COMMISSIONE ITALIANA DI STORIA MILITARE
ADRIATICO 1848 RICERCA E SIGNIFICATO DELIA CONTRAPPOSIZIONE MARITTIMA
Acta del Convegno di Studi
tenuco a Venezia il 25 settembre 1998
ROMA, 1999
COMMISSIONE ITALIANA DI STORIA MILITARE
ADRIATICO 1848 RICERCA E SIGNIFICATO DELLA CONTI{APPOSIZIONE MAIUTTIMA
Acta del Convegno cli Studi tenuto a Venezia il 25 settembre 1998
a cum di
Paolo Alberini
ROMA, 1999
III
COMITATO D'ONORE
On. Prof. Beniamino ANDREATIA l'vlinistro della Difesa
Amm. Guido VENTURONI Capo di Stato Maggiore della Difesa
Gen. Frnncesco CERVONE Capo di Stato i\faggiore dell'Esercito
Anun. Umberto GUARNIERI Capo di Stato Maggiore della Marina
Gen. Mario ARPINO Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica
Gen. Alberto ZIGNANI Segretario Generale della Difesa
Gen. Salvatore SAilATINO Comandante della Regione Militare del Nord-Est
Anun. Paolo MANCINELLI Comandante del Dipartimento Militare Marittimo dell'Adriatico
Anun. Luigi FARAGLIA Comandante di !\farina Venezia
Gen. Frnnco GIACCHERINI Comandante del Presidio Militare cli Venezia
On. Doli. Giancarlo GALAN Presidente della Regione Veneto
Prof. Amalia SARTORI Presidente del Consiglio Regionale
Dott. Vincenzo BARBATI Prefetto cli Venezia
Prof. Luigi BUSATIO Presidente della Provincia di Venezia
Prof. Massimo CACCIAR! Sindaco di Venezia
Prof. Maurizio RISPOLI Magnifico Rettore dell'Università di Venezia
Prof. Mario ISNENGHI Direttore del Dipartimento di studi Storici dell'Università di Venezia
IV
COMITATO SCIENTIFICO
Amm. Mario BURACCI-IIA Amm. Paolo ALBERINI Prof. Mariano GABRIELE Prof. Matteo PIZZIGALLO Prof. Alberto SANTONI Dott. Ester PENNELLA
V
SOMMARIO
La Commissione Italiana di Storia Militare ............................................................................ .. Pag. VII Il Convegno .................................................................................................................................................... . Pag. IX Introduzione ai lavori del Presidente della Commissione Italiana di Storia Militare, Amm. Mario Buracchia ............................................................................................................................... . Pag.
1
li 1848 in Italia di Giuseppe Talamo ............................................................................................ .
5
Il sistema marittimo Adriatico di Pier Paolo Ramoino .............................................................. .
11
L'idea di potere marittimo nel 1848 di Mariano Gabriele .................................................... .
17
Le Marine militari pre-1111itarie di Alberto Santoni .................................................................. .
23
La Marilla veneta nel 1848 di Alvise Zorzi ................................................................................ .
35
La Marina austriaca Ăšt Adriatico nel/'a11no rivol11zio110rio 1848, condizioni precedenti e co11seg11e11 ..::e di Robelt L. Dauber ........................................................................................................... .
41
La campagna navale della Marina sarda iu Adriatico negli anni 1848-1849 di Tiberio Moro ................................................................................................................... .
59
Tavola rotonda ....................................................................................................................................................... . Pag. 129 Problemi storici e fattori evolutivi collegati al potere marittimo
Prese11.tazio11e: Mario Buracchia ........................................................................................¡..................... :....... Pag. 131 Interventi:
Pier Paolo Ramo in o .................................................................................................... .
131
Riccardo Nassigl1 ............................................................................................................
134
Giorgio Giorgerini .........................................................................................................
136
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VII
LA COMMISSIONE ITALIANA DI STORIA MILITARE
Lct Commisstone ltctlictllct di Storict Militctre, istituftct con decreto del Ministro dellct D{fesct n. 1120 in dcttct 21 novembre 1986, è una fstttuzione del Ministero della D(/èsct t(/.lìlfata ctlla Commissione l11temctzio11ale di Storta Militare Comparata, cui aderiscono circa trenta Paesi. La Commissione è costituita al fine di 'promuovere iniziative utili a migliorare
la conoscenza della storia militare italiana e comparata, valendosi del contributo di rappresentanti dt istitu.zioni cbe si dedicmw allo studio dei vari aspetti della disciplina". La Commissione è composta dai Capi degli UJ]ici Storici degli Stati Maggiori dell'Esercito, della Marina, dell'Aero11autlca, e per i suol lavori si avvale di un esperto civile nominato dal Capo di Stato Maggiore della Dijèsa e di una Consulta no,ninata con decreto del Ministro; è presieduta dal pttì an.zia,10 dei Capi (4/icio. Attuale Presidente è il Capo dell'Uj]ìcio Storico della Marina. La Commissione ha sede in Via dell'Acqua Traversa, 151 - 00135 Roma.
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rx IL CONVEGNO
Una rivisitazione degli avvenimenti del 1848 tn Adriatico, a centocinquant'anni di distanza, intesa alla ricerca ed all'esame di un potere marittimo eventualmente esercitato dalle Potenze in ca1npo, è apparso alla Commissione Italiana di Storia Militare oggetto meritevole d'interesse e degno pertanto di tma giornata di studio, alla quale sono stati cbimnati e1nlnentt studiosi. L'argo1nento, pur trattando un avvenimento ¡minore della storia inartttim.a, essendo la Prima guerra d'Indipendenza italiana concepita e condotta essenzialmente come scontro terrestre, tuttavia ci permette dt comprendere l'origine quasi occasionale della contrapposizione maritti)na ed il suo evolversi Incetto fincbÊ le due parti si contesero nell'anno 1848 la supremazia martttt1na, per poi rivelarci coine l'acquisizione del controllo incontrastato del potere marittimo da pmte della Marina austriaca l'anno successivo, abbia portato a conseguenze disastrose per l'indipendenza italiana.
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INTRODUZIONE AI LAVORI
MARIO BURACCHIA
Per molto tempo, dopo gli avvenimenti cli 150 anni fa, la memoria popolare si è ricordata cli quell'anno, il 1848, come cli un momento storico sconvolgente, cli rottura col passato. È" successo un Quarantotto - si diceva e si dice ancora - per definire un sommovimento generale, una confusione, un evento che turbava le regole e l'ordine costituito. Come sappiamo, tutto incominciò in Italia, col moto cli Palermo del 12 gennaio. Ma ciel 1848 in Italia e in rapporto col sistema europeo parlerà, con la massima autorevolezza, il professor Giuseppe Talamo, Presidente dell'Istituto per la Storia ciel Risorgimento, alla cui relazione è doveroso rimandare l'attenzione degli ascoltatori. Io vorrei soltanto richiamare quel crescendo cli emozioni e cli entusiasmi che mossero, dalla rivoluzione siciliana alla concessione delle costituzioni, fino al marzo delle Cinque Giornate cli Milano e dell'attacco all'Austria. Sul giornale romano Il Labaro quello stesso sacerdote Stefano Ciccolini che in gennaio aveva ricordato ai lettori cli essere intntstro di un Dto di pace, in marzo avrebbe trovato normale annunciare esultante la guerra, scrivendo che "Carlo Alberto ha fìnalmente tratto dal fodero la sua spada".
Dunque, la guerra. E con la guerra le sollevazioni: il 22 marzo Venezia proclamò la sua indipendenza e nominò un governo provvisorio che si sarebbe unito al Piemonte all'inizio cli luglio per poi - dopo la sconfitta cli Custoza e l'armistizio Salasco - dichiararsi Repubblica indipendente e resistere gli austriaci fino al 24 agosto dell'anno dopo, ben 5 mesi oltre la giornata cli Novara. Ì~ anche la memoria cli questa passione che ha ricondotto la Marina a Venezia per il convegno di quest'anno. Venezia è stata la città cli mare più coinvolta cli tutte nelle vicende ciel primo conflitto per l'indipendenza italiana. Dalla rivolta degli arsenalotti, decisiva per il successo dell'insurrezione di marzo, agli eventi successivi che videro la Serenissima - come diranno, ciascuno per la propria parte, i relatori Pier Paolo Ramoino, Alberto Santoni e Tiberio Moro - organizzare una propria marina e contrastare con essa gli austriaci, sia tenendo in rispetto le forze nemiche al di là delle difese lagunari, sia spingendosi in alto maré per collaborare con le squadre italiane riunite davanti a Trieste.
MARIO BURACCHIA
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La prima guerra clell'Inclipenclenza italiana produsse nell'Adriatico settentrionale una contrapposizione mariltima che presenta un qualche interesse. Da un lato la Marina austriaca, cli cui parlerà il professor Robert von Dauber, una forza navale modesta ma efficace: in relazione diretta con la situazione cli relatività cli forze ciel momento, la ritroviamo nella veste cli attaccante per cingere d'assedio Venezia dal lato del mare, e nella veste cli difensore, cooperando con le forze di terra alla difesa ciel porto cli Trieste. Dall'altro le squadre italiane, i sardi, i napoletani fino a quando non furono richiamati, i toscani, i pontifici e, come ho già eletto, i veneti cli cui specificamente parlerà Alvise Zorzi: una coalizione navale di gran lunga superiore sulla carta, ma minata alle spalle eia volontà politiche diverse, che ebbero certo influenza nell'approccio alla lotta per il dominio ciel mare. Su questo ci intratterà il professor Mariano Gabriele, sulle idee e l'attuazione, su ciò che in tema cli potere marittimo avrebbe dovuto essere e non fu .
••• Il contrasto niarittimo, limitato ad uno spazio ben definito clell'Aclriatico settentrionale, non ebbe importanza decisiva, né strategica. Non erano mature le marine, non era matura la dottrina. Soltanto gli scontri terrestri, come per tutto il Risorgimento, avrebbero avuto impatto politico, ingenerando nella strategia italiana una impostazione ed una tradizione cli lungo periodo che sarebbero state ben dure a morire. Sarebbe spettata invece alla parte italiana, se fosse stata unita ed avesse maturato una filosofia navale, ricercare un'affermazione marittima, che a seconda degli eventi avrebbe potuto avere una funzione decisiva o almeno compensativa. Perché, mentre l'Austria restava a tutto diritto una potenza continentale, un'Italia unita avrebbe dovuto tenere nel massimo conto il dominio ciel mare. Ma l'Italia non era unita e la stessa guerra ciel 1848 fu probabilmente prematura .
••• Questa guerra marittima, fiaccamei1te condotta e includente, si svolse in qualche momento in un clima adatto al romanticismo ciel tempo: alludo ad esempio, se è vero quello che scrive lo Stefani, a quella proposta cli disfida navale con tre unità per parte che l'ammiraglio Albini avrebbe avanzato nel maggio 1848 al nemico chiuso nel porto cli Trieste. Un atteggiamento eia cavalleria medievale, che implicava la rinuncia ad una forte superiorità materiale in nome di uno straordinario fair piro,. Non lo avrebbero avuto a Messina, nel settembre successivo, le navi cli Ferclin,mclo II; Luigi Carlo Farini ne scrisse: "Durò quasi cinque giorni l'orrendo spettacolo ... Era già finita la resistenza e la bandiera siciliana a terra, e pur continuava il bombardamento selvagg,c; durò quarantotto ore ancora ... inorriditi gli ammiragli di Francia e d'Inghilterra imposero a' Napolitani sostassero, ad essi ed a' Siciliani una tregua. Della fama delle atrocità commesse a Messina fu piena l'Europa".
INTRODUZIONE Al L\VORI
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••• Sul fronLone ciel Lealro Massimo di Palermo sla scritto, tra l'altro: "Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l'avvenire". È in questo spirito che si concluderà il Convegno con una tavola rotonda che Lratterà dei problemi storici e dei fattori evolutivi collegati al potere marittimo. Giorgio Giorgerini, Riccardo Nassigh e Pier Paolo Ramoino, con la mia presidenza, daranno vita ad un dibattito conclusivo che avrà lo scopo cli Lrarre qualche lezione dal passato, là dove è possibile, e cli attualizzare nel mondo contemporaneo elementi di reflessione che consentano cli collegare quelle lezioni al presente e all'avvenire.
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IL 1848 IN ITALIA GIUSEPPE TALAMO
Il 1848 - come il 1789 e il 1870, il 1917 e il 1945 - è un anno emblematico, un anno simbolo cli cambiamento e cli rottura, che chiude un'epoca e ne apre un'altra. Quale epoca scompariva nel '48? Scompariva, o per essere più esatti, si avviava a scomparire l'Europa del congresso cli Vienna, della Santa Alleanza e cli Metternich, l'Europa dominata dai due principii sui quali si erano accorciate nel 1815 le maggiori potenze per creare un mondo dove fosse possibile una lunga pace, dopo l'ininterrotto succedersi di guerre del periodo napoleonico: il principio del legittimismo, sostenuto soprattutto dall'Austria e dalla Russia, e il principio dell'equilibrio, sostenuto dall'Inghilterra. Com'era inevitabile, nell'applicazione di questi principii prevalse la preoccupazione di garantire l'equilibrio cli forze tra le maggiori potenze, piuttosto che la volontà cli riportare in vita i vecchi Stati travolti dalla rivoluzione, come dimostrò l'annessione dei territori della cx-repubblica veneta agli Asburgo e di quelli della repubblica di Genova ai Savoia. Bisogna riconoscere che quest'Europa del congresso cli Vienna seppe con grande saggezza rispettare, anche in alcuni casi assai rilevanti, l'eredità rivoluzionaria e napoleonica, accettando, ad esempio, la validità dei passaggi di proprietà avvenuti durante la rivoluzione, cioè le cosiddette vendite elci beni nazionali, respingendo le richieste presentate dai ceti nobiliari colpiti da quelle operazioni miranti a rientrare in possesso delle proprietà perdute. Dobbiamo però aggiungere che se il principe cli Metternich ebbe la capacità cli saper creare un sistema che per parecchi lustri garantì la pace nel continente europeo, sottovalutò la carica eversiva che portava con sé quel principio cli nazionalità che proprio le potenze collegate contro Napoleone avevano evocato: in Spagna, in Germania, in Russia, in Italia. Il problema non si poteva risolvere, cioè, soltanto colpendo le associazioni segrete e il mazzinianesimo, perché le individualità storiche dei popoli - cioè le varie nazionalità - già chiamate a battersi contro il dispotismo del Bonaparte, non potevano più accontentarsi della saggezza ciel vecchio impero e delle autonomie che venivano loro garantite. L'impero asburgico, composto cli varie nazionalità, rappresentava l'antitesi di questa Europa delle nazioni e si presentava come il nemico comune da sconfiggere: la storia della seconda metà dell'Ottocento e ciel primo ventennio del
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GIUSEPPE TAi.AMO
in larga misura sbagliato, perché mai il regno sardo, eia solo, avrebbe potuto costringere l'Austria ad abbandonare la Lombardia e il Veneto. Sarebbe stato necessario, eia un lato, l'alleanza cli una grande potenza europea interessata ad un ridimensionamento della presenza asburgica in Italia, e dall'altro la trasformazione del regno sardo in un vero stato costituzionale, retto eia principii liberali, che avrebbe perciò potuto assumere la guida di un movimento liberale - vivo in Toscana, nel Lombardo-Veneto, nelle province pontificie, nel regno delle Due Sicilie - e sempre sospettoso delle tendenze espansionistiche piemontesi. Al rapido successo delle tendenze rivoluzionarie nel '48 fece seguito, l'anno successivo, l'altrettanto rapido trionfo della reazione, segnata dalla sconfitta militare piemontese, dal ritiro delle carte costituzionali in tutti gli Stati tranne nel regno sardo, dalla piena restaurazione dell'egemonia austriaca sulla penisola. Se allora dalla metà ciel 1849, con la sconfitta delle forze sarde e la caduta delle repubbliche cli Roma e cli Venezia, l'intero movimento quarantottesco, nella componente moderata e monarchica e nella componente democratica, sembrò irrimediabilmente sconfitto, travolto dalle forze conse1vatrici, che cosa restò ciel '48? Quale fu cioè il suo significato nella storia italiana? Il 1848 dimostrò, nel fatto, che libertà nello Stato e indipendenza nazionale erano due termini dello stesso problema, insolubili se posti isolatamente. All'ori·· gine ciel fallimento cli quell'anno ci fu, infatti, l'illusione cli alcuni Stati di concedere delle riforme senza affrontare il problema dell'indipendenza, e da parte di altri il tentativo di combattere l'Austria senza trasformare radicalmente l'interna struttura statale. Dopo il '48 l'involuzione politica dello Stato pontificio, del Granducato cli Toscana e ciel regno delle Due Sicilie, chiaramente manifestatasi con l'abrogazione degli statuti concessi sotto la pressione dell'opinione pubblica, tagliò per sempre questi Stati dalla lotta per l'indipendenza: le impennate cli Pio IX contro l'Austria e cli Ferdinando II contro la Francia e l'Inghilterra non ebbero mai carattere nazionale proprio perché provenivano da Stati assoluti e illiberali. La stessa "missione nazionale" ciel Piemonte sabaudo poteva esser compiuta solo a condizione che dalle altre regioni della Penisola si guardasse a Torino come capitale cli uno Stato strutturalmente diverso eia tutti gli alti'i, l'unico nel quale le diffuse aspirazioni liberali si fossero tradotte e si stessero traducendo o almeno si potessero tradurre in efficienti istituti giuridici. E non è un caso che proprio un esule meridionale, Pasquale Stanislao Mancini, nella prolusione al corso cli diritto internazionale e marittimo, tenuta il 22 gennaio 1851 nell'università cli Torino, affermasse che "il diritto cli nazionalità non è che la stessa libertà clell'inclivicluo estesa al comune sviluppamento dell'aggregato organico degli individui che formano le nazioni: la nazionalità non è che la esplicazione collettiva della libertà.
IL 1848 IN ITALIA
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Il fallimento ciel '48 costituì una grande lezione per coloro che, partendo da quell'esperienza, elaborarono il programma che doveva portare all'unificazione della penisola. Per i conservatori quell'esperienza era stata un grave errore, come era dimostrato dalla sua conclusione: una breve fiammata, una serie cli illusioni, l'amaro risveglio. Per i democratici, per i mazziniani dall'iniziativa popolare - che aveva appunto caratterizzato quell'anno, soprattutto nelle repubbliche di Roma e cli Venezia - bisognava partire per riprendere il cammino che era stato soltanto interrotto. I liberal moderati condividevano, in parte, la condanna ciel '48, dei suoi eccessi, delle pur generose illusioni. Ma c'era, almeno nei più attenti, la consapevolezza ciel valore cli quella fondamentale esperienza. E proprio Cesare Balbo, caposcuola dei moderati, in alcune pagine scritte nel 1850, a ridosso cli quegli avvenimenti (nell'Appendice al Sommario della sto1ia d1talia) affermava che "dopo il fatale ma grande 1848" non sarebbero stati gli stranieri "a dare lo spirito ai fatti né i nomi alla storia cl'llalia" ma "le memorie del 1848". Per comprendere l'importanza elci '48, a questo acuto giudizio storico bisogna affiancare (come dire?) l'utilizzazione politica della "lezione ciel '48", cioè la correzione cli alcuni degli errori commessi ma anche, e direi soprattutto, lo sforzo di salvare, almeno in parte, quel che non bisognava perdere cli quell'esperienza. Nella grande biografia cavouriana cli un grande storico italiano immaturamente scomparso nel 1987, Rosario Romeo, il rapporto tra il programma politico di Cavour e l'eredità ciel '48 è analizzato con cura parlicolare. Ed è stabilito un giusto legame tra le aspirazioni della sinistra costituzionale subalpina e la formazione cli quell'alleanza parlamentare tra il centro liberale della camera e la sinistra cli Rattazzi, alla quale è~ rimasta la definizione spregiativa coniata dalla opposizione, di "connubio" che consentì al regno sardo cli abbandonare definitivamente qualsiasi tentazione municipalista e cli puro espansionismo dinastico. La trasforma·· zione dello Stato sardo eia costituzionale in parlamentare, con la conseguente centralità delle istituzioni parlamentari e la riduzione elci poteri della corona, la difesa della libertà cli stampa anche in momenti internazionalmente difficili, la scelta cli una politica economica ispirata al libero-scambismo riuscì ad avvicinare il regno all'Europa occidentale e a superare le antiche e giustificate diffidenze dei liberali napoletani, toscani, lombardi, veneti e siciliani, nei confronti dei piemontesi. E a porre le basi per la costituzione cli una forza politica in grado di avviare la trasformazione cli un'antica nazione culturale in una moderna nazione politica.
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IL SISTEMA MARITTIMO ADRIATICO
PIER PAOLO RAMOINO
Il Nani Mocenigo conclude la sua bella Storta della marineria veneta con la descrizione della distruzione eia parte cli Napoleone ciel famoso Bucintoro, le fiamme che arsero questo simbolo ciel potere cli San Marco sul "Golfo cli Venezia", come spesso era eletto l'intero Adriatico, possono rappresentare non solo il doloroso momento finale della grande Repubblica Marinara, ma anche un cambiamento geopolitico quasi epocale. La Francia del Primo Impero, dominando le coste italiane, l'Istria e la Dalmazia sembra essere la nuova padrona dell'Adriatico, vi fa sorgere sulle ceneri della Marina veneta una Marina reale ed organizza le coste con il regime dipartimentale francese e istituisce l'iscrizione marittima. Ma l'Impero napoleonico è cli fatto un sistema "continentale", il potere marittimo rimane alla superpotenza navale del tempo, la Gran Bretagna. Il 13 Marzo del 1811 la Royal Navy nel combattimento cli Lissa, pur a fatica, dimostra cli possedere quella capacità cli sea-control che tutti le riconosciamo. La situazione adriatica che esce dal Congresso cli Vienna è certamente poco ispirata a creare in questo mare un vero sistema marittimo, ma come sappiamo la strategia 1narittinw è figlia della geogrct/ìa, e quindi l'Austria si trova costretta, possedendo le coste dell'Alto Adriatico dai confini veneto-romagnoli al Montenegro, ad impiantare non solo una Marina mercantile con adeguate attrezzature commerciali, ma anche a dimostrare la sua sovranità con una Marina eia guerra, di nome austriaca, ma cli fatto veneto-dalmata, cui affida non solo il controllo delle coste e la protezione del cabotaggio e della pesca, ma anche il ruolo sempre più significativo cli "mostrar bandiera" in questo teatro operativo, che è l'unico sbocco al mare dell'Impero asburgico. Erede delle attività marittime centenarie cli Venezia e Ragusa, l'Austria sviluppa però la capacità commerciale cli Trieste, creando tra l'altro nel 1833 il Lloycl austriaco. Il sistema adriatico per l'Impero asburgico diviene a poco a poco una porta verso il Levante e poi verso gli oceani, con uno sviluppo anche tecnologico cli grande momento. Nel 1848 il Lloycl è proprietario cli 26 vapori e trasporta 119.000 passeggeri e 150.000 tonnellate cli merci. Sul nostro mare si affacciano però altre nazioni: lo Stato pontificio, possessore delle coste romagnole e marchigiane; l'Impero ottomano padrone delle coste albanesi e cli una certa porzione cli quelle illiriche; il Regno delle Due Sicilie sovrano cli Abruzzo e cli Puglie; il piccolo Montenegro, che non avendo ottenuto a Vienna le bocche cli Cattaro, non può essere considerato una reale entità
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PIER PAOLO RAMOINO
marittima. Tutti questi Stati fanno parte del "sistema adriatico" valorizzando le capacità commerciali e soprattutto pescherecce dei loro porti, pur non raggiungendo almeno in questo teatro un ruolo marittimo maggiore. Sia lo Stato ciel Papa che quello borbonico possono infatti utilizzare la loro facciata tirrenica, dotata di porti e cantieri cli buone caratteristiche, per sviluppare un'attività mercantile all'altezza dei tempi. L'Impero della Porta ha in Constantinopoli e nel Levante il suo fulcro commerciale e la costa adriatica può rappresentare solo una retrovia, tra l'altro insidiata dalla crescente minaccia insurrezionale greca, comunque la sconfitta navale di Navarino nell'ottobre del 1827 in quella che fu definita come l'ultima grande battaglia combattuta dalle marine veliche aveva cli fatto cancellato la Marina ottomana dal novero delle Flotte cli un certo peso mondiale. Il sistema adriatico ha quindi negli anni che vanno dal Congresso di Vienna alle prime operazioni belliche ciel 1848 un suo autonomo ruolo marittimo, che però solo per gli austro-veneti è legato ad una vera politica cli sviluppo delle marinerie e quindi alla necessità cli crearsi un certo potere navale. La geopolitica cli questo mare è però ancora una volta condizionata dalla Superpotenza egemone del tempo. Il possesso delle Isole Jonie eia infatti alla Gran Bretagna le chiavi di accesso all'Adriatico, dimostrando come gli Inglesi siano pronti a sfruttare qualsiasi trattativa diplomatica per sviluppare una cboke potnts stmtegy, che con uno sforzo militare d'impegno non eccessivo può esercitare un controllo cli grande valenza strategica e politica. Il possesso cli basi così ben collocate permette infatti non solo cli mantenere in being degli stazionari (normalmente una piccola divisione tratta dalla squadra ciel Mediterraneo), ma anche di effettuare con poco sforzo azioni di presenza con fregate e sloops prima a vela e poi anche a vapore in tutto il bacino, tenendo contemporaneamente sotto controllo la sempre più importante area greca e volendo, se la politica estera lo richiede, anche il Levante. L'esempio, a mio parere, più interessante di applicazione di un potere marittimo di origine adriatica viene dalla "campagna" della squadra austriaca in Siria ciel 1840. Si trattò di una vera operazione, che oggi verrebbe detta cli peace-keepl11g, multi11azto11ale, infatti la conduzione politico-strategica dell'impresa è certamente affidata alla superpotenza, la Gran Bretagna, che invia nelle acque d'interesse la forte squadra dell'ammiraglio Slopforcl, ma a questa si affianca la forza austro-veneta dell'ammiraglio Bandiera. Non mi soffermo sugli scopi politici della spedizione, ma sottolineo come l'unica Marina militare adriatica esca in forze da questo mare e compia una missione importante sia dal punto cli vista militare che eia quello nautico. L'importanza attribuita dal Governo I.R. a questa missione può dimostrarsi dal numero e dal tipo delle unità inviate, tra cui la prima unità a vapore (il piroscafo Jltlarla Anna), e dalla qualità degli S.M., il comando della fregata Guerriem fu affidato all'arciduca Federico, già allievo della Scuola cli Marina cli San Anna a Venezia e di cui una reliqua è conservata nella nostra chiesa di Marina cli San Biagio.
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Lasciamo per un po' l'attività più propriamente militare, per considerare il sistema adriatico dal punto di vista commerciale. L'attività forse cli maggior interesse è quella legata allo sviluppo cli Trieste, il cui motore è certamente il commercio ed il traffico portuale, sempre appoggiati eia una saggia politica economica imperiale. Nel 1825 il sistema cli dazi preferenziali impiantato dallo Stato Sardo a Genova provocò un forte dirottamento cli traffici marittimi su Trieste, la già citata fondazione ciel Lloycl ed il potenziamento della cantieristica migliorò ulteriormente tale situazione economica e già nel 1843 il valore in fiorini ciel traffico marittimo era di 103 milioni contro i soli 25 cli Venezia. Interessante è anche il fatto che, prima in Europa, fu fondata a Trieste nel 1824 la cattedra pubblica di "costruzione navale e manovra" ciel professor Tonello, fondatore tra l'altro dei cantieri San Marco presto dotati di una "fabbrica delle macchine". Ma anche il triangolo Ancona-Spalato-Ragusa vede dal 1840 un accrescersi delle dimensioni delle barche eia pesca e di quelle dedite al commercio costiero con una quasi scomparsa dei pericoli della pirateria illirica, sostituita solo raramente nel Basso Adriatico eia quella greca, più attiva nello Jonio, ma tenuta sotto controllo dalle Marine italiane dell'epoca. Nei porti adriatici dello Stato pontificio, divisi nei tre circondari di Fermo, Ancona e Rimini il traffico cli cabotaggio è notevole, contandosi tra il 1840 ed il 1842 oltre 220 barche per circa 11.000 tonnellate, le navi cli Ancona effettuano viaggi sino all'Inghilterra e a Odessa. Inoltre la navigazione passeggeri è attiva in Adriatico, un esempio per tutti: nel 1848 vi è una regolare linea settimanale a vapore che collega Trieste con Clttaro e altri porti dalmati, nello stesso anno approda a Ragusa naviglio per circa 60.000 tonnellate. Da questi pochi dati provenienti eia una copiosa bibliografia, che mi è stata fornita dal comandante Ferrante dell'Istituto di Guerra Marittima, possiamo intravedere come il sistema marittimo adriatico sia nel periodo da noi considerato assai ricco di commerci e di attività marittime, in primo luogo la pesca esercitata in modo significativo su tutte le coste e fornente numerosi posti cli lavoro alle popolazioni locali con una tradizione lavorativa che giunge ai nostri giorni. . Ma torniamo alla strategia navale. L'Adriatico degli anni '20, '30 e '40 risente degli sconvolgimenti europei, pur se in modo indiretto. La sicurezza delle coste, allora come oggi, preoccupa i governanti: i litorali adriatici sono infatti porte aperte non solo all'importazione e all'esportazione delle "cose", ma anche delle "idee". Per Stati conservatori e fortemente preoccupati della stabilità interna, il mare diviene confine e le forze militari marittime elementi importanti per le operazioni cli "polizia". Lo Stato pontificio e quello borbonico, pur temendo anche in questo bacino un traffico cli persone non gradite, usano poco le loro Marine da guerra per controllare i confini, in quanto i porti maggiori, Ancona, Vasto, Bari e Brindisi sono sufficientemente protetti dalle locali forze cli polizia. È quindi sufficiente la normale vigilanza doganale per svolgere anche questo compito
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cli polizia marittima, la situazione è differente per le coste romagnole e venete. Soprattutto la crisi rivoluzionaria ciel biennio '30-'31 vede fortemente impegnata l'Imperial e Regia Marina. L'azione militare austriaca nelle Romagne pontificie è infatti appoggiata dal mare da una Squadra I.R. che si spingerà sino ad Ancona per combattere il governo rivoluzionario delle cosiddette Provincie Unite dell'Italia centrale e le navi austriache serviranno alla fine degli scontri a deportare i prigionieri a Venezia. Questo impiego delle unità da guerra, certamente odioso, per il trasporto degli esiliati, diviene in quegli anni missione tradizionalé della Marina, consentendo d'altro canto lunghe ed importanti crociere oltremare sino alle Americhe. Ma nell'Imperia! e Regia veneta Marina i fermenti carbonari sono crescenti, alcuni storici ne attribuiscono la paternità alla stessa Scuola Navale di San Anna fortemente e "venetamente" italiana, al punto che nei successivi anni '50 Massimiliano d'Asburgo la trasferirà a Pola. Negli anni '40 si sviluppò una vera e propria cospirazione anti asburgica nell'ambito dell'ufficialità italiana della Marina I.R., il nome più noto è quello di Attilio Bandiera, cofondatore della società segreta d'ispirazione carbonara "Esperia", il cui statuto studiato sulla fregata Medea fu poi redatto nel 1841. La reazione è immediata, i sospetti vengono di fatto isolati e perfino il vecchio ammiraglio Bandiera, eroe dell'impresa di Siria, è costretto alle dimissioni. La Marina Imperiale da questo momento sarà sempre meno veneta e sempre più asburgica. Con questo accenno alla difficoltà etica della più grande delle Marine adriatiche penso di poter terminare questo modesto quadro del sistema marittimo del mare, che già allora si prospettava per vicende nazionali come "amarissimo", come lo definirà poi il nostro d'Annunzio.
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L'IDEA DI POTERE MARI'ITIMO NEL 1848 MARIANO GABRIELE
L'argomento che ci si propone di traltare riguarda un avvenimento minore della storia marittima, che cercherò di commentare anche con l'ausilio cli pensatori navali che sono venuti dopo. Il potere marittimo ha una lunga vita da quando l'uomo incominciò a navigare ecl ogni momento della sua vicenda, riconsiderato alla luce della ragione, acquista attualità immediata, così che come dice Croce in rapporto al pensiero tutta la storia è storia contemporanea. +
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La prima guerra per l'indipendenza italiana fu concepita e condotta, essenzialmente, come scontro terrestre. Il Regno cli Sardegna aveva istituito il corpo della Marina nel 1713, quando col trallato cli Utrecht i Savoia scambiarono la Sicilia per la Sardegna. La Marina - scrive il Ranclaccio - era "piccola e sprovveduta cli buone navi ... (anche se) prode ed esperta" m, ma lo Stato subalpino non aveva una dottrina marittima e non teneva conto della Marina nella cornice di una strategia complessa. L'Austria non era eia meno. Impero continentale con poche coste, godeva cli uno sbocco al mare solo sul litorale adriatico, e fino al 1848 la sua modesta Marina aveva quasi tutti gli ufficiali italiani e nessuna esperienza di guerra, salvo la spedizione in Siria del 1840. Ciò aiuta a comprendere l'origine quasi accidentale della contrapposizione marittima, nata dall'insurrezione cli Venezia del 21-22 marzo, che comportò l'uccisione del capitano cli vascello Marinovich da parte degli arsenalotti e la proclamazione di un governo provvisorio della Repubblica. Ma gli errori cli questo governo consentirono agli austriaci di restare in possesso delle unità migliori della flotta, la quale, opportunamente epurata, rinforzata e riorganizzata, bloccò dal mare Venezia sotto il comando del capitano cli vascello Kuclriaffoky (31 marzo). Così il governo cli Torino, che alla fine di marzo - una settimana dopo la dichiarazione cli guerra - aveva mobilitato la Marina, le trovò anche uno scopo, quello cli soccorrere Venezia. Come addetto navale fu inviato nella Serenissima il marchese Ippolito Spinola. La squadra sarda inalberava la nuova bandiera tricolore ed era sotto gli ordini del contrammiraglio Giuseppe Albini. La prima divisione partì eia Genova il 26 aprile e giunse a Venezia il 22 maggio. La seconda divisione la seguì a distanza cli giorni e arrivò a destinazione alla fine cli luglio. La partenza della flotta,
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in ritardo sui tempi ciel conflitto ma tuttavia affrettata, pose al governo sardo la necessità cli definire gli obiettivi della campagna in Adriatico. Purtroppo, le indicazioni non furono né chiare, né coerenti, né complete. Dapprima il presidente ciel Consiglio e ministro ad interim della Marina scrisse, il 29 marzo, al principe Eugenio cli Savoia-Carignano, Comandante generale della Marina, "che, incontrando legni eia guerra con bandiera austriaca, si avrà prima cli tutto ad innalzare all'albero cli maestra la bandiera tricolore italiana, con lo stemma dei Savoia in mezzo, lasciando pure inalberata la nazionale azzurra al solito suo posto a poppa, e che non si dovrà passare ad atti ostili se non dopo essere stati provocati. Incontrando bastimenti mercantili con bandiera austriaca, i comandanti dei nostri legni alzeranno bensì la bandiera tricolore italiana qual segno cli unione cli tutti gli Italiani, ma li lasceranno liberamente navigare". E il 20 aprile il console sardo cli Venezia pubblicava un dispaccio governativo che indicava per le navi da guerra sarde il compito di dare protezione ed assistenza alla marina mercantile nazionale contro eventuali aggressioni cli navi austriache o corsare. Quindi, nessuna iniziativa aggressiva e libertà d'azione limitata alla difesa. Ma lo stesso giorno Cesare Balbo trasmise all'Albini nuove istruzioni segrete: "Esiste nei porti cli Trieste e cli Pola una flotta rimasta in potere cieli' Austria. Questa flotta deve essere tratta in nostro potere o distrutta. Raccolte senza indugio le necessarie informazioni, Ella muoverà direttamente per impadronirsi della flotta nemica, e non potendolo, per distruggerla... Aci ogni modo il governo aspetta dalla squadra la cattura o la distruzione della flotta nemica e cli tutti i legni eia guerra dell'Austria, la padronanza dell'Adriatico per la libertà delle operazioni che si volessero eseguire". I concetti che emergono eia queste istruzioni appaiono validi, sia nelle loro indicazioni cli fondo, sia nella successione temporale. Il Bernotti, teorizzando nel 1935 sul dominio ciel mare, sintetizza così gli obiettivi della Marina: "In primo tempo, conquistare il dominio ciel mare; in secondo te1npo, sfruttare il dominio ciel mare nei modi richiesti clall'anclamento della guerra" CZ)_ Si può quindi ritenere che "la visione giusta dell'impiego della flotta, il governo cli Torino l'aveva ed era esatta, netta ed efficace, perché conformemente ai canoni strategici, la flotta sarda doveva per prima clistrnggere il nemico e poi operare liberamente per conquistare gli obiettivi cli guerra. La cattura o la distruzione della flotta nemica era concepita come prologo per sgomberare il mare eia ogni ostacolo" c3). Nelle pur valide istruzioni del Balbo non si rintraccia alcun cenno delle operazioni successive al conseguimento del dominio del mare e il primo motivo cli questa mancanza era che il governo non aveva in mente nulla. Salvo, come si è eletto, che portare soccorso a Venezia e, forse, trattenere nella zona giuliana forze che sarebbero state sottratte al fronte. Le istruzioni segrete dicevano che !'Albini doveva agire "direttamente", cioè immediatamente, senza perdere tempo. Lo avrebbe ancora apprezzato il Bernotti
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che nei suoi scritti cli strategia evicle11zia l'importanza della fase iniziale del conflitto, che deve servire alla flotta più forte per battere il nemico ed evitare cli averlo cli fronte in being, pronto a cogliere l'occasione cli incontrare una sola frazione della forza awersaria per attaccarla. È quindi conveniente "cominciar bene la guerra" per inviare alla propria parte messaggi galvanizzanti e deprimenti al nemico. Ma questo, contrariamente alle prime istruzioni trasmesse all'Albini, comporta coerenza con la massima cli von cler Goltz "fare la guerra significa attaccare", confermato in mctritimct dal Mahan quando scrive: "nell'abbandonare l'offensiva la marina abbandona la sfera d'azione che le è propria, e che è anche la più efficace" C4). In Adriatico accade che la piccola squadra austriaca impegnata nel blocco cli Venezia, all'arrivo dei sardi, cui si unirono napoletani e pontifici, si rifugiò nel porto cli Trieste, dove rimase senza accettare battaglia uscendone solo dopo l'armistizio Salasco per rimettere il blocco a Venezia. Analoga condotta tenne nel 1849. Tali circostanze avrebbero impedito agli italiani, se lo avessero avuto in mente, cli awiare altre operazioni basate sulla superiorità navale, "indispensabile - osserva sempre il Bernotti - specialmente quando si hanno poche forze terrestri" C5)_ Ma il navalista italiano pensava che potere marittimo e potere terrestre dovevano agire armonicamente perché, se avessero operato sfasati nel tempo, la loro sinergia si sarebbe attenuata o addirittura sarebbe scomparsa. Nel 1848 e nel 1849, la sola sinergia diretta consistette nel trasporto cli truppe, quelle cli Guglielmo Pepe sbarcate ad Ancona dalla Squadra napoletana e quelle sarde reimbarcate a Venezia clall'Albini dopo Custoza e Novara. Né vi è da farsene meraviglia, quando l'azione della Marina era considerata marginale nell'approccio generale alla guerra. Ma c'è dell'altro. Sono ben noti i concetti cli unità d'intento e cli concentrazione degli sforzi, che condizionano l'efficienza cli qualsiasi coalizione navale. Quella delle flotte riunite italiane era minata dalla cattiva volontà del sovrano cli Napoli. Sebbene avesse dovuto concedere la costituzione e accettare cli inviare in Adriatico una squadra con 4.000 soldati diretti ai campi cli battaglia della valle padana, Ferdinando II non aveva intenzione cli combattere veramente. Il Randaccio racconta che il 27 aprile, alla partenza da Napoli, il re aveva voluto intimidire il contrammiraglio Raffaele De Cosa andando personalmente a bordo per ricordargli che era vecchio e che aveva famiglia. Gli trasmise inoltre istruzioni segrete cli sbarcare a Pescara ed a Giulianova le truppe del Pepe e poi di tornare indietro. A Pescara il De Cosa trovò una lettera del governo prowisorio cli Venezia che chiedeva aiuto e riuscì faticosamente ad ottenere da Napoli l'autorizzazione ad anelarvi ed a cooperare coi sardi, ma a condizione di non molestare il traffico mercantile e cli non attaccare gli austriaci. Giunto in Ancona, il 5 maggio gli fu recapitato l'ordine sovrano cli ritornare, reiterato più volte dopo la caduta ciel regime costituzionale napoletano, finché 1'11
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giugno arrivò eia Napoli il Capri che trasportava il brigadiere cli marina Pier Luigi Cavalcanti, designato a sostituire nel comando il De Cosa se ancora l'ammiraglio avesse ignorato l'ordine o ritardato il ritorno della squadra. De Cosa fu costretto a partire il 12, ma quando il 21 giugno giunse a Reggio Calabria si dimise dal comando, non essendo disposto a combattere contro altri italiani in Sicilia, né a cooperare all'abbattimento della libertà "dopo il servizio onorato cli tanti anni" <6). Avuto sentore dell'atteggiamento del re di Napoli, è comprensibile che l' Albini non contasse a fondo sulla collaborazione della squadra napoletana. Perduta il 22 maggio - anche per sue carenze e impreviclenze tattiche - l'occasione cli affrontare gli austriaci in mare aperto, Albini non poté impedire che si rifugiassero nel porto cli Trieste, cui pose il blocco insieme ai veneti e, fino a quando rimasero, ai napoletani. Ma tra il 22 maggio e 1'11 giugno, data della dichiarazione di blocco, passarono 20 giorni. In questo periodo, la capacità cli incidere sul nemico del potere marittimo italiano venne sempre più attenuata. Seguiamo la scansione dei fatti. Chiusasi in Trieste la squadra austriaca, incominciarono le interferenze politiche ad iniziativa dei consoli della Confederazione germanica, che trascinarono lutti i rappresentanti esteri, ad eccezione cli quello cli Francia, a protestare con )'Albini per la presenza dinanzi alla città delle navi italiane, come se nel porto non si trovassero le navi militari austriache. Il 27 )'Albini annunciò che avrebbe applicalo il diritto di guerra ed avrebbe considerato militari anche i vapori armati del Lloycl Austriaco. I dirigenti della compagnia di navigazione corsero in clifesa dei loro interessi e il 2 giugno ottennero cli poter navigare liberamente, purché non parteci· passero ad azioni militari e non trasportassero truppe o contrabbando cli guerra. Frattanto, fallita la strana e un pò oscura proposta cli disfida navale tra un numero pari cli unità italiane ed austriache, ]'Albini propose il 28 maggio al governo cli Torino cli dichiarare il blocco cli Trieste. Carlo Alberto rispose solo il 7 giugno, autorizzandolo, così che 1'11 successivo il blocco fu dichiarato: sarebbe stato applicato a partire dal 15 giugno per le navi austriache e dal 15 luglio per quelle di altra bandiera. Ma l'l l coincise con l'arrivo ciel Cavalcanti e il J 2 i napoletani partirono. Le forze sarde e venete, tuttavia, assicuravano ancora una certa superiorità agli italiani, i quali parevano in grado cli mantenere effettivamente il blocco, tanto che il governatore cli Trieste, Salm, avviò contatti con l'Albini per concludere una pace marittima che lasciasse libero il commercio marittimo e confinasse le unità della flotta austriaca a Trieste e in Istria e quelle italiane a Venezia. Il 16 giugno la Dieta germanica protestò formalmente, mentre !'Albini era alle prese con le istruzioni trasmesse dal generale Franzini, ministro di Guerra e Marina. Queste gli i:;,rescrivevano: 1) che il blocco non diventasse una questione tedesca; 2) che avesse lo scopo cli catturare .o distruggere la flotta austriaca;
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3) che impedisse il contrabbando cli guerra a favore cli Trieste; 4) che impedisse l'invio cli truppe e cli armi contro Venezia; 5) che si dovesse attaccare la squadra austriaca solo nel caso che uscisse da Trieste. Erano disposizioni inibenti e contraddittorie. A parte il primo punto che era politico e che avrebbe dovuto essere geslilo dal governo e non clall'ammiraglio, gli altri punti parevano concepiti solo per paralizzare la flotta, cui era concesso cli agire solo se gli austriaci fossero uscili per affrontarli. Naturalmente, questi se ne guardavano bene, consci della loro inferiorità materiale e della utilità cli restare tranquillamente in being a Trieste in attesa cli tempi migliori. D'altra parte, perché mai avrebbero dovuto condursi diversamente, quando il traffico marittimo non veniva in sostanza toccato e cadeva quindi il motivo più importante che avrebbe potuto indurre le forze navali austriache ad impegnarsi? Viene in mente per converso che l'intera teoria del potere marittimo ciel Mahan si basa sull'assunto che "le comunicazioni dominano la guerra"(?). Secondo lo scrittore americano, infatti, dominio ciel mare è "il possesso cli quell'autoritario potere marittimo che scaccia la bandiera nemica dei mari o le consente solo cli apparire come un fuggiasco e che, controllando la grande proprietà comune, il mare, chiude le vie attraverso le quali il commercio si muove eia e verso le coste nemiche". Niente cli simile invece nel caso nostro, tanto che giustamente il Romiti rileva che "il blocco si risolse nella semplice osservazione della flolla nemica, senza avere alcuna efficacia" <s).
Il 6 luglio poi, su istruzione del governo che forse si preoccupava dei tedeschi, !'Albini dovette comunicare al governatore cli Trieste che anche le navi mercantili austriache erano esentate dal blocco, purché non trasportassero armi o soldati. Custoza e l'armistizio Salasco posero fine anche al controllo delle navi eia guerra nemiche. Il 14 agosto !'Albini tornò a Venezia, dal giorno prima Repubblica inclipenclenLe, e poi, la notte sul 10 sellembre, si avviò verso Ancona. Il 18 gli austriaci dichiararono il blocco cli Venezia: le navi italiane ed austriache sarebbero state dichiarate buona preda, le altre respinte. Gli imperiali dimostravano con ciò cli avere forse una visione più chiara dei loro avversari dell'importanza del traffico: Richmond, nel 1934, lo avrebbe riconosciuto come uno degli elementi fondamentali ciel potere marittimo, insieme alle colonie ed alla forza combattente, che è "il mezzo cli azione" C9)_ Presenta interesse l'interpretazione che il Calhvell dà della prima guerra cl'inclipcnclenza in chiave marittima. Poiché le forze navali italiane, "trasferitesi sollecilamernc nell'Adriatico e impiegale con risolutezza, incrociavano liberamente nella parte sellenLrionalc, ... il maresciallo Radetzky ... incontrò gravi difficoltà perché il dominio marillimo, che era in mano elci nemici," sosteneva Venezia e "gli impediva di poter ricevere approvvigionamenti e rinforzi eia Trieste essendo interrolle le comunicazioni attraverso le Alpi". Il ritiro napoletano diminuì l'entità della minaccia e "il vecchio maresciallo, sollevalo dalle ansietà che aveva per
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le sue comunicazioni", riprese con successo l'offensiva. E sebbene Venezia continuasse a resistere alle spalle ciel suo schieramento, la ripresa delle ostilità nel marzo 1849 non preoccupò Radetzky "perché nessuna flotta nemica minacciava più le ,sue comunicazioni", e fu Novara. Callwell conclude: "Evidentemente nel 1848 il risultato della guerra rimase incerto per il fatto che le due parti si contesero il dominio marittimo. Invece nel 1849 le navi austriache ebbero il controllo incontrastato clell'Aclriatico settentrionale, e ciò risultò funesto per l'inclipenclenza italiana'; Oo). Callwell scriveva 50 anni dopo i fatti cui fa riferimento. Io credo che se ne possano mutuare le valutazioni alla scala generale alla quale sono condotte, mentre analisi più particolari possono fornire spiegazioni più specifiche, come si è cercato cli fare a mo' cli esempio, per la comprensione dei fattori e delle scelte che hanno condizionato la concezione e l'attuazione clell'iclea cli potere marittimo durante la prima guerra clell'inclipenclenza italiana.
NOTE (1) C. Randaccio, Storia delle marine militari italiane dal 1750 al 1860 e della marina
militare italiana dal 1860 al 1870, Roma, Forzani, 1886, I, p. 9. (2) R. 13ernotti, Il pensiero strategico, Roma, Ed. Forum cli Relazioni Internazionali, 1997, p. 150, (3) S. Romiti, Le Marine italiane nel Risorgimento, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1950, p. 158-66. (4) Bernotti, cit., pp. 75-84; A.T. J\fahan, Strategia navale, Roma, Ed. Forum cli Relazioni Internazionali, 1997, I, p, 212 (5) Ilernotti, cit., p. 88. (6) Ranclaccio, cif., I, p. 135-31. (7) Mahan, cii., I, p. 223. Stando a questo autore, la difesa dei bastimenti mercantili sarebbe stata motivazion~ molto valida per indurre le unità imperiali ad impegnare combattimento: "le navi che percorrono le rotte di traffico devono ... essere, ... per quanto è possibile, protette durante il viaggio. Questa protezione in te1ppo cli guerra non può essere data che dalle forze combattenti. La necessità della marina eia guerra sorge quindi dall'esistenza di pacifici traffici e scompare con essa". · (8) Romiti, cit., p. 180.
(9) H. Richmond, // potere 111arilli1110 11e/l'epoca moder'lla, Roma, Ed. Forum cli Relazioni Internazionali, 1998, p. 69-80.
(10) C.E. Callwell, Gli ej)èlli del dominio del mare nelle operazio1ti militari da Waterloo i11 poi, Roma, Ed. Forum cli Relazioni Internazionali, 1997, p. 81-82.
LE MARINE MILITARI PRE-UNITARIE
ALBERTO SANTONI
Caratteristiche generali e cli impiego delle cinque Marine italiane del 1848
Mentre sono abbastanza note sia le vicende politiche che condussero nel 1848 alla prima guerra cli indipendenza, sia le relative operazioni militari terrestri, è indubbiamente meno divulgata la conoscenza sulla situazione marittima del periodo, che comprende lo studio delle caratteristiche delle flotte preunitarie italiane e ciel loro impiego bellico: oggetto della presente ricostruzione. La più grande e progredita tra le Marine preunitarie italiane era allora quella napoletana, che durante le guerre napoleoniche era stata in contatto con la Mediterranean Fleet britannica, guidata per un certo periodo di tempo dallo stesso Nelson, e che aveva anche combattuto, prima e dopo, contro i corsari barbareschi (1). Con la cosiddetta Restaurazione, il governo borbonico cli Napoli non trascurò la Marina, provvedendo a concordare i propri vecchi ordinamenti navali con quelli inglesi e francesi, a suddividere il litorale in tre Compartimenti Marittimi (con sedi a Castellammare, a Palermo e a Messina), a riordinare le scuole cli istruzione e ad istituire un corpo telegrafico. Infine nel 1818 fu messo in linea, sulla rotta Napoli-Livorno-Genova-Marsiglia, il primo piroscafo italiano, il Ferdinando I, mentre furono ancora borboniche le prime navi da guerra delle Marine preunitari-e e cioè gli avvisi Nettu110 e Ferdt11ando II, acquistati nel 1834 in Gran Bretagna (Z). Considerato però che per mancanza cli personale qualificato questi vapori avevano a bordo macchinisti inglesi, nel 1840 Ferdinando II, che amava il mare e le scienze connesse, istituì nello stabilimento cli Pietrarsa una scuola cli ingegneri navali, ai cui metodi di studio e di lavoro si interessarono anche ufficiali di altre Marine, tra cui Carlo Pellion cli Persano della Marina sarda. L'attività operativa della flotta napoletana tra la fine delle guerre napoleoniche e il 1848 fu per lo più limitata alle consuete crociere cli istruzione e all'accompagnamento dei reali tra il continente e la Sicilia. Essa comprese però anche la già accennata repressione dei più ostinati corsari barbareschi e la lotta ai pirati albanesi nel canale d'Otranto, nonché una lunga traversata atlantica per scortare la sorella di Ferclinanclo II, Maria Teresa, andata in sposa all'imperatore del Brasile Pedro II. In queste ultime operazioni si distinse il Capitano cli Vascello e poi contrammiraglio Raffaele De Cosa, che avrebbe avuto nel 1848 il privilegio cli
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comandare la flotta napoletana in Adriatico durante il purtroppo breve schieramento del Regno borbonico contro l'Austria e in difesa cli Venezia insorta (3)_ L'ordinamento della Marina napoletana vigente nel 1848 risaliva all'ottobre cli trent'anni prima e prevedeva un Corpo di Ufficiali da Guerra (cli vascello e piloti), un Corpo ciel Genio Marittimo per le costruzioni ed uno per le fortificazioni, una Divisione Amministrativo-Contabile, un Servizio Telegrafico, un Corpo dei Cannonieri e Marinai, un Reggimento cli Fanteria di Marina, un'Accademia cli Marina con annesso osservatorio astronomico e un Collegio cli giovani Alunni Marinai C4). Può essere interessante sapere che gli ufficiali di Stato Maggiore che non erano ritenuti idonei all'imbarco, a causa dell'età o cli scarsa preparazione professionale, venivano classificati a parte e chiamati "seclentanei". Ad essi erano attribuiti minori Comandi a terra, come quelli nei depositi e negli stabilimenti, nelle capitanerie cli porto e nella periferica isola cli Lampedusa.
f.: infine necessario ricordare in questa sede che, contemporaneamente alla prima guerra cli indipendenza, le Forze Armate borboniche, compresa la Marina, furono duramente impegnate a reprimere i moti separatisti scoppiati in Sicilia nel gennaio 1848. Da essi era nato un locale governo provvisorio con a capo Ruggero Settimo, che giunse ad offrire (inutilmente) la corona dell'isola ad un principe sabaudo, cioè al Duca cli Genova Ferdinando di Savoia . • * •
Meno disponibile alle ipnovazioni, sebbene considerata in possesso cli equipaggi abbastanza addestrati, era allora la Marina sarda o sabauda. Secondo un severo giudizio dello storico Gonni, essa era afflitta da un eccessivo conservatorismo, da una notevole chiusura verso la società civile, da un'arrogante intolleranza nei confronti delle critiche esterne e infine da uno "sciocco orgoglio non giustificato né da una supe,iore cultura né dalla posizione ufficiale" CS)_ Per cercare cli migliorare le cose, lo stesso Cavour venne posto al vertice ciel dicastero della Marina dopo la sfortunata prima guerra cli indipendenza, ed esattamente dal 1850 al 1852 e poi nuovamente nel maggio 1859, appena scoppiato il secondo conflitto cli tale genere. La lacuna che tuttavia nemmeno l'illustre statista piemontese poté colmare in questa Forza Armata era costituita dalla mancanza cli valide esperienze operative e cli più prossime tradizioni. Quest'ultima deficienza accomunò ciel resto tutte le Marine pre-unitarie e inizialmente perfino la Regia Marina italiana, come veniva dimostrato dal costante ed immobile ricorso ai lontanissimi miti cli Caio Duilio, Cristoforo Colombo e Andrea Doria. In particolare, la Marina sarda aveva maturato limitate esperienze operative durante le guerre della Rivoluzione francese e dell'Impero e contro i soliti corsari
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barbareschi, mentre essa si segnalò maggiormente per alcune crociere lungo le coste sudamericane dell'Atlantico e del Pacifico, iniziate dalla fregata Des Ge11eys nel 1833, a tutela degli interessi elci sudditi sabaudi colà residenti (G). Quando poi negli Anni Quaranta apparve sempre più probabile a Torino un conflitto contro l'Austria, l'apprestamento cli una consistente Marina venne sacrificato all'immediato potenziamento dell'Esercito. Fu anche per questo motivo, oltre che per l'accennato conservatorismo imperante al suo interno, che la flotta sabauda non godette cli un'adeguata modernizzazione del materiale, schierando infatti all'inizio della guerra nel marzo 1848 soltanto sei navi a vapore, oltre a tre piccoli piroscafi armati sul lago cli Garda, mentre la flotta napoletana, come abbiamo già accennato, allineava allora un totale cli ventidue unità a propulsione meccanica (7). L'ordinamento cli quello che veniva allora chiamato a Torino il "Corpo della Real Marina" venne rinnovato proprio il 28 marzo 1848 e prevedeva che tale Forza Armata fosse composta eia uno Stato Maggiore Generale, dal Corpo Reale Equipaggi, dal Genio Marittimo, dal Battaglione Real Navi, dal Corpo d'artiglieria costiera, eia un Servizio Sanitario e dalla Regia Scuola cli Marina, fondata a Genova nel 1815 e inaugurata l'anno seguente. Territorialmente erano previsti tre Dipartimenti marittimi: uno cosiddetto "superiore" a Genova e due "subalterni" a Villafranca e a Cagliari. Un particolare interessante riguardava l'identità dei marinai che, una volta arruolatisi volontariamente, dovevano abbandonare il loro cognome civile ed adottare un "nome cli guerra", come Ziemo, Valter, Camauro, Zebù e Cloro. Ciò era ritenuto necessario per ovviare alle difficoltà causate a bordo dalle tante omonimie, a loro volta determinate dal ristretto numero delle fonti di reclutamento, limitate ai borghi sulla costa ligure e all'isola della Maddalena, dove le parentele erano molto diffuse (S)
In Toscana, dopo l'estinzione ciel casato dei Medici e l'avvento dei LorenaAsburgo nel 1738, la Marina subì un sensibile ridimensionamento. Disarmata infatti la gloriosa flotta dei Cavalieri cli Santo Stefano con editto del 10 ottobre 1748, si giunse addirittura - sotto il granduca Pietro Leopoldo - a vendere alla Marina napoletana i migliori velieri superstiti, ritenendo sufficienti due o tre barche cannoniere per clifenclere le coste C9). Non bisogna quindi meravigliarsi se alla vigilia della prima guerra cli indipendenza la flotta militare toscana, a parte tre "spronare" (legnetti a vela latina e remi, spesso non pontati e con rostro prodiero), fosse costituita eia una sola nave degna cli questo nome. Si trattava ciel recente avviso a vapore Giglio eia 250 tonnellate, che però fin dalla sua entrata in servizio nel 1847 svolse prevalentemente un'attività commerciale, trasportando passeggeri e merci lungo il
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litorale e le isole limitrofe, nonostante le grandi proteste degli armatori ciel luogo, che vedevano lesi i loro interessi oo). Le prime vere operazioni militari svolte dal Giglio e consistenti nel trasporto cli truppe avvennero in occasione ciel conflitto scoppiato nel settembre 1847 tra la Toscana e il ducato cli Modena per il possesso di Pontremoli e Fivizzano. Durante la prima guerra cli indipendenza, invece, la Marina toscana fu totalmente assente, nonostante gli auspici cli un suo potenziamento mediante l'acquisto all'estero cli qualche unità militare da affiancare al Giglio per le operazioni in Adriatico on. L'ultimo particolare rievocativo degno cli nota riguarda il personale, che era reclutato su basi volontarie, con i pochi ufficiali provenienti dalla sabauda Regia Scuola cli Marina cli Genova, non esistendo un Collegio navale toscano. A questo proposito però non si può dimenticare che, soprattutto nel corso della prima guerra cli indipendenza, numerose e autorevoli voci si levarono a chiedere l'istituzione cli un'Accademia Navale a Livorno, aspirazione frustrata per il momento, ma destinata ad essere esaudita nel 1881 per conto della Regia Marina dell'Italia unita OZ)_
••• In condizioni parimenti modeste si trovava allora la Marina Militare e mercantile pontificia, che non si era più ripresa dalla collaborazione prestata dal naviglio della Repubblica romana alla sfortunata spedizione napoleonica in Egitto. Dopo la Restaurazione, ed esattamente nel 1825, nel rinnovato Arsenale Camerale di Civitavecchia si provvide alla costruzione della goletta San Pietro, stabilendone però la dipendenza dal Monsignor Tesoriere Generale, che la impiegò prevalentemente come nave eia carico. Pertanto alla cosiddetta "Congregazione Militare" rimaneva il solo controllo cli un "falcuccio" e cli un "cotter guardaporto" e non può quindi essere fonte di meraviglia riscontrare che, nell'ordine ciel giorno ciel 29 dicembre 1834 sull'ordinamento militare pontificio, la Marina allineasse soltanto 29 uomini e fosse l'ultimo dei previsti otto Corpi militari (13). Questa situazione non mutò negli anni seguenti, tanto che nel 1848 la Marina pontificia risultava composta dal solito San Pietro, in disarmo a Civitavecchia dopo essere stato trasformato in brigantino nel 1839,cla un'ancòra più modesta cannoniera e eia soli 48 uomini. Ironicamente meglio attrezzata in campo navale era la Guardia cli Finanza pontificia, incaricata della sorveglianza doganale lungo il litorale tirrenico e adriatico e dell'ausilio alla navigazione sul Tevere. Per ottemperare a questi compiti il Ministero delle Finanze cli Roma utilizzava nel 1848 quattro guardacoste, una flottiglia cli "scorridori" (minori battelli cli vigilanza) e cinque vaporetti adibiti al servizio passeggeri sul Tevere ed al rimorchio dei trabaccoli risalenti il fiume fino al porto romano cli Ripetta. Di questi vaporetti, ordinati nel 1842 e
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nel 1844 in Inghilterra e trasferiti faticosamente attraverso i canali navigabili francesi, il più famoso è rimasto il Roma (vero nome La Città di Roma), che agli ordine del tenente colonnello Alessandro Cialcli partecipò alla prima guerra cli indipendenza C1 4). In particolare il Roma lasciò il Tevere il 28 marzo 1848 e fece sosta a Civitavecchia per caricare tremila moderni fucili francesi a capsula, che poi sbarcò felicemente ad Ancona 1'8 aprile, figurando così come la prima nave italiana a giungere in zona d'operazione provenendo dal Tirreno. Il suddetto materiale bellico fu tra l'altro molto utile ai contingenti ciel generale Durando e ai volontari ciel generale Ferrari, che erano per lo più armati ancora con vecchi fucili a pietra focaia e che continuarono in gran parte a combattere anche dopo la famosa "allocuzione" papale ciel 29 aprile, preannunciante il ritiro dalla guerra. Compiuta questa missione eccezionale per un piccolo rimorchiatore fluviale, il Roma non rientrò alle foci ciel Tevere, come originariamente previsto, ma venne trattenuto in Adriatico ed utilizzato in compiti cli trasporto, cli collegamento e cli vigilanza sia lungo le coste venete, sia lungo il basso corso del Po. In questo servizio il Roma venne affiancato dai due guardacoste Annibale e Cesare e dai cinque "scorridori" S. Clementina, S. Fermina, S. Lorenza, S. Pelagia e S. Rosa cli stanza in Adriatico al comando del sottotenente Vincenzo Alessandrini della Guardia cli Finanza. Dopo il ritiro cli Pio IX dalla guerra, il Roma non rientrò nello Stato pontificio perché contemporaneamente sottoposto a lavori cli revisione e cli potenziamento nell'arsenale della proclamata Repubblica veneta cli Daniele Manin. Qui nel maggio il vaporetto venne anche armato con un obice da 127 mm (24 libbre) ciel tipo Pabchans a prora, con due cannoni minori sui due lati e con altri due pezzi, una spingarda e due lanciarazzi Congreve a poppa. È degno cli nota il fatto che questi lavori, del costo complessivo cli 44.108 lire ciel periodo, furono effettuati gratuitamente dall'arsenale cli Venezia, alle cui maestranze però giunse un compenso volontario da parte ciel generale Durando ed uno speciale elogio pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" ciel governo di Roma ciel 19 giugno 1848. È anche vero però che, nei mesi successivi al ritiro dello Stato pontificio dal conflitto, la Repubblica di Daniele Manin ritenne di dover rinfacciare i lavori apportati dall'arsenale cli Venezia al Roma, finendo per richiedere ufficialmente il rimborso delle spese il 6 novembre 1848 0 5)_ Ritornato in zona cl'operazioni per sostenere l'Esercito ciel generale
Durando in difficoltà, il Roma disimpegnò la sua maggiore azione a fuoco ai primi cli giugno, prendendo parte al bombardamento dei forti cli S. Margherita e cli Caorle. Quindi, subito dopo la nota fuga da Roma cli Pio IX, avvenuta il 24 novembre 1848, il governo veneto incorporò tale vapore nella propria Marina, non senza suscitare una vibrata, ma inutile protesta eia parte ciel Commissario pontificio presso la Repubblica.
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••• Concludiamo questa rievocazione riguardante lo schieramento delle Marine preunitarie italiane nella prima guerra cli indipendenza prendendo in considerazione l'improvvisata flotta della Repubblica veneta. Come è noto, il 17 marzo 1848, sull'onda delle notizie provenienti da Vienna che annunciavano la vittoria dei locali moti liberali, anche i patrioti della città lagunare insorsero, impadronendosi dell'Arsenale, costringendo alla ritirata il presidio austriaco e costituendo entro cinque giorni il governo provvisorio della Repubblica veneta con a capo Daniele Manin C1 6). Il bottino acquisito dai patrioti nel locale Arsenale fu piuttosto cospicuo. A parte infatti numerose armi da fuoco, furono colà catturate una fregata in costruzione (la ivlinel'ua), quattro corvette (Carolina, Clemenza, Veloce e Lipsia), tre brigantini (Pilade, Tritone e Ussaro), il piroscafo Maria Anna, tre golette e ben 93 legni minori d'impiego costiero. Quasi tutte le principali unità, allora provvisoriamente in disarmo, furono attivate e formarono la Marina veneta, che ebbe il contrammiraglio Leone Graziani al suo vertice amministrativo e il contrammiraglio Giorgio Bua al comando operativo cm. La Marina veneta aveva anche la speranza cli incorporare le altre navi austriache cli Pola, che avevano inizialmente a bordo equipaggi in maggioranza irredenti, ma il governo della Repubblica commise al proposito una deprecabile ingenuità. Infatti esso concesse al governatore civile austriaco, conte Palffy, cli essere rimpatriato a Trieste a bordo cli un piroscafo del Lloycl, a patto però cli sostare a Pola dove avrebbe dovuto ordinare (sic) alla locale squadra ;1avale asburgica di trasferirsi a Venezia. Naturalmente, appena in alto mare, il conte Palffy - lasciato infantilmente libero cli agire - accantonò la sua promessa ed ordinò al comandante del piroscafo di dirigere direttamente su Trieste, senza transitare per Pola 0 8). La Marina austriaca rimase così in grado cli contendere alle varie flotte italiane il potere marittimo nell'Adriatico, mantenendo le seguenti navi, per lo più cli base a Pola: fregate Bellona, Gue,riera e Venere, corvetta Adl'ia, pirocorvetta Vulcano, brigantini Montecuccoli, O!'este e Pola, golette Elisabetta e Sfi11ge e una trentina cli unità minori, cui si aggiunsero poi i quattro piroscafi requisiti e militarizzati Curtatone, Custoza, Maria Dorotea e Trieste. All'inizio della guerra erano però pronte a scendere immediatamente in mare solo due fregate e due brigantini, posti al comando ciel capitano cli fregata Luclwig Kuclriaff5ki, richiamato frettolosamente dal congedo, ma poi sostituito dal contrammiraglio Hans Dahlerup, d'origine danese e noto esperto cli artiglieria. Purtroppo, nonostante le iniziali difficoltà navali austriache, l'attività operativa della flotta veneta fu caratterizzata da un'eccessiva prudenza, da alcuni definita vera e propria inazione, se si eccettua la sua partecipazione all'infruttuoso bombardamento del forte cli Caorle del 12 giugno 1848, nel quale peraltro essa perse la cannoniera Furiosa. Questo complesso cli fattori costò il comando al
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contra.mmiraglio Bua, sostituito prima dal capitano cli fregata Alessandro Tiozzo e poi dal capitano cli corvetta Achille Bucchia, mentre anche gli altri vecchi comandanti furono rimpiazzati da ufficiali più giovani, senza che peraltro ciò determinasse un sensibile miglioramento operativoC1 9). In effetti la più notevole, sebbene tardiva azione navale intrapresa dal rinnovato Stato Maggiore della Marina veneta fu cli tipo insidioso e portò al danneggiamento della fregata austriaca Venere ad opera cli un brulotto incendiario ed esplosivo nella notte clell'l 1 agosto 1849, cioè solo tredici giorni prima della capitolazione. Invece due tentativi cli attaccare le navi bloccanti con gran parte della flotta cli San Marco, compiuti nel maggio 1849, non ebbero alcun seguito, a causa del momentaneo allontanamento delle unità nemiche. Fu poi impossibile replicare questo tipo cli missioni collettive, a causa della nota epidemia cli colera che colpì la flotta veneta e si propagò rovinosamente per tutta la città assediata.
Considerazioni generali s1ùl'impiego delle flotte italiane nel corso della 1>rima guerra di indipendenza Non è nostra intenzione rievocare dettagliatamente in questa sede il modesto svolgimento navale della sfortunata prima guerra cli indipendenza, al cli là degli accenni operativi da noi già effettuati. Intendiamo invece soffermarci, come fonte di riflessione, sulle quattro più evidenti caratteristiche negative manifestate nell'occasione dalle Marine preunitarie italiane e che furono, nell'ordine, il loro lento approntamento, una certa goffaggine operativa, una contraddittoria strategia ed una disciplina tutt'altro che soddisfacente. Come abbiamo accennato, la prima nave dei coalizzati che comparve in Adriatico provenendo dal Tirreno fu sorprendentemente il piroscafo Roma della pressoché inesistente Marina pontificia, giunto ad Ancona 1'8 aprile 1848. La seconda aliquota navale, in ordine cli tempo, ad arrivare in Adriatico (il 5 mag gio) fu quella napoletana del contrammiraglio Raffaele De Cosa e ultima fu quella sarda del contrammiraglio Giuseppe Albini, salpata in due scaglioni eia Genova a partire dal 26 aprile, cioè un mese e tre giorni dopo l'inizio del conflitto, e approdata ad Ancona soltanto il 20 maggio! In particolare la flotta borbonica inviata in zona operativa era composta dalle due fregate Regina e Isabella, dal brigantino Principe Carlo e dalle cinque pirocorvette Guiscardo, Carlo Ili, Roberto, Ruggfero e Sannita. Essa, sbarcati il 5 maggio nelle Marche 4000 uomini del generale Guglielmo Pepe, destinati ai campi cli battaglia della Lombardia, raggiunse Venezia il giorno 16, liberando per il momento la città lagunare dal blocco navale austria'.co czo). Da parte sua, il contrammiraglio sardo Giuseppe Albini, conosciuta il 20 maggio ad Ancona la destinazione ciel collega De Cosa, lasciò a rifornirsi nel porto marchigiano gH unici suoi due vapori (le pirocorvette Tripoli e Ma/fatano)
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e raggiunse anch'egli Venezia il 22 maggio con le fregate San Micbele, Des Geneys e Beroldo, le corvette Aquila e Aurom, il brigantino Daino e la goletta Staffetta. Nelle acque della laguna avvenne quindi l'incontro tra le aliquote navali sarde, napoletane e venete, con l'Albini che, secondo precedenti accordi, assunse il comando superiore in mare. A questo punto si manifestò la seconda deficienza navale, consistente in quella che abbiamo chiamato goffaggine operativa. L'inferiore squadra austriaca del comandante Kuclriaffski bordeggiava allora tra le foci ciel Piave e del Tagliamento allorché venne avvistata in quello stesso 22 maggio dai coalizzati, ormai riuniti, nel bel mezzo di una bonaccia che rallentò sensibilmente tutti i velieri. In quel frangente le cinque pirocorvette napoletane, che da sole avrebbero potuto avere la meglio sul contingente asburgico, grazie ai loro obici Pabchans, ebbero l'ordine di prendere a rimorchio le fregate a vela dei due comandanti italiani, ma non di attaccare il nemico, il quale ebbe quindi il tempo cli attendere che i piroscafi del Lloyd lo rimorchiassero dentro il porto cli Trieste (21). Molte critiche sono state conseguentemente rivolte dalla storiografia all'Albini e al De Cosa: il primo per aver lasciato ad Ancona le sue due uniche navi a vapore a causa cli un rifornimento cli carbone forse non ciel tutto giustificato, ed il secondo per essersi adeguato ad una tattica rinunciataria. In conclusione nessuno dei due ammiragli delle più grandi flotte pre-unitarie italiane dimostrò cli aver compreso i mutamenti in atto nella guerra sul mare dopo l'introduzione della propulsione meccanica e cli aggiornate artiglierie. Il terzo inconveniente eia noi denunciato, questa volta cli carattere sia tattico che strategico, fu rappresentato dall'incredibile patto cli salvaguardia concordato dall'ammiraglio Albini con il Lloycl austriaco e che impediva di molestare la navigazione commerciale asburgica in tempo di guerra, nonostante i bellicosi propositi piemontesi che parlavano cli spazzare cliùl'Aclriatico il potere marittimo avversario c22). Nella stessa circostanza i coalizzati non sembrarono tenere conto che il porto di Trieste, cui essi posero un blocco navale il 15 giugno, apparteneva in realtà alla Confederazione germanica, che cinque giorni dopo quindi protestò così violentemente eia costringere gli italiani a limitare fin quasi a zero la locale vigilanza e a lasciare invece che il pur inferiore nemico continuasse ad agire contro i trabaccoli veneziani C23). La quarta ed ultima deficienza, evidenziata soprattutto dalla Marina sabauda nelle ultime fasi del conflitto, fu infine cli carattere disciplinare. Infatti, dopo l'armistizio firmato dal generale Salasco il 9 agosto 1848, che determinò il ritiro ad Ancona della flotta dell'Albini, si segnalarono purtroppo nel suo ambito gravi atti cli insubordinazione, che sfiorarono l'ammutinamento. In particolare gli equipaggi sardi dettero luogo, in quel porto pontificio, a ripetuti clisorclini, nonché a veementi rivendicazioni salariali, che videro coinvolti perfino i cappellani cli bordo e l'allora sottotenente cli vascello Emilio Faà cli Bmno, che poi avrebbe guadagnato la Medaglia d'Oro alla memoria dopo la sua morte nella battaglia cli Lissa ciel 20 luglio 1866 CZ 4).
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Durante l'altrettanto sfortunata seconda fase della guerra, conclusasi nel marzo 1849 con la sconfitta di Novara e con il susseguente e definitivo armistizio di Vignale, la flotta sarda, priva cli ordini precisi, rimase ancorata ad Ancona, allora facente parte dell'effimera Repubblica romana. Allo scopo di recuperare, secondo le clausole armistiziali, i sudditi civili e militari piemontesi approdati originariamente a Venezia, le navi dell'ammiraglio Albini lasciarono Ancona il 7 aprile 1849 tra lazzi, fischi e grida cli "traditori", cioè in un clima di risentimento simile a quello già visto proprio nella città lagunare il 13 giugno dell'anno precedente quando la squadra napoletana del De Cosa era stata costretta a ritirarsi dal conflitto, in seguito alla defezione dello Stato borbonico C25l. Anche nel corso di questa missione di carattere civile si ripeterono a bordo delle navi sarde gli atti di insubordinazione, che culminarono in veri e propri ammutinamenti sulle fregate Des Geneys ed Euridice e sulla pirocorvetta Maifatano. La prima guerra cli indipendenza italiana si chiudeva pertanto non solo con una sconfitta militare terrestre, ma anche con l'amarezza determinata dalle suddette deficienze navali, nonché dalla scarsa fermezza dei vari governi. Nulla quindi ci sembra più appropriato del seguente commento rilasciato dall'illustre storico navale Augusto Vittorio Vecchj, meglio conosciµto al grande pubblico come Jack La Bolina (26). "È questa la fine ultima dei drammi nazionali lcì dove deboli governanti
oscillano, a guisa di pendolo, tra i due estremi della sete inesauribile di popolarità e della dura necessità del comando cui sono inunaturt. La storta delle vittorie ha la trama composta di ordini chictti, quella det disastti d'ordini confusi, variabili e contraddittori. E la vittima desl,gnctta al sacrificio è sempre un onesto capitano che nelle maglie sottili e disoneste, da altti tesegli, si smarrisce... Sta che la campagna ma11.ttima degli italiani contro l'Austria mostrò che nei primi faceva assoluto difetto la conoscenza del valore relativo del ncwiglto a vela e di quello a vapore. Èjuor di questione che i singoli comandanti sapessero manovrare le navt, ma che cosa la guerra fosse ignoravano".
NOTE (1) Per i particolari cfr. A. Santoni, Da Lepanto ad Hampton Roads: storia e politica navale dell'età moderna (secoli XVI-XIX), Milano, Mursia, 1990, p. 176-178, 228, 259 e 269. (2) F. Bargoni, Esploratori, fregate ed avvisi italiani, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1974, p. 12-13. All'inizio della prima guerra di indipendenza la Marina napoletana allineava ben 22 navi a vapore. (3) Cfr. W. Ghetti, "Raffaele De Cosa e la Marina Napoletana", in Rivista .Marittima, luglio-agosto 1967, p. 93-95. (4) Per conoscere altri particolari sulla formazione dei contemporanei allievi ufficiali cfr. Demi - A. Santoni, L'Accademia Navale di Livorno: storia e attualità, Pisa, Primula Multimedia, 1997, p. 14-15.
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(5) G. Gonni, Cavour Ministro della Mari11a, I3ologna, Zanichelli, 1926, p. 15, 35-36 e 55. (6) Cfr. A. Manno, "La Marina sabauda dal Conte Rosso a Carlo Alberto", in Rivista .Maritti111a, luglio 1966. (7) Le sei navi a vapore sarde erano le piroco1vette da 4 cannoni Tripoli e Malfata110, gli avvisi da 4 cannoni Coito e Monzambano e gli avvisi da 2 cannoni Gttlnara e lcbnusa. La Marina napoletana invece possedeva le otto pirocorvette eia 6 cannoni Roberto, Ruggiero, Tancredi, Guiscardo, Ercole, Arcbimede, Carlo III e Sannita, le due piroc01vette da 4 cannoni Ferdinando II e Nettuno, i tre avvisi eia 6 cannoni Stromboli, Mise110 e Pali11uro, i tre avvisi da 2 cannoni Maria Teresa, Peloro e Lilibeo, i quattro rimorchiatori Delfi110, Flavio Gioia, \\7enejirJde e Argonauta e i due vapori di servizio doganale Antelope e Rondine.
(8) Cfr. A. Pezza, "Le Marine Militari italiane nel 1848: la Marina sarda", in Rivista Marittima, gennaio 1948, p. 48. (9) I più recenti studi sulla Mariria dei Cavalieri di Santo Stefano sono quelli di Marco Gemignani che, oltre a vari saggi, ha pubblicato sull'argomento il volume Il Cavaliere Jacopo Ingbirami al servizio dei Grauducbi di Toscana, Pisa, ETS, 1996. (10) Cfr. il Corriere livornese n. 21 del 4 settembre 1847. (11) G. Bonifacio, "Le Marine Militari italiane nel 1848: la Marina Militare toscana", in Rivista .Mariffima, febbraio 1948, p. 226-229. (12) Cfr. il già citato libro cli F. Demi - A. Santoni, L'Accademia Navale di Livorno: storia e affualità, cit., p. 18. (13) R. Lefevre "Le Marine Militari italiane del 1848: La Marina Militare pontificia", in Rivista .Marittima, marzo 1848, p. 452. (14) Per le caratteristiche principali del Roma cfr. P. Fortini, "Leggende e realtà nella vita marinara di Antonio Elia", in Rivista di cultura marinara, novembre-dicembre 1946, p. 19-20. (15) R. Lefevre, "Le Marine Militari italiane nel 1848: la Marina Militare pontificia", cit., pp. 460 nota e 465-466. (16) M.L. Salvatori, Storia de/l'etcì contemporanea, Torino, Loescher, 1977, p. 197-198. (17) La fregata Minerva, catturata sullo scalo, fu varata con il nome Italia a metà giugno 1849, cioè due mesi prima della capitolazione della Repubblica veneta, per essere poi ribattezzata Novara dagli austriaci vittoriosi. Da parte loro le corvette Carolina, Clemenza e Lipsia ebbero rispettivamente dai patrioti i nuovi nomi di Lo111bc1rdia, Civica e Indipendenza, i due brigantini Tritone e Ussaro furono chiamati San Marco e Crociato, l'ancora incompleto Pilade venne approntato con lo stesso nome e infine il vapore Maria A1111a fu dotato cli due grossi cannoni e ribattezzato Pio IX. (18) A.V. Vecchj (alias Jack La Dolina), Storia generale della Marina Militare, Livorno, Raffaello Giusti, 1895, voi. III, p. 142. (19) A. Pezza, "Le Marine Militari italiane nel 1848: La Marina veneta", in Rivista Marittima, giugno 1948, p. 480. (20) W. Ghetti, "Raffaele De Cosa e la Marina napoletana", in Rivista Marittima cit., p. 101. I3isogna necessariamente aggiungere che, mentre gli ordini impartiti a De Cosa dal governo borbonico predicavano audacia, quelli provenienti dal re Ferdinando II "consigliavano" la massima prudenza, anche con toni ironici propriamente partenopei. (21) Cfr. R.C. Anclerson, Naval lVCll'S in tbe Levant, 1559-1853, Liverpool, University Press, 1952, p. 570. Si ricorda che gli obici inventati negli Anni Venti dal francese Paixhans sparavano letali granate esplosive, molto più affidabili delle vecchie bombe a miccia, come era stato clitnostrato dagli stessi francesi contro il fotte messicano di San Juan d'Ulloa a Vera
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Cruz il 27 novembre 1838 e come poi sarà più notoriamente palesato dai russi contro i turchi nella battaglia navale di Sinope del 30 novembre 1853. Cfr. J. Morda!, Viugt-cinq siècles de guerre sur 111e1; Parigi, Laffont, 1959, p. 221-224. (22) S. Romiti, Le Mari11e Militari ita/ia11e 11el Risorgimento, 1748-1861, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1950, pp. 165 e 175 e D. Guerrini, Come arrivammo a Lissa, Torino, Casanova, 1907, p. 120. (23) Nonostante questa scarsa collaborazione navale, l'Assemblea Nazionale Veneta deliberò il 4 luglio la sua unione al Piemonte con 127 voti favorevoli e 6 contrari. (24) S. Romiti, Le Marine Militari italiane nel Risorgimento, 1748-1861, cit., p. 184 e A. Pezza, "Le Marine Militari italiane nel 1848: la Marina sarda", in Rivista Marittima, cit., p. 55. (25) F. Bellini, Il contributo delle Marine Militari italiane nella J• guerra di indipendenza, Roma, ed. Grafica, 1976, p. 116-118. (26) A.V. Vecchj, Storia ge11erale della Marina Militare, voi. III cit., p. 154-155.
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LA MARINA VENETA NEL 1848-49
ALVISE ZORZI
L'Arsenale è stato il teatro del primo e cruciale episodio della rivoluzione veneziana del 22 marzo 1848: la Marina si trova dunque subito al centro degli eventi cli quella giornata convulsa culminata nella cacciata delle autorità austriache e nella proclamazione della Repubblica Veneta cli Daniele Manin. Piazzaforte marittima e grande stabilimento industriale, l'antico complesso, ingrandito notevolmente in epoca austriaca con l'incorporazione cli aree cli conventi e di edifici sacri spogliati o demoliti in seguito alle massicce e vandaliche soppressioni napoleoniche, ospitava gli uffici del comandante superiore clell'i. e r. Marina austriaca; carica ricoperta, allora, dal tenente maresciallo Anton Stephan Ritter von Martini, un alto ufficiale ungherese cli remota origine italiana che, avendo svolto tutta la propria carriera nell'Esercito, era rimasto alquanto sorpreso dalla nomina perché "non conosceva affatto il servizio navale" m. Con i suoi ottocento operai, più trecento forzati rinchiusi nel bagno penale cli Santa Maria delle Vergini, l'arsenale, massimo se non addirittura unico stabilimento cli costruzioni navali della monarchia asburgica, era considerato dalle autorità militari austriache, nel montare delle agitazioni dal 1847 in avanti, non come una forza disponibile, ma come un pericolo incombente, come una vera polveriera capace cli esplodere eia un momento all'altro. E non diversamente lo vedeva la cittadinanza, ossessionata dalla minaccia, vera o presunta, ciel sovvertimento sociale ciel quale le masse operaie avrebbero potuto essere le antesignane. Ed ecco che, la mattina ciel 22 marzo, l'arsenale esplode: un gruppo cli operai aggredisce e assassina brutalmente il direttore dello stabilimento, capitano di vascello Giovanni von Marinovich: un "dirigente spietato" secondo qualcuno (2), in realtà un dirigente severo e punto elastico, che si era fatto odiare dagli arsenalotti perché aveva vietato loro il doppio impiego, in arsenale e negli "squeri" privati come erano soliti fare per arrotondare la paga ritenuta insufficiente C3). La notizia fa temere l'insurrezione operaia, l'anarchia, e ancora di più, la repressione austriaca: è ciò che fa precipitare Daniele Manin all'arsenale, dove, giunto alla testa cli una piccola comitiva, comprende a volo le possibilità offerte dalle circostanze e prende subito il controllo della situazione, facendosi ubbidire dagli operai e facendosi consegnare eia Martini, paralizzato dalla paura cli fare la fine cli Marinovich, le chiavi dell'armeria. Le truppe austriache ciel reggimento Wimpffen e della fanteria cli marina inviate d'urgenza all'arsenale sono cli etnia italiana e si rifiutano cli ubbidire agli ufficiali che ordinano loro di. far fuoco.
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Davanti alla porta cli Lepanto, Manin, padrone ormai della situazione, lancia il grido della rivoluzione, "Viva San Marco!" subito ripetuto eia tutti. La Marina austriaca, nel personale e soprattutto, nei quadri della quale l'elemento italiano era predominante ed erano stati largamente presenti ufficiali che avevano prestato servizio presso la marina della defunta Serenissima, era considerata dalle autorità militari assai poco affidabile, dopo che tre ufficiali, due dei quali figli cli un valoroso i. e r. ammiraglio, avevano fondato e guidato una società segreta cli ispirazione mazziniana, !"'Esperia", alla quale, intorno al 1843, sarebbero stati iscritti "i due terzi" degli altri ufficiali: non per nulla il tenente maresciallo Zichy, il malcapitato governatore militare sloggiato eia Manin il 22 marzo, aveva affermato, assumendo l'incarico ancora nel 1842, che la Marina "non era austriaca ma italiana" C4). A parte la vicenda dei fratelli Bandiera e clell'"Esperia", e della vigilanza speciale alla quale ancora nel 1845 erano sottoposti come sospetti aderenti il capitano cli fregata Maticola, il tenente cli vascello Giacomo Turra, gli alfieri cli vascello Francesco Balclisserotto, Achille Bucchia, Antonio Santini, Amilcare Mariani, Luigi Fincati e il cappellano Pietro Insom, al vertice stesso della Marina si era trovato a lungo, come vice comandante superiore e poi, per breve tempo, nel 1847, come comandante, il vice ammiraglio conte Silvestro Dandolo, della grande stirpe dogale, leale dignitario austriaco, i. e r. consigliere intimo e cavaliere ciel Toson d'Oro, ma solito rievocare con orgoglio i tempi in cui era stato uno dei luogotenenti cli Angelo Erno e rallegrarsi ciel fatto che, essendo stato in missione, non aveva potuto partecipare alla "vergognosa" seduta dell'abdicazione ciel Maggior Consiglio, il 12 maggio 1797. Con queste premesse sarebbe stato più che legittimo pensare che la flotta potesse avere una parte essenziale nella vicenda della Repubblica cli Manin e della sua resistenza all'Austria. Non doveva essere così. Quando Manin si impadronisce dell'arsenale, accanto a lui si trovano numerosi ufficiali cli marina, alcuni vecchi affiliati all'"Esperia", come Antonio Paulucci, come Carlo Alberto Raclaelli, come Bucchia e Balclisserotto, altri trascinati dagli avvenimenti, come Leone Graziani, nominato sui due piedi comandante superiore al posto cli Mattini, come Giuseppe Marsich, Giorgio Bua e Agostino Milonopulo, creati anch'essi da Manin, per dirla con Niccolò Tommaseo, "ammiragli della flotta che non c'era" C5)_ Il grosso della flotta, infatti, non si trovava a Venezia, si trovava a Pola, agli ordini ciel capitano cli vascello Buratovich. Nelle ore convulse della rivoluzione, nella notte tra il 22 e il 23 marzo, si era pensato cli inviarle l'ordine cli trasferirsi a Venezia. Ma, con colpevole leggerezza, invece cli incaricare del1a missione un ufficiale fidato come Achille Bucchia, che si era offerto volontario, si era preferito, su parere cli Leone Pincherle, affidare l'ordine al comandante del piroscafo ciel Lloycl austriaco sul quale si imbarcavano l'ex governatore conte Palffy, che lasciava Venezia, ed il suo séguito. Col risultato che, com'era prevedibile, i passeggeri austriaci costrinsero il comandante a far rotta su Trieste anziché su Pola, e a consegnare il messaggio al tenente maresciallo Giulày CG).
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E che la flotta rimase saldamente in mano austriaca: raggiungeranno Venezia soltanto tre piccole unità dislocate rispettivamente a Rovigno, a Siano e a Lesina, comandate da tre giovani alfieri cli vascello, Carlo Alessanclri, Giuseppe Marini e Luigi Rota C7). Venne dunque a mancare a Venezia il sostegno cli una forte squadra navale, dalla quale avrebbe tratto grande aiuto nella disperata resistenza all'assedio austriaco. Ma delle risorse che erano rimaste a Venezia, e che non erano ciel tutto trascurabili (oltre ad un gran numero cli piccole imbarcazioni, il 22 marzo c'erano due corvette, la Clemenza e la Lipsia e i due brick Pilade e DelfinoC8), non fu fatto buon uso: al contrario,.in primo luogo, ai vertici erano stati chiamati uomini inadatti: Antonio Paolucci, ministro della Marina, "buonissimo uomo, cli cuore eccellente e debolissimo, cli talenti limitati, soverchiamente timido", Leone Graziani "violento e ostinato" secondo Luigi Fincati, "buon capomastro degli operai ... ma marinaro dappoco, e peggior soldato" secondo Niccolò Tommaseo C9\ Agostino Milonopulo, valente matematico e già direttore ciel Collegio cli Marina fondato dall'arciduca Carlo nel 1802, teorico puro senza alcuna attitudine al comando. Oppure cinici attendisti, come il contrammiraglip Giorgio Bua: il quale, ritornati gli Austriaci, avrà il coraggio cli lamentarsi pubblicamente della loro ingratitudine perché, sia come comandante della divisione navale, sia come presidente della commissione cli difesa, "aveva saputo impedire che si armasse la Marina veneta quando l'austriaca, sparpagliata nei porti istriani, poteva essere facilmente battuta". Di questa stessa pasta doveva essere il capitano cli corvetta Giovanni Caffiero che dopo la capitolazione diceva a Luigi Fincati, futuro ammiraglio italiano: "La mia coscienza è tranquilla, dal mio brick non partì un solo colpo cli cannone e il mio equipaggio può testificare ch'io non gli ho mai scaldato la testa con discorsi" ClO)_ Non è eia credere, però, che gli ufficiali fossero tutti così, l'ammiraglio Fincati, pur constatando che pochi avevano fatto il loro dovere, indica tra coloro che, invece, lo fecero fino in fondo il capitano cli fregata Vittorio Zambelli e i capitani cli corvetta Annibale Viscovich e Giovanni Sagreclo "uomini di animo nobilissimo". Zambelli aveva scritto a Man.in, il 10 aprile 1848, offrendosi cli anelare in Istria con tre navi, cli ricondurre in patria quelle rimaste a Pola e cli impadronirsi ciel vapore austriaco Vulcano e dei piroscafi del Lloycl, così da formare una forza offensiva e cli togliere cli mezzo unità che avrebbero potuto "farsi temibili a Venezia". Era un progetto audacissimo, ma, in un momento difficile per la monarchia e per la Marina asburgica, avrebbe potuto avere buon successo; invece fruttò a Zambelli la nomea cli matto Cn)_ Di fatto, i governanti veneziani, a cominciare da Manin, uomo coraggioso e geniale ma ciel tutto digiuno cli nozioni militari e meno che mai marittime, furono concordi nel sottovalutare l'estrema importanza della Marina. Ne fa fede il rifiuto all'acquisto cli naviglio moderno, che pure era stato proposto in più occasioni: un paio cli milioni impiegati nell'acquisto cli piroscafi eia guerra nei primi giorni della rivoluzione, quando
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c'era ancora abbondanza cli mezzi, "avrebbero cambiato la faccia a molte cose", annotava G. B. Varè, che era stato ministro della Repubblica cli Manin, nei suoi ricordi ciel 1848-49 0 2). "Se Venezia, dal dicembre 1848, avesse dedicato tutte le sue cure ad armare e ad accrescere la flotta in guisa cli impedire alla debolissima austriaca cli operare il blocco... " scriverà uno storico cli fine Ottocento <13). Come già Zambelli, aveva visto giusto il patriota Luigi Mezzacapo, che si era dimesso dalla commissione cli difesa che aveva respinto la sua proposta cli organizzare un'efficace difesa marittima che potesse dominare l'Adriatico mentre la flotta austriaca "era in pieno sfacelo con ufficiali inesperti e i croati per cannonieri" 0 4). Ma in Austria, frattanto, le cose erano cambiate, e il nuovo Primo Ministro, principe Felbc zu Schwarzenberg, aveva conferito il comando superiore della Marina, tenuto interinalmente da un ufficiale giovane e coraggioso, il Kuclriaffsky, all'ammiraglio danese Hans Birch von Dahlerup, e la squadra, riorganizzata e composta delle migliori unità, prenderà parte al blocco e al bombardamento cli Venezia (nel corso del quale fu sperimentata, credo per la prima volta nella storia, l'offensiva dal cielo per mezzo cli palloni aerostatici muniti cli un cerchio cli legno al quale era appesa una bomba da 30 libbre, accesa e sganciata eia razzi a tempo: con scarso successo perché il vento aveva respinto palloni e bombe sulle linee austriache). Nell'aprile 1849 la Marina austriaca riordinata da Dahlerup conta 14 navi con 110 cannoni, 72 dei quali cli grosso calibro, e 2600 marinai. Dispone anche cli sei navi a vapore ciel Lloycl austriaco (Zambelli aveva visto giusto!), mentre la Marina veneziana non ne ha che una sola, la Pio IX, con la quale gli ufficiali più giovani e audaci vorrebbero sfidare il nemico: si batte, infatti, col piroscafo austriaco Vulcano, ma senza successo; soltanto una volta, il 27 aprile, le due navi vengono a contatto, e la Pio IX colpisce due volte il Vulcano che è costretto a rinunciare al blocco cli una nave greca carica cli frumento. Per diminuire lo squilibrio delle forze viene accettato il consiglio cli Luigi Fincati, cli armare i trabaccoli, ma la misura, presa in ritardo, non muta la situazione, né la muta una leva straordinaria cli gondolieri e pescatori lagunari, giudicati sprezzantemente eia Dahlerup, nelle sue memorie, "marinai d'acqua dolce" 0 5). Il valore personale dimostrato eia molti ufficiali, marinai, fanti e artiglieri cli marina sbarcati e impiegati a difendere i forti e le batterie non può che far rimpiangere un impiego più razionale delle unità navali. Nell'incalzare del blocco e clell'asseclio, qualche azione della Marina poteva comunque sempre rappresentare una speranza, benché le caratteristiche del porto cli Venezia cli allora, inadatto alla manovra cli bastimenti a vela senza il favore dei venti e delle maree (le navi di maggiore stazza dipendevano per la manovrabilità dalle forti maree dei pleniluni), rendessero vane "le migliori occasioni cli sorpresa e cli aggressione in alto mare" e aclclirittura, come sosteneva Balclisserotto, ostacolassero il rientro della flotta una volta uscita in mare aperto. Achille Bucchia, nominato comandante in capo della marina il 18 giugno 1849, altamente stimato
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da tutti e senza dubbio in possesso di tutte le doti necessarie al comando, sarebbe stato l'uomo adatto a condurre un'operazione, se non altro, dimostrativa, ma la sfiducia e l'insicurezza (o forse, piuttosto, una considerazione realistica delle forze in campo) avevano contagiato anche lui. Eppure quella povera Marina, anche se l'equipaggio del Pio IX si era mostrato così riottoso che la commissione militare aveva mandato settanta marinai sotto processo, e tre ne erano stati condannati a morte, adesso che il comando era in mani capaci e sicure aveva ritrovato coesione e spirito combattivo, e l'aveva dimostrato in più cli una scaramuccia. Fu Tommaseo a forzare la mano con un "Indirizzo alla marineria veneziana" che offese mortalmente Bucchia e il suo stato maggiore e lo costrinse ad una sortita, voluta dall'assemblea e dal governo della Repubblica con tutte le loro forze: 1'8 agosto la squadra uscì in mare, la città, annotava Fincati, "pareva pazza cli gioia", il popolo sognava già la rottura ciel blocco e la fine della fame che l'attanagliava, ma due giorni dopo le navi erano cli ritorno senza avere incontrato il nemico e con la misera preda cli una barca carica cli vino. Secondo uno storico austriaco, il Benko von Bojnik, la sortita era ormai "militarmente un'impresa senza obiettivo"; secondo Dahlerup, un attacco condotto con navi a vapore avrebbe potuto costringerlo a interrompere il blocco, ma, stando le cose com'erano, una battaglia in piena regola sarebbe stata sicuramente perduta. Comunque, sembra sia stato il governo veneziano a ordinare a Bucchia cli non allontanarsi dalla costa per evitare che il popolo prendesse l'allontanamento della flotta per un abbandono C1 6)_ Il 16 agosto 1849, quando già erano state avviate le trattative per la resa della città esausta per la fame e per il colera, la flotta usciva l'ultima volta in mare. Al largo cli San Piero in Volta le navi veneziane Lontbcmtla e Pilade scambiano cannonate con le navi austriache Bellona e Vulcano. Lo scontro rialza grandemente il morale degli equipaggi e Bucchia spera cli impegnare la flotta austriaca il giorno dopo, se i venti fossero favorevoli. Ma il nemico si sottrae allo scontro, e Bucchia fa ritorno in porto: il colera aveva incominciato a diffondersi fra gli equipaggi e al comandante sembrava inutile e inumano tenerli in mare Cl?). La città aveva combattuto ad oltranza, le sofferenze della popolazione sembravano ormai senza contropartita possibile; la capitolazione delle forze rivoluzionarie ungheresi, ultime retroguardie della grande ondata ciel 1848, aveva spento definitivamente ogni immaginabile speranza. Il 22 agosto 1849 il bombardamento cessa cli colpo. Il 25 agosto il generale veneziano Cavedalis incontra, a
Marghera, il generale Gorzkowski e l'arciduca Sigismondo: la resa è conclusa, il 27 agosto Daniele Manin e gli altri trentanove dirigenti repubblicani condannati all'esilio si imbarcano sul vascello Pluton. Tra loro ci sono Graziani e Milonopulo, che vanno a Corfù, e Antonio Paulucci, che ripara a Torino come Francesco Balclisserotto. Oltre ai proscritti, partono molti altri, e fra loro gli ufficiali di marina sono parecchi: tra questi, Luigi Fincati salirà ai più alti gradi della Marina ita-
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liana, nella quale Paulucci diventerà contrammiraglio, e così Antonio Gogola, tenente cli vascello in quella veneta. Per un'amara ironia del destino, il futuro vincitore cli Lissa, Wilhelm von Tegetthof, sarà un allievo del Collegio cli Marina cli Venezia, dove aveva avuto, tra i suoi maestri, l'ammiraglio Dandolo e Milonopulo e fra i propri condiscepoli molti ufficiali della flotta veneziana del 1848-49, la cui esperienza chiudeva melanconicamente una tradizione gloriosa Os).
NOTE
(1) "... er kemzte de11 Seedienst gC1nz 1111d gC1r 11icbt": C. Von Wurzbach, Biogmpbiscbes · Lexico11 des KC1isertums Oesterreicb, XVII, Wien 1867, p. 26. Cfr. A. Zorzi, "Marinai sotto altre bandiere", in StoriCI di VeneziC1dell'Istituto della Enciclopedia Italia, voi. XII, "Il Mare", a c. di A. Tenenti e U. Tucci, p. 574. (2) Come P. Ginsborg, DC1niele Manine ICI rivoluzione veneziC1na del 1848-49, Milano 1978, p. 111; il quale tende a giustificare l'eccidio di Marinovich. Si vedano, in proposito, le severe parole di Niccolò Tommaseo, Ve11ezia negli mmi 1848-49, voi. I, a c. di P. Prunas, Firenze 1931, p. 62 ss. · (3) Cfr. A. Zorzi, "Marinai ... " cit., pp. 561-584; id., VeneziC1 AustriC1ca, Roma-Bar_i 1985, pp. 223-238. (4) F. Wallisch, Die FIC1gge Rot-\J7eiss-Rot, Graz-Wien-Koln 1956, p. 60. (5) N. Tommaseo, VeneziC1 ... cit., I, p. 135. (6) Cfr. R. O. J. Van Nuffel, "Intorno alla perdita della flotta a Venezia", in RC1ssegna StoricCI del Risorgimento, n. 44, 1957, pp. 784-791. P. Ginsborg, Dmziele Manin ... cit., p. 116-117. (7) N. Tommaseo, Ve11eziC1 ... cit., I, p. 110. (8) A. Zorzi, "Marinai ... " cit., p. 576. (9) N. Tommaseo, Ve11eziC1 ... cit., I, p. 70. (10) Memorie inedite di Luigi Fincati, in V. Marchesi, Storia docu111e11tata della rivoluzione. e della difesCI di Venezia negli mmi 1848-49, Venezia 1913, p. 205. (11) V. Marchesi, Storia docu111e11tC1tC1 ... cit., p. 204. (12) G. B. Varé, "Rimembranze dell'assedio di Venezia", in V. Marchesi, StoriCI docu111entC1 tCI .. . cit., p. 205. (13) N. Nisco, LCI dife.m di Venezia e di Roll/(/, Napoli 1886. (14) V. Marchesi, StoriCI docu111e1/fa/C1 ... , p. 462. 05) H. Dahlerup, /111 oesterreicbiscben Die11st, Berlin, 1911, I, p. 119. (16) V. Marchesi, StoriCI doctt111e11tata ... cit., pp. 468-471; J. Benko Von Boinik, Gescbicbte der K. K. Kriegsmarine wéibrend der]C1bre 1848 und 49, Wien 1884, p. 643; H. Dahlerup, Im oesterreicbiscben Dienst cit., I, p. 180 ss. (17) P. Ginsborg, Daniele Maniu ... cit., p. 373-374. (18) A. Zorzi, "Marinai ... " cit., p. 577.
TI-IE AUSTRIAN NAVY IN THE ADRIATIC SEA IN THE REVOLUTIONARY YEAR 1848 PRECONDITIONS AND CONSEQUENCES
ROBERT
L.
DAUBER
To unclerstancl, wbat bappenecl in tbe Allstrian navy by tbe events of 1848, wbat was cbangecl by tbem - ancl tbe cbanges were funclamental - we bave to approach the tbeme in tbree steps: • The preconcljtions in the Austrian navy before 1848; • The Austrian navy in the revolutionary year 1848; • The consequences of tbc year 1848 for the Austrian navy.
Preconditions of the Austrian navy before 1848 The Austrian countries uniteci uncler thc Habsburg crown since the 12th century hacl up to Lhe 19th century always representecl a continenlal powcr with not much unclcrstancling for the strategie importance of sea-tracle ancl sea power. This continental attitucle of Austria was also not changecl by the fact that in the 14th century Lhc city of Trieste ancl Lhe nearby county of Duino movecl thcmselves by Lheir own will uncler the reign ancl protection of the Austrian-Habsburg crown ancl \Nhen Austria gainecl clirect access to the sea, to sca tracie ancl to the obligation to protect their short coasts. Naturally cnough the neighbourccl "Queen of the Aclriatic Sea", the sea power of Venice, saw in their own interesl to thc fact that the Austria woulcl not gain much sea tracie ancl power. This situation ancl continental attilucle of the Habsburgs was -- with short exceptions mainly uncler Emperor ancl Archicluke Karl VI - prevailing through more than 600 years. Of course il has to be kept in mincl, that, notwithstancling the Jack of an own fleet, the existing sea-strategic interests of the Austrian Habsburgs were, at least partially, coverecl by dose family relationships witb tbe Habsburgs of Spain ancl their big lleets as well as by repeatecl alliances with the great sea pmvers of mostly Englancl ancl timewise France. A more permanent even if not funclamental change of the continental attitucle of tbe Austrian monarchy took piace by thc outcome of tbe napoleoni e wars. After tbe clistruction of the olei sea Republic of Venice by Napoleon ancl after the following peace treaties between France ancl Austria of Campo Formiclo in 1797, ancl finally after the Congress of Vienna 1815, the Emperor of Austria, in exchange witb other
LA MARINA AUSTRIACA IN ADRIATICO NELL'ANNO RIVOLUZIONARIO 1848 CONDIZIONI PRECEDENTI E CONSEGUENZE
ROBERT
L.
DAUBER
Per capire che cosa accadde alla Marina austriaca a seguito degli avvenimenti ciel 1848, quali cambiamenti furono eia essi provocati - e tali cambiamenti furono fondamentali - dobbiamo affrontare il tema in tre tempi: • le condizioni della Marina austriaca precedenti il 1848; • la Marina austriaca nell'anno rivoluzion~rio 1848; • le conseguenze ciel 1848 per la Marina austriaca.
Condizioni della Marina austriaca precedenti il 1848 I territori austriaci uniti sotto la corona degli Asburgo sin dal XII secolo avevano sempre rappresentato sino al XIX secolo una potenza continentale con non molta comprensione per l'importanza strategica ciel commercio marittimo e ciel potere marittimo. Tale comportamento continentale dell'Austria non mutò neppure per il fatto che nel XIV secolo la città cli Trieste e la vicina contea cli Duina si posero cli loro spontanea volontà sotto il regno e la protezione della corona austro-asburgica e cli conseguenza l'Austria ebbe diretto accesso al mare, al commercio marittimo e la necessità cli proteggere le sue limitate coste. Naturalmente la vicina "Regina ciel Mare Adriatico", la potenza marittima di Venezia, non fu toccata direttamente nel proprio interesse, in quanto l'Austria non avrebbe guadagnato molto commercio marittimo e potere. Questa situazione e il comportamento continentale degli Asburgo fu prevalente per più cli seicento anni, con brevi eccezioni principalmente sotto l'Imperatore e arciduca Carlo VI. Certamente si deve considerare che, nonostante la mancanza cli una propria flotta, gli esistenti interessi marittimi degli Asburgo austriaci erano, almeno parzialmente, assicurati dalle strette relazioni familiari con gli Asburgo cli Spagna e dalle loro grandi flotte, così come dalle ricorrenti alleanze con le grandi potenze marittime, soprattutto l'Inghilterra e tavolta la Francia. Un cambiamento più permanente anche se non fondamentale ciel comportamento continentale della monarchia austriaca si delineò a seguito dell'insorgere
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countries, inheritecl what was then left of the territory, of the city, of the port ancl of the nm>y of Venice. This incluclecl also the whole Adriatic East Coast in Croatia, its sea ports ancl the remainclers of the venetian-napoleonic navy, its ships and personnel. Austria, blecl out by the napoleonic wars, and its government in Vienna were by no means, neither mentally nor by their persona! possibilities preparecl for this new naval chances. The consequence was, that the high-commanders of the new Austrian navy were not born Austrian naval officers, but first a royalist frenchman, then a naval officer born in the Austrian Netherlancls and finally from 1824-1844 an italian, Vice Aclmiral Hamilcar marchese Paulucci delle Roncole. The centrai aclministration of the new Austrian navy was hancllecl within the mighty Ministry of War in Vienna by a so callecl Marine-Section, a small clepartment, which was dominateci by the overpowering Fielcl-Marshals ancl Generals of the then big Austrian lanci forces. The Austrian navy was generally consiclerecl as an useful appenclb:: of the lanci forces. No woncler that the Marine-Section coulcl not create a real unclerstancling ancl interest for the new navy, neither within the ministry nor in the public. The professional career of a naval officer was not consiclered desirable in the leacling Austrian circles as well as in the generai public ancl nearly nobocly hacl an understancling of the "exotic" navy existing far away. This situation led to the fact, that the Austrian navy, basecl in the port of Venice, rema in ed loaclecl with an over whelming naval traclition of a "venezianitĂ ". It was led by an Italian commancler, was composecl mainly of Venetians, only of a small percentage of Croatians from Dalmatia ancl of very few Austrians. It grew therefore, accorcling to inclepenclant biographs of that time, into a somewhat strange Austro-Venetian naval body. It was saicl that in this Austro-Venetian navy the Venetian traclitons ancl wish for a perfect hanclling of the ships countecl ali, military matters countecl little ancl the Austrian government regulations counted nothing. This behaviour was accentuateci by the fact, that the successful peace policy of Metternich in Europe dici not confront the Austrian navy with major war events ancl also this createci an atmosphere of laissezfaire in ali ranks. The Minister of War in Vienna stateci on occasion of a major investigation therefore very rightly that the navy of the Austrian Emperor was not an Austrian navy but in truth a Venetian navy. The same investigation report stateci, that in Venice, in the famous arsenal, centrai point of ship constructions of the Austro-Venetian navy, a lot of corruption was going on. It was p.e. usual that craftsmen ancl skillecl workers, mostly state officials, carne ancl went when they wanted. Ifa skillecl craftsman found an aclclitional job outsicle the arsenal he sent a not so skillecl son or relative to the arsenal to represent bis name ancl person. A lot of arsenal materiai disappeared in a mysterious way ancl had to be replacecl, clebiting the small naval budget. On the fleet on service at sea things were clifferent but not much better. We bave contemporary reports that many of the officers and sea men on navy service at the Turkish borcler-waters in Dalmatia were in one way or another involvecl in
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delle guerre napoleoniche. Dopo la distruzione della vecchia Repubblica marinara di Venezia da parte di Napoleone e dopo il conseguente trattato cli pace di Campoformido nel 1797 tra Francia e Austria, ed infine dopo il Congresso cli Vienna del 1815 l'Imperatore d'Austria, in cambio di altri possedimenti, ereditò ciò che era rimasto del territorio, della città, del porto e della Marina cli Venezia. Incluso anche l'intera costa Adriatica della Dalmazia, i suoi porti e ciò che rimaneva eletta Marina veneta-napoleonica, le sue navi ed il personale. L'Austria, uscita dalle guerre napoleoniche, ed il governo cli Vienna non erano, tuttavia, né mentalmente né per capacità personali, preparati per queste nuove prospettive navali. La conseguenza fu che i comandanti in capo della nuova Marina austriaca non erano ufficiali di marina nati austriaci, ma il primo fu un francese realista, quindi un ufficiale di marina nato nelle Fiandre austriache, ed infine, dal 1824 al 1844 un italiano, il vice-ammiraglio Amilcare marchese Paulucci delle Roncole. L'amministrazione centrale della nuova Marina austriaca era gestita nell'ambito del potente Ministero della Guerra cli Vienna attraverso una cosiddetta Sezione cli Marina, un piccolo dipartimento, che era dominato dagli strapotenti feldmarescialli e generali del forte Esercito austriaco. La Marina austriaca era generalmente considerata un'utile appendice delle forze terrestri. Nessuna meraviglia se la Sezione cli Marina non poté creare una reale comprensione ed interesse per la nuova Marina, né nell'ambito del Ministero né in pubblico. La carriera professionale cli un ufficiale cli marina non era considerata ambita nei circoli dirigenti austriaci, così come nell'opinione pubblica e quasi nessuno aveva comprensione di una Marina considerata "esotica", esistente molto lontano. Questa situazione determinò il fatto che la Marina austriaca, la cui base era nel porto cli Venezia, rimase carica di una sovrastante tradizione navale di "venezianità". Essa era guidata da un comandante italiano, era composta principalmente cli veneziani, solo una piccola parte era costituita da croati della Dalmazia e cli pochissimi austriaci. Ciò conseguì pertanto la formazione di uno strano corpo navale austro-veneziano, in accordo ai biografi di quel tempo. Si disse che in questa Marina austro-veneziana, le tradizioni veneziane ed il desiderio cli una perfetta amministrazione delle navi contava tutto, gli affari militari contavano poco e le disposizioni del governo austriaco contavano nulla. Questo comportamento era accentuato dal fatto che la trionfante politica cli pace di Metternich in Europa non portò al confronto della Marina austriaca con i maggiori eventi di guerra ed anzi ciò creò un clima cli lassatzfatre in tutti i gradi. Il Ministero della Guerra a Vienna, in occasione cli una approfondita inchiesta, dichiarò pertanto molto giustamente che la Marina dell'Imperatore d'Austria non era una marina austriaca, ma in verità veneziana. La relazione della stessa inchiesta affermava che nel famoso arsenale, centro delle costmzioni navali della Marina austro-veneziana, dilagava una grande corruzione. Era usuale, ad esempio,
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the smuggling of tabacco ancl salt, jealously protectecl monopoly goocls of the Austrian government. In one case it was even assumecl, that a commancler of a navy scboo11e1; orclerecl by bis superiors to follow a trabaccolo in property of his father ancl presumably smuggling salt, even steerecl his navy scbooner cleliberately on a reef to save his father from prison. Another example: when in one year the scbooners, cloing service in Dalmatia hacl to be callecl back to their naval bases, it took a steam boat five (!) months to fine\ ali scbooners in Dalmatia, because their commanclers, leacling a comfortable !ife, were eviclently not keen at ali to givc up their pleasant yachting !ife in the beautiful archipelago of Dalmatia. I bave mentionecl these confirmecl examples because they represent an attitucle of the officers ancl crews in the Austro-Venetian navy, which is important to know in arder to unclerslancl the later strong reaction of the Austrian Government. Al'ter some successful sea operations of Austro-Venetian naval squaclrons against Marocco ancl so callecl Greek pirates l1acl founcl the interest of the public in Austria after 1830, slowly a small number of young Austrians from its mainlancl startecl to choose a career in the Austro-Vcnetian navy. Amongst them the most important was a member of the imperial family, archicluke Frieclrich von Osterreich, a son of the famous ancl well known arcbicluke Cari, a former high-commancler of tbe AustroVenetian navy ancl the first victor over Napoleon in a battle al Aspen near Vienna. It was eviclent that, as I have written in my biography about rrieclrich, the young man took his professional clecision in love for the sea ancl for ships, but it coulcl well bave been, Lhat tbe persona! policy of tbe imperial family ancl of his fatber greetecl his clecision very strongly in orcler Lo bave a representative of Lhe imperial family also in tbis new Austro-Venctian navy. Tbe young archicluke startecl bis naval schooling at tbe age of 14, being educateci by tbe later Scbifjliapititn (Captain) von Marinovicb, wbo sboulcl also play a major raie in tbe events before ancl cluring 1848. Witb tbe age of 16 Frieclricb boarclecl tbe fleel in Venice ancl was educateci nautically at sea cluring various sea travels. He took actively part as sbip commancler in the war of European allies againsl the islamic conqueror Mehmet Ali from Egypt in the Levant in 1840. Being the first Austrian Habsburg, who cbose a professional career as navy oflĂŹcer, be was as Lhe first naval officer of tbe Austro-Venetian navy awarclecl witb tbe Prussian Orcler "Pour le merite" ancl tbe Orcler of Maria Theresia, the higest Austrian military awarcl. Tbe clecision of rrieclrich to take tbe profession as a naval officer founcl also public interest in the Austrian population ancl a number of furtber Austrians enterecl the navy as caclets fo!Iowing him, amongst tbem Lhe young ancl later famous Tegetthoff. Meanwhile in the whole of thc Italian peninsula tbe politica! movement of the "Giovane Italia" (Young Italy) with tbe program to liberate ancl unite the Italian speaking countries uncler one government hacl cleveloppecl successfully ancl founcl many followers also in Lhe Austro-Venetian navy. The two brothers von Bandiera, botb commissionecl Austro-Venetian naval officers, cleciclecl to join actively this
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che maestri artigiani ed operai esperti, generalmente dipendenti statali, se ne andavano e venivano quando volevano. Se un provetto maestro trovava un lavoro aggiuntivo fuori dall'arsenale egli mandava un non tanto esperto proprio figlio o parente a rappresentarlo in arsenale. Molto materiale dell'arsenale scompariva in maniera misteriosa e doveva essere ripianato, erodendo il modesto bilancio navale. Nell'ambito della flotta in attività in mare le cose andavano differentemente, ma non molto meglio. Esistono rapporti contemporanei che affermano che molti ufficiali e marinai in servizio navale nelle acque presso il confine turco in Dalmazia erano in un modo o nell'altro coinvolti nel contrabbando del tabacco e del sale, beni gelosamente protetti dal monopolio ciel governo austriaco. In un caso si è persino verificato che un comandante cli scbooner, ricevuto l'ordine dai suoi superiori cli seguire un trabaccolo cli proprietà del proprio padre e che presumibilmente contrabbandava sale, portò persino il proprio scbooner deliberatamente sugli scogli, pur cli salvare il genitore dalla prigione. Un altro esempio: quando in un certo anno gli schooners, in servizio in Dalmazia, dovettero essere richiamati nelle loro basi, una nave a vapore impiegò ben cinque (!) mesi per contattare tutti gli scbooner in Dalmazia, poiché i loro comandanti, che conducevano una vita piacevole, erano evidentemente per niente inclini a rinunciare alla ioro vita cli yachting nel bellissimo arcipelago della Dalmazia. Ho menzionato questi esempi storicamente confermati in quanto essi sono rappresentativi cli un comportamento degli ufficiali e degli equipaggi della Marina austriaca, che è importante conoscere, al fine cli capire la successiva far-· te reazione ciel governo austriaco. Dopo che alcune operazioni navali cli successo delle squadre navali austroveneziane contro il Marocco ed i cosiddetti pirati greci incontrarono l'interesse del pubblico in Austria dopo il 1830, a poco a poco un piccolo numero di giovani austriaci, lasciando la loro terra d'origine cominciarono a scegliere una carriera nella Marina austro-veneziana. Tra coloro, il più importante fu un membro della famiglia imperiale l'arciduca Federico d'Austria, uno dei figli ciel famoso e ben noto arciduca Carlo, già comandante supremo della Marina austro-veneta e primo vincitore cli Napoleone nella battaglia' di Aspern vicino a Vienna. Era evidente, come ebbi a scrivere nella mia biografia cli Federico, che il giovane decise la scelta professionale per amore del mare e delle navi, ma può ben darsi che la stessa politica della famiglia imperiale e specialmente ciel padre, indirizzò fortemente la sua decisione al fine cli avere un rappresentante della famiglia imperiale anche nella nuova Marina austro-veneta. Il giovane arciduca iniziò la scuola navale all'età cli quattordici anni, sotto la guida ciel capitano cli vascello Van Marinovich, che avrebbe svolto un molo importante negli avvenimenti prima e dopo il 1848. All'età di sedici anni Federico si imbarcò su unità della flotta e apprese le scienze nautiche in mare durante numerosi viaggi. Nel 1840 in Levante egli prese parte attiva come comandante cli nave nella guerra degli alleati europei contro il conquistatore islamico Mehmet Ali d'Egitto. Essendo il primo Asburgo
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movement and deserted from Austrian military naval service. This event led to a major investigation, implemented by the imperial government and independent from the Austro-Venetian navy command. The results of this independent investigation laid open corruption and a great number of miscievelopments in the navy, of which I have mentioneci only few examples before. The results led to the pensioning of the high-commander of the navy, vice-admiral Paulucci in 1844, who was mainly helci reponsible, and of other Italian officers. The stili young archiduke Friedrich was now appointed vice-aclmiral and high-commander of the Austrian navy. In his written appointment he was expressively ordered by the Emperor and the Minister of War to stop the misclevelopments in the navy with a finn hand and to create also in the navy the same atmosphere of duty and honour which was usual in the other parts of the Austrian armed forces. The new navy-commancler ancl especially his aide, captain von Marinovich, at the same time director of the arsenal, tried to realise these ordes in a target-minded way. They could in words of today surely be considered as hard-liners of a new discipline in the Austro-Venetian navy, which dici not find much under standing and appreciation by the Venetian officers, crews and workers in the fleet and in the arsenal, as it started to change the olei and beloved little customs. It can also be said, that archiduke Friedrich accumulated a lot of politica! hate by not having intervened in favour of the deserted, then imprisoned, court-matialled anci executed revolutionary brothers Bandiera in Naples (why shoulci he have?) and of socia! hate by restructuring the naval services, especially in the arsenal of Venice but also on the fleet. He also startecl a long range program of an "austrification" of the Austro-Venetian navy, which founci its acceleration and full effect only after the revolution of 1848. Even more hated than the naval high-commander was eviclently his aicie captain Marinovich, who as director of the arsenal personally investigated ali details and ended many of the old customs, which were so little of use for the navy ancl so expensive for the Austrian government. In an amusing, as not so sincere revolutionary poetry of 1848 he was said "to have lighted a thousancl of devilish frres in the arsenal". Ali this coulci not and dici not finci much appreciation in Venice, in the navy, in the arsenal anci on the fleet, so heavily influenced by a traciitional anci now also nationalistic, republican anci revolutionary feeling of "venezianità ". This was the alreaciy tense situation a few month before the beginning of the revolutionary year 1848, when the high-commander of the navy vice-aclmiral archiduke Friedrich suddenly fell sick of an intestina! clisease beginning of october 1847 and dieci within a few ciays. The outer circumstances¡describeci before, the nature of his disease, the suciclennes of his death, the strange accompanying circumstances of his autopsy, the criticai ancl persona! interest of Metternich him-self anci later reports of inciependant Austro-German navy officers of that time have lead myself in my biography about vice-aclmiral Friedrich to the conclusion, that the young high-commander was poiseneci by his politica! enemies.
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d'Austria, che scelse la carriera professionale cli ufficiale cli marina, egli fu il primo ufficiale della Marina austro-veneziana ad essere insignito dell'Ordine prussiano "Pour le merite" e dell'Ordine cli Maria Theresia, la più alta decorazione austriaca. La decisione cli Federico cli intraprendere la carriera cli ufficiale cli marina trovò interesse nella popolazione austriaca e successivamente un numero cli austriaci entrò in Marina come cadetti; seguendolo, tra cli essi, un giovane successivamente diventato famoso: Tegetthoff. Nel frattempo in tutto il territorio della penisola italiana il movimento politico della "Giovane Italia", con il programma cli liberare ed unire gli stati italiani sotto un solo governo, si sviluppò con successo e trovò molti seguaci anche nella Marina austro-veneta. I due fratelli Bandiera, entrambi ufficiali cli marina austro-veneziani, decisero cli entrare attivamente in questo movimento e disertarono dal se1vizio militare marittimo austriaco. Questo evento portò ad un'inchiesta approfondita, condotta dal governo imperiale ed indipendente dal comando della Marina austro-veneta. I risultati di questa inchiesta indipendente misero in luce una corruzione diffusa ed un grande numero cli inefficienze, cli cui prima abbiamo menzionato solo qualche esempio. I risultati portarono al pensionamento ciel comandante in capo della Marina, il viceammiraglio Paulucci, nel 1844, che fu ritenuto il maggior responsabile, e cli altri ufficiali italiani. L'ancor giovane arciduca Federico fu allora promosso viceammiraglio e designato comandante della Marina austriaca. Nell'ordine cli assunzione dell'incarico gli fu espressamente ordinato dall'Imperatore e dal Ministro della Guerra cli porre fine ai malfunzionamenti della Marina con mano ferma e cli promuovere anche nella Marina la stessa atmosfera cli servizio e d'onore che era usuale nelle altre formazioni delle Forze Armate austriache. Il nuovo comandante della Marina e specialmente il suo aiutante, il capitano cli vascello Marinovich, al tempo stesso direttore dell'arsenale, tentarono cli realizzare questi ordini in maniera mirata. Essi potrebbero essere considerati, con parole d'oggi, sostenitori della linea dura cli una nuova disciplina nella Marina austro-veneta, che non trovò molta comprensione ecl apprezzamento presso gli ufficiali veneziani, gli equipaggi e i lavoratori nell'ambito della flotta e dell'arsenale, quando cominciarono a cambiare le vecchie ed amate piccole usanze. Si può anche dire, che l'arciduca Federico accumulò parecchio odio politico per non essere intervenuto in favore elci rivoluzionari fratelli Bandiera, disertori, poi imprigionati a Napoli, condannati dalla corte marziale e fucilati (ma perché avrebbe dovuto?); egli si attirò anche odio sociale per aver ristrutturato i servizi navali nell'arsenale cli Venezia ed anche nella flotta. Egli iniziò anche un programma a largo raggio cli "austrificazione" della Marina austro-veneziana, che trovò accelerazione e pieno effetto solo dopo la rivoluzione ciel 1848. Persino più odialo del comandante supremo era evidentemente il capitano cli vascello Marinovich che, come direttore dell'arsenale, personalmente investigava ogni dettaglio e pose fine a molle vecchie abitudini, che erano cli scarsa utilità per la Marina e molto costose per il governo austriaco. In un divertente anche se non
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After the cleath, one month later, of his successor, the 82-years olei vice-aclmiral Dandolo, captain Marinovich took ovcr the intermecliaiy high-commancl of the navy. End of 1847 the Emperor appointecl the director of the famous military accaclemy of Wiener Neustacll, lieutenant-fielcl-marshal von Mattini as high-commancler ancl vicc-admiral of thc Austro-Venctian navy. This appointment was made against thc will of Martini himself, as hc realised that he hacl no experience whatsoever in naval matters ancl as he woulcl have preferrecl by far the commancl of a cavahy-brigacle. He thcrefore heavily miscalcutecl also the coming revolutionary clanger in the navy. In such an unusual and unsatisfying way for the imperial navy ended the year 1847.
The Austrian navy in the revolutionary year 1848 The europewide revolutionary events of 1848 had multiple, mainly economica!, liberation, national and democratic-republican roots. After first population movements in Milano in January 1848 and af'ter popular upheavals in Paris, Milano, Padua ancl Brescia, the rcvolution finally broke loose in Vienna on March 13th, on which day the mighty chanccllor of the Austrian empire, Metternich, had to resign ancl to flee. Soon many of the countries of the Austrian imperium stoocl in revolutiona1y 11ames. In Venice the revolution, which hac\ mainly national ancl republican roots, broke its way in the arsenal of the Austro-Venetian navy on March 22nd. The director of the arscnal, the alreacly mentionecl ancl hated captain Marinovich was murclerecl in a very cruel way, thc commancler of the marines-b_attalion, major Gabriel baron Buc\y de Bator, a I-Iungarian, was hcavily wounted. Finally the high-commander of thc navy vice-admiral von Martini was imprisonecl ancl the revolutionary republicans of Venice took contro! of thc port, the arsenal, the ships ancl the Italian persona! of the Austro-Venetian navy locateci in Venice. The civil governar of Venice, the Hungarian count Palffy ancl the commander of the military fortress of Venice, the Hungarian count Zichy, after desertion of the Italians from the troops hacl to sign a capitulation clocument ancl were allowecl to leave Venice with their non Italian troops, On the same day of the 22nd of Marcl1, the army of thc Kingdom of Sardinia crossecl the borcler to the I-Iabsburg Kingclom of Lombarcly and forcecl the governar and military commancler fielcl-marshal Radetzky to !cave Milano with his troops ancl lo relreal in lo the prolecting fortress system of Verona-Lcgnano-Mantua-Peschiera. I-Iow was the situation on the Austro-Venetian fleet at sea outsicle of Venice? Already before the revolution in Venice startecl, the navy under Marinovich hacl cautiously cletachecl a major part of the operational fleet to more clistant waters so that it was far away from the events in Venice ancl without clirect communication with them. Alter the starting success of the revolution in Venice the loyal rernainig parts of the Austrian navy restructured themselves quickly in Trieste uncler the
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sincero poema rivoluzionario del 1848 egli fu accusato "di aver acceso migliaia di fuochi diabolici in arsenale". Tutto ciò non poteva e non trovò molto apprezzamento a Venezia, nella Marina, nell'arsenale o nell'ambito della flotta, così pesantemente influenzate da un sentimento cli "venezianità" tradizionale ed ora anche nazionalista, repubblicano e rivoluzionario. Questa era la già tesa situazione qualche mese prima dell'inizio dell'anno rivoluzionario 1848, quando il comandante in capo della Marina, il viceammiraglio arciduca Federico improwisamente cadde ammalato cli una malattia intestinale all'inizio ciel mese di ottobre 1847 e pochi giorni dopo morì. Le circostanze esterne prima descritte, la natura della malattia, la repentinità della sua morte, le strane circostanze che accompagnarono l'autopsia, il critico e personale interesse cli Metternich stesso, i successivi rapporti cli indipendenti ufficiali della Marina austro-germanica di quel tempo, mi hanno portato a concludere - nella mia biografia ciel Viceammiraglio Federico - che il giovane comandante fu awelenato dai suoi nemici politici. Dopo la morte, un mese dopo, ciel suo successore, l'ottantaduenne Viceammiraglio Dandolo, il capitano cli vascello Marinovich assunse l'alto comando interinale della Marina. Alla fine del 1847 l'Imperatore designò il direttore della famosa Accademia cli Wiener Neustaclt, il feldmaresciallo von Martini, quale comandante in capo, con il grado cli viceammiraglio della Marina austro-veneta. Questa designazione avvenne contro la volontà cli Martini stesso, dal momento che egli era conscio cli non avere alcuna esperienza cli questioni navali e che avrebbe cli gran lunga preferito il comando cli una brigala cli cavalleria. Egli perciò mal calcolò anche il sopraggiungente pericolo rivoluzionario nella Marina. In tale inconsueto ed insoddisfacente modo per la Marina imperiale si concluse l'anno 1847. La Marina austriaca e l'anno rivoluzionario 1848 Gli awenimenti rivoluzionari che attraversarono l'Europa nel 1848 ebbero molteplici aspetti, soprattutto economici, cli liberazione, nazionalisti e democratico-repubblicani. Dopo i primi moti popolari a Milano nel gennaio 1848 e dopo le sollevazioni popolari cli Parigi, Milano, Padova e Brescia, la rivoluzione infine ruppe gli indugi a Vienna il 13 marzo, giorno in cui il potente cancelliere dell'Impero austriaco, Metternich, fu costretto alle dimissioni e ad anelarsene. Presto molti dei paesi dell'Impero furono percorsi dalle fiamme della rivoluzione. A Venezia la rivoluzione, che aveva prevalentemente motivazioni nazionali e repubblicane, scoppiò nell'arsenale della Marina austro-veneta il 22 marzo. Il direttore dell'arsenale, il già menzionato ed odiato capitano cli vascello Marinovich fu ucciso barbaramente, il comandante ciel battaglione cli fanti cli marina, il maggiore Gabriele barone Bucly de Bator, ungherese, fu gravemente ferito. Infine il comandante in capo della Marina, il viceammiraglio Von Martini, fu imprigionato ed i rivoluzionari repubblicani cli Venezia presero il controllo ciel porto, dell'arsenale, delle navi e ciel personale italiano della Marina austro-veneta dislocato a Venezia.
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military governor of Trieste, felclzeugmeister count Gyulay, who took over the provisionai high-commancl of the remaining ancl loyal parts of the Austrian navy. Immecliately he callecl back ali cletachecl Austrian navy ships to Trieste, Pola and Fiume. After the clesertion of further illoyal Italian members of the imperial fleet ancl after the release of Italian persons questionable in their loyalty, the Austrian navy countecl- in comparison with the former full numbers of roughly 5.000 men - only 72 officers ancl 665 men. This poor number representecl less than the half of the former number of naval officers ancl about only 14 percent between noncommissionecl officers ancl seamen. The relation concerning the remaining Austrian ships lookecl somewhat better. In the following I will give you first the figures of numbers of ships of a certain class before the revolution ancl then the number which remainecl in the hancl of the Austrians after the revolution in march in Venice:
Class of ships Fregates Corvettes Briggs of war Transport Briggs Goelettes (Scboonet) War Steamers Sub Tota! 1najor sbips
Peniche Gun boats Trabaccoli Sub Tota!
Lagoon vehicles in Venice Tota!
Tota! number before revolution
Remaining Austrian number after revolution
3
3 2 4 2 2
6
7 5 3 2
1
(26)
(14)
31 19 3
27 5 12
(79)
(58)
71
ca. 160
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Even if the tota! number of ships uncler contro! by the Austrians after the revolution only comprisecl (inclucling the lagoon vehicles of Venice) roughly one third of the totali number of ships before the revolution, the percentage of sea going unites (58) summecl up to more than two thircls of the former tota! number (79). Therefore the real problem for the Austrians was the Jack of a sufficient number of experienced naval officers of ali grades ancl especially also of clecsmen, of gunnery personnel ancl of marines. The provisional Austrian naval aclministration in Trieste actecl quickly ancl appointecl pupils of the naval college to sea caclets, sea caclets ancl offĂŹcers of the commerciai navy to auxiliary naval officcrs, lanci artillery troops to sea artillery troops ancl infantry troops of the croatian-turkish frontier, the successors of the formerly famous uskoks, to marines.
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Il governatore civile cli Venezia, l'ungherese conte Palffy ed il comandante della piazza militare cli Venezia, l'ungherese conte Zichy, dopo la diserzione degli italiani dalle truppe dovettero firmare un documento cli capitolazione e furono autorizzati a lasciare Venezia con le loro truppe non italiane. Lo stesso giorno 22 marzo l'esercito del Regno cli Sardegna attraversò il confine del Hegno asburgico cli Lombardia e costrinse il governatore e comandante militare feldmaresciallo Radetzky a lasciare Milano con le proprie truppe ed a ritirarsi nel sistema fortificato cli Verona - Legnano - Mantova - Peschiera. Quale era la situazione della flotta austro-veneta in mare fuori Venezia? Gia prima che la rivoluzione ebbe inizio a Venezia, la Marina, sotto la direzione cli Marinovich, aveva precauzionalmente distaccato la maggior parte della flotta opei-aliva in acque più distanti, così che essa si trovò lontano dagli avvenimenti cli Venezia e senza comunica2ioni dirette. Dopo l'iniziale successo della rivoluzione in Venezia la Marina austriaca rimasta leale riparò rapidamente a Trieste agli ordini del governatore militare cli Trieste, feldmaresciallo conte Gyulay, che ne assunse il comando provvisorio. Immediatamente egli richiamò a Trieste, Pola e riume tulle le unità austriache distaccate. Dopo l'abbandono della flotta da parte cli ulteriori membri italiani non lealisti e dopo il congedo cli altri italiani non sicuramente lealisti, La Marina austriaca contava - in confronto con la forza completa precedente cli circa 5000 uomini - solo 72 ufficiali e 665 uomini. Tale piccolo numero rappresentava meno della metà del precedente numero cli ufficiali e circa il 14% dei sottufficiali e marinai. La proporzione riguardante le navi rimaste all'Austria sembrava migliore. Nello specchietto seguente sono riportali i numeri delle navi cli un certo tipo prima della rivoluzione ccl il numero cli quelle rimaste in mano austriaca dopo la rivoluzione cli marzo in Venezia: Classe Fregale Corvette Brigantini armati Brigantini eia trasporto Goletle (Scboo11e1) Vapori armali Navi nwggiori - Sub Totale
Peniche (chiatla) Barche armate Trabaccoli Sub 'f'otale
Imbarcazioni lagunari in Venezia 'Jbtale
prima della rivoluzione
dopo la rivoluzione
3
3
6
2
7
4
5 3
2 2
2
1
(26)
(14)
31 19 3
27
(79)
(58)
5 12
71
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From 23rd of Aprii 1848 on the naval command of Austria resiclecl in Trieste alreacly in its former aclministrative strncture under high commancling officers of the lanci forces, with captain Buratovich von Flaggentreu (wbicb name means "loyal to tbe flag") as ad latus ancl seconcl in commancl ancl witb fregate-captain von Kudriaffaky as commancling officer of tbe operational fleet. By tbese measures tbe formai ancl outwarcl organisation of tbe now no Jonger Austro-Venetian but Austrian, or if you like Austro-Croatian navy was reestablisbed. Nevertbeless il bas to be saicl Lbal Lhe value ancl composition of tbe sea officer corps and especially of tbe able seamen was naturally full of gaps ancl of lackes of professional experience. Tbe Austrian navy was therefore not yet reacly ¡ for figbting. Tbis sbowecl especially wben a combened Venetian-Sardinian-Neapolitan naval squaclron uncler Lhe command of rear-admiral Battista conte Albini appearecl in the nortbern Aclriatic Sea ancl when tbe Austrian units baci to be retraeteci into tbe port of Trieste. Albini could not dare to allack Trieste, as it was part of tbe territory of tbe so called Deutsc/Jer Et.md (the Federation of german countries), wbich woulcl bave cleclarccl war against Sarclinia in case of an attack against its mcmbcr Trieste. During this forcecl inactivity of Lbe Austrian fleet, fielcl-marshal Radetzky baci beaten his Sarclinian ancl Ilalian opponcnls in a row of brilliant battles al Santa Lucia, Mantua, Curtatone, Goito, Vicenza, Custoza ancl Volta ancl had returnecl already on the 6th of Augusl, aftcr an absence of 137 clays, as a milcl vietar to Milano. An armistice signcd bctween Radetzky ancl Sarclinia inclucecl tbe uniteci italian flect to retreat from tbe norlhern Aclriatic to the soutbern Aclriatic Sea. Al Lhc same time tbc imprission.ecl Auslrian naval officers rcturnccl from Venicc to Trieste ancl the formcr vicc-admiral Mattini Look ovcr tbc bigb-commancl again. In bis parole of tbe day he formulalcd whal was the most important rcsult of tbe revolution for Lbe auslrian navy: He said: "By Lbe illoyality of tbe majority of tbe italian personnel of tbc former navy Lhc number of sea olTiccrs ancl sbips of our austrian navy is now small ancl full of gaps. But tbe more important Lhing is, that tbe remaining officers ancl seamen are loyal ancl reliable members of tbc austrian navy ancl form now a reliable and promising nucleus for tbc future of tbe same. In this respect wc bave won everylbing!". Tbis was tbe situation at tbe end of Lbe year 1848 in tbc auslrian navy.
Consequences of the year 1848 fo1¡ the Austrian navy After taking tbc tbronc on Dcccmber 2nd of tbe revolutiona1y year 1848, tbe new Emperor Franz Josepb I, baci quickly rcalisecl, that Lbe now austrian navy baci to be strcnglnecl, tbereforc lo be restruclurccl anc\ to be put unclcr a ncw naval commancl of a rcally experiencccl naval flag o!Ticer. Be immecliately orclerccl tbat an experienced senior naval bigb-commandcr sboulcl be sougbt in tbc German or nortb European countries.
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Anche se il numero totale cli navi sotto controllo austriaco dopo la rivoluzione comprendeva (incluse le imbarcazioni lagunari) circa un terzo ciel numero cli navi prima della rivoluzione, tuttavia la percentuale delle unità pronte a prendere il mare (58) costituiva oltre i due terzi ciel totale precedente (75). Perciò il vero problema per gli auslriaci era la mancanza cli un sufficiente numero cli ufficiali esperti, in ogni grado e specialmente tra gli ufficiali di coperta, personale cli artiglieria e marinai. L'amministrazione provvisoria della Marina austriaca a Trieste agì prontamente e arruolò allievi ciel collegio navale quali cadetti, cadetti ed ufficiali della marina mercantile quali ufficiali ausiliari, truppe cli artiglieria terrestre per l'impiego alle artiglierie navali, e truppe cli fanteria in servizio alla frontiera croato-turca - i successori dei famosi uscocchi - quali fanti cli marina. A partire dal 23 aprile 1848 il comando navale austriaco risiedette a Trieste, già nella sua precedente struttura amministrativa, sotto l'alto comando cli ufficiali delle forze terrestri, con il capitano cli vascello Buratovich Van Flaggentren (il cui nome significa "leale alla bandiera") come ad latus e secondo in comando e con il capitano cli fregata Van Kuclriaffsky come comandante della flotta operativa. A mezzo cli queste misure fu ristabilita l'organizzazione formale della Marina ora non più austro-veneta ma, se si vuole, austro-croata. Nondimeno si deve dire che la preparazione e la composizione ciel corpo degli ufficiali e specialmente cli quello dei marinai naturalmente presentava lacune e mancanza cli professionalità. La Marina austriaca non era perciò pronta al combattimento. Questo fu chiaro specialmente quando una composita squadra navale veneziana-sarda-napoletana, al comando ciel contrammiraglio conte Battista Albini, apparve nelle acque settentrionali dell'Adriatico e quando le unità austriache dovettero ritirarsi nel porto cli Trieste. Albini non osò attaccare Trieste, in quanto faceva parte del territorio ciel cosiddetto Deutscber Bund (la Federazione degli stati germanici), che avrebbe dichiarato guerra alla Sardegna in caso cli attacco a Trieste, suo membro. Durante questa forzata inattività della flotta austriaca, il feldmaresciallo Radetzky aveva battuto i suoi avversari sardi e italiani in una serie cli brillanti battaglie a Santa Lucia, Mantova, Crntatone, Goito, Vicenza, Custoza e Volta ed era tornato sin dal 6 agosto, dopo un'assenza cli 137 giomi, eia vincitore a Milano. Un armistizio Hnnato da Radetzky ed il Regno cli Sardegna indusse la flotta italiana riunita a ritirarsi dal Nord Adriatico al Sud Adriatico. Al tempo stesso gli ullkiali cli marina austriaci - già imprigionati - ritornavano eia Venezia a Trie5te ed il viceammiraglio Martini riassunse nuovamente l'alto comando. Nella sua allocuzione cli quel giorno egli delineò quale fu il più importante risultato della rivoluzione per la Marina austriaca. Egli disse: "A seguito della illealtà della maggioranza ciel personale italhmo della precedente Marina, il numero degli ufficiali e delle navi della nostra Marina austriaca è ora piccolo e colmo cli vuoti. Ma la cosa più importante è che gli ufficiali e i marinai che sono rimasti sono membri leali ed affidabili della Marina austriaca e formano un nucleo onesto e promettente per il suo foturo. In tal senso noi vincemmo completamente!". Tale era la situazione alla fine dell'anno 1848 nella Marina austriaca.
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In March 1849 the Danish commoclore Dahlerup with aver 40 years of professional naval experience was appointecl vice-aclmiral ancl high-commancler of the Austrian navy. He founcl this navy small ancl weak. Nevertheless ancl upon an imperial orcler he began to organise with the auslrian naval squaclron, whose clirect commancl he took himself, ancl in combination with the Austrian lanci forces on the terraferma, a successful blockacle of the ports of the stili revolutionary Republic of Venice. At the same time he began bis motivateci work of reformation ancl reorganisation of the austrian navy. Meanwhile the armistice with Austria baci been enclecl by Sarclinia in march 1849 ancl the battle against the austrians was taken up again. But alreacly three clays later on the 23rd uncler the commancl of fielcl-marshal Radetzky the austrian troops won a clecicling victory at Novara, by which the war with Sarclinia was enclecl ancl a peace reachecl ancl signecl. The combinecl Italian fleet also left lhe Aclriatic walers, in which lhey baci stayecl up to now. Fielcl-marshal Radetzky now requirecl from the austrian fleet to conquer the port of Ancona, the capitai of the republican party in lhe Marche. Vice-aclmiral Dahlemp sailecl with three austrian fregates anc\ two war steamers as well as with one regiment of German infantry on boarcl to Ancona. Apart from some exchange of gunshots between the Austrian squaclron ancl the sea fortress of Ancona no further attacks were made by the austrians because Ancona proved to be too strong and too well furnished with artillery. Vice-admiral Dahlerup therefore returnecl with bis naval squaclron to the waters of Veni ce, where the blockacle ring was further closecl ancl made so dense, that even small boats of the venetians coulcl not cross lhe blockacle lines. Also the launch of a Venetian fire-ship against the Austrian fregate Venere remainec\, due to a quid: ancl able escape-manouvre of its captain, without success. Till August 1849 the situalion in the blockac\ecl Venice baci grown so clifficult, that the city of the lagoons capitulatecl on August 22nd. Part of the capitulation conditions was the surrencler of ali naval materiai by the Venetians on one sicle ancl a generai pardon for ali clesertecl non commissionecl officers :mcl crews by Austria on the opther sicle. The Austrian navy took over a few fregates uncler construction in the arsenal, three big anc\ two small corvettes, a few steamers anc\ a number of lagoon boats of various sizes. Of these ship the best were taken over into the service of the Austrian navy, which then possessecl 31 major ships insteac\ of 26 maior ships before the beginning of the revolution in Venice. As now also the Austrian politicians in Vienna better realisecl the importance of a strong navy, a few more small war-steamers could be bought. Even if this increasecl tota! number of ships dici not satisfy the wide-span intentions of the navy ancl high-commancler the number of ships was clearly increasecl agains"t the number in the pre-revolutionary times. As many of the venetian officers :mcl clecksmen dici not rejoin the Austrian
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Conseguenze del 1848 per la Marh1a austriaca Dopo aver assunto il trono il 2 dicembre dell'anno rivoluzionario 1848, il nuovo Imperatore Francesco Giuseppe I realizzò rapidamente che la Marina austriaca doveva essere rafforzata, perciò ristrutturata e posta al comando di un ufficiale di marina di provata esperienza navale. Egli immediatamente ordinò che un anziano comandante fosse individuato nei paesi germanici o nord-europei. Nel marzo 1849 il commodoro danese Dahlenip, con oltre 40 anni di esperienza professionale in marina, fu designato Viceammiraglio e comandante in capo della Marina austriaca. Egli trovò questa Marina piccola e debole. Ciò nondimeno e a seguito di ordine imperiale egli iniziò ad organizzare con la squadra navale austriaca, il cui comando assunse direttamente, in azione congiunta con le forze cli terra austriache dislocate in terl'ct ferma - con successo - un blocco dei porti della tuttora rivoluzionaria Repubblica di Venezia. Nello stesso tempo intraprese un motivato lavoro di riforma e di riorganizzazione della Marina austriaca. Nel frattempo, nel mese di marzo 1849 il Regno di Sardegna sospese l'armistizio con l'Austria e la battaglia contro gli austriaci riprese di nuovo. Ma già tre giorni dopo, il 23 marzo, le truppe austriache, al comando del Feldmaresciallo Radetzky conseguirono una decisiva vittoria a Novara, che pose termine alla guerra con la Sardegna e fu raggiunta e firmata la pace. Anche la flotta italiana riunita lasciò le acque dell'Adriatico, dove era ancora dislocata. Il Feldmaresciallo Radetzky ora richiese alla flotta austriaca di conquistare il porto di Ancona, la capitale del partito repubblicano nelle Marche. Il viceammiraglio Dahlerup salpò per Ancona con tre fregate austriache e due vapori armati, con un reggimento imbarcato di fanteria germanica. A parte qualche scambio cli cannonate tra la squadra apstriaca e le fortezze a mare cli Ancona non furono effettuati altri attacchi da parte degli austriaci poiché Ancona dimostrò cli essere troppo forte e troppo ben dotata di artiglierie. Il viceammiraglio Dahlerup ritornò con la sua squadra navale nelle acque cli Venezia, dove la cintura del blocco era stata nuovamente chiusa e fatta così impenetrabile che persino piccole imbarcazioni dei veneziani non potevano attraversare le linee del blocco. Anche l'attacco cli una nave veneziana contro la fregata Venere rimase senza esito, a seguito di una veloce manovra di disimpegno del suo comandante. Sino all'agosto 1849 la situazione del blocco di Venezia era divenuta così difficile, che la città della laguna capitolò il 22 agosto. Le condizioni di capitolazione prevedevano la consegna di tutto il materiale navale da parte dei veneziani eia un lato, ed un generale perdono per tutti i disertori non graduati ed equipaggi eia parte dell'Austria dall'altro lato. La Marina austriaca requisì poche fregate in costruzione nell'arsenale, tre grandi e due piccole co1vette, pochi vapori ed un certo numero cli barche lagunari di vario tipo. Le migliori cli queste navi furono assunte in servizio nella Marina austriaca, che quindi possedeva 31 navi maggiori anziché 26 come prima dell'inizio della rivoluzione a Venezia. Poiché ora anche i politici austriaci a Vienna meglio
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navy, the gaps in the numbers of educateci navai officers and crews were still considerabile. In order to fili these gaps quickiy and with the intention to reach at the same time an "austrification" of the imperial navy, a number of experienced naval officers were hired in Germany and in Scandinavia, some of them historicaiiy very valuabie ancl independant biographs and reporters of the situation in the Austro-Venetian ancl then Austrian navy after their return to their home countries. Simultaneously various other measures for a further "austrification" of the imperiai navy were taken, viz.: By various incentives the naval service was generally made more interesting for young peopie from inner Austria. The eclucation in the naval college was reorganised, the College soon promotecl to a naval Acaclemy ancl moreover transferrecl to Trieste. The navy introclucecl only now the german ianguage in the written service instructions ancl as the commancl language (with the rather peculiar repetition of the commancls in italian for the first coming years). The italianised names of the ships where now germanisecl: p.e. Lipsia, baptisecl in honour of the great victory over Napoieon at Leipzig, from now on was namecl Leipzig etc. Trieste remainecl the seat of the centrai naval commancl of the Austrian navy ancl was later transferrecl to Pola. Soon also the main arsenal of the navy was transferrecl from Venice to Pola. After ali these measures Venice remained only one of the four naval clistricts of the Austrian Navy. Venice baci by its revolution clefinitely lost ist role as former centrai seat ancl logistic basis of the imperial navy - with grave economie consequences. For the imperiai navy of Austria itself the consequences of the revoiutionary year 1848 summed up as follows: The revolution of Venice ancl of its naval boclies meant a shock, a shake clown ancl a clean up for the imperiai navy, which after the revolution of 1848 was quickly transfonnecl into a much more motivateci, more loyal, more disciplinecl ancl bigger milita1y organism, than the Austro-Venetian navy baci ever been before. The difficult months of the years 1848 ancl 1849 sinterecl the ioyal imperial navai officers ancl crews clown into a hard ancl motivateci persona! body with quite a talent for improvisation anci target-mincleclness. These developments laici the basis for the coming successes of the Austrian navy against larger navies, on one hand far away in the North Sea at the fight of I-Ielgolancl in 1859 ancl on the other hancl of the day of Lissa in 1866.
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comprendevano l'importanza di una forte Marina, poté essere acquistato qualche piccolo vapore da guerra. Anche se tale incremento delle navi non soddisfece le intenzioni cli espansione della Marina e ciel suo comandante, tuttavia il numero cli navi era chiaramente aumentato a confronto ciel numero dei tempi antecedenti la rivoluzione. Dal momento che molti ufficiali ed uomini cli coperta veneziani non rientrarono nella Marina austriaca, il divario tra ufficiali esperti ed equipaggi rimase considerevole. Al fine di colmare queste deficienze, rapidamente e con l'intenzione di conseguire al tempo stesso "l' austrificazione" della Marina imperiale, un numero cli provetti ufficiali fu assunto in Germania ed in Scandinavia, alcuni dei quali, dopo il loro ritorno nei propri paesi, si rivelarono storici molto validi o biografi indipendenti o cronisti della situazione nella Marina austro-veneta e poi austriaca. Simultaneamente venivano attuate varie altre misure per una ulteriore "austrificazione" della Marina imperiale, come: - con varie incentivi il servizio navale fu feso generalmente più interessante per i giovani provenienti dall'interno dell'Austria; - la formazione nel collegio navale fu riorganizzata, il Collegio fu presto innalzato ad Accademia Navale ed inoltre trasferito a Trieste. La Marina introdusse solo allora la lingua tedesca nelle direttive scritte e come lingua cli comando (con la ripetizione del tutto peculiare dei comandi in italiano per i primi anni a venire). I nomi italiani delle navi furono ora germanizzati: per esempio Lipsia, così denominata in onore della grande vittoria contro Napoleone a Leipzig, da ora in poi fu chiamata Leipzig e così via. Trieste rimase la sede del comando navale centrale della Marina austriaca e fu più tardi trasferito a Pola. Dopo tutte queste misure Venezia rimase soltanto uno dei quattro dipartimenti navali della Marina austriaca. A seguito della sua rivoluzione Venezia perse definitivamente il suo molo cli antica sede centrale e base logistica della Marina imperiale, con gravi conseguenze economiche. Per la Marina imperiale austriaca le conseguenze dell'anno rivoluzionario 1848 soriunarono a quanto segue: la rivoluzione cli Venezia e delle sue istituzioni navali significarono uno scossone, un assestamento e un riordino per la Marina imperiale, che dopo la rivoluzione ciel 1848 fu rapidamente trasformata in un più motivato, più leale, più disciplinato e più grande organismo militare, come la Marina austro-veneta non lo era mai stata. I mesi difficili degli ·anni 1848 e 1849 forgiarono gli ufficiali cli marina lealisti e gli equipaggi in un· solido e motivato corpo con talento per l'improvvisazione e determinazione a conseguire gli scopi. Questi sviluppi costituirono la base per i prossimi successi della Marina austriaca contro più grandi Marine, da un lato nel lontano Mare del Nord alla battaglia cli Helgolancl nel 1859 e dall'altro lato a quello ciel giorno cli Lissa nel 1866.
LA CAMPAGNA NAVALE DELLA MARINA SARDA IN ADRIATICO NEGLI ANNI 1848-1849
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n prologo Il prologo dell'attività della squadra navale sarda avviene a Genova il 18 aprile 1848. Al Molo Vecchio sono ormeggiati i "Regi Legni" - come allora era uso chiamare le unità da guerra - Beroldo, Des Geneys, S. !Vlicbele, Daino, e Staffetta. Per ordine ciel capo squadriglia viene alzata la bandiera nazionale sarda, mentre sulla maestra sale il tricolore. Alle 12,00 le due bandiere vengono ammainate e, con una salva cli saluto di 21 colpi, viene manciata a riva la sola bandiera tricolore cn. Era l'applicazione pratica del proclama ciel Re "ai popoli della Lombardia e della Venezia" - dato a Torino il 23 marzo: nell'annunciare che "i destini clell'llalia si maturavano", tra le roboanti parole in un italiano ancora poco compreso dalla maggioranza dei suclclili, Carlo Alberto concludeva: (. .. ) seconcleremo i vostri giusti desideri, fidando nell'aiuto cli quel Dio che è visibilmente con Noi, cli quel Dio che ha dato all'Italia Pio IX, cli quel Dio che con sì meravigliosi impulsi pose l'Italia in grado cli fare eia sé. E per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana, vogliamo che le nostre truppe entrando sul territorio della Lombardia e della Venezia, portino lo scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera tricolore italiana CZ).
Era uno dei tanti proclami che vennero diffusi in Italia tra la fine ciel 1817 e nel 1848 rn, un'llalia cli 24 milioni cli abitanti, ma divisa in sette stati, Lutti toccali dalle manifestazioni rivoluzionarie più o meno riferite a concezioni politiche caratterizzate eia esponenti ben distinti C4). Un'Italia che aveva oltre 1'80% di analfabeti ed in cui le ristrettissime élites si "combattevano" sul piano ideologico con tendenze esposte in opuscoli e volumi più o meno diffusi, più o meno proibiti CS)_ Un'Italia che ancora non era unita eia una lingua comune - ed il Regno cli Sardegna in particolare - considerato che dalla maggioranza dei cittadini veniva usato il dialetto locale.
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Come riporta Manuele C6): Fin dai tempi cli Emanuele Filiberto, la lingua ufficiale ciel Regno cli Sardegna e della Marina era l'italiano, lingua nella quale cli norma erano scritte le leggi. Poiché la maggioranza della nobiltà e della borghesia, e quindi anche degli ufficiali cli Marina, conosceva meglio il francese dell'italiano, i regolamenti, le ordinanze e la corrispondenza a carattere pubblico erano redatti indifferentemente nelle due lingue, accomunate dalla presenza cli frequenti errori di sintassi e di ortografia. Col passare degli anni, l'italiano prese il sopravvento fino a soppiantare quasi del tutto il francese all'epoca di Carlo Alberto. Per quanto riguarda la lingua parlata, a bordo delle navi gli ordini di manovra venivano dati in francese, ma l'idioina che permetteva a tutti di comunicare era il dialetto genovese, lingua madre cli gran parte dei marinai che veniva ben presto imparata dagli ufficiali e dai sottufficiali provenienti dalle altre parti del Regno. Il linguaggio cli bordo, come narra Vecchj, senza essere pudico, era in generale pulito: la bestemmia venne introdotta solo nel 1860 dalle leve toscane e romagnole; il turpiloquio l'anno seguente eia quelle napoletane.
Ancora nel 1838, da Genova si scrive a Torino, ma in francese, per conoscere quale nome dare alla corvetta in costruzione e prossima al varo al Cantiere della Foce, e che sarà poi l'Aquila C7). Non è fuori luogo ricordare che anche Cavour, ministro della Marina dopo
il 1848, si rivolgeva all'ammiraglio cl'Auvare, f.f. cli Comandante Generale della R. Marina, scrivendogli in francese,CS) sua lingua madre: Educato a pensare, a parlare, a scrivere in francese, Cavour aveva penato ryon poco ad esprimersi nel suo giornale [Il Risorgimento] nella lingua della nazione, che così decisamente doveva contribuire a formare. Aveva cominciato col passare i suoi articoli a colleghi ed amici di redazione, perché vi togliessero gli errori cli stile e cli parola, prima cli mandarli alla stampa, ma in breve gli articoli uscirono dalla sua penna in un italiano chiaro, conciso e preciso che ancor oggi si legge con piacere. Egli dové molto alla pratica giornalista (. .. ). Maggiori difficoltà dové superare per parlare correttamente alla Camera (9)_
Per quanto riguarda gli ordini cli manovra a bordo delle navi, il comandante Persano, che incontreremo più avanti, era uno dei pochi, se non il solo, o almeno un precursore, che li clava in lingua italiana OO)_ La Marina Sabauda e la Squadra Navale
Potrà sembrare strano, ma la Marina Sarda era stata ristrutturata con un decreto reale successivo cli cinque giorni al citato proclama ciel 23 marzo. Infatti, con il decreto ciel 28 marzo 1848 veniva istituito il "Corpo della Real Marina" formato da: - Stato Maggiore Generale; - Corpo Reale Equipaggi;
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Genio Marittimo; Battaglione Real Navi; Corpo d'Artiglieria cli costa; Regia Scuola cli Marina; Corpo Sanitario.
Suddivisa in tre dipartimenti (Dipartimento Superiore a Genova e Dipartimenti Subalterni a Villafranca e Cagliari, retti rispettivamente eia un contrammiraglio, eia un capitano cli vascello e eia un capitano cli fregata) con stabilimenti accessori (Arsenale, Cantiere della Foce, Scuola cli Marina, Ospedale e Bagni penali), la Marina sarda disponeva cli un adeguato numero cli unità, alcune di costruzione recente, alcune a vapore, costruite sia in Italia che all'estero, ed alcune acquistate nel corso ciel 1848 (11). Se nel comparto squisitamente materiale (oggi si potrebbe dire "delle piattaforme") la Marina aveva progredito così come l'evoluzione della tecnologia delle costruzioni navali imponeva, non altrettanto poteva dirsi di quel coacervo di fattori che costituisce la "cultura navale", dove confluiscono elementi cli tecnica, tattica, strategia, formazione ed impiego del personale, eccetera. L'impronta assolutistica dell'ammiraglio Des Geneys, che ne era stato il capo per 24 anni, se eia un punto di vista era stata positiva, dall'altro aveva permesso l'instaurarsi, tra gli ufficiali, cli una mentalità poco accettabile che sarà smantellata, in parte, solo dalla azione di Cavour 02). Il giudizio dello storico Rosario Romeo sull'ammiraglio Des Geneys <13) è opportuno, in quanto oltre a caratterizzare l'uomo, illustra in modo adeguato lo scenario in cui si muoveva la Marina al momento cli prendere il mare per un'azione cli guerra. Tale giudiz10, come si vedrà in seguito, sarà confermato dai documenti scritti dagli ufficiali che parteciparono alla campagna del 1848-49: Organizzatore per certi aspetti capace, che aveva però inaugurato un sistema di governo arbitrario su cui si era sviluppata la tendenza dell'ufficialità navale a costituirsi in corpo separato, che col tempo divenne una delle roccaforti più chiuse ed intransigenti del privilegio nobiliare negli stadi sardi. I livelli culturali erano assai bassi e le competenze professionali limitate: ma tenacissima la volontà di affermare, accanto alla vecchia e brutale autorità sugli equipaggi, pretese di superiorità nei confronti delle stesse rappresentanze diplomatiche all'.estero, e di far valere l'autonomia del proprio privilegio contro ogni interferenza di civili e di politici. Giovavano a questo fine, i numerosi e diretti legami con l'ambiente di Corte, comuni a tutta la casta militare piemontese, ma nella Marina resi anche più efficaci dalla stessa ristrettezza dei ranghi. Non rara un'arroganza verso i superiori che sfiorava l'insubordinazione, e feroci, come in tutti i corpi separati, le rivalità e gelosie interne: che esplosero in episodi clamorosi anche durante il periodo in cui Cavour fu alla testa del ministero 0 4).
Anche se riferito ad un periodo successivo a quello cli nostro interesse, nel commentare la situazione della Marina - ormai italiana - dal 1860 al 1866, A.V. Vecchj confenna ancora una volta una situazione poco accettabile e fortemente critica:
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( ... ) il periodo cli armamento cli ogni singola nave era breve, gli ufficiali agevolmente mutati eia una nave all'altra; i comandi duravano poco, sì che il personale non si accostumava sufficientemente alla nave, né formava mai con essa quell'armonico tutto dal quale un esperto capitano può esigere qualsivoglia prova cli militaresca e militare virtù. Sotto le circostanze morali e politiche che ho succintamente trattato la disciplina propriamente eletta non poteva regnare. Dominava la disciplina apparente quale il codice pretende ed ottiene, mantenuta anzi con rigidità cli forme aliena all'indole nazionale. I giovani ufficiali erano tanto più propensi alla critica dei superiori quanto le promozioni, dai casi politici accelerate, avevano esaltato a grado cospicuo qualche uomo assolutamente inetto a coprirlo. Non eravi alcun ammiraglio in pro' ciel quale l'opinione fosse unanimamente favorevole sino alla devozione, quantunque ciascuno avesse una coorte cli seguaci 0 5).
Anche il prof. Mariano Gabriele, studioso cli cose di mare più ciel Romeo, mette in luce questa situazione anomala nella Marina Sarda prima e italiana poi Cl 6). In definitiva, c'era carenza cli uno "spirito cli corpo" correttamente inteso, dovuta anche alla "mentalità terrestre" dello stnunento militare piemontese. Le sole azioni belliche della Marina erano state condotte contro i barbareschi e, dopo la restaurazione, con l'occupazione dell'isola cli Capraia cm. Mai si era pensato alla Marina in funzione strategica, come aveva fatto la Repubblica cli Venezia nei secoli passati, e tantomeno nel 1848 si era pensato un impiego coordinato con le operazioni terrestri Os). Studi cli strategia inizieranno successivamente alla campagna 09)_ Se il volume ciel Mahan sul potere marittimo era ancora cli là eia venire, così come quello ciel Callwell sull'integrazione ciel comando marittimo sulle campagne terrestri dopo Waterloo, pubblicati rispettivamente nel 1889 e 1897, l'opera cli Clausewitz Voni Kriege era già stato pubblicata da una quindicina d'anni: ci si può chiedere se qualcuno clell'establishement militare piemontese possa averla letta, considerato che era scritta in tedesco. Di certo la letteratura tecnica allora disponibile era dedicata esclusivamente ai problemi terrestri, studiando, al più, le campagne cli Napoleone CZO)_ Ma neanche tanto bene. Eppure, per la loro cultura, eminentemente francese, come si è visto, avevano a disposizione un riferimento ben preciso che avrebbe fatto il caso dei capi militari, clell'Albini, in particolare. Si trattava della "bibbia militare" pubblicata nel 1838 dal generale barone Antoine 1-Ienri Jomini, quel Précis de l'art de la guerre che clava chiari elementi cli soluzione ad un problema quale quello che si prospettava nell'Alto Adriatico czD. A prescindere eia una preparazione cli livello superiore eia parte dei responsabili del vertice militare terrestre e navale, è significativo il fatto che mancò una corretta visione strategica ciel confronto con l'Impero austriaco al momento cli decidere l'apertura delle ostilità anche eia parte dei politici e eia coloro che ressero il ministero della Guerra, cui era aggregata la Marina. prima cli essere incorporata, con Cavour, al Ministero Agricoltura, Industria, Commercio e Marina.
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Se il Comandante Generale della Marina nel periodo interessato era nominalmente il principe Eugenio cli Savoia Carignano (14.9.1844 - 12.1.1851) tra il marzo 1848 ed il settembre 1849 ben undici cambiamenti avvennero nell'incarico cli Ministro e Segretario cli Stato con l'avvicendarsi cli nove differenti titolari (22). Quando fu deciso l'intervento "per soccorrere Venezia" le istruzioni al comandante della Squadra navale furono quanto mai discutibili. Tuttavia furono inviate in Alto Adriatico, a più riprese, intervallate nel tempo, ben 17 unità, anche se alcune furono richiamate prima della fine delle operazioni, conclusesi dopo "la fatai Novara". Per armare tutte queste navi, fu necessario provvedere ad un reclutamento straordinario cli marinai e al loro immediato imbarco, ma un provvedimento così affrettato non concorse né alla disciplina né al morale degli equipaggi, anzi elette luogo a incidenti che ebbero notevole ripercussione quando si trattò cli ritirarsi dall'impresa <23).
La critica ai capi e un ordine di operazione ... multiplo Due giorni dopo la cerimonia dell'alza bandiera, il luogotenente del Re Carlo Alberto e comandante generale, principe Eugenio cli Savoia-Carignano, "allerta" la Marina con il solito proclama: La Marina Reale è chiamata a prendere parte alla guerra che si combatte per l'Indipendenza Italiana. Fra poco quel corpo distinto avrà occasione cli confermare in faccia all'Europa la bella riputazione già conquistata e cli corrispondere all'aspettazione d'Italia. Il Re e la Patria ripongono intiera fiducia nel valore della Regia Marina.
Non certa "intiera fiducia" animava coloro che erano più vicini alla marina "operativa" ed ai suoi uomini in comando. Il Gonni cz 4) riporta che: ( ... ) il Governo nomina l'anuniraglio Serra comandante della Marina a Genova ed il contrammiraglio Albini comandante della flotta che dovrà operare in Adriatico. Tali uomini, per ragioni di vario ordine non piacquero al corpo della Marina né alla cittadinanza genovese amatissima della flotta, considerata eia essa come sua particolare tradiziornile espressione militare <25).
A riprova cli ciò cita alcune lettere che il marchese Giovanni Ricci - "ufficiale cli Marina divenuto più tardi ministro della Marina nei primordi ciel Regno d'Italia" - scriveva da Genova a Torino per il fratello, ministro dell'Interno. Pur essendo cli parte, lasciano intravedere, se non il malanimo, almeno le grandi crepe nella omogeneità dei giudizi: 2 aprile [1848] Sento in questo momento che hanno nominato il gen. Serra Comandante Generale Provvisorio e dato il comando della Squadra al Gen. Albini.
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Ciò fu fatto in odio a Mameli che vogliono rovinare. lo credo che domanderà di bel nuovo le sue dimissioni. In questo caso imiterò anch'io, e mi voglio serbare per miglior epoca. Scrivinù subito se posso andare in Inghilterra perché altrimenti intendo ritirarnù.
In un'altra lettera chiede cli intercedere per l'avanzamento del Mameli, in quanto ha la stessa anzianità del Serra, cli cui chiede la sostituzione. Nello stesso mese, critica ancora le scelte fatte: Il sacrifizio della nostra Marina è compiuto. Veramente, bisogna dirlo, ci hanno sputato in faccia. Il mettere il generale Serra al comando della Marina si è manifestare nel modo il più clùaro il nessun conto che si fa di questo corpo. Allontanato nell'anno 1839 da questa istessa carica per incapacità assoluta visse fino al giorno d'oggi in posizione ridicola e talmente scadete nella opinione generale che ora era il (sic!) zimbello di nttti. Nelle presenti circostanze in cui vennero chiamati al governo delle cose le migliori capacità, il vedersi beffeggiati in tal guisa, annulla qualunque sentimento di corpo, e per certo ove tutti fossero del nùo modo di vedere una dimissione generale sarebbe inevitabile. Tu ben sai che la Marina, elemento primo di questa città, gode di una certa popolarità nell'opinione pubblica, e quindi siffatto passo inconsiderato ha fatto un gran colpo nelle masse e ciò potrebbe nuocere alla causa comune. Il male è cagionato da che non si vollero mai rimpiazzare i posti vacanti con ufficiali di marina, e perciò avendo coperto i posti di contranuniraglio e maggior generale con ufficiali cli terra cioé Della Marmara e Martin d'Orfengo in odio di Mameli, ora sono costretti non volendo fare promozioni a servirsi di nullità C26).
L'intercessione per il comandante Giorgio Mameli - capitano di vascello e membro ordinario d'Ammiragliato dal 1843 che avrà il comando della fregata Des Geneys in Adriatico - poteva anche essere giustificata sia per l'anzianità che per i meriti acquisiti (27), ma egli era padre cli un certo Goffredo, "artista", in odore cli mazzinismo e protagonista di interventi di chiara matrice repubblicana, tanto che il figlio del Ricci notò che: Giorgio Ivlameli non era ben veduto nei circoli degli alti impiegati di corte e dell'armata, perché il suo carattere austero non s'inchinava alle meschine combriccole ed intrighi che governavano. Il suo parlar schietto fino alle udienze col Re e col principe di Carignano, anuniraglio, era reputato come spirito indipendente. La riputazione e l'amore che lo circondava nella Marina e nella popolazione di Genova, lo rendeva temuto a corte.
Come si vedrà più avanti, anche i giovani ufficiali erano animati eia notevole spirito critico, specialmente quando si resero conto del modesto "animus pugnandi" ciel loro comandante in capo. Forse per giustificarlo, se non assolverlo dalle accuse che gli erano portate, è opportuna una attenta lettura delle istruzioni che gli erano pervenute non dal vertice della Marina o dal Ministero della Guerra, bensì dal Ministero degli Esteri: una specie cli "ordine cli operazione", ovvero, come potrebbero dirsi oggi, le "Regole d'ingaggio" C28)_
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Nello stato di ostilità in cui il Governo di S.M. si trova rispetto a S.M. l'Imperatore d'Austria è conveniente che la S.V. Ili.ma conosca quali siano le intenzioni del Regio Governo intorno alle emergenze marittime e consolari del momento. S.M. non intende di prevalersi in questa guerra dei diritti che per lo passato si attribuivano le potenze belligeranti sul mare. Non è sfuggito al Governo del Re che la maggior parte degli equipaggi ed ufficiali dei legni di guerra austriaci sono composti da italiani, e che in una guerra essenzialmente italiana, e solo diretta a scacciar gli stranieri dall'Italia, era generoso il non combattere genti italiane. Perciò il Governo ha invitato l'Anuniragliato ad ordinare ai comandanti dei Regi Legni da guerra di limitarsi a difendersi nei casi in cui venissero attaccati dai legni da guerra austriaci, senza però provocare il combattimento. Riguardo poi ai bastimenti mercantili con bandiera austriaca, è intenzione del Governo che essi siano lasciati liberi nei loro viaggi, senza che possa venir fatta loro alcuna molestia. Ma siccome è possibile che bastimenti austriaci, od altri coperti dalla bandiera austriaca, sotto il velo del conunercio, possano armarsi in corsaro per molestare i bastimenti dei Regi sudditi o degli Stati italiani collegati col nostro, così dovranno i comandanti dei Regi legni da guerra, sia per mezzo della visita delle carte di bordo, sia in quelle altre maniere che giudicheranno opportune, accertarsi che detti bastimenti inalberanti la bandiera austriaca sono veramente mercantili e dediti soltanto al traffico. In caso si potesse ragionevolmente sospettare che si dessero invece a corseggiare, dovranno essere condotti in uno dei porti dello Stato per le ulteriori decisioni dei Tribunali competenti. Gradisca, la prego, le proteste della perfetta e distinta stima.
Non si sa se ritenere presuntuosa o ingenua la disposizione relativa alla conduzione di un bastimento "in uno dei porti dello Stato", considerato che avrebbe dovuto essere condotto a Villafranca, Genova o in Sardegna (ovvero a Venezia nel breve periodo in cui fu aggregata al Piemonte). Era un "concetto operativo" del tutto sballato, contrario ai principi stessi della guerra. Alle istnizioni del Ministero degli Esteri, all'Albini venivano aggiunte "istruzioni ufficiali definitive" CZ9) che, scrive Po: Si possono così riassumere: proteggere il commercio nazionale nell'Adriatico e nel Levante; non danneggiare il commercio marittimo delle altre Nazioni; assolutamente proibita la guerra in corsa: la navigazione in Adriatico per raggiungere le coste venete, abbia luogo lungo la costa d'Italia.
Ecco come concludeva: Questa importante missione potrebbe difficilmente ricevere tracce precise per parte ciel Governo principalmente nell'attuale circostanza in cui il rapido succedersi degli avvenimenti può rendere frequentemente il mutar consiglio nei 111{.V:i da impiegarsi al miglior adempimento della medesima. Il Governo indica alla S.V. Ili.ma lo scopo dell'armamento e le affida forze ragguardevoli per conseguirlo, confidando pienamente nella lealtà dei suoi sentimenti e nella in1elligente sua esperienza dell'arte.
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Le istruzioni pervengono all'ammiraglio nello stesso giorno della cerimonia cli Genova, il 18 aprile, ma non era finita. Due giorni dopo Cesare Balbo, presidente del Consiglio e Ministro interinale della Guerra e della Marina inviava all'ammiraglio Albini "istruzioni segrete", probabilmente dopo essere venuto a conoscenza del blocco cli Venezia attuato dalle navi austriache. Così riporta Po: Queste sono più persecutorie ed ordinano alla Squadra Sarda cli recarsi subito verso Trieste e Pola, cercare la squaclm austriaca, trarla in suo potere o distruggerla, cercando di fraternizznre con gli equipaggi nemici composti in gran parte cli italiani disposti a fraternizzare con noi. Dette istruzioni però contenevano delle frasi come le seguenti: "non attaccare il nemico se questo fosse molto superiore in forze. I nostri legni non dovranno ristare ad attaccare il nemico ogni volta che vi sia probabilit;ì cli successo ... " - frasi che risentivano delle indecisioni ciel Governo, il quale alla fine così concludeva: "il discernimento della S.V. Ili.ma supplir;ì nei casi impreveduti alla mancanza di relative istruzioni" (30).
Come se non bastasse già questa disparità cli vedute da parte cli chi gestiva le operazioni, il console sardo a Venezia in data 20 aprile faceva pubblicare una nota relativa alla missione della Squadra Sarda, che doveva assicurare alb marina mercantile sarda 'quella protezione ed assistenza cli cui potesse abbisognare' contro eventuali aggressioni eia parte cli legni austriaci, eia guerra o corsari. Perciò il Governo cli Torino aveva ordinato che la R. Squadra prendesse tosto il mare sotto gli ordini ciel cav. Albini ed i bastimenti che la componevano fossero ripartiti nei luoghi, nei quali più utili potesse esserne la presenza. A tale scopo il S. Michele e Berofdo avrebbero incrocicchiato nell'Adriatico, il Des Genenys e la S!c!/}èttct nell'Arcipelogo e il Daino nei Dardanelli <31).
Gli altri I "Regi Legni" sardi non saranno i soli attori nello scenario dell'Alto Adriatico: c'era, ovviamente, la controparte, quella che fino al 22 marzo era la Imperiale Regia Veneta Marina, ormai divisa tra Imperiale e Regia - con le unità dislocate nei porti cli Trieste, Pola e nei sorgitori dalmati, che costituiranno la vera controparte, - e la Veneta, rivoluzionaria, con nuovi capi e cli consistenza più modesta, in attesa degli aiuti sardi <32). Un altro attore che interpreterà solo il primo atto della "commedia navale" sarà la squadra napoletana ed infine, con una particina secondaria, il piroscafo Roma con qualche altra unità minore pontificia che rimarrà a costeggiare tra Ancona, il Po e Trieste. Quali compars ~ più o meno interessate, si muoveranno sullo sfondo alcune unità delle potenze non direttamente interessale al conflitto.
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La squadra austriaca
Non è il caso, qui, di indagare sugli avvenimenti successivi al 22 marzo 1848, anche se è opportuno un accenno, considerato che al momento della partenza della squadra sarda eia Genova era in alto il blocco cli Venezia. Da parte austriaca, in quei giorni la Marina si trovò in difficoltà avendo lasciato liberi gli "italiani" imbarcati. Il maresciallo Gyulai cercò di organizzarsi dando il comando delle unità al capitano cli fregata Kuclriaffsky che allestì la fregata Bellona, il vapore Vulcano e il brik Montecucco/i per mandarli ad incrociare nelle acque veneziane, si stabilì cli armare alcuni trabaccoli allo scopo cli coadiuvare lungo le coste le operazioni dell'esercito e vennero fortificate Pola e Trieste. Il 24 aprile i piccoli legni austriaci giunsero a Duina e cli qui a Marana, che si sottomise senza resistenza, e nello stesso tempo le tre navi maggiori cominciarono il blocco cli Venezia (33)_
La squadra 11apo!etmw
Il comandante Po, scrivendo del trasferimento della squadra sarda in adriatico afferma: Anche la squadra napoletana doveva agire contro quella austriaca per difendere Venezia. Ma l'Anuniraglio Albini lo ignorav:i e forse lo stesso Governo sardo Io ignorava o aveva trascurato cli avvertire l'ammiraglio (giacché nelle consegne scritte non è fotto cenno a questa circostanza importantissima e rendeva ancor più delicata la situazione della squadra sarda) (3 4).
A mio parere questa ipotesi, se eia una parte può confermare la leggerezza dei vertici politico-militari cli Torino, dall'altra non può essere accettata. Difatti, come riporta il Gonni C35): La decisione presa eia Ferdinando II cli mandare una spedizione in Adriatico fu annunciata dal Giornale Costituzionale ciel Regno delle Due Sicilie (N. 85, 17 aprile 1848), così: «Ministero e Real Segreteria di Stato degli Affari Esteri. Ieri, il signor conte di Rignon, incaricato d'una missione speciale ciel Re Carlo Alberto, ebbe la terza udienza cli Sua Maestà. L'l l\faest:ì sua, prenclenclo in considernzionc le qualit:ì ciel signor conte lo ha decorato della croce cli conunendatore del R. Ordine di S. Ferdinando e ciel Merito.
Aderendo alle richieste ciel Governo Sardo, espresse dal sullodato conte di Rignon, la Maestù Sua ha disposto, che una squaclm della Real Marina composta eia cinque fregate a vapore, con a bordo quattromila uomini delle Reali truppe, com:indate dal tenente generale Guglielmo Pepe, si rechi, immediatamente nell'Adriatico, per prendere parte con le truppe Piemontesi, alla guerra che si combatte in Lombardia per l'Indipendenza Italiana. E per aderire ad altro desiderio del Governo sardo, spedisce in Venezia parecchi ufficiali e sottufficiali esuberanti, che potranno servire, sia per istruire i volontari veneti, sia per guidarli alla pugna; e specialmente ufficiali cli Artiglieria, capaci di dirigere, all'uopo, le batterie di campagna, che ne mancassero•.
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La partenza della squadra da Napoli per l'Adriatico dallo stesso giornale costituzionale del Regno delle Due Sicilie (N. 94, 28 aprile 1848) venne annunciata così: Ieri, fra grandi applausi, lasciarono questo porto le nostre navi a vela e a vapore, con sei battaglioni d'ordinanza a bordo ed un settimo di volontari ...
Al Comando del settantenne barone Raffaele De Cosa il 27 aprile salpavano otto unità, sia a vela che a vapore, bene armate ed equipaggiate. Se è vero l'aneddoto del Re che, in abito civile, si reca sul Roberto per salutare l'ammiraglio dicendogli: "Ricordati che sei vecchio e tieni famiglia ... " è altrettanto vero che !"'ordine d'operazione" "eia aprirsi solamente otto miglia a levante cli Capri" e firmato dal segretario particolare ciel Sovrano recitava: S.M. il Re desidera che la Squadra, appena sbarcate le truppe a Pescara e a Giulianova, faccia ritorno in questo Generale Dipartimento. L'1 M.S. è sicura della fedeltà cli lei, signor Generale.
Sulla base cli questi elementi, si evince che il Governo sardo disponeva cli tutte le informazioni necessarie e poteva inviarle all'ammiraglio Albini con le unità a vapore partite con il secondo gruppo. Inoltre, a Venezia era stato inviato il capitano cli corvetta marchese Ippolito Spinola "per essere il buon intermediario tra la flotta sarda in Adriatico e la Repubblica Veneta". Partito eia Genova il 26 aprile, raggiunge Venezia qualche giorno dopo, e prende gli opportuni accordi perché le forze navali venete al comando ciel contro-ammiraglio Bua si porrebbero alla dipendenza dell'ammiraglio Albini, a similitudine anche delle truppe belligeranti dei diversi Stati italiani nel Lombardo-Veneto che sono sotto gli ordini diretti cli S.M. Ca rio Alberto (36).
In data 3 maggio, il comandante Spinola, che non poteva non sapere della squadra napoletana avverte l'ammiraglio Albini che gli equipaggi italiani sono stati tutti sbarcati dalle navi austriache e mandati da Pola a Venezia, tranne ventiquattro ufficiali tenuti in ostaggio nell'interno dell'Impero [Compreso il Fincati che starà in carcere quattro mesi ad Agram (Zagabria) e successivamente scambiato] e che perciò, senza alcuna sentimentale riguardo, le navi austriache qualora incontrate potevano a fondo essere attaccate (3 7).
L'ammiraglio De Cosa arriva ad Ancona il 5 maggio e incontra una commissione cli Venezia che sollecita il suo intervento a causa ciel blocco della flotta austriaca nei confronti della città e aveva già tentato uno sbarco a Chioggia c3s)_ Constatata una situazione non prevista dalle disposizioni, De Cosa: ( ... ) mandò a Giulianova un suo incaricato a chiedere telegrafiche istruzioni, ed altro, allo stesso fine, con la diligenza a Napoli. Sperava che il Ministro liberale, visto il malvolere di Ferdinando, lo avrebbe assecondato nel suo patriottico proposito di andare in soccorso alla minacciata città. Infatti fu, almeno provvisoriamente,
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così. Il Ministro della Guerra e della Marina, Del Giudice, a nome ciel Consiglio, gli ordinava cli raggiungere Venezia, per difenderla, con il concorso della squadra sarda, dal pericolo delle offese austriache, d'arrestare con la forza, se resistenti, i legni cli guerra nenùci e cli condurli in un porto del Regno, di rinviare tosto le due fregate a vapore a Reggio, dove stava apprestandosi una spedizione contro la Sicilia insorta. Quanto alle navi mercantili cli bandiera austriaca, egli avrebbe dovuto assolutamente astenersi dal molestarle, come ciel resto era già stato precedentemente stabilito, e di questa disposizione il Ministero degli Esteri dava notizia, il 9 maggio, al vice console napoletano a Trieste, Vincenzo d'Auria.
Come si può constatare, lo Spinola aveva a disposizione tutti gli elementi per riferire ed aggiornare in modo adeguato l'ammiraglio Albini al momento del suo arrivo ad Ancona il 20 di maggio, dove, infatti riceve dallo Spinola nuove sollecitazioni perché egli arrivi presto a Venezia <39)
in quanto le unità napoletane erano già arrivate in laguna il giorno 16, accolte da esultanti manifestazioni dei veneziani e dalle autorità <40): Manine Tommaseo scrivono al Re di Napoli, grati e commossi, (all'arrivo della squadra sarda Manin e Paolucci esprimeranno "gioia e riconoscenza" al Re Carlo Albelito); il marchese Spinola segnalando al Ministero di Torino l'arrivo dei napoletani esprime il suo disappunto, preoccupato che il ritardo della squadsra sarda possa condurre al "disfavore nello spirito di questo popolo". È ben felice, però, il giorno 22, quando va ad incontrare l'ammiraglio Albini con il console, il viceconsole, il comandante della marina veneta, ammiraglio Graziani, ed i ministri della Marina e dell'Interno, Paolucci e Paleocapa. In quella occasione avviene anche l'incontro tra Albini e De Cosa e mentre la squadra sarda non aveva dato fondo, salpano le unità napoletane e quelle venete: "Tutte e tre di concerto si allontanavano dirigendo verso Trieste" scrive Spinola. E così continua nel suo rapporto del giorno 22: L'iniziativa cli sì stupenda attività presa dalla nostra flotta, produce il nùgliore effetto e reca sommo onore all'ammiraglio cav. Albini, l'ammiraglio napoletano si era mostrato restio ad intraprendere l'offensiva attivamente, intento solo a proteggere le coste d'Italia. Interpellato ieri (21) eia me nù aveva manifestato le disposizioni cli agire, purché di concerto con la flotta del Re cli Sardegna, e quindi io debbo credere che questa partenza della flotta combinata sarà per riuscire fruttuosa... Non debbo omettere di far cenno dei sentimenti generosi manifestati dall'ammiraglio barone De Cosa a riguardo della causa che tutti ci guida e relativamente alla priorità cli comando in caso cli unione delle flotte (40.
Non sarebbe stato così ottimista lo Spinola qualora avesse preso conoscenza della nota inviata dal Governatore di Trieste all'ammiraglio De Cosa al suo arrivo a Malamocco. In data 20 maggio l'algravio di Salm così si pronunciava:. Esistendo fra le loro l\faestà, il suo e mio Sovrano, pace ed amistà, io non posso supporre che l'arrivo in queste acque della Squadra Reale involva alcuno scopo
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ostile per l'Austria ed oso lusingarmi che Vostra Eccellenza non sarù avverso di gentilmente volermene dare precisa dichiarazione, a segno che possa star sicura b navigazione ed il commercio austriaco, dichiarazione che avrebbe valore cli reciprocità intorno al commercio napoletano, il quale si fa con numerosi legni ormai ormeggiati ed in continuo arrivo in questo porto dalle coste ciel Regno cli Napoli <42).
Se non era una larvala minaccia cli riLorsione, era evidente che il Governatore cli Trieste cercasse cli conoscere lo scopo della presenza della squadra napoletana specialmente nei confronti del traffico mercantile c43)_ Non è da escludere, infine, che anche questa comunicazione abbia inlluenzato la decisione dell'ammiraglio napoletano per dirigere verso il rientro al momento dell'arrivo del Capri con gli ordini perentori del Re. Anche il Salm sarà più tranquillo qualche giorno dopo nel ricevere una comunicazione da Vienna in cui dal Ministero degli Esleri gli veniva specificato che "il Regio Governo britannico ha deciso di astenersi da qualsiasi ingerenza effettiva nelle ostilità, che hanno per teatro il Regno Lombardo-Veneto" e che la flotta sarda non avrebbe molestato il traffico maritLimo austriaco c44), Il Roma e la flottiglia polllificia
Un accenno particolare merita la partecipazione all'attività navale in Adriatico cli una unità a vapore appartenenlc allo Stato della chiesa e di una flottiglia cli imbarcazioni minori operanti nella zona del Po. Si tratla cli un vaporetto in ferro costmito in Inghilterra, lungo circa 35 metri, largo poco più di quattro, con una trentina di uomini cli equipaggio c4s). Utilizzato per il servizio passeggeri ed il rimorchio dei barconi sul Tevere, il Città di Roma (o Roma) era al comando del Tenente Colonnello Alessandro Cialdi. Appartenente, all'amministrazione delle Finanze, l'unità era stata comandata (con "officio 6227" in data 26 marzo 1848) cli partire per Civitavecchia e caricare tremila fucili da trasportare ad Ancona C46). Il gen. Durando chiede ed otLiene cli poter utilizzare il Roma per le esigenze locali sul Po; oltre a quello gli vengono assegnati i guardacoste Cesare e An1lihale e le "scorridore" S. Pelagla, S. Cle111e11tlna, S. Rosa, S. Fermina e S. Lorenza, della amministrazione delle Finanze, distaccate a Porto Corsini. Alcune cli queste unità minori erano state impiegate per il controllo ciel litorale ravennate e per scortare i trabaccoli che avevano trasportato a Trieste e a Fiume soldati austriaci (croati e ungheresi) capitolati a Comacchio e Piacenza. Disimpegnato il lavoro sul Po, il gen. Durando suggerisce cli aggregare il Roma alla squadra napoletana e sarda. Inviato a Venezia il battello è sottoposto
a lavori in Arsenale il 1° maggio per adeguare le strutture dello scafo a reggere l'armamento, come riporta il Cialdi:
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( ... ) si stabilì di porvi nel centro della prora un obice di 5 pollici e 7 linee, ossia da 24, ed ai lati due petrieri, alla poppa due petrieri, uno spingarda e due macchine da lanciar racchette. Due petrieri e lo spingardo si trovavano gi{i sui nostro bordo( ... ). ·
Nessun costo per il lavoro sarà addebitato allo Stato pontificio che si limiterà ad un ringraziamento alle maestranze pubblicando un elogio nominativo nella Gazzetta Ufficiale ciel Governo. All'arrivo delle squadre napoletana e sarda il Roma si aggrega, considerata la necessità cieli sua opera in caso cli rimorchio delle navi a vela. Partecipa alla prima operazione contro il forte cli Caorle ed effettua vari servizi cli trasporto tra Venezia ed Ancona; il giorno 13 giugno, in funzione cli "messaggero" viene inviato da Trieste a Venezia per informare ciel blocco e della partenza della squadra napoletana. In questa occasione è avvistato dal Daino come si vedrà più avanti. Il 16 cli giugno il Cialcli cede il comando della unità al cap. Castagnola e si reca a Roma per altri incarichi c47)_ Il battello rimarrà ancora nelle acque dell'Alto Adriatico per servizi postali e logistici tra Ravenna e Venezia.
In Adriatico Con il viatico della nuova bandiera tricolore, che forse era, ed è, prematuro chiamare bandiera navale c4s) il primo gruppo cli unità partì da Genova il 26 cli aprile; il secondo (Aquila, Aurom, Tripoli e Ma/fatano) qualche giorno più tardi, riunendosi prima a Manfredonia e poi ad Ancona C49)_ A proposito ciel trasferimento del secondo gruppo, qualche notizia può essere recepita dalle lettere che l'ufficiale al dettaglio ciel Ma/fatano, Emilio Faà cli Bruno inviò al padre durante la campagna in Adriatico C50); in questa che si riporta descrive una parte della traversata: Ancona, li 20 maggio 1848 Carissimo Padre Ieri dopo mezzogiorno giunsi in Ancona ove ci fermeremo ad attendere l'arrivo della nostra squadra la quale è gW in vista; come vede noi impiegammo dieci giorni a venirvi, avendo però rimorchiato la corvetta Aquila sino davanti a Ivlessina. Noi
poi dovemmo approdarvi per fare carbone. In quel momento eravi ancora l'armistizio fra la cittadella e la città, che doveva terminare ai 21 ciel volg.te. La città è difesa da sette forti in tutto 69 bocche cli fuoco benissimo disposte, contutto ciò non credo che la cittadella possa prendersi stante che essa è difesa dal mare che la circonda, e puoi sempre ricevere sussidii da Napoli. I siciliani sinora non hanno forze cli mare per impedire l'approdo dei piroscafi napoletani (. .. )
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Partiti da Messina incontrammo la squadra sulle alture del Capo S. Maria mentre invece noi pensavamo che fosse giunta a Manfredonia luogo cli riunione. Ma i venti contrari e la calma la tennero per 24 giorni in mare dimodoché allora fummo spediti dal Capo Squadra a Manfredonia per rimorchiare il Tripoli che colà si trovava in aspettazione della squadra. Ivi giunti ripartimmo dopo sei ore, ed io non scesi neppure a terra perché come tenente del dettaglio ho sempre tante cose da fare ed in generale bisogna che io rimanga a bordo. Incontrammo nuovamente la squadra e dopo aver ricevuti gli ordini dell'Ammiraglio venimmo ad ancorarci ad Ancona per far carbone ed attendervi gli altri bastimenti. Ieri poi quando la squadra giungeva alla vista di Ancona noi sortimmo dal porto per pattargli dei dispacci importanti, per cui tosto volse le prore verso Venezia, e noi ritornanuno in porto ad ultimare di far carbone e comprare buoi per la squadra che domani gli arrecheremo. Io spero che giungeremo a tempo per far qualche cosa, e sebbene il vapore non sii grande pure son certo che se l'occasione si presenterà farà bene il suo dovere. Venezia è tuttora sempre bloccata ( ... ). Questa sera partiremo per Venezia probabilissimamente (. .. ).
In una lettera non datata, me certamente scritta durante la campagna, Faa cli Bruno relaziona sull'intervento dell'Arsenale cli Venezia, da cui si può rilevare che l'attività lavorativa dello stabilimento erà mantenuta da parte delle maestranze: Per riparare un collo d'oca della macchina ci mandarono a questo bell'arsenale, avendo prima fatto venire il ricambio da Genova. Con tutto ciò per eseguire cotale operazione ci vorrà ancora un mese ed io mi tocca essere giornalmeznte nell'Arsenale ad attivare e dirigere per ciò che riguarda il dettaglio del bastimento ( ... ) (51).
La squadra sarda, se dal punto cli vista ciel materiale era in condizioni accettabili <52) non altrettanto poteva dirsi eia quello relativo al personale: come si è visto, erano stati arruolati ed imbarcati circa "1200 uomini con sollecitudine e senza molto istruirli il che non giovò alla buona disciplina cli bordo né alla efficienza dei servizi" afferma il Romiti; tuttavia non risultarono evidenti deficienze per quanto attiene al comparto marinaresco - come si può leggere nel giornale cli bordo dell'Aquila o ciel Daino - specialmente nella manovra delle vele, numerosissime e tavolta con tempo sfavorevole; come si può riscontrare, si ebbe una risposta sempre positiva da parte del personale. Per contro la disciplina e le manifestazioni pseudo-politiche lasciarono molto a desiderare al momento del distacco delle unità napoletane, durante le soste ad Ancona e nell'occasione del tentato ammutinamento l'anno successivo (53). La squadra sarda, dunque, arrivò ad Ancona il 20 maggio e nelle acque cli Venezia il 22. Nella stessa giornata le navi austriache si erano allontanate verso Trieste. Albini, con le sue unità e quelle napoletane cercò cli inseguirle ma, a seguito della sopravvenuta bonaccia e mancando un accorcio chiaro tra i due ammiragli, pur disponendo di unità a vapore armate ed in condizioni di attaccare, non si raggiunse alcun risultato pratico.
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Nella relazione spedita dallo Spinola al Ministero cli Torino, qualche giorno dopo, sono esposti i fatti e giustificata la mancanza dell'attacco C54). Tuttavia, si ha ragione cli ritenere che se la calata cli vento aveva fermato le unità a vela, le navi a vapore sarebbero state sufficienti a garantire una superiorità su quelle austriache, tanto più che queste ultime soffrivano la mancanza cli equipaggi completi ed esperti per l'espulsione dei veneti, come aveva comunicato lo Spinola; si preferì perdere tempo cercando cli rimorchiare le unità a vela per portarle al tiro! Non sufftcit aninius! Dopo che nel pomeriggio ebbe modo cli giustificare la sua presenza ad un parlamentare austriaco - azione attuata dal Kuclriaffsky per guadagnare tempo c55) - (con alte parole rispose "essere suo compito di colare a picco le navi che non si arrendessero") all'ammiraglio Albini non restò che dar fondo in rada in quanto le unità austriache erano già rientrate a Trieste - quelle più attardate erano state rimorchiate dai piroscan elci Lloyd - protette dalle batterie costiere; e ormai si era fatto buio (56). Intanto, già a conoscenza dell'arrivo della squadra napoletana, il Governatore di Trieste nelle prime ore del 23 maggio spedisce a Vienna un rapporto in cui, nel riferire della attività delle unità austriache e non conoscendo la presenza della squadra sarda, afferma: ( ... ) la forza della flotta nemica non è esattamente conosciuta. È composta di navi napoletane e veneziane; complessivamente 19 bastimenti all'incirca, tra cui quattro fregate, tre brigantini e sei vapori cli guerra; forza contro la quale la nostra squadra non potrebbe competere in mare aperto( ... ).
L'algravio cli Salm, inoltre, era preoccupato per possibili sbarchi sulle coste istriane e dalmate. Così nel suo rapporto: non sarebbe inverosimile che questa flotta andasse a prelevare a Venezia reparti insorgenti per sbarcarli sulle coste dell'Istria e della Dalmazia, che la nostra squadra troppo debole ormai non può più difendere.
Se non addirittura cli uno sbarco a Trieste con la possibilità cli perdere la città qualora ci fosse una contemporanea sommossa interna (57)_ In considerazione del fatto che i movimenti delle squadre sarda e napoletana erano controllati da unità inglesi e francesi che si appoggiavano a Trieste, il Governatore ricorre al comandante della fregata inglese a vapore Terrtble, Ramsay, per sondare le intenzioni clell'Albini, ma la risposta dell'ammiraglio non è convincente, in quanto ribadisce la difesa ciel "nostro commercio da una forza navale austriaca, la quale, essendo nemica del mio govemo, è mio debito cli combattere". Dopo una puntata verso Pirano, il 24 la squadra navale sardo-napoletana è nuovamente nella rada cli Trieste, e all'Albini giunge la protesta dei consoli stranieri; inoltre,
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i consoli degli Stati componenti il Bune! tedesco, richiamavano l'attenzione dell'ammiraglio sulla circostanza che Trieste faceva parte della Confederazione Germanica e che ogni ::lttacco contro Trieste sarebbe stato cli conseguenza un attacco contro la Confederazione Germanica. La protesta rappresentava una mostruosità giuridica, perché Trieste, città non aperta ma fortificata, città non neutrale ma politicamente austriaca, doveva subire le sorti dello Stato a cui apparteneva e gli interessi dei sudditi esteri non potevano trovare altra protezione che quella garantita dalle comuni leggi e delle consuetudini internazionali <58>.
Il console francese, però, riconoscendo il diritto ciel Governo Sardo non si associò; il console piemontese addirittura anelò a bordo e successivamente fu ricevuto dal Governatore dove sarebbe stato latore della proposta - suffragata eia una analoga conferma del console francese - cli far uscire la squadra austriaca per una "singolar tenzione" cli sapore medioevale per la quale Albini sarebbe stato disposto a rinunciare a far partecipare qualche unità per "giocare" ad armi pari. Dopo qualche scambio epistolare con il Governatore e le repliche verbali e scritte ai consoli tramite il console degli Stati Uniti <59> le unità clell'Albini iniziano un "pendolamento" lungo le coste istriane sostando davanti a Cittanova, Rovigno, e Parenzo per "fare l'acquata" come al tempo delle galee e per acquistare viveri freschi. Durante le soste davanti ai sorgitori istriani si ebbero visite a bordo cli sindaci e personalità locali e vennero addirittura arruolati non pochi marinai. Così scrive l'ammiraglio Albini: ( ... ) essendosi rifugiati in diverse epoche a bc;mlo della Regia fregata S. Micbe/e più individui abitanti dell'Istria, alcuni cli questi essendo atti al servizio cli mare, vennero a seconda delle loro domande arruolati al Regio Servizio per la durata cli un anno <60>.
Per quanto riguarda lo sbarco sulla costa istriana, se la popolazione lo aspettava, le autorità, come si è visto, lo temevano. Per evitare sorprese il Gyulai aveva emanato un proclama e utilizzato la stampa, in una specie cli guerra psicologica, per ammonire gli abitanti ciel litorale, cli chiari sentimenti italiani - i più anziani potevano ancora ricordare la appartenenza dei 'loro comuni alla Repubblica cli Venezia - ed eccitare gli slavi dell'interno: una massa inerte che non ha nobili desideri ed affetti, tranne quelli cli non veder turbata la propria tranquillità. Non mancherebbero mezzi a chi sapesse valersene, onde scuotere le masse slave istriane, perché inveissero contro gl'Italiani dell'Istria e la più orrenda guerrn civile ne sarebbe fatale conseguenza. Noi desideriamo - scrive il giornale filogovernativo Osserucilore Triestino - noi invochiamo che l'Istria rimanga congiunta a Trieste e all'Austria con essa. Né questa congiunzione, tenendo lontano da lei sommi mali, e provvedendo invece ai suoi reali interessi, fa detrazione al sentimento cli nazionalità, la quale vogliamo rispettata come in noi Triestini, così in tutti gl'Istriani <6n.
Durante il pendolamento e le soste, come già eletto, non era raro il caso cli visite a bordo. È significativa la lettera di un ufficiale imbarcato riportata dal Quarantotti nel suo lavoro sull'Istria nel 1848:
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Noi stiamo costeggiando eia Trieste a Pola e cli tanto in tanto gettiamo l'ancora avanti a qualche paesotto della Dalmazia [intende Istria] ove troviamo somma simpatia. La nostra è una guerra veramente cli nuovo genere, si va a terra in paesi nemici a far prowigioni e vi si trova sonuna accoglienza. Persone cli terra vengono a bordo, gridando "Viva gli Italiani". Il sindaco cli Piranzo, [Pirano? Parenzo?] grosso villaggio della Dalmazia [sic], va a far colazione a bordo or dell'uno or dell'altro, e vogliono supplicare Carlo Alberto a prenderli sotto la sua protezione. Or credo clawero che non tireremo un colpo cli cannone, perché la squadra austriaca è a Trieste, e non ne sortirà più essendo colà protetta dalle batterie cli terra, né pensando noi cli attaccarla in Trieste. L'oggetto era cli impedire uno sbarco sopra Venezia, e liberare questa dal blocco: ciò si è ottenuto senza un colpo cli fucile. Se ci riusciva cli impegnare il combattimento colla flotta austriaca nel giorno 22 maggio pp.; sarebbe a questora finita, posciaché superiori cli forze <62>.
Di fronte alle manifestazioni di accoglienza da parte delle popolazioni rivierasche si ebbe anche, eia parte delle autorità austriache, inquisizioni, fermi e arresti per gli italiofili più in vista, anche a causa cli delazioni. La squadra clell'Albini continua la sua perigrinazione costiera: il 31 maggio dirige eia Cittanova verso nord ed ancora al largo cli Pirano dove sosta fino al 3 di giugno, passa successivamente nelle acque di Capoclistria e torna a Trieste il 7 cli giugno. Nel frattempo veniva pianificato il primo tentativo cli attacco contro il forte cli Caorle. Così lo racconta Faà cli Bruno al padre in una lettera spedita dal Lido cli Venezia il 31 cli maggio: Carissimo padre sono giunto in questo istante che sono le sei di sera al Lido per andare domani assieme ad alcune barche ca1rnoniere veneziane a fare un colpo di mano a Caorle ove trovansi dodici lancioni austriaci con 400 croati. Spero dunque che saremo i prinù a tirare il cannone e senza dubbio la vittoria sarà nostra ( ... ) (63).
Il Marchesi riporta che: A Caorle era una piccola squadra austriaca sotto il comando ciel capitano Apollinare Ujejsky, il quale, benché avesse fortificato la piazza, non se ne stava sicuro, potendo essere egli facilmente assalito eia terraferma e le sue navi, a cagione ciel flusso e ciel riflusso, essendo costrette a tenersi cinque nùglia lontane dalla costa <64 >.
Un più dettagliato resoconto della preparazione della spedizione e degli avvenimenti si può leggere nella relazione che il comandante del Roma invia al suo superiore diretto, gen. Durando <65>. In definitiva fu poca cosa. Tre unità a vapore (Tripoli, Ma{fatano, Roma) con sei, tra "penizze" e cannoniere e sei "piroghe", a rimorchio diressero verso l'obiettivo dove trovarono all'ancora la fregata Beroldo, a bordo della quale fu tenuto un consiglio, senza il Cialdi perché in ritardo, con la decisione cli attaccare, nonostante il tempo minaccioso.
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L'intenzione era cli effettuare gli sbarchi a cavallo della batteria per prenderla da due lati. Vi fu un cannoneggiamento durato circa un'ora tra le imbarcazioni maggiori e la batteria che mise a bordo ciel Tripoli tre colpi senza danno. Aumentato il mare "impossibile sarebbe stato uno sbarco sulla costa; le imbarcazioni minori furono rimorchiate fuori dalla zona, così come la fregata. La flottiglia si ritirò a passare la notte a Sacca cli Piave ed il mattino successivo rientrò a Venezia". Il Pezza riporta che "il comandante Villarey, che ne aveva la direzione, fu criticato per questa eccessiva prudenza" C66\ Iachino scrive che "l'impresa fu condotta con scarso ardore combattivo dal Villarey, il quale, dopo poche salve sparate contro il forte, giudicò il mare troppo grosso per continuare l'operazione, e si ritirò senza aver concluso nulla. Per questo suo comportamento troppo pmclente, il Villarey fu esonerato dal comando" C67 ); Homiti C6S) si rifà ad una fonte austriaca concluclenclo che "il Villarey fu giudicato troppo prudente e privato ciel comando della fregata Beroldo" ma promosso contrammiraglio nel maggio 1849; Po è parziale ed assegna cinque proiettili a bordo del Tripoli; nessun accenno al Villarey C69). Oltre al rapporto del Cialcli (che scambia le due unità), sul Maifatano c'era il giovane Faà cli Bruno che così relaziona il genitore con una lettera datata Pirano Istria li 4 giugno 1848: Carissimo padre mi affretto .1 scrivere onde farle conoscere l'esito clelb spedizione cli Caorle ch'io nell'ultima mia dal Licio cli Venezia le annunciava. Avant'ieri dunque in un col piroscafo Tripoli e Ronw (piroscafo ciel P:1pa) rimorchiammo la fregata nero/do sei lance cannoniere e vari lancioni per isbarco, il tempo non era troppo bello, con tutto ciò arrivammo alle ore 2 p.m. dinanzi a Caorle e subito il Tripoli e noi (Ma{/atano) avvicinandoci cli più a terra cli quel che poteva fare la fregata stante il basso fondo, cominciammo il fuoco contro una batteria nemica. Dopo un'ora cli cannoneggiamento essa cessò dal tirare, ed intanto la fregata ci segnalava l'ordine cli cessare il fuoco a motivo del mare che s'era ingrossato t'. dell'impossibilità di eseguire lo sbarco. Allora la balleria veclenclo il nostro allontanarsi tirò ancora alcune vane cannonate ad una gran distanza cli tempo l'una dall'altra, il che veramente fa supporre, l'averla noi quasi smantellata. Dovemmo dunque nuovamente rimorchiare li bastimenti (eccetto la fregata che rimase sul luogo) al Licio cli Venezia, e finire così un'impresa che s.irebbe anelata a meraviglia se il tempo non veniva a molestarci. Io avevo giù ollenuto d'imbarcarmi nella lancia per anelare all'assalto dei lancioni nemici che trovavansi nel fiume lontani dalle nostre palle. Il Tripoli ricevette a bordo tre palle nemiche senza però far male a nessuno. Noi invece neppur una ebbimo a soffrire. Ma bensì l'assicuro che quelle ciel mio cannone eia 32 il nemico le dovette sentire bene, io stesso ne tirai più cli 8 e le altre le diressi quasi tutte io, quelli a bordo che stavano a vedere ne dicevano il giusto mio colpire sicché io ne prendeva gusto e mi sembmva un bellissimo divertimento, che soffrii cli dover lasciare così presto.
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Conciossiaché noi fummo i primi della squadra che vedemmo il fuoco nemico, ed i miei compagni ben a ragione ne sono gelosi. Tutti aneliamo che il nostro Ammiraglio ci conduca una volta a distruggere la flotta nemica in Trieste, 111::1 già ne disperiamo (. .. ) c7o).
Come si può riscontrare eia questa lettera, i giovani ufficiali erano animati eia spirito combattivo, anche se non in possesso cli una visione globale ciel problema. Lo mette in evidenza anche il Romiti che riporta una lettera ciel guardiamarina Vittorio Lamarmora alla madre scritta il 19 giugno C7l). Questo anilnus pugnaudi dei giovani ufficiali era certamente trasmesso anche agli equipaggi, specialmente quando erano a tiro le unità eia guerra austriache e quando vedevano navigare indisturbate le unità mercantili. Di fatto, quando il 10 cli giugno le unità sardo-napoletane si ancorarono a Trieste ad una distanza cli due miglia eia quelle avversarie senza recare alcuna offesa, a bordo ciel S. Michele e ciel Des Ge11eys si ebbe un primo tentativo cli ribellione C72)_ Quando le unità dell'ammiraglio Albini si presentarono a Trieste nella notte sul 7 giugno, qualche batteria austriaca aprì il fuoco e fu colpito il S. Michele. Nella circostanza degli ormeggi si ebbe qualche incidente per evitare di andare sotto il tiro delle batterie e fu necessario l'aiuto delle navi a vapore per i rimorchi. La settimana dal 7 al 14 giugno fu piuttosto intensa sia dal punto cli vista militare che eia quello politico e diplomatico. Tra le batterie della città e le unità in rada vi fu qualche sporadico scambio cli colpi, ma le unità sarde e napoletane, a meno cli qualche singola puntata sui sorgitori della costa istriana o del litorale veneto, rimanevano in attesa delle navi austriache, alla fonda C73). Uno scambio cli colpi programmato, invece, avvenne tra il forte e le batterie cli Caorle e il Daino al comando cli Persano c74)_ Secondo Romiti, il Daino doveva scortare un convoglio che portava rinforzi alla fortezza cli Palmanova e Persano "pensò cli fare esercitare l'equipaggio al tiro al bersaglio contro il forte, per circa 40 minuti". Effettivamente questo è il pensiero cli Persano esplicitato sul Giornale cli bordo alla data dal 12 al 13 giugno (75). Al termine ciel cannoneggiamento effettuato come "nave isolata", ma con qualche via d'acqua causata da un colpo sotto il galleggiamento, gli viene proposto cli reiterare l'attacco con altre forze nel frattempo pervenute eia Venezia. Accetta cli partecipare ma rifiuta il comando della operazione anche se più anziano dell'ufficiale incaricato della spedizione "anfibia", il Tenente Timoteo. Al momento dell'attacco la batteria del forte colpisce la cannoniera veneta La Furiosa: si ebbero 16 morti e 14 feriti gravi. Dopo aver soccorso i feriti e recuperata una barca, ritenendo cli aver "adempiuto in tal modo ad ogni mio dovere" il Persano si allontanò dalla zona. Successivamente all'azione, il giorno 15, il Persano invia all'ammiraglio Albini
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un rapporto, ma nello stesso tempo indirizza al Ministero lo stesso rapporto con la proposta cli ricompense per il personale cli bordo, senza informare il comandante della squadra; anzi il rapporto per il Ministero presenta qualche variante rispetto a quello per l'ammiraglio, e quest'ultimo differisce leggermente dal Giornale cli bordo. L'azione ciel Persano è esaminata dal Guerrini nel primo volume ciel suo lavoro su Lissa C7G) e fa riferimento non al Giornale cli bordo, bensì ai due rapporti; egli critica fortemente il comportamento ciel comandante del Dai1w, taccian,clolo cli leggerezza e vanagloria e conclude: L'Albini non approvò l'azione del Persano contro il forte di Caorle: ma lo lasciò capire più che non lo dicesse.
Tra gli altri commentatori della campagna ciel 1848, sempre a proposito dell'episodio, si riscontra che Po c77) è poco preciso e lacunoso; il Marchesi c7s) è sarcastico, in quanto, riferendosi all'unità sarda precisa: (. .. )esso rimase passivo o poco meno, e non altro fece che scagliare alcune palle contro le batterie nemiche. Ciò non impedì peraltro al vanaglorioso e non veritiero capitano di strombazzare come fatto di "poema degnissimo e di storia" le gesta poco serie da lui compiute ( ... ) ·
Come riporta Bertuccioli, si ebbe anche un battibecco sulla stampa locale c79) in quanto, avendo la Gazzetta di Venezia ciel 15 giugno esaltato: l'intrepidezza del comandante Bucchia, nonché il comportamento degli ufficiali e degli equipaggi che avevano dato bella prova cli coraggio e cli filantropia nel salvataggio dei superstiti della Furiosa
e non era stato fatto cenno al concorso ciel Daino, perveniva al giornale la protesta cli 'un ufficiale della Marina Sarda', che il Marchesi non esita ad identificare nel Persano, accusandolo cli essere rimasto prossoché passivo. Poco chiaro è anche il Romiti c3o) quando nota che "Albini invia il Daino idoneo al trasporto cli 50 persone ma non ha mezzi per le altre 1950 neanche a Venezia: la spedizione fu annullata". In conclusione, qualora non si consideri il tiro occasionale durante il blocco cli Trieste, le batterie cli Caorle possono considerarsi quale unico reparto che contrastò la forza navale congiunta sardo-veneta. Anticipiamo qui un altro episodio che vide qualche scambio di cannonate, accaduto il 3 luglio C8n. Un'imbarcazione veneta, il pielago Madonna del Rosario spinto dal vento, andò sotto il forte di Pirano e non venne rilasciato dal comandante della guarnigione locale. La corvetta veneziana Civica andata a riprenderlo, venne respinta e Albini dispose che il Tripoli con il brigantino Cmciato e tre imbarcazioni minori armate provvedessero per il recupero. Il forte iniziò a tirare colpendo il rimorchio, il Tripoli rispose al fuoco, i marinai sbarcarono mettendo in fuga il presidio e recuperarono la imbarcazione
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veneta. Si ebbe un morto e qualche ferito (gli austriaci persero dodici uomini); il Tripoli fu colpito eia una decina di colpi con qualche danno, meno ne ebbe il Crociato <82>. Il pendolamento lungo le coste dell'Istria, in definitiva, costituiva un blando controllo ciel traftìco mercantile austriaco, mentre le unità da guerra stavano in porto a Trieste. Tuttavia il controllo era così blando che i giovani ufficiali imbarcati erano piuttosto sfiduciati dal comportamento dell'ammiraglio <83\ a maggior ragione per il fatto che aveva dato assicurazione al Lloyd che non avrebbe molestato le navi commerciali, a condizione che avessero a bordo, nel viaggio cli anelata, una dichiarazione consolare comprovante il viaggio da compiersi, gli scali, l'orario e non trasportassero truppe, anni, munizioni; al ritorno analoga dichiarazione di un console sardo <84).
Rendendosi conto della ambiguità (ma fino ad un certo punto) delle disposizioni pervenutagli, !'Albini - sostenuto dallo Spinola - propone al Governo l'attuazione del blocco. Nelle more, in previsione di una possibile ma poco probabile sortita delle unità austriache, dispone un piano di combattimento, ma prende in considerazione solo la squadra sarda e la veneta. Ci si può chiedere perché abbia escluso le navi dell'ammiraglio De Cosa, considerato che la pianificazione è ciel 4 giugno, prima del distacco cli queste <8 5)_ L'autorizzazione al blocco perviene da Re Carlo Alberto e viene preparata la dichiarazione ufficiale da presentare al Governatore cli Trieste, a firma dei tre ammiragli (Albini, Bua, De Cosa) il giorno 12 giugno. La dichiarazione deve essere ritoccata e tolta la firma dell'ammiraglio napolètano in quanto nel mattino dello stesso giorno arriva nella rada cli Trieste il piroscafo napoletano Capri con il brigadiere Cavalcanti con l'ordine perentorio per l'ammiraglio De Cosa cli lasciare le acque dell'Alto Adriatico dirigendo per la Sicilia; in caso cli resistenza egli stesso avrebbe surrogato il De Cosa. Esultanza degli equipaggi napoletani, ingiurie cli quelli sardi, ma presa cli coscienza degli ufficiali piemontesi che fanno pubblicare sul giornale cli Venezia una lettera cli saluto, avendo recepito che la decisione veniva dal re e non dall'ammiraglio. Il bando ciel blocco è ben noto <86), però è eia notare che !'Albini, nell'elencare le cause che ne avevano provocato l'attuazione, scrive:
C. .. ) continuando, malgrado il silenzio delle batterie della flotta, a tirare molti colpi cli cannone, alcuni dei quali giunsero di rimbalzo sulla fregata sarda San Michele( ... ) È piuttosto strano che il comandante in capo della squadra sarda reputi i colpi cli rimbalzo una specie cli anonialia ciel tiro.
Le batterie costiere sistemate sul litorale triestino, ed in particolare la batteria Lengo, erano addestrate per effettuare i tiri cli rimbalzo aumentando le probabilità cli colpire il bersaglio <87).
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L'attuazione del blocco è piuttosto simbolica che reale, in primis per l'allontanamento delle unità napoletane e anche per i continui movimenti delle unità che dovrebbero attuarlo, vedasi ad esempio il Daino. La dichiarazione cli blocco, però, con quella postilla che suona a minaccia per la città ("siccome potrebbe darsi il caso che durante il blocco, le Divisioni navali italiane elessero una qualche fazione militare sopra cli Trieste, perciò gli Ammiragli hanno l'onore cli avvertirLa per quelle misure che riterrà opportune") innesca una catena cli azioni locali e a distanza. Gyulai proclama lo stato d'assedio a Trieste che mantiene fino al 9 di settembre e assume tutti i poteri: controllo dei forestieri in città, delle navi in partenza e in arrivo, eccetera. Il Governatore Salm cerca di arrivare ad un accordo con !'Albini anche attraverso l'intermediazione cli Francia ed Inghilterra, che avevano notevolissimi interessi commerciali in città, ma i suoi tentativi non sono coordinati con quelli del responsabile militare della città C88). La dichiarazione cli blocco ha un notevole risonanza a Monaco, quando giunge il rapporto ciel Governatore Salm, dove la cosa è vista come "una vera e propria apertura cli ostilità" nei confronti della Confederazione Germanica per cui si parla cli rottura dei rapporti diplomatici con il Regno cli Sardegna. In quella occasione il rappresentante piemontese, Pallavicini, non fa una delle figure migliori, tanto che anche la diplomazia inglese si dà da fare per "ammorbidire" la situazione, che, cli suo, era già morbida, anche per frequenti comunicazioni che intercorrevano tra il Salm e \'Albini. L'attività della squadra sardo-veneta successivamente alla dichiarazione cli blocco C89) non si discosta da quanto precedentemente messo in atto: pendolamenti e soste nei sorgitori istriani. Viene anche ipotizzato uno sbarco nella cittadina cli Umago, sorgitore che vedeva spesso alla fonda le unità clell' Albini in quanto è buon ridosso con vento cli bora, ma non se ne fece niente in quanto il comandante delle unità venete era cli parere contrario C90)_ Dopo la partenza delle navi napoletane, alle unità sarde si erano aggiunte Gulnara, Jcbnus(f, Autbion, Aurora, Colombo, Gotto e .Monzambano, mentre J'v/(t/f(ff(fnO e Sf(f.fjètf(f erano state richiamate a Genova . . Sentendosi in grado cli poter fare qualcosa cli utile, !'Albini propose cli battere le difese cli Pirano e, su suggerimento cli Spinola, occupare l'isola cli Lissa, ma il Governo si oppose per timore dell'intervento della Confederazione Germanica. Da notare che il 28 luglio si era formato il nuovo Gabinetto Casati, con Collegno alla Guerra. Nel presentare il programma ciel Governo il presidente ciel Consiglio così si era espresso: Signori, ci presentiamo dinnanzi a voi, consci della gravità dei tempi, con quella fiducia che ispira il sentimento cli chi adempie un dovere e consacra ogni suo affetto alla patria.
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Il nostro primo pensiero sarà rivolto alla guerra: intendiamo spingerla con tutta energia e col più grande ardore, convinti che non v'ha sacrifizio che sia grave quando è richiesto per la nostra indipendenza. Vi domanderemo senza tema quei mezzi, che sono necessari per difenderla ed assicurarla, poiché non verremo a patti col nemico, se non consente a lasciare libero e sgombro il suolo d'Italia (. ..)<9n.
La dichiarazione dell'armistizio del 9 agosto, però, azzerò tutti i programmi, - ammesso che ne avesse predisposti - clell'Albini. Anche la sua partenza dalle acque cli Venezia per dirigersi ad Ancona fu oggetto cli una polemica giornalistica (9 2)_ La squadra sarda era stata preceduta ad Ancona dal vapore pontificio Roma, il 25 agosto. Giunse pure la goletta sarda la ~ìaj}ètta, proveniente da J'vlalamocco. Ieri sera (30] vennero i vapori sardi il T1ipoli e il Maljàtano, ed ora entra in porto il Gulnara, tutti e tre provenienti dalla squadra, la quale sembra verrà in Ancona sino a che passi il tempo dell'armistizio <93).
Mentre le unità sarde tergiversavano, il 23 cli agosto Guglielmo Pepe emanava l'ordine ciel giorno per la difesa di Venezia: ( ... ) Noi difenderemo Venezia, questo baluardo d'Italia, che in tanti secoli non cadde mai, sebbene combattuto più volte eia nemici superiori a quelli, che or ci fronteggiano. Noi la difenderemo finché ci giungeranno gli attesi aiuti. Anziché abbandonare nel servaggio i fratelli veneti, incontreremo la morte, non deplorando la nostra fine. Le difese che ci offre l'Estuario non ci farebbero cadere invendicati, ed i veri figli d'Italia invidierebbero la sorte dei difensori della Venezia <94),
Dopo l'armistizio
Per le disposizioni armistiziali le forze sardo-piemontesi terrestre e navali dovevano abbandonare i territori e le acque veneti. Non appena a conoscenza dell'avvenuto armistizio, fu il Gyulai che ne diede avviso ali' Albini, tramite il capitano cli corvetta I3urguignon che imbarcò sul Vulcano per anelare a cercare l'ammiraglio sardo; ma la sua risposta fu interlocutoria, in quanto affermava cli non aver ricevuto istruzioni dal suo governo. Queste arrivano tramite un ufficiale piemontese, che imbarca a Trieste per una identica missione a quella ciel suo collega austriaco, ma anche in questa occasione !'Albini nicchia. Terzo messaggero è il generale Della Marmara, comandante delle forze sarde a Venezia; ma non ottiene risultati positivi, tanto che Albini gli comunica che ho spedito per mezzo di corriere straordinario un mio dispaccio al Ministero di Marina per avere ordini e istrnzioni in proposito.
Nelle intenzioni dell'ammiraglio c'era la possibilità di rimanere nelle acque venete per impedire la ripresa del blocco cli Venezia da parte degli austriaci.
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Anche Radetzky si dà eia fare per far giungere a bordo il dispaccio del Governo cli Torino, ma !'Albini riesce a protrarre la sua presenza in Alto Adriatico fino all'8 settembre C95)_ A Venezia, dopo aver ricevuto la notizia dell'armistizio ed assunto i pieni poteri, Manin aveva inviato Tommaseo a Parigi (11 agosto) per richiedere l'intervento francese per sostenere Venezia, anche se erano in corso contatti diplomatici tra Austria ed Inghilterra per frenare l'azione francese. Da Parigi Tommaseo aveva scritto al Governo Provvisorio di Venezia lasciando aperte delle possibilità, in quanto la bontà, con la quale il ministro Barstide accolse, le mie domande, le opinioni sue politiche e religiose, il sentimento ch'è in lui della dignità della Francia, operarono ed opereranno buoni effetti per noi ( ... ) Le mie domande intorno al cessare degli atti ostili, ed all'invio cli altri legni francesi nell'Adriatico, hanno già prevenuto il vostro desiderio ( ... ) (96).
L'azione cli un comparto filoitaliano nell'Assemblea parigina sembrava aver avuto successo, tanto che alla fine cli agosto i francesi decisero cli preparare una spedizione militare a Venezia. A Marsiglia più cli tremila uomini furono messi in pre-allarme e a Tolone le fregate della flotta ciel Mediterraneo imbarcarono provviste per tre mesi (. .. ) Nel corso di una riunione segreta del consiglio dei ministri francese, tenutasi probabilmente il 3 o 4 settembre 1848 ( ... ) la questione fu messa ai voti e la tesi [ciel non intervento] si impose con la maggioranza cli un solo voto <97).
Mentre Albini dirige verso Ancona, le navi austriache escono eia Trieste e riprendono il blocco cli Venezia. Nel darne comunicazione ai consoli, il Governatore cli Trieste specjfica: Essendosi riattivato il blocco cli Venezia dichiarato coll'anteriore notificazione 3 maggio numero 1575, e rimasto interrotto per qualche tempo in seguito agli avvenimenti della guerra, vengono contemporaneamente impartiti ordini agli uffizii cli porto ed alle deputazioni di sanità cli non rilasciare più spedizioni per Venezia, col quale ordine cessa quell'anteriore interinale di cui fece comunicazione a codesto spettabile consolato in data 2 giugno n. 2099. Mi pregio di porgere a ciò avviso a codesto spettabile consolato. Trieste, 16 settembre 1848 firmato Salm (98)
Già il 14 settembre, come riportano i giornali, la squadra austriaca si fa vedere ad una decina cli miglia dal porto, ma Venezia confida nella possibilità dei forti cli tenerla lontana "se volesse tentare qualche cosa" C99). E qualcosa tentano il 25 settembre, ma sul fronte a terra, con un attacco contro un forte della difesa, però i "tiraglieri" austriaci sono respinti ClOO)_ In compenso, le navi austriache che attuano il blocco catturano un trabaccolo proveniente eia Ravenna con una compagnia di volontari destinati alla
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difesa cli Venezia. Su pressione della Francia e dell'Inghilterra gli austriaci non trattengono l'imbarcazione né i volontari, ma [il trabaccolo] venne respinto fino alla punta estrema dell'Istria, e colà fu rimesso in libertà in direzione verso la sua provenienza ooo.
La ripresa ciel blocco è comunicata all'Albini il 4 cli ottobre. La Gazzetta Pienwntese, infatti, riportando notizie eia Ancona, scrive: Questa mattina, giunse all'imboccatura ciel porto proveniente eia Trieste, il vapore austriaco Vulcano. Colà pe1venuto, staccò un battello con bandiera parlamentaria, e sì recò sottobordo ciel S. Michele per consegnare dispacci all'Ammiraglio Albini: e dopo averne ritirati altri in concambio, circa un'ora dopo l'arrivo ripartì per Trieste. In una corrispondenza eia Venezia si accenna all'arrivo cli volontari ("non passa giorno che non giungano o eia Ravenna o eia Ancona nuove armi e nuovi armati. Oggi sono giunte alcune compagnie ciel battaglione Melara cli Bologna") e della modesta consistenza ciel blocco, oltre che della citata azione contro il forte: Qui si parla cli blocco; ma o questo non esiste, o è molto largo. La posta ha corso un po' irregolare, ma corre: la città poi viene provveduta ad esuberanza dalle provenienze delle Romagne. Il solo Vulcano tedesco va facendo qualche corsa e giorni sono mentre io mi trovava a Chioggia dovette ricoverare in quel porto un vapore veneziano, il Mocenigo, perché eia quello inseguito. Il giorno dopo il Pio I.X anelò in cerca ciel Vulcano coll'intenzione cli misurarsi, ma non lo poté incontrare. La settimana scorsa per tre o quattro giorni si videro nelle acque cli Palestina [Pellestrina) tre grossi vascelli francesi; sono due o tre giorni che hanno ripreso il largo. Oggi però è giunto il vapore fo1ncese l'Ocean con circa seimila fucili ordinati già dal nostro governo. Si dice che possa tornare nelle acque cli Venezia la flotta sarda sotto il comando dello stesso ammiraglio Albini ooz).
Come si può constatare, i francesi mantenevano in Adriatico una sorveglianza continua, ma non erano i soli a controllare gli avvenimenti, anche gli inglesi avevano inviato i loro controllori, come già si è visto; ma anche navi americane giungono nelle acque cli Venezia e vi sostano: la fregata a vapore Princeton, addirittura, viene visitata dall'ammiraglio Graziani con ufficiali cli marina e delle forze terrestri cli difesa Cl03). Le previsioni cli movimento della squadra sarda prendono consistenza il 28 cli ottobre, quando fu inviata a Venezia dal ministro degli Esteri sardo con la scusa della mancata restituzione ciel parco d'assedio rimasto a Peschiera Cl0 4)_ Le autorità austriache, temendo uno sbarco in Istria, a Trieste e a Pola, prepararono misure difensive, ma le navi sarde non presentavano più una minaccia. Progetti di "mostrare la bandiera" in Istria e Dalmazia e la rinccvata richiesta cli occupare Lissa furono negati dal Governo cli Torino. Durante la sosta ad Ancona, prima della puntata per ritornare nelle acque cli Venezia, avvenne una manifestazione particolare: erano giunte dal Comando
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Generale della Marina cli Genova disposizioni perché ufficiali e marinai preslassero giuramento allo Statuto. La formula era la seguente: Io giuro d'esser fedele a S.R. lvlaestà ed ai suoi reali successori cli osse1vare lealmente lo Statuto e le leggi dello Stato, e cli adempere a tutti li doveri che sono
inerenti alla mia qualità di militare col solo scopo ciel bene inseparabile ciel Re e della Patria C10 5).
L'ammiraglio Albini clava le opportune disposizioni per la cerimonia da tenersi il 1° ottobre 1848: Gli stati maggiori saranno in grande uniforme. Il distaccamento del bauaglione Real Navi sotto le armi in gran tenuta. Le divisioni dei marinai saranno armate con sciabole e fucili per quanto lo permetterà la quantità delle armi che si trovano a bordo, il rimanente sanì posto in rango senz'armi formando divisioni a parte. L'altare sarà preparato sulla coperta all'arrivo dell'anuniraglio.
Appena ultimata la cerimonia ciel giuramento, l'ammiraglio impartì un ordine del giorno che si ricollegava alle disposizioni ricevute prima della partenza eia Genova: Domani, essendo il giorno della nascita di S.M., tutti i bastimenti della squadra faranno il gran pavese sostituendo la bandiera italiana alla Sarda e Mauriziana che per l'addietro s'inalberavano alla cima degli alberi cli trinchetto e mezzana (. .. ).
Con queste nuove risorse morali, come detto sopra, gli equipaggi dei "regi legni" diressero verso nord per un "pendolamento" più ampio cli quello attuato nei mesi estivi. Durante la sosta invernale ad Ancona 006) si ebbe il trasferimento tempo·· raneo cli ufficiali e altri sbarcarano definitivamente "originando così un giustificato malumore negli altri che rimanevano a bordo sui quali andava a gravare interamente il peso ciel servizio" oo7). Malumore, e forse qualcosa cli più, suscitò i'intervento cli un prete imbarcato sul Beroldo, don Luigi Grillo, per un suo articolo pubblicato sul giornale cli Ancona, con cui richiedeva cli migliorare la situazione del personale imbarcato. A peggiorare l'atmosfera, il Governo richiamava eia Ancona il Gulnara e
l'Icbnusa per il servizio con la Sardegna, suscitando lo sdegno cli chi seguiva le cose navali, tanto che a Torino furono spedite lettere anonime con la richiesta cli rinforzare la squadra, e la disposizione fu revocata. Alla fine cli gennaio fu accoltellato un marinaio; ma fu la notizia del decreto del 20 gennaio 1849 (che stabiliva: "i piloti della Regia Marina faranno parte d'ora innanzi .;:!el Quadro Generale dello Stato Maggiore") che fece suscitare non poco scalpore tra i giovani ufficiali "di carriera" che, il 2 febbraio
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fecero un'azione collegiale rassegnando le dimissioni <1os)_ Ulteriori disordini avvennero all'inizio di febbraio tra marinai delle unità e soldati locali che misero in agitazione l'intera cittadinanza, con riusciti tentativi di ricomporre la vertenza. Un benefico apporto fu prodotto dalle notizie che venivano da Roma e riuscirono a flemmatizzare gli animi. Un'ultima manifestazione si ha il 1° marzo, quando avviene il cambio del comandante del Des Geneys. l'equipaggio tributa una calorosa espressione di simpatia ed acclamano il cedente, il neo promosso ammiraglio Mameli, ritenuto da loro quale capo più idoneo dell'Albini a portare al combattimento le navi sarde. L'ammiraglio Albini viene informato il 20 marzo che il Re aveva intenzione di denunciare l'armistizio e continuare la guerra, ma non ha direttive chiare sul eia farsi. Non ne ha neanche il capo delle forze terrestri, come traspare evidente dal messaggio inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri: N. 61 confidenziale . Dal Quartier Generale Principale in Novara addì 22 marzo 1849 Mi reco a premura di accusare ricevuta del foglio di V.S. Ili.ma in data del 21 corrente riguardante l'intenzione del Consiglio dei Ministri di far attaccare dalla flotta nostra quella Austriaca anche nel po1to di Trieste e di parteciparLe che avendo comunicato tal foglio a S.M. mi fece conoscere non essere di tal parere tanto più che la Confederazione Germanica ha già protestato altre volte contro un simile progetto e che ciò sarebbe accrescere il numero dei nostri nemici senza trovar verun vantaggio essenziale nelle attuali ciÌ·costanze. Riguardo al modo di utilizzare la flotta per trarne il miglior partito ed anche il maggior soccorso indiretto per l'&ercito di terra, non saprei per ora cosa suggerire, panni però, che codesto Ministero potrebbe darle quelle istnizioni più confacenti; la esperienza poi, del Vice Ammiraglio cav. Albini supplirà poi all'emergenza. Ho l'onore di reiterare a V.S. Ili.ma i sensi del mio devoto ossequio. Il tenente generale maggiore dell'Esercito f to Czarnowski Oo9)
Dopo Novara Albini scrive a Manin in modo sconsolato: non sa cosa fare, se non prestare giuramento al nuovo Re. Intanto a Genova ci sono tumulti, una nuova forma di rivoluzione tanto che si costituisce un governo provvisorio della città e si assalta l'Arsenale: Venezia ha fatto scuola. Le carceri sono minacciate, il Tenente Colonnello Del Santo, il 6 di aprile chiede aiuto al Generale La Marmara; anche Ancona è in subbuglio e il sindaco chiede alla Squadra di rimanere in porto.
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Ma arrivano ordini eia Torino, portati dal comandante Spinola che arriva da Trieste su nave austriaca ad Ancona il mattino del 7 aprile, con stupore del personale imbarcato. L'articolo 5 ciel nuovo armistizio impone l'uscita della squadra sarda dall'Adriatico, per cui lascia Ancona al tramonto dello stesso giorno tra la rabbia della popolazione. A Genova La Marmora sta mettendo a posto le cose; volontari genovesi, su una nave americana vanno a Civitavecchia per sostenere la Repubblica Romana. Nel mattino del 9 aprile la squadra sarda è davanti a Venezia; c'è maltempo e ridossa sotto la costa istriana, dove trova la squadra austriaca. Ci sono i tradizionali scambi cli saluti e !'Albini fa alzare la bandiera austriaca. L'armistizio sta per scadere, forse è già scaduto e Albini è a colloquio con il capo della flotta nemica, forse per concordare l'evacuazione dei soldati piemontesi eia Venezia; sospetti cli tradimento si insinuano negli equipaggi dei "regi legni", che sembrano materializzarsi quando vedono Des Geneys, Euridice e .Malfatano dirigere per Venezia. Sul S. .Micbele non ci vedono più: salpano e mettono in vela; stessa scena sul Beroldo: o contro gli austriaci o a Genova, come aveva scritto un corrispondente da Ancona sulla Gazzetta di Venezia 1'8 cli aprile. La squadra dirige a sud; il piroscafo Autblon, che non era a conoscenza della situazione, mentre sta carbonando ad Ancona, riferisce che la squadra sarda fronteggia quella austriaca; ci credono ed è entusiasmo, ma non è vero. Il fortunale sparpaglia le navi sarde, qualcuna appoggia a Corfù, altre a Malta, ma sono tutte dirette a Genova. Il 5 maggio vi giunge il S. .Micbele, il 9 il Des Geneys, &(ridice e .Malfatcmo. Non furono genovesi festanti quelli che accolsero le unità provenienti clall'Aclriatico dopo oltre un anno cli assenza e che all'arrivo trovarono un ordine perentorio cli La Marmara: 1. Che tutte le navi eia guerra che si presentano in vista cli questo porto vengano spedite immediatamente a La Spezia senza lasciarle avvicinare qui.
2. Tutte le delle navi rimangano colà ad aspettare ordini. 3. Che non lascino naturalmente sbarcare gli equipaggi, e che non li lascino mettere menomamente in comunicazione colle truppe lombarde che sono acquartierate lungo b Riviera. 4. Che le delle navi abbiano ad evitare ad ogni costo, usando all'occorrenza anche la forza, l'imbarco o trnnsito cli tutte o parte delle mentovate truppe lombarde sulle coste della Toscana e degli Stati Pontifici. 5. Che il comandante le forze in discorso abbia a mettersi in relazione colle forze francesi presenti nelle vicine acque, ed abbia a dargli comunicazione cli queste istruzioni (llO)_
L'ordine aveva il duplice scopo cli impedire che ci fosse un flusso cli soldati della disciolta divisione lombarda verso la Toscana e la zona cli Roma e nello
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stesso tempo preparare il Consiglio cli Guerra per gli ammutinati del Des Geneys e del Beroldo, sbarcati ed imprigionati. Già con un ordine elci giorno del 4 maggio il Comando Generale della Marina aveva disposto il divieto cli sbarco degli equipaggi, con l'ordine d'arresto per coloro che avessero partecipato a dimostrazioni. All'Albini venne tolto il comando; chiamato a Torino è rimproverato per mancanza cli energia. Alcuni ufficiali furono dimessi d'autorità ed altri furono sbarcati. I marinai ammutinati sul Beroldo e sul S. Michele furono imprigionati in attesa del procedimento. Il Consiglio cli Guerra Ordinario Marittimo si riunì a Genova nei giorni 26 e 27 setteinbre 1849 e "il Divino Spirito invocato" condannò otto membri dell'equipaggio dèl Beroldo a pene variabili: dalla degradazione alla catena militare marittima e galera fino a dieci anni, per avere il giorno 12 aprile pp. nelle acque cli Pirano con grida sediziose, e particolarmente col dire, - che i superiori tradivano l'equipaggio e volevano darlo in 111:1110 ;:igli austriaci - provocato la immediata partenza verso questa città della R. Fregata il Bem!do, ciancio per tal modo segno cli un esempio pernicioso al rimanente dell'equipaggio della suddetta squadra.
A questa accusa era aggiunta quella cli disubbeclienza ai superiori rifiutando cli eseguire le manovre per anelare a La Spezia. Simili imputazioni furono contestate a dieci uomini ciel S. lvlicbele che furemo condannati ad analoghe pene Clll)_ Dopo la cessazione dei tumulti genovesi tulle le unità della flotta, che si trovavano ormeggiate in parte a Genova nella Darsena ed in parte a La Spezia, nei seni del Varignano e delle Grazie, vengono disarmate, ad eccezione ciel S. Michele e del Beroldo che "si volle tenere alcun tempo ancora armate per misura disciplinare punitiva" 0 12)_ La repressione, oltre che un atto disciplinare, ebbe un movente politico, stante il timore che l'idea repubblicana potesse avere preso piede nel personale imbarcato e nella Marina in generale. C'è un ultimo atto che interfaccia le unità sarde della campagna adriatica
con il Re che le aveva inviate nella zona cli operazioni per combattere la marina austriaca. Il 18 cli agosto 1849 salparono eia Genova i piroscafi Coito e Monzambano per recarsi ad Oporto e riportare in Italia la salma del Re Carlo Alberto, in esilio dopo Novara con il nome cli Conte cli Barge. Le due unità, alle quali si erano unite quelle ormeggiate a La Spezia, entrano a Genova il 4 cli ottobre 1849.
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Conseguenze Per quanto concerne l'Austria - ci sia consentita questa fugace invasione in un settore esaminato da altri, ma necessaria per sottolineare il confronto - successivamente alla campagna, si ebbero notevoli dispute sulla stampa cli Trieste, circa !"'inerzia" della flotta, a confronto del comportamento "offensivo" cli Nelson, scelto a paragone. In quei frangenti si distinse un armatore dalmata, Spiriclone Gropcevich, che sferzava le alte sfere affermando che se una flotta non vale a prestare assistenza al conunercio e alla navigazione nemmeno contro le piccole potenze europee, sarebbe meglio per lo Stato di non averla; almeno quei milioni che costa potrebbero essere impiegati più utilmente.
Se gli imprenditori guardavano al capitale, i giovani ufficiali avevano uno stato d'animo altrettanto esacerbato, ma per altri motivi; ne fa fede la testimonianza cli una lettera, scritta il 3 giugno 1848, dall'allora Ainere cli vascello Guglielmo Tegethoff al padre: Bella figura che facciamo con la nostra marina. Di qui non possiamo muoverci. È disgustoso e mortificante che l'Impero austriaco debba fuggire in mare davanti a simili Stati come la Sardegna. Non vorrei fare una seconda volta una così miseranda figu rn OJJ)_
La lezione ciel 1848-49 fu ben assorbita dal Governo cli Vienna e ne conseguirono decisioni ed attuazioni in tempi più o meno lunghi. Si ebbe la presa cli coscienza sulla necessità cli disporre cli un valido strnmento navale da contrapporre non solo agli Stati italiani - praticamente al regno cli Sardegna - ma anche alle altre potenze mediterranee oi 4)_ Fu deciso il trasferimento della base navale principale eia Venezia in località distante eia zone cli possibili crisi: dapprima fu trasferita a Trieste la scuola e fu messa allo studio la costruzione cli un arsenale militare a Pola ed infine fu trasferita in questa località anche la scuola e tutte le attività navali militari per evitare interferenze con l'emporio commerciale triestino. Inoltre, considerato che Trieste poteva essere un obiettivo cli interesse con possibile blocco delle attività marittime e conseguente interruzione delle operazioni commerciali vitali per l'Impero, fu deciso cli fortificare la città dal lato terrestre e sul fronte marittimo per contrastare eventuali sbarchi ed attacchi dal mare Cll5)_ Infine, fu dato impulso all'arruolamento cli ufficiali e marinai provenienti dall'interno dell'Impero e, dopo il '48-'49, la lingua ufficiale cli bordo divenne la tedesca, anche se gli equipaggi continuarono ad usare il dialetto veneto-istriano-dalmata (l16)_ Nel Regno cli Sardegna, dopo la campagna del 1848-49, la marina iniziò un rinnovamento ciel materiale, ma rimase piuttosto statica per quanto concerneva la formazione degli ufficiali e degli equipaggi.
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Come scrive Gonni 0 17 \ gli ufficiali mantenevano un "malsano individualismo" che costituiva la piaga che corrose la marina sarda, che infettò la marina italiana, che causò i più tristi effetti disciplinari, che impedì alle anime cli fondersi in quella armonia d'intenti, la sola che conduca alla formazione cli rigorosi istituti militari.
Staccata dal Ministero della Guerra, la i\farina fu aggregata al Ivlinistero cli Agricoltura e Commercio, ci furono critiche sui giornali, ma Cavour iniziò un'opera risanatrice, ad iniziare con la riabilitazione e la riammissione in servizio degli ufficiali giubilati nel 1849 e contemporaneamente fu messa allo studio la revisione ciel codice marittimo con modalità simili a quello dell'esercito. Una ristrutturazione della Scuola cli Marina, con introduzione dell'insegnamento clell"Etica Sociale', non ebbe grande successo; qualcosa cli meglio si ottenne per quanto riguarda gli equipaggi, stanziando fondi per l'istruzione. Erano "tempi in cui si pensava che il soldato quanto meno fosse colto, tanto più saldo, agguerrito si sarebbe dimostrato nell'azione". Non pochi sottufficiali e marinai ciel Corpo Equipaggi e ciel battaglione Real Navi era analfabeta. Prima delle dimissioni, Cavour presentò il progetto ciel trasferimento della ,\farina eia guerra eia Genova a La Spezia, ma si ebbero molti contrasti sia nell'ambiente politico che in quello della Marina CllSJ, ma alla fine si passò dal progetto dell'arsenale modesto ciel Varignano a quello più grande ciel Chiodo. Sul piano tecnico la marina da guerra iniziò a migliorare sia le unità che il materiale. Furono introdotte navi dotate cli propulsione mista sia a ruote che ad elica (le pirocorvette S. Giovanni e Monzambano) e acquistate all'estero le pirofregate Governolo e Costituzione e quindi l'Indipendenza. Vennero poi la Carlo Alberto e la Villorio Emanuele, potentemente armate, varate rispettivamente in Inghilterra e a Genova, con motrice inglese. L'armamento fu migliorato con l'introduzione cli cannoni rigati e il munizionamento passò dalle palle sferiche piene alle granate esplosive ed ai proiettili ogivali. Già cinque anni dopo la campagna del '48-'49, con l'acquisto o il noleggio cli alcune navi ausiliarie, la marina piemontese si presentava cli consistenza adeguata. pronta ad intervenire, seppure non in forma prioritaria rispetto a marine più solide, alla guerra cli Crimea Cl19)_
Qualche considerazione conclusiva e storiografica Che la campagna navale della squadra sarda in Adriatico nel 1848-49 sia stata poca cosa è ormai acquisito dagli storici militari e navali in particolare. Lo stesso Piero Pieri, nella ponderosa Storia Mllitare del Risorgimento dedica poche righe alle operazioni navali. Inoltre, nell'ampia bibliografia non cita lavori specifici sull'argomento ClZO)_
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Silenzio anche da parte del Morselli nella sua breve analisi della campagna ciel 1848. Egli si scaglia solo contro la politica incerta: Una conseguenza cli movimenti rivoluzionari e democratici è che la politica demagogica pretenda assolutamente cli guidare la guerra e non riesca che ad imbrogliarla (. .. ) La politica (. .. ) ha diritto cli assegnare lo scopo delle operazioni militari; ma non di esercitare quell'azione tirranica ed arbitraria, che è quasi sempre funesta e dissolvente 0 2 0.
Oltre a coloro che avevano inserito la campagna in Adriatico in lavori cli più ampio respiro come il Ranc\accio, il Vecchj ed in particolare il Guerrini - per il comparto che si interfaccia con il comandante Persano -, e qualcuno più recente come il Romiti, c'è chi ha dedicato un più attento esame agli avvenimenti in Adriatico nel corso del 1848-49, per non parlare cli coloro che hanno scritto sulla "rivoluzione cli Venezia", a cominciare eia chi aveva partecipato ai fatti o ne era stato testimone oculare 0 22). • Credo che il primo ad analizzare in dettaglio la campagna ciel 1848-49 sia stato il maggiore commissario della R. Marina Giuseppe Gonni che nel 1915 pubblicò La campagna adriatica del 1848-49 e la famiglia Mameli 023) giovandosi anche cli documenti cli archivi privati: anche se non tanto accurato nei dettagli della componente navale (unità presenti, armamento, comandanti, date cli arrivo delle navi nei sorgitori, eccetera - evidentemente non ha consultato i giornali cli bordo, come fece, ad esempio il Radogna per compilare le schede delle navi napoletane), ma con buone fonti, anche se con intenti agiografici, il Gonni giustifica parzialmente l'ammiraglio piemontese, accusando il Governo cli "mancanza cli idee precise". Definisce "azione incerta" quella clell'Albini, che non ha trovato la possibilità cli attaccare, "come se l'atteggiamento suo fosse più cli chi attenda ordini piuttosto cli chi si slancia nell'azione colla propria ispirazione e calcolo militare" Cl24). Circa un decennio più tardi sull'argomento è intervenuto il Capo clell'Uftìcio Storico della Marina, comandante Guido Po, che ha presentato La cmnpagna navale della Marina Sarda in Ad1iatfco negli anni 1848-49 in occasione del congresso storico cli Bologna (8.11.1928). La relazione è stata pubblicata negli Atti ciel Congresso, sul Bollettino dell'Ufficio Storico dell'Esercito e nella Rassegna Storica ciel Risorgimento. Sviluppata dalla consultazione cli documenti provenienti dall'Archivio cli Stato cli Torino e ceduti temporaneamente all'Ufficio Storico della Marina, fa riferimento anche al lavoro del Gonni, ma è pervasa da un sentimento giustificatorio e partigiano, tanto che la sua parzialità ha dato adito ai rilievi cli Rosario Romeo ù 25). In occasione del centenario degli avvenimenti ricordati l'Ufficio Storico dell'Esercito pubblicò uria raccolta cli saggi sulla prima guerra cli indipendenza c126) dove sono analizzate, a ctira rispettivamente del gen. F.S. Graziali e del gen. C. Geloso, le operazioni militari del 1848 e del 1849: nessun accenno viene fatto alla campagna navale. Per contro, un breve cenno all'attività della squadra napoletana
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è fatto, nello stesso volume, nel saggio del Gen. M. Caracciolo cli Feroleto che
tratta del contributo militare degli Stati italiani. Nello stesso anno, l'Ufficio Storico della Marina raccolse in un volume una serie cli articoli sulle marine preunitarie intervenute nel 1848 e già pubblicati sulla Rivista marittima/ 127) Alberto Pezza traccia il profilo della Marina Sarda, della Marina del regno delle Due Sicilie e cli quella Veneta, riassumendo gli avvenimenti in Adriatico. Ancora, in occasione del centenario, è pubblicata un'opera in tre volumi che raccoglie numerosi saggi cli carattere monografico, ed in particolare lo studio cli Giuseppe Stefani. La flotta sardo-veneta nell'Adriatico ed il blocco di Trieste che si avvale cli documentazione austriaca 0 28). L'ammiraglio Iachino, nel suo volume sulla campagna in Adriatico nel 1866 Cl 29) riferendosi alla precedente attività dell'ammiraglio Persano, ed acce1manclo alla campagna della squadra sarda in Adriatico nel '48-'49, afferma che "languì senza alcuno splendore". E ancora, cli notevole, in quella campagna, per la biografia del Persano, non v'è che il combattimento tra il Daino e il forte austriaco cli Caorle, avvenuto per iniziativa ciel primo, il 13 giugno 1848. Bisogna premettere che, pochi giorni prima, l'ammiraglio Albini aveva ordinato a un gruppo· cli navi sarde e venete, agli ordini del comandante Villarey, cli attaccare dal largo quel forte e possibilmente di impadronirsene con le truppe da sbarco che gli aveva appositamente assegnate. (. .. ) Dieci giorni dopo, Persano, che, al comando del Daino, si trovava a Venezia per attendere un convoglio che doveva scortare a Palmanova, pensò di approfinare ciel ritardo cli questa operazione per fare una esercitazione cli tiro al bersaglio col suo equipaggio, che non era ancora sufficientemente addestrato al maneggio delle artiglierie. ( ... ) Si avvicinò infatti bordeggiando a Caorle e, giunto a distanza cli tiro dal forte, aprì il fuoco con i suoi pochi cannoni sul nemico, il quale rispose subito piuttosto vivacemente. Il tiro degli austriaci era ben diretto e riuscì a colpire la nave una quindicina cli volte; uno dei primi proietti colpì anzi il brigantino mentre era sotto vela sbandato sulla dritta, e gli aprì una via d'acqua sotto il galleggiamento. Per nulla scoraggiato eia questo incidente, il Persano fece serrare le vele, ancorò a distanza ravvicinata dal forte, e per circa 40 minuti gli scaricò contro un centinaio cli colpi della sua batteria. ( ... ) Di questa sua azione cli guerra egli fece un rapporto piuttosto altisonante all'amm. Albini, e ne mandò copia direttamente al ministero della Guerra, proponendo che fossero concesse ricompense e distinzioni onorifiche agli ufficiali e agli uomini del suo equipaggio. Egli si rivelò così, anche questa volta cli carattere vanitoso ed esibizionista, ma bisogna riconoscere che, specialmente dopo l'insuccesso ciel Villarey, Persano fece bene a dimostrare che le navi sarde, per quanto piccole e poco armate, non avevano timore di affrontare un forte austriaco, ed erano anzi animate da spirito aggressivo. Il Persano si mostrò dunque in tale occasione uomo ardilo e pronto ad assumersi iniziative e responsabilità piuttosto gravi. ( ... )
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Qualora Iachino intendesse dare un aspetto positivo all'uomo e all'azione, personalmente non ci trova concordi: ci si domanda se ha letto il giornale cli bordo del Daino, considerato che non si accenna all'altacco successivo. Decisamente siamo più propensi ad accettare il giudizio del Guerrini, che dall'insieme della documentazione e dai fatti riportati dalla lettura ciel Giornale cli bordo, permette cli recepire nell'azione cli Caorle i prodromi cli Lissa 0 3o). Come si è già visto, il Guerrini non è certamente favorevole al Persano o 3n e, sull'uomo, non lo è neanche A.V. Vecchj (Jack la Bolina) che ne dà un giudizio adeguato, anche se sbaglia la data del bombardamento del forte 032). Nel 1950 l'Ufficio Storico della Marina dà alle stampe il saggio cli Romiti, in cui vengono esaminati gli awenimenti del 1848-'49 0 33). Egli si serve abbondantemente dell'opera del Gonni e dello Stefani, ma tralascia gli aspetti critici evidenziati da quest'ultimo specialmente quando non mette in buona luce l'operato dell'ammiraglio Albini. Per quanto ci consta, lo scritto più recente, in ordine cronologico, dedicato alla squadra sarda in Adriatico è l'articolo del col. Marcheggiano pubblicato sulla Rivista Marittima (134). Le operazioni sono trattate in modo frammentario ed in alcuni punti inesatto. È un riassunto cli modesto spessore che non apporta nulla cli nuovo a quanto conosciuto. Qualche novità (le lettere cli Faà cli Bruno) invece, nelle pagine che trattano la campagna del '48-'49, nel recente volume che tratteggia la storia navale del Piemonte 0 35). Che dire dell'Ammiraglio Albini, del suo comportamento, del suo concetto operativo (ammesso che ne avesse uno) durante i lunghi mesi trascorsi nell'Alto Adriatico? Valoroso soldato, arditissimo marinaro, Albini non aveva l'intelletto ciel suo grado
afferma Gonni 0 36\ definendolo, più avanti, "il più disgraziato ammiraglio della storia". E aggiunge: ( ... ) Se quell'anuniraglio si mostrò inferiore al proprio compito non fu già, come dai più accesi fu eletto, per oblique mene o peggio, ma per deficiente cultura storica militare navale (. .. ). Egli avrebbe dovuto combattere il commercio austriaco come una forma della attività nemica (. .. ) avrebbe dovuto sapere che ogni qualvolta un condottiero s'appalesa ai gregari privo cli un lucido e logico piano d'azione, in essi si allentano i freni disciplinari o.rn.
Anche Stefani, che tenta in parte cli giustificare il comportamenlo dell'ammiraglio piemontese, afferma che il giudizio dei contemporanei non fu favorevole a Giuseppe Albini: privato ciel comando, anche se non collocato subito a riposo, egli conobbe le amarezze dell'uomo a cui la volubile fortuna aveva negato l'agognato successo Cl3B).
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Eppure non gli era anelata proprio male: come si è visto, era già stato nominato senatore; con il dispaccio ministeriale n. 1638 in data 14 ottobre 1848 era stato insignito della Commenda ciel R. Ordine Militare dei SS. Maurizio e Lazzaro, con i relativi emolumenti, pel valoroso contegno e pella condotta lodevole da lui tenuta nelle difficili congiunture ciel comando sostenuto della R. Squadra nell'Adriatico, e al blocco di Trieste(. .. )
Successivamente, con decreto 20 gennaio 1849 fu nominato Cavaliere dell'Ordine al Merito civile cli Savoia, con rendita cli i 600 annue. Anche se in dipendenza della ministeriale disposizione per il disarmo cli un considerevole numero di bastimenti della R. Squadra cli cui al Disp. Min.le ciel 5 maggio 1849 n. 622/l'vl. !'vi.le cessò dal comando della flotta sbarcando dalla R. Fregata S. Micbele ( ... ), S.l'vl. in udienza del li 3 aprile 1850 si è degnata di conferirgli il titolo cli conte trasmissibile ai suoi discendenti maschi per ordine di primogenitura o 39).
Se si vuole dare una caratterizzazione più scientifica alle operazioni navali ciel 1848-'49, ossia associarle al potere marittimo e al potere navale, possiamo prendere in esame il teorico navale italiano quasi contemporaneo agli eventi. Nel suo volume sul potere marittimo il Bonamico o 4o), dopo aver analizzato le opere dei due teorici navali Mahan e Callwell o 4n elenca le varie categorie che interagiscono nei fattori e nelle funzioni del potere marittimo e ciel potere navale 0 42). Molti dei tasselli ciel Bonamico trovano la loro corretta posizione nello scenario in cui agiva l'ammiraglio Albini, sia con una valenza positiva sia con altrettanta negativa: tanto per elencarne qualcuno cli segno negativo: l'azione del Governo, incapace cli sviluppare in modo adeguato le energie in una linea d'azione in cui il potere navale poteva raggiungere i suoi obiettivi ai fini cli un positivo risultato della guerra combattuta sul territorio del Lombardo-Veneto;
l'azione del vertice militare, non adeguatamente coordinata per definire gli obiettivi strategici e la corretta gestione e cooperazione delle forze 043 ); - l'impreparazione della gemrcbia navale, a confronto della decisione e volontà cli combattere dei livelli gerarchici inferiori. Per contro, appaiono molto più numerosi i fattori positivi propri, sia quelli commensurabili che quelli non dipendenti dalla volontà del Capo:
dominio della zona cli operazioni: nessun contrasto attivo dopo l'arrivo in Alto Adriatico; supremazia del numero delle unità, anche successivamente alla partenza della squadra napoletana; vantaggio cli artiglierie imbarcate;
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stagione cli massima favorevole nel teatro d'operazione, anche se con qualche temporale cli troppo; popolazioni non ostili in caso cli operazioni cli sbarco sul litorale istroveneto (ma a cui avrebbe dovuto seguire un'adeguata forza terrestre per conseguire e mantenere gli obiettivi); condizioni geografiche del teatro d'operazione favorevoli al blocco totale, in quanto permettevano il concentramento delle unità, con Venezia quale supporto logistico; possibilità cli distruggere o catturare le unità mercantili in partenza e in arrivo. E allora perché la campagna navale della squadra sarda non è stata fruttuosa, anzi, come si è visto, è stata negativa sul piano bellico ed ancora cli più sul piano morale? 0 44 ) Se posso esprimere una considerazione personale, credo che l'ammiraglio Albini abbia avuto paura, un onesto timore del combattimento. Fino al 1848 la marina piemontese non si era mai confrontata con una omologa, limitandosi a poche e sporadiche attività cli intervento diretto in situazioni cli chiara supremazia "politico-tecnica". Non si può certo fare riferimenti e confronti con lo scontro cli Capo Malfatano, l'occupazione della Capraia o gli attacchi a Tripoli o a Tunisi. Per la prima volta nella sua storia, nel 1848 si aveva un confronto tra flotte organizzate nell'ambito cli un conflitto fra Stati cli più vasta portata. Nemo rimundo ad
si1111111u111
pemenit /ocu111
scrisse Publilio Sirio 045\ e questo stato d'animo rinunciatario chiaramente emerso durante la campagna in Adriatico sarà nuovamente presente a Lissa nel 1866, nella nuov·a marina italiana. E qui gli attori in primo piano saranno molti di coloro che nel 1848-'49 si erano, chi più chi meno, messi in luce: sarà presente lo stesso Persano e ancora un Albini. Ma questa è un'altra storia.
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NOTE (1) Vedasi il Giornale di Bordo della R. Fregata Beroldo, p. 44. Il Giornale è conserva-
to presso il Museo Navale di La Spezia. Circa l'evoluzione della bandiera navale, vedasi G. Galuppini, La bandiera tricolore nella Marina Sarda, USMM, Roma, 1971. Alle p. 55-57 Galuppini riporta che secondo il Michelini (Storia della Marina Militare del cessato Regno di Sardegna, p. 188) la bandiera tricolore fu alzata sulle navi da guerra il 22 aprile 1848. Note sulla evoluzione della bandiera negli Swti pre-Lmitari si trovano in Armi Anticbe. Numero speciale per il 4° Congresso internazionale di vessillologia, a cura dell'Accademia di S. Marciano, Torino, 1971; e, in paiticolare per il Regno di Sardegna, in Bandiere in Piemonte, documentazione storica a cura di Paolo Edoardo Fiora, Accademia di S. Marciano, Torino, 1971. Vedasi anche P. Manuele, Il Piemonte sul mare. La Marina Sabauda dal medioevo all'unità d'Italia, L'Arciere, Cuneo, 1997, Tavola X:V. Una cerimonia analoga, di cui si dirà più avanti, si svolgerà ad Ancona il 2 di ottobre 1848. Vedasi anche la n. 48. (2) F.S. Graziali, "Le operazioni miliwri del 1848" in Il primo passo verso l'uuitcì d'Italia. 1848-1849, USSME, Roma, 1948, p. 14. Da notare l'antinomia tra "i vostri desideri" e "le nostre truppe". (3) Forse il primo fu quello emanato dal Comitato Direttore rivoluzionario di Palermo il 10 gennaio 1848. Vedasi S.F. Romano, "Il '48 in Sicilia", in Il 1848. Raccolta di saggi e testimonimzze, Quaderni di Rinascita, N. 1, Roma, 1948, p. 101. Per la genesi dei moti siciliani si rimanda a R. Romeo, Il Risorgimento in Sicilia, Laterza, Bari, 1973, in particolare p. 312-335. A Genova, però, già il 3 e 4 gennaio 1848 si ebbero violente agitazioni antigesuitiche, anche se non si hanno documenti per conoscere se la Commissione che si recò a Torino era stata preceduta da proclami. Vedasi R. Romeo, Cavour e il suo tempo. 1842-1854, Laterza, Bari, 1984, voi. II p. 281. (4) Senza contare la Repubblica di S. Marino, l'Italia del 1848 era costituita dal Regno di Sardegna (circa 5 milioni di abitanti), Regno Lombardo-Veneto (idem), Ducato di Parma (500 mila), Ducato di Modena (idem), Granducato di Toscana (1.700 mila), Stato della Chiesa (circa 3 milioni), Regno delle Due Sicilie (circa 8.500 mila). (5) La tendenza albertista (o 11101wrcbico piemoutese) affidava a Carlo Alberto l'iniziativa unitaria considerando il Piemonte il "motore primo", con Balbo, D'Azeglio, Cavour. La tendenza liberale riformista era per riforme democratiche a favore del popolo; diffusa in Toscana e sostenuta da Capponi, Ricasoli e Lambruschini. La tendenza neo-guefa, rappresentata dal Gioberti, auspicava una confederazione di Stati sotto la presidenza del Papa. La tendenza democratica - rivoluzionaria - unitaria - repubblicana era sostenuta da Mazzini e affiliati, opposta alla precedente. La tendenza repubblicana jèderalista con Cattaneo e Perrari. La tendenza neo-gbibellina, con Nicolini e Guerrazzi si opponeva alla neo-guelfa e alla gestione politica da parte del Papa. Vedasi R. Corselli, Le rivoluzioni del 1848-1849 i11 Italia, in "li primo passo ... " cit., p. 211-212. Per quanto riguarda le pubblicazioni e gli opuscoli del periodo si rimanda alla bibliografia riportata o citata nei volumi che trattano il Risorgimento; oltre ai lavori del Romeo già citati, vedasi, ad esempio, L. Salvatorelli, Pe11sieroeazio11edel Risorgi111ent6, Einaudi, Torino, 1944; 1. Montanelli, L'Italia del Risorgi111e11to, Rizzoli, Milano, 1972; P. Pieri, Storia Militare del Risorgimento, Einaudi, Torino, 1962; eccetera.
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96 (6) Manuele, // Piemonte sul mare, cit., p. 136.
(7) Archivio di Stalo (AS) Torino, Sez. IV, Marina, Maleriali, cart. 361, riporlato da M.A. Prolo nell'articolo "La R. Corvetta l'Aquila (1838-1869) e il suo Giornale di bordo del 1848", in Rivista di Cultura Marinam, Nov.-Dic. 1937, pag. 1066-1096. (Devo un ringraziamenlo all'Avv. Tixi di Recco per l'informazione). Vedasi anche, per gli ordini e la corrispondenza in francese, G. Ferrari, La pri111a opera.;:io11e della Marina Sarda dopo la restaurazione (1815), Fase. 1° delle Memorie Storiche Militari, pubblicate dall'Ufficio Storico dell'Esercito, 1915. (8) G. Gonni, Cavour ministro della Marina, Zanichelli, Bologna, 1926, p. 10, 16, 63 eccetera; Romeo, Cavour e il suo tempo, cit., passim. (9) A. Cappa, Cavow; L:1terza, Bari, 1932, p. 147-148. (10) Vedasi D. Guerrini, Lissa, voi. 1. Come ci avvia111mo a Lissa, Casanova, Torino, 1907, p. 126, nota. ( 11) Per la situazione generale della Marina Sarda ci sono numerose pubblicazioni che ne tracciano lo sviluppo ed il profilo, alcune qui richiamate. Per quanto attiene più direttamente le unità, vedasi l'articolo di A. Pezza, "La 1\farina Sarda", pubblicato sulla Rivista Marittima, Gennaio 1948. Utili, per una conoscenza più allargala, gli a1ticoli cli N. Brancaccio, "Il naviglio della Marina Sabaudo-Piemontese dal 1431 al 1850", in Rivista Marittima lug.-set. 1912, p. 17-35; e di A. Manno, "La Marina Sabauda dal Conle Rosso a Carlo Alberto, 1388-1848", in Rivista Marittima lug.-ago. 1966, p. 35-62.
Per una dettagliata descrizione della vita operaliva delle unità ciel Regno di Sardegna vedasi le schede delle singole navi in L. Radogna, Cronistoria delle Unitr:ì da guerra delle marine preunitarie, USMJ'vl, Roma, 1981, Cap. III, Cronistoria del naviglio da guerra del Regno di Sardegna dal 1815 al 1860, p. 315-547. In allegato 1 si ripo1ta il quadro riassuntivo delle unità inviate in Adriatico per la campagna 1848-49. (12) L'ammiraglio Des Geneys fu incaricalo del Comando Generale della Marina, istiLuilo con le Regie Patenti ciel 17 aprile 1815, e lo lenne fino al 1839.
Con il trasferimenlo da Villafranca a Genova, il cambio della bandiera, l'isliluzione di un Consiglio di Ammiragliato, eccetera, la Marina Sarda iniziò una lenta trasformazione. Dopo il Des Geneys il comando della Marina passò al Conle Luigi Serra (in sede interinale), all'ammiraglio Alberli di Vilhrnova dal 1839 al 1841; al vice-ammiraglio De Viny dal 1841 al 1844, ed infine al principe Eugenio di Savoia Carignano dal 1844 al 1851. Vedasi Manuele, Il PiemoJ/fe sul mare, cit., p. 134-152; S. Romiti, Le marine militari italiane nel Risorgimento (1748-1861), USMM, Roma, 1950, p. 111-132. (13) R. Romeo, Cavour e il suo tempo, cit., p. 521-522. (14) Circa l'::ntlorilà sugli equipaggi, al tempo era prevista la punizione cot'porale. Alla dala del 30 maggio 1848 sul giornale cli bordo della R. Corveua Aquila si legge: "Alle 8 dopo aver ottenuto l'autorizzaziorn: dell'ammiraglio, faccio cime, in presenza dell'Equipaggio, 15 colpi cli garzette al M0 cli 4 Pisloia, per aver rubato L. 5 in camera del pilota, e, un'altra volt.a, ciel formaggio al 1° Nocchiero". (15) A.V. Veccl1j, Storia generale della Marina Militare, Livorno, 1915, voi. III, p. 309. (16) Vedasi M. Gabriele, La politica navale italiana dal/'U11itr:ì alla vigilia di Lissa, Milano, 1958, cap. II, p. 107 e seg. e cap. IV, p. 190 e seg. (17) G. Ferrari, cit., passim e documenli allegati. ( 18) Vedasi G. Slefani, Il problema dell'Adriatico nelle guerre del Risorgimento, Del Bianco, Udine, 1965, p. 9- 16.
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(19) Vedasi D. Bonamico, "La slrategia nel secolo XIX" in Rivista Marittima, apr.-giu. 1901, p. 61-82. (20) Vedasi P. Del Negro Guerre et Civilisation da11s la pensée militaire ita/ie1me du XIX siècle, relazione presentata al XX.IV Congresso internazionale di Storia Militare, Lisbona, agosto 1998. Il volume di Clausewilz venne tradotto in Italia solamente nel 1942. (21) Vedasi F. Sanfelice di Montefrnte, "Jomini e il mare. L'attualità degli insegnamenti di uno studioso di strategia mariltima del XIX secolo", in Rivista Marittima, luglio 1998, p. 13-23. (22) Dal volume del Radogna (cit., p. 546) si ripo1tano gli avvicendamenti nel 1848-49: 8 marzo 1848 Cesare Balbo 16 marzo 1848 Magg. Gen. Antonio Franzini 27 luglio 1848 L. Ten. Gen. Giacinlo Provana 19 agoslo 1848 Magg. Gen. Antonio Franzini 22 agosto 1848 Magg. Gen. Giuseppe Da Bormida 27 otlobre 1848 L. Ten. Gen. Alfonso Ferrero della Marmora 16 dicembre 1848 L. Ten. Gen. Ettore Gerbaiz de Sonnaz 3 febbraio 1849 L. Ten. Gen. Alfonso Ferrero della Marmora 10 febbraio 1849 L. Ten. Gen. Agostino Chiodo 27 marzo 1849 Magg. Gen. Enrico Morozzo della Rocca 7 settembre 1849 L. Ten. Gen. Eusebio Dava 2 novembre 1849 L. Ten. Gen. Alfonso Ferrero della Marmora. (23) Pezw, cit. p. 13; Romiti, ciL., p. 164 indica in 1200 i marinai reclutati ed imbarcati. (24) G. Gonni, La ca111pag11a adriatim del 1848-49e la famiglia Mameli, Rassegna Nazionale, fase. 16 gennaio, 1 e 16 febbraio, 1-16 marzo 1915; p. 9-11. A meno di indicazioni specifiche, le citazioni del Gonni si riferiscono a questo lavoro che riunisce i fascicoli indicati. (25) L'ammiraglio Albini era già vecchio, anche se con quasi cinquanta anni di servizio: nato a Villafranca il 29.9.1780 era entrato al R. Se1vizio come allievo pilota a dieci anni (!) il 26.2.1790. Era stato designato ad assumere il comando della R. Squadra del Mediterraneo con disposizione reale del 1° aprile 1848 e prese imbarco sulla R. Fregata S. Jl;licbele il 3.4.1848. Qualche giorno dopo, con Dispaccio 7.4.1848 è nominato senatore. Con l'ammiraglio partecipano alla campagna anche due suoi figli: Giovanni Battista (18121876) ed Augusto (1830-1909), Il primo imbarca sull'Autbio11 (1.2.48 - 19.2.48), sul Ma/fatano (29.2.48 - 16.4.48), sul Bero/do (17.4.48 - 1.1.49) dove è promosso Capitano in 23 di vascello grado corrispondente a Capitano di Co1vetta - ed infine sul Mo11za111ba110 (2.1.49 - 19.5.49). Il secondo, promosso guardiamarina di 23 classe l'l.7.47 e di 13 classe l'l.3.49, imbarca sul Bero/do (22.4.48 - 21.9.48) e successivamente sul S. Micbele (21.9.48 - 4.8.49). Vedasi AUSMM, Biografie Ufficiali, cart. A. I, fase. 16 ed il Dizionario Biografico degli Italiani, alle voci. (26) Il Gonni riporta la richiesta del Magg. Gen. Alberto Ferrero della Marmara del 26.3.1848 al Re perché sia richiamalo in servizio altivo (comandava la scuola di Marina di Genova). La domanda è accolta e il Della Marmora è inviato a Venezia "alla disposizione del Governo ora detto per coadiuvarlo nell'ordinamento e comando delle milizie che ivi si stanno raccogliendo". (27) Il Mameli partecipò all'attacco notturno a Tripoli comandando quattro lance. Vedasi Manuele, cit., p. 142-145. (28) Circolare 104 in data 31 marzo 1848 a firma del Ministro Segretario di Stato per gli Affari Esteri L.N. Pareto ed estesa ai Consoli del Regno di Sardegna.
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(29) Gonni non le cita. Po, già Capo dell'Ufficio Storico della Marina, aveva presentato La Campagna nm;ale della Marina sarda ù1 Adriatico negli anni 1848-49, avvalendosi cli documenti dell'Archivio cli Stato cli Torino, in occasione ciel Congresso storico cli Bologna (vedasi, Atti ciel )..'VI Congrc~sso sociale cli Bologna, p. 60-77; Rassegna Storica ciel Risorgimento, a. XV (1928) fase. spec. p. 60-82; Stato J\faggiore ciel R EsC'rcito, Bolleltino dell'Ufficio Storico, a. IV, 1929, p. 41-62. - Nelle citazioni si fa riferimento ;1 quest'ultima pubblicazione). Po, si diceva, (p. 44) non indica la font.e, né lo fa Stefani nel suo saggio, clte si avvale della relazione ciel Capo dell'Ufficio Storico della Marina. Vedasi G. Stefani, La }lolla sardo-veneta nell'Adriatico e il blocco di Trieste in "La Venezia Giulia e la Dalmazia nella rivoluzione nazionale ciel 1848-1849", Del Bianco, Udine, 19,19, 3 voli.; il saggio cli Stefani nel voi. Il, p. 7-103. (30_) Po, cit., p. 114-45; Stefani, cit., p. l l, elle aggiunge: "Il Governo attenclcv;1 la cattura o la distruzione tiella !lotta austriaca e cli tutti i legni eia guerra dell'Austria, la padronanza clell'Aclriatico per la libcrt;ì delle operazioni elle si ,·olessC'ro eseguire. (. .. ) Pur con qualche titubanza era gi;ì una norma cli preciso carattere offensivo; ma come si conciliava con le direttive cliamet.ralmentc opposte ricevute quarantott'orc prima dal disgraziato ammirnglio?"
Il Gonni, cit., p. 13, - ma non si sa se si riferisce alle "istruzioni ufficiali" o a quelle "segrete" - (tuuavia, considerato che accenna "elle egli combatta la flotta nemic.1, fermo restando il principio che nessuna offesa debbasi fare al commercio", è probabile che si riferisc;1 ;tlle prime) scrive cltc "queste nuove istruzioni raggiungono col piroscafo San Giorgio la squadra sarda due giorni dopo cl1'er;1 partita eia Genova, verso l'altura cli Bastia, in calma cli mare, con leggero vento cli libeccio", (31) Stefani, cit., p. 11-12.
(32) Per conoscere le vicissitudini della marina austriaca prima e dopo gli avvenimenti ciel marzo 1848 :1 Vcnczi:1, vedasi E. Micllel, Noti.z:ie storicbe sulla marina austriaca (18291844) in Riuista Marilli111a, gcn.-mar. 1922 p. 57-77; S. Gropcevic, La Marina Austriaca in Rivista Mari11i111a, lug.-set. 1882, p. 161-171; A. Pezza, /,a Marina Veneta in Rivista Mari11i111a n. 6, 1948, ripubblicate> nel citato volume clell'USMM, J,e Marine !tediane nel 1848; N. Agostinetti, L'l111perial Regia Veneta Marina in Rivista Dal111atica, Roma, (58) n. 3, 1987; S. Romili, cil., P. II, cap. 111, p. 141-148. (33) Vedasi V. Marchesi, Storia documen/(f/a della riuo/11.z:io11e e della d(/èsa di \lene:;;1a 11egli anni 1818-49 trai/a dr, fonti italiane e a11slrir1cbe, Venezia, s.cl. 0913) p. 204. li conwnclanle della squadra austriaca ern il CF in pensione Luigi Kuclri:1ffsky, già clirettore ciel Marine Collegium cli Venezia, e successivamente ;1clcletto al Ministero delle Finanze :1 Vienna per la navigazione sul Danubio e molto stimato dagli ufficiali cli marina austri:1ci. Infatti, Tegetholf scrive al padre "con \'ero entusiasmo riceviamo la notizia che Kuclriaffsky ritornerà eia Vienna per prendere il comando della flotta". Vedasi G. Gonni, l!A11stria Nauale in Ibssegna Storica ciel Risorgimento, a. V, fase. ll-lll, 1918, p. 30. Altre notizie sul Kuclriaflsky nell'a11icolo di E. l'VliclK'I citato nella nota precedente. (3,j) Po, cil., p. '15. (35) Gonni, cit., p. 13, n. 1.
(36) Go1rni, cit., p. 11 e 13. (37) Gonni, cil., p. 13. Successivamente l'a1111nir;1glio Albini su delibera ciel governo di Torino avrebbe ;1ccettato cli imbarcare sulle navi s;mle ulfici:11 i "it..iliani" già imbarcati sulle navi austriache e lasciati liberi cli tornare a Venezia. Gonni, cit., p. Yi. (38) Stefani, cit., p. 13-14; Marchesi, cil., p. 208; Conni, cil., p. 14. U9) Go1111i, cit., p. 17. ("iO) Vecl:1si i\1;1H 1 1.:si, cit., p. 208; Gonni, cii., p. 1·1- 16 che riporla le lellere cli /1-lanin Tommaseo e· quella cli J>oerio alla m:1clre che clesnivono le calorose :iccoglienzc.
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(41) Gonni, cit., p. 19. (42) Stefani, cit., p. 14. (43) ln effetti la situazione non era delle più chiare dal punto cli vista diplomatico. 11 Gyulai porta a conoscenza ciel Governatore che il Ivlinistro austriaco ha abbandonato Napoli e che quello napoletano avev;1 lasci:llo Vienna. Ma il Re cli Napoli il 15 cli maggio riuscì ad eliminare il governo liberale restaurando il potere assoluto: ovvio il richiamo delle unità navali e terrestri già inviale, Pepe non ubbidì e rimase a Venezia. (44) Stefani, cit., p. 35. (45) Queste nolizie sono mutu;1te clall'arlicolo sulb marina pontificia cli R Lefebre pubblicato sulla Rivista Ivlaritlima n. 3, 1948 e successiv.unente nel volume edito clall'USMM, p. 37-54. L'autore, mentre cita lavori che riguardano la partecipazione delle forze pontificie alla campagna nel Veneto, afferma: "Ne tace invece completamente il Ranclaccio nella Storia delle Marine italiane dal 1750 al .1860. Le caratteristiche ciel Roma, ivi, p. 43, n. 1. (46) Erano fucili francesi a luminello che dovevano sostituire le armi a pietra focaia ciel Corpo cli spedizione ciel Gen. Durando. (47) Il Ten. Col. Cialcli fu un notevole studioso cli nautica e oceanografia. Vedasi il necrologio cli P. Rezzaclore in Wvista Marittima, lug.-set. 1882, p. 303-308 in cui sono citati molti dei suoi lavori scientifici. (48) Vedasi Rorniti, cit., p. 165 che richiama la lettera n. 374 in data 29.3.1848 con cui "Cesare Balbo, presidente del Consiglio dei Ivlinistri ed interim alla Guerra e Marina clicev;1 a S.A.R il Principe Comandante Generale della Marina, tra l'altro: ( ... ) incontrando legni eia guerra con bandiera austriaca, si avrà prima cli Lutto ad innalzare la bandiera tricolore italiana, con lo stemma dei Savoia in mezzo, lasciando pure inalberata la nazionale azzurra al solito suo posto a poppa (. .. ) Incontrnnclo bastimenti mercantili con bandiera austriaca, i comandanti dei nostri legni alzernnno bensì la lxmcliera tricolore italiana qual segno cli unione cli tutti gli italiani ( ... ). (49) U Romiti, cit., p. 164, a proposito del secondo gruppo, scrive che partì "successivamente e fu nelle acque venete alla fine ciel mese cli luglio". Ciò non è esatto, in quanto dal Giornale di bordo dell'Aquila si può leggere, alla clat;1 cli lunedì 22 maggio 1848: A mezzogiorno siamo per la lat. Nord 45° 23' long. Est 10° 9', siamo a 4 miglia dalla costa. Malamocco ci resta al S.O. e la cupola cli S. lVlarco [il campanile?] all'ONO. 11 tempo è l'osco e piovoso, il vento al Sud (. .. ) E, alla data ciel 23 maggio: "( ... ) Alle ore 6 giungono i vapori Tripoli e Ma/fatano( ... )" Vedasi più avanti la lettera del Fa:ì cli Bruno. Vedasi anche il rapporto dell'ammiraglio Albini al Ministero, pubblicato sulla Gazzetta di Venezia il 2 giugno: "Oggi 23 ( ... ) I regi piroscafi raggiunsero oggi la squaclrn. Probabilmente il Romiti confonde l'arrivo ciel secondo gruppo con quello del Gu/11am ed /e/musa, AutbioJJ (Cte Francesco Millelire) e il 13rigantino Colombo giunti in Adriatico più tmcli (le prime due unitù furono successivamente richieste dal Ministero per ristabilire il servizio postale con la Sardegna, ma l'ordine fu annullato). La corvetta Euridice è giù disponibile fin dai primi giorni cli giugno, visto che è inclusa nel piano cli combattimento stilato il giorno 2 giugno. Vedasi Romili, cit., p. 176, 178 n. 1 e Gonni, cit., p. 29 e 59. (50) Emilio Faà cli Bruno, Hpisto/ario e fonti di Arcbivio inedite, a cura di Ren:1to Lanzavecchia, Il Platano, Asti, 1987. Ringrazio l'ing. Manuele per avere messo a mia disposizione la copia di alcune lettere del periodo relativo alla campagna in Adriatico del 1848-49.
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(51) A Genova era stabilita una specie cli ''succursale" tecnica dell'industria navale inglese; e nelle unità a vapore clelle marine italiane erano spesso imbarcati tecnici inglesi. A Genova operavano anche palomlxiri inglesi a contratto, con b marina sarda (vedasi la relazione a S.M. in data 23 luglio 1849 "Per far allievi nella professione cli Palombaro" in A.S. Torino, Marina, Reg. 10,1, Relazioni a S.M. 1848-1849, riponata in T. Moro, / subacquei della MC1ri11a Militare! ltalimw, P. I, Dalle ori,f!,i11i C1!la I G'11c!rra Mondiale (1849-1918), Edizione provvisoria fuori commercio a cura dei subacquei in congedo, 1994, (52) Il Ivlarchesi, cit., p. 208, riportando una affermazione del Michelini, scrive che "la flotta sarda peraltro non era bene armata ed equipaggiata e specialmente era difettosa nelle artiglierie, perché in queste non erano stati introdotti quei miglioramenti, che, da tempo erano stati adottati nelle navi eia guerra degli altri Stati". I cannoni delle fregate impiegavano un munizionamento cli palle piene, in ferro, ciel peso da 24 a 36 libbre, con gittate di circa 3000 metri, con una carica di polvere nera pari a circa un terzo ciel peso della palla. (53) Vedasi anche Gonni, cit., p. 55-56, n. 1, che accenna ad una situazione climatologica anomala per il maltempo che imperversò nell'Adriatico nella seconda metà ciel 1848. (54) Il 26 di maggio, vedasi Gonni, cit., p. 19-20 dove sono citati anche le versioni ed i commenti critici del Ranclaccio e del Vecchj. (55) Kuclriall'sky aveva invi;1to a parlamentare~ il Tenente di Fregata Preu con il piroscafo l111peratore. (56) La manovra austriaca è descritta eia Stcfani (p. 40) e non dagli altri autori (Gonni, Romiti, Po, ecc.). Il rientro durò tutta la none terminando alle 5 del mattino del 23 maggio. (57) Stefani, cit., p. 37. (58) Stefani, cil., p. 45-46. (59) Sulla documentazione relativa al periodo 1848-'49 originata a Venezia e/o dalla squadra s,1rda e clirt~Ua agli austriaci, vedasi F. Salaw, Ve11c?z1a 11el 1848-'49 e la politirn austriaca in Archivio Veneto, a. LVlll, Vs., n. 78, 1928, Atti della Deputazione, p. 28-43. (60) Lettera dell'ammiraglio Albini al Conwndanle Generale della Marina a Genova. Gonni, cil., p. 33; Stefani, cit., p. 55; Gonni, L'Austria 1w1Jale, cit., p. 32-33. (61) G. Quarantolli, L'Istria 11el 1848 alla luce di 1111ove testi111011ia11ze, in "La Venezia Giulia", ecc., voi. II p. 371. Circa il problema della nazionalità, che sanì un elemento ciel programma del Ministero Gioberti il 16 dicembre 1848, vecbsi l'ampia introduzione cli Flavio Lopez de Oi'iate al volume cli P .S. Mancini, SC1ggi sulla 1wz·io11alitò, Sestante, Roma, 1944, che studia il problema in epoca quasi contemporanea. Qualora dalla nazionalità si passi all'irredentismo, per le zone dell'Alto Adriatico, sono disponibili i lavori cli epoche successive che si riportano, in quanlo possono costituire un riferimento sulla evoluzione della struttura sociale della regione: C. Schiffrer, La \1e11ezia Giulia 11el/'età del Risorgi111ellfo, Del Bianco, Udine, 1966; id., La questione etnica ai co1!fìni orientali d'ltalia, Ed. lt;1lo Svevo, Trieste, 1990; G. Cervani, Nazionalità e stato di diritto per Trieste 11el pensiero di Pietro Ka11dle1; Del Ifomco, Udine, 1975; id, La borgbesia triestina 11e/l'etò del Risorgi111e11to, Del Bianco, Udine, 1969; G. Negrelli, Al di qua del mito. Dirillo storico e difesa 11a.:do11ale 11el/'a11to11omis1110 della Trieste asburgica, Del Bianco, Udine, 1978; A. Vivante, lrredentis1110 Adriatico, Libreria della voce, Firenze, 1912 (Edizioni più recenti: Italo Svevo, Trieste, 1984; Graphos, Genova, 1997); C. Schiffrer, Le origini dell'irredentismo triestino (18131860), Del Bianco, Udine, 1978; E. Sestan, \1e11e.zia Giulia. Li11ea111e11ti di 11110 storia etnica e c11lt11rale, Bari, 1947 (Edizione recente, Del Bianco, Udine, 1997); G. Cervani, (a cura cli), Il 111ovi111e11to 1wzio11ale a Trieste 11ella pri111a guerra 111011diale, Del Bianco, Udine, 1968.
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A questi volumi, che trattano il problema nazionalità/irredentismo al tempo della amministrazione austriaca si aggiungono quelli relativi al periodo 1918-1945 che si tralasciano. (62) Quarantotti, cit., p. 374. (63) Epistolario, cit., p. 169. (64) Una distanza eccessiva se intende riferirsi alle navi cli altura austriache, considerato che il Daino si ormeggia ad una distanza inferiore a mille metri; altrettanto se si riferisce ai "lancioni" che pescavano molto poco, tanto eia rifugiarsi nel fiume. Non è eia escludersi un errore cli traduzione della fonte tedesca (Benko von Boinik Jerolim, Gescbicbte der K.K. Kriegs Marine wiibrend derjabre 1848 und 1849, Wien, 1884). Vedasi .Marchesi, cit., p. 210, n. 153. (65) Vedasi l'allegato 2. (66) Pezza, cit., p. 14. (67) lachino A., La campagna navale di Lissa 1866, Il Saggiatore, Milano, 1966, p. 49. (68) Romiti, cit., p. 191-192. (69) Po, cit., p. 47-48. (70) Epistolario, cit., p. 171. Evidentemente il Cialcli aveva scambiato le unità (vedasi l'allegato 2 (n. 65). (71) Romiti, cit., p. 180-182, n. 1. (72) Romiti, cit., p. 180. (73) Stefani, cit., p. 56-57, ne dà la disposizione su due file. (74) Romiti, cit., p. 192 e n. 1, 193 e n. 1. (75) Il giornale cli bordo è conservato presso il Museo Navale cli La Spezia; a causa cli precedenti esposizioni delle pagine cli cui trattasi, la scrittura è molto sbiadita. Ringrazio il conservatore ciel Museo, Amm. Cusmai, per la co1tesia usatami autorizzando la copiatura ciel testo, che si riporta in allegato 3. (76) D. Guerrini, Lissa (1866), voi. I, Come ci avviammo a Lissa, Casanova Torino, 1907. L'autore fa un rapido esame della campagna in Adriatico, affermando che "La campagna ciel 1848, aclunque, non diede alla flotta sarda eia guerra nessuna occasione cli esercitarsi, o cli illustrarsi, in vere operazioni guerresche: il pochissimo che la squadra fece consisté in azioni spicciolate cli navi spicciole" (p. 123), ma si sofferma più a lungo nelle situazioni che videro impegnato il Persano nella circostanza. L'episodio ciel Daino a Caorle è analizzato eia p. 124 a p. 132 e si riportano in allegato 4. (77) Po, cit., p. 47-48. (78) .Marchesi, cit., p. 210. (79) U. Be1tuccioli, fo difesa navale di Ve11ezia nella i11surrezio11e del 1848-'49 in Giomale eco110111ico della Camera di Commercio di Venezia, luglio 1957, p. 14 e seg. (80) Romiti, cit., p. 192-193. (81) Romiti, p. 193, lo anticipa al due giugno (errore cli stampa?), mentre Stefani, cit., p. 68-69, lo colloca al 3 cli luglio, e il .Marchesi "diciotto giorni dopo" [l'attacco a Caorle]. (82) Romiti, cit., p. 193-194. (83) Romiti, cit., p. 180-182 n. 1, riporta la lettera ciel Guardiamarina Vittorio Lamannora che riferisce cli essersi trattenuto a stento dal rispondere per le rime all'ammiraglio: "(. .. ) Il generale Albini mi stette a sentire, poi cambiò il discorso ed io feci un bel s.1luto e me ne ritornai a bordo mordendomi i pugni dalla rabbia". (84) Romiti, cit., p. 175. (85) Romiti, cit., p. 176; Gonni, cit., p. 29-30 riporta l'intero documento con le modalità operative. In chiusura ('Albini richiama il messaggio di Nelson a Trafalgar.
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TIIlERIO P. MORO
(86) È riportato in allegato 5. (87) La batteria Lengo, armata con otto pezzi eia 48 libbre, costruita nel 1841 era situata poche decine cli metri dall'attuale cavalcavia ferroviario cli viale l\-1iramare. Il tiro cli rimbalzo era effettuato con l'alzo ciel cannone a circa 7 grncli e la palla poteva fare più rimbalzi sull'acqua, come il tiro con i sassi piatti. La tecnica non era certo nuova, avendola già us;lta qualche secolo prima i portoghesi. Vedasi N. J. Varela Rubim, D. Joao Il e o Artilba111e11to das Caravelas de Guardacostas. O tiro de Ricocbete Naval in Revista de Artilharia, 1990, p. 13-16 dell'estratto. La stessa tecnica ciel tiro a rimbalzo era stata adottata anche dai veneziani per aumentare le probabilità cli colpire con il tiro cli borclat;1 ndle prime sistemazioni delle batterie sulle fiancate dei galeoni, come~ a Prevesa, sul galeone cli Condulmer, di questi giorni 460 anni addietro, il 28 settembre 1538. (88) Stefani, cit., p. 72-73, riporta l'incontro con il Gyulai e il Salm mentre quest'ultimo era a colloquio con il comandante Ramsey ciel Terrible e Ricaucly dell'Asmodel, rispettivamente inglese e francese, e ne seguì una anim;lla discussione. (89) Il Gonni, cit., p. 49, riporta una lettera della moglie ciel comandante Mameli al figlio Goffredo dove si dice che "il giorno 14 ciel corrente vi fu una fotte climostrnzione contro Albini e Per.sano". (90) È eia Umago che l'Albini il 20 luglio risponde al Salm eia cui era pervenuta una ulteriore proposta cli ,1ccorclo, ecl è acl Umago che, successivamente all'armistizio Salasco, le navi sarde avrebbero potuto rifornirsi cli viveri ecl acqua prima cli lasciare le acque istriane. (91) Supplemento alla Gazzetta Pie111011tese, sabato 29 luglio 1848, n. 195. (92) Gonni, cit., p. 43-49. Po, cit., p. 60, app. 2a. (93) Gaz.z:etta Pie111011/ese, 31 agosto 1848, n. 30. li Ma/fatano partirà per Genova il giorno 20 successivo, mentre due giorni dopo arriva eia Venezia il vapore francese Brasier. Gazzetta Pie111011/ese, 28 settembre. (94) Gazz-elfa Pie111011/ese, 31 agosto 1848, n. 30. (95) Da notare che dopo la partenza delle unit,ì sardo-piemontesi a Trieste arrivarono due navi francesi, il vascello cli linea J11piter eia 86 rnnnoni al comando ciel CV Lugeul con 850 uomini cli equipaggio e la fregata Psycbe (30 cannoni, 350 uomini) al comando ciel CV Gurclon. Le unità erano in osservazione in Adriatico e avevano toccato Messina, Corfù e Ragusa. Ga.;;:,;;:etta Pie111011/ese, 20 settembre 1848, n. 247. Vedasi anche Gonni, cit., p. 72, n. 1 dove sono riportate le unità francesi in pattugliamento nell'Adriatico e nel Tirreno. (96) Lettera eia Parigi in cbta 30 agosto 1848 al Governo Provvisorio cli Venezia, pubblicata sulla Gaz·z·etla Piemo11tese ciel 20 settembre 1848, n. 247. (97) P. Ginsborg, "Venezia, l'Italia e l'Europa nel 1848-1849" in Venezia 1848-1849 la rivolu.z·ione e la d{/esa, Venezia 1978, p. 9-41. (98) Ga.zzef/a Pie1110111ese, venerdì 6 ottobre 1848, n. 261. (99) Ga.;;:.,te/ta Pie111011/ese, giovedì 28 settembre 1848, n. 254. (100) Ga.;;:.zefla Pie111011/ese, giovedì 5 ottobre 18-18, n. 260. (101) Ga.;;:.wtta Pie111011/ese, venerdì 6 ottobre 1848, n. 261. (102) Supplemento alla Gazzetta Piemontese, mercoledì 11 ottobre 1848, n. 266. (103) Ga.;;:zetta Pie111011/ese, giovedì 28 settembre 1848, n. 254. (104) Romiti, cil., p. 183. Vedasi anche Po, cil., p. 60 che pubblica (appendice Y) il 'Bullettino della guerra' alle "ore 5 po111. del gion,o 27 ottobre 1848" del Governo Provvisorio cli Venezia; a firma Zennari:
LA CAMPAGNA NAVALE DELLA MARINA SARDA IN ADRIATICO NEGLI ANNI 1848-1849
103
"La giornata si è compiuta col trionfo delle armi nostre. ( ... ) Al Comando generale della Marina vief1e fatto in questo momento rapporto dalla Stazione degli Alberoni, che fuori del porto cli Malamocco stanno 14 legni eia guerra sardi, tra vapori e bastimenti a vela". (105) La formula, mutata nell'essenziale, sarà conservata anche dopo il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica: Giuro di essere fedele alla Repubblica Jtaliana e al suo Capo, di osse1vare lealmente le leggi e di adempiere tutti i doveri ciel mio stato al solo scopo del bene della Patria. Anche se non pettinente all'argomento della presente relazione, non si può fare a meno di accennare aBa variante della formula disposta con l'art. 2 della legge 382/78: Giuro di essere fedele alla Repubblica Jtaliana, cli osservarne la costituzione e le leggi e cli adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni. (106) Si era pensato addirittura all'occupazione della città nel gennaio 1849, ma !'Albini rispose che la cittadinanza, prima favorevole al Piemonte "non si dimostrava propensa a questa operazione". Po, cit., p. 56. (107) Gonni, cit., p. 56. (108) Gonni, cit., p. 62-63. (109) Po, cit., p. 62 (appendice 3"). (110) Gonni, cit., p. 85-87. (111) Gonni, cit., p. 88-91 riporta le sentenze pubblicate dalla tipografia Ferrando, stampatore della Regia Marina in Genova. (112) Gonni, cit., p. 92. (113) Stefani, cit., p. 100-102. Tegethoff aveva studiato al Marine Collegium di Venezia dal 1840 al 1845. Da notare che il Bonamico, teorico di strategia navale della fine del XIX secolo, non considera mortificante il fatto che una flotta sia ferma in un porto. Nella sua opera Mabcm e Cal!well Edizioni Roma, 1938, p. 359, egli afferma: "La marineria che può conseguire il suo obiettivo rimanendo in istato potenziale, non compromette il suo onore rifiutando la battaglia". Pertanto, considerato che 1,:i unità mercantili erano libere di navigare, la flotta austriaca rimanendo in porto a Trieste, stava impegnando quella sarda, costretta a logorarsi con dispendio di viveri, energie e, per quanto poco, di munizionamento. (114) Già alla fine del 1848 l'Austria "mandò emissari all'estero per l'acquisto di navi in rinforzo alla squadra imperiale". Vedasi Po, cit., p. 55. (115) Vedasi, a tale proposito, il saggio di Leone Veronese jr. "Fortificazioni austriache dell'Ottocento a Trieste" in Arcbeografo Triestino, s. IV, voi. XXXIV, 1974, dove sono illustrati anche alcuni episodi riferiti alle batterie austriache durante la campagna del 1848. Altre iniziative per la fortificazione delle zone di patticolare interesse militare, successive alla campagna del 1848-'49 si trovimo in G. Perbellini, "Le fortificazioni austriache nel veronese", in Vita vero11ese, a. XXXIV, n. 1-2, 1981. (116) Gonni, L'Austria navale, cit., p. 38. Vedasi anche N. Agostinetti, cit., p. 176-187. (117) Gonni, Cavour ministro della Marina, Zanichelli, Bologna, 1926, p. 49. (118) Gonni, Cavour ... p. 68-69. (119) Vedasi Manuele, cit., p. 192-203. (120) Piero Pieri, Storia Militare del Risorgimento, Einaudi, Torino, 1962, p. 401-402. Egli scrive: "( ... ) meno che mai !'Albini, pur sempre superiore di forze, ritenne di dover impegnare battaglia, e si limitò ad ostacolare le navi mercantili dell'Austria". L'osservazione è forzosa, in quanto gli ordini erano di non ostacolare il commercio.
104
TIBERIO F. MORO
(121) N. Marselli, La guerra e la sua storia, USSME, Roma, 1986, p. 543-545. (122) C. Randacco, Storia delle Marine Militari Italim1e, 2 voli. Tipografia del Senato, Roma, 1891. Voi. I p. 314-315, fa un brevissimo riassunto, in p:ute inesatto e lacunoso; A.V. Vecchj (Jack la Bolina), Storia Generale della Marina Militare, Coop. Firenze, 1895; D. Guerrini, Lissa (1866), 2 voli. Casanova, Torino, 1907; in p:uticolare il voi. I, Come ci auviammo a Lissa, p. 88-164. Per hi bibliografia sulla dife&'l di Venezia, vedasi V. Marchesi, Storia documentata della rivoluzio11ee della difesa di Venezia negli mmi 1848-'49 tratta da fonti italiane e a11striacbe, Venezia, s.d. (ma 1913). (123) G. Gonni, La ca111fJag11a adriatica del 1848 e /a famiglia Mameli, R:issegna Nazionale, fascicoli 16 gennaio, 1 e 16 febbraio, 1-16 marzo, riuniti successivamente in volume. Il Gonni ne fa cenno anche in L'Austria Navale, Rivista storica del Risorgimento, a. V, fase. II-III, 1918, p. 30. (124) Gonni, cit., p. 108. (125) Vedasi, Atti ciel XVI Congresso Sociale di Bologna, p. 60-77; Rassegna Storica del Risorgimento, XV, (1928), fase. spec. p. 60-82; Stato Maggiore del R. Esercito, Bollettino dell'Ufficio Storico, a. IV, 1929, p. 41-62. I rilievi dello storico catanese in H. Romeo, Cavour e il suo te111fJO, voi. II 1842-1854, Laterza, Bari, p. 521, n. 193. (126) USSME, Il primo passo verso l'U11itcÏ d'Italiu 1848-1849, Roma, 1948. (127) USMM, Le Marine Militari Italiane nel 1848, Roma, 1948. Gli articoli del volume erano stati pubblicati nei primi sei numeri della Rivista Marit.tima del 1948. (128) J,a Ve11ezia Giulia e la Da/111az:ia nella rivo/11.z:ione nazionale del 1848-1849, Del Bianco, Udine, 1949; il saggio di G. Stefani, La flotta sardo-ve11eta 11ell'Adriatico e il blocco di Trieste nel voi. II, p. 7-103. (129) A. lachino, La campagna 11cwale di Lissa 1866, Il Saggiatore, Milano, 1966. 030) fachino, cit., p. 49-50. (131) Guerrini, cil., p. 124-132. Vedasi anche la recensione del volume, a cura cli E. Prasca, in Rivista Marittima, lug.-set. 1907, p. 447-457 che si sofferma sul fatto. (132) Vecchi, cit., voi. III, cap. XXXIII, p. 144-155. Il Vecchj giustifica gli ammiragli e crit.ica il Ministero di Torino, ma fa confusione circa il combattimento di Caorle ed è approssimativo per quello di Pirano. Mette in evidenza la impreparazione strategica dei piemontesi e, per contro, sottolinea positivamente la linea d'azione degli austriaci. Tuttavia nella prefazione al volume ciel Gonni Cavour 111i11islro della Marina qualifica "indecorosa" la campagna ciel 18/48-'49. Vedasi, in allegato 6, il giudizio cli Vecchj su Persano nel suo libro cli memorie, riportato da 1:ichino. (133) S. Romiti, I.e Morine 1Wi!itari nel Nisorgil11e11to, Rrnna, 1950. Vedasi la parte terza (p. 151-263).
(134) Col. a.s.S.M. Arturo Marcheggiano, "Le operazioni navali italiane nella prima guerra di indipendenza (1848-'49)", Rivista Marittima, a. CXVII, gennaio 1984, p, 43-62. (135) Pierangelo Manuele, Il Piemonte sul mare. Lu Marina sabauda dal Medioevo all'U11itcĂŹ d'Italia, L'Arciere, Cuneo, 1997, Vedasi il capitolo La prima guerra d'indipendenza, p, 155-180. (136) Gonni, cit., p. 40 e p. 84. (137) Gonni, Cavour Ministro della Marina, Zanichclli, Bologna, 1926, p. 3-4, 038) Stefani, cit., p. 95.
I.A CAMPAGNA NAVALE DELLA MARINA SARDA IN ADRIATICO NEGJ.l ANNI 1848-1849
105
039) AUSMM, Biografie ufficiali. (140) D. Bonamico, Maba11 e Ca/Jwe/1, a cura cli G. flioravanzo, Edizioni Roma, 1938. (141) A.T. Mahan, I11jlue11ce of Sea Power upon l-Iistory (1660-1812); C.E. Callwell, Effect of Mariti111e Com111and 011 Land Campaigns since \'(laterloo. (142) Bonmnico, cit.; vedasi in particolare i capitoli V (La ragione politica e militare) e VI (Le Sintesi). Da notare che il Bonamico non esamina la campagna ciel 1848, limitandosi a richiamare quella ciel 1866.
(143) Sfogandosi contro la direzione politico-militare della campagna, C'lvour scriverà: "Il est impossible de concevoir une plus funeste réunion cl'incapacité de tout genres, soit a l'armee, soit clans le ministère", chiamando in causa, in primo luogo, "!es chefs, et srntout le chef supreme"; in R Romeo, Cavour e il suo tempo, cit., p. 319. (14,1) "Una marineria colpita d'impotenza morale difficilmente si ritempra". Bonamico, cit., p. 358. (MS) L'l paura non ha mai portato nessuno alla Vl'tla.
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Elenco degli allegati Allegato 1. Quadro riassuntivo delle unitĂ sarde, napoletane e pontificie partecipanti alle operazioni in Adriatico nella campagna 1848-1849. Allegato 2. Relazione ciel comandante Cialcli sulla prima spedizione a Caorle. Allegato 3. Estratto dal Giornale cli bordo ciel brigantino Daino. Allegato 4. Estratto dal volume cli D. Guerrini, Come et avviamnw a Lissa. Allegato 5. Dichiarazione ciel Ulocco cli Trieste. Allegato 6. Giudizio sull'ammiraglio Persano cli A. Vecchj. Allegato 7. Carta dell'Alto Adriatico con i movimenti delle squadre.
Quadro riassuntivo delle unità sarde, napoletane e pontificie Costmzione Nave
Tipo
Cantiere
Anno (3)
Dislocamento (Tonn.)
1841 1827 1827 1844 1831 1828 1838 1840 1844 1827 1837 1847 1834 1843 1846 (1848) 1841 (1848)
2386 1508 1510 450 200 1450 750 660 800 642 450 800 450 480 850 900 2913 2592 400 1200 1018 1300 1300 1018 80
S. l'v!ICHELE
Fregata l• cl.
Ge - Foce
DES GENEYS
Fregata 2• cl.
Ge - Foce
BEROLDO
Fregata 2• cl.
Ge - Foce
DAINO
Brigantino
Ge - Foce
STAFFETfA
Goletta
Ge - Foce
EURIDICE
Fregata 3•
Ge - Foce
AQUlLA
Corvetta 1• cl.
Ge - Foce
TRIPOLI
PirocoIVelta - Awiso a mote
Ge - Foce
.MALFATANO
Avviso a mote
Ge - Foce
AURORA
Corvetta trasp.
Ge - Foce
ICHNUSA
Piroscafo a ruote
Ge - Foce
AUTHION
Avviso a ruote
Inghilterra
GULNARA
Piroscafo a ruote
Inghilterra
COLOMBO
Brigantino
Ge - Foce
GOJ'fO
Avviso
Francia
MONZAMBANO
Avviso
Inghilterra
CARLO III
Pirocorvetta
Castellammare
RUGGERO
Pirocorvetta
Inghilterra
1840 1827 1828 1843 1843 1846 1846 1842
ROMA
Piroscafo
Inghilterra
1843
REGINA
Fregata
Napoli
ISABELLA
Fregata
Castellammare
PRINCIPE CAIU.O
Brigantino
castellammare
ROBERTO
Pirocorvetta
Inghilterra
GUISCARDO
Pirocorvetta
Inghilterra
SANNITA
Pirocorvetta
C.1Stellamamre
Note: (1) - (A) (B) (C) (D) Gruppi cli unità partite e/o arrivate successivamente nella zona cli operazioni. guen-a delle marine preunitarie USMM, Roma, 1981. Tm parentesi sono indicate le armi riportate eia altre
Allegato 1
partecipanti alle operazioni in Adriatico nella campagna 1848-1849 N. bocche da fuoco (2)
Comandante
Pa1tenza (1)
CF G.B. Millelire
A - 26.4
CV G. Mameli
A - 26.4
CF M.A. di Villarey
A - 26.4
CF C. Persano
A - 26.4
8 (12)
LTV Leuchantain
A - 26.4
44
CF A. Corporandi d'Auvare
B - fine maggio
24 4 (7)
CV 2a De Rochette
B - prinù maggio
CF O. Di Negro
B - primi maggio
160 Hp
4 (5) 24 (8) (16) (20)
CF A. Ceva di Noceto
B - 9.5
180 Hp
CV 2a Molaussena
C - primi luglio
4 4
LTV Cavagnaro
C - primi giugno
120 J-lp
LTV F. Millelire
C - primi giugno
Lj
LTV A. Millelire
C - fine giugno
500 Hp 100 J-Ip
16 (18) 2 (4).
CF Tholos.mo
D - giugno
LTV Moro
D - giugno
200 J-lp
4
LTV Scoffiero
D fine giugno
220 J-lp Ex Mongibello
60 46
CF V. Lettieri CF Ferd. Pucci
27.4 27.4 27.4
54 (50) (60) 50 (44). 50 (44) 14 (12) (18)
30 10 10 10 10 10 1 R-650
TV C.E. Pietromasi CF P. Costantino CF G. Ducarné · CF Fit. Pucci CF O. Spasiano CF GB Lettieri TC A. Cialdi AV R. Castagnola
Note
Sostituto dal D'Auvare 1.3.49 Fino al 25.2.49 Dal 25.2.49 CF C. Persano
27.4 27.4
300 Hp
27.4 27.4 27.4
300 J-Ip 300 Hp 300 1-Ip
26.3
Modifica e aumento armamento a Venezia
300 Hp
- (2) Per quanto concerne l'annamento si ripoitano i valori indicati dal Radogna in Cronistoria delle Unità da fonti. - (3) Tra parentesi è indicato l'anno di incorporamento nella Marina Sarda.
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Allegato 2
Relazione del tenente colonnello Cialdi comandante della "Flottiglia addetta al Corpo di Operazione" al generale Durando, sulla spedizione di Caode <')
Presi in antecedenza li dovuti concerti per la spedizione di Caorle, fu stabilito cli partire un'ora innanzi la mezza notte dietro un segnale cli partenza che doveva fare il Comandante de' Legni Veneti Signor Timoteo Tenente cli Vascello. Debbo credere che per l'incertezza ciel tempo l'ordine cli partenza non ebbe luogo prima delle ore 4,30 antimeridiane cli ieri. La Divisione era composta dai due Vapori Sardi, il Tripoli ecl il Maljcttano, ciel nostro Piroscafo la Roma, eia sei fra Penizze e Cannoniere, e sei Piroghe, i quali ultimi legni furono presi a rimorchio dai tre vapori partitamente. Giunti sulla Piave, trovammo ivi ancorata la Fregata Sarda, il Beroldo comandata dal Cav. Villarey. Il tempo era tutto imbonazzato, ed il mare aggitato, fu perciò tenuto consiglio a bordo della Fregata se si doveva o no continuare la spedizione. Restato io in dietro per il forte rimurchio delle 6 Piroghe, giunsi a bordo alla Fregata quando il consiglio era disciolto, ed aveva risoluto cli continuare ed attaccare. Mi fu dal si.1lloclato Comandante comunicato il piano cl'operazioni, e fu destinato il mio piroscafo al rimurchio cli quattro piroghe; fui altresì prescelto all'onorevole incarico cli entrare pel primo colle elette piroghe dentro la rada cli Falconera dopo che avesse cessato il fuoco la batteria cli Caorle e dopo aver protetto lo sbarco fra S. Margherita ed il eletto paese, nello scopo cli mettere il nemico fra due fuochi e cli far tacere la Batteria cli Falconera ove si aveva notizia che vi potessero essere dieci pezzi eia 12. Presa dal Ttipoli a rimurchio anche la Fregata si continuava la rotta con vento dall'Ostro, quando alle ore 6 314 pomeridiane saltò il vento alla Buriana da N.E. ma il mare cresceva eia S.E. Non prima delle 3 pomeridiane si giunse al traverso cli Caorle. L'armamento che potei osservare a terra si fu una piccola batteria presso S. Margherita, ove nei dintorni presso la medesima contai una cinquantina cli teste; ed una Batteria sulla punta cli Caorle. Da un pescatore partito la mattina eia Caorle mi è stato eletto che i croati erano 400 nel Paese. Giunti al traverso di questa seconda Batteria una parte dei legni furono rimurchiati nella loro linea di Battaglia. La Fregata occupava il centro fra li due Vapori Sardi. Condotte al posto le piroghe eia me rimurchiate e fatte ancorare, mi diressi a prendere a rimurchio tre Penizze lasciate eia uno dei Vapori fuori cli linea onde condurle al loro posto. Intanto il Vapore il Tripoli cominciò il fuoco alle ore 3 % al quale fu immediatamente risposto dalla Batteria cli Caorle, a questo tennero dietro gli altri legni, e parimente la batteria fece altrettanto. La fregata anchessa lanciò qualche tiro ma benché ben diretti, non fecero danno, perché molto lontani. Il Vapore il Maljatano ricevé tre palle nemiche ma non gli produssero verun danno nocievole. Dal tempo che la Batteria impiegava a fare i tiri e dalla distanza cui giungevano le palle opino che fosse guernita cli quattro pezzi e fra questi ve ne fosse uno da 18. Quasi tutti i tiri della Flottiglia furono ben diretti e tre o quattro dei Vapori devono aver
112
RELAZIONE CIALDI
segue: Allegato 2 fatto gran danno nella Batteria. Poco dopo cominciato il fuoco cessa istantaneamente il vento cli N.E. e salta nuovamente in S.E. ove il mare era sempre più cresciuto. L'aria già molto burrascosa aumenta, ed i piloti presagiscono il tempo sempre più cattivo. Giunto io presso le Penizze che io doveva rimorchiare sulla linea cli battaglia, queste profittando del vento da S.E. vanno da se stesse a prender posto e mentre tornava a prender la mia posizione una lancia spedita dalla fregata mi ordina andare a bordo della medesima. Colà giunto il Comandante mi comunicò il suo pensiero di salvare le Piroghe troppo esposte al mare agitato, domandò il mio parere sul tempo ed io ripetei quello che aveva sentito dire dai piloti e che quella qualunque mia esperienza confermava. Intanto il mare anelava sempre più crescendo ed impossibile sarebbe stato uno sbarco sulla costa. Il cannoneggiamento durava da un'ora circa eseguito soltanto da una parte della nostra Flottiglia, quando il Comandante fece segnale di sospendere l'attacco e cli pensare alla sicurezza dei legni. Contemporaneamente a me ordinava di procurare cli salvare almeno tre Piroghe. Tornai al mio bordo e mi diressi subito a dare il rimurchio a tre Piroghe, numero massimo che poteva rimorchiare con vento e mare contrario. Uno dei Vapori Sardi diede il rimurchio alla Fregata per condurla ove poterci servire delle sue vele. L'altra allontanava eia terra gli altri legni. Posto io in rotta alle ore 4,40 con le dette tre Piroghe non prima delle 9,30 potei dar fondo in Sacca cli Piave per passarvi la notte, mentre dopo quell'ora non era più permesso d'entrare nel lido donde era partito. Nella notte il mare si è sostenuto eia S.E., il vento bonaccia. All'alba si è continuato il nostro viaggio. Poco distante da noi vennero ad ancorarsi anche i vapori sardi con tutti gli altri legni cli Flottiglia, meno la Fregata che deve aver preso il largo. Uno dei vapori sardi si diresse verso la Fregata, mentre l'altro rimurchiava verso Venezia, tre delle Penicie. Alle ore 4,30, avendo condotto le tre piroghe ai tre porti ove erano dirette, sono tornato indietro a prendere le tre cannoniere lasciate dal Vapore Sardo. Il vento è tornato fresco eia S.E. ed alle ore 7,40 entravo colle medesime entro il porto del licio. NOTE (*) Arch. Stato Roma - Arch. Poi. Cast. fase. 182/n. 856.
Allegato3 Dal Giornale di bordo del Brigantino DAINO (dal 12 al 13 giugno 1848)
Situazione meteorologica: Corrente forte che va all'OSO Calma cli vento. Bello. Alle 7 torbido [Il punto è l'atto rilevando il telegrafo di Caorle e di Piave]
Dalle 12 alle 4 Si dirige verso Caorle con tutte le vele quadrate aperte a sinistra e fiocchi e Brig.na [brigantina?] stante piccolo al SO. Mare calmo aria chiara. Si prepara al combattimento contro la Batteria cli Caorle e prende il comando il Comandante. Canessa Volendo esercitare l'equipaggio al bersaglio pensai non esservi meglio che il farlo tirare su un forte nemico. Il forte cli Caorle sul quale aveva ordinato dirigere mi veniva a proposito. Avvicinatomici al tiro in bianco delle mie carronacli 4 gomene e mezzo in 20 piedi d'acqua, il forte mi lanciò una palla che venne a battere e penetrare a 4 pollici sotto la linea di galleggiamento della guancia prodiera di sinistra. Spiegai allora il piccolo pavese nazionale, ed abbozzatomi da presentare il mio fianco al forte che doveva servire di mira all'esercizio della mia gente, aprii il fuoco della mia batteria, ed in meno di 40 minuti eransi già lanciate, e bene, eia 100 palle, quando il 1° tenente venne a rapportarmi che si faceva acqua e molta; gli risposi di cattivo piglio, ma egli giustamente mi osservò che era suo dovere l'avvertirmi. Bisognava prendere il largo per non stare inoperosi, di segno al nemico che ben lentamente ancora sparava. Filai per occhio gli ormeggi e mi portai ad ancorare fuori tiro. Verificai le avarie sofferte ma non eransi ricevuti che una quindicina di colpi, e tutti di pochissimo danno. Il più cli conseguenza fu quello sotto la linea cli galleggiamento che era causa dell'acqua che si faceva e che si turò. Uno nella vela di parrocchetto, uno nel secondo canotto, un altro che tagliò le due caliorne cli prora, uno che traversò il bastingaggio manclanclo scheggie eia ogni lato, e gli altri cli rimbalzo nel corpo del bastimento senza forarlo. Nessun morto né ferito. Devo lodarmi cli tutti, io fui quello che feci meno bene. I miei capipezzi fecero colpi eia maravigliare. Nella notte recuperai gli ormeggi e le ancore filate per occhio. Il GM Sig. I Buono che avevo incaricato cli simile lavoro lo fece in modo commendevole.
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DAL GIORNALE DI BORDO DEL BRIGANfINO DAINO
segue: Allegato 3 Alle 10 p.m. mentre si era fuori col mio canotto venne a bordo un ufficiale di marina veneto, tenente del corpo di armatella di cinque lande cannoniere e disse al mio primo tenente che veniva per previsarmi che il suo comandante intendeva di attaccare il mattino seguente il forte battuto nella giornata da noi. Il mio tenente, al quale aveva lasciato gli ordini in proposito, rispose che io vi avrei pure preso parte dal mio meglio, ma che non voleva averne il comando e che mi sarei messo ove sarebbe piaciuto al capo della flottiglia indicarmi. Alle 3 era alla vela dirigendo verso la lancia cannoniera veneta ancora ancorata; il vento spirava leggiero da terra. Scoprendosi un vapore che prolungava la costa senza bandiera, assicurai la mia con un colpo di cannone, dirigendovi sopra; si mostrò allora essere papalino. Alle 4 mi recai a bordo ciel legno capo flottiglia veneto, assicurai il comandante cli tutta la buona volontà mia e ciel mio equipaggio cli seco lui cooperare nella sua impresa, e da lui mostrarmi il posto ove voleva collocarsi, e quello che avrebbe addotto a me se io voleva, lo lasciai stringendogli la mano e tornai al mio bordo. Alle 9 a.m. eravamo in posto ed il fuoco principiato. Il vento che eia terra spirava, passò dal largo; bisognava che cambiassi imbozzamento e stava per farlo quando uno scoppio improvviso mi mostrò che una delle lande cannoniere saltava in aria per avere preso fuoco alla santa Barbara. Continuava a far fuoco quando qualche pezzo poteva giudicare, e intanto si salpava l'ormeggio cli prora per imbozzarmi più convenevolmente a seconda ciel vento cambiato. Le lande cannoniere rimaste prendevano tutte il largo. Spedii loro il mio primo ufficiale col dottore cli bordo, quello per dire al comandante della flottiglia che io ero sempre a sua disposizione e che solo aveva a dirmi che intendeva di fare, il secondo per sollievo dei feriti. Ritornarono dopo due ore e l'ufficiale mi rapportò che le lande cannoniere se ne ritornavano a Venezia e dopo il successo il comandante la flottiglia giudicava cli prendere porto. Non restando più nulla da fare per me mi allontanai a mio giro, ma mandai una mia imbarcazione per vedere se eranvi feriti da raccogliere in giro al legno che saltò in aria le cui cime degli alberi spuntavano dal mare in fiamme e per recuperare la loro barcaccia che se ne andava in deriva sul suolo nemico. Alle 10 la imbarcazione era di ritorno colla barcaccia ricuperata a parte della bandiera che ancora sventolava sul legno disgraziato. Adempiuto in tal modo ad ogni mio dovere misi in rotta per la mia volta. Il Comandante C. di Persano
Allegato 4
Dal volume di D. Guerrini Come et avviammo a Lissa (pag. 124 -132)
Ed ora è da parlare alquanto distesamente cli un episodio, nel quale campeggia la figura del Persano, allegando prima un brano del discorso dell'avvocato Giacosa, difensore ciel Persano nel 1867. 14.
"... Nel 1848 la squadra italiana ... si trovava a Venezia; comandante d'un brigantino, il Daino, era il conte di Persano. Un giorno il suo comandante gli dà ordine di recarsi a fare esercizi di bersaglio: esce e, costeggiando la foce della Livenza, trova che il miglior bersaglio erano le fortezze nemiche; quindi si abbozza in vicinanza grandissima ciel forte Caorle, lo cannoneggia e vi rimane finché il fuoco nemico non è cessato e che una palla di cannone non gli ha forata la chiglia ciel brigantino ... (Pr., 262)".
Come ho eletto poc'anzi, il forte costiero cli Caorle fu attaccato dai Sardoveneti il 2 giugno cn. L'Albini affidò la piccola impresa al Villarey, comandante della Beroldo, e gli diede per compierla anche le due pirocorvette, sei cannoniere venete e sei piroghe cariche cli soldati veneti eia sbarcare se il successo fosse felice. Il Villarey anelò: come il forte ebbe principiato a trarre cannonate e la Tripoli ciel bravo Di Negro ne ebbe ricambiata qualcuna, il Villarey giudicò che il mare fosse troppo grosso e comandò la ritirata. Per questa pmclenza che parve, e fu, sicuramente eccessiva, al Villarey fu tolto il comando C2\ alla squadretta sarda fu tolta l'occasione cli acquistare una tradizione cli gloria. Dieci giorni dopo, navigando solo, dalle acque cli Trieste a Venezia (dirò poi il motivo della navigazione), il Persano passò col Daino in vista ciel forte cli Caorle: gli venne allora l'idea cli ritentare col brigantino l'impresa che la fregata, le due pirocorvette e le sei cannoniere non avevano saputo compiere. Come anelasse il tentativo fu ampiamente narrato dal Persano in un rapporto ciel giorno 15 giugno all'Albini. 15. "... Vengo cli ancorare alla fonda detta dei Giardini. Ho avuto appena il tempo di fare le visite di dovere ... Il giorno 12 corrente <3) volendo esercitare il mio equipaggio al bersaglio col cannone, pensai non esse1vi meglio che il farlo tirare su di un forte nemico. Il forte di Caorle sul quale mi portava la bordata mi veniva in proposito. Avvicinatomi al tiro in bianco delle mie carronade (quattro gomene in 19 piedi d'acqua), il forte nù lanciò una palla che venne a battere e penetrare a quattro pollici circa sotto la linea di galleggiamento della guancia proviera cli sinistra; spiegai allora il piccolo pavese nazionale, cd abbozzatomi da presentare il mio traverso al forte che doveva servire di mira d'esercizio alla mia gente, aprii il fuoco della nùa batteria, ed in meno cli 40 minuti, con soli 7 pezzi, eransi cli già lanciate, e bene, da 100 palle; quando il 1° tenente venne a rapportarmi che si faceva acqua, e molta, gli risposi cli cattivo piglio, ma egli giustamente mi osseivò che era suo dovere l'avvertirmene <4), Ilisognava dunque riprendere il largo per non restare inoperosi cli segno al nemico che poteva ripre.nclere il fuoco già cessato. In conseguenza filai per occhio gli ormeggi C5), e mi portai ad ancorare fuori tiro.
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segue: Allegato 4 Verificate le avarie sofferte non eransi ricevuti che una quindicina cli colpi e tutti cli pochissimo danno. Il più cli conseguenza fu quello sotto la linea cli galleggiamento, che era causa dell'acqua che si faceva, e che si turò; uno nella vela cli parrochetto, uno nel 2° canotto ... Nessun morto, né ferito. Devo lodarmi cli tutti, e sinceramente io fui quello che feci meno bene. Il mio 1° tenente <6) ed i miei ufficiali tutti meritano elogi; più particolarmente il cav. cli Clavesana ed il barone De Viry, che si condussero in modo da invidiare. I due guardiamarina si distinsero pure. I miei capi pezzo, nessun eccettuato, fecero colpi da meravigliare. Il 1° nocchiere Tramonello è uomo raro. Nella notte ricuperai gli ormeggi e le ancore filate per occhio. Il guardiamarina cli 1a classe signor cli S. Buono (7), che aveva incaricato cli simile importante lavoro, lo fece in modo commenclevolissimo <8). Alle ore 10 p.m., mentre io era fuori col mio canotto <9), venne a bordo ciel Daino un ufficiale cli marina veneto, tenente ciel capo cli un'armatetta cli 5 lance cannoniere ... per dire che veniva per prevenirmi che il suo comandante intendeva cli attaccare nel mattino seguente il forte da noi battutosi nella giornata. Il mio 1° tenente, al quale aveva lasciati gli ordini in proposito, l'armatetta essendo in vista, rispose che io avrei pure preso parte ciel mio meglio 00), ma che non voleva averne il comando e che mi sarei messo ove avrebbe piaciuto al capoarmatetta cli indicarmi. Alle 3 a.m. ero alla vela dirigendo verso le lande ... ancora ancorate ... Alle 4 mi recai a bordo ciel legno veneto capoarmalella: accertai il comandante di tutta la buona volontà mia e ciel mio equipaggio cli secolui cooperare alla sua impresa; e da esso lui indicatomi il posto ove mi clivisava collocarsi e quello che avrebbe addetto a me, se io voleva, lo lasciai stringendogli la mano e rientrai al mio bordo. Alle ore 9 a.m. eravamo in posto ed il fuoco principiato ... Una delle lance cannoniere saltava in aria per aver preso fuoco alla Santa Barbara 01). Io continuai intanto a far fuoco con quei pezzi che ... Le lancie cannoniere prendevano tutte il largo ... Nulla dunque restando più a fare dal canto mio, mi allontanai a mio giro ... (Arcb. di st. di Torino, Sez. Il~ Mmina, mazzo 316)". Non bastò al Persano cli avere così informato il proprio ammiraglio: anche sentì cli dovere, o potere, clireltamente scrivere al ministro della guerra e marina per mandargli copia ciel rapporto indirizzato all'Albini. Qui è eia citare un brano della lettera al ministro.
16. "... Osando raccomandare alla M. S. gl'indiviclui che in esso rapporto nomino, i quali non saprei abbastanza lodare che non meritino molto più. Noi marini, a meno cli arrembaggi, non possiamo distinguerci che per sangue freddo, nessuna confusione e speditezza nei Uri, e queste tre qualiliì posso francamente accertare l'E. V. che fu .. rono in tutta la fon:a del termine effettuate dal mio stato maggiore cd equipaggio; e il secondo non conta più cli 50 giorni d'istruzione guerresca ... (Arcb. di st. di To1ino, Sez. Il~ 1\1arina, mazzo 316)".
Da qt1este parole (ed ogni lettore vede eia sé come siano esuberanti e sconclusionate) balza f, :~lri nitida la gran leggerezza commessa dal Persano, proponendo per ricompense ufficiali e gregari ciel Daino, all'insaputa del comandante
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segue: Allegato 4 della squadra. E conviene poi aggiungere che quantunque il Persano scriva al ministro che gli mancia la copia ciel rapporto spedilo all'ammiraglio, invece la copia ha aggiunte e varianti 0 2): per esempio addita al ministro, fra i maggiormente segnalatisi, un ufficiale che nel rapporto all'ammiraglio neanche è ricordato, sicché, se il ministro, per ipotesi, avesse ottenuta dal re la concessione delle ricompense chieste dal Persano, !'Albini avrebbe veduto premialo un ufficiale che nemmeno gli era stato indicalo come meritevole d'encomio. Considerando ora la sostanza dell'episodio, a me pare che possa essere prima cli tutto notala la leggerezza colla quale il Persano si cimentò ad un'impresa che indubbiamente era troppo maggiore dei mezzi dei quali il Persano disponeva. Certo nessuno si sentirà, almeno per ora, cli biasimarlo con severità, ché almeno nella decisione cli cannoneggiare il forte cli Caorle è un baleno cli ardimento, sia pure irragionevole, che rompe la tenebria delle comuni inerzie e della pavidità cli qualcuno. Ma se così può essere non solo escusala ma anche un poco lodata l'azione del 12 giugno, che almeno mostrò agli Austriaci che una nave italiana andava risolutamente al fuoco, non altrettanto credo che possa dirsi del tentativo rinnovato il 13. Fatta già la prova clell'arclimento, l'insistenza mostrava voglia e speranza cli riuscire a domare il forte col piccolo brigantino: e l'una e l'altra erano manifestamente vane. Più importante mi sembra la considerazione che si può fare sul comando non voluto assumere il 13 giugno dal Persano. È comandante delle cinque can-· noniere venete il Timoteo, Lenente cli vascello e quindi inferiore cli due gradi al Persano, che già era capitano cli fregata. A malgrado cli ciò, il Persano si pone sotto il comando del Timoteo: va cli persona a trovarlo a bordo, scambio cli chiamarlo: si fa assegnare eia lui il posto pel combattimento. Di questa che a dir poco è una stranezza non si riesce a capire la ragione 03): certo il Persano è biasimevole, quasi come sarebbe un comandante che nascondesse la propria insegna cli comando per non assumersi la responsabilità cli esercitare gli uffici ciel proprio grado. L'Albini non approvò l'azione ciel Persano contro il forte cli Caorle: ma lo lasciò capire più che non lo dicesse. 17.
(L'Albini al min. di guerra e mar.: 17 giugno). "... Trasmetto due rapporti, uno ciel marchese Ceva e l'altro cld conte Persano, relativi entrambi ad uno attacco contro il forte cli Caorle. Il marchese Ceva faceva parte della spedizione cli cui era discorso nel mio foglio ... U/4). Il conte cli Persano era invece spedito in stazione a Venezia. Nella sua navigazione, siccome egli accenna nel suo rapporto, il vento portando hi bordata sopra Caorle, intese cli prender per punto cli mira il fort,~ suddetto per fare eqercitarc; il suo equipaggio al tiro ciel cannone, esercizio però che fallì poco non gli tornasse spiacevole ... (Arcb. di SI. di Torino. - Sez. /\!, marina, mazzo 316)".
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segue: Allegato 4 Qui si comincia a intravedere una cosa che nessuno dei narratori dell'episodio cli Caorle ha cercata, o, almeno, ha eletta C15)_ Perché il Daino si è trovato il 12 cli giugno nelle acque cli Caorle, mentre la squadra sarda era in quelle cli Trieste? Perché, scrive !'Albini, era stato mandato a Venezia: e qui si comincia a vedere che il Persano, cli proprio capriccio, si attardò due giorni sotto Caorle, mentre aveva una diversa missione eia compiere. Ma il più grave è che la missione era notevolmente importante, giacché !'Albini aveva mandato il Daino a Venezia, perché il governo provvisorio gli aveva richiesto un bastimento per scortare un convoglio cli 2000 uomini che si dovevano mandare per mare a ringagliardire il presidio cli Palmanova, colla quale le comunicazioni per le vie di terra erano impedite o malsicure C1 6). A me pare che ora non basti più l'ardimento dell'azione, cui nessuno può contestare, per scusare la decisione ciel Persano: dimentico dello scopo pel quale è stato mandato, egli si attarda a tentare un'impresa che può dare qualche gloria, ma certo nessun vantaggio e probabilmente danni. Anche per la campagna ciel 1849 si cercò cli trarre qualche partito dalla squadra clell'Albini che era rimasta nell'Adriatico, come s'è visto crn. Colle operazioni terrestri ridotte al Ticino, certo era assai difficile che la squadra potesse comunque loro essere utile: cli questo bisogna tener conto nel giudicare il segùente documento, il quale è però assai caratteristico: suono cli parole, senza sostanza d'idee. 18.
(li generale Cbrzanowski al pres. del cons. e min. di guerre, e mar.: da Novai'a: 22 marzo 1849). "... Riguardo al modo cli utilizzare la flotta per trame il miglior partito, ed anche il maggior soccorso indiretto per l'esercito cli terra, non saprei per ora che cosa suggerire; panni però che codesto ministero potrebbe ciarle quelle istruzioni più confacenti; l'esperienza poi ciel vice-ammirnglio cav. Albini supplirà poi all'emergenza (Arcb. di St. di Torino. - Sez. IV, marina, marzo 318)".
In questo modo, il 22 marzo, si parlava delle operazioni navali, tra Novara e Torino! L'indomani era la tragica giornata, ultima della guerra: perciò è naturale che la squadra sarda nulla potesse fare; le sarebbe mancato il modo: ma prima le mancò il tempo.
NOTE [I.e note sono del G.] (1) Il Randaccio e il Vecchj scrivono che l'attacco fu il 3: i documenti che ho veduti hanno invece la data del 2. (2) Il Villarey fu però promosso al grado di C.A. nel maggio del 1849. (3) Il Prnsca assegna all'episodio la data del 10 giugno (p. 24). (4) Si noti come il Persano continui ad ostentare d'essere severo giudice di sé stesso. (5) Si filano gli ormeggi quando la furia di anelarsene toglie modo e tempo al salpamento dell'àncora. (6) Era il T.V. Teulada.
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segue: Allegato 4 (7) Cioè il Pacoret de Saint Bon. - lo sospetto che il Persano ne abbia così rabberciato il cognome per far pompa di italianità di sentimenti. Jnfatti nell'opuscolo che il Persano pubblicò nel 1863 (Osservazio11i sugli studi... ) già discorso altrove (pag. 66), è una divagazione la quale non ha relazioni di sorta coll'argomento tecnicissimo di quella scrittura, cacciata là a forza per far sapere che il Persano ha "patito arresti sopra arresti per la sua insistenza nel voler comandare le nostre manovre in italiano, mentre da tutti lo si faceva in francese, e ciò in tempi in cui il dimostrare un sentimento italiano era delitto". Pare adunque che la italianità ciel Persano si compiacesse di manifest:1rsi nelle forme. (8) Ho sentito più volte rimproverare al Persano l'aver mandato il Saint Bon a ricuperare le ancore, scambio cli andarvi lui: in verità non capisco la ragione di questo rimprovero. (9) È assai difficile trovare una ragione soddisfacente di questa uscita notturna del Persano in canotto. (10) Anche questo panicolare della previsione di quello che il comandante delle cannoniere venete avrebbe mandato a dire è stranissimo. Ho gran sospetto che qui il Persano abbia azzeccato assai bugie. (11) La cannoniera saltata in aria era la Furiosa comandata dal T.V. Tommaso Bucchia che troveremo poi, nel 1866, capo di stato maggiore del C.A. Vacca. La Furiosa era montata da 32 uomini: 16 furono morti, 14 gravemente feriti: soli incolumi, il Bucchia e il capotimoniere. (12) P. es.; nel rappo1to ;1ll'Albini è scritto che il primo tenente del Dai110 rispose all'ufficiale veneto che il Persano ;1vrebbe pa1tecipato al novo attacco del 13, "ma che non voleva averne il conwndo": nella copia spedita al ministro, a queste parole sono aggiunte le seguenti: "anche q11a11do mi venisse pergradd': al capoverso della lettera all'Albini che è trascritto ultimo nel doc. 15, nella copia spedita al ministro è sostituito quest'altro: "Non restando più nulla a farsi da noi, la batteria non sp,mmdomi più contro e non avendo gente per effettuare uno sbarco, mi allontanai. .. ", È meravigliosa la sufficienza colla quale il Pers,1110 così dà a credere di aver ridotto al silenzio il fotte in modo da poterlo prendere se avesse avute truppe da sbarcare! (13) Le già notate stranezze della passeggiata in canotto fatta dal Persano la notte sul 13 e della precisa risposta che questi dice d'aver lasciata a bordo del Daino per una domanda che ancora non era stata fatta, mi suggeriscono l'ipotesi che non il Timoteo abbia chiesta la cooperazione del Persano, ma bensì il Persano sia andato di notte a domandare la coopernzione del Timoteo. Contro questa ipotesi sta la notizia data dal Vecchj (St. g. m., JI, 441) che le cinque cannoniere erano state manciate dal governo cli Venezia "sotto il forte di Caorle per fare una dimostrazione ostile": ma se l'ipotesi si apponesse al vero, allora potrebbe darsi che il Timoteo avesse ricusato di partecipare all'azione del 13 e che il Persano, per smuoverlo, gli avesse detto che egli non voleva assumere il comando generale dell'attacco, ma si accontentava di intervenirvi come in azione ,1ltrui, onde il Timoteo fosse bene libero di togliersi dall'impresa quando avesse volpto. (14) Cioè la spedizione del 2 giugno condotta dal Villarey.
05) li Randaccio scrive: "Veleggiando il Dai110 in quei paraggi, Persano, il quale doveva esercitare la sua gente a tirare a segno ... (St. m. 111., 1, 48)". - li Vecchj scrive: "Il 10 veleggiava intorno Caorle il brigantino Daino... ; il conte Carlo di Persano ... volendo esercitare al bersaglio i suoi marinari. .. (St. g. m., JJ, 441)". - E il Prasca: "Venne a passare, il giorno 10, per quelle acque il Daino e il. ... Di Persano volle provare ... contro quei forli h1bilità dei propri cannonieri. .. (p. 24)". - Come ora si vedrà, l'affermazione del Giacosa (doc. 14) che il Persano avesse ordine di tirare al bersaglio (e, caso mai, tirare al bersaglio non vuol dire attaccare un forte) è falsa: però il Randaccio non la esclude.
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segue: Allegato 4 (16) Dì questo sono i doc. nell'Arcb. di St. di Torino, sez. IV, marina, mazzo 316. (17) Qualche episodietto del Persano può essere qui opportuno. - In un giorno della seconda metà di gennaio del 1849, il Persano arrenò il Daino presso l'entrata del porto di Malamocco: di ciò gli fu fatto carico perché aveva "assolutamente rifiutato il pilota": egli si scolpò dicendo che il pilota è prescritto a chi non è pratico delle acque in cui naviga, e che anche i piloti talora arrenano i bastimenti. Nella sua discolpa è questa frase caratteristica: "Se si è perché non presi pilot,1 che mi si vuol far carico esagerato cli un successo neanche da baciarsi, dirò che ... (Arc/J. di St. di Torino: Sez. IV, Marina, mazzo 319)".- Certo nessun male derivò ,1! Persano clall'arrenamento ciel Daino, perché pochi giorni dopo fu promosso al grado cli CV cli za (cloc. 7), eppoi s(1bito, alla fine di febbraio, ebbe il comando dell'Euridice, corvetta cli 1° rango, da 1400 tonnellata. Nel giornale del Persano è scritto: "25 febbraio ... Rimetto il comando (del Daino) e mi separo con rincrescimento da un equipaggio con cui si erano scambiate alcune palle col nemico e del quale non aveva che a lodarmi (!b.)".
Allegato5 Dichiarazione del blocco di Trieste
Rada di Trieste, 11 giugno 1848 I due ammiragli comandanti le divisioni navali sarda e venet~t, guidati dalle filantropiche intenzioni de' loro rispettivi governi, e compresi da quel rispetto pel sacro diritto de' popoli, che onora e distingue le nazioni incivilite, si hanno a principale pensiero, incrociando nell'Adriatico per difendere la causa dell'italiana indipendenza, quello di non arrecare alcun disturbo al commercio, né molestare il traffico di legni mercantili di qualsivoglia bandiera, l'austriaca compresa. E però, in conformità di tali principi, essi si terrebbero obbligati ad ogni specie di riguardi a favore della città di Trieste, ove la medesima, intenta a' soli affari commerciali, durando nel suo pacifico carattere, si fosse astenuta ad ogni militare operazione. Considerando ora che la città di Trieste, lungi dal rimanere esclusivamente commerciale, ha assunto l'ufficio di una città di guerra; Essendo fortificata da un castello e da varie batterie; Trovandosi presidiata da numerosa guarnigione; Accogliendo una divisione di legni da guerra, che, fuggente dalla squadra italiana mercé l'opera de' vapori del Lloyd austriaco, tiensi ora imbozzata sulla rada in posizione cli attacco; Guernendo di cannoni il litorale e le alture, onde afforzare il sistema cli fuochi incrociati; Servendosi cli vapori della commerciante compagnia del Lloyd armati in guerra, per mantenere il blocco di Venezia ed agevolare ogni maniera di guerresche intraprese; Essendo stata sinora centro delle operazioni ostili contro i lidi della Venezia, e punto di mossa delle spedizioni di truppe, approvvigionamenti e materiali per la guerra; Nella notte 6 giugno aprendo il fuoco contro la squadra italiana, senza la menoma provocazione, nell'atto che questa disponevasi a prendere l'ancoraggio per intavolare il giorno appresso trattative col Governo; Continuando, malgrado il silenzio delle batterie della flotta, a tirare molti colpi di cannone, alcuni de' quali giunsero cli rimbalzo sulla fregata sarda il San Michele; Considerando inoltre con quale e quanta ferocia dalle armate austriache si combatta sul suolo italiano:
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DICHIARAZIONE DEL BLOCCO DI TRIESTE
segue: Allegato 5 I due ammiragli, forti ciel loro diritto cli guerra, ed appoggiati alle opinioni dei piĂš riputati e popolari pubblicisti, dichiarano il blocco alla cittĂ e rada cli Trieste, per tutte le navi cli bandiera austriaca, a cominciare dal giorno 15 ciel volgente mese cli giugno. Dichiarando definitivamente la data ciel blocco per tutte le altre bandiere col giorno 15 luglio. Albini, Bua, contrammiraglio
Allegato 6 Giudizio sull'ammiraglio Persano dello scrittore A. Vecchj Oack la Bolina) dal suo libro Memorie di un luogotenente di vascello, pp. 131 sgg.C·) Persano fu di un impasto molto complesso. Doti squisite, difetti enormi. Lo rassomiglio a quei palazzi che mostrano all'est~rno una bella facciata e che dentro cadono in ruina. Su cli un corpo, cui la giovane elasticità fu sino a. tarda età serbata, libravasi una testa cli poca significanza; e l'insieme formava una persona attraente, che piaceva subito. Colto più dei colleghi, Persano aveva conversazione geniale; e questa figurava anche più per cagione di maniere squisite e cortigiane, e dell'agevolezza nell'esprimersi correttamente in francese, in inglese e in italiano. Ma dietro quel sipario così lusingatore dello sguardo quanta misera incoerenza! La bugia era per l'ammiraglio Persano abito inveterato, segno esteriore e palese di poca zavorra! M.entiva naturalmente, senza bisogno, per cedere ad impulso più potente ciel suo volere.
••• Persano era povero, pomposo e sobrio .
••• La mano che, con sapiente intelletto cli italianità, tese agli ufficiali della Marina napoletana nel 1860 (quantunque in disaccordo per ciò con Cavour) gli procurò il livore dei colleghi suoi e della regione sarda. E il livore si esternò in calunnie d'ogni sorta e in rimproveri acerbi. Ebbene, Persano ignorava il sentimento della vendetta. Colmò sempre cli cortesie i nemici suoi, e ne aveva molti. Anche nel procedimento giudiziario che subì davanti al Senato costituito a Corte giustiziera, Persano si limitò a discolparsi senza nulla dire a carico altnii; soffrì la più crudele umiliazione senza aprir bocca a pronuncia cli parola alcuna che suonasse acerba agli inferiori non immuni tutti eia colpa. Chi gli era stato benevolo o grato esaltava anche al cli là del merito. Il suo diario suona lode a molti che ocliavanlo a morte. Fu un tantino teatrale anche eia giovane per tendenza; lo fu per calcolo nel 1860; lo fu al minisçero per vanità.
• •• Amò sinceramente i marinai. Fu indulgente alle loro colpe consuete; non abusò ciel castigo; si fece amare: tanto che, nei torbidi della squadra, durante il 1849, l'Euridice che egli comandava fu posta eia lui in obbedienza senza eccessive misure cli rigore.
• ••
In cose ciel mestiere era maestro, piuttosto audace che temperato; e pronto ai rimedi. La sua entrata nel Tamigi senza soccorso del pilota pratico gli dié
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GIUDIZIO SULL'AMMIRAGJ.10 PER.SANO
segue.! Allegato 6 nome di valente; il duello ciel Daino con le batterie cli Caorle nel 1848, cli valoroso; l'uscita eia Genova cli non so più qual piroscafo con la poppa invece che con la prora, di strano; l'investimento ciel Governolo, col re a bordo, sulle secche dei Razzoli, d'imprudente; ma il modo col quale fé al Governolo un'imbracatura di tela e così lo trasse a Tolone, cli espertissimo. Nel maneggio delle lance sotto vele\ era addirittura maestro. Era sempre un uomo molto in vista, giusto per quel suo impasto strano cli pregi e cli difetti. In un corpo chiuso, aristocratico, gretto come quello della Marina sarda .. .il conte cli Persano ebbe presto nome cli eretico. Perché? Frequentava i liberali ... La frequentazione amichevole col re, col Cavour e col D'Azeglio, la consuetudine amorosa con la De Solms ... , le relazioni con inglesi e francesi di chiaro nome e coi profughi delle regioni schiave d'Italia, spiegano come Persano pensasse politicamente diverso dai compagni; e chiariscono ancora come Cavour gli affidasse quella missione militare e diplomatica ciel 1860 che è gloria cli Persano aver condotta a termine egregiamente sotto tutti i riguardi. Ma codeste cose spiegano anche il morso dell'invidia ... Persano fu prode o codardo? L'argomento merita cli essere trattato con molta delicatezza allo scopo cli rintracciare la verità. Ebbe, senza dubbio, quella forma cli coraggio che chiamasi coraggio nwrino, che non è molto frequente tra la gente che va per mare sen?a buon corredo cli studi professionali. In mare fu intrepido quanto Mantica o Albini o Vacca, gente che nella lotta con gli elementi sapevano d'aver, come strumento cli vittoria o rimedio alla forza maggiore, la nozione professionale. Studio sui fatti avverati qual contegno tenesse al fuoco. Tra il 1840 e il '60 la generale opinione relativamente al valore ciel cannone eia muro e del cannone cli bordo formulavasi così nel trattato dell'ammiraglio Jeffery: Quattro ca1moni eia 18 o eia 24 protetti eia un muro e se1viti convenientemente equivalgono a un vascello cli linea (80 a 120 cannoni); è da ritenersi pressoché impossibile il fuoco dei vascelli distrugga un forte ancorché quelli si imbozzino.
Così stando le cose, il giovane comandante ciel Daino che il 10 giugno 1848 anelò spontaneamente ad impegnare duello col cannone contro una batteria a Caorle e lo interruppe quando fu percosso al bagnasciuga; e nella notte mandò un guardiamarina, il Saint-Bon, a ripescare l'ancora e la catena filata per occhio, non è eia riputarsi codardo. I codardi in certi gineprai non si buttano! Né io so chiamare codardo l'ufficiale generale che nel 1860 propose in consulta di capitani l'assalto alle batterie cli Ancona, nonostante il parere contrario
GIUDIZIO SULL'AMMIRAGLIO PERSANO
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segue: Allegato 6 di Mantica, e, forte del parere favorevole di Battista Albini solo, condusse la nostra scarsa squadra al suo primo scontro vittorioso. L'impresa di Ancona, dicasi Ciò che si vuole, è originata nel cuore di Persano. L'aver tenuta la Maria Adelaide (sua capitana) lontana dal campo di tiro, l'aver nonostante proposto ad alte ricompense gli ufficiali che componevano lo stato maggiore fu prima e unica cagione che si creasse tra i malcontenti la leggenda della codardia dell'ammiraglio . Quando la notte sopra il 25 settembre fu tentato, con scarsa sapienza se vuolsi, il taglio della catena che sbarrava il porto di Ancona, la baleniera di Persano fu alla testa delle lance armate, come quella di Nelson a Teneriffe e a Boulogne. Questa la verità sgorgante dall'esame dei casi. Ma... il beneviso a Cavour, l'uomo che si era posto in relazione stretta col filibustiere Garibaldi, e specialmente colui che nel reame meridionale aveva veduto non un naviglio da catturare, bensì un corpo di ufficiali da stringere coi sardi nel grembo di un'Italia nuova, destava invidie e dispetti profondi. Pagò allora il fio della sua leggerezza, delle sue facili bugie, e intorno al suo capo coronato di alloro si mormorò "è un codardo". Non vantò certo !"intrepidezza di Baldassarre della Mantica né la conscia au<lacia di Albini. Fu uno dei molti cui la natura diede il coraggio medio per l'esecuzione ed il coraggio alto per la preparazione. Per un buon generale di forze disciplinate e che non hanno bisogno dell a lezione dell'esempio, basta e ne avanza. La calunnia covata in Ancona si dischiuse a Gaeta, dove la Maria Adelaide entrò in azione capitanata da Guglielmo Acton. Quel giorno (il 22 gennaio 1861) fu dai raccoglitori di pettegolezzi osservato che l'ammiraglio discese dal ponte di coperta in batteria per qualche istante; che prima di giungere nel campo di tiro bevette un bicchierino cli cognac. No, non si macchia la fama cli un soldato con sì meschini argomenti!
NOTE
(•) Ripreso dal volume di A. Iachino La campagna navale di Lissa 1866, Il Saggiatore, Milano 1966.
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Allegato 7
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Movimenti delle squadre in Alto Adriatico
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NOTA: - in rosso la squadra napoletana; - in nero le unità piemontesi; - - - in tratteggiato rosso-nero le squadre unite; .......... in punteggiato rosso l'attacco a Caorle.
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TAVOLA ROTONDA
PROBLEMI STORICI E FATfORI EVOLUTIVI COLLEGATI AL POTERE MARITTIMO
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TAVOLA ROTONDA PROBLEMI STORICI E FATTORI EVOLUTIVI COLLEGATI AL POTERE MARITTIMO
Presentazione di: Mario Buracchia "L'Arsenale di Venezia è stato il teatro ciel primo e cruciale episodio (l'uccisione ciel direttore dello stabilimento Giovanni Van Marinovich) della rivoluzione Veneziana ciel 22 marzo 1848: la Marina si trova dunque subito al centro degli eventi cli quella giornata convulsa culminata nella cacciata delle autorità austriache e nella proclamazione della Repubblica Veneta cli Daniel.e Manin". Così esordisce il Dr. Alvise Zorzi nella sua relazione, sottolineando che il grosso della flotta si trovava a Pola, rimanendo saldamente in mano austriaca e facendo così mancare a Venezia un grande aiuto nella disparata resistenza all'assedio austriaco. La situazione della Marina pre-unitaria sarda (o sabauda), toscana, pontificia è modesta, ad eccezione di quella napoletana, che durante le guerre napoleoniche è stata in contatto con la Marina britannica guidata per un certo periodo dallo stesso Nelson e che ha combattuto contro i pirati barbareschi. In particolare l'ordinamento della Marina sabauda viene rinnovato proprio il 28 giugno 1848 prevedendo: uno Stato Maggiore Generale, Corpo Reale equipaggi, Genio Marittimo, Battaglione Real navi, Corpo d'Artiglieria costiera, Servizio sanitario e Regia Scuola cli Marina, con tre dipartimenti marittimi: uno superiore a Genova e due "sulbaterni" a Villafranca e a Cagliari. La campagna della squadra navale in Adriatico nel 1848-49 non ha un chiaro programma operativo come sostiene il Sommi, che tacciò il Governo cli "mancanza cli idee precise". E, ad eccezione ciel combattimento tra il Daino e il forte austriaco cli Caorle del 13 giugno 1848, per iniziativa ciel Persano che riceve dagli austriaci una pronta risposta, non si hanno altri episodi salienti; si ha così l'impressione che le Marine in contrapposizione siano poco risolute che non cerchino un vero scontro, vogliano piuttosto mostrare le proprie potenzialità.
Intervento di: Pier Paolo Ramoino L'esame della strategia marittima degli stati italiani pre-unitari può essere proposta sia dal punto cli vista .esclusivamente storico-militare (esame delle fonti), come hanno brillantemente fatto i miei predecessori in questo Convegno, od
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PROBI.EMI STORICI E FATIORI EVOLlTfNI COLLEGATI Al, POTERE MARITTIMO
anche utilizzando una metodologia nota all'Istituto di Guerra Marittima come "strategico-induttiva", che noi impieghiamo con qualche successo nell'analisi della strategia marittima della Marine militari dei nostri giorni. Il metodo consiste solamente nell'esaminare uno strumento navale in aderenza ad alcuni "modelli" prototipici e cercare di capire perché un certo Stato si è costruito una certa Marina. Questo mio intervento, rigorosamente limitato a 15 minuti, può essere quindi considerato solo un esercizio metodologico e non pretende di dire certamente cose nuove, ma solo esaminare _i "modelli" delle Marine italiane dalla restaurazione al 1848 e cercare di individuare dal modello le idee politico-strategiche che lo hanno prodotto. Delle cinque Marine "italiane" che vengono a solcare i mari dopo il Congresso di Vienna, solamente quelle sarda, borbonica e "l'lmperiClle e Regia Veneta Mm'/.ncl' possono considerarsi veri stnunenti navali, in quanto le due Marine pontificia e toscana, pur di antiche e nobili tradizioni, sono nel periodo considerato poco più di modeste guardie costiere legate alla vigilanza di polizia della costa più per il mantenimento di una sorveglianza doganale che per una volontà di "mostrar bandiera". Il modello di riferimento, che come ho detto è in uso nell'analisi strategica odierna, è visto attraverso l'insieme di tre categorie d'indagine distinte, ma sovrapposte: il tipo e numero delle unità, la quantità e la qualità del personale e l'organizzazione di comando e controllo, ci consente di dire che le tre Marine, pur in modo differenziato, cercavano di ritagliarsi un certo "potere navale" legato a quattro cardini strategici interessanti. 1° - "rispondere alla minaccia", vale a dire essere pronti ad interventi di power projectton Clsbore contro gli Stati barbareschi, allora rappresentanti una reale minaccia per le coste ed i traffici italiani, allo scopo di far rispettare i trattati ed eliminare la pirateria. A mio· giudizio quest'ultima minaccia poteva essere affrontata con uno stnunento più idoneo al sea-collfrol, ma avrebbe richiesto probabilmente più mezzi (fregate e corvette) ed un maggior numero di personale di alta qualità. 2° - "mostrar bandiera", vale a dire esercitare soprattutto in periodi di crisi una discreta, ma reale presenza navale non solo in Mediterraneo, ma anche negli oceani per assicurare un indispensabile sostegno alla politica estera dei tre Stati, la cui credibilità internazionale era uscita fortemente provata dall'occupazione napoleonica della Penisola. Si tratta della tipica politica navale delle piccole/medie potenze ancor oggi spesso utilizzata come affermazione internazionale. 3° - sostenere il proprio commercio, la propria immigrazione e la propria Marina Mercantile". Questo compito legato certamente agli altri, era tipico ed obbligato per i tre Stati che si affacciavano pur se timidamente ad una certa "rivoluzione industriale" e conunerciale. L'esempio della costmzione a spese dei commercianti genovesi di una fregata sarda può essere di sostegno a questa tesi. 4° - "svolgere il molo di constabukny forcè' in modo da evitare l'ingresso e la fuoriuscita di "portatori di idee rivoluzionarie" minanti la stabilità interna di Stati
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abbastanza reazionari ricreati dal Congresso di Vienna sulle ceneri della grande rivoluzione, le cui idee covavano nelle classi dotte del tempo. Queste quattro funzioni, che ho definito "cardini strategici", e che sono tipiche espressioni di un potere marittimo inteso nel senso classico, oserei dire mahaniano ante littercnn, sono state svolte dalle Marine italiane considerate nel periodo che va dal 1820 al 1848 in modo sostanzialmente simile, pur differenziandosi non tanto per seguire la politica estera dei tre Stati certamente mirante ad obiettivi di corto e medio periodo abbastanza particolari, ma soprattutto per il sostanzialmente differente sviluppo tecnologico. Infatti il periodo considerato è un momento critico per tutte le Marine: si passa dalla vela al vapore e si migliorano notevolmente le artiglierie di bordo con conseguenze importanti sugli ordinamenti tattici ed organici. Aci esempio la Marina sarda nel 1822 è composta da tre fregate (due da 44 cannoni ed una eia 20), due brigantini, alcune corvette e golette, oltre a cannoniere e perfino mezze-galere, in pratica una forza navale minore cli tipo quasi settecentesco, ma già nel 1837 entrano in servizio gli avvisi a ruote e nel '1840 le pirocorvette, nel 1847 la flotta sarda era ancora composta eia 4 fregate, due corvette e tre brigantini a vela, ma anche eia 2 pirocorvette e 3 avvisi a vapore. Più o meno negli stessi anni la Marina delle Due Sicilie è invece eia considerarsi all'avanguardia: nel 1820 la 1a divisione comprendeva un vascello, · una fregata e anche una bombarda oltre a numerose unità minori d'altura, con una buona capacità di proiezione di forza, ma soprattutto già dal 1818 la marineria napoletana aveva in servizio il piroscafo Ferdinando, che se pur appartenente ad una compagnia mercantile era comandato dall'alfiere di vascello Libetta. Nel 1830 l'impulso alla modernizzazione era notevole e si riuscì in dieci anni a costituire anche una imortante "Scuola di Ingegneri Meccanici" a Pietrarsa ed a varàre a Castellammare pirocorvette ed avvisi decisamente all'altezza dei migliori prodotti stranieri. L'Imperale Veneta Marina, pur se condizionata dalla mentalità continentale del governo cli Vienna, ebbe un'ottima divisione navale d'altura agli ordini del Dandolo con fregate, corvette e brigantini, mentre dal 1836 si iniziò a far entrare in servizio nel Lloyd piroscafi a vapore che fornirono un certo appoggio sinergico alle più convenzionali unità militari. Può essere interessante dal punto cli vista strategico ricordare quanto il Miche! scrisse su Rivista Marittima del 1922, l'ammiraglio Bandiera proponeva negli anni 1837-39 un consistente aumento della flotta austro-veneta allo scopo di: "- poter fare con le unità progettate un efficace dimostrazione navale contro i barbareschi ... (naval dtplomacy) - poter eguagliare le forze unite delle Marine napoletana e sarda (two power standard)
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PROllLEMI STORICI E l'A'ffORI EVOJ.UTIVL COLLEGATI Al. POTERE MARITTIMO
- non essere costretti a chiedere ad altre nazioni il concorso per azioni marittime in caso cli guerra (sea-control)". Su quest'ultimo punto considero importante trattenermi. Le tre Marine italiane ebbero sempre bisogno della benevola protezione della Royal Navy, soprattutto nei riguardi della sempre difficile politica cli relazioni con gli Stati barbareschi. Può essere significativa, ed ancor oggi esemplare, questa idea del Bandiera cli investire denari in forze navali per non essere troppo legati alla politica della superpotenza nella soluzione cli propri problemi strategici siano essi propriamente militari come cli fatto erano le spedizioni contro i Bey o comunque nell'area ottomana (vedi la spedizione austriaca in Siria) o puramente di presenza come le crociere in Oriente e nelle Americhe a protezione dei traffici commerciali. Concludo confermando che nelle Marine pre-unitarie l'idea fondamentale della strategia marittima, creare e 11rn1llenere un Potere Marfttt1no Nazionale, era certamente presente e probabilmente dalla successiva. fusione cli queste Marine nella nostra Marina Militare tale concezione è giunta giustamente sino ai giorni nostri.
Intervento di: Riccardo Nassigh Durante la campagna ciel Quarantotto i fattori evolutivi - come si è visto non mancarono cli certo. Pensiamo per esempio alla decisiva importanza ciel vapore, che avrebbe sempre più condizionato la mobilità delle forze navali, e dunque le caratteristiche delle navi, la preparazione ciel personale, e poi la tattica e la stessa strategia, per non dire della logistica: le basi sarebbero divenute elemento ancor più fondamentale per l'operatività delle flotte e fulcro delle loro capacità offensive (cosa che non sembra apparisse molto chiaramente ai responsabili navali del Regno sardo). Un altro fattore destinato ad assumere per noi italiani grande rilievo fu la difficoltà cli gestire i rapporti fra uomini di marine diverse, con tradizioni e regolamentazioni aspettative e abitudini diverse: un problerna'non solo operativo, ma sopratutto organico e morale. Lo si vide quando si presentò il problema cli far confluire nella Real Marina sarda una parte ciel personale della veneta Marina: anticipo - benché in scala ancora ridotta - dei gravi problemi sorti quando le marinerie napoletana, pontificia e toscana vennero assorbite dalla Marina sarda. In questa sede vorrei però soffermarmi - data anche la brevità ciel tempo disponibile - su alcuni aspetti strategici particolarmente connessi col potere marittimo. Il tempo. trascorso non cancella infatti alcune indicazioni a mio giudizio validissime anche' oggi. Del resto: perché studiamo la storia, se non per cercare se vi sia un nocciolo permanente capace cli insegnarci qualcosa anche nel presente? È noto che i fatti non si ripetono mai, mentre i modi in cui l'i.1omo pensa,
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sente e reagisce cli fronte agli eventi presentano analogie o addirittura identità sconcertanti anche in tempi e circostanze diversissime. C'è un che di costante nell'essere umano, che giustifica appunto lo studio della storia. Lo Stato Maggiore sardo mancava certamente cli una chiara visione strategica che collocasse in prospettiva unitaria le operazioni navali e quelle terrestri, facendole concorrere a un comune obiettivo. Non si anelava oltre la concezione di operazioni navali volte a proteggere le coste e i traffici, e si concepiva la guerra in mare come un fatto a se stante. Si giungeva - come dimostrano le istruzioni date all'ammiraglio Albini - a concepire una battaglia decisiva contro la flotta nemica, ma essenzialmente per mettersi al sicuro dalle sue possibili offese. Non certo per assicurarsi l'uso ciel mare a scopi offensivi. Per conseguenza non era neppure molto chiara la valenza politica delle operazioni marittime, sopratutto dal punto cli vista dell'influsso che potevano esercitare sui rapporti internazionali. Lo si vide in occasione del blocco cli Trieste e, in genere, delle operazioni che coinvolgevano la navigazione mercantile. La prima seria conseguenza militare cli tutto ciò fu l'assoluta impreparazione a concepire una strategia combinata, che - nella situazione geopolitica cli quella irripetibile primavera - permettesse all'Esercito cli creare un secondo fronte, mettendo in crisi l'intera organizzazione militare ciel nemico. Se rileggiamo la serrata critica strategica del Pieri nella sua eccellente opera sulla storia militare del nostro Risorgimento ce ne accorgiamo assai presto (anche se il Pieri sviluppa la sua analisi da un punto cli vista prettamente terrestre). In quelle prime settimane cli guerra le forze ciel maresciallo Radetzky si trovavano in grave crisi operativa, logistica e morale: disperse in tanti piccoli presidi sparpagliati in mezzo a focolai d'insurrezione (dei quali Milano, Brescia e Venezia erano soltanto i principali); le fortezze del Quadrilatero erano scarsamente presidiate e non approntate a difesa. E infatti, anche ragionando in termini puramente terrestri, vi fu qualche generale piemontese che, durante i vari consigli cli guerra tenuti da Carlo Alberto, ebbe la lucidità cli consigliare una rapida avanzata in profondità attraverso la Lombardia per isolare il Quadrilatero o addirittura prendere Mantova, e congiungersi poi con Venezia per farne la base operativa delle ulteriori operazioni. Radetzky sarebbe stato così costretto ad aprirsi la via della ritirata - ammesso che avesse il tempo cli riorganizzarsi - attraverso il Veneto in rivolta. L'ultima volta che emersero concetti ciel genere fu ad aprile, quando ancora le sorti della guerra non erano affatto compromesse. Non se ne fece nulla a causa della totale incapacità dello Stato Maggiore cli ragionare in termini realistici. Al contrario si accumularono ritardi inconcepibili, a cominciare eia quello dovuto al Re che passò il Ticino nove giorni dopo la dichiarazione cli guerra! E si lasciò all'abile comandante austriaco tutto il tempo per riprendere in mano la situazione e sfruttare l'insipienza ciel nemico. Sarebbe ovviamente occorsa una preparazione cli lunga mano, che permettesse cli imbarcare un corpo d'esercito prima ancora che le ostilità avessero
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PROBLEMI STORICI E FATl'ORI EVOI.UT!Vl COLLEGATI AL POTERE MAIU'!T!MO
inizio, per trasferirlo nel Golfo cli Venezia approfillanclo dell'eccezionale disponibilità cli una catena continua cli basi lungo i litorali italiani: Livorno, Civitavecchia, Napoli e Lutto il Regno delle Due Sicilie, fino ad Ancona e Venezia coi rispettivi arsenali. Mai più le vicende politiche avrebbero messo a disposizione ciel Piemonte una tale catena logistica, e per cli più con l'appoggio cli truppe alleate e cli una considerevole forza navale napoletana! In questo quadro anche la ricerca e l'evemuale distruzione della flotta austriaca avrebbero assunto un preciso significato strategico. Ben altra cosa risultarono invece le istruzioni date il 18-20 aprile all'ammiraglio Albini, che limitavano le operazioni alla vigilanza sul traffico e finirono con l'enfatizzare indebitamente il problema degli interessi neutrali. È nota la macchinosa vicenda del blocco cli Trieste con tutte le relative complicazioni internazionali. (E chissà poi perché la flotta austriaca avrebbe dovuto accellare battaglia in condizioni sfavorevoli cli relatività: per far piacere a chi?). In sostanza i piemontesi rinunciarono a usare le basi navali fortificate come strumenti tipicamente offensivi volte a sostenere le operazioni della flotta, e persero un'eccezionale occasione cli impiegare il potere navale per incidere militarmente e politicamente sull'esito della guerra. Né si dica che si sarebbe comunque trattato della lotta della pulce contro l'elefante: in realtà l'Austria versava in seria crisi anche dal punto cli vista politico. Nella stessa Vienna scoppiarono ben due insurrezioni. Una campagna favorevole al Re cli Sardegna avrebbe potuto avere conseguenze difficilmente calcolabili. Dicevo all'inizio che nella storia ricorrono talvolta insegnamenti permanenti. Sono convinto che ancora oggi, in Italia, si fatichi a realizzare la fondamentale unità fra politica estera e politica militare, e fra politica estera e strategia, e che negli stessi ambienti militari fatichi a emergere l'intrinseca unità fra terra, mare e aria. Pur in circostanze politiche e militari diversissime - voi militari mi insegnate quanto siano cambiate le cose eia quei tempi - non possiamo dimenticare che in ogni caso una deve essere l'azione dello Stato, con idee c/Jiare circa l'obiettivo da perseguire, i mezzi, le 111odalitcì e i tempi. La relazione spazio-tempo non ha perso nulla ciel suo tradizionale valore; ha soltanto mutato gli ordini cli grandezza dei suoi componenti. In particolare la tempestività - a parità cli ogni altro fanore - resta la vera linea cli demarcazione tra successo e fallimento. Tutto ciò, in linguaggio più propriamente militare, si esprime in termini cli concentrazione degli sforzi, iniziativa, sorpresa, informazioni.
Interuento di: Giorgio Giorgerini L'esercizio del Potere Marillimo, nel Mediterraneo come altrove, è un fallo cli geopolitica e cli geostrategia. L'intera storia ci dice, che chi controlla il Mediterraneo influenza le vicende dell'intera corona geografica che gravita sul Mediterraneo:
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dall'Europa occidentale al Nlaghreb, dalle regioni cbnubiane-balcaniche al Vicino Oriente, dai territori caucasici e anatolici sino al J'vlare Arabico, dal Medio Oriente sino al Corno d'Africa e all'Oceano Indiano sino a lambire il subcontinente indiano e il sud-est asiatico. Questo stato cli fatto è molto i111portante: siamo oggi m presenza di una sorta di co11sociatfufs1110 internazionale istituzionalizzato che si arroga l'autorità di intervenire e di interferire anche nelle crisi interne dei paesi quando siano ritenute a rischio le regole e l'ordine riconosciuti dalla comunità internazionale. La regola non è però assoluta, è solo relativa a seconda degli interessi coinvolti: talvolta si interviene, talvolta ci si astiene pur essendo di fronte a uguaglianza cli crisi. Talvolta non si tiene conto delle implicazioni geopolitiche e geostrategiche e ciò contribuisce a spiegare certi deludenti risultali quali quelli ottenuti in Somalia o nella drammatica successione cli indecisioni nei conflitti dell'area croato-balcanica. L'area oggi esa111inata, quella dell'Adriatico, è, tornata nuovamente critica. Impossibile do111inarlo dalla costa italiana, possibile invece da quella balcanica. La sua porta d'accesso è data dal Canale d'Otranto che può essere solo controllato dalle due posizioni opposte di Otranto (Italia) e Valona (Albania). Le conseguenze della frantu111azione del vecchio Stato jugoslavo propongono scenari critici in cui questo mare può diventare facil111ente sede cli crisi politico-militari. Vi è inoltre eia rilevare che è au111entato l'affolla111ento delle nazioni rivierasche, aggiungendo crisi a crisi. Si pensi, a esempio, alla nazionalista Croazia che è venuta ad affacciarsi su un lungo e importante tratto dell'Adriatico, fatto che potrebbe anche riproporre una qualche nuova questione adriatica. Per migliorare la sua posizione geostrategica e consolidare un suo grado cli potere 111arillimo, al cli là della volont:ì politica, l'Italia ha poche carte favorevoli: l'Albania e l'utilizzazione del porto cli Trieste, una rivitalizzazione della propria marina mercantile nell'insieme ciel suo sviluppo econo111ico, uno stru111ento militare marittimo integrato che le possa consentire una credibile im111ecliatezza e reazione in ogni punto dell'area allargata del Mediterraneo. Presentando un conglo111erato geopolitico, geostrategico ed economico degno di chi vuole aspirare a essere una media potenza regfo11ale con i11teressf 8loboli, l'Italia potrà portare in Europa un forte ele111ento cli 111arillimità 111ecliterranea, vitale sia per l'Unione sia per essa, assieme a elementi fondamentali per la creazione e l'esercizio cli un potere maritti1110 sopratutto cli comunità e cli coalizione. Sino al 1989 la situazione nel Mediterraneo era 111olto più chiara, stabile e definita cli quanto non sia oggi. La fine della guerra fredda e ciel bipolarismo ci ha dato uno stato permanente cli crisi geograficamente esteso e variabile. Fervono guerre e guerriglie, le politiche sono contraddilloric andando da spinte verso comunioni di nazioni ad atroci conf1illi cli nazionalità ed etnie, con un crescendo cli estremismi religiosi e una progressiva invadenza cli organizzazioni criminali internazionali.
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PROBLEMI STORICI E FATIORI EVOLUTIVI COLLEGATI AL POTERE MARITllMO
Sino a pochi anni addietro il Mediterraneo era sotto controllo ciel dispositivo aeronavale della Nato, relativamente contrastato dalla presenza cli una squadra navale sovietica. Questa condizione cli sicurezza marittima rappresentata dalla Nato esiste ancora oggi e buona prova ne è stata data fino ad ancora poche settimane or sono con la missione in Adriatico volta a imporre per conto clell'Onu la misura cli embargo nei confronti dei territori dell'ex Jugoslavia. Di fronte ai rischi cli crisi latenti e future si pone oggi il problema della sicurezza nel Mediterraneo. A più riprese si è parlato cli un sistema cli sicurezza nel Mediterraneo: sono sempre stato scettico in proposito. In quest'area si concentrano o sono comunque influenti troppi e differenti focolai cli crisi, vecchi e nuovi. Anche animati dalla più convinta fiducia, una certa dose cli scetticismo rimane verso la durata cli accordi raggiunti o in via cli discussione per risolvere crisi e turbolenze. Siamo certi che gli accordi cli Dayton sulla l3osnia continueranno nel medio-lungo periodo nel quadro cli una situazione balcanica non certo stabile? Siamo proprio convinti che un accorcio definitivo tra israeliani e palestinesi assicurerà la pace definitiva in Medio Oriente? In quanto alla messa in atto cli misure internazionali cli sicurezza e di flclucia quali quelle attuate con la PartJ1ersbip for peace (il PmteJ1ariato per la pace), esse possono avere una loro utilità sul piano della conoscenza, dell'informazione e cli una saltuaria cooperazione militare, ma non ovviano certo all'insorgere cli crisi mosse eia motivi e radici spesso profonde. Il problema della sicurezza nel Mediterraneo è un esempio ideale per l'esercizio cli potere marittimo dove insieme ad accordi politico-diplomatici - che valgono per quello che sono sempre valsi nella storia -, e a una vivace dinamica economica si manifesti la predisposizione e l'esercizio cli strumenti cli dissuasione e repressione che nel Mediterraneo non possono che avere una prevalente connotazione marittima. La domanda che si pone è quali aspetti può avere oggi il potere marittimo, se gli elementi per il suo esercizio sono ancora quelli esposti eia Alfrecl T. Mahan poco più cli un secolo fa, oppure se essi si sono modificati cli fronte alla realtà delle nuove crisi.
FINITO DI STAMPARE NEL MESE DI AGOSTO 2000
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