ANDREA CUCINO
Articoli dal 1945 al 1959
INDICE DEGLI ARTICOLI Studi di Andrea CUCINO dal 1945 al 1973 TITOLO…………………………………………………………………......................ANNO-NUMERO-PAGINA
Impiego delle fanterie divisionali dei gruppi di combattimento: il piano di fuoco, 1945 VIII pag 899 Cooperazione tra Fanteria e Artiglieria, 1946 V pag 546 Problemi organici delle artiglierie divisionali e lori riflesso sull'impiego, 1946 VIII e IX pag 936 Il problema dei Quadri Ufficiali, 1947 III pag 248 Comandanti e vice-comandante nell'ambito dei minori reparti, 1947 V pag 572 Gli ordini fissi in combattimento nello schieramento delle artiglierie da campagna, 1948 IV pag 403 Ordinamento dell'Artiglieria da campagna e pesante campale, 1949 I pag 66 Considerazioni sulla binaria, 1949 IV pag 342 I mezzi controcarri, 1949 VIII-IX pag 832 L'Unificazione dell'armamento e delle regolamentazioni degli eserciti della comunità atlantica, 1951 I pag 83 La manovra integrale e le prove di efficienza delle artiglierie, 1951 III pag 291 Un problema che s'impone: il potenziamento dell'Artiglieria, 1951 X pag 1091 Le classi dirigenti nella preparazione e nella condotta della guerra, 1952 IV pag 361 Il Clausewitz e la dottrina difensiva moderna, 1952 VII pag 813 Il Clausewitz e la strategia difensiva in montagna, 1952 XI pag 1219 Considerazioni sulla battaglia di Cassino, 1953 III pag 372 Strategia e tattica dell'esercito Finlandese nella campagna del 1939-40, 1953 IX pag 859 L'aviosbarco nell'evoluzione della strategia, 1953 XI pag 1084 La strategia del De Severesky: sogno o profezia?, 1954 IV pag 412 Un problema che s'impone: concepire una nuova dottrina, 1954 VII-VIII pag 732 La strategia difensiva in montagna nel passato e nel futuro, 1958 IV pag 1263 Il NATO Defense College, 1959 IV pag 521
Impiego delle artiglierie divisionali dei gruppi rli combattimento: il piano di fuoco Uap. eFari.
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Con le 1irc~8cmti note, allo se-o po il i trame <t na.k he nt.ile insegnamento, e~arnineremo le norme inerenti idio stnùio ed allo svilHippo del piano cli fuoco. al quale la regolnrnent,nione hritanniea. impiegata dai grnppi di <·ombattimento annett<.• la massima imporhmzn. Per o~ni singolo .-wgomento l'ithialllerem.o, sintet.icamente, le norrne della nost.ra regolament.azione, allo scopo cli p1-enclere ~:punto per fal'e aknni necessar1 confronti e un maggior numel'o di <·onsiclenrnioni, onde meglio <:onnl1ida1·e le nostre con<:l 11~ioni.
.I - L'erohrnione l'attka del ~<\eolo XX ha segnato un progrel)siv<ì amn~nto ddrimportanza del fno<:o sul t•ampo cli batt:1glia. La te<:nica moder1,a 1 intervenuta nelFantiea lotta per il predominio tra mezzi e metodi d'otre~a t> nl('zzi e metodi cli difesa, ne ha acuito il conh·a~to, ampliamlone il 4.:ampo. Rono stat.e treate nuove armi e adotta.ti nnovi pl'ocedimenti. Per fngad n1orncnti, nuovi mezzi, impiegati di sorpresa, hanno l'ntto ,:orrt>re! 11ell'nno o n~ll'altro hellige1·ante, la snp.rema ~pemnz;1 o Fe!-11·erno s~ornento del decisivo avYento clell'a 1'n1:t l'alale.
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Rivista .Uilitarc :.\fa l 'equilibl'io è !oìtato sempre ben presto ristabilito.
Solo il fuoco. con un'asresa mai J'P~ristrataRi nella storia militare, C<'ll'accri>:-><·<·r~i <ll'll<' suP pos:-.ihilitè'.1, hét visto :in1pliar<• il suo dom.i:nio . .'\nche i me:,;zi <;Ornzzati. dopo i trionfali imceessi dell' inizio di (] uest., gnN·m. l1anno dsto c·on,lfaiouare le lol'o possilJUitù dalla ncces~ità di ncn 11·a lizr.an' coJ f11oco i mezzi <·><mt1·o(·ano della difesa. Ma il fuoco 11011 è fine ,l S<.' :--t"lsRo. Esso Rerve 1pe1· <·oni,;Pn tfrc od impedfre il movim<'nt-0. c·he, in 1Lltima, amtlisi. segna <· roncreta il :-uccesso. Il Loro rapporto, in fa!-P d'ilttac{·o, è che il fuoco p<'nneue al moYimento l'inizio e ne con<lir,iona lo svilnppo. in ampiez1,a o<l in p1·ofond i tà,.
II -
La noBtl·a doU.1·i11a, 1wlla form11lar.io1w dei p1·irn·ip1 basilari. annette una giusta importanr.a al fuoco. Ma se noi esaruinia,mo atlPntamente il ooncreta1·si <.!ella nostra dottrina nella regolanwutazione d'Arma, os~ervhunò facilmente che il fu()('.O 11011 consena l'importan1,a ad('guata al suo ruolo sul campo cli battaglia. In ogni modo. la pratica dei nostl'i comlJattinHmti La chfaramente dimostrato che ~pesso i mezr.i di fuoco - spede a,rt iglierie - sono stati insuffidenti, ed i proC'edimenli d ·1 mpieg-o non semp1·e razionali, orn.le ottenere, in qualità <~ in quantitù, un fuoco adeguato alle e~igenze del moclerno combattimento. Che nella dottrina tattica i1D1piegata ùai gruppi di combattimento il fuoco abbia giuslame11te una maggiore i.rnpOl'· tanza, lo dimost1·ano i seguenti due principi, costantemente applicati nella p1·atica del combattimento: - il successo od il fallimento del maggior numero delle azioni tattiche dipencle dal piano di fuoco; - quando non sia -pos ibile proporzionare i mezzi di fuoco allo scopo dell'azion<!, è nccess,nio adeguare lo Rcopo ai mezzi di fuoco disponibili.
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l'F:R 1.· \'l"I'.\CCO
I \'pi In 110~1, 11 1·c•g-1,l:11111•11lnzio1w, 1·.rnio1tP l1ell<• al'tigli<•t·h· diYisiom1li 1wll'atlar•·o si i..viluppa: aJ udht fa:,;<> p1·1•p;u·a½i1mP, c·on a:1.ioni tli spianamento e d'int.. 1·tli¼ionc ,·icina, 111 bnsP ad un e< piano <li impiego llcl fnoco >>, nel 11uale ,·11n~ono riportati i ,·ari obieLtivi. come, qrnrndo <' <la dli devo110 essere• hattuii. l.\ .C. n. 9i); b) nella fase e:-.t•c·11zione, rnn azi011i tli aJJpo~gio, in seguilo ad at·<·cndi o H 1·id.1.ie:,;ta. tl<•lla fonH•ria, ~u obiettivi noti OJ}JHll'(• i111p1·edsti. (.\.l'. n. I() I).
Il - .XelJ"attauo, l"azi11J1l· tldle .tl"ligliede <lin:,;ionuli dei <:1·11ppi .di ( )0111lmttinu•1110 1-i s, il11ppa sc'<·o1Hlo ·t·1·il<•t·i mialogW ai no~tl·i 1wlla fase p1·t'IHll·nzio1w: notevolmente diffet·cnti netln fa:,;<' aHaN·o. g~.aminh1mo, prnanto. i11 siute~i. lt· nornw eh<> regolano l'nzione di ,1ppo~gio. J mt-f·odi 1wr a11 nar<' l'azione• di appoggio sono fre: ma il p1·i11dpi11 di1·,•ttfro 1-, 11110: sdluppare l'azione tli appoggio se1·011do un piano di rno,·o, conneLato in precedenza d'aC'COl'clo 1·1111 la t°illl (1•1·ic1 e <:ont<•rn:nt<' ~li intene11ti di Lutl e le M 'll1Ì. ll<·<·Pssal"i JH'J· .issi<:111·.11·1· la 111•ntralizz,rniune di tutti gli <'Lellll'ìll i ( I) ._i,·ttt·,1ntt•n11• opJ>m·c• p1·psumihiinwute attivi della dilt·sa nt•mii·.i. dal 111<111wuto in t·ui la nosti·a fantrria. enti-a nel raggio d ",1:,,ioJtP cli dai:.,·1111,n di t's~i ti110 n t[uanòo giunge a dista mm di si<-111·e1,z,1. L\11·tigli<·l"Ìn pnù appoggiate la l'anln-ia con .<:1)(1rramenti) 1·011cenirrrm<'11ti ,, 1·01 fiw· j"11111()fJ011r·. a) S1Jar1·ame11to. E' 11na t·ortina 111ohilt· ili t'noc:u eh<' cl<'termina nna fa eia cli t)rote?.iont> diet1·0 In qual<> .i,·:rnzano ~li atta<'tanti. Ofi'n• i s<'J.?;Hf'ni i ,·autagg-i :
11) ln q111·~11, pi:tuo di f11n1:o h• artiglieri<' l'rl I mortnl rwmirJ non sono tolll:ilderati. r,·nr.lont· cuulm di ps,-:i ;:i sdh1pp:1 ~t•c•ontlo :11111osirl 11iani di co11t1·oballl•rl:1 e di c:onlrnmort:d.
Ri:l:ista Jlilìtaro
- permette di hat:teH' l'inteN1 z<ma di fronte i:l1le fanterie avanzanti. quin<'li non è JH'<·e~,,a1·ia 1.'illùividt1azio11e dei e-entri ili fuoco nemici. Questo è un Yar,t-aggio notevolisi::imo pe1·chè l'i:nc1iYidnazione
degli elementi costituenti l'o1·ganiwazione difensiva nemita, ~pede nei nostri t<:.neni , presenta notevoli diflkoltà; - lo sviluppo cli. ,ru piano cli fnl)tO di sbarramento è facilmente seguito dalle nostre fa11terie, che sono agevolate uel mantenere le direzioni 1l'avam:ata. Anche questo è 1rn Yanta,ggio non indifferente, on" :ad t<'n~n pre:-.ente la generale tP11denza clelle fa1nterie anmzanti n ùeda1·P (lai ('f'ntl·i cli maggiore resistenza. Lo sbarramento, per contro, prc.>~enta lo svantag~io di 1·i-
chiedere ingenti dispo11ibilità cli artigliede e rnnni;,,iuni. P er darne un'iclea, citiamo mi <>sempio . n fronte <.l'attM·co ai norma. ass1.•g-11ato all nn,1 lll'ig-atu. inglf'se (3 battaglio1ù) ?> tli 1000 ,vards. E' necessari.o (·Oprhe i t(•parti aitt11·e;.mti RUI fronie e RtiÌ fianC'hi cli un'ampiezzn c·ol'l'ispomlente alla gHtitti1 utile tielle armi automatiche peRanti. la qunle pnò eRsere c·om,ide1·ata cli 1000 yards. La eortina {li fuoco donel>be uv(•re, pertanto) 1m [1·onte di 3000 yatds ed 1w.1 profowlit,ì (li 1000 yards. .Per mw sbunalneuto in appoggio di fa1ntl'rhl, nn reo·n-iio:::, ruento (li artigli<'1'ia (la ~'d/ 27 (24 pi>zhi) ~rnò e;-0p1·ire UH [ro11te 11i 400 ynrtl~ e<l nna profonclitù; 11w:-:~irna rli JOO .nu·d~. Per cop1·irf' l'intero f1·onie O<·<'{)l'l'Ono 8 Teggirne11ti da 8~/ 27, costHueuùo una c·o1·lina profon<la sol(.,mto ZOO _vatils. Voh,m do este:ncl€>J·P l,1 ('01·tina fii10 alla pi·ofonclità, t1,01·i<·a di 1000 yards. nccurrereub<>1·0 alme.n o 24 H~gg-imenti Ll,1 816/2,. In pratica, asi-egnanao Fazione-. il, p-rofondiià all-',11·(i~lieti ..1 dj m .<:. , assicurando la protczi-one d<>i fianchi e <lel fronte d'attacco :1 mezio c-0nce11tranwnti o <·on <·ortine f-umo~ene, le artiglierie divisionali dw ~'impi<·gberebbero p er un tale :-:bauamento !sarebbero molto minori di 1)1H::lJe 1·isnlt.111ti <lnl (·a.Jco1<> teorico massimo.
lm,pforro àelle artig1ierie dh,i-sfonali dei gruppi ecc.
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Concentrament'i .
b)
Rono periodiche masse' di fnoco su cletei-roi1nati obiettivi. L ·nniti\ minima im1iiep:n.ta è la batteria. l>i norma si effcttl1ano a massa. Remo pi-estabiLJ ti cl°a(·<:01·clo (·on 1a fanteria, e il loro sviln pp,, 11el temlJ)o <• ne!lo ~pnzio. sincronizzato eon la preYii-tu .wanzata dPgli attaeca11ti, tende II mantenere gli elementi. att i,·i <lella difesa sotto m1 fuoco certamel'ltr sufficiente ad assicurare l 'effetto di neutralizzazione rper il p1·evisto tempo del com1,ai-timento in c·ni ofnrnno di essi potrebbe Fwilnppa1·e nm1 cffi<:ar:c azion<" di dif(\'sa. Qnest,o mPtoclo d'appog-gio 1·isponde ail 1111 <:riterio {li economia . iJ1 quanto permette di c-o n<'entr:1re l'inter,i potenza del fuoco s 1ii1;li elementi <:>ffettivarneute a ttfri -clella difesa nemica. · La !'ì u:t debolezza consiste nell,1 1wc<>:-;:-4i tù di conoscere esatta men te g-li elementi attivi della difesa 11<>111i<:a. r) f1<>1'tine fumogo-no . Tenrlono n. neutralizzare gli elementi atti,i della difesa nr111it-a 1 ac-cec-a,ndoli. 1~· il metodo cli a1-~µoi:i;gio più eco11omko: ma an<:lte i1 meno :-:i f · 'I l'll. Le r.:oi-tine fomoien~ pos.sono essere immediate o prestahi l jt(, .
Tie prime si effettuano c-r~si h\ improvvise e sono, ,·cm~<~g·nc nze di variazio11i n<•tn.te? in piani di l'noc-o 0
con immediatezza per aderire a nepertanto , meno soggette a subire le atmo!sferiche; 1-t> seconde sono conprnstabiliti e quindi sono di effetto
in(·e1·lo.
Pel' inq1mdrare l'azione nel conC'<'tto di sicurezza, occorre p1·en.>(l<\1·~ dep:li « obiettivi alte1,nativi ». sui quali sYiluppar·c l'nr.ione con proietti HE, ove la cortina non riesca. L:;i neutralizzazione degli (< ob ietti,i alternativi>, doVl'ebbe prociu·are lo stesso effotto della cortina f.nmogena, il che non è ~empre re.1Ji zzabile ,111ando il fnoco c-on p1·oietti HE viene effet·
NIJ I O, : Rlll = Alt< • ei:;plosìvo.
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Ri'µ'ista JJ ilita,1·c
tua.to c-on lo ~te:;:so qna.ntitativo cli artig-lie,-ie a cui e1·n ;1ffidnt,1 la costituzione della rnrtimt fumogena. Basta. i1n fatti, 1wnsa,re <·he nna ha.ttcrfa da 88/27 può nentralizza1·e nn'arN1 di 140 x 50 :vard:- ; mentre può sten{lert'. in fa,orevoli condizioni atmo:-;fnidie. mm cortina :fumogena fil 1000 yards. acc<>c-anclo t11tb1 J:::u·ea 1wmic'a <·be si trova al cli là della cortina. d) Kell'esarne llr•i singoli metodi cl'appo~~io abbiamo C'itato vantaggi e s,•antai;gi di ognuno. E ' risnltato. tal mo<lo, edcl<>llt(' la, possihilltà ('be (>R!':l hanno d'integra1·si a vic:enda. Infatti. in azioni offensivf'· di noh•rnlt> <~1ti.tà., no1·rriaJmente troviamo e:he tutti e tre i metoclj vengono impiegati. Gli elementi çla prencl<'l'e in ('~..rnH~ pe.J· n.ecid('rf' qnal 'r il metodo da impiegare nei singoH settori F-011() : - scopo e caratteti~tic-n clel1'azim1 <> : - consistf•nza <lelFol'ganir,zazforn, llif<•J1f.;Ìq1 nt>mic:a, <' <'(rnoscf\nza che abbiamo d<•l la diRlOC'H¼ÌOTif> tl<:'i ~noi elPnw nti : - dii:;ponibilit;;i <li artig-U<>T'l<' ~ nnmi½ioni : - earattr1'istkl1 c ciel teneno <l';17,i01w. e) Secon<lo l"t>i-11eriPmm pi.ù 1·r1·Pntr-. 1111 pfano cl i ·rnoeo d'attacco non si l'P1·m a allP J'ni,::i <lel l..1 Jll'<'parazione <' <lfl11ar>poggio. ERso. inve,·r-, pwiRtahilisc·p il fooc·o pe>r fa, <li'ff'i-:H Mgli obiettivi rl'attac<'O e. i;;e previ.Rti; dfg-li ohidtivi interm(:>{li Nl eYentuali. Esaminiamone brevemente i motid. Quando la fant eria- conquista unn posi7,ione 11t•nlica , e:::;sa viene a trovarsi nelle peggiori condi½ioni 1per respi11gere rYPlJt uali contrattacchj del nemifo perchl>: - il morale è R<'oi::so. e ])el' lf' rw. rélite ~uhit<' e pn· g-li l'!foni ~ostem1ti; - il fuoco ili difesa. nm, l1a l..1 massima efficacia percM non c'è stato a.nco·r a il tempo >fli studiare eò l'lttua-re una sqrn razionale orgimizzazione ; - mancano i lavo1·i di ra:ffor:.mnwnLo. Inoltre1 il eo1nfrattacco immedinto pe.rmette aJ uc>mi<-o (li rea<lizzare la sorpr<·~a.
i•n
l111,1;iur10 cleUc r11/iylierie di11,i.sio•11a,l-i, dei grnJ)pi ccc·.
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Pe1· eff<>t to cli qucst<• <·onf<l<lE>ra;doni, la tattica difen $.iva più prog-1·ediia è esRe11zia]m()nte basat.n snJ contrattacco immedfato. r Teùes('hi, negli nltimi arn1i éli gnr1Tai, hanno impiegat<, s11 larga scala questa 1attica clifen5.iva, che ha permesso loro di: - sfrutt.arP al rnas~imo l'<•lrvato 9>irito offensi'ro ,1elle lor·o trnppe; - dimfoufre l"eff'f'H<1 dell:1 loro minore disponibilità di 111Pzzi <li fuoco. E. ~enr.a <lnbbfo, i tisnltati da essi ottenuti, specie nei pl'imi
tP rn!Pi. f':OTto !-lati nol<•vofo:simi. Qnésta tattka di difesa ha reso ancora. più aJ'dno uno degli at1 i del combattimento più delicati: H consolidamento. Uamarn esperie11zn cli troppe posfaioni sanguinosamente conquistate e rapi<lamente peÌ·clute ha. <leterminato, nella tat.. tka deffatt-.1{:<·o. l"aòozione dei seguooti critert: - ren<lcre familiare. spede alle fanterie, il concetto che l'al ia<·t·o non lnmhrn <·on 1u conquista dell'-0bictt.ivo 1 ma. che ud t>sso d(>,·p seguire un:1 fas<' del combattimento di vitale imJJ01·ta11zn : il ,·oni:-olidamento. doè la rapida organizzazione della po. izi<nw <·on1p1ist.ata, in modo da poter respingere i quasi sil'111·i tont,·a i U1cchi n<'mici : - sh1ùiar·e. in p r·ecec1enza. il piano di fuoco per la- difesa, d •llf' posizioni 11:1 tonquistare c. appena raggiunto l 'obiettivo . <·1111trolhwlo sul terr<>no; - pren•df!J'C' e p1·f!clisporTe il pronto, affiuaso <lei rinforzi. l '<•t· quei-to c-ompito. trovano utile impiego i mezzi cli trasporto <·mgolati e protetti. i qnali po~sono trasportare rapidamente JH'N,onale, tlrrrd <' m.nuizioni. n piano <li fnoco di òif<>sa delle posizioni da conquistare )Il', V(•de:
i compiti di clifei:-a R.O.i:!. e secondari (cioè sbarramentì normali ed eYf'ntuali) pe1> le singole unità d'artiglieria. - orga, nid1e, di rinforzo e <li conco1'SO - e iper i mortai; - l'ora in c:ui clevono eRsere assunti i compiti di difesa ~.0.8. (gem•ralmente alla fine deU:azione d'appoggio); - da chi e come potrà eHsere ri<'hieRt.o l'intervento (normalmente a, mez:,,o pattuglie O.O., mediante la trai:.missione i n 1·:Hliofonia di nn nom<' r.onvenzionale). -
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Rù:iJJta Jli.litare
I compiti cti dlfesa SOino conco1·dati ~on La fantetia : - sul te1-reno 1 se è possibile l'osserva½ioue ùella 7.on.t <·he interessa.. In questo caso vengono preventivamente e-J'fet.tllati gli aggiustamenti ; - sulla carta. se non è possibile l'osservazione. In ogni caso, appena. le nostre fanterie giungono sulle posizioni. è necessario conhollare subito su] terreno i compiti ili <lifesa. In tal modo è ,ls~itm·ato l'i.lllll1ediato intervento delle artiglierie e t'lei mo1·tai per respingere i contratta-echi immediati nemici toodenti a, riconq11isfa1·e la posizione perduta, salvo poi n l'egolare la loro a½ione a ragion Yeduta, quando è U)osi:.ibilP J•osse1·vazione.
Concludiamo que:;;t':ng·omento con l'avvertimeuto c:lie il problema di rendere tutti - aai qnad:ri più eleYa.ti al semplice :soldato - consci dell'importanza del consolidamPnto noi]) è. facile. E' un problema mo1·ale, oltre che addestr~tivo. Occorre una vasta opera di persuasiorne ed un adclei;;tr:1mentQ accurato. Nessuna ese1·citazione di azione offensiva dovrebbe aver ter·mine senza aver ~vilnppafo la fase del con~olidamento, dte <:leve dfrenta.re. spec1e per le fanterie, un'abitudine. f) Il piano di fuoco viene concretato d'accordo tra il c-omandamte dell'unità di fanteria ed il comandante dell'unità cli artiglieJ'ia. Senza entrare, pe1· brevità. in merito a tutte le informazioni fa~tiche che essi si Rcambiano, tl·atterf';mo bre1·emente solo g·li argomenti più attinenti al p.ian-0 cli fnoco. 1) S-ulla base dei dati -forniti dai rispettivi ol'gani informativi.. stabiliRcono ~li obiettjvi noti o presu1J1ti da battere in fase cli preparazione, tenendo presente la necessità che la fanteria ubbia il tempo e sia messa nelle migliori conòizioni per ~enare a dist.anza di sicmezza clagli obiettivi ùi primo piano. 2) Concordano gli obietth'i cfa battere, durante la fase di appoggio. con le-i a:rmi di fanterfa,. 3) Concordano gli obiettivi da hatte1'e con le at·tiglierie. Con questi da,ti e la di.l';ponibilità di arti.gJierie e muni-
f1111piego deUe a.rtig/.ierie d,ìii;isi,o1mli dei g·ru1p,pi ecc.
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zioni. il comandant-e di artiglieria può concretare e rappresentare le sue ipossibilitài al comandant.e di fanteria, in modo da (·<mco1·dai·e il metodo di appoggio. Re la clisponibilità 9i artiglieria e cli munizioni non è sufficiente ;l :·niluppare un pfano di fuoco adeguato alla, consistenza clell 'org-a 11 i7,½azfon e rlifemiiva nemica. il coman<lante clelPunità di fa.nt<•1·i,t <leve esaminare la possibilità cli scegliere un'altra. direttrice d ·a tb:tcco. magari <li miuore rendimento tattico, ma che <·omporii la neutralizzazione di un minor numero .fil obiettivi; opp11te deve decidere di effettuare l'a,ttacoo di notte. Può aneli.e intf'l·venire il comando superiore riclucendo lo sviluppo dell'azion<>, in ba,fie al principio di adeguare lo !:lCopo ai rn.e7..zi, qnando non è possibile adeguare i. mezzi allo scopo. -1:) <;oncret..tti gl i {>lPme.nti cTi cui al n. 3, in base alla presu11ta velodHL d':,1ya11z,1ta d<>lJa, fanteria, si stabiliscono numero t· i:;ucces~<ioJ w <lclle azioni di fu1JcO: in modo che il fuoco sia sincroni½zato (·ol movirn<~nto . E' buo1ia norma eoucretare il :piano di fuoco considera11do una vel<Jcitài d\wanr.a.la minore di quella presumibile, perehè è di gran l miga preferibile che la fanteria, per ragioni di sie11rezza, sia. costretta a rallentare il movimento anzkhè corra il pericolo di perdere U r.ontatto tattico C"Ol fuoco d'appoggio. :5) Ove non si tratti di un'a0ione di appoggio effettuata unicamente col metodo dello sbarrament-0, nel corso dell'azione si i:;velera.nno degli obiettivi imp1·e,isti. (luesti non potr.,t.nno essere molti perc.hè : - se vi è questa possibilità, si tende u. scep;Here come metodo d 'appoggio lo sbarramento; - l'accurato 8t11ctio tlel ten,eno permette di inserire n egli ohiettfri. ptNmnti la maggior parte c1i quegli obiettivi <'he IJ)Oi potrebbero svelarsi n.11.rante il combattimento. Tuttavia è di fondamenta.le importanza conservare, durante Pesecuzfone dell'attacco, la liberfl disponibilità di un snffi.tient{' numero di unitfL d'artiglieda (di norma sono i gruppi jn a:ppoggio s11eri:fico), per battere gli obiettivi imprevisti. G) OrronP, infine. !,;tahilire la distanza di sicurez?Ja. nu Iu:.,' i, in segnHo ad apposite <'sperien7~. hanno tro--
!)CS
Rii;isf<l Jlilitan:
vato che l'azione delle sehegg,~ tlPi proietti 111ode1·11 i è 1ml la 1wl verso della prov-0niPnr.a t1el c··o-11,0. Pe1· fal<' 111 o(ho. 1i1w fl q11ald1<• tempo addietro. i rnlori mt>tli 1pp1· lP tlil'd,rnr.,e «li :--i1·1n<'r.½,L i11 terreui pi:rnegp;fanti, erano : - J30 metri n<.'1 tiro frontale (31''l; - 250 metri nel tiro d'infilata (;·Hi: + t·J. Più recenti esperie1w,<> hanno coni-ip:lial'o di u(lottm·<'. 1wr il cannone da, 88/27, valol'i rlellf' stris('i' lougitndinali 11ou~volmente maggiorati rispetto a qtwlli originali. fn t·(m~eg1wnza, a,ncbe il valore medfo della distan¼,I <li i--knr·1;•zzn. 11PI tfro 1'1'0~1 tale_, è stato aumentato a 2fi0 metri. Nella tattica in esame. i valori clt>lle cfo;t.mzl' cli 1'Ì<'ur·ezz.1· non sono rigidamente osserva-li : vige U p·r ineipio ai far· mantenere alle fanterie la maggi<>r aderenza possibile al nostro J11oco. anche se c'è la possibilità l~bc qna khe colpo caaa irn11e 110::;l1'~ t.ruppe. P1·illcipio nt½ionalissimo, app1i(;abil{', petù, in 1n·opotr,iout• <Jella saldezza morale e df>l ~1-aclo cli a-clcl(•!-ih-,tm1•11to (l t'llc ptoprie fanterie. Un magistralP e~cmpio <1i (]uali in~11ei·ati rii:;11.ltati po:;;r.;a, dare l'.rppUcaziù11e llj q11e~to pL'indpio. l'harn10 dato i hal<li granatieri clel.l'I.Cì.('. «Pri11Li)). nella 1·011qui)':bt ili q110La !)2. sul Senio. Falliti xnn~uinor.;:rnwnte. pel' effetto <lella, st1·enwJ, difesa cle1 11emiro, nk1mi p1·e<·erlrnti tentativi, 1111;1 prntnglin di granatie1'i. gni,fata cla 1111 vilo1·oso u:ffieiale. 11ia11ovr:rntlo abilmente e e-on saldo i--'Pirito offen~ivo, rh1i;;d a gii111gN·e <li sùrpreFla snJJa (Jnoht. percb~ q11ef.;ta fu m.Rrh>Uat,1 chlll'~tggiuf-tato tiro di 1111 solo pezzo <la 88/ 27 fiH0 a quando i g-ranatiel'i git111sero a, :50 metri clalla sommità dc>lla qnota. 7) Sono rla no.tarr : - lo scopo genernle <l<>l piano (li 1'110(·0 {·be• t<·rnlP all'f'<·onomico ~ 1·azionale impiep;o clel flloco cli tnttf' l<' armi: - ]a nece8~ità che i rp1a<ld (leJla fantR1·ia E' <lt>1l'a1·tiglif'1·i:i. :tUa, salda pretJ)arazjone inerr11 h' aJJn propria Arma. ac:c:oppin(I una pratica e profona:1 cono~<·E:>n1r.a <ìf'lF,1ltra Anna.
l111pù!f<J delle r11tiylierie di1·i.-:ion(lli dei !JrllJJfii cri·.
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LTT - 0011 f ro11 li e co11si<lf'ra:zio11 i. <'onw abhiamo prc>m<>f-,·o. appare <'Yi<len1e elle, r1ella fase fWPp,11·aid01w <lPIL1tt,1<·<·0. fa 110sh·a regolamentazione non <lifl'Prisc·(' d:1 qlwl la impieg,1ta <lai H1·nppi ùi Combatt imenio. Iu 1•ntrn1J1he. I.i preparazione si prefigge lo scopo di « <liminnhc· h1 1·apntilù <li l'eazio11H <' <li l'< sh,ten:.i.a <lella difesa» (A. ('. 11. :H} e ~i attua <·on azioni rii fuoco di norma tot,llmentP p1·<·slahilite. Sella tatlic:a impiegata dai (fruppi di Uombattimento si tc>wle a limitare l'irnpic>g-o ciel 1'norn delJP artigliel'i<' djvisfonali i11 fase ,li pr<'Jmrazimw. p('1•tlu~ riteunto di limitata c•ffi<·ada. ed a:rnwn1n1·lo· in ffli,;e ili appoggio. Infatti. i11 fai,;(' di p1·ep:11·azio1w, i difem.ori poi-sono ripa1·a1·si ed <'· noto cJ1e i p1·oietti deUe artigli.erie ùhii,;ionH)i hanno Umitafa <'ffi<:ada <·ontro le operé di fortifi<:azioni campali: menn·<' molto ma~giOl'<.' è l'<'lfir,icia tontro gli 4.'lementi attiyi co-st 1·1-Hi a syclai·~i tlU1·a11t <> la fasp <>se<·nzione «lell'atta('<:O. Noi P,·oli souo le diffqrrnze <lei nite1·ì c:he regolano l'impiego ilei fuoco d'appoggio nelle due reg-olamentazioni. N1•lla nostra, la maggior parte de1le azioni si e.tfett nano a ragion w<lnta: nella regolament.u1,ione imrpiegata dai <:-ruppi di Comhnttimcuto, Ja maggior pal'te delle azioni 0110 prt>~tabilite. PP1· as~knra1·e all'attacco le magg-iori possibilità <li l'iu scita: - l'una (la noRtra) ritiene sufficien tr impiegare il fuoco a 1·agion veduta in bai-e alla rr..a.li nt>ce~sità. prestabilendo solo lf' azioni su quegli obiettivi di cui è sicm:tl la reazione a1lthe <lopo J'a,r,ione neutrHlizzante della fai:;e prepa.1·azione; - l':ùtra f'itiene ne<·essa1-io e possibile pr'€stabilire Ja sic-nra neutraliz~zione di tutti gli obiettivi noti o presunti; n<>eessa1·io percbè considera e~senziale alla continuità del movhnento dL(' la t·(>azioue del nemico non solo n.()ln sj Rviluppi ma neppute Ri manifesti: po!-r-ibilc> perchè giudica. attuabile lo sviluppo ~int:j'OUi?:za,to di azioni di fnoco e di movimento, preventivament1> 1
e 1·azionalmen te studiate. L'una fida, sulla prontezza de1l'intervento a ragioo V(>ùuta e ~nll'efficacia ili un rapido movimento; l'altra conta i:;ulla
.. Rivista Milit(( re
bontà del metodo e sul dominio del fu()(:o, che ~olo coni;;<'nte <li
assicuraire la continuità <1<"1 moviment-0. Come ogni regolamentazione nuova, quella i1nerente al piam1 di fuoco d'attacco ha presentato difficoltà d'assimilazione Nl ùa froYato HOn pochi oppositori. Questi là. giudkano anti<->conomica, rigida (' 11011 idonea a sfruttare il caratteristico slancio del 11ostro soldato. Il primo appunto non può <'-Onsiderarsi det('l'minante e nepplll'e impo1·tante. trna regolmnentazione tattica, purchè f.li mantenga entJ:o limiti tagionevoli, deve giudicarsi iper l'economia di sangue che promette, e non per l'economia e.li memi che consente. Sul campo di battaglia certi cl'Ìtel'i ec·o1101Ui<.:i. <'he apparentemente Flembrano razionali, sono a nticconomici. Essi, nell 'ipotesi più favorevole, fanno pagare in H._rngne ciò c·he risparmiano in mezzi : più spes~o, per la mancata proporzione fra scopo e mezzi, t'<'tHlono vani tributi di !-anglw e consumo di mez1,i. Riteniamo eh<' non ci siano ,d ubbi che l'impi~go del fuoco se<:ondo la tegolamentazione dei Gruppi di Combattimento <'Oll· s<>nta un maggi01· risparmio di vite umane. Più fondata è la critica che essa sia rigida. In e1Ielti. (' insito nel metodo il :pl"rirolo che la fanteria sia tO!-tretta a rallentare i] 1n0Yim.ento per ra~ioui di sicurezza. oppure che perda il contatto lattico col fu()(:o d'nppoggio. L'appo~gio a ragion vNluta consPute senza dubbio maggior~ elasticità allo <;viluppo <lell'azione: ma. per contro. offre uno s,anta~gio ,u1ro1·a più notevol e: romporta la <liscontinuità del mo,'Ìmento. Infatti, spesso la fantct·ia È' costi·etta a fermarsi in attei:m che vengano neutralizzati gli obiettivi . ,elatisi. E chi non conosce }(' difficoltà di carattere morale e materiale per far riprende1·e un movimento iJ1tCJ·rotto? oprattutto. chi non a<:cetta il fondamental<' principio che. iper arrivare presto sugli obiettid d'attacco, non è necessaTio corr(>r<'. ma basta non fermarsi? L'esperienz}1 cti 'lllCsta guena ha dimostrato che molte promettenti avainzate, fermate dalla 1'Càzione di obiettivi iroprevi!-ti. dopo la neutralizzazione <li es!-i - la qual<'. per le diffi-
impiego clelle a.rtiglierie diri•isfona,U dei [/1'11,ppi ecc.
!'.>11
coltà, inerenti alla lo:ro il1diY:iduazionc, richiede più tempo òi itnello che generalmente si crede - sono state riprese con lenrer-za. e diffiooltà, tanto che l'azione è diventata ben presto rslegata ed tnconclndente. Ui6 ha creato in noi la ferma convinzione che, spede alle llOStJ'e truppe. è più adatto m1 fuoco d'appoggio idoneo ad ;.t-ssinirar<" un movimento continuo che non un fnoc:o ~.l'appoggio adeguato alle caratteristiche d'inter:nilttenti axa,nzate di SlaJllÒO.
TFalfra !I)arte, la, potenza, dei moderni mezzi <li fuoco ci ren{le p,ersuasi che 8e. 00n truppe amimat~ da a,l to spirito offensivo ed appoggiate da atleguafo e razionale fuoco, è ancora possibile e-ft,ettuare avanzate rapide, 1Ìon è più realistieo pensare ad attacchi basati essemtlalmentc sullo slancio del movimento . Infi:ue, l'esperienza ci permett~ di asserire che la 1·igidità in~it a nelFappoggio prestabiJito può esse1·e in gran parte eli1.uinata :
- concretando il piano di fooco su velodt.à d'avam;ata minori di quelle presumibili e stabili:mdo le moclali.tà tper far sospendere H fuoco su quegU obiettivi sui quali la fauteria pot 1·ebbe ghmgere prima del previsto ; - assic1U'ando la possibilità che, ove si renda Jte<:essario, si possa sospende.i·e il pl'evisto programma, pel' qualche unità di artiglieria ed affidai·e ad essa un nuovo compito. Per qnesto occor1.'e essel'e sempre tempestiYamente informati sullo s,,uuppo dell'azàone. Questi metodi ~ono sta ti felic:emeute sperimentati nei s,w~uinosi combattimenti val01·osamlèntc sostenuti dall' l. G. C. << Pritùi >>, p(lJ· la costituzione clellR t-<'sta cli ponte sul Seulo, nel settm·e <li Riolo - Untl'ia110 (10 - 11 ruprile). (''è, innne. 1m 'ultima f'Ons.i<1 erazione - che rite11in,mo molt-Q j mpo1·tante iu favore dell'appoggio prestabilito. La potenza deDe moderne armi da fuoco determina1 i:n dti è costretto a seoprfrsi alla vista d('l nemico, perdite mQlto gravi. In conseguenza. l'evoluzione tattic:a di questi ultimi tempi ha regiio,trato una 1J1etta ten<lenza ad effettuare gli atta<:chi di notte. in mo<lO che il fnoco .orgarùzzato da.lla difèsn non posAA ~vihtp· parsi a ragion veduta.
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R·i,vista Milita1·e
E' evidente che le- azior1i di appoggio, p{lr attuc:thi 11ottm11i, nou possono che essere prestabilite. E gli eccellenti 1'iRulta1l <.:onsegni(j da ta11ti iltt.wchi nottUTni, sferrati di i:.orpresa. da frnppe spetilicatamente prep,u·ar(' . e con l'appoggio éli azioni di fuoco 1west·abilHe in seguito atl approfondito e.samf' òel tenen,o e ,tlell'orgànizzazioue nemica. c·i convincono che. nell'avYenfre, ([llef;te offo11sin:1 l'cl]YfH·eseut{•· ranno la mormu e nou più l'eceezioue.
IL PI1L~O DI FUOCO PER L':\ZJO?\E DIFllli~SlVA
I - Nella uo~tra rego1ame11t.:1Zione le a1•tiglierie clivisionali, nella difensiva,, sono normalmente impiegate per azioni cli interdizione vicina, isbarramento e repressione. Ino1tre., s0010 impiegate nella, conti·oprepai·azio,n e - che è un« complesso)) di azioni <:li fuoco inteso a diminuire hl cajpacità offensiva <lel nemico in [)revisione ili un imminente suo atta<:(·o )) (A. C. n. 28) - con azioni di interdizione vicina. Circa rassegnazione dei compiti l' A. C., al n. 1ll, stabilisce che essi. possono essete definiti in m1 dettagliato « piano di impiego ()el fuoco>>, OVTèro adattati cQn :semplici predisposizioni alle contingenze del combattimento. a seconda delle notizie sul 11emico e del tempo a disposizione. Di 111orma, allo scopo di assicurare l'immediatezza àell 'intervento, vengono prestabilite le azioni <li sba1rramento e repressione, salvo poi a passare, nel corso dello sviluppo dell'azione ad agire a 1•a,gion ve<:lnta . appena la situazione Jo cousente. La contropre;parazione !>,i sviluppa, in base ad un « piano d'impiego del fuoco» concretato, tenendo couto della situazione. <lelle notizie sul nemko e delle disponibilità di mnnizi,o ni, ullorchè ne viene <lecisa l'a,ttuazi-0ne. Infine, in fase di contrattacco, le a1-tiglierie di.vistonaJi appoggiano, con intervei1ti a 1·agion veduta, l'azipne della fanteJ·ia. II - Le norme elle regolano l'impiego delle fl'rtiglierie llivi-siona,l i dei Gruppi di Coml>attimento prevedono azioni di illter-
lm11ie,qo delle ((rti(!Uerie cli-vi.<;i(mal'i dei gn,,pp1
eoc.
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clir.ion~ \'H·11rn <1rTN I nat,P a ragion vedu t.,1, ne-1 cOI"so clt>llo svilttpp df•ll';t½io11<~ difPni:.irn e compiti predisposti con un piano
ùi
fnO<'O.
Qmi;:;t' 11 !timo 1·ou1 pl'<-'JHle : a) 11uo ...;pccuhio rfrllf' azio11i i-n fa,,'ie di co11t1·op,re1;arazipne.
In hm;(' ;;11 1er1·c•1.10 Pd alla. 1noi-tl'a. situazfone, si definiscono le po&;ibili dir-ett1·id lhigli evenl'mùi atta.echi nemici e, in relazione ad csHc. ì<-> l'i;:;petliYc zone di 1·aceolta, cùe :::i delimitano a pprossimatinunente <·1m •>\'U]i.. lu q1wll<.' wn<' ~i st·C:l!,!:Ollù µ:li obif'tthi pre~muti (uivi, 1,<>ne bos~hivl:', poi,;~i.bili seili di ·comando, ecc.). E' poi,;sihik <·osì t'OitCl'etare le (( se1·ie di tontl'Opl'eparaziotte », n ell<-' cptali, a p,n·tfre lht un'ora X, viene stalYilito tla chi, t<.)IUe e qtwndo devono es~ere buttuti i singoli obiettivi. Aù_ og:ni se1·ie \'iene asseµnaln U11 nome convenzionale, in modo tlte. al momento dell'attuazione. busta, citare il nome co11venzionak t~ !issare l'm·a X. Ogni ~erie <:om1.n·<~n<le le azioni di interdizione pel' le artiglk:rie cli,~i.-;ì.onali e pet le artiglie1·ie <li U. d' A. e d"A.. il concorso 1lellr quali è sicm:o. Le azinni di eontt<)batteria. non sono contenute nello s~cl"hio ùi <·011h·11p1·ep~u·azionc. · b) w110 .o;1)f?torhio rki rompiti di aifesa, S.0.S. (D.F. SOS) e ilei. (;()m,piiti rli dif<1sa set'O'l'ula'f'i ( D .F. ~ 'ec.). I I>.F. ~o~ (' J >. Il. ~foc. -<~oni~pondono riSll)éttivamente a:i nostl'i sbatra.me.ntt 11or111ali ed eventuali. ~i concor<hrno tr-..i i eoman<lanti di fanteria e di artiglieria. cou c·ril·e1·1. ,rnnll)giii u q11<illi })l'evisti dalln. nostra regolamentar.io11e. 1 (:umpiLi di dil'e!-à. si con<.;l'etano: , ·011 cuncentnnm~nti do\'~ il terreno di fronte alle nostrn posizioni prP.~nta. (li..t'('¼io1ù di movimento obbligate; - con ,obi('ttiYi lineari, <love il terreno antist~nt,e alle no"'r,1·r j)l>Sizioni ~ ,li uniforme percorribilità:. Di noi-ma i compiti di dil"c•i-:a voogono stabiliti per regg1rnent,o (:~ g;rnppi da 88/ 27). L'obiettivo lineare per un reggimento i! cli ~lìO .val'd~ (tl ne gl'uppi affiamcati, uno soYrapposto),
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Questi c-ompiti preclis-posti hanno lo :-i('<.IJPO <li e011sentire 1a immediatezza dell'intervento. A_P1Pe11a possibile. l'azione donà SYi I npp,ll·8i a 1·,1gio11 wduta. e) uno specchio delle azfoni di 1·<1pl'r'ssi.0·11('. T utté le nostl'e posjzioni. a blocchi o sìngola1·11Hmle. ,·c·u·· gono circoscritte iu ovuli <li 1·epressione. nei q1.1ali Ai stabiliscouo gli obiettivi pre>e;unti, da chi e come devono essere battuti. Il fuoco si sc:atena in seguito alla trasmissione del uorue
convenzionale assegnato ai singoli ovuli
(lj
l'(·pt'essi(me.
Queste azi,o ni sono predisposte allo Ncopo cli c·ons~nth<• l..1 immediatezza clell'intervento. Appena, ipossihlle l'azione <lell'artiglie1·fa <lorrà c~i,;ere l't'/1:0Jata a ragion veduta. d) 1vno speochfo delle s&rie à1i a.z foni ili appoggio per i 1'<YJ1.·
t·tattacoh;i.. Il tel'l'eno, le caratte1·jstic:be <lell2 nostra posizione dil't'llsiva e le varie ipote8i sullo sviluypo <li tm att.ac<:o neruko {·unsentono di definii-e l<> po.ssibili ilil'ezioni ùei 110::-tri -cor1trattaccbL stabilire le basi ,u partenza, e predispone le unità destinate all'azione.
Stabilita m1a base di partenza: a<1 nna ùirPrioue di cont1·,1ttacco, fissati <.:o.ncetto e modalità, dell'a,r.foo:u.~, è pos&<ibHe c:iorn:1·{'tare la ser ie dell'azione di appoggjo. se<·ondo i t:rHcr1 indin11 i nella trattè;l,zione del piano di fuoco jpel' l 'ati:wco. e) Oons·id<Jrazioni e conr:lw1i011i tra( µù:r110 rii fuvoo i1r' r l'azilone dlife-n~'iva. 1. - Se. esaminando l'impiego clel fnoco <lt>lle artiglie1·i,f' divfaionali rndJ'nzjor1e dife.nsjya, ~i confronta la rn,stra regola mentar,done con quella inglese, si nota ('hP non vi è nessuna differenza nelle norme che regolano le azioni di i11terai;.,iont> vic·i1.11a 1 di sbarramento e di reprnssione : clifferiscono, i11"'e~·t>, i ~·'.r itf'ri che regola.no l'azjone di conhoprepai·azione: - Puna prt>vede l 'es<"cuzi-0ne della c·ontroprep,nazi<>ne S<)Jo per azioni offem,jve nemiche di g1·ande mritù,. Infatti. es~a è ordinata di ma,si:run~ dal coma1Hlo di. a.rnrnta, il <p1nle e< 'llt' li~.:o inizio, sviluppo e ritmo)) (A. C. 11. JJ.9). Essa ammette l'ipot,esi cJw nn grarnfo ('<>H1:-L·11trmnt nto <li 0
forze nemiche destina.te ad atta<:,care le nostre posizioni non solo non può sfuggire ai nostri organi informativi ; ma, cher dal momento in c:ui ne veniamo a, conoscenza e decidiamo 1'eS€C'Uzione della contropreparazione fino a quando l'attacco nemico effettivamente viene sferrato, c'è sufficiente tempo IPeI' concretare « il piano d'impiego del fuoco >> (A. C. n. ll9) e sviluppa,rlo. - l'altra p1·evede la eonl1'0preparazione anche per a-:ci.oni offensive nemiche di limitato sviluppo e quinòi ammette '(i[polesi -che può ben verificarsi) il caso che si svelinQ improvvisautente concentramenti di forze nemiche in procinto di attaccare le nostre posizioni, nel qual caso la. corntropreparazione può ef.. fettuarsi soltanto in base ad un [Piano <li fuoco già, pronto per l'esecuzione. · Il grande sviluppo preso dai combattimenti nottul'Ili e dal tolpi cli mano e la, possibilità di spostarn rapida.mente notevoli masse di t1·nppa consentita dalla motorizzazione ci fanno giudica1·e la sf'Conda ipotesi più -razionale e quindi prereribile il metodo usato dai Britannici. Potrebbe essere avanzata l'obiezione che, mentre quest'ultimo metoòo comporta la compilazione <li un _piano basato solo su eleme,ntj presunti, il nostro comporta. un impiego clel fuoco più rispondente alla rt>a]e situazione. in 9mmto -si ba~a anche su elementi noti. L',cbiezione, senza dubbio giusta, può essere ('onkobattuta dalla considerazione che, ove le informazioni lo con~igli.no ed il tempo ùisponibile lo com.enta, uno specchio di controprepara:zi011e compilato preventivamente può sempre essert> adattat-0 alla situazione, apportandovi le modifiche ritenute necessarie, oppm'e sostituito del tutto. 2. - Per ciò che c::onceme l'impiego del fuoco in fa.se di contrattacco, abbiamo già esaminato e concluso il confronto fra. l'appoggio a ragion veduta e l'ap)Poggio prestabilito. C'è solo da aggiungere che l'appoggio prestabilito può svilupparsi anche quando sia necessa.l'io o conveniente sferrare un contrattacco immediato di notte o con nebbia,. Come per la controµreparazione, a,nche l'impiego clel fuoco ncl.l'a:ppoggi,o ai <·011t.r&ttarchi viene prestabilito in base a-d ele-
tHG
uwntì p1·esunti. Val<~ .rnd1t· i11 qne~to c·a~o la considerazione dt<'. ove la situazione <~ le ii1fo1·m11zioni lo consiglino ed il tempo lo consenta, il piano tli focwo 1l'arppoggio per· il contratta.<.·co pnù essere m.odificato o_ppm-t1 w:-.tituito.
Cll>'.CLlì:.•.Ull~l·:
L'esame -da- uoi fatLo ci i11<.ltH.:t: n 1·011~ider,u·c hl p.1:atk,i emcaeia delle norme tattil-lH~ es<~guit-~ dai Gruppi di C()mbattiuwnto, sempre che: - i t1uadri siano intim,uuente convinti della bonhì. del m~todo da seguire: - la fanteria sia m01·altuente e tC!cnicarnente capa~e cli manovrare; - l'attivitù int'o1•11u1,tiva, specie nel campo dei min<wi t·t~part L sia infine org-a:uiziata (·ou ('f'it~t·i 1·aziom1 Ii.
! COOPERAZIONE TRA FANTERIA E ARTIGLIERIA Cap. di art. Andrea Cucino
r. - La cooperazione tra fanteria e artiglieria si prefigge lo scopo di far svi luppare l'azione di quest'ultima nel modo più efficace agli effetti deH'azione eh-: d'eve svolgere l:i fanteria. La sua attuazione - nella forma più generale - richiede la risoluzione dei seguenti problemi : a) individuazione dell'obiettivo da battere e sua eventuale determinazione; b) indicazione o designazione dell'obiettivo al comandante di fanteria;
e) decisione circa quando, come e per quanto l"obiettivo deve essere battuto e q uindi formu lazione della richiesta di fuoco da parte del comandante di fanteria; d) trasmissione della rich iesta di Euoco al comandante di artiglieria; e) esecuzione dcll 'azione di fuoco richiesta. Attraverso l'esame della nostra regolamentazione, degli insegnamenti tratti dall'esperienza di guerra e dall'esame della regolamentazione impiegata dai Gruppi di combattimento, cercheremo di far r isaltare quali siano i criteri ed i procedimenti più progrediti da seguire per ottenere, sul campo di battaglia, la più facile, rapida e razionale risoluzione dei problemi elencati al n. I. Per semplicità, in tiuttc le esemplificazioni, ci riferiremo alh cooperazione nell'ambito del binomio battaglione-grnppo in appoggio specifico o a difesa del settore, i quali possono ritenersi le unità basi per attuare la cooperazione tra le due armi. 2. •
Cooperazioni' tra fanteria e (lrfiglieria
L,
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NOSTRA RECOLAM::ENTAZIONE E L.ESPERIENZA DI GUERRA.
3. - L' A.C., nel capo V, e la pubblicazione n. 2655 « Individuazione: indicazione, determinazione e designazione degli obiettivi 1>, trattando della cooperazione, ne fissano definizione, scopo, criteri tattici e proced•imenti tecnici per assicurarla. « Finchè possibile, fante cd artigliere debbono seguire l'azione dallo Jtesso osservatorio » (A.C. n. 69). In base a questa norma tatti.e~:, nell'ambito battaglione-gruppo in appoggio specifi<:o o a difesa del settore, la nostra regolamentazione riteneva che i problemi inerenti alla cooperazione avrebbero trovato la più facile e rapida risoluzione qu::indo i comandanti di bat· taglione e di gruppo - ai quali principalmente compete il ,compito di assicurare la cooperazione tra i loro reparti - avessero diretto l'azione dallo stesso osservatorio. E , senza dubbio, al solo vaglio della ragione, la norma tattica della coesistenza dei comandanti delle due Armi appare subito molto razionale. E ciò spiega perchè abbia trovato nei nostri quadri larga assimilazione ed unanime consenso e, nelle esercitazioni di prima della guerra, suggerisse sempre la risoluzione da nessuno criticata. Ma la razionalità di una norma tattica va giudicata non solo al lm11e della logica pura; ma soprattutto al vaglio pratico delle sue possibilità applicative sul campo di battaglia. F in dalle prime operazioni, la risoluzione dei problemi inerenti alla cooperazione basata principalmente sulla coesistenza dei comandanti delle due armi in uno stesso osservatorio rivelava subito che, con l'organizzazione vigente nella nostra artiglieria, la sua razionalità era in gran parte teorica, perchè scarse erano le sue possibilità di attuazione e dubbio il suo rendimento. Nella nostra artiglieria, tutte le funzioni e le responsabilità tattiche e tecniche del tiro facevano capo al comandante, per cui qucst'uhimo non poteva svincolarsi dal suo comando, unico posto di combattimento che gli consentisse la rapida ricezione e diramazione di tutte le notizie e <li tutti gli ordini. Infatti l'A.C., nel n . 70, chiarisce che « un osservatorio in co· munc presuppone h coesistenza dei, posti di comando ». « Ciò dipenderà essenzialmente dalla possibilità che, specie nelle minori unità, l'ar6gliere possa, dal posto di comando prescelto, vedere bene il terreno di a:àone e mantenere sicuri i collegam-enti con
Rivista Militare
la propria unità e con il comando superiore dell'Arma per' emanare e ricevere ordini ». Innanzi tutto i po.sti comandi-o.sservatod aventi le suddette caratteristiche si trovano facilmente solo nelle stereotipate esercitazioni effettuate nei favorevoli terreni di poligoni appo.sitamene scelti. In genere, nei terreni collino.si, è difficile trovar li; nei terreni pianeggjan ti , oppure ad uniforme altimetria, è quasi impossibile. Ma non basta. L'evoluzione bellica di questi anni ha segnato da una parte un progressivo aumento della potenza delle armi da fuoco; dall'altra una corrispondente maggiore possibilità e capacità del combattente a sottrarsi aIFeffetto distruttivo di esse col defìlamento e col mascheramento. Ultimo stadio di questa seconda evolmionc è stato segnato dalla tendenza ad effettuare le azioni di notte, per sottrarsi al fuoco a ragion veduta delle armi àell'avversario. Chi ha partecipato da vicino a combattimenti della guerra testè conclusasi sa bene quali siano le diHìroltà per individuare - quando tutte le armi della difesa e dell'offesa sono in azione - i defilatissimi mortaj, le ben mascherate mitragliatrici, ecc.. E sa altrettanto bene che per risolvere il problema - di fondamentale importanza agli effetti della cooperazione - dell'individuazione dell'obiettivo che, in un dato momento del combattimento, impedjsce od ostacola I'azione della fanterfa non è sufficiente vedere bene il terreno d' azione, ma è necessario vede1·e i'azione. Perciò non basta osserva.re bene, ma occorre altresì osservare da vicino. E poichè l'o.sservatorìo avanzato non è certamente adatto per impiantarvi un comando, ris,ulta evidente che, nelle no.stre divisioru, la norma tattica dlella coesistenza ad uno stesso osservatorio del comandante di artiglieria e di fanteria :tveva scarsé possibilità applicative ed era di dubbio rendjmeotc. Pertanto, fin dalle prime operazioni, specie nei terreni rus!-i ed africani, si dimostrò subito necessario e conveniente impiantare i posti comandi in località defilate ed idonee a facilitare i collegamen1\ 1ea1izzando in tal modo le migliori condizioni per esp}jcare l'azi.one di comando. Nell'ambito battaglione-gruppo in appoggio specifico o a Jifo;a del settcre, il comandante di gruppo, salvo i podhi casi in cLLÌ era possibile far coincidere i due po.sti comandi (r), si collegava col co(1) La pratica della guerra ha dimostralo che, di norma, la coes.istenza <lei posti comandi comporta un'organizzazione dei collegamenti d'artiglieria troppo onerosa.
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Coopemzion:.: tra fantefia e arrigliel'ia
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -549 mandante cli battaglione a mezzo di pattuglia O.e. e, a parte gli interventi di iniziativa effettuati dall'artiglieria, le richieste di fuoco si dovevano concretare attraverso la via comandanti di compagnia avanzate ·- comandante di battaglione - capo pattuglia O.e. comandante di gruppo - osservatore incaricato dell'aggiustamento, con conseguente impiego di carte topografiche, punti di riferimento e schizzi panoramici. Ma quando il comandante di compagnia era costretto a designare l'obiettivo individuato con coordinate largamente approssimative, oppure l'impiego dei punti di riferimento o dello schizzo panoramico non consentiva a chi aveva individuato l'obiettivo di far capire, a chi doveva eseguire l'aggiustamento, qual' era l'obiettivo stesso - il che in genere avveniva in numerosi casi - l'aggiustamento doveva essere regolato dal comandante di compagnia che aveva richiesto il tiro. A parte il fatto che i nostri comandanti di compagni:1 non avevano alcun addestramento ad esegiutire l'aggiustamento <le] tiro di artiglieria, il procedimento era lento ed antieconomico; in quanto, in questi casi, tutta la responsabilità dell'impiego e dell'esecuzione del fuoco veniva a gravare sui comandanti di fanteria, i quali sono già oberati da compiti ben ardui. Ecco perchè si ricorse subito al provvedimento di distaccare nu~ elci di osservazione delle pattuglje O.e. nella zona di azione delle compagnie avanzate e, .fìnchè possibile, presso gli osservatod dei comandanti cl.elle compagnie avanzate. La nostra regolamentazione prevedeva che le pattuglie O.e. distaccassero, quand0 necessario, detti n1Uclei presso i reparti avanzati « per meglio assolvere la funzione di cooperazione con la fanteria cd integrare l'osservazione del tiro ». Senonchè, la pratica della guerra c.bmostrò ben presto che il procedimento più semp lice e rapido, agli effetti della cooperazione, era di fare eseguire quasi tutta l'osservazione a detti nuclei, in quanto essi individuGvano la maggior parte degli obiettivi perclhè vedevano da vicino l'azione. Quindi non integrazione dell'osservazione, ma csernzione dell'osservazione. E allora percbè. tenere degli osservatori più arretrati con provetti comandanti di batteria forniti di goniometri, binocoli, carte topografiche, ecc., se l'osser-vazione pit1 utile e più rapida, agli effetti della cooperazione, era eseguita dai nuclei del le p-.-1ttuglie O.e., i quali
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- dislocat1 nei punti più esposti ed avendo il compito più difficile erano comandati d::i sottufficiali o da qualche giovane sottotenente? Fu così che i comandanti delle nostre batterie divisionali per la maggior pa1 t e dimostratisi elementi eccellenti e di cui l'Arma può vantarsi - «sentirono » che il posto dove impiantare il proprio osservatorio era nella zcna d'azione delle compagnie avanzate, perchè solo in quella zona era possibile cooperare efficacemente con la fanteria. Ed il ri !evante nllmero dei comandanti di batterie divisionali caduti in combattimento dimostra che la massa di questi. giovani ufficiali in quella zona ha combattuto e valorosamente. 4. - V enti anni di discussioni, esercitazioni, studi non ci ·1vevano fatto progredire di molto rispetto ai cr'iter1 dell'altra guerra~ pochi mesi di opernzioni rivelarono, più o meno chiaramente:., le norme tattiche.: su cui basare una cooperazione tra fanteria e artiglieria rispondente alle esigenze del moderno combattimento. Esse sono:
a) Nell'attr4azione della cooperazione, il razionale impiego del fuoco di artigìieria e delle altre armi d'accompagnamento dell'essere affidato alla collaborazione tra i comandanti delle unità tattiche di fanteria ed i rispett1Vi comandanti delle unità di artiglieria in appoggio o ,i difesa dei settori. Questa norm,,1. ?· realizzabile solo se i comandanti delle unità di artiglieria in appoggio o et difesa dei settori possono sempre stabilirsi presso i comandanti delle rispettive unità di fanteria con le quali de· vono cooperare e portare così, nell'impiego del fuoco di artiglieria f' dellr: altre armi d'accompagnamento, con rapidità e costanza, l'elevato contributo tfella loro specifica preparazione professional.e. Con l'organizzazione della nostra artiglieria d!i.visionale, questo principio era atruabile solo se, per esempio nell'ambito battaglionegruppo in appoggio o a difesa del settore, era possibile far coincidere il posto comando di gruppo col posto comando di battaglione. Negli altri casi, il comandante di gruppo, avendo tutta la responsabilità dell'organizzazione e dell'esecuzione del fuoco, non pçr teva svincolarsi dul posto di comando di gruppo, dove soltanto gli era agevole assolvere con rapidità tutti i suoi compiti, e stabjlirsi presso il comando di battaglione. Nei suddetti casi, evidentemente, il fondamentale prob!ema di assicurare un razionale impiego del f.uoco, specie durante lo sviluppo dell'azione, restava affidato al so~o comandante di fanteria.
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Cooperai:ion..: tra fanteria e artiglieria
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b) Schiera.mento deglt osservatori nella zona di azione delle compagnie avanzate. E' vero che ìa scelta degli csscrvatod è essenzialmente influcn· zata dall'andamento altimetrico del terreno nel settore d'azione di una data unità. Tuttavia, gli osservatori avanzati devono essere impiantati a distanze da!lc prime lince tali che sia consentito all'csservatorc di scgL1ire in dettaglio lo sviluppo dell'azione. Dette distanze, nei casi normali, possono variare da un minimo di poche diecine di metri (per esempio osservatorio impiantato io un caposaldo di plotone avanzato) ad un massimo di rooo-1200 metri. Nella nostra artiglieria questa norma spesso non poteva trovare un'applicazione integralmente corrispondente alle esigenze tattiche. I comandanti di batteria avevano la responsabilità <lel calcolo dei dati di tiro e gli osservatori dovevano essere org::mizzati per il rileYamcnto degli obiettivi. Pertanto, agli. osservaton occorreva disporre di personale specializzato, cli mezzi tecnici e di una relativa sicurezza. Durante le operazioni in Russia - dove, per il caratteristico uni forme andamento altimetrico del terreno, per poter veder,e, quasi sempr~ era necessario spingere gli osservator'ì nelle primissime linee - spesso l'unico procedimento attuabile per il calcolo dei dati di tiro iniziali era quello di desumerli dalla carta al rno.ooo, servendcsi dei mezzi contenuti nella borsa da ricognizione e d1ella tavola di tiro. E ciò perchè ciuesto metodo consentiva di ridurre al minimo personale e mezzi all'osservatorio. L'applicazione della norma di schierare gli osser{lato11. nella zona d'azione delie compagnie avanzate comporta la necessità evidente che sia assicurato in difensiva un razionale scaglionamento in profondità allo schieramento degli osservatori. stessi.
e) Il problema individuale degli obiettivi - indicazione o designazione degli obiettivi, esecuzione del/' aggiu,stamento - dev(' essere risolto nell'ambito dei comandanti delle compagnie avanzate e del più vicino osservCltorio dell'unità d'artiglieria in appoggio o a difesa d'd settore. L'applicazione ài questa norma offre l'evidente vantaggio di af1ìdare la risoluzione del più difficile problema inerente alb cooperazione ad e!cmenti delle due Armi i quali spesso possono coesistere in uno stesso osservatorio avan.zato e, negli altri casi, hanno posti di combattimento avanzati e vicini.
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In questi ultimi casi, inoltre, il problema può sempre essere risolto con sufficiente rapidità solo se si prescrive che, quando l'osservatore non riesce a,d individuare un obiettivo indicatogli o designatogli dal comandante di compagnia, debba essere qu:est'ultimo ad effettuare l'aggiu.rtamento. Anche questa norma, nella nostra artiglieria, trovava limitate possibilità applicative, specie in offensiva. Infatti, mancava un mezzo radi0 di facile e sicuro impiego in marcia, agevolmente trasportabile, di limitato ingombro, onde stabilire un collegamento tra iJ comandante della compabrnia e l'osservatorio di artiglieria. In difensiva, gli inconvenienti lamentati erano molto ridotti percbè era maggiormente attuabile la soluzione della coesistenza del comandante di compagnia con l'osservatorio d'artiglieria. Ad ogni modo, tra i due era quasi sempre possibile stabilire un collegamento telefonico. Infine, i comandanti di compagnia non avevano alcun addestramento ad effettuare eventualme.nte l'::iggiiustamento su quegli obiet· tivi non potuti individuare dall'osservatore di artiglieria.
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5. - Era evidente che l'integrale applicazione delle norme esaminate al n. 4 era legata ad una riorganizzazione dell'artiglieria divisionale, basata soprattutto sull'applicazione di più moderni criter1 nella ripartizione dei compiti e delle rispettive responsabilità. LA COOPERAZIONE '~A FANTERIA ED 1\RTIGL1ERIA NELL'AMBITO DEI GRUPPI 1>l COMEATTIMENTO.
6: - E' basata sulle norme di cui al n. 4, k q uali possono trovare costante ed integrale applicazione perchè le artiglierie divisionali dei Gruppi dj combattimento sono organizzate sulla base di princip1 moL to razionali. Esamineremo percbè le singole norme di cui al n. 4 possono essere costantemente ed integralmente applicate nell'ambito dei Gruppi di combattimento e come vengono applicate. a) In ogni ramo dell'attività militare inglese vige il principio dell'economica npaxtzzione dei compiti e delle rispettive responsabilità. Questo razionale principio - clhe del resto è alla base di tutte le attività umane che richiedono l'impiego di più persone - trova larghe possibilità applicative nell'ambito delle artiglierie.
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Cooperazicmr:: tra fanteria e artiglieria
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Vediamo, per esempio, come sono ripartiti i più importanti compiti nell'ambito dei comandi delle unità di artiglieria divisionale inglese d1urante le operazioni (1): - al comandante compete l'mpiego del fuoco e l'o.rganizzazione deJl'osservazione, limitandosi a fissare per il resto le direttive ai rispettivi incaricati; - al vice-comandante competono le funzioni logistiche. Il vice-comandante del reggimento, inoltre, studia e provvede a fare attuare lo scihieramen to dei gruppi; - al collaboratore del comandante (capo ufficio del comando artiglieria divisionale, capo ufficio tiro del reggimento, ufficiale addetto al comando dì gruppo) compete l'organizzazione del tjro e l'esecuzione del fuoco in base agli ordini che riceve dal proprio comandante o dal comando superiore. E' part;co!armer.tc n:.~ponsa bile del fonzionamento del comando. Inoltre: - il capo ufficio tiro collabora col comandtante per lo stiudio dei piani di fuoco e degli ordini operativi, e provvede alla loro compilazione e diramazione; - il C.P.O. (ufficiale addetto al comando di gruppo) attua lo sch ieramento del gruppo nella zona assegnatagli direttamente dal vìce-comand1aote d1 reggimento; - :ill'incaricato dei collegamenti (comandanti dei due plotoni genio distaccati rispettivamente presso il comando artiglieria diYisionale ed il comando di reggimento, sottufficiali addetti ai collegamenti rispettivamente del gruppo e delle batterie) compete la responsabilità diell 'org..i'n.izzazione e del funzionamento dei collegamenti.
Appare evidente che, con la suddetta ripartizione dei compiti, i comtmdanti cklle i-mità di a1·tiglieria in appoggio o a difesa dei settori possono svincolarsi dal loro posto comando - col quale è suf(r) Per illustrare più chiaramente il principio, citato, ci riferiamo all'artiglieria divisionale in organico alla divisione inglese. Detta artiglieria comprende: un comando artiglieria divisionale e tre reggimenti cli artiglieria divisionale, ciascuno su tre gruppi da 88/ 27 Ji due batterie.
Lo ste&so principio viC'nc applicato nell'ambito delle artiglierie divisionali dei Gruppi di combaJttimento, nei limiti consentiti dai loro organici, i quali - .come dimostreremo in un prossimo srndio - si sono dimostrati non del rtutto razionali.
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ficie11te che s1,u10 in collegamento - e stabilirsi presso i comandanti delle rispettive unità dì fanteria con le qtMli devono cooperare, cioè al posto più indicato per assolvere i loro compiti tattici. Per esempio, il comandante di gruppo può svincolarsi dal posto comando di gruppo, del cui funzionamento è responsabile j] C.P.0., e stabHirsi presso il comandante di battaglione al quale il gruppo è in appoggio o a difr.sa del settore, sia che detto comandante - come di norma avviene - decida di dirigere l'azione dal posto ccr mando di battaglione - il quale d!eve essere impiantato sempre in località rispondente a requisiti di sicurezza - sia che voglia diriger·e l'azione da un osserva torio del gruppo, collegandolo col pasto comando di battaglione. Questo secondo caso si verifica, di norma, nelle operazioni di movimento, in cui, essendo la maggior parte degli obiettivi imprevisti e lo sviluppo dell'azione a ritmo accelerato, spesso è necessario e conveniente che il comandante di battaglione e d-i gruppo regolino 1'.impiego dd foocu a visione diretta. Il comandante di divisione ed il comandante di reggimento di fanteria, dì norma, dirigono l'azione dai rispettivi comandi, presso i quali si stabiliscono rispettivamente il comandante le artiglierie divjsionali ed il comandante del reggimento di artiglieria assegnato in appoggio o a difesa del settore. E' senza dubbio superfluo sottolineare la differenza tra la coesistenza dei posti comandi-asservatorì dei comandanti delle due Armi previsti dalla nostra regolamentazione e la coesistenza dei comandanti delle due Armi o al posto comando del fante oppure all'osservatorio dell'artigliere prevista dalla regolamentazione impiegata dai Gruppi di combattimento : - l'una era realizzabile solo in favorevoli~simc condizioni çi terreno; l':1 ltra è realizzabile sempre; - l'una comportava un osservatorio alquanto arretrato, e quindi di scarso rendimento, e due comandi individuabili andhe dall'osservazione terrestre e quindi di limitata sicurezza; l'altra comporta comandi sempre sufficientemente sicuri e osservatort redditizi e consente sempre di r ealizzare la più efficace cooperazione. In cicli operativi lunghi, i comandanti delle unità di artiglieria distaccati p resso i comandanti delle unità di fanteria possono fa rsi sostituire per un certo periodo da propri rappresentanti, i· quali di norma sono i vice-comandanti. •
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Detti rappresentanti assumono tutte le funzioni del proprio comandante. Inoltre, nell'ambito battaglione-gruppo in appoggio o a difesa del settore, se il comandante del gruppo vuole, per breve tempo, staccarsi dal comambnte di battaglione, si collega con quest'ultimo con la stazione radio 48, che ha appositamente in dotazione per inserirsi eventualmente nella maglia del battaglione. E' chiare, che, nella tattica impiegata dai Gruppi di combattimento, la funzione dell'ufficiale di collegamento d'artiglieria distaccato presso un'unità di fanteria col compito principale di trasmettere al proprio comaod:mte le richieste di fuoco del comandante dell'unità di fanteria è del tutto soppressa.
b) Gli osservatori vengono impiantati solo nell'ambito del gruppo perchè, di norma, i comandi di reggimento e di artiglieria divisionale non attuano una propria organizzazione dell'osservazione, come avveniva nella nostra artiglieria (r). Gli o.c;servatod' non hanno il compito di rilevare gli obiettivi con procedimenti topografici. Quando è necessario, i rilevamenti nella zona degli obiettivi vengono effettuati dal nucleo topografico del co· mando di reggimento durante l'organizzazione dell'azione. Di norma, quindi, le posizioni degli obiettivi vengono desunte dai dati di aggi ustamento. Per ottenere rapidamente e di sorpresa un intervento :i massa s,u un obiettivo imprevisto, si seguono i moderni ed efficacissimi sistemi dei concentramenti di fuoco osservato (ved. vo!iume 3°, fase. 12°: « Concentramenti di fuoco osservato » - Traduzione dall'inglese). Ne consegue che l'osservatore non deve avere al seguito alcuno strumento cli rilevamento. L 'osservatore, giunto all'osservatorio, effettua l'inquadramento del terreno e registra i d:iti su un sommario schizzo. Per ricavare i dati iniziali per nuovi obiettivi, stima a vista, o con l'ausilio del binocolo oppure del pugno tarato, le correzioni da apportare ai dati di aggiustamento relativi al più vicino obiettivo su cui ba già effettuato l'aggiustamento. Il calcolo dei dati per obiettivi di posizione topogr·afica nota o apprezzata viene effettuato dal sottocom:mdante e, per i primi, con(1) Non sono considerati gli osserv:llor7 contromortai, perchè Fanno capo ad un'organizzazione a parte.
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trollato dal C.P.O .. In tal modo, l'osservatore è svincolato dal calcolo dei dati relativi agli obiettivi da battere nel corso dello sviluppo di piani di fuoco, dal calcolo dei dati del momento, dalla registrazione degli obiettivi, ecc., e quindi non deve portare al seguito strumenti dì precisione e personale addetto al calcolo dei dati di tiro. L'osservatore può anche non portare all'osservatorio la stazione R 22, che è alquanto ingombr;mte. Infatti, essa può essere lasciata in un posto arretrato (però non oltre 500 metri) e il suo funziona· mento può essere assicurato da uno speciale piccolo apparecchio (rem ote-contro!) collegato con filo telefonico alla stazione. Per far funzionare un. osservatorio nelle migliori condizioni basta il seguente personale: 1 ufficiale osservatore; 1 aiutante cx;servatore (specializzato per il tiro e per collegamenti) ; I marconista; I telefonista. Poichè, però, sia l'ufficiale osservatore che l'ai,urt:ante sono perfettamente addestrati all'impiego dei mezzi di collegamento, quando lo riclùede la dislocazione dell'osservatorio, quest'ultimo può essere fatto funzionare senza particolare difficoltà dall'ufficiale e dall'aiutante, o anche soltanto dal primo. Abbiamo visto che l'osservazione viene attuata nell'ambito dei gruppi. Un gruppo, di norma, impiega solo i due nuclei osservazione dei due comandanti d,i batteria. Il gruppo di artiglieria divisionale dei Gruppi di combattimento, per l'organiz-zazione del tiro e dei collegamenti e per l'impiego, deve considerarsi una batteria su due sezioni di quattro pezzi ciascuna. Infatti, un osservatore può sparare ind,f]erentemente con l'una o l'altra battena, oppure con ambedue le batterie. In questo caso, seguendo il metodo del ttro in collegctl'Y2ento, l'aggiustame,rto effettuato con un pezzo viene agefloLmente seguito dagli altri pezzi del gruppo, come se appartene.rscro alla. stessa unità di tiro. E' per questa caratteristica che gli Inglesi, di proposito, chiamano il grup-po << battery » e la batteria << troop ». Ne consegue che, normalmente, il comandante di gruppo fa impiantare un solo osservatorio. Impiega l'altro nucleo osservazione
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ed eccezionalmente un terzo per assicurare la continuità dell'osservazione nel tempo e nello spazio. Così, in difensiva, può tenere in atto o in potenza un osservatorio più arretrato, in modo da assicurare allo schieramento degli osservator1 ,un razionale scaglionamento in profondità. In avanzata, di norma, impiega un nucleo osservazione per il funzionamento dell'osservatorio in atto e fa seguire all'altro nucleo il m ovimento di una compagnia avanzata in modo che esso pos,;a impiantare prontamente l'osservatorio allordhè le -:ompaguie avanzate oltrepassano il limite del campo di osservazione efficace dell'osservatorio in atto. In terreni compartimentati, può far impiantare ,due osservatori in modo da assicurare la continuità della osservazione nello spazio e costituire un terzo nucleo per assicurarla nel corso dello sviluppo dell'azione. Da quanto abbiamo ~sposto appare evidente che l' osservaztoM può essere organizzata in cnmple.ta ailerenza alle esigenze tattiche. Non essendovi alcuna esigenza tecnica contrastante, la norma di schierare gli osservatori nella zona d'azione delle compagnie avanzate trova sempre la possibzl1ià di essere razionalmente applicata.
c) Il problema individuazione-indicazione o designazione degli obiettivi - esecuzione dell'aggiustamento vien.e risolto n.ell'am-
bito dei comandanti delle compagnie avanzate e rlel più vicino osservatorio cii artiglieria. L'attuazione di questa norma presuppone che i comandanti delle compagnie avanzate siano in stretto collegamento con un osservatorio del gruppo in appoggio o a difesa del settore. Finchè possibile, si cerca di realizzare la coesistenza dei comandanti delle compagnie avanzate con un ooservatorio del gruppo in appoggio o a difesa del settore. Poichè spesso l'osservatorio è uno solo e le compagnie avanzate sono due, la suddetta coesistenza viene realizzata per il solo coman~ dante di compagnia nel cui settore è impiantato l'a;scrvatorio. Il comandante di compagrua, quando non coesiste nell'osservatorio d'artiglieria, si collega con quest'ultimo a mezzo radio e,
quando la situazione lo consente, a filo. E' da segnalare che, in un primo tempo, gli osservatori d'artiglieria inserivano la propria stazione 48 nella maglia del battaglione. 5
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Pertanto, i comandanti di cp. fucilieri avevano bisogno di una sola stazione, in quanto corrispondevano con gli osservatori nella maglia del battaglione. Il sistema ha rivelato il serio inconveniente di tenere per molto tempo impegnata la maglia quando è il comandtmte di cp. avanzata ad effettuare l'aggiustamento, secondo il metodo che esamineremo in seguito. Pertanto, si è addivenuto alla razionale risoluzione di stabilire nna m aglia a parte per i comandanti di cp. e gli osservatori di artiglieria, impiegando la frequenza assegnata al gruppo per le stazioni 48. Vediamo ora come si realizza l'intervento dell'artiglieria. Sappiamo che, con l'applicazione della norma di schier:i.re gli osservatori nella zona d'azione delle compagnie avanzate, l'osservatore può seguire i particolari dell'azione. Ne consegue che egli molto spesso interviene d'iniziativa, specie in azioni offensive. Infatti, in attacco, i comandanti di compa· gnia sono intenti ad assicurare il movimento, spingendosi avanti. L'osservatore d'artiglieria, che è fermo in un punto favorevole all'osservazione, in genere, individua la reazione nemica molto meglio del comandante di compagnia. Tuttavia gli obietrivi individuati dal comand~nte di compagrua - quando 'non coesiste nell'osservatorio - vengono indicati o designati - a mezzo radio o telefono - alPosservatore d'artiglieria. Se questi non riesce ad individuare un obiettivo segnalatogli da un comandante di compagnia, richiede a quest'ultimo di iniziare l'aggiustamento, il quale viene effettuato per salve di batteria. Il comandante di compagnia fornisce le correzioni, comuni· cando la distanza stimata in yard; dell'obiettivo ,dial centro della salva ed indicando, con i punti cardinali, la direzione ed il senso della correzione, come risulta dagli esempi riportati nell'allegato. Se, con l'ausilio delle prime due correzioni dategE dal comandante di compagnia, l'osservatore riesce ad individuare l'obiettivo, egli è tenuto a completare l':i.ggiustamento, svincolando il comandante di compagnia da tale compito. Altrimenti, è quest\ùtimo che completa l'aggiustamento, portando, per successive approssimazioni, i colpi sulPobiettivo. Le correzioni lineari, fornite dal comandante di compagnia, vengono trasformate in correzioni dei dati di tiro d'al sottocoman-
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dante di batteria, con un procedimento grafico molto rapido e semplice. Nel primo esempio, riportato nell'aUegato, è stato considerato il caso in cui l'obiettivo venga designato dal comandante di compagnia ;n coordinate approssimative; nel secondo esempio, è stato riportato :1 caso in oui l'obiettivo venga indicato dal comand0nte di compagnia, servend'osi di punti di riferimento. I comandanti di compagnia inglesi frequen_tano un apposito corso per addestrarsi all'aggiustamento del tiro d'artiglieria. Durante il ciclo addestrativo precedente alle operazioni, il Gruppo cli combattimento « Friuli » effettuò alcune istmzioni teoriche, un'esercitazione con tiro effettivo ed alcuni esercizi su plastico per addestrare i comandanti di compagnia all'esecuzione dell'aggiustamento del -tiro di artiglieria . E, malgrado il limitato addestramento, i risultati raggiunti furono molto soddisfacenti, perchè non pochi comandanti di compagnia applicarono molto bene il metodo dur ante le operazioni. L'osservatore, in.dividttato un obiettivo, richiede di norma direttamente il fuoco della sua batteria o anche di tutto il gruppo. Qualcuno si chiederà: - Che compito ha il comandante di gruppo se l'osservatore, di norma, richiede direttamente il fuoco della batteria o del gruippo ? Intanto sappiamo che il comandante dì gruppo studia - d'accordo col comandante di battaglione - tutte le azioni di fuoco predisposte ca;tituenti i vari piani di fuoco. Per le azioni di fuoco impreviste egli : - se ha due osservatorì in atto, dovrà coordinare le richieste dei due 05servator1; - se ba in atto un solo osservatorio, dovrà controllare che il fuoco ordinato dall'osservatore sia in aderenz:i al concetto d'azione e allo sviluppo dell'azione della fanteria. Infatti, egli, avendo una 5tazione nella maglia del gruppo, può sempre esercitare il controllo ed eventualmente modificare le azioni di fuoco concretate dall'osservatorio. Infine, un ossen1atore - tramite il proprio ufficiale addetto al com ando di gruppo - può, ove si sveli un obiettivo che lo giustifichi, richiedere il fuoco di tutto il reggimento o anche di tutte le artiglierie divisionali e l'intervento si attua rapidamente seguendo 1 citati procedimenti dei concentramenti di fuoco osservato.
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... 7. - Meritevole di considerazione è l'organizzazione studiata ed attuata dal comando artiglieria « Friuli >> nei combattimenti effettuati sul Senio per la costituzione della testa di ponte nel settore d,; RiolerCuf.fiano (10-12 aprile '45). La colonna d 'attacco, con due battaglioni in primo scaglione, aveva un raggru;ppamento in appoggio specifico su due gruppi, ciascuno in appoggio specifico ad un battaglione. La costituzione della testa <l'i ponte comportava il passaggio di un fiume inguadabile e difeso da posizioni naturalmente forti e presidiate dagli agguerriti reparti di una delle .tnigliori divisioni tedesche operanti sul fronte italiano. Era prevedibile che, appena passato il fiume, il nemico avrebbe sviluppato immediati e violenti contrattacchi, che occorreva sventare essenzialmente con prontissimi concentramenti a massa dell'artiglieria. Inoltre, detti contrattacchi, causando inevitabili fluttuazioni di linee, avrebbero certamente causato la perdita d'i qualche osservatorio. Furono, pertanto, attuati i seguenti provvedimenti: - tutte le radio del raggruppamento in appoggio specifico furono messe nella magLa del comando artiglieria divisionale. In tal modo le ridhieste degli osservatori venivano ricevute anche dal comando artiglieria divisionale, il 9uale poteva così immediatamente disporre l'intervento dell'altro raggruppamento e di due reggimenti inglesi di rinforzo da esso dipendenti. L'inconveniente della maglia alquanto numerosa venne eliminato col noto sistema di far transitare sulla frequenza di riserva le comunicazioni lunghe; - furono messi in atto un numero di osservatort avanzati doppio di quello necessario (4 invece di 2), onde ten.er conto delle eventuali perdite. I combattimenti dimostrarono b razionalità dell'organizzazione. Infatti, un contrattacco tedesco verso ]'alba (l'attacco fu iniziato alle 4,30) fu bloccato dall 'immediato concentramento di tutte le ar~ tiglierie, tanto che - durante tutto il successivo giorno - i Tedeschi rinJUnciarooo ad ogni ulteriore tentativo. Malgrado la inutilizzazione dei mezzi di due osservatori coinvolti in combattimenti ,di prima linea, la cooperazione potè sempre essere a$SÌcurata dagli altri due.
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Rivista Mili1nre
8. - In conclusione, allo stato attuale dei mezzi e dell'evoluzione tattica, le norme esposte al n. 6 sono quelle che assicurano, sul campo di battaglia, la più redditizia cooperazione. Esse però richiedono: - quella profonda assimilazione che solo consente la loro razionale applicazione sul campo di battaglia. Per esempio, uno dei concetti ancora discussi è quello che l'osservatore d'artiglieria non deve correre dietro aJ comandante di compagnia. Egli d'eve osse1'vare,
non colle gare; - un accurato addestramento da parte dei comandant:i di compagnia ad effettuare l'aggiustamento del tiro di artiglieria col metodo indicato nel sottoparagrafo 6 (c). Soprattutto, occorre clhe essi si convincano che è loro compito tenersi in collegamento con l'osservatorio di artiglieria. Purtroppo da parte dei quadri di fanteria c'è la tendenza a ricordarsi dell'artiglieria solo al momento del bisogno; - lo studio di una radio per l'artiglieria che, alla portata della R 22, accoppi una maggiore leggerezza, onde possa essere più agevolmente spaUeggiata; - un serio addestramento da parte d'egli osservatori d'artiglieria ad effettuare l'aggiustamento con l'osservazione iurulateralc. Infatti, gL osservator1 schierati nella zona d'azione delle compagnie avanzate, essendo avanzati e rispondenti ad esigenze tattiche, più di frequente comportano l'osservazione unilaterale. Allegato. C ooPERAZIONE TRA FANTERIA ED ARTIGLIERIA.
Dimostrazione del metodo per aggiu~tare il tiro di :irtiglicria su un obietùvo individuato dal comandante di compagnia, servendosi del collegarn~nto radio (1).
Esempio n. Com.te cp. Capo maglia Osserv. art. Com.te cp.
1.
-
-
Osserv. art.
-
Osserv. art.
-
Com.te cp. Osserv. art.
-
Promo Pronto Pronto Pronto campo Pronto
ABC1. Obiettivo per ABC4. ABC1 et ABC4 passo.
ABC1. Capito. Fine. ABC4. Capito. Passo. ABCr. Obiettivo in 818586. Mortai in angolo sud verde. 5 minuti tiro neutr:iLizzazione. Passo. ABC4. 1Aspcttate (2). Pronto ABC4. Obiettivo non individuato. Datemi correzioni. Passo. Pronto ABC,. Sparate salva. Passo. Pronto ABC4. Colpi partiti. Passo.
-6 --,
Rivista 1vl ilitan:
)
Pronto ABC1. Riferimento salva obiettivo è a ,sud ovest
-
Com.te cp.
30 yar<ls (3). Passo. -
Osserv. art. Osserv. art.
Pronto ABC4. Aspettate (2). Pronto ABC4. Obiettivo individuato. Fine.
In<liYi<luato l'obiettivo, l'aggiustamento viene continuato dall'osservatore <l'artiglieria, il quale, poi, esegue l'azione <li fuoco richiesta .
E.cempio n.
2.
Com.te cp. Capo maglia Osserv. art. Com.te cp.
-
Osserv. art. Osserv. art.
-
Com.te cp. Osserv. art. Com .te cp.
-
Osser\'. art . Osserv. art.
-
Com.te cp. Osserv. art. Com .te cp.
-
Ossen·. art. Osserv. art .
-
Com.te cp. O sserv. art.
-
C om .te cp.
-
Pronto ABC1. Obiettivo per ABC4. ABC1 et ABC4 passo. Pron(o ABC1. Capito. Fine. Pronto ABC4. Capito. Passo. Pronto ABC1. Obiettivo mitragliatrice in postazione con feritoia a 300 yar<ls su<l punto riferimento «A» . 5 minuti tiro neutralizza7ione. Passo. Pronto ABC4. Aspettate. Pronto ABC4. Obiettivo non individuato. Datemi corre7.ioni. Passo. Pronto ABC1. Sparate saiva. Passo. Pronto ABC4. Colpi partiti . Passo. Pron,to AI3C r. Riferimentu salva obiettivo norcl 700 yards. Passo. Pronto ABC4. Aspettate. Pronto ABC4- O biettivo non indi \ iduato. Datemi correz ioni. Pasw. Pronto ABCr . Sparnte .salva. Passo. Pronto ABC4 . Colpi partiti. Passo. Pronto ABCr. Riferimento sal va obiettivo su<l 5 0 0 yards. Passo. Pronto ABC,i. Aspettate. Pronto A BC4. O biettivo nor. ind ividuato Ul!11nate agg iustament o (4). Passo. Pronto ABC1. Sparate saiva. Pa sso. Pronto .'\ BC+ Colpi partiti. Passo. ~ . . . . . etc. e tc. Pront o ABC 1. Sah·a a cavallo. Fine.
L'osservatore, ultimato l' aggiust amento <la parte <lei comandante <li compagnia, effettua l'azione di fuoco richiesta <la quest' ultimo. (r) Qu ando ~ in allo il collegamen to telefon ico era il wmandan cc di compagnia e l'osscrvacore d' arciglieria, il mc((Jdo :.: .inalogo, ma ancora pi11 facile e rapido. (2) L 'osscr varo re d '~rtiglicri a cerca cl 'incli,·iduarc l'obiettivo. (3) :..a fra~e ,, rifcri mcmo sal va obicctivo è a sud-ovest 300 yarcls » potrebbe essere ridon a all 'cspressio ne « sucl-(;\CSt jOO yarcls », ma essa è fatta cicare per ince ro, allo scopo d1 evirare d ,c il comandante d i comp>1gnia possa commcrtcre il possibile errore cli da re lo sposta mc·nto della salva rispetto all 'obieitivo, d<>è la ,,m·iaz io11e, invece che lo sposc:m>emo clell'ohicttivo rispetto all a ,alva, cioc la correzio11c . (~) Ormai l'osscn·atore ritiene che . anche in seguito. non gli sarà possibi le individ uare l' ohicctivo ,
PROBLEMI ORGANICI DELLE ARTIGLIERIE DIVISIONALI E LORO RIFLESSO SULL'IMPIEGO Cap. d'ari. Andrea Cucino
RAPPORTO TR.<\ FANTERIA E
ARTrGLIERL\.
Uno dei problemi Oiganici di maggiore importanza riguardanti la costituzione di una divisione di fanteria è la definizione del rapporto tra urutà tattiche fondamentali di fanteria e unità tattiche fondamentali di artiglieria divisionale. L'esperienza ha climostrato che i criteri <l.G seguire per ottenere una razionale soluzione di detto problema so~o: - rispondenza numerica tra battaglioni di fanteria e gruppi di artiglieria diivisionale; - raggruppamento in unità superiori dei gruppi di artiglieria <livisionale corrispondente al raggruppamento in unità superiori dei battaglioni di fanteria, onde ottenere una completa corrispondenza dei comandi. Nella divisione di fanteria inglese detti criteri sono pienamente os~ervati. Infatti, essa ha in organico tre brigate di fanteria su tre battaglioni ciascuna e tre reggimenti di artiglieria divisionale su tre gruppi C1ascunc,. Andhc la corrispondenza fra i comandi è completa: - comando divisione - comando artiglieria divisionale; - tre comandi di brigata - tre còmandi <lti reggimento di artiglieria divisionale; - nove comandi di battaglione - nove comandi di gruppo. Come è noto, nella nostra attuale divisione, nessuno dei cita~i critcr1 è osservato, in quanto essa ha in organico due rrggimenti di fanteria su tre battaglioni ciascuno ed, un reggimento di artiglieria su quattro gruppi di artiglieria divisionale, un grnppo e.e. cd un gruppo e.a .. Esaminiamo nel campo dell'impiego le conseguenze dell'applicazione o meno dei crited organici sopra menzionati. Nella divisione inglese la ripartizione dei compiti fra le artiglierie divisionali si concreta facilmente, in qu:mto sono sempre a,pplicabili le seguenti norme:
Problemi organici delle artiglierie divisionali e loro riflesso sulNmpiego
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- ogni brigata in linea ha in appoggio specifico (o a difesa di settore) un reggimento di artiglieria; - gli altri reggimenti d'artiglieria crgauici o d[ rinforzo vengono impiegati come massa di manovra; - nell'ambito delle brigate in linea e dei rispettivi reggimenti di artiglieria in appoggio specifico (o a difesa dei settori), ogni b.attaglione in primo scaglione ha un gruppo in appoggio specifico (o a ·d i.fesa di settore); gli altri gruppi organici o di rinforzo vengono impiegati come massa di manovra nell'ambito dei settori assegnati alle brigate; - Ja cooperazione tra fanteria e artiglieria è sempre assicurata: - nell'àmbito del settore divisionale, dal comando divisione e dal comando artiglieria divisionale; - nell'à.mbito dei settori delle brigate di linea, ,d!ai comandi di brigata e dai comandi dei rispettivi reggimenti di artiglieria in appoggio spe.. ci.fico (o a difesa dei settori); - nell'àmbito dei settori dei battaglioni in primo scaglione, dai comandi di battaglione e dai comandi dei rispettivi gruppi in appoggio specifico ( o a difesa dei settori).
Si realizzano cosl sempre le migliori condizioni per attuGre la cooperazione tra le due Armi. Nella nostra divisione, la ripartizione dei compiti fra i gruppi di artiglieriìa divisionale non risulta altrettanto agevole. Per dimostrarlo è necessario considerare due casi : 1° -
Un reggimento di fanteria in linea ed uno in riserva.
E' logico che, in questo caso, tutti i mezzi di fuoco sianc:., decentrati ai reggimento in linea, quindi anche il reggimento di artiglieria. E, nell'ambito del reggimento di fanteria in linea e del reggimento di artiglieria, l'impiego dei gruppi di artiglieri.a divisionale può essere concretato agevolmente, analogamente a qu..1illto avvene nelle brigate inglesi. E' evidente che, in questo caso, il combattimento 110n può che essere regolato dal comandante del reggimento dj fanteria in linea. Pertanto, al comando divisione non resta altra funzione tattica dhe quella di regolare l'impiego <l'ella riserva. Ma nessun comando di artiglieria resta a di.~posizione del comando divisione e del comando del reggimento di fanteria in riserva per assicurare la cooperazione tra fanteria e artiglieria aH'atto dell'intervento della riserva. 2° -
Entrambi i reggimenti di fanteria in linea.
In questo caso, il comando di reggimento d'artiglieria deve assumere necessariamente le funzioni di comando d'artiglieria divisionale.
Rivista Mili tare
A tutti i battaglioni in primo scaglione, non essend'o mai più di quat. tro, è sempre possibile assegnare un gruppo in appoggio specifico (o a difesa di settore). E l'impiego dell'artiglieria divisionale sarebbe agevole se i battaglioni agissero alle dirette ,d ipendenze del comando cli divisione. Si realizzerebbe cosl la corrispondenza fra i comandi delle unità tattiche di artiglieria ed i comandi delle unità tattiche di fanteria. Ma, nel caso in esame, di norma il fronte della divisione viene diviso in d!ue settori assegnati ai due reggimenti di fanteria. Pertanto, nel) 'àmbito dei settori reggimentali, vengono a mancare i comand i di artiglieria necessari per assicurare la cooperazione tra fanteria e artiglicri :i nelle azioni settoriali. Analogo inconveniente - anche se in misura dimezzata - si verifica con la solu(lione di dividere il fronte della divisione tra un settore reggimentale e un sottosettorc di battaglione, quest'ultimo alle dirette dipendenze del comando di divisione. In riserva l'altro reggimento con i rimanenti tlue battaglioni. Nella divisione « Friuli », durante le operazioni, i l problema trovò fa seguente definitiva soluzione: - il comamlu di reggimento di artiglieria assunse la funzione di comando di artigHeria <l'i visionale; - con i quattro gruppi da 88/ 27 furono c~tituiti due raggruppamenti su due gruppi ciascuno; - il fronte d1ella divisione fo suddiviso in due settori reggimentali; - ad ogni reggimento di fanteria fu assegnato un raggruppamento in appoggio specifico (o a Jifesa di settore) e, nell'àm.bito reggimento di fanteria-raggruppamento, ad ogni battaglione in primo scaglione un gruppo i11 appoggio specifico (o a d ifesa di settore); - i reggimenti inglesi di rinforzo costituirono massa di manovra alle dipendenze del comando artiglieria divisionale. La sd~uzione si dimostrò soddisfacente, se non perfetta. E non fu perfetta perohè: - i comandi di raggruppamento, non avendo tutti gli organi di un comando di reggimento (specie collegamenti), non poterono assolvere in pieno le fun7Joni di quest'ultimo; - non essendo rispettato il rapporto unitario tra battaglioni e gruppi di artiglieria divisionale, nei pochi e brevi periodi durante i quali non si ebbero artiglierie inglesi di rinforzo, si d ovette ricorrere a ripieghi, come quelli di aumentare l'ampiezza degli sbarramenti normalmente assegnati ad un gruppo, aumentare la celerità di tiro, ecc .. In conclusione, la migliore soluzione per le nostre divisioni non poteva essere che quella dettata dai due crited posti a base del nostro ragionamento, e cioè:
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Problemi organici delle a,·tiglierie divisionrr/i, e loro 1·if/l:.,so sull'impiego
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- costituire un comando di artiglieria divisionale; - formare due reggimenti di artiglieria divisionale su tre gruppi ciascuno; - riunire in un terzo reggimento il gruppo e.e. e il gruppo e.a., o meglio lasciare questi due gruppi alle dipendenze +del comando d'i artiglieria divisionale per l'addestramento e l'impiego ed assegnarli, per l'amministrazione, uno per ciascun reggimento di artigJieria divisionale.
U « BATTE'RY >>
ED IL GRUPPO DIV1SI0NALE ATTUALE.
'Tra le caratteristiche del moderno combattimento ve ne sono due clbe risaltano in modo più evidente: - la grande importanza assunta dal fuoco, la quale è stata causa ed effetto al tempo stesso dell'impiego a massa d1 sempre maggiori quantitativi di potenti mezzi di fuoco e quindi di artiglierie; - le granrd~ possibilità di rottuira e di rapid.o movimento consentite dall'impiego delle unità meccanizzate e motorfa~zate. Le suddette caratteristiche hanno reso di più difficile soluzione l'llllportante problema dell'organizzazione del fuoco d'artiglieria. Infatti, da una parte l'organizzazione è cresciuta in ampiezza e complessità; dall'altra è diminuito il tempo per attuarla. In definitiva1> all'artiglieria terrestre in genere e alle artiglierie divisionali in particolare si richiede: - celeri tà di movjmento e di schieramento; - rapidità nell'attuare l'organizzazione del fuoco; - immediatezza nell'esecuzione d'ei concentramenti. Tra tutte le artiglierie dei vari eserciti, quella inglese, senza dubbio, risponde meglio aille esigenze del moderno combattimento, perchè organizzata ed impiegata sulla base dei segtrenti razionali criterì: - co-5tituzione di una unità fondamentale in cll!Ì, ad' un volume di fuaco prossim.o a quello del tradizionale gruppo su tre batterie, fanno riscontro leggerezza e manovrabilità maggiori; - motorizzazione totale con automezzi dhe, alla necessaria potenza e ro5ustezza, accoppiano una elevata velocità; - adozione dei razionalissimi « ordini fissi in combattimento», i qua1i consentono che le yarie operazioni per lo scbjcramento e l'organiz;zazione del fuoco siano effettuate contemporaneamente dai varì nuclei apposita.mente incaricati, realizzando ccsi, con inestimabili vantaggi, l'applicazione del fondamentale p,rincipio dcll'economica ripartizione dei compiti e de1Le
rispetti've responsabilità;
Rivi.sta Militari:
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- impiego, su larga scala, di moderni mezzi radio di adeguata porcata con impianto di maglie di numerose, stazioni, in modb da poter sfruttare l'economica e rapida trasmissione di ordini circolari; - adozione degli efficacissimi metodi dei concentramenti osserv::iti. i quali hanno la caratteristica di far giungere rapidamente sull'obiettivo una gran.de massa di fuoco sicuramente efficace. Esaminiamo ora le caratteristiche della « battery », che realizza il primo dei critert citati; non prenderemo in rsamc la realizzazione degli altn crited, perchè non attinenti al nostro argomento. L a « battery » è l'unità fondamentale dell'artiglieria inglese. E' nata da un felice connubio fra la batteria su quattro pezzi cd il gruppo su tre batterie. Infatti, dell'una ha le caratteristidbe di unità amministrativa, disciplinare e di tiro; dell'altra rcalizz:, la carattfristica di unità fondamentale di impiego. In effetti, però, la <e hattery » ha alcune caratteristiche p?rticolari che le fanno asrumere una fisionomia tutta propria. Senza scendere in dettagli organici, per ovvie ragioni, esaminiamo sommariamente la formazione Due sono i criter1 princi?ali che la informano: - larga applicazione del principio d ell'economia, in modo da ridurre personali e mezzi, e quindi l'autonomia logistica, al minimo indispensabile. Per compren:dere a quali risultati abbia portato l'applicazione di detto prin,. cipio, basta considerare che il nostro gruppo di artiglieria divisionale motorizzato, per impiegare dodici pezzi, richiedeva un otganico di oltre qu::.ttr0ccnto uomini; una « baétery >,, per impiegare otto pezzi, ridhiede un organico cli meno di duecento uomini. Analoga riduzione si verifica nella d'otazione dei mezzi; - reciproca stretta relazione fra organici e regolamentazione tattica, tanto che, per esempio, i citati « ordini .fissi in combattimento » prevedono il compito .fino al singolo uomo e l'impiego fino al singolo m ezzo; - organici concretati in modo da consentire l'integrale applicaiione del principio dell'economica ripartizione dei compiti e d'elle rispettive responsabilità. Per darne un'idea sommaria, possiamo considerare la « battery » così costituita: - un comando; - due « troops >> (mezze batterie) su quattro pezzi ciascuna. 1
Il comando comprende: - il comandante, il quale - come è noto - quando la « baitery » è in appoggio specifico ad un battaglione, si stabilisce presso il comando di
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battaglione con qualche specializzato, onde assicurare la cooperazione;
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Problemi organici t.!ellc artiglierie divisionali e loro riflesso suli!impiego
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- un nucleo osservazione per l'eventuale impianto di un osservatorio del comando di gruppo; - il vice comandante del gruppo e gli organi logistici per assicurare i serv1z1; - il C. P. O. (ufficiale addetto al posto comando di gruppo) ed il posto comando di gruppo. 11 C. P. O. ed il personale del posto comando di gruppo provvedono a riconoscere la zona di schieramento, attuare lo schieramento, organiziare il tiro, eseguire il fuoco, controllare il calcolo dei dati di tiro fatto dai C. P. O . (sottocomandanti delle dlue mezze batterie); - nucleo speciauzzati collegamenti, i quali provvedono all'impianto ed aJ funzionamento dei collegamenti; - ad'eguati mezzi di trasporto, tecnici e per i servizi. La cc troo,p » comprende: il comandante ed un nudco asservazione per l'impianto dell'osservatorio; il sottocomandante ed un nucleo specializzati tiro per il calcolo dei dati di tiro; - h linea pezzi comandata da un ufficiale; - quattro pezzi, sei trattori, mezzi tecnici e di trasporto. E' ovvio che la « battery >> consente schieramenti molto raccolti e quindi raptda organizzazione del tiro e dei collegamenti, celeri spostamenti e quindi maggiore manovrabilità delle artiglierie. L'organizzazione dei collegamer1ti è tale che un solo osseryatorio è sufficiente. Infatti, l'osservatore può intervenire indifferentemente con l'una o con l'altra « troop )> e, col noto tirc 1n collegnmento, con tutta la « battery », la quale, pertanto, è da considerare un~tà di tiro. E' una caratteristica propria della e< battery 1> quella dhe il calcolo dei dlati di tiro, ad eccezione per gli interventi sugli obiettivi imprevisti battuti solo da una« troop l>, viene fatto contemporaneamente <l:ai C. P. O . e dai!. posto comando di gruppo, onde consentire il controllo dei dati necessari nel tiro rn collegamento e, specialmente, nei concentramenti osservati. Il gruppo di artiglieria divisionale delle attuali divjsioni è analogo alla ba:ttery » inglese. Ha la stessa dotazione di mez;zi ed impiega gli stessi metodi tecnici e tattici. Ha m1. organico di personale alquanto superiore (oltre duecento uomini). Nella sua formazione è prevista l'amministrazione decentrata (un reparto comando, due batterie). L'esperienza ha dimostrato nece~sario e conveniente: - accentrare l'amministrazione, sia per ridurre il personale addett·J alle furerie ed ai magazzini, sia soprattutto per consentire che i comandanti <e
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Riui,ta Militare
d~ batteria si dedichino solo ai compiti operatm in guerra ed ai compiti disciplinari e addestrativi in pace. Detto itccentramento è stato già attuato con notevole vantaggio nei gruppi della « Friuli »; - ridurre notevolmente l'organico del personale, in modo da renderlo adeguato ai mezzi di trasporto cd in completa corrispondenza con i metodi tecnici o tattici impiegati. Dato che, durante le operazioni, è apparso evidente che la quantità dj artiglierie divisionali delle a ttuaE divisioni non è sufficiente, è stata anche presa in esame la po.5Sibilità di aumentarla con l'assegnazione di una terza batteria agli attuali gruppi. La conclusione non poteva che fruttare un parere sfavorevole perdhè l'adozione di un tale provvedimento avrebbe comportato l'abbandono di criteri organici dimostratisi particolarmente felici, d1 un'organizzazione che, al vaglio dell'esperienza di guerra, è apparsa quas( perfetta e di metodi tattici e tecnici dimostratisi razionali. CoNCLliSIONE. - Qualunque sia la formazione che in awenire dovranno assumere le nostre attuali divisioni - e noi speriamo che sia ternaria riteniamo indispensabile che gli organici delle artiglierie divisionali siano concretati sulla base dei criteri esaminati, e cioè: -· rispondenza numerica tra battaglioni di fanteria e gruppi di artiglieria divisionale; - raggruppamento in unità superiori dei gruppi di artiglieria divisionale corrispondente al raggruppamento in unità superiori dei battagliotu di fanteria; - unità fondamentale costituita sulla base dell'attuale gruppo, con accentramento amministrativo e riduzione di personale al minimo indispensabile.
I
IL PROBLEMA DEI QUADRI UFFICIALI Cap. d'ari. A nd rea Cucino
CRITERI FONDAMENTALI,
Il problema dei quadri ufficiali ha un ,duplice aspetto : quantitativo e qualitativo.. La soluzione del problema quantitativo, per ragioni di economia, non può che essere basata sul criterio di avere in servizio permanente gli ufficiali necessari per inquadrare le unità del tempo di pace, durante il qu:ile occorre formare i quadrj uffìòali di complemento. All'atto della mobilitazione, gli ufficiali in servizio permanente serviranno per costituire l'ossatura dell'inquadramento, che, per la maggior parte, sarà formato da ufficial i di complc. mento. Ciò posto, possiamo asserire che il problema dei quadri ufficiali è essenzialmente un problema di <JUalità. La qualità dei quadri ufficiali di un dato esercito dipende: - dalle carntteristiche morali, spirituali, intellettuali, culturaJ~ e fisiche del popolo; - dalle prospettive morali cd economidhe che lo Stato offre aU'uHìciale perchè da esse dipende, in misura notevolissima, se i migliori giovani sono invogliati o meno a diventare ufficiali; 1-- dalla selezione. Le caratteristiche del popolo, agli effetti del problema dei quadri uffìc1ajj, devono essere tenute presenti nel determinare il rigore della selezione, nel senso che quanto meno esse sono idonee a fornire quadri ufficiali di ottima qualità, più rigorosa dev'essere la selezione. Certamente il trattamento economico che lo Stato riserva agli ufficiali d ipende in gran parte dalla ricchezza dello Stato stesso. T uttavia> è indiscutibile la necessità che questa categoria sia messa in condizioni di potere assolvere la sua missione senza alcuna preoccupazione di carattere materiale. Purtroppo, questo criterio - che ormai vige in quasi tutti gli eserciti del mondo - in Italia non riesce a farsi strada. Qualcuno potrà obiettare che ciò di,pcnde dalla nostra povertà perdhè, non essendo possibile proPorzionare i mezzi agli scopi, occorre proporzio-
li rroblemtl dei quadri ufficiali
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nare gli scopi ai mezzi. Ciò è senza dubbio vero; ma l'adeguamento degli scopi ai mezzi., per il nostro come per qualsiasi esercito, ,deve ottenersi agendo sulla quantità e non diminuendo le pretese della qualità, perchè nelle guerre moderne - nelle quali i popol~ di tutto il mondo scendono in cam.po per il cuntrasto di vitali interessi e per il cozzo di opposte ideologie, portandovi l'implacabile violenza di orgogli irriducibili e di odi ciechi - è un assurdo battersi con esérciti qualitativamente mediocri. TI fondamentale' problema di adeguare gli scopi ai mezzi, laddove non si,1 possibile proporzionare i mezzi agli scopi, dev'essere posto in questi termini: dati questi mezzi, che entità può avere un esercito di qualità con quadri ufficiali sceltissimi e quindi ben retribuiti ? E non importa se, per una Nazione povera come la nostra, l'entità dell'esercito risultante da un tal modo cli porre il problema sembrerà in::ideguato alla potenziabtà demografi.ca della Nazione. In caso di guerra, le p0>sibilità diplomatiche di vantaggiose alleanze saranno assicurate più da un esercito piccolo ed agguerrito - attorno al quale, con l'afflusso dei mez:z.i, sia possibile creare rapidamente un'organizzazione più vasta, ma avente caratteristiche analoghe al nucleo originale - che non da un esercito più grande ma male equipaggjato, insufficientemente armato · e mediocremente iuquadrato. In particolare, nel caso specifico dei quadri ufficiali, si può asserire che non comporta alcun serio inconveniente se in un reparto invece di quattro vi sono due ufficiali: basta che questi siano ottimi. Possiamo concludere con il seguente asserto : quello de, qua,lt-·i irfficiaf1 (N un duto esercito è tsscnzialmentc tN7 problema di qu'alità e la qtNTlità dei quadt·i ufficiali è essenzialmente un problema di selezione La selezione dei quadri ufficiali dev'essere preventiva, assoluta e relia.tìva. La selezione preventiva deve prefiggersi non solo lo scopo di impedire che nei qundsi ufficiali siano immess.i elementi inetti od incapaci; ma deve altresì evitare che vi siano immessi elementi di buone doti intellettuali, ma di insufficienti doti fisiche e di carattere. La selezione assoluta deve provvedere in pace e, soprattutto, in guerra: - ad eliminare defirutivamente (collocamento in congedo assoluto) quegli ufficiali il rendimento dei quali non risulti soddisfacente; - a passare nella riserva gli ufficiali che, scaduto il 1limite di permanenza massima in un dato grado, pur non essendo ancora colpiti dai limiti di età, non siano ritenuti sufficientemente caooci ad assolvere le funzioni del grado superiore; - a passare nella riserva - previa graduatoria di merito - quegli ufficiali cihe, per una qualsiasi ragione, risuJtino esuberanti all'organico e ciò allo scopo di evitare dannosi blocchi allo sviluppo delle carriere.
Rivista Militare
La selezione assoluta deve effettuarsi con rigore proporzionato ai gradi della gerarchia e senza false pietà pcrchè, se è ormai indiscusso un dovere dello Stato di assicurare ai quadri ufficiali una posizione morale e materiale soddisfacente, è altresì un sacro diritto d'ella Nazione quello di avere la certezza che, in pace e soprattutto in guerra, i suoi figli saranno affidati alla guida di comandanti sicuramente caipaci. La selezione relativa deve prefiggersi lo scopo di ottenere una gerarchia, nella quale -per quanto umanamente possibile - i gradi siano proporzionati alle capacità e non essenzialmente all'età. L 'età deve influire solo nel senso che tra ,due ufficiali aventi doti analogJhe è evidentemente l'età - col rolativo bagaglio di una maggiore preparazione e di una più vasta esperienza che li differenzia nella scala gerarchica. E dopo l'esauriente esperienza della guerra testè conclusasi, nelb quale i più potenti eserciti del mondo h anno moltissimi generali - tra i quali parecchi comandanti ,di Gruppi d:i armate - intorno ai quarantacinque anni, non vi dovrebbero essere più persone sinceramente convinte che, per comandare per esempio una divisione, sia indispensabile avere l'esperienza di quaranta anni di servizio. L'esperienza ha chiaramente dimostrato che è impossibile concretare una legge d'avanzamento, la quale attui automaticamente una soddisfacente selezione dei quadri ufficiali. La telezio11e assoluta e relativa dei quadri trffìdali deve essere effet~ tuata a 1·agion veduta. E precisiamo subito c/ze per selezione a ragion veduta intendiamo quel!~ effettuata in base alle tfi.oti e al, rendimento che gli ufficiali dimostrano nel pratico assolvimento dei compiti inerenti ai rispettivi graà1. La legge d 'avanzamento deve invece assicurare che, entro determinati ed equi limiti fissati per impedire pericolosi squilibr1, la selezione a ragion veduta si attui ampiamente. Anche la selezione preventiva dev'essere effettuata a ragion veduta, mediante appositi corsi aventi lo scopo di ammettere aUe scudle dì reclutamento soltanto gli :illi~vi in possesso di spiccate dori uùlitari. Le qualità di un ufficiale sono sintetizzate dalle doti fisiche, di carattere c.d intellettuali. E' abbastanza ageyolc cono.5cere le doti fisiche ed intellettuali di un uomo; non è facile giudicare le sue doti di carattere agli effetti delle attitudini al comando in guerra. Ecco perchè, per i quadri ufficiali, vi è un solo accertamento esauriente: il comportamento sul campo di battaglia. Ne consegue che la selezione dei quadri ufficiali e(fettuata in base all'accertamento. delle qualità dimostrate sul campo ,di battaglia è di gran lunga la più efficace. E' ovvio che, se la selezione a ragion veduta in guerra è la più efficace, essa debba essere continuata in tempo di pace.
li problema dei qlfadri ufficiali
In pace non vi dev'essere nessuna scuola militare e nessun esame dhe, da soli, diano praticam,ente il brevetto per arrivare agli alti gradi. E chiariamo il nostro asserto. E' 1ogico che, in tempo di pace, in base ad eque e costantl leggi, siano dati dei vantaggi cli carriera agli ufficiali ohe frequentano determinati corsi di specializzazione; ma la selezione dei caoJidati non <lieve essere fatta principalmente dalla commissione preposta agli esami di ammissione, bensì dalle autorità proponenti,. Essere proposto, per esempio, per l'ammissione alla scuola di guerra dev'essere titolo di eccezionale riconoscimento per le doti e il rendimento dimos~ati in servizio. In tal modo, la selezione non viene fatta in base ad un esame, col quale - a parte finfluenza del fattore fortuna __. è possibile solo approssimativamente accertare l'intelligenza - che potrebbe essere anche di natura scolastica e quindi di scarso rendimento in guerra - e la preparazione professionale, ma soprattutto in base alle doti di carattere e al rendimento dimostrati nella pratica del servizio. Abbiamo visto che la selezione deve avere carattere di continuità, perchè deve effettuarsi in guerra e in pace. Dalla continuità della selezione a ragione veduta dipende la bontà di una gerarchia militare, la quale si misura dalla più o meno corrispondenza delle capacità ai gradi. Il c1iterio della selezione a ragion veduta è st:1to largamente applicato in molti eserciti - specie in quelli dei paesi anglo-sassoni - con risultati lusinghieri, Qtialcuoo potrà essere anche scettico sulla possibilità di applicare in un esercito di un popolo latino il principio della seLezione a ragion veduta perchè, dato il carattere individualista di tali popoli, è ,difficile ottenere uniformità nella formulazione dei giudizt. L'osservazione è senza dubbio giusta; ma occorre tener presente dhe, proprio nei popoli latini, si verifica il fenomeno che, in genere, l'opinione pubblica formula ,dei giudiz1 molto rispondenti al vero e che un comandante non può evidentemente discostarsi troppo da tali giudizt. Osserviamo, infine, che qumdo un esercito, avendo una gerarchia militare eterogenea - cioè una gerarchia ove vi sono ufficiali ottimi, buoni e mediocri - voglia attuare una rigorosa selezione <lei quadri ufficiali, per effettuarla a ragion veduta, occorre che l'azione seletti:va parta dall'alto perchè è una verità inconfutabile dhe l'uomo è indotto a giudicare con gli stessi crited con i qua,lti è stato giudicato. Concludendo:
- la selezione più razionale dei quadri ufficiali è quella effettuata a ragion veduta e con continuità; - la selezione a, ragion veduta in guerra è d, gra:n luinga la, più efficace;
Rivista Militare
- quando si voglia selezionare a ragion veduta ima gerarchia militare eterogenea, occorre che l'az ione seletti va, parta dall'alto.
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QUADRI UFFIC!J\LI DEL NOSTRO ESERCITO IN GUERRA.
Col presente capitolo ci proponiamo lo scopo di esaminare le caratteristiche della nostra gerarchia militare, onde individuarne i difetti, studiarne le cause che li hanno originati e trarne norme per l'avvenire. Naturalmente, per formulare dei giudiz1 per quanto possibili sereni e r:spondenti alla realtà, non c'è che da vagliare il' comportamen~o dei quadri ufficiali sui campi di battaglia della guerra testè conclusasi.
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Innanzi tutto, occorre tener presente che il nostro esercito ha sostenuto una guerra non sentita dal popo}o, con meizi assolutamente inadeguati e con insuffìc.icnte preparazione. E' ovvio dhe una tale guerra non sia certamente favorevole a far brillare i quadri ufficiali, specie quelli elevati. Tuttavia, volendo essere obiettivi, non si possono giustificare completamente col tipo e con gli eventi della guerra, o con la negativa influenza di una errata politica estera e interna, alcune deficienze della nostra gerarchia militare. Premettiamo subito che le ideficienze di cui tratteremo in seguito si sono rivelate, in percentuali più o meno sensibili, in elementi appartenenti a tutti i gradi ed a tutte le categorie tki qur:»dri ufficiali. Naturalmente esse sono apparse più palesi qu~mdo si sono riscontrate negli elementi che ernno più in vista o che aveva110 più gravi responsabilità. La nostra gerarchia, alla luce dell'esperienza dì guerra, si è dimostrata eterogenea in senso assoluto ed in senso relativo: in senso assoJ1uto, perchè, accanto ad elementi ottimi e buoni per doti intellettu::ili e di carattere e per salda preparazione professionale, hanno militato elementi mediocri in un.a percentuale superiore alla quantità di o~ementi scadenti che inevitabilmente si trovano in tutte le comunità, siai pure selezionate; in senso relativo, perchè - specie nelle operazioni più delicate - sono apparse molto frequentemente palesi mancanze di corrispondenza fra gradi e capacità. E' apparso andhe che, nella nostra gerarchia, è più facile trovare elementi di spiccato ingegno che comandanti ,d,i forte carattere. Senza dubbio, ql!est'ultima caratteristica negativa della nostra gerarchia trova rispondenza nel fatto che, nel nostro pcpolo, abbonda l'ingegno e non abbondano le doti di carattere necessarie ad: un comandante in guerra. Tuttavia, come vedremo in seguito, la suddetta caratteristica negativa della nostra gerarchia va addebitata in gran parte ai crited selettivi finora vigenti nel nostro esercito.
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Infine, l'esperienza di -g uerra ha confermato le due caratteristiche negative della nostra gerarchia, già palesi in tempo di pace: scarsa disciplina delle intelligenze e preparazione professionale eterogenea e, spesso, non aggiornata. Abbiamo visto che, per un dato esercito, la qualità dei quadri ufficiali è essenzialmente un problema di selezione. Ne consegue che le cause fondamen,. tali delle deficienze riscontrate nolla nostra gerarchia vanno ricercate nei metodi finora seguiti per attuare la sel'ezione, la quale - come abbja.mo chiarito - dev'essere preventiva, assoluta e relativa. L a selezione preventiva dei quadri ufficiali del nostro esercito ha avuto qttasi sempre due caratteristiche negative: - sistemi di reclutamento continuamente variabili ,e, soprattutto, influenzati, in misura preponderante, specie in guerra, da crited rispondenti soltanto ad. esigenze quantitative; - irrazionalità di sistemi di accertamento per l'ammissione dei can. · didati alle scuole di reclutamento. Per esempio, durante la guura 1915-18, mentre la Germania prcfer) affidare una parte dei comandi di plotone e di compagnia ai sottufficiali anzi. chè immettere nei quadri ufficiali elementi che non avessero i requisiti riclhicsti durante il tempo di pace; nel nostro esercito, in casi analoghi, 1e d.eficienze furono ripianate, immettendo nei quadri ufficiali, senza un'adeguata selezione e quindi senza alcuna preoccupazione per l'efficienza avvenire della nostra gerarclùa, clementi provenienti dalle più ,disparate categorie. E' noto che gli attuali quadri ufficiali del nostro esercito, per la maggior parte, provengono dalle scuole di reclutamento, alle quali furono ammessi in seguito a concorsi per esami. In dette scuole, superato lo scoglio dell'esame d~ ammissione, era molto agevole frequentare i corsi con esito positivo. Faceva eccezione la R. Accademia d'artiglieria e genio - che è stata senza dubbio uno dei migliori istituti militari d'Europa - nella quale, essenzialmente per serietà e difficoltà di studi, si verificava una notevole ulteriore selezione. Nelle altre scuole militari, la selezione preyentiva era affidata essenzialmente agli esami di concorso. Questo sistema, a nostro parere, è irrazionale. Un esame può offrire solo modeste garanzie di sdezionare i concorrenti in base alla loro preparazione culturale ed alle loro doti intellettuali Ma queste, se sono qualità importanti in un giovane dhe si avvia alla carriera delle armi, non sono certamente le qua1:tà fond'ameotal'i, ]e quali sono rappresentate invece dalle doti fisiche e di carattere. Si potrà obiettare che tali qualità possono essere accertate in seguito, in quanto, durante lo sviluppo dei corsi, è possibile eliminare gli elementi che
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non dimostrino di avere sufficienti doti fisiche e di carattere. Ma la esperienza ci dice che, in tutte le scuole, civili e militari, il rendimento degli stiJdi ha sempre una influenza determinante nella formulazione di un giudizio su un allievo. Infatti, chi ha visto mai eliminare dalle nostre scuole mi litari un allievo bravo negli studi ma avente mediocri doti fisiche e di carattere? E non basta. Se i concorrenti sono duemila cd i posti duecento, percthè noi vogliamo scegliere i d uecento candidati che hanno maggiori attitudini e pre • • parazione a superare un esame, preferendoli adI clementi che hanno minori capacid a superare esami e, magari, maggiori attitudini a diYentare degli ottimi comandanti ? A nootro parere, è necessario effettuare, con appositi corsi preventivi, una prima selezione a ragion veduta, in base alle doti fisiche e di carattere, di tutti i candidati in modo da ammettere agli esami di concorso solo quelli che di mostrino più spiccate attitudini militari. Ancora �ggiori le manchevolezze del sistema per l'ammissione dei gio vani alle scuole <li reclutamento per gli ufficiali di complemento. Pratica mente bastava avere un titolo di studio di una qualsi:1si scuola media e non '· avere alcuna grave deficienza fisica, intellettuale o di carattere, per diventare un ufficiale di complcmcnto.
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Nel nostro esercito non vi è mai stata una vera e propria selezione asso f luta <lei quadri uficiali. L'art. 36 della legge 9 maggio 1940 sullo« Stato degli ufficiali del R. E. » stabilisce, nei riguardi degli ufficiali in s. p. c.: ll l'ufficiale che dimostri di r.on possedere le qualità (eccetto qu<.lle fisiche per le quali si provvede a norma dell'art. 32) che di.mo garanzia di un pieno adempimento dei suoi • doveri deve essere preso in esame per l'eventuale cessazione dal servizio», per essere collocato nella risen·a o in congedo assoluto. Nella praùca, questo arriccio non è stato quasi mai applicato, tanto più cbe, in guerra, dove la sua applicazione avrebbe potuto dare i risultati selet tivi più sicuri, la legge stessa, con l'art. 92, probabilmente allo scopo di tran(}uil . lizzare la massa, ne prevede ln sospensione. La causa fondamentale della mancata selezione assoluta nell'àmbito dei quadri va ricercata nel fatto che l'attività giudicante dei nostri ufficiali non è stata mai illuminata dalla chiara coscienza che la selezione dei quadri uffi ciali non è una facoltà di eccezionale applicabilità ma un dovere dello Stato, dovere che quest'ultimo esercita attraverso gli ufficiali stessi, i quali, con una attività giudicante improntata ad un equo rigore, adempiono ad un debito d'onore verso il Paese, perchè è ovvio che la posizione di un ufficiale salvata oggi può costare inutilmente la vita a molti cittadini domani.
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La selezione relativa interessa essenzialmente i quadri in s. p. e .. Detta selezione, nel nostro esercito, lha 1dato risultati insoddisfacenti per chè - effett1.1ata solo in misura minima a ragion veduta - è stata: - in pace, basata principalmente sul meccanismo di leggi spesso cli doscutibile giustizia e su accertamenti di carattere scolastico; - in guerra, su criter1 irrazionail!i cd in base ad una procedura che non c�itiamo a definire ingiusta, Esaminiamo, per esempio, il modo con cui era regolata la selezione relativa dall'ultima legge d'avanzamento. Detta selezione, in tempo di pace, praticamente veniva assicurata col concedere - fino al grado di tenente colonnello - dei vantaggi di carriera a quegli ufficiali che superassero appositi esami o che frequentassero, con esito positivo, determjnati corsi; da l grado dii colonnello in Poi, col regolare le promozioni in base a graduatoria di merito. Ne consegue che la carriera veniva principalmente influenzata dai vantaggi che si potev:mo conseguire fino al grado di tenente colonnelro. E tali vantaggi dli carriera praticamente venivano concessi in base agli esiti di un esame (a scelta o d'ammissione ai corsi) - che, come abbiamo già -cl.etto, non rappresenta il metodo più razio nale per valutare le doti fondamentali ,d'i un ufficiale - ::il quale praticamente tutti potevano essere ammessi. A nostro parere, invece, ,la selezione dei candidati da ammettere alla frequenza dei corsi comportanti yantaggi <li carriera o da ammettere agli esami per gli avanz::imenti a scelta, avrebbe dovuto essere effettuata a ragion veduta <lai superiori diretti degli ufficiali in modo da proporre solo quegli ufficiali che, nella pratica del servizio, effettivamente emergessero per dori . intellettuali. Gli esami avrebbero dovuto servire solo ad .fisiche, morali cd accertare che i candidati fossero sufficientemente preparati e ad effettuare una ulteriore selezione onde contenere le ammissioni e gli avanzamenti entro i limiti imposti dalle esigenze organiche. In guerra, il campo di battaglia avrebbe dovuto essere l'unico giudice capace di fare ascendere tutti i migliori. Invece, sipecie neNa guerra testè conclusasi, le promozioni e gli avanza menti per merito di guerra, sono stati concessi in base a critert di eccessiva re strizione , rinunziando al più efficace e razionale metodo per attuare la selezio ne relativa. Basti :Pensare dhe, in pace, gli ufficiali che annuailmente conscgu'i vano vantaggi di carriera, per avere frequentato appositi corsi o 1J)Cr avere supe rato ghi esami a scelta, erano più numerosi di quelli che, durante la guerra, annualmente conseguivano avanzamenti o promozioni per merito di guerra. • E candidati ai primi erano una minoranza; partecipanti alla guerra erano quasi tutti i quadri effettivi dell'esercito. E non basta. In pace, i giudizi determinanti veniv::ino dati dalle commis-
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sioni preposte agli esami; in guerra, detti giudizi, non venivano dati - come sarebbe stato logico - dai superiori diretti degli ufficiali, ma da commissioni mjnisteriali, le quali, lontane <lai teatri di operazione, con elementi di giudizio dipendenti più dal modo con cui era stata concretata la pratica che non dai meriti effettivi. del candidato, spesso, con tutta la loro buona volontà, hanno formulato giudizi per niente rispondenti a criteri' di giustizia, con le prevedjbili negative ripercussioni sul morale dei migliori ufficiali combattenti e sui rapporti di fiducia che dovrebbero esistere tra la periferia ed il centro.
La scarsa attitudine dei nostri quadsri ufficiali a realizzare una sufficiente disciplina del,lie intell.igenze e l'applicazione di metodi uniformi dipende solo in parte dall'individualismo caratteristico del n~tro popolo. Infatti, l'organizzazione delle nostre scuole militari accentuava, anzichè correggere, questa tendenza, pcrdhè essa non era basata su criteci uniformi per tutti gJo'istituti. Inoltre, ai nostri studi mi litari mancava un sufficiente indirizzo di specializzazione, necessario specialmente nella formazione degli uf ficiaJi di complemento. Per esempio, con un corso di soli sei mesi, non era razionale pretendere di poter formare un aspirante ufficjale di compkmento dia impiegare in qua<lunque compito dii una qualsiasi specialità dell'artiglieria da campagna (ippotrainata, motorizzata, someggiata). Più razionale è. il criterio che gli allievi, dopo una sufficiente preparazione militare e culturale comune a tutte le Armi, siano preparati per una sola specialità o per particobri compiti (ufficiali topografi, ufficiali per organinnioni di controbatteria, ecc.). Infine, i nostri ufficiali, per la maggior parte, hanno dimostrato di non avere una sufficiente preparazione nel campo automobilistico, e ciò perchè, in tutte le nostre scuole militari, non era ,dato sufficiente sv~luppo a tale addestramento, mentre nella guerra testè conclusasi il motore ha ,dominato in tutti i campi.
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GERARCHIA DEL NUOVO ESERCITO.
E' evidente che l'Italia, indipendentemente dalle limitazioni del trattato d1 pace, per ragioni di bilancio, non potrà dbe avere un esercito piccolo. Gli attuali quadri ufficiali in s. p.. e. sono notevolmente esuberanti a quelli necessart per l'inquadramento di un esercito <li limitate proporzioni, quale potrà essere il nostro. Ecco perchè è in corso una riduzione dei quadri ufficiali. N aturalmente, ,detta riduzione viene effettuata in base a crited di selczio. ne; ma ciò non deve far Fensarc che il problema qualitativo della nostra gerarchia verrà completamente risolto.
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Innanzi tutto, la riduzione - almeno per ora - riguarda i quadri ufficiali generali e superiori, mentre una rigorosa selezione qualitativa sarebbe necessaria anche nell'àmbito degli ufficiali inferiori. E non basta. Nell'àmbito stesso dei quadri ufficiali generali e superiori, b selezione sarebbe esauriente se essa potesse essere effettuata in base all'effettivo comportamento dei singoli sui campi <lii battaglia. Orbene, è vero che le autorità centrali si sono giustamente preoccupate di dare la dovuta importanza al comportamento sui campi di battaglia nello stabilire i criten selettivi; ma gli elementi di giudizio <del comportamento in guerra saranno trat6 - e diversamente non potrebbe farsi - dai documenti ufficiali, il valore dei quali non può considerarsi di sicuro affidamento, data la negativa influenza ohe anche in guerra ha avuto sull'attività giudicante i1l noto fenomeno del «pietismo>> e del 1< lasciar correre ». Peraltro, il principale elemento di giudizio per la selezione in corso sarà dato dal comportamento ;dopo 1'8 settembre. E ciò risponde, senza dubbio, ad una necessità. Ma il pcricdo dopo 1'8 settembre non è stato uo esame uguale per tutti: per alcuni è stato difficilissimo; per altri non è stato affatto un esame. Inoltre, a voler essere sereni, bisogna conveni1 e che vi sono degli ufficiali di indiscusso valore che, dopo 1'8 settembre, !h anno sbagliato in buona fede. Pertanto, la inevitabile eliminazione dj questi ultimi non avrà alcuna benefica influenza suala qualità della nostra gerarchia. E' chiaro quindi che la riduzione in corso potrà risolvere: - lutalmcntc, i~ problema numerico; - solo io parte, il problema qualitativo. Pertanto, in seguito, occorrerà completare la soluzione di quest'ultimo, affidandola a'lla normale selezione a ragion veduta, che - come abbiamo visto - nell'àmbito dei quadri ufficiali, deve avere carattere di continuità. E tr~1 quelli che, per aver fatto un'esauriente esperienza nella guerra tc:.tè conclusasi, conoscono sufficientemente pregi e difetti della nostra gerarchia non vi è nessuno che non veda quale benefica influenza avrebbe nel nostro esercito l'azione continua ,di una selezione a ragion veduta, effettuata con ngorc proporzionato ai gradi cd iniziata a partire dall'alto. Ma prima di iniziare una tale selezione, occorrerebbe stabilire i rapporti tra lo Stato e l'ufficiale sui seguenti nuovi criteri: - lo Stato ha il dovere ,di assicurare agli ufficiali in servizio ed a quelli in s. p, e. dhc lascino il servizio per c:tuse indipendenti dalla loro volontà condizioni morali ed economiche che non diano adito a preoccupazioni; ma deve riservarsi il diritto di attuare, in qualunque momento, la più ampia e rigorosa selezione;
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- lo Stato atn1a la selezione a mezzo degli ufficiali stessi, perchè ognu_ no di essi deve svolgere l'attività giudicante verso i propri inferiori come un debito d 'onore verso la Nazione; - la rapida ascesa dei migliori è un diritto dello Stato ed un dovere degli ufficiali gindicati meritevoli perchè - come avviene nel funzionam ento delle imprese civili - è logico che lo St~to attui pienamente il diritto di im. piegare ·l'ufficiale nel grado e neN'incarico dove egli possa dare il migliore rendimento. Ecco che, in base a quest'ultimo criterio, se, per esempio, un ufficiale viene proposto per gli esami di ammissione alla Scuola di guerra, ed egli non si prepara coscienziosamente, non rinunzia alla facoltà di valersi di un diritto - come praticamente è stato sempre inteso - ma viene meno ad un suo specifico dovere. Accettato questo criterio, risulta implicitamente inammissibile che un ufficia,le possa essere ammesso a sostenere esamj che diano luogo a vantaggi di carriera in seguito a sua ,d omanda.
Il sistema d'i reclutamento e l'organizzazione delle scuole per gli allievi ufficiali dovrebbero essere basati sui seguenti criteri: - formare. qua,dlri ufficiali per Armi combattenti. I compiti essenzialmente tecnici (stud1 cd esperimenti relativi a nuove armi e a nuovi mezzi bellici, funzionamento dei servizi ecc.) dovrebbero essere affidati a professionisti specializzati della vita civile; - immettere nei quadri ufficiali solo elementi dhe abbiano spiccate attitudini miJjtari, attuando un'apposita rigorosa selezione preventiva; - fornire un:1 m:issa di uHìci::tli che, nei limiti del po5sibilc, risulti omogenea per doti fisiche e morali, per mentalità e preparazione professionale; - l'indirizzo professionale degli ufficiali, sulla base <l.i una preparazio. ne militare comune a tutte le Armi e specialità, dovrebbe avere carattere di specializzazione. Seguiamo ora, in sintesi, qLH,lllo che - a nostro parere - dovrebbe essere il tirocinio rispettivamente degli allievi ufficiali di C:irriera e degli alli~v i ufficiali di complemento. ALLIEVI UFFICIALI DI CARRJERA, Il reclutamento - naturalmente volontario - degli allievi dovrebbe essere esteso a tutti i cittadini, dai diciotto ai ventidue anni, civili o militari, i quali abbiano ultimato favorevolmente gli studli di una scuola media superiore. Lo Stato, mentre douebbe riservarsi il diritto di effettuare, durante tutto il periodo del tirocinio, la più rigorosa selezione, dovrebbe garantire, con apposite disposizioni legislative, che il periodo trascorso sotto le armi dagli allievi, cve essi vengano eliminati per effetto della selezione, non avrebbe alcuna seria conseguen;.a circa la possibilità di intraprendere un'altra strada nella vita civi,Iie.
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Tutti gli aspiranti al concorso dovrebbero essere riuniti in un apposito cmtro di addestramento, ove dovrebbero svolgere un corso preventivo della durata di quattro mesi. Scopo ,del corso: giudicare, nei limiti del possibile, l'attitudine militare dei singoli (essenzialmente: <l'oti fisiche, coraggio, lealtà e spirito di cameratrsmo) ed impartire agli allievi ,}1'a<;ldestramento preliminare ed avanzato previsto per le reclute di fanteria. Il giudizio complessivo, alla fine del corso, <lovrebbe essere concretato iu uu voto in ventesimi. Programmi: quelli relativi all'addestramento preliminare ed avanzato delle reclute di fanteria, con un più vasto ed intenso sviluppo all'addestramento ginuico-sp0rtiyo ed agli esercizi che ridhiedono ardimento. Fissato un voto minimo di attitudine militare, quelli che non raggiungano tale classifica ,dovrebbero essere inviati ai Corpi per completare i loro obblighi d~ leva; gli altri verrebbero ammessi agli esami di concorso. Il voto minimo di attitudine militare dovrebbe essere stabilito, anno per anno, dsl comandante del centro in base alle qualità medie della massa, al numero dei candidati e a quello dei posti di~ponibili, col criterio di attuare una selezione rigora;a. Per esempio, se i candidati sono mille, la massa è molto buona e i posti disponibili sono centocinquanta, solo i migliori cinquecento dovrebbero essere ammessi al concorso. Per quest'ultimo dtovrebbero essere previsti i seguenti esami : - prova scritta ,di'italiano; - prova scritta d[ matematica; - prova orale di matematica, fisica e chimica; - prova orale di storia, geografia e scienze sociali. I voti in ventesimi conseguiti dal concorrente nelle suddette prove dovrebbero far media col voto dii attitudine militare, raddoppiando Pinfluenza di quest'ultimo con un coefficiente <li maggiorazione. In base ai voti medì riportati dai concorrenti, si potrebbe concretare la graduatoria di merito per l'ammissione all'Accadem1a unica per tutte le Armi. 1 corsi presso l'Accademia dovrebbero a_vere le seguenti caratteristiche: - ,d urata: tre anni ·(ogni anno: nove mesi e mezzo di scuola compresi gli esami, un mese ,d i esercitazioni di campagna, quindici giorni di viaggio di istruzione, un mese di ìlricenza,) ; - programmi unici per i primi due anni: differenziati tra le varie Armi per il terzo anno; - nei primi due anni, dovrebbero essere svolte le materie comuni a tutte 1e Armi (organica, topografia, ecc.) e quelle a carattere scientifico o cul~
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turale; nel terzo anno, dovrebbero essere svolte le materie scientifidhe e militari più attinenti alle rispettive Armi; - particolare sviluppo dovrebbero avere gli studi matematici e ~cicntifici, data l'attuale grande jnfluenza che la scienza esercita suHc caratteristiche della guerra moderna. Peraltro, detti sturu sviluppano noteYolmente la fa_ coltà di ragionamento - che è tanto necessaria sul campo d'i. b·-1ttaglia - e l'at titudine a seguire metodi uniformi (disciplina delle intellìg('nzc). E, in mate1ia, abbiamo già l'esperienza dell'Accademia dti artiglien:.i e genio, che l,a sempre formato ufficiali i quali, per la loro preparazione, in genere emergevano sulla massa dei colleghi delle altre Armi (noto fenomeno del « pericolo giallo >>); - una notevoli<:: importanza dovrebbe avere l'insegnamento dell e scienze politico-sociali perchè, se è indiscutibile che l'esercito debba essere un organismo apartitico, è altrettanto palese la necessità che i quadri uffic iali abbiano una preparazione sufficicnte per comprendere i fenomeni politicosociali del momento e quindi gli stati d'animo dei sold'ati. A tale insegnamento si potrebbe collegare lo sviluppo dell'attitudine all'espooizione chiara, sintetica e persuasiva, jn modo da preparare u(ficiali che, nell'espl icare l'azione di comando, sappiano valersi con efficacia della parola; - è quasi superfluo richiamare la necessità di vasti e pratici studt sulla motorizzazione; . - grande importanza dovrebbe esser data all'addestramento ginnico-sportivo. Inoltre, dovrebbe esser consentita la possibilità di conseguire il brevetto di parncarh1tista. Gli studi dovrebbero avere carattcr.e pratico; ma ciò non deve significare trattazione superficiale degli argomenti, evitando che - come, per tsempio, è avvent1to negli ultimi corsi dell'Accademia d~ artiglieria e genio delle materie matematiche vengano svolte mediante serie di conferenze senza nessun obbligo di applicazioni da parte degli allievi. All'Accademia dovrebbe essere ammesso un numero di allievi superiore ai posti stabiliti in base alle esigenze organiche (circ:-i il 30% in più), onde consentire un'ulteriore selezione fatta a ragion veduta prima della nomina a sottotenente. Il 10% dei posti dovrebbe essere riservato ai sottufficiali che abbiano conseguito la licenza da una scuolà media superiore e che dimostrino durante il servizio alle truppe eccezionali doti militari. Anch'essi, però, dovrebbero sa;tenere un esame di concorso allo scopo di accertare la loro preparazione culturale e concretare una graduatoria di merito, in modo da ammettere al]'Accademia i migliori. Le prove per il concorso dovrebbero essere analoghe a quelle previste per i candidati provenienti dal reclutamento normale. I sottufficiali proposti naturalmente non frequenterebbero il corso preventivo
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cd il voto di attitudine militare dovrebbe essere assegnato dal comandante del Corpo proponente. Ultimati i corsi presso l'Accademia unica, gli allievi risultati idonei, con fa qualifica dii aspiranti ufficiali, dovrebbero frequentare un corso di un anno avente spiccato carattere di specializzazione (sia tra !e varie Armi, sia &a le varie specialità della stessa Arma) presso apposite Scuole di applicazione d'Arma. Gl•i aspiranti ufficiali risultati idonei ,dopo detto corso verrebbero inviati ai reparti e, dopo sei mesi, se giudicati idonei in base alle loro attitudini al comando, verrebbero promossi sottotenenti e quindi, dopo altri sei mesi, tenenti. In guerra, all'esame di concorso per l'Accademia. dovrebbero essere ammessi i militari che ne facciano demanda e che, per il comportamento sui campi di battaglia, abbiano dimostrato spiccate attitudini militari e, come per il tempo di pace, dai sottufficiali. I corsi dell'Accaid'emia potrebbero ridursi a due anni e quelli presso le Scuole d'applicazione a sci mesi. ALLJEVI UFFICIALI DI COMPLIMENTO. Il reclutamento degli allievi ufficiali di complemento - anch'esso volontario - dovrebbe essere esteso a tutti i cittadini - dai diciotto ai ventisei anni - che abbiano ultimato favorevolmente gli sn1dì di lJna scuola media superiore. Lo Stato dovrebbe assicurare d.ol1le agevolazioni ai cittadini che abbiano conseguito la nomina ad ufficiale di complemento; ma ,dovrebbe riservarsi, nei riguardi di detti cittadini, i seguenti Jiritti: - effettuare, durante i corsi id i reclutamento ed i periodi di servizio a uffrciale, la più rigorosa selezion.e; - trattenere sotto le armi i cittadini che abbiano frequentato con esito positivo i corsi di reclutamento per ufficiale di complemento per un periodo superforc a quello previsto <lagLl obbJ,ighi normali di leva; - poter disporre il ridhiamo saltuario degli ufficiali di complemento dopo il servizio di prima nomina, allo scopo di far frequentare loro corsi di aggiornamento. Tl reclutamento degli :ufficiali di complemento, effettuato entrò un limite di tempo molto più breve, dovrebbe essere basato sugli stessi criteri esaminati per gli ufficiali di carriera e cioè: . - corso preventivo, presso un centro di addestramento, della durata di due mesi, onde eliininarc gli clementi che non raggiungano un voto minimo di attitudine militare ed impartire agli allievi, sia pure con programmi meno estesi, l'add'estramcnto preliminare cd avanzato del fante;
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- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ---- ammissione senza esami .in una Scuola un.ica per allievi 1t1fficiali di complemento, nella quale gli allievi dovrebbero frequentare un corso della durata di otto mesi (esami compresi) e avente le seguenti principali caratte. ristiche: - svolgimento delle materie comuni a tutte le Armi durante i primi cinque mesi; - successivo corso di specializzazione dcJla durata di tre mesi. L'inà.iiizzo di spec.ializzazione dovrebbe essere molto spiccato. Per esempio, per i'artiglieria, oltre ad effettuare corsi per le varie specialità (da campagna, pesante campale, pesante, c. a., c. c.), occorrerebbe procedere alla specializzazione per i compiti panicolati (topografi, triangolatori, ufficiali per organizzazioni .cl-i contromortai e controbatteria, ccc..); - gli allievi risultati idonei, con la qualifica di aspiranti ufficiali , verrebbero inviati ai reparti e, dopo tre mesi di servizio, se giudicati idonet in base ;rhlc loro attitudini al comando, verrebbero promossi sottotenenti. Con quest'ultimo grado, dovrebbero prestare ancora cinque mesi di servizio prima di essere collocati in congedo. E' superfluo sottolineare .la necessità che, ,durante .il corso cd il periodo d1 servizio ai reparti con la qualifica di aspiranti ufficiali, sia effettuata una rigorosa selezione a ragion veduta. Complessivamente la nomina ad uHìcia!e di complemento comportertbbe diciotto mesi di servizio, ma riteniamo che tale periodo sia il minimo indispensabile per preparare degli ufficiali di complemento di sicuro affidamento. In guerra, verrebbe eliminato il corso preventivo. Alla Scuola unica per ufficiali di complemento dovrebbero essere inviati quei militari di truppa o sottufficiali richiamati i quaJi, trovaIYdosi nelle condizioni previste per il tempo di pace, si ·distinguano sui campi di battaglia e djcl1iarino di gradire la frequenza del corso. A nostro parere, la legge d'avanzamento dovrebbe essere basata sui seguenti critcd: - consentire massima elasticità al decorso delle carriere; - continua e rigor05amente crescente la selezione assoluta e relativa effettuata a ragion veduta, in modo da ottenere una gerarchia nella quale i gradi siano essenzialmente pr.oporzionat.i alle capacità e non soltanto all'età èome praticamente finora è avvenuto; - abbassamenti notevoli dei limiti d'età finora vigenti; - elemento fondamentale per conseguire avanzamenti e promozioni ad anzianità, a scelta oppure per merito di guerra o per essete ammessi alla frequenza cl.i corsi che comportino vantaggi di carriera: il giudizio d'ei
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superiori che possono vagliare l'uf.ficiale in base· a1l suo pratico rendimento in servizio; - · assjcurare l'aggiornamento ed il,, completamento della preparazione professionale dell'ufficiale prima della promozione ai gradi più importanti. La vita militare, in pace ed in guerra, logora l'organismo umano più rapidamente della vita civile. I~ periodo in cui I'ufficiale, avendo raggiunto la piena maturità mentale e conservando la completa efficienza fisica, esplica il suo massimo rendimento professionale può considerarsi dai 42 ai 58 anni. La disciplina militare non. rappresenta un peso per l'individuo sd1o quando questi sia jn condizione di comprenderne la sua fondamentale necessità. E tale comprensione non può pretendersi in un giovane _prima che abbia raggiunto i 18 anni, Le suddette considerazioni ci consentono d:i fisscl!e i limiti estremi del servizio militare di un ufficiale: - nessun cittadino dovrebbe poter essere militare prima d:i 18 anni, e quindi abolire i col:liegi militari; - in pace, nessun uf.6ciale - anche quèlli che abbiano raggiunto il v~rtice della gerardhia - dovrebbero esser tenuti in servizio oltre i 58 anru.
Quest'ultimo limite potrebbe essere prorogato per casi .'iingoli in guerra perchè è noto che possano verificarsi casi di generali di eccezjonale valore i quali, sui campi di battaglia, anche a 70 anru, dimostrino di poter esplicare azioni di comando di eccelso valore. In ogni grado, dovrebbe essere prevista una perm.anenza minima ed una massima. In pace, l'ufficiale, raggiunta la permanenza minima nel grado, se prescelto, verrebbe preso in esame per essere promosso snbito a! grado superiore; altrimenti, raggiunta la permanenz~ massima, ,-errebbe promosso ad anzianità - se giudicato idoneo - oppure passato nella riserva. Natura-lmente la designazion~ per la promozione anticipata dovrebbe poter essere effettuata anche nell'intervallo di tempo intercorrente tra la permanenza minima e la permanenza massima. La somma dehle permanenze minime di tutti i gradi della gerari:hia non dovrebbe superare i 20 anni e quella delle permane~e massime non dovrebbe superare i 34 anni. In tal modo, considerando l'inizio medio della carriera a 22 anni, un ufficiale che, s,piccando per ingegno, consegua in ogni grado l'avanzamento a scelta col massimo dei vantaggi potrebbe raggiungere il vertice d'ella gerarchia a 42 anni e, nel periodo dai 42 ai 58 anni - d'urante il quale) come abbiamo visto, l'ufficiale fornisce il massimo rendimento - egli -resterebbe in servizio nel gra'do più adeguato àlle su,e capacità. Invece, se un ufficiale 3
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viene promosso sempre ad anzianità, potrebbe raggiungere il vertice della gerarchia a 56 anni, cioè ancora 1n tempo per prestare, per 2 anni, la sua ~ttività nel grado più elevato quando ancora è nel pieno vigore delle sue doti fisiche ed intellettuali. Tra i due casi estremi - e trattando a titolo di esempio solo di quei podhissimi ufficiali che raggiungono il vertice della gerar. chia - ve ne possono essere molli intermedi, consentendo così massima ei a. sticità al ciecorso delle carriere. I critcr1 suesposti sono frutto dell'applicazione del principio dc!J'cconomico e razionale impiego del personale, già largamenle attuato nella vita civile. Infatti, nessuna industria mantiene in posti secondar1 dipendenti che dimostrino dì poter essere dj maggiore rendimento in incarichi dfrettìvi. Naturalmente, in guen a, dovrebbe essere abolito ogni limite minimo èi permanenza nel grado. Se un ufficiaìe, per eccezionali capacit~ ripetutamente ed esaurien_temente dimostrate sul campo di battaglia - che è l'uniw giudice infallibile delle doti dei quadri - si dimostri meritevole di ascendere più rapidamente del massimo consentito in tempo <li pace, perchè trattrnerlo ? Del resto questo criterio è stato già larg:unente applicato da tutti i mjgliori eserciti del mondo nella guerra testè conclusasi, con i noti lusinghieri risultati.
In pace, il giudizio a ragion yeduta dei superiori di un ufficiale per essere designato per l'avanzamento a scelta, per conseguire l'avanzamento ad anzianità oppure per essere ammesso a corsi che diano luogo a vantaggi di carriera, dovrebbe essere fondamenta le ma non sufficiente. Per gli avanzamenti a scelta fino al grado di colonnello inciuso, dovrebbero essere previsti corsi dai <l.uc ai tre mesi presso le Scuole centrali aventi gli scopi di: - accertare la prcparnzione professionale del proposto ad assolvere i compiti inerenti al grado superiore e, soprattutto, le sue capacità ad appE c;-;re sul terreno la regolamentazione tattica; - effettuare una ulteriore selezione in base alle <loti intellettuali td alla preparazione professionale dei proposti, e ciò anche allo scopo di con.· tenere gli avanzamenti entro i limiti imposti dalle esigenze organiche; - aggiornare la preparazione professionale dci proposti in base all'evoluzione più recente della dottrina. Analoghi corsi aventi gli stessi scopi dovrebbero essere previsti per la concessione delle promozioni aid anzianità da capitano a maggiore e da tenente colonnello a colonnello e per l'ammissione alla Scuola di guerra. Per j gradi da colonnello in su, le promozioni a scelta o ad anzianità dovrebbero essere basate, come è già in atto, sul giudizio e sulla graduatoria di merito della comrnjssionc centrale di avanzamento. Nella formu !azione dì
ll problema dei quadri ufficiali
detto giudizio, però, dovrebbe essere sempre introdotto il voto del superiore diretto del candidato. E detto voto dovrebbe avere una influenza preminente mediante l'introduzione di un coefficiente di maggiorazione. P<·r l'aggiornamento cd il completamento della preparazjonc professionale dei generali, dovrebbero essere previsti: - un corso di un mese avente lo scopo di mettere a~ corrente i genera.li designati per i comandi cli divisione sugli sviluppi più recenti della dottrina tattica del nostro esercito e di quelli estc1 i; - un corso di tre o quattro mesi di alti stt1d1 militari per i generali del. !'esercito e dell'aviazione e per gli ammiragli designati per i comandi più elevati. Detti corsi, dìretti dal Capo di S. M. generale con la collaborazione dei Capi di S. M. delle tre forze armate, dovrebbero trattare argomenti politico-strategici riguardanti il nostro Stato e quelli esteri. Inoltre dovrebbero essere effettuate manovre con i quadri interessanti le tre forze armate. Scoppiato il conflitto, l'elemento determinante per attuare la selezione (preYcntiva, assoluta e rclati,·a) tlovrcbbe essere il giudizio dei superiori dell'ufficiale stesso sul campo di battaglia. In guerra, l'aggiornamento dc.lla preparazione professionale dc.i quadri ufficiali dovrebbe essere assicurato col far partecipare i neo-proma,si a corsi di aggiornamento presso le Scuolc centrali d'Arma, le quali donebbero avere il compito di divulgare i (rutti .delle esperienze fatte durante le operazioni. Per gli ufficiali di comi krnento, in pace, dovrebbe essere previsto il grado massimo di capitano. Congedati - dopo il servizio di prima nomina col grado di sottotenente, dovrebbero essere richiamati - ove oon si verifichino esigenze eccezionali - aè: intervaJli di cinque anni per essere presi in esame per la promoz:ione al grado superiore o soltanto per l'aggiornamento della loro ,preparazione professionale. Frequentato un corso di aggiornamento presso le Scuole centrali d'ellia durata di un mese, dovrebbero essere inviati ai reparti per un periodo di tre mesi durante le esercitazioni estive e, dopo tale periodo, il comandante del corpo dii ciascun u(ficìalc richiamato per essere preso in esame per la promozione dovrebbe esprimere sull'interessato un giudizio insindacabile sull'idoneità o meno a conseguire il grado superiore. In guerra, gli ufficiali di complemento dovrebbero poter raggiungere anche il grado di colonnello. Bisognerebbe sancire il p1incipio dhe, in guerra, anche sotto l'nssillo di necessità quantitative, non si dovrebbe mai venir meno all'azione selettiva nell'àmbito dei quadri. Alle esigenze numeriche si dovrebbe far fronte au~
Rivista Militare
mentando il numero d:ei cittadini da reclutare nei quadri ufficiali dì complemento e attuando, per questi ultimi, una razionale selezione sui campi di battaglia. Detta selezione, se riesce a valorizzare adeguatamente tutti i giovani dhe hanno spiccate attitudini al comando in guerra, consente di putcr formare una massa d'i eccellenti ufficiaiJi di complemento, come è stato esaurientemente dimostrato dagli eserciti dei Paesi anglo-sassoni nella guerra testè conclusasi. I criteri da noi ìllustrati per la risoluzione del problema dei quadri potranno anche sembrare eccessivamente severi perchè l'azione continua della sdezione a ragion ved:Uta non lascia mai la ce rtezza di un avvenire sicuro. Ma essi - a nostro parere - sono gli unici che consentano di ottenere una gerarchia di primissimo ordine, affinchè la Nazione possa essere sicura che i suoi soldati saranno comandati bene in pace e, soprattutto, in guerra.
Rivista ,Wiliran:
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NN
COMANDANTI
E VICE-COMANDANTI
NELL'ÀMBITO DEI MI-
NORI REPARTI. Finita la guerra, nel nostro esercito è subito riapparso il fenomeno che i comandanti dei minori reparti sono indotti a dedicare circa 1'80 % della loro attività ai compiti I0gistici-bL1rccratìci-amministrativi e solo il 20% ai compiti educativi-addestrativi. Cicè detti ccmandanti amministrano ( da intendere in senso lato)· non comandano se, com'è logico, in pace, dobbiamo vedere nel comandante di reparto ,1 il rrimo e più ffìcace educatore ed cd istruttore » (R. I. n. 91 ). E' superfluo illustrare quali siano le negative influenze di un tale inccnvmientc sulla formazione d i quadri e sl!ll"attività addestrativa tanto esse sono ovvie . Per esempio, una delle conseguenze più deleterie è ranm:scntat~i dal fa tto che a poco a poco, nel! "impostazione di tutti i problemi, si dimentica il principio, tanto evidente quanto fondamentale, che « l'esercito serve per la guerra » e si ragiona come se l'esercito fosse un organismo che e,iste per ... vivere. E siccome nel nostro esercito il fenomeno non è nuovo occorre evitare che vecchi metodi rinnovino le note :1mare esperienze ! Come abbiamo già indicato, i compiti per un comanc!o di reparto possono raggrupparsi in due categorie: educativi-addestrativi e lcgistici-buro· cratici-amministrativi. L'esperienza ha chiar~unente ed esaurientemente dimostrato che un uomo di capacità normali non riesce a far fronte a tutte le responsabilità inerenti ali 'accentramento dei compiti sopraòtati. E se detto accentramento viene imposto, il comandante è naturalmente portato a dare la precedenza ai compiti logistici-burocratici-amministrativi, perchè più urgenti e pcrdhè, rispetto ai superiori, più facilmente mettono in evidenza le eventuali manchevolezze. Si obietterà che un ufficiale dovrebbe cpcrare al di sopra delle preoccupai.ioni personali, Al che noi rispondiamo che una tale obiezione - che spesso abbiamo sentito av;mzare - non è rea listica perdhè l'uomo sotto qual siasi
Note e pro posu
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veste, resta uomo, con tutte le sue virtù e tutte le sue debolezze, e chi non tiene conto di questa realtà giunge sempre a conclusioni teoriche. Nella questione in esame, come dei resto in tutti i fenomeni analoglhi , sarebbe opera vana tentare di combattere gli effetti senza eliminare la causa. E, per eliminare la causa, occorre prevedere, per tutti i minori reparti, la carica del vice-comandante e addivenire ali 'applicazione del fondamentale principio dell'economica r;partizim1e dei compiti e delle rispettive responsabilità tra comandante e vice-comandante e tra essi cd i rispettivi collaboratori. Al
comandante dovrebbero con~petere i compiti edoucativi-addestrativi; al vice-comandante i compiti logistici-burocratici-a.mministrativi, compiti questi ultimi da Lt.Csolvere con diretta responsabilità sulla base di ampie direttive del comandante. Com 'è ovvio, con tale ripartizione, gli attuali aiutanti maggiori assumerebbero la funzione di collaboratori de i comandanti per la parte addestrativa, evitando così - come di solito avviene nei comandi di reggimento che tale compito sia devoluto ad un 11ffìciale non in organico, mentre gli elementi addetti ai servizi (ufficiali medici, direttore dei conti addetti all'ufficio mater iale, ecc.) diven terebbero collahoratori dei vice comandanti. I nuovi « organici provvisori della divisione di fanteria n prevedono l'incarico di vice-comandante per i comandi di regg imento (sono anche relatori) e per i comand i dei gruppi di artiglieria. Occorre che tale carica sia estesa a tutti ~ minori reparti che hanno amministrazione in proprio. E ciò può quasi sempre ottenersi senza addivenire ad aumenti di organici. Nel comando di battaglione, il vice-comandante potrebbe essere l'attuale capitano addetto ai rifornimenti. Nell 'àmbito dei gruppi, delle compagnie e dei reparti corrispondenti il. vice-comandante dovrebbe essere - come già è. sancito per i gruppi - il comandante del reparto comando (R. C. G. plotone comando, ecc.). Nel campo del regime disciplinare occorre sancire, e soprattutto ottenere, l'applicazione del principio che ogni militare - ,di qualsiasi grado rispende direttamente delle responsabilità inerenti ai proprt compiti. Il criterio vigente nel nostro esercito che tutti gli oneri e gli onori fanno capo al comandante dev'essere abbandonato pcrclhè esso porta inevitabilmente ad un irrnionale accentramento, che soffoca !'amore ed il senso dc!!a responsabilità. nonchè lo spirito d'iniziativa. Infatti, sarebbe inutile stabilire che i compiti amministrativi competono al vice-comandante se al primo inconveniente che si riscontra in tale campo, si coinvolge anche la responsabilità del ccmandante. Questi, dopo il primo caso, accentrerà tutto in sè ed il principio dell'econom ica ripartizione dei compiti e delle rispettive responsabilità resterà solo una frase vuota di ogni valore pratico.
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Inoltre, il principio disciplinare da noi sancito, oltre al~'ovvio benefico effetto che comporta nel campo e1.ucaùv~, per~netterebbe d! attuare an~h~ nel nostro esercito una selezione de1 quadn continua e, a rag10n vedu ta, c1oe in base alle reali capacità personali dimostrate in. pratica dai si~goli. Nel campo dell'amministrazione militare s'11:1pone. u?a n~o_nna radicale perchè - ci si ·perdoni l'as~crto - i nostr!,mctod'. aro_mm1strat1v1 rn una impresa civile, sarebbero stati un assurdo g_1a_ tren~ anm. fa. . . . Occorre riorganizzare la nostra amm1mstraz1one m base a! prmc1p10 _ c!1c vige in tutte le amministrazioni civili, ~ioè. decen_trando tutta l_a responsab1hta al personale preposto (furieri, d1retton dei conti ecc.) . e sosti~cndo al controllo gerarchico di natura burocratica il controllo ~mprovv1s? e ~requentissimo di natura ispettiva da parte di personale apposi tam ente incari cato. I vantaggi sono ovv1: - svincolare il comandante di reparto dalla responsabilità amministrativa, riducendola ad un semplice controllo di carattere disciplinare; - abolire la corresponsabilità gerarchica e ridurre le funzion i d egli uffici amministrazione in modo da 'd iminuire il numeroso personale che vi si addensa; - ottenere un'amministrazione semplice, economica e che più sicuramente impedisca gli abusi . Nell'attesa di attuare il programma massimo, occorrerebbe stabilire che tutte le responsabilità che, per gli attuali regolamenti, fanno capo ai canandanti dei minori reparti, devono invece far capo ai vice-comandanti. Infine accenniamo - solo per quanto riguarda il nostro argomento ad una questione importantiss.ima, scottante e delicata: il funzionamento dei comandi, riferendoci a i comandi da quelli di reggimento in su. E' evidente che lo s·pirito informativo che anima il funzionamento di detti comandi ha una grande influenza nell 'orientare l'attività dei comandi dei minori reparti . èom'è noto, l'azione dei comandi -dovrebbe essere basata sulla costante csservanza dei seguenti principi : - l'esercito serve per la guerra; - la naturale funzione dei comandi è quella di agevolare l'attività dei reparti e quindi clhi emana un ordine dev 'essere sicuro__. per quanto p~sibilc - che le disposizioni esecutive siano in proporzione con le reali possibilità di esecuzione. Principt arcinoti in teoria, ma la cui inosservanza in pratica arriva a delle manifestazioni tanto notevoli che, se si esamina l'attività di un qu alunc.:iue comando, si trova che molto spesso essa è in palese contrasto con i pr incipi che dovrebbero informarla.
Note e proposte
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Così, per esempio, assistiamo a delle vere battaglie da parte dei minori wnandanti per evitare che i propri reparti si trasformino in un complesso di drappelli per servizi, nonchè in centri rifornimento dattilografi, pian ton i, attmdcnti, ecc .. E ciò mentre, da parte dei comandi, ci dovrebbe essere la costante preoccupazione che tutti i reparti siano in condizione di preparare alla gu·erra tutti i soldati che hanno in forza. E non parliamo delle numerose disposizioni - specie nel campo logistirn - nelle quali gli scopi sono sproporzion~ti ai mezzi, per cui i minori comandanti sono costretti ad una vera caccia agli espedienti, invece di dedicarsi alla loro normale funzione di educatori ed istruttori. Ttmo ciò, oltre alla negativa influenza clhe esercita sull'attività dei minori reparti, crea quell'atmosfera di animosità e sfiducia ,dclb periferia verso il centro, del basso verso l'alto. E anche qui il fencmeno non si elimina o riduce con una o pi11 circolari che tentino di combattere gli effetti senza eliminarne le cause, k quali sono molte: lontane e purtroppo, anche recenti. Il problema è essenzialmente di natura morale e, come tale, va risolto con l'esempio, e questo deve giungere dall'alto. In conclusione, specie in un esercito .di qualità, quale si avvia ad essere il nostro, .è di fondamentale importanza prendere al piu presto tutti quei prov\'edimenti intesi a ridare ai comandanti dei minori reparti la loro naturale funzione di educatori ed istruttori. Cap. d'art.
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ANDREA
Cuc1 o.
GLI ORDINI FISSI IN COMBATTIMENTO NELLO SCHIERAMENTO DELLE ARTIGLIERIE DA- CAMPAGNA Magg. d'art. Andrea Cucino
L'evoluzione militare ò'el secolo XX, esscndos,i sempre piu complicato il prcbkma organizzativo della ba tta.iglia, ha registrato il progressivo afiermarsì del fondamentale pri~cipio dell'economica ripa1tàio11e a'ei compiti t delle rispettive 1esponsabilità. Tale principio che, sotto la più comune formulazione di orgamzzazione dei lavoro, tra largamente applicato nelle attività civili fin dal secolo scorso nel ca.mpo militare, per il noto fenomeno della maggiore resistenza che tale ambiente offre sempre ali' a<lozicne dei principi nuovi, si è affermato in mi1sl1ra nc.evole soltanto nella guerra testè conclusas1 e specialmente negli eserciti dei Paesi largaimente industrializzati nei quali l'organizzazione militare è stata maggiormente influenzata dai crited vigenti nelle attività civili. L'esperienza dell'ultima guerra ha anche registrato l'affermarsi del criterio che, nel!' àmbito dici mino1i reparti, la regolamentazione tecnico-tatticolr;gistica a'ev' eJSet'e precisa e dettagiliata ed in d~ttagliata CO'rrispondenza con gli organici, fino al punto che non vi dev'essere ness-un uomo o mezzo negli organici clie non trovi corriso.pondenza in un adeguato compito specificato dalla regolarr1,t11tazio11e e, 111ceve<rsa non vi dei/ essere nessuna. ncrm" della rcgolamen1azione che 11011 trovi precisa corrispondenza in un adeguato qtumtitativo di personale e mez.zi previsto 1dagii organici. Quest' ultimo criterio od il princip,io <lell'economica ripartizione dei compiti e delle rispettive responsabilità trovano, nello schieramenw dell 'artiglieria da campagna, ampie parsibi lità applicative e si concretano nell'adozione dì razionali ordini fissi in combattimento. L'elemento basilare di questi ultimi è l'articclazionc di ciascun reggimento di artiglieria d1a campagna nei seguenti nuclei, per ciascuno dei quali indichiamo i principali compiti in fase di schieramento: - nucle-1 « O » (osservaz,ione): concretano i fÌani di fuoco ed attuano l'organizzazione dell'osservazione; - sc(l,glioni << P )) (pezzi) - nuclei « R J> (ricognizione): definiscono lo sclhieramento e concretano l'organiz.zazione del tiro e db collegamen ii; 1 ,
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scaglioni
«
P » - nuclei
«
F » (fuoco): ;rssumono lo schieramento
studiato dai nuclei ,, R )) ;
- scag'ifoni cc T )) (trasporti) - nuclei <<-A » : assicurano i riforoiruenti d'immediata necessità (mt1nìzioni di prima linea, viveri, ecc.); - scaglione << T » - nucleo « B » : assicura il rifornimenti non dl'immediato impiego (mUD$ioni .dli seconda linea, viveri d.i scorta, ecc.): Viene • costituito a cura <l.el reparto trasporti divisionale. . I dettag]j relativi all'articolazione di un reggimento da campagna, alla costituzione ed alla ripartizione dei compiti nell'àmbito d1ei nuclei « O », « R >> ed « F >1 risultano ,dagli allegati r e 2 . Le formazjoni dei v'a,d elementi cos6tuenti i nuclei sono state concretate indiipendentemeote dagli attuali organici provvisort <l'i un reggimento da campagna, Questi sono in via di revisione ed, a nostro parere, i nuovi organici doyrebbero cs1sere concretati, in mod.o d1a consentire l'articolazione del reggimento come da noi proposta negli allegati r e 2. In questi ultimi, no~ abbia,mo specificato la formazione degli scaglioni « T >> sia per brevità, sia perchè è prevedibile che tuttai la nostra organizzazione logistica veng-a snellita in modo da semplificare i servizi e quindi ridurre notevolmente il personale e,d i mez:zi per essa necess-arì. Le formazioni e l'impiego dei varì- elementi costi~uenti i nuclei sono frutto della recente esperienza di guerra e ·di pace. Infatti, gli ordini fissi in combattimento sono stati largamente impiegati nell'avanzata dal Senio a Bologna daj Gruppi di combattimento. Le miodlifiche consigliate da detta e5perienza sono state sperimentate, con esito positivo, in una serie <li esercitazioni effettuate recentemente dal 35° rgt. art. 1< Friuli » . E ciò diciamo perchè è nostra convinzi one che, nel carnp!o militare, occorra largamente applicare il metodo sperimentale, cosicchè, per esempio, 'Sarebbe desiderabile che nessuna modifica fos,se apportata all a regolamentazione tecnico-tattica e agli organici se non prima sottoposta al vaglio dell'esperienza. Lo ·schierarnento si concreta e si assume con ·l'impiego degli ordini fis.si
in combatti\lllento. Detto impiego yaria a seconda della situazione, ma il criterio direttivo dhe dev·e informarlo 'è sempre lo stesso: ottenere che i n;ovimenti e le operazioni pre'(IJ,sti per 1i vart nuclei si effetiu.ino indipend!entemente, quindi, per quanto possibile, e,'orftemporan:eantcnte. Per l'attuazione d,j detto criterio spesso è conveniente -sfruttare le diifferenze di velocicà di
marcia che i van nuclei possono realizzare. Infatti, i nuclei « O )l possono precedere i nuclei << R l> e questi i nuclei « F >> . Se ne deduce che, quando ur.'unità d'artiglieria 'da campag,ng marcia tutta unita e può essere chiamata ad intervenire in azione, per evitare sicuramente l'eventualità di dovere effettuare sorpassa.menti, è indispensabile che essa sia incolonnata secondo l'articolazione prevista &1gli ordini fiss i in comh~ttimento, e cioè nell'ordine nuclei <e O >>, nuclei cc R », nuclei « F >1, nuclei cc A Jl .
L'umtà base per l'impiego degli ordini fissi in combattimento, nell'àmbJto dell'artiglieria da campagna, è il reggimento. Intanto occorre fissare una traccia uniforme per la diramazione degli ordmi, i quali devono essere brevissimi e concretati con &asar1 convenzionali, in quanto essi d i norma vengono diramati a me~zo radio. Una traccia, dimostratasi pratica, potrebbe essere la seguente:
Ord,ini (parola conven;iionale in scguiro alla quale ad ogni apparato radio deve essere chiamato un ufficiale in modo da essere certi che il 1" -
messaggio venga ricevuto correttamente); 2 ° - ....... (si indica la « orn zero » che è l'ora in cui l'artiglieria inizia o deve essere pronta ad iniziare lo sviluppo dei piani di fuoco);
3° - Area « K » (è la zona degli osservatorì. Si indica con le coordinace di un punto centrale o con le coordinate d'i alcuni punti perimetrali);
-
4° - Nuclti « O » appuntament,o..... (è il punto ove sono convocnti i nuclei « O », ai quali il comandante o un suo rappresentante impartisce verbafrncnte gli ordini ;~r l'entrata in azione); 5° - Area « ,· » ..... (è la zona ,di schieramento e , iene indica ca come quella degli o-5servator1. Inoltre, viene fissata la disposizione dei gruppi ind icandoli coi nominativi delle stazioni radio. Esempio: RTL (Rnma) destra, FKW (Firenze) sinistra, LSY (Lecce) i11idietro; 6° - .....,. (viene ind~cata la distanza minima alla quaìc i pezzi dovranno effetcuare azioni di fuoco, e ciò per consentire, durante lo stuciio dello schieramento, la verifica delle possibilità di tiro);
7° - Incontro con Enrico..... (località dove il vice-cornandance di reggimento od un suo rappresentante incontra g li ufficiali addetci al tiro dei gruppi, l'ufficiale topografo ed' il comandante di plotone tcleradio per diramare gh ordini relativi allo schieramento); 8° - ....... (in questo U\.VIlero viene indicata l'esattezza che dovrà caratterizzare la preparazione topografica); 9° - ....... (vengono fissate le località che dovranno raggiungere gli altr i nuclei); ro0 - Centrn raccolta ord1ini... ,. (località che viene eventualmente .fissata per il recapito di ordini scritti e nella quale, pertanto, ogni gruppo invia una staffetta); II
0 -
. . . . . .,
(vengono ·fissati, se necessari, gli_ itinerari per i vad nuclei).
Natudlmente le coordinate dei punti ~engono trasmes-se in cifrato. M olto utile si è dirnoscrato l 'irnpiego di un frasario convenzionale diramato ogni due o tre giorni dal comand'o artigl ieria divisionale a-1 posto del cifrario << Slidex », perchè quest'ultimo ricbier e troppo tempo per le operazioni di cifratura e decifratura. 1
n
GJi ordini, di norma, vengono diramati sulla magli1a radio di reggimento èal comandante e vengono ricevuti <lai vice-comandante, dai comandanti di gruppo e dagli ufficiali addetti al tiro dei grnppi. L 'ufficiale topografo e il comandante del plotone teleradio si troyano con il vice-comandante e quindi 1 icevono anch'essi gli ordini. Peraltro, il comandante d'el plotone teleradio ha anche egli una stazione radio nel\'a maglia del reggimento. I comandanti di gruppo ritrasmetcono gli ordini ai comandanti d'i batteria e ai sottocomandanti, servendosi delle maglie clli gruppo. Esr,i, per i propri nuclei « O », fisseranno una lccalità d'i appuntamento vicino al punto dove rnno staci convocati dal ccroandante idi reggimento, e ciò per evitare ad1densamcnto di personale e di me;1.zi in una zona avanzata. Nessuna indicazione daranno ai propd ufficiali addetti al tiro circa la disposizione delle batterie, in quanto è stabilito dhe la batcer ia 'di testa si schieri a destra e l'altra a sinistra rispetto alla direttrice di tiro. Veò amo, in sintesi è a titolo di esempio, come si svolgono le operazioni. Esaminiamo il caso cti un reggimcnro di artiglieria d'a campagna in appoggio ac.l un reggimento di fanteria durante l'avvicinamento. I comandanti dei due reggimenti marciano insieme, quindi il comandante d~I reggimento di artiglieria è sempre aJ corrente della situazione tattica, indipendentemente dall e notizie che riceve dail nuclei « O >> che avanzano con gli elementi dell'avanguardia. D ete1 minata5i una situazione che richieda un attacco in forze e quindi uno schieramento del reggimenco di artiglieria - che, per semplicità, consideriamo con nessun elemento già schierato ~ il comandante del reggimento di fanteria fisserà, per i comandanti di battagliom:, una località di appuntamento nella zona degli osservawr1, dove egli, con p,rcccdenza, si rechc.rà col comand'a nte del' reggimento 1di artiglieria, aJlo scopo di definire gli ordini per l'azione e concord~re il piano di fuoco per l'attacco. Appena a conoscenza della località di appuntamento .fissata dal comandante del reggimento dli fanteria, il comandante del reggimento di artiglieria, jj quale, dalle notizi_e giunte al comanda nte della colonna, può di norma trnrre gli elementi pier dle.fìnire, con larga approssimazione, la zona di schieramento e la distanza min ima di tiro, tdirama gl i ordini attenendosi alla traccia csaminaca sopra e fissando, per i nuclei << O >> , un appuntamento vicino alla località dove egli si deve reca re col comandante del reggimento cli fanteria. Definiti con quest'ultimo le modalità dell 'azione cd' il piano di fuoco, 1l comandante del reggimento dli artiglieria può emanare verbalmente i rebtivi ordini ai comandanti di grupp.o, i quali, nel frattempo, avranno raggiunto la localit?t di appuntamento. Detti ordtini riguardano essenzialmente i compiti, l'organizzazione cPell'osservazione ed 11 piano di fuoco_ Ogni comandante di gruppo, ricevuti gli ordini ,dal comandante di reggimento e preso contatto col comandante di battaglione al quale il gruppo è stato eventualmente assegnato in appoggio, può .impartire ai co,mandianti di
batteria - i quali, cane abbiamo •detto ~opra, sono sta'Ci convocati m una località vicina - gli ordini per l'impianto degli osservatori:, la cooperazione, ecc .. E' bene chiarire che il contatto &a il ccmandbnte di gruppo ed il comandante .di battaglione di cui sopra può essere rapidamente stabilito, io quanto entrambi hanno ricevuto dai r ispettivi comandbnti di reggimento l'appuntamento nella stessa zona. Nel frattempo i nuclei « R », riunitisi al punto i1ndlcato dal comandante di reggimento, hanno ricevuto cl.al vice-comand'ant'e la zona di schieramento ed hanno conosciuto la località scelta per il comando tattico del reggimento. Ciò è suffièiente perchè: - gli ufficiali addetti al tiro ..A.ei gruppi possano definire lo schieramento e predisporre l'organizzazione ,del tiro e dei collega,menti; - il comandante del ploton'C telerad,io possa attuare i collegamenti necessari; 1 - - l'ufficiale topografo possa concretare il piano dei rilevamenti ed emanare, in seguito, i relativi ordini ai nuclei di rilevamento. Si svolgono così tutte le operazioni indicare in dettaglio negli allegati nn.1e2: - ogni ~ottuffìciale adlè.etto ai celkga.menti dei nuclei cc O » ritorna nella zona di schieramento per attuare - se così stabilito d1all'u(ficiale osser\·atore - il collegamento telefonico linea pezzi-osservatorio. E' ovvio che, se si tratta di azione di breve durata, )'ufficiale osservatore rinunzierà al collegamento telefonico e si servirà del solo collegamento radio; - i sottufficiali comandanti di autccarreggio dei nuclri e< R » vanno incontro alle colo110'e pezzi per guidarle in posizione; - ccc., ecc. E' chiaro ohe non sempre il comandante di reggimento pccrà dare tutti gli ordini fin daU'inizio~ Nel caso pitr sfavorevole, emanerà solo le disposizioni per fare iniziare il movimento a tutti j nuclei, fissando - se necessario - delle iocalità di attestamento e poi li ccmpleterà a mano a mano che la conoscenza della situazione glielo consentirà. Ed è in qtfesto adegu:amento tJ~gLi ordini alla conoscenza della situa· z,one - oraini concretati sempre in base al criterio di ottenere che le varie operazioni si svolgano induper,ab1tenie11te e, qumdi, per quanto possibile, contemporaneamente - che si. c,,ffe,rrr,a :'a personrdità· e la ca-p:acità del comandante di reggimento. L 'impiego degli ordini fi~i in combattimento, nell'ambito di tutta l'artiglieria <la campagna della divisione, qualun.gue sia il numero dei reggimenti da fare entrare in azione, non presenta alcuna differenza di concetto • o di metodo. Consideriamo brevemente, per esempio, una divisione che, preccdLita dal G.E.D., marci verso il nemico.
Determinatasi una situazione che richiedo un atcacco in forz,e e quindi l'intervento dei due regg.imentic da campagna - che, per semplicità, consideriamo con nessun elemento già schierato - il comandante 1a divisione fisserà, per i comandanti d'ei1 reggimemi dli fan.ter_ia, una località di appunta01ento nella zona d 'azioné, dove egh, con precedenza, :si rieciherà col comandante l'artiglieria dlivisionale, allo scopo d~ definire gli ordini .per la azione e conwrdare il piano <li fuoco per l'attacco. li ccmandante l'artiglieria divisionale - il quale coabita sempre col comand·anre la ,dlivisione - può quindi convocare, per radio, i comandanti dei reggimenti di artigli~ria da campagna in una località vicina a quella dove egli si deve recare col comandante la divisione. Inoltre, se - come è probabile -.- è già a coqoscenza dii sufficienti dementi della situazione, comunica ai comandanti dei reggimenti da campagna tutti gli elementi necessari a questi uhimi per concretare e diramare gli ordini di cui alla traccia indicata: era « O >>, zona degli osservatod, zona dli schieramento coi limiti fra i due reggimenti e le dista~e minime di tiro. Se non ha una conoscenza sufficiente àella situazione, potrà fissare, per jl varì nuclei e< R », « F » ed « A >>, delle località ,d'attestamento in a·ctesa d ì fornire le indicazi,oni necessarie per consentire ai comand·a nti di reggimento di emanare gli ordini per lo schieramento. Allorchè il comandante l'a d.ivisiione edJ il comandante l'artiglieria divisionale hanno concordato gli ordini per l'azione ed il piano di fuoco, .il secondo può impartire ai comandanti dtei reggimenti cl.i artiglieria da campagna le <lis.posizioni esecutive. In conS\Cguenza, le necessari·e operazioni, nell'àmbito di ciascun reggimento d_i artiglieria dia campagna e d,iel rispettivo reggimento di fanteria al <-1uale è eventualmente in appoggio, si svolgono con modalità analoghe a quelle indicate nell'impiego del reggimento di artiglieria da campagna isolato~ Nel caso che un regg.imento ·sia· impiegato cqm.e massa di manovra, tutti i nuclei « O » .- - >eccetto uno - rientra no a ì rispettivi posti comando e rescano a, disposizione, in quanto gli ordini di fuoco vengono ,dati al reggimento dal comando di artiglieria divisional~. In questo caso, <li norma viene imipiegato un sol 0 nucleo « O l> per l'imflianto ,di un osservatorio nel settore dove è previsto che il reggimento abbia il compito di difesa S.O.S. T ale compito è previsto andhe in attacco, sia per la difesa della zona dì schieramento della fanteria, :sia .per la fase consol~daroento. Detto osservatorio, che è collegato col comandiante dli compagnia dd settore protette dall'S.0.S. assegnato al reggimento, devre a~icurare l'immediatezza d'intervento del reggimento su dletco compito, perciò, di~ nor.ma, ba la radio nella p:iaglia dj reggim~nto anzlc~è nella tnagl1a ,del gruppo che lo ha djstaccato. Inoltre, ,può intervenire, quando tutto il r~ggirnento non sia impegnato per ordini ricevuti da,! cQllland'O artiglieria dlivisionalic, su obiettivi imprevisti, con le stesse facoltà lasciate agli altri osservatorì, e cioè: 1
- direttamente' su obiettiyi che richiedano l'intervento di unità non snperfori al gruppo (obiettivi di pezzo, batteria o gruppo); - sottoponendo, durante lo sviluppo dtell'aggiustamento, che deve essere inizialmente eseguito da tutte le unità, la dosatura del fuoco al vaglio del> comando di reggimento per obiettivi reggimentali e al vaglio dlel comando artiglieria divis.ionale per gli obiettivi divisionali, i quali comandi possono confermare o meno 1:miziale ridhiesta. Ad un p,r~mo sommario esame, gli ordini ..fissi in combattimento possono anche 'Sembrare un complesso dli procedimenti schematici" e quindi rigidi; invece es.si rappresentano un metddo molto razi~ak per ottenere la più nipida entrata in azione dei reparti. Con essi, infatti, yengono razionalmente raggruppati i vart compiti da assolvere in fase di schieramento e, per ogni gruppo di compiti, vengono previsti non solo il personale ed il ma~eriale necessad per assolverli il• più rapidamente possibile, ma anche per - far fronte ad eventuali imprevisti. Peraltro, la regokunentazioue stabilisce dettagliatamente i• vad procedimenti per assolvere i canpiti. Con tali predisposizioni, non risulta affatto impegnato a priori il giudizio del comandante nei van casi del combattimento, quindi siamo sempre nel campo del metodo e non in quello diello schema. L'azione del comandante - che può avere il continuo controllo sui vart nuclei àel reggimento, essendo semfre in ailto d ootDegamento radio - si concreta, nei singoli casi, con lo stabili,re ~empestivamente dove e con qual(' ct11terio i vart nuclei devono assoltJ.ere i Co!J1?iti ad eS-.YL 1ititiMluti_ C.A161, olt re tutto, si ha anche la possibilità -di di-ramare ordjni brevi e comuni a tutti, col mezzo più rapido, fa radio, e col procedimento più economico, le comunicazioni circolari. · E ' vero, invece, che essi ridhiedrono quadri so.elti ed esauriente addestramento dtei reparti. Ma chi può pensate, ormai, di effettuare una guerra con quadri che non siano scelti e con reparti che non siano suflici~ntemente addestrati? Peraltro, gli ordini fi.ssii in combattimento, realizzando ampiamente il princ1pio dell'economica ripartizione dei compit i e delle rispettive responsabilità, consentono d~ ottenere dai smgoli un alto rendimento dovuto al massimo impegno clhe l'uomo mette sempre nell'assolvimento di compiti dei quali ha la complet'.'l responsabilità. Conciudendro, gli ordini fissi in combattimento rappresentano un grande progresso nel campo ,d,ei metodi tattici. E' dia augurarsi che essi, come già durante la guerra di liberazione, siano adottati <la tutte le Armi e, per que~co, cccorre che bo studio d'ella articolazione dei. reparti .sia concretato un:itamente a quie.llo deUa revisiJ<me degli attuali organici. 5
ALLEGATO N. I.
Sceglionamento del comando di reggimento da campegna e del plotone teleredio secondo gli ordini fissi in combattimento • Meni <li traSporto Artiglieria
I
Genio
Personale Artiglieria
Genio
. ,;. I
Compili principali in fase di schieramento
NUCLEO '"O•. I autobl.
jeep
com.te rgt. capo 11.ff. tiro
l conduttore
I sott. mare. I grad. mare. I grad. cond.
R l'l
2 marconisti
R 19
A dis~osizione del com.te rg t. affinchè ques i possa procedere su strade non percorribili dati' autoblindata. La R. 19 è nella maglia del rgf.
R 22
Rendersi edotto della situazione. Eventuale hn~anto osservatorio reggimentale. La 22 è nella maglia di rgt ,
uff. « r. grad. a iu t. oss. marconista mare. condutt.
jeep
2
2 staffette
2 moto
Organizzazione osservazione. Studio piano di fuoco. Una R 19 capo maglia di rgt. I R. 19 nella maglia del comando artiglieria divisionale.
I a disposizione del com.te rgt. I a disposizione del capo ufficio tiro.
SCAGLIONE « P • - NUCLEO • R • . l jepp
I V. conde rgt. l conduttore
Oefiuisce lo schieramento ed emana glt ordini per farlo assumere. La R !il é nella maglia di rgt. A disposizione del V. com .te rgt. per servizio di staffetta (l per _gr,) .
l aiut. maggiore l maresc. magg.tà 1 conduttore
I moto biposto
jeep
R 19
I graduato 2 staffette
3 moto
1 jcpp
2 marconisti
Scelta ed impianto comando log istico.
staffetta
A disposizione dell·aiutante maggiore.
R 19
Or~a11izzazione collegamenti. La R 19 è ne la maglia di rgt.
jeep
I com.te ptot. teleradio 2 marconisti I conduttore
I moto
I maresc. V. e.te pi. teler.
Im pianto centro collegamenti.
I moto
J sottuff. add.
Stendimento linee in base ordini com. te plotone teleradio.
colleg. a filo
ufficio topogr. !opografò conduttore
Concreta piano rilevamenti topografici ed emana ordini relaiivi ai nuclei rUevamenti.
411 Segu e : Mezzi di trasporto Artiglieria
I
Persona le
Compili principali in fase di schieramento
Radio Genio
Artiglieria
A LLEGATO N. 1.
Genio
• I moto biposto
-
-
I graduato topogràfo
-
-
Va incontro e guida il nucleo topografico
-
I gr!ld: sp_. tra-
-
Stendimento linee omnibus di rgt.
I leff stenifi i
s111 1ss1on1
al punto indicato df l' ufficio topografico.
J spec. trasmiss.
I condujtore
SCAGLIONE cP • - Nl!CLEO cf,. 3 jeep ~tcn-
3 grad. sp. trasm.
J moto
biposto 2 aut. legg.
I aut. legg.
Stendimento linee telefoniche.
3 sp. trasmiss. 3 conduttori
difili
I mareseiallo topografo
Rilevamenti topografici .
3 gtad. topografi 3 topografi 3 conduttori
Rilevamenti topografici.
I autocarro uflìc.ìo
2 grad. addetti
pesante
centro coli. f> spec. trasu1. 2 marconistì 2 e:rad. telegr. 2 éonduttori
I autocarro
1 sotluff. ad-
1 autocarro
leggero
detto c ifra
R In.
Impianto e funzionamento cenlro coUegamenti. La R In. è impieitata per il servizio d' intercettazione.
Impianto e funzionamento nucleo cifra.
I graduato ad-
detto c ifra
I conduttore
autocarro ufficio autocarro leggero
I soHuff. addetto ufficio tiro
I sottuff. nrtif.
2 1 2 2
datt. d isegnatori specialista tiro mitraglìeri condu !tori
Impianto e funzionamento comando tattico. Sull'autocarro leggero vi sono I f. m. in posizione c. a. e 2 PIA T.
SCAO LlONE «T• - NUCLEO c A •. li' costituito dal personale ( dai mezzi per i servM del comando di reggimento e del plotone teleradio.
SCAGLIONE < T • - NUCLEO
e
B • DI TUTTO IL REGOJMENT O.
E' costituito dalla colonna del reparto trasportì con le munizioni di seconda linea e con i viveri di riserva.
41 2 ALLEGATO N, 2.
Scaglionamento del gruppo de campagna secondo gli ordini fissi in combattimen to. Mezzi di trasporto
I
Personale
Compiti principali in fase di schieramento
Radio
NUCLEO • O • DEL COMANDO 01 GRUPPO. autoblindata
comandante gruppo sotturt, aii1t. osser. graduato marconista marconista éond.
l Jeep
2 marcon istì I marconista cond.
l moto biposto
1 staffetta
R ~2
R 48 R 22
Organizzazione ossen•azione, Studlo piano di fuoco. L~ R 22 è capo maglia di gruppo. La R 48 serve per l'inserimento nella maglia dell'unità appoggiata q,,ando il comandante gru1,>po si distacca dal comandante di quest'ultima, Per procedere su strade non percorribili dall'autoblindata. ln questo caso la R 22, che di norma è nella maglia di rgt., viene impiegata come capo maglia di gruppo. Servizio di staffetta,
UN NUCLEO • O • PER CIASCUNA BA.TTERIA. autoblindata
I jeep
1 1 l 1
comandante batteria sottuff. a iut. osser. graduato marconista marconista cond.
R 48
R 48 due
R. 38
2 marconisti l marconista cond.
I moto
l mJ>ia11to osservator io, La R 22 è nella maglia di gruppo. I.a R. 48 è impiegata per collegamento con il com .te di compagnia. Le R 38 sono impiegate per un eventuale impianto di un posto 'di osservazione avanzato. Per pr~cedere su strade non percorribili dall'autoblindata.
Impianto mezzi collegamento all'osservatorio. Eventuale impianto collegamento telefonico linea pez1.i osservazione.
soìtuf!iciaJe addetto ai collegamentì
SCAGLIONE • P • - NUCLEO • R • DEL COMANDO DI ORUPPO, autoradio
l uff. add, tiro g ru1>pO 2 graduati spec. tiro 2 marconisti l conducente
autoradio
1 nfficiale aiutan te 2 specialisti tiro 2 marconisti 1 conducente
t autoc. legg.
l l 3 2 1
graduato spec. trasm . specialista trasm, marconisti mitraglieri conducente
due R 22 Definizione schieramento. Tmpianto posto comando di gruppo . Organizzazione del tiro. Una R 22 è ne.Ila maglia di rgt. ed una nella maglia di gr.
Sull'aulocarro leggero vi sono un fucile mitragljatore in 110sizfone c. a, ed 1111 P"I AT.
moto biposto
I staffetta
A disposizione dell'ufficiale addetto al tiro di gr,
moto
I maresciallo addetto ai collegamenti
Organizzaz.ione collegamenti, ·
Segue: Mezzi
Personale
di trasporto
J autoc. legg. s tendifilo
I I R.adio
ALLEGATO N. 2.
Compili principali in fase di schieramento
Stendimento linee telefoniche nelle zone di schieramento.
l graduato spec. trasm. spec. trasm. 1 conducente
5
1 jeep stendifllo
Stendimento linea su tracciato non percorribile dall'autocarro leggero.
conducente
I sottoc.te batteria I graduato spec. tiro
autoradio
R. 22
I specialista Uro 2 marconisti 1 conducente 2 a1,1toc. legg. stendi filo
Definizione schieramento linee pezzi e preparazione tiro. La R 22 è nella maglia di gruppo.
Stendimen.to linea telefonica cou l'osservatorio. mitragliatore in posizione c. a.
I grad. spec. trasm. 3 specialisti trasm. 2 mitraglieri
na
un fucile
1 conducente
1 moto
SCAGLIONE 1 jeep
Conosciuta posizione schieramento, va incontro alla colonna pezzi per guidarla. Dopo la presa cli posizione, guida i trattori al posto decentramento automezzi di batteria.
sottufficiale addetto autocarreggìo
e
P • - NUCLEO • f • DEL COMANDO DI GRUPPO.
I vicecom.te gruppo 2 marconisti
I conducente
R 22
Quida la colonna pezzi. G iunto nella zona di schieramento, a meno che si tratti di una sosta. m?lto breve, organizza ìl µosto per il decentramento di tutli gli automezzi del gruppo ed impianta il comando logi;tico.
moto biposto
staffetta
A disposizione del vicecomandante di gruppo.
moto
maresciallo coman .te autocarreggio
Conosciuto il posto decentramento automezzi, va incontro allo scaglione • T • per guidarlo.
UNO SCAGLIONE antoc. legg.
l I 2 l
e
P • • NUCLEO , f • PER CIASCUNA BATTERIA.
uff. alla linea pezzi grad. spec. trasm. mitraglierì conducenti
Guida i pezzi in posizione. Trasporta personale e materiali del comando di batteria. Ha un fucìle mitragliatore in posizione c. a. ed un PfAT. A disposizione ufficiale addetto lìnea pezzi.
I moto biposro
4 trattori 4 avantreni 4 pe~i
2 trattori ·I avantreni
l staffetta 4 graduati capi pezzo
16 ~erventi
4 trattoristi
4 I I 2 I
serventi meccanico motorista operaio artificiere trattori trattore riserva
Assumere schieramento. I pezzi base, nel caso ~i, richiesta massima •aoidità d' inten•ento oppure in terreni difficili con strade strette, procedono con i nuclei • R • allo scopo d'iniziare al più presto gli aggiustamenti.
Rifornimento munizioni. Ogni pezzo ha a l seguilo immediato su avantreni 100 colpi. ·
~
trattori
Segue:
•
Mezzi di trasporto
Personale
auloc. legg. stendifilo
I graduato sriec. trasm. 3 spec . trasm. 1 marconista l conducente
ALI.EGAro N. 2.
Compiti principali in fase di schieramcnlo
1 Radio I
111 azione, durante gli sbalzi del gruppo, viene impiegalo per ritirare la linea dalla vecchfa pos,1.ione oppure per stenderla nella nuova.
SCAGLIONE • P • - NUCLEO • F , DEL COMAND<'l OR.UPPO AL SEGUITO DELLE BATTERIE. 2 auloc. pesanti
I 22 artificieri conducenti
Trasportano 120 colpi ciascuno.
SCAGLIONE ,T• • NUCLEO «A> Dl TUTTO IL GRUPPO. E' costituito dal personale e dai mezzi per i sen•izi.
t
s V
s
ORDINAMENTO DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPAGNA E PESANTE CAMPALE Magg. d'ari. Andrea Cucino
La battaglia moderna è caratteril.zata dai grandjosi concentramenti di mezzi che si possono realizzare in tempi relativamente brevi nel centro di gravità della lotta. Tra detti mezzi hanno ruolo predominante l'aviazione, le forze corazzate e l'artiglieria. Spesso tra i due eserciti contrapposti s'ingaggia una gara di velocità a chi prima riesce ad ottenere la superiorità nell'area decisiva della battaglia. In questi casi ovviamente il fattore tempo ha importanza preminente. L'aereo, per l'ampio raggio d'azione e le elevate velocità di cui è dotato, è il mezzo che consente la massima elasticità d'impiego, nonchè manovre fulminee. 11 concentramento e l'impiego delle forze corazzate richiedono onerose organizzazioni logistiche, ma esse, giunte nella zona d'impiego, possono entrare in azione rapidamente.
Più arduo si presenta il problema del concentramento e dell'impiego delle artiglierie necessarie per ottenere un volume di fuoco adeguato alle esigenze del moderno combattimento nel centro di gravità della lotta. Durante la pri ma guerra mondiale vi furono molte battaglie ingaggiate dopo aver concentrato nel settore di sfonda mento masse enormi di artiglierie largamente rifornite di munizioru. Tali concentramenti richiedevano molto tempo per essere effettuati, date le limitate possibilità di movimento delk artiglierie del tempo <.: (1uind i non ('ra un im pi<.:go nonnak o reali;,.zahilc in guerra Ji movimento. Con le grandi possibilità di manovra consentite dalla motorizzazione, c1ttualmente anche in guerra di m(lvimento è possihilc rc:tlizzan.: l'impiego tempestivo di granw masse di artiglieria. E ciò, oltre che possibile.:, si è dimos1 r:ito nc<.:cs::.ario, data la preminente importanza del fuoco nel deciJcn.: le sorti di un combattimento. Ma le densità di artiglierie necc:.saric in un settore di azione principale sono tali da escludere che esse possano essere prese di base per definire la dosatura organica di artiglieria da assegn;m: alla divisione r alle G. U. supenon.
Finchè la tecnica non appronterà un mezzo che alle caratteristiche delle .ittuali artiglierie aggiunga la possibilità di sviluppare volumi di fuoco molto maggiori (r), l'impiego <lelle artiglierie dev'essere basato, oltre che sulla manovra del fuoco, su grandi manovre di mezzi . Per esempio, è da considerare normale il caso che, su un fronte di un Gruppo d'armate, si concentrino quasi tutte le artigljerie nel settore del Corpo d'armata che <leve svolgere l'azione decisiva, schierando le artiglierie tielle G. U. di seconda schiera, sguarnendo i settori in atteggiamento ùifensivo e riducendo le artiglierie delle unità aventi compi.vi concomitanti. Questo criterio, nella seconda guerra mondiale, è stato già lai;gamente applicato dal gen. Voronov nell 'àmbito <klk artiglierie russe. Anzi, il comandante delle artiglierie sovfrtiche, per la limitata disponibilità di artiglierie in relazione all'immensità del fronte, ritirò quasi tutte le artiglierie in assegnaz.ione organica e costituì divisioni pluricalibri di artiglierie che manovre> ardit:1mentc nel campo tattico cd in <.1ucllo stratcgico. Questa applicazione estremista del criterio in esame è stata attuata nel periodo della prevalenza russa, quando cioè i T edeschi avevano perduto gran parte delle loro possibilità di sferrare offensive nd c::impo strategico, ma sarebbe temerario adottarla in un ciclo operativo tra eserciti contrapposti ancora in stato di equilibrio. La dosatura organica di artiglierie dovrebbe essere: - nella divisione: 24-36 pezzi da campagna per ogni reggimento di fanteria: nel Corpo d'armata: :14-36 pezzi di medio calibro per ogni divisione. [noltre, in riserva, bisognerebbe disporre di una divisione di artiglieria (all'incirca 100 pezzi da campagna e 100 pezzi di medio calibro) per ogni tre Corpi d'armata. I compiti dell'artiglieria di grosso calibro dovrebbero essere devoluti completamente aJJ 'aviazione.
,:~ ,:., * Da quanto abbiamo esp<>sto risulta evidente la necessità che le artiglierie siano ordinate in reparti idonei a rapidi spostamenti di ampio raggio, quindi unità leggere, logisticamente autonome e dotate di automezzi che consent:rno elevate mcdie di man:ia. Ma la rapidità d'impitgo di gr:indi mass<.: di artiglierie dipende, oltre che dalla celerità di movimento, dall'attitudine ad attuare in breve tempo l'organizzazione del fuoco. (1) Potrebbero r,crvùse al.lo scopo Je 1t:k::1rmi c.1mpaili !C :ivcssero 4i precisione, le giitlatc, e le passiljlità ~i odìTJJil(;n:o tielle :in ,gl:cric.
Detta attitudine dipende: - dalla possibilità di assumere schieramt.:nLi raccolti; - dalla facoltà, consentita dalla regolamentazione e dall'ordinamento, di applicare in misura più o meno ampia il principio deWeconomica ripartizione dei compiti e delle rispettive responsabilità, in quanto detto principio, consentendo che le varie operazioni si svolgano indipendentemente e quindi contemporaneamente, pcrmt'tlc di ridurrl' il tempo necessario per attuare il complesso delJ'organizzazione a qudlo rn.:c:orrellle per il l°ompito più lungo, invece di risultare la somma dei tempi occorrenti per i varì compiti. Ovviamente uno schieramento raccolto semplifica e ren<le rapida l'organizzazione del tiro e dei collegamenti. Nel campo degli schieramenti, un decisivo progresso si è realizzato con la costituzione del gruppo su due batterie. Infatti, la zona di schieramento di un gruppo aumenta approssimativamente in proporzione geometrica co! numero delle batterie. Il gruppo su due batterie consente schieramenti molto raccolti e altrettanto può dirsi del reggimento su tre gruppi di due batterie. Basti pensare che, in terreno piano, è no.rmale che un reggimento su tre gruppi di due batterie si schieri in un chilometro quadrato, pur evitando l'addensamento, con un razionale scaglionamento in profondità. Un piano di fuoco, per risultare razionale, dev'essere frutto della collaborazione corresponsabile dei comandanti delle unità tattiche di fanteria e dei corrispondenti comandanti delle unità tattiche di artiglieria in appoggio diretto, il che presuppone la loro coesistenza. Ne consegue che l'ord inamento dell'artiglieria deve modellarsi sull'ordinamento della fanteria, in modo da assicurare una corrispondenza tra i comandi delle unità tattiche delle due Armi. L'esperienza ha anche dimostrato che gli interventi a ragion veduta, per essere tempestivi, devono essere di norma diretti da chi indjvidua l'obiettivo. Ne consegue la necessità di spingere gli osservatori nella zona d'azione delle compagnie avanzate, salvo ad assicurart: un :1<kguato scaglionamento in profondità di essi. Ma spingendosi avanti, si limi ta il campo di osservazione e si perde in sicurezza, quindi le artiglierie moderne devono essere ordinate in modo da disporre di molti nuclei osservazione. Come è noto, l'ordinamento dell'artigLieria <la campagna in organico ad una divisione piLt razionale :1gli crfrui della rnopcra'l.iorH: si ~ dimosLral.o quello costituito <la un comando di artiglieria division,1k e tanti reggimenti su tre gruppi quanti sono i rt.:ggimcnti di fanteria su tre battaglioni. Qualcuno ha obiettato che le esigenze della cooperazione potrebbero essere soddisfatte anche da un ordina mento non completamente rispondente ai criteri citati. Per esempio, in una divisione ternaria, poichè i battaglioni di primo scaglione possono variare al massimo da due a sci, sembra che due
reggimenti d'artiglieria da campagna su tre gruppi siano sufficienti per attuare una. razionale cooperazione. A parte il fatto cbe l'obiezione non tiene conto del grande vantaggio che l'ordinamento da noi propugnato offre, consentendo che l'abbinamento tra unità di fanteria e di artiglieria sia costante, in modo da rendere perfetto l'affiatamento e la reciproca conosccn7.a dei rispettivi comandanti, essa si basa su una concezione statica del comb:ittim<.:nto cd t' tJuindi lontana dalla realtà <ld campo di battaglia moderno. Se, nel caso in esame, noi abbiamo due reggimenti di fanteria di primo scaglione ed uno di riserva, è ovvio che i nuclei comandi dei due reggimenti di artiglieria saranno impiegati presso i comandi dei reggimenti di fanteria di primo scaglione e i nuclei comandi di gruppo saranno distaccati presso i battaglioni dei reggimenti schierati anche se detti battaglioni sono di secondo <;caglione, in moclo d:.1 assicurare la rapidità <li intervento di questi ultimi ( cosa particolarmente necessaria nel contrattacco immediato). All'atto dell' impiego del reggimento di fanteria di riserva, cioè nel momento decisivo del combattimento, quando tutto il fuoco deve svilupparsi a vantaggio della riserva, perchè è tJuclla che decide, chi assicurerà la cooperaz.ionc presso guesta ultima uni1~1, dato (be non è realistico pensare di manovrare tempestivamente (specie se il combattimento si svolge di notte e con largo impiego di nebbie artificiali) i nuclei comandi e gli osservatori già schierati? Qualcuno ha obiettato che l'ordinamento finora delineato non ha un adeguato rendimento in volume di fuoco, potendo intendere per tale rendirnento il rapporto fra le bocche da fuoco cd il numero dei nuclei comandi di artiglieria in organico alla divisione. Noi riteniamo che, nel quadro generale di un esercito, il rendimento dell'artiglieria, a parità di tutti gli altri fattori di efficienza, dipenda più dall'attitudine alla manovra dei mezzi e del fuoco, noncbè a realiz,zare un'efficace cooperazione con le altre Armi, che non dal numero delle bocche da fuoco in organico alle G. U., purchè la dosatura dei pezzi non scenda al disotto di un minjmo di sufficienza. Tuttavia, noi siamo fautori della convenienza di aumentare il numero delle bocche da fuoco previste dall'ordinamento in esame, purchè non siano intaccate le caratteristiche fondamentali ddl'ordinamento stesso. E per conseguire lo scopo non c'è che un·a sola soluzione: costituire le linee pezzi su sei anzichè su quattro bocche da fuoco. Nell'àmbito del 35° reggimento artiglieria « Friuli 1>, sono stati effettuati già alcuni esperimenti che hanno portato alle seguenti conclusioni: - la comandabilità al fuoco dei sci pez1.i è agevolmente assicurata, Jisponendo di un altoparlantt· dt:l tipo u Tanno,j »; - la maggiorazione dd lempo p(;r il calcolo dei dati (convergenza,
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.::alcolo di un concentramento lineare o di una cortina fumogena, ecc.) è irrilevante; - l'aumento di personale e di mezzi è limitato (per ogni gruppo occorrerebbe aumentare gli organici di 28 uomini di truppa, 4 trattori, 4 pezzi) e quindi l'appesantimento delle unità è insensibile. I vantaggi sono ovvii. Basti pensare che, costituendo le batteri.e con 6 pezzi, un reggimento da campagna verrebbe ad avere 36 bocche da fuoco, cioè un numero di pezzi ugu~le a quello dei reggimenti di anteguerra su tre gruppi di tre batterie; ma mentre questi ultimi avevano un organico di oltre t400 uomini, l'attuale reggimento ne avrebbe poco più della metà, pur pDSsedendo un 'attitudine alla manovra del fuoco e dei mezzi molto maggiore. L'adozione dei nuovi materiali d'artiglieria dovrebbe tendere a sem· plificare i problemi logistici. Tutte le artiglierie dovrebbero essere montate su affusti semoventi. Si dovrebbt'ro adottare un pezzo da campagna (obice da 10 0- 105 m/m. con gittata di 12-14 km.) e un pezzo pesante campale (cannone da 150-155 m/m. con gittate di 20-25 km.) con un munizionamento il più possibile sempl ifìcato. In conclusione, l'ordinamento da noi propugnato per un esercito avente divisioni di fanteria ternarie e Corpi d'armata su tre divisioni è il seguente: - per ogni divisione di fanteria , motorizzata o corazzata: tre reggimenti di artiglieria da campagna, ciascw10 su tre gruppi di due batterie di 6 obici semoventi da 100-105 m / m. (totale 106 pezzi); - per ogni Corpo <l'armata: tre reggimenti dì artiglieria pesante campak, ciascuno su tre gruppi di due hattcrie di sci cannoni semoventi da 1so-155 m / m. (totale I06 pezzi); - in riserva generale: per ogni tre Corpi d'armata, una divisione di artiglieria su tre reggimenti da campag n;i e tre reggimenti pesanti campali. Con l'ordinamento <la noi proposto, k divisioni verrebbcro ad avere una dosatura di artiglieria guantitativamentè notevole e ciò sarebbe particoiarmentc favorevole per un esercito come il nostro, che, in un eventuale conflitto, dovrà, almeno inizialmente, assolvere compiti difensivi. Alcuni ritengono che, con l'ordinamento da noi propugnato, poichè una divisione di fanteria risulterebbe alquanto pesante, sarebbe conveniente costituire divisioni binarie. Noi riteniamo che, alla luce dell'esperienza di guerra, la divisione binaria sia una formazione da abbandonare definitivamente. La binaria è ima divisione che, in qu:1lsiasi ti1x) di combattimento, manca sempre di riserve, siano esse di settore o divisionali, e quindi difetta degli elementi fondamentali per risolvere il t:ombattimento. Noi riteniamo che l'unità leggera e manovriera che abbiamo cercato invano di costituire con la divisione binaria dehha cercarsi nel raggruppamento ta11irn di un reggimento di f:111tcr ia l' di \lll rcggi1rn:nto cli artiglieria da
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campagna, rinforzato eventualmente con mezzi e concorsi di fuoco, nonchè con m ezzi corazzati. Abbiamo parlato di raggruppamento tattico e non di brigata, allo scopo di non essere compresi tra i fa utori dcll;1 costituzione organica della brigata mista. L 'impiego dei due reggimenti richiede la soluzione di problemi di cooper.azione e quindi da risolvere nell'àmbito della collaborazione corresponsabile dei due comandanti di reggimento e non di problemi di coord inamento che richiederebbero l'azione di un comandante di ordine superiore. f.' superfluo aggiungere che il raggruppamento da noi proposto non comprometterebbe o limiterebbe la manovra del fuoco e dei mezzi nell'àmbito divisionale o di unità superiori. In pace basterebbe far coincidere le guarnigioni dei due reggimenti e prescrivere, in modo preciso, i tipi ed il numero delle manovre di cooperazione con i quadri e con la truppa da svolgere durante l'anno. · Dette manovre dovrebbero essere dirette dal comandante del reggimento di fanteria con la collaborazione del comandante del reggimento di artiglieria o dal comandante di divisione con la collaborazione del comandante l'artiglieria di visionale.
*** I nfìne, c1 siano consentite alcune franche considerazioni, che noi esponiamo non per amor di polemica, ma perchè le riteniamo utili, al fine di assicurare all'esercito la maggiore efficienza possihilc. Sembrava che l'ordinamento della nostra artiglieria da campagna dovesse basarsi sui criteri da noi esposti , ma in seguito sono sorti non pochi oppositori di esso. Abbiamo avuto modo di dLscutere con alcuni avversari dell'ordinamento in questione e abbiamo constatato che gli argomenti da essi addotti sono essenzial mente frutto della preoccupazione di evitare variazioni sensibili del rapporto numerico tra i quadri del!t: varie Armi. Noi riconosciamo che, per evitare bruschi squilihri, è necessario tener presente tale problema, ma riteniamo che esso non debb~, infl u ire sull'ord inamento e.li nessuna specialità, in quanto quest'ultimo dev'essere studiato solo in funzione dello scopo di assicurare la massima capacità operativa alle unità. Nella riorganizzazione Jcll'èsercito, occorre tener presente che le nostre gerarchie, per le vicende delJa guerra, hanno un'esperienza operativa quanto mai eterogenea. E' ovvio che, per tale motivo, è difficile che un provvedimento possa riscuotere l'unanime approvazione. Peraltro, come qualsiasi costruzione, anche quella delrcscrcito richiede che si gettino Jc fondamenta le quali, per un ragionevole limite di tempo, non dovrebbero essere più oggetto di discussione, altrimenti si continua a restare sulle sabbie mobili dell'incerto, del provvisorio e del generico, compromettendo anche la soluzione
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di qualche problema che potremmo rii.olvcn· a fondo. comt qucll11 dell 'agg iornamento dei CJUadri. E 11t-r risolvcrt· in modo <klìni1ivo i prnhln11i li;1silari 11rn,rrl' cvilart' k· soluzioni di compromesso, alle yuali gn1cralmt:ntc portano le proposte avanzate per le normali vie burocratiche. Noi riteniamo che, per gli organi ccncralì la collahorazionc pilt dtìcacc sì;1 tp1clla ottenuta af tìdando, di volta in vo,lta, lo stu<lio di particolari probkmi :1 nuclei di ufficiali che, i11<lipcndcntemcnte dal grado, per studi fatti o per esperienze an1uisite. possano esprimere il giudizio più autorevole sui singoli problemi. In artiglieria è stato avviato ~l ·oluzionc il probll'ma di stabilizzare la regolamentazione di approntare le pubblicazioni e cli aggiornare la preparazione di tutti i quadri. Apportando modifiche di ~truttura all'attuale ordinamento, occorrerebbe variare la regolamentazione con le prevedibili conseguenze. Fra l'altro, difficilmente si riuscirebbe a studiare L1na regolamentazione tecnica così felice cOntl' lluclla attuale. Senza dubbio queste ovvie considcrazio11i sono tenute prcsc111i d,1gli organi centrali, ma noi le abbiamo volute citare allo scopo di richiamare ad una maggiore obiettività quei colleghi di altre Armi, i t1uali, per sincero amore della loro specialità, sono qualche volta indotti .i non tenere ufficientemenle presenti le superiori necessità di 111110 l'esercito.
CONSIDERAZIONI SULLA BINARIA Magg. d'art. Andrea Cucino
Nei dibattuti problemi organici del dopoguerra, su un punto sembrava <:he si fosse tutti d'accordo, e cioè nel ritenere fallito l'esperimento della divisione binaria. E' opinione molto diffusa che su tutti gli scacchieri operativi la binaria abbia dimostrato di tssere una formazione monca e, durante la guerra di liberazione, gli Inglesi onestamente riconobbero che il Gruppo di Combattimento su due reggimenti di fanteria e uno d'artiglieria da essi voluto sì era dimostrato una pessima realizzazione organica. Senonchè, di recente, la binaria ha trovato in Simplex (1) un autorevole difensore e perciò s'è riaperta una discussione che l'esperienza di guerra, con la realtà inoppugnabile dei fatti, sembrava avesse chiusa. Per poter esprimere la nostra modesta opinione in materia, ci permettiamo di esaminare le argomentazioni che Simplex adduce a favore della binaria, in modo da prendere lo spunto per esporre le nostre considerazioni. L'autore ritiene. che, in un nuovo conflitto, gli scacchieri operativi sarebbero ancora più ampi di quelli della seconda guerra mondiale e quindi non si disporrebbe di forze sufficienti per saturare gli spazi. Nella seconda guerra mondiale si sono viste divisioni binarie schierate su 30 km. di fronte; nella prossima probabilmente si avrebbero settori ancora più ampi, per cui sarebbe compromessa la comandabilità della divisione. Noi siamo convinti che, in un eventuale terzo conflitto mondiale, i teatri delle operazioni aeronavali investirebbero tutto' il globo terrestre, ma riteniamo che i fronti di combatti.mento terrestri avrebbero complessivamente un'estensione sensibilmente inferiore a quella dei fronti della seconda guerra mondiale. Ma la caratteristica dei fronti di combattimento moderni è rappresentata solo in parte dagli ampt settori assegnati alle G. U .. In effe~ti la motorizzazione consente un'ampia applicazione del principio dell'economia, per cui è possibile lasciare un velo di truppe sui tratti di fronte che chiamiamo ·di copertura per concentrare in tempi relativamente brevi la massa delle forze in quelle zone che possiamo definire le aree delle battaglie decisive. La formazione organica delle piccole e grafldi unità, a nostro modesto avviso, dovrebbe essere studiata jn base alle esigenze del combattimento come (1) V. l'articolo « To difendo la binaria >i , apparso sulla Rivista Militare, n. .dell'ottobre 1948.
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si sviluppa nelle aree delle battaglie decis~ve, _perchè_ è in queste zone che si decide la lotta e non in base alle estensioni de1 setton che possono essere assegnati nei tratti di fronte di copertura. . .. , ,. Tuttavia, per ora, esaminiamo la quest10ne della comandab1hta 01 una divisione schierata in un settore· di copertura, e , quindi molto ampio. L'autore asserisce di aver visto deUe divisioni binarie schierate in sett-0ri di 30 km. Noi possiamo assicurare di averle viste schierate anche in settori di maggiore estensione (per es., sul Dnieper, la « Pasubio » fu schierata jn un sett9re di 50 km.). Intanto, in molti casi, i settori assunti dalle nostre divisioni nell'ultima <1uerra vennero assegnati in segtùto a sostituzioni di divisioni ternarie di ~ltri eserciti, perchè, come è .noto, lo esperimento della divisione binaria è stato attuato solo nel nostro esercito. · Ma la comandabilità di' una G. U. dipende dai mezzi di collegamento in relazione all'ampiezza del settore operativo e non solo da quest'ultìrno fattore. Con i moderni mezzi di collegamento sembra ragionevole ritenere che una divisione sia comandabile anche se schierata in settori più amp1 di quelli citati. Infatti, basta considerare che è normale il caso in cui, in fase di sfruttamento del successo, una divisione corazzata venga ad avere i suoi raggruppamenti tattici nel raggio di 50-60 km. e nessuno mette in dubbio la comandabilità di una tale G. U., nonostante si tratti di operazioni di movimento e quindi soggette a continui e repentini cambiamenti di situazioni, che ridùedono il pronto intervento del comando. E' indiscutibile che - come asserisce Simplex - l'evoluzione organica registra un progressivo aumento dell'artiglieria rispetto alla fanteria, data la preminente: importanza che ha 'i l fuoco sul moderno campo di battaglia. Ed è altrettanto vero che se nella divisione si volessero dosare le artiglierie in base alle esigenze dei combattimenti che s1 sviluppano nelle aree delle battaglie decisive, noi avremmo delle G. U. molto pesanti. Ma ·questo si verificherebbe, sia pure in misura diversa, sia con la divisione ternaria, sia con quella binaria. · La più recente esperienza di guerra ha già suggerito la soluzione di questo problema (r). Le artiglierie devono avere una dosatura organica concretata in base ad un minimo di sufficienza. La più ampia manovra dei mezzi e del fuoco e l'impiego di intere divisioni di artiglierie di riserva deVQno consentire di assicurare il volume di fu0co necessario per condurre vittoriosamente i combattimenti nelle aree delle battaglie decisive. Nell'àmbito divisionale questo minimo di · sufficienza sembra po~sa definirsi con 1'assegnare un reggimento di artiglieria da campagna per ogni reggime,n to di (1) V. l'articolo dello stesso autore « Ordinamento dell'artiglieria da campagna e pe:;ante campale » apparso sulla Rivista Militare del gennaio 1949. 2, -
Rivista Militare.
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fanteria e di un reggimento c. a. leggero su tanti gruppi quanti sono i reggimenti da campagna. Non citiamo l'artiglieria c. c. percbè riteniamo che tale specialità debba essere sostituita con carri medi, dato che attualmente la tecnica consente di montare: su detti carri gli stessi pezzi impiegati dalle artiglierie c. c. autotrai-
nate e dai semoventi c. c.. Del resto, la più recente esperienza di guerra ha decretato la fine del pezzo e.e. autotrainato e del semovente c. c., data la nessuna o scarsa protezione da essi posseduta. Peraltro, con questa soluzione si risolvono contemporaneamente il problema della difesa c. c. e quello dell'appoggio di carri alla fanteria. Con una divisione ternaria, la dosatura òi artiglierie da noi propugnata renderebbe tale unità pesante ? Non sembra. Alcuni eserciti stranieri l'hanno impiegata durante tutta la seconda guerra ~ondiale e, nel riordinamento effettuato da qualcuno di essi nel dopoguerra, non sembra che la formula sia stata abbandonata. La leggerezza e la manovrabilità di una unità non dipende soltanto dalla quantità dei mezzi, ma da questi in relazione all'attitudine al movimento dei reparti, ai mezzi di collegamento disponibili e alla possibilità di far fronte agli oneri logistici. Sotto questo aspetto 3 reggimenti di artiglieria da campagna di oggi sono più leggeri e più manovrabili di un reggimento di artiglieria ippotrainato d'anteguerra e una motlerna ~visione ternaria è forse più leggera e manovrabile di una nostra divisione binaria d ·anteguerra. Nelle aree delle battaglie decisive l'impiego di grandiose quantità di forze e di mezzi impronta il combattimento alle fondamentali caratteristiche del concentramento delle forze e della persistenza degli sforzi che richieaono nelle G. U. l'attitudine alla penetrazione in offensiva e allo scaglionamento in profondità in difensiva. Quindi, per giudicare se la divisione binaria è uno strumento praticamente felice, bisogna esaminare se essa possiede l'attitudine alla penetrazione e alla difesa in profondità. «.
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La difesa moderna è basata, come è noto, sull'organizzazione a capisaldi (concentramento delle forze) integrantisi reciprocamente e scaglionati in profondità (persistenza degli sforzi). La difesa di un caposaldo è basata sulla reazione di fuoco proprio e di concorso e sulla reazione di movimento sviluppata con carattere di automaticità (contrattacchi immediati). Pertanto, ogni caposaldo deve avere come parte vitale della sua difesa la libera disponibilità delle forze ·destinate aJla reazione di movimento. , La più recente esperienza di guerra ha dimostrato che un caposaldo, per avere una sufficiente consistenza, dev'essere di reggimento. Nel nostro eser-
345 cito, si è stati restii ad accettare questo criterio, che è frutto di esperienze d1 eserciti stranieri. Ma anche le manovre più recenti haIUJo dimostrato che il caposaldo di battaglione ha una consistenza insufficiente. In effetti, un'organizzazione difensiva basata su capisaldi di battaglione viola il principio (concentramento delle forze) che vorrebbe realizzare, perchè è più consistente la difesa di un battaglione schierato su una fascia difensiva di un chilom~tro come era previsto dalla nostra regolamentazione d'anteguerra che non la difesa di un battaglione schierato, sia pure: con densità non unif9rme, m un caposaldo avente un perimetro di 3000-2500 metri. Perciò, inevitabilmente, noi dovremo adottare un'organizzazione difensiva basata su capisaldi cli reggimento. In questi noi avremo, di norma, due battaglioni schierati sul fronte principale e uno sul fronte dì gola, col duplice compito di realizzare la clifesa a 360° ed attuare le reazioni di movimento. E' ovvio che, con la formazione binaria, noi dovremmo, di norma, organizzare due capisaldi sul fronte principale senza quindi la possibilità di disporre di un terzo reggimento per dare profonclità alla difesa e sterrare i contrattacchi nell'àmbito divisionale. Nè sembra inquadrata nd concello di sicurezza la soluzione di vincolare, per i contrattacchi divisionali, i battaglioni di secondo scaglione dei due reggimenti schierati. A nostro modesto avviso, il criterio del duplice compito è razionalmente applicato quando, al momento del bisogno, un compito esclude l'altro. Ma in questo caso i battaglioni di secondo scaglione - se ancora così si possono chiamare - fanno parte integrante dei rispettivi capisaldi e quindi non possono essere vincolati.
li moderno combattimento è molto complesso. Le situazioni sono tante e così varie, che noi riteniamo impossibile poter .fissare delle norme precise circa, per esempio, il modo come una divisione debba condurre un combattimento in un'area di una battaglia decisiva. In effetti, la più ampia manovra dei mezzi dovrebbe consentire cli costituire di volta in volta il raggruppamento tattico adeguato al compito, raggruppamento comprendente in proporzioni varie fanteria, artiglieria, carri e genio. Parafrasando una incisiva espressione della nostra vecchia regolamentaziÒnf", si può dire che il combattimento moderno si conduce a colpi di raggruppamenti tattici. Possiamo, però, chiederci qual'è l'unità base di fanteria intorno alla quale, di norma, si dovrebbe costituire il raggruppamento. Per rispondere al quesito bisogna fare aJcune considerazioni. · Oggi il fuoco di clifesa sviluppato a ragion veduta contro truppe in movimento è micidiale. Per muovere occorre che il fuoco d'attacco necessario per neutralizzare il fuoco di difesa non abbia soluzioni di continuità dal momento in cui le fanterie muovono dalla base di partenza fino a quando, raggiungono l'obiettivo. Ecco perchè, mancando per ragioni di ~icurezza il
fuoco d'appoggio, alle minori distanze deli'obiettivo la fanteria deve agire con aliquote di fuoco e aliquote dj moNimento. La difesa è organizzata a capisaldi reciprocamente appoggiantisi. Per evitare che tutto il fuoco si concentri contro l 'aliquota di movimento, occorre una larga applicazione della manovra. La difesa è scaglionata in profondità ed è ba.sata sulla reazione di movimento, oltre che sulla reazione di fuoco. Quindi le unità d'attacco devono essere scaglionate in profondità se vogliono alimentare l'azione per penetrare in profondità. Inoltre occorre disporre sempre di riserve per parare eventuali contrattacchi e soprattutto per consolidare l'obiettivo conquistato, problema questo che è essenzialmente legato alla possibilità di fare affluire sull'obiettivo truppe fresche. Sembra logico ritenere che questo giuoco di aliquote di fuoco> aliquote di. movimento e riserve, per realizzare una sufficiente penetrazione a cavallo,.. di una direttrice d'attacco, debba di norma essere reali7,zato nell'àmbito del reggimento di fanteria. Perciò riteniamo che l'unità base di fanteria per la costituzione del raggruppamento ta~tico debba essere il reggimento, specie se questo, come ormai s'impone, avrà in organico un'unità di 20-25 carri medi. L'abbinamento di ogni reggimento di fanteria con un reggimenlo d'artiglieria - abbinamento da intendere nel senso che il reggimento di artiglieria fornisce gli organi per la soluzione dei problemi inerenti alla cooperazione fra le due Armi e gli interventi immediati e non come decentramento di mezzi o dosatura di fuoco, che dev'essere invece impiegato a massa dal comando artiglieria divisionale o di Corpo d'armata - consente alla divisione dr avere gli elementi base per costituire tre raggruppamenti tattici. Essa può così realizzare la manovra nel settore divisionale e costituirsi una riserva per completare o consolidare il successo. La divisione binaria ha l'attitudine alla penetrazione in profondità solo se attacca a cavallo di una· sola direttrice. Infatti, questo fu il concetto dei suoi ideatori, i quali intendevano trasferire al Corpo d'armata il compito della manovra. Ma la manovra di un Corpo d'armata si svolge in un raggio tale da non impedire che nei ristretti settori d'attacco di divisioni binarie il difensore concentri la reazione di fuoco. In pratica ciò è apparso tanto palese che sono ben pochi i casi di attacchi di nostre divisioni sferrati a cavallo di una sola direttrice. E se la binaria attacca su più direttrici, essa ovviamente non ha attitudine alla penetrazione in profondità e quindt non è idonea a condurre un combattimento in un'area di una moderna battaglia decisiva. In sintesi si può dire che la binaria è un compromesso poco felice : per essere impiegata alla stregua di un raggruppamento tattico, ha troppi battaglioni; per essere impiegata come una divisione, ne ha troppo pochi.
347 C'è da chiedersi: !e divisioni di prima schiera possono portare a ter-
mine l':lttacco ed il e0mpletamento del successo? Noi riteniamo che una divisione ternaria abbia la capacità pperativa di conquistare e consolidare l'elemento vitale dell'organizzazione difensiva ne.mica compresa nel suo settore~ ma che per il completamento del successo si debba rirnn:ere a divisioni di seconda schiera. Ciò suggerisce la necessità di costituire il Corpo d'armata su tre divisioni ternarie, in modo che esso possa tenere una divisione in seconda schiera per il completamento del successo, ,1ecessario per poter lanciare nello sfruttamento del successo le G. U. corazzate. Secondo la nostra modesta opinione, il problema di stabilire se convenga costituire Corpi d'annata su tre divisioni binarie o Corpi d'armata su due èlivisioni ternarie non è che un quesito di carattere dialettico. Noi dobbiamo costituire le piccole e le grandi. unità in aderenza ai compiti che essé dovranno assolvere, preoccupandoci di non cadere nel comune errore ,he vi sia sproporzìone tra poss~bilità. operative delle unìtà e i compiti per esse previsti, E poichè in materia abbi.amo già w1a lunga ed amara esperienza, sar~bbe imperdonabile ricadere, sia pure per diversi moventi, negli stessi erron.
I reggimenti sono i custodi delle tradizioni ed in pace la vita dell'esercito è basat.i sulla loro attività. Essi perciò rappresentano la culla dei valori spirituali. L'impiego della binarja in pratica comporta che il comando divisione "raggruppi direttamente i battaglioni a seconda delle necessità con la conse-
guente scissione dei reggimenti. Ciò significa rinunziare, sia pure parzialmente, a valorizzare i fattori spirituali coltivati rn;i reggimenti. Vi è un problema che sistematicamente in pace si. dimentica: i turni eh riposo durante k operazioni. Le guerre moderl).e sono lunghe. Se non: si vuole corr~re il rischio di vedere rapidamente declinare il morale dei combattenti in genere e dei fanti in particolare, occorre assicurare che, nei cicli. operativi lunghi, neJl'àmbito delle divisioni di prima schiera, vj sia una rotazione dei reparti in linea, cosa agevole in una divisione ternaria e non altrettanto facile in una divisione binaria. La dolorosa esperienza di quei nostri reggi.me~lti cli fanteria tenuti in linea ininterrottamente per 15-20 mesi di duri cicli operativi e fino ... a consumazione ci sia di monito, e il ricordo delle gravi conseguenze ci ammonisca. a portare su questo importante problema tutta l'attenzione che esso merita. Ancora più appariscenti sono gli svantaggi che la binaria comporta nel campo organico.
Se il nostro potenziale ci consente di approntare i mezzi ed il personale per mobilitare, per esempio, dieci divisioni ternarie, è ovvio che se noi costituiamo 15 divisioni binarie, avremo da approntare 5 comandi di dĂŒvisione e relativi organi dei servizi divisionali in piĂš . Inconveniente questo di non poco conto, ove si tenga presente che i comandi dei moderni eserciti tendono ad assorbire continuamente personale di prim'ordine, mentre i reparti ne scarseggiano. In conclusione, secondo la nostra mo<lesta opuuoue la divisione binaria
è una formazione che possiamo abbandonare senza rimpianti.
M EzzI
.e o N T R o e A R R I
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Megg. di art. Andrea Cucino
PJlEMESS~.
Tratteremo l'argomento dei mezzi controcarri senza tener conto delle limitazioni imposte al nostro esercito dal trattato di pace e dal nostro modesto potenziale economico ed industriale. La guerra moderna ha fatto giustizia degli eserciti. . . ad economia. Essi sono dannosi al bilancio in pace ed inutili alla difesa in guerra. Peraltro, oggi nessuna piccola o media Potenza può organizzare efficienti forze armate a carattere nazionale perchè l'armamento moderno, se non è prodotto in base a grandiose fabbricazioni in serie, raggiunge proibiti.vi costi di produzione e le ricerche scientifiéhe per seguire la rapida evoluzione dei mezzi bellici richiedono disponibilità economiche in possesso solo alle grandi Potenze. Ecco perchè il riarmo di tutti i piccoli e medi Stati dell'Europa è subordinato o alla formazione di una federazione o all'aiuto politico-militare di una delle due maggiori Potenze mondiali, gli Stati Uniti e la Russia. . In attesa che si realizzino le condizioni politiche per il riarmo, le piccole e medie Potenze che sono in una situazione di isolamento possono solo preparare i quadri e la regolamentazione, ma quest'ultlrna deve essere basata sul criterio di disporre di tutto l'armamento moderno necessario. L'azione controcarri implica l'impiego di mezzi motorizzati e meccanizzati. In questo campo nel nostro esercito perdurano convinzioni non del tutto aderenti alla realtà. Molti ufficiali ritengono che il carattere montano delle nostre frontiere sconsigli quelle formazioni largamente dotate di mezzi motorizzati. e meccanizzati adottate da tutti i maggiori eserciti del mondo. Per le ampie possibilità di aggiramenti verticali consentite dagli aviosbarchi le fasce difensive montane hanno perduto molto del loro valo1e. Oggi un esercito moderno deve disporre di unità aventi larghe possibilità di spostamenti nel campo tattico e strategico allo scopo di poter manovrare per linee interne nel ~aso che il nemico effetttù degli aggiramenti verticali. • Nel tmbblicare questo lavoro, premiato nel concorso indetto dalla Rwista Militare per l'anno 1948, si ritit:nt: opportuno insistere sulla impostazione teorica dell'articolo ,:he - come premette lo stesso A. - p1'escinae da quelle che possono essere le nostre ,-eali possibilità, presenti e future. N. d. R.
Per ~ltro, in un eventuale conflitto, almeno inizialmente, il nostro campo di battaglia molto probabilmente sarebbe la pianura Padana. . La guerra in genere e la campagna d' Italia degli alleati in partrcol~e ha.'illO dimostrato che, mentre le unità motocorazzate, con l'eventuale ausiho di reparti salmerie, possono operare, sia pure con qualche difficoltà, in terreni di media montagna, non altrettanto può asserirsi delle unità attrezzate per la guerra di montagna io piànura. . . Senza dubbio, noi dovremmo disporre di unità alpine per lè operaz10ru nelle zone montane poco transitabili; ma la massa dell'esercito dovrebbe avere un ordinamento simile a quello dei più moderni eserciti de.I mondo.
LE
ARMI CONTROCARRI.
Il generale francese Herr, subito dopo la prima guerra mondiale, dimostrò che il carro armato rappresenta anche la migliore arma controcarri. Ma tale criterio solo da poco è stato applicato nei più moderni eserciti. La più recente esperienza di guerra ha messo in evidenza il declino del pezzo controcarri autotrainato o semovente. Il valore di un'arma controcarri non dipende solo dalle sue possibilità balistiche, bensì anche dalla sua mobilità e dalla sua protezione. 1 pezzi controcarri autotrainati, avendo scarsa mobilità sul campo di battaglia e nessuna protezione, sono facili bersagli delle artiglierie d'appoggio e degli stessi carri armati i quali, per molto tempo, sono st~ti visti troppo come degli obiettivi mobili e troppo poco come delle armi ben corazzate, assai mobili ed efficaci. Nel corso della seconda guerra mondiale j Tedeschi e gli Americani, in seguito alle gravi perdite che subivano i pezzi controcarri, approntarono ed impiegarono il cacciacarri. Tale mezzo è uno speciale carro armato dotato di torretta senza panieré, grande mobilità e potente armamento, fattori questi ottenuti a scapito della protezione. Nè il cacciacarri, e meno ancora il semovente controcarri, hanno fatto buona prova, a causa della insufficiente protezione. Del resto gli studi su di essi furono abbandonati il giorno in cui la tecnica delle costruzioni consentì di montare sui carri armati gli stessi pezzi impiegati dai semoventi controearri e dai cacciacar'ri. L'esperienza di guerra ha dimostrato che attualmente il mezz'o base per la. lotta controcarri è il carro medio da 35-45 tonnellate. Non sembra, invece, defu~tivamente deciso se, per l'azione controcarri, sia preferibile il carro a torretta o il carro a casamatta. Come è noto, per carri della stessa classe, la costruzione a casamatta permette di devolvere a favore dell'armamento e della protezione il peso risparmiato con l'abolizione ,della torretta. lno1 tre, consente una sagoma più bassa e yuindi meno vulnerabile. Per contro, il carro a casamatta non ha l'indi-
pendenza fra la direzione di marcia e la direttrice di tiro, il che, fra l'.altro, comporta che tale carro, in azione, deve avere garantita la sicurezza dei fianchi e la difesa ravvicinata. Dalle sùddette caratteristiche si deve dedurre che, per carri della stessa classe, quello a casamatta, per il superiore armamento e la maggiore protezione, è più idoneo alle azioni in stretta cooperazione con la fanteria e quindi lente o statiche; quello a torretta, per l'indipendenza fra la direzione di marcia e la direttrice di tiro, è .più adatto alle azioni di movimento. La difesa .controcarri può dividersi in difesa fissa e difesa mobile. Alla prima sembra più razionale destinare i carri medi a cas:imatta; alla seconda i carri medi a torretta. Nelle unità che agiscono essenzialmente in operazioni di movimento (divisioni corazzate) alla difesa mobile devono essere destinati anche carri pesanti a torretta. I prototipi dei carri medi che attuaJmente sembrano i più indovinati sono: - carri medi a torretta: Pershing (americano, 45 tonn., cannone da 90 mm.); T 34-85 (russo, 34 tonn., cann. da 85 mm.) ; - carri medi a casamatta : T 28 (ameridno, cann. da 105 mm.); SU roo (russo, cannone da roo mm.). Mentre i Tedeschi ed i Russi pare che, verso la fine della guerra, avessero definitivamente accettato il criterio di impiegare il carro medio a casamatta per la difesa mobile, gli Americani, a quanto multa dalle recenti nuove formazioni, hanno adottato un solo tipo di ca1ro, quello a torretta. Probabilinente questa soluzione è il frutto della particolare esperienza d1 guerra americana che fu essenzialmente offensiva e del criterio di uniformare il ma_teriale. Una delle cause principali degli strepitosi successi ottenuti dai carri nel primo periodo della seconda guerra mondiale è. da ricercare nell'effetto deprimente determinato sul combattente dall'inefficacia dell'armamento individuale e di quello dei minori reparti di fanteria contro il mezzo corazzato. L'impiego dei proietù con cariche cave e le realizzazioni campali del lanciarazzi (o lanciabombe controcarri) hanno progressivamente ridotto questo formidabile fattore di successo dei carri armati. Attualmente, potendo assegnare al singolo corobattènte un mezzo efficace per la lotta controcarri, tale fattore è del tutto eliminato. Durante la seconda guerra mondiale ~ono stati impiegati diversi tipi di bombe a mano controcarri con poco o effimero succ;:esso. Sembra che: il mezzo più efficace per l'armamento individuale controcarri 'sia la bomba per fucile ed il lanciabombe leggero. Il lanciabombe leggero (Panzerfaust tedesco, nuova bazooka americana), che è in1piegato da un solo uomo, deve costituire dotazione delle squadre fucilieri; mentre il lanciabombe medio (Panzerschreck tedesco. bazooka da
8,9 cm. americana, Piat) viene dato in organico a tutti i reparti combattenti, ai comandi ed ai servizi . .-.. La tecnica ha consentito di realizzare il criterio che come ogni arma controcarri deve poter battere obiettivi terrestri, così tutte le artiglierie terrestri e c. a. devono potere effettuare l'azione controcarri. Il criterio è stato realizzato dotando i pezzi controcarri di proietti scoppianti, le artiglierie terrestri di proietti a carica cava e le artiglierie c. a. di proietti perforanti. • 1 , · Pertanto, tra i mezzi controcarri bisogna citare: - i cannoni senza rinculo che sono destinati a diventare l'artiglieria in organico alla fanteria; - gli obici d'a~salto. Sono obici montati su carri medi ed hanno il compito di effettuare potenti azioni di accompagnamento. Nel tiro controcarri impiegano proietti a carica cava; - tutta l'artiglieria terrestre che effettua sia tiri a puntamento <.li.retto con proietti. a carica cava, sia interventi a massa con proietti normali; · - l'artiglieria c. a. che effettua tiri a puntamen~o diretto con proietti perforanti. Decisivo può risultare nell'azione controcarri il tempestivo intervento del le forze aeree tattiche. . Gli aerei~ per l'azione controcarn, impiegano cannoni con proietti per~oranti, proietti a razzo controcorazza, bombe dirompenti da 10-20 kg. e piccole bombe a carica cava lanciate a massa. . Inoltre, come è noto, sono in corso di perfezionamento le real1zzazioru pratiche degli strumenti per la guida :i òist:mza e per la ricerca automatica dell'obiettivo. 0RJ>INAMENTO DEI MEZZI CON'fROCA:RRI.
_ Ad ogni reggimento di fanteria dovrebbe essere assegnata rn orgamco una compagnia carri cosl costituita: - 4 plotoni di cinque carri medi a casamatta (35-45 tonn., cannone da 105 -120 mm.); - I plotone di cinque obici d'assalto (carro a torretta da 35-45 tonn. con · obice da ro5-120 mm.). Nelle divisioni di fanteria occorrerebbe trasformare l'attuale reggimento ç. c. in un battaglione carri medi a torretta (35-45 tonn.. - cannone da 80-90 mm.) di 3 compagnie su quattro plotoni di cinque carri. Al battaglione esplorante divisionale dovrebbe essere assegnata, per l'azione controcarri, una compagnia carri medi a torretta (20 carri). L'assegnazione dei lanciabombe controcarri dovrebbe essere estesa a tutte le minori unità, dalla squadra al comando di divisione, e a tutte le specialità e servizi. Alla squadra fucilieri occorrerebbe assegnare un lanciabombe f
leggero, mentre a tutte le altre unità dovrebbe essere· assicurata la seguente dotazione cli lanciabombe medi: r per ogni plotone; 2 per ogni comando di compagnia, batteria, battaglione e gruppo; 4 per ogni comando cli reggimento di fanteria e artiglieria. L'assegnazione dei cannoni senza rinculo dovrebbe essere: - ad ogni compagnia fucilieri, r plotone di 3 pezzi da 50 mm.; - ad ogni battaglione, r plotone di 4 pezzi da 75 mm. Nella divisione corazzata la difesa mobile controcarri ha la prevalenza sulla difesa fissa. La base dell'ordinamento cli una tale divisione è costituita dai battaglioni di carri medi a torretta, quindi essa ha in sè i mezzi per la difesa controcarri. Tuttavia, è necessario che l 'azione dei carri medi sia sostenuta da carp. pesanti a torretta, ordinati in un battaglione cli .tante compagnie su 4 piotoni di 5 carri, quanti sono i battaglioni di carri medi. Alle ~rigate alpine, che di norma operano in zone non accessibili ai carri armati, non dovrebbero essere assegnati carri. Dòvrebbe rimanere invartata l'assegnazione di lanciabombe e dei cannoni senza rinculo. 1
CRITERI FONDA.MTh'TALl D IMP1EGO. 1. -
Il moderno combattimento è molto complesso. Le esigenze tatti.che
sono tante e così varie che, nell'ordinamento dei reparti, l'organica non può più trovare la soluzione media rispondente ad un impiego normale. Per altro, non si può accettare il criterio di dosare i mezzi in base alle esigenze massime perchè esso è antieconomico e renderebbe le unità eccessivamente.: pesanti.. La dosatura di mezzi deve essere concretata in base ad un minimo di sufficienza. La più ampia manovra dei mezzi deve consentire di costituire di volta in volta il raggruppamento tattico capace di assolvere un determinato compito. Nell'àmbito delle divisioni cli fanteria, il raggruppamento tattico di più co nrnne impiego dovrebbe essere basato sul trinomio reggimento di fan·teria, compagnia carri medi a casamatta e un reggimento d'artiglieria da campagna e dovrebbe essere rinforzato di volta in volta da unità di carri, d'artiglieria e del gemo. La difensiva dovrebbe essere basata sui capisaldi di reggimento perchè: - l'esperienza ha dimostrato che, cli norma, un battaglione - specie se w tre compagnie fucilieri - ha una forza inadeguata per costituire una località difesa; - solo nell'àmbito del reggimento- si può organizza.re il contrattacco più dfi.cacc, che è quello avente carattere di automaticità e di immediatezza. Pertanto, tratteremo dell'azione controcarri facendo particolare riferimento all'àmbito del reggimento di fanteria.
La guerra ha dimostrato ~he, per gli attacçhi effettuati su terreni che cnnsentono l'impiego di forze corazza.te, occorre tendere ad applicare il criterio di non impiegare fanteria senza carri e carri senza fanteria. Questo criterio implica che alle divisioni di fanteria siano assegnati in organico i carri armati, in modo da non logorare. i battaglioni carri delle divisioni corazzate e tenere queste ultime pronte per impiegarle a massa nel com:, pletamento e sfruttamento del successo, nonchè .nei combattimenti ·controffensivi. ~oichè i cannoni c. c. di calibro inferiore ai 75 mm. sono ormai di scarsa efficacia contro i carri medi moderni e su questi ultimi è stato possibile montare i maggiori calibri controcarri, ne consegue che l'assegnazione organica di carri medi alle divisioni di fanteria risolve contemporaneamente il problema dell'appoggio e quello dell'azione controcarri. 2. -
3. - Con l'ordinamento da noi proposto una divisione di fanteria disporrebbe di: - n. 6o carri me&. a casamatta, -;-- n. 80 carri medì' a .torretta, - n. 15 obici d'assalto. L'impiego dei carri ill: organico alle divisioni dì fanteria dovrebbe essere basato sulla più ampia manovra dei mezzi nell'àmbito divisionale e del Corpo d'armata allo scopo ·di concentrarli: - ne.I settore d'attacco dove si sviluppa lo sforzo decisivo; - nelia difensiva, a protezione della zona vitale dell'area difesa. Per esempio, dovrebbe essere considerato normale che, per un attacco, un rr.ggimento di fanteria sia rinforzato da un battaglione di carri tolto ad una di visione impiegata in un'a zona poco accessibile ai carri con compiti sussidiari. Dovrebbe essere invece ecéezionale l'impiego della compagnia carri del battaglione esplorante, io quanto è razionale non logorare i reparti di questa unità per compiti diversi da quelli ad essa devoluti. ~t- - Come abbiamo detto, la difesa controcarri può considerarsi cos.tituita da un'azione fissa ed una mobile. Alla prima sono desri?ati i carri a casamatta, schitrandoli nei settori più delicati con adeguato scaglionamento in profondità; alla seconda sono destinati i carri a torretta mediante contrattacchi basati sulla massa, sulla sorpresa e sulla manovra.
5. - Il fatto che la difesa fissa sia affidata. ad un mezzo di fuoco corazzato non fa diminuire l'importanza del defiiamento e del mascheramento. Poichè i carri a casamatta hanno un settore di tiro limitato, lo schieramento di essi dev'essere basato sul reciproco appoggio. Inoltre, alla difesa vicina, sui .fianchi e alle spalle del carro a casamatta dc:ve concorrere la fanteria. : L'intervento del carro a casamatta deve tendere a colpire il carro nemic<i> al primo colpo. .
6. - La scelta della zona di difesa dev'essere fattà essenzialmente in base al criterio cli agevolare l'azione controcarrj. 7. - Niente di variato circa l'importanza dei campi minati. Le esigenze del contrattacco, che q>n l'assegnazione organica dei carri alle divisioni di fanteria vede aumentare le sue possil,ilìtà, influenzano maggiormente la dislocazione dei campi minati tattici e difensivi, l'andamento generale dei quali viene .fissato dal comandante della G. U.. La dislocazione dettagliata ai essi è definita dal comandante del battaglione carri in organico alla divisione e dal comandante del genio divisionale. La dislocazione dei campi minati protettivi è concretata dai comandanti delle compagnie carri dei reggimenti di fanteria in aderenza alla protezione dei dipendenti plotoni e in base alle direttive del comandante di reggimento e dt>i comandami di battaglione. 8. - La maggiore mobilità sul campo di battaglia del carro a casamatta rispetto al pezzo controcarri autotrainato consente un maggior impiego di postazioni multiple per sottrarsi all'offesa e postazioni sussidiarie per assolve::-t compiti eventuali. L'impiego di queste ultime dovrebbe consentire ru çon::entrare i carri a casamatta nel settort;. dove effettivamente si sviluppa l'attacco nemico, essendo un arore ritenere che uno schieramento controcarri statico possa respingere un attacco in massa di carri armati. '
9. - Anche per ciò che concerne il coordinamento nell'organizzazione dclla difesa controcarri l'esperienza di guerra ha dimostrato quanto sia sorpa'.)sato dalle esigenze delrazione di comando mod~rna ,il pdni;ipio ,dell:ac1:entramento. Anche in questo campo si è di.mostrata la uecessità di applicare il principio ·dell'economica ripartizione dei compiti e delle rispettive responsabilità. Al comandante del Corpo d'armata e della divisione spetta il compito di fissare le direttive per la difesa controcarri, stabilire l'andamento dei campi minati tattici e difensivi e dosare le forze controcarri; al comandante del batta~] ione, carri nell'àmbito divisionale e ai comandanti delle · compagnie carri a casamatta nell'àmbito dei reggimenti di fanteria compete la respoo,sabilità di coordinare lo schieramento controcarri, analogamente· a quanto si dimostrò conveniente nelle divisioni inglesi, nelle quali tale compito veniva assolto rispettivamente dal comandante del reggimento controcarri e dai comandanti dei gruppi assegnati ai reggimenti di fanteria. ro. - Tutte le armi che non hanno specifico compito controcarri devono assicurarsi ·le più ampie possibilità d'intervento in caso d'irruzione di forze coraz7,atf. nemiche.· / In tale categoria di armi vanno compresi i caru10ni s~nza rinculo, le ar'tiglieri~ e _gli obiçj d'assalto. Qaesti ultimi hanno il particolare compito di battere i carri nemici defilati con proietti a carica cava.
Nel piano controcarri, come è noto, vengono predisposti concentra.menu a m assa delle artiglierie da campagna, pesanti campali e pesanti. L'AZIONE CONTROCARRI NELLA DIFENSIVA.
Un reggimento di fanteria, che presidia un caposaldo in una zona percorribile da carri armati, di norma riceve in rinforzo una compagnia carri dd battaglione divisionale. D el nucleo cc R » (ricognizione) del comandante del reggimento di fanteria fanno parte il comandante della compagnia carri reggimentale e il comandante dell'unità carri ricevuta ir. rinforzo. Effettuata la ricognizione, il comandante det reggimento, sentito il parere dei predetti ufficiali, e tenuto conto' del piano controcarri divisionale, determina : - quali sono le direzioni di più probabile provenienza dei carri armati, definendo il grado di pericolosità di ognuna; - dove devono gravitare i mezzi controcarri della compagnia reggimentale e in che ordine bisogna predisporre Je" postazioni sussidiarie che devono consentire di far tempestivamente massa nella zona effc:ctiv~ente attaccata; - se occorrt tenere in riserva plotoni controcarri della compagnia reg· gimentale; - quali sono le basi di partenza e le direzìoni dei possibili contrattacchi da sferrare col concorso della compagnia èarri di rinforzo. Conosciuti tali elementi, il comandante della compagnia carri rcggimentù::: si reca all'appuntamento con i suoi nuclei cc O ~> (ordini) e assegna i compiti ai singoli ploto.ni. · I comandanti di questi ultimi raggiungono i comandanti dei battagiioni nei settori dei quali devono agire e, conosciuti gli elementi dell'organizzazione dilensiva, in base al terreno ed al compito 1·icevuto, concretano ed attuano lo schieramento controcarri. Il comandante ·aella compagnia reggimentale e successivamente il comandante del battaglione carri divisionale rivedono e possono far rettilicare lo schieramento. · In seguito vengono studiate e predisposte le postazioni sussidiarie, stab_ilendo gli itinerari per raggiungerle. In base alle direttive del comandante di reggimento, il piano di contrattacco immediato viene concretato nei particolari dal comandante cidl'uniL'1 di fanteria interessata (di norma un battaglione), dal rappresentante del comandante del reggimento di artiglieria a difesa del settore del reggimento di fanteria (dì norma un C(?,mandante di gruppo) e dal comandante della compagnia carri di rinforzo. Spesso nd cuntrattacco la fanteria ed i carri seguono differenti dtrettrici di avanzata. I carri devono tendere a cadere sul fianco delle unità contrattaccare.
Se è necessario attuare lo schieramento in ristretti limiti di tempo, previo uno studio sulla carta o una soi;i:imaria ricogniziq_ne, si assegnano subito i plotoni della compagnia carri reggimentale ai battaglioni. E' _possibile così concretare un primo schieramento controcarri, che in seguito sarà completato e perfezionato. · Allorchè si svela un attacco nemico con carri arm~ti, l'artiglieria terrestre, con interventi a massa, sviluppa il fuoco contro di essi. Definito approssimativamente il setto.re d'attacco, si cerca di far massa ::on i mezzi controcarri nel settore attaccato. In questa manovra il carro a casamatta~ con la sua mobilità, la forte corazzatura e la bassa sagoma, è particolarmente indicato. .Appena i carri giungono a brevissima distanza dai nostri capisaldi, tutti i mezzi (carri a casamatta, lanciabombe, obici d'assalto, cannoni senza rinculo) intervengono in azione, col criterio d1 realizzare tutti colpi in pieno. App.enaJ'attacco nemico ténde a spegnersi per logoramento o penètra in µn nostro caposaldo, occorre sviluppare il contrattacco immediato. Se quest'ultimo non riesce ed il nemico s'impadronisce di up.a nostra posizione, è nectssario organizzare un contrattacco piì1 consistente nell'àmbito divisionale o di Corpo d'armata. Quest'ultimo, per le forze che richiede, non può avere carattere d'immediatezza. Tuttavia, per Je predisposizioni prese, esso può essere sferrato in ragionevoli limiti di tempo. E' debito d'onore di tutti i comandi superiori assicurare a questo contrattacco l'appoggio della maggiore quantità possibile cli unità corazza.te, ritirandole dai settori non impegnati. L'azione ha caratteristiche analoghe all'attacco.
S~ nella zona di sicurezza si costituiscono posti di sbarramento, ad essi vengono assegnati carri a casamatta e anche obìci d'assalto. Questi mezzi possono <!Ssolvere (1 cc_:>mpito di ritardare' l'avanzata del nemico dalle maggi.ori alle minori distanze, per poi ripiegare nella posi7.,ione di resistenza. Nel combattimento temporeggiante, coppie di carri a torretta lanciati lungo· le rotabili possono ritardare notevolmente i movimènti del nemico,. ostacolando l'avanzata delle forze motocorazzate, mentre i carri a casamatta vengono impiegati sulté zone di .temporanea difesa, spinti arditamente in av,mti. Nella manovra in ripiegamento, alla retroguardia occorre sempre assegnare uo,ità carri a casa.w?tta per la difesa fosa e unità carri a torretta per la difesa mobile. Per la protezione deUe colonne in ripiegamento, s'impiegano i carri a tow::tta per il .fiancheggiamento e i carri a casamatta per la protezione diretta delle colonne.
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L'AZ!ONE CONTROcARRI NELL 0FFENS1V/\.
Durante l'avvicinamentoJ è normale che ad un reggimento di fanteria venga assegnata in rinforzo una compagnia carri a torretta: Essa è impiegata per azioni fiancheggianti e per sostenere l'azione dell'a·vanguardia. A quest'ultima - di norma costituita per una colonna reggimentale da un battaglione rinforzato - sono normalmente assegnati un plotone carri a casamatta e il plotone obici d'assalto. Il plotone obici è impiegato normalmente per appoggiare l'azione dell'avanguardia contro obiettivi terrestri ed eventualmente per compiti controcarn. Per una colonna reggimentale uno scaglionamento normale dei carri potrebbe essere il seguente : - in coda alla testa dell'avanguardia, due carri a casamatta e due obici d'assalto; - in testa al gross~ dell'avanguardia, tre c'.11'ri a casamatta e tre obici d'assalto; - in testa al gro'sso· della colonna, la compagnia carri a torretta, meno j plotoni eventualmente distaccati compiti .fiancheggiami; · - in coda al primo battaglione del grosso e in coda alla colonna reggi mentale, un plotone carri a casamatta.
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Per un attacco su terreno percorribile da carri armati, un reggimento di fanteria riceve di norma il rinforzo di un battaglione carri. Per un attacco effettuato da fanteria in cooperazione con carri armati, le forze, come t noto, vengono ripartite in tre scaglioni: - uno scaglione d'assalto, col compito di raggiungere al più presto l'obiettivo, mentre le reazioni di fuoco del nemico vengono neutralizzate dal fuoco dello scaglione successivo; - uno scaglione d'appoggio, che appoggia l'azione dello scaglione d'assalto. rastrella il nemico e consolida l'obiettivo; - una riserva, col compito di alimentare l'azione o parare eventuali contrattacchi. Se l'attacco comporta di dover attraversare campi minati noti, lo scaglitJne d'assalto è costituito di sola fanteria ed ha il compito di aprire i varchi nei campi minati. Se invece non vi sono campi minati (combattimento d'incontro, completamento e sfruttamento del successo), lo scaglione d'assalto è costituito di soli carri. Se infine vi è incertezza sulla esistenza e la dislocazione di campi minati, lo scaglione d'assalto è costituito d1 fanteria e carri. Lo scaglione d'appoggio e la riserva sono costituiti normalmente di fanteria e carri. Vediamo come !;impiego dei carri risolve anche il problema dell'azionç controcarri.
I Con.sideriamo un reggimen.tò di fanteria-, rinforzato da un battaglione carri, che attacca con due battaglioni di primo scaglione e uno di secondo scaglion~Se lo scagli011<: d'assalto è costituito di 90h carri o di carri e fanteria, s1 posso110 scaglionare le unità carri come segue: - con lo scaglione d'assalto, due compagnie carri a torretta; - con lo scaglione d'appoggio, una compagnia carri a casamatta (compreso il plotone obici d'assalto); . - io riserva, una compagnia carri a torretta. Se lo scaglione d'assalto è costituito di sola fanteria, Jo scaglionamento dei carri può essere il seguente : - con lo scaglione d'appoggio, due compagnie carri a torretta e una compagnia carri a casamatta; - çon la riserva, una compagnia carri a torretta. Vediamo come si assicura la difesa controcarri sulla base cli partenza. durante l'attacco e nel consolidamento. Qualunque sia la composizione degli scaglioni: a difesa ciella base di partenza vi devono essere schierati dei carri a casamatta per l'azione controcarri fissa, mentre per la difesa mobile può impiegarsi la compagnia carri a torretta dtstinata alla riserva. Prima dell'attacco, un preventivo studio dell'obiettivo (fotogr~e aeree, · osservazione terrestre ed aerea, carte topogra.fichè) consente di suddividere la zona dell'obiettivo in settori di difesa controcarri e di scegliere upa località per concentrarvi la riserva. Durante l'attacco, la difesa controcarri è così realizzata: · - scaglione: d'assalto : difesa con i propri mezzi e azione dello scagl_ione d'appoggio dalle postazioni fisse, nonchè eventuali reazioni di movimento della riserva; - scaglione d'appoggio: difesa con i propri mezzi td eventuale reazione di movimento della riserva. Giunti sull'obiettivo, sotto la protezione dei carri a torretta che assumono temporaneamente postazioni interrate, la fanteria. e i carri a casamatta attuano lo schieramento. La riserva serra sotto per parare tempestivamente eventuali contrattacchi. Attuato lo schieramento., le compagnie carri a torretta raggiungono la 1.ocàlità scelta per la riserva. Lo schieramento viene in seguito progressivamente perfezionato e rinfor,. .. zato con .ostacoli passivi. · : · ' In ogni fase dell'attacco devono essere pronti a concorrere alla difesa gli altri -mezzi controcarri Qanciabombe, cannoni senza rinculo, artiglierie). Le artiglierie terrestri, in caso di contrattacco nemico sferrato con carri armati, ' sviluppano. il loro fuoco a massa su di essi.
La divisione corazzata agisce in operazioni essenzialmente di movimento. La difesa controcarri è insita nell'azione dei carri medt a torretta che costituiscono l'ossatura della sua formazione. T uttavia l'azione dei carri mecli dev'essere sostenuta da carri pesanti a torretta con compito specifico controcarri. Le brigate alpine agiscono in terreni dove è da escludere l'impiego a massa di carri armati. E' da evitare l'impiego di brigate alpine in terreni dove possono agire divisioni di fanteri2. perchè il loro armamento, che è molto leggero, le mettel\~bbe in condizione d'inferiorità e provocherebbe il logoramentq di unità preziose e insostituibili nelle operazioni di alta montagna. Se per caus2. di forza maggiore s'impiegano brigate alpine in terreni accessibili ai carri armati, è necessario rinforzarle con reparti carri armati e con unità di artiglieria terrestre. Compito principale del reparto esplorante è, come è noto, l'esplorazione. Tale: compito è basato essenzialmente sul movimento. Negli scacchieri europei il movimento rapido di norma può essere effettuaio solo lungo le strade. In ogni caso a. queste sono legati gli auto~m:zzi a ruota. Il metodo più efficace per impedire o ritardare l'attività esplorati•,a terrestre è quello d~ lanciare lungo le strade forze corazzate col compito di sviluppre combattimenti temporeggianti. Nei terreni europei, spesso, per il reparto espiorante, il combatumento e l'unico mezzo per penetrare nel dispositivo nemico. Ma per superare rapidamente i combattimenti temporeggianti ingaggiati dal nemico occorre disporre di carri armati medì. L'impiego di questi ultimi nell'esplorazione è basato ~ulla massa, sulla sorpresa e sulla manovra. Tuttavia, occorre considerare che l'autoblindo nei nostri terreni è un mezzo poco adatto per assolvere i compiti devoluti alle pattuglie esploranti. Infatti, mentre in Libia o in Russia un'autoblinda può aggirare facilmente qualsiasi nucleo di resistenza nemica fisso o mobile perchè, essendo il terreno quasi sempre percorribile, consente a detto mezzo di sfruttare la sua elevata relocità di marcia, non altrettanto può asserirsi per i teatri di operazione dell'Europa occidentale. Perciò, nei nostri terreni, spesso le pattuglie dovTanno essere costituite dall'accoppiamento di carri armati med1 con carrette cingolate. Tali pattuglie offrono il vantaggio di poter manovrare fuori strada e poter aver ragione di piccole resistenze nemiche non aggirabili. Da quanto abbiamo detto appare chiaro che, anche per il reparto esplorante, l'assegnazione di una compagnia carri medt risolve contemporaneamente il problema dell'appoggio e della difesa controcarri.
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Quando il reparto esplorante è impiegato per l'occupazione preventiva Cli una località, riceve in rinforzo unità di fanteria autoportata e con essa d<>vr.'!bbe avere una compagnia carri a casamatta. ln tal caso il problema dell a difesa controcarri viene risolto analogamente a quanto esposto per la fanten:\. Gli altri compiti eventuali del reparto esplorante (collegamento tattic<> concorso al completamento del successo, protezione di un fianco,· protezion~ della rottura di contatto) confermano la necessità di dotarlo di una compagnia c:arri medi a torretta. L'AZIONE AEREA CONTROCARRI.
L'impiego delle forze aeree per l'azione controcarri rientra nelle compt:tenze dei comandi di G. U. e perciò ne facciamo solo un cenno. L'intervento delle forze ~eree è particolarmente efficace contro grandi masse di carri armati (divisioni corazzate). Tuttavia, il perfezionamento raggiunto dalla cooperazione aeroterrestre c:onsente l'intervento delle forze aeree per compiti controcarri anche nelle operazioni delle minori unità. Tale intervento, quando è possibile e tempesti"o, risulta sempre efficacissimo e spesso decisivo. CONCLUSIONE .
Alcuni ritengono che !'impiego dei nuovi mezzi controcarri abbia segnato il tramonto del carro armato. Noi pensiamo che il giudizio sia eccessivo. Tuttavia, è indiscutibile che il carro armato ha perduto il suo predominio sul campo di battaglia dimostrato all'inizio della seconda guerra mondiale. Anche per esso il ciclo si è concluso ed i mezzi ed i metodi della difesa hanno ristabilito l'equilibrio con i mezzi ed i metodi dell 'attacco. Nella lotta corazzata l'arbitro del successo è tornato ad essere 1 uomo col suo valore e col suo ingegno.
L'UNIFICAZIONE DELL'ARMAMENTO E DELLE REOOLAMENT AZIONI DEGLI ESERCITI DELLA COMUNITÀ ATLANTICA Magg. ti' ari. Audrea Cucino
L'autore del presente articolo espone idee del tutto personali. ( ·. d. R.). Senza tema di esagerare, si può asserire che le decisioni adottate nell'ultima sessione del Consiglio Atlantico hanno un significato storico. La creazione della « struttura militare integrata » rappresenta il superamento dell'esercito nazionale. Ogni organismo militare tra<: la 5Ua essenza da vitali forze }X)litiche sociali. L'evoluzione storica registra il su pnamrnto dello stato nazionale che, nato con la rivoluzione francese, affermatosi come organismo politico reso vitale dalla conquista etica del principio di nazionalità, si esaspera pai nello stato nazionalista e imperialista e, e5aurendosi nella drammatica lotta dei due conflitti mondiali, crea le premesse per l'affermazione di nuove. forze politiche sociali. Attualmente l'esercito nazionale è minato nella sua essenza dalla crisi fKllitica dello stato nazionale e nella sua esistenza dalle onerose esigenze della tecnica militare moderna. Infatti, oggi sarebbe un assurdo approntare un esercito non dotato di mezzi moderni pcrchè esso risulterebbe dannoso al bilancio in pace e<l inutile alla difesa in g uerra. I mezzi moderni, se non sono approntati con grandiose produzioni in serie, raggiungono prezzi unitari proibitivi. Perciò solo ncll'àmbito <li una comunità di Stati è possibile approntare eserciti adeguatamente arm::iti. Questa evoluzione storica ha consentito al Consiglio Atlantico di decidere senza rilevanti contrasti politici - e quindi rapidamente - la costitLlzione del comando unico e l'unificazione dell'armamento e delle regolamentazioni. Ciò premesso, poniamoci il quesito : come si potrà giungere :il l'unificazione dell 'armamento e delle regolamentazioni negli eserciti della Comunità Atlantica? Detti eserciti vantano secolari esperienze e hanno stati maggiori di prim'ordine. Esaminando, quindi, il problema da un punto di vi. ta esclusiva-
mente tecnico, sembrerebbe logico che i prototipi dei materiali e soprattutto la regolamentazione unificata fossero il frutto di vagli comparativi affidati a commissioni composte con rappresentanti di tutti gli eserciti. · Una tale soluzione molto probabilmente incontrerebbe larghi consensi. Sembra la più conveniente e non toccherebbe eventuali suscettibilità nazionali. Ma, esam.inata più a fondo, essa rivela notevoli difficoltà Ji attuazione. Note esigenze politiche impongono che l'unificazione sia realizzata rapidamente. Orbene, è evidente che, per esempio, la commissione incaricata di definire l'unificazione dell'armamento e dei metodi tattico-addtstrativi per la fanteria, dovendo esaminare ttllte le armi e le regolamentazioni delle fanterie degli eserciti atlantici cd effettuare approfonditi vagli sperimentali, avrebbe bisogno di un periodo di tempo di parecchi mesi. Poi occorrerebbe orgaruzzare la produzione in serie delle armi scelte, preparare gli istruttori, i regolamenti, ecc.. Bastano questi cenni per convincersi che la soluzione in q uestione non è conveniente. Un'altra soluzione possibile è quella di procedere per gradi. Innanzi tutto unificare l'armamento, scegliendo come prototipi le armi americane, per le quali è già in atto unn vast:l produzione in serie, da aumentare e inte, gr;in.; ron l'utilizzazione delk possiliilit~ industriali dei paesi europei; approntare le unità con tale armamento e con le regolamentazioni dei singoli eserciti; procedere, quindi, alla progressiva unificazione dei metodi e degli altri mezzi. L a tecnica militare moderna è caratterizzata da un'organizzazione capillare nella quale vi è, tra mezzi e metodi, una perfetta corrispondenza ottenuta attraverso jl vaglio di approfonditi esami sperimentai i di pace e di guer ra. L'efficienza di Wla unità non organizzata sulla base di una perfetta sintonia tra mezzi e metodi sarebbe compromessa. Pertanto, questa soluzione, che nella progressività vanta una indiscutibile caratteristica positiva, comporta la rinuncia ad approntare fin dall'inizio unità aventi la massima efficienza. A questo proposito, è bene ricordare una significativa esperienza. Nd corso della costituzione dei Gruppi di combattimento, in alcuni reggimenti di :irtiglieri::i, con l'intcndinwnto di accekrarc l'approntamento, si tentò di impiegare il materiale ingbc con i metodi it.1liani. Ci si trovò ben presto <.!inanzi :i problemi di non rapid;1 solt17.ione, mentre adottando integralmente mezzi e metodi inglesi l'approntamento si realizzò in un tempo molto pit1 brev~ del previsto (3 mesi). Sembra, quindi, ragionevole ritenere che l'unifìcazione <lcll'armamcnto e delle regolamentazioni debba essere realizzata adottando mezzi e metodi americani. Le unità da montagna dovrebbero, invece, essere approntate con mezzi e metodi jtaliani sia per utilizzare la preziosa esperiemr.a che vantano i nostri alpini, sia pcrchè, prcvedihilmcnte, il nostro esercito fornir?\ il maggior contingente ùi unit;1 <l,1 montagna.
Quest'ultima soluzione offre gli i~estimabili vantaggi di essere di rapida attuazione, di sfruttare una produzione in serie degli armamenti già in atto, nonchè di utilizzare l'unificazione in corso di realizzazione tra Americani e
Inglesi. · Essa richiede l'aggiornamento della preparazione di quasi tutti i quadri degli eserciti europei. Ma tale problema non presenta serje difficoltà purchè si proceda per successive formazioni di istruttori dall'alto verso il basw- delle gerarchie. Inoltre, la regolamentazione americana non è dd tutto ima novità per le gerarchie degli eserciti europei. Es:.iminiamo ora le obiezioni che si possono muovere alla soluzione in questione. Finita la guerra, tutti gli stati maggiori, vagliando le esperienze tratte dalle operazioni e le possibilità prospettate dalla comparsa dei nuovi mezzi bellici, hanno alacremente lavorato per definire una regolamentazione aggiornata. Tali regolamentazioni, pur inserendosi nella linea evolutiva comune a tutte le più progredite dottrine militari, sono state concretate sulla base di tradizionali concezioni nazionali . Nel momento in cui tali regolamentazioni e l'aggiornamento della preparazione dei quadri effettuato in base ad esse vanno completandosi, la prospettiva di ricominciare daccapo non può certamente destare entusiasmi. Ma questi non sono tempi per indulgere alla nostalgia del pa5sato o di fermarsi dinnanzi a pur comprensibili reazioni psicologiche. Le esigenze della politica - che impronta ed anima tutti i problemi militari - richiedono rapide realizzazioni. Nel prossimo I1.1turo, nella Comunità Atlantica, il prestigio di vari eserciti non dipenderà dall'originalità della dottrina con la quale ognuno di essi si presenterà al vaglio dell'unificazione, ma dalla capacità dei singoli apparati politico-militari ad approntare rapidamente divisioni di elevata efficienza. Per altro, dopo l'unificazione iniziale, tutti potranno e dovnnno collaborare al perfezionamento dei mezzi e dei metodi comuni Si obietterà che non si può adottare la regolamentazione americana in organismi militari di popoli che hanno una mentalità diversa da quella americana. Questa obiezione, che ha qualche fondamento di verità, non può essere accettata con quell'assolutismo con il quale viene da molti avanzata, altrimenti si mette in dubbio la possibilità di risolvere il problema _dell'unificazione. Che forse i Polacchi, i Francesi, gli ln<liani, ecc. hanno la stessa mentalità degli Anglosassoni? E, nell'ultimo conflitto, non hanno essi combattuto ottimamente adottando mezzi e metodi Anglosassoni? Del resto, l'adozione di una qualsiasi regolamentazione u.oificata non impedirà piccoli adattamenti nei singoli eserciti. Ma si tratterà di questioni dj dettaglio purchè venga bandita la mentalità di formulare avventati giudizi su mezzi e metodi non sufficientemente sperimentati.
86 Molti obietteranno che, per esempio, il nostro terreno - prevalentemente montano - sconsiglia l'adozione integrale di mezzi e metodi americani. E' un'obiezione va lida, ma anch'essa va accolta con molte limitazioni, pcrchè è chiaro che non bisogna confondere k zone nelle quali normalmente svolgiamo le esercitazioni con i possibili teatri di operazione. Infatti, pur facendo astrazione dalle convenzioni politico-militari che prevedono un impiego unitario delle forze armate atlantiche, per cui non vi saranno rigide limitazioni spaziali nell'impiego dei vari eserciti c'è da osservare che, nello scacchicn: operativo cornprcn<lentc la nostra penisola, qualsiasi asse di gravitazione di sforzi <li un eventuale aggr.c sorc tenderà certamente verso la pianura padana, unica area che permetta di ingaggiare una battaglia deci siva e consenta di raggiungere obiettivi strategici di grande importanza. L'obiezione può solo suggerire la convenienza di approntare un adeguato numero di G. U. alpine. Tutti gli c.erciti Jdla Comunità Atlantica vantano antiche e gloriose tradizioni, che, com'è noto, sui campi di battagli;i si estrinsecano in forze morali. L'unificazione non è ili contrasto con la possibilità di conservare e alimentare tali tradizioni. Ma queste v:inno perpetuate nd campo applicativo, non nelle astratte concezioni, nella sost:mza non nel vuoto formalismo, guardando avanti 'lon indietro.
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LA MANOVRA INTEGRALE E LE PROVE DI EFFICIENZA DELLE ARTIGLIERIE Magg. d'art. Andrea Cucino
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E' ormai generalmente accettato il concetto che, nelle aree delle battaglie decisive, il successo è fondamentalmente legato alla possibilità e alla capacità d'ingaggiare e condurre i combattimenti con l'appoggio dì ingenti masse di artiglierie. Questo dato di fatto, frutto di vagliata esperienza di guerra, ha determinato la necessità di costituire G. U. di artiglieria. E su questa necessità nessuno discute. Il problema non è più di convenienza ma di possibilità. La risoluzione di esso, per cause di forza maggiore, può essere differita, ma non evitata. Fa d'uofX> chiedersi: il concentramento delle masse di artiglÌlerie necessarie per condurre i combattimenti nelle aree delle battaglie decisive può realizzarsi manovrando soltanto le G. U. di artiglie1ia? A nostro avviso la rispasta non può essere che negativa. Infatti, in offensiva, considerando una densità lineare normale per tali combattimenti di un pezzo ogni 4 metn, si deduce che, per ogni chilometro di fronte, occorrono oltre 10 reggimenti, cioè un complesso di unità equivalente a circa due divisioni di artiglieria, essendo logico ritenere che una tale G. U. non possa avere piu di 4-6 reggimenti. E' chiaro che nessun esercito può disporre di un numero di G. U. di artiglieria quale si prospetta dal calcolo accennato. Riteniamo, quindi, che i concentramenti in questione vadano realizzati, oltre che con la manovra delle G. U. di artiglieria, con la spregiudicata applicazione di questo concetto: sui campi di battaglia nessun vincolo organico dev'essere una remora all'integrale manovra di tutte le artiglierie. Concetto questo che, sposando alle possibilità di manovra delle moderne artiglierie il dinamismo di un ardito criterio d'impiego, tende a grandiose applicazioni del principio dell'economia . Così, per esempio, se un'armata schierata su un fronte di roo chilometri, deve sviluppare un'azione di sfondamento in un settore d'attacco di 20 km., è da considerare normale che quasi tutte le artiglierie comunque esistenti nell'àmbito dell'armata vengano temrx:>raneamente concentrate per appoggiare l'azione di sfondamento.
L'esempio citato è meramente esplicativo, perchè ovviamente tali manovre possono essere realizzate tanto nel settore di un corpo d'armata per un'azione a raggio limitato, quanto nello scacchiere di un gruppo d'armate per un'azione strategica. La rapidiià con la quale le moderne artiglierie consentono di realizzare tali manovre inquadra implicitamente queste ultime nel concetto di sicurezza. La manovra delle artiglierie va vista non solo nell'azione offensiva, ma altresì in quella difensiva. Infatti, un'area di.fesa, per quanto consistente possa essere per numero e solidità di capisaldi di fanteria, è destinata ad essere soffocata nelle sue possibilità di reazione di fuoco e di movimento se, investita da un dispositivo d'attacco appoggiato da un ingente volume di fuoco, non può contare su una quaru.ità di artiglierie capace di stabilire un ragionevole rapporto di fuoco tra attacco e &fesa. · Ci si può chiedere: è possibile realizzare tali manovre in difensiva? A nostro avviso, si può rispondere affermativamente. Infatti, se è vero che, per realizzare tali manovre, l'attaccante si vale del vantaggio dell 'i.niziativa, è altrettanto vero che il difensore può contare sul vantaggio dell'attesa concessagli dal tempo necessario all'avversario per organizzare l'azione e per penetrare e sull'impossibilità per l'attaccante di tenere completamente segreti i suoi preparativi. La necessità di attuare anche nella difensiva tali manovre risulta maggiormente ove si consideri che nella difesa moderna le artiglierie, oltre a funzionare da sorgenti di fuoco manovrato, esplicano l'importante compito di dare profondità alle aree difensive. E su questo argomento ci sia consentito uria breve digressione. Alcuni ritengono che il potere d'arresto di un caposaldo di artiglieria sia molto limitato. C'è persino chi sostiene che, in un'area difesa, caduti i capisaldi di fanteria e fallita la reazione di movimento, non resti da fare altro che tentare di ripiegare le artiglierie. Concezione questa che of&e la poco consolante prospettiva di rinunciare ad ogni ulteriore resistenza e di perdere quasi certamente tutte le artiglierie. Com'è.noto, il pezzo di artiglieria, nei tiri alle distanze ravvicinate eseguiti a puntamento diretto, ha un grande effetto materiale e soprattutto morale. Su tale effetto è basato il criterio seguito dai Russi in attacco d'impiegare notevoli aliquote di artiglieria per tiri a punta.mento diretto. Lo stesso criterio viene implicitamente applicato dagli Americani che hanno largamente dotato la loro fanteria di pezzi s. r. i quali sono senza dubbio mezzi più economici delle normali artiglierie per effettuare tiri a puntamento diretto. Anche nel combattimento difensivo ravvicinato il pezzo di artiglieria specie se montato su affusto semovente - è u:i mezzo di grande efficacia sia contro i mezzi corazzati, in quanto tutte le artiglierie .dispongono di proietti controcarri, sia contro fanteria. Se alla potenza dei pezzi si aggiunge la possibilità di fuoco dei 20-25 fu-
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cili mitragljatori ed altrettanti bazooka di cui dispone un reggimento e soprattutto l'elevato spfrito combattivo che tradizionalmente gli artiglieri dimostrano ne1 combattimenti ravvicinati, si deduce che un caposaldo d'artiglieria - adeguatamente protetto da campi min:iti - ha un notevole potere d'arresto. In questo campo disponiamo di significativi dati sperimentali. Per esempio, esaminando il ciclo operativo svolto dal C.S.I.R. e dall' A.R.M.I.R. si nota che non pochi furono gli attacchi fermati dalle artiglierie. Si può obiettare che, pur ammessa l'efficacia dei mezzi, resta sempre la debolezza inerente alla scelta di un terreno fatta in relazione alle esigenze dell'impiego del fuoco manovrato e non a quelle della difesa vicina. Questa obiezione era importante quando le artiglierie da ,campagna erano costituite, per la maggiore parte, da cannoni aventi gittate massime di 7-8 km. e anche alcwii obici dell'artiglieria pesante campale avevano gittate analoghe. Allora le zone di schieramento erano vincolate. Invece, con le possibilità di tiro offerte dalle moderne artiglierie, la zona che consente di assolvere il compito è sempre notevolmente vasta ed è quindi quasi sempre possibile trovare posizioni favorevoli per investirvi i capisaldi d'artiglieria. La prima guerra mondiale, col suo prevalente carattere di staticità, aveva reso d'importanza preminente i problemi inerenti all'organizzazione e alla esecuzione del tiro. L'esperienza di quel conflitto, non sottoposta all'incessante vaglio di una revisione critica formulata in sintonia con J'adozione dei nuovi mezzi e dei nuovi metodi, stabilizzò gli indirizzi tattici, tecnici ed addestrativi in una visione unilaterale dei problemi inerenti all'impiego delle artiglierie. Gli studi e l'addestramento furono prevalentemente orientati alla risoluzione dei problemi relativi all'organizzazione e all'esecuzione del tiro, arenandosi a volte in uno sterile bizàntinismo tecnico. Con questo non si vuol negare l'importanza dei problemi del tiro. Vogliamo solo asserire che essi non vanno considerati come i principali e quasi unici problemi che riguardano le artiglierie, specie dopo la standardizzazione e la semplificazione dei procedimenti tecnici. L'impiego delle artiglierie è oggi problema di ampi movimenti, di rapida entrata in azione, di efficace cooperazione, soprattutto di razionale compilazione dei piani di fuoco. Gli orientamenti da noi finora affermatisi sono, a nostro avviso, per la maggior parte aderenti alle esigenze della guerra moderna. Per altro, attuaJmente, esistono dati sperimentali sufficientemente vagliati per ampliare il campo dei nostri orientamenti e tradurli in una moderna regolamentazione. Senonchè, la tattica è soprattutto scienza ed arte applicative. A nulla vale avere una moderna regolamentazione, se questa non viene razionalmente applicata. Quindi, con l'evolvere dei metodi tattici, occorre adeguare ad essi gli indirizzi addestrativi. 3. - Riv. I
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La manovra integraJe delle artiglierie richiede innanzi tutto comandanti e stati maggiori preparati a risolvere i complessi problemi tattici e logistici che essa comporta. Pertanto, in sede di esercitazione coi quadri, dovrebbero spesso essere trattati casi concreti aventi lo scopo di esaminare, per esempio, attacchi di colonne o di divisioni appoggiate da alcune decine di reggimenti di artiglieria. La riuscita o meno di un'azione dipende in misura notevole dalla bontà · del piano di fuoco. Ciò significa che, ndla risoluzione dei casi concreti, è un errore trattar:e l'argomento dei piani di fuoco come un elemento quasi accessorio. Oggi tutti hanno abbandonato quegli elementari procedimenti che riducevano la compilazione di un piano di fuoco a poco più di un esercizio... di enigmistica; tuttavia occorre tuttora combattere la tendenza a coprire con l'ingegnosità della soluzione grafico-sinottica l'empirismo dell'impostazione concettuale. La compilazione di un piano di fuoco è innanzi tutto problema squisitamente tattico e quindi va intimamente connesso col problema operativo. Anzi le deduzioni relative al piano di fuoco, tratte dall'esame dei termini del problema., devono avere normalmente un'influenza preponderante sulla salta della soluzione operativa, se vogliamo dare un significato concreto all'asserzione che oggi il campo di battaglia è dominrrc:i dal fuoco. E ciò chiarisce perchè, contrariamente a quanto deducono alcuni da sommari esami di regolamenta;àoni estere, spesso non esattamente tradotte e quasi sempre non assimilate in base a dirette esperi.en:te, la cooperazione tra fante ed artigliere evolve verso vere e proprie forme associative, staccandosi da quella sterile concezione che la vede realizzata in una dipendenza trà il tattico che ordina e il tecnico che esegue.
Del resto questa linea evolutiva è comune a tutti i campi della vita moderna, nella quale è netta la tendenza a sostituire al capo unico un collegio di membri corresponsabili. Per ciò che concerne 1'Arma possiamo essere soddisfatti degli indirizzi affermatisi nel campo dell'addestramento individuale, senza con ciò voler escludere che progressi si possano e si debbano realizzare. Sembra, invece, che i metodi seguiti nell'addestramento di reparto debbano essere adattati alle nuove necessità di preparare unità di artiglieria con elevate capacità manovriere. E' vero che la deficienza di mezzi, specie di trasport<?, determina serie difficoltà in guesto campo; tuttavia è innegabile che l'addestramento di reparto è influenzato non sempre positivamente dalla ... preoccupazione della scuola di tiro, e la preparazione della scuola di tiro è improntata dall'assillo del... « bel tiro». Tutto ciò fa passare in seconda linea i problemi inerenti al movimento, allo schieramento attuato con l'adozione degli ordini fissi in combattimento, alla rapida attuazione dell'organizzazione del fuoco, agli sbalzi in avanti, ecc. Sono noti i moventi psicologici che determinano il persistere
di quest'indirizzo addestrativo. Il problema, a nostro parere, non va affrontato con platoniche raccomandazioni o con sterili circolari. Nè fa d'uopo ergersi a ... giudici severi, perchè la tendenza a preoccuparsi eccessivamente del giudizio di chi assiste al tiro è un fenomeno umano che si manifesta in tutti gli eserciti. Occorre, a nostro avviso, adottare un metodo addestrativo che tenda automaticamente a far svolgere le esercitazioni in un ambiente aderente alla realtà della guerra. Il metodo che a noi sembra più adatto allo scopo è l'istituzione delle frove di efficienza delle unità di artiglieria. Dopo un primo ciclo di esercitazioni di tiro a proietto, ogni reggimento dovrebbe effettuare un tiro reggimentale in un poligono diverso da quello in cui ·esegue la scuola di tiro. Il tiro dovrebbe essere organizzato e diretto dal comandante le artiglierie divisionali. Il reggimento dovrebbe ricevere l'ordine di movimento alla sera del giorno precedente al tiro, effettuare il movimento durante la notte, ricevere all'alba l'ordine di entrare in azione, attuare lo schieramento adottando gli ordini .fissi in combattimento e quindi effettuare il tiro. L'esercitazione si dovrehhe conclurìere con lo sbalzo in avanti e un esercizio di tiro di ciascun gruppo. Analogamente dovrebbe essère effettuato un tiro divisionale organizzato e diretto dal comandante l'artiglieria del Corniliter competente. Infine, appena le disponibilità <li bilancio e la situazione deì mezzi lo consentiranno, ogni anno dovrebbe essere effettuata un'esercitazione a fuoco con le unità d'artiglieria di più divisioni alla quale dovrebbero partecipare tutti i reggimenti che si trovano e! ragionevole distanza (100-150 km.) dal poligono prescelto. Le unità d'artiglieria partecipanti dovrebbero essere designate all'ultimo momento. L'esercitazione dovrebbe essere diretta dall'Ispettore dell'Arma, il quale - in pace e in guerra_, dovrebbe assumere vera e propt-ia funzione di comando di tutte le artiglierie. Una notevole esperienza in materia ci consente di asserire che l'istituzione delle frove di efficienza impronterebbe tutto il ciclo dell'addestramento di reparto e i risultati dimostrerebbero che il « bel tiro» non è necessariamente condizionato dalla disponibilità di un poligono «addomesticato)>. Il metodo è fecondo di risultati perchè suscita in ogni comandante un interesse vivo ed operante affìnchè i dipendenti reparti svolgano le esercitazioni in un ambiente aderente alla realtà <lella guerra. Infatti, in seguito, il complesso di quei reparti dovrà svolgere, sotto il suo comando, le esercitazioni di ordine superiore in un ambiente analogo. Per esempio, in un ciclo addestrativo di alcuni anni addietro, il 35° rgt. art. « Friuli ))' adottando questi metodi, aveva raggiunto un tale grado di addestramento che i gruppi, dopo un preavviso di movimento, ricevevano, per radio, nelle rispetti.ve sedi, gli ordini per l'entrata in azione (traccia degli ordini fissi in combattimento). Il poligono distava circa 16-20 km. In circa
30 minuti i nuclei O e R raggiungevano le localitĂ e, dopo 60-90 minuti, il reggimento effettuava giĂ concentramenti di fuoco osservato. E possiamo assicurare che non solo nessuno conosceva preventivamente la linea di tiro, ma nessuno si preoccupava di conoscerla, in quanto in questo segreto era la maggiore fonte di soddisfazione per tutti i quadri.
In conclusione, la mobilitĂ posseduta dalle moderne artiglierie consente grandiosi manovre che esaltano il rendimento di es'se. Tali manovre non s'improvvisano: richiedono comandanti arditi, stati maggiori preparati, regolamentazioni moderne e razionali metodi addestrativi.
UN PROBLEMA CHE S' IMPONE: IL POTENZIAMENTO DELL' ARTIGLIERIA Magg. d' nrt. Andrea Cucino
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Oggi il campo di battaglia è dominato dal fuoco. Su questa ed analoghe espressioni tutti concordano. Senoochè, e;se, prese in se· stesse, non hanno alcun valore concre• , : sono delle astrazioni. Da quando è sorta l'arma da fuoco in quasi tutte k dottrine di tutti gli eserciti troviamo frasi simili: << senza fuoco non si avat • za ,,, « l'attacco è fuoco che avanza; la J1&:sa è fuoco che arresta», ecc .. Per definire qual'è il v:,1Ion: concreto che una dottrina effettivamente dà o che dovrebbe <lare a tali e pressioni bisogna, per esempio, chiedersi: - che dosatura di fuoco d'artiglieria è prevista ed effettivamente r lizzabile per un battagliqnc in attacco contro una posizione di media con 1stenza? - in relazione alle dosature di fuoco d'artiglieria previste in attacco dalla dottrina dei prevedibili avver-.1ri, entro quali limiti d'inferiorità s1 n , tiene di poter condurre una difesa ad oltranza nell'area di una battagli decisiva? Per concretare il valore che do rebbe avere - a nostro avviso - l'esprc sione cc oggi il campo di battaglia è dominato dal fuoco >1, poniamoci i duH citati quesiti. Innanzi tutto, però, occorre sgomberare il campo dell"impiego del fuo da alctme illusioni, sulle quali l'esperienza della ;;econda guerra mondi :-k si è chiaramente esprcs a, ma che tuttora alimentano in molti quadri un p<"ricoloso ganbaldinismo. La prima è 11uclla che potrebbe ddinir~i l'illusinne della persistenza del/' effetto di neutralizzazione su e/e.menti difensivi attivi protetti. In verit ~ tale effe.tto di neutralizzazione:, essendo basato più su fattori morali che materiali, sfugge alla p<>ssibilità di essere valutato con dati sperimentali. A noi sembra che l'espei:ienza abbia chiaramente dimostrato che, in at tacco, la per;istenza dell'effetto di neutralizzazione su un obiettivo va a. si curata con un fuoco meno intenso dì quello necessario per ottenere l'inizia! neutralizzazione, ma elle si sviluppi con continuità per tutto il tempo in ,·u, quell'obiettivo può arrecare danno al nostro dispositivo d'attacco. Le conseguenze dell'accettazione o meno di questo criterio sono di fon damenmle impartan:t.a, Se, per e.empio, in una determinata fase del com-
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bammento, 11 nostro c.11~posit1vo può ricevcrt l offc:,.i da due centri di rc.:s1stenza, è chiaro che: __. accettando tl criterio in questione occorre avere due unùà di fuoco per bjttere contemporaneamente i due centri di resistenza; - facendo credito alla persistenza dell'efietto di neutraLizzazione basta à \'Crc una sola unità e battere alternativamente i due centri cli resistenn. Un'altra illu sione è- qucllJ di ritenere possibile individuare con preri sione gli clementi della si~trmazionc difensiva nemica in modo da .:onccntrare il fuoco sugli obiettivi cffettJvamcntc attivi. Le difficoltà dì tale individuazione hanno suggerito in quasi tutti gli eserciti l'a<lozione dell'appoggio con sbarramento di fuoco mohile. Tale metodo d'appoggio non va scartato troppo frettolosamente, senza avere esaminato a fondo se esso non sia, in determinate situazioni, una necessità invece: che un lu.sso comcutito solo ai cosiddetti eserciti ricchi. Noi siamo ce...--ti dv in avvenire, esso sarà inserito anche nella nostra regolamentazione: in t,!l modo se l'esperienza di un eventuak conflitto dimostrasse che esso nòn è con· veniente, nessuno ci obbl1gherchbc ad odott:1rlo: se. invece, in determin.,ttc situazioni, si dimostrasse necessario. non saremmo messi dinanzi all'al ternativa o di rinunciarvi o <li applicarlo con procedimenti improvvisati. Ma, a parte questo,metndo d'appoggio che batte il terreno indiscriminatamente. anche il metodo per concentramenti non può proporsi lo sccipo di concentrare il fuoco su elementi attivi e~attamente individuati. Sembra p1Ì' aderente alla realtà consirler.rre che difficilmente si riuscirà, per esempio, ad individuare con precisione i centri <li fuoco esistenti io un centro di resistenza. Verosimilmente si riuscirà a individuare la zona approssimativa del centro d1 resistenza e quindi, per ncutraliznrc i centri di fuoco in esso esistenti, o,corred. battere tutta l'arca del centro di resistenza. Conseguenze? Per im·c: surc con fuoco dficace qu,tttrn centri di fuoco di un centro di resistenza individuati con precisione po~sono ritenersi sufficienti i concentramenti ,!1 quattro batterie da campagna (calibro fino al 105 compreso). Per investir1.: con fuoco efficace tolta la zona del centro di resistenza - che ha un'este1 sionc di circa tre ettari - occorre un concentramento di almeno due re1;g-menti d1 24 pezzi da campagna. Pur ponendosi nella reafotirn concezione di poter individuare solo « .. zona l' gli elementi attivi della sistemazione di fensiva avversaria, non si pw'> certo presumere d'in<ll\ 1Juart tutte le zone attive. Ecco che l'esp<"nenza ha impc~to h nectssità di sviluppare una ver:i e propria tecnfra per ~lefinire gli obiettivi presunti, tecnica basata sull'esarm del terreno, :;ullo stud1u della fotografia, sulla conoscenza della regolamc1 tazione nemica. ccc.. Gli obiettivi presunti comrortano ovviamente un aumento del totale dt·· gli obiettivi rispetto a quello che si avrebbe se noi riuscissimo a individuare completamentt gli ckmcnti att1v1 della sistemazione difensiva nemica.
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L n altra cau$.1 eh dLtermma un aume1 u Jd totale degli obiettivi t' 1 largo unpjego delle postazioni finte e smsid1,mc. Per esempio, Ja dati da noi raccolti durante la guerra cli liberaziont:, è risultato d1c 1 Tede~chi, pt'r 0~11i unità mortai, avevano ;n mccha tre differenti postazioni. Questa magg1or,11.iom· del totalt: ckgli obiettivi mfluisce nel detern1inare la dosatura di (uo.:o: C,0loro che ancor.i cn.:dunu nelle .1mpie po~sibilità appI1caL1ve del iuuc•1 w1luppato a ragio11 \'Cduta ri~pondcranno negativamente. Essi ohiettcrann.:> cht: ~e. per escmp!o, dobbiamo att.1cc,1rc un tkmenw della sistcm:iz.1one difensi\a ntm1,.1 pn:s1<liato da uo·unità. i:hc può costituire dieci ccntn di r..~; stcnza de1 quaJi ne abb1:11no ind1V1cluali sette e ritt:niamo che I rimanent i siano dislocati in tre (ki sei obit.tti , 1 presunti da noi definiti, al momento <lei !"attacco in effetti si s,eleranno. :,0)0 dice• centri di resistenza e quindi la dosatura del fuow va commisurata :t dit>ci e non a treJici obiettivi. Il ragionamento m teoria è i11ecccribilc. Senonchè coloro che lo :,ostc:ng<m0, inseguendo la seducente pro~pettiva della guerra ... J<l econon11:i, non ~1 accorgono di inJulgerc alle non m .1 troppo biasimate astr,tzioni. Per m:wtcncrs1 aderenti alla realtà <lel combattunento basta poni alcuni intcrr<>gati\'i. In una deprecabile guerra futur. non sarà per ca:,o norm.1le l'attacco notturno? E anche se si attacched di giorno. si vedrà ll1(lrto C\111 il largo uso - per non citare l'abuso delle nebbie? E, ammc~~o ..:he iJ campo di osserrnzione sia libero, siam<> certi che .illorchc tutte:: le 1rm1 del\ 'offesa e Jella difesa t:ntrano in Jzton<' Jr polcr individuare la singola pi·sta7.ionc o il singolo centro di fuow ;: Non ci ha in,cgnato re~pu1t:nz;i :ht: ciò è J1(fic1lissimo e che, di norma. si ncscc solo a i11cliY1duare ,ettari di provenienza d1 più intensa offc::sJ per cui la 1ea1.ionc si dC\c sYiluppare in tali settori battendo tutti gli obiettivi noti e pn:su" ~1 ? .M~ non basta. Oggi la pot t I!7 1 ddk .1rmi da fuoco è tale da p,:rmetterc al cl1fensort: di cfotruggcrc rapidamente l'attaccante che è costretto a scoprir~i. Questo incontestabile dato di fallo è spesso - troppo spesso - duncnticato. F ùo invece impone ur?:l evidentissima norma nell'impiego del ( u<Xc
d'attacco. Que.rto deve tendae a che il fuoco ./1 difesa non solo non si sviluppi ma neppure si manife5/Ì. li fuoco d'.tltact 7 du 'es ,ere aggressivo; deve svilupparsi d'iniziatwa, 11011 per re11zione. Non possiamo sottoporre /'att,1,·co al logorante procedimento di "11 di spositivo che fa .-velare il difen,orc. ,; ferma, lo individua, lo neutralizz" r prosegue pere/tè l'e,peric,1::11 /,,, c111arame11te dimostrato che attacco fermo sig11ific,1 att,1cco ft1!lito. L'attacco moderno r h,•iuto rn!la continuità del movimento percl,ì: per guwgcre presto iltll'obrettivo non ;_. 11ecess,1no correre : basta non fermar.-i. E la continuitii de! moci111e 11to ;. cond,zionata dalla continuità di un fr.,oco
s1 1olgentesi d'inizwtiva nt tr,tti y,li obiettivi noti e presunti e per reaz ione solo ..-u quei pochi elementi cl,(. sfuggrJ110 111/'cff,tto paralizzatore di questa pioggia di aggressivi ma;,/i protettivi, che si sposta/JO ÌII si11to11ia co/ mo11Ì1ne11tO dei/a fanteria_. \ , ., .
Qu111<l1, m attacco, la dosatura di fuoco per un urnta d1 fanteria va prcl'entjvata considerando un numero di obiettivi superiore a quelli effettivamente esistenti nell'elemento difensivo che di norma viene assegnato :1 dett:i unità come obiettivo d'attaccn.
Sulla base dei precedc11ti criteri ccrchi:imo, :1 $Copo brg:1111e11t<: <1 rientativo, Ji dehnirc la dosatura di artiglicric 11cce~~:1rie per l'appoggio, l'interdizione vicina e l'azione contron.1ortai per mi battaglione in :ittacco. Per scmplicit;Ì di (alcolo e di esposizione considerialllo clic \Ì debba att:Kcare un caposaldo presidiato da un nostru battaglione sperimentale - rinforz:ito da una batteri :1 c. c. e un pl. mitr. - sistemato a difc~a ~1.:conclo la nostra regolamentazione. ln :ntacco, un battaglione ha un fronte (li spiegamento non infariore agli 800 m .. Possiamo, quindi, considerare che il caposaldo venga i11vcstito su tutto il fronte principale ~ difeso da due compagnie - da due battaglioni. Poniamoci innanz·i tutto tJ Ul.:Sr<l ,1ue~ito: i11 t \U:llc fa se r1sl comb.1tti,mcnto si veri {icano le c:sige11zc 111:1ssi1111.:? Evidentemente .1ll'inizio dell'attacco. Infatti, entro certi limiti. !e esigenze della prepar.1;,.ione non sono dl'tnmi11:111ti nel dl'finirc l.1 dus:1tma dc.:I fuoco di artiglieria in tluanto possiamo .1girc ~li du1.: httori: durata dc 11 la prl'r:tr:1ziunc l' quantità di :,rtiglieric. , Invece, :1ll'inizio dell':1ttacco - - 11onost:1111 c l:1 prcp:1razione cli ;i,:tiglicri:1 - per applic 1rc i critc:ri o pmti in 111-rt cdc111..1, dolil>1a1110 .1,,it 11r:1ll · l:1 pcr~i '-lc:nza del I'cffctto di neurral izzazionc ten endo sotto il fuoco u1tti gli ,,lii1.:l1ivi noti e presunti che possono reagire alla nostra avanzata. In ~q.;Juito, il difemore farà intervenire nuovi el ementi -- per t·~cmpio, i rinca!,.i - m.1 i11 rak fase .i,Tcmo gi~ cli111i 11:1to alcuni ckmrnti attivi dclb si~n 111.1zi<111c di . . fensiv:1 nemica e quindi le esigenze complessive diminuiranno. ln conseguenza) nel caso in esame, dobbiamo chiederci: vu quanti oh1ettivi del caposaldo OC(Orrt' ;:~, it'lll',lrl' J 1 j1l'l'\i\ll'l1'/.:l ,lcll'cftettP di rtClllr,1li!.'/.,l/,1(/1 \C :tll'i11i1.i11 dcll':iuan.:o? Fissiamo alcuni dati e qualche ipotesi. Consideriamo ~.:mc obietti vo tipo i..luello avente un 'estensione di mez7,o ctt:1ro. Per m:utr. liz;,.arc u11 obiettivo tipo in tutt:1 la ~u:1 c~tc11,i<1m· onu11c i11v1.:stirlo ..:on 1111 conn:n1r:11ncnto cffc rtua10 cl:i 1111'uniti'1 di 8 pczz.i da campngna. Formuliamo l'ipotesi che:, neutralizzatn 11t1 <>hictlÌV(> in fose preparazione, per :micurarc su di esso la persistrn1:1 ,k\l\:[ft:tto Ji ~,.,;utralizz.i'lione durante b fase in cui può rcag-irc, occorra il fuoco continue, - a cclcrit:1 superiore .1 tJtwlb 111crli.1 di un 1111111\'1'11 di pozi ugu:ilc :1d 1/ ~ di q11ellP 11c·cc~sario
per ottenere il primo effetto di neutralizzazione. E' un "ipotesi gu:1s1 ccrt:1mente approssimat:1 per difetto . .'\m111e11i.11no :rndw l'ip<Ht:~i ~cmplilìc:11iv;1 cht: vi si.1 prnpori'.111nt: lineare e dirrt1.1 tr.1 .in:a dC"ll"ohicnivo e 11L1n1Cro dt'i pozi llt'Cr~~:1ri pn im:otirlo dtir.1c.:t'111<.:nlc in !Lilla la SUJ t'Slt'll~iom:. !I dw , uol dire: c.:ltt', .id l'\C"lll]'IO, per battere un obierti\'o di un ettaro, occorrono due unit~ di 8 pcz7.i. Com 'è noto, tale ipotesi JX>rta a ri~ultati approssimati per clifcllo pcrchè, in effetti, r.1d<loppiando l'arca di un ohicuivo, occorre aumentare il numero dei pezzi in proporzione maggiore. Es.,a, pt:rò, ci consente di ric.:avarc facilmt:ntc da!b. estcn~ionc ddl'obiettivo il numero equiv.ilcmc cli obiettivi tipo e tbl numero complessivo di questi i J)CZ7.i necessari per :issicurarc su di essi la persistenza del l'dfeno di neutralizzazione. Ciò premesso, indjchiamo nel seguente specchio gli clementi attivi c~istcnti nel caposaldo che all"inizio dcll';ttto sicuramente reagir:rnno e il rispcttn·o numero equivalente di obiettivi tipo.
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C(m~idcrando , hc.:: 1 due battaglioni che auacc:1110 il c11xi~aldo potr;1n1H1 e~~crc ~og getti alle rca,:ioni di CC!l lri di rcsistcn7.a e sopratflllto di mortai mcdi dc.:i c:1pi~aldi latcr;1li non i11\'cstiti dirctl;unentc e <li qudli rl"lrml:1111i: - riusciremo a individuare solo in p:lrtC g li clementi dd caposaldo e c.: hc quindi dovrc:1110 ba~are il nostro piano di fuorn \li ohicuivi prc:sunt i; dovremo a~sicurarc l:1 libera disponihilit:'1 di unit:'1 di :1rtiglieri:1 per gli ohir1t1v1 imprn isti c.: pu r.1llorzan· k .11.ioni di ncutraliua'lionr rhr ~i ri vclcr:1111 Il) 111 ~u Iti,1cn ti ; ~i dcciucc cht' <,rrnrrc maggiorare il numero dl'gli ohhicttivi tipo di ;.Imeno t / ;;. T ,1k limitata m:1ggioraziont: è :1rrctt.rbil<' ~olo tcncnd<J prnente l.1 po,,ihil11:1 di ncutr.dii'.'l:irc p.1rtr degli oh1c.:ttl\·Ì r011 rn111rw nchl>iogcnc.
Occorre tener presente, però, che la cortina nebbiogena ostacola ma 110:1 spegne la ~orgentc di fuoco nemica. Essa rapprc~cnta il 1m:todo d'appoggio pitÌ ec011omico, mtr a11clie il 111cno sicuro e lJUindi va impiegata solo pt:r gli obiettivi meno pericolosi. Peraltro, l'impiego della nchbia compor1·a la ncc"ssità di avere in pntni:u i 11K·1.zi di ru<K<> lll'Ct·ssari per i111crvenin::, c<Jn 1111 minimo Ji d!icacia, con proietti A. E. ove Lt cortin:i nebbiogena non rit.:~ca. Abbiamo così un totale d1 roo obiettivi tipo, cioè circa 'ill per ciascun0 dei due battaglioni d'attacco. Secondo le ipote.,i formulate in prcccdc11~a. per assicurare la persistc11z,1 J,._ fl'effetto di netttralizzazio11c rn 50 obiettivi tipo, occorrono circ,1 132 pezd da campagna, che rappresentano la dojuturu di fuoco di artiglieria pa ciaJcun battaglione ncce..-saria per l'appoggio, l' i11terdizio11e vicina e l'azione contromortai. Esaminiamo or::i k esigenze per b controbatteria c l'inlcrdizionc lontana. Possiamo r:i~ioncvolmenre considerare che quest'ultima azione venga svolta dall'aviazicmc. Un'efficace controbatteria richiede una dosatura di artiglieria che varia da tre a quindici volte le unità da neutralizzan:. In attacco, la divisione di fanteria normalm<:n (c riceve il compito di diminare un gruppo <li capisaldi, nd settore del (]Ualc passiamo considerare una dosatura di 36 pezzi da campagna (ct1uivalentc ad un reggimento e mc,.1.0 di 24 pezzi). Ammettendo che all'azione di controb::ittcria concorra l'avi::izione - spec ie per neutralizzare le artiglieric di medio calibro - si può ritenere che la dosatura di cannoni di medio calibro per svolgere tm 'azionc di controbat· teria appena sufficiente debba essere prevenl iv:1.ta sull::i base <li un rapporto non inferiore a quattro :1 uno rispetto ai pezzi da neutralizzare. Nel caso in esame nd settore d'attacco della divisione dovremmo aver1: un::i dosatura di fuoco equiv:1.lentc a 144 c:rnnoni di m. c. (16 x 4). Ritenendo che la divisione attacchi c()n quattro battaglioni in primo .<Ca· glio11e, abbiamo 1111a do.r11t1era media di 36 ca1111oni di m. c. per ogni b1illaglio11e. La dos::itura a.Ila quale siam.o giunti. non è affatto un'esagerazione. Siamo ben lontani dalle dos::iture di 1111 pezzo ogni due o quattr<> metri di fronte (equivalenti a circa 500 - 250 pezzi per battaglione), raggiunte ndl'ultimo conflitto dagli Anglosassoni laddove hanno impiegato lo sbarr;;mento mobile e realizzate rla1 Ru\si 11dla maggior parte delle: :izioni di sfondamento. Qualcuno obietterà che tali densit;1 sono state raggiunte in auacchi contro ~istemazioni di consistcnza superiori alla media. L'ohic;,.ione, a c.1uanto ci risulta , è vrra per gli Anglosas~oni: 11011 è vera 1x:r i Ru,si. F' noto che
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dur:111rc la guerra wl fronte russù la ~i~lemazione difensiva no11nak era r:wpn:scnt:tta Ja u11:1 divisione schier.1ta su 20-30 km. di fronte e, per gu:rn~o riguarda gli Anglosassoni, è vero che essi svilupparono attacchi con densit~ infrriori, ma avevano ormai di fronte un nemico quasi senza artiglierie c disponev.1no di una ~cbiacciante superiorità di aviazione, condizione questa che, in un deprecabile nuovo conflitto, difficilmente si realizzerà nel primo ciclo delle operazioni. Quindi noi siamo rnnvinti che il nostro calcolo è q uasi certamente approssimato per difetto, in conseguenza delle ipotesi restrittive illustrate in precedenza. Qualche altro obictterà che nel calcolo 11011 abbiamo tenuto conto dei mezzi di fuoco del battaglione. Oggi è diventato un luogo comune l'asserzione che la fanteria è un'arma potente e che perciò non ha più bisogno dello stretto appoggio dell'artiglieria, tant'è che molti considerano, come normali, distanze di sicurezza di 500-600 m .. Tutti gli artiglieri, che 111 guerra hanno combamtco e soprattutto vissuto vicino ai fanti, non possono che compiacersi di veJere la nostra fanteria potentemente armata. , Tuttavia, non conJivicli:imo certe ottimistiche illazioni derivanti da tacili entusiasmi. Abbiamo già un 'esperienza in questo campo. Anche nd 1935 · 37, allorchè si dote\ la fanteria dei mort:ii d,1 45 e 81, nonchè dei pe;,.z1 d:~ ·17/ yi., molt i .i~~crirono che la fante ria cr.1 diventata un':mn:1 potnlle e chc non :1vev.1 p.iti u'Ì~ogno dello stretto appoggio dcll'artiglinia, e 11uesta corrente fu forse la causa non ultima del mancato potenziamento dell'artig lieria. Sappiamo anche che, sul campo di battaglia, per un noto complesso di cause, la realtà fu molto diversa dalle ottimistiche previsioni e ~i richiedeva all'artiglieria queilo che poteva e doveva dare, ma anche quello che non poteva o non doveva dare. La funzione dei mezzi di fuoco della fanteria è essenzialmente quella di assicurare la continuità dei fuoco allorchè l'artiglieria è costretta a spostare il tiro. Ma questo momento va ritardato il più possibile pcrchè la fanteri,1 non ha e non potrà mai avere i mezzi di fuoco per assicurare la persistenza dell'effetto di neutralizzazione su tutti gli obiettivi che ~i trovano in una zona di notevole profondità Jclla sistemazione difensiva nemica. Riferiamoci, per esempio, al caso esaminato. Se la linea di partenza dista com'è normale - circa 500 111. dalla L. R. <lei caposaldo nemico, al momento critico ddl'inizio dell':macco l'artiglieria dovrebbe spost:1rc il tiro dai sei centri di resistenza avanzati che rappresentano in quel momento gli obiettivi p;ù pericolosi e, per assicurare su questi la persistenza dell'effetto di nc::utralizzninnc, ogni battaglione dovrebbe avere una potenza di fuoco equivalente a 48 pez7.i da campagna! 1. · Riv.
Noi pensiamo che sia più aderente alla realtà una ,attica che si prefigga <li tenere gli obiettivi sotto il fuoco dell'artiglieria fino a quandc, le fanterie giungono a distanze di 100 - r50 m. , criterio que~to eh!..: non presenta ~crie difficoltà per essere attuato. Osserviamo infine che le anni più potenti della fanteria - i mortai meùi - hanno attitudini inferiori ai pezzi da c2mpagna ad effettuare azioni a stretto contalto con le truppe avanzanti, in quanto le cli~tam.e di sicurezza previste per essi dalla nostra regolamentazione sono, per esempio, notevolmente superiori a quelle realizzabili col pezzo da 88/ 27. I mortai mcdi hanno una prevalente funzione integratnce del fuoco dell'artiglieria da campagna per colpire le zone defìbte al tiro di quest'11ltima. Essi agiscono spesso sovrapponentlo il loro fuoco a quello dell'artiglieria. L' impiego del loro fuoco tlovrehbe essere frntlo della stretta collaborazione tra fante e aru~liere. Si può concludere con l'asserire che i mezzi di fuoco dc:lla f11nterit1 11011 devono determinare alcuna riduzione nella dosatura del fuoco d'arti1;lieria. IJ potenziamento della fanteria deriva dalla ncccs~ità di assicur:;.rc una
~!datura di fuoco sufficientemente efficace allorchè l'artiglieria è costretta ,1 spostan: il tiro. Tuttavia, l'avanzata sen7.a l'appoggio diretto dell'artiglieria resta tuttora la fase più critica del cornbauimcnto offensivo. Occorre gui11di ridurre al mini.mo la sua durata.
Ci si:,mo dilungati nel rrattare la dos:llura cli fuorn d'artiglieria in att:1cco pcrchè la ri~oluz1one di esso ci può ,ervirc di orien1amento per ddinirc la dosa1ura in difesa, problema que~to che 1x:r noi l' di maggiore interesse, data b nostra artuak situazione politico-militarL. In effetti, in difesa, non si può - ~i a pure a titolo largamente orienta· tivo - definire una dosatura media. Le e~igenze del Cuoco di d ifesa sono in rapporto alla dosatura Jd ; uoco di attacco. E' bene duarire subito che sarebbe un graviss1m<> errore il voler LOll · tlurre un combattimento difensivo di fronte ad un attaccante che i111piega dosature di fuoco quali ~i prospettano dal calc!'>lo suaccennato senza concentrare nd settore minacciato una l[Uanrità di artiglierie chr stabilisca un rJgionevolc rappon,, dt fuorn tra altacrn e difc~:1. A 1111csro proposito sono signifìc.1tive le dirhi:ir:1zion1 dd generale tcJr,rn I k imici ( L11 11>EI. llAR'I' : / generali tedeschi 11111'/',1110 ... ) r hc.:, co111ro I Rus~i, ottenne grandi succes,i cliknsi, i: " Avevo nella mia armati dicci divi~inni per 1rnrrc t111 ,cuore r hc .... . .1n:v:1 una c~le11sio11c: di ci rc:1 .2011 km ..... . , I Rmsi conccnl r:irono il pc~o del lc•ro auacco ~u un f rontc di 20 km .... , Nel la loro prima offcn~i~•:t 1mpicgaro110 :w-.22 clivi,io11i; ndla ~ernt>dJ :;11 divi~i11ni ; nelle 1n· oflc11~1\c.; ,cgucnli, c1rc1 ~(l d1vi~io11i per \'ol ia .. ..
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" Pc:r p;1r.m: t}lll'~ti a,sahi io impiegavo Ire J 1l'i,ion i <.: mt:zzo a tcn<.:ri; i venti chilom<.:tri dd fronte LLlltacco, la~àrndo le al tre ~ci divisioni e mrzzo a tenere il rimanente elci mio este~issimo settore. T utti gli assalti vennero respinti . .... << A mio avviso, tre fattori principali contribuirono al successo della difesa. Primo: formavo sul fronte d'attacco rmso settori divisionali ri sln:tti con :ilto rapporto tra forza e spazio. Secondo: 1:icevo in modo d.1 formare un raggruppamento d'artigli..:ria molto 1x1tcntc, di 380 p<:zzi, il quale copriva il settore minacciato. Il raggruppamento era diretto da un comand:mte unico il quale stava al comando d'armata ed era in grado cli concentrare il fuoco su t1ualsiasi punt0 fosse richiesto di <p1d fronte di venti chilometri... "· Noi n1,·111,1111u che la dif,·.m, dùu11ni 1/d 1111 111/acco 1/flpoggiato da ingente quantità di artiglierie, debba realizzare 1111a dosatura di fuoco d'artiglieria che non sia inferiore al 50 ~.. di quella del/' a/lacco, melltre il rapporto tra le fanterie e le forze corazzate della difesa e quei/e dell'attacco può anche es;cre notevolmente inferiore.
E' noto che uno d<.:i fondam<.:ntali capisaldi ddlc clottrinc degli escn:it: contro i ljll.il1, in un ,l<-precahilc conrtiuu, potremmo cs~cn: w~1re11i :1 co111ha1tcrc.: L' lJUe~to: ,, L'.1r1iglicria ~ il Dio ddl:1 g uerra 1,. non e' un:1 Sappi.11110 cht: t1uc,t'csprc~~1ont: - ~i.i pure 1111 po' enfouca astrazione. 11.t Llll \':tl<>re (Ollcreto. St'mhra d1i:iro, q ui ndi. che a noi ~·impone il prubkma dd rapido potenziamento ckll'.1r1iglinia. Vediamo a quali criteri dovrebbe c:sscre improntata la sua soluzione. Occorre adottan: un materiale specifico per i vari compiti devoluti all'artiglieri:i e attuare un ordinamento economico delle minori unità. Abbiamo calcolato che pc:r un battaglione in .ittacco occorrono 132 pezzi da cam pagna, cquivalenti n cinque reggimcnu e mezzo di 24 pezzi, e ~6 cannoni J j 111. c.. <x1u1v:iknti ;.1 due reggimenti e mezzo di 24 peui. Possiamo all'incirca ritenere così impiegatL le ~uJdette unità da carr.pagna: tre reggimenti per l'nppoggio, uno e mezzo per l'azione contro-· mortai, uno per l'imerdizione vicinn. Si può ntcncre che il morrn io medio c. robicc di m. c. abbiano - rispettivamente per l'azione contromort:ti e l'imerdi:1.ione vicina - una pos5ibilità d'azione equivalen te a 1.1ucl la di due pezzi da campagna. Adottando tali materiali e costrucnd1J k batterie ~u 6 pezzi, le unità di cui sopra si ridurrebbero a due reggimenti da campagna, un gruppo obici di m. c.. un gruppo d1 18 mortai mcdi (~u tre batterie), un rcggimrn to cannoni di m . r .. c.: lir l' l°u111t;1 ,1"impil'go dovrd)!K· :lVC:P Il rq~gimcnto d":1r1igl1ena spilC:lll' .111itlldini :ill:1 lll.tllO\'LI dc:i mt:zzi <: a <1uc:ll:i dd fuow, ond<.: l'Oll\Cll tirl' b manO\ ra intt:grak dclk :ir1igl1<:nc. ()ut~tc caratteri~tichc impongo110
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che il reggimento sia costituito da una sola specialità e monuc:1libro e no n abbia più di tre gruppi. La costituzione w tre gruppi del reggimento da campagna è altresì consigliata dalla nota convenienza che l'ordinamento dell'artiglieria sia moddlato su quello della fanteria. Infatti, i reggimenti da campagna in organico alla divisione non rappresentano una dosatura di fuoco per le esigenze medie, ma hanno la prevalente funzione di (<unità-pilota)), preparate cioè a fornire gli organi per la cooperazione, organi che impiegano il fuoco proprio e delle unità di rinforzo prese a << rimorchio >1 . Dobbiamo ammettere che se, per esempio, un combatti mento offensivo richiede l'intervento dei nove battaglioni di una divisione, occorreranno altrettanti gruppi che forniscano gli organi per la cooperazione. Qualcuno obietterà che l'artiglieria si logora meno della fanteria. Ed è vero. Ma è una verità che vale per gli organi che gravitano attorno alle jOrgenti di fuoco, non per gli organi incaricati della cooperazione con la /anuria i quali si logorano quanto qttest'u!tirna . Quindi se, per altre ragioni, è imlispensabilt limitare il numc:ro tldlt: ~aità che si chiamano reggimento, ebbene si costituiscano gruppi e raggruppamenti autonomi (contraerei leggeri, controcarri, contromortai), ma non rinunciamo ad assicurare ai reggimenti da campagna e pesanti campaJi la loro ·tond:unentale c.1rattcristica di unità manovriera. Non dime11tic/Jiamo che la potenza dell'artiglieria dipende quasi in eguale misura dal numero compleuivo e qualità delle bocche da fuoco e dalle attitudini manovriere delle 11nità nelle quali i pezzi sono raggruppati. Quindi, per l'artiglieria da campagna e pesante campale, occorrebbe realizzare al più presto il seguente ordinamento. Per ogni divisione tanti reggimenti da campagna di ue gruppi su due batterie di 6 pezzi, quanti sono i reggimenti Ji fanteria. Per il materiale occorre tendere all'obice da rn5. In fase di transizione si potrebbno costituire r eggimenti armati con 88/ 27 e reggimenti armati con 105/ 22. Siamo con·trari a costituire reggimenti da campagna con armamento misto perchè quest'ultimo non consente di applicare agevolmente b standardizz:v.ione dei procedimenti tecnici (per la diversità dei congegni di puntamento, delle dotazioni di mezzi tecnici, ecc.) e di assumere schieramenti raccolti (una zona idonea allo schieramento di un'unità obici può non esserla per un' unità c:1nnoni). Praticamente si rinuncerebbe ad alcuni dei più notevoli progr!:ssi realizzati in questa guerra. Per l'azione contromortai occorrerebbe costituire, pc.:r og ni divisione, un gruppo autonomo su tre b:11tnie di 6 mortc1i mcdi. Per ogni corpo d':1nn:1ta di previ~to appron1 :1 111c1110 orcorrrrchhc 1.:os1ituirc un r<.:ggimcnto su Ln: gruppi di du<.: battc.:ric di 6 ca nno ni di 111. <.:. . Riteniamo, infine, che si debbano costituire.: :i l più presto Jue divisioni di artiglieria nelle q ual i raggruppare.::
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- un numero di reggimenti di 36 obici di m . c. (tre gruppi di due batterie su 6 pezzi) equivalente alla metà delle divisioni di fanteria più un quarto delle brigate alpine e corazzate; - tanti reggimenti di 36 cannoni di m. c. (tre gruppi di due batterie rn 6 pezzi) quante sono le divisioni di fanteria aumentate della metà del numero delle brigate alpine e corazzate. Un tale ordinamento e una regolamentazione tattico-addestrativa basala .rulla manovra integrale delle artiglierie (1) ci consentirebbero, in ur/eventuale battaglia difensiva, di stabilire tempestivamente sugli assi di gravitazione degli sforzi avversari un rapporto di fuoco idoneo ad impedire che la nostra sistemazione difensiva sia soffocata nelle sue possibilità di reazione di fuoco e di movimento dalla schiacciante superiorità del fuoco nemico. Consideriamo, per esempio, che i quattro capisaldi di prim:i linea, compresi in un settore di area difesa presidiato da una divisiont:, vengano ,1ttaccati ciascuno da due battaglioni, ognuno dei C]Uali sia appoggiato da un:i dosatura di fuoco d'artiglieria uguale a quella d:1 noi calcolata (2). L·attaccante investirebbe il settore ciifensivo tenuto dalla divisione col fuoco di sedici reggimenti da campagna, otto gruppi obici <li m. c., otto gruppi mortai medi e otto reggimenti cannoni cli m. c., con la formazione da noi propugnata. Possiamo ragionevolmente supporre che solo un terzo ddlc divisioni di fanteria del difensore vengano impegnate nell'area ddla batt.iglia decisivà, essendo le rim:inenti o schierate in settori non attaccati in forze oppure in seconda schiera. Applic;indo la manovra integrale delle artiglierie, nel settore di ciascuna divisione impegnata nell'area della battaglia decisiva si potn:bbero, in m edia, concentrare quasi il triplo delle artigl.ierie corrisp<)ndcnti alla dosatura di orclinamento per ogni divisione. T :ile dosaturn, con l'ordinamento da noi proposto, è rappresentata rb tre reggimenti da campagn a, un gruppo e mezzo obici di m. c., un gruppo mortai m edi, un reggimento e mezzo cannoni di m. c.. Moltiplicando per tre tal-i quantitativi, avremo una dosatnra di artiglierie equivalente all'incirca alJa metà di quella dell 'attacco. Si obietterà che, per i citati orientamenti dottrinali di alcuni eserciti, noi potremmo trovarci <li fronte un attaccante che impiega dosature di fuoco molto più elevate. Obiezione giustissima, che ci suggerisce di considemre l'ordi11amento da noi propo.<to comt' 11n p1111to di parten za ria raggiu11gc1·e al più pre.,to. no11 '"' punto d'arrivo ,, du• dobbiamo reali;::-:::orc m1 onli11,11no1lo e uJJu rcgolt1( 1) Vedasi l':,nin,lo dt·ll,1 si(·~~,, .1111111 c; .1pp:1r,n , 11lla Hivi:a:, Mil11:or,· 11. :;. llJ')I:
L,11 mtmo1•rt1 ,nu·grale t /,i prn11a di <f /inc,1::11 i/t!/1· t1rtiglieril'. (2) E' hl'r1<· l"hi,11i,c: ,ltc l'on11pi1, di uri 1:1k ;, tl :K«> :1 ,:or:111,·1T f:ol:111gi11,o non è ,>d,:ic:11t c: alk r:traucris11dw ddb 1:ittica 1111>dcr11:i, m:t esso sc, vc lu , 1(·,,o :11 lini ill11,1r:nil'i
dw ,·1 pr<>poni:imo.
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ment11zio11e tattico-addestrativa che ci conse11ta110 di s/rnttare al m11Hmw le possibilitĂ di nhmovra delle moderne artiglierie. In questo, come del resto in tutti i prcccd.:nti nostri articoli, non siamo stati guidati Ja interessi particolaristici d'Arma. Sulle pagine della Rivista Milit:irc siamo stati i primi fautori della batteria su 6 pezzi e convinti assertori che l'artiglieria c. c. vad,1 mstituita con carri: queste idee confermano che non ci facciamo mai guidare da allett:rnti prospettive ..... di annuari,,.
Le classi dirigenti nella preparazione e nella condotta della guerra (lJ :Magg. d'art.
A:.\'DRIM CDCI~o
PR1!lMES$ A
Ci proponiamo di esaminare alc11i1e funzioni - e reciproche rela zioni - delle classi dirigenti in generale e <li quelle politiche militari in particolare nella preparazione e nella condotta della guerra per deù tmne ccm-sider~zioni che~ rifuggendo tla q nalsiasi sterile as trattismo e . enza. indulgere a tradizionali concezioni illuministiche, consentano di .fissare qualche cooclusione che riteniamo di palpitante attualità. Irtirnanzi tutto chiariamo che l 'espressione classi dirigenti non è usata nel significato della dottrina marxista , che le limita al gruppo sociale il qua]e eserdta un grado ufficiale di rpreclominio sugli strnmenti di produzione e che riceve, come gn1ppo, un tra ttamemto preferenziale nella distribuzione dei prodotti di tnli strmnenti. Per classi dirigenti 1110i iintenòiamo il complesso dei grunpi C'he, nelle varie attiYiti\ r;ociali, esplicano funzioni direttiYe.
LA
LIB0ftT:\. C'REA'fHICE COME SORGE:'\"l'F. ngL \'AWRE )HU1'ARE È UK I],IPEHA'Tl\'0 CATF.GOftICO Pl':H LE l'LAS~I DHlIGE:\'Tl.
Che i fattori morali abbiano ,rn l'Uolo predominfinté sul campo di b~ttaglia è vcri.hì ormai iridiscntihifo. Che l'impiego di tut ta la svariata gamma ,dei unovi potenti mezzi bellid non abbia dimiuuito Fiinfluenza dei fattori morali sull'esito <lella moderna lotta ;1rmata è un'affermazione che è difficile contraddire, se si esamina ]a questione attraverso una critica che diradi la 1nebbia delle spettacolari apparenze . · Accett;tto questo principio - che è senza dubbio una delle maggiori conquiste del pensiero militare - per renderlo completamente qperante - e nel campo speculatiyo e in quello clell'azione, e nella preparazione
(1) La,:i.;01·0 p-rem,iato ,nel Concorso indetto dalla (< Rii;ma Militare» per l'anno 1951.
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e nella coo.1dotta della guerra - occorre dare un'esauriente risposta a questo fondamentale quesito : Qital' è z.a vem sor[Wnte àeilo sp,vrito offensivo ohe alrvinnJa, le forze ar11'Uate. espresse da 1.,.,w, él)ata sooietà? Anzi, per il carattere totalitario assunto dalla guerra moderna , il quesito andrebbe più propriamente formulato così: Qu<0l'è la. ve1lu sorge~te ohe a:nima la 1x>lontà cli v ittoria ài tu,tti i cittadini cli wnai clJata società? Ma qualunque sia la forma con la quale viene posto il problema, la risposta non può che essere la stessa pei-chè lo spirito offensivo e la volontà di vittoria s'identificano entrambi con quell'energia spirituale che S[)imge irresistibilmente il componente di uina comU111ità sociale a dare tutto se stesso - sia che combatta sui campi di batta.g lia sia che lavori nelle o:ffidne - per la vittoria del proprio paese. Orbene, a questo quesito in g·enere si rispoode, implicitamente o e~licitamente, con spiegazioni accettabili se ritenute - quali so111-0 fattori concorrenti nell'alimentare lo spirito offensivo, ma che, prospettate - come comunemente avviooe - quali cause fondamentali di un fenome1110 umano che ha altrove le sorgenti sostanziali ,delle sue manifestazioni, non reggono al vaglio dj una seria critica, anche se esse ~Ollltiinuano a circolare con la tenacia propria dei luoghi comuui. E la ma111canza di 1m approfondito studio speculaiivo che giunga a convincenti conclusioni sulle sorgenti sostanziali del valore milita1·e e. stata spesso la causa fonclamPntale delle piò straordinarie sol'lprese della storia militare. U01a delle concezioni più diffuse è quella razzista che ripone le sot· genti del valore militare 111el1e qualità - diciamo cosi - biologiche di un popolo. Secondo tale concrzione vi sono popoli guerrieri e popoli paci:fisti : comunque si configuri la società, ruella quale essi sono organizzati. i primi esprimono sempre forze armate animate da elevato spirito offensivo; i secondi forze armate di scarso valore combattivo. Noi 10.on mettiamo in dubbio che le caratteristiche della razza siano un fattore concorrente nel determinare lo spirito offe111,sivo delle .forze armate che un popolo esprime, ma tntta. la esperienza storica dimostra che esse non possono assurgere al ruolo di sorgooti sostanziali del valore militare. Per esem1Pio, come si spiegherebùe che - come è avvenuto anche illl receinti avvenimenti - popoli tradizionalmente ritenuti di scarse attitu<lini militari hanno espresso forze armate alllimate da uno SJPirito offen sivo di gran luinga superiore a quello delle forze armate di popoli ritenuti g ue1Tieri? E eh~ forse le caratteristiche razziste del popolo francese sono mutate nel breve periodo di venti anni se lo spirito offe<nsivQ clelle sue forze armate nel 1940 si 1•ivelò ben diverso da quello del 1914?
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Dall'aOJ.tichità ai giorni nostri ripetutamente si è ·a ffermata la concezione che un' organizzazione sociale decisamoote orientata alla preparazione della guerra possa i'lSSicurare la formazione di forze armate con elevato spirito offensivo, oltre che superiori in tutti i fattori che ne condizionano 11 e:fficieinza. Conceziooe questa così frequentemente ricorrente da. Ìlnd'Urre lo Spencer a classifìcare le società in due tipi : quelle militanti nelle quali prevalgono gli organi di lotta e quelle industriali ine-lle quali prev13,lgono gli organi 1Per le attività paci:6.ehe. S00za dubbio l ' indirizzo educativo della vita sociale esercita un'in:fl.uenu;a notevole sulla. formazione militare del cittadino, ma trO.PIPO spesso nella storia lo spirito offensivo delle forze armate espresse dalle società militanti è stato notevolmente inferiore a quello delle forze armate espresse da società industriali perchè l'indirizzo educativo possa essere ritenuto la so1·gente fondamentale dei fattori morali e spirituali che si affermano sui campi di battaglia. E valga l'esempio ormai classico di Sparta e Atene. C'è chi ritiene che vi sia ll!Th 1•apporto di proporzionalità indiretta tra civiltà di un popolo e il valore militare delle forze armate che esso espr ime. Tale conceziooe è troppo [Palesemente in contrasto con l 'esiperienza storic13, perçhè sia necessario controbatterla con l unghe argomentazioni. Seinza dubbio l'evoluzione della civiltà modifica alcune attitudini guerriere di 11iD popolo, come per eRempio la sobrietà, la resistenza alle fatiche, ecc., ma basta l'esperienza ,d ell' ultimo conflitto moodiale, durante il quale si sono registrate alcune fra le più ;:.tlte manifestazioni di valor milita.re che la storia ricordi, per dimostrare la inconsistenza di tal e concezione. Alllche l'azione del Capo ha uma flllnzione oonoo,rrente m'°' non. életermtin:a;nte nel suscitare il vp.lore militare e la possibilità di tale azione è inversamente proporzionata all'entità delle forze armate comanclate. Si dice che Napoleone, col fascino della sua personalità, e l'efficacia della sua parola, riuscisse a 11nfiammare l'a111imo dei suoi soldati. Ed, è vero. Ma questa constataziooe è cronaca, non critica. Na,poleone, avulso dai valori spirituali ,d ella rivoluzione francese, ci appare come un personaggio mitico. L'!izione di Napoleone si esplica col ravvivare ed! esal· tare forze spirituali che hanno 111ella 1J1uova società instaurata dalla rivoluziooe francese le loro sorgenti sostanziali. Infatti chi si sentirebbe di asserire che un Napoleone 1 messo a capo dell'esercito francese del 1940, l o avrebbe portato al livello spirituale di quello della rivoluzione francese? Da for~'a miotmoo della vita e quind'i éCell'a sto-ria è la Ube·rtà m·ea-
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trioe., ide11rUficxmitesi' con qitel pungolo ohe ha s'/)into) sp-inge e spingerà i-ruoes-8'ant:ernen;te og?Vi it<>mo - e qiiindi le s-0metà nelle qw.az.i 11J'ive - a oreiare nu-01Je., pvù ampie e più intense form~ di vita., nel aam'l/po ~ateriale e in quello e'taoo. Il processo creativo della libertà è incessante, ma il suo ritmo di · svolgimento n001 è uniforme: a. volte si estrinseca in manifestazioni veementi come !Ilei grandi periodi rivoluzionari ; a volte sembra spegnersi come nei lunghi !Periodi di apparente stasi nella lotta sociale. E) un patto inoontestcc.bile che le gramiU rivol~onti,) ào1ntnque si silano rn.Jamd.festate., hanno sempre espiresso forze mrmnte anim'f,1,te d'a eleva. tissimo spirito offensivo. Per oomtro., amoh,e un sornmia,rio es'arne storie-O ai; oonsente di oon-sta,ta1·e ohe le forze arnui.te olw loo.'nno d'rirrrostrato wn 1i.aJssissim'o v.alore oom,battivo sono semtpre sto.te e81)'resse c7:a società nelle qual,i le classi dirigenti teniton-0 a opprim-ere quelle forze sociali maturate in seguito all'incessa,nte processo 011~ativo deUa libertà. E la causa di quest'ultimo fenomeno è in fondo molto semplice. E ' noto che il successo rinvigorisce le situaziOllli sociali in atto. Orbene, se tenia.mo p,resoote che sotto la . . . divisa del primo geinerale come del~ l'ultimo soldato esiste un essere che ha facoltà di giudizio, c'è da meravigliarsi se, attraYerso un ragionamento acutamente speculativo opp ure politicamente elementare, la maggioranza trova che 010il1 valga la pen·a di morire per mantenere in vita un'organizz;rnione sociale che ostacola l'a:ffermai·si ,d,i quel1e nuove forme di vita che il processo dialettico della, storia ha fatto sorgere nelle coscienze?
Lo spirito offensfoo delle fo·rze armate esp1·esse à,a wn popolo è fon· ikvmentalm'en,te deterwinato dall'intensità del processo creativo esisten,te nella sooietà nella quJale esso è organizzato e éCalla Moessità - avvertita, <lalla m~.ssa de1. cittaà/i.n i o pe,r l'eviden~a. d.i 1-1,no stato di necessità o per ViUurni'lt'ata azione delle classi dirigenti o per entrambi i fattori ~ di 1
. dove1· t11.,t;ela,,.e il libei1"0 sviltttppo di tale processo oon la for~a delle alY'mi.
Più brevemente, possiamo dire che il valore militare è espi<essione di li· bertà ar-eat,rioe. Per esempio, alla maggioranza dei cittadini francesi della rivoluzione, appare chiaro che il processo rivoluzionario, elimimando tutte le sovrastruttm·e feudali e quindi dando libero svih.1ppo all'agricoltura, al commercio, all'industria, ecc., consente ooa maggiore produzio111e di beni e stabilisce una più eql1a ripartizione di essi, condizione indi~poosabUe per assicurare ai singoli Ulll tenore di vita più aderoote alle nuove conce· ziooi maturate nelle coscienze e quindi una maggiore valorizzazione della personalità umana. Non è qt1indi logico che i1 cittadi1no, divenuto soldato, di fronte al pericolo che eserciti stranieri ristabiliscano l'organiz-
3G5 zazione feud~1le, ~i semta spinto a b:11 tersi con g-rancle valore per assicurm·e il libe1·0 svilllppo del processo riYoluzional'io? Oggi l'eguaglianza di fronte alla leg~e sembra 1111 fatto 1H1turale. Ai tempi della rh"oluzione francese non lo e1·a : basti pensare ai n umerosi priYilegi per diritto di nascita nell'o1·clinamea1to sociale cl.elle monarchie assolute. Ma rnelle coscien1.c della maggiol'anza dei cittndini è gHì vin, l'aspirazione a stabilire rapporti sociali basati sull'eguagliami~ di ·f ronte alla legge. Sembra, quindi, perfettamente naturale che il soldato della rfroluzione sia anim;ito da eleYato spirito offeinsivo nel combattere quegli eserciti che tendono a riportare al JPOtere le Yecchie classi dirigenti, estinguendo così il processo ri...-oluzionario attraverso il q11ale si va instaurando lo stato di diritto. L'asserto chiarisce e, a nostro a·niso, eompleta le concezioni del Olnusewitz sull'J1rgomento. Egli rit<'neva che il Ynlore militare dipendesse « dall'odio e l"ostilità già esistenti nel popolo prim<t, clello sooppio delle ostiWii )). Pensiero profonclo che, com'è noto, è stato largamente confermato dalla esperieinza. }fa. a nostro aniso. il que~ito essenziale è questo: da che cosa 11ascono l'odio e l'ostilità? Il Clausewitz si limita a dire che essi « .sono 1111 ciero istinto 1mt1J~ 'tale )). Altri ritiene che essi dipelldano da11e cn ratteristiche razziste dei popoli. Altri ancora ritiene che dipendano dalla posizione geografica dei popoli. Co111cezioni queste elle sono tntte verità parziali. Spiegano aspetti del fenomeno, mn rnon indicano le ~me origini sostanziali. L'ostilità, cl.i 1tn popolo verso 1111 altro 11,a.soe <la in1eress,i wateriali e spinitu<tli av1;e1·titi dal ])l'imo e o8tarolati rral 8econcto . •\.bbiamo pal'lato <li interessi a1J1:e1·titi perchti. ovYiamcnte. gli iit1tere~si non avvertiti sono come inesistenti. La costante ostilità del popolo inglese verso ()nello francese u1el secolo XIX non dipende dì! odio di razza o dalla vicinanza geografica, bellsì dal fatto che la tutela degli fa1teressi inglesi richiede di imipedire il predominio cli u111a potenza in Europa, e in ()ucl periodo la Francia temlt> a imporre tale predominio. Infatti all'inizio del secolo XX. a1lorchè si prospetta il pericolo del predominio te<lesco, nel popolo inglese sorge un'ostilità verso quello germanko. A meno che la politica di uno stato non :persegna moventi egoistid di particolari classi, la tutela clegli interess,i si ide11tifida con la tu,tela del libero svil?uppo del prooesso creativo (lella. libertà. Come avrebbe potuto la società inglese òel XIX secolo assicural'e l'intenso sYiluppo del processo creativo esistente in essa se il sol'gere di una IPotenzi:t egemonica in Europa avesse gravemente compromesso la sua fase <li espansione im· periale? Come avrebbe potuto il popolo fra!llcese vedere defìnitivametnte assicurato il processo creath-o della rivoluzione se non avesse stabilito
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unf). situazione di predominio su quelli stati che tendevano a ristabilit'e la sorpassata società della monarchia assoluta? Naturalmente la vicinanza di due poipoli o l'incrociarsi di liaiee di espansio111e geopolitiche più facilmente possono cleterminare contrasti di interessi. Possial1no trarre 1ma importante concli,tsione p1·atioa: l'ostilità sorge d,a obiettive sittwzioni) non è oreazione artifioiosa <li proz;ag(lnita. Com.e sa,ppiarn'o p,e,r dolorosa espierien,za dell' i,Uimo oonfiitto, la propagamita non oreia, l'ostilità) può solo esalta-l'la. ha prop,agandia non è t1.1,tta men, ZO{J71a. Essa è l'arte di far aredere) sulla base di poohe sostanzfali verità, molte pa,rziali ni.enzogne. Oggi, come mai 111.ella storia deJJ ' mnanità, la. guerra sottopose a dur~ iprova la solidità di mm comunità sociale. E fondamentalmente tale solidità non dipende, come può apparire a chi limita l'osservazione alle superficiali apparenze, chlll'energia dei governi, dal tipo del regime politico o dall'efficienza degli organi represshri (polizia, ecc.). JJJssa è sos-Can,ziata cl.alla vitalità dei principi ef.ici ohe oaratterizz;am.o quella organizzazione sooi,ale. L 'assei-to sembrerà poco comincente a chi non è persuaso che l'essenza della forna è cli natma etica, noo materialistica. Scrive infatti il Oroce: « Un'altra osserYazione bisogna tener p1·esente, di non restringere l'idea di forza alla grossolana rappre entazione che la pf.lrOla suol imggerire quasi un prendere pel collo altrui, piegarne la cervice, atterra1·l o, e simili; ma di pensarla nellfl s1rn piena verità, che è di tutta intel'n la forza umana e spirituale. e comprende la sagacia de1l'inlelleUo non meno del vigore del braccio, la preYiclenza e la prudenza non meno dell 'ardimento e dell'audacia, la dolcezza non meno òella severità, il candore noin. meno della perspicacia o addirittura della malizia, l a Yirtù della bellezza non meno della bellezza della virtù. Inteso cosi rettamente il concetto di forza, ne segue che non si può concepire la forza distribuita in moclo che, in una moltitudine di uomiJn.i, UlllO o taluni la posseggano e gli altri 110, uno o taluni IIle posseggano più e altri ne a:,osseggano meno ; sicchè quell'uno o q nei taluni s'impongano agli altri e li signoreggino. La ,aria distribuzione di quella forza non è quantitativa ma qualitativa; ed è varietà di attituclimi e di capacità.i e di virtù, di cui ciascuna cerca il suo complemento nelle altre. eia. senna ha bisogno delle altre, ciascuna reciprocamente può impor i alle altre, minacciarle della privazione del proprio sussidio, esercitare, come si dice, una pressione sulle altre. E il risultato di queste varie pres· sioni è l'accordo sopra un modo di vivere, il reciproco consenso. Il di· lemma se lo Stato si fondi sulla forza o sul consenso, e il quesito se legittimo sia lo Stato dovuto alla forza o solo quello dovuto al consenso,
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vanno messi 1n compi1guia con la distinzione di sopra ricordata tra Stato e goYerno: perc·hè, b1 vcrità 1 fotza (' consenso sono in politica termini correl ativi, e do,'è l'uno. non può mai ma111cat e l'altro. Consenso (si obietterà) « forzat0 »; ma ogni consenso è forzato, più o meno fo1·zato ma forzato, cioè tale che sorge sulla « forr.a >> cli certi fatti, e perciò « condizionato »: se la condizione di fatto muta, il consenso, com'è maturale, viene ritirato, scoppiano il dibattito e la lotta, e uu nuovo co11senso si stabilisce sulla condizione nuova. Non c'è formazione jpOlitica che si . ottragga a questa ,icenda : nel più liberale degli Stati come 111ella più oa>pressirn de11e tiran1J1idi, il consenso c'è sempre, e sempre è forzato, condizionato e mute,·ole. Se co~1 non fosse, mancherebbe in ieme e lo Stato e la Yib1 dello Stato. Del resto per convincersi che lil validità di un'organizzazione sociale non è sostanziata da rappo1·ti di forza intesi solo ITTel senso materialistico basta o~erYa1·e che rotte l e rh·oluzioni sono oper a di una minor anza contro chi detiene la forza materinle e che. una volt1:1 impadro niti&i del potel'e, gli artifici della ri voluzione impiegano con ben altra efficacia gli organi della forza materiale. E' chiaro che chi E1ostanzia l'efficacia dell'impiego degli orp;ani rapprese11tativi della. forza materiale è la vitalità dei nuon rappol'ti etici che lil riYoluzione teucle a instaur are nella comunità socia le. Orbene, accettato il principio che la libertà creatrice è l a forza · motrice della vita e qnincli della storia. ne consegue che se. in una or g:rnizzazione sodale, \'Ì è intensità di sviluppo clel 1proc·esso creativo della libertà, essa è altresì caratterizzata dalla Yitalità di principi etici - in atto o irn corso di affermazione - che la c:onfigurano t> la sostanzi;mo. E ' nota la ipreminente importa'llza r.he la sociologia e la storiografin moderna assegnano alla funzione delJe clas i dirigenti nella vita di una comurnità sociale. E in effetti non vi può e=-~~l'e intensità cli processo cre!'l ti,o e quindi solidità di organizzazione sociale laddove non vi siano <:lassi dirigenti illuminate. L 'esperienza storica dimostl'a elle ogini qualvolta le classi dirigenti hanno esaurita la funzione crea trice e si sono chiuse nella cittadella del proprio egoismo per difendere privilegi antitetici con i nuovi principi etici che affio1'ano 01ella coscienza clelJa comnnità sociale, questa non riesce ad esprimere forze armate animate da ele,ato spirito offoosivo fino a quando tempestosi avvenimenti conseguenti al processo dialettico della storia non le hanno inesorabilmen te traYolte e nuo,t? classi dirigenti hanno conquistato il potere. D'al ohe si cVesiime che l'o Ubertà, ore1a.trice non è solo la sorgente <!el valore m,ilitflre ma r> 1 allresì, la sorgente della « militarittì >l di u1i
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popolo, intesa co,nie attitiuUne aà assicurare lei tutela clei 1)1'opr'i inte?'eSSi. Inf,atti1 nell-'esfate'nz·a d·i classi dvrigent'i ·i llitmìna.te) nella soUd~tà 1 dell 0,rg,anizzazrione sociale e nella- 1XJlontà di '1/ittoria dei cittadini possiami~ vede·1<e i fiattoti foniC.am,en.taU éf;ella tn'ilitarità cl-i u'n popolo. FF bene cl11w.•rfre ohe l1esistenz·a del prooes8o ore'Clfroo è ind}ipenàen,te clkiZ r-egirne poZit-ic-o: p1tò essere intensissim:o nella più, 1~igicl'a delle ditfutm1e ed, essi1we soffo('<(rto nella p,i-ù Ube~ale delle democrazie. Che tale processo si svilUjppi in un regime politico piuttosto eh.e in un altro dipende dalle condizioni contia1gelllti che configurano lma. società, in un dato periodq storico. P ossiamo solo asserire che in un regime politico liberale è più fa. cile che le classi dirigenti, diITTanzi all'incalzare di nuove forze sociali, sappiamo adeguarsi all'eterno iD1Jperativo categorico al quale la storia le sotto.pone : riwnovarsi per rinno vnre o eflse•re travolte pe1· n:<>11. p111 1
riso1·ge·re. In 0011.,cl1.i,sione fino a qu,a-n<l:o le classi clirigenti esplioomo urn'azione motrice nel pr·oC'esso 01-ea-tf110 della libertà esse sono sogrretto d:i storia; quando rinwn,ciano alla loro· fim.zione creatrice clii,,entano oggetto di stor·iia. Qualcuno, segueal(lo le teorie dei modemi machia:v ellisti, obietterà che le classi dirigenti hanno sempre ngito seeo1ndo il proprio utile, ed è sterile i111seguire l'illusione che esse possano modificare questa loro tendenza . Ed è vero. Ma non bisogn~ confondere l'utile con l'egoistico perchè l'rnno è creatore, l'altro è oppressore. I grmnai borghe&i che, con la. rivoluzione fra11ces_e, libera111o·il campo delle loro attiYità, so110 spinti dal proprio utile, ma le loro imprese sono creatrici di vita per tutta la comunità, sociale. Anche le classi dirigenti dell'ultima monarchifl assoluta, cercando cli mantenere in vita i loro !Privilegi, solllo guidate dal loro i,nteresse, ma è un illteresse cieco perchè impedisce il libero estriinsecarsi delle forze creatrici della borghesia e l'affermarsi clei nuovi pri.Jncijµi elici c:he già illuminano le .coscienze clei cittadini e, pertanto, esse sono tra.volte. Qualcuno potrà chiedersi; come sorgono f. quali fnnzioni haooo gli ideali che, di volta in Yolta, irn:fiammano le passioni dei ,popoli? Gli ideali sono espressioni di libertà creatrice. Essi noJ1 sono sentimenti astratti altrimenti si affermerebbel'O come motivi eterni non sottolPosti al processo <'lialettico <lella storia. N ascouo sulla base dei nuovi bisogni e dei fJluovi motivi etki che la t'ita crea. Così il fervore religioso che anima i ci-odaii è sostanziato dal bisogno della società del tempo - che si sente soffocata 01ei limiti cliYenuti angusti del feudo cli trovare llluovi campi di attb-ità e quindi sorgenti cli vita fuori di tali limiti.
369 Anche l'amor di pat1·ia. c:he è se.nza cluhbio tma cle1Jc sorgenti più frequentemente atti,;-e del ,·alor militare. 110n ha anno - c:om·è noto una vitalità costamtemente rilevante. Esso è stnlo una delle sorgenti più potenti del ,·alor militnrE' in quanto la Patria è rambie11te nel quale si estrinseca iJ processo creativo della liber tà. 'Ma. op:gi che tale processo, jper esplicarsi, ba bisogno di orizzonti più ampi di quelli offerti dallo stato uaziainale, giù osserviamo che l'amor cli Patria, pnr essendo anco1•a 1ma deUe più potenti sorgenti di valor militare. 110n ha più la tltalità del secolo sC'orso. Giunti a questo rpumo dobbiamo chiederci : quale Yalore pratico hanno le consid erazioni fin qui esposte ·? Non t7i è alcu,n importante pl"oblenia 1wilitare che si posS'a ri.<Joh·et·e se,?Wa aivere ,uma chiara e ao,uta , ~isi011e c'felle q,uiestio,ni oh..e agit!ano e
confir,urano la società nella gu.ale il 1>roblema si pone perchè sono le forze sooi.ali ohe a,nim..ctno t,ali t>roblr>mi. Av1Jlsi cPrùle fo1·ze sooiah) essi si pongono in termini astratti e inducono ad astratte soluzioni. Ohi~riamo l'asserto con qualche esempio. E' noto che la SvizzE'ra oggi vanta una delle più efficienti orga111izzazioni militari. ì\Ia è fuor dubbio che la sol'geute di tale efficienza. non è nella pur mirabile t ecnica org-anizzativa. bensì nella vitalità delJfl sua Ol'ganizza:done sociale. Infatti la maRsa dei cittadini è concorde nel mantenér e tale organizzazione s11ll1 attunle linea evolutiYa. Orbene, se imma.gini~mo di tr::isferire l'or·ganizzazione militare svizzer;.i in una società caratterizzata da forti tensioni sociali iinterne, osserviamo subito che essa sarebbe un assurdo : per esempio, le armi la sciate a i cittadini per assicurare una più rapida mobilitazione, prevedibilmente sarebbero impiegate per la lotta sociale. in,;-ece che per la difesii della ipa tria. Qwailsias-i piano d:i gu,e rra o importante diseg-no di operazi011i vci stndiato esam.4'.namdo prirnf(1 i p1.iobwmi ohe ar;itmw e co-nfigu,ra'11-0 la società àell',a,v ·verS'a,rio e poi frroenclo il oompitto dell'entità delle forze arm1a,te nemìohe.
Il disegno d'operf,lzione tedesco per la campagna francese del 1940. esaminato con i paraocchi di q11ella strategia strettamente tecnica e quindi, a volte, inevitabilmente cieca, appare \llil assurdo o, quanto meno, eccessivamente temerario. E tale, infatti, ~1ppare alla massa degli alti comandanti tedeschi del 1940 (cfr. Lmomr, IlART: I generali tedeschi pµ:rla1110) che. avulsi dai fPl'Oblemi politici e sociali, sono forse ancora legati alla valutfl_Zione dell'esercito fra111cese del primo conflitto mondiale.
. MO E qualsiasi critico militare che, st udiando quella campagna, nou chiarisce i motivi sociali per cui la Francia tutta - e non il solo eser·cito fr~ncese - esprime il mito della linea Maginot, cade nel banale geometrismo della strategia formalista o si arema nello sterile astrattismo dei cosidet ti immort ali principi. Da ciò appare chiaro quanto sia anacronistica una classe dirigente militare apolitica, cioè avulsa dai problemi politici sociali che agitano il mondo. Un Capo milit}U'e dev'essere apartitico, cioè astenersi da.i partecipare aJla politica militante dei partiti, ma egli deve sapere fissare acutamente lo sguardo illel mondo politico-sociale nel quale vive per ilildivid,u a.rvi le forze at tive e ipassive che co111dizionano tutti i p1·0blemi militari, altrimenti corre il rischio di impiegare uno strumento di cui conosce la tecnica senza saperne valutare la forza che lo anima. In conclusiooe, oggi, in misura molto più determinante del ipassato, « gli eserciti si formano 01eDe case popolari prima che nelle caserme>> (Moscardelli) e quindi lo spirito che li anima è fondamentalmente condi· zionato dalla illuminata volontà e capacit à delle classi dirige111ti di. risolvere - sacri:6.catndo, ove esistano, quei privilegi in coniJ.'asto coo i motivi etici che sosta111ziano la vitalità delle nuove forze sociali - i problemi che si agitano nella comu11ità, sociale. Il più grave problema sociale del mondo moderno è, senza dubbio, determinato dalla insufficienza dei beni prodotti rispetto alla concezione della vita maturatasi [lelle masse popolari. oM:-1 , mentre in ogmi comunità sociale, con metodi diversi e quindi con efficacia va1·ia, si tende ~ ristabilire l'equilibrio, ecco sorgere, per le esigenze di una lotta di esistenza, il drammatico dilemma : spese sociali o spese militari? Utn uomo militare direttivo, coovinto come dev'essere che le armi valgono in ra!Pporto alla vitalità degli imper11tivi etici che animano chi l'adopera, deve rendersi co1I1to che il dilemma sorge da uno stato di necessità e non è detto che, nella risolnzione di esso, egli debba seIDJPre propendere per le spese militari. }?iuttosto c'è da osservare che il quesito posto su due termini può anche risultare tendenzioso in quanto rispOllldente ad illlteressi partico~ llll'istici. Esso va posto su tre termini: spese sociali per aumentare l a produzione di beni, più equa rip~tizione dei betni prodotti per attuare i nuovi contenuti ·e tici che sostanzia1JJ.o gran parte della lotta sociale moderna, spese milita1·i. E noo c'è dubbio che, indipendentemente dal regime jpOlitico, il più efficace riarmo sarà attu.a to laddove il iproblema verrà risolto sulla base di tali tre termini.
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CLASSI DlRIGElK'l'I El l'ROBLIJlMI MILITARI.
Da quanto abbiamo fì.nora esposto appure decisamente errata la coa1cezione che la soluzione dei problemi milit~ri riguardi solo le classi dirigenti politiche militari. La, t·ute~a. degli interessi di wna comum:ità soov.ale) t11,tefo, che ovv-ia~ tniente com.porta l)app-ronta1Tnento e l)event1cale impiego degli organ,i per ~a lotta arrnJ.ata) investe la responS'aòilità generale <Pi ti~tte le ol'O,SSi di· ri.genti) e n-011, soltanto di quelle politiche militari. E, infatti, d~ll'atD.tichità ai giorni ..nostri, tutte le classi dil'igenti di tutte le comunità sociali, a1el periodo in cui in loro è stata viva fa funzione creatrice, hanno sempre partecipato attivamente, anche se non sempre direttamente, alla preparazione della guerra e alla lotta. armat;i. Nell'ultimo conflitto, gli Stati Uniti hanno ipototo superare la crisi della loro i.ma>reparazi001e grazie alla totale partecipazione di tutte lé classi dil'igenti - dai capitani d'industria ai tecnici, diigli scienziati ai giornalisti, dai gran di agrari ai produttori cinematografici - allo sforzo di guerra. Il distacco delle classi dirigenti dai problemi milit;:iri è stato sempre un sintomo infallibile del loro decli1110. L'assenteismo militare delle classi dirigenti ~n decadenza rispondé all'intrinseca logica di chi si è chinso nella rigida clifesa di interessi divem.uti ormai egoisticL Infatti ogni p1'eparazione alla guerra richiede sacrifici, e le classi dirigenti o fanno gravare tali sacrifici su se stesse e quindi devono r~nunciare ad alcuni privilegi oppure li fanno gravare sulle altre classi accelerando il processo dialettico per l 'instaurazione di urna organizzazione sociale basata sui nuovi principi etici affermatisi nelle coscienze. T ale fenomeno si vel'ifica nell'ultima Roma imperiale, [lel periodo di <lecadenza delle monarchie assolute e i111 alcune società moderne. Se il nostro asserto si è dimost1·ato vero nel passato, lo è viell)piò ai giorni nostri in cui la lotta armata investe tutta la vita di una comunità, sociale. Da ciò. per esempio, 11ppare evidente lo scru·so senso di responsabilità di certa stampa 111ostrana che, agli argomenti militari, concede ampia ospitalità, solo quando si tratta di questioni personalistiche o per arieggiare un ormai vetusto antimilitarismo di ma111iera, oppure per dare libero corso a nocive esaltazioni retoriche, ma che ignora quasi del tntto i fondamentali problemi militari, alla risoluzione dei quali essa potrebbe portare l 'elevato contributo di una critica spregi udicata
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ma costrnttiya, no1nt'hè l'influenza di un1 opiillione pubblica progressivamente edncata a fel'mare la :propl'ia attenzione su tali questioni. Si obietterà che l'antimilitarismo nello stato liberale affermatosi dopo l a rivoluzione francese ha avuto e tuttora ha la fu,n.zione sociale di combattere il militarismo. E ciò è esatto. Ma l'antimilitarismo ha una r~·gione d'essere solo nei paesi che abbiano tuttora sorgenti eccessi-vamente vigorose di militarismo. non in una nazione come la !ll,o stra che, 1Per obiettive condizioni cli formazi0:ne storica, ha una società 1110n ancora dotafa ,d i adeguata sensibilità per i problemi militari. Si obietterà, at11che che la stampa ha l'iin teresse a pubblicare ciò che è gradito al gusto dei lettori. D'accordo. Ma il pubblicista che, quale componente della classe dirigente, ha la coscienza della sua impo1·tante funzione, cerca di edA1,&a;re oltre che di acconte,n,tare. Uina cl~sse dirigente illuminata è ricca di elementi che hanno spie· cata se;nsibilità per i problemi militari, alla risoluzione de.i '.l.Uali, di.· rettamente o indirettamente, portano il contributo delle loro capacità e soprattutto del loro senso di responsabilità. E questo è particolarmente necessario oggi che il prestigio dellti varie nazioni è quasi integralmente legato al grado di militarità che og,nuna di esse rivela. E si osservi che abbia.mo parlato· di militarità e IU,On di potenza milit.are, iper scindere i fattori spirituali da quelli materiali. Infatti, con la formazione cli gra111di raggruPIPamenti politici supernà-zionali, almeno potenzialmente i mezzi materiali non mancano a nessu1J1-0 . Perciò si può essere poveri di risorse materiali e conseguire lo stesso gramde prestigio militare, con i conseguenti noti vantaggi 111el campo politico ed economico. CLASSI DIRIGElNTI PCXL'IT!CHE .El CLASSI DllRIGEN'l'I MlLITARI NEJLLA PREPARAZIOl\1E E CONDOT'.l'A DID:ULEJ GUIDRRE DEI SECOLI XlX E XX
Nella storia, ùensa. di avvenimenti, dei secoli XIX e XX, si registra una diffusa incomprensione che le classi dirigenti politiche rivelano per gli. aspetti politici-sociali dei problemi che si presentauo nella preparazione e lllella condotta della guerra. Si ipuò senz' altro escludere che l'inconveniente sia dovuto a carenza di uomini di adeguata levatUl'a perchè, i1J1, linea generale, all'umanità degli ultimi secoli tutto si può rÌllllProverare fuorchè una insufficiente g00erazione di uomi111i <l'ingegno. Del resto l'inconveniente si verifica anche laddove le classi dirigenti eccellono per abbondanza di uomini di elevato ingegno. Per giungere a qualche concreta conclusione conviene, quindi, porsi il quesito: il ,difetto ò dovuto ad llina errata impostazione dottrinale
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dei rapporti tra policica e guerra, oppure ad una insufficiente influenza di una teoria climosfratasi razionale sulla formazione de1le classi dirigenti politiche militari? Già da oltre un secolo il Clausewitz ha gettato le basi di una razionale teoria della guerra. Che tale teol'ia sia tuttora fondamentalmente vitale, specie laddove fissa i rapporti tra guerra e politica, è un punto snl quale quasi tutti i maggiori studiosi concordano. Tuttavi;1 soitopo1n~amo i punti fondamentali di qu<'lla par te della teoria del Clansewitz che chiarisce i rapporti tra guerra e politica al vaglio di una revisione critica formulata alla luc-e de1le feconde esperiemr,e dei più recenti conflitti per verifìcare se la realtà, smentisce la solidità della teoria. oppure rh·e]a una in ·ufficiente azione prez)((Jna11te di essa sulla formaziolle delle classi dirigenti. « ... La guer1'<1 non I> solva·11to un aUo vo7itico, è uM strumento voli.tioo. Essa non è che la continuazione della politica impUcante la imrrnis-s-ior11e di altri mez.z·i )). Il Ludendorff. •nel suo libro << C'onà'ot ta della guerra e politioo »,
so tiene che il Clausewitz non dà alcun valore alla politica interna ed economica. Egli ritiene che il citato principio vada così sostituito (dall'opera cit,!lta, edizione francese) : « La guerre est la continuation de la politique extérieme par d' m1fres moyens. D'aillt't11·s la politique toute entière doit servir la guerre ». Il Ludendorff, in base all'espPrienza del primo conflitto mondiale, è indotto ad enunciare un princi{pio il quale riduce la gnena essenzialmente al fattore forz~. Ma per ben due volte le classi dirigenti tedesche haillIIlo tentato di sostituire la politica con la forza con le n-0te conseguenze. Il principio del Ludendorff sarebbe esatto se la guerra assumesse la forma assoluta. cioè se la dialettica degli anenimenti bellici fosse sostanziata dal principio di ostilità spinto all'estremo secondo l'essenza stessa della lotta. Ma << la guer•ra real.e) non, essend-0 che wna '11if3ZOO- rn,ism•a. ohe im.plioa 0011.ti,;ad<Uz ioni con se stessa ) non P"W obbedire esol 11-sii:'1<une"t1te alle proww leg9i: essa. è il frnmm.ento di 'ltfn ins-ieme indipendente, e questo insieme è la politioo ... Le linee ge11et"(lli olve seg1tono gli av·1-eninventi della 9uet•1-a ed alle qwali essi sono legati, ncm. sono ohe i fili pn~ncipali della politica penetranti attraverso z·a trarriia della. gu~rra e fn<'enti capo alla l}ft(:e . . . ». Secondo la concezione <lella guerra assoluta, il divieto di bombardare le basi cinesi in Maillciuria imposto dalla direzione politica della guerra nel recente conflitto in Corea è, in ogni caso, un assm·do; mentre, seroodo il principio del Clausewitz, esso è perfettamente giustificato, ammesso che sia co11seguente ad una razionale politica. 9
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Non è nemmeno esatto che il Olausewitz abbia perso di vist;i i fatto1·i di politica intema ed economica perchè col term1ne «politica» egli comprende l)ir1sùnne della direzione politica dello stato; anzi « l'intelli.: {ffenza dello sta.to personificato>>. Egli si è limitato a fissare un rapporto· tra lil politica e la guerra., senza fermarsi a trattare di nessun particolare tipo di politica. E se la guerra totale dei giorini nostri presnpJPO!lle una politica totale, ciò è implicito nel princiJpio enunciato dallo scrittore tedesco. Senza dubbio, il campo delle relazioni di potenza militare non è stato indagato dal Clausewitz perchè, ai suoi tempi, non si erano arocora verificati certi avvenimenti che hanno dischinso un nuovo e vasto campo di rice1·che speculative. E ciò è nella logica naturale deUe cose, perch~ nessuno può soste,nere che il pensiero militare debba ferma rsi al Olausewitz. Il poosiero, infatti, è svolgimento. « La {!U(3rnria non, è soltanto un vero cam\(l}A}onte perohè in ogni oon.()lreto oa.so m~d,ifioa. la .~1ui n..at1,1,m} m1a è a.n che nel oomrplesso d'elle sue· m,(1/f/,ifesfozioni} Pter 7,e tendenze ohe la domrùn:a.no} unXJ, rt'IM'cvviglios'a t1-i· nità oostit'U!i.ta i/)(JUa foN:a ori,qin\Cllria nel s1w elemento: l) od'tio e l' ostilitià; oh,e vanm:o considerati oome un oieoo istinto oo.titrnle; étal giooo dell,e probabilità e del G{1SO} ohe la rendctno wn/•a.ttività libera, dell'·a.n imo; e al d{l!ra,ttere 81.tbordina,t o di stmm~nto àella, politic,a.} pe1· il qitale 1~evnt1·a, ~l ®m,po clel pu1·0 intelletto .. . ». « Queste t1<e teri d,enze, ohe appaior1,o oom:e altrettanti prin,Oi,pi legis'tatc,ri profond'ame11,te lf'adica,ti nella. nafo1t1a à.ell)oggetto sono (]i gran$ ~ vairitlòile . U'r/ia teoria ohe ne trasc-iwasse w,w, sola) o volesse stabilire br'a loro Wn. 1tJ,pq>orto wrbitrario1 oadrebbe sulVistante in tale} oont»"cui.d:izione oon la. re'altà da clover essere oonsiclerata oome nulla». In altre e più seJll!Plici parole, una guerra, per essere razionalmoote impostata, dev1 essere basata sull'ostilità esistente nel popolo, sulle reali possibilità dell'apparato militare, su una buona [Politica. Una guerra che trascurasse UlllO di questi elementi o stabilisse tra essi un rapporto arbitra1·io, dando per esempio una netta [Prevalenza al fattore forza militare oppure perseguendo una politica sooza uno strumento militare· adeguato, c~drebbe sull'istante in contraddizione con la, realtà. Gli avvenimenti sono troppo noti perchè sia 111ecessario ricorrere a citazioni storiche per osservare che da Napoleone ai giorni tnostri molte guerre sono state impostate in palese contrasto con questo fondameintale principio del Olausewitz. E l'estea1sione del fonomeno suggerisce di individuaooe la cfmsa in nn difetto di !Preparazione delle classi dirige.nti politiche militari. Ammesso che la. guerra è uno strumento politico, ne consegue chi.' essa può assumere tutti i gradi d'intensità a seconda dei motivi che hl
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determinano, dell'ambiente che la carattel'izza e dei rapiporti di potenza che la c001dizionf,lno. In generale si può dire che essa ha una duplice forma: gu(3!N'a di aòbattitn.ento la quale ammette un solo risultato: quello :finale. Fino allora, 1J1ullo è perduto, 1nulla. è gu::idagruato: « Solo il fin~ oor~ l'op81'<.l » : guerra ad, obiettivi limitnti nella quale ogni risultato parziale ba un valore proprio e indipendelTlte, essendo il tisultato finale « la sornrn'(I di q1.oest'i va lori '{Jl(rziali >>. I due casi estremi raramente si verificano: nella realtà la guerra si avvicina all'urn tipo o all'altro. Tuttavia è di fondamentale impo1·tanza valutare fin cla1l'inizio « l'in sieme della gue1'ra. » e, nel corso delle operazioni, di giudicare il carattere estremo o limitato che la sua condotta deve seguire. Per esempio, come potrebbe lllTh comandante di u11 teatro di operazioni in una guerra ad obiettivi linlitati stabilire ra1Pporti di col1r1borazione con il potere politico se non avesse la chiara coscienza che, in 1ma tale guerra, l'interferenza della politica sulla condotta delle ~eruzioni è decisamente accentuata rispetto a quanto si verifica in 1rna guerra di abb~ttimento? Dinanzi alle gr·aITTcliose manifestazioni dei due conflitti mondiali ilembra che la guerra ad obiettivi limitati sia fuori della realtà, storica moderna. E, invece, nel corso clel secolo XX, le guerre ~d obiettivi limitati si sono verificate ripeh1tamente (guerra italo-turca del 1911-1912, guerre balcaniche del 1912-1913, guerra russo-polacca del 1920, guerra l'USso--fìnlandese del 1939.40, gnel'l'a. <li Oorea attuale). · E quanti errori non sono stati commessi d11 Capi politici e militari, anche di alti si.ma levatura, per tnon anr voluto e saputo valutare prev-entiva.mente il modulo della guerra? L 'esempio più recente, e senza dubbio tra i più clamorosi, è dato dal« cnso » ~1ac Arthur, il cui dramma può riassumersi : nn gra111de generale che, in una guerra ad obiettivi limitati, non riesce a staccarsi clai metodi di una gue1·ra di abbattimento precedentemente vinta. Visti alla luce della nostra più vasta esperienza, anche i seguenti concetti del Olausewitz sembrano ipiename[l.te confermati. Se 111 guerra è un atto politico, essa necessariamente assumerà, le carl:}tteristiche d el1 n politica che la sostiene, la iITTdirizza, la guida. Al · lorchè la politica snrà di ampio respiro e cli grande potenza, la guerra farà altrettanto e il fenomeno 1Pt1ò ampliarsi fino al punto m cui la guerra assume la sua forma assoluta. La determinazione degli scopi è d'importanza fondamentale pere;hè essi si modificano dnraITTte la guerra in quanto « subisoono la 1·eazione dei risiiitati e delle 7,robabilità <!egli avvenimenti». La politica, appunto, agisce sulla condotta della guerra con la costante successiva determina-
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zione degli scopi, oltre ad avere parte preponderante .nella determinazione dei mezzi. Nessun piooo di guerra o imiportaJlte disegno di operazioni può adattarsi senza il concorso di elementi circa i rapporti politici. Se la politi<:a è sana, e cioè conseguente ai suoi scopi, non può che agire a favore della guerra: se questa non azvie1ne, la ragione sta $ull'illl[perizia della politica seguita. Da un punto di vista elevato la politica e la condotta dellil guerra si identificano. Ne coosegue che « un.a oerta, 001'/..osoenza della g~rra è insepillr'abile da una buona di'reziòne degli wffari poZit'i.oi » e che un Capo militare d·eve « possede·re um;a conosoe11~a profonda delle oose 8'ltperio1r,i
dello Stato ». Questi concetti, che s<mo di una vitalità indiscutibile, quale illlfluenza hanno esercitato sulla formazione delle cl~ssi dirigenti polit iche e militari? Citiamo alcuni fatti sintomatici. Sull'azione del Crispi - che fu senza dubbio uno statista di notevole rilievo - il B01Uomi, a p-r oposito della guerra italo-etioipica, scrive (« Da politiaa italiana da Porta Pia a Yittorio Ve11~to )>} : - Al generale Baratieri che nell'aprile del '95 gli chiedeva nuovi mezzi, il Crispi rispon deva. : « ogni ulteriore espansione in Africa trova opposizione nell'Alta Italia, anche fra gli amici del M~nistero. Il mio colJega del tesoro se ne preoccupa per la incertezza delle spese cui andremo incontro ... E persistendo il Baratie.ri a chiedere un aumento di cinque o sei milioni, il Crispi gli ricordava secca mente ch e « Napoleone faceva la guerra coi denari dei vinti». - L'illusione del CriSjpi di far la guerra e di misurare le spese col contagocce venne rotta dalla disfatta del battaglione Toselli ad Amba .AJ.agi e dalla r esa del forte di Macallè, l a cui lrnnga resistenza illustrò il nome di Galliano. Crispi, di fronte al pericolo, ca1Pi che occorreva avere un vasto disegno e mezzi adeguati, ma era ormai troippo tardi. .... Si allargarono all'ultimo momento i cordoni della borsa, si offersero al Govermatore nuove forze militari, ma si persistette nell'audace sper~nza che un colpo fortunato potesse risolvere felicemente la situazione. E mentre Baratieri indugiava nell' agire ... Crispi.. . gli mandò un dispaccio per dirgli che quell'ondeggiamento era una tisi militare e non una guerri:i.. Il general e Baratieri, punto sul vivo, ordina l ' avanzata che - per logica concatenazione di cause ed effetti e per quella dose di sfortuna e di inevitabili errori che seIDjpre accompagnano le imprese militari male impostp.te e affrettatamente or galllizzate - si conclude infelicem~nte ad .Adua.
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Mn il Crispi « gettò sul Baratieri tutta la responsabilità del disastro ». Il passo che abbiamo riportato mon è solo la descrizi001e di uno sfortunato episodio della nostra storia : es~o fa risaltl:lre, in breve sintesi, il costante processo dialettico di tmti i nostri insuccessi militari. Infatti, sostituiamo opiportunnmente nomi e dnte e avremo la breve storia di tutte le nosue imprese militari infelicemente conclusesi. I dirigenti politici che si sono sncceduti al potei-e hanno spesso criticato gli effetti della politica militare dei loro predecessori, ma, non dotati òi una sufficienle pr<!parazione per comprendere nella impostazione fondamentale i problemi militari, non hanno rpoi saputo risalire dagli effetti nlle cause. e souo ricaduti sistematicamente negli stessi errru·i. :Xel momemo in c11i la Germa,nia esplica ,ma politica basata essen~ zialmente sulla forza il ranrPIJiere Bet hmanu Hollweg dichiara, in una lettera, cli essere molto !-:Odclisfatto di non essersi immischiato nelle ccmtrOYersic esistenti tra i1 Gt·ande Stato Maggiore e il Ministero della g,1erra relatiYe ai tre 1ntw\"i corpi crarmata che si volcYano costituire ill seguito al p1·og-etto di legge del 1912-13. « lo ma111caYo. egli diceva, òi preparazione !Professionale ed jo non ero sufficientemente del mestiere per prendere una posizione sn uina questione plli'amente militare>) (LUOE::-IDORFF, op . cit.). Giustamente il Ludendorff commenta: « ma in che con$istevn dunque il compito del cancelliere, se non era quello di ~ssfrnrare la -vita e l'ar.enire dell'Impero tedesco»? E che dire <li grandissimi generali del primo conflitto mondiale i li uali mon si rendono conto dell"intensifìcato processo evolutivo determinato nel campo eocifi)e da una guerra estenuante e im!Placabile e r itengono che i fermenti sociali - che sono i prodromi della più veemente manifestazione di diinamic1:1 sociale che la storia ricoròi e che sta imlPl'Ontando tutta un·epora - fossero quasi unicamente ... una questione <li polizia? E che dire di quella elenissima chlssE' dirigente militare tedesca della. seconda guerra mondiale l a quale, mentre si rivela una sorgente itn esauribile di ,alentissimi comandanti stù campi di battaglia, si mosua completamente avulsa dal campo ipolitico-sociale e quirndi quasi disarmata dinanzi ai temerari piani del dittatore nazista? Gli esempi potrebbero continuare, ma 11011 è necessario. In oon-Olusione., nel canvpo di 1~1pporti tra guerra e politioa., la teoria d,el Ol(JA"8etoitz) conoopiro. e dimtlgata dk,. oltre ·u.n seoolo 1 è tuttora validissima. Qu,inài la crnisa fondamentale delle deficienze ohe 1-ivelano nello stesso periodo le e-lassi dfr·igenti poWiohe n11ilita1"i nella, prepa-
378 ra.zione e nell,.a, 0011dott;a della r,uerra va incU1,iél;u1ata in 11,ma erro:ta, impostazione ch3lla preparraziorie d'elle alassi cU·rig,mti stesse. Nelle società come si ve11gono configurando con la costituzione dello stato nazionale le classi dirigenti militari, per rew1,ione alla funzione dominante avuta !llelle moo1.archte assolute, sono avulse dalla vita (PO· litico-sociale e la, loro attività viene rigidamente limitata nel camipo ,profession~le. Le nuove classi dirigenti politiche a,ssumo;no un netto predominio nella vifa dello stato, ma esse, tutte dedite a dar libero sviluppo alle nuove forze sociali che [)er lu1I1.ghi periodi trova111-0 libero campo di affermazione e quindi nessun serio ostacolo che richieda l'intervento della forza, si allonta,nano dai problemi militari. Ogni teoria sorg·e dall'azione e prepara l'azione. Essa è un frutto dell1esperie111za, tam,t'è che il ò lausewitz, avulso dall'epopea Napoleonic;:i, è inconcepibile. Ma all' acuto spirito SlJ)eculativo del Olause"\'\ritz fu sufficiente l'esperien7.a del periodo na1poleonico per penetrare 111ell' intimu essenza il fenomeno guerra. Perchè la sua teoria divenisse assimilabile dalla massa delle classi dirigeJ1.ti polit iclle militari occorreva che ess-a fosse resa evide111te d~ nuovi dati sperimen tali e la necessità della sua acq_uisizione clive01isse impellente per le esigenze della nuova azione. Il processo, del resto, è comune a tutti i frutti del pensiero umano . Sono i grandi pe111satori che, veri precursori, individuano con precede111za quei frutti del pensiero umano che, in seguito alla conferma delle ll1uove esperienze e alle esigeIJze delle nuove azioni, dh·e11tao10 <:li facile acqui-sizione per 1~, massa. D alla :fine del periodo napoleonico ali 'inizio della jpl'ima guerra mondiale molte classi dirigenti politiche militari si comportano come se la politica e la gueua fossero attività praticamente indiu_)e111denti. All' atto dello scoppio delle ostilità> al politico sembrl:).va naturale dire al militare« vinci la guerra, il resto e affar mio>> (LUDIDNDORFF', op. cit.). E le guerre combattute in quel periodo - tutte di breve durata - non eramo le più adatte per far risaltare l 'int ima essoo,,,;a della guerra, tant'è vero che la _prima guerra mondiale trova le classi dil'igenti politiche e quelle militari di molti stati impreparate a stabilire tra· esse una collaborazione in armonia con le strette relazioni esistenti tra la. politica e la guerra. La prima guerra mondiale mette in risalto il prinCÌll)io eh~ la politica e l'a.lta. coo<lotta della g1rnrra s'identificano; la seconda guerra mondiale trova le classi dirigenti politiche e quelle militari più coscienti delle interferenze esistenti i"ra le loro fUlllZioni, ma fatta qualche eccezione per i (Paesi anglossassoni, non altrettanto preparate a collaborare. I n effetti, alla fì.m,e del secondo contlitto mondiale, mentre vi sooo già gli elementi spel'imentali per perfezionare e ampliare le teorie del Olau·
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sewitz, per molte clai:;si dirigenti politiche militari il grande teorico iedesco è t uttora un celebre sconosciuto : celebre di nome ... sconosciuto ,d.i fatto.
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CLASSI OIRIG~"TI POLI'l'ICHIJ) E LE CLASSI DIRIG&'\"TI MILIT.\Ri NElLLA A'ivrUAT,1') LO'l''f..\ PIDR IL PHEDOM1XIO m~L MONDO
« Ogmi guerra ha un origine sociale » (ORIANI). La lotta politica :all'interno delle comunità sociali e tra gli stati, è determinata dal con-trasto di forze sociali nascenti e animate dal processo creativo delle libertà. La guerra è it11 genere sintomo di forze sociali che tendono con la violenza ad assicurarsi il campo della loro affermazione. Il secondo conflitto moodi~e è solo in parte dovuto a disegni temel'ari di folli dittatori o a manifestazioni violente di teorie politiche estremiste, altrimenti sarebbe inspiegabile il tragico spettacolo di interi !Popoli ba ttutisi col coraggio della disperazione anche diina01zi all'evidente prospettirn di una immensa rovi1na. I due conflitti mondiali sono stati sostanziati da forze sociali che solo oltr e i confini dell'ormai angusto stato nazionale poteva;110 trovare il campo dell'affermazione. In un iperiodo storico carattel'izzato da un pauroso squilibrio tra la concezione della vita maturatasi nelle coscienze dei popoli e i beni che l'organizznzione politico-economica del mondo consente di produrre, il fatto incontestabile che qua esistono milioni ai uomini che vivono in UDQ spazio sempre più senza respiro e là vi 80no zone spopol ate; do llilla p[.trte esiste una carenza di braccia e daJl'altra trn fenomeno cronico di disoccupazione ; in una zona imperversa la desolazione della carestia e nell'altra la miseria della sopr apjproduzione doYeva per foria ,determinare delle altissime tensioni politiche conseguenti al processo della libertà creatrice che spinge il mondo ,erso l'unità. I due primi coof!itt.i rnondiali hanno decisamente avviato il mondo verso il suiperamento dello stato nazionale come organizzazione po. litica. Oggi abbiamo i blocchi. nell'ambito dei quali vi è uno stato coordi111atore. E' una fase di transazione, non è la soluzione. Le forze sociali che han1110 determinato i primi due co:çi.flitti mondiali hat1mo avuto un respiro, ma non il libero campo della loro afferm;lzione. Spingono tuttora irresistibilmente verso l 'unità del mondo. Mn l 'unità presuppo11e un coordi111atore e la l otta politica mondiale pone -con drammatica insistenza il problema di chi e come deve coordi,n are. Avremo U1J1 mondo che. all'organizzazione politico -economica nnitarin .,e qnindi al superamento irn tale compo dello stato nazionale. fm·à cor-
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rispondere la defifll,itiva affermaziOIIle del princia)io di na1,ionalità nel campo etico, oppure si instaurerà una ferrea dittatura mondiale? futerrogativo al quale è impossibile rispondere. Una, cosa, è cerifl: le forze sociali jprem0010 con veemenza e quiudi la lotta politica ha già manifestazioni violenti. LA XUOVA GUERRA È
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I~ AT.ro
Convi1n.ti come siamo che la storia la fanno gli uomini, non crediamo di dover illldulgere a qualsiasi forma di fatalismo storico. Nessuno può pYevedere come si risolverà l':ittuale lotta : sfocerà. in un 01uovo terribile conflitto mondiale? Si riaolv(lrà per assorbimento di un bloccoda parte dell'altro? Avremo un lungo periodo di guerra fredda? Ma se non bisogna indulgere verso il pessimismo di concezioni fatalistiche, memmeno occorre inforcare gli occhinli deformanti <lell'ottimismo a qualunque costo. L'attuaJe lotta per il predominio del mondo si sviluppa attraversouna dialettica che indica ehiaramente alle cla ssi dirigeuti politiche e n quelle militari i metodi con i quali va condotta. Nel mondo di oggi non esiste più una politica cli pace che, in CiiSO di guerra, s'identifica con la condotta della guerra: non esiste una ipolitica interna che, caratterizzata da un equilibrio sociale relativamente stabile, fa sentire solo deboli riflessi snJla poHtica estera : esiste 111na politfoa totale che s'icoontifiaa f}'ià cmi la conclotta d·i 111nk1 g·ue1·ro totale ohe, per ora e -per tempo indeterminato, si s1,;iluppa. con violente 11ote dtiplom.atiolle e con gu~rre marginali (Id obiettivi limitati. Le conseguenze per le classi diriicnti di quesi e or-vie constatazioni sono immense. Più che mai qu~lsiaai uomo direitiYo che si dimostra insensibile di fronte ai problemi militari viene meno alla responsabilità verso la comunità sociale e verso se stesso. Le classi dirigeITT.ti politiche non sufficientemente preparate nel campo militare e quelle militari non preparate nel campo politico-sociale sono più che mai oon all'1:3ltezza del loro compito e, !Peggio, del momento storico che l'umanità attraversa. La prima guel'l'a moodiale ha -risto fallire urn metodo di condotta della guerra basata sulla preponderanza dei Caipi militari ; nel secondo conflitto mondiale, altrettanto pessima prova ha fatto, in genere, una condotta della guerra basat;:l sulla netta preponderanza dei Oapi politici. Appare ormai evidente ln necessità ohe la direzione della politica: o condotta generale clella guerl'a odierna venga affidata ad organi col-
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1-egi,ali di Ca1>i politici e Capi 'fn.ilit'a;ri, nei quali la prepondet'<.mza dei Capi politici 1-esta, in quanto aà essi spettano le d.ecision,i fin'ali, m<i è atten:1wtJa rispetto al passato) mJent,re è esaltata l'in1l,uenza e la oonse· guent,e 1·espons'Obi7ità 11el1ri .f11Au.:io11e consultiva dei Gavi m.ilitiari. ~egli ~tati Vniti. che ,untano alc1rne tra Je più moderne ed efficienti clnssi dirigenti del moodo attuale, qnesta tendenza è già in stato di aYnnzata affermazione. E mentt•e per tni.ti i paesi sono in fum,zione importanti organi cons11ltiYi solo per alcuni problemi politici militari, negli Sta Li Uniti la direzione generale di tutta la politica è devoluta al Consiglio di sicurezza, che - nato come orga1110 politico - per fo esigenze degli an,enimenti, si è trasformato in organo politico militare nel quale i Capi militari hanno una funzio:ne se non superiore certamente non inferiore a quella dei Capi politici. Questfl tendenza uon diminuisce affatto la necessità che le classi dirigenti politiche abbiano nna sufficiente jpreparazione TI('} campo militare e quelle militari 1rnn. buona preparazione 01el camQJO politicosociale. Tutt'altro. Senza quella preparazione l'organo <·ollegi;:i.le invece di essere strumento di illuminate decisioni. dhenta teatro di paralizzanti discussioni. Del resto. in lutta la Yita moclema. è 111etta ln tendenza di nffidare le funzioni direttfre a organi collegiali. Essa è una conseguenza della complessità di tali funzioni e de11o svilnppo applicativo del principio democratico che tende a sostituire all'intelligenza unica la forza di piò jntelligPm:P. e,irn01do l'inc:on,eniente della lentezza di cledsione insita negli org-ani rolle~iali con 1n razionale preparazione degli elementi direttivi. Il problema s'impo11e anche nella formazione delle classi dirigenti polit iche mili t;iri. _·\. noi sembra che, ipe1· una società moderna. sia di grande importanza assicurare in tutte le scuole civili un indirizzo formativo inteso a sviluppare nel gio,ane nnn ma~giore sensibilità per i pl'oblemi mili1ari e introdurre nellP. facoltà rn1i ve1·sitarie che preparaa10 lp maggioralllZa delle classi dirigenti politici corsi inte~ a creare, nel campo militare. le basi storiche-dottrinali necessarie nd un uomo politico direttivo moderno. Analogamente. in fotti gli istituii milital'i. dov1·ebbero essere largamea:ite s,iluppati corsi ~ 1tlle dottrine politiche sociali. Da ((nanto abbiamo esposto, appare chiaro che nella vita della sodetà atf1iale ie classi dfri,qen,t·i mil-itari c-edo1w di nwlto a,wn1,M1,futa, l'im· portanza della loro funzione sooinle. Conclu~one qnesta a11a quale, già nel 1939-40, era giunto il BUR;--nA:\I attraverso un'indagine condotta nel campo soriale col suo celebre libl'o « lJa rivo71nio11e dei teonio'i >>.
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Questa con ·iderazione è fondamentale per la formazione, nelle attuali classi dirigenti militari, della cosciemm della loro importrunza, spe· cialmente necessaria in quelle comunità sociali nelle quali, in conseguenza degli avvenimenti dell'nltimo conflitto mo,ndia1e, si è determinata una peri ·olosa valntazio1ne di tale f1mzione . M'a, essa è ancora più im,port:,rnte ver le dìretth-e di poUtfoa rnilita.r.e ohe chim·amente sugget·isoe alle attuali clrtssi'. d~rir1e11ti politiche} e in p,a rt:icolar modo a quelle di alouni Pae.~i europei. Infatti è alle classi dirigenti politiche ohe compete la principale responsn.bilità della fortnaz-io·ne di 11-110. efficiente classe d,ir-ige1nte militare. D<1 esse infa.tti promirm.ano l,e leggi sttl reolutarneri-to, sullo stato gi1tri<T:ico e sul trattamento economico dei qu'.(Jdri. Sono i Capi l)Olitici che comp·i ono 7,}atto fondamentale del processo selettivo dei quadri - il qwale avviamento si svolr,-e dall'alto rer.rn il 1wsso della. ger'arrcFUa. s,aeglie-ndo i Copi delle forze orni'ate . Om è ~him·o che il problema della formazione di nna effi ·iente cla se dirigente milit~re non ammrtte soluzioni di ripie"'o, o esvedienti improvvisati. Nel secondo conflitto mo,1diale gJi . tnti Uniti hanno solo in rparte improvvisato la preparazione a1la guerra. ata la loro felice posizione geografica e·d: il loro poten:t..inle industriale, essi hanno potuto costruire all' nHimo momellto i materiali, ma chiaro che i vari Marshall, Eisenhower, Bradley, ecc·. non furono affatto ... ~ostr·uiti in serie. Og·gi la cli:sponibilità di una. eletta classe dirigente militare è una vera fortmrn per una nazione. Ed è ima fortuna n011 olo nel campo politico militare, ma anche in quello e ·onomico. In nn periodo storico caratterizzato da ima lotta di e isteinzj:}. è nella logica delle cose che, piaccia o non piaccia, per q11alsia i nazione, in qual iasi blocco militi, una efliciente cla e cl il'ige111te militare rappresen.ti la migliore fonte da cui trarre pcr.., 1rnsivP ... a.ruba ceri·, anche di carattere economico, come gli avvenimenti di og111i giqrno dimostrano. Le conseguenze di questa constatazione possono es ere olo ig1norate da chi, arenatosi in quella deleteria mentaliti\ che fa ·onsiderare i ipro blemi militari olo con l'as. mante preocc11pazione di ridul'tne al minimo gli oneri fi nanziari irnmedia ti, non riesce· n concepire nna politica militare lungimirante e nemmPno cli sufficienza. 1 on c'è à,ubbio: 11eWa.tt1w-le lotta per il predominio del moodo, i Paesi che hanno la sfo1·tirna di possedere wna classe dirigente politica fottora le!}ata a tal-i concezioni arri17ernmno .<;em,pre in rita1rdo nel campo politico-m,ilita,re e ·in- quello eoo1101mico. 1
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Il Clausewitz e la dottrina difensiva moderna Magg. d'art. ANnREA Cuc1No
Ci proponiamo di esaminare alcuni concetti che i,nformano l'at. tuale dottrina difensiva alla luce delle seguenti fondamootali leggi del Clausewitz, allo scopo dì chiarire ale1mi aspetti del processo evolutivo deHa difesa moderna e jpl'ospettai-e qnalche concreto orientamento di perfezio1J1amento dottri.,nale : - « la. difesa è la forma più forte della guerra, con uno scopo 1I1egativo ; l'a tt;tcco la forma più debole, con 11110 scopo positivo H: - « ogni attac<-o progreclendo ei esaurisce)), Abbiamo già illustrato quali orientamenti, a nostro avviso, tali leggi suggeriscono nel campo Rt rategico ove, valendosi clella loro guida, si sottoponga a vaglio critico :41 feconda espe1·ienza dei due conflitti monaiali (cfr. l'articolo« Il pwnto 01tlm,in,rH1te della viUoria nella stm• tegia, <le,qli s1x1zi pred'omi-n-miti JJ, pubblicato s 11l n. 6 della Rivista Mili t~re del giugno 19i51). Che ogni attacco, progredendo, si esaurisca è una verità, che appare illldiscutibile alla logica e largamente confermata da tutte le guerre. Che la legge sul rapporto tra attncco e difesa sifl valida, vogliamo sperare cli nver lo dimò~trnto 11el dt.nto aJ·ticolo. Tutta via 1 ,per corno· dità del lettore, riportiamo il fondamental e concetto dimostrativo: sé la dHesn n on fosse la form.n. più fol'te delJa guerra, chi mai assumerebòe 1m tl11è Mteggifirnento. dato the essa ha già lo svantaggio di perseguire nno scopn negativo'? J nve('e, l 'esperienza dimostra che, alfiche nei periodi delle più folgoranti offensive. la <lifcsa illOn è ma.i scomparsa dai cfimpi di battaglia. Potrebbe sorgere il <lubùio se, in seguito alla comparsa <ld rpiù moderni mezzi l.Jellici, la legge sia tuttora valida. Per esempio. qualcuno potrebbe obiettp.re che, se i1 rnpporto tra attacco e difesa. si pone ,nei termini enunciati, si dovrebbe ammettere che 1a d\fosa contraerea è più forte dell:offesa aerea: che la difesa controcarri è più forte dell'offesa carrista, ecc .. OvYiamente alcuni ra[)porti formulati su tnli ba si ris nlterebbero in evidente co:ntrasto c:on 1a realtà; ma è altretta11to chinro che ci troYiamo di fronte ad una applicazione deriva,nte (la unJl er1·nta interpretazione della legge, la q11ale dice semplìcpmente q nesto : lllll q naJ9iai,i complesso di fol'ze terrestri nella di-
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foosiva può esplicare una forza maggiore che non nell'offensh·a, il che. per altro, è conforme al buon senso comune, tant'è che quando si è tpiù deboli vien naturale di assumere atteggiamento difensivo. Tuttavia, volendo applicare la legge ai mezzi, occorrerebbe riferirsi al singolo mezzo impiegato nella forza di guerra offensiva e in quella difensiva, ammesso che esso abbia le due forme di impiego. Riteniamo che queste ultime sussistano laddove è intrinseca all'azione offensiva del mezzo la [le<:essità, d'un movimento continuo o intermittealte e, durante la resistenza, il mezzo potenzia la sua azione o agendo da fermo ancorato al terreno o utilir.za111do in qualche modo l'attesa che precede il suo intervento, mentre dnrante la reazione dinamica della difesa opera come in attacco. Cos'l, ,p er esempio, la differenzinzione non ha ragione di essere ,per l e telearmi che ovviamente hanno solo 1n forma di guerra offensiva. E , nel complesso delle fo1·ze terrestri. le due forme di guerra avranno spiccati caratteri differenziati fi.nchè l'arma o le armi basi conserveraMlO l~ caratteristica che, per attnc,·nre, devono muovere e, nella difesa, possono potenziare la loro azioue durante la fase statica e svilupparla come in attacco d11rante la reazione dinamica. Come si vede. la legge che fissa il rapporto trfl attacco e difesa offre un intereflsante caroipo d'indngine nel vaglio òella sua validità in rapporto ai più moderni mezzi bellici. Ma tale indagine esnla dal mostro assunto e qu~ncU non sviluppiamo l'argomento oltre i brevi cenni fi,n q ni iJln!<t l'flti. Com'è noto, la difesa compl'ende d11P. momenti : la resisteuza . durante la quale l'azione si sYiluppa c:on pre,alente carattere statico e la reazione, dura,n te la quale razione si sviluppa con un prev~lente carattere dinamico aMtlogo a qnello clell'atlacco (contrassalto, contrattacco, controffensiva). Risult~ cofll chial'ita l 'e :.enza della difesa : essendo inizialmente inferiori, Yale1·fli della fol'ma più for1e della guerra, per ililfliggere all'attacco un maggiore logoramc>mo ftno al punto in cui, essendosi invertiti i rapporti cli potenza. si posi:ia reagire dinamicamente, o quanto meno illllpedire che l'offensiva raggiunga lo scopo positivo prefissosi. E in tale enunciato uon vi è forse tutto il succo della dottrina dif ensiva moderna? Esso chiarisce aroche perehè no11 bisogna sviluppare la reazione dinamica prematuramente. I nfatli, con essa, noi ipassiamo alla forma più debole della guerra, ma ciò presuppone <li aver inflitto all'attacco un logoramento tale <la assicurarci la superiorità delle for1,e, Ria pure tempor;rnea e locale. E' proprio perchè. nel campo tattico, la superiorità è looal,e e temporanea che la reazione va ferrata con un carat-
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tere di immediatezza tanto più spiccato quanto più si scende nella sc,1l a dei complessi <lifensh"'i. Il raworto di forza tr!l difesa ed attacco !llon è costante: varia col mutare dei mezzi e l'evoh'ere dei metodi. Nel primo conflitto mondiale, registra, un massimo: nel serondo, un minimo. Ecco ,perchè, nel primo conflitto mondiale, l'nttacc·o, specie nella prima fase <:!ella guerra, si esaUl'isce rapidamente e quindi non è necessario disporre di una difesa in pro{ondità,i mentre, nel secondo conflitto mondiale, è necessario dare profondità alla difesa e ammettere come presumibile una penetrazione nelle sistemazioni difensive, prima di poter sferrare la reazione di movimento. Ma la difesa in profondità assorbe molte forze, pr0tprio in UID periodo in cui l'approntamento di unità moderne ha raggiunto costi elevatissimi: ecco impol'si. la rinuncia a dare n tutto un'ampia fronte di· fensi-va quel carattere d'impenetrabilità tanto agevolmente assicurabile nel corso del ,primo conflitto mondiale. Si afferma, quindi, la necessità di U!Jla organizzazione difensiva basata su ~ree difese collegate da cortine pr<'sidiate con poche forze e qnindi non vincolate da compiti di resistenza, ad oltranza per tempo indeterminato. Come abbiamo illustrato nel citl).to articolo, gli spazi che caratterizzan o l'estern~ione degli scllcchie1·i operativi dell'Europa Occidentale sono in rappol'to di armonic·a (Proporzione con l a velocità opera1iva delle unità motomectanfazafe. Quindi l'attacco, ottenuto ua1 successo idoneo ad essere sfl'11ltato nel CJililjJ)O strategico, non incontra serie difficoltà a realizzare rapide ,·ittorie di gramle portata stl'ategica. In tali scac· chieri, quindi, per rngioni militari oltre che politiche, s'impone una difensiva sh-ateg;ica 1·igida. (' uDa tattica difensiva basata sul criterio d' impe>dire alJ'attacco ad ogni costo il conseguimento di successi idonei ad essere sfruttati nel campo sttategico. Dinanzi aò un nttocco che, valenùosi della mobilità consooHta dalla motomeccanizzazione e dalle aviotruppe, può largamente sfruttare il vantaggio dell'iniziatirn per concentrare nei settori di sfotndpmeinto forze sufficienti per una prolungata e sistematica reiterazione degli sforzi necessari al conseguimento della rottura, l 'attuale dotlrima difensiva prevede una ~deguata profondità.? Si basa su un equilibrato e armonico sfruttamento della maggior forza intrinseca alla fase statica della difesa col poRitivismo deJJ e reaztoni diinamiche? Soprattutto, alle manovre dei mezzi che l~ motorizzazione e l'iniziativa consentono all' attacco, la difesa contl'appone un adeguato sfrutt~mento della motorizzazione e dell'atte.qa pel' reaJizznre una efficac(' collllromanovra? -
816 In 1m'area difesa investita su) fro11te !Principale, Ja profondità entro cui si es,p lica la fase sl atica cl ella difesr1 è q nella corrispondw1te ad un ordine o, al massimo, a dne 01·climi di capisaldi. I11fatti , nell'area difesa, noi abbiamo due o, al massimo, tre ardimi di capisaldi e poichè, per la stabilità del sistema, non è possibile ammettere una penetrazione oltre l'ultimo ordine di capisaldi, allorchè l'attacco investe questi ultimi, occorre sviluppare la reazione di movimento de1le riserve settoriali prima, e, se neC'cssa1•io, clel)e riserve cr01·dir1e superiore poi. Orb<me, lllOi riteniamo che, mentre una tale profondità> può ritenersi sufficiente iper un. attacco avente funzione concon•cij1te, difficilmente lo sarà sul fronte dell'investimento degli assi di gravitazione degli sforzi. Irn 1al caso, si corre il rischio di <C bruciare » lntte le r iserve per reagire contro nn clisposith-o d'attacco 111011 sufficientemente logoralo da una difesa Rta1ic:a ndegnatamente p1·ofonda. Per nJtro, è chiaro che la difesa non ipuò assicurare a tntti i settori una profondità molto maggiore di quella attualmente prevjata, alt:'imenti sm·<>bbe costretta a realizzare ,deusità di schieramento falmente ornerose da rssere inacrettabili. M a l'~ttacco. per realizznre sui fronti d'investimento degli assi fil graviiazione dispoRitivi cnpaC'i òi sviluppare una prolungata. reiterazione degli sforzi, clovr.ì Jimitm·e il numero degli assi cli gravitazione ed il fr011te cl'imveslimeJ1to cli rssi. Cost p<.>r esempio, se l'attacco vuol r ealizzare una densità di artiglieri~ di nn pezzo ogni quaitro metri - da ritenere normale a. cava Uo degli assi di gravitazione - dovrà attuare uno schieram<>nto equivalente n eh-ca dieci reggimenti per ogni Km. del frornte d'att:lc(·o. Sembro logico ritenere che nessuu. Pserdto, per qu;mto ricco <li mezzi, possa disporre di tante unità d'artiglieria da poter am!Plinre molte i fronti di spi<.>~amc>n1o a cavaJJo clt>gli assi di gravi1azione. e molliplicare qn<>~ti ultimi. In c·onsegnenza, i-mrà norm!'lle C'he. per e~em pio, solo nn tct·zo del fronte cli un'area difesa che interc·etta un'asse di gra,ilnzion<> dell'attacco nemico, ,enga investito dal disipositiYo d'attarco che sviluppa l 'azione principale, mentre, n1el rimanente tratto. si volgerr1nrno solo azioni concorre.n ti o dimostrative. Nell'esempio in esnme, è chinro che. o,·e il difensore. dmante lo sviluppo cle1l'azione, manten~a in"ariato il sistema statico della difesa può vel'ifi.carai il grave imconveuiente che, mentre 111 difesa cc brucia » le riserw in r<.>azionj prP.mature perchè non sferra1e dopo 1m adeguato l ogoramento dell'attacco, vi sono capisaldi per nulla impegmati. Queste considerazioni suggeriscono la soluzione : fermo restarndo che, dj norma, i c•apisaldi sono aa c011sider:ll'si elementi statici della difesa percbè, in genere, costituiti con forze non ,particolarmente idonee al1e reazioni <li movimento. è 111ecessario e conyeniente p1·eveder la pos-
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sibilità di svellerli dalle po~izioni ini:l.iali per inYestirli a ragion Yeduta su posizi001i che ,possono rcilerarn la inlereett;:izione òegli assi cli gravitµzione dell'attacco. Conviene realizzare, cioè, una vera e propria ma~ n01Jl"f(1, dei oapisald,i, analogamente a quamto occorre athiare per l'artiglieria, i carri, i mezzi d 'arresto, ecc .. T ali manovre vanno a1 tu ate sin lllell'intetno delle singole i1cree di· fese, sia fra aree difese, realizzandole, in quest' ultimo caso, in un quadro riguardante anche rilevanti complessi <li forze e mezzi. Esse vanno combinate con reazioni di morimenio drl sviluppare ogni quah·olta i successivi dispositivi che si susseguono nell'attacco mostrino di a,·er esaurita Ja loro capacità ofiensiYa e, quimli, offramo alla difesa la possibilità di sfruttare una superiorità locale e tempor:meµ. Le n•azioni dinamiche assumono un ruolo importami.e e, a volte, q)redominante nella fase iniziale della battaglia, allorché la clifesa i-i appoggii'.l ad un rilevante ostacolo naturale (mare, :fìnrue, ecc.). I n questi casi, le reazioni di movimento sferrate senza il preventivo logorpm.ento <lell'attacco sono rese possibili dalla crisi d<'1l'attacco durante la costituzione delle teste di ponte e sono suggerite dalla convenienza cli impedire che l'attaccante conquisti lo spazio per J'c.•splicazionc di tutta, la potenza offensh·;3 c·onsentifagli daJla superiorità delle forze disponibili. La necessità. dello ma1lovrn dei capisaldi diventa derisamPnte imperiosa ,nella difesa s n ampie fronti. :ila, prima di procedere alla iJlustrazione dell'asserto, è opportuno fnr risaltiire l'irrazi011alitù, cli nn noto aforisma che alimenta qnalcl1e perkolosa co11cczione, specie nel c arn1,10 della difesa 1,11 am11ie fronti. Ci riferiamo al noto ennnrinto ehe (( la miglior difesa è l'attacco>>, il q1rnle, da quamto abbiamo esposto in pi-ecedooza, risulta iprivo di qunlsiasi fondamento logico e sperimentale. Esso deriva da esempi di cusi p.articola1·i nei quali un contendente inumericamente inferiore ha ottemuto successi a ,oltc decisivi con p1·0('.edimenti offeni;iivi. In tali casi. l 'esaltazione retorica ha sostituito il fredclo esame critico e l 'allettante f01·mula ha trovato vita e alimento. E' chiaro che, i1u, quei casi, son o stati fattori morali, intellettuaJi, ecr., che hanno assicurato il su<:cesso, malgr;ido l'ioi,ferioriti'I, n11merica. Orbene, se imvece di individoare tali fattori e le eve11tuali forze storiche, ,politic'he e sociali che li hanno det erminati, si accreclitn il FJn<'cesso ad n111.a presunta superiorità dell'offensiva , si :finisce per formulare enunci;iti inconsistenti. comr quello in esame. Dall'aforisma in questione può considerarsi derivata la concezio11e - p ropugnata da alcnni - che, nella difesa su am1Pie frOlllti, è opportuno ancorare al terreno un velo di truppe e tenere 1~ massa delle unità alla m ano per difendersi coo reazioni manovrate. Il c:he equivale a cadere
81 ÌIIl questo paradosso: es..,endo molto deboli. si sceglie la forma 1Più
à.e"bole della guerra.
Aderente invece aJ razionale rapporto tra attacco e difesa è il concetto che, poichè nella difesa su ampie fronti si è molto deboli, occorre adeguare il fine ai mezzi disponibili. riducendo lo scopo deUa difesa ad una funzione d'arresto a tempo determinato. Il che, lungi dal ridurre 1:.1 difesa essenzi~lmente ad uu problema di reazioni manonate delle ri erw ùi settore in attesa dell'antusso della G.U. in riserYa generale, la pol'la nel rC'alistico c:ampo della manona dei capis;ilùi: combinata con la fnnzione tamponai rice delle unità. òì falilteria motorizzata in rii::errn tli settore e inte~rata dalle reazioni di mo,imento aventi le c:aratte1·istiche del colpo d ·u.rresto degli elemeuti blindo-corazzati. E ciò fino all'nffiusso delle G.U. in, riserva generale. Le deduzioni tratte dal nostro esame . . ono confortate dalle significative dichiarazioni (]el generale tedesco Ileinrici (Lic1del Hart, I generali tedeschi 11<,r1·ano•.. 1. il quale, contro i Russi. ottem1e grandi successi difensitl : « Axevo nella mia armata tliec:i dirisioni per tenere un settore che .. ~ ~'"eva una estensione di eh-ca 200 Km .... >). « ... impiegavo tre divisioni e mezzo per tenere i 20 Km del fronte d'attacco. lasciando le altre sei divisi0ni e mezzo a tenere il rimanente del mio estesissimo settore ... ». · « .A. mio a-vviso. tre fattori principali contribuirono ai successi. Primo: formavo sul fronte d'attacco rui:::so settori divisionali ristretti con alto rajpporto tra forza e spazio ... 1l. A una dottrina che sancisca il pl'indpio della manovra dei capisaldi, può essere avanzata una seria obiezione con questo interrogati.Yo : - e se il nemico imp1•on·ic:f1mente amplia o modifica il fronte d'imestimento dello sforzo principaJe? A questa. obiezi<ine rispom.cliamo con due considerazioni: - nulla impedi~ce che, alla rnauovra deJl'attacco, la difesa risponda c·on una co11tromanona dei capisaldi. E' Yero che l'attµcco, in quesrn S<'hermag:lia. ha il vantaggio deJriniziativa, ma è altrettanto vero che le moòificbe ael sno cli positivo ri ·ùiedono più tempo perchè comportano lo sprn~tpmento cli forze molto più rilevanti e quindi difficilment<> occultabili all'indagine informati,a clel difensore; - tra nn insuccesso probabile ed un pericolo possibile non sembra che vi debbano essere incertezze nella scelta. Un'altra obiezione può essere avnnzata con qnesto gnesito: - e seI1offensore, avendo conseguito una grande superiorità di forze, attacca su fronti ampi eome è avvenuto nell'ultima fase della guerra russo tedesca?
La risposta è oHia : in 1:11 caso 1 la manona dei capi:::aldi vede limitate le sue possibilità p.pplicative. ma è certo che non vi è nessuna dottrina tattica. che possa. per le forze, ripetere il miracolo della moltiplicazione dei pani. La legge che <e ogni attacco progredendo si esaurisce» consiglia di considerare lo spazio come fattore di potenza difensiva. ~el campo tattico: il fattore iwaziale - il cui n:ilore complessivo è naturalmente 1proporzionato all'estensione dell'area ntilizzaùile per la manon·a del difensor(' - ai-sume un valore unitario irrilevante se il terreno non oppone o tncoli all'avanzat!l dell'attacr.o: diventa importante e]emento incrementale della potenza difensh~a per poco che il terreno venga vivifìcnto con resisrC'nze attive e pas::.-i.e. Da ciò consegue che il difensore, o,e si organizzi non a contatto con il nemico, trorn conn'Iliente ntilizzpre tutto lo spazio che lo separa dall'avversario per svolgersi una manovra riturdntrite. Ciò, naturalmente, presuppone la disponibilità di forze similari a quelle impiegabili dall'attac<.:ante. Infatti. sarebbe, per esempio. un evidente erro1·e, quello di attuare una manovra ritardatrice con fanteria normale contro un attaccante in grado di impieg;ire. per forze òisponihili e terreno di manona , unità motocorazzate.
Il Clausewitz e la strategia difensiva in montagna Magg. d'art.
ANonWA CUCINO
Scrive il Clausewitz: « Noi affe1•miamo che le montagne ono ge111eralm.ente sfavorevoli alla difesa. Dicendo ciù ,noi parliamo della dii.fesa decisiva il cui risultato comportp. la conservaz.ione o la perdita <I.e] paese ... )).
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« Dalla resistooza trtraordinaria di piccoli posti isolati si riceve un 'im!l)ressione vag~ della potenza a~soluta della difesa in terreno montano, e ci meravigliamo nel vedere negato questo vantaggio nell'atto eapitale d~lla difesa, cioè a dire inella battaglia decisiva ... ». E' ehiaro che il celebre teorico tedesco si riferisce al c~mpo strategico. Nel campo tattico, egli ammette che la forza intrinseca delle posizioni e le difficoltà opposte al movimento, che è l'essenza dell'attacco, conferiscono alla difega in montagna un notevole vantaggio. Illlfatti, il Olausewitz aggiunge: << le' difficoltà. òelle comu11icaziont h montagna impediscono al difensore <li eseguire un concentramento rapido delle sue riserve nel punto scelto dall'attacco)) e condude col 1-)ropugmare la eanvenie11za da parte della difesa di affrontare l'attacco nellil crisi dello sbocco in piano. Queste concezioni sono state in passato o sono tuttora valide?
* * * Il Rpugeron (1) non solo risponde affermativamente, ma sostiene .ehe l'aviazione ha fatto perd€r(> alla dife,nsiva in montagna anche il vant!ilggio tattico delle posizioni forti. La plastica mon tana, secondo H Rougeron 1 offre all'att.acco ampie possibilità di investire unità, di aviosbarco su punti di obbligat<1 ipassaggìo, determinando, con fulminei aggiramenti verticali, la caduta delle posizioni forti. (1) Cì rifel'ln.mo al seguenti articoli: Ridotto o massiccw pubblteato sul << Curieux» òel maggio '50; La ,nterra icn monta!Jm1, p11bhllcato sulla «Revue Mllltalre Sui2se» dell'agosto '50.
1220 Irnoltre, la scarsa disponibilità <li viC' di ('OtmmiCflzioni consente nD'attac·co - cht> di norma ba il p1·edomiuio aereo - un economiC'o isolame11to del campo ùi b;tttaglin. Un nnornimo autore Rvizzero (2), polemizza,n do col Rongeron, nega la validità della teorfa del Clansewitz, almeno pl'r ciò che rignarda il problema difensivo come si presenta a t t n::i lmentl' alla Rvfazera ; c·onlesta elle la montagna imlf)cclisca al difensore la manona delle risC't·ve e, in og,ni caso, ritif"lle che lf' cliffiroltà po sano es ere superate con un decen tramento dc>lle riser,·e e una rflzionale utilizzazion<' tlegli arroecamenti; nega che l'aggiramento vel'iicale i.1•ovi in montagna favoreyoJi condizi<mi applicath·e date le <lifficoltà di rifornire con continuità un corpo di aviosbar<'O; respinge l'm;::,;enr,ioue che l'appoggio aereo tendente all'isolamento del camrvo cli battaglia po. sa essere mollo e:fficacC' per le limitazioni aJl'impiC:'p:o dell'aviazione imposte clall"ambienk monta110: infine. mette in ri~alto le sfavorevoli condizioni e-be 1n montngna fa all'impiego dcJle nnità, motocorazzate. Peraltro, ae:c:c>lta la c011cezione del Olausewit:,; tuttora propngnnta (lal Rouget0n che possa essere conveniente utilizzare uno scac('hiere montarno pH svol~ervi una manona rilnrdatrice e h1g-aggi~re la battaglia decisiva alJorchè l 'aggrt•""sore è in crisi cli sbocco in piano; ma chiarisce che umi tale ('0n<lo1ta strategica presuppone l:1 disponibilità di mezzi qua111titath·amenl<' Hllc>guati e qualitntivflmente jdonei per inr:aggiare mm battaglia in eampo aperto. Sia il Rougeron che il suo contraddittore appoggiano le rispet ti,e tesi con e!iemplificnzioni 8toriche. )la, com'è noto, la storia. intesa come c1·0[11aC'a che iusegna anzichè come critica che illnmina senza. poter risolvere i nuovi problemi, i' un~ generosissima di :pensatrice di esempi rbe appoggi:1110 le più dispal'ate e contrastanti tesi col risultato cli dar 1'agione n tutti e a nessuno e q1,1indi di lasc.:ìnre iJ qnesito insolnto. ( 'osì, per esempio, nella polemica ilfl e ame, entramhi gli autori citano la c·ampagna cl'Italia del Ke!,selring a sostegno delln iprop1·ia tesi. I
* * * A a1-0stro avviso, la teoria ckl Clausewitz è slnta parzialmeinte Y3lida :fino a quando il motore non i:.i è imposto sui campi cli batlaglia; auzi es!-a, nel primo conllitto m<mcliale, riceYe noll'\'Oli <·011fcrme propt·io agli aJbori dellC' affermazioni cli quei mezzi eh.e 11e doYCYano minare complctnmente la vali<litù,. (2) Cl r lferiamo all'artlcoto L<i moiitagn.a è sf1ii;oretole alla strcitc.gio difciai.i·at pubblicato dalla cc Gazzette dc L:rnsannc >, <lel 26 giugno '50.
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Chiariamo il nostro asserto. Irmanzi wtto pr~mettiamo che, essendo l 'attacco e ln difesa i1t1 rap[)Orto di contrapposizione, dimostrare che la montag,na è sfavore·vole alla st1·ategia difeusiva equivale a provare c·he essa è favore,1ole alla offensiva stratcgi<:a. Pe1·tanto, pe1· C'omodità di esposizione, spesso ci riferiremo all'offensiva a,n zkbè alla difensiva . Ogni ot'fensiva strategica è basata sn dnr fatto1·i : hl possibilitù, di ottenere uin successo tattico idoneo acl essere sfruttato nel campo strategico e la possibilità dì realizzare lo sfrnttamento strategico del snccesso tattico. I 1nfatti, è tanto ste rile ingaggfal'e un'offensiva c·he 1pro-. mette un su<'cesso tattico n011 sfrnttabile nel campo strategico, quanto assurdo sfenare un attacco èhe promette un ottimo sfruttamento strategico ma rende qnnsi impossibile il successo tattico. Noi riteniamo eh~,, fino aU'affermarsi del motore i:;ul campo cli battaglia. la montagna abbia ù11·01·ito lo sfr11ttame,nto strategico del snrcc>sso tattico; ma le· maggiori difficoltà opposte al consegnimento deJ s11<.:cesso tatti<-o i•ispetto al terreno :pianeggiamte o collinoso luwno determinato 1ma sHnfl.zione compl<>ssiYa per cui Pattiwco ha geineralmrnte evitato la montagna . Tuttavia, nel primo conflitto mondiale, il -vantaggio strnt<'gico che la mo1I1tag1rn offre comipensa rosi l ai"gamente il maggio1·e onere tattico che essft imporn' da far registrare uun com·enienza per l'.attac·co ad ntilizzare gli scacchieri montami come 7.0lle cli manovra. T entiamo di dimostl·are l'asRet'to . Il XX secolo è caratterizzato, tnel caru1p o militare. dnlln fo1·ma1,ione di ese1·c:iti nazionali di gr:rncle mole. L'aumento delle masse determiJ1~ l'estendersi degli spazi operativi. Senonchè, neJla primn guerra mo31<linle, all' aumento dell<' masse e <legli spazi non corrispo:nde un adegnato anmento deUa velocità otpe· rativç1_ : anzi, per ovvie ragiooi logistiche <> tattiche (crisi deJla cavalleria), essa diminnisce. Questo sqnilibrio agisce sfavorevolmente solo nei 1·igmll'(li dell'attacco, specie 01,ei terreni pianeggianti e <r1.1indi ri<:chi cli corounicazioo,i. I nfatti, il difenso1·e, di froute ad nn insuccesso, nel mentre manoyra in ritirata per guadagnare tempo e spftzio, può usufruire dei tra~porti ferrovi ari e, più tardi, di qnelli automobilistici, per il roncenttamento cl P-ll ::i mass::i destinata a pai·m'1~ l'urto in nin.a ,posizione più anetrati:i ; l'attn<:<'ante, inYece, può nsufruire solo dei mezzi normali pel' lo sfruttanrnnto, nel eampo strategico , del successo tattico. Nei terreni pianeggi;rnli e eollinosi. gli spostamenti delle forze del difensore soDo enormemente 1pi(1 rapidi della penetrazione in profonditè:'\, de l l'attaccante. Il tempo lavo1·a a favore del primo, in misura tale da permettergli,
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quasi sempre, la r•esistenza su posizioni successive 1 alllche dopo nn preoccupante insuccesso iniziale. Cosi, per esempio, avviene nell;:1 battaglia della Marna del '14 e in quella di Piccardia del '18, durante la quale gli Alleati, iiil, IPOchi giorni, fano.io accorrere nel ~ettore sfOlnda to ben 50 divisioni. Solo negli scacchieri montani, laddove l'attacco può sviluppare offensive di grande rendimooto strategico, si registrano successi importam ti o decisivi. Mentre i Germanici, nella battaglia dello Ohemin del'l Dames, ipur penetrando per una profondità di 60 Km. in quattro giom1i, non ottengooo nesslllll successo strategico importante ; a Oa1por etto, nello stesso tempo, i Tedeschi-austroung13-rici avanzano di 40 Km. , ma , già al terzo giomo, hanno irrimediabilmente aggirato la fronte dell'Isonzo. L ' obiettivo strategi<'o d'.ella battaglia· di Vittol'io Veneto è Ponte •nelle Alpi - ragghmto i] quale si determima la divisione in due dell'esercito austro-ungarico - a soli 40 Kni. dal fronte cli contatto. Ai tempi degli eserciti di limitata mole, ottenuto llD successo tattico, nOlll vi sono particolari difficoltà per trasformarlo in successo strategico anche se si opera in pia111ura, data la relativa vicina1nza degli obiettivi da raggiungere per tagliare le comunic;izioni del nemico - le quali sono poche e non estese su gra,ndi spazi - e quh1di, nell'economia generale della condotta delle oa,erazioni, l'attacco non trova conveniente affrontare gli oneri tattici della montagn1;1 per un vantaggio strategico non adeguato: chll'antP il p-rimo cpnflitto mcmdil:lle. tali difficoltà aumenta[lo in proporzione del moltiplicarsi delle vie di comunicaziooi svolgentesi in molte direzioni e su aree immense e quindi si registra una maggiore convenienza per l1!:lttacco ad utilizzare gli scacchieri montani come zo111e di man.ovra (Gorlice-Tarnow, Alpi TransilYane, Caporetto) . Il largo Ì.Dl1Piego del motore [le] campo tattico consem.te di aumentare notevolmente la velocità operativa, e quindi si l'istabilisce l 'equilibrio nei f~ttori della manovra. Nei terreni piatneggianti l'attacco vede aumentare enormemente la possibilità di realizzare ma111ovre decisive. Per valutarne la misura basta citare qualche dato. Dopo la rottur;:1 dello Ohe:mial des Dames, i Tedeschi - come abbiamo visto - realizzando una delle più rapide avanzate dell!:l prima guerra mondiale, penetrano per 60 Km. in quattro giorni; dopo lo sfondamento della Mosa del '40, mercè l 'illl!Piego delle unità motomeccalllizzate, avanza[l-0, in sei giorni, di ben 300 Km., rompendo irrimediabilmente la frOll'.J.te alleat1;1 in due tronconi.
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Nel secondo coùfJitto mondiale, quindi, l'attacco non è più j111dotto a. ricercare negli scacchieri montani le zone per attuarvi manovre rapidamente decisive. Anzi, poichè la mollltagna limita l'impiego delle um_ità motomecc~nizzate, l'attacco teinde ad evitare la montagna, tanto più che la difesa ha il vantaggio di poter largamente utilizzare tali mezzi per sfruttar.e la crisi dello sbocco offensivo in !PialllO e per manovrare le riserve. L'at tacco, quindi, agisce ID.egli scacchieri montani solo quando vi è costretto, ma li considera come zom.a di transito, che cerca di superare il più l'apidamente possibile. Quali sono gli orienta.menti per il futuro? Per il potere limitativo all'impiego òelle forzé motocorazzate - che, prevedibilmente, im ,m eventu~le nuovo con.f litto, saranno ao1cora uno degli s trumenti essenziali di quella potenza offensiva ,idonea a realizzare successi rapidamente decisivi - la montagna favorisce la difesa, sia nel campo tattico sia in quello strsitegico. Quindi1 il difensore è Ìlll· dotto ad a.ppoggi:,m~si ogni qualvolta potrà imporla alhJ.tta cco quale inevitabile zona di b'ansito, come è avvenuto nella campagna d'Italia. Resta da valutare l'incideinza del fattore aereo, illlteso come JPOssibilità di aviosbarco e come mezzo di appoggio. Senz.a dubbio la montagna offre molte z~llle dove investire con gr;rnde rendimento unità di aviosbarco, posizioni cioè che consentono di realizzare un accerchiamento completo senza dover stabilire fronti di avviluppame.n.to continue : ma le esigenze di s;pazio, cli plnsHca e di condiziOllli atmosferiche che , nllo stµto attuale, Ufll aviosbarco richiede limita l 'entità, delle forze che è possibile impiegare. La limitazione delle forze si rii:l.ette sull'autonomia tattica dello sforzo, jproprio in un ambiente che, impedendo alle forze terrestri elevate velocità operative, 1110n permette un rapido congiungimento del dispositivo d 'attacco terrestre con quello d'aviosbarco : tutto riò co1J1.corre in montagna f.l ridurre il raggio di applicabilità dell'aggiramento verticale. Inoltte, dove att ualmente l' attacco può imcidere con nn aggiramento verticale (conche, valli ampie) , il difensore quasi sem1Pre può accorrervi con riserve m'otorizzf!te, e quindi rapidamente. L'appoggio aereo in motn tagna può sviluppare attacchi di elevato rendimento ma le difficoltà ambientali riducooo l'entità dello sforzo applic a bile.
I n conclusione, attualmente l'aereo non esercita un'influenza tale da compromettere sostf!nzialmeinte il vantaggio che l a montagm,a offre alla. difensiva. 'I;uttavia è innegabile che il crescente intervento dell'aviazione nella battaglia tenòe a dimi,nuire tale vantaggio, e già il dispositivo difensivo iirJ. montagna deve guardine all'aereo come ad uno Il
1224 dei mnggiori !Pericoli 011tro i.l q11ale deve predispon·e i mezzi ne •e . ari e i metodi adegm1ti (riserve rnnt o1·izznte 01·ientate afl in t rYellti contro avio: hai-chi, arroc ·am e11ti, <'Cc.). Il giorno in •ni le aviotruppe si : poseranno con feli ·ottero , l'avioshur ·o dive1nterà, il pericolo numero uno tfolla t1ife. ~ in montag1w, che vedrà . e1·ia meJ1te e mprome .. e le .. ne athrn.li pos i bili là,. om abbiamo vL to. ia il R01wer0in che il sno mwnirn o eontradclitt ol'e con ·orclano eo1n In C' (lllf' zinne del Clau ewitz ulla c onvenienza di utilizzure gli , caceltieri mo-ntnni per imlJ)ostarvi e • volg r,·i unn manovra ritard;1trire e ricei· ·are hl virtnl'ia in \lllHI ·ontroffensivn da ferrare allorchè l'atta c· ·11 è in cri i di ·boer o in piano . Noi rite1niamo che la conyeilienza di una talP ·o,1Hloth1 . trntegi •a 11011 ·in peeu1inr dc>lla moinh1gna . lle11 1 illtrin ec·ri nlla dinamica della lotta armata in qual ia~i ;11nlrie~1tc• . mne abbiamo te,ntato di dimo~trnre con 1111 J)l'e1•e1lent articolo (1), la comtroffe1k iva è ln fn1·m;1 pilì eeonomica della guerra perchè i:;fr111ta la nH\!?,'gior forza della difesa e lH po:;ith·ità dell"attael'O. Qninrli, f]lHl· lmHJ 11 coml1 tta del le operazio11i che, utilizza ndo lo ~pazio <·.orne importante fattore di pote:11za difensiva , temlfl ad esaui-ire l'a tt acco con la 1'itirata ~trategicn e a rice1·carc la vittoria nella •ontroffen. iva , è clf'dsarne,nte ('onvenie,u te perchè aderì.ce alla più e •onomica linea int1·i11se tt ulln dialPttica de11a . t rnt egia. In qunl ia i ierreno, e< ogni nttaec·o progredendo . i e. anrisce » ( lansewitz) , • em~a clubhio in montagna ,·i e; anri ce 1più rapidamente. Quilldi nna condotta delle operazioni informat a alla conhoffen iva Ìl'flt egica trova iil1, montao-na più acC' entuata convenienza. ~fo nella 1:ealtà eonc•:re ta, ragfoni politiche. eeoITTomiehe. ·1rnziali ecc. spe, o rendono ina[Pplil'abile nna ornlotta del1e op razi011i basata lilla. controff,en iva. T11 on t Jnsio1w t1oi l'iteniamo eh , allo tnto a tt uale , la rnont;i g;nn ia fayor(!Yole a Ila flit'en ivn e dù confor ta i ,n o; tri orientamenti dot trinali ba. ati , 11lla conveni ma di valerei hug;rn1ente degli . c·aed1ieri montan.i per la dife a del bel />ae .'ic che A ppem1i11 1mrte e il m,,,,r circowht e l 'Alpe.
(1) ll p11nio cul111,ina11te rlella. rittol'in nella. stmt.egi a <ler1li • [!ffZ·I p,·e rlomi1ta11/.i pubbli cato sulla e< Rivi. ta Militare» del gingno '51.
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Considerazioni sulla battaglia di Cassino Magg. d'art.
ANDREA CUCINO
La spiegazione fondamentale degli insuccessi alleati nelle IJ)rime fasi della battaglia di Cassino deriva da una evidente constatazione : un dispositi-vo d'attacco costituito con G.U. aven<ti elevato grado di motomeccanizzazione costretto ad agire in un terreno prevalentemente montano. L'attacco è costretto a limitare le frooti d'investimento delle direttrici di sforzo lungo i soli solchi di facilitazione, senza aver la possibilità di sviluppare azioni manovr~te attraverso i complessi montani. Questi, per la difesa, diventano a ltretta,u ti elementi difensivi impenetrabili e quindi fattori incrementali della sua ipotenza difensiva. La superiorità delle forze dell'attac<:o -può e_s-plicarsi solo nellit reiterazione degli sforzi su fronti <li spiegamento localim:ati e limitati e quindi facilmente individuabili dal n~mico, non nella loTo simultaneità che consente combinazioni malllovrate e offre ampi campi per la re~Jizzazione della sorpresa. Qaalsiasi ambiente montano impone ad un attacco sviluppato con G.U. motocorazzate condizion,i ain;:tloghe. Ma la ipenisola italiana, per un motivo operativo che ripete l ungo quasi tutto il suo sviluppo, esaspera le difficoltà prop1·ie degli ambienti montani ad un atta<:co svolgentesi lungo il suo asse con sole G.U. motocorazzate. L'attacco, infatti, IPer inquadraTe Je avalllzate lulll,go le fasce costiere nel concetto di sicme.zza, deve condizionarle ad un progresso nella zona centrale, allo scopo cli evitare che la difesa, facendo perno nella zona scarsamente praticabile dell'asse peniinsulare, possa sviluppare favorevolissime reazioni manovrate sui fianchi dei dispositivi avanzanti lpngo le fasce costiere. Ma al centro vi è solo 1'importante solco - pianura campana · Soglie di Teano e di Migiua!llo - Garigliano - Liri - Sacco - Soglia di Palestrina - Aniene - Tevere - Paglie . le due Chiane - Arno - Paludi di Bientina - Secchio - Foce d,i Carpitelli - AuleJla - Magra - lungo il quale è possibile agire con concentrazioni di potenia offoosi va basata sull'impiego di G.U. motocorazzate, mii esso offre all'attacco limitati fronti di s:piegamento, intercetta bili da posizioni natur~lmente forti.
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373 Ciò spiega perchè l'Alto Comando alleato, visto soffocare ogni avan. zata verso Ortona lungo la fascia costiera adriatica àall'incombente minaccia sul fianco sifil,i stro, impossibilitato a sblocrare tale dirPttrfre con la preventiva conquista della Maiella che l'ichiede la dispomibilità, di t1·uppe da montagna, indotto a rinunciare ad ogni progresso lungo la fascia costiera tirrenica per non correre arnalogo pericolo, lo. calizza - nelle prime fasj della battaglia in esame - i suoi sanguinosi quanto vani sforzi degli attacchi frontali contro le fortissime posizi001i del settore di Cassino. Qnindi di Tedeschi - malgrado la notevole irnfe. riorità di forze - possono ajpplicare largamente il principio dell'economia delJe forze, per concentrare una adeguata potenza difensiva ad intercettazione delle offensive avversarie. Il fronte dì. ilJllvestimento è così limitato, l'assenza della manovra così integrale, la rinunzia all!l, sorpresa operativa cosi colllj!)leta da giustincare la incisiva frase del gen. Ohavine~u: « la victoire est une gra1nde dame qui ne passe pas le trou d'une aiguille )). " L'unica possjbilitlt di manovra di ampio respiro è rappresentata da uno sbarco. Tale possibilità è ntiJizza ta dagli Alleati1 ma la sorpresa realizzat~ nel campo tattico non viene rapidamente sfruttata e la testa dj sbarco è beni presto contennta in m10 spa7,io ristretto dalle riserve tedesche dislocate in profondità proprio per fronteggiare una tale esigenza. Gli Alleati riescono ad impedire l'eliminazione della testa di sbarco, ma il limitato sviluJ)IPO di questa non migliora notevolmente il problema di trovare lo spazio di manovra per esplicare tntta la pote,niza offensiva offerta dalle forze disponibili. Per ampliare il fronte òi spiegamento al fine di 11ttuare combina zioni manovrate di sforzi ed esten<lere nello spazio le possibilità di realizzare la sorpresa operativa occorre creare le premesse per agire of. fensivamente nei settori montani. Queste premesse, nel campo sh·u. · mentale, si identi:ficano col C.E.F. (Co11po di Spedizione Ftancese) che, oltre a disporre di una D. mont. e tre raggrupipamenti ta bors maroc. chfa1d., ha due D.f. che, per p1'eparazione di quadri, attitudine -0.ella truppa e disponibilità <li salmerie possono agire in montagna. -Ma gli strumenti non bastano se il comando che 1'im'piega non è preparato ad ~sarli. Infatti, 111,el primitivo progetto dell'ultima fase della battaglia, i piani operativi non si staccano dalle impostazioni concettuali deJle fasi precedenti. Si deve al gener;1le J uin - cioè aa un comandalilte al])lpartooente ad un esercito che conta secolari tradizioni e preziose esperienze di guerra in montagna - se, almeno per quanto riguarda. il disegno di manovra deJla 5.. A., il problema viene i mpostato su basi più aderenti alla situazione e al terreno. Ciò ililsegna che, per
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le opPrazioni in montagna come in tutti gli ambienti specin]i 1 i quafui in generale e gli alti comandi im. particolare non si im!Provvisano. Operando attraverso tutta la %Ona monlann degli Aurunci, il fronte di investimento delJ'attacco vieme esteso da Oassimo al mare, permettendo così agli Alleati di esplicare tnttµ la potenza offe11siva consentita dalle forze disponibili e di sfruttare la crisi della difesa aetermilrnta dalle scarse r iserve disponibili e dalla difficoltà di varia1·e la dosatura delle forze sotto l'inc;1Jzare di una offensiva aerea sviluwata da ulJlia potente aviazione tattica in possesso cli un dominio del cielo quasi assoluto. L'azione delle unità da montagna att traverso gli Aurunci cooseinte cli realizzare una notevole sorpresa operativa contro m;i nemico che gravitFt colle forze e con gli apprestamenti difeinsivi a i1n,t ercettazione delle direttrici servite da rotabili, e p:uticoJarmente su quella Liri-Sacco, lungo le quali gli Alleati hanno sempre esercitato lo sforzo principale. Essa, inoltre, si attua lungo una direttrice di grande rendimeinfo tattico perchè consente di proseguire verso Roma e di tagli?.re l e corounicazioru alla difesa del settore di Cassino. E se nello sviluppo òelle operazioni quest' ultima possibilità non viene sfruttata, ciò è dovuto alPabilità del difensore e, soprattutto, alla mancata utilizz~zlone da iparte aell'S· A. - U cui diseg110 ~erativo non si distacca dalla so1ita roITTce7,ione dell'attacco frontale - della direttrice S. Biagio-Atina,Sora, che, in combinazione coll' azione svolta dal O.E.li'. , flVl'ebbe consentito un duplice avvolgimento della difesa nel settore cli Cassino. La utilizzaziooe di tale direttrice impJicava la disponi bilità di truppe se non specializzate almeno idonee ad operare in zooa con plastica accidentata. Mii 1'83 A ., come truppe altrezzate ed allenate per operare in mont/;lgna, dispone solo del C.I.L ., nel 11uale s0010 inqnadrati il btg. alp. <<Piemonte» e reparti salmerie. Ma al O.I.L., che per aJtro ha una consistenza liinltata, vengono assegnati solo ~ompiti difensivi e dimostrativi. E' forse utile chiedersi: duran te l'ultima fase delJa battaglia di Cassino, l a raziOillalità deDa concezioue difensi,a tedesca è infirmata aa un !Pregiudizio? Im, via preliminare sembra opportuno chiaril'e che il limite tra una ipolesi razionale e un preconcetto dannoso è rappresentato dalla convemie!l¼a di chi formula l'ipotesi. Se, l'avversario, attenendosi ad una condotta diversa da quella preventivata, [PUÒ sviluppare un'aziolile che si risolve per chi l'ha formulata in u n minor darnno, si amo nel campo delle ipotesi razionali; se, invece, egli può conseguire risultati maggiori rispetto a quelli r elativi all'ipotesi formul ata senz~ che sia IPOssibile
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prendere tempestivamente le necessarie contromisul'e, siamo inel campo dei preconcetii dannosi. Se gli Alleati non avessero avuto truppe da muntag11a - <.;ome probabilmente ritenevano i Tedeschi - sembrerebbe i1ndiscutibile che la concezione tede::itf-1 - la quale da] dispositivo difensivo appare chiaramente derivata dal presupposto che il nemico avrebbe agito essenzialmente lungo lP. vie di fa cilitazione - fosse basata su un'ipotesi 1·azicmale. Infatti, se gli Alleati, noo disponendo di truppe da montagna, avessero ngito lnngo i cOm1Plessi montani, ciò si sarebbe risolto in un vantaggi o per i Tedeschi e, in ogni caso, il manc~to avverarsi della ipotesi formulata n001 avrebbe impedito ai Germanici di prendere tempestivamente le contromisure. Infatti, l'im1Piego offensivo di truppe motocorazzate attraverso una zona mont~na si sarebbe risolto o in una dispersione di forze iiil quanto esse sarebbel'o state neutralizzate in gran parte ùall'am biente o avrebbe provocato un'avanzata mo]to lenta e quindi tempesf"ivamenle neutr~lizzabile con modifiche del dispositivo difensivo. L'impiego delle truppe da montagna ha spostato un'ipotesi razionale nel campo dei 1preconcetti, tant'è che i Tedeschi fanno scendere dal M. Petrella l'unico btg. ivi ~sii;,1ente e, successivamente, vi inviano un :d tro battaglione che è comp]etaroeinte sorpreso dall~ 4• D. mont. A nostro avviso, però, la sorpresa subUa dal comando tedesco più che a ,a:eficienze concettuali dell'Alto Comando è dovuta a manchevolezza del suo servizio informazioni e, soprattutto, è st~ta imposta dalla situazione: l'uuo iper non essere riuscito a :i!lldividnare le truppe da monta.g na del O.E.F.; l 'altra perchè ha imposto di condurre una battaglia difensiva coo forze molto inferiol'i e senza la possibilità, stante 1~. netta superiorità aerea nemica, di modificare rapida.11'.lente iJ dispositivo difensivo. Infatti, per le forze che hanno nel settore della battflglia, i Tedeschi sono nell'impossibilità di guarnire tutte le linee difensive costruite che gravitano a sbarramento delle vie di facilitazione. Quindi sarebbe stato inutile prolungare tali linee nei settori montallli se manc;ivano già le forze per !Presidiare le difese dei fondi valle. D'altra parte, l'Alto Comando tedesco n0ll1 può aumentare le G.U. a immediata portata dei settori difensivi della linea Garigliano-Sa!l1gro, stante la necessità di mettersi in grado di fronteggial'e la potenziale mina.ccia di uno sfondameill•to nella testa di ponte di Anzio, o nuovi sbarchi più~ nord, con un esteso schieramento in profondità delle G.U. in riserva. L a morale è che nessun comando, per quatnJto abile sia, può ripetere per le forze il miracolo della moltiplicazione dei Pf.llilÌ.
STRA TEOIA E TATTICA DELL'ESERCITO FINLANDESE NELLA CAMPAGNA DEL 1Q39-40 1 rgg. d'art. l11dre<1 Cucino J
Com'è noto, il Comand11 ru ,, tnttndc: ·- svolgere lo sforz, pnnn1 'ak .1ttra\''rso l'istmo Ji Carelia, per ditn:ggc::re il grosso delle lori,; :.i\ cr arie: t 1rrnmpere vcr~o la p:.nte meridionale della Fi11L111dia che I il e 1, r d\ I p.11:s : ,\ ilupparc .11r;rn:li1 n n orrl'.nti intesi a scp.ir:uc la Lapponia dal n:,io del paese e. raggiungt:nd, il cr ,lì., di Botnia. tagliare le conrnnicazioni t.r~ ~nezia e Fmbndi:i. at r.,vcr '> k lp1ali il ne-mi(o pu() riccn:rc rinforzi; - conqt.11st.1rc .il pi LI prt·$tn k :1.11nc d1 Petsarno per assicurare 11 com11 to i·olamcmo ddb Fini. d1,t. mp1lS~u.~ar.1 cli un importante centro minc°'."ario (miniere.: di ni-11dio d, S:dmoj.ini) e rnì_gliorare la icurezza drl1'11npt··t:111tt· porto dì ~formansk. L'Alto Comandu finL.in k~c. 1w!!'1 ltno di ( ardia · 1mmediat.1mente tt n< d dd Ladoga. S\ l11pp;1 1111:1 !ife· a .1d oltr.mza appoggiata alla linea M nne-ht·im; 1wl rim.u, ·nr, tr ttn del fronte. ncurralizza gli attacchi nemica con t11 difcs,1 logorant<.: h;1'-ata ~u m.mm·r·· ritardatrÌ(Ì cht utilizzano largamente I ,rnpio spazio tlispnnihi, e k li! fìco!t:1 imposle all'attacco dall'.unbieme nJ:ir:ilc-. c11mhin.irc con rtazio111 . venti le caratteristiche del colpo di mano. Le concezioni difrn in· .,ttua1<. d i Finlandesi <mo suggerite dall'amh e lt n:uurale cd impn !t: dall:. ;tu.iziom: Jdlc: fori.e contr:ippostc. l .i mm1am,J inr1.111zì tu! to !'i 1, fl uenza che ha e~ercir.110 1',11nb1ente natur,11 ull'impiego ddk trnpJ e fi, l,11 d('. 1 net cuori a nord del lago L:idoga. Le , .1r.1tteri~ticlw p incip:,!1 ,li 11n tmliirntt: montano sono l'asprezza dd · !orme, l,1 lar it:1 ddlc ,e d1 omu111caziune <. l.1 durezza riel 1.lima. In luw •eneralc. cp1e,tc tre carati ·ri~ti I e .1giscono 11.tc L1rnr<:volmenre al 1110 11 cn o · quindi al1'~1tra1 co - del 1.1uale il mm 111 cnto e l'anima tant'è he 111 111011t,1gn.1, vale il noto ;1[orismo: 1 Il miglior metodo per ricont..juitJ.r un·1 po. 1ziont è: t~ncllo di non pnderla , . Infatti. mentre ndla fa e sta th'a ltlla dife~a gli clementi .1mbientali :1.gbcono a suo favore. nella reazione ,lrn. n1ca rivolta all:i riconquista J1 u11a posizione perduta avviene il contrarto, ,crclrè ogni reazione (controffcn i a, contrattacco), nella sua essenza, non !iffns(e dall'attacco. In e mpen o. in montagna, l'attacco, (Ji-poncn<lo di 1ru1 idonee:, trov:1 un largo campo applicat1,·o per la manovra dato che,
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per gli ampi sviluppi 1.lic assumono le fronti difrnm c:. la ditt·s.~ 1wn può
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presidiarle integralmente. Esaminiamo, alla luce di questa premessa, l'amb1ente naturale finlandese. Esso ba in comune con l'ambiente montano, ma in misura più accentuata. due caratteristiche: la sc..trsltà delle ,1c di comunicazione e la durezza Jel clima. Al posto dcll'asprez7J rlelle forme esso presenta acque e foreste, dal d1t:. nel campo oper:nivo> conscg11c: c~t:: - l'amb1c:ntc naturak hnlandc,c non offre ad una difesa stat·c:i il vantaggio Ji po5izioni a\'cnti un 1wtto domi11io tattico. come, invece, avvii.:nc nel terreno montano t:, 1n contrapposto, per la difesa, non vi è alcuna diffi. coltà deri,ante dalrambiente per l,t rilonqu1sta di una posizione perJuta, l'acqua e le foreste cklL1mbicnte finlandese compartimentano le direttrici operatÌH· come l'asprezza ddle forme nell'ambiente montano, m, più di <.JUC~to farnriscono, \pl·cic J'in\'erno, l'azione di sorpresa da pàrt<: di truppe appositamente pn.:parnte cd ClJuipaggiatc; - per il movimcnw di truppe motocorazzate, l'ambiente finlan~l~c presenta difficoltà analoghe a l.judle ddl'ambirnte montano. E' vero cht, di inverno, tali tmppc po~sono mull\crc sull e superfici gdatc, ma tale faci::i.azione è anche un 'in~1dia; · - per il movi~ut:nto di truppe ~pecializzate l'ambiente finlandese )ffre, ù'invcrno, condizioni più favorc\oli che non l'ambiente rnonuno. }o. fatti, una pattugli:, sciatori. •nentre in montagna può muovere solo in del'rminatc zone e rclermcn1c solo in .ikuni tratti di esse, nell'ambientt· tinlmde~c pu1'> muo\'c:re cckrr1t·ntt ,,u.t~i dm·unlJUC. Da <:J.Uesto esame ri,ulra clic. mentre l'ambiente montano fa cond1~cni più favorevoli alla rcs1~tu11.a ~ta1i..:.1 della Jifc~a e meno favorevoli alla r·azionc dinamtca. J'ambiu te tìnlandc:sc fa condizioni più favorevoli alla r azione dinamica l' 111<:no L1rnrc:voli alLt 1es1$lenza statica. L".uubientc fìnbmlc:sc è: caratterizzato Ja immeme estensioni di ~p.zi privi di obictti\'i vitali. Poidiè- " ogni .lit.i.cm progn.:dcndo ~i esaurisce » (ClìUscwitz) - e si csauri~cc tanto piL1 rapidamente ~1uanto più valida è la Jif :.a e più impratilaliile il tcm.n., ~l' ne deduce Lhe l'ambiente naturale finl.indese ha nei suoi grandi ~pazi un importantt fattore capace di molt1plic.1n la potenza ùifcnsi\'a irnnmcca acl un dato wmplesso cli unità, o\'e la d1rsa venga improntata a concezioni di da'\!Ìcità t ùmami~mo. · Lt· pre~t:nti considerazioni chiarimmo l'influenza del fattore amb1cn.1lc nel suggerire, nei stltori a nord ~lc:1 Ladoga, una diksa essenzialmente ha.Ha sulle reazioni dinamiche sferrate ùi sorpresa. A rn<l del Ladoga: ai Finlandesi si impone una difensiva ad oltranz.1 >rcvalcnt1:mcntc statica. IJlJl..illZI llltto il fascio operativo che 5Ì sviluppa atraverso l'istmo di Carclia è servito da una buona rete di comunicazioni e, pnetrato in territorio finlandese, adduce a obiettivi importanti (Vituperi, He..inki, Hanko), che il difen~ore è: co tretto a coprire. Di tutto il territorio hran-
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dc st., \lU ~to ,clldHcrc e ljlldlo e ht vtfrt k migliori wnd1ziuni .111'atlacco per praticabilità del terreno e clima. In tal modo \'Ìcne a mancare e lo ~pa:1.10 e l'ambiente naturale per l'd.tiec1ce sviluppo di una difensiva elastica. Ma non basta. Avan2ando lungo l'istmo di Cardia, l'attacco vede aumentare progrcssiv~uucnte il fronte di spiegamc-:nto in cui è possibile agire con concentrazione di potenza offemiva e \Jlllllcl1 può utiliz.:tare tutte le possibilità operati\'e evenrualmcntc comentitcgli d:il!.i ~upc.:riorità delle forze. L'impiego Jelle truppe Jìnlan<l1.:si hnora esaminat(), oltre che suggerito dall'ambiente natur~ile, è impo~to dal rapporto di fou,c nettamente favorevoli ali' attacco.
I Finlandesi h.urno rorz<.: non solo di molto infenori all'attacco, ma inadcgu<1te allo sviluppv ddla lunghmima front.icra. Il problema operativo pr<.:scnt.:tos1 al Comando finlandese sart:bbc stato insolubile se I'aml11<.:nlt: naturnle non ,,sst: staw tale da limitare solo ad uu bre\e tratto la possfoilità di agire wn ,1mcentrazi0ne di potenza offensiva. Tuttavia, date le scars<.: f<11zç dt\ponihili, 1a difesa Jc:vc concentrare: la ma~sa delle sue forze a 1n1<:r1.ttta7Ìr111l del fasrnJ operaciv0 che consente all'attacc0 <li agire con lOncentrazionc di potenza offensiva. 1n tal modo, re~tano pocl1i~stml' trupp<.: pt:r a:.\tcurar<.: la difesa della rimancnt<.. c~tesissima fronntq, lt quali non ,1,1w cc.;rtamcnte in grado di svol gerc funzioni <li n:sii.tenza ad oltranza. Non 1X>tcnJ0 proporzionare i mczzj agli scopi, s'impone di adegu,l!T gli scopi ,Il mezzi disponihìli, e t1uindi svincolare la <lifcsa da ogni irrigidimento. E n,m basta. Bisogna moltiplicare le possibilità difc::n!.iH: d1 tali truppt' o.on I.i n1<>hilità e con la larga utilizzazione
del fattore spazio. Finora ahbr;mHi csamrn.1to l'im1,u:go delle truppe finlandesi dal punto di vii.ca tecnico. M,1 ucC<)rre 1111.:ttcr<.: in mail<> che chi ~Jstanzia l'alto rendimento t!1 t;ile impiego è: il fattore um:1110. Il l,oldato finlandc5C csce da un organim10 sociall ctp1il1hr.1w nel tpiak non vi sono fo.rti ti:mioni jnterne. L.1 massa t socldisL1tt.1 della linea noluti\·;i seguit~1 dalla politica <lelle classi cliri!_{ent1, politica inspirata a , riteri <11 ~piçcat:i scnsihilit:'i per le esigenze socrali. li motto ,. momc per b P.trrt.i è: nvere per l'onore ,,, che si trova nel più antico cantu di guerra finl,101!c-l', ì. ~uttora l.a wm,·gna per ogni cittadino dell.1 gloriosJ rcpnbhl!ca. Se.: a questo st aggiunge 11 vi~ort· c.irattcristico dcl i.i massa e j! fatto che il 51 • dei ~oldati sono rnntadin1 l' l1uindi abituati a vivere nelle avversità ddl'amb1ente natural< linbndest - si compn:ode come il fattore umano sia stato l'anima ddle pur ;,;tniali rnncczioni d'impiego. L"opimont.: puhblrca ha c5:tltato ìl ruolo e la figura del Maresciallo Manm:rl1e1m. lJUale principale and1cc ddla gloriosa campagna. Ma una critica moderna dev<: rifuggire d.1 l1ud l.1 mitologia tendente a identificare nel comanda11te la sorgtntt lJUJ~i unica dei successi (J la causa fondamentale delle
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sconfitte, quella mitologia che, umformandosr alle.: co11rcz1oni di ·,1 poi ( 1 -, Capo insuperato ma critico militare d1.cutibile - 1 è isterilita in un intellettualismo astratto. Il Maresciallo Mannerheim, avulso dalla ocietà e Jall'ambiente um.1no e geografico nei yuali operò, c:i appare come un prrsonaggio mitico che p11t' anche ispirare l'artista, ma non intere sarc il critico. Come abbiamo tentato d1 dimostrare in un altro articolo (r), vi e un r,1p porto di proporzionalità tra la militarità di un popolo - inte a come capacità di tutelare i suoi intere .. i e i , uoi ideali - e la hontà delle sue classi dirigen ti. F. infatti ndla ·ocicta JìnlanJesc il Maresciallo Manncrheim non ì.· un esempio sol itario. Messa in una ituazionc geopolitica infelicissima, la F'n landia ha dovuto aff rom.trc problemi ardui e superare crisi gravissime. Ma le sue cb. si dirigenti, mentre d,i una parte hanno ·aputo svolgere quella necessaria funziune creatrice per mantenere l'evoluzione della società fìnlan<lcse su una linea vitale; d.1ll'altr,1, per ogni problema e per ogni crisi, hanno ~aputo esprimere dal loro seno i Capì capaci di affrontarli con chiara visiom: storica, con acutt: cun cc1.io11i politico - militari, con spiccata sensibilità ~oc1alt:. L'accettazione della sfida sovittica può anche apparire un gesto dettato più dal sentimento che non di una obiettiva valutazione politico - militare; ma noi ~tamo connnc.1 che lluella campagna ha penne so alla Finlandia di conservare l1uclla posizione nell'orbita sovietica che se non è di completa indipendenza, è serrz,t dubbio ben diversa da quella di tutti gli altri Paesi as~orbiti nd blocco orirntalc. ln conrlu. ione, il colosso rthso ~i trova di fronte un popolo vigoroso e guidato da dai,si dingi:ntl illurrnnate. L'esercito finlandese è piccolo, ma l'amhiente naturale non consente all'attacco ampi fronti di spiegamento <love ia possibile agire con conu:ntraz10ne di potenza offensiva, sicchè: la grande superiorità dell'offensore i può esplicare nella reiterazione degli sforzi, non nella combinazione m,mm rata di c::ssi. Peraltro, nel campo strt:tramcntc tattico, l'ambiente naturale offre ad un difen ·ore valoroso e manovriero fattori d1 notevole valore incrementale della potenza difc11sìva intrimcca alle forze disponibili. Queste: con t~1taz1oni fugano ttudl'aria di mistero di cui taluni hannu circondatC1 tjuesta campagna, <>ius ti h-.an<lo gl i in uccc. si russi come manifestazioni <li non ,., sa quali n1acl1iavc::llici piani sovietici . La c.1mpagna rm~o - finlande.c. ,pagliata da tutte le formazioni retoriche o romanzate, c1 appare, nella wa umana concretezza, come un mirabile esempio Jcr g randi cimenti che può ·upcrare un popolo organizzato in una società vit:1le e fisrc:1mcnte vigoroso. (1) Le cla.<;i dirigow 11d"1 ;01epa 1a:.1011e e nella rnndotta della guerra, Rivista Mili tarC', aprile H/<i2.
L' AVIOSBARCO NELL' EVOLUZIONE DELLA STRA TEOIA Magg. d'art. Andrea Cucino L'anima dell'offensiva è il movimento; l'essenza della difensiva è l'arresto di un movimento: in sintesi, le operazioni Iicevono l'impronta dalle rispettive possibilità di esplicare o interdire il movimento. Il primo conflitto mondiale registra una delle più gravi crisi del movimento che la storia ricordi. Combattuto tra organismi sociali sostanziati da principi etici di analoga vitalità e quindi esprimenti forze armate animate da analogo spirito offensivo e da oppastc coalizioni che, almeno nella prima parte del conflitto, dispongono di potenziali militari di entità similare, l'esplicazione del movimento, dopo le sorprese verificatesi nelle battaglie delle frontiere, non trova alcuna condizione di favore in un rilevante squ ilibrio quali tativo o quantitativo tra gli opposti contendenti. Nel campo strettamente militare, la crisi del movimento è legata a due cause fondamentali: una di ordine tattico e s'identifica col basso rapporto di forza tra attacco e difesa; l'altra di ordine strategico e s'identifica col basso valore del rapporto tra la velocità operativa e gli altri due fattori della manovra : massa e spazio. Un sintetico esame di queste due cause e i problemi che esse pongono, le soluzioni adottate dall'attacco e le contromisure della difesa ci permetteranno di fissare iJ molo dell'aviosbarco nell'evoluzione della strategia. Esaminiamo le funzioni dell'aviosbarco nella battaglia (r). Come è noto ed ovvio, ogni successo strategico è condizionato dal successo tattico_ Nella prima guerra mondiale, allorchè gli spazi si saturano e le fronti si stabilizzano, il primo problema che pone qualsiasi manovra offensiva s'identifica con la rottura della fronte nemica. Ma il dominio esercitato nel combattimento dalla potenza del trinomio mitragliatrice- reticolato - trincea, rendendo arduo l'attuazione del successo tattico, mette in grave crisi il movimento sia nel campo tattico, sia in quello strategico. (1) Per la compilazione di questo capitolo ci siamo io parte valsi della premessa a « Le operazioni combinate aeroten·estri: aviosbarco » (Supplemento al « Notiziario
Stampa », n . 3, anno 1949).
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Ocwrrono l'impiego cli nuovi mezzi e l'adezione di nuovi metodi per riso! vere l'assillante problema. Il mezzo di trasporto si sposa all'arma d'offesa e diventa mezzo di combattimento, per ridare all'azione possibilità di manovra. Il carro arroato, sin.tesi di fuoco e movimento, e l'aereo che, con manovre fulminee, consente di portare la sorgente di fupco sull'obiettivo, scalzano il dominio del citato
trinomio. Ma la difesa, reazione all'azione, utilizzando mezzi similari o efficaci mezzi antitetici, stabilisce progressivamente un rapporto di forza tra attace-0 e difesa tale da ostacolare in misura preoccupante il movimento. Ma la dialettica tra le misure e le contromisure tra attacco e difesa si svolge, incessante, a ritmo sempre più serrato. L'attacco sposa l'aereo alle forze terrestri e crea le aviotruppe. All'aggiramento orizzontale delle tmppe terrestri si affianca l'aggiramento verticale dell'aviosbarco. La maggiore ampiezza della manovra si adegua alla lunghezza del braccio d'azione dell'aviazione; la potenza distruttiva che questa esplica dal cielo s'integra con una reale possibilità di conquista sul terreno. Sorge così la possibilità di saltare ostacoli naturali di grande potere impeditivo e fronti difensive di elevato potere d'arresto, realizzando agevolmente quell'incidenza di sforzi sulle retrovie del uemico la quale rende il successo ad un tempo più facile e più decisivo. Un vasto orizzonte applicativo si offre alla sorpresa, che è fattore determinante del successo. I caratteri della battaglia evolvono a ritmo rivoluzionario. Nel campo strategico l'esperienza storica in generale e quella dei due conflitti mondiali in particolare ci consentono di formulare questo enunciato : la possibilità di sviluppare un'offensiva fino all'annientamento del nemico è direttamente proporzionale al rapporto tra la velocità operativa consentita dai mezzi bellici del tempo e gli altt·i due fattori della manovra strategica: spazio
e massa. Questo enunciato, che riteniamo molto importante, è stato già da noi illustrato iu altro articolo (1). Tuttavia, per comodità del lettore, sintetizziamo i principali argomenti esplicativi e dimostrativi. Per brevità., chiameremo rapporto strategico quello tra la velocità operativa e gli altri due fattori della manovra: spazio e massa. Il XX secolo è caratterizzato dalla formazione di eserciti nazionali di grande mole. L'aumento delle masse determina l'estendersi degli spazi operativi. Senonchè, nella prima guerra mondiale, all'aumento delle masse e (1) « Il punto culminante della vittoria nella strategia degli spazi dominanti » pubblicato sulla Rivista Militare del giugno 1951.
1086 all'estendersi degli spazi, non corrisponde un adeguato aumento della velocità operativa: anzi, per ovvie ragioni logistiche e tattiche (crisi della cavalleria, elevato potere di arresto del trinomio mitragliatrice - reticolato - trincea), essa diminuisce. IL rapporto strategico registra uno dei più bassi valori che la storia militare annoveri. Nel campo strategico, questo fenomeno è la causa fondamentale che impedisce di sviluppare offensive decisive, tanto più che lo squilibrio nei tre fattori della manovra agisce sfavorevolmente solo nei riguardi dell'attaccante. Infatti, il difensore, di fronte ad un insuccesso, pur manovrando in ritirata con la stessa velocità operativa dell'attaccante, può usufruire dei trasporti ferroviari e, più tardi, di quelli automobilistici per il concentramento della massa destinata alla reazione e all'arresto su una posizione più arretrata. La manovra laterale delle forze del difensore risulta molto più celere della penetrazione in profondità dell'attaccante. Solo negli scacchieri montani, laddove è possibile raggiungere obiettivi strategici di grande importanza a breve raggio dal fronte di partenza, si registrano successi importanti e decisivi. All'inizio della seconda guerra mondiale, l'impiego del motore nel campo tattico determina un grande aumento della velocità operativa, mentre le masse e gli spazi non cambiano sostanzialmente rispetto a quelli della prima guerra mondiale. L'aumento del rapporto strategico permette di condurre offensive fino all'abbattimento del nemico. Ma dopo le prime campagne della seconda guerra mondiale, allorcbè per l'aumento delle masse e degli spazi (come al fronte russo) o per il solo estendersi dello spazio (come in Africa Settentrionale) si determina un rapporto strategico meno favorevole, riappaiono le difficoltà di sviluppare offensive fino all'annientamento del nemico; tant'è che la dottrina militare dei Paesi del Blocco Orientale ha finora esaltato quella tradizionale strategia russa che, considerando lo spazio come fondamentale fattore della potenza difensiva, esaurisce l'attacco con la ritirata strategica e ricerca la vittoria nella controffensiva. Alla luce dell'enunciato posto a base del nostro ragionamento, è chiaro che l'elevatissima velocità operativa delle aviotruppe, provocando un improvviso sbalzo nel rapporto S\.,ategico, ha affidato all'aviosbarco il ruolo predominante nella strategia del futuro. E infatti autorevoli studiosi, ritenendo gli aggiramenti verticali su raggi strategici già attuabili, vedono proiettarsi su tutta l'estensione del globo il campo di applicabilità delle azioni e reazioni terrestri, in sintonia con quelle aeree, navali e delle telearmi. Dinanzi ad una tale prospettiva, la vecchia strategia terrestre che manovra sulle aree operative e combatte sulle linee di contatto sembra una strategia da pigmei.
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Senza indulger~ nè verso i facili voli della fantasia, nè verso le statiche concezioni della routine, dobbiamo chiederci: questa prospettiva è romanzata, potenziale o attuale? Per ora, l'aereo - pur considerando i tipi in servizio presso i più moderni eserciti - impone notevoli limitazioni all'aviosbarco dei mezzi che sono i fattori fondamentali della potenza offensiva (carri medi e pesanti, artiglierie di grosso calibro, ecc.) e pone vincoli troppo onerosi, e forse fuori delle possibilità attuali, per assicurare, in una situazione di contrasto, e per tempo indeterminato, l'intensità e la continuità dell'alimentazione per masse di ordine strategico aviosbarcate in territorio nemico, specie se operanti dinamicamente. Inoltre un corpo d'aviotruppe, una volta sbarcato, perde la sua grande mobilità strategica. Da ciò consegue che, allo stato attuale, lo sforzo di un aggiramento verticale è velocissimo nella manovra, ma prevalentemente statico nell' urto; fulmineo nell'incidenza, ma a tempo limitato nell'esplicazione. Esso va combinato con un attacco di congiungimento procedente per via terrestre, e quindi il suo raggio di applicabilità è più d'ordine tattico che .slratcgico. Il ruolo dell'aviosbarco nel determinare i caratteri di una strategia rivoluzionaria è, attualmente, in gran parte potenziale. Esso, tuttavia, già esercita una influenza non indifferente sulla strategia. Finora, per esempio, per un difensore che volesse appoggiarsi ad un sistema montano per svolgervi una resistenza ad oltranza, la linea militarmente più conveniente era generalmente quella che rispondeva il più possibile ai requisiti di essere la più breve e dj offrire le posizioni tatticamente più forti. Sono tuttora validi tali criteri? A nostro avviso, una posizione difensiva in montagna che, alle sue spalle, offra - nel raggio di applicabilità di un aviosbarco - aree dove l'attacco può incidere con un aggiramento verticale di grande entità è strategicamente debole anche se tatticamente fortissima. Nel caso in esame, a nostro avviso, è necessario scegliere la più breve e più forte linea tra quelle che si sviluppano oltre il raggio di applicabilità di un aviosbarco con funzioni strategiche, a partire dalJe aree sulle quali l'aviosbarco può incidere. E in zona montana, allo stato attuale, tale raggio non supera, a nostro avviso, i 120- 150 km. Infatti, il dispositivo d'attacco destinato a congiungersi con l'aviosbarco, non potendo contare sulla elevata velocità operativa consentita dalle unità motocorazzate, difficilmente riuscirebbe a superare una fascia montana profonda oltre i 120- 150 km nei limiti di tempo consentiti dalla limitata autonomia tattico - logistica di un corpo d'aviosbarco. Ciò sempre che il difensore possa, voglia e sappia difendersi bene.
ro88 Questa concezione si basa sui dati noti inerenti alle attuali possibilità degli aviosbarchi. Ma non dimentichiamo che i problemi tecnici che l'aviosbarco pone per liberarsi dai vincoli che ne limitano il raggio di applicabilità, ne compromettono l'indipendenza nell'esplicazione dello sforzo sul terreno, ne riducono il dinamismo dopo l'incidenza, e gli impediscono il rapido reimbarco per riprendere la sua mobilità strategica sono in buona parte, almeno in via sperimentale, risolti. Una grande rivoluzione nella strategia si profila all'orizzonte, nella quale - in un eventuale deprecabile nuovo conflitto - le classi dirigenti militari ben selezionate e preparate, dopo l'inevitabile crisi che colpisce tutte le classi dirigenti all'inizio di ogni guerra, saprebbero esprimere dal loro seno gli uomini capaci di comprendere e dominare la nuova dialettica della lotta armata· le classi dirigenti militari, invece, nelle quali il processo selettivo è soffocato da rigidi meccanismi legislativi e, quindi, il processo creativo è isterilito dalla routine (è verita indiscutibile che la dinamica delle idee si conforma a quella degli uomini) non riuscirebbero a superare le crisi iniziali perchè nei propri ranghi non troverebbero che uomini per i quali la velocità operativa della nuova manovra sarebbe troppo elevata rispetto alla loro lentezza di concezione e lo spazio troppo vasto rispetto alla loro limitata immaginazione. Un esempio in piccolo ce lo offre la campagna di Francia del 1939-40, nella quale la nuova velocità operativa consentita dalle unità motomeccanizzate mise in crisi i due com:rndi opposti, entrambi legati al ritmo di movimento della fanteria: quello tedesco preoccupato dal la rapida penetrazione; quello francese esauritosi nella ricerca di linee di contenimento che erano sistematicamente superate prima di essere concepite. Il successo copri la crisi degli Alti Comandi tedeschi, ma in realtà inizialmente solo un generale seppe concepire in sintonia con la nuova strategia - il von Manstein - c fu silurato (1); un altro seppe esegu ir e - il Guderian - e fu sul punto di essere silurato. Ma il von Manstein e il Guderian non erano ... oasi nd deserto. Del resto nel campo delle classi dirigenti il fenomeno delle oasi è raro perchè in esso o la vegetazione, per l'adeguata fecondazione del terreno, è abbondante, oppure scompare quasi del tutto. E, infatti, la classe dirigente militare tedesca espresse, in seguito, un gran numero di uomini altamente capaci di condurre la guerra motomeccanizzata.
(1) In seguito, il suo piano, per intervento di Hitler, fu adottato; ma esso fu più « sublto » che accettato dal Comando Supremo tedesco.
LA STRATEGIA DEL DE SEVERSKY:
SOGNO O PROFEZIA? M,1~g. ,{uri.•·Jndr<'o Cucmo La tcori.i strategica dd Dc Scvcr!>ky è ormai nota) se non alun :inravcrso le numerose rcçcosioni del suo ultimo libro: Potenza tte,·, clwwe della .wpm.1.11•Ùlf>r-::11. !!pf>lr e suì maggiori organi di stamp;1 Nella recensione pubblicata d,ilb Rivi ta Militare >• (n. 1 del 1954) !a dottrina strategic:a Jcl Dc Sc,crsky è stata sottoposta ad un serrat e am<: critico concluso~ . ,n un giui..lizio negativo sulla ~lla validrt.1 nt:lfa risoluzione: <ld problema ~lifcn 'irn n.ninnalc. ~oi ci propon .amo, invece, di vag!ian: la teoria ddla potenza acrc..i da un punto di \Ìsl~1 genera.le: e, qµirnli anche americano.
e,
La teor;;i del De &ver ky è, in sintesi una nuova cJizion" dggiornat:i in aderenz:i al progre. o c!ella tecnica e adattata alla S1 1.1a1.ion~stratenic1 attuale - della ùottri ~, del Douhet. L'idea direttrice che sostiene e sostanzia tutta la concezione <lei cclehre a\'iatore è d1c una prt;pnnder::inte aviazione strategica di un determinato c,:mrmcnte pu<> ncntr.ilizzarc e liquidare l'fscrcito di un altro continentC" c<mquistando il dominio dell'aria e distruggendo la potenztalirà bellica ncmmi "· I.'A. preci.•,a, però, che l'aviazior t- incapace di arrestare un t·sercito invasore:. ma conquistando l dom'.ni-0 dcl!.'arìa. :!~ è in gr;1do di costringere il nemico alla re. ...i distruggendo k V'lrgenti della sua p<itcnza offensiva e paralizzarvJ l'csucito rnnquis a1un: In sintesi, r~wìazione strategica è capace :li vincere una guerra. ma nun una battaglia -t<'rre tre. <cco:,do il De Se,ersk). l'admione, da pa:-te americana, di una ~tr:ucgia aerea interrrinrincnralc non solo è co1n-eniente perchè ad<:: c. n.ce alle linee e olu,in: ddk: lotta armata, ma è necessaria. Anzi (. , .._~a . i pone in tcr1nìr11 ùi llna fatale dltcrnatìva: o la vittoria mc d1antc il potere aerc:o o il d:sastro. Una strategia impostata $Ulla tnlogia terra - <.ielo- m:irc k, per l'America, i germi della bancarott.. e e onomica e d~lla d fatta militare. L'America non ha i mezzi per 1 ngaggiare e vincete ,;u; ontinent~ eurasiano una guerra basata sulle
1ù1vq fo 'l~l(! I •• i·:.: I • • r 1 \J ~ I I... ,t. :ntimtivo favorevok al blocco orientale; nel!~ trate~ aerea g10ca il fa ttOR" qualitativo nel q uale la Russia ha un.a inferiorità incolmabile. Tra le due teorir trategiche nessuna mediazione <lial~tti a ~ ,,ossihile. Qualunque sia la strategia adottata, è inevitabile - secondo i\ De Seversky ~ che !'Futa 1a cada inizialmente sotto il eontrollo russo. Ma, adottando una trategia aerea, questo irù'l.ia1c s uccesso sovietico non compromettt:rcbbc l'esito del conflitto. La finale sconfitta dd blocco orientale potrebbe essere assicurata da un'offensiva aerea partente dal continente americano e ddlla Gran Bretagna, unica base oltremare che è conveniente mantenere perchè in grado di alimentare con le sue industrie la guerra aerea e pcrchè protetta dal mare. Quindi l'America - secondo il Dc Seversky - dovrebbe concentrare tutti 1 suoi mezzi nell'approntamento di un'aviazione strategica capace di conc.iuistare e dominare i cieli del mondo. affidando all'esercito e alla marina compiti ausiliari. La stessa occupazione del territorio nemico potrehhe essere affidata a solidi contì~genti terrestri opera.mi sotto la sicura protezione di una potenza aerea p.,drona del cielo. Poichè ambo le parti sono oggi in possesso dd)e anni nucleari, la decisione non sarà -Ottenuta - secondo il De Sevcrsky - « dal possesso di interi depositi di bombe atomiche, ma dalla superiorità dei mezzi per portarle a se_!{oo 1,. Il riarmo europeo? Finora è stato utile. Ha risollevato· tl morale degli uropti e ha assicurato gli stiurnenti per tenere a bada il peri~ colo interno. Ma ora. 4)a. ta. Oo.:orre concentrare i mezzi per la costi~ t11zione dcll'aviaz.ione str.ategica. Que~ta sarà la spada di Damode ,he paralizzerà le mire aggressi~ del blocco orientale. 1n eguito occor.rera <at> t urare la difesa del continente amerJca• no prìncrpalc sorgente della potenza Jcl blocço occidentale e base di partenza per l'offensiva .1erca. Poi occorrerà rinfor7.:m: la Gran Bretagna. Solo dopo aver realizzato q uesti tre primi punù del programma, sì pòtrà provvedere al riarmo dell' Europa. protetto dalia spada tli Damocle della potenza aerea.
Qrn;.sta in ·.intesi, la concezione strategica del De Seves- ky. Come è ovvio. 1a base su cui si regge tutto l'edificio è rappresentata dalla spn ·ibilità di un ·a~iazione strategica disl-0eata in un continente
4 c'1 \Ìn1,;erc !., gmrr.1 L•111lro un .tlt1<1 1n11m Olt . Pc.:r il (), Sc.:,cr,k) (JUcsta possibilità è una realtà già in atto, la cui affermazione è im pedita solo dalla incre<libilc miopia delle autorità politiche mil itari americane attualmente al potere e dalla gelosia delle altre due forze armate. Egli, a convali<la <ldla sua tesi, cita l'ese~pjo del Giappone. Secondo il De Seversky'i il (;iappone fu costretto alla resa non dalle.. battaglie perdute e m:mmeno dalle atomiche di Hiroshima e Nagasaki, bensì dalla superiorità aerea alleata che consentiva dì alimen tare un bombardamento inso~tenibilc, con e senza bombe atomiche. Anche senza queste ultime, il Ginpponc sarebbe stato costretto alla resa. Egli, a c1ucsto proposito, condanna la strategia di avvicinamento « da isob a isola » e asserisce che, concentrando tutti i mezzi nell'approntamento di un'aviazione capace di colpire il cuore del paese nemico partendo dall'Ahska, la vittoria sarebbe stata più rapida e più economica. E, senza dubbio, alla luce degli avvenimenti, la sua critica alla strategia 1c d.a isola a isola» appare convincente. C'.,oncordiamo, altresì, che, anche ~cnza le bombe atomiche, una prolungata offensiva aerea avrebbe prevedibilmente indotto il Giappone a chiedere la pace. , Ma. a nostro avviso, l'esempio del Giappone non dimostra proprio nulla. Caduta la Germania tra i tragici bagliori delle città j n fiamme e la montante mélrea degli eserciti invasori avanzanti <la tutte le Jirc.7.ioni, la cuntinuazi.onc della guerra da parte del Giappone sarebbe stato un suicidio politico prima che un assurdo militare. La swpidità poli tica della resa senza condizioni era costata troppo cara agli alleati pcrchè essi penistessero ad imporla anche al Giappone. La folle resistenza hitlc:riana aveva condotto la Germania ad un disastro troppo tragico pcrchè le classi dirigenti giapponesi in generale e l'imperatore in pà.rtico larc non ne traessero i dovuti 1n~egnamenti. Nella conclmìone della guerra col Giappone i fattori pdlitici giocano tu1 ruolo decisamente predom1nante rispetto a guel li militari. lnfatti 1 contro 1a Germ,mi,1, l.tddo\'e la guerra assume un estremo carattere di oltranza, il potere :etereo non !>Ì dimostra risolutivo, come il Dc Scversk y sres~o <: costretto ad ammettere Jall'evidenza degli avvenimenti. É' vcru rhc egli giustifica il fatto con l'aver tardivamente a.ssegn:-ito aWaviazione una funzione strategica ind1pcndentc, ma è ovvio che, con <.JUC:Sto, egli convalida una tesi con una supposizione, non con una dimostrazione.
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L verità è che, con gli esempi , tonc:i, :.1 poi.wnl) duno trace k tesi più disparate. Lo stonctsmo ha fatto orma, g1w,ti1.ia Ji <1uesta storia formalista. La storia interpreta il passato ma non offre ricette di convafola per nuove teorie. E' preparazione all'azione, ma non è l'azione che, come tale, t' un atto creativo, è nuova storia che si fa. Nella nostra attivjtà essa illumina il campo della scelta, ma non ci suggerisce la str:td:1 da S<:egliere, che è un atto pratico affidato al nostro pratico ingegno. In conclusione il De Seversk y ha fondato una dottrina strategica su un principio che, lungi dal! aver dimostrato, ba solamente enunciato. Ma anche ammesso, per ipotesi, che sia \Cro il principio che la sostanzia, la strategia propugnata dal Dc Scvcn,ky con<lurrcbuc l'America al ~uicidio politico-rnilitarc. Una strategia infatti non può far am.11.ione dai fattori po1iticosociali nei quali essa trova le forze: animatrici che la sostanziano, senza passare: nel novero delle astr:itte teorie basate solo sulla forza che portano in sè i germi di inevitabili disastri. Ammettiamo dunque che l'America adotti una strategia aerea: le truppe oltremare ritirate. le flotle oceaniche disarmate, l'esercito e la marina ridotti ad una funzione ausiliaria, l'aviazione strategica promossa al ruolo di unica rappresentante della potenza americana, gli aiuti militari C<I cconomic1 agli alleati sospesi e le forze armate di questi ultimi :ivviatc ad una lenta agonia per asfissia economica. Ma, di grazia, non wno fom· quc~ti gli obiettivi ai quali mira la diploma7i;1 sovietic:i? Si ohhietterà che eventuali aggressioni provocherebbero l'intervento ckll'aviazl(Jnc strategica. Ma perchè la Russia dovrebbe aggredire, avendo orma, la possibilità di estendere il controllo - <lirettamente (come in Polonia, per esempio) o indirettamente (come in Finlandia.) - su tultn il continente curasiano? Quale resistenza potrehbero opporre al lento assorbimento le nazioni dell'Europa ocCidentalc sog~ctte alla duplice sincronizzata pressione interna cd esterna e con la incomhentc minaccia di subire una fulminea occupazione militare? T·. quali <,,1rcbbero le lonsegucn7,e psicologiche, paliriche e sociali cli u11a 1alc strategia su quei noti elementi <lellc classi dirigenti di molli Paesi del mondo libero i quali, in una epoca che registra la più veemente dtnamica politico-sociale che la storia ricordi, rigtJamentc chiusi nella cittadella dei loro egoismi, continuano a brillare per assenteismo militare, miopia sociale e trasformismo politiw? Non v'è dubbio: la Russia estenderebbe il suo
4 I r,
controllo su tutto >I continente curasia no e s1 asstcurcn:bbe un poten ziale bellico maggiore di quello americano. In tal modo la superiorità dell'aviazione strategica american 1 sarebbe basata solo sulla prevalenza tecnica statunitense. Ma ancbt questa della superiorità tecnica è un mito pericoloso. Che l'Americ.1 in questo campo registri una notevole superiorità è indiscutibile. Ma quanto tempo tale superiorità durerebbe una volta che l'Europa Oçcidentale - questa inesauribile sorgente <li ingegno umano - Javorassc pe r la Russia? Scrive il gen. Omar V. Bradley: cc Credo che il pubblico amencano non si renda conto che il genio scientifico dei nostri alleati ha contribuito in gran parte al potenziamento delle nostre armi. « Guardiamo la elettronica, il radar, i motori a reazione, i missili teleguidati e la bomba atomic:L Non una sola di queste armi è frutto di scoperte csclusivruncntc umericane "· E noi aggiungiamo che la stessa strategia della potenza aerea. dal Douhet al De Seversky, è frutto di ingegno ·nato e cresciuto nel fertile suolo europe-o. Per:iltro, ciò che è avvenuto nel campo delle armi nucleari suggerisce di non nutrirt una eccessiva fiducia nel mito della superiorità tecnica. In conclusione, la strategia del De Seversky, anche se fosse vero il principio militare che la so~La nzia, consentirebbe alla Russia di vincere la guerra ~enn. combatterla.
Il possesso di una fo rza aere~t strategica preponderante consentirebbe, secondo il De Scvcnky. di assicurare un lungo periodo di pace. Egli trae questa co nvinzione dal parallelo storico della Pax britannica durata dal 18r5 al 1914.
Scrive il De Sevcrsky: ,, Gli oceani costituivano in quell'epoca una necessid vilale di comunkazibne, sia riguardo agli scambi commerciali che alle operazioni militari. In conseguenza, l'fnghilterra concentrò il massimo ddla sua potenza bellica nel potere marittimo, riducendo le forze terrestri al minimo indispensabile per compiere funzione di polizia nel suo \'.lSto impero. Ottenne così un dominio indiscutibile nei sette mari del mondo, mediante il possesso <li una formidabile marin.1 m1hrarc. (< Ciò garantiva a sua volta un margine di tempo suffi.èiente ad organizzare un quantitativo adeguato di forze terrestri, nel caso che il loro impiego fosse necessario. La sola esistenza del potere maritti-
..p; britannico, suscettibile d1 far sentire la ~ua forza con pronte7.7.a ,Uecitudine in ogni parte del mondo, costituiva una specie di po· a di sicurezza per la pace dell'universo n. Oggi il potere marittimo è subordinato al potere aereo, e quindi :st'ulcimo può esplicare lJ stessa funzione della marina britannica secolo scorso. Vi è solo Lln 1 diffrrcnn. Allor::i la manna aveva ,gno eh ba~i oltrc:.m ,re, oggi l'avi:tz ione con il suo raggio in:ontincntale - può partire dalle Lasi americane. Non essendo essario costituire k basi oltremare, si può evitare di approntare forze ac:.roterre~tri per chlcndcrlc e le forze aeronavali per ali:itarle. Il ragionamento pecca di logica ~tonca. L'esempio citato, va to ob1etuvamc.:ntc, (" de<.:i1;,1mentc:. contro e non a favore della del De Scversky. Nel periodo comidcrato \i è 110 ,alo centro di potenza mone, quello europeo, ncutrali'l:zato il quale è possibile assicurarsi il :lominio del mondo. Ora occorre cl{e<lersi: questo centro di po· ~ fu neutralizzato cblla flott;t inglese e da un altro fattore? Ncllropa del XIX secolo na~ono e si sviluppa no quei n:llionalismi , per l'incr<Xiarsi dcOc loro contrastanti lince di espansioni geotiche, formano un centro di pottnza incapace di agire verso :erno. Esso esaurisce la sua vitalità nella dinamica interna. E' l dell'elJUùibrio cmopco ,u cui si l>Jsa 11 predominio inglese. Ogni qualvolta una n,tzionc tenta di rompere a suo favore l'eibrio, l'lngh1lterr.1 rinforza lo Stato o gli Stati che vi si oppone, integrandone il potcn,d:tle militare. Essa interviene con la :a e piccoli cserclli <1uando lo squilibrio terrestre sul continente è rilevante, come ,fo rante 11 p·nodo nJpokonico; con la flotta rand1 eserciti quando lo sq11ilihno è: notevole come durante la na guerra mondiak. S1 ,ur•v • inlìne, al periodo dc.:ll'odierno simo Iqttilibrio all0rc hè , ·d .,m<J un csertiro rngkse pcrmanenteltc Jislocato ì11 J-.urop,1. Ci<'> dimostra d1c, nel XIX secolo, la n Bretagna pu<> .::011ccn:r;11c le sul nsorsc.: st.lla marina solo perque~ta e mtcgra.ta chgli c~t-r-iri de~,Ji alleati in atto o m potenza. La J>ax britt1•:111c.1, 111 conclu,1on<·. è più Jovuta all'equilibrio •peo che non J, prcdurnin·o della flotta inglese. Se uno Staco e si prospetta nel pn10Jo napoleonico e <lcl la Germania Gugliel-
a - él\ts'ìc:. rnnqu1st.1to il predominio europeo nessuno gli avrebmpedito di approntart una flott.1 ancora più potente di quella ::se. Riv.
Ndla stessa si tuazione si troverebbe l'America se, adottando una strategia isolazionista, consentisse alla Russia di assicurarsi j] predominio sul continente eurasiano, incorporando quell'Europa occidentale che, malgrado le ferite della guerra, è ancora il terzo centro di potenza politico-militare mondiale e forse tuttora il primo centro di potenza intellettuale. Che la strategia del De Seversky sia astratta pcrchè avulsa dai fattori politici, lo dimostra un altro esempio. n De Seversky critica aspramente l'intervento in Corea. E s1 fa forte di aver previsto che la guerra sarebbe giunta ad un punto morto . Secondo il De Seversky, all'aggressione si doveva risponder<.: con un'offensiva aerea fino a rendere impossibile ai comunisti di reggersi al potere. Questo ragionament-0 ignora completamente l'essenza della guerra, che è di natura politica. Le Nazioni Unite intervengono in Corea per sancire il pr.incipio delle s~nzioni contro l'aggressore. Il movente non è, sia bm chiaro, di natura morale perchè la _politica non è nè morale, nè immorale: è semplicem ente amorale. L'intervento risponde ad un preòso scopo politico: !llantenere e consolidare l'alleanz~ dcg)j Stati del mondo libero, che ha nell' America lo Stato guid a. Lasciando un 'ennesima aggressione impunita, l'America anebbe visto allentarsi pericolosamente i legami delle nazioni che sono nel raggio delle aggressioni del blocco orientale. Questo scopo politico non è tale da richiedere una guerra di abbattimento. Esso è conseguibile anche con una g uerra che impedisca alla Corea del Nord di affermarsi sulla Corea del Sud. Trattasi di una g uem'.! ad obiettivi limitati t: come tutte le guerre del genere il risultato finale non <lcciv:l rfall.':ibbattimento di uno dei due contendenti. Si giunge alla pace quando ad 11110 o ad entrambi i contendenti la situazione prospetta " I'improbabilità del successo o l 'esorbitante dispendio che la continuazione della guerra cagionerebbe» (Clausewitz). E ' vero che la Corea è c0m1t:1 all'Amerira sangue e danaro, ma Io scopo politico è stato pienamtn(f raggiunto. 'Questo scopo non era conseguibile con la soluzione progettata dal D e Seversky. I PJcsi situati nel raggjo di un'aggressione del blocco orientale s;1rebbero tutt'.ùtro che ÌC1coraggiati a rinsaldare i vincoli con l'Amerira se sapesser<) che, jo caso di aggre-ssione, l'invasione sarebbe inevjtab1l~ e la liberazione Jegata ad una prolungata offensiva aerea sul loro territorio c all.1 speranza che la strategia del b e Sevcrsky non sia un i>Ogno ma una profezia l Forse il celebre avia-
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tore non si rende conto che, a d ieci anni dalJ a fine della gucrr.i, molte ostilità latenti o palesi esistenti in Europa contro l'America sono legate al ricordo dei bombardamenti aerei.
Il De Sevcrsky sostiene che l'Europa occident:ile è indifendibile. ,, L'avanzata dell'esercito rosso fino al litorale atlantico potrebbe essere arrestata soltanto da un 'altra forza terrestre di uguale potenza •> . L'asserzione ovviamente è in contrasto con il notissimo rapporto tra attacco e difesa: (< L1 difrsa è la forma più forte ùdla guerra con uno scopo negativo, rattacco è la forma più debole con uno scopo positivo i> (ClaU5ewitz). · Il De Seversky non tiene conto che i Te<leschi, nell'ultimo conflitto, hanno sostenuto vittoriosamente battaglie difensive anche con un'inferiorità di ro a t. Non va dimenticato che l'Asse, malgrado rappresentasse solo una parte: dell 'Europa occidentale e avesse contro quasi tutto il mondo, fu sul punto di piegare il colosso sovietico. Il problema difensivo dell'Europa occidentale non è insolubile purchè si realizzino le condizioni politico-sociali necessarie per completare il programma di riarmo in corso, che non è sproporzionato alle potenziali possibilità economiche. Anche se la strategia della potenG,a aerea fosse vera, l'America - anche da un punto di vista egoisri(O - avrebbe interesse a contribuire alla difesa cleWEuropa. F ' vero che, nell'ipotesi considerata, l'America non J>Otrebbe concentrare tutti i mezzi nell'approntamento Jella forza aerea strategici, ma l'onere sarebbe largamente compensato dall'apporto di quello che. nelJ':inuale situazione mondiale, può considerarsi il prirno centro <li potenza intellettuale e il terzo ::entro di potenza hcllica. Secondo il Dc Sc,·c::r.sky le basi aeree oltremare sono intenibili anche perchè ognuna di esse dovrebbe avere una pote~a aerea parj ~na massa dell'aviazione sovietica. E percbè? L'autore stesso sostiene :he oramai, con iJ progrcssivn aumento del raggio d'a1.i0Qe dell'aereo, non è po~sibilc conseg uire un predom inio aereo localizzato perchè una battagfot aerea parziale si trasformerebbe, col tempestivo accorrere delle altre forze aeree, in una battaglia generale. Ora, per:hè 1a Russia dovrehhc poter concentrare contro una base europea la massa della sua aviazione s<:n1.a che gli alleati intervenissero con le :orze aeree dislocale negli altri scacchieri ?
Qui ovviamente il ragionamento è ,1! servtzio ddb tesi . E I. ragione è evidente. Se l' A. avesse ammesso la possibilità di tent:n. basi oltremare, la sua tesi ùi concentrare tutta l'aviazione strategto negli Stati Uniti sarebbe stata infirmata dall'ovvia convenienza t 1 utilizzare tali basi per: - dfcttuan:, a parità di percorso, più incursioni; . . - impiegar<. bombardieri più leggeri, più economici e di \ .1 no tipo; - convergere sul territorio nemico da più direzioni adottan do una tattica più variatn. In sintesi, la teoria del De Sevtrsky, mancante di fondamen ta politiche, sociali e storiche, conceptta in base ad una insufficìentt: conoscenza della guerra tem;:itre, non ha consistenza logica. Un problema strategico come qnello affrontato dal De Seversky, prima di essere militare, è politko. sociale e storico. Naturalmente il nostro giudizio riguarda lo stratega, perchè Iad dove il Dc Seversk) - :t\'iatore meritatamente celebre - tratta dei problemi tecmci e owrativi aeronavali, i suoi ragjonamenti diventano logici e le sue conclusioni convincenti. Dalla sua critica il principio delle forze equilibrate - così come è stato appli.cato in molti Stati - ne esce demolito. La Iinea evo! uti va de1 potere marittimo che si avvia ad essere sostituito dal potere aereo è vigorosamente tracciata. La mancanza da parte del blocco orientale Ji una flotta rilevante accelera questo processo. Che da questa prospettiva si debbano trarre le dovute conseguenze nella ripartizicmr dei fon<ii tra Je forze.. armate è una tesi di 1impida obiettività. Essa ha trovato gi?t p,1rziale applicazione negli Stati Uniti. Naturalmente il crilerio di applicabilità deve variare da Stato a Stato. Gli Stati Uniti possono dare una prevalenza al potere aereo, ma in Europa occorre dare b. prccctknza aJ uinomio terra- cielo. Anzi, J'America può assicurare I.i prevalenza aJ potere aereo nella misura in cui i suoi alleati di.,Joc~ti nelle aree vitali del continente eurasiano riescono a rjsolvere il k,ro problema :ieroterrestre. Convincenti appaiono anche le critiche del De Seversky alla portaerei, specie se cùn~iderata come mezzo avente funzione strategica. E' indìscut1bile, ini.1tti, che a parità di raggio d'azione tra gli aerei Jella difesa e della portaerei, quest'ultima è costretta a percorrere un tratto di mare - p.1rì ;11la distanza tra gli aeroporti costierj
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::Ila difesa e gli obiettivi nell 'interno da colpire - durante il quale soggetta al la offesa conccntrat::i dalla difesa senza poter colpire obiettivo assegnatole. Considerata come mezzo per portare l'offesa d territorio nemico, la portaerei è niente ah ro che un costosissimo ~roporto di limitate.: prestazioni richiedente onerosi mezzi aeronaali di difesa. Rispetto all'aeroporto terrestre, registra solo il van1ggio della mobilità, dato che, con i raggi d'azione odierni, il comito può essere assolto da aerei partenti da basi terrestri. Ma è un an taggio irrisorio se si pensa che gli aerei vola no a velocità ultraJnore e le port~terci naviga no a qualche deci na di nodi. 11 controllo creo ed elellronico dello spazio non consente alla portac.:rei di sfugirc all'individuazione. E, una volta individuata, può agevolmente sserc tenuta sotto costante controllo ed implacabile offesa, dato che ssa rappresenta un ghiotto obiettivo. Anche ndb lotta contro i sommerg-ihili oramai l'aereo è in via li soppiantare i mezzi navali. Non c'è duhliio: il pol<:re navale si avvia ad essere MJ!>litu ito dal ,oten.: aereo, e la portaerei è un mezzo kgato alla fase di trami·ione, allorchr gli aerei avevano raggi d'azione c vclocit;'t limitati. li mezzo navale ha ed avrà ancora per parecchio tempo un'im,orLante funzione logistica. Ma per stabilire e comervarc il quadro li sicurezza sugli oceani il mezzo aereo sostitui rà progressivamente I mezzo navale. Logica appare anche la tesi che oggi un corpo di marines legato ,olo al potere marittimo è un assurdo. Molto più logico trasform:irlo n corpo per operazioni combinatc1 in modo da poter essere impiepto e per gli aviosbarchi e per gli sbardù, ma più per quelli che ,1on per questi. 111 (;Onclusi<mc, la strategia del Dc Sevcrsky non è una profezia, ma non è nemmeno un sogno. Le conce1.ioni tecniw-operative aeronava li òcl De Seversky sono manifestazioni di una tesi che imeriscc vitali clementi nell'incessante processo dialettico del pensiero militare.
UN PROBLEMA CHE S'IMPONE : CONCEPIRE UNA NUOVA DOTTRINA* Magg. d'art. Andrea Cucino La realizzazione dei mezzi atomici tattici ha posto agli Statl Maggiori d1 tutti gli eserciti del mondo il difficile: problema di valu~ tarnç l'incidenza sulla tattica e sugli ordinamenti militari. Impiegata alla fine della guerra e considerata nell'immed iato dopaguerra come un mezzo d'offesa essenzialmente strategie.o, la bomba atomic,1 non ha esercitato alcuna rilevante jnfluenza sulle dottrine tattiche del dopoguerra e sui relativi ordinamenti. Il tutto si è esaurito nella sterile polemica tra i profeti della guerra (( prc mì bottone ,1 e t]Ualche strenuo difensore del « nulla di nuovo n, irremo\'ibilmentc legato ad un inerte immobilismo. Intanto i te1,; nici atomici, nel silenzio dei loro laboratori e ndl aree desolate dei loro campi sperimentali, continuavano la vertig1 nosa corsa verso la realizzazione di quei nuovi mez2i che forse imporranno una rivoluzione alla condotta della guerra, in terra in mare e nel ciclo. Nel dopoguerra la parola d'ordine è stata una sola: cot1c-c·11 trazione. Ad essa wno stati informati dottrine e regolamenti, piam e addestramento, logistica e ordinamenti. l >inanzi alla micidiale potenza dei mezzi atomici, una nuova formula è stata coniata: dùpersione. Ma una parola non è un esercito. Non è nemmeno il nocciolo di una dottrina o di un principio. La guerra, nella ~ua tragica concretezza, è il più positivo dei fenomeni um,1ni. Concentrazione, dispersione e simili formule restano vag he e~prcssioni di astratti concetti se ad esse non corrispondono una c.ltlÌ(a, una logistica e un ordinamento che diano un concreto signilìcato ad una raggiunta armonia tra visione spaziai<: ddl:t b:1rt:igli,1 e potenza c.fotruttrice dei mezzi impiegati. • I J;;u tecnici nportaù ne!ranicolo sono sta li per la mapgior p·u Le dc R.EmHARDT e tcn. col. Knrr"''ER: Atcmit ,veaporu in /,md cumbat cd 145.5.
~unti dal lthro del col.
L.i nmtra epoca è car:ntcnzzata <la uno squilibno tra il ritmo del progrcsl>O tecnico e ,1uello dell 'adeguamento degli organismi m ilitari ai nuovi mezzi real izzati, il che offre agli antimilitaristi un incentivo a quell I facile ironia basata sul contrasto tra tecnici civili che offrono i mezzi per sviluppare la guerra del futuro e i tccmci militari '-hc si attardano ad organizzare la guerra del passato. La veri tà è che le forze annate moderne sono organismi estrcrnameme tompkssi e un'innovazione in una branca comporta un, complessa revisione in tutti gli ~ltri campi, il che richiede studi profondi, straonlinan sforzi organizzativi, nonchè rilevanti oneri ' .. eCOOOIUICl. Tuttavia, le classi dirigenti militari devono avere la chiara c~ scienza cbc:, a volte, il citato squilibrio è anche la conseguenza della lentezza con la quale in esse si affermano le nuove idee. La rigidezza più o meno intrinseca alla loro organizzazione gerarchica e la routine vero tarlo roditore delle facoltà inventive - non rappresentano un efficace comburente per l'alimentazione della fiamma creatrice, pcrchè è verità inconfutabile che la dinamica delle idee tende ad uniformarsi alla dinamica degli uomini djrettivi. Così, per esempio, i grandiosi successi delle G. U. corazzate germaniche all'inizio del secondo conflitto mondiale furon o cssenZJalmentc: il frutto dell'opera di pochi preveggenti che, con costar1..1 d",1po$toli. St'ppcro accendere: entusiasmi e consensi jn molti giovani, malgrado l:i ostilit~ della maggior parte delle gerarchie trJdizion:ilt!>,c. Ahb1amo voi uto ricbi,11nare que~to precedente unicamente perchè ei..,,, si:i un incentivo per tutti gli ufficiali di qualsiasi grado di quab,ias1 categoria ad affrontare i problemi connessi a1 mezzi atom1c1 senza pregiudizi, senza particolarismi d'arma e senza fab tradizionafomi (la vera tradizione evolve lentamente nella forma m.1 rapidamtlltt' nella sostanza). Perciò ci accingiamo a dare il nostro modesto contributo. A
**• I mcvi .1tom1ci !.ODO ormai una famiglia, dal proietto del cannone <la 280 Jlla bomba da 200 KT (1). Tuuav1a, v1 è la tendenza a basare gli studi sui dati di dfic:icìa della bomb:i da :10 KT (tipo Hiroshima). E questo inclirrz1,0 non è ( 1)
L n KT è cquival<"nte :illa potenza <li
1000 t
<li alto esplosivo.
734 frutto di convenzione, ma prevedibilmente risponde anche ad una convenienza tecnico - economica, in quanto l'aumento di potenza non incrementa m proporzione il raggio di efficacia. Infatti, il raggio di efficacia varia: - pu l'effetto di scoppio: secondo la radice cub1ca della potenza elci la homba. Per esern pio R ,Lo H = 2 R w ti; per l'effetto di calore: secondo la radice quadrata ddla potenza Jclla bomba. Per c:.clllpiu R So 11.t = 2 R 20 tt; per l'cffclto ddle radiazioni: secondo una funzione molto. com1jlessa. Approssimativamente, raddoppiando la potenza deJla bomba, il raggio d. efficacia delle radiazioni aumenta solo del 10% . Nel campo tattico, un aumento del raggio di efficacia ottenuto con l'rncremento ddla potenza violerebbe il principio dell'economia, perchè diffic1lmcntc.: c;j troverebbero obiettiYi rimunerativi. Pertanto. s\'iluppcrcmo lo studio riferendoci essenzialmente alla bomba cb .10 Kl che pa scoppi in aria (circa 6oo m dal suolo) e pcrs,male allo scoperto, ha i seguenti raggi di efficacia: - radiaziorn: r200 m, cffcW> di ~coppio: 2000 m, - effetto Jd calore: 2700 m.
Innan i tulto t'a dccu,1me11te attenuata, e 11el campo tattico e .soprattutto 11el campo psicologico, zl pericolo delle radiazioni la cui effietroa è ,t,1tu in ,rv-.;ato < .,geratt1. In realtà, chi si trO\.a nel raggio krale del e radiazioni rn:ve un'offesa mortale anche dagli altri
dur.: effetti. Per qu.tnlo riguarda le offese delle radiazioni residue o indotte, allorchè le trnppe dell'attacco o del la difesa arrivano sulla zona col pita: - p<.:r scoppi in aria: non vi è alcun pericolo; per scoppi a! ~uolo o sottosuolo: i dati non sono stati ancora liberati dal \ incolo del segreto ma si ritiene che, fuori del cratere, le raJ1a1iom d'intemità letale durino poco (si tratta di ore piuttosto che e.li giorni). E' posiib,le sfrutùJre tm attacco atomico per incidere sull'area bomb,1rd11ta con un aviosbarco. Nessun pericolo di radiazioni ~ lo scoppio a\, iene.· in aria. ~essuna perturbazione impedisce il sorvolo ddl an:a colplla. Sopra il punto O (r), l'area sarà sufficientemente (1) lntcrse7ie1nc della verticale dello scoppio col terreno.
735 tranc1uilla _per puacadutare e trasportare con elicotteri unità d'aviosbam, rc>-3r minuti dopo lo scoppio. P<.:r !icoppi in aria, lo sconvolgimento operato sul terreno e le diqruzioni sulle strade non sono rilevanti in campo aperto ; sono notcrnli. o,· ,·1Jmente. in un centro abitato. Gli scoppi al suolo o sottornolo possono pro,·ocar e interruzioni che richiedono molto tempo pl'r cs~cre riparate. specie se effettuate su strade o corridoi di obbligato passaggio. Va anche rilevato che i raggi di efficacia per tali' ,;~oppi, bt:nchè non ancora noti , ~no certamente inferiori a quelli degli scoppi in aria. N e con~cguc cbe, eccetto casi particolari (per interdire un corrid010 d1 ohhl ;-,;ato passaggio di vitale importanza; per rendere inservibile una pi~ta d1 lancio per aerei: ecc.), la bom~a atomica sarà 1mpi<.:_[;.IIJ cnn ,coppi in aria. Ciò ci co11<e11/c' di trarre una dedu ziont: tattica di grande import.an a di 1101ma. 11011 t·i ;ono t·incoli di spazio o di tempo per lo sfr11ttamr11to t', 1111 .1tt11cco atomico. Anzi il difensore, dinanzi ad un 11t1,1rco atomico tendente ad aprire una breccia, si sforzerà di suturarlu, .;crt•oidosi dei residui elementi in po,to tuttora in grado di coml>.. ttere rrima e delle riserve poi. Ne consegue che /"effetto di un ,utJcco t.L Jmico è: limitato nel tempo. li J1'0 sfruttamento esige u1J°tl':,1011c ì,111•u·d1c1ta e mpidissima. l ."cffenc, più pcricolm della bomba atomica è: 1n campo aperto: -.1udlo di calore; - - m un ahit:1to: quello di !icoppio pcrchè i rottami causano mc ltl" perdite. 'l">Ccie contro personale e mezzi allo scoperto. Qu<.:sto dfctto fa registrare una diminuzione dell'importanza Jcglt abitJt ai fini della difesa perchè anche se, con personale prot<:tto, è p1Mibile ridurre le perdite, le distruzioni causate dallo scoppio determmerebbcro una disorganizzazione della difesa (interruzioni delle srr~,le nrce~c;arie per manovrare le riserve, ingombro dei C'ampi Ji tiro, crollo dei ricoveri, ecc.). Orn.:ntat1vamente, per scoppi in aria e personale non protetto, si n:rtlìcano gravi perdite nel raggio di 1500 m. Truppe allo scoperto possono "ubirc perdite anche sensibili oltre tale raggio, ma se il personale è riparato molti restano illesi entro taJe raggio. Una copertu r.1 cli 90 cm di terra rispetto al punto di scoppio assicura la protezion<.' ,,lire i) raggio di circa 700 m. li personale protetto potrebbe <ok, ,ul>irc: Ii'>turbi - ma con effetto ritardato - dalle radiazioni. 0
Una tale copertura richiede buche profonde: - 18o - 200 cm per uomini accovacciati; 120 - 130 cm per uomini proni. Tali profondità comportano lavori molto gravosi ciosi, sabbiosi o acquitrinosi.
in
terreni roc-
Ai fini tattici la bomba atomica può considerarsi come una grande potenza di fuoco concentrata che sviluppa l'offesa in senso radiale e quindi : - con elevata atritudine a colpire obiettivi configurantisi a forme geometriche di massima superficie (cerchio, quadrato) o comrmque sviluppantisi in senso areale; - con attitudine molto inferiore a colpi.re obiettìvi sviluppantisi in senso lineare, sui quali molta potenza ua dispersa. · . Sia pure orientativamente, cerchiamo di dare un signi1icato più concreto a questa grande potenza esplosiva. Per esempjo, consideriamo il massimo effetto conseguibile con una bomba di 20 KT su una D.f. americana in uno schieramento difensivo, quale previsto dall'attuale regolamentazione su fronte normale (8000 m). Centrando la zona delle riserve e delle artiglierie, con personale non riparato, si porrebbe mettere fuori combattimento: il rgt. f. ris. (meno 1 btg.), il btg. f. ris. di un rgt. f. in primo scaglione, I gr. a., parte di un altro gr. a. Esplodendo la bomba in un altro punto dello schieramento le perdite sarebbero minori. Ne consegue che la zona delle riserve e delle artiglierie è attualmente la più remrmerativa .ria perchè si avvicina ad una figura di massima superfice densamente occupata, sia perchè il personale, specie per le artiglierie, non sempre può essere riparato. Contro una D.f. in anacco si possono conseguire effetti di entità doppia; ma, dopo la presa di contatto, per ragioni di sicurezza, non è passibile col pire unità di primo scaglione. Sono perdite ouviumente imostenibj[i. E' vero che tali perdite possono essere ri<loue con lavori campali , il mascheramento e l'occultamento - che vedono ancor più esaltata la loro importanza - m a è altrettanto chiaro che non è possibile mantenere sempre gli uomini riparati, perchè ciò significherebbe la paralisi del campo di battaglia. In attacco, nel contrattacco, nel far funzionare le artiglierie bisognerà necessariamente scoprirsi.
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i.A soluzione, dunque, non può essere ricercata che nello studio di nuove forme di schieramento che realizzino un più basso rapporto tra forze e spazio. Il problema interessa con precedenza la difesa che registra gli schieramenti più statici e quindi maggiormente soggetti all'offesa atomica, dato che questa, allo stato attuale, per il suo elevato costo, va impiegata su obiettivi sicuramente remunerativi e quindi noti. Come abbiamo già detto, la bomba atomica registra il minimo rendimento contro obiettivi sviluppantisi in senso lineare. Consideriamo un caposaldo che si configuri approssimativamente ad un cerchio con 650 m di ragbrio e circa 4000 m di circonferenza, inserito in senso frontale tra altri due capisaldi con intervalli di circa 1500 m . Una bomba atomica lanciata sulla verticale del centro del caposaldo ne distruggerebbe la sua capacità difensiva anche con personale riparato, dato che il cerchio di efficacia, avendo un raggio di 700 m, coprirebbe .tutta l'area del caposaldo. Nella striscia dell'organizzazione difensiva sulla quale sono investiti i tre capisaldi considerati si aprirebbe una breccia di ampiezza corrispondente al diametro del caposaldo (1300 m) più i due intervalli (3000 m): cioè di 4300 m. Consideriamo, invece, che la difesa si organizzi a fascia continua. Le forze schierate nel caposaldo consideralo dovrebbero costituire una fascia di 3100 m, corrispondente al diametro del caposaldo più la metà dei due intervalli laterali. Con personale riparato, una bomba atomica lanciata sull'asse della fascia aprirebbe una breccia di soli 1400 m e distruggerebbe meno della metà delle forze rispetto al caso precedente. Si obietterà che una difesa a fascia viola quel principio della concentrazione al quale son state informate tutte le dottrine tattiche del dopoguerra. E francamente ci dispiace di correre il pericolo di essere fatti segno agli strali di qualche apostolo della concentrazione, anche perchè nel dopoguerra siamo stati tra i primi e più convinti assertori della organizzazione difensiva a capisaldi. Ma, dopo lunga riflessione sulle conseguenze dell'adozione della bomba atomica tattica, ci siamo convinti che sostanziali modHiche s'impongono alle attuali dottrine. Dunque ~ qualcuno esclamerà - il principio della concentrazione non è più valido? Noi riteniamo che esso sia tuttora valido, come lo è sempre stato, come lo sarà sempre. La verità è che la saliente caratteristica dei problemi militari è la loro «dualità >>. Non esiste un problema dell'azione avulso dai vincoli della reazione, co-
sicchè fuori della dialettica tra attacco e difesa i problemi si pongono in termini astratti ed inducono ad astratte conclusioni. L'essenza
eterna della concentrazione si estrinseca in una sintonia nel tempo di sforzi esplicantisi in tm quadro spaziale variabile con la potenza distruttrice dei mezzi impiegati. L a dottrina della falange e quella dell'attuale divisione son entrambe informate al principio della concentrazione; ma allora la potenza distruttrice dei mezzi impiegati permetteva e anzi imponeva l'ammassamento di 20 - 30.000 uomini in qualche chilometro quadrato; i mezzi moderni esigono e permettono che un'unità di 20 - 30.000 uomini realizzi la sincronizzazione degli sforzi in un quadro spaziale molto più esteso, che la bomba atomica induce ad ampliare ancora di più. Inserita nel processo dialettico tra attacco e difesa dell'era ato-
mica, sembra che la fascia difensiva non violi il principio della concentrazione perchè anche l'attacco, per assicurare alla sua manovra il necessario quadro di sicurezza, dovrà rinunciare alle concentrazioni spaziali registrate nel secondo conflitto mondiale. Del resto l'organizzazione a capisaldi è stato essenzialmente l'antidoto contro la potenza d'urto e la rapidità di penetrazione delle unità motocorazzate. La difesa è stata costretta ad opporre la potenza d'arresto alla potenza d'urto, la profondità e l'ostacolo alla rapidità di penetrazione. Ma, per la povertà delle forze nella quale la difesa sempre si dibatte, non è stato possibile estendere la concentrazione e la profondità su tutta la superficie dell'area difesa. Ecco sorgere il caposaldo, reso peraltro passibile dal dominio che la difesa può esercitare negli spazi vuoti, grazie alla potenza di fuoco delle moderne armi e a1 potere impeditivo del campo rrunato. L'attacco è costretto a cozzare contro i capisaldi. Infatti, se tenta di penelrare negli intervalli, fo il gioco dell'avvcr~a rio pcrchè si logora senza peraltro spegnere le sorgenti di fuoco del difensore. E' chiaro che l'efficacia del sistema è legato alla vita del caposaldo. Ma dinanzi tu! un attacco
che può portare .sulle aree di concentrazione della difesa tma micidiale potenza distruttrice, il caposaldo diventa una trappola per il difensore e tm ghiotto obiettivo per l'attacco che, facendo saltare fulmineamente d11e o tre anelli della catena, pttò aprire una breccia sufficientemente ampia per irrompere nel varco, dilagare, penetrare rapidamente in profondità. Passiamo il nostro ragionamento al vaglio di un caso estremo. Durante il secondo conflitto mondiale, si sono registrati non pochi casi cii intere G. U. organizzate a caposaldo in grandi centri abitati
739 posti a cavallo di importanti ~omunicazioni, per l'efficace potere d'arresto che una _tale organizzazione consentiva di esercitare sulla dinamica della guerra motocorazzata. Ma eh.i si sentirebbe di ripetere un tale esperimento difensivo in una guerra atomica? Quale obiettivo più remunerativo potrebbe of&ire la difesa? Si obietterà che, allo stato attuale, si può condurre una guerra a colpi atomici contro capisaldi di divisioni e anche di reggimento, ma non contro capisaldi di battaglione, dato l'elevato costo e la conseguente scarsa disponibilità di tali mezzi. All'obiezione, però, si può rispondere con due considerazioni: - prima: sul campo di battaglia impera l'economia tattica n on quella finanziaria, tant'è che, ai fini della manovra, può a volte risultare redditizio l'impiego di bombe atomkhe anche contro capisaldi di compagnia pur di ottenere la fulminea rottura al momento e al luogo desi<lcrato, senza che ciò comporti di estender e il sistema su tutto il fronte d'investimento deIl 'attacco;
- seconda: in un primo tempo ogni nuovo mezzo impone limitazioni d'impiego per l'iniziale alto costo di produzione; poi questo vincolo va r apidamente scomparendo. Così infatti è avvenuto anche per i mezzi corazzati. Oggi troviamo nelle divisioni di fanteria di alcuni eserciti una disponibilità di carri che, all'inizio della seconda guerra mondiale, non si registrava nemmeno in alcune divisioni corazzate. E; bene chiarire subito che noi siamo ben lontani dal propugnare il ritorno puro e semplice alla fascia difensiva tradizionale. La bomba atomica c6mporta due minacce: la distruzione in massa e la possibilità di realizzare la sorpresa nello sfruttamento dell'attacco atomico. La fascia, unitamente ai bvori, al mascheramento, all'occultamento consentono alla djfcsa di limitare ]'entità del primo pericolo. Ma è evidente che la difesa a fascia unica non sarebbe in grado di intercettare un attacco che, anche se costretto a limitare la concen~ trazione delle sue forze, potrebbe aprire fulmineamente più brecce per .incanalarvi raggruppamenti o gruppi tattici motocorazzati che, dilagando e combinando i loro sforzi, avrebbero ben presto ragione dei tronconi e soprattutto sarebbero in grado di spingere rapida~ mente l'azjone in profondità. Quindi la difesa della guerra atomica deve estendersi. in profondità, ìn misura ancora maggiore della difesa a capisaldi. Per incanalare, logorare, fermare e respingere l'attacco dell'era atomica, la
difesa va organizzata in profondità su più sistemi di reticoli di fasce difensive, oltre ad avere riserve mobili. Ovviamente non sarebbe possibile presidiare tutto il reticolo sia pure limitatamente a quello del sistema più avanzato, senza urtare contro la limitata disponibilità delle forze a cui è sempre costretta la difesa. Inoltre, le aumentate possibilità degli aggiramenti verticali impongono alla difesa di aumentare le aliquote delle forze tenute in riserva. Occorre realizzare economie nell'aliquota delle forze vincolate al terreno, senza peraltro compromettere la funzione logoratrice della fase statica della difesa, per non correre il r ischio di sviluppare la reazione di movimento prematuramente. Quest'ultimo concetto va chiarito. Se è vero, come è vero, che « la difesa è la forma più forte della guerra » (Clausewitz), ne deriva che il successo dell'attacco o del contrattacco è condizionato da una superiorità rispetto al difensore locale e temporanea. Pertanto, di norma, il contrattacco può essere sviluppato solo dopo aver logorato l'attacco fino al punto da conseguire la superiorità locale e temporanea. Se il contrattacco viene svil.uppato prima di aver conseguito tale superiorità si finisce per bruciare le riserve. In un solo caso il contrattacco può csscrc sferrato subito dopo l'inizio dell'azione offensiva, quando cioè l'attaccante, per esplicare la ma potenza offensiva, debba preventivamente trovare lo spazio per la manovta (testa di sbarco o di aviosbarco o di ponte). In tal caso, il difensore può sfruttare l;;i superiorità locale e temporanea conseguente alla crisi della costituzione della testa di sbarco o di aviosbarco o cli ponte e sferrare subito !:i reazione di movimento senza la preventiva fase di logoramento. Quindi il ragionamento finora sviluppato ci pone dinanzi al segucnre dilemma: - da una parte il reticolato di fasce a~sorbc mo lte forze per la fase statica della difesa; ---, dall'altra le possibilità dell'attacco impongono alla difesa di avere la libera disponibilità di molte forze per far fronte agli jmprevisti di un attacco che vede dischiudersi davanti a sè un vasto campo di combinazioni manovrate, in un quadro spaziale <li sempre più ampi orizzonti, in limiti di tempo sempre più serrati. Sembra che lim ponga la soluzione di predisporre tutti i reticolati dei vari sistemi scaglionati in profontlità, ma di presidiare "a priori" solo le fasce più avanzate del primo sistema, riservati-
74 1 osi di attivare a ragion veduta le fasce successive e le bretelle, limiitamente ai corridoi di penetrazione. La soluzione comporta un rischio, ma è un rischio calcolato. ,a manovra degli elementi destinati alla difesa statica è un prootto della· dialettica della lotta armata moderna nella quale gli ?azi operativi si estendono e le disponibilità delle forze si con:aggono. La rapidità del/' attacco futuro e le necessità <!i manovrare tutti li elementi della difesa impongono di motorizzare la fanteria, df>indola di mezzi cingolati di limitate dimensioni, da impiegare nei 1ovimenti e nel combattimento. Un'altra notevole economia di forze può essere realizzata con , lkgo impiego dell'ostacolo, e princjpalmente del campo minato. ,fa qual'è l'efficacia della bomba atomica sul campo minato? I dati dativi non sono stati ancora liberati dal vincolo del segreto. Le Lotizie finora pubblicate sono co.ntrastanti. Secondo alcuni, la bom,a atomica non aviebbe nessun rilevante effetto sui campi minati, :ccetto che per la zona sconvolta dagli scoppi a terra e sottoterra. iecondo altri, per scoppi in aria, quasi tutte le mine detonerebbero 1el raggio dL 400 m del punto O. In complesso, si ha motivo di itcnerc c.hc, con l'adozione di esplosivi particolarmente sordi, la nina non abbia perduto la sua fondamentale efficacia. Pertanto una >rganizzazione difensiva a reticolo di fasce potrebbe e dovrebbe larramente utilizzare la mina. Il largo impiego del campo minato consentirebbe inoltre: ~ di rallentare la penetrazione anche nelle brecce aperte con a bomba atomica e quind i dare il tempo alla difesa di attivare le :asce retrostanti com prese nei corridoi di penetrazione; di costrin~ere rattacco a trafilarsi e quindi di permettere jn circostanze favorevoli al difensore lo sviluppo di reazioni di movjmento anche ;enza una preventiva fase di logoramento. Infatti, dinanzi ad un :ampo minato di estesa profondità ed elevata densità, l'attacco si trova in condizioni analoghe a quelle relative alla costituzione di una testa di sbarco o di aviosbarco o di ponte. La bomba atomica impiegata contro disposivj d'attacco registra: - il vantaggio di poter colpire ~ almeno più frequentemente - truppe allo scoperto e non sufficientemente riparate; - lo svantaggio di dover combattere obiettivi mobili, mentre l'impiego della ~mba atomica richiede un tempo d'intervento che, ~
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74 2 attualmente, varia dalle 2 ore (per azioni predisposte) alle 24 ore (per IDterventi imprevisti). Per offese atomiche contro dispositivi d'attacco va considerato il raggio di efficacia relativo alle truppe non protette (orientativamente 1500 m, ma se si vuole la certezza di non aver perdite, 2700 m). Possiamo ritenere che, nell'ambito divisionale, un dispositivo di attacco, per essere inquadrato nel concetto di sicurezza rispetto alla offesa atomica, debba essere articolato in modo da non soffrire la perdita di un'unità superiore al battaglione (o unità corrispondente) per effetto di una bomba atomica. Orientaùvameme ciò comporta intervalli e distanze fra le unità al livello battaglione di circa 300 m, in modo che una bomba esplosa a metà distanza fra le due unità non possa danneggiarle contemporaneamente. Tali intervalli possono essere ridotti : - nella fascia di contatto laddove il difensore, per ragionj di sicurezza, non può esplicare l'offesa atomica; - per realizzare rapidamente e per breve tempo (2-3 ore) una massa d'urto e di fuoco necessaria per il superamento di resistenze che impediscano lo sviluppo della manovra, sfruttando il lasso di tempo minimo necessario al difensore per esplicare la offesa atomica; - nei casi in cui sia necessario o conveniente accettare il rischio di una pesante offesa atomica, pur di realizzare una massa più addensata di quanto suggerito dalle esigenze di sicurezza; - quando il nemico non disponga o disponga di poche bombe atomiche. In sintesi, noi vediamo il dispositivo d'attacco prima dell'inizio dell'azione come un complesso di unità al livelJo battaglione: - schierate su spazi molto più ampi di quelli attuali; ~ distanziate tra loro con intervalli decisamente superiori a quelli attuali. F.' come un complesso di pedine in un'amplissim:1 scacchiera. Nell'azione la scacchiera diventa il teatro di una dinamica varia, complessa, veloce: le pedine inizialmente intervallate, improvvisamente si raggruppano in massa per uno sforzo violento e breve e rapidamente si disperdono; impetuosamente convergono su un obiettivo con sforzi sincronizzati e velocemente si diradano; irrompono in ·massa in una breccia per poi dilagare o sbucare da più brecce lanciandosi in profondità. Il tutto sempre guidato da una ferrea logica tattica che non rifugge dal rischio calcolato se necessario, ma
743 che non espone le proprie unità alla micidiale minaccia atomica se non indispensabile. Questa dinamica presuppo11e l'attivazione di un circuito inforformazione - concezione - organizzazione - esecuzione deci1ame11t.e più rapido cd efficace di quello consentito dall'attuale scala ordinativa. Sembra abbastanza evidente che, nella guerra atomica, ]'attuale colunua ù'altacco riveli evidenti segni di anacronismo. , Migliori attitudini mostra il raggruppamento tattico, ma c'è da chiedersi se esso non sia il capostipite della divisione futura. Le attuali divjsioni sono organismi troppo pi::santì per una guerra che impone una notevolissima diminuzione del rapporto tra forze e spazio. infatti, realizzando un dispositivo come delineato in precedenza, una D.f. assumerebbe fronti e profondità di 20- 30 km. Per diminuire il tempo di un dato percorso, non vi sono che due vie: aumentare la velocità e diminuire le soste. La similitudine chiaramente suggerisce che, per attivare iJ citato circuito, occorre: - migliorare l'attuale organizzazione e il funzionamento dei comandi e dei collegamenti, nonchè incrementare la velocità operativa; - diminuire il numero dei gradini ddla scala ordinativa. Nel primo campo, non è possibile realizzare progressi decisivi perchè l '.muak organizz...r,.jone ha già raggiunto un elevato grado di efficienza. Perfezionamenti sensibili sono tuttora realizzabili nel campo dei collegamenti e nell'incremento della velocità operativa Jella fanteria, la quale va ormai montata su un mezzo di combattimento, ma un decisivo progresso è essenzialmente legato alla soppressione di alcuni gradini della scala ordinativa. Abbiamo anche detto che, per adeguarsi alla dinamica della guc~.. a atomica, occorre concretare una scala ordinativa che offra. una più vasta gamma di combina1.ìonj manovrate. L'aumento delle combinazioni non può che essere frutto dell'aumento delle pedine. Occor,·e, cioè, assicurare al comandante la disposizione di un numero dì « pedine tattiche n maggiore delle tre che, di norma, attu.ilmente manovra per effetto dell'ordinamento a base ternaria. Una soluzione aderente alle due precedenti deduzioni (diminuzione dei gradini, aumento delle pedine in ciascun gradino) è rappresentata da una scala ordinativa a base quintupla con soppressione di due gradini dell'attuale scala ordinativa: comando di reggimento e comando di C. A.
E si badi ,he, indipendentemente dalle esigenze della guerra atomica, n sono convincenti argomenti per adottare una scala ordinativa come quella da noi indicata. Già da parecchi anni il Liddel Hart - l'eminente critico militare inglese - ne è un autorevole fautore. L'attu~le scala ordinativa a base ternar.ia fu, già a suo tempo, criticata dal Clausewitz il quale scrisse che vi è una sola formazione meno razionale della ternaria, ed è la binaria. La tattica tradizionale ha sempre considerato il fuoco in funzione della manovra. Ma, nella più recente evoluzione della tattica. il progressivo affermarsi del fuoco come elemento decisivo del combatpmt>nto ha suggerito di stabilire una stretta interdipendenza tra fuoco e manovra, nella concezione, nell'organizzazione e nell'esecuzion<.' <lei combattimento. E' apparso chiaro che non è più razionale concretare un piano di fuoco in funzione di una manovra già concepita. L'esame dei termini del problema operativo va condotto unitariamente. L'adozione della bomba atomica non solo accelera l'affermazione di questo criterio, ma offre anclle la possibilità e la convenienza di concC'pire la manovra in funzione del firnco: indurre, cioè, il nemico ad addemarsi per colpirln duramente con un attacco atom1(0. Possibilità questa che si offre sia all'attacco che alla difesa, ma forse più a <-JUesta che non a quello. Ad esempio la difesa può ideare di flettere 1a fronte <li com battimento per in voglia re attacco ad a<ldcmars1 in un saliente cil:stinato a funzionare da trapPola per una precfoposta offe!-a atomica Così l'attacco può impiegare un avio sbarco per attrarre le riserve della difesa - costretta ad eliminare r:-ipidami:ntc la minaccia nelle sue retrovie - in una trappola atomica. Un ,wot fJ c,unpo di vaste possibilità si apre alla genialità dei comandm11i, •/Jccù u: 1i comidera il preflominante ruolo elle l'effetto psicfJlogico rii un ,ltt,tcco atomico potrebbe giocare sulle sorti di ima balf,tglia. La bomba atomica è una gnmdc potenza non reimpiegabile, il cf1e fa gravare tma più pesante respomabilità s" chi deve decideme l'impiego " so/frcita /'organizzazione di 1m servizio informaziom efficacissimo.
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745 Dinanzi ad una difesa che, con la concentrazione, la profondità e l'ostacolo, ha trovato l'efficace antitodo contro le capacità di rottura e di rapida penetrazione del carro, l'attacco ha risposto con lo sviluppo <li ,grandiosi volumi <li fuoco. L'l difesa è stata costretta a ricorrere allo stesso mezzo, tant'è che nella guerra <li Corea, dietro lo schermo <li pochi capisaldi e <li un interno pattugliamento, le due principali sorgenti cli fuoco - artiglieria e aviazione - hanno giocato - almeno <la parte americana - un ruolo predominante. Ne è logicamente derivata una lotta alle sorgenti di fuoco. La controbatteria s.i è affermata come la principale a.!:ione dell'artiglieria. • Quale presumibile influenza avrà sull'artiglieria e l'aviazione tattic:a l'adozione della bomba atomica tattica? Per ristXJn<lere alle esigenze <li sempre maggiori volumi cli fuoco, l'aniglierja e l'aviazione tattica, pur valendosi <lei progressi tecnici reali7:,rntt negli esplosivi e nei mezzi <li lancio, hanno soprattutto fatto ricorso alrincremento <lei numero delle sorgenti <li fuoco (pezzi, apparecchi).
Infatti, dalla fine <lei secondo conflitto mondiale si sono registrate deni;irà di schieramenti <li artiglieria <li un pezzo ogni Jue metri di fronte e un intervento dell'aviazione tattica nell'appaggio direttù veramente grandioso. Ma la soluzicne tatticamente più economica non poteva che rktrc.arsi in lln decish10 incremento della potenza esplosiva. La bomba atomK.1 - sia essa lanciata Jall'artìglieria o dall'aviazione rappresenta la ~ol uzione. Nella guerra dell'era atomica gli schiera1m~nti di artiglierie ad elevatissima densità prevedibilmente non saranno nè mx:~s!\ari nè possibili: - non m:cessari, pcrchè la bomba atomica può svolgere il compito di (Cntinaia di bocche <la fuoco; - non possibile, pcrchè schieramenti di elevata densità risultt.:1 ehbero vulnerabilissimi ali' offesa atomica. 1\n:1loga considerazione vale per Paviazione di appoggio diretto. Sia ben chiaro. però, che la bomba atomica integra, ma non sostituisce l'artiglieria e l'aviazione tattica per l'appaggio diretto. La bomba atomica comporta una <listam.a di sicurezza di 1500 m più l'entità dd p<Jssibik errore di lancio (per l'aereo si considera 1000 m). Nella zona di contatto tra l'attacco e la difesa, sarà ancora l'artiglicrb la principale sorgente di fuoco.
[n rnnclu~ione, la bomba atomica fotegra l'artiglicrÌ'."' · - per operare gli sfondamenti sugli assi di gravitazione, sen1.a ricorrere alla realizzazione di elevate densità di schieramento~ per annientare fulmineamente le riserve. L',wiaziom.- tattica registra una diminuzione degli oneri de/I'appoggio diretto, ma vede aumentare l'esigenza di as.rimrar~ il predominio aereo nel cielo della battaglia, allo scopo di consentire o interdm· il lancio della bomba atomica a mezzo aereo. 1\Jella clin:imica ddla guerra atomica, le azioni e reazioni manovrate vanno improntate aù elevate velocit~ opt>r;itive. Bisogna diminare rapidamente le resistenze. Occorre sviluppare sforzi violenti e quindi largamente appoggiati da intenso fuoco ravvicinato. D'altra parte l'artiglieria non può mantenere a lungo schieramenti densi. :'!ella guerra del futuro il rendimento dell'artiglieria ~arà uguaJmentc ha~ato sulla manovra Jelle traiettorie e sulla ma~ novra dei pezzi. Aumenta la necessità di rendere semovente tu tta l'artiglieria. And1l! in difensiva, il personale dell'artiglieria - allorchè questa è in :izionc - non può ripararsi. Questo fatto e la vicinanza alla znn,1 delle nserve in<lKano l'artiglieria come uno degli obiettivi preferiti d.dLmacco ,uom1co. Infatti tutti gli rt11diosi atomic, ritengr,10 11011 piu realistJco il rapporto delle perdite tra fanteria e artiglie.-ia V"rificatosr uelf'ultimo conflitto.
ll raggio d1 ctficacia della bomba atomica contro i meLz1 pesanu (carri, pezzi, ccc.) è molto inferiore a quello relativo al pcrS(,. nak. Dopo un .tllacco J111m ico, può verificarsi che il personale sia me~<-0 Iuor1 comhatttme • o e i pezzi restano efficienti. ()ucstc considerazioni forniscono alcuni utili suggerimenti: - l'onlin.tmcnto delle unità d'impiego dell'artiglieria va concretato irr base al criterio di consentire schieramenti tendenzialmc.nt ~ lineari (gruppo su due batterie di 6 pezzi); occorre che lt: squadre servizio al pezzo si articolino in due nuclei (ser\'lzio ndotto) di cui uno è tenuto ai pezzi e l'altro riparato sufficientemente lontano dai pezzi; - l'interramento dei posti comando, delle attrezzature clettrid1e e<l clcnronid1e e possibilmente dei pezzi va assicurato nella maggi< r misur.i possibile. I mezzi d1 lancio della bomba atomica sono l'artiglieria, l'acr"·J. il missile guidato, il lanciarazzo.
74i I missili guidati e i lanciarazzi sono per la maggior parte in ; sperimentale _per aumentarne le sicurezza di funzionamento e prc.:isionc. Alcuni eccellenti prototipi sono stati già realizza.ti e ·orc;o di :idozinnc, specie nel campo dei lanciarazzi che sono più nomic1 e più leggeri dei pezzi tradizionali. /\Ilo stato attuale i due mezzi fondamentali sono: l'aniglieri:i aereo. Essi si integrano reciprocamente: l'artiglieria è più ·isa: l'aereo ha un maggior raggio d'azione. L'una è più nea al lancio di proiettili atomici per realizzare la rottura ùi sistema7ione difensiva; l'altro per azioni sulle riserve e per
ruggere le difc-sc in un'arca dove si vuole incidere con un isba.reo.
LA STRATEGIA DIFENSJV A IN MONTAGNA NEL PASSATO E NEL FUTURO Ten. Col. a. Andrea Cucino
Il successo di un'offensiva è legato a due condizioni: - ottenere un successo tattico idoneo ad essere sfruttato nel campo strategico; --, poter realizzare lo sfruttamento strategico del successo tattico. Infatti, è tanto sterile ingaggiare un'offensiva che promette un successo tattico non sfruttabile nel campo strategico, quanto vano un attacco al quale siano aperte ampie prospetti ve strategiche ma condizionato a un successo tattico di problematico conseguimento. La montagna rende difficile ottenere il successo tattico. Essa offre alla difesa rilevanti vantaggi. Le vie tattiche sono compartimentate e quindi facilmente individuabili. Le fronti di spiegamento sono limitate. Le combinazioni manovrate sono difficilmente sincronizzabili nel tempo e nello spazio. La difesa può investirsi su posizioni intrinsecamente forti. L'ambiente impone un naturale attrito al movimento. L'alimentazione tattico-logistica è onerosa. Per contro, l'attacco può trasformare il successo tattico in successo strategico più agevolmente che non in pianura. Infatti, gli obiettivi strategici sono spesso dislocati in limitate profondità. La difesa manovra le riserve con difficoltà, specie lateralmente. E' possibile realizzare accerchiamenti senza stabilire fronti di avviluppamento continue. Nel passato l'entità dei vantaggi offerti rispettivamente alla difesa e all'attacco ha variato con i mezzi ed i metodi impiegati. Di norma, essa è stata tale da indurre l'attacco ad evitare la montagna . . Tuttavia, nel primo conflitto mondiale, il vantaggio strategico che montagna offre compensa così largamente l'onere tattico che essa impone, da far registrare una convenienza per l'attacco a utilizzare gli scacchieri montani per svilupparvi manovre decisive. Il XX secolo è caratterizzato dalla formazione di eserciti di o-rande mole. Ma, all'aumento delle masse e degli spazi, non corrisponde ubn corrispondente incremento della velocità operativa. Anzi, quest'ultima diminuisce in conseguenza della crisi della cavalleria e per i vincoli locristici im0 posti dalle grandi masse.
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Questo squilibrio si ripercuote sfavorevolmente sull'attacco, specie nei terreni pianeggianti e collinosi e quindi ricchi di comunicazioni. Il difensore, di fronte ad un insuccesso, nel mentre manovra in ritirata per guadagnare tempo e spazio nonchè per logorare l'attacco, può utilizzare i trasporti ferroviari, e, più tardi, quelli automobilistici, per il concentramento della massa destinata ad arrestare la penetrazione su una posizione arretrata. L'attaccante, invece, è costretto a basare lo sfruttamento del successo sulla velocità operativa delle unità appiedate. La manovra laterale del difensore risulta enormemente più celere della penetrazione in profondità dell'attaccante. Il tempo lavora a favore del primo e la difesa può quasi sempre stabilizzarsi su posizioni arretrate anche dopo un preoccupante insuccesso iniziale. Solo negli scacchieri montani, dove gli obiettivi strategici sono dislocati in limitate profondità e la manovra laterale delle riserve è lentissima, si registrano successi importanti o decisivi [Gorlice, Tarnow, Alpi Transilvane, XII battaglia dell'Isonzo, Vittorio Veneto (1)]. Il largo impiego del motore nel campo tattico consente di aumentare notevolmente la velocità operativa. Si ristabilisce l'equilibrio nei tre fattori
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della manovra: massa, spazio, velocità operativa.
Nei terreni pianeggianti e collinosi, l'attacco vede aumentare enormemente Ja possibilità di realizzare manovre decisive. Nel secondo conflitto mondiale, quindi, l'attacco non è più indotto a scegliere zone montane per svilupparvi sforzi decisivi. Anzi, poichè la montagna limita l'impiego delle unità corazzate, l'attacco tende ad evitarla, tanto più che la difesa può utilizzare i mezzi a motore per accelerare la manovra delle riserve e per sfruttare la crisi dello sbocco offensivo in piano. L'attacco, quindi, agisce negli scacchieri montani solo quando vi è costretto, ma li considera come zone di transito, che cerca di superare il più rapidamente possibile. Quali sono gli orientamenti per il futuro? Per il potere limitativo all'impiego delle forze corazzate ---.. che sono e saranno ancora in futuro uno degli strumenti essenziali di quella poten7,a offensiva capace di realizzare successi rapidamente decisivi - la montagna favorisce la difesa. Questa è indotta ad appoggiarvisi laddove potrà imporla all'attacco quale inaggirabilc zona di transito. La montagna offre la possibilità di effettuare aggiramenti verticali di grande rendimento operativo. Ma le condizioni ambientali limitano l'entità delle forze che è possibile impiegare in un aviosbarco. L'autonomia tatticologistica dello sforzo ne risulta ridotta proprio in un ambiente che - per le difficoltà di ottenere il successo tattico e penetrare in profondità ad elevata (1) T ale battaglia si iniziò in pianura, ma l'obiettivo srrategico era Ponte nelle Alpi, in zona montana. Il raggiungimento di tale obiettivo - dislocato a soli 40 km dalla linea di contatto - consentì di dividere in due l'esercito austro - ungarico.
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vdocità operativa ---:- spesso non permette.~ rapido congiungim~nto d?l ~spositivo d'attacco terres~e ~on quello d ~v1osbar_co. In c?nclus1on~, 1aviosbarco riduce ma non clunma la convemenza di appoggiare la difesa alle zone montane. Occorre ora valutare l'influenza sulle operazioni in montagna di due jmportanti nuovi mezzi: le armi atomiche e l'elicottero. Consideriamo l'incidenza ili tali mezzi separatamente nella fase rottura e in quella ili s&uttamento del successo, che identincano i due momenti nei quali è predominante rispettivamente il vantaggio tattico della difesa e il vantaggio strategico dell'attacco. Le armi atomiche agevolano la rottura, ma offrono alla rufesa la possibilità ili realizzare ostacoli di eccezionale potere impeditivo, nonchè un potentissimo mezzo per infliggere gravi perdite a ruspositivi costretti a muovere ed operare allo scoperto in spazi limitati. Data la compartimentazione e la localizzazione delle vie tattiche, si può asserire che le armi atomiche esaltano la capacità di arresto della difesa. L'elicottero è molto vulnerabile al fuoco contraereo sviluppato anche con armi portatili. In pianura è difficile individuare rotte non battute dalla reazione contraerea e perciò l'elicottero vi soffre di notevoli limitazioni d'impiego e non sembra ancora esercitarvi un'influenza rilevante. In montagna, è possibile scegliere rotte sviluppantisi sulle verticali degli ampi spazi vuoti. L'elicottero ha e più avrà nel futuro una notevole influenza sulle operazioni. Come noto, io montagna il diretto attacco delle posizioni è estremamente oneroso. L'attacco ha fatto costantemente ricorso alla manovra e alla sorpresa, realizzate attraversando zone impervie, a volte in condizioni atmosferiche apparentemente proibitive. L'attacco trova nell'elicottero il mezzo per esaltare le possibilità di manovra. Può utilizzare l'elicottero per attuare aggiramenti verticali in sos~tuzi~ne, concorso o integrazione delle manovre attraverso le zone impervie ed il normale aviosbarco. E' vero che la difesa, a sua volta, può valersi dell 'elicottero per aumentare la manovrabilità delle riserve, ma l'attacco ha il vantaggio dell'iniziativa. L'elicottero quindi tende a diminuire il traruzionale vantaggio tattico della difesa. , . In sintesi, le armi atomiche esaltano le capacità ili arresto della difesa; l elicottero e l'aviosbarco tendono a diminuirla. Ma lo sviluppo delle armi atomiche è già notevolissimo. L'elicottero ~offre ~ttora di notevoli limitazioni qualitative e quantitative. Per vincoli ~erentt all'ambiente naturale, l'aviosbarco e J'elisbarco non possono avere rilevante autonomia tattico-logistica.
Si può, quindi, asserire che, complessivamente, i Cluovi mezzi accentuano il tradizionale vantaggio della difesa di rendere difficile e oneroso all'attacco il conseguimento di un successo tattico idoneo ad esser sfruttato nel campo strategico. Consideriamo ora l'influenza che rispettivamente le armi atomiche e l'elicottero esercitano nella fase sfruttamento <lel successo. In tale fase, l'attacco può valersi delle armi atomiche per paralizzare la manovra delle riserve avversarie e dell'elisbarco, oltre che dell'aviosbarco, per impadronirsi di obiettivi in profondità. La difesa può valersi delle armi atomiche per sbarrare in profondità le vie di penetrazione ed interdire l'alimentazione dell'attacco, nonchè dell'elicottero per accelerare la manovra delle riserve. Ma, in una situazione fluida come quella in esame, l'azione di arresto, basata sull'ostacolo atomico, spesso non potrà essere tempestiva ed estesa a tutte le vie di penetrazione. L'azione di interdizione sull'alimentazione dell'attacco non ha di norma un'immediata ripercussione sul combattimento. Nella fase considerata, l'attacco si varrà della presumibile superiorità aerea per limitare le possibilità d'impiego degli elicotteri della difesa. Complessivamente, nella fase sfruttamento del successo, i nuovi mezzi sembrano accentuare la possibilità dell'attacco di trasformare - più agevolmente che non in pianura - il successo tattico in successo strategico. In conclusione, le armi atomiche e l'elicottero: - accentuano notevolmente il tradizionale vantaggio della difesa nella fase di resistenza ; - tendono ad aumentare sia pure in misura meno rilevante, il tradizionale vantaggio dell'attacco in fase sfruttamento del successo. Considerati nel quadro complessivo della battaglia, i nuovi mezzi sembrano favorire più la difesa che l'attacco. Pertanto, più dd passato la difesa avrà la convenienza ad appoggiarsi alla montagna laddove potrà imporla all'attacco come inaggirabile zona di transito. Potrà utilizzare le zone montane per organizzarvi ridotti controffensivi di grande importanza strategica. In montagna, è possibile organizzare e condurre una difesa economica. Tuttavia, quest'ultima dovrà informare concezione, organizzazione e condotta della battaglia e adattare gli strumenti alle esigenze imposte dai nuovi mezzi di lotta. Dovrà soprattutto esaltare tre caratteristiche: elasticità, profondità, reattività (1). (1) L'argomento sarà sviluppato
in
futuri articoli.
SOTTO I MAR I
Un sottomarino a scafo triplo verrà costruito in Olanda secondo il progetto Gunning, approvato dalle competenti autorità o landesi, che conta di rea lizzare eccezionali caratteristiche di resistenza, di sicurezza e di funzionalità. Un sottomarino progettato in USA per esplorare gli abissi marini . Avrà 12 metri di lun ghezza ed un diametro di m 2,20. Potrà raggiungere i 5 mi la metri di profondità . (Foto A. P.}
IL " NATO DEFENSE COLLEGE ,, Col. a. Andrea Cucino
Nella dura realtà del mondo moderno, caratterizzato dalla lotta di esistenza fra due grandi blocchi, tutti i problemi politico-militari si pongono in termini estremamente complessi. Non vi è nessun importante problema militare che possa essere affrontato senza considerare l'incidenza dei fattori politico-sociali, economici e psicologici che lo configurano; così come non vi è alcun fondamentale problema politico che possa essere risolto astraendo dai fattori militari, economici e psicologici che lo condizionano. L'interdipendenza dei fattori che definiscono qualsiasi problema politico-militare è un principo acquisito da tempo; ma, nella attività pratica, esso è operante nella misura in cui le classi dirigenti sono capaci di applicarlo, il che richiede una preparazione molto più vasta e complessa di quella di specializzazione. Particolarmente dopo il secondo conflitto mondiale, dinanzi all'incalzare degli avvenimenti, appare chiara la necessità di preparare elementi capaci di affrontare i problemi militari nei loro concreti e complessi termini. Sorgono così, in ogni Nazione, appositi istituti frequentati da ufficiali e funzionari civili, destinati a ricoprire posti chiave. La stessa esigenza, in misura ancora più pressante, sorge nell'ambito dell'Alleanza Atlantica, subito dopo la sua costituzione. E' così che, per iniziativa del generale Eisenhower, primo comandante supremo alleato in Europa, e per opera dell'ammiraglio francese Lemonnier, primo comandante del « NATO DEFENSE COLLEGE », il 1" corso ha inizio il r9 novembre 1951, seguito cl.a altri per un totale di quattordici. Il compito del COLLEGE può essere cosl sintetizzato: preparare ufficiali e funzionari di grado elevato a parre ed a risolvere i problemi politicomilitari dell'Alleanza nei loro concreti ter mini, cioè prendendo in considerazione tutti gli interdipendenti fattori politico-sociali militari, economici e psicologici. 11 COLLEGE svolge due corsi all'anno, ciascuno della durata di circa cinque mesi e mezzo. Vi partecipano ufficiali delle tre Forze armate e funzionari . di tutù i Paesi della NATO. 11 corso ha carattere applicativo.
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Il tema generale del corso è: come mantenere e rafforzare l'Alleanza. Nel quadro di questo tema, i principali argomenti esaminati sono: - i fattori che determinano la potenza di una nazione e di un' Alleanza ed i principi che regolano lo sfruttamento di tale potenza nella lotta politica; - le caratteristiche del blocco sovietico, con particolare riguardo agli elementi di forza e di debolezza; la minaccia che esso esercita nei riguardi dell'Occidente; - la situazione e l'importanza dei Paesi neutrali in Europa, in Africa e in Asia, e come gli avvenimenti in tali aree potrebbero influenzare i due blocchi contrapposti; - caratteristiche, organizzazione, elementi di forza e di debolezza della NATO, e in particolare come essa dovrebbe evolversi per fronteggiare nel futuro la minaccia del blocco sovietico. Ogni argomento è sviluppato attraverso: - serie di conferenze ognuna delle quali seguita da utilissime discussioni originate da domande formulate dai frequentatori al conferenziere; alcune conferenze sono tenute nei singoli Paesi NATO nel corso di due interessantissimi viaggi d'istruzione e sono integrate da visite a complessi industriali, basi militari, ecc.; - lavoro di comitati incaricati di redigere rapporti e discussione delle varie soluzioni; - discussioni di particolari argomenti svolte nell'ambito di gruppi di frequentatori sotto la guida di un istruttore.
IJ corso è razionalmente impostato. Particolarmente felice è l'idea di
affidare le conferenze a personalità di primissimo piano, scelte in tutti i Paesi dell'Alleanza, essenzialmente in base alla loro specifica competenza. Si può dire che le conferenze e le discussioni che seguono sono quasi tutte di altissimo livello. L'organizzazione del corso è eccellente e lo Stato Maggiore del COLLEGE non risparmia sforzi per perfezionarla. Il lavoro di comitato è di grandissima utilità per approfondire i problemi, utilizzare l'esperienza e la preparazione dei vari componenti, comprendere le mentalità dei rappresentanti dei vari Paesi, stabilire rapporti di amicizia. A tale scopo, la formazione dei comitati varia per ciascun problema. Ciò premesso, noi dobbiamo chiederci se il COLLEGE assolve adeguatamente la funzione <li preparare elementi direttivi capaci di affrontare i problemi dell'Alleanza. La risposta va riferita all'aspetto - diciamo cosl - umano e a quello professionale.
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Si tratta di instillare, in frequentatori provenienti da 15 Paesi, una mentalità NATO, di stabilire un durevole spirito di collaborazione, di promuo~ vere profondi rapporti di amicizia. A giudizio unanime, in questo campo i risultati del corso sono veramente straordinari. E bisogna rendere atto allo Stato Maggiore del COLLEGE per gli sforzi continui dedicati a tale scopo. L 'esperienza ha ampiamente dimostrato che i rapporti umani stabiliti al COLLEGE non svaniscono dopo il corso. Restano operanti nella NATO. Si registrano già numerosissimi esempi di problemi che, trascinatisi per anni, sono stati risolti mercè lo spirito di collaborazione di elementi che avevano frequentato il COLLEGE. Nel campo strettamente professionale i risultati sono, a nostro avviso: - lusinghieri per i frequentatori che hanno già una sufficiente preparazione sulle moderne dottrine nel campo politico, economico e militare; - inadeguati per coloro che han.no una preparazione ed un'esperienza limitate a campi puramente tecnici. Questi ultimi, infatti, possono acquisire soltanto una ottima conoscenza della situazione e alcune idee sul modo di risolvere i problemi del momento. Sfortunatamente, la realtà è caratterizzata da un processo dinamico nel quale ci troviamo continuamente dinanzi a nuove situazioni e a nuovi problemi. E noi dubitiamo che sia possibile abilitare i frequentatori in questione ad affrontare i futuri problemi della NATO senza far loro assimilare almeno i fondamentali principi del1e moderne dottrine nel campo politico, economico e militare. Alcuni obiettano che questo non è possibile in quanto una dottrina occidentale non esiste. Non riteniamo che l'obiezione sia del tutto valida. E' vero che nel mondo occidentale non esiste una dottrina monolitica come quella marxista-leninista. Ma questo non significa che il pensiero occidentale si sia fermato e che noi non possiamo trovare in esso una guida. Tutt'altro! Per dimostrarlo citiamo due esempi nei quali, per brevità, siamo costretti a semplificare al massimo. Sia il marxismo-leninismo sia la maggior parte del moderno pensiero occidentale derivano dal noto principio hegeliano asserente che la realtà si sviluppa secondo un processo dialettico: tesi, antitesi, sintesi. La differenza di fondo è che quale motore di tale processo : - il marxismo-leninismo assume il fattore economico; - noi assumiamo lo spirito dell'uomo, mosso e condizionato sia da impulsi materialistici, sia da fattori etici.
Il marxismo-leninismo asserisce: « la storia del mondo è la storia della lotta di classe »; noi asseriamo : « la storia del mondo è la storia della libertà » (principio enunciato dall'Hegel ed approfondito dal Croce). Questi principi, e specialmente il secondo, non sono assimilabili facilmente nel loro profondo significato e nelle loro basilari conseguenze. Durante il corso il primo principio è esaurientemente illustrato; ma il secondo è ignorato e noi ci chiediamo se, per esempio, sia possibile valutare con sufficiente acutezza gli avvenimenti d'Africa e d'Asia -, che forse decideranno il destino del mondo - senza una profonda e ampia comprensione di esso. Nell'ultimo corso, dopo alcune eccezionali conferenze .......,. tenute da un ex marxista secondo il metodo in vigore nelle scuole dei partiti comunisti molti frequentatori furono impressionati dalla spietata logica sulla quale la teoria marxista-leninista è basata. Orbene, noi ci domandiamo se, senza un.a assimilazione delle principali conclusioni del pensiero che si è sviluppato in opposizione dialettica al marxismo-leninismo, sia possibile: - rendersi conto del perchè il comunismo si troverà pri!lla o poi dinanzi alla alternativa: cambiare o perdere progressivamente la sua « presa n politica persino nel mondo orientale; - comprendere, fuori degli slogan propagandistici e delle frasi fatte, quali sono i reali elementi di forza e di debolezza del mondo occidentale. Come è noto, soltanto con il Clausevitz la teoria della guerra supera il suo secolare infantilismo. A nostro avviso, questa dottrina è stata arricchita dal Liddel H art con la teoria dell'attacco strategico indiretto e dai Capi comunisti - particolarmente Mao-Tse-Tung - i quali vi hanno inserito i fattori sociali che non furono considerati dal Clausevitz. In conclusione, noi riteniamo che non è la dottrina che manca nel mondo occidentale. Anzi, il nostro pensiero---, che si sviluppa nella libertà---, è di gran lunga più ricco di quello comunista. Per esempio, il corso introduttivo allo studio della storia militare svolto alla nostra Scuola di Guerra è un eccellente esempio di ciò che è indispensabile per comprendere acutamente il mondo nel quale viviamo. Qualche cosa di simile dovrebbe essere svolto in un alto Istituto quale il NATO DEFENSE COLLEGE. Noi riteniamo che il COLLEGE dovrebbe svolgere una sola sessione all'anno. Il corso dovrebbe essere allungato di circa 3 mesi, in modo da poter svolgere una prima fase, a carattere propedeutico, con lo scopo di far assimilare a tutti i frequentatori i principali concetti del pensiero occidentale nel campo politico, economico e militare.
In tal modo lo Stato Maggiore del COLLEGE, nell'intervallo tra un corso~ il successivo, avrebbe sufficiente tempo da dedicare all'organizzazione dei corsi. E' vero che il provvedimento dimezzerebbe il numero degli abilitati; ma in questo campo occorre proporsi scopi qualitativi piĂš che quantitativi. In generale, noi riteniamo che l'Occidente, nella vita pratica e in particolare nella lotta contro il blocco orientale, possa e debba sfruttare in maggior misura il lavoro dei suoi pensatori. In questo compito, il NATO DEFENSE COLLEGE, che riteniamo giĂ oggi una delle piĂš felici ed importanti Istituzioni della NATO, dovrebbe svolgere un ruolo di primissimo piano.
6. - R.