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ANDREA CUCINO

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ANDREA CUCINO

Articoli dal 1975 al 1983 Le classi dirigenti nella preparazione e nella condotta della guerra, 1975 n.3 pag 7 La ristrutturazione dell'esercito situazione e prospettive, 1976 n.4 pag 2 Prospettive dell'Esercito, 1977 n.3 pag 2 Il fattore velocitĂ nelle manovre strategiche, 1982 n.6 pag 65 Il Patto Atlantico e la sua organizzazione militare permanente, 1983 n.4 pag 33


. Ne/l'attività di redazione capita spesso di sfogliare, tra la numerosa documentazione, anche vecchi numeri della Rivista Militare e di imbattersi in uno df quegli articoli che trattano argomenti Il cui interesse non è stato minimamente intaccato dalla « ruggine del tempo ». Il lavoro che presentiamo, in sintesi, ai nostri lettori è stato premiato nel concorso indetto dalla « Rivista Mli/tare » per /'anno 1951 . L'autore, il Maggiore Andrea Cucino, è oggi Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. (NdRJ.

·le classi dirigenti

mila fr/1:J)arazirme emila tvndoua della guerra ot:c~=== h libertd rreot1ire: sorg-e11te del 'Vtdo1r 111ilitflre

I

La forza motrice della vita e, quindi. della storia è la libertà creatrice, identificantesi con quel pungolo che ha spinto, spinge e spingerà incessantemente ogni uomo e ogn i società a creare nuove e più intense forme di vita. nel campo materia le e in quello etico. Che i fattori morali abbiano un'incidenza predominante sul campo di battaglia è una verità ormai indiscutibile: che l'impiego di tutta la svariata gamma dei nuovi potenti mezzi bellici non abbia diminuito l'influenza dei fattori morali sull 'esito della moderna lotta armata è un'affermazione che è difficile contraddire, se si esamina la questione attraverso una critica che diradi la nebbia delle spettacolari appa renze. E' chiaro, infatti, che lo spirito offensivo e la volontà di vittoria s'Identificano entrambi con quell'energia spirituale che spinge irresistibilmente il componente di una comunità sociale a dare tutto se stesso - sia che combatta sui campi di battaglia sia che lavori nelle officine per la vittoria del proprio Paese. Lo spirito offensivo delle Forze Armate espresse da un popolo è fondamentalmente determ inato dall'iatensità del processo creaIlvo esistente nella società nella quale esso è crganizzato e dalla necessità - avvertita dalla mas-

sa dei cittadini, o per l'evidenza di uno stato di necessità o per l'Illuminata azione delle classi dirigenti o per entrambi I fattori.:_ di dover tutelare il libero sviluppo di tale processo con la forza delle arimi . Più brevemente, possiamo dire che « il valore militare è espressione di libertà creatrice». Il processo creativo della libertà è Incessante, ma il suo ritmo di svolgimento non è uni· forme: .a volte si estrinseca in manifestazioni veementi come nei grandi periodi rivoluzionari, talvolta sembra spegnersi come nei lunghi periodi di apparente stasi nella lotta sociale. E' un fatto incontestabile che le grandi rivoluzioni. dovunque si siano manifestate. hanno sempre espresso Forze Armate animate da elevatissimo spirito offensivo. Per contro. anche un sommario esame storico ci consente di constata re che le Forze Armate che hanno dimostrato un bassissimo valore combattivo sono sempre state espresse da società nelle quali le classi dirigenti tendono ad opprimere quelle forze sociali maturate In seguito all'incessante processo creativo della libertà. E la causa di questo fenomeno è, in fondo, molto semplice. E' noto che il successo rinvigorisce le situazioni sociali in atto. Orbene, se teniamo presente che sotto la divisa del prlmo generale, come dell'ultimo rnldato. esiste un essere che ha facoltà d i giudizio, c'è da mera_:;gliarsi se. attraverso un ragio-

namento acutamente speculativo oppure politicamente elementare, la maggioranza trova che non valga la pena di morire per mantenere in vita un'organizzazione sociale che ostacola l'affermarsi di quelle nuove forme di vita che il processo dialettico della storia ha fatto sorgere nelle coscienze? L'ostilità di un popolo verso un altro nasce da Interessi materiali e spirituali avvertiti dal primo e ostacolati dal secondo . E. a meno che la politica di uno stato non persegua moventi egoistici di particolari classi, la tutela degli interessi si identifica con la tutela del libero sviluppo del processo creativo della libertà . La ostilità, quindi, sorge da obiettive situazioni: non é creazione artificiosa di propaganda . Come sappiamo per dolorosa esperienza dell'ultimo conflitto, la propaganda non crea l'ostilità , può solo esaltarla. La propaganda non è tutta menzogna: essa è l'arte di far credere, sulla base di poche sos tanziali verità , molte parzial i menzogne. Oggi, come mal nella storia dell 'umanità, la guerra sottopone a dura prova la solidità di una comunità sociale: comunità che è sostanziata dalla vitalità di quei principi etici che caratterizzano quella organizzazione sociale. L'asserto sembrerà poco convincente a chi non è persuaso che l'essenza della forza è di natura etica, non materialistica. Ma, per convincersi che la validita di un'organizzazione sociale non è sostanziata da rapporti di

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forza intesi so:o nel senso materialistico, basta osservare che tutte le rivoluzioni sono opera di una minoranza con tro chi detiene la forza materiale e che, una volta impadronitisi del potere, gli artefici della rivoluzione Impiega no con ben altra efficacia gli organi dell a forza materiale. E' chiaro che chi sostanzia l'efficaéia del l'Impiego degli organi rappresentativi della forza materiale è la vitalità dei nuovi rapporti etici che la rivoluzione tende a instaurare nella comun ità sociale. Orbene. accettato il princi· pio che la llberta creatrice è 1a forza motrice della vita e quindi della storia. ne consegue che se. in un'organizzazione socia le, vi è intensità di sviluppo del processo creativo della libertà, essa è altresì caratterizzata dalla vitalità di principi etici - In atto o in corso di afferm azione - che la configurano e la sostanziano. e· nota la preminente importanza che la sociologia e la storiografia moderna assegnano alla funzione delle classi dirigenti nella vita di una comunità sociale. E, In effetti, non vi può essere intensità di processo creativo e quindi solidità di organizza zione sociale laddove non vi siano classi dirigenti ill umi nate. L'esperienza storica dimostra che. ogni qualvolta le classi dirigenti hanno esaurita la funzione creatrice e si sono chi use nella cittadella del proprio egoismo per difendere privilegi anti· tetici con I nuovi principi etici che affiorano nella coscienza della comunità sociale. questa non riesce ad esprimere Forze A rmate animate da el evato spirito offensivo fino a quando tempestosi avvenimenti. conseguenti al processo dialettico della storia. non le hanno inesorabìlmente travolte e nuove classi dirigenti hanno conquistato il potere.

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La libertà creatrice non è, dunque, soltanto la sorgente del valore mil itare ma è. altresì , la sorgente della « milita rità » di un popolo, intesa come attitudine ad assicurare la tutela dei propri interessi. Infatti, nell'esistenza di classi dirigenti ill uminate, nella

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solidità dell'organizzazione sociale e nella volontà di vittoria del cittadini possiamo vedere i fattori fondamentali della mil ltarità di un popolo. E' chiaro che, in un regime politico liberale, è più facile che le classi dirigenti, dinanzi all'in calzare di nuove forze socia li, sappiano adeguarsi all'eterno imperativo categorico al quale la storia le sottopone: « rinnovarsi per rinnovare o essere travolte per non più risorgere». E' ovvio che, fino a quando le classi di· rigenti esplicano un·azione motrice nel processo creativo della libertà, esse sono • soggetto » di storia; quando rinunciano alla loro funzione creatrice. diventano « oggetto• di storia. Qua lcuno, seguendo le teorie del moderni machlavelllstl. obietterà che le classi dirigenti hanno sempre agito secondo il proprio utile. Ed è vero. Ma non bisogna confondere l'utile con l'egoistico perché l'uno è creatore, l'altro è oppressore. I grandi borghesi che, con la rivoluzione francese, liberano il campo delle loro attività. sono spinti dal proprio utile, ma le loro imprese sono creatrici di vita per tutta la comunità sociale. Ci si potrebbe chiedere : come sorgono e quali funzioni hanno gli ideali che. di volta in vol ta, infiammano le passioni del popoli? Gli ideali sono espressioni di libertà creatrice. Essi non sono sentimenti astratti, altrimenti si affermerebbero come motivi eterni non sottoposti al processo dia· lettico della storia. Nascono sulla base dei nuovi bisogni e dei nuovi motivi etici che la vita crea. Anche l'amor di Patria. che è senza dubbio una delle sorgenti più frequentemente attive del valor militare, non na avuto - CO· m'è noto - una vitalità costantemente rilevante. Esso è stato una delle sorgenti più potenti del valor militare, in quanto la Patria è l'ambiente nel quale si estrinseca Il processo creativo della libertà. Ma oggi che tale processo, per esplicarsi, ha bisogno di orizzonti più ampi di quell i offerti dallo stato nazionale, già osserviamo che l'amor di Patria, pur essendo ancora una delle più potenti sorgenti di valor militare. non ha più la vitalità del secolo scorso.

Giunti a questo punto dobbiamo chiederci: quale va lore pratico hanno le considerazioni fin qui esposte? Non vi è alcun importante problema militare che si possa risolvere senza avere una chiara e acuta visione delle ques tioni che agitano e configurano la società nella quale il problema si pone. perché sono le forze sociali che animano tali problemi. Avulsi dalle forze sociali. essi si pongono In termini astratti e inducono ad astra tte soluzioni. Chiariamo l'asserto con qualche esempio. E' noto che la Svizzera, oggi, vanta una delle più efficienti organizzazioni militari; ma è fuor di dubbio che la sorgente di tale efficienza non è nella pur mirabile tecnica organizzativa, bensì nella vitalità della sua organizzazione socia le. Infatti, la massa dei cittadini è concorde nel mantenere tale organizzazione sull'attuale linea evolutiva. Orbene, se immaginiamo di trasferire l'organizzazione militare svizzera in una soc ietà caratterizzata da for ti tensioni sociali Interne. osserviamo subito che essa sarebbe un assurdo: le arm i, lasciate ai cittadini per assicurare una più r apida mobilitazione. prevedibilmente sa rebbero impiegate per la lotta sociale, invece che per la difesa della Patria. Qualsiasi piano di guerra o Importante disegno di operazioni va, quindi, studiato esaminando prima i problemi che agitano e configurano la società dell'avversario e poi facendo il computo dell'entità delle forze armate nemiche. Da ciò appare chiaro quanto sia anacronistica una c lasse dirigente militare apolitica, cioè avulsa dai problemi politico - sociali che agitano II mondo. un Capo militare dev 'essere apartitico, cioè deve astenersi dal partecipare alla politica militante del partiti;.ma egli deve saper fissare acutamente lo sguardo nel mondo politico - sociale nel quale VI· ve, per individuarvi le forze attive e passive che condizionano tutti i problemi militari. Altrimenti, corre Il rischio di impiegare uno strumento di cui conosce la tecnica senza saperne valu t11re la forza che lo anima. Il più grave pn.,b1erna sociale del mondo moderno è, senza


dubbio, determinato dalla insufficienza dei beni prodotti rispetto alla concezione della vita maturatasi nelle masse popolari. Ma, mentre in ogni comunità sociale, con metodi diversi e quindi con varia efficacia, si tende a ristabilire l'equilibrio, ecco sorgere. per le esigenze di una lotla di esistenza, il drammatico dilemma: spese sociali o spese militari? Un uomo militare tfirettivo, convinto come dev·essere che le armi valgono in rapporto alla vitalità degli imperativi etici che animano chi le adopera , deve rendersi conto che il dilemma sorge da uno stato di necessità: non è detto che, nella riso Iuzione di esso. egli debba sempre propendere per le spese milltarl. Piuttosto. c'è da osservare che Il quesito posto su due termini può anche risultare tendenzioso. in quanto rispondente ad interessi particolaristici. Esso va posto su tre termini: - spese sociall, per aumentare la produzione dei beni; - più equa ripartizione dei beni prodotti, per attuare i nuovi contenuti etici che sostanziano gran parte della lotta sociale moderna; - spese militari. E non c'è dubbio che, indipendentemente dal regime politico, il più efficace riarmo sa rà attuato laddove il problema verrà risolto sulla base di tali tre termini. Da quanto abbiamo finora esposto, appare decisamente errata la concezione che la soluzione dei problemi militari riguardi solo le classi dirigenti politico - militari. La tutela degli interessi di una comunità sociale - tutela che. ovviamente, comporta l'approntamento e l'eventuale impiego degli organi per la lotta ar-

mata - investe la responsabili tà generale di tutte le classi dirigenti, e non soltanto di quelle politico - militari. Infatti. dall'antichità ai giorni nostri, le classi dirigen ti di tutte le comunità sociali, nel periodo in cui In loro è stata viva la funzione creatrice. hanno sem pre partecipa to attivamente, anche se non sempre direttamente. alla preparazione della guerra e alla lotta armata. Nell'ultimo conflitto, gli Stati Uniti hanno potuto superare la crisi della loro impreparazione grazie alla totale partecipazione allo sforzo bellico di tutte le classi dirigenti: dai capitani d'industria ai tecnici, dagli scienziati al giornalisti. dai grandi aorari ai produttori cinematografici. Il distacco delle classi dirigenti dai problemi militari è stato sempre un sintomo infallibile del loro declino. L'assenteismo militare delle classi dirigenti in decadenza risponde all'Intrinseca logica di chi si è chiuso nella rigida difesa di interessi divenuti ormai egoistici. Se il nostro asserto si è dimostrato vero nel passato. lo è vieppiù ai nostri giorni, in cui la lotta armata investe tutta la vita di una comunità sociale. Da c iò, per esempio, appare evidente io scarso senso di responsabilità di certa stampa nostrana che. agli argomenti milita· ri, concede ampia ospitalità solo quando si tra tta di questioni personalistiche o per arieggia re un ormai vetusto antim ilitarismo di maniera, oppure per dare libero corso a nocive esaltazioni retoriche; ma che ignora quasi del tutto i fondamentali problemi militari. alla risoluzione dei quali essa potrebbe portare l'eleva to contributo di una critica spreg iudicata ma costruttiva. nonché la influenza di un 'opinione pubblica

progressivamente educata a fermare la propria attenzione su tali questioni. Si obietterà che l'antlmillta rismo, nello stato liberale affermatosi dopo la rivoluzione fran cese, ha avuto - e tuttora ha la funzione sociale di combattere il militarismo. E ciò è esatto. Ma l'antimilitarismo ha una ragione di essere solo nei paesi che abbiano sorg enti eccessivamente vigorose di mi litarismo. non in una nazione come la nostra che. per obiettive condizioni di forma zione storica. ha una società non ancora dotata di adeguata sensibilità per i problemi militari. Si obietterà anche che la stampa ha interesse a pubblicare ciò che è gradito al gusto dei lettori. D'accordo. Ma un pubblicista che. quale componente della classe dirigente. abbia la coscienza della sua importante funzione. dovrebbe cercare di • educare• oltre che di • accontentare •. Una classe dirigente illuminata è ricca di elementi che hanno spiccata sensibilità per i problemi militari, alla risoluzione dei quali. direttamente o Indirettamente, portano il contributo della loro capacità e. soprattutto, del loro senso di responsabilità. E questo è particolarmente necessario oggi che, da una situazione di equilibrio bipolare tra il blocco sovietico e la NATO. ci stiamo chiaramente avviando verso un equilibrio più complesso in cui le « pedine » aumenteranno quasi certamente da due a quattro o cinque. In questo periodo di trapasso. è di fondamentale importanza che non si determinino pericolosi squilibri in quei rappor ti di potenza che, provocando una situa zione di reciproca dissuasione. consentono di preservare la pace nel mondo.

Il Gcncu,to And,c.r Cuci.no, m.,to " Mom e,co,vmo Rovel!IJ (SafemoJ il 23 lugliO 1914, ha ,n11la10 la camera nel·

ro:roòtt J9JS, oue/e t01101e.ne11te d1 11rr,gl/.e1la p1ovonfonto d•Jl'Aeea<Hmla Mlli1a1c di Alli(Jlic,;, o Gento, Dooo t;,

Scoola di Appliçafiono di Artiglit;,i;J,, h11 lrcqvQrilJJto un c;o,$() rii 1,peci.rlù,,n;one t.ul meni cortt1l8tl, ltt Scuola di Gm,m,, fltclduto Sttll, Maggiori lnte,totltt a /a IV Senione <le.I NAYO Dstenee Colttgt a P1rigf, Ha pre&o parte alfu1tlmo conll,uo mor>d,'1/0 In o,1c1n1,. in Russi, e ,11, Cuen, dl Uber,1/one merhamlo u.n, Mt<iag/!a d'AJl}cmo e w,a Medaglia di B,0010 $(ti cl.lmpr,. dm:; r,v1J11t:m)ènri ,:,.u m(J,ita di r,um,a e r/1111 flrtcomi $0,!otmì pe, fotto di ,;mma. ()(>po :,va, ctnrl(lndMo d,'tl 19,,1 11t 1949 il lii gruppo del 3!)-> reg gim,mto arr1gl1er,a da c<1m• pag11a. ha flcoperto vari importanti lr,ca1iehl Pl•Ho lo Stilo M"fffO,ò detrEurcl:o: ht poj com1ndsro Il 1~ ,eggl· mff\ro 1rrigJ1erJ1 cor,ziaro , Arlere • e, succes~lvameme. dal I · sprfto l!JdO si 21 agosro 1!Jd2. ha p,cswto :;c1vi1Io p,es,o fl Minls1e,o Atf.,,i EsttJti ço,nc flS//(lttr, milit;.1111 pe, 11, que...'tltm6 dtJI d1&;t1mo e presso 1/ Gruppo pe,mane()te dcli.o NArO, a washm91on. come membro del Gruppo Studi Strategici e Piani. E' a.raro quindi ,omandant• dtl/a 111 81,ga.a ,01,zu1a • AriOfe , , c,pa Vlffdo del CIPo di SM dell'fi.rcito dli 31 01100,e 1964 ,r 2s o:1ob1e 1965, Rer,arro Pot11Jca MU/ur,o - Piani o Opc,.rtlonf dcl(o Stata MnggiortJ Oifes11 d.JI ~ otrnb,a 196.5 ,, t ?4 Olto• '110 1967, oom:wd1111tu dttllJ.r 0111,slone cotauata • Athtle • d1.1I 25 ortotHe 11161 dJ 28 ouoo,e 1968. Ispettore dli· r Atma tlJ AWgfl•r,a dal 29 ouobt• 1968 ,, 30 IU9lio 1972. Ctone1a!e di C<Jrpo d'Mmate <fai 31 d,ccmbta 19'10, ò .stato Scgu1torio GrmrmrJr, dcrlla t)U,1-.-..r d1.1I t• IJùOSto

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31 g«mm,ia 1975. Dal 1• leM•.tio 19ì'S • di Srtto M1ggiore dtfrEHtciro, E' aurore dÌ numerosi studi ttd 11,tlcoll di ca1a1to10 politico . milit.r10, rii m,1u1.J tr,cnitm " ~ ,;fondo 50Ciòlo, gioo clut r,ttdolli in :1/rte fingue, hanno .ovulo 111gtt d,ttusione a1rea.1e10. 19n

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Lo scorso anno, proprio In questa sede, ebbi /'occasione di presentare il quadro wmerale della ristrutturazione dell'Esercito che, dopo quat· tro mesi di intensa attività di studio, era già stato definito e presentato alle Autorità di Governo per l'approvazione. Oggi, a distanza di un anno, questa circostanza mi offre l'opportunità di fare il punto sullo sviluppo del vasto processo innovativo che l'Esercito ha affrontato, di valutare i risultati conseguiti e di formulare qualche prevìsione per Il futuro. Il tempo trascorso è ben poca cosa per un organismo cosi complesso qual'è l'Esercito, sulla cui funzionalità incidono fattori molteplici, di carattere giuridico · amministrativo, economico e, soprattutto, umano. Ouanto si è potuto realizzare In un periodo cosi breve è motivo di intima soddisfazione per tutti coloro che hanno a cuore le sorti delle lsti· tuzioni militari. Ma la misura dei risultati raggiunti non può. da sola, appagare il nostro impegno. E' perciò soprattutto con lo sguardo rivolto al futuro che intendo tornare oggi su/l'argomento della ristrutturazione. per riepilogarne i criteri Ispiratori, le modalità di sviluppo e le prospettive evolutive.


La ristr

azione

L'origine del problema è ormai largamente nota. e non solo agli « addettì ai lavori » qualì possono essere I Quadri dirigenti militari, ma anche all'opinione pubblica ed a tutto il Paese, grazie alla continua azione informativa svolta dall'Esercito. Un complesso di eventi aveva condizionato negli ultimi anni l'evoluzione dello strumento militare. Ne era conseguito: - un sempre più marcato squilibrio tra risorse ed esigenze. sia in termini di mezzi finanziari sia In termini di personale; - una progressiva e drammatica riduzione del· l'efficienza funzionale della Forza Armata. con riflessi diffusi in tutte le sue strutture fondamentali. Nel contesto strategico attuale solo uno strumento di qualità, anche se di ridotte dimensioni, può garantire la difesa del territorio nazio· nale ç;on il minimo dei rischi. Di qui l'esigenza della ristrutturazione, il cui obiettivo è appunto quello · di realizzare un Esercito di qualità. Ma un organismo di questo genere pone molte onerose condizioni, che possono essere individuate come segue: - una dimensione proporzionata alle risorse di· sponibili e ordinamenti razionali; - sistemi addestrativi appropriati ; - dottrina d'impiego aggiornata; - infrastrutture funzionali; - armamenti ed equipagg iamenti moderni.

L'ordinamento Un Esercito di qualitè richiede In primo luogo ordinamenti razionali ed un rapporto accetta· bile fra le dimensioni dello strumento e le risorse. Per questo è stata intrapresa una vasta opera di revisione delle strutture ordinative in tut· ti i settori. L'obiettivo perseguito è duplice. In primo luogo, attribuire ai vari organismi una maggiore funzionalità . In secondo luogo, realizzare ogni possibile economia. per devolvere una più elevata percentuale delle risorse umane e finanziarie alle unità operative. Per quanto riguarda gli Organì Centralì, tra le varie misure poste in atto assume particolare risalto l'unificazione del vertice logistico. Con il nuovo ordinamento il IV Reparto dello Stato Maggiore è stato fuso con l'Ispettorato Log istico realizzando un organismo più funzionale . In tal modo, oltre all'economia di personale. tutto il processo logistico, dalla programmazione degli approvvigionamenti al controllo della gestio-

ne, potrà essere realizzato con maggior rapidità. riducendo i passaggi burocratici fra organo ed organo. Questa innovazione, unitamente ad altre trasformazioni. quali: - l'unificazione deg li Uffici Addestramento e Regolamenti dello Stato Maggiore dell'Esercito; - la riduzione dei compiti e lo snellimento degli Ispettorati d ·Arma: - l'accen tramento in un solo organo del pilotaggio nell'attività di ricerca e sviluppo,

è uno degli aspetti di un vasto programma in via

di attuazione, inteso a conferire maggiore snellezza ed incisività di lavoro agln Organi Centrali. Nel complesso, I provvedimenti già attuati in questo settore hanno consentito di ridurre di quasi 80 unità l'organico degli ufficiali e di oltre 60 quello dei sottufficiali e del personale civile. E' auspicabile che analoghi provvedimenti siano decisi al più presto e realizzati negli Organi Centrali Interforze. tanto più che soluzioni sono state individuate già da qualche anno. Anche l'Organizzazione Territorìale e Logìstìca è in via di riduzione e razionalizzazione: - sono state soppresse 7 Delegazioni Trasporti nel quadro dell'Organizzazione <ilei Trasporti Territoriali; - sono stati eliminati 23 Depositi del Servizio Arm i e Munizioni. Nel prossimo futuro. oltre alle contrazioni già citate: - Il numero degli Ospedali Militari sarà ridotto di nove; - sa ranno eliminati altri 24 Depositi Munizioni e 22 Depositi o Sezioni di Commissariato: - è previsto un ampio riordinamento dei Distretti Militari. I rela tivi programmi sono già stati definiti. I Distretti saranno articolati In • principali» ed « ausiliari • sullà base .dei compiti ad essi attribuiti. Tutti gli enti attualmente esistenti saranno mantenuti in vita e verranno adeguatamente tutelate le esigenze della popolazione civile. La ristrutturazione della Organizzazione Territoriale procede necessariamente con gradualità. sia per la complessità di tale branca sia perché ogni miglioramento è subordinato anche all'introduzione di procedure automatizzate per l'elaborazione dei dati e per la gestione dei materiali. A ciò si aggiungono anche i gravi problemi dell'ammodernamento delle infrastrutture e dei mezzi e del reimpiego e della riqualificazione del personale.

L'Organizzazìone addestratìva è stata parimenti ridimensionata riducendo taluni corsi e. soprattutto, eliminando quelli per allievi sottufficiali di complemento. I comandanti di squadra vengono ora scel ti nell'ambito dei reparti fra i migliori dei militari di truppa in servizio. sulla base della effettiva attitudine al comando e non in base ad una selezione preventiva. che non è probante. anche perché effettuata soprattutto In funzione del titolo di studio, parametro questo non sufficiente a con3


figurare le qualità - specie di carattere - richieste per un com<1ndante di squadra. I preesistenti Centri Addestramento Reclute (CAR) sono stati invece sostituiti da battaglioni di fanteria, Inseriti organicamente nelle Grandi Unità operative. nel quadro del nuovo sistema addestrativo adottato. Anche le varie Scuole d'Arma e dei Servizi sono state riordinate con la contrazione dei battaglioni addestrativi in esse inquadrati. Per quanto riguarda l'Esercito di Campagna, è stato necessario attuare le trasformazioni a.ritmo serrato per evitarne un'ulteriore riduzione della capacità operativa. Per esso ricorderò alcuni dati significativi: - sono stati soppressi 87 battaglioni . gruppi e 48 Comandi di reggimento; - la linea carri è stata ridotta di 900 mezzi; - il parco delle artiglierie campali è stato ridotto di 450 pezzi: - i missili terrestri sono stati rldottì di 10 rampe, senza peraltro scadere In capacità globale di fuoco. La rapidità della ristrutturazione In tale set· tore ha dato prova dell'alto livello di efficienza del nostro sistema organizzativo ed ha destato ammirata sorpresa anche all'estero. Basti pensare che l'Esercito è stato capace di attuare In pochi mesi una vastissima opera che non ha precedenti per mole e complessità, portando a termine con precisione rigorosa una se· rie di provvedimenti che solo un organismo fondamentalmente sano e prontamente rispondente avrebbe potuto realizzare. Cito alcuni dati che parlano da soli. In strettissimi marg ini di tempo: due Divisioni di fanteria sono state trasformate in Divisioni meccanizzate ed altri due Comandi di DIvisione sono stati contratti in Comandi di Brigata; l'ordinamento delle Divisioni è stato profondamente modificato, eliminando li livello reggimento e dando vita alle Brigate. Sono state così realizzate .tormazlo.nl agili, funzionai! e dotate di un grado d1 meccanizzazione o motorizzazione pienamente rispondente alle moderne esigenze d'Impiego. Per attuare questi mutamenti è stato necessario operare spostamenti ed adeguamenti per una rilevante quantità di materiali. Ciò ha comportato la movimentazione di 2.700 mezzi corazzati e cingolati, 7.500 autoveicoli, 950 pezzi di artiglieria e semoventi, 150.000 armi individuali e di reparto. per un complessivo - In termini di pesi di non meno di 120.000 tonnellate di materiali per le sole voci che ho citato e che non sono tutte.

L'addestramento Questo Esercito rinnovato deve avere anche sistemi addestrativi appropriati. In tal senso, sono stati rivisti due punti essenziali del complesso ed articolato impegno addestratlvo: la formazione dei militari di leva e la preparazione dei Quadri. Per quanto riguarda Il personale di leva, l'adozione della chiamata mensile, di nuove procedure addestrative e di un nuovo sistema d'im 4

missione dei militari nei reparti costituisce uno degli elementi salienti della ristrutturazione. Le tre misure sono strettamente legale rra di loro e. in un quadro unitario. perseguono lo scopo di conferire ai reparti un elevato grado di prontezza e di ovviare. almeno in parte. alle negative implicazioni della ridluzione della durata del servizio militare a 12 mesi. La frequenza mensile di chiamata consente un ricambio della rorza delle unità più progressivo di quanto avveniva con la precedente frequenza quaprimestrale. Infatti. lenendo con to che per circa due mesi le reclute sono addestrate In appositi reparti incaricati della loro formazione iniziale - i citati battagllonl di fanteria - le unità operative ricevono e congedano ogni mese un numero di soldati pari ad un decimo dei loro effettivi. Con la chiamata alle armi quadrimestra le, Invece. Il mutamento era molto più brusco. poiché ogni quattro mesi ciascun reparto incorporava e congedava un terzo della sua forza. In secondo luogo. le reclute di ciascun contingente vengono immesse in tutte le cellule elementari in cui si articolano le unità. con sensibili vantaggi al fine dell'amalgama del personale. Nel passato, invece, i militari di ciascun contingente di leva venivano raggruppati' in compagnie e si creava quindi una separazione fra i soldati con diversa anzianità di servizio. Infine. Il ricambio progressivo dei militari di leva ed Il loro Inserimento per elementi singoli nelle unità del minimo livello, e cioè nelle squadre e neg li equipaggi dei mezzi, consente una vera e propria osmosi tra l militari più anziani, già in possesso di un elevato grado di preparazione, e le reclute ancora in corso di formazione. In tal modo si può ;procedere ad un completamento gradùale, per imitazione. della preparazione di base del singolo e l'Intero addestramento diviene più semplice, più incisivo e più concreto. Nel contempo, si consegue una maggiore respon· sablllzzazlone del giovani alle armi, in quanto, in ogni unità minore, i più anziani costituiscono la naturale e costante guida per la formazione dei nuovi assegnati. Ogni recll!Jta viene, in sostanza. affiancata ad un soldato anziano e pi ù esperto, sul modello tradizionalmente utilizzato solo da alcune Armi e Specialità dell'Esercito. Questo sistema. oltre a sempl ificare e rendere più concreto l'addestramento, presenta il vantaggio fondamenta le di mantenere I reparti sempre allo stesso livello di capacità operativa, assicurandone un'efficienza costante. La frequenza mensile è stata adottata con I primi contingenti del 1976. In quest'anno ci saranno tuttavia ancora in servizio militari chiamati alle armi con il precedente sistema . Si determineranno quindi sovrapposizioni fra contingenti qua drimestrali e contingenti mensili, con turbative sui live(li di forza delle unità. Il fenomeno. peraltro. sara temporaneo e verrà completamente assorbito entro l'anno. Per i Quadri ufficiali. erano altresi particolarmente sentite due esigenze: - elevare la preparazione e la capacità della massa degli ufficiali per il comando di unità a livello


battaglione o sup,riore e per svolgere funzioni direttive a prevalente carattere tecnico · militare; - preparare un ristretto numero di ufficiali a svolgere funzioni direttive a carattere generale e. quindi. ad alto livello. Il sistema finora in vigore provocava talun i inconvenienti. Ne cito i principali: - non era soddisfatta la prima esigenza perché solo un 'aliquota - sia pure per concorso - frequentava la Scuola di Guerra; - la seconda esigenza era invece soddisfalla per eccesso con la qualificazione di un numero di ufficiali esuberante rispetto alle necessità: - un rilevante numero di ufficiali restava lon tano dal reparti per ben tre anni. con li rischio di perdere contatto con la' realtà di questi. Il nuovo iter formativo, già approvato. sarà articolato su due anni accademici : - corso di Sta to Maggiore. al quale saranno avviati tutti gli ufficiali in blocchi omogenei di corsi d'Accademia, con il grado di capitano e dopo aver acquisito li titolo del periodo di comando previsto per legge ai lini dell'avanzamento; - corso superiore di Stato Maggiore , al quale accederà. a domanda e previo superamento di un pubblico concorso per titoli ed esami, un limitato numero di ullicial i superiori (maggiori). strettamente commisurato alle esigenze costituite dagli incarichi di particolare rilievo da ricoprire presso Organ i Centrali e Comandi di Grandi Unità. In ta l modo il corso di Stato Maggiore risponderà all'esigenza di elevare il livello di preparazione della massa degli ufficiali. mentre il corso superiore di Stato Maggiore consentirà di preparare un nucleo di Quadri direttivi per compiti di alto livello. limitandone il numero allo st retto necessario. Entrambi I corsi non terranno lontani gli ufficiali dalle attività applicative per un periodo continuativo superiore ad un anno, evitando cosi il loro prolungato allontanamento dai reparti. Infine, la frequenza obbligatoria del corso di Stato Maggi0re da par te di tutti gli ufficiali provenienti dallo stesso corso di Accademia, consentirà anche di: - rinsaldare i legami spirituali tra gli ufficiali delle varie Armi a distanza di tempo dall'uscita dall'Accademia; - fornire a tutti lo stesso livello di prepara zione, incentivando cosi le aspirazioni per successivi traguardi. Ci saranno inoltre molte innovazioni anche nel campo del programmi e della metodica. Specie il corso di Stato Maggiore avrà marcato carattere applicativo. Per esempio, le ore de· stlnate alle lezioni Illustrative della normativa tattica o logistica saranno drasticamente ridotte a favore delle esercitazioni applicative, nel corso delle quali: - nella fase impostazione. saranno indicate al frequentatori le normative di riferimento che essi potranno approfondire nei relativi manuali: - nel corso della discussione, saranno messi in risalto e fa tti assimilare i concetti Informatori che

Consegna del distintivo agli uttlciall esteri frequentatori della Scuola di Guerra.

sono a monte delle norme e. soprattutto. la metodologia applicativa. Si tratta di innovazioni in linea con i tempi moderni. Noi evolviamo infatti verso un Esercito prevalentemente meccanizza'to. La dinamica del combattimento delle unità corazzate e meccaniz· zate è molto serrata. Spesso non c'è 11 tempo per un'applicazione sistematica del metodo tradizionale per la soluzione dei problemi operativi: occorrono decisioni ed ordini immediati in funzione del rapido evolversi della situazione. La metodologia deve quindi tendere a prefigurare, nello spazio e nel tempo, le possibili situazioni e a predisporre le conseguenti misure da adottare con immediatezza. Oltre alla revisione dei corsi della Scuola di Guerra. voglio ricordare che è stato portato a termine anche lo studio per il riordinamento delle Scuole di Appllcazlone d' Arma allo scopo di cont~rire all'Istituto una struttura più funzionale e più rispondente all'eHettivo carico addestrativo. In particolare, le Scuole delle varie Armi sono state riunite in una sola Scuola di Applicazione, articolata su un reparto corsi, 7 corsi e 15 sezioni, con un recupero complessivo di 65 unità fra ufficiali e sottutflclall e di 36 impiegati ed operai civili.

La dottrina d'impiego Un Esercito rinnovato deve avere anche una dottrina d'impiego aggiornata.

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La diversa costituzione delle unito! ed Il loro più alto livello di meccanizzazione comportano la revisione di taluni canoni fondamentali dell'impiego delle Divisioni di fanteria. Nel contempo, per talune unità speclall. quali quelle alpini e paracadutìstl. è stato adottato il principio della bivalenza. ponendo dette unità in grado di operare - per disponibilità di mezzi ed orientamenti d'impiego - sia per i loro compi ti peculiari sia in operazioni analoghe a quelle svolte dalle altre forze. Un altro provvedimento immediato è stato attua to nel settore della forti ficazione permanente. nella convinzione che un Esercito più pic;colo. ma più agile e più pronto, potrà operare anche senza· una larga disponibilità di fortificazioni. Non si procederà pertanto alla costruzione di nuove opere né saranno attuati ammodernamenti a quelle esistenti. con orientamento anzi a dismettere quelle la cui validità operativa risu lterà supera ta col passare deg li anni. Si è così compiuto anche un passo signìficativo nel settore delle servitù militari. Il cui onere è stato sensibilmente ridotto, con effetti positivi sulla popolazione locale. Inoltre, la distinzione fra unità destinate a compiti di difesa territoria le ed un ità per l'Eser· cito di Campagna è stata eliminata. Tutte queste trasformazioni hanno diretti riflessi sulla dottrina.

Per giungere ad una nuova norma tiva. la Scuola di Guerra avrà in futuro il compito di ela bora re la doitrina sulla base delle direttive del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. In tale ordine d'idee, sin da quest'anno la Scuola di Guerra ha svolto un'im porta nte esercitazione per vagliare I lineamenti di possibili normative sulla di fesa mobile. Questa approfondita indagine. recentemen te conclusa, ha già dato positivi risultati. Ne è scaturito l'orientamento ad adottare procedimenti difensivi più flessibili di quelli finora In vigore. che sfruttino appieno l'elevata autonomia e la spiccata mobilità del nuovi repa rti. SI tratta in sostanza di incrementare la capacità reattiva delle unità e la condotta dinamica del combattimento difensivo. Questo orientamento si tradurrà in una memoria di base. In via di elaborazione, che - entro pochi mesi - sarà posta al vaglio sperimentale con esercitazioni svolte da tutte le Grandi Unità. Da questi risul tati prenderà forma deiinitlva, nel prossimo anno. la nuova serie dottrinale.

Le infrastrutture Un altro problema di grande rilievo ed attualità è quello delle infrastrutture, che devono essere ammoderna te per adeguarle alle esigenze funzionali di un Esercito e cli una società moderni.

Costruzione di un complesso di caserme noi quadro esci programma plurlonnalo di ammodernamento delfe lnfrastruuure,

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Anche in questo settore non è possibile procedere cosl rapidamente come sarebbe auspicabile sia per i limiti finanziari sia per Il tempo richiesto dall'iter tecnico· amministrativo. Ml riferisco in particolare alle caserme. che rappresentano un fattore rilevante per il benessere della truppa: trattasi. in gran parte. di un patrìmonio immobiliare vecchio, difficilmente adattabile. che esigerebbe larghe disponibilità finanziarie (mentre le nostre sono modeste) ed il cui rinnovo è complicato dalla mancanza di norme le!JiSlatlve che agevolino scambi o permute. Ritengo tuttavia che i miglioramenti finora conseguiti in questo settore - pur rappresentando solo un primo traguardo - costituiscano un risultato significativo: intendo riferirmi all'installazione delle tavole calde. ormai in atto nell'82% delle caserme, agli Impianti di riscaldamento già realizzati nel 55% degli immobili (con precedenza al nord), all'ammodernamento di infermerie. sale convegno truppa, servizi igienico - sanitari. ecc. E' chiaro comunque che molto resta ancora da fare: e lo faremo con la progressivité e la rapidità che ci saranno consentite dalle future assegnazioni di bilancio. A tal fine è stato approntato un preciso programma pluriennale basato sul criterio di rinunciare agli immobili non più necessari o troppo vetusti e di intervenire il più possibile sulle infrastrutture che megilo si prestano ad un effettivo miglioramento. L'obiettivo più vasto di costruire In aree più convenienti nuove caserme è stato per il momento realisticamente contenuto al minimo indispensabile, per l'eccessivo onere finanziario che ne conseguirebbe e per le citate difficoltà giuridico - amministrative che ostacolano la soluzione ottimale. cioè le permute fra i vecchi edifici esistenti nei centri storici e le nuove costruzioni di cui sarebbe necessario disporre in zone più idonee alle esigenze addestrative e di vita delle unità. A parte. vanno considerati i danni subiti dalle infrastrutture a causa del terremoto nel Friuli. che riguardano 5 caserme e 76 alloggi demaniali distrutti, nonché altri 254 edifici danneggiati. cui corrisponde, per la ricostruzione o le riparazioni. un onere complessivo valutato a oltre 25 miliardi di lire. A tale scopo, è stato previsto uno stanziamento che dovrebbe assicurare la disponibilità di almeno 10 milìardi nell'anno in corso e di altri 15 nel 1977.

L'armamento e l'equipaggiamento Un Esercito dì qualità richiede infine una larga disponibilité di materiali e. soprattutto. armamenti ed equipaggiamenti moderni. A tal fine sono stati presi provvedimenti immediati. intesi a realizzare nell'ambito delle unità una più elevata potenza di fuoco (rapporto uomini/armi/mezzi) e quindi una maggior capacità operativa. Particolare rilevanza assumono In tale settore la meccanizzazione integrale della maggior parte delle Unità e la compieta motorizzazione

Armi di nuova acquisizione: li mls.sifo TOW (In allo)

e l'obice FH 70.

di quelle restanti, Il maggior nurnero di armi controcarrl - fra cui i nuovi missili TOW - assegna te organicamente ai reparti, la progressiva introduzione dei carri Leopa rd in sostituzione degli M 47 e l'acquisizione dell'obice FH 70 per l'artiglieria. Gli altri programmi elaborati col piano di ristrutturazione e riguardanti soprattutto un nuovo veicolo da combattimento per la fanteria. l'ulteriore sviluppo dell'armamento controaerel e controcarri. l'acquisizione di elicotteri armati da combattimento e la prosecuzione deli"ammodernamento del parco delle artiglierie sono di vitale impor7


tanza, ma sono condizionati dall'approvazione della legge promozionale. Tulle le economie possibili sono state fatte per sopravvivere. Il ritardo nell'approvazione della legge promozionale ha già Imposto rinunce implicanti il mancato soddisfacimento di Importanti esigenze operative e potrebbe bloccare il processo di rinnovamento avviato con la ristrutturazione. Il forzato abbanòono dei programmi di ammodernamento - e In specie di quelli di maggior peso - non solo sarebbe un grave danno per l'Esercito, ma si rifletterebbe negativamente anche sull'apparato Industriale nazionale. Oggi l'Italia dispone di un'industria quanto mai qualificata ed in grado di produrre quasi tutti I materiali In dotazione all'Eserci to e di alimentare una notevole esportazione. Si tratta di un fatturato connesso con prodotti altamente signi ficativi sotto il profilo tecnologico e. soprauuuo, concentrato in settori molto avanzati. quali la motoristica leggera e pesante, la metallurgia, la missilistica e l'elettronica optronica. Senza la legge promozionale. questa potenzialità rischia di esllnguersi se non è alimenta ta con coerenza ed organicità. Si vanificherebbero le spese di ricerca e sviluppo finora sostenute {dell 'ordine di centinaia di miliardi); si rinuncerebbe a notevoli possibilità produttive anche di carauere civile (quasi tutta la tecnologia sviluppata a fini di carattere militare 8

ha sbocchi nel campo civ.ile); si farebbe declinare l'esportazione in un settore che ha notevoli possibilità future.

La componente umana Ho cosi delineato I prlncipali aspetti di questo vasto processo evolutivo. Ma occorre soprattutto ricordare che le fondamenta dì un'organizzazione mìlitare si identificano con la sua componente umana, cioè con la qualità degli ufficiali. dei souufficiali, dei graduati, del soldati, del personale civile e il loro rapporto di collaborazione. Sotto quest'ultimo aspetto, fin dall'assunzione dell'incarico di Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. ho Impartito precise direttive. già pienamente operanti, perché non solo l'addestramento ma anche e soprattutto il governo del persona le siano basati sulla spicca ta responsabilizzazione dei dipendenti. nell'intento di formare a tulll I livelli collaboratori attivi e non semplici esecutori. Il campo della responsabilizzazione è molto vasto ed ha già dato molti positivi risultati che hanno destato l'interesse anche in autorevoli visitatori d'Eserciti di altri Paesi con una forte tradizione militare. Nessuno deve ritenere che questo significhi una diminuzione di prestigio e di autorità. E' anzi vero il contrario; più si responsabilizzano I dipendenti. più da essi si può ottenere, non solo in rendimento, ma anche in considerazione e stima.


Il nostro è un Esercito di leva e riflette fa società che lo esprime. Ovvio quindi che i giovani portino con sé, entrando nell e caserme. le ansie. i turbamenti e le tensioni che hanno vissuto prima della chiamata alle armi. Né c 'è da meravlgllarsl se qualche giovane tenta d'introdurre il metodo del dissenso o della protesta. Ma si tratta - fortuna tamente - d'una minoranza; posso assicurare che, salvo rare eccezioni, i giovani che vengono alle armi sono eccellenti per doti fisiche e morali e per livello cultura le. La loro stessa sensibilità critica è spesso motivata dalla sincera volontà di dare pieno significato al loro impegno di cittadini alle armi.

potrà tuttavia consentire una generale regionalizzazione del servizio di leva. E' stata inoltre istituita la settimana corta, che non significa la riduzione dell e ore di lavoro. ma la loro concentrazione in cinque giorni. E' così possibile concedere un maggior numero di permessi di fine settimana, riservando le licenze brevi al personale che deve recarsi in località più lontane. E. sempre In tale quadro. sono state infine liberalizzate talune disposizioni per la vita Interna di caserma. rendendo più flessibili gli orari delle varie operazioni, senza ovviamente Incidere sulla loro regolare e precisa eHettua:zione.

Questi giovani svolgono con entusiasmo tulle le attività addestrative, specialmente le esercitazioni a fuoco e quelle che comportano l'impiego di mezzi moderni. Fra le nos tre Grandi Unità. ce n'è una che svolge esercitazioni es terne per quasi 200 giorni all'anno. E nessuno batte clgllo.

Un cenno a parte merita il problema dei volontari a lunga ferma. Negli eserciti moderni, è considerato necessarlo avere almeno una percentuale del 50% di volontari a lunga ferma. I giovani d'oggi sono pi ù preparati. ma l sistemi d'arma moderni sono spesso molto complicati e, quindi. non si può affidare l'impiego di tutti i mezzi ai militari di leva. D'altra parte un. esercito di mestiere non è la soluzione che noi desideriamo. E la nuova legge sulla leva prevede di portare la percentuale di volontari a lunga ferma dall'attuale 1,3%, certamente insufficiente. al 15%. Ma, anche dopo aver raggiunto Il numero massimo di volon tari consentito per legge, il nostro Eserci to sarà ancora basato sulla coscrizione obbligatoria. Tuttavia. posso responsalbllmente affermare che le capacità de! nostro personale di leva sono pienamente soddisfacenti per assicurare la realizzazione ed il consolidamento di un Esercito di qualità.

Questi giovani, inoltre, dimostrano slancio e generosità senza pari quando sono chiamati a compiti extra - istituzionali di palese significato umano e sociale, per quanto gravosi essi siano. Nel corso dell'annp 1975 questi interventi, malgrado le remore connesse con la ristrutturazione. sono stati molteplici. dal concorso ai trasporti ferroviari in Slcllla al soccorso nell'apertura dei passi rotabili durante l'inverno, al gittamento di ponti ferroviari militari in sostituzione di altre opere civili danneggiate. E penso non sia il caso di insistere su quest'argomento dopo la eccezionale e massiccia prova di solidarietà umana, fornita, durante la recen te drammatica catastrofe nel Friuli. dai soldati della «Mantova», dell'« Ariete» e della « Julia ». del1'« Aviazione leggera dell'Esercito• e dalle • Unità di supporto e logistiche • della Regione Nord Est e di altre Regioni. che ha destato l'ammirato riconoscimento di tutto Il Paese. Ma proprio per queste loro doti . i nostri soldati devono essere valorizzati nelle loro capacità lndlvlduall. facendone collaboratori consapevoli e partecipi e non esecu tori passivi. Per i suddetti motivi, l'impiego nel servizi di guardia o in compiti ex tra - istituzionali di utilità dubbia è poco gradito dai nostri giovani. Ed è per questo che ho assunto la responsabilità di ridurre drasticamente I servizi di guardia. accettandone i conseguenti rischi. Sempre nello stesso ordine d'idee, si è anche venu ti incontro ai giovani, istituendo l'accertamento preventivo - in sede di visi ta. di leva delle necessità di quanti si trovano In particolari condizioni di famiglia o di studio, per poterli assegnare, a partire dal 1977. ad unità dislocate nella Regione di provenienza. Sono stati altresi decisamente avversati i trasferimenti per raccomandazione. motivo r fcorrente di sperequazioni e di malcontento. Nel futuro sarà inoltre realizzata , nella maggior misura possibile, la riduzione delle distanze fra sedi di impiego e sedi di residenza. In tale settore, la presenza di precisi vincoli ordinativi non

Dei Ovadri ufficiali e sorw fficia/i posso solo dire che essi meritano di essere additati ad esempio a tutto Il Paese per preparazione. per dedizione al dovere e per spirito di sacrificio. Recentemente sono ' stati approvati i pi ù urgenti provvedimenti economicli e di carriera , Intesi ad allevia re le loro ettettive e serie difficoltà. Non mi dilungo nell'esame de!Oe singole misure incluse nel noto • pacchetto• , perché la loro portata è già conosciuta. Nella piena consapevolezza della com plessità dei problemi ancora sul tappeto. è inoltre in via di avanzata elaborazione un 'ulteriore gamma di provvedimenti riguardanti il personale. Fra questi. desidero ricordare che è in via di soluzione il problema della stabilizzazione degli ufficiali di complemento t rattenuti e la revisione, -per il futuro, dell'attuale ferma quinquennale. E' inoltre in fase avanzata di studio l'unificazione del ruolo dei Servizi Tecnici. Ad essa dovrà seguire l'analoga unificazione dei ruoli delle varie Armi e dei Servizi Logistìci. Le premesse per quest'ultimo provvedimento sono state già poste con l'aumento del numero delle promozioni annuali per I capitani e con l'eliminazione delle eccedenze esistenti nei gradi di capitano e maggiore. Ciò consentirà di allineare gli sviluppi di carriera dei vari ruoli per giungere al nuovo ruolo unificato entro il pi ù breve tempo possibile. 9


Per i sottufficia li si stanno poi esaminando le prospettive per: - la costituzione di una dotazione organica unica: - l'avanzamento a ruolo aperto; - l'adozione di incentivi per premiare i migliori e per la loro Immissione in un ruolo assimilabile alla categoria di concetto del personale civile. Questi provvedimenti, studiati e promossi dall'Esercito, hanno trovato piena adesione in ambito interforze e saranno perciò estesi, a fattor comune. a tutte le Forze Armate. Un altro problema di rilievo è quello degli alloggi per I Quadri con famiglia. · A tal fin e: - si sta procedendo ad ulteriori acquisizioni, nei limiti. purtroppo inadeguati. di quanto attualmente consentito dagli appositi stanziamenti; - sono stati promossi, in sede interforze, due disegni di legge intesi a dare un assetto più soddisfacente alle norme su questo argomento. In particolare: - il primo disegno di legge riguarda lo stanzia· mento di 30 miliardi annui nel periodo 1977. 1986 per la costruzione di nuovi alloggi e la revisione degli attuali canoni di locazione. che saranno resi più strettamente proporziona li al tipo di alloggio ed alle retribuzioni percepite dagli utenti; - il secondo disegno di legge prevede la conces sione in proprietà di un'aliquota degli alloggi ex INCIS · militari. l'istituzione di un fondo per la casa per l'elargizione di mutui, integrabili da un anticipo sull'indennità di buonuscita, e l'assegnaziOl]e di ulteriori stanziamenti, tratti da quelli dell'edilizia economica e popolare. di cui i militari non hanno mal potuto fruire. la sollecita approvazione di queste proposte avrebbe effetti quanto mai positivi sulle condizioni di vita e sul morale degli ufficiali e dei sottufficiali. Desidero fare inoltre un cenno al personale civile dell'Esercito. Il suo contributo è validissimo ed avrà nell'Esercito futuro sempre maggiore campo d'applicazione. Ad esso verranno affidati compiti connessi con il mantenimento delle Infrastrutture e con alcuni servizi logistici. quale quello del vettovagliamento. In una prospettiva più lontana, è necessario arrivare al concetto che Il giovane In servizio di leva deve fare soltanto il soldato, evitando d'impegnarlo - finché possibile - In attività non strettamente connesse con la sua specifica qualificazione militare. Dopo questo rapido esame della nostra componente umana, mi sento responsabilmente in grado di riaffermare che essa è pienamente Idonea e formare un Esercito di qualità come è stato ampiamente dimostrato dal tempestivo. efficace intervento nel Friuli. E questo conferma che i nostri ufficiali. i nostri sottultlclall ed I nostri soldati, quando sono posti in condizione di operare validamente. non sono Inferiori a nessuno.

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(In alto) Aspetti dell'Intervento di repar11 dell'l:sorcĂŹto a hwore delle popolazlonl del Frlull.

(In basso) Il contributo sempre piĂš vasto del personale cl vlle.

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In sintesi, tutto l'Esercito è oggi animato da un fervore di rinnovamento ed ogni suo settore è sottoposto a studi e programmi Intesi a migliorarne le capacità. Valore preminente. direi decisivo. attribuisco però al settore del personale, alla componente umana. In questo spirito: - la dibattuta tematica per un nuovo regolamento di disciplina ci trova aperti e ricettivi a qualsiasi innovazione intesa a valorizzare la personalità dei dipendenti. a condizione che siano salvaguardati I principi fondamentali su cui si basano le Istituzioni militari di tutti i Paesi; · - abbiamo formulato proposte per una legge di principio imperniata. fra l'altro. sul canone della disciplina funzionale, e sulla conseguente eliminazione di tutti gli obblighi che non siano funzionalmente connessi con Il servizio, per incidere il meno possibile sulla sfera persona le del cittadi no - soldato; - slamo favorevoli alla costituzione di un apposito organismo diretto ad attuare. su base elettìva. il principio della rappresentanza per consentire al personale militare di far giungere. in maniera istituzionalizzata. le proprle istanze non solo alle massime Autorità militari, ma anche alle Autorità politiche competenti.

"' La ristrutturazione è stata attuata in un tempo record, grazie soprattutto al perfetto collegamento spirituale e gerarchico tra Organi Centrali e Comandi periferici. al la attiva collaborazione dei Quadri a tutti i livelli - nei quali era ben ferma la convinzione e la consapevolezza della necessità Improrogabile qei provvedimenti - al senso di responsabìlìtà ed allo spirito di sacrificio di tutti. dall'ultimo soldato. al comandanti di ogni livello ed al persona le civile. E' evidente che un organismo - che non fosse stato sano e vitale quale è l'Esercito - non avrebbe potuto fare fronte ad un impegno cosi oneroso e superare una prova cosi significativa. E se ciò non bastasse. desidero aggiungere che . .rlstruUurazlone durante, I reparti hanno proseguito a pieno ritmo le loro attività addestralive sfoci~t~ talune. in esercitazioni di grande rilievo; che li livello d1 prontezza operativa dei reparti è stato valutato. nelle severe classlllcazloni NATO. di categoria quasi sempre superiore rispetto al passato. E tutto ciò ha avuto la sua conferma più drammaticamente significativa nel corso del recente disastro nel Friuli. Alla data del 7 giugno 1976, cioè a distanza di un mese dalla prima scossa sismica. l'esigenza ha comportato l'Impiego di 240.000 giornate/ uomo, di 43.000 giornate/ mezzi e di 900 ore di volo di velivoli dell'Esercito. oltre alla vastissima mole di materiali distribuiti per il

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soccorso alle popolazioni (tende. coperte, viveri, medicinali, ecc.}. Ma. al di là delle cifre. l'Esercito ha dato prova In questa occasione della piena validità dei principi ispiratori della ristrutturazione: - per lo spirito d'iniziativa a tutti i livelli; - per la funzionalità delle nuove strutture di comando; - per la generosa partecipazione di tutti, e soprattutto del giovani. L'evçiluzione verso un Esercito di qualità non è però ancora compiuta . Alcune carenze sono state eliminate. molte difficoltà sono state affrontate e sono In via di soluzione, ma altri problemi, che ho citato. si pongono ancora sul tappeto. La soluzione urgente di questi problemi, che sono di vitale lmportanta. richiede un finanziamento straordinario che consenta di eliminare molte carenze accumulatesi negli ultimi anni. Mi riferisco soprattutto alla necessità di giungere al più presto al l'approvazione della legge promozionale. In caso contrario. si verrebbe a creare uno squilibrio nel)'armonla tra ae componenti dello strumento militare nel suo complesso, tale da invalidarne le capacità di difesa e· di dissuasione. Va considerato In proposito che giustamente la Marina già beneficia della legge navale. che ha portato un notevolissimo Incremento medio alle disponibilità che annualmente la Forza Armata destina all'ammodernamento con I normali stanziamenti di bilancio. L'Aeronautica - divenendo operante la sua legge promozionale da pi ù parti auspicata o una legge a questa assimilabile destinata allo specifico finanziamento di acquisizione di nuovi aerei verrebbe anch'essa ad accrescere In misura più che rilevante le proprie disponibilità per l'ammodernamento. L'Eser,cito - che già ha sopportato i più gravi sacrifici ordinativi - non avrebbe. per con tro. altre possibilità che continuare nella sistematica rinuncia ad ogni nuovo program'ma ed in breve tempo si troverebbe In difficoltà anche con il finanziamento dei vecchi programmi già avviati; ciò. oltre a riflettersi negativamente sull'apparato industriale nazionale. provocherebbe entro pochi anni la riduzione della sua efficienza operativa al punto di non poter più assicurare l'assolvimento dei compiti istituzionali e porrebbe gravi problemi nell'organizzazione della difesa del Paese che deve esprimere un ben p reciso equilibrio tra le Forze Armate. Ulteriori ritardi o la rinunzia a finanziamentì straordinari renderebbero vani I gravi sacrifici della ristrutturazione e metterebbero in discussione la stessa ragion d'essere dell'Esercito. Peraltro l'appoggio e la comprensione fi. nora dimostrati dalle Autorità di Governo e dal Parlamento ci confortano nella previsione che l'Esercito potrà Integrare la ristrutturazione con il necessario ammodernamento dei mezzi. Gen, Andrea Cucino

(Do una conlerenza tenuta dal Capo di Srsto Mag, gloro dell'E$Orclro presso il Cor,rro Alrl Studi Ml/1tarl • Roma. 7 giugno 1976/. •


L'evoluzione delle Forze Armate moderne si svolge a ritmo serrato. Ciò impone d, individuare con molto anticipo le tendenze evolutive. in base alle quali definire la pianificazione e la programmazione per attuare il continuo processo di ammodernamento. In questo quadro ml propongo di: - delineare in sintesi l'alluale situazione dell'Esercito; - prospettare alcune tendenze evo/ulive già In· dividuate. Lo snellimento e la razionalizzazione degli Organi Centrali dell'Esercito e dell'organizzazione addestrativa sono stati realizzati. Tutte le unità hanno già da tempo assunto Il nuovo ordinamenco. Nel campo logistico territoriale di responsabilità dell'Esercito il programma di ristructurazione non è staio ancora completato. Anche se notevoli risultaci sono stati già raggiuntT, -solo il pieno conseguimento degli ob,ettlvl fissati consentirà di avere tutti i benefici connessi con la ristrutturazione.

La prova di grande efficienza fornica dall'Esercito in occasione del terremoto del Friuli ha dato una prima e significativa conferma della validità delle scelte attuate e della loro piena rispondenza alle esigenze funzionali di un organismo militare moderno. E questo salto di qualità ha trovato pieno riscontro nelle più recenti valutazioni NATO. Il numero delle unicà classificale di 1• cacegoria è aumentato, mentre la maggior parte delle altre è passata dalla 4' alla 2" cat egoria. E' ora necessario un periodo di stabilità, che consenta di consolidare gli obiettivi raggiunti. Ciò non esclude la possibilità di ufleriorr perfezionamenti, in relazione alle esperienze acquisite e all'Introduzione di nuovi sistemi d'arma. L'attuazione del programmi da finanziare con la legge promozionale consentirà di e/Imi· nare i ritardi accumulati negli ultimi anni nel processo di ammodernamento, migliorando notevolmente le capacità operative delle nostre unità. Ritengo a/lresì doveroso porre in risa/lo la necessità di addivenire allo snellimento ed alla

PRCfPETTIV Evoluzione dell'ordinamento dell'Esercito In un quadro più genera le, !"evoluzione del· !"ordinamento dell'Esercito negli anni futuri deve essere vista alla luce del continuo processo di trasformazione proprio di tutti gl i strumenti militari della nostra epoca. Sugli ordinamenti, infatti, incidono molti fattori dinamici: - l'Incessante processo tecnologico, che rende sempre più limitato il periodo di validità operativa del sistemi d·arma: - lo sviluppo dei rapporti politici a livello mondiale; - la conseguente evoluzione delle concezioni strategiche da cui discendono la normativa d'Impiego e. quindi. le strutture ordinative. Gli ordinamenti devono andare di pari passo con queste trasformazioni, e a tale scopo assume importanza essenziale l'attività di pianificazione, che deve abbracciare un arco di tempo di 10 - 15 anni. analogamente a quanto previsto per i programmi di ricerca. sviluppo e approvvigionamento dei materiali. In un contesto così dinamico, voglio porre in evidenza che, tanto per l'Esercito quanto - credo - per le altre Forze Armate, un'eventuale legge ordinativa interforze deve configurarsi come una legge quadro. Essa non può sancire , un'organizzazione cristallizzata in un determinato momento e modificabile solo per legge. E' invece 2

necessario che sia concepita e predisposta In modo da consentire al Governo periodici ade· guarnenti e rinnovamenti. con procedure semplici, fermo restando il principio che il Parlamento debba essere tempestivamente informato delle Innovazioni (Libro Bianco, legge di bilancio o altre procedure) per svolgere la necessaria azione di controllo. I criteri essenziali dell'evoluzione devono assicurare il mantenimento di un'equilibrata rl· partizione delle risorse fra le organizzazioni di supporto - centrale, territoriale e addestrallva e le forze operative. Il problema è stato già affrontato con la ristrutturazione. I risultati conseguiti in tale settore, soprattutto ai fini dello snellimento dell'Organizzazione Centrale, costituiscono una favorevole premessa per ulteriori perfezionamenti. Come è noto, è stata già realizzata la fusione tra il IV Reparto dello Stato Maggiore dell'Esercito e l'Ispettorato Logistico dell'Esercito. Parimenti sono stati ridimensionati gli Ispettorati delle Armi , mentre taluni Uffici dello Stato Mag giore sono stati contratti. A breve termine. verranno ulteriormente migliorate le procedure di lavoro allo scopo di eliminare ogni possibile remora burocratica. A medio termine. secondo gli orientamenti attualmente allo studio. lo Stato Maggiore delrEsercito potrà essere organizzato abbandonando l'attua le articolazione per materia ed adottando quella per funzioni. Il provvedimento favorirà e


razionalizzazione degli Organi Centrali Interforze e dell'area Industria/e della Difesa. Per alcuni da tempo sono stati avviati studi e proposte soluzioni. Qualsiasi ulteriore ritardo nelle real/zzazioni sarebbe dannoso e in taluni casi - cito in proposito il problema degli stabilimenti e degli arsenali - potrebbe avere conseguenze anche gravi, quali ad esempio la paralisi delle revisioni e delle riparazioni a/fidate a tal/ organi. E' quindi auspicabile che sia dato Il massimo Impulso al riordinamento di tale settore. secondo I lineamenti 11/ustratl nel Libro Bianco. con particolare riguardo al problema dell'impiego del personate civile. E' da tener presente, Inoltre. che

negli stabilimenti e negli arsenali disponiamo di tecnici e maestranze in possesso di un ricco patrimonio di capacità tecnica e di esperienza. e quindi anche in grado di ideare, esperimentare ed attuare programmi di ammodernamento di sisreml d'arma o mezzi in dotazione, con oneri economici molto inferiori a quanto richiesto dalle dii· te civili.

'E DELll! E/ER(IJC renderà più celere Il processo decisionale. men· tre assicurerà l'elaborazione di una più efficace pianificazione. In proposito sussistono due tendenze. La prima prevede il mantenimento dell'at· tuale suddivisione In Uffici e Sezioni. ma il loro raggruppamento in tre Reparti, di cui: - uno preposto alla pian ificazione e alla programmazione con l'applicazione del sistema PPBS. nonché allo studio dei nuovi sistemi d'arma ; uno con compiti prevalentemente organizzativi: - uno destinato alle attività di gestione. La seconda riguarda invece la possibilità di dare vita a sei· otto Reparti più snelli . articola ti a loro volta in Uffici più piccoli e non sudd l· visi in Sezioni. Ovviamente queste trasformazioni richiedo· no gradualità per non incidere sulla funzionalità dell 'organizzazione in atto. Per quanto rigua rda le unità opera tive , va lgono essenzialmente due principi : - esse sono la stessa ragion d'essere dell'Esercito. E' perciò necessario che a loro favore sia concentrato il massimo delle disponibilità ; - per conferire loro una effettiva capacità funzionale, deve essere tenuta costantemente presente la necessità di una rigorosa compatibilità fra esigenze e risorse. Ogni eventuale alterazione di questo delicato equilibrio comporta un'ultlizzazione incom-

pleta e quindi antieconomica del personale e dei mezzi. La soluzione di questo problema . eh, ha caratteristiche tipicamente imprenditoriali, è oggetto d'esame in tutti gll Eserciti. Anche In am bito nazionale i prog rammi a più lungo termine sono stati messi allo studio per individuare orientamenti e linee di tendenza. In tale quadro, l'ordinamento assunto con la ristrutturazione conserverà piena validità negli anni '80, sia sotto il profilo della consistenza in termini di Grandi Unità sia nei riguardi dell'arti· colazione generale delle forze (Brigate pluriarma. di cui talune inquadrate in Divisioni e talune autonome) .

Passando, nel particolare, alle tendenze evolutive delle singole Armi e Specialità, per le unitll carri trova larghi consensi l'orientamento a ridurre il numero dei mezzi nel plotone, dai 5 attuali a 4 o 3. In tal modo verrebbe intatti semplìficata l'azione di comando ai minori livelli e reso più agevole l'impiego dei carri anche in terreni meno aperti ed uniformi. 3


L'esigen za di non ridurre il numero globale dei carri comporta peraltro la necessità di rivedere l'ordinamento delle un ità a livello compagnia e battaglione, passando dalla struttura ternaria attua le ad una articolazione su 4 o 5 pedine, almeno per uno di questi livelli. Il problema è ancora allo studio, soprattutto per i rlflessi che le scelte potrebbero avere sulle esigenze di personale in servizio continuativo necessario per l'inquadramento.

n Per le unità meccanizzate assumono particolare rilievo tre tendenze: - il potenziamento dell'armamento controcarri e cont ro veicoli blindati: - la struttura delle unità a livello compagnia: - la collocazione del mortai. Il potenziamento dell'armamento controcarrl, In termini quantitativi e qualitativi, costituisce obiettivo prioritario. Il criterio cui ci si deve ispira re è quello di garantire al battaglione meccanizzato la capacità di esercitare il massimo potere d'arresto fra i 3.000 ed I 1.000 metri. allo scopo di risolvere entro queste distanze il comba ttimento difensivo. Uno scontro più ravvicinato porrebbe Infatti limiti alla possibilit.l di sganciamento dei reparti e. quindi. al dinamismo della difesa. A tale scopo - secondo un diffuso orien tamento - è necessario assegnare ad ogni squadra assaltatori un'arma controcarri con gittata utile non inferiore a 1.000 metri. mentre le armi più potenti potrebbero - come già avviene - essere collocate In specifiche unità controcarri assegnate a livello battaglione o Brigata. Inoltre. ciascun veicolo cingolato da combattimento per squadra assaltatori dovrà avere un armamento di bordo capace di contrapporsi ai mezzi similari e possibilmente anche ai carri. Queste esigenze configu·rano un rilevante accrescimento delle capacità di fuoco della fanteria . Ogni squadra verrebbe Infatti a di sporre di: - un'arma di sostegno, montata sul mezzo, per l'azione contro mezzi corazzati avversari ,e fanteria; - un'arma controcarri portatile, con gittata non Inferiore a 1.000 metri; - armi automatiche di reparto ed Individuali; - un numero vario di armi leggere controcarrl. presumibilmente del tipo con contenitore - la nciatore a perdere, da impiegare, alla stessa stregua delle bombe a mano. in caso di combattimento rawicinato. Un cosl sensibile potenziamento delle pedine minori richieder.! altresì la sempl ificazione , delle strutture della compagnia , da rendere organicamente omogenea - anziché articolata come

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ora in plotoni fucilieri, mortai e controcarri - per evita re un eccessivo carico In termini addestrativi. logistici e d'impiego. Potrebbero infattì essere eliminati gli attual i plotoni controcarrl, a seguito deli"assegnazione di tali armi a tulle le squadre assaltatori , ed - eventualmente - I plotoni mortai medi. Questi ultimi, infatti, sono particolarmente Idonei per inteNenti contro unità di fanteria appiedate operanti in terreni rotti o montani, ma si prestano meno alla difesa contro formazioni di meccanizzati, mon tati su mezzi cingolati e protetti.

DI pari passo con queste modifiche, potrebbe venir superato l'indirizzo a costituire complessi tattici misti a livello compagnia . ar ticolati su più aliquote differenziate (plotoni carri, meccanizzati, controcarri, mortai). Siamo già da tempo su questa posizione. ma non sempre è possibile attuarla per Oa necessità di ga rantire alla fanteria - assegnandole aliquote di carri - un 'efficace capacità di combat· timento contro mezzi corazzati, altrimenti insuf· ficiente con l'armamento disponibile. Ciò presenta Il grave inconveniente di distribuire i carri alla spicciolata. a scapito dei loro impiego più rispondente, che è quello a massa , per realizzare una rapida gravitazione nel tratto più minacciato. Inoltre. questi complessi misti compositi pongono notevoli problemi per l'azione di comando, affidando troppe componenti eterogenee ad un solo capi tano che non dispone né potrebbe disporre, per rag ioni di leggerezza, di un articolato organo di comando. Parimenti complessa risulta l'attività di rifornimento e di riparaziòne, mentre sussiste la difficoltà di realizzare un soddisfacente amalgama addestratlvo ed una piena coesione morale del reparto. Quando la fanteria meccanizzata verrà potenziata con I nuovi mezzi di combatti mento e con le nuove armi controcarri. sarà invece possibi le Impiegare le compagnie per blocchi omogenei el iminando gli inconvenienti citati. L'Indispensabile cooperazione fra i vari elementi potrà essere comunque assicurata nell'annbito del battaglione, che dispone di un'organizzazione di comando e logistica pienamente idonea a gestire le molteplici componenti che operano nel combattimento. In tal modo i carri potranno essere restituiti alla loro funzione primaria. che - come detto - è fondata essenzialmente sulla manovra , per più consistenti in terventi a ragion veduta là dove è necessaria la massima concentrazione dello sforzo difensivo. La prevista acquisizione di elicotteri armati, con specifiche funzioni controcarri. assicurerà poi 6

la disponibilità di una riserva per l'Impiego a la rgo raggio.

Anche per l'artiglieria si delineano nuovi orientamenti. Nel settore terrestre essi riguardano: - le esigenze di supporto di f uoco, che sono In còntinuo aumento. A tal fine la soluzione più economica potrebbe essere quella di aumentare Il numero di pezzi nelle balleria; - l'impi ego e la manovra del fuoco convenzionale, che dovranno essere organizzati e condotti nell'ambito della Divisione, ment re al Corpo d'Armata resterà la competenza per l'impiego delle unità missilistiche a lunga gittata e per Il coordl· namento della difesa controaerei . In quest'ultimo settore. l'Introduzione In servizio di sistemi leggeri e d'autodifesa darà vita alla costituzione di una valida componente di questo tipo nell'ambito di ciascuna Grande Unità. Esigenze di controllo e di coordinamento potreb· bero invece sconsigliare le tendenze manifestatesi per un più spinto decentramento dei sistemi di autodifesa fino al livello di battaglione - gruppo. Saranno altresì riordinate e dotate dì nuovi mezzi le unità per l'acquisizione degli obiettivi e per la sorveglianza del campo di battaglia, che costituiscono l'indispensabile complemento per gli interventi alle maggiori distanze e per la più efficace manovra del fuoco. In questo contesto. riceverà particolare impulso l'automazione, principalmente nel campo dei sistemi di comando e controllo, per adeguare al più serrato ritmo delle operazioni le ·possibilità decisionali dei comandanti, gli interventi di fuoco dell'artiglieria ed Il sostegno logistico di a• e 4'' grado.

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Un particolare sforzo dovrà inoltre essere effettuato nel settore del combattimento notturno. per consentire alle minori unità di continuare ad operare anche di notte. con possibilità di sopravvivenza e di successo non dissimili da quelle di giorno. Questi. In grandi linee. gli aspetti della pos, siblle evoluzione delle unità operative dell 'Esercito nei prossimi anni. Naturalmente gli studi devono essere continuati ed approfonditi.


Prospettive nel settore del personale

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Come ho già avuto modo di affermare in molte circostanze. revoluzlone tecnico · ordinativa. la revisione delle strutture ed il rinnovamento dei procedimenti di lavoro e d'azione acquistano e conservano un significato concreto solo se possono poggiare sul più solido dei fondamenti: la componente umana. Per questo. i problemi del personale, nei loro numerosi e sempre più complessi aspetti. sono costantemente oggetto delle più sollecite attenzioni, nella ferma convinzione della loro importanza prioritaria. Molto è già stato scritto in proposito nel Libro Bianco, ma gli studi sono andati avanti. Ritengo quindi utile fare il punto sugli orientamenti più recenti. Essi riguardano sia gli u fficiall ed i sottufficiali sia I militari di truppa sia. Infine, il personale civile.

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Il previsto riordinamento dei ruoli degli ufficiali dovrà rendere più raziona le la ripartizione funzionale del personale, adeguandola alle effettive esigenze d'Impiego. In concreto. ad esempio, come già illustrato nel Libro Bianco. i quattro ruoli normali delle Armi dovranno essere fusi in un ruolo unico. comprendente personale con compiti direttiv i, preparato per assolvere, ai più elevati livelli gerarchici. funzioni di comando e dirigenziali. Pertanto, tale personale dovrà esserEj! qualificato mediante un pluriennale ciclo di formazione militare (Accademia. Scuola di Guerra) e dovrà acquisire una elevata e ricca preparazione culturale e professionale. Sussiste Inoltre resigenza di disporre di personale tecnico di primissimo ordine in misura molto superiore rispetto al passato. Sarà perciò aumentata ed inclusa in un ruolo unico la categoria dei tecnici. specializzati con indirizzo ingegneristico (elettronica, f isica, chimica . meccanica dei sistemi d'arma). con reclutamento tramite Accademia o dai giovani laureati.

Saranno inoltre meglio configurati i Quadri con compiti logistici. destinati all'impiego nelle branche tradizionali dei servizi. In relazione alle nuove carauerisliche delle unità d'Impiego. con plotoni più piccoli e più numerosi, sarà più sentita la necessità di una maggiore aliquota di ufficiali subalterni per il CO· mando delle unità minori. Questa esigenza richiede - oltre ai sollotenenti di complemento di prima nomina - un certo numero di ufficiali che possano trattenersi per alcuni anni e poi lasciare Il servizio. Essa era già soddisfatta - secondo criteri analoghi a quelli adottati In altri Paesi - dalla legge per Il trattenimento In servizio per sol! cln· que anni degli ufficiali di complemento. I noti provvedimenti per la loro stabilizzazione definitiva hanno dato luogo a non poche difficoltà - che gli stessi fautori riconoscono - provocando squilibri tra gli sviluppi di carriera delle varie categorie di ufficiali provenienti dal complemento. Il problema tuttavia esiste e non può essere ignorato. A tale scopo sono in corso studi per trovare. almeno In parte. soluzioni più rispondenti. Resta comunque valido l'orientamento a transitare nel servizio permanente una aliquota di detto personale in uno specifico ruolo per le esigenze direttive di livello meno elevato. Avremo Infine una categoria di ufficiali. provenienti dai sollu fficiall, per quegli incarichi di natura tecnico - amministrativa che richiedono stabilità e competenza specifica derivante da una consolidata esperienza. I ruoli, cosl riordinati, dovranno essere regolati dalla nuova legge d'avanzamento interforze.

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Analogamente. il riordinamento dei ruoli dei sottufflciafi dovr~ consentire una migliore utilizzazione del personale, garantendo uno sviluppo di carriera esente da turbative, che nel contempo dia un giusto riconoscimento ai mig liori elementi. In armonia con quanto già delineato per gli ufficiali, sar~ accentuata la caratterizzazione fra sottufficiali con incarichi di comando e specialisti. L'Importanza e la preparazione dei coman danti minori dovrà essere esaltata, valorizzandone le capacità d'iniziativa in relazione alle caratteristiche del moderno combattimento. I tecnici riceveranno invece una più alta qualificazione specialistica per assicurare il costante mantenimento In efficienza del sempre più complessi sistemi d'arma. A questi ultimi saranno anche affiancati I mllitari di truppa volontari . per i quali è previsto, appunto, un impiego di carattere essenzialmente tecnico. Inoltre, il problema del riordinamento del ruoli degli ufficiali e sottufficiali, come l'adozione di nuove norme d'avanzamento. non devono es·

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sere affrontati soltanto in termini funzionali, ma anche alla luce degli aspetti economici. A tale scopo, come noto, è stata avviata ul!la generale revisione degli attuali criteri di base del trattamento economico.

Nel settore dei mìlitari di truppa. le caratteristiche dell'Esercito moderno e la complessità del mezzi richiedono che in ogni singolo combattente si sommino elevata qualifìcazione e carattere temprato. La figura del soldato generico, armato soprattutto di grande spirito di dedizione, ma non ·abbastanza specializzato e responsabilizzato, non trova più spazio in uno strumento militare all'altezza dei tempi. E' quindi, in primo luogo, fuori discussione qualsiasi deroga all'attuale durata della ferma. che già costituisce un limite minimo per il conseguimento di una sufficiente preparazione. E' inoltre In via di realizzazione, una sempre più accurata selezione attitudinale, da attuare con criteri centr<1lizzatl , per utilizzare più a fondo

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le capacità acquisite da ciascun individuo prima del servizio militare. E' altresl indispensabile - come più volte messo in risalto - ricorrere al volontariato per quegli incarichi , sempre più numerosi, che comportano un addestramento tecnico approfondito. Premessa indispensablle per il conseguimento di questo obiettivo è il miglioramento delle condizioni offerte durante la ferma e, soprattuuo. delle garanzie per Il reperimento di un posto di lavoro, al termine di questa. Per il personale di leva occorre altresì sostenere i giovani che vengono chiamati alle armi con provvedimenti Intesi sia ad assicurare il recupero del precedente posto di lavoro sia a dare pieno riconoscimento alla specializzazione conse• guita durante il servizio militare.

Desidero infine traueggiare alcuni problemi riguardanti li personale civile. Questa componente sta assumendo un peso sempre più significativo in tutti gli Eserciti mo-


dernì, ove l'entità dei dipendenti civili tende ad essere pari almeno a circa un terzo dei mil itari. Questa proporzione risponde a precise esigenze , funzionali e soclall. Il personale civile è indispensabile i n quei settori che richiedono una quallficazlone tecnica. cui non si sommi una specifica componente operativa. E' il caso, ad esempio, del personale dell'area industriale della Difesa. cui ho già avuto modo di far cenno nel richiamare l'attenzione sulla urgente necessità di da re risposta a i pressanti problemi di questo settore. Inoltre, per soddis fare le aspirazioni del giovani di leva. è necessario sottra rli ad ogni onere che non sia streuamente connesso con Il loro addestramento e Impiego con compiti nel campo tattico e logistico. A tale scopo. nel quadro della ristrutturazione. talunl recuperi di personale civile, già in servizio presso enti disciol ti. sono stati devoluti a favore dei reparti. In particola re. è previsto l'impiego di circa 15 civili in ogni complesso a livello caserma di battaglione, per incarichi connessi soprattutto con Il vettovagliamento e con le infrastrutture. Questo programma. che assicura altresì una più efficace continuità funzionale in importan ti attività complementari. è stato attuato solo in parte .. Ma esso deve essere tenacemente persegui to, anche se potrà essere portato a compimento solo progressivamente.

Conclusioni La ristruuurazione avvia ta due anni or sono

è stata ormai In gran parte r ea lizzata con risultati positivi. Vi sono. peraltro. altri problemi prioritari da risolvere: - il completamento dell'ammodernamento dei mezzi e del materiai!: - lo snellimento e la razionalizzazione deg li Organi Interforze. che Influiscono sull'efficienza dell'Esercito e sulla disponlbìlità del personale. Quello Impegnato In ambito Interforze è infatti. per il 50%. dell'Esercito. A tale proposito è necessario combattere il pericolo di costituire nuovi organi per nuove esigenze. senza snellire o ellmlnare gl i organi divenuti pletorici o superflui. L'evoluzione degli strumenti mllltarl procede, come si è visto. a ritmo serrato. Occorre quindi guardare avanti . nel futuro. Come ho ill ustrato, lo Stato Maggiore dell'Esercito si è pienamente reso conto di queste necessità. individuando orientamenti e linee di tendenza. Ma. anche In questa prospettiva evolutiva e fermo restando lo svìluppo tecnologico dei materlall. le fondamenta del nostro organismo militare poggiano soprattutto sulle doti morali e sulla preparazione degli ufficiali. dei sottuflìcia li, dei graduati, dei soldati e del personale clvlle. A tal fine. come già noto dal Libro Bianco e da quanto ho già detto. molti problemi sono stati affrontati. Fra questi, ha priorità assoluta la possibilità di aprire concorsi per il personale civìl e. sia per gli arsenali sia per i vari enti dell'Esercito. lvi incluse le caserme. Un'istituzione come il nostro Esercito, basata essenzialmente sulla coscrizione. è un organismo estremamente delicato, molto dlfficlle da portare. come è avvenuto con la ristrutturazione. ad un alto livello operativo. Ma non basta aver conseguito questi risultati. E' anzi facile ricadere in situazioni di grave carenza, se non viene rispettata l'esigenza di Idea re. prog rammare e attuare un proce·sso evolutivo continuo. fondato su un'Ipotesi finanziaria attendibile e a lungo termine. In conclusione, ritengo doveroso sottolinea re che. ai lini dell'azione di dissuasione che l'Italia deve svolgere nel quadro dell 'Alleanza Atlantica, l'Esercito non può contare su immediati aiuti esterni nel nostro scacchiere. Questo in un contesto strategico che lascia chiaramente prevedere che, in un eventuale conflitto. la fase Iniziale sarebbe quella decisiva. Con la ristrutturazione abbiamo ridotto le forze terrestri di circa un terzo, accettando i rischi connessi con questa scelta. Ma perché tal i rischi non divengano inaccettabili, è necessario uno strumento milltare di qualità. quale l'Esercito vuole e deve essere. Gan. Andrea Cucino

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GUERRA DI IERI E GUERRA DI OGGI Il XX secolo è caratterizzato, nel campo militare, dalla formazione di eserciti nazionali di grande mole. Nelle operazioni, l'aumento delle masse rese di difficile applicazione l'unica manovra che determina risultati rapidamente decisivi, e cioè quella tendente a tagliare le comunicazioni del nemico. Infatti /'aumento delle masse determinò l'aumento degli spazi operativi e, conseguentemente, le comunicazioni divennero multiple e svolgentisi in diverse direzioni. Le distanze da superare, per giungere sui gangli vitali del nemico, aumentarono enormemente. Senonché, all'aumento delle masse e degli spazi non corrispose un adeguato aumento di velocità operativa sul campo di battaglia; anzi, per intuitive ragioni logistiche e tattiche, essa diminuì. Pertanto, si determinò uno squilibrio nei tre fattori della manovra, cioè massa, spazio e tempo.


GUERRA DI IERI E GUERRA DI OGGI DALLA BATTAGLIA DELLA MARNA ALLO CHEMIN DES DAMES Questo squilibrio agì sfavorevolmente solo nei riguardi dell'attaccante. Infatti, nella battaglia, il difensore, di fronte ad un insuccesso, manovrando temporaneamente in ritirata , potette usufruire dei trasporti ferroviari e, più tardi, di quelli automobilistici per il concentramento della massa destinata a parare l'urto in una posizione più arretrata; l'attaccante, invece, potette usufruire solo dei mezzi normali per lo sfruttamento, nel campo strategico, del successo tattico. La manovra in ritirata si poteva svolgere con calma perché, su fronti così vaste, un successo, su un tratto di esse, aveva .scarse ripercussioni morali sul rimanente. Gli spostamenti delle forze e i movimenti della manovra in ritirata del difensore risultavano più rapidi della penetrazione in profondità dell'attaccante. li temP<? lavorava a favore del primo, in misura tale da permettergli quasi sempre la resistenza su

Carri leggeri francesi del 1918 del tipo F.T..

Il carro britannico Carden Loyd Mark VI.

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posizioni successive, anche dopo un preoccupante insuccesso iniziale. Così, nella campagna del 1914 alla fronte occidentale, malgrado la travolgente avanzata della massa di manovra tedesca operante a caval lo della linea Mosa Sambre - Oise e malgrado la tardiva intuizione da parte francese del disegno operativo nemico, il Co.mando francese, impiegando su vasta scala i trasporti ferroviari e, in misura minore , quelli automobilistici. r iuscì a spostare tempestivamente sulla sinistra una massa considerevole di forze e. dopo una lunghissima manovra in ritirata, ad arrestare, sulla Marna, l'avanzata germanica . Le diverse possibi lità fra la ·penetrazione in profondità dell'attaccante e gli spostamenti lateral i del difensore, accoppiati ai più rapidi movimenti in ritirata, su teatri d'operazioni enormi e con masse grandiose. fu certamente una delle cause più importanti che non permise la riuscita di nessuno dei disegni di operazione offensivi, all'inizio del la guerra mondiale.


GUERRA DI IERI E GUERRA DI OGGI Con la stabilizzazione delle fronti e la saturazione deg li spa zi, si impose la necess ità del la rottura della fronte per cercare, al di là della linea di contatto, lo spazio per la manovra. Ma l'impiego del le armi automatiche e della fortificazione campale, la grande forza morale che quest'ultima dava al difensore e l'inidoneità dei mezzi e dei metodi d'attacco contro le posizioni organizzate a difesa, resero ardua la rottura della fronte nemica. Così, al le cause d'ordine strategico, che ostacolavano la condotta rapidamente decisiva delle operazioni. se ne aggiunge una di ordine tattico. Verso la fine della guerra, mentre, con l'impiego di nuovi mezzi e l'adozione di nuovi metodi, lo squilibrio, nel campo tattico, fra le possibi lità offensive e quelle difensive diminuì progressivamente, non si riuscì ad eliminare le cause d'ordi ne strateg ico, che ostacolavano la con dotta rapidamente decisiva delle operazioni.

Infatti, nella battaglia di Piccardia del 1918, i tedesch i otten nero un importante successo tattico iniziale, annientando un'intera armata inglese ed aprendo una breccia di circa 15 km nel la fron t e nemica; ma i franco ~ inglesi impiegando su vasta scala i trasporti ferroviari ed automobilistici, riuscirono a concentrare nel settore sfondato ben 44 divisioni di fanteria e 6 di cavalleria. impedendo così al nemico lo sfru ttamento strategico del successo tattico. Similmente avvenne nel la battaglia delle Fiandre del 1918, in quella dello Chemiri des Dames e. in generale, in tutte le offensive alla fronte francese dell'ultimo anno di guerra. In effetti. il difensore, nei teatri ricchi di comunicazioni, riu sciva ancora a far accorrere le riserve prima che l'attaccante giungesse su i gangli vitali. Perdurò. pertanto. la necessità di logorare le riserve nemiche per tentare poi una manovra decisiva . Questa strateg ia non poteva essere decisiva e non lo fu, come i successivi attac-

Il P2. Kpfw. Il, il più comune carro tedesco usato nella campagna di Francia nel 1940.

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GUERRA DI IERI E GUERRA DI OGGI chi attuati dal Foch contro l'esercito tedesco largamente dimostrarono. Solo nei teatri d'operazione nei quali, per la speciale conformazione e per il particolare andamento della fronte, fu possibi· le sviluppare delle offensive secondo direttrici di grande rendimento strategico, si ebbero risultati importanti o decisivi. Così, mentre i tedeschi, nella battag lia dello Chemin des Dames, pur penetrando per una profondità di 60 km, in quattro giorni. non ottennero nessun successo strategico importante. VITTORIO VENETO A Caporetto, nello stesso tempo, i tedeschi austro - ungarici avanzarono di 40 km ma, già · al terzo giorno, avevano irrimediabilmente aggirato tutto il fronte dell'Isonzo. Né il nostro teatro di operazione permetteva, in così poco tempo, di spostare una massa considerevole di forze per parare la minaccia . Nella battaglia di Vittorio Veneto, il primo obiettivo strategico

Il T. 34. carro medio dell'esercito sovietico, largamente impiegato nel secondo conflitto mondiale.

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di decisiva importanza, genialmente scelto dal Comando italiano, fu Ponte nelle Alpi, che era a soli 40 km da l fronte. Raggiunto Ponte nelle Alpi, l'esercito nemico fu praticamente diviso in due parti. La scarsa entità delle riserve a disposizione e la loro iniziale dislocazione, l'impossibilità di un tempestivo spostamento di forze dallo scacchiere montano non impegnato a quello del Piave, non permise al Comando austro - ungarico di parare la minaccia. Alla fine della guerra, la conclusione che si poteva trarre era che, se in un teatro d'operazione come il nostro, con i mezzi e i metodi vigenti. poteva ancora condursi una guerra con operazioni rapidamente decisive, non altrettanto poteva asserirsi per i teatri di operazione collinosi o pianeggianti , forniti di una ricca rete di comunicazioni. Per questi ultimi, data la prevedibile saturazione iniziale dello spazio, il problema della condotta rapidamente decisiva de lle


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GUERRA DI IERI E GUERRA DI OGGI

operazioni poteva solo così impostarsi: - battaglia di rottura con pronto successo tattico; - penetrazione in profondità rapidissima e tale da occupare i gangli vitali nemici prima che il difensore potesse far accorrere in massa le riserve strateg iche per parare la minaccia. manovrando, nel frattempo, in ritirata. Problema facile nell'impostazione. difficile nel la soluzione. Occorreva no nuovi mezzi e nuovi metodi, sia per ottenere la rapida rottura della fronte, sia soprattutto per la rapida penetrazione in profondità. Quindi, mezzi aventi una grande capacità di fuoco e di urto per ottenere il successo tattico e mezzi aventi una grande velocità operativa per il suo sfruttamento , nel campo strategico. LE UNITA' MECCANIZZATE DELLA NUOVA GUERRA Le unità meccanizzate e motorizzate e l'arma aerea hanno contribuito, per la maggior parte, alla soluzione del problema.

Le unità meccanizzate erano state già felicemente impiegate, verso la fine della guerra mondiale. per la rottura del la fronte. Ma l'influenza che la grande velocità operativa delle unità meccanizzate e motorizzate poteva avere nello sfruttamento strategico del successo tattico era sfuggita a molti studiosi. né era stato tenuto nella giusta censiderazione l'apporto dell'arma aerea nella manovra strategica. per ciò che concerne l'azione di paralizzazione delle riserve nemiche. Era stata invece prevista la grande influenza che essa avrebbe avuto per ciò che concerne l'azione di bombardamento sui centri di comunicazione. Infatti. non pochi studiosi erano mal propensi all'impiego, per lo sfruttamento del successo tattico nel campo strategico, de ll e unità meccanizzate. Si asser iva che era poco conveniente impiegare, in tale fase della battaglia, delle un ità particolarmente idonee a sviluppare una grande potenza d'urto. Non si vedeva che la capacità d'urto si esplica, in questo impiego, in un aumento d i velo-

Carro da · combattimento « Leopard ».

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GUERRA DI IERI E GUERRA DI OGGI cità operativa per la facilità con cui le suddette unità possono superare le deboli residue e successive resistenze che il difensore può opporre e che, nello sfruttamento del successo. un aumento di velocità operativa comporta, in proporzione molto più elevata, successi più rapidi e più decisivi. Le offensive tedesche, nella guerra attuale. sono state tutte basate sulla fulminea rottura della fronte nemica e sulla rapidissima penetrazione in profondità. Quella ottenuta con la sorpresa, con l'impiego di mezzi e metodi specifici per ogni tipo di fortificazione e sfruttando le grand i possibilità di urto delle unità meccanizzate; questa sfruttando la grande velocità operativa delle . unità meccanizzate e motorizzate. Potente è stato, inoltre. sia nel campo tattico, sia nel campo strategico, l'apporto dell'arma aerea. Per convincersene. basta fissare alcuni fatti salienti e alcuni dati relativi alla campagna di Polonia e di Francia.

Veicolo corazzato VCC · 1 meglio noto come << Camillino ».

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Nella guerra contro la Polonia, all'indomani dell'inizio delle osti lità, le posizioni nemiche erano quasi dappertutto sfondate. Nelle brecce aperte, o nei vuoti esistenti nello schieramento nemico, si lanciarono le armate tedesche. L'aviazione, conquistato il dominio dell'aria, paralizzò l'attività nelle retrovie nemiche e interruppe tutti i collegamenti. In tal modo, il Comando polacco non ebbe più in pugno le sue armate. Queste, abbandonate a se stesse, sotto l'impeto della travolgente avanzata tedesca , iniziarono la ritirata. IN POLONIA E IN FRANCIA L'ampio spazio, le numerose vie di comunicazione e le successive ottime linee di resistenza rappresentate dai numerosi fiumi che solcano la Polonia, offrivano alle armate polacche buone possibilità di manovrare in ritirata. La· mancanza di un disegno di manovra in base al quale coordinare i movimenti delle armate in ritirata, ma soprattutto la decisiva e rapidissima penetrazione


GUERRA DI IERI E GUERRA DI OGGI delle armate tedesche, e in particol.ar modo del la 10" Armata corazzata, ruppe definitivamente lo schieramento polacco in tanti tronconi che furono successivamente accerchiati. Contro la Francia, le 0perazioni hanno avuto un ritmo non meno veloce. Bastano pochi dati. Il 10 mag gio hanno inizio le operazioni. Dopo aver respinto facilmente gl i elementi ritardatori nemici. avviene l'urto decisivo sulla linea Mosa -· Anversa, nei giorni 13 e 14 maggio. La 12' Armata motorizzata, sboccando di sorpresa dalle Ardenne, sfonda in solo due giorni la fronte nemica nella zona di Sèdan. Dopo appena sette giorni dalla rottura della fronte realizzando una avanzata di 300 km, le avanguardie germaniche investono Bou logne. Rapidamente, nella breccia aperta, giungono divisioni autotrasportate e divisioni normali, quest'ultime eseguendo marce di lunghezze eccezionali. Ogni tentativo di ricongiunzione delle armate franco-britanniche del nord

col resto dell'esercito francese può, così, essere rintuzzato. Al Comando tedesco riesce possibile la manovra centrale fra le armate franco - britanniche del nord e l'esercito francese. Vario e grandioso è l'apporto dell'aviazione in questa prima parte della campagna. Annientate le armate del nord, i tedeschi attaccano il resto dell'esercito francese schierato sulla linea Somme - Aisne. L'azione principale di rottura viene eseguita nella zona di Reims. ma altre brecce sono aperte, in altri tratti della fronte, fin dai primi giorni. Dopo il rapido sfondamento principale dell'Alsne, mezzi corazzati ed altri reparti motorizzati, molto efficacemente appoggiati dall'arma aerea, penetrano con una continua irresistibìle avanzata fino al confine svizzero. Così, dopo solo quindici giorni, la parte principale dell'esercito francese. accerchiato fra la Mesa e il Reno e compresso verso i Vosgi , è costretto a deporre le armi. La riserva strategica. che il generale Weygand aveva ammas-

Semovente d'artiglieria M 109.

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GUERRA DI IERI E GUERRA DI OGGI sata nella foresta di Villers - Cottrets, ebbe totalmente neutralizzate le sue capacità operative dall'arma aerea. In tutte le fasi della campagna, il ritmo delle operazioni era stato così travolgente da non permettere al Comando degli alleati l'attuazione di una qualsiasi manovra in ritirata o li tempestivo spostamento di una massa sufficiente a parare la minaccia , tanto più che le vie di comunicazione erano continuamente bombardate. La grande velocità operativa delle un ità meccanizzate e motorizzate e l'ampio raggio della potente offesa aerea hanno avuto un ruolo davvero preponderante, nelle rapide e decisive manovre germaniche. In conclusione. ridotto in giusti limiti. con l'impiego di nuovi mezzi e l'adozione di nuovi metodi. il grande squilibrio determinatosi. nel campo tattico, fra le possibil ità offensive e quelle difensive, che rendeva arduo il problema di ottenere, in una fronte continua, un successo tattico idoneo ad essere sfruttato nel campo strategico; aumentata

Elicotteri AB 205, a terra; In volo, con A 109 arm ato di missili controcarrl TOW.

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la velocità operativa con l'impiego, nello sfruttamento strategico del successo tattico, di unità meccanizzate e motorizzate; aumentato il raggio di offesa in profondità fino alle riserve strategiche e ai centri vitali nemici, con l'impiego su làrga scala dell'arma aerea, la manovra strategica tendente ad ottenere successi rapidamente decisivi non solo ha ripreso tutte le sue possibilità applicative, ma le ha aumentate, essendosi stabilito un nuovo rapporto d'interdipendenza fra i tre fattori di essa - massa. spazio, tempo - più favorevole al rapido corso delle operazioni. Nel la campagna contro la Russia, cioè contro quella nazione che, nel l'immensità dello spazio, ebbe il suo più efficace elemento difensivo e, nella manovra in ritirata, il tradizionale sistema di sottrarsi agli urti decisivi, avremo la sicura misura delle nuove grand i possibilità applicative della manovra strategica del secolo XX. Andrea Cucino


-I

REALTA' ATTUALI

il patto atlantico e la sua organizzazione militare permanente

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Politica di sicurezza Dal 1949 l'Italia ha garantito la propria sicurezza con l'adesione al Patto Atlantico e alla sua organizzazione militare permanente, la NATO. Nella situazione attuale e del prevedibile futuro. non ritengo altrettant o valide le possibili alternative. quali politica di non allineamento, neutralità armata, neutralità disarmata. La politica di non allineamento non cambierebbe la fondamen tale importanza della posizione strategica della nostra penisola ed offrirebbe nuove ·possibilità alla storica aspirazione russa di assicurarsi sbocchi nei ma ri liberi. Ovviamente gli Alleati predisporrebbero la necessaria contromisura col pericolo che, in caso di conflitto, l'Italia giocherebbe in gran parte il ruolo di campo di battaglia. La posizione di non allineamento implica una politica di neutralità disarmata o armata con conseguenze politiche negative nei rapporti con gli Stati Uniti e con I Paesi europei. Sarebbe illusorio basare la

nostra sicurezza sulla neutralità disarmata con garanzie di rispett o in caso di conflitto. data l'importanza geostrategica della nostra penisola, già citata . L'adozione della neutralità armata comporterebbe di: • rinunciare al concorso delle unità alleate oppure sostituirle con reparti nazionali da costituire ex novo con spese estremamente onerose; • rinunciare in ogni caso al deterrente nucleare. In sintesi, la soluzione della neutralità armata imporrebbe oneri finanziari quasi certamente insostenibili realizzando in ogni caso una capacità di difesa e di dissuasione molto inferiore a quella attuale. La soluzione di continuare la partecipazione all'Alleanza Atlan tica e ritirare l'adesione alla NATO è stata adottata dalla Francia. Offre il vantaggio di una maggiore libertà di decisione specie in caso di crisi. E per un Paese non a contatto con il possibile aggressore e in possesso di armi nucleari tale soluzione può sembrare adatta a conservare i van taggi dell'Alleanza e a diminuirne gli oneri.

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Per i Paesi come la Germania e l'Italia. che possono subire un attacco in forze fin dall'inizio di un eventuale conflitto senza possibilità d i manovrare in profondità, l'adesione alla NATO è indispensabile perché offre i vantaggi di partecipare alla pianificazione operat iva e di influenzare le decisioni sul concorso delle forze alleate fin dall'inizio del conflitto. D'a ltra parte, con lo straordinario sviluppo degli armamenti sovietici. la strategia Gaullista basata sulla minaccia nucleare per dissuadere anche limitate penetrazioni nel territorio francese appare sempre meno credibile. Ciò ha imposto la necessità di potenziare le forze nucleari con conseguenti pesant i oneri, senza per altro eliminare i dubbi sulla capacità dissuasiva dello strumento militare transalpino. tant'è che non sono pochi gli ufficia li francesi, specie nell'Esercito, che contestano la validità dell'attuale strategia (1). A scopo di chiarimento consideriamo un caso concreto. In un conflitto i sovietici riescono a rompere in un settore dello schieramento difensivo nel centro Europa e si avviano a penetrare nel territorio francese. Data la limitata dispon ibilità di forze convenzionali, dovrebbe scattare la minaccia nucleare strategica su città sovietiche. Tale minaccia, se non accoppiata

con l'intervento delle forze nucleari degli Stati Uniti d'America non è credibile. Allo stato attuale i sovietici sarebbero in grado di distruggere rapidamente gran parte dei vettori francesi. In ogni caso non appare credibile che il Presidente della Repubblica francese ordini attacchi su città russe con la certezza d i causare la distruzione della Francia in seguito all'immediata ritorsione sovietica. A mio avviso è molto tondata la valutazione contenut a nell'articolo cit ato e formulata da un ufficiale francese: « con l'attuale strategia i russi potrebbero occupare la Francia senza utilizzare un solo atomo e, pertanto. i legami con la NATO devono essere ristabiliti» .

Contrasti econom1c1 tra gli Stati Uniti e gli Alleati europei In parte essi derivano dalla diffusa situazione di crisi, con riflessi negativi sui programmi degli armamenti intesi a ristabilire l'equilibrio con le Forze Armate sovietiche e sull'occupazione. E' noto che i sovietici utilizzano le disponibilità finanziarie essenzialmente per la ricerca. lo (1) Vds. « Growing Pains of French Policy ». by Flora Lewis. Herald Tribune. pag. 4. July 9. 1980.


sviluppo e la produzione di armi nucleari e convenzionali sempre più sofisticate per sostenere la loro politica espansionistica. Per lo sviluppo dell' industria civile i sovietici, specie durante la distensione, hanno utilizzato ditte, tecnologia e generosi prestiti occidentali. Valendosi della coproduzione con tali ditte e del basso costo del lavoro, hanno esportato e venduto con successo sui mercati occidentali. Con questo sistema i sovietici hanno potuto rimborsare i prestiti e pagare gli interessi. Tutte le più importanti ditte occidentali hanno partecipato a queste associazioni rivelatesi molto favorevoli all'Unione Sovietica ed ai suoi satelliti (2). L'amministrazione Reagan ha progressivamente aumentato l'opposizione a questa politica commerciale, dell'Occidente nei ri· guardi dei Paesi dell'Est. Il livello massimo di tale opposizione si è verificato per la partecipazione di alcune ditte europee alla costruzione del gasdotto eurosiberiano utilizzando anche tecnolog ie statunitensi. Non c'è dubbio che il gasdotto eurosiberiano sarà utile per le esigenze energetiche dell'Europa. ma assicurerà ai sovietici una rilevante fonte di risorse finanziarie. L'opposizione americana, con sanzioni contro le ditte europee non ha avuto successo perché i contratti con l'Unione Sovietica erano stati firmati da tempo ed i Paesi interessati (Gran Bretagna. Germania. Francia e Italia) hanno ritenuto corretto onorare gli impegni, tanto più che le ditte interessate, rinunciando alla commessa. sarebbero state colpite da una grave crisi. Il Presidente Reagan era disposto a dare l'assenso se il Governo polacco, ovviamente condizionato dall'Unione Sovietica, avesse revocato la legge marziale. Si trattava di una contropartita di grande rilievo politico e, perciò, non è stata accettata. In ogni caso, tutti i contrasti tra gli Stati Uniti e gli Alleati europei danneggiano l'Alleanza a favore dell'Unione Sovietica. Pertanto il Presidente Rea· gan ha revocato le sanzioni dopo aver raggiunto un'accordo con i Paesi europei sulla politica intesa a limitare i legami commerciali tra Est e Ovest.

La difesa italiana nell'ambito dell'Alleanza LA MINACCIA L'eccezionale potenziamento delle Forze Armate dell'Unione Sovietica e degli alleati del Patto di Varsavia, sia nel campo convenzionale sia in quello nucleare, ha aumentato la minaccia da Est. Inoltre. nel problema della nostra sicurezza, occorre inserire un fattore nuovo che si identifica con la situazione di instabilità e di contrasti tra alcuni Paesi del Mediterraneo che potrebbero provocare confronti armati. Tuttavia, allorché saranno completati i programmi di ammodernamento delle nostre Forze Armate, avremo i mezzi per fronteggiare minacce nel Mediterraneo senza incidere sul dispositivo difensivo dello scacchiere Nord - Est. LO STRUMENTO Le Forze Armate. a partire dal 1975, hanno subito una riduzione da 36 a 24 Brigate per l'Esercito, da 160.000 a 105.000 tonnellate per la Marina, da 51 a 40 Gruppi di volo per l'Aeronautica. Scopo de ll a contrazione: compensare la quantità con la qualità. Per la Mar ina e l'Aeronautica, che avevano già iniziato i principali programmi di ammodernamento, essendo state approvate le rispettive leggi promozionali, la ristrutturazione ha presentato solo le difficoltà comuni alle tre Forze Ar mate di dover slittare i tempi di attuazione dei pro· grammi di ammodernamento per effetto dell'inflazione.

La ristrutturazione dell'Esercito ha presentato ben altre difficoltà connesse con: • adozione della ferma di 12 mesi; • ridislocazione di Unità con conseguenti trasferimenti di Ufficia li e Sottufficiali; • trasformazione in meccanizzate di quasi tutte le unità di fanteria; • modifiche alle infrastrutture; • problema degli alloggi per Ufficiali ed i Sottufficiali trasferiti; • ritardo nell'approvazione della legge promozionale; • necessità di ristabilire la disciplina che dava segni di declino in parecchi reparti. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa dell'epoca aveva previsto che la ristrutturazione avrebbe richiesto cinque anni. Fu realizzata in meno di due, malgrado i danni subiti dal terremoto nel Friuli (10 caserme e 265 alloggi per Ufficiali e Sottufficia li resi inagibili) e gli impegni onerosi e prolungati per soccorsi e aiuti alle popolazioni locali, opera che suscitò ammirazione e gratitudine in tutti gli osservatori e nei friulani. La ristrutturazione fu attuata in tempi record perché: • il piano concepito già nel 1967 fu trasformato rapidamente in ordini e direttive dagli organi dello Stato Maggiore; • ci fu un'attiva collaborazione tra organi centrali e comandi periferici; • ci fu senso di responsabilità e spirito di sacrificio da parte di tutti, dai comandanti di ogni livello, ai soldati e al personale civile. Malgrado gli impegni e le difficoltà citate, nelle severe valutazioni NATO i reparti furono classificati di categoria superiore al passato e nelle valutazioni del 1977 molte unità furono classificate d i 1• categoria e tutte quelle che in passato erano di 4" categoria furono classificate di 2" categoria. Questi risultati riflettevano la profonda aspirazione di tutti a realizzare, per la prima volta nella nostra storia, un Esercito di qua lità, anche se di limitate dimensioni.

(2) Vds. Charles Levinson: « Wodca cola ». ed. Vallecchi.

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Tuttavia, prima di lasciare l'incarico, ritenni doveroso formulare alcuni suggerimenti, che volevano anche essere avvertimenti, contro il pericolo di rendere vana la ristrutturazione. Per rendere edotti tutti i Quadri del1' Esercito pubblicai sulla « Rivista Militare», n. 3 del 1977, l'articolo « Prospettive d.ell'Esercito ». Suggerivo di: • accelerare il reclutamento dei volontari a lunga ferma, necessari per gli incarichi tecnico - operativi che richiedono notevole preparazione e continuità. Per questo scopo noi disponiamo di scuole di primissimo ordine. Si tratta di adottare lo stesso incentivo uti lizzato da quasi un secolo per i ferrovieri, con grandissimo successo: assicurare al giovane un buon trattamento economico, ma soprattutto una qualificazione di valore progressivo col numero deglì anni di volontariato e il posto di lavoro quando si congeda. Si tratta di un sistema che va a favore dei giovani, dell'Esercito e del Paese; • affidare i servizi di caserma a civili reclutati sul posto. Il soldato di leva o volontario dev'essere impegnato per l'addestramento e per compiti operativi o di sicurezza; • snellire gli organi interforze e territori a Ii; • attuare un processo evolutivo continuo - reso indispensabile dallo sviluppo accelerato delle tecnologie - fondato, per quanto possibile, su un'ipotesi finanziaria attendibile e a lungo termine. LA DIFESA AVANZATA Si prefigge i seguenti scopi: • contendere all'attaccante il territorio nazionale, sin dal primo momento, limitando l'estensione dell'area coinvolta nel conflitto; • evitare che l'aggressore, pur rinunciando a proseguire l'attacco dinanzi alla minaccia della spiralizzazione, possa far pesare nelle trattative il pegno dell'area conquistata. E' da ricordare che, in tutti i conflitti limitati, l'accordo riflette sempre ciò che si è guadagnato e ciò che si è perduto nella lotta. L'adozione della difesa avanzata derivò anche dal fatto che la Germania e l'Italia hanno una situazione che non consente di utilizzare lo spazio quale fattore di potenza difensiva. Per noi in

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particolare si pone il problema della difesa di Trieste .che certamente, per i sovietici, si porrebbe come obiettivo prioritario sia perché consentirebbe loro di conquistare una base navale di cui hanno grande bisogno sia per il grandissimo valore di pegno. Per fronteggiare questo pericolo, nel quadro della ristrutturazione, fu adottato un provvedimento che ha anche un significato morale nei riguardi d i una città che è un simbolo della nostra storia. Fu concesso a tutti i giovani triestini di prestare il servizio militare nelle Truppe di Trieste, che hanno così Quadri e soldati di primissimo ordine, e, in caso di emergenza, il richiamo può essere attuato in poche ore. Per raggiungere la nostra frontiera, i sovietici, partendo dall'Ungheria, dove sono dislocate loro Divisionì. dovrebbero invadere la Jugoslavia che difficilmente potrebbe fermarle dato il rapporto di forze e il terreno favorevole a unità corazzate. La Jugoslavia sarebbe costretta a ricorrere alla guerriglia per la quale è ben preparata e ottimamente organizzata. Da queste prospettive nasce l'interdipendenza tra il problema difensivo italiano e quello jugoslavo. Se noi arrestiamo l'attacco alla frontiera, la guerriglia jugoslava può svolgersi con la mas-

sima efficacia; se l'aggressore penetra in profondità nel nostro territorio, la guerriglia jugoslava diventa molto meno efficace. Questo fattore e glì eccellenti rapporti politici ed economici dovrebbero consentire accordi di reciproco aiuto. Per motivi di opportunità non cito esempi passati, ma ho motivo dì ritenere che l'indipendenza della Jugoslavia sia oggi un problema di interesse NATO. DIBATTITO SULLA VALIDITA' ATTUALE DELLA DI FESA AVANZATA NEL CENTRO EUROPA Tale dibattito è in corso tra ufficiali ed esperti civili americani ed europei. Nel teatro del centro - Europa le forze della NATO sono schierate su posizioni che si estendono per 800 km ai confini con la Germania dell'Est. La battaglia su tali posizioni dovrebbe imporre ai sovietici un logoramento tale da indurli a desistere dal continuare l'attacco. I critici di questa concezione sostengono che la netta superiorità negli armamenti consente ai sovietici di concentrare in determinati settori una schiacciante superiorità di forze per rompere le posizioni difensive, penetrare in profondità e realizzare un successo decisivo. Tale prospettiva suggerisce una difesa manovrata. Questa soluzione trasformerebbe la Germania Occidentale in


un campo di battaglia e quindi è inaccettabile per i tedeschi come lo sarebbe per noi. Peraltro la soluzione è discutibile anche dal punto di vista operativo. Una difesa manovrata non è efficacemente realizzabile con forze eterogenee per armamento. addestramento ed ordinamento, quali sono quelle schierate nel centro - Europa costituite da unità americane. tedesche, inglesi, belghe ed olandesi. I sostenitori della difesa manovrata non hanno approfondito le possibilità offerte dal terreno. Dopo la guerra, la Germania Occidentale è divenuta intensamente urbanizzata in tutto il territorio. Questo fattore riduce in misura rilevante la possibilità di manovra sia per l'attacco sia per la difesa. ma a quest'ultima offre la possibilità di incanalare le formazioni , attaccanti in aree dove può sviluppare grande potenza di fuoco. E ciò è attuabile nell'ambito della difesa avanzata che non è rigida come i suoi oppositori sembrano ritenere. ma realizza la flessibilità con la manovra delle unità corazzate e meccanizzate. LO SPAZIO COME FATTORE DI POTENZA DIFENSIVA Trattasi di una delle importanti « leggi » del Clausewitz: ogni

attacco progredendo si esaurisce ed esiste un punto culminante del successo oltre il quale l'ulteriore avanzata dell'offensiva produce una situazione sempre più favorevole all'esito della controffensiva. La validità di questa « legge » risulta nel campo strategico, specie quando sono in gioco grandi spazi come dimostrato dalle campagne in Russia di Napoleone e dei tedeschi nella seconda guerra mondiale. Tuttavia , entro certi limiti di spazio, la « legge» è valida anche nel cam~ po taJtico, ma il difensore che l'applicasse in spazio limitato potrebbe correre il grave rischio di concedere inaspettati regali all'attaccante, quali basi navali, basi aeree, depositi. SITUAZIONE DELLE ARMI NUCLEARI E CONVENZIONALI TRA LA NATO E ll PATTO Dl VARSAVIA E' acquisito che le armi nucleari non sono un razionale strumento politico perché non vi è alcun obiettivo che possa giustificare la catastrofe che il loro impiego potrebbe provocare . Esse sono, peraltro, un efficace

Infatti, l'accordo SALT - 1 {1972) è basato sul concetto di affidare alle armi nucleari la funzione di reciproca dissuasione, adottando la strateg ia MAO (Mutuai Assured Distruction) che prevedeva l'impiego delle armi nucleari strategiche sulle città. Ad evitare tentazioni, fu concordato di installare solo due sistemi antimissili per ciascuna delle superpotenze. Nel periodo della distensione l'Unione Sovietica ottiene la parità delle armi nucleari strategiche (SALT ~ 2). ma al tempo stesso sviluppa un ecceziona le programma di ammodernamento e potenziamento: • delle armi convenzionali, estendendo la superiorità già detenuta nel campo quantitativo a quello qualitativo; • delle armi nucleari strategiche, realizzando sistemi capaci di colpire con grande precisione obiettivi militari. Queste realizzazioni ruppero l'equilibrio a favore dei sovietici, infirmando gravemente lo strumento della reciproca dissuasione. Infatti, durante questo periodo, se i sovietici avessero distrutto alcune rampe di missili strate-

strumento di dissuasione purché

gici americani a seguito di una

esista un equilibrio tra i contendentì. nel caso concreto Stati Uniti e Unione Sovietica.

richiesta respinta, il Presidente degli Stati Uniti si sarebbe trovato in 1,Jna situazione tragica: Missile statunitense Pershlng Il.

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• reagire con interventi su città russe con la conseguente spiralizzazione e catastrofe; • oppure cedere al ricatto, com'è più probabile. Per fortuna, già nel 1974, gli Stati Uniti avevano iniziato le ricerche per acquisire la capacità di distruggere obiettivi di limitate dimensioni, come sono quelli militari, ed adottare alla fine del 1980 la « Countervailing Strategy » che potrebbe essere tradotta « Strategia di equilibrio». Tuttavia, per ristabilire l'equ ilibrio, a mio avviso occorre dare priorità all'ammodernamento e potenziamento delle forze convenzionali che sono anch'esse - è bene ricordarlo - fondamentale fattore di dissuasione. Da tener presente che la tecnologia attuale permette di realizzare sistemi (razzi o missili con subproietti autocercanti a esplosivo convenzionale) che possono colpire carri armati e truppe a distanza di 40 - 60 km e oltre consentendo di elevare la « soglia nucleare » e di limitare l'impiego dell'Aeronautica per interventi di appoggio diretto. consentendole così di dare la priorità a missioni

di Varsavia, con conseguente azione dissuasiva. Merita qualche considerazione la decisione americana di sviluppare la bomba N che in Europa non è stata accolta con favore ad eccèzione della Francia. Gli oppositori hanno dimenticato di chiedersi: • perché i sovietici esercitarono grandi pressioni sul Presidente Carter affinché rinviasse lo sviluppo e l'adozione della bomba N? • perché i francesi stanno sviluppando questo ordigno? La verità è che la bomba N può potenziare moltissimo il difensore. Infatti. utilizzata contro formazioni corazzate, inabilita i pacchetti di equipaggio e non consente che il dispositivo di attacco venga alimentato con forze co-

razzate di riserva, se devono attraversare la stessa zona. In definitiva la bomba N potenzierebbe in misura rilevante la difesa. Tale bomba avrebbe perciò una funzione dissuasiva particolarmente utile finché continua la superiorità sovietica nel campo delle armi convenzionalì. Infine è fattore di dissuasione la prossima realizzazione degli Stati Uniti di un missile antimissile a testata convenzionale . AREA DI RESPONSABILITA' NATO E AREE DI INTERESSE NATO L'area di responsabilità della NATO fu defìnita in una situazione internazionale molto diversa da quella attuale. I conflitti. i contrasti , l'instabilità del Medio Oriente e in Africa hanno determinato una situazione che minac-

più redditizie ai fini dell'esito della battaglia. Estremamente importante la decisione americana di predisporre il rapido afflusso di altre cinque Divisioni in Germania in caso di emergenza. oltre quelle già previste. E' bene che noi europei ricordiamo che la presenza militare americana in Europa è il nostro deterrente più efficace. Per quanto riguarda il riequilibrio delle forze nucleari di teatro l'opzione zero è auspicabile, ma non probabile. Tuttavia. se i membri della NATO saranno compatti. una ragionevole soluzione di compromesso è possibile. Nel campo strategico i seguenti programmi americani ristabiliranno l'equilibrio: • sostituzione del B/ 52 col B/ 1 e successivamente con lo Stealth; • adozione del missile MX; • potenziamento del la componente aeronavale per fronteggiare le esigenze in tutto il mondo; • la rivoluzionaria soluzione di installare missili Cruise sulle na vi. In tal modo, ognuna di queste navi negli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano pone una minaccia alla Russia e ai Paesi del Patto

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Bombardiere strategico statunitense B - 1. Il sovietico SS - 20 (a lato).


Il Segretario Generale della Nato Dr. J.M.A.H. LUNS.

eia interessi vitali per tutti i membri dell'Alleanza e per gli europei in particolare. Basta considerare che se, per ipotesi, come ha avvertito Raymond Aron , il flusso del petrolio dal Golfo Persico dovesse arrestarsi. l'Europa sarebbe « en panne sèche ». Dopo trent'anni di confronto tra le superpotenze, l'Europa come massima posta in gioco, sarebbe giocata .

E' chiaro che questa situazione ha sollecitato l' Alleanza a sollevare e dibattere il problema di come tutelare gli interessi fuor i degli attual i confini. E' giunto il momento di abbandonare l'idea che, fuori dell'area di responsabilità della NATO, gli interessi dell'Alleanza devono essere tutelati dagli Stati Uniti, verso i quali non sempre gli Alleati stessi sono stati generosi in aiuti ed ap-

pogg i. Merita quindi apprezzamento la decisione del Ministro della Difesa italiano di costituire una « forza di intervento » per fronteggiare crisi che toccano interessi nazionali nel Mediterraneo. Ritengo che, per tale compito, la « forza d'intervento» debba avere un'alta capacità di sviluppare azioni possibilmente di sorpresa , in ogni caso rapide e decisive.

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Superfluo citare I' Aeronautica i cui reparti sono tutti di pron to intervento. Ovviamente occorre provvedere ad armamento, equipaggiamento ed addestramento ad hoc.

Le armi nucleari e l'Alleanza Atlantica Il tema è trattato in un'interessante saggio pubblicato su « Foreign Affairs » da Mc George Bundy, George F. Kennan, Robert S. Mc Namara, Gerard Smith. Il saggio si ispira a tre fattori: • situazione internazionale caratterizzata da contrasti e conflitti che suscitano preoccupazioni per il pericolo di una guerra generale; • sviluppo e potenziamento degli armamenti continuo; • propaganda vasta e intensa contro gli armamenti nucleari con riflessi negativi sull'opinione pubblica dei Paesi dell'Alleanza Atlantica. I quattro autori propongono una nuova politica sullo sviluppo e l'impiego degli armamenti, che prevede la rinuncia all'impiego per primi delle armi nucleari, il potenziamento delle armi convenzionali e il mantenimento di una adeguata capacità di ritorsione contro ogni tipo di attacco nucleare sovietico. Secondo i quattro autori questa politica non comporterebbe spese rilevanti per le armi convenzionali e per l'ammodernamento di quelle nucleari. A mio avviso si tratta di una valutazione ottimistica. Concordo invece con la previsione dei quattro autori che la nuova politica avrebbe un effetto positivo sull'opinione pubblica dei Paesi dell'Alleanza Atlantica e determinerebbe l'adesione sovietica alla rinuncia al primo impiego delle armi nucleari. Questa politica avrebbe però effetti negativi sulla difesa dei Paesi NATO. La rinuncia al primo impiego delle armi nucleari sarebbe un grande vantaggio per i sovietici che non avrebbero più dubbi ai fini della dissuasione connessa con la utilizzazione delle armi nucleari da parte dell'AI· leanza Atlantica in risposta ad un attacco massiccio. E' sintomatico che Gromiko abbia dichiarato la rinuncia so40

vietica all'impiego per primi delle armi nucleari con immediata dichiarazione negativa del segretario generale dell'Alleanza Atlantica (Joseph Luns) e del Comandante Supremo Alleato in Europa (Gen. Bernard Rogers) nonché l'incredulità della Cina. Anche se gli oneri sono rilevanti, è peraltro valida la proposta di ammodernare e potenziare le forze convenzionali dell'Occidente per bilanciare la superiorità qualitativa e quantitativa delle forze convenzionali sovietiche . Questo provvedimento rappresenterebbe un fondamentale fattore di dissuasione e consentirebbe di elevare notevolmente la soglia nucleare. Francamente stupisce che uomini del calibro dei quattro saggi sostengano che anche un limitatissimo impiego di armi nucleari provocherebbe la spiralizzazione della guerra nucleare generale. Questo significa considerare la logica della guerra con una visione del 700 che tanto tormentò il Clausewitz finché non si rese conto che già in quei tempi la direzione della guerra era condizionata dalla politica del sovrano e dei suoi collaboratori. Nella NATO la pianificazione e l'impiego delle armi nucleari sono sotto il controllo dei capi politici i quali sono responsabili della valutazione continua sul rapporto tra gli obiettivi ed i rischi. Non per niente il Clausewitz asserì che l'attività più simile alla condotta della guerra è il commercio. Sono profondamente convinto che le armi nucleari per il loro potere dissuasivo non saranno impiegate, o, al massimo, avranno un impiego molto limitato nel tempo e nello spazio. Sorprende anche che i quattro autori basino le loro argomentazioni solo sulla situazione del centro-Europa, dimenticando che i sovietici adottano la strategia dell'approccio indiretto, ragione per cui la maggiore minaccia si estrinseca nel Mediterraneo e nel vicino Oriente.

E' un altro esempio di sottovalutazione della strategia dell'approccio indiretto, ideata da Scipione l'Africano. che ritengo il più grande condottiero di tutti i tempi. I suoi insegnamenti sono stati da tempo recepiti, attuati e diffusi dagli inglesi e. recentemente, dai sovietici. Gen. C. d'A. (a.) Andrea Cucino


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