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ARCHIVI, BIBLIOTECHE, MUSEI MILITARI

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MINISTERO DELLA DIFESA COMMISSIONE ITALIANA DI STORIA MILITARE

ARCHIVI, BIBLIOTECHE, MUSEI MILITARI Lo stato attuale, le funzioni sociali, gli sviluppi

Acta del Convegno di Studi tenuto a Roma il19 e 20 ottobre 2005 presso il Comando Generale della Guardia di Finanza

Roma- 2006


Š 2006

-

C.I.S.M. Commissione Italiana di Storia Militare

presso Stato Maggiore Aeronautica- Ufficio Storico Viale dell'UniversitĂ , 4- 00185 Roma

I diritti di traduzione, di memorizzazione e di adattamento ancheparziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi. In copettina: Ingresso del Museo Storico del Comando Generale della Guardia di finanza


PRESENTAZI ONE Amm. Giampaolo Di Paola Capo di Stato Maggiore della Difesa

H

o accolto molto volentieri l'invito, rivoltomi dal Presidente della Commissione di Storia Militare, di presentare questo volume che raccoglie gli Atti del Convegno ''Archivi, Biblioteche, Musei militari", organizzato lo scorso mese di ottobre da questa Commissione con la preziosa collaborazione della Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari dell'Università di Roma "La Sapienza". Sono consapevole, anche per le lettere indirizzatemi da vari professori intervenuti, che il Convegno ha avuto il merito di avviare un dibattito costruttivo tra mondo acca­ demico e istituzioni militari preposte alla conservazione e alla fruizione del patrimonio storico delle Forze Armate e di ottenere l'apprezzabile risultato di approfondire alcune annose problematiche prospettando possibili soluzioni. Non intendo divulgarmi sulle molteplici argomentazioni che sono state oggetto degli interventi, ma mi preme sottolineare che questo Convegno, lungi dall'essere fine a se stesso, ha fornito gli stimoli necessari per avviare con sollecitudine le azioni fina­ lizzate alla costituzione di assetti interforze atti a sviluppare un più efficace coordina­ mento all'interno della "Difesa" nel settore, e, perché no?, fungere anche da archivio storico dello Stato Maggiore della Difesa. È tale nuovo organismo, ne sono convinto, che permetterà di trovare, in sinergia con la CISM, le giuste soluzioni alle problematiche dibattute nel Convegno, in partico­ lare quelle relative alla rivisitazione delle normative, alla maggiore "professionalizzazio­ ne" del personale, fattori questi che ritengo vitali per una corretta e scienti fica gestione degli archivi storici. Non posso concludere questa mia presentazione senza un doveroso ringraziamen­ to da rivolgere a tutti coloro che hanno attivamente collaborato per la riuscita del Convegno, in particolare alla Guardia di Finanza che ha messo a disposizione i locali ed ai rappresentanti del mondo accademico, che nel settore della storiografia militare costi­ tuiscono una componente indispensabile per le motivazioni culturali da loro costante­ mente manifestate e che garantiscono il successo di queste manifestazioni.

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Archiv4 Biblioteche, Musei Militari

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Archivi, Biblioteche, Musei Militari

Comitato Scientifico

Col. Euro Rossi, Presidente CISM, Capo dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Aeronautica

Col. Giovanni Sargeri, Capo dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito Cap. Vasc. Piero Fabrizi, Capo dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Marina

Ten. Col. Giancarlo Barbonetttďż˝ Capo dell'Ufficio Storico del Comando Generale dei Carabinieri

Ten. Col. Paolo Kalenda, Capo dell'Ufficio Storico del Comando Generale della Guardia di Finanza

Prof. Guido Melis, UniversitĂ di Roma "La Sapienza" S.S.A.B. Gen. Giuliano Giannone, Collaboratore Ufficio Storico S.M.A.

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Archivi, Biblioteche, Musei Militari

LA COMMI S S IONE ITALIANA D I STORIA MILITARE

L

a Commissione Italiana di Storia Militare (CISM) , è stata istituita nel 1 986 presso il Ministero della Difesa. È affiliata alla Commissione Internazionale di Storia Militare, cui aderiscono trentotto Stati. La CISM è costituita al fine di "promuovere iniziative utili a migliorare la conoscen­ za della Storia Militare italiana e comparata, valendosi del contributo di rappresentanti di istituzioni che si dedicano allo studio dei vari aspetti della disciplina" . La Commissione è composta dai Capi degli Uffici Storici degli Stati Maggiori dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica e dei Comandi Generali dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. È presieduta dal più anziano dei Capi degli Uffici Storici. Per i suoi lavori si avvale eli un esperto civile, nominato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, e di una Consulta composta da esperti militari e civili, studiosi eli Storia militare. Attualmente ha sede presso l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Aeronautica (Viale dell'Oniversità, 4 - 001 85 Roma - Te!. 06 49864636; Fax 06 49865545) e il Presidente è il Colonnello dell'Aeronautica Euro Rossi, Capo dell'Ufficio Storico A. M.

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ArchiJJi, Biblioteche, Mtl.fei Militari

S OMMARI O Presentazione

Amm. Giampaolo Di Paola - Capo di Stato Maggiore della Difesa

pag. III

Comitato d'Onore

pag. 6

Comitato Scientifico

pag. 7

La Commissione Italiana di Storia Militare

pag. 8

Gen. CA. Robe1to Speciale Comandante Generale della Guardia di Finanza

pag. 12

Sen. Francesco l3osi Sottosegretario di Stato alla Difesa

pag. 14

I ntroduzione ai lavori Col. ENro Rossi Presidente della Commissione Italiana di Storia Militare (C.I.S.M.)

pag. 16

Indirizzo di benvenuto

Indirizzo di saluto

PARTE l

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19 OTTOBRE 2005

ARCHIVI E BIBLIOTECHE Sessione mattutina Presidenza:

Cap. Vasc. Piero hd;rizi Capo Ufficio Storico M.M. -

U ffici Storici e Musei Militad: Formazione, conservazione e fruizione

pag. 20

Dott.ssa Silvia Tremi L'Archivio Storico dell'Esercito e le Biblioteche Militari di Presidio

Col. GioJJanni Sargeri- Capo Cfficio Storico E.I.

pag. 32

L'Archivio dell'Ufficio Storico della M arina Militare: Storia ed evoluzione

Dott.ssa Ersilia Graziani- Collaboratrice U fficio Storico M.M.

pag. 38

Esperienze di un utente dell' archivio dell'Ufficio Storico della M . M .

Contrammiraglio Renato Battista La Racine - Collaboratore U fficio Storico M.M. Corsi e ricorsi dell'Ufficio Storico dell'A.M . Situazione

c

pag. 5 1

sviluppi

pag. 60

Col. Pilota Euro Rossi- Capo U fficio Storico A.M.

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Archiv� Biblioteche, Musei Militari I stituzione, problematiche attuali e sviluppi dell'Ufficio storico dell'Arma dei Carabinieri

Magg. Flavio Carbone- Collaboratore Ufficio Storico C.C.

pag. 70

Fonti d'archivio p er la storia della Guardia di Finanza

Gen. C.A. Pier Paolo Meccatiello- Collaboratore Ufficio Storico G.d.F.

pag. 87

Sessione pomeridiana Presidenza:

Col. Matteo Paesano - Comandante Distretto Militare di Roma Quali documenti le istituzioni militari producono, quali conservano, quali eliminano

Prof.ssa Paola Carucci- già Sovrintendente Archivio Centrale dello Stato

pag. 92

Gli archivi militari francesi, britannici e statunitensi

Prof. Massimo de Leonardis- Università Cattolica di Milano

pag. 103

Gli archivi militari conservati press o l'Archivio Centrale d ello Stato

Prof. Aldo G. Ricci- Sovrintendente Archivio Centrale dello Stato

pag. 1 12

Documenti militari negli archivi del Ministero Mfari E steri e del Ministero Mrica Italiana

Prof. Rnmain H. Rainero- Università Statale di Milano

pag. 121

Discussants

Prof.ssa Elena Aga Rossi - Scuola Superiore della P.A. - Presidenza del Consiglio dei Ministri (intervento non pervenuto) ; Prof. Giorgio Rnchat- Università di Torino (intervento pag. 1 31)

PARTE Il

-

20 OTTOBRE 2005

I MUSEI MILITARI Sessione mattutina Presidenza:

Ten. Col. Giancarlo Barbonetti- Capo Ufficio Storico C.C.

I Musei Militari e la tutela del patrimonio storico dell'E . I .

Col. Matteo Paesano- Comandante Distretto militare di Roma

pag. 138

I Musei della Marina Militare: i problemi, le prospettive, il pubblico

Amm. Lorenzo Sferra- Consulente scientifico del Museo Storico M.M. di Venezia

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pag. 150


Arcbi!Ji, Biblioteche, Musei Militari Il Museo A.M. di Vign a di Valle: riflessioni sulle cose fatte e da fare, ipotesi su scenari futuri

Tm. Col. MassiJJJo Mondini- Direttore Museo Storico A.M.

pag. 157

Il Museo Storico dell'Arma dci Carabinieri in due secoli di storia

Gen. M. O. V.M. Umbetto Rocca - Direttore Museo Storico C.C.

pag. 168

La funzione del Museo Storico della G . d.F. per la valorizzazione delle tradizioni del Corpo

Gen. C.A. (aus) Luciano Luciani- Presidente Museo Storico G.d.F.

pag. 1 7 1

Beni culturali e musei militari

Dott. Glauco Angeletti - Sovrintendenza archeologica dell'Abruzzo

pag. 1 75

Sessione pomeridiana Presidenza:

Ten. Col. Paolo Kalenda Capo Ufficio Storico G.d.F. -

Progetti e realizzazioni post-risorgimentali di Musei Militari come Musei della Nazione . La musealizzazione italiana della Grande Guerra

Dott. Camillo Zadm

-

Provveditore Museo Storico della Guerra di Rovereto

pag. 182

Nuovi modelli per la museologia militare nella prospettiva inter nazionale

Dott. Gregory Alegi - Consulente Museo Storico A.M. e Delegato italiano all'European Aviation Preservation Council

pag. 190

Discussants

Prr!f. Antonello 13iagini- U niversità di Roma "La Sapienza" (intervento pag. 205) Prr!f. Nicola Labanca- Università di Siena (intervento pag. 2 1 4) TAVOLA ROTONDA FINALE Coordinatore:

Col. Euro Rossi - Presidente C.I.S.M.

Partecipanti:

Prr!f. Guido Melis- Università di Roma "La Sapienza", S.S.A.B. (intervento pag. 226) Prr!f. Elio Lodolini- Università di Roma "La Sapienza", S.S.A.B. (intervento pag. 230) I Capi degli Uffici Storici Militari CONCLUSIONI GENERALI

Prr!f. Pietro Del Negro- U niversità di Padova cd esperto civile della C.I.S.M.

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pag. 234

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Archivi, Biblioteche, Musei Militari

INDI RIZZ O DI BENVENUTO Gen. C.A. Roberto Speciale Comandante Generale della Guardia di Finanza

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ignor Sottosegretario di Stato alla Difesa, autorità, gentili signore e signori, a nome della Guardia di Finanza e mio personale, desidero porgere a tutti i con­ venuti i più cordiali saluti ed esprimere, in modo particolare al presidente della Commissione Italiana di Storia Militare, Colonnello Euro Rossi, il vivo ringraziamento per aver scelto questo Comando Generale quale sede per il convegno annuale, che tale organismo ha voluto dedicare agli Uffici storici, ai Musei e alle Biblioteche militari. Un grazie di cuore anche al Generale di Corpo d'Armata Luciano Luciani, Presidente del Museo Storico del Corpo, per aver incoraggiato l'iniziativa culturale, mettendo a disposizione una struttura, quale appunto il Museo, che io amo definire il "fiore all'occhiello" del Comando Generale. Questa scelta ci inorgoglisce ancor eli più, tenuto conto del recentissimo ingresso dell'Ufficio Storico della Guardia di Finanza fra i membri ufficiali della C.I .S.M., apprezzato consesso scientifico e culturale al quale, in questi ultimi anni, si deve l'orga­ nizzazione di numerosi e importanti eventi culturali, grazie ai quali la storia delle Forze Armate italiane, in un inscinclibile connubio con quella della Nazione, è stata appassio­ natamente presentata acl un pubblico, sempre più numeroso e interessato, di esperti, studiosi, ricercatori nonché di giovani studenti. Il convegno contribuirà senz'altro acl esaltare le attività poste in essere dagli addetti ai lavori, ma anche ad evidenziare i problemi e le criticità con cui gli stessi quotidiana­ mente devono misurarsi e, quindi, a individuare i provvedimenti atti a risolverli. La maggior parte degli storici e degli studiosi presenti in sala converrà sul fatto che, in questi ultimi anni, anche grazie al rinnovato impulso, conferito soprattutto dal Presidente della Repubblica, alla riscoperta dei valori della Patria e clell'italianità, gli Uffici Storici e i Musei militari hanno reso i loro archivi completamente disponibili per la consultazione da parte degli interessati. A conferma eli ciò, si prestano le centinaia di pubblicazioni edite dai vari U ffici e Musei Storici, le numerose mostre, i convegni, i dibattiti e tutte le altre forme di comu­ nicazione esterna che hanno caratterizzato e fatto conoscere, nell'intimo delle proprie caserme così come nelle piazze italiane o nei vari teatri d'intervento operativo, ciascu­ na Forza Armata o Corpo di Polizia. A tale desiderio ha ovviamente risposto, con sensibilità ed estremo interesse, anche la Guardia di Finanza, la quale, grazie al suo Museo, all'Ufficio Storico del V Reparto del Comando Generale, ha divulgato la sua ultracentenaria azione a servizio del Paese, sia mediante i tradizionali veicoli dell'editoria, sia attraverso la presenza fra la gente.

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Archivi, Biblioteche, Musei Militati La vicinanza, la collaborazione, ma soprattutto la condivisione di molti obiettivi, con gli studiosi c gli esperti della storia militare hanno, inoltre, impreziosito tale riscopcrta di valori, trasformando così gli U ffici S torici, i Musei c le Biblioteche militari in veri c propri laboratori per ricercatori, giornalisti, s tudenti universitari, ovvero per semplici c appassionati "amanti della storia" . N el corso dci due giorni di svolgimento dci lavori, verranno discusse questioni c tematichc che, per certi aspetti, potrebbero sembrare eccessivamente tecniche per un convegno di storia militare. Esse, tuttavia, sono di straordinaria valenza, specie per chi vuoi comprendere meglio la missione c l'importanza degli Uffici S torici, dci Musei c delle Biblioteche militari. Il confronto con il mondo dell'Archivis tica, le rifles sioni che certamente perverran­ no dagli "addetti ai lavori", siano essi civili o militari, ma soprattutto l'analisi della gene­ si, dell'evoluzione

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delle prospettive future riguardo alle moderne concezioni della sto­

riografia militare, saranno sicuramente u tili per il raggiungimcnto di quelli che sono gli obiettivi di tutti noi, c cioè: la conservazione, la corretta catalogazione, la fruizione e la divulgazione di un patrimonio s torico di inestimabile valore. Ma non voglio aggiungere altro rispetto a quanto, a breve c in maniera scnz'altro più analitica e organica, verrà esposto dai chiarissimi rclatori che si alterneranno nella disa­ mina degli argomenti all'ordine del giorno. Desidero solo rivolgere

a

tutti un caloroso, fervido augurio di buon lavoro.

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Archiv� Biblioteche, Musei Militari

IND I RIZZ O DI SALUTO Senatore Francesco Bosi Sottosegretario di Stato alla Difesa

S

ignor Comandante Generale della Guardia di Finanza, autorità civili e milita­ ri, illus tri relatori, signore e signori.

È un grande piacere per me portare il salu­

to del Governo, del Signor Ministro della Difesa e mio personale in occasio-

ne dell'apertura eli questo convegno. Un saluto ed un ringraziamento particolare ai rappresentanti dell'Università "La Sapienza", che partecipa all'organizzazione delle due giornate eli studio con la sua S cuola Speciale per Archivis ti e bibliotecari. Desidero esprimere un vivo e convinto apprezzamento alla Commissione Italiana eli Storia Militare ed al suo Presidente. Essa riunisce gli organismi di ricerca s torica e eli conservazione archivistica in attività presso ogni Stato Maggiore e Comando Generale. A queste str utture ed al qualificato perso­ nale che vi opera va il m erito eli un lavoro tanto prezioso, quanto spesso oscuro senza quella visibilità che invece sarebbe auspicabile, per un impegno costante e altamente produttivo. Dedicarsi alle vicende cruciali delle Forze Armate, significa coltivare la memoria s torica della Nazione, di cui la compagine militare za. L'apprezzamento

è

è l'immediata rappresentan­

poi esteso alla promozione di questo convegno, che testimonia

un rapporto qualitativamente nuovo tra le Forze Armate, gli Enti accademici e la socie­ tà civile. Per molto tempo il mondo militare, fedele interprete delle scelte liberamente assun­ te dalle i stituzioni repubblicane, ha vissuto nel nostro Paese un contesto a sé stante. Si è trattato di una fas e segnata da incomprensioni alimentate da una cultura domi­ nante poco attratta dai valori della Patria e del Tricolore. Una collocazione che obbligava a rinunciare ad aperture verso l'esterno, e che non consentiva la ricerca di sinergie con ambienti non istituzionali.

Il

Governo ed i vertici militari hanno lavorato, negli anni recenti, favorendo e con­

seguendo la rimozione di ogni barriera ideale e culturale tra mondo civile e mondo mili­ tare. Le Forze Armate hanno così potuto essere nuovamente e diffusamente apprezza­ te per il r uolo centrale che la Cos tituzione affida loro, e che ni.

È

è loro

per meriti e tradizio­

pertanto da accogliere con esplicita soddisfazione l'odierna iniziativa della

Commissione di Storia Militare, che muove da un chiaro intento di disponibilità e di collaborazione con i più qualificati esponenti della cultura storica e con gli enti di ricer­ ca, con i quali viene promosso un percorso comune, che s arà sicuramente durevole nel tempo.

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Arcbivi, Biblioteche, Musei Militati Ed è significativo che questo avvenga proprio nel campo delle scienze storiografi­ che, per il valore che tale settore assume per la de finizione eli una memoria storica con­ divisa che, pur nella diversità delle varie impostazioni ideali c culturali, esalti i valori fon­ danti della nostra Repubblica. Trovo difatti naturale che le Forze Armate, simbolo essenziale della N azione, siano protagoniste nella valorizzazione del patrimonio ideale di tutti gli italiani. Grazie dunque agli ideatori ed agli organizzatori eli questo convegno, occasione che consentirà agli autorevoli relatori intervenuti di recare un fecondo contributo alla cono­ scenza ed alla comprensione delle vicende storiche, tra le più importanti, della nostra amata Patria. Buon lavoro a tutti.

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Archivi, Biblioteche, Musei Militari

INTRODUZIONE AI LAVORI Euro Rossi Presidente C.I.S.M.

S

ignor Sottosegretario di Stato alla Difesa, Signor Comandante Generale della Guardia di Finanza, autorità, gentili signore e signori, vogliate accogliere il benvenuto anche da parte di tutta la Commissione Italiana di Storia Militare

che ho l'onore di presiedere. Senatore Bosi, La ringrazio, innanzi tutto, per le belle paro­ le che ha profferito nei confronti della Commissione e per aver colto appieno la finali­ tà che essa si prefigge e, in particolare, quella che si propone di cogliere proprio con questo convegno. Un ringraziamento particolare alla Guardia di Finanza che, inserita da soli due anni nella CISM, ospita per la prima volta un convegno della Commissione. Prova tangibile, questa, dell'impegno a voler contribuire, non solo con il suo pensiero ed il suo retaggio s torico, ma anche con il suo contributo organizzativo agli sforzi della CISM per quali­ ficare sempre di più i propri lavori. Generale Speciale, La ringrazio per averci messo a disposizione questa splendida aula magna che, completamente rinnovata, apre al pubblico proprio oggi. Il vostro museo, perfetta cornice al tema odierno, e i vostri locali, dove condivideremo le pause dei lavori, consentiranno a tutti i partecipanti di beneficiare della squisita accoglienza del Comando Generale della Guardia di Finanza. Il convegno

è

dedicato al tema ''Archivi, Biblio teche, Musei militari. Lo stato a ttua­

le, le funzioni sociali, gli sviluppi" ed è stato organizzato dalla CISM in collaborazione con la Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari dell'Università di Rom a "La S apienza". Qualcuno potrebbe o sservare che il tema odierno non concerne specificatamente la s toria militare; direi, invece, che riguarda le fonti, la metodologia e la divulgazione della S toria Militare e, quindi, rientra nel fine principale della CISM: quello di promuovere iniziative atte a migliorare la conoscenza della Storia Militare italiana. Perché abbiamo deciso di a ffrontare ques to argomento? Lo abbiamo deciso in quanto consapevoli che la ricostruzione di un fatto storico è tanto più inoppugnabile quanto più precise sono le sue fonti e, per chi si interessa di storia militare, i nostri archi­ vi, biblioteche e musei sono i custodi della memoria delle Forze Armate, sono i luoghi dove si possono attingere una grande quantità di informazioni.

Mi piace definire la storia come un mosaico le cui tessere sono proprio le fonti; più numerose sono le tessere a disposizione più il mosaico è completo e dettagliato. Parlare quindi dell'organizzazione che raccoglie e conserva tutto il patrimonio documentale

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Arcbi!Ji, Biblioteche, J\1mei Militmi significa voler fare storia o, meglio ancora, significa voler mettere i ricercatori in grado eli trovare quanto necessita per fare storia.

È

quindi, quello eli oggi, un momento eli confronto tra mondo accademico, ammi­

nistrazione archivistica e quelle istituzioni militari che si occupano della conser vazione e della fruizione del patrimonio culturale delle Forze Armate, proprio per far scaturire proposte ed iniziative tese ad una maggiore valorizzazionc di tale patrimonio, capitolo tra i più significativi della memoria collettiva nazionale. Si vuole in tal modo dare rilie­ vo al ruolo degli Uffici Storici Militari, la cui attività, troppo spesso e a torto, viene con­ siderata, se non marginale, di secondo piano proprio all'interno delle stesse Forze Armate. Si vuole anche lanciare un chiaro messaggio di apertura a quei ricercatori e profes­ sori estremamente critici, e debbo riconoscere non sempre a torto, nei confronti degli U ffici Storici, uffici considerati, ahimè, colpevoli degli stessi fatti di cui sono vittime. Oggi ci confronteremo e, tramite la particolare organizzazione che abbiamo voluto dare a questo convegno, potremo non solo ascoltare i relatori ma, attraverso i discus­ sant e la tavola rotonda, conoscere ed analizzare la configurazione attuale, dibattere i nostri punti di vista, rispondere ai nostri interrogativi, approfondire le nostre valutazio111.

Potremo, in definitiva, individuare procedure e metoclologie comuni sia tra le varie strutture delle Forze Armate, sia tra queste c le organizzazioni civili, o anche indicare la strada per una più organica e funzionale organizzazione del settore storico della Difesa, priva, alla luce dei fatti, eli un reale organismo eli vertice che potrebbe, perché no?, iden­ tificarsi nella CISM stessa.

È questo un obiettivo

troppo ambizioso? Non lo so, e nessuno di noi lo può preve­

dere in questo momento; è un problema che sarà certamente al centro dell'intervento del prof. Piero Del N egro, che ha l'impegnativo compito di concludere i lavori. Termino con una citazione, tratta dalla rivista "Le carte c la storia", del professor Melis, al quale mi sono rivolto per organizzare dal punto eli vista scientifico il conve­ gno, e che colgo qui l'occasione per ringraziare. Questa la citazione, che ritengo ben augurante per il nostro convegno: "Noi . . . siamo per una forte alleanza con gli opera­ tori delle fonti, in particolare con il mondo degli archivi, e delle biblioteche specialisti­ che, convinti come siamo che il modo in cui l 'istituzione pensa, agi sce, decide, il modo stesso in cui si autorappresenta è interamente riflesso nelle fonti che riproduce". Nel salutare il senatore Bosi c il generale Speciale, che lasceranno la sala, dichiaro aperto il convegno ed auguro a tutti buon lavoro.

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PARTE l "ARCHIVI E BIBLIOTECHE"

Sessione Mattutina Presidenza: Cap. Vasc. Piero Fabrizi


Archivi e Biblioteche: sessione mattutina

UFFICI STO RICI E MUSEI MILITARI : FORMAZ I ONE, CONSERVAZ I ONE E FRUIZIONE* Silvia Trani Premessa

L

'obiettivo del presente intervento, introduttivo alle sessioni del Convegno

dedicate agli

Archivi e Biblioteche,

è quello di evidenziare i punti che possono

fornire utili elementi per enucleare quelli che considero essere oggi i nodi

centrali, in relazione agli archivi prodotti dalle Forze Armate e d alla Guardia di Finanza. Anche se per quest'ultima è necessario tenere presente alcuni distinguo, in ragione del fatto che è formalmente sottoposta, pur essendo un Corpo eli polizia organizzato militarmente,1 agli obblighi previsti dalla legislazione archivistica per gli organi ammini­ strativi dello Stato.2

La fruizione degli archivi storici delle Forze Armate e della Guardia di Finanz a Il primo punto su cui mi pare valga la pena soffermarsi, che sarà oggetto di analisi più approfondite nelle relazioni che seguiranno, è quello relativo alla

fruizione

della

documentazione conservata presso gli U ffici storici e i Musei militari eli Forza armata e della Guardia eli Finanza; fruizione in cui, per l'organicità del discorso e perché s tretta­ mente connesse, inserirei anche le questioni attinenti all'accesso (inteso come modalità di ammissione) , alla

consultabilità e

alla

valorizzazione.

Per contestualizzare e affrontare in maniera corretta il tema d ella fruizione è, però,

Si propongono in questa sede alcune riflessioni emerse nell'ambito di un progetto di ricerca dedicato al tema Storia e analisi dei processi di formazione e conservazione dei sistemi docu­ mentari e archivistici nelle Forze armate italiane dall'Unità d'Italia ad oggi, seguito dal prof. Guido Melis, ordinario della Scuola speciale per archivisti c bibliotecari eli Roma, e attualmente svolto nell'ambito di un dottorato della Sezione istituzioni e archivi dell'Università degli studi di Siena. Ringrazio, per la disponibilità e le informazioni fornite, lo Stato maggiore della difesa (Ufficio rapporti con il Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione), il Comando generale dell'Arma dei carabinieri (Ufficio storico e Museo storico dell'Arma dei cara­ binieri) , il Comando generale della Guardia di Finanza (Ufficio del Sottocapo di S.M. c affari generali e Ufficio storico), lo Stato maggiore dell'Aeronautica militare (Ufficio del Sottocapo di S.M. e Ufficio storico) , lo Stato maggiore dell'Esercito (Ufficio flussi documentali e protocollo informatico e U fficio storico) , lo Stato maggiore della Marina militare (Ufficio storico) e il Museo storico della Guardia di Finanza. •

20


Silvia Trani necessario sottolineare, perché preliminare, la progressiva trasformazione che ha visto protagonisti, in questi ultimi decenni, gli U ffici storici di Forza armata che, da struttu­ re di supporto documentario e informativo interno, hanno assunto, nel tempo, la natu­ ra di enti culturali in cui la funzione di istituti eli conservazione ha acquisito una rilevan­ za sempre maggiore, accanto a quelle funzioni tradizionali eli enti editoriali e eli centri eli formazione e divulgazione della storia militare.3 Tale metamorfosi - testimoniata anche dalla variazione delle posizioni ordinative degli U ffici storici oggi inquadrati, generalmente, in reparti o u ffici a cui è demandata la politica comunicativa interna ed esterna e la politica promozionale - ha naturalmen­ te favorito l'attuazione eli una politica eli apertura al pubblico sempre più liberale che ha comportato l'adozione eli regole sull'accesso

c

sulla consultabilità analoghe a quelle in

vigore per gli Archivi di Stato. Tralasciando in questa sede, perché non pertinente alla finalità di questo scritto, di fornire un quadro completo ed esauriente delle disposizioni che, via via, hanno defini­ to i criteri per l'ammissione clell'utenza esterna e per la consultabilità dei documenti, mi limiterò a ricordare la circolare del ministro della Difesa del

25 gennaio 1 979

dove veni­

va s tabilito:

1. L 'On. Ministro ha disposto che in mate1Ù1 di consultazione di docu/J/enti custoditi negli Uffici Storici di Forza Armata si applichi, per analogia, la normativa concernente gli Archit;i di Stato di cui al D.l�R 30 settembre 1963, n. 1409; le e/Jentuali deroghe potranno essere ammesse con gli oppor­ tuni adeguamenti, soltanto nei limiti ed alle condizioni dalla stessa stabiliti; 2. l--Li consultazione anticipata di dommenti di carattere risemato potrà essere consentita purché si osserlJÙlo le cautele e leprocedure pre!Jiste in proposito dall'art. 21 del citato decreto presidenziale e pre­ IJÌa autoriz!"(ftzione di questo UG:1 Tale circolare

1 ° giugno 1 990,

è

stata, in seguito, sostituita dal decreto del ministro della Difesa del

concernente la regolamentazione dei documenti custoditi negli archivi

degli U ffici storici delle Forze Armate - il cosiddetto decreto "Spaclolini" - che ha riconfermato le disposizioni contenute nella citata circolare del

1 979

in materia di con­

sultabilità ed ha disciplinato il servizio all'interno delle Sezioni archivi degli U ffici sto­

Regolamento pergli Archù;i di Stato 1 990, tuttora in vigore, stabilisce:

rici, soprattutto in base alle disposizioni contenute nel del

191 1.

In particolare, il decreto minis teriale del

A11. 1. I dom111enti conservati negli archi!Ji de._f!,li Uffici storici delle F01ze armate sono liberamen­ te cons11ltabili, ad eccezione di quelli di camttere 1isen;ato relati!Ji alla politica estera o interna dello Stato, che di!Jenftmo cons11ltabili 50 anni dopo la loro data e di quelli 1isei"/Jati relatù;i a situazioni puramente p1ùJa/e dipersone, che lo diventano dopo 70 anni; Art. 2. Il Ministro della difesa può per111eltere, per Iliotivi di studio, la consttltazione di doctlmen­ ti di carattere risen;ato custoditi negli archivi degli UJ!ìci st01ici anche ptima della scadenzct dei fermi­ m;

Art. 3. All'intemo degli archù;i degli Uffici storùi, il servizio è disciplinato dalle disposizioni del "Regolammto per gli archivi di Slato'� approvato con rçgio decreto 2 ottobre 1 9 1 1, 11. 1 163, per qttan-

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina to ancora applicabile, nonché dalle integrazioni di cui ai successivi articoli delpresente decreto; Art. 4. La consultabilità dei documenti è consentita in tutti i giorniferiali soliper cinque ore gior­ naliere. Pergli utenti stranieri valgono le disposizioni impattite in proposito dal Ministero degli A/fati esteti, con l'applicazione delptincipio della reciprocità. 5 Anche oggi si può ri scontrare, in quasi tutti i regolamenti vigenti presso gli U ffici storici, un allineamento, o per lo meno una tendenza all'allineamento, alle norme c alle modalità sull'ammissione, sull'avvio alla ricerca e sulla consultazione dei documenti seguite dagli Archivi di Stato. In particolare, per quanto riguarda la consultabilità della documentazione, l'Ufficio Storico del Comando Generale dell'Arma elci Carabinieri si attiene alle disposizioni sta­

1990, integrate, però, con le disposizio­ 42, Codice dei beni culturali e delpaesaggio;" gli Uffici

bilite dal citato decreto ministeriale del giugno ni eli cui al cl.lgs.

22 gennaio 2004,

n.

Storici dell'Aeronautica Militare c dell'Esercito si conformano alle norme previste dal

1999, n. 281, Disposizioni in matetia di trattamento dei dati personali perjìnali­ tà stmiche, statistiche e di ticerca scientifìca (ora recepite dal d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42);7 ed ancora, l'Ufficio storico della Marina Militare os serva i limiti previsti dal d.p.r. del 30 settembre 1963, n. 1409.8

d.lgs. 30 luglio

Si ricorda, poi, che presso il Museo s torico della Guardia eli Finanza, dove è conser­ vata la documentazione storica eli proprietà del Museo e quella affidatagli in gestione dal Comando Generale del Corpo, i limiti di consultabilità dei documenti sono quelli s tabiliti dal d.p.r.

30

settembre

1963, n. 1409, ma per motivi

di studio e tramite autoriz­

zazione del Comando Generale, gli studiosi pos sono accedere ai documenti riservati prima della scadenza dei termini previsti dalla succitata normativa.9 Infine, occorre sottolineare che la richiesta dell'autorizzazione preventiva, l'obbligo di prenotazione, le limitazioni nell'orario di accesso e nel numero delle unità di conser­ vazione che possono essere richieste giornalmente non devono essere interpretati sem­ plicemente come un atteggiamento di "chiusura" ma, più obiettivamente, valutati tenendo presente le insufficienze dei locali adibiti a sala di consultazione e del persona­ le assegnato agli Uffici storici e la circostanza che le secli degli archivi storici sono gene­ ralmente collocate in siti ed infrastrutture militari il che comporta, come conseguenza, la necessità eli rispettare precise norme eli sicurezza. Rimanendo sempre nell'ambito della fruizione, vale la pena menzionare le iniziative promosse, da qualche anno, dagli U ffici s torici della Marina c dell'Esercito e, recente­ mente, da quello dell'Aeronautica, con l'obiettivo eli riordinare ed inventariare i fondi archivistici conservati, soggetti, nel tempo, acl una serie di interventi che hanno, in parte, modificato cd alterato la scdimcntazione ed articolazione originarie con gravi conseguenze, sia in merito alla distruzione di quella rete di relazioni che caratterizzano l'archivio, sia in merito alla possibilità di effettuare con maggiore precisione e facilità le ricerche archivistiche che, ricordando Bonaini, si effettuano non sulle materie ma sulle istituzioni.10 Queste attività, che denotano anche una nuova idea eli

valotizzazione,

non più circo­

s critta alla pubblicazione eli semplici descrizioni delle fonti conservate, si sono svolte, e

22


Silvia Trani

si svolgono, sulla base di una serie di accordi c convenzioni stipulate dagli Uffici stori­ ci con l'Amministrazione archivistica c con le Università cd hanno coinvolto, come consulenti c collaboratori esterni, anche archivisti libero professionisti dotati eli apposi­ ta esperienza professionale c formazione scicntifica. 1 1 Una situazione diversa s i registra, invece, per quanto riguarda la maggior parte dei Musei di Forza Armata, per i quali vorrei evidenziare solo le questioni relative alla frui­ zione della documentazione storica conservata rimandando, per un'analisi delle temati­ che concernenti la conservazione, l'allestimento e la valorizzazione dei beni museali, agli interventi della Sessione dedicata ai lvllf.rei 111ilita�i.12 A tali Musei è stata riconosciuta ed attribuita, fin dalla loro origine, la natura eli enti culturali con la funzione principale di trasmettere e perpetuare, ai posteri, i "fasti" e le "glorie" delle Forze Armate e delle varie Armi e Specialità e con i l compito di conser­ vare tutti quei "ricordi, cimeli e documenti", eli varia natura (archivistica, libraria e mate­ rica) , che potessero contribuire all'esaltazione dello spirito eli Corpo e eli quello patriot­ tico e favorire, quindi, l'educazione delle nuove generazioni, militari e civili. Le loro strutture interne prevedevano la creazione eli apposite sezioni, cioè settori espositivi, biblioteche ed anche archivi storici; sezioni aperte alla componente "civile" come testimoniato dai vari statuti organici c dai regolamenti intcrni.13 Ma nonostante l'assegnazione eli questi compiti, che comprendevano, e comprendo­ no, come eletto, la costituzione eli archivi storici aperti al pubblico, proprio l'accesso e la fruizione della documentazione storica conservata presso i Musei eli Forza Armata presentano, salvo rare eccezioni, alcune difficoltà. Questo, oltre acl essere strettamente legato alla carenza eli risorse interne con appo­ sita formazione, è anche collegato ad una utilizzazione degli archivi che denota una non chiara cognizione delle differenze sostanziali esistenti tra raccolte dei cimeli, raccolte librarie e fondi archivis tici. Questi ultimi costituiscono oggetto eli riorganizzazioni e riaggregazioni basate, ad esempio, su criteri simili a quelli che hanno ispirato la creazio­ ne dei cosiddetti "Archivi della Guerra" presso i Musei del Risorgimento,14 e sono spes­ so considerati come semplici "depositi eli cimeli" da cui estrapolare, in base acl una pre­ sunta "preziosità", documenti poi esposti alla stregua delle fonti materiche; circostanza questa che, oltre a contrapporsi ai più elementari principi archivistici, non tiene conto degli obblighi conservativi disciplinati, per la documentazione statale, dal già ricordato Codice dei beni mltHrali del 2004 che impone il rispetto dell'organicità degli archivi, il loro ordinamento ed inventariazione e vieta danneggiamenti, smembramenti od usi non compatibili con il loro carattere originario, il che esclude, ad esempio, che i documenti originali possano essere appesi alle pareti o esposti nelle teche. 15 Le problematiche centrali: la politica di tutela, sorveglianza e conservazione e le risorse umane e logistiche

L'evoluzione degli Uffici storici, le iniziative da quest'ultimi intraprese per la fruizio­ ne e la valorizzazione del patrimonio archivistico conservato, la coscienza che gli archi­ vi storici dipendenti da Forza Armata devono svolgere un'attività sempre più intesa come "pubblico servizio", nonché l'esenzione riconosciuta, ora anche sul piano giuri-

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Archivi e Biblioteche: sessione JJtatt11tina

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3

dico, agli Stati Maggiori delle Forze Armate relativamente a quegli obblighi previsti per la maggior parte delle Amministrazioni centrali dello Stato, e con riferimento specifico alla documentazione definita, in modo fuorviante dal legislatore, di carattere militare c opcrativo,16 impongono una riflessione approfondita in materia di tutela, sorveglianza, selezione e conservazione degli archivi; tema che rappresenta oggi uno dei nodi centra­ li, se non la "vera questione", a cui occorre urgentemente trovare soluzioni atte a defi­ nire una diversa, e definitiva, strategia di salvaguardia della documentazione prodotta dalle Forze armate. Si tratta, dunque, eli definire nuovi piani di consen;azione che estendano la consistenza e le tipologie delle serie archivistiche da conservare permanentemente. Questo anche considerando che quelle tipologic documentarie fino ad ora oggetto di tutela specifica, come, ad esempio, le JJ/emorie, i diari storici c le relazioni jJetiodiche, pro­ prio per la loro natura di documentazione di sintesi c per il loro carattere prettamcnte tecnico-operativo, potevano essere sufficienti agli Uffici storici per svolgere l'originaria funzione di supporto informativo interno per l'elaborazione di studi operativi o relati­ vi alla dottrina, ma sono, ora, del tutto insufficienti alle esigenze e alle domande della storiografia; esigenze e domande che sollecitano sia la conservazione eli serie archivisti­ che composte da fascicoli che permettano eli seguire la nascita, l'evoluzione e la conclu­ sione eli un affare o di un procedimento, sia il riconoscimento del valore eli testimonian­ za storica ai quei fondi archivistici che riflettono lo svolgimento delle attività eli proget­ tazione, pianificazione, programmazione c la gestione delle risorse finanziarie, umane c logistiche. 1 7 Tale operazione, pur nel rispetto delle specificità di ciascuna Forza Armata, dovreb­ be prevedere anche un lavoro eli studio e analisi non solo interforze, ma anche in coor­ dinamento e confronto con le scelte conservative effettuate dalle altre strutture dell'Area tecnico-operativa, in particolare dello Stato Maggiore della Difesa; ed ancora con le scelte conservative perseguite dagli U ffici di diretta collaborazione del ministro e dalle strutture dell'Area tecnico-amministrativa. Inoltre, la nuova politica conservativa dovrebbe prevedere l'elaborazione di regole che definiscano, in modo chiaro e uniforme, le procedure eli versamento della docu­ mentazione eli interesse storico, privilegiando quegli enti ai quali oggi è riconosciuta, comunemente, la funzione di istituti di conservazione, e cioè gli U ffici storici, al fine di evitare la dispersione delle carte causata dalla proliferazione dei luoghi di conservazio­ ne - e non mi riferisco solo ai Musei - dove, a volte senza alcuna forma eli controllo, si trova documentazione eli interesse storico spesso non accessibile e non fruibile. Proprio perché "le fonti documentarie per la storia nascono e si difendono nell'ar­ chivio in formazione",1" particolare interesse suscitano le iniziative intraprese dagli Stati maggiori eli Forza armata e dalla Guardia eli Finanza, finalizzate alla riorganizzazione dei loro sistemi documentari in applicazione della normativa sul protocollo informati­ co;19 normativa che ha riaffermato e riconosciuto alla funzione archivistica un ruolo centrale nel superamento del tradizionale modello dell'Amministrazione "per atti" con il nuovo modello orientato alla trasparenza, all'efficacia e all'efficienza (Amministrazione "per risultati", "per obiettivi", "per servizi", ecc.) , disegnato a parti-

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Silvia Trani

re dalla l. 7 agosto 1 990, n. 241 , Nuove non11e in matetia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi. Vorrei ricordare, a puro titolo esemplificativo, i progetti fino ad ora realizzati dalla Guardia di Finanza, dallo Stato Maggiore dell'Esercito e dallo Stato Maggiore dell'Aeronautica20 che testimoniano, per le modalità di attuazione e per le caratteristiche degli strumenti elaborati, o in corso di elaborazione, una nuova consapevolezza in meri­ to all'importanza non solo degli aspetti tecnologici, ma anche archivistici e una atten­ zione a quanto recentemente prodotto, a livello nazionale e internazionale, dalla dottri­ na archivistica in materia di gestione informatica dei documenti. L'Ufficio del Sottocapo eli Stato maggiore e affari generali del Comando Generale della Guardia di Finanza ha effettuato una approfondita analisi e verifica della validità delle norme, procedure e strumenti archivistici in uso; analisi e verifica che hanno regi­ strato anche un costante confronto con rappresentanti della comunità archivistica e che hanno comportato, come primo risultato, l'aggiornamento del piano di classificazione e del piano di conservazione del Corpo edito nel 1 969. 2 1 I n tale aggiornamento - sottoposto all'esame della Commissione di sorveglianza sugli archivi nominata presso il Comando Quartier Generale22 e pubblicato nel 2004 accanto alla riconferma dell'integrazione tra lo schema di classificazione e quello di conservazione, si nota anche l'assorbimento del principio della "classificazione funzio­ nale" dei documenti che, oltre a rendere maggiormente stabile lo strumento perché non legato alle modifiche delle strutture, favorisce anche l'individuazione delle responsabi­ lità nella gestione della documentazione e lo svolgimento, in maniera più razionale e sicura, delle attività di selezione, scarto e conservazione della documentazione.23 Il rispetto di tali metodologie e principi si riscontra anche nel progetto dell'Ufficio flussi documentali e protocollo informatico dello Stato Maggiore dell'Esercito, che ha visto il coinvolgimento di esperti archivistici e che ha avuto, tra i suoi risultati, la defi­ nizione di nuovo piano di classificazione, composto sempre da voci rispondenti ai biso­ gni funzionali ed articolate in modo gerarchico, che si propone come modello unico per tutta la Forza Armata, superando la precedente situazione caratterizzata, per quanto concerne la classificazione d'archivio, da una situazione estremamente diversificata. I noltre, e questo presenta un particolare interesse per il nostro discorso, sempre lo stes­ so U fficio sta realizzando uno studio sulle problematiche collegate all'elaborazione di un nuovo piano di conservazione, che, a riprova di una nuova "sensibilità" in relazione al valore storico-culturale della documentazione, vedrà anche il coinvolgimento eli rap­ presentanti dell'Ufficio storico dell'Esercito c di rappresentanti del mondo accaclemi­ co.z" Infine, presso lo Stato Maggiore dell'Aeronautica sono stati costituiti una serie di gruppi el i lavoro, con l'obiettivo di analizzare e definire non solo procedure e funziona­ lità di carattere tecnologico, ma anche di natura archivistica come, ad esempio, la descri­ zione dei flussi documentali, l'elaborazione di un modello eli manuale di gestione del sistema documentale e la revisione del piano di classificazione clel 1 964 2' che ha porta­ to alla pubblicazione, nel 2004, eli un nuovo titolario d'archivio valido per tutta la Forza Armata.26

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Archivi e Biblioteche: sessione 111atttttina Ma l'incremento (]Uantitativo della documentazione storica, determinato da una nuova ed appropriata strategia di conservazione, richiede, come conseguenza naturale, sedi idonee e ben attrezzate, che consentano sia di accrescere il numero degli utenti giornalieri sia di ricevere, nel tempo, i versamenti di fondi archivistici; ed ancora, com­ porta la presenza di un organico adeguato nel numero e nella formazione professiona­ le. Queste necessità sono in netto contrasto con la situazione odierna in cui si trovano gli istituti di conservazione militari - ben conosciuta e da sempre denunciata non solo dall'utenza ma anche dai responsabili degli Uffici storici e dei Musei militari - caratte­ rizzata da endemiche carenze degli spazi e della dotazione di risorse umane, e non solo di quelle con qualifiche tecnico-scientifiche; circostanza, quest'ultima che non può esse­ re supplita solo con il ricorso, pur di grande importanza e valenza, a collaboratori e con­ sulenti esterni. Purtroppo un segnale negativo, in materia di personale, viene dalle tabelle organiche dell'Amministrazione Difesa, pubblicate dal Ministero nel gennaio del 2005, dove emerge la permanenza del profilo eli "Bibliotecario" e la soppressione eli quello di "Archivista eli Stato", che è stato fatto confluire nel profilo di "Collaboratore bibliote­ cario", per il quale si prevede lo svolgimento eli attività che nulla hanno a che fare con il settore specificatamcnte archivistico.27 Alcune considerazioni finali

È evidente che la soluzione definitiva dei problemi derivanti dalle strutturali defi­ cienze degli spazi c degli organici non rientra nelle competenze degli U ffici storici, e tanto meno in quelle dei Musei, ma richiede una precisa decisione dei Vertici dell'Amministrazione della Difesa. Perché, però, non ipotizzare alcune soluzioni alter­ native, da adottare anche in via provvisoria, prendendo spunto da quanto già sperimen­ tato nello stesso ambito militare? Per la formazione e l'aggiornamento del personale, si potrebbe pensare, ad esempio, a convenzioni con le U niversità per lo svolgimento eli appositi corsi in Scienze archivi­ stiche - nonché in Scienze librarie, museologiche c museografiche - analogamente a quanto già stipulato dallo Stato Maggiore della Difesa e dagli Stati Maggiori di Forza Armata con alcune Università, al fine di vedere riconosciuti al personale militare gli studi svolti presso le Accademie e conseguire, mediante esami integrativi e la redazione di una tesi finale, ulteriori titoli accademici. Infine, un'altra possibilità potrebbe essere rappresentata dal ricorso alla riserva sele­ zionata, strada già seguita dallo Stato Maggiore dell'Esercito per la realizzazione eli un progetto eli comunicazione culturale avente come oggetto i beni artistici conservati nei Musei della Forza Armata c per l'attuazione eli un progetto per la catalogazione dei monumenti e delle opere d'arte in Afghanistan.28 Anche l'emanazione eli una nuova regolamentazione generale che stabilisca e sanci­ sca le responsabilità in materia eli tutela e sorveglianza sul patrimonio documentario prodotto, che estenda a nuove tipologie documentarie la conservazione permanente e che individui quali siano gli istituti eli conservazione, non può essere demandata unica­ mente alla volontà degli U ffici storici e dei Musei militari, ma richiede un diretto coi n-

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Silvia Trani

volgimento delle Superiori Autorità militari. I n questo senso aspettiamo di valutare quanto sarà deciso dai vari Stati Maggiori e dalla Guardia di Finanza in sede di elaborazione e pubblicazione eli quei manuali di gestio­ ne che, nell'ambito dei progetti di riorganizzazionc dei sistemi documentari di cui abbia­ mo in precedenza parlato, dovranno indicare, come stabilito dalla normativa in materia, tutte le regole, procedure e strumenti per la gestione dei documenti, dal momento della loro formazione a quello del loro versamento agli istituti di conservazione.29 Nel frattempo, però, permane la necessità, e l'urgenza, di studiare e realizzare una serie di attività al fine di salvaguardare il patrimonio archivistico già prodotto. Anche in tale ambito utili spunti e suggerimenti possono essere forniti dalle espe­ rienze realizzate da alcuni U ffici storici c dalla Guardia di Finanza. In particolare, potrebbero essere assunte come prossime iniziative quanto è stato fatto dall'Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito che, come già accennato, ha realizzato un censimento della documentazione storica conservata presso i Musei dipendenti situati a Roma e che sta svolgendo, attualmente anche in collaborazione con l'Ufficio flussi documentali e protocollo informatico dello stesso Stato Maggiore, un primo censimento degli archivi di deposito dei Comandi, Reparti ed Enti sempre dislo­ cati nella Capitale: attività questa che consentirebbe di avere una panoramica generale sul patrimonio documentario e di progettare futuri ordinamenti ed inventariazioni e che favorirebbe la preservazione di quella documentazione di valore storico oggi ancora conservata nei depositi e che, vista l'attuale assenza di norme precise, rischia la distru­ zione. Sempre con l'obiettivo di attuare una forma di controllo sulla documentazione ancora conservata presso gli u ffici produttori, potrebbe essere inserita, nelle disposizio­ ni relative alle memorie storiche e ai diari storici, la richiesta di fornire, da parte degli Enti compilatori, notizie sulla documentazione conservata come avviene nelle Norme diramate nel 1 996 dallo Stato Maggiore dell'Esercito, che prevedono, per le memorie storiche, l'obbligo di compilare due specchi in cui devono essere fornite informazioni sommarie sui carteggi, sia prodotti dall'Ente originatore della memoria sia conservati da questo anche se prodotti da altri Comandi ed Enti disciolti, con particolare riguardo ai dati sul soggetto produttore e sulle tipologie cd estremi cronologici delle serie archi­ vistiche.3" Infine, ricordiamo l'utilità della procedura, adottata nel 2001 dal Comando generale della Guardia di Finanza, che stabilisce, per le Commissioni di sorveglianza costitute a livello centrale e periferico del Corpo, di inviare gli elenchi relativi alla documentazione da proporre per lo scarto e la relazione illustrativa "eli accompagnamento", non solo alla Direzione generale per gli archivi, come richiesto dalla normativa di settore, ma anche allo stesso Comando generale che, in tal modo, può esercitare una sorta di moni­ toraggio sugli scarti eseguiti dai Comandi cd Enti dipendenti.31 Questa procedura potrebbe essere stabilita anche per i Comandi, Enti e Reparti delle Forze Annate, individuando proprio negli U ffici storici le strutture a cui inviare le pro­ poste di scarto; Uffici storici che in tale maniera potrebbero valutare le proposte ed, esercitare, così, una funzione di salvaguardia del patrimonio documentario di interesse

27


Archivi e Biblioteche: sessione mattutina storico. Inoltre, ciò consentirebbe la raccolta di notizie e dati sulla documentazione scartata, fonti anche queste di estrema utilità a fini storiografici nonché archivistici. Per lo studio e per la verifica dell'utilità e dell'effettiva realizzazione dei suggerimen­ ti esposti in precedenza o di altre proposte come, ad esempio, l'aggiornamento del decreto " Spadolini" del 1 990, la diffusione del Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di datipersonaliper scopi st01ici del 2001 32 e la condivisione di esperienze sui soft­ ware per la descrizione ed inventariazione di archivi storici, una sede privilegiata potreb­ be essere la Commissione Italiana di Storia Militare che, grazie alla sua natura di orga­ nismo interforze, potrebbe svolgere facilmente anche un'azione di coordinamento in materia di archivi. In tal senso l'attuale Commissione, che mi pare abbia dimostrato una particolare attenzione e sensibilità in merito ai beni archivistici delle Forze armate e della Guardia di Finanza, sia organizzando il presente Convegno sia partecipando ai lavori del Comitato degli archivi militari della Commissione Internazionale di Storia Militare/3 dovrebbe riflettere sull'opportunità di una sua "ri forma" interna che preveda, come primo atto, l'inserimento, nella sua Consulta, anche di esperti nel settore archivistico. Questo avrebbe una valida giustificazione, anche tenendo conto che la finalità prin­ cipale della Commissione è quella di promuovere iniziative utili a migliorare la cono­ scenza della storia militare, finalità condizionata alla possibilità di disporre di fonti pri­ marie, cioè archivistiche, organiche e accessibili: il che evidenzia, penso in modo incon­ testabile, la necessità di inserire, tra gli obiettivi prioritari della Commissione, anche quelli indirizzati alla salvaguardia, conservazione e fruizione della documentazione e, in primo luogo, di quella prodotta dalle Istituzioni militari,34

Note 1 Tale natura di Corpo di polizia organizzato militarmente ha anche determinato, con decreto del ministro della Difesa 5 clic. 2003, l'inserimento del capo dell'U fficio storico della Guardia di Finanza nella Commissione italiana di storia militare, originariamente composta, in base al decreto del ministro della Difesa 21 nov. 1 986, n. 1 1 20, istitutivo della s tessa Commissione, dai capi degli U ffici storici dell'Aeronautica militare, dell'Esercito e della Marina militare, oltre che da un esperto civile. Ricordiamo, i noltre, che, con il citato decreto ministeriale del 2003, a nche il capo dell'Ufficio storico dell'Arma dei carabinieri è da annoverarsi tra i membri della Commissione; questo a seguito dell'elevazione dell'Arma al rango di forza armata, sancita dalla l. 31 mar. 2000, n. 78, e dai relativi decreti di attuazione 5 ott. 2002, n. 297 e n. 298. 2 Cfr. d.lgs. 22 gen. 2004, n. 42; d.p.r. 8 giu. 2004, n. 1 73, in particolare, l'art. 1 1 ; ed, ancora, d.p.r. 8 gen. 200 1 , n. 37. -' Su questo si veda, ad esempio, V. Ilari, Epistemologia della storia militare, in Commissione ita­ liana di storia militare, Il Convegno nazionale di storia militare. Acta del Convegno di studi tenu­ to a Roma presso il Centro alti studi della Difesa il 28-29 ottobre 1 999, a cura di A. Biagini- P. Alberini, Roma, [Commissione italiana di storia militare] , 2001 , pp. 53-56. Il ruolo dell'Ufficio storico dello Stato maggiore dell'Esercito nella salvaguardia e nella valorizzazione degli archivi del primo conflitto mondiale è stato esplicitamente riconosciuto dalla l. 7 mar. 200 1 , n. 78. Cfr. D. Ravenna-G. Severini, Il patrimonio storico della grande guerra. Commento alla legge 7 marzo

28


Silvia Trani 200 1 , n. 78, introduzione di A. Monticone, Udine, Paolo Gaspari editore, 200 1 .

4 Ministero della difesa, Gabinetto del ministro, eire.

25 geo.

1 97 9 , prot.

n.

7 /2349 ,

Consultazione della documentazione custodita negli U ffici storici di F.A. 5

Per l'esame del testo integrale del decreto ministeriale si veda la copia anastatica pubblicata in

S. Orlando, La regolamentazione della consultazione dei documenti custoditi negli archivi degli U ffici storici delle Forze Armate: d.p.r. 30 settembre 1 96 3 , n. 1 40 9 ; d.m. 1 ° giugno 1 990, in «Bollettino dell'Archivio dell'U fficio Storico», I (200 1 ) , 1 , pp. 365-366.

6 Informazioni gentilmente fornite, il 29 settembre 2005, dal Ten. Col. Giancarlo Barbonetti, Capo dell'U fficio storico del Comando generale dell'Arma dei carabinieri .

7 Per l'U fficio storico dell'Aeronautica, c fr. Aeronautica militare, Stato maggiore Aeronautica, 5° Reparto,

SMA- 5 5 2 / 0 1 /2002, Regolamento

di utilizzo della Biblioteca centrale A . M . ,

dell'Emeroteca e dell'Archivio storico, e d . 2002. P e r l'U fficio storico dello Stato maggiore dell'Esercito,

cfr.

Stato

maggiore dell'Esercito, U fficio

storico, Manuale delle ricerche

nell'U fficio storico dello S tato maggiore dell'Esercito, Roma, 2004, p. 1 6 .

8 Informazioni gentilmente fornite, il 27 settembre 2004, dal Cap. Fr. Domenico Rotolo dell'U fficio storico della Marina militare. 9

Museo storico della Guardia di Finanza, Norme per l'accesso all'Archivio ed alla Biblioteca del

Museo storico della Guardia di Finanza, 10 clic. 2003.

10

"Entrando in un grande Archivio, l'uomo che già sa non tutto quello che v'è, ma quanto può

esservi, comincia a ricercare non le materie, ma le istituzioni". La citazione si trova nella relazio­ ne inviata da Francesco Bonaini, il 3 marzo 1 867, al Ministero della pubblica istruzione, ripub­ blicata in

A.

Panella, L'ordinamento storico e la formazione di un archivio generale in una rela­

zione inedita di Francesco Bonaini, in I d. , Scritti archivis tici, Roma, Ministero dell'interno, 1 95 5 , p p . 21 5-21 8, in particolare p. 21 6 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, XIX) . 11

Per le iniziative intraprese dagli U ffici s torici di forza armata si rimanda, in questo stesso volu­

me, agli interventi di G. Sargeri, E. Graziani, E. Rossi, F. Carbone e P. P. Meccariello.

12

In particolare, in questo stesso volume, si rimanda ai saggi di M. Paesano, L. S ferra, M.

Mondini, U. Rocca e L. Luciani. 13

Restringendo l'analisi ad alcuni dei Musei dipendenti dall'Esercito e al Museo dell'Arma dei

carabinieri, si ricorda lo statuto del 1 909 del Museo storico dei bersaglieri, pubblicato in «Giornale militare ufficiale», (1 909) , dispensa 46•, eire. 429 ; lo statuto del 1 9 1 4 del Museo stori­ co dei granatieri di Sardegna, pubblicato in Museo storico dei granatieri di Sardegna, Statuto (approvato nell'Assemblea generale del 26 aprile 1 9 1 4) , Tivoli, Tipografia editrice moderna, 1 9 1 4; lo statuto del 1 925 del Museo storico dell'Arma dei carabinieri reali - poi Museo storico dell'Arma dei carabinieri - approvato con r.d . n. 2495; lo statuto del luglio 1 934 dell'Isti tuto sto­ rico e di cultura dell'Arma del genio, nato dalla fusione del Museo storico del genio e dell'Istituto di architettura militare, pubblicato in «Bollettino dell'Istituto storico e di cultura dell'Arma del genio», I (1 934) , 1 , pp. 92-93; lo statuto del 1 9 5 5 del Museo storico della fanteria, pubblicato in S tato maggiore Esercito, Ispettorato Arma fanteria, Museo storico della fanteria, Statuto (appro­ vato con decreto del Presidente della Repubblica in data 9 dicembre 1 9 5 5 , n. 1 423) , Roma, Tipografia regionale, 1 95 7 ; ed infine, lo statuto del 1 957, approvato con d . p.r. n. 1 99, del Museo storico della motorizzazione militare.

14 Al riguardo, cfr. E. Casanova, Archivistica, Siena, Stab. Arti grafiche Lazzeri, 1 928, pp. 248250; A. Panella, Chiose a un decreto, in Id., Scritti archivistici, cit., pp. 1 07 - 1 1 1 . 15

Art. 20 e art. 30, comma 4.

16

Disposizioni contenute nell'art. 30 del d.lgs. 29 ott. 1 99 9 , n. 490, ed ora nell'art. 4 1 del d.lgs.

22 geo. 2004, n. 42.

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina 17 Si vedano le osservazioni di G. Rochat, Gli uffici storici delle Forze Armate, i n Centro interu­ niversitario di studi e ricerche storico-militari, Università di Padova, Pisa e Torino, La storiogra­ fia militare italiana negli ultimi venti anni, Milano, Franco Angeli, 1 985, pp. 21 4-2 1 5 . 1 8 Su tale principio, ritenuto oggi uno dei capisaldi della disciplina archivistica, cfr. L. Sandri, L'Archivistica, in «Rassegna degli Archivi di Stato», XXVII (1 967) , 2-3, p. 4 1 2; ed, ancora, Id., Gli archivi del futuro, in S tudi storici in onore di Francesco Loddo Canepa, II, Firenze, Sansoni, 1 959, p. 3 1 8 (Biblioteca della Deputazione di storia patria per la Sardegna, 2). 19 Cfr., ad esempio, d.p.r. 28 dic. 2000, n. 445. 20 Le scelte adottate dai singoli Stati maggiori sono state favorite anche da una serie di iniziative i ntraprese dalla Difesa al fine di supportare il Vertice (e relativi enti dipendenti), lo Stato mag­ giore della difesa, l'Aeronautica militare, l'Esercito, la Marina militare, l'Area tecnico-ammini­ strativa e la Giustizia militare. Ad esempio, è stato isti tuito l'Ufficio del referente unico per il progetto protocollo informatico, per l'indice delle pubbliche amministrazioni e per la posta cer­ tificata dell'Amministrazione difesa; è stato creato un sito appositamente dedicato al protocollo informatico; sono s tate pubblicazione e divulgate linee guida e direttive specifiche; ed ancora, personale militare e civile dell'Area tecnico-operativa è stato i nviato, nel 2002-2004, ai corsi di formazione sulla Gestione informatica dei documenti, dei flussi documentali e degli archivi, organizzati dall'Autorità per l'informatica nella pubblica amministrazione (ora Centro naziona­ le per l'informatica nella pubblica amministrazione) , rivolti ai dirigenti, funzionari e operatori di protocollo delle amministrazioni pubbliche e finalizzati alla acquisizione di conoscenze e com­ petenze anche di natura archivistica. Cfr. <http:/ /www.difesa.it/Protocollolnformatico> (aggiornato al 25 novembre 2005) . 21 Comando generale della Guardia di Finanza, Istruzioni sul funzionamento dell'archivio e mas­ simario di scarto, Roma, 1 969. 22 Come accennato nella parte i niziale dell'intervento, gli archivi prodotti dalla Guardia di Finanza sono sottoposti agli obblighi previsti dalla normativa per quanto conceme la documen­ tazione s tatale. C fr. la precedente nota 2. 21 Comando generale della Guardia di Finanza, U fficio del Sottocapo di SM e affari generali, Piano di classificazione degli atti di archivio. Titolario e Massimario, Roma, 2004. Cfr. anche La gestione documentale sulle vie digitali, in «Il Finanziere», CXVII (2003), 6, p. 40; Il Piano gene­ rale di classificazione, in «Il Finanziere», CXVIII (2004) , 6, pp. 33-35. 24 Per ulteriori notizie sul progetto dello Stato maggiore dell'Esercito si rimanda agli articoli di F. Scarlata, I l protocollo informatico. 1 a parte, in «Rassegna dell'Esercito», supplemento a «Rivista militare», (2005) , 5, pp. 82-93; L'esperienza dello Stato maggiore dell'Esercito (in corso di pubblicazione in <<Archivi & Computer») ; Il protocollo informatico. 2a parte (in corso di pubblicazione in «Rassegna dell'Esercito», sup­ plemento a «Rivista militare») . Per l'esame del nuovo piano di classificazione dell'Esercito cfr. http : / /www.difesa.it/Pro tocolloln formatico/ AOO + Difesa/Esercito> (aggiomato al 27 novembre 2005) . 25 Ministel'O difesa-Aeronautica, U fficio del Segretario generale, O rganizzazione e metodi, Titolario d'archivio A.M. I . , ed. 1 964. 2(, La pubblicazione Stato maggiore Aeronautica, 1° Reparto-Ordinamento e personale, SMA-3. Titolario d'archivio A.M., ed. 2004, è disponibile anche on-line all'indirizzo <http:/ /www.dife­ sa.it/Protocollol n formatico/ AOO + Difesa/ Aeronautica> 27 Infatti al "Collaboratore bibliotecario" sono attribuiti i seguenti compiti: "Esegue lavori di ricognizione del patrimonio librario dell'istituto presso il quale è applicato eseguendo operazio­ ni connesse all'acquisizione, al trattamento, alla catalogazione, alla classificazione e alla sogget-

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Silvia Trani tazione del materiale moderno ed antico conservato presso la biblioteca. Svolge attività istrutto­ rie, di supporto e di revisione. Collabora con il personale i nserito nelle posizioni economiche superiori c con i dirigenti nelle attività di studio, formazione, programmazione, analisi ed elabo­ razione di dati. Effettua le regis trazioni prescritte per i servizi ai quali è preposto". Cfr. «Giornale ufficiale» del Ministero della difesa, (2005) , 1 . 28 C fr. Consulenze sull'arte dall'esperta i n divisa, i n «Affari privati», supplemento a «Ii Sole 24 ore», 9 mag. 2005, p. 45; M. Piccirilli, L'Esercito farà rinascere i tesori afgani, «Ii Tempo», 4 ott. 2005, p. 1 2; E. Rosaspina, La tenentina esperta d'arte che cataloga l'Afghanistan, in «Corriere della Sera Magazinc», supplemento n. 35 a «Corriere della Sera», 1 set. 2005, pp. 56-58. 29 Art. 5 del d.p.c.m . 3 1 ott. 2000. 30 Stato maggiore dell'Esercito, V Reparto, U fficio storico, eire. 26 set. 1 996, n. 3860/062, Norme per la compilazione delle memorie, dei diari e delle relazioni storiche. In particolare, Appendice 21 all'Allegato B. Sezione Xl X. Situazione dei carteggi amministrativi, matricolati e sanitari propt:i o ereditati da altri Enti (p. 49) ; Annesso 1 all'Allegato 2 1 . Elenco carteggi in pos­ sesso dell'Originatorc (p. 5 0) ; Annesso 2 all'Appendice 21 . Elenco carteggi di altri Comandi ed Enti disciolti i n possesso dell'Originatore (p. 5 1 ) . 3 1 Comando generale della Guardia di Finanza, U fficio affari generali, 1 Sezione, eire. 3 set. 200 1 , prot. n. 266957, Costituzione e rinnovo delle Commissioni di sorveglianza sugli archivi. Procedimento per lo scarto dei documenti. Regolamento di semplificazione D.P.R. 8 gennaio 200 1 , nr. 37. 32 Ora allegato del d.lgs. 30 giu . 2003, n. 1 96. 3 3 Sul Comitato degli archivi militari si veda «Mars & Janus», I (2002) , 1 . 34 Per notizie sulla storia e sull'attività della Commissione i taliana di storia militare si rimanda al sito <http:/ /www. difesa.it/Approfondimenti/CISM> a

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina

L'ARCHIVIO STORI C O DELLO STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO E LE B IBLI OTECHE MILITARI DI PRE S I D I O GimJctnni S'argeri Introduzione

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'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito discende dall'Ufficio Militare del Corpo Reale dello Stato Maggiore dell'Esercito del Regno di Sardegna, che fu costituito a Torino dal Generale Enrico Morozzo della Rocca, Comandante Generale del Corpo, con l'ordine del giorno n. 7 12 del 16 luglio 1853. Da allora i compiti dell'Archivio sono rimasti pressoché gli stessi; in sintesi essi prevedono: la raccolta, conservazione e valorizzazione, il riordino e l'inventario della documentazione di rilievo eli tutti gli Uffici dello SME e di altri Enti dipendenti dallo SME; le stesse azioni per la documentazione proveniente da Unità della F.A., Addetti militari all'estero, Diari storici delle missioni operative fuori dai confini nazionali; rac­ colta, conservazione e valorizzazione, riordino ed inventario della documentazione ico­ nografica. A tali compiti si è aggiunto negli Anni '80 quello importantissimo della divul­ gazione dei documenti al pubblico con la relativa assistenza. Oggi l'Ufficio dispone di un Archivio Storico valutato in oltre otto milioni di docu­ menti; ad esso, si affianca quello altrettanto cospicuo, c in continua crescita, rappresen­ tato dalle Memotie Stotiche, documenti che Comandi, Reparti, Direzioni e Uffici compi­ lano con cadenza annuale per consegnare al futuro le principali attività svolte in tempo di pace, anche in compiti di ordine pubblico e di salvaguardia del territorio. Con la partecipazione alle missioni di intervento all'estero in dispositivi multinazio­ nali, negli ultimi decenni, altra ricca documentazione si va formando per essere conse­ gnata alla storia. Comandi ed Unità impegnati fuori area, infatti, compilano il Diario Stmico, come in guerra. Giacché tali complessi documentali sono fondi in formazione, essi non sono elencati. Sono, inoltre, al momento, non consultabili. Nel corso degli ultimi anni l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito ha consolidato il processo della propria notorietà storico-scienti fica, sostenuto sia dalla propria produzione editoriale, costantemente recensita nelle riviste specializzate ed uti ­ lizzata dal mondo accademico e dagli studiosi, s i a d a u n a diffusa presenza a convegni, rassegne storiche di notevole risonanza culturale, mostre librarie. Lo scopo del conseguimento eli maggiore "visibilità" non è stato soltanto quello eli ricevere autorevoli consensi, seppure molto graditi, ma quello di contribuire ad un più ampio progetto finalizzato all'affermazione, nel consesso scientifico italiano e, possibil-

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Giovanni Sargeri mente internazionale, di una disciplina, la Sto ria Militare che, con fatica, ha ricevuto un crisma di autonomia attraverso l'istituzione di cattedre universitarie e successivi dotto­ rati di ricerca. Il settore essenziale che impegna l'Ufficio Storico è quello della ricerca storiografi­ ca, che interessa direttamente l'Archivio storico e le Biblioteche m ilitari; in essi sono custoditi i preziosi patrimoni, dai quali è tratta la materia " fondamentale" per gli studi di storia militare. I fondi dell'archivio

L'antico U fficio militare aveva il compito di "raccogliere" e conservare nel suo archivio documentazione di particolare interesse, al fine di elaborare la storia delle isti­ tuzioni militari del Regno e quella delle campagne militari. Dalla sua costituzione ad oggi, quindi, l'Ufficio Storico ha avuto la duplice funzione di centro di studi di storia militare e di archivio. Nel quadro dell'amministrazione archivistica italiana, questa par­ ticolare concessione, per la quale Organi Centrali militari non versano la propria docu­ mentazione all'Archivio Centrale dello Stato, ha acquisito forza di legge in esito al Testo Unico del 29 ottobre 1 999, n. 490 (art. 30) , aggiornato recentemente dal Decreto Legislativo del 22 gennaio 2004, n. 42 (art. 41), che esenta gli Stati Maggiori delle Forze Armate da tali obblighi per quanto attiene "la documentazione di carattere militare e operativo". Utilizzato come archivio di deposito dei diversi u ffici del Comando del Corpo di Stato Maggiore e del Comando Supremo, di alcuni u ffici del Ministero della Guerra (gabinetto e divisione stato maggiore) e altri Enti (Commissione Suprema di Difesa e vari comitati, Addetti e Missioni militari, Rappresentanti militari in Organismi interal­ leati ed internazionali, ecc.) , l'archivio storico ha accolto numerosi versamenti di docu­ mentazione, spesso non ordinata e non sottoposta a preventive operazioni di scarto. L'Ufficio, fino ai tempi recenti, non ha potuto disporre di personale, militare o civi­ le, specializzato in archivistica, né di collaborazione esterna qualificata cui commissio­ nare lavori di riordino. Il materiale documentario, quindi, nonostante il ponderoso lavo­ ro di sistemazione delle carte svolto nel tempo dal ridotto personale e ffettivo, non è stato ordinato secondo il metodo storico, cioè nel rispetto, fin dove possibile, della disposizione originaria delle carte, attribuita nell'archivio corrente (o registratura) dal soggetto produttore. Molto spesso la documentazione è stata ordinata per materia, seguendo diversi, quanto antiarchivistici criteri (per argomento: per esempio Eritrea, Somalia, Libia, ecc.; per periodo storico relativo a particolari eventi bellici: per esempio la guerra itala-etiopica, la guerra civile spagnola, ecc. ; p er soggetti produttori simili: per esempio le carte delle Intendenze nella Prima Guerra mondiale, ecc.) . Per quanto riguarda i diversi mezzi di corredo per la consultazione, quasi tutti i fondi hanno degli elenchi (repertori) di limitato livello di analiticità, in generale molto appros­ simativi, senza alcuna introduzione storico-istituzionale, che, tuttavia, consentono di effettuare ricerche sulla documentazione. Nel 1 999 lo Stato Maggiore dell'Esercito ha inteso avviare le attività per il riordino dei fondi del suo archivio, ottenendo la collaborazione di eminenti storici e di esperti di

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Archivi c Biblioteche: sessione mattutina Archivistica, costituendo una commissione con il compito di sovrintendere a tale atti­ vità. L'obiettivo strategico è quello di poter disporre dei vari riordinamenti effettuati su un supporto informatico, che consenta in futuro la possibilità di una ricerca estrema­ mente rapida delle carte d'interesse. Una delle prime esigenze, segnalate dalla medesi­ ma commissione, è stata quella di procedere ad un censimento sommario dei fondi con­ sultabili, conservati nell'archivio, allo scopo di acquisire una conoscenza generale della situazione esistente. Il censimento non presuppone necessariamente un preventivo ordinamento degli archivi da esaminare, anzi, come lavoro di ricognizione, è piuttosto il primo strumento da approntare per procedere correttamente al riordino ed al successivo inventario. Il lavoro effettuato deve essere considerato un primo censimento sommario, sogget­ to a successivi aggiornamenti, ampliamenti c verifiche. I fondi esaminati, per ulteriore elemento di distinzione, sono stati provvisoriamen­ te enumerati da 1 a 1 03 e per ognuno di essi è stata assegnata una serie di elementi, quali: 1 . sigla per l'identificazione; 2. tipologia delfondo: sono state individuate essenzialmente due categorie di comples­ si documentari. La prima comprende il fondo costi tuito da un unico soggetto produt­ tore dell'archivio. La seconda categoria, invece, riguarda i "fondi" formati da più sog­ getti produttori, cioè quei complessi documentari che si presentano spesso come miscellanee e raccolte; 3. consistenza io buste e volumi; 4. date cstrCilte; s . mezzi di corredo: i nventario, inventario sommario, elenco ed elenco di versamento; 6. denominazione dci soggetti produtt01i degli archivi, i quali vengono indicati in carattere corsivo con i riferimenti delle buste c tipologia documentaria, fin dove è stato possibi­ le individuare tali elementi. Da questo primo censimento sommario è risultato evidente che quasi tutta la doetl­ mentazione, dopo il versamento, sia stata "organizzata", non tenendo in adeguata con­ siderazione gli archivi di provenienza e, in generale, la mctodologia storica. Le carte, infatti, risultano accorpate, per pertinenza, secondo le campagne di guerra o, più genericamente, secondo i principali periodi della storia militare italiana contem­ poranea: il Risorgimento, compreso il brigantaggio, le conquiste coloniali del periodo liberale (Eritrea, Somalia, Libia), la Prima guerra mondiale, ecc. Si può ragionevolmente supporre che questo criterio di "sistemazione" per periodi storici o "per materia", sia stato causato, seppure involontariamente, dall'esplicazione dell'attività storiografica da parte dello stesso Ufficio storico, il quale, fin dalla sua costi­ tuzione, ha avuto la già accennata duplice funzione di archivio di stato c di centro di studi di storia militare. Per tornare al riordino, si è quindi avviato questo ponderoso, soprattutto in termini di tempo necessario, lavoro, i niziato con i fondi di minor dimensione, che, ad oggi, conta circa una dozzina di riordini effettuati o in dirittura d'arrivo, con la collaborazio­ ne esterna di archivisti qualificati, efficacemente seguiti da alcuni eminenti esperti della

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Giovanni Sargeri materia, appartenenti al menzionato Comitato scientifico. Le problematiche che scaturiscono da una maggiore visibilità dell'archivio storico e conseguentemente da una maggiore possibile fruibilità della documentazione possono, a mio avviso, essere distinte in interne o esterne: vale a dire una migliore fruibilità d'isti­ tuto o una migliore fruibilità da parte del pubblico. Esaminiamo questo secondo aspet­ to; esso comporterebbe la necessità di: maggiore spazio per la ricezione del pubblico, per ridurre i tempi di attesa per la consultazione (attualmente i tempi medi di attesa sono eli oltre tre mesi) ; personale specializzato che supporti in maniera adeguata la fre­ quenza del pubblico; disponibilità auspicabile di indici dci fondi su supporto informa­ tico con una o più stazioni di ricerca. Mi preme segnalare, per completezza d'informazione, che nel corso del 2004 l'Archivio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito ha ricevuto oltre 1 .400 visite, circa 8 persone/ giorno lavorativo. Le questioni da risolvere per il funzionamento interno ottimale dell'archivio preve­ drebbero, oltre alle necessità già enunciate, la disponibilità di sufficiente spazio da dedi­ care alla sistemazione fisica degli archivi in via di aC(juisizione. Si è parlato dell'attività divulgativa dell'archivio storico quale bene culturale a dispo­ sizione del pubblico, tralasciando volutamente i compiti istituzionali propri della Sezione che lo gestisce, la quale, essendo un organo dello Stato Maggiore dell'Esercito è preposta ad una serie di attività peculiari, che si estrinsecano nella effettuazione eli ricerche, compilazione di memorie o di schede storiche, verifica di dati, valutazioni sto­ riografiche, risposta ad interrogazioni parlamentari ecc. , che presuppongono la presen­ za di personale che segua con l'attenzione necessaria (jueste attività. È quindi intuibile lo sforzo che il personale compie, sollecitato da questo duplice impegno. I fondi iconografici

Alla fine clell'800 l'Ufficio Storico era già in possesso eli un discreto archivio icono­ grafico costituito da disegni, cartoline e fotografie che Enti militari o u fficiali allegava­ no alle relazioni di viaggio, agli studi tecnici, alle corrispondenze di guerra, alle ricogni­ zioni, alle memorie relative acl addestramenti e manovre. Le immagini, però, custodite in contenitori, in album o inserite nelle carte d 'archivio, non erano in alcun modo uti­ lizzate e diffuse. Le successive numerose acquisizioni eli fondi fotografici, relativi a guerre e campagne, subivano la stessa sorte. Solo negli anni '60 fu presa in considera­ zione l'opportunità di organizzare un archivio iconografico. La decisione si rese necessaria anche in seguito al versamento eli migliaia di fotogra­ fie e eli lastre da parte della disciolta Sezione Ci ne foto dell'O fficio Aclclestramento, dove erano custodite principalmente fotografie della Seconda guerra mondiale. Nello stesso periodo, iniziarono ad affluire presso l'Ufficio Storico collezioni iconografiche di per­ sonalità militari, di privati e eli Enti militari in via eli scioglimento. Negli anni successivi l'Ufficio arricchi il proprio patrimonio acquistando dal merca­ to raccolte di fotografie e eli cartoline, di particolare interesse storico-militare. Ancora oggi, militari in quiescenza e discendenti eli militari di un qualche rilievo versano all'm·­ chivio le immagini storiche eli cui dispongono, con la certezza che il ricordo dei propri

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina congiunti non vada disperso sulle bancarelle di qualche mercatino. Fotografie: circa 450mila immagini. L'archivio fotografico, oltre alla suddetta docu­ mentazione conserva i ritratti fotografici eli circa 1 5.000 personalità militari del Regno d'Italia e della Repubblica, la maggior parte provenienti dal fondo Giraucl. Cartoline: originale ed interessante è la collezione eli cartoline militari (30.000 pezzi) custodita inizialmente dalla Biblioteca Militare Centrale ed acquisita negli anni '60 dall'Ufficio; con il tempo, essa è stata arricchita attraverso clonazioni ed acquisti, tra cui l'importante collezione Camurati (1 5.000 pezzi) . Medaglie e distintivi: la collezione eli medaglie (onorificenze e ricompense) è limitata per ora ad alcune centinaia eli esemplari del Regno d'Italia e della Repubblica. I noltre, l'Ufficio possiede una raccolta di migliaia eli distintivi, u fficiali o meno, di epoche diver­ se, che fanno riferimento ai reparti che li utilizzavano o a rievocazioni di particolari avvenimenti. Si sta procedendo nella ricognizione della raccolta. Codice Cenni: è la principale opera dell'acquerellista romagnolo Quinto Cenni (Imola 20.3.1 845 - Milano 1 3. 8. 1 9 1 7) , divenuto famoso nel mondo per i suoi figurini militari. Il Codice è un'imponente raccolta eli dipinti eli uniformi, italiane e di stati esteri, in mag­ gioranza d'epoca ottocentesca. Anche in questo caso, per una migliore fruibilità da parte del pubblico, l'Ufficio Storico ha avviato un progetto per l'acquisizione informatizzata delle immagini relative alle due Guerre mondiali. L'attività procede con profitto ed ottima resa e, fino ad oggi, ha consentito di memodzzare su supporto informatico circa 20mila fotografie relative alla prima e alla seconda guerra mondiale. È, tuttavia, necessario prevedere un piano pluriennale che dia continuità all'acquisizione e, nel contempo, procedere all'implemen­ tazione delle singole didascalie. Sarebbe, altresì, auspicabile l'attuazione di una comune direttiva che stabilisca, con visione unitaria, le modalità eli divulgazione delle immagini e la tutela dei diritti di proprietà. Le Biblioteche militari

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Debbono essere ricordate, per l'importante ruolo svolto in favore soprattutto degli studiosi non residenti nella Capitale, le Biblioteche presidiarie, istituite con R.D. datato 23 marzo 1 862, con il quale ci si propose, formato il Regno d'Italia, di organizzare a livello nazionale il sistema bibliotecario militare. Fanno parte dell'U fficio Storico dello SME, tre biblioteche militari che, per la ric­ chezza del materiale specialistico conservato forniscono un fondamentale sussidio alle ricerche e che, con l'eccezione della biblioteca interna eli Ufficio, sono liberamente con­ sultabili. Sono ricche eli edizioni rare e, molte di esse "Cinquecentine". La Bi/Jiioteca Militare Centrale (B.M. C) è la più consistente e imponente delle bibliote­ che militari, posta alle dipendenze dell'U fficio Storico ed aperta al pubblico. Fu fonda­ ta nel 1 8 1 4 in Torino ed oggi è ubicata in Roma, all'interno di Palazzo Esercito. Conserva circa 300.000 volumi e 1 .000 riviste, sia di carattere militare sia di interes­ se generale. Le diverse materie in cui il patrimonio è articolato, rendono palese l'impor­ tanza dell'Istituto, patrimonio costantemente rinvigorito da acquisizioni che continua­ no acl accrescerne il valore quantitativo e qualitativo.

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Giotmmi Sargni La Biblioteca Militare di A1tiglie1ia e Genio (13AG) è la biblioteca militare a carattere tec­ nico più importante in Italia, con i suoi 60.000 volumi interamente riguardanti l'Artiglieria ed il Genio. Discende dalla Biblioteca eli artiglieria e fortificazione, nata nel lontano 1 729 in Torino a latere delle Scuole tecniche eli artiglieria e for tificazione, volu­ te dal futuro Re eli Sardegna Carlo Emanuele III. Attualmente ha sede in Roma, ove svolge un suo importante r uolo nel campo delle ricerche nello speci fico settore. Attualmente, le Biblioteche di Presidio, alle quali l'Ufficio Storico commette un'as­ segnazione di bilancio, sono nel numero eli 1 4. Sono ubicate nelle seguenti città: Milano, Torino, Padova, Verona, Trieste, Modena, Firenze, Civitavecchia, Viterbo, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo c Cagliari. L'accesso, nel caso in cui la Biblioteca sia ubicata all'interno di una struttura milita­ re, è regolato dalle consuete norme. Il prestito dci volumi è ammesso, in virtù di quan­ to previsto dalle norme per la gestione e la contabilità delle biblioteche militari. Presso le stesse è possibile, inoltre, consultare i libri editi dall'Ufficio Storico. I problemi che si trovano a dover risolvere gli Enti militari che gestiscono le biblio­ teche eli presidio sono connessi, in alcuni casi, alla mancanza eli adeguati locali ove col­ locare gli arredi e il patrimonio librario disponibili. Ciò, soprattutto, in circostanze eli eredità della biblioteca, dovuta a scioglimenti/ riordinamento degli Enti stessi, o di cam­ bio sede; in altri casi, per un'e ffettiva inclisponibilità di personale che si possa dedicare alla gestione della biblioteca in maniera continuativa cd efficace. Conclusioni

Sono fermamente convinto che la situazione attuale, appena fugacemente tratteg­ giata, sia il risultato di scelte prioritarie condizionate dalle sempre insufficienti disponi­ bilità economiche che portano a privilegiare l'una o l'altra attività. Sono altrettanto convinto, tuttavia, che il "polo storico" in tutte le sue manifestazio­ ni stia assumendo sempre maggiore rilevanza. Quotidianamente su varie testate giorna­ listiche si leggono articoli eli carattere storico; anche la produzione letteraria in questi ultimi tempi è particolarmente fertile e invita al revisionismo e ad una nuova analisi sto­ rica eli molte vicende che presentano elementi di indeterminatezza. Le mostre tematiche in occasione eli particolari ricorrenze sono sempre più frequen­ ti, per non parlare dei convegni storici, anche a livello internazionale, che richiedono una partecipazione sempre maggiore in considerazione della spinta d 'interesse cultura­ le che li alimenta. L'impatto mediatico di tali manifestazioni è sempre più imponente e richiede tutta la dovuta attenzione. Altro aspetto sensibile, ritengo, è la velocità dell'informazione: ci si è abituati a rispo­ ste veloci, basta "cliccare due volte" e si ha un quadro di ricerca per trovare le risposte a ciò che si vuole conoscere. La ricerca eli archivio, purtroppo, è tutt'altra cosa perché gli strumenti disponibili non sono adeguati per avere una risposta rapida. l� auspicabile, quindi, u n'analisi delle problematichc che investono eli massima tutti gli Uffici Storici delle Forze e dci Corpi Armati che possa dare una risposta comune e coerente per una migliore fruibilità della documentazione storica da parte del pubblico.

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina

L'ARCH IVIO DELL'UFFICIO STORI CO DELLA MARINA MILITARE : STORIA ED EVOLUZIONE* Ersilia Graziani

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l titolo di questo convegno: ''Archivi, biblioteche, musei militari. Lo stato attua­ le, le funzioni sociali, gli sviluppi", opportunamente promosso dalla Commissione I taliana di Storia Militare, invita ad una riflessione sullo stato attuale degli Uffici Storici delle Forze Armate e propone spunti eli grande interesse che mi hanno indotto a soffermarmi, nella relazione, su tre temi: la consultabilità, i versa­ menti e l'utenza dell'archivio dell'Ufficio Storico della Marina Militare, per poi illustra­ re, in conclusione, i problemi più urgenti e i progetti. Per questo farò solo brevi riferi­ menti, quando necessari, al patrimonio documentario che è stato già illustrato in occa­ sione eli altri convegni, anche recenti, e compiutamente descritto nella "Guida dei fondi conservati presso l'Archivio clell'U fficio Storico della Marina Militare", pubblicata nel maggio scorso e redatta dalle collaboratrici esterne dell'Ufficio Storico della Marina Militare.1 Prima di entrare nel vivo dell'intervento, ritengo utile evidenziare alcuni aspetti delle competenze dell'D fficio Storico della Marina Militare, in quanto, in generale e nel caso particolare, è assolutamente fondamentale e prioritario conoscere la storia dell'istituzio­ ne preposta alla conservazione degli archivi, non solo perché gli attuali assetti dipendo­ no dalle scelte e dalle situazioni del passato, ma anche perché la conoscenza eli tali cle­ menti è indispensabile per inquadrare nella giusta luce i problemi attuali senza incorre­ re in affermazioni generiche che assomigliano spesso a "luoghi comuni". Tutto ciò è da tener maggiormente presente per la particolare c specifica situazione degli archivi mili­ tari, che nascono come istituti di conservazione, destinati alla formazione professiona­ le degli ufficiali e solo dal 1 990 sono stati aperti alla libera consultazione, a distanza eli undici anni dalla prima documentata proposta elaborata in proposito. r� da rilevare, inoltre, che l'informazione sull'attività degli Uffici Storici delle Forze Armate nel corso del tempo non può contare su un ampio e adeguato supporto bibliografico, dal momento che solo negli ultimi anni, in occasione della pubblicazione di atti eli conve­ gni nazionali ed internazionali, sono state pubblicate alcune relazioni che hanno contri­ buito a chiarire alcuni aspetti dell'attività degli U ffici Storici delle Forze Armate.

" Nella redazione del presente contributo m i sono giovata dei suggerimenti del C.V Piero Fabrizi, attuale Capo dell'Ufficio Storico della Marina, che ringrazio.

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E1:rilia Graziani Storia

e

funzioni

Come è noto, nei decenni immediatamente successivi all'Unità, più che nella salva­ guardia e nella tutela clelia propria memoria, la Marina fu impegnata nelle necessità del presente e nel potenziamento della flotta e, benché la prima proposta di istituzione dell'Ufficio Storico risalisse al 1 897, ed esso funzionasse, in via sperimentale, fin dal­ l'agosto 1 9 1 2, è con il r. cl. 29 agosto 1 9 1 3, n . 1 1 23 che esso venne u fficialmente istitui­ to, con il compito di effettuare "studi di carattere storico che comunque interessino la Marina militare". Antecedentemente la raccolta dei documenti di interesse storico della Marina italia­ na (regolamenti, opere tecniche sulle artiglierie e sulle navi ecc. ) era curata dalla Biblioteca centrale del Ministero Marina; mentre le città capitali degli Stati prc-unitari conservavano nei rispettivi Archivi eli Stato, dove sono tuttora consultabili, quelli delle marine pre-unitarie. Benché il decreto istitutivo assegnasse all'Ufficio esclusivamente il carattere eli isti­ tuto eli alti studi militari, i compiti di conservazione e sintesi dei documenti, con l'inten­ to eli illustrare l'opera clelia Marina in guerra c in pace (tanto nelle azioni militari, quan­ to "sulla via eli progressivo sviluppo"), caratterizzarono fin dall' inizio la sua attività. Queste competenze erano previste nella relazione del ministro della Marina, Enrico Millo,2 per la presentazione al Re del decreto istitutivo e furono poi confermate dalle direttive emanate dal capo di Stato Maggiore della Marina, Paolo Thaon di Revel. Esse facevano dell'Ufficio Storico l' organismo centrale preposto alla raccolta cd al riordina­ mento del materiale documentario relativo all'opera compiuta dalla Marina dalla costi­ tuzione del Regno in poi, in vista della redazione eli studi storici (interessanti anche gli avvenimenti navali delle nazioni estere) destinati , in primo luogo, alla formazione pro­ fessionale degli ufficiali. Nel corso della sua attività, ormai quasi centenaria, l'Ufficio Storico ha costante­ mente curato la conservazione e la valorizzazionc degli archivi, provvedendo al recupe­ ro del materiale, al riordinamento e alla redazione di strumenti eli consultazione per gli utenti. L' ordinamento vigente ha dato un significativo impulso alla funzione "valoriz­ zazione", promuovendo l'azione culturale divulgativa, che nel mondo attuale è un'inde­ rogabile necessità c che non può tuttavia prescindere dalla funzione eli conservazione, correttamente c puntualmente espletata. L'archivio dell'Ufficio Storico, al pari eli quelli delle altre Forze Armate, è riconosciu­ to quale. archivio autonomo e non dipende dall'Amministrazione degli Archivi di Stato. Tale riconoscimento è esplicitamente previsto dal Codice per i beni culturali e pae­ saggi s tici (decreto legi s la tivo 22 g enna i o 2004, n . 42) , i n vigore dal 1 ° maggio 2004, che nell'art. 41 , disciplinante gli obblighi eli versamento agli Archivi eli Stato elci documenti conservati dalle amministrazioni statali, esclude, nell'ultimo comma, dall'obbligo, il Ministero degli Affari esteri e i soli Stati Maggiori dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, per quanto attiene la documentazione di carattere militare ed operati­ vo. La recente normativa ha definitivamente chiarito quanto nel d.p. r. 1 409 del 1 963, meglio conosciuto come "Legge sugli archivi", era enunciato poco chiaramente, tanto da suscitare delle ambiguità di interpretazione. Il d.p.r. del 1 963 non citava, infatti,

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina espressamente gli archivi degli Stati Maggiori c delle unità militari che versano ai com­ petenti Uffici Storici delle Forze Armate .3 L'attuale ordinamento dello Stato Maggiore della Marina Militare ha introdotto un'innovazione eli non poco conto, concernente la dipendenza dell'Ufficio Storico, che è passato dalla diretta dipendenza dal capo eli Stato Maggiore, dove era stato itK]Uaclra­ to fin dalla sua istituzione, alla dipendenza organica cleii'U.A.G.R.E. (Ufficio Affari Generali e Relazioni Esterne) costituendone il 1 ° Ufficio. Nella sua attuale struttura, l'U fficio Storico è articolato su 5 sezioni (Archivio, Fototeca, Editoria, Musei, Biblioteca centrale) cd una Segreteria Generale. L'Archivio si occupa: dell'acquisizione, ordinamento, archiviazione c conservazione dci documenti c delle pubblicazioni abrogate aventi interesse storico per la Marina Militare; della compilazione c conservazione dello schedario delle unità navali; dell'aggiornamento delle caratteristiche c elci dati tecnici delle unità iscritte nei quadri del naviglio mi li tarc; della consulenza c assistenza a studiosi c ricercatori italiani e stranieri sulla documentazione conservata; della certi ficazione dell'attività svolta dalle unità navali in pace e in guerra ai fini pensionistici del personale militare e civile imbarcato; della collaborazione con gli U ffici Storici delle altre Forze Armate e con gli Archivi di Stato nazionali cd esteri; della gestione eli una biblioteca tecnica/ storica in accordo con la Biblioteca centrale dello Stato Maggiore Marina. La Fototeca, la cui attività è strettamente connessa all'Archivio storico, si occupa: della catalogazione c conservazione clelia documentazione fotografica di unità navali e di avvenimenti di interesse storico avvenuti nell'ambito della Marina militare; della raccolta eli nuova documentazione; della riproduzione eli materiale fotografico presso il proprio laboratorio; della consulenza c assistenza fotografica a studiosi e ricercatori. Si tralascia la descrizione dci compiti delle altre Sezioni dell'Ufficio, per non dilun­ garsi troppo su argomenti che si discostano dai temi del presente convegno. Accesso e consultabilità

Con l' em a n azi on e del decreto del ministero della D i fesa - U fficio centrale per gl i studi giuridici e la legislazione, del 1 giugno 1 990, ancora vigente, è stata rcgolamcnta­ ta la consultabilità degli archivi storici militari, precisando le modalità eli fruizione dci documenti ivi conservati. Richiamando l'art. 21 del d.p.r. 1 409/63 sui limiti alla consul­ tabilità dei documenti, il d.m. del 1 990 stabiliva che i documenti conservati negli archi­ vi degli uffici storici delle Forze Armate fossero liberamente consultabili, fatta eccezio­ ne per quelli eli carattere riservato relativi alla politica estera o i nterna dello Stato, a cui si poteva accedere passati 50 anni dalla loro data, c per quelli riservati, relativi a situa­ zioni puramente private eli persone, il cui accesso poteva essere autorizzato dopo 70 anni. Si stabiliva inoltre che il ministro della Difesa potesse autorizzare, per motivi di

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Ersilia Graziani studio, la consultazione dei documenti prima della scadenza dei termini sopra enuncia­ ti e veniva data al Capo Ufficio interessato la facoltà eli autorizzare le richieste eli ripro­ duzioni dei documenti. Il d.m. del 1 990 era stato preceduto da disposizioni che prevedevano un accesso molto limitato dal momento che l'archivio dell'Ufficio Storico della Marina Militare, come quello delle altre Forze Armate, non era aperto alla l ibera consultazione. Le prime norme del dopoguerra sulla consultabilità elci documenti conservati nell'Ufficio Storico della Marina vennero pubblicate nel Foglio d'ordine ministeriale (d'ora in poi F.O.M.) n. 42 elci 5 luglio 1 947. Per arginare una prassi seguita in passato, si prescriveva l'assoluto divieto del prestito esterno dci documenti, con l'esclusione degli Enti c Comandi dello Stato Maggiore c di privati, cui fosse stata affidata la reda­ zione di studi c monografie per conto dell'U fficio. La consuetudine del prestito ester­ no eli documenti è stata definitivamente abolita da norme successive, ma ha lasciato traccia in alcune lacune dell'archivio. Gli utenti, sia civili che mili tari, dovevano inoltra­ re richiesta di consultazione al Capo dell'Ufficio che poteva esercitare il diritto di cen­ sura su ciò che, secondo le disposizioni impartite, non doveva essere divulgato. Queste disposizioni furono, nel tempo, più volte rielaboratc, rendendo sempre più rcstrittivo il regime del prestito fino ad arrivare al 1 955, quando esso fu definitivamen­ te abolito e, fermo restando il principio generale della chiusura alla libera consultabili­ tà, fu stabilito che i documenti conservati potessero essere consultati esclusivamente presso l'Archivio c previa autorizzazione del Capo Ufficio, che potessero anche effet­ tuarsi copie dei documenti di interesse. L'autorizzazione alla consultazione dei doctl­ menti anteriori al 1 9004 era concessa dal Capo dell'U fficio Storico, per quelli posterio­ ri doveva presentarsi richiesta di autorizzazione al Gabinetto del Ministero Difesa Marina. Al Capo dell'Ufficio Storico veniva inoltre conferito il compito eli valutare i saggi redatti sulla base dei documenti dell'Archivio. Nel 1 979, infine, cominciano a porsi le premesse che porteranno, u ndici anni più tardi, al decreto ministeriale che sancisce la libera consultazione elci documenti, dopo una riunione interministeriale cui parteciparono i rappresentanti dei ministeri degli Esteri, dei Beni culturali, della Difesa, Interni e del Senato, con lo scopo di uniformare i limiti di consultabilità. Unanimemente si decise di adottare le norme previste nell'art. 21 del d.p.r. 1 409/63 e di abbassare, in casi particolari e previa autorizzazione, il limite della consultabilità da 50 a 30 anni, ma in ogni caso di non superare mai il limite del 1 945. I rappresentanti degli archivi militari, disposero tuttavia che, in considerazione del carattere riservato di tali archivi, fosse attribuita al Capo dell'Ufficio la più ampia facol­ tà discrezionale nel rilascio dell'autorizzazione alla consultazione. Il d.m. 1 ° giugno 1 990, sopra ricordato, ha reso operative queste disposizioni, richiamate più recentemen­ te in una circolare del 5 settembre 1 994 della Presidenza del Consiglio dei ministri Autorità nazionale per la Sicurezza, sulla gestione della documentazione classificata di interesse storico. Versamenti all'archivio dell'Ufficio Storico

In tutte le relazioni sull'attività dell'Ufficio Storico, compilate annualmente, i vari

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Archit;i e Biblioteche: sessione 111attutina Capi clell'U fficio non hanno mai mancato eli sottolineare la centralità della competenza relativa all'acquisizione c conservazione dei documenti e delle pubblicazioni aventi inte­ resse storico per la Marina. In effetti, solo un efficace e continuo espletamento eli tale competenza può permettere all'Ufficio Storico eli adempiere a tutte le altre mansioni, eli carattere divulgativo, acl esso attribuite dall'attuale Ordinamento: edizione eli opere (libri, saggi, opuscoli) sulla storia della Marina c della Forza Armata per l'istruzione degli ufficiali e del pubblico; compilazione, conservazione e aggiornamento dello schedario delle navi; consulenza ed assistenza ai ricercatori italiani e stranieri; certificazione dell'attività svolta dalle unità navali, da enti e comandi in pace e in guerra, per soddisfare le richieste a fini pensionistici del personale civile e militare (richieste presentate oltre che da privati anche da Enti istituzionali); preclisposizione el i dati e notizie richieste dal Gabinetto del ministero Difesa e dalla Segreteria del capo eli Stato Maggiore Marina per la preparazioni di discorsi ufficiali. Il compito della conservazione attribuito agl i archivi non si limita solo alla materia­ le custodia elci documenti, ma comprende anche la conoscenza delle modalità di pro­ duzione dei complessi documentari e della loro organizzazione, in vista della loro frui­ zione da parte degli utenti, con tempi e costi più bassi possibili. Per questo è necessa­ rio conoscere tutte le norme che hanno regolato l'organizzazione degli archivi nel tempo e che hanno influito sulla loro attuale organizzazione ed anche gli strum enti di ricerca approntati nel corso ciel tempo. La tutela e la salvaguardia degli archivi ha caratterizzato, fin d all'istituzione, l'attività clell'U fficio Storico che già nel primo anno eli attività, rccuperò cospicua documenta­ zione sull'attività operativa della Marina durante la guerra italo-turca (rapporti eli ope­ razione elci Comandi navali, raccolte eli corrispondenza telegrafica) e approntò anche strumenti eli consultazione ad uso interno (repertori e schedari) , in vista della redazio­ ne della Cronistoria che poi non ebbe luogo; ma i dati raccolti furono utilizzati per la pubblicazione dell'opera in due volumi: La gtterra ila/o-turca (19 1 1 - 19 12) e Cronistoria delle operazioni nat;a/i. 5 Allo scoppio della prima guerra mondiale, l'Ufficio Storico cessò di funzionare per mancanza di personale militare. Fu ricostituito nel 1 9 1 9 per raccogliere e schedare tutti i documenti di fonte italiana, tedesca ed austriaca sulla guerra marittima, da utilizzare per la redazione di memorie e di statistiche richieste durante le trattative eli pace e, suc­ cessivamente, per la redazione eli studi storici. L'emanazione eli disposizioni volte al recupero del materiale documentario si rendeva necessaria per evitare il rischio eli irre­ parabili perdite che avrebbero poi costretto a faticose ricerche ed erano imposte, soprattutto, dall'assenza eli norme che disciplinassero la conservazione elci documenti durante i periodi bellici. Si intraprese così il recupero dei documenti italiani e stranieri ed i versamenti allora ricevuti sono ora conservati nel fondo "Raccolta di base". Con i dati da essi estratti vennero compilati i fascicoli della "Cronistoria documentata della Guerra italo - austriaca", che uscirono anonimi con la classifica di "riservatissimi" e destinati all'istruzione degli ufficiali. La consultazione diretta elci documenti, come già

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Ersilia Gmziani detto i n precedenza, venne però preclusa a tutti per garantire il riserbo sulle questioni di natura diplomatica e per tutelare la privacy delle autorità politiche, diplomatiche e militari. Analogamente la redazione degli studi storico - militari era considerata prero­ gativa esclusiva del personale militare. Nel 1 926 l'U fficio Storico iniziò anche la traduzione, pubblicazione e diffusione delle più importanti opere straniere di storia navale, riguardanti soprattutto il conflitto mondiale. Gli ufficiali che hanno diretto l'Ufficio Storico hanno considerato l'afflusso c la sal­ vaguardia dei documenti il loro impegno primario c ad uno di loro, l'ammiraglio Guido Po, si deve il recupcro degli archivi durante c dopo il secondo conflitto mondiale. Sotto la sua direzione fu organizzato il C.D.S. (Centro Documentazione Storica), che ebbe il compito di organizzare i servizi per la raccolta dci documenti sulla guerra navale, fino a quando l'Ufficio Storico riprese a funzionare (1 ° giugno 1 947) . Per tutta la durata del conflitto, il CDS emanò disposizioni agli Enti c ai Comandi navali c a terra, perché curassero e inviassero la documentazione attestante la loro attività. In tale periodo fu anche istituito il diario mensile che ogni Ente/Comando era tenuto a compilare. Alla ripresa dell'attività deii'U fficio Storico (1 ° giugno 1 947) , in mancanza di un qua­ dro normativa organico, proseguì la raccolta dci documenti di interesse storico, attra­ verso l'emanazione di circolari c messaggi redatti all'occorrenza. Solo il 17 gennaio 1 949r' venne emanata una circolare del capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Emilio Fcrreri, sulla "Conservazione dci documenti della guerra 1 939- 1 947" che p revedeva che la documentazione storica riguardante il conflitto, i periodi della neutralità, dell' armistizio c della cobelligeranza dovesse essere conservata c forniva anche l'elenco delle tipologie di documenti da conservare per il loro interesse storico. Dal 1 950 al 1 960 la direzione dell'Ufficio Storico venne ricoperta dall'amm. Giuseppe Fioravanzo che, valutando sporadiche ed inadeguate le iniziative poste in essere nel primo dopoguerra per raccogliere il materiale documentario della Marina in vista della costituzione di un archivio organico,7 tentò di rcgolarizzare l'afflusso dei documenti, predisponendo per la prima volta un corpus organico di norme intitolato "Norme centrali per la conservazione, la retrocessione e la distruzione delle pratiche c dei documenti - Selezione e conservazione dei documenti di i nteresse storico", edito nel marzo 1 957. Esso dettava norme per la conservazione ed il versamento all'Ufficio Storico delle pratiche "non classificate" degli archivi delle Autorità centrali, degli Enti a terra, dci Comandi e degli Addetti navali, delle pratiche amministrativo-contabili e lega­ li, degli archivi delle unità navali passate in disarmo, elci contratti originali e dei docu­ menti del contenzioso. La tardiva emanazione di tali norme fece sì che la documentazione conservata pres­ so l'Archivio dell'Ufficio Storico si arrestasse, in larga parte, al secondo conflitto mon­ diale con carenze documentarie per gli anni 1 948- 1 954, in quanto i vari Enti e Comandi, in assenza eli idonee e p raticabili disposizioni per la conservazione dei documenti, ave­ vano provveduto alla distruzione di cospicuo materiale documentario. Nel 1 974 si avvertì, pertanto, la necessità el i aggiornare le disposizioni e vennero

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina emanate le "Norme per la selezione e la conservazione di documenti, pratiche e pub­ blicazioni, con particolare riferimento alla documentazione di interesse storico" che, con opportune varianti succedutesi nel tempo, sono tuttora in vigore. Le disposizioni riguardano i documenti, le pratiche e le pubblicazioni "di interesse storico", che contengono, cioè, informazioni significative atte a rappresentare lo svilup­ po della Marina e gli eventi degni di memoria avvenuti nel suo ambito, con particolare riferimento agli avvenimenti bellici, agli studi relativi al personale, all'organizzazione dei servizi, all'impiego delle risorse umane e finanziarie, all'addestramento, alle sperimenta­ zioni e all'armamento delle unità. La pubblicazione propone anche esempi di documen­ ti da selezionare per la conservazione permanente. Le nuove norme non hanno eliminato la disconti nuità e l'irregolarità dei versamen­ ti del materiale documentario. Gli Enti e i Comandi, assorbiti da prioritari compiti orga­ nizzativi ed operativi, trovano difficoltoso curare la regolare trasmissione dei documen­ ti con prevedibili rischi futuri per la documentazione dell'attività della Marina. Nella normativa vigente un ruolo centrale viene attribuito all'ufficiale preposto alla selezione dei documenti di interesse storico che, in considerazione della delicatezza del compito, deve situarsi ad un alto gradino della linea di comando o di direzione di ogni Ente. L'ufficiale designato, che non può delegare le sue funzioni, è incaricato di tenere i contatti con l'Ufficio S torico ed assicurare la completezza e regolarità dei versamenti. Di qui è nata la necessità di incrementare la coscienza, ma soprattutto la sensibilità sto­ rica, degli ufficiali di Marina, durante la formazione in Accademia, dove pure sono pre­ visti per gli allievi corsi di Storia contemporanea e navale. Negli ultimi due anni gli u ffi­ ciali in servizio presso l'Ufficio Storico hanno tenuto una conferenza di istruzione a tutti i neo u fficiali, per sensibilizzarli sulla necessità di documentare l'attività della Marina. Altra difficoltà che si frappone all'applicazione della normativa è la complessità delle procedure di declassifica dei documenti di interesse storico-culturale, che scoraggia il versamento, facendo preferire spesso la soluzione più comoda della distruzione dei documenti classificati. A questo proposito, nel 1 994, in vista dell'approssimarsi del ter­ mine per la libera consultazione dei documenti anteriori all'8 maggio 1 945, l'Ufficio centrale per la Sicurezza dell'Autorità Nazionale per la Sicurezza esentò gli Uffici Storici dalla redazione di verbali di declassifica per i documenti che diventavano consultabili per effetto dell'imminente scadenza del limite di 50 anni. L'utenza dell'archivio storico della Marina Militare

In un suo recente contributo dal titolo "La Marina italiana dalle sue origini al secon­ do dopoguerra", pubblicato nella "Guida alla storia militare italiana", a cura di Piero Del Negro,S Alberto Santoni, tracciava un profilo della s toriografia navale italiana, evi­ denziando anche il ruolo svolto dall'Ufficio Storico della Marina in relazione alla ricer­ ca storica. Il Santoni metteva in evidenza due grossi limiti della storiografia navale italiana: prevalenza di s tudi sull'attività operativa e sullo sviluppo materiale della Marina, che pongono in secondo piano le tematiche politico-strategiche ed i problemi

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Enilia Graziani

ordinativi, "soprattutto durante e dopo le imprese militari (come la guerra di Libia e i due conflitti mondiali)"; scarsa partecipazione di studiosi laici. La progressiva liberalizzazionc delle fonti archivistiche custodite dalla Forza Armata, insieme alla "caduta di preconcetti lungamente alimentati all'interno eli quest' ultima", per cui si è ritenuto che solo gli ufficiali di Marina potessero trattare convenien­ temente ogni genere di tcmatica navale c che essi fossero perfino più idonei degli sto­ rici professionisti a rievocare e commentare i fatti del passato" avevano prodotto, a parere del Santoni, una sensibile riduzione dei limiti sopra evidenziati, favorendo l'in­ cremento numerico degli "studiosi laici". È da aggiungere, per inciso, che analoga tendenza è riscontrabile nei programmi edi­ toriali dcll'U fficio Storico della Marina Militare, aperti a studiosi di diverse scuole cd orientamenti. Questi dati sono confermati dall'incremento del numero degli utenti della sala stu­ dio dell'Archivio dell'Ufficio Storico, che nel 2004 sono stati 1 37, eli poco superiori ai frequentatori del 2003 (1 34) , in aumento rispetto a quelli del 2000 e del 2002 (1 1 4) , ma quasi raddoppiati rispetto al 2001 (74) . Da gennaio al 21 giugno 2005 gli utenti sono stati 53. Il numero degli utenti che nel quinquennio 1 985-1 989 hanno frequentato l'archivio dell'Ufficio Storico è calcolato su una media di 45 utenti l'anno; negli anni 1 990- 1 994 la media si alza a 86 utenti l'anno (incremento del 91 %) , nel quinquennio 1 995-1 999 (nonostante il periodo di chiusura di sei mesi antecedente il trasferimento nella nuova sede della Caserma Paolucci all' Acqua Traversa, nel marzo 1 996) si è avuta una media di 1 0 1 utenti l'anno, con un incremento pari al 1 7% c dal 2000 al 2004 si è registrato ancora un incremento del 1 2<Yc, rispetto al quinquennio precedente. Da un esame condotto sulle schede di ingresso dei frequentatori dell'archivio negli anni 2003, 2004 c gennaio-giugno 2005, è risultato che il gruppo più numeroso di uten­ ti effettua ricerche sui fondi del N aviglio, seguito poi da quello che si dedica ad eventi legati al secondo conflitto mondiale. È da notare l'alta percentuale eli utenti che nel 2003 effettua ricerche sul primo conflitto mondiale, probabilmente per effetto delle ini­ ziative collegate alla L. 7 marzo 200 1 , "Tutela del patrimonio storico della prima guer­ ra mondiale". Valorizzazione del p atrimonio documentario: mezzi, personale e prospettive future

Abbiamo fatto brevi ri ferimenti alla struttura o rganizzativa che regola l'Arc h i vio dell'U fficio Storico e ricordato che essa è il risultato di scelte effettuate nel corso degli anni, ma è necessario soffermarsi anche sulle strutture materiali, necessarie a rendere operative la struttura organizzativa, e che consistono nelle risorse finanziarie, strumen­ tali ed umane di cui si dispone e che bisogna utilizzare al meglio. Tralasciando le risorse finanziarie, su cui allo stato attuale poco si può fare in con­ siderazione della ormai cronica carenza di fondi da dedicare al settore nell'ambito delle Forze Armate, c strumentali, su cui la l'viarina si sta, seppur lentamente, muovendo per

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Archivi e Biblioteche: sessiom 11/attlltina fornire l'Ufficio di strumenti informati ci atti a rendere l'ordinamento dei fondi e la ricerca più facile c veloce, preme analizzare il problema delle risorse umane. Queste, negli ultimi decenni , hanno subito un progressivo decremento. Analizzando i dati pas­ sati si nota che: - negli anni Trenta l'Ufficio Storico disponeva di 5 ufficiali c eli 23 unità tra sottufficiali, sottocapi e comuni (28 unità) ; - negli anni Sessanta, el i 5 ufficiali c el i 24 tra sottufficiali, sottocapi c comuni (29) ; - negli anni Settanta di 3 ufficiali, 12 sottufficiali, sottocapi e comuni c 9 civili (24) ; - negli anni Ottanta di 3 ufficiali, 1 0 sottufficiali, sottocapi c comuni c 8 civili (21). A partire dagli anni O ttanta, benché il personale elcllc tabelle sia rimasto pressoché invariato, comincia a rcgistrarsi una progressiva riduzione del personale assegnato, fino ad arrivare all'attuale 20%. Questa percentuale eli carenza organica viene ora distribui­ ta in modo tale da ridurre al minimo lo stato eli sofferenza della sezione Archivio, anche a scapito di altre sezioni dell'Ufficio (vcdasi il settore Editoria, che ha attualmente una carenza eli personale di circa il 70°/(J) . Il problema più avvertito era, e d è ancora, la necessità d i poter disporre di adegua­ te dotazioni organiche, soprattutto di personale civile, qualificato professionalmente, per garantire la continuità dell'incarico rispetto ai frequenti avvicendamenti del perso­ nale militare. Gli interventi più urgenti per (jUanto riguarda l'archivio sono: il riordina­ mento c la redazione eli strumenti eli consultazione informatizzati per il materiale docu­ mentario che continuamente affluisce all'Ufficio Storico e i sopralluoghi da effettuarsi nei depositi elci Comandi dipartimentali per esaminare il cospicuo materiale in giacen­ za e curarne il successivo versamento all'Ufficio S torico, dal momento che è ormai chia­ ro che i comandi periferici, coinvolti in attività operative prioritaric, ma soprattutto mancanti di personale di professionalità adeguata, non possono assicurare la preventi­ va selezione del materiale conservato e la regolarità dei versamenti. Attualmente la Sezione Archivio dell'Ufficio, la cui tabella prevede la presenza di cinque collaboratori civili c di due militari, ha assegnati: un funzionario con la qualifica di collaboratore di amministrazione (C l ) ; due coadiutori di amministrazione (Bl), un operatore di amministrazione (B2) ; oltre all'Ufficiale Capo sezione e ad un Sottufficiale furiere. Solo recentemente è stato assegnato un secondo funzionario, collaboratore di amministrazione (Cl ) , neo assunto nell'Amministrazione Difesa, che seguirà il corso di formazione presso la Scuola dell'Archivio eli Stato eli Roma. Questo personale, formatosi "sul campo", grazie alla personale iniziativa, assolve a tutte le funzioni previste dall'Ordinamento per la Sezione Archivio, affiancato da quat­ tro ufficiali in congedo, preziosi collaboratori dell'Ufficio Storico. Come si può notare, non risulta la qualifica di Archivista di Stato. Già dal 2001 , l'Ufficio aveva richiesto tre Archivisti di Stato;9 ma i due profili di Archivisti di Stato previsti nel Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri relativo alle dotazioni organiche del personale civile presso gli Stati Maggiori in numero di otto unità (una unità C2 e sette unità C l ) , sono stati soppressi e non figurano più nella Tabella nel nuovo ordinamento professionale del personale civile dell'Amministrazione Difesa del 1 5 luglio 2004. Alla carenza si è cercato eli sopperire con collaboratori della 7' qualifica

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E1:rilia Graziani funzionale in possesso di laurea ad indirizzo letterario umanistico. Per (]Uanto riguarda l'organizzazione del personale addetto all'Archivio, due unità sono impiegate nel seguire i ricercatori che frequentano la sala di consultazione; tre unità, compreso il Capo sezione, si occupano del disbrigo delle ricerche per corrispon­ denza, che costituisce un gravoso impegno di lavoro. Dal 2003, quando è stato attivato un protocollo separato per le ricerche di archivio trasmesse per posta elettronica, è stato possibile calcolare che sono state effettuate per privati c per Enti e Comandi della Marina 7 1 2 ricerche, di cui 478 trasmesse per posta elettronica; nel 2004 le ricerche effettuate sono state 9 1 6, di cui 6 1 8 trasmesse per posta elettronica; e da gennaio a giu­ gno 2005, le richieste sono state 658, di cui 348 per posta elettronica. Come si può vedere, le ricerche per corrispondenza negli ultimi tre anni hanno avuto un trend con­ siderevolmente alto che, oltre a saturare le capacità lavorative della sezione, ha rallenta­ to notevolmente i tempi di trattazione delle pratiche in un settore in cui i richiedenti diventano sempre più numerosi ed esigenti. È evidente che il problema delle dotazioni organiche del personale addetto all'Archivio e della sua qualificazione pro fessionale è basilare. Problema certamente non nuovo né recente per l'archivio clell'U fficio Storico della Marina Militare, costretto da sempre a fronteggiare l'emergenza "Personale", in modo da poter disporre di u n numero sufficiente eli unità da articolare in due gruppi, in stretta connessione e colla­ borazione tra loro, di cui uno addetto alla conservazione c l'altro al disbrigo della cor­ rispondenza. Questa esigenza, avvertita particolarmente nel 1 984 in coincidenza con il pcnsionamento eli un cospicuo gruppo di personale addetto all'Archivio, e resa ancora più urgente dalla circostanza che nel 1 989 sarebbero scaduti i termini stabiliti dalla legge per la libera consultazione dei documenti relativi alla guerra di Spagna, i ndusse l'Ufficio a farsi promotore di un'iniziativa che è stata poi seguita anche dagli U ffici Storici delle atre Forze Armate e che ha suscitato molto interesse negli ambienti scientifici. Traendo spunto da un'esperienza in corso presso il Ministero degli Affari esteri, l'U fficio Storico elaborò, nel 1 987, un progetto eli riordinamento generale dell'Archivio che prevedeva la costituzione di un gruppo di collaboratori esterni all'Amministrazione, cui affidare il compito della redazione di inventari degli archivi riferiti al secondo conflitto mondiale e al dopoguerra, che erano privi eli strumenti eli consultazione o, al massimo, erano for­ niti di soli elenchi di versamento. Si stabilì anche la pubblicazione trimcstrale di un "Bollettino d'archivio", nel quale sarebbero stati pubblicati gli inventari elaborati dal gruppo dei collaboratori esterni. Furono avviati i contatti con il prof. Renato Grispo, direttore generale dell'U fficio centrale per i Beni archivistici, e la dott.ssa Enrica Ormanni, Ispettore generale, elaborò, in collaborazione con l'U fficio Storico della Marina Militare, un progetto di lavoro che prevedeva anche la formazione tecnico-pro­ fessionale elci collaboratori, tutti laureati in discipline umanistiche, ma non forniti di specifica preparazione archivistica. La formazione del personale venne affidata all'au­ trice del presente contributo, funzionario dell'Archivio di Stato di Roma, che ebbe un distacco presso l'U fficio c che tuttora vi presta la sua opera come consulente. Nel settembre 1 987 uscì il primo numero del Bollettino c fino acl ora sono stati pub­ blicati 43 inventari di fondi precedentemente privi di strumenti di consultazione, tutti

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Archi!Ji e Biblioteche: sessione mattutina corredati da indici analitici. La redazione degli inventari è stata preceduta dal censimen­ to analitico dei fondi dell'archivio, con particolare riguardo all'individuazione della pro­ venienza dei documenti. Il risultato del censimento è con fluito nella pubblicazione della "Guida dei fondi", precedentemente citata. L'impegno prossimo che attende ora l'archivio è la dotazione di moderni strumen­ ti informatici, per agevolare le operazioni di ricerca cd ovviare anche alla cronica caren­ za di personale. Sia l'archivio storico che l'archivio fotografico hanno finora redatto inventari e schedature di fotografie su database consultabili presso l'archivio dell'Ufficio. Nel 2003 si è avviata un'indagine conoscitiva sui sistemi eli infonnatizza­ zione disponibili sul mercato e utilizzati anche in altri archivi per l'acquisizione eli un database web oriented c compatibile con la LAN interna del Ministero (Marintranet) , in vista della costituzione eli un sito Internet proprio dcii 'Ufficio dove mettere a dispo­ sizione di una vasto numero di ricercatori la Guida, insieme agli inventari già pubblica­ ti nel Bollettino d'archivio c a quelli di prossima redazione. Si prevede anche l'informa­ tizzazionc dell'archivio fotografico c del patrimonio ci ne/ fotografico del 3° U fficio deli'UAGRE (Ufficio I mmagine e promozione) . L'impegno eli spesa previsto potrà garantire enormi vantaggio nella gestione dell'archivio e nella ottimizzazione delle scar­ se risorse umane c materiali disponibili, oltre alla valorizzazione sia in ambito Marina che nell'ambiente storico-culturale esterno del prezioso patrimonio storico. Altro importante impegno dell'Ufficio Storico è quello di provvedere all'aggiorna­ mento continuo e costante del cosiddetto "Archivio contemporaneo" che è un archivio "aperto", in continuo incremento, costituito da tutti i documenti acquisiti daii'U. S. a seguito dei versamenti e ffettuati dai Comandi ed enti navali centrali e periferici. I docu­ menti sono stati organizzati finora dalle curatrici 1 0 in un database (progettato nel 1 986) che è organizzato per Enti e Comandi di provenienza della documentazione. Di ogni ente produttore si segue l'evoluzione istituzionale in apposite introduzioni che vengo­ no periodicamente aggiornate, i n coincidenza con le variazioni istituzionali. Oltre a dotazioni di personale qualificato, tali progetti richiedono adeguate risorse finanziarie. A questo proposito preme evidenziare che le assegnazioni sul capitolo rela­ tivo al funzionamento dell'Ufficio relative all'esercizio finanziario 2003 (confermate nel 2004) , sono state ridotte, rispetto alle assegnazioni dell'anno 2000, di oltre il 23% (esat­ tamente 23,76%) . Per la redazione della Guida si è dovuto, pertanto, reperire fondi a scapito di altri settori che, seppure in sofferenza economica, sono stati reputati a più bassa priorità mentre per l'informatizzazione dell'archivio, non ancora attuata, occorre­ rà ricorrere acl integrazioni di bilancio che, vista l'attuale situazione economica genera­ le, sarà difficile ottenere almeno a breve termine. Nonostante il perdurare dei problemi insoluti finora esposti, l'Ufficio pone una costante attenzione per mantenersi aggiornato sulle nuove problematichc archivistiche. Per quanto riguarda la formazione del personale addetto all'Archivio, si è provveduto ad incoraggiare la frequenza dei corsi di Archivistica, palcografia c diplomatica presso l'Archivio di Stato di Roma che sono stati seguiti anche dai collaboratori esterni. L'U fficio ha anche partecipato a gruppi di studio su temi eli archivistica, portandovi il suo attivo contributo. Ricordo, tra gli altri, il "Gruppo di lavoro sulle Isaar", attivato

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Ersilia Graziani dalla Sezione Lazio dell'Associazione nazionale archivistica italiana (AN Al) ed i cui risultati sono stati presentati nel "Seminario nazionale sulla descrizione archivistica e le tecnologie informatiche e telematiche" (Erice, 3-5 maggio 2000) . Nel corso della sua attività l'Ufficio ha mantenuto e, in qualche caso, attivato rap­ porti di collaborazione con quasi tutte le cattedre universitarie di Storia militare e nava­ le, contatti sviluppati soprattutto nei numerosi convegni nazionali ed internazionali cui il Capo Ufficio interviene con relazioni c contributi o come presidente di sessione. Frequenti rapporti di collaborazione e scambio di informazioni esistono da sempre con gli U ffici Storici delle marine inglese, tedesca e francese e con gli altri paesi della Unione Europea. Particolarmente importante la partecipazione al CAM (Comitato degli Archivi mili­ tari) istituito all'interno della CIHM (Commissione I nternazionale eli Storia Militare comparata), che mantiene i contatti con la Sezione degli Archivi militari del CIA (Consiglio internazionale degli Archivi) : con il compito di fornire alla comunità inter­ nazionale degli storici (militari) una rapida informazione sugli archivi attraverso la isti­ tuzione di un portale web dove gli archivi militari possano riversare informazioni aggiornate sul loro stato, con innegabili vantaggi per gli utenti. I n conclusione si può affermare che oltre alla necessità di adeguate dotazioni orga­ niche e alla loro qualificazione, altro urgente problema che l'Ufficio Storico deve fron­ teggiare è quello della regolarità dci versamenti che è da collegarsi ad un aggiornamen­ to della normativa disciplinante la materia. In (jUesto contesto sarà anche da porsi il problema clell'afilusso dei dati su supporti non cartacei. Fino ad ora si è attraversata una fase transitoria, per cui, acl es. le Situation Rcport (SITREP) , vengono versate all'Ufficio Storico dal Comando in Capo della Squadra navale (CINCNAV) stampate su carta, ma si dovrà prevedere l'afflusso di dati su supporti informatici, con conseguenti problemi di conservazione e di periodiche m igrazioni di dati per assicurarne la consultabilità.

Note 1 Claudia Lazzerini, Maria Rita Precone, Alessandra Venerosi Pesciolini, G11ida deifondi conservati presso l'Archivio deii'U.ffìcio .Sto1ico della lvfarùw iVIilitan1, Roma, U fficio Storico della Marina Militare, 2004. 2 La relazione del ministro Enrico Millo è conservata in Archivio Centrale dello Stato, LVfinistero della Marina, Gabinetto, Ufficio leggi e decreti, b. 1 3, fase. 21 9. 3 Gli archivi prodotti, i nvece, dagli organi centrali c periferici del Ministero Difesa rientravano tra quelli degli organismi legislativi, giudiziari c amministrativi non più occorrenti alle necessità correnti c pertanto essi dovevano essere versati ai competenti istituti archivistici una volta decor­ si i termini previsti dall'art. 23 della Legge archivistica del 1 963. Prima del versamento erano sot­ toposti alla sorveglianza dell 'Amministrazione archivistica. Per questo l'art. 47 del d.p. r. 1 8 novembre 1 965, n. 1 478: Riorganizzazionc degli uffici centrali del ministero della Difesa, ha isti­ tuito una commissione centrale di sorveglianza sugli archivi di cui è membro il Soprintendente dell'Archivio centrale dello Stato. 4 Negli archivi di Stato, per e ffetto della legge n. 340 del 1 3 aprile 1 953 art. 9, il termine per la consultabilità dci documenti era s tato spostato dal 1 870 al 1 900.

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina 5

L'opera La gt�erra italo-tttrca (19 1 1 - 1 9 12). Cronistoria delle operazioni navali, è composta da due volumi: Giovanni Roncagli, Dalle origini al decreto di soJmmità Slflla Libia, JVWano, Hoepli, 1 9 1 8, vol. I; Camillo Manfroni, Dal decreto di sovranità sHIIa Libia alla conc!Hsione della pace, Roma, Istituto poli­ grafico editoriale romano, 1 926, vol . II. 6 La circolare è allegata al F.O.M. n . 8 del 28 gennaio 1 948. 7 La pubblicazione SG 35 NVD, artt. 3 e 6, prevedeva che le pratiche non classificate con i pro­ tocolli e le pandette, antecedenti al triennio in corso, venissero versate dalle Autorità centrali e dagli Enti a terra periferici al rispettivo archivio generale o al deposito archivistico dipartimen­ tale. Dopo almeno 1 0 anni eli giacenza presso gli archivi eli deposito, le pratiche di interesse sto­ rico non classificate, venivano versate all'Ufficio Storico. Il d.p.r. 1 8 novembre 1 965, n. 1 478 "Riorganizzazione degli u ffici centrali del ministero della Difesa" prevedeva che la Direzione generale dei serviz i generali del ministero Difesa soprintendesse agli archivi generali (art. 32) e che le commissioni eli scarto fino allora operanti presso le Direzioni generali del personale civi­ le e affari generali di ciascuna Forza Armata venissero sostituite da una sola Commissione, le cui composizione e competenze erano previste dal r.d. 2 ottobre 1 91 1 , n. 1 1 63, art. 69. " "La Marina italiana dalle sue origini al secondo dopoguerra", in Guida alla sto1ia tJJilitare it{{/ùma, a cura eli Piero Del Negro, Napoli, Edizioni scientifiche i taliane, 1 997, pp. 1 73 - 1 75. 9 Precisamente una unità C2, n. profilo 256 e due unità C l , n. profilo 257. '" Il database è stato progettato da Rosetta Scarnati c poi sviluppato in una versione Acccss dalla dott.ssa Maria Rosaria Mainini, che ha curato il lavoro fino al suo pensionamento. I l lavoro è attualmente svolto da Rosetta Scarnati.

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E SPERIENZE D I UN UTENTE DELL'ARCHIVIO DELL'UFF I C I O STO RI C O DELLA M.M.* Renato Battù!tl 1--tl Racine Introduzione

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elle mie collaborazioni con l'Ufficio Storico della Marina Militare c con la Ri!Ji.rta i\1aritti1a1J , iniziate una decina di anni or sono, ho avuto frequenti occasioni di consultare l'archivio dell'U fficio Storico c qualche inventario di alcuni archivi di Stato: queste brevi riflessioni di un ricercatore per diletto sono for­ mulate nella consapevolezza di conoscenze c competenze abbastanza limitate a fronte della complessità della materia. Oltretutto, molte cose che dirò non hanno pretesa di novità perché all'archivio è già stato dedicato un autorevole saggio della dottoressa Graziani, pubblicato sul Bollettino dell'Ufficio Storico nel dicembre 1 990 e nel marzo 1 992. Per la complementarietà esistente tra i vari archivi, e cioè il fatto che i documenti originati dalla Marina non sono depositati solo presso il suo, ma anche presso altri archivi, e che informazioni relative alla Marina sono reperibili in documenti emessi da altri ministeri o enti depositati in archivi diversi, in questa esposizione tratterò necessa­ riamente di tutti gli archivi eli interesse. Limiti di data di aggiornamento degli archivi

Una prima riflessione riguarda le date alle quali i documenti esistenti presso l'archi­ vio dell'U fficio Storico sono riordinati e quindi disponibili alla consultazione, come evi­ denziato nella pregevole Guida dei fondi consmJrili presso I'Archù;io deii'USMM pubblicata nel 2004, frutto della grande operosità eli un numero di persone molto ristretto. In occasione della compilazione di un Atlante Storico della Marina Militare 1 86 1 - 199 1, in collaborazione con F. Prospcrini in attesa di pubblicazione, si è potuto consultare documentazione abbastanza soddisfacente - nei limiti di appro fondimento richiesti da tale genere di opere - sull'attività acldestrativa con la NATO c così anche ordini e rap­ porti eli operazione ed altro per attività nazionali dopo la seconda guerra mondiale: dra­ gaggio, vigilanza pesca, Somalia 1 950 - 56, pattugliamento Stretti di Tirana dal 1 982 e così via, fino a coprire l'intero periodo con il Golfo Persico (1 987 - 88 e 1 990 - 9 1 ) . Alcuni documenti sono stati eli particolare interesse, quali i rapporti sull'operazione di salvataggio dei profughi vietnamiti nel Sud - est asiatico nel 1 979, atti a mettere a fuoco aspetti dell'operazione che il circolo mcdiatico tende a trascurare. Viceversa, l'Archivio centrale dello Stato, per quel limitato numero eli inventari che ' Contributo non presentato nel corso del Convegno.

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Archi!Ji e Biblioteche: sessione mattutina ho consultato (presidenza Consiglio dei Ministri; ministero Marina - Gabinetto, poi sostituito dal corrispondente i nventario del ministero della Difesa istituito nel 1 947; ministero degli Interni - Pubblica Sicurezza), presenta condizioni di aggiornamento molto peggiori, con disponibilità eli documenti abbastanza consistente nel dopoguerra fino alla fine degli anni Quaranta c limitata per i primi anni Cinquanta. Quando poi si passa all'inventario del ministero della Difesa, compaiono pochi documenti dell'Esercito e dell'Aeronautica c nessuno della Marina; una voce "Direzione terza - Marina" promette documenti 1 970 - 1 987, ma evidentemente sono ancora in fase di riordino perché non disponibili per la consultazione. Per altri ministe­ ri, ad esempio quello dell'Agricoltura, ci sono invece aggiornamenti fino acl anni più recenti. Per passare ad un altro archivio, quando nel 2003 mi sono recato a quello di Stato eli La Spezia allo scopo eli ricercare gli atti del Tribunale militare marittimo eli quella sede per una valutazione delle condizioni disciplinari della Marina negli anni successivi alla prima guerra mondiale,1 è risultato che gli atti depositati da parte del tribunale non vanno o ltre quegli anni. È possibile che ciò sia in relazione al fatto che originariamen­ te gli atti processuali erano accessibili alla libera consultazione soltanto 70 anni dopo la conclusione del procedimento c che - a quanto ne so - tale norma è stata poi abroga­ ta con un decreto del 1 999. Complementarietà tra gli archivi. Distribuzione dci do cumenti

Questo argomento merita qualche altra riflessione. Lasciando da parte gli archivi di Camera e Senato e ministero A ffari Esteri, che sono istituzionalmcnte indipendenti dall'Archivio centrale dello Stato, gli archivi di tutti gli altri ministeri sono complemen­ tari a quest'ultimo. Secondo le linee generali esposte nel VademecttJII dqf!,li Archit;i Ed. 1 999, lo sono - di fatto - anche gli archivi della Difesa, che dovrebbero versare all'Archivio centrale dello Stato la documentazione di carattere amministrativo, quindi quelli delle direzioni generali (e infatti per la Marina sono presenti tali documenti fino al 1 943) , trattenendo presso di sé i documenti di carattere operativo. Solo "eli fatto", perché anche gli archivi militari sono legalmente i ndipendenti da quelli di Stato e, infat­ ti, quando a suo tempo si pose il problema del passaggio delle carte del Tribunale spe­ ciale per la difesa dello Stato esistente sotto il fascismo dalle mani militari all'Archivio centrale dello Stato, fu necessario un apposito decreto.2 Ma carte del ministero della Marina fino al 1 950, anche a carattere operativo, sono depositate nell'inventario "ministero Marina - Gabinetto" dell'Archivio centrale dello Stato,' mentre altre dci comandi dipartimento dello stesso ambito eli date - direzioni generali a parte - sono conservate presso l'archivio della Marina, con un criterio dicia­ mo così gerarchico, piuttosto che per una difficile distinzione tra documenti operativi e amministrativi. Vi è una similitudine con i documenti del ministero degli Interni versati all'Archivio centrale dello Stato, mentre quelli tra prefettura c questura sono depositati presso gli archivi eli Stato locali. Documenti del segrctariato generale della Marina, dal 1 965 declassato acl ufficio

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Re11ato Battista /_.a 1V1cine all'atto della istituzione del segretariato generale della Difesa, sono presenti sia presso l'Archivio centrale dello Stato (1 905, inventario ministero Marina - Gabinetto; rari documenti del 1 948, inventario ministero Marina - Gabinetto) , sia, in gran numero, presso l'archivio della Marina di date posteriori alla seconda guerra mondiale, sebbene la prassi generale sia stata poi orientata a non effettuare versamenti per gli argomenti politico - militari eli cui tratteremo. La distribuzione tra gli archivi degli atti dei Tribunali militari marittimi, che il citato VadetJJtC/1111 precisa debbano andare a finire agli Archivi eli Stato, costituisce un rompi­ capo per i non addetti ai lavori. A La Spezia, come già riferito, sono depositati gli atti del Tribunale militare marittimo eli quella città, ma anche quelli del Tribunale militare marittimo eli Pola per gli anni della prima guerra mondiale e immediatamente successi­ vi, che mi sono stati utili per valutare il numero delle denuncie per diserzione del per­ sonale eli Marina, in occasione dell'impresa di Fiume.' Il deposito ha avuto luogo nel 1 93 1 da parte del tribunale militare marittimo di Venezia in seguito alla sua soppressio­ ne, cui gli atti a sua volta erano pervenuti nel 1 923 per soppressione del tribunale eli Pola. Presso l'Archivio centrale dello Stato sono però depositati atti del Tribunale della piazza marittima di Taranto dal 1 9 1 5 al 1 9 1 9, presumibilmente al termine dell'attività dei Tribunali di guerra sostituiti dai Tribunali territoriali. Tutti questi elementi sono spe­ cificati nei quattro volumi della Guida genemle degli archivi di stato italiani, che ovviamente devono essere consultati da chi si accinge ad effettuare ricerche nei suddetti archivi. Completezza delle informazioni disponibili

Tornando all'archivio della Marina, i documenti dal 1 945 in poi disponibili alla con­ sultazione (sezione archivio "contemporaneo") appaiono incompleti sotto molti aspet­ ti e, personalmente, non sono ovviamente in condizioni di valutare che cosa si ricaverà dal materiale in attesa di riordino. Prendiamo, acl esempio, gli incidenti su unità navali in mare e in porto o a terra dipendenti da condizioni di efficienza e eli addestramento - fatti che accadono in tutte le Marine - o eventi particolari riguardanti le navi nell'ambito operativo, che certamen­ te sono stati oggetto eli inchieste o rapporti dedicati. Nella raccolta di base, che copre il periodo fino alle soglie della seconda guerra mondiale, tali fatti sono molto accurata­ mente documentati sin dall'inizio del secolo c così pure nell'archivio "post - bellico" (dall'armistizio del 1 943 al 1 945) , molto spesso con allegati i rapporti delle relative com­ missioni d'inchiesta. I nvece dopo il 1 945, nei limiti del difficoltoso controllo effettua­ to, risultano versamenti in maniera non sistematica di pratiche relative ad incidenti minori di alcuni anni (1 946, 1 947, 1 948, 1 973, 1 974 e 1 975) , ma non vi è documenta­ zione su fatti importanti che hanno causato la perdita di vite umane; possiamo citare come esempi la morte eli un Marinaio per un incidente ad un'anna sul Fenice nel 1 956, la perdita di un uomo caduto in mare dalla barca da crociera A1ticr1 II della Marina nel 1 957, tre morti presso il Centro addestramento Antisom acl Augusta per lo scoppio di una bombetta da segnalazione nel 1 958, l'abbordo in mare tra Indomito c Orione nel 1 962 (un morto) c Castore e Etna nel 1 965 (4 morti c 1 1 feriti) , il naufragio della barca da ero-

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Archù;i e Biblioteche: sessione tllattutina ciera Orsa Minore nel 1 966 (3 morti) . M i sono volutamente limitato a citare fatti dall'accadimento dei quali è trascorsa ormai al minimo una (]Uarantina d'anni. Mancano pure informazioni - indipendente­ mente da perdite umane - sulla vicenda elci dragamine litoranci Scampo c Riccio, sospin­ ti dal mare per avaria all'apparato motore fino a Bengasi nel 1 96 1 , mentre invece vi è la p ratica della corvetta De Cìistifàro attaccata da aerei libici al limite del Golfo della Sirtc nel 1 973, di cui però ignoro il contenuto perché non accessibile alla consultazione. Quanto alle dolorose perdite di personale della Marina e dell'Aeronautica negli inciden­ ti eli volo degli anni 1 952 - 56 sugli aerei I-Tarpoon e HelldiJJer (1 8 morti in soli cinque mesi nel 1 954!) , sono stati rinvenuti i rapporti relativi acl un solo evento del 1 954 ed è auspi­ cabile che l'intera documentazione sia almeno depositata presso il competente archivio dell'Aeronautica. Per passare a tematiche più ampie, volendosi studiare la genesi dei programmi nava­ li succedutisi negli anni, dove sarà un giorno reperibile la base documentale per capire la ragione delle scelte fatte - ma al proposito non sarà certo sufficiente l 'archivio della Marina, l'influenza su eli esse dei cantieri, dell'industria nazionale della difesa e della politica in generale? Ciò ci introduce, da un lato, ai criteri di versamento all'archivio da parte degli orga­ ni della Marina e, dall'altro, alle modalità di accesso alle informazioni contenute in archi­ vio da parte dell'utente s tesso. Modalità di accesso alle infot·mazioni

La documentazione contenuta nella "raccolta eli base", fino alle soglie della secon­ da guerra mondiale, gode del beneficio eli essere esposta in titolari dove gli argomenti sono specificati molto dettagliatamente, quasi sempre in relazione allo specifico anno cui gli argomenti si riferiscono, ovviamente con l'indicazione della loro posizione (''busta") ; spesso vi è un riferimento ad altre posizioni dove lo stesso argomento è trat­ tato. In molti casi una busta contiene documenti dello stesso argomento o di argomen­ ti omogenei, rivelando una grande assiduità nei versamenti all'archivio c un lavoro di riordino molto accurato con notevoli risorse eli personale addetto. Questo accesso per argomento c anno, pure con la lentezza che questa modalità manuale necessariamente impone, è molto efficace; in generale, solo dopo che i doetl­ menti sono stati estratti dall'archivio, è possibile risalire all'identità dei comandi o enti che hanno emanato i documenti e ciò non appare essere un inconveniente, anche se non mancano casi in cui i documenti sono raggruppati per comando o ente di origine. Sulla sezione dell'archivio dedicata al "periodo bellico della seconda guerra mondia­ le", in difetto eli esperienza, non sono in condizioni eli formulare osservazioni. La sezione dell'archivio "post-bellico" (armistizio 1 943 - 1 945) presenta per l'uten­ te gli stessi vantaggi della "raccolta di base". E veniamo alla sezione "archivio contemporaneo", dal 1 945 ad oggi, del quale si è già accennato a p roposito degli incidenti navali ed aerei. Il fatto che esso sia ordinato per "fondi", ognuno intitolato ad un ente o comando origine dei documenti (ad esem­ pio, fondo "Maristat Reparto piani - operazioni", fondo "Mariclipart Taranto", fondo

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Renato Battista La Racine "Comandi divisione n avale") , oppure per argomenti (ad esempio, fondo "operazioni all'estero - Albania", fondo "operazioni all'estero Golfo 1 ", fondo "navi contempora­ nee") e che tali fondi siano distinti nelle due categorie "Dagli anni Cinquanta ad oggi" e "Fondi non suscettibili di periodizzazioni", oltre alle "Donazioni", all'utente interes­ sa poco, in quanto si tratta di scelte interne all'archivio per raggruppare le carte secon­ do i criteri archivistici standardizzati ritenuti più opportuni. Quel che conta per l'utente sono le possibilità di accesso alle informazioni contenu­ te nei documenti con modalità da prevedere in futuro essenzialmente computerizzate, senza più ricorrere al tradizionale metodo della consultazione - proprio dell'accesso manuale - dei titolari cartacei relativi a ciascun fondo già in parte compilati molto pro­ ficuamente, mantenendo l'accesso manuale come necessaria riserva. I noltre, vi è un fondo "Santoni", che contiene una ragguardevole quantità di documentazione - non ancora tutta sottoposta ad esame - sugli argomenti più disparati in un arco di tempo molto ampio (1 936 - 1 986) , e che attende ancora di essere riordinato secondo i criteri sopra esposti. Faccio un esempio tipico eli ricerca. Sono interessato all'argomento dragaggio e numerosissime informazioni all'argomento sono reperibili nei fondi "Maristat Reparto piani c operazioni" (molto consistente, come dettagliato in tre Bollettini d'ArchiJJio del 2003), i n fondi intitolati a comandi del dragaggio come "Comgrupdrag" c "Comsquadrag", nel fondo "navi contemporanee", nei vari fondi relativi all'attività all'estero c in quello "Santoni". Se procedo con il metodo manuale - cartaceo posso individuare dragc111Ù1 1e e caccia111ine, gli uni o gli altri possibile oggetto specifico della mia ricerca, con i relativi anni; posso ricostruire l' attùJità operatÙJct di dragaggio (anche questo potrebbe essere l'oggetto della mia ricerca specifica) svolta in varie occasioni (Suez 1 984, al termine eli Golfo 1 nel 1 988, al termine di Golfo 2 nel 1 99 1 ) ; così pmc reperi­ rc le informazioni sull'attùJittÌ addestratitJrt di dragaggio con la NATO (esercitazioni SJPeepex e Dragex) svolte nei vari anni, oppure quelle relative all'attùJittÌ addestratitJa di dragaggio nazionale, oppure ricostruire la storia elci vari Co111andi del dragaggio con la loro composi­ zione organica, o avere notizie sulle rotte di siclfrezza attrcmerso i ca111pi di 111i11e di addestra­ mento e nella pùmijìcazione in gtterra o su apj;arecchiatttre/ tecniche di dmgaggio. Ho implicitamente esposto un concetto della classificazione delle informazioni rela­ tive al dmgaggio già contenute in archivio. Attualmente non esiste un criterio di accesso computerizzato a ciascuna busta basato su chiavi di accesso del tipo di quelle indicate in corsivo, non necessariamente con una specificazione così ambiziosamente dettaglia­ ta. È stato già compiuto il necessario lavoro preliminare, con un impegno ammirevole, di trasferire gli inventari dei fondi contemporanei dalla carta al computer c realizzate alcune correlazioni tra un fondo c l'altro, ma questo è solo il primo passo. Nell'era del­ l'informatizzazionc, in una condizione ideale, un utente interessato alle SJJJeepex e Dragex dovrebbe dal computer avere direttamente l'indicazione del numero eli busta di quella ventina di buste che trattano di tali esercitazioni nel fondo "Maristat - Reparto piani e operazioni", trascurando decisamente le altre 580 della raccolta, contenenti informazio­ ni di altre branche dell'attività aeronavale c del numero delle buste allo stesso argomen­ to in altri fondi. Se l'utente è, invece, interessato all'argomento Comdmg, il computer

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina dovrebbe pilotarlo sul numero delle due buste del fondo omonimo e di quella dozzina di buste che nel fondo "Maristat Reparto piani - operazioni" trattano questo argomen­ to, non coincidenti con le buste del caso precedente, e così pure per altri fondi. Ignoro se il sistema "Word" già installato possa offrire qualche possibilità idonea, in qualche misura, all'estrazione dei dati con i criteri esposti. Se, ad esempio, le unità del fondo "navi contemporanee" fossero classificate secondo il "tipo" di appartenenza (cacciator­ pediniere, cacciat01pediniere lancia!llissili, dragaiJIÌ!le, ecc.) sarebbe forse possibile un'estrazio­ ne dei nomi delle navi il relazione al "tipo". Anche se la disponibilità di risorse finanziarie per la futura adozione di un program­ ma specializzato per gli archivi (Base di dati relazionale - ''Access") da applicare al "con­ temporaneo" fosse lontana nel tempo, è necessario sin d'ora specificare più dettagliata­ mente negli inventari del "contemporaneo" gli argomenti della documentazione conte­ nuta nelle buste con le relative date, tanto comunque questo è il tipo di lavoro che si dovrà fare all'atto della costituzione della "base dei dati". Lo stesso criterio di classifi­ cazione delle informazioni, in sostanza, è utile sia per la fase " transitoria" di accesso manuale che per la futura realizzazione dell'assetto automatizzato, a condizione che esso sia adottato second o i requisiti di quest'ultimo ("Tabelle" del sistema ''Access") . Limitazioni alla consultazione per la riservatezza dei dati personali. Segreto di Stato

Nella consultazione dei documenti eli archivio debbono ovviamente essere osserva­ te le norme per la riservatezza dei dati personali, quella che gli italiani affezionati alla loro lingua chiamano correntemente plivary; esse limitano a 70 anni dopo la morte la citazione di argomenti come salute, sessualità e rapporti familiari particolari. La prassi per accedere alla consultazione di documenti che potrebbero contenere informazioni personali riservate è generalmente semplice, con un impegno da parte dell'utente di rispettare "il codice di deontologia e buona condotta per i trattamenti di dati persona­ li", come avviene presso l'Archivio centrale dello Stato. Ma ho anche sperimentato un caso in cui la procedura non è così semplice, e si è preferito attenersi alla lettera del Vade111ecum. Per la consultazione, nell'aprile 2004 pres­ so l'Archivio eli Stato di Venezia, eli documenti della prefettura e questura sull'ordine pubblico in anni posteriori alla seconda guerra mondiale, per la preparazione dell'ela­ borato presentato nel convegno già citato, è stato necessario avanzare una domanda, per il successivo inoltro al ministero degli Interni, che poi ha completato la pratica con l'emissione di un decreto eli autorizzazione alla consultazione, dopo un vaglio dell'at­ tendibilità del progetto di ricerca. Il decreto è giunto nelle mie mani, tramite Venezia, un anno dopo; grande il mio rammarico per aver disturbato tante persone, ma anche perplessità di fronte ad evidenti difformità nell'applicazione della legge. Ma perché pre­ sumere che nelle carte di cui si era richiesta la consultazione ci fossero "dati persona­ li"? Solo perché le buste trattavano di "ordine pubblico"? L'impegno scritto richiesto agli utenti dell'archivio della Marina appare ancora mag­ giore, in quanto chi consulta carte riconosce il diritto da parte dell'Ufficio Storico eli censurare dal manoscritto ricavato dalla consultazione dei documenti "tutto ciò che a

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Renato Battista ]_11 &cine suo inappellabile giudizio esso ritenga non essere reso di pubblica ragione" c quindi, a parte le modalità applicative, sembra volersi riferire sia alla protezione dci dati persona­ li sia alla superiore riservatezza con cui si intendono tutelare gli argomenti eli carattere militare (appunto i documenti a carattere operativo e . . . altri, perché no?) . Una cautela che probabilmente nasce da ragioni storiche, ricordando Antonio Trizzino ammesso alla consultazione dell'archivio della Marina nel 1 952 nella sua qualità eli pubblicista, prima della pubblicazione eli Nrl/Ji e poltrone o forse - per buona misura - c'è eli mezzo anche un'eventualità di relazione con il cosiclclctto "segreto eli stato", sebbene poco probabile per le carte contenute nell'archivio clelia Marina. Il segreto eli stato è indubbiamente un principio sacrosanto, ma il dibattito si incen­ tra sul fatto di capire se chi di dovere intenda effettivamente procedere alla derubrica­ zione dei documenti ai fini storici, trascorsi 50 anni dalla data di essi o anche prima dei 50 anni, quando sono cambiate le condizioni politiche che a suo tempo hanno sugge­ rito all'autorità eli Stato di decretare il vincolo di segretezza. Disponibilità negli archivi di informazioni relative alle condizioni discipli­ nari e morali, attitudini politiche, condizioni s anitarie

c

di benessere del per­

sonale

Fino al 1 945 sono abbastanza numerose nei vari archivi le carte della Marina relati­ ve alle condizioni disciplinari del personale, in particolare nel fondo "post-bellico" del­ l'ufficio Storico della Marina, emesse da enti vari, tra i quali il Reparto Informazioni, e spesso "riservate pcrsonali"di origine varia. Viceversa, dopo il 1 945 i documenti della ì'vfarina sul tema diventano rari. Posso rife­ rire dell'esperienza fatta nel corso della ricerca per la mia presentazione al convegno di Bologna del 2004 con il titolo "Il rapporto tra la Marina e la Nazione", relativa alle con­ dizioni disciplinari e politiche del personale negli anni fino al 1 948 (dopo la Liberazione, referendum istituzionale del 1 946, elezioni politiche del 1 948, attentato a Togliatti lo stesso anno) , argomento al quale in passato la ricerca si era poco rivolta, con un qua­ ciro nel complesso delineato - credo - con ragionevole attendibilità. Ebbene, fintanto che si tratta delle prcdisposizioni c concorso all'ordine pubblico, i servizi di utilità pub­ blica assicurati durante gli scioperi, la propaganda "sovversiva" o di carattere generale, la documentazione disponibile edita dai vari organi della Marina, ovunque depositata, è eli importanza comparabile a quella proveniente da altre fonti, come prefetture, questu­ re, Arma dei Carabinieri, ccc. Non appena, invece, si entra nel vivo delle condizioni disciplinari e politiche del personale, la documentazione originata dalla Marina è molto più ridotta. Possibile che elci documenti emanati in quegli anni dal scgrctariato generale, cui sin da epoca lontana (F.O. 1 2- 1 3 marzo 1 922) sono state conferite "attribuzioni relative ai servizi politico - militari", io ne abbia trovato solo uno (1 948 Venezia, numero perso­ nale politicamente inaffidabile c quindi richiesta Carabinieri in soprannumcro per la difesa delle polveriere) , che non ci sia traccia di lettere "riservata personale" scambiate tra il centro e la periferia, né di informative del Reparto Informazioni o dci Carabinieri per la Marina? Della corrispondenza "riservata personale" (poi denominata "esclusivo

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Archivi e Biblioteche: sessione tJJattutina per titolare") , che i comandanti si passano in consegna su un registro a parte, si sa che può essere periodicamente distrutta, mediante verbalizzazione da parte dei comandi di origine quando ritenuta "non più di interesse", ed essa è frequentemente rintracciabile nell'archivio "contemporaneo" della Marina, ma mai sul tema che stiamo trattando. Analogamente, sono reperibili documenti del Reparto Informazioni della Marina, ma mai su questo argomento. Sono perfettamente comprensibili i motivi per cui i Carabinieri in sede investigati­ va, sia essa concertata o meno con l'autorità militare marittima cui sono assegnati, non rilascino documenti firmati fino a che non si giunga ad una denuncia penale. Ma se si tratta di investigazioni per avvenimenti relativi alla condotta politico-disciplinare del personale, per cui qualsiasi reato da chiunque commesso è caduto in prescrizione per effetto del tempo trascorso, al ricercatore storico non potrebbero essere rese disponi­ bili almeno le relative informative non firmate? Per fare un esempio, sui grossi incidenti avvenuti a Taranto subito dopo la procla­ mazione della Repubblica nel 1 946, nel corso dei quali sono stati pesantemente coin­ volti Marinai e marò del San Marco, abbiamo rapporti molto completi del prefetto, di funzionari di pubblica sicurezza, verbali di riunione del Consiglio dei ministri, dichiara­ zioni di uomini politici e notizie stampa: della Marina e dell'Arma, che per essa svolge funzioni di polizia militare, non un solo documento (e le memorie di de Courten non ne fanno cenno!) . E sono passati più di 50 anni! Plli' sottraendosi alla suggestione del libro 1984 di George O rwell, sorge inevitabil­ mente il dubbio - e mi scuso se un ricercatore si intromette in questioni non di diretta competenza - che nella selezione dei "documenti di interesse storico" da versare agli archivi ci si attenga istintivamente a priorità di scelta non adeguate, come se la Marina fosse fatta principalmente di operazioni navali e di pratiche amministrative e non anche di uomini. L'impressione generale è che i versamenti all'archivio siano affidati alla casualità piuttosto che a criteri definiti. Anni or sono mi è giunto tra le mani un libro de1 1 994, scritto da un ex-ufficiale della Marina britannica, Tbc Rf!J'cll Nai!J - An Ill1s1 trated Social History 1870 - 1992, testo edito sotto il patrocinio del Royal Naval Museum, del periodico Nai!J Ne11Js e altre istituzioni ufficiali, libro che ha fornito anche lo spunto per un mio articolo sulla Rivista MarittitJJa ne1 1 999. È interessante notare come sia liberale il criterio con cui in quell'ambiente si guarda al passato. Per le questioni disciplinari, si va dal resoconto dell'ammutinamento a Portsmouth nel 1 906, ai fatti sediziosi del 1 9 1 7, a i d i sord i n i tra i sottu fficial i e Marinai in relazione al mantenimento di forze navali in Baltico nel 1 9 1 9 e 1 920, fino al famoso ammutinamento di Invergordon nel 1 93 1 . E anche per gli anni subito dopo la fine della seconda guerra mondiale non ci si peri­ ta di citare basse condizioni di morale, casi di disobbedienza e di sabotaggio e la lentez­ za dell'istituzione militare a percepire l'evoluzione sociale in atto nel Paese, con ritardi nel rinnovo di regolamenti e norme. Nessuna remora in quel libro a trattare del sinda­ calismo che nasce sin dalla fine dell'Ottocento, in forma apartitica, per il miglioramen­ to delle condizioni di vita della "bassa forza". Si sorride, divertiti, della presa in giro degli ammiragli nella "beffa della Dreadno11gbt'' del 1 9 1 O. Vengono trattati senza pregh1-

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Renato Battista La &cim dizio i problemi dell'alcolismo, delle malattie veneree e dell'omosessualità. Credo di ricordare che presso le nostre Forze Armate - parlo di trenta o quaranta anni fa - in relazione ai meccanismi adottati nei confronti dell'omosessualità all'atto del­ l'arruolamento, neanche il termine medesimo avesse necessità di essere mai citato; sem­ plicemente, da noi a suo tempo ufficialmente si è quasi assunto che l'omosessualità non esistesse, ma la nostra esperienza di servizio ci ricorda che non era così, non per nien­ te il fascismo a suo tempo sottolineava la superiorità dell'italiano "sciupafemmine" rispetto all'inglese decadente. L'archivio dell'USMM è, nel complesso, povero di notizie sanitarie, anche se sono disponibili relazioni all'argomento all'interno dci rapporti periodici dei comandi navali e altri enti o rapporti i n occasione di missioni di navi all'estero e, naturalmente, la rac­ colta degli Annali di Nledicina Nalklle; la gran parte della documentazione mi risulta venga custodita presso la direzione di Sanità militare marittima cd ignoro se essa sia isti tuzio­ nalmente disponibile agli utenti esterni. Non penso, acl esempio, che l'epidemia di spa­ gnola al termine della prima guerra mondiale sia argomento trascurabile rispetto ad altri non sanitari. Archivio fotografico

Due parole sull'archivio fotografico. Il suo titolario, ripartito in "naviglio" (navi e sommergibili), "personaggi" (casa Savoia, decorati, Mussolini, personaggi esteri) ed "eventi" (aeroporti, affondamenti, azioni navali, cerimonie, avvenimenti prima e secon­ da guerra mondiale, località, monumenti, visite personalità) , "celebrazioni"e "raccolta negativi" è inadeguatamente strutturato per la ricerca, e così purte per l'accesso manua­ le, per non parlare di quello computerizzato. Una grande ricchezza poco valorizzata per insufficienza di personale. Conclusioni

Come anticipato nell'introduzione, ho esposto le mie impressioni in relazione ad un'esperienza limitata, senza ambizioni ad un giudizio complessivo, che lascio agli esperti.

Note 1

La relazione è stata presentata al convegno annuale del la CISM - Roma 1 99 3 . 2 Cfr. ACS: inventario relativo agli atti del Tribunale speciale, p remessa. ' U n e se m pio : ACS, ministe ro ìVIarina - Gabinetto, 1 948, Busta 1 1 35, Maristat Reparto opera­ zioni - "vigilanza pesca") . 1 Convegno CISM del 2003, già citato.

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Archi!Ji e Biblioteche: sessione JJJattutina

C O RSI E RI CORSI DELL'UFFI CIO STO RI C O DELL'A.M. S ITUAZIONE E SVILUPPI Euro Rossi Struttura e compiti dell'Ufficio

Eccomi di nuovo a voi, ma (JUCsta volta nella veste di Capo U fficio S torico dell'Aeronautica Militare, per farvi conoscere in tutta schiettezza il quadro globale dell'Ufficio, ossia le difficoltà, le circostanze, le problcmatichc, i tentativi, i progetti, le soluzioni indicate. Insomma, ciò che mi ha portato alle valutazioni che verrò ad illu­ strarvi. Valutazioni suffragate dalla storia dell'Ufficio c dall'esperienza maturata nei due anni trascorsi alla sua guida. Inizierò, per intanto, presentandovelo attraverso la descrizione della struttura c dei compiti, nella considerazione che molti di voi non lo conoscono e poi, attraverso un excursus storico, entrerò nel vivo della mia conferenza. Anche in questo caso fare riferimento alla storia è stato fondamentale per capire. L'Ufficio Storico è attualmente inserito nel 5° Reparto Affari Generali dello Stato Maggiore Aeronautica. Ù il suo quinto Ufficio ed è articolato in tre Sezioni. La 1 " Sezione "Ricerche e d editoria storica", la 2' ''Archivio, biblioteca c d emeroteca", la 3' "J\!Iatcrialc storico". La 1" Sezione ha, in estrema sintesi, il compito di divulgare la storia della Forza Armata all'esterno e all'interno dcii'AM, mediante consulenze, partecipazione all'attivi­ tà di commissioni/ centri c società di studi storici, realizzazione eli ricerche c produzio­ ne editoriale. La 2" Sezione ha il compito di preservare la memoria s torica dell'Aeronautica J\!Iilitare attraverso la raccolta, ricerca, catalogazione c conservazione della documentazione significativa prodotta nel tempo. La 3' Sezione sovrintcndc all'at­ tività riguardante l'incremento del patrimonio storico della Forza Armata, come anche all'attività finalizzata alla salvaguardia, destinazione c impiego di tale materiale, median­ te le pubbliche relazioni con musei, enti pubblici, istituti scolastici, industrie, associazio­ ni c privati. Nascita e sviluppo

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Veniamo ora alla storia di questo Ufficio. Era trascorso poco più di un anno dalla sua costituzione quando l'Aeronautica avvertì per la pri ma volta la necessità di racco­ gliere tutto ciò che era strettamente collegato c conseguente alle sue origini. A testimonianza eli ciò, si ricorda la lettera inviata nel 1 924 dal Generale Francesco Dc Pincdo, Capo di Stato Maggiore dell'allora Comando Generale del Commissariato dell'Aeronautica e famoso trasvolatorc, nella quale venne richiesto all'U fficio Storico del Regio Esercito di poter consultare i diari storici, le relazioni riassuntive c, in gene-

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huro Rossi re, tutti i documenti riguardanti l'attività Aeronautica durante la Grande Guerra. Il settore storico iniziava quindi a farsi spazio, pur nell'ancora esile stmttura della neonata Forza Armata; si può quindi affermare, senza tema di smentita, che tale setto­ re fu ritenuto di rilevante importanza, quasi come se lo sviluppo dell'Aeronautica non potesse prescindere da esso. La conditio si11e qua non per poter trarre dal passato gli inse­ gnamenti necessari per costruire il futuro, per affondarvi le radici e trarre la linfa neces­ saria per una ordinata evoluzione e maturazione. N onostante ciò possa essere interpretato come un riconoscimento della sua impor­ tanza, fin dal momento della sua costituzione, avvenuta comunque due anni dopo la nascita dell'esigenza, per l 'esattezza, il 25 gennaio 1 926, questo settore ha sofferto della sindrome del brtttto anatroccolo, scoprendo ben presto quanto fosse stata effimera l'inizia­ le considerazione. Da allora, infatti, è stato oggetto di una incostante attenzione, alla quale sono segui­ ti periodi di criticità o di proficua produzione del settore c, contestualmente, è stato anche vittima di un'altalenante configurazione ordinativa c dipendenza gerarchica, cui si faceva spesso ricorso come panacea per risolvere i suoi problemi. Le premesse iniziali che avevano fatto credere che il settore storico avrebbe avuto ottime possibilità di ben operare furono quindi rapidamente c regolarmente smentite dai fatti, se si tiene conto dci cambiamenti sia della dipendenza gerarchica sia del grado rivestito dai suoi dirigenti, cui fu spesso sottoposto.

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Arcbi!Ji e Biblioteche: sessione mattutĂšw

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Euro Rossi Molti nel tempo sono stati i promemoria ai superiori, nei quali i capi ufficio hanno lamentato le carenze della struttura, in particolare per quanto attiene a personale e spa­ zio disponibile, il primo addirittura è dell'anno successivo alla costituzione dell'Ufficio. "È intendimento di questo Ministero organizzare sollecitamente l'Ufficio Storico dell'/leronautica c!Je fino ad ora ba tJi.rsuto stentatamente e senza alcun jJrqfttto per la ticostituzione stotica della nostra aviazione. Pregasi pe11anto(. . .) " (seguiva la richiesta eli personale) - Firmato il Capo di Gabinetto". Oppure, nel 1 928: "(. ..) Si osserva, incidentalmente, che la Sezione St01ica di questo Repa1to 11011 !Ja ancora ti/JIItO i mezzi (locali, mobili, penonaie, macchina da SCIÙJere, ecc.) gicì ric!Jiesti da tempo, perpoter slJO/gere prqftcuo lavoro, e che pertanto, tll�l',erebbe provvedere. ". E nel 1 945: "(. . .) Perché l'Ufficio possct esjJietare, almeno limitatamente, i cotlljJiti attribuitigli dalle 11orme m/l'ordinamento dello Stato }\.!faggiore, è indispensabile c!Je gli /Jengano assegnati locali, personale e mezzi adeguati.". Nel 1 947 così, invece, si esprimeva quello che sarà l'ufficiale a capo dell'Ufficio Storico più blasonato: il Generale S.A. (r) Santoro, colui che aveva disimpegnato l'inca­ rico eli Sottocapo di S.M. dal 1 939 all ' 8 settembre 1 943. "(. ..) La disponibilitrì delpersonale assegnato all'Ujjìcio non ha mai consentito 11n soddisj{mmte svolgimento dei co111piti(. ..) Q11esta nostra incresciosa sitllazione rfeJJe anzitutto atlli/mini a llna jJel:rÌSfente Ìncomprensione di quel/e c!Je doJJre/J­ bero essere le attrib11zioni deii'UJfìcio. Si è 1ic01:ro ad esso solo in particolmi /J/OJJJenti, per esigenze di carattere propagandistico, piuttosto che di st11dio. In secondo luogo, la situazione è stata rmc!Je detertJJi­ nata dalla care!lift nelpersonale aeronautico di ele111enli adatti a lavorare nel campo degli studi stori­ ci (. ..) ". L'analisi veniva conclusa rappresentando che, qualora tali problemi non fossero stati affrontati con decisione, si sarebbe anche potuto valutare l'inopportunità eli man­ tenere ali 'U fficio la sua denominazione. È con comprensibile rammarico, infatti, che oggi si lamenta la mancata raccolta, in quel difficile periodo della ricostruzione, di molta documentazione e la mancata con­ servazione degli ultimi, unici esemplari dci nostri velivoli, che così andarono distrutti. Per fare ciò bastava veramente molto poco, anche solo un po' di lungimiranza. Quindi i problemi erano riconosciuti tali da tutti coloro chiamati a dirigerlo sia a basso che acl alto livello gerarchico. È del gennaio 1 964 un'altra nota per il Capo di SMA, dove furono esaminati tutti gli aspetti del tanto auspicato problema del potcnziamento dell'Ufficio Storico c i fattori che potevano concorrere a risolverlo nel modo migliore. Venivano sempre evidenziate le esigenze di personale quantitativamentc c qualitativamcnte adeguate, la designazione di una sede permanente e idonea con spazio adeguato e l 'opportunità eli porre a capo dell'Ufficio u n Generale di S q uadra Aerea.

Le problcmatiche di oggi

Da allora ai tempi nostri vi sono stati altri riporti, ma sostanzialmente i problemi di fondo sono rimasti praticamente gli stessi, a parte il recente rinnovo elci locali c degli arredi, che costituisce un notevole risultato, avendo l'Ufficio guadagnato in decoro. Il rifacimento dei locali, s fortunatamente, ha però causato la riduzione dei metri lineari di scaffalaturc precedentemente disponibili c già insufficienti.

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina Un tentativo di dare impulso al settore fu anche costituito da quanto scrissi, nel­ l'estate del 1 999, ossia ']uando rivestivo un altro incarico e frequentavo l'Ufficio come ricercatore. Scritto che fu pubblicato nell'inserto "Linea di Volo" della Rivista Aeronautica. Si trattava di una lettera nella quale rivolgevo un messaggio a tutti coloro che vestono la divisa azzurra, lettera approvata dal vertice della Forza Armata e frutto di un dettagliato studio sulla cronistoria e sulle problematiche dell'Ufficio. Ne cito una parte. "Le vicissitudini dell'Ufficio Storico inducono alla riflessione che la sua funzionalità è stata ed è tuttora estremamente vincolata ed in.fluentçlla dalla sensibilità delle persone di volta in volta chiamate sia a farne patte, sia a decidere la sua coifomlazione. Tutto ciò ha determinato, nella ricerca di lltatetiale, nella gestione delle relazioni co11 i ticercatOJi e mila collaboraziom ed i11terscambio di iiformazioni con il mondo estemo, la mancanza diprogetti a largo respiro, concentrando imJece le poche energie SII/l'evasione delle esigenze contingenti. Ritengo che l'Ufficio St01ico, pur sepotmziato, non possajàre pùì di tanto se contestuaiJJiellte qual­ cullo no11 gli dà un aiuto e 'quel qualcuno ' siamo noi aeronautici, a tutti i livelli. Questo mancato aiuto, unitamcnte alla incosta11te e generalizzata insensibilità dimostrata negli anni verso le !ematiche stati­ che da palte di tutti noi, hanno impedito 1111 armonico sviluppo delle vmie attività di competenza dell'Ufficio. Risulta, da una apprr!fondita analisi del JJ/(/teliale custodito che, a pmtire dal secondo dopoguerm, si è andata f!Janifèstando, in maniera sempre più evidente, la costante diminuzione nella quantità e qualità della documentazione tJet"Sata da parte degli Enti aeronautici all'Ufficio Stotico dei rispettitJi archivi e la lacunosità di tale JJtatetiale, molto del quale è andato otJviaJJJente dispmo. Se tale atteggia­ mento non dovesse subire tma decisa inveJ"Sio11C di tendenza, la F01za Armata si troverà, in breve te11po, a dover attingereframmentatie llotizie sulproplio passato da/ mondo estemo, militare o civile, senza peraltro poter rispondere adeguatamente all'esigenza di mantenimento della proptia memoria sto­ rica, passaggio fondamentale per la progettazione di un maturo futNro. Si tratta, quind� di sensibilizzare il pmonale cif.finché consideti che gli incartamenti contingmti, se pur non considerati utili a/ momento, potrebbero coJJJtmque servire per la st01ia di domani. Ciò può essere possibile, a/tres� adoperandosi cif.finché negli istituti diformazione ilpersonale non sia solo sche­ maticamente e scolasticamente istmito sulla stolia dell'Aeronautica, ma educato affinché sia coinvolto ed inserito in un corretto clima intellettuale nel settore. È questo il messaggio che tramite Te (ossia la Rivista) vorreijàrpervenire a tutti i colleghi, il desi­ de�io di 'accendere una lampadina ' cif.finché questa mia tarditJa '!Jocaziom ' per la stolia possa diveni­ re la vocazione di tutti. ': Questo è quanto dissi nel 1 999. Il risultato, quale è stato? Alla fine dell'estate del 2003, al mio ritorno dal l'impiego all'estero, sono stato nominato Capo U fficio Storico, come a dire: alle parole fai seguire i fatti . Per il resto, ho capito che la mia lettera devo­ no averla letta in pochi. I-Io voluto tracciare questo sintetico quadro storico per sotto­ lineare quanto importante sia stato scavare nel passato per individuare le aree ove inter­ venire, per tentare di dare impulso al settore. Insomma, se possibile, trasformare il bmt­ to anatroccolo in cigno, proprio come nella favola, senza dare l'impressione eli essere colui �he, arrivando, ha tutte le soluzioni pronte. Infatti, come elice il proverbio, "tra il dire ed il fare c'è eli mezzo il mare", e me ne sono accorto.

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Euro Rossi Normative e direttive da applicare

Alla luce di quanto emerge dalle carte, i miei predecessori non hanno avuto remore a rappresentare i problemi c i risultati conseguiti sono direttamente proporzionali all'in­ teresse mostrato dalla Forza Armata. Poiché, quindi, nel tempo le richieste formulate non sono state esaudite, si sta ora tentando di aggirare l'ostacolo usando un approccio diverso. Se, infatti, è vero che le arce critiche sono sempre le stesse, ossia personale, spa­ zio c sensibilità storica, non è altrettanto vero che per risolvere il problema bisogna limitarsi a chiedere di aumentare l'organico, domandare locali aggiuntivi o sperare di ottenere maggiori periodi per l'insegnamento della storia negli istituti di formazione.

Ritengo, personalmente, che questi tre settori in sofferenza interagi scano fra eli loro c si possano ottenere risultati positivi operando su eli essi, per innescare una specie di reazione a catena. L'elemento scatenante questa reazione ritengo sia la creazione e divulgazione eli nor­ mative dettagliate. Fatto incredibile ed inspicgabile, vi è un vuoto nelle disposizioni in materia documentale: per esempio, nulla è scritto sulle azioni da porre in essere al momento dello scarto degli archivi correnti. Tale vuoto normativo è purtroppo giusti­ ficato dal contenuto dell'articolo 41 - comma 6 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, con oggetto "Obblighi di versamento agli Archivi di Stato dei documenti conser­ vati dalle amministrazioni statali", che cita: "L.e disposizioni delpresente mticolo non si rljJpli­ cano (. . .) altresì agli stati lllf{l;gi01i, dell'Esercito, della J\11{/} i//a e dell'/leronautica per quanto attie1/C la documentazione di cm<tllere 111ilitare e operatiPo. ". Una sorta eli "carta bianca" che con­ sente completa libertà d'azione, di non rendere conto a nessuno del proprio operato nel -

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ArchùJi e Biblioteche: sessione mattutina settore e quindi, paradossalmente, anche di poter distruggere tutta la documentazione. Se cambiare questo articolo, peraltro sbagliato in quanto omette Carabinieri, Guardia di Finanza e altri organismi, richiede un iter prolungato, nulla vieta di interve­ nire con chiarezza all'interno della Aeronautica Militare. È, pertanto, necessario definire cosa si intende per materiale storico e/ o documen­ tale, disciplinare la sua raccolta, conservazione, inventariazione, divulgazione, affinché tali informazioni fungano da elemento moltiplicatore delle forze in tutte e tre le aree critiche. Far sì che la salvaguardia della memoria non sia solo un fatto degli addetti ai lavori, ma resti radicato nelle coscienze, insomma di tutta la Forza Armata. Se, in effetti, si coinvolgono gli enti periferici nella conservazione dei documenti, specificando cosa conservare e come conservarlo, si è automaticamente incrementato lo spazio, utilizzando aree non altrimenti reperibili a Palazzo Aeronautica, si è poi sti­ molato tutto il personale a fare mente locale sull'importanza, per la storia, del singolo atto quotidiano e, quindi, viene sviluppata, automaticamente e spontaneamente, la sen­ sibilità storica. La documentazione in tal modo non andrà perduta e potrà essere por­ tata al centro quando si renderà necessario e possibile. Per attuare ciò, e quindi incrementare la quantità e qualità della documentazione ver­ sata da parte degli Enti aeronautici all'Ufficio Storico, diminuire la lacunosità di tale materiale ed evitare che molto di esso vada perduto, bisogna assolutamente intervenire sulla produzione di direttive. Quelle esistenti si contano sulle dita di una mano, sono frammentarie e forniscono istruzioni così scarne da ottenere spesso un prodotto insuf­ ficiente. La formazione del personale

Un altro elemento estremamente importante è quello relativo alla professionalità del personale dell'Ufficio Storico. Tale personale, infatti, non ha alcun tipo di preparazio­ ne in campo archivistico né in quello della biblioteconomia. Ciò ha fatto sì che il mate­ riale esistente venga conservato praticamente senza tenere in alcun conto le tecniche previste da quelle che sono le professionalità acquisibili mediante corsi di laurea. Se è vero che non è pagante inserire negli istituti di formazione dell'AM corsi ad hoc per un numero limitato di addetti ai lavori, è pur vero che si sarebbe potuto inviare tale perso­ nale ad effettuare corsi specifici presso organizzazioni esterne. Il quadro tracciato non è esaltante e comprendo lo stupore dei ricercatori quando si trovano di fronte a tale realtà; fortunatamente l'impegno, la cortesia e la disponibilità del personale dell'O fficio è tale da sopperire, almeno in parte, a tale deficienze. Per evitare tutto ciò che cosa si sta facendo? Si è ritenuto di avviare ogni possibile iniziativa tesa a sanare questa situazione ed invertire la rotta. Ovviamente, i settori di intervento sono tanti e ciò richiederà tempo e costanza. Ecco che cosa si è iniziato a fare, mediante anche un contributo mutuato di forze esterne all'amministrazione: Inse�imento nelle tabelle organiche di dNc posizioni per Archivisti civili di livello C2 Tali pro­ fili si sommano così alla posizione di collaboratore bibliotecario già prevista. Resta ora da vedere quando e se tali posizioni saranno ripianate. Comunque un risultato è stato raggiunto, quello di aver fatto riconoscere l'esigenza. Abbiamo ottenuto queste posizio-

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Euro Rossi ni chiedendo al Preside della Scuola Archivistica di intercedere presso il Ministro della Difesa: partendo dal basso non avremmo mai raggiunto l'obiettivo. Guadagno difunzionalità e concentrazione delle energie Abbiamo eliminato le attività che distolgono il personale dai compiti di istituto, per esempio l'effettuazione delle ricerche per conto terzi, invitando i ricercatori a frequentare l'Ufficio. Ci limitiamo a soddisfare quelle di Enti, Istituzioni etc. Attivazione di collaborazioni con organistni civili Abbiamo stipulato convenzioni per consentire il travaso di esperienze e conoscenze. Siamo ora collegati con la Biblioteca Alessandrina, la cui collaborazione ha consentito il raggiungimento di importanti risul­ tati nell'acquisizione di conoscenza per la nostra impiegata e nell'inserimento dei nostri volumi nel catalogo elettronico del Servizio Bibliotecario Nazionale. È in corso di ela­ borazione una convenzione con la Aerofototeca dell'Istituto Centrale Catalogo e Documentazione del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Attivazione di collaborazioni con il mondo universitatio Ciò consente di aprirsi ai giovani, di fornire ai tirocinanti la possibilità di acquisire crediti scolastici e, nel contempo, avere la loro collaborazione nella sistemazione della documentazione. Siamo convenzionati con la Scuola Speciale Archivistica e con la Facoltà di Scienze Umanistiche dell'Università "La Sapienza" di Roma. Tali contatti, da ampliare nell'interesse recipro­ co, hanno portato dapprima alla stesura di un progetto formativo e di un orientamen­ to per gli stagisti presso l'Ufficio Storico, poi all'instaurazione di un proficuo rapporto di lavoro con dottori specializzati, cui accennerò più avanti. Ricorso a personale esterno L'aiuto di volontari tratti dal personale in quiescenza e anche all'esterno dell'amministrazione, per l'avvio di attività altrimenti non fattibili con il solo personale a disposizione. Usufruiamo al momento del contributo di due genera­ li; uno collabora con il progetto dell'Archivio Orale, l'altro è coinvolto nelle attività edi­ toriali della CISM. Per quanto riguarda i volontari civili, due collaborano nella emero­ teca alla revisione degli schedari relativi ai personaggi famosi del mondo aviatorio. Con un altro stiamo avviando una collaborazione per la ricognizione del nostro patrimonio fotografico e l'inserimento delle didascalie, quando necessario e possibile. Analisi della normativa esistente e realizzazione di direttive interne specificheper la ottimizzazio­ ne delle attività È stata emanata, nel 2003, la direttiva sulla compilazione dei Diari Storici, mentre è in corso di rielaborazione quella relativa alle Memorie Storiche. Parlando di normativa, è significativo citare il lavoro posto in essere per l'accrescimen­ to del patrimonio museale e che ha portato all'emanazione, da parte del Comando Logistico, di disposizioni per la · gestione del m ateriale di interesse storico dell'Aeronautica Militare e per il funzionamento del Museo Storico. Tale direttiva pre­ vede anche la realizzazione di aree espositive allestite presso gli enti e reparti dell'A.M. per consentire la conservazione di quel materiale che, importante storicamente per l'en­ te, non può trovare spazio espositivo al museo della Forza Armata. Si citano anche le attività tese ad ottenere, con la dismissione dei velivoli F 1 04, il massimo ritorno di immagine, disciplinando la cessione di tali velivoli a Musei nazionali ed esteri, istituti scolastici e Comuni. Razionalizzazione dello spazio disponibile Sono state realizzate nuove scaffalature ed -

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina altre sono in progetto per portare in seno all'Ufficio materiale documentale, attualmen­ te conservato in locali fatiscenti ed assolutamente inadeguati, siti in aree limitrofe alla capitale. Inteifaccia con gli a/Ili Uffici Storici - Come Presidente della Commissione Italiana di Storia Militare, ho incrementato gli incontri tra i collaterali capi ufficio dai tre previsti ogni anno dall'atto istitutivo della CISM (D. M. 21 ,1 1 . 1 986) ad uno al mese. Ciò in quanto è estremamente importante armonizzare attività, metodologie e procedure. Questi incontri, sicuramente utili, necessitano tuttavia, per avere efficacia, di un'autori­ tà sovraordinata. Informatizzazione dell'Ufficio Da anni ricercata, non è ancora compiutamente realiz­ zata. Si è conclusa la prima fase di un progetto, avviato anni addietro con il supporto della Direzione Generale delle Telecomunicazioni, relativo alla fornitura dell'hardware e del software per la digitalizzazione della documentazione storica. Deve ancora avviar­ si la seconda fase e già abbiamo constatato che vi sono seri problemi per un corretto utilizzo. Per esempio, i p rogrammi informatici non sono utilizzabili né per la biblioteca né per l 'archivio; lo scanner planetario non è in grado di leggere documenti datati, ossia i documenti ingialliti, sbiaditi e stropicciati, che sono tipici di un archivio storico. È stato, inoltre, acquisito dalla Sovrintendenza Archivistica per il Lazio un programma denominato "Sesamo" per l'automazione degli archivi storici, realizzato dalla Regione Lombardia. Anche questo, come tutti i software di automazione degli archivi s torici, presuppone che alla base ci sia una metodologia archivis tica che poggi sui principi della dottrina e, per poter essere compiutamente utilizzato, necessita di operatori del settore, ossia di archivisti. Personale a contratto - Per sopperire, come già riferito, alla mancanza di professionali­ tà del personale militare e supportati dal fatto che le posizioni per archivisti da poco inserite non sono state ripianate, abbiamo commissionato a quattro giovani archivisti il compito di riordinare alcuni fondi di archivio e a due bibliotecarie di inserire nel SBN un certo quantitativo di testi. Continueremo su questa strada, che pur vincolata alla disponibilità finanziaria, consente di avviare un vero e proprio piano pluriennale di intervento sull'archivio e sulla biblioteca. In particolare, a uno di questi dottori è stato dato mandato di effettuare un censimento di tutti fondi dell'archivio e di redigere una relazione, evidenziando gli aspetti negativi e gli interventi da effettuare per migliorare la conservazione, la consultazione e la valorizzazione delle carte e condurre il nostro patrimonio documentale nell'alveo delle norme archivistiche. Anche in tal modo si è così avuta conferma della criticità della situazione. Questo è quanto stiamo facendo: di più non è possibile, anche per l'esigua disponi­ bilità dei fondi a disposizione che, per esempio, ha portato a una consistente riduzione dell'attività editoriale, ad una mancata manutenzione del materiale documentale (ricon­ dizionatura dei faldoni e restauro dei libri) , impossibilità di effettuare verifiche in peri­ feria del materiale storico. -

Le prospettive per il futuro

Se l'aspetto finanziario limita lo svolgimento delle previste attività d'istituto e le pre-

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Euro Rossi visioni per il futuro non sono rosee, stante gli ipotizzati tagli al bilancio, vi è un altro aspetto che ci preoccupa seriamente. Nel 1 997, con l'avvio della ristrutturazione di tutto il comparto Difesa, la riorganiz­ zazione della Aeronautica Militare in senso riduttivo prevedeva, tra gli altri, la soppres­ sione del 5° Reparto A ffari Generali dello Stato Maggiore, ossia come detto all'inizio, il Reparto dove è inseri to l'Ufficio Storico. Era inevitabile, pertanto, individuare una nuova collocazione ordinativa delle articolazioni di tale comparto: tra queste anche l'Ufficio Storico. Per ironia del destino, lo studio iniziale fu affidato al sottoscritto quando faceva parte dell'Ufficio Generale Riordino della Forza Armata. Fu pensato di porre rimedio alla soppressione del S0 Reparto ipotizzando di accor­ pare in un unico settore tutto ciò che è omogeneo alla branca storica e frammentato in vari ambiti della Forza Armata, ossia: U fficio Storico, Museo, Sezione Mostre, Centro Produzione Audiovisivi. Il settore di cui trattasi sarebbe stato denominato "Dipartimento Storico e Multimecliale", inserito in un contesto più ampio e, in via eli definizione, denominato "Polo Culturale", eli cui dovevano far parte anche la Rivista Aeronautica e il Centro Sportivo, quali altri due dipartimenti. Soppresso l'Ufficio Generale Riordino della Forza Armata, la trattazione passò allo Stato Maggiore Aeronautica e, negli anni, il progetto ha subito moclificazioni sostanziali: ne testimonia il fatto che il S0 Reparto Affari Generali non è stato soppresso. L'ultima situazione prevede la costituzione eli un Polo Culturale con baricentro su Firenze e con articolazioni su Roma, Vigna eli Valle ed altre secli, inserito nell'Istituto eli Scienze :Militari Aeronautiche in via eli riorganizzazione dalla ex Scuola di Guerra Aerea. In definitiva, anche tale progetto non nasce per un'esi­ genza finalizzata al settore storico, ma per esigenze estranee allo stesso. Siamo, comunque, nella fase di affinamento; se sarà definitiva l'attuale configurazio­ ne o se andrà avanti il progetto "Firenze" non è ancora dato sapere. Purtroppo, le tra­ vagliate vicissitudini dell'U fficio Storico testimoniano che la perenne aspirazione del settore a ben operare sono state tante e troppe volte disattese e ciò ha impedito a tut­ t'oggi di disporre di uno strumento che consenta una gestione puntuale, diligente e con uno sviluppo dinamico di tutto il patrimonio documentale. Nonostante ciò, sono assolutamente indiscutibili l 'impegno e la perseveranza con cui quotidianamente opera il personale assegnato all'Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare.

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Archivi e Bibliotecbe: sessione mattutina

I STITUZIONE, PROBLEMATICHE ATTUALI E SVILUPPI DELL'UFFI CIO STO RICO DELL'ARMA DEI CARAB INIERI

Flavio Carbone Premessa

T

rattare dell'Ufficio Storico del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri permette eli analizzare, sia pure marginalmente, questioni fondamentali per uno storico. Sono note le rappresentazioni eli alcuni aspetti della società riportate negli atti redatti dall'Arma e conservati in fondi depositati presso gli archivi eli Stato, quali le carte delle Prefetture, o presso l'Archivio Centrale dello Stato. Meno note sono le vicende degli archivi dell'Arma, da alcuni rappresentati come un castello ine­ spugnabile coperto dalla nebbia del segreto e della riservatezza. 1 La realtà è ben diversa. Come si cerca di mettere in evidenza in questa sede, la sto­ ria dell'Ufficio Storico aiuta a comprendere quali obiettivi e mezzi erano stati pensati per questo nuovo u fficio e eli come nel corso degli anni, lentamente, si sia arrivati acl una trasformazione di quell'idea originaria. Se è interessante conoscere il percorso sto­ rico, è altrettanto utile comprendere le successive fasi di trasformazione per analizzare i necessari sviluppi futuri per procedere ad una migliore sistemazione delle fonti per lo studio della storia dell'Arma, degli ordinamenti militari ed anche della società i taliana, grazie alla documentazione conservata dall'Arma. A decorrere dagli anni Settanta del XX secolo, la storiografia ha palesato un rinno­ vato interesse per la ricerca relativa alla storia contemporanea, per la quale il materiale documentario dei comandi dei Carabinieri appariva di grande utilità, soprattutto per gli aspetti legati all'analisi dell'evoluzione della società italiana. Così, da alcune parti è s tato

segnalato che, in generale, la documentazione dei Carabinieri doveva essere ritenuta di difficile consultazione.2 Nell'Arma, a partire dal 1 965, è presente un'organizzazione dicotomica che, tutta­ via, non presenta particolari sovrapposizioni costituita dal Museo Storico, custode delle tradizioni e di una parte delle relative fonti documentarie, e dall'ufficio storico del Comando Generale. Un aspetto da sottolineare è che, come già messo in evidenza in altre sedi,3 sin da tempo remoto vi sono state disposizioni che prevedevano, come per tutte le amministrazioni dello Stato, l'obbligo di mantenere alcune parti del carteggio e la contestuale distruzione eli altre:'

(�

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PlaJJio CtnlJone Si reputa anche necessario evidenziare, in questa sede, le attuali potenzialità per il reperimento e la conservazione eli ulteriore materiale documentario. L'i s tituzione della Sezione dell'Arma dei Carabinieri

c

Storica

all'interno del Comando Generale

la conservazione della documentazione

La sezione storica cleii'U fficio Operazioni del Comando Generale dell'Arma fu isti­ tuita con lettera del 28 aprile 1 969 e iniziò a funzionare il 1 5 maggio 1 965. La lettera disponeva, tra l'altro, che "a detta sezione - cui è demandato il compito eli raccogliere ed elaborare i dati più significativi attinenti alle varie attività dell'Arma - il Comando Trasmissioni, le direzioni c gli u ffici del Comando Generale trasmetteranno eli volta i n volta copia delle relazioni, delle segnalazioni e degli atti in genere che hanno carattere di utile documentazione". Per poter comprendere meglio la genesi di tale struttura, è necessario analizzare l'ap­ punto eli stato maggiore datato 30 marzo che precedeva la missiva istitutiva.6 In effetti, nel documento indirizzato al Comandante Generale dell'epoca, generale di corpo d'armata Giovanni dc Lorenzo,7 oltre a rappresentare l'assenza eli tale organo nell'Arma, era sottolineato che "l'Arma non cura la raccolta ordinata e sistematica degli atti più significativi della propria attività sia ordinativa interna che d'istituto, talché materiale di grande pregio, idoneo a documentare il travaglio di una costante evoluzio­ ne intimamente aderente al divenire storico del Paese, va disperso senza profitto alcu­ no". È chiaro quindi, che il primo scopo evidenziato era quello eli mettere in giusto risalto la necessità eli provvedere alla valorizzazione delle attività dei Carabinieri. Ancora era ricordato che "la l arga messe eli notizie, invece, che potrebbe essere desunta da una cronografia dell'Arma, anche all'infuori dell'interesse proprio dell'Isti tuzione di conser­ vare una rigorosa memoria della propria vita ed attività, potrebbe rappresentare, di per se stessa, un documento valido di altissimo interesse storico". Il compito principale consisteva nella raccolta dei dati più significativi della vita isti­ tuzionale per condurre una elaborazione ed un utilizzo successivo. Già all'epoca, saggiamente, veniva stigmatizzato che "col sistema in atto, della perio­ dica distruzione degli archivi dopo un limitato numero di anni, la memoria eli eventi di capitale importanza che videro l'Arma protagonista o spettatrice attenta e critica va, invece, irrimediabilmente perduta. Né migliore sorte spetta alle "Memorie Storiche" che ogni comando di Legione e eli Reggimento compila annualmente, giacché detti documenti, acquisiti all'U fficio Storico dello Stato Maggiore cd al Museo Storico, ven­ gono poi collocati in archivio, senza una ulteriore elaborazione sistematica d'insieme". Tale aspetto ancor oggi rischia di consentire, legittimamente, la distruzione della docu­ mentazione custodita presso gli archivi correnti dell'Arma. I n effetti, almeno con l'istruzione sul carteggio del 1 940 era statuita, per ciò che concerneva la tenuta della documentazione, una conservazione limitata, utile a fini amministrativi ma non a quelli di carattere storico." Analogamente, come si ricorda nell'appunto, la documentazione d'archivio prodot­ ta in quegli anni subiva le stesse vicissitudini, anche con un'altra "Istruzione sul Carteggio", quella approvata nel 1 953.9 La successiva istruzione del 1 96710 non moclifi-

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Archivi e Biblioteche: .res.rione 11/attutina cava l'impostazione. Con la nuova pubblicazione del 1 990, tre pagine (6-8) sono state dedicate alla disciplina della tenuta dell'archivio e dell'eliminazione del vecchio carteg­ gio. Per il carteggio eli "particolare valore storico" non è riservato che una piccola parte di tutte le disposizioni in materia. Il numero 23 prevede che "quando il termine non è contemplato il carteggio deve essere distrutto dopo 25 anni, acl eccezione eli quello: r . . . ] eli guerra o, comunque, di interesse storico, che deve essere trasmesso [ . . . ] all'Ufficio Storico del Comando Generale". 1 1 Tale situazione generale poi doveva essere messa i n relazione anche alle memorie storiche, poiché, come indicato nell'appunto stesso, "la sinteticità di eletti documenti, inoltre, registra i fatti ma non li descrive per cui al ricercatore è impossibile ricostruire, nei particolari, eventi o vicende anche recenti". Se le considerazioni generali non sono tali da confortare l'odierno ricercatore, si proponeva, in ogni caso, "l'opportunità di col­ mare tale lacuna istituendo, nell'ambito dell'u fficio Operazioni, una "sezione storica", affidata a capitano o maggiore che abbia particolare attitudine, che dovrebbe raccoglie­ re ed elaborare i dati più significativi delle varie attività dell'Arma". Verosimilmente il Capo eli Stato Maggiore del Comando Generale, generale di brigata Franco Picchiotti, nel concordare che tale sezione fosse inserita nell'ufficio operazioni, scriveva di pugno anche: "una volta avviato potrà essere enucleato ed eretto acl ufficio autonomo inqua­ drato nel II Reparto". II compito iniziale era eli ricevere "sistematicamente dai vari uffi­ ci del Comando Generale (in particolare dagli uffici Operazioni, Ordinamento c Studi e Legislazione, Addestramento) documenti, segnalazioni c rapporti concernenti il par­ ticolare settore". Trattandosi delle prime indicazioni sul funzionamento della sezione è logico, all'av­ vio, rinvenire disposizioni di carattere generale ma tali da far comprendere i compiti attribuiti, tutti legati alla documentazione prodotta dal Comando Generale stesso. Una successiva comunicazione del luglio del 1 96512 individuava i dati più significati­ vi, la cui raccolta era devoluta alla sezione storica e, in particolare, per la parte di ope­ razioni: "principali operazioni eli servizio; feriti c caduti; ricompense concesse (al V.M., al V.C., encomi solenni) ; appunti informativi eli particolare rilievo (acl es. quelli relativi al fenomeno della mafia, del terrorismo in Alto Adige) etc."; per la parte ordinativa: "sintesi delle principali innovazioni apportate all'ordinamento territoriale, mobile c dei reparti speciali, istituzione c soppressione di reparti; provvedimenti legislativi proposti dal Comando Generale c approvati, etc."; per la componente addcstrativa: "dati relati­ vi alle attività acldestrative di maggior rilievo (campi d'Arma, esercitazioni con le trup­ pe, corsi, numero dei militari abilitati, risultati più importanti nello sport, impianti spor­ tivi realizzati, etc." e, infine, per il settore logistico, disponeva che dovevano essere comunicati i "dati relativi ai principali approvvigionamenti e ffettuati (trasmissioni, motorizzazione, commissariato, armamento c materiali, etc.)". Inoltre, l'Ufficio Mobilitazione doveva i nviare "in visione, le 'Memorie Storiche' redatte dai corpi". Un appunto del medesimo periodo, risalente, da alcune indicazioni a mano, verosi­ milmente alla fine dell'anno 1 965, indica, tra i compiti attribuiti alla Sezione, anche la "tenuta al corrente eli un archivio e relativo schedario, diviso per anni (c in ciascun anno per trimestri) , in grado eli fornire una visione completa ed aggiornata dell'attività

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Flci/JÌO Carbone dell'Arma in un determinato periodo" e la "tenuta al corrente eli un archivio e relativo schedario per legione e reggimento in grado eli fornire i dati di cui sopra per ciascun comando el i corpo". D a Sezione ad U fficio Storico : l'evoluzione delle attività di ricerca

Seguendo le indicazioni riportate nell'appunto istitutivo della Sezione storica, dopo circa due anni, la Sezione fu elevata ad U fficio.u A tale proposito, un altro appunto di stato maggiore, non datato e realizzato probabilmente per proporre l'elevazione della sezione acl archivio, riportava una sintesi delle attività eli questo primo periodo'·' con­ cludendo così: "l'esperienza sin qui tratta dal quotidiano lavoro ha messo in evidenza la completa differenziazione tra l'attività spiccatamente dinamica dcll'U fficio Operazioni e quella metodica eli ricerca, raccolta ed elaborazione di documenti svolta dalla Sezione Storica. Il capo della Sezione in sede eli contatti con il sig. Capo eli S.M. gli ha proposto che la Sezione Storica, ormai completamente organizzata e produttiva, sia trasformata in U fficio Storico. Il sig. Capo di S.M. ha convenuto ed ha espresso l'avviso che il nuovo ufficio debba dipendere direttamente dal Sottocapo di S.M., senza essere inquadrato in alcun Reparto"." Nell'individuare le attività devolute al nuovo ufficio del Comando Generale, l'appunto in questione assegnava il controllo della "compilazione delle memorie storiche annuali dei comandi di corpo", l'elaborazione "a richiesta, [di] note informative di carattere storico concernenti l'Arma; compila raccolte documentografi­ che sulle attività speciali dell'Arma, sulla situazione economico-sindacale e dell'O. P. in tutto il territorio nazionale"; la "ricerca !dcii documenti relativi all'attività svolta dall'Arma negli anni compresi tra il 1 945 ed il 1 965, elaborandoli in memorie storiche annuali". Insomma, appare chiaro che i compiti assegnati all'ufficio storico (a parziale differenza eli quelli coevi di Esercito, Marina ed Aeronautica) erano esclusivamente rivol ti all'interno dell'Isti tuzione nella elaborazione eli informazioni relative alle attività che vedevano coinvolta l'Arma, a partire dalla 1 1 G.M.16 I l rinnovato interesse verso la riscoperta della Storia era strumentale all'attività isti­ tuzionale; i primi compiti attribuiti alla Sezione consistevano nel condurre un'attività di ricerca per l'assolvimento di una missione che non prevedeva alcuna partecipazione all'esterno. In data 1 5 febbraio 1 967, con due diverse lettere,17 il Capo di Stato Maggiore, Colonnello t.SG Mario de Julio, comunicava che, a partire dal 1 ° marzo 1 967, "il Signor Comandante Generale ha disposto che !l'ufficio storico sia] posto alle dirette dipenden­ ze del Sottocapo di Stato Maggiore"." Con lettera del giorno successivo,'" si comunica­ v a la tabella organica dell'U fficio Storico composto da sei unità: due u fficiali, tre sottuf­ ficiali ed un militare di truppa. Tre anni dopo, una nuova tabella organica clell'U fficio, inviata al medesimo il 1 6 marzo 1 970 dall'Ufficio Ordinamento e Legislazione/0 prevedeva la presenza di due ufficiali (eli cui uno capo u fficio) , di sei sottufficiali (un maresciallo e cinque brigadieri) e eli 3 militari eli truppa (appuntati o carabinieri), per un totale di undici unità. Per quan­ to concerne questo periodo storico, si può concludere con il bilancio delle attività con­ dotte dal giovane U fficio Storico e riportate in un appunto datato 7 giugno 1 967.

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Archivi e Biblioteche: sessione Jllattutina Innanzitutto, era ribadito lo scopo tstttutivo: "per documentare l'attività svolta dall'Arma in tutti i settori del servizio, mediante l'elaborazione di Memorie Storiche" dal 1 940 sino a quella data. Accanto a ciò, a seguito della "richiesta degli uffici della sede, l'Ufficio Storico ha tuttavia elaborato numerosi rapporti documentografici relati­ vi a particolari periodi storici compresi tra il 1 81 4 e il 1 940". Inoltre, di propria inizia­ tiva, aveva avviato il "computo particolareggiato di tutte le decorazioni i ndividuali, pre­ vio impianto di idoneo schedario". Era stata avviata anche la raccolta di "statistiche relative ai morti, feriti e dispersi, distinti per grado, periodi storici, conflitti bellici ed operazioni di servizio". La forza dell'Ufficio consisteva in due ufficiali (colonnello Luigi Martini e tenente Oscar Scaffidi) , un maresciallo, due brigadieri e 2 militari di truppa.21 Un elenco del personale consente di conoscere i compiti assegnati a ciascuno in quel pe-riodo. Ad esempio, il tenente Oscar Scaffidi era incari cato: per il funzionamento del­ l'ufficio, del controllo e delle minute; per la raccolta documentografica, del controllo (insieme al maresciallo Sili) ; per le memorie storiche trimestrali, per quelle storiche per il periodo 1 964-1 946, per quelle storiche del Comando Generale e per le note informa­ tiche di carattere storico, della "selezione, analisi, controllo, classificazione documenti. Aggiornamento tavole e manuale lavoro. Minutazione memorie. Controllo: minute, ciclostile, memorie, Rassegna stampa"; ed infine, per la revisione delle memorie dei comandi di Corpo "Revisione. Minute, appunti, interventi, inoltro S.M.E.". L'attività di divulgazione della Storia dell'Arma

Per quanto riguarda la divulgazione della storia istituzionale sono da annoverare alcuni lavori apparsi nel corso di oltre trent'anni. Si ritiene che siano attribuibili, più o meno direttamente, all'Ufficio Storico le ripro­ duzioni anastatiche eli quattordici pubblicazioni a stampa eli varia natura ritenute, evi­ dentemente, utili per la storia dei Carabinieri, tutte curate dal Comando Generale dell'Arma nel 1 97 1 . Inoltre, furono pubblicati anche, a cura dell'Ente Editoriale per l'Arma dci Carabinieri, quattro volumi de "Il Carabiniere - giomale settimanale illustrato" relativi alle annate complete 1 883, 1 884, 1 885 e 1 886, stampati rispettivamente negli anni 1 98 1 , 1 982, 1 983 e 1 998. A decorrere dall'anno 1 972, fu dato l 'avvio alla cosiddetta "serie rossa" (dal colore della copertina) sotto la direzione del generale Amalclo Ferrara, i cui primi cinque volu­ mi furono stampati dalle edizioni «il Carabiniere» alle quali subentrò, per gli altri sei, l'Ente editoriale per l'Arma dei Carabinieri. Al di fuori di questa serie, deve essere collocato il libro "Carabinieri 1 8 1 4- 1 980". Infatti, questo volume fu "realizzato dall'Ente Editoriale per l'Arma dei Carabinieri diretto dal gen. b. Mario De Sena. In particolare hanno collaborato il ten. col. Oscar Scaffidi, il cap. Cado Gualdi e il cap. Vincenzo Pezzo le t dell'Ufficio Storico del Comando Generale del l'Arma dei Carabinieri. Edizione a cura di Paolo Di ·Paolo". Si può osservare di conseguenza che, sebbene non espressamente indicato, gli ufficiali appartenenti all 'Ufficio Storico, o comunque impiegati per le attività eli carattere stori­ co, sono presenti con propri contributi personali in alcuni dei volumi sopraindicati.

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Flavio Carbone Tali lavori, in epoca più recente, sono stati integrati dai tre volumi del colonnello Vincenzo Pezzolet, "Ro s s o Argento e Turchino - I colori, le armi, le uniformi dei Carabinieri",22 dai due volumi della professoressa Maria Gabriella Pasqualini, "Missioni dei Carabinieri all'estero"23 e dal primo volume del generale Arnaldo Ferrara della "Storia documentale dell'Arma dei Carabinicri"24• Tutto ciò senza citare i vari articoli apparsi nel tempo sulla rivista "Il Carabiniere". Va messo in evidenza, quindi, che nel corso degli anni si

è

assistito ad una produ­

zione di volumi che affrontano anche temi storici c che vedono, tra gli autori, gli uffi­ ciali appartenenti all'U fficio S torico oppure che dall'Ufficio Storico traggono almeno parte delle fonti eli riferimento (come nel caso elci volumi della Pasqualini) anche se non sono pubblicati dal medesimo U fficio S torico.

La trasformazione da laboratorio di analisi a centro di documentazione e ricerca Delle attività se ne

è già trattato ma

si ritiene u tile riportare anche quanto pubblica­

to nel Notiziario del Comando Generale dell'Arma elci Carabinieri, anno III - n. maggio

1 973,

p.

7.

5,

La presentazione clcll'U fficio all'interno dell'Istituzione riporta

anche i compiti assegnati a tale organo che possono essere suddivisi nei seguenti quat­ tro: "eseguire ricerche in ogni settore (giornalistico, bibliografico, archivi eli Stato, musei, etc.) relativamente a tutto ciò che riflette la storia dell'Arma ed ai fatti che hanno caratterizzato e caratterizzano la vita dell'Istituzione e la sua attività"; "microfilmare [ . . . ] tutta la documentazione s torica eli rilievo sinora acquisita; gli altri atti riguardanti il settore, reperiti presso enti estranei all'Arma, che non

è

possibile acquisire definitiva­

mente; i documenti in precario s tato eli conservazione c che si tema possano essere alte­ rati dal tempo"; "analizzare tutti i documenti disponibili ai fini di: evidenziare gli episo­

di più salienti; elaborare s tudi c memorie storiche"; "catalogare, sulla base eli una pro­ grammazione unitaria, tutta la raccolta clocumentografica". Si può riconoscere che la nascita della Sezione (poi U fficio Storico) possa trovare giusto spazio nel tentativo di riqualificare la s toria delle Forze Armate come sottolinea­ to nel corso delle relazioni svolte in occasione del primo convegno nazionale eli storia militarc.25 Purtroppo, però, almeno in questo caso, l'interesse verso la storia istituziona­ le sembra ridursi all'inizio degli anni Ottanta, quando fu sciolto l'ufficio c costituita la

3a Sezione (a capo della quale fu p osto l'attuale colonnello Pczzolet che,

successivamen­

te, ha ricoperto per lungo tempo l'incarico eli Capo U fficio Storico) clcll'U fficio Pubbliche Relazioni c Documentazione. Tale trasformazione, giova ricorclarlo, non arrestò la produzione bibliografica eli tipo storico. Dopo altri sette anni, fu ricostituito l'Ufficio Storico che ebbe vari cambi eli clipcn­ clcnzc26 nel tentativo eli trovare una più organica collocazione in relazione alle funzioni dello s tesso. 27 Si può concludere, almeno per quanto eletto sinora, che sino a quest'ultimo periodo non

è

attribuibile all'Ufficio S torico del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri

la funzione "classica" degli U ffici Storici, connessa al "ruolo clelia storia militare nella for mazione degli ufficiali eli S tato Maggiore e degli ' U ffici Storici' istituiti all'inizio

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina dell'Ottocento da tutti gli eserciti (e poi anche da molte marine) europei nell'ambito del comando del corpo di stato maggiore".28 A giudizio di Ilari, gli uffici storici "non ser­ vivano a formare i comandanti, ma a supportare l 'attività dello Stato Maggiore con lo studio professionale e mirato dei precedenti e delle esperienze nazionali ed estere".29 In effetti, l 'i s tituzione dell'Ufficio Storico dell'Arma ha avuto un'origine diversa con la necessità di raccogliere i documenti per fornire un quadro generale (di futura valen­ za storica) delle attività condotte dall'Arma dei Carabinieri. Tale stato dei fatti subisce un primo mutamento alla fine degli anni Ottanta. Ancora nel 1 987, nel fornire gli elementi di risposta all'interrogazione parlamentare presentata da due deputati,30 l'ufficio Pubbliche Relazioni e Documentazione precisava che "l'archivio storico del Comando Generale dell'Arma [ . . . ] è stato costituito per esclusive esigenze di documentazione dell'Istituzione. Pertanto, non è aperto alla libera consultazione del pub­ blico".31 Nell'appunto che precedeva tale comunicazione esterna veniva precisato che "l'archivio del Comando Generale non è stato mai aperto alla libera consultazione del pubblico" e che " finora, comunque, le richieste di carattere storico rivolte da privati (mediamente 1 0- 1 5 l'anno) sono state regolarmente evase da quest'Ufficio [P.R. e Documentazione] , che ha fornito di volta in volta risposta scritta agli interessati". A risollevare la questione fu, in particolare, un articolo apparso su "Il Manifesto", giovedì 23 febbraio 1 989 (La talpa p. II) dal titolo "Benemerenze del silenzio - Gli impenetrabili archivi dell'Arma" a firma del professore Giorgio Rochat. In particolare, Rochat, stigmatizzando la chiusura degli archivi dell'Arma, sottolineava anche che "siamo ridotti a supporre che esista un archivio generale dell'Arma, certamente di stra­ ordinario interesse, comunque inaccessibile agli studiosi di qualsiasi orientamento. Questa politica di segretezza rientra nelle tradizioni dell'Arma, che preferisce chiudersi in un mito di inespugnabile riservatezza anziché affrontare un confronto con gli studio­ si e l'opinione p ubblica e curare una sua presentazione moderna, all'altezza dei tempi". Tale articolo, indirettamente, poneva nuovamente la questione dell'Ufficio Storico e delle sue attività tanto che, nei mesi successivi, furono redatti una serie di appunti per analizzare la situazione e impostare una nuova linea di condotta.32 Con un primo appun­ to di stato maggiore, il capo ufficio, maggiore Marco Ricotti, prospettava la situazione dell'Ufficio Storico con la necessità di una presa di contatto con gli altri uffici storici di forza armata "per documentarsi".33 Circa un mese dopo veniva fornito un quadro d'in­ sieme abbastanza defini to che consentiva di orientare in questo modo i nuovi compiti dell'Ufficio Storico: condivisione dell'opinione che "l'Arma debba adeguarsi alla nor­ mativa ed alla prassi degli altri Enti militari, assicurando in qualche modo la possibilità di consultazione dei documenti da parte del pubblico" seguendo quanto svolto sino a quel momento dagli U ffici S torici degli Stati Maggiori di Esercito, Marina ed Aeronautica; diversificazione dei "ruoli dell'Ufficio Storico e del Museo" [ . . . ] assegnan­ do con opportune intese: all'Ufficio la custodia del materiale "non consultabile a norma di legge o, comunque, ritenuto ancora 'occorrente'; al Museo la conservazione del materiale consultabile, che dall'Ufficio gli verrebbe ceduto in custodia fiduciaria". Tale nuovo orientamento fu comunicato dall'Ufficio al Museo Storico34 disponen­ do che era necessario "dare piena attuazione alla normativa" includendo nell'archivio

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Flavio Carbone del Museo "il materiale documentario che sarà versato dall'Ufficio Storico" tenuto conto che, rifacendosi agli artt. 2 1 -22 del DPR 1 409 del 1 963, sarebbe rimasta all'Ufficio "la sola documentazione il cui esame è interdetto ex lege", ricordando che l'accessibilità ai documenti classificati era garantita dopo "50 anni, se attinenti alla poli­ tica estera o interna dello Stato; 70 anni, se concernenti situazioni puramente private eli persone". Va eletto che l 'attenzione verso le questioni eli carattere storico permangono su questa nuova apertura verso il mondo della ricerca (scientifica o meno) almeno sino al 1 995. A partire da que-sta data si avvia una nuova fase eli ulteriore presa eli coscien­ za dell'apertura dell'Ufficio Storico che emerge nell'appunto eli Stato Maggiore n. 38/ 1 8- 1 989 in data 1 9 settembre 1 995 del medesimo, avente acl oggetto "Consultazione del carteggio custodito presso gli archivi storici. Tutela dell'immagine dell'Arma". Nell'analizzare nuovamente la questione dell'apertura al pubblico, era sottolineato, tra l'altro, che il medesimo aveva "sempre consentito l'accesso ai civili che avessero richie­ sto di consultare i documenti storici per motivi di studio e ricerca e che le richieste in questi ultimi anni si sono moltiplicate" e veniva proposta l'unificazione organica di "tutto il carteggio storico, affidandolo alla completa gestione dell'Ufficio Storico, richie­ dendo: all'Archivio dell'Ufficio Storico dello SME, tutti i documenti inerenti l'Arma, almeno in copia; al Museo Storico, l'invio progressivo del suddetto materiale attualmen­ te in suo possesso, allorquando saranno ultimati i nuovi locali". Di li a poco, l'Ufficio Storico del Comando Generale dell'Arma richiedeva, almeno in copia, i documenti divenuti accessibili e custoditi dal paritetico organo dello SME, al fine di "unificare il carteggio storico inerente l'Arma dei Carabinieri";15 Inoltre con analoga comunicazio­ ne36 veniva interessato il Museo Storico per l'invio all'Ufficio del "materiale documen­ tale a suo tempo trasferito [vi ]". Ciò "allo scopo di ricondurre la gestione del particola­ re settore nell'alveo delle previsioni eli cui alla legge 241 / 1 994 [ma probabilmente si tratta della legge 241 / 1 990 sull'accesso agli atti amministrativi] , per la quale è stato anche istituito un Ufficio Relazioni con il Pubblico, e attribuire conseguentemente allo Stato Maggiore le valutazioni sui documenti eli cui agli artt. 2 1 -22 della richiamata legge 1 409 [del 1 963]". Per quanto concerne i tentativi di conservazione della documentazione vanno anche ricordate due circolari emanate in tempi diversi con un proposito analogo. Una prima, emanata nel novembre 1 99 1 ,37 dopo aver ricordato le disposizioni vigen­ ti in materia di documentazione "d'interesse storico", sottolineava che "pur compren­ dendo le difficoltà eli applicazione eli eletta norma, che lascia all'apprezzamento dei sin­ goli Comandanti la valutazione del maggior o minor interesse storico dei documenti, è d'obbligo osservare che da molti anni nessun atto viene trasmesso dalla periferia all'Ufficio Storico. Ora, in relazione acl esigenze recentemente evidenziatesi, si prega eli voler disporre un'attenta revisione del vecchio carteggio ancora esistente presso caser­ me dei rispettivi territori - con particolare cura, ovviamente, ladclove si tratti di vecchi immobili, da sempre in uso all'Arma - segnalando all'Ufficio Storico, che all'occorren­ za provvederà all'invio di proprio personale, eventuali giacenze risalenti ad oltre 40 anni". Tale circolare testimonia essenzialmente, e ancora una volta, la limitatezza del materiale documentario presente nella documentoteca dell'Ufficio Storico ed il compi-

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Archivi c Biblioteche: sessione mattutina to affidato ai singoli comandanti di reparto di svolgere una funzione simile a quella attribuita dalla vigente normativa alle commissioni archivistiche di scarto. Si nota così l'assenza di un piano di conservazione dei documenti custoditi negli archivi correnti dei singoli reparti dell'Arma, i quali continuano ad essere sottoposti a norme che prevedono la conservazione sino alla cessata esigenza "corrente" per poter poi essere distrutti. Con una seconda circolare di circa dodici anni dopo,38 si ribadiva la necessità di con­ servazione del materiale documentario. Quest'ultima circolare prendeva forma a seguito della "organica rivisitazione stori­ ca di tutto il patrimonio di antichi documenti ufficiali" sotto la direzione del Generale C.A. Arnaldo Ferrara e prescriveva, in particolare per quanto d'interesse in questa sede, che: "i comandi in indirizzo, pertanto, vorranno promuovere ogni possibile ulteriore ricognizione che tenda ad acquisire altri eventuali documenti (o copie di essi) aventi valenza storica: lettere, s tampe, manifesti, memorie inedite, articoli riportati in pubbli­ cazioni di epoche passate [ . . . ] scritti, scritti relativi a giudizi o riconoscimenti espressi da personaggi anche stranieri, documentazioni fotografiche e quanto altro". È chiaro che, sino a questo momento, è stato util izzato un approccio alla conservazione dei documenti che prende origine, molto probabilmente, dalla vecchia concezione di con­ servazione di particolari documenti di interesse s torico con la conseguente eliminazio­ ne di quanto "non d'interesse" seguendo le norme che erano alla base dell'idea fondan­ te il Museo Storico. A tal proposito, si possono trovare indicazioni analoghe che si basa­ vano esclusivamente sulla buona volontà dei Comandanti dei Reparti e non su di una raccolta sistematica.39 Problematiche attuali

La situazione attuale, di fatto, è quella ereditata nel corso degli anni. L'ufficio, orga­ nizzato su un Capo Ufficio, una Segreteria e su personale addetto (tra il quale si può annoverare anche un ufficiale),40 "dispone della 'Documentoteca' costituita da scheda­ ri, linea microfùm e fotostatica, archivio, fototeca, emeroteca e vetrine per la schedatu­ ra, la riproduzione e la conservazione di documenti cartacei, fotografie, giornali e cime­ li".41 Le attività sono strutturate in due fasi: "elaborazione documenti", volta ad acqui­ sire i documenti della storia dell'Arma da conservare nella documentoteca; "elaborazio­ ne rapporti", consistente nella redazione di rapporti sulla storia dell'Istituzione. Nella fase di elaborazione documenti, l 'ufficio ricerca e raccoglie documenti relativi all'attivi­ tà passata e presente dell'Arma dei Carabinieri . Seleziona quelli di preminente interes­ se storico e li analizza, cioè li identifica e distingue a seconda del contenuto. Successivamente li riunisce per settore di attività, classificandoli. Infine li conserva nel settore della documentoteca che loro compete, previa schedatura, per poterli pronta­ mente ritrovare. Nella fase di elaborazione rapporti, l'ufficio svolge una funzione attiva ed una fun­ zione passiva consistenti, rispettivamente, nella diffusione spontanea o a richiesta di Enti e privati, dei rapporti di ricerca documentaria [ . . . ] L'ufficio fornisce infine la pro­ pria consulenza a chiunque abbia interessi di studio della storia dell'Arma".42

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Flavio Carbone Si comprende bene che tipo di documenti puo essere custodito nella "documento­ teca" dell'Ufficio e con quali criteri. "L'Archivio" dell'Ufficio Storico del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri può essere diviso in una parte documentale consistente in circa 2.300 raccoglitori,4-� una parte fotografica con oltre 1 5.000 fotografie e un'altra parte che raccoglie notizie dei decorati e delle motivazioni delle ricompense concesse ai singoli militari, a reparti e alla bandiera dell'Arma ed una piccola biblioteca per le esigenze interne. Tra gli schedari non informatizzati (eccetto quello dei decorati) vi è anche (]uello dedicato ai cimeli. A ttualmente, uno degli aspetti che è stato maggiormente valorizzato riguarda la fun­ zione di diffusione della s toria istituzionale ad opera dei capi u fficio che si sono succe­ duti soprattutto nell'ambito delle attività condotte dalla Commissione I taliana di Storia Militare. Va riconosciuto un impegno da parte di questi ultimi per valorizzare attraver­ so scritti, relazioni e convegni le attività condotte dai Carabinieri. L'attenzione del mondo della ricerca, anche scienti fica, è stata rivolta piuttosto ad analizzare la presen­ za dei carabinieri nelle operazioni militari (siano esse di guerra o meno) , probabilmen­ te anche per la maggiore facilità di analisi legata alla pt·esenza di documentazione stori­ ca, piuttosto che altri aspetti della vita istituzionale ove per i motivi sopraesposti si assi­ ste ad una scarsità di documentazione. Si possono ricordare alcuni tra gli interventi del Capo U fficio a vari convegni: Città di Castelfidardo, Celebrazione del 1 38° anniversa­ rio della battaglia di Castelfidardo 1 8 settembre 1 860, Convegno di Studi l Carabinieri nella Battaglia di Castelfidardo, 1 7- 1 8 ottobre 1 998; CISM, Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace ( 1 946- 1 989) , Napoli, 27-28 novembre 200 1 ; CISM, Le forze armate e la nazione italiana 1 9 1 5- 1 943, Convegno di Storia Militare, Roma 22-24 otto­ bre 2003; Convegno di studi Militari i taliani in A frica. Per una storia sociale e culturale dell'espansione coloniale, Firenze 1 2- 1 4 dicembre 2002.'14 Va riconosciuto che la nasci­ ta e lo sviluppo delle attività condotte dalla CISM non ha potuto che giovare all'Ufficio Storico offrendo una partecipazione a pieno titolo a convegni, giornate di studi ed atti­ vità di vario genere organizzate dall'organo interforze45 ed aventi tutte valore scienti fi­ co. La partecipazione a tali ed altre iniziative conferma l'impegno dell'U fficio Storico, tramite il suo Capo U fficio, alla valorizzazione della storia istituzionale con un conse­ guente sforzo divulgativo. Tra le questioni attuali emerge dall'analisi sommaria di alcuni passi dell'Istruzione sul Carteggio tuttora in vigore un problema significativo relativamente alla conservazio­ ne dei documenti. I comandi ed u ffici dell'Arma dei Carabinieri conducono un'opera organica di raccolta e conservazione di documentazione che perde valore amministra­ tivo per acquisirne uno storico, ma tale docu mentazione segue il destino imposto dalla normativa in vigore. Sviluppi

È ora opportuno cercare di o ffrire alcuni spunti propositivi per rendere l'Ufficio più funzionale ai bisogni sia dell'Istituzione sia di coloro i quali sono interessati a condur­ re una ricerca storica.46 In particolare, si ritiene opportuno intervenire su più piani, ovvero, organico; dottrinario; formativo e logistico.

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ArchùJi e Biblioteche: sessioJte mattuti11a Per ciò che concerne il profùo organico sarebbe necessario pensare ad una riorga­ nizzazione della struttura e all'aumento del personale dell'Ufficio Storico con la costi­ tuzione di almeno due sezioni: la prima sezione (retta da un ufficiale superiore con esperienza almeno nella ricerca) con l'obiettivo principale della raccolta di tutta la docu­ mentazione dell'Arma ancora presente in archivi correnti o di deposito con l'utilizzo degli attuali criteri archivistici per il versamento presso il costituendo Archivio - in senso proprio - dell'Ufficio Storico del Comando Generale attraverso il riordinamento e la successiva accessibilità della documentazione; la seconda, retta da un ufficiale infe­ riore, dovrebbe avere il compito principale di provvedere alla stesura di relazioni, memorie storiche e risposte a comandi e privati sulla storia dell'Istituzione. Conseguentemente l'Ufficio Storico dovrebbe essere riconfigurato, almeno inizial­ mente, su di un Capo U fficio, una Segreteria e due Sezioni: ''Archivio e ricerche" e "Studi ed elaborazione". Ciò consentirebbe di avere a disposizione uno strumento minimo da impiegare per l'assolvimento dei compiti istituzionali, tra i quali, nella prima fase, dovrebbe ricadere il recupero della documentazione (cartacea, fotografica e quan­ t'altro) ancora conservata negli archivi dell'Arma. Per fare ciò, è in fase di studio un censimento su alcune aree regionali da condurre attraverso la compilazione di un questionario per poter acquisire i primi elementi essen­ ziali per la valutazione della documentazione ancora presente sul territorio. Di seguito sarà possibile inquadrare con esattezza le necessità di carattere logistico e le previsioni per i successivi accrescimenti. Si tratterebbe di un primo tentativo di organizzare cor­ rettamente il patrimonio documentario dell'Istituzione. Sulla base del risultato, sarà possibile ricostruire le fonti documentarie che l'Arma ancora conserva e, analogamente, una volta ottenuti i risultati e acquisita la documen­ tazione, sarà necessario organizzare tale attività su tutto il territorio nazionale. Di seguito a tale iniziativa, sarà opportuno analizzare, sotto il profilo dottrinario, gli aspetti, per la conservazione della documentazione, presenti nell'Istruzione sul carteg­ gio, pubblicazione di riferimento per l'Arma. Una rivisitazione degli articoli sulla con­ servazione e sul versamento del carteggio all'Ufficio Storico attraverso un piano di con­ servazione dettagliato porterà in breve all'eliminazione del problema dannoso della distruzione della documentazione superando tutte le disposizioni contenute nell'attua­ le pubblicazione. In ques to senso piuttosto che dare una definizione di documentazio­ ne "d'interesse storico", è opportuno l'utilizzo di un piano di conservazione con l 'indi­ cazione del lasso temporale di custodia dei documenti per provvedere al successivo ver­ samento presso l 'Archivio dell'Ufficio Storico e, nel contempo, all'eliminazione di quel­ lo ritenuto non utile né ai fini amministrativi, né a quelli di ricerca storica alleggerendo i comandi periferici da inutili appesantimenti cartacei. Tale attività potrebbe essere accompagnata anche dalla ricognizione sul posto della documentazione ancora esisten­ te ed utile ai fini della ricerca storica per l'immediato versamento all'Ufficio Storico, con un costante collegamento centro-peri feria dell'Arma. Per gli aspetti formativi, sarebbe indispensabile perfezionare la preparazione per il personale della sezione Archivio e più in generale dell'Ufficio con specifici corsi di archivistica e biblioteconomia di livello universitario. Così il personale integrerebbe

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l 'ta/Jio Carbone

u lteriormente il proprio percorso formativo già consolidato clall'cspericnza acqu1s1ta con i precedenti di servizio c con l 'attività pratica condotta presso la sezione. Ciò con­ sentirebbe di costituire un nucleo eli militari in grado di provvedere, con particolare capacità scientifica, al riordino elci documenti versati nonché di creare un centro eli for­ mazione avanzata per una eventuale formazione interna. Se ciò costituisce un pilastro della possibile futura azione dell'Ufficio Storico è necessario accennare anche all'altro pilastro da costituire: le attività eli ricerca, di studio e eli pubblicazione. Sulla scia eli altre esperienze nazionali cd estere, è opportuno che l'Ufficio, oltre a continuare a fornire elementi eli risposta ai Comandi ed u ffici che necessitano eli infor­ mazioni su questioni eli carattere storico-istituzionale, debba riorganizzare la propria attività anche perseguendo obiettivi come la ricerca, lo studio c la pubblicazione eli argomenti di carattere storico eli particolare rilievo per l'Istituzionc.47 Tale settore dovrebbe svilupparsi su due diversi c paralleli filoni: uno divulgativo, con la realizzazione eli l avori che consentano una maggiore diffusione anche eli opere su aspetti meno noti della storia istituzionale. Il secondo filone dovrebbe essere orien­ tato alla realizzazione di opere eli carattere scienti fico su argomenti monografici come, acl esempio, la formazione c l 'aclclestramcnto del personale, sintesi eli storia dci corpi, analisi eli singoli c particolari periodi storici senza trascurare, tuttavia, lo studio dei Corpi di polizia ad ordinamento militare degli Stati preunitari anche al fine di poter con­ durre delle analisi di tipo comparativo che, allo stato degli atti, risultano assenti. Un ultimo aspetto dovrebbe riguardare poi la costituzione di un archivio eli storia orale per raccogliere attraverso interviste registrate con mezzi audio o video la valoriz­ zazionc di testimonianze eli u fficiali, sottu ffìciali, appuntati c carabinieri sulle esperien­ ze condotte nei trascorsi militari ncll'Arma:'" Tali progetti debbono essere integrati da nuovi spazi per l'Ufficio, con una sala eli consultazione, o ltre che una maggiore super­ ficie per la realizzazione eli uno o più archivi necessari per l a conservazione della docu­ mentazione cl'interesse.49 In conclusione, dopo una prima fase di avvio, il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri ha mostrato un interesse sempre maggiore verso le attività dell'Ufficio Storico sino agli ultimi anni quando, rafforzata la sua funzione c l'essenza del compito istituzionale, ha iniziato a emergere al pari degli altri u ffici storici principalmente nelle attività scientifiche e divulgative condotte a livello intcrforzc cd autonomamente. Proseguendo nel percorso evolutivo, è giunto il momento di affrontare c gestire, in prima persona, il patrimonio documentario isti tuzionale, garantendo anche l'altra importante funzione degli uffici s torici: la conservazione della documentazione archi­ vistica prodotta dalla forza armata.

Note 1 Intendo ringraziare il tenente colonnello Giancarlo Barbonetti, che mi ha data la possibilità di presentare in questa sede il p resente saggio, frutto d i alcuni anni di ri flessioni e di discussioni, il professor Giorgio Rochat per la tenacia da sempre dedicata a tale C]Ucstione c per l'attenzione

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Archivi e Biblioteche: sessione !JJattutina concessami su questi e su altri argomenti e, infine, la dottoressa Silvia Trani per il costruttivo dialogo tra studiosi di materie affini. Per esigenze editoriali sopraggiunte l'intervento è stato semplificato e s frondato di alcune parti. 2 C LAU D I O PAVONE, Gli arcbiJJi di Stato, in "Quaderni di Italia nostra", n. 1 0, 1 970, pp. 1 4-28, ma p. 1 9. Più recentemente "per l'arma dei carabinieri esiste un A rchivio s torico distinto" da quelli delle altre Forze Armate, cfr. PAOLA C ARU CC I , Le .fonti atdJùJistiche: ordinamento e conser/)(/zione, Roma, Caro cci editore, 1 998, p. 7 5. ·' PLAVIO CARBONE, 'Jì·a le._l!,genda e realtà: lefontiper la sto1ir1 mstodite daii'Ar111a dei Carabinieri, in "Eli te e Storia - semestrale di studi storici", a. IV n. 1 , aprile 2004, pp. 1 45 - 1 52 e ID Fì /1! , Materiali per ttna stotÙI dell'Arma dei Cambinieti: il Nittseo Stotico, l'Ufficio St01ico del Comando Gmertile e la nomJri/i/){/ per la consenJazione dei domJJJenti slotici in "Bolle ttino dell'Archivio dell'Ufficio Stori co", a. IV, n. 78 gennaio/dicembre 2004, pp. 7- 1 6 . ·• Tra i documenti esposti lungo il corridoio dell'U ffi cio Storico, v i è un verbale della Legione CC. RR. di Catanzaro del 1 873 che attesta la vendita di parte del carteggio come carta da mace­ ro per un peso totale di 3574 kg. ; Lettera del II Reparto - U fficio Ordinamento, Studi c Legislazione del Comando Generale a firma del Capo di Stato Maggiore, gen. B. Franco Picchiotti, n. 674/88-1 950 di prot., acl ogget­ to "Istituzione di una 'sezione s torica' nell'ambito dcii'U fficio Operazioni del Comando Generale". 6 Cfr. U fficio Storico del Comando Generale dell'Arma dci Carabinieri (d'ora in poi USCGCC), fascicolo A 1 3 . 1 8. I l tenente colonnello Marco Ricotti individua nel 1 968 la costituzione dell'Ufficio Storico, cfr. MARCO RrcoTn , L'Ujjìcio storico dell'amJrl dei cambinie1i, in MINISTERO PER I BEN I CU l TURALI E AM !IlllN TA U "Le fonti per la storia militare in età contemporanea" - Atti del III seminario, Rorna, 1 6- 1 7 dicembre 1 988, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali U fficio centrale per i beni archivistici, 1 993, pp. 47-49. 7 Ricoprì la carica dal 1 5 o ttobre 1 962 al 31 gennaio 1 966. Su dc Lorenzo, cfr. Vmc; r u o I LA R I , I! generale col monocolo, Ancona, Casa Editrice Nuove Ricerche, 1 994. ' "Dovranno essere sempre conservati: il carteggio di guerra relativo alle operazioni, alla dislo­ cazione, alla disciplina della truppa e le pratiche di carattere tecnico ed amministrativo di qual­ che importanza, i contratti, i documenti riguardanti acquisti c ri fornimenti di materiale. Il car­ teggio relativo a tutte le distinzioni eli guerra, ricompense al valore, distintivi d'onore dci muti­ lati, medaglie eli benemerenza di volontari, medaglie commemorative. Le pratiche relative a importanti operazioni di servizio che rivestano carattere storico. l .c pratiche riguardanti gli infor­ tuni c relativi indennizzi c gli addebiti per responsabilità amministrative. I verbali c documenti relativi a ferite, infermità c lesioni riconosciute provenienti da cause di servizio. Le pratiche rela­ tive ai renitenti tuttora passibili di arresto. I registri c le rubriche dei pregiudicati c delle persone socialmente pericolose, nonché i fascicoli personali e cartellini biografici. I regis tri c le raccolte di processi verbali. Le circolari contenenti disposizioni di massima ancora in vigore. Le raccol­ te dci fogli d'ordine. Le pratiche relative alle operazioni di servizio importanti, che rivestano carattere storico, dovranno essere annualmente segnalate al comando generale (ufficio servi­ zio)". Cfr. CoMANDO G i ·:N I -:R A U•: DELL'ARMA DEI C:ARA!I I N I I ·: IU R EA LI (d'ora in poi CGCCRR), Istmzione s11/ cmteggio, Roma, I stituto Poligra fico dello Stato - Libreria, edizione 1 940, p. 65. Per la restante documentazione, a seconda dell'i mportanza, erano previsti dei tempi diversi di gia­ cenza in archivio corrente (da due a trenta anni), oppu re, ad esempio nel caso di atti di rilevan­ za penale, fino alla prescrizione dell'azione penale, p. 63. Per l'eliminazione del carteggio vi erano istruzioni molto dettagliate per le quali si rinvia alle pp. 59-67. La distruzione non consen­ tiva alternative, poiché "ogni eliminazione dovrà però risultare da apposito verbale attestante la

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Flavio Carbone quantità in peso di scarti d'archivio ceduti e il tassativo impegno assunto dal rappresentante del­ l'ente ricevente che gli scarti medesimi vengano esclusivamente adibiti alla macerazione con l'os­ servanza di tutte le necessarie cautele", (p. 6 5) . I noltre era ribadito che "ogni superiore gerarchi­ co ha l'obbligo di esigere la rigorosa osservanza di tutte le norme contenute nella presente istru­ zione" (p. 3) . ' CGCC - UrFICIO ADDESTRAM ENTO E REGOLAM ENTI , Istruzione sul Carteggio per l'arti/a dei cara­ binieri, Roma, Istitu to Poligrafico dello Stato, 1 953 abrogava e sostituiva quella del 1 940 e "ogni precedente disposizione in contrasto". Il Capo III sulla "eliminazione del vecchio carteggio" fu ridotto a tre soli i numeri (dal 68 al 70) , rimandando (n. 68) alle "istruzioni di cui alle tabelle unite dall'l al 9, dove, nell'ultima colonna, sono segnati i termini entro i quali deve essere eliminato il carteggio stesso. Quando il termine non è contemplato nelle tabelle, deve essere distrutto dopo 30 anni; fa eccezione il carteggio di guerra di interesse storico, che va sempre conservato". 10 CGCC - ti. 401 - Istruzione st!l cmteggio per l'Am1a dei Carabinie1i, Roma, 1 967, pp. 10 e sgg.. 11 CGCC, Istmzione sul Cmteggio, edizione 1 990, p. 7. 1 2 USCGCC, f. A 1 3 . 1 8, lettera n. 783/5 di prot. del 28 l uglio 1 965 del II Reparto - U fficio Operazioni indirizzata a tutti gli organi del Comando Generale ad oggetto "Isti tuzione di una "sezione storica" nell'ambito dell'ufficio Operazioni del Comando Generale", a firma del Capo di Stato Maggiore f.f. colonnello t.SG Mario de Julio. 13 Cfr. USCGCC, f. A8.45.28. 14 Tra le altre, è interessante ricordare che uno dei primi "rapporti" elaborati è un "Contributo dato dall'Arma dei Carabinieri alla lotta per la Liberazione e alla Resistenza". 15 Ibidem. Parte delle informazioni sulle attività condotte dalla Sezione ivi contenute si possono trovare anche in "Notiziario del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri", anno III - n. 5, maggio 1 973, p. 7 . 16 Nella premessa al suo "L'Esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini", il professar Giorgio Rochat, a proposito delle fonti archivistiche, ricorda: "poiché i fondi dell'U fficio stori­ co dell'Esercito sono ancora in fase di riordino e pertanto chiusi agli studiosi, abbiamo potuto consultare solo un piccolo, m a interessante gruppo di documenti sulla smobilitazione, grazie alla cortesia ed alla comprensione del gen. Giovanni Broggi, capo dell'Ufficio storico fino al 1 964, e dei suoi collaboratori gen . D rago e Mango", cfr. GIORGIO RocHAT, L 'Esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolùri, Bari, Editori Laterza, 1 967, pp. 8-9. 17 Una rivolta all'interno del Comando Generale, l'altra ai Comandi dipendenti da questo, rispet­ tivamente n. 674/ 1 1 2- 1 950 di prot. del 1 5 febbraio 1 967, del II Reparto - U fficio Ordinamento, Studi e Legislazione e n. 674/ 1 1 3- 1 950 di prot. del II Reparto - U fficio Ordinamento, Studi e Legislazione, entrambe ad oggetto "trasformazione in "Ufficio Storico" della "Sezione Storica" del Comando Generale". C fr. USCGCC, A8.45.28. 18 Il Comandante Generale e ra il Generale di C. A . Carlo Ciglieri in carica da l 1 ° febbraio 1 966 a l 25 febbraio 1 968. 19 USCGCC, f. A 1 3. 1 8, lettera, n. 836/ 1 1 7- 1 959 di prot., del 1 6 febbraio 1 967, a firma del Capo U fficio Ordinamento, Studi e Legislazione, tenente colonnello Giovanni Salvano, indiri zzata all'Ufficio Storico ed all'Ufficio Operazioni, oggetto "tabella organica del personale in servizio al Comando Generale". 20 Con lettera n. 836/ 1 93- 1 955 di prot., a firma del tenente colonnello capo u fficio, Gaetano Scolarniero. 2 1 Il maresciallo d'alloggio Sili, brigadieri Baio e Iarrera, u n o d ei due militari di truppa era il cara­ biniere G rande. Il col. Luigi Marti ni, in quegli anni, assolse anche l'incarico di Redattore Capo presso la "Redazione della rivista «Il Carabiniere»". Cfr. CGCC, Annuario degli ufficiali dell'Arma

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Archit;i e Bibliotecbe: sessione mattutina dei Carabinini, 1 970, p. 1 81 . 22 VINCENZO PEZZOLET, Rosso Argmto e 1ìtrchino - I co/01i, le rmlli, le tmijòrmi dei Carctbinini. Il primo "Dalle origini all'Unità d'Italia", il secondo "Dall'Unità d'Italia alla vigilia del grigio-verde", il terzo "Dall'avvento del grigio-verde al Secondo Conflitto Mondiale, Roma, Ente Editoriale per l'Arma dei Carabinieri, rispettivamente 1 999, 2000, 200 1 . 23 MARIA GABRIELLA PASQUA LI N I , Missioni dei Cambinieti all'estero - 1855- 1935 c klissioni dei Cambinieri all'estero - 1 936-200 1, Roma, Ente Editoriale per 1'/\rma dei Carabinieri, rispettiva mente 2001 c 2002. 24 GEN ERALE C.A. ARN A LDO FERRARA, St01ia dommenta/e de//'An11a dei Cambinieri - Le Otigini ­ Dalla Fondazione alla Carica di Pastrengo, Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, Roma, Ente Editoriale per l'/\rma dci Carabinieri, 2004. Cfr. le presentazioni in "Il Carabiniere", a. LVII n. 1 1 - dicembre 2004 c a. LVIII, n. 2 - febbraio 200S. 25 M I N I STERO DELLA D I F E SA , Atti de/ ptÙJIO con/legno ntlziona/e di stotia militare (Roma, 1 7- 1 9 mmzo 1969), Roma, 1 969. 2 6 All'interno del 1° Reparto "Organizzazione delle Forze", poi 2° Reparto "Impiego delle Forze", quindi S0 Reparto "/\ffari Generali", poi alle dipendenze del Sottocapo eli Stato Maggiore, ancora al S0 Reparto c, dal 2001 alle dipendenze del Vicecomandante Generale dell'Arma dei Carabinieri. Quest'ultimo passaggio di dipendenza potrebbe essere anche collega­ to all'elevazione dell'Arma elci Carabinieri a "rango di Forza /\rmata" sulla base dei recenti prov­ vedimenti legislativi (L. 3 1 marzo 2000, n. 78, art. 1 "Delega al Governo per il riordino dell'Arma elci Carabinieri" c d. lgs. S ottobre 2000, n. 297 "Norme in materia eli riordino dell'Arma dei carabinieri, a norma dell'articolo 1 della legge 31 marzo 2000, n. 78") . Il Vice comandante generale (art. 2S D. Lgsv. cit.) "è il generale di corpo d'armata in servizio perma­ nente effettivo più anziano in ruolo" c, sulla base della tradizionale funzione assegnata a tale i ncarico è stato ritenuto il depositario delle tradizioni clcll'lstituzione. 27 Dcll'U fficio Storico e del suo patrimonio c del Museo Storico dell'Arma, vi sono ampi appro­ fondimenti i n un saggio apparso recentemente: cfr. S I LV I A TRAN I , Le fonti doctlmentmie d'interesse storico conservate presso le istitllzioni culturali e gli uffici delle l'otze Armate a Roma, in "Le Carte c la Storia", a. VII, n. 1 /2002. Sotto il profilo normativo, anche all'Archivio dell'Ufficio Storico del Comando Generale elevo­ no essere applicate le disposizioni p reviste dall'art. 30, comma 6, del D. Lgsv. 29 ottobre 1 999 n. 490 "Testo Unico clcllc disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell'articolo 1 della legge 8 ottobre 1 997, n. 3 S2", che ha garantito l'autonomia formale degli archivi delle Forze 1\rmatc. L'articolo 30, Vigilanza sugli archivi delle amministrazioni sta­ tali e versamenti agli Archivi eli Stato (Decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1 963, n. 1 409, artt. 23, 24, 2S, 27 32; decreto del Presidente della Repubblica 1 8 novembre 1 96S, n. 1 478, art. 47; decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1 97S, n. 8S4, artt. 1 c 3) prescrive al comma l che "Gli organi giudiziari e amministrativi dello Stato versano all'archivio centrale dello Stato c agli archivi eli Stato i documenti relativi agli affari esauriti da oltre quaran­ t'anni, unitamente agli strumenti che ne garantiscono la consultazione. Le liste di leva c eli estra­ zione sono versate settant'anni dopo l'anno di nascita della classe cui si riferiscono. Gli archivi notarili versano gli atti notarili ricevuti dai notai che cessarono l'esercizio professionale anterior­ mente all'ultimo centennio". Al successivo comma 6 che "le disposizioni del presente articolo non si applicano al Ministero per gli affari esteri; non si applicano altresì agl i stati maggiori dell'Esercito, della Marina c dell'Aeronautica per quanto attiene la documentazione di carattere militare c operativo". Per completezza espositiva, si segnala che il DPR 8 gennaio 2001 , n. 37 recante "Regolamento di semplificazione dci procedimenti di costituzione c rinnovo delle com-

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F!alJio Carbone missioni di sorveglianza sugli archivi c per lo scarto dci documenti degli u ffici dello Stato (n. 42, all. 1 della l. n. 50/1 999)" ha proceduto, ai sensi dell'art. 20, comma 4 della legge 15 marzo 1 997 n. 59, all'abrogazione del DPR 1 8.04. 1 994, n. 344, dell'art. 69 commi 2°, 3° e 4° del RD 2 otto­ bre 1 9 1 1 , n. 1 1 63, dell'articolo 1 6 del RDL 1 0 agosto 1 928, n. 2034 poi modificato dal RDL 1 2 febbraio 1 930, n . 84 c convertito dalla legge 17 aprile 1 930, n . 578, dell'art. 3 , comma 4° del DPR 30 dicembre 1 975, n. 854 nonché gli artt. 25 c 27 del DPR 30 settembre 1 963, n. 1 409. " V I RG I LIO ILt\ R I , Epistemoloy,ia della Storia Militare i n COI>Ii\IISSIONE ITALIM\A D I STO R I A MILITARE, "Acta del II Convegno Nazionale eli Storia Militare", Roma, 200 1 , p. 53. Il medesimo intervento è apparso, senza variazioni di sorta, in: VIRGILIO I LA R I, l�pistemologia della storia milita­ re, in AA.VV., St11di storico-militari 200 1 , Roma, USSME, 2004, pp. 347-37 1 . 29 Ibidem. Per una panoramica generale degli archivi militari nel mondo, cfr. Euo LoDOLI N I , Arc!JùJistica - P!Ù!cipi e problemi, Milano, Francol\.ngcli, 1 998, pp. 333-335. ·' " Si tratta degli on. Coclrignani c l'crrara che presentarono una interrogazione a risposta scritta (n. 4-1 9929 - Rcs. Camera n. 598 del 3 febbraio 1 987) . Fu chiesto "quali siano le norme vigen­ ti che regolano la consultazione dell'archivio storico dello Stato maggiore dell'Esercito e del Comando centrale lsic!] dell'arma elci carabinieri". 11 Lettera n. 2/36-2- 1 965 eli prot. Doc. del 1 8 febbraio 1 987 del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri - Il Reparto - SM - U fficio Pubbliche Relazioni c Documentazione, ad ogget­ to "Interrogazione a risposta scritta degli On.li CODRIGNANl c FERRARA n . 4-1 9929 - Res. Camera n. 598 del 3.2. 1 987, indirizzata al Ministero della Difesa - U fficio Centrale per gli Studi Giuridici e la Legislazione, firmata "d'ordine" dal Capo di Stato Maggiore, gen. B. Mario Cucci. 32 Per una forma eli equilibrio tra testate giornalistiche, cfr. l'articolo ''Archivi segreti? Quello dell'Arma è più segreto degli altri" (non firmato) in "Il Foglio" del 1 3 agosto 1 999 a p. 3. 33 Appunto a firma del Capo U fficio, maggiore J'vfarco Ricotti, n. 38/3 eli prot. in data 14 aprile 1 989 ad oggetto "Archivi storici militari - Consultazione da parte eli estranei". ·1 1 Lettera n. 38/5-1 eli p rot. datata 3 giugno 1 989 a firma del Capo eli Stato Maggiore, gen. B. Giuseppe Tavormina. " Lettera n . 3 8 / 1 8-2 eli prot. datata 1 8 settembre 1 995, all'U fficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, a firma del Capo di Stato Maggiore, gcn. D. Giorgio Cancellieri, '" N. 38/ 1 8- 1 - 1 989 el i prot. datata 1 9 settembre 1 995, ad oggetto "Gestione del carteggio stori­ co" indirizzata alla Presidenza del Museo Storico, a firma del gcn. D. Giorgio Cancellieri. 37 USCGCC, f. 854. 1 3, circolare n. 23/7- 1 989 d i prot. del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri - SM - U fficio Storico datata 1 1 novembre 1 99 1 , a firma del Sotto capo di S.M., gen . B . Bruno Brancato, ad oggetto "Giacenze eli carteggio di rilcvanza storica" ai comandi eli Regione e di J �cgionc. '" N. 35/26-3- 1 969 di prot. del Comando Generale dell'Arma dci Carabinieri - U fficio Storico, datata 1 6 settembre 2003, ad oggetto ''Acquisizione eli documenti storici" a firma del Capo eli Stato Maggiore, gcn. D. Giorgio Piccirillo, indirizzata ai Comandi Regione CC, ai Comandi I ntcrrcgionali cd al Direttore del Museo. ·"' l �o scopo del museo, come previsto dallo statuto organico approvato con Rei 3 dicembre 1 925, n. 2495, era "eli custodire degnamente i cimeli, l'archiYio storico, la biblioteca, nonché tutti i ricordi dell'arma relativi all'azione da essa svolta sia in pace che in guerra, e di prosegui re nella raccolta di eletti cimeli e ricordi" (art. 2). Lo statuto descriveva, i noltre, i compiti del consiglio direttivo del Museo, che provvedeva anche "alla ricerca, raccolta c all'ordinamento dci materia­ li, cimeli e documenti che riguardano la cronistoria dci vari reparti dell'arma, gli atti di valore i ndividuale compiuti dai singoli suoi componenti, cd infine eli tutto ciò che può servire a dar risaltare l'azione svolta dall'arma sia in occasione di pubbliche calamità, come nei servizi a tute-

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina la clcll'orcline e della sicurezza pubblica e nella lotta contro la delinquenza, nonché il riconosci­ mento da parte del Paese delle benemerenze acquistate dall'arma stessa" (art. 6, co. 2). Il rego­ lamento interno (approvato dal Comando Generale dell'Arma il 2 settembre 1 942, dopo l'ema­ nazione del nuovo Statuto con Re\ 2 dicembre 1 941 n. 1 59 1 ) i ndicava, tra l'altro, che la " ricerca è affidata ai comandi delle legioni, elci reparti autonomi c elci reparti mobilitati in tempo di guer­ ra" (p. 24) . 40 Il sottotcnente Andrea Poletto (laureato in l .cttere) dal 24 gennaio 2002 al 3 novembre 2003 e la parigrado Debora Masscrclotti clall'1 1 aprile 2004 (laureata in Storia e in Scienze Politiche). 41 "L'U fficio Storico del Comando Generale dell'Arma elci Carabinieri", documento s.I. e s.cl. allegato alla circolare n. 23/7- 1 989 di prot. cit. 42 Ibidem. 43 Sui documenti ivi custoditi, sarebbe necessario dedicare un'attenzione maggiore; in ogni caso, molti raccoglitori contengono vecchie pubblicazioni e documenti a stampa. Secondo Ricotti, nel 1 988, i documenti presenti erano circa "20. 000 alti d'ufficio [ . . . ] fotogll'ijìe (cirm 8.000); oltre 1.000 volumi JIIOIIOgll'!fìd ' , L 'Ufficio stolico cit., p. 48. 44 Atti pubblicati in SOC I ETÀ ITALIANA D I STORIA M I I .ITA RE , Quaderno 200 1 -2002, N apoli, Edizioni Scientifiche I taliane, 2004. A dimostrazione dell'apertura sempre maggiore dell'Ufficio Storico, sono state pubblicate i n allegato alla relazione del col. Vincenzo Pezzolet sei schedine sulle attività i n Africa Orientale I taliana. 45 Sulla CISM, cfr. l'indirizzo internet http://www. cli fesa.it/ Approfondimenti CISM/storia.htm. 46 Per un confronto comparativo si permette di rinviare a F. C A R B ON E , Il Ser!!izio Storico della Gendarmelia nazionale, in "Bollettino dell'Archivio dell'Ufficio S torico", a. V, n. 9 gennaio/giugno 2005, in corso di stampa. 47 La GN francese ha promosso una tesi eli dottorato di ricerca sulla Storia della Scuola U fficiali o della formazione degli u fficiali dal 1 945. Cfr. MINISTi'\RE D E LA DÉFENSE, SECRI'\Tt\RIAT Gr\NfmAL POUR I .'ADJ\I I N I STRATION , Défense et I-listoire, n. 1 8 - set. 2003, p. 3. 4 8 A parti re dal gennaio 2004, in Francia è stata attivata una cellule d'!Jistoire omle nel SI-IGN per raccogliere le testimonianze di gendarmi che hanno partecipato alla II G.M., a quella d'Indocina e d'Algeria, cfr. M I N I STf\RE DE LA 0!'\FF.NSE, SECRÉTARIAT G i'ìNÙRAL POUR L'ADI'II I N ISTRATION, Défense et Histoire, n. 1 9 - gcn. 2004, p. 7. Con l'istituzione del Ser!Jice Hist01ique de la Difense nel 2005, è stata costituita una speciale sezione interforze. 49 Secondo Ilari, vi dovrebbero essere alcune eccezioni "che in Italia 1ig11ardano ad esempio lo speciale Ufficio storico del Comando Generale deii'Ar111a dei CambinieJi (non esiste l'eq11i!Jalente pergli tlitli corpi dipoli­ zia a statuto militare e citJile, a parte qualche iniziatÙJa collaterale o addùitllll<l amatoriale)". Cfr. V. I LA R I , Epistemologia cit., p. 54. In Francia, la consultazione dei documenti avviene con le limitazioni pre­ viste dalla normativa archivistica, per alcuni aspetti, di gran lunga più restrittiva di quella italiana.

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FONT I D 'ARCHIVI O PER LA STO RIA DELLA GUARD IA D I FINANZA Pie!paolo Aleccmiello

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a documentazione disponibile per la storia della Guardia eli Finanza presen­ ta una caratteristica immediatamente evidente, l 'eterogeneità. Ciò per due motivi, il primo riconducibile all'identità dell'istituzione, il secondo alle modalità di acquisizione del materiale. La Guardia di Finanza, come si sa, è una tecnostruttura piuttosto complessa, se si vuole anomala, e ciò per l'ampiezza della s fera di competenze istituzionali e per la con­ seguente molteplicità eli relazioni funzionali che ne definiscono l'inquadramento nel sistema della Pubblica Amministrazione. È questo un carattere identitario che si è notevolmente accentuato di recente - sono del 2000 la definizione del Corpo come "forza di polizia a competenza generale in materia economico-finanziaria" e l'ampliamento dcl novero elci soggetti abilitati a chie­ derne la collaborazione, fino a comprendere le magistrature contabile c amministrativa, le autorità garanti, le amministrazioni locali c una serie indefinita eli altri enti - ma è indubbiamente presente fin dalle ormai lontane origini pre-unitarie. Per quella che sarebbe divenuta la polizia finanziaria del Regno d'Italia fu, infatti, scelto il modello piemontese - peraltro di derivazione napoleonica - costituito da un organismo di vigilanza fiscale a ordinamento "anfibio" (o, come pure fu definito, "ibri­ do") , civile ma saldamente integrato sia nell'apparato di sicurezza interna che in quello preposto alla difesa esterna dello Stato. Lo schema elementare originario si è poi complicato in seguito all'evoluzione del sistema tributario c delle forme di presenza statale nell'economia, c per le ricadute che, sull'organizzazione, hanno avuto i mutamenti nelle politiche di sicurezza interna ed esterna. Occuparsi di storia della Guardia eli Pinanza significa, quindi, oggi entrare in con­ tatto con un'arca di attività primaria che spazia dalla fiscalità interna agli scambi con l 'estero, al controllo della spesa pubblica, al mantenimento dell'online p11bblico econo111ico,

nozione recente con la quale si intende una serie di temi, quali la tutela della concorren­ za, quella del mercato mobiliare, il contrasto alla criminalità economica, nonché talune forme di intervento coercitivo (sul sistema dci prezzi, sulla p roduzione e sulla distribu­ zione delle risorse) che ebbero in passato cospicue occasioni eli attuazione. Attività istituzionali prioritarie, come si è detto, esercitate peraltro contestualmente al concorso fornito in aree poste nella s fera di responsabilità di altre istituzioni dello Stato, quali la sicurezza interna e la difesa esterna. Un concorso che ha avuto accentua-

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Archivi e Biblioteche: sessione mattutina zione diversa in contesti storici differenti, ma concettualmente previsto fin dalle origi­ ni del Corpo. La storia della Guardia di Finanza è quindi una materia tipicamente inter­ disciplinare, nella quale entrano in relazione "storie" diverse, la militare, la finanziaria, l 'economica, quella della Pubblica Amministrazione. L'etemgeneità della materia influisce sui criteri e sulle modalità di acquisizione della documentazione di archivio. Nessun intervento rilevante in questo senso ebbe modo di concretarsi prima del 1 906, quando la Guardia di Finanza conseguì contemporaneamente l'ordinamento mili­ tare e una collocazione autonoma nell'ambito dell'amministrazione finanziaria, realizza­ ta mediante una struttura al vertice della quale un comando generale, configurato come un piccolo stato maggiore, assolveva le funzioni di organo direttivo centrale. Negli anni immediatamente successivi, come era forse inevitabile, gli esordi della ricerca storica ebbero impronta quasi soltanto celebrativa, in rapporto ad uno scopo preciso, il sostegno alla richiesta di concessione al Corpo della Bandiera di guerra, rite­ nuto attributo necessario dello status militare appena conseguito. Pmtagonista di tale ricerca fu uno degli ufficiali del piccolo stato maggiore eli cui si è eletto, il capitano Sante Laria, aiutante eli campo del comandante generale, la cui atten­ zione fu rivolta soprattutto al recupem della tradizione delle "Truppe Leggere" sabau­ de e (sorvolando su qualche contraddizione) di quella dei finanzieri imperiali eli Napoleone, nonché alla valorizzazione del contributo dci finanzieri dei corpi pre-unita­ ri ai moti risorgimentali. La documentazione raccolta dal Laria - anche mediante una ricerca "a tappeto" presso gli archivi locali, alla quale furono chiamati a partecipare tutti i comandi territoriali - costituisce il primo nucleo di quello che sarebbe divenuto l'ar­ chivio storico della Guardia eli Finanza. È quasi superfluo mettere in evidenza che, coerentemente con il suo contingente scopo celebrativo, la ricerca ebbe per oggetto nettamente prevalente i fatti d'arme nei quali i finanzieri, o i loro precursori, avevano avuto modo di distinguersi, e lasciò in secondo piano, quando non ignorò del tutto, quanto aveva attinenza con l'assolvimen­ to dei compiti istituzionali. L'aspirazione alla concessione della bandiera fu soddisfatta nel 1 9 1 1 , alla vigilia di eventi che condizionarono ancora la raccolta del materiale d'archivio, circoscrivendola alla partecipazione dei reparti del Corpo alle operazioni belliche. È quindi disponibile una documentazione accettabilmente esauriente sulla campagna di Libia, la Prima guer­ ra mondiale, l'impiego in zona d'armistizio, come pure, poi, sul conflitto etiopico. Sono carte riguardanti la mobilitazione, la formazione delle unità, le questioni d'impiego di carattere generale, nonché i diari stodci eli ciascun battaglione mobilitato. Situazione più o meno analoga si verifica per il secondo conflitto mondiale, grazie all'acquisizione all' archivio storico del carteggio dell'ufficio del generale eli Brigata del R. Esercito addetto al comando generale, al quale facevano capo le trattazioni riguar­ danti i reparti mobilitati; altrettanto avvenne per il carteggio del contrammiraglio capo del servizio del naviglio. Si tratta, comunque, i n gran parte, eli corrispondenza scambiata tra il comando gene­ rale, gli altri organi centrali e i comandi superiori della R.G.F. (costituiti in Albania,

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Pierpaolo Mecca�ie//o Libia, Egeo, Slovenia, Dalmazia, G recia e presso la C.I.A.l\) , meno frequentemente con alti comandi militari periferici o con autorità di governo nei territori eli occupazione. Le trattazioni si interrompono alla data dell'armistizio, circostanza nella quale andò perdu­ to il carteggio dci reparti dislocati in territorio di occupazione (tutti quelli mobilitati) . È singolare, in questo quadro, la presenza relativamente consistente di corrispon­ denza del Comando R. G. F. dell'Africa Orientale pervenuta con regolarità a Roma fino all'estate 1 941 , evidentemente mediante il noto servizio eli corriere aereo speciale. Si tratta di un'eccezione, perché in realtà la competenza del comando generale era praticamente limitata alla costituzione c al ripianamento dci reparti, destinati poi a dipendere, per l'impiego, dai comandi del R. l �scrcito o della R. Marina. Per il periodo tra l'armistizio e la fine della guerra manca quasi del tutto il materia­ le riguardante l'attività della Guardia di Finanza nel cosiddetto "regno del Sud" (alcuni documenti di qualche interesse sono stati di recente rinvenuti nell'archivio dell'Ufficio Storico dello S.M.E.) ed è molto ridotto quello relativo alla Luogotenenza. Più abbondante la documentazione concernente la presenza nel territorio della Repubblica Sociale (anche se frammentaria, a causa della perdita dell'archivio del comando generale costituito a Brescia) , c quella relativa alla partecipazione alla Resistenza, in gran parte raccolta, quest'ultima, per merito del generale Giuliano Oliva a metà degli anni '80, ancora una volta per un'occasione celebrativa, la proposta eli con­ cessione el i una Medaglia d'oro al Valor militare alla bandiera. Come si è già avuto modo di mettere in evidenza, si tratta comunque di documen­ tazione quasi del tutto circoscritta alle operazioni belliche in senso stretto. Poco o nulla è rimasto, ad esempio, dell'attività eli polizia militare, del servizio d'istituto svolto nei territori annessi od occupati, c del concorso al controllo dell'economia eli guerra, che soprattutto nel secondo conflitto ebbe uno sviluppo notevole (il solo Comando R.G.F. presso il Fabbriguerra contava, nel 1 943, trenta ufficiali c circa trecento sottufficiali, articolati in dodici nuclei investigativi in l tali a c tre all'estero, a Marsiglia, Lt1biana ed Atene) . Ma è questa una carenza che riguarda tutta l'attività istituzionale, di polizia, della Guardia el i Finanza, presente nella documentazione d'archivio in misura molto limita­ ta. Per il tempo di pace, infatti, le carte si riferiscono quasi esclusivamente a questioni ordinative o aclclestrative, o ad eventi eli carattere eccezionale, come le missioni all'este­ ro, mentre è rara o comunque frammentaria la documentazione riguardante il servizio d'istituto. La situazione è evidente soprattutto per l'attività svolta negli ormai sessan­ t'anni trascorsi dalla fine del secondo confli tto mondiale, per la quale poco vi è in archi­ vio, oltre alle relazioni statistiche annuali. È quindi necessario integrare il corpo centrale dell'archivio, costituito dal carteggio in qualche modo riconducibile all'attività del comando generale, con il ricorso a fonti minori. Un interesse particolare, sotto questo profilo, presentano gli atti matricolari del per­ sonale, disponibili, per gli ufficiali, a partire dal 1 862 e in gran parte completi anche per la documentazione caratteristica c disciplinare. 1\ un materiale ovviamente soggetto ai vincoli eli consultazione posti dalla recente normativa in tema di pti!Jary, ma che potreb-

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Archivi e Biblioteche: sessione JJJattutina be costituire un insieme significativo per indagini di carattere sociologico anche oltre l 'ambito specifico della storia della Guardia di Finanza. Notevole rilevanza presenta, infine, la raccolta dei periodici che, nel tempo, hanno costituito la "stampa domestica" del Corpo. Numeri isolati di pubblicazioni a diffusione locale precedono le annate di quello che divenne, ed è tuttora, l'organo di base, nato nel 1 886 è tra l'altro una delle più antiche testate italiane - come Il Monitore della R. Guardia di Finanza, divenuto poi Il Finanziere, tuttora esistente. Il periodico, alla raccolta del quale mancano soltanto poche annate (riferite però ad un periodo importante, gli anni '20, nel quale avvenne la trasformazio­ ne del Corpo in organismo investigativo) , costituisce uno specchio attendibile della vita dell'organismo. Ciò anche perché, fino al secondo dopoguerra, il giornale ebbe una pro­ prietà privata la quale, pur attenta ad allinearsi alla gerarchia, non mancò di svolgere una funzione di prospettazione delle esigenze del personale, a carattere moderatamente parasindacale, e soprattutto di palestra di dibattito interno in qualche modo assimilabi­ le a quella svolta, negli anni tra la fine del XIX secolo e la Prima guerra mondiale, dalle numerose pubblicazioni della stampa militare non ufficiale. Tale funzione, già venuta meno con l'avvento del regime fascista, scomparve defini­ tivamente nel 1 952, quando Il Finanziere, acquistato dal "Pondo Assistenza Finanzieri", assunse carattere istituzionale. Il giornale, tuttavia, conserva validità come fonte insosti­ tuibile di documentazione della vita del Corpo. Oltre alla raccolta di cui si è detto, sono anche presenti in archivio alcune annate di una Rivista illustrata della R Guardia di Finanza, pure di proprietà privata, di utile consultazione, tra l'altro, per quanto riguarda le discussioni all'interno del Corpo negli anni immediatamente precedenti la riforma del 1 906. Ha invece carattere prevalentemente scientifico - con orientamento alle tematiche giuridiche e finanziarie - la Rivista tecnico-professionale e di cultum della Guardia di Finanza, fondata nel 1 952, oggi Rivista della Guardia di Finanza. Per completare il quadro, un cenno alla cine-fototeca, di recente integralmente i n formatizzata, che comprende oltre quindicimila fotogrammi, il più antico dei quali ritrae gli ufficiali della compagnia mobilitata che partecipò alla difesa della Valtellina nella Terza guerra d'Indipendenza. In sintesi, l'archivio s torico della Guardia di Finanza costituisce un i nsieme docu­ mentale di natura molto settoriale, certo, ma - per la peculiare fisionomia dell'organi­ smo di riferimento - potenzialmente non privo di interesse anche per ricerche in campi diversi dalla storia militare strettamente intesa. Proprio per tale valenza multidisciplina­ re del materiale, sembra necessaria una regolamentazione che valga a normalizzare l'ali­ mentazione dell'archivio, eliminando il tasso di occasionalità che tuttora in certa misu­ ra la caratterizza, così da ridurre le disarmonie cui si è accennato all'inizio ed accorda­ re spazio adeguato all'attività operativa che costituisce la ragion d'essere dell'istituzione. Quanto alla possibilità di consultazione, si ritiene di poter affermare che il riordina­ mento attuato negli scorsi anni e le recenti acquisizioni s trumentali consentono di far fronte in misura accettabile alle richieste degli studiosi, nel quadro di una politica di ampia disponibilità. -

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PARTE I "ARCHIVI E BIBLIOTECHE"

Sessione pomeridiana Presidenza: Col. Matteo Paesano

Comandante Distretto Militare di Roma


Archivi e Biblioteche: sessione pometidiana

QUALI D O CUMENTI LE I STITU Z I ONI MILITARI PRODUCONO, QUALI CONSERVANO, QUALI ELIMINANO Paola Carucci Premessa

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on rientra nei limiti di questo intervento una analisi delle tipologie di docu­ menti prodotti dalle istituzioni militari, anche perché, essendo qui rappre­ sentate tutte le Forze Armate, sono presenti persone evidentemente molto più competenti di me. Mi limito, pertanto, a indicare quattro macrosettori di documentazione militare e a proporre qualche considerazione, in base a una analisi comparata degli strumenti di ricerca e della normativa in vigore, su quanto risulta attualmente a disposizione per la ricerca storicà, sulle linee di tendenza che emergono in materia di conservazione, sele­ zione c consultazione c su eventuali carenze della normativa attuale. I macrosettori riguardano: a) documentazione tecnico-amministrativa centrale c periferica che fa capo al Ministero della Difesa e, anteriormente alla sua costituzione, ai ministeri della Guerra, della Marina e dell'Aeronautica b) documentazione tecnico-militare e operativa che fa capo agli uffici dei rispettivi Stati maggiori, al Comando supremo, ai comandi o servizi o enti dislocati sul territorio che provvedono alla difesa militare dello Stato, operano in guerra, partecipano a mis­ sioni di pace, svolgono compiti derivanti dall'appartenenza alla NATO e all'Unione europea, intervengono in caso di calamità naturali, ecc. c) documentazione dci tribunali militari territoriali c dci tribunali militari di guerra d) documentazione dei Servizi di sicurezza e informazioni militari. Conservazione

Per quanto riguarda la documentazione tecnico-amministrativa risulta, dall'analisi comparata delle voci Archivio di Stato di Torino e Archivio centrale dello Stato della Guida generale degli A rchivi di Stato i taliani, che a Torino si conserva un cospicuo complesso di fondi archivistici del Ministero della guerra dopo la riorganizzazionc del 1 860, le cui carte talora arrivano al 1 870, strettamente collegati alla documentazione conservata presso l'Archivio centrale dello Stato. Si tratta, per l'Archivio di Stato eli Torino, del Segretariato generale, che comprende tra l'altro la Divisione gabinetto, la Divi sione giustizia c istituti militari e la Divisione

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Paola Carucci personale; di cinque direzioni generali: contabilità, armi di fanteria e di cavalleria, armi speciali poi artiglieria e genio, servizi amministrativi, leve bassa forza e matricola. Si conservano inoltre carte dell'Intendenza generale dell'Esercito, che subentra all'Intendenza generale d 'armata, e dell'Intendenza militare del IV corpo d'Esercito; l'Archivio militare di Sicilia (1 860- 1 86 1 ), che si riferisce alla dittatura eli Garibaldi, alle due proclittaturc e alla luogotenenza del re c si lega inscinclibilmentc all'Esercito dell'Italia meridionale; i Mille di Marsala (1 860- 1 863) ; la Guardia nazionale (1 860- 1 866) ; il Corpo elci volontari i taliani (1 866-fine sec. XIX) . Piccoli fondi con documentazione di carattere tecnico-militare come il Corpo dci cacciatori delle Alpi (1 859), il Corpo elci cacciatori degli Appennini (1 859) , il Corpo dei cacciatori della Magra e Brigata Reggio (1 859- 1 860) c la Brigata Modena (1 860) si trovano inclusi nell'enorme complesso dei fondi del Ministero della guerra per il periodo della Restaurazione. Scarse sono le carte torinesi del Ministero della Marina per gli anni successivi all'unificazione, che si trova­ no unite a quelle del periodo della Restaurazione e sono tutte riconclottc a un solo fondo archivistico, di proporzioni assai più modeste rispetto al Ministero della guerra. Presso l'Archivio centrale dello Stato si trovano serie del Ministero della guerra che si collegano più o meno direttamente alle corrispondenti serie costituite in Torino prima e dopo la creazione del Regno d'Italia, c non superano eli massima la fine della prima guerra mondiale. Oltre alla ricca serie elci Decreti, si conservano carte del Segretariato generale con un piccolo nucleo eli carte di Gabinetto; direzioni generali per il personale, per leve e truppa, per gli ufficial i; una serie eli carte geografiche dell'Isti tuto geografico militare e una Miscellanea del Comando generale dei Carabinieri (1 9001 940) ; infine il cospicuo fondo del Segretariato generale degli affari civili del Comando supremo relativo all'amministrazione delle nuove province (1 9 1 5- 1 9 1 9) . Va rilevata l'as­ senza di documentazione tra la prima e la seconda guerra mondiale, tanto più grave se si tiene conto che per il vcntcnnio fascista risulta dispersa anche la serie Carteggio mili­ tare della Segreteria particolare del duce. Resta invece un piccolo nucleo eli documenti della Repubblica sociale i taliana relativo al Gabinetto del Ministero della difesa nazio­ nale poi Ministero delle Forze armate, alla X flottiglia MAS c alle Brigate nere, oltre a un più consistente fondo della Guardia nazionale repubblicana. Più cospicua, anche se frammentaria, la documentazione del .Ministero della Marina, tra cui si segnalano alme­ no l'importante Miscellanea di uffici diversi (1 86 1 - 1 883), il Gabinetto (1 893- 1 9 1 0 e 1 934- 1 950), la Direzione generale costruzioni navali, tra cui si trova anche una serie relativa alle acciaierie di Terni (1 884- 1 898), la Direzione generale servizi amministrativi che i nclude nella Divisione affari legali le imponenti serie dci Contratti dal l 8 1 5 al 1 943 e la Direzione generale Marina mercantile, le cui competenze passano poi al Ministero delle comunicazioni. Per il Ministero dell'Aeronautica si conserva la cospicua serie del Gabinetto poi Scgretariato generale per gli anni 1 93 7-1 966, c documentazione di varie direzioni generali su costruzioni, impianti c demanio. A seguito della riorganizzazione nel 1 965 del Ministero della difesa, istituito nel 1 947, sono pervenuti alcuni versamen­ ti relativi ai tre settori: salvo u na piccola serie della Direzione generale personale civile e affari generali, con documenti dal 1 9 1 2 al 1 966, e i libretti degli u fficiali, le serie, i n genere frammentarie, vanno dagli anni Quaranta agli anni Ottanta.

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Archivi e Biblioteche: sessione pome1idiana

È interessante esaminare in maniera comparata alcune serie torinesi con quelle dell'Archivio centrale dello Stato relative agli s tessi u ffici, comprendenti documenti degli stessi anni o di anni di poco differenziati: Segretariato generale Gabinetto, a Torino, per gli anni 1 86 1 - 1 875, pacchi c mazzi 7 1 7 e voli. c regg. 50; a Roma, per gli anni 1 848- 1 885, bb. 20 Divisione giustizia c istituti militari, a Torino, per anni 1 860- 1 870, bb. e pacchi 828 e regg. 21 ; Divisione giustizia, scuole militari e personale sanitario, a Roma, per gli anni 1 885-1 894, bb. 63 e regg. 1 7 Divisione personale, a Torino, per gli anni 1 860- 1 866, p acchi 1 02 e regg. 1 3; a Roma, per gli anni 1 880-1 883, vol. 1 Direzione generale artiglieria e genio: a Torino, per gli anni 1 860- 1 866 (con docc. al 1 870) , bb. 1 .01 4 e regg. 229; a Roma, per gli anni 1 888 e 1 89 1 - 1 893, bb. 54 e regg. 1 7 Direzione generale leve, bassa forza e matricole, Divisione matricola d i bassa forza, a Torino, per gli anni 1 859-1 870, pacchi 2.696 e regg. 2 1 1 ; Direzione generale leve e truppa, Divisione matricola (ruoli e fogli matricolati di ufficiali fino a colonnello, sot­ tufficiali e soldati cessati dal servizio tra il 1 835 e il 1 900) , a Roma, regg. 3.786. Risulta evidente la differente attenzione che il Ministero della guerra riservava alla conservazione delle proprie carte, quando si trovava a Torino rispetto a guanto avvie­ ne dopo il trasferimento della capitale a Roma. Comprenderne le ragioni costituisce un interessante tema di ricerca. Per guanto riguarda la documentazione eli carattere tecnico-militare è necessario partire dalla riforma dell'amministrazione centrale dello Stato sabauclo del 1 853, che prevedeva la riorganizzazione del Ministero della guerra, e dall'ordine del giorno 1 6 luglio 1 853, n . 7 1 2, con cui venne istituito l'Ufficio militare del Corpo reale dello Stato maggiore dell'Esercito, poi Ufficio storico, con il compito di "riunire e conservare gli studi tecnici, storici e topografici fatti dagli ufficiali del Corpo e di raccogliere in un Archivio speciale le carte e i documenti riflettenti le isti tuzioni militari, la difesa dello Stato, i piani di operazione, le relazioni dei campi di istruzione e i carteggi riferentisi alle passate campagne di guerra", cui poi si aggiunge il compito eli compilare e pubblicare, sulla scorta dei documenti esistenti, la storia degli avvenimenti di particolare importan­ za. Tre anni dopo venne emanata una istruzione sull'Ufficio e sul suo archivio. L'art. 1 dell'istruzione stabiliva che l'Ufficio militare deve "raccogliere ed ordinare i documen­ ti c le notizie atte a presentare una conoscenza esatta c completa dello stato dell'Armata e delle istituzioni militari del Regno, compilare dietro i documenti autentici raccolti dall'Archivio del Corpo o altrove la storia delle campagne degli avvenimenti militari del paese oppure anche memorie relative alle guerre contemporanee". Vennero assegnate all'Archivio di nuova costituzione le carte della campagna 1 848- 1 849 e della guerra di Crimea, le raccolte di monografie geografiche delle varie regioni d'Italia, i rapporti che i comandanti eli vario livello redigevano dopo i campi eli istruzione. Nel 1 872 tutta la documentazione confluita nell'Archivio dell'Ufficio storico fu trasferita a Roma. La sola documentazione di carattere tecnico-militare rimasta a Torino è, pertanto, quella segnalata in precedenza, relativa per lo più alle vicende connesse all'annessione degli

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Paola Carucci Stati preunitari al Regno di Sardegna e poi al Regno d'Italia, mentre per l'Archivio cen­ trale dello Stato si rilevano solo i pochi fondi prima indicati relativi alla Repubblica sociale italiana. Ne consegue che l'attuale Archivio dell'U fficio storico dello Stato mag­ giore dell'Esercito conserva anche importante documentazione del Regno eli Sardegna e nuclei di documentazione della Repubblica sociale italiana. Puntuali relazioni hanno illustrato in questo convegno il cospicuo patrimonio docu­ mentario conservato presso gli Archivi degli U ffici storici dello Stato maggiore clcll'Esercito, cl ello Stato maggiore della Marina c cl ello Stato maggiore cicli'Aeronautica. Ne emerge, tra l'altro, l'importanza clcllc "memorie storiche", ovvero delle relazioni annuali eli ogni comando, corpo o ente territoriale, c elci "diari storici", per il periodo eli guerra relativamente all'Esercito, mentre nella Marina non è diffusa la tipologia del elia­ rio storico c l'Aeronautica, che elabora memorie c diari storici, ha emanato disposizio­ ni per questi ultimi solo nel 2003 e ha tuttora in corso l'elaborazione eli disposizioni per le memorie. Sotto il profilo istituzionale, dunque, risulta abbastanza chiaro il criterio che porta la documentazione centrale dell'amministrazione militare in parte all'Archivio centrale dello Stato c in parte negli Archivi degli U ffìci storici dei tre Stati maggiori, anche se mancano invece direttive per la conservazione dei documenti eli carattere tecnico-mili­ tare di comandi, corpi o enti centrali non selezionati per le finalità eli raccolta, eli studio ed elaborazione degli U ffici storici. Va rilevato che gli U ffici storici, proprio per la natu­ ra delle loro funzioni di autodocumentazionc, trattano le fonti senza una particolare attenzione ai criteri archivistici ma favoriscono la creazione eli grandi miscellanee incen­ trate sui temi oggetto eli studio e documentazione. Fatto questo che ne rende poi ogget­ tivamente difficile il riordinamento e la consultazione. Diverso è il caso dell'Arma dei Carabinieri, che solo da pochi anni è diventata Forza armata. Risulta istituito dapprima un Museo dell'Arma, ove si conserva un piccolo nucleo eli documenti, e solo dal 1 965 esiste un U fficio storico del Comando generale dei Carabinieri, ove si conserva un altro nucleo eli documenti pure eli dimensioni assai limitate. L'Archivio centrale dello Stato conserva solo una piccola miscellanea eli docu­ menti dei Carabinieri. Ne dovrebbe conseguire dunque che, a livello centrale, la docu­ mentazione sia conservata presso i rispettivi soggetti produttori, ma non ne sono note né l'esistenza, la consistenza c la datazione né tanto meno l'intenzione eli destinarne parte all'Archivio centrale dello Stato c parte all'Ufficio storico del Comando generale. Quest'aura di mistero che sembra avvolgere la documentazione elci Carabinieri costitui­ sce uno dci limiti più gravi per la ricerca storica, soprattutto se si considera che i Carabinieri sono stati istituiti nel 1 81 4 e presenti in maniera capillare sul territorio hanno sempre svolto anche un ruolo fondamentale, in parallelo alla Pubblica sicurezza, nell'ambito della tutela dell'ordine pubblico c dell'investigazione politica. Per quanto riguarda la Guardia di Finanza, Corpo armato c non Forza armata come i casi prcccclcnti, pur esistendo un Museo, ovc si è concentrato un piccolo nucleo eli documentazione e ora destinato acl archivio storico del Comando generale, istituito nel 1 906, l'Archivio centrale dello Stato ha sempre ritenuto, in assenza eli regolamenti par­ ticolari, che rientrasse tra i suoi compiti esercitare la sorveglianza sulle carte elci finan-

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Archil;i e Biblioteche: sessione jJOIJJelidiana zieri, anche se di fatto non sono stati effettuati versamenti. Le carte conservate presso l'Archivio storico del Comando generale riguardano però essenzialmente la partecipa­ zione a operazioni militari in senso stretto, mentre mancano quelle relative ai fonda­ mentali compiti istituzionali in pace e in guerra del Corpo, ai compiti investigativi c ai controlli sull'economia e di natura finanziaria. Ne consegue che anche la non disponi­ bHità della parte più consistente della documentazione della Guardia di Finanza sottrae alla ricerca storica fonti di rilevante interesse, in considerazione dci compiti delicati che ad essa sono riservati in settori specifici della società civile. A livello territoriale, si clcclucc dalla normativa in vigore che, in assenza eli regola­ menti particolari, la documentazione sia di carattere tecnico-amministrativo che eli carattere tecnico - militare prodotta da comandi, corpi, u ffici ed enti, deve essere ver­ sata negli Archivi di Stato istituiti in ogni capoluogo di provincia. Di fatto, dall'esame comparato delle diverse voci della Guida generale degli Archivi eli Stato italiani, risulta­ no in maniera di ffusa nei diversi Archivi eli Stato i ruoli matricolati versati dai distretti militari e carte degli uffici di leva. Soprattutto per le liste di leva si trovano anche carte dei compartimenti marittimi. Si trovano archivi del Genio militare. Relativamente fre­ quenti le Capitanerie eli porto. Troviamo a Torino l'Arsenale del r. Esercito (1 862- 1 920) , a J\tlilano la Direzione demaniale eli Padova del Comando Seconda zona aerea territo­ riale (1 920- 1 96 1 ), a Venezia vari uffici del Terzo dipartimento marittimo, ivi compresa la Direzione generale dell'arsenale (1 886- 1 889) , a Napoli il Secondo dipartimento marittimo (1 855-1 922) c il Corpo di fanteria Marina (1 86 1 - 1 879) . In un solo caso si trova un nucleo eli documentazione elci Carabi nieri, mentre un poco più numerosi, ancorché sporadici, sono i versamenti della Guardia di Finanza. Decisamente più confortante è la situazione elci tribunali militari. Attraverso la Procura generale militare vengono versati all'Archivio centrale dello Stato le carte del Tribunale supremo militare e della Procura e risultano assai numerosi i tribunali milita­ ri di guerra c i tribunali militari territoriali di guerra a partire dalle campagne del 1 866, oltre ai tribunali per il brigantaggio, e quelli della prima guerra mondiale, della guerra di Spagna, delle colonie, della seconda guerra mondiale. Rimane un nucleo di documenta­ zione giudiziaria della R.S.I. e, sempre dalla Procura generale militare, è stato versato all'Archivio centrale dello Stato il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, istituito durante il fascismo, per i reati politici. In considerazione della particolare organizzazio­ ne giurisdizionale, troviamo tribunali militari territoriali eli varie dttà concentrati a La Spezia, tra cui quello di Bologna, con documenti fino al 1 964; sono particolarmente consistenti e presenti in diverse città i tribunali militari territoriali con carte ottocente­ sche e fino alla prima guerra mondiale e quelli per il brigantaggio. Più rara è la presenza eli tribunali militari della seconda guerra mondiale c anni suc­ cessivi, come ad esempio a Milano ove, oltre a carte degli anni 1 908- 1 93 1 , si conserva­ no documenti più recenti c gli archivi eli tre tribunali della R.S.I., cioè quelli regionali di guerra di Milano c di Brescia e il Tribunale eli guerra per la Marina; a Firenze ove si trova, oltre all'archivio del Tribunale militare territoriale di Firenze e Livorno (1 861 1 91 0) , anche l'archivio del Tribunale militare territoriale di Firenze per gli anni 1 9431 964.

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Paola Carucci Disposizioni normative: conservazione, selezione/ s carto e consultabilità.

I l nuovo Codice elci beni culturali e del paesaggio concentra, operando una discuti­ bile sintesi, tutte le funzioni relative alla documentazione destinata all'Archivio centra­ le dello Stato e agli altri A rchivi di Stato nel solo articolo 40; dedica i nvece agli Archivi storici separati eli altre amministrazioni statali gli artt. 41 e 42. L'art. 41 esclude dall'obbligo del versamento all'Archivio centrale dello Stato e della costituzione delle commissioni eli sorveglianza, ora disciplinate dal Regolamento appro­ vato con d.p.r. 8 gennaio 2001 , n. 37, il Ministero degli affari esteri e gli U ffici storici dello Stato maggiore dell'Esercito, dello Stato maggiore della Marina, dello Stato mag­ giore dell'Aeronautica per la documentazione di carattere militare e operativo. Questa precisazione, che mancava nella precedente legge archivistica del 1 963 in cui si faceva solo riferimento all'esclusione per il Jvlinistero della difesa delle commissioni di sorve­ glianza e di scarto, come disciplinate agli artt. 25 e 27 di quella legge, sanziona una situa­ zione di fatto. Il Codice non fa cenno, invece, allo Stato maggiore della Difesa, né al Comando generale dei Carabinieri e a quello della Guardia eli Finanza. Non è chiaro se si tratti di mera dimenticanza o di implicita intcnzionalità di !asciarne la tutela alla nor­ mativa generale. L'art. 42 introduce l'istituzione eli Archivi storici separati per gli organi costituziona­ li. Di fatto, con legge particolare erano stati istituiti gli Archivi storici separati delle due Camere del Parlamento e della Presidenza della Repubblica. L'articolo, i nopportuno in quanto un tale obbligo non discende dalla Costituzione, crea un Archivio storico sepa­ rato anche per la Corte costituzionale - che non ha mai espresso una volontà in tal senso - e ha, malauguratamentc, reso più facile l'inserimento surrettizio eli un nuovo comma che porta alla creazione eli un Archivio storico separato anche per la Presidenza del consiglio che, per eli più, non è organo costituzionale. Da un esame comparato delle disposizioni esistenti per gl i Archivi storici separati emerge che solo la Presidenza della Repubblica dispone di un regolamento organico che disciplina i criteri per la selezione e lo scarto dei documenti, la consultabilità e le procedure per l'eventuale accesso anticipato ai documenti riservati. Modellato sulla legge archivistica del 1 963, risulta elaborato con chiarezza e rispetto delle esigenze della ricerca storica. J ,a Camera dei deputati ha un regolamento piuttosto farraginoso che, comunque, dà criteri per l'acquisizione di nuovi versamenti e per la consultabilità, i nclu­ clenclo anche la possibilità eli accesso anticipato. Il Senato dispone di un regolamento che, di fatto, riguarda il funzionamento della sala eli studio, modellato su criteri eli ricer­ ca in biblioteca piuttosto che sulle caratteristiche specifiche dei documenti. Per i l Ministero d egli a ffari e s teri, risulta a ffidata a u n a circolare del 1 972, eire. 25/72, in c o rs o di rielaborazionc, la disciplina per il versamento dagli uffici del Ministero c dalle rap­ presentanze all'estero e quella dello scarto. Ai fini della consultazione esiste un regola­ mento, consultabile nel sito del Ministero: in sostanza risulta consultabile la documen­ tazione anteriore all'ultimo cinquantennio, per c1uclla compresa tra i 50 c gli ultimi 30 anni è necessaria l'autorizzazione della Segreteria generale; non è consultabile la docu­ mentazione più recente, né quella che risulti classificata. Per quanto riguarda la documentazione tecnico-amministrativa del Ministero della

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Archivi e Biblioteche: sessione pomeridiana difesa, quella conservata presso l'Archivio centrale dello Stato segue la normativa gene­ rale sugli archivi, anche se non risulta disciplinata chiaramente la questione delle com­ missioni di sorveglianza che, nella precedente legge archivistica erano escluse, mentre si dovrebbe supporre - da una interpretazione letterale del Codice - che ora siano inve­ ce previste. Di fatto hanno sempre operato Commissioni per lo scarto presso il Ministero della difesa e presso i distretti militari. Le fonti militari di carattere tecnico-operativo conservate presso gli Archivi degli U ffici storici dei tre Stati maggiori non rientrano nella disciplina generale degli archivi. Solo l'U fficio storico dello Stato maggiore della Marina dispone di un regolamento che, tra l'altro, definisce il concetto di "valore storico" cui ci si deve attenere, detta norme per la selezione e lo scarto e disciplina puntualmente il flusso dei nuovi versamenti da istituzioni sia centrali che periferiche. Trattandosi, però, di un regolamento interno e riservato non disciplina la consultabilità dei documenti. Si può rilevare che sia per la Marina, nonostante la presenza di un regolamento dell'Archivio storico, sia per l'Esercito e l'Aeronautica manchi qualsiasi regola per la sorte della documentazione che si accumula nei depositi di comandi, servizi ed enti cen­ trali e territoriali non acquisita dagli Uffici storici. In effetti, dall'analisi della normativa si può desumere che, salvo i casi esplicitamente previsti dalla legge archivistica - ora dal Codice dei beni culturali - e da disposizioni particolari, la documentazione non destina­ ta agli Archivi degli U ffici storici degli Stati maggiori debba essere versata agli Archivi di Stato, salvo le necessarie operazioni eli scarto ora affidate al giudizio esclusivo delle autorità militari cui fanno capo i vari depositi. Di fatto, al eli là eli qualche circolare o altro sporadico richiamo per la salvaguardia delle carte da parte dei responsabili degli Archivi degli U ffici storici (acl esempio per la documentazione del periodo bellico), le eventuali decisioni circa lo scarto eli questa documentazione risultano assolutamente arbitrarie, né si provvede a sollecitarne il versamento negli Archivi di Stato. È un po' diversa la situazione dei Comandi generali dei Carabinieri e della Guardia eli Finanza: nei loro Archivi storici - a differenza eli quanto è avvenuto per i tre Stati maggiori - è pervenuta solo una quantità eli documentazione assolutamente irrilevante rispetto a quella che, in considerazione delle funzioni svolte, è stata sicuramente pro­ dotta ed è presumibilmente conservata presso i soggetti produttori. Né è noto con quali criteri vengano effettuate le operazioni eli selezione e scarto, anche se saltuariamente si è verificata qualche attività eli sorveglianza per la Guardia eli Finanza. Quanto alla consultazione dei documenti conservati negli Archivi degli Uffici stori­ ci degli Stati maggiori , a seguito eli accordo con il Ministero per i beni culturali, il Ministero della difesa con d.m. 1° giugno 1 990 emanava le disposizioni per la consul­ tazione dei documenti conservati negli Archivi degli U ffici storici delle Forze armate: i documenti sono liberamente consultabili salvo quelli riservati relativi alla politica inter­ na o estera dello Stato che lo divengono 50 anni dopo la loro data e eli quelli riservati relativi a situazioni puramente private eli persone che lo divengono 70 anni dopo la loro data; il ministro della Difesa può permettere per motivi eli studio la consultazione di documenti riservati anche prima della scadenza dei termini. Circa la disciplina del ser­ vizio si applica il regolamento degli archivi del 1 9 1 1 . Il decreto del Ministero della dife-

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Paola Carucci sa introduce un principio di reciprocità nel caso di utenti stranieri secondo disposizio­ ni del Ministero degli affari esteri, mentre per la consultazione dei documenti conser­ vati nell'Archivio centrale dello Stato e negli altri Archivi di Stato tale principio non è previsto e pertanto non sussistono differenze tra gli utenti i taliani e gli utenti stranieri. Salvo quest'ultimo punto, il decreto ripropone esattamente le disposizioni dell'art. 21 della legge archivistica del 1 963. All'epoca i Carabinieri non erano Forza armata e, per­ tanto, tale decreto non si riferiva all'Ufficio storico del Comando generale dell'Arma né, evidentemente, era estensibile al Museo storico della Guardia di Finanza e, pertanto, si rende necessaria una armonizzazione delle disposizioni in materia di consultabilità. Nuove esigenze per la conservazione e la fruizione degli archivi militari

Da quanto si è detto, sia pure in maniera molto sintetica, emerge con evidenza la necessità di riconsiderare la situazione degli archivi militari, la cui importanza per la ricerca storica è fondamentale. Al di là di eventuali forme di collaborazione tra l'Amministrazione archivistica e gli Archivi storici separati delle istituzioni militari, peraltro già sperimentate in maniera soddisfacente, soprattutto con l'Archivio dell'Ufficio storico dello Stato maggiore dell'Esercito e con quello dello S tato Maggiore della Marina, si pone la questione di una revisione delle disposizioni normative e di una disponibilità effettiva delle Forze arma­ te a riconoscere l'esigenza di garantire una adeguata conservazione dei documenti e di facilitarne l'accesso. Esistono diversi modelli di conservazione delle fonti archivistiche militari, come opportunamente si è evidenziato nel corso del presente Convegno, ma non vi è alcuna ragione di mutare nelle linee essenziali il modello italiano. Bisogna, invece, considerare di quali correttivi ha urgentemente bisogno. Accettando il criterio di salvaguardare l'autonomia degli Archivi degli Uffici storici degli Stati maggiori di Esercito, Marina e Aeronautica e dei Comandi generali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, si deve definire con chiarezza quale documen­ tazione, oltre a quella del Ministero della difesa, dei distretti militari e degli u ffici di leva, vada destinata all'Archivio centrale dello Stato e agli altri Archivi di Stato. Si deve cioè esplicitamente stabilire che la documentazione non occorrente agli U ffici storici che si accumula presso gli archivi di deposito accentrati o decentrati di comandi, servizi ed enti centrali e territoriali vada destinata, previe operazioni di scarto, all'Archivio centra­ le dello Stato e agli altri Archivi di Stato. Un'attenzione specifica va dedicata agli archi­ vi centrali e a quelli delle legioni territoriali e delle stazioni dei Carabinieri, soprattutto per quanto attiene alla documentazione relativa alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, perché è urgente provocarne il versamento presso gli Archivi di Stato, non essendo ammissibile che la situazione politica, economica e sociale delle province si possa studiare esclusivamente sulle carte della Pubblica sicurezza, come è avvenuto sino ad ora, o ripescando incidentalmente le bellissime relazioni dei carabinieri tra le carte della Presidenza del consiglio, del Ministero dell'interno, delle prefetture o delle questu­ re. Pari attenzione meritano gli archivi della Guardia di Finanza, soprattutto per quan­ to attiene alle funzioni che investono la società civile.

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Archivi e Biblioteche: sessione pomeridiana

È necessario altresì riclisciplinare la questione della selezione e scarto: se è ragione­ vole che gli Uffici storici individuino, sulla base eli specifici regolamenti, serie e tipolo­ gie eli documenti da conservare presso gli Archivi storici militari, la valutazione di quan­ to può essere destinato al macero o invece versato all'Archivio centrale dello Stato e agli altri Archivi di Stato non può essere arbitraria, ma va disciplinata e affidata ad apposi­ te commissioni. La disciplina sulla consultabilità dei documenti deve essere uniformata a quella generale dell'Amministrnione archivistica, anche per quanto riguarda le carte dei Carabinieri e della Guardia eli Finanza. Più in generale va rilevato che essendo stata abrogata la legge archivistica del 1 963 e in presenza eli una nuova disciplina della tute­ la dei dati personali tutti gli A rchivi storici separati debbono procedere a un adegua­ mento della normativa sulla consultabilità dei documenti a quella ora stabilita nel Codice dei beni culturali, nel Codice in materia eli protezione dei dati personali e nel­ l'allegato Codice eli deontologia e eli buona condotta per archivisti e ricercatori. La presenza eli Archivi storici separati, infatti, che non va favorita ma si giustifica solo in considerazione di consolidate tradizioni storiche, non può essere intesa come riduzione delle garanzie per la selezione e l'accesso di settori rilevanti della documenta­ zione dello Stato. Deve essere altresì definita per tutte le istituzioni militari, centrali e periferiche, la procedura per consentire l'accesso anticipato per motivi di ricerca storica ai documen­ ti riservati, prima dello scadere dei termini previsti dalla legge. Infine, va sottolineata l'esigenza di dotare gli Archivi storici separati di personale qualificato, cioè di archivisti con diploma di spccializzazionc, di mezzi c attrezzature idonee a garantire un soddisfacente funzionamento delle sale di studio. La soppressio­ ne della qualifica eli archivista per l'Archivio dell'U fficio storico dello Stato maggiore dell'Esercito non è certamente di buon auspicio per una adeguata soluzione di questio­ ni così rilevanti. La conservazione della memoria storica militare non riguarda esclusi­ vamente le Forze Armate e la loro storia: si tratta di un bene della collettività cui deb­ bono concorrere tutti coloro che a diverso titolo vi partecipano, nella convinzione eli svolgere un compito essenziale per lo Stato c per la società civile. Servizi di sicurezz a e informazione

Prima della riforma del 1 977 esistevano formalmente solo i servizi segreti militari, per la cui documentazione si applicavano disposizioni riservate i n terne, mentre u n a

legge n. 1 1 61 del 1 941 , emanata per esigenze di guerra, rendeva inaccessibili certe infor­ mazioni. Con la riforma approvata con l. 24 ottobre 1 977, n. 801 , viene creato, accan­ to al SISMI (servizio eli informazione e sicurezza militare) afferente al Ministero della difesa, il SISDE (servizio di informazione e sicurezza democratico) afferente al Ministero dell'Interno, oltre a un organismo eli coordinamento, CESIS, presso la Presidenza del Consiglio. Si mantiene un'attività di sicurezza c informazione del Ministero dell'Interno, distin­ ta dal SISDE, vengono istituiti il RIS dell'Arma elci Carabinieri e funzioni eli intelligcn­ ce rientrano anche nei compiti della Guardia di Finanza, per esempio con riferimento

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Paola Carucci al contrabbando o al riciclaggio o ai reati di tipo finanziario. Solo il SISMI ha versato qualche nucleo di documentazione elci servizi segreti mili­ tari fino alla seconda guerra mondiale all'Archivio dell'Ufficio storico dello Stato mag­ giore dell'Esercito. Presso l'Archivio dcll'U fficio storico dello Stato maggiore della Marina possono confluire, per via indiretta, documenti elci servizi segreti, mentre bol­ lettini del SIM, del SIE e del SIA per il periodo della seconda guerra mondiale si trova­ no nell'Archivio centrale dello Stato. Un parere del Consiglio eli Stato del 1 986 riconosce al presidente del consiglio, nella sua qualità eli autorità nazionale per la sicurezza, la facoltà di emanare disposizioni ad hoc per gli archivi di sicurezza e informazioni anche in deroga alla legislazione archivi­ stica di carattere generale. Negli anni successivi intervengono disposizioni riservate interne del presidente del consiglio dei ministri sulla conservazione delle carte che por­ tano al blocco el i ogni distruzione eli documenti finché non intervenga una regolamen­ tazione organica anche in rapporto alla tutela del segreto di Stato. Si può dedurre, anche da quanto emerse sui giornali nell'agosto del 1 999, una sostanziale divergenza di opi­ nioni circa l'opportunità o meno di distruggere documentazione illecitamente costitui­ ta, che si concretizzò nella proposta di creare apposite commissioni, eli cui sembra non esservi stato seguito. Nel frattempo erano intervenute la legge sulla trasparenza del documento ammini­ strativo - l. 241 / 1 990, modi ficata con l. 1 5/2005, e d.p.r. 352/ 1 992 - che prescriveva l'indivicluazione eli categorie di documenti sottratti all'accesso, e la normativa sulla tute­ la dei dati personali l. 675 / 1 996, ora rifusa nel Codice in materia di protezione dei dati personali che implica misure di protezione anche per quanto attiene all'attività eli infor­ mazione degli organi di polizia e dei servizi eli sicurezza. In ottemperanza agli obblighi previsti dalla normativa sulla trasparenza del procedi­ mento amministrativo si segnala che, con decreto 1 O maggio 1 994, n. 4 1 5 , poi modifi­ cato con decreto 1 7 novembre 1 997, n. 508, il Ministero dell'interno indica le categorie di documenti sottratti all'accesso. Con decreto 1 O maggio 1 996, n. 603, vi provvede anche il Ministero delle finanze. Il Ministero della difesa, con decreto 1 4 giugno 1 995, n. 5 1 9, emana con articolo unico le tabelle (modificate poi con decreto 86/1 998 e 486 / 1 999) dei documenti esclusi dall'accesso, individuando 42 tipologie di documenti relativi alla salvaguardia della sicurezza, della difesa nazionale, delle relazioni internazio­ nali, dell'ordine pubblico, della prevenzione e repressione della criminalità, della riser­ vatezza di terzi (persone, gruppi e imprese) . Con decreto 1 0 marzo 1 999, n. 294, viene regolamentata la disciplina delle catego­ rie eli documenti dei servizi di sicurezza sottratti al diritto di accesso che prevede limiti eli 1 5, 20 c 50 anni, quando vi sia pregiudizio per la sicurezza interna, per le relazioni internazionali, per la riservatezza di terzi. Per quanto attiene al Codice in materia el i protezione dei dati personali viene disci­ plinato agli artt. 53-57 il trattamento dei dati da parte delle forze di polizia, all'art. 58 il trattamento elci dati dei Servizi eli sicurezza e informazione, rinviando a decreti del pre­ sidente del consiglio per le misure di sicurezza elci dati trattati e le modalità eli applica­ zione in riferimento alle tipologie dei dati e degli interessati, ovvero delle persone cui si

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Archivi e Biblioteche: sessione pomeridiana riferiscono i trattamenti anche in relazione all'aggiornamento e alla conservazione dei dati nell'ambito dell'attività dei Servizi. Al di là di eventuali criteri interni eli cui comunque i ricercatori non sono a cono­ scenza, manca una disciplina per quanto attiene alle operazione eli scarto, alla conserva­ zione dei documenti per fini eli ricerca, alla consultabilità. È stato presentato un dise­ gno di legge nel 2003 per la modifica e integrazione della legge 801 / 1 977 che, tra l'al­ tro, disciplina la conservazione dei documenti declassificati, inclusi quelli dei Servizi eli sicurezza e informazione, ma non risulta ancora approvato. Conclusione

Si può rilevare che si pone con urgenza la necessità eli mettere ordine nella norma­ tiva della documentazione militare nel suo complesso, soprattutto per quanto riguarda il principio fondamentale eli considerarla parte integrante del patrimonio storico-cultu­ rale del paese. Ciò i mplica una chiara distinzione tra quanto debba essere conservato presso gli Archivi storici separati e quanto invece spetti all'Archivio centrale dello Stato e agli altri Archivi di Stato, una disciplina per le operazioni eli selezione e scarto, l 'appli­ cazione eli disposizioni precise per la consultabilità dei documenti, in armonia con la normativa sulla protezione dei dati personali, e le procedure per l'accesso a documenti riservati prima dello scadere dei termini, per motivi eli studio. Ne consegue che gli Archivi storici separati debbano disporre eli mezzi adeguati e eli personale specializzato per garantire una corretta ed e fficiente gestione dei documenti e delle sale eli studio. La soppressione della figura professionale dell'archivista e, quindi, della specificità delle funzioni di natura archivistica negli Archivi degli Uffici storici degli Stati maggiori non lascia ben sperare. L'impostazione di questo Convegno eli studi mostra, invece, una chiara consapevolezza da parte degli organizzatori dell'urgenza di intervenire adeguata­ mente per la salvaguardia e la valorizzazione delle fonti militari.

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GLI ARCHIVI MILITARI F RANCES I , B RITANNICI E STATUNITEN S I iVIassimo de L..eonardis Due modelli

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ue filosofie diverse possono ispirare l'atteggiamento eli uno Stato verso l'apertura dei propri archivi. La prima trova innanzi tutto espressione nel­ l'ammonimento eli Lorcl i\cton, storico cattolico-liberale inglese del secolo XIX: «li paese che non apre i suoi archivi avrà la propria storia scritta dai suoi nemi­ ci».' La possibilità di consultare gli archivi è inoltre vista come una manifestazione del dovere dello Stato eli rendere conto ai cittadini della propria attività. Espressione estre­ ma di questa concezione è il Freerlotll rif !J�jòrlllalion Acl approvato negli Stati Uniti nel 1 979, che in linea generale dà a qualunque persona, non necessariamente cittadino degli Stati U niti, il diritto a norma di legge, che può essere fatto valere attraverso l'ingiunzio­ ne di un tribunale, di avere accesso ad informazioni negli archivi di agenzie governati­ ve, ad eccezione eli quelle riservate, in conformità a nove criteri eli esenzione specifica­ ti nella legge stessa. La seconda filosofia, invece, privilegia un'esigenza di sicurezza e eli riservatezza, che ovviamente riguarda soprattutto quei campi, gli affari esteri e la difesa, che costituisco­ no l'essenza della sovranità, un tempo le setnl r/11 Roi. Nel primo caso tutte indistintamente le branche dell'amministrazione statale sono tenute a versare con regolarità le proprie carte in un archivio unico, organizzato in maniera da consentire, in conformità a regole certe ed uguali per tutti e senza partico­ lari formalità, l'accesso ad un vasto pubblico di studiosi o semplici curiosi.2 Solitamente in base alla «regola dei trenta anni», che però possono salire a cinquan­ ta ed oltre in casi particolari,3 ogni nuovo anno vengono aperti nuovi fondi.'' In base invece alla seconda filosofia, i ministeri degli esteri e della difesa fanno eccezione all'ob­ bligo generale eli versare le proprie carte acl un unico archivio e si organizzano autono­ mamente. L'accesso a tali archivi ha regole più restrittive, interpretate con maggiore o minore intelligenza e liberalità secondo il funzionario o ufficiale che dirige l'archivio/ e comunque temperate dal favoritismo verso gli «amici». Gran Bretagna e Stati Uniti s'ispirano alla prima filosofia ed hanno realizzato il modello organizzativo che ne deriva, mentre in Francia ed I talia prevale la seconda con­ cezione. Con la differenza, riguardo alle due sorelle latine, che Parigi ha fatto enormi progressi organizzativi, quindi oggi gli archivi del ministero degli esteri al Quai ri'Orsqy funzionano molto meglio di quando li visitai per la prima volta circa un quarto eli seco-

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Archivi e Biblioteche: sessione pomeridiana lo fa, il che purtroppo non si può certo dire per gli archivi della Farnesina. Naturalmente, come si vedrà poi nella conclusione, l'intelligenza non è patrimonio esclusivo di alcuno e soprattutto la mia esposizione non s 'ispira certo al vizio diffuso del­ l'ammirazione acritica per i paesi stranieri c della denigrazione aprioristica dell'Italia, dal quale, proprio perché mi occupo di relazioni internazionali, credo di essere immune. Gli archivi britannici e statunitensi

Il modello britannico è il più lontano da quello italiano. Gli uffici storici di Forza Armata (Amry HistotiCtll Branch, Nal!)' 1-Iistmical Branch c Air 1-Iistorical Branch) , con capo un funzionario civile, che in genere resta in carica per molti anni, hanno compiti assai più limitati di quelli dei nostri, in particolare non svolgono attività editoriale. Gli uffici storici sono funzionali alle esigenze della singola Forza Armata e del mini­ stero della Difesa, e non svolgono, se non in minima parte, compiti al servizio degli stu­ diosi o del pubblico. Quanto ai documenti d'archivio, si limitano alla decisione, con l'ap­ provazione del Lotrl Chancellot; se alcuni di essi debbano essere depositati presso musei d'armi c corpi invece che presso i National Archives. L'Am!)l 1-Iistorical Branch fa parte della Corporale Memory Organisation dell'area infor­ mativa del ministero della difesa, presso il quale è collocato. La C01porate lvle111ory Organisation si occupa delle questioni intcrforze e relative al ministero, al quale fornisce elementi di conoscenza a scopo operativo e per l'elaborazione della politica militare. Il coinvolgimento in attività accademiche o rivolte ad un pubblico esterno è appunto limi­ tato a specifiche necessità del ministero in tal senso. La Naval Histotical Branch (NI-IB) è responsabile della biblioteca del Bomrl o/ Admirai!J e di un consistente archivio. Tale biblioteca era divisa in quattro sedi: all'Ammiragliato a Londra (circa 30.000 volumi), al Rqyal Naval Medicai Service c aii'Institute q[ Naval Medicine, ali'I-Jydrographic Offtce a Tau nton, e la collezione maggiore (circa 80.000 volumi) collocata insieme alla biblioteca del Rqyal Naval Museum (circa altri 6.000 volumi) a Portsmouth. La biblioteca ha avuto nel 2002 un totale di 1 .874 utenti. Nel 2004 era prevista l'unificazione delle quattro sedi e della stessa NHB a Portsmouth. La NHB collabora con le altre due Forze Armate, musei e biblioteche ed impiega diver­ si archivisti professionisti per gestire un archivio di circa 1 20.000 pezzi, del quale esiste un catalogo a stampa e su Internet. Parte del materiale archivistico riguarda le potenze dell'Asse nella seconda guerra mondiale; per questo motivo l'archivista capo deve avere una conoscenza ottima del tedesco c sufficiente dell'italiano. L'Air Histotical Branch è situata nella base della Rqyal Air Force di Bentlcy Priory, vici­ no Stanmore, ed ha gli stessi compiti di consulenza storica i nterna degli altri due servi­ zi. In particolare, conserva quasi tre chilometri di scaffali di documenti riservati relati­ vi alla politica e alle operazioni della RAF, sulle quali compila studi riservati. Non esistono per gli studiosi cd i cittadini in generale archivi militari separati, poi­ ché The NationaiArchives (TNA) , collocati, da quando la vecchia sede nella City si dimo­ strò insufficiente, in un palazzo appositamente costruito a Kew, sobborgo di Londra, negli anni '70 ed ampliato negli anni '90, contengono gli archivi di tutte le branche del-

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}vfassimo de Leonardis

l'amministrazione dello Stato a partire dall'XI secolo (ad esempio conservano esempla­ ri della Magna Cbarta e del Domesdqy 13ook, il catasto del Regno ordinato da Guglielmo il Conquistatore), incluse le serie \X!O (11/'ar Office) , i\DM (Admiralty) ed AIR (Air Minis!IJ') . l'lJe National ArciJiJ;es furono costituiti nell'aprile 2003, unificando i pre - esistenti Public Record Qffìce (gli archivi veri c propri) e la Historimllvianu.rcripts CotJJmission, un ufficio rela­ tivamente piccolo, ma assai utile, poiché fornisce un panorama abbastanza preciso di tutti gli archivi pubblici e privati in Gran Bretagna, consentendo di sapere dove esisto­ no carte relative ad un certo personaggio storico. Come negli Stati Uniti, l'accesso ai National Arcbù;es, salvo particolari eccezioni, non richiede alcuna formalità, essendo visto come un servizio dovuto agli studiosi e ai cit­ tadini. Oltre a quelle a stampa in loco, su Internet sono disponibili guide molto detta­ gliate, fino a descrivere talvolta il singolo documento, delle varie collezioni e fondi. In qualche caso si può anche visionare gratuitamente il documento e scaricarlo a pagamen­ to. Se ciò non è possibile c non si è in grado di recarsi all'archivio, si può ordinarne una copia o richiedere i servigi di un ricercatore a pagamento. L'archivio è aperto con orario continuato da lunecli a venerdì, con apertura alle 9 e chiusura alle 1 9, per tre giorni, alle 1 7 gli altri due e mette a disposizione centinaia di ampie postazioni, attrezzate per l'uso di apparecchiature informatiche. L'ordinazione dei documenti è computerizzata e non vi è limite al numero di fascicoli consultabili ogni giorno, poiché se ne possono ordinare inizialmente tre, arrivati i quali si possono ordi­ narne subito altri tre e poi altri ancora, man mano che si restituiscono uno o più fasci­ coli. Né vi è limite al numero di fotocopie e microfilm, peraltro molto costosi. Archivisti esperti in vari periodi storici e problemi sono a disposizione degli studiosi per consigliarli. Insomma . . . il Paradiso dello storico . . . a parte la mensa, che ovviamente serve la non eccelsa cucina britannica. Va riconosciuto, per non fare paragoni impropri, che i Natio11ctl Archives sommano le funzioni svolte in I talia dall'Archivio Centrale dello Stato, dall'Archivio Storico­ Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri, dagli Archivi degli U ffici Storici delle quattro Forze Armate e della Guardia di Finanza, nonché dagli Archivi di Stato delle città già capitali degli antichi Stati pre-unitari. Di qui la gigantesca organizzazione dei National Archù;es. Altri archivi militari importanti del Regno Unito sono a Cambridge, presso il Churchill College, che custodisce i carteggi di Sir \Xfinston Churchill, inclusi quelli riguar­ danti la sua carriera militare, e in genere carte sulla storia militare del XX secolo, tra cui quelle d'importanti comandanti, come il Maresciallo dell'Aria Sir \Xfilliam Dickson, il Feldmaresciallo Lord Sli m, gli Ammiragli Sir i\ndrew Browne C u n n i ngh a m e John Arbuthnot Fisher e altri.6 L'Impe�ial War Musetttlt copre la storia dei conflitti dalla prima guerra mondiale a oggi, con particolare riferimento a quelli cui parteciparono la Gran B retagna ed il Commonwealth. N ella sede storica a Londra i suoi archivi conservano i diari , le lettere e le memorie inedite di più di 5.000 militari e civili in tempo eli guerra, comprese le carte di coman­ danti delle tre Forze Armate nelle due guerre mondiali, tra i quali il Maresciallo dell'Aria

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Archivi e Biblioteche: sessione po!Jieridiana William Sholto Douglas, i Feldmarescialli Sir John French, Visconte Montgomery e Sir Henry Wilson. Inoltre conserva 1 9.000 tra dipinti, disegni e sculture, 1 5 .000 manifesti, 1 5 .000 poster, filmati per una lunghezza eli 1 20 milioni di piedi, 1 0.000 ore di videocas­ sette, 36.000 ore di registrazioni storiche, 6 milioni di fotografie, negativi e diapositive e 270.000 volumi. Il Liddc/1 Hart Centre for Military Archives, presso il King's College nel pieno centro di Londra, ospita innanzi tutto l'archivio dell'illustre storico militare al quale è intitolato, Sir Basi! Lidclell Hart, e le carte private di comandanti militari del XX secolo, tra i quali i Feldmarescialli Lord Allenby e Lorcl Alanbrooke ed il Maggiore Generale John F. C. Fuller.7 A Southampton si trovano le carte del 1 ° Duca di Wellington e dell'Ammiraglio della Flotta Conte Mountbatten of Burma, relative ai suoi ruoli di comandante delle Cotllbined Operations e poi di Comandante Supremo Alleato in Asia Sud-Orientale duran­ te la seconda guerra mondiale e gli incarichi di Primo Lord del Mare [Capo di S. M. della Marina] e poi di Capo di S. M. della Difesa nel dopoguerra.8 Il National li'Iaritintc Musett!JI a Greenwich conserva, tra l 'altro, carte del Boarcl of Admiralty, del N avy Board, dei Royal D ockyards ed organismi collegati relative ai seco­ li XVII-XIX, le carte di ufficiali tra i quali gli Ammiragli Beatty, Hawke, N elson ed i tre Hood, giornali di bordo, alcuni fondi del Royal Naval Air Service e di ditte cantieristi­ che come la Vickers-Armstrongs.9 Dal punto di vista organizzativo (accesso, orari, servizi a disposizione, ecc.) , la situa­ zione degli Stati Uniti è simile a quella della Gran Bretagna. In realtà forse i britannici sono meglio organizzati; ad esempio il catalogo online degli archivi nazionali americani copre al momento solo circa il 40% del materiale posseduto. Inoltre i National Archives and Record Ad!Jiinistration lNARA] coprono la documentazione federale meno di quanto i loro omologhi nel Regno Unito coprono quella britannica, poiché è invalso l 'uso di depositare molte carte presso le biblioteche intitolate ai diversi presidenti e collocate nelle località particolarmente legate alla loro vita. I NARA hanno diverse secli sul terri­ torio degli Stati Uniti. Nella sede storica nel pieno centro di Washington, tra Pennsylvania e Constitution Avenue, sono custoditi gli archivi m ilitari, navali e maritti­ mi fino alla prima guerra mondiale. A poca distanza da Washington, la sede di College Park nel Marylancl (lo stato dal quale è ricavato il District of Columbia della capitale) conserva invece le stesse carte per il periodo successivo alla prima guerra mondiale. D i particolare interesse sono i Records o/ the U. S. Joint Chiifs rf St4fdal 1 941 al 1 978. Gli archivi francesi

L'organizzazione francese era fino a poco tempo fa la più simile a quella italiana, con gli Esteri e la Difesa unici ministeri autorizzati a gestire autonomamente i loro archivi, mentre gli altri dicasteri devono versare la loro documentazione in Francia agli Archù;es Nationalcs, equivalente del nostro Archivio Centrale dello Stato. Anche in Francia vi erano tre uffici storici di Forza Armata, Service Hist01ique de I'Armée de Terre, Service Historique de la Mminc, Service Hist01ique dc I'Armée de I'Aù; con compiti ed attività pres-

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Massimo de Leonardis

soché coincidenti con quelli dei nostri uffici, tra i quali appunto la conservaz10ne, gestione cd apertura alla consultazione degli archivi. Lo scorso 1 7 gennaio 2005 un decreto del ministro della Difesa ha peraltro istituito il Set·vice I-li.rtoriqtte de la Diffen.re, organizzato in dipartimenti di Forza Armata, più uno per la Gendarmerie Nationale. Sostanzialmente resta la struttura organizzativa esistente, grazie anche al fatto che i tre servizi hanno tutti sede al Chateau de Vincenncs. Per svol­ gere i compiti attribuitigli il Service Hùtorique de la Difense comprende un Centre bistmique des arcbilJes, un Centre de.r arcbù1es de l'armement et dtt penonne/ ed un Département administratif et.fìnancin: Il Centre histotique des arc/JÙJe.r ha i l compito di collezionare, conservare, i nventariare e mettere a disposizione gli archivi ministeriali, interforze c del segretariato generale della difesa nazionale; gli archivi delle tre Forze Armate e della Gendarmeria Nazionale; gli archivi orali, elettronici e i documenti iconografici della difesa; di gestire le biblioteche specializzate del Centro e di assicurare il controllo scienti fico e tecnico delle biblioteche e degli altri archivi dipendenti dal ministero della Difesa e l'accesso e la valorizzazione di essi; di sviluppare p rogrammi eli ricerca, anche in collaborazione con il mondo uni­ versitario. Il Centro ha inoltre compiti interni all'amministrazione della difesa, come elabora­ re, su richiesta degli Stati Maggiori e eli altri enti militari, la documentazione sulla storia delle Forze Armate e della Gendarmeria Nazionale, gestire la simbologia militare, par­ tecipare ai lavori relativi alle lezioni acquisite dalle operazioni, alla dottrina ed alla gestione delle crisi, partecipare all'insegnamento della storia a beneficio delle Forze Armate, definire le unità combattenti, preparare le statistiche necessarie al controllo gestionale e alla formulazione di bilanci periodici. Il Centre histmique des arcbù1e.r è organizzato in dipartimenti: interarma, ministeriale ed interministeriale; dipartimento dell'Esercito; dipartimento della Marina; dipartimento dell'Aeronautica; dipartimento della Gendarmeria N azionale; dipartimento dell'innova­ zione tecnologica e delle acquisizioni in via straordinaria; dipartimento dei rapporti con il pubblico e della valorizzazione. Il Service Hist01ique de I'Armée de Ièrre,10 installato dal 1 948 nella cornice prcstigiosa del Pa1Jil/io11 du Roi del castello di Vincennes, erede del DépiJt de la Guerre creato nel 1 688 dal Marchese de Louvois, è depositario degli archivi prodotti dall'amministrazione della difesa nazionale e dalle u nità dell'Esercito a partire dal Regno di Luigi XIII. In partico­ lare conserva un fondo di mappe e piante unico al mondo. Per l'epoca contemporanea è destinatario degli archivi degli organismi a vocazione interforze. Custode di una parte essenziale della memoria storica dell'Esercito francese, ha per compito eli raccogliere, selezionare, classificare, inventariare e far conoscere il patrimo­ nio scritto del «fatto militare» in Francia e sui teatri d'operazione all'estero dal XVII secolo acl oggi. Tutti i mesi, talvolta tutte le settimane, riceve documenti ufficiali versa­ ti da vari organismi militari e svolge anche un'attiva politica di acquisizione di fondi pri­ vati. Inoltre, dal 1 996 è stata creata una sezione di storia orale per raccogliere testimo­ nianze di protagonisti della storia militare contemporanea della Francia. Lo SHAT dispone anche di una fototeca.

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Archivi e Biblioteche: sessione ponJeridiana Custode della tradizione dei Corpi, assicura la conservazione e la valorizzazione dei quadri e disegni della collezione del ministro della Difesa, oltre che delle bandiere, inse­ gne ed oggetti provenienti dalle sale d'onore delle unità disciolte. Lo SHAT ha inoltre la responsabilità, insieme ad altri enti, eli coordinare l'insegna­ mento della Storia militare nelle scuole di formazione dell'Esercito. Lo SHAT conser­ va esclusivamente gli archivi degli eserciti regolari francesi; le carte relative alla guardia nazionale ed alla guardia nazionale mobile (1 870-1 871) sono presso gli archivi diparti­ mentali. Come i Servizi storici delle due altre Forze Armate, lo SHAT svolge attività editoriale, pubblicando inventari di archivi, studi, memorie, atti di convegni e raccolte di documenti. Creato nel 1 699 dal Segretario di Stato alla Marina del Re Luigi XIV, Ponchartrain, il primo deposito d'archivi della Marina divenne il Service Historique de la Matine dopo la prima guerra mondiale, riunendo gli archivi dello Stato Maggiore, delle regioni maritti­ me, le biblioteche del ministero e dei porti militari, la sezione storica e legislativa. È quindi costituito da un servizio degli archivi e delle biblioteche, «organo centralizzato­ re dei materiali>> e della sezione storica «organo utilizzatore». Quanto alla simbologia, il SHMA conserva una collezione eli migliaia di insegne di navi in servizio o del passato e coordina altresì i 42 pittori ufficiali della Marina. Il SHMA, direttamente dipendente dal Capo eli Stato Maggiore della Marina, è diret­ to da un Ammiraglio, coadiuvato da conservatori del patrimonio, ufficiali e storici, ed impiega più di un centinaio di persone ripartite tra la sede centrale nel Pavillion de ltl Reine del castello di Versailles, che occupa dal 1 974, e le secli distaccate nei porti militari di Brest, Cherbourg, Lorient, Rochefort e Tolone. Lo SHMA conserva i dossier degli uffi­ ciali che hanno prestato servizio in Marina dopo la rivoluzione (i fascicoli precedenti essendo presso gli Archives Nationales) , archivi privati affidatigli in deposito, piani eli costruzione e documenti relativi ai navigli da guerra, memorie, studi eli idrografia, gior­ nali di bordo e relazioni eli viaggio manoscritte. La biblioteca raccoglie più eli 1 80.000 volumi su tutti gli aspetti della marineria nel mondo e attraverso le varie epoche: storia marittima e politica navale, espansione colo­ niale, scienze nautiche, viaggi eli esplorazione. Sono a disposizione del pubblico anche 55 .000 pezzi iconografici. Il Se1'1Jice Histotique de I'Ar111ée de I'Air fu creato nel dicembre 1 934 come Se�·vice des éltt­ des histoliques et géographiques de I'Aù; poco dopo la nascita dell'Aeronautica come Forza Armata autonoma, in base alla consiclera�ione del ministro Generale Denain che «io sforzo realizzato attualmente dall'aviazione francese comporta lezioni che sarebbero perdute se si trascurasse eli stilarne e diffonderne la relazione». Dopo vari spostamenti, nel 1 968 il SHAA lasciò Versailles per installarsi nella sede attuale nel Castello eli Vincennes. Subordinato direttamente al Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, il SHAA ha tre compiti principali: servizio d'archivi; centro di ricerca storica, custodia delle tradizioni della Forza Armata. Come servizio d'archivi, sotto la direzione di due conservatori del patrimonio, controlla, inventaria, seleziona, conserva e, nei termini di tempo previsti dalla legge del 1 979 sugli archivi e che variano secondo la natura dei documenti, mette a disposizione gli archivi dell'Aeronautica, i cui fondi più vecchi risai-

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M�assimo de Leonardis

gono agli anni 1 907- 1 908. I fondi sono costituiti da documenti cartacei, mappe, proget­ ti, fotografie, audiocassette, videocassette, documenti su supporto informatico. Merita di essere citata la sezione di storia orale, pioniera in Francia nel 1 974. Considerate le serie lacune della documentazione sul periodo anteriore alla seconda guerra mondiale, l'allora capo del SHAA, Generale Christienne, fece ricorso alle testi­ monianze, a cominciare da quelle relative alla prima guerra mondiale. Oggi il SHAA conserva più di 800 testimonianze registrate, per più di 3.000 ore di ascolto. La biblio­ teca possiede più eli 1 5.000 volumi. Come centro di ricerca storica, il SHAA è al servizio sia dello Stato Maggiore sia degli studiosi francesi e stranieri. Per comprendere, scrivere e diffondere la storia dell'Aeronautica francese il SHAT i mpiega quattro ricercatori universitari e svolge atti­ vità editoriale. Infine la divisione «Simbologia e tradizioni» cura il mantenimento del patrimonio delle unità in servizio o disciolte. Al di là della loro organizzazione, gli archivi militari consentono in maniera più o meno agevole di ricostruire la strategia globale di uno Stato in età contemporanea, a seconda del grado eli istituzionalizzazione del processo decisionale. Ove esistono pre­ cisi organi nei quali militari, diplomatici ed uomini di governo elaborano una coerente strategia che non presenti dissonanze tra politica e strumento militare, il lavoro dello storico è facilitato. Anche qui sono agli antipodi le situazioni di Italia e Gran Bretagna. In quest'ultimo paese, ove il processo decisionale è lineare e unitario, le carte del Defence Colllilll ftee (nato nel 1 902 come Committe r!f Imperia/ Defence) , e del C!Jiqfs of Stc�/J Committee, nelle due serie minutes (verbali) e 11/ellJOI<IIIrla permettono di seguire con estrema attenzione l'elaborazio­ ne delle scelte strategiche, come ho potuto constatare in ricerche sulla seconda guerra mondiale, la nascita e lo sviluppo dell'Alleanza Atlantica. N egli Stati Uniti in teoria il National Semri!J: Counàl dovrebbe essere l'organo di rac­ cordo tra politica c strumento militare, ma spesso è solo una delle agencies governative. Come sappiamo, invece, in Italia politica estera c politica militare hanno spesso soffer­ to di incomunicabilità. "Closed" o "not open"

A dimostrazione che questa comparazione tra la situazione felice degli archivi bri­ tannici e quella più problematica degli archivi italiani non è assolutamente ispirata ad una acritica esterofilia, concludo con il racconto di una curiosa esperienza londinese, al quale si potrebbe dare il titolo Un consiglio? Andate a Londra a leggere libri italiani. N el 1 978 vinsi la IVo!fton Fel/mps!Jip della 13ritis!J Acadeii(J', grazie alla quale trascorsi in Inghilterra il primo semestre del 1 979 per compiere ricerche, soprattutto d'archivio, sulle relazioni anglo-italiane dal 1 943 al 1 945 e in particolare, tra l'altro, sull'atteggiamento britannico verso la resistenza partigiana. Prima della partenza il Colonnello Rinaldo Cruccu, Capo dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, mi ave\'a gentilmente fornito una lettera di presentazione per il suo omologo britannico, che era poi (e lo era ancora a metà degli anni '90) una gentile funzionaria civile con il titolo di I-lead q/ Amq Historical Breme/;.

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Archivi e Biblioteche: sessione poJJJeridiana Dopo le prime settimane di ricerca al Public Record Qffice, compilai una lista di fasci­ coli la cui consultazione non era possibile, perché «retriÙted I?J' depattJJJenl>> e fissai allora un appuntamento con il Capo dell'Arii(J I-listotical Brancb all'O/d Wtu· Qffìce Builrling. Spiegai lo scopo della mia ricerca: studiare per la prima volta la politica britannica verso la resistenza tenendo conto anche del punto di vista degli inglesi quale emergeva dai loro documenti. Le chiesi perciò di aiutarmi, ottenendomi l'autorizzazione a vedere i documenti non consultabili. Dopo alcuni mesi la gentile funzionaria mi comunicò la risposta. Alcuni fascicoli erano «be/djòr use I?Y tbc Ojficial I-Iistoticllt>> , 1 1 altri erano «JIJi/bhelrh>, altri ancora «closed» o «llot opem> (ignoro quale pro fonda differenza nascondano CJUeste due ultime espressioni) . I termini erano diversi, ma il risultato uno solo: non potevo vedere quei documenti. Per consolarmi, mi veniva però raccomandato di leggere: «"La Resistenza e gli Alleati", by Signor Secchia published by Feltrinelli in Milan, 1 962, ancl "The Story of the I talian Resistance" by R. Battaglia publishecl by Odhams in 1 958"» (ossia la traduzione ingle­ se del volume apparso in Italia nel 1 953) . Un p o ' risentito, risposi che essendo uno storico serio, prima d i intraprendere una ricerca d'archivio all'estero, avevo ovviamente consultato la letteratura sull'argomento, a cominciare dall'importante volume di Secchia (e Frassati) e da quello di Battaglia e che non ero certo anelato a Londra per leggere libri italiani (tanto meno nella traduzione inglese) . Aggiunsi anche che il mio scopo era di dare una visione della politica britan­ nica più obiettiva eli quella fornita da quegli autori, comunisti ortodossi, non certo tene­ ri verso Londra, e conclusi citando l'ammonimento eli Lorcl Acton con il c1uale si apre questa relazione. Comunque le vie del Signore sono infinite (e gli archivisti talora disat­ tenti) , quindi non poche volte mi capitò eli trovare in un diverso fascicolo copia eli un documento che era invece stato ritirato da un'altra busta e potei completare con suc­ cesso il mio volume.

Note 1

Non a caso ricordato da u n militare, l'Ammiraglio della Flotta Conte Mountbattcn of B urma, nella sua prefazione al volume I . Trenowdcn, Operations Jl.1ost Secret, JOE, the Jl.1alayan Theatre, Londra, 1 978. 2 Ad esempio, una percentuale rilevante di coloro che ogni giorno frequentano gli archivi britan­ nici od americani è costituita da persone che vogliono ricostru ire le vicende del servizio milita­ re eli propri antenati. 3 Esempio tipico le carte relative a processi per tradimento, diserzione, viltà di fronte al nemico, ecc. 4 Il che dà luogo al fenomeno definito in Gran Bretagna dei nescrifé hist01ians, ossia coloro che il 2 gennaio eli ogni anno si precipitano negli archivi a cercare qualche fatto sensazionale, o pre­ sunto tale, per pubblicare rapidamente su qualche quotidiano o rivista pretesi scoop storiografici. 5 I-Io sperimentato personalmente come il cambio al vertice del Servire Hislo!iqtle de /'A rJJJée de Terre fosse determinante per ottenere la dérogation necessaria a consultare le carte eli alcuni uffi­ ciali generali del periodo della guerra fredda. 6 Cfr. la Select Classifled Guide To The Holdittg,s Of ] tJe Churchill ArchiJJes Centre (1 992) .

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Cfr. la Couso/idated Lisi o/ Accessious (1 986) , ed il Supplement 1 985- 1 990. Cfr. C. M. Woolgar-K. Robson, A Guide to tbc Archi11e and Man11SC1ipt Co/lections o/ tbc Hmtlry Libml]' (1 992) . 9 See R. J. B. Knight, Guide lo tbc ManuSCiipts in the National Mmitime Museum, vol. I, The Personal Co/lections (1 977) , vol. I I , Public Records, Business Records and A1tijìcial Collections (1 980) . ' " Sullo SHAT cfr. G. Sargeri, L'U_ffìcio Stolico dello Stato Maggiore dell'Esercito Fmncese (.rHAT), i n Stato Maggiore de/I'E.rercito-BollettùJO deii'Archi11io dell'Ufficio St01ico, a. III, n. 5, gennaio-giugno 2003, pp. 1 1 -27. 1 1 È� prassi britannica ed americana compilare «storie u fficiali», pubblicate rispettivamente dal Her Mqjesry 's Stationery Ojjice [equivalente della nostra I ,ibrcria dello Stato] e dall Ojjice o/ the Cbiif o/ Military Histo�y, delle guerre c campagne, che ne illustrino gli aspetti strategici, logistici, diploma­ tici, ecc. Tali volumi sono talvolta compilati da illustri studiosi, ad esempio i n Gran B retagna per la seconda guerra mondiale, lo storico militare Sir Michacl Howard c lo storico diplomatico Sir Llewellyn Woodward, e non sono quindi anodine ricostruzioni. Indipendentemente dal valore dei singoli volumi, essi costituiscono comunque una fonte preziosa, poiché contengono ampie citazioni di documenti. Le s torie u fficiali dell'operato nei vari teatri operativi dello Special Operatiolls Exectlfille, il servizio segreto militare britannico specificamente i ncaricato del sostegno ai movimenti di resistenza, sono state pubblicate a diversi decenni dalla fine del conflitto, essen­ do la materia trattata fonte di controversie. Durante la compilazione di tali volumi i documenti necessari sono in genere a disposizione solo dello storico scelto come autore. Lo stesso avviene per le biografie «ufficiali» di personaggi storici. 12 La Gmn Brctag11a e la Resistenza pmtigiana in Italùt (1943- 1 945), N apoli, 1 988. Gli specifici archi­ vi dello Specia/ Operation.r Execu/ÙJe sono stati poi aperti nel 1 998 e su di essi stanno lavorando anche due miei allievi. •

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GLI ARCHIVI MILITARI CONSERVATI PRE S S O L'ARCHIVI O CENTRALE DELLO STATO* Aldo G. Ricci

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e operazioni di versamento dei fondi archivistici militari che nel corso del tempo sono state eseguite presso l' ACS, se si escludono i fondi appartenenti al Ministero dell'Aeronautica, ai quali accennerò più avanti, non hanno mai avuto carattere di sistematicità. Le serie archivistiche conservate si presentano, infatti, frammentarie e con significativi vuoti temporali. Molte di esse hanno come data termi­ nale la fine del secolo XIX o gli inizi del secolo successivo. Pmbabilmente le disposizioni legislative che hanno istituito gli Uffici storici degli Stati Maggiori delle tre Forze Armate hanno contribuito a ingenerare qualche confusio­ ne negli uffici versanti, anche perché non sono previste commissioni di sorveglianza presso gli uffici della Difesa. Non svolgerò, ovviamente, una rassegna analitica di tutte le serie conservate, che possono essere consultate attraverso la Guida dell'Istituto, accessibile dal sito internet dell'Archivio Centrale dello Stato (www.archivi.beniculturali.it/ ACS/) . Mi limiterò, per evidenti ragioni, a segnalare le presenze o le assenze più significative. Una prova del carattere di frammentarietà cui ho accennato per i versamenti archi­ vistici militari si ebbe nel 1 943, quando l'allora direttore dell'Archivio di Stato di Roma e del Regno (così si chiamava, dalla sua istituzione nel 1 874 c fino al 1 953, l'Archivio dell'amministrazione centrale dello Stato unito a quello di Stato di Roma) , Emilio Re, fu chiamato dalle autorità militari per salvare alcune serie documentarie anteriori al 1 870, c cioè i Rttoli matricolari di tutti i reggimenti dell'Esercito italiano dalla loro prima formazione fino al 1 870, c una raccolta eli volumi eli decreti emanati dal Ministero della Guerra relativi allo stesso periodo. 1 Le serie archivistiche del :Ministero della Marina sono invece giunte a noi in manie­ ra più organica ma, a parte l 'eccezione d ell i mpo r t ante serie Gabinetto: arcbil!io ordinmio e tisen)(t/o (1934- 1950), c alcune serie di decreti ministcriali c reali che giungono fino al 1 940, il resto della documentazione (oltre 1 5.000 tra buste e volumi) non supera, come termine ad quetll, il 1 9 1 O . Diverso il discorso per il Ministero dell'Aeronautica, istituito nel 1 925, i cui versa­ menti a partire dagli anni Settanta si sono effettuati in maniera più continuativa e siste­ matica, anche se non mancano lacune significative, come la serie Gabinetto, versata '

' La ricerca è stata condotta con la collaborazione del dott. Carlo M. Fiorentino, responsabile fondi militari.

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all'ACS soltanto a partire dal 1 937 e fino al 1 944. Mancano gli anni precedenti e suc­ cessivi fino al 1 956, quando si trasforma in Segretmiato Generale, la cui documentazione è stata i nvece versata a partire da quello stesso anno fino al 1 966. Con una certa regolarità, anche se non unita acl organicità, sono pervenute negli ulti­ mi decenni diverse serie del Ministero della Difesa, istituito nel dopoguerra dalla fusio­ ne dei Ministeri delle tre Forze Armate. A questo proposito va osservato che in alcuni casi sono stati effettuati anche versamenti di alcune piccole serie dello Stato Maggiore dell'Esercito (Ufficio Segreteria e Personale (194 3- 1958): Affin i dii!ersi, Sezione acceJtamenti, Commissione per l'epurazione del personale 111ilitare) . Con regolarità e organicità è stata invece versata all'ACS la documentazione relativa ai Tribunali Militari le cui serie, quasi tutte complete, riguardano i tribunali militari isti­ tuiti durante le campagne risorgimentali; quelli istituiti in seguito alla legge sul brigan­ taggio del 5 agosto 1 863, n. 1 409, conosciuta come legge Piea, dal deputato che l'ha promossa; quelli della Prima guerra mondiale, delle campagne d'Africa (dalla guerra di Libia alla guerra d'Etiopia) c della Seconda guerra mondiale. I noltre, il Ministero della Difesa, circa dicci anni fa, ha versato gli atti prodotti dal Tribunale Speciale per la dife­ sa dello Stato, organo istituito durante il fascismo per la repressione dell'opposizione politica. Al Tribunale Speciale nel corso della Seconda guerra mondiale furono attribuite anche competenze già assegnate ai tribunali militari, come, acl esempio, la repressione della borsa nera. Nel dopoguerra, quando questo Tribunale fu sciolto, gli atti prodotti furono depositati, per motivi eli sicurezza, presso l'amministrazione militare, che risul­ ta quindi l'organo versante. D iversi fascicoli processuali del Tribunale Speciale riguar­ dano l'attività spionistica militare, sovente di soggetti appartenenti all'Esercito e alla Marina, e quindi anche sotto il profilo della storia militare, e non soltanto dell'antifasci­ smo, risultano di notevole interesse storico. Tra gli archivi di carattere militare, va ricordato anche quello del Ministero delle Armi e Munizioni, già Sottosegretariato delle armi e munizioni del Ministero della Guerra (1 9 1 5) , istituito nel 1 9 1 6 durante la Prima guerra mondiale, le cui serie si inte­ grano con alcune appartenenti al Ministero dell'Industria, Commercio e Lavoro e al Ministero del Tesoro. I nfine, come vedremo, una serie di archivi privati che, per la pro­ fessione o gli i nteressi dei loro titolari, contengono documentazione affine a quella eli cui s tiamo trattando. Nonostante la loro incompletezza, che forse, anche questo i ncontro potrà contribui­ re a colmare, fisicamente o virtualmente, in particolare con il recupero, se ciò sarà pos­ sibile, delle antiche serie, gli archivi militari delle diverse armi conservati presso l'ACS presentano comunque un notevole interesse, non soltanto per quanto concerne la sto­ ria militare in senso stretto, ma anche per l'evoluzione in età liberale e fascista dell'in­ dustria nazionale e dei rapporti di questa con quella estera. Penso in particolare alle serie del Ministero della Marina, Dù: Gen. A1tiglieJÙI e Armamenti (1893- 1906) e Dit: Gen. CostrNzioni Nawli, la cui documentazione riguarda soprattutto il ruolo svolto sia dai can­ tieri navali statali, sia dalle imprese private italiane e straniere nella costruzione del navi­ glio e del suo armamento. Si tratta di documentazione relativa al passaggio, in età libe-

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ArchùJi e Biblioteche: sessione pomeridiana rale, dall'artigianato all'industria, e al ruolo giocato nello sviluppo della produzione bel­ lica italiana dalle stesse imprese straniere, come ad esempio la famosa ditta inglese Annstrong. Penso anche alle serie annuali del Gabimtto del Ministero dell'Aeronautica, che documenta, sempre per quanto riguarda la produzione bellica italiana, il ruolo gio­ cato in età fascista dalle nostre industrie nello sviluppo tecnologico dei paesi extraeuro­ pei, in particolare del vicino e medio Oriente, e le stesse relazioni politiche e militari tra questi e l'Italia. Ma venendo a tematiche più strettamente connesse con gli archivi militari, la docu­ mentazione del Ministero della Guerra conservata presso l'ACS presenta un notevole interesse storico, in particolare per quanto riguarda la formazione culturale e tecnica degli ufficiali, cioè della classe dirigente militare, in età liberale. Mi riferisco alle serie delle Scuole Militari (Div. giustizia, scuole militari e personale sanita1io), 64 buste che coprono il decennio 1 885-1 894; ai 27 registri dei Ruoli degli tifftciali 19 10- 1 920 (Dii: Gen. Personale Ufficiali, Div. II), Stati di servizio degli Ufficiali 1860- 1900 (Dù: Gm. Leve e Tl'llpap ); e alle Declaratotie Mattimoni Ufficiali 1834 - 1912 (voli. 1 87) : quest'ultima serie, appartenente al Tribunale Supremo Militare, è di notevole importanza sotto il profilo sociale e patrimo­ niale. Queste serie vanno integrate con quella dei Libretti degli tifficiali dell'Esercito (4.689 ufficiali di diversa provenienza regionale) del Ministero della Difesa, la cui documenta­ zione comprende il periodo fra l 'età liberale e quella fascista. Tra le serie archivistiche del Ministero della Guerra mi sembra opportuno ricordare anche quella relativa alle Ricompense al tJalore per le campagm d'indipendenza (5 filze) e il fondo relativo alla prima guerra mondiale Comando Supremo 19 15- 19 19, consistente in oltre 1 .000 buste, recentemente inventariate in forma analitica. Si tratta di documenta­ zione ancora soltanto parzialmente studiata; è interessante la prima serie, per le situa­ zioni anche personali di coloro che parteciparono tra le file dell'Esercito regolare e di quello garibaldino alle campagne risorgimentali; la seconda per gli aspetti tecnico-orga­ nizzativi dello s forzo bellico dell'Italia nella Prima guerra mondiale. Preziose sono anche le serie annuali, già ricordate, del Gabimtto del Ministero dell'Aeronautica, ed altre dello stesso Ministero di notevole interesse poli tico, come i Rapporti di Graziani dall 'Africa Italiana (3 buste che riguardano il biennio 1 936-37), la Commissione italiana di armistizio con ia Francia (1 0 buste che ricoprono gli anni 1 940-43) , e la serie Costl'tlzioni aeroporti della Direzione generale Demanio (1 07 buste che coprono gli anni 1 93 1 - 1 948) , importante anche dal punto di vista urbanistico e architettonico, non­ ché per l'attività in questo settore nelle terre d'oltremare già appartenenti all'Italia. Infine, vanno segnalate le serie riguardanti i fascicoli personali degli ufficiali dell'Aeronautica: F'ascicoli personali di tifficiali deceduti antetiormente al 1955 (bb. 799); Libretti caratteristici dei voli dei piloti (bb. 207), e Fascicoli personali di tifftciali dell'Aeronautica, dell'Esercito e della Mminfl deceduti e irrepelibili 1925- 195 1 (bb. 53), i cui titoli spiegano già le materie trattate. Per quanto riguarda il Ministero della Marina, di cui abbiamo già illustrato le poten­ iJalità per alcune serie, va citata ancora la Miscellanea di Uffici diversi 186 1 - 1 884 (bb. 1 01 ), in particolare per alcuni fascicoli riguardanti i rapporti dei capitani di vascello in perlu-

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strazione nelle coste sud-orientali del Mediterraneo, sulle rivolte dei berberi nei primi anni Sessanta dell'Ottocento e sulla situazione politica di diversi centri commerciali del vicino Oriente. E va ricordato, infine, il Gabinetto 1934-1950 (l'unica serie relativa a que­ sto arco temporale), in particolare per i fascicoli riguardanti gli addetti militari italiani all'estero e quelli esteri in Italia, per le notizie d'indole politica che vi sono conservate per anni cruciali come quelli della guerra d'Etiopia e della Seconda guerra mondiale. Altri fondi eli notevole interesse storico, anche se non prettamente inerenti gli aspet­ ti militari, sono quelli della Direzione Generale della Marina Mercantile, che soltanto nel 1 9 1 O costituirà un ministero indipendente, separato dalla Marina Militare. Si tratta di circa quattromila unità (tra buste e volumi) . I n particolare, sono eli notevole interesse storico, e sono state finora scarsamente prese in considerazione dagli studiosi, la serie Uffici diversi, 186 1 - 1885 e quella Div. Gente di mare, proprietà nm;a/e e polizia della nm;igazio­ lte 1886- 1910. Riguardano, in particolare, il piccolo e medio cabotaggio e l'attività di pesca nei centri Marinari italiani, dove il Ministero della Marina esercitava un'attività eli controllo attraverso i consoli eli m are, nonché le linee postali pubbliche e private, il cui controllo era esercitato dallo stesso Ministero. Vanno segnalati anche i circa 20 rotoli di carte geografiche prodotte dall'Istituto geografico Militare, che risalgono presumibilmente al periodo anteriore alla Seconda guerra mondiale, nonché le diciotto buste della Guardia nazionale del periodo 1 8621 864, isti tuzione preesistente al 1 859, ma che proprio da quell'anno, con legge del 26 febbraio, fu potenziata ed impiegata come supporto dell'Esercito regolare nelle guerre d'indipendenza e contro il brigantaggio. La Guardia Nazionale, al cui comando vi era un ufficiale proveniente dall'Esercito, era alle dirette dipendenze del sindaco, e fu sciol­ ta, per motivi eli carattere politico, con legge del 30 gennaio 1 876 e sostituita con la mili­ zia comunale. Un'altra fonte, interessante per la storia della RSI e della Resistenza, è la piccola serie miscellanea del Comando Generale dei Carabinieri, il cui archivio generale, come sap­ piamo, è custodito dall'Arma. Si tratta di 1 6 buste prevalentemente del Comando del Nord, per gli anni 1 943- 1 944, anche se un piccolo nucleo riguarda documentazione che parte dal 1 900. Abbiamo già accennato ai Tribunali Militari, fonte insostituibile per la storia dei limi­ ti del consenso alla leva di base dei soldati e dei richiamati nelle due guerre mondiali. Ma anche la serie relativa alla repressione del brigantaggio, essenziale per una storia cri­ tica delle devianze sociali (per usare un termine caro a sociologi e psicologi) nell'Itali a meridionale nei primi anni dell'Unità. Quest'ultima fonte si integra con la documenta­ zione sulla repressione del brigantaggio conservata presso l'U fficio Storico dello S tato maggiore dell'Esercito, della quale di recente è stato prodotto un inventario analitico a stampa a cura di Piero Crociani. Vanno ricordati, a questo proposito, i quattro volumi editi dagli Archivi eli Stato negli ultimi anni proprio sulle fonti relative al brigantaggio, conservate in tutti gli istituti archivistici statali.2 Le più recenti acquisizioni riguardano i fondi del Ministero della Difesa: circa due­ mila buste, che comprendono serie relative sia all'Esercito, che all'Aeronautica e alla Marina militare. Ho già accennato al versamento, delle tre piccole serie dello Stato

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Arcbivi e Biblioteche: sessione po!Jieridiana Maggiore dell'Esercito, che sono, dal punto di vista politico-militare, tra le più interes­ santi di questo Ministero. E ho ricordato anche l 'importanza della serie dci Libretti degli tifficiali dell'Esercito. Ma ne vorrei segnalare altre due, appartenenti alla Direzione Generale. Lavori, demanio, materiale e genio, Div. II (Genio difesa) : la serie AJ!mi gene­ rali. 1971- 198 1 (bb. 576) c c1uella Bonijìca campi tJJinati 1946- 1950 (bb. 1 1 5) . Si tratta eli due serie ancora da inventariare e da studiare, ma quest'ultima, anche riguardo all'impe­ gno specifico dei nostri militari nei teatri dell'ultima guerra, ritengo sia di particolare interesse, non soltanto s torico (lo sminamento del territorio nazionale dopo la Seconda guerra mondiale, da cui si ricava la mappa dei territori investiti direttamente dalla guer­ ra) , ma anche dal punto eli vista tecnico-operativo. Della stessa Direzione Generale è anche la serie Divisione III, Marina (bb. 434), anch'essa ancora da inventariare e da met­ tere a disposizione degli studiosi eli storia militare. A questo proposito, ritengo opportuno cogliere l'occasione eli questo incontro per avanzare al Ministero della Difesa la proposta di una collaborazione nella pubblicazio­ ne di inventari, da realizzarsi congiuntamente tra l'ACS c gli stessi Uffici storici della Difesa interessati. Le limitate risorse economiche che hanno sempre caratterizzato gli Archivi di Stato (in particolare negli ultimi anni) non hanno consentito una maggiore diffusione degli strumenti di ricerca prodotti, in particolare attraverso quella maggiore circolazione che consentirebbe la stampa delle fonti militari conservate presso l'ACS, che potrebbe essere ovviata da una collaborazione tra le nostre s trutture. Degli inventari che interessano in questa sede sono stati pubblicati, rispettivamente nel 1 99 1 e nel 1 995, due serie del Ministero per le armi e munizioni (che operò prima come Sottosegretariato c poi come Ministero tra il 1 9 1 5 c il 1 9 1 8, concentrando tutte le materie relative alla mobilitazione, in particolare industriale, ma più in generale pro­ duttiva c civile dell'intero Paese) . La prima serie è quella dci Decreti di ausiliatietà, a cura eli Aldo G. Ricci e Francesca Scardaccione. La seconda è quella dei Contratti, a cura della stessa Scardaccione.1 La serie dci Decreti ministeriali (1 9 1 5 - 1 9 1 8), cui si riferisce il primo volume, è com­ posta eli 26 buste, comprendenti i decreti delle dichiarazioni di ausiliarietà relative ad "industrie c stabilimenti impegnati nella produzione bellica" e le eventuali modifiche c cessazioni di esse, emanati dal Ministero della guerra, poi dal Ministero per le armi c munizioni. La busta 1 contiene gli originali elci decreti, mentre nelle altre si trovano i fascicoli intestati a ciascun decreto, contenenti copia del decreto e la documentazione inerente alle varie ditte citate nel provvedimento ministeriale. Il repertorio descrive per ogni fascicolo: il numero e la data del decreto; il nome e la ragione sociale della società con i relativi stabilimenti dichiarati ausiliari; il settore di produzione dello stabilimento in oggetto, assegnato in base alla suddivisione fornita dalla circolare del Ministero per le armi e munizioni del 1 6 dicembre 1 9 1 7, n. 1 5751 O; la località sede degli stabilimenti e la relativa provincia; il Comitato regionale per la mobilitazione industriale competente; l'eventuale presenza tra le carte della relazione della visita effettuata allo stabilimento ausiliario dal Comitato regionale competente; infine, l 'eventuale presenza del materiale relativo allo stabilimento in oggetto nella serie fotografica.

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Quando nel decreto non viene indicato lo stabilimento, il settore eli produzione è stato attribuito utilizzando l'indice per settore pubblicato dal Ministero delle armi e munizioni. Va rilevato che spesso la denominazione della ragione sociale eli una stessa ditta compare su documenti diversi con varianti, e pertanto è stato necessario operare un puntuale controllo sui decreti originali c sull'Elenco degli .rtabilimenti dichiamli au.riliati, fornito dal Ministero del tesoro nel 1 9 1 9. Sono stati infine compilati quattro indici, che segnalano sempre la società interessa­ ta, con diverse chiavi di ordinamento: per società, per settore eli produzione, per Comitato regionale e per località (per queste ultime è stato effettuato anche il rinvio dalla nuova denominazione delle località, in casi in cui il nome sia cambiato, a quello precedente, che compare nel decreto). La seconda serie conserva gli originali dei contratti stipulati direttamente dall'Amministrazione centrale delle Armi e munizioni (bb. 32, Contratti 1 - 2.8 1 9, 1 9 1 5 - 1 9 1 9 . Il contratto, stipulato i n base al d . m . 1 3 o ttobre 1 9 1 5, sempre dall'Amministrazione militare, è conservato in fascicoli che riportano sul frontespizio, nell'ordine: il numero eli repertorio, la data di stipula, il nome dell'assuntore, la località sede della società, l'oggetto del contratto, la scadenza, la data di registrazione e l'ente al quale è dato "in amministrazione". Negli articoli viene specificata in modo dettagliato la fornitura, sono fissati i docu­ menti che la ditta assuntrice è tenuta a presentare (''tavole di disegno della commessa", che costituiscono il materiale cartografico allegato ai contratti) , le modalità di consegna e di pagamento, i prezzi per la fornitura. Il repertorio descrive per ogni fascicolo: il numero di contratto (in ordine progres­ sivo); la data di stipula del contratto; la data eli scadenza dello stesso; la/ e società assun­ trice/i del contratto; la località sede sociale della/ e società e la relativa provincia riferi­ te alla situazione geo-politica dell'epoca; l'ente al quale il contratto è dato in esecuzio­ ne; l'oggetto della fornitura (specificando il tipo e la quantità) ; il materiale cartografico relativo alla commessa richiesta; i confronti con i contratti precedenti (in caso eli atti aggiuntivi o modificativi) . N el 1 998 a cura el i Loretta De Felice, per le «Ponti per la storia del brigantaggio post unitario conservate nell'Archivio centrale dello Stato», è stato anche pubblicato l'inven­ tario dei Ttibmltlli 111ilitati .rtraordinrui, già ricordato. A proposito dei lavori che potrebbero essere oggetto di pubblicazione, in particola­ re attraverso una collaborazione tra ACS e Uffici Storici, va ricordato che l'attività eli lavoro sulle fonti militari conservate nell'Istituto è stata particolarmente proficua negli anni passati, sotto la direzione di Mario JV1issori, nel riordinamento e invcntariazione di alcune serie del Ministero dell'Aeronautica, come acl esempio quella del Gabinetto; men­ tre negli ultimi anni, a cura di Carlo M. Fiorentino, si è provveduto al riordinamento e all'inventariazione eli alcune seri e del Ministero della Marina. Come si è accennato, documentazione pertinente il nostro tema può essere reperi­ ta anche nella ricchissima collezione eli archivi privati conservati clall'ACS. Penso in par­ ticolare agli archivi eli: Giovanni Ameglio, generale. La CUI documentazione S I riferisce prevalente-

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Archivi e Biblioteche: sessione potnetidiana mente al periodo in cui fu governatore della Tripolitania e reggente per il governo della Cirenaica (1 91 5- 1 9 1 8) . Pietro Badoglio, capo di Stato Maggiore dal 1 925 al 1 940, governatore della Tripolitania e della Cirenaica (1 929-1 933), alto commissario per le Colonie dell'Africa orientale (1 935- 1 936) , vicerè di Etiopia (maggio-giugno 1 936), presidente del consiglio nazionale delle ricerche (1 937-1 941), capo del governo dal 1 943 al 1 944 e ministro degli A ffari Esteri e dell'Africa italiana nel 1 944. Va segnalata, in particolare, la documentazione relativa al governo della Tripoli tania e alla preparazione bellica in Africa orientale. Eugenio Bergamasco, sottosegretario di Stato alla Marina nel ministero Luzzatti (1 91 0-1 9 1 1) e nel ministero Giolitti (1 9 1 1 - 1 9 1 4) . Il suo archivio contiene cor­ rispondenza e documentazione diversa su questioni di Marina militare. Leonardo Bianchi, in particolare per la documentazione su questioni sanitarie . militari del periodo in cui fu ministro senza portafoglio nel ministero Boselli (1 91 61 9 1 7) . Leonida Bissolati, p e r i discorsi politici e i taccuini del diario relativi alla Prima guerra mondiale. Benedetto Brin, ispettore generale del genio navale, ministro della Marina nei ministeri Depretis (1 876-1 877 e 1 877-1 878), nel ministero Cairoli (1 878) , nei ministeri D epretis (1 884- 1 885 e 1 885-1 887) e nel ministero Crispi (1 887 - 1 889) . Va ricordata la documentazione su questioni della Marina militare e in particolare sulla battaglia di Lissa. Ugo Brusati, generale, addetto militare a Vienna, aiutante di campo generale del Principe di Napoli e poi primo aiutante di campo del Re. La documentazione si rife­ risce principalmente alla guerra d 'Africa del 1 895-1 896 e a quella di Libia. Luigi Capello, generale. Si segnala corrispondenza e documentazione diversa sulla prima guerra mondiale ed in particolare su Caporetto. Emilio De Bono, generale di corpo d'armata, quadrumviro della marcia su Roma, senatore, capo della polizia dal 1 922 al 1 924, comandante generale della milizia volontaria sicurezza nazionale (1 923-1 924), governatore della Tripolitania (1 925- 1 928), sottosegretario di Stato dal 1 928 al 1 929 poi ministro delle colonie (1 929- 1 935) nel ministero Mussolini, alto commissario per le colonie dell'Africa orientale (1 935). Si segnalano i diari dal 1 9 1 5 al 1 943. Alberto Del Bono, segretario generale poi ministro della Marina nel ministero Boselli (1 9 1 6- 1 9 1 7), ministro della Marina nel ministero Orlando (1 9 1 7- 1 9 1 9) . Alberto De Marinis, generale, a l quale furono affidati numerosi incarichi all'estero, tra cui quello di delegato italiano nella commissione di governo e di plebisci­ to dell'Alta Slesia. Si segnala la corrispondenza relativa alla legazione d'Italia e alla nun­ ziatura apostolica in Polonia. Manfredo Fanti, patriota, generale, ministro della Guerra nell'ultimo ministero Cavour. Domenico Grandi, generale, ministro della Guerra nel ministero Salandra (1 9 1 4) .

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Aldo C. Ricci

Rodolfo Graziani, maresciallo d'Italia, vice governatore della Cirenaica (1 930governatore della Somalia (1 9 3 5 - 1 9 3 6) , governatore generale dell'Africa orienta­ le italiana e vicerè d'Etiopia (1 9 3 6 - 1 937) , capo di Stato maggiore dell'Esercito dal 1 939 al 1 94 1 , governatore della Libia (1 940- 1 9 4 1 ) , ministro della Difesa nazionale, poi, delle Forze Annate nella RSI. Si segnalano atti relativi al governo della Cirenaica e della Tripolitania. Umberto Griffino, pubblicista. Giuseppe Monti, u fficiale della guardia c1v1ca pontificia, poi della guardia nazionale durante la Repubblica romana. Carlo Pcllion Persano conte di, ammiraglio. Il cui archivio conserva documen­ tazione sulla battaglia di Lissa. Carlo Porro, sottosegretario di stato alla Guerra nel ministero Fortis (1 9051 934) ,

1 906) .

Contengono fonti p e r l a storia militare anche gli archivi di alcuni presidenti del Consiglio: Agostino Depretis, Francesco Crispi, Antonio Salandra, Vittorio Emanuele Orlando, Giovanni Giolitti, Bettino Ricasoli. I nfine, vanno ricordate anche alcune acquisizioni recenti di archivi privati non segnalate nella Guida dell'Istituto. Mario Griffini, vicepresidente e poi presidente del TSDS, il cui archivio con­ tiene, tra l'altro, documentazione riguardante la giusti zia civile e militare nel periodo della RSI. Francesco Saverio Graziali, generale. Alberto Jona, i ngegnere, il cui archivio contiene corrispondenza, disegni, pub­ blicazioni c documentazione tecnica relativa alla progettazione eli aerei. Luigi Mancini, generale dell'Aeronautica. Oltre al suo archivio personale, sono stati donati altri nuclei documentari, alcuni di interesse militare. Pietro Piacentini, generale dell'Aeronautica, che fu, tra l'altro, sottocapo di Stato Maggiore nel 1 93 7 - 3 8 , ministro dell'Aeronautica e capo di Stato Maggiore dal 1 8 giugno al 1 2 dicembre 1 944. Pietro Pintor, militare di carriera, generale eli divisione e dal 1 93 6 di corpo d'ar­ mata, comandante del XX corpo d'armata in I ,ibia. Antonio Salvi, il cui archivio contiene rapporti redatti dalla Delegazione nava­ le per l'Africa settentrionale della CIAP, 1 940-4 1 . Tra i documenti raccolti nella "Miscellanea Archivi privati" si segnalano anche carte del generale Cesare Amè; del generale Rodolfo Verduzio (una parte del suo archivio è conservata al Museo eli Vigna di Valle) ; mani festi, giornali eli p ropaganda ai soldati, . copie di dispacci militari, volantini relativi alla Prima guerra mondiale (clono del prof. Piero Melograni) ; un registro redatto dal capitano medico Remo Carucci nel 1 944, con notizie delle visite mediche effettuate ai partigiani albanesi (donato all' ACS dalla figlia del generale albanese Marku nel 2002, anche per la sollecitudine della professoressa Paola Carucci, figlia del capitano Remo Carucci, e già Sovrintendente dell' ACS) ; lettere indirizzate al deputato Ettore Ciccotti, prevalentemente sul tema degli i mboscati e dei militari durante la Prima guerra mondiale. •

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Archù;i e Biblioteche: .re.rsione pomeridiana Infine, tra gli "Archivi diversi" si possono ricordare le carte dell'Ufficio per le noti­ zie alle famiglie dei militari di terra e di mare (1 9 1 5-1 91 8) c quelle dell'Opera naziona­ le per gli invalidi di guerra (1 9 1 7 - 1 9 56). Il lavoro che abbiamo di fronte, rispetto alle serie delle tre FFAA conservate dal nostro Istituto, è ancora lungo e potrebbe essere potenziato, come si è detto, da una collaborazione con lo stesso Ministero della Difesa. In particolare mi sembra importan­ te in questa sede avanzare una proposta: collaborare insieme, anche trovando le risorse economiche necessarie, alla creazione di una banca dati relativa alla serie Fogli matricola­ li 1846- 1915 (bb. 1 200) : serie attualmente priva di qualsiasi strumento (inventario o rubrica) e quindi difficilmente utilizzabile sia sotto il profìlo storico sia sotto il profilo amministrativo, a fronte delle tante richieste di cittadini, molti dei quali stranieri di ori­ gine italiana, che intendono ricostruire o le proprie vicende familiari o episodi partico­ lari della storia italiana in età pre e post risorgimentale. Pur con numerose lacune, è l'unica serie completa per il territorio nazionale dei fogli matricolati per quell'ormai lon­ tano periodo. È inutile sottolineare l'impatto che questa iniziativa potrebbe avere, sull'opinione pubblica e sugli italiani all'estero. Si potrebbe così dare inizio a quella collaborazione tra l'Archivio centrale dello Stato e il Minis tero della Di fesa, già anticipata in precedenza, prendendo l'avvio da un fondo d'archivio che interessa trasversalmente storici e citta­ dini: un'operazione che credo potrebbe essere di stimolo per entrambe le istituzioni e proficua per gli studiosi di storia militare e politica.

Note ' E. Re, Proposte c ricompense a favore dei volontari dell'Italia meridionale, in «Atti del XXXII Congresso di Storia del Risorgimento Italiano» (Firenze, 9- 1 2 settembre 1 953) , Roma, 1 954, p. 402. 2 Fonti per la storia del brigantaggio post unitario conservate nell'Archivio Centrale dello Stato. Tribunali militari straordinari. Inventario, a cura di Lorctta Dc Felice, Roma, 1 998. Guida alle fonti per hi storia del brigantaggio post unitario conservate negli Archivi di Stato, voli. 3, Roma 1 999-2001 . 3 Archivio Centrale dello Stato, Ministero per le anni c munizioni. Decreti di ausiliarictà. Inventa rio, a cura di Aldo G. Ricci c Francesca R. Scardaccionc, Roma 1 99 1 . Archivio Centrale dello Stato, Ministero per le armi c munizioni. Contratti. Inventario, a cura di Francesca R. Scarclaccionc, Roma 1 995.

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DO CUMENTI MILITARI NE GLI ARCHIVI DEL MINI STERO AFFARI E STERI E DEL MINI STE RO AFRI CA ITALIANA Romain H. Rainero

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ello studio e nell'uso storiografìco eli documenti militari presenti negli archivi, appare indubbia l'importanza che rivestono gli archivi che fanno capo a due grandi Ministeri anche se entrambi - e, cioè, quello degli Affari Esteri e quello del disciolto Ministero dell'Africa I taliana - non hanno al centro delle loro attività gli aspetti militari. Entrambi questi archivi, per la loro natura riservata e sulla base di precise disposizioni eli legge, sono sottratti all'obbligo del versamento periodico dei loro documenti nell'Archivio Centrale dello Stato. Come avviene per i documenti dei Dicasteri militari e per altri strutture dello Stato italiano (Corte Costi tuzionale, Senato e Camera dei Deputati) , l'obbligo del versamento e quindi la loro libera consultazione non fu mai soggetto alle regole generali che valevano c che valgo-· no per tutti gli altri Ministeri. Un'analoga eccezione al versamento dei propri archivi si verifica, a partire dal 1 97 1 (Legge del 3 gennaio 1 971 , n. 1 47) , per la Camera dei Deputati c per il Senato che, in deroga alle precedenti disposizioni eli legge, ha creato un proprio Archivio Storico. Per meglio rendere evidenti le caratteristiche dei due Archivi del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero dell'Africa Italiana, c quindi per meglio conoscere le vicen­ de politiche c strutturali che ne hanno dominato l'intera storia, conviene dare uno sguardo alla loro origine e alla loro confusa formazione. Solo in questo modo potreb­ be essere più facile ricercare i documenti militari nei vari periodi e ritrovare oggi la loro collocazione in questo o in quell'archivio. Ai primorcli del Ministero degli Affari Esteri, acl esso venne sottratto, fin dal 1 875, l'obbligo del versamento all'Archù;io del Re,gno, come si chiamava l'attuale Archivio Centrale dello Stato, e questa situazione fu confermata nel 1 88 1 con un decreto che clava al Ministero l'onere della conservazione autonoma dci propri clocumcnti.1 Allora si parlava per il Ministero degli Esteri eli un /lrchiJ;;o Generale c solo nel 1 902 fu formal­ mente istituito i'ArchiJJio Stotico (R. D. 2 gennaio 1 902, n. 2) . In quest'archivio, nella sua terza sezione, vennero conservati tutti i documenti dell'attività internazionale politica, economica c coloniale del Regno d'Italia dal l 7 marzo 1 86 1 in avanti. Le altre due sezio­ ni comprendevano i nvece documenti anteriori relativi al Regno eli Sardegna, e docu­ menti dci passati Stati del Regno delle Due Sicilie e del Granducato eli Toscana. L'origine dell'Archivio elci Ministero dell'Africa I taliana si confonde con l'Archivio del l\!Iinistcro degli Affari Esteri e da quest'ultimo trasse buona parte della sua consi-

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Archivi e Biblioteche: sessione pollleridiana stenza documentaria. Fu, infatti, con la legge del 1 2 febbraio 1 888, (n. 5 1 95, serie 3') che l'allora presidente del Consiglio, Francesco Crispi, ideò nell'ambito dell'Archivio degli Esteri, la creazione di una terza Sezione denominata "Colonie italiane" che, dopo gli ''Affari politici" (1 " sezione) e gli ''Affari commerciali" (2" sezione), portò, agli inizi delle attività coloniali dell'Italia, alla nascita di una struttura archivistica specifica. A seguito degli eventi bellici del 1 887 che culminarono nello scontro di Dogali (26 gen­ naio) , si decise, con il R. D. 1 7 aprile 1 887, di accentrare la trattazione di tutti gli affari coloniali di natura strategica e militare nel Mar Rosso in un apposito "Ufficio Africa" p resso il Ministero della Guerra, mentre le questioni diplomatiche c consolari furono attribuite a quello degli Esteri. Ben presto però furono preminenti le attività di questo ultimo Ministero che, dopo la nascita della Colonia Eritrea del 1 ° gennaio 1 890, accen­ trò ogni attività africana nei suoi uffici e nel suo archivio. Francesco Crispi riunì, nel 1 891 , l'intero gruppo della documentazione coloniale in un apposito "Ufficio per la trattazione delle materie riflettenti la colonia Eritrea c i Protettorati". Significativo che, in questo quadro del Ministero degli Esteri, sotto l'etichetta di "Direzione degli Affari coloniali" (8 febbraio 1 894) , ebbe la responsabilità dell'intera gestione della direzione politica e militare, un militare che doveva diventare famoso, l'al­ lora capitano Pietro Toselli, che certamente svolse con responsabilità e competenza quei compiti che con questa sua posizione mista, civile c militare, i tempi imponevand. Si trattava di certo di un archivio coloniale, ma esso non aveva una vera autonomia fun­ zionale, e anche dopo la riforma del 9 aprile 1 908 e del 1 ° agosto 1 9 1 O, sull'ordinamen­ to degli uffici del Ministero degli Esteri, tale apparentamento non risultava mutato. Inoltre, l'integrazione documentaria con le precedenti sedi archivistiche non era previ­ sta. Ai tempi dell'impresa coloniale italiana in Libia e della successiva annessione della stessa (5 novembre 1 9 1 2) , le necessità pratiche della consultazione archivistica indusse­ ro il governo dell'on. Giolitti a presentare al Parlamento, nel giugno 1 9 1 2, un disegno di legge che autorizzava il governo acl istituire un nuovo Ministero, il Ministero delle Colonie. E con il R. D. del 20 novembre 1 9 1 2 (n. 1 205) questo dicastero vide la luce e il suo primo titolare fu un grande esperto di cose coloniali, Pietro Bertolini. Inizialmente, il patrimonio archivistico dello stesso si riferì quasi soltanto alla Libia (Cirenaica e Tripolitania) . Solo dopo la prima guerra mondiale, le competenze del Ministero coprirono l'intero patrimonio coloniale dell'Italia, con un ovvio trasferimen­ to dell'intero archivio, ex Ministero della Guerra ed ex Ministero degli A ffari Esteri, al suo Archivio storico. L'avvento del regime fascista non mutò la struttura degli archivi. Solo più tardi con gli eventi coloniali successivi, culminati nella conquista dell'Etiopia, venne dato un nuovo nome al Ministero che, con il R. D. dell'8 aprile 1 937 (n. 43 1), fu riorganizzato come Ministero dell'Africa Italiana. In questo quadro si ebbe, con il R. D. del 1° luglio 1 937, una suddivisione in quattro "Uffici" di cui il secondo era l'Archivio storico, nel quale confluì l'intero patrimonio, civile e militare relativo alle colonie italiane. Il problema della dispersione o della perdita degli archivi, sia del Ministero degli Esteri, sia di quello dell'A frica I taliana si pose successivamente in relazione agli eventi italiani della seconda guerra mondiale. Qui il discorso va diviso anche se, in generale, si

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può dire che la sorte degli archivi sia stata piuttosto benevola, malgrado una fase disper­ siva dovuta alla contemporanea presenza eli due governi italiani, il Regno d'Italia nel Sud e la Repubblica Sociale Italiana, nel Nord. In quel periodo ebbe luogo una macro­ scopica migrazione da Roma verso N ord, decisa ed in parte realizzata dal governo repubblicano di Mussolini. U n elemento particolare va ricordato per la maggior parte dell'archivio storico del Ministero degli Esteri. Per disposizione del ministro Raffaele Guariglia, nel periodo dei 45 giorni del governo Badoglio, e nei giorni precedenti l'armistizio dell'8 settembre 1 943, quasi tutto l 'archivio venne portato via da palazzo Chigi, sede storica del Ministero degli Esteri, ed in parte nascosto nei sotterranei di palazzo Lancellotti, a Roma, e in parte inviato presso la Legazione italiana a Lisbona. E con queste disposi­ zioni, le consistenze dell'archivio non subirono perdite se non minime.3 Quanto ai documenti del Ministero dell'Africa Italiana, che furono oggetto di una risistemazione generale dopo la nascita del Ministero che si concluse proprio alla dichia­ razione di guerra dell'Italia, essi subirono una serie di trasferimenti, smembramenti e spostamenti che durarono quasi vent'anni. Sulle prime, essi furono trasferiti per precau­ zione, parte a Genazzano, e parte a Roma, in uno stabile diverso dalla sede del Ministero. Dopo l'armistizio, durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana, gran parte dell'archivio fu traslocata nel Nord, a Intra. Alla fine del conflitto i carteggi ritor­ narono a Roma, dove furono nuovamente catalogati e inventariati e dove si poté con­ statare che esso avesse subito scarsi vuoti e manomissioni.4 Con la soppressione del Ministero dell'Africa I taliana, decisa con la legge 29 aprile 1 953 (n. 430) , l'Archivio sto­ rico subì ulteriori traversie e finalmente, nel novembre 1 959, venne collocato, in modo definitivo, presso l'Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri, ormai insediatosi nella sua nuova sede del palazzo della Farnesina. Anche se la naturale e più consona attività eli (}Uesti due Ministeri sembra esulare dalle ristrette questioni militari, queste costituiscono, complessivamente, una parte non trascurabile del loro patrimonio archivistico e quindi ne vanno segnalati l'esistenza e il valore, ai fini di una più completa visione eli fatti storici connessi anche ad attività mili­ tari. Dalla proclamazione dell'Unità d'Italia, le occasioni che diedero a questi due Ministeri la necessità di occuparsi di problemi militari, nel loro insieme o in particolari loro aspetti, furono molti e spesso la loro documentazione risulta di un eccezionale valore, non esistendo, in molti casi, la corrispettiva testimonianza negli archivi pretta­ mente militari. E quindi il ricorso agli archivi dei due Ministeri non è sempre una con­ ferma o un semplice duplicato, magari più ricco della documentazione posseduta dalle strutture m i litari , m a spesso costituisce u n tmimtJJ il cui valore appare notevolissimo, illustrando aspetti politici e diplomatici che diedero al contenuto militare del documen­ to una collocazione utile alla sua retta lettura. A proposito della consistenza e della consultazione dei due archivi, va detto innan­ zitutto che quello del Ministero degli Affari Esteri presenta una serie di repertori, spe­ cialmente nella serie ''Affari Politici", in due tomi, e anche in altre serie su argomenti specifici o su negoziati particolari. Sempre s fruttando il proprio archivio, il Ministero degli Affari Esteri pubblica, dal 1 865 in avanti, volumi di Tmttati e convenzionifi{l il Regno

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Archivi e Biblioteche: sessione po1J1e1idiana d'Italia e gli altri Stati che, ogni due o tre anni, raccolgono i testi u fficiali con allegati c supplementi degli accordi internazionali ai quali il Regno d'Italia fino al 1 947, e la Repubblica Italiana dopo quella data, ha aderito e sottoscritto. Quasi a complemento eli queste pubblicazioni, molti testi specifici sono da ricordare quali edizioni di documen­ ti anche eli natura militare conclusi dall'Italia. Il loro elenco potrebbe essere lungo ma la loro consultazione risulta utile ad ogni ricerca archivistica. Va anche ricordato che il Ministero ha pubblicato, a partire dal secondo dopoguerra, una notevole quantità eli volumi di documenti a cura di una speciale "Commissione per la pubblicazione dei documenti diplomatici", volumi dal titolo Documenti DijJ!oiJiatici Italiani (DD l) nel corpo dei quali la documentazione militare appare spesso anche presente. Questa pubblicazio­ ne, in dodici serie cronologiche, riveste un'importanza fondamentale, sia perché i volu­ mi pubblicati sono molti e riguardano l 'intero arco cronologico dell'Italia unita, sia per­ ché la loro consultazione può essere considerata la premessa ad ogni ricerca nell'Archivio vero e proprio. Vale la pena eli ricordare la suddivisione delle varie serie dei DDI: 1" serie (dall'8 gennaio 1 861 al 20 settembre 1 870) completa nei 13 vol. pubblicati; 2' serie (dal 21 settembre 1 870 al 9 marzo 1 896) completa nei 27 vol. pubblicati; 3' serie (dal 1 O marzo 1 896 al 31 dicembre 1 907) 7 vol. pubblicati sugli 1 1 previsti; 4" serie (dal 1 ° gennaio 1 908 al 2 agosto 1 9 1 4) 9 vol. pubblicati sui 12 previsti; 5' serie (dal 3 agosto 1 9 1 4 al 3 novembre 1 9 1 8) completa negli 1 1 vol. pubblicati; 6' serie (dal 4 novembre 1 9 1 8 al 30 ottobre 1 922) 2 vol. pubblicati sui 7 previsti; 7' serie (dal 31 ottobre 1 922 al 14 aprile 1 935) completa nei 1 6 vol. pubblicati; 8' serie (dal 1 5 aprile 1 935 al 3 settembre 1 939) 12 vol . pubblicati sui 1 3 previsti; 9' serie (dal 4 settembre 1 939 all'8 settembre 1 943) completa nei 1 O vol. pubblicati; 1 0' serie (dal 9 settembre 1 943 al 7 maggio 1 948) completa nei 7 vol. pubblicati; 1 1 ' serie (dall'8 maggio 1 948 al 24 giugno 1 953) in 1 O vol. da pubblicarsi; 1 2' serie (dal 25 giugno 1 953 all'1 1 giugno 1 958) in 1 0 vol. da pubblicarsi. L'intero patrimonio documentario eli questi volumi va visto quale necessario stru­ mento eli ricerca, anche per argomenti militari, essendo ogni volume corredato da indi­ ci esplicativi di ogni documento e di indice eli luoghi e eli nomi citati nei documenti, e questo insieme di riferimenti che riportano anche la collocazione archivistica di docu­ menti citati e non riprodotti, dà all'intera collezione un valore eccezionale sul piano della ricerca storica collegata alla cronologia. Naturalmente, rimane fondamentale la consultazione dell'Archivio vero e proprio il quale, dal 1 86 1 in avanti, conserva l'insie­ me dei documenti suddivisi in Fondi, a loro volta suddivi s i in Posizione/Cartone/Fascicoli/Documenti e, talvolta, i n Registri, Pacchi, Buste, Caselle. La prima serie dei Fondi dell'Archivio copre il periodo 1 86 1 - 1 887, con suddivisio­ ne in Gabinetto e Segretaria/o Genemle (186 1 - 1887), con 249 fascicoli, e quindi la Di!Jisione delle Legazioni di!Jisione con.rolare (186 1 - 1868), con 662 fascicoli, e quindi la Di!Jisione Politica (1867- 1888), con 1 85 registri protocolli della corrispondenza in arrivo e partenza del Ministero, 1 46 registri copialettere in partenza, 245 pacchi di corrispondenza in arrivo, 21 buste eli pratiche. Segue quindi la Di!Ji.rione mmllùti.rtmti!Ja, .rezione della Dù;i.rione Politica (186 1 - 1887), con 8 1 buste varie, e quindi tutti i Tmttati dal 1 860 al 1 887. Un'altra serie

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copre il periodo 1 888- 1 89 1 , con 1 48 pacchi c 1 .7 1 6 fascicoli. Essa appare sistemata sul principio di raccogliere gli atti per argomento c non più Stato per Stato. Questo crite­ rio di conservazione ha pregi c difetti per il ricercatore. Ad essa segue la serie 1 89 1 1 9 1 6, che è costituita da 778 pacchi. Acl essa fa seguito l'Arcbi!Jio Politico ordinario e eli gabinetto, che va dal 1 9 1 5 al 1 9 1 8 e quindi quello che va dal 1 9 1 9 al 1 930. Accompagnano queste serie l'ArchiPio Riser/Jrlto (1904-1912), con 206 fascicoli, e quindi 1'Archi1Jio di Gabinetto (19 1 0- 1923), che comprende 1 1 0 caselle. Il seguito dcll'ArchilJio Politico prosegue dopo il 1 930 con gli stessi criteri. Nell'ambito dell'Archivio Storico del Ministero degli Esteri sono raccolti vari altri fondi archivistici costituiti da carte u fficiali e private eli alcuni Ministri degli Esteri. Si ricordano tra le altre le Carte Mancini, Robilant, Deprctis, Visconti Venosta, Crispi, D'Arco, Tittoni, Di San Giuliano, Sonnino, Ncgrelli, e molti altri successivi. Di un certo interesse appare l'esame delle circostanze nelle quali l'apparato burocra­ tico del Ministero degli A ffari Esteri è stato indotto, si potrebbe persino dire costretto, ad occuparsi di questioni militari. Senza volerne fare un quadro esaustivo, se ne posso­ no individuare alcuni elementi che, in questo quadro, appaiono determinanti. Prima eli tutto va ricordato che, nell'ambito di normali negoziati in vista eli accordi vari (di alle­ anza, di cooperazione generale, ccc.) , la parte militare appare spesso di notevole spes­ sore e pertanto, pur con l'aiuto di specialisti, l'apporto dei diplomatici diventava deter­ minante per l'esame e l'eventuale soluzione di questioni militari. Dalla Triplice Alleanza alla N ATO, gli accordi politici e diplomatici hanno sempre assunto anche caratteristiche strategico-militari. Talvolta il negoziato assumeva toni eli elevato livello tecnico che molto spesso non appare negli archivi militari c ciò ne rende ancora più preziosa la consultazione. Vanno anche segnalati in questo ambito diploma­ tico-militare le attività e i resoconti di specifiche conferenze internazionali alle quali l'Italia partecipava (su l controllo e sul livello degli armamenti, sul disarmo, ccc.) . In un ambito militare collegato, peraltro, alla diplomazia vanno pure ricordate le relazioni che periodicamente gli addetti militari italiani facevano pervenire a Roma dalle varie ambasciate nelle quali tali cariche esistevano. L'addetto militare trasmetteva rego­ lat·mente le sue osservazioni al Ministero degli Affari Esteri il quale, solo talvolta, le faceva pervenire al Ministero della Guerra. Quest'ultimo Ministero, peraltro, riceveva anche una copia eli questi resoconti, ma non sempre essi sono rintracciabili in questa sede. Pertanto i rapporti di questo tipo, a partire da certe ambasciate, rivestono una importanza notevole anche perché venivano realizzate da osservatori non diplomatici e quindi più liberi di esprimere giudizi anche tecnici, di natura militare o politica, che ai diplomatici veri c propri potevano apparire di poca rilevanza, mentre lo erano davvero. L'importanza degli archivi diplomatici diventa ancora più decisiva allorquando la diplomazia italiana si trova in capitali con specifiche e dichiarate attività belliche. Le osservazioni da queste antenne diplomatiche o consolari sono rilevanti sia nel caso eli impegni nazionali italiani eli tipo clandestino, quali il caso della partecipazione occulta dell'Italia alla guerra eli Spagna, a sostegno eli Franco, o in altri casi nei quali l'interven­ to dell'Italia avveniva per mezzo eli segreto sostegno ad attività mili tari di ribelli. Di que­ ste azioni la storia diplomatica dell'Italia nelle regioni balcaniche o medio orientali, per

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Archivi e Biblioteche: sessione pometidiana esempio, riesce a dare echi militari interessanti a situazioni apparentemente di neutrali­ tà o di disinteresse. Spesso l'intervento i taliano non sussiste, ma l'interesse militare esiste: si tratta di conflitti estranei agli interessi dell'Italia a proposito dei quali le osservazioni dei diplo­ matici italiani sono fondamentali per la storia di questi conflitti. Ma allorquando il con­ flitto coinvolge l'Italia o sta per coinvolgerla, ecco che la diplomazia, attraverso i suoi canali di informazione non ufficiali, riesce a dare al governo italiano una serie di noti­ zie di natura prevalentemente militare che appaiono di grande importanza specialmen­ te se, a conflitto dichiarato, la sede diplomatica è situata in capitali neutrali dalle quali è più facile avere accesso a documenti militari. Questo fu il caso della prima e della seconda guerra mondiale, durante le quali alcu­ ne capitali neutrali giocarono un ruolo importante nella fase precedente all'ingresso dell'Italia nel conflitto (neutralità nel primo e non-belligeranza nel secondo) . Nel caso dei due grandi conflitti la documentazione specifica risulta imponente. Dopo la prima guerra mondiale fu l'insieme delle rivendicazioni dell'Italia nelle con­ ferenze della pace di Versaglia e dei dintorni di Parigi, che diede l'occasione di pubbli­ cazioni importanti con ampi studi strategici e militari. Da una parte la rivendicata appli­ cazione del Patto di Londra del 1 9 1 5, con le sue implicazioni territoriali nazionali circa le frontiere orientali, ed anche quell'insieme di rivendicazioni coloniali le cui mancate realizzazioni diedero luogo, dopo la conferenza di Sanremo del 1 920, alla famosa leg­ genda della "vittoria mutilata". I volumi sulle rivendicazioni coloniali sono molti e molto importanti sono i capitoli militari in essi inseriti. Dopo la seconda guerra mondiale le attività diplomatiche si incentrarono sull'appli­ cazione e sulle conseguenze diplomatiche e militari del concetto di cobelligeranza tra­ dito dai ventidue alleati alla conferenza di Parigi per la pace con l'Italia. Ed in quelle lun­ ghe trattative che portarono all'iniquo trattato di pace del 1 0 febbraio 1 947, gli aspetti militari non mancarono e sono assai bene documentate nell'archivio degli Esteri, allo­ ra guidato dal ministro Carlo S forza. Si trattava di smilitarizzazione delle frontiere ter­ restri e marittime dell'Italia, della consegna di mezzi militari navali ai vincitori, di ridu­ zione delle Forze Armate italiane a livelli minimi e di conseguente controllo alleato sul­ l'arma aerea e sottoMarina. Non solo, l'ammiraglio De Courten, allora capo di Stato Maggiore Generale, ma anche molti alti epigoni militari si diedero a redigere relazioni e controdeduzioni su tutti questi argomenti da presentare alle Nazioni Unite a Parigi e anche le tre questioni relative alla frontiere dell'Italia, con la Francia, con la Jugoslavia e con l'Austria, furono oggetto di ampi studi della diplomazia e degli organi militari chiamati in tale occasione a sostenere le tesi dell'Italia. La cessione di Briga e di Tenda alla Francia diede luogo ad acute analisi strategico­ militari. Gli accordi De Gasperi-Grueber sull'Alto Adige non poterono evitare nelle loro trattative di evocare problemi strategici che sono documentati dall'archivio degli Esteri. In quanto, poi, alla questione delle rettifiche della frontiera orientale a favore della Jugoslavia essa fu al entro di lunghi negoziati interalleati che furono seguiti dagli esperti militari italiani, che denunciarono in molte occasioni le conseguenze negative sul piano della difesa dell'Italia di questo o di quel trattato. Fino alla nascita del Territorio

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R!Jmaitt H. Rainero

Libero di Trieste, l'importanza della strategia in quello scacchiere fu costantemente ana­ lizzata dagli esperti militari che la Farnesina utilizzò per le varie trattative con il gover­ no di Belgrado, fino alla conclusione delle due vicende della Zona A e della Zona B con annesse le considerazioni sul rctroterra. Non vanno, in questo esame, dimenticate certe altre attività di documentazione che fanno capo, dalle origini, al Ministero degli A ffari Esteri: si vuole ricordare la pubblica­ zione dei cosiddetti "Libri di colore" i quali riportano, ad uso per lo più parlamentare, l'insieme dei documenti relativi ad una questione nella quale l'Italia ha giocato un qual­ che ruolo c che vuole essere la testimonianza delle attività diplomatiche svolte in quel caso dalla diplomazia romana. Il loro numero appare elevato ed inizia con il Libro Verde n. 1 su Note scambiate jt'tl ilgotJerno italiano e quello di Fmncia relclfive al ticonoscitnmto del Regno d'Italia, in data 27 giugno 1 86 1 . Il numero di questi Libli Verdi oggi supera i duecento. Va notato anche che talvolta il Ministero ritiene di pubblicare dci Libti Bianchi; la diffe­ renza tra i due colori sta nel fatto che mentre nel primo vengono pubblicati documen­ ti provenienti dagli archivi italiani, nel secondo si pubblicano documenti di altra origi­ ne. Molti Libri di colore sarebbero da ricordare per la presenza di elementi di interesse militare; il loro elenco si trova in taluni repertori sulle pubblicazioni dello Stato.5 Vi sono state anche delle pubblicazioni di documenti specifici su questioni di gran­ dc interesse nazionale, pubblicazioni che non rientravano nelle collane già citate c, per questo secondo dopoguerra, riguardavano le trattative per il trattato di pace con l'Italia, la questione dell'Alto Adige, la frontiera orientale e la questione di Trieste e taluni aspet­ ti della questione delle colonie italiane. Risulta meno agevole orientarsi nel patrimonio documentario e quindi nella consul­ tazione dell'Archivio Storico del Ministero dell'Africa Italiana. Le occasioni che hanno indotto questo Ministero ad occuparsi di questioni militari sono collegate alle attività coloniali dell'Italia. Dai tempi dell'occupazione di Assab (1 869) alla seconda guerra mondiale, il Ministero degli Esteri, e quindi della Guerra, e successivamente il Ministero delle Colonie e quindi dell'Africa Italiana hanno dovuto seguire, anche su aspetti stret­ tamente militari, la politica italiana. La prima guerra d'Africa, la Somalia con la lotta contro il Mad Mullah, l'impresa di Tripoli c la guerra contro l'Impero Ottomano, la conquista del Dodecanneso c sul territorio nordafricano in Tripolitania, in Cirenaica e nel Fezzan, con la repressione della resistenza nazionalista di Ornar al-Mukhtar c l'in­ tera operazione di "pacificazione" in Libia prima, la conquista dell'Etiopia e quindi le "operazioni di grande polizia" nell'Africa Orientale Italiana sono state le occasioni più vistose per accumulare documenti militari utili alla storia. Ma sono state anche altre occasioni per fare analisi di 'lucsto tipo, specialmente con le vaste pubblicazioni del 1 91 8-1 920 dirette alle varie conferenze della pace a proposi­ to delle rivendicazioni coloniali dell'Italia, con corpose pubblicazioni che sono rimaste "segrete" a diffusione estremamente limitata, da 3 a 5 copie. Altrettanto dicasi per una notevole serie di monografic "riservate" o "segrete" o "estremamente segrete" che durante l'intero periodo coloniale italiano hanno costellato le attività degli uffici di que­ sto Ministero a proposito sia delle colonie proprie, sia delle colonie altrui (Angola, Tunisia, Ciad, ecc.) , sia delle grandi questioni coloniali mondiali.

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Archivi e Biblioteche: sessiom pometidiana Nell'ambito della documentazione sarebbero anche da ricordare le corrispondenze dei vari uffici delle capitali coloniali, dei governatori delle colonie e le loro memorie; purtroppo a questo riguardo, le vicende della seconda guerra mondiale hanno inciso negativamente sulla consistenza degli archivi delle colonie. E così l'intero patrimonio documentario che faceva capo alle varie colonie i taliane è andato perduto, salvo l'archi­ vio della colonia Eritrea che, quasi al completo, è tornato in patria, nel 1 952. Per le altre colonie, il vuoto documentario non appare riparabilc c quindi valgono solo le docu­ mentazioni della sede centrale le quali, spesso danno per noti e disponibili documenti preparatori c, in tale sede, si riferiscono ai documenti locali che oggi non esistono più. Non esistono più neppure le considerazioni militari c strategiche che dalle varie capita­ li coloniali, i governatori c i loro consiglieri redigevano, e magari non trasmettevano alla sede centrale del Ministero in attesa di istruzioni della parte politica romana. Allo stato attuale, l'Archivio del Ministero dell'Africa Italiana non possiede repertori complessivi, bensì repertori p arziali, logici o cronologici, che ne rendono difficile e soprattutto poco rapida la consultazione. Questi repertori redatti per l'uso degli storici del Comitato spe­ ciale, eli cui si dirà più avanti, non solo non hanno chiarito l'intera vicenda archivistica, bensì ne hanno messo a repentaglio la consistenza c la rcperibilità. Dopo la soppressione ciel Ministero dell'Africa Italiana e la collocazione del suo archivio storico nella sede del :Ministero degli Affari Esteri, alla Farnesina, la ges tione eli questo ultimo fu affidata con il D. M. dell'1 1 gennaio 1 952 (n. 1 40) acl uno speciale "Comitato per la documentazione dell'opera dell'Italia in Africa", formato da ex fun­ zionari coloniali e da ex dipendenti del disciolto Ministero, sotto la presidenza dell'ex governatore della Somalia, Francesco Savcrio Caroselli. L'iniziativa di questo Comitato risale ad uno storico universitario, il prof. Carlo Giglio dell'università di Pavia, che, nel settembre 1 95 1 , fece presente all'allora presiden­ te del Consiglio, Alcide Dc Gasperi, l'opportunità di creare uno speciale comitato eli studio. Evidentemente la stessa composizione di questo Comitato di ventidue membri, ridottosi poi a quindici, fu all'origine della sua scarsa importanza sul piano della ricerca storica. Esso infatti non diede un grande apporto agli studi storici africani o anche sola­ mente coloniali, non riportando nelle pagine delle sue molte pubblicazioni la ricca documentazione che l'archivio pur possedeva. In sostanza, il modello elci "Documenti Diplomatici Italiani" fu seguito solo in rari casi (C. Giglio) ed inoltre con l'estrazione, allora consentita, da parte dei membri del Comitato, di molti documenti, ad uso della redazione dci vari volumi," venne a costi­ tuirsi, accanto agli elenchi d'archivio, altri repertori su aspetti particolari che smembra­ rono, in via permanente, tale archivio, anche perché la ricomposizione non avvenne a causa dello scioglimento del Comitato stesso. Spesso, infatti, una volta estratto il doni­ mento dalla sua sede naturale, questo non vi ha fatto più ritorno, dando luogo acl un altro sub elenco o, nel caso peggiore, andando disperso e perduto nelle mani dei vari redattori. E da questa situazione nactjuero ulteriori difficoltà per la ricerca storica. I vari docu­ menti 'estratti' non solo non tornarono alla loro sede iniziale, bensì risultarono real­ mente perduti, sia a causa del decesso dello studioso che li aveva avuti in visione nella

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propria casa, sia a causa del disordine della loro conservazione che ne ha pregiudicato la consultazione. Va anche detto che molti autori eli questi volumi non erano storici, bensì ex funzionari coloniali, digiuni o quasi della necessaria e richiesta competenza nella redazione storica, e più interessati a tessere l'elogio della propria azione o dell'azio­ ne 'coloniale' dell'Italia, che scrivere una vera storia del periodo coloniale dell'Italia. Il Comitato fu rinnovato con il D. M. del 1 8 aprile 1 968, mutando il proprio nome in "Comitato per la documentazione delle attività i taliane in Africa", senza che fosse posto rimedio ai suoi primi difetti eli costituzione; successivamente venne sciolto. Il primo compito del Comitato era lodevole secondo gli intenti dell'ultimo sottosegreta­ rio eli Stato per l'Africa Italiana, Giuseppe Brusasca; esso infatti aveva avuto il compi­ to "eli raccogliere la documentazione accompagnandola con testi esplicativi . . . " c "eli pubblicare col titolo L'Italia in Aflica vari volumi eli documenti c eli narrazione". L'impianto generale delle pubblicazioni del Comitato fu previsto in varie serie e cioè una Serie scientifico-culturale, una Serie storica, una Serie storico-militare, una Serie giuridico-amministrativa cd infine una Serie civile. In linea generale, si può dire che il livello medio eli questa cinquantina eli volumi pubblicati a partire del 1 955, risulta non eccezionale, talvolta banale. Salvo eccezioni, i volumi non riechcggiano, se non in mini­ ma parte, la straordinaria ricchezza dell'archivio. Solo sono da segnalare, nella .l'e1ie .rto­ rica, alcuni volumi con testo c documenti utili per la conoscenza eli parecchie questioni. Sono i cinque volumi "Etiopia-Mar Rosso" eli Carlo Giglio c i tre volumi "Oceano Indiano" dello stesso autore, i quali presentano un pregevole insieme di documenti anche militari. N ella Selie .rt01ico-111ilitare dal titolo "Organi, ordinamenti e impiego delle Forze Armate", sono da segnalare nel volume I "L'opera dell'Esercito" il volume: Ordinamento militare e recltltamenlo, eli M. A. Vitale; Aflica 01ientale (dalla .rpedizione di Ma.r.ratla alla vigilia della ca111pagna etiojJica) dello stesso; Aflica 01ientale (dalla campagna etio­ pica alla vigilia della .reconda gtterm 11/0ildiale) dello stesso; Aflicct Otientale (nel quadro ojJeratÙJo della .reconda g11erra mondiale) dello stesso e AtJVeni111enti 111ilitati e impiego (Afiica settent1ionale: dallo sbarco a Iìipoli alla seconda guerm mondiale incltt.ra) dello stesso M. A. Vitale. E quindi nel volume II "L'opera della Marina", l'omonimo volume di G. Pioravanzo e G. Viti . E nel volume III "L'opera dell'Aeronautica", il tomo 1 , E1itrea e Libia (1888- 1932) di V. Lioy, il tomo 2, Etitrea, .l'o!Jialia e Etiopia (19 19- 1937) c il tomo 3, Dal 1 93 7 a/ 1943 dello stesso. Nel volume IV I corpi tli'IJJati confunzioni cÙJi/i eli M. A. Vitale, A. Antico, A. Longo e E. Mezza. E infine il volume V Le medaglie d'oro d'Aftica. Superando i limiti qualitativi e cronologici che furono Cjuelli delle pubblicazioni del Comitato, va ricordato anche una iniziativa assai utile per il ricercatore e cioè il già ricor­ dato volume d i Mario Gazzini c d i Carlo Giglio, Gli arcbùJi slo1ici del soppresso Ministero dell'Africa Italiana e del Ministero degli Affari Esteti (dalle ot�gini al 1922), pubblicato a Leiclen, Brill, nel 1 97 1 , che riguarda specialmente la Libia. Quivi le indicazioni delle 1 80 varie posizioni furono correttamente repertoriate e questo volume può fungere, alme­ no per la parte libica, per alcuni aspetti di altri territori del Nordafrica, e per il periodo considerato, il più utile strumento di ricerca a disposizione degli studiosi. Le indicazio­ ni delle varie posizioni d'archivio sono attente c precise c questo elemento costituisce, anche per le questioni militari strumento fondamentale c utile per la ricerca.

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Archivi e Biblioteche: sessione pomeridiana Il problema della ricerca storica e della facilitazione agli accessi della stessa, nel caso degli archivi dei due Ministeri, non appare a tutt'oggi insolubile. Le affermazioni e le polemiche circa questa consultabilità non sono neppure mancate.7 In realtà, la consul­ tazione, nei limiti consentiti dalla vigente regolamentazione giuridica, viene definita 'aperta', ma ovviamente ciò non significa che chiunque possa andare a consultare que­ sti archivi che sono di evidente importanza e delicatezza. La procedura non è tuttavia difficile: si tratta di aprire la documentazione a coloro che hanno le caratteristiche del ricercatore o a coloro che, per comprovati motivi, debbano effettuare una ricerca d'ar­ chivio. Il limite cronologico della consultazione rimane, per legge, limitato a documen­ ti che sono anteriori ai cinquanta anni. La norma rimane armonica a quella vigente in molti altri paesi, anche se non sempre questo limite appare efficacemente rispettato. Rimane la questione pratica della consultazione degli archivi; i mezzi e gli spazi messi a disposizione degli studiosi da parte degli archivi dei due Ministeri, nella sede comune della Farnesina, appaiono ancora, sotto molti aspetti, esigui e inadatti. Molti progressi sono stati realizzati in questi ultimi anni e, con la buona volontà dei fruitori e dei conservatori, una certa serie di agevolazioni è da segnalare in quanto premessa ad ulteriori e auspicabili miglioramenti.

Note In base al R. D. del 2 novembre 1 881 , n. 381 . 2 In quella sede P. Toselli ebbe molte iniziative politiche e militari sulle quali si veda R.H. Rainero, Pietro 1òselli: 11n peJJeragnese nella storia, Cuneo, Blu Ed., 1 996. 3 Per quanto riguarda la sorte c le vicende connesse agli archivi del Ministero degli Affari Esteri ed a quelli del Ministero dell'Africa I taliana si veda specialmente una specifica pubblicazione di E. Gengarelli, Gli Archit1i ittiliani durante ltl seconda guerra monditlle, Roma, s. ed., 1 979. 4 C. Giglio ne ha fatto u n breve elenco: 1 . la quasi totalità dei registri della corrispondenza; 2. i documenti prestati alla Mostra d'Oltremare di Napoli e andati perdu ti per bombardamento c saccheggi; 3. parte della direzione degli affari politici; 4. i carteggi relativi ad a lcuni u ffici auto­ nomi della Libia; S . il carteggio relativo agli incidenti di Ual Ual del 5 dicembre 1 934, prelevato da funzionari britannici (C. G. Gli archùJi st01ici. . . , Leiclen, Brill, 1 97 1 , p. XXXI) . 5 Per il primo periodo si veda Pubblicazioni edite dallo Stato o col stto concorso, Roma, Min. delle Finanze, 1 924 e i successivi aggiornamenti. 6 Solo nel 1 955 una disposizione generale proibì il prestito fumi dell'Archivio di documenti dello stesso. 7 Si veda quanto ha affermato di recente, a questo proposito, Ernesto Galli della Loggia allor­ quando si discusse circa la costituzione di un Archivio del governo eli documenti non versati all'Archivio dello Stato: " . . . fino ad oggi gli Archivi separati del ministero degli Esteri e di quel­ li della Difesa non sono s tati certo un modello di efficienza e di disponibilità per il pubblico" (in "Corriere della Sera", 1 1 agosto 2005) . 1

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N OTE SU GLI ARCHIVI DEGLI UFFICI STORI CI MILITARI Giorgio Rochat Premessa personale

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ono grato alla Commissione Italiana eli Storia Militare e al suo presidente col. Euro Rossi per avermi invitato a questo convegno. Tengo a precisare che se ho partecipato a uno solo dei precedenti convegni della Commissione non è stato per mancanza eli interesse e disponibilità da parte mia. Sono il decano dei frequentatori "esterni" clcll'U fficio storico dell'Esercito. Ci arri­ vai la prima volta nella primavera 1 960 come neo-laureato con un telegramma eli pre­ sentazione del ministro Anclreotti (non so come avesse fatto a procurarmelo il prof. Federico Chabocl che dirigeva i miei studi di borsista dell'Istituto italiano eli studi stori­ ci eli N apoli) . L'autorevole telegramma non fu sufficiente, l'Ufficio aveva ancora sede provvisoria in via Venti Settembre, le sue carte erano ammucchiate in disordine senza possibilità eli una consultazione - che del resto non era allora prevista per gli esterni, l'archivio dell'Ufficio era sempre stato riservato alle ricerche condotte o commissionate dall'Ufficio o dalle autorità militari, neppure uno storico illustre come Piero Picri vi aveva potuto lavorare. Ci ritornai nel 1 963, l'Ufficio aveva la sua nuova sede in via Lepanto e locali adegua­ ti. Un passo avanti, non potei accedere direttamente all'archivio, ma mi fu consegnato un interessante gruppo eli documenti sulla smobilitazionc del 1 9 1 9, da copiare a mano con divieto eli pubblicazione integrale. Per proseguire i miei studi sull'Esercito tra le due guerre mondiali restavano per for­ tuna le biblioteche c il benemerito Archivio centrale dello Stato. 1 Poi i tempi cambiaro­ no, negli anni Settanta il col. Rinaldo Cruccu, capo clcll'U fficio dal 1 972 al 1 980, ne aprì l'archivio agli studiosi. A lui vada il grato ricordo mio c di molti altri colleghi c amici, era un uomo eli grande disponibilità c amicizia, anche capace di rappresentare con suc­ cesso l'Ufficio negli organismi internazionali. Con i suoi successori non ci furono più problemi.2 Ho frequentato anche l'Ufficio storico dell'Aeronautica tra la fine degli anni Settanta-' c i primi anni N ovanta. Senza altri limiti che quelli organizzacivi e burocratici, per i quali la pubblicazione eli un'ampia scelta degli scritti el i Giulio Douhet proposta da me e Andrea Curami si arrestò al primo volume."1 Con l'U fficio storico della Marina ebbi soltanto un breve c infelice approccio alla fine degli anni Settanta, forse perché la

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Archivi e Biblioteche: sessione pomeridiana cooperazione tra la Marina e l'Aviazione di Balbo era ancora un tema troppo ostico.5 Non ci sono ritornato, i miei studi mi portavano altrove. Gli Uffici storici oggi, visti dagli s tudiosi esterni

Non ci sono da tempo problemi per la consultazione della documentazione fino al secondo dopoguerra. L'ultimo divieto, quello posto tempo addietro da un ministro per i fondi relativi all'intervento italiano nella guerra civile spagnola,6 fu tolto da un altro ministro all'inizio degli anni N ovanta, dopo di che i tre U ffici storici pubblicarono tre buone relazioni rigorosamente separate. Tuttavia i problemi non mancano,7 in primo luogo l'insufficienza delle strutture a più livelli. Mi limito a accennare quelli più evidenti dell'archivio dell'Ufficio s torico dell'Esercito, di cui ho conoscenza diretta. Per cominciare, la poca affidabilità degli inventad dei fondi, che rende spesso impossibile una dcerca mirata e sempre incerta la sua completezza. Come ho già scdtto, lo studioso getta la rete in un mare pescoso senza sapere cosa potrà trovare, fascicoli inutili oppure materiali interessanti quanto imprevi­ sti. Un programma di riordino è in corso, in parte affidato a tecnici esterni, ma con tempi assai lunghi per la scarsezza di personale e di fondi. Nessuna prospettiva per l'in­ formatizzazione degli inventari. Un altro problema è la mancanza di una gestione chia­ ra e lungimirante del personale dell'D fficio, che si traduce nella sempiterna e grave scar­ sezza di archivis ti e studiosi qualificati, militad e civili. Oggi si aggiunge la crisi dei loca­ li, l'U fficio è diviso in due sedi distanti e l 'accesso degli studiosi è sottoposto a forti limi­ tazioni per mancanza di spazi. Se l'archivio rimane aperto e disponibile, lo dobbiamo alla professionalità e disponibilità dei pochi addetti e alla pazienza degli studiosi. In sostanza le ricerche sono possibili per i fondi cartacei, ma una parte notevole dell'archi­ vio rimane tuttora i nesplorata, come altri settori specializzati e molto ricchi (fotografie, carte, manifesti eccetem) . Non h o informazioni dirette degli archivi della Marina e dell'Aeronautica: p e r quel poco che ne so la situazione non è molto diversa. Uno strumento importante di svilup­ po e dialogo con l'esterno è la pubblicazione di "Bollettini" dell'archivio della Marina e, più recente, dell'Esercito.8 Sono elementi incoraggianti perché provengono dall'inter­ no degli Uffici, con una valida collaborazione con gli Archivi di Stato. L'altro grosso problema riguarda la ricerca per i decenni successivi al 1 945: soltan­ to l'arretratezza degli studi nazionali in materia ha finora impedito o rallentato la denun­ cia di una situazione inaccettabile. Non sappiamo quanta parte della documentazione sull'attività delle Forze armate dal 1 945 a oggi sia versata agli U ffici storici, quali siano le norme interne e fino a che punto siano rispettate. Né quanta parte di questa docu­ mentazione sia effettivamente consultabile. Sappiamo invece che, a norma di legge, la documentazione del ministero Difesa non è versata agli U ffici s torici, che sono soltan­ to di forza armata; dovrebbe essere destinata all'Archivio centrale dello Stato, ma fino a oggi questo non è avvenuto. Di fatto, non esistono studi di qualche ampiezza e sede­ tà sulle vicende delle Forze Armate nazionali in ambito Nato che si basino sugli archi­ vi degli Uffici s torici, siano limiti politici o tecnici di consultazione o disinteresse degli ambienti militari e scientifici.9 Chi intende studiare la politica nazionale di difesa dopo

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Giorgio Rochat il 1 945 fa riferimento agli atti parlamentati, alle fonti Nato e agli archivi statunitensi, assai più disponibili. Gli U ffici storici sembrano estraniarsi da questa problematica, basti vedere le loro pubblicazioni. Il problema d i fondo

Il problema di fondo che sottosta a tutti i nostri discorsi è l'insufficienza (o il ritar­ do) di una cultura storico-militare nazionale, lo scarso interesse delle forze politiche e delle istituzioni scientifiche per i problemi della difesa nazionale, la storia militare e il passato delle Forze Armate. U n problema che ha molte cause, che qui non intendo ripercorrere, lo si fa troppo spesso in chiave giornalistica (la morte della patria) o pole­ mica (il tricolore buttato nel cesso da un ministro della Repubblica) . In questa sede mi interessa rilevare un solo aspetto di questo deficit culturale, certa­ mente minore c parziale nel quadro nazionale, ossia lo scarso interesse degli Stati mag­ giori10 per la ricerca storico-militare e per gli Uffici storici cui viene delegata. Sia chiaro, non voglio dire che moltiplicando per dieci la forza degli U ffici storici si risolverebbe­ ro i problemi nazionali, ma che il loro sviluppo sarebbe un piccolo passo in questa dire­ zione - un passo non troppo costoso - che rientra nelle possibilità delle Forze armate. Purtroppo i nostri Stati maggiori non hanno ancora capito che un potcnziamento degli U ffici storici (c quindi della ricerca storico-militare nazionale) garantirebbe un guadagno di immagine per le Forze Armate (sul tempo medio) . Gli U ffici storici, nati come organi interni e con compiti definiti, in questi ultimi decenni hanno aperto i loro archivi alla consultazione degli studiosi esterni, come in tutti i paesi della Nato, ma non hanno avuto le direttive né soprattutto i mez7.i per passare da un ruolo definito (e pur prezioso) di custodia e valorizzazione degli archivi a uno propositivo di protagonisti della ricerca storico-militare. Che si dovrebbe basare su due componenti, da una parte la libera attività degli s tudiosi esterni (con un accesso agli archivi militari garantito a pre­ scindere dai loro orientamenti culturali e politici, la professionalità come unico requisi­ to, è la situazione attuale) , dall'altra il contributo degli Uffici, non solo con l'apertura degli archivi, ma pure con l'approntamento di una documentazione di base c la propo­ sizione di ricerche sistematiche c innovative. La produzione degli U ffici storici sulla seconda guerra mondiale, per fare un caso concreto, è in complesso pregevole e spesso di alto livello per la ricostruzione delle ope­ razioni, ma presenta alcuni limiti di fondo. In primo luogo, si ferma appunto alle ope­ razioni di teatro, senza attenzione al quadro generale della guerra, dal ruolo di Mussolini nella direzione politico-strategica alla mancata mobilitazione delle risorse nazionali (dal­ l'industria agli uomini) . E quindi non fornisce dati attendibili sul peso della guerra, uomini mobilitati, perdite e prigionieri. 1 1 In secondo luogo, manca una collaborazione interforze: questa produzione è ancora condotta con una rigida separatezza, l'Ufficio storico della Marina continua a studiare la guerra nel Mediterraneo utilizzando gli archi­ vi e gli studi inglesi e americani, ma non quelli dell'Esercito e dell'Aeronautica. Lo stes­ so fanno gli altri Uffici, una persistenza eli chiusure che almeno in sede storica potreb­ bero essere superate. 12 In terzo luogo, una normativa superata impedisce la riunione eli questa produzione presso una casa editrice che abbia un accesso al mercato; e invece

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Archivi e Biblioteche: sessione pot��eridiana tutti questi volumi spesso pregevoli hanno una diffusione limitata e divisa, conoscerli e acquistarli è difficile, eppure ci vorrebbe poco per raddrizzare una situazione insuffi­ ciente. Il confronto con i servizi storici delle Forze Armate francesi (che, come ricorda la relazione del prof. de Leonardis, hanno un impianto simile ai nostri) è mortificante. I tre servizi di forza armata sono riuniti nella splendida sede del castello di Vincennes e, insieme al servizio storico della Gendarmerie e a un Centre d'études d 'histoire de la Défense eli livello universitario, sono posti alle dipendenze dirette del Primo ministro. Il Service historique dc l'armée de terre dispone eli 1 35 tra funzionari civili e militari, eli cui 1 00 adibiti all'archivio (più importante dei nostri perché comincia dal Seicento, con 90 posti per ricercatori sempre occupati) e 1 5 a tempo pieno per la ricerca. I servizi della Marina e dell'Aeronautica hanno uno sviluppo minore, ma sempre rilevante. Tutti si avvalgono di personale civile qualificato per gli archivi e la ricerca e sono diretti da ufficiali selezionati per interessi e competenza. La consultazione degli archivi è ormai praticamente libera per tutta la guerra di Algeria, pur così lacerante per i francesi; sulle sue vicende i servizi francesi hanno in corso una raccolta di testimonianze audiovisive di protagonisti eli diverso livello. Inoltre pubblicano belle collane di studi originali e di raccolte documentarie e insieme al Centre d'études cl'histoire de la Défense promuovo­ no una fitta serie eli incontri eli studio sui diversi aspetti della storia militare nei secoli, dalle fortificazioni alla politica estera, con uno s tretto rapporto con la ricerca universi­ taria e gli studiosi di ogni tipo, civili e militari. L'investimento di notevoli risorse dello Stato e delle Forze armate francesi nella ricerca storica è dovuto a una lunga tradizione, rafforzata dalla consapevolezza che lo sviluppo di questa ricerca, il dialogo con gli ambienti universitari e con gli studiosi, pure la presenza sul mercato editoriale danno un contributo importante all'immagine delle Forze armate e ne sostengono il ruolo nel paese. Anche nella formazione dei giovani ufficiali lo studio delle guerre francesi ha un'importanza che ahimé non si riscontra in I talia. 13

Note 1

E infatti il mio primo volume, L'Esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini 19 19- 1925, Bari 1 967, aveva come base principale la stampa e poi gli archivi civili. 2 Uno dei pochi temi vietati era l'impiego dei gas in Etiopia, ma quando nel 1 987 chiesi al gcn. Bertinaria, capo dell'Ufficio dell'Esercito, e al col. Ceccato, capo di quello aeronautico, di poter affrontare il problema scn%a limitazioni, entrambi non ebbero esitazioni, mi dissero che era ora che si affrontasse seriamente il problema. Eventuali limiti di documentazione del mio articolo "L'impiego dei gas nella guerra d'Etiopia" (''Rivista di storia contemporanea", 1 988, poi ristam­ pato più volte, anche a cura del Servire historiq11e de l'ariJiée de l'ai!) sono eli mia responsabilità: vidi oltre un centinaio eli cartelle, ma i fondi sono così ricchi che qualcosa mi è certamente s fuggito. 3 Il primo risultato fu il mio volume !taio Balbo aviatore e IJiinislro deii'Aeronalltica, Ferrara 1 979. 4 Giulio Do11het: SCJitti 190 1 - 1 905, a cura eli Andrea Curami c Giorgio Rochat, Ufficio storico dell'Aeronautica, Roma 1 993. Il nostro programma era l'cdi%ionc di u n'ampia selezione di tutti gli scritti di Douhet in 4 o 5 volumi, avevamo già raccolto gran parte del materiale, ma la pub-

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Giorgio Rochat blicazione del primo volume fu così dcfatigantc per l'insufficienza delle str utture dell'Ufficio (editi ng, bozze, programmazione e simili) che rinunciammo ai volumi successivi. Nel 1 996 l'Ufficio ci chiese di riprendere l'opera, ma io avevo già troppi impegni. 5 Non potei avere accesso alla documentazione della Marina sugli accordi e gli scontri con l'Aeronautica descri tti nel volume citato Balbo a!JÙi/ore. 6 Un divieto miope c di scarsa e fficacia, la parte più interessante della documentazione era dispo­ nibile nell'Archivio storico del ministero degli Esteri, cfr. J. F. Coverdale, Ifascisti italùmi alla guer­ ra di Spagntl, Roma-Bari 1 977. 7 lVIi limito a riassumere le mie esperienze dirette, senza citare i diversi contributi specifici pro­ dotti in questi ultimi anni dagli U ffici e da loro preziosi collaboratori, che hanno adeguato spa­ zio in questo convegno. 8 Si aggiunge ora un analogo "Bollettino" della Guardia di Finanza. Mi spiace di non poter dire alcunché dell'archivio di questo corpo e di quello dci carabinieri, di cui non ho conoscenza diretta. 9 Salvo Leopoldo Nuti, L'Esercito italiano nel secondo dopog11erm 1 945- 1 950, Ufficio storico dell'Esercito, Roma 1 989. Dobbiamo allo stesso autore un'accurata rassegna sugli studi sulle Forze armate dopo il 1 945, che si trova nella G11ida alla st01ia 111ilitare italiana, a cura di Piero Del Negro, Napoli 1 997. 10 Scrivo Stati maggiori per b revità, in quanto organi decisionali; in concreto i ntendo i ministri, le alte gerarchie e in senso ampio la cultura delle Porzc armate. 11 Un caso concreto. Le complesse vicende dei circa 600.000 militari i taliani prigionieri delle Forze armate britanniche, statunitensi e francesi sono tuttora praticamente ignorate, la memo­ rialistica è quanto mai ridotta. Queste vicende potrebbero essere documentate con ricerche spe­ cifiche negli archivi degli Stati detentori, troppo costose per ricercatori privati se si ha presente la dispersione dei prigionieri nei cinque continenti. Sarebbe necessario un intervento del mini­ stero Difesa e degli U ffici storici, che però non hanno mai avvertito l'obbligo morale e scienti­ fico di ricordare e documentare la sorte di un così alto numero di soldati italiani. 12 Rinvio al mio recente volume Le g11erre italiane 1935- 1 943, Torino 2005. 1 3 Il corso di Storia delle istituzioni militari presso la Scuola di applicazione di Torino, che ho tenuto per 8 anni fino al 2002, è stato eliminato nel 2004. D iscutere l'iter di for mazione dei gio­ vani u fficiali non è di mia competenza, ne capisco la complessità, tanto più nella fase iniziale di una non facile collaborazione tra u fficiali e docenti universitari per l 'organizzazione della nuova facoltà torinese di Scienze strategiche. Se mi è concessa un'ultima nota personale, ritengo che i n cinque anni di studi dei giovani u fficiali possa e debba trovare collocazione un corso di Storia militare (in sostanza, lo studio di una delle guerre condotte dall'Esercito i taliano, che in 70 ore di lezioni può essere svolto con su fficiente serietà) , non più (o soltanto in minima parte) come materia professionale, ma come for mazione morale. Il giovane ufficiale ha esigenze diverse da quelle di un impiegato delle poste (con tutto il rispetto per i postelegrafonici) , deve essere con­ sapevole che entra in u n'istituzione che ha una tradizione secolare e onorevole nei suoi alti e bassi (si impara soprattutto dalle sconfitte) ; in sostanza la sua conoscenza della storia dell'Esercito non può limitarsi alla retorica agiografica, deve comprendere i soldati che combat­ terono, i caduti, i prigionieri. Senza contare che lo studio concreto eli una guerra ne insegna tutte le difficoltà e contraddizioni meglio degli esercizi strategici a tavolino in cui i buoni vincono sempre. Anche i fucilati fanno parte della storia dell'Esercito.

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PARTE Il

"l MUSEI MILITARI"

5essione Mattutina Presidenza: Ten. Col. Giancarlo B arbonetti

Capo U fficio Storico C.C.


I Musei Militari: sessione JJJattutina

I MU SEI MILITARI E LA TUTELA DEL PATRIMONIO STORI C O DELL'E . I . Matteo Paesano Quadro generale dei Musei Militari

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a moderna definizione di museo fa riferimento ad un'istituzione permanen­ te, al servizio della società e del suo sviluppo culturale e scientifico, aperta al pubblico, che svolge attività di ricerca, acquisisce, conserva ed espone, per fini di s tudio e di educazione, le testimonianze materiali relative a ll'uomo ed al suo ambiente. Hanno, pertanto, natura di museo militare in senso lato anche siti, monumen­ ti, lavori di architettura, zone topografiche, quali ad esempio sacrari, forti, itinerari di guerra segnalati e restaurati, ecc., che presentano un interesse speciale dal punto di vista storico. I musei militari, in particolare, vengono classificati tra i musei di storia, sebbe­ ne spesso le collezioni di cimeli in loro possesso possano suggerire commistioni con i musei d'arte e con quell i delle scienze e delle tecniche. In base alla posizione giuridica, i musei militari possono essere ulteriormente classificati in privati e pubblici. Il panorama dei Musei Militari italiani, pubblici e privati, è quanto mai ricco e varie­ gato, e la loro ubicazione è concentrata soprattutto nell'Italia centro-settentrionale. All'elevata consistenza numerica corrisponde un dimensionamento generalmente ridot­ to delle aree espositive, specialmente se raffrontate alle più importanti istituzioni analo­ ghe di altre nazioni europee. I maggiori musei sono pubblici, in particolare quelli gesti­ ti dal Ministero della Difesa. I musei privati, anche se di minori estensioni c capacità ricettiva, sono generalmen­ te più organizzati, anche grazie al contdbuto finanziado degli enti locali, che tendono a sfruttare le potenzialità di attrazione turistica delle collezioni insistenti nei loro territo­ ri. È soprattutto in questa ottica che va analizzata la vera c propria proliferazione di pic­ coli musei e collezioni di cimeli verificatasi negli ultimi anni in I talia, tendente a valoriz­ zare il patrimonio e la memoria storica della prima guerra mondiale, che si combatté pcrlopiù entro gli attuali confini della nazione. Questi enti, di recente istituzione, valen­ dosi dell'apporto di appassionati e di associazioni culturali dedite allo studio della sto­ ria, nonché del volontariato e del sostegno economico di strutture locali, costituiscono oggi delle realtà culturali di notevole interesse e spessore. Da non sottovalutare, inoltre, i nuovi orientamenti culturali nella società italiana, che soprattutto dopo la caduta del Muro di Berlino e delle ideologie totalitarie del XX seco­ lo, hanno determinato una vera e propria riscoperta della storia patria più recente, non solo di quella nazionale ma anche di quella locale. In tale ambito si registra, per la prima

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lvlatteo Paesano volta nel secondo dopoguerra, un vasto interesse per la storia militare, testimoniato dalla diffusione di opere librarie sull'argomento c dall'attenzione che i media, a comin­ ciare dalla televisione, stanno prestando alla narrazione dci conflitti, che hanno visto coinvolta la popolazione cd i militari italiani. 1\ venuta meno, infatti, una certa ritrosia nell'affrontare temi di carattere militare, che aveva caratterizzato la cultura italiana del dopoguerra e che tendeva a svalutare o c1uanto meno minimizzare la rilcvanza degli aspetti militari della storia. Situazione dei Musei Militari

Le quattro Forze Armate i taliane e la Guardia di Finanza, gestiscono ben 20 musei militari, molti dci quali di antiche tradizioni c retaggio storico. li Ministero della Difesa, tramite il Commissariato Generale per le Onoranze dei Caduti in Guerra, amministra, inoltre, una dozzina di Sacrari c Ossari Militari dedicati alla conservazione delle salme dci caduti militari nelle guerre del XX secolo. 1 Questi siti dispongono, di norma, di col­ lezioni di artiglierie e talvolta anche di mezzi corazzati d'epoca, oltre a sale espositive di cimeli, fotografie e pannelli illustrativi sugli eventi bellici di specifico interesse. Alcuni eli questi Sacrari, come quello di El Alamein in Egitto, si trovano in terra straniera. Sul Carso tra Trieste c Gorizia è stata allestita, sempre a cura di "Onorcaduti", una Zona Sacra su uno dci più sanguinosi campi di battaglia della prima guerra mondiale, dove è stato ricreato un percorso guidato attraverso le trincee e le caverne che videro affron­ tarsi gli Eserciti Italiano cd Austro-Ungarico nel 1 9 1 5- 1 9 1 7 . In epoca recente, questa iniziativa è stata ripresa da numerosi comuni alpini italiani che hanno provveduto a ripristinare, in maggioranza con fedeltà e rigore storico, le fortificazioni campali della grande guerra, creando dei veri c propri musei all'aperto con tanto di sale storiche ani­ mate ricreate negli stessi ricoveri e trincee di un tempo. Personale dell'Esercito ha par­ tecipato sovente all'opera di rccupero di questi manufatti cd alla collaborazione con gli storici locali nella ricerca delle fonti d'archivio iconografiche e documentali. A suppor­ to di queste iniziative è intervenuta anche una legge dello Stato, la n. 78 del 7 marzo 2001 , che, limitatamente al patrimonio storico del primo conflitto mondiale, ha eroga­ to fondi per il restauro e la conservazione di luoghi simbolo delle battaglie combattute nella grande guerra sul fronte alpino.2 I Musei dell'Esercito, attualmente ben 1 5, sono piuttosto scttoriali e risentono della loro originaria vocazione di tramandare le tradizioni dei singoli Corpi, Specialità ed Armi che compongono la Forza Armata. Solo alcuni, infatti, hanno ricevuto il ricono­ scimento ufficiale di Musei di Forza Armata, che prevede, tra l'altro, l'inserimento nelle tabelle organiche OT /V MUS.25.00/95 relative ai "Musei Militari". Con la recente costituzione del Museo dei Paracadutisti e la decisione dell'Aviazione dell'Esercito di dotarsi di un Museo di Corpo, soltanto la Specialità Lagunari cd i Servizi di Sanità e Veterinaria, il Corpo di Amministrazione c Commissariato ed il Corpo Tecnico degli Ingegneri non dispongono ad oggi di un museo dedicato alla propria storia c tradizio­ ni. La maggior parte dei Musei dell'Esercito sono stati costituiti come Enti Morali, muniti quindi di propria personalità giuridica anche se sotto il controllo dell'Autorità Ministcriale. Per effetto del Decreto del 28 giugno 1 986, tali Enti Morali, acl eccezione

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I M11sei Militari: sessione matt11tina

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della Fondazione relativa all'Istituto Storico e di Cultura dell'Arma del Genio, vennero estinti e si sanzionò che i beni degli stessi (mobili ed immobili) passassero nel patrimo­ nio della Difesa. I Museo Storici assunsero, di conseguenza, la fisionomia di Reparti dell'Esercito, pur se con dipendenze non omogenee e sempre con l'eccezione di quel­ lo del Genio che, nonostante un tentativo esperito nel 1 990 dallo Stato Maggiore dell'Esercito - I Reparto, è rimasto nella configurazione giuridica iniziale per il parere contrario espresso dal Consiglio di Stato. Altre difformità nella costituzione si hanno per quanto concerne il Museo Storico Nazionale degli Alpini, realizzato per iniziativa dell'Associazione Nazionale Alpini, e per quello dell'Accademia di Modena, che per la sua intrinseca natura, può essere considerato, a tutti gli effetti, un allestimento museale di corpo. Nel 2003 l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, con la costi tuzione al suo interno di una 4· Sezione "Musei", ha assunto la direzione tecnico-scientifica sui Musei Militari dell'Esercito, la cui dipendenza gerarchica è, però, ancora ripartita tra numerosi Comandi operativi, addestrativi c territoriali, nel rispetto dei legami che uni­ scono gli enti museali ai rispettivi corpi e spccialità.3 Questo provvedimento, se ha con­ sentito una più stretta cooperazione tra i vari musei soprattutto nella collaborazione a varie mostre ed esposizioni temporanee organizzate dallo Stato Maggiore dell'Esercito, non si è tradotta ancora nell'assunzione di competenze di controllo e di direzione amministrativa. L'attività di coordinamento svolta dall'U fficio Storico sui vari Musei Militari ha riguardato: la verifica del censimento e della catalogazione informatica dci cimeli in collaborazione con l'Ufficio SIGE dell'Ispettorato Logistico; lo studio di modifica ed unificazione del regolamento interno di ciascun museo; la standardizzazio­ ne delle procedure per il prestito dei cimeli a titolo oneroso e non; la realizzazione di nuovi cataloghi e di guide alla visita dci Musei; l'opportunità del concorso di associazio­ ni di volontariato nel funzionamento dci Musei; l 'allineamento alla normativa anti infor­ tunistica; l'autorizzazione alla movimentazione o perequazione dei cimeli all'interno c all'esterno della Forza Armata; il mantenimento nell'unità d'azione per la tutela c la valorizzazione del patrimonio storico dell'Esercito nelle comunicazioni con l'esterno. Quasi tutti i Musei Storici sono dislocati in infrastrutture di proprietà dell'Amministrazione della Difesa. Fanno eccezione quello della Cavalleria e quello dei Bersaglieri, che occupano edifici di proprietà, rispettivamente, del Comune di Pinerolo (TO) c del Comune di Roma, a fronte di un pagamento di un canone di affitto mcra­ mente simbolico. Al momento risultano inagibili per motivi strutturali c/ o di impianti­ stica non a norma i Musei dell'Artiglieria di Torino c quello dei Bersaglieri di Roma. Gran parte dei cimeli conservati deriva dalla cessione da parte di militari in servizio o in congedo o delle loro famiglie. La particolare configurazione giuridica dei Musei non prevedeva, fino al 1 987, alcun vincolo per formalizzare l'acquisizione dci beni che veni­ vano solamente trascritti in un registro interno di inventario. Nessuna entità esterna era preposta al controllo dei materiali che, in molti casi, oltre a presentare un elevato pre­ gio sotto il proftlo artistico, storico e culturale, risultano di cospicuo valore economico. Il valore di questo immenso patrimonio è stimato superiore ai 500 miliardi di lire. Negli ultimi tempi, su impulso dello Stato Maggiore dell'Esercito, si è cercato di porre rime-

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Matteo Paesano dio alla situazione ordinando alle direzioni di ogni museo di provvedere ad una nuova inventariazione ed alla regolare assunzione in carico di tutti i cimeli. La normativa in vigore per la gestione dei musei

I Musei Militari e le loro collezioni rientrano a pieno titolo nelle norme stabilite dalla legge n. 41 del 22 gennaio 2004, Codice dei beni culturali e delpaesaggio, ai sensi dell'articolo 1 O della legge 6 luglio 2002, n. 13 7, che ha integrato il Testo unico delle disposizioni legislative in tJJatelia di beni culturali e ambientali (legge n. 41 del 22 gennaio 2004) . Il testo legislativo stabilisce che i cimeli, le raccolte di vario tipo, le opere pittoriche e scultoree, gli ogget­ ti d'arredo, gli archivi e le biblioteche esistenti sul territorio nazionale sono da conside­ rare beni culturali e come tali rientrano nella competenza del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, per quanto concerne la tutela (conservazione e controllo) , ferma restandone la proprietà o il possesso esercitato rispettivamente, da privati o da Enti pubblici. La legge prevede l'adempimento alla presentazione di un elenco descrittivo dei beni posseduti che consente al dichiarante di poter accedere a varie forme di finanzia­ mento statale per quanto riferito alle attività di: mantenimento e manutenzione delle sedi museali e dei beni in esse conservati, la promozione della fruibilità da parte del pubblico, il concorso di personale qualificato per lo svolgimento di attività specialisti­ che.4 In questo campo molto rimane ancora da fare. La normativa della Difesa che regolamenta, sotto l'aspetto amministrativo, la gestio­ ne dei beni che compongono il patrimonio storico dei Musei dell'Esercito è contenuta nella pubblicazione risalente al 2001 Istmzioni concernenti l'introduzione, la conservazione, la gestione e la movitJJentazione dei beni tllllseali della F01za An11ata diramata dell'Ispettorato Logistico - Dipartimento eli Amministrazione e Commissariato. Rientrano nella tipolo­ gia dei beni museali i beni mobili ed immobili che per il loro riferimento alla storia poli­ tica, militare, della letteratura, dell'arte e della cultura in genere rivestono un interesse particolarmente importante per la Forza Armata. Sono, inoltre, considerati beni musea­ li: cimeli, arredi, arrni, collezioni o serie di oggetti che rivestono u n rilevante interesse artistico, storico, numismatico o militare; manoscritti, autografi, carte geografiche, stemmi, iscrizioni, affreschi, quadri, nonché raccolte librarie, pinacoteche e beni archi­ vistici aventi carattere di mrità e di pregio storico-culturale; fotografie con relativi nega­ tivi e matrici, esemplari eli opere cinematografiche, audiovisive nonché documentazio­ ni di manifestazioni sonore o verbali la cui produzione risalga ad oltre 25 anni. I beni elencati possono essere acquisiti al patrimonio dei Musei della Forza Armata a titolo gratuito, a seguito di atti di liberalità (donazioni, disposizioni testamentarie, ecc.), ovve­ ro, in rare circostanze, a titolo oneroso, tramite atti formali di acquisto. In entrambi i casi il direttore del Museo che acquisisce i beni deve richiedere for malmente l'accetta­ zione dell'atto di liberalità o della proposta di acquisto all'U fficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito. I beni storici acquisiti entrano a far parte del demanio pubblico ovvero del patrimonio inclisponibile del Ministero della Difesa. Essi sono considerati inalienabili, non possono cioè for mare oggetto eli diritti a favme eli terzi, né essere sot­ tratti alla loro destinazione. La normativa amministrativa-contabile afferente l'assunzio­ ne in carico e la gestione dei materiali è quella dettata dal Regolamento di

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I Musei Militati: sessione matt11tina

Amministrazione Unificato c dalle relative istruzioni. La gestione è affidata acl appositi consegnatari per debito eli vigilanza, designati a cura dell'Ente da cui ciascun Museo dipende dal punto eli vis ta amministrativo. Tutti i beni acquisiti al patrimonio museale devono essere invcntariati, catalogati, fotografati c identificati a cura del direttore di cia­ scun Museo, il quale deve provvedere anche alla stipula eli polizze assicurative contro furti, incendi o danneggiamenti. Qualsiasi movimcntazionc eli singoli beni o smcmbra­ mento di collezioni deve essere autorizzata dall'U fficio Storico dello SME. Da rilevare come questa normativa ed il R.A.U. (Regolamento di Amministrazione Unificato) del Ministero della Difesa non prevedano alcuna possibilità di utilizzare risorse economi­ che c/ o di altra natura provenienti da entità pubbliche o private o da proventi ottenuti da particolari "servizi aggiuntivi" (vendi ta di libri, cartoline, oggetti ricordo, ecc.) . Tentativi di costituzione di un Museo Militare dell'Esercito e di uno Interfot·ze

In tempi recenti sono state intraprese alcune iniziative per cercare di migliorare l'at­ tuale situazione di frammentarietà e di dispersione su diversi siti del patrimonio musea­ le dell'Esercito c più in generale di quello delle Forze Armate. Senza anelare troppo indietro nel tempo, risale all'agosto 2000 la costituzione eli un Gruppo eli Progetto "Musei Militari dell'Esercito" nell'ambito clell'U fficio Organizzazione delle Forze dello Stato Maggiore dell'Esercito. Il Gruppo, presieduto dal Generale Antonino Torre, nel quadro eli un progetto più generale di riordino della componente non operativa della Forza Armata, ebbe il compito eli sviluppare i seguenti elementi di situazione: analisi dei costi globali eli gestione eli ogni singolo museo; valutazione dell'opportunità di accorpa­ re più musei nella stessa sede; definire la fruibilità verso l'esterno del patrimonio musea­ le in modo unitario, prevedendo la costituzione eli siti internet dedicati ; inclividuazione eli una formula amministrativa che consentisse la gestione di sovvenzioni erogate da enti esterni alla Difesa e destinate alle attività di funzionamento cd allo sviluppo, poten­ ziamcnto c manutenzione dci beni museali. Altre iniziative intraprese dal Gruppo di Ricerca furono quelle relative alla valutazione c catalogazione delle opere pittoriche conservate nei vari musei c la costituzione, in via sperimentale, di una "guardia d'ono­ re" composta da iscritti all'Associazione Granatieri, destinata a prestare servizio presso il Museo dei Granatieri come concorso ed ausilio al personale m ilitare in organico. Al Gruppo di Progetto "Musei Militari dell'Esercito", è subentrato il Gruppo di Lavoro "Promozione Musei Militari" costituito nell'ambito dell'Ufficio R.O.C. dello Stato Maggiore dell'Esercito, che ha avuto il compito di: definire un piano di comunicazione per la valorizzazione del patrimonio museale; realizzare percorsi tematici intermuseali relativi ai Musei Militari dell'Esercito per lo svolgimento eli visite guidate; produrre guide illustrate e su supporto informatico adatte a pubblico giovanile e acl allievi degli istituti/ scuole di formazione. Il Libro Bianco della Difesa del 2001 affrontò la tematica dci Musei Militari auspi­ cando una soluzione che consentisse l'efficace pubblici:r.zazione ed il pieno manteni­ mento dell'attività museale militare, sia sotto l'aspetto conservativo dei beni, sia per la garanzia della frcc1uenta:r.ionc da parte del pubblico. L'appendice del citato Libro Bianco

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lviatteo Paesano ventilò, inoltre, la possibilità di costituire un unico Museo Militare interforze a Roma, sull'esempio di quanto realizzato in altri paesi europei. L'iniziativa, sorta sotto gli auspi­ ci della Presidenza della Repubblica, prevedeva l'inaugurazione del nuovo Museo Militare delle Forze Armate, nel 201 1 nell'ambito dci festeggiamenti del 1 50° anniver­ sario dello Stato Italiano. Il progetto operativo, promosso dallo Stato Maggiore della Difesa nel 2003, dopo aver individuato una sede appropriata in Roma, quale quella del dimesso Stabilimento di Riparazione Materiale Elettronici c di Precisione di Via Guido Reni, dove risultavano disponibili 3.500 mq per l'esposizione ed i vari locali di suppor­ to, ha istituito un comitato tecnico, che ha avviato la progettazione dell'immobile, cd un gruppo di lavoro scientifico, composto da eminenti storici del mondo accademico e militare, incaricato di definire il percorso storico del musco.5 Questo nuovo ente non doveva pregiudicare l'esistenza degli altri Musei Militari, che avrebbero dovuto versare al Museo interforze solo una piccola parte dei propri cimeli. Era previsto, inoltre, il col­ legamento di tutti i Musei del Ministero della Difesa attraverso una rete informatica. Il progetto, sulla carta estremamente interessante c che avrebbe consentito un salto di qualità del panorama muscalc militare, è stato però temporaneamente accantonato per i tagli subiti dal bilancio della D i fesa c per la parallela iniziativa promossa nel 2002 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali mirante alla costituzione presso il Vittoriano del Museo della Patria e della Civiltà Italiana. L'auspicio è che non vada persa definiti­ vamente questa opportunità che consentirebbe alle Forze Armate italiane di rilanciare la propria immagine nel campo della storia e delle tradizioni militari patrie c eli adeguar­ si agli standard qualitativi delle più celebrate istituzioni muscali europee. !'� bene ricor­ dare che il progetto di un M usco Centrale delle Forze Armate non è nuovo e che già alla fine degli anni '30 vi fu un tentativo da parte della dirigenza politica dell'epoca di realizzare un grande Museo Storico Militare italiano. L'iniziativa, promossa nel 1 937 dal Generale Francesco Saverio Graziali, avrebbe dovuto inaugurarsi nel corso delle mani­ festazioni dell'esposizione universale eli Roma prevista nel 1 942. Il progetto del Museo .VIilitare intcrforze fu effettivamente approvato nel 1 938 e ne fu iniziata la costruzione nel quartiere clell'EUR. La caduta del regime fascista non consentì di portare a termine l'impresa cd oggi i locali un tempo progettati come un'ala del Museo delle Forze Armate ospitano l'Archivio Centrale dello Stato. Ancor prima, nel 1 925, fu istituito presso Castel Sant'Angelo in Roma il Museo Nazionale dell'Esercito, che dopo aver vis­ suto varie traversie, in tempi recenti è passato completamente in gestione al Ministero dei Beni Culturali. Condizione delle e sposizioni cd elencazione dci vad musei

I Musei eli Forza Armata si caratterizzano per la loro originaria natura di istituzioni culturali pensati per la trasmissione della memoria della storia cd evoluzione delle Forze Armate c delle varie armi c specialità. Questa caratteristica di "enti culturali" emerge dall'analisi dci vari statuti c regolamenti interni dove, in genere, si contempla la loro struttura complessa ed articolata, che prevedeva, oltre alla parte prettamentc espositiva, anche la presenza di una biblioteca c di un archivio storico per i quali non si escludeva l'accesso da parte di una utcnza esterna. N ati con una marcata finalità didattica (esalta-

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I JÌI!usei iVlilitmi: sessione 111attutina zione dello spirito eli corpo e eli quello patriottico, custodia delle tradizioni, testimonian­ za delle imprese belliche, glorificazione eli reparti distintisi in battaglia, culto dei valoro­ si e delle autorità benemerite) non escludevano, però, una apertura verso la componen­ te "civile", come testimoniato dalla pubblicazione di alcuni bollettini come quello dell'Istituto Storico eli Cultura dell'Arma del Genio e del Museo S torico dei Carabinieri. Col passare del tempo ed il progressivo venir meno delle assegnazioni finanziarie, i Musei Militari si sono trasformati essenzialmente in "contenitori" eli memoria, dove la funzione "conservativa" delle fonti materiche ha prevalso sulle funzioni di centro pro­ pulsivo di ricerche e di divulgazione della storia militare. Questo è ben testimoniato dalla situazione odierna di tali Enti, talvolta chiusi o solo parzialmente aperti al pubbli­ co, dove, ad esempio, permane una concezione museografica ottocentesca e dove la fruizione eli archivi storici e biblioteche è, nella maggior parte dei casi, resa impossibi­ le a causa dell'assenza di strumenti eli ricerca e della scarsità di personale preposto al contatto con gli studiosi. La critica situazione in cui versano i musei militari è stata però in parte bilanciata dall'evoluzione degli Uffici Storici e delle Biblioteche Militari, che nati soprattutto per ragioni el i supporto all'attività interna el i studio degli Stati Maggiori ed Alti Comandi, nel tempo hanno saputo acquisire pienamente la natura eli enti cultu­ rali, aprendo la fruizione del patrimonio culturale conservato anche ad una utenza esterna. In attesa del sospirato Museo delle Forze Armate, i Musei Militari costituiscono allo stato attuale delle raccolte chiuse e poco dinamiche, a causa soprattutto della loro impo­ stazione originaria, che doveva essere non tanto documentaria quanto educativa: stru­ mento di formazione dell'ideale nazionale c centro di aggregazione per l'esaltazione dello spirito eli corpo. A causa delle ristrettezze finanziarie e d i problemi di risorse umane (carenza numerica e mancanza eli formazione specifica del personale) , gli allesti­ menti sono in genere datati e risentono del peso degli anni. Iniziamo una breve disamina dei Musei Militari dell'Esercito. li Museo Nazionale dell'Artiglieria di Torino è uno dei più antichi musei militari ita­ liani, essendo stato costituito nel 1 842, anche se una prima raccolta fu già istituita nel 1 731 da Carlo Emanuele UI, re eli Sardegna, andata poi dispersa a seguito dell'invasio­ ne di Napoleone. Il Museo conserva oggi oltre 1 1 mila reperti comprendenti armi di tutti i tipi, dall'età della pietra alle moderne artiglierie. Pur afflitto da problemi legati all'agibilità delle sale espositive, raccoglie una delle più ricche collezioni eli armi porta­ tili e di pezzi d'artiglieria del mondo. L'Istituto Storico e di Cultura dell'Arma del Genio di Roma trae origine dal Museo dell'Ingegneria Militare italiana, inaugurato nel febbraio 1 906 in Castel Sant'Angelo. L'ISCAG è un esempio di istituzione muscalc alquanto articolata, comprendente, oltre alla parte di natura espositiva, che inquadra ben due musei (Museo Storico dell'Architettura e Museo Storico dell'Arma del Genio) , anche una biblioteca, l'archivio fotografico e l'archivio storico documentale. Quest'ultimo è di grande rilevanza e si riferisce soprattutto alle vicende belliche delle due guerre mondiali, quando il Comando Generale dell'Arma o l'I spettorato ordinarono sia ai reparti operativi che agli enti sco­ lastici e tecnici di versare al Museo copia dei diari storici e delle relazioni sull'attività

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Matteo Paesano svolta. Molto fornito e ben catalogato è anche l'archivio delle planimetric delle infra­ strutture di interesse militare. I l Museo Storico dci Bersaglieri, inaugurato in Roma nel giugno 1 904, fu trasferito nel 1 932 presso la sede storica di Porta Pia, lungo le antiche mura aureliane. Ha raccol­ to nel corso degli anni documenti c cimeli grazie alle donazioni da parte dei reggimen­ ti della specialità, delle società di mutuo soccorso tra bersaglieri, dei bersaglieri stessi e dei loro familiari. Anche il Museo dei Bersaglieri dispone di una ricca raccolta di docu­ mentazione iconografica in gran parte inedita c di una piccola biblioteca. La raccolta di cimeli dell'attuale Museo Storico dci Granatieri di Sardegna, la più antica specialità dell'Esercito Italiano risalente al 1 659, fu iniziata nel 1 903 grazie all'opera di alcuni u fficiali benemeriti. I reperti raccolti nella Sala ricordi storici della caserma "Ferdinando di Savoia" di Roma, furono poi trasferiti nell'attuale sede di Santa Croce in Gerusalemme, divenuta museo nel 1 921 . Grazie alle donazioni di personaggi illustri e della nobiltà i taliana che hanno militato nella Specialità il Museo dei Granatieri costituisce oggi una delle più belle e ricche collezioni di cimeli storico-militari d'Italia, comprendente anche una pregevole biblioteca. Il Museo Storico dell'Accademia Militare di Modena, creato nel 1 905 nei locali del palazzo dei duchi d'Este, è stato dedicato al ricordo degli u fficiali ex allievi delle Accademie Militari caduti in guerra. Le sue collezioni sono in continua espansione gra­ zie all'acquisto di cimeli sui mercati d'arte con fondi ricavati dalle sottoscrizioni (elargi­ zioni volontarie) di ex allievi in occasione di raduni. Il Museo Nazionale dell'Arma di Cavalleria di Pinerolo (fO) , anche se di recente costituzione (1 961), vanta una delle collezioni più ricche c prcstigiose, soprattutto in campo uniformologico. Il Museo molto ben inventariato ed organizzato possiede anche una piccola collezione di mezzi corazzati. Quello della Motorizzazionc Militare, con sede a Roma, è il più vasto Museo Storico dell'Esercito. Grazie ai suoi ampi spazi sono sta ti raccolti materiali quali aeroplani, elicotteri, lanciamissili e altri tipi di sistemi d'ar­ ma non strettamente attinenti al servizio automobilistico.6 Di pregio sono le collezioni di auto d'epoca, anche di modello civile, e quel le di autocarri. Provvisoriamente acco­ glie la prestigiosa collezione di carrozze del Quirinale. L'elenco dci Musei Militari dell'Esercito è completato: dal Museo della Fanteria di Roma, sorto nel 1 959 e caratterizzato da un ampio sviluppo espositivo (2.500 mq) ; dal Museo Storico Nazionale degli Alpini di Trento, i cui angusti locali non rendono meri­ to del valore e delle nobili tradizioni delle truppe da montagna italiane; dal Museo della 3" Armata, la più gloriosa grande unità italiana che partecipò alla grande guerra; dal Museo dei Carristi, piccola realtà ospitata presso il Museo della Fanteria;7 dal Museo Storico Militare di Palmanova, ricavato nella celebre città fortezza veneziana del XVI secolo; dal Museo Storico delle Aviotruppe di Pisa, costituito nel 2003 grazie a sovven­ zioni di un istituto di credito privato ed alla collaborazione con l'Associazione Paracadutisti d'Italia; dal Museo delle Armi "Città di Terni", gestito dal Polo di Mantenimento delle Armi Leggere; dal Museo della Brigata "Sassari". I l Sacrario delle B andiere del Vittoriano presso l'Altare della Patria di Roma conser­ va, per quanto attiene all'esposizione dedicata all'Esercito, i Vessilli eli guerra elci repar-

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I Musei lvfilitari: sessione matttrlina ti della Forza Armata disciolti. D a segnalare, infine, la presenza di sale storiche allestite in numerose caserme sedi di scuole e di reparti operativi, come ad esempio quelle della Brigata Alpina "Julia" di Udine, del 1 32° Reggimento Artiglieria Terrestre di Maniago (PN) e della Scuola eli Fanteria di Cesano (RM), frutto dell'iniziativa di comandanti sen­ sibili alle tradizioni storiche del proprio reparto, purtroppo di difficile accesso al pub­ blico, ma che spesso custodiscono importanti cimeli, memorie scritte, album fotografi­ ci di reduci ed ex combattenti. È invalsa abitudine nella Forza Armata, infatti, di abbel­ lire le caserme con pezzi d'artiglieria, mezzi corazzati, autocarri, velivoli ed altri cimeli che spesso arrivano a raccogliere collezioni molto ampie ed interessanti, comprenden­ ti decine eli pezzi, come alla Scuola eli Artiglieria di B racciano (RM) ed a quella eli Cavalleria eli Lecce. Il reclutamento a carattere regionale delle truppe da montagna italiane ed il forte spi­ rito di corpo e raclicamcnto al territorio che da sempre le contraddistingue, hanno favo­ rito la costituzione di piccole esposizioni di materiali bellici curate da varie sezioni dell'Associazione Nazionale Alpini, come quelle eli Biella (VC) , Bassano (VI) c Savignone (GE) . Per iniziativa eli altre associazioni nazionali eli reduci ed ex combatten­ ti sono stati poi allestiti musei a Novara e quello della Fanteria a Voghera (PV) . ;\ Grazzano d'Asti , invece, è sorto il Museo Storico Baclogliano, dedicato alla controver­ sa figura del famoso maresciallo d'Italia. APPENDICE I MUSEI MILITARI PRIVATI E ALTRI MUSE I PUBBLICI

I musei del Risorgimento, distribuiti in quasi tutte le regioni d'Italia, costituiscono una particolare categoria eli collezioni pubbliche, che hanno il compito istitm�ionalc di tramandare la memoria degli eventi che portarono all'unificazione della Nazione attra­ verso le guerre d'indipendenza ed i vari movimenti insur rezionali del XIX secolo. Il per­ corso espositivo eli questi musei si ricollcga generalmente alla prima guerra mondiale che, portando alla liberazione di Trento e Trieste, è stata considerata dalla retorica nazionale come il compimento dell'Unità d 'Italia. In alcuni dei musei del Risorgimento, come quelli di Vicenza c di Milano, è stata integrata alla storia nazionale anche la Resistenza e la guerra di Liberazione contro i nazi-fascist:i del periodo 1 943- 1 945 . I musei privati dedicati alla prima guerra mondiale sono in continua espansione; al momento ne esistono al meno 1 6.8 J\!Iolti eli questi, come quello sorto sulla vetta dolo­ mitica della Marmolada a 3.000 m di quota, sono costituiti essenzialmente da raccolte di reperti bellici rccupcrati nelle zone limitrofe, che furono teatro di aspre battaglie. La ricerca di rcsiduati bellici è molto in voga in Italia e conta un vasto seguito di appassio­ nati che coniugano la gita turistica in montagna alla visita delle postazioni occupate dagli eserciti contrapposti nel periodo 1 9 1 5- 1 9 1 8. Alcuni di questi musei sono stati rica­ vati in fortificazioni permanenti austriache o italiane allestite sulle zone di confine tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Anche sulle Alpi occidentali e centrali, ai confini con la Francia e la Svizzera, sono stati eli recente restaurati forti che ospitano collezio­ ni museali militari come quello eli Fenestrelle (fO) , Bramafam di Bardonecchia (fO) cd

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�Matteo Paesano il Forte Dossaccio, costruito a 1 . 800 m di quota c facente parte della linea difensiva "Cadorna". Come già ricordato, in numerose zone del fronte della grande guerra, come sulle Dolomiti, sull'Altopiano dci Sette Comuni ed in Carnia, le comunità locali, schie­ re di appassionati, talvolta col sostegno di truppe degli eserciti italiano, tedesco ed austriaco, hanno provveduto al rccupero dei manufatti e delle postazioni di prima linea d'alta CJUOta, creando dei veri c propri musei all'aperto, animati con manichini in unifor­ me, pezzi di artiglieria cd altri equipaggiamenti ed assistiti da guide sonore e tabelle esplicative. I musei privati dedicati alla seconda guerra mondiale sono in minor numero, anche se dispongono di aree espositive molto maggiori, come di quello di Piana delle Orme (L1). Questo museo, nato dalla passione del proprietario che ha dedicato la vita alla rac­ colta di reperti del passato sia militari sia dell'agricoltura, è uno dei più grandi d'Italia con i suoi 25mila metri quadrati eli esposizione, dei quali circa la metà dedicati alla sto­ ria militare. Sono presenti, in particolare, oltre 300 mezzi militari di ogni epoca e ben restaurati. In Emilia Romagna vi sono 4 musei sul secondo conflitto mondiale, Cjucllo della battaglia del Senio ad Alfonsine (RA) , le collezioni d'armi della Rocca eli San Leo (Rl) e di Castel di Rio (BO) cd il Museo Memoriale della Libertà di Bologna. Un'altra regione che negli ultimi anni ha dato risalto agli eventi bellici che la interes­ sarono direttamente del 1 943 è la Sicilia. N el 2002, a Catania, è stato inaugurato il Museo Storico dello Sbarco in Sicilia, che rappresenta senza dubbio la più moderna struttura museale nazionale a soggetto militare, caratterizzata da 3mila metri quadrati di esposizione comprendenti varie ricostruzioni eli ambienti dell'epoca come un intemo di casamatta, parte di un rifugio antiaereo, la tenda dove fu firmato l'armistizio di Cassibile con relativi personaggi cd altro ancora. Tale allestimento, corredato da proiezioni video, pannelli elettronici intcrattivi e ricostruzioni sonore, è quanto di più moderno finora realizzato in questo settore, c non teme confronti con le migliori realtà straniere.9 Completano il panorama sul secondo conflitto mondiale il Museo dello Sbarco di Anzio e Nettuno (RM) , il Museo Militare della Batteria "Mameli" di Genova Pegli, dedi­ cato alla difesa costiera, il Museo del Reggimento "Giovani Fascisti" di Ponti sul Mincio (MN) , che combatté con valore in A frica settentrionale cd i numerosi musei della Resistenza, i più noti dci quali sono: il Museo Storico della Liberazione di Roma, che sorge in un edificio sede di comando della Gestapo c famoso luogo di tortura; la Risiera di San Sabba (fS) , l'unico campo eli sterminio nazista in Italia; il Museo Storico della Resistenza di Stazzema (LU) , luogo ove fu compiuto un efferato eccidio di civili da parte delle truppe eli occupazione tedesche. 10 In c1uesto ambito, va ricordato l'Istituto per la Storia del Movimento eli Liberazione el i Milano, a cui sono collegati i vari istituti per la storia della resistenza regionali e provinciali, competenti in materia di raccolta e conservazione del materiale documentario originale relativo alla lotta partigiana. Concludo la trattazione con il Civico Museo di Guerra per la Pace Diego de Henric]uez di Trieste e col Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto (fN) . Il primo rappresenta la più ricca ed eterogenea collezione di oggetti di militaria d'Italia, spaziando dai sommergibili tascabili ai dischi sonori, dai giocattoli a soggetto militare ai manifesti, dai francobolli agli apparati radio. Il Museo eli Rovereto, fondato nel 1 92 1 , è

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I Musei Militari: sessione fltattutina il più attivo e creativo centro di cultura nel campo della storia e della tecnica applicata ai fenomeni bellici d'Italia. Di rilievo sono le sue molteplici iniziative: didattiche, di sostegno all'attività scolastica; divulgative, di realizzazione di più mostre tematiche all'anno; editoriali, di pubblicazione di libri ed opuscoli; culturali, di organizzazione di convegni e giornate di studio; eli ricerca sotto tutti i profili disciplinari. L'ente dispone del più vasto e curato archivio fotografico nazionale relativo alla prima guerra mondia­ le e eli una ricca biblioteca.

Note 1

I principali sacrari, ossari c :wnc sacre della prima guerra mondiale sono quelli di: Redipuglia, Monte Grappa, Monte San Michele, Asiago, Oslavia, Fagarè, Schio, Montello, Pasubio, Pocol­ Cortina d'Ampezzo, Caporctto, quest'ultimo in Slovenia. I principali siti della seconda guerra mondiale sono quelli di: Montelungo, dei Caduti d'Oltremare di Bari, di Camerlona, di Cargnacco. All'estero vi è soprattutto quello di El Alamein. Altri, come l'ossario della battaglia di San Martino, interessano le vicende belliche del Risorgimento. 2 Cfr. D. Ravenna - G. Scvcrini, Il patrimonio st01ico della Gmnde Guerra, Guide Gaspari, Udine, 2001 . 3 Il Museo della Cavalleria c quello di Artiglieria dipendono dal Comando RFC Intcrrcgionalc Nord; il Museo degli Alpini dal Comando RFC Regione Trentina Alto Adige, i Musei della Fanteria, dci Bersaglieri e del Genio dal Comando Capitale; il Museo Militare di Palmanova dal Comando Brigata di Cavalleria "Pozzuolo del Friuli", il Museo della Motorizzazione Militare di Roma dalla Scuola dci Trasporti e Materiali, il Museo dei Granatieri dal Comando Brigata Meccanizzata "Granatieri di Sardegna", il Museo Storico delle Aviotruppe di Pisa dal Centro Addestramento Paracadutismo, il Museo della Brigata "Sassari" dall'omonimo Comando di Grande Unità, il Museo delle armi "Città di Terni" dal Polo Mantenimento Armi Leggere. Concludono l'elenco il Museo dell'Accademia Militare di Modena ed il Museo della III Armata di Padova. 4 Le altre principali leggi che regolano la gestione dei musei sono la n. 4 del 1 4 gennaio 1 993 (nota anche come legge Ronchey) e la n. 352 dcll'8 ottobre 1 997 Disposizioni sui beni culturali. 5 Il Gruppo di lavoro, presieduto dal Generale Giancarlo Gay, era composto da: Dr. Giuseppe Severini, Consigliere di Stato; Prof. Ernesto Galli della Loggia; Prof. Francesco Perfetti; Prof. Guido Pescosolido; Pro f. Piero Melograni. 6 Risale al 1 998 la trasformazione del Corpo Automobilistico dell'Esercito in Arma dei Trasporti e Materiali. 7 Sebbene la Specialità Carristi sia transitata nel 1 999 dall'Anna di Fanteria a quella di Cavalleria, il Museo, con annessa piccola collezione di carri armati, è ancora situato presso la sede origina­ ria di Piazza Santa Croce in Gerusalemme i n Roma. • La seguente elencazione è approssimata per difetto: Museo della Grande Guerra di Maserada di Piave (TV) , Museo del Forte Belvedere di Lavarone (fN), Museo piccolo della Grande Guerra di Sappada (BL), Museo della Grande Guerra di Cortina (BL) , Museo della Guerra 1 9 1 51 9 1 8 di Timau in Carnia, Museo della Guerra Bianca in Adamello di Temù (BS), Museo S torico della Guerra 1 9 1 5- 1 9 1 8 di Roana-Canove (l'V) , Museo della Grande Guerra in Marmolada, Museo della Grande Guerra 1 9 1 4- 1 9 1 8 di Passo Fedaia, Museo Storico Militare di Forte Punta Corbin (VI) , Museo della Battaglia di Vittorio Veneto (TV), Museo della Grande Guerra di Gorizia, Museo della Grande Guerra in Valsugana e sul Lagorai, Museo Storico Col di Lana

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!vlatteo Paesano 1 9 1 5- 1 9 1 7, Museo della prima guerra mondiale al Fincstron del Monte Grappa, ex caserma "G. Macchi" al Passo Monte Croce Carnico, Museo Militare e collezione eli Emanuele Filiberto Duca d'Aosta di Sanluri (CA) . " Altre collezioni siciliane sono guclle del Museo dci Cimeli Storico-lVIilitari d i Chiaramonte Gulfi (RG) , il Museo della Memoria eli Modica, mentre è stato chiuso il Museo della Piazzaforte di Augusta (SR) . "' Tra i musei della Resistenza c guerra di Liberazione si annoverano: Museo della Repubblica Partigiana di Montefiorino, Museo N azionale clcll' lnternamcnto d i Terranegra (PD) , Museo audiovisivo della Resistenza eli Fosdinovo, Casa della Resistenza eli Verbania, la Case dei Fratelli Cervi a Campegine (RE) , J\'Iusco sulla Lotta eli Liberazione in l •: milia-Romagna di Faenza .

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I Musei Militati: sessione 111attutina

I MU SEI DELLA MARINA MILITARE : I PROBLEMI , LE PRO SPETTIVE , IL PUBBLICO Lorenzo Sforra Valori e funzioni del museo storico

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arie sono le definizioni che si possono dare di un museo storico: luogo deputato alla conservazione delle radici della nostra memoria e alla rievoca­ zione storica; luogo dell'incontro tra il passato e il presente; magazzino di civiltà a cui attingere per costruire un futuro, consapevoli delle proprie radici storiche e culturali. Forse un museo storico è oggi tutto questo, o meglio dovrebbe svolgere tutte queste funzioni nel suo insieme. Ma vediamo, più da vicino, quando e come nasce un museo storico. Il museo nasce nel tempo come luogo di conservazione, un po' polveroso, talvolta, e ogni tanto spolverato da qualche persona eli buona volontà. Nell'epoca non mecliatica i segni della memoria dovevano pur essere conservati in qualche posto, in spazi più o meno adatti e accessibili a quei visitatori, in verità assai scarsi nel passato, desiderosi eli rendersi conto eli persona dei fatti della loro storia. Uno spazio, quindi, dove ritrovare i segni del proprio passato. Sappiamo un po' tutti che la maggior parte dei musei storici italiani nasce all'indo­ mani dell'unità d'Italia, per testimoniare e conservare il passato storico su un piano soprattutto regionale; un passato che doveva pur essere ricordato, tramandato e s timo­ lato per dare un senso di identità e di continuità storica al nascente Stato i taliano. Nel museo, quindi, all'inizio troviamo il racconto di noi stessi, delle nostre radici, il luogo dove si conservano materialmente i segni della memoria; ma lo stimolo a visitar­ lo, allora, era debole ed era riservato soprattutto agli studiosi, a coloro che volevano approfondire gli argomenti che facevano parte del loro bagaglio professionale, e a colo­ ro che erano impegnati in un'attività di formazione storica e culturale. Con l'andar del tempo, ecco che il museo acquista una nuova dimensione: non più puro e semplice luogo di conservazione, ma un luogo d 'incontro e di confronto, che permetta la valorizzazione di un patrimonio artistico, storico, culturale, per il quale nel passato si avvertiva prevalentemente la necessità della conservazione. Patrimonio che diventa, quindi, un potenziale culturale, non più soltanto luogo deputato alla conservazio­ ne delle memorie storiche, ma laboratorio eli cultura. In questo percorso di sviluppo del concetto del museo, i mezzi eli comunicazione mediatica non sono certamente estranei, anzi la loro valenza è stata, ed è, prevalente oggi, nel processo di valorizzazione dei vari patrimoni posseduti. A questo punto, vediamo un po' più da vicino cosa sono e cosa

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Lorenzo Sferra conservano i due musei della Marina Militare. I l Museo Storico Navale di Venezia

Questo museo nasce u fficialmente nel 1 923 per "rendere più palese quanto in ogni tempo sia stato ardito lo spirito navale italiano" (così recita il testo della Gazzetta U fficiale), insieme al Museo Tecnico N avale di La Spezia. Due musei, quindi, gestiti dalla Marina Militare e che raccolgono: il pri111o soprattut­ to cimeli artistici e storici, il secondo reperti e materiali eli carattere tecnico e scientifico. L'origine del museo di Venezia si può far risalire alla "Casa dci Modelli" dell'Arsenale, un magazzino cioè dove venivano conservati i modelli in legno di tutte le navi costruite nell'Arsenale fino al 1 797, anno della caduta della Repubblica della Serenissima. La "Casa dei Modelli" fu saccheggiata, durante l'occupazione francese del 1 797, così come furono saccheggiate nello stesso periodo le "Sale dell'armar" eli Palazzo Ducale, dove venivano conservati le armi, i cimeli c i trofei di guerra della Repubblica eli Venezia. Molto andò perduto dell'antica ricchezza della Serenissima e ciò che rimase fu successivamente recuperato e conservato dagli austriaci, subentrati ai francesi, entro le mura eli cinta dell'Arsenale. Alla fine del dominio austriaco (1 866), i cimeli rimasti, tra cui i pochi modelli scam­ pati al saccheggio, vennero riordinati c sistemati in un'unica sede che formò il primo nucleo del "Museo dell'Arsenale", sito nell'interno dell'Arsenale stesso ed è lì che nel 1 923, nasce ufficialmente il Museo Storico Navale. In seguito, nel 1 964, si decise eli trasfcrirlo nell'attuale spazio, che è un edificio del XV secolo, che fu già un "granaio" della Serenissima. L'edi ficio è un grande fabbricato eli cinque piani, la cui area espositiva si sviluppa su cinque livelli, per un totale 4.000 mq. Oltre l'edificio principale, oggi fanno parte del museo il Padiglione delle N avi, situa­ to nell'antica "officina dei remi" dell' Arsenale, con area espositiva di 2.000 mq e la pic­ cola, antica chiesa di S. Biagio, costruita nell'XI secolo e ristrutturata nel XVII secolo: antica chiesa della marineria veneta, prima, e eli quella austriaca, poi, restituita al culto per funzioni religiose del personale della M. M. Ma entriamo, ora, più nel vivo di <JUCst:o Museo. Gli itinerari che si possono seguire sono principalmente due: quello inerente la storia della Serenissima e <1ucllo che riguar­ da la storia c l'attualità della Marina Militare Italiana. Il primo itinerario inizia fin dall'ingresso, dove, in una sala a destra, c'è il monumen­ to eli uno degli ultimi e importanti Capitani da Mar della Serenissima: l'Ammiraglio Angelo Emo, morto a Malta nel 1 792, pochi anni prima della caduta della Repubblica Veneta (1 797) . Il monumento è del Canova e vuole celebrare la fam a di questo perso­ naggio che, oltre ad essere capace uomo di mare, era anche un esperto di studi mate­ matici, di balistica c di navigazione. L'itinerario, poi, si snoda attraverso alcune sale, tra cui la sala dei cannoni provenien­ ti dalla fortezza di Famagosta (Cipro) , dove i veneziani resistettero per circa due mesi all'assedio dci turchi (1 5 7 1 ), che poi occuparono l'isola, ma con notevoli perdite eli uomini e mezzi (1 57 1 ) . Tutti i cannoni hanno impresso a fuoco lo stemma del fondito­ re e quello della Serenissima.

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I Musei Militmi: sessione tllattutina

Prima di entrare nella sala dei cannoni, sulla sinistra s'incontra il Fanò, che era il segno distintivo sulle galee dell'Ammiraglio a bordo. È un grosso fanale a tre lanterne ed è attualmente il logo del Museo Storico Navale. Nella sala dei cannoni, ci sono poi altri importanti cimeli, quali i plastici delle for­ tezze veneziane nell'Egeo. Si tratta di 1 8 rappresentazioni in legno, cartapesta e gesso di città e fortezze che facevano parte dei possedimenti veneziani in Adriatico e in Egeo nel XVII secolo. Questi plastici non venivano costruiti come oggetti decorativi, bensì costituivano degli strumenti di lavoro e dei mezzi necessari per le decisioni che i Provveditori incaricati dovevano prendere in campo militare quando i Capitani di Fortezza avanzavano le loro proposte per la costruzione di nuove opere difensive o per la riorganizzazione di quelle esistenti. L'itinerario, poi, si sposta al primo piano, dove ci sono vari modelli di galee, di vascelli e il famoso modello del Bucintoro, che era la nave da cerimonia del Doge, ricca di ornamenti e statue dorate, con la quale ogni anno la massima autorità veneziana, insieme ad altre Autorità e Ambasciatori stranieri, effettuava la cerimonia dello "sposa­ lizio del mare", gettando in mare un anello benedetto del valore di 6 ducati. "Sposalizio" che la tradizione vuole sia stato concesso nel 1 1 77 dal Papa Alessandro III alla città di Venezia, per i suoi meriti nella paci ficazione del Papato con l'Impero di allo­ ra. Il mare rappresentava, infatti, un elemento importantissimo per Venezia, che era una piccola Città-Stato con il più vasto impero coloniale dell'epoca, e che poteva essere mantenuto e controllato soprattutto per mezzo di un potere marittimo eccezionale, la cui espressione era, appunto, una formidabile flotta fatta di galee e di vascelli, ma anche di uomini di mare assai capaci. Altro cimelio importante è il "cortelà", che è un ornamento !igneo che decorava la parte poppiera delle galee. È l 'unica parte originale di una galea che attualmente esiste in Italia. Questa apparteneva alla galea del Capitano da Mar Lazzaro Mocenigo, saltato in aria nel 1 657 a largo dei Dardanelli, poi in parte ricuperata e conservata in un'isola greca, prima di essere portata nell'Arsenale di Venezia e quindi al Museo Navale. Nelle sale attigue è, poi, testimoniato, tramite numerosi e pregevoli modelli, lo svi­ l uppo dalla galea al vascello, che si è verificato tra i secoli XVI e XIX, con ritardo rispet­ to alle altre nazioni per via dei bassi fondali, che rendevano difficoltosa la costruzione dei vascelli nella laguna veneziana. L'itinerario continua, poi, con la sala delle uniformi e bandiere al secondo piano. Il secondo i tinerario, cioè quello che riguarda la Marina Militare, inizia anch'esso all'ingresso del museo, con una sala, sulla sinistra, che contiene il famoso siluro a lenta corsa, detto "maiale", con il quale i nostri uomini dei mezzi d'assalto produssero signi­ ficativi danni alla flotta inglese durante la Seconda guerra mondiale (basta ricordare l'af­ fondamento delle corazzate "Valiant" e "Queen Elizabeth" nel porto di Alessandria nel dicembre del 1 941). L'itinerario si sposta al secondo piano: in una sala viene testimoniata la storia delle quattro Marine che concorsero a formare nel 1 861 la Regia Marina Militare Italiana, cioè la Marina Sarda, la Borbonica, la Marina Toscana e quella Pontificia.

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Lorenzo .5jèrra Un'altra sala, poi, contiene i modelli delle prime costruzioni navali degli Arsenali della Regia Marina ed, infine, una grande sala illustra, con numerosi modelli, le unità della Marina Militare durante la Pl"ima e la Seconda guerra mondiale, c le unità della nostra flotta attuale, con i suoi sommergibili e la componente aerea. Si passa poi al terzo piano, con collezioni diverse, sempre di soggetto Marinaresco, ma che non riguardano più la Marina Militare. C'è, quindi, la sala delle giunche, con un'importante collezione eli imbarcazioni da pesca e militari dell'estremo oriente; la sala delle imbarcazioni da pesca lagunari; la sala delle gondole e quella degli ex-voto Marinari. Al quarto piano, c'è poi la sala svedese, che testimonia i legami tra la Svezia e Venezia fin dal medioevo, con la costruzione eli imbarcazioni simili , e poi tra la Marina Militare svedese e quella italiana, nel campo industriale-militare (navi e mezzi bellici) . Infine, sempre al quarto piano, c'è un'importante collezione eli conchiglie prove­ nienti dai mari di tutto il mondo, clonazione al museo della stilista eli moda Roberta eli Camerino. Il Padiglione delle N avi, un edificio all'interno dell'Arsenale che era l'antica officina dei remi, ospita attualmente alcune imbarcazioni dal vero, tra cui una motosilurante della II Guerra Mondiale, e la Scalea Reale, imbarcazione da cerimonia con la quale è stato portato in trionfo a Venezia il Re Vittorio Emanuele II, quando la città si è riuni­ ta all'Italia nel 1 866. La sala macchine del Panfilo "Elettra" eli Marconi completa i cime­ li conservati nel Padiglione delle N avi. Il Museo Tecnico N avale di La Spezia

Questo museo nasce u fficialmente nel 1 925, ma già nel 1 869, con la costruzione del nuovo Arsenale della Marina di La Spezia, viene trasferito in quella sede tutto ciò che costituiva la raccolta di cimeli più rappresentativi clelia vita Marinaresca sotto il Regno Sabaudo, i cimeli conservati prima nell'Arsenale di Villafranca e, poi, in quello di Genova. È appunto in (1uella città che Vittorio Emanuele I, dopo il Congresso di Vienna del 1 8 1 5, riottenuti i propri Stati, con aggiunto il Ducato di Genova, trasferisce tutti i cime­ li fino allora raccolti; città, Genova, che divenne la principale sede clelia Marina. Quando, poi, nel 1 860 la Reale Marina Sabaucla incorpora la Marina Granducale di Toscana e quella Reale N apoletana, una serie di nuovi cimeli vengono raccolti a testi­ monianza di ciascuna Marina annessa e fu così creato, sempre a Genova, il primo Nluseo della Marina Italiana, in concomitanza con la proclamazione, nel marzo del 1 86 1 , del Regno d ' I talia. Questi, dunque, gli antenati dell'attuale Museo Tecnico N avale eli La Spezia; museo che prima della sua istituzione ufficiale nel 1 925, vide accresciuto il suo patrimonio eli cimeli, con una serie eli oggetti provenienti dal soppresso Museo N avale Imperiale che gli austriaci avevano istituito a Pola, dopo aver lasciato Venezia nel 1 866. Oggetti che la Regia Marina Italiana suddivise tra i suoi due costituenti musei, alla fine della prima Guerra Mondiale, conservando a Venezia gli oggetti con più rilevanza storica-artistica cd inviando a La Spezia quelli più devotamente tecnici.

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I M11sei Militmi: sessione ntatttllina Nel periodo tra le due guerre mondiali, il Museo Tecnico N avale accrebbe la pro­ pria dotazione di cimeli, alcuni dei quali provenienti dall'Accademia Navale di Livorno. In questo periodo il Museo fu anche dotato di un proprio laboratorio nel quale ope­ rai altamente specializzati eseguirono la costruzione di nuovi modelli, tra i quali vanno segnalati il "Re Galantuomo", il "San Giovanni", un vascello del XIX secolo e due cara­ velle di Colombo. Allo scoppio della seconda Guerra Mondiale, molto materiale del museo fu decen­ trato in depositi vicini a La Spezia. A guerra finita, dopo il recupero di gran parte dei cimeli, questi furono trasferiti in un deposito di Sarzana, e si iniziò la messa in ordine di adeguati locali situati accanto alla porta principale dell'Arsenale, dove appunto, nel maggio del 1 958, fu inaugurata la nuova sede del Museo Tecnico Navale. Riflessioni, problemi e prospettive

Abbiamo visto, all'inizio di questa esposizione, come il concetto di museo sia anda­ to trasformandosi a partire dagli anni '70, e come il sistema museale sia cambiato radi­ calmente: da luogo in cui prevalevano la conservazione e il godimento estetico delle opere esposte, a luogo di valorizzazione del patrimonio posseduto e di comunicazione con strati sempre più ampi della popolazione; cioè da luogo di consertJazione in termini stretti, a la/Joratotio ctllt11rale per un pubblico diversificato. A questo proposito, vale la pena interrogarsi su "chi sono" i soggetti con i quali il museo si confronta oggi e dovrà confrontarsi in futuro; quali sono cioè i principali utenti del servizio museale, considerando tra questi, ovviamente, i turisti il cui interes­ se a visitare un museo può quasi sempre ricondursi a quello stesso degli altri visitatori. Gli utenti di un nuovo museo, oggi, sono molteplici: studiosi, ricercatori, studenti, ragazzi, bambini. Ed è appunto nel rapporto con questo pubblico variegato che il museo deve confrontarsi, e trovare quegli stimoli e verifiche per un costante aggiorna­ mento ed adeguamento che, in ultima analisi, lo possano rendere uno strumento cultu­ rale attivo. Il Museo, quindi, pur rimanendo l11ogo della !JienJoria, deve pur tuttavia ricostruire i contesti , offrire chiavi di lettura ed interpretazione, mettendo a disposizione, soprattut­ to dei più giovani, un'esperienza conoscitiva specifica del patrimonio artistico, storico e culturale conservato. Vale forse la pena ricordare qui la definizione di "museo" secondo il Comitato Internazionale dei Musei (ICOM) : "Un'Istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali dell'uomo e della sua storia, le acquisisce, le conserva, le comu­ nica e soprattutto le espone a fin di studio, di educazione e di diletto". Ecco, cioè, riassunte in questa definizione le finalità di un museo oggi; museo che deve appunto rappresentare un importante punto di riferimento nell'attività di promo­ zione culturale nell'ambito locale e nazionale. Vorrei ora molto schematicamente indicare quali sono i campi di indagine e gli stru­ menti necessari per raggiungere gli scopi prefissati, e per una corretta gestione di un museo. Bisognerà, innanzitutto, conoscere, in senso lato, e approfondire le caratteristi-

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Lorenzo Sferra che della domanda e il profilo dei propri visitatori. Stabilire, quindi, cosa trasmettere al visitatore, e come trasmettere le conoscenze eli cui si dispone. Cioè, in che termini le conoscenze storiche, culturali e artistiche che un museo possiede debbano essere ade­ guatamente selezionate e trasmesse, con validi mezzi eli comunicazione (iconografici, testuali, verbali, elettronici ecc . . . ), e a chi destinare questa comunicazione; ossia indivi­ duare a quali categorie di potenziali visitatori dobbiamo calibrare i nostri mezzi eli comunicazione. Sono tutti procedimenti e processi che comportano un lavoro eli indagine, di raccol­ ta di dati, di lungo percorso, necessario però per una corretta gestione del museo. Si pensi soltanto che un allestimento di una collezione pensato soltanto una ventina di anni fa, può risultare non più adeguato al contesto della società attuale in continua evo­ luzione. Quindi, scelte espositive adeguate al tempo corrente. Ed è a questo punto che si sono rilevate, sempre più evidenti, le carenze delle strut­ ture e degli operatori museali dei nostri due musei a confrontarsi a tale nuova realtà museale; carenze che, molto sommariamente e genericamente, possiamo indicare sia nella mancanza eli personale specializzato, sia nell'ancora troppo basso livello di com­ fort per opere e visitatori a causa sia dell'inadeguatezza degli impianti (dai presidi per la sicurezza, all'abbattimento delle barriere architettoniche, e alle sistemazioni per il con­ trollo del clima) , sia della mancanza eli spazi e servizi eli sussidio, informazione e acco­ glienza per il pubblico. Questi ultimi problemi si complicano vieppiù nel museo di Venezia collocato in un edificio storico del XVI secolo, dove l'inserimento eli nuove tecnologie richiede gran­ dissimo rispetto per l'architettura, cosicché l'adeguamento a nuovi standard comporta problematiche di difficile ed onerosa soluzione. Tra le problematiche dei due musei della Marina, significativa è la carenza eli perso­ nale e soprattutto eli personale specializzato, che possa sopraintenclere alla conservazio­ ne e al restauro delle opere antiche (dipinti c stampe, sculture !ignee, modelli, materia­ le tessile, ecc . . . ) per le quali l'insufficienza di fondi non permette il ricorso a ditte spe­ cializzate esterne. Altro problema da risolvere è quello della didattica muscalc, per la quale attualmen­ te i due musei non possiedono né il personale né il materiale adatti a svolgere una tale importante funzione, essenziale per elaborare elci percorsi educativi che possano con­ correre alla formazione dei giovani, grazie alla conoscenza ed alla valorizzazione del passato. La materia, ovviamente, è oggi argomento di discussione presso gli organi compe­ tenti dello Stato Maggiore della Marina, in quanto l'implicazione di questa nuova fisio­ nomia del museo, come si può comprendere, è molteplice: economica, sociale, struttu­ rale. Quali prospettive? Per il Museo Storico N avale di Venezia, l'adeguamento del museo alla normativa per la sicurezza e manutenzione delle infrastrutture, e l'adeguamento e incremento del per­ sonale, il tutto con l'auspicabile aiuto di una gestione esterna - di cui si stanno valutan­ do le implicazioni - che possa concorrere con adeguati fondi alla trasformazione degli

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attuali spazi in sede museale al passo con i tempi. In prospettiva, c'è anche il noto "Progetto Arsenale" che dovrebbe prevedere il tra­ sferimento del museo dall'attuale sede in locali adeguati all'interno dell'Arsenale, con estensione degli spazi espositivi e riordinamento delle collezioni, per concorrere a far parte, quale pietra miliare, di un più ampio e moderno Museo Nazionale della Marittimi tà. Per il Museo Tecnico Navale di La Spezia esiste il progetto di "ristrutturazione ed ampliamento del museo", in collaborazione con la Soprintendenza al Patrimonio Storico e Artistico della Liguria, ed esistono pure vari progetti per una completa rior­ ganizzazione gestionale in chiave moderna del museo. Ecco, qui ho voluto semplicemente e schematicamente indicare quali c quanti pos­ sono essere i problemi da risolvere per una efficiente gestione di un museo; se questi non sa riconoscere le aspettative del suo pubblico, viene certamente vanificato il suo importante ruolo di conservazione, di comunicazione e di educazione del suo patt·imo­ nio vasto artistico, storico e culturale.

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IL MU SEO DELL'A.M . DI VI GNA DI VALLE : RIFLE S S I ON I SULLE C O SE FATTE E DA FARE , IPOTE SI SU S CENARI FUTURI Massi111o iVIondini Le origini

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ai primi studi di l �eonardo da Vinci al primo volo del "più pesante del­ l'aria", l'aeroplano, dovranno passare più di quattrocento anni. Un lungo cammino costellato di errori di valutazione, eli entusiasmi delusi, ma anche di formidabili intuizioni. Anni spesi dagli uomini (scienziati, ma anche visionari e sognatori) acl inseguire questa " folle idea", con prove, studi, esperienze, compiendo ogni volta un piccolo passo in avanti. Di questi studi, eli queste esperienze, sapranno far tesoro due fratelli americani, Orwille e Wilbur Wright, costruttori di biciclette a Dayton, nell'Ohio. È il 17 dicembre 1 903, una mattina fredda e ventosa nella desolata spiaggia eli Kill Devii I-Iill, non lonta­ na dal villaggio eli Kitty Hawk nel North Carolina. La macchina costruita dai due fra­ telli americani percorre nel primo volo trentasei metri, a tre metri d'altezza. Tanto basta acl aprire una nuova era nella storia dell'uomo. È stupefacente come a soli dicci anni eli distanza da questo evento si realizzi a Roma un primo museo dedicato al volo. L'idea è di un uomo che segnerà significativamente tutta la storia Aeronautica nazionale e non solo: Giulio Douhet, massimo teorico italia­ no dell'impiego militare del mezzo aereo, all'epoca degli avvenimenti, nel 1 9 1 3, coman­ dante del Battaglione Specialisti del Genio. L'iniziativa scaturì a seguito di un evento che destò l'attenzione di tutto il mondo politico-militare di allora e che segnò compiutamente l'inizio eli nuove strategie per i futuri scenari eli guerra: l'uso da parte del Regio Esercito, per la prima volta al mondo, del mezzo aereo nel conflitto militare che contrappose l'Italia alla Turchia per la con­ quista della Libia nel 1 9 1 1 . Lo spiegamento di un esiguo corpo aeronautico sullo scac­ chiere libico, con co mpi ti di ricognizione c bombardamen to, si rivelò un vero "asso nella manica" per le truppe italiane e pesò non poco sulle sorti del conflitto, che volse a favore dell'Italia. 1\ fine conflitto la nuova arma, l'aereo, aveva conquistato pienamen­ te una sua dignità guerriera e, forse proprio da questa "promozione sul campo", prese corpo l'iniziativa di dedicarle un piccolo museo a Castel Sant'Angelo in Roma. Fu que­ sto il primo timido tentativo di realizzare a scopi conservativi una collezione eli mate­ riale aeronautico in Italia, che nel corso dei lunghi anni seguenti sarà costretta a migra­ re qua e là in cerca di una sistemazione definitiva. Una vicenda lunga e tormentata, resa

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ancor più drammatica dagli avvenimenti della seconda guerra mondiale, che graveran­ no moltissimo sul materiale storico, gran parte del quale andrà irri mediabilmente distrutto senza essere mai entrato in un museo. Ma poco ebbero a che fare le vicende legate al Secondo Conflitto Mondiale con la scomparsa eli molti importanti velivoli italiani; in realtà il danno principale fu prodotto dalle massicce demolizioni post-belliche per il recupero del materiale metallico ed in seguito dal disinteresse, non solo in Italia, per le vecchie macchine volanti, ormai radia­ te dalle linee operative della Forza Armata. Fortunatamente, seppur con perdite rilevan­ ti, molto del materiale già musealizzato in anni precedenti, o in procinto di esserlo, riu­ scì in qualche modo ad essere salvato. La presa di coscienza dell'importanza della musealizzazione, della conservazione e del restauro dei velivoli storici (e di quelli usciti dalla vita operativa) è invece un feno­ meno relativamente recente. Sino agli anni '60 in Italia, ma è una situazione riscontra­ bile in tutti i Paesi dell'Occidente, vi fu scarso interesse a conservare i vecchi aerei. L'idea di ricostituire un Museo Aeronautico, riaffiorata negli anni della ricostruzione del Paese, stentava ad affermarsi ed il problema museo veniva sovente affrontato con ini­ ziative eterogenee e frammentarie che mancavano di una visione unitaria e si scontra­ vano con irrisolvibili problemi finanziari. Unico punto fermo in quegli anni fu la costi­ tuzione, nel 1 964, di un "Centro Raccolta dei Velivoli Storici" a Vigna di Valle che operò al fine di raccogliere, restaurare e conservare tutto il materiale storico, in attesa di una soluzione definitiva per la sua sistemazione. A vuoto erano invece andate altre due importanti e significative operazioni tese a istituire un museo permanente, prima a Torino (sede di un'esposizione di velivoli storici al Palazzo della Vela dal 1 961 al 1 974) e poi, quando questo risultò impossibile, presso il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Gli anni '70 videro ovunque nel mondo un fiorire di rilevanti iniziative tese alla sal­ vaguardia del patrimonio storico aeronautico e, cominciando dall'USAF Museum di Dayton inaugurato nel 1 97 1 , per proseguire con il RAF Museum di I-Iendon nel 1 972 e il Musée de l'Air di Le Bourget nel 1 975, si giunse anche in Italia, superando innume­ revoli difficoltà, ad inaugurare nel 1 977 il "Museo Storico dell'Aeronautica Militare Italiana", con sede nello storico Idroscalo di Vigna di Valle, sulle rive del Lago di Bracciano. Il Museo moderno

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L'istituzione del Museo nel 1 977 non fu un'operazione facile. La sua realizzazione si deve alla passione e alla caparbietà di alcuni personaggi che in seno alla Forza Armata, vincendo resistenze e superando ostacoli eli 01·cline finanziario e burocratico-ammini­ strativo, seppero comunque dare inizio ad un progetto del tutto anomalo rispetto ai compiti istituzionali dell'Aeronautica. Questo progetto ad oggi non può dirsi ancora completato, ma la strada percorsa in questi primi trent'anni, pur tra innumerevoli diffi­ coltà, conduce nella direzione che tutti gli appassionati di cose aeronautiche auspicava­ no. Dopo una prima fase pionieristica, nel 1 996 si avviò una rilevante opera eli riquali­ ficazione strutturale delle aree espositive, chiudendo il Museo al pubblico dal 1 996 al

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Massi/J/o Mondini 1 999, con l'obiettivo di rilanciarnc l 'immagine sia in campo nazionale sia in quello inter­ nazionale - periodo non sufficiente, tuttavia, a concludere l'intero progetto eli lavori, tuttora in via eli realizzazione - nonché si provvide a dare un nuovo assetto ordinativo al Reparto. Attualmente il Museo Storico dell'Aeronautica Militare, dipendente dal Centro Storiografico c Sportivo eli Vigna di Valle, è articolato in quattro sezioni, quanti sono i settori d'interesse per l'espletamento elci compiti assegnati, composte da personale mili­ tare e civile in servizio attivo: - una Sezione EspositÙkl, che si occupa dei padiglioni espositivi, dell'accoglienza del pubblico e delle visite guidate; - una Sezione Manutenzione e Restauro, che opera in una grande o fficina annessa al Museo e provvede ai restauri del materiale storico e alla manutenzione eli quello espo­ sto; - una Sezione Documentazione e Propaganda, che custodisce gli archivi storici, la biblio­ teca e provvede agli aggiornamenti delle pubblicazioni c del sito internet del museo; - una Sezione Mostre e Congressi, che allestisce le mostre programmate dallo Stato Maggiore e dal Museo ed opera dalla sede distaccata di Roma - Urbe. Dal 2001 , inoltre, sovrintende alle attività c delinea gli i ndirizzi del Museo u n "Consiglio Direttivo", presieduto dal Sottocapo di Stato Maggiore Aeronautica, i cui membri sono i Vice Comandanti dei Comandi di Vertice della Forza Armata e il Capo del 5° Reparto dello S.M.A. Al Museo è delegato il compito eli conservare, esporre, restaurare, accrescere, cen­ sire il patrimonio storico della Forza Armata, oltre che sviluppare un'attività eli propa­ ganda strettamente connessa alla storia ed alle tradizioni dell'Arma Azzurra. La struttura espositiva ha una superficie eli circa 1 2.000 mq coperti; è disposta su quattro grandi padiglioni espositivi, eli cui due derivati da hangar storici, che accolgono al loro interno oltre 60 velivoli, una cospicua collezione eli motori e centinaia eli cimeli. Il percorso ha un'impostazione storico-cronologica e si snoda partendo dai pionieri sino alle macchine dei nostri giorni. Completano l'offerta eli servizi aggiuntivi ai visitatori, un u fficio eli prenotazioni e guide, una salctta di proiezione di filmati storici dell'Istituto LUCE, una sala conferen­ ze, u n book-shop ed u n bar-ristoro. I criteri di gestione del Museo, che accoglie mediamente 60mila visitatori l'anno, sono orientati al rispetto degli attuali standarcl eli funzionamento dei musei nazionali e, pur con i limiti imposti dal suo status militare c da una limitata autonomia amministra­ tiva, è una realtà culturale viva di iniziative rivolte al variegato mondo aeronautico i ta­ liano e non solo. Grazie, infatti, ad una visione moderna e dinamica dell'essere museo, sostenuta cd incoraggiata dallo Stato Maggiore, c grazie anche ad alcune sponsorizza­ zioni, le sue strutture sono sovente sede di iniziative culturali e sociali assolutamente diverse dagli stretti ambiti di competenza, quali mostre, convegni, spettacoli, concerti, raduni, manifestazioni aeree e quant'altro possa avvicinare un sempre diversificato pub­ blico alle tcmatichc aeronautiche e al Museo.

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I Musei iVIilitmi: sessione IIJattutina Conservazione del p atdmonio aeronautico . . . da rottami a beni culturali. La gestione dei beni

La storia recente, a partire dagli anni '80, è caratterizzata da un sempre maggiore interesse per l' arcbeolf{f!,ia Aeronautica c da un affinamento culturale della materia, che coinvolge ormai soggetti pubblici e privati. Trattando di conservazione Aeronautica, si è passati in questi anni da un approccio amatoriale, attraverso la ricerca di più aderenti connotazioni metodologichc c culturali, a definire una vera scienza della conservazione c del restauro. Insomma, questi vecchi c rari velivoli storici pare abbiano finalmente acquisito la dignità di bene culturale da conservare al patrimonio nazionale. Questa affermazione sino a qualche anno addietro avrebbe scandalizzato i molti professionisti della conservazione elci beni culturali, che ritenevano queste macchine, tutte con meno eli un secolo eli vita, di nessun interesse s torico. È invece indubbio che, oltre all'intrinseco valore culturale e tecnologico dell'oggetto, alcune di queste macchi­ ne sono testimonianza viva della nostra storia industriale, politica, militare c sociale di tutto il XX secolo. L'unico vero c profondo rammarico, almeno per quel che riguarda il ricco panorama i taliano, è stata la perdita di gran parte di queste formidabili macchi­ ne. Recentemente, tuttavia, molto si è fatto per non ripetere gli errori del passato, gra­ zie anche acl una rinnovata spinta propulsiva impressa dall'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Aeronautica c ad un'accresciuta attenzione del Comando Logistico A.M. per l'argomento. Attualmente, acl esempio, eli ogni tipo eli velivolo che esce dalla linea ope­ rativa eli Forza Armata, almeno due esemplari sono assegnati al Museo Storico. Ed inol­ tre il Museo può esprimere valutazioni in merito alla conservazione, al patrimonio sto­ rico o all'alienazione definitiva dei materiali aeronautici in via di radiazione. Un passo in avanti significativo, questo, che consentirà eli salvare un numero sempre crescente di velivoli c materiali, in modo da poter consegnarli integri alle generazioni future. Giungere a questo, che può sembrare l'ovvio, non è stato né facile né agevole. Basti pensare che soltanto recentemente i velivoli della collezione hanno acquisito un loro "stato giuridico" e con esso un realistico valore, anche di mercato. Nuove norme oggi consentono di individuare un velivolo storico conservato al museo per quello che effet­ tivamente è; non si parla più eli rottatJJe dijetTo o clijùmi 11so integro a scopo didattico per indi­ care i vecchi aeroplani salvati dalla distruzione; non si misura più il valore di un rarissi­ mo Macchi C 205 in chili di ferro. Anche il famigerato "RAU" (Regolamento di Amministrazione) che appariva un ostacolo invalicabilc sul cammino del pieno ricono­ scimento del valore (storico, ma anche venale) dei materiali aeronautici d'interesse, si è dovuto piegare (è meglio dire flettere) ad una più esatta (c moderna) visione delle cose. Con questi nuovi parametri, inoltre, di pari passo con il considerevole accrescimento del valore dci beni, si è notevolmente alzata la sogli a eli attenzione al rispetto eli più pun­ tuali forme di custodia c conservazione. Tutto ciò ha comportato per il Museo (ed il suo personale) il dover affrontare un vero c proprio salto di qualità nella gestione dei materiali. Con gran dispendio eli ener­ gie, utilizzando tutte le risorse umane del Museo, si è provveduto a censire, crt!alogare, foto­ grrifare, ticodiftcare con la nuova classifica di M.I.S. (materiale d'interesse storico) ed inse­ rire in una banca dati infòr!llatizzata tutte le migliaia di voci che compongono il patrimo-

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Massimo Mondini nio del Museo. Un lavoro più volte avviato in altre epoche, ma mai portato a termine, più per motivi di ordine pratico che culturale. A questo dovrà seguire una nuova cata­ logazione di tutti velivoli, costruita in base a diversi parametri, che terranno conto di più indici categorici (importanza del pezzo, condizioni, rarità, e così via) , al pari di come avviene nei maggiori musei aeronautici mondiali. I n futuro sarebbe inoltre auspicabile concedere maggiore autonomia gestionale dei materiali storici alla Direzione del Museo, che risulta la più accreditata a tale scopo, svin­ colando l'amministrazione degli stessi dalle Sezioni Rifornimenti degli Enti, magari cre­ ando un "Registro dei Beni Storici Aeronautici", regolato da norme che non possono che essere diverse da quelle che organizzano la gestione dci materiali ordinari (MO) e dci materiali speciali (MSA) , attualmente applicate nella quasi totalità anche per i mate­ riali storici. Le aree espositive - Si è accennato che conservare significa garantire la sopravvivenza del materiale storico, tramandarlo pressoché integro alle future generazioni. Per un museo aeronautico, sono molti gli ostacoli tecnico-organizzativi che si frappongono alla realizzazione di questo assunto basilare. Basti pensare alla natura stessa del materiale da conservare e alle sue dimensioni. L'esperienza ha i noltre dimostrato la necessità di conservare gli aerei in luoghi coperti, a meno che non si disponga di ingenti risorse finanziarie o di personale in numero adeguato ad effettuare manutenzione continua. l n tal senso si stima che un veli­ volo, qualora situato all'aperto e pur continuamente trattato, non possa conservarsi integro per più di 50-60 anni. Il Museo Storico i\.M. in linea con quanto appena detto, attualmente espone il 95%, del materiale in suo possesso in aree coperte. Il problema è che il ricambio tecnologico dei velivoli procede ad un ritmo non più sostenibile dalle attuali strutture museali e già oggi è pressoché impossibile collocare all'interno del museo i velivoli prossimi a lasciare la linea operativa. A questo proposito, il sempre crescente numero di materiale storico acquisito imporrà, nel medio periodo ed in mancanza di realizzazione di nuove strutture esposi­ tive (m1 quinto hangar del mttseo), di rinunciare ad esporre alcuni velivoli o utilizzare aree muscali aperte, con i p roblemi sopra esposti, a meno che non si intraprendano strade diverse, come ad esempio: - sollevare alcuni velivoli per recuperare spazi a terra, soluzione che solo in piccola parte risolve il problema e con costi elevati; - "affidare" la conservazione di alcuni velivoli direttamente ai Reparti che li aveva­ no in dotazione con l'i s tituzione di piccole esposizioni locali; cedere temporaneamente materiale storico ad altri musei o collezioni, ancorché private; pensare un nuovo modo di presentare i materiali s torici, prevedendo una rotazione espositiva di alcuni velivoli ( potenziando il settore tccnico-manutentivo e disponendo di idonei magazzini vicini al Museo) . La nuova direttiva di funzionamento del museo ha in parte indicato alcune soluzioni, facilitando la possibilità di effettuare scambi o cessioni di materiali con altri musei e, soprattutto, consentendo ai vari Enti e Reparti di Forza Armata di istituire dei Poli Espositivi locali che hanno una tripla valenza: - conservare e monitorare lo stato dei materiali storici affidati;

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- decentrarli geograficamente, raggiungendo in tal modo un bacino d'utenza di appassionati diversi ficato; - esaltare e mantenere vive le tradizioni del Reparto, attraverso la conservazione e l'esposizione dei propri mezzi. I magazzini - Quanto detto per le aree espositive vale anche per la conservazione dei materiali in surplus o in attesa eli restauro ed esposizione. Chi conosce i grandi musei sa che il materiale non esposto è pari o addirittura supera a volte quello fruibile dal pub­ blico e che la qualità della conservazione dei materiali non esposti, e la sua identifica­ zione e catalogazione, è sicuramente un indice significativo del livello di qualità e affi­ dabilità del museo stesso. Questo purtroppo non sempre è ben compreso; più spesso ci si sofferma all'esteti­ ca delle aree espositive trascurando questo aspetto importantissimo, con il rischio sem­ pre incombente di perdere, a causa del cattivo stato di immagazzinamento, materiali preziosi e spesso unici. Come si può facilmente immaginare, per la natura e l'ingombro dei materiali da con­ servare, proprio l'immagazzinamento è uno dei punti di sofferenza del Museo dell'Aeronautica. Un problema, quello del reperimento di spazi e strutture adeguate, che ad oggi purtroppo non ha ancora trovato piena soluzione e che rappresenta uno dei nodi ancora irrisolti per addivenire ad un assetto ottimale dell'intera istituzione museale. Basti pensare che il Museo custodisce un elevato numero di velivoli, di rotta­ mi, più di duecento motori di enorme valore storico, senza contare gli accessori, gli strumenti, gli armamenti che negli anni sono stati raccolti ed accantonati. Un fiume di materiale aeronautico che ha il suo sbocco naturale al Museo Storico con la conseguen­ te necessità di dover reperire centinaia di mq di strutture per l'immagazzinamento, naturalmente al coperto. Quando nacque il Museo moderno, ma ancor prima, luoghi di accumulo e accantonamento erano principalmente gli spazi aperti. Con il passare degli anni, accresciutasi la sensibilità generale verso questi temi, grazie anche al ruolo svolto da associazioni di appassionati e da riviste del settore, questa gestione delle cose non è stata più perseguibile, ovviando al problema con la ricerca, di volta in volta, di soluzio­ ni tampone. Il livello di attenzione del Museo verso ques ta tematica rimane sempre alto e, di pari passo con la riqualificazione delle aree espositive (in via di completamento), sarà assolutamente necessario affrontare, rapportando ovviamente le soluzioni possibi­ li alle risorse disponibili, la problematica dell'immagazzinamento dei materiali storici. Il personale - Conservare vuoi dire anche restaurare e manutenere con cadenze pro­ grammate tutti i materiali storici. Il Museo Storico dell'Aeronautica ha istituito a que­ sto scopo una propria Sezione Manutenzione e Restauri, con un'officina completa delle attrezzature, composta di una squadra sottufficiali e personale civile, di diverse specia­ lizzazioni, provenienti dai Reparti operativi della Forza Armata. Essi sono gli eredi di quel nucleo di esperti artigiani che dagli anni Sessanta a tutti gli Ottanta operarono mirabilmente a Vigna di Valle nel recupero e nel restauro dei veli­ vol i storici, in special modo su quelli i n legno e tela. Un'eredità purtroppo solo nomi­ nale in quanto non v'è stata continuità e contiguità sufficiente tra quella generazione e l'attuale. Gli odierni addetti alla manutenzione e al restauro sono stati costretti, pratica-

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LVfassimo Mondini mente, a ripartire quasi da zero e ad imparare sul campo tecniche e metodologie del tutto anomale rispetto alle professionalità richieste agli specialisti aeronautici. Una situa­ zione, quella sopra descritta, che è auspicabile non si debba ripetere. Anche se molti restauri vengono affidati a ditte specializzate esterne o effettuati in collaborazione con associazioni di volontariato (GAVS - Gruppo Amici Velivoli Storici), con cui il Museo intrattiene proficui scambi culturali, non v'è dubbio che l'Istituzione debba alimentare e mantenere al proprio interno un'elevata capacità ope­ rativa nel settore del restauro aeronautico. Quando si restaura o si recupera un velivolo storico, l'approccio non può che esse­ re assolutamente scienti fico. Al riguardo è indispensabile possedere una ricca banca dati relativa ai velivoli su cui intervenire cci inoltre è necessario: riconoscere le tecniche costruttive e i materiali u tilizzati in origine; saper reperirc sul mercato (]Uanti più possi­ bili materiali costruttivi originali e/ o individuare le specifiche tecniche per la loro ripro­ duzione; operare nella ricostruzione/restauro con tecniche e metodologie adeguate. Tali peculiari attività richiedono elevata specializzazione, sia per i tecnici che inter­ vengono sui velivoli (Sottufficiali aeronautici) sia per i responsabili della progettazione e del controllo del restauro (Direttore del Museo, Curatore delle collezioni, Capo del Laboratorio di Restauro) . Non è azzardato affermare che l'Aeronautica possiede attualmente un patrimonio di conoscenze nel campo del restauro aeronautico che non soltanto deve essere preser­ vato, ma che è auspicabile possa essere consolidato e trasmesso alle giovani generazio­ ni. A questo proposito si è ipotizzata l'attuazione di un programma ad hoc relativo al restauro dei velivoli storici e alle tecnologie associate (trasporto c manipolazione degli stessi) ; questi corsi, inizialmente pensati per un percorso tutto i nterno alla Porza Armata, potrebbero i nvece rappresentare un indirizzo formativo di estremo interesse a livello universitario, prevedendo corsi eli T�aurea triennale per il personale già presente al Museo, per quello che in altri Enti eli Forza Armata collabora con il Museo ai restau­ ri, nonché per quello in via di formazione presso le Scuole. L'esigenza sopra accennata è tanto più sentita oggi in quanto le attuali normative sui beni culturali pongono a pieno titolo i velivoli storici tra il patrimonio nazionale da tute­ lare. Imminenti accordi con il Ministero el c i Beni Culturali, peraltro promossi dall'Ufficio Storico dello Stato Maggiore A.M. richiederanno, nel breve periodo, da parte della Forza Armata l'elaborazione eli una nuova cultura della conservazione c della valorizzazionc del suo patrimonio storico, rapportandosi con gli ambienti istituzionali titolari per l'individuazionc di idonee strategie c mctoclologie rivolte alla salvaguardia della specificità elci beni posseduti. Ed in tal senso dovrà essere riclisegnata una moder­ na figura di U fficiale c Sottufficiale impiegato (in tutti i settori) al Museo, fuori da ogni logica che non sia competenza e professionalità (che si possono acquisire), ma soprat­ tutto passione per un lavoro che non trova analogie all'interno della Forza Armata. Il Museo . . . . volante

Dal 2001 al 2003 presso il Museo di Vigna di Valle si è potuto ammirare un interes­ sante velivolo storico degli anni '30, il biplano Caproni Ca1 00 idro (detto Caproncino) .

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I l\llusei Militari: sessione mattutina La sua esposizione, regolata da una speciale convenzione con la società proprietaria, non avrebbe avuto il carattere di eccezionalità se non fosse stato che l'anziano aeropla­ no era ... volante. Vedere uscire dal Museo l'aeroplano, assistere alle operazioni di alag­ gio dal vecchio scivolo degli anni '30, ascoltare il rombo del suo motore fu, almeno la prima volta, un'emozione fortissima per tutti i presenti. Il TG 1 gli dedicò un servizio di alcuni minuti: il giornalista Barteletti, l'autore, mi telefonò il giorno dopo entusiasta. Il servizio aveva ottenuto il massimo share all'interno del telegiornale. Ho voluto ricordare questo episodio per introdurre un tema che è caro a tutti gli appassionati di cose aeronautiche: far volare i vecchi aerei. Un'esperienza che, pur tra vari distinguo, molte diversità d'interpretazione e di attuazione, è stata realizzata da importanti musei stranieri, magari non direttamente, ma collegandosi a delle vere e pro­ prie collezioni volanti private o ad associazioni dedicate. Anche in I talia qualcosa si è mosso in questa direzione. Esistono associazioni che fanno volare aerei storici o ricostruzioni di gran pregio, tra queste la Jonathan Collection di Giancarlo Zanardo, l'ltalian Flying Museum della C.A.P. con i Rusty Angels di Rusconi e Bonometti, il Nucleo Acrobatico Parmense eli Valen ti, la Caproncino S.r.l. di Gavazzi. Ma il panorama resta pur sempre elitario, con un parco macchine limitato e di difficile fruizione per il grande pubblico. L'Aeronautica e il Museo sono sempre stati molto vicini a queste esperienze, invi­ tando ora l'uno ora l'altro a manifestazioni aeree nazionali o fornendo ausili per la rico­ struzione e/o la manutenzione delle macchine; ma l'auspicio eli tutti gli appassionati (e non solo), fuori e dentro la Forza Armata, sarebbe quello eli vedere finalmente volare aerei storici con le insegne e le coccarde originali dell'Aeronautica Militare (pilotati se possibile, aggiungo io, da piloti militari) . Certo, molte sono le limitazioni e gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione di questo progetto. Limitazioni ed ostacoli eli ordi­ ne normativo, ma non soltanto. Orbene, escludendo i pezzi unici, i rarissimi, i rari di gran valore storico (tutti peral­ tro ricostruibil i in copie volanti, specie (}Uelli in legno e tela del primo periodo, pur con un impegno finanziario rilevante e ove si disponesse del motore originale) , l'Aeronautica possiede velivoli di grande interesse che potrebbero essere messi nuova­ mente in condizioni di volo. Penso ad esempio ad un T6 Texan, ad altri velivoli della linea addestrativa degli anni '50, per non parlare eli più recenti velivoli a getto. Veder volare almeno uno soltanto di questi, nelle manifestazioni aeree o in occasione eli spe­ ciali ricorrenze, sarebbe già u n enorme successo, ma le attuali normative non consen­ tono alla Forza Armata di avviare un progetto di questo tipo. l vel ivoli dismessi, una volta usciti dalla linea operativa, perdono immediatamente le certificazioni militari e percorrono una strada che li allontana definitivamente dalle piste di volo. Si potranno nel prossimo futuro rivedere queste norme e/ o trovare un modo per superarle? E ove questo non fosse possibile, perché non pensare ad un'associazione collaterale, che possa "ricertifìcare" i velivoli con le agenzie civili e gestirli, in maniera conforme ai desiderata della Forza Armata, attraverso la stipula di una convenzione.

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Massimo Mondini Museo Militare o Museo Nazionale?

La domanda potrà sembrare priva di significato. La denominazione stessa di Museo dell'Aeronautica Militare dovrebbe sciogliere ogni dubbio in merito al targct del museo, agli argomenti trattati, alla collezione. Di contro, essendo questo il più grande museo aeronautico presente in I talia c sicuramente il più importante ed interessante per la qua­ lità della sua collezione, ancorché dedicato in toto (o quasi) alla storia e ai velivoli mili­ tari con coccarde italiane, spesso ha supplito alla mancanza di un grande museo nazio­ nale italiano del volo. Il dibattito su questo tema, la "smilitarizzazione" del museo c l'al­ largamento della collezione, estesa a tutti i velivoli della produzione italiana c in uso all'aviazione civile cd alle altre Forze Armate - Corpi dello Stato, ha da sempre impe­ gnato il variegato mondo che ruota attorno alla cultura Aeronautica italiana. Ma l'impegno (anche finanziario) e l'attenzione posti dall'Aeronautica Militare alla valorizzazione del Museo in questi ultimi anni, credo non lascino dubbi sulle prospet­ tive c sul valore che viene attribuito a questa sua istituzione, che è al tempo stesso vetri­ na d'eccellenza e custode eli radici c tradizioni. Anche se ciò comporta eli dover soppe­ rire con propri capitoli di bilancio alla gestione del Museo c alla conservazione dei materiali. È a tutti noto come i musei civili abbiano la possibilità eli usufruire di fondi acl hoc stanziati da Stato, Regioni c Province, ovvero eli trarre cospicui finanziamenti dalla gestione eli book-shop, bar, biglietti d'ingresso, vendita eli gadget, per non parlare eli sponsorizzazioni provenienti da soggetti pubblici c privati. A tal proposito, non con­ cordando con quanti vedrebbero di buon auspicio uno sganciamento della Forza Armata dalla istituzione muscale, proprio per consentirle maggiore autonomia gestio­ nale, avvierei invece una riflessione sul come anche il Museo dell'Aeronautica possa accedere a queste fonti eli finanziamento, magari aprendo nuove prospettive in merito ad un suo peculiare "stato giuridico", non svincolato comunque dal suo essere "milita­ re". A dar forza a quest'argomento basti l'esempio che oggi, a fronte eli un'intensa atti­ vità (il Museo è aperto 362 giorni l'anno) c eli un'attenta politica della Forza Armata ten­ denti a mantenere un elevato standard quantitativo (e qualitativo) eli visitatori, purtrop­ po i frutti di questo l avoro (escludendo ciò che deriva dal compito d'istituto rivolto alla diffusione ed alla propaganda della cultura Aeronautica) sono colti dalle ditte che gesti­ scono i servizi aggiuntivi, senza che nulla rientri al Museo. Come pure andrebbe affron­ tato un discorso in merito alla possibilità eli accettare sponsorizzazioni in danaro, riscuotere diritti per riprese filmate, vendere DVD e pubblicazioni sul museo, istituire un biglietto d'ingresso, pur con la consapevolezza che il gettito derivante da queste atti­ vità non coprirebbe totalmente i bisogni finanziari del Museo. Volontariato, ricchezza e risorsa essenziale del museo

Il rapporto tra il Museo c la principale associazione di volontari, il Gruppo Amici dci Velivoli Storici (GAVS) , che sin dal suo nascere ha ruotato intorno ad esso, non è mai stato né facile né lineare, nonostante l'enorme apporto che questa associazione ha da sempre fornito, sia in termini culturali sia nel promuovere l'acquisizione eli nuovi vel ivoli alla collezione, attraverso un febbrile dinamismo nel campo delle ricerche c

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I Musei Militmi: sessione mattutina

indagini a 360 gradi, ovvero nel mettere a disposizione preziosa e competente manodo­ pera nei restauri e nelle ricostruzioni. Inizialmente, dopo l'inaugurazione del Museo nel 1 977, l'atteggiamento dell'associa­ zione fu, come riporta un articolo della rivista ''Ali Antiche" dedicato interamente al Museo, di "assumere una linea dura, di denuncia costante e puntuale degli aspetti non condivisi della gestione del museo ... ". A questa fase ne seguì una più morbida e costrut­ tiva, ricca di iniziative che portarono all'identificazione di tutto il materiale presente nel Museo e ad alcuni successi nel recupero di pregiati e rari velivoli, ma la situazione che trovai giungendo al Museo era nuovamente precipitata con la cessazione di qualsiasi dialogo. Fortunatamente, non avendo preconcetti di alcun genere dietro le spalle, il mio atteggiamento verso l'associazione fu di cauta, ma totale collaborazione e credo che i risultati di questa apertura siano testimoniati dagli odierni rapporti tra Museo e volon­ tari del GAVS. Oggi il GAVS non rappresenta soltanto un supporto importante alle attivi tà del Museo, ma è frequentemente coinvolto in studi e ricerche, effettua restauri ed è mem­ bro di "diritto" delle commissioni consultive che si esprimono sui lavori più impegna­ tivi in corso o da intraprendere. Un valore aggiunto che non poteva andare perduto, così come lo sono i molti volontari che, a vario titolo, mettono al servizio del museo le loro competenze e professionalità; prima quasi "clandes tinamente", ora a pieno titolo, affiancando il personale del quadro permanente. Significativo a questo proposito il supporto fornito dai veterani dell'Associazione Arma Aeronautica della Sezione di Bracciano nell'attività di guide volontarie. Dopo una lunga gestazione e molte perplessità, sia da parte dell'Associazione sia dell'Aeronautica, nel 2004 venne firmata una convenzione per l'impiego (dopo un corso di qualificazio­ ne) di soci della Sezione nei compiti di accoglienza dei visitatori a Vigna di Valle. Un impegno gravoso, svolto dai volontari con precisione e professionalità, che ha risolto, o almeno alleviato, le gravi problematiche derivanti dalla carenza di personale. Queste collaborazioni con il mondo del volontariato, vitali per il funzionamento di un qualsiasi museo di medie-piccole dimensioni, già peraltro sperimentate con succes­ so in altri Paesi sia nel campo del restauro, sia in altri settori, oggi stanno uscendo dalla fase embrionale e si avviano a rappresentare, perdurando le note problematiche di ridu­ zione del personale in servizio, una risorsa indispensabile per le future attività del Museo. Una risorsa che non dovrà essere in alcun modo trascurata, ma fidelizzata con iniziative e programmi ad hoc, oltre che innestata stabilmente nel tessuto org anizzativo

museale. E un polo museale militare?

Da tempo il Museo dell'Aeronautica è impegnato, a livello locale, alla creazione di un Sistema Museale Territoriale, che raccolga in un'unica rete di iniziative, sia promo­ zionali sia culturali, i musei presenti nelle cittadine rivierasche del Lago di Bracciano. Gli scopi ed i vantaggi di una simile iniziativa, peraltro già in atto in altre realtà territoriali omogenee, appaiono immediatamente evidenti e per molti musei, spesso di nicchia e con limitate capacità di proiezione all'esterno, vitali per la loro stessa sopravvivenza.

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Massimo Mondini AI riguardo sono a tutti note le difficoltà che si incontrano nel propagandare l'im­ magine del museo all'esterno, nel promuovere campagne pubblicitarie c nel raggiunge­ re uno dci target più significativi per le nostre istituzioni: le scuole e gli studenti. Note a tutti anche le difficoltà nell'attrarre pubblico agli eventi organizzati dai musei. Pur con diverse motivazioni ma con i l medesimo fine, sarebbe interessante svilup­ pare un progetto che coinvolgesse tutti i musei militari italiani, di per sé già facenti parte eli una medesima categoria, in un unico Sistema ll111.rert!e J'..1ilitare. Acl oggi l'universo dei musei militari si presenta frammentato e caratterizzato da limitati contatti che si realizzano principalmente in occasione di cerimonie formali. Di contro, le sinergie che l'unione di tutti le istituzioni culturali militari potrebbero svilup­ pare in particolari settori (penso ad un portale Internet con possibilità di link con i vari siti dei musei, a campagne di propaganda comuni rivolte alle scuole, all'organizzazione eli un circuito musealc della capitale, ad un coordinamento nelle iniziative ed eventi, ad una più fitta rete di scambi culturali c di conoscenze) , fatte salve prerogative e speci fi­ cità di ognuno, costituirebbe una risposta adeguata ai tempi con una evidente ricaduta di benefici per tutti, musei e pubblico. È una proposta.

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I Musei Militari: sessione mattutina

IL MU SEO STO RI CO DELL'ARMA DEI CARAB INIERI IN DUE SECOLI DI STORIA Riflessione sul ruolo dei Musei Militari

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p roblematiche connesse

Umbetto Rocca

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a museologia moderna non è più soltanto scienza e tecnica della conserva­ zione e protezione dei beni culturali tramandatici dal campo e dalle genera­ zioni che precedettero la nostra, ma anche una vera e propria concezione attiva della funzione dei musei, sul piano didattico e metodologico, che si concretizza nel concetto di museo come esperienza sociale. L'art. 2 dello Statuto clell'ICOM - International Council of Museum - (l'organizza­ zione internazionale non governativa dei musei e dei membri della professione musea­ le, creata per promuovere gli interessi della museologia e delle altre discipline pertinen­ ti alla gestione e alle attività dei musei) definisce il museo "un'is tituzione permanente, senza scopo eli lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali dell'uomo e del suo ambiente, le acquisi­ sce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, di educazione e di diletto. Tale definizione del museo è valida indipendentemente da qualsiasi limitazione che possa risultare dalla natura dell'Amministrazione responsabile, da condizioni statu­ tarie locali, dal sistema di funzionamento o dal peculiare indirizzo delle collezioni di una specifica istituzione". Più sinteticamente il Codice dei beni culturali e del paesaggio, D.L. 22/01 /2004 n. 42 all'art. 1 0 1 , comma 2 a) definisce "museo" una struttura perma­ nente che acquisisce, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazio­ ne e di studio. Ciò premesso, risulterà evidente come l'istituzione museale assolva oggi diversi compiti e funzioni: rispondere contemporaneamente ad una domanda diversificata e sempre più esigente di formazione critica ed educativa, di generica o approfondita informazione e di semplice ricerca di godimento estetico; comunicare i messaggi che i beni culturali, presi singolarmente o contestualizzati in un ambito d'insieme, possono trasmettere al fruitore, agevolando o consentendo lo studio del passato nell'esame della situazione presente in una proiezione concreta verso le prospettive future; stimolare e canalizzare il ruolo socializzante che i beni culturali assumono nel momento in cui ren­ dono possibile la condivisione di un'esperienza nella comune ricerca delle origini. Il

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Umbetto Rocca

salto di qualità rispetto alla concezione ottocentesca di museo consiste nel non limitar­ si a raccogliere ed identificare esattamente gli oggetti, ad uso e consumo degli studiosi, ma ad organizzadi in modo da raccontare e documentare una storia ben comprensibi­ le e strutturata. I musei storici militari - come quello dell'Arma dei Carabinieri - benché di natura settoriale, in quanto detentori di un patrimonio il cui linguaggio rientra prevalentemen­ te, se non esclusivamente, in quello della storia militare del Paese, sono istituti del tutto simili nell'organizzazione, nelle finalità e nelle problematiche, agli altri musei. Anch'essi dunque, oltre ad essere contenitori di cimeli e documentazione storica, hanno un mes­ saggio sociale da trasmettere; possono e debbono comunicare i grandi valori storici e morali di cui sono assertori e custodi. I musei militari raccolgono, conservano e traman­ dano non soltanto la nozione storica di fatti e avvenimenti che si riferiscono diretta­ mente o indirettamente alla "guerra", ma anche un patrimonio di insegnamenti, ammo­ nimenti, conoscenze ed esperienze di vita. Questi musei, pertanto, sono di tutti e resta­ no sempre disponibili per la comunità nazionale ed internazionale. Il concetto guida di museo-scuola (in primis rivolto ai giovani militari dell'Arma) e di museo-società fu proprio alla base dell'istituzione del Museo storico dell'Arma dei Carabinieri. Se si tiene conto che il Museo fu eretto in ente morale nel 1 925 (ma già si andava formando all'indomani della Grande Guerra) e che nel decennio 1 930- 1 940 si realizzarono in modo pieno ed attivo tutti i suoi compiti statutari in un dialogo sempre aperto con il cittadino, si può affermare che gli indirizzi della moderna museologia ebbero nel Museo dell'A nna un precursore, anche se ovviamente non fu il solo. Fu nel­ l'ampia scia di queste precise idee che il Museo storico dell'Arma dei Carabinieri orga­ nizzò in quegli stessi anni pubbliche conferenze nelle maggiori città italiane, curò la pubblicazione e l'edizione, a partire dal 1 934, del "Calendario Storico", destinato a lar­ ghissima diffusione e all'interesse dei collezionisti, e promosse la pubblicazione eli opere storiche, in particolare dedicate al periodo risorgimentale. Proprio le conferenze furono il mezzo divulgativo più usato e più ricercato all'epo­ ca, in quanto insostituibile strumento di una didattica a forte presa, che contribuì a defi­ nire l"'uso sociale" del :Museo. La missione di un museo è la determinazione degli obiettivi che l'organizzazione si prefigge, quali ad esempio l'incremento del pubblico, l'eventuale fascia di visitatori da privilegiare, una migliore qualità della visita, l'istituzione o l'ampliamento dei progetti educativi, una comunicazione più e fficace, l'espansione della collezione, il miglioramen­ to delle strutture, l'incremento degli stanziamenti, l'attenzione dei media e la sensibiliz­ zazione all'argomento. Tutti questi obiettivi non possono essere perseguiti contempo­ raneamente con successo, per cui vanno selezionati, rinviati, cambiati o rinnovati dal management. La visione di un museo esprime ciò che l'organizzazione vuole essere o diventare i n base ai propri valori Q'ideale cui aspira) e riflette l e priorità dell'organizzazione. Il Museo storico dell'Arma dei Carabinieri sta attraversando un periodo di palinge­ nesi, in cui diventa necessario ristabilire la p ropria missione e visione. Il Museo si rin­ nova nell'allestimento e sceglie - in questo periodo di chiusura forzata dovuta ai lavori

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I Musei Militati: sessione mattutina

di ristrutturazione, che impedisce quel rapporto diretto tra pubblico e museo che si instaura durante una visita - di "uscire" dai propri confini e diventare un'esperienza iti­ nerante, che va incontro al pubblico. Un tempo erano conferenze, oggi sono esposizio­ ni tema ti che e/ o cronologiche, quelle che vengono proposte ai cittadini, realizzando in pieno non solo un'esigenza di visibilità e comunicazione diretta che si affianca a quella indiretta, mediatica (si visiti il sito www.carabinieri.it alla voce Museo storico), ma anche una caratteristica propria dell'Arma dei Carabinieri: la diffusione capillare sul territorio, la proiezione a favore del cittadino. "Museo delle mostre", secondo la definizione della storica dell'arte Marcella Beraudo di Pralormo, identifica e definisce lo spazio espositivo destinato alle esposizio­ ni temporanee e privo di collezione permanente (es. Palazzo delle Esposizioni a Roma, Palazzo Grassi a Venezia, Palazzo Ducale a Genova) , la cui caratteristica è la flessibili­ tà. Ribaltiamo il concetto: in questa fase del percorso di vita il Museo storico dell'Arma dei Carabinieri è un "Museo delle mostre" in (]Uanto collezione permanente itinerante, la cui caratteristica è la flessibilità, cioè la capacità di adattarsi a diversi spazi espositivi. Si è parlato di raccolta, tutela e conservazione dei reperti e di comunicazione con il pubblico. All'appello manca ancora una funzione necessaria ad identi ficare un museo: il lavoro di ricerca, studio ed interpretazione sui significati della collezione. Anche in questo senso il Museo dell'Arma potrà fare ulteriori progressi, quando il riordino del­ l'archivio storico documentale fotografico sarà ultimato e si potranno intraprendere una serie di studi organici sul patrimonio di conoscenze conservate e protette. In questa fase di rinnovamento lo staff del Museo dell'Arma dei Carabinieri si propone questi obiettivi, da realizzare entro il 20 1 0: progettare esposizioni e programmi che attraggano l'interesse della comunità; incrementare il numero dei visitatori alla riapertura; ampliare i progetti educativi; espandere le collezioni attraverso nuove acquisizioni. Il lavoro da fare è molto, ma la base da cui partire è tale da permettere di operare in più direzioni ed ideare progetti, che rispondano alle reali esigenze dell'utenza. La cosa importante, allo stato attuale dei lavori, è fissare alcuni obiettivi realizzabili e cercare di conseguirli in un tempo ragionevole.

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LA FUN Z I ONE DEL MU SEO STO RICO DELLA G . D . F. PER LA VALO RIZZAZ IONE DELLE T RAD I Z I ON I DEL C O RPO Luciano Lucia11i

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Generalità

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definisce il museo come "istituzione permanente senza scopo di lucro, accessibile al pubblico che ricerca, acquisisce, conserva, studia, espone e valorizza testimonianze materiali di civiltà. Svolge inoltre funzioni di pubblico interesse attinenti alla tutela, alla ricerca scienti fica, alla didattica, alla fruizione e alla valorizzazione relativa ai beni di cui si occupa". Questa definizione riassume un concetto rielaborato nel corso dei secoli, durante i quali il museo è stato trasformato da luogo deputato alla conservazione degli oggetti a struttura in cui il materiale espositivo viene utilizzato per i nterventi culturali. Di conseguenza si prende consapevolezza delle potenzialità didattiche ed educative dei beni esposti in un museo. I musei odierni, pertanto, sono assai più complessi rispet­ to al passato, sia dal punto di vista museografico, sia relativamente alle funzioni da essi svolta. I criteri museologici adottati, come pure gli strumenti impiegati sono mutati e ciò al fine di consentire alle istituzioni museali di svolgere le loro funzioni. Queste fun­ zioni attengono al recupero del bene museale, successivamente alla sua conservazione attraverso il restauro, la catalogazione e la tutela, per passare poi alla ricerca scientifica ricostruendo il contesto storico che ha prodotto il reperto, per finire alla divulgazione delle relative conoscenze scienti fiche. Queste ultime funzioni sono riconducibili al concetto di didattica museale che con­ siste in quell'insieme di azioni volte a ricostruire il contesto socio-culturale in cui l'og­ getto è stato prodotto e sono finalizzate a diffondere le conoscenze ad un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo. In questa ottica si inserisce l'apertura delle istituzioni museali all'informatica che ha prodotto i l cosiddetto "museo virtuale" che è costituito d a u n sito internet n el q u a l e confluiscono immagini, testi e filmati che consentono al visitatore di fruire di un per­ corso informatico molto prossimo ad una visita reale guidata secondo criteri didattici. Il Museo s torico della Guardia di Finanza

Il Museo storico della Guardia di Finanza, recentemente rinnovato, il cui motto è "Memoriam tuetit" (custodisci le tradizioni) si inserisce appieno nelle moderne linee evo­ lutive indicate dalla museologia e fa parte integrante del sistema dei musei militari che

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I Musei Militari: sessione mattutina

hanno lo scopo di non far cadere l'oblio sugli straordinari episodi di valore e di fedeltà alle Istituzioni evidenziate durante i secoli dagli appartenenti alle Forze Armate. Il Museo storico della Guardia di Finanza è stato isti tuito con R.D. n. 403 del 1 941 (ma già dagli anni Trenta era stata realizzata una mostra di cimeli ed oggetti che ricor­ davano l 'impiego del Corpo nelle guerre risorgimentali e nella prima guerra mondiale) per raccogliere, conservare ed esporre documenti, attestati, atti, armi, ricompense al valore ed altri cimeli attestanti l'opera svolta in pace ed in guerra dai militari della Guardia di Finanza e dai suoi reparti dal 1 774, anno dell'istituzione, a tutt'oggi. Attualmente l'attività del Museo, eretto in Ente Morale, è regolata dallo Statuto approvato con D.P.R. 8 1 9 del 1 960, successivamente integrato nel 1 967 e nel 1 990 e dal relativo regolamento di esecuzione. Il Museo ha sede in locali recentemente realizzati al pianterreno ed al piano sotto­ stante della caserma Sante Laria in Roma, piazza Armellini 20, ed è retto da un Consiglio di Amministrazione composto da un presidente e da cinque consiglieri, di cui uno svolge la funzione di consigliere-direttore, tutti nominati con decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze e scelti tra ufficiali in servizio ed in congedo. Le attività dell'Ente sono finanziate dai militari in servizio attraverso ablazioni volontarie, che vengono trattenute mensilmente dagli s tipendi di coloro che hanno accettato di sostenere l'Istituzione. Il Museo è aperto al pubblico e visitabile tutti i gior­ ni dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 1 3. Al fine di utilizzare appieno le sinergie tra Guardia di Finanza e Museo storico, il Comandante Generale del Corpo ed il Presidente del Consiglio di Amministrazione dell'Ente, il 2 maggio 2001 hanno stipulato un protocollo d'intesa, strumento che è stato ritenuto idoneo per favorire la promozione dello s tudio della storia del Corpo e delle tes timonianze del suo passato che costituiscono patrimonio di conoscenza da rispettare, salvaguardare e difendere a beneficio della collettività. Per effetto del protocollo, la Guardia di Finanza si impegna a provvedere al restau­ ro ed alla manutenzione dei beni culturali, predispone a proprie spese i locali di espo­ sizione ed i depositi, destina adeguati spazi ed attrezzature volti a consentire lo s tudio e la ricerca storica da parte dei responsabili del Museo e la consultazione del materiale documentale da parte di visitatori, studiosi e ricercatori. Da parte sua il Museo è impegnato a fornire consulenza per l'allestimento degli spazi espositivi al fine di valorizzare i beni culturali di sua proprietà, ed a favorire l'ac­ cesso al pubblico, anche attraverso la fruizione di visite guidate, a promuovere studi, ricerche, pubblicazioni e attività di carattere divulgativo, a fornire consulenze in mate­ ria storiografica al Comando Generale, a partecipare ad iniziative culturali, mostre, ed esposizioni temporanee. Il protocollo, inoltre, prevede che il Museo, di concerto con il Comando Generale, possa promuovere l'organizzazione di convegni, seminari e mostre, concludere intese e convenzioni con altri musei, istituzioni universitarie ed accademiche, fondazioni ed enti culturali e di ricerca storica al fine di attivare iniziative di reciproco scambio culturale, anche attraverso la concessione di borse di studio. È previsto, inoltre, che il museo predisponga pubblicazioni di interesse storico e

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Luciano Lucia11i documentario, anche con la collaborazione dell'Ente Editoriale per il Corpo della Guardia di Finanza. I nfine, per assicurare la divulgazione delle tradizioni del Corpo nel­ l'ambito eli iniziative storico-culturali, mostre o esposizioni il Museo storico è impegna­ to a prestare assistenza e collaborazione alla Guardia di Finanza per l'organizzazione ovvero la partecipazione ad eventi che il Comando Generale del Corpo intenda pro­ muovere. Impostazione scientifica e culturale del Museo

Il Museo ha lo scopo eli perpetuare e di esaltare le tradizioni e le glorie della Guardia eli Finanza attraverso lo studio c l'illustrazione di documenti c cimeli che illustrano la storia del Corpo dalla sua istituzione acl oggi. Pertanto il museo costituisce punto eli riferimento degli studiosi e dci ricercatori che vogliono approfondire aspetti riguardan­ ti il Corpo. Infatti, le vicende della Guardia di Finanza si intrecciano con temi di storia militare, economica, finanziaria c della pubblica amministrazione, per cui ricerche storiche su questi aspetti non possono prescindere dall'esame eli documentazione custodita dall'Archivio Storico della Guardia eli Finanza, che fa parte integrante del Museo. La singolarità del Museo storico della Guardia di Finanza rispetto agli altri Musei delle Forze Armate è proprio questa: l'esistenza eli un centro eli documentazione accan­ to al quale, con il regolamento di attuazione dello Statuto, è stato isti tuito un Comitato eli Studi Storici che si pone quale intcrlocutore privilegiato dell'Ufficio Storico del Comando Generale della Guardia eli Finanza per fornire consulenza scientifica. Il Comitato, inoltre, promuove studi c ricerche, organizza convegni di studio c soprattutto promuove c finanzia la pubblicazione di volumi concernenti la storia del Corpo, attività che presso le altre FF.AA. è demandata esclusivamente agli uffici stori­ ci. L'attività pubblicistica più recente si sostanzia nella realizzazione di un volume che compendia la storia bicentenaria della Guardia eli Finanza, eli cui è autore il gen. Pierpaolo Mcccaricllo c che si pone come opera fondamentale per quanti intendano approfondire temi storici riguardanti il Corpo, nonché tre altri libri dal titolo "In nome dello Stato - Le forze militari eli polizia in Italia 1 943-45", "La Guardia eli Finanza in Albania" e "Gli aiuti ai profughi ebrei cd ai perseguitati - Il ruolo della Guardia eli Finanza", che riepiloga, quest'ultimo, una ponderosa ricerca storica, che, tra l'altro, ha originato la relazione sulla base della quale il Presidente della Repubblica ha recente­ mente concesso alla bandiera eli guerra del Corpo una medaglia d 'oro al valor civile. Il Museo, infine, a partire da questo mese eli ottobre, pubblica un "Bollettino d'ar­ chivio", il primo numero del quale è in d is tribuzione in questa sala. Il Museo storico ha inoltre organizzato recentemente importanti convegni di studio, tra i quali cito quello realizzato a Milano per mettere in luce la determinante partecipa­ zione della Guardia di Finanza alla liberazione eli Milano, il 25 aprile 1 945. Considerazioni conclusive

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I Musei Militari sono scarsamente coordinati tra loro, tanto che è stata sostenuta l'idea, peraltro ben presto tramontata, di costituire un unico museo delle Forze Armate.

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I Musei Militari: sessione mattutina

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Tale scarso coordinamento è originato dal fatto che queste i stituzioni sono sorte per iniziativa esclusivamente di Forza Armata, spesso di Corpo ed anche di enti locali, come, ad esempio, il Museo della guerra di Rovereto e simili. Le motivazioni sono varie, ma vanno sostanzialmente ricondotte ad una scarsa men­ talità interforze, diminuita ma non scomparsa negli ultimi anni, che comporta eccessi­ ve "gelosie" con conseguenti chiusure verso l'esterno ed ostacoli eli ogni genere che vengono opposte ad iniziative comuni eli valorizzazione del patrimonio dei musei di Forza Armata. Non diversa è la situazione dei Musei della guerra o militari sorti localmente, che ai motivi elencati per i Musei eli F.A. per opporsi a iniziative comuni, sollevano difficoltà eli carattere campanilistico, dovute al fatto che godono eli finanziamenti eli amministra­ zioni regionali, provinciali e comunali che comportano gestioni non aperte verso l 'esterno. A ciò deve essere aggiunta la constatazione che non risulta sia stato compilato un elenco di tutti i musei Militari e della guerra esistenti sul territorio. Per una migliore funzionalità dei Musei militari, in un'epoca eli crescente interesse per le tradizioni e la storia militare anche presso il grande pubblico, in un'ottica eli valo­ rizzazione dei patrimoni culturali degli enti in argomento, sarebbe opportuno costitui­ re un organismo di coordinamento sul tipo eli quello che collega i Musei Doganali dell'Unione Europea, eli cui il Museo della Guardia eli Finanza fa parte. Di esso dovrebbero far parte i responsabili degli enti museali che si dovrebbero tenere in collegamento continuo per scambi eli idee e di opinioni e per l'organizzazio­ ne di mostre temporanee in comune, per la realizzazione eli studi e ricerche, ecc. In sostanza, i musei dovrebbero istin1ire tra eli loro strutture comuni e permanenti eli collaborazione e eli lavoro. In tale ottica potrebbe essere studiata la possibilità eli rea­ lizzare un collegamento internet tra i Musei per consentire alla dirigenza delle struttu­ re museali di colloquiare tra loro e soprattutto eli rendersi conto dell'attività svolta nel settore. Preliminarmente sarebbe necessario ufficializzare un elenco di Musei militari ubica­ ti presso strutture delle Forze A rmate e presso enti civili. In seguito, potrebbe essere collocata in una rete comune la visita virruale dei Musei e potrebbe essere realizzato un punto di contatto per consentire percorsi razionali di visita alle varie mostre da riserva­ re, distintamente, a studiosi, a frequentatori eli corsi presso le Scuole Militari, a studen­ ti delle scuole pubbliche, a turisti, acl appassionati della materia. Le strutture museali militari costituiscono una risorsa non solo per le Forze Armate, ma anche un polo eli attrazione per lo sviluppo delle comunità e, se opporrunamente i ntegrate tra loro, anche una risorsa per il Paese ove inserite, dopo un'appropriata fase eli pubblicazione, nei circuiti di visita dei turisti nazionali ed esteri.

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BENI CULTU RALI E MU SEI MILITARI Glauco A11J',eletti

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a nascita di un'istituzione muscale è sempre legata a motivi specifici che ne possano condizionare ogni futuro sviluppo. La necessità di un continuo ade­ guamento dei parametri originari può portare, di per se stesso, acl un approfondimento che è già bene culturale. La tutela delle collezioni, spesso base eli ogni esposizione, non è conservazione delle cose ma intima conoscenza eli tl uanto rappresentano nella loro soggettività e nel più largo portato dci rapporti con il resto della società coeva. Il voler dare specificità tipologica ai Musei, se da una parte ne garantisce un'identi­ tà eli più facile comprensione, dall'altra ne limita fortemente il bacino di fruizione. Se pensiamo ad una pinacoteca come semplice esposizione di quadri ascrivibili ad un preciso arco cronologico, ne limitiamo il campo eli applicazione e le possibilità di correlazione ad altre forme o espressioni della società. Individuare nei Musei Militari le istituzioni deputate alla semplice conservazione dci cimeli e delle singole tradizioni, signitìca condizionarne fortemente il presente ed ancor più il futuro. Molte di queste strutture, nate in epoche anche lontane dalla nostra, risen­ tono ancora del coevo clima storico e politico, cambiamenti cd aggiornamenti possono snaturare e rendere incomprensibili le motivazioni. In un campo così delicato è quindi estremamente importante individuare cosa rappresenti momento eli ricordo, eli intro­ spezione psicologica e quindi sia Sacrario, e quanto sia esposizione tecnica e cultura comparativa e quindi Museo Centro eli Studio. Le due cose possono ben convivere, anche fisicamente, purché la loro differenzia­ zione sia ben chiara agli operatori e resa comprensibile agli utenti. Il semplice aggiornamento allestitivo, con la creazione di diversi percorsi di visita o l'esposizione di materiali diversi o in differente correlazione, rischia eli cancellare para­ metri e necessità intimamente legati alla nascita della stessa struttura e quindi di per sé stessi beni culturali e oggetto di tutela; tutto ciò è ancora più importante in un settore dove spesso si tratta di materiali costruiti, necessariamente, in grandi quantità seriate e la cui soggettiva comprensione sembra u nivoca. Il principio della tutela va t]uincli applicato sia al patrimonio fisicamente individua­ to, le cose che presentano interesse, sia alle idee, alle tradizioni ed alle emozioni che hanno portato all'indivicluazionc delle cose stesse, creando le collezioni. Il singolo oggetto, conosciuto in più multipli, acquista differente valore culturale a seconda del luogo e delle correlazioni in cui lo rinveniamo o lo studiamo. Si tratta quin­ di di una tutela non più finalizzata alla semplice conservazione del bene, ma ad una sua conoscenza sia fisica che "emotiva".

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I Musei LV!ilitmi: sessione IJ/attutina

Questa definizione, certamente valida per ogni bene culturale, è indispensabile nel settore ove tradizione, stimolo esemplare c ricordo sono presenti nella quoticlianità. Si tratta ora di comprendere come questi Musei c le relative strutture culturali pos­ sano concorrere alla tutela cd alla valorizzazionc. La conservazione delle collezioni cd il loro arricchimento sono attività connesse alla tutela dei beni culturali ma di per se stesse non ne raggiungono tutti gli obiettivi. Gli interessi di restauro c il concludere alcune scriazioni tipologichc o s toriche, se privi della conoscenza, non delle "cose di interesse", certamente, ma della loro intima valenza, rischiano di essere operazioni di facciata quando non di semplice svccchiamcnto allc­ s titivo. Il voler trovare corrispondenza tra gli elenchi e le tipologic previste dalla normati­ va, l'applicazione di questa in funzione puramente amministrativa, rischia di offuscare i principi generali cui essa si rifà. Questi sono notevolmente variati rispetto alla prece­ dente, ove l'attenzione maggiore era alla matcrialità del bene c quindi questo doveva necessariamente rientrare in una delle categorie previste rispcttandonc limiti cronologi­ ci c parametri di indivicluazionc; attualmente l'interesse si è spostato sulla capacità di essere "monumento", cioè stimolo alla memoria, veicolo di conoscenza di realtà diffe­ renti. Si prescinde quindi dalla massificazionc numerica o qualitativa, intervenendo cono­ scitivamentc sulle cause generanti o, successivamente, applicative. L'intima conoscenza dei singoli oggetti o delle collezioni nasce dal confronto delle fasi costruttive, di utilizzo o evolutive ad essi connesse senza doverne privilegiare alcu­ na a priori. In una raccolta, collezione, puramente tecnica, il voler esaminare i singoli compo­ nenti solo quali esemplificazioni costruttive o di risoluzione di determinate necessità comporta la perdita spesso irreversibile di notizie di ben più ampio respiro. L'utilizzo di un materiale, le scelte tecniche, non nascono in un semplice rapporto di causa ed effetto, ma originano c si evolvono con risvolti diretti sulla coeva società. La capacità eli dare lettura eli ciò trasforma l'oggetto in chiave di comprensione o riscontro di momenti storici. Il trovare materiali vicini tecnicamente, per sistemi di produzione, per caratteris tiche mcrccologiche, a quelli di altri paesi, significa non soltanto esaminare un dato arco cro­ nologico ma soprattutto individuare c riscontrare alleanze politiche, commerciali, arce di influenza o eli acquisi:donc di materie prime. Se (]Uesto è valido in ogni settore, è maggiormente apprezzabile in quello "militare", ovc le necessità di confronto c primato tecnico sono indispensabili, così come lo sono alleanze politiche e commerciali. Munizionamcnto con caratteristiche specifiche cd univoche datato "post qucm non", ha certamente un portato culturale che esula dagli apprezzamenti tecnici o qua­ litativi per darci indicazioni, essere Monumento, della coeva situazione. Esemplificativamente ricordo la quantità eli cartucce nel cosiddetto calibro 9 Gli senti, utilizza bili esclusivamente in armi di produzione e dotazione italiana (M. 91 O Beretta 91 5, ccc.) costruiti sino al 1 9 1 4 in Germania cd importate nel nostro paese in -

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GlfiiiCO Angeletti base a ben precisi schieramenti ed alleanze politico-militari; oppure l'eccessiva presen­ za di cartucce a "mitraglia" per il Metterli mocl. 70 e 70/87 nella prima campagna eli Abissinia, la cui produzione era legata più a situazioni interne che a strategie internazio­ nali. La conoscenza fa sì che l'oggetto diventi documento leggibile al pari di quello scrit­ to e supplisca, ove questo manchi, o sia come può ben succedere parziale nei contenu­ ti o conclusioni. La conoscenza approfondita unita alle attività di conservazione porta alla valorizza­ zione, vera innovazione dell'attuale legislazione. Valorizzazionc intesa nel senso più profondo del termine quale capacità di com­ prensione, di utilizzazione del portato scientifico-culturale o storico, di fruizione pub­ blica e paritaria. Le istituzioni culturali debbono essere quindi in grado di comprendere esaustiva­ mente tutte le componenti intrinseche dei materiali o delle collezioni detenute; utiliz­ zarne a fini storici o espositivi le singole caratteristiche, renderne possibile la compren­ sione pubblica, attraverso vari gradi di approfondimento. Solo in questa fase diviene importante la speci ficità di ogni istituzione museale. È ora infatti che la specializzazionc acquista identità culturale. l singoli indirizzi scienti fici partendo da un substrato, espositivo e di comprensione, comune sono in grado eli portare il visitatore all'apprezzamento dell'individualità pro­ gcttuale connessa alla nascita del Museo. ��� in questo settore che la collaborazione tra le varie Amministrazioni dello Stato può raggiungere i migliori risultati prendendo spunto da quanto indica il Decreto Legislativo N. 42/2002, necessariamente in termini legati alla sua essenza di elemento normante, per perseguire un intento comune di conoscenze e di accrescimento. La possibilità di interscambio di esperienza nel rispetto delle singole attribuzioni può evitare il formarsi di fenomeni effimeri o la duplicazione eli percorsi scientifici. La capacità di tutela e valorizzazione non nasce da una semplice attribuzione di mansioni o qualifica personale, ma proviene dal curriculum di ogni singolo operatore; importante l'indivicluazione di un "metodo" di ricerca comune con l 'apporto della pre­ parazione e sensibilità culturale dci soggetti interessati. Sarebbe inutile c dannoso ini­ ziare un confronto basandolo sulle peculiarità del settore; esso infatti rappresenta solo uno degli aspetti del più vasto campo storico alle cui mctodologie occorre fare riferi­ mento sia nel fi lone principale che nelle scienze cosiddette sussidiarie, utilizzabili nella scelta dei materiali, nel loro studio, nella conservazione. Scelta di materiali c fonti di approvvigionamento. Fermo rimanendo quanto sopra esposto circa la nascita delle collezioni militari e l 'accrescimento legato acl eventi particolari, è importante sottolineare che questo può essere trasformato da elemento episodico a normale esercizio di tutela preventiva, attra­ verso la inclividuazione degli elementi eli giudizio ed i relativi parametri di applicazione. Questo comporterebbe la creazione, affiancata al Museo Sacrario, eli Collezioni adal­ to valore tecnico-scientifico in grado el i salvaguardare i beni c la documentazione ad essi afferente, con la possibilità di applicare percorsi conoscitivi in grado di dialogare con tutte le istituzioni museali.

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I M11sei LVlilitmi: sessione mattutina

Le fonti di approvvigionamento sono quelle già previste cui si possono affiancare quelle archivistiche e documentarie; la creazione di Commissioni miste ad alto profilo scientifico eviterebbe inutili sovrapposizioni, duplicazioni e perdita di notizie, renden­ do molto più agevole la verifica di bene culturale di cui all'articolo 1 2 del già citato decreto garantendo inoltre una coerente ed univoca applicazione. Nella scelta dei materiali la presenza eli .rjJecies con innumerevoli multipli, non deve portare ad un abbassamento dei livelli di tutela legati alla quantità degli oggetti ma anzi all'individuazione di specifiche caratteristiche qualitative che permettano la salvaguardia eli ogni passaggio, dalla progettazione all'utilizzo, alla musealizzazione. li confronto con analoghe metoclologic di ormai continua applicazione, si pensi a quelle archeologiche, conforta sulle possibilità di ricerca e sui risultati. Studio dei li/atelia/i - Al fine di trarre opportune indicazioni da generalizzare poi nel discorso storico, occorre repertoriarc i materiali garantendo loro la massima disponibi­ lità di notizie acl essi afferenti non più semplice riconoscimento delle caratteristiche qualitative del modello esaminato ma confronto e collazione di quanto noto della spe­ cie e della individualità esaminata con estrema e particolare attenzione alle modalità eli ricevimento e di inserimento nelle collezioni. Attribuzione eli valenza scientifica o tecnica da, eventualmente, affiancare acl altre valutazioni quali quella s torica, di tradizione o eli ricordo con il risultato eli avere una let­ tura completa dell'oggetto senza renderne predominanti solo alcuni aspetti. Un cimelio utilizzato in un particolare evento può rivestire oltre questi caratteri "emotivi" singolarità costruttive, eli provenienza o tecniche tali da essere sottolineate sia in sede di esposizione che eli ricerca. Tenuto conto delle peculiarità di utilizzo in momenti c luoghi d iversi, sottolineare gli aspetti difformi rispetto all'originale al fine di acquisire notizie circa le varianti dovute all'uso ed alle loro conseguenze in trasformazioni generali o no; questo anche al fine eli comprendere l'originalità dell'insieme. Consemazione - È il settore ove maggiore è la necessità di collaborazione; le difformi­ tà mcrceologiche, eli progettazione e la vita stessa dci cimeli ne rende particolarmente ardua la codificazione. Spesso lavori di manutenzione sono d ivenuti veri e propri restauri a volte anche ricostruttivi, rendendo disagevole la lettura scientifica in favore dell'esposizione didattica. La necessità di assimilazione ai modelli originari ha incrementato interventi standar­ dizzati con la perdita di notizie e storia delle singole entità. r\ auspicabile pertanto che le mctoclologic siano analoghe a quelle previste per tutti i Beni culturali, soprattutto per la diagnostica c l'individuazione di materiali e tecniche eli restauro. Se ciò è ben comprensibile per edifici, monumenti, quadri e sculture, lo è meno nel settore delle anni e elci cimeli; eppure sono proprio questi la vera peculiarità dei Musei Militari. La perdita di una vernice originale o eli una brunitura, in mancanza, cosa frequente, di documenti coevi, rende estremamente problcmatica la comprensione e la collocazio­ ne storica degli oggetti (pensiamo alle sciabole modello 88 brunite o verniciate di nero dopo i primi mesi della prima guerra mondiale cd il portato storico cd emotivo legato

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C'lauco Angeletti a questi interventi spesso cancellati in nome di una assimilazione al modello originale) . La diagnostica comparata dei vari materiali contribuirà alla mappatura storica e di uso, indicando dove intervenire e quali notizie acquisire. Un altro importante aspetto innovativo, insieme alla verifica di bene culturale, è la possibilità di permuta e scambio così come previsto dall'articolo 58. Fuori da quello che è un linguaggio burocratico, si possono ricavare alcune impor­ tanti considerazioni: è possibile permutare Beni culturali, a parte quelli considerati ina­ lienabili a mente dell'articolo 54, attraverso una apposita autorizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Tale permuta è prevista anche per Istituti stranieri. Le condizioni sono il necessario arricchimento qualitativo e quantitativo delle pub­ bliche raccolte c l'incremento del patrimonio culturale nazionale. Per ottenere l'autorizzazione occorre che il passaggio non pregiudichi la valorizza­ zione ed il pubblico godimento dei beni e che la destinazione non sia incompatibile con il loro decoro c la loro conservazione, ferme rimanendo le attività di tutela. Ciò premesso è facile ricordare che questo tipo di interventi, sempre difficili, in caso di privati o di beni particolarmente importanti quando non unici, ha un ben diverso significato quando vede i mpegnati Amministrazioni dello Stato e finalizzato ad un reale incremento qualitativo del Patrimonio. Esso è la naturale continuazione delle attività sopraesposte ed è ad esse intimamen­ te legato. Solo dopo il riconoscimento culturale el c i bene in tutte le sue caratteristiche storiche o tecniche, è possibile comprenderlo e come tale conservarlo e valorizzarlo: la presen­ za di multipli può essere una occasione solo dopo che tutti gli aspetti siano stati atten­ tamente vagliati c che i parametri eli giudizio siano comuni e non lascino margine di dubbio. È una occasione importante dataci dal Legislatore: essa deve essere seguita nello spi­ rito che gli si è voluto dare, pena lo snaturamcnto e lo svilimcnto di quanto previsto con il conseguente abbandono di un iter che, al contrario, può portare acl un sensibile accrescimento dci cimeli nazionali in un campo che per natura li vede disperdersi in tanti altri Paesi.

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PARTE Il

"l MUSEI MILITARI" Sessione Pomeridiana Presidenza: Ten. Col. Paolo Kalenda

Capo Ufficio Storico Comando Generale G. d.F.


I Musei Jdilitari: sessione pottiCiidiana

PRO GETTI E REALIZZAZIONI PO ST-RI S O RGIMENTALI DI MU SEI MILITARI COME MUSEI DELLA NAZ I ONE . LA MUSEALIZZAZ I ONE ITALIANA DELLA GRANDE GUE RRA Camillo Zadra

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assimo Baioni, nel volume dedicato ai Musei del Risorgimento,1 ci ricorda come in quella isti tuzione fin dalle origini il modello pedagogico di museo - "conservare per celebrare, celebrare per educare" - abbia prevalso sul modello di vivaio di ricerca storica. E nella oscillazione tra pedagogia e ricerca, tra divul­ gazione e costruzione di archivi e collezioni a fini di studio ed espositivi, si è giocata in passato e si gioca anche oggi la capacità dci musei di rinnovarsi, nella s fida che ogni generazione deve accettare nel porsi in relazione con il passato per riconoscerlo come proprio. All'indomani del 1 9 1 8, dopo la stagione dei Musei risorgimentali, attorno alla Grande Guerra si gioca la nuova partita della identità della Nazione. Con la forza della sua pervasività e della capillarità dei suoi effetti sulla società, della enorme quantità di oggetti e di documenti della vita militare prodotti e disseminati nelle case di milioni di reduci, segna la memoria degli italiani tanto quanto ne ha segnato i corpi. In ogni casa si depositano e si conservano "ricordi di guerra": fotografie, lettere, decorazioni, uni­ formi, armi, bossoli, schegge, cimeli eli varia natura. Le menti sono intasate dalla guer­ ra come le retrovie del fronte dai materiali che attendono di essere rimossi e riciclati. I campi di battaglia sono immensi depositi, qualcosa che evocava la visione eli "musei all'aperto". Già nel 1 921 Antonio Piscel, uno dei fondatori del Museo della Guerra di Rovereto, mentre riconosceva il pericolo di una "speculazione quattrinaia" a ridosso delle trincee da poco abbandonate, osservava che "non si potrebbe mai deplorare la nostra stoltez­ za e apatia, se trascurassimo di organizzare, conservare ed illustrare questo grande campo di battaglia, che se non viene sciupato dalla nostra indifferenza, può divenire sempre più meta di pellegrinaggi da ogni parte d 'Italia e da tutto il mondo", seguendo in ciò l'esempio di quanto stavano facendo i francesi "per attirare, facilitare e rendere quanto è più possibile eloquente la visita di quei campi di battaglia".2 Soprattutto la Grande Guerra riempie eli sé lo spazio del simbolico. Dopo le mostre realizzate in alcuni paesi già durante la Grande Guerra (armamenti e bandiere catturati al nemico e mostre d'arte a tema bellico), accanto alle cerimonie commemorative, alle

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Ca111illo Zadra lapidi e ai monumenti, cominciano a sorgere musei, che soddisfano da un lato il desi­ derio di quanti non avevano visto la guerra, di poterla "vedere" in una rappresentazio­ ne semplificata c circoscritta, attraverso pochi clementi selezionati e depurati di ciò che sarebbe stato insopportabile da vedere (che rappresenta l'essenza stessa della guerra) , con cui celebrare la vittoria. La prima forma di museo della Grande Guerra è quella della esposizione inclifferen­ ziata di materiali. Ù accaduto nel Museo di Gorizia, come ha ricordato Antonio Sema in un convegno di qualche anno fa;1 è accaduto a Rovereto, come mostrano alcune foto­ grafie delle prime sale esposte:' A Rovereto il progetto del Museo della Guerra prende forma prima ancora che la guerra abbia fine; nel ricordo di Antonio Piscel, fin da quan­ do, durante la guerra, combattendo nelle file dell'Esercito italiano assieme ad altri rove­ retani, si era soffermato, "nei momenti del riposo, anche sui declivi del monte Baldo e dello Zugna, di fronte alla cara città preclusa, !adi accarezzare e la] discutere ( . . . ) que­ sto piccolo sogno postbellico di un Museo delle memorie della nostra terra liberata".5 E per realizzare questo sogno non si attende la fine del conflitto, ma già in tempo di guerra c'è chi costituisce raccolte di materiali c collezioni di documenti." I n Trentino nascono negli stessi anni due istituzioni museali - il Museo della Guerra a Rovereto nel 1 921 e il Museo del Risorgimento a Trento nel 1 923 - territorialmente contigue ma differenziatesi precocemente nelle specifiche tematiche di competenza: nel 1 929 i due musei formalizzano la decisione di percorrere strade distinte attraverso una convenzione che comporterà anche uno scambio di materiali. Il Museo di Trento è lvluseo Storico Regionale - recita la coJl/Jenzione - !fflettente il periodo cbe /){/ dall'epoca napoleonica fino ad OJ',J!,Ì [1929), illustrante quindi le gt�erre per l'indipen­ den�fl, la /o/la per l'ilalianitrì, la prop{{W/IId{/ nazionale e la reden�jone. Come tale raccoglie il ;;;a!eJirt!e riguardante il lllOIJimento intelle!lllale e bellico di d!fesa e di qffe.w e ciò con docu­ mmti, stampe, ritratti, oggetti ed am;i in q11a111o qt�este siano 1icordo. Il ll1ttseo di Rovereto prosey,11e il testo - è llmseo co11 camttere nazionale di st01ia e di dommmtazione della grande g11erm 1915- 19 1 8 e raccop,/ie ed il/11sfm i mezzi COli i q11a/i essa jitjèttta r/a noi, dai /lOStli alleali, dai IIOSfti llCJJtici. f..1ira inoltre a r/OCII/1/e/1/are similmente ogni altm guerra nazionale e la nostm azione militare nelle Colonie.7 Nel Museo del Risorgimento eli Trento, dunque, la memoria della Grande Guerra sarà presente attraverso armi che costituiscano "cimeli personali"; il Museo della Guerra avrà invece un più esplicito carattere storico-bellico, non l imitando la propria attenzione al primo conflitto mondiale ma spingendo la propria attenzione alle guerre italiane successive. Nel Museo di Rovereto la storia della Grande Guerra guadagna così una certa autonomia rispetto alla storia del dibattito sulla questione nazionale, diventan­ do la tappa di un cammino che l'Italia - così appare alla fine degli anni Venti - sta intra­ prendendo. Oggi, a 85 anni dalla fondazione del Museo della Guerra di Rovereto, ci troviamo immersi in uno scenario molto mutato e può essere utile riflettere su ciò che viene chie­ sto a un Museo "periferico" come il nostro e verificare se - nelle mutate circostanze e condizioni - non ci siano elementi eli continuità con la stagione delle origini. Una breve scheda di presentazione. Il Museo eli Rovereto è espressione di

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I Musei Militmi: sessiom poiJietidirma

un'Associazione eli cittadini, fu inaugurato nel 1 921 alla presenza eli Vittorio Emanuele III, c dotato eli statuto riconosciuto giuridicamente nel 1 924 e poi con DPR nel 1 956 (e successive moclificazioni fino al 1 998) . È frequentato annualmente da più eli 40.000 visitatori, dispone di archivio e biblioteca, ha 7 dipendenti e alcuni collaboratori, intrat­ tiene relazioni con musei italiani c stranieri, ha rapporti con centinaia di scuole, pubbli­ ca ogni anno alcuni volumi (tra cui gli ''Annali" del Museo) e cataloghi, organizza mostre temporanee e convegni. Nel contesto della sua attività, non sono pochi i problemi che deve a ffrontare, ori­ ginati soprattutto dalla divaricazione tra la crescente quantità eli aspettative che alimen­ ta con la sua attività e la disponibilità delle risorse. Negli ultimi venti anni sono nate numerose piccole realtà espositive della Grande Guerra, in Trentino e soprattutto nell'area peclemontana veneta, originate soprattutto da collezionisti che hanno reso accessibili al pubblico le loro raccolte - talvolta su base associativa e con il sostegno eli amministrazioni locali - e che mirano a svolgere anche funzioni eli presidio culturale rispetto ai manufatti e ai cimeli della Grande Guerra pre­ senti sul territorio. Può sembrare curioso che nascano ancora musei della Grande Guerra. Si tratta di un fenomeno che trova motivazioni sia nella persistente attenzione rivolta dagli s torici a quel conflitto, sia nella sorprendente vitalità della memoria della Prima guerra mon­ diale nella coscienza storica di nuove generazioni eli italiani, a partire dalle regioni più vicine al fronte italo-austriaco. I� anche l'effetto della diffusione a macchia d'olio di un comportamento collezionistico che ha completamente sostituito l'esperienza dei recu­ peranti e che alimenta la formazione di competenze e la diffusione di conoscenze c di interessi. Ma il fenomeno poggia anche su altre motivazioni. N ascono nuovi musei (che com­ portano investimenti finanziari) perché si respira un consenso diffuso verso questo genere di iniziative: un interesse c un'attenzione che si riverberano anche sui Musei più consolidati, i quali vedono aprirsi spazi eli azione più ampi che in passato e in una mol­ teplicità eli ambiti, cosa che ha suscitato molte attese c ha posto alcuni problemi nuovi. Ne cito alcuni. Il ricorrente riaffiorare del tema della identità degli italiani sollecita anche i musei e li costringe a misurarsi con la storia del nostro paese: mostre temporanee, soprattutto un'offerta didattica più attrezzata e rinnovata, rappresentano alcune delle risposte degli ultimi 1 5-20 anni: potrei citare i musei eli Trento, Pavia, Bologna, Vicenza, Bergamo, e certo dimentico realtà importanti. Per i Musei la scuola non costituisce un terminale passivo; è la scuola stessa a solle­ citare i servizi di agenzie formative esterne, tra le quali i Musei costituiscono dei sog­ getti privilegiati. Questa dinamica spinge alla interattività: i servizi didattici sono qual­ cosa eli ben diverso dalle visite guidate e nel momento in cui il Museo ambisce a svol­ gere una funzione complementare e non sostitutiva dell'attività dell'insegnante, deve contestualmente evidenziare lo specifico del suo apporto formativo. l Musei che hanno accolto la sfida proveniente dalla scuola, hanno scoperto che i servizi didattici assumono un peso importante non solo sul piano quantitativo, ma con-

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Calllillo Zadm tribuiscono ad incidere anche su quello qualitativo dell'offerta musealc. L'approccio didattico influenza le politiche museali e le costringe acl adeguare anche la gestione e l'organizzazione degli spazi e degli stessi contenuti trattati. Il museo, in terzo luogo, sviluppa esplicitamente attività eli divulgazione ed ha per­ tanto delle responsabilità culturali verso i visitatori e la comunità. E non è improprio misurare su questo piano anche il versante economico della relazione con il pubblico. L'offerta culturale e dei servizi progettati c proposti va considerata attentamente anche per la capacità di promuovere forme eli autofinanziamento. Per il nostro Museo, che ha natura giuridica privata, l'esistenza eli entrate finanziarie autonome c dirette rap­ presenta una condizione eli sopravvivenza c, per lo stesso meccanismo previsto dalla legge per l'erogazione del sostegno pubblico, una condicio sine qNa non. Tuttavia, se accettiamo l'esistenza di un aspetto economico nella relazione tra museo c pubblico, dobbiamo evitare eli confondere l'occasione turistica che porta i visitatori nei musei, con la 11/otiwzione alla visita (altrimenti non capiremmo perché viene scelto un museo storico c non una gelateria) . Altrettanto banale è l'osservazione che proprio attraverso il flusso di visitatori si concretizza la funzione eli formazione eli conoscenza c di consapevolezza storica elci musei. Siamo dunque sollecitati da un lato a rinnovare le esposizioni permanenti, a realizzare mostre temporanee, a promuovcrle adeguata­ mente, a curare l'aspetto della comunicazione, c dall'altra acl innovare la gamma delle occasioni c delle modalità formative per i visitatori: dalle iniziative editoriali progettate per pubblici diversi, alle proposte eli visita a territori interessati dagli eventi bellici, agli spettacoli teatrali o cinematografici. Secondo gli esperti - e l'esperienza ci permette eli confermarlo - la domanda turi­ stica si connota infatti in modo crescente come ricerca eli opportunità eli intrattcnimen­ to non banali, di vacanze meno anonime, che contemplino la possibilità di un contatto ravvicinato con la regione nella quale ci si trova per la vacanza c con la sua storia. Questa esigenza investe direttamente l'ambito delle politiche pubbliche del territo­ rio e, finalmente, una legge recente ha affrontato il problema della tutela elci manufatti della Grande Guerra. Dopo decenni di quella trascuratezza che Antonio Piscel già nel 1 921 aveva definito 'stolta e apatica', ci misuriamo con i problemi e i costi del recupe­ ro eli importanti strutture architettoniche risalenti alla Grande Guerra o all'Ottocento, cui si chiede di qualificare il paesaggio che da "naturale" si trasforma in "storico". Numerose amministrazioni locali, per la pressione eli categorie economiche, la cui forza rende finalmente efficaci anche le sollecitazioni di associazioni culturali e di musei, intravedono nella valorizzazione delle vestigia architettoniche storico-militari e belliche presenti sul terri torio una risorsa con la quale qualificare l'immagine del te r ri ­ torio. Tutto questo mette in moto risorse finanziarie, come pure sensibilità culturali e aspettative più generali. Ma sarebbe miope non registrare che a questa decisione politi­ ca contribuisce anche il desiderio di soddisfare il bisogno di autoriconoscimento che si intuisce dietro tante iniziative promosse dalle comunità, interessate a riscoprire la pro­ pria storia soprattutto nelle pagine legate alla Prima guerra mondiale. E i musei - posso parlare per il Museo di Rovereto ma il fenomeno è diffuso - sono

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I Musei Militari: sessione po11Jeridia11a chiamati a fungere da consulenti delle amministrazioni locali, vengono sollecitati ad aprire i propri archivi, a costruire nuove banche dati, ad elaborare progetti, con carichi di lavoro e di responsabilità del tutto nuovi: dalla predisposizione di sistemi informati­ vi per il territorio, alla ricerca di cartografia, alla assistenza nella elaborazione di proget­ ti europei, alla realizzazione di ricerche storiche. E mentre avviene tutto questo, i musei devono rispondere a esigenze più specifiche, proprie della loro natura: rispetto agli allestimenti, ad esempio, e alla loro adeguatezza, rispetto alla capacità di rispondere alla domanda di conoscenza che viene dalla società, rispetto al fatto che i processi che hanno accompagnato la formazione del museo (donazioni, affidamento di materiali, salvaguardia di archivi, ecc.) non si esauriscono con l'allontanarsi nel tempo della Grande Guerra. Con il procedere del ciclo vitale, le famiglie propongono ai musei materiali, cimeli, documenti che hanno perso la funzione culturale domestica di segni della memoria, anche relativi alle guerre successive al Primo conflitto mondiale e ciò crea, oltre a pro­ blemi logistici, problemi di natura museografica. Non è raro, ad esempio, trovare esposti in piccoli musei della Grande Guerra, elmet­ ti coloniali o della Seconda guerra mondiale o persino di guerre a noi più vicine. Del resto la vita delle persone non è segmentabile e il rapporto del museo con il territorio è più ricco del rapporto con il suo specifico tematismo. I musei non possono considerarsi dei sistemi chiusi. Questo riguarda in primo luogo gli allestimenti, che altro non sono se non apparati comunicativi, rispetto ai quali dob­ biamo considerare tre livelli: quello dei contenuti, quello della efficacia e quello del pub­ blico. Il primo livello è presto riassunto. Perché qualcuno dovrebbe ancora interessarsi o addirittura appassionarsi - ad una storia della Grande Guerra ripercorsa in chiave celebrativa e nazionalistica, una lettura che è durata ben oltre gli anni Cinquanta? Se è vero, come alcuni sostengono, che sta crescendo nel nostro paese la domanda di un rac­ conto della nostra storia nel quale ci si possa riconoscere, questo vuoi dire che i musei devono raccontare una storia con tutti i chiaroscuri, una storia che non nasconda nem­ meno le pagine più difficili da raccontare. È un problema che riguarda il Museo di Rovereto che, come ho ricordato prima, non è mai stato un museo solo della Grande Guerra, ma certamente anche altri musei storici e storico-militari. Temi come le guerre coloniali, la Seconda guerra mondiale, la storia dell'Italia occupata tra il 1 943 e il 1 945, la vicenda del confine orientale "spingono" per entrare sulla scena. Per parte nostra, registriamo una richiesta da parte dei visitatori e un grande interesse per i progetti di ampliamento delle esposizioni alle guerre successive al primo conflitto mondiale fino al 1 945 che abbiamo messo a punto in questi anni e che ci auguriamo di poter concretiz­ zare in tempi relativamente contenuti. Tuttavia, non si tratta solo di articolare finalmente anche sul piano museografico vicende che la s toriografia dibatte da tempo e ha ampiamente documentato. Si tratta di aver chiaro che anche il pubblico è cambiato in questi decenni. Non possiamo più igno­ rare cosa è accaduto in questi anni e che quanti visitano i Musei sono le stesse persone che hanno vissuto con noi i cambiamenti culturali e sociali. Tra le tante notazioni che

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Camillo Zadra si possono fare, vorrei segnalarne solo alcune. Viviamo in un paese che dopo due secoli ha sospeso la leva obbligatoria per passa­ re al servizio militare volontario, maschile c femminile. Penso che dobbiamo interro­ garci su come pensano all"'Italia in uniforme" dell'Otto e N ovecento le generazioni alle quali la proposta di un servizio nelle Forze Armate non passerà più attraverso l'espe­ rienza della naja - o dell'obiezione di coscienza - ma attraverso campagne eli marketing professionale. Non possiamo ignorare, in secondo luogo, che esiste un'area eli opinione pubblica, composita per età, professione e livello di formazione culturale, che esprime orienta­ menti pacifisti e manifesta pubblicamente un punto di vista critico rispetto alla politica estera del nostro paese. Molti di questi cittadini sono studenti o insegnanti, altri parte­ cipano acl associazioni che organizzano viaggi collettivi. Molte di queste persone visita­ no i musei, compresi i Musei della Guerra. Quale storia incontreranno? Che valori tro­ veranno rappresentati? Sono convinto che essi chiedono una riflessione matura sul pas­ sato, proprio loro che esprimono una riflessione impegnata sul presente. Mi pongo que­ sti interrogativi come direttore di un Museo cui capita di trovarsi non di rado a dialo­ gare con persone e gruppi di orientamento molto diverso: tra questi anche eli orienta­ mento pacifista, non violento, o antimilitarista, i quali chiedono eli capire ciò che si fa al Museo della Guerra; ad essi credo si debba proporre una risposta all'altezza delle pro­ blematichc poste. Trent'anni eli funzionamento della legge sulla obiezione eli coscienza (quasi altret­ tanti in precedenza eli accese discussioni) , hanno lasciato d e i frutti nella coscienza civi­ le. Credo che quella stagione, quel dibattito, quelle storie che sono state segnate da prese eli posizione pubbliche, possano essere considerati aspetto del dibattito sulla guerra. Se la guerra è anche un "gigantesco processo psicologico" come lo chiamava nel 1 924 Antonio Monti, come ignorare che esso è sempre in corso e non è univoco né omoge­ neo? Peraltro, l'impegno militare dell'Italia nel secondo dopoguerra e soprattutto negli ultimi vent'anni è ormai importante. Non solo per la dimensione militare: esso ha rap­ presentato e rappresenta un segmento dell'immagine del nostro Paese nel mondo, ma anche un pezzo eli storia per decine eli migliaia eli uomini che hanno provato (nel lungo tempo di pace che l'Italia sta vivendo) alcuni aspetti, compresi i più tragici e specifici, della guerra. Anch'essi sono un pezzo eli storia eli cui dobbiamo occuparci. E poi ci sono altri temi scottanti che il nostro Museo si trova acl affrontare, quali, ad esempio, la conservazione del patrimonio storico della Seconda guerra mondiale. La legge 78/2001 relativa alla Grande Guerra rende ancora più evidente la lacuna. E come affrontare in modo che non sia semplicemente ]"'ordine sparso" il problema della museografia della Seconda guerra mondiale? Per parte nostra, se i nostri progetti matu­ reranno, saremo onorati di trovare la collaborazione, oltre che degli storici, dei musei militari. Sono problemi che mi sento sollecitato a porre, forte del titolo che mi è stato proposto per questo intervento ed anche per c1ualche pezzo di cammino che, all'inter­ no del Museo, abbiamo intrapreso su queste piste. Vorrei concludere con un'ultima riflessione.

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I Musei Militari: sessione ponmidiana

Nella vita di un Museo esiste un problema di continuità e un problema di innova­ zione. Lo stesso patrimonio di cimeli e di documenti (che peraltro si arricchisce nel corso del tempo) è stato utilizzato per illustrare in epoche diverse e da diversi punti di vista una stessa vicenda. Personalmente rimango colpito dallo scoprire che allestimen­ ti vecchi di decenni hanno toccato aspetti ancora oggi di grande attualità. Ho pensato recentemente all'immagine della pelle del serpente: ci sono organismi che ad un certo punto del loro sviluppo, senza cessare di essere ciò che sono, abbando­ nano la loro pelle e ne acquisiscono una nuova. Con ciò non tradiscono ciò che sono stati, al contrario: non potrebbero continuare ad essere se stessi se non cambiassero l'abito, che deve invece essere rimodellato anche in relazione alle sollecitazioni esercita­ te dall'ambiente. È chiaro che in questa immagine, applicata al Museo, la pelle non è sinonimo di abito ma di autorappresentazione. Come in altri organismi viventi, in un Museo la relazione tra forma espositiva e racconto può entrare in crisi e chiedere una rielaborazione. Il mutamento dunque non solo è compatibile con la continuità, ma è in certi momenti - la condizione per non interromperla: non muta il tema, non muta­ no le collezioni: ciò che cambia è l'interconnessione tra le problematiche, la sensibilità pubblica, le vicende, gli oggetti e i documenti conservati. È evidente che per un museo - come anche per un serpente - tutto ciò non è semplice. Farò un esempio. L'attuale percorso espositivo comprende due piccole sale dedica­ te ai "martiri" irredentisti trentini Battisti, Filzi e Chiesa. Il Museo conserva importan­ ti cimeli dei tre personaggi, che però solo in parte sono esposti. Le due salette, più che a narrare la vicenda storica, sono dedicate alla memoria dei tre irredentisti, ed espongo­ no documenti che attestano i riconoscimenti pubblici tributati loro e alle loro famiglie da personalità degli anni Venti e Trenta. Da tempo riteniamo necessario riaprire questa pagina di storia della Grande Guerra e riconsiderarla dal punto di vista della storia di una generazione. Consideriamo il tema dei volontari come uno dei nodi significativi di respiro europeo delle guerre contempo­ ranee, un tema dunque estremamente attuale. Abbiamo ritenuto utile dedicarle un con­ vegno e una mostra, con cui cercheremo di definire gli elementi di un nuovo allestimen­ to permanente. Cercheremo di fare in modo che la nuova rappresentazione corrisponda maggior­ mente alla sensibilità di oggi, renda più comprensibili comportamenti che per decenni sono stati celebrati e collocati al centro di un culto civile. Sul crinale tra ricerca e divul­ gazione, cercheremo di far riaffiorare un'immagine più riconoscibile dei ventenni che 90 anni fa hanno scelto la guerra, di molti dei quali l'Italia ha poi celebrato la "bella morte". Per il Museo della Guerra di Rovereto, che opera nei luoghi in cui alcuni di que­ sti giovani sono vissuti e sono morti, si pone il problema di mantenere una continuità con il proprio passato, oltre che con il passato della comunità in cui operiamo, ancora oggi molto sensibile e reattiva sui temi della memoria, della guerra e della pace. Riflettendo su come conciliare continuità e innovazione e consapevoli della diversi­ tà degli ambiti, possiamo forse ascoltare J.P. Vernant, studioso del mito nella Grecia classica, quando osserva8 (con riferimento all'ideale greco della "bella morte") che "la vera posta in gioco della morte eroica è la continuità della civiltà del canto e dei poeti,

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Camillo Zadra della gloria di Achille e di Ulisse". Con le cautele del caso c il senso delle proporzioni, possiamo ritenere che anche per i tre "martiri" trcntini esista ormai un problema di continuità della memoria (e della gloria) . Non c'è alternativa al porre sul banco tutte le carte e ad esaminarle con uno sguardo sereno, nello sforzo di capire meglio cosa è pas­ sato nell'animo eli una minoranza, certo, ma non irrilevante, allo scoppio della più san­ guinosa delle tragedie fino allora registrate. Per quanti vivono all'ombra di monumenti cretti a quei giovani volontari caduti, in vie c piazze titolatc ai loro nomi, si tratta eli ritrovare un senso per questa memoria che non sia solo di tipo archivistico. Se non è più il tempo delle celebrazioni nazionalisti­ che, dobbiamo fare spazio alla storia.

Note 1 La

"religione della pr1t1ia ". Musei e istituzioni del mito 1isorgimentale (1884 - 1 9 18), Pagus, Paese 1 984 A . Piscel, "Il domani di Vallagarina", 29 giugno 1 921 , in F. Rasera, C. Zadra, Memorie in co!iflit­ to. La Gmnde guerm 11elle esposizioni de/ 1\;f//Seo della Guerm di Rovereto, in "Memoria e Ricerca. Rivista di storia contemporanea", numero dedicato a "La Grande Guerra in vetrina. :Mostre c musei in Europa", 7, gennaio-giugno 2001 , p. 1 9 3 A . Sema, Il Museo della guerm 1 9 1 5- 1 9 1 8 di G01izia, in "Annali" del l'vf useo S torico l tali ano della Guerra, n. 3, Rovereto 1 994 4 I•: Rascra, C. Zadra, Memorie in conJlitto . . . cit., pp. 37-38 5 il!i, p. 1 7 '· Sul fenomeno del collezionismo i n tempo eli guerra: v. Davi d W. l Joyd in Balllefìeld Tomism. Pi/;!,1image and the Commemomtion of the Creai 11/f;r i11 Blilaill, Australia al/{/ Canada. 1 9 19- 1 939, Berg, Oxford-Ncw York, 1 998. Ne parla B. Cendrars nel romanzo La mano mozza, Garzanti, 1 993. Della raccolta di cimeli si parla ad esempio in Federico Croci, Soù;ere per non mo1ire. Lettere dalla Cra11de Guerra del soldato bresciano J<ì�mce.rro Fermri, Marietti, Genova 1 992. 7 Un decennio di l!ila del Museo della Guerm di Rol!ereto (1 92 1 - 193 1), p . . 65, tip. Mercurio, Rovereto 1 932 8 J.-P. Vernant, Senzr�. frontiere. Mem01ia, mito e politica, Cortina editore, M ilano 2005, p. 75

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I Musei Militmi: sessione potJJetidiana

NUOVI MODELLI PER LA MU SEOLOGIA MILITARE NELLA PRO SPETTIVA INTERNAZ I ONALE Gregory Alegi Introduzione

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'Imperia! War Museum (IWM) è una delle grandi istituzioni museali britanni­ che ed una delle più note nel mondo. Fondato nel 1 920, l'IWM opera oggi su cinque diversi siti. ' Oltre alla storica sede londinese eli Lambeth, che occupa dal 1 936, I'IWM comprende anche l'aeroporto eli Duxford, l'incrociatore HA1S Be!fast ormeggiato sul Tamigi, le stanze di guerra eli Churchill vicino Westminster e l'IWM North di Manchester, ciascuno con caratteristiche e natura differenziate. La situazione clell'IWM non è però stata sempre stata così felice. Sul finire degli anni Cinquanta, l'istituzione versava in condizioni assai modeste, tanto sotto il profilo delle infrastrutture quanto sotto quello più rilevante dell'attività culturale. Come altre enti analoghi, non solo inglesi, I'IWM risentiva infatti del progressivo inaridirsi del senti­ mento che aveva presieduto alla sua nascita, al quale si accompagnava l'invecchiamen­ to del personale addetto ed il crescente disinteresse delle generazioni successive, sulle quali esercitava ben altro fascino la seconda guerra mondiale. Entrando, il visitatore era accolto da un caccia I-Iawker I-Iurricane, già allora raro, sospeso dal soffitto. All'interno Le galletie dell'lmpetial War Museutn atJetJano tm 'mia stantia e trascurata. Erano affollate di una gmn mole di oggetti perlopiù assai piccoli affastellati in gmppi sotJraffollati senza alcun rappolio tra loro e ptitJi di 1111 qualsiasi tema stmico ticonoscibile. { . .] Le sottili differenze tra questi oggetti d'interesse molto limitato per ilpubblico emno spi�l!,ate in lunghe didascalie mano­ SCtitte, quasi sempre più gmndi degli oggetti desaitti. Tanto gli inneschi [dei proietti] quanto le didascalie erano copette dipoi!Jere, un tema che si ripete/Ja nell'esposizione difoto molto pic­ cole e molto sco/mite. 2 Anche gli oggetti più significativi - da un "maiale" italiano della seconda gu e rra mondiale ad un Sopwith Camel che aveva abbattuto uno Zeppelin nel 1 9 1 81 - "si per­ devano nell'ammasso eli materiale che clava l'impressione di essere stato scaricato in un magazzino piuttosto che essere esposto in un museo"} La situazione era in parte con­ seguenza dell'origine, formazione e reclutamento del personale. In tale contesto non sorprende scoprire che i materiali storici fossero valutati con criteri assai miopi. Il signor Bmdlry 111i disse che unc1 delle sue decisioni iniziali em stata che ttdto il t/latetia/efil­ mato relativo alla Rq)'al Air Force poteJJa essere tranquillamente eliminato in quanto la RAF era nata solo negli ultimi sette t/lesi pniJNI dell'ar!Jii.rtizio e 11011 avetJa atJuto grande impatto

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Gregory Alegi sulla ptima guerra mondiale. Non lo scossi neppure dicendogli che la Rqyal Air Force era esi­ stita per tutta la seconda guerra !Jiondiale. [. . .] Accettai l'idea del signor Bradlry solo dopo aver dato istmzioni alle persone giuste [. ..] di recuperare tutte le pellicole da lui messe nei bidoni di scatto e 1ipoJtarle ne/ nostro deposito Jìltl/(lti di I-Iqyes. Qmsto atJetJa il vantaggio di salvare la documentazione filmata della Rqyal Air F'Orce llta anche di consentirtni di mantenere rappor­ ti del tutto cordiali con il 111io predecessore. 5 La situazione era lo specchio fedele della visione di L. R. Bradley, un ex ufficiale inferiore nel reggimento Middlesex che era stato costretto a lasciare il servizio per inva­ lidità ed era poi giunto a dirigere l'IWM. Non solo egli lavorava [ne/ museo] tlta vi abita/la, passando la tltaggiorpatte delle sue notti in una stanzetta adiacente il suo tif.ftcio e recandosi a casa solo di rado. Non prendeva quasi mai felie. Usa/la stendere ilproptio bucato mila sala del consiglio, ed tma volta, avendo dimentica­ to di raccoglier/o ptima della prevista titmione, fu sal11ato in extremis da un fedele dipendente che 1Ù11ossefilo ed abiti cppena in tetJJpo. 6 Bradley aveva prospettato al Board of Trustees l'opportunità di attribuire al proprio successore un grado gerarchico inferiore ed il compito precipuo di traghettare l'istitu­ zione verso una chiusura ineluttabile quanto la scomparsa della generazione protagoni­ sta della Grande Guerra.7 Il fatto che ciò non sia avvenuto si dovette soprattutto alla decisa azione del suo successore Noble Frankland, un ex u fficiale navigatore della RAF con un dottorato in storia a Oxford, che diresse l'IWM dal 1 962 al 1 982 ribaltando la precedente impostazione per giungere ad inserire a pieno titolo il museo nel circuito culturale londinese. L'evoluzione dell'IWM può essere assunta ad esempio della mutazione del concet­ to stesso della museologia militare, che nell'ambito internazionale è andata via via aprendosi a nuove esperienze ed ambiti diversi dall'originario collezionismo a fini memorialistici. La trasfo rmazione ha importanti conseguenze in termini di conserva­ zione, fruizione e ges tione, ma anche, più in generale, del rapporto tra l'istituzione museale e le aspettative dei pubblici vecchi e nuovi che questa trasformazione ha solle­ citato e, in qualche caso, creato. La conservazione

L'enorme accelerazione dell'interesse pubblico per i temi storico-militari ha avuto un forte impatto su tutti gli aspetti della conservazione, sotto ogni profilo: dall'amplia­ mento dei materiali d'interesse museale a quello dei collezionisti, dalla possibilità di restauri sempre più estesi alla qualità tecnico-scienti fica degli interventi, fino alle più accese discussioni sulle filosofie eli collezione e eli restauro. Pur non essendo questa la sede per una discussione prettamente tecnica, oltremodo difficile anche per la vastità dell'argomento militare in tutti i suoi ambiti, sarà u tile una rassegna dell'evoluzione del concetto di conservazione. L'accresciuto interesse per le tematiche militari, il desiderio di stabilizzazione delle raccolte private, persino le politiche di sviluppo turistico hanno moltiplicato il numero di siti espositivi in qualche modo riconducibili alle tipologie museali. Ciò ha dato una notevole spinta al recupero di cimeli, spingendo le ricerche sino a luoghi prima impen-

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I Musei Militari: sessione pomeridiana

sabili - dalle isole del Pacifico sino a tutto l'Est europeo, dai deserti alle profondità marine - e ponendo le basi per progetti di restauro di un'ampiezza ed ambizione senza precedenti. Gli sforzi considerevoli, anche sotto il profilo finanziario, hanno a loro volta prodotto una maggior consapevolezza delle pre-condizioni fondamentali della conser­ vazione, a partire dalla disponibilità di adeguati spazi coperti e di personale qualificato per gli interventi necessari. i\ questo proposito è eloquente il caso del N ational Air and Space Museum della Smithsonian Institution di Washington, che con 1 6 milioni di visitatori annui è oggi in assoluto il museo più visitato del mondo. Esso è inoltre uno dei pochissimi musei "sta­ tali" americani, nel senso che fu costituito nel 1 946 per atto del Congresso ed è finan­ ziato con fondi federali.R Al momento della sua costituzione formale alcuni aerei, tra cui il celeberrimo Spirit qf Saint Lottis della traversata atlantica in solitario di Linclbergh, erano già esposti nella sede storica dello Smithsonian, il cosidetto "Castle" (Castello), ma gli oltre duecento raccolti nel dopoguerra furono ricoverati in gran parte all'aperto. Lo stanziamento di fondi per costruire una nuova sede, approvato dal Congresso nel 1 962, fu poi ritirato per le esigenze della guerra in Vietnam. Si giunse così al marzo 1 969, quando James Gilbert denunciò la scandalosa situazione sulla rivista F!Jù�l!,· Il JÌ!ittseo deii'Atia e dello Spazio dà l'impre.r.rione di essere praticamente morto. Ma ilpeggio deve ancora venire. Qtwnto abbiatJJo visto [i1ella sede cittadina} è .rolo la punta del­ l'iceberg, la mi 111ole è nascosta sotto ilpelo dell'acqua, quasi letteralmente, percbè la tllcpgio ­ lìllli.(' dei 20 7 eterei dello Smitbsonian ripo.rano in quello cbe può solo e.rsere difinito CO!Ile ttn immondezzaio in tm .robborgo di JFashington noto co111e Silver I-fil� MaD'Ianrl. . . E ' una /Jet� gogna e una disgmzict . . . In tuttrt la zona cl!,iacciono dozzine di aerei unici e senzaprezzo se!IJ­ plicelllellte esposti agli elemmti a marcire. [. ..] Tutto questo, ci dicono, è 1111 gmnde migliom­ mento tispetto a un am1o fa, quando pmticatnente tutto ciò che il Museo posserlelJa stmJa all'ape!to. 9 Anche grazie acl una dura inchiesta parlamentare, la direzione dello Smithsonian rese finalmente prioritaria la costruzione di una nuova sede nel centro di \'V'ashington, progettata da I.M. Pei ed inaugurata il 4 luglio 1 976 per il bicentenario dell'indipenden­ za amencana. La maggiot attenzione alle problematiche della sicurezza negli scenari post- 1 1 set­ tembre ha bensì introdotto alcune limitazioni, ed alimentato diversi timori, in quei Paesi nei quali l'ordinamento era prima assai aperto alla proprietà privata di talune cate­ gorie di "beni culturali militari" quali armi, aeroplani da combattimento e mezzi coraz­ zati; altre limitazioni si teme vengano dall'armonizzazione della normativa europea, soprattutto per quanto riguarda la possibilità eli "conservazione attiva", acl esempio in campo aeronautico. 10 Tali tendenze, per quanto reali, toccano marginalmente quei Paesi la cui normativa ha sempre avuto un'impostazione restrittiva, nel quale l'utilizzo del "bene culturale militare" costituiva più una deroga che un diritto. Sotto tale profilo si può anzi osservare come in Italia il quadro normativo per gli aerei storici sia migliora­ to anche sotto il profilo della sanzione ufficiale del restauro in condizioni di volo da parte di amatori . 1 1 Altrove sono invece gli stessi utenti ad assumere la responsabilità per gli adempimenti tecnici legati all'attività di volo. 12 .

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Gregory Alegi

Sotto l'aspetto tecnico, si osserva la biforcazione della tendenza alla professionaliz­ zazione degli interventi manutentivi e conservativi partita negli anni Settanta. Da una parte, sono divenuti accessibili procedimenti sofisticati che rendono tecnicamente ed economicamente possibile la ricostruzione e/ o riproduzione di parti irrecuperabili o non più esistenti; dall'altra, alcuni preferiscono utilizzare nuovi prodotti chimici per sta­ bilizzare i reperti con la minor alterazione possibile, anche quando ciò comporti il doverne sancire l'incompletezza o il degrado pregresso. Il risultato estremo delle nuove opportunità offerte dalla tecnica è la possibilità di ricreare macchine estinte o recuperate nelle più !abili condizioni di conservazione. In campo nazionale, il risultato massimo di questo approccio è il biplano Fiat CR.42 che il Museo Storico A.M. ha inaugurato nel maggio 2005. 13 Per colmare una lacuna assai avvertita nella raccolta, sono stati recuperati in Svezia i resti di due diversi CR.42, vi si sono unite componenti originali già disponibili in I talia e si sono ricostruite le parti mancanti sulla base della documentazione tecnica di fabbrica. Il risultato è un velivolo originale per circa due terzi, in tutto identico ad un esemplare di fabbrica, le cui com­ ponenti non erano però mai state unite in precedenza. Nell'approccio tradizionale, che ha portato negli anni a risultati di assoluto rilievo, la fedeltà di forme, materiali e processi viene convenzionalmente ritenuta equivalente alla effettiva originalità del pezzo. 14 Negli ultimi anni si sta delineando una posizione alter­ nativa, modellata più strettamente sulle prassi del settore storico-artistico. La filosofia dell'intervento limitato, declinato in chiave puramente conservativa dell'esistente, è tut­ tora lungi dall'essere prevalente nei musei militari , nei quali l'estrazione prevalentemen­ te tecnica porta a considerare preferibile l'integrità dell'aspetto. I segnali del mutamen­ to si colgono tuttavia nel restauro di aerei quali lo Spad VII dell'asso Georges Guynemer oggi al Musée de l' Air et de l'Espace di Parigi, in diversi aerei esposti pres­ so il nuovo Udvar-Hazy Center del N ational Air and Space Museum di Washington, nel caccia F4U Corsair del Fleet Air Arm Museum di Yeovilton, in Gran Bretagna. 15 In ambito nazionale, questo approccio è ben esemplificato dal recentissimo intervento sul Nieuport Ni. 1 0 del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, restaurato mante­ nendo pressoché integralmente i rivestimenti in tela del 1 9 1 8.16 Quale che sia la filosofia del restauro, è sempre più diffusamente avvertita la neces­ sità di operatori con una preparazione professionale. Questo, insieme alla rapida scom­ parsa delle competenze tecnico-meccaniche tradizionali a causa delle trasformazioni industriali, pone problemi pratici di non poca rilevanza. In alcuni casi è possibile ovvia­ re ricorrendo, per esigenze molto circoscritte, a professionalità reperite nell'ambito del restauro dei beni artistici. Per l a maggior parte delle esigenze diverrà tuttavia inevitabi­ le seguire la strada inaugurata dall'IWM con la decisione di dar vita ad un proprio cen­ tro di formazione sull'aeroporto di Duxford. L a gestione

La museologia militare si è a lungo caratterizzata per la massiccia presenza pubbli­ ca, ma soprattutto per le modalità di gestione che si potrebbero definire "agestionali". L'esistenza del materiale, il reperimento degli spazi, le risorse operative, addirittura

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I 1\1usei L\1ilitari: sessione po111e1idiana

la scelta del personale discendevano da impegno personale, coincidenze fortuite o altri fattori che potremmo definire residuali, e comunque disgiunti da un progetto culturale che andasse oltre la mera intuizione dei fondatori. Oggi lo schema si presenta più articolato, con un graduale sganciamento dei musei militari maggiori dalla s fera della Difesa, l'introduzione di strumenti alternativi di finan­ ziamento e la nascita di iniziative private, tanto autonome quanto inserite in quelle pub­ bliche. Vi sono inoltre un numero crescente di musei, !Jisitor centre ed altri sistemi espo­ sitivo-comunicazionali di natura privata, che vivono in simbiosi con le istituzioni mili­ tari. Anche in questo caso, per suggerire la molteplicità delle tipologie e le tras forma­ zioni in atto, può essere utile citare alcune esperienze, senza alcuna pretesa di esaustivi­ tà ma al solo fi ne di esemplificazione. 17 Il Musée de l'Air di Parigi, senz'altro il maggiore d'Europa e forse nel mondo in ter­ mini di vastità delle collezioni, ha cessato eli essere diretto da militari in servizio e di dipendere dal direttamente ministero della Difesa. Dal 1 ° gennaio 1 994, il Muséc ha assunto la forma di Etablissei/Jmt Pttblic national d mmdère Administratif(fiPA), con perso­ nalità giuridica e autonomia economica. Dopo il lungo regno del gen. Pierre Lissarague si è infatti passati ad un ex militare, Mare Alban, c, dal 1° gennaio 2005, ad u n pilota civile, Gérard Feldzer, già comandante di Air France ed ex presidente dell'Aéro Club eli Francia. Scopo dichiarato di llnesto cambiamento è il desiderio di rivitalizzare il museo e sfruttarne appieno il potenziale, oggi fortemente limitato dall'indisponibilità di due hangar in precarie condizioni strutturali. Tra le sue prime iniziative, l'esposizione di alcuni aerei pionieristici nel neo-restaurato Grand Palais che nel 1 908 aveva ospitato il primo salone aeronautico intcrnazionale. 18 Il RAF Museum di Londra, forse il più noto d'Europa, si è sganciato dall'area dife­ sa ed inizia a fornire alla RAF servizi commerciali nelle aree nelle quali ha una compe­ tenza specifica maggiore di quella reperibile in forza armata - per esempio, markcting, comunicazione, esposizioni. Tutti gli edifici del National Museum of the USAF eli Dayton, il più grande com­ plesso museale aeronautico degli USA, sono stati costruiti interamente con fondi rac­ colti da una fondazione privata. Tornata acl essere la capitale della Germania unita, Berlino ha visto nascere diversi musei tesi a colmare il ritardo creatosi rispetto alle analoghe istituzioni internazionali. N el 1 995 fu quindi trasferito a Gatow, lo storico aeroporto a lungo utilizzato dalla RAF, il Luftwaffenmuscum der Buncleswehr, nato vicino Amburgo nel 1 9 57 c gestito in forma privata per un trentennio prima di passare ufficialmente all'amministrazione mili­ tare. 19 Dieci anni dopo, apriva la nuova sezione aerospaziale del Deutsches Technikmuseum Bcrlin (DTMB) su una superficie espositiva di 6.000 mq. Giungeva così a compimento un progetto avviato nel 1 982 con la nascita del Museum ftir Verkehr und Technik (MV'T) e sostenuto anche attraverso strumenti innovativi quali i fondi per la formazione professionale o il reinserimento dei lavoratori in mobilità, quelli per la ristrutturazione e riconversione dell'ex Germania Orientale.20 L'aeroporto di Duxford, vicino Cambridge, è passato nell'arco eli un quinclicennio dall'essere un deposito periferico dell'IWM acl un centro polimuseale che oggi accoglie

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420.000 visitatori l'anno e presenta una pluralità di fonti di finanziamento (biglietti, manifestazioni aeree, shop, ma anche la Heritage Lottery, BAE Systems e contributi in natura da parte di collezionisti privati in cambio della possibilità di basarvi le proprie macchine).21 All'iniziale nucleo costituito dai resti di una base utilizzata dalla RAF durante la battaglia d'Inghilterra si sono aggiunti negli anni nuovi edifici (il cosiddetto Superhangar) , sezioni (il Land Warfare Pavillion, che ospita decine di veicoli militari e mezzi corazzati) , strutture minori utilizzate da ditte specializzate che insistono sull'ae­ roporto. Tale è la forza attrattiva di Duxford che due musei autonomi vi operano in forma embedded, I'American Air Museum (dedicato alla presenza statunitense in Gran Bretagna) ed il nuovo Airborne Forces Museum (dedicato alla storia delle truppe para­ cadutiste) . Questo abbandonerà nel 2006 la precedente sede di Aldershot per trasferir­ si in un nuovo complesso realizzato ad un costo di oltre otto milioni di euro, in grado di ospitare al suo interno anche un bimotore C-47. La trasformazione da meri "depositi aperti al pubblico" in "musei" comporta sen­ z'altro un diverso modello di gestione, innanzitutto per rispondere alle maggiori aspet­ tative di un pubblico reso più esigente dalla maggior conoscenza di quanto realizzato ed esistente altrove. Ciò si è tradotto in maggiori spese correnti, ad esempio per la necessità di rispettare le norme a tutela dei visitatori, della sicurezza sul lavoro (sqfery, compresi gli aspetti relativi a materiali potenzialmente pericolosi) e della sicurezza pub­ blica (securiry, in particolare per i materiali d'armamento) . In aggiunta a tali maggiori oneri sta, in tutto il mondo, la graduale riduzione dei tra­ sferimenti di risorse pubbliche per i costi fissi, solo in parte compensati dalla possibili­ tà di accedere ad una pur vasta gamma di finanziamenti su progetti specifici. In alcuni casi, la legislazione ha creato nuove s fide: è il caso dei musei nazionali britannici, che il governo Blair ha privato di importanti entrate rendendo l'ingresso gratuito per legge. Pur avendo la maggior frequentazione aumentato gli introiti derivanti dalla vendita di servizi aggiuntivi, gran parte dei musei interessati, tra i quali l 'IWM, il RAFM ed il Science Museum hanno dovuto comunque diminuire il personale scientifico. Il ricorso pressoché universale ai volontari, che anche in strutture prestigiose forniscono la parte principale del personale a contatto con il pubblico o impegnato in funzioni labor-inten­ sive di catalogazione e identi ficazione, è legato anche a questioni di natura economica. Presso il NASM, il rapporto tra personale volontario e professionisti è di dieci a uno.22 Il mutato modello gestionale non è evidente sotto il solo profilo operativo ma influenza persino gli aspetti materiali delle nuove realizzazioni. Se ad esempio è ormai comune l'utilizzo di strutture museali per gli eventi più disparati - matrimoni, s filate di moda, persino Convention di venditori di auto - il progetto di allestimento dell'Airborne Forces Museum si spinge un passo più avanti prevedendo la possibilità di rapida ricon­ figurazione per usi e funzioni extramuseali dai quali ci si attende un significativo appor­ to alle spese di gestione del complesso. Anche senza raggiungere tali estremi, l'alloca­ zione degli spazi interni privilegia quelli che, portando entrate aggiuntive, costituiscono una sorta di "biglietto occulto" o "supplemento" per la visita. Proprio tale tendenza ha gradualmente snaturato i negozi museali, portandoli ad

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I JV!usei Militari: sessione pometidiana abbandonare gradualmente la vendita di prodotti o pubblicazioni specialistiche a favo­ re eli oggettistica eli consumo eli c1ualità generalmente inferiore o comunque meno atti­ nente l'oggetto del museo.23 La tendenza ad esternalizzzare i servizi può portare a cede­ re, insieme alla gestione, persino le scelte di catalogo. Nel caso del NASM, questo pro­ cesso si è esteso alla parte editoriale. La Smithsonian Institution, della quale il NASM fa parte, ha ceduto il prestigioso marchio Smithsonian Books all'editore commerciale HarperCollins, che ha immediatamente spostato l'accento dalle opere a carattere scien­ tifico a quelle divulgative, illustrate c comunque eli minor spessore.24 La consapevolezza dell'interesse commerciale delle raccolte d'immagini, fisse o in movimento, ha dato una nuova centralità agli archivi fotocinematografici, che vengono rioricntati sempre più verso il ruolo di serbatoi d'immagini per produzioni televisive o multimediali. Ciò ha portato i musei a richiedere prezzi maggiori per i propri servizi, dalla fotocopiatura ai diritti per l'uso dci materiali fotocinematografici d'archivio, con ulteriore compressione dell'attività scientifica anche privata. Anche volendo trascurare i dubbi gimiclici riguardo la possibilità di rivendicare diritti sulle copie a suo tempo distribuite in forma gratuita (quali ad esempio le foto ufficiali oggi conservate dai vari IWM, Luce, Bundesarchiv) ovvero di rivendicare diritti su materiale a lungo considera­ to fuori cop)'light, tali politiche esercitano un'azione distorsiva a più livelli. In primo luogo, imporre un alto prezzo ad una stampa moderna (o magari una scansione), con ulteriore costo per la pubblicazione, innalza il prezzo delle immagini trattate sul merca­ to privato, danneggiando clunc1ue anche i musei che cercano di completare le proprie collezioni. La seconda distorsione si crea tra gli studiosi interni (che come funzionari dell'ente possessore godono eli un diverso accesso) ed esterni, già gravati di costi di tra­ sferta. In terzo luogo, il prezzo eccessivo può stimolare comportamenti non virtuosi da parte di quanti scommettono sulla difficoltà pratica eli sanzionare le pratiche illegali e rivelarsi dunque controproducente. Per attingere a finanziamenti pubblici i musei deb­ bono mutare spesso l'impostazione stessa della propria narrativa, incorporando ad esempio specifiche dimensioni di storia sociale relative a minoranze etniche, cultma popolare, vita materiale previste (o fortemente incoraggiate) dalla normativa pubblica. Altrettanto vale per gli aspetti didattici, attagliati sull'uso del museo quale aula interatti­ va per un pubblico eli adolescenti piuttosto che per ex protagonisti o ricercatori. L'effetto complessivo dei mutamenti gestionali va probabilmente oltre le intenzioni ini­ ziali, giungendo a diminuire la funzione scientifica dei musei ed avvicinandoli sempre più alla sfera della ricreazione eli massa. La fruizione

Per molte istituzioni militari il personale direttivo è tradizionalmente di provenien­ za interna, tanto per la carriera direttiva quanto per i ruoli tecnici. La limitata esperien­ za museale comporta, quasi sempre, la necessità eli scoprire e comprensione la specifi­ cità del linguaggio espositivo e della centralità dell'oggetto rispetto al testo. Questo per­ ché le esposizioni moderne non concepiscono più gli allestimenti come "libri squacler­ nati" le cui pagine, ribattezzate "pannelli", sono affisse alle pareti. Per quanto accurati possano essere i testi, la lettma sistematica eli lunghe pagine produce quasi inevitabil-

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mente un effetto d i respingimento del visitatore o, al contrario, il blocco dei flussi lungo il percorso stesso. Individuare nel pubblico indistinto la propria utenza e, al tempo stes­ so, la propria fonte di sostentamento costringe dunque i musei militari a confrontarsi ed a competere sempre più con altri soggetti per il tempo libero e le risorse dei poten­ ziali visitatori esterni, il cui incremento quantitativo è vitale per l'equilibrio finanziario. Ciò tende a spostare la collocazione concettuale dei musei dalle categorie tradizio­ nali (accademica, tecnologica, di identità e tradizioni) a quella clell'ùifotainntellt, una brut­ ta parola composta da ùifortllation e mtertaùwJellf e concettualmente non lontana dal docu­ drama cinematografico. La visita museale viene definita sempre più spesso come expe­ tience, un vago termine di applicazione generica per descrivere non solo l'oggetto cen­ trale di un dato servizio (p.es. , la puntualità in un viaggio) ma il complesso degli elemen­ ti anche solo indirettamente ri feribili ad essa (p.es., la disponibilità di parcheggi o di taxi, la pulizia degli ambienti, la cortesia del personale addetto, la presenza di luoghi attrez­ zati per il cambio dei pannolini dei visitatori più piccini ... ). È evidente come l'inclusio­ ne degli aspetti potenzialmente comuni a qualunque struttura tenda a diminuire il valo­ re centrale della proposta culturale in termini di ampiezza e qualità delle collezioni e degli allestimenti. Pur mancando dati specifici sui musei militari come categoria, l'esperienza dei musei della scienza offre alcuni spunti interessanti per riflettere sulle conseguenze della foca­ lizzazione sul pubblico anziché sulle missioni tradizionali.25 Per (1uanto afferenti acl altro settore, i musei scientifici hanno avuto una crescita del tutto analoga a quelli militari, raggiungendo negli Stati Uniti una media di venti nuove istituzioni l'anno nel trenten­ nio 1 970-2000. Il prezzo pagato è stato però la trasformazione radicale del pubblico, che negli USA è oggi composto per oltre quattro quinti da scolaresche e famiglie con bambini, al punto che oggi il 44% dei visitatori ha meno di 14 anni. Molto spesso, il giovane che ha visitato un museo vi ritorna solo quando è a sua volta divenuto genitore di una prole in età idonea: come dire 25-30 anni dopo l'ultima visita! Considerazioni analoghe pos­ sono farsi sulla qualità delle visite: sembra infatti che l'attenzione media dedicata al sin­ golo pezzo sia di trenta secondi e che circa metà del tempo trascorso nel museo venga passato tra bar, ristorante e bookshop. N onostante tale doverosa premessa, è innegabile che la s fida principale nella frui­ zione dei musei militari sia oggi quella d i dover rispondere acl un pubblico diverso da quello interno, con aspettative e linguaggi diversi da quelli degli unici interlocutori ai quale ci si rivolgeva in precedenza. In alcuni casi, la prima esigenza viene vissuta come occasione per riclisegnare completamente u n museo, fino a ridefinirne la missione ed il contenuto anche narrativo, che si amplia agli aspetti politici e sociali. È il caso eli Cosford, sito britannico nato come "deposito aperto" del RAF Museum, cresciuto negli anni a "sede distaccata" ed ora in via di trasformazione in Museo della Guerra Fredda. I l fine evidente è quello di differenziare l'offerta rispetto alla sede "centrale" di Hendon per indurre chi l'abbia già visitata a volersi comunque recare in un altro com­ plesso espositivo con pari d ignità ma contenuti non ripetitivi. Da questa impostazione scaturisce la ridistribuzione di alcuni materiali tra Hendon (che ha ricevuto un quadri-

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motore B-24 Liberator della seconda guerra mondiale) e Cosford (che ha avuto in cam­ bio un Vickers Valiant) per raccontare al meglio la storia del periodo post-seconda guer­ ra mondiale, che non è raccontata altrove, piuttosto che ripetere una stessa storia in due località diverse.26 Per quanto riguarda il linguaggio, le nuove tecnologie possono senz'altro aiutare ad abbattere le barriere psicologiche che nel pubblico meno preparato limitano l'apprez­ zamento per le mostre principalmente verbali. Il "teatro ottico" - in pratica una proie­ zione riflessa su una specchio - è ad esempio meno costoso di un ologramma e può costituire un'alternativa dinamica alla tradizionale introduzione scritta. Le audioguide abbinano i vantaggi della visita personalizzata alla semplicità assoluta ed all'economia di gestione. Oltre a fornire alcune risposte, la tecnologia lancia tuttavia anche nuove sfide. Il ricorso all'audiovisivo i mpone il rispetto di tempi e ritmi ancor più stretti di quelli, già penalizzanti, concessi ad un testo scritto. Poiché una scena di tre minuti - un'eternità in tempi televisivi - equivale a non più di una cartella e mezzo di testo, video clip o un tea­ tro ottico impongono un linguaggio poco più che didascalico. I punti informatici dif­ fusisi a macchia d'olio dal 1 990 per consentire al pubblico di interagire con gli allesti­ menti hanno evidenziato nel tempo problemi di affidabilità meccanica di tastiere e mouse ma anche di invecchiamento tecnologico più rapido della possibilità di reperire risorse per sostituirli o aggiornarli. A parte le considerazioni tecniche, il sempre più diffuso ricorso a soluzioni elettro­ niche trasforma il museo in una cornice per schermi non troppo diversi da quelli casa­ linghi o cinematografici, oppure lo avvicina alle "mostre virtuali" che altro non sono che sequenze di immagini di modesta risoluzione distribuite tramite internet. L'eccessiva dipendenza dall'elettronica diluisce la specificità della visita fisica, per la quale l'abbraccio con la televisione non può che essere svantaggioso. Non è un caso dunque che, nel giudizio di un operatore della divulgazione della scienza e della tecni­ ca, "il divertimento dei visitatori non è sempre accompagnato da esperienze intellettual­ mente gratificanti o emotivamente coinvolgenti".27 L'ansia di argomentare visivamente e dinamicamente presenta anche il rischio di accettare il falso sino a renderlo indistinguibile dal vero. La tecnica di Speciale Supe�Quark, strutturato sull'alternanza tra interviste in studio e immagini di sceneggiati televisivi, è più valida come oculata ges tione delle risorse che sotto il profilo della cor­ re t tezz a storica ma contribuisce a creare nel pubblico un'aspettativa sempre p iù diffici­ le da contrastare. Pur nell'indubbia efficacia dell'ambientazione in una casa diroccata, l'esposizione nel Land Warfare Pavillion del carro sovietico T-34 camuffato da Panther tedesco per il film Salvate il soldato l�an è un segno pericoloso di sbilanciamento verso la componente ente1tainn1ent della missione museale. Le responsabilità pubbliche della museologia militare

L'inserimento a pieno titolo dei musei militari nei circuiti ricreativi e culturali com­ porta in primo luogo grandi vantaggi in termini di accesso a risorse economiche, di interscambio con i diversi ambiti della società, di possibilità di comunicare con il

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mondo civile. L'importanza eli questi aspetti cresce in misura direttamente proporzio­ nale alla riduzione degli stanziamenti militari, alla caduta delle pregiucliziali sui militari e all'abolizione del servizio militare obbligatorio. A tali importanti benefici si accompa­ gna però molto spesso la nuova responsabilità che il museo assume presso il pubblico ed in virtù della sua funzione pubblica, in misura assai maggiore eli quanto non fosse richiesto alle precedenti esposizioni semi-chiuse. In Germania, dove la legge vieta l 'applicazione della svastica persino sui modelli eli plastica, in nome della storia i musei hanno potuto esporre l'insegna sui materiali stori­ ci. Per allontanare ogni tentazione nostalgica, la sezione spaziale del DTMB tratta però il contributo tedesco allo sviluppo della tecnologia missilistica senza tacere le condizio­ ni disumane eli lavoro del campo di concentramento "Dora" eli Mittelbau dove si costruivano i missili A-4.28 Le implicazioni sono scottanti, perché rimandano al "lato oscuro" della tecnologia ed ai compromessi ai quali sono disposti a scendere anche scienziati del calibro eli Wernher von Braun. Si tratta, evidentemente, di un'assunzione eli responsabilità assai maggiore eli quella richiesta al Luftwaffenmuseum, per il quale è sufficiente ospitare senza distinzioni di sorta le diverse tradizioni dell'aviazione milita­ re tedesca, esponendo senza soluzione eli continuità gli aerei imperiali, nazisti (da qual­ che anno con svastica, pur essendo in gran parte non originali) , della Germania occi­ dentale e di quella orientale. La dimostrazione più eclatante della differenza nell'approccio si ha con il destino museale dei due bombardieri Boeing B-29 Superfortress che sganciarono le bombe ato­ miche su Hiroshima e Nagasaki.29 Con notevole lungimiranza storica, entrambi i B-29 furono conservati per essere poi assegnati a due importanti musei. Le loro vicende suc­ cessive differiscono in modo significativo e riflettono approcci diversi sotto il profilo storiografico. "Bockscar", l'aereo eli Nagasaki, fu assegnato alla neonata USAF, che lo conservò prima in alcune basi e poi, dal 1 96 1 , nell' Ait· Force Museum a Dayton, senza che ne discendessero particolari polemiche. Come per gli altri velivoli esposti, i materiali inter­ pretativi si limitavano agli aspetti fattuali della missione: data, equipaggio, obbiettivo. Talvolta agli ospiti di riguardo veniva consentito eli salire a bordo ed esaminare l'inter­ no. Ben altro destino ebbe l "'Enola Gay", l'aereo di Hiroshima, senza dubbio uno degli oggetti più significativi dell'intera storia del XX secolo. Destinato nel 1 946 alla Smithsonian Institution per il costituendo National Air and Space Museum (NASM) , dopo aver peregrinato tra alcune basi militari, nel 1 960 fu smontato e immagazzinato. Le sue dimensioni ne impedirono l'esposizione nell'edificio sul Mali e contribuirono a ritardarne il restauro, avviato i nfine solo nel 1 984. Il lavoro, condotto con lo scrupolo e la perfezione tecnica del NASM, si trascinò nel tempo e seminò il malcontento tra le associazioni d'arma, che tentarono anche di ottenere il trasferimento del bombardiere acl altri musei. In previsione del 50° anniversario della fine della seconda guerra mondiale, il NASM programmò una mostra sul ruolo della bomba atomica in quello che chiamò The Las/ Acl ("L'ultimo atto") . Il piano comprendeva l'esposizione della sezione anteriore del bombardiere assieme a reperti e documenti relativi non solo al processo decisionale e

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I Musei Militati: sessione potJmidiana alla preparazione della missione, ma anche agli effetti sulla popolazione giapponese. L'annuncio, dato sin dal 1 988, scatenò forti polemiche tra gli ex combattenti che, temendo di essere presentati come carnefici anziché pacificatori, reclamavano a gran voce che il museo sostituisse l'interpretazione con la descrizione. La partecipazione di uno sponsor giapponese e la nazionalità canadese del curatore offrirono il destro per altrettanti attacchi, come pure il numero di foto e righe di testo assegnate alle varie sezioni. In nome della libertà di ricerca, la comunità scientifica si mobilitò a sostegno del NASM, sottolineando come molto materiale fosse già da anni acquisito al dibattito o addirittura fosse già stato esposto a Washington senza problemi. Lo scontro proseguì per oltre sei anni, coinvolgendo deputati, senatori, quotidiani e televisioni nazionali e superando il suo tema immediato per trasformarsi in una batta­ glia sugli usi pubblici della storia, sulla possibilità di una storia condivisa, sul "revisioni­ smo" (di cui, con una significativa inversione semantica rispetto all'Italia, era accusata la storiografia di sinistra) . Di questa polarizzazione tra "conservatori" e "progressisti" fece le spese innanzi­ tutto il NASM. Minacciato di taglio di fondi federali, il direttore Martin Harwit fu costretto prima a cancellare la mostra e infine, il 2 maggio 1 995, a dimettersi. The Last Act fu cancellata ed un mini gruppo di lavoro fu incaricato di realizzarne una nuova in pochissimi giorni, lavorando in una sede distaccata senza contatti con l'ambiente ormai polarizzato creatosi al NASM.30 Dieci anni dopo, l"'Enola Gay" è esposto nel nuovo edificio NASM sull'aeroporto di Dulles, in condizioni perfette e con materiali interpre­ tativi limitati ad una didascalia. A ben guardare, la diversa fortuna museale dei B-29 protagonisti materiali delle due missioni non è casuale, ma rispecchia la differenza tra due interpretazioni formatesi al momento stesso dell'uso della prima bomba atomica. La missione, i suoi risultati e le sue conseguenze dividono da sempre opinione pub­ blica e storici tra quanti accettano la necessità dell'uso dell'atomica per affrettare la con­ clusione della guerra e quanti vi vedono innanzi tutto l'inizio di un'era di terrore. Le radiocronaca del primo impiego reale di una bomba atomica fu dettata al regi­ stratore dallo Staff Sergeant (sergente maggiore) George Caron, mitragliere di coda sull"'Enola Gay" che aveva sganciato l'ordigno battezzato "Little Boy". Una colonna difumo sale velocemente. Ha un cuore rosso fuoco. Una massa tibollente, dal colore gligio-viola, con quel cuore rosso. È tutta turbolmta. 011unque si scatenano incendi, come flati/me che schizzano da un enor111e tappeto di brace. Inizio a contare gli incmdi. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei . . . quattordici, quindici . . . è impossibile. Sono troppi perpoterli conta­ re. Eccolo anivare, quella specie difungo di cui aveva parlato il capitano Parsons ... È come una 111assa di melassa in ebollizione. Ilfungo si sta allargando. È largo forse una o due miglia e alto mezzo llliglio. È quasi alla nostra quota e continua ad alzarsi. È molto nero, ma la nu/Jola ha una tinta 11iolacea. La base sembra un pesante strato di nu11ole attnmersato dafimll­ me. La città deve essere là sotto. Ne esconofiamme e volute difumo, che si spingono fino alle colline. Ora tutto ciò che riesco a vedere della città sono il molo ptincipale e quel che sembm un aeroporto. Ci sono degli aerei laggiù. Dal suo punto d'osservazione Caron scattò anche le foto del "fungo atomico" che

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avrebbero definito per sempre l'immagine della guerra nucleare. Durante il volo di ritorno a Tinian, il co-pilota capitano Robert Lewis fece due commenti. Quello ufficio­ so, smentito da l ,cwis, ma confermato da alcuni suoi ex compagni eli volo, fu "Mio Dio, guarda cos'ha fatto quel figlio di puttana". Il secondo, consegnato al registro di volo dopo lunga riflessione, fu "Mio Dio, cosa abbiamo fatto?". Fin dall'inizio si ebbe quindi una divaricazione interpretativa, con due diverse chia­ vi eli lettura che con una certa semplificazione possono riconclursi alla valutazione rela­ tiva tra l'utilità militare immediata e l'influenza sulle relazioni postbelliche (ed i rappor­ ti di forza) con le altre potenze. A favore della prima interpretazione stanno i timori americani di perdite elevatissime nel caso dello sbarco in Giappone previsto per il novembre 1 945 ("Operazione Olympic"), che estrapolando dai dati di lwo Jima erano stimate in 268.000 uomini; a favore della seconda, con qualche difficoltà cronologica, la guerra fredda e la corsa agli armamenti atomici. Da una parte pragmatismo spinto fino al cinismo, dall'altra idealismo spinto fino all'irrealismo. Entrambe le interpretazioni si possono ricondurre a Leo Szilard, il fisico ungherese che, dopo aver brevettato nel 1 934 la reazione atomica a catena, prima indusse Einstein a scrivere a Rooscvclt per mettcrlo in guardia sullo sviluppo eli armi nucleari da parte tedesca (2 agosto 1 939) e poi, finita la guerra in Europa, organizzò una petizione a Truman per invitarlo a non fare degli Stati Uniti il primo paese acl u tilizzarlc (1 7 luglio 1 945) . I n una certa misura, tali posizioni coincidono rispettivamente con l'ambiente isti­ tuzional-militare c con quello accademico. Nel primo prevale, con i necessari aggiorna­ menti archivis tici, la narrazione u fficiale s tabilita nell'immediato dopoguerra ("Sganciare le bombe mise fine alla guerra, salvò vite e diede alle nazioni libere la pos­ sibilità di affrontare i fatti") , sanzionata da 'Truman il 1 2 gennaio 1 953 in una lettera a James Cate, direttore della storia ufficiale della US Army i\ir Force nella seconda guer­ ra mondiale. Il dissenso da questa linea narrativa, peraltro mai accettata universalmen­ te o passivamente, è oggi guidato soprattutto dai lavori eli Gar Alpcrovitz e Barton J. Bernstcin. Le critiche fondano argomenti fattuali (sovrastima delle perdite, alternative proposte da alcuni scienziati, diversità tra i vertici militari) , etici (in particolare riguardo la scelta eli obbicttivi civili) e politici (la "diplomazia atomica") . Le difficoltà elci NASM degli anni Novanta scaturirono in ultima analisi dal tentati­ vo di trasformare l'esposizione eli un oggetto in un dibattito tridimensionale. Questo aspetto, generalmente riservato agli specialisti o agli eventi complementari alle mostre (cataloghi, convegni, seminari, etc.) , si può considerare una conferma della pro fonda differenza tra libro e allestimento espositivo c, sotto un altro punto eli vista, come esem­ pio dci problemi di linguaggio insiti in un approccio eli "pagine in parete". Ciò è tanto più vero in quanto, in termini di temi e eli contenuti, assai poco del materiale eli The Last /lct era innovativo sotto il profilo scientifico c inedito sotto (]Ucllo espositivo. Più che di una resa della storia alle pressioni della folla, si tratta forse di una tardiva compren­ sione del conflitto intrinseco tra i linguaggi dell'analisi e della divulgazione. " c:: o · v;

Conclusioni

La nostra rapida rassegna elci cambiamenti in atto nella museologia militare non può

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certamente considerarsi esaustiva. Essa evidenzia tuttavia come il settore, a lungo immobile ed ignorato, sia invece molto vitale. Gli esempi dell'IWM, del NASM, del DTMB, trasformatisi in due decenni da magazzini stantii in istituzioni dinamiche c punti di riferimento o addirittura creati dal nulla, sono confortanti dimostrazioni della possibilità eli attrazione dei musei militari e tecnologici. Il travaglio del Muséc de l'Air mostra tuttavia anche la facilità eli perdere posizioni. La disponibilità di risorse non è un fattore assoluto ed il prestigio può esse­ re conquistato o perduto nell'arco di pochi anni anche da parte di chi disponga delle collezioni più pregiatc. L'elemento comune a questi casi è dunque l'esigenza eli una pro­ gcttualità forte quale preconclizionc per lo sviluppo delle istituzioni museali c la loro evoluzione in macchine culturali. Una seconda conclusione riguarda la trasformazione del ruolo museale dalla mcra conservazione delle tradizioni alla loro valorizzazionc, sia ai fini della gestione interna che per le ricadute sul territorio. Ciò impone di ricsamina­ re le modalità di comunicazione in tutti i loro aspetti, dall'impostazione generale al lin­ guaggio. È però importante comprendere le caratteristiche peculiari di ogni mezzo cd applicarle ad una corretta analisi costi/benefici, cercando un punto d'equilibrio tra rece­ pire i desideri del pubblico c mantenere un'identità museale riconoscibile. Ciò passa ine­ vitabilmente per una centralità delle collezioni sedimentate negli anni, senza la quale potrebbe essere difficile distinguere tra un museo ed un JJisitor centre o un "Historialc". Se tutte hanno diritto eli cittadinanza, al visitatore deve essere resa chiara la differenza che esiste in termini della missione culturale e delle strutture scientifiche sottostanti la comune dimensione espositiva. Al museo, in particolare, è richiesto un diverso livello eli responsabilità verso la collettività. L'apertura al pubblico indistinto costringe le istituzioni a ripensare criticamente le storie esposte. Quello che può essere consentito ad un museo minore, oppure acl uno grande ma lontano dai percorsi più battuti, difficilmente può essere riproposto da quan­ ti si trovano sotto la luce dei riflettori. La differenza tra l'esposizione di "Bocks Car" cd "Enola Gay" non è un problema americano: tiJU!ati.r 1111t1 andi.r, oggi in alcuni musei d'ar­ ma, dunque statali, è possibile vedere esposti cimeli della RSI, singolarmente o in pic­ coli gruppi, ma non è difficile immaginare il furore che accompagnerebbe l 'inaugura­ zione della mostra sui soldati della RSI di un ipotetico Museo Nazionale delle Forze Armate. In conclusione, la museologia militare internazionale o ffre più d 'un motivo di riflessione per quanti in Italia si occupino, a vario titolo, di questo settore. L'esperienza cumulativa permette agli operatori italiani, scnz'altro svantaggiati sotto il profilo quali­ quantitativo delle istituzioni, di studiare con maggiore consapevolezza pregi c difetti delle diverse alternative e eli costruire percorsi su misura delle proprie possibilità esigen­ ze. Ma al tempo stesso, proprio il grande numero di possibilità rende difficile accettare l'idea eli uno stattts quo immutabile nel tempo c nelle modalità.

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Note 1 2

Per informazioni generali sull'l\X!M, cfr. il sito istituzionale www.iwm.org.uk. Noble Frankland, I-fislo!J' at lf!éu: Giles de la Mare, London, 1 998, p. 1 60.

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I l Sopwith 2F1 Camel matricola N 68 1 2 fu uno elci primi quattro aerei esposti dal neocostitui­ to IWM cd è tuttora in mostra a I ,ambeth. Per la sua storia c fr. Ray Rimcll, l.f:?W1 S11/'IJÙJors, Aston Publications, Bournc End, 1 990, pp. 1 20-1 23. ·• N. Franklancl, cit., p. 1 60. ' N. Franklancl, cit., p. 1 65 . Per comprendere l'importanza del materiale IWM minacciato di distruzione, si pensi che nel 2005 nella sua collezione è stato rinvenuto u n filmato a colori del marzo 1 945 raffigurante alcuni Spitfire V della Regia Aeronautica in decollo da Lissa. 1' N. Franklancl, cit., p. 1 64. 7 N. Frankland, cit., p. 1 65. " C fr. Walter J. Boync, The Airm!fì 'lì-eas11res �f Sill!er Hili, Rawson Associates, N cw York, 1 982, pp. 7-20. '' Riprendiamo i passi citati da Boyne, cit., p. 1 5. ''' In Francia le restrizioni sono state introdotte nel 2003 con la legge sulla sicurezza interna, interpretata in senso restrittivo dal successivo decreto del 7 novembre 2005. C fr. Le Frmatiqm de I'AI!iation, n° 434, gennaio 2006, p. 6. 1 1 S i veda, a tal proposito, l a circolare ENAC: NAV- 1 5C: d e l gennaio 2006, che estende agli aerei storici la possibilità eli ottenere il Permesso di Volo triennalc c delega alcune funzioni eli sorve­ glianza tecnica già del RAI/ENAC alle associazioni di costruttori in possesso eli idonei requisi­ ti. 12 Nel 2000 il De H avilland lvfoth Club i nglese ha dato vita alla società De Havilland Support l Jcl, una Type Design Organisation riconosciuta dalla Civil Aviation Authority britannica alla quale BAE Systems, ha conferito i certificati eli omologazionc di tipo dell'intera gamma eli acro­ plani leggeri De I-Iavilland c Scottish Aviation. C fr. www.dhsupport.com/profile.html 11 Su questo progetto, che dalla concezione alla realizzazione si è esteso per circa un ventennio, cfr. il numero speciale della rivista Ali Antiche (n° 73, estate 2005) . 11 La teorizzazionc organica di questa filosofia si può considerare Robcrt Mikesh, 1\estoting M11selllll Aircmft, Airlife Publishi ng, Shrewsbury, 1 997. " K.E., "Unveiling thc 'Last Corsair', F(ypast, ottobre 2005, p. 1 2; Malcolm V. Lowe, "FAAM C:orsair Unvciled", Aeroplane Mont!J!y, ottobre 2005, p. 8. Il museo sta ripetendo l 'esperienza con il proprio Grumman Martlet. '" Sul quadro normativo relativo ai beni culturali della prima guerra mondiale, cfr. Daniela Ravenna c Giuseppe Severi n i, Ilpatrimonio storico della gmnde g11erm. Commento alla legge 7 tlltllzo 200 1 11. 78. Udine, Gaspari, 200 1 . 1 7 I n assenza el i bibliografia specifica questa sezione, salvo ovc diversamente indicato, è basata innanzi tutto su colloqui con colleghi, in particolare in occasione degli i ncontri annuali dell'EAPC:, unita a fonti i n ternet e/ o guide museali per le vicende generali. " Cfr. Le Frmatique de I'Aviation, n° 433, dicembre 2005, p. 1 0. ' '' Peter W. Cohausz, "Ein Jahrhunclert clcutsche Militiirlu ftfahrt", Flugzellg Classic, febbraio 2006, pp. 64-69. ''' Sulle origini dell'operazione DTMB cfr. Michael i-Iundertmark c Holgcr S teinle, Phomix rms der Asche. Die Deutsche l�11/tfahJt Srlllllllillng Ber/in, Berlino, Silberstrcif, 1 985. 2 1 Punto di svolta per Duxford fu il film The Battle of B1itain, girato in larga parte sulla ex base. Per le origini della trasformazione c fr. N. Prankland, ci t., pp. 206-209; Lconard Moslcy, The Battle �f B1itain: the making of aJìllll (trad. i t. I l11nghi giorni delle aquile, J\!ilano, Longanesi, 1 969) ; Graham Warner, 'l'be Forgotten l3ombet; Patrick Stcphcns Ltd, Sparkford, 1 9 9 1 , pp. 25-36. 22 Intervista a Dan 1-Iageclorn, NASM, Washington, 2 ottobre 2005. '·' Leo Opdycke, fondatore nel 1 96 1 eli World War One Aeroplanes, ha rimarcato come molti

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I Musei Militari: sessione pomeridiana shop museali non distribuiscano più le sue riviste che sono pur sempre il riferimento mondiale su questo argomento sotto il profilo tecnico e storiografico. (\Xfashington, 1 ottobre 2005) . 24 Si veda a titolo d'esempio l a collana "Smithsonian History of \'V'arfare", curata d a John Keegan, ma composta interamente da ristampe con nuovo corredo illustrativo. 25 Per queste osservazioni seguiamo G. Carrada, op. cit. , pp. 1 4 7 sgg. 26 Al momento in cui scriviamo il RAF Museum ha annunciato l'avvio una verifica della colle­ zione di plurimotori civili della B ritish Airways esposti all'aperto a Cosford. È possibile che ne scaturisca la decisione di demolire uno o più di questi aerei, d i fficili da mantenere a causa delle dimensioni ma p roprio per questo spesso conservati in unico esemplare. 27 Giovanni Carrada, Cotmmicm-e la scienza, Milano, Sironi, 2005, p. 1 49. 28 Su questo tema c fr. Michael Neufeld, Tbc Rocket and tbe Rcicb. Pcenetlliinde ali(/ tbe CotJJÙtg if the Ballistic Missile Era. New York, The Free Press, 1 995. 29 Il testo riprende in parte quello di G. Alegi "Mio Dio, cosa abbiamo fatto? Sessant'anni dopo Hiroshima e Nagasaki", in N11ova St01ia Contemporanea, a. IX, n. 5, sett-ott. 2005, pp. 1 1 7-1 26. Su questa vicenda esiste negli USA una bibliografia assai vasta, ma i riferimenti essenziali sono Martin Harwit, An Exbibit Dcnicd, Lobi?Jing tbc 1-Iistory if Enol(/ Gqy. New York Copernicus, 1 996; John T. Correli, "The Smithsonian and thc Enola Gay: A Retrospective on the Controversy 1 0 Years Later", in www. afa.org/new_root/EnolaGay/theReport.asp.

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RIFLE S SI ON I E CONSIDE RAZ I ONI SULLA STO RI O GRAFIA MILITARE Antonello Biagini

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e relazioni che abbiamo ascoltato inducono a riflessioni molteplici, alcune immediate, altre che, invece, riproporranno alcuni temi negli incontri futuri. Permettetemi però - i n apertura del mio intervento - eli immettere una nota biografica personale in quanto mentre ascoltavo mi tornavano in mente altri dibattiti, discussioni (pubbliche e private) che hanno accompagnato la mia vita di studioso fin dagli inizi quando, in occasione del servizio di Leva, ebbi l'opportunità e il privilegio di essere assegnato all'Ufficio Storico dell'Esercito. Iniziò in quel periodo un percorso scienti fico e umano il cui bilancio è assolutamente positivo. Era il 1 970, collaboravo allora con la cattedra di Storia dell'Europa orientale dell'Università di Perugia, e il prof. Angelo Tamborra, mio maestro, mi i ndirizzava agli studi sull'area danubiano-balcanica. Il servizio di Leva, e la disponibilità dell'allora colonnello Vittorio de Castigliani, mi consentì el i studiare i documenti degli addetti militari operanti in una area - quella bal­ canica - tra le più centrali nella politica estera italiana. Una opportunità unica che mi ha consentito, negli anni successivi, pur con l'avvicendamento dei Capi u fficio, di pubbli­ care lavori la cui validità è stata riconosciuta dal mondo accademico fino al consegui­ mento della cattedra universitaria. Iniziò allora, insieme ad altri studiosi, una riflessione che intrecciava le grandi tematiche della storia militare con quelle più generali della sto­ ria italiana e internazionale nel suo complesso. Anche le polemiche - sempre civili - sul­ l'interpretazione dei fatti e degli avvenimenti costituivano uno degli elementi che indu­ ceva a sempre nuovi studi e ri flessioni . L a storia militare come disciplina specialistica ha conosciuto in Italia - ma anche all'estero - alterne vicende legate ai particolari momenti politici del divenire delle socie­ tà. L'ampio e articolato dibattito che ha tentato di definirla metoclologicamente è suffi­ cientemente noto: legata - e non potrebbe essere altrimenti - alla più generale storia politica, la storia militare inizia una sorta di "separazione" dalla storia generale con le opere pubblicate, nei primi anni del XIX secolo, da Antonio Enrico Jomini, che dopo le guerre napoleoniche teorizza e indica tre diversi momenti: analitico (racconto e descrizione del fatto d'arme momento per momento) , operativo (raccolta dei dati costanti per enunciare i principi dell'arte della guerra) , sintetico (associazione dei fatto­ ri militari a quelli politici, sociali ed economici) . Lo stesso Clausewitz distingue il rac­ conto dei fatti dall'esame critico degli stessi attraverso tre fasi successive: accertamento dei fatti, ricerca delle relazioni tra cause ed effetti, giudizio sulla convenienza dei mezzi impiegati rispetto agli scopi perseguiti.

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I Mtt.rei Militari: .re.r.rione pome1idiana

Verso la fine dell'Ottocento Hans Delbruck (Ge.rchichte der K1ieg.rk11n.rf) , dedicandosi allo studio degli scritti eli Clausewit� e dei legami esistenti tra guerra e politica, delinea due forme di strategia, quella di annientamento e quella eli logoramento, e conferisce al­ la storia militare il compito di indagare e inclivicluarc le connessioni tra le situazioni eco­ nomiche, sociali, politiche, i mutamenti della tecnica con le strategie e la tattica eli guer­ ra. Quest'ultima, infatti, non è la pura e semplice somma della tecnica e delle risorse di un popolo bensì la risultante dell'utilizzazione intelligente eli questi fattori variamente combinati. Tale struttura "mctoclologica" è sostanzialmente rimasta invariata e solo in anni recenti la storia militare è uscita dall'ambito eli studio eli pochi specialisti guadagnando­ si, a fatica, una p ropria autonomia scientifica e qualche spazio accademico, cadendo il pregiudizio sulla storia "minore" c sugli spcciahsti eli settore etichettati, non senza superficialità, come "militaristi", sostenitori eli una sorta eli ruolo privilegiato della guer­ ra piuttosto che dello s tudio dei problemi militari come "cultura della difesa". La sto­ riografia militare italiana del secondo dopoguerra si presenta dunque con una sua soli­ dità, che trova in Piero Pieri una conferma e un impulso. Le opere dello storico torine­ se costituiscono, infatti, un momento significativo e una base eli partenza per ulteriori studi e approfondimenti. Se rileggiamo la relazione di Pieri al Convegno della Società degli storici italiani (Perugia 1 966, La .rt01ia militare, in La .rtOJiogrrifìa itr!liana negli ulti111i /JC/1t'anni, Milano 1 970) ci accorgiamo che lo studioso ribadisce la peculiarità della storia militare, che non può limitarsi al puro aspetto tecnico, ed è quindi legata, come altre discipline, alla preparazione c all'attitudine degli studiosi, sottolineando nella conclusio­ ne che " ... se la storiografia militare non ha avuto e non ha in I talia l'importanza di quel­ l a relativa acl altre forme dell'attività pratica dello spirito, se presenta manchevolezze e lacune, mostra tuttavia i segni, per quanto isolati, eli un promettente risveglio: spetterà alle nuove generazioni eli non lasciar appassire e spcrclere questa nuova fioritura". A questa ripresa hanno contribuito, senza dubbio, studiosi e ricercatori, accademici e non, impegnati tutti nello studio dei problemi che travalicano il puro e semplice momento della "battaglia" e della "guerra" per interrogarsi, invece, sulle cause remote eli carattere politico ed economico, sul complesso rapporto tra istituzioni militari e civi­ li, sulla gestione del personale, sulla formazione professionale e cultmale degli u fficiali, sul "costruire" militare, sulla vita quotidiana nelle caserme, sugli aspetti sociali del ser­ vizio eli Leva, sul ruolo dei militari nelle scelte eli politica estera e su molti altri aspetti che sarebbe lungo elencare. Ma l 'attività eli questi studiosi non avrebbe ottenuto il risul­ tato di colmare il gap esistente con storiografie più consolidate come quella i nglese, francese e polacca se, parallelamente, una diversa sensibilità della comunità scientifica e dell'opinione pubblica non avesse determinato la caduta del sentimento di pregiudizia­ le difficlen�a - comune, del resto, verso tutto ciò che è "non conosciuto" - e se, contem­ poraneamente, non si fossero attivati momenti concreti eli "apertura" delle istituzioni militari attraverso la fruibilità del materiale documentario conservato presso gli archivi di forza armata e lo sviluppo di un programma editoriale aperto a studiosi eli d iverse scuole e orientamenti . Non solo, a tutto ciò si è aggiunta la disponibili tà di molte rivi­ ste scientifiche, eli alcune Università e istituzioni culturali le quali, in pochi anni, sono

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Antonello Biagini riuscite - attraverso convegni, seminari, tavole rotonde ecc. - acl aprire un vasto dibatti­ to e un serio confronto scientifico su un'ampia gamma di problemi: dalla s toriografia alle fonti archivistiche, dalla formazione professionale dei militari all'insegnamento delle discipline caratterizzanti, dall'economia alle istituzioni. Senza fare inutili trionfali­ smi e come ho già ricordato in apertura, chi scrive appartiene a quella "sparuta" pat­ tuglia di pionieri che nei primi anni Settanta realizzava, nell'ambito della propria attivi­ tà scientifica, quel lavoro di ricerca sulle carte degli addetti militari e quindi sul rappor­ to tra militari e politica estera, sostenuto dall'intelligente politica di apertura degli uffi­ ci storici di forza armata, la quale, iniziata dall'allora colonnello de' Castiglioni e conti­ nuata dai successivi capi uffici, può dirsi oggi completamente realizzata. E tutto questo è possibile perché la storiografia militare italiana può vantare, sia pure con alti e bassi, una solida tradizione culturale e intellettuale che si snoda nel tempo con continuità e che vede in Marselli e Corsi, in Pollio e Fabbri, in Barone e Corbino, in Fabris e Cavaciocchi, in Alberti e Monclini, in Scala e Falclella, alcuni degli esponenti di maggiore spicco. Nel 1 969, esattamente trent'anni or sono, il ministero della Difesa (ministro l'on. Luigi Gui) organizza il primo convegno nazionale di storia militare che costituisce una pietra miliare nello sviluppo della storiografia militare. L'apporto degli uffici storici di forza armata, la situazione degli archivi, la storiografia e i suoi orienta­ menti e, per la prima volta, il rapporto economia-Forze Armate, sono tra i principali temi di discussione (cfr. Atti del p1i11to C0/1/Jegno di S!ol ia 111ilitare, Roma 1 969) . E proprio da 'luesto evento inizia, a b e n vedere, la consistente serie d i contributi che si allontanano dagli avvenimenti militari - considerati come fini a se stessi - per occu­ parsi invece di problemi anche specifici, ma collegati a tematiche più vaste e comples­ se; la storia militare, in altri termini, si lega sempre di più alla storia sociale e alle sue molteplici implicazioni, si coniuga con la storia economica - dalla quale trae utilissimi suggerimenti per affrontare l'ampio settore dell'industria bellica, allo stato attuale anco­ ra pieno di interrogativi da sciogliere e di materiale da scoprire e conoscere - si intrec­ cia con la storia delle altre istituzioni governative - perché le Forze Armate sono una istituzione del Paese - come ha ben dimostrato il generale Filippo Stefani nel suo pode­ roso lavoro sulla storia degli ordinamenti militari. Tutto ciò ha comportato l 'ingresso di molti temi ignorati o - per meglio dire - vaga­ mente esistenti sullo s fondo: la vita quotidiana nelle caserme e i consumi alimentari delle truppe; l'evoluzione degli armamenti e delle attrezzature; il ruolo degli addetti militari nel quadro della politica internazionale e le Forze Armate come strumento della politica estera del Paese; ed ancora le uniformi e l'architettura militare. Le fonti, in altri termini, vengono indagate per conoscere prima lo specifico aspet­ to militare e per arrivare poi, insieme acl altre discipline, all'impianto di una realtà com­ plessiva al tempo stesso militare, sociale ed economica. In rapida sintesi e rimandando ai numerosi lavori bibliografici comparsi in questi anni a cura di Giorgio Rochat, Nicola Labanca, Pietro Del Negro e all'esaustiva relazio­ ne presentata da Raimondo Luraghi al convegno della Società degli storici italiani (Arezzo 1 986, Stotia militare in La stotiognifia italitma negli ffltimi vent'anni a cura di Luigi de Rosa, Bari 1 989, vol.IIl, Età contemporanet�) , mi limito a ricordare alcuni lavori a mio giu-

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I lvlusei lvlilitari: sessione pomeridiana clizio maggiormente significativi nell'ottica che ho indicato, prescindendo da quelli degli uffici storici oggetto di specifiche relazioni. Bisogna risalire alla fine degli anni Sessanta (1 969) per trovare uno dei lavori più importanti sui rapporti tra l'Esercito, il mondo politico e la società civile: Piero Melograni, Storia politica della grande guerm 19 15- 19 1 8 (Bari, Laterza) . l problemi, le tra­ sformazioni della società c la partecipazione delle masse alla guerra costituiscono i temi principali clell'inclagine. Nel 1 970 Massimo Mazzetti pubblica una dettagliata analisi del periodo successivo alla disfatta eli Caporetto (Da CrtjJoretto al Monte Grappa. La crisi nazio­ nale del 19 1 7). Con il volume di Giorgio Rochat, Militari e politici nella preparazione della campagna d'Etiopia. StNdio e dommenti 1932- 1936 (l'viilano 1 97 1 ) , si colma una lacuna della storiografia militare sulla guerra d'Etiopia, essenzialmente studiata, in precedenza, dal punto di vista diplomatico; l'autore indaga sulle fasi della preparazione con particolare attenzione ai rapporti fra politici c militari, dando ampio spazio a una corposa clocu­ mentazione pubblicata in appendice. Nel 1 974 Massimo Mazzetti (L'Esercito Italiano nella 1ìiplice Alleanz.:l. Aspetti della politica estera 1870- 19 14) compie un'accurata indagine sui complessi rapporti tra politici e militari nel periodo della Triplice, analizzando la situazione dell'Esercito italiano negli anni immediatamente successivi all'unità d'Italia, l'opera infaticabile del generale Tancredi Saletta, capo di Stato Maggiore e del suo suc­ cessore generale Pollio, la crisi albanese e la fine della Triplice. Per i tipi clell'UTET viene pubblicata da Piero Pieri e Giorgio Rochat una biografia del maresciallo d'Italia Pietro Badoglio, incentrata particolarmente sulla sua posizione di capo eli Stato Maggiore Generale e sull'andamento delle vicende che lo videro attore non secondario nella vita politica militare italiana; gli orientamenti delle Forze Armate italiane c il fun­ zionamento del Comando supremo costituiscono la parte fondamentale dello studio eli Lucio Ceva, La condotta italiana della g11erm. Cavallero e il Comando s11premo 194 1 - 1942, (1 975) . Un'opera eli carattere generale in tre volumi, che i nquadra globalmente gli avve­ nimenti aerei, terrestri, navali e politici, si deve ad Alberto Santoni, Storia generale della guerra in Asia e nel Pac!fìco (1931- 1945). Ai temi generali eli carattere ideologico e giuridico sono dedicati i lavori eli Norberto Bobbio, Il problema della gNerm e la !Jia della pace (1 979) ; Aldo D'Alessio, La Jijòi"IJJrl demo­ craticrl delle Forze Ar/J/ale (1 979); Piero Del Negro, Esercito, Stato, societrì. Saggi di st01ia mili­ tare (1 979) . Nel 1 979 Angelo Dd Boca pubblica il secondo volume de Gli italiani in Afiica 01ientale. La conq11ista dei!'IlJipero 1922- 1936, una ricerca che si caratterizza per uno spirito decisamente critico verso la politica coloniale italiana. Il capitolo sulla storia dell'Italia fascista si arricchisce inoltre dell'importante contri­ buto eli Giorgio Rochat (Itaio Balbo ri1Jialore e ministro deii'A eronaNtica 1922- 1 933) che rico­ struisce il ruolo svolto da Balbo come capo poli tico e militare con dati e interpretazio­ ni sullo sviluppo dell'aviazione italiana. Fra la copiosa documentazione degli anni Ottanta sulla storia militare, che racchiude contributi sintesi di una concreta collabora­ zione tra l'Ufficio storico dell'Esercito c gli storici accademici, è utile segnalare la pub­ blicazione di Lucio Ceva (Le F01ze Am1rlfe, 1 98 1 ), che compie un'analisi complessiva della storia delle Forze Armate, mentre un'importante novità è costituita dall'analisi documentata presso gli archivi stranieri eli Alberto Santoni, Il JJero traditore. Il molo doc11-

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Antonello Biagini mentato di Ultra 11ella guerm del ll1editerm!leo (1 981 ), sull'influenza delle decrittazioni radio inglesi ai danni della Marina militare italiana nelle singole operazioni navali della secon­ da guerra mondiale. L'interessante tema dei complessi rapporti tra politici e militari in Italia viene ripreso da Fortunato Minniti, Fisercito e politica da P01ta Pia alla Jìyp/ice Alleanz_ç1 (1 984) . La stretta connessione tra politica estera c politica militare (o politica di difesa) ha assorbito sempre di più l'interesse degli studiosi e dci teorici eli relazioni internazionali e eli dottrina militare. Il problema si presenta strettamente legato agli obiettivi che un dato gruppo sociale intende conseguire in un determinato periodo storico, organizzan­ do a tal fine opportune istituzioni. Un'analisi corretta, finalizzata a individuare un pro­ getto organico di politica estera e eli difesa non può quindi prescindere da una ricostru­ zione storica puntuale, che analizzi e valuti scientificamente le complesse componenti che concorrono a delineare prima, e a determinare poi, le ragioni e le direzioni delle scelte politiche. Se, infatti, ci si limita a motivare la politica estera di un dato Paese esclu­ sivamente come conseguenza eli spinte imperialistiche c la politica militare come frutto di tendenze aggressive, si enuncia un'equazione facile ma superficiale che non affronta scientificamente la questione, in seno alla quale complessi fenomeni culturali, sociali ed economici trovano nel loro prodursi c nel loro fondersi, la motivazione fondamentale dell'aggregazione primitiva elci gruppi sociali c quella della loro pcrsistenza nel tempo c nello spazio. Tutto ciò ha posto, come inevitabile conseguenza, il problema del rap­ porto con il mondo "altro" e dunque tutta l'infinita gamma delle relazioni esterne, in taluni casi pacifiche, in altri eli contrasto. N ell'un caso come nell'altro si è resa necessa­ ria la costituzione di strumenti eli carattere tecnico-operativo (diplomazia c forze mili­ tari) . Lo spazio a disposizione non consente di affrontare in misura più ampia il dibat­ tito relativo alla speculazione teorica, tuttavia è necessario richiamare qualche altra con­ siderazione, non secondaria, che riguarda sia il problema indicato nelle sue linee gene­ rali, sia più direttamente il caso italiano. In primo luogo è significativo ricordare come anche Paesi di più antica tradizione unitaria c eli maggiore coesione sociale, rispetto al nostro, abbiano sempre incontrato un'oggettiva difficoltà a realizzare una stretta coerenza tra politica estera e politica mili­ tare: la prima necessita eli un'ampia delega e capacità eli manovra, pur nel rispetto rigi­ do degli obiettivi e degli interessi collettivi (non sono sufficienti in altri termini una buona classe dirigente, una buona diplomazia e Forze Armate organizzate, se non si realizza un costante e sostanziale consenso dell'opinione pubblica) , la seconda costitui­ sce il prodotto inevitabile delle risorse investite rispetto ai fini proposti. 1'� dunque di estrerna rilevanza, ai fini d e l presente discorso, il rapporto tra le istituzioni (rninistero Esteri - ministero Difesa) deputate a realizzare, sul piano pratico, le direttive politiche. Altrettanto importante, nella definizione della politica militare, è il fattore delle risor­ se, la cui quantificazione non può prescindere dalla situazione politica interna di un Paese c dagli elementi che la caratterizzano: c dunque sviluppo i ndustriale, capacità sociali o strutturali, che le istituzioni militari hanno dovuto c in taluni casi ancora debbono affrontare e cercare di risolvere, quali l'analfabetismo, la devianza sociale, pro­ blemi sanitari, l 'edilizia, la protezione civile, ecc . . .

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I Musei Militali: sessione ponmidiana

Per tali ragioni sinteticamente indicate e per molte altre, la coerenza tra politica este­ ra e politica militare è estremamente difficile da realizzare tant'è che tale arduo proble­ ma è comune alle grandi, alle medie e piccole Potenze, mentre cambia, com'è naturale, il metodo che esse attuano per cercare di superare le ineliminabili incoerenze e le ulte­ riori contraddizioni che si aggiungono col mutare degli eventi e degli "scenari" interna­ zionali. Le istituzioni (e dunque gli Stati) , prodotto di società fortemente coese, utiliz­ zando competenze e professionalità specifiche, affrontano e dibattono tali problemati­ che al fine di individuare, con relativo anticipo, le linee di tendenza prevedibili per coin­ volgere, in senso positivo, l'opinione pubblica e adottare le misure necessarie. Nel nostro Paese, tutto ciò avviene attraverso difficili e tortuosi itinerari, spesso all'insegna dell'improvvisazione o, piuttosto - e questo è ancora più grave - per specifici interessi di parte che poco o nulla hanno a che vedere con quelli della collettività. La recente (in senso storico) unificazione politica, la scarsa coesione sociale (e dun­ que nazionale), l'enfatizzazione politica di ideologie assolute, la confusione tra politica e religione hanno determinato una situazione del tutto particolare, mortificando il dibattito e penalizzando quanti affrontano questi temi con un taglio e un atteggiamen­ to realistico: è fuorviante, acl esempio, elaborare grandi progetti di politica estera senza tener conto delle reali possibilità economiche, sociali e culturali di un Paese, del suo ruolo storico, della sua collocazione geopolitica, della sua capacità di dotarsi di uno strumento militare adeguato che non debba es sere visto solo ed esclusivamente in senso "offensivo". Tra diplomatici e militari lo scambio di idee, informazioni, teorie, strategie, risulta costante e storicamente consolidato, anche se presenta qualche limite oggettivo: le scel­ te di politica estera possono essere modificate anche in tempi brevi, mentre risulta estremamente difficile adeguare altrettanto rapidamente le strutture militari che - com'è intuitivo - in termini di armamenti, addestramento, logistica hanno bisogno di tempi relativamente più lunghi. Sul piano della formulazione teorica la coerenza tra politica estera e politica milita­ re, dunque, costituisce piuttosto un obiettivo, che non una realtà consolidata; esso sem­ bra realizzarsi con maggior facilità, almeno apparentemente, in sistemi politici di tipo autoritario - i quali per esistere debbono creare strutture decisionali accentrate - piutto­ sto che nei sistemi democratici dove le decisioni assunte sono il risultato di itinerari non sempre rapidi di mediazioni politiche e dove il confronto con l'opinione pubblica è ine­ vitabile e deve, giustamente, mantenersi costante. È del resto impossibile prescindere dalla situazione politica interna di un Paese e dagli elementi che la caratterizzano: e dun­ que sviluppo industriale, capacità sociali e strutturali che le istituzioni militari hanno dovuto e in taluni casi ancora debbono affrontare e cercare di risolvere, quali l'analfa­ betismo, la devianza sociale, i problemi sanitari, l'edilizia, la protezione civile, ecc . . La caduta del muro di Berlino e dunque l a fine della contrapposizione EstOvest attraverso la dissoluzione della potenza sovietica ha imposto e impone ai singoli Stati e alle organizzazioni internazionali una rapida trasformazione di indirizzo politico nelle relazioni internazionali e dunque, fatalmente, deve comportare una trasformazione rapida delle strutture militari chiamate, con ragionevole certezza, a svolgere ruoli e

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Antonello Biagini compiti diversi da quelli tradizionali. Per il presente, è opinione comune, si impongono dunque strutture militari dotate eli strumenti acl alta tecnologia, addestrate in modo polivalente e multifunzionale, in grado di mobilitarsi rapidamente per la sicurezza inter­ na o per gli interventi, nell'ambito degli accordi internazionali, nelle varie c prevedibili crisi regionali, in aumento, a causa eli un "sistema" internazionale caratterizzato da una forte instabilità. Il sistema internazionale originato dalla seconda guerra mondiale era un "sistema" sostanzialmente rigido con una intrinseca coerenza: esso si basava sul ruolo indiscusso di due grandi potenze - Stati Uniti e Unione Sovietica -, sulla contrapposizione di siste­ mi sociali ed economici - economia eli mercato cd economia pianificata - sull'esistenza di vaste alleanze, più o meno volontarie, come la N ATO c il Patto di Varsavia, che ave­ vano la funzione di esercitare una costante "deterrenza", frutto della sostanziale parità delle forze militari. Per adesione volontaria o per necessità ineluttabile, i singoli Stati, fossero medie o piccole Potenze, avevano realizzato - in questo quadro - una sostanzia­ le omogeneità nella propria politica estera, adeguando parallelamente le strutture mili­ tari che dovevano contribuire alla difesa di un "blocco" rispetto alla possibile aggres­ sione da parte dell'altro. La linea espositiva fin qui seguita, com'è evidente, è stata estremamente semplifica­ ta per ragioni di chiarezza e di rapidità; gli "addetti ai lavori" e gli s tudiosi eli questioni internazionali conoscono fin troppo bene quanto la realtà fosse articolata e ricca di sfu­ mature, sia pure sotto un'apparente uniformità. Per l'Occidente, soprattutto, si impone­ vano l'attenzione e il rispetto delle singole esigenze, delle diverse realtà economiche, sociali e culturali, dei diversi sisterni politici - si pensi alla diversa funzionalità dei siste­ mi presidenziali rispetto a quelli parlamentari - dai quali scaturivano meccanismi deci­ sionali assolutamente diversi. Si può dunque concludere che il rapporto tra politica este­ ra e politica militare non si riduce solo all'impiego tecnico-operativo delle Forze Armate, ma si estende a un'ampia gamma di considerazioni quali la definizione degli equilibri strategici e dei fattori che tendono a modificarli, la valutazione costante delle crisi in atto e l'identificazione dei reali interessi (singoli o dell'aggregazione eli cui si è parte) , il tutto per fornire agli organi istituzionali (Governo, Parlamento) gli strumenti idonei alla formulazione delle opportune decisioni. Nel nostro Paese tutto ciò si è rea­ lizzato solo parzialmente c in maniera episodica, anche se risulta eccessivo liquidare la politica estera italiana accusandola sempre d'improvvisazione, così com'è ricluttivo imputare le lince della politica militare italiana esclusivamente a scelte tutte "interne". Per motivi eli sintesi non posso qui mostrare le ragioni di tali convinzioni c sono costretto a rinviare alla letteratura specialistica (e dunque poco conosciuta) frutto di serie ricerche svolte, spesso, all'interno degli Uffici Storici di Forza Armata (sui compi­ ti eli questi U ffici e sulle potenzialità che esprimono dovrebbe aprirsi, finalmente, una seria riflessione all'interno degli Stati Maggiori e delle Forze Armate) i quali aprendo i propri archivi hanno fornito agli studiosi ampio materiale eli indagine e eli riflessione. Negli anni Settanta del XIX secolo le Forze Armate si sono dedicate a una profon­ da opera di amalgama e eli riforme che le hanno messe in grado - pur con le inevitabi­ li differenze - di confrontarsi con le altre I s ti tuzioni militari europee. Negli anni Ottanta

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I Musei llifilitari: sessione po111elidimta si sono aperti nuovi spazi internazionali conseguenti alla stipula della Triplice Alleanza e al ruolo incisivo assunto dalle Forze Armate nell'ambito della tutela e della salvaguar­ dia degli interessi nazionali: sono aumentate le risorse investite, si è realizzata una cre­ scente professionalizzazione di "quadri militari", Esercito c Marina hanno superato il mero compito d i difesa dei confini e delle coste e sono "proiettati" verso più lontani e impegnativi teatri d'azione. L'amplificarsi di tali compiti è stato certamente alla base del complesso rapporto tra militari e politici proprio negli anni della Triplice ed era ben vivo quando Tancredi Saletta assunse la carica di capo di Stato Maggiore e pose mano alla riorganizzazione dello Stato Maggiore e al potenziamento degli uffici di vari scacchieri, riproponendo nel 1 902 (rinnovo della Triplice) in termini espliciti il problema del collegamento tra poli­ tica estera e politica militare. In un mio lavoro, pubblicato dall'Ufficio Storico dell'Esercito nel 1 98 1 , rac­ cogliendo i risultati di un decennio di ricerca sulle carte degli Addetti Militari nei Balcani, ho avanzato l'ipotesi di una "diplomazia parallela" che si riferiva direttamente alla Corona, ipotesi sufficientemente suffragata dal tono e dal contenuto delle relazio­ ni e dei dispacci, e dunque ulteriore prova della stretta interrelazione tra diplomatici e militari. Negli anni che vanno dal Congresso di Berlino (1 878) alla prima guerra mon­ diale, infatti, gli U fficiali italiani furono particolarmente presenti - come Addetti Militari, membri di Commissioni internazionali per la delimitazione dei confini in ser­ vizio presso Eserciti stranieri, come Istruttori sulla base di precisi accordi internaziona­ li - in quell'area danubiano-balcanica verso la quale maggiormente si indirizzava la poli­ tica estera italiana dell'epoca. Le potenze vincitrici nella prima guerra mondiale tenta­ rono, con la Conferenza di Versailles, di disegnare un nuovo assetto europeo e interna­ zionale avente come obiettivo la costituzione di un "sistema" di relazioni internaziona­ li atto a risolvere i conflitti politici escludendo il ricorso alle armi. Si trattava, in altri ter­ mini, di dare concreta attuazione alle speranze e alle attese maturate nell'opinione pub­ blica durante i difficili anni di guerra. Se questo era lo sfondo generale, la tensione ideo­ logica interna alle varie società, produsse effetti contrastanti, aprendo un periodo di crisi e di instabilità lungo un ventennio. Paradossalmente, la pace e quindi la ricostru­ zione di un "sistema" internazionale stabile era impraticabile perché i risultati raggiun­ ti a Versailles altro non erano che la logica conseguenza dello spirito di crociata che aveva caratterizzato le forze contrapposte durante la guerra. Per gli Stati vinti si era aperta la strada della disgregazione sociale e risorse e inve­ stimenti adeguati, con il risultato di farla apparire velleitaria: le conseguenze sono a tutti note. La letteratura specialistica sul tema è molto ampia e ben documentata; mi riferi­ sco, comunque, a quell'assurdo "doppione" (dal punto di vista militare) costituito dalla Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale, ai colpevoli ritardi nel processo di meccaniz­ zazione delle Forze Armate, ai problemi legati al coordinamento tra le Forze Armate e dunque al "vuoto" normativo relativo allo Stato Maggiore Generale pure istituito nel 1 926 (oggi il problema sembra avviato a soluzione con le attribuzioni previste per il capo di Stato Maggiore della Difesa). La ricostituzione delle Forze Armate italiane nel secondo dopoguerra, le problema-

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Antonello Biagini tiche politiche conseguenti all'adesione alla NATO e, più in generale, al "sistema" occi­ dentale hanno apparentemente appiattito il dibattito sui temi c problemi connessi piut­ tosto alla politica interna: la particolare posizione strategica del Paese ha determinato, nell'opinione pubblica e in una consistente parte della classe dirigente, un sostanziale disinteresse per la politica estera c, di conseguenza, per la politica militare. Solo gli avvenimenti successivi al 1 989, che portano alla radicale trasformazione dello scenario internazionale, provocano un forte impatto psicologico, riaccendono il dibattito e attivano la riflessione su alcuni clementi che mi limito a indicare a mo' di conclusione. In primo luogo, esiste una realtà politica internazionale estremamente dinamica lacldove i singoli Stati sono chiamati a riconsiderare, pur nel rispetto degli eventuali accordi internazionali riconfermati, il proprio 11/Ji mn.ristam politico. La globa­ lizzazione dell'economia c delle informazioni impone un'attenzione costante anche verso le crisi che si manifestano in arce apparentemente lontane, nella consapevolezza di dover fornire alle organizzazioni internazionali gli strumenti necessari d'intervento. La comunità internazionale, che si esprime (e si riconosce) massimamente nell'Organizzazione delle Nazioni Unite, si trova di fronte a scelte di portata storica epocale, dovendo ridefinire c rei111po.rtare in presenza di una diversa concettualizzazione della "minaccia" e eli numerosi fattori di instabilità (esplosione demografica, emigrazio­ ne di massa, problemi di sviluppo economico, variabilità dci sistemi politici ccc.) - un "sistema" di convivenza globale in assenza di una "cultura dell'intervento" c di norme giuridiche internazionali relative all'uso della forza in presenza eli crisi regionali foriere di più ampie implicazioni. fc: necessario, in altri termini, costruire modalità di "interven­ to" che consentano di uscire, una volta per tutte, da quel colossale equivoco (intellet­ tuale e materiale) rappresentato dalle cosiddette "missioni di pace" i cui risultati sono a tutti noti impedendo, parallelamente, la riproposizione eli una politica "individuale". U n "sistema" internazionale in equilibrio non può, e non deve, essere unipolarc: ecco dun­ que che si perviene, per logica conseguenza, al ruolo dell'Europa, all'equilibrio conti­ nentale dell'Europa dal quale dipende, ancora oggi e nonostante i tanti nuovi soggetti sulla scena, la stabilità dell'intero "sistema" internazionale. Gli Stati europei, ivi com­ presi quelli dell'Europa centro-orientale, dovranno, a breve termine, realizzare un coor­ dinamento politico che consenta, di fronte alle crisi internazionali, processi c meccani­ smi decisionali più rapidi c dunque Forze Armate integrate. La crisi (e la guerra) nella ex Jugoslavia, l'instabilità politica dell'intera penisola bal­ canica, i problemi dei Paesi del Mediterraneo, hanno finalmente determinato, nel nostro Paese, un dibattito serio e appro fondito (salvo qualche progetto fantasioso eli revisione delle frontiere) per la definizione di una politica estera possibile con la scelta di un modello el i difesa che realizzi una razionalizzazione delle risorse economiche e degli investimenti nel settore militare. Il bilancio che ho cercato di tracciare, pure con molte lacune, è dunque decisamen­ te positivo e la sezione che è stata aggiunta sulla for mazione degli ufficiali c dei rappor­ ti organici che si stanno sviluppando con le Università dimostra e riproponc - ove ve ne fosse bisogno - la validità del primo seminario organizzato nel 1 986 dalla Società di Storia Militare presso la Luiss sull'insegnamento della storia militare. -

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I Musei JVIilitari: sessione pomnidiana

MU SEI MILITARI , SOCIETÀ NAZI ONALE , RICERCA SCIENTIFICA* Nicola Labanca La questione italiana dei musei militari

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cl corso del convegno i direttori dei tJI!1sei IJJilitati italiani hanno adoperato toni preoccupati per il presente ed il futuro dei loro istituti. Non c'è stato però, da parte loro, il ricorso ai toni quasi angosciati usati nella sessione precedente da parte dei responsabili degli archivi militati. In effetti, negli archivi, nono­ stante il grosso sviluppo c la benemerita apertura soprattutto degli anni Novanta (ma non in tutti i casi) , i problemi sono oggi numerosi . 1 Eppure, a parere di chi scrive, a guardare bene nel profondo, cioè nelle relazioni fra istituzioni militari c società civile, anche quella dei musei militari è una situazione di grave sofferenza. Di certo, non bisogna generalizzare. Attorno ai musei, come agli archivi e alle biblio­ teche,2 militari i taliani si odono troppo spesso valutazioni c discorsi troppo generali. Invece quello dei musei militari italiani è, cd è s tato, il campo della diversificazione e delle diversità. Musei di Forze Armate e specialità diverse, dalla storia istituzionale dif­ ferente, nati in città e in situazioni diverse, dalle collezioni nient'affatto identiche, diret­ ti da personale di norma appassionato ed interessato, ma raramente omogeneizzato in forza di un'unica formazione o dall'applicazione un'unica regolamentazione, o dottri­ na. L'assenza eli un grande museo militare nazionale, sul modello dc 1--<�s lntJalides o dell'Impetia/ IVéll" lviusetflll è solo l'ultimo dei segni di questa mancanza di omogeneità. L'unificazione normativa avviata negli anni Novanta, da tutte le Forze Armate ma in particolare dall'Esercito, che peraltro possiede il più numeroso patrimonio di musei,> ha solo iniziato4 a ricomporre ad unità questa diversità, e (]Uesta ricchezza. Ciononostante i giudizi su tale variegata realtà istituzionale sono troppo spesso uni­ formi: uniformemente positivi ed ottimistici in genere quelli del ministero della Difesa e elci direttori militari; uniformemente avversi e talora sprezzanti, anche se non sempre informati, quelli dei critici civili o comun(]Ue esterni. Sfuggono invece a tanta rigidezza *

Quest'intervento scritto sviluppa c sistematizza temi già presentati al Convegno ''Archivi, biblioteche, musei militari", dall'autore chiamato in quella sede a partecipare in qualità di discus­ sant alla sessione sui musei militari. I riferimenti vanno quindi ad autori e relazioni presentate nel corso della sessione o del convegno (i titoli qui indicati in nota sono quelli che comparivano nel depliant dell'iniziativa romana del 1 9-20 ottobre 2005, che potrebbero essere stati modifica­ ti dai loro stessi autori nel passaggio dalla relazione orale al contributo scritto) .

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Nicola Labanca le sfumature e le diversità - a partire da quelle cronologiche! - inseparabili da una real­ tà così plurale e variegata. Peraltro, il punto di fondo non pare a chi scrive essere quel­ lo di una presupposta (ancora una volta generale e generica) "a-militarità" degli Italiani,5 dalla quale i musei militari dovrebbero o avrebbero dovuto redimcrli, quanto quello di riesaminarc cri ticamente ed autocriticamente proprio le scelte compiute dall'ammini­ strazione militare e della Difesa nel corso quantomeno dci decenni della Repubblica. Ci pare troppo facile scaricare all'esterno dell 'amministrazione militare le responsabilità di una situazione che ha pochi paragoni con i grandi paesi occidentali: pili produttivo, anche per le opportune correzioni, è il ricsamc delle scelte militari c inteme. Né la nuova storia dci musei militari italiani può essere fatta risalire alla sola asserita "vittoria della Guerra fredda", cioè al 1 989-9 1 , che avrebbe dovuto far riscoprire storia ed orgogli patriottici al Paesd in realtà, a quella data, erano state già tempo assunte alcune scelte politiche, istituzionali ed organizzative fondamentali concernenti i musei militari e che avrebbero influenzato la disaffezione o persino il pregiudizio degli Italiani nei confron­ ti di tali istituzioni. Musei militari, società civile , storici

Ciò premesso, è difficile sfuggire all'impressione per cui i musei militari italiani viva­ no una fase di eccezionale sofferenza o che quantomeno siano fortemente sottodimen­ sionati rispetto alle potenzialità che la ricchezza delle loro collezioni potrebbe consen­ tire di raggiungere. Privi di missione, o con missione trasformata in un contesto militare profondamen­ te evolutosi (dalla Guerra fredda alla fase post-bipolarc, dalla leva nazionale al profes­ sionismo dei volontari ecc.) , con una drammatica crisi di finanziamenti e spesso di idee, questi musei rischiano di essere del tutto dimenticati dalla società civile e di finire come semplici strumenti di pcrpetuazionc eli una memoria interna, corporativa, istituzionale. Invece, sin dalle prime collezioni o sale c dai primi musei aperti sotto l'Italia libera­ le, molti elci musei militari italiani avevano sempre avuto l'ambizione - più o meno rea­ lizzata - di essere rivolti al pubblico civilc7 oltre che all'interno della società militare. Loro obiettivo al tempo era fare la nazione. Se però essi non sanno aggiornare linguag­ gi, scopi c collezioni, è evidente che la società civile potrebbe fini re per tralasciarli. Questo avrebbe conseguenze catastrofiche, non solo dal punto eli vista finanziario. Già, infatti, il militarismo nazionalista dell'ultima Italia liberale c poi il vcntennio fascista ave­ vano rischiato di separare la società dalle Forze Armate:" a ciò si era aggiunta, nel perio­ do repubblicano, una certa scollatura fra l'Italia del miracolo o dell'età dci movimenti degli anni Sessanta c Settanta c le istituzioni militari. Non solo non superare quelle lon­ tane scollature, ma addiri ttura ricrearlc sarebbe esiziale per i musei militari c più i n gene­ rale per l'immagine delle Forze Armate. In particolare, sarebbe pericoloso contribuire ad allontanare le Forze Armate (in questo caso, i loro musei militari) dalla ricerca, dagli ambienti scientifici c dalle univer­ sità, che soli possono offrire quel decisivo contributo di idee c di conoscenze necessa­ rio per tenere i musei militari al passo con i tempi: a partire dalla formazione del per­ sonale, militare o civile, che dovrebbe curarsene.

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I JÌ!!tst ei Militati: sessione pome1idiana Senza il lievito delle conoscenze specialistiche, i musei militari cesserebbero la pro­ pria funzione di "musei della nazione" c perderebbero del tutto la possibilità di funge­ re da agenzie didattiche, formative ed informative, capaci di integrarsi con il mondo della scuola c della formazione delle giovani generazioni. Si avrebbe così un vero e pro­ prio "sganciamento",9 o meglio un deragliamento cd un isolamento, dei musei militari dalla società civile nazionale cd un defini tivo loro declassamento ed esposizioni interne alla sola istituzione militare. Il ruolo della ricerca e delle competenze

Non è facile per la verità definire in teoria cosa sia un museo militare.w N ella prati­ ca, la loro condizione di istituzioni della stessa amministrazione militare ne facilita l'identificazione. Si tratta c non può non trattarsi eli "musei della violenza organizzata" 1 1 gestiti dalla stessa amministrazione della Difesa, di musei in cui vige una sorta di identità fra pro­ prietario della collezione e committente, che ha qualcosa di analogo ai musei d'impre­ sa. Come questi, è evidente che abbiano funzioni eli promozione interna (presso i mili­ tari) c di promozione esterna (presso la società civile) . Ma non basta. Come ogni altro museo i musei militari non possono però non rispet­ tare alcuni standard, in costante evoluzione, di qualità culturale. Che senso hanno oggi le sale polverose piene di anni e di llle/1/0mbi/ia di cui erano composti i musei militari di qualche decennio fa? Cosa possono esse dire al visitatore odierno, soprattutto giovane? Esse non riescono ad essere i musei della specifica forza armata (o specialità, o repar­ to) che pure intendono glorificare: essi finiscono per divenire solo musei della separa­ zione delle Forze Armate della Repubblica dalla società civile. Non mettono in scena battaglie e comandanti el i un passato militare c combattente, ma il presente c il passato prossimo eli una separazione culturale. L'assenza eli un aggiornamento elci linguaggi c delle collezioni da parte di questi musei militari - cioè l'assenza di un collegamento con la ricerca, storica c museologica - non testimonia solo le difficoltà di bilancio dell'isti­ tuzione militare, ma la povertà dell'investimento culturale c il disinteresse per un colle­ gamento con la società civile in evoluzione. Caratteri e p1'0blcmi dei musei militari italiani

Ancora più difficile è definire gli eventuali caratteri originari e peculiari dei musei militari italiani. Scarseggiano, infatti, adeguati studi storici sulla nascita, sull'evoluzione delle collezioni e sulla loro fruizione da parte del pubblico. 12 In attesa di questi studi, però, c pur nella consapevolezza sopra ricordata dell'estre­ ma varietà delle diverse istituzioni museali militari, tra tali caratteri possono essere ricor­ dati: una mancanza di una struttura centrale, nazionale, dirigente; una dipendenza gerarchica non interforzc; una direzione (dci singoli musei) a carattere militare; un'evidente scarsezza di disponibilità e eli investimenti (salvo qualche isolata eccc­ zione,11 che però conferma la regola) ; •

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Nicola Labanca una caratterizzazione da museo dell'istituzione, interno, - quando non da museo della tecnica e degli armamenti militari - piuttosto che una impostazione da museo del­ l'esperienza del cittadino, o persino dell'uomo e delle società, in guerra. Se questi possono essere alcuni dei caratteri peculiari dei musei militari italiani rispetto ai musei militari eli altri paesi, evidenti e direttamente conseguenti sono i pro­ blemi: (nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi anni) l'assenza di un coordinamen­ to a livello nazionale; la limitatezza degli orizzonti legata alla dimensione eli forza armata e non interforze; la necessità di perfezionare in senso specificamente storico-museologico la pro­ fessionalità dei direttori e degli operatori, come abbiamo detto militari, una professio­ nalità che non può sempre essere supplita dalla buona volontà c dalla motivazione; la demoralizzante scarsezza delle risorse, scarsezza peraltro resa più grave dalla dispersione e dalle duplicazioni fra i vari istituti; la conseguente mancanza eli ri-allestimcnti14 (e la permanenza eli quelli più vecchi, ormai poco fruibili c poco appetibili dal e per il pubblico), che rende meno sensibili alla quasi generale assenza eli comitati scientifici esterni per la gestione e la continua ri-pro­ gettazione eli questi musei. Se possono essere riassunti in uno solo, il limite maggiore eli questi istituti della Difesa è quello eli pensare eli essere autosufficienti rispetto alla Ricerca, una pericolosa illusione, che richiama quella più antica dell'autosufficienza della società militare rispet­ to a quella civile. Rispetto alle notevoli evoluzioni conosciute negli ultimi anni dalla componente più operativa delle Forze Armate, proprio la componente museale - che avrebbe potuto giocare un ruolo di richiamo rispetto alla società civile - rischia eli rima­ nere indietro. Eppme le collezioni di questi musei rappresentano una straordinaria ric­ chezza c, opportunamente incrementate c ri-orientatc, potrebbero configurare una risorsa straordinaria nel comunicare alla società civile la storia della società militare nazionale, i suoi compiti passati e presenti. Le potenzialità eli miglioramento, partendo da una situazione eli eccezionale so ffe­ renza, sono notevoli. È necessaria però un'opera di coordinamento, un'impostazione interforzc, una profcssionalizzazionc degli operatori militari e/ o un loro affiancamen­ to da esperti civili, un investimento generale - di attenzione c di risorse - da parte del­ l'amministrazione militare. Non pare sia stata cercata sinora quanto necessario una col­ laborazione con altre strutture museali, non militari , dedicate all'esperienza di guerra spesso localizzate nel Nord-l•: st c nei luoghi clelia Grande guerra: strutture che in que­ sti ultimi decenni si sono invece particolarmente sviluppate, ottenendo risultati qualita­ tivi e di pubblico sorprendenti, eli livello europeo. Non appare sufficiente da sola una mera informatizzazionc dei cataloghi c degli inventari, ma certo anche di questo si sente l'esigenza per conoscere meglio le raccolte. L'in formatizzazionc può inoltre avere, come facile ricaduta, anche la predisposizione di strumenti eli corredo quali (invitanti) pagine web ecc. Una più esatta conoscenza delle collezioni potrebbe permettere anche una loro condivisione fra le varie strutture museali dell'arca della Difesa, tramite oppor•

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I Mttsei lviilitari: sessione pomeridiana tuni scambi, prestiti ecc. perché i vari musei costituiscano sempre più un 'sistema' o, meglio, un organizzato sotto-sistema del più ampio e prestigioso sistema museale nazionale dal quale oggi sembrano essere troppo distanti (è più adeguata la definizione eli 'sotto-sistema' perché quella di 'sistema' potrebbe far nascere, o rinascere, idee di autonomia dci musei militari rispetto a tutti gli altri: quando invece è l'integrazione, oggi mancante, a dover costituire l'obiettivo) . Questa complessa opera di ri-sistcmazionc dovrebbe a nostro avviso mirare sempre eli più a fare dei musei militari di oggi dei musei dell'esperienza militare degli I taliani, piuttosto che dei musei interni tecnici o d'arma. In molti, troppi di (]Ucsti musei milita­ ri italiani sembra che non sia ancora stata appresa la lezione del riallestimento - già negli anni Sessanta - dell'Imperia! War Museum da polveroso museo tecnico acl attraente museo generali s ta dell'esperienza militare c di guerra dei cittadini del Regno Unito. Il ritardo è quindi quasi semi-secolare. Piuttosto che rispolvcrare precedenti c fallimenta­ ri progetti di erezione eli un Nuovo Grande Museo .Militare Nazionale, sarebbe più opportuno c produttivo rendere efficienti e attraenti i musei esistenti, provvedendo se necessario a razionalizzarne la serie, e caso mai procedendo all'isti tuzione di altre strut­ ture museali, come acl esempio un (serio) museo delle attività eli intervento al di fuori del territorio nazionale, che sono ormai numerose c che rischiano eli non sedimentare alcune memoria storica - non importa se favorevole o critica - in mancanza eli una struttura che si incarichi eli raccoglicrnc c strutturarne il ricordo. La s toria dei musei militari italiani nel periodo repubblicano: una storia ancora da scrivere

In quanto storici, però, piuttosto che dare consigli sul futuro crediamo sia necessa­ rio richiamare l'attenzione sulla mancanza eli una vera storia elci musei militari italiani. La sua assenza è un metro della disattenzione portata nel tempo verso queste strut­ ture, fra loro assai diversificate e soprattutto dalla storia c dall'impatto diversificati a seconda delle varie fasi storiche conosciute dal Paese, dalle Forze Armate e dai loro reciproci rapporti. Ogni singola struttura ha tenuto, più o meno, conto della propria memoria: ma manca uno sguardo d'assieme. Una storia comune dovrebbe partire dalle considerazio­ ni elci militari che hanno tenuto aperte queste strutture nel corso elci decenni, quasi sempre consapevoli dci pregi e delle lacune elci loro musei, spesso addolorati dell'insuf­ ficiente attenzione esterna (dell'amministrazione militare come della società civile) . Dovrebbe tenere conto elci singoli concreti problemi specifici affrontati dalle diverse istituzioni museali. Dovrebbe valutare l'impatto delle misure che da parte delle singole Forze Armate e poi a livello Difesa sono state intraprese negli anni Novanta per inizia­ re acl ovviare alle più evidenti lacune. In attesa eli questa storia, però, sembra eli poter osservare alcune costanti fra i vari musei con il progredire dell'Italia repubblicana e elci suoi decenni: Nell'i111111ediata postLibemzione avrebbe dovuto porsi, per i più sensibili, il problema non facile della riconversione delle sale espositive e dei musei militari allora esistenti: dal militarismo e dal nazionalismo del regime fascista15 si sarebbe dovuti passare allo spiri•

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Nicola Labanca to democratico che informa la vita delle Forze Armate dichiarato nella Costituzione repubblicana. Non conosciamo ancora bene cosa accadde, ma l'impressione è che tolti gli emblemi delle più vistose compromissioni con il regime tramontato - non molto venne fatto. La defascistizzazione riguardò probabilmente la facciata esteriore di questi musei, più che lo spirito: anche perché, in una fase di crisi dei bilanci militari, la preoccupazione per i musei non dovette certo essere avvertita come la più pressante . . . L'assenza di coordinamento interforze proseguì, assieme al sottofinanziamento di que­ ste istituzioni, che o per lo spirito precedente o per la mancata loro ristrutturazione si aprirono solo assai parzialmente allo spirito nuovo dell'Italia democratica. Negli anni Cinquanta, va però osservato, nemmeno i musei storici "civili" (del Risorgimento ecc.) presentavano collezioni ed allestimenti particolarmente rinnovati: il rinnovamento fu anche in questi lento, e dove prese piede venne favorito dal rinnova­ mento della storiografia, oltre che del sentire civile. Se questo è vero, è allora compren­ sibile se in questo decennio i musei militari si differenziarono forse poco dagli altri musei storici, non meno impregnati di nazionalismo. Anche a giudicare da taluni docu­ menti,16 forse questo fu l'ultimo periodo in cui i musei militari rimasero se non adegua­ ti alle richieste del pubblico (si pensi quale portata civile avrebbe potuto avere in quegli anni una musealizzazione della guerra fascista appena conclusa, o della guerra di Liberazione . . . : ma l'argomento dovette apparire troppo 'politico' e fu scansato) quan­ to meno in linea con la più generale offerta museale nazionale. Negli anni Sessanta questa situazione era ormai modificata o in via di modificazio­ ne. Il sistema museale nazionale iniziò a rinnovarsi, i musei militari - a quanto è dato di capire - molto meno. Eppure, mentre il decennio scorreva fra il centenario dell'Unità d'Italia e il cinquantesimo anniversario della Grande guerra (cioè dell'entrata in guerra, di Caporetto e di Vittorio Veneto) , la società italiana era profondamente mutata. Probabilmente non si riconosceva più nelle antiche sale espositive interne alle caserme, in quei musei militari sempre meno rinnovati e quindi sempre più chiusi. Il contatto con le giovani generazioni era quasi perso, nonostante il successo di popolo delle manife­ stazioni delle "caserme aperte" il 4 novembre. I musei militari perpetuavano solo iden­ tità interne alle Forze Armate, e questo era un dato negativo in assoluto e in un'ottica comparata. In altri paesi in questo decennio furono avviate, o decise, importanti tra­ sformazioni delle strutture museali militari centrali: 1 7 in I talia niente fu fatto. Non sap­ piamo, poiché mancano ricerche, se ci fu una riduzione o una stasi dei fondi di bilan­ cio: probabilmente essi non furono aumentati, ma a mancare furono soprattutto le idee. In questo decennio di rilevanza strategica per fondare la distanza fra Forze Armate e paese, troppo spesso troppi militari ritenevano ancora le prime superiori al secondo, quando addirittura non si sentivano assediati da un paese che conosceva invece le stra­ ordinarie trasformazioni del "miracolo economico". Negli anni Settanta, la lontananza dei musei militari dalla società civile era ormai evi­ dente. Mentre la storiografia militare andava rinnovandosi, anche polemicamente, la Difesa rendeva impermeabili le proprie strutture museali alla critica esterna, di fatto, accettandone la 'degradazione' a strutture interne finalizzate solo alla perpetuazione dello spirito di corpo di questa o quella forza armata, arma, specialità. La scelta di fatto •

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I Musei LV!ililclli: sessione pomeridiana

consolidata in questi anni fu quella di fare dei musei militari dei musei 'tecnici', interni. Ciò evitava eli dover prendere in considerazione le critiche, talora demolitrici, esterne e di poter scansare i temi che apparivano più 'politici' e imbarazzanti. La scelta facilitò la sopravvivenza ma naturalmente ridusse l' apjJeal di queste collezioni da parte di una società in trasformazione. Negli {//111i Ottanta, quando ancora la presenza dei soldati di leva avrebbe potuto offrire ai musei militari (come o ffriva a tutta l'amministrazione della Difesa) una ecce­ zionale quantità di manodopera e basso costo, niente di veramente signi ficativo fu fatto dalla maggioranza dei musei militari. La scelta 'tecnica' fu riconfermata. Solo in alcuni musei iniziarono ad essere visibili piccoli cambiamenti. In generale essi decisero di non avvalersi dell'apporto degli storici militari che, in numero pur sempre limitato, comin­ ciavano però a rendere evidente l'intervenuto rinnovamento del campo di studi. I fer­ menti nuovi l'imasero all'esterno, mentre i musei rimanevano - nei casi migliori - buone raccolte collezionistiche. Negli anni NotJantrt la situazione dei musei divenne, se possibile, ancora più critica. La riduzione quantitativa del personale di leva loro assegnato c soprattutto dei bilanci loro consegnati impediva l'arricchimento delle raccolte. Solo alcuni musei'" poterono impostare una politica di rinnovamento a livello di strutture, sempre più segnate dal tempo. La scelta 'tecnica' e la distanza dal mondo degli s torici militari furono riconfer­ mate mentre invece più dinamiche strutture muscali 'civili' ma anch'esse dedicate alle guerre degli italiani conoscevano, proprio in questo decennio, un rinnovamento signifi­ cativo ed anche una moltiplicazione, con l'apertura eli nuovi musei, piccoli (i più) e gran­ di. Inoltre, mentre a livello internazionale i grandi istituti museali della guerra e delle Forze Armate coglievano ora i frutti dei rinnovamenti avvianti in precedenza in stretta relazione fra musei e storici militari, a livello nazionale la situazione si caratterizzava per una stagnazione sempre meno tollerabile. Insomma, è stato in questo decennio che a livello comparato lo stato dci musei militari è apparso più critico. A fronte della dina­ micità dei musei "della guerra" l 'immobilismo dei musei militari ha fortemente ridotto l'interesse degli italiani verso questo tipo di strutture. Cenni di rinnovamento, anche a livello regolamentare c normativa, sono finalmente apparsi: ma la crisi era troppo grave. All'alba del Ventunesimo secolo, in qucs to suo primo lustro, si sono infittiti i segnali di consapevolezza da parte della Difesa della gravità della crisi del settore museale. La stes­ sa convocazione del convegno Arc!JiJ;i, bibliolethe, 11///sei !llilitari ne è un segno. Ciò non vuoi dire però che tali segnali siano sufficienti. La mobilitazione degli esperti esterni e la professionalizzazione degli operatori interni rimangono ancora un obiettivo, invece che una realtà. Il coordinamento c la revisione in senso i nterforze di t]Uestc strutture è ancora di là da venire. E purtroppo le risorse non aumentano, quando non vengono drasticamente ridotte, in un quadro generale che pare eli scarsa considerazione da parte della Difesa della rilevanza dci livelli culturale e promozionale. Insomma, lo iato rispet­ to alle strutture museali nazionali c alle strutture museali militari degli altri paesi conti­ nua a crescere. Non paiono nemmeno avvertite le esigenze (che, se non dall'ammini­ su·azione della Difesa, saranno prima o poi colmate da altre amministrazioni o dall'ini­ ziativa privata) di una musealizzazione della Guerra freclda,19 o del peacekeepin,g, o persi•

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Nicola lAbanca no solo della storia della coscrizione obbligatoria: tutti possibili musei che verosimil­ mente incontrerebbero l'interesse eli un largo pubblico. l segnali di una sopravvenuta consapevolezza, pur importanti, devono quindi ancora essere sviluppati per situarsi all'altezza del necessario sovvcrtimento delle scelte di fondo dei decenni precedenti. Il futuro sta nella cooperazione

In tempi di crisi, come quelli odierni, i più sensibili fra i responsabili militari eli que­ ste strutture militari hanno espresso nel corso del Convegno Archivi, biblioteche, musei 1J1ilita1i un senso di scoraggiamento e il timore che, in assenza di un rinnovamento, sia a rischio la stessa sopravvivenza di questi musei militari.2" l n tal uni casi essi si sono pre­ sentati come 'vittime' di una situazione che in buona parte sfugge al loro comando e controllo (ad esempio in termini di norme, mezzi, personale c sua formazione, arricchi­ mento delle raccolte ecc.) . Forse è così. Forse invece i responsabili di oggi sono vittime delle scelte assunte nei decenni precedenti dai loro predecessori che sino ad oggi non sono state invertite. Certo la situazione è critica c senza una chiarificazione delle situa­ zione normativa/' senza un necessario coordinamento intcrforze all'interno dell'area Difesa22 e senza un'adeguata cooperazione fra Difesa e Riccrca,23 cioè fra competenze interne e competenze esterne, queste strutture museali militari si allontaneranno inevi­ tabilmente sempre di più dalle analoghe strutture museali di altri paesi, dalle altre strut­ ture del sistema museale nazionale e soprattutto dall'interesse del pubblico italiano. Ogni museo militare ha una sua propria storia, ma quest'orizzonte è comune. Come sempre, cambiare è possibile: .re cooperazione, volontà e risorse sono presenti.

Note Oltre a riconoscere con soddis fazione i miglioramenti ottenuti, nel corso del convegno sono stati registrati cd affrontati - in genere con spirito costruttivo - anche i p roblemi. Fra questi, ad esempio, è stato rilevato l 'eccezionale ritardo nel versamento delle carte di quasi tutti gli u ffici del Ministero della Difesa, a partire dalle carte del ministro e del scgrctariato del ministro, la cui mancata messa a disposizione degli studiosi ostacola gravemente la possibilità di scrivere la storia militare della Repubblica, creando una situazione d i i ntollerabile divaricazione degli studi i taliani (non a caso quasi inesistenti) con gli studi stranieri sulle politiche militari degli altri paesi occidentali (ma oggi, dopo la cadu ta del muro di Berlino, persino orientali . . . ) per gli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale. A ltrove, grazie alla legge arch ivistica dci trent'anni, si studia oggi ormai almeno l a metà degli anni Settanta: in I talia non si va oltre i pri­ missimi anni del secondo dopoguerra! (Per la precisione, anche le carte dello Stato maggiore Difesa, c cioè non di singola forza armata, non è chiaro quale sbocco archivistico prendano o abbiano preso) . Di fronte a tale situazione, ritenuta intollerabile dagli studiosi, con un intervento largamente applaudito dal convegno, 1) si è osser/}{lfo posi/ii}(IIJ/ellle l 'attività di coordinamento c propulsione della Commissione I taliana di Storia Militare (di cui pure si è auspicata una riforma) , resa possi­ bile dall'attività dci singoli U ffici storici di forza armata che, nel complesso, molto hanno ope­ rato negli ultimi anni per far cadere l e residue barriere alla libera consultazione delle carte da parte degli studiosi, contribuendo così in maniera decisiva al rinnovamento della sturiografia 1

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I Musei Militari: sessione pomeridiana militare i taliana e ad una migliore conoscenza anche da parte delle Forze Armate della propria tradizione storica; 2) si è 1itenuto che (a differenza della questione della presenza degli archivisti, accanto ai bibliotecari, negli organici dell'amministrazione della Difesa) non fosse opportuno per il momento redigere u n apposito documento, affidando il convegno le proprie osservazioni alla Commissione italiana di storia militare; 3) si è tiletJata la straordinmia tilevanza stotica e stotiogra­ jìca della cmte del Ministero della Difesa delpeliodo repubblicano e si è quindi giudicato come straordi­ nariamente grave che di queste carte non vi sia significativa traccia nei vari archivi che ad oggi conservano memoria storica dell'amministrazione della Difesa (archivi degli U ffici storici di forza armata, archivi di enti militari, archivi di stato centrali e periferici) ; 4) si è fatto emico alla Coiii!)Jissione italiana di stotia militare stessa di porre in essere ogni azione presso le competenti autorità militari e politiche preposte, presso le Commissioni di Scarto e - ave costituite - di Vigilanza, presso gli U ffici storici di forza armata, presso la comunità degli studiosi (senza distin­ zioni fra accademici e "in divisa") , presso le istituzioni archivistiche nazionali, nonché eventual­ mente p resso gli uffici storici militari e le istituzioni archivistico-militari delle principali nazioni occidentali: il tutto al fine di contribuire a reperire le carte del Ministero della Difesa e di facili­ tarne i l versamento presso un archivio storico. Per pmte loro, gli stotici i ntervenu ti al convegno si sono dichiarati particolarmente interessati e disponibili a prendere parte a questo processo. Anche la situazione delle carte dell'Arma dei Carabinieri e dei Servizi di sicurezza è stata ogget­ to di discussione. 2 Si rinvia qui alla bella e critica relazione di Paola Carucci, Quali cmte le istituzioni militali produco­ IlO, quali conservano, quali eliminano. 3 Cfr. Matteo Paesano, L'Archivio stotico dell'Esercito e le Biblioteche militari dipresidio. 4 Cfr. Silvia Trani, Formazione, conservaziolle e ji'ltiziolle degli archivi degli Uffici stotici e dei 11111sei difò'Zfl armata. 5 È stata la tesi presentata, nel suo i ndirizzo di saluto, dal sottosegretario alla Difesa Basi, soste­ nuto poi da alcuni altri i n terventi nel dibattito secondo cui la colpa (di molto? di tutto?) è del Paese. 6 Cfr. ancora Matteo Paesano, L'Archivio stotico dell'Esercito e le Biblioteche militafi di presidio. 7 Sosteniamo questo al contrario di quanto a ffermato, relativamente agli archivi ma con accenni che facevano pensare ad una validità della tesi per tutti gli istituti culturali militari e dell'area Difesa, da Massimo De Leonardis, Gli archivi militmi fnmcesi, b1itamtici e statunite11si (il quale ha osservato che gli archivi, e le pubblicazioni, s torico-militari italiani nascono interni e solo fatico­ samente si aprono all'esterno) . 8 Cfr. Lorenzo S ferra, I musei della Mmina Militare: i problemi, le prospettive, ilpubblico. 9 Gregory Alegy, Conserllazione, jmizione, gestione: /luovi modelli per la museologia militare nella prospetti­ va internazionale, ha parlato di "sganciamento" (auspicato?) dall'area Difesa di alcuni dei più effi­ cienti e rinnovati fra i musei militari. Ci pare invece che il rischio principale consista in uno sgan­ ciamento collettivo di questi istituti dal sistema museale nazionale. 10 Nel dibattito Giorgio Rochat ha delineato una tipologia possibile: musei-sacrari, musei di redu­ ci, musei più propriamente militari (di reparti, di forza armata ecc.) . Ma ha correttamente preci­ sato che, oltre a questi, riconducibili all'area Difesa, numerosi e sempre più interessanti sono i musei (civili?) sulla guerra e sull'esperienza di guerra. " Cfr. Camillo Zad ra, Progetti e realizza�onipostlisorgimenftili di tJIIIsei militati colite M11sei della Naziolle. La llttlsealiziftzione italùma della Gnmde g11m'tl. Problemi e sp11nti di realizza�one. 12 Va osservato che, di tutti gli inte rvenuti al convegno, solo i l sopra citato Camillo Zadra ha offerto nel suo contributo cifre esatte ed articolate sull'attività del museo a parlare del quale era stato invitato, il Museo storico i taliano della guerra.

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Nicola Labanca u Cfr. Massimo Mondini, Il 1111/.reo A.M. di Vigna di Valle: rif/N.rioni sulle co.re fatte e da fare, ipotesi s .reenmijittmi: ma va osservato che, pur nel suo radicale rinnovamento, questo rimane un museo tecnico, di velivoli, c non sull'esperienza italiana del volo di guerra e in guerra. 1 .1 Antonello Biagini, nel suo intervento eli di.rmssant, ha ricordato e auspicato il passaggio, nell'al­ lestimento delle collezioni militari, da un percorso cronologico acl un percorso didattico che sfo­ cia talora nell'animazione . . . 1' Nel dibattito Ferruccio Botti si è lamentato del riferimento al militarismo: che è però, va ricor­ dato, cosa diversa dallo spirito militare. 11' Cfr. Ersilia Graziani, L 'md.Ji!Jio dell'Ufficio storico della M.mina Militare. Storia cd eJJoluzione, per quanto concerne su questo punto gli archivi. 17 Nel suo intervento Gregory i\lcgi ha opportunamente ricordato che l 'evoluzione dell'lmpcrial \'\far Muscum londincse fu realizzata fra anni Sessanta e Settanta: proprio mentre, ha osservato chi scrive, in Gran Bretagna si sviluppava la grande rivoluzione storiografìca di Michacl Howard (c eli John Keegan), con la quale l'evoluzione museologica dell' lwm evidentemente entrò in con­ tatto. In ogni caso, non ci fu iato fra evoluzione del museo e punte più avanzate del rinnovamen­ to della storiografìa militare. Esattamente (1ucllo che in I talia è sinora mancato, in genere. " Cfr. J .uciano Luciani, La jìmzionc del Mu.reo .rtorico della Guardia di Finanza nell'ambito della !Jaloriz­ �ftzione delle tradizioni del Corpo. 1'' Nel dibattito Romain Raincro ha ricordato la peculiare storia del Memoria! di C:aen, evolu to­ si da museo da guerra in museo della pace, e della presenza nelle sue collezioni di una testata nucleare: oggetti simili, storicamente presenti anche sul territorio nazionale, potrebbero essere 'musealizzati' anche in I talia in un eventuale futuro 'museo della Guerra fredda'. '" Nel dibattito N icola Della Volpe ha espresso il timore che un'evoluzione dci musei militari possa far perdere il patrimonio culturale dci militari. Lo stesso suo intervento è un segno dei tempi. Ma il patrimonio culturale si rinnova e si arricchisce di generazione in generazione, si reinterpreta. 21 Ha insistito su tale punto, nella tavola rotonda, Guido Melis. 22 Una forte insistenza su tale aspetto è venuta, già nella sua Introduzione ai !atJoli, da Euro Rossi.

Nelle sue Conclu.rioni gmcmli Piero Del Negro, riprendendo le parole eli l •: uro Rossi, ha denun­ ciato il pericolo della "mancanza di una sensibilità storica".

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TAVOLA ROTONDA FINALE

Coordinatore: Col. Euro Rossi

Presidente C.I . S.M.


1èwola rotonda finale

ARCHIVI E BIBLIOTECHE MILITARI : QUALCHE IDEA PER VALORIZZARLI Guido Melis

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esidero innanzi tutto ringraziare la CISM, e in particolare il comandante Euro Rossi, per avere prima fortemente voluto e poi così efficacemente realizzato questo Convegno. Lo faccio personalmente, come storico delle istituzioni, ma lo faccio, anche a nome della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari dell'Università "La Sapienza" di Roma alla quale appartengo, in rappresentanza del pre­ side Attilio De Luca, che questo pomeriggio non ha potuto presenziare ai nostri lavori come avrebbe voluto, ma che per mio tramite vi ringrazia e vi saluta cordialmente. La Scuola per archivisti e bibliotecari non nasce oggi. I-la alle sue spalle una storia consolidata e anche (credo di poterlo dire) di un certo prestigio nel campo dell'alta for­ mazione e della specializzazione, sia degli archivisti che dei bibliotecari. Da qualche anno, inoltre, ha avviato i corsi triennali e biennali, dei quali come sapete si compone, dopo le recenti riforme, il percorso universitario italiano. È, insomma, una facoltà in piena regola (di piccole dimensioni, il che costituisce in un ateneo come quello roma­ no un ulteriore vantaggio) , nella quale si formano e si formeranno le future generazio­ ni di specialisti delle fonti, attraverso lo studio e l'approfondimento delle tradizionali discipline del settore e di una serie di altre materie che ne allargano e ne integrano l'im­ pianto di base. È dunque naturale che la Scuola archivisti e bibliotecari, approfonden­ do una tradizione, peraltro già esistente e operante, di ottime relazioni con gli archivi militari, abbia partecipato sin dall'inizio all'organizzazione del Convegno, collaborando con convinzione ed entusiasmo con il Comandante Rossi sin nella fase della sua idea­ zione che, poi, in quelle dell'articolazione concreta e della realizzazione. È altrettanto naturale da parte mia auspicare che questa nostra fattiva collaborazione possa in futu­ ro proseguire. Siamo pronti, se gli Uffici storici ce lo chiederanno, a offrire la nostra esperienza c le competenze dei nostri docenti, nelle forme e secondo i modi che insie­ me potremo determinare. In particolare, vi segnaliamo sin d'ora la nostra disponibilità acl indirizzare verso le strutture archivistiche c bibliotecarie militari i tirocini pratici dci nostri allievi. O ffriamo, inoltre, la nostra piena disponibilità per organizzare corsi di for­ mazione e di aggiornamento per il personale militare addetto al settore. E ci auguriamo che presso i vostri archivi c le vostre biblioteche possano un domani essere banditi posti di archivista o bibliotecario aperti anche ai nostri laureati c diplomati. Vengo ora al merito della nostra tavola rotonda. Il Convegno ha messo in rilievo, mi pare, quattro problemi, sui quali, molto sinteticamente, vorrei intrattcnermi: 1) il lacunoso quadro normativo nel quale operano gli archivi militari;

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Guido Melis 2) le difficoltà finanziarie e organizzative nel quale versano nell'ambito delle strut­ ture che li contengono; 3) le lacune culturali del personale, quasi sempre non specializzato o non adeguata­ mente specializzato, che vi lavora; 4) la scarsa capacità di questi archivi di fare rete tra di loro e, ancor più, di collegar­ si con l'esterno. Innanzi tutto è emersa da più interventi (non ultimo quello, autorevolissimo, del Comandante Rossi, che ha parlato dei rischi derivanti dallo "stato di eccezione") l'esi­ genza per gli archivi militari di uscire dalla situazione di cronica indeterminatezza nor­ mativa che sinora li ha contraddistinti, sino ad essere ricondotti (qualcuno lo ha chiesto esplicitamente) "sotto l 'ombrello" della legge archivistica. Il punto è di enorme importanza, sia per la conservazione della documentazione che per lo sviluppo degli studi. Per la documentazione, perché evidentemente una serie di regole unitarie e rigorose su scarti, tempi di conservazione negli archivi correnti, moda­ lità di trasmissione agli archivi storici, ordinamenti dei fondi in questi ultimi archivi, consultabilità e riproducibilità dei documenti costituisce la premessa necessaria per integrare stabilmente il patrimonio storico-documentario militare nell'ambito dei beni archivistici nazionali. Per gli studi, perché la fine della troppo lunga separatezza degli archivi militari consentirebbe certamente una crescita significativa delle ricerche e una conseguente affermazione della storiografia militare nell'ambito del panorama storia­ grafico nazionale e internazionale. Vorrei subito chiarire, a scanso di equivoci, che non penso affatto, con ciò, a sopprimere la distinzione organizzativa che attualmente vige tra gli archivi di Stato (destinatari della documentazione "civile" dell'amministrazione) e gli archivi militari. Al contrario, sono convinto che mantenere gli archivi storici nel­ l'ambito delle strutture che producono le carte abbia in sé un valore aggiunto: perché consente alla struttura operativa di identificarsi con la memoria storica raccolta nel "suo" archivio; e perché facilita la stessa trasmissione della documentazione. Io parlo esclusivamente della uniformità degli ordinamenti e delle regole. E penso, altresì, alla possibilità che si aprirebbe domani agli studiosi (attraverso forme di più stretta collabo­ razione tra archivisti militari e archivisti "laici") di "navigare" informaticamente nelle fonti - quelle conservate negli uni e negli altri archivi - ricomponendone il tessuto uni­ tario e risparmiando così enormemente sui tempi e sui costi delle ricerche. L'informatica ha, per gli archivi, questa formidabile virtù: che può ricomporre virtual­ mente quello che resta diviso fisicamente. Ma perché questa ricomposizione virtuale abbia effetto bisogna che i criteri di selezione e di classificazione dei documenti siano standardizzati. Dunque, è auspicabile che il sistema di regole che governa l'attività degli archivi di Stato italiani sia esteso anche a quelli militari. Ed è a mio avviso interesse di questi ultimi non solo aderire, ma chiedere e provocare una simile unificazione delle regole. Sono emerse anche, dai lavori del Convegno, le troppe e troppo rilevanti diffor­ mità che ancora esistono tra i vari archivi militari, sia sul piano organizzativo, sia su quello finanziario. Sul piano organizzativo è stato evidenziato dalla rassegna qui compiuta come coesi­ stano varie forme. Prevale ancora, mi pare, quella, forse anacronistica, del Museo (che

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Tavola rotondafinale accomuna le carte ai cimeli, alla documentazione varia, talvolta ai libri) . Non sempre è chiara, in quei contesti, la specificità delle carte. N on sempre sono garantiti la loro buona conservazione, i l loro specifico ordinamento e la loro integrazione nel tempo. Occorrerebbe in (1uesti casi almeno definire la autonomia della sezione archivis tica e aver cura che questo settore non si confonda con gli altri. Gli archivi veri e propri, quando anche esistono in quanto tali, sono insidiati nella loro esistenza quotidiana da una serie di problemi, non diversi del resto da quelli che conosciamo negli archivi non militari: esiguità dei finanziamenti, carenza e poca specia­ lizzazione del personale, locali talvolta inadatti, difficile rapporto tra chi produce le carte e chi ha il compito di conservarle, incerta o impropria collocazione gerarchico­ organizzativa nell'ambito delle rispettive strutture. Ho scritto qualche anno fa, parlando degli archivi di S tato, che spesso (}Uesti glorio­ si istituti si sono ridotti, come diceva N itti della statistica, acl essere "la Cajenna degli impiegati". Non conosco altrettanto bene la situazione degli archivi militari, ma ho l'im­ pressione che rischi simili esistano anche per loro, e che vadano quindi denunciati con forza. Quanto all'attività, sono state efficacemente messi in rilievo da diversi interventi i patemi cui va incontro quotidianamente chi dedica la sua intelligenza e la sua passio­ ne (e sono tanti coloro che lo fanno) alla sopravvivenza degli archivi militari. C'è in par­ ticolare (e la si è colta chiaramente durante il Convegno) una domanda di maggiore e più puntuale formazione professionale degli operatori. È una richiesta seria, fondata, alla quale - credo - bisognerà dare risposte serie, anche (lo ripeto) in collegamento con l'università e con gli archivi eli Stato. Anche la consistenza e l'ampiezza degli archivi sono risultate, alla luce della nostra discussione di questi giorni, molto difformi. Sembra quasi che in certi casi la conservazione sia stata i spirata da criteri di rigorosa attenzione e in altri sia stata casuale, forse persino distratta. Un caso particolare che mi ha colpito è quello dell'Arma dci Carabinieri: ho sentito ieri parlare di circa 3.000-3.500 faldoni dal 1 8 1 4 quasi ai nostri giorni come dello stock nel quale si riassumerebbe tutta la storia dell'Arma. Mi permetto di chiedere ai responsabili qualche chiarimento, convinto come sono che una storia tanto intrecciata con quella della società italiana, qual è stata quel­ la dei Carabinieri, non possa racchiudersi in un numero così esiguo di faldoni. Un punto specifico molto delicato è quello della dipendenza degli archivi da questa o quella strut­ tura superiore. Non voglio entrare nel meri to delle singole situazioni, che capisco abbia­ no delle radici nella storia eli ciascuna Forza Armata. Quello che vorrei segnalare è l'esi­ genza di dare a queste strutture (che hanno natura eminentemente culturale) una collo­ cazione idonea al loro agile e corretto funzionamento, senza che debbano subire i con­ dizionamenti derivanti da un legame gerarchico non proprio. Ho già toccato il tema della formazione del personale. Mi pare che si possano rias­ sumere i suggerimenti di questi due giorni el i lavori in questo piccolo decalogo: a) inserire stabilmente negli archivi militari degli archivisti civili professionisti, reclu­ tati con concorsi regol ari c muniti di requisiti specifici; cancellare dunque l'attuale, improvvida esclusione dagli organici della figura dell'archivista; b) fare altrettanto per le biblioteche militari; c) avviare una serie continuativa di stage formativi per il personale militare degli

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Guido Melis archivi e delle biblioteche; d) instaurare a tal fine un rapporto organico con l'Università o comunque assicurar­ si la stabile collaborazione di esperti di accertata competenza, anche attraverso la costi­ tuzione di comitati misti cui affidare il coordi namento di tali stage. I nfine, il tema del coordinamento. Occorrerebbe, credo, spendere qualche energia in più su questo fondamentale terreno: fare rete. Intanto rafforzando la collaborazione interforze, magari anche istituzionalizzandola nelle forme che si riterranno più oppor­ tune; poi uniformando il più possibile moduli organizzativi, norme di funzionamento, regole interne dei singoli arch ivi ; e provocando una maggiore intefacciabilità tra i vari archivi e le diverse biblioteche fra loro; infine puntando su strumenti di comunicazio­ ne con l'esterno, vecchi e nuovi: i bollettini (vedo che alcuni archivi li producono in pro­ prio: si tratterebbe di moltiplicare queste esperienze virtuose) , le riviste, i siti web (anche qui farei uno sforzo per "far vedere" di più gli archivi e per unificare i linguaggi e gli stili della comunicazione) , le mostre (anche comuni tra più archivi) , l'uso di audiovisivi di presentazione ecc. "Archivi (e biblioteche) militari aperti" potrebbe essere il motto di una campagna per far conoscere all'esterno il patrimonio documentario delle Forze Armate. Un punto particolare, che è stato approfondito da un'apposita sezione del Convegno, è quello delle biblioteche militari. l� raccolto in queste biblioteche un patri­ monio inestimabile, che non solo documenta da vicino gl i sviluppi della cultura e della tecnica militare, ma più in generale assume rilevanza per la ricostruzione di intere epo­ che della nostra storia nazionale. Un catalogo generale delle biblioteche militari, per lo meno di quelle più rilevanti, da collocare sul Web e da offrire agli studiosi, potrebbe costituire - io credo - un validissimo biglietto di presentazione, anche al fine di valo­ rizzarne le strutture, razionalizzarne (anche attraverso opportune fusioni) la rete e, infi­ ne, farne un momento e fficace di quella che potrebbe essere la strategia comunicativa delle Forze Annate verso l'opinione colta del paese. Perché di questo, in effetti, stiamo parlando: della necessità di porre in valore la documentazione (archivistica o edita che essa sia) di una storia pecul iare di grande interesse, ma che si innesta tuttavia nella sto­ ria generale della nazione e ne costituisce anzi un momento rilevante e insopprimibile. Parafrasando una celebre battuta, mi verrebbe da dire (e mi scuso anticipatamente del­ l'irriverenza) che la storia militare è troppo importante per essere lasciata soltanto ai militari; e che la documentazione degli archivi militari è di troppo rilievo per essere custodita soltanto dagli archivisti e dai bibliotecari militari. O per lo meno da archivisti militari che non si sentano parte della cultura complessiva dell'archivistica i taliana. Il Convegno ha avuto il merito (lo testimoniano gli stessi lusinghieri echi di stampa d e i q uali ci ha ri ferito i l Comandante Rossi) di gettare un po' di luce su un m ondo, quel­ lo degli archivi, delle biblioteche e dei musei militari, che troppo spesso è rimasto in ombra. Ma io spero che sia anche servito ad un altro scopo, almeno altrettanto impor­ tante: quello eli rafforzare il legame delle Forze Armate con la memoria della loro sto­ ria. Perché non esiste istituzione vitale, civile o militare che sia, che non fondi la sua identità e il senso della sua m issione sulla capacità di riferirsi alla propria storia, di meta­ bolizzarla giorno per giorno, di trarre da essa insegnamenti e autocoscienza .

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Ta!Jola rotonda jìnale

LA SCOMPARSA DEGLI ARCHIVI STI DI STATO DAI RUOLI DEL MINI STERO DIFESA Elio Lodolini

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l termine di questo interessante c ricco Convegno su ' 'Archivi, biblioteche e musei delle Forze Armate", mi sia consentito un codicillo relativo agli archi­ vi, agli archivi propriamente detti, per tali intendendo quelli che vengono indicati nei testi legislativi come "archivi storici", cd in particolare a chi quegli archivi deve ges tire: gli Archivisti eli Stato. Nello scorso anno, un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 set­ tembre 2004, dal titolo "Ricletcrminazione delle dotazioni organiche delle quali fiche dirigenziali, dei commissari di leva, dei professori e dei ricercatori, delle aree funziona­ li, delle posizioni economiche e dei profili pro fessionali del Ministero della difesa" ha stabilito un nuovo organico, di modeste dimensioni, per gli Archivi storici degli Stati Maggiori militari: otto posti di Archivista di Stato in tutto, di cui 7 eli ''Archivista di Stato" propriamente detto (da destinare sei al Lazio ed uno alla Sardegna) ed uno con lo strano titolo, esistente nell'Amministrazione archivistica italiana ed inventato non so da chi, di "Archivista di Stato ricercatore storico scientifico", da destinare al Lazio. Il D.P.C.M. clell'8 settembre è stato pubblicato nel supplemento della "Gazzetta ufficiale" del 2 dicembre 2004, n. 283. Ma già tre giorni prima un accordo firmato il 29 novem­ bre 2004 tra Ministero Difesa e le Organizzazioni sindacali, aveva stravolto ed annulla­ to questa norma, stabilendo un nuovo ordinamento professionale, che ha visto la sop­ pressione di tutti i posti eli Archivista di Stato. Formalmente, si è trattato dell'istituzione eli un pro filo di "Collaboratore biblioteca­ rio" in cui è stato fuso anche quello eli Archivista di Stato. I compiti affidati al "Collaboratore bibliotecario" sono i seguenti: "esegue lavori di ricognizione del patri­ monio librario dell'istituto presso il quale è applicato eseguendo operazioni connesse all'acquisizione, al trattamento, alla catalogazione, alla classificazione e soggettazione del materiale moderno od antico presso la propria biblioteca; collabora con il persona­ le inserito nelle posizioni economiche superiori e con dirigenti nelle attività eli s tudio, formazione, programmazione, analisi ed elaborazione dati; effettua la registrazione pre­ scritta per i servizi ai quali è preposto".1 Nessuno eli questi compiti ha alcunché che possa riferirsi a compiti relativi agli archivi. Evidentemente, né l'Amministrazione mili­ tare né i Sindacati si sono resi conto della portata eli questa delibera, che avrebbe avuto un senso soltanto se contestualmente fossero s tati soppressi gli Archivi storici degli Stati Maggiori, con versamento delle relative carte all'Archivio centrale dello Stato, cosa che non mi sembra sia nei progetti del Ministero della Difesa. Ne ho scritto al Direttore generale del Personale civile del Ministero già nello scor-

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Elio Lodolini so febbraio 2005, cd altrettanto ha fatto l'Associazione nazionale archivistica italiana, ma la risposta è stata - a dir poco - ak1uanto singolare. Il Direttore generale del perso­ nale civile ha risposto, testualmente, che l'Amministrazione della Difesa «ha ritenuto di poter rinunciare alla professionalità di "Archivista di Stato"». Negli Archivi storici, dunque, secondo l'Amministrazione della Difesa, si può fare a meno degli archivisti. È come dire che nell'Esercito si potrebbe fare a meno dei solda­ ti o che nella Marina si potrebbe fare a meno el c i Tviarinai. I nvece, dovrebbe essere ben noto che per operare negli Archivi - uno dci settori scientifici più ricchi e più difficili da gestire - occorre, sin dall'Ottocento, uno specifico titolo di studio, rilasciato da una Scuola specialistica (la più antica del mondo è quella esistente dal 1 8 1 1 presso l'Archivio di Stato in N apoli) , c sin dalla fine dello stesso seco­ lo XIX c per circa cento anni tale titolo è stato richiesto, in aggiunta alla laurea, per la carriera scientifica degli archivisti. Riordinare un archivio significa partire dalla storia della istituzione che lo ha prodot­ to, ed occorrono quindi basi giuridiche c storiche per operare in archivio. L'ordinamento eli un archivio pubblico - ha affermato Bonaini, sin dal secolo XIX significa applicare ai documenti eli quell'archivio il diritto pubblico dello Stato, quale era nell'epoca e nell'arca geografica in cui i documenti sono stati prodotti. l .'archivistica è una disciplina giuridica, da collocare nell'ambito della storia del diritto, ma con una pro­ pria e distinta fisionomia. L'architJistica .rpeciale, poi, è la storia delle istituzioni (cioè un settore della storia del diritto) considerate non in se stesse, ma nella loro produzione di fondi c serie di archivio. So bene che è difficile convertire gli "erranti" - come li chia­ ma Antonio Panclla - ma questa è la realtà. Da alcuni anni gli Stati Maggiori dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica hanno intrapreso il riordinamento dei propri Archivi storici, grazie all'attività, o alla collabora­ zione o alla consulenza, di archivisti; affidare a bibliotecari compiti archivistici sarebbe vanificare il lavoro sin qui svolto, che sta permettendo di porre, almeno parzialmente, rimedio ai gravissimi guasti (quali, primo fra tutti, un antiarchivistico ordinamento per materia, cioè sulla base del contenuto dci documenti) verificatisi quando negli Archivi stessi non esistevano né personale archivistico, né archivisti professionisti quali collabo­ ratori esterni, né consulenti in materia archivistica. Abolire gli Archivis ti di Stato negli Archivi storici degli Stati Maggiori e, peggio ancora, affidare quegli archivi a bibliotecari, significa distruggere ogni criterio scientifi­ co nella tenuta degli archivi storici. Occorre difatti ricordare che archivi c biblioteche non solo non hanno nulla in comune nell'ampio panorama dei beni culturali, ma sono istituzioni che richiedono metodologie fra loro "antitetiche" per la rispettiva gestione. Unire in un'unica qualifica archivisti e bibliotecari è un gravissimo errore, proprio per l'antitesi fra le metodologie delle due professioni: quanto più un bibliotecario è pre­ parato cd è ottimo per il lavoro di biblioteca, tanto più è lontano dalla mentalità archi­ vistica, c viceversa. Ripeto: un bibliotecario, per essere ben preparato nella propria pro­ fessione, deve avere una mentalità opposta a quella che occorre per gestire un archivio. Questo concetto, del tutto pacifico, è stato sempre affermato dai più illustri cultori di scienza archivis tica, e solo chi ignori radicalmente che cosa sia un archivio può avvi-

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Tavola rotonda finale cinare concettualmente un archivio ad una biblioteca. Purtroppo questa ignoranza è molto diffusa. Giovanni Vittani, per indicare come esempio della più completa ignoranza in mate­ ria di archivi, scriveva che molti "ne hanno un 'idea tanto vaga da confonderli colle /Ji/Jiioteche".2 Vittani, entrato negli archivi con la laurea in lettere, sentì - come egli steso scrisse - il bisogno di laure arsi anche in giurisprudenza per svolgere al meglio il lavoro archivisti­ co. Il ter mine "antitetica" fra la metodologia da adottare per il trattamento di un archi­ vio storico e quella da adottare per il trattamento di una biblioteca è di Giorgio Cencetti, laureato in giurisprudenza prima di conseguire il diploma di archivistica. Cencetti affermava essere necessario "evitare la sgradevole situazione, purtroppo non rara in I talia, di archivi divisi in sedi diverse e trattati con criteri bibliografici, commen­ devolissimi certo per quanto riguarda codici e manoscri tti, ma assolutatJJellte antitetici a quelli che devono governare gli archivi".3 Antonio Panella, anch'egli laureato in giurisprudenza prima di conseguire il diploma di archivistica, nel criticare una legge che non dis tin!:,rtleva l'assoluta diversità fra archi­ vi e biblioteche affermava: "L'origine dell'errore sta nel falso criterio adottato per distinguere il materiale archivistico dal materiale bibliografico, criterio che si fonda non sulla natura di esso materiale, unico elemento logico, obiettivo e sicuro di discrimina­ zione, ma sul contenuto" (oggi diremmo "sull'informazione") . E d ancora: "È augu rabile che la disposizione, anche perché fondata sull'errore, scompaia. Ma io non m'illudo che con questo si raggiunga lo scopo di comJel'fire gli erran­ ti, i quali difficilmente riusciranno a persuadersi che il materiale archivistico non ha nulla in comune co11 quello bibliogrrifico". 4 Ed è così: il lavoro eli archivio non ha nulla in comune con quello di biblioteca (se mai, il lavoro dell'archivista può essere paragonato a quello dell'archeologo) , proprio perché diversa è la natura dell'uno e dell'altra. Una biblioteca è costituita da libri, riuni­ ti in base acl una scelta e ciascuno dei quali costituisce una unità a sé ed è stato scritto volontariamente dall'autore; un archivio è costituito da documenti, ciascuno dei quali è privo eli autonomia ed esiste soltanto come anello di una catena, in quanto fa parte di un iter e la sua esistenza è condizionata dagli altri documenti della stessa pratica, in un intreccio eli competenze che costituiscono la caratteristica dell'archivio. L'archivio nasce i nvolontariamente, t]uale sedimentazione documentaria di un'attività di gestione, qua­ lunque essa sia: gestione di un u fficio, eli un ente, di un reparto, di una comunità, di una famiglia, di un'azienda. Non è possibile formare volontariamente un archivio: l'archivista di un archivio sto­ rico, che dopo molti decenni o alcuni secoli dovrà operare sulle carte eli un archivio, non ha alcuna discrezionalità: egli dovrà riordinare l 'archivio riportandolo all'ordine dato alle carte da chi ha gestito i documenti all'origine. Se un archivio fosse messo cento volte in disordine ed ogni volta fosse affidato ad un archivista diverso per il riordina­ mento, il risultato dovrebbe essere sempre assolutamente identico. In Italia anche chi gestisce le carte correnti è spesso definito "archivista", cosa che può creare confusione, ma la diversità fra il gestore di carte correnti e l'archivista di Stato è analoga a quella che corre fra l'architetto e l'archeologo. In altri Paesi, quali gli

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Elio Lodolini Stati Uniti e la Germania, il prestigioso titolo eli "archivista" è riservato soltanto al fun­ zionario scientifico dell'archivio propriamente detto o archivio storico; nella Chiesa cat­ tolica !"'Archivista di Santa Romana Chiesa" è sempre un Cardinale; negli Stati Uniti d'America l'Arcbilli.rta degli Stati Uniti è l'unico funzionario di vertice che non può esse­ re cambiato nell'alternarsi dei due partiti alla Presidenza della Nazione, dipende esclu­ sivamente dal Presidente, cioè non ha alcun Ministro al di sopra di sé, c può rifiutarsi di obbedire acl un ordine illegittimo dello stesso Presidente (quale p. es. quello di distruggere documenti compromettenti), in C]Uanto neppure il Presidente de,_l!,li Stati UNiti può JÙIIIIOJJedo dal suo inc{//ico se non con l'assenso del Senato. Sembra dunque ben strano che mentre si tenta di potenziare gli Archivi storici degli Stati Maggiori delle Forze Armate, quegli stessi Archivi storici vengano privati degli unici funzionari tecnico-scientifici specializzati in grado di gestirli professionalmente. Credo quindi che sia necessario riaffermare con forza la necessità che gli archivi siano gestiti da archivisti, se non si vuole che essi siano sconvolti e distrutti da persone non competenti in materia archivistica. Naturalmente, inoltre, è necessario assicurare agli archivisti degli Archivi storici degli Stati Maggiori i normalissimi sviluppi di carrie­ ra, sino alla dirigenza. Mi permetto pertanto eli proporre l'adozione del seguente docu­ mento: " l partecipanti al Convegno ''Archivi, Biblioteche, Musei militari" (Roma, 1 9-20 ottobre 2005), appreso che nel Ministero della Difesa sono stati soppressi tutti posti eli Archivista di Stato, i quali sono stati fusi con quelli di Bibliotecario e con mansioni rela­ tive esclusivamente alle B iblioteche; e che pertanto gl i Archivi storici degli Stati Maggiori militari saranno privati del personale tecnico-scienti fico indispensabile per gestirli, con conseguente gravissimo pericolo per la funzionalità e la vita stessa degli Archivi medesimi; rilevata l'assoluta antitesi fra la metodologia del lavoro di archivio e quella del lavoro di biblioteca, chiedono al Ministero della Difesa che siano ripristinati cd aumentati i posti degli Archivis t i eli Stato, muniti degli specifici titoli di studio archi­ vistici, da destinare agli Archivi storici degli S tati Maggiori militari, e che agli stessi sia assicurato il normale sviluppo di carriera, sino alla dirigenza".

Note 1 "Giornale ufficiale" del J\<finistero della Difesa n . l del lO gennaio 2005. ' Giovanni Vittani, Gli anhi!Ji e la !Jila, prolusionc al corso 1 9 1 0- 1 9 1 1 della Scuola dell'Archivio di Stato in Milano, pubblicata in riassunto ncll'A111111111io del Rt;gio /l n-bitJio di Stato in Milano per l'an­ no 1 9 1 1 , pp. 44-47, in cui la frase su riportata è a p. 43. ' Relazione di Giorgio Cencctti, datata Zara, 1 3 febbraio 1 943-XX!, indiri zzata al Governo della Dalmazia cd al Ministero dell'interno, U fficio centrale degli Arch ivi d i Stato, in Archivio centra­ le dello Stato, fondo U fficio centrale degli Archivi di Stato, atti degli anni 1 945-48, busta 68, fascicolo "Archivi dalmati" c in Archivio di Stato in Roma, carte Ccncctti, busta 928. La relazio­ ne è stata pubblicata in: Elio Lodolini, Gli ard.Ji!Ji de/111 })a/mazia dtmmle la seconda J!,l!erm mondiale e /'opem di Giorgio Cencelli, in "la Rivista dalmatica", a. l V I I I , n. 4 , Roma, settembre-dicembre 1 987, pp. 239-366, in cui la frase su riportata è a p. 296. ·• Antonio Panella, 1 LI legge è "di gmnde /)(t/ore ", ma ba i .moi difetti, in "Archivio s torico italiano", a. CV, vol. l , Firenze, 1 947, pp. 86-93, i n cui le frasi su riportate sono a pp. 9 1 -93.

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Conclusioni

CONCLUSIONI GENERALI Pietro Del Negro

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l Convegno di studi su Archivi biblioteche musei tJiilitari. Lo stato attuale, lefun­ zioni sociali, gli sviluppi sono state presentate diciotto relazioni, si è tenuta una tavola rotonda e ai dibattiti ha preso parte, oltre ai quattro discussants previsti dal programma, una quindicina di altri partecipanti. Dal momento che la quantità e la qualità dei contributi inducono a considerare affatto improponibile una loro rassegna analitica, affiderò alle conclusioni unicamente i compiti a) di enucleare quelli che con­ sidero i problemi-chiave sollevati nel corso dell'incontro e b) di prospettare delle solu­ zioni che, mi auguro, terranno la giusta rotta tra gli opposti scogli del realismo accon­ discendente e del sogno utopico. Riprendendo il sottotitolo del convegno, affronterò dapprima <do stato attuale» delle istituzioni al centro del Convegno, in seguito le loro «funzioni sociali» e, infine, «gli sviluppi», che sono a mio avviso auspicabili. Lo s tato attuale

Soprattutto nella prima giornata, quella dedicata agli archivi e alle biblioteche, ma anche, sia pure in misura minore, nella seconda si è imposto il modello del cahier de dolé­ ances, è riecheggiata la canzone, che assai spesso meccanicamente risuona, quasi venis­ se da un organetto di Barberia, quando ci si confronta con i problemi delle istituzioni statali. Manca il personale e, anche quando c'è, non è sufficientemente specializzato e, in ogni caso, se il personale si è specializzato spesso grazie ad un autonomo sforzo di se!f-it��proveJnent, tale spedalizzazione non è adeguatamente valorizzata. Mancano i fondi. Mancano i locali. Mancano gli strumenti di lavoro e di consulta­ zione; in particolare l'informatizzazionc è ancora assai carente, anche se qua e là alcuni progetti sono stati avviati da tempo e altri cominciano a dare i primi risultati. Le principali questioni sul tappeto, che emergono da una visione a volo d'uccello della complessa rete cos tituita dagli archivi, dalle biblioteche e dai musei militari, sono la frammentarietà c la dispersione aggravate da una diffusa carenza di sensibilità stori­ ca (colonnello Euro Rossi) . In misura p i ù o meno penalizzante e , talvolta, paralizzante archivi, biblioteche e musei incontrano problemi riguardo all'«alimcntazione» (come l'ha definita il colonnel­ lo Ferruccio Botti) , vale a dire, a seconda dei materiali chiamati in causa, l'immissione di documenti, eli libri e di beni storici degni di essere raccolti, conservati e, nel caso, esposti nei tre tipi di depositi della memoria collettiva, sui quali il Convegno ha voluto richiamare l'attenzione non solo degli addetti ai lavori, ma anche di coloro, in primo luogo gli storici militari, che principalmente su tali fonti basano le loro ricerche.

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Pietro Del Negro Come è stato giustamente sottolineato dal tenente colonnello Scarlati, tale «alimen­ tazione» è ben lontana dal risultare, come invece dovrebbe essere se la macchina fun­ zionasse comme ilj(mt, «costante, metodica c corretta». In particolare è emersa in tutta la sua gravità grazie agli interventi degli archivisti e degli storici la questione dei - mancati o parziali - versamenti dei documenti militari negli archivi di Stato che in quelli degli U ffici storici, un vuoto eli documentazione che compromette alle radici la ricerca storica attuale c futura. Stando alla norma recentemente ribadita dal cosiddetto codice dei beni culturali, le carte del Ministero della Difesa dovrebbero essere versate all'Archivio Centrale dello Stato c quelle delle unità militari operative agli Uffici storici competenti. l n effetti, tale norma ha ricevuto un'applicazione incostante, erratica e alquanto capricciosa fin dalla prima metà del Novecento, vale a dire fin dall'epoca in cui il Ministero era ancora deno­ minato della Guerra. D 'altra parte, gli U ffici storici hanno continuato, di fatto, a privi­ legiare la raccolta della documentazione bellica nella scia eli una discutibile tradizione culturale (e quindi anche storiografica) ottocentcsca che riteneva che le Forze Armate fossero state create unicamente per la guerra e che, eli conseguenza, era indotta acl asse­ gnare un'importanza marginale al ruolo dei militari in tempo eli pace. Più in generale, la trafila del documento dall'archivio corrente all'archivio di depo­ sito e all'archivio storico eli pertinenza appare compromessa da una serie eli comporta­ menti arbitrari. Certo, non si pretende affatto di conservare per gli storici futuri l'enor­ me massa documentaria, che la burocrazia odierna in parte deve opportunamente gene­ rare e, in parte crescente, crea per un discutibile impulso meccanico. Va da sé che quel­ lo della conservazione indiscriminata dei documenti è un obiettivo che soltanto un folle può porsi. Ciò che invece è necessario fare è eli poter garantire, tramite commissioni di esperti che agiscano sulla base di una normativa uniforme, che i passaggi critici - dal­ l'archivio corrente a quello eli deposito c da quello eli deposito a quello storico - siano superati in modo trasparente c sulla base di criteri selettivi pertinenti e che in ognuno elci tre tipi di archivio il documento sia conservato nella sua integrità. Il tema delle biblioteche non è stato adeguatamente sviluppato dal Convegno, forse perché in questo caso un 'codice' condiviso esiste già, il sistema SBN, e l'informatizza­ zionc ha fatto da tempo parecchi passi in avanti. Credo, tuttavia, che possa essere utile qualche ulteriore riflessione circa tale settore. Alle biblioteche militari, quali si sono costituite tra Otto e Novecento, si possono riconoscere, in linea di principio, almeno cinque funzioni: 1) formativa (i libri, i periodici ecc., in quanto strumenti atti a incrementare il tasso di professionalità, i valori di corpo, insomma tutto ciò che concerne la formazione del militare in quanto titolare di un ruolo specifico all'interno dello Stato e della società) ; 2) pratica (i libri ecc. in quanto u tilizzati a fini operativi o per risolvere problemi tec­ nici, per far fronte, cioè, alle emergenze e contingenze della pro fessione) ; 3) informativa (nozioni e notizie che non riguardano direttamente la sfera pro fes­ sionale, ma che interessano il militare in quanto cittadino, cultore di studi ccc.) ; 4) di trattenimento (letteratura amena, certa saggistica ecc.) ; 5) di ricerca storica.

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Conclusioni Il patrimonio librario posseduto dalle biblioteche militari, che fanno capo allo Stato Maggiore dell'Esercito, supera abbondantemente, stando a quanto scriveva alcuni anni fa il generale Orestc Bovio, il milione di volumi. Se a questo dato si sommano c1uclli relativi alle biblioteche delle altre Forze Armate, ai fondi ex-militari ora in biblioteche pubbliche (ad esempio le assai consistenti ex-biblioteche di Presidio conservate presso la Biblioteca Universitaria di Padova c la Biblioteca Comunale di Gorizia), alle sezioni militari delle biblioteche di storia del Risorgimento, della prima guerra mondiale, di sto­ ria contemporanea ccc., si dovrebbe raggiungere un traguardo t]Uantitativo che permet­ terebbe, nel caso in cui questa enorme massa libraria fosse riunita in una sola bibliote­ ca, di collocare quest'ultima al c1uarto posto in Italia, immediatamente alle spalle delle tre grandi Biblioteche nazionali di Roma, eli Firenze c di Napoli. Quanto ai musei militari, il Convegno ha fatto emergere una serie eli situazioni c1uasi tutte di eccellenza o comunque più o meno soddisfacenti, anche perché in grado di far fronte i n maniera più o meno sistematica c coerente al problema dell'«alimcntazionc». Nello stesso tempo è emersa in tutta la sua importanza la necessità di un coordinamen­ to tra le realtà eli punta e quelle che si possono considerare a vario titolo «secondarie» (perché occupano spazi ristretti, perché le raccolte non sono particolarmente ricche, perché all'interno dci musei il militare non ha una particolare preminenza, perché le col­ lezioni non sono aggiornate . . . ) . Una decina di anni fa h o raccolto l e schede eli duecento e più musei italiani, che con­ tengono armi c/ o altri oggetti relativi alla storia militare: un arcipelago che è senza dubbio quanto mai differenziato sotto il profilo giuridico cd effettuale, ma che proprio la sua complessità esige che sia affrontato in una prospettiva globale. Le funzioni sociali

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Nel corso del Convegno è stato affermato che gli U ffici storici delle Forze Armate e, più in generale, le istituzioni che fanno - o che dovrebbero fare - loro capo, dagli archivi alle biblioteche e ai musei, sono nati con finalità interne e che soltanto in tempi successivi si sono «aperti» al civile. In realtà, la storia del più antico degli Uffici storici, quello dello Stato maggiore dell'Esercito, non conforta affatto tale tesi. Quando nacque, nel 1 856, quale sezione terza dcll'U fficio militare del Reale Corpo di Stato Maggiore, quello che doveva diventare di lì a pochi anni l'Ufficio storico fu incaricato di «compilare dietro documenti autentici, raccolti nell'archivio del Corpo o altrove, la storia delle campagne e degli avvenimenti militari del Paese», si vide quindi assegnata una funzione pubblicistica, che lo poneva necessariamente in stretto rappor­ to con la società civile. Non va poi dimenticato che la prima opera pubblicata dall'Ufficio storico quando era ancora in 11/tce fu, nel 1 857, il Ricordo pittorico IJJilitare della spedizione sardtt in Oriente negli anni 1855-56, una sintesi della campagna accompagnata da una raccolta di bellissime tavole, in parte disegnate dal noto pittore Girolamo Induno, un'opera destinata evidentemente al grande pubblico eli allora. Senza dubbio in Italia archivi , biblioteche e musei militari sono quasi tutti sorti in risposta ad esigenze pratiche (e, soprattutto, ma non solo, nel caso dci musei, simboli­ che) di singole i stituzioni militari, dai Corpi di Stato Maggiore alle scuole militari, dalle

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Pietro Del Negro varie Armi ai Corpi e alle specialità delle Forze Armate. Una storia dispersiva e fram­ mentaria che si può cogliere anche sul piano onomastico. Esiste una Biblioteca milita­ re centrale (nata tuttavia non all'indomani dell'Unità, ma nel tardo O ttocento e anche allora «centrale» soltanto fi no acl un certo punto, rispetto alla stessa situazione romana) , ma non abbiamo degli archivi militari generali, né un museo militare nazionale (musei come c1uello di Artiglieria di Torino, che si fregia dell'etichetta di «nazionale», in effetti racconta unicamente la storia tecnica dell'arma, privilegiando chiaramente la sua matri­ ce pratica, quella eli nascere dalla sezione modelli e prototipi dell'Arsenale della città subalpina). Certo, la storia militare i taliana è stata una storia tormentata e soprattutto gravata al di lù del lecito da polemiche soprattutto pcrsonalistiche. Basta pensare alla storia della guerra del 1 866, redatta da Carlo Corsi nel 1 868-69, ma pubblicata in due volumi tra il 1 875 e il 1 895 (il secondo volume evidentemente dopo la scomparsa di tutti i protago­ nisti della campagna) , oppure alla storia della Prima guerra mondiale, avviata fin dal 1 927, ma completata più di settant'anni dopo, quando divenne fi nalmente possibile liberarsi dell'incubo catastrofico di Caporetto. Ma se continua ad apparire improbo il compito di raccontare in una chiave condivi­ sa la storia militare recente, così come del resto la storia del Paese tout cotiJ'!, ciò non deve esimere dal considerare in una rigorosa prospettiva storica, una prospettiva che nel caso dei militari non può che essere nazionale, i luoghi della memoria collettiva e quindi ripensare, al di lù delle loro origini, la loro funzione sociale attuale, che è o, meglio, dovrebbe essere - quella di contribuire alla prescrvazionc e alla conoscenza della storia militare nella sua globalità. -

Gli sviluppi

La strada maestra è evidentemente quella di una più accentuata collaborazione inter­ forze, che, fatte salve le prerogative e le specificità delle singole Forze Armate, consen­ ta eli ripensare in un'ottica nazionale c storica quanto - ed è tantissimo - abbiamo rice­ vuto in eredità dal passato in tema di archivi, biblioteche c musei militari. ln tale prospettiva, risulta più che mai opportuno che la Commissione I taliana di Storia Militare (CISM) si doti di statuti aggiornati in linea con quelli adottati C}uest'an­ no dalla Commissione Internazionale di Storia Militare (Cli-IM) , in modo da poter eser­ citare al meglio la sua funzione di coordinamento e eli promozione, non solo relativa­ mente alla ricerca s torica italiana in ambito militare, ma anche rigu ardo ad archivi, biblioteche e musei militari. Tra l'altro, la Commissione Internazionale di Storia Militare si è arricchita e articolata di e in comitati specializzati (funzionano già quelli degli archi­ vi c per la bibliografia) proprio per realizzare sul piano internazionale tale obiettivo. Tra i compiti che la CISM si dovrù porre è quello di una rivisitazione c un aggior­ namento della normativa esistente relativa agli archivi, un problema che non riguarda soltanto le Forze Armate, ma che si pone su un piano più generale. Quanto alla valorizzazione delle biblioteche e dei più consistenti fondi librari mili­ tari, sarebbero opportune, a mio avviso, quanto meno due iniziative: 1) la riunione in un solo edificio delle parti più consistenti delle biblioteche militari, ai fini della creazio-

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Conclusioni ne di una grande biblioteca eli storia militare (una misura non tanto centralistica quan­ to razionalizzatrice: è infatti evidente che la stragrancle maggioranza dei volumi conser­ vati nelle biblioteche militari ha perso le originarie valenze, fossero esse formative - a causa dell'evoluzione tecnologica, normativa ecc. - pratiche - le eccezioni sono rappre­ sentate dagli Uffici storici e, su un altro piano, dagli istituti eli formazione degli u fficia­ li, dove sopravvivono insegnamenti eli storia militare - o informativa; anche senza voler­ lo e senza rendersene conto, le biblioteche militari sono diventate in larghissima misu­ ra biblioteche di storia militare) ; 2) la costituzione eli un catalogo nazionale delle opere militari (potrebbe anche essere, limitatamente alle biblioteche militari, il primo passo verso l'istituzione eli una grande biblioteca eli storia militare, un obiettivo, quest'ultimo, che nella situazione finanziaria attuale deve essere considerato quanto mai ambizioso) . Riguardo ai musei militari, la questione principale appare quella eli un loro fattivo coordinamento in una prospettiva nazionale (come abbiamo visto, i beni culturali atti­ nenti alla storia militare trovano ospitalità anche in molti musei, che non appartengono alle Forze Armate) . Infine, archivi, biblioteche e musei militari esigono tutti un sensibile incremento della professionalità specifica del personale che opera in essi. Le risorse sono quelle che sono, né è possibile attendersi per il prossimo futuro una significativa inversione eli ten­ denza. Ma credo anche che sia possibile, facendo perno sulla CISM, raggiungere un notevole livello eli valorizzazione eli quell'ambito storico, che inteso nel senso più ampio, comprendendo quindi archivi, biblioteche e musei, spetta a tale istituzione qua­ lificare nel migliore dei modi.

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Presidenza: Col. Matteo Paesano -

Presid enza: Col. Giova nni Sargeri - Capo

Comandante D i stretto Militare d i Roma

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Gli a rchivi m i l i tari conservati presso

Le fo nti m i l i ta ri presso l 'A rchivio Centrale

l'Archivio Centrale d e l l o S ta to

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Presid enza: Cap. Va sc. Piero Fabriz i

aggiungere: Capo U fficio S torico M.M.

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Presidenza: Col. Ma tteo Paesano -

Presid enza: Col. Giova n n i Sa rgeri - Capo

Comandante Dis tretto Militare d i Roma

U fficio S torico Esercito I taliano

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Il S H AT impiega . . .

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con s uccesso i l mio volume.

con successo i l mio vol ume. t 2

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GLI A R C H I V I M I LIT A R I CONSERVATI PRESSO L'A R C H I V I O CENTR A LE

LE FONTI MILITARI P R E S S O

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L'A R C H I V I O CEN TRA LE DELLO STATO

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I Museo S torici

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d i tutti le i s tituzioni

d i tutte le i s tituzioni

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a pprovvigionamento

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