di Kun risulta inoltre particolarmente interessante nel quadro del comunismo internazionale.ed è stata approfondita in Italia dagli studi del prof. Fornaro; a tal proposito cfr. R. L. T6KÉS, 8éla Kun and 1he Hw1fiaria11 Soviet Republic, New York, Praegcr, 1967; P. FORNARO , Bé/a Kun, profe.uione: rivoluzionario: seriIli e discorsi scelti, 1918/936, Soveria lv.lannelli, Rubbettino, I980. " Archivio Ufficio Si.orico Stato 11vlaggiore Esercito (AUSSME), Fo!ldo E-8, Co1111nissione lntera/le(J{a di Parigi , Busta li 2, fase. 5. Le Gènèrnl Franchet d' Esperey a M. le Prèsident du Consci I, .Mi nistre de la Guerre, 4 aprile 19 19. Copia . ' ·' AUSSME , Fondo E·8, Commissione lmeral/ec11a di Parigi, Busta 75, fase. I, Delegazione Italiana per la Pace - Sezione .l'vlilitare, Promemoria sintetico sulle ji'ot11iere della Romania. Parigi, 17 marzo l 9 l 9. 11 • L'art. 4 del patto siglato nell' agosto 19 16 tra Roman ia e Intesa aveva stab.ilito una linea di frontiera che, poggiando a nord sull'a lto corso dei fium i Pruth e Tisza, si dirigeva a sud-sudovest auraverso la pianura ungherese, raggiungendo nuovamente il Tisza in prossimità di Szeged. " In una simile eventualità i comandi italiani ernno disposti a mettere a disposizione proprie truppe, da prelevarsi dal settore macedone. AUSSME, Fondo E-8, Commissione /ruerallema di Parigi, Busta 75, fase . l , Capo di Stato Maggiore Armando Diaz al Ministero degl i E~leri - Gabinetto. Roma, 20 febbraio 1919.
SAGGI S1'01/IC0·1STITUZIONAIJ
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le soluzione rimaneva però l'accettazione eia parte del governo italiano dell'armistizio di Belgrado, che contribuiva sicuramente a confondere ulteriormente la situa:t.ione, essendovi la Romania citata solo marginalmente, nonostante l'll novembre avesse ripreso le ostilità; cosa questa che indubbiamente incoraggiava il governo di Bucarest, che aveva ape1tamente contestato le disposizioni clell'armistizio'6, a ordinare il proseguimento dell ' avanzata delle proprie truppe anche al di là delle zone d'occupazione precedentemente assegnate, ignorando le direttive del comando dell'Armata d'Oriente. TI I9 aprile i romeni avevano occupato Szatrnarnémeti e il 23 Debreccn, entrando in contatto con i repa1ti cecoslovacchi in prossimità di Ungvar e raggiungendo ad ovest il corso del Tisza dove erano state costituite tre teste di ponte in prossimità di Szolnok, Polgar e Tokaj. Ali ' offensiva sviluppatasi eia nord avevano invece preso parte le forze cecoslovacche comandate dal generale Luigi Piccione sull'ala destra e dal generale francese Hennocque sulla sinistra, che non erano però state in grado di raggiungere risultati paragonabili a quelli delle unità romene. A Budapest intanto il regime bolscevico cercava di consolidare il proprio potere, avviando programmi di riforma sociale ispirati a quanto i comunisti stavano sperimentando in Russia e lanciandosi al tempo stesso in un'accanita lotta contro g li elementi giudicati nemici del nuovo governo . L'esistenza di un regime bolscevico in Ungheria, da cui peraltro g iungevano solo frammentarie notizie , rappresentava un problema di non fac ile soluzione per le diplomazie occidentali , a quel tempo già impegnate a contrastare la diffusione ciel movimento comunista in R ussia. l tradizionali rapporli di amicizia tra i due popoli e l'evidente prossimità strategica sembravano rendere possibile, in quella fase di grande confusione, la creazione di condizioni favorevol i agli interessi dc li ' Italia nella regione danubiana. Gli italiani dubitavano però delle possibilità di successo di una politica unilaterale, rinunciando ad una decisa presa di posizione sulla questione ungherese ed evitando in tal modo attriti con le altre potenze, come dimostrato tra l'altro anche dai dubbi italiani in occasione del riconoscimento del governo di Szeged. Un ruolo cli grande rilievo per quel che riguarda i rapporti tra Roma e la Repubblica dei Consigli era svolto dalla piccola rappresentanza italiana presente a B udapest, nell'ambito della quale riveste senza dubbio un valore significativo l'attività svolta dal colonnello Guido Romanelli, che attraverso i propri rapporti rendeva possibile mantenere un contatto con la situazione locale e favorire la definizione cli una posizione ufficiale dell'Italia. TI giudizio estremamente positivo della popolazione magiara nei confronti di Romanelli contribuiva inoltre ad assicurare all' ftalia un importante ritorno d'immagine. A tal proposito è doveroso citare il ruolo svolto dal colonnello in occasione del tentativo controrivoluz ionario del 25 g iugno e della conseguente condanna a morte dei cadetti della Ludovika, salvati proprio per il pronto e deciso intervento di Romanelli , che tanto avrebbe colpito l'immaginario degli ungheresi 17 • All'inizio di giugno i reparti magiari erano riusciti a contrattaccare con successo, costringendo i romeni a ritirarsi sulla riva s inistra del Tisza e spingendo anche i cecoslovacchi ad una precipitosa ritirata. A questo punto i rappresentanti delle cinque potenze presso la Conferenza della Pace ordinarono ai contendenti la sospensione
" Dl)J , Serie VI, voi. 2 , doc. 152. A l riguardo è opporLL1no considerare che le disposi zioni dell'armistizio di Villa Giusti , relativamente alla gestione dei te1Tilori austro-ungarici, stabi livano un'ammini strazione provvisoria ad opera delle autorità locali sollo il controllo delle truppe d'occupazione alleate o associare. incoraggiando quindi la rapida presa di possesso dei territori contesi da parte delle for1.e romene. "Per un quadro complessivo dell 'atti vi tà di Romanelli. cf'r. G. Ro;vi,,1-:1:1.u, Ne/l'Ungheria di Bé/a K1111 e ti11ra111e l'occupazione miliwre romena . La mia 111issio11e (maggio-11ovembre 1919), /\. BIAGIN I (a cura di) , SME- Ufficio S torico , Roma 2002.
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delle ostilità e il ritiro all'interno delle frontiere provvisorie entro le ore 12 del 18 giugno'\ ma mentre il 24 le truppe ungheresi iniziavano un ripiegamento secondo le direttive dell ' Intesa, i romeni mantenevano le proprie posizioni ed anzi ne approfittavano per rafforzarsi a li vello tattico. Gli ungheresi lanciarono quindi un nuovo attacco il 23 luglio che però, dopo intensi combattimenti nella zona di Szolnok , si concludeva con un evidente fallimento. Nei g iorni successivi, la definitiva sconfitta militare, accompagnata dal collasso ciel regime bolscevico, rendeva inarrestabile l'avanzata romena verso la capitale ungherese, che veniva occupata all'inizio di agosto. Nel frattempo il generale Roberto Segre, capo deUa Missione militare italiana a Vienna, decideva di rafforzare la posizione diplomatica della rappresentanza italiana a Budapest stabilendo che la delegazione assumesse la denominazione di Missione Militare Italiana mentre, nella sua seduta del 4 agosto, il Consiglio Supremo dell'Intesa aveva deciso la formazione a Budapest di una Missione Interalleata, inviando nella capitale ungherese una commissione composta da quattro generali in rappresentanza delle potenze dell'Intesa, l'Italia destinò il generale Ernesto Mombelli, con l'incarico cli vigilare sul disarmo e sull'esecuzione delle clausole cl'armistizio'9 • Lo Stato ungherese venne restaurato dalle forze clell 'lntesa che sostennero l'ammiraglio Horthy Mik:16s. A detenere il potere reale in Ungheria erano però le truppe romene, le quali avrebbero lasciato Budapest solamente nel novembre ciel 1919 mentre le forze di Horthy facevano il loro ingresso nella capitale restaurando un governo legittimo, il quale avrebbe poi dovuto farsi carico delle difficili trattative di pace in corso a Versailles, dove il 1° dicembre 1919 era stata ufficialmente invitata anche una delegazione magiara. Il panorama politico ungherese era però ancora confuso e soltanto nel luglio ciel 1925 Horthy riuscì a t1·ovare in Teleki Pal una figura capace di guidare un governo sufficientemente solido per confrontarsi con i numerosi problemi di politica internazionale20 . Dopo il tentativo di restaurazione cli Carlo TV nell'aprile del 1921, Horthy decise però di affidare a Bethlen Jstvan la formazione di un forte esecutivo, in grado di eliminare la possibilità di ulteriori tentativi di restaurazione. Quando il debole governo centrista di Karolyi aveva rassegnato le dimissioni lasciando la scena al regime bolscevico, Bethlen aveva rapidamente assunto la leadership del movimento anti-comunista, prima a Vienna e poi a Szeged, in collaborazione con Horthy. Rientrato nella capitale dopo la caduta di Kun, Bethlen ottenne un seggio nel nuovo parlamento ungherese, divenendo il punto cli riferimento clell 'ala conservatrice. Negli anni successivi, attraverso la fondazione ciel Partito cli Unità Nazionale, la manipolazione dell'elettorato e la stretta alleanza con i grandi proprietari terrieri Bethlen, rimanendo in carica per un decennio, sarebbe 1iuscito ad assicurare al regime una stabilità invidiabile, portanclo)'Ungheria ad aderire alla Lega delle Nazioni e sviluppando una solida collaborazione con l'Italia fascista, sancita dalla firma nel 1927 cli un trattato di amicizia e collaborazionc11 •
"AUSSMJ;, Fondo E -8, Commissione l111erallea1a di Parigi, BuMa 143, fase. 8, T. n. 8915. Parigi, .18 giugno 1919. 19 li generale !vfombelli per un breve periodo continuò a servirsi del valido contributo del colonnello Romanelli. " Cfr. L. TtLKOVSZKY, Pt,il Teleki ( 1879-1941): a biographical sketch , Budapest, Akademiai Kiad6, 1974. Sulla ben più significativa esperienza del secondo goven10 Teleki (1940-1941), cfr. G. JUHASZ, A Teleki-Kormdny kiilpolilikdja, 1939-1941, Budapest, Akademiai Kiad6, I964. "Cfr. M. HORTHY, M emorie. Una vita per l ' Ungheria, Roma, Corso, 1956; A. Dus (szerk.), Nlagyal'Ol'SZdg 1niniszterelnokei, 1848-1990, Budapest, Cégér Kiad6, 1993. S ulla figuni e la politica di Bethlen cfr. I. BrrrntEN, The Treaty of Tria11011 and E11ropea11 peace: four lecu,.res de!ivered in. Lo11do11 in 11011ember 1933 , London , Longmans, Green and co., 1934; M. 0RMOS , " L' opinione del conte Stefano Bethlen sui rapporti italo-ungheresi" , in Storia Contemporanea, 1971/2; M. SztNAI - L. SZUES, Bethlen lstwin titkos Ù'a/ai, Budapest, Kossuth Konyvkiacl6 , 1972.
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J confini definitivi dell' Ungheria furono tracciati nel corso di lunghe discussioni in seno alla Conferenza de lla Pace e ratificati con il T rattato de l Trianon de l 4 giugno 1920 , con il quale si sanciva il passaggio d i Transilvania, Banato, C ri§ana e Maramur~ alla Romania, la cessione di Baranya, Medjumurje, Prekomurje e parte dell a Bacska al Regno dei serbi, croati e sloveni, l'indipendenza di Fiume, mentre S lovacchia e R utenia subcarpatica divenivano ufficialmente parte de lla Cecoslovacchia22 • l n base al Trattato , le città di Pécs, Mohacs, Baja e Szeged, sotto amministrazione provvisoria serba dopo il novembre del 19 18, furono invece restituite all'Ungheria, che non aveva più uno sbocco al mare e che, rispclto al periodo prebellico , aveva subito pesanti perdite territoriali, la popolazione si era ridotta a soli 7 milioni d i abitanti , un te rzo rispetto al 19 1423 . Sul piano economico, i risultati delle imposizioni del Trianon si dimostrarono pa1ticolarmente duri , rappresentando la perdi ta di oltre la metà degli imp ianti industriali, con 1'83% della produzione di ghisa, il 67% degli istituti bancari e d i credito , il 62% del le fc1Tovie, a c ui si aggiungevano le perdite nel settore agricolo , che 1iguardavano oltre il 60 % della terra arabile, 1'88% delle aree boschi ve . L'Ungheria dovette inoltre rinunciare a tutti i privilegi nei te1Titori extra-europei precedentemente concessi alla monarchia austro-ungarica. Dal punto d i vista militare l' Ungheria si vide imporre condizioni particolarmente dure tra c ui fi gurava la li mitazione a soli 35.000 uomini per l'esercito ungherese (Honvédség)2•. Una parte consistente del Trattato contemplava infatti proprio le disposii ioni relative a Forze Armate e industria degli armamenti, stabilendo l'aboli:t:ione de lla leva (art. 103) imponendo poi la presenza d i soli ufficiali d i carriera (art. 109), la riduzione degl i organici e delle attività di scuole e istituti di caratte re militare (art. 110), la cessione di tutto il materiale be llico in eccesso alle potenze dell 'Intesa (art. 117) e il divieto import-export di materiale bellico di ogn i genere (art. I 18), il d ivieto d i costrnire o importare prodotti quali maschere antigas, lanc iafiamme, tanks e blindati (a1t . 119) e ulteriori lim itazioni a gendarmeria , guardie di fronti era e forestali. L' art. 135 obbligava le autorità magiare a fornire tutta la docume ntazione necessaria allo svolgimento delle attività di contro llo affidate ad un 'apposita commissione. L'art. 140 era però quello più significativo , in quanto attraverso di esso si imponeva al governo ungherese d i attivare le adeguate modifiche alla legislazione nazionale per rendere effettiva l'applicazione delle nonne ciel Trattato . Lo srrnmento att raverso il quale Je potenze alleate avrebbero supervisionato il rispetto da parte ungherese delle disposizioni del trattato di pace sarebbe stata la Commissione Milita-
" TI Burgcnland, regione contesa lra Ungheria e Aust ria. sarebbe stato successivamenle spartito in seguito ad un rererendum op1a1ivo. 5 Per un quadro sui problemi dei nuovi confini e sugli equilibri etnici nei territori dell'ex-regno d'Ungheria, cfr. C. A. M ACARTNEY, Hw1ga1y w1d Her successor. 11ze Treary ofTria11011 1111d irs conseq11e11ses 1919-/ 937, Oxford Univers ity Press, Lonclon - New York - Toronto , L937; G. JuHAsz. Magyarorszdg Kiilpolirikdja 1919- 1945, Budapest, Kossul h Konyvkiado. 1969; L. T 1II RRINO . Az J869-1 980 évi népszdmlrilnsok tbr1é11e1e és jellemzlJi, Bud,1pest, Kozpooti S1atisztikai Hivaial Népesedésstatiszlikai F6os21alyan. 1983: I. R0Ms1cs, A Tri<111011i békeszerz6dés Budapest. Osi ris Kiad6, 2001; E. D1 NOLFO, Sroria delle reladoni i111emado11ali 1918-/999, Roma, Laterza, 2002: I. Ro~1s1cs. The di.rnu1111li11g of hi.,·roric H1111gary: rlte pe(lce treary of Triono11, 1920, Wayne (NJ), Center for Hungarian Stud ies and Publicalions, 2002; R.. W. SETON-WATSON, 'T bc Prohlc m ofTreaty Rcvision and the Hungarian Frontiers", in !111emmio11al Affairs 12 (4), pp. 48 1-503. Per un interessante contributo sugli aspell i politico-militari della Con ferenza della Pace si veda anche. L. E. I..or-GO, l'a11i1•ità degli addeui 111ili1ari italiani a/l'estero fra le due guerre mondiali (1919-1939), Roma, SME - Urfic io Storico, 1999, pp . 151- 164. " Si fo qui riferimento all ' art. 104 del Trattato . Cfr. Treaty ofpeace be1111ee11 Allied ami associared powers a11dH1111gary mul pro1ocol m1d dedararion signed m Triwum , J1111e 4 /920, London, His Majes1y's Stationery Office, 1920; O. BAR1!1, S1oria delle rela::)on.i i111ema::)011ali Testi e docu111e111i, / 8/ 5-2003. Bologna. Monduui, 2004.
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f re Interalleata di Controllo (CMIC), attiva in Ungheria tra l'agosto del 192 I e il marzo del 1927. L'organizzazione della Commissione era stata fissata a Parigi dalla Conferenza degli Ambasciatori nel dicembre del 192025, quando era stato deciso lo scioglimento delle diverse Missioni militari che fino a quella data avevano svolto la propria attività in territorio magiaro. Tale decisione era una conseguenza della firma del Trattato del Trianon, che rendeva necessaria un'azione più organica eia parte delle rappresentanze alleate a Budapest, come del resto confermato dalla nota inviata il 14 febbraio 1921, e firmata dal presidente del Consiglio francese Aristide Briand, con cui la Conferenza degli Ambasciatori invitava il governo ungherese a prendere le misure necessarie per adeguarsi alle norme del Trattato in campo militare, eseguendo in tempi rapidi e in modo definitivo le disposizioni dell'art. 140, relative agli a11namenti 2~. Questo significava per l'Ungheria la revisione della legislazione militare, l'abrogazione delle nonne sulla mobilitazione e l'organizzazione della Honvédség su base volontaria. A partire dall'agosto 1922 la Commissione sarebbe stata incaricata anche delle questioni relati ve al settore aeronautico, in seguito alla chiusura delle attività della precedente Commissione Aeronautica avvenuta nel mese di aprile. Nella fase iniziale, la CMIC avrebbe avuto a disposizione 47 ufficiali e 186 uomini di truppa, in rappresentanza cli Italia, Francia, Gran Bretagna e Giappone27 • La delegazione italiana era composta dal generale Zuccari, che svolgeva anche le funzioni di presidente della CMIC, dal generale di brigata Garrone, dai colonnelli Campana e Guzzoni, quest'ultimo con funzioni di capo di stato maggiore28. La Francia era rappresentata dal colonnello Baratier, la Gran Bretagna dal colonnello Gosset e dal comandante Foster, mentre il Giappone dal tenente colonnello Miyake, il quale sarebbe stato però ben presto sostituito dal comandante Otani. Già nell'aprile del 1922 infatti , la CMIC avrebbe subito una parziale riduzione degli effettivi, passando a 26 ufficiali e 91 uomini di truppa 29 • Con il mutare delle condizioni interne ciel Paese e con l'aumentare della stabilità politica, le necessità della Commissione continuarono a mutare giustificando l'ulteriore riduzione ciel personale decisa nel settembre 1922, con la quale si portava il numero degli effettivi a soli 36 tra ufficiali e truppa, dì cui I 8 erano gli italiani. In questo periodo il Consiglio di Presidenza venne sostituito da un Consiglio dei Delegati presieduto da Alfredo Guzzoni 30• Uno dei primi interventi della CMIC consistette nella richiesta al governo ungherese cli procedere rapidamente alla modifica della legislazione nazionale per rendere effettive le disposizioni del Trianon in materia di Forze Annate e industria degli armamenti. Fin dall'inizio della sua attività la Commissione dovette comunque constatare la lentezza con cui le autorità magiare stavano procedendo all'applicazione delle dispos.iz.ioni degli Alleati, soprattutto in campo militare. Nonostante Budapest affermasse di aver già proweduto ad una riduzione degli effettivi delle Forze Armate, nella tarda primavera del 1921 1' arruolamento di coscritti era ancora in vigore e non sembravano esservi segni di una decisa riforma legislativa in questi controversi settori, così come più volte richiesto. Dopo un primo tentativo non
"AussME, Fondo E-15, Commissioni Militari lnteral/eate di Comrollo , Busta 67, fase. ·1, Risoluzione C.A. 99/III del 27 dicembre 1920. Allegato l. 2 • fbiclem, Rapport de fin d 'operations - Genera.lites, p. 2. " La delegazione italiana concava 21 ufficiali e 108 tra graduati e truppa. ,. Gli ufficiali citati erano affiancati dai te nenti colonnelli Barbieri, Bollea, Coppi e Pittoni , oltre che da 3 interpreti. 9 ' A USSME, Fondo E -I 5, Co//11nissio11i ,Wilitari l ntera//eale di Con1rol/o, Busta 67 , fase. 2, Comnùssion Militaire Interallie de Controle en Hongric, Rapport dc fin cl 'opcrations , pp. 29-30. 0 ' Tl Consigl io era composto da 3 ufficiali italiani, 3 francesi, 2 ingles i e 1 giapponese.
SACCI ~TORJCO· ISTITUZJ()N,\LI
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anelato a buon fine, un progetto specifico venne presentato il 16 d icembre 192 J. La successiva Legge Xl/1922, avrebbe recepito una serie cli direttive emanate dalla Conferenza degli Ambasciatori , adattando la legislazione magiara alle disposizioni in materia di armamenti3' . Il governo ungherese giustificava questi suoi ritardi con proble mi di carattere organizzativo ed economico, rite nendo che la ancora difficile situazione politica ciel Paese rendesse ulteriormente complicata una piena attuazione delle direttive della Conferenza degli Ambasciatori . In effetti un progetto di legge sull'arruolamento volontario era stato sottoposto all' attenzione de l Parlamento , che però aveva sospeso la questione, agg iornando i lavori per la pausa estiva. L'elemento di maggior interesse del progetto di legge, per altro d uramente contestato dalla C MTC, e ra costituito dalla durata del servizio volontario e dalla possibilità per una quota sig nificativa dei futuri militari , di prestare servizio per un massimo di tre anni, in contrasto qu indi con le d irettive della Co mmissione che richiedeva invece un servizio di almeno dodici anni. Dopo lunghe discussioni, dovute essenzialmente ai tentativi di allungare i tempi del p rocesso legislativo messi in atto dalle autorità ungheresi, il Parlamento riuscì finalmente ad approvare una legge relativa a l reclutamento del personale e alla composizione dell ' Esercito. che comunque ancora non recepiva la totalità delle istanze presentate dalla CMIC, che avrebbe infatti continuato a richiedere una modifica del testo legislativo. La Legge XLIX/192 I , promulgata dal governo del primo ministro Bethlc n, nel suo primo articolo stabiliva che "TI compito della Magyar Kiralyi Honvédség consiste nel mantenimento dcli 'ord ine e la sicurezza interna così come la difesa delle frontiere ciel Pacse"32• Nel testo ve nivano ripresi gli obblighi relativamente a lla composizione de l corpo ufficiali e alle dimensione dell 'esercito, reclutato su base volontaria (art. 5); l'art. 4 stabiliva che l'organigramma della Honvédség avrebbe seguito gli indirizzi tracciati dal Trianon e precedentemente recepiti con la l egge XXXI/I/ 1921 , me ntre la direzione degli affari deJle Forze Armate sarebbero rientrati nella sfera d 'azione del ministro della Difesa Nazionale . La durata del servizio per la truppa veniva indicata in dodici anni (art. 8) ed a questo aspett.o venivano inoltre dedicati gli a,ticol i della Parte 11 e rn del testo d i legge , che chiarivano le condizion i di rec lutamento e serviz io . La Parte lY e V erano invece dedicate rispettivame nte alla giustizia militare e alle dispos izioni di carattere penale per eventuali in frazion i. La Pa1te VI conteneva le disposizioni finali ed era all'origine delle principali critiche provenienti dai rappresentanti dell ' Intesa , in quanto indicava i criteri di effettivo passaggio dalla situazione transitoria e q ue lla defin itiva caratterizzata dall 'esercito di volontari . ln essa si stabiliva infatti che a partire dal lugJio 1922 gl i ufficiali non sarebbero più stati reclutati dai ranghi del vecchio esercito austro-ungarico (art. 37), e che dal momento dell 'entrata in vigore della nuo va legge il ministro cieli.a D ifesa Nazionale sarebbe stato autorizzato a regolare per mezzo di decreti il congedo progressivo de l personale arruolato sulla base del servizio militare obbl igatorio nella Honvédség o presso gli altri reparti d i pubblica sicurezza, evitando quindi delle scadenze prec ise per portare a compimento la fase trn nsitoria. Tale condizione rendeva possibile al Ministero ritardare o eventualmente agg irare le indicazioni de lla Conferenza degli Ambasciatori che imponevano al contrario un rapido e defi nitivo passaggio al nuovo ordinamento e sare bbe stata all'orig ine di un intenso scambio di note tra i rappresentanti del governo mag iaro e la Commissione di Contro llo . Con l'entrata in vigore della legge tutte le
' ' " Rendeleci Kozl6ny", n. 44 del 25 febbraio 1922. -" "Budapesci Kozl6ny'·, n. 294 del 30 dicembre 192 1. Il testo di legge trndono in italiano è presente nelle carte del· l'archivio dell'Uflicio Storico. A USSME, Fn11do E-15, Commissioni Militari /111erallea1e di Co111rol/o, Busta 6 7. fase. I. Allegato 3.
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BOtLETTINO DEll.'ARC/llVJO DELL'UFFICIO STORICO
disposizioni in materia di Forze Armate precedentemente in vigore venivano abrogate, mentre con la successiva edizione ciel Bollettino dei Decreti e delle Ordinanze (Rendeleti Kffzl{fny) sarebbero state pubblicate le disposizioni relative al sistema di reclutamento e alle commissioni incaricate delle relative procecluren . In aprile, sulla base delle linee tracciate dalla CMIC , per ordine cli Horhty veniva stabilita la riorganizzazione della Honvédség34 , che sarebbe stata composta da 7 brigate miste, 4 reggimenti LISSari, 4 batterie d'artiglieria indipendenti, 3 battaglioni pionieri, affiancati da reparti con fun zioni amministrative, tra cui il comando della capitale e l'Accadem ia Ludovika35. Nel frattempo il Ministero della Difesa Nazionale (Magym· Kiralyi fionvédségi Minisztérium) aveva istituito sette comandi di distretto, incaricati di svolgere funziotù amministrative, alle dipendenze degli stati maggiori delle brigate miste, le qualj avrebbero dovuto giovarsi de] supporto dei nuovi uffici per svolgere funzioni di comando, amministrazione e addestramento che, per stessa ammissione degli llfficial i della Conmùssione, non potevano essere garantiti dall'insufficiente personale a disposizione delle brigate. Tale provvedimento andava però incontro alla decisa opposizione della Conferenza degli Ambasciatori che d i conseguenza richiese ufficialmente la Joro soppressione, comunicata il 28 settembre al governo ungherese36 . Nonostante le speranze dei magiari, incoraggiate da una generica comprensione da parte dei rappresentanti militari alleati a Budapest, il parere della Conferenza sulla questione dei comandi di distretto rimase negativo e nella riunione ciel 4 ottobre 1922 il consiglio della CMIC, prendendo atto delle disposizioni di Parigi, invitava le autorità ungheresi a sopprimere quanto prima quegli uffici. Ancora il 28 ottobre però, il Ministero della Difesa Nazionale inviava una nota cli protesta contro la soppressione dei comandi d i distretto, tentando d i giustificare la loro esistenza con in'inunciabili necessità logistiche e amministrative3'. II tema era di particolare rilievo e si collegava alla questione della legislazione speciale di guerra ancora in vigore in Ungheria. II 21 settembre erano state infatti richieste spiegazioni a tal proposito al governo magiaro, che attraverso reiterati decreti aveva mantenuto in vigore una serie cli disposizioni relative a ordine pubbl ico e d ifesa nazionale in chiaro contrasto con le disposizioni del trattato d i pace. La risposta del presidente del consigl io Bethlen fu piuttosto vaga e spinse in fine la Com missione a ri mettere Ja questione direttamente al Comitato Militare Interalleato di Versail les1s. I numerosi contrasti Jegistratisi nelle ultime settimane ciel 1922 rendono evidente la difficoltà dei rapporti tra Ungheria e rap-
" Nello stesso numero venivano anche tracciate le linee guida per le condizioni del persolia le in servizio attivo . "Rendeleti K61.l6ny", n. 63 del 31 dicembre 1921 . Disposizioni relative a l corpo ufficiali sar~bbero invece state emanate con il success ivo Decret.o n. 1462/Eln.!O del gennaio 1922. 3' Decreto n. 95/Eln.K.J. del 21 aprile 1922, successivamente mod ificato con Decreto n. 12.000/Eln.l del 1923. i; L'Accademia Ludovika è stata fondata nel 1808, prendendo il nome dalla regina Maria Ludovica, terza moglie di Francesco I, granduca d i Firenze e imperatore, la quale aveva offeito una cospicua donazione per l'istituzione dell'accademia. In conseguenza degl i eventi rivol uzionari del 1848 le attivit.Ìl dell'istitllto furono attentamente controllate e venne proibito l'insegnamento in li ngua ungherese, che sarebbe ripreso solo in seguito alla Legge XVl/l872 con la quale si riodinava l' intera struttura , che prendeva il nome di Magyar Ko ralyi Honvédségi Ludovika Akadémia. Cfr. T. R.-'\DA , A Magyar KircUyi !-lonvéd Ludovika Akadémia és a Testvérinté:r,etek Osszefogla/1 'J'or1én.e1e (1830-1945) , Budapest. Galos-Nyomdasz, I 998. ' '' AuSSME, Fondo E-15, Commissioni Mi/ilari /nteral/eaie di Cowrollo, Busta 67, fase. I, Risoluzione C. A. !87bis/XXXI del 19 settembre 1922. "AUSSME, Fon.do E-15, Co111111issio11i 1\1/iliiari lnteralleme di Co111rollo, Busta 79, fase . I , Commission Mi li taire Interallie de Controlc cn Hongrie, Proces verbaJ, Budapest, J novembre 1922, p. 3. " Ibidem, Budapest, 15 dicembre 1922, p. 2 .
SAGGI STOf/lCO-ISTITUZIONAU
presentanti alleati che, dopo lunghe discussioni e in conformità con quanto stabilito nelle ultime riunioni della Conferenza degli Ambasciatori, richiesero ufficialmente la modifica della legge t;ulla Difesa Nazionale. La mancata soluzione della questione, dovuta essenzialmente all'ostruzionismo delle autorità magiare, spinse inoltre la Commissione a richiedere l'immediato invio cli un delegato del governo ungherese, con il quale discutere i punti controversi ciel testo legislativo e preparare una versione definitiva. Il Ministero avrebbe quindi incaricato il direttore generale Schreiner J,foos, assistito dal consigliere capo Dominger, di discutere con il colonnello Campana e il comandante Wilson anche le modifiche da apportare alla Legge Xli 1922 in materia di armamenti, argomento sul quale sarebbe stato raggiunto un accordo definitivo nell'aprile successivo. Uno dei principali compiti della CMTC riguardava inoltre la confisca cli materiale bellico e la supervisione della produzione di armamenti in Ungheria. L'art. 115 del trattato del Trianon stabiliva infatti stretti vincoli alla fabbricazione di armamenti e la loro attribuzione esclusiva all~ Stato nei limiti delle ristrette necessità delle nuove Forze Annate, imponendo la concentrazione della produzione in un unico impianto di proprietà statale. All'inizio della Grande Guerra l'industria bellica magiara non era particolarmente sviluppata, esistendo nel Paese solamente due piccoli impianti di proprietà statale affiancati però da importanti aziende private, quali la Manfred Weiss, la Frommer e la Skoda. Gli sviluppi del conflitto avevano reso inevitabile una rapida e consistente espansione di questo settore produttivo39 , le cui capacità sarebbero tornate a ridursi in conseguenza dei dann i e delle asportazioni seguite al breve intermezzo bolscevico e all'invasione romena. La creazione di un unico centro per la fabbricazione cli materiale bellico, resa difficile da ovvie resistenze politiche e da un'.innegabile difficoltà logistica, avrebbe condizionato a lungo i rapporti tra la Commissione Militare Interalleata di Controllo e le autorità ungheresi. Le Officine di Stato avrebbero dovuto comprendere un centro principale a Csepel, alla periferia della capitale, e una sezione decentrata in una località da destinarsi, mentre due impianti secondari sarebbero stati quelli di Budapest, per impianti ottici, e cli Teteny. Tutti gli stabilimenti privati avrebbero dovuto cessare l'attività e passare sotto il controllo dello Stato nel corso del 1923, ma ancora nella primavera di quell 'anno, nonostante un'apposita legge del parlamento nulla o quasi era stato fatto•0 • Le autorità magiare stavano infatti procedendo all'applicazione delle direttive in materia solo con grande lentezza e lo smantellamento degli impianti non autorizzati, se pur avviata, avrebbe richiesto molto più tempo di quanto previsto originariamente. La questione si sarebbe conclusa solo nel novembre del I 926 quando, accettando la sostanza delle richieste magiare, gli Alleati avrebbero autorizzato l'Ungheria a costruire le Officine in quattro sezioni distinte. All ' inizio del 1927, dopo quasi sei anni di lavori e dopo che il governo magiaro aveva presentato una richiesta ufficiale di scioglimento, indicando inizialmente la data del 31 gennaio , i rappresentanti dell 'Intesa avrebbero considerato concluso il periodo di controllo in Ungheria. La Commissione, dopo aver inviato alla Conferenza degli Ambasciatori una sin-
,., Secondo gli studi condotti dalle autorità di controllo, al termine del confli tto in Ungheria erano presenti 98 stabilimenti impegnati nella produzione di armamenti. AUSSME, Fondo E-15, Commissioni /1,!ililari lnterallea1e di Controllo. Busta 67. fase_ 2, Commission Militaire l nterallie de Controle en Hongrie, Rapport dc fin d 'operations, p. 23 "' Nel mese di agosto il governo magiaro avrebbe infatti richieslO un 'ulteriore dilazione, successivamente accolta dall a Commissione. fhidem., pp. 46-47.
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f tesi cieli' attività svolta, giudicò a questo punto possibile la chiusura dei lavori a partire dal marzo successivo, preparandosi di conseguenza alla stesura di un rapporto finale. Nelle settimane successive la Conferenza degli Ambasciatori confermava tale decisione, autorizzando i membri della CMIC a rimanere in territorio ungherese fino al 15 maggio con l'incarico di stendere il rapporto conclusivo e controllare, sotto la direzione ciel colonnello Campana, i lavori per l'organizzazione delle Officine di Stato, cli cui ormai sembravano definiti anche gli ultimi dettagli. Il ruolo svolto dalla CMIC in Ungheria, come dimostrano i fond i presenti presso l'archivio dello Stato Maggiore dell'Esercito, ha rivestito una grande importanza nel q uadro dell'applicazione integrale delle disposizioni del trattato cli pace; i compiti assegnati ai rappresentanti militari alleati hanno infatti reso possibile un'approfondita attività di control lo all'interno del paese danubiano attraverso le numerose ispezioni e un costante dialogo con le autorità magiare le quali del resto, se pur con ovvie resistenze, hanno in sostanza r.ispettato nel periodo trattato le direttive provenienti dalla Conferenza degli Ambasciatori e dalla Commissione cli controllo . In quella fase particolarmente delicata della storia ungherese il rispetto delle disposizioni ciel Trianon e la necessità di adeguare la legislazione magiara in materia di difesa e armamenti, rappresentarono inoltre un momento cruciale nei rappo1ti tra Budapest e le potenze dell'Intesa, di cui l'attività della CMIC costituisce la principale testimonianza sul piano documentario.
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SAGGI STORJCO-JSTJrUZJONALI
Albe.tto BECHERELLI La Commissione regionale per la Delimitazione dei confini italo-croati (1941-1943) nelle carte dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito Costituzione della Commissione Con l'inizio della Seconda guerra mondiale e il delinearsi di una condizione che sembrava non consentire alternative, per la conquista dell'egemonia nell'Adriatico e l'influenza nei Balcani, che l' impiego della forza, il 6 aprile del 1941 le potenze dell'Asse, senza alcuna preventiva dichiarazione di guerra, iniziavano l'invasione della Jugoslavia', che non riusciva ad opporre una seria resistenza e si sgretolava rapidamente2. Il IO aprile veniva proclamato lo Stato Indipendente Croato (Nezavisna Drzava Hrvatska, NDH)", formalmente protetto dall'Italia: a capo della nuova compagine statale Hitler e Mussolini ponevano l'allora quasi sconosciuto Ante Pavelié, leader del movimento separatista e ultranazionalista croato degli usta sa•,che non aveva disdeg nato, negli a1mi precedenti, l' utilizzo di metodi terroristici nel-
' Per un quadro generale della Jugoslavia tra le due guerre vedasi J. PIRJEVEC, /1 giorno di San Vito . Jugoslavia 1918/992, s10ria di una tragedia, Nuova Eri, Torino, 1993; S. Cussow (a cura cli), Storia della Jugoslavia. Gli slavi del sud dalle origini a oggi, Einaudi, Torino, 1969. Per quanto riguarda invece la politica estera dell'llalia fascista nell ' arca danubiano-balcanica: W.J . BORE.ISZA, lljàscisnw e l'Europa orientale. Dalla propaganda all'aggressione, Laterza, Roma-Bari, 1981 ; E. Cou .un·, (con la collaborazione di N. Labanca e T. Sala), Fascismo e politica di potenza. Po/i1ica estera 1922-/ 939, La Nuova Italia, Milano, 2000; G . PERICH, Mussolini nei Balcani, Longanesi, Milauo, 1966. 2 All a disfatta militare era seguita la rapida spartizione dei territori da parte delle potenze vincitrici: l'Italia annetteva la Slovenia meridionale compresa Lubiana (la Slovenia settentrionale f'u inc lusa nel Rcich tedesco), acquisiva buona pmte della Dahna2.ia (che avrebbe fonnato l'omonimo Governatorato), stabiliva un protettonuo su Montenegro e Croazia e includeva nell ' Albania, già occupma, il Kosovo-Metohija ed alcune regioni dell a Macedonia. Cfr. S. BIANCH INI, F. PRtVtTERA, 6 aprile 1941. L'altacco iialiano alla Jugoslavia, Marzorati editore, Settimo Milanese, 1993, pp. 55-56. Ved i anche J.H. BURGWYN, L'impero sull'Adriatico. Musso/in.i e la conquista della Jugoslavia 1941-1943, Libreria Editrice Gori ziana, Gorizia, 2006; A. FALL, L. Pot.1,INI , li crollo della Jugoslavia, 1942. Milano. Casa editrice A. Corticell i. ' Il nuovo Srnto comprendeva la Croazia storica (i nclusa la Slavonia), la Bosnia-Erzegovina (con Je sue numerose comunità musu.lmane e serbo-ottoclossc) e la parte di Dalmazia non annessa all ' Italia. Gli eventi che caratterizzarono i quattro anni dell a sua esistenza furono fra i più sconvolgenti della Seconda guerra mondiale: il regime ivi instaurato sterminò centinaia di migliaia di serbo-ortodossi e decine di migliaia di ebrei e rom in nome di una sbrigativa soluzione Jìnale della questione nazionale-confessionale jugoslava, simile a quella adottata per la popolazione ebraica dai nazisti in Germania e nei te1Titori occupati. Sono innumerevoli, nonché atroci, le testimonianze dei soldati italiani che, loro malgrado, si trovarono ad assistere alle violenze sulla popolazione non cattolica perpetrate dal regime di Zagabria. Sullo Stato Indipendente Croato cd i principali esponenti del regime vedasi: 1ko je Tko II Ndh . Hrvatska J941 .-1945 ., Minerva, Zagreb, I997. Tra le opere e i contributi sulle persecuzioni effettuate dagli usta.fo, le conversioni forzate ai danni della popolazione serbo-ortodossa e la discussa posizione assunta dalla Chiesa cattolica in merito , si veda invece: E. COLLOTTI (a cura di), L'occupazione nazista in Europa, Editori Riuniti, Roma, I964; C. FALCONI, Il silenzio di Pio Xli, Sugar, Milano, 1965; G. lvlATrEI, Il cardinale Alojzije Stepinac, L'Osservatore romano, Roma, 1999; G. M1ccou, J dilemmi e i silenzi di Pio XII. Vaticano, Seconda gue/'/'a mondiale e Shoah , Rizzoli , Mi lano, 2000; M.A. RtVELLf, L'arci11escovo del genocidio. Monsignor S1epinac, il Vaticano, e la ditlatura 1.1.s1ascia in Croazia. 194/- 1945, Kaos edizion i, Milano, 1998; M. SHELAH, Un debito di gratitudine. Storia dei rapporti tra l'esercito i1alia110 e gli ebrei in Dalmazia ( /941 - 1943), Stato Maggiore dell'Esercito-Ufficio Storico, Roma, 1991. 'L'Organizzazione Rivoluzionaria Croata di Ribelli (UHRO, Ustasa Hrvatska Revolucionarna Organizacija) , più semplicemente conosciuta come movimento 11s1afa. ("ribelle", "insorto", dal verbo uswti, "insorgere") si proponeva
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f la lotta politica contro Belgrado (clamoroso l'assassinio di re Aleksandar Karactorclevié, ucciso a Marsiglia il 9 ottobre del 1934 insieme al ministro francese Louis Barthou). La sconfitta jugoslava segnava altresì l'inizio della riscossa e di un 'altra guerra ben più aspra: quella delle forze insurrezionali contro gli occupanti, che nella sua imprevedibile evoluzione avrebbe portato alla costituzione della Jugoslavia socialista guidata da Tito5 • Le relazioni tra l'Italia fascista e lo Stato Indipendente Croato sin dall'inizio si rivelarono estTemamente delicate e la questione dalmata rappresentò, fino alla caduta del fascismo, uno dei maggiori motivi di dissidio tra i rispettivi governi.1118 maggio 194 1, a Roma, M ussolini e Pavelié stabilìrono la spartizione della Dalmazia e delle sue isole6 , con una soluzio-
come fine ult.imo l'insurrezione della CroazÌll e la sua erezione a Stato indipendente. Sostenuto fin dagli anni Trenta dall'Italia con finanziamenti, armi e la possibilità di addestrare uomi ni, PaveJ ié ed i suoi militanti riuscirono a realizzare il loro intento grazie alle ambizioni di dom in io delle potenze dell'Asse_Vedi R. DB FELICE, /\llussolini il duce. l - Gli anni del consenso (1929-1936), Einaudi, Torino. 1974; E. COLLO'ITI, Fascismo.fascismi, Sansoni editore, Milano, l989; M. AMBR1, 1 falsi fascismi. Ungheria, Jugoslcivia, Romania, 1919-1945 , Jouvcnce, Roma, 1980: P. !Uso, Il fascismo e gli ustascia 1929-1941. Il separatismo croato in Italia , Gnngemi editore, Roma, 1998; S. P.,w NE, 11.fàscismq: Origini, storia e declino delle dift(lture che si sono impos/e tra le due guerre , Newt.on & Compton editori , Roma, 1999; E. Go1mrn, Diuatore per caso . Un piccolo duce protetto dal 'Italia fascisra, l'ancora del mediterraneo, Napoli, 2001; B. JANJATOVIé, Politicki teror II Hrvarskoj 1918.- 1935., Domi svijet, Zagreb, 2002; M. J,\REB, Usrasko-domobran.ski pokre1 od 1ws1anka do travr,ia 1941. godine , skolska knjiga, Zagreb, 2006. ' Sulla guerra di libe.razione jugoslava vedi G. B,\Mlli\ RA, La guerra di Libera: ione nazionale in J11goslavia (19411943), Mursia, Milano, l988; nell 'ambito della memorialistica: W.F. DEAKIN, La montagna pit.ì alla. L'epopea dell'esercito par1igiano jugoslavo, Einaudi, Torino, 1972. Sul protagon.ista indiscusso di trentacinque anni di storia della Jugoslavia socialista, invece, mi limi to a ricordare: P. AUTY, 11to: biografia, Mursia, Milano, 1972; V. DEDI.I ER, Tito, Simon and Schuster, New York, 1953; M. D1LAS, Compagno Tito: 1111a biografia critico , Mon<ladori, Milano, L980. Per un quadro generale della Jugoslavia socialista, inol tre, vedi: J. KRULIC, S1oria della Jugoslavia dal 1945 ai nos1ri giorni, Bompiani. Milano, 1993; A. BtAGINI, F. GUIDA, Mezzo secolu di soci(llismo reale . L'Europa centro-orientale dal secondo con/litio mondiale all'era postcomun.isia, Giappichelli editore, Tori no, 1997; B. F OWKES , L'Europa orientale dal 1945 al 1970, il Mulino, Bologna, 2004; S. BIANCHINI (a cura di), L'autogestione jugosla va, FrancoAngeli .Editore, Mihmo, 1982; B. tvlcFARI.ANL;, Yugoslavia : politics, economics and sociery, Pinter Pu blishers, London, 1988; B. GèiKAY, L'Europa orie,uale dal 1970 a oggi, il Mulin<>. Bologna, 2005. Infine, per quanto riguarda la Croazia in pa11icolare: Z. RADELJé, Hrvatska u .!ugoslaviji 1945.-1991 . od zajedniftva do raz/aza, ~kolska knjiga, Zagreb, 2006. • L'articolo J del Tralf(J(O per la de1er111inazione dei confini fra il Regno d 'Italia ed il Regno di Croazia riconosceva all'Italia i seguenti territori (annessi per Regio Decreto il 7 giugno 1941): "- i distretti di Castua, cli Sussak, Cabar e, del distretto cli Del nicc, una parte secondo una linea che, partendo <la quota 710 di Biljevina e passando per le creste dello Starcev Vrh, del V. Tomac, dell'Ostrac, del Ragozno e ciel Borlos, raggiunge iJ confine amministrativo del distretto di Sussak alla cima dello Jeleucic (q . .1106) e scende qu indi al mare presso Buccarizza (Bakarac) per le alture dei monti Corica, Mec e le quote 623, 424 e 252 lasciando in territorio croato i comuni di Hreljin, di Dol- Bakarac e cli Porto Re (Kraljevica - Smrika) con il porto medesimo ed i nodi stradali che v(adducono; - Jo scoglio di S. tvlarco, le isole di Vegl ia, Arbe e quelle minori sino all'altezza di Jablanazzo; - tutte Je isole deJl 'arcipelago di Zara; - il territorio compreso da una linea che, partendo dalla punta Prevlaca, raggiunge il canale della Morlacca, segue il tracciato interno di esso fino al mare di Novogradska, continua lungo la sponda superiore di detto mare, comprende la Bukovizza e, raggiunto il corso ciel Cherca (Krka), sotto il paese di Podjene, scende lungo il f'iume e se ne diparte in modo da comprendere tutto il territorio di Sebenico, di Traù e la città di Spalato, compresi i sobborghi ed escluse le isole di Brnzza e Lèsina; - le isole di Bua, Zirona, Solta, Lissa, Bisevo, S. Andrea, Pomo e le altre mi nori adiacenti; · le isole di Curzola e Melada; - il distretto comprendente tntte le Bocche di Cattaro, secondo una linea che, lasciando la costa in un punto intermedio fra le località di Cavi.al e di Vitaljnia, sale verso nordest includendo la località di Gruda ed il massiccio del M. 0 1jen, fino a raggiungere il confine col iV1ontenegro" (ARCHIVIO DELl.'UFFICIO STORJCO DEI.LO STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO, d'ora in poi AUSSME, fondo M-3 Documenti i l. , b. 77, fase . 4 . Accordi fra il Regno d' Italia e il Regno di Croazia, Roma 18 maggio 194 1-XIX - Trattato per la determinazione dei confini fra il Regno d'ltalia ed il Regno di Croazia). L'art. 2, invece, stabili va che una commissione composta per metà di delegati del governo ital iano e per metà cli delegati del governo croato si sarebbe occupata al più presto <li determinare sul terreno i confini tra l'Italia e lo Stato croato, "all ' insegna dell 'equità e nel ri-
SAGGI STOIIICO-ISTffUZION,\ll
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ne che avrebbe dovuto soddisfare entrambi, ma in realtà non accontentò nessuno: i croati , infatti, continuarono a sentirsi defraudati di un loro legittimo territorio, mentre gli italiani, dovendo optare per un' annessione limitata dei territori dalmati, presero atto ciel fallimento cli una politica espansionista che mostrò subito i propri limiti. Non servì poi a riconciliare le parti nè tanto meno a far accettare ai croati l'annessione all'Italia cli buona parte della costa adriatica orientale e delle sue isole - eia Zara (Zadar) a Spalato (Split) e Cattaro (Kotor) incluse - 7, la contemporanea designazione di un principe di Casa Savoia , Aimone d'Aosta, a cingere la corona di Zvonimir, il mitico re medioevale croatd. La questione dalmata rimase quindi una ferita aperta sia nelle relazioni diplomatiche e militari tra i due Paesi, sia in quelle tra le locali popolazioni italiana e croata. Del resto lo stesso governo di Roma sembrava non voler considerare ciel tutto chiusa la questione, sperando in eventuali ridefinizioni dei confini, prospettiva non improbabile visto il continuo avanzare del!' occupazione italiana in Croazia verificatosi nel corso del 194 I9 •
spetto delle situazioni geografiche e delle necessità di ordine economico" (Ibidem). Gli Accordi di Roma, inoltre, avevano posto le basi per un'intima collaborazione militm·e, economica e culturale tra i due Paesi: il governo di Roma avrebbe sostenuco lo sviluppo politico degl i usta.fa, assicurando l' indipendenza e l' intcgritì1 territoriale dello Stato croato, mentre Zagabria assumeva l'impegno di smilitarizzare le isole e la costa adriatica - rinunciando così a costitu ire una marina da gue1Ta - e di organizzare le proprie forze annate in stretto coni.allo con le autorità militari italiane, responsabili deJJa loro istruzione tecn ica e dislocazione logistica (/vi. - Trattato di garaniia e di collaborazione tra il Regno d' Ital ia ed il Regno di Croazia; - Accorcio su questioni cli carattere militare concernenti lazona litoranea adriatica). Diverse pubblicazioni si sono occupate della storia del confine italo-jugoslavo. Mi limito a ricordare: M. DASSOVICH, I molti problemi dell'llalia al confine orientale. I - Dall'armistizio di Cormons alla decadenza del pauo Mussolini - Pasi6. Del Bianco editore, Udine, 1989; M. DASSOVlCH, / molti problemi del/'//a/ia al confine. orientale. 2 - Da[ mancalo rinnovo del patto lvlussolini - Pasié alla ratifica degli accordi di Osimo ( 1929/977), Del Bianco editore, Udine, 1990; C. GHISALl3F.RTI , Da Cam.pofonnio ad Osimo . Lafron1iera orientale rra storia e storiografia, Edizioni Scientifiche Italiane. Napoli , 2001; M. CA'fTARUZZA, L'Italia e il confine orientale , il Muli no, Bologna, 2007.
' La discontinuità territorial-c della Dahnazia - tra Spalato e Canaro si estendeva il litorale croato - non comprometteva il controllo italiano del!' Adriatico, poiché i punti strategici della costa (Sebenico, Lissa e le Bocche di Canaro) erano diventati territori italian i: se da una pmte taU annessioni realizzavano l'antico sogno del 1nare nosrrnm e un momentaneo trionfo clel1a politica imperialista fascista, per altri versi si rivelarono un clamoroso errore politico di Mussolini, dal momento che il sottovalutato i1Tedentismo dalmata, dopo il l 8 maggio, divenne una delle priorità del governo di Zagabria e del popolo croato. Bisogna anche aggiungere che se Pavelié nei comizi al.la popolazione e dinanzi all' alta gerarchia usra.fo assumeva atteggiamenti intransigenti nei confronti delle pretese italiane in Dalmazia, nelle relazioni diplomatiche con Mussolini ed i suoi fiduciari si dimostrava decisamente più conci I iante e sottomesso, ben sapendo quanto il suo ruolo gli imponesse di dover contare - per ottenere qualsiasi concessione sulla "magnanimità" del Duce. Al tempo stesso, perè), anche Mussolini sapeva che un atteggiamento magnanime era indispensabile con le richieste croate, poiché l'annessione d'autorità dell 'intera costa adriatica orientale avrebbe potuto determinare pericolosi contraccolpi nella fragi le compagine statale croata, compresa un'estromissione di Pavelié dal governo cli Zagabria e la sua sostituzione con un esponente fi lotedesco più gradito ai nazionalisti intrisi di sentimento antitaliano. Fondamentalmente era per questo motivo che il governo di Roma aveva deciso di non ricorrere all'annessione integrale della Dalmazia. • Su Aimone d'Aosta ed il ruolo puramente formale da lui ricoperto nella vicenda: G. V1GNOLL, Il sovrano scon.osciuro. Tomislavo li re di Croazia, 2006, Mi lano, Mursia . ., Sull' occupazione italiana e le relative operazioni militari vedasi: E. COLLOTTL, T. SALA, G. VACCARINO, L'Italia nell'Europa danubiana d11r(111/e la seconda guerra mondiale, Quaderni de " Il movimento di Liberazione in Italia"; O. TALPO , Dalmazia . U11a cronaca per la storia (1941-1944) , 3 volt., Stato Magg iore dell'Esercito-Ufficio Storico, Roma, 1985-1994; M. DASSOVICH , Frome jugoslavo 1941-42 . Aspe/ii e mome11Ji della presenza mili/are italiana sull'opposra sponda adriatica durame la seconda g uerra rncmdiale, Del Bianco editore, Udine, 1999; M. DAsSOVICM, Fronte jugoslavo 1943. La fase jìnale delle operazioni dell 'eserci10 italiano sull' opposla spo,u/a adriatica durali/e la ser:oncla guerra. m.ondiale, Del Bianco editore, Udine, 2000; È. GOBETTI, L'occupazione allegra. Gli i,a/iani in Jugoslavi,, ( 194/-1 943), Carocci editore, Roma, 2007; S. Lo1, Le operazioni delle. wiità iraliane in Jugoslm>ia
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Bou. r,Tf/N()
m :LL'ARC"HIVJ() DEU}UFf"IC.:J() STORICO
Ciò spiegherebbe la mancata ratifica degli Accordi cli Roma alle camere italiane: i tre documenti, infatti, portavano la clausola dell'entrata in vigore al momento deUa firma, ma secondo il diritto italiano, per diventare vincolanti dovevano ottenere l'approvazione delle due camere, con il voto favorevole all'apposita legge. Il disegno legislativo, però, non fu mai presentato al Gran Consiglio del Fascismo e c'è da pensare che ciò avvenne non per una dimenticanza, ma perché Mussolini, pur concludendo fonnalmente gli Accordi, non intendesse perfezionarli, quasi a voler dimostrare la loro provvisorietà. "Ammettendo questa ipotesi ci si rende ragione dell'incoerenza con cui venne realizzata l'arn1essione della Dalmazia: la soluzione suicida per Spalato; la discontinuità territoriale del Governatorato; l'abbandono in territorio croato dell ' unica linea ferroviaria tra Fiume e Spalato salvo qualche chilometro in vicinanza delle due città; le centrali idroelettriche, necessarie per la vita e l'economia delle città italiane della costa, rimaste oltre confine; la rottura dell' unità economica della Dalmazia. Un complesso di situazioni che, non potendosi ascrivere ad ignoranza, proprio per la loro elementare illogicità, sembrano essere motivi deliberatamente precostituiti, sui quali far leva nel corso di un futuro negoziato per una migliore e definitiva sistemazione della Dalmazia"'°.
Nel frattempo iniziavano comunque i lavori della "Commissione regionale per la delimitazione dei confini italo-croati", che, composta per metà di delegati italiani e per metà di delegati croati, si sarebbe occupata di detenninare sul terreno, affrontando problemi d ' ordine "tecnico" , la precisa linea di confine tra i due Stati, come stabilito dal trattato ciel 18 maggio.Dall 'estate ciel I 941 fino all'agosto del 1943, il suo compito fu studiare eventuali modifiche che salvaguardassero adeguatamente interessi economici, logistici e geografici non considerati negli Accordi, ma .le direttive imposte dal governo di Roma - come eletto interessato a lasciare il piLt possibile aperta la questione dei confini nella speranza cli poter acquisire ulteriori territori - presto condizionarono il lavoro del la parte italiana, indi1izzata a svolgere con apposita lentezza i propri studi. A questo scopo il personale della delegazione fu continuamente ridotto, per rallentarne in ogni modo lo svolgimento delle funzioni: così in due anni di lavoro non si arrivò ad una soluzione definitiva neppure nel primo settore studiato, il confine fiumano-sloveno. Il crescere del movimento di resistenza aUe forze occupanti e a quelle collaborazioniste rese tuttavia superflui gli espedienti italiani: persino le zone di confine oggetto degli studi della Commissione regionale si trovarono infatti a dover fare i conti con la ribellione, che divenne rapidamente il problema principale di italiani, tedeschi e croati, pessimi alleati anche quando si trattò cli combattere uniti contro il comune nemico rappresentato dai partigiani di Tito. La conclusione nel 1943 delle attività della Commissione - con una delegazione italiana ormai ridotta a pochi effettivi - si risolse con un nulla di fatto: in quei giorni non aveva più motivo di esistere sia per la caduta cli Mussolini e l'imminente annistizio clell'8 settembre, sia per il dilagare clell 'esercito cli liberazione nazionale in tutto il territorio jugoslavo. Tuttavia la documentazione prodotta dagli studi dei suoi uomini su comuni catastali e amministrativi, aree boschive, risorse minerarie e nat11rali, infrastrutture, comp.lessi industriali ed energetici delle zone dalmate e croate esaminate - conservata neJl' Archivio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito - è a suo modo testimonianza dell'occupazione italiana in Jugoslavia durante la Seconda guerra mondiale, avvenimento che ancora oggi appassiona gli storici e viene approfondito nei suoi diversi aspetti, anche
( /941-1943), Stato Maggiore dell'Esercito-Ufficio Storico, Roma, 1978; D. RoDOGNO, Il nuovo ordine mediterraneo. Le politiche di occupazione del/'/udia fascista in Europa ( 1940-1943 ), BoJJati Boringhieri , Torino, 2003 . '° O. T ALPO, op . cit., voi. I, pp. 332-333.
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grazie alla sconcertante attualit~l con la quale alcune tematiche si sono riproposte al momento del crollo della Jugoslavia ne i Novanta". Come le altre Commissioni regionali che si occuparono di delineare i confini tra le nuove entità statali sorte dopo lo smembramento jugoslavo12 , anche quella italo-croata era una sottocommissione della "Commissione Centrale per la delimitazione dei confini" , istituita presso il Ministero degli Affari Esteri 13: le sottocommissioni erano composte quasi esclusivamente da militari competenti in materia, selezionati dallo Stato Maggiore su disposizione del Comando Supremo, fornito, per seguire le attività di delimitazione, di un apposito ufficio presso il suddetto Ministero. A metà giugno del 194 .1 iniziarono i lavori per definire nei particolari la composizione e gli organici delle sù1golc commissioni regionali'", cercando il personale da destinare a tali incarichi possibilmente tra gli ufficiali delle unità che già si trovavano dislocate nei territori prossimi a lle zone interessate per la delimitazione dei confini 15 . Alla presidenza della delegazione italiana della Com.missione regionale "Croazia", il cui personale sarebbe stato forn ito dalla 2" Annata, fu nominato il generale Lorenzo Mugnai, che il 4 luglio ven iva convocato dal Comando Supremo presso la Commissione Centrale, per essere istruito riguardo all'incarico da assumcre 16 • La commissione, a sua volta, avrebbe compreso tre sottocommissioni: una per il tratto di confine settentrionale fi umano-sloveno, una per il tratto di confine centrale dalmatico e una per il confine meridi.onale montenegrino. Secondo le direttive delineate dalla Commissione Centrale, in una prima fase i presidenti e gli ufficiali delle varie commissioni regionali avrebbero eseguito ricognizioni generali o
A riguardo vedi J. PJRJllVEC, le guerre jugoslave 1991-1999. Einaudi. Torino, 2001. Oltre a quella per la frontiera con la Croazia furono istituite altre rappresentanze incaricate di tracciare, in accordo con quelle analoghe degl i stati interes~ati, i nuovi confini della Slovenia , del Montenegro e dell 'Al bania. In particolare quella italo-croata :si sarebbe occupata anche dei confini croato-montenegrini (AUSSME, fo ndo H -1 Mi11is1ero della Guerra - Gabi11e110, b. 27, fase. I 2. Commissioni per delimitazioni nuovi confini Slovenia. Croa:c.ia- Montenegro cd Albania dal 14 giugno al 15 dicembre 1941). "La Commissione Centrale era costituita dal presidente l~uca Pierromarchi (scelto tra i funzionari del Ministero degli Esteri), dal generate De Castigl ioni (ufficiale des ignato dal Comando Supremo) e eia altri n1embri esperti nelle varie questioni da trattare: i suoi compiti erano quelli di impostare cd esaminare i prob lemi re lati vi ai nuovi confini, impa11ire le conseguenti direttive e segu ire i lavori di definizione dei confini stessi (ibidem). '' Ciascuna commissione regionale sarebbe stata guidata da un presidente scelto tra i generali o i colonnelli del Reg io Esercito e composta da ufficiali delle forze armate italiane (quindi scelti eventualmente anche all ' interno delta R. Marina o della R. Aeronautica), da ufficiati geodeti e fotografi dell ' Istituto Geografico Militare, da personale ausiliario vario (segretari, disegnatori, ecc.) e altri eventuali membri esperti . Il loro comp ito sarebbe stato quello di determinare la linea di con.fine sulle carte geografiche ufficiali e sul ccrreno, compilare i documenti di confinazione e posare i relativi cippi confinari (ibidem ). " Contcmponmeamentc furono avviate anche diverse iniziative locati volte a studiare problemi riguardanti la delimitazione confinaria: a Fiume, ad esempio, il prefetto Temistocle Testo incaricò un 'apposita commissione di esperti di compiere degli studi l) re liminari su alc une questioni inerenti i confini tra la provincia di Fiume e il nuovo Stato croato (ibidem) . " L'organico della commissione doveva essere inizialmente composco. oltre cbe dal presidente Mugnai, dall'ufficiale a disposizione della presidenza capitano Giuseppe Cellitti, dagl i ufficiali in sede cli Stato Maggiore tenente colonnello Ferdinando Viterbo, maggiore Antonio Bcr1011e e maggiore Tom maso Anton ioli , dall'ufficiale di ammini strazione capitano Carlo Mariconda , dai sci ufficiali addetti tenente colonnello Ciro Elia , maggiore Viuorio Vittoria, tenente colonnello Mario Berardi, capitano Nicola Barbieri, capicano Carlo Antonell i Paù e capitano Mario Picca, dai ire ufficiali interpreti di serbo-croato tenente Gustavo Podujc. sottotenente Pietro Sponza e sottotenente Antonio Giuppani, da scclici ufficiali geodeti e topografi forniti dall'Istituto Geografico Mi litare e guidati dal tenente colonne llo Fabrizio Palazzolo, da quattro sottufficiali archivisti , da qu,1ltro dattilografi, eta quattro cl iscgnatori, da un reparto per la posa dei c ippi e infine dal personale fornito dal Mini stero degli Esteri. con in testa il Reale Console Generale Lu igi Ardui ni (quest'ultimo. tuttavia , rimarrà in Croazi a solamente per alcu ni giorni ). 11
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f particolareggiate (a seconda dei tratti cli sicura o dubbia interpretazione) in modo da avere un quadro preciso deJl'andamento delle linee di confine: gli ufficiali geodeti e topografi in pa1ticolare, su ind icazione dei presidenti, avrebbero provveduto all'esecuzione dei preliminari lavori geodetici ed ai rilievi aerofotogrammatici e fotografici delle zone interessate. Servendosi di esperti locali, inoltre, le delegazioni italiane avrebbero dovuto raccogliere, specie nei trntti controversi, dati cli qualsiasi tipo (mappe catastali , dìritti cli pascolo e cli transito, limiti di grandi proprietà, interessi economici, ecc.) necessari per sostenere le eventuali proposte italiane cli modifica dei confin i e negare quelle delle contropa1ti (nel nostro caso quella croata). In una seconda fase, invece, le singole commjssioni avrebbero determinato sulle carte geografiche, in accordo con i delegati della parte "avversaria", l'andamento definitivo della linee cli confine, segnalandole alla Commissione Centrale, che avrebbe considerato eventuali contestazioni agli accordi raggiunti; una volta definita la frontiera, infine, le delegazioni si sarebbero dedicate, sempre insieme alle loro omologhe, a tracciare scientificamente sul terreno, con gli appositi segnali, la linea di confine e a posare regolarmente i cippi confinari. Costituito il gruppo cli esperti, a fine luglio la delegazione italiana della Commissione italo-croata iniziò gli studi preparatori sui documenti di base (accordi politici, direttive, carte e memorie) riguarclant.i i confini tra i due Stati. Abbiamo una preziosa testimonianza delle sue attività nelle relazioni riportate nei suoi Diari storico-militari, reclatt.i dal 29 luglio 1941 17 : quel giorno, infatti, il generale Mugnai partiva da Roma per recarsi a Zagabria 18, dove avrebbe incontrato la delegazione croata della commissione per avere un primo contatto con la controparte, stabilire le norme generali per il funzionamento clegli incontri "misti" e fissare un programma sommario cli lavoro. Mugnai alla stazione di Firenze veniva raggiunto dal tenente colonnello Fabrizio Palazzolo, rappresentante dell'Istituto Geografico Militare, e a quella cli Trieste dal Console Generale Arduini, rappresentante del Ministero degli Esteri, dal tenente colonnello Fernando Viterbo, dal maggiore Antonio Bc1tone e dal maggiore Tommaso Antonioli, destinati alla commissione per ricoprire il ruolo di sottocommissari. Alla stazione cli Zagabria il gruppo veniva ricevuto dal generale Oxilia , capo della Missione Militare Italiana presso il governo dello Stato Indipendente Croato, dal Colonnello Re, addetto militare presso la Reale Legazione d'Italia a Zagabria, e dalla delegazione croata, costituita eia nove membri (cinque civili e quatu·o militari) e presieduta temporaneamente dal vicepresidente ingegnere Petar Senjanovié (era assente il presidente vicemaresciallo August Marié) . Dopo le presentazioni ed il benvenuto si convenne per Ja prima riunione della commissione, fissata per il giorno successivo alle ore 17. Quel 3 J luglio, prima di recarsi alla "Casa della Madre Croata", sede della Confederazione degli Artigiani, dove si sarebbe tenuta la prima riunione plenaria della commissione, la delegazione guidata da Mugnai andò a far visita a Raffaele Casertano, ministro italiano a Zagabria, e successivamente a Slavko K vaternik, comandante supremo dell'esercito croato
" AUSSME, fondo N. J. JJ Diari storici Seconda guerra mondiale, bb. 426,682, 851 , 962. Diari storico-militari della Commissione per la delimitazione dei confini italo-croati. •• Prima della partenza al generale Mugnai veniva consegnato un documento , firmato dal presidente della Conuniss ione Centrale delimita;:ione nuovi confini Luca Pietromarchi, contenente le d irettive per lo svolgimcmo dei lavori della commissione regionale (AUSSME, fondo N J.JJ Diari storici Seconda guerra mondiale, b . 426, fase . 2. Diari storico-militari della Conunissione per la deli mjwzione dei confini italo-croati, bimestre luglio -agosto 1941 XIX, Allegato n. 2 , Roma 29 luglio 1941, Ufficio del Generale Delegato del Comando Supremo, Direttive per la Commissione "Crnazia"}.
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e ministro della Guerra. Nella prima seduta la commissione concordò le norme generali per il suo funzionamento e stabilì il programma sommario cli lavoro. I delegati croati accettarono cli dare la precedenza ai lavori per i confini del settore settentrionale fiumano-sloveno, suddiviso a sua volta nn tre sottosettori: il fiumano (dal mare a Osilnica), assegnato alla prima sottodelegazione con sede a Susak; lo sloveno occidentale (da Osilnica al Monte Sv.Jera), affidato alla seconda sottodelegazione con sede a Crnomelj ; ed infine lo sloveno orientale (dal Monte Sv.Jera al punto triconfinale italo-tedesco-croato), per la terza sot.todelegazione con sede a Novo Mesto . Fu stabilito come primo compito cli uniformare le carte geografiche con delineata la linea cli confine su una scala 1:25.000, onde evitare inconvenienti e divergenze involontarie dovute a eventuali malintesi creati dalle diverse scale delle carte . li giorno seguente, dopo essersi recato a Karlovac per incontrare il generale Vittorio Ambrosio, comandante de lla 2" Armata, Mugnai, tornato a Zagabria, venne ricevuto in udienza da Pavclié, al quale delineò i compiti della commissione , senza trovare obiezioni particolari da parte del Poglavnik; alle 17 la commissione italo-croata si riunì per la seconda seduta, durante la quale la delegazione croata presentò i membri delle proprie sottoclelegazioni per i lavori sul terreno , corrispondenti alle formazioni e alle sedi delle sottoclelegazioni italiane per i tre sottosettori fiumano-sloveni. Il vicepresidente croato Senjanovié pose subito all'attenzione degli italiani le questioni riguardanti le aree circostanti alcuni comuni sulla linea di confine, la cui appartenenza - mal definita dall'approssimativa scala delle carte del trattato del 18 maggio - il governo croato avrebbe gradito fosse attribuita al proprio Stato'9; Mugnai rispose che tali decisioni non rientravano tra le sue competenze, ma non avrebbe mancato cli riferire a riguardo alla Commissione Centrale a Roma. È interessante riportare uno stralcio ciel discorso cli apertura di Senjanovié che attribuiva al futuro operato della commissione un ruolo determinante nella realizzazione delle relazioni di "stretta amicizia" e "intima collaborazione" tra i due Stati, auspicate da Pavelié e Mussolini: "Questi alti e nobili propositi impressi con ferma volontà e vigore dal Duce e dal Poglavnik nei trattati di Roma, formano a nostro pensare, non solamente una semplice idea direttiva per il lavoro della nostra commissione chiamata a determinare sul terreno i confini, ma essi mirano ad un ulteriore programma, fuori delle nos tre competenze, perché plasmare un'idea forza la quale allorquando l'altezza ciel pensiero e la nobiltà del desiderio sarà raggiunta dalla realtà dei fatti, sarà atta a preparare e a fermare un migliore avvenire nelle relazioni delle nostre due nazioni e dei due stati lirn.itrofi. La delegazione croata non è solamente conscia , essa è profondamente penetrata del dovere impostole per il suo modesto compito di cleterminaz.ione dei confini sul terreno; dovere - secondo lo spirito de l trattato di Roma - di creare anche colla deternùnaz,ione dei confini, la possibil.ità di una stretta a111icizia e cli agevolare l'intima collaborazione. La nostra delegazione confida che a questo compito, mirante alle prospellive di un migliore avvenire, saranno indirizzati i nostri comuni sforzi anche nella delimitazione dei confini, che ad esse saranno confermati , accomodati e se necessario posposti tutti gli ostacoli tutti gli elementi che potrebbero mettere in dubbio, rendere praticameote meno efficace quel!' intima collaborazione, che potrebbero rendere meno sincere e rallentare i vincoli di quella stretta amicizia fermamente voluta e solennemente decretata a Roma il 18 maggio" 20 •
1• I com uni interessati erano quelli tli Radatovici e Marindol nel cerritorio di confine della provincia di Lubiana con lo Stato Indipendente Croato, quell i di Hrcljin, Dol Bak,1rac (Buccarizza) e Kraljevica (Porto Re), il bacino idrico e rorcstale nella zona di Rogozno e le località Mrzla Vodica e Cmi Lug , ,1 causa della loro gravitazione economica sullo Stato croato. ''' AUSSME, fondo N J. JI , Diari s1orici della Commissione delimitazione confini italo-croati, b . 426, fase . 2 , Commissione regionale per la d1eli rn itazione dei confini italo-croati. Diario storico-militare bimestre luglio-agosto J941 XlX, Allegato n. lill, Discorso di apertura del vicepresidente Senjaoovié, p. I).
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BOLLETTINO DELL'ARCN!V/0 or::u'UFFIC/0 STORICO
Senjanovié proseguiva poi esaltando le relazioni di buon vicinato tra i due popoli, di risorgimentale memoria, e sminuendo quelle più burrascose che avevano caratterizzato i rapporti tra italiani e croati nella prima paite del Novecento e che duravano tutt'ora, nonostante le buone intenzioni ufficiali , proprio a causa della contesa dalmata: "( .. . )Entriamo in queste trallative dei confini, non da nemici dopo una cruenta lotta, ma come vicini, i quali non avendo neppure incrociate le anni , desiderano di regolare di propria reciproca decisione ed iniziativa per proprio conto, senza interm.edi.ari , le relazioni di buon vicinato, impostoci dalla millenaria storia e dall'immutabile posizione geografica dei due popoli, delle due razze. Malgrado le più o meno crude, più o meno flessibili realtà dell'oggi, ( ...) siamo veri amici e profondi ammiratori dell'Italia che attraverso i secoli giunge a quest'era, risuona nelle nostre anime un nobilissimo lungimirante appello, inviato a queste nostre terre, al nostro popolo, ormai 80 anni sono, dall'Italia dell'eroico risorgimento, dall'Italia ancora oppressa dal giogo straniero, un appello che finiva con le seguenti fatidiche parole: l'Adriatico da ambe le sponde, sarà abi1a10 da genti libere, degne di imendersi e di amarsi come sorelle. Fervido è il nostro voto, che oltre la realtà di oggi, questa sublime visione dell'immo1tale Eroe di Caprera, divenga l'auspicata realtà di doman i. Se queste sublimi parole, questa postuma ma oggi quanto mai attuale evocazione del grande italiano, dell'Eroe dei due mondi, del cavaliere della libertà di tutte le nazioni; se questa evocazione troverà eco negli animi che dirigono le sorti delle due nazioni, essa li illuminerà nel loro cammino e li guiderà oggi e domani, verso un comune e benefico fine al di là delle momentanee situazioni e sarà questo il migliore augurio per l'avvenire fel ice del le due nazioni" 21•
1 fatti avevano dimostrato però fin dall'inizio che difficilmente Italia e Croazia avrebbero potuto realizzare tali intenti. Il 3 agosto ebbe luogo la 1iunione per la firma dei verbali dei primi due incontri, che avvenne dopo la loro rilettura nel testo bilingue e il loro scambio da parte delle due delegazioni. Nell'occasione il vicepresidente croato Senjanovié, su incarico di Pavelié, comunicò che, a modifica cli quanto convenuto nelle sedute precedenti, si richiedeva alla delegazione italiana cli iniziare i lavori dal settore della Dalmazia , anziché eia quello settentrionale fiumanosloveno. La necessità di un tale provvedimento era giustificata dal fatto che, mentre la frontiera nord-ovest dello Stato Indipendente Croato verso la provincia di Lubiana era in gran parte identica a quella precedente tra l'ex provincia austriaca di Carniola e il Regno di Croazia (esistente come confine amministrativo anche ai tempi della Jugoslavia), la frontiera dalmata era del tutto nuova e aveva quindi il bisogno cli una più repentina sistemazione. La prima, infatti, essendo una frontiera mai eliminata e nota alla popolazione, poteva attendere, a detta dei croati, la del inùtazione definitiva del confine senza che la vita economica e politica locale ne risentisse; la seconda, invece, inedita e tracciata eia Obrovazzo (Obrovac) fino a Spalato tagliando sommariamente larghe zone amministrative e piccole unità comunali e distrettuali (problema subito posto, come abbiamo visto, dalla parte croata) e dividendo tra due Stati un'area economicamente compatta, lasciava nell'incertezza le popolazioni di teITitori più o meno grandi. Diversamente dal settore fiumano-sloveno, inoltre, la delineazione del confine in quello dalmata era reso ancora più difficile dal fatto che non esistevano "frontiere etniche" ben definite22 • Allo scopo cli pervenire ad un'organizzazione amministrativa normalizzata che considerasse anche Ie condizioni economiche e politiche, era dunque desiderio del governo croato che si affrontasse subito il problema dei confini dalmati,
" Ibidem, p. 2. " Nei documenti riguardanti la linea del confine dalmata , al contrario che per gli altri seuori, non si parlava ma i, da parte croata, di " ten·itori italiani dalmati" o comunque non venivano usate espress ion i simili a queste, ma s i parla-
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" perché il r in vio dell.a de limitazione in questo settore potrebbe condurre, a c ausa di difficoltà natnrali, a delle conseguenze indesiderabili che il Governo Croato vorrebbe impedire ad ogni costo (la
conclusione della dichiarazione di Senjanovié suonava come una minaccia)" 13 •
Anche in questo caso il generale Mugnai, prendendo atto della comunicazione, informò la delegazione croata che non aveva potere per decidere in merito , date le direttive e gli. ordini ricevuti dal governo di Roma: propose quindi di i_noltrare, tramite un diplomatico, larichiesta direttamente al Ministero degli Affari Esteri italiano; nel frattempo, egli avrebbe comunque inviato i sottocommissari nel setlore stabilito del territorio fiumano-sloveno per la raccolta dei dati e il tracciamento del confine sulla carta I :25.000, come stabilito in precedenza. T lavori sul confine centrale dalmata apparivano indubbiamente complessi a causa della frammentata linea di demarcazione e dell'impossibilità di attribuire una chiara ed omogenea nazionalità agli abitanti cli tali territori , ma le richieste croate e le evasive risposte del presidente italiano di commissione, che rimandava al Ministero degli Esteri per le decisioni da prendere, erano dovute , più che alle oggettive difficoltà, alle linee politiche imposte dai rispettivi governi cli Roma e Zagabria, entrambi desiderosi di una soluzione il più possibile vantaggiosa per i rispettivi Paesi. Se la delegazione croata , su ordine cli Pavelié, spingeva affinché fosse tracciata s ubito la precisa linea confinaria in Dalmazia, onde evitare che le mire espansionistiche fasciste potessero guadag nare all'Italia ulteriori zone depredate alla Croazia, Mussolini e il governo italiano , come anzidetto, non erano minimamente interessati ad aft:remm1e la demarcazione definitiva, ne.ll.a speranza che prima o poi si potesse approfittare in qualche modo del caos diffuso nello Stato croato per annettere nuovi territori ciel litorale e dell'e1motena: proprio a tale scopo la Commissione Centrale incalzava la delegazione italiana affinché la Commiss.ione regionale italo-croata iniziasse i lavori dal confine settentrionale, anziché da quello dalmata come richiesto dai croati. Come stabilito , dunque, il 4 agosto il generale Mugnai e i !'re ufficia.li designati quali sottocommissari dei tre settori in cui era stata divisa la frontiera settentrionale (fiumano, sloveno occidentale e sloveno orientale) lasciarono Zagabria per recarsi a Fiurne2•1 , dove avrebbero riuni to il personale del la commissione designato dal M inistero della Guerra e fornito dal• la 2" An nata25 •
va sempre e solo di "Dalmazia" o "senore dalmata" . A.nche all' interno della commissione ita lo-croata, infatti, così come ne l resto dello Stato fnd ipendente Croato , non si doveva assolutamente parlare d i "Dalmazia italiana" e associare in qualche modo i due termini , onde evitare di ricordare una ferita aperta per il popo lo croato. Nel passo della dich iarazione di Senjanovié sulla complicata situazione etnica dei territori in questione si nota bene il sottile utilizzo dei diversi termi ni: "Si. può aggiungere che alla frontiera tni la Croaz ia ed i territori del Regno d' Ttalia (vale a dire il set/ore seuentrionafe _tìumano-sloverio, nota e sottolineamra delf'autore) es istono anche frontiere etniche chiare , mentre tal i non esis tono ne l settore della Dalmaz ia" (AUSStvlE, Diari s10rici della Commissione delimitazione conjìni i1alo-croati, b. 426, rase. 2, Conm1 issione regionale per la del imitazione dei confini italo-croati. Diario storico-m il itare bimest re luglio-,1goSLO 194 l-XlX, Allegato 11. l al verbale n. 3 , Dichiarazione della Delegazione Croata nella seduta del 3/8/41)" Ibidem_ " A Fiume gli uffici dell a conunissione furono provvisoriamente disposti nella caserma S11voia. Il giorno dopo il suo arrivo Mugnai si recò a far visita al prefeuo Testa, che lo orientò circa le questioni ri guardanti la provincia riu mana . " Il personale, di viso in quattro gruppi di lavoro - uno per ogn i settore più una presidenza - fu così ripartito: alla presidenza il generale Lorenzo tvlugnai (presidente), il te ne nte colonnello Elia Ciro (ufficiale addetto), il tenente colonnello Fabri i io Palazzolo (I.GJ'vL) ed il capitano Carlo Mariconda (amministratore); alla l" sottocommissione (settore fiumano, sede a Susak), il maggiore Antonio Bertonc (sottocomnù ssario), il maggiore Viuorio Vittoria (membro), il capitano Carlo,Antonelli Pali (membro), il sottotenente Antonio Giuppani (interprete), Pier Francesco Grevi (topografo delJ'LG Jvl.), il tenente Arturo Valle (l.GJ'v1.); alla 2" sottoco1nmissione (settore sloveno occiden-
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BOLLETTINO DELL'A.RCH/\110 DELl' UFFICIO STORICO
L'8 agosto le tre sottocommissioni partirono per l'inizio dei lavori cli ricognizione nelle destinazioni assegnate; il giorno seguente il generale Mugnai inviava ai sottocommissari un promemoria riassuntivo dei compiti che avrebbero dovuto s volgere nei 1ispettivi settori d'azione. Per prima cosa bisognava tracciare la linea di confine sulla carta I :25.000 in ciascun settore, seguendo le indicazioni dei documenti di base e degli accordi politici (in questa fase non sarebbe intervenuta la delegazione croata); success.ivamente si doveva provvedere a tracciare la linea di confine sul teJTeno, prima provvisoriamente con i segnali e poi definitivamente con la collocazione dei cippi, in collaborazione con i delegati croati. Infine sarebbe stata redatta la documentazione riguardante il confine, sia di carattere politico (accordi, verbali redatti dalle due paiti, dichiarazioni di autorità locali, ecc.) sia tecnico (verbali di incippamento, libretto descrittivo della linea di confine, raccolte di dati geodetici, topografici e catastali), chiaramente sempre insieme alla controparte croata. Tutto ciò doveva essere accompagnato da uno studio accurato delle zone limitrofe alla linea <li demarcazione, per rendersi conto deJ valore, delle caratteristiche e delle reciproche relazioni del terreno (da entrambi i lati del confine), esaminandone l'andamento e la natura , le risorse idriche e forestali, le vie di comunicazione, i limiti di proprietà nelle zone interessate e i centri d'attrazione economica (industriali, commerciali ed energetici) . H promemoria cli Mugnai si concludeva infine con la raccomandazione rivolta ai sottocommissari di mantenere un velo di riservatezza sul proprio lavoi;o, per evitare che sorgessero tra le popolazioni e le truppe occupanti presenti nei vari territori, allarmi o false notizie, che avrebbero potuto danneggiare l'operato della delegazione: nel procedere ai rilievi e nel confronto con i civili si doveva quindi far credere che lo scopo delle ricognizioni fosse tattico e logistico , e non lo studio cli eventuali confini. Dopo avere affrontato, nelle settimane centrali del mese, questioni cli ordine amministrativo (firma delle tessere nominali per la circolazione dei delegati nella zona di confine, assegnazione cli mezzi di trasporto e cli materiale cartografico, stanziamento di fondi per i lavori dei sottocommissaii, ecc .) il 21 agosto la presidenza prendeva contatto anche con l'Istituto idrografico della Reale Marina, per ricevere eventuali direttive per l'individuazione dei confini marittimi, eia tracciarsi con allineamenti, mede e boe, lungo i canali con sovranità costiera diversa (canali della Morlacca, della Montagna, di Lissa, Clu·zola, ecc.). Nel frattempo il tenente colonnello Palazzolo ispezionava la l" e la 2" sottocommissione e impartiva ai topografi istruzioni dettagliate in merito al lavoro da svolgersi; essi avrebbero dovuto fornire la loro collaborazione allo studio sul terreno delle questioni controverse nella delimitazione del la
tale, sede a Crnomelj) il maggiore Tommaso Antonioli (sonocommissario) , il capitano MariÒ Picca (membro), il capitano Giuseppe Ccllitti (membro), il sottotenente Pietro $ponza {interprete), Silvestro Licandro e Ireneo Zanini (topografi dell'I.G.M.); infine alla 3• sottocommissione (settore sloveno orientale, sede a Novo Mesto) il tenente colonnello Ferdinando Viterbo (sottocomm issario), il tenente colonnello Mario Berardi (membro), il capit.ano Nicola Barbieri (membro), Gustavo Poduje (interprete), il tenente Bruno Bastianini (topografo dell 'I.G.M.) ed il sottotenente Aladino Pallavicini (J.G.M.). Ad ogni sottocommissione erano stati assegnati inoltre un sottoufficialc archivista , un militare dattilografo , un disegnatore e personale milicare vario. Per quanto riguarda invece la commissione croata i delegati furono cosi ripartiti: alla presidenza il vicemarcsciallo August Marié (presidente), l'ingegnere Pet,ir Senjanovié (vicepresidente), il professor Ivo Ursic (segretario) e l'inge.g nere Ivo Bulié (segretario di stato); alla l" sottocommissione (fiumano) il colonnello Petar Tomac (capo), il te nente colonnello Glanz Veliko (topografo) più esperti e personale vario; alla 2" sottocommissione (sloveno occiden ta le) il te nente colonnello Vitomir Tocilj (capo), il maggiore Emil Adamik (topografo) ed esperti e addetti vari; infine alla 3" sottocommissione (sloveno orientale) il maggiore Antlln Markovic (capo), il colonnello Janko Sencljerdji (topografo), iJ capitano Kresimi.r Ivacic (ufficiale addetto) cd esperti e personale vario (AUSSME, fondo Nl-11 Diari storici Seconda fitJetTa mondiale, b. 462, fase. 2, Diari storico-militari della Commissione per la delimitaz:ione dei confini italo-croati, bimestre luglio-agosto 1941 -XIX).
S ,tGG/ STORICO-ISTITIIZIONAU
linea di confine, permettendo così una buona conoscenza delle varie zone anche eia un punto di vista topografico. Le attività mensili della delegazione si conclusero con una corrispondenza tra il generale De Castiglioni, delegato del Comando Supremo alla Commissione Centrale, e il presidente Mugnai, concernente l'impianto materiale della linea di confine. I due erano d'accordo sulla creazione di una striscia di tetrn disboscata a cavallo della demarcazione nelle zone boscose, allo scopo cli potere facilmente individuare e sorvegliare il confine ai fini doganali e cli sicurezza; l'ampiezza della striscia fu limitata a sei metri (tre in territorio croato e tre in quello italiano), nei guaii non sarebbero dovuti sorgere caseggiati o altri manufatti. Ai primi di settembre, dunque, tutto era pronto per l'inizio dei lavori sul campo delle tre sottocommissioni: tuttavia dopo la decisione del 26 agosto 194 l di rioccupare militarmente la "seconda zona"26 e assumerne i poteri civili, Mussolini comunicava al ministero degli Esteri e a quello della Guerra, che si occupavano della delimitazione dei confini tramite le commissioni, di rinviare a situazione normalizzata o possibilmente a guerra finita, la delimitazione dei confini con la Croazia e tutte le trnttative inerenti ai confini stessi. Così la Commissione Centrale decise cli rallentare l'attività della delegazione italo-croata in modo da procrastinare decisioni impegnative circa l'andamento del confine; in questo ordine di idee maturò anche la decisione di ridurre il personale assegnato alla commissione regionale, affidando ad un'unica sottocommissione i lavori per il settore sloveno. In tal modo il governo di Roma, pur escludendo la totale sospensione dei lavori della commissione, creava un serio impedimento aUa precisa delimitazione del confine dalmata, attribuendo, dinanzi alle lamentele cieli' alleato cli Zagabria, I.a causa della lentezza dei rilievi svolti dalla delegazione italiana ai problemi generati nei lavori dalle "circostanze eccezionali" riscontrate nelle zone di confine.
Il settore fiumano-sloveno Nel mese di settembre, quindi, nonostante le indicazioni di Roma di rinviare la delimitazione dei confini sul terreno, la commissione iniziò comunque le attività di ricerca e osservazione sul territorio. Uno dei primj lavori effettuati dalla 1" sottocommissione fu lo studio dei comuni cli Osilnica ( 1255 abitanti) e Draga (1309 ab.) - entrambi nel distretto di Cabar (distrettO 12.331 ab., comune 3040 ab., secondo il censimento del 1941) - per la confinazione in detto tratto tra il settore fiumano e la Croazia. TI giorno 9 il sottocommissario Bertone riferì a riguardo alla presidenza, che due giorni dopo trasmetteva i risultati delle ricerche anche alla Commissione Centrale di Roma. L'accertamento delle nazionalità a cui potevano essere attribuiti gli abitanti dei due piccoli comuni avvenne sia mediante la consultazione dei documenti relativi esistenti nei vari centri amministrativi, sia mediante sopralluo-
2• La parte di Stato croato controllata militarmente dall'Italia era stata suddivisa dalle autorità militari in tre zone d'occupazione con diverse condizion i giuridico-anuninistrative, sulle quali ]e. tru ppe italiane esercitavano un controllo che diminuiva progressivamente dalla costa verso l' imerno: la " prima zona" (Dalmazia e costa adriatica) era costituita dalla parte anness,1 all'Italia e considenita quindi italiana a tutti gli effeni (fu in questo settore che le au torità militari si affrcttarooo a completare l'occupazione); lii "seconda zona" (dal confine con l'Italia alla linea Tounje-Plitvicki Leskovac-m . Pljescvica-m. Sator-Cincar-Prenj-Bjelasnica) era occupata dalle truppe ital iane, che avevano la facoltà di condurvi operazioni militari , ma i poteri civili erano stati affidati alle autorità croate; e infine la "terza zona", che andava fino alhi linea cli demarcaz ione. stabilita con i tedeschi (oltre la quale iniziavano i territori croati occupati da quest' ultim.i), era stata posta sotto il controllo civile e militare croato, ma in caso di necessità vi potevano accedere anche formazioni militari italiane o tedesche. Queste tre diverse situazioni resero l'amministrazione dei territori non poco confusa e crearono più di un attrito tra milizie croate ed esercito italiano per le competenze territoriali: nelll'immecliato, però, consentivano all ' ltalia di disporre truppe d'occupazione a presidio cli vaste zone della Croazia, della Bosnia e dell ' Erzegovina. Cfr. G. BAMBARA, op. cit., p. 38.
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f gbi nei comuni stessi ed interrogatori dei funzionari locali; in particolare fu preziosa la consultazione dei censimenti effettuati in precedenza dai tre Stati che si erano succeduti nella sovranità de l territorio, che delineavano senza dubbi Osilnica e Draga come due comuni a netta prevalenza slovena-cattolica27 • 1114 settembre il delegato del Comando Supremo presso la Commissione Centrale per i confini, generale De Castiglioni, comu11icava al presidente Mugnai la decisione, presa nei giorni precedenti, di ridurre il personale della Commissione regionale "Croazia", limitando la sua costituzione a due sole sottocommissioni, quella per il settore fiumano e un'unica per lo sloveno, anziché le tre previste inizialmente; tale provvedimento era determinato, come anzidetto, dal voler rinviare ad ogni costo i lavori di confinazione in Dalmazia attraverso il rallentamento delle attività della delegazione. La comunicazione della Commissione Centrale, accompagnata dalle istruzioni circa la riduzione e il r iordinamento del personale, veniva a sua volta resa nota ai sottocommissari, che si ritrovarono così. a dover ridimensionare le proprie equipe.i· di lavoro28 • Il generale delegato clava inoltre alcune indicazioni circa la nuova condotta dei lavori nel settore fiu mano-sloveno, ricordando ancora una volta esplicitamente la direttiva superiore di procedere nei lavori lentamente e con cautela, evitando per il momento i rapporti con la delegazione croata ed escludendo nel modo più assoluto comunicazioni verbali o scritte che potessero in qualche modo assumere carattere impegnativo ci.rea il definitivo andamento del confine anche nel settore in questione (Mugnai avrebbe poi girato la raccomandazione ai sottocommissari). Ricevute tali indicazioni da Roma, la presidenza inviò una lettera alla "Commissione regionale per la delimitazione dei confini italo-sloveni" (vale a dire per la demarcazione della frontiera tra l'area slovena aru1essa all'Italia e quella annessa alla Germania) per informarla del riordinamento avvenuto in seno alla commissione "Croaz ia" ma soprattutto per un invito a discutere riguardo il punto triconfinale italo-croato-ted esco, proponendo un incontro sul luogo per stabilire l'esatta collocazione di tale punto. Nell.a lettera, infatti, Mugnai chiedeva alla commissione "Slovenia" informazioni sull' andamento e la condotta dei lavori con la delegazione tedesca utili per il proseguimento delle attività nel settore sloveno e propo-
"Censimento austriaco del 3J dicemb(e 1910, censimento jugoslavo del 1° maggio 1937 e censimento italiano del 15 agosto 1941 (AUSSME, fondo Nl -11 Diari storici Seconda guerra mondiale, h. 426 , fase. 2 , Diari storico-militari della Commissione per la delimitazione de i confi ni italo-croati, bimestre settembre-ottobre 1941-XIX, Allegato ll . 2, Il settembre 1941-XIX). " La 3" sottocommissione doveva trasferirsi da Novo Mesto a Crnomelj ed assumere la denominazione di 2" sottocommissione (Slovenia), occupandone i locali e assumendone lutt.o il materiale raccolto fino a quel momento dal souocomm issario maggiore Antoniol i e dal personale da lui d ipendente, che in quel momenl.o stavano studiando le rettifiche nel trntto Sv. Jera - confluenza del torrente Kameni.c a col fiume Kupa. La nuova 2" sottocomm issione avrebbe assunto i lavori di tullo il settore sloveno, da Osi lnica (esclusa) fino a l punto triconfinale ita.lo-croato-tedesco (i ncluso). La nuova sistemazione deJJa commissione ri.s ultava quindi la seguente: alla presidenza il generale Lorenzo Mugnai (presidente}, il capitano Carlo Antonelli Paù (ufficiale addetto), il tenente colonnello Fabrizio Palazzolo (l.G.M.) ed il capitano Cado Mariconda (ammi nistratore); alla l" sottocommissione (settore fi umano) il maggiore Antonio Bertone (sottocommissario), il maggiore Nicola Barbieri. (ufficiale addetto) il souotenente Antonio Giuppani (interpre te), Pier Frnncesco Grev i (topografo dell ' l.G.M .} cd il tenente Arturo Valle (I.G.M.); alla 2" sottocommissione (settore sloveno) il tenente colonnello Ferdim1ndo Viterbo (soLLocommissario), il capitano Mario Picca (ufficiale addetto), il sottotenente Pietro Sponza (interprete) , il tenente Bruno Bastianini e Ireneo Zanini (topografi dell'l.G .l\·1.). In ta l modo i precedenti 15 ufficiali previsti furono ridotti a soli 9, rendendo disponibili per altri impieghi il maggiore Antonioli, il tenente colonnello Eli a, il tenente colonnello Bernrdi, il maggiore Vittoria , il capitano Cellitti , il tenente Poduje. Il topografo Zanini pochi gionù dopo ru spostato dalla 2'' alla l" sottocommissione (Ibidem, Allegato n . 4).
SAGGI S70R!C0· 1STITUZIONAlJ
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neva alla commissione presieduta dal generale Lubrano di stabilire il punto triconfinale sulla dorsale dello sperone che dal Monte Grandovica (q. 668 m.) si dirigeva verso nord passando per Spica (q. 612 m.), anziché farlo cadere nel fondo valle del torrente Piraska Vocia, come stabi liva la carta allegata al Regio Decreto cli annessione della provincia di Lubiana ciel 3 maggio 194119 • Nel frattempo, la delegazione croata della commissione inviava alla sua omologa italiana (18 settembre) la richiesta di risolvere, in via provvisoria, la questione ciel libero transito dei prodotti agricoli attraverso la linea di confine da parte dei proprietari di terreni situati nel1' area circostante. Infatti il colonnello Petar Tomac, capo della l • sottocommissione croata che stava svolgendo autonomamente lavori di ricerca nella zona di Kraljevica (Porto Re, comune cli 1640 abitanti circa), aveva osservato, e di conseguenza comunicato al presidente Marié, che la popolazione della zona confinaria era danneggiata dall'incerta situazione determinata dalla mancata delineazione di una frontiera precisa, poiché ai coltivatori era impedita dalla polizia militare italiana la libera circolazione attraverso il confine per lavorare nelle campagne, a causa della politica di sicurezza che limitava al minimo - quando non impediva del tutto - il transito, dai territori dalmati italiani alla Croazia e viceversa, alla popolazione croata, in gran parte ostile alle autorità italiane; il problema diventava, peraltro, ancora più urgente in vista della stagione della mietitura e della raccolta dell'uva, da cui dipendeva la sussistenza di un gran numero di famiglie ciel luogo. Visto che la definitiva fissazione della linea cli confi ne e le rispettive convenzioni non sarebbero state realizzate a breve, una questione così importante necessitava almeno cli una soluzione provviso1ia, eia ricercare in un incontro delle due delegazioni della commissione, onde evitare danni agli interessi cli entrambi i paesi. Dopo essersi confrontato con il Comando della 2" Armata, che riconobbe anch'esso !?urgenza della questione, il generale Mugnai rispose alla delegazione croata che, in attesa di un più completo accorcio, era stato deciso cli concedere ai proprietari di terreni situati nel raggio cli 10 chilometri dal confine, la possibilità cli trasportare, senza impedimenti da parte della dogana, prodotti del suolo cli vario genere (paglia, fieno, frutta , ortaggi, piante, legumi , ecc.) fornendo alle autorità cli frontiera un certificato rilasciato dal comune di appartenenza che attestasse l'estensione ciel terreno, la località dove questo era situato , i prodotti che se ne m1evano . Si ricl1iecleva, però, che le autorità croate accorciassero le stesse facilitazioni ad italiani proprietari di terreni nel raggio dei 10 chilometri stabiliti. Per quanto riguardava, invece, il transito delle persone sarebbe entrato in vigore il sistema delle "tessere di frontiera", rilasciate dalle autorità di pubblica sicurezza sottoposte al Comando della 2" Annata.11>. Il 27 settembre, inoltre , venivano inviati al generale De Castiglioni, presso la Commissione Centrale, gli studi preliminari relativi alla delimitazione dei confini italo-croati, comprendenti i1lavoro compiuto dalla 1a sottocommissione nel settore fiumano (dal mare a Osilnica), una descrizione sommaria della linea cli confine lungo il fiume Kupa nel tratto del se-
"' Le attivicà della 2" sottoc.omrnissione per i confini con la Croazia nel seuore sloveno erano inevilabilmente collcgal.e a quelle svolte dalla "Commissione regionale per i confini tra Italia e Slovenia tedesca": il 20 settembre, ad esempio, quest 'ultima chiese il concorso di un ufficiale della commissione presieduta da Mugnai per la ricognizione del punto trigonometrico di Plessevica (v icino Sarnobor), in l.erritorio croato; tllttavia tale ricognizione in quella località era già stata effettuata dalla commissione per i confi ni italo-croati, che non mancò d i fornire tutta la documentazione a riguardo alla commissione ·'Slovenia" e , se questa non fosse bastata, anche l'ufficiale richiesi.O o qualunque altro tipo di suppo.rto possibi le (/bidem,Allega1.o n. 7, 17 settembre 1941 -XTX). "' Ibidem, Allegato n. 10, 19 settembre 1941-XIX).
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BOI.L F:/TJNO /JEU.'ARCHJV/0 Vl:.LL'UFFIC/0 Sro111c o
concio sottosettore Osilnica-Brocl na Kupi (comune amministrativo di quasi 4000 ab.)-Rotouz (zona ad est di Bozakovo - Metlika, comune amministrativo 1426 ab ., dintorni quasi 5000 ab. - ) e una descrizione orientativa ciel confine nel terzo sottosettore (dal Monte Sv. Jera al punto triconfinale italo-croato-tedesco) 31 • Venivano trasmesse anche le ricerche effettuate in relazione ai comuni di Radatovici e Marinclol (secondo sottosettore, ex sloveno occidentale), che il vicepresidente croato Senjanovié aveva subito posto, come abbiamo visto, all'attenzione della delegazione italiana a causa dell'indefinita situazione delle loro aree comunali . Per quanto riguardava Radatovici (20 11 abitanti), presso Metlika (Slovenia italiana), il presidente Mugnai, a seguito degli studi effettuati , affermava che il territorio ciel comune suddetto non poteva essere separato dai legami economici e naturali (risorse idriche e vie di comunicazione) con la circostante Bela Krajna (regione slovena annessa all'Italia), contrariamente a quanto asseriva la delegazione croata, che rivendicava il piccolo comune in quanto abitato al 95% da serbo-croati. Circa Marindol, invece, che era stato assegnato alla Croazia (distretto di Karlovac) dal trattato del 18 maggio, il problema era che per rispettare gli accordi e lasciare quella zona allo Stato Indipendente Croato, bisognava abbandonare per 4 km il confine naturale rappresentato dal fiume Kupa, al solo fine di assegnare ai croati un territorio insignificante che peraltro, in fatto di risorse e alimenti, gravitava intorno all'area slovena di Crnomelj, annessa all'Italia. L'assegnazione del comune catastale di Marindol (363 ab.) alla Croazia avrebbe comportato inoltre due serie questioni: la prima che gli abitanti, essendo serbo-01todossi, erano non a torto preoccupati delle rappresaglie croate a cui sarebbero andati incontro (il pope di Marinclol era già stato imprigionato) e la seconda che ai fini militari tale territorio in mano croata avrebbe rappresentato una testa di ponte oltre il fiume Kupa , che, seppure di limitata ampiezza, poteva avere un ce1to valore tattico. Secondo Mugnai, quindi, era inammissibile rispettare gli accordi presi con Zagabria e bisognava portare anche in prossimità cli Marinclol il confine in corrispondenza del fiume. Infine il 4 ottobre l'ui'ficio del Comando Supremo guidato da De Castiglioni, esaminati e approvati gli studi condotti e inviati dalla commissione regionale, comunicò il punto cli vista della "Commissione Centrale delimitazioni confini" su alcune questioni relative al settore sloveno e delineava il tracciato lungo cui doveva svolgersi la linea di confine, che avrebbe segujto, come proposto dalla delegazione italiana, la linea mediana del fiume Kupa (da Osilnica allo sbocco del torrente Kamenica nel fiume), per p roseguire lungo il crinale dei Monti Gorianci (dalla foce del Karnenica nella Kupa a Monte Sv. Jera) e finire , ancora lungo i Gorianci, al punto triconfinale neJJa valle del Piraska Voda. Per quanto riguardava i comuni di Radatovici e Marindol le richieste croate venivano decisamente respinte. Il giorno dopo il capitano di vascello Rossini, membro del la commis~ione aggiunto dalla Reale Marina, consegnava uno studio relativo al tracciamento del confine marittimo con lo Stato croato nel tratto Baia di Buccari (Bakar) - Baia di Novogradi (Novogradska): a nord
" Il Lrallo di linea confinaria dal Monte Sv. Jera al punto triconfinale coincideva con quello di demarcazione amministrativa dell' Impero asburgico Lra Austria e Regno d'Ungheria , successivamente delimitante il Banato della Sava e quello della Drava della Jugoslavia (in parte infatti il confine era già delimitato sul terreno dai cippi amministrativi imperiali). Dal Sv. Jera la linea seguiva, per un certo tratto (120 km), la displuviale fra il bacino del fiume Cherca (Krka) e quello del fiume Kupa; poi la abbandonava nell ' ultima parte per raggiungere il punto triconfinale. Nel complesso, quindi, la linea era ben individuata sul terreno ma non aveva, secon.do Mugnai , le caratteristiche specifiche di un confine di Stato, poiché solo in pa1te si svolgeva su una linea geografica ben definita, non rappresentan do , dunque, l'ostacolo separatore di maggiore efficienza per le relazioni tra due popoli limitrofi (qualità principe del confine di Stato secondo il generale) (Ibidem, Allegato n. 16, 27 sette mbre 1941 -XIX).
SAGGI STORICO-ISTITUZIONALI
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il confine italo-croato aveva inizio nell'interno della Baia di Buccari tra l' insenatura di Cernie ed il paese di Buccarizza (Bakarac, 300 ab.) per proseguire passando nel canale di Maltempo - prima tra l'isola di San Marco (Italia) e la costa di Dubno (Croazia) e successivamente fra l'isola di Veglia (Italia) e la costa croata - fino ad attraversare il canale della Morlacca, il canale di Pago, quello di Maone Pogliana nuova, ed arrivare di fronte alla Baia di Novogradi 32 • Nella seconda metà del mese di ottobre, intanto, la delegazione croata della commissione, guidata dal presidente Marié, eseguiva una ricognizione su tutta la linea del settore settentrionale: il giorno 24 comunicava di aver terminato le ricognizioni sul terreno dal punto triconfinale fino al mare e chiedeva di convocare una riunione per la discussione dei lavori compiuti (si noti la celerità dei delegati croati nello svolgere le ricerche). La delegazione croata infatti aveva constatato che il confine tracciato in via provvisoria sulla carta dagli italiani non corrispondeva in certi punti a quello previsto dal governo cli Zagabria: richiedeva quindi un confronto della linea tracciata secondo i punti di vista italiano e croato, derivanti dalle interpretazioni del trattato di Roma, per stabilirne l'andamento definitivo . In quella seduta comune si sarebbero potute discutere le questioni pendenti e risolverle in sede cli commissione oppure ricevendo istruzioni dai rispettivi governi. 11 presidente informò delle richieste croate la Commissione Centrale per avere indicazioni riguardo la seduta mista, dal momento che era stato raccomandato cli evitare i rapporti con la delegazione croata; a quest'ultima invece comunicava che i risultati delle ricerche effettuate dalle sottocommissioni italiane non erano ancora completati e di conseguenza le contestazioni croate non potevano essere esaminate senza prima aver avuto il parere del .Ministero degli Esteri italiano sulla linea di confine definita. Subito dopo pa1tiva per Roma (29 ottobre) per presentare di persona gli studi fin lì compiuti nel settore settentrionale fiumano-sloveno. Il 5 novembre la delegazione croata fece notare a quella italiana quanto, a guel punto dei lavori preliminari, trattandosi principalmente di u·adurre una linea di confine sulla ca1ta I :25 .000 eia ambe le parti separatamente e senza un confronto sulle zone contestate, fosse inutile la necessità cli dover attendere un'approvazione preliminare da pa1ie delle autorità ministeriali di Roma. Insisteva guindi nel richiedere un confronto italo-croato sulla questione, per trattare i punti di vista in disaccordo e uniformare la linea di confine, trovando però ancora i 33 temporeggiamenti del.la delegazione italiana, e tramite essa, della Commissione Centrale • Rimasta in sospeso la questione deJJ'incontro italo-croato, il 24 novembre l'Ufficio affari civili del Comando della 2" Armata chiedeva di conoscere se alcune località (paesi di Pokrovnik, Ostragasica, Mirlovic, Zagora, Podumci, Unesic, Ljubostinje, Koprno, Sitno, Planjane Donje, Pokovo selo) situate sul confine dalmata, rientrassero nel territorio annesso all'Italia, per consentire. o meno all'autorità croata, che ne aveva fatto richiesta, il reclutamento per l'esercito in tali luoghi. Due giorni dopo la commissione confini rispondeva al Comando che tra le località indicate Pokrovnik, Ostragasica, Mirlovic, Zagora, Podumci, Ljubostinje e Pokovo selo risultavano comprese nelle zone italiane, mentre Unesic, Koprno, Sitno e Planjane Dolnje, si trovavano ad est ciel confine dalmata, in territori assegnati alla Croazia, ma che sarebbero stati richiesti allo Stato croato per essere incorporati all'Italia quali appartenenti all'area cli Sebenico, popolata da circa sessantamila persone, e quella di Traù (il cui solo comune amministartivo contava quasi 20.000 ab.), riconosciuti all'Italia. Tali località
" Ibidem, Allegato n. 18, 5 ollobre l941 -XIX. " Ibidem, Allegato n. 23, 24, 25, 24-26 ottobre 1941 -XIX.
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BOLLE:JTINO l)(':IL ARC,WVIO DELL' Uff!C/0 STORICO
f erano al cli fuori dei limiti amministrativi di Sebenico e di Spalato, quali risultavano dalle carte ex austriache, ma erano situate in quella seconda zona demilitarizzata, occupata dalle truppe italiane, in cui Zagabria esercitava una sovranità limitata, condizionata e controllata dal Comando della 2" Annata. La commissione consigliava quindi di non consentire in quei paesi il reclutamento all'esercito croato, al fine di non dare motìvi alle autorità cli Zagabria per pretendere in seguito quei territori; concedere il reclutamento, infatti, avrebbe significato concedere, con l'autorizzazione italiana , un importante atto cli sovranità controproducente prima della definitiva sistemazione dei confini di Stato. Il IO dicembre la delegazione croata proponeva una riunione degli esperti tecnici per stabilire le norme tecniche per la condotta dei lavori cli delimitazione dei confini; i delegati italiani concordarono sull'opportunità di tale riunione, già progettata dalla commissione, che era in attesa della redazione delle relative nonne da parte dell'Istituto Geografico Militare. In questo caso, dunque, essendo solamente una riunione di espe11i tecnici per concordare norme generali di lavoro, non ci furono particolari impedimenti affinché questa si realizzasse e l'adesione italiana all'iniziativa fu inviata immediatamente; nell'occasione inoltre si sarebbero potute confrontare anche le linee tracciate secondo i rispettivi punti di vista e secondo la reciproca interpretazione del trattato di Roma, senza comunque prendere in esame le questioni relative alle rettifiche34 . Fu deciso di tenere l'incontro di esperti italiani e croati il 20 dicembre a Fiumé5 . Il programma generico della riunione prevedeva la discussione e l'approvazione delle "Istruzioni tecniche per i lavori cli delimitazione e determinazione del confine" redatte dal!' Istituto Geografico Militare, dei materiali per la costruzione dei termini cli confine (spese e forniture) e degli accordi per la visibilità dei termini e per l'eventuale sgombero e raglio dei boschi. Infine, il 30 dicembre, a conclusione dei lavori della "Commissione regionale per la delimitazione dei confini italo-croati" per l' anno 1941, il generale presidente Mugnai inviava al Ministero degli Esteri (Commissione centrale) e al generale delegato ciel Comando Supremo (De Castiglioni) la relazione circa le rettifiche confinarie della linea stabilita dal trnttato ciel 18 maggio sulla frontiera settentrionale, proposte dalle due delegazioni. Nella premessa della relazione Mugnai specificava che la commissione, nell'esaminare le proposte croate di rettifica al confine e nel formulare quelle ritenute convenienti o necessarie all'Italia, aveva perseguito sempre lo scopo di concretizzare una linea confinaria rispondente il più possibile sia all'intima collaborazione auspicata nei trattati per dete,minare equamente sul terreno un confine rispondente alla conformazione geografica del te1Titorio, sia alle necessità di ordine economico ed alle vie di comunicazione tra i due Stati, sia alla concezione che riteneva il p.iù valido confine quello corrispondente all'ostacolo che meglio separasse le relazioni ,tra i due popoli.
" Quest'ultima ipotesi fu però scartata dalla Commissione Centrale deli mitazione confini: visto, infatti , che la delegazione croata non aveva più richiesto un confronto delle linee d i confi ne tracciate dalle delegazioni, si ritenne più opponuno non affrontare tale argomento nella riunione , che avrebbe mantenuto un carauere Strettamente tecnico (AUSSME, fondo NJ-11 Diari storici Seconc/a guerra mondiale, Diari storici della Commissione delimitazione confini italo-croati, b. 462, fase. 2b, Commissione regionale per la delimjtazione dei con fini italo-croati, bimestre nove mbre-dicembre 1941, Allegati n. IO e 11, 26 novembre 1941-XlX). -'' Da parte italiana vi avrebbero preso pai1e il geodeta capo dell'Istituto Geografico Militare professor Giovanni Boaga, il rappresentante dell' istituto tenente colonneJlo Palazzolo ed il maggiore Antonclli Paù, ufficiale addetto e interprete di croato, ai quali sarebbero stati contrapposti quattro tecnici (tenente colonnello geodeta Glanz, colonnello geodeta Sendjerdji, maggiore geodeta Adamik e il capitano Ivacié) della dc.Jcgazione croata, focenti parte della commissione (Ibidem, Allegato n. 27, 18 dicembre 1941 -XlX; Allegato n. 30, 20 dicembre 1941-XlX).
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"Da qu anto sopra, consegue, ovviamente, la diffico ltà, ne lla precisazione del confine italo-croato (in ispecie nel suo tratto meridionale dal F. Kupa al mare), di armonizzare sempre tali concetti. Quindi la necessità inderogabile di ad ire , talvolta, aJJ'uno o all'altro di essi, a seconda della preminenza che, in alcuni tratti della nuova frontiera. assumono i fa11ori geografici - militari , ovvero quelli economici - sociali - am ministrati vi - ecc. Pertanto , cura precipua della commissione è stata quella di acquisire in sito tutti gli clementi idonei, sia ad accertare o confutare i motivi addotti dalla pai1e croata a base delle proprie r ichieste, sia a suffragare, nel modo più probatorio, le rellifiche proposte da parte nostra. Ha conc retato così, sulla carta, uno sviluppo della linea confinaria che, tenendo conto degli interessi locali , de lle preesistenti circoscri zioni amministrative, delle grandi proprietà terriere (demaniali , consorziali e private), delle nostre necessità milita ri, abbia la maggiore aderenza possibile alle piL1salienti caratteristiche morfologiche della zona""'.
La commissione , continuava Mugnai, non si era comunque discostata di molto dalla linea decisa a Roma il 18 maggio e in base allo spirito amichevole che formalmente caratterizzava i rapporti tra i due Stati, aveva limitato al minimo le rettifiche proponibili , che potevano essere molto più numerose e sicuramente molto più intransigenti con le richieste croate. Ove si era potuto, infatti, erano state attuate delle compensazioni eque tra le due parti, considerando il generale interesse economico che tali zone avrebbero potuto avere per i due Stati conrinanti. A seguire, quindi , nella relazione venivano indicate que lle varianti alla linea base concordata a Roma e ritenute necessarie per considerazioni di vario genere, su cui erano stati incentrati i lavori della commissione nel bimestre novembre-dicembre 1941. e che abbiamo visto a grandi linee in precedenza. Si riassumono brevemente le direttive lungo quali si sviluppava il confine italo-croato e i tratti controversi della linea d i frontiera - nei vari settori - che dovevano essere discussi con la delegazione croata, come ri portati dalla re lazione del 30 dicembre I 94 1. FRONTIERA SLOVENA (dal punto triconfinale italo-tedesco-croato ad Osilnica): in questo tratto la linea di confine si svolgeva, complessivamente, lungo il confine amministrativo che già separava il Banato della Drava da quello della Sava nel regno jugoslavo , seguendo la catena dei Monti Gorianci fino ad una delle sue diramazioni meridionali, per poi proseguire lungo un affluente di sinistra del fium e Kupa e arrivare fi no alle sorgenti d i quest'ultimo. In questo settore i croati avevano reclamato il comune amministrativo di Radatovici e quello catastale di Marindol, ottenendo però esi to negativo. Le rettifiche proposte dalla delegazione italiana nel settore sloveno 1iguardavano: Il punto triconfinale italo-croato-tedesco: secondo il Regio Decreto di annessione del territorio sloveno del 3 maggio J94 1 il punto doveva essere situato in fondo al la valle del torrente l?iraska Vocia, lungo il corso del quale si sviluppava il precedente confine amministrativo tra Croazia e Slovenia, e precisamente al punto d' incontro, su tale corso d'acqua, ciel confine italo-sloveno (tedesco) . La commissione riteneva però che un punto così delicato, confine d i tre Stati , non poteva essere collocato nel fondo valle di un piccolo torrcnle e prendeva quindi in considerazione la possibilità di spostare l'incontro della linea confinaria italo-croata leggermente verso nord-o vest, sul tratto italo-tedesco, tra il Pi-
,. AUSSME. fondo N I-li , Diari storici della Commissione delimitazione co11fi11i iwlo-croati, b. 426. fase. 2b, Commissione regionale per In delimitazione dei con fini italo-croati. Diario slorico-rnilicnrc bimeStTe novembre-di cembre 1941 -XIX, Allegaio n. 32, Re lazione circa le rettifiche confinarie alla Linea stabilila dal tra1ta10 di Roma sulla frontiera settentrionale( . .. ) . p. 2.
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f raska Yoda, ad est, e il Gracje Potok, ad ovest, nel punto ove il costone della valle era tagliato dalla demarcazione tra Slovenia italiana e tedesca. L'eliminazione del saliente croato del Ravnina: per la delegazione italiana l'interpretazione della linea cli confine tracciata sulla carta ex-austriaca alla scala 1:25.000, evidenziava come essa , svolgendosi lungo l'antico confine amministrativo dell'Impero asburgico tra Austria e Ungheria, divenuto poi nello Stato jugoslavo limite amministrativo tra le Banovine della Drava e della Sava, seguisse, nel territorio tra Tarisnje Brclo (q. 863) e la regione Iavomik (q. 802), un andamento mal definito e sinuoso per valli e per dossi, che dava vita ad un saliente abbastanza ampio e profondo chiamato, per comodità dalla commissione, "saliente croato del Ravnina". Gli esperti italiani studiarono una rettifica del confine eia richiedere alla delegazione croata, proponendo la cessione, in cambio del Ravnina, di una zona di territorio di estensione quasi analoga ma meno importante dal punto di vista militare. L'allacciamento tra il crinale dei Monti Gorianci e il fiume Kupa: il confine di Stato tra Italia e Croazia, dalla q. 1043 dei M. Gorianci fino ali.a confluenza del torrente Kamenica nel fiume Kupa, doveva continuare a seguire, sul prolungamento del precedente, il confine ammjnistrativo tra il Banato della Drava e quello della Sava, con andamento quanto mai irregolare, per la conformazione del terreno; in questo modo, però, non avrebbe formato un confine di Stato in armonia con gli elementi geografici, così la delegazione italiana proponeva rettifiche che portassero il confine politico tra i due Stati a percorrere una delle dorsali principali dei Gorianci per poi scendere direttamente al fiume Kupa (senza il tratto sul Kamenica). FRONTIERA FIUMANA (eia Osilnica sul fiume Kupa, al mare): come da interpretazione del trattato del 18 maggio, il confine si svolgeva, inizialmente, lungo la linea mediana dell'alto corso del Kupa , dal limite orientale amministrativo del distretto di Cabar, fino - seguendo sempre il limite amministrativo - al punto cli separazione con il distretto cli Delnice (3358 ab.), presso le sorgenti ciel fiume. Perconeva poi l'affluente Krasiéevica fino a Belevina e proseguiva per le creste dello Staréev Vrh, ciel V.Tornac, dell'Ostrac, del Rogozno e ciel Borlos, per raggiungere il confine amministrativo ciel distretto di Susak (distretto 33 .300 ab., comune 17.915 ab., secondo il censimento del luglio 1941) e scendere al mare presso Buccarizza. Nel suo complesso il settore fiumano, qualora, nel suo tratto meridionale, avesse potuto raggiungere ne] mare Adriatico anche il canale della Mor1acca, assicurando il dominio del canale di Maltempo e il piì:1 facile accesso all'isola cli Veglia (come proposto dai confini tracciati nello studio del capitano di vascello Rossini), avrebbe rappresentato, secondo la commissione, un confine molto efficace e conveniente (nonché economicamente logico). La cessione alla Croazia, in quella zona, di Potto Re, Buccarizza e Hreljin, avrebbe inciso considerevolmente sugli interessi economici del retroterra fiumano, ma risultava indispensabile per quietare le rivalità con i croati per l'assegnazione all'Italia del golfo del Carnaro . La linea di confine stabilita negli Accordi di Roma, sebbene facesse in patte riferimento ai limiti amministrativi preesistenti, non poteva evidentemente tener conto degli interessi locali, né dei limiti amministrativi dei comuni e delle frazioni (comuni catastali o censuari); ma quando si sarebbe passati a tracciare tale linea sul terreno, gl i interessi locali e le molteplici questioni di diritto, sarebbero diventati un aspetto fondamentale del lavoro della commissione. Così questa ritenne conveniente adottare soluzioni, che in tale delicata zona di confine, non contrastassero eccessivamente gli interessi croati, cercando cli risolvere "con spi1ito d ' equità esigenze geografiche ed economiche". Sembrò quindi opportuno seguire, lì dove era possibile, il criterio delle suddivisioni amministrative già esistenti , con lo scopo di
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ottenere un confine che, mantenendo i requisiti voluti dal trattato di Roma, consentisse possibilità di vita agli abitanti delle località interessate. Bisognava però tenere anche presente che in questo tratto di frontiera i comuni amministrativi e catastali tagliati dalla linea di confine (Buccarizza, Hreljin, Fuzine, Lokve e Cmi Lug- tutti assegnati alla Croazia - ) danneggiati secondo la relazione italiana, dall'eventuale separazione dal più vicino centro di vita e di affari, cioè Fiume, sul cui retroterra erano impiantati, seguendo una spmtizione che tenesse conto ciel precedente sistema amministrativo e degli interessi economici locali, sarebbero stati assegnati all'Italia. Al pari le richieste croate nel settore fiumano riguardavano: Parte del territorio dei comuni amministrativi di Crni Lug ( 1617 ab.) e di Lokve (cli questo soprattutto il comune catastale di Mrzla Voclica, 547 ab.), che avrebbe spostato il confine italo-croato verso ovest; la delegazione italiana riteneva però che la richiesta non avesse fondamento e non rispecchiasse lo spirito del trattato di Roma e richiedeva quindi alla Commissio11e Centrale di respingerla integralmente. La zona boschiva ad ovest dell' Ostrac: la richiesta era basata sull 'esistenza nel settore dell'Ostrac, acl ovest della linea confinm'ia stabilita, dei boschi di Lokve (1735 ab.), che rappresentavano la principale risorsa economica e finanziaria cli tale area (anche in questo caso la delegazione italiana non era propensa a soddisfare i croati). Il bacino cli alimentazione della cenu-ale idroelettrica di Fuzine-Cirquenizza: la centrale, all'epoca ancora in costruzione, avrebbe dovuto fornire energia elettrica a tutto il territorio settentrionale dello Stato croato. Secondo la delegazione italiana, però, i motivi reali delle proposte croate per lo spostamento verso ovest del confine erano da ricercarsi , escluse le ragioni di carattere militare (comunque non trascurabili), soprattutto nel desiderio di acquisire una rilevante zona boschi.va (I' area era sempre quella cli Lokve e Fuzine) e i relativi cospicui proventi ricavati dalla lavorazione e dall'esportazione ciel legname. Il presidente Mugnai, sulla base dei principi di equa compensazione u·a le parti , riteneva comunque possibile accontentare, almeno parzialmente, le istanze croate in tale zona, proponendo di richiedere in cambio i comuni di Hreljin e Buccarizza. Il comune amministrativo di Hreljin (3100 ab.): la delegazione croata, richiamando le intese del trattato di Roma, chiedeva che rimanessero in territorio croato i comuni di.Hreljin, Dol Bakarac e Porto Re; pertanto domandava che il confine di Stato seguisse i limiti amministrativi dei comuni di Hrelj in e di Bakarac, contenendo quindi anche i be1ù comunali (boschi e pascoli) necessari alla vita economica degli abitanti della zona. La delegazione italiana riteneva infondate le richieste croate, ma comunicava alla Commissione Centrale che queste potevano essere soddisfatte in cambio di adeguate compensazioni ali 'Italia in altri comuni. Quelle italiane invece riguardavano: Il comune amministrativo cli Cmi Lug: lo spostamento verso est della linea confinaria, in corrispondenza dei limiti orientali del comune di Cmi Lug, consentiva di assicurare meglio al confine le caratteristiche geografiche desiderate. - I comuni catastali di Razloge (372 ab.) e Turke (667 ab.): secondo il trattato di Roma la pertinenza di questi due piccoli comuni era della Croazia, sebbene formassero un "cuneo illogico" entro i limiti amministrativi ciel distretto cli Cabar, assegnato all'Italia. La delegazione italiana esprimeva la necessità di consentire alla linea confinaria uno sviluppo quanto più aderente alle caratteristiche geografiche della zona e ai requisiti di confine di Stato. Tra le questioni affrontate dalla delegazione italiana va inoltre menzionata quella riguardante gli interessi privati e patrimoniali del conte tedesco - a volte presentato nelle relazio-
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ni anche con il titolo di principe -Albert Maria Lamoral. von Thurn-Taxis (77 anni, residente a Regensburg , in Baviera), proprietario di latifondi presso la linea di confine nel settore fiumano (diversi poderi compresi nei distretti di Delnice, Cabar, Susak, Castua, Fiume, Karlovac e Vrbosko). Anche in questo caso gli studi per trovare una degna soluzione confinaria che non danneggiasse gli interessi ciel conte si conclusero prima cli arrivare ad una soluzione definitiva, ma l'attenzione a risolvere nel migliore dei modi il problema fu costante, riguardando - come veniva ripetutamente sottolineato nelle relazioni spedite a Roma - un "suddito" tedesco, requisito che nello Stato croato come nel resto dell'Europa occupata, rappresentava un grande privilegio ed era motivo cli particolari attenzioni da parte delle autorità statali. Dal 5 agosto 1941 ai Volksdeutschen (circa 100.000 persone) presenti in Croazia, infatti, furono conferiti special i diritti politici che li ponevano al di. fuori del sistema croato e direttamente sotto la tutela del Reich: armati ed inquadrati nelle SS, nella Hitlersjugend e nelle "Donne hitleriane" , furono uno "Stato nello Stato", fornendo funzionari per l'amministrazione statale e collaborando alla "rinascita" economica del Paese e all'educazione del popolo croato secondo le direttive tedesche37 • La famiglia Thurn-Taxis aveva acquistato il complesso di beni che costituivano le loro proprietà, situate nei territori croati dell 'Impero austro-ungarico, nel 1872 dai conti ungheresi Bathanj e Crdodj. I terreni acquisiti, ed in particolare i beni boschivi, si trovavano in pessime condizioni e richiesero, fino al 1912, l'investimento di capitali ingenti da paite dei nuovi proprietari , che riuscirono a migliorarli a tal punto che alla vigilia della prima guerra mondiale avevano potuto iniziare a sfruttarne le risorse in modo redditizio; l'inizio del conflitto, tuttavia, aveva impedito ai Thurn-Taxis di godere a pieno dei frutti degli investimenti compiuti per circa mezzo secolo. Al rennine della guerra tutti i loro beni nel nuovo Regno serbo-croato-sloveno (esclusi 1600 ettari nella zona ciel Risnjak) erano stati sequestrati e sottoposti, sino al 1919, al controllo di un commissario statale, che fino al 1.928, aveva sfruttato i terreni in questione irrazionalmente ed al fine cli trarne il maggior guadagno possibile per il governo cli Belgrado, con l'abbattimento di un alto numero di alberi e la vendita di grandi quantità di legname, che riportarono le proprietà alle condizioni precarie iniziali in cui erano state acquistate. Dal 1928 all' amministrazione ciel commissario statale era temporaneamente subentrata quella dei Thurn-Taxis, che iipresero il potenziamento forestale intrapreso fin dall'inizio, ma nel 1932 tutti ì possedimenti dei nobili tedeschi erano stati definitivamente espropriati dal governo jugoslavo, che li gestì fino al 1° dicembre 1939, giorno in cui il tribunale della Aja, al quale nel frattempo i Thurn-Taxis si erano rivolti, aveva decretato la con_cessione ai legittimi proprietari di una parte dei loro beni, mentre la rimanenza veniva diclli,mita definitivamente cli proprietà statale con il risarcimento da patte del governo jugoslavo di trentacinque milioni cli dinari ai Thurn-Taxis, dieci subito ed il resto in rate semestrali. Il governo di Belgrado aveva corrisposto effettivamente i dinari iniziali e le due rate del 1940, ma il crollo jugoslavo nell'aprile del 1941 aveva causato la sospensione dei pagamenti successivi ed una situazione cli confusione nella quale le proprietà Thurn-Taxis si erano ritrovate nel mezzo del confine italo-croato, con lo Stato croato che non aveva precisato una posizione riguardo ai pagamenti da effettuarsi, ma provvedeva nel frattempo all'amministrazione ed allo sfruttamento dei beni espropriati nelle vicinanze di Lokve e Delnice, ed il conte Albert von Thurn-
,, D. RODOGNO , op . cii., p. 248.
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Taxis, reggente la direzione dei beni familiari, che non prendeva una decisa posizione riguardo al rivendicare o meno talì terreni, situati in aree esaminate dalla commissione confini ed obiettivo delle rivendicazioni delle due delegazioni. Inoltre, poichè gran parte delle tenute private ufficialmente in possesso del Thurn-Taxis venivano ora a trovarsi in territorio italiano (nei pressi dei comuni di Lokve, Crnj Lug, Razloge e Turke, richiesti nella loro interezza alla parte croata) era indispensabile, nel prendere in considerazione le rettifiche di confine, il mantenere indivisi tali possedimenti, tenendoli nel massimo della considerazione (nel maggio del 1942 in difesa degli interessi patrimoniali di Thurn-Taxis intervenne anche l'ambasciata tedesca), nonostante la commissione fosse dell'idea che gli interessi privati dei singoli, in questioni di delimitazioni di confini, dovessero passare in secondo ordine dinanzi agli interessi degli Stafr8 • In definitiva i lavori compiuti alla fine del 1941 avevano impostato le direttive che avrebbero caratterizzato i successivi incontri della Commissione regionale "Croazia" nelle sue sedute miste italo-croate per il tracciamento della linea di confine. Per il momento confermavano il ruolo predominante della delegazione italiana, che dirigeva le attività svolte dalla commissione riguardanti le rettifiche da effettuarsi; quest'ultima, come detto più volte, su precisa indicazione di Roma, aveva rallentato fin dall'inizio i propri studi, al fine di prender tempo e posticipare il più possibile la demarcazione definitiva del confine, e non aveva voluto neppure confrontare il proprio tracciato con quello della parte croata. In tutto questo la commissione del vicemaresciallo Marié aveva fatto buon viso a cattivo gioco dimostrandosi diplomaticamente sempre molto conciliante nei confronti delle decisioni prese dagli italia1ù, pur insistendo comunque sulla necessità di un incontro misto delle delegazioni e su quella di tracciare al più presto almeno un confine provvisorio tra i due Stati, nella speranza di poter tutelare la parte croata dalle pretese italiane e permettere al più presto al! 'amministrazione, nel territorio cli pe1tinenza ciel nuovo Stato, di sfuggi.re ali 'ingerenza dell'autorità militare italiana occupante. La delegazione italiana della commissione regionale, allineata alle direttive provenienti da Roma, confidava cli raggiungere con l'altra parte un accordo senza problemi, ma qualora ciò non fosse accaduto era decisamente pronta ad impostare la linea cli confine più favorevole e oppo1tuna ali 'Italia. Attività della Commissione nel 1942 Dopo il lavoro cli riepilogo dei vari studi, circa le probabili questioni controverse, effettuato a dicembre dalla "Commissione regionale per la delimitazione dei confini italo-croati", e la conseguente relazione inviata alla Commissione Centrale, con le rettifiche confinarie alla linea stabilita dal trattato di Roma sulla frontiera settentrionale, a gennaio i lavori delle due delegazioni italiana e croata proseguirono con l'obiettivo, qualora le condizioni atmosferiche lo avessero permesso, di effettuare delle ricognizioni generali nei territori della Dalmazia e della provincia di Cattaro, onde poter poi a primavera iniziare gli studi di tracciamento in que l settore39 .
" AUSSME, fondo Nl -11 Diari storici Se.conda guerra mondiale, Diari storic i della Commissione delimitazione confini italo-croati, b. 682, Commissione regionale per la delimitazione dei confin i italo-croati, bimestre maggiogiugno 1942-XX,AUegato n. 22, 23 maggio 1942-XX. ' 9 A questo scopo il 13 gennaio un ufficiale italiano della commissione ven iva inviato in Dalmazia per la ricerca a Spalato, Sebenico, Knin (Tènin in italiano, ma nelle relazioni della commissione è mantenuto il nome slavo della località) l:lenkovac, Biograd e Zara, i cui territori erano attraversati dalla linea di confine, di documenti relativi alla divisione in comuni catastali ed amministrativi della cx Banovina de l Litorale (Primorska Banovina) e per rac-
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Verso la metà del mese l'Ufficio del Generale Delegato del Comando Supremo (gen. De Castiglioni) nella Commissione Centrale delimitazione nuovi confini, prospettò l'opportunità di un'ulteriore riduzione del personale militare costituente la delegazione italiana40 • Secondo le nuove direttive la sottocommissione per il settore settentrionale si stabiliva nei locali occupati dalla precedente l" sottocommissione (a Susak, per l'appunto) ereditando il materiale di studio raccolto da quest'ultima e dalla 2" sottocommissione cli Crnomelj , che già aveva ricevuto l'ordine di raggiungere quella sede per la fusione. Nel frattempo la commissione affrontava alcune questioni secondarie che si ponevano alla sua osservazione: il 20 gennaio spediva alla Commissione Centrale una relazione riguardante gli acquedotti esistenti nella zona confinaria del territorio fiumano annesso, mentre l'ufficio del generale De Castiglioni chiedeva di accertare quali fossero i caratteri (cirillici o latini) adoperati dai musulmani della Bosnia e dell'Erzegovina, nella loro scrittura personale e degli atti pubblici fino al 1939. Per quanto riguardava gli acquedotti che attraversavano la linea cli confine nel fiumano Mugnai segnalava a Roma quello di Porto Re, che riforniva d'acqua potabile parte della popolazione della città, dell'abitato limitrofo cli Buccarizza e di Buccari (2069 ab.) e quello di Fuzine, amministrato dalle ferrovie croate, che serviva invece le stazioni ferroviarie croate di Fuzine, Lié e Plase e quelle italiane di Meja e Skrljevo (distretto cli Delnice)" 1• Allo scopo cli assicurare il rifornimento idrico alle stazioni ferroviarie e poter erogare l' acqua ad un maggiore numero di abitanti della zona, tra cui la popolazione dei paesi di Hreljin, di Meja Gaj, Praputnjak e Crasizza - che non potevano usare l'acquedotto di Fuzine a causa della scarsa efficienza dei suoi impianti - e presumibilmente i funzionari delle diverse amministrazioni statali (agenti cli polizia e di dogana, personale delle ferrov ie e loro famigl ie, repa11i di truppa ecc.) che sarebbero giunti cli lì a poco nel luogo, la del.egazione italiana riteneva conveniente stipulare degli accordi tra i rispettivi Ministeri dei Lavori Pubbl.ici italiano e croato per perfezionare, con la revisione dei due impianti, il reciproco forni mento d'acqua, da effettuarsi alle stesse condizioni per i due Stati. Per quanto riguardava invece la questione dei caratteri utilizzati dai musulmani bosniaci e erzegovinesi la delegazione affermava che detta popolazione adoperava indifferentemente caratteri cirillici
cogliere dati statistici (abitanti, popolazione, razza, religione) e documenti (pubblicazioni, carte, mappe) riguardanti tali comuni. AUSSME, fondo Nl -fl Di(lri storici Second(I guerra mondiale, Diari storic i della Comm issione delimitazione confini italo-croati , b. 426, fase. 2c, bimestre gennaio-febbraio 1942-XX. "' Il I8 genna io il generale Mugnai proponeva un nuovo riassetto del personale a lui assegnato secondo tale orientamento: una presidenza composta dal medesimo nel ruolo di presidente , dal maggiore Carlo Antonell i Paù (ufficiale addetto) e dal capitano Carlo lvlariconda (amm inistratore); una sola sottocommissione (settore settentrionale fiumano-sloveno) composta dal tenente colonnello Ferdinando Viterbo (sottocommissario), dal capitano Mario Picca (u fficiale addeuo) , dal sonotenente Pietro Sponza (interprete) e dal tenente Arturo Valle e da Bruno Bascianini (topografi dell 'I.G .M.). In questo modo si sarebbero resi disponibili per le decisioni del Comando Supremo il maggiore Benone, il capitano Barbieri, il sottotenente Giuppani e il topografo Zanfoi (successivamente fu deciso di lasciare i suddetti ufficiali a disposizione della commissione per i lavori sul confine dalmata); l' assegnaz ione alla delegazione di due topografi (uno per il sottosettore sloveno e uno per quello fiumano) risultava necessaria per la raccolta e l'utilizzazione dell'abbondante materiale topografico, catastale e statistico già prodotto dalle precedenti sottoconu nissioni, che al momento solo Valle e Bastianini potevano ben utilizzare in base aUe conoscenze già acqui site in tali auività. Il personale indicato sarebbe stato radunato a Susak, dove s i sarebbe provveduto anche ad una riduzione delle un ità componenti la truppa assegnata alla commissione per i lavori di incippamento. " Il primo (acquedotto d i Porro Re) aveva origine in territorio italiano e alimentava la s tazione ferroviaria itali ana di Buccari e due paesi assegnati alla Croazia (Porto Re e Buccarizza); il secondo (acquedouo di Fuzine), invece, aveva origine nello Stato croato e riforniva due stazioni ferroviarie italiane (Sl<rljevo e Meja) e tre croate (Plase, Lié, Fuzine) sulla linea Fiume-Zagabria (Ibidem, Allegato n. 3, 18 gennaio 1942-XX).
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e latini, soprattutto a seconda della fede professata in prevalenza (cattolica o ortodossa) nelle località in cui essi si trovavano a redigere eventuali documenti. Il 22 gennaio inoltre si riproponevano questioni che già avevano caratterizzato la corrispondenza della commissione italiana nel corso del 1941, poiché, come era avvenuto qualche mese addietro per altri centri abitati, l'Ufficio affari civili del Comando della 2" Armata chiedeva conferma riguardo l'appartenenza all'Italia o meno cli alcune frazioni del comune di Sebenico (Radonic, Pokrovnik, Brnjica e Mirlovic) situate al confine dalmata. Il motivo della richiesta era sempre i l medesimo: lo Stato croato aveva disposto il richiamo alle anni anche per i giovani di queste località, ma tali centri abitati all'Ufficio affari civili 1isultavano trovarsi in territorio italiano e si chiedevano quindi delucidazioni alla commissione, che confermava la loro inclusione nelle zone annesse all'Italia e l'infondatezza delle pretese croate42 • A fine mese (31 gennaio) la Commissione Centrale comunicava alla delegazione italiana della commissione regionale "Croazia" di non ritenere necessaria la proposta croata circa il tracciamento di una linea di confine provvisoria che , come visto, era richiesta insistentemente dalla patte croata ma ostacolata dagli italiani, che procrastinavano il più possibile; di conseguenza il generale Mugnai, concorde con il presidente Marié sul sospendere i lavori di ricognizione sul terreno e l'aggiornamento topografico de] le carte a causa della sopravvenuta stagione invernale, metteva anche a conoscenza il suo omologo del fatto che a Roma Pietromarchi aveva bocciato le proposte croate, giustificando la decisione con il fotte ritardo verificatosi nei lavori effettuati, che non permetteva la demarcazione di un confine provviso,io nel settore fiumano-sloveno e come contraccolpo posticipava anche l'inizio delle ricognizioni nel settore della Dalmazia e in quello montenegrino (ho già detto come questo ritardo fosse voluto). Il 2 febbraio le attività della commissione regionale proseguivano con la trasmissione alla Centrale a Roma di una variante alla relazione ,ciel 30 dicembre circa le rettifiche confinarie alla linea stabilita il 18 maggio sulla frontiera settentrionale italo-croata: l'obiettivo della variante era quello di annettere all'Italia, "sempre entro lo spirito ciel Trattato (di Roma)""3 , l' intera insenatura costituente la baia di Buccari, lasciando allo Stato Indipendente Croato solo l'abitato di Porto Re. Secondo questa ipotesi, nel settore fiumano alla Croazia veniva assegnato parte ciel bacino di alimentazione della centrale elettrica di Cirguenizza (richiesto 44 dalla delegazione croata) e l'Italia riceveva in cambio i comuni di Hreljin e di Buccarizza , popolati, come Buccari e il resto ciel distretto di Susak annesso alla provincia fiumana, eia croati (la nuova linea confinaria si sarebbe sviluppata dal mare al monte Jelencié).
La commissione correggeva inoltre il Comando della 2" Armata informandolo che, secondo il "Registro dei comuni del Regno jugoslavo" (edito dal Ministero della Guerra e della Marina jugoslavi) solo le frazioni di Radonic e Brnjica risultavano appartenenti al comune di Sebenico, mentre quelle di Pokrovnik e Mirlovic appartenevano al comune di Knin (Ibidem, Allegato n. 5, 20 gennaio I 942-XX}. ,, AUSSME, foodo N I-Il, Diari s10rici della Commissione delimiwzione confini ita/o-croari, b. 426, fase. 2c, Commissione regionale per la delimitazione dei confini italo-croati. Diario storico-militare bimestre gennaio-febbraio 1942-XX,Allegato n. 15 , Variante alla relazione circa le rettifiche confinarie alla linea stabilita dal Tratcato di Roma sulla frontiera settentrionale italo-croata, 2 febbraio 1942-XX. "' Il tratlato di Roma prevedeva l'assegnazione degli abitati di Hreljin (3 100 ab.) e Buccarizia (360 ab.) alla Croazia, ma lasciava parte del territorio dei loro comuni catastali all'Ital ia, tagliando cosi la popolazione dei due centri dalle relazioni con Buccari e Susak, su cui questi (secondo la relazione italiana) gravitavano per necessità di vita economiche e culturali. In base a queste considerazioni la delegazione italiana chiedeva l'annessione completa dei due comuni catastali (abitato e territori limitrofi); la delegazione croata, invece, riteneva che i due comuni contesi, anche senza le rispettive aree, potessero gravitare intorno a Porto Re e Cirquenizza, che avrebbero offerto eguali possibilità di sviluppo che Buccari e Susak (Ibidem) .
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BOLlf,TTINO nF.u:ARCHIV/0 DELL' UFFICIO STORICO
f Intorno alla metà di febbraio si diede inoltre inizio agli studi generali e alla raccolta dei dati relativi al settore confinario dalmata, che si sarebbero prolungati fino a settembre inoltrato. Per iniziare i lavori, era necessario che la commissione regionale per i confini italocroati realizzasse uno studio "a tavolino" della Dalmazia, al fine di fornire ai delegati le giuste conoscenze geografiche, storiche, etniche, economiche ed amministrative cli tale regione, premessa fondamentale. per affrontare successivamente la questione confinaria. Contemporaneamente si poneva ancora una volta il problema - a porlo stavolta era l'Ufficio Operazioni della 2" Armata - di stabilire se alcuni comuni confinari appartenessero al1'Italia o alla Croazia per consentire o meno il reclutamento per l'esercito croato, ma a differenza delle altre volte, la controversia era più interessante poiché in questa occasione si trattava cli alcune delle località contese cli cui la commissione si era occupata nel settore fiumano. I paesi in questione45 , infatti, erano due frazioni di Razloge (Kovacev Laz e Razloski Dolci, quest' ultima disabitata) nel comune amm inistrativo croato cli Brocl na Kupi, e le località di Biljevina e Sibrlicka appartenenti al comune amministrativo di Cmi Lug, per buona parte diventato italiano (i due abitati erano però nella parte considerata croata); poichè sia Razloge, s ia Cmi Lug, erano comuni che la delegazione di Mugnai aveva intenzione di richiedere alla Croazia nella loro interezza, questa comunicava all'Ufficio Operazioni cli non permettere alle autorità croate l' arruolamento di giovani in quelle aree, nonostante secondo la linea concordata nel trattato di Roma ne avessero il diritto, onde evitiu-e che tale atto di sovranità fornisse in seguito pretesti alla delegazione cli Marié per rivendicare quei luoghi durante le discussioni delle sedute miste della commissione. Inoltre, come faceva notare Mugnai nella comunicazione di risposta, tali località si trovavano nella zona demilitarizzata ed occupata dalle truppe italiane ("seconda zona"), sulla quale lo Stato croato esercitava una sovranità lim itata e condizionata dalla presenza della 2" Am1ata , e che sarebbe potuta diventare oggetto di richieste cli rettifiche confinarie da parte italiana: l'impedire l'affermazione del1'autorità croata sarebbe stata quindi una decisione in linea con la politica attendista in fatto di delimitazione di confini del governo cli Roma. A marzo, mentre il governo cli Zagabria sostit1liva il vicemaresciallo Marié e metteva alla guida della delegazione croata il generale Ivan Prpié (dall'ottobre del 1942 anche capo cli Stato Maggiore, dopo l'allontanamento dalla capitale dei due Kvatemik e ciel generale Vlaclimir Laxa), il mate,iale cli st11dio fin lì raccolto sul settore confinario dalmata veniva spedito a Roma al generale De Castiglioni, che dava direttive per l'estensione dei lavori cli ricerca anche alle isole assegnate al! 'Italia e ad altri distretti contigui a quelli già presi in considerazione'6 • Ai primi cli aprile, invece, si riproponeva nuovamente il problema della demarcazione provvisoria della linea di confine, sempre a causa delle pressioni esercitate in questo senso dalla delegazione croata. Il giorno 4 , infatti, la parte italiana riceveva una lettera in cui si rinnovava l'invito a determinarne il tracciato almeno provvisoriamente, per eliminare gli incon-
·" Tn molti casi, come dimostra il numero esiguo dei loro abitanti , si trattava di paesi costituiti da gruppi di case sparse e distanti tra loro, tra cui alcune si trovavano in territorio italiano , altre in terri torio croato. Razloge, comprese le sue frazioni, contava 28 1 abitanti , mentre Biljevina e Sibrlicka ne contavano rispettivamente 8 e 29. " Il materiale posto all 'au.e nzione del generale De Casriglion i era composto soprattutto dalla documentazione catastale e amministrativa riguardante i distretti di Spalato, Sebenico, Knin , Biograd e Bencovac, raccolta dall ' ufficiale della delegaiione italiana inviato in quei luoghi a gennaio. Gli studi successivi sarebbero stati estesi ai distretti di Signo (Sinj), lmotski, Makarska, Mctkovic, Oltre (Preko), Brazza, Lesi na (Hvao-) e Curzola. AUSSME, fondo NJ Il , Diari storici Seconda guerra mondiale , Diari storici della Commissione delimitilzione confini italo-croati , b. 426, fase. 2d, Commissione regionale per la delimitazione dei conf ini italo-croati, bimestre marzo -aprile 1942-XX, Allegato n. 9, 25 marzo 1942-XX.
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venienti di carattere amministrativo e militare che si erano verificati in alcune località di confine e che si sarebbero sicuramente riproposti in altre, se non fosse avvenuta una svolta nei lavori di tracciamento47 • La delegazione italiana, dopo essersi confrontata con l.a Commissione Centrale·•s , rispondeva ancora una volta alle richieste croate asserendo che al momento non era possibile tracciare una linea provvisoria di frontiera, specificando che sostanzialmente andava considerata valida, nei tratti oggetto di controversie, quella adottata dalla delegazione e dalle autorità doganali italiane, pur rimanendo aperte diverse soluzioni per il definitivo appianamento clelle divergenze tra i due Paesi riguardanti molte località e territori di confine; la conferma delle posizioni italiane era motivata anche stavolta con i ritardi verificatisi nelle ricognizioni ciel settore fiumano e con il conseguente posticipo degli studi eia eseguire in quelli dalmata e montenegrino. Accettato l'ennesimo rifiuto, il 16 aprile la delegazione croata, per aderire all'invito della Commissione per la delimitazione dei confini fra la Croazia e il Reich - che avendo terminato la demarcazione sulla carta, chiedeva alla commissione regionale italo-croata di stabilire sul terreno il triplice confine italo-croato-tedesco per poter iniziare la numerazione dei cippi confinali fra i due Stati - richiedeva la convocazione di una riunione cli esperti italiani, tedeschi e croati per determina.re la posizione del cippo triconfinale. L'incontro, cli cui fu messa a conoscenza anche la "Commissione regionale per la delimitazione dei confini italosloveni" ciel generale Lubrano , fu concordato per il mese di maggio a Zagabria"9 : alla clele-
La richiesta croata era accompagnata da un elenco di casi di divergenze sorte tra le autorit/1 italiane e croate nei distretti confinari riguardanti: l'apparte nza all'Ital ia o alla Cro.azia del villaggio di Sitno (comune di Traù); la chiusura, da parte delle aul.ori1.à italiane, della scuola elementare del villaggio di Suhi Dolac (vicino Spalato), assegnato allo StalO croato in base all'accordo di Roma; alcune questioni c irca uffici parrocchiali e istituti scolastici d i località appartenenti al comune di Spalato ma situate nel territorio croato; le contestazioni delle autocità croate al considerare già assegnati all'amrninistra;.ione italiana le località di Brnjica, Radonic, Pokrovnik e Mirlovic (com uni di Sebenico e Knin), dove già erano sone, come detto, divergenze riguardanti la chiamata alle anni; il di vieto delle autoritì1 italiane all'esercito croato di arruolare giovani nella parte sud-ovest del comune di Dernis (l3ogatic, Ostrogasica, Podumci, ecc.) da considerarsi invece, secondo l'interpretazione cwata del trattalo di Roma, in territorio assegnato allo Stato ,.,swsa; l'esercizio dell'amministrazione italiana su Obrovac (16.600 ab.) nonostante .la sua attribuzione allo Stato croato; la delimitazione di una nuova linea di confine nel settore a nord-ovesc ciel distrett<i d i Deln.ice (confine fiumano-sloveno, tratto dalla confluenza tra il fiume Kupa e l'affluente Krasicevica a Biljevina), da parte della pofo.ia militare e doganale italiana, differente dii quel la stabi lita (AUSSME, fondo NJ-11 Diari sto rici Seconda guerra mondiale, Diari storici della Comm issione delimitazione confini italo-croati , b. 426, fase. 2d, Commissione regionale per la delimitazione dei confini italo-croati , bimestre marzo-aprile I 942-XX. Allegato n. 9, 10, 13). " Nell 'esporre alla Commissione Centrale i "presunti inconvenienti" allegati alla richiesta , il generale Mugnai li definiva "artatamente esagerati" ed alle recriminazioni dell a delegazione croata controbat.teva che: il villaggio di Sitno , pur risu.ltando in una striscia di territorio assegnato alla Croazia, sarebbe stato oggetto di rellifiche poiché il trattato di Roma specificava che all'Jtalia spettava tutto il territorio di Traù e come la stessa delegazione croata riconosceva, il paesino apparteneva al comune amministrativo dell ' omonimo centro; lo stesso ragionamento valeva per il villaggio di Suhi Dolac e le altre localitù in cui si erano verificate le incompre ns ioni relative agli uffici parrocch iali e alle scuole , poiché tutte appartenenti al territorio dell a cittì1 di Spalato; Brnjica, Radonic, Pokrovnik e Mirlovic appartenevano inequivocabilmente all'Italia; la z.ona sud -ovest di Dernis (Drnis) , comprendente anche Ostrogasica, dove l'esercito croato avrebbe vol mo effettuare il reclutamento, poteva considerarsi appartenente allo stato croato ma in un 'area contigua a quella riconosciuta indispensabi le da rivendicare all' Italia e per di più occupata da lle truppe italiane; lo stesso valeva anche per Obrovac (Ibidem). '" Da parte italiana sarebbero intervenuti due esperti tecn ic i dell'Istituto Geografico Mi litare (i l tenente colonnello Palau,(l]o ed il maggiore Pinna, membro della commissione del generale Lubrnno) , il sott.ocomrnissario della commissione confini italo-croati (lenente colonnello Ferdinando Viterbo) e un membro della commissione confini italo-sloven i (tenente colonnello Vito Ubaldi) (Ibidem).
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BOLLEITWO DElL 'AtlCHl\110 l>F.:LL' UFrJC/0 S10R!CO
f gazione composta per la riunione fu impartita la direttiva cli sostenere le posizioni italiane sulla collocazione del cippo triconfinale, che prevedevano il posizionamento del punto, non in fondo alla piccola valle del Piraska Voda , come era stato precedentemente stabilito, bensì sul costone montuoso formante detta valle (presso la località Premagovce), circa 20 metri a sud della linea di demarcazione fra la Slovenia italiana e que lla tedesca. La commissione mista italo-tedesco-croata, che definì sulla carta il punto accettando la proposta italiana di spostarlo sul costone, si riunì iJ 12 maggio; il giorno seguente, sotto la scorta di un adeguato servizio di sicurezza, tutti i rnemb1i delle tre clelegazioni5° si recavano sul luogo per determinarlo sul terreno. Nel frattempo (27 aprile) il Comandante della 2" Annata Mario Roatta aveva incaricato il presidente della delegazione italiana di studiare, organizzare ed attuare alcune misure d i sicurezza atte ad impedire a gruppi di ribelli di penetrare nella zona d.i Fiume e Susak per provocarvi incidenti; di conseguenza il generale Mugnai aveva impartito ai comandi dei rispettivi presidi le disposizioni per i provvedimenti cli sicurezza da adottare, concernenti lo sbarramento con posti di blocco e pattugliamenti armati, cli tutte le rotabili adducenti cl ali' interno e lungo la costa alle due località in questione. Inoltre, proprio a causa dell'incalzare delle insun ezioni partigiane, che impegnavano un numero sempre maggiore di truppe nel le operazioni di p1'esidio e rastrellamento, il 2 maggio il generale De Castiglioni aveva effettuato quella riduzione di personale della commissione regionale già prevista a gennaio ma realizzata solo in parte, rispedendo il maggiore Bertone, il capitano Picca e il capitano Mariconda ai rispettivi corpi d'armata. È pur vero che il generale Mugnai , attraverso gli studi compiuti dalla commissione, aveva sicuramente una profonda conoscenza delle zone di confine, ma l'affidamento di tali incarichi difensivi ad un ufficiale fino a quel momento incaricato di studiare ed effettuare ricerche e non di condurre operazioni cli presidio, in parte dimostrava tutte le difficoltà che si trovava a vivere in quel momento la 2" Armata, che appariva inefficiente a contenere le insunezioni dei ribelli in Dalmazia. Mussolini e il governo di Roma erano pienamente consapevoli della situazione e infatti il Duce proprio in quei giorni - confrontandosi con il conte Volpi e con il governatore Bastianini - riteneva fondamentale una modifica del confine dalmata che portasse la frontiera italo-croata al crinale delle Alpi Dinariche (proposta che trovava anche l'approvazione del Comando della 2" Armata), in modo da consentire all'Italia di appropriarsi dell'intera Dalmazia e quindi di un confine geograficamente valido; a un an110 esatto dalle occupazioni riemergeva dunque il progetto iniziale di annessione d i tutto il litorale adriatico orientale e delle zone del retroterra sino alla lìnea delle Dinariche (che sarebbe comunque rimasto lettera morta anche grazie ai suggerimenti cli Pietromarchi e Casertano, che continuarono a suggerire la necessità di una stretta collaborazione con Pavelié e le autorità croate) . li compromesso delle annessioni autolimitate ciel 1941, infatti, non aveva più senso, dal momento che il governo cli Zagabria e i croati si erano rivelati degli alleati inaffidabili e i tedeschi possedevano le risorse economiche dell'intero Stato.
"' La delegazione croata cm composta dal genernle Ivan Prpié (presidente delle commissioni contini italo-craoti e tedesco-croati), dal co lonnello Santo Goldoni ed il maggiore Antonio Markovié (membri della commissione confini tedesco-croati) e dai colonnelli Janko Sendjerdji e Veljko Glanz (membri della commissione confini italo-croati); quella tedesca dal consigliere capo cli legazione Kurt von Kamphoeveuer. dal barone Wilhelm Engerth e dall'ingegnere Franz Michorl (consiglieri ministeriali, presidenti delle delegazion i tedesche presso le conunissioni confini italo-tedesch i e tedesco -croati) (Ibidem).
S,\GG/ STORICO-JSTITUZIONAU
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Nel mese di giugno, infine, a conclusione del primo semestre di lavoro del 1942, la "Commissione regionale per la delimitazione dei confini italo-croati" fu impegnata soprattutto nella preparazione di una riunione di esperti tecnici delle due delegazioni, italiana e croata, per un confronto dei rilievi geodetici e delle triangolazioni effettuate nei mesi precedenti sul settore fiumano-sloveno. Continuavano inoltre gli studi e le ricognizioni sul confine dalmata, mentre nei territori annessi all'Italia persistevano condizioni di aleatoria sicurezza, a causa delle azioni dei ribelli e dei partigiani comunisti. La notizia migliore per la delegazione italiana del presidente Mugnai in quei giorni arrivava dalla Commissione Centrale: la delegazione croata, dopo l'ennesimo rifiuto ricevuto per addivenire al tracciamento della linea di confine provvisoria sul terreno, aveva esposto il problema al governo di Zagabria, che a sua volta aveva richiesto spiegazioni per vie diplomatiche al governo di Roma. La questione diventava così competenza dei due esecutivi interessati, che avrebbero, al momento opportuno, comunicato le decisioni prese alla commissione regionale italo-croata. La delegazione italiana ve11iva alleggerita , dunque, dello sgradevole compito di dover continuamente rifiutare le richieste croate in tal senso, rimuovendo un motivo di tensione nei lavori deJla commissione che avrebbe potuto peggiorare le relazioni tra le due parti , complicando quei confronti per le rettifiche confinarie che, peraltro, non sembravano molto semplici già di loro, nonostante la delegazione croata apparisse piuttosto remissiva alle pretese e alle direttive della sua omologa italiana. Il confine. dalmata Le attività di luglio si aprirono con la riunione degli esperti tecnici italiani e croati per stabilire alcuni particolari d' ordine tecnico, in merito ai lavori di confinazione (ricognizioni tJigonometriche, studi geodetici, triangolazioni ecc.); la prima seduta, alla quale avrebbero partecipato tre membri per ciascuna delle due delegazioni s', ebbe luogo il 6 luglio nei locali della commissione confini italiana a Susak52 • Si sarebbero poi riuniti nuovamente ancbe nei due giorni successivi,, procedendo allo scambio di materiale cartografico, idee e notizie atte a facilitare tutti quei lavori che potevano essere svolti al momento e quelli che sarebbero stati eseguiti in seguito dalle due delegazioni. A conclusione degli incontri fu riconosciuta l'opportunità cli procedere al lavoro di raccolta dei dati riguardanti i limiti amministrativi (di distretto , di comune amminisu-ativo e cli comune catastale) assegnando alla parte italiana il compito di proseguire la ricerca nella zona della Dalmazia53 (da Jablanac alla regione di Spa-
'' Per la parte italiana il ten. col. Viterbo, il cen. col. Palazzolo ed il maggiore Antonelli Paù; per quella croata il colonnello Janko Sendjerdji, il ten. col. Glanz Veliko cd il capitano Kresimar lvacié, AUSSME, fondo Nl-11 Diari s1orici Seconda guerra mondiale , Diari storici della Commissione delimitazione confini italo-croati, h. 682, Commissione regionale per la delimitazione dei confini italo-croati, bimestre luglio-agosto 1942-XX. "Alla data de l l O luglio la delegazione italiana risultava composta dal preside nte generale Mugnai , dal maggiore Ant(inelli Paù (segretario) , dal sottotenente Beniamino Marrara (capo ufficio amministrazione), dal tenente colonnello Ferdinando Viterbo (capo dell a sottocommissione fiumano-sloveno), dal tenente Sponza e dal capitano Ermanno Casella (llddeui alla sottocommissione), dal tenente colonnello Palazzolo e dai tenenti Valle e Bastianini (delegato tecnico e topografi dell'l.G.M.) e dal sottotenente Antonio Giuppuni (a disposizione per il settore dalmata). Il 16 luglio si sarebbe aggiunto al personale della commisisionc anche il capitano Gino Franeeschini, messo a disposizione per le ricognizioni in Dalmazia (Ibidem) . " Qu,ilche giorno prima la delegazione italiana , proprio allo scopo di proseguire i lavori di ricerca nel settore dalmata, come sarebbe stato s tabilito nelle riunioni degli esperti tecnici, aveva inviato un ufficiale in Dalmazia per effettuare alcune. ricerche relative alle centrali elettriche, all'acquedotto e alle fabbriche d i cemento esisten ti nella zona cli Spalato (Ibidem).
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BOLLE1TINO DELL'ARCHIVIO DEI.I.' Ul'FIC/0 Sro111co
lato) e di Cattaro, e a quella croata di avviare gli studi a Sarajevo e riunire i dati relativi alle zone del Montenegro e della Bosnia. Il giorno 22 il Governatore della Dalmazia Giuseppe Bast.ianini chiedeva alla Commissione Centrale a Roma, che a sua volta illustrava inunediatamente la quest.ione alla delegazione italiana della commissione regionale "Croazia", precisazioni riguardanti i limiti di alcune località clalmate5~ (già poste, per diversi motivi, all'attenzione della commissione italocroata nei mesi precedenti), al fine cli sapere se erano da considerarsi italiane o croate; in risposta, veniva fornita al governatore una relazione che chiariva I.a posizione momentanea cli molti piccoli abitati dislocati sulla linea di confine dalmata - sulla base deJ!a linea riportata dalla carta I :750.000 allegata al trattato cli Roma e indicante l'andamento generale del confine - senza tuttavia risolvere i problemi creati da una mancata atu"ibuzione definitiva. Dalla relazione risultava che: la frazione di Konjevrate (2922 ab.) del comune di Sebenico era integralmente compresa nel territorio annesso; la frazione di Situo veniva assegnata al comune di Dernis (Drnis) e non a quello di Traù appartenente all'ltalia; le frazioni di Lepenica e Ljubitovice (comune di TraÌl), a sud-ovest della ferrovia Perkovic-Spalato erano integralmente comprese nel territorio italiano; quelle di Suhi Dolac, Pergomet e Labin (comune cli Traù) - situate nei pressi della ferrovia Perkovic-Spalato - erano parzialmente comprese nel territorio annesso; infine le località di Sratok e Trolokva (comune di Traù) - situate a nord-est della ferrovia Perkovic-Spalato - non erano comprese nel territorio annesso all'Italia. Per il momento, in analogia alle direttive impartite dalla "Commissione Centrale delimitazione nuovi confini", le funzioni della sovranità italiane si sarebbero comunque esplicate indistintamente su tutte le frazioni del comune di TraÌl e di quello cli Spalato (quest'ultimo cli 120.000 ab. circa nel 1940)55 • A settembre, dopo un mese di agosto piuttosto inconcludente in quanto ad avanzamento dei lavori, la commissione regionale approfondiva gli studi sulla Dalmazia compilando una relazione ed una carta indicante le risorse minerarie della zona. Il giorno 18 il Comando militare marittimo della Dalmazia forniva alla delegazione italiana delle comunicazioni relative agli isolotti dalmati che, per la loro posizione, potevano dare adito a contestazioni da parte della Croazia: dall'esame della ca11a con rip011ati i confini marittimi risultava che potevano appartenere a questa categoria quelli di Brugnacco (fra l'isola di Pago e l'isola di Maon), di Due Sorelle (fra Curzola e Sabbioncello), di Planchetta (canale di Curzola) e di Rasanze (canale della Morlacca). Questi quatu·o gruppi di isolotti, infatti, insieme a quelli di Scherda e Dolfin, nella delimitazione studiata dalla Commissione Centrale del M inistero degli Esteri sarebbero stati annessi all'Italia - il u·attato di Roma non diceva nulla a riguardo - ed era quindi de l massimo interesse che-nel frattempo non fossero ammesse prese di posizione croate contrarie alle decisioni italiane: a questo scopo il Comando militare marittimo aveva ordinato, per precauzione, dei sopralluoghi ai suddetti isolotti per innalzarvi la bandiera italiana e lasciarvi un piccolo presidio per il posizionamento cli cippi con la scritta "Italia" e la data di annessione56 •
" Le frazioni di Bogetic nord (comune di Oklai), Pakovo Scio, Ostrogasica, Podumci, Liubostine, Konjevrate (comune di Sebenico), Sratok, Suhi Dolac, Trolokvc, Labin, Ljubitovice e Lepenica (Ibidem). " Ibidem.. ,. AUSSME, fondo NJ -11 Diari siorici Seconda guerra mondiale, Diari storic i della Commissione delimitazione confi ni italo-crnati, b. 851, Commissione regionale per la de limitazione dei confini italo-croati, bimestre settembreottobre 1942-XX, Allegato n. 6, 4 settembre 1942-XX.
SAGGI sro111co-1STITUZIONAI.I
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A Roma, intanto, ai primi di ottobre il generale dello Stato Maggiore Toraldo cli Francia, già a capo dell 'Uffic io Collegamento con le commissio ni regionali delimitazione nuovi confi ni, in seguito a un ordine del Ministero della Guerra, assumeva la carica di Generale De legato alla Commissione Centrale in sostituzione del generale De Castiglioni , destinato ad altri incarichi. Negli ultimi due mesi del I 942, infine, i lavori della commissione iniziarono finalmente ad affrontare in concreto la questione confinaria nel settore dalmata, mentre la situazione generale nello Stato Indipendente Croato e nel Governatorato della Dalmazia vedeva accentuarsi l'attività partigiana contro i presidi italiani e croati, contro le comunicazioni ferroviarie e contro le milizie anticomuniste cetniche. TI 23 novembre il presidente Mugnai inviò uno studio relativo alla confinazione in detto settore all'Ufficio del Generale Delegato Toraldo d i Francia, che una settimana dopo avrebbe comunicato alla commissione le sue impressioni in merito: la relazione introdutti va della commissione regionale chiariva al generale fresco di nomina che mentre per i'l settore fiumano-sloveno si era proceduto all' individuazione dei problemi d i confinazione ed all 'esame delle diverse soluzioni delle eventual i rettifiche confinarie c dei correlativi compensi con ricognizioni effettuate direttamente sul territorio, per il confine dalmata il lavoro era stato condotto esclusivamente sui documenti cartografic i esistenti, su raccolte ufficiali di dati statistici , :;u relazioni di esperti e di società indusl,iali ecc. Infatti, poichè nella regione dalmata era d iventata impossibile la d iretta conoscenza sul terreno, a causa delle azioni partigiane che rendevano instabile e pericolosa l'area , il lavoro prel iminare era stato condotto prevalentamente "a tavolino", con lo studio del trattato di Roma e dell'annessa carta 1:750.000 (furono esaminate le discrepanze e le contraddizioni esistenti fra la lettera del trattato e la linea di confine tracciata sulla ca11a allegata) e con il calcolo delle aree di rettifica e di quelle di compensazione, con i dati statistici relativi alla popolazione, alle risorse naturali cd alle industrie. lnoltre nella relazione spedita a Roma il generale Mugnai metteva in evidenza gli ambigui atteggiamenti dello Stato croato, cha a volte aveva dato l'impressione di voler considerare non valido il trattato de l 18 maggio al fi ne di assicurarsi confini più ampi e militarmente più forti; onde evitare, dunque, l' annessione da parte croata di elementi allogeni e volendo allontanare il pericolo più o meno remoto di irredentismi e conflitti tra nazionalità ali' interno dei territori annessi , la commissione regionale aveva studiato una nuova linea confinaria che garantisse ulteriormente le esigenze italiane, soprattutto in fatto di difesa militare. Nello specifico lo studio sul confine dalmata rappresentava un primo esame dei problemi che sarebbero potuti sorgere tra Italia e Croazia durante la reale delimitazione confinaria sul terreno57 • Per prima cosa esso affermava che tale tratto confinario non era né naturale e
"Lo studio s i apriva con delle considernzio1ù sul 1raumo di Roma, espresse con il solito stile retorico dell'epoca: " È innegabile che nella delimitazione de l confine italo-c roato in Dalmazia, il Trattato di Roma del 18 maggio J94 1, s' inspira esclusivamente agl i ideali di civ iltà , pe i qual i l' Tlalia eni divenuta nei secoli madre delle genti, che abitano nell 'opposta sponda adriatica. In virtù del Tra11a10 di Roma riialia rivendica in Dalmazia non un possesso territoriale. ma una missione secolare: un' antica missione fondala sul duplice primato di Roma, que llo della legge dei Cesari e quello della legge di Cri sio. Questo carauere del Trullàlo appare tanto più evidente ove si consideri che l' annessione de lle città di Zani , Sebenico, Traù. Spalato con il loro retroterra. rappresenta una superficic,che è quasi la melà di quella, che gl i stessi a1tuali nostri nemici riconnobcro pertenerc (sic) legittimamente all'Italia, col Patto di Londra del 25 aprile 1915: infani , mentre il Patto di Londra nssegnava all'Italia complessivamente un territorio di circa 6400 km. lJ Trattato d i Roma non ne annette che 3800. Tn questa limjtazionc de lle proprie rivend icaòoni l' Italia rivela quanto si sente più sicura ne ll' opposta sponda Adriatica. in virtù di quell'assetto europeo, che le potenze dell' Asse perseguono( ... ).
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BOLLETTINO DELL'ARCHIVIO DELL' UrFICIO Srol/JCO
geografico, poiché in tal caso sarebbe dovuto passare, secondo il criterio orografico ed altimetrico, per la linea spa11iacque delle due Cappelle, delle Alpi Bebie e delle Dinariche, includendo nel territo1io italiano tutta I.a costa, dal golfo del Carnaro fino alle Bocche di Cattaro, e togliendo quindi aJJo Stato croato l ' accesso al mare; né un confine storico, perché in tal caso avrebbe dovuto appoggiarsi a quello della Dalmazia veneta, quale fu fino al Trattato di Campoformio del 1797 e che fu lasciato intatto dall'Austria asburgica quale confine amministrativo della provincia dalmata; e infine neppure militare~8, poiché in questo caso avrebbe dov uto assicurare la continuità territoriale fra Venezia Giulia e Dalmazia, passando per il ciglione orientale dell'altopiano croato (Capele-Planina) - e assicurando il possesso dell'intero tratto ferroviario Fiume-Spalato - , continuando sulla displuviale dinarica fino alle foci della Narenta o fino alle Bocche cli Catt.aro. Secondo il trattato del 18 maggio il confine cli Stato italo-croato si svolgeva attraverso la zona centrale della regione dalmata per un percorso cli 150 km e si sviluppava, grosso modo, dal mare di Novogracli (Novograclska), lungo il corso ciel fiume Zermagna, fin dove questo , piegando, si dirigeva verso nord; cli qui, raggiungeva il fiume Cherca, che segu iva per un breve tratto, e se ne distaccava per attraversare la regione Miljevci, e comprendere all'Italia tutto il territorio cli Sebenico e di Trat1. Si avvicinava , quindi, al percorso della ferrovia Fiume-Spalato, alla quale si addossava nei pressi ciel comune cli Labino, seguendone il percorso fino alle prime abitazioni di Salona, e circondava la città di Spalato. Per studiare questo settore confinario la delegazione italiana aveva suddiviso anche il confine dalmata in tre sottosettori (o tratti): il primo dal mare di Novogradi al fiume Cherca, il secondo dal fiume Cherca al limite orientale del comune amministrativo di Traù ed il terzo fi no al territorio dei Castelli e della città di Spalato. Nella relazione sarebbe stato messo in rilievo lo svolgimento secondo la più logica interpretazione del trattato, illustrando tuttavia anche quelle va,ianti ritenute indispensabili per adeguare lo svolgi.mento del confine "allo spirito del trattato stesso" - che valeva a dire adeguarlo agli interessi italiani - attraverso la messa in risalto delle discrepanze esistenti fra le indicazioni del documento e la sua rappresentazione grafica (come ho detto sulla carta 1:750.000).
L'assegnazione delle città dalmate all ' Italia, lungi dal voler togliere gli sbocchi al mare acl un paese amico, mira solo a delimitare quella zona, ove più profonda fu l'azione secolare dell' Italia, si chiamasse essa, Impero Romano , Esarcato Bizantino , o Serenissima repubblica di S. Marco, mira a rinsaldare gli antichi legami della Penisola Balcanica con l'Adriatico e la Pe1ùsola Italiana. Tale lo spirito di Roma( ... )" (AUSSME, Diar{ s1orici della Co111missione delimitazione confini italo-croati, racc. 851, Commissione regionale per la delimit,iz ione dei confini italocroati. Diario storico-militare bimestre novembre-dicembre 1942-XX , Allegat(l n. J.5, Studio della confinazione nel senorc dalmata , pp. 2 e 6). " " Ove si riflette che l'Italia, all'ano ciel riconoscimento ciel nuovo Stato Croato, poteva imporre un con f'ine qualsivoglia, apparirÌL tanto più evidente ch'essa deliberatamente non ha voluto verso la Croazia un confine militare riconoscendo implicitamente, tra l'altro, la validità delle obiezioni, che g ià in passato furono mosse ai fautori di confini nlilitari affacciantisi sul versante danubiano. Non ha voluto un confine militare anche per la riluttanza ad annettere allogeni, convinta com'è che solo chi rispetta la nazionalità altnti ha il diritto al rispetto delta propria. li Duce, spiegando al popolo l'andamento della linea confinaria della regione dalmata, disse: Noi avremmo po1wo, volendo, spingere i nostri çonfini dai Velebiti Cli/e Alpi Albanesi, ma avremmo commesso un errore: sema coniare il resto avremmo portaw entro le 110.1·/refi'<mtiere parecchie centinaiCI di migliaill di elementi lllfogeni, naturalmente cmiii. Quesie parole, mentre danno la più cospicua prova del senso di moderazione che ha ispirato la condona dell'Italia verso il rinato Regno di Croazia, danno in certo modo la garanzia che non certo pel mal volere del) ' Ital ia può accadere che il Tranato di Roma non abbia esecuzione in que lla più ampia misura che prelude ad una intima unione e ad una sincera pace fra i popoli delle due sponde adriatiche" (ibidem, p. 8).
SAGGI STOIIICO-JST/TUZIONM.I
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Per il primo tratto cli confine il trattato cli Roma parlava di quel "territorio compreso eia una linea che, partendo dalla punta Prevlaca, raggiunge il canale della Moriacca, segue il tracciato interno cli es so fino al mare di Novogradska (Novogradi), continua lungo la sponda superiore di detto mare, comprende la Bukovizza e, raggiunto il corso del Cherca (Krka), sotto il paese di Podjene ( ... )"59 , ma secondo la delegazione italiana della commissione la linea così ricavata risultava illogica e per nulla adatta ad un confine di Stato, in quanto non si appoggiava ad alcun particolare topografico importante, capace di separare distintamente i due Stati. Essa tagliava quasi a metà due comuni catastali, Krusevo (1468 ab.) e Bilisane (874 ab.), del comune amministrativo di Obrovazzo, lasciava in territorio croato il capoluogo della Bucovizza (Obrovazzo appunto) e spezzava le .rotabili, che da Zara, Sebenico e Knin, portavano al capoluogo; separava inoltre in due parti il comune catastale di Zegar (1826 ab.) e proseguiva quindi, sempre lungo il fiume, tra i limiti amministrativi dei comuni catastali cli Ervenik superiore ed inferiore. Infine la linea confinaria raggiungeva, senza particolari precisazioni del trattato, il fiume Cherca, passando attraverso la piana che separa i due fiumi, sotto il paese cli Podjene (Paotene). Di conseguenza Ja commissione italiana riteneva che il tratto Novogradi-Cherca necessitasse di una piccola modifica che lo portasse a correre strettamente adiacente al fiume Zermagna60 - che delimitava i tre comuni catastali di Krusevo, Obrovazzo e Bilisane - , cioè dalla foce, fino alla confluenza con il suo affluente di destra della Krupa, per proseguire sulla linea fluviale fino al bivio stradale a nord-est del villaggio di Muzdali (tenendo così fede al principio che il confine di Stato dovesse appoggiarsi ad un ostacolo naturale, in questo caso di natura idrografica). Secondo tale variante sarebbero stati annessi ali ' Italia anche Obrovazzo (con Krusevo e Bilisane) e tutta la zona mineraria cli bauxite della V. Gradina: appare, dunque, quasi superfluo far notare quali fossero i reali motivi di questa modifica proposta, che per di più la delegazione italiana r iteneva così indiscutibile e palese da non sentirsi neppure in dovere di offrire compensazioni allo Stato croato. Per il secondo sottosettore (dal fiume Cherca al limite orientale del comune amministrativo di Traù), invece , il testo dell 'accordo confinario prevedeva, una volta raggiunto il corso del Cherca sotto il paese di Podjene, la discesa della front iera lungo il fiume in modo da comprendere nel suolo italiano tutto il te11"itorio di Sebenico e di Traù: in questo caso, quindi, esisteva un particolare geografico esatto (il fiume) lungo il quale il confine di Stato poteva svolgersi senza dare adito a controversie, ma un tale andamento non era assolutamente ammissibile da parte dell 'Ttalia, per il semplice fatto che in questo modo sarebbero rimaste in territorio croato sorgenti d'acqua e impianti idroelettrici fondamentali per la "Dalmatienne" , società elettro-siderurgica ed elettro-chimica controllata daU 'Italia e fondamentale per l' illuminazione cli Sebennco e dello zaratino, dimostrando così come per la delegazione ed il governo di Roma il vero interesse fosse quello di definire un confine consono alle necessità economiche italiane e non quello di stabilire una linea aderente a principi geografici (cli conseguenza la commissione italiana riteneva un suo pieno diritto richiedere in que l tratto lo spostamento verso oriente del confine fino ad arrivare al limite nord del comune catastale di Sitno61, nel distretto di Dernis).
"' Ibidem, p. 21. ''' Allo Stat(l croato sarebbe rimasta tuua la parte a nord del fiume. ,;, Una striscia di terra di questo comune, infat.ti, si interponeva come un cuneo tra i territori comunali di Sebenico e T raù: l 'eliminazione del suddeuo cuneo ,1ppari va dunque un logico adattamento del terreno che avrebbe portato
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f Infine, nel terzo tratto (il territorio dei Castelli e delle città di Spalato, a ordinamento amministrativo speciale) la linea di confine dal limite orientale del comune amministrativo cli Traù fiancheggiava il percorso della ferrovia , che rimaneva in territorio croato, fino a circa cinquecento metri a nord-ovest della stazione di San Caio, eia dove, passando per il bivio Salona-Clissa, descriveva un arco che volgendo a sud sfiorava la chiesa di Sasso (Kamen, un complesso di pochi abitati) e scendeva al mare; in questo caso la delegazione italiana richiedeva uno spazio minimo limitrofo alla città cli Spalato, affinchè questa non fosse soffocata da una cinta confinaria opprimente e sufficiente soltanto alle sue più ridotte esigenze di vita. Pertanto la demarcazione cli confine che si proponeva, partendo dal limite orientale del comune di Traù e svolgendosi per la massima parte sui precedenti limiti amministrativi (catastali e comunali) dei distretti ex jugoslavi, raggiungeva il comune catastale d i Cl issa e quello di Zrnovnica (annessi all'Italia), e sboccava poi sul mare nella piccola baia di Strobezio. Questa linea confinaria era la minima indispensabile, a detta della commissione italiana, per salvaguardare gli interessi vitali di Spalato, ma tale soluzione era ritenuta solo in parte sufficiente; in questo modo, infatti, non solo rimanevano fuori dal territorio di Spalato importanti centrali idroelettriche, quali queJJe di Nova Sela, di Blato e di Kraljevac sul fiume Cetina, ma venivano anche ostacolati i progetti di sviluppo economico della città e del suo porto, con i suoi-impianti ferroviari e industriali62 • La commissione riteneva, quindi, fondamentale l'estensione del confine fino alla linea delimitante l'ex distretto jugoslavo di Spalato, al fine di annettere all'Italia tutto il ten-ito1io amministrativo spalatino. Questa soluzione avrebbe giovato allo sviluppo delle relazioni economiche e sociali tra i due Stati, valorizzando la funzione di scalo commerciale del porto della città. La relazione terminava asserendo che queste erano le varianti minime indispensabili per rendere il confine, in questa delicatissima regione, il più possibile fedele allo "spirito di amicizia e collaborazione" auspicato dagli Accordi di Roma; tuttavia la delegazione del generale Mugnai non nascondeva il fatto che l'attuazione delle varianti indicate potesse incontrare serie difficoltà nella sua applicazione pratica, sia per l'impossibilità da parte italiana di poter offrire compensazioni territoriali adeguate ai croati , sia per l'ostilità di gran parte della classe dirigente e della popolazione croata all'Italia, sia, infine, per quella che la delegazione italiana definiva "megalomania" delle aspirazioni croate sull'Adriatico, che rendevano difficili i consensi ai progetti italiani e le relazioni tra le due popolazioni nella zona. Dopo più di un anno dalla costituzione dello Stato croato, infatti, la situazione politica al suo interno non sembrava essere consolidata, né il popolo croato dava prova di volei- collaborare con l'alleato italiano, nonostante le sfere governative di Zagabria , apparentemente, si impe-
al l' unione dei due comuni amministrativi e alla loro continuità territoriale, con la comprensione in territorio italiano anche di importanti snodi ferroviari fondamentali per la comunicazione tra le due cittadine (Ibidem). "' A Spalato le industrie più rappre.sentative erano le cementerie (acquistate al 70% dalla FlAT), una presso il po110 e quattro a Baia Castelli: ques[(l complesso industriale possedeva ottime possibilità di rendimento (6 milioni cli qu intali l'anno) e di sviluppo, a condizione di avere le materie prime necessarie al suo funzionamento, vale a diJ'c carbone- proveniente dalle miniere della Società Monte Promina (lRI) e da quelle di Dernis, Livno e Mostar- ed energia elettrica. Quando le miniere cli carbone avevano iniziato a prodnrre meno a causa degli attacchi dei partigiani o del mancato funzionamento dei mezzi di trasporto e delle vie di comunicazione, la produzione delle cemenlerie ne aveva risentito pesantemente (la maggiore ricchezza della regione, la bauxite, era quasi interamente sfruttata dai tedeschi). AUSSME, fondo NJ-11 Diari storici Seconda guerra mondiale, Diari storici della Commissione delimitazione confinj italo-croati , b. 851. Commissione regionale per la delimitazione confini italo-croati, bi mestre novembre-dicembre 1942-XX.
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gnassero a dimostrare il contrario; una riconsiderazione ciel confine stabilito a Roma il 18 maggio appariva però fondamentale, e se la delegazione italiana s.i preoccupava soprattutto cli tutelare le aspirazioni italiane cli dominio, la realtà dei fatti vedeva la difficoltà cli fissare sul terreno una linea di demarcazione che sulla carta tagliava in modo arbitrario comuni amministrativi (Obrovazzo, Oklai, Knin, Demis, Sebenico, Traù e Spalato) e catastali, senza tenere minimamente conto della complessa composizione etnica di quelle zone. Dopo la relazione sul confine dalmata la delegazione italiana spedì. al generale Toraldo di Francia (3 dicembre), prima un nuovo lavoro analogo a quello precedente ("Memoria di confinazione n. l") riguardante la linea di confine nel settore fiumano-sloveno , dal punto triconfinale italo-croato-tedesco alla baia di Buccari, per mettere il nuovo Generale Delegato a conoscenza delle problematiche affrontate in precedenza in quel tratto, e successivamente (23 dicembre), a chiusura delle attività per l'anno 1942, uno studio relativo al tracciamento ciel confine marittimo nel tratto da Spalato a Gruda, a completamento di quello precedente che esaminava il tratto dalla Baia di Buccari a quella cli Novogradi (24 ottobre 1941), entrambi compilati dal capitano di vascello Rossini, rappresentante del Ministero della Marina. La "Memoria cli confinazione n. I" specificava in linea di massima i problemi relativi alla linea cli confine fiumano -slovena affrontati dalla delegazione italiana: già esaminati in precedenza, riassumo qui per sommi capi le ricerche già effettuate e le conclusioni tratte nel nuovo lavoro. Abbiamo visto come tale settore confinario fosse stato diviso in due parti, quella slovena dal punto triconfinale alla confluenza del Racki Potok con il fiume Kupa (inclusa) , che seguiva orientativamente la linea di demarcazione tra il Banato della Drava (capoluogo Lubiana) e quello della Croazia dell'ex regno jugoslavo (ex confine amministrativo austro-ungarico tra impero austriaco e regno ungherese) e quella fiumana dalla confluenza del Racki Potok (esclusa) alla Baia di Buccari. TI tratto sloveno aveva uno sviluppo lineare di 163 Km e percorreva la regione dei Gorianci, dal punto triconfinale alla confluenza Kamenica-Kupa, e il fiume Kupa, dalla cont1uenza con il Kamenica a quella con il Racki Potok. Nella regione dei Gorianci, dove la linea si sviluppava per circa 60 Km, essa, ne i primi 20 (inizio dal punto triconfina le) seguiva il corso del Piraska Vocia e del Susica Potok; negli altri 35 scendeva poi per la clispluviale dei Gorianci fino al Monte Sv. Jera e al vicino torrente Kamenica, seguendo linee del terreno topograficamente non ben definite che presentavano numerosi salienti e rientranti, alcuni dei quali avevano un andamento quanto mai irregolare. Dal Kamenica, infine, che seguiva per circa 5 Km, arrivava alla sua confluenza con il fiume Kupa (il tratto dal monte Sv. Jera fino a questo punto coincideva con il limi.te sud-est ciel distretto di Crnomelj, il cui territorio era generalmente conosciuto con il nome cli Bela Krajna). Dalla confluenza Kamenica-Kupa a quella Racki Potok-Kupa (esclusa) la linea di confine proseguiva per circa 103 Km, secondo riferimenti topografici ben definiti quale il fiume Kupa, che, tuttavia, per l'ampiezza media del suo letto non rappresentava un grande ostacolo confinario tra i due Paesi. Appurata l'irregolarità ciel terreno nel tratto di confine dai Gorianci alla confluenza Kamenica-Kupa, la delegazione italiana riteneva necessario richiederne la rettifica alla controparte croata nel tratto della regione Blazeva Gora, allo scopo di far coincidere il confine italocroato con la displuviale fra il bacino del Cherca a nord e quello del Kupa e ciel Bregana a sud e nel tratto dei Gorianci, fra Sv. Jera e la confluenza Kamenica-Kupa. La linea di confine italo-croata nel fiumano (Racki Potok-Kupa/Baia di Buccari), invece, nel primo tratto si delineava dalla confluenza nel fiume Kupa ciel Racki Potok fino a 800 m. circa a nord-ovest di Biljevina, ove si svolgeva lungo l'alto corso di tale fiume , fino ad est di Izvor Kupe e lungo tutto il corso ciel Krasiéevica eia est di Izvor Kupe in poi, seguendo la linea di demarcazione amministrativa fra il distretto di Cabar a nord e quello cli Delni-
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ce a sud, che fino allo smembramento della Jugoslavia erano appartenuti al Banato della Croazia. Da Biljevina, poi , proseguiva fino alla Baia di Buccari secondo una linea che passando per le creste dello Starcev Vrh, ciel V. Tomac, dell'Ostrac, ciel Rogozno e del Borlos, raggiungeva il confine amministrativo del distretto di Susak alla cima dello Jelencié e scendeva al mare presso Buccarizza (Bakarac) per le alture dei monti Gorica e Meé tagliando vari comuni catastali e amministrativi appartenenti ai distretti di Delnice e Susak. Nel suo complesso la linea di confine nel fiumano aveva consentito all'Italia di raggiungere il limite geografico naturale della regione Giulia, poiché in questo modo venivano annesse al suolo patrio tutte le Alpi Giulie; qualora la delegazione del generale Mugnai, nel tratto meridionale, avesse potuto ottenere una demarcazione che raggiungesse il canale della Morlacca assicurando il completo dominio del canale di Maltempo e il più facile accesso all'isola cli Veglia , il confine avrebbe rappresentato una barriera efficace, economicamente logica e conveniente sotto ogni riguardo e aspetto. Il. tratto fiumano, tuttavia, necessitava di qualche piccola rettifica, poiché solamente lungo il corso del fiume Kupa e ciel torrente Krasiéevica (sviluppo lineare 32 Km) seguiva, senza soluzioni di continuità , linee del terreno topograficamente ben definite; nel tratto rimanente (sviluppo lineare 21 Km), infatti , esclusa la linea tracciata sulla spalla orientale della conca di Crni Lug (6 km circa), il resto ciel percorso rimaneva geograficamente indefinito e non soddisfaceva i requisiti di solidità e sicurezza richiesti da un confine cli Stata6' . Inoltre , per guanto riguardava gli aspetti etnici, linguistici e religiosi, la delegazione italiana riteneva non ci fossero questioni molto gravi da risolvere, poiché il confine italo-croato verso la Slovenia, che per gran parte seguiva il corso del Kupa, segnava anche un confine abbastanza netto tra sloveni e croati, popolazioni per giunta entrambe cattoliche e non caratterizzate da forti rivalità: le uniche eccezioni erano rappresentate dai comuni cli Radatovici, Marinclol (i l cui territorio catastale aveva ampliato iJ distretto di Cmomelj, passato alla provincia cli Lubiana), Bojanci (312 ab.) e Zumberak (4995 ab.) - abitati eia popolazione ortodosse - i primi tre nella parte slovena, l'ultimo in quella croata. Lo stesso poteva dirsi per il tratto fiumano, che attraversava una zona quasi esclusivameute abitata eia popolazioni di nazionalità e lingua croata. La relazione, dunque, descriveva le zone di confine nei loro aspetti storici, geografici, amministrativi ed economici: in particolare in quest'ultimo settore le principali risorse erano costituite dalle miniere del Banato della Drava (argento, rame, zinco, piombo, ferro, carbone, lignite, ecc.) e del territorio fiumano, dallo sfruttamento dei boschi e dalla conseguente industria del legname; a queste risorse si affiancavano, poi, i prodotti del suolo coltivato, come cereali (specialmente grano, mais, orzo, segale, avena, miglio), patate, legumi, frutt,~e 01taggi, nonché l'allevamento ciel bestiame. Lo studio relativo al tracciamento del confine marittimo, invece, come detto, riguardava la linea ideale che costituiva il confine marittimo nel tratto ad est e a sud di Spalato per arrivare fino a Grucla. Il confine aveva inizio tra Spalato e Almissa nel punto terminale (sul canale di Brazza) del confine terrestre e si dirigeva poi verso l'is,ola di Solta. Da qui, passando tra Solta e Brazza, proseguiva verso sud-ovest tangenzialme nte all'estremità occidentale dell'isola cli Lissa (Punta Bargiane) fino ad incontrare una linea immaginaria avente origine 500 metri a nord dell'isolotto Planchena (Canale di Curzola) e passante per il punto cli mezzo della linea congiungente il faro cli Punta Promontore (isola di Lissa) con gli isolotti Mar-
., lbide1n.
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tellozzi . Rimanevano così in territorio croato le isole di Brazza, Lesina e quelle minori cli Spal madori, Bacili e Torcola, mentre venivano assegnate all 'Italia Lissa, Curzola e l'isolotto di Planchetta. Dal punto situato a 500 m. a nord di P.lanchetta la linea cli confine proseguiva in modo da passare successivamente per il punto di mezzo della linea congiungente il faro dell' isolotto di Chenesa (isola cli Curzola) con Punta S. Giovanni (penisola di Sabbioncello), per il punto di mezzo tra lo scoglio Mulic (Curzola) e punta S. Liberano (Sabbioncello), e infine per quello tra il faro rosso cli Curzola e punta Zemosce (Sabbioncello); da qui continuava passando a 500 m. a nord degli isolotti delle Due Sorelle che pertanto rimanevano assegnati all'Italia. Infine a mille metri dalla costa di Sabbioncello la linea si dirigeva tra l'isolotto Alessandria e l'estremità occidentale dell'isolotto Glavato, percorrendo il canale di Meleda sino a giungere a ll'altezza cli Gruda, dove si ricollegava al confine terrestre6". In conclusione le attività della "Commissione regionale per la delimitazione dei confini italo-croati" nel corso del 1942 furono concentrate soprattutto nella ricerca di tutta quella documentazione storica, geografica, amministrativa ed economica indispensabile per delineare sul terreno una giusta demarcazione cli confine con le rettifiche ritenute necessarie dalla delegazione italiana, secondo lo spirito auspicato neg.li Accordi cli Roma, che avevano stabilito una linea troppo approssimativa che lasciava insolute questioni di vario genere riguardanti le zone cli frontiera nelle quali essa si delineava. 1àle ricerca fu condotta con molta lentezza, tanto è vero che solo nel mese di dicembre si arrivò alla consegna alla Commissione Centrale di una relazione introduttiva che atfontasse nel dettaglio lo svolgimento del confine nel settore dalmata e i relativi problemi: indubbiamente il dilagare anche in quelle zone e nei territori annessi all'Italia della guerriglia partigiana non resero facile gli studi della degazione italiana, che infatti evitò ricognizioni sul teneno e condusse esclusivamente Io studio della Dalmazia su pubblicazioni e documenti già esistenti, al contrario di quanto era avvenuto per il settore fi umano-sloveno, sul quale veniva redatto un aggiornamento che mettesse il nuovo Generale Delegato presso la Commissione Centrale, Toraldo di Francia, al corrente dei lavori compiuti. Tuttavia, come ripetuto più volte, il governo di Roma aveva dato indicazioni ben precise sulla conduzione degli studi confinari, che dovevano essere protratti il più possibile, nell'attesa di un qualche evento che permettesse all'Italia di guadagnare ulteriori territori croati: va da sé cl1e la lentezza con cui venivano compiuti i lavori appariva quanto meno sospetta, anche se nel corso ciel 1942 non ci furono rinnovati inviti a ralientare volutamente le attività della delegazione di Mugnai.
Conclusione dei lavori della Commissione (1943) All' inizio del 1943 la Commissione regionale costituita per la delimitazione dei confitti tra l'Italia e Io Stato Indipendente Croato continuava i suoi studi relati vi alle varie soluzioni per il
'" Da settembre la situa1.ione si era fotta critica anche nelle isole, in particolare a Curzola e Mcleda. Già il giorno 9 , in un promemoria ad uso in.terno di Supersloda , veniva segnalata la possibil ità che i ribelli, partendo dalla penisola di Sabbioncello, potessero attaccare Curzola, mentre non si escludeva neppure che i panig iani dalla terraferma stessero progettando piani analoghi su altre isole. Queste azioni non avrebbero incontrato panicolari difficoltà poiché, soprauutto se situate a J·idosso dell a costa , le isole erano pres id iate solamente da piccoli reparti con compiti cli vigilanza: se le formazioni partigiane, d i conseguenza, fossero riuscite ad affermarvisi, la loro difesa sarebbe diventata impossibile. Per prevenire tali pericoli, il compilatore del promemoria suggeriva il nisu·ellarnento delle isole e delle zone antistanti del.la ten-afenna, l'i ntensificazione della v igilanza sui passaggi tra J.a costa e le isole e tra isola e isola, il sequestro delle barche , il divieto di navigazione in alcuni canali e l'istituzione di rolle obbl igate (ibidem).
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tracciamento della linea di confine in Dalmazia e quelli riassuntivi per quanto riguardava il settore sloveno-fiumano, nonostante nella zona di confine, come nel tenitorio annesso e in quello occupato dalle trnppe italiane, perdurasse la condizione di profonda insicurezza dovuta alle azioni dei partigiani. Dalla relazione mensile della delegazione italiana alla Commissione Centrale, riguardante le attività del mese di dicembre del 1942 (trasmessa il 2 gennaio 1943), non solo risultava che nelle zone annesse ed occupate la propaganda comunista era sempre più insistente, con la diffusione di manifestini a carattere antitaliano e di scritte sovversive, ma anche che aumentavano le azioni patiigiane contro i presidi italianj e croati, contro le ferrovie e contro le formazioni volontarie anticomuniste (M.VA.C.). I partigiani avevano occupato Ravna Gora, Livno e Tomislavgrad, mentre altre formazioni di ribelli premevano contro Zumberak, Lovinac, Racluc, Posuje e lmotski; nell'Erzegovina sud-orientale e nella Slovenia italiana la situazione non era migliore, come del resto nel retrote1Ta cli Zara e di Sebenico (più limitate, invece, le azioni nella provincia di Fiume). In Dalmazia, infatti, erano avvenuti numerosi attacchi contro presidi e linee di comunicazione nella Bukovizza e numerosi atti di sabotaggio alle linee telegrafiche ad occ.idente di Traù ed ai tratti ferroviari dello spalatino e della limitrofa zona dei Castelli65 . La condizione complessiva della Croazia e dei territori dalmati italiani appariva dunque ogni giorno sempre più drastica: due mesi dopo nel.la relazione sui lavori svolti a febbraio si poteva leggere come il movimento insurrezionale, mosso da un irriducibile senso di avversione verso l'occupante italiano e convinto di un prossimo crollo dell'Asse, fosse sempre più agguerrito e battagliero; consistenti nuclei partigiani imperversavano dappertutto, nelle vicinanze di Susak come nelle zone tra Kadovac e Jastrebarsko, con incurs.ioni di ribelli nei centri abitati allo scopo di reclutare giovani atti alle armi e di effettuare azioni contro i militari italian.i66 • Nel frattempo la composizione della delegazione italiana risultava in gran parte la stessa dei mesi precedenti e vedeva quindi la presenza del generale Mugnai alla presidenza, del maggiore AntoneUi Paù in qualità di segretario, del tenente Manara ali ' amministrazione (in sostituzione del capitano Mariconda), del capitano Casella e del sottotenente Giuppani quali ufficiali addetti alla sottocommissione unica, dei tenenti topografi Bastianini e Valle, del maggiore Americo Bagliani (nuovo arrivato) e del tenente Sponza, quest'ultimi entrambi a disposizione per il settore Dalmazia. L'unica vera novità era rappresentata dal tenente colonnello Sante Battaglini (già membro della Commissione regionale confini "Albania"), che alla fine cli gennaio67 avrebbe sostituito il tenente colonnello Viterbo alla guida della sottocom-
., AUSS ME, fondo Nl-11 Diari s1orici Se.conda guerra mondiale, Diari storici della Commissione deli mi tazione confin.i italo-croati, b. 962, Commissione regionale per la delimitaz.ione confini italo-croati, bimestre marzo-aprile 1943-XXI. "' Ibidem.
Per il mese cli gennaio ciel 1943 i diari della comnùssione regionale "Croazia" non riportano avvenimenti particolari. degni di segnalazioni; unica eccezione è la nota verbale della Legazione di Croazia a Roma, pervenuta il 19 all'Ufficio del Generale Delegato del Comando Supremo nella "Commissione Centrale delimitazioni nuovi confini" e trasmessa alla delegazione del generale Mugnai il 25 dello stesso mese, relativa a.ll'arbitraria anness ione dei vi llaggi di Kuna e Pridvorje (presso Trcbinje) alla provincia di Cattaro. Le autorità miliuu·i italiane stanziate in vicinanza del conl1ne tra questa provincia annessa all'Italia ed il territorio croato della Grande Zupa Dubrava, infatti, e~eguivano già da qualche tempo le preparazioni per l'annessione dei viUaggi di Pridvorje e Kuna, che il governo di Zagabria riteneva invece facenti parte del distretto di Dubrovnik (Grande Zupa Dubrava). La Commissione Centrale sollecitava dunque il presidente Mugnai ad esaminare la questione - chiedendo chiarimenti al locale Comando Supremo "Slovenia e Dalmazia" - e a fornire un parere in merito, che arrivava il 27 gennaio, giorno in cui veniva riferito al generale Toraldo di Francia che i due villaggi risultavano nettamente compresi nel territorio della provincia cli Cattaro e quindi la loro occupazione militare appariva pienamente giustificata (Ibidem).
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missione unica. Intorno alla metà di febbraio, tuttavia, il Generale Delegato Toraldo di Francia comunicava che ciascuna commissione regionale ("Croazia", "Montenegro" e "Albania") , in ottemperanza alle disposizioni del Comando Supremo, avrebbe subito l'ennesimo ridimensionamento, questa volta a cinque elementi oltre il generale presidente; si richiedeva dunque l'elenco degli ufficiali disponibili e si disponeva che questi fossero assegnati a comandi e reparti vicini. Alla data del 1° marzo, quindi, rimanevano a comporre la delegazione italiana, oltre al presidente Mugnai, il tenente colonnello Battaglini (sottocommissario a disposizione per studi vari), il capitano Casella (segretario) , il tenente Marrara (capo ufficio amministrazione, ma solamente fino al 1° aprile) , il tenente Sponza (addetto al reparto truppa e interprete), il sottotenente Giuppani (interprete) e il topografo dell'Istituto Geografico Militare tenente Bastianini. C'è da dedurre, però, che dopo questa nuova riduzione il personale a disposizione del presidente Mugnai non fosse sufficiente a svolgere i lavori necessari, dal momento che il 28 marzo il Generale Delegato presso la Commissione Centrale inviò un ufficiale esterno alla delegazione, il maggiore Pietro di Lollo del Comando Militare cli Roma, sull'isola di Pago per raccogliere notizie sulle proprietà di cittadini italiani già residenti nell'isola (incarico completato il 1° maggio). Nel mese di marzo iniziarono , inoltre, i primi studi relativi al confine fra la provincia cli Cattaro e il Montenegro, con la richiesta alla "Commissione regionale per la delimitazione dei confini del Montenegro" cli poter visionare gli studi militari e di confinazione, da questa fin lì effettuati, riguardanti la conca di Njegusi , il tratto di confine dalla costa di Budva al monte Kolovir, il tratto dal monte Kolovii- al Porosoj e quello dal Porosoj al Cesalj. 11 20 aprile, invece, veniva terminata la compilazione della "Memori.a di confinazione n .2", vale a dire lo studio relativo al confine italo-croato nel fiumano - tratto fra la confluenza torrente Racki Potok-fiume Kupa e la Baia di Buccari - , con l'esame particolareggiato delle varianti e delle compensazioni da offri.re al governo di Zagabria , che completava definitivamente lo studio sul settore sloveno-fiumano trasmesso alla Commissione Centrale alla fine dell'anno precedente. Tale memoria, che aveva richiesto vari ritocchi in alcuni suoi dati a causa della situazione verificatasi nel territorio, era composta di sette fascicoli - più gli allegati - comprendenti una premessa generale, una descrizione della linea di confine italocroata nel fiumano, un esame dei valori di compensazione delle varie zone con quattro soluzioni possibili e le conclusioni finali 68 • La relazione in gran parte ripeteva ciò che la delegazione aveva già riportato negli studi precedenti, ma aggiungeva, di nuovo, le varianti definitive che potevano essere apportate alla linea cli confine stabilita il 18 maggio 1941: abbiamo infatti già visto come in questo tratto la demarcazione confinaria, su uno sviluppo lineare di appena 53 km , si appoggiasse a una linea di terreno topograficamente ben definita solamente dalla confluenza Racki Potok-Kupa alla quota 99 1 del M. Tomac (sviluppo lineare 32 km) e cioè lungo l'alto corso del fiume Kupa, lungo il torrente Krasiéevica e lungo la spalla settentrionale e orientale della conca di Crni Lug, mentre nel rimanente tratto (21 km) tale corrispondenza non si notava che per brevi tratti, senza soddisfare le esigenze difensive italiane. Con la " memoria di confinazione n.2", quindi, si comunicava a Roma che l'esame della linea di confine aveva messo in evidenza, in base all' ambiente topografico circostante,
" AUSSME, fondo Nl -11 Diari storici Seconda guerra mondiale, Diari storici della Commissione delimitazione confini italo-croati, b. 962, Commissione regionale per la delimitazione confini italo-cromi, bimestre marzo-apri le 1943-XXI, Allcgato n. 18, Memoria di confinazione n. 2, 20 aprile 1943-XX!.
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l'esistenza di due zone particolarmente delicate per l'Italia. La prima era situata a nord, nell'ansa forzata dell'alto corso del Kupa (fra Guce Selo, Guati Laz e l'altura del Toricek) , dove il confine, nonostante seguisse un terreno topograficamente ben delineato, seguiva un pronunciato e stretto saliente croato, con vertice quasi a Osilllica, che si incuneava profondamente fra i territori sloveno e fiumano annessi all'Italia, in corrispondenza della nota direttrice d'invasione del territorio italiano, formata dall'alta valle della Kupa (cioè lungo la direttrice Brod na Kupi-Osilnica-Prezid) e servita dalla rotabile Brod na Kupi-OsilnicaCabm·-Prezid. Nella parte sud-occidentale di questo saliente, lo stesso confine passava a poche centinaia di metri di distanza dalla rotabile Crni Lug-Gerovo-Prezid, che consentiva, in ogni stagione, il più breve allacciamento tra Fiume e Lubiana: se quest'area fosse rimasta croata, in caso di ostilità con il governo di Zagabria, l'Italia non avrebbe potuto fare pieno assegnamento su tale rotabile, perché sarebbe bastato un riuscito audace colpo di mano, effettuato dai croati nei pressi di Biljevina, per interrompere materialmente il traffico fra lazona ciel fiumano e quella di Osilnica-Cabar. La seconda zona delicata, invece, era situata a sud, fra Jelencié e il mare, o, più esattamente, fra il Meé e la Baia di Buccari, importante per l'Italia poiché le alture croate, disposte a semicerchio e dominanti direttamente la baia, tenevano sotto la loro osservazione l' importante centro logistico cli Fiume-Susak e consentivano alla Croazia cli affacciarsi sul Carnaro, complicando il dominio italiano sul Canale cli Maltempo e il più fac ile accesso all'isola di Veglia(•9 • In conseguenza cli tali considerazioni e degli accenni a richieste di varianti della linea di confine in questo settore, fra la zona cli Biljevina ed il mare, formulati anche dalla delegazione croata, fin dal primo incontro con la commissione italiana a Zagabria, erano state individuate alcune modifiche di confinazione: a favore dell' Italia, con l'annessione del saliente croato di Osilnica (con il vantaggio, inoltre, di incamerare vaste aree boschive delle frazioni Razloge, Turke e Crni Lug, del comune amministrativo di Brod na Kupi), della zona di Mosnov Laz adiacente al torrente Krasiéevica (per allontanare la linea di confine dalla rotabile Susak-Prezicl , nel tratto Cmi Lug-Gerovo), dell'intero Golfo ciel Camaro compresi la Baia cli Buccari e l'abitato cli Porto Re con il suo circondario, del limite orientale dell'ex distretto di Susak, della zona dello Jelencié (nella parte meridionale ciel territorio fiumano) e cli quella del Bitoraj (all'altezza di Delnice) , chiudendo così la possibile linea d'invasione aperta nel confine italiano orientale e assicurando il completo dominio del Golfo del Carm1ro - da considerm·si "lago italiano" - e del Porto di Fiume, nonché un facile accesso all'isola di Veglia; a favore della Croazia, invece, con l' annessione degli abitati di Mrzla Vodica e di Cmi Lug (gravitanti su Delnice) , della zona boschiva ad ovest clell'Ostrac (necessaria all'economia ciel comune di Lokve, sempre appartenente al distretto cli D~lnice), ciel bacino idrico dell'impianto elettrico Fuzine-Cirquenizza (ancora in costruzione ma cli fondamentale importanza per lo sviluppo civile ed industriale dello Stato croato) e del limite amministrativo occidentale ciel comune cli Hreljin. La de legazione del presidente Mugnai riteneva che alcune di queste rettifiche fossero di lieve entità e quindi potessero facilmente essere prese in considerazione e risolte dalla stessa commissione regionale nelle sue sedute miste; altre, invece, di maggiore portata, avrebbero sicuramente necessitato di più complesse contrattazioni, che non escludevano anche l'intervento dei due governi, ma si auspicava che nel reciproco interesse dei due Stati e delle rispettive popolazioni potessero essere definite soluzioni eque sulla base di scambi e reci-
"' Ibidem.
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proche compensazioni. Essa sottolineava però anche il fatto che le varianti proposte sconvolgevano in parte gli accordi stipulati con il trattato di Roma del 18 maggio 1941, poiché questi erano passati in secondo piano rispetto alle preoccupazioni ben più importanti so1te nei due anni d'esistenza dello Stato croato, quali la situazione politico-militare ivi verificatasi, la mancata esecuzione dei più importanti accordi economico-valutari pattuiti, la persistente propaganda contraria all'Italia (sia in Dalmazia, sia nelle vicine regioni croate) e la nettaribellione contro le truppe d'occupazione italiane, questioni che, cli conseguenza, avevano compromesso anche l'intima collaborazione tra i due Stati prevista in tali accordi. Era quindi opportuno ed indispensabi le che l'Italia, nella previsione di un'eventuale futura sottrazione dello Stato croato alla sua influenza politica, pensasse soprattutto ad assicurarsi la d ifesa e la sicura integrità del proprio territorio nazionale, attuando una "soluzione di forza" che risolvesse i precedenti problemi tenendo ben presenti i propri interessi politici, geografici e militari, e mettendo eia parte quelli spirituali, etnici, turist.ici ed economici fin lì considerati. La "Memoria di confinazione n .2" praticamente fu l'ultima relazione spedita a Roma dalla delegazione italiana: nei mesi successivi sarebbero proseguiti gli studi sul settore dalmata ma di fatto la situazione del lo Stato Indipendente Croato era al collasso e con essa l'occupazione italiana. Per questo motivo il 15 maggio il Comando Supremo decideva il passaggio della commissione confini "Croazia" alle dipendenze ciel Comando della 2° Armata (Supersloda), che avrebbe potuto usufruire ciel suo personale nel modo ritenuto più opportuno; il numero dei componenti la delegazione, inoltre, veniva ridotto ancora una volta con l'assegnazione di alcuni ufficiali al Ministero della Guerra e allo Stato Maggiore dell'Esercito. In tal modo rimanevano a disposizione del presidente Mugnai solamente tre persone: il capitano Casella, il tenente Sponza e il sottotenente Giuppani7°. Negli ultimi due bimestri cli lavoro (maggio-giugno e luglio-agosto 1943) le attività della delegazione furono concentrate soprattutto nella realizzazione cli lucidi e mappe riguardanti alcuni dei comuni amministrativi e catastali attraversati dal confine dalmata e nulla di più. Unica eccezione degna di nota il compito, affidato il 21 giugno al sottotenente Giuppani, cl.i compilare una monografia relativa alla zona mineraria (carbone e bauxite) del monte Promina, nel distretto croato di Knin (conclusa il 22 luglio). Il 14 agosto il Comando della 2" Armata comunicava al generale Mugnai la decisione ciel Ministero della Guerra di metterlo a disposizione del Comando generale M.V.S .N., per assumere un comando zona della rnilizia, mettendo definitivamente fine ai lavori della commissione, ormai inutili". L'ultimo suo com-
" Ibidem. " Anche senza considerare la caduta del fascismo in Ital ia e l ' inuninente armistizio, le azion i partigiane avevano reso praticamente impossibi.l e ogni tipo di studio relativo alle linee di confine, anche in quei luoghi non ancora caduti del tuno ne lle mani degli uomini di Ti ro. Per fare degli esempi de lla situazione in molte località che erano state oggeno degli interessi della commissione, posso citare i continui attentati e sabotaggi alle linee ferrov iarie ed ai pres idi nella zona (la Do lenjska) cli Novo 1\'1esto, Trebinje, Cmocnclj e Metlika, sul confine sloveno (l ungo il Chcrca e sui Gorianci) , che impegnavano I'XI Corpo d'Armata comandato dal generale Gastone Gmnbara, oppure l'organizzazione di reparti (odred) partigiani dalmati attivi a Kamenica, Dinara, Traù, Pronùna, Zara, Sebenico, Bucovizza, Obrovazzo e su tutto il litorale adriatico, che tenevano impegnato il neogovcrnatore Giunta. Alla data dell'8 settembre, poi, dopo la notizia dell'armistizio, la situazione della 2" Armata nei luoghi di confine, già di per sè disastrosa, era precipitata molto velocemente per una serie di fattori: nel seuore del XVIII Corpo d'Armata non era stato possibile effettuare U ripiegamento (deciso all'ultimo momento) di vari presidi estern i verso una linea più vicina alla costa e le truppe tedesche avevano quindi potuto bloccare direttamente negl i accampamenti i presidi di Knin, Oernis e Signo; nella zona da Novo Mesto a Trcbinje, invece, il ripiegamento della divisio ne " Isonzo·· non aveva avuto modo di concludersi nei termini sperati e durante la marcia della colonna vari gruppi
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p ito fu quello di riordinare tutto il materiale topocartografico raccolto dalla presidenza ed iniziare la relazione complessiva delle attività svolte dalla sua costituzione al 30 giugno dell'anno in corso, richiesta dall'Ufficio del Generale Delegato presso la Commissione Centrale72 • Si chiudevano così le attività della "Commissione per la delimitazione dei confini italocroati", durate due anni, che in definitiva erano serviti solamente a raccogliere una parte del materiale propedeutico al confronto con la delegazione croata per le variazioni eia apportare alla linea stabilita il 18 maggio 1941 e al conseguente lavoro effettivo dì confinazione (incippamento ). Al momento della chiusura erano stati completati solamente gli studi riguardanti il settore fiumano-sloveno e comunque neppure questi erano mai stati confrontati o discussi con la controparte croata; gli studi sul settore dalmata, invece, progredivano lentamente, mentre quellì nel montenegrino erano appena agli inizi. I lavori, secondo le direttive del governo cli Roma, erano stati sviluppati con molta lentezza, allo scopo cli prendere tempo e lasciare la questione confinaria aperta, in attesa di un momento propizio per l' anness.ione di una fascia più ampia del retroterra dalmata, ai danni dello Stato del Poglavnik: fu questo, molto probabilemente, l'unico intento in cui la delegazione italiana riuscì, ma un buon contributo al rallentamento fu fornito anche dalle azioni partigiane, che posero del tutto fine ai compiti della commissione e all'occupazione italiana in Jugoslavia. Uno degli aspetti principali che emergono dai lavori della commissione è la mancanza di dialogo u·a le due delegazioni, che riflette le relazioni tra i governi di Roma e Zagabria, basate su rapporti spesso formalmente cordiali, ma in realtà avvelenati eia profondi contrasti; al contrario ciel proprio esecutivo, però, la delegazione croata non poteva contare su un mezzo cli pressione sull'alleato italiano ciel calibro della Germania nazista, alla quale invece Pavelié si appellava spesso, sfruttando l 'interesse di Hitler a ridimensionare le mire mussoliniane sui Balcani. Di conseguenza la parte croata della commìssione dovette fare spesso, nel corso dei lavori , buon viso a cattivo gioco, ed accettare quelle che erano le direttive della parte italiana con molta diplomazia, consapevole com'era che un aumento della tensione non avrebbe g iovato ai successivi confronti necessari alla demarcazione di una linea confinaria definitiva. Tali confronti non si verificarono mai, anch'essi rimandati in continuazione, fino ad arrivare al crollo del fascismo, che metteva fine alle avventure imperialiste dell'Italia e alle attività "tecniche" di una commissione che aveva come compito quello di ottenere piccoli aggiustamenti favorevoli ai p.iù generali interessi italiani, in una situazione complessiva, però, in cui mancavano del tutto i presupposti fondamentali affinchè questi stessi interessi generali fossero soddisfatti.
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partigiani erano riusciti ad ottenere in consegna delle armi dai reparti, che inevitabilmente si sciolsero; in Croazia, poi , nella zona di Karlovac-Ozalj , ed in parte in Slovenia in quella di Crnome lj , dove si trovarono dei compromessi con le forle partigiane ma si subirono attacchi di vari repai1i dello Stato Indipendente Croato, i ripetuti tentativi di resistenza della divisione "Lombardia" si erano conclusi con una graduale e lent.il dissoluzione dei vari reparti militari itali ani; e infine nella zona di. Lokve-Delnice-Ogulin, presidiata da[la divisione " Macerata", risultarono mollo impegnative le pressioni dei partigiani di Tito che portarono gradualrne1:1te alla sua dissolu;:ione (cosa anal.oga avvenne alle trnppe dislocate nell a wna tra Fiume e Carlopago e nelle isole di Veglia , Arbe e Pago, sotto l'incombenza di minacce partigiane, tedesche e usta.'/fa). Vedi M. DASSOVICH, Fronte jugoslavo /943 ..., pp. J 99-200. '' AUSSME, fondo Nl-11 Diari storici Seconda guerra mondiale, Diari storici dell a Commissione delimitazione confini italo-croati , b. 962, Commissione regionale per la delimitazione confini italo-croati, bimestre maggio-giugno e luglio-agosco 1943-XXI.
Notiziario bibliografico
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NOtlZIAR/0 BIBlfOGRrtFICO
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RuoOLF JAUN e SACHA ZALA (a cura di), Verzeichnis der Quellenbestande zur schweizerischen Militéigeschichte, 1848-2000. Sachsystematisches Findmit1el zu den Bestdnclen des Bundesarchivs/lnventaire desfonds relatij~ à l'histoire militaire suisse, 1848-2000. lnventaire thématique des fonds des Archives fédéralesllnventario dei fondi per la storia militare svizzera, 1848-2000. Repertorio temaiico deifondi dell'Archivio federale, Berna, 2006, pp. 378 , 25 franchi svizzeri Il volume curato da Juan e Zala costituisce il terzo volume dedicato espressamente alle fonti per la storia militare svizzera e realizzato dai medesimi curatori. In effetti, come ricordano gli stessi autori nella presentazione del volume, con tale fatica si conclude il progetto ambizioso avviato dalla "Fraction d'état-major 152 - Archives del' Armée" a cui hanno partecipato oltre 30 storici inseriti nella struttura cli staff. I volumi apparsi precedentemente (per il secondo di volume si veda il "Bollettino cieli' Archivio dell'Ufficio Storico", a. IV, n. 7/8 - gennaio/dicembre 2004, pp. 362-363) hanno offerto la possibilità di far conoscere i fondi più significativi per la storia militare svizzera custoditi in 26 archivi cantonali, 35 archivi esteri, nonché fondi di archivi privati di personalità militari depositati nelle più impottanti biblioteche e negli archivi svizzeri . Già nell'ambito del secondo volume era stato possibile descrivere completamente i fondi conservati nell'Archivio federale che mostravano una significativa rilevanza per la storia militare offrendo conseguentemente un mezzo cli corredo per lo studio della materia. Appare utile precisare che il progetto, articolato sui tre volumi, non solo offre una panoramica della considerevole mole di documentazione che è custodita presso gli Archivi federali, ma riporta sinteticamente ogni aspetto relativo aUe forze armate, trnsformandosi in una sintetica storia dell'Esercito svizzero e degli svizzeri alle anni. Gli argomenti impiegati per tale classificazione seguono, secondo quanto riportato dai curatori, "una metodologia tratta dalle scienze sociali e basata sul concetto delle risorse. Questo metodo parte dai mezzi necessari per la formazione d'una forza armata e non segue né le strutture organizzative né una histoire événementielle dell'Esercito svizzero. Soltanto nel capitolo conclusivo sono presentate cronologicamente le fonti degli impieghi, dei servizi attivi e delle mobilitazioni. In questo contesto metodologico abbiamo definito i seguenti temi principali (per una visione completa cfr. l'indice ed il tesauro): I Politica rnilitare, politica della difesa e della sicurezza II Basi giuridiche IJT Difesa militare IV Difesa non-militare V Servizi federali, servizi attivi e mobilitazioni I diversi capitoli tematici sono concepiti nella seguente maniera: dopo un'introduzione generale seguono le indicazioni della bibliografia maggiormente rilevante e dei fondi principali. Seguono poi i differenti aspetti tematici con una breve introduzione sugli sviluppi e sulla problematica del tema" (p. I 3). Un aspetto interessante da osservare è riservato alla realizzazione dei volumi che sono stati pubblicati grazie al rapporto di collaborazione avviato tra il "Servizio degli archivi ciel DDPS e deU'esercito" e la "Frazione di Stato Maggiore 152- Archivi dell'Esercito". Lo sforzo congiunto dei due organismi ha consentito cli completm·e i dati forniti reciprocamente e raccogliere, assemblandole, le numerose ricerche svolte nel corso del tempo in maniera tale da
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porterle fondere in un'opera generale a cui è stata aggiunta una modesta introduzione per ogni parte. Il supporto degli Archivi Federali ha permesso di accogliere i volumi all'interno della collana degli Inventari. Nel corso della vita della "Frazione di Stato Maggiore 152 - Archivi dell'Esercito" è stato possibile offrire una accessibilità della conoscenza delle fonti prima,ie che la Frazione ha gestito in prima persona aprendo la ricerca a molti più studiosi che nel passato. Lo sforzo condotto eia tale componente delle Forze Annate svizzere deve essere riconosciuto ampiamente quale testimonianza dell'impegno che gli organismi n:ulitari dedicano nella diffusione della realtà militare superando i desueti muri che, una volta, separavano la società civile da quella in uniforme. In definitiva, il lavoro condotto dal colonnello Rudolf Jaun e dal capitano Sacha Zala e da tutti coloro i quali hanno partecipato a tale importante iniziativa costituisce un evidente caposaldo nella diffusione della cultura militare e delle fonti militari per la storia di un Paese come la Svizzera che ha mantenuto a lungo un organismo in armi basato essenzialmente sul modello di "Nazione armata". Flavio Carbone
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Recensione de "Archivi, biblioteche, musei militari. Lo stato atluale, le funzioni. sociali, gli sviluppi". Acta ciel convegno di studi tenuto a Roma il 19 e 20 ottobre 2005 presso il Comando Generale della Guardia di Finanza. Ministero della Difesa. Commissione Italiana di Storia Militare. Roma 2006. 11 Convegno tenuto al Comando Generale della GdF ha avuto il merito di essere la prima relazione generale organizzata in ambito militare, sulle condizioni e le prospettive dei settori archivistico bibliotecario e museale delle forze e dei Corpi Armati dello Stato fino al 2005 . Gli interventi, che si sono alternati con la partecipazione di relatori militari e civili provenienti dal mondo accademico e dall'istituzione archivistica, s i sono suddivisi nelle due giornate di studio dedicando la prima ai temi dei musei e delle biblioteche e la seconda a quelli degli archivi millitari. Una tavola rotonda ha chiuso i lavori, avvalendosi fra l'altro anche delle riflessioni dei professori Guido Melis e Giorgio Rochat, con una serie cli interventi critici, soprattutto in me1ito ai problemi riguardanti l'istituzione degli archivi , il cui fisiologico accresci.mento materiale unito alla maggiore apertura al pubblico, non sono stati accompagnati da un proporzionale adeguamento dei mezzi e degli spazi disponibili . Volendo trarre dalla lettura degli atti ciel convegno una impressione generale, i problemi che interessano tutti i tre settori al centro ciel convegno, musei, biblioteche e archivi, sono i medesimi quando si lamenta la mancanza cli una coordinazione fra le varie istituzioni, e quando si richiede una programmazione a medio e lungo tennine degli .interventi, soprattutto finanziari, destinati all'adeguamento delle risorse e del personale. L'archivistica militare tuttavia, ha rivestito negli interventi una decisa centralità rispetto alle altre due, per la maggiore urgenza dei suoi problemi, come ha rilevato nella propria relazione il prof. Nicola Labanca, e per la minore notorietà della sua storia al cli fuori del mondo dei ricercatori, dovuta anche alla sostanziale esclusione dal novero degli archivi pubblici durata ben oltre la fine degli anni "60" . Ognuno degli uffici storici di forza armata è stato rappresentato dal contribu~o cli uno degli ufficiali addetti, talvolta del capo ufficio, e da quelli di un certo numero di collaboratori, in modo da presentare in modo articolato i diversi aspetti dell'attività cli ciascuna struttura. Per l'Ufficio Storico dell'Esercito si sono succeduti nella giornata ciel 19 gli interventi de lla dott.ssa Silvia Trani, collaboratrice dell'ufficio, e dello stesso capo ufficio, col. Giovanni Sargeri . Entrambi gli interventi , ai quali si sono aggiunti nella giornata successiva quelli del col . Matteo Paesano' e del dott. Camillo Zadra, incentrati sui musei militari , hanno insistito in maniera pa1ticolare sull'evoluzione dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore e sulle sue accresciute responsabilità. In particolare è stata messa a fuoco, nell'intervento deUa dott.ssa Trani, la mancanza cli un progetto generale di adeguamento delle risorse alle esigenze , soprattutto future, cieli ' Archivio storico, destinato per propria stessa natura ad accrescersi col tempo e a vedere aumentare le richieste di consultazione. Una trattazione più generale della funzione degli archivi militari , unita ad una presentazione precisa cieli' Axchivio dell'Ufficio Sto1ico e del suo lavoro, è stata tenuta invece dal col. Sargeri, il quale si è anche soffermato, pur nella brevità ciel suo intervento, sulla necessità di
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Oggi capo dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa.
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f rendere più rapida e pratica, attraverso la sua digitalizzazione, la consultazione di acuni tipi di documenti, come si è già iniziato a fare, avendone buoni risultati, con parte del materiale fotografico. Per l'Ufficio Storico della Marina Militare hanno parlato, a proposito soprattutto del suo archivio storico, nella sessione presieduta proprio dal capo ufficio cap. vasc. Piero Fabrizi, i collaboratori dott.ssa Ersilia Graziani ed il contramm. Renato Battista La Racine, mentre un successivo intervento, dedicato ai musei della Marina Militare è stato tenuto nella giornata del 20 ottobre dall'amm. Lorenzo Sferra. L' Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare ha contribuito con una relazione del capo ufficio col. pilota Euro Rossi, e con due interventi del ten col. Massimo t-.1ondini, di.rettore deJ Museo storico e del prof. Gregory Alegi, consulente dello stesso Museo e docente presso l'Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Per i più "giovani" uffici storici dei Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno parlato nella giornata dedicata agli archivi, rispettivamente il magg. dei carabinieri Flavio Carbone, collaboratore dell'Ufficio storico dell' Arma1, e per la Guardia cli Finanza il Gen. cli c. d'a. Pier Paolo Meccariello. Nella sessione destinata ai temi dei musei militari hanno preso la parola per la Guardia di Finanza il gen. di c. d'a. Luciano Luciani e per i Carabinieri il gen. Umberto Rocca, rispettivamente presidente e direttore dei due musei storici . Alcuni interventi, come quelli dei prof.ri Labanca e Biagini, hanno avuto un indirizzo volto a ricostruire la genesi e l'evoluzione degli uffici storici di forza armata, detentori e gestori della massima parte degli archivi militari, da strutture prettamente "tecniche" e militari, in uffici strettamente relazionati con il mondo civile. Altri contributi sono stati improntati invece ad un carattere più spiccatamente critico, come quelli del prof. Elio Lodolini e della prof.ssa Paola Carucci , che hanno insistito sulle carenze, anche normative, ciel quadro cli riferimento degli archivi militari.
Paolo Fonniconi
' Oggi il ten col Carbone è capo sezione Archivio dell'Ufficio Storico del Comando Generale dcli' Arma dei Carabinieri.
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